PREFAZIONE
Siamo persone che, spinte dall‟idea di un cammino di cambiamento,
si sono unite con l‟intento di conoscere se stessi e ricercare la Verità.
Abbiamo formato un gruppo e ci incontriamo periodicamente per
interrogarci, esplorare e lavorare insieme.
Questo libro è la raccolta di una piccolissima parte degli incontri
tenuti nell‟arco degli anni. Sarà seguito da numerosi altri. Infatti tutti
gli incontri sono stati registrati, trascritti e sistemati dagli allievi, e
verranno raccolti in libri, allo scopo di essere a disposizione delle
persone che volessero trarre vantaggio dagli insegnamenti che
contengono.
Statale34 è il luogo di incontro dal quale è partito il nostro percorso,
che nasce da un bisogno di ricerca che non presuppone sempre,
necessariamente, un traguardo da raggiungere.
Il percorso e la ricerca sono avvenute perché un gruppo di anime si
sono incontrate e unite, per guardare oltre al visibile spinte dal
desiderio di riconoscere il disegno,
che collega nel profondo,
tutto ciò che in superficie appare separato.
Queste pagine sono il frutto dei nostri incontri. Spesso la forma è
grossolana, ma la ricerca di profondità e verità è sincera.
Se le scoperte di una ricerca rimanessero a beneficio di pochi,
potrebbero essere comunque importanti, ma sicuramente, sarebbero
povere d‟amore. Quando invece c‟è l‟amore scatta subito il desiderio
di condividere e la speranza che la propria esperienza possa essere
utile a qualcun altro. Questo è stato l‟obbiettivo che ci ha guidato
nella felice fatica di offrire questa testimonianza.
Statale34.it
gli autori
1
INDICE
L’inconscio dell’umanità …………………..…………………..
-
pag. 5
La comprensione – Ricollegarsi con la Verità – Il giudizio
La distanza è partecipazione ………….……………………..
-
pag. 11
Produrre la pace – Non schierarsi – Centratura – La benedizione
La malattia causa la morte o la morte causa la malattia? ….
-
pag. 14
Himalaya: ultimo capitolo del libro di T. Terzani
La comunicazione essenziale .……………..…………………..
-
pag. 29
La chiarezza – Gibran: La Ragione e la Passione – Condividere –
Pensieri e emozioni – Collegamento con l‟anima
L’amore unisce (vivificante) ………………………..………….
-
pag. 39
Tenere insieme – La seduzione – Lo sconosciuto – Mettersi in pace
La nostra trave ………………….…………..…………………..
-
pag. 45
L‟attitudine alla pace – La carrozza – Gibran: Il Lavoro –
L‟integrità – La comunicazione
Nella direzione della pace ………………………………………. pag. 54
-
Sapersi posizionare – Dare e ricevere – L‟ascolto - Funzioni dell‟uomo
e Centri Superiori
La responsabilità
-
….………… .………..…………………..
pag. 63
Favola di Osho – La distruzione – Il pensiero costruttivo – Non schierarsi
Tipi psicologici ………………………………………….……….
-
pag. 76
La macchina umana – Attenzione divisa
I Centri dell’uomo …….…………………..…………………..
-
pag. 85
Il riconoscimento - Cos‟è la guerra? Tutto ciò che separa – Ciò che
critichiamo siamo noi – Questa cosa unisce o separa? –
Attenzione divisa e ricordo di sé
Il sentire Profondo ……..………………………..………….
-
La struttura trina …….…………………..…………………..
-
pag. 104
Legge d‟ottava – La costruzione di una scuola – La legge dei cosmi
La Via, la Verità e la Vita ….……………………..………….
-
pag. 97
Riconoscere la Verità – L‟ego e la ragione – Il giudizio
pag. 109
La responsabilità – Un gruppo di ricerca – Visione interna e
visione esterna - Il passato
Cos’è che voglio veramente?………………..………………….. pag. 116
-
La comunicazione – Il conflitto ci fa dimenticare di noi –
L‟obbedienza a se stessi – Far fruttare i talenti
Aprirsi a un mondo più grande …………………..………….
pag. 126
La via per la crescita – La guarigione – Il valore di un gruppo
-
Scegliere il proprio nutrimento ……………..………….……
-
pag. 131
Quale terreno scelgo di essere? – La Quarta Via: un lavoro sulla
globalità dell‟essere – Voler vedere la Verità – Non prestarsi
alla maldicenza
La scienza del contatto .…………………………..………….
2
pag. 143
-
I mondi e le frequenze – La comunicazione – Essere un pacificatore
– Espansione e chiusura
Perché le cose non funzionano …………..………………….
-
pag. 156
La ribellione – Legge d‟ottava – Magnetismo – Anima e ego
Le leggi che governano l’uomo ……………………..…………. pag. 166
-
La legge dell‟accidente – Essere padroni di se stessi – Il sonno
della coscienza – La legge del dare e dell‟avere – Esiste un tempo
per ogni cosa
Essere d’aiuto ……….…………………..…………………..
-
Il pensiero costruttivo …..………………………..………….
-
pag. 267
La separazione nell‟uomo – La stabilità dell‟intento –
Sapersi collocare
Stati di coscienza ..………………………..…….……….
-
pag. 262
Il pensiero preciso – Lavorare per l‟eternità – Sintonizzarsi
con la bellezza – Il tradimento
Mente logica e mente analogica ………..……….………..
-
pag. 257
La ribellione – La disciplina – La sintonia – La maldicenza
Educare la mente ……..………………………..………….
-
pag. 251
La personalità e l‟essenza – La scelta – Il piacere – La ribellione –
La reattività
L’energia del verbo ….…………………..…………………
-
pag. 240
Il giudizio - Non alimentare la paura – I livelli – Sessualità e
Astinenza – Il rifiuto
Quanto mi conosco?……..………………………..………
-
pag. 229
Il magnetismo – Saper vedere: la visione – Il valore – La prigione del passato
Il seme del nuovo mondo …………………..……………….
-
pag. 218
Il ciclo di Isteresi – Gibran: Il lavoro - Rapporto con Dio
Il quanto d’azione ……..………………………..………….
-
pag. 206
Racconto film: Camminare sull‟acqua – Aprire la mente alla
comprensione – La salvezza è nell‟amore - Nel non schierarti sei un
testimone di pace – Saper chiedere è grande potere su di sé –
L’influenza C ………….…………………..…………………..
-
pag. 196
Trasformazione: la via per il lavoro su di sé – La scelta e il servizio –
Legge di risonanza – La vita: perfetta – Perché l‟uomo si inganna? –
Il maestro come l‟allenatore
Le convinzioni ….………..………………………..………….
-
pag. 186
Le idee sono semi – Il costruire contiene una responsabilità –
Volontà: l‟equilibrio di amore e potere – Illusioni di Richard Bach
Esserci: stare in ciò che ci è donato ……..…………………..
-
pag. 179
La possibilità di cambiamento – La trasformazione – Tutto è
come deve essere – La purificazione – Il maestro: tutto e ogni cosa
L‟armonia va guadagnata – La coscienza del gruppo richiede
la coscienza del singolo – Il mondo più grande vede il mondo
più piccolo – Il limite non dobbiamo crearlo – L‟amore dipende
3
pag. 279
dalla capacità di contenere
Sapersi collocare ….…………………..…………………..
-
Amministrare l’energia .………………………..………….
-
pag. 296
L‟energia sessuale – Amore e bisogno – Coppia convenzionale e
coppia essenziale
Mediazione .……………………………………………..
-
pag. 285
La legge dei cosmi – I livelli – Teorema di Godel – Chimera di Merlino
La mediazione – Incontri con uomini straordinari – Falsi valori –
Il seme, il terreno e il seminatore
Letture trattate ……………………………………………… pag. 321
Indice analitico …………………………………………………………………… pag. 322
4
pag. 304
L’INCONSCIO DELL’UMANITA’
La comprensione
Ricollegarsi con la Verità
Il giudizio
A volte capita che in un cammino di ricerca dopo aver ascoltato per
milioni di volte una cosa, averla sentita vera, averla capita ed essere
stati d‟accordo, arriva un momento che la comprendete veramente. A
questo punto tutto cambia. Solo questa comprensione ha potere di
trasformazione, le altre cose sono passi sulla via.
Un sapere è un buon inizio, un sentire è un buon componente, ma è la
comprensione che ha potere di trasformazione e quando la
comprensione avviene voi ve ne accorgete per la qualità speciale che
ha e anche per la pace che porta. Ad esempio le osservazioni sul non
giudicare, una persona le può accettare, ma con tutta una guerra
dentro, perché in realtà è tutta la vita che questa persona ragiona in
termini di giusto e di sbagliato, di giustizie e ingiustizie e dice“Sì, ho
capito, è vero, non bisogna giudicare” però viene un momento in cui
la comprensione sboccia.
Prendiamo l‟esempio di un bambino che ha subito violenze, soprusi,
ingiustizie e ha sofferto moltissimo, questo bambino crescerà
disturbato, i suoi disturbi possono essere talmente gravi che domani
potrà uccidere o violentare. Se voi state sulla superficie, lo giudicate
un assassino, ma lui ha vissuto un‟esperienza terribile che ha segnato
la sua vita, questo spiega il suo comportamento. Allora quelli che
hanno fatto questa cosa su di lui, cos‟è che spiega il loro
comportamento? Dovete porvi delle domande, è tutta una catena e in
realtà ogni cosa ha un suo significato. L‟altro punto è che la vita non
è solo quello che si vede, quello che si vede è la superficie, ma quello
che si muove e che muove tutto ciò che si vede, è in un piano sottile.
Una cosa è il vostro corpo fisico, una cosa è quello che fate, forse fate
una cosa strampalata perché avete paura, ed è un inconscio invisibile.
Esiste anche l‟inconscio dell‟umanità, non solo dell‟uomo. In un
uomo si vede un comportamento che si dispiega alla luce del sole,
questo comportamento è il risultato di ciò che è stato pensato, sentito
e buttato nella profondità dell‟essere, che così represso poi si
esprime, lo stesso è quel grande uomo totale che si chiama umanità.
5
Allora quello che state vedendo, è il risultato di tutto ciò che avete
messo nella profondità di quella realtà che si chiama umanità, tutta la
maldicenza, tutta la guerra, tutto questo si somma e in un organismo
viene fuori. Voi fate dei pensieri sbagliati, portate la vostra vita fuori,
il vostro comportamento, il vostro sentire, i vostri pensieri fuori da
tutte le leggi della vita, create uno squilibrio psicofisico che poi si
manifesta in un organo.
Gli uomini miti che erediteranno la terra, di cui parla Gesù, sono
quelli che non si schierano nella guerra, poiché schierarsi nella
guerra, vuol dire alimentarla, dovete capire bene questo. Schierarsi
significa alimentare la guerra, in tutte le circostanze, non c‟è pace in
uno dei due schieramenti.
Torniamo al bambino che può diventare un assassino o un
violentatore, non serve condannarlo, non serve combattere, cosa
bisogna fare? Se non serve combattere, non serve condannare, cosa
bisogna fare? Che cosa bisogna fare per andare nella pace? Per tutti,
non solo per noi.
Bisogna ripristinare il contatto con la Verità. Ricollegarci con la
Verità e amare la Verità per poterla cercare e ricollegarsi. Il primo
passo per poter discernere la Verità è quello di incominciare a
comprendere come il giudizio lo impedisca, il giudizio vi rende
ciechi. Io non so chi di voi ha proprio toccato con mano questa realtà,
vi rende anche stupidi, oltre che ciechi. Vi rende anche violenti oltre
che stupidi e ciechi. Ma il giudizio non è solo giudizio negativo,
anche positivo, il giudizio è l‟attribuire un‟immagine a una cosa e
renderla immutabile, dopo tutto confermerà quel giudizio, perché il
giudizio equivale a vivere nella mente, invece che nella vita. E‟ tutto
molto semplice.
Giudizio vuol dire vivere nella mente e non nel presente, nella mente
del passato, invece che vivere nella vita e nel presente. E sapete che
cosa produce quel giudizio? Una cosa interessante, che tutto quello
che l‟altro fa è una conferma del nostro giudizio. Non può essere che
così, avete utilizzato il giudizio per leggerlo!!! Il giudizio è
l‟impossibilità di riconoscere, mentre vivere, è riconoscere, vivere è
essenzialmente riconoscere.
Bisogna comprendete l‟importanza del non giudicare, non perché
giudicare, è immorale, non ci interessa la morale, ma perché
giudicare, vi imprigiona. Toglie i frutti della vita prima ancora che
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possano crescere, giudicare non permette la possibilità. Il giudizio è
esattamente l‟opposto del voler comprendere, perché il giudizio nasce
in un milionesimo di secondo, il giudizio di cui stiamo parlando non
è il risultato di un processo molto lungo in cui l‟uomo cerca di
comprendere, il giudizio fissa quella cosa in un certo modo nella
vostra mente e quella cosa sta sempre lì. Quando una persona
abbandona un proprio giudizio, è una cosa molto bella, vede subito
nascere la libertà.
Bisogna arrivare a vedere bene questo potere di giudizio, così come
bisogna arrivare a vedere bene il peso che ha il passato nella vostra
vita, perché poi il giudizio non è altro che il modo in cui il passato si
esprime ora, solo questo. Il giudizio non è altro che quell‟azione che
voi compite con la vostra mente e attraverso la quale il vostro passato
si sta esprimendo. Il potere che ha il passato sulla vostra vita, non
sottovalutatelo, è un potere immenso. Una gabbia potentissima.
Aggiungo: è l‟azione attraverso la quale il passato si esprime ora,
rubandovi il presente, impedendovi il futuro, riportandovi sempre al
passato e facendo in modo che il futuro sia uguale a quel passato. Il
giudizio è il modo attraverso il quale il passato riproduce se stesso.
So che molti non capiscono, ma essere qui ora vuol dire essere qui
senza schemi precostituiti. Senza giudizio precedente. Pregiudizio,
senza giudicare, quindi pregiudicare. Perché chi pregiudica che
cos‟è? Ve lo dico io: è un pregiudicato, ecco perché è in prigione. Il
nostro linguaggio è intelligente, usa la parola pregiudicato, per dire
uno in prigione.
Invece valutare una situazione in cui siete, non è giudizio questo, la
vita vi offre quest‟esperienza da esplorare e voi la esplorate. Quindi
la ricerca è un punto interessantissimo che nasce quando l‟uomo si
accorge di una cosa meravigliosa, si accorge di non sapere. E‟ per
quello che vale vivere, perché non sapete e potete imparare, e quando
avrete imparato, non saprete lo stesso, ma sarete più ricchi, più vivi e
più felici.
Il giudizio è di chi sa, giudica chi sa. Il giudizio soddisfa molte cose,
soddisfa i bisogni di tutta la parte di voi che non vuole lavorare,
quindi soddisfa la pigrizia. L‟aver archiviato una cosa e non doverla
più ritirare fuori accontenta la vostra pigrizia dentro, ma anche la
vostra paura. L‟alternativa è metterci in gioco. Se la Verità la dovete
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andare a scoprire perché non la sapete, dovete mettervi in gioco.
Bisogna dedicargli tempo, pensieri e bisogna lavorare.
E‟ importante arrivare a vedere nella vostra vita quanto il giudizio
impedisce, perché non può essere una teoria messa lì, bisogna vederlo
bene, nel concreto, perché il modo nel quale giudicate vi chiude tutte
le porte, questo è da vedere e nessuno può farlo tranne voi, ognuno
deve farlo da se stesso. Nessuno può fare niente per voi, a un certo
punto vi dovete mettere in gioco, quest‟idea può cambiare la vostra
esistenza.
Gesù ha detto una cosa che messa lì così non si capisce, oppure è una
bomba atomica, dice: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Di
fronte a una cosa del genere se siete dei Cercatori della Verità, non vi
fermate, c‟è una saggezza immensa. Uno però può dire: “Oh, le solite
stupidate!” Fine, chiuso.
Invece, se voi date valore alla vita, pensate cosa significa non
giudicare e non sarai giudicato. Che cosa vuol dire?
Quante delle cose che cercate sono già nel vostro mondo? Prima
domanda, la risposta è semplice: tutte. Però bisogna guadagnarsela
questa risposta, perché se viene detta da un altro, vuol dire poco.
Altra domanda: quante delle cose che cercate sono già nel vostro
mondo?
Secondo: se ci sono, come mai sono invisibili?
Altra domanda: e se ci sono e sono invisibili, chi è che le rende
invisibili?
Voi le rendete invisibili attraverso il giudizio. Il giudizio rende
invisibili le possibilità. E‟ lo strumento attraverso il quale l‟uomo
condanna se stesso a una vita di stenti.
Allora dice Gesù “cercate la Verità”, non importa come la concepite,
tanto comunque la concepiate, è una concezione sbagliata, la Verità si
rivela a chi se ne è reso degno e pronto. Non siete voi che la fate la
Verità, la Verità si rivela a colui che ha prodotto la sua possibilità di
contenerla. La Verità voi la perdete perché non potete contenerla, non
avete lo spazio per contenerla, perché questo spazio lo occupa il
giudizio, e anche il passato. “Cercate la Verità e la Verità vi farà
liberi”. Queste parole possono cambiare tutto.
Ritorniamo ai miti che erediteranno la terra, vuol dire di cercare o
vivere quella pace dentro di voi che coincide col non partecipare alle
guerre, esercitare la compassione nei confronti di coloro che lo fanno
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e testimoniare la vostra pace, e quando questa pace sarà diffusa in
maniera diversa a un numero maggiore di persone, potrà essere la
pace di tutti.
Pensate: perché una cosa vi disturba? E‟ solo l‟etichetta che gli avete
messo sopra, è un segno, è un‟etichetta. Il modo più elementare come
funziona la mente, la struttura più primitiva della mente è: più e
meno. E‟ la prima divisione, se cambiate le etichette cambia tutto. Se
una cosa vi disturba cambiate l‟etichetta, non combattete tutta la vita,
cambiategli l‟etichetta. Voi non vedete la realtà, la realtà si vede solo
quando il giudizio è tolto. Voi vedete come giudicate, non la realtà,
vedete quella rappresentazione della realtà che avviene nella vostra
mente, è un‟illusione. Scusate, ma l‟idea di giudicare non è proprio
quella superbia di cui parla il peccato originale? Volete giudicare
cosa, ma chi siete? Ci credete che non si muove foglia che Dio non
voglia, come dice il nostro proverbio? Allora qualunque cosa
giudichiate, volete giudicare l‟operato di Dio, è questo! Non serve. Il
mondo è fatto come deve essere fatto. Dobbiamo solo imparare la
lezione, siete qui per imparare quello che c‟è da imparare, se
imparate andate oltre. E se essere qui è faticoso, portare a termine il
vostro compito è il modo più veloce per sottrarsi da questa fatica. Se
combattete contro l‟insegnante, contro la classe, contro i compagni,
contro i bidelli, è un disastro, verrete anche bocciati, vi toccherà
tornare a fare ancora la cosa che volete evitare. E‟ un‟illusione
credere di essere liberi contravvenendo alle leggi. Contravvenire alle
leggi non è libertà. Libertà è soddisfare le leggi col minimo sforzo e
nel migliore dei modi. Senza l‟ansia del risultato, perché l‟ansia del
risultato è quella non qualità che impedisce il risultato stesso, il
risultato delle vostre azioni è nelle mani di Dio, quindi non è una
cosa di cui voi vi dovete occupare.
Voi vi dovete occupare di fare ciò che intendete fare al meglio delle
vostre possibilità. Il risultato certo segue, tante volte il risultato è
invisibile e diventa visibile tutto in un colpo, comunque se voi
ragionate in termini di risultati, le vostre azioni sono tutte sporche. Se
capite che il voler avere il risultato sporca la qualità delle vostre
azioni, avete capito tutto.
Gesù dice: “Cercate innanzitutto il Regno di Dio, il resto vi sarà dato
in soprappiù”. Se voi pregate chiedendo di diventare miliardari non
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otterrete nulla perché solo quando avete prodotto l‟accettazione
dentro di voi, di non essere miliardari, produrrete il risultato.
Ricordate, il divieto nell‟universo non funziona, funziona però
l‟amore e lo scopo. Concentrate la vostra attenzione su ciò che per
voi ha valore, su ciò che amate.
Tutto va come deve andare.
6 Settembre 2004
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LA DISTANZA E’ PARTECIPAZIONE
Produrre la pace
Non schierarsi
Centratura
La benedizione
Chi di voi può dire che questo momento è un momento di particolare
difficoltà? Che caratteristiche ha questa difficoltà?
Quello che state vivendo è una fase. Coloro che amano la guerra
dicono “quelli sono i miei nemici, se li uccido proverò pace”, non è
vero. Li uccidete, loro perdono il loro corpo ma vanno in un piano
più sottile, che è sempre qua, e non dovete farci i conti con un aspetto
esterno, ma con quello interno.
E‟ per quello che la pace può essere solo prodotta, non serve
uccidere. Altrimenti Gesù non avrebbe detto “amate i vostri nemici”
avrebbe detto “uccideteli” così ve ne sbarazzate, ma Lui sapeva che
uccidendoli non li togliete.
L‟uomo reagirà a questo passaggio con ciò che ha maturato, non con
ciò che sa, non con ciò che crede, solo con ciò che ha maturato.
Allora, secondo me, è il momento di stare molto centrati
interiormente e tenersi stretti al proprio Dio interiore. Coltivare
questa vibrazione interiore che serve al passaggio. Non abbiate paura
perché tutto il processo su cui si regge questo disagio è la dimensione
della paura e le parole di Gesù ci vengono di nuovo in aiuto: “I miti
erediteranno la terra”. E‟ proprio questo, perché la paura vi spinge
subito a schierarvi e a entrare nella guerra. Noi non ci schieriamo e
confidiamo in Dio, insieme.
L‟uomo è molto pigro ed è per questa ragione che in certi momenti
ha varie forme di rifiuto della Verità, questa è la ragione per cui in
certi tipi di scuole di crescita, come questa, l‟insegnamento deve
provocare una decisione per mettere l‟uomo di fronte alla scelta, la
scelta fa sempre conoscere chi siete. Giuda che tradisce il Maestro,
dopo che lo ha tradito sa che è un traditore. Dovete rimanere centrati
e la centratura consiste nel guidare se stessi, è equilibrio, ma è anche
una forza. Può sembrare assurdo ma la distanza è partecipazione, e
coinvolgimento. Quando siete distanti perché siete centrati e non
avete una problematica da risolvere potete esserci pienamente, se
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invece siete nella paura ciò non avviene. La centratura porta sempre
nel luogo dell‟amore.
Questo è ciò che vuol dire “essere nel mondo ma non del mondo”,
perché non essere del mondo significa che non siete schierati e
provate ad avere questa distanza per essere responsabili, efficienti e
utili, non siete coinvolti. La vostra centratura è il vostro valore. La
centratura è una cosa che un giorno l‟avete, poi la perdete, poi la
riavete, non fa niente, quello che conta è qual è la cosa che vale per
voi. Posso dire che per me, l‟unica idea che ho, lo scopo della mia
vita è di essere una cosa sola con Dio. Se voi avete quest‟idea, la
coltivate e la amate, allora diventerà sempre più frequente. Gesù dice:
“Dov‟è il tuo cuore, cioè ciò che ami, lì c‟è il tuo tesoro”.
La bussola indica sempre il Polo Nord, voi la girate e lei si orienta
sempre al Polo Nord. Alla bussola interessa solo il Polo Nord, non è
che non si muove, ma lei automaticamente va al Polo Nord. Sapete
perché va al Polo Nord? Perché è magnetizzata della stessa
vibrazione del Polo Nord, è per quello che i Cercatori di Verità non si
fermano, perché già hanno prodotto un po‟ di Verità dentro di loro e
vanno sempre verso la Verità, sempre, continuamente, o verso Dio o
verso la bellezza. Coltivate un po‟ della vostra bellezza dentro di voi
e questa si cristallizzerà, è la bussola che vi porta sempre lì.
Diciamolo in un altro modo, l‟unica cosa che voi avete è la vostra
vita e tutto ciò che fate lo mettete nella vostra vita.
In questo concetto bisogna capire anche i pericoli, perché se voi
maledite una cosa, la maledizione va a inquinare la vostra vita.
E‟ come se viveste in un appartamento, e invece di buttare tutto
nell‟immondizia, lo buttate dappertutto, non avete commesso una
grande furbizia. E‟ come il ladro che cerca di rubare e di farla franca
sta derubando a se stesso.
Allora vuol dire: date amore perché lo state dando a voi. Se state
cucinando un piatto di pasta asciutta fatelo con attenzione e con
amore, fate in modo che quel piatto di pasta asciutta sia speciale,
impeccabile, buono a mangiarsi e vedersi. Con quel gesto state
costruendo l‟amore in voi. Tutto ciò che voi fate va a finire a Dio,
nulla è sprecato.
Parliamo tanto del giudizio, non perché giudicare fa male, ma perché
questo giudizio produce una lacerazione nella vostra vita e vi farà
soffrire. Non è che Dio vi punisce perché avete giudicato, voi siete la
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punizione di voi stessi. Se di una persona non potete dire bene, non
potete benedirla, piuttosto che maledirla, meglio cancellarla dalla
vostra vita, se proprio non potete dire bene, sarebbe quasi meglio non
averci niente a che fare. E‟ bella la benedizione, è bellissima.
Il cammino di crescita incomincia sempre con uno scopo e, per quello
che potete dare allo scopo, andando avanti, vi viene chiesto di dare
molto, perché questo vi fa venire i muscoli e la forza. La condizione
di dare molto addestra all‟amore. Entrate in quella centratura di forza
e amore. Quando siete nella centratura, e ci si va un po‟ alla volta,
scoprite la Verità, scoprite che siete una particella di Dio. L‟uomo
però non accetta questo discorso e anche se l‟accetta è tutta una cosa
che gli entra da un orecchio e gli esce dall‟altro e allora ha bisogno di
un percorso esperienziale e un giorno arriverà a dire “Aaah,
finalmente, non devo più dimostrare niente!” Non devono essere
parole, deve essere un‟esperienza, allora quella è estrema leggerezza.
Vi voglio dire un‟ultima cosa, la comunicazione non è della mente e
non è neanche delle altre funzioni dell‟uomo, la comunicazione è
sempre dell‟anima, perché se una cosa nell‟anima di una persona non
c‟è gliela potete spiegare con due milioni di miliardi di modi, con
parole sempre diverse, ma non succederà mai niente, è l‟anima che
risuona. Quindi quando entrerete in quella semplicità, un po‟ alla
volta, e la vostra struttura sarà diventata uno strumento perfetto
dell‟anima, tutto quello che farete sarà l‟espressione di quell‟anima e
si sentirà. La magia è incominciare a benedire ciò che state
maledicendo. Questa è la magia meravigliosa, questo è il
cambiamento proprio totale di rotta, tutto ciò che fino a ora avete
maledetto incominciate a benedirlo, perché è proprio la vostra
benedizione, lo è veramente.
13 Settembre 2004
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LA MALATTIA CAUSA LA MORTE O LA MORTE
CAUSA LA MALATTIA?
Himalaya: ultimo capitolo del libro di T.Terzani
Pensando a voi stessi vi ritenete Cercatori della Verità?
Chi si ritiene Cercatore della Verità potrà apprezzare questo libro di
Tiziano Terzani che si intitola “Un altro giro di giostra”. Terzani è un
famoso giornalista, ha fatto tante missioni in posti di guerra, è un
uomo di una certa taratura e a un certo punto si ammala di cancro,
muore all‟età di 66 anni e qui racconta la sua esperienza.
A causa della sua malattia viene a contatto con la medicina
tradizionale e altri tipi di medicine che va ad esplorare in giro per il
mondo. Quello che è importante è la sua esperienza interiore che si
conclude sull‟Himalaya.
In queste poche pagine ci sono alcune delle sue osservazioni più
profonde sulle quali possiamo riflettere molto.
Himalaya
“Quando arrivammo sul crinale quel che ci si parò dinnanzi ci tolse
l‟ultimo fiato. Lungo l‟intero orizzonte al di sopra di un oceano di
monti e valli, al di sopra di banchi di nuvole, ancor più in alto, là
dove il mondo sembrava ormai finito, svettavano a perdita d‟occhio
montagne impervie d‟un bianco che quasi luccicava sullo sfondo
azzurro; immateriali inverosimili come quelli di un quadro”. Dice ad
un vecchio saggio. “Dica la verità, queste sono tutte dipinte” dissi
rivolto a un vecchio che ci aspettava fermo davanti al portico della
casa. Fece una grande risata “Certo, è il Divino Artista a farle e ogni
giorno le dipinge diverse” disse poi, guardandomi fisso, aggiunse “la
Verità? Perché voi siete in cerca della Verità?” Come potevamo dirgli
di no?” Sentite questa frase. “La Verità è come la bellezza, non ha
limiti, non può essere imprigionata nelle parole o nelle forme. La
Verità è senza fine”. Angela ed io ci guardammo, a questo punto non
c‟era più bisogno di presentarci. Appena tirammo fuori il pane e il
formaggio che ci eravamo portati dietro, due corvi calarono,
gracchiando, dalla cima di un cedro e vennero a richiamare la loro
parte. Il vecchio disse che da anni erano i suoi regolari commensali.
