Personaggi: Salvatore Sardu Personaggi: Ada Gazzin Crisi? Occasione di rinascita! Calendario 2013 Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Sommario Cari lettori, Ninna nanna de Maria a Gesusu Tui ses nasciu, fillu divinu! Incarnau ses in su celu e in sa terra, forti ti stringu e ti nutru a su sinu, incantada ti castiu comment’e una stella chi portat sa luxi abui regnat su scuru. Dromi … dromi … anninora dromi … dromi … anninia. Dromi, dromi fillu stimau, prima chi arribit su temporali chi su destinu t’at preservau dromidi puru asuba de su coru de custa mamma privilegiada. Dromi … dromi … anninora dromi … dromi … anninia. Po custodì pretziosu tesoru sa vida apu at a teni trista e gramada ma immoi dromi … dromi serenu, bisadi puru sa stella e sa nui su coru de mamma ti fairi a cuscinu tristuras e malis po t’atobiai. Dromi … dromi … anninora dromi … dromi … anninia, dromi … dromi … vida mia. Maria Pia Fanutza arriviamo in ritardo rispetto al solito e ce ne scusiamo. Purtroppo non abbiamo potuto tener fede all’impegno di Dicembre, ovvero di arrivare nelle vostre case nel periodo di Natale, questo ci ha indotto a rivedere la stessa impaginazione del nostro Rio Giornale. Abbiamo poco dell’impostazione natalizia e, obbligatoriamente, ci siamo aperti ad altri argomenti. Vogliano i nostri lettori gradire comunque e apprezzare Rio Giornale che affronta il suo XXIV anno di pubblicazione. In questo numero 3 Editoriale Messaggio della Chiesa sarda sulla drammatica situazione sociale della Sardegna Messaggio dei Vescovi della Sardegna 4 Primo piano Dio trasforma il dolore in speranza di don Mario Riu 5 Notizie in breve Cronaca parrocchiale a cura della Redazione 6 Oratorio Corso per animatori, finalmente! di Michele Reginali 7 Società Crisi? Occasione di rinascita! di Marzia Piras 8 Com’eravamo Fotografie del 1951 e del 1965 9 Personaggi Salvatore Sardu e Ada Gazzin a cura di Guido Cadoni 10 Limba nosta Poni su fueddu chi andat beni a cura di Guido Cadoni 11 Scuola Abbiamo bisogno di tutti i tipi di mente di Elisabetta Rossu A pagina 12 troverete il calendario 2013. Gli abbiamo dedicato metà del giornale, con le nostre foto e il calendario in Lingua Sarda. Ci accompagnerà, idealmente, durante l’Anno della Fede, Sant’Agostino. Buon anno delle Fede dunque a tutti! Buon 2013. A lato le soluzioni del gioco in Lingua sarda proposto a pagina 10. La copertina e il presepio in TV due In copertina il presepio, voluto dall’ANSPI, ad Is Aios. Il presepio inaugurato nel 2010 dal Vescovo Mons. Giovanni Paolo Zedda, alla presenza anche del direttore dell’ufficio di pastorale sociale e del lavoro, don Salvatore Benizzi, oltre alla rappresentazione della Natività, dà al visitatore la possibilità di riflettere sulla situazione sociale e occupazionale del nostro territorio. L’opera è stata realizzata dal presepista Carlo Bosio ed è ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa. A breve sul palinsesto dell’emittente tv TCS ci sarà uno speciale sul presepio. Anche questo ulteriore contributo ci aiuterà ad accrescere il nostro presepio che per Natale prossimo si preannuncia ampliato e migliorato. Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Editoriale Messaggio della Chiesa sarda sulla drammatica situazione sociale della Sardegna I cristiani debbono combattere insieme a tutti gli uomini di buona volontà perché si affermi l’equità nella solidarietà La società sarda attraversa un periodo di grave disoccupazione, con risvolti talvolta drammatici. Questo interpella fortemente, per i suoi effetti umani devastanti, anche la Chiesa … La disoccupazione coinvolge soprattutto i giovani, che in questa situazione senza sbocco vengono esposti alla tentazione dello scoraggiamento e del disimpegno”. È il “grido di dolore” che la Chiesa della Sardegna fece risuonare dal Santuario di Bonaria il 1° luglio 2001 nel “Concilio Plenario Sardo”. Sono trascorsi undici anni e il dramma è divenuto “tragedia”. E non solo per la Sardegna. L’Europa nel 2010 proclamò l’Anno Europeo della lotta alla povertà. E la povertà è andata crescendo. La “Caritas Italiana” ha lanciato il suo allarme nell’annuale Rapporto sulla povertà, mostrando che la voce delle famiglie risuona ogni giorno con i toni della disperazione. La comunità cristiana, che chiama tutti alla solidarietà per dare un po’ di pane agli affamati, non può rimanere nel silenzio. I suoi Pastori desiderano gridare ancora ad alta voce, auspicando che venga accesa qualche luce di speranza. La Festa del Natale, cara ai bambini e al nostro popolo, ci invita ad accogliere il Bambino di Betlemme, che vuol donare agli uomini pane, pace e giustizia. E ad accogliere i bambini e gli uomini che soffrono la fame per costruire sulla terra un mondo più giusto. La Costituzione Italiana dice che la Repubblica è “fondata sul lavoro” e “tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” (articoli 1 e 35). Ma il lavoro non c’è e si sta perdendo ogni giorno anche quello che c’è. Il Concilio Vaticano II ha affermato che il lavoro umano “è di valore superiore a tutti gli altri elementi della