Gioisci, figlia di Sion, rallegrati con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme
(Sof 3,14).
Bevete la bell’aria di Dio
(R. Baden-Powell).

L’autore ringrazia tutti coloro che in modi diversi hanno contribuito alla realizzazione
di questo volume, in particolare:
- il vescovo della diocesi di Frascati: Mons. Raffaello Martinelli, che ha permesso di
poter citare, nei paragrafi introduttivi: “La Madonna in pillole”, alcuni brani tratti
da: R. MARTINELLI, 50+3 Argomenti, 5° ed. 2008, Libreria Editrice Vaticana, pp.
323-341;
- don Romano Nicolini che ha permesso di riprodurre parte di una sua catechesi,
qui presente nel settimo capitolo;
- Mario Sica che ha permesso di riprodurre due attività, (con varianti mariane),
di giochi tratti da M. SICA, Grandi Giochi per lupetti e coccinelle, Ed. Fiordaliso,
Roma, 2004;
- Andrea Macco che ha rintracciato alcune immagini mariane, tratte dalle riviste
dell’Asci;
- Franco Vignazia che ha illustrato i venti misteri del rosario, con originali disegni a
china;
- Flavio Pioppelli che ha trascritto i sette testi musicali qui presenti.

Citando la fonte, il testo del presente volume può essere utilizzato, previa autorizzazione.

L’autore rimane a disposizione degli aventi diritto, per eventuali omissioni ed errori
nelle citazioni delle fonti, in fraterno spirito scout.
In copertina: illustrazione de “Notre Dame de la route” tratta da un’image pieuse, stampata dalla Fédération des scouts catholiques en Belgique.
Copie del presente lavoro possono essere richieste a:
Attilio Gardini, Viale D. Bolognesi, 35 – 47121 Forlì FC
[email protected]
Progetto grafico: Andrea Padoin. Stampa: Pomi Digital Line – Vicenza MMXV
Attilio Gardini
Maria,
Madonna degli Scout
Proposte di attività scout
per un cammino di spiritualità
Prefazioni di:
madre Maria Anastasia
don Erio Castellucci
Forlì, 1 gennaio 2015, solennità di Maria Ss. Madre di Dio
Ad Anna Rita, Chiara e Giorgia
le dame della mia vita.
Prefazione
La Strada della preghiera
Lasciare una traccia su queste pagine ricche di spirito scout e di amore
a Maria è per me un dono prezioso,
una gioia del cuore e anche un momento di profonda emozione.
Sono in monastero ormai da più di un quarto di secolo, eppure non mi sembra di aver perso nulla della
bellezza e della forza che gli anni di vita in Reparto e
poi in Clan hanno depositato nella mia vita, come in
uno scrigno prezioso.
Se mi guardo dentro, ma anche se sto attenta, un
po’, allo stile, ai miei modi di fare, alle piccole scelte
del mio quotidiano, riconosco i segni vivaci che ci accomunano tutti, noi scout!
Mi siedo, dunque, senza imbarazzo a questo fuoco
di bivacco, che si accende anche a distanza, capace di
unirci, di farci ancora gioire, come nei tempi passati,
ai campi, alle route.
Il mio ingresso in monastero, il 4 ottobre 1987, nella festa di San Francesco, amico e fratello del cammino scout, ha coinciso con la mia Partenza, con l’inizio
del mio nuovo servizio, in questo mondo.
Sicuramente la route più breve che si possa pensa-
Sr. Maria Anastasia di
Gerusalemme, priora del
Carmelo “Santo Stefano”
in Ravenna
5
6
re: due semplici passi, per varcare una soglia!, eppure
anche la più ardua, la più impegnativa, come raggiungere la vetta più alta di un monte. Dalla casa della
mia giovinezza, dalla sede di clan, dai banchi di scuola
alla clausura di un monastero di carmelitane, in città.
Vengono le vertigini, a soffermarsi sulle distanze, sui
valichi.
Avevo indosso la mia divisa di scolta, col fazzolettone arrotolato per bene: gli ultimi abiti “normali”che
ho messo. Subito dopo, infatti, ero già rivestita del mio
umile saio marrone. Ricordo ancora le parole scritte
nella lettera di partenza: dicevo ai miei capi, ai miei
amici, compagni di viaggio, che non avrei lasciato
vuoto il mio posto, che in mezzo alle loro tende, avrei
continuato a piantare anche la mia. Dicevo che sceglievo un servizio extra-associativo un po’ strano, entrando al Carmelo: il servizio della preghiera.
Il fazzolettone l’ho subito messo al sicuro, stretto
al collo di una Vergine in pietra, una statua della Madonna del Monte Carmelo, custode vigile del corridoio
del Noviziato.
Il giorno dei mie primi voti, il 30 settembre 1989,
sono andata a riprenderlo. L’ho messo sul mio abito
da sposa; non avevo ornamento più bello e prezioso!
La promessa scout, fatta tanti anni prima, trovava il
suo compimento, la sua forma più piena per me, nelle
parole della mia professione monastica, nel sì detto
col cuore al Signore: “Io, sr. M. Anastasia di Gerusalemme, animata da viva fede e ferma volontà, mi consacro totalmente a Dio…”.
Ma tutto è grazia e dono che scende dall’alto. Nessun passo, nessuna tappa del cammino sono conquiste
solitarie, nemmeno per una carmelitana. Ho sempre
continuato a camminare in cordata, nella comunione,
nell’amicizia.
La mia vita è una route: io sono qui, in monastero e
i miei compagni di viaggio, amici vecchi e nuovi, sono
fuori, sulle strade del mondo, ma il percorso è lo stesso, per loro e per me.
Tutti siamo guidati e tenuti per mano dall’unica
Madre.
Quando sono partita, decisa a compiere il passo
della vita monastica, a Lei mi sono affidata. Eravamo
a Lourdes, per un’esperienza di servizio e preghiera.
Per me era la terza volta, ormai l’ultima. L’8 settembre
1987, davanti alla Grotta, ho scritto la domanda per
entrare al Carmelo. Penso che Maria stessa, Madre tenera e forte, abbia bussato per me, insieme a me, alla
porta della clausura. Mi è stata aperta, per grazia, per
misericordia di Dio. E siamo entrate in due!
Per questo ho voluto fare i miei voti solenni proprio
l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes. Anche
quel giorno, era il 1995, portavo il fazzolettone al collo, sopra il soggolo.
Ho stampata nel cuore una foto bellissima di me,
in mezzo ai miei amici scout, che avevano invaso il nostro coro monastico, mentre insieme cantiamo il canto
finale di quella cerimonia di Nozze:
“Madonna degli scout, ascolta t’invochiam:
concedi un forte cuore a noi che ora partiam.
E il ritmo dei passi ci accompagnerà,
là verso gli orizzonti lontani si va… ”.
Ravenna, 16 luglio 2014, memoria della B.V. Maria del M. Carmelo
7
Don Erio Castellucci
Vicario Episcopale,
Parroco di S. Giovanni
Apostolo, Forlì
Assistente Ecclesiastico
della Zona Agesci Forlì.
8
Maria, donna del cammino
Nel bel volume “Maria, Madonna
degli Scout” di Attilio Gardini colpisce,
oltre alla capacità di fondere elementi
spirituali, teologici, storici, pastorali,
artistici e… scautistici, la “dinamicità”
della presentazione: per quasi quaranta volte ricorrono termini che indicano movimento: “strada”, “cammino/camminare”, “sentiero”, “via”, “marcia/marciare”… E certamente il movimento, il cammino, è uno
degli atteggiamenti che più accomunano gli Scout
alla Vergine Madre. Maria è una “donna del cammino”, una Scout ante litteram. La sua vita è segnata da
tante “route”, ciascuna delle quali ha un senso anche
per noi.
La prima “route” di Maria va da Nazareth e alla
città di Elisabetta e ritorno: un percorso di poco più
di duecento chilometri. È il viaggio della condivisione,
della carità. Maria non tiene per sé la notizia dell’Angelo ma sente di doverla comunicare: una gioia soffoca se rimane chiusa dentro al cuore di chi la vive,
mentre si moltiplica se viene trasmessa. Quando noi
percorriamo il sentiero della condivisione ci sentiamo
più felici, realizzati; quando invece teniamo per noi le
cose belle finiamo per farle morire.
Maria torna dopo tre mesi a Nazareth e da lì riparte qualche tempo dopo, insieme a Giuseppe, verso
Betlemme per dare alla luce Gesù. Questa seconda
“route” è segnata dall’umiliazione: non trovano posto
negli alberghi umani e devono far nascere Gesù in una
mangiatoia. Sperimentano emarginazione e incomprensione da parte di quelli che contano: ma non si
arrendono e trovano il modo di accogliere Gesù. Noi
percorriamo il sentiero dell’umiliazione quando non
troviamo posto nella vita degli altri, quando ci sentiamo esclusi. Ma Gesù può nascere ugualmente nel
nostro cuore, se continuiamo a fidarci di lui.
Da Betlemme Maria dovrà fuggire, con Giuseppe
e Gesù, a causa della persecuzione di Erode, per trovare riparo in Egitto. È la “route” più lunga di Maria,
il viaggio dell’esilio, della lontananza dalla patria. Un
viaggio che ancora oggi milioni di persone compiono
nel mondo – come profughi e rifugiati – per sfuggire
alla violenza e alla miseria. Noi percorriamo il sentiero
dell’esilio quando ci sentiamo incompresi, estraniati,
incapaci di capire e di essere capiti.
Dall’Egitto Maria, Giuseppe e Gesù ritornano per
stabilirsi a Nazareth, dove rimangono quasi trent’anni dedicandosi al lavoro, agli affetti, alla vita di paese. Questa è una “route” di servizio, il cammino del
quotidiano, delle cose ordinarie; ed è forse anche per
noi, come per la Sacra Famiglia, il viaggio che prende
la maggior parte del nostro tempo. La vita è fatta in
gran parte dalle cose ordinarie: lavoro, famiglia, affetti… sono le cose ordinarie il tessuto della vita, mentre
quelle straordinarie sono come il ricamo sul tessuto. Il
Signore ci fa compagnia a Nazareth prima che a Gerusalemme, cioè nella vita quotidiana e ordinaria prima
che nelle vicende eccezionali e straordinarie.
Nei tre anni della predicazione di Gesù Maria ogni
tanto compare, discretamente, vicino a lui; ma lui
sembra prenderne le distanze: “che c’è fra me e te o
donna?” (Gv 2,4), dice alla nozze di Cana; “chi è mia
madre e chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,33) dice in
un’altra circostanza. Per Maria quei tre anni sono la
“route” del discepolato, dove lei impara cosa significa
seguire Gesù per la strada e staccarsi a poco a poco da
lui. Deve imparare ad essere madre senza abitare più
con il figlio. Noi a volte vorremmo sentire il Signore più
vicino e possederlo in qualche modo; vorremmo stare
con lui e che lui rimanesse con noi, rassicurandoci; ma
lui ci vuole bene in un’altra maniera, vuole stare con
noi, ma senza chiudersi in casa con noi: vuole darci
Guidaci, Maria, sulle
tracce del cammino
di Gesù.
9
responsabilità e lanciarci nel mondo.
Ma la “route” più dura di Maria è stato quella, brevissima – poche decine di metri – del Calvario. Accompagnando Gesù in questa piccola, ma tremenda salita,
la sua mente si è affollata di dubbi e di speranze, di
sentimenti di sconforto e di fiducia. Ha dovuto credere, nel dolore più grande umanamente immaginabile,
che in quella croce segno di odio e di vergogna si stava
compiendo la promessa dell’Angelo di molti anni prima: “Sarà grande e sarà chiamato figlio dell’Altissimo”
(Lc 1,32). Anche per noi il viaggio più duro è quello
del dolore, che diventa spesso anche una prova per
la fede. Il silenzio di Dio è duro e può far sorgere dei
dubbi sulla sua esistenza o sulla sua bontà.
Ma se ci affidiamo, come ha fatto Maria, quella
del dolore non sarà nemmeno per noi l’ultima “route”.
Maria compare, dopo la risurrezione di Gesù, con i discepoli nel Cenacolo; anche lei ha compiuto il viaggio
della risurrezione, perché non è crollata nella prova e
ha continuato a sperare in quel Dio che le aveva stravolto la vita.
Il libro di Attilio Gardini ci aiuta a percorrere con
Maria e come lei tutte le “route” dell’esistenza nella
fede, senza perdere mai la certezza che Dio cammina
con noi: non ci preserva miracolosamente dagli ostacoli, ma ci tiene per mano nell’attraversarli: e questo
fa la differenza.
Forlì, 4 febbraio 2014, memoria della Madonna del Fuoco
10
1.
Maria,
mamma del Cielo
La Madonna in pillole - 1
12
CHI E MARIA SANTISSIMA?
Maria santissima:
- è una figlia d’Israele, una giovane ebrea di Nàzaret in
Galilea, «una vergine, promessa sposa di un uomo della casa
di Davide, chiamato Giuseppe» (Lc 1,26-27);
- «primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che
con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine
con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa
della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova
economia [di salvezza]» (LG 55);
- «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che
creatura, termine fisso d’eterno consiglio, tu sei colei che
l’umana natura nobilitasti sì, che il suo fattore non disdegnò
di farsi sua fattura» (Dante Alighieri, Paradiso. Canto XXXIII).
QUAL È STATO IL LEGAME DI MARIA CON GESÙ?
Maria, durante tutta la sua vita terrena, ha sempre
conservato una relazione speciale con il suo Figlio Gesù. La
vita terrena della Madre di Dio è infatti caratterizzata dalla
perfetta sintonia con la persona del Figlio e dalla totale
dedizione all’opera redentrice da lui compiuta: «abbracciando
la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa
quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio
suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da
lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente» (LG 56).
«Questa unione della Madre col Figlio nell’opera della
redenzione si manifesta dal momento della concezione
verginale di Cristo fino alla morte di lui» (LG 57).
Ella è stata una discepola fedele di Cristo. La stessa risposta
di Cristo -Chi è mia madre? È colui che fa la volontà del Padre
mio (cfr. Mc 3,33-35) -, che sembra un poco offensiva nei
riguardi di sua Madre, in realtà esprime il più grande elogio
verso Maria, indicando che la sua vera grandezza sta proprio
nel fatto che Maria, prima e più di ogni altra creatura umana,
ha attuato la volontà di Dio Padre.
Tratto da. R. MARTINELLI, 50+3 argomenti, 5° ed. 2008,
Libreria Editrice Vaticana, pp. 323-341;
Ogni cammino mariano ci invita a
rivolgerci alla Mamma del cielo per
guardare Gesù, nelle principali tappe della sua vita, poi durante la sua
passione e quindi durante i quaranta
giorni in cui ha mostrato le sue piaghe, trasfigurate
dalla luce e dalla gloria. Ci invita ad ascoltare le parole
del vangelo che non sono parole come le tante da cui
siamo circondati. Nel nostro mondo malato di egoismo e violenza, di efficientismo e vacuità, la Parola
evangelica si leva alta e forte, ma nello stesso tempo
delicata e dolce, come risposta sicura all’ansia di Verità, di Bene e di Bellezza dell’uomo.
Queste pagine cercano di offrire un aiuto a guardare l’esempio della “Madonna degli scout”, affinché il cammino di tutti noi sia sempre più conforme
agli insegnamenti del vangelo. Vi confluiscono varie
espressioni caratteristiche della spiritualità scout: la
concezione della vita come route, come passaggio, attraverso il mistero della Croce gloriosa; l’adesione alla
legge scout che ci porta alla patria celeste; il desiderio
di conformarsi profondamente alla passione di Cristo
fino alla sua resurrezione; le esigenze della “sequela
Christi”, per cui il discepolo deve camminare dietro il
Maestro, portando quotidianamente la propria croce,
per riscoprirla fonte di Vita.
Se a volte risulta difficile mantenere la giusta pista,
le seguenti proposte di attività, che orientano il nostro
sguardo verso Maria santissima, possono essere d’aiuto, perché lo scout che prega si renderà conto che
ha a disposizione strumenti conformi al metodo, ric-
13
chi e densi di significato che gli permettono di gustare ancora di più la vita di Gesù così com’è raccontata
dalla Scrittura.
Parliamo con Maria
Agnese Tassinario, Capo Guida dell’Agesci dal 1974
al 1980, comunicò sul mensile Scout - Proposta educativa n. 14/1983:
“Alla ‘tenera’ età di 45 anni mi è capitata una
bellissima avventura: ho scoperto Maria! È successo così. Mi hanno chiesto di scrivere un testo per un
libro fotografico sulla Madonna. Io non sono mai
stata una devota di Maria. Mi sono sempre limitata
a dire qualche Ave, a meditare alcune pagine evangeliche che parlano anche di lei, a cantarne le lodi,
ma niente più: la mia vita di fede proseguiva anche
senza di lei. Ed ecco che invece Maria ha bussato
con discrezione alla mia porta, è entrata come un
dono nella mia vita; ho scoperto che c’è anche lei
nel cammino di fede degli uomini. Infatti, accettando l’incarico, ho dovuto pensare più seriamente al
posto che Maria occupa nella storia della salvezza
dell’umanità e di ogni uomo, ho sentito il dovere di
mettermi in un contatto più diretto con lei attraverso la preghiera. Ed è stata una bellissima scoperta
che mi fa piacere condividere con i capi dell’Agesci”.
14
Papa Francesco nella enciclica “Lumen fidei” scrive:
“Nella parabola del seminatore, san Luca riporta queste parole con cui Gesù spiega il significato
del “terreno buono”: «Sono coloro che, dopo aver
ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la
custodiscono e producono frutto con perseveranza»
(Lc 8,15). Nel contesto del Vangelo di Luca, la menzione del cuore integro e buono, in riferimento alla
Parola ascoltata e custodita, costituisce un ritratto
implicito della fede della Vergine Maria. Lo stesso evangelista ci parla della memoria di Maria, di
come conservava nel cuore tutto ciò che ascoltava e
vedeva, in modo che la Parola portasse frutto nella
sua vita. La Madre del Signore è icona perfetta della
fede, come dirà santa Elisabetta: «Beata colei che
ha creduto» (Lc 1,45). In Maria, Figlia di Sion (Sof
3,14), si compie la lunga storia di fede dell’Antico
Testamento, con il racconto di tante donne fedeli, a
cominciare da Sara, donne che, accanto ai Patriarchi, erano il luogo in cui la promessa di Dio si compiva, e la vita nuova sbocciava. Nella pienezza dei
tempi, la Parola di Dio si è rivolta a Maria, ed ella
l’ha accolta con tutto il suo essere, nel suo cuore,
perché in lei prendesse carne e nascesse come luce
per gli uomini. San Giustino Martire, nel suo Dialogo con Trifone, ha una bella espressione in cui dice
che Maria, nell’accettare il messaggio dell’angelo,
ha concepito “fede e gioia”. Nella Madre di Gesù,
infatti, la fede si è mostrata piena di frutto, e quando la nostra vita spirituale dà frutto, ci riempiamo di
gioia, che è il segno più chiaro della grandezza della
fede. Nella sua vita, Maria ha compiuto il pellegrinaggio della fede, alla sequela di suo Figlio. Così, in
Maria, il cammino di fede dell’Antico Testamento è
assunto nella sequela di Gesù e si lascia trasformare da Lui, entrando nello sguardo proprio del Figlio
di Dio incarnato”.
La devozione per Maria ha spinto i credenti, durante i venti secoli di storia cristiana, ad ampliare i pochi
dati scritturistici esistenti sulla Madonna, a scoprirne
i meriti e a moltiplicarne i titoli di devozione. Oggi si
tende a ritornare all’essenziale, collocando Maria nella
storia della salvezza, come base sicura di conoscenza,
di culto e di dialogo ecumenico. Senza peraltro trascurare i due dogmi mariani che la Chiesa ha recente-
15
mente pronunciati, anch’essi elementi fondanti della
nostra fede in Maria: l’Immacolata Concezione e l’Assunzione al Cielo, che fanno come da cornice alla vita
della Vergine.
Ma, più che parlare di Maria, vorremmo parlare
con lei, instaurare con lei un rapporto intimo, personale nella preghiera. Lo possiamo fare, perché Dio ci ha
donato Maria come madre e le ha dato quindi anche
la possibilità di esserci vicina, di parlarci, di comunicare
intimamente con ciascuno di noi. Nessun’altra creatura di questa terra è stata così vicina a Dio come Maria e
anche in Cielo nessuno è così vicino a Lui come Maria.
Ella dunque come nessun’altra creatura ci potrà parlare di Dio, aiutarci a conoscerlo e a camminare verso
di lui. Dio ha preso carne nel seno di Maria e si è chiamato Gesù. Lo ha generato nel suo corpo, ma soprattutto lo ha generato con la fede nel suo cuore. Maria ci
parlerà di Gesù. Le parole che Lui ci ha detto, lei ce le
suggerirà, ce le ripeterà e soprattutto ci aiuterà ad incarnarle nella nostra vita così come lei le ha incarnate.
Maria è un vangelo vivente!
“Fate tutto quello che Gesù vi dirà!”: queste sono
le uniche parole, registrate nel vangelo, che Maria ha
rivolto agli uomini, a ciascuno di noi. Tutte le altre parole che il vangelo ci riporta sono parole che Maria ha
rivolto a Dio. Queste parole Maria ce le ha dette a Cana
di Galilea (Gv 2,5), dopo aver interceduto per noi presso suo Figlio Gesù, perché alla nostra festa era venuto
a mancare il vino.
Ecco, ora Maria ci sta rivolgendo le stesse parole:
“Fate tutto quello che Gesù vi dirà!”. Ma Gesù che cosa
ci dice di fare? Una sola cosa: credere in Lui! Un giorno
la folla gli chiese: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” Gesù rispose: “C’è un’unica opera
che dovete compiere: che voi crediate in me. Questa è
l’opera di Dio!” (Gv 6,28-29).
16
Maria ci aiuta a credere
Maria dunque non farà che ripeterci sempre queste stesse parole: “Credete in Gesù, vostro Salvatore! Abbandonatevi a lui, e vi sentirete salvi!”. Maria
ci parlerà di fede, e ci aiuterà a credere, come lei ha
creduto. Ci parlerà di amore, e ci aiuterà ad amare,
come lei ha amato. Ci parlerà di preghiera, e ci aiuterà
a pregare, come lei ha pregato... E così ci prenderà per
mano, e ci aiuterà ad attraversare tutte le prove della
vita con la stessa forza con cui lei le ha attraversate.
Maria ci aiuterà ad essere “beati” anche in ogni
sofferenza, come Gesù ci vuole. Dio non ha certamente risparmiato sofferenze a Maria! Ma lei è stata
ugualmente “beata”, perché ha creduto in lui, senza
riserve. Gesù stesso ha parlato di questa “beatitudine” di sua madre. “Beato il ventre che ti ha portato!”
gli disse un giorno una donna. “Sì, - rispose Gesù - mia
madre è beata! E saranno beati anche tutti quelli che,
come lei, ascoltano la Parola di Dio e la osservano!”
(cfr. Lc 11,27-28). Di questa beatitudine di Maria, frutto della sua fede, ha parlato anche Elisabetta sua cugina, ispirata dallo Spirito Santo: “Beata sei Tu, Maria,
perché hai creduto all’adempimento in te delle parole
del Signore!” (Lc 1,45).
Maria, nostra madre, vogliamo presentarci al Signore Gesù insieme con te! Aiutaci a rendere profonda la nostra preghiera, incondizionata la nostra fede
in lui!
17
2.
Maria e lo Stile scout
La Madonna in pillole - 2
20
QUAL È LA RELAZIONE TRA MARIA E LA DONNA?
«È la “benedetta fra tutte le donne”. In lei Dio ha conferito
alla donna una dignità insospettata. In Maria il Vangelo ha
penetrato la femminilità, l’ha redenta ed esaltata. Ciò è di
capitale importanza per il nostro orizzonte culturale, nel
quale la donna dev’essere molto più valorizzata, mentre si
sta definendo più chiaramente ed ampiamente la parte che
le compete nella società. Maria è garanzia della grandezza
femminile, indicando il modo specifico dell’essere donna, con
quella sua vocazione a essere anima, donazione capace di
spiritualizzare la carne e di incarnare lo Spirito»
(Documento di Puebla, n. 299).
Maria attua in sé in modo sublime e paradigmatico le due
dimensioni, vocazioni della donna: la verginità e la maternità.
Maria ha vissuto, nella forma propria ed esclusiva della
donna, l’unione tra madre e figlio.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
Maria accompagna
lo Scout cortese e cavalleresco
L’importanza di Maria
nella vita di fede
L’esperienza dello scautismo, permeata dalla fede e radicata nella vita,
è garanzia di formazione alla vera libertà, che non vuol dire: fare quello
che uno egoisticamente vuole o gli fa
comodo, ma scegliere le vie migliori, anche se difficili, per essere felici, per essere attenti e disponibili
alla chiamata del Signore, per essere pienamente e
gioiosamente realizzati come ci dimostra Maria, Madonna degli scout, come indicano i nostri patroni san
Francesco, san Giorgio e san Paolo. Sì, ci accompagni
sempre Maria, Madonna degli Scout, Colei che ha creduto pienamente alla Parola del Signore e si è messa
prontamente in cammino per offrire il suo servizio.
Nel corso dei secoli le popolazioni e le persone
più diverse si sono ritrovate in Maria: i religiosi perché Vergine, i sofferenti perché Addolorata, ogni figlio
perché madre e ogni cristiano in quanto chiamato a
continuare la sua missione di raccogliere in sé e poi
diffondere la fede, in una sorta di maternità spirituale.
Ma qual è l’importanza e il maggior stimolo che
Maria esercita sull’uomo moderno? Che cosa cer21
chiamo ed ammiriamo particolarmente in lei oggi? La
risposta non può che essere personale: gli spunti di
riflessione sono tanti.
Maria è una creatura umana che è stata e continua ad essere particolarmente vicina alla Trinità. Ha
vissuto tutta la vita accanto al Figlio e gli è stata madre. Tutto in lei era in funzione di Cristo, così come
dovrebbe essere per ogni cristiano.
Donna di fede, quando è stato il suo momento
ha saputo dire di sì, aderendo alla proposta di Dio e
rendendosi totalmente disponibile al suo progetto. Il
suo “fiat” è stato essenziale per la storia del mondo
ed invita e stimola ciascuno di noi a dire di sì nelle
migliaia di occasioni in cui siamo interpellati. Maria
ha continuato a camminare per tutta la vita, anche
nei momenti più bui, alla luce della Parola di Dio, con
22
impegno personale e con grande umiltà. È stata una
donna profondamente solidale con i poveri, gli umili
e gli oppressi e ha saputo accettare anche il dolore e
soffrire in silenzio. Queste sue qualità umane semplici
e profonde sono un modello di vita per tutti.
Maria ci è di esempio anche nel rispetto dovuto ad
ogni uomo: ha infatti potuto amare Gesù come uomo
e nello stesso tempo ha adorato in lui il Figlio di Dio.
Come potrebbero essere diversi i nostri rapporti interpersonali se non scordassimo mai che ogni uomo che
incontriamo è immagine vivente di Dio!
Infine possiamo sentire Maria vicina, perché come
tanti di noi, viveva a contatto col mondo e non aveva
una posizione da difendere. È stata sposa e madre,
impegnata quotidianamente nelle umili faccende domestiche, senza mai dimenticare che uno solo è il Maestro, uno solo il Signore: “eccomi” è il suo motto e
“fate quello che vi dirà” il suo messaggio. Non è tanto
l’importanza del nostro compito a renderlo grande,
quanto la fedeltà ad esso, vissuto nell’amore di Dio e
dei fratelli.
Cavalleria e
devozione mariana scout
Il “servizio” di Maria è stato tutto incentrato sul
fare della propria vita un continuo atto di amore a Dio,
da quando gli ha detto per la prima volta “sì” a quando lo ha offerto sulla croce per noi.
È una grande lezione per noi scout! La nostra vita
acquista tutto un valore ed un sapore diverso, quando
la confrontiamo con quella di questa dolce Mamma
che sa sorridere intimamente per le bellezze di Dio,
che sa soffrire pacatamente perché deve dimostrare
a lui che lo ama, che sa prendere lo spunto da ogni
avvenimento per ripetergli: “Grandi cose hai fatto in
23
me… sono la serva del Signore!”.
Furono gli scout cattolici, in modo particolare quelli francesi e quelli belgi, a introdurre nella spiritualità
scout l’indispensabile componente mariana. Infatti
non si può fare a meno di Maria in una vita che vuole essere cristiana, senza recar torto all’invito divino,
senza derogare all’ordine cristiano e senza trascurare
le tenere attenzioni di Dio. La devozione a Maria degli
scout cattolici nasce anch’essa dall’antica Cavalleria
medioevale, prediletta da Baden-Powell, anzi ne è la
logica conseguenza. Infatti, ogni cavaliere era solito
eleggere per sé una nobile dama alla quale dedicava
tutte le proprie imprese e per la quale in ogni momento era preparato ad affrontare rischi e perfino la morte.
Quando un gran numero di quei cavalieri abbrac-
24
ciò la vita religiosa dedicandosi alla difesa della “Terra
santa”, dei pellegrini e dei poveri, la loro dama d’elezione - che essi chiamavano - la “M(i)a Domina=Signora”
diverrà la Madonna, la Donna per eccellenza, la più
grande fra tutte le donne, Maria, la madre di Gesù,
il Figlio di Dio fatto uomo. Così anche in altre lingue:
Our Lady in inglese, Nôtre Dame in francese, Nuestra
Señora in spagnolo, Nossa Senhora in portoghese, Unsere Liebe Frau in tedesco.
Citiamo, per tutti, i Cavalieri del Sovrano Militare
Ordine di Malta. Nel medioevo, il Cavaliere di S. Giovanni di Gerusalemme aveva scelto di conquistare l’amore della più bella, della più alta in nobiltà. La sua
Dama era la regina, la più potente e la più grande delle sovrane, l’imperatrice del cielo, alla quale lo stesso
cuore dell’Onnipotente si sottomette. Per la sua grandezza e la sua gloria, per lei dava il proprio sangue e
la propria vita. Egli ripeteva le invocazioni: “Dac mihi
virtutem contra hostes tuos!”, “Dammi coraggio e forza contro i tuoi nemici!” e il suo amore lo trasformava
in eroe e in santo.
Cavalieri come san Giorgio
A questo punto, a tutti noi è sorta in mente la cara
immagine di san Giorgio. Come non ricordare il nostro celeste patrono, il santo dei cavalieri, il cavaliere
dei santi? Giorgio, il santo: uno dei tre protettori del
movimento scout (con san Paolo e san Francesco). Il
più fantastico, leggendario e romantico, diremmo, dei
tre, anche per l’aura che circonda la sua vita sconfinante nel mito e per questo divenuto soggetto prezioso e privilegiato nell’arte pittorica e plastica, sia in
campo sacro - religioso che in quello laico - profano,
dal Medioevo al Rinascimento: da Simone Martini a
Paolo Veronese, passando per Paolo Uccello, Donatel-
25
lo, Andrea Mantegna, Vittore Carpaccio, Raffaello, il
Parmigianino, il Correggio...