“Maschio e femmina?” chiesi. “Non so, è un problema che riguarda
loro, non me” rispose con una risata divertita.”
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Questo è un libro dove sono seminate perle di saggezza, ma c‟è anche
un po‟ di racconto.
“Angela ed io continuavamo a guardarci. Che cosa ci aveva portati lì?
A prima vista la solita casuale catena di piccoli passi, coincidenze,
decisioni che solo poi sembrano gestite da qualcuno che non siamo
proprio noi. Il vecchio, pur avendo passato gli ottant‟anni, aveva una
memoria formidabile.
Si ricordava nomi, date, conversazioni e dettagli. Era come se la sua
mente fosse messa continuamente a fuoco, gli chiesi come era
possibile e fu lì che per la prima volta accennò al trucco della
candela. “Nella vita non ho fatto altro” disse ridendoci su e declamò
due famosi versi della Gita, “Come una fiamma che non tremula al
vento, tale è la mente concentrata su Dio”. Era un pittore questo
vecchio. Aveva bruciato tutti i suoi quadri e si era dedicato a mettere
a fuoco la mente, ad andare al di là, non usò mai la parola
meditazione. Disse però che ogni notte si alzava e restava due o tre
ore in silenzio, immobile davanti ad un cero acceso. Quell‟esercizio
era il trucco della candela. Raccontai al vecchio di essere stato tre
mesi a studiare i Vedanta, “Il Vedanta è un ottimo punto di partenza,
ma troppo intellettuale, la vera conoscenza non viene dai libri,
neppure da quelli sacri, ma dall‟esperienza. Il miglior modo di capire
la realtà è attraverso l‟intuizione, non l‟intelletto che è limitato.
Vedanta, buddismo, induismo, jainismo, l‟uno non esclude l‟altro,
questa è l‟India, una civiltà fatta di varie religioni, tutte però fondate
su alcune idee di fondo che nessuno, da Buddha in poi, ha mai messo
in discussione. Però questo non è il solo mondo, questo non è il solo
tempo, questa non è la sola vita e questa non è la sola coscienza. Ciò
che è fuori è anche dentro e ciò che non è dentro, non è da nessuna
parte, per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro,
non troverà niente fuori. E‟ inutile andare a cercare nel mondo quel
che non si riesce a trovare dentro di se” mi sentii colpito ed aveva
ragione. “Amo questa casa ma sono anche corrisposto perché questa
casa ama me. Durante la seconda guerra mondiale gli inglesi ci
tennero prigionieri Nehur”. Angela”, che è sua moglie, “si ricordava
come me della storia e ci guardammo increduli. Come era possibile?
In un paese immenso come l‟India con centinaia di milioni di case,
questa era la casa di cui avevamo sentito parlare anni prima, prima
del malanno.”
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Lui era malato di cancro e chiama il cancro malanno, talvolta lo
chiama amico.
“Prima delle medicine. Ebbi l‟impressione di qualcosa, di qualcuno
che giocava con me, di una forza davanti alla quale non potevo, non
dovevo resistere, era come se tutto era già successo. Raccontai al
vecchio della mia malattia “Ah, il cancro!” Fece lui e mi fece una
domanda che dovrebbe essere posta a tutti gli studenti di medicina il
primo giorno di Università, “Sono le malattie a causare la morte o è
la morte a causare le malattie?”
Capite questa domanda? Vuol dire questo questa domanda: ogni
uomo nel suo cammino, potete vederlo nella vostra vita, potete
sperimentarlo, in qualunque momento della vostra vita potete
imboccare la deviazione che conduce alla morte. Quando avete
imboccato la deviazione che conduce alla morte, in qualunque
momento lungo quel cammino, potete rimboccare la deviazione che
conduce alla vita. Ma lo sapete che avete imboccato la deviazione che
conduce alla morte? Non lo sapete, perché non siete consapevoli di
voi stessi, lo sapete di fronte al risultato: una malattia che vi colpisce.
Quella malattia è il frutto di un pensiero di separazione e di
distruttività, voi la malattia ve la trovate davanti, questo bivio che
conduce alla morte, ma la scelta al bivio di voltare in quella
direzione, è stata vostra, quindi di fronte alla malattia dovete
chiedervi qual è il pensiero che avete prodotto per imboccare quella
strada e se pensate alle parole di Gesù è perché avete scelto la strada
ampia e spaziosa che porta alla perdizione.
Allora chiede
“Sono le malattie a causare la morte o è la morte a causare le
malattie?”
Quindi la risposta è che è la morte che ha causato la malattia.
“Poi continuò, volevo davvero smettere di viaggiare? Cercavo
davvero un rifugio? Ce n‟era uno poco lontano da lì. “Puoi venire a
stare qui quando vuoi”. Ammutolii.
“Non sapevo se ero pronto e poi la Verità mi pareva una cosa ancora
troppo grossa perché io da solo mi mettessi a cercarla”. Il saggio: “Tu
non hai capito che non siamo noi a trovare la Verità, è la Verità a
trovare noi, dobbiamo solo prepararci”.
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Si può invitare un ospite che non si conosce? No, ma si può mettere
la casa in ordine, così che quando l‟ospite arriva, sconosciuto, si è
pronti a riceverlo e a conoscerlo.”
Coloro i quali dicono di cercare la Verità, ma hanno già idee sulla
Verità stessa, non la cercano affatto.
Questo è un bel passaggio, “Continuò dicendo alcune volte di aver
intravisto la Verità per un attimo.”
Dura per noi che vogliamo possederla, il vecchio saggio dice che lui
ha intravisto la Verità per un attimo, intravisto.
“E quell‟attimo gli era bastato per dargli una certezza che non veniva
dalla fede, ma dall‟esperienza, non dall‟esperienza di altri, ma dalla
sua ed era quella certezza a tenerlo legato alla ricerca.”
Ecco perché coloro che cercano la Verità e hanno intravisto in un
qualche modo, non abbandonano mai più la ricerca, coloro che
l‟abbandonano è perché non hanno mai cominciato.
“Era chiaro che discretamente mi stava dando dei consigli, avevo
tanti libri nelle borse con cui ero arrivato. “Attento quella dei libri è
tutta conoscenza di seconda mano, conoscenza presa in prestito, non
vale granché” e mi raccontò un‟altra storia. Un uomo entra in una
grande biblioteca e dopo tanto studiare e cercare sceglie tre libri da
portar via, va al banco per registrarli e chiede all‟impiegato: “Quanti
sono i libri in questa biblioteca?” “Varie decina di migliaia”. “E
quanto tempo ci vorrebbe per leggerli tutti?” “Ah, molte vite”. “Bhè
allora non voglio neppure questi, ci deve pure essere un‟altra via” e
parte. L‟altra via, dice il vecchio, è quella dell‟esperienza.
L‟esperienza fatta su se stessi. Si capisce davvero solo quello che si è
trovato, quello che si è sentito dentro di se, le vie per arrivare a
quell‟esperienza possono essere varie. Innanzitutto calma la tua
mente. Solo allora potrai ascoltare la voce che è dentro di te, non devi
essere impaziente, perché l‟intuizione che ti apre la coscienza arriva
raramente, magari è solo una goccia, ma quella goccia quando viene
è come l‟Oceano.
Mi distesi nell‟erba a guardare le stelle, mi parve di vederle per la
prima volta e forse era davvero così perché le guardavo senza cercare
di pensare ai loro nomi, senza cercare la Stella Polare o l‟Orsa
Minore. Lassù senza elettricità, senza telefono, senza giornali, senza
niente e nessuno di cui tener conto era facile fare un po‟ di vuoto.
Appena ci si stacca dalla routine, ci si accorge di quanta poca libertà,
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anche interiore, ci sia nella vita di tutti i giorni e di come quel che
solitamente facciamo e pensiamo è fatto di semplici automatismi.
Diamo per scontato i ragionamenti della ragione, le nozioni della
scienza, le esigenze del nostro corpo e quelle della logica e con ciò ci
impediamo di vedere il mondo e noi stessi in modo diverso dal solito.
C‟era qualcos‟altro lassù che con il passare del tempo divenne per me
sempre più importante: il silenzio. Il silenzio faceva da sottofondo a
tutte le esperienze, c‟erano vari silenzi e ognuno aveva le sue qualità;
di giorno il silenzio era la somma del cinguettare degli uccelli, del
gracchiare degli animali, del soffiare del vento su cui non compariva
mai un suono che non venisse dalla natura, di notte il silenzio era
unico.
Secondo il vecchio tutto era collegato. Era convinto che tutto quello
che succede ha un senso anche se il più delle volte noi siamo incapaci
di vederlo. Secondo lui anche la mia malattia ne aveva uno,
l‟importante era di rendersene conto e che questo voleva dire
intraprendere un ultimo viaggio di ritorno, il viaggio di ogni uomo
che si svegli verso la vita dei sensi. “Capisci?” Mi disse “E‟ il
momento di ritornare a casa, di risalire alle tue origini e quelle, sappi,
sono divine perché sulla scala del tempo noi discendiamo dalla
scimmia, ma sulla scala dell‟essere noi veniamo da Dio”. Come?
“Scavando dentro di te, eliminando via via tutte le dipendenze delle
tue personalità, della tua conoscenza, per arrivare all‟essenza del tuo
essere, ci vuole coraggio perché si tratta di buttare via una cosa dopo
l‟altra, finché non hai più nulla a cui tenerti e scopri che c‟è una cosa
che tiene te. Solo allora capisci che quella cosa è tutto ciò che
cercavi”.
“Il primo passo è il più difficile, si tratta di staccarsi dalla terra, dalle
certezze che abbiamo, si tratta di evitare la trappola dell‟intelletto.
All‟intelletto dobbiamo molto, ci aiuta ad analizzare, selezionare, a
estendere il campo del conosciuto.”
Sentite questo passaggio: l‟intelletto ci aiuta a estendere il campo del
conosciuto.
“Ma alla fine? L‟uomo può fare grandi scoperte, avanzare
enormemente nella conoscenza, ma qualunque sia il suo progresso,
all‟orizzonte del conosciuto troverà sempre lo sconosciuto”.
Va bene la scoperta, imparare, estendere il conosciuto, ma non
cambia più di tanto le cose, perché alla fine del conosciuto c‟è
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sempre lo sconosciuto. Tanto vale affrontarlo subito questo
sconosciuto. La strada della quantità non risolve molto, per stare in
un mondo conosciuto visto che è troppo piccolo e non ci puoi stare,
lo allarghi, così conosci di più, ma lo sconosciuto continua ad
esistere.
“Un giorno andai dal vecchio per raccontargli un sogno, volevo che
mi aiutasse ad interpretarlo, ma il sogno non lo interessava. Quello
che lo interessava era se avevo scoperto chi sognava, “perché se tu
sei nel sogno”, vuol dire dentro il sogno, “chi è allora colui che sogna
te nel sogno?”
Padre Anthony dice: andare in profondità, sono come involucri, il
corpo, l‟emozione, il pensiero e poi lui dice l‟intelligenza, questa è
una suddivisione indiana fra una mente inferiore e superiore,
l‟intelligenza, l‟osservatore, è questo di cui vi parla, la coscienza.
Dice se tu sei nel sogno, sta parlando dell‟osservatore quindi, chi è
quella persona che sogna te nel sogno?
Si tratta di prendere una via, non due vie, non tre vie, una via, sentite
come è chiaro qua:
“Scava in un posto solo e va giù, giù, giù, vedrai che prima o poi
troverai l‟acqua.”
Fare un buco qui, un buco là, un buco là, non troverete niente, basta
un buco solo, l‟importante è scavare fin quando non si trova l‟acqua.
“Passarono i giorni, le settimane, i mesi quietamente, in
un‟armoniosa sequenza di pensieri, passeggiate, silenzi, qualche
conversazione e soprattutto tanto tempo dato al tempo.”
Vedete come incomincia a cambiare la sua vibrazione?
“Dovetti tornare a New York per i soliti appuntamenti con gli
aggiustatori, che sono i medici, ma fu davvero come se, a forza di
vivere da solo fossi riuscito nell‟esercizio di dividermi. Il mio corpo
viaggiava, veniva ispezionato, risvegliato e rimesso sull‟aereo, la mia
mente rimaneva però lassù, nella pace della casa di pietra, per cui ci
tornavo senza che in fondo fossi mai partito. Con il mondo giù a valle
in generale volevo sempre di meno avere a che fare.”
Non vi sfuggirà che quello che lui sta dicendo è squilibrato e lui lo
spiega adesso: “mi sembrava di aver capito come funzionava e non
mi piaceva” adesso sapete esattamente che è squilibrato, perché dice
che non gli piaceva.
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“Persino il mio beneamato ospedale, a cui ero ormai legato da un
certo affetto, mi accorsi che era soprattutto un grosso business e che
era gestito con la stessa logica di un supermercato o una miniera di
diamanti.
Una mattina chinandomi a cogliere un fiore che non avevo mai visto,
mi accorsi che l‟erba attorno era piena di maggiolini, mi misi ad
osservarne uno e mi persi. Scalava un filo d‟erba, passava ad un altro,
scendeva infaticabile, risaliva su un altro filo, avanti e indietro ancora
su uno, finché a un certo punto, abbracciato alla punta finissima di un
filo che si piegava leggermente al suo peso, lui da sotto la sua corazza
lucida e rossa, tirò fuori delle minuscole ali trasparenti e volò via.
Non lì accanto in un altro cespuglio, ma via, in alto nel cielo, verso le
montagne senza sapere nulla delle leggi di gravità, facendo quello per
cui era nato, seguendo la sua natura.
La mente è frutto del tempo, è un magazzino di esperienze, opera con
quello che conosce e per sua natura non va mai al di là di quello che
le è noto. Per questo la mente, arrivata al suo limite razionale, non
trovando la soluzione dentro di sé in quello che ha accumulato, si
ritira e lascia che l‟intuizione vada al di là e faccia quel salto di
coscienza che gli permette una nuova visione.
Avete spesso visto che quando un problema sembra senza soluzione,
la soluzione improvvisamente compare fuori dalla logica alle
soluzioni in cui si è abituati. Non avevo visto il vecchio da alcuni
giorni, quando un pomeriggio lo incontrai che andava, anche lui, a
fare la sua passeggiata nella foresta. “Come sta il tuo amico?” mi
chiese. Pensai che parlasse del topo, ma lui aggiunge “pensi sempre
ad una cura?” e capii che si riferiva al mio cancro.”
Altro punto d‟oro: “Devi arrivare a un punto in cui la cura non è più
ciò che desideri, perché hai capito che c‟è una cura più profonda delle
medicine. Se tu potessi entrare in contatto con l‟unità della tua vita,
allora sentiresti che la cura non significa più nulla, ci sono due tipi di
salute: la salute bassa, che è l‟essere in forma come gli atleti e una
salute alta che è l‟integrazione della malattia”.
Dopo mesi e mesi di isolamento si trattava ora di tornare a casa, in
estate la famiglia si sarebbe riunita ed io non potevo mancare. L‟idea
di andarci mi faceva un gran piacere, la nostalgia di Angela era a
volte quasi un male fisico e volevo stare anche con i figli che non
vedevo da tempo, ma non era semplice.”
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Questo è lo squilibrio di cui parlavamo prima.
“Abituato com‟ero al silenzio, a vivere da solo ed avere la testa tutta
impegnata in un senso”, vuol dire una direzione, “e senza nessuno dei
pensieri necessari che la occupano nella vita normale, temevo
moltissimo il ritorno alla routine del quotidiano: il telefono che
squilla, il fare benzina, l‟andare alla posta, gli amici che passano a
salutare, quelli che si fermano a pranzo, i discorsi sugli altri amici o
sulla politica del momento. Passai, sì, l‟estate in famiglia, ma questo
non fece piacere a nessuno.
Ero costantemente di cattivo umore, tutto e tutti mi davano noia, ce
l‟avevo perfino con le campane della Chiesa, trovavo tutto inutile, un
peso. Non avevo tempo per nessuno, esattamente il contrario di
quello a cui aspiravo.
Se tanti mesi di solitudine e concentrazione erano serviti solo a
rendermi insopportabile, non erano davvero valsi la pena, capivo che
la solitudine in sé, non è la soluzione.”
Che percorso, eh? Gesù l‟ha detto così chiaro: nel mondo ma non del
mondo. Lui ci arriva attraverso il dolore.
“Capivo che la solitudine in sé non è la soluzione, nell‟Himalaya
avevo trovato il silenzio fuori ma non avevo ancora fatto la pace
dentro. La goccia che fece traboccare il mio vaso fu il carrello del
supermercato. Guardavo gli altri fare come me, poi stare in coda per
pagare, sentivo il rumore del registratore di cassa, ero pazzo io o era
pazzo il mondo? Lasciai il carrello mezzo pieno lì dove era e nel giro
di 24 ore ero su un aereo diretto a Delhi. Due giorni dopo ero nella
mia casa di pietra. Passai di nuovo un inverno di solitudine, con tanta
neve e poi ancora una bella primavera.
Stavo davvero facendo progressi? Presto fui messo alla prova.
Angela con anni di lavoro aveva organizzato una grande esposizione
commemorativa di suo padre, a Berlino, c‟erano tutti i parenti
tedeschi, la famiglia, la stampa, la televisione, i miei ex colleghi di
Der Spiegel”, che sarà un giornale, “e a me pareva di essere stato
catapultato in una commedia dove avevo dimenticato la mia parte. Le
poche parole che dissi erano fuori posto e spesso imbevute di
quell‟arroganza che solo l‟austerità e lo scetticismo della vita solitaria
sanno a volte indurre. Chi fa sacrifici e rinuncia ai piaceri del mondo
sviluppa, come per compensazione, un senso di superiorità e, se non
è nel fondo umile, finisce anche per credersi Santo.
21
Me ne accorsi anch‟io. Angela senza essersi isolata, senza aver
tagliato con nulla e con nessuno era di gran lunga più serena, più
equilibrata e più in pace di me. Questo non faceva che aumentare la
mia frustrazione, avrei dovuto prendere lei come Guru.
Avrei dovuto prendere lei come Guru”, invece, sentite come funziona
la falsa personalità, “arrivai a vedere lei, che con la sua presenza nel
mondo mi tirava dentro nel mondo, un ostacolo al mio lavoro.”
Vedete come lavora la falsa personalità? Si capisce che non può che
essere falso questo? L‟altro è Dio, come fa ad essere un ostacolo alla
tua ricerca di Dio? Adesso qui lo dice in una maniera favolosa,
sentite
“Lei era l‟ultima tentazione che mi impediva di spiccare il volo.”
Nessuno vi impedisce di farlo, accusate l‟altro di bloccarvi, questa è
la proiezione.
“Lei era l‟ultima tentazione che mi impediva di spiccare il volo. E
con la cattiveria con cui si è capaci di distruggere ciò che si ama,
pensai di tagliare anche quel legame.”
Capite che tagliando quel legame lui tagliava la sua unica possibilità.
Siamo fortunati che quest‟uomo sia riuscito a scrivere così quello che
ha vissuto, quando le trovavamo le parole per dire queste cose? Mai.
“In quarant‟anni di sodalizio”, vuol dire di amore, “quello fu il
momento più difficile del nostro rapporto. Tornai nella casa di pietra
sapendo che dovevo trovare una soluzione alla mia inquietudine.
Cercai di concentrarmi sui temi che in quel momento mi assillavano:
l‟amore, il distacco, la libertà. Una volta chiesi al vecchio se la
famiglia poteva essere un ostacolo alla vita interiore.
Mi raccontò una storia di Tagore (grande poeta indiano) intitolata
“l‟aspirante asceta”. Un uomo decise di lasciare la famiglia per farsi
Sanyasi. Una notte quando, di nascosto, sta per partire, getta un
ultimo sguardo alla moglie e ai figli addormentati e dice loro: “Chi
siete voi che mi tenete qui incatenato?” Una voce nel buio bisbiglia:
“Loro sono me, sono Dio” ma l‟uomo non ascolta, è distratto, non fa
attenzione e parte. E a Dio non resta che concludere: “Ecco uno che
per cercarmi mi abbandona.”
Lentamente senza che succedesse niente di particolare, mi accorsi che
la bocca mi rideva sempre più spesso, anche lo stare davanti alla
candela divenne più rilassato, a distanza, senza la complicazione
delle parole che finiscono sempre per dire troppo o troppo poco. Il
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rapporto con Angela si appianò e quando, dopo due mesi, ci
incontrammo per andare di nuovo a New York, ritrovarsi fu la cosa
più naturale. Non ci fu da fare i conti di nulla, solo delle grandi
risate”. Vedete lei era già pronta. “Passai l‟estate in famiglia,
ricominciai a vedere gente, alcuni amici e mi coinvolsi in un progetto
per salvare un vecchio mulino ad acqua nel fiume. Il piano era di
ritornare nell‟Himalaya e di aspettare lassù Angela che sarebbe
venuta per Natale, ma, come diceva il Maestro “Vuoi far ridere Dio?
Digli i tuoi piani”.
L‟11 settembre fu uno spartiacque nella vita di tutti e certo anche
nella mia. Nella solitudine, nel cercare me stesso, sentivo ormai
qualcosa di profondamente arido, come nell‟amore predicato dai
sacerdoti. Non dovetti pensarci due volte, mi sentivo ancora parte del
mondo, non volevo però esserne schiavo, volevo cercare di viverci
meglio. Se in quegli anni di solitudine avevo imparato qualcosa, a
non giudicare troppo, a non reagire secondo i meccanismi soliti della
ragione, a essere libero dal conosciuto, a sentire l‟umanità come un
tutto unico, questo era il momento di rendere un po‟ di quello che
avevo preso. Semmai mi si era accesa nel cuore una piccola luce che
non tremava al primo vento, questo era il momento di accendere con
quella altre luci, perché quelle ne accendessero altre, finché il mondo
fosse un po‟ meno nell‟oscurità.”
E chiaramente lui con questo libro lo ha fatto in una maniera perfetta.
“Nei tre mesi in cui rimasi in giro fra il Pakistan e l‟Afghanistan ogni
tanto pensavo alla mia casa di pietra e al vecchio. Lo sentivo dire che
tutto quello che facevo non serviva a nulla. Lui era convinto che
l‟umanità, ormai tutta impegnata solo a perseguire il piacere dei
sensi, era alla vigilia di una grande nevrosi e vedeva tutto quello che
succedeva sulla scala dell‟eternità, in cui il mondo è già nato sette
volte e sette volte è stato distrutto. In fondo nel suo elogio
nell‟attività, c‟era qualcosa di profondamente indiano che non mi
piaceva, che non era nella mia natura.
Se il mio tetto pisciava acqua dovevo andarlo a riparare. Il vecchio, lo
so, riusciva ad essere indifferente. Tornando a Kabul, passai da Delhi
e andai nella casa di pietra. Quando vidi il vecchio, fu come se tutti i
discorsi che mi ero immaginato con lui li avessimo fatti davvero.
“Se devi proprio scrivere”, mi disse, “sii almeno sincero”. Poi mi
pose una domanda a cui non fu facile rispondere con sincerità:
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“Questo libro lo scrivi per Lui (con L maiuscola) o per te?” Mi chiese
guardandomi fisso. Scrivevo perché pensavo con questo di
avvicinarmi alla Verità o perché mi piaceva vedere il mio nome nei
giornali e avere tanta gente che veniva ad ascoltarmi? Con questa
domanda il vecchio mi mise alle spalle un guardiano che sento ancora
seguirmi dappertutto. Dovevo molto al vecchio, mi aveva indicato la
direzione del viaggio di ritorno. Soprattutto mi aveva fatto capire che
non dovevo dipendere da nessuna idea altrui, da nessun Maestro,
tanto meno da lui.”
La mente che divide, state attenti, prima dice: dovevo molto al
vecchio, poi dice: non potevo dipendere da nessuno, neppure da lui,
la parola chiave è dipendere.
“Dovevo io mettermi in ascolto della voce, non farmela riferire da
altri”, voi sapete che farsela riferire da altri va bene per un tempo, ma
quel tempo scade, perché il punto è arrivare a mettersi da soli in
ascolto della voce.
“Lui e l‟India sono stati per me una grande occasione, ma quello che
alla fine mi pare di avere imparato non è indiano, è parte di una
filosofia perenne che non ha nazionalità, che non è legata a nessuna
religione perché ha a che fare con l‟aspirazione più profonda
dell‟animo umano. Non occorre andare fisicamente in India, non
occorre viaggiare lontano, fuori da sé, per comprendere. Chi muore
davvero di questa sete non ha che da riscoprire la Fonte, la propria
fonte. L‟acqua è sempre la stessa.”
Torna in America, va dal chirurgo, lo operano, gli aprono la pancia,
vedono che non c‟è più niente da fare e lo chiudono.
“Una volta apertomi la pancia, il chirurgo si era così sorpreso e
preoccupato di quello che aveva visto che ha preferito lasciare tutto
com‟era e richiudere il taglio appena fatto. La sua, una decisione
giusta o sbagliata? Un bene o male? Di me si doveva occupare un
altro collega esperto nella nuova combinazione di malanni. Quando,
dopo aver letto cartelle e referti mi propose di incominciare
immediatamente, il giorno dopo, una nuova, potentissima
chemioterapia, la conversazione fu breve. “Con quali vantaggi?”
chiesi. “Ah, forse potrà vivere sei mesi in più” disse. “Altrimenti?”
“Altrimenti lei non ce la farà”. “No grazie, non faccio più nessuna
chemioterapia”. Mi sembrò che il masticatore di gomma”, lo
chiamava così il medico, “ci rimanesse male, come uno che deve
24
cedere un cliente alla concorrenza e la concorrenza non era un
medico simpatico o una medicina alternativa, era la pace invece che
una nuova guerra. Non mi arrendevo, il mio modo questa volta era
decisamente quello di tornare in armonia con l‟ordine cosmico.
Io non avevo rifiutato i medici e la loro scienza, ma non mi sentivo
più così dipendente da loro come cinque anni prima. Questa era la
grande sfida a cui mi ero preparato per tutta la vita.”
Lui era stato corrispondente di guerra, il resto era la cura.
“La soluzione è dentro di noi, si tratta di conquistarla facendo ordine,
buttando via tutto ciò che è inutile e arrivando al nocciolo di chi
siamo veramente. Bisogna resistere alle tentazioni del benessere, alla
felicità impacchettata, rinunciare a volere solo ciò che ci fa piacere,
non bisogna abbandonare la ragione per darsi alla follia, per carità,
ma bisogna capire che la ragione ha i suoi limiti. Dobbiamo essere
meno egoisti, meno presi dagli interessi personali e più indirizzati a
un bene comune. Poco prima di Natale partii per l‟India e partii per il
mio eremo himalayano. L‟idea era di andare a vivere sanamente,
scrivendo questo libro e respirando in silenzio, a pieni polmoni, l‟aria
pulita e la grandezza delle montagne. Arrivò la neve, le piogge, i
monsoni, l‟autunno e poi di nuovo la neve. Il tempo volò via e senza
che me ne accorgessi, senza che mi sentissi diverso da prima, finii per
entrare nella storia della medicina.”
Perché sei mesi con la chemioterapia era il massimo risultato per
entrare nei guinness dei primati, qui è vissuto due anni senza
chemioterapia, è entrato nella storia della medicina.
“Finì per entrare nella storia della medicina oltrepassando il tempo
previsto dai medici. Non posso sapere quanto ci resterò ancora né mi
interessa particolarmente. Al momento ho altre cose di cui
occuparmi. Uno è che non sono ancora riuscito ad avere un rapporto
giusto col tempo e a considerare il mio tempo come tempo per gli
altri”. Si schiude il servizio nella mente di quest‟uomo. “Mi
piacerebbe tanto arrivarci.
L‟altro problema è che continuo a identificare la pace interiore con la
solitudine, la lontananza dal mondo è ancora una condizione
necessaria del mio stare in equilibrio e questo è un segno che ho
ancora molto da lavorare. Un lieto fine questo? E che cos‟è lieto in un
fine? E poi chi giudica ciò che è lieto e ciò che non lo è? E quando?