vita economica” ed è compito della comunità politica “garantire i mezzi sufficienti per permettere alla persona e alla famiglia una vita dignitosa sul piano materiale, sociale, culturale e spirituale” (Gaudium et spes 67). “ E invece la mancanza del lavoro, la sua crescente precarietà e la sua insufficiente sicurezza, stanno generando la perdita della dignità, la fame, lo scoraggiamento. “La disperazione ha sprigionato la fantasia anche nella scelta delle modalità di manifestare la protesta e il disagio: sopra i tralicci, sopra le torri, nei pozzi del carbone…”, dice la “Delegazione Regionale per i problemi sociali e del lavoro”, istituita nel 2001 dal “Concilio Plenario Sardo”. La CEI ha evidenziato le gravissime conseguenze della mancanza del lavoro: “fragilità sociale, futuro spezzato, sperpero antropologico. Vogliamo ricordare anche la “Carta di Zuri”, interessante proposta per una nuova “Rinascita della Sardegna”, con la collaborazione degli amministratori, dei cittadini, degli emigrati, dei sindacati, delle comunità. I cristiani debbono combattere insieme a tutti gli uomini di buona volontà perché si affermi l’equità nella solidarietà. La comunità politica deve essere più attenta al mondo dei poveri e costruire per tutti il “bene comune”. Il Papa Benedetto XVI, nella sua visita in Sardegna, ci ha affidato il compito di far nascere “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”. E noi gli siamo grati perché più volte ha richiamato l’attenzione di tutti sulle nostre situazioni di povertà e in questi giorni si è fatto ancora una volta vicino attraverso la visita a Portovesme del suo Segretario di Stato il Cardinale Tarcisio Bertone, confermando la vicinanza della Chiesa al Mondo del lavoro. Sia per tutti il prossimo Natale un tempo di speranza, nella preghiera davanti al Presepe e nell’impegno comune di solidarietà. I VESCOVI DELLA SARDEGNA Natale 2012 e Anno Nuovo 2013 Rio Giornale, lo leggi perché ti riguarda! tre Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Primo piano Dio trasforma il dolore in speranza di don Mario Riu Esequie partecipate, visi tristi e un unico interrogativo: perché? Questo, in sintesi, è stato il funerale di un fratello, un amico, un concittadino. Il perché non si è esaurito quel giorno, per questo, anche su richiesta di alcuni lettori, pubblichiamo l’omelia del parroco. i credete, se vi dico che non so che cosa dire… Veramente, credetemi, è difficile dire qualcosa … in questa occasione si fa fatica a trovare le parole adatte, ma qualcosa il sacerdote ha il dovere di dirlo… ho pensato e riflettuto su cosa dire e ho scritto qualcosa… chiedo scusa se oggi leggo l’omelia… penso che riusciate a comprendere il mio disagio e la mia sofferenza… tuttavia accettate queste semplici parole che nascono dalla mia umile persona; vogliono essere la voce di Dio, il suo amore e la sua presenza per consolare il nostro cuore e cercare di alleviare e rendere meno pesante questo momento di sofferenza e di dolore. Carissimi fratelli, anche se le parole possono sembrare superflue in una tristissima circostanza come questa, siamo invitati a farci coraggio gli uni gli altri e a trovare conforto nelle parole della fede. Noi non vogliamo aggiungere parole a questa tragedia che ha sconvolto il nostro paese e la nostra comunità. Non è mai facile saper interpretare i diversi episodi di ogni esistenza umana, nell’intimo della coscienza ognuno custodisce profondi interrogativi, che aspettano di risolversi in un senso da dare ad ogni cosa, soprattutto un significato al mistero lacerante della morte. La morte è il mistero lacerante che ci appartiene come uomini, in quanto destino a cui nessuno si può sottrarre, solo uno di noi, Gesù Cristo, ha illuminato la morte e colmato di speranza la vita. La vita resta il dono più prezioso che Dio ci ha fatto. Tutti amiamo la vita anche quando il peso della croce si fa sentire, anche quando le nostre giornate sono caratterizzate da un buio che ci opprime; anche quando la nostra liberta viene meno e prendiamo delle decisioni contro la vita. Anche in quegli attimi, amiamo la vita, ma la vorremmo diversa… Dio conosce l’intimo dei cuori. Dice la dottrina cristiana: per commettere un peccato è necessaria una piena avvertenza e un deliberato consenso. Ecco Dio sa. Lui conosce quanta “piena avvertenza”, quanta libertà fanno sfondo al nostro agire e comprende, perdona, accoglie nell’abbraccio della sua infinita misericordia. Nel misterioso e complesso intreccio delle strade di questa nostra vita la morte avvenuta in questa maniera così tragica ha posto fine alla vita terrena del nostro fratello; al di là delle umane casualità e dei perché che in questo momento urlano al nostro cuore e non trovano adeguata risposta resta lo sconcerto e lo smarrimento di fronte ad una tragedia che al nostro pensiero sembra inaccettabile e che lascia profonde ferite al nostro animo e che costituisce una dura prova anche per la nostra fede. La, dove le parole umane non riescono ad arrivare, uno solo è lo spiraglio di luce che si apre dinanzi a noi: quello aperto della