Il più carico di simboli cavallereschi, per il suo ruolo
di cavaliere fissato nell’iconografia, che ne ha fatto un
emblema, un’allegoria e perfino, come indizio della
celebrità e diffusione del suo personaggio, un modo
di essere. Un ventaglio di significati, che si apre nella
Leggenda aurea di Jacopo da Varagine (seconda metà
del Duecento), che delinea i tratti della sua agiografia
con una freschezza e immediatezza che rivaleggia con
i Fioretti di san Francesco di un secolo dopo. Colpisce
ed è degno di rilievo il particolare favoloso e favolistico della cintura della principessa salvata dalle fauci
del drago, con la quale viene legato il collo della bestia, così condotta nella città vicina dove gli abitanti,
in cambio della liberazione dal pericolo, si convertono al cristianesimo: esempio mitologico del fatto che
la fede uccide in noi i mostri (i demoni) generati dal
sonno della ragione (dalla barbarie) del paganesimo
imperante. Campione della cultura e della civiltà cristiana, san Giorgio è simbolo dell’Europa frutto del
cristianesimo (un pensiero caro a S. Giovanni Paolo II).
L’armatura è anche per noi
26
Contro il maligno usiamo anche noi la completa armatura che usò san Giorgio, quella che, nella lettera
agli Efesini (6,10-17) san Paolo descrive dettagliatamente.
“Cinti i fianchi con la verità”. Gesù dice che Satana è il “padre della menzogna” (Gv 8,44). E dice anche: “Io sono la Verità” (Gv 14,6). Quando ci cingiamo
i fianchi della Parola di Cristo, ci sentiamo invincibili
contro qualsiasi assalto e inganno. Quando Satana
tenta di farci credere che bastino il pane, il denaro,
le cose di questo mondo per renderci salvi, rispondia-
mogli con le stesse parole con cui Gesù gli ha risposto
nel deserto: “Non di solo pane vive l’uomo; adorerai
soltanto il Signore Dio tuo”. (Mt 4,10).
“Rivestìti con la corazza della giustizia”. Non con
la giustizia che viene dall’uomo, ma con quella che
viene unicamente da Dio, mediante il sangue di Gesù
Cristo che ci ha giustificati. Il maligno, ingannandoci,
ci induce a peccare e poi, con un inganno ancora più
grande, tenta di metterci dentro un disperato senso di
colpevolezza, impedendoci così di credere al perdono
di Dio e di lasciarci risanare dalla sua misericordia. A
Satana opponiamo la nostra fede in Gesù che è venuto non solo per perdonarci i peccati, ma anche per
cancellarne il ricordo!
“Avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il Vangelo della pace”. Satana non vuole la nostra
27
28
pace; egli tenta di farci morire nel deserto del nostro
peccato e della nostra disperazione. Ma se portiamo
le calzature del “Vangelo della pace” (tutto il Vangelo
è un annuncio e dono di pace), attraverseremo, con
la Pace di Dio nel cuore, il deserto di questo mondo.
“Tenete sempre in mano lo scudo della fede”. È
con questa fede che possiamo spegnere tutti i dardi
infuocati del drago. Dobbiamo sempre rafforzare la
nostra fede mediante la parola di Dio. La fede - ci dice
san Paolo - viene in noi dall’ascolto della Parola di Dio
(cfr. Rm 10, 16 -17).
“Prendete anche l’elmo della salvezza”. L’elmo
protegge la testa del cavaliere. E san Paolo, con questa
immagine, intende dirci: proteggete la vostra mente
dai pensieri negativi, distruttivi, accogliendo in voi i
pensieri di Dio.
“Prendete la spada dello Spirito, cioè la Parola di
Dio”. Che in noi abiti questa Parola! Ricordiamoci che
la Parola di Dio va proclamata in clan, nella comunità dei capi e ripetuta nel silenzio, ma soprattutto va
pregata. Per questo san Paolo aggiunge: “Pregate
inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere
e di suppliche nello Spirito Santo” (Ef 6,18). Teniamo
caro il nostro rosario basco, che diventi la nostra arma
bianca, e agganciamolo nel moschettone di sinistra,
lì dove i cavalieri portano la spada, pronta per essere
impugnata e usata. Ma non solo durante le attività…
Un secondo rosario basco conserviamolo nel portamonete, in modo che quotidianamente ci rammenti
di considerare un tempo per la preghiera.
San Giorgio diventa modello di ogni scout e guida
che affronta l’avventura della vita con le formidabili
“dritte” della nostra legge e della nostra promessa,
come cavaliere ardente, entusiasta, fedele, vittorioso.
Pur tra le mille difficoltà che ne costellano la strada (la
route!) rendendola impervia, stretta come la stessa
croce, troverà pienezza e gioia.
G come Giorgio ovvero, nella lingua del Fondatore
- che ha conservato la radice classica - George, cioè
opera (ergon) della terra (geo): in essa egli svolge la
sua azione cavalleresca a favore della “principessa”
che è la vita, nel suo campo coglie il fiore della gioia.
Vincendo, così, il male che è in noi e nel mondo e conquistando, paolinamente (- secondo l’etimo del nome
dell’apostolo protettore, Paulus, cioè poco, piccolo-:
a poco a poco, gradualmente) la corona di gloria al
termine della “buona battaglia” della fede.
Maria, madre dei
cavalieri del nostro tempo
I cavalieri del medioevo, prima di partire per l’ignoto avventuroso cui erano votati per amore, s’inginocchiavano davanti all’immagine della Madonna. La
sceglievano per loro Dama. Erano uomini che vivevano in un’epoca di ferro: volevano battersi per quella
Donna, volevano purificare la propria vita con l’amore a questa regina. Vegliavano davanti all’altare della
Madonna, e ne riportavano doni preziosi di generosità
e di coraggio, di lealtà e di dedizione. Questa traccia
sicura fu seguita anche dai grandi navigatori: Vasco di
Gama passò la notte precedente il suo grande periplo
29
ai piedi di Maria; così Cabral, lo scopritore del Brasile,
così Magellano e Colombo, che solevano intrecciare
alle proprie iniziali quelle del nome della Vergine.
Vigilare con Maria
Tutti sanno che la nota espressione figurata “passare la notte in bianco” vuol dire: trascorrere una notte insonne… e non solo. L’origine è nel rituale degli
ordini cavallereschi. L’aspirante cavaliere infatti, per
presentarsi purificato alla solenne cerimonia d’investitura che prevedeva il giuramento nelle mani del suo
Signore, la vestizione e la consegna della spada, era
prima condotto in un luogo significativo per trascorrere la notte in solitudine, preghiera e meditazione,
con una simbolica veste bianca adornata dal solo simbolo religioso. Condizione indispensabile per essere
ammesso alla cerimonia era che il candidato vegliasse ininterrottamente, rivolgendosi con devozione alla
Madonna e al suo figlio Gesù. “Per Maria” era il grido
dei cavalieri; “Santa Maria” era scritto sulle prore delle caravelle lanciate alla ricerca di nuove terre; “Santa Maria” furono chiamate le prime missioni fondate
tra le tribù nel nuovo mondo. La Madonna fu fonte e
meta di tutte le aspirazioni più animose, fu realmente la stella fulgente cui guardò il cavalleresco mondo
medioevale.
Le radici sulle quali siamo cresciuti
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L’amore alla Madonna degli scout cattolici che,
come abbiamo visto, risale alle stesse origini del
nostro movimento, è un amore veramente sentito
e grande. Lo dimostrano i nostri bei canti mariani, i
gruppi e le unità a lei dedicati, le edicole in suo onore
costruite o riparate sui sentieri di montagna, il rosario
basco che portano nel lato sinistro del cinturone, dal
giorno della loro Promessa... Poi quando viene maggio, ricordiamo che non è solo il mese delle rose. La
rosa è il fiore più bello che scegliamo per dire a qualcuno il nostro affetto. È per questo che vogliamo scegliere per Maria il mese di maggio. Le rose più gradite
sono quelle che manifestano la bontà del nostro animo, la dolcezza dei nostri sentimenti e l’impegno della nostra vita: occorre un “forte cuore” nella “strada
tanto lunga” che dobbiamo percorrere. Noi puntiamo
lo sguardo su “orizzonti lontani” e abbiamo bisogno
di luce, di tanta luce. Abbiamo bisogno di un cuore di
Mamma che sappia sorriderci ed infonderci coraggio.
31
3.
Preghiere e canti
scout a Maria
La Madonna in pillole - 3
34
QUALI SONO I DOGMI MARIOLOGICI?
Essi sono:
• la Divina Maternità di Maria (il titolo Madre di Dio:
“Theotokos” fu dato nel Concilio di Efeso, anno 431);
• la sua Immacolata Concezione (Pio IX, Ineffabile Deus
- 8 dicembre 1854);
• la sua Verginità perpetua (Concilio Lateranense, anno
649);
• la sua Assunzione in cielo (il ven. Pio XII, Munificentissimus Deus - 1 novembre 1950).
Questi dogmi, anche se proclamati successivamente lungo la storia della Chiesa, sono contenuti nella Rivelazione
divina e sanciscono la fede sempre creduta fin dalle origini
della Chiesa. Essi servono a definire tale fede in modo più
preciso, solenne e definitivo.
«Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell’autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma,
cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad
un’irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute
nella Rivelazione divina, o anche quando propone in modo
definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione» (CCC 88).
«I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra
vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno
aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede» (CCC 89).
IN CHE SENSO MARIA È CHIAMATA LA MADRE DI DIO?
• La Chiesa proclama Maria la Madre di Dio, in quanto Gesù,
che è veramente suo Figlio secondo la carne, è Figlio generato dall’eterno Padre nella natura divina, la seconda
Persona della Santissima Trinità: Dio egli stesso. Gesù
Cristo è «per natura Figlio del Padre secondo la divinità,
per natura Figlio della madre secondo l’umanità, ma propriamente Figlio di Dio nelle sue due nature» (Concilio del
Friuli, Simbolo, anno 796).
•
•
•
•
• Madre di Dio, “Theotokos”, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel V secolo, esattamente nel Concilio di
Efeso del 431, ma affermatosi nella devozione del popolo
cristiano già a partire dal III secolo. Dal titolo di Madre di
Dio derivano poi tutti gli altri titoli con cui la Chiesa onora
la Madonna, ma questo è il fondamentale.
• Dopo il Concilio di Efeso si registrò una vera esplosione
di devozione mariana e furono costruite numerose chiese
dedicate alla Madre di Dio. Tra queste primeggia la basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. La dottrina concernente Maria, Madre di Dio, trovò inoltre nuova conferma
nel Concilio di Calcedonia (451), in cui Cristo fu dichiarato «vero Dio e vero uomo (...) nato per noi e per la nostra salvezza da Maria, Vergine e Madre di Dio, nella sua
umanità» (DS 301). Com’è noto, il Concilio Vaticano II ha
raccolto in un capitolo della Costituzione dogmatica sulla
Chiesa, Lumen gentium, l’ottavo, la dottrina su Maria, ribadendone la divina maternità. Il capitolo s’intitola: “La
Beata Maria Vergine, Madre di Dio, nel mistero di Cristo e
della Chiesa”.
QUALE SIGNIFICATO HA
L’ASSUNZIONE DI MARIA IN CIELO?
La sua assunzione in cielo, anima e corpo, significa:
- una piena conformità al Figlio suo, che ha vinto la morte;
-una particolare partecipazione di Maria alla risurrezione
del suo Figlio;
- una singolare anticipazione e prefigurazione della nostra risurrezione, che avverrà alla fine dei tempi: ci manifesta
il senso e il destino del corpo santificato dalla grazia.
- Nel corpo glorioso di Maria, la stessa creazione materiale comincia ad avere qualcosa del corpo risuscitato di Cristo.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
35
Le preghiere e i canti raccolti in
questo capitolo ci aprono gli occhi su
orizzonti infiniti, dove ci vuole condurre la nostra madre del Cielo: madre di Gesù e madre nostra. Resta
comunque valida la raccomandazione del fondatore
Baden-Powell quando ci sollecita alla spontaneità e al
ringraziamento, nel bere la bell’aria di Dio.
Da: Taccuino, Nuova Fiordaliso, Roma 1997, p.28.
p.213. “Un ragazzo dovrebbe imparare a pregare, non
a recitare le preghiere. A lui darei i tre insegnamenti seguenti, da includere in preghiere che gli lascerei
formulare con parole sue, non in rigide frasi formali
tramandate per occasioni prestabilite e che il ragazzo comprende solo in piccola parte: a) gratitudine per
le grazie ricevute; b) impegno a contraccambiare con
“buone azioni” fatte agli altri; c) richiesta di aiuto per
rimanere fedele ai propri buoni propositi. […] Con gli
scouts insisto anche che uno scout dovrebbe pregare
almeno mattino e sera, e anche in altri momenti della
giornata. Basta una breve frase come: “O Dio, grazie
per questo bel momento. In cambio cercherò di fare
ancor meglio il mio lavoro. Benedici gli altri”. Simili
preghiere, unitamente ad un ringraziamento dopo un
bel gioco o una bella giornata ecc. promuovono un’abitudine di comunione personale con Dio che può rimanere per tutta la vita.
Da Il Manuale dei Lupetti, Nuova Fiordaliso, Roma
1999, p.196. “Se unite la preghiera agli esercizi, potete dire a Dio, mentre guardate così il cielo: “Io sono
tuo dalla testa ai piedi” e bevete la bell’aria di Dio (attraverso il naso e non attraverso la bocca).
Da Il Manuale dei Lupetti, Nuova Fiordaliso, Roma
1999, p.60. “Vi s’insegna a recitare una preghiera di
ringraziamento prima dei pasti, ed un ringraziamento
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dopo. Bene, penso che dovreste fare lo stesso dopo
ogni cosa di cui avrete goduto, sia essa un buon pasto,
o un bel gioco, o una giornata piacevole. Dio vi ha concesso quel piacere e perciò dovrete ringraziarLo per
questo, proprio come ringraziereste qualsiasi persona
che vi abbia donato qualche cosa che vi sia piaciuto”.
Preghiera alla
Madonna della strada
Da Don T. MORONI, «La Strada del Roverismo»,
Ed. Clan delle vette, Parma,1963
Nostra Signora della Strada
e delle nostre comunità rover,
veglia su di noi.
Fa’ che non prendiamo una falsa direzione:
illuminaci nel momento in cui la strada
si biforca verso il bene o verso il male…
Nel momento in cui vorranno fermarci
a lato della strada,
richiamaci il nostro ideale…
Quando la fatica, l’insuccesso, l’egoismo degli altri
o il male ci demoralizzano,
dacci forza e conforto…
Nel momento dell’arrivo sii presente a riceverci…
e completa così la tua opera
conducendoci maternamente
fino al luogo del riposo. Così sia.
37
Nostra Signora
Da «L’Esploratore» n. 5 / 1952, testo di H. Oger o.p.
Tu sei, Nostra Signora,
presente a tutti i nostri campi,
dovunque e sempre benevola.
I nostri lupetti che lasciano, fieri,
per la prima volta, la casa paterna,
i nostri scout e le nostre guide,
i nostri clan di rovers
dovunque hanno sentito la Tua presenza
e la Tua grazia.
Tu fai parte dei nostri campi, o Signora,
e non oseremmo cominciarne uno solo,
senza essere sicuri che sei con noi,
sempre presente e sempre materna.
Tu allontani il nemico che sta in agguato
intorno ai nostri campi,
Tu metti un cerchio di protezione
intorno alla nostra giovinezza,
perciò ogni mattina ti preghiamo, o Signora,
di vegliare sul nostro campo e su quello degli altri.
I fiori dei campi adornano la Tua edicola,
la sera alziamo verso di te i nostri cuori.
Perciò veglia sui nostri ragazzi, o Signora,
sui ragazzi, che si avventurano nella vita.
Fa’ che la Tua immagine e la Tua grazia
li trattengano se si accostano al male,
li conservino puri,
fieri e gioiosi,
cristiani puri,
cavalieri fieri,
felici cittadini di questo mondo
di cui sei, o Signora, la regina.
Veglia sui tuoi figli, tutti i tuoi figli,
gli scout e tutti gli altri,
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i figli grandi, i ragazzi grandi,
le tue figlie che sono un po’ le nostre sorelle,
poiché ci sei, o Signora,
Capo e Madre,
Modello e Orgoglio.
Preghiera dello scout
davanti alla Madonna
Mons. Paolo Magnani (vescovo di Treviso dal 1989 al 2004)
O Maria,
tu che vivi accanto a tuo Figlio Gesù,
volgi il tuo sguardo di madre su noi,
tuoi figli scout;
stendi il tuo manto celeste
e, sulle strade della vita,
proteggi il nostro cammino.
Tu, con la pazienza di madre,
insegnaci la strada dell’amore,
per essere capaci di amare sempre.
Insegnaci la strada della bontà,
per servire i fratelli che sono nel bisogno.
Insegnaci la strada della semplicità,
per godere delle bellezze del creato.
Insegnaci la strada della mitezza,
per portare nel mondo la pace.
O Maria, fa’ che il nostro sguardo
sia rivolto a te, per non perdere di vista,
in questo cammino terreno,
il traguardo della nostra vita:
l’incontro con Gesù Cristo,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen!
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Preghiera del ven. Papa Pio XII
alla Beata Vergine,
regina delle guide e degli scout
Roma,11 ottobre 1954, festa della Maternità della Beata Vergine Maria
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Regina del mondo,
sostegno e forza della milizia cristiana,
Maria,
quella fiorente gioventù che vedi oggi ai tuoi piedi,
spirante arditezza per le sante battaglie della vita,
ti saluta sua condottiera e presidio.
Al tuo valido patrocinio essa affida
le promesse che ne impegnano l’onore
al cospetto degli uomini e di Dio.
Alta è la meta
a cui gli statuti dell’esploratore sospingono;
forze ostili operano, purtroppo,
dentro e intorno a noi;
ardua la lotta per mantenerci puri e forti.
Perciò offriamo a te, o madre,
il nostro cuore, perché lo ravvivi e lo sorregga
con la grazia di Cristo.
Da te sorretto, o Maria,
e in materna tutela educati al sentimento
dell’onore e della responsabilità,
saremo in ogni nostro gruppo, reparto e branco lievito salutare, specchio di integrità di vita
e di purezza di costumi, di pietà sincera
e di fedeltà al dovere,
di stima del lavoro e di fraterna carità
in dedizione pronta, modesta, disinteressata.
Esaudisci, o madre, l’ardente supplica
che oggi da ogni parte d’Italia
la grande famiglia degli esploratori cattolici
innalza al tuo trono.
Sia essa per i tuoi meriti,
pacifica legione di anime
votate a Gesù Cristo
e agli interessi del suo Regno;
valorosa milizia di cuori
senza macchia e senza paura.
Sia loro premio quaggiù lottare con l’esempio
per una gioventù pura e forte,
gelosa della fede che ha fatto grande la Patria.
Sia loro ambizione servire Iddio, la Chiesa, i fratelli.
Sia loro conforto nel lavoro e nel sacrificio
la fede incrollabile nel tuo Figliolo.
Nella salda speranza di glorificarlo un giorno
con te nella beata eternità.
Così sia.
Preghiera di
San Giovanni XXIII
(Composta il 10 luglio 1962, in occasione del
6° Campo nazionale Esploratori,
su richiesta di mons. Ettore Cunial, A.E. Centrale Asci
e pubblicata su «L’Esploratore» n. 9/1962.)
O Maria,
il tuo nome mi sta sulle labbra e nel cuore,
dal primo avviarsi della mia vita.
Dall’infanzia ho imparato ad amarti come madre, ad
invocarti nei pericoli,
a confidare nella tua intercessione.
Tu leggi nel mio animo
la brama che ho di scrutare la verità,
di praticare la virtù,
di essere prudente e giusto,
forte e paziente,
a tutti fratello.
O Maria!
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Sostieni il mio proposito
di vivere da fedele discepolo di Gesù,
per edificare la società cristiana
ed allietare la Chiesa Cattolica.
Te, madre, saluto mattina e sera;
te, lungo la strada invoco,
da te attendo l’ispirazione e il conforto
per coronare i sacri impegni
della mia terrena vocazione,
dar gloria a Dio,
raggiungere l’eterna salvezza.
O Maria,
come te a Betlemme e sul Golgota,
anch’io voglio restare sempre accanto a Gesù,
re immortale dei secoli e dei popoli.
Amen.
Maria, terra del cielo
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Per l’Oriente come per l’Occidente cristiano - al di
là di formulazioni differenti - la Dormizione-Assunzione di Maria è un segno delle “realtà ultime”, di ciò
che deve accadere in un futuro non tanto cronologico
quanto di “senso”, un segno della pienezza cui i nostri
limiti anelano: in lei intuiamo la glorificazione che attende il cosmo intero alla fine dei tempi, quando “Dio
sarà tutto in tutti” (1Cor 12,28) e in tutto. È la porzione di umanità già redenta, figura di quella “terra promessa” cui siamo chiamati, lembo di terra trapiantato
in cielo. Un inno della Chiesa ortodossa serba canta
Maria come “terra del cielo”, terra, adamah da cui noi
come lei siamo tratti (cfr. Gen 2,7), ma terra redenta,
cristica, trasfigurata grazie alle energie dello Spirito
Santo, terra ormai in Dio per sempre, anticipazione
del nostro comune destino.
Santa Maria
madre del Signore
la tua fede ci guida.
Volgi lo sguardo verso i tuoi figli,
“Terra del cielo”.
La strada è lunga
e su di noi la notte scende.
Intercedi presso il Cristo,
“Terra del cielo”.
Memorare
Ricordati, o piissima Vergine Maria,
non essersi mai udito al mondo
che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio,
implorato il tuo aiuto,
chiesto la tua protezione
e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza,
a te ricorro, o madre,
Vergine delle vergini,
a te vengo e, peccatore contrito,
innanzi a te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma ascoltami propizia ed esaudiscimi.
Amen.
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Alla nostra Signora della Strada
La “Madre di tutti gli Esploratori” ha alcuni canti e
alcune immagini che rimangono stampate nel cuore
di chi ha avuto occasione nella sua giovinezza di aver
fatto parte della grande famiglia degli scout.
Quante volte abbiamo invocato l’aiuto e la guida
della Madonna, cantando assieme questo bellissimo
canto a lei dedicato!
Fu composto a quattro mani da mons. Andrea
Ghetti (Milano 1912-Tours 1980), sacerdote milanese,
per tutti Baden, assieme al fratello Vittorio, durante
la II guerra mondiale. La musica invece è tratta da un
canto della Guerra dei Trent’Anni (1618 - 1648). Ancora oggi gli scout e le guide di tutta Italia si uniscono
nella devozione a Maria cantando questa canzone,
alla partenza di un campo mobile o di un’impegnativa
attività.
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Madonna degli scout, ascolta, t’invochiam,
concedi un forte cuore a noi che ora partiam!
La strada è tanto lunga il freddo già ci assal;
respingi tu regina, lo spirito del mal.
E il ritmo dei passi ci accompagnerà:
Là verso gli orizzonti lontani si va.
E il ritmo dei passi ci accompagnerà:
Là verso gli orizzonti lontani si va.
E lungo quella strada non ci lasciare tu,
nel volto di chi soffre facci trovar Gesù.
Allor ci fermeremo le piaghe a medicar
e il pianto di chi è solo sapremo consolar.
E il ritmo dei passi...
Lungo la strada bianca la croce apparirà:
è croce che ricorda chi ci ha lasciato già.
Pur tu sotto una croce Maria restasti un dì;
per loro ti preghiamo sommessamente qui.
E il ritmo dei passi...
Forse lungo il cammino qualcuno s’arresterà,
forse fuor della pista la gioia cercherà.
Allora madre nostra non lo dimenticar
e prendilo per mano e sappilo aiutar.
E il ritmo dei passi...
Or sulla strada andiamo, cantando, esplorator;
la strada della vita: uniamo i nostri cuor!
Uniscici Maria, guidandoci lassù
alla casa del Padre, nel gaudio di Gesù.
E il ritmo dei passi...
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Risulta doveroso precisare che questo canto della tradizione Asci, spesso citato come “Madonna degli scout” è bensì intitolato “Alla nostra Signora della
strada”.
Siccome incomincia proprio con le parole: “Madonna degli scout” viene spesso confuso con il seguente, propriamente intitolato: “Alla Madonna degli
scout” e che invece è più spesso conosciuto come: “O
Vergine di luce”, “Scende la sera”, oppure “Madre degli esplorator”.
Fu scritto da Jacques Sevin (Lilla 1882-Boran sur
Oise 1951) con il titolo originario “Notre Dame des
Eclaireurs” e pubblicato per la prima volta in Francia
su “Les chansons des Scouts de France”. Compare in
italiano su “Canti di mezzanotte” (Commissariati regionali lombardi Asci e Agi). La traduzione è pressoché
testuale, titolo incluso.
Alla Madonna degli Scout
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Scende la sera e distende
il suo mantello di vel
ed il campo calmo e silente
si raccoglie nel mister.
O vergine di luce,
stella dei nostri cuor,
ascolta la preghiera,
madre degli esplorator.
O delle stelle Signora
volgi lo sguardo quaggiù
dove i tuoi figli sotto le tende
ti ameranno sempre più.
O vergine di luce,...
O tu più bianca che neve
nel tuo mantel verginal
con la dolcezza tua lieve
ci proteggi contro ogni mal.
O vergine di luce,...
Come le tende a noi care
s’avvolgono nel partir
così avvolgici col tuo pregare
quando saremo per morir.
O vergine di luce,...
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A Maria
Maria le coccinelle tralascian di danzar.
Al limitar del bosco si fermano a cantar
la notte e le sue stelle invitano a pregar.
Ti offriamo la nostra gioia. È bello insieme star!
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Completa la quaterna dei canti mariani scout, in
lingua italiana, la tenera aria-lupetto:
Mamma del Cielo
Mamma del Cielo, Vergine Santa,
a te d’intorno il branco canta,
Fa’ che ci amiamo come fratelli
mentre la pista noi percorriam.
Mamma del Cielo, rendici tu
cortesi e buoni come Gesù.
Fa’ che io ami ogni vicino
come se fosse Gesù Bambino,
del mio meglio fare prometto
per diventare un tuo lupetto.
Al Cuor divino stringimi tu,
come stringevi a te Gesù.
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A Notre Dame
Parole di E. J. Regrettier; Musica di C. Geoffrey
Quand vient la soir d’une belle journée
E âpres de vous la ment est rassemblée,
Vierge Marie et d’un seul cœur les louveteaux
vous présent
Refrain: - Vos louveteaux, ô Notre Dame
Ne sont encore que des enfants
Mais ils vous apportent leurs âmes
De simples cadeaux et leurs chants.
2. - Voici les fleurs que nous avons cueillies
Parmi les bois, les champs ou les prairies,
Fraîches et belles puissent nos cœurs demeurer
purs comme elles !
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3. – Voici les joies que nous avons goutées
Le clair soleil, les jeux, la vie aisée
Dans la nature
Gardez le monde, avec ses créatures
4. - Voici la ronce et l’épine et l’ortie
Dont notre chair sortit un peu meurtrie
Par la souffrance. Qu’à nos péchés, serve la
pénitence !
5. - Voici les bois, les ruisseaux, la verdure.
Voici la nuit qui donne à la nature
Calme et silence.
Dans l’avenir, nous gardons confiance!
Alla nostra Signora
1. - Quando viene la sera di una bella giornata, la
mente si unisce a te, oh Vergine Maria e in un sol
cuore, i lupetti si presentano a te.
Ritornello: - I tuoi lupetti, oh Nostra Signora, sono
ancora bambini, ma essi ti portano le loro anime, dei
semplici doni e i loro canti.
2. - Qui ci sono i fiori che abbiamo raccolto tra i
boschi, campi e prati, Freschi e belli, possano i nostri
cuori rimanere puri come loro!
3. - Qui ci sono le gioie che abbiamo gustato: il sole,
i giochi, la vita semplice. Nella natura conservare il
mondo con le sue creature.
4. - Ecco la spina e il rovo e l’ortica, dai quali la nostra
carne vien fuori un po’ ammaccata per la sofferenza.
Che ai nostri peccati serva da penitenza!
5. - Qui i boschi, i ruscelli, il verde, questa è la notte
che dà alla natura, la calma e il silenzio.
Per il futuro, restiamo fiduciosi!
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Vierge de la Route
1. – Reine de la route... vierge nous vous saluons. Que le mal redoute, mère
nous vous saluons
Vierge aimable, mère admirable, joyeusement nous vous chantons.
2. - Gerbe épanouie... fontaine de vie,
3.- Edelweiss des cimes... échos des abimes,
4.- Calme des vallées... étoile espérée,
5. - Très blanche églantine... rose sans épine,
6. - Soleil des tristesses... force des faiblesses,
5. - Clarté des eaux vives... ombrage des rives,
6. - Fraicheur apaisante... brise reposante,
9. - Soyez notre guide... soyez, notre égide,
10. - Que votre tutelle… nous rende fidèle...
11. - Montrez-nous voie... qui mène à la joie.
12. – Que vos mains bénies... au ciel nous
convient.
Vergine della strada
Regina della strada… vergine noi vi salutiamo. Tu
che resisti al male, Madre noi vi salutiamo. Vergine
amabile, Madre ammirabile, gioiosamente noi vi
cantiamo
2. - Bocciolo di gerbera... fonte di vita. 3. Edelweiss delle vette... eco degli abissi. 4. - Silenzio
delle valli... stella attesa. 5. – Bianchissima rosa
canina... rosa senza spine. 6. – Sole nelle nostre
52
tristezze... forza nelle debolezze. 5. - Trasparenza
delle sorgenti ... ombra dei ruscelli. 6. – Frescura
che quieta... brezza che rilassa. 9. – Sii tu la nostra
guida ... sii tu nostra difesa. 10. – Che la tua tutela…
ci renda fedeli... 11. - Mostraci la strada... che porta
alla gioia. 12. - Lascia che le tue mani benedette... ci
conducano verso il cielo.
Notre-Dame des champs
I - Par le bois e les plaines,
par le champs semés de fleures,
o Vierge souveraine garde tes éclaireurs, (bis).
II - Au jour la trompe sonne,
quand s’éveillent tous les nids.
Sous le ciel qui rayonne.
Mère, accueille tes fils (bis).
III - Quand les fanions palpitent
au grand soleil de midi,
entends, le camp récite
l’Angelus de jadis (bis).