A conti fatti anche tutto il malanno di cui ho scritto è stato un bene o
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un male? E‟ stato”, questo è importante. “E‟ stato, perché senza
questo malanno non avrei mai fatto il viaggio che ho fatto, non mi
sarei mai posto le domande che, almeno per me, contavano. Questa
non è un‟apologia del male e della sofferenza, è un invito a guardare
il mondo da un differente punto di vista e non pensare solo in termini
di ciò che ci piace o non ci piace. Nascere uomini, con tutto quello
che comporta, è forse un privilegio. Secondo le antiche storie
popolari indiane, perfino le creature celesti a cui tutto era dato e che
conoscevano solo il bello, il bene e la gioia, dovevano ad un certo
punto nascere uomini, appunto perché anche loro potessero scoprire il
contrario di tutto questo e capire il significato della vita. La storia di
questo viaggio non è la riprova che non c‟è medicina contro certi
malanni e che tutto quel che ho fatto e cercato non è servito a nulla, al
contrario, tutto, compreso il malanno stesso, è servito tantissimo. E‟
così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a
cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita e questo è ciò che
posso consigliare agli altri, cambiare vita per curarsi, cambiare vita
per cambiare se stessi, io provo. Sto bene, ho forze, ma non me ne
vanto, né me ne rallegro. Angela viene a trovarmi nel mio eremo e si
diverte a vedere come acchiappo, con un fazzoletto, le mosche entrate
nella mia stanza per poi liberarle fuori dalla finestra. Divertiva anche
me, perché mi pareva un modo per essere in armonia con gli altri
esseri viventi, un‟occasione per non togliere vita alla vita. Solo
un‟intuizione, visto che non ho bisogno di credere, di avere fede, di
essere sicuro di Lui. Vivo ora qui la sensazione che l‟Universo è
straordinario, che niente, succede per caso e che la vita è una
continua scoperta. E sono particolarmente fortunato perché, ora più
che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.”
Quest‟uomo ha fatto tutto un percorso per liberarsi dal bisogno,
ricordatevi che il bisogno è la violenza più grande, il bisogno è
violenza. Bisogno = Violenza. Perché il bisogno è uso.
Dopo tutto questo io non ho più niente da dirvi di importante se non:
QUELLA E‟ LA PORTA!
Cosa succede dopo averla varcata? Resta tutto come prima, però è
un‟esperienza e dopo la vita incomincia ad essere un‟esperienza.
Qual è il segnale che avete varcato la porta?
Quando cessa ogni obiezione, ogni resistenza e ogni negazione. Tutto
il brulicare cessa.
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Perché Terzani ha parlato della morte? Perché l‟uomo mammifero se
non morisse, non se ne occuperebbe mai. Quindi:
- la morte è il mediatore fra Dio e l‟uomo,
- il meditatore fra la morte e l‟uomo è la malattia.
- e il mediatore fra la malattia e l‟uomo è il disagio.
Questo cammino che conduce a Dio è un cammino che porta dalla
sofferenza, al disagio, alla malattia, alla morte, allo schiudersi delle
domande che aprono la porta al divino. Ma il Ricercatore della Verità
è un uomo scaltro, non insegue questa strada.
Lui vuole aprire la porta al divino perché sa che quella è la sua
origine e il suo destino, ricorda che è il suo destino e sente
un‟aspirazione eterna. Il Cercatore della Verità solitamente non passa
nel dolore, ma anche se ci passa se ne frega. Perché guardate, il
dolore è un aspetto della vita, sacro, ma il dolore non è un problema,
il problema è la sofferenza. La sofferenza è la non comprensione del
dolore, perché il dolore dura poco, vi tagliate un dito, va bene, un
minuto dopo il dolore non c‟è più, nel momento del taglio lo avete
sentito, ma se siete sinceri un attimo dopo non c‟è più.
La sofferenza è l‟attaccamento al dolore e l‟attaccamento al dolore è
o morbosità del dolore per godere del lamento o il rifiuto del dolore.
E‟ la stessa cosa, non cambia.
Ed ecco che il rifiuto del dolore o l‟attaccamento al dolore si
trasforma nella sofferenza e la sofferenza è la non comprensione del
dolore. La sofferenza è l‟incapacità di dare un senso, il dolore c‟è
nella vita, il problema del dolore è la sofferenza e l‟incapacità di dare
un senso al dolore. E per dare un senso al dolore serve la conoscenza
di voi stessi, perché dolore è solo l‟etichetta che la vostra mente, sulla
base delle categorie di bene e male, che si è costruita nel suo piccolo
mondo, da a quell‟evento. Cambiate l‟etichetta, cambia tutto.
Gli stessi eventi letti dall‟ego sono una cosa, letti dall‟anima sono
un‟altra cosa.
Fate questo esercizio, esercitatevi a vedere che quello che per l‟anima
è una liberazione per l‟ego è la morte. La liberazione è la morte
dell‟ego, quindi quello che per l‟anima è la liberazione per l‟ego è la
morte.
Allora sempre nella valutazione di una situazione potete chiedervi
“sto leggendo secondo il sentire dell‟anima o secondo uno schema
dell‟ego?”, è questo il punto.
27
In un percorso di crescita, ad un certo punto il percorso vi chiede di
togliere un pezzo del vostro ego, ciò vuol dire di liberarvi, ma se voi
siete nell‟ego pensate di perdere la libertà.
Uno può dire: “Questo percorso è molto bello, sto qua volentieri,
sono stato qui volentieri, però io ho bisogno di altre cose.” Riuscite a
leggere questa frase? Cosa vuol dire?
Vuol dire che non state concedendo al vostro cammino le possibilità,
gli state dicendo che voi avete bisogno di cose che quel cammino non
può produrre, quindi state impedendo di produrre, lo state limitando
con il vostro giudizio.
Attenti, così state dando una forma al vostro rifiuto di cambiamento.
11 Ottobre 2004
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LA COMUNICAZIONE ESSENZIALE
La chiarezza
Gibran: La Ragione e la Passione
Condividere
Pensieri e emozioni
Collegamento con l’anima
Il grande Architetto che crea tutta la vita che conoscete e che non
conoscete, non importa come lo chiamate, se lo chiamate Dio, se lo
chiamate Spirito, se lo chiamate Coscienza Universale, se lo chiamate
Energia della Creazione, se lo chiamate Luce, non importa se ne
avete un‟immagine o non ne avete un‟immagine, un nome o non un
nome, è indifferente, comunque parleremo di Lui. Rivolgetegli la
vostra attenzione per chiedergli di benedirvi col dono della
Chiarezza, e la possibilità di vedere e di prendere una direzione.
La chiarezza è la possibilità di avere una visione, e in più di
condividerla, e una visione condivisa è la possibilità di stare insieme,
senza una visione condivisa, questo non è possibile.
“Signore ti chiediamo di darci la chiarezza che serve per vedere
dove siamo,
dove stiamo andando, che cosa serve, che cosa non serve,
qual è il gesto che ci rende più forti e quali sono i processi che ci
imprigionano.
Ti chiediamo di rischiarare il cammino, di mostrarci la strada
così che possiamo vederla e condividerla.”
Ora leggiamo questa pagina del Profeta che si intitola "La Ragione e
la Passione" poi la commentiamo.
"E di nuovo avanzò la sacerdotessa e disse: Parlaci della Ragione e
della Passione.
E lui rispose dicendo: L'anima vostra è sovente un campo di battaglia
sul quale ragione e giudizio si scontrano con le passioni e gli appetiti
in voi.
Potessi far da paciere nell'anima vostra e tramutare la discordia e la
rivalità dei vostri elementi in una sola armonia!
Ma come potrò io riuscirvi, se anche voi non sarete i fautori della
pace, se non amerete ogni vostro elemento?
La vostra ragione e la vostra passione sono il timone e la vela
dell'anima che sull'oceano errando va.”
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Sono rispettivamente: la ragione il timone, la passione la vela.
“Se la vela cede o il timone si spezza, finite senz'ordine alla deriva o
immobili restate in mezzo al mare.
Poiché se soltanto la ragione comanda è forza che imprigiona; e la
passione priva di controllo alcuno è fiamma che brucia e si distrugge.
Lasciate quindi che l'anima vostra esalti la vostra ragione fino alla
passione, cosicché possa cantare.
E che diriga la passione con la ragione, cosicché possa risorgere ogni
giorno e come fenice innalzarsi sopra le proprie ceneri.
Vorrei che consideraste il giudizio e l'appetito come due beneamati
ospiti nella vostra casa.
Non dareste certo più onore all'uno a scapito dell'altro: giacché chi ha
più cura di uno perde l'amore e la fiducia d'entrambi.
Quando tra le colline sedete nella frescura dei pioppi bianchi e
condividete la quiete e la serenità dei campi e dei prati lontani
ebbene, lasciate che il cuore dica in silenzio: "Dio riposa nella
ragione".
E quando la tempesta giunge e il vento possente scuote il bosco e
tuoni e lampi proclamano la maestà del cielo allora che il cuore
vostro dica riverente: "Dio si muove con passione."
E poiché siete un alito nella sfera di Dio e una foglia della sua
foresta, voi anche dovreste riposare nella ragione e muovervi con
passione."
Ora ve lo rileggo dandovi gli elementi che servono. Allora guardate,
l'uomo è composto di tre parti, mente, emozione e movimento. Il
movimento è diviso a sua volta in due parti: movimento volontario e
movimento involontario. Il movimento involontario è istinto, è
gestito da una parte che si chiama mente istintiva, mente sensoriale.
Quella che si chiama emozione, che cos'è secondo voi? Abbiamo
sempre detto che è l'energia che viene usata, ma come si crea? Chi la
crea? Chi ce l'ha messa? E perché è lì? Il pensiero va, non potete
fermare il pensiero. Il pensiero di questo momento viene dimenticato
e va in profondità nel subconsciente e arrivano altri pensieri. In un
tempo lungo i pensieri accumulati e andati nel subconsciente, che voi
non sapete esserci, e sono nella coscienza il 5% e nel subcosciente il
95%, sono là sotto e comandano tutta la vostra vita e i pensieri in un
tempo medio sono le emozioni, sono quello che voi ora sentite come
emozioni e coi pensieri che fate oggi create la qualità della
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condizione di domani. Il pensiero che cristallizza sul tempo medio è
emozione. Il pensiero che cristallizza su un tempo lungo è il corpo,
però dicendola in modo semplice l'importante è la qualità dei vostri
pensieri che è la qualità del vostro sentire, la qualità del vostro corpo,
è importante rivolgere i vostri pensieri continuamente a Dio.
Allora spieghiamo: “L'anima vostra è sovente un campo di battaglia
sul quale ragione e giudizio”, giudizio usato nel senso di essere
giudiziosi, non nel senso che usiamo solitamente, ragione e giudizio è
la mente, “in cui ragioni e giudizio si scontrano con le passioni”, che
è l'emozione “e gli appetiti in voi”, chi sono gli appetiti? Il centro
istintivo. Sta dicendo che nell'uomo ordinario c'è una guerra tra
mente, emozione e istinto.
“Potessi far da paciere nell'anima vostra e tramutare la discordia e la
rivalità dei vostri elementi in un sola armonia!” Lui dice che la chiave
della vita è l'armonia di queste parti. Avere dentro di sé in pace
mente, emozione e se volete corpo al posto di istinto. Diceva
Gurdjieff che bisogna mantenere integri il lupo, la pecora e il cavolo.
La sapete la storiella che con una barca bisogna portare dall'altra
parte del fiume un lupo, un cavolo e una pecora? Però ne potete
portare uno solo, quindi quando portate il lupo la pecora si mangia il
cavolo, quando portate il cavolo il lupo si mangia la pecora, e quindi
c'è tutta una spiegazione.
Quindi queste tre parti sono lupo, pecora e cavolo, mente, emozione e
corpo, se il lupo è troppo forte diventate degli essere mentali che
pensano e pensano e non sentono e non fanno, se invece prevale la
pecora siete degli esseri emozionali che sentono e sentono ma non
sono in grado di produrre un pensiero chiaro e neanche un'azione, se
invece siete un cavolo fate e fate ma senza amore e senza
intelligenza. L'integrità dell'uomo è quell'integrità in cui c'è unità di
pensiero, emozione e azione. Quest'uomo pensa una cosa, la ama e la
fa, oppure la ama la capisce e la fa, oppure la fa proprio perché la
ama e la sa. In un uomo siffatto non c'è differenza qualunque parte si
ribalta sul tutto. La pace di queste parti è la pace interiore ed è la
capacità di vivere creativamente ed è essere felici ed è in questo
equilibrio che si accende un contatto che è il contatto col Divino. Un
uomo di questo tipo vede Dio in ogni cosa.
Dice allora il Maestro: “Potessi far da paciere nell'anima vostra e
tramutare la discordia e la rivalità dei vostri elementi in una sola
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armonia!” Come si spiega questa discordia? Perché spesso l'uomo
pensa una cosa, gliene piace un‟altra e ne fa un'altra ancora e ha
questa guerra dentro. Quindi l'unione di queste parti è la capacità di
guidare la propria vita.
“Ma come potrò io riuscirvi, se anche voi non sarete i fautori della
pace, se non amerete ogni vostro elemento?” Perché c'è questa
divisione? Perché l'uomo che ha tutte le potenzialità si ritira in una
parte? Ci sono uomini mentali che godono del piacere della mente e
quindi sono contro l'emozione e il corpo, ci sono uomini emozionali
che godono continuamente del piacere dell'emozione e sono contro la
mente e il corpo, e poi ci sono uomini che uniscono le due cose. Chi è
in questo atteggiamento non produrrà mai l'integrità, perché non ama
ciò che gli manca, cioè non ama se stesso. La mente vi serve,
l'emozione vi serve, il corpo vi serve. Non potete tagliarli fuori,
distruggete una integrità, una unità, e distruggete la pace. Chi di voi
si è accorto di avere queste due parti in guerra l'una contro l'altra?
Non schieratevi, amatele tutte in egual misura. Se per tutta la vita
avete amato la mente è il momento di incominciare ad amare le altre
due, questo vale sia per le emozioni che per il corpo, cioè
praticamente dovete fare esattamente il contrario di quello che
vorreste fare! E poi dice: “come potrò riuscirvi se non sarete voi i
fautori della pace, se non amerete ogni vostro elemento?” E spiega
meglio: “La vostra ragione e la vostra passione sono il timone e la
vela dell'anima che sull'oceano va errando.” La vela è l'emozione, è
l'energia che gonfia la vela, il timone è la mente che da la direzione.
“Se la vela cede o il timone si spezza finite senz'ordine alla deriva”,
questo se il timone si spezza “o immobili restate in mezzo al mare,”
se cede la vela.
“Poiché se soltanto la ragione comanda è forza che imprigiona,” gli
uomini solo mentali sono uomini di potere e la loro caratteristica
principale è la rigidità. L'uomo mentale senza cuore e senza corpo è
un uomo rigido, che taglia continuamente la testa. Quindi “se soltanto
la ragione comanda è forza che imprigiona e la passione priva di
controllo alcuno”, quindi l'emozione senza ragione, “è fiamma che
brucia e si distrugge.” Gli emozionali che non hanno una mente
educata distruggono continuamente se stessi e le proprie possibilità,
quando poi sono in preda della paura è il caos.
32
“Lasciate quindi che l'anima vostra esalti la vostra ragione fino alla
passione cosicché possa cantare.” E‟ un linguaggio molto simbolico,
è quando il pensiero scende e va a finire nel cuore.
“E che diriga la passione con la ragione, cosicché possa risorgere
ogni giorno e come fenice innalzarsi sopra le proprie ceneri. Vorrei
che consideraste la ragione e l'appetito”, cioè l'istinto, “come due
beneamati ospiti nella vostra casa. Non dareste certo più amore
all'uno a scapito dell'altro: giacché chi ha più cura di uno perde
l'amore e la fiducia d'entrambi.”
Quando un uomo che si schiera nella mente perde tutto, compreso la
mente stessa, non fa niente. “Quando tra le colline sedete nella
frescura dei pioppi bianchi e condividete la quiete e la serenità dei
campi e dei prati lontani ebbene, lasciate che il cuore dica in silenzio:
"Dio riposa nella ragione".
E quando la tempesta giunge e il vento possente scuote il bosco e i
tuoni e i lampi proclamano la maestà del cielo allora che il cuore
vostro dica riverente: "Dio si muove con passione"
E poiché siete un alito nella sfera di Dio e una foglia della sua
foresta, voi anche dovreste riposare nella ragione e muovervi con
passione.”
Vi avevo promesso che avremmo parlato della comunicazione, ora lo
facciamo. Come si fa a condividere? Come si fa ad esprimere? A che
cosa serve condividere? A cosa serve esprimere? Non si può
condividere niente con chi ha tutta un'altra direzione, se voi cercate la
Verità e incontrate uno che cerca il denaro quando parlerete non vi
capirete, per poter condividere serve una direzione in comune. Serve
una direzione comune e la direzione comune è data da una visione,
uno scopo.
Si possono fare gruppi anche su basi molto brutte, se possiamo dire,
ci si può incontrare per fare quattrini, voi siete qui per una Ricerca
della Verità. Non vi accontentate di ciò che è piccolo, la vostra anima
vuole il contatto con una gioia totale, quindi una direzione è una
visione. Là dove un gruppo ha una visione condivisa si sviluppa un
linguaggio, cioè la possibilità di capirsi. Basta guardare una
trasmissione televisiva, un dibattito, la politica per rendersi conto che
nel mondo ordinario c'è la confusione delle lingue, gli uomini non si
capiscono, con le stesse parole dicono cose diverse. Per comunicare
profondamente il sentire, quindi la comunicazione dell'anima, serve
33
un percorso comune, una direzione e una visione. Quando un uomo
porta un contributo a questa direzione la arricchisce, arricchisce il
linguaggio e la possibilità di comprendersi e crea fratellanza. La
fratellanza è la possibilità di riconoscersi e di comprendersi. Allora la
condivisione è sempre: che cosa porto? Porto qualcosa che
arricchisce la visione o che la distrugge? E' molto importante questo.
La condivisione non è esprimere i propri bisogni, ognuno ha i suoi.
Condividere non vuol dire portare la propria sporcizia, vuol dire
portare il proprio contributo di crescita, portare ciò che di prezioso
avete scoperto nella vostra vita, un‟esperienza. Potete anche aver
avuto delle esperienze negative, non è questo il problema, ma voi
portate l'insegnamento, non portate la pretesa, non portate la
richiesta, non portate l'arroganza, non portate il giudizio, non portate
il lamento, perché tutte queste cose non uniscono, separano e
distruggono. La crescita non è la coltivazione dei problemi, la
crescita è la coltivazione della bellezza, dell'amore, delle possibilità,
di ciò che unisce, quando si porta il negativo si separa.
In termini più ampi colui il quale porta non un contributo alla visione
condivisa, ma porta una visione personale di ciò che lui vuole, di ciò
che lui desidera, di ciò che gli piace, di ciò di cui crede aver bisogno,
semina il seme della discordia. Quand'è che una visione è in questo
senso personale? Lo è allorché corrisponde a ciò che io voglio per me
o perché mi piace o perché vittimisticamente dico che ne ho bisogno,
invece di essere ciò che è utile a tutti, al gruppo, al percorso, alla
Ricerca della Verità e alla fine anche a me.
La condivisione in un gruppo non è la libertà di portare la propria
visione personale e quindi le proprie ragioni che sono sempre poi
ragioni per non fare, non dare, non essere, ma è la responsabilità di
portare il proprio contributo, ecco perché nei gruppi di condivisione,
non questo, allorché una persona incomincia con “io ho bisogno di"
viene immediatamente censurato, perché questo non è portare il
proprio contributo, ma è buttare la propria sporcizia sugli altri.
Vedete nessuno dovrebbe permette a un altro di usarlo come una
pattumiera. Vedetelo nelle vostre relazioni interpersonali, non fatevi
trattare come delle pattumiere da persone che vogliono buttarvi
addosso il loro lamento e il loro vittimismo, è una cosa che vi
danneggia gravemente. La posizione di ognuno dovrebbe essere:
tieniti la tua immondizia perché io ho già la mia di cui occuparmi e se
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perdo tempo ad occuparmi della tua, la mia resta tutta lì. Se la
persona che riceve questa risposta si sente ferita non è difficile trarne
le conseguenze, dato che è solo l'ego che può essere ferito. Questo
non vuol dire che una persona non possa chiedere aiuto, è tutto
diverso, chiedere aiuto è una domanda di aiuto, chi chiede aiuto pone
una domanda ed è pronto ad ascoltare le risposte, chiedere aiuto è
un'apertura, “io ho bisogno di” è una chiusura.
Se si fa questo si entra in un linguaggio pulito, un linguaggio che fa
da veicolo al sentire, che non butta i bisogni, le frustrazioni, il
passato, la delusione addosso agli altri e questo linguaggio pulito è un
linguaggio di pace. Condividere vuol dire: che cosa porto del mio
quotidiano, della mia esperienza, delle mie osservazioni, delle mie
letture, che sia di utilità comune? Immaginate che sia un fiume questo
percorso ed è un fiume che ha una direzione, va verso il mare e
arrivano altri fiumiciattoli che sono affluenti, portano acqua, perché?
Perché il grande fiume ha più probabilità di arrivare al mare, non si
seccherà nel deserto, un torrente al mare spesso non ci arriva. Nel
momento della condivisione vi chiedete: cosa ho da portare? Non vi
giudicate, anche una cosa piccola è preziosa. Poi bisogna stare attenti
alla qualità della comunicazione che è: mi piacerebbe poter parlare in
modo che tutti mi capiscano. Non è difficile, bisogna sentire il
proprio stato che è uno stato mentale e emozionale e bisogna
continuamente potare, questo è molto importante. Voi avete la
direzione, sapete ciò che dovete comunicare e volete comunicare, non
sfogarvi, perché sfogarvi rientra nel considerare l'altro una
pattumiera. Volete comunicare ed ogni istante, tenendo presente ciò
che volete comunicare, togliete ciò che non serve, le parole che non
servono. Imparate ad essere diretti, ci vuol coraggio ad essere diretti,
non è facile. Essere diretti, cioè: che cosa voglio dire esattamente?
Una buona comunicazione nasce dal togliere, più togliete più
comunicate. Gesù dice: il vostro parlare sia sì sì, no no, vuol dire sì
quando è sì, no quando è no, tutto il resto viene da Satana.
Ricordatevi, dentro di voi c'è un sabotatore che per impedire la
comunicazione dell'anima aggiunge continuamente.
Allora per condividere bisogna portare qualcosa di utile al cammino,
non importa cosa, nessuno lo giudica, ma siete spinti da un movente
che è portare un qualcosa di buono per tutti, fosse anche
un'osservazione della vostra vicina, non importa; non una ragione,
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non un diritto, un pretesto, una volontà di riconoscimento. Poi lo
volete portare efficacemente, questo è un grande addestramento. Se la
vostra intenzione è buona, è un'intenzione dell'anima, lo volete
portare efficacemente quindi bisogna che tutta questa roba ubbidisca
alla vostra anima per essere un buon strumento. Per rendere la
comunicazione efficace dovete togliere tutto quello che non ha a che
fare con lo scopo.
Il punto è che quella forza per esprimersi deve passare per una porta
stretta, è questo il punto. Deve passare per una disciplina, deve
passare per tutte delle cose che servono, se non avete queste cose,
questa forza, non riesce a passare e muore dentro. Ecco perché questa
capacità di esprimere è anche liberazione, ma non è buttare addosso
agli altri, è mettersi a punto per funzionare. Quello che butta addosso
agli altri gli ritorna tutto indietro con gli interessi, perché se voi
andate da un amico e gli buttate addosso tutto il vostro lamento, è un
contratto commerciale, la volta dopo viene lui e voi dovete stare lì a
prendere la sua immondizia. E' uno scambio.
Nel momento in cui non siete nell'identificazione, ma siete nello
scopo di portare ciò che siete, non preoccupatevi, questa pulizia dello
scopo dall'interno vi suggerirà ciò che dovete dire. E‟ l'anima che si
esprime, ma per far esprimere l'anima non dovete essere nel mondo
del vostro ego (io voglio questo, io voglio quest'altro, questo è mio,
non me lo toccare, sono geloso) lì non avete un'anima, è tagliata fuori
completamente.
Sintetizzando, ricordatevi che la comunicazione é dell'anima. Perché
se una cosa non è dentro a una persona voi potete parlare un miliardo
di anni con argomentazioni sempre più raffinate, gli entrerà da un
orecchio e gli uscirà dall'altro. La comunicazione è un
riconoscimento delle anime, che poi venga stimolato attraverso un
dialogo, attraverso una disciplina, attraverso quello che volete, questo
è un altro discorso, ma la comunicazione è dell'anima, volete
comunicare molto? Entrate in contatto più possibile con l'anima.
Quello che voi porterete sarà essenziale e toccherà l'altro in un luogo
profondo non in un luogo esteriore.
Non dovete preoccuparvi perché mentre fate questo esercizio di
togliere dalla comunicazione state facendo un lavoro più profondo,
togliete dal vostro ego. Praticamente dovete, per entrare in contatto
con l'anima, dovete semplificare perché ci sono tutti degli schemi di
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interferenze che vi separano. Allora il punto è che man mano che vi
addestrate ad una comunicazione essenziale, contemporaneamente
andate verso l'essenza di ciò che siete. Non si può sbagliare.
Quando portate essenzialmente la vostra verità se c'è anche nell‟altro,
la riconosce subito ma se gliela portate tutta mischiata, è difficile che
l‟altro possa riconoscere la verità che portate. Un esempio
evidentissimo sono gli uomini politici, siccome l'altro appartiene
all'altro schieramento tutto quello che dice, fosse anche sacro, è falso.
Bisogna distinguere fra il portare una verità e il portare una ragione.
La verità l'accogli punto e basta se puoi, ma il portare una ragione è
un meccanismo diverso. La differenza è che il portare la verità è
dell'anima e portare una ragione è della falsa personalità, l'anima
quando porta la verità non vuole niente in cambio, la falsa personalità
quando porta una ragione vuole il riconoscimento. Allora guardate,
l'anima di avere ragione se ne frega e i grandi Maestri hanno sempre
torto, addestratevi ad avere torto, è bello avere torto. Dopo siete
liberi! Usate la tecnica di togliere il giudizio per vedere, fate questo
esercizio e chiedetevi: Che cosa voglio difendere? Che cosa voglio
accaparrare? Che cosa voglio prendere? Qual è la mia paura?
Entrando sempre più nella vostra verità, che è il contatto con la vostra
anima, entrate anche nel collegamento delle altre anime, non è che
dovete mettervi in un ascolto, accade da solo. La verità unisce, la
menzogna divide. Vedete non si può sbagliare perché le vie sono solo
due alla fine, e sono: passare per la porta stretta o passare per la porta
larga. Gesù dice: prendete la porta stretta perché larga e spaziosa è la
porta che porta alla perdizione. Se passate per la porta stretta e
dimagrite quello che serve per passare, perché la porta stretta serve
apposta per obbligarvi a dimagrire per passare, fate un cammino
diretto. Se andate per la porta larga, Dio è buono, arriverete lo stesso,
ma sarà lungo, faticoso e doloroso, chi ve lo fa fare? Togliete subito.
In tutto questo percorso, però, dovete stare molto attenti al rifiuto che
scatterà in voi. Dovete comprendere bene questo: la cosa che più
rifiutate è quella che più vi serve. Allora il perché rifiutate non è
importante, è una cosa da scoprire da parte vostra, ma potete anche
non dargli tanta importanza, perché nel momento in cui riuscite a
vivere la modalità di vedere il vostro rifiuto non avete più bisogno di
sapere che cos'è che vi bloccava. Se facciamo una cosa insieme e per
una persona questa esperienza è preziosa e per voi no, cosa significa?
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Se è preziosa per lei, è preziosa punto e basta. E' questo da capire. Se
ha vissuto un'esperienza che ritiene preziosa non può essere sbagliata,
solo che lei l'ha vissuta e voi no, quindi vive una ricchezza che voi
non avete, ma cosa c'é di più bello che appropriarsene? Quando
l‟uomo è nel disagio emette un giudizio che è un anestetico, ma se
non mette giudizio vede la difficoltà e, vedendo la difficoltà, vede se
stesso e, vedendo se stesso potrebbe metterlo a posto.
Concludiamo tenendo presente che il timone, la mente, deve dare la
direzione e deve essere ben addestrato perché così vi aiuta a domare
tutte le ribellioni che sono dentro di voi e attraverso questo dominio
totale il divino emerge.
25 Ottobre 2004
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L’AMORE UNISCE (VIVIFICANTE)
Tenere insieme
La seduzione
Lo sconosciuto
Mettersi in pace
Come si fa a tenere le cose insieme?
La risposta a questa domanda vale per tutto, vale per qualsiasi cosa.
Supponete di essere arrivati a un punto che voi approvate, cioè
qualcosa di soddisfacente, può essere la casa ordinata, un orto che
produce tanta verdura, oppure una relazione sentimentale, tutto quello
che volete, vi è chiaro che se togliete l'attenzione quella cosa
degrada?
Togliere l‟attenzione incomincia con piccole cose, incomincia
producendo pensieri piccoli ed innocui che vi allontanano da quel
Paradiso Terrestre, piccoli pensieri di separazione che vi separano.
Questo vale anche per un gruppo, questo gruppo come si fa a tenerlo
insieme?