Parola di Dio e dalla risurrezione di Gesù. M quaro E a questa speranza, per quanto fragile, che ci vogliamo aggrappare, rafforzando la nostra fede nella misericordia di Dio che tutto sostiene e tutto perdona. Ci troviamo tutti sconvolti per ciò che è accaduto e forse arrabbiati per il gesto che ha compiuto il nostro fratello Lorenzo, noi non vogliamo giudicarlo, nella maniera più assoluta, perché è solamente il Signore che conosce il cuore dell’uomo. Su quanto è accaduto cerchiamo tutti quanti di abbandonare qualsiasi riferimento al passato e soprattutto nessuno attribuisca a se stesso colpa alcuna per non essere riuscito in qualche modo a sventare e ad evitare questo terribile atto. Certo, sarebbe stato molto consolante se qualcuno fosse arrivato in tempo e l’avesse trovato, tuttavia la colpa non è di nessuno! Ciascuno ha fatto quanto ha potuto e non c'è dubbio che tutti quanti, sia a casa sia in altri luoghi, ci si sia prodigati nei confronti del nostro fratello e che la pazienza verso di lui non sia mai venuta meno, tuttavia, chissà, forse lui in quel momento aveva deliberato per una scelta che sull'istante riteneva essere più opportuna e in ogni caso solo Dio può realmente conoscere i sentimenti che il nostro fratello provava in quel momento; nessuno di noi può accertare con sicurezza quello che vi era nel suo cuore, possiamo confidare che nella sua misericordia infinita il Signore lo abbia preso con sé, e che non si possa imputare a lui alcuna colpa grave, trovandosi ancora all'alba della vita e dell'esperienza terrena. E se anche qualche errore o mancanza vi è stata, nella sua infinita bontà Dio, che ricompensa in oro ogni nostro minimo sacrificio nei Suoi confronti, ha certamente considerato come motivo di riscatto i patemi e le delusioni sofferte da questa persona. Signore, noi siamo convinti che la tua Parola è verità e che non ci abbandoni nell'ora del dolore e del distacco; ma tu sostienici in questa prova comunque assillante per noi che viviamo l'esperienza di questo mondo ingrato al quale il nostro fratello Lorenzo ha preferito la tua eterna compagnia. Davanti ad ogni morte, specialmente se poi avvenuta in modo inaspettato e tragico, come questa l’atteggiamento più vero è il silenzio. Il silenzio che parla attraverso il dolore e le lacrime, lo smarrimento e l’interrogativo, l’impotenza e l’incapacità di reagire. Il suicidio è qualcosa che in sé non possiamo accettare e quando questo accade credo abbiamo perso tutti: chiesa, società, comunità. Chi non è riuscito a dargli una mano in vita, a capire, ad ascoltare lo faccia almeno con la preghiera. Certo morire così sembra un grave torto al Signore datore e padrone della vita, è un appropriarsi di un diritto che non si ha. Ma questo è vero per chi ha la mente lucida, per chi è in grado di non volere quello che sta facendo, per chi è capace e ha la forza di vincere Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Primo piano l’istinto… Il Signore che sa e comprende queste cose guarda con gli occhi di Dio e di padre misericordioso chi giunge a questi gesti. La tristissima circostanza costituisce però uno stimolo per tutti noi, in primo luogo affinché si fomenti nelle nostre case la dimensione del dialogo, dell’ascolto, della condivisione, dell’aiuto reciproco; cerchiamo di stare un po' di più uniti in famiglia e di comprenderci reciprocamente nei nostri problemi e negli assilli del quotidiano; dobbiamo avere gli occhi aperti: sapeste quante sofferenze ci sono… Là dove non si vede nulla talora ci sono le croci più pesanti; dobbiamo pregare per tutti, attenti, come singoli e come comunità, alle possibili sofferenze e disagi di ciascuno. In Cristo tuo Figlio nostro Salvatore, rifulge in noi la beata speranza della risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo. Ai familiari, ai parenti che pensano e temono per la sorte eterna del loro congiunto dico: una mamma riesce a perdonare anche i fatti più gravi ai propri figli; ebbene forse che Dio è da meno di una mamma? Noi non mettiamo limiti alla misericordia del Padre. Egli conosce fino in fondo le debolezze del cuore dell’uomo e può donare la sua misericordia in modi e per motivi a noi sconosciuti. Noi dobbiamo rimanere in silenzio e in preghiera. Per poter pregare con fede in questa dolorosa circostanza e credere (e vogliamo crederlo veramente con fede) che il Padre accoglie presso di sé nella pace eterna l’anima del nostro fratello defunto Lorenzo, dobbiamo credere nella sua misericordia: il suo amore è più grande del nostro. Egli non trova solo attenuanti ai nostri peccati ma li perdona. Egli è migliore di noi. Stiamo celebrando il sacrificio di Gesù Cristo: lo offriamo a Dio sapendo che è lui il giudice. Non ci mettiamo al suo posto né per condannare, né per giustificare: ci mettiamo davanti a lui per dirgli di non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della Chiesa. Guarda la fede della tua Chiesa, guarda la nostra povera fede e sostienici nella lotta al male che dall’interno e dall’esterno ci insidia. Chiediamo al Signore che dia consolazione ai suoi cari