IV - Sous nos fragiles tentes,
quand la nuit descend sur nous
ta main douce et puissante
rend le sommeil plus doux (bis).
53
Madonna dei campi
I - Nel boschi e pianure, per campi cosparsi di fiori,
o Vergine sovrana difendi i tuoi esploratori. (bis)
II - Al mattino suona la tromba, quando si svegliano
tutti i nidi, sotto il cielo splendente,
Madre accogli i tuoi figli (bis).
III - Quando le bandiere si agitano al vento, al grande
sole di mezzogiorno, ascolta il campo che recita
l’Angelus di un tempo (bis).
IV - Sotto le nostre fragili tende, quando la notte
scende su di noi, la tua mano delicata e potente,
renda il sonno più dolce (bis).
54
4.
Imprese scout
per Maria
La Madonna in pillole - 4
56
QUAL È LA RELAZIONE TRA MARIA E LA TRINITÀ?
Esiste una particolare relazione tra Maria e la Santissima
Trinità, nei confronti della quale, ella è figlia-sposa-madre:
Figlia di Dio Padre, Sposa dello Spirito Santo, Madre del
Figlio di Dio fatto uomo.
QUAL È LA RELAZIONE TRA MARIA E DIO PADRE?
Le opere meravigliose compiute in Maria sono frutto
dell’azione primaria e gratuita di Dio Padre. Al libero
dono di grazia e di salvezza di Dio, Maria risponde con la
sua pronta e totale adesione di fede. «Beata colei che ha
creduto nell’adempimento delle parole del Signore!» (Lc
1,45). «Sin dalle origini, Maria ha costituito il grande segno,
dal volto materno e misericordioso, della vicinanza del Padre
e di Cristo, con i quali ci invita a entrare in comunione»
(Documento di Puebla, n. 282, anno 1979). Scegliendola
come madre dell’intera umanità, il Padre celeste ha voluto
rivelare la dimensione per così dire materna della sua divina
tenerezza e della sua sollecitudine per gli uomini di tutte le
epoche.
QUAL È LA RELAZIONE FRA MARIA E LO SPIRITO SANTO?
• Il mistero della Vergine Madre pone in risalto l’azione dello
Spirito Santo, che ha operato nel suo seno il concepimento
del bambino e ha continuamente guidato la sua vita. I
titoli di Consolatrice, Avvocata, Ausiliatrice, attribuiti a
Maria dalla pietà del popolo cristiano, non offuscano, ma
esaltano l’azione dello Spirito Consolatore e dispongono i
credenti a beneficiare dei suoi doni.
• La cooperazione di Maria con lo Spirito Santo, manifestata
nell’annunciazione e nella visitazione, si esprime in un
atteggiamento di costante docilità alle ispirazioni del
Paraclito.
• Da vera donna di preghiera, la Vergine chiedeva allo Spirito
Santo di completare l’opera iniziata al concepimento
perché il bimbo crescesse «in sapienza, età e grazia
davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Sotto questo
profilo Maria si presenta come un modello per i genitori,
mostrando la necessità di ricorrere allo Spirito Santo per
trovare la via giusta nel difficile compito educativo.
• Senza dubbio fu presente all’effusione dello Spirito il
giorno di Pentecoste. Lo Spirito che già abitava in Maria,
avendo operato in lei meraviglie di grazia, ora ridiscende
nel suo cuore, comunicando doni e carismi necessari per
l’esercizio della sua maternità spirituale.
• Maria partecipa alla vita e alla preghiera della prima
comunità cristiana. San Luca rileva che la comunità alle
origini della Chiesa è composta non solo di apostoli e
discepoli, ma anche di donne, tra le quali Luca nomina
unicamente «Maria, la madre di Gesù» (At 1,14).
• Anche ora nella vita della Chiesa «Ella è chiamata dallo
stesso Spirito a cooperare in modo materno con lui. Egli
risveglia continuamente alla memoria della Chiesa le
parole di Gesù al discepolo prediletto: “Ecco tua madre!”,
e invita i credenti ad amare Maria come Cristo l’ha amata.
Ogni approfondimento del legame con Maria permette
allo Spirito un’azione più feconda per la vita della Chiesa»
(S. Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledì, 9 dicembre
1998).
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
57
58
Una ricerca sulle realizzazioni
concrete della devozione degli Scout
nei confronti di Maria santissima ha
portato alla scoperta di venticinque
imprese compiute in muratura, in ceramica, o in bronzo che mostrano in edicole o in monumenti alcune attività scout nel mondo.
1938 - Fondata nel 1132, “Notre-Dame
d’Orval” è una delle abbazie cistercensi più
significative del Belgio. L’abbazia fu ricostruita a partire dal 1926 sulle fondamenta del
monastero distrutto durante la rivoluzione francese. Qui, al di sopra delle rovine, è
stata costruita anche la cappella dedicata
alla Madonna degli Scout sulle fondamenta
della cappella di Notre-Dame de Montaigu,
edificata all’inizio del XVII secolo e distrutta dai soldati
francesi, nel 1793. Questa cappella fu eretta in memoria del ruolo attivo che gli Scout cattolici ebbero
durante il restauro dell’abbazia tra il 1926 e il 1929.
Fu dedicata alla Madonna degli Scout ed inaugurata
ufficialmente sia dalla Fédération des scouts catholiques Belges di lingua francese (FSC) che dalla Verbond
der Katholieke Scout di lingua fiamminga (VVKS), il 14
agosto 1938, al termine dei festeggiamenti del venticinquesimo anniversario dello Scautismo cattolico in
Belgio. La cappella della “Madonna degli Scout” ha
costituito nelle Ardenne, terra privilegiata per i campi
estivi, un luogo propizio dove gli Scout possono spiritualmente rigenerarsi.
59
1947 - Nell’immediato secondo dopoguerra, lo scultore
Sesto Americo Luchetti (Macerata 1909 - 2006) realizzò in
rame un bassorilievo raffigurante la Madonna degli Scout.
Una copia decorava la sede del
gruppo Asci Macerata 1 ed una
seconda fu affidata al contingente Asci italiano che partecipò al sesto Jamboree mondiale
che si svolse a Moisson (F) dal
6 al 20 agosto 1947. Al termine
del Jamboree fu donata al Bureau organizzativo dell’evento.
Per iniziativa di Renzo Menichelli, dal calco della formella
gli esploratori del reparto del Macerata 1 stamparono
alcune cartoline e forgiarono medaglie ricordo in argento, incidendo, nel verso, la decorazione del giglio
dell’Asci col suo motto Estote Parati e la scritta: “La
vita per il Signore, la mano per il fratello, la voce per
i canti della gioia”. Ci sono testimonianze che diversi
sono i frutti di questa immagine.
60
1947 - In questi anni viene divulgata
l’immagine dell’interessante bassorilievo in
ceramica di Umberto Mastroianni (Fontana
Liri 1910 - Marino 1998). Ci mostra la Vergine mentre accoglie con materna tenerezza
l’omaggio di un esploratore. Qui Gesù Bambino, stando in braccio a Maria santissima,
accarezza la testa dello scout che con zaino
e cappellone sta marciando.
La vasta e diversificata produzione di questo celebre artista va dalle sculture ai bassorilievi, dalle terrecotte agli ori, alle incisioni e fu
presentata in significative mostre antologiche
a Firenze (1981, Forte del Belvedere), a Milano (1989, Rotonda della Besana), a Hakone
(1990, Hakone Open Air Museum), a Castel
Ivano presso Trento (1993). Mastroianni ottenne anche numerose commissioni pubbliche.
1952 - A Milano, nella sacrestia della cappella
“San Giorgio” in Via Burigozzo, 11, è possibile ammirare un dipinto, olio su tela, con dimensioni 145 x
66 che raffigura “La Madonna degli scout”. L’autore
è il pittore Piero Cattaneo (Bergamo, 1929 – Bergamo, 2003), che nel 1950 aveva già partecipato alla
“VI Mostra d’Arte Sacra Angelicum” e in quegli anni
aveva inaugurato la sua prima personale alla “Galleria della Rotonda” di Bergamo. Prima della ristrutturazione della Casa Scout, questo quadro si trovava
nella cappella originale e tuttora rimane in attesa di
una degna collocazione.
Nella medesima sacrestia è rintracciabile anche
un olio su tela (73 x 47) che raffigura “Madonna
dei lupetti”. (Fonte: Centro Documentazione Ente
Educativo “Mons. Andrea Ghetti”-Agesci Lombardia - Via Burigozzo, 11 - 20122 Milano, Sito web:
61
http://www.monsghetti-baden.it/ - E-mail: csd@
monsghetti-baden.it. Cfr. “Percorsi”, periodico
quadrimestrale, n. Febbraio 2014.)
62
1954 - Nella storica sede milanese dell’Asci e
quindi dell’Agesci si può ammirare la scultura della
“Madonna dello scout”. La statua ha un’altezza di
120 cm e poggia su un basamento, ampio 80x65
con h. 10. Risulta provvisto di due lunghe aste
scorrevoli, atte al trasporto durante le processioni. L’esecuzione era stata affidata ad un esperto
artigiano, nel senso più nobile e alto del termine,
Franco Molteni (Cantù 1912 – Cantù 2001) scultore,
erede della tradizione lombarda, che ha lavorato a
contatto con Giò Ponti e con Lucio Fontana. Un artista che ha saputo esprimere nella sua Madonna dello
scout, negli sguardi che si incontrano, nella postura
della Madonna che posa delicatamente una mano sul
capo del giovane scout inginocchiato davanti a lei, il
duplice sentimento di affidamento e di protezione, di
richiesta e di accoglimento.
La statua fu portata in processione inaugurale al
San Giorgio regionale del 1954, San Giorgio che si
svolse a Gavirate. Ne è testimonianza una foto che la ritrae portata a spalle da alcuni scout in una
scia di giovani guidati da Baden.
La statua ha anche accompagnato
lo storico pellegrinaggio nazionale a Lourdes del 28 luglio-5 agosto
1954, non potendo però essere
portata in processione per disposizione delle autorità locali.
Fu usata in Lombardia, soprattutto in occasione delle feste di
San Giorgio, durante gli anni ‘50.
Dal settembre 2013 è stata trasferita nella cappella di
San Giorgio in Via Burigozzo.
1954 - A 4061 m, sulla vetta del Gran Paradiso, la
più alta montagna interamente italiana, troneggia una
statua di Maria santissima, in lega d’alluminio, alta
120 cm. Il Commissariato piemontese dell’Asci fece
fabbricare a Torino quest’effigie, su idea del prete alpinista piemontese, don Pierino Balma.
1961 - Il 9 luglio, in preparazione al “Sesto campo nazionale esploratori Asci” (svoltosi nel luglio ‘62),
gli scout di Grosseto innalzarono sulla vetta più alta
della loro provincia, il monte Amiata (m 1734), una
statua marmorea intitolata: “Madonna degli Scout”.
Dopo un pellegrinaggio di dieci giorni lungo i paesi
grossetani, alla presenza di cinquemila fedeli, insieme
alle autorità e naturalmente agli Scout toscani, prese dimora l’opera alta m 2,20, dal
peso di dodici quintali, che poggia
su un enorme e slanciato traliccio
in ferro a simboleggiare i tre punti
della promessa scout.
1962 - A Lourdes (F), per ricordare i trent’anni del Camp des
Jeunes ed il capo clan FB Jacques
Astruc (1903-1959), il 23 luglio
1962 venne fatta costruire dal
Clan des Hospitaliers NDL un’edicola dedicata a Notre Dame de
l’Accueil (ma tutti la citano come
Madonna degli scout).
63
1980 - La devozione a Maria nello Scautismo ebbe
un grande impulso grazie a don Sandro Crippa (1934
- 1999) e al suo santuario mariano di Soviore (Cinqueterre, SP). Nel 1974 don Sandro fu uno dei fondatori
del “Centro Studi ed Esperienze scout Baden-Powell”,
divenendone Assistente Ecclesiastico alla morte di
mons. Andrea Ghetti (Baden) nel 1980. Il Centro Studi iniziò a promuovere, insieme alla comunità scout
di Soviore, le Route di Pasqua, che don Sandro ospitò
per vari anni al santuario. Egli era ovviamente anche
Assistente delle Route di Natale (che invece hanno
sempre avuto un carattere itinerante per l’Italia).
1990 - Con l’autorizzazione delle tre amministrazioni comunali limitrofe, la comunità Masci del Pesaro
1, su iniziativa del Masci marchigiano, realizzò l’erezione di un alto cippo marmoreo, dedicato alla Madonna
degli scout, in località Infilatoio a 1500 metri slm, sulla
sella del Monte Catria (PU). La formella di bronzo è
stata realizzata dal calco donato dallo scultore conterraneo Sesto Americo Luchetti, il medesimo scultore
qui citato altre due volte, perché questa stessa immagine mariana si trova anche a Lourdes, a Moisson ed è
stata riprodotta in cartolina e in medaglia. Porta come
didascalia il verso del canto “Madonna degli scout,
ascolta, t’invochiam”. Alla cerimonia d’inaugurazione
del 25 aprile 1990 parteciparono rappresentanze delle tredici comunità Masci nelle Marche e dei gruppi
Agesci, Fse, Cngei della Provincia di Pesaro. Monsignor
Mario Cecchini, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli,
celebrò la S. Messa al campo e benedisse l’immagine.
64
1993 - La comunità. Masci “P. Pizzimenti” di Villa san Giovanni (RC) ha inaugurato al “Parco Masci”
un’artistica Madonna degli scout opera dello sculto-
re Ettore Mercuri. La statua, formata da un gruppo
scultoreo, che rappresenta la Madonna ed un esploratore che gioca con uno scoiattolo, è situata su un
basamento a forma di tronco di piramide esagonale
alto un metro e mezzo. In ogni lato sono rappresentati
con quadri in rilievo i punti della legge scout. L’opera
è molto bella e significativa e completa così il “Parco
Masci” secondo il progetto iniziale.
1990 – A Villafranca di Verona si può ammirare un
gruppo monumentale realizzato in gesso, costituito
da Maria santissima che abbraccia familiarmente una
guida e un esploratore.
1998 - Durante l’assemblea della Zona di Forlì,
i capi unità dei 17 gruppi Agesci si sono ritrovati, in
unione con il proprio Vescovo mons. Vincenzo Zarri,
per la benedizione della maiolica “Madonna delle guide e degli scout”. Autrice della maiolica costituita da
nove piastrelle è la ceramista Daniela Paganelli, capo
“storico” del gruppo Forlì 2. L’opera si può ammirare in Via Solferino, 21 nella sede che accoglie la Zona
Agesci e la rivendita scout “Il Gallo”.
1998 - Silvio Crespi è autore, tra l’altro, di alcuni
dipinti di arte sacra che si trovano in luoghi di culto.
Nel 1998 ha dipinto la “Madonna degli scout” ora situata nella chiesa “Madonna in Prato” a Busto Arsizio.
In questa opera uno scoiattolo incuriosito osserva una
scena al campo, dove lupetti, coccinelle e scout dell’Agesci porgono omaggi floreali alla Madonna, dandole
il benvenuto col saluto scout.
65
2000 - In Argentina, il 13 agosto 2000, la quinta
Conferenza nazionale per la Pastorale degli scouts
Cattolici deliberò che il 5 settembre fosse dedicato
alla celebrazione della festa di Maria santissima, invocata sotto il nome di Nuestra Señora de los scouts:
Madonna degli scouts. Qui ogni anno, al 5 settembre,
già si celebrava, da tempo, il “giorno dello scout e della Buona Azione” e in tale data, durante l’anno Mariano 1980, in tutti i gruppi di scout cattolici del paese
si tenne una cerimonia in cui sia le unità che i membri si consacrarono alla Madonna degli scout. Come
rappresentazione di Nuestra Señora de los scouts fu
indicata l’icona dipinta ad olio, realizzata nel 1943, da
Margherita Toro Aguirre, docente d’arte classica. Fino
agli anni ‘60 era tradizione donare questa immaginetta sacra al novizio, nel giorno della sua promessa. In
particolari occasioni migliaia di scout argentini rinnovano la consacrazione a Maria, venerata sotto il titolo di Nostra Signora degli scout, e invocano aiuto per
mantenere la promessa.
66
2003 - Le guide e gli scout di Carbonera
(TV), hanno voluto esprimere la loro devozione, costruendo un capitello dedicato
alla Madonna degli scout. Durante la festa della Madonna del rosario, il 4 ottobre
2003, dopo la S. Messa e la processione,
l’immagine della Madonna degli scout è
stata intronata, benedetta e collocata nel
capitello.
2004 - L’eremo santuario santa Maria
delle Grazie al monte Soratte, nel comune
di Sant’Oreste (RM) è divenuto una base
per ritiri spirituali. Qui si può
ammirare una immagine di
Madonna degli scout realizzata con ventiquattro piastrelle
di ceramica decorata. Da questa rappresentazione è stata
tratta anche un’immaginetta
sacra. Quest’opera fu collocata in occasione del cinquantesimo anniversario della
preghiera a Maria Regina degli scout scritta dal ven. Papa
Pio XII, l’11 ottobre 1954, nel
corso dell’Anno Mariano. Il
monte Soratte è in realtà un
colle che raggiunge i 691 m di
altitudine. La sua forma, ma
ancor più la sua posizione nel
mezzo della valle del Tevere,
hanno da sempre stimolato la
fantasia e la curiosità.
67
2006 - Sabato 8 agosto 2006 le rocce innevate che
circondano il rifugio Capanna Margherita a 4559 m
slm (monte Rosa) furono testimoni di numerose cordate che collegavano una settantina di scout di varie
regioni d’Italia, in marcia verso la vetta. Portavano e
accompagnavano proprio sulla cima del monte Rosa
una formella di bronzo raffigurante la Madonna. Gli
scout, sentendola così affine a loro, preferirono rinominarla familiarmente Madonna degli scout. In tanti
hanno colto l’invito di p. Giovanni, assistente ecclesiastico di Biella, per questa iniziativa che vede anche
l’alba del centenario scout. La targa in bronzo opera
dell’artista biellese Giovanni Garlanda è sistemata
all’esterno della Capanna Margherita.
2007 - Si è svolta l’8 maggio 2007
l’inaugurazione della cappella alla Madonna degli Scout sorta a Sant’Eufemia
a cura del gruppo scout Brescia 11, in
occasione del centenario dello scautismo e della inaugurazione dell’affresco
dedicato alla Madonna degli scout nel
Parco della Parrocchia di Santa Eufemia
della Fonte.
68
2007 - Per iniziativa di Luigi Vignoli
e dei Foulard Bianchi dell’Emilia-Romagna, è stata donata, alla Base scout di
Bracciano, famosa sede di Campi Scuola
nazionali, la già citata opera scultorea di
Luchetti. Tale formella in ceramica, dalle
dimensioni 33x26 cm, è stata collocata
di fianco all’altare, non lontano dal cippo
che ricorda gli scout defunti in attività.
2008 - Nell’ottobre 2008, a Lourdes, in occasione
del centocinquantesimo anniversario della prima apparizione della Madonna a Bernadette Soubirous, e
dell’ottantesimo della Communauté Notre Dame de
Lourdes, i Foulards Blancs dell’Emilia-Romagna, per
iniziativa di Renzo Menichelli, consegnano, alla direzione del Campo, un bassorilievo, copia di quello in
rame realizzato nel 1947 dallo scultore Luchetti, raffigurante appunto la ‘Madonna degli scout’. La formella e la relativa targa ricordo si possono ora ammirare
all’interno della Cappella ottagonale “Nostra Signora del Monte Carmelo” nel ‘Village des Jeunes’,
come ora è denominata l’ampliata struttura
del precedente Camp des Jeunes, gestito dagli
Scouts de France, per i giovani che compiono
un’esperienza di servizio verso gli ammalati,
pellegrini a Lourdes.
2009 - L’11 ottobre 2009 la Direzione
di gruppo e alcuni membri del clan “La
Lanterna” del Genova Fse si sono recati
a Mortara per la consegna della statua
della Madonna degli scout. L’iniziativa
è nata da Padre Nunzio De Agostini, A.
E. dei gruppi scout di Mortara, che ha
organizzato una processione con gli
scout Agesci, Fse e Masci di Genova e
Mortara, da Piazza Baden Powell fino
a Sant’Albino.
2009 - A chi sta transitando per Bologna si consiglia di recarsi nel comune di
Castenaso: nel cimitero di Villanova si trova la tomba di don Annunzio Gandolfi (1926 -2009).
69
Pregando davanti ai resti mortali del
famoso redattore del mensile Asci
“L’Esploratore”, si ammira la scultura bronzea che raffigura la Madonna
seduta in trono con Gesù Bambino
sulle ginocchia, mentre saluta come
gli scout e mostra un cartiglio con il
nostro motto “Estote Parati”. Naturalmente il fermaglio che fissa il manto
mariano è a forma di giglio scout.
Una statua identica si trova anche davanti alla Chiesa di Villanova di
Castenaso, ultima Parrocchia di don
Nunzio.
2010 - Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di
Terra santa, ha presieduto sabato 21 agosto 2010 alla
cerimonia di inaugurazione dell’effige della Beata Vergine Maria “Regina delle guide e degli scout” apposta
a Nàzaret nel porticato della Basilica dell’Annunciazione. Al grande evento per lo scautismo mondiale hanno partecipato trecentocinquanta guide e scout cattolici di ventisette gruppi scout di Israele e della Autorità
Palestinese e sessantuno scout italiani. L’effige è stata
realizzata per iniziativa della Compagnia di san Giorgio con il contributo di Agesci, Fse e Masci. La ceramica artistica è stata realizzata dalla “ Vecchia Deruta”
(cfr. pag. 72). Accanto alla Vergine sono raffigurati san
Giorgio, una guida e uno scout con guidone che reca il
motto “Estote Parati”.
70
2010 - L’11 settembre 2010, in località Cappuccini
di Passignano sul Trasimeno (PG) è stata inaugurata
un’edicola alla Madonna degli scout (cfr. pag. 178).
L’edicola, con all’interno l’immagine affrescata della
Madonna, è stata realizzata in ricordo di un’altra immagine in legno, oggi non più esistente, di cui si ha notizia dagli anni Venti e che fu realizzata da un gruppo
scout della zona. Nel passato, ricordano gli abitanti, il
luogo era punto di incontro di famiglie con i loro bambini che si recavano a pregare davanti alla Madonna in
legno. All’inaugurazione e benedizione erano presenti
alcuni rappresentanti del Masci, dell’Agesci e dell’Fse.
L’affresco è stato realizzato da Nada Salari, un’artista
di Foligno, scout del Masci. A benedire l’edicola il vice
parroco don Gianni Pollini.
71
72
5.
Maria Santissima
e il mese di Ottobre
La Madonna in pillole - 5
74
QUALE RELAZIONE C’È FRA MARIA E LA CHIESA?
Maria santissima è: appartenente alla Chiesa; Madre della
Chiesa; modello della Chiesa; intercedente per la Chiesa.
IN CHE MODO MARIA APPARTIENE ALLA CHIESA?
Ella è sorella nostra, membro sovreminente e del tutto
singolare della Chiesa.
È la prima redenta, riscattata da Cristo “nella maniera
più sublime” nel suo immacolato concepimento (cfr. Pio
IX, Ineffabilis Deus, Acta 1, 605) e interamente rinnovata e
colmata della grazia dello Spirito Santo.
PERCHÉ MARIA È MADRE DELLA CHIESA?
Essendo Maria Madre del Cristo, ella è anche la Madre
del corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa. Giustamente,
pertanto, durante il Concilio Vaticano II, il 21 novembre
1964, il beato Paolo VI attribuì solennemente a Maria il
titolo di “Madre della Chiesa”. Proprio perché Madre della
Chiesa, la Vergine è anche Madre di ciascuno di noi, che
siamo membra del corpo mistico di Cristo.
«Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il
primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr. Rm 8,29),
cioè dei fedeli, alla cui nascita e formazione ella coopera con
amore di madre» (cfr. LG 63).
«Cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e
obbedienza» (LG 56), dando il suo assenso in nome di tutta
l’umanità.
Sul Calvario Gesù, con le parole: «Ecco il tuo figlio», «Ecco
la tua madre» (Gv 19,26-27), donava, come Madre, già
anticipatamente Maria a tutti coloro che avrebbero ricevuto
la buona novella della salvezza e poneva così le premesse
del loro filiale affetto per lei.
Maria coopera alla nascita e allo sviluppo della vita divina
nelle membra di Cristo che siamo noi. Ella è Madre della
Chiesa nell’ordine della grazia.
«La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun
modo oscura o diminuisce [...] l’unica mediazione di Cristo,
ma ne mostra l’efficacia. Ogni salutare influsso della beata
Vergine [...] sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo,
si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente
dipende e attinge tutta la sua efficacia» (LG 60).
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
75
76
Ottobre è il mese del rosario
Ottobre è detto anche il “mese del santo rosario”.
La recita della preghiera del rosario risale a tempi molto lontani.
Cenni storici
Già durante il Medioevo (periodo
particolarmente fecondo per la devozione mariana), a simboleggiare Maria era stata scelta la rosa, immagine
di bellezza e nobiltà. La Vergine veniva cantata come “corona di rose” che, in latino medioevale, si dice “rosarium”.
Nel XIII secolo, in Inghilterra, Étienne de Sallai, un
abate cistercense, scrisse delle meditazioni sulla vita
di Gesù e della Madonna; ogni meditazione era conclusa da un’Ave Maria. Non era ancora il rosario nella
struttura attuale, ma certo ci si avvicina parecchio.
In una apparizione, la Madonna donò la corona
del rosario a S. Domenico Guzman (Burgos 1170 - Bologna 1221) per aiutarlo nella sua missione verso gli
uomini che avevano perso la fede in Francia. Era la
notte di una bella estate del 1206, e mentre san Domenico stava pregando in cappella, Maria gli apparve
e gli disse di difendere la devozione del suo nome, in
modo che la missione avesse successo. San Domenico
si applicò con grande fervore a diffondere il rosario.
Fu quindi soprattutto per opera sua che questo modo
77
di pregare si diffuse ancora di più, fra tutti i fedeli in
tutto il mondo.
Quante battaglie sono state vinte, forse più con il
rosario che con le armi! Durante il Medioevo i cavalieri crociati che combatterono in Terra santa per liberare il Paese dove Gesù era vissuto, avevano fatto del
rosario la loro preghiera e soprattutto uno di loro, che
era re di Francia, san Luigi IX (1214-1270) lo recitava
spesso e per salutare la Madonna si inginocchiava ad
ogni Ave Maria.
L’opera di diffusione del rosario continuò nei secoli, in larga parte grazie alle “Confraternite del santo
rosario”, la prima delle quali risale al 1476. Nel XVI
secolo i Turchi, conquistata la Grecia, si accingevano
78
ad invadere il resto dell’Europa e già si erano mossi
con l’esercito e un’immane flotta. Tutti i cristiani, a cominciare dal Papa, pregavano, e la preghiera con cui
chiedevano la grazia della salvezza del continente europeo era proprio il rosario.
Il 7 ottobre 1571, nel mare di Lepanto, di fronte
al golfo di Patrasso, in Grecia, le due flotte si scontrarono; ma all’improvviso il vento cambiò e la vittoria
arrise alla Lega santa. Il Papa san Pio V (1499-1572)
intese rendere grazie alla santa Vergine istituendo la
festa della “Beata Vergine Maria della Vittoria”. Con
il Papa Gregorio XIII, nel 1573, la festa prese il nome
della “Beata Vergine Maria del santo rosario” e venne
celebrata nella prima domenica di ottobre, poiché la
vittoria era stata conseguita di domenica.
Nel 1855 la Madonna apparve, proprio col rosario, a Bernadette Soubirous a Lourdes (Francia), e nel
1917 ai tre pastorelli di Fatima (Portogallo). A questi
ultimi si presentò come “Madonna del rosario” e ad
ogni apparizione chiese al mondo la recita quotidiana
del santo rosario, promettendo che lei sarà con noi, se
le faremo compagnia per quindici minuti, meditando
il rosario. Nel 1913, il Papa san Pio X riportò la festa
della Madonna del rosario alla data storica del 7 ottobre. Nel 2002, con la lettera apostolica Rosarium
Virginis Mariae, S. Giovanni Paolo II ha richiamato la
natura cristocentrica di questa preghiera, aggiungendo ai tradizionali quindici misteri (gaudiosi, dolorosi,
gloriosi) altri cinque misteri, i luminosi.
79
La medicina spirituale
Come non dimenticare le esortazioni di papa
Giovanni Paolo II e di papa Francesco per una
giornata di digiuno e di preghiera (rosario) al fine
di scongiurare la guerra, in situazioni disastrose
e pericolose per l’umanità, al 14 dicembre 2001
e al 7 settembre 2013. Ed inoltre, facilmente ritorna alla mente un sorprendente suggerimento:
“Adesso vorrei consigliare a tutti voi una medicina: è una medicina speciale, non è che il Papa
adesso fa il farmacista...”. Con queste parole
Papa Francesco ha richiamato, il 17 novembre
2013, l’attenzione dei 60mila fedeli, presenti in
piazza San Pietro per l’Angelus, su una scatoletta
bianca col disegno rosso di un cuore e delle scritte blu che aveva in mano per mostrarla ai pellegrini. “Vorrei suggerire a tutti voi che siete qui in
piazza - ha spiegato - un modo per concretizzare
i frutti dell’Anno della Fede, che volge al termine.
È una medicina di 59 grani intracordiali. Si tratta
di una ‘medicina spirituale’ chiamata ‘Misericordina’. È contenuta in una scatoletta, e alcuni volontari
la distribuiranno a voi mentre lasciate la piazza”. Ma
all’interno del rimedio sponsorizzato dal Pontefice
non c’è ovviamente un vero medicinale, ma un rosario, confezionato esattamente come un medicinale.
Accompagnato anche da uno speciale bugiardino che
ne illustra le prescrizioni d’uso.
“Prendetevela - ha esortato Francesco rivolto ai
presenti - c’è una corona del Rosario, con la quale
si può pregare anche ‘la coroncina della Divina Misericordia’, aiuto spirituale per la nostra anima e per
diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità.
Non dimenticatevi di prenderla, perché fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita”.
80
Nel foglietto si legge: “Porta misericordia nell’anima, avvertita con una diffusa tranquillità del cuore.
La sua efficacia è garantita dalle parole di Gesù. Viene ‘applicato’ quando si desidera la conversione dei
peccatori, si sente il bisogno di aiuto, manca la forza
per combattere le tentazioni, non si riesce a perdonare qualcuno, si desidera la misericordia per un uomo
moribondo e si vuole adorare Dio
per tutte le grazie ricevute”.