Ci potrebbero essere un sacco di risposte tipo: voglia di esserci,
costanza, presenza, comunione, ma tutti questi aspetti sono aspetti
della stessa cosa: l‟amore.
L'amore o l'alimenti e cresce o, quando smetti di alimentarlo,
diminuisce e le cose che l'amore ha vivificato si disgregano. E' così,
non ci sono altre possibilità.
L'amore è vita, da vita a tutto, a ogni possibilità, la vivifica e quando
voi smettete di metterci l'amore quella muore. Il pensiero di portare
amore a uno scopo è un grande contributo alla verità esterna ed
interna, mentre invece la seduzione che è il meccanismo che dice:
“vieni, vieni qua”, è la separazione. La separazione non avviene per
cose negative, avviene per cose positive. Cioè intendo dire che il
serpente che ha detto ad Adamo ed Eva: “Mangiate la mela che così
dopo sarete come Dio e conoscerete il bene e il male” non ha mica
detto una bugia, ha detto la pura verità, solo che Dio, che era lo
scopo, aveva deciso che non era ancora tempo nell'istruzione di
Adamo ed Eva per conoscere quella cosa, perché in quel momento
sarebbe stato un disastro. Quindi la seduzione è quel meccanismo che
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vi vuol buttare fuori da ciò che siete, è per quello che continuamente
serve la presenza per ritornare in ciò che realmente siete.
Vi allontanate non perché volete star male, ma perché credete di
andare a star meglio. Avete confuso l'amore con il bisogno o meglio
avete confuso la chimica del corpo, cioè il piacere con l'amore.
Lo stesso è il gruppo, state attenti quando avvengono delle ombre fra
di voi, queste ombre vanno chiarite. Non lasciate lì. Però mi devo
spiegare bene su cosa intendo per chiarite; chiarite può intendersi
secondo le modalità dell'ego e le modalità dell'anima. Secondo le
modalità dell'ego vuol dire portare le proprie ragioni: sì sì ah, va beh,
io ho capito benissimo, perché io so, io ho capito… secondo la
modalità dell'anima chiarire è: qua c'è qualcosa da comprendere! E‟
questo il punto.
Allora vedete, spostiamo la domanda, come si fa a tenere insieme
quel gruppo di “io”? Bisogna coltivare uno scopo comune, una
visione, un amore ma anche l'attenzione, perché nel momento in cui
coltivate qualcosa che vi porta fuori da un sentire, percepite subito
intorno a voi una stonatura, una disarmonia, e potete credere che
quello vi ha fatto, quello vi ha detto e se insistete in quella posizione,
prima o poi produrrete un taglio.
Così state già gettando i semi della distruzione nel vostro pensiero.
Allora quando le persone che costituiscono un'unità, o gli “io” che
costituiscono un'unità, incominciano a separarsi, incomincia a sentirsi
questa divisione, bisogna comprendere e chiarire con la forza
dell'anima, quella che è lì per imparare, che sa di non sapere. L'anima
non è quella che nel chiarimento cerca una ragione. Quando dico
chiarire intendo chiarirsi e rendersi conto del perché non comprendo,
non andare a chiarire e riprendere quell'altro per spiegargli che ha
sbagliato.
Nel nostro caso non servirebbe un gruppo condotto da qualcuno se
non aveste una mancanza di autorità interna che vi obbliga, per un
tempo, ad aver bisogno di un'autorità esterna, ma la chiave non è
l'autorità esterna, la chiave è produrre l'autorità interna ed è la pace
con la propria mente. E' molto importante questo. E' per quello che io
voglio che questo sia un luogo di amore dove non ci sia l'autorità,
però c'è una cosa sulla quale non posso cedere assolutamente e per
nessuna ragione al mondo ed é quando qualche persona porta i
meccanismi della vita ordinaria qua dentro, vorrebbe dire cancellare
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tutto. Qua non potete giudicare l'altra persona, bisogna che
l'accogliate, cerchiate di comprendere quello che ha da dire, non
potete voler avere ragione, non è possibile, questo vuol dire
distruggere tutto. Non potete cercare una gratificazione, noi qui
cerchiamo di esplorare la visione della Verità, poi voi decidete cosa
farvene nella vostra vita, ma non siete qui per avere una
gratificazione. Se uno viene qua perché cerca una gratificazione,
dobbiamo dirgli che ha sbagliato posto siamo qui per veder qualcosa
di noi stessi, vedere delle possibilità.
Ma queste possibilità non esistono tutti i giorni? Certo che esistono
tutti i giorni ma noi non le vediamo. Immaginate che tutti i giorni vi
si avvicina uno con un vassoio, cosa c'è su questo vassoio? Cosa c'è
non lo so, ma la domanda è: che cosa vedo? Ci sono tutta una serie di
cose che per voi hanno un valore e quelle già vi appartengono, poi ci
sono una serie di cose che giudicate negativamente e quelle dal
vassoio non andranno mai via finché non le vedete in un altro modo e
poi ci sono delle cose che non si capiscono perché si stanno
formando, ed è lo sconosciuto che si sta manifestando. Le nuove
possibilità si manifestano un po' alla volta e se voi di fronte allo
sconosciuto siete nella paura, anziché nell'amore, le taglierete col
vostro giudizio. Il vassoio è pieno di cose straordinarie che arrivano
tutti i giorni ma voi non siete capaci di vederle.
Detto in un altro modo: non serve un maestro, non serve una scuola,
non serve una religione, serve solo il vostro quotidiano, ma avete
perso la capacità di leggerlo. Ecco che lo scopo del lavoro che noi
facciamo é di rimetterci in condizione di leggere il quotidiano.
C'è una cosa che vi ho detto in maniera imprecisa, devo correggerla,
non è che a portarmi fuori dalla direzione sia solo la seduzione, c'è
un'altra forza. La seduzione vi tira fuori, ma c'è un'altra forza che vi
butta fuori ed è la paura. La seduzione vi tira fuori, ma la paura vi
butta fuori. Perché ho detto questo? Perché tutto il tentativo di
dominare il mondo, di togliere all'uomo la sua forza e la sua integrità,
si basa sulla semina della paura. Adesso vi deve essere chiaro perché
ho parlato del tenere insieme, perché è importante che teniate insieme
voi stessi, teniate insieme le vostre relazioni, le vostre famiglie,
l'insieme di ciò che amate, questo gruppo.
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Questo momento è il momento dove la semina della paura va nella
direzione di condurre lo sfacelo di ogni cosa e bisogna avere qualcosa
di importante a cui tenersi collegati.
Allora, se è vero che l'attenzione deve essere applicata a non essere
portati fuori, dev'essere maggiormente applicata a non far entrare i
semi della paura, perché i semi della paura vengono introdotti dentro
di voi continuamente.
La falsa personalità è molto intelligente, falsa personalità vuol dire
quella parte dentro di voi che vuol tenervi fermi, potete chiamarla
Satana se volete, però è la parte che vuole ridurre, che vuole
sostenere il limite e non le possibilità. La falsa personalità è molto
intelligente e vi conosce molto meglio di quanto voi conoscete lei, è
molto potente. E‟ il Golia di cui parla la Bibbia, che però viene
sconfitto da Davide.
La falsa personalità ha un grande tallone d'Achille: è incapace di
sacrificio. La falsa personalità non sa pagare un prezzo, non sa fare
un super-sforzo, non sa sacrificarsi, sacrificio vuol dire fare le cose
sacre. E' intelligentissima ma senza coscienza. Ed è quella la ragione
per cui la falsa personalità non va vinta sul piano della forza, va vinta
sul piano della coscienza.
Quello che vi viene chiesto per produrre la liberazione di voi stessi è
un intento, non dovete pagare proprio niente. Però visto dal punto di
vista dell'ego è un massacro, l'ego incomincia a dire: “ma, se è così
allora perdo la mia libertà, perdo tutto….” L'ego incomincia a
produrre tutte queste cose. Lo vedete nella vostra vita? Allora quando
tra voi e l'altro, soprattutto in un cammino di Verità, sentite l'ombra,
chiaritevi, chiedetevi cosa avete da imparare, non perdete
quell'opportunità. Se la perdete vuol dire che avete accettato la
frattura, avete accettato l'ombra e ve la dovete tenere dentro.
Nel momento in cui vi scusate siete liberi, ed è questo che fa chi va a
chiarirsi in pace: vengo a parlare con te per sapere cos'hai da
insegnarmi. Chi invece va là a chiarire, va là praticamente con un
atteggiamento aggressivo, anche se pacifico, è sempre una guerra.
Comunque voi dovete chiedervi, sempre nella conoscenza di voi
stessi, prima di fare un movimento: qual è la vostra reale
motivazione? Non è difficile porsi questa domanda, qual è la mia
reale motivazione?
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Questo vale per tutte le vostre relazioni, se c‟è stato un
fraintendimento e volete andare a chiarirvi dovreste riflettere: adesso
vado là per fare cosa? Cosa mi aspetto? Se vi aspettate un
riconoscimento probabilmente siete convinti di aver ragione, ma non
c'è la ragione; esistono dei mondi che si incontrano e che quando si
incontrano spesso non si capiscono. Se voi incontrandovi con l'altro
vi rendente conto che non vi siete capiti, e volete capire, fate una cosa
molto intelligente, date una possibilità alla vostra vita.
Se invece siete nella ragione fate una cosa molto stupida, l'altro non
ve la darà, ma comunque anche se ve la desse cosa ve ne fate? Cosa
ve ne fate della ragione? Invece se volete comprendere, forse vi farà
soffrire, vi farà piangere, ma poi avete compreso, vi porterete a casa
una ricchezza per voi e per la vostra esistenza.
Il punto è che l'attenzione non deve essere posta sull'altro, deve
essere posta su di voi. Lui farà quello che vuole, non è questo il
punto, l'attenzione deve essere posta su di voi. Altra cosa importante
è dare credito agli altri a priori, dare credito all'altro della buona fede,
ma l‟uomo lavora al rovescio. Nei confronti dell'essere umano voi
esercitate un giudizio molto severo, perché fin da bambini siete stati
educati a dividere tutto in buoni e cattivi. Questo è l‟errore educativo
più grande che ci sia, non ci sono i buoni e i cattivi, c'è l'ignoranza.
I mondi quando si incontrano e non si comprendono producono un
processo che si chiama guerra o disarmonia e questo provoca
sofferenza. Da questo semplice concetto a dividere il mondo in buoni
e cattivi ce ne passa. Dare credito agli altri vuol dire che, siccome voi
cercate di fare sempre ciò che è meglio, sbagliando delle volte, ma
fate ciò che è meglio, secondo i dati che la vostra struttura è in grado
di elaborare, anche gli altri fanno così, tutti fanno così.
Certo che se uno ha pochi dati fa molta più fatica.
Allora se voi entrate in questo non giudizio e in questo comprendere
come è la vita, entrate in una sorta anche di inattaccabilità. Entrate in
un mondo grande, dove il dolore può esserci, ma non quel
prolungamento inutile del dolore che è quello di ritenersi vittime di
un'ingiustizia.
No, siete stati colpiti da un evento, non vittime di un'ingiustizia. Se
qualcuno vi urta e vi fa cadere vi può dare un dispiacere, ma da
questo non potete pensare che vi odia. Noi confondiamo
continuamente gli eventi con un odio nei nostri confronti da parte
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della vita, ma questo non esiste. Esiste l‟ignoranza, il casino e tutti
questi ego dentro di voi, e anche fuori di voi, che portano in direzioni
completamente diverse. Ecco che l'unica strada che porta alla pace e
al benessere è il costruire una strada di amore per la Verità, questa è
la pace.
Si può fare, l'hanno fatto sempre tutti i saggi, non lo potete fare anche
voi?
Però non crediate di sapere, questo è il punto, se sentite un'ombra con
l'altro dategli credito, non pensate: “ma sembrava, poi si è rivelato, ha
fatto, credevo, ma ma ….” Non fate questi discorsi qua, vi fate troppo
male con questi discorsi.
8 Novembre 2004
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LA NOSTRA TRAVE
L’attitudine alla Pace
La carrozza
Gibran: Il lavoro
L’integrità
La comunicazione
L‟uomo vive secondo due attitudini: quella dell‟anima e dell‟amore
che porta alla pace, e l‟attitudine dell'ego che porta alla guerra. Un
uomo di pace cosa si chiede?
La sua domanda esterna è: che cosa serve? Guarda il mondo e dice:
cosa serve? Cosa c'è da fare? Cosa è utile? Poi si fa anche la
domanda interna: Come posso fare del mio meglio?
L'uomo di guerra invece non si pone nessuna domanda interna e
quella esterna è: cosa c'è di sbagliato? Poi, domanda numero due: chi
è stato? Queste sono le due attitudini.
Allora voi dovete pensare che coltivare la pace in una famiglia, in un
gruppo, in tutto il mondo significa usare l'attitudine della pace. Un
buon esempio è questo qua, parliamo di un gruppo così è più piccolo,
più concreto, un gruppo è un mulino dove tanta gente porta il suo
grano, il grano viene macinato, trasformato in farina, preparato il
pane e ci mangiate voi e tutti quelli che di quel pane hanno bisogno.
E uno cosa si chiede? Come posso portare più grano? Come posso
portare un buon grano? Non si pone altre domande, non guarda il
campo dell'altro, non guarda il carretto dell'altro per vedere quanto
grano c'è.
Secondo le attitudini del mondo non è così, dice: “Ma un momento
ma noi nella mia famiglia siamo solo in due, in quella famiglia là
sono in cinque, io porto molto più di lui!” Ecco l‟attitudine dell‟ego
che porta alla guerra.
Il lavoro di crescita su di sé essenzialmente equivale ad occuparsi
finalmente di sé stessi. Questa cosa Gesù l'ha detto molto bene, ha
detto: “Perché guardate la pagliuzza del vostro vicino, quando invece
avete una trave nel vostro occhio?”
Il vostro lavoro è occuparvi della trave nel vostro occhio. Quindi un
gruppo è qualcosa dove si porta ciò che serve alla crescita di tutti.
Non le vostre ragioni, non il vostro lamento, non il vostro vittimismo,
non la vostra rabbia, non la vostra mancanza, ognuno di voi avrebbe
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dei libri da scrivere su questo. Quando un uomo porta queste cose
non cerca la Verità, cerca la complicità, cioè la consolazione, cerca
qualcuno che gli dica: “Ah poverino come sei stato sfortunato, guarda
cosa ti hanno fatto..” e cerca la complicità con altre persone che
condividano con lui la visione di un nemico.
Quest‟uomo parla della grande ingiustizia di cui lui è vittima, perché
c'è un nemico e questa è la semina della guerra. Penso che in futuro
nel mondo ci sarà molta gente che si occuperà del problema della
pace, che vorrà capire la natura della pace, non combattere per la
pace che é già una guerra, ma comprendere la natura della pace.
Non potete comprendere la natura della pace se non la comprendete
dentro di voi. Non potete comprendere la natura della guerra se non
la comprendete dentro di voi. Avete dei problemi nel vostro
quotidiano? I problemi sono delle guerre.
Ammettete l'ipotesi che una piccola parte di questa guerra che vivete
e che vi ritrovate in mano sia creata da voi? Se volete la mia opinione
io direi tutta, ma questo non è che uno lo deve accettare per forza, è
sufficiente che uno creda alla possibilità che una piccola parte di
quella guerra sia creata da lui e che lui se la ritrova.
Allora se vi trovate nella guerra vi dovete chiedere: ”Quanta di questa
guerra io ho scatenato? Come l'ho scatenata?” Così smettete di
scatenarla. E‟ molto importante questo, è molto importante capire
come la guerra in cui vi trovate è frutto, per ora diciamo in parte, di
ciò che prima avete fatto. Se la guerra l'avete scatenata ieri perché
quella era la vostra attitudine, la state scatenando anche adesso,
quindi la domanda è: “Come io, io non un altro, come io nel mio
quotidiano scateno la guerra?” Una domanda molto importante.
Se però uno dicesse: ”Ho osservato tutto e ho visto che la guerra
dipende dal fatto che nessuno mi lascia in pace, che tutti mi fanno e
mi dicono. La guerra non sono io che la faccio, sono gli altri che la
scatenano”, questo non è un contributo né per lui né per voi.
Parliamo di noi come gruppo, noi qua ci alleniamo alla pace nostra
interna, ma anche con le altre persone che compongono questo
gruppo, quindi possiamo condividere tutto, qualunque cosa, ma
sempre nella direzione del costruire e dell'assumersi la responsabilità.
Se non fosse così vi accorgereste che se una condivisione fosse
basata sul lamento, cioè tutta la frustrazione del proprio passato,
diventerebbe una reazione a catena, e in poco tempo la guerra.
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Quindi la pace è un obiettivo importante da mantenere, bisogna
coltivare la pulizia della direzione verso la Verità e la pulizia della
direzione verso la Verità non contiene accusa.
L‟efficacia nella comunicazione, nel gruppo come nella vita, è
l'anticamera dell'amore, lo sfogo non è comunicazione. La persona
che si sfoga si capisce solo lui, nessuno capisce niente di quello che
dice. Fa tutto un casino da solo e non si capisce niente, perché lo
sfogo é già guerra e lo sfogo determina reazioni.
Una comunicazione pulita non produce reazioni, volete sapere
perché? Perché c‟è una legge, la legge dice: se vieni colpito devi
reagire. E' automatico, e se uno si sfoga vi butta addosso il suo
malessere e se il suo malessere tocca un vostro malessere voi subito
reagite, ecco perché è importante una comunicazione pulita.
Quando è pulita? Quando si ricorda che lo scopo é un bene comune:
io porto questo che ho osservato, è un'osservazione talmente
importante nella mia vita e ricca che la voglio mettere a disposizione
anche degli altri, non: ”Io porto questo perché voglio che qualcuno
condivida con me la mia accusa verso questo e quest‟altro”, perché
questo è il senso dello sfogo.
Allora quando uno sta per parlare in qualunque momento deve
chiedersi: perché voglio dire questo? Vi accorgete subito che talvolta
volete colpire, talvolta volete provocare, talvolta volete sfogarvi, ma
non comunicate. La comunicazione richiede di prendere in esame
l'esistenza dell'altro. Lo sfogo é contro il primo che capita.
Quindi la comunicazione vuol dire prendere in esame l'altro e, se è un
gruppo, prendere in esame gli altri, avete una bella testimonianza da
portare, un'esperienza della vostra vita, anche l'aver visto qualcosa di
negativo, è sempre una scoperta, se portate un'accusa, un'ingiustizia,
che è un‟ingiustizia solo nella vostra mente, non fate un lavoro
costruttivo.
Prendiamo l‟esempio della carrozza, l'uomo è come una carrozza, il
conducente della carrozza è la coscienza, il cocchiere è l'intelligenza,
i cavalli sono le emozioni, la carrozza è il corpo. Poi il padrone
comunica col cocchiere con la parola. Chi è Dio in tutta questa cosa?
E' il padrone. Questa carrozza rappresenta un uomo, ma un uomo è
Dio, cos'è Dio nell'uomo?
E' la coscienza. Allora il passeggero comunica col cocchiere per
dirgli dove andare. Quindi il cocchiere sa dove andare. Cosa ha in
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mano il cocchiere? Le redini, perché i cavalli sono l‟energia che si
butta dappertutto. E cosa fa con le redini? Gli impedisce di prendere
direzioni incompatibili con lo scopo.
E' importante questo perché i cavalli una volta che tutti i movimenti
gli sono stati impediti, vanno in quello utile, addirittura a certi si
mettono i paraocchi così guardano meno, vanno in quello utile e
rendono tutta la loro energia utile al movimento e non viene dispersa.
A questo punto i cavalli trainano e tirano la carrozza attraverso le
stanghe, le stanghe sono la motivazione e quindi la carrozza va.
I cavalli non tirano la carrozza nella direzione se il cocchiere non li
tiene, il cocchiere non li tiene se c‟è la ribellione. La ribellione è
quella struttura per cui il basso si rivolta contro l‟alto e dice: “Sono io
gerarchicamente più importante di te.”
Quando la mente non sta nella sua funzione che è quella di tenere la
direzione e salta nel passato e nel futuro, a chi si ribella?
In quel momento non siete coscienti. Non siete coscienti di voi e
quindi la struttura è senza padrone, è per quello che il ricordo di sé, è
la chiave, il punto di partenza per far funzionare tutto.
Perché se vi ricordate di voi, vi ricordate del vostro scopo, vi
ricordate di dove volete andare, esercitate questo ricordo
continuamente. Questa è l‟istruzione esatta che dice al cocchiere cosa
deve fare e il cocchiere con l‟istruzione esatta di ciò che deve fare, sa
come tenere i cavalli e i cavalli tenuti in questo modo tireranno la
carrozza per andare nel posto.
Se invece in qualunque punto di questa catena incomincia la
ribellione è tutto un pasticcio che non si capisce più, quindi il vostro
lavoro è domare la mente.
Vi leggo qualcosa di Gibran.
Gibran nel Profeta: Parlaci del lavoro.
“Poi un contadino disse: parlaci del lavoro. E lui rispose dicendo: voi
lavorate per stare al passo della terra e dell'anima della terra, giacché
essere pigri”, nell'esempio della carrozza chi è pigro? La carrozza,
perché senza l'energia lei il movimento non lo riproduce.
“Giacché essere pigri è estraniarsi dalle stagioni, uscire dalla
processione della vita che solenne e in fiera sottomissione avanza
verso l'infinito”.
Fiera sottomissione, è proprio l'unione dell'amore e del potere, fiera
sottomissione. Libera obbedienza. Perché se è vero che il cocchiere
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doma i cavalli, è vero che i cavalli domano il cocchiere, sì non lo
lasciano dormire, cioè si fa fatica a tenere i cavalli, il cocchiere è
costretto a sviluppare la forza.
Ve lo rileggo: “Uscire dalla processione della vita che solenne e in
fiera sottomissione avanza verso l'infinito”
“Quando lavorate siete un flauto nel cui cuore il mormorio delle ore
diviene musica. Chi tra voi ambirebbe essere una muta canna silente,
quando ogni altra canna canta all'unisono?
Vi è stato detto anche che la vita è tenebra, e nella stanchezza fate
eco a ciò che gli stanchi hanno detto.
Ma io vi dico che la vita è tenebra se non c'è slancio.
E lo slancio è cieco se manca la conoscenza.
E ogni conoscenza è vana se manca il lavoro.
E ogni lavoro è vuoto se manca l'amore.
E quando lavorate con amore voi vincolate voi stessi a voi stessi, e
l'uno all'altro, e a Dio.”
Questa è l'integrità!
“Cos'è lavorare con amore?
E' tessere un panno con fili del vostro cuore, come se quel panno
fosse per chi voi amate.
E' costruire con affetto una casa, come se ad abitarvi dovesse entrarci
chi voi amate.
E' spargere i semi con tenerezza e poi raccogliere nella gioia, come se
a mangiare di quei frutti dovesse essere chi voi amate.
E' impregnare tutto ciò che voi fate con un alito del vostro spirito.
Sapendo che tutti i venerati morti vi stanno intorno e vi osservano.
Sovente vi ho sentiti dire, come parlando nel dormiveglia "Colui che
lavora il marmo e scavandolo trova l'immagine della propria anima, è
più nobile di chi ara la terra.
E colui che afferra l'arcobaleno e lo stende su una tela per
rappresentare l'effige dell'uomo, vale di più di chi foggia i nostri
calzari".
Ma io vi dico, non nel dormiveglia ma nel desto e vigile fulgore del
meriggio: il vento parla con dolcezza eguale alla quercia gigante e
all'ultimo dei fili d'erba.
Grande è soltanto colui che trasforma la voce del vento in un canto
reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore reso visibile.
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E se non potete lavorare con amore ma solo con disgusto, meglio
allora che l'abbandoniate andandovi a sedere ai cancelli del tempio
per ricevere l'elemosina da chi lavora con gioia.
Se difatti cuocete il pane nell'indifferenza, voi preparate un pane
amaro che poco sfama l'uomo.
E se di malavoglia pigiate l'uva, nel vino il vostro sentimento distilla
un veleno.
E se pure cantate come angeli, ma senza amare il canto, rendete
l'uomo sordo alle voci del giorno e a quelle della notte”.
L'integrità è lo stato naturale dell'uomo.
Cioè nel momento in cui smettete di dividere siete integri, per sapere
come dividete ponetevi la domanda: in che modo quotidianamente
scateno la guerra?
In questa frase non c'è un'idea per cui alcuni lo fanno e altri non lo
fanno, anche perché chi non lo fa buon per lui, e lui spenderà la sua
ricchezza, e chi lo fa può essergli utile porsi la domanda. Voi vi
dovete occupare di voi che invece la fate.
A voi non deve interessare niente se uno quotidianamente produce la
guerra, sono affari suoi, il problema è la guerra che producete voi,
perché fate del male a voi stessi.
Dovete incominciare in qualche modo, da qualche parte, in qualche
maniera a fermare questa guerra. Se avete lasciato aperto il rubinetto
e la casa è allagata è sicuro che di acqua ne verrà sempre più fuori,
dovrete cercare di chiudere questo rubinetto in qualche maniera!
Quindi la guerra di oggi che vi trovate a combattere è quella che
avete prodotto ieri, e quella che producete oggi è la guerra che vi
troverete a combattere domani, vi ritorna tutto indietro. Coltivando la
guerra tutto il giorno, coltivate la vostra divisione e distruggete la
vostra unità.
Allora bisogna che voi nella misura che volete, per come potete,
nessuno vi giudica, incominciate a cambiare attitudine: voi producete
la guerra essenzialmente perché vivete nell'attitudine del guerriero,
tutti sono nemici o molte cose sono nemici, se non riuscite a
cambiare dovete incominciare almeno a pensare diversamente. C'è
sempre un punto da cui partire, l'uomo invece fa la dichiarazione di
impotenza normalmente.
Il guerriero ha solo due possibilità: uccidere o essere ucciso.
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La sua vita si è ristretta a questo: uccidere o essere ucciso. La persona
che invece non è in guerra, perché ha distanza, ha un migliaio di
possibilità di mediazione, ha territori di mediazione, di incontro con
l'altro, il guerriero ha solo scontro. L'uomo che è distante, ha uno
spazio di tolleranza.
Spazio di tolleranza vuol dire oltre ad esistere io, oltre a esistere tu,
esistono spazi dove possiamo esistere entrambi.
Invece il guerriero dice: devo ucciderti perché la tua morte è la mia
vita, non esiste spazio. Esiste un solo spazio e uno solo lo può avere,
è uno spazio dentro la mente.
Torniamo alla comunicazione, è molto importante questo discorso,
comunicare in modo non pulito è guerra. Quando comunicate c'è tutto
un discorso che è continuamente riferito al vostro passato che è
incomprensibile per l'altro, è totalmente incomprensibile.
La comunicazione che è un incontro, va depurata dal proprio passato
per tirar fuori quello che essenzialmente è, e così conoscete molto di
più voi stessi. E‟ una chiarezza che precede la comunicazione
indipendentemente che parliate o non parliate, vi serve questa
chiarezza. Per ottenere questa chiarezza cosa bisogna fare?
Per produrre questa chiarezza bisogna togliere. La chiarezza è ciò che
resta quando avete tolto tutto ciò che non serve, tutte le parole che
non servono, tutti i riferimenti che non servono, tutti i movimenti che
non servono, tutto e alla fine vi resta quello che essenzialmente la
vostra anima, la vostra struttura vi dice e quello, quando è così, voi la
prendete e la portate. Rimarrete stupiti di come gli altri si
sintonizzano tutti, perché la comunicazione non è della mente, non è
delle emozioni, è dell'anima. Il messaggio dell‟anima in mezzo a tutte
queste parole fa fatica a venire fuori.
Quando questa tolleranza è grande assume questa connotazione: nel
vostro spazio c'è posto per l‟altro così come è. Questo è bellissimo. In
uno spazio piccolo lo lasciate entrare, ma lo volete cambiare, mentre
in uno spazio di tolleranza c'è posto per lui così come è.
L'altro vi dirà: anche per te c'è posto così come sei e voi non dovete
dimostrare più niente a nessuno e solo godervi la vita in una maniera
nuova.
Prima ho detto che tutto il vostro lavoro è domare la mente, ma voi
confondete spesso una mente concentrata con una mente identificata.
Una mente concentrata è un potere immenso.
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E‟ una bella parola concentrazione, che vuol dire concentrico. E‟
come se la vita fosse un cerchio e voi state tutti in un angolino.
Quando siete concentrati siete anche concentrici e tutto arriva. E‟
incredibile.
L‟identificazione invece è quel processo, sembrano uguali ma sono
diversissimi, esteriormente sono uguali: nella concentrazione non
esiste nulla tranne quello che state facendo, nell‟identificazione non
esiste nulla tranne che quello che state facendo, con questa
differenza: che nella concentrazione voi siete elemento attivo che
possiede ciò che state facendo, nell‟identificazione voi siete elemento
passivo e totalmente posseduti.