e a tutti noi. Consolazione di Padre che ama i suoi figli, soffre con loro e che trasforma il dolore in speranza e la morte in vita. Don Mario Riu Esequie di Lorenzo Serra - 13 Ottobre 2012 Notizie in breve … È stato riproposto anche nell’Avvento 2012 il laboratorio ANSPI per i piccoli. Condotta da Tina Schulze, l’attività ha registrato un’ottima partecipazione. Esemplare, come sempre, l’epilogo con la visita e la consegna dei lavori realizzati agli anziani e agli ammalati della Parrocchia. Il 19 Novembre scorso il saloncino della Parrocchia ha ospitato una cena tedesca. L’iniziativa di autofinanziamento non sarà l’unica in calendario visti gli aumenti sensibili (acqua, luce …) che la parrocchia si trova ad affrontare. Nei mesi di Dicembre 2012 e Gennaio 2013 si è tenuto il torneo di Pinella. Hanno organizzato Riccardo Piras e Simon Gelso. Mentre Rg va in stampa ancora non si conoscono i nomi dei campioni. Sanluri, Sardara, Nureci e Genoni sono state le tappe del Tour dei presepi 2012. Venerdì 28 Dicembre scorso si effettuata la gita con prima tappa presso il convento di Sanluri accolti da P. Antonio Atzori che ci ha guidato nel vasto e interessante museo storico etnografico ospitato all’interno delle mura conventuali. Ottimo il pranzo consumato a Sardara e, nel pomeriggio visita a Nureci (in alto: foto di uno dei numerosi murales che si incontrano nelle vie del paese) e, successivamente, tappa a Genoni per la visita alla mostra di Natale. Continua la programmazione oratoriana della domenica con le attività del tennis tavolo, biliardino e le proiezioni. Si attendono, per potenziare e migliorare il servizio educativo, nuovi volontari per la gestione e l’animazione. È in corso il tesseramento ANSPI 2013. Le quote sono invariate: 8,50 euro per gli adulti e 6,50 euro per i ragazzi (fino a diciassette anni). Con la tessera si ha diritto di partecipare a tutte le attività promosse dal nostro Circolo / Oratorio ANSPI. Per informazioni e per il tesseramento rivolgersi a Susanna Fanutza. cinque Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Oratorio Corso per animatori, finalmente! di Michele Reginali Atteso da anni, rimandato, auspicato dai più. Eccolo finalmente! Un itinerario diocesano di formazione per operatori di pastorale giovanile. Una quarantina i partecipanti: per le parole spese in questi anni forse ci si poteva aspettare qualcosa di più. ’itinerario diocesano di formazione per operatori di pastorale giovanile è finalmente cominciato. Domenica 18 Novembre, presso il Seminario Diocesano si è tenuto il primo degli incontri formativi in programma. Circa 40 persone, tra educatori, catechisti, animatori e insegnanti provenienti dalle 4 foranie della nostra Diocesi si sono ritrovate presso i locali del seminario diocesano di Iglesias in via Tenente Cacciarru, per testimoniare il proprio desiderio di impegnarsi nella pastorale giovanile della realtà nel quale il Signore le ha chiamate a spendersi per gli altri. La giornata si è aperta con il benvenuto ed il saluto da parte del direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale giovanile, don Giorgio Fois, il quale ha sottolineato l’importanza e la necessità di una seria e continuativa formazione per tutti coloro che nei diversi ambiti sono chiamati a lavorare con i giovani e per i giovani. Il saluto di don Giorgio si è concluso con la presentazione del formatore scelto dall’ANSPI (che insieme alla Pastorale Giovanile Diocesana cura la realizzazione del percorso formativo) per tenere il primo incontro: Giacomo Prati. Laureato in Scienze della Formazione, Master di Programmazione Neuro Linguistica certificato IANLP (International Association For Neuro-Linguistic Programming), Giacomo Prati ha approfondito i suoi studi con corsi e master inerenti il management, la comunicazione e le relazioni interpersonali. Si è perfezionato nella Formazione degli Adulti presso l’Università Nuova di Lisbona e Globaladamastor di Viseu. É consigliere regionale e responsabile nazionale del gruppo giovani dell’Associazione Italiana Formatori e membro del comitato di progetto del Festival del Teatro d’Impresa e di The Training Web (web tv della formazione). La prima giornata del corso è stata incentrata sul tema “Stile e Identità dell’animatore”. Giacomo ha saputo da A sinistra, in piedi, Giacomo Pra subito conquistare i presenti con il suo dinamismo, e grazie alle sue abili capacità comunicative è riuscito a catalizzare l’attenzione, l’interesse e la partecipazione di tutti dai più giovani ai più grandi. Nella prima parte della mattina, attraverso un divertente e innovativo momento delle “presentazioni” si è cercato di tracciare una definizione L sei generalmente condivisa di ANIMAZIONE attorno alla quale è stato poi costruito tutto il resto della giornata. Che cosa vuol dire animare? Quale è il libretto di Istruzioni dell’animatore? Queste sono solo alcune delle domande sulle quali, insieme all’esperienza pluriennale del formatore, si sono interrogati e confrontati i giovani educatori durante tutta la mattina, in un clima che nulla aveva di cattedratico