“Può essere applicato, sia dai
bambini sia dagli adulti, tutte le volte che se ne avverte il bisogno. La
somministrazione - si ricorda nelle
istruzioni per l’uso - prevede la recita
della Coroncina alla Divina Misericordia, promossa da Santa Faustina
Kowalska (Glogowiec 1905 - Cracovia 1938). Non si riscontrano effetti
imprevisti e controindicazioni. I Santi Sacramenti favoriscono l’efficacia del medicinale.
Prima di usare il farmaco - si
legge infine - si consiglia di rivolgersi ad un sacerdote per
ulteriori informazioni e di conservare le avvertenze in caso di
riutilizzo”.
Un rosario nelle mani degli Scout
Non tutti gli scout si ricordano che da tempo immemorabile portano, attaccata al cinturone, nel moschettone di sinistra, una coroncina metallica: è il
rosario basco, composto da dieci puntini, idoneo ad
essere usato anche quando si va in salita e necessitano le mani libere. Non si finirà mai di cogliere la ricchezza del rosario!
81
Importanza del rosario
Il beato Paolo VI definì il rosario “una forma di culto popolare rivolto a Maria, la Madre di Cristo, venerata nella meditazione del ciclo della salvezza e nella
profusione ritmica delle “avemarie”, come tante rose
intrecciate e tante ghirlande intorno alla più bella, alla
più pura, alla più santa fra tutte le donne, la benedetta
Vergine e Madre”.
Il rosario è orazione nobile e potente, preghiera
vocale, liturgica, mentale, contemplativa e biblica che
più conviene a tutti e che più dobbiamo stimare, impegnandoci al meglio per non trascurarla mai. Il rosario alimenta la fede, sconfigge i nemici di Dio ed incoraggia le virtù evangeliche. La prima parte dell’Ave
Maria è biblica (Lc 1,26-31), la seconda è ispirata dallo
Spirito Santo, per cui è una preghiera sublime, la più
gradita che possiamo offrire a Dio e di maggior profitto per le nostre anime, tanto raccomandata con insistenza da Nostra Signora che si impegna ad intercedere per noi. Il santo Giovanni Paolo II definì il rosario
“preghiera meravigliosa nella semplicità e profondità
che unisce la famiglia, preghiera cristiana, evangelica,
ecclesiale. É la mia preghiera preferita ed esorto tutti
a recitarlo”.
La recita del rosario, con la contemplazione dei misteri, la ripetizione del Padre nostro e dell’Ave Maria,
le lodi alla Trinità e la costante invocazione alla Madre di Dio, è un continuo atto di fede, di speranza e di
amore, di adorazione e riparazione; il rosario, infatti,
è atto di lode e di invocazione alla Madonna, ma è anche meditazione continua dei misteri principali della
fede. Con la recita del S. rosario, meditando i misteri
per un quarto d’ora, con la Confessione sacramentale e la santa Comunione, la Madonna promette di
assisterci nell’ora della morte e di portarci come fiori
82
all’altare di Dio. La recita del rosario cambia la vita:
provare per credere!
Scriveva Papa Leone XIII, che meritò il titolo di Pontefice del rosario: “È impossibile che il cristiano che
si applichi con fede alla recita di queste orazioni ed
alla meditazione di questi altissimi misteri non resti
profondamente ammirato contemplando i disegni di
Dio realizzati nella Vergine santissima, per la salvezza
di tutti i popoli; e che, una volta convinto della verità
di queste cose, non si getti fiducioso nelle sue braccia
protettrici, ripetendo le parole di san Bernardo: Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito
dire che qualcuno che sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo soccorso e chiesto i tuoi
aiuti, sia stato abbandonato”.
San Pio X affermava: “Dopo la santa Messa non
c’è preghiera più efficace del rosario”. E san Giovanni
XXIII recitava quotidianamente un rosario per tutti i
bambini nati quel giorno, affidandoli così alla specialissima protezione della Vergine.
Struttura del rosario
Il S. rosario è chiamato anche Salterio angelico o
Salterio della Beata Vergine Maria, perché la ripetizione continua delle Ave Maria ricorda i centocinquanta
Salmi della Bibbia. La ripetizione del nome di Maria
e del nome di Gesù è la conferma di una tradizione
antichissima della Chiesa che realizza l’invocazione
continua del Nome Divino.
Com’è noto, nella sua struttura odierna la preghiera del rosario si compone di dieci “Ave Maria”, precedute dal “Padre nostro” e seguite dal “Gloria”; queste
preghiere sono introdotte dalla considerazione di un
mistero della vita del Signore e della Madonna. Già
abbiamo sottolineato che la contemplazione dei mi-
Gaudiosi
83
steri è un aspetto fondamentale. “Senza di essa il rosario è corpo senz’anima e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule” (beato Paolo
VI). Attraverso la meditazione, il rosario ci fa rivivere la
vita del Signore e della Madonna; ci riconduce nei luoghi in cui è vissuto Gesù; ci ricorda i suoi miracoli, la
sua predicazione, i momenti più importanti della sua
vita terrena. Quando recitiamo il rosario e pensiamo
ai misteri è un po’ come se ripercorressimo la vita di
Gesù e della Madonna e ripetessimo ogni volta: “Grazie alla Madonna perché ha voluto essere madre di
Gesù e così anche madre di tutti noi”.
I misteri del rosario
Il rosario è composto di venti “misteri” (eventi,
momenti significativi) della vita di Gesù e di Maria, divisi in quattro Corone.
Misteri gaudiosi (o della gioia)
(da recitarsi il lunedì e il sabato)
1. L’annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine
2. La visita di Maria Vergine a santa Elisabetta
3. La nascita di Gesù
4. La presentazione di Gesù al Tempio
5. Il ritrovamento di Gesù al Tempio
Misteri dolorosi (o del dolore)
(da recitarsi il martedì e venerdì)
1. L’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi
2. La flagellazione di Gesù alla colonna
84
Dolorosi
3. L’incoronazione di spine
4. La salita di Gesù al Calvario carico della croce
5. La crocifissione e la morte di Gesù
Misteri gloriosi (o della gloria)
(da recitarsi il mercoledì e la domenica)
1.
2.
3.
4.
5.
La resurrezione di Gesù
L’ascensione di Gesù al Cielo
La discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo
L’assunzione di Maria Vergine al Cielo
L’incoronazione di Maria Vergine
Misteri luminosi (o della luce)
(da recitarsi il giovedì)
1.
2.
3.
4.
5.
Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
Le nozze di Cana
L’annuncio del Regno di Dio
La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor
L’istituzione dell’Eucarestia
Alla fine del S. rosario
•
•
Prega per noi, santa Madre di Dio
Affinché siamo fatti degni delle promesse di
Cristo.
Preghiamo. O Dio, il tuo unico Figlio ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione i beni della
salvezza eterna: concedi a noi che, venerando questi
misteri del santo rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Gloriosi
85
La grafica del rosario
Tema e obiettivi. I cartelloni sul rosario possono
facilmente diventare pagine del proprio quaderno di
caccia. Risulta utile presentare un modo per declamare il rosario in branco e in riparto. Numerati da uno
a dieci gli scout, tutti sono coinvolti e stanno attenti
a quando arriva il proprio turno, per la recita dell’Ave Maria. La presentazione dei Misteri del rosario e
la loro raffigurazione grafica aiutano a memorizzare.
Benedizione e consegna
del rosario basco
Luminosi
86
Tema e obiettivi. Insieme al giglio araldico cioè alla
punta di freccia (come dice B.-P.), alla forcola, ai tizzoni di Gilwell, al saluto con le tre dita alzate, anche
il rosario basco è uno dei simboli più cari allo scout.
Tutti preziosi strumenti e segni che ci aiutano durante
il Cammino.
La consegna del rosario basco è da intendere come
una vera e propria investitura a “cavaliere dei nostri
giorni”.
Realizzazione. È bene che la benedizione di un certo numero di rosari baschi abbia luogo nel corso di
una cerimonia scout. Certamente si predilige l’occasione della Promessa scout, ma può essere significativa in occasione della Salita in noviziato, dell’entrata
in clan o della Partenza. È utile che anche la località
abbia una sua valenza significativa. Basilare è che la
cerimonia preceda immediatamente la recita del rosario con la partecipazione di tutto il reparto/clan.
Inizio. Quando gli scout sono disposti in cerchio, si
esegue il canto “Alla nostra Signora della strada” e si
fa una pausa di raccoglimento. Tutti si fanno il segno
della croce, mentre l’A. E. dice:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. R. Amen.
Saluto. L’A.E. saluta i presenti: “La grazia e la pace
di Dio nostro Padre, dal quale procede ogni bene per
mezzo del Figlio nato dalla Vergine, sia con tutti voi”.
Monizione introduttiva. L’A.E. introduce il rito di
benedizione:
La Vergine Maria, Nostra Signora degli scout,
nell’eterno disegno dell’incarnazione del Verbo, fu
predestinata ad essere Madre di Dio. Già nella vita
terrena come Madre del Redentore fu associata in
modo del tutto singolare all’opera di salvezza. I momenti e gli aspetti di questa provvidenza salvifica sono
luminosamente espressi e contemplati nel rosario, che
e stato sempre valorizzato e vivamente raccomandato
dai pastori del popolo di Dio. Giustamente la Chiesa
ha arricchito di una particolare benedizione le corone
87
88
del rosario e in particolare il rosario basco e gli scout
che meditano, in questo pio esercizio, i misteri della
redenzione, lodando Dio con Maria e per mezzo di
Maria.
Lettura della Parola di Dio. Uno scout legge un testo della Sacra Scrittura
Antifona: Tutti erano assidui e concordi nella preghiera, con Maria, la Madre di Gesù.
- Ascoltate la Parola di Dio dagli Atti degli Apostoli:
At 1,12-14
“Dopo che ebbero veduto Gesù salire al cielo, gli
apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il
cammino permesso in un sabato. Entrati in città, salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso,
Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo
Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui
e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne
e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui.”
Parola di Dio. R. Rendiamo grazie a Dio
Responsorio. Secondo l’opportunità si può recitare Lc 1,46-55 (Magnificat).
R. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente.
Breve esortazione. L’A.E. rivolge brevi parole agli
E/G, o agli R/S, e in particolar modo ai novizi presenti,
illustrando la lettura biblica, perché gli scout percepiscano il significato della celebrazione e l’uso del rosario basco per imparare più facilmente a pregare con
pietà e con frutto. Si può citare il fondatore BadenPowell che incoraggia il senso di responsabilità personale, fa leva sull’onore, chiede una buona azione ogni
giorno, stimola la pratica della cavalleria.
Infatti, proprio lo stesso B.-P. ci sollecita nei suoi
scritti: “Se unite la preghiera all’attività ginnica, potete
dire a Dio, mentre guardate così il cielo: -Io sono tuo
dalla testa ai piedi- e bevete la bell’aria di Dio (attra-
verso il naso e non attraverso la bocca)”.
Breve silenzio. Seguono le preghiere spontanee
individuali e quindi la preghiera del Signore: il Padre
nostro.
Preghiera di benedizione. L’A.E., con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di benedizione.
Benedetto sii tu, Dio nostro Padre, che ci chiami
a meditare e celebrare nella fede i misteri del tuo Figlio. Guarda, o Padre, i tuoi scout che recitando devotamente la corona del rosario invocano con fiducia
l’intercessione della beata Vergine Maria; fa’ che nella
89
meditazione dei misteri della salvezza possano stabilire una perfetta sintonia tra preghiera e vita. A te gloria nei secoli. Per Cristo nostro Signore.
A.E.: Il rosario basco ti è stato dato, o esploratore/
novizio rover, nel grande giorno della tua promessa,
dopo la solenne Veglia d’Armi, non già perché servisse d’estroso ornamento al tuo cinturone, ma perché ti
fosse di costante aiuto a mantenere gli impegni liberamente presi in quel giorno.
R. Amen.
L’A.E. benedice il rosario basco con l’acqua santa e
lo consegna ai singoli novizi, dicendo:
A.E.: Ricordati della tua debolezza e della Vergine
che la può sostenere.
Novizio: Mi ricorderò.
Il novizio bacia, in segno di rispetto, il rosario stesso, volendo con tale atto riconoscere la preziosità del
dono ricevuto e il suo spirituale valore.
Segue la recita del rosario. Canto “Alla Madonna
degli scout”
Conclusione: L’A.E. stendendo le mani sui presenti
dice:
Dio, che per mezzo della beata Vergine Maria
ha ridato la gioia al mondo intero, vi colmi dei suoi
favori. R. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio
+ e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga
sempre. R. Amen.
90
Punto dello “Scoubidou”
Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Come cominciare
il grano
fili
passati
per il
1° grano
Fig. 4
Per fermare l’anello
Decina terminata
Costruiamo il rosario basco
ovvero la Decina
“Oggi 31 maggio è la festa della Visitazione della
Santa Vergine. Perché non andiamo a dire una decina
del rosario all’oratorio?” propone Francesco. “Accidenti, ho dimenticato il mio rosario basco [la decina],
a casa” esclama Giovanni. “Anch’io” dice Alberto.
Niente paura: insegniamo ai nostri amici a costru91
irlo essi stessi, usando il cordino dello scoubidou. Per
fabbricare la decina bisogna prendere quattro o cinque metri di sottile cordino o spago, a secondo della
grossezza, quindi si tagliano due pezzi da un metro o
un metro e mezzo di lunghezza.
Per cominciare si prendono i due pezzi A e B per
incrociarli come mostra la figura 1. Si stringe questo
nodo, tirando dalle quattro estremità dei due spaghi
in modo da ottenere dei cordini con la stessa lunghezza. Si tendono questi quattro spaghi, come mostra il
disegno 2: questo si chiama “punto a scoubidou”. Assicurarsi di stringere bene ognuno di questi punti.
Per formare un grano della decina, prima di stringere i quattro cordini, se ne passano altri due nel mezzo
dei punti, sotto due cordini paralleli, per poi stringere
subito i punti. Ribattere i due cordini passando da ogni
lato di uno stesso fianco e ripiegare le loro estremità
insieme su qualche punto solamente. Tagliare i fili in
basso dell’ultimo punto che è stato ben stretto.
Per formare l’anello della decina, dopo che i dieci
grani saranno tessuti, si passano i quattro cordini (due
in un senso e due nell’altro) nei due cordini formati
dal punto di inizio (Figura 4). Continuare a tessere i
quattro cordini per formare il braccio verticale della
croce. Per fare le braccia della croce passare due cordini come per un grano, ma non ripiegarli insieme. Nel
punto seguente ripassare altri due cordini insieme;
quindi intrecciare insieme i quattro cordini che spuntano da ciascuna parte.
Attenzione: affinché i grani siano a distanza regolare bisogna contare il numero dei punti che si sono fatti
tra ciascun grano.
92
Grande Gioco sulla vita di Maria
e sul rosario
Tema e obiettivi. Conoscenza della vita in Terra
santa ai tempi di Maria santissima e di Gesù e riscoperta della preghiera del rosario attraverso prove di
Pista e di Specialità.
Realizzazione. Il gioco è a tappe. I lupetti divisi in
sestiglie girano per le terre di Gesù e devono superare
nove prove. Ogni prova è tenuta da un Vecchio Lupo
(durata massima quindici minuti) in clima di Famiglia
Felice e ambientata a tema (per es.: falegname, sinagoga, fornaio, fiume Giordano, lago di Tiberiade, Tempio, ecc.). Al termine della prova, ogni lupetto riceve
un grano del rosario per formare alla fine del gioco la
propria coroncina del rosario, che sarà anche il souvenir della caccia svolta.
Il rosario viene realizzato inserendo una alla volta
in un cordino le nove perline raccolte, più la decima
che sarà consegnata alla fine. Tra una pallina e l’altra si
esegue un nodo semplice, mentre alla fine si chiude la
coroncina con un nodo piano. In aggiunta si può consegnare una piccola croce da inserire entro la corona
del rosario.
Prove consigliate. Si possono adattare a seconda
delle esigenze della propria unità, in riferimento alle
prove della Pista.
1. Le vicende di Maria. A Tiberiade il pittore ha
bisogno di un aiuto: da quando è passato Gesù non
riesce più a dipingere nulla! È stato abbagliato da quel
volto luminoso. Dicono che sul monte Tabor abbia
emanato una luce tale da non poter essere rappresentata in alcun modo! E così ha perso anche i disegni
buoni mischiati a quelli che non andavano bene. Chi
l’aiuta a ritrovarli?
93
Sparsi in giro ci sono disegni che indicano le vicende di Maria come raccontate dal Vangelo. Ma ve ne
sono anche altri che non c’entrano nulla, per esempio: le donne che si recano alla tomba vuota, i discepoli di Emmaus, ecc. Vince chi riesce a trovare i disegni corretti che potrebbero essere: l’Annunciazione;
l’adorazione dei Re Magi; la presentazione di Gesù al
Tempio; il ritrovamento di Gesù tra i dottori; le nozze
di Cana; Maria ai piedi della croce. Basta trovare un libretto del rosario illustrato e fare le fotocopie, oppure
riprodurre con ingrandimento pp. 139-142.
2. Con Maria giochiamo a domino. Lupetti, volete
fermarvi con noi ragazzi di Gerusalemme a riordinare queste tessere del domino? Si procede come in un
normale domino in cui si accosta una tessera all’altra
che è costituita da una immagine a sinistra e da una
scritta a destra. Per costruire le tessere basta incollare
94
su cartoncino le fotocopie e poi le didascalie in pag.
138-142... naturalmente dopo aver cancellato i numeri di riferimento!
• Prima Tessera: a Sx l’immagine dei tre Re Magi
/ a Dx “Sua madre Maria essendo promessa
sposa di Giuseppe”.
• Seconda Tessera: a Sx l’immagine di Maria
insieme a S. Giuseppe / a Dx “Prese con sé il
bambino e sua madre e fuggì in Egitto”.
• Terza Tessera: a Sx l’immagine della Fuga in
Egitto / a Dx “Ti saluto o piena di grazia”.
• Quarta Tessera: a Sx l’immagine dell’Annunciazione, con Maria Ss.ma e Arc. Gabriele / a Dx
“Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta”.
• Quinta Tessera: a Sx l’immagine della Visitazione alla cugina Elisabetta / a Dx “I pastori dicevano fra loro: ‘Andiamo fino a Betlemme”.
• Sesta Tessera: a Sx l’immagine dei pastori inginocchiati davanti alla grotta / a Dx “Portarono
il bambino a Gerusalemme, per offrirlo al Signore”
• Settima Tessera: a Sx l’immagine della presentazione di Gesù al Tempio / a Dx “Lo trovarono
nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori”.
• Ottava Tessera: a Sx l’immagine del Ritrovamento di Gesù al Tempio / a Dx “Alcuni Magi
giunsero da oriente a Gerusalemme”.
3. I logo mariani nel messaggio cifrato. I Romani
hanno intercettato un messaggio in codice, portato
dall’agente segreto. Occorre decifrarlo! Su un lato della pergamena vi è disegnato un pesce (se nessun lupetto sa che cosa significhi, lo si può svelare alla fine:
pesce, in lingua greca Ichthys, è l’acrostico di Iesous
Christos Theou Yios Soter, cioè Gesù Cristo, Figlio di
Dio, il Salvatore) e sull’altro vi sono delle strane sigle;
95
che vorranno dire? Mostrare il tradizionale logo di
Ave Maria, dove le due iniziali si intersecano (cfr. pag
200). Usando il vangelo, nella traduzione aggiornata,
i lupetti devono recuperare le parole che formano il
messaggio (per ogni parola sono indicati: sigla dell’evangelista, capitolo, versetto e numero della parola da
prendere. Esempio: Mt 5,13 - parola 4, dove “Voi siete
il sale della terra” ha come quarta parola: Sale.
Il messaggio potrebbe essere: Mt 1,18-parola 8; Lc
1,43 - parola 7; Gv 2,1 - parola 8; Mt 14,33 - parola 17.
La soluzione è: “Maria Madre di Dio”.
4. Attività espressive ispirate alla vita di Maria.
Nella bottega del sarto c’è davvero di tutto! I lupetti,
dopo aver letto a voce alta un episodio mariano, possono scegliere una serie di costumi e quindi rappresentarlo con una scenetta.
5. Colori Liturgici. Per il falegname Giuseppe il
rompicapo è duro. La ruota dei colori è andata in tanti
pezzi! Chi aiuta a rimettere i pezzi nel giusto ordine in
modo che il calendario circolare possa essere nuovamente usato? (Occorre preparare una serie di spicchi
colorati, su compensato o su cartone che rappresentano i vari periodi dell’anno liturgico: dall’Avvento,
viola, fino alla festa di Cristo Re, rosso, poi il verde, il
bianco…).
96
6. Preparazione dell’Altare. Un chierichetto (o accolito) sbadato chiede una mano ai lupetti per riordinare la mensa Eucaristica sull’altare prima che arrivi il
Sacerdote. I lupetti hanno un paio di minuti di tempo
per disporre correttamente e con zelo tutti gli oggetti
(corporale, calice, patena, pisside, ampolline, lavabo,
manutergio). Scaduto il tempo spunta il VL vestito da
sacerdote (o un sacerdote vero se c’è) e controlla con
i lupetti quanto hanno fatto, aiutandoli a correggere
dove hanno sbagliato e illustrando il significato dei
vari arredi.
7. Nostra Signora che scioglie i nodi. Il lavoro dei
pescatori del lago di Tiberiade richiede abilità coi nodi.
Ben lo sapevano i discepoli del Nazareno! Appesa ad
un albero vi è una corda (possibilmente con nodi ad
otto che facilitino l’arrampicata). Ogni lupetto, seguito da un Vecchio Lupo, deve salire fino all’altezza ove
sono appesi fogli di carta con l’indicazione di un nodo
(tessitore - rete - margherita…). Il lupetto, recuperato
il tipo di nodo richiesto, scende e lo esegue. Il capo
può quindi regalare un santino della “Madonna che
scioglie i nodi”, spiegandone il significato.
8. Essere forti, per essere utili. Piccolo percorso
Herbert con inserito: Salto alla quaglia - Salto con la
corda - Capriola. Bisogna muoversi da una città all’altra della Terra santa: ad esempio, dal porto di Giaffa
fino al mercato di Emmaus.
9. Madonna della salute. Chissà dove è finito il
Maestro che a Cafarnao ha compiuto tante guarigioni? La scorsa settimana era passato di qui e aveva guarito tutti… e invece ora! Al povero medico serve proprio un aiuto: ha un paziente con una brutta ferita al
ginocchio e non si sente neppure bene perché è stato
troppo tempo al sole. Voi che cosa fareste?
Scatta in piedi per Maria
Tema e obiettivi. Conoscenza di un episodio evangelico. Sviluppare l’attenzione.
Realizzazione. Questo è un gioco da fare seduti in
cerchio e si può svolgere in sede o all’aperto. Il capo
97
prende posto nel cerchio, come tutti i giocatori, ed assegna a ciascuno il nome dei personaggi evangelici:
Gesù, alcuni apostoli, alcuni evangelisti, oppure un
mestiere o una professione.
Se si tratta di un cerchio numeroso, procediamo
nel distribuire mestieri simili, ma con nomi diversi: ad
esempio pastore e allevatore di pecore; soldato e militare o guardia; re e monarca, falegname ed ebanista,
carpentiere e muratore ecc. Avendo un’unità mista,
un’altra possibilità è distribuire i ruoli al maschile ed al
femminile: sposo e sposa, pastorella e pastore, sacerdote e sacerdotessa, maestro e maestra, cameriere e
cameriera, albergatore e albergatrice.
Chi dirige il gioco è “Maria” ed inizia un racconto
che ha preparato, il più possibile attinente al brano
evangelico, evitando risvolti umoristici e nel corso del
quale nomina man mano il nome proprio o i ruoli, anche se non sono stati assegnati. Quando il personaggio o il mestiere di uno dei giocatori viene nominato
questi deve alzarsi in piedi. Quando viene nominata
“Maria” tutti debbono alzarsi in piedi, ma il capo/Maria stessa può rimanere seduto per trarre in inganno i
partecipanti al gioco.
Chi non si alza quando viene nominato il suo lavoro, o si alza a quello di un altro o, ancora, non si muove
quando è nominata “Maria”, paga pegno. Ogni tre pegni il capo stabilisce una penitenza da eseguire subito.
Dopo la penitenza, il gioco riprende come prima con
lo stesso racconto o cambiandolo.
La Madonna in tutta la Bibbia
celebrazione con il clan/fuoco
98
Tema e obiettivi. Più che un’attività d’atmosfera,
questa si presenta come una vera celebrazione della
Parola. Alla riunione di clan si dividono gli R/S in quat-
tro pattuglie, consegnando loro l’elenco sottostante.
Nei libri storici e nei libri profetici viene prefigurata la
figura della Beata Vergine Maria, mentre i Vangeli e
gli Atti degli Apostoli ne raccontano le vicende. Ogni
pattuglia dovrà incontrarsi a casa di un componente
al fine di individuare e leggere i brani assegnati: dagli
Storici, dai Profetici, dalle Epistole o dagli Atti, oppure
dai Vangeli. Verrà scelta la lettura più adatta alla propria vita, magari tenendo un occhio al periodo liturgico, e in pattuglia ognuno motiverà la propria scelta.
Quindi si deciderà insieme un canto, mariano o no,
conosciuto da tutti.
Realizzazione. Alla riunione di clan verranno così
presentate le quattro letture più votate, intercalate
con i canti. Prima il capo clan farà una breve introduzione sul significato di questa celebrazione e sulla
figura di Maria santissima nella vita di ogni rover/scolta. Finite le letture e i canti ognuno esprime quanto
è risuonato nel proprio cuore all’ascolto della Parola
di Dio.
Proposte di letture:
Storici
Profetici
Lettere
Vangelo
Gdt 13,17-20
Gdt 15,9-10
Est 8,3-8.16-17
Est 4,17 n. p. r.
2Mac 7,1.20-29
1Cro 15,3-4.15-16
1Cro 16,1-2
Zc 2,10-13
Is 7,10-14; 8,10
Is 9,1-3.5-6
Is 60,1-6
Is 61,9-11
Is 66,10-14
Sof 3,14-20
Gal 4,4-7
At 1,6-14
At 2,1-4
Ap 12,1-18
Ap 21,1-5
Mt 1,16-25
Mt 2,1-12
Mt 2,13-15.19-23
Mt 12,46-50
Mt 28,1-10
Lc 1,26-38
Lc 1,39-56
Lc 2,1-14
Lc 2,15-19
Lc 2,27-35
Lc 2,41-52
Lc 8,19-21
Lc 11,27-28
Gv 2,1-12
Gv 19,25-37
99
Maria nella nostra vita
di scout e di capi
Tema e obiettivi. La lettura, o meglio, la continua
rilettura del vangelo, dovrebbe essere un punto fermo
nella vita spirituale di ogni scout. Non di rado rischiamo di fare l’abitudine a brani già ascoltati più volte,
mentre la Parola di Dio è sempre nuova perché sempre nuove sono le situazioni della vita, gli stati d’animo in cui ci troviamo e in cui il Signore viene a parlarci! Quello che come capi scout possiamo proporci in
questo momento è un impegno di rilettura dei Vangeli
alla luce della figura di Maria.
Nel racconto dell’evangelista Luca, quello che più
si è soffermato sui primi anni della vita di Cristo, l’annuncio della nascita di Gesù a Maria è un momento
che ci suggerisce moltissime considerazioni. La vita
tranquilla di una fanciulla fidanzata con un certo Giuseppe sconvolta da un saluto da cui fu molto turbata.
Un messaggero misterioso, portatore di un messaggio
ancor più misterioso ma quasi categorico nella sua laconicità: “Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un
figlio… e Dio l’Onnipotente lo chiamerà suo Figlio!” (Lc
1,31).
Un momento di comprensibile titubanza da parte della fanciulla (“Come è possibile?”), e subito, immediata, la disponibilità alla volontà di Colui al quale
niente è impossibile: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). È la
risposta più semplice e bella che si possa immaginare,
ma anche la più” difficile: è un “sì” di compromissione
totale, di cieca fiducia in Dio. Il progetto di Dio non è
mai di immediata comprensione, ma richiede un’adesione che significa apertura, accoglienza. Maria accoglie la volontà di Dio e la fa propria: da quel momento
in poi è attivamente impegnata, al fianco di Dio, in un
100
progetto di salvezza che non è solo per sé, ma per tutto il mondo.
Come cristiani e come capi scout siamo chiamati a
“meditare nel nostro cuore” (Lc 2,19) questa realtà, e
a sperimentarla nella nostra vita e nel nostro servizio.
Per Maria si è trattato di un angelo, per noi può essere un ragazzo, un povero, un emarginato o anche una
frase del vangelo: ma è comunque Dio che ci chiama a
collaborare, a renderci suoi “strumenti di salvezza”, ad
accogliere la sua volontà ed a farla nostra, incarnandola e realizzandola come “vita”. Proprio come Maria
ha fatto con Cristo.
Le riflessioni che seguono sono tratte in gran parte
dall’articolo di don A. Lotterio, Scout, Proposta educativa, n. 32 - 2007.
Tutti noi conosciamo il motto delle nostre sorelline
coccinelle. Quando pensiamo a Maria è facile ricordare prima di tutto il suo “Eccomi”, risposta all’annun-
101
102
cio dell’angelo. Una parola che troviamo nella Bibbia
cinquantacinque volte, una parola cara alla nostra
spiritualità e che ci ha accompagnato nel “Convegno
Bosco” a Loreto nel 2006. Ho sentito genitori ed educatori cristiani affermare che “è difficile parlare con
competenza della Madonna”. In realtà, non sono la
pigrizia, la paura, l’indifferenza a spingere genitori ed
educatori a parlare poco di Maria. Forse temiamo di
essere troppo “sentimentali”, troppo “affettivi” e non
ci rendiamo conto che la presenza di Maria è dono di
Dio agli uomini e che siamo invitati ad accoglierlo nella fede. Di lei Gesù non ha mai parlato. Lei è ovunque
in lui.
Nella fede - ovviamente con tutto ciò che siamo
- e per mezzo della fede noi possiamo scoprire e comprendere quanto viene da lui. Nella fede, dunque,
scopriremo Maria, la comprenderemo e la ameremo
realmente. È Gesù suo Figlio che ci fa accedere al mistero di Maria. Nella luce di Gesù, Maria appare la
donna benedetta tra tutte le donne, la donna in cui
abita Dio, la donna salvata, felice e in perfetta comunione con Dio, perché ne ha realmente ascoltato la
parola e di essa ha vissuto.