Esteriormente sembrano uguali, ma realmente sono due cose diverse.
Quando riuscite a mantenere la mente concentrata in qualcosa, il
risultato non è importante, perché comunque producete un‟attitudine
in voi stessi, questo è sempre un successo.
Se la mente non è domata crea sempre paura, ma quando voi fate
un‟esperienza e vedete la paura, il limite, e capite che è una paura
inventata dalla vostra mente, sapete anche come rimettere tutto a
posto. Questo vi permette di andare un po‟ oltre, non dovete andare
enormemente oltre, un po‟ oltre, e a quel po‟ oltre corrisponde una
qualità di vita completamente diversa. Corrisponde cosa? Una fiducia
negli altri, una fiducia in voi stessi, una fiducia nella vita.
E pian piano anche il vostro fare aumenta. L‟importante è mantenere
l‟intento, perché tutti siamo stupidi in quello che non sappiamo fare e
tutti siamo intelligenti in ciò che sappiamo fare!
Quindi tutti siamo stupidi prima di saper fare, però per imparare a
fare vi servono delle strategie, si possono inventare delle strategie e,
fino a che non avete provato a inventare delle strategie non potete
dire che non ci riuscite. Ma anche quando avete provato con delle
strategie e non ci siete riusciti dovreste dire: la mia strategia non ha
funzionato, ora sono pronto a provarne un‟altra.
Molti dicono: ma è difficile, non ci riesco … è un‟idea che non ha
una base, non hanno neanche provato e anche se avessero provato e
non fossero riusciti potrebbero dire che non ci sono riusciti, ma
almeno hanno provato. Questo “non ci riesco” è una castrazione
totale e sistematica che non ha nessuna base di realtà, è un far del
male a se stessi.
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Ecco che se la cosa vi sembra troppo grande è importante anche saper
domandare, è una cosa meravigliosa. Gesù dice: “bussate e vi sarà
aperto”. C‟è tutto già fatto, lo volete fare? Ma ci sono due milioni di
miliardi di modi, di strade, se con una non ci riuscite ne troverete
un‟altra, andate da una persona che l‟ha già fatto e ve lo fate spiegare,
ci sono milioni di modi per chi vuol fare.
E‟ questo il lavoro che facciamo qua, non fermatevi, non ditevi
questo è troppo difficile, troppo complicato, non dite questo. Perché
in quel momento è come se puntaste i piedi: “No, non mi trascini; no,
non ci vado; no, non ci voglio andare”.. Venite non abbiate paura,
non succede niente. Tutto è benedetto, non succede niente.
In una qualsiasi scuola il maestro vi sprona a fare cose nuove e
apparentemente difficili per diventare come lui, non vuole essere
idolatrato.
E‟ questo che lui vuole, perché lui sa che è così, che è possibile.
Voi non lo sapete, però lo siete già. Basta smettere di frenare, di dire
no.
22 Novembre 2004
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NELLA DIREZIONE DELLA PACE
Sapersi posizionare
Dare e Ricevere
L’ascolto
Funzioni dell’uomo e Centri Superiori
Come nel mio quotidiano scatenate la guerra?
E‟difficile da vedere questo. Perché è difficile?
Perché ci siete dentro! Se una persona vede come scatena la guerra è
in una buona posizione, ha visto molte cose.
Vedere come si crea la guerra vi dà la possibilità di non crearla più.
Guardate è così: c‟è una pistola, la prendete e incominciate a sparare
e mentre sparate sentite altri spari. Vi fermate un attimo e non arriva
più niente. Dopo un po‟ dovreste fare qualche ragionamento; nei
momenti in cui siete in pace, che non state scatenando la guerra,
nessuno vi colpisce e appena colpite, perché pensate di aver ragione,
subito sentite il colpo.
Allora non è difficile capire che siete voi che fate guerra a voi stessi.
Però individualmente, nella vostra vita, dovreste riuscire a vedere
tutti i giorni come scatenate la guerra. Questa è una cosa molto utile e
molto difficile da vedere.
Vederla nel vostro mondo, il mondo in cui vivete, il mondo dei vostri
pensieri, dei vostri riferimenti. Per capire il mondo in cui vivete
dovreste chiedervi: ma dove sono? Come si fa a sapere dove siete?
E‟ importante saperlo, perché se non sapete dove siete, qualunque
sforzo di andare da qualche parte non funzionerà. Gli antichi
naviganti sapevano tutti dove era la Stella Polare, tutti sapevano
riconoscere la direzione, ma la cosa difficile era sapere la loro esatta
posizione. Anche se voi sapete cosa volete, dove volete andare, ma
non sapete dove siete, non vi sapete collocare, tutto quello che
producete è sogno, non è nessuna realtà. Per andare da qui a là dovete
sapere che cosa è il là e cosa è il qui. Sapersi collocare in senso reale,
perché anche il sottovalutarsi non è sapersi collocare.
L‟umiltà è riconoscere i propri talenti senza per questo sentirsi
superiori agli altri, la falsa umiltà è abbassarsi al di sotto dei propri
talenti, se Dio ve li ha dati è giusto che siano riconosciuti per poterli
far fruttare, e non fare come il servo che li ha messi sotto terra.
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L‟arroganza, invece, è attribuirsi dei talenti che non si possiedono e
pretendere.
Gli antichi dicevano una cosa molto interessante e molto precisa
confermata dalla fisica moderna. La posizione cosmica dell‟uomo e
dell‟Universo è caratterizzata da tre coordinate:
- avanti e indietro
- sinistra e destra
- basso e alto
Che sono:
- avanti e indietro = passato e futuro
- sinistra e destra = amore e potere
- alto e basso = indicazione. La grandezza del mondo in cui vi
trovate
Secondo la fisica moderna è:
- passato e futuro è il tempo
- amore e potere è energia, ed è potere quando l‟energia entra
ed è amore quando esce
- e l‟altro passo è la frequenza.
Vorrei solo fare una precisazione sull‟energia. Quando l‟energia entra
è potere, quindi ricevere è il potere. Quando parliamo di equilibrio di
amore e potere intendiamo proprio questo. In senso grande il potere è
la capacità di procurarsi nutrimento e l‟amore è la capacità di darlo.
In realtà il nutrimento non va procurato perché c‟è già, siete voi che
lo impedite e quindi il potere è il ricevere e l‟amore è il dare.
Amore e potere sono due modi di descrivere una cosa sola, il flusso
dell‟energia. Il potere è l‟energia che entra e l‟amore è l‟energia che
esce. Quella che entra e quella esce sono sempre uguali, sono sempre
uguali tranne che nella mente dell‟uomo. E‟ una legge: il dare e il
ricevere sono sempre in equilibrio.
Però ci sono uomini che credono di dare tantissimo e non ricevere
niente, in realtà non danno niente e non ricevono niente.
Se voi credete di dare tantissimo e di non ricevere niente è perché di
fatto non date niente. Quindi perché il meccanismo del dare e del
ricevere funzioni, e l‟energia fluisca, voi potete far crescere l‟amore e
il potere insieme.
Supponiamo che l‟amore scorra dentro a un rubinetto e chiudendolo
pensate di tenervelo tutto per voi. Quel rubinetto che chiude il dare
chiude anche il ricevere, e quindi nel momento in cui chiudete non
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date più il vostro amore ma neanche lo ricevete. C‟era ma voi avete
chiuso. Chiudere è chiudere in tutti i sensi e aprire è aprire in tutti i
sensi.
Ritorniamo, però, alla domanda iniziale. Una delle ragioni per cui
fate la guerra è che non ascoltate, e che non siete nell‟attitudine
dell‟apprendimento. Non volete affatto apprendere, credete di sapere,
e in questo senso fate la guerra.
Ovviamente non c‟è apprendimento senza ascolto. Allora parliamo
un attimo dell‟ascolto.
Ascolto significa che qualcosa vi arriva e la prendete in esame. E‟
una cosa molto meno scontata di quello che sembra, perché se la
vostra mente o la vostra bocca, dice subito: “no, ma secondo me…”
non state ascoltando. Ascolto significa prendere in esame, entrare in
un territorio neutro, perché non siete Dio e non sapete tutto. Prendete
in esame questa cosa e se ve ne volete occupare occupatevene,
altrimenti mettetela da parte. Se decidete di occuparvene ci lavorate,
ci meditate, la guardate, la osservate nella vostra vita e in un tempo
arriverete a una conclusione. Quella conclusione è una benedizione,
qualunque essa sia. Se invece nel preciso istante in cui vi arriva il
messaggio incominciate a dire: “no, secondo me non è così,
perché…” vuol dire che non avete nessuna intenzione di ascoltare.
Se voi vedete le discussioni che avvengono fra gli uomini, sono
discussioni fra persone che non hanno alcuna intenzione di ascoltare.
Quando l‟altro porta la sua verità, come potete negare o obiettare su
qualcosa che non sapete? Dovete comprendere che l‟atteggiamento
dell‟apprendimento è un atteggiamento di apertura.
Prendetelo in esame, portatelo con voi per poterne fare esperienza,
poi cosa trarrete da questa esperienza è cosa vostra, però
quest‟esperienza è un valore, mentre il sapere senza esperienza non è
niente. Il sapere è collegato al cervello mentre l‟esperienza è un
distillato all‟uso dell‟anima. L‟anima viene qua per trasformare il
sapere in esperienza.
Il fare la guerra non vuol dire necessariamente arrivare agli insulti.
Quando dite: secondo me non è così, è già guerra.
Ora, ciò che un altro vi porta, secondo l‟etichetta che voi gli mettete o
è una grande sciocchezza o è un dono, dipende da come vi volete
rapportare con la vita. Se volete rapportarvi mettendoci l‟etichetta che
è una sciocchezza forse perderete un dono, se invece concepite la
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possibilità che possa essere un dono, andate a vedere che dono è.
Allora, voi siete qui, qualcuno vi porta qualcosa, è somma
intelligenza chiedersi: cosa me ne posso fare di questo?
Il primo passo è comprendere esattamente che cosa questa persona ha
detto e cosa ha detto oltre le parole. Oltre all‟ascolto delle parole c‟è
anche un ascolto profondo, chi entra nella dimensione di amare
l‟ascolto vuole anche entrare nel profondo. Allora è bene cercare di
comprendere esattamente il dono che la persona porta e poi, quando
lo avete in mano, c‟è un tempo per vedere cosa farvene. Non succede
in un minuto, se avete già la risposta non iniziate nessun processo.
Come fate a dire: non sono d‟accordo, se non avete fatto nessun
processo?
La persona ha fatto, magari, 30, 50 anni di vita per arrivare a quella
conclusione.
Supponiamo che l‟accettate e fate l‟esperienza di quello che vi è stato
detto, che vi è arrivato, qualunque risultato ottenete è benedetto. Se
non siete d‟accordo, dopo averne fatto esperienza, non avete capito.
Questo è ancora più duro da comprendere, ma bisogna capirlo bene.
Una persona a fronte di un cammino, di una vita e di un‟esperienza vi
porta la sua verità, che non è assoluta, è una verità sotto certe
circostanze, se voi cercate di prenderla come è, per quello che è, e per
quello che contiene e ne fate esperienza, voi sarete d‟accordo.
Che verità sarebbe una verità che ne nega un‟altra? Perché la Verità o
contiene tutto o non è Verità. Una Verità che avesse opposti che
Verità sarebbe? Un Dio che amasse qualcuno e odiasse qualcun altro
che Dio sarebbe? La Verità è come il sole, il sole manda la sua luce
sui brutti, sui cattivi, sui mussulmani e sui cristiani. Le cose che si
combattono appartengono allo stesso livello, mentre la Verità è un
po‟ più grande, è al di sopra e li contiene entrambi e mostra che
entrambi hanno ragione.
Guardate, quando un uomo guarda una cosa vede solo un aspetto o
due aspetti, quegli aspetti non possono essere sbagliati, perché lui li
vede. Un altro uomo vede un altro aspetto, anche quell‟aspetto non è
sbagliato, ma è un‟altra angolazione. Non ci sarebbe guerra se quei
due non fossero così pazzi da credere che il loro aspetto è tutto.
Quando una persona vi mostra l‟aspetto che lui ha visto, è inutile non
essere d‟accordo solo perché voi ne vedete un altro. Se vi mettete nel
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luogo dove lui vede, vedrete le stesse cose, però serve un processo,
serve una unità e non credere di sapere.
Allora se voi vi mettete in questa condizione di ascolto, e l‟ascolto è
vero ascolto, perché da valore a ciò che arriva, e gli date valore, fate
quello che serve per comprenderlo, lo riscoprite. Se però dite che non
l‟avete riscoperto avete fatto un buon lavoro lo stesso. Quello che
non ha senso fare è negare prima, che è più che giudizio, è pregiudizio.
Ognuno ha lo scopo di mettere a frutto la sua vita e voi nel mettere a
frutto la vostra vita riceverete degli input. Sta a voi chiedervi: cosa
me ne faccio di questi input?
Mi spiego meglio, io posso impegnarmi ad essere una persona che
ascolta, questo è il mio lavoro nella vita e quando ho fatto questo ho
sviluppato l‟ascolto. Poi le dinamiche sono come il maschile e il
femminile, uno parla l‟altro ascolta, il secondo parla ed è il primo che
ascolta.
Dopo quando entrate nell‟amore per l‟ascolto, l‟ascolto è grande non
è più solo delle parole, l‟ascolto è del sentire, è di quello che si vede,
è del corpo, e c‟è un ascolto talmente profondo che si può sviluppare
in altri modi. L‟ascolto presuppone un interesse di quello che l‟altro
ha da portare. La guerra avviene perché voi non ascoltate l‟altro e
l‟altro non vi ascolta.
Si scatenerà sempre la guerra finché vivete come siete. Per
comprendere quello che dice l‟altro dovete entrare nel suo mondo,
per entrare nel suo mondo dovete uscire dal vostro per un tempo. E‟
per quello che dopo, quando siete entrati nel suo mondo e avete visto
cosa respira, dopo siete d‟accordo con quello che dice, perché nel
mondo dove si trova lui si dice la stessa cosa che lui ha detto. E dopo
gli direte: guarda io sono entrato nel tuo, adesso avresti voglia di
entrare nel mio? E questo diventa confronto. Non c‟è il confronto fra
due persone che non si ascoltano, non incomincia, c‟è solo la disputa
del territorio per avere la ragione.
Il confronto non cerca la ragione, cerca la ricchezza che l‟altro
rappresenta. Io ti faccio il dono di me, tu mi fai il dono di te?
Sapete perché facciamo sempre la guerra?
Tutte le guerre, nell‟ottica di colui che le fa, anche se sembra
impossibile, perché ritenete che sia un tiranno, sono fatte per
difendersi. Se guardate bene ogni persona che scatena una guerra,
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nella visione del suo mondo, lo fa per difendersi. Lui vuole difendersi
dal rinnovare un dolore e vede tanti nemici, poi questo si proietta.
Il subcosciente lavora in termini molto simbolici. Se voi in un aspetto
della vostra vita elaborate l‟idea della mancanza di una bella casa, per
esempio, la mancanza scende e diventa una vostra modalità, nel
vostro subcosciente non è più la mancanza di una casa, è mancanza di
ogni cosa, di tutto. Perché il subcosciente lavora in maniera assoluta,
non lavora in maniera indirizzata. Questo è uguale per il dolore.
La guerra è anche fra le funzioni dell‟uomo, nelle tre funzioni: mente,
emozione, corpo. Certi uomini si alleano col corpo, e così fanno
guerra alla mente e all‟emozione. Molti uomini fanno guerra alle
emozioni perché hanno paura di sentirle; molte donne fanno la guerra
alla mente, perché nella mente vedono un‟autorità che le schiaccia.
C‟è il corpo, c‟è l‟emozione, c‟è la mente, oltre la mente, c‟è una
cosa che potremmo chiamare emozione superiore. Le emozioni
ordinarie sono positive e negative, l‟emozione superiore è solo
positiva, l‟emozione superiore è inesprimibile. E‟ uno stato di amore,
di coscienza del tutto, di unione del tutto e chi la conosce sa di che
cosa si tratta. Le emozioni ordinarie e l‟emozione superiore
dovrebbero essere una cosa sola, ma non lo sono più da quel processo
che la religione cristiana chiama Peccato Originale, ma che in altre
forme si chiama Caduta, Distacco dal Divino, Caduta nel mondo
dell‟illusione. Queste due cose si sono separate, l‟uomo vive in
corpo, emozione e mente quando va bene e molto raramente
raggiunge l‟emozione superiore. L‟emozione superiore è molto al di
sopra della mente e quando si parla di un sentire profondo, quando i
Maestri parlano di Cuore, si riferiscono a quella e non all‟emozione
ordinaria. Ordinariamente c‟è il sonno, l‟uomo dorme, poi c‟è uno
stato di veglia meccanica, che è la vita ordinaria. Si può essere più
fisici, più mentali, più emozionali, ma è sempre uno stato meccanico
dove c‟è la guerra che abbiamo detto. C‟è uno stato superiore che è
coscienza di sé ed è quando si apre il mondo delle emozioni
superiori, il contatto con la luce, col divino, con l‟amore, con la
bellezza, con queste cose. In quello stato avete coscienza di voi, vi
vedete come siete, non attraverso l‟immagine di voi stessi che volete
dare al mondo. A livello più basso non vi vedete, avete un‟immagine
di voi stessi che vi serve per presentarvi al mondo e spendete tutta la
vostra energia per tenerla insieme.
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A un livello più alto la vostra immagine cade, la vostra importanza
personale svanisce, non nel senso che la negate, perché la negazione
dell‟importanza personale è uguale alla sua affermazione, ma nel
senso che l‟importanza personale viene trascesa. Trascesa da proprio
l‟idea di salire e si va verso questa emozione superiore.
Nell‟emozione superiore avete coscienza di voi, vi vedete come siete,
sapete dove siete e perché, e sapete anche qual è il vostro compito
nella vita. Oltre questa c‟è un'altra possibilità ancora che è l‟intelletto
superiore, che anche lui dovrebbe essere collegato con la mente
ordinaria, ma lì c‟è un taglio netto. La scimitarra, che taglia le
emozioni superiori dalle emozioni e la mente superiore dalla mente, è
la paura. Questa mente superiore è la coscienza del tutto e non solo
sapete di più, non avete solo coscienza di voi, avete coscienza del
tutto. Vedendo la vita, la vedete come leggi in movimento, come
volontà divina in atto.
Allora l‟emozione superiore vi fa vedere Dio in ogni cosa, l‟intelletto
superiore vi fa vedere Dio come lavora. Quindi ciò che tiene il
mondo emozionale ordinario diviso dall‟emozione superiore,
abbiamo detto è la paura che di fatto è mancanza di energia. Quando
riuscite ad amministrare le vostre energie, a coltivare le vostre
emozioni nella bellezza, a togliere dalla vita tutto ciò che è spreco, a
togliere pensieri inutili, emozioni inutili, movimenti inutili, e a
togliere tutto ciò che non è utile, il mondo emozionale acquista
velocità e si ricollega con l‟emozione superiore. Quei momenti sono
momenti di illuminazione! Poi si stacca, perché serve un‟attenzione
continua per mantenere questo contatto.
Allora, è importante ritornare nel concreto e vedere come voi
scatenate la guerra, perché a tutti verrebbe da dire: “no, non è vero io
non la scateno la guerra”.
Allora per la conoscenza di voi stessi, per il ricollocarvi e per poter
fare anche un cammino possibilmente un po‟ reale, dovete chiedervi
come ogni giorno scatenate la guerra.
Quanto siete stanchi alla sera? Molto?
Se siete molto stanchi è perché avete dovuto sostenere tanta guerra
durante la giornata. Scatenate sempre la guerra col vostro squilibrio.
Dovete chiedervi qual è la vostra guerra, la guerra dentro di voi, ed è
importante vedere che cos‟è e com‟è la guerra fuori di voi. Non
potete dire che la guerra la fanno gli altri. La guerra è guerra.
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Non ci sarà mai la pace, neanche individuale se l‟uomo non entra
nell‟essenza della pace, nel suo significato e siccome noi la pace non
la conosciamo, conosciamo la guerra, per ora ci poniamo domande
sulla guerra, ma lo scopo è entrare nell‟essenza della pace.
Andare verso la pace significa andare nella direzione di ricomporre le
divisioni. Praticamente la coscienza non è altro che l‟annullamento
del conflitto, questa è la coscienza. Quello che determina la guerra è
la mancanza di coscienza, entrate in un mondo piccolo e lo difendete.
Difendete cosa? Non è questo il dono di Dio, il dono di Dio è un
dono grandissimo.
La pace del mondo ordinario è una pace ottenuta attraverso delle
leggi, in realtà è una tregua, è una tregua della guerra. La pace
richiede un cambiamento dell‟uomo.
Volete la pace? C‟è chi crede che può esserci adesso ora e c‟è chi
crede che sarà difficile, fa niente. La chiave è: non schierarsi.
Comprendere gli estremi, non c‟è il buono e il cattivo, il buono e il
cattivo è solo dall‟angolazione in cui state vedendo le cose, non
schieratevi.
Quindi rispondere a questa domanda onestamente vi permette di
mettere luce su un fatto che vi riguarda, le cose incominciano a
cambiare, ma l‟aspetto più importante, che voglio sottolineare, è che
bisogna sottrarre energie dai fantasmi della guerra per mandarli in
un‟altra direzione che è una direzione creativa.
Da dove viene l‟energia che mettete nei fantasmi della guerra?
Quando voi date vita a un mostro nella vostra vita, da dove viene
l‟energia con cui date vita a quel mostro? Viene dal cibo. Voi siete
qui apposta, voi mangiate, raffinate delle sostanze e le trasformate in
energia, poi cosa ne fate di quest‟energia?
La mente paranoica usa queste energie per costruire i fantasmi da
combattere.
Quando siete svegli e coscienti le vostre energie prendono tutte la
direzione del divino, mentre quando siete nell‟identificazione, che è il
processo di seduzione per cui le circostanze vi divorano e voi vi fate
divorare, il fantasma del passato riesce a vivere al vostro posto.
Se la direzione che volete seguire è quella dell‟amicizia, della
fratellanza, della creatività dove abbandonare la guerra che è la
somma di questi mostri creati dagli uomini. Questa scelta è
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importante, voi siete importanti. E‟ come il passaggio della Bibbia di
Sodoma e Gomorra.
Dio dice: “Sodoma e Gomorra sono due città piene di peccato, le
distruggerò!”
E qualcuno dice, “ma Signore, le distruggerai anche se a Sodoma ci
sono magari dieci giusti?”
“Ah no, se ci sono dieci giusti, in nome di quei dieci giusti, non la
distruggerò”
“Ma, Signore se i giusti fossero solo nove?”
“Ah bhè allora in nome di quei nove giusti non la distruggerò” e poi
la contrattazione va avanti “Signore se il giusto fosse uno solo?” “Ah,
bhè in nome di quel giusto non la distruggerò”.
Questo per dirvi che il lavoro nella direzione della pace, dell‟amore,
della Verità non è detto che deve essere fatto da miliardi di persone,
forse ne bastano cento, forse cinquanta, non lo so, per liberare l‟India
è bastato Gandhi.
Non sapendo qual è la natura e la misura della grazia divina che va ad
amplificare i vostri sforzi, ponetevi il problema di ciò che è vostro,
riducete tutto questo mondo di guerre in una domanda semplice:
come creo la guerra nel mio quotidiano?
E poi dopo: come posso smettere di farlo?
Le guerre non ci sono da sole, ci sono nella misura in cui vengono
coltivate.
06 Dicembre 2004
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LA RESPONSABILITA’
Favola di Osho
La distruzione
Il pensiero costruttivo
Non schierarsi
Vi racconto una favola di Osho:
“C‟erano una volta tre piccoli regni,
un regno era governato da un re che si chiamava Potere,
un altro regno era governato da una regina che si chiamava Amore e
un altro regno era governato da un re che si chiamava Luce.
Questi tre regni erano molto vicini e andavano tutti a prendere
l‟acqua da una grande fontana che sgorgava da una montagna.
Il regno di Potere era molto vicino alla fontana, il regno di Amore era
un po‟ più lontano e il regno di Luce era ancora più lontano.
Geograficamente era così.
Lo stile di conduzione dei regni era notevolmente diverso.
Potere era un re molto intelligente che guidava il suo regno con
l‟autorità, con regole ferree ed era un re senza cuore, ma giusto. La
gente che viveva nel suo regno era felice perché sapeva sempre cosa
c‟era da fare, cosa era giusto fare, sapeva che le regole che ognuno di
loro rispettava anche gli altri le rispettavano e in questo regno di
sicurezza poteva esprimere se stesso e vivere la propria vita felice.
Più lontano dalla fontana si trova il regno di Amore governato da una
regina.
Mentre il re Potere era un re potente e senza sentimenti, la regina
Amore era una regina piena di cuore ma sciocca. Non c‟erano tante
regole in questo regno perché l‟amore che la gente si scambiava,
continuamente, era tanto. L‟accoglienza l‟uno con l‟altro era tanta e
anche la stessa regina, come una mamma, era sempre pronta ad
accogliere tutti, a invitarli nella sua Reggia, a dare da mangiare a chi
non ne avesse. Le persone si sentivano amate, si sentivano collegate,
anche se non sapevano dove andare e che cosa fare. Anche questo
Regno era felice.
C‟era poi il regno del terzo re.
Anche questo era un Regno molto felice, le persone prosperavano
nella libertà, nella capacità di esprimersi e dello scambiare l‟uno con
l‟altro. Sapevano cosa voleva dire avere uno scambio onesto,
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sapevano cos‟era la legge del dare e del ricevere. Nessuno voleva mai
prendere più di ciò che dava.
Il re si chiamava Luce perché era un re saggio che guidava il suo
popolo attraverso la coscienza. In questi tre regni erano tutti molto
felici.
Un giorno però incomincia a succedere una cosa strana.
Il re Potere si accorge che quando parla con i suoi sudditi loro
capiscono tutte altre cose rispetto a quello che lui dice. Fino a poco
tempo prima dava le sue istruzioni e loro capivano perfettamente, ora
si accorge che incominciano a non capire.
Eppure lui è sempre lo stesso.
Incominciano a discutere eppure sanno che sulle istruzioni del re si è
retta tutta la felicità nel regno di Potere. E più passa il tempo e più lui
parla e più loro hanno da portare le loro ragioni. Ogni parola che dice
è fonte di guerra.
Allora il re ritiene che sia necessario tenere la situazione in mano in
maniera molto forte, quindi prende posizioni molto chiare e usa tutta
la sua autorità. Ormai però il movimento si è diffuso talmente tanto
nel regno che i sudditi credono che il re sia diventato pazzo e quindi
lo depongono e lo mettono in prigione.
All‟interno di questo regno incomincia la guerra per chi deve
prendere il posto del re.
Nel regno vicino la regina Amore ha visto accadere tutto questo ma
nel suo regno non è così, anche se si incomincia a vedere qualche
strana avvisaglia. Persone che una volta di fronte a un sorriso
rispondevano con un sorriso, ora qualcuno incomincia a rispondere
con un gesto di stizza. La regina incomincia a chiedersi: cosa può mai
essere accaduto?
Non è difficile scoprirlo, si può scoprire in tanti modi non
indaghiamo, ma la regina viene a scoprire che la fontana da cui tutti
vanno a bere è stata avvelenata con una droga. Questa è la ragione
per cui bevendo i sudditi di Potere in questa fontana hanno
incominciato a stravolgere tutta la loro visione e a distruggere il
linguaggio che con Potere avevano creato in tanti anni.
Allora Amore capisce che nel suo regno sarebbe successa la stessa
cosa.
Ebbe un‟idea geniale: l‟idea fu che invece di bere l‟acqua nelle
fontane imperiali, sarebbe andata anche lei a bere l‟acqua della
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fontana, così il suo mondo sarebbe anch‟esso totalmente cambiato e
avrebbe potuto intendersi col suo popolo e con i propri sudditi e
ricreare l‟amore che c‟era una volta.
Il processo era ancora all‟inizio perché questo regno era più distante
dalla fontana, quindi gli altri avevano bevuto tantissimo da quando è
stata avvelenata e Amore pensava così di aver risolto il problema.
Non si rendeva conto che la nuova condivisione, che era stata creata,
era una condivisione falsa. Essa non aveva condiviso la verità di un
sentimento del suo corpo, aveva condiviso la frustrazione di quello
che poteva avvenire e non solo, quella droga che è ed era il seme
della ribellione incominciava a dividere le persone l‟una con l‟altra.
Quindi in poco tempo anche questo regno si trasformò in una guerra.
Il re Luce aveva visto tutto questo e aveva compreso che l‟origine di
tutto era la fontana e quindi consapevole di se stesso pensò una cosa
molto intelligente: anch‟io andrò a bere un po‟ della fontana per
avere un linguaggio comune con i miei sudditi, che ormai anche qua
si sta distruggendo, ma mi ricorderò di me.