né scolastico, ma che ben riusciva a fissare concetti e parole chiave nella mente e nei block - notes dei presenti. La prima parte della giornata si è conclusa con la santa Messa presieduta da don Giorgio e concelebrata da don Vittorio Scibilia, e con il momento del pranzo. Nel primo pomeriggio sono ripresi i lavori, con l’intento di tracciare un comune identikit dell’animatore con la sottolineatura dei rischi e dei pericoli nei quali, anche il più scrupoloso degli animatori, può imbattersi. Sono tanti gli strumenti e le tecniche attraverso le quali riuscire a valorizzare al meglio i ragazzi che a noi vengono affidati. A noi la capacità di saper leggere i bisogni e le necessità delle persone che siamo chiamati ad “accompagnare” e “animare” nel loro cammino di fede. Tra racconti, contributi video, storie, attività di gruppo e qualche risata la giornata si è conclusa con la consueta foto di gruppo, in grado di descrivere più di ogni altra parola la riuscita della prima giornata dell’Itinerario Diocesano di Formazione per operatori di Pastorale Giovanile. Come Responsabile Laico del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile, ritengo di grande importanza, ringraziare tutte le persone che da parecchi mesi (alcuni anche anni) hanno creduto e lavorato affinché questo progetto potesse finalmente diventare una realtà. Durante la prima giornata del corso, è stata più volte sottolineata l’importanza della formazione e della preparazione personale per tutti coloro che, rispondendo ad una chiamata, scelgono di mettere il proprio tempo e le proprie forze al servizio dei più giovani. A tal proposito, di comune accordo con tutta l’equipe diocesana, abbiamo scelto di offrire, anche a chi non lo avesse ancora fatto, la possibilità di prendere parte al resto del corso, ponendo come termine ultimo e improrogabile per le iscrizioni la data del secondo incontro fissata per il prossimo 27 Gennaio. Rinnovo pertanto l’invito a tutti i parroci che ancora non lo avessero fatto a donare ad uno o più giovani della propria comunità la possibilità di formarsi attraverso questo importante strumento diocesano. Mi piace concludere queste righe con una frase di don Lorenzo Milani, sacerdote, insegnante, scrittore ed educatore fiorentino che diceva: “Prendersi cura significa soprattutto saper ascoltare le parole, i gesti e i silenzi dei ragazzi, significa interessarsi a loro e farsi trovare pronti nei momenti delicati della loro vita” Michele Reginali Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Società Crisi? Occasione di rinascita! di Marzia Piras Crisi, benedetta crisi. Non si parla d’altro. Ma poi la crisi ha solo un’accezione negativa? Per l’autrice dell’articolo assolutamente no. Vi proponiamo questa riflessione in attesa, speriamo, di poterne ospitare altre. icono che siamo in crisi, l’economia è allo sfascio, stiamo diventando indigenti, anzi siamo la provincia più povera d’Italia e via di seguito: mancanza di lavoro, crisi sociale e interiore… Ma basta! Davvero abbiamo bisogno di farci dire dagli altri che cosa siamo? Non credo! Ci hanno messo in testa che senza iphone non possiamo vivere, ci hanno detto che senza industrie non possiamo sostentare le nostre famiglie, ci hanno fatto credere che per vivere bene avremo avuto bisogno anche del superfluo. La cosa peggiore che ci hanno detto è che avremo avuto bisogno della televisione, quella che serve ad intrattenerci nei momenti in cui non abbiamo nulla da fare, che ci serve per conoscere le novità e le notizie del mondo e via di seguito. Solo che ora è diventato uno strumento in cui canalizzare il nostro tempo scegliendo per noi quello che, secondo loro, può esserci utile. Ora l’utilità di un reality fatico a trovarla, come anche faccio fatica a trovare cose che realmente mi interessano. Ad esempio: come si esce dalla crisi economica e sociale? Non si sa. Dicono che per uscire dalla crisi dobbiamo grattare ancora il fondo dei materassi e dei salvadanai. E pensate davvero che dar via soldi in questo modo serva a farci riprendere corpo come società? No! Secondo me non è così! Grazie a tutta questa tecnologia e “televisione”, siamo abituati a non pensare. Semplicemente accettiamo quello che viene perché ci hanno detto che è giusto così! Ma non è vero! E solo un modo in più per renderci inoperativi, ossia immobili o incapaci in alcuni casi. Ma così dalla crisi non si esce! E allora? Facciamo un ragionamento su un concetto magari non troppo facile da gestire. Un movimento che si chiama “Decrescita felice” può aiutarci a riattivarci mentalmente ed economicamente. Il movimento nasce sulla linea di alcuni teorici degli anni ‘50 quando un gruppo di pensatori si oppose al petrolio come unica fonte energetica e alla benzina come unico carburante possibile. Venne allora teorizzato il primo biocarburante (si parla degli anni ‘50!). Ovviamente su queste teorie ancora poco provate e fattibili, si sparse una valanga di fango e sabbia a zittire il tutto. Eppure c’era chi già aveva capito il peso che ognuno di noi ha su questa terra. Ossia ognuno di noi ha un peso