Come per dire: “Il Figlio di Dio si è fatto uomo” è
necessaria la fede e non solo la capacità di intenerirsi sul Bambino del presepio, così la fede è necessaria
per affermare con gravità e stupore: “Maria è madre
di Gesù, il Figlio di Dio (cfr. Mt 13,50). Maria è mia
madre!”. Con la fede, possiamo conoscere Maria e
meravigliarci di ciò che Dio ha fatto in lei. Ascoltando
la parola di Gesù: “Ecco tua madre”, non scegliamo
più Maria per semplice bisogno o ammirazione affettiva, ma giorno dopo giorno la possiamo riconoscere
effettivamente nostra madre e questo riconoscimento
crea dei vincoli tra noi e lei e ci stimola a esprimerli.
Ecco perché, quando si incomincia a parlare di Maria
ai ragazzi, è necessario innanzi tutto rivelare loro Gesù
Cristo. Se la fede in Gesù nasce nei bambini, immediatamente il volto di Maria s’illumina. Questo incontro
sarà più bello e più vero, capace di mobilitare tutte
le forze vive del cuore e dello spirito dello scout. Da
Gesù abbiamo ricevuto questa rivelazione, questa
Buona Notizia. Quando diciamo ai ragazzi che Maria
è nostra madre, è indispensabile che sappiano al tempo stesso che è stato Gesù a dircelo. Allora lo scout o
il capo che pregherà dicendo: “Rallegrati, o Maria...”,
pregherà con tutta la sua fede e con tutto il cuore colei
che può veramente chiamare, con Gesù, “sua madre”.
Maria ha vissuto il suo “Eccomi” (Lc 1,38) in tutta
la sua vita di donna, di madre e di sposa: nella fiducia
in Dio e nella fedeltà a cercare di comprendere ciò che
Egli dice; nel coraggio al momento delle prove; nella semplicità quotidiana con le sue ore banali, felici,
noiose, faticose, inquiete, dolorose, incomprensibili.
Maria non sempre capiva che cosa accadeva a suo Figlio - del resto, non è straordinario che una mamma
non riesca sempre a comprendere che cosa accade ai
suoi figli - ma ha amato Dio, ha ascoltato ciò che diceva Gesù; ha custodito tutto, anche quello che non
comprendeva subito. Non ha aspettato di capire tutto
per fare ciò che diceva Dio. Nella fede era presente
con i discepoli a Cana, nel Cenacolo, a Pentecoste. Il
suo “Eccomi” iniziale ne ha presupposti tanti altri, detti giorno dopo giorno, e ne ha anticipato altri ancora,
sempre più grandi, sempre più impegnativi, perché
l’amore è esigente e non si accontenta di poco: o cresce o muore.
Certo, tutto questo non deve essere detto, così,
agli scout. Ma, attraverso il nostro modo di parlare di
Maria, di pregarla o di pregare con lei davanti ai ragazzi o con loro, è indispensabile rivelare che Maria non
ha avuto una vita con Dio facile e senza problemi. La
sua felicità non è sempre stata “sensibile”, ma ha sperimentato che chi crede non è mai solo.
103
A seguito di questa chiacchierata:
“Vestiamo” i panni di Maria
Tema e obiettivi. “Eccomi” è solo l’inizio di una
storia. Una storia nuova che, come in Maria e con Maria, può nascere anche dal nostro cuore e dal cuore
dei nostri scout per vivere pienamente il presente.
“Che cosa pensa Maria? Che cosa fa?”. Proviamo a
costruire su queste domande una attività per i nostri
branchi/cerchi, ma anche per i reparti una caccia “mariana”. Conosco uno scout che davanti a queste domande ha disegnato Maria, dritta ai piedi della croce,
le mani protese verso Gesù, le lacrime sul suo volto...
Gesù sulla croce sembra abbracciarla. Quello scout ha
capito che Maria è piena di speranza, anche se il dolore le riempie il cuore. Nulla le è stato risparmiato. Il
giorno dell’Annunciazione ha realmente vissuto l’annunzio di una Buona Notizia, ma prima di “vederlo”
realizzato nella Pasqua, Maria è passata attraverso la
fede con una parola semplice e grande: “Eccomi”.
Intavoliamo con i lupetti/scout una conversazione
su Maria, cercando di rivedere insieme che cosa conosciamo di lei. Al termine della conversazione, possiamo scrivere sinteticamente quanto emerso, utilizzando una tecnica che aiuta a fissarlo: brevi domande e
risposte, come le seguenti.
• Perché diciamo alla vergine Maria: “Benedetta
fra le donne”?
Perché la vergine Maria ha creduto alle parole del
Signore ed è diventata la Madre di Dio.
•
104
Chi raccontò ai primi discepoli gli avvenimenti
della nascita di Gesù?
Maria conservava nel suo cuore tutto quello che
accadde a Betlemme e poi a Nàzaret.
• Perché facciamo festa a Natale?
Facciamo festa perché Dio Padre ha tanto amato
gli uomini da donare per loro il suo Figlio Gesù.
Realizzazione. Il capo potrà scegliere una delle attività presenti nel libro. In un giorno di pioggia, possiamo consegnare una scheda in A5 e possiamo chiedere
ai lupetti/e o agli esploratori/guide di scrivere sul proprio quaderno di caccia il concetto principale che li ha
colpiti, decorandolo con un appropriato disegno dove
emerga la figura di Maria santissima. Possiamo anche
preparare una carta d’identità di Gesù e di Maria,
(cfr. pagina seguente) o proporre alla riflessione degli scout alcune affermazioni, chiedendo loro di scegliere, motivandola, quella preferita. Possiamo infine
proporre brevi frasi da completare individualmente
sul proprio QdC, dopo averne parlato assieme.
105
Carta d’identità di Gesù
Nome…….
Suo padre………..
Suo padre putativo ………..
Sua madre…….
Nonno materno …….
Nonna materna …….
Nato a………
Giorno di nascita…….
La sua missione…..
Carta d’identità di Maria
[Madre di Dio e Madre di Gesù]
Nome…….
Suo padre………..
Sua madre…….
Sua cugina…….
Sposa di……..
Residente a………
Giorno di nascita…….
La sua missione…..
Quali di queste frasi ti piace di più:
• Maria è la prima discepola;
• Maria si fa piccola come una serva;
• Maria è piena di grazia;
• Maria è Madre di Dio e Madre della Chiesa.
Com’è importante il sì di Maria
Completa le frasi che seguono:
• Con il sì di Maria, Gesù viene tra……….
• Con il sì di Maria, Gesù nasce a……….
• Con il sì di Maria, viene il salvatore del……….
106
6.
Un Natale insieme a
Maria Santissima
La Madonna in pillole - 6
108
IN CHE SENSO MARIA È MODELLO DELLA SANTITÀ DELLA
CHIESA?
Maria è la tutta santa, essendo «la piena di grazia»
(Lc 1,28). Ella rappresenta per la comunità dei credenti il
paradigma dell’autentica santità, che si realizza nell’unione
con Cristo. «La Chiesa ha già raggiunto nella beatissima
Vergine la perfezione», mentre «i fedeli si sforzano ancora
di crescere nella santità per la vittoria sul peccato» (LG 65).
In tale cammino verso la santità, i credenti in Cristo si
sentono incoraggiati da Colei che è modello di virtù.
«La Chiesa, pensando a lei piamente e contemplandola
alla luce del Verbo fatto uomo, penetra con venerazione e
più profondamente nell’altissimo mistero dell’incarnazione e
si va ognora più conformando col suo Sposo» (cfr. LG 65). La
santità cristiana si attua in una intensa vita di fede, speranza
e carità. In tutte queste tre virtù teologali, Maria è modello
esemplare.
Infatti:
• nella fede: il suo esempio incoraggia il popolo di Dio
a praticare la sua fede e ad approfondirne e svilupparne
il contenuto, conservando e meditando nel cuore gli
avvenimenti della salvezza;
• nella speranza: ascoltando il messaggio dell’angelo,
la Vergine orienta per prima la sua speranza verso il Regno
senza fine, che Gesù era mandato a stabilire;
• nella carità: grazie proprio alla carità irradiante di
Maria è possibile conservare in ogni tempo, all’interno della
Chiesa, la concordia e l’amore fraterno.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
Lettera di Natale Maria Regina della Famiglia.
Cara coccinella, lupetta/o,
cara guida, esploratore, sai che
nelle quattro settimane che precedono la festa del Natale i cristiani “aspettano” la venuta del Signore. Che cosa
fanno mentre aspettano? Il Signore nasce, ma in un
modo invisibile; Gesù non nasce come a Betlemme,
ma nel cuore di ciascun cristiano. Allora il cristiano,
per essere sicuro che anche dentro il proprio cuore
nasca il Signore, cerca di “aprirlo”: pregando, facendo
qualche piccola penitenza, ascoltando più attentamente la parola del Signore. Anch’io desidero aiutare te a
tenere vicino Gesù, ora che è nato per noi. Ed allora
ti dirò due pensierini che mi sono venuti su dal cuore,
fino alla mente e che io trascrivo in questa lettera per
te.
Il Signore ci vuole sua famiglia. Tu hai studiato nel
catechismo che Dio è Creatore di tutto. Anche te ha
creato; la tua anima è uscita dalle sue mani! Ma Dio
non si è accontentato. Se avesse lasciato che tutte le
creature fossero solo sue creature, ci sarebbe stata
una distanza infinita tra lui e noi. Dio invece ama stare
vicino a noi. Se vai a leggere il vangelo troverai quando l’angelo Gabriele è andato da Maria ad annunciarle
il Natale: le ha detto che suo Figlio, Gesù, sarebbe stato chiamato anche Emanuele, che in ebraico significa
“Dio con noi”. Gesù un giorno è nato sulla terra, ed
109
essendosi fatto uomo, è divenuto veramente nostro
fratello. E nascendo tra noi ha portato sulla terra il più
bell’annuncio che sia mai stato dato. E sono comparse
le schiere degli angeli a fare festa per questo avvenimento.
Vedi, caro scout, per tutti noi è stata una grazia immensa. Dobbiamo ricordarlo, e dobbiamo avere tanto
amore verso Dio, che in questo modo è diventato padre per tutti gli uomini. Anche per te. E tu reciti ogni
giorno il “Padre nostro” proprio per dire grazie a Dio
di questo grande dono, per crescere nell’amore di figlio che ama con tutto il cuore il Padre che è nei cieli.
Gesù sceglie una madre. Per nascere sulla terra, il Figlio di Dio ha avuto bisogno di una madre. Tu
la conosci, ne sai il nome, la invochi spesso, perché
sai quanto è buona. Proprio così. Maria ha donato
al mondo Gesù, e con questo dono ha fatto sì che la
grande famiglia degli uomini diventasse anche la famiglia di Dio. Dio è nostro Padre, Gesù nostro fratello e
Maria nostra madre: è la nostra famiglia celeste!
Uno scout in gamba conosce il significato del Padre Nostro e dell’Ave Maria. Noi ti chiediamo di recitare queste preghiere nelle settimane d’Avvento, in un
modo speciale. Proclamare il “Padre nostro” significa
fare festa a Gesù che è nato tra noi e ci ha fatto conoscere il Padre suo. Proclamare l’Ave Maria significa
ancora fare festa al Natale di Gesù, perché quel Natale
ci ha regalato anche Maria come nostra mamma.
110
Attività suggerite.
1. Se vicino alla tua casa abita una bambina o un
bambino della tua età, che non sa ancora dire bene
il Padre Nostro e l’Ave Maria, fa’ di tutto perché possa imparare queste preghiere. Naturalmente sarai tu
stesso ad insegnargliele.
2. Si recita il Padre nostro durante la S. Messa? Sai
in quale momento? C’è una preghiera che i cristiani
devoti recitano spesso, specialmente in
due mesi particolari dell’anno, e che è
formata dal Padre Nostro, da tante Ave
Maria. Sai qual è? E quali sono questi due
mesi?
3. Cerca un disegno, o una fotografia,
o un ritaglio di giornale, che riproduca
bene una famiglia, con papà, mamma e
figli. Mettila sul tuo quaderno di caccia e poi scrivi accanto un tuo pensiero sul Natale di Gesù, che ha fatto
del mondo intero la grande famiglia di Dio.
Natale nella propria tana/sede
Tema e obiettivi. Appena finito di allestire il presepio, nella sede, i capi possono organizzare questa
celebrazione.
Realizzazione. Il branco/reparto si dispone davanti
al presepio.
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
Si esegue un tipico canto natalizio: “Tu scendi dalle
stelle”, oppure “Astro del cielo”. I cuccioli/novizi collocano la statuina di Gesù bambino e una candela al
posto giusto, nella grotta. Il capo unità spiega il messaggio del Natale, soffermandosi sulla figura di Maria
santissima. Un capo squadriglia legge nel migliore dei
modi, cioè proclama il vangelo scelto per l’occasione:
Lc 2,1-20.
Adesso la parola a tutti gli scout. Chi sa rispondere?
Perché facciamo festa a Natale? Come è nato
Gesù? Chi è Gesù, nato a Betlemme? Che cosa ci porta Gesù?
Ora ognuno può dire la personale preghiera che ha
nel cuore:
ringraziare per il dono della vita, della fami-
111
glia, delle attività scout, della salute…
domandare aiuto per le difficoltà, per fare
meglio il proprio dovere, per avere più pazienza, ubbidienza, per amare anche il vicino che fa dispetti…
Preghiamo insieme il Padre di Gesù: Padre Nostro;
la Mamma di Gesù: Ave o Maria; Dio che ci ama: Gloria al Padre. Scambiamoci il bacio santo della pace.
Cantiamo un inno natalizio, o mariano, sul finale della
celebrazione.
I capi concludono, proclamando la benedizione di
san Francesco: “Il Signore ci benedica e ci custodisca.
Mostri a noi la sua faccia e abbia di noi Misericordia.
Volga a noi il suo sguardo e ci dia Pace. Il Signore ci
benedica. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo”.
112
Grande caccia di atmosfera natalizia
Perché per loro non c’era posto nell’alloggio “Non
erat eis locus in diversorio” (Lc 2,7)
Tema e obiettivi. In Israele i pellegrini che si spostano per il censimento bussano ai vari alberghi delle
città per trovare da dormire. La grande caccia non va
lanciata con grida ed urli, ma con un racconto tranquillo: e per tutta la sua durata occorre cercare di mantenere un senso di misteriosa attesa, nel passaggio da
un albergatore ad un altro. I L/C sono dei pellegrini
stanchi ed impazienti di trovare un posto per pernottare, e i capi, padroni di alberghi assolutamente zeppi,
spiacenti di non poter dare ospitalità ai pellegrini.
Realizzazione. Le sestiglie del branco scelgono il
nome di una tribù d’Israele, per esempio Zabulon,
Efraim, Manasse, Ruben, Dan, Beniamino o Simeone.
Ogni tribù si sposta cercando dove dormire e passando dai vari alberghi (capi camuffati da osti), che possono essere visitati in un ordine qualsiasi; ma gli albergatori dicono loro che, data l’affluenza di pellegrini, la
tribù che potrà pernottare sarà quella che avrà il maggior numero di buoni-pernottamento. Per conquistare
questi buoni ogni tribù dovrà superare certe prove. I
buoni vengono segnati su una tesserina affidata a ciascuna tribù prima dell’inizio della caccia.
Prove. I Vecchi Lupi decidano quali prove secondo gli impegni della Pista. È bene soprattutto che un
albergatore abbia il compito di chiedere: “Ho sentito
parlare una volta di un falegname, che cercava come
voi...” e si faccia raccontare da un lupetto della squadra, attenendosi strettamente al testo evangelico, la
nascita di Gesù. Se il clima è rigido, i lupetti gradiranno
molto se un albergatore offre loro qualcosa di caldo,
per esempio una tazza di tè o cioccolato. Inutile dire
che sarà cura degli albergatori far lavorare tutti, anche
113
i più piccoli. Ogni Vecchio Lupo giudichi con uniformità di criteri, senza dimenticare lo stile della presentazione.
Costruiamo
i biglietti augurali natalizi
114
Tema e obiettivi. Questa attività da svolgere in
sede, agli inizi del mese di dicembre, ha la finalità di
entrare nella riflessione sulla maternità di Maria santissima. Ogni scout potrà portare a casa un biglietto
natalizio, prodotto con le proprie mani, mentre i rimanenti potranno servire per un autofinanziamento.
Materiale occorrente. Assegnare ad ogni scout: un
cartoncino - un paio di forbici - un taglierino (cutter)
- matite colorate - un pennarello - passamaneria di color oro oppure argento - un ritaglio di carta cellophane - colla o scotch.
Realizzazione. Tagliamo un cartoncino nella misura di cm 20 di larghezza e cm 15 di altezza. Pieghiamolo in modo che appaia doppio nella misura di cm
10x15. Col taglierino pratichiamo, al centro della facciata anteriore del cartoncino, una finestra della misura utile a rendere visibile quanto andremo ad apporre
sul prospetto sottostante. Dall’interno applichiamo
ora il cellophane, con colla o scotch, a copertura della
finestra che abbiamo fatto.
Volendo, sulla facciata del cartoncino, possiamo
disegnare, a fianco o sotto la finestra, qualche elemento decorativo usando le matite colorate o applicando un fiorellino od una piuma. Procediamo, ora,
a delineare la parte interna del nostro biglietto di auguri. Per esempio, potremmo rappresentare la grotta
di Betlemme, ma per i più piccoli anche un abete, che
deve essere visibile attraverso il foro praticato.
Ritagliamo dalla passamaneria che abbiamo a di-
115
sposizione quanto vogliamo raffigurare ed incolliamolo al centro della facciata interna del cartoncino
in posizione corrispondente alla finestra praticata sul
frontespizio. Al termine di questa operazione il nostro
biglietto di auguri è pronto e ripiegato.
Varianti. Tagliamo un cartoncino nella misura di
cm 10 per l’altezza e di cm 30 per la larghezza e lo
pieghiamo a metà in modo da risultare della misura
di cm 10x15.
Sul frontespizio, tenendoci leggermente a sinistra,
incolliamo la passamaneria ritagliata secondo quanto vogliamo rappresentare. Sulla sinistra disponiamo,
per esempio, tre candele accese. Sulla destra scriviamo un’espressione augurale. Nella paginetta interna
apponiamo un brano del vangelo di Luca: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”, “Per loro non c’era
posto nell’alloggio”, “Pace agli uomini che Egli ama”.
Invece della passamaneria si può usare la carta da collage o realizzare un disegno adatto.
A caccia con i Magi
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Tema e obiettivi. Conoscere come avvenne l’arrivo
dei Magi a Betlemme (Mt 2,1-12).
Organizzazione. Si consiglia di effettuare la caccia
in un terreno accidentato e vario, con una grotta o una
capanna, se possibile nel tardo pomeriggio; i giocatori
divisi in sestiglie. Ogni sestiglia prende il nome da uno
dei Magi: Baldassarre, Gaspare, Melchiorre. Siccome
il vangelo non ne precisa il numero, non c’è niente
di male se le sestiglie sono più di tre e alcune hanno
il nome diverso da quanto indicato dalla tradizione,
come per esempio: Caleb, Cohen, Eliakim, Zaccaria, o
Nacor. Ognuna è munita di una lanterna nonché di un
cofanetto (o almeno di una busta) con su scritto oro,
ovvero incenso o mirra. Se le sestiglie sono in numero
diverso da tre, su ogni scrigno saranno scritti insieme
i nomi dei tre doni.
Realizzazione. Un capo piazzato su una collinetta
lontana accende una lanterna e le sestiglie lo seguono a cinque minuti di distanza, l’una dall’altra. L’itinerario del viaggio sarà fisicamente impegnativo: potrà
comprendere salti di fossi, di staccionate, calarsi da
un muretto, arrampicarsi in salita, un passaggio alla
marinara, all’altezza di 1 m... I capi cureranno l’esecuzione delle prove, dando punteggi per sestiglia. Ogni
tanto i Magi nel loro cammino si imbatteranno in alberghi rappresentati da una bandierina. Per rimborsare l’albergo, dovranno superare una prova come sta
scritto su apposito cartello (stringere un nodo, riconoscere una traccia, ecc.). Ad un certo punto i Magi
incontreranno un pastore che, nel rispondere alle loro
domande, sottolineerà il suo modo semplice di vita e
il sorprendente incontro con Gesù bambino, conservando al tempo stesso la sua speranza nel Messia. Un
successivo incontro, col re Erode, metterà in luce un
personaggio che è in opposizione al pastore: beone,
spendaccione, circondato da cose inutili, scettico e
calcolatore, interessato alla nascita del Bambino solo
per scopi egoistici e malvagi, cioè per trovarlo e farlo
morire, eliminando così una possibile minaccia al suo
trono.
Dopo altri alberghi, ed altri incontri (per es. un ferito da curare, un cammelliere che ha perso il nord,
un viandante cieco che cerca di attaccare un bottone),
i Magi arrivano ad una grotta su cui sarà stata fissata la lanterna. Nella grotta troveranno Gesù Bambino
(statuetta del presepio): qui apriranno il cofanetto.
Dentro vi è scritto un semplice messaggio, come ad
esempio:
“Gesù, dopo lunga ricerca, seguendo la stella cometa, ti abbiamo trovato. Ora non vogliamo più allontanarci da te, vogliamo sempre conservarti nei nostri
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cuori. Da te vogliamo prendere esempio nell’osservare
la Legge del B/C, nel volerci bene fra noi, nel condurre
una vita semplice. Con gli altri fratellini e sorelline reciteremo ora la preghiera che tu ci hai insegnato, e ti
canteremo poi uno dei nostri canti”.
Mentre uno dei L/C effettua la lettura del messaggio, un motivo natalizio è riprodotto da un registratore a pile. Il B/C, una volta al completo, intona il Padre
Nostro e conclude con un canto L/C adatto al tema.
Materiale occorrente. Ogni sestiglia ha una lanterna e Akela ne ha una a forma di cometa; tre messaggi
in tre cofanetti; bandierine e cartelli per gli alberghi
e gli altri incontri; materiale per le singole prove; statuetta di Gesù Bambino; registratore a pile, sostituibile da un capo musicista.
Le candeline di cera colorata da
offrire a Maria santissima
Tema e obiettivi. Attività di Mani abili per onorare
Maria. Tutte le candele realizzate verranno conservate in tana-sede, per poi essere esposte ed accese
davanti alla statua della Madonna in occasione di
un’importante festa mariana. Il capo unità spiegherà
il significato del gesto di accendere la candela, quindi
farà leggere a due scout la preghiera riportata sotto.
Infine inviterà i presenti ad esprimere le proprie preghiere spontanee.
Materiale occorrente. Un fornello o fornelletto a
gas; una pentola con un po’ d’acqua e un pentolino
più piccolo da mettere dentro la pentola con l’acqua
per far sciogliere a bagnomaria la cera; cera bianca
(o incolore): sono ottimi gli avanzi di candele usate,
rintracciabili in sacrestia; qualche pezzetto, a tinta vivace, di pastello a cera, per dare colore; bottigliette o
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altri contenitori di plastica che facciano da stampini
per le candele; spago per lo stoppino, ma forse è meglio ricuperare gli stoppini dalle candele fuse; mollette
di legno; matite di legno o legnetti (per mescolare la
cera), forbici, cutter, carta da giornale.
Realizzazione. Scaldiamo sul fornello un po’ di acqua e, quando inizia a diventare calda, vi immergiamo il pentolino con vari pezzi di cera bianca. Lasciamo
che la cera si sciolga a bagnomaria. Attenzione: mentre occorre fare attenzione a non rovesciare l’acqua
bollente con cui è possibile scottarsi, la cera calda non
scotta e anche se cade sulla pelle dà solo una sensazione di caldo ma non fa male. Mentre la cera si scioglie, prepariamo gli stampini: tagliamo le bottigliette
di plastica a metà (con le forbici o il cutter (è bene
che l’operazione sia fatta dal capo), quindi con il cutter facciamo un piccolo taglietto sul fondo della forma (che può essere il fondo della bottiglia o il tappo
a seconda della metà che si utilizza) di modo da farci
passare lo spago. Lo spago deve spuntare dal fondo
della forma di circa un centimetro (sarà lo stoppino
che poi si accende). Dal lato dove si versa la cera lo
spago deve essere sufficientemente lungo da essere
pinzato con una molletta, la quale serve per tenerlo
fermo al centro della candela. A candela ultimata lo
spago in eccesso sarà tagliato. Per non sporcare tavoli
e tovaglie, nel caso dovesse rovesciarsi un po’ di cera,
è bene eseguire l’attività su fogli di giornale.
Quando tutta la cera è fusa si scioglie direttamente dentro il pentolino il colore. Abbassiamo la fiamma
del fornello. Mescoliamo il pastello e la cera liquida
con il legnetto di modo che questa acquisti un colore uniforme. Nel frattempo teniamo lo spago bene al
centro della forma e infine lo tendiamo con la molletta
in modo che rimanga dritto al centro. Se dovesse versarsi un pò di cera, nessuna preoccupazione: appena
solidificata sarà possibile recuperarla, farla sciogliere
119
e riutilizzarla. La cera che finisse malauguratamente
sugli abiti va invece rimossa col ferro da stiro, avendo
l’accortezza di risvoltare l’abito e di usare della carta
assorbente per la cera che viene sciolta dal ferro.
Dobbiamo lasciare alcune ore le candeline a solidificare, dopodiché è possibile aggiungervi, se si vuole,
altri strati di cera, magari di un differente colore. La
cera nel solidificarsi si restringe (al contrario dell’acqua che quando solidifica si dilata) dunque tenderà
ad assumere normalmente una forma di cono intorno
allo stoppino. Possiamo cercare di diminuire questo
effetto aspettando un paio di minuti prima di versare
la cera liquida negli stampini. Una volta che la candela
(monocolore o multicolore) è ultimata, con un cutter
si leva l’involucro dello stampino. Se si ha la parte con
il tappo, esso si svita e semplicemente si spinge la candela fuori. Si taglia lo stoppino in eccesso ed eventualmente con il cutter si liscia leggermente la base. La
candelina è pronta! Idea interessante: con la candelina si può realizzare un centrotavola (cartone rigido,
qualche pigna o dei sassolini di mare e/o qualche fiocco) oppure un bel pacchetto (sacchettino di plastica
trasparente e fiocco con lo spago).
Per i più esperti. Presa dimestichezza con l’arte
della cera, possiamo realizzare candele molto artistiche. Se si utilizzano della sabbia o dei sassi o altri oggetti per tenere inclinato lo stampo in cui si versa la
cera, si possono ottenere delle candeline a più strati in
diagonale, molto simpatiche da vedersi. L’effetto del
colore si può inoltre regolare: mettere tanto pastello
per un colore più intenso, poco pastello per mantenere una gradazione più sfumata.
Preghiera per l’accensione della candela.
Le candele non possono pregare, ma possono aiutarci a pregare. In ogni candela c’è in qualche modo
una eco della prima parola della creazione: “Sia la
120
luce!”; c’è un riflesso della luce venuta, a Betlemme,
dentro il buio del nostro mondo. Le candele ci ricordano il Battesimo, l’inizio del nostro cammino con Cristo,
e la nostra vocazione alla vita eterna. Sempre più si
apra e si riveli il significato della luce nella nostra vita.
Possiamo pregare così: “Signore, davanti a me c’è
una candela. Brucia inquieta la sua piccola fiamma.
Signore, anch’io a volte sono inquieto, guidami alla
calma interiore. Questa candela mi offre luce e calore. Signore, che anch’io possa essere piccola riserva
di luce e di calore nel mondo. La candela si riduce, si
consuma nel suo compito. Signore, spesso cerco solo
il mio vantaggio, lasciami diventare un servitore degli
altri e della vita. Con questa candela si possono accendere altre candele. Signore, fammi diventare testimone della Luce”.
La candela è immagine della Luce di Cristo. La
prima cosa che Dio creò - dice la Bibbia - fu la luce e
in tutta la Bibbia la luce diventa simbolo delle realtà
della vita religiosa. Ma sono stati soprattutto Gesù e
i suoi apostoli a rivelarci tutta la ricchezza simbolica
della luce. Gesù disse: “Io sono la vera luce” e ai discepoli: “Voi siete la luce del mondo; la vostra luce deve
brillare davanti agli uomini affinché vedano le vostre
opere buone e glorifichino il Padre che sta nei cieli!”
(Mt 5,16). Ecco perché la chiesa nella sua liturgia attribuisce tanto significato all’uso delle candele: dal
grande cero pasquale, immagine di Cristo risorto, alla
candela ricevuta nel Battesimo che il fedele ritrova
quando riceve gli altri sacramenti, alle candele che vediamo accese sull’altare o a quelle che la nostra pietà
ci fa accendere davanti alle immagini sacre, fino alla
piccola lampada che arde nascosta e silenziosa vicino
al tabernacolo.
121
Le vetrate colorate a soggetto
natalizio
Tema e obiettivi. Risulta piacevole decorare la
sede con motivi natalizi e in questo caso dare una
nota di colore alle finestre, in modo che in controluce
appaiano immagini sulla nascita di Gesù.
Materiale occorrente: cartoncino nero o blu o oro
o argento; fogli di acetato colorato; colla adatta all’uno o all’altro; scotch biadesivo; taglierina; occorrente
per disegnare; bucatrice.
Esecuzione: Calcolare due cm di cornice e disegnare sul rovescio del cartoncino il disegno scelto: il Presepe, Maria santissima, un pastore, la stella cometa…,
che deve essere semplificato al massimo e tracciato
con una linea di circa 1 cm. Ritagliare con cura, asportando con la taglierina le parti colorate: appoggiare
o la carta velina oppure l’acetato nel colore prescelto e ritagliarli un po’ più larghi dell’area da coprire e
incollarli. A lavoro ultimato, forare in alto la cornice
per appenderli, oppure applicare quattro pezzetti di
scotch biadesivo.
122
Ci è stato dato un bimbo
Tema e obiettivi. Dopo che si è parlato del Natale
e si sono svolte attività e celebrazioni in tema, può essere utile proporre la seguente prova. In un giorno di
pioggia, i capi consegnano individualmente un foglio
A5 da inserire nel Q.d.C.
Realizzazione. Dal brano del vangelo di Luca che
parla della nascita di Gesù (Lc 2,1-7) sono stati tolti
i nomi delle persone e dei luoghi. Per completare il
brano scrivi al posto dei puntini i nomi mancanti, scegliendoli fra quelli riportati sotto.
In quei giorni un decreto di ……….………. ordinò che
si facesse il censimento di tutta la terra.
Questo primo censimento fu fatto quando
……….………. era governatore della ……….………. Tutti
andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche ……….………., dalla ……….………., dalla città di
……….………., salì in ……….………. alla città di ……….……….
chiamata ……….……….: egli apparteneva infatti alla
casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a ……….………., sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i
giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia,
perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
Risposte: Maria; Betlemme; Davide; Giudea; Nàzaret; Galilea; Giuseppe; Siria; Quirinio; Cesare Augusto.
Aggiungi il tuo commento e un disegno natalizio.
123
124
7.