Non come Amore che si è dimenticata, mi ricorderò di me, io andrò a
bere alla fontana ma con uno scopo.
Quindi il re Luce andò a bere alla fontana e vide il suo cervello
trasformarsi e incominciò a leggere la vita in quella maniera deforme
cui la leggevano i suoi sudditi, ma dentro di sé continuava a dire: io
sono. Io so chi sono. Io non mi dimenticherò.
Con una nuova visione deformata recuperò un linguaggio con i suoi
sudditi e dopo che ebbero tanto parlato, disse loro: In nome
dell‟intesa che c‟è stata fra noi per tanti anni, in nome dell‟intesa che
c‟è fra noi in questo momento, vi chiedo di fare un ultimo atto:
prendete pale e picconi e andiamo tutti insieme a distruggere quella
fontana che si trova laggiù.
Tutti partirono, distrussero la fontana e distrutta la fontana in un
tempo, bevendo dell‟acqua normale del regno tutto ritornò come
prima.
Così il re Luce salvò se stesso, il proprio regno, il regno di Potere e
tutti i suoi sudditi e il regno di Amore e tutti i suoi sudditi.”
Vi ho raccontato questa favola perché noi siamo qui per distruggere
la fontana della discordia, se non lo facciamo tutto è già finito.
Sai Baba dice questo:
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“Io mi identifico con il Sé, tu ti identifichi con il tuo corpo e con il
tuo ego.
Io sono sempre felice e sempre lieto. Tu sei spesso infelice e quasi
sempre scontento.
Io sono in una quiete perenne. A te risulta difficile sedere un attimo
in silenzio e non dire nulla e ancor meno a pensare a nulla.
La mia conoscenza del Sé, la mia quiete e la mia contentezza hanno
anche come conseguenza che io posso giudicare,
io conosco le connessioni, io conosco i movimenti più profondi,
tu invece giudichi secondo l‟apparenza e non secondo la realtà,
così non conosci né te né la bontà”.
Questo di poter vedere o come dice Sai Baba “giudicare
apertamente”, non è un‟attitudine che appartiene solo a lui, può
appartenere a chiunque di voi quando siete fuori dal conflitto, al di
sopra del conflitto, non partecipando al conflitto, voi vedete i
collegamenti e vedete come tutto si muove, come ognuno si muove.
Quando entrate nel conflitto, non vedete niente e distruggete qualsiasi
cosa.
Questo cammino prende le radici molto indietro, in un‟altra epoca,
molto antica, dove l‟uomo era arrivato ad avere un uso straordinario
della mente e dell‟intuizione.
Però in quell‟epoca in cui la sua mente e la sua intuizione erano così
aperte, il suo desiderio, era gigantesco.
Ed ecco che l‟uomo mise la forza creativa del pensiero al servizio
della realizzazione del proprio desiderio.
Voi sapete che il desiderio non è altro che l‟altra faccia della paura
mentre invece la pace è l‟altra faccia dell‟amore.
Quindi il seme della discordia è quando la vostra mente costruisce un
desiderio di “mio” che nulla ha a che fare con il mondo.
Inoltre tutti voi avete un grosso conflitto con l‟autorità e vedere tutti i
risvolti del rapporto con l‟autorità è difficilissimo, come è difficile
per chiunque vedere la propria menzogna. Nessuno la vede la propria
menzogna, la vedono gli altri e la si vede dal modo in cui ci si ribella
a tutte le indicazioni che cercherebbero di dimostrarcela.
La creazione della responsabilità è la capacità di rimettere in
equilibrio l‟autorità, non alleata con la paura per inseguire il
desiderio, ma alleata con l‟amore per produrre la pace.
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Quindi l‟indicazione dei maestri per chi conduce un cammino è: “per
gestire un cammino di crescita bisogna posizionarsi esattamente, dire
chi sei tu e chi sono loro. Mettere delle regole e mettere dei processi
esatti ai quali non si va oltre”.
Questo succede dappertutto e per esercitare l‟autorità occorre anche
un potere, una forza e dare delle regole ben precise, non pensate che
questo non serva, che c‟è un altro modo. Non funziona così. Una
delle regole fondamentali delle scuole di crescita è di non seguire
altri insegnamenti.
Questa regola è fondamentale non perché gli altri insegnamenti siano
diversi ma perché l‟uomo che non sa conciliare le forme che
sembrano opposte fa confusione, crea una guerra nella propria mente.
Difatti in ogni istante potete avere solo una direzione, non potete
avere due direzioni. E quando in un lavoro fatto tenendo una
direzione mettete insieme altre nozioni che buttano in un‟altra
direzione, fate la tela di Penelope, state distruggendo quello che si sta
costruendo.
L‟uomo che va in una scuola e si dimentica che è lì per imparare e
incomincia a dettare come devono essere le cose, non si sa collocare.
E‟ semplice, se andate in un luogo per imparare dovete ricevere ciò
che vi viene dato, portarlo dentro di voi e cercare di farlo al meglio
delle vostre possibilità, fine. Se fosse così le regole non servirebbero
mai, fra uomini coscienti e pieni d‟amore non servono regole, ma le
regole sono rese necessarie dalla violenza dell‟uomo.
Il punto fondamentale che dice Gesù: “Perché continui a guardare la
pagliuzza nell‟occhio di tuo fratello, quando hai una trave dentro il
tuo? Togli prima la trave, poi dopo forse potrai guardare la
pagliuzza”.
Allora noi adesso dobbiamo cercare di ritrovare la pace e di
distruggere questa fontana della divisione che è stata creata. Dovete
comprendere una cosa molto importante che quello che vi capita ve
lo tirate addosso, questo è molto importane. L‟uomo vede la durezza
perché è la risposta alla sua violenza. Siete proprio sicuri di essere
innocenti della durezza che vedete?
Guardate essere responsabili di se stessi è una cosa importantissima
che è praticamente sconosciuta, perché l‟uomo ha milioni di trucchi
per essere responsabile di tutto tranne che di sé.
Sapete che le parole sono una responsabilità enorme?
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Quello che dobbiamo imparare è diventare responsabili delle nostre
parole, se abbiamo sbagliato, non fa niente, però riconosciamo e
cerchiamo di fare meglio un‟altra volta.
Guardate voglio mostrarvi il potere delle parole, in una maniera
chiara, vi faccio un esempio:
Una dottoressa, per esempio, cura un bambino di leucemia e lo
guarisce.
Quindi parlando con un paziente dice: “Guarda, se vuoi portarci il tuo
bambino malato di leucemia, noi un bambino lo abbiamo guarito”.
Sta dicendo una cosa esatta, semplice, sta dicendo che ha guarito un
bambino.
La cosa arriva all‟orecchio di un altro medico che la invidia, e dice a
un collega: “Sai una cosa? La dottoressa si è vantata di avere guarito
un bambino di leucemia”.
In quel “vantata” che è una parola, c‟è tutta la sporcizia della
violenza e della guerra.
La parola “vantata” passando da persona a persona, dove ognuno ci
mette del suo, diventa sempre più gigantesca.
E‟ per questo che Gesù dice: “Guardatevi dal lievito dei farisei”.
Dovete dire esattamente e solo ciò che vi riguarda.
Questo è un esempio, ma vale per tutto, vale nelle relazioni della
vostra vita e vale anche qua. Coloro i quali hanno lavorato su di se e
hanno prodotto trasformazione nella loro vita, sanno che quello che
sto dicendo è Verità. Coloro che invece sono nell‟ego si sentono
feriti.
Ognuno deve decidere che cosa vuol fare della propria vita.
Una sincera confessione è dire: “Sì mi sono visto, io faccio la guerra
in questo modo… Mi sono accorto che permetto la guerra con un
errore del mio atteggiamento.”
Quando un uomo si assume la sua responsabilità può anche dire:
“ragazzi, lo so, non riesco, non sono capace, ci penserò”. Può dire
tutto quello che vuole, quello che non deve dire è l‟accusa.
Non deve trasformare la propria problematica in un errore degli altri,
questa è l‟unica cosa che non possiamo accettare.
Se una persona pensa: “Io non sono in grado di rispondere!” Io le
direi: “Non fa niente, adesso hai un input su cui lavorare nella tua
vita, se vorrai farlo, e ti dico che ti servirà. Io su questo input, ci ho
lavorato per tanti anni con molte difficoltà, con tanti problemi, anche
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tu lavorandoci arriverai al tuo frutto.” Però dovete comprendere una
cosa, questo lavoro non serve a niente se non ci credete. Se voi non
credete che in questo momento vi sto insegnando qualcosa, se voi
non credete a questo, senza neanche provarci, allora è già finita.
Se invece pensate e credete in quello che vi ho detto, allora forse
potete immaginare che dentro c‟è un dono importante, doloroso per
un attimo ma importante, e che può cambiare tutto.
Non dovete giudicare. Se a un certo punto vivete un disagio nella
vostra vita non è accusando gli altri che risolverete qualche cosa.
L‟accusa all‟altro produrrà un‟accusa a voi, che produrrà un‟accusa a
un altro ancora, che moltiplicherà il disagio a dismisura, questo non
serve. Prendete la vostra responsabilità in mano. Lui è rosso va bene,
ma perché non sopportate il rosso? Lui è rosso, è la sua vita essere
rosso, va bene così, perché non accettate che lui sia rosso? Perché
non accettate che lui quando parla sia lagnoso? Scaricate addosso agli
altri le problematiche che invece sono vostre da risolvere. E‟ così per
tutte le cose, non buttate i vostri problemi addosso agli altri.
Serve molta sincerità per guardarsi. I due meccanismi contrari alla
sincerità che consistono nel non guardarsi hanno due forme diverse:
uno è la negazione, l‟altro è la proiezione.
La negazione dice: “no, io no”.
La proiezione è: “no, ma non io perché è lui”.
Come nel Paradiso Terrestre: “Adamo hai forse mangiato dell‟albero
del bene e del male?”
“No, è stata lei Eva che mi ha dato…” Lei: “No, è stato il serpente!”.
La sincerità è: “Sì ho mangiato dell‟albero del bene e del male, mi
dispiace, non volevo farlo, ma la mela era così bella che ci sono
cascato”. E‟ facile, la sincerità è facile. E‟ diretta, pulita.
Un altro punto importante è che non dovete permettere agli altri di
coinvolgervi nelle loro porcherie, non permettetelo.
Non permettete alle persone di consolarvi, non permettete che vi
coinvolgano nei loro giochi, osservate, prendete subito la distanza,
non sporcatevi e non sporcate, vedrete in questa pulizia che pace che
c‟è! Quando le persone si trovano insieme per costruire è una cosa
bellissima.
E‟ sempre bello accogliere chi vuole unirsi a costruire, la costruzione
non è esclusiva è inclusiva. La costruzione è inclusiva, è la
distruzione che è esclusiva. La costruzione è inclusiva, quando voi
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siete animati dall‟amore siete ben felici che altri si uniscano in questo
amore, in questa ricchezza, in questa pienezza, a portare il loro frutto,
non siete felici? Siete sempre pronti a includere ciò che porta
ricchezza.
Ora supponiamo che voi abbiate una reazione esagerata a quello che
una persona vi ha detto, voi non sapete cosa vi è stato detto, sapete
solo il modo. Quindi partite accaniti, violenti, contro di lei e non
sapete neanche cosa è stato detto, ma sapete il tono con cui è stato
detto. Se una persona qualunque con il tono che usa per dire una cosa
può farvi provare un dolore pazzesco e quindi reagite, ma quando mai
starete bene nella vita?
Sarebbe un ottimo lavoro non scagliarsi!
Quando vi scagliate, anche l‟altro verrà ferito e siccome la legge è:
“se vieni colpito devi reagire”, dopo tutto si distrugge, è velocissimo.
La prima cosa da imparare è non scagliarsi, prendere un tempo.
Seconda cosa, capire come ci cascate. E‟ come il serpente che vi tira
in trappola, vi porta in un luogo dove non volete andare.
Quindi torniamo al discorso dell‟autorità di cui abbiamo parlato
prima, può succedere che qualcuno per una parola detta reagisca
violentemente. Io, che in questo caso sono l‟autorità, devo dare uno
stop, perché noi non siamo qui per creare guerra, siamo qui per
osservarci, conoscerci e fare un cammino di verità. Se io fermo
quello che si sta producendo dicendo basta ci si potrebbe sentire feriti
ma voi non siete quello, siete ben altro. Ma se io questo ben altro che
siete lo amo e lo vedo, perché non potete vederlo anche voi? Voi non
siete quel comportamento, quel comportamento è una gamma di tasti
del vostro pianoforte e andate a suonare quel tasto lì, ma se voi sapete
che non siete quello, sapete anche che non siete obbligati a suonarlo,
non siete obbligati a cadere in questa trappola.
Ecco perché ognuno di voi si deve impegnare ad avere un
comportamento esemplare e non si deve occupare di come l‟altro lo
sta facendo, perché non lo sa.
Il vostro lavoro è chiarire, ma se la comunicazione contiene l‟accusa,
non si chiarisce niente.
Quello che crea la guerra è il dialogo non pulito, che contiene
l‟accusa, che contiene la colpevolizzazione, che contiene il lamento.
E‟ amore e responsabilità andare di fronte a una persona e dire:
“Fermati, perché stai creando una guerra”. Sarebbe molto più
70
comodo lavarsene le mani e dire: “Fate quello che volete, io vado
via!” Se la persona, in nome di questo insegnamento, di questo lavoro
si ferma, avrà un attimo di visione di ciò che è, cambierà tutto, è
importante. Questa è la chiave, è una chiave grandiosa.
Chi conduce un gruppo, senza essere maestro, è perché ha allievi di
un livello più alto. Ma se non li ha, entra in un uso della forza che
non vorrebbe fare ma che è necessario.
Questo è il modo di produrre una Verità, può essere anche molto
piccola, ma quella Verità piccola è grandiosa perché quando una
persona dice: “In certi momenti ho riconosciuto di non avere avuto
umiltà”, è una gioia perché vuol dire che la prossima volta non sarà
così. La prossima volta questa opportunità, che è andata perduta, la
prossima volta sarà vissuta.
E‟ importante ricordarsi che su un cammino di Verità non volete
difendere niente. Non solo, voi siete qui per imparare il coraggio di
tirare fuori la Verità che è dentro di voi, che non contiene accusa, non
contiene lamento, non contiene vittimismo, non contiene guerra. Voi
siete qui a ricordarvi continuamente di voi, non dovete dimenticare
chi siete, perché siete qui, anche come gruppo, ma nella vita è uguale.
Pietro, con la sua parte umana, vuole allearsi con la parte umana di
Gesù e distoglierlo dal suo compito, dalla Verità. Gesù lo riconosce
subito: “Mi vuoi coccolare, convincere, sedurre, mi vuoi allontanare
dal mio compito!?”
Come nell‟ultima cena, Gesù dice: “Uno di voi mi tradirà!”
“Maestro sono forse io?” dice un apostolo preoccupato.
“No, è quello al quale darò il pane”, lo dà a Giuda e Giuda non dice
niente, non si accorge di niente, non capisce Giuda, Giuda ha smesso
di capire, riuscite a rendervi conto?
La cosa importante è questa: che Gesù gli dice: “Sei tu” e lui non
capisce, perché la sua mente è altrove, è tutta a costruire un altro
mondo.
Costruire un gruppo, un cammino verso la Verità, è costruire una
fratellanza, è su questa base che ci si capisce. Quando uno incomincia
a produrre il suo pensiero, di una sua direzione autonoma, incomincia
a non capire. Capisce altre cose e quando parla con le persone subito
sente disarmonia intorno a sé e incomincia a dire: “Ma, ce l‟hanno
con me?” No, è lui che l‟ha creata e l‟esempio di Giuda è
chiarissimo.
71
Esiste un luogo dentro di voi dove tutto è uno, in quel luogo sapete
tutto, se parliamo di sapere, ma di più, siete tutto, se parliamo di
essere.
Se voi intuite questa possibilità, e ha per voi molto valore, l‟amate e
siete disposti a buttare via tutto il passato, in poco tempo ci andate,
ma bisogna passare per una porta molto più stretta!
La sostanza è: togliete e vi avvicinate a un centro.
Se producete un lavoro reale, con una persona o con un gruppo di
persone, a cui corrisponde una piccola ma reale trasformazione
dentro di voi, si crea un collegamento con quelle persone o quella
persona che nulla può distruggere. Per quello Gesù diceva: “Mangiate
il mio corpo”, perché quando condividete una parte di anima, una
parte di anima come contenuto di esperienza profonda, vivete questo
collegamento profondo. Quando invece è tutto teorica e, non c‟entra
se la teoria è mentale, se è emozionale, non ha importanza, quella lì
in qualunque momento può distruggere tutto e lo vedete anche nelle
coppie.
Questa forza di distruzione sta succedendo in tanti posti, in tanti
gruppi, sta succedendo in ogni uomo che incomincia un cammino
evolutivo, perché finché dorme non succede niente, nessuna forza lo
tocca, va bene così, ma appena incomincia a risvegliarsi tutte le forze
che lo volevano tenere addormentato si scatenano, e per non cadere
occorre mettete lo scopo, la Verità, la fratellanza al primo posto.
Occorre un allenamento anche per arrivare a una comunicazione
pulita, come abbiamo detto prima, quindi potete partire da una
condivisione che se volete è confusionata e accetterete che qualcuno
vi guidi per farvi creare la pulizia, se non accettate questo è già finito
tutto.
E‟ importante che qualcuno vi dica: “Questo non c‟entra, questo non
è pertinente, questo non corrisponde, questo non ce ne frega niente,
questo è un lamento..” in questo addestramento acquistate una
capacità di selezione della vostra struttura.
L‟importante è che voi accettiate di fare questo lavoro, questo lavoro
vuol dire togliere, vuol sempre dire togliere, perché la chiarezza è
frutto di un togliere, non è frutto di un aggiungere.
Se arrivate a produrre una curiosità per il sapere, come tipo
psicologico siete donna di quadri, il vostro percorso è donna di
quadri, kappa di quadri, kappa di cuori.
72
Quindi io vi devo chiedere di passare dalla donna di quadri, al kappa
di quadri. E‟ un cambiamento importante, vuol dire mantenere il
piacere per il sapere, ma acquisire una precisione.
Quindi quando voi parlate, non è che vi riprendo perché voglio che
voi vi esprimiate precisamente se non siete precisi, è perché essendo
in quel momento, orbitando come donna di quadri, acquistando la
precisione, andate nel kappa di quadri e siete vicinissimi a quel
punto. Il tema dei tipi psicologici lo affrontiamo bene la prossima
volta. Dobbiamo studiare bene lo schema dei tipi psicologici perché è
il territorio della guerra, la guerra sostanzialmente è il fatto che non
volete uscire dal vostro tipo psicologico.
Se siete emozionali volete fare l‟emozionale, se siete un‟intellettuale
volete fare l‟intellettuale e se siete un motorio volete muovervi col
corpo, ballare e danzare. Peccato che quella cosa che fate da quando
siete nati è quella che vi serve meno, siete super allenati in quella, vi
serve altro.
Il nostro proposito è di non scatenare la guerra. Cercare di non
scatenare la guerra.
Come si fa a non scatenare la guerra?
Ci si occupa di se stessi e di fare del proprio meglio, di portare un
contributo positivo e quel contributo positivo è già una cosa che
ricevi, è molto importante.
L‟amore che ci mettete è l‟amore che ricevete, questo è il punto.
Quando si comprende questo non c‟è più significato nel giudizio, non
c‟è più significato nel lamento, non c‟è più significato nel dire: “Non
sono stato capito”.
L‟uomo che cerca la Verità non dice: “Non sono stato capito”, dice:
“Come posso fare per migliorare la mia comunicazione?”
Noi abbiamo un meccanismo che se diciamo: “non sono stato
capito”, vuol dire che la colpa è degli altri. Ammesso anche che non
siete stati capiti, è un processo e cosa voglio fare? Volete essere
capiti la prossima volta? Cosa potete imparare da questo?
Nonostante voi mettiate in opera un‟intenzione buona di non
scatenare la guerra, vi accorgerete che la scatenate lo stesso perché la
vostra comunicazione non è pulita.
Se siete alterati o in contrapposizione con qualcuno, e questa persona
si sta esprimendo nel modo più pulito di questo mondo, se voi siete
73
nel problema dell‟ascoltare lo recepite in altro modo, lo distorcete. Lo
fate quando vi esprimete, ma anche quando ascoltate.
Ponetevi questa domanda: “Io so ascoltare?”. Questa è una domanda
grandiosa. Vuol dire che non filtrate tutto quello che vi arriva. Poi
“So esprimermi?” Sapere ascoltare significa togliere le certezze nel
momento in cui si ascolta, essere ricettivi. Saper esprimere, invece,
vuol dire mettere una pulizia nella propria espressione, aver presente
ciò che si vuole dire, togliere tutto ciò che è negativo, che è accusa, e
che è giudizio, che è lamento e che è vittimismo e poi di più, togliere
tutto ciò che non serve, perché ciò che non serve non è negativo
direttamente, ma è negativo perché diluisce tutto.
All‟interno di un gruppo ci sono tanti componenti e ognuno è nel suo
livello, ogni percorso è diverso, voi questo non potete saperlo quindi
dovete stare attenti a dare giudizi.
Concludo dicendovi che serve il proposito di non volere più scatenare
la guerra o collaborare alla guerra, bisogna assumersi la propria
responsabilità. E‟ importante comprendere che c‟è chi scatena la
guerra con la maldicenza, c‟è chi non praticherebbe la maldicenza ma
a contatto con l‟altro incomincia a condividerla e c‟è chi non
condivide la maldicenza ma tace. No, dovrebbe dire: “Perché parli di
ciò che non sai? Perché dimentichi che parliamo sempre di non
giudicare?”
Quindi quando qualcuno arriva da voi con la sua maldicenza fategli
sentire la vostra freddezza, non collaborate assolutamente. Questo se
siete pronti a portare un piccolo peso, starà a voi valutare questo!
Cercate di dirgli che sta parlando di ciò che non sa, sta giudicando ciò
che non conosce e sta mettendo in opera una guerra, è meglio non
farlo. Se ve la sentite diteglielo, ma soprattutto non lasciatevi
coinvolgere.
Se siete in un momento di difficoltà, per esempio nel lavoro che
facciamo, non accettate di essere consolati, “quando il diavolo vi
accarezza vuole l‟anima”. Questo è il senso delle parole che Gesù ha
detto a Pietro: “Io sono di fronte alla mia difficoltà che mi serve a
fare il mio cambiamento, non venirmi a dire che quello è cattivo,
quello è stupido, perché dopo soffrirò inutilmente”.
Soffrire utilmente lo possiamo anche accettare perché almeno
cambiamo, ma soffrire inutilmente è proprio da stupidi!
74
Concludo con una frase che racchiude tutto quello che ci siamo detti
stasera, rifletteteci sopra: Ho completamente torto, non esiste nessuna
giustificazione al seminare divisione!
13 Dicembre 2004
75
TIPI PSICOLOGICI
La macchina umana
Attenzione divisa
L‟insegnamento dei Tipi Psicologici è un insegnamento molto antico,
sicuramente i Sumeri lo conoscevano anche se non usavano le carte
da Poker per rappresentarlo.
La struttura di cui parleremo è la macchina umana, la coscienza è
altro, è la cosa che vivifica tutto questo. Noi ci stiamo chiedendo
come dal mondo della sopravvivenza, cioè della macchina, si arriva a
essere coscienti di sé e per farlo dobbiamo conoscere la macchina.
La teoria ci serve, questo è come il libretto di istruzioni della
macchina umana. E da dove viene?
Viene da coloro che la macchina umana l‟hanno progettata, non viene
da uomini ordinari, viene da un altro mondo. Questo è il progetto
dell‟uomo, il progetto del veicolo pronto per ospitare lo spirito.
Quindi il primo punto sarebbe di conoscere la propria macchina di
modo da farle fare ciò che voi volete, purtroppo invece l‟anima entra
nel corpo e l‟educazione che riceve è basata su sistemi che non
conoscono per nulla il funzionamento della macchina.
Nessuno vi ha mai detto da bambini: “Ti insegneremo le potenzialità
della macchina in modo che tu la possa guidare secondo l‟intento con
cui la tua anima è scesa in questo mondo”, nessuno ve l‟ha detto,
perché chi vi insegna non lo sa.
E soprattutto perché è totalmente indifferente all‟intento del bambino,
perché l‟educazione ha un solo scopo: gestire il mondo della
sopravvivenza.
Veniamo educati non a esprimere, non a svolgere il nostro compito,
ma a seguire le leggi della sopravvivenza che possono essere ridotte
in:
-
Non dare fastidio,
76
-
Mangia e organizzati a mangiare tutta la vita, quindi un buon
lavoro e i contributi per la pensione,
Accoppiati, se sei un uomo trova una donna e se sei donna
trova un uomo,
Quando hai fatto tutte queste cose, riproduciti e insegna ai
tuoi figli tutto questo.
Queste prospettive sono giuste per produrre della popolazione, cioè
dei corpi viventi, ma non hanno nulla a che fare con l‟intento della
vita e con la felicità.
Iniziamo a spiegare questo schema partendo dai centri.
Sappiamo tutti che pensiamo, quindi abbiamo un pensiero.
Sappiamo tutti che sentiamo, quindi abbiamo delle emozioni.
Sappiamo tutti che ci muoviamo, quindi abbiamo dei movimenti.
In realtà i movimenti sono di due tipi, movimenti volontari quando
decidete di sollevare un braccio e lo sollevate, e movimenti
involontari e innati, per esempio il battito del cuore, il flusso del
sangue, parte della respirazione.
Ognuna di queste attività è governata da un‟intelligenza, da una parte
del cervello, da un centro. Il pensiero è governato dal centro
intellettuale, che noi rappresentiamo con il seme dei QUADRI.
Il centro emozionale lo rappresentiamo col seme dei CUORI
I movimenti volontari, governati dal centro motorio lo
rappresentiamo con PICCHE
E i movimenti involontari, che riguardano il mondo della
sopravvivenza e la gestione automatica della macchina umana,
governati dal centro istintivo che rappresentiamo con i FIORI.
Quindi quattro centri: Intellettuale, Emozionale, Motorio e Istintivo.
Ognuno di questi ha tre funzioni:
Parte Intellettuale (kappa),
Parte Emozionale (Donna),
Parte Istintiva (Jack)
Quindi lo schema è composto da quattro centri e tre funzioni.
77
Centri Superiori
FUNZIONI:
Kappa:
Parte
Intellettuale
(Mentale)
Donna:
Parte
Emozionale
Jack :
Parte
Meccanica
(Istintivo)
CENTRO
EMOZIONALE
CENTRO
INTELLETTUALE
CENTRO
ISTINTIVO
78
CENTRO
MOTORIO
Il centro emozionale legge il mondo secondo la categoria: mi piace
o non mi piace. Una cosa ha valore se gli piace, non ha valore se non
gli piace.
Il centro mentale invece analizza sempre, essenzialmente compara.
Il centro motorio presiede i movimenti del corpo.
Il centro istintivo si occupa delle funzioni vitali del corpo.
C‟è anche un altro centro che si chiama centro sessuale, ma per ora
non ne parliamo.
Allora abbiamo detto che all‟uomo non viene insegnata la prima cosa
importante, cosa può fare con la sua macchina umana, uno strumento
straordinario, potentissimo, ma che non capisce niente, e non ha
risposte sulla vita. Poi l‟uomo, che non conosce la sua macchina,
incomincia a usarla nelle maniere sbagliate, usa i centri dove non
servono. Vi faccio un esempio: vi arriva la bolletta del telefono ed è il
triplo di quello che vi immaginavate, è inutile che vi arrabbiate, state
usando il centro sbagliato. La bolletta è giusta, se voi vi arrabbiate,
quindi usate il centro emozionale, non siete di nessuna utilità al
problema. Dovete usare il centro intellettuale, analizzare la situazione
e trovare strategie per spendere meno.
Anticamente le potenzialità della struttura umana si conoscevano e
venivano insegnate nelle scuole esoteriche e venivano chiamate tipi
psicologici, sono esattamente dodici e sono riprodotti esattamente
nelle figure dei dodici apostoli, poi esiste una possibilità di sintesi,
queste dodici modalità sono messe in un cerchio e c‟è un punto al
centro, che è la convergenza di tutti questi dodici, ed è il Cristo, il
tredicesimo. Tutto il nostro cammino, il nostro lavoro, è di usare
queste dodici modalità per diventare un Cristo.