che si chiama “impronta” e quest’orma schiaccia sulla terra cancellando ciò che calpesta, l’impronta è dettata da quanta energia consumiamo, quante risorse utilizziamo e quante ne sprechiamo, quanti rifiuti produciamo e in cosa ricambiamo la terra per i suoi doni. Il peso è tutto li. Quanto ricambiamo alla terra? Esamino di coscienza: ci guardiamo attorno e ci troviamo consumi energetici alle stelle, inquinamento prodotto da soffocare, rifiuti, anche se riciclabili, buttati lì a fare “peso” D sulla terra… Da questi concetti parte l’idea di decrescita, ossia rinunciare al superfluo. Abbiamo davvero bisogno di un ferro da stiro a caldaia che quando si rompe dobbiamo buttare via perché è irrecuperabile? Abbiamo davvero bisogno di una televisione che ti fa vedere solo gente che frigna e che se si rompe “aiuto mamma?” Abbiamo realmente bisogno di buttare via tutto? No! Allora perché lo facciamo? Perché ci hanno detto che è così! Ma è una balla… Partiamo dal basso. Spegniamo la tele. Si va a passeggio e vedo dei corbezzoli e penso “Potrei farci la marmellata da spedire a mia sorella, e se ne trovo parecchi? Mah, magari o regalo, o vendo”. Questo si chiama condivisione, chi ha di più e di diverso scambia. Quanto buttiamo via dei nostri orti? Vai a Milano e compra un chilo di pomodori per farci il sugo, se va bene spendi dai 4 ai 6 euro, per acquistare una cipolla 1 euro. Vedete voi quello che vedo io? Ossia una “risorsa impagabile e inesauribile”? Ossia il nostro orto! Io direi di iniziare con serietà a coltivare le nostre terre. Guardiamo attorno al nostro paese e vediamo enormi terreni incolti vuoti! Facciamo ancora un passo? Recupero umidi. Per fare il sugo, la pizza di cipolla e magari altro, puliamo e scegliamo gli ingredienti e di ciò che resta cosa facciamo? “Mah… deu du pongu in is sacus de prastica finta!” Sbagliato! O meglio è giusto riciclare l’umido, ma quanti di noi sanno cosa si fa con l’umido? Si fa quella cosa che poi noi andiamo a comprare pagandolo caro. Siamo furbi! E se invece usassimo una vecchia botte, ci tagliamo sul fondo una porticina, la riempiamo di buchi non troppo grandi e ci buttiamo dentro uno strato di umido e uno di terra, completo di vermicelli, e così via, di tanto in tanto rigiriamo e dopo un po’ cosa succede? Abbiamo il compost! Ossia elementi nutritivi per i nostri pomodori! Alla fine, e concludo, siamo o no capaci di produrre, utilizzare senza inquinare, insomma realizzare decrescita e sviluppo? In fondo abbiamo fatto quello che facevano i nostri nonni. Loro inconsciamente facevano quello che noi oggi dobbiamo fare per necessità. Spegniamo la Tv, salviamo la rete internet, perché realmente ci serve per conoscere, non quello che gli altri vogliono, ma ciò che realmente ci interessa, quello che ci serve. Possiamo realmente confrontarci con gli altri e imparare realmente le diversità da cui apprendere, e possiamo utilizzarla per diffondere nostre conoscenze e nostri prodotti. E qualche volta anche per fare gli auguri per un sereno e felice 2013. Così come è bello farlo anche attraverso il Rio Giornale! Auguri! Marzia Piras Rio Giornale, dal 1990 la voce dei riomurtesi see Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Com’eravamo Sopra: Terrubia, 1951, scuole elementari. Insegnante: Ninetta Orgiana. Sotto: Narcao, anno scolastico 1965/66, scuole medie. Classe 3° B. Insegnante: prof. Salvatore Sardu oo La rubrica “Com’eravamo”, presente da anni su Rio Giornale, è realizzata grazie alla collaborazione dei lettori. Chiunque, se vuole, può inviarci il proprio materiale fotografico. Tutte le foto vengono restituite. Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Personaggi Salvatore Sardu a cura di Guido Cadoni Abbiamo contattato il docente della foto del 1965 e siamo riusciti a sentire il professor Salvatore Sardu con il quale abbiamo intrattenuto una piccola conversazione. Sul prossimo numero di Rg ci sarà un’intervista a lui dedicata. alvatore Sardu è considerato “il più grande documentarista sardo per numero di lavori, riconoscimenti e fama” (Sito Comune di Cagliari). Salvatore Sardu, come cineasta, nasce nel 1966, quando, con Fabio Masala, fondatore della Società Umanitaria. Stages, proiezioni e dibattiti gli inietteranno il cinema nel sangue. Le prime riprese sono proprio a Narcao, precisamente a Terraseo, successivamente, nel 1967, nella Facoltà di Economia e Commercio, per il lavoro “OKKUPATA”. “Nasce il paese museo” è il suo primo film, 1968, gratificato dal primo premio del Ministero della Pubblica Istruzione. Dal 1968 al 1980 filma lotte, cortei e manifestazioni producendo i suoi film più violenti: “La legge del profitto”, “Sant’Antioco, paese grigio”, “Carbonia non deve morire”, “Sardegna base Nato”, “La rabbia di quei giorni”, “Il parcheggio”, che suscitano infuocati dibattiti nelle università e fabbriche occupate. Nato ad Arbus nel1942, Sardu riscopre ad Iglesias le sue radici minerarie. Qui produrrà i suoi film più belli: S “Addì 11 Maggio”, “Buggerru”, “Carbonia, una città che resiste”, tutti vincitori di premi prestigiosi, a livello nazionale