Il mese di Marzo e
l’Annunciazione
125
La Madonna in pillole - 7
126
QUALE RELAZIONE C’È FRA MARIA E CRISTO?
Gesù Cristo fu concepito nel grembo della Vergine Maria.
COME AVVIENE QUESTO CONCEPIMENTO?
Per opera dello Spirito Santo, senza la collaborazione di
uomo. «Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà
“corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9).
La risposta divina al suo: “Come è possibile? Non conosco
uomo” (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1,35). [...] Lo Spirito
Santo, che è “Signore e dà la vita”, è mandato a santificare
il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente,
facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in
un’umanità tratta dalla sua» (CCC 484-485).
Il concepimento verginale indica che Gesù è veramente
Figlio di Dio. Nello stesso tempo esso è il segno che la
salvezza viene da Dio, dalla sua sovrabbondante grazia, e
non da noi.
CHE COSA SIGNIFICA IMMACOLATA CONCEZIONE?
«Dio ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità
perché fosse la Madre di suo Figlio: per compiere tale
missione, è stata concepita immacolata. Questo significa
che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù
Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal
suo concepimento» (Compendio del CCC, n. 96).
Maria, in quanto preservata dal peccato originale, è
stata dunque redenta; redenta in modo unico, nel modo più
eminente; redenta in anticipo e in previsione del Sangue di
Cristo.
IN CHE SENSO È TUTTA SANTA?
Nel senso che ella non è stata mai intaccata da nessun
peccato durante tutta la sua esistenza; è «immune da ogni
macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa
nuova creatura» (LG 56). È la «piena di grazia» (Lc 1,28).
MARIA È SEMPRE VERGINE?
La fede cristiana afferma la verginità reale e perpetua
di Maria anche nel parto del suo unico Figlio Gesù, Figlio di
Dio fatto uomo. Ella è «rimasta vergine nel concepimento
del Figlio suo, vergine nel parto, vergine incinta, vergine
madre, vergine perpetua» (sant’Agostino). Maria è vergine
nel corpo e vergine nel cuore: Maria, durante tutta la sua
vita, s’è affidata sempre e totalmente alla volontà di Dio,
è stata sempre «la serva del Signore» (Lc 1,38). «Maria è
più felice nel ricevere la fede di Cristo che nel concepire la
carne di Cristo» (sant’Agostino, De sancta virginitate, 3,3). La
verginità di Maria indica anche l’assoluta e gratuita iniziativa
di Dio nei suoi confronti. Dopo la nascita di Gesù, Maria non
ha avuto altri figli, rimanendo sempre vergine prima, dopo
e durante il parto.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
127
“Annunciata di Palermo”, dipinto olio su tavola
(45x34), di Antonello da Messina, realizzato nel
1476. (Particolare)
128
Catechesi scout sul Magnificat
Ogni anno, in occasione del 25
marzo, la Chiesa gioisce per la solennità dell’Annunciazione dell’angelo
Gabriele a Maria vergine. L’annunciazione a Maria inaugura la “pienezza
del tempo” (Gal 4,4), cioè il compimento della promessa e delle preparazioni.
(I) Tema e obiettivi. “Allora Maria disse: “L’anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio,
mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua
serva” (Lc. 1,46-47). Su questo inno della Madonna
c’è una bellissima musica composta da Johann Sebastian Bach (Eisenach 1685-Lipsia 1750). Egli, essendo
protestante, non era invitato dal suo fondatore, Martin Lutero, a venerare molto la Madonna. Tuttavia,
poiché era una persona di grandissima intelligenza e
mentalità aperta, ha composto una musica bellissima
e rispettosa della religione cattolica. La musica di Bach
comincia con uno strepitoso concerto di trombe: simbolo del trionfo dei piccoli, degli ultimi – disprezzati
dai potenti, ma immensamente graditi a Dio – esaltati
nell’inno del Magnificat. La Madonna sceglie i più piccoli quando vuole rivelarsi.
La scelta della essenzialità (o povertà) è intimamente legata allo spirito stesso dello scautismo. Usando la stessa uniforme non si vede chi è ricco e chi è
povero; andando sotto una tenda e non in un albergo,
129
130
si fa vedere a tutti che ci si può divertire anche con
poco; imparando molte tecniche si fa capire che lo si
fa per servire gli altri. Anche se lo scautismo certe volte è costoso, insegna a guadagnarsi, con il lavoro delle
proprie mani, il denaro che occorre.
Impegno scout. Facciamo il giro della nostra camera e cerchiamo di trovare qualcosa che davvero è frutto di capriccio: avvisando chi di dovere, di liberarcene
per fare una scelta di povertà.
(II) Tema e obiettivi. “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48). Fa un certo effetto sentire da questa ragazzina di quindici anni (tanti
si pensa che ne avesse la Madonna in quel tempo) che
il suo nome sarà sulla bocca di tutti. Il motivo - ovviamente - è che lei si abbandona completamente a Dio.
Guardando la geografia mondiale, viene fuori che
in tutte le città o paesi c’è almeno una chiesa dedicata alla Madonna. Loreto, Lourdes, Fatima… sarebbero
città del tutto sconosciute se non fossero legate alle
apparizioni della Madonna. Nel mondo ci sono anche
più di venti cittadelle dette Mariàpoli (“Città di Maria”). Esse sono il frutto della intuizione di una donna
geniale, Chiara Lubich (1920-2008). Essa ha fondato
a Trento il Movimento dei Focolari ed ha avuto l’idea
di far nascere delle piccole città dove tutto va avanti
come se il sindaco fosse Maria. È incredibile ma l’idea
funziona alla meraviglia.
In questi luoghi, se ci si comporta come vuole Maria, chi lavora (alla ceramica, nei campi, al vino, all’olio, alla musica…) mette un tale impegno nel suo “mestiere” che tutto viene eseguito alla perfezione. Se il
Gen Rosso o il Gen Verde (due complessi musicali)
compongono delle canzoni, devono essere le migliori,
sia per le parole che per la musica. Ecco perché moltissime canzoni che si cantano nei raduni sono così
popolari. La più famosa di queste cittadelle è Loppiano, vicino a Firenze: nel 2006 vi ebbe termine un gran-
dioso raduno di scout europei, il Roverway. Chi vuole
andarvi a campeggiare, non solo la può visitare, ma
può anche affiancarsi ai lavori che i giovani residenti
eseguono per mantenersi.
Impegno scout. Nello scautismo non ci sono veri
e propri santuari mariani, ma in quasi tutti i campi
estivi c’è una edicola con l’immagine della Madonna.
Non sarebbe male cominciare a prepararne qualcuna
allo scopo di collocarla in sede ed anche per lasciarla
come ricordo alla fine del campo.
(III) Tema e obiettivi. “Grandi cose ha fatto per me
l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione
in generazione la sua misericordia si stende su quelli
che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” Lc 1,49-53. La Madonna pronuncia
parole estremamente severe contro i potenti: parole
rivoluzionarie e del tutto innovative. La Madonna dice
che i potenti cadranno nella polvere e rimarranno a
mani vuote. Alessandro Manzoni (Milano 1785-1873),
nella poesia “Cinque maggio” riflette sulla morte di
Napoleone. Egli era diventato così prepotente da arrogarsi il diritto di conquistare tutta l’Europa. Dopo
aver deciso da solo di diventare imperatore, vuole a
tutti i costi che il Papa vada da Roma a Parigi per incoronarlo. Non contento di questo, gli strappa la corona
dalle mani e se la pone in testa da solo. Poi Napoleone
perde completamente il controllo di se stesso: fa mettere il Papa in prigione e poi, quando questi muore,
ordina al suo segretario di mettere una noticina sul
diario di Stato perché - secondo lui - quello sarebbe
stato l’ultimo papa della storia. Davvero, alla superbia
non c’è limite!
Maria invece dice che proprio lei, così piccola in un
paese piccolissimo, darà forza alle genti per resistere
131
132
ai prepotenti. Se ne sono accorti i carri armati russi
che, dopo la seconda guerra mondiale, hanno invaso
la Polonia confidando sulla potenza dei loro cannoni. I
Polacchi, fra cui il futuro papa Karol Woityla (Wadowice 1920-Città del Vaticano 2005) non reagirono con
le armi ma con colossali processioni al santuario mariano di Czestokowa. Ai militari sovietici questi cortei
davano un tremendo fastidio, ma non potevano impedire alle persone di andare a piedi dove volevano. I
cattolici polacchi percorrevano anche duecento chilometri per arrivare al santuario: pian piano il governo
cambiò politica e alla fine la Polonia ottenne la libertà.
Nello scautismo non si coltivano idee così rivoluzionarie, ma si fanno gesti e scelte che le richiamano.
Il primo che si disinteressò del suo prestigio di generale per stare con i ragazzi, fu lo stesso Baden-Powell
che, l’1 agosto 1907, ebbe il coraggio di partire con
venti boy-scout per l’isola di Brownsea. Dopo di lui ci
fu Mario di Carpegna (Roma 1856-1924) che fondò
l’Asci nel 1916 e poi stette sempre a disposizione dei
ragazzi. In seguito fu tutto un pullulare di persone che
facevano a gara per disinteressarsi dei propri affari
materiali per servire i ragazzi: fra di essi ci sono i capi
scout che mandano avanti l’associazione.
Due impegni scout.
a.) Facciamo una ricerca su quanto tempo impiegano i capi scout attuali per stare vicini ai ragazzi e mandare avanti le attività. Vedendo come essi sono simili
ai “poveri” di cui parla la Madonna (cioè persone che
perdono la propria vita, in senso evangelico, per far
fiorire lo scautismo), mandiamo un segno di simpatia,
magari scrivendo un biglietto di auguri.
b.) Recitiamo almeno una parte del rosario usando la coroncina che tiene unito il fazzolettone o che
pende dal moschettone di sinistra. Ottimo sarebbe se
nelle case, nei condomini o nei giardini sotto casa uno
scout animasse la recita del rosario con i vicini.
La ricerca del fiore della Madonna
Tema e obiettivi. È un gioco di movimento con prove. Si comincia con un’ambientazione fantastica: nei
tempi passati, in Israele, esisteva una preziosissima
reliquia. Si tratta del fiore che la Madonna conservava
in un vaso a Nàzaret e che ora è nascosto in un antico santuario cui si può accedere superando tre porte
sante, alla cui guardia sono preposti tre personaggi
biblici. Il gioco può svolgersi su un terreno vario, con i
ragazzi divisi in sestiglie.
Realizzazione. Le sestiglie, scaglionate, partono
alla ricerca della reliquia seguendo un’unica pista lungo la quale si trovano tre capi, vestiti da profeti: per
esempio Ezechiele, Geremia, Elia. Essi consegnano
a ciascuna sestiglia una grande chiave di carta (contenente indicazioni sul proseguimento della pista),
solo quando la sestiglia avrà superato determinate
prove di abilità, agilità, ecc. L’ultimo sapiente-profeta
fa in modo di attendere che le sestiglie siano riuscite
nell’impresa e le conduce sul luogo del santuario. Qui
inizia la ricerca dei petali numerati in cartoncino, parti
del fiore che i guardiani del santuario hanno smembrato e sparpagliato qua e là per motivi di sicurezza.
Vince la sestiglia che recupera più pezzi.
Infine, ogni sestiglia riunisce i propri petali per ricostruire il fiore. Ci si accorge allora che manca un piccolo pezzo (l’ha tenuto il capo) e che quindi il fiore non
è bello, perché incompleto. Dalla verifica in branco/
cerchio dovrebbe emergere l’idea che il piccolo pezzo
è importante quanto gli altri, più centrali, colorati e
vistosi e che anche un lupetto/coccinella può essere
un piccolo, ma importante pezzetto della comunità,
senza il quale essa non è completa.
133
Santuari e cappellette mariane
Tema e obiettivi dell’impresa. In occasione della
solennità dell’Annunciazione del Signore, il 25 marzo,
ma anche nella memoria della B. V. Maria di Lourdes,
l’11 febbraio, si potrebbe lanciare un’impresa per valorizzare la tradizione non solo religiosa, ma anche
storica e culturale della devozione alla Nostra Signora.
L’attività consiste nell’eseguire una ricerca storica sulle icone mariane presenti nel proprio vicariato/circoscrizione, soprattutto nel territorio parrocchiale: cappelle dimenticate, statue, capitelli, cellette, maestà,
edicole, ceramiche murarie e nicchie lungo le strade.
Realizzazione. L’iniziativa avrebbe una grande rilevanza presso il gruppo scout, ma anche presso tutta la
cittadinanza, se fosse la stessa zona scout a lanciare
l’impresa: “Alla ricerca dell’immagine mariana perduta”. I responsabili di zona dividono la mappa del proprio comune, assegnando le vie che gravitano attorno
a ciascun gruppo scout. Si comincia con un’esplorazione del territorio assegnato, facendo inchiesta e documentando con fotografie delle squadriglie di fianco
all’immagine individuata. Una breve relazione ne valorizzi le tradizioni devozionali e le vicende storiche,
costruendo mappe, tabelle e statistiche, anche con le
competenze del Consiglio di zona. Il materiale raccolto sarà ovviamente multimediale, cartaceo e in Dvd e
sarà mostrato in un evento specifico, a sé stante, o a
margine della festa di san Giorgio, con la benedizione
del vescovo e visibilità sulla stampa cittadina. Il sito
della zona scout dovrà ospitare la maggior parte del
materiale grafico e fotografico prodotto. L’attività non
può protrarsi più di due mesi, per lasciare lo spazio
dovuto alla festa di san Giorgio al 23 aprile. Anzi, proprio questo appuntamento (come suggerito sopra)
risulta essere occasione per allestire uno stand dove
134
unire i frutti delle ricerche svolte ciascuno nel proprio
terreno di caccia.
Puzzle mariano
Tema e obiettivi. Conoscere i diversi modi in cui
Maria santissima è venerata. Si tratta di procurarsi alcuni giornali o riviste, oppure locandine di note opere d’arte sacra, acquistabili presso i negozi d’articoli
religiosi. Questo gioco è utile per attirare l’attenzione
dei partecipanti su qualche specifico argomento, nel
nostro caso: una Annunciazione, una Visitazione, una
Deposizione, l’Assunta, con l’obiettivo di evidenziare
un fatto storico, una lettura particolare, un famoso dipinto mariano, ecc.
Realizzazione. Si consegna ad ogni concorrente
un’immagine mariana, precedentemente ritagliata,
in un numero prestabilito di parti, possibilmente diseguali tra loro. I giocatori devono ricostruire il testo
ed i disegni dell’immagine loro proposta. Le difficoltà
devono essere uguali per tutti e così pure il numero
di “tessere” che però possono variare, nelle proposte
successive, in base alle capacità che ogni giocatore va,
nel tempo, acquisendo.
Nel realizzare il gioco all’aperto, magari in un sottobosco o in un prato, si preparano delle fotocopie su
cartoncini di diverso colore, oppure si colora il retro
di ogni singolo puzzle con tinte diverse, stabilendo la
tinta di riferimento per ogni squadriglia. Nell’insieme
dei pezzi la colorazione agevolerà i giocatori a scegliere le tessere loro pertinenti per ricostruire, dopo, la
propria “opera”. Si nascondono le tessere in vari punti
del campo di gioco proponendo così, oltre alla ricostruzione, anche il compito della ricerca dei pezzi del
mosaico. I capi possono comprare alcune cornici dal
formato standard ed esporre in sede i quadri con i
puzzle ricomposti.
135
Vi presento Maria
Tema e obiettivi. Conoscere e drammatizzare i
principali episodi evangelici mariani.
Realizzazione. La gara è di squadriglia e può essere svolta ovunque, con il reparto seduto in cerchio. Il
capo squadriglia sorteggia da un cestino un foglietto
che indica un episodio della vita di Maria santissima.
In squadriglia rapidamente si dividono le parti: narratore, Maria, altri personaggi e si rappresenta l’episodio mariano estratto. Gli scout in cerchio restano in silenzio e, dopo almeno cinque minuti di recita, devono
indicare il titolo dell’episodio.
Anche le altre squadriglie, una di seguito all’altra,
sceglieranno e rappresenteranno un episodio. Chi perde troppo tempo ad organizzare le parti, oppure non
sa procedere nell’esecuzione, porta a una penalità alla
propria squadriglia/sestiglia. Vince chi ha totalizzato
più punti, in base all’espressività della esibizione.
La vita della Madonna
Tema e obiettivi. Prendiamo spunto dai vari episodi narrati nel Vangelo e negli Atti per conoscere più
da vicino la vita di Maria. Utilizziamo le immagini allegate, nelle pagine 139-142, facendone fotocopie per i
seguenti giochi.
1.) Grande gioco a basi con presa a piacere (scalpo,
alce rossa…). Sia i Crociati che i seguaci del Sultano
possiedono nella propria base un certo numero di
preziose e antiche icone. Scopo del gioco è penetrare nelle basi nemiche e recuperare altre immagini, al
contempo difendendo le proprie. Al termine del gioco
vince chi ha collezionato più immagini collegandole al
giusto episodio del vangelo (immagini rimaste inco136
gnite non contano alcun punto).
2.) Gioco di osservazione in cui le immagini sono
sparpagliate nel bosco mentre i relativi foglietti didascalici, su cui sono scritti i vari episodi, sono ad
esempio attaccati a piccoli arbusti o a rami facilmente raggiungibili. Scopo di ogni sestiglia è recuperare il
maggior numero di immagini e, aiutandosi con i foglietti trovati, riferire ad esse il corretto episodio.
3.) Gioco individuale in cui riordinare immagini e
foglietti (ad esempio sul proprio quaderno di caccia/di
Bosco) nel più breve tempo possibile oppure facendo
il minor numero di errori.
4.) Staffetta a squadre in cui ognuno deve scegliere una immagine e collocarla con la relativa didascalia.
Il capo Sq. è l’unico che può correggere eventuali
errori di chi è in squadra con lui quando è il suo turno
di staffetta. La squadra che termina per prima tutte le
immagini guadagna un bonus, ma poi il gioco è vinto
da chi ha totalizzato il maggior punteggio, mediante i
corretti abbinamenti.
137
Episodi della vita della Madonna
138
Tema e obiettivi. Prendiamo spunto dai vari episodi narrati nel Vangelo e negli Atti per conoscere più da
vicino la vita di Maria. Riconoscere ed interpretare le
immagini descrittive.
Realizzazione. Si tratta di abbinare ad ogni immagine la relativa didascalia sulla vita della Madonna.
Gli episodi sono i seguenti:
1. Maria bambina viene presentata al Tempio e
accolta dal sacerdote
2. Giuseppe viene scelto come sposo di
Maria
3. L’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria
Vergine
4. Maria visita la cugina Elisabetta e magnifica
Dio
5. Giuseppe e Maria si recano a Gerusalemme
per il censimento
6. La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
7. Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio
8. Simeone annuncia a Maria che una spada le
trafiggerà l’anima
9. Maria e Giuseppe fuggono in Egitto
10. Maria e Giuseppe ritornano a vivere a Nàzaret
11. Maria osserva Gesù crescere in età, sapienza e
grazia.
12. Maria ritrova Gesù nel tempio intento a insegnare ai dottori della Legge
13. Maria piange la morte di Giuseppe
14. Maria chiede a Gesù di compiere il miracolo
del vino a Cana
15. Maria segue Gesù durante la salita al Calvario
16.
17.
18.
19.
Maria assiste alla sepoltura di suo figlio
Il Risorto appare a Maria santissima
Maria è assunta al Cielo
Maria incoronata regina del Cielo e della terra.
1.
2.
3.
4.
139
5.
6.
7.
9.
140
8.
10.
11.
12.
13.
141
14.
16.
17.
18.
142
15.
19.
8.
Maria santissima e il
mese di Maggio
La Madonna in pillole - 8
144
CHE TIPO DI CULTO SI DÀ A MARIA?
Fin dall’inizio ci fu sempre un culto particolare verso
la Vergine tra i cristiani. Tuttavia «soprattutto a partire
dal Concilio di Efeso, il culto del popolo di Dio verso Maria
crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera
e imitazione» (LG 66). Esso si espresse specialmente nelle
feste liturgiche, tra le quali, dagli inizi del V secolo, assunse
particolare rilievo “il giorno di Maria Theotokos”, celebrato
il 15 agosto a Gerusalemme e divenuto successivamente la
festa della Dormizione o dell’Assunzione.
Il culto mariano si è sviluppato fino ai nostri giorni
in mirabile continuità, alternando periodi fiorenti a periodi
critici i quali, tuttavia, hanno avuto spesso il merito di
promuoverne ancor più il rinnovamento.
«Maria, esaltata per la grazia di Dio, dopo suo Figlio, al
di sopra di tutti gli angeli e gli uomini, perché è la Madre
santissima di Dio, che ha preso parte ai misteri di Cristo,
viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale»
(cfr. LG 66).
Tale culto possiede una sua peculiarità irrepetibile,
perché si riferisce ad una persona unica per la sua perfezione
personale e per la sua missione.
«“Questo culto [...], sebbene del tutto singolare,
differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato
al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito Santo, e
particolarmente lo promuove». Esso trova la sua espressione
nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio e nella
preghiera mariana come il santo rosario, “compendio di
tutto quanto il Vangelo”» (CCC 971).
Pertanto, la venerazione dei fedeli verso Maria, pur
superiore al culto rivolto agli altri santi, è tuttavia inferiore
al culto di adorazione riservato a Dio. Tra il culto mariano e
quello reso a Dio vi è però una continuità: infatti, l’onore reso
a Maria è ordinato e conduce all’adorazione della Santissima
Trinità.
La venerazione dei cristiani per la Vergine promuove
il culto prestato al Verbo incarnato, al Padre e allo Spirito
Santo. «Le varie forme di devozione verso la Madre di Dio,
che la Chiesa ha approvato entro i limiti di una dottrina sana
e ortodossa, secondo le circostanze di tempo e di luogo
e l’indole e la mentalità dei fedeli, fanno sì, che mentre è
onorata la Madre, il Figlio per il quale esistono tutte le cose
(cfr. Col 1,15-16) e nel quale “piacque all’eterno Padre di
far risiedere tutta la pienezza” (Col 1,19) sia debitamente
conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi
comandamenti» (cfr. LG 66).
A lei, divenuta Madre della Chiesa e Madre
dell’umanità, ricorre il popolo cristiano, animato da filiale
confidenza, per sollecitare la sua materna intercessione e
ottenere i beni necessari alla vita terrena in vista dell’eterna
beatitudine.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
145
146
L’edicola mariana
Tema e obiettivi. Molti scout, nel
mese di maggio, hanno trovato una
simpatica forma per onorare la Madonna: le hanno eretto tante piccole
maestà, tanti altarini-edicole nei campi, nei cortili polverosi, ai crocevia, fra gli alberi dei
boschi. Alcuni veramente artistici, in pietra o in legno,
altri più semplici, più umili. Anche le nostre zone possono fiorire così del sorriso della Vergine: dolce invito
per il passante distratto, che non può fare a meno di
soffermarsi un istante e di mormorare un’Ave Maria.
Non è una buon’azione di prim’ordine, questa? Cominciamo prima a realizzarla nella sede di reparto e
nella sede di clan, poi penseremo anche all’esterno.
L’edicola mariana in sede. È un’impresa che può
essere svolta durante tutto l’anno, per aumentare il
nostro amore a Maria santissima, Regina degli scout.
Si comincia con una breve catechesi sull’amore che gli
scout hanno nei confronti di Maria santissima, poi, tra
le squadriglie di un reparto si realizza una aggraziata
edicola mariana che trovi un posto preminente nella
propria sede.
Naturalmente ogni squadriglia disegna il suo progetto, che potrà confluire in un cartellone che li raccoglie tutti. Scelto il progetto, con i consigli di qualche
artigiano si realizza l’edicola nel modo migliore, pianificando che permanga in sede per molti anni. Infine,
in occasione di una solennità mariana o durante la tra147
dizionale festa parrocchiale, si organizza una piccola
cerimonia con l’esposizione dell’edicola, la benedizione e l’illustrazione ai presenti del manufatto.
Realizzazione
Progetto n. 1. Ecco il modello di una Vergine che
si può facilmente realizzare. Prendiamo un piano di
compensato di 5 mm di spessore, poi ingrandiamo
tre volte il disegno, con il sistema della retinatura a
griglia, oppure con una fotocopia in ingrandimento.
Come descritto in questa pagina ricalchiamo il disegno ottenuto sul compensato e ritagliamo .
Applichiamo le differenti sagome con colla da le-
148
gno, nel modo seguente: il pezzo tre sul due, il due
sull’uno e mettiamo tutto sotto un peso per diverse
ore. Fissiamo l’immagine ottenuta su un fondo di panno colorato. I disegni esposti a lato mostrano le varie
fasi di costruzione.
Progetto n. 2. L’immagine può essere portata nello
zaino fino ai bivacchi e ai campi: esposta sopra l’altare
o sull’antenna delle bandiere, inviterà gli esploratori
alla preghiera. La costruzione è molto semplice e il
santo profilo della Vergine così stilizzato può essere
riprodotto anche da chi non ha troppa attitudine al
disegno.
Materiale occorrente: una tavoletta di legno di cm
22x60 dello spessore di cm 1 - 1,5; una tavoletta di legno compensato di cm 20x50 dello spessore di mm 3
- 5; chiodini o viti; colla; vernice o terra colorata; cera
da lucidare.
Dalla tavoletta da cm 1,5 tagliamo un rettangolo di
cm 20x29. Misuriamo cm 7,5 dagli spigoli e congiungiamo con la metà del lato più corto ottenendo con
due tagli la tavoletta di fondo (fig. 1). Levighiamo bene
con la carta vetrata una delle superfici. Ora tagliamo
dalla restante tavoletta da cm 1,5 le seguenti strisce:
1 da cm 25x5 (base); 2 da cm 20x3 (fianchi); 2 da cm
18x5 (tetto).
Sulla striscia di base pratichiamo un intaglio (fig. 2)
149
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per incastrarvi il fondo. Applichiamo i fianchi con
colla e chiodi. Dalla tavoletta di compensato intagliamo un pezzo con la seghetta da traforo (fig. 3).
Attenzione a non sciupare il pezzo pieno centrale
B che va ancora usato. Sovrapponiamo ora il pezzo A ai fianchi ed applichiamo i due spioventi del
tetto badando di tagliare bene ad angolo il colmo,
in modo che collimi perfettamente. Una energica
passata di carta vetrata e poi potremo dedicarci
alla parte artistica.
Riprendiamo il pezzo di compensato B che abbiamo detto di non gettare via e con l’aiuto della
quadrettatura disegniamo l’intera sagoma dell’immagine, ingrandendola in modo che sia racchiusa
in un rettangolo di cm 13x20 (fig. 5). Sul compensato rimasto dalla primitiva tavoletta disegniamo
e intagliamo la sola sagoma del manto (colorata in
nero nella fig. 6). Ora con la vernice (a smalto se
l’abbiamo) bianca o rosa pallido o avorio, coloriamo il volto e le mani a tinta unita e con il turchino
la sagoma del manto. Quando tutto è ben asciutto, incolliamo la sola sagoma del manto colorata
senza chiodi, il manto sopra l’immagine intera e
con un poco di giallo ripassiamo l’aureola. Incol-
liamo ora sempre senza chiodi l’immagine sul fondo
dell’edicola, sovrapponiamo
un peso e lasciamo asciugare. Se non abbiamo vernice,
possiamo tingere con terre
colorate il legno e poi lucidare a cera.
L’esterno
dell’edicola,
come pure il fondo, potrebbe essere lasciato in color legno naturale, lucidato pure
a cera. Fissiamo un piccolo
gancio dietro il vertice del
tetto, per poter appendere
l’edicola.
Non ci resta altro che far
benedire l’immagine dall’Assistente Ecclesiastico e portarle dei fiori colti nei prati,
durante la prima uscita.
Progetto n. 3. Procedere
come mostra l’illustrazione e
farsi aiutare da un falegname
per eseguire i dovuti incastri.
Nel simpatico e arcaico lumino, lo stoppino galleggia
sull’olio, mediante tre sezioni di tappo in sughero.
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Progetto n. 4. Il fondale e la mensola sono fissati
con chiodi a due tasselli di tronchetto grezzo. Il manto della Madonna è di colore azzurro, in compensato
oppure in panno robusto. Come mostra la figura, si
applicano le mani e il profilo del volto, colorati in rosa.
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Progetto n. 5 Incisione su vetro
Materiale occorrente. Per realizzare un’incisione
sul vetro necessita una lastra di vetro più abbondante
dell’immagine in questione, perché poi la lastra verrà
tagliata secondo le giuste dimensioni. Scotch carta e
il Dremel con punte diamantate (conica/sfera). Il Dremel è una sega da traforo compatta e facile da usare
per tagliare e limare con precisione i più svariati materiali.
Realizzazione. La prima fase consiste nel pulire la
superficie di vetro con un panno morbido, successivamente con l’aiuto dello scotch di carta, applicare sul
retro del vetro il disegno che intendiamo realizzare
(puoi utilizzare anche stencil). - La seconda fase consiste nel tracciare i contorni dell’immagine desiderata, lasciando vuote le bianche (o le parti piene se si
utilizzano stencil). Durante l’incisione tenere a portata
di mano il panno con il quale spolverare il vetro ogni
tanto. - La terza fase consiste nel controllare al termine dell’incisione il lavoro effettuato; tale controllo è
facilitato inserendo sotto il lavoro un contrasto nero
(cartoncino), in modo da vedere perfettamente gli
spazi da riempire, quindi procedere al riempimento
degli spazi, fino ad ottenere il risultato finale. - Ultima
fase del lavoro consiste nel pulire la lastra con dell’acqua o prodotti per vetri.
Munitevi di mascherina per proteggere gli occhi,
mascherina per proteggere il naso e guanti in lattice,
in quanto durante la lavorazione la polvere del vetro
potrebbe darvi fastidio e comunque indossate sempre
le protezioni necessarie quando usate utensili come il
Dremel.
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Ricostruiamo l’edicola saccheggiata
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Tema e obiettivi. Giungiamo ad un atto di devozione mariana, attraverso un gioco di ambientazione
fantastica, con l’obiettivo di montare i pezzi di una
nuova edicola. Alcuni banditi hanno saccheggiato
un’edicola della Vergine. La popolazione della zona è
in subbuglio e per recuperare il maltolto chiede l’aiuto
del branco/cerchio. Accorgendosi di essere inseguiti, i
banditi cercano di sbarazzarsi della refurtiva, gettandola lungo la strada.
Realizzazione. Dopo il lancio, il branco/cerchio è
condotto sul luogo del misfatto, dove trova solo i contorni dell’edicola e i segni di quanto avvenuto. Immediatamente le varie sestiglie vengono lanciate sulle
tracce dei banditi, che si sono divisi. Lungo il percorso
incontrano ciascuna un abitante del luogo che, mediante il superamento di una prova, darà loro un pezzo
dell’edicola. Le piste convergeranno in un luogo in cui
le sestiglie, anche insieme (se vi arrivano simultaneamente); dovranno recuperare la refurtiva principale,
ossia l’immagine della Madonna, nascosta dai banditi.