Lì dentro si trova tutto. Il geloso? E‟ lì dentro. Il fanatico? E‟ lì
dentro. Tutti i comportamenti umani sono lì dentro. Sette miliardi di
esseri umani sono lì dentro e tutto quello che c‟è lì dentro ha un
significato. Le figure sono divise in due parti, una di sotto e una di
sopra. Vecchi insegnamenti dicono che i saggi sono ventiquattro,
ventiquattro sono queste dodici carte moltiplicate per due, perché
ognuna delle due ha una valenza positiva o negativa. Lì dentro tutto
ha significato, ci sono delle figure che hanno in mano una spada, ci
sono delle figure che hanno in mano un fiore, ci sono figure che
hanno la testa completamente rivolta a sinistra, cioè verso il futuro, ci
79
sono figure che hanno la testa a metà strada e ci sono figure che
hanno la testa completamente rivolta verso il passato.
L‟amore in questo schema, nonostante ci sia il centro emozionale,
non c‟è! L‟amore appartiene alla coscienza, non appartiene alle
emozioni, l‟amore è il dopo.
Parliamo dei due jolly, a che cosa servono? I jolly sono i Centri
Superiori.
Lo schema rappresentato dalle figure è la vita ordinaria, è la
personalità, sette miliardi di personalità, poi esiste un cammino nel
quale si rende possibile l‟apertura di una porta, questa si chiama
“carta porta” che apre il collegamento con i Centri Superiori, ed è il
kappa di cuori.
I Centri Superiori, sono le modalità superiori di funzionamento
dell‟uomo, uno è il Centro Emozionale Superiore e l‟altro il
Centro Intellettuale Superiore. Questi sono sempre dentro di voi,
non sono da un‟altra parte, la possibilità di contatto col divino è
sempre qui. Solo che la linea viola, che si chiama paura o peccato
originale o menzogna, energeticamente ha separato tutto, quindi le
figure rappresentano la sopravvivenza per mancanza di energia.
Tutto questo schema si può gestire. come dei bravi manager, e
portare su l‟energia per ricollegare il centro emozionale ordinario al
centro emozionale superiore. A quel punto si sente lo stato di
illuminazione, di benessere, di unione col tutto e in questo stato
l‟uomo ha coscienza di se. Da qui è possibile ancora un‟altra cosa,
riaprire il collegamento col centro intellettuale superiore e a quel
punto la coscienza non è più solo coscienza di sé ma coscienza del
tutto.
Ritorniamo alle figure, abbiamo detto quattro centri: mentale,
emozionale, motorio, istintivo, e questi centri possono funzionare in
tre modi: mentale, emozionale e istintivo.
Allora in noi funzionano quattro centri, quattro cervelli, un cervello
mentale che compara, analizza e pensa e soprattutto lavora con la
modalità: è utile non è utile, è giusto non è giusto.
Poi un centro emozionale che si occupa del sentire, ma soprattutto
lavora col: mi piace, non mi piace. Il centro istintivo motorio che si
occupa del movimento ed è diviso in due parti, una parte motoria per
movimenti volontari e una parte istintiva per movimenti innati e
80
automatici. Il centro istintivo praticamente governa la vita, quando il
centro istintivo si ferma uno muore.
Questi quattro centri funzionano con tre modalità.
Per esempio il mangiare che è una funzione del centro istintivo può
funzionare in tre modi diversi:
ci sono uomini a cui non importa cosa mangiare gli importa la
quantità, quindi il loro mangiare si applica automaticamente
(funzione meccanica-istintiva), ci sono altri uomini che mangiano
solo ciò che gli piace (funzione emozionale) e ci sono altri uomini
che mangiano solo ciò che gli fa bene. (funzione intellettuale). Qual è
la differenza?
La differenza è che nel modo istintivo l‟attività del centro viene
mossa automaticamente, nel modo emozionale l‟attività del centro
viene attratta dall‟oggetto e nel modo mentale l‟attività del centro
viene da un atto volontario. Si può dire che le parole d‟ordine di
queste tre modalità sono:
- Istintivo = dispersione, distribuisce dappertutto
- Emozionale = attrazione
- Intellettuale = intento
Il potere è nell‟intellettuale, il kappa di cuore è un mentale
emozionale, cioè un essere che possiede una grande quantità di
emozioni e le indirizza allo scopo, le emozioni sono l‟energia. In
termini normali ordinari un kappa di cuori è un manager, è un uomo
che ha emozione, che sa indirizzare e lavora efficacemente in una
direzione. Un uomo può rimanere manager per tutta la vita se non
apre mai la porta per il centro superiore, e non la apre se nel suo
essere manager non applica il cammino della conoscenza di sé.
Il kappa è un essere che prende l‟attenzione e la mette sull‟oggetto,
ha un‟attenzione intenzionale. La donna o la regina è una struttura la
cui attenzione viene attratta dall‟oggetto, è sempre così. Il kappa in
realtà manda, la regina prende.
Non fate confusione quando parliamo di donne, non sono le donne
umane, sono caratteristiche di entrambi i sessi.
In questo schema i passaggi orizzontali sono molto facili, è facile
passare da un Jack di cuori a un Jack di quadri, ma i passaggi
verticali richiedono un diverso nutrimento. Bisogna nutrirsi con
energie diverse. La gestione delle energie è imparare a far funzionare
tutto questo per stare stabilmente nella dimensione del cuore, che è
81
l‟armonia della sopravvivenza. Una sopravvivenza perfettamente
alimentata e che funziona senza seduzione, senza spreco.
L‟identificazione, invece, principalmente appartiene alla riga delle
donne. La donna di cuori è la principessa dell‟identificazione, non è
innamorata, è innamorata dell‟amore stesso. Lei si occupa
essenzialmente delle emozioni e viene continuamente attratta da
tutto, è sempre così.
La donna di fiori è un personaggio abbastanza difficile perché lei non
aspetta che ci sia un oggetto per applicare il mi piace o non mi piace,
lei lo spalma continuamente, lo applica a tutto ciò che esiste al
mondo.
Dov‟è secondo vuoi un bravo artigiano?
Il bravo artigiano è il kappa di picche, è un uomo che ha
razionalizzato i suoi movimenti, sa come si fa e cosa si deve fare.
Anche un bravo cuoco e un bravo ballerino sono kappa di picche.
Il kappa di quadri è molto interessante. Avete presente quelle persone
che approfondiscono sempre, analizzano sempre di più e non fanno
mai? Per esempio deve comprare una mozzarella e deve scegliere,
allora incomincia a paragonare: una costa mezzo euro, l‟altra sessanta
centesimi. Guarda il peso: questa pesa 250g, questa anche, ma il peso
da sgocciolata, e così via. Sta lì mezz‟ora per una mozzarella. Questo
mentale mentale, analizza sempre, analizza sempre di più. Lui ha in
mano una spada e l‟affila, l‟affila sempre. Deve tagliare un pezzo di
pane, affila sempre e muore di fame. Fortuna che c‟è anche un centro
istintivo che gli dice di mangiare.
A ognuna di queste tipologie corrisponde un modo di vedere, voi
prendete una pera la mettete in mezzo a questi dodici tipi psicologici
e tutti vedono dodici cose completamente diverse.
Voi dovete scoprire il vostro tipo psicologico, siete tutte queste cose,
ma state sempre nello stesso posto. Allora possiamo dire che non
siete un uomo, non siete un Cristo, siete meno di un dodicesimo di un
uomo, perché state sempre nello stesso posto. Se prendete un uomo e
una donna e li mettete su questo schema, e sapete dove sono, voi
sapete già tutto: come sarà, quello che succederà e come andrà a
finire, è tutto già scritto perché è meccanico.
Infatti una coppia formata da uomo mentale e donna emozionale se
parlano non si capiranno mai, perché lui usa le parole per trasportare
delle idee, lei usa le parole per trasportare delle emozioni, non si
82
capiscono. Non possono comunicare se non si spogliano, il mentale
deve sapere che ha davanti un emozionale, ma deve conoscere gli
aspetti emozionali prima di tutto dentro di sé, perché se non li
conosce sarà sempre sulla lunghezza d‟onda della mente. Se li
conosce può spostarsi nella sfera emozionale e dialogare, può
dialogare con lei, che è emozionale, e un po‟ alla volta fare un
cammino per portarla nella sfera mentale così che anche lei capisca
lui.
Allora lì dentro c‟è il mondo, però sarebbe interessante capire dove
siete voi, non è tanto facile. Un buon modo è guardare una carta,
mettersi davanti e con i concetti che ci siamo detti cercare di sentirla,
cercare di capire.
Per riuscire a collocarvi in questo schema è molto utile applicare più
che potete l‟attenzione divisa.
L‟attenzione divisa è una cosa molto importante, consiste nel dividere
la vostra attenzione in due, una parte va verso l‟oggetto e una parte
viene a voi, vuol dire: osservate una candela, contemporaneamente
osservate la candela e osservate voi stessi che state osservando la
candela. Sembra una sciocchezza, ma è una cosa molto importante.
In qualunque circostanza della vita voi potete essere rapiti e travolti
dalle circostanze oppure potete essere pieni di io, in ogni caso non ci
siete nell‟intento di quello che volete fare.
Allora il punto è trovare un attimo per vedere voi, l‟oggetto e voi
stessi che vedete l‟oggetto, cioè l‟energia la mandate all‟oggetto per
vedere, ma una parte la usate per vedere voi stessi che state
guardando. Se voi trovate dei momenti nella giornata per fare questo
e lo fate abbastanza spesso vedrete che succederà qualcosa di
importante. Non date tutta la vostra attenzione all‟oggetto quando la
dovete dare o non permettete all‟oggetto di prendersi tutta la vostra
attenzione, tenetevene una parte per osservare.
Questa cosa viene raccontata molto bene in una storiella indiana:
C‟era un monaco che passeggiava lungo il fiume col suo Maestro e
vede una ragazza che fa il bagno, e dice:
“Maestro c‟è una ragazza che fa il bagno” e il Maestro: “Non
guardarla”.
“Maestro non ci riesco a non guardarla”. “Va bene, se non riesci a
non guardarla, guardala, ma non toccarla”.
83
“Maestro non ci riesco a non toccarla”. “Se non riesci a non toccarla
toccala, ma non baciarla.”
“Maestro non ci riesco a non baciarla”. “Bé se non riesci a non
baciarla, baciala, ma sii consapevole.”
Vuol dire che se voi, per come è fatta la vostra struttura e il vostro
mondo, andate nella direzione di baciarla, va bene, ma osservate voi
stessi mentre compite questa azione. Metà dell‟energia la tenete
nell‟osservare di ciò che siete.
Cercare di mantenere l‟attenzione divisa è un esercizio molto
importante, potete usare dei trucchi, potete farvi aiutare dalle
circostanze, per esempio ogni volta che suona il telefono. Il telefono
arriva all‟improvviso è un buon alleato, e prima di rispondere
esercitate l‟attenzione divisa, prima di rispondere al telefono, pensate:
adesso sono qui, sono qui a rispondere al telefono, presto attenzione
al telefono e a me che rispondo.
E‟ bello riuscire a usare gli eventi ordinari della vita come sveglie.
Se sapeste fare questo non avreste bisogno di nient‟altro che del
quotidiano, il quotidiano contiene già tutto, solo che non lo sapete più
leggere.
20 Dicembre 2004
84
I CENTRI DELL’UOMO
Il riconoscimento
Cos’è la guerra? Tutto ciò che separa
Ciò che critichiamo siamo noi
Questa cosa unisce o separa?
Attenzione divisa e ricordo di sé
Riprendiamo il tema dei Centri dell‟uomo perché è molto importante.
L‟uomo ha quattro centri che sono quattro cervelli e quattro attività,
attività che a loro volta possono avere tre funzionamenti diversi
ciascuno. Come si svolge l‟attività del centro? L‟attività di ogni
centro può svolgersi: o automaticamente, o attirata da un oggetto o
indirizzata dall‟intenzione. Quindi ogni centro funziona in maniera
istintiva quando la sua attività si svolge automaticamente, funziona in
maniera emozionale quando è attratta da qualcosa, si svolge in
maniera mentale quando è indirizzata da un intento.
Prendiamo per esempio l‟uomo che mangia, mangiare è la funzione
del centro istintivo e motorio. L‟uomo istintivo istintivo mangia
quello che capita, istintivamente mangia, ogni due ore mangia, gli
interessa mangiare, introdurre cibo perché deve nutrirsi. E‟
interessato più alla quantità che alla qualità. Immagazzina nel
pensiero e automaticamente mangia. Un'altra persona può utilizzare
lo stesso centro rispetto all‟alimentazione in maniera istintivo
emozionale istintiva quindi, per esempio, non ha assolutamente fame,
però vede una torta, in quel momento la torta gli fa venire voglia di
mangiare, quindi mangia perché è attratto dalla cosa che ha davanti e
non perché ha realmente fame. L‟ultimo modo in cui può funzionare
questo esempio è quello istintivo mentale, quindi colui che mangia e
usa il centro istintivo in maniera mentale, in realtà studia quello che
deve mangiare, perché per esempio è vegetariano. Non fa né
un‟attività istintiva né un‟attività emozionale ma un‟attività molto
pensata. Quindi l‟istintivo mangia tutto, l‟emozionale mangia ciò che
gli piace e l‟intellettuale mangia ciò che gli fa bene. Queste sono tre
modalità di usare la stessa funzione.
Questo si applica a tutto, anche al movimento: il tipo motorio
istintivo non riesce a star fermo, vede la vita attraverso il movimento
quindi spalma il suo movimento dovunque. Il motorio può anche
essere motorio emozionale, cioè che gode della bellezza dei
85
movimenti, per esempio un ballerino a cui piace ballare, il piacere del
movimento. Poi il tipo motorio mentale che usa il movimento
esattamente per lo scopo, può essere sempre un ballerino, ma questa
volta un grande ballerino. Oppure può essere un grande artigiano.
Tutti e tre sono degli uomini, come dice Gurdjieff, numero uno, cioè
che gravitano intorno al centro motorio, ma uno in maniera istintiva,
uno in maniera emozionale, uno in maniera mentale.
Parliamo del centro mentale. L‟uomo mentale che è il kappa di
quadri: è un uomo la cui vita è centrata sul pensare, sull‟analizzare.
Il mentale istintivo analizza tutto sempre, anche quando non c‟è
bisogno, anche le cose che non varrebbero la pena analizzare, anzi
anche quelle che è controproducente analizzarle. Il mentale
emozionale è quello che è attratto dalla bellezza dei ragionamenti, il
piacere della conoscenza. Il mentale mentale, è quello che veramente
porta la sua capacità analitica in una sola direzione e ci entra fino
all‟infinito, in questo caso, per esempio, si parla della
specializzazione: il grande scienziato arriva a scoprire tutto di una
cosa piccolissima.
Lo stesso vale per il centro emozionale, gli emozionali possono
essere: emozionale istintivo per il quale, continuamente, la visione
della vita è divisa in due territori di nome: “mi piace”, “non mi
piace”. Qual è la sua idea della felicità? Ha un‟idea della felicità
semplicissima: questo deve stare lì, questo deve stare qua, non ne ha
un‟altra. L‟emozione emozionale si innamora di ogni cosa, è
continuamente innamorato di tutto, e subito dopo di un‟altra ancora e
vive quasi costantemente nell‟identificazione. L‟emozionale mentale
invece è quell‟essere che sa usare la propria intelligenza per guidare
questa quantità di energia che è nell‟emozione. Nel mondo ordinario
l‟emozionale mentale può essere un manager, è un esperto della
motivazione, cioè del dare un motivo all‟azione.
Si può approfondire tantissimo tutta questa struttura perché ogni tipo
psicologico espresso con le carte può funzionare in maniera positiva
o negativa. Vi faccio un esempio, il kappa di quadri che nel senso
migliore è un grande scienziato, crea montagne anche di cose piccole,
perché su tutto porta l‟analisi oltre ogni limite. Il kappa di quadri nel
senso negativo è proprio un tiranno. Ha in mano la spada, ha la testa
rivolta verso destra, completamente rivolta al futuro.
In questo schema ci sta dentro tutta l‟umanità dal punto di vista
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psicologico, c‟è dentro tutta l‟astrologia, ci sono dentro tutti i colori,
ci sono dentro tutti i suoni, c‟è dentro tutta la fisica delle particelle,
c‟è dentro tutto. Questo è l‟essenza stessa del mondo della
sopravvivenza, del mondo ordinario, di ciò che si mangia, si tocca, si
vede, quello con cui ci si relaziona.
Sapere come voi vi muovete, quali sono i vostri movimenti interiori,
intendo psicologici, è molto difficile ma con l‟aiuto di questi percorsi
diventa molto più facile. Perché ci interessa questo? Perché imparare
a usare la parte mentale dei centri è una cosa meravigliosa, è
imparare ad usare l‟intenzione. Non è ancora consapevolezza ma si
avvicina. Si può dire che per la funzione istintiva la parola d‟ordine è:
disperdere, per l‟emozionale la parola d‟ordine è: essere attirati, per il
mentale la parola d‟ordine è: andare nella direzione.
Quindi l‟intento è la prerogativa della fila dei kappa ma la cosa più
interessante è che è dal kappa di cuori, che fa un uso appropriato
delle energie, si determinano quegli stati che in tutti gli insegnamenti
antichi venivano chiamati illuminazione. Quindi tutte le antiche
scuole lavoravano e lavorano nella direzione di portare l‟uomo
permanentemente nella condizione di kappa di cuori e quindi a usare
le proprie energie in maniera giusta e aprire la porta di collegamento
con quello che Gurdjieff chiama Centro Emozionale Superiore, che
sono le emozioni superiori.
La posizione in cui siete, e soprattutto nel momento in cui nascete, è
l‟incontro di un asse orizzontale, che è una funzione, con un asse
verticale che è un centro privilegiato, dove tendete a gravitare.
Quindi se siete un essere che gravita intorno all‟emozione allora la
vostra asse verticale è quella dei cuori: principalmente vedete il
mondo attraverso l‟emozione ma la vostra emozione può avere una
carica istintiva, quindi automatica, emozionale per innamorarsi,
essere attratti o mentale cioè per dirigere. All‟incrocio fra questi due
assi c‟è il luogo in cui siete, soprattutto il luogo dove siete nati, dove
vi sei addestrati, ma quello che conta è che all‟interno di questa
struttura si può fare un cammino, un‟attività per conoscersi.
Facciamo l‟esempio del sapere: la donna di quadri è mentale
emozionale, è addestrata a usare la mente e la usa indirizzandola
verso il sapere. Se siete nella donna di quadri, cercherete di fare un
percorso che vi porti al kappa di quadri, cioè ad acquistare una nuova
possibilità che, in questo caso, si chiama precisione. Se siete
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nell‟apprendimento comprendete che questo deve avere uno scopo.
Il percorso verticale è molto più difficile di quello orizzontale, nel
verticale bisogna cambiare nutrimento. Se vi sottoponete a questa
disciplina il collegamento sarà dalla donna di quadri al kappa di
quadri e potete andare avanti perché il kappa di cuori è quel luogo
dove siete davanti alla soglia.
I tipi psicologici sono tutti percorsi di crescita. I sette miliardi di
esseri umani si stanno intrecciando, muovendo e gravitando in queste
posizioni, ma senza una direzione, perché non cercano e non sanno
quello che gli serve.
Dal modo in cui un uomo e una donna si rapportano c‟è già scritto
dove si capiranno, dove non si capiranno, dove combatteranno, c‟è
scritto tutto.
Naturalmente è chiaro che tutto questo riguarda il mondo della
sopravvivenza, il luogo dove la sopravvivenza è più forte e dove
siamo pochissimo mentali. L‟uomo che vive solo nella parte istintiva
avrà più da lavorare, però sarà favorito se sa già muoversi su tutte le
carte dei mentali.
La carta del kappa è orientare l‟attività del centro intenzionalmente
ed è il massimo allontanamento dal mondo della sopravvivenza, l‟uso
non intenzionale della macchina umana. Il kappa di fiori è un pezzo
importantissimo sul quale non abbiamo quasi controllo. E‟ una
perfetta ingegneria che comanda tutta la nostra struttura, per esempio
il flusso sanguigno, il battito del cuore, lo scambio delle
informazioni, le sostanze chimiche. E‟ una struttura perfetta, sulla
quale non abbiamo quasi nessuna possibilità di intervento.
Come si fa dal kappa di picche a passare al kappa di cuori?
Innanzitutto la prima domanda è: a quale asse appartengo? Cioè
attraverso cosa io vedo la vita, attraverso quale funzione la decodifico
prima di tutto? Attraverso il pensiero, attraverso l‟emozione o
attraverso il movimento? E poi, come uso questa funzione? Come si
orienta? La oriento intenzionalmente o vengo sempre attirato da
qualcosa o lo faccio in continuazione?
Vi accorgerete che vi spostate in tutto questo schema, non state mai
fermi. Per esempio quando andate nel kappa di quadri ve ne
accorgete subito perché tutto si appesantisce, tutto diventa troppo
fiscale, troppo preciso. Quando siete nel kappa di cuori siete leggeri.
Nel kappa di picche ci andate quando vi mettete a riparare qualcosa.
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Ogni volta che dovete scrivere un libro o dovete leggere un libro o
dovete tenere una conferenza, essere un kappa di quadri è una
preparazione fantastica.
Ogni volta che dovete vivere dovete essere kappa di cuori; vivere
vuol dire generare, generare qualcosa, far partire qualcosa, questo è
un kappa di cuori. Se non andate mai nel kappa di picche non vi
sfogate mai a ballare. Peccato, bisognerebbe farlo! Naturalmente
questi aspetti sarebbe bello saperli vivere tutti.
Il kappa di cuori è una carta porta, mentre il jack di fiori è una carta
prigione.
Ogni carta è fatta di due parti, una di sopra e una di sotto cioè è due
aspetti. Anche quello che hanno in mano è molto importante: la
donna di fiori e il kappa di quadri hanno in mano una scimitarra,
un‟accetta. Il kappa di fiori ha in mano una spada. Anche come sono
rivolti ha un significato: la direzione verso destra è il futuro e la
direzione verso sinistra è il passato. Il kappa di quadri è
completamente girato a destra, ha in mano l‟accetta e guarda
completamente verso il futuro: lui non media per nessun motivo.
Il kappa di cuori è diverso. Ha una spada dietro la testa, la tira fuori
solo e soltanto quando serve ed ha lo sguardo moderatamente rivolto
al futuro. Quindi è capace di mediazione.
Vorrei precisare che la lettura di queste cose è inesauribile e lo scopo
non è di accumulare un sapere. Quando avete capito il gioco, che è il
gioco della vita, vi mettete davanti a una carta, meditate e guardate
dentro di voi come è, come funziona, poi vi mettete in quella casella
e provate a vivere in questa casella. Tutte queste modalità le avete
dentro.
Lo scopo è sempre di conoscere noi stessi, prima cosa, e poi fare il
percorso che ci serve per saperci collocare. Se siete una donna di
quadri, quando parliamo io cerco di portarvi a essere un kappa di
quadri, ma se non sapete chi siete, non sapete chi sono io, non sapete
cosa stiamo facendo, diventa tutto un discorso che non porta a nulla.
Se invece vi sapete collocare ci collochiamo reciprocamente e
generiamo una relazione pulita. Una relazione pulita è possibile solo
quando so dove sono nello spazio e so dove sono gli altri.
Ma come fate a collocarvi se non vi conoscete bene? Vi conoscete
bene attraverso l‟osservazione, attraverso il mantenere un impegno
preso, anche quando non vi va più di farlo.
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Come è l‟uomo che tradisce se stesso? La sera prima dice:
“Domattina mi sveglio alle otto”, punta la sveglia, poi appena suona
la tira contro il muro. Ma quella sveglia l‟ha messa lui. E‟ questo il
tradire se stessi. Questo impegno lo volete per voi, lo volete ancora,
ma la difficoltà, la tentazione è troppo grossa, la difficoltà è troppo
pesante… e buttate la sveglia contro il muro. Questo vale anche per
cose più profonde: ci sono persone che maledicono i loro genitori
perché si sono dimenticati che li hanno scelti loro, è questo il punto.
Il valore della vita è nel Riconoscimento, questa è la parola chiave e
magica.
Non si tratta di sapere, si tratta di riconoscere. Se fate una scelta e
pianificate un cammino per la vostra anima e poi succede che arrivate
in un luogo in totale ignoranza, se in quel momento siete capaci di
riconoscere ciò che avevate scelto, significa che riconoscete voi
stessi. Questa è la chiave. Se riconoscete ciò che scegliete,
riconoscete voi stessi. Ogni volta che maledite non riconoscete, ogni
volta che fate la guerra non riconoscete, ogni volta che dividete non
riconoscete, proprio perché non riuscite a riconoscere che ciò che
avete è esattamente ciò che vi serve. Non riconoscere è perdere
un‟opportunità. Sapersi collocare è sapere dove abitate, quando siete
in movimento siete in movimento, quando vi fermate sapete dove
siete fermi, e quando vi muovete comprendete quei movimenti. In un
cammino il più facile o il più difficile non c‟è. Quello che conta è
vedere le soluzioni del percorso. Spogliati di tutti quegli schemi
potete vedere che l‟altro è un essere luminoso cento volte più di
quanto pensavate e capite anche che il vostro modo di lavorare su di
voi per migliorarvi, per riconoscervi vi ha dato tante possibilità, in
questo senso vedete una cosa positiva.
Quando un‟ottava finisce, il tempo di quell‟ottava con le sue
possibilità è scaduto.
Allora che cosa dice l‟essere in queste condizioni? Dice: “Non è un
problema, la prossima volta voglio essere pronto”. Questo è
riconoscimento. Riconoscere vuol dire essere pronti. Questo è un
punto fondamentale. Siete fortunati perché il tempo non è scaduto per
voi e siete ancora in tempo a metterlo a frutto, ma bisogna essere
pronti. Quando? Subito, non c‟è tanto da pensare, bisogna che la
porta alla menzogna, alla guerra, alla falsa personalità, al passato, ai
conflitti, al negativo la chiudiate subito, ora, e definitivamente. Non
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potete tirare avanti ancora perché il tempo scade. Bisogna sviluppare
una vista sottile per vedere come fate la guerra.
La guerra è una realtà che si trova nella politica, la guerra fisica non è
l‟unica guerra, esistono tante guerre e la guerra fisica è la
manifestazione più grossolana di guerre più profonde.
Ci sono guerre di religione, guerre aziendali, guerre economiche,
guerre sociali, guerre personali, guerre nelle famiglie, guerre nelle
coppie, guerre dentro la vostra mente. Dovete comprendere che
questo vi porta in una vostra responsabilità. Non esiste la guerra fra la
luce e le tenebre, c‟è la guerra che le tenebre fanno alla luce. E‟
diverso. La luce brilla punto e basta e le tenebre non l‟accolgono e gli
fanno guerra. La luce non è in guerra con la tenebra perché
appartiene a un livello diverso: la luce vincerà sempre. Due realtà si
combattono solo se sono allo stesso livello. Quindi la guerra fra la
luce e la tenebra non è possibile: le tenebre la scatenano nei confronti
della luce, ma la luce va dritta per il suo cammino.
Il punto veramente importante è la qualità delle vostre azioni: queste
tenebre, le potete chiamare caos, le alimentate perché quando vivete
la vostra guerra individuale buttate energia dentro a quel caos. Le
vostre azioni o sono coscienti e vanno a finire in quel piccolo
contenitore della luce, o sono incoscienti e vanno a finire in quel
contenitore enorme che è quello della tenebra, del caos. Ecco perché
è necessario dare un valore nuovo alle vostre azioni e incominciare a
vedere la guerra.
Cos‟è che genera la guerra? La genera il fatto che siete nel campo di
battaglia, voi scatenate la guerra anche se non fate niente, perché
siete nello schieramento del campo di battaglia, le vostre azioni sono
guerra.
Ho già fatto l‟esempio del dottore che ha guarito un bambino di
leucemia e dice a una mamma col figlio malato che è riuscito a
curarne uno e tenterà di farlo anche con lui. Questa è pulizia. Ma un
altro dottore, concorrente e invidioso cosa ha riconosciuto di questo
discorso? Che il dottore si è vantato di aver guarito un bambino
malato di leucemia e in quel vantato c‟è la guerra. E‟ per questo che
Gesù dice: “Il vostro parlare sia sì sì, no no, il resto viene da Satana”.
Quella parola vantato, dove va a finire? Nel grande contenitore del
caos.
Allora è il momento ormai di pulire le vostre azioni, di pulire le
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vostre relazioni, di pulire le vostre parole, perché in questo momento
ogni cosa è responsabilità e serve comunque a voi.
Bisogna incominciare a sviluppare questa vista sottile che vi fa
vedere dove, come e perché nasce la guerra. Se dovete comunicare
qualcosa a qualcuno comunicategliela direttamente, non mettete in
mezzo altre persone, altrimenti non potete immaginare che cosa
succederà.
Voi dite: “Io non voglio creare la guerra, io non voglio introdurre
della sporcizia”, ma lo fate inconsapevolmente, non lo fate apposta,
le vostre intenzioni sono buone, non lo fate apposta.
E se io sono un uomo di pace come mai collaboro alla guerra?