e internazionale. Maurizio Costanzo lo premia nella trasmissione “Fascination”,(Rete 4), in cui Giuseppe Montaldo afferma: “Ci hai ricordato Roma città aperta, Le quattro giornate di Napoli e La battaglia di Algeri”. Tutti i film minerari saranno trasmessi su RAI 3 da Piera Mossa e presentati in tante città, tra cui Roma, Milano, Bologna. Con centinaia di articoli sulla stampa, sarda e nazionale. Nel 1984 fonda la Sarfilm e collabora anche con RAI e Videolina come corrispondente dal Sulcis. Dopo le denunce sul degrado ambientale del ’68, Sardu produrrà molti altri film sull’ambiente come “Sardegna Magica”, (con oltre 10.000 copie vendute, il primo DVD sardo), e tanti altri. Importanti film anche per l’archeologia, la storia, il folk e l’antropologia. Sul canale youtube “Pratobello”, tocca i 50.000 contatti, “Danze Sarde” i 35.000. Oltre 100 video in 45 anni, visibili su: www.sarfilm.it; Digital Library (R.A.S.); e il canale youtube. Molti i suoi scritti, tra cui un romanzo: Gente senza storia. Ada Gazzin a cura di Guido Cadoni Signorina Ada, in un’intervista telefonica, ha gentilmente risposto alle nostre domande. I suoi ricordi sono tanti, ma noi, per ragioni di spazio, gli abbiamo dovuti concentrare in queste righe. M i ricordo di tutti. Esordisce con queste parole Ada Gazzin. “Giunsi a Narcao dopo essere stata ad Armungia, mi convinse il medico provinciale a trasferirmi ritenendo il paesino di Armungia troppo piccolo e, quindi, la mia presenza inutile ”. Come l’accolsero a Narcao? All’inizio non fu semplice perché il sindaco di allora non mi voleva. Non ho mai saputo il perché. Per quanti anni è stata l’ostetrica di Narcao? Sono stata cinque anni ad Armungia e poi per ben venticinque anni a Narcao. Come sono stati quegli anni? Bellissimi, mi creda. Ho veramente nostalgia di Narcao. La salute e l’età non mi consentono di ritornare, ma con il pensiero ci sono spesso. Mentre parlo con lei ho un quadro della Sardegna davanti a me e nella mano sinistra gli auguri per Natale che don Beppe D’Agostino mi ha, gentilmente, inviato. Sono tante Ada Gazzin le persone che ho nel cuore non potrei ricordagliele tutte. Il primo nome che le viene in mente? Grazietta Bullegas. Quando decise di fare l’ostetrica? Ero giovane, sono trascorsi tanti anni. Lei non lo sa, ma io ho novantasei anni. Sono nata a Portogruaro nel 1917. Studiai a Venezia, poi a Padova. Vinsi il concorso e scelsi la Sardegna perché c’erano posti liberi. Il primo paese in ordine alfabetico era Armungia. E appunto li iniziai ad esercitare la mia professione. Per concludere definisca i narcaresi … Brava gente, rispettosa e laboriosa. nove Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Limba nosta Poni su fueddu chi andat beni a cura di Guido Cadoni Scioberai su fueddu giustu in cussus scritus in basciu. Donnia fueddu ddu poreis oberai una borta sceti. Bonu spassiu. In una bidda de sa Sardinia, arrèmonada po una migia de acua callenti, cun dus nuarxis, testimoniantza de antiga memoria e nodia po is ________________ bellas, chene sonu e chene tontonu, una dì sa genti si bit serrau s’ufitziu postali. Unu servìtziu _______________ beniri a mancai, ma parit chi no essi importau a nisciunus poita medas porent andai a is biddas de àcanta. Is pagus chi no porent andai funt abarraus citius. No fut passau tempus meda chi ent serrau puru s’ambulatòriu comunali, tanti sa genti chi di andàra fut pagu. Medas andànt a sa bidda de acànta ca ddi fut finas sa __________________ . Is proprius chi non porent andài a s’ufitziu postali, immò non teniant mancu s’ambulatòriu, si funt ______________ e meda puru, ma funt abarràus a solus, poita chini teniat sa machina fut abarrau citiu. Mancai a pustis de tanti _______________ fessiri stetiu obertu su ________________ sa genti interrada is parentis in sa bidda de acànta e totu lassada crei chi sa cresia puru non essi durau meda datu chi donnia scusa fut bella po si nd’andai a sa cresia de sa bidda de acànta. De pipius ndi fut sempiri prus pagus e ent serrau finas sa scola. Is mammas borent pròtestai, ma funt ______________ solas, poita chini non tenniat fillus fut abarrau citiu. Fut abarrada sceti sa scola po is pipius prus piticus. Una dì, fustus in su mesi de ______________ , pagu prima de bessit de scola, is pipius nci carant a s’______________, e totus impai a una boxi sola, a cantilena, inghitzant a nai: “Tu dici che la rabbia che ha ragione È rabbia giusta e si chiama indignazione Guardi il telegiornale Ti arrabbi contro tutta quella gente Ma poi cambi canale e non fai niente Io la mia rabbia giusta Voglio tenerla in cuore Io voglio coltivarla come un fiore Vedere come cresce Cosa ne esce Cosa fiorisce quando arriva la stagione Vedere se diventa indignazione E se diventa, voglio tenerla tesa Come un’offesa Come una brace che resta accesa in fondo E non cambia canale Cambia il mondo”* Sa genti chi furat ingui acànta est _____________ is manus. A pustis est cumprendiu. Est cumprendiu ca abarrai citius non andat beni. Ca is primus a ndi fai contu de sa bidda insoru depint essi cussus chi di bivint. Is