Una volta trovata l’immagine, sarà possibile ricostruire l’edicola dividendo i compiti tra le sestiglie:
una collocherà il supporto, l’altra incastrerà i lati ed il
fondo dell’edicola nei portafiori, una terza sistemerà i
candelabri, e quella che avrà trovato l’immagine mariana avrà, infine, l’onore di rimetterla al suo posto.
Attorno all’edicola ricostruita, il branco/cerchio si riunirà per un canto ed una preghiera.
Materiale occorrente. Per l’edicola: lati, fondo,
suolo e tettuccio di una specie di capanna, in compensato e ad incastro; due o più candelieri con le rispettive candele; due o più portafiori; supporto da piantare
al suolo (o da attaccare all’albero); eventualmente viti,
chiodi, fil di ferro. L’immagine della Madonna può essere una statuetta o un quadretto.
I luoghi mariani nel tuo territorio
Tema e obiettivi. Individuare i luoghi dove Maria
è venerata.
Materiale occorrente. Buste e foglietti di carta dai
diversi colori per le indicazioni. Uno scrigno o una scatola di latta, contenente caramelle e monete di cioccolato e immaginette sacre della Madonna ivi venerata. L’ampiezza del terreno e la durata di questa, che
è una vera “caccia al tesoro”, sono a discrezione del
capo che organizza l’attività, in quanto può interessare il quartiere o la zona del campo ed è condizionata
anche dall’età dei partecipanti. La gara si svolge per
squadriglia/sestiglia. Ad una festa insieme ai genitori si comporranno gruppi di famiglie, determinati sul
momento, facendo in modo che siano omogenei tra
loro.
Realizzazione. Ogni squadra è contraddistinta da
un colore assegnato dal capo, ma anche da un semplice stemma-contrassegno e da un motto scelti dai concorrenti, ovviamente tutto in tema mariano. Il gioco
consiste nel trovare il “tesoro” nascosto seguendo un
percorso a tappe. In ogni tappa è reperibile l’indicazione utile a raggiungere quella successiva.
Innanzitutto occorre stabilire l’itinerario base
da seguire. Se si svolge nell’ambito di una città, di
un quartiere o di un paese è bene stabilire le tappe
presso luoghi mariani, cellette, edicole che celebrano
Maria santissima, statue mariane, lapidi, santuari, ricostruzioni di grotte di Lourdes… Se, invece, la gara si
svolge in parrocchia, o al campo, scegliamo le postazioni, in tema, che preferiamo o che hanno maggior
rilevanza nella vita quotidiana.
Le squadre partono tutte al via, ma è fondamentale sottoporle subito a prove impegnative, in modo
da ottenere un loro naturale scaglionamento… pena
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la non riuscita del gioco. Si può provvedere alla distribuzione di un messaggio da decifrare: una preghiera
mariana, suddivisa in tanti pezzetti di frasi che sono
da comporre, seguito da un messaggio morse, oppure da parole scritte al contrario. Per cominciare e per
entrare nello spirito del gioco, si possono richiedere
mazzetti di fiori con i colori della veste di Maria Ss.ma,
che sono bianco e azzurro, oppure alcuni santini, oppure tre sassi di colore diverso e anche del muschio,
oggetti che serviranno, a conclusione di tutto, a decorare un’edicola mariana.
Chi riporta gli oggetti riceve la seconda busta, col
messaggio da decifrare, riferito alla successiva meta.
Lungo questo primo percorso ogni compagnia riceverà la tessera di squadra: ogni squadra deve raccogliere
per esempio cinquanta punti per aver diritto alla terza
busta; i punti, da uno a dieci, vengono dati da una serie di “angeli” (genitori, amici, ecc., in giro per il bosco, riconoscibili dalla veste bianca, oppure dalle ali,
oppure da un velo bianco sul capo), per determinate
prove, che possono essere note ai partecipanti (“Andiamo dall’angelo dei nodi, oppure dall’arcangelo delle capriole, oppure da quello del salto…”), o anche a
sorpresa. Cercare di standardizzare i criteri di giudizio.
Ogni squadra deve utilizzare soltanto i messaggi
con il proprio colore e i capi devono tutelare la permanenza dei messaggi per le varie squadre. Si può
naturalmente prevedere un percorso completamente
diverso per ciascuna squadra (con ostacoli di ugual difficoltà), ma ciò è molto laborioso. La soluzione migliore è quella di collocare, nel punto appropriato, tanti
messaggi quante sono le squadre. Avendo ciascuna
squadra già assegnato, in partenza, un proprio colore
e contrassegno, la sua copia del messaggio sarà quella
recante il proprio colore e contrassegno. Ogni squadra
potrà così controllare, dai messaggi che mancano e da
quelli che restano, quante - e magari quali - squadre
sono passate prima di lei. Naturalmente ogni squadra
dovrà prelevare solo la propria copia del messaggio,
rimettendo al loro posto tutte le altre (lealtà scout).
È opportuno anche che ciascuna squadra sia invitata a conservare le proprie buste (numerate progressivamente): un’eventuale vittoria sarebbe annullata se la successione non fosse completa. Perciò ogni
squadra sa che dopo la busta quattro deve trovare la
cinque, ed è inutile che salti alla busta otto, anche se
l’ha trovata, per caso o spiando le altre squadre. La
caccia al tesoro dovrà svilupparsi su un luogo sufficientemente ampio perché le squadre, avuto riguardo
al loro numero, non si intralcino, né possano agevolmente seguirsi o controllarsi. Preferibilmente le squadre non dovrebbero essere più di quattro o cinque
(possibilmente con non più di cinque - sei membri
ciascuna). Meglio se i loro componenti sono dotati di
bracciali (del colore della squadra): ciò aiuta la squadra a stare insieme, gli arbitri a riconoscerla, e crea
atmosfera.
Ogni tanto non è male se le squadre vengono avviate - da uno dei messaggi ritrovati - al tavolo della
giuria, che assegna loro la busta successiva mediante
superamento di una prova. Ciò permette di controllare lo stile e la coesione delle squadre, nonché la loro
classifica in quel momento. La squadra deve rimanere
sempre unita (salvo precise istruzioni contrarie), e i
capi delle squadre devono mostrare i messaggi via via
scoperti a tutti i membri della squadra. Un segretario
della squadra conserverà le varie buste. Ogni busta,
oltre al numero d’ordine, reca l’indicazione del posto
della successiva.
Naturalmente ogni squadra deve sforzarsi di leggere (ed eventualmente decifrare) i messaggi segretamente e in silenzio, evitando di farsi vedere o sentire
o seguire dalle altre. La prima squadra che arriva sul
posto non deve lasciare capire agli altri che lì c’è il te-
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soro e deve cercarlo facendo finta di niente. L’ultima
busta conterrà le indicazioni finali per la pianta, con il
posto del tesoro. Il gruzzolo dovrà avere argomento
mariano, con ubicazione mariana. Sarà, di preferenza,
un regolare scrigno colmo di santini, rosari e dobloni
d’oro-cioccolato, sotterrato in modo poco profondo e
con terra smossa.
Esempi di contenuti delle buste.
• Cercare nel bosco “l’albero della Madonna”,
dove in precedenza era stata nascosta tra i
rami una statuina e che a fine caccia verrà collocata e decorata, in sede/tana, dentro l’opportuna edicola;.
• scrivere la parola Maria con cinque elementi
naturali che iniziano con quelle lettere, dinanzi
al tavolo della giuria;
• intrecciare una corona con fiori o foglie e portarla alla giuria che l’userà per decorare la statuina;
• fare un mazzo di fiori di tre qualità diverse e
portarlo alla giuria;
• scrivere una poesia in rima baciata, dedicandola alla Madonna;
• individuare e leggere nella Bibbia un assegnato episodio mariano. Vedi l’elenco a pag. 99;
• riportare al tavolo della giuria tre insetti diversi
vivi (in precedenza consegnare alle squadriglie
un barattolo di vetro) e/o sei foglie diverse;
• realizzare un oggetto con un foglio di carta fornito dentro la busta del messaggio. Procurare
un foglio per ogni membro della squadra, in
modo che tutti possano provare;
• privilegiare località a tema mariano, per cui,
nel raggiungere una successiva edicola, immagine, o monumento di Maria santissima
basterà l’indirizzo, senza specificare l’oggetto,
visto che ognuno ha già interiorizzato il tema
•
del gioco.
Alcune espressioni volutamente enigmatiche
stimoleranno l’acume dei partecipanti. “È buona per quando fa freddo” (rinvia a una catasta
di legna);“sotto il punto del sacrificio” (= sotto
l’altare); “colà dove il cibo non serve ad irrobustire i muscoli, ma ad ampliare lo spirito e la
conoscenza” (= la biblioteca); “là dove siede il
vescovo” (= la Cattedrale).
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Le rose per l’angolo di Maria
Il mese delle rose. Nelle nostre uscite di primavera, quante volte abbiamo sentito l’animo ripieno di
intima gioia e la mente elevarsi verso il Cielo alla visione incantevole di un prato in fiore, o, in attesa della
ripresa di un gioco emozionante, abbiamo gustato la
pace riposante di un bosco, echeggiante del canto degli uccelli! Nel mese dedicato alla Madre è abbastanza
comune che gli altari a lei dedicati siano ornati con più
attenzione di fiori freschi
Tema e obiettivi. Il mazzo di fiori deve essere soprattutto identificato con l’insieme delle buone azioni che si possono offrire al Signore per mezzo di sua
madre: questi sono i fiori a loro veramente graditi e
indispensabili nella vita del cristiano. Il fiore diviene
così segno di virtù e anche di amore. Contrapponiamo
al peccato un mazzo di virtù, di “fioretti”, ossia di piccole rinunce in onore di Maria: un’usanza assai diffusa
nell’educazione religiosa dei giovani. (Il termine “fioretto” rimanda immediatamente alla parola “fiore”).
Nel periodo della Quaresima invitiamo gli scout a scrivere le proprie rinunce su un pezzo di carta e a deporle in un cesto davanti ad un’immagine della Vergine.
I mazzi di fiori più frequenti nell’iconografia di questa
tradizione sono composti da rose e gigli con qualche
ciuffo di nontiscordardimé. Essi simboleggiano, rispettivamente, l’amore, la purezza e il ricordo.
Portiamo rose alla Madonna. Per noi scout, che
ci onoriamo di essere “cavalieri” di così soave regina,
il mese mariano è incitamento e slancio ad una più
sentita fedeltà alla nostra Legge e alla nostra Promessa, ad una donazione più generosa in favore dei nostri fratelli, così da lasciare il mondo un po’ migliore
di come l’abbiamo trovato. Ma esprimere il nostro
amore a Maria, portando fiori freschi davanti alle sue
160
icone, certamente le farà piacere: i fiori in città non si
trovano tanto facilmente e a comperarli costano cari;
però un mazzolino ogni tanto lo si può avere e lo possiamo cogliere noi stessi in qualche prato alle porte
della città, soprattutto durante un’attività nel verde o
un’uscita. Se qualcuno poi ha già o deve avere la specialità di giardiniere, certamente coltiverà in qualche
vasetto sulla terrazza, o nella sua aiuola in giardino,
una pianta dai bei fiori da mettere davanti all’immagine della Madonna.
Realizzazione. Sarebbe proprio bello se nella nostra Tana/Sede ci fosse un angolo destinato a onorare
la nostra Mamma Celeste. Ai piedi di Maria, venerata
nell’edicola amorevolmente costruita nell’angolo della tua squadriglia, in questo mese con particolare cura
ornata di fiori, deponiamo la nostra segreta offerta ed
il nostro impegno: essere vero e fedele amico di Gesù,
figlio sincero e devoto di Maria, scout che con passione vive il suo cammino al loro fianco.
Preghiamola, la Madonna, e diciamole così: “Santa
Maria, che sei la mia mamma come lo sei del Bambino
Gesù, ti voglio tanto bene. Vuoi, per piacere, aiutarmi
a fare tutte le mie azioni come le farebbe il tuo Figlio,
che è il mio modello? Come Gesù Bambino io cercherò
di pregare del mio meglio, di studiare con costanza, di
ubbidire subito e gentilmente. Così sia”.
La stampa con la trielina
Tema e obiettivi. Attività di Mani Abili e di riconoscimento dell’iconografia mariana.
Materiale occorrente. Cartoncino bianco, colorato
o foglio da disegno; trielina; giornali illustrati; cotone
idrofilo.
L’attività è individuale e può essere svolta ovunque, meglio all’aperto o in locale ventilato, purché si
161
disponga di un tavolo o di un qualsiasi altro comodo
appoggio per agevolare il lavoro che presentiamo.
Realizzazione. Ritagliamo da un giornale religioso,
come un vecchio numero di “Famiglia Cristiana”, la figura della Madonna o di Gesù risorto o altra immagine
evangelica o il santo che si vuole riprodurre, escludendo le scritte perché, nella riproduzione, risulterebbero
speculari. Più avanti nel tempo e con una particolare
capacità acquisita, si possono utilizzare anche quelle.
Posiamo, ora, il ritaglio di rivista con la figura aderente al cartoncino, o foglio da stampare. Ne risulta,
quindi, che il retro dell’immagine rimane all’esterno.
Con un batuffolo di cotone imbevuto di trielina strofiniamo sulla parte esterna della figura. La trielina deve
penetrare nei pori della carta per ammorbidire l’inchiostro della stampa che vogliamo riprodurre e farlo
fissare sul nostro foglio. Occorre tenere ben fermo il
ritaglio e, prima di toglierlo definitivamente, è bene
assicurarsi della perfetta riproduzione sollevando un
lembo del giornale senza toglierlo. Lasciamo asciugare e poi, eventualmente, lo decoriamo con una cornice disegnata. Ogni scout conserva nel proprio quaderno di caccia il lavoretto prodotto.
Varianti. Acquisita una buona capacità, possiamo
eseguire un quadretto artistico unendo armonicamente più riproduzioni per determinare un unico insieme legato per tema e per soggetto.
Questa tecnica può, anche, venire usata per creare
un “giornale murale” dove si racconta, con immagini trasferite ed articoli dei partecipanti, un tema prefissato: una impegnativa attività scout, un episodio
evangelico riguardante Maria santissima, la descrizione della propria parrocchia, la vita di un santo ecc.
Si può utilizzare questa tecnica anche per preparare dei cartoncini con gli auguri di Natale o Pasqua, per
la festa del papà o della mamma o altre ricorrenze.
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9.
Agosto: tra le tende
un’immagine di Maria
La Madonna in pillole - 9
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IN CHE SENSO MARIA È MODELLO DELLA CHIESA?
Ella è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa.
E modello della Chiesa nella maternità e nella verginità.
• Nella maternità:
«La Chiesa [...] per mezzo della Parola di Dio accolta con
fedeltà diventa essa pure Madre, poiché con la predicazione
e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli,
concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio» (LG 64).
• Nella verginità:
La Chiesa «è la Vergine che custodisce integra e pura
la fede data allo Sposo, e, ad imitazione della Madre del
suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo, conserva
verginalmente integra la fede, solida la speranza, sincera la
carità» (cfr. LG 64).
Ella costituisce, senza dubbio per tutti, un altissimo
esempio di purezza e di dono totale al Signore. Ma in
modo speciale si ispirano a lei le vergini cristiane e quanti
si dedicano in modo radicale ed esclusivo al Signore, nelle
varie forme della vita consacrata.
Ella incoraggia tutti i cristiani a vivere con particolare
impegno la castità secondo il proprio stato, e ad affidarsi al
Signore nelle svariate circostanze dell’esistenza. Colei che è
per eccellenza Santuario dello Spirito Santo, aiuta i credenti
a riscoprire il proprio corpo come tempio di Dio (cfr. 1Cor
6,19) e a rispettarne la nobiltà e la santità.
«Nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente
guarda a colei che generò Cristo, il quale fu concepito da
Spirito Santo e nacque dalla Vergine, per poter poi nascere
e crescere per mezzo della Chiesa anche nel cuore dei fedeli.
La Vergine infatti nella sua vita fu il modello di quell’amore
materno del quale devono essere animati tutti quelli che
nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla
rigenerazione degli uomini» (cfr. LG 65).
Maria è l’immagine escatologica della Chiesa, nel
senso che ella è già quello che la Chiesa, pellegrinante sulla
terra, un giorno sarà alla fine di questo mondo.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
Costruiamo un’edicola mariana
Il mese dell’Assunta. Siamo arrivati al tempo dei campi estivi. In particolare non si può dimenticare che
al 15 agosto, la Chiesa gioisce per la
solennità dell’Assunzione della Beata
Vergine Maria. Per approfondire il significato che ha
l’assunzione di Maria al cielo, si legga pag. 35.
Tema e obiettivi. Per aumentare l’amore a Maria
santissima, in ogni campo vi sia una bella edicola mariana e si organizzi una bella manifestazione mariana.
Consigliamo poi alle squadriglie di compiere una documentata indagine, al campo e a casa, sulla devozione mariana nelle chiese vicine della zona (immagini
venerate, feste particolari, manifestazioni).
Deciso il luogo della costruzione, che può essere ai
piedi di un albero secolare, o un crinale o uno spiazzo
che domina la nostra “città di tela”, si provvederà a
chiedere i permessi alle autorità competenti, qualora
si tratti di un luogo pubblico. Un giorno del precampo
può essere utilizzato al trasporto del materiale e alle
fondamenta con la collaborazione professionale di un
muratore. Il reparto al campo, tramite un gioco a gara,
porterà altre pietre locali per abbellire, trapiantando
un cespuglio rampicante. All’interno di una liturgia
l’A.E. provvede alla benedizione e magari anche all’inserimento di una targa che indichi il nome del gruppo,
città e data del campo. Qualora si decida di assegnargli una propria toponomastica, allora il reparto può
stabilire che diventi luogo di preghiera e di silenzio
165
individuale o di gruppo e a cui tornare, negli anni successivi, per l’abbellimento e l’eventuale restauro.
Realizzazione. L’attività si può svolgere l’anno successivo alla realizzazione dell’edicola in sede. Anche in
questo caso è bene introdurre l’attività con una breve
catechesi. Il progetto deve prevedere la stabilità e la
resistenza alle intemperie di una piccola costruzione
in pietra o in mattoni rustici, con tettuccio in piastre
naturali, oppure di altro materiale duraturo. Dopo il
cartellone che espone i diversi progetti pensati dalle
squadriglie, si fa il sopralluogo sul campo che vedrà
le proprie tende durante l’estate. Se alcune parti possono essere costruite in sede, si provvede a produrle
e montarle, entro un mese dal lancio dell’impresa. Il
materiale conservato sarà caricato e trasportato insieme al materiale da campo.
Costruiamo una bella edicola! Legno, corda, fantasia, amore.
In queste pagine qualche idea interessante...
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Una Base scout, con l’edicola
mariana
Presso una base scout, o in un terreno per Campi
Scuola, oppure in luoghi dove periodicamente diversi
Reparti svolgono le loro attività è doveroso innalzare una edicola mariana che resista alle intemperie. In
questo caso sarà necessario costruire con mattoni e
pietre. In modo analogo, un Gruppo può programmare di sviluppare una impresa scout che si prefigga il
restauro di una “maestà” o di un’antica edicola, cara
alla tradizione del Clan e del Reparto. In generale,
quando si eseguono lavorazioni così specifiche, risulta necessario prendere appuntamento con un tecnico
comunale che si occupa di edilizia, in modo da accordare la documentazione direttamente con chi dovrà
approvare i lavori. In tale sede si dovrà chiarire se tale
manufatto è vincolato dal nulla osta della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici e che
tipo di documentazione occorre per la realizzazione
dell’opera.
Nel caso ci sia il vincolo della Soprintendenza, si deve chiedere il nulla
osta a loro, prima di poter procedere
con le lavorazioni. Si contatta il responsabile della zona in cui si trova
la celletta e si chiede come preferisce
procedere. Nella maggior parte dei
casi la documentazione necessaria è:
1. Relazione tecnica, in cui si spiegano le lavorazioni proposte per il
mantenimento dell’opera; 2. Disegno
tecnico, per attestare le modifiche
evidenziate in relazione; 3. Documentazione fotografica, riportante lo stato attuale dei luoghi.
Ottenuto il nulla osta, si deve pro178
cedere a comunicare i lavori al Comune di appartenenza e a ottenere il loro nulla osta. Per comunicare al Comune l’inizio dei lavori la documentazione è
necessaria: 1. Compilazione modulistica edilizia; 2.
Compilazione modulistica sismica; 3. Disegno tecnico
architettonico con stato attuale, modificato e comparato; 4. Disegno tecnico strutturale; 5. Relazione tecnica architettonica; 6. Relazione tecnica strutturale; 7.
Estratto di mappa catastale e comunale; 8. Nulla osta
(eventuale) della Soprintendenza; 9. Documentazione
fotografica; 10. Quanto eventualmente accordato con
il tecnico comunale.
Costruiamo una edicola mariana. Abbiamo già
riferito come il “rosario” sia una corona di rose che
si offre alla Madonna, per questo pensiamo che anche tutta la struttura possa invitare a ricordarsi della Madre di Dio, prendendo in mano la “Corona del
Rosario”, per invocarla ripetutamente. Nel disegno
tecnico questo obiettivo viene rappresentato da tre
contenitori verticali di varia altezza, pieni di piante
di rose. I recipienti assumono un andamento via via
crescente in altezza, man mano che si procede verso
la cappelletta dove si ammira la statua o l’effige mariana. Quindi procedendo nel salire si scopre che le
rose rappresentano preghiere che si innalzano verso
la Madre di Dio.
L’edicola è costituita da pareti trasparenti su tre lati
e opaca nel retro per rappresentare la visibilità della
Madonna da tutti i lati, per chi Le si accosta.
La parete che sostiene la cappelletta ha sul fronte una fenditura orizzontale, dove fluisce una lamina
di acqua che si versa sulla vasca sottostante piena di
ciottoli. L’acqua rappresenta la purificazione e le grazie che vengono dall’alto. Ovviamente se si vuole realizzare questo movimento liquido, deve esistere un
serbatoio dietro la parete verticale che lo alimenta o
per caduta se si ha una disponibilità dell’acqua nel re-
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tro oppure a circolo chiuso, mediante piccola pompa
alimentata magari da piccolo pannello solare.
Descrizione sommaria: La cappelletta è costituta
da pavimento in legno, che sarà fissato alla parete
verticale costituta da muratura in pietra; le pareti da
elementi trasparenti; il tetto a due falde in tavole di
legno; le vasche per i fiori anche di elementi prefabbricati. La vasca di ricevimento della cascatella verrà
realizzata da un elemento a tenuta, con sfogo verso
il basso a dispersione dell’acqua riempita di ciottoli. I
muretti laterali di diversa altezza come da disegno, costituiti da muratura in pietra come la parete frontale.
180
10.
Spiritualità mariana
della Route e del
Pellegrinaggio
La Madonna in pillole - 10
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IN CHE SENSO MARIA COOPERA ALLA REDENZIONE?
Già sant’Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di
“cooperatrice della redenzione” (cfr. De sanata virginitate,
6; PL 40, 399). titolo che sottolinea l’azione congiunta e
subordinata di Maria a Cristo redentore.
Ella coopera «in modo tutto speciale all’opera del
Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente
carità». Frutto sublime di questa cooperazione è la sua
maternità universale: «Per questo è diventata per noi
Madre nell’ordine della grazia» (LG 61). E una cooperazione
particolare che il Signore Dio le concede. In unione con
Cristo e sottomessa a lui, ella ha collaborato nell’ottenere
la grazia della salvezza all’intera umanità, in modo unico e
irrepetibile, grazie:
• alla sua divina maternità nei confronti di Cristo;
• alla sua associazione al sacrificio di Cristo: soffrendo
con lui morente in croce «cooperò in modo tutto speciale
all’opera del Salvatore» (LG 61);
• al particolare contributo che ella dà anche alla vita
della Chiesa, di cui è Madre, lungo il corso dei secoli e fino
alla fine dei tempi, continuando a sostenere la comunità
cristiana e tutti i credenti nel loro cammino verso la santità e
nel generoso impegno per l’annuncio del Vangelo.
Cfr. R. MARTINELLI, Opera cit.
Lourdes, capitale della preghiera
Tema e obiettivi. La Chiesa, radicata nella storia, incoraggia i pellegrinaggi nei luoghi della vita terrena
di Cristo (o delle sue manifestazioni
nella vita di Maria e dei santi): li vede
come speciale occasione di comunione tra i fedeli,
nella fede e nella preghiera, e come immagine del
cammino verso la Patria Celeste, sotto la guida del
Signore. Il pellegrinaggio ad un santuario mariano è
una ricerca di Dio e un incontro con lui, in una cornice
cultuale. Se è vero che la Strada rappresenta uno dei
tre pilastri del treppiede della “Terza branca”, è altrettanto vero che la Strada percorsa con Maria può diventare occasione di grande crescita spirituale. Come
hanno scritto e sperimentato tanti prima di noi, “Maria ci conduce a Gesù” e “Maria ci conduce lungo una
via preferenziale per il Cielo”. Scelto il tema (un noto
santuario mariano, la devozione mariana nella nostra
città, una festa locale, una ricorrenza, il ricordo di un
miracolo...) occorre documentarsi su di esso, non solo
con materiale adatto, ma con le testimonianze dirette:
interviste, colloqui, incontri… che porteranno all’attuazione di una impresa certamente proficua.
Molte testimonianze di chi si è recato a Lourdes
o in altro santuario mariano possono essere lette in
bollettini, riviste, periodici, ad esempio dell’Unitalsi,
oppure dei Foulard bianchi, o di altri gruppi o associazioni, scout compresi.
183
Una route, un servizio a Lourdes rappresentano
una esperienza che incide sulla propria formazione,
non tanto per la spettacolarità dei fattori esteriori,
quanto perché avvicina a problemi interiori che fanno
riflettere. Non si cerca un segno miracoloso, ma un segno dei nostri tempi. Ne fanno fede le testimonianze
che pubblichiamo.
Realizzazione-testimonianza. Arrivai a Lourdes in
un assolato e caldo pomeriggio di luglio, dopo un lungo viaggio, col treno affollatissimo partito al mattino
da Marsiglia. Ero molto stanco e l’uniforme scout mi
s’incollava alla pelle, impastata di sudore e di polvere.
Nella gran confusione del treno in arrivo, era difficile
trovare un’automobile per raggiungere l’ostello che
doveva ospitarmi in quei giorni di permanenza nella
città di Maria. Feci di necessità virtù e presi la decisione di andarmene a piedi, subito, fino alla grotta, con
lo zaino che pesava e i muscoli delle gambe che stentavano a seguirmi. Era giusto - pensai - che porgessi il
mio primo saluto alla padrona di casa, alla Madonna.
Mi inginocchiai vicino all’inferriata davanti alla
grotta, dalla parte dove, su in alto, si eleva la statua
bianca della Vergine con le mani giunte. No, non sarei restato a lungo, ero troppo stanco e infastidito dal
sentirmi sudato e sporco: bisognava proprio che mi
lavassi al più presto ed andassi a riposare. Non ricordo
bene se cominciai a dire l’Ave Maria. Ma non dovetti
dirne molte: fui preso presto da un vivissimo senso
della presenza della Madonna e rimasi là, inginocchiato per terra senza dire più nulla, serenamente felice,
184
dimentico della stanchezza e del sudore,
come un bambino che riposa in braccio alla sua mamma, e non si cura più di
nulla e non desidera altro che di restare
così in un silenzioso colloquio d’amore,
semplicissimo, inesprimibile. Quando mi
allontanai dalla grotta era già notte: doveva essere trascorsa più di un’ora e mi era
sembrato un attimo: non ero più stanco;
solo mi accorsi che mi dolevano le ginocchia.
Alcuni mesi dopo lessi un bel libro dove
si definiva Lourdes quale “capitale della
preghiera”. Ricordai allora quella non lontana serata
di luglio, quando ero arrivato a Lourdes, stanco e annoiato, eppure - io che non riesco abitualmente a restare in orazione per molto tempo - avevo potuto pregare per più di un’ora senza fatica, anzi con una felicità
inesauribile, che zampillava come una polla di acqua
viva dal fondo dell’anima abbandonata tra le braccia
di Maria. E provai una grande gioia nel pensare che
l’autore di quel libro, e molti altri ancora, avevano vissuto come me delle ore di purissima felicità pregando
vicino ed insieme alla Mamma nostra celeste. Ecco,
dissi dentro di me, il significato di Lourdes, quello che
la Madonna stessa ci aveva svelato. Lourdes significa
per il mondo e la Chiesa tante altre cose: il soprannaturale che diventa tangibile per l’uomo moderno
immerso nella indifferenza religiosa e nel nichilismo;
le guarigioni miracolose che ridonano a molti nostri
fratelli la gioia di vivere e rinsaldano la nostra fede in
un Dio pieno di misericordia; le grandi conversioni nascoste nell’intimo delle coscienze... Per me e per molti
altri, Lourdes significa semplicemente aver scoperto
in Maria, la Mamma buona che c’insegna a pregare e,
nella preghiera, a diventare profondamente più buoni, più generosi e forti.
185
Lo scout orante. La Madonna non si lascia certo
sfuggire l’occasione per insegnare a tutti a pregare, e
auguriamoci che lo faccia anche per quelli che, non
potendo visitarla dove ella apparve, vorranno tuttavia
onorarla recitando meglio e più spesso il suo s. rosario, come ella stessa raccomandò ad insegnò a fare a
santa Bernadette fin dai primi giorni delle apparizioni,
iniziate l’11 febbraio 1858.
Il mondo ha un bisogno grande ed urgente di preghiera. L’ha ripetuto insistentemente Maria, ed ogni
Papa ce lo ricorda. Impariamo dunque anche noi a
pregare, diamo almeno la possibilità alla Mamma
nostra celeste di insegnarci a farlo chiedendoglielo
fiduciosamente: sarà già una forma di preghiera. Ci
renderemo così capaci di compiere davvero un grande servizio “per Dio, la Chiesa, il Paese, ed aiutare il
nostro prossimo”, come un giorno promettemmo.
Il malato è Cristo. Altre testimonianze documentano le esperienze iirripetibili che solo a Lourdes si possono vivere. Il valore di Lourdes è nelle ricchezze spirituali e umane che si possono costruire e approfondire
in quei pochi giorni di sosta; ognuno nella libertà può
vivere la disperazione o la gioia, può trovare la pace o
l’oscurità. La santità sta infatti nelle nostre mani. Lou186
rdes è una sosta, un mezzo forse per la nostra santificazione. Lourdes è vita, è una realtà che avvince.
Gli ammalati che ringraziano sommessamente,
i pellegrini che si recano a Lourdes, alle volte anche
per curiosità, le basiliche nelle quali si entra pochissime volte (perché la vita a Lourdes si svolge principalmente all’aperto), le piscine e le fonti dell’acqua
benedetta, la processione del Santissimo Sacramento,
che rimane la cerimonia più suggestiva della giornata;
veramente, durante il passaggio di Cristo-Eucaristia in
mezzo agli ammalati, ci si può raccogliere e pensare
al tenero amore che Dio ha per ogni suo figliolo sofferente; la fiaccolata “aux flambeaux”, la grotta, dove
tanta folla silenziosa ti fa pensare all’universalità della Chiesa. La Vergine: ecco, lì ci si incontra veramente
con lei, tutto parla della Madonna, tutta Lourdes è
impregnata dalla sua presenza reale; ho trovato lassù
la semplicità, la purezza, l’umiltà, questo perché ci si
propone di volerle rassomigliare ed allora ci si identifica in lei che è la semplice, l’umile, la pura per eccellenza. A Lourdes si è disponibili perché lei è disponibilità
nella sua perfetta obbedienza a Dio, con l’ecce ancilla
Domini. Ed è ancora attraverso la Madonna che si arriva al figlio suo, è lei che lo vuole: nel raccoglimento ci
porta al mistero di Cristo, mistero di redenzione, messaggio di salvezza.
Il servizio. Il “Servizio” lassù ti rende migliore, ti fa
più ricco, più spontaneo, ed anche più semplice. È lì
che ti senti quasi a disagio per la salute che hai, pensi di non meritarla, poche volte in tempi normali ci si
accorge che la salute è una ricchezza e ci troviamo in
costanti contrasti con noi stessi e con gli altri perché
non sappiamo cosa volere, visto che possediamo tutto. A Lourdes ci si rende conto, più che in qualsiasi
altra parte, di cosa voglia dire aiutare il prossimo. Non
si sa per chi si soffre, non si sa per chi si ama, però
è proprio in questa semplicità che si attinge l’altezza
187
dell’offerta più pura, dell’atto totalmente disinteressato del cristiano per il prossimo: quel prossimo - gli
ammalati, i bimbi, il personale di servizio - altri non è
che Cristo: allora si scopre che si soffre con Lui, che si
ama con Lui.
Il vero miracolo, la trasformazione del cuore. Il
miracolo “più grande più misterioso, più ininterrotto
che a Lourdes si compie oggi è la trasformazione del
cuore, grazie alla quale la volontà, prima ribelle, si
apre ad accogliere il disegno di Dio, assaporando la sapienza, che non è di questo mondo”. È quanto ha sottolineato san Giovanni Paolo II, parlando domenica 11
febbraio 1990 a diecimila pellegrini, di cui settecento
malati presenti al tradizionale appuntamento in san
Pietro, alla memoria liturgica della Vergine di Lourdes.
L’insegnamento di Gesù sulla “morale del cuore” che
supera l’esteriorità delle osservanze e crea nel profondo dell’uomo il dialogo salvifico tra Dio e la nostra
libertà, è stato affrontato nell’omelia, nella quale san
Giovanni Paolo II ha affermato che è proprio nel cuore
“che si gioca il mistero profondo della libertà, attratta
dal bene e tentata dal male. Nel cuore l’essere umano
fa le sue scelte, stendendo la sua mano verso il fuoco
o l’acqua... il fuoco che brucia e distrugge; l’acqua da
cui scaturisce la vita”.
È nel cuore che si realizza la “giustizia superiore”
che ha portato Cristo. E il Papa, ricordando la pagi-
188
na evangelica poco prima proclamata, ha sottolineato
che Gesù, con forza, traccia la novità rispetto al modo
di pensare consueto. Così “non basta non uccidere,
occorre anche non odiare i fratelli; non basta non
commettere adulterio, occorre anche evitare il desiderio di compierlo; non basta rispettare le formalità
della legge nel divorzio, occorre escludere l’intenzione
stessa di divorziare; non basta non spergiurare, occorre anche coltivare una limpidezza interiore”. Questa
morale del cuore, ha aggiunto il Papa, è stata perfettamente capita da santa Bernadette Soubirous, la quale
poté apprendere la non facile lezione alla scuola di
colei che aveva penetrato a fondo i misteri di Dio, meditandoli nel cuore. E anche oggi molti di coloro che
vanno a Lourdes o in qualche altro santuario mariano
vivono l’esperienza della trasformazione del cuore.
I malati e i pellegrini, presi maternamente per
mano dalla Vergine, hanno capito che le proprie sofferenze non erano inutili perché partecipazione diretta
alla forza sanante della redenzione compiuta dal Figlio
di Dio. Ed hanno scoperto così il ruolo fondamentale
cui il malato è chiamato nella Chiesa per l’attuazione
della superiore giustizia.
Ecco, il pellegrinaggio al santuario mariano si trasforma in risorsa per la fede, cammino di conversione,
tempo forte di preghiera e di fraternità, proposta di
servizio, incontro eucaristico, esperienza di Chiesa,
189
possibilità di evangelizzazione e di annuncio della speranza cristiana.
Certamente, durante il servizio, molti rover/scolte
e ‘Foulard Bianchi’ hanno vissuto in prima persona l’esperienza descritta, l’11 Febbraio 1998, da P. Raniero
Cantalamessa, dell’ordine dei Cappuccini, durante il
Convegno Nazionale Teologico-Pastorale: “Termino
con un ricordo che mi riporta col pensiero al santuario
di Loreto. Da aprile a ottobre, ogni sera sfilavano sotto
di noi i malati venuti con i treni dell’UNITALSI da ogni
regione d’Italia. Un canto aveva soprattutto il potere
di commuovermi, fino a far scendere lacrime sul libro
di teologia che avevo sotto gli occhi. La melodia era
quella della canzone “Dell’aurora tu sorgi più bella”,
ma il ritornello era cambiato. Diceva: “Mamma, dolce speranza, / cresca la nostra fede: / questo solo ti
chiede / l’ammalato che spera in te”. Erano in barella, chi paralitico, chi cieco, chi con altre malattie, ma
chiedevano a squarciagola, per ore ed ore, una cosa
sola: “Cresca la nostra fede!”. Non potremmo terminare con una preghiera migliore la nostra riflessione
sulla fede di Maria: -Mamma, dolce speranza, cresca
la nostra fede! Cresca, dietro di Te, la nostra docilità
allo Spirito Santo!-”.
190
Appendice
192
Attività d’atmosfera:
Maria santissima e gli Scout
Tema e obiettivi. Le domande a risposta plurima non appartengono al metodo
indicato dal fondatore Baden-Powell. Sta
di fatto che queste tecniche di valutazione, ma anche di apprendimento, sono
sempre più utilizzate sia in ambito scolastico, sia nelle
selezioni studentesche e professionali. Con tali motivazioni proponiamo questo test per una giornata di
pioggia.
Realizzazione. È importante che, dopo l’esecuzione individuale, in un successivo incontro, si confrontino tutti insieme le risposte e si vadano a cercare i
riferimenti nel Vangelo o nelle documentazioni precedentemente consultate o prodotte. Il “test” si può
assegnare anche in due parti.
193
Che cosa sai di Maria?
Prova a rispondere a queste venti domande, scegliendo la risposta esatta e indicandola non su questo
foglio, ma nella scheda allegata.
1.) Il significato etimologico del nome Maria è:
a.) Illuminatrice, stella del mare
b.) Dio è il mio giuramento
c.) Giglio, donna pura
d.) Pecorella
2.) Il padre di Maria si chiamava:
a.) Bartolomeo
b.) Levi
c.) Gioacchino
d.) Geremia
3.) La madre di Maria si chiamava:
a.) Anna
b.) Noemi
c.) Rut
d.) Rachele
4.) Quando incontrò Giuseppe,
Maria si trovava a:
a.) Gaza
b.) Sichem
c.) Cafarnao
d.) Nàzaret
5.) L’angelo che portò l’annuncio a Maria
si chiamava:
a.) Michele
b.) Raffaele
c.) Gabriele
d.) Gioele
194
6.) Maria si recò a visitare sua cugina
che sarebbe stata madre di Giovanni.
Qual era il suo nome?
a.) Ester
b.) Elisabetta
c.) Rebecca
d.) Giuditta
7) Maria diede alla luce Gesù nella città di:
a.) Nàzaret
b.) Betlemme
c.) Gerusalemme
d.) Betania
8.) Quali personaggi visitarono Maria e Gesù,
si prostrarono, lo adorarono e gli offrirono doni:
a.) I pastori
b.) Gli angeli
c.) Baldassarre, Melchiorre e Gaspare
d.) I centurioni
9.) Quando Maria dette alla luce Gesù, era Re:
a.) Erode Antipa il Tetrarca
b.) Erode il Grande
c.) Davide
d.) Archelao
10.) Insieme allo sposo Giuseppe
e al figlio Gesù, Maria fuggì in:
a.) Persia
b.) Egitto
c.) Grecia
d.) Siria
195
11.) Al ritorno Maria visse con Giuseppe
e Gesù a:
a.) Tiberiade
b.) Corazin
c.) Nàzaret
d.) Gerico
12.) Maria vedendo Gesù crescere
in sapienza, età e grazia:
a.) Era impressionata
b.) Domandava a Giuseppe come fare
c.) Custodiva tutte queste cose nel suo cuore
d.) Si chiudeva in casa
13.) Maria ritrovò il Figlio tra i dottori del tempio.
Gesù quanti anni aveva?
a.) 12
b.) 16
c.) 18
d.) 21
14.) Maria invitava Gesù a frequentare la:
a.) Chiesa
b.) Sinagoga
c.) Moschea
d.) Ashram
15.) Con quali parole Maria si rivolse ai servitori
delle nozze di Cana?
a.) Qualsiasi cosa vi dica, fatela
b.) Ecco l’Agnello di Dio
c.) Guai a voi o ricchi
d.) Non sapete quello che fate
196
16.) Gesù nell’ultima cena:
a.) Operò una guarigione
b.) Istituì l’Eucaristia
c.) Recitò il rosario
d.) Moltiplicò pani e pesci
17.) Sul monte Golgota stavano presso la croce
di Gesù:
a.) Giuda Iscariota
b.) La Veronica
c.) Sua madre, la sorella di sua madre,
Maria madre di Clèopa e Maria di Magdala
d.) Tutti gli Apostoli
18.) A quale apostolo Gesù si rivolse dalla croce
dicendo: “Ecco tua madre”?
a.) Giovanni il Battista
b.) Simon Pietro
c.) Giacomo il maggiore
d.) Giovanni l’evangelista
19.) Quali personaggi aiutarono Maria
durante la sepoltura di Gesù?
a.) Filippo e Natanaele
b.) Giuseppe d’Arimatèa insieme a Nicodèmo
c.) Il buon samaritano con il cireneo
d.) I figli di Zebedeo
20.) Perché Maria era perseverante nella
preghiera, insieme agli apostoli e
ad alcune donne nel cenacolo?
a.) Perché era la festa della dedicazione
del tempio
b.) Perché era la Parasceve
c.) Perché attendeva la discesa dello
Spirito Santo, a Pentecoste
d.) Perché celebrava la festa delle capanne
197
Scheda
Non apportare correzioni che farebbero considerare la risposta come sbagliata. Se ti accorgi di aver fatto
un errore riscrivi nello spazio a fianco la lettera giusta.
Restituisci questo foglio compilato in stampatello e
firmato. Consegna anche il test (privo di annotazioni
e segni) perché utilizzabile nuovamente in branco/cerchio, in reparto, in noviziato, in clan.
1.
2.
3.
3.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
20
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
ABCD
Nome e cognome: ..................................................
Totem di caccia: ......................................................
Gruppo: ..................................................................
Branca: ...................................................................
Nome dell’unità.......................................................
PUNTEGGIO (riservato al capo): ..............................
198
Le soluzioni (per i capi). 1): a. (b. è Elisabetta, c. è
Susanna, d. è Rachele); 2): c. (a. è uno dei dodici apostoli, b è Matteo della tribù di Levi, d. è un profeta); 3):
a. (b. è la moglie di Elimelech e suocera di Rut, c. Moabita nuora di Noemi, d. è la moglie di Giacobbe); 4): d.;
5): c. (i primi tre sono arcangeli e l’ultimo un profeta);
6): b. (a. è una eroina ebraica, c. è la sposa d’Isacco,
d. vedova che uccide Oloferne); 7): b. (come profetizzato da Michea Mi 5,1); 8): c. (sono i tre re Magi); 9):
b. fu re della Palestina dal 40 a.C. fino alla nascita di
Gesù (a. figlio di Erode il Grande, governò la Galilea e
la Perea fino al 39 d.C.), c re d’Israele 1012-972 a.C., d.
è etnarca della Giudea fino al 6 d. C., fratello di Erode
Antipa); 10): b.; 11): c.; 12): c. (come spiega Lc 2,51);
13): a.; 14): b.; 15): a. Gv 2,5 (b. lo dice Giovanni il Battista Gv 1,29, c nel discorso della montagna Lc 6,24,
d. dice Gesù dalla croce Lc 23,34); 16): b.; 17): c.; 18):
d. (l’unico apostolo presente); 19): b. (vedi Gv 19,39);
20): c. (vedi At 2,1-4).
Valutazione. (Si assegnano tre punti per ogni risposta esatta e si toglie un punto per ogni risposta errata).
60 punti: ottimo. Puoi insegnare la materia ai campi scuola e forse anche chiedere la libera docenza in
Mariologia!
Da 52 a 56: più che buono. La tua competenza può
migliorare, ma vai alla grande!
Da 44 a 48: bene. Ti sono sfuggite poche cose.
Continua a tenere attivo il tuo ascolto!
Da 32 a 40: discreto. Una ripassatina al vangelo
non ti farebbe male.
Da 20 a 28: sufficiente. Si vede che hai sentito parlare della Celeste Signora, ma forse qualche volta eri
distratto, oppure parlavi tu!
Da 16 in giù: quasi buio pesto! Non sai probabilmente distinguere tra Maria di Magdala, Maria di
Nàzaret e Maria di Cleofa, ma non scoraggiarti: in tutto si può migliorare!
199
La simbologia mariana
1.). Nello stemma di papa Francesco il simbolo
principale è l’acronimo rosso IHS, di “Jesus Hominum
Salvator” entro un sole fiammeggiante. Fu ideato dal
francescano S. Bernardino da Siena (1380-1444), per
affermare che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini.
Successivamente divenne l’emblema della Compagnia di Gesù (Societas Jesu S.J.) e testimonia l’ordine
di provenienza del papa. In basso a sinistra troviamo
la stella d’oro a otto punte che richiama la “Stella Maris”, ovvero al simbolo della Vergine Maria alla quale
mons. Jorge Bergoglio è sempre stato particolarmente devoto. La città di Buenos Aires prende nome dal titolo della Vergine di Bonaria o “Bona Aria” di Cagliari.
2.). Nel secondo logo osserviamo il medesimo sole
raggiante presente nel simbolo mariano, scopriamo
che Maria porta ora la corona. L’immacolata Vergine
preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta
alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima,
e dal Signore esaltata come regina dell’universo (cfr.
Ap 12,1), perché fosse più pienamente conformata al
Figlio suo, il Signore, vincitore del peccato e della morte. Quindi nel logo, quella corona - che porta anche
una croce - ci spiega che la Madre di Dio è divenuta
la Regina del Cielo e prega davanti al trono di Dio per
tutta l’umanità.
Subito sotto le lettere ‘A’ ed ‘Emme’ ci ricordano
le iniziali delle parole pronunciate dall’angelo Gabriele
durante l’Annunciazione a Maria vergine: “Ave Maria”
(cfr. Lc 1,26-27).
Proseguendo l’analisi del logo mariano, scopriamo
l’iscrizione in greco ΜΡ ΘΥ che significa “Madre di
Dio”. Durante il Concilio di Efeso nel 431, venne defi200
nita la verità di fede della “divina maternità di Maria”;
così nel 1931, ricorrendo il XV Centenario del Concilio,
papa Pio XI ne istituì la festa liturgica al primo di Gennaio. Secondo il concilio, infatti, Gesù Cristo, pur essendo contemporaneamente Dio e uomo - come già
aveva affermato in precedenza il concilio di Nicea - , è
un’unica persona: le due nature, divina e umana, sono
inseparabili, e perciò Maria può essere legittimamente chiamata “Madre di Dio”. Infatti quando recitiamo
l’“Ave Maria”, la più tipica preghiera mariana del cristianesimo occidentale, invochiamo Maria col titolo
Madre di Dio.
201
Guidaci Maria, sulle orme del cammino di Gesù.
202
Bibliografia
La bibliografia su Maria è immensa. Mi
limito ad indicare alcuni dei testi che si
trovano in commercio e che mi sono sembrati particolarmente utili ed interessanti.
Documenti pontifici:
• Concilio Vaticano II, Lumen gentium;
• Paolo VI, Marialis cultus, 1974.
• Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, 1987;
• Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nn.
484-511,963-975;
• Compendio del CCC, nn. 94-100, 196-199.
Altri testi:
z AA.VV., Enciclopedia mariana, Theotòkos, Genova
- Milano,1954. Grande volume che permette di dare
uno sguardo sull’immenso panorama della mariologia. Anche se il linguaggio può sembrare alle volte
arcaico, contiene una vasta fonte di notizie preziose.
z P. BARGELLINI, La storia dell’Immacolata, Firenze
1954. Delizioso e poetico libretto che spiega la storia
di questo dogma.
z S. GAROFALO, La Madonna della Bibbia, Milano
1958. La vita di Maria secondo la Scrittura, scritta in
modo molto semplice da un grande esegeta.
z M. THURIAN, Maria madre del Signore, immagine
della Chiesa, Brescia 1964. Scritto da un frate protestante, il libro riporta anche il pensiero dei Riformatori
su Maria. In modo profondo e caldo l’autore parla di
Maria e mostra ciò che unisce le fedi cristiane intorno
a Maria, piuttosto che ciò che le divide.
z E. SCHILLEBEECKX, Maria, madre della redenzione, Roma 1965. Uno dei testi che ha contribuito alla
rinnovata mariologia del Concilio Vaticano II.
z M. ADINOLFl, Maria di Nàzaret, Gerusalemme
203
204
1966. Contiene le 31 conversazioni mariane che il
noto biblista ha tenuto nel mese di maggio 1964 alla
Radio Vaticana. È una traccia profonda e chiara della
vita di Maria secondo la Scrittura e del suo messaggio
valido per ogni uomo ed in ogni tempo.
z K. RAHNER, Saggi di cristologia e di mariologia,
Roma 1967. Contiene quattro profondi studi del noto
teologo, sui dogmi mariani della Verginità, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione.
z R. LAURENTIN, Maria nella storia della salvezza,
Torino 1972. Testo fondamentale scritto da un grande
“mariologo” che qui sintetizza in modo profondo e sicuro i suoi studi, per offrire una visione di ciò che Maria può e deve rappresentare nel presente e nel futuro
della Chiesa e della società.
z K. RAHNER, Maria e la Chiesa, Milano 1974. Appassionata meditazione dei misteri della Chiesa contenuti nella vita di Maria, secondo l’insegnamento dei
Padri.
z PAOLO VI, Per il culto della Beata-Vergine, Alba
1978. È l’Esortazione Apostolica “Marialis cultis” che
pone le basi ecclesiologiche per un retto culto aggiornato a Maria.
z AA.VV., Il culto di Maria oggi, Roma 1978. Il libro,
piuttosto tecnico, dà molte informazioni sul culto e
sulle feste dedicate a Maria (cenni storici, fondamenti
dogmatici e spunti di meditazione).
z
C. CARRETTO, Beata te che hai creduto, Roma
1980. L’autore ci propone con parole semplici e sentite un solido itinerario spirituale di incontro con Maria,
guida della fede.
z AA.VV., Piccolo dizionario mariano, Roma 1981.
Molto utile e di facile consultazione, elenca in ordine alfabetico le principali voci che riguardano Maria,
dando per ognuna informazioni storiche e attuali.
z J. RATZINGER, H. U. von BALTHASAR, Maria, Chiesa nascente, Roma 1981. Piccolo libro denso di conte-
nuto sul senso da dare al culto di Maria basato su una
comprensione della Vergine che si rifà alla Scrittura,
alla tradizione e alle affermazioni del Vaticano II.
z GIOVANNI PAOLO II, La Madonna nelle parole di
Giovanni Paolo II,1978 1980, Roma 1982. Una raccolta
di messaggi mariani del papa “che viene da lontano” e
che era un grande devoto della Madonna.
z
AA.VV., Maria Santissima nel Magistero della
Chiesa, I documenti da Pio IX a Giovanni Paolo II, Ed.
Massimo, Milano 1987.
z JEAN GUITTON, La Vergine Maria, Ed. Rusconi,
Milano 1987. Tutte le epoche hanno le loro lacune e i
loro errori. Se mi chiedessero qual è il difetto peggiore
della nostra, direi che è la confusione e il ribaltamento
dei valori; Jean Guitton.
z CETTINA MILITELLO, Mariologia, Ed. Piemme, Casale Monferrato 1991. Un libro sintetico, ma completo
sulla mariologia; consigliato per chi ne vuole conoscere le basi. L’autrice è chiara e preparata.
z L. FANZAGA, Maria nel cammino di santità. Commento al «Segreto di Maria» di san Luigi da Monfort,
San Paolo, Cinisello Balsamo MI, 1998.
z L. FANZAGA, Maria madre di misericordia. All’angosciosa disperazione del mondo contemporaneo Dio
dona Maria come sorgente viva di gioia e di speranza,
San Paolo, Cinisello Balsamo MI, 2002.
z V. MESSORI, Ipotesi su Maria, Ares Edizioni, Roma,
2005. Da oltre vent’anni Vittorio Messori accumulava
nel suo archivio una miriade di spunti, appunti e documenti riguardanti la Madonna: curiosità, aneddoti,
coincidenze, dogmi, carismi, apparizioni, liturgie... oltre alla sistematica esplorazione dell’immensa bibliografia mariana che, sui pochi versetti raccolti nei Vangeli, ha costruito intere biblioteche. Tutto questo materiale, selezionato, decantato, catalogato, confluisce
in questo libro, che costituisce una vera «enciclopedia
mariana», in cui, com’è consuetudine dell’Autore, il
205
206
rigore dello studioso innerva la brillantezza del giornalista. Ognuno dei cinquanta capitoli è autonomo e
compiuto, senza laboriosi rimandi. Messori sa parlare
di Maria in tono virilmente devoto, ma non devozionistico, affettuoso ma senza sentimentalismi. Messori,
attraverso Maria, guida il lettore a Cristo, perché, alla
scuola di Newman e di Pascal, sa benissimo che la mariologia è un capitolo della cristologia.
z CLODOVIS M. BOFF, Mariologia Sociale, Il significato della Vergine per la società, Ed. Queriniana,
Brescia 2007. La “Mariologia sociale” di Boff è convincente in quanto appare innestata e proposta nella
provvidenziale e agapica ‘struttura’ portante dell’agire
salvifico di Dio nella nostra indigente storia di pellegrini; in questa ‘struttura’, così pregna dell’opera del Figlio e dello Spirito, trova la sua giustificazione, fecondità e forza, la “mediazione materna” di Maria, prima
maestra della mariologia sociale della Chiesa di tutti i
tempi. Di questo dobbiamo essere grati all’autore.
z R. MARTINELLI, Cinquanta più tre argomenti di
attualità. Frammenti di verità cattolica. Catechesi Dialogica, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano,
2008, pp. 323-341. Le argomentazioni sono presentate con delle domande alle quali viene data una sintetica risposta. L’intento dell’autore, mons. Martinelli
(Vescovo di Frascati e coordinatore nell’elaborazione
del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica),
è quello di fornire un sussidio catechistico rivolto ai
cristiani, affinché possano approfondire i contenuti
della fede.
z ANGELO COMASTRI, Maria la donna più bella del
mondo, Ed. San Paolo, Milano 2009. La figura più di
altre capace di ispirare scelte e gesti di fiducia è Maria,
la donna più bella del mondo. In questo libro il Card.
Comastri, noto tra l’altro per i suoi studi e per la sua
devozione alla Vergine, presenta la figura di Maria nelle sue molteplici sfaccettature. Dal “sì” incondiziona-
to all’Angelo, al canto del Magnificat, alla nascita del
Salvatore, alla vita silenziosa e sofferta della Madonna accanto a Gesù, fino alla sua assunzione al cielo. I
misteri mariani sono qui svelati e presentati con una
continua attenzione ai testi della Sacra Scrittura, ma
anche all’immensa influenza che la Vergine ha esercitato sul mondo dell’arte e della cultura. Costante è anche il riferimento fecondo alla vita quotidiana di ciascuno, in modo che il lettore possa lasciarsi guidare e
ispirare dal modello della donna più bella del mondo.
z F. BAMONTE, La Vergine Maria e il diavolo negli esorcismi, Ed. Paoline, Roma, 2010. Questo libro,
essenzialmente ispirato ai fondamenti biblici e all’insegnamento della Chiesa sulla Madonna, vuole essere innanzitutto una testimonianza dell’amorevole e
speciale sollecitudine che la Vergine Maria mostra,
durante gli esorcismi, in favore dei suoi figli sofferenti,
e della potenza che un autentico culto alla Madonna
esercita contro il mondo demoniaco. Basandosi su
esperienze personali, l’Autore racconta come nella
sua cura pastorale delle persone possedute è possibile
constatare la presenza e la protezione della Madonna,
che con immensa tenerezza di madre interviene accanto ai suoi figli, lottando per essi e con essi contro le
forze avverse del male. Osservando gli atteggiamenti
e le reazioni dei demoni e assistendo alle loro graduali
sconfitte, si tocca con mano come siano vere le parole
che Dio rivolse a Satana: “Porrò inimicizia tra te e la
Donna “ (Gen 3,15). Maria, infatti, è la “ Donna” che,
dalla Genesi all’Apocalisse, inseparabilmente unita a
Gesù, ha un ruolo importantissimo nella lotta contro
il nemico infernale e nella realizzazione della stessa
missione salvifica del Figlio: ricondurre il genere umano nel seno del Padre.
z G. FORLAI, Madre degli Apostoli, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo MI, 2014. Affidarsi a Maria è un atto di
coraggio. Non è l’ultima spiaggia, nel senso che quan-
207
do «non so più a che santo votarmi» allora mi metto
nelle sue mani. Tutt’altro! Farla entrare nella propria
casa interiore è piuttosto gesto dell’aurora, perché lo
Spirito inizia a balbettare in noi quando decidiamo finalmente che la diffidenza verso il nostro io non è un
punto di arrivo bensì una linea di partenza. Ci si affida
a lei perché tutto è ancora da compiersi. E questa cosa
la sanno solo le persone che si sono scoperte semplicemente mancanti davanti a Dio, come il pubblicano
al tempio di Gerusalemme. Per questo Maria è rifugio
dei peccatori, luogo di consolazione che trasforma “i
peggiori” in apostoli del Regno che donano agli altri la
presenza di Cristo; i giusti incalliti e i teologi di mestiere di queste trasformazioni nulla sanno: certamente
anche per loro la grazia «ci precede sempre…», ma
solo in teoria! Quando come Gesù bambino, l’Innocente, ci mettiamo nelle mani della Donna di Nàzaret,
allora tutto incomincia davvero, tutto è nuovamente
concepito per aprirsi alla vita vera, e non ai giudizi o
alle paure. Le cose vecchie scompaiono per lasciare
posto alle nuove.
Maria, nello specifico scout:
• COMUNITÀ ITALIANA SCOUT FOULARDS BIANCHI, Servire a Lourdes, Ed. Graphital, Parma
2010, 288 pagine.
• A. LOTTERIO, Eccomi! La fiducia in Dio sull’esempio di Maria, “Scout - Proposta educativa”
- 2007, n. 32, p. 22-23.
• A. TASSINARIO, Chiedo scusa se parlo di Maria,
“Scout - Proposta educativa”, n. 14,1983, p. 31.
• R. PASOTTI - G. BONOMETTI, Alla Madonna
degli scout: riflessioni per attività scout, Brescia 2007; Fondazione Civiltà Bresciana
• BRANCA L/C, Maria: un dono, una risposta:
Alambicchi ‘90, Roma 1990, Agesci,79 p.
• G. GRASSO, Note teologiche sulla Consacrazio208
•
•
•
•
•
ne a Maria, Quaderni Masci, s.d.,13 p.
G. GRAMPA, Per una fede adulta, “R/S Servire”, n. 1,1997, p. 9-12. Agli educatori viene richiesto di essere adulti, cioè consapevoli di un
progetto di uomo da realizzare. Due esempi di
educatori adulti li troviamo in Giovanni Battista e in Maria. Entrambi testimoniano le caratteristiche essenziali di chi educa alla fede.
COMUNITÀ ITALIANA FOULARD BLANCS, Quel
fazzolettone bianco al collo, “Proposta Educativa”, n. 23/2005, p. 38-39. Una comunità
di scout devoti a Maria e al suo messaggio di
umiltà, preghiera, penitenza. Il servizio ai malati è il loro tratto specifico, ma non solo. Pattuglia nazionale Foulard Bianchi.
AGESCI, Sentiero fede: n. 1, Ed. Fiordaliso,
Roma 2000,156 p.: Itinerari catechetici dello
scautismo, Soggetti: Scautismo e religione Itinerari catechetici - Sentiero fede - Progetto
- Schede di lavoro: Bibbia, Campo, Carità, Chiesa, Essenzialità, Fratellanza, Maria, Natale, Pasqua, Regno
Canti per la Madonna: proposta di canti liturgici per comunità cristiane, “Armonia di voci”, n.
4/1988, Torino, : Elle Di Ci,16 p.
ASCI ESPLORATORI D’ITALIA, La Madonna:
testo di cultura religiosa per esploratori, Vicenza, Diocesi, Ed. Istituto S. Gaetano, Vicenza,1954,72 p.
209
Indice
Ringraziamenti
Prefazioni:
Madre M. Anastasia
Don Erio Castellucci
1.
Maria, Mamma del cielo
2.
Maria e lo stile scout
3.
Preghiere e Canti scout a Maria
4.
Imprese scout per Maria
5.
Il mese di ottobre e Maria santissima
6.
Un Natale insieme a Maria santissima
7.
Il mese di marzo e l’Annunciazione
8.
Il mese di maggio e Maria santissima
9.
Tra le tende una immagine di Maria
10.
Spiritualità mariana della Route
Appendice
Bibliografia
2
5
11
19
33
55
73
107
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143
163
181
191
203
211
Finito di stampare
Vicenza, gennaio 2015
per i tipi di
Edizioni Pomi
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Maria Madonna degli Scout