Perché non sono presente a me stesso. Ma come? Bisogna essere
integri.
Quel dottore al suo collega dice la parola “vantato”, come mai questo
vantato viene lasciato passare? Come mai l‟altro non dice: “Hai
saputo cosa? C‟eri?” prima serie di domande. Seconda serie di
domande: “Di che cosa mi parli? Io non c‟ero”. Terza domanda:
“Cosa intendi con la parola vantato?”
Si dovrebbe fare subito una valutazione di questo tipo ma, il vantato
spesso passa.
Attraverso quale porta passa? Qual è la porta attraverso cui il
negativo entra? Il negativo passa attraverso l‟ego.
L‟ego è la porta attraverso la quale il negativo può entrare, può
entrare poco e vi inquina, ma se entra tantissimo può anche prendere
il comando. Quindi è molto importante che prima di tutto voi siate
presenti a voi stessi, non accettate di farvi contagiare. Per non
accettare di farsi contagiare bisogna riuscire a vedere tutto ciò,
bisogna essere in grado di riconoscerlo dietro l‟apparenza che mostra.
Bisogna stare molto attenti, perché si ha a che fare con energie sottili
che si vestono da consolazione, si vestano di amicizia, si vestono di
accordo, si vestono da chi vi sta vicino.
Guardate, vi rifaccio un esempio di Gesù. Un attimo prima Gesù dice
a Pietro: “Pietro ma chi sono io secondo te?” E Pietro dice: “Tu sei
Cristo il Figlio del Dio Vivente” e Gesù gli risponde: “Pietro tu sei
benedetto fra gli uomini, perché nessuno ti ha rivelato questo solo lo
Spirito del Padre che è dentro di te”. Sta parlando del riconoscimento
in senso grandissimo qui.
Mezz‟ora dopo o un‟ora dopo Gesù dice: “Andremo a Gerusalemme
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dove il figlio dell‟uomo verrà incatenato e ucciso”. E Pietro: “Signore
finché ci sono io questo non accadrà mai”. Allora Gesù gli risponde:
“Sta lontano Satana”. Cosa fa Pietro? Pietro è un uomo di Verità, un
amante della Verità e quindi cerca di mettere a frutto. Se non fosse un
amante della Verità direbbe: “Oooh cosa è successo? Devo chiamare
gli altri Apostoli. Amici venite, venite ho scoperto che anche il
Maestro ha un ego, è cambiato da così a così!” No, questo tipo di
reazione vi dice che siete cambiati voi, che siete andati dall‟essenza
alla falsa personalità e lo stesso Cristo, che prima era una meraviglia,
ora non lo è più.
Perché questo non succeda dovete prendervi la vostra responsabilità,
perché tutto ciò che voi vedete, che disapprovate e che criticate siete
voi. Questa idea è fondamentale, perché senza questa idea la guerra ci
sarà sempre. Finché voi non vi riappacificate con ciò che
disapprovate non vi riappacificherete mai con voi stessi. E ogni volta
che voi disapprovate perdete una parte di voi importante, e invece di
abbracciarla la buttate nel calderone del caos e partecipate alla
guerra.
In questi tempi particolari, per il mondo, il tentativo di produrre
divisione è fortissimo, è enorme, è dappertutto. Non cedete alla
tentazione. Tenete tutto unito: tenete uniti voi stessi, tenete uniti i
vostri affetti, tenete unite le vostre famiglie, tenete uniti i valori,
tenete unito questo gruppo, tenete unito. Non prestatevi alla guerra.
Cos‟è la guerra? Come si fa a riconoscere la guerra? Come si fa a
riconoscere la tenebra al posto della luce? Cosa fa? Qual è il suo
scopo? E‟ facilissimo da riconoscere, sapete perché? Perché separa.
Voi vedete un‟azione che separa quella è di Satana, non c‟è tanto da
pensare. Le azioni che uniscono sono della Verità. E‟ facile da
distinguere, non è difficile. La domanda da porsi è: cosa fa questo
unisce o separa?
Un mio amico diceva: “Il caos è grande ma io me ne frego, perché
domattina quando mi alzo so cosa devo fare: lavorare su di me. Il
caos è sempre di più, benissimo. E‟ messo sotto i miei occhi affinché
io mi ricordi quello che devo fare: lavorare su di me. Più il caos è
grande e più io comprendo che devo solo fare una cosa: migliorare
me stesso”.
Diceva anche: “La pace fra gli uomini non ci sarà finché non ci sarà
una Resurrezione”. Significa che in questo mondo sottoposto a queste
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leggi la guerra c‟è sempre stata e ci sarà sempre, è una legge di
funzionamento, non è guerra.
Quando arriva un virus, un battere dentro di voi e i globuli bianchi lo
attaccano per distruggerlo, voi dite che dentro il vostro corpo c‟è una
guerra? C‟è una guerra che fa parte del funzionamento di questo
corpo, così come la morte: le nostre cellule nascono e muoiono, ne
muoiono milioni ogni istante, quella vita e quella morte servono a
sorreggere una vita più grande.
La risposta di Gesù è chiarissima, dice Giuda: “Maestro ma quella
donna ti sta lavando i piedi con un unguento che costa trenta denari,
potremmo venderlo e dare il ricavato ai poveri”. Voi cosa avreste
detto? “Sì hai ragione, ferma ferma”. No, così avete perso la misura
della vita. Lui da una risposta molto più grande: “I poveri li avrete
sempre con voi”, cioè è la legge di funzionamento di questo mondo
“Io sono la vostra possibilità di ascendere ad un altro mondo, come
potete venirci voi possono venirci anche loro, non mi avrete per
sempre. Lei mi ha lavato i piedi con le sue lacrime e me li ha
profumati con il suo unguento tu non l‟hai fatto”.
Cosa vuol dire? Parla della possibilità della pace collettiva
dell‟umanità intera: ora, in questo mondo, così com‟è e fino a quando
non risorgerà nella sua totalità, la pace non è possibile, ma questa non
è una ragione per fomentare la guerra, non è una ragione per fare la
guerra. Non sapete quando, se, come, in che modo ci sarà la pace per
l‟umanità, ma voi domattina vi alzate e sapete cosa dovete fare.
Aspettate a migliorarvi solo quando vi verrà mostrata la prospettiva
che possa esistere la pace per l‟umanità?
Il discorso fondamentale è che voi potete mettere la vostra struttura
sotto le leggi del mondo più alto, molti lo fanno. La possibilità della
pace individuale esiste in un mondo più grande sottoposto ad altre
leggi. L‟uomo può vivere sottoposto a quelle leggi, questa è pace
interiore, e spesso lo mostra attraverso quelli che chiamiamo
miracoli. Il miracolo è l‟espressione di ciò che è normale in un
mondo più grande, quando viene letto nel mondo più basso. Per voi
sono miracoli, ma per chi riesce a farli no, è una cosa normale, perché
è sottoposto ad altre leggi.
Se la pace c‟è o non c‟è voi domattina, e anche adesso, sapete cosa
fare. Se è così adesso può essere così sempre.
Quando siete di fronte a qualcosa che dovete affrontare, qualcosa che
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può anche essere abbastanza difficile, un attimo prima potete fare
questo esercizio: senza combattere gli altri, dando il meglio di voi, vi
rivolgete a voi stessi e richiamate tutto ciò che siete. Vi mostrate a
voi stessi in tutta la vostra realtà. Vivete questa esperienza in tutta la
sua realtà e vi accorgerete che scompare la paura, il senso di
inadeguatezza perché vi ponete sapendo chi siete. E‟ importante. Però
questo stato bisogna coltivarlo. Non voglio dire che arriverà ad essere
sempre continuo, però può essere uno stato nel quale potete tornare e
dirvi: questa è la mia vita, io sono quello.
Cambiando la lettura della difficoltà quello che prima vi spaventa
dopo vi da energia, è tutto diverso. Se il caos si è moltiplicato per
dieci, bene, allora voi sapete ancora meglio domattina che cosa fare.
Lo sapete ancora di più: se prima col caos a uno sapevate che
dovevate migliorarvi, adesso col caos a dieci sapete ancora di più che
il significato profondo di essere qui è migliorarsi. Quindi il caos più
aumenta più vi rafforza nella vostra vita.
Per fare questo occorre usare l‟attenzione divisa. Ne abbiamo già
parlato ma ve lo ripeto, l‟attenzione divisa è così: sono capace di
prestare attenzione a me stesso che sta guardando una candela? Per
riuscire a fare questo non si possono fare troppe cose
contemporaneamente. Per esempio se vi sedete e pensate, oppure vi
sedete e vi lamentate, non vi state sedendo. Se vi sedeste e basta in
quel momento sareste vita. Allora guardate la candela e osservate voi
stessi che state guardando la candela, serve questa interazione. La
vostra attenzione è sì sulla candela ma attraverso di voi.
L‟esercizio sull‟attenzione divisa è così fatto: quando voi vi
focalizzate su qualcosa di solito perdete la vostra attenzione, la
mettete sulla cosa e vi dimenticate di voi. Questa in realtà non è
focalizzazione, si chiama identificazione. Perciò dovete imparare ad
esercitare l‟attenzione mantenendola su voi stessi, mantenendo una
parte di energia per se stessi. In pratica osservate la candela, ma non
vi dimenticate di osservare voi stessi che osservate la candela. E‟ da
fare più volte al giorno finché non succede qualcosa. Quando
l‟attenzione la mandate metà alla candela e metà a voi stessi, che
osservate la candela, la usate tutta attraverso di voi, quindi vi
includete. Gesù diceva questo in una maniera completamente diversa:
“Voi siete nel mondo ma non del mondo”. Se non diventate capaci di
osservare il caos che c‟è nel mondo e, contemporaneamente,
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osservare voi stessi che lo osservate, ci sarete dentro,
immediatamente sarete nel campo di battaglia.
Il ricordo di sé è il risultato dell‟attenzione divisa. Attenzione divisa e
ricordo di sé sono la stessa cosa.
Facendo questo occorre, per maggior chiarimento, fare la distinzione
fra neutralità e menefreghismo. Menefreghismo è chiudere gli occhi,
le orecchie, il naso e stare in un mondo piccolo piccolo e farsi i fatti
propri. Neutralità significa aprire tutto, vedere, sentire, comprendere,
essere anche informati di questa cosa, ma avere la distanza, quindi
discernimento: capacità di includere e di fare nel vostro mondo. Il
menefreghismo è la forma più grande di negazione della vita mentre
questa neutralità è quella forma grandissima di affermazione della
vita che si chiama compassione. Il menefreghista e l‟uomo di
compassione fanno esattamente le stesse cose esteriormente, invece
l‟atteggiamento verso la vita è tutto diverso.
Un altro modo di dire guerra è occuparsi degli altri, perché, vedete, la
responsabilità è responsabilità della propria vita. Questa è l‟unica
responsabilità, il resto sono sciocchezze. Se guardate come si
muovono gli esseri umani vi accorgereste che gli uomini hanno dei
modi complicatissimi di prendersi tutte le responsabilità che non sono
loro e di non prendersi le proprie. Una persona per prendersi delle
responsabilità che non la riguardano, è motivata da idee strampalate,
ideali esagerati senza senso. Il massimo che potete fare per voi stessi,
per il mondo, per la Verità, è prendervi la responsabilità di voi stessi.
Quindi domattina sapete cosa fare: svegliarvi con l‟idea che esiste la
possibilità di migliorarsi.
Concludo dicendovi che è importante sapere di non sapere, perché,
guardate, non sapete niente. Tutto quel sapere che usate per scagliarvi
contro gli altri è tutta arroganza.
Un‟arroganza che impedisce l‟amore.
27 Dicembre 2004
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IL SENTIRE PROFONDO
Riconoscere la Verità
L’ego e la ragione
Il giudizio
Cosa sapete profondamente dentro di voi? Come si fa a sapere una
cosa dentro di sé?
E‟ semplice o perché ad un certo momento si è riconosciuta o perché
non si è riconosciuta. Se si è presa in esame, si è fatto esperienza e si
è verificata, dopo diventa vostra, tutto quello che sapete in realtà lo
sapete dentro di voi.
Quello che con la morte fisica vi potete portare via è vostro, quello
che non vi potete portare via non è vostro. Quindi quello che sta nel
cervello, che non vi potete portare via, non è vostro, ciò che è
veramente vostro è in un luogo più profondo, lo sapete interiormente.
Anche se non lo sapete interiormente e incominciate a provare, a
sperimentarlo e a viverlo, dopo che è diventato per voi vero, allora lo
sapete interiormente. Quindi il sapere interiore non è altro che il
frutto delle esperienze, quando uno arriva in un luogo e riconosce
subito una cosa, questo frutto è riconoscimento.
Lo spiego meglio con una storiella che rappresenta la condizione
dell‟uomo: un bambino piccolissimo si trova davanti a due persone e
tutte e due dicono di essere il padre. Come farà a riconoscere dei due
padri qual è quello vero? Uno si presenta normale e l‟altro pieno di
doni. Potrà il bambino riconoscere quello vero? Allora se questa
paternità è nel sapere il bambino non sa niente e non la può
riconoscere, ma se la paternità è nel sentire, il bambino può sentire e
anche se il padre falso si presenta pieno di doni e di ricchezze, lui
riconosce comunque quello vero.
Il sentire di oggi, e qui non parlo delle emozioni, parlo del sentire
profondo, è il risultato dell‟esperienza, è la Fede di cui parla Gesù, la
Fede non è cieca, la Fede è una visione profonda, interna. Tutti voi
avete elementi di questa cosa, se vi fermate ad ascoltarvi potete
ritrovarvi e questo sentire è una guida infallibile della vita. Questo
sentire profondo è ciò che voi essenzialmente siete e in certi momenti
salta fuori.
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Questo deve avere un significato molto pratico perché, così come le
esperienze di ieri hanno costruito il sentire di oggi, altrettanto le
esperienze di oggi costruiscono il sentire di domani e così come il
sentire di ieri è il riconoscere di oggi, il sentire che costruite adesso
con l‟esperienza è una nuova capacità di riconoscere. Quando, per
esempio, studiate qualcosa questa cosa è pura teoria, non potete dire
che è vera o falsa, non è ancora niente, è solo un seme, però se voi la
vivete profondamente poi potete esprimervi nel dire che è vera o
falsa. Quindi quando l‟uomo dice: “non è vero” senza sperimentare
mente a se stesso, parla di ciò che non sa. Vi sembra un
atteggiamento intelligente giudicare una cosa senza averla capita?
Allora, prima comprendetela profondamente, poi la giudicherete, ma
io vi dico che ogni volta che comprendete siete d‟accordo, perché
comprendere vuol dire prendere dentro. L‟importante è che una
persona intelligente accetti che non può giudicare senza
comprendere. Non potete prendere una cosa di cui non capite nulla e
pretendere di giudicarla, questa è superficialità ed è stupidità.
La natura del giudizio è esattamente questa: il giudizio giudica senza
capire. Il giudizio è stupido e ottuso. E‟ un rapporto con l‟esistenza
che non è degno di un uomo, il giudizio è un rapporto con la vita di
tipo subumano. L‟attitudine umana è comprendere é la comprensione
che caratterizza l‟essere umano. In altri termini: ciò che caratterizza
l‟essere umano è l‟attitudine a essere pronto a riconoscere la Verità
per quanto questo costi. Tutto il senso della vita è produrre questa
apertura nei confronti della Verità e operare quanto più possibile il
riconoscimento, perché spesso non si produce questo
riconoscimento? Perché al di sopra del vostro sentire c‟è una cappa di
piombo, di giudizio, che sa tutto e che vi tiene lontani dalla vostra
anima. Non esiste altro lavoro di crescita che non sia togliere questa
cappa di piombo. Se volete andare verso una Verità, smettete di
credere di sapere tutto o anche poco, poco è sempre troppo. Quindi
tutto il lavoro è togliere questa cappa di giudizio che è pura violenza.
E questa cappa blocca la capacità interiore della vostra anima che è
quella di comprendere, cioè aprirvi.
Voi siete programmati a giudicare continuamente, voi avete il
giudizio incorporato, automatico. Ma questo è niente, c‟è di peggio, il
giudizio quando è nella mente non è una bella cosa, ma quando esce
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dalla bocca è una rovina. Quindi c‟è qualcosa di peggio del giudizio
ed è la maldicenza.
Ora se voi foste sempre nella vostra anima sarebbe facilissimo, ma
quando voi andate nel vostro ego la vostra prospettiva si stravolge
completamente. Come si riconosce l‟ego? E‟ facile, perché parla di
ragioni. L‟ego vuole una sola cosa: la ragione. L‟ego è il modo in cui
un uomo toglie valore a sé stesso, volete sapere che cos‟è la ragione?
La ragione è il modo in cui un uomo si dichiara una nullità. Dice: “Io
se non ho questa ragione non valgo niente, non esisto”, non si
riconosce come anima e quella ragione è tutto. Con che cos‟è che vi
riconoscete benissimo? Coi vostri vestiti? Se ci riflettete vi
accorgerete di no, perché oggi è questo, e domani sarà quest‟altro.
Coi vostri capelli? Per i vostri pensieri? Vi riconoscete di più con la
vostra visione? Se andate a vedere in profondità vedete che
all‟origine di tutto c‟è un sentire profondo, impalpabile, che in realtà
è la vostra bellezza, ma che da forma alla vostra vita. In questo luogo
avete il massimo riconoscimento di voi stessi e questo
riconoscimento può crescere. Il punto fondamentale è che se voi
riproducete un riconoscimento di questa dimensione e comprendete
che quella dimensione è ciò che voi essenzialmente siete, non
dovreste più avere pace finché non percorrete quel cammino che vi
riporta alla fonte di voi stessi. Dovrebbe essere la prima cosa sopra
ogni cosa, un grande amore. Ma se tutti hanno fatto questo
riconoscimento la domanda successiva è: perché mi dimentico
continuamente? Perché un milione di altre cose vengono prima e
hanno la priorità? Perché mi fermo continuamente? Mi fermo di
fronte a una difficoltà, di fronte a un prezzo da pagare, perché mi
fermo continuamente di fronte all‟unica cosa che ha un valore per
me? Perché avete il vostro ego che è molto intelligente e vi conosce
molto meglio di quanto voi conoscete lui. L‟ego è un maestro di
conoscenza e ha una quantità enorme di strategie.
Quando una persona non produce nessun riconoscimento di sé stesso
finisce che non si da valore. Non si da valore perché il valore è un
briciolo di collegamento con l‟anima. Se voi spezzate quel
collegamento siete nella psiche e il vostro valore è zero.
Quando la persona è senza valore crea un idolo e si identifica, e se
non può fare questo lo abbassa. Prende l‟idolo e lo tira giù dal
piedistallo e lo giudica. L‟ego che è una visione distorta della vita, si
99
illude di acquistare valore, invece così la persona continua a costruire
ogni giorno il suo dolore. Bisogna togliere il giudizio, perché quando
togliete il giudizio, togliete il giudizio agli altri, togliete anche il mito
degli altri e incominciate a dare valore a ciò che siete. Il mondo
dell‟ego rispetto al mondo della Verità e dell‟anima è tutto sbagliato,
è tutto al rovescio. Quando ho detto idolo, non ho inteso un idolo
religioso, ma un qualcosa da elevare in maniera esagerata per potersi
identificare con essa, oppure quando questa identificazione non è
possibile, gettare giù tutto il resto per poter essere, non è questo il
modo di essere. Il modo di essere è dare valore a ciò che siete
profondamente e più il valore di voi stessi aumenta più diminuisce il
vostro giudizio.
Questo mondo subumano del giudizio è il mondo della guerra, tutto
si moltiplica, perché c‟è una legge che dice: “se vieni colpito devi
reagire”. Il non reagire significa che vi siete spostati, cioè là dove il
colpo arriva voi non ci siete. Ecco perché spesso vi faccio la
domanda: come scatenate la guerra? Perché nella guerra ci siete
immersi continuamente e serve distanza per non parteciparvi. La
guerra non sono solo i carri armati, la guerra è dovunque, la guerra è
già dentro la vostra mente. Il proposito è questo: io non mi presto alla
guerra. Quando il negativo arriva e vuole far breccia nel vostro ego,
nella vostra paura, nel vostro malcontento, nel vostro senso di
inferiorità e vi vuole aizzare contro qualcosa, contro qualcuno, contro
l‟ingiustizia, dovete dire: “No grazie, io non mi presto alla guerra”. E
quando arriverà qualcuno, perché ciò che viene fatto in maniera
immateriale viene fatto anche in maniera materiale, dovete essere
fermi e saldi nel vostro proposito.
Quel demone è come un virus, se non è riuscito a entrare dentro,
entra attraverso un‟amicizia, che siete una sorella, un fratello, uno
zio, un moroso ……. è per questo che occorre avere il potere di non
voler partecipare alla guerra.
Dovete rincentrarvi in voi stessi, cercare di avere sempre di più la
padronanza dei vostri pensieri, perché senza padronanza dei vostri
pensieri tutto prende un ritmo assurdo, tutto diventa complicato, tutto
diventa difficile e tutti diventano nemici. Dovete interiormente non
prestarvi alla guerra e esteriormente non prostrarvi. Ricordatevi che
chi è venuto a portarvi la guerra, appena si accorge che voi non vi
prestate, andrà da un altro per fare la guerra contro di voi. Chi vi
100
compra oggi vi venderà domani. E chi si trova con voi per parlare
male di un altro, si troverà con un altro per parlare male di voi, questo
è certo. Fate attenzione anche ai mezzi di informazione, potete
osservare che sono pura maldicenza, tendono a spargere una quantità
di negativo e di paure senza neanche porsi la domanda di ciò che è
vero e ciò che è falso, perché ciò che spaventa si vende.
Energeticamente è come se questo mondo fosse tutto un grande
contenitore in cui voi buttate dentro tutto, buttate i pensieri, buttate le
emozioni, buttate tutto quello che fate. Tutti lo facciamo e dal
profondo di questo contenitore l‟umanità si comporta di conseguenza.
Guardate è così: questo è il mio corpo, non è che mi viene una
malattia al fegato, io non rispetto il mio corpo, danneggio l‟equilibrio
del mio corpo e il mio squilibrio viene fuori in un organo. Il mio non
vivere secondo le leggi della vita si trasforma nello squilibrio di un
organo. C‟è chi ha studiato che nell‟organismo umano ogni emozione
è collegata a un organo, per esempio la rabbia danneggia il fegato. Lo
squilibrio dell‟organismo viene fuori come crisi acuta di un organo,
la Terra è uguale, è un organismo. Lo stato della Terra è
corrispondente a ciò che viene buttato dentro e di conseguenza
quando la struttura è in squilibrio, lo squilibrio viene fuori in un
organo del pianeta. E‟ una struttura alla quale noi collaboriamo, e
questo squilibrio si esprime anche fisicamente, vien fuori un
maremoto e muoiono centomila persone. E‟ uno squilibrio di
quell‟essere vivente che si chiama Terra. Allora adesso siamo arrivati
a questa resa dei conti e già voi nel vostro piccolo mondo individuale
dovete decidere cosa fare.
Quel sentire profondo e costante è la condizione normale dell‟uomo,
non è una condizione da conquistare, ma ci sono continuamente degli
schemi di interferenza che voi coltivate. Questi schemi di
interferenza, essenzialmente come manifestazione, si riducono al
giudizio. Quando togliete questo pian piano vi ricongiungete.
Giudicate sempre ciò che non conoscete, non giudicate ciò che
conoscete che sarebbe legittimo, al limite, ma giudicate sempre ciò
che non conoscete e lo giudicate convintissimi di conoscerlo.
Ricordatevi sempre: come fate a giudicare senza sapere? Vi viene
ugualmente voglia di giudicare, ma per lo meno vi state impegnando
a capire. Più comprendete più il giudizio si scioglie. Se volete una
strada diretta oltre il giudizio potrebbe essere questa: ascoltate l‟altro
101
invece di pensare e classificare. Quando avete una persona davanti a
voi potete imparare a mettervi in un ascolto profondo, ma se non
ascoltate profondamente voi stessi è impossibile che possiate
ascoltare profondamente lui. Quindi il contatto profondo con voi
stessi vi permette il contatto con l‟altro. Tanto quanto siete capaci di
entrare in contatto profondo con voi forse potete farlo anche con lui,
allora amerete il prossimo vostro come voi stessi. Se riuscite ad
entrare in questo sentire potete, di fronte a lui, chiudere un attimo gli
occhi, sentirlo, riconoscere un suo talento e mandargli una
benedizione. Così vi risparmiate tanti pensieri e, in quel momento,
nel riconoscere lui riconoscete un pezzo di voi.
L‟atteggiamento più intelligente sarebbe: che cosa ho da imparare da
tutto questo? Ecco perché il giudizio non è una cosa immorale, non è
un peccato, non è una cosa di cui dovreste sentirvi colpevoli, il
giudizio è cecità. Giudizio è incapacità di vedere un aspetto, perché
prima ancora di vederlo voi, nella vostra mente, avete costruito
un‟immagine e quindi non vivete più. Non vivete perché avete un
giudizio. Per esempio: i commercianti sono tutti ladri. Quando avete
costruito questa struttura nella vostra mente non potrete mai
riconoscere un commerciante onesto. Il giudizio è l‟incapacità di
vedere un aspetto della vita. Togliete il giudizio per permettere alla
vita di essere e per potervene nutrire, è molto semplice. Non
giudicare non perché il vostro giudizio faccia qualcosa all‟altro, forse
glielo fa o forse no, ma non è questo che vi interessa, ma perché è
una forbice con cui avete reciso i cordoni di collegamento con Dio. Il
giudizio quando cristallizza limita il vostro mondo, ma il vostro
mondo si può sempre riaprire, perché mille cose vi possono mostrare
la fallacità di questo giudizio. Se voi condividete il giudizio con un
altro, e coltivate continuamente questo giudizio, sarà molto più
difficile perché cristallizza su una base più ampia. Ci sono luoghi
dove il giudizio cristallizza sulla base di un intero paese, per esempio
in Sicilia esiste una forma legata alla sopravvivenza che porta a
giudicare tutti nemici tranne la famiglia, famiglia definita come
legame di sangue.
Perché il giudizio può essere condiviso? Può essere condiviso perché
fra le persone si creano dei bisogni. Sarebbe facile dire: “No, io non ti
ascolto, perché io di questa cosa non ne sono niente”, però questa
102
attitudine di non parlare di una cosa perché non la si sa è
un‟attitudine molto elevata, non è tanto comune.
L‟alleanza fra gli uomini potrebbe essere un viaggio verso la
pienezza, però questo è difficile perché richiede la visione verticale,
richiede la visione del divino, l‟intuizione del divino. In questo modo
sarebbe bellissimo perché non c‟è dipendenza, non c‟è bisogno, c‟è
responsabilità e cammino insieme. Quando non c‟è questa visione
verticale, che è la percezione del vostro valore, c‟è il bisogno e
questo bisogno di unirsi contro il potenziale nemico. In altri termini
la vittima si unisce con l‟altra vittima e cosa accadrà secondo voi?
Che fanno una vittima più grossa e arriverà un tiranno più grosso.
Ecco perché le vittime sono i tiranni di se stessi, più si alleano e più
le prendono. Non alleatevi non credete di poter completare il bisogno
attraverso un altro, il bisogno si completa attraverso Dio, non c‟è un
altro modo. Quella straordinaria bellezza dell‟attitudine la potrete
vivere solo in attimi di profondo contatto con voi stessi, attimi che
dopo che li avrete vissuti penserete che non sono mai abbastanza
lunghi e quindi li vorrete continuare.
L‟alleanza delle vittime è una lotta al massacro. Sapete come fa
l‟ostrica? L‟ostrica sente dentro un granellino di polvere e il
granellino di polvere le da fastidio. Getta una quantità di liquido per
non sentire il granellino di polvere, poi questo liquido solidifica e fa
una prima perlina. L‟ostrica sente così un granellino più grande,
allora getta un‟altra quantità di liquido che solidifica e dopo è una
perla ancora più grande. Quindi l‟ostrica praticamente uccide se
stessa attraverso la perla e la vittima è uguale.
La vittima a forza di allearsi con altre vittime va incontro a un
massacro, è terribile.
Non ragionate come vittime, non vi serve a niente.
03 Gennaio 2005
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LA STRUTTURA TRINA
Legge d’ottava
La costruzione di una scuola
La legge dei cosmi
Le realtà viventi sono sempre composte di tre livelli. Noi siamo
composti di tre livelli: arti, tronco, testa. Una pianta è composta di:
radici, fusto, foglie. Questa struttura trina dell‟essere vivente è
indispensabile per garantire la vita e se voi prendete una pianta e la
potate completamente la pianta non muore, perché radici e tronco le
consentono di gettare fuori nuove foglie. Se tagliate il tronco, le
radici che sono sotto, un po‟ alla volta getteranno nuovamente. Se
qualche animale mangerà le radici, i semi caduti genereranno