allenus pensant a issus. Aici si ndi fut ________________ una mamma e, arregordendi is eletzionis scolasticas, est nau ca si inghitzara luegus, a is eletzionis po is rapresentantis furat _________________ a andai totus, babbus e mammas, e su votu non si donarat po fait unu _______________, ma ca furat abellu a scioberai cun _________________ . * (“Rima della rabbia giusta” di Bruno Tognolini, tratto da Rime di rabbia, Salani 2010) abbarradas, àbellu, arruga, bàtiu, chesciaus, chescius, cuscientzia, domus, donniasantu, gimitoriu, pesàda, pòtecaria, prexei, storicu. dieci Rio Giornale n. 1 Anno XXIV Scuola Abbiamo bisogno di tutti i tipi di mente di Elisabetta Rossu “Mi chiamo Temple Grandin e sono autistica”. Una testimonianza che aiuterà a comprendere che “diversità” non è sinonimo di “inferiorità”. La Grandin ci dimostra, ogni giorno, che il suo “limite” è fonte di nuova conoscenza non solo per se, ma anche per gli altri. Mi chiamo Temple Grandin e sono autistica”. Così esordisce nel suo primo intervento in pubblico, una donna che oggi ha 65 anni, ha conseguito una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College (1970), successivamente si è laureata in zoologia all’Università Statale dell’Arizona nel 1975, ed ha completato il dottorato di ricerca in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989, è professoressa di scienze animali all’Università del Colorado e luminare ingegnere nel progettare strutture per l’allevamento del bestiame. Temple Grandin nasce a Boston nel 1947, ha vissuto un’infanzia difficile a causa della sindrome autistica di cui all’epoca poco si conosceva. Le fu diagnosticato un danno cerebrale all’età di due anni, fu ospitata in una scuola materna strutturata appositamente e seguita da buoni insegnanti. Durante gli anni a seguire le fu diagnosticata la sindrome autistica denominata di Asperger. Oggi l'autismo colpisce, secondo stime recenti, 1 persona su 1000, e 2 persone su 1000 presentano alcuni sintomi che sono inclusi nello "spettro autistico". Viene considerato dalla comunità scientifica internazionale (classificazione ICD 10 dell'OMS e DSM IV) un disturbo pervasivo dello sviluppo, e si manifesta entro il terzo anno di età con deficit nelle seguenti aree:comunicazione; - interazione sociale; - immaginazione. Le persone autistiche possono presentare problemi di comportamento, talvolta associati a disturbi neurologici aspecifici, come l'epilessia, o specifici, come la sclerosi tuberosa, la sindrome di Rett o la sindrome di Down. Temple Grandin presenta la sindrome di Asperger, ad alto funzionamento (a differenza della sindrome di Kanner a basso funzionamento), che ha reso questa donna, una donna straordinaria. La sua forte volontà di raccontare l’autismo, ha permesso a molti ricercatori, insegnanti, genitori, di comprendere meglio le problematiche legate a questo tipo di menti ed i modi per aumentare la comunicazione. Temple nei suoi numerosi interventi a convegni, trasmissioni televisive, rispondendo alle domande dei giornalisti, sostiene che il mondo ha bisogno delle persone che rientrano nello spettro dei disturbi dell'autismo: pensatori visivi, pensatori schematici, pensatori verbali… . “ Un autistico può essere molto grave, tanto da rimanere non verbale, o tanto intelligente da divenire un luminare, uno scienziato, come Albert Einstein o Wolfgang Amadeus Mozart, insomma una mente differente capace di trasformare la conoscenza e il progresso dell’umanità. “Il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”, sostiene la Grandin, una mente autistica non pensa attraverso il linguaggio, ma attraverso le immagini ed è capace di cogliere i dettagli, anche i più piccoli. Se si costruisce un’opera di ingegneria come un ponte ad esempio, occorre prestare attenzione ai dettagli, che sono molteplici, altrimenti il ponte crolla. Se un autistico pensa ad un paio di scarpe non immagina un paio qualsiasi, in modo generico, come la maggior parte farebbe, ma pensa ad ogni singolo paio di scarpe che ricorda di aver visto, di cui conserva l’immagine, un pò come Google per le immagini. La cosa straordinaria è che attraverso il pensare per immagini si possono visualizzare nella mente, come virtualmente al computer, tutti i progetti di ingegneria ancor prima che essi siano disegnati. E se ne possono avere diverse visioni in prospettiva. Così come esistono menti che pensano per immagini, esistono menti musicali, matematiche, pensatori per schemi… . La diversità in molti casi, si conosce nel limite che esprime, mentre sfuggono le sue potenzialità. Temple Grandin, sulla vita della quale è stato girato uno splendido film uscito nel 2010 (Temple Grandin una donna straordinaria), è riuscita a dimostrare come il suo essere diversa sia una straordinaria potenzialità non solo per se stessa, ma per tutto il genere umano. Elisabetta Rossu Domenica 10 Febbraio 2013 XXI Giornata mondiale del malato Celebrazione diocesana, alle ore 16:00, presso la Parrocchia B. Vergine di Valverde - Iglesias Presiede: Sua Ecc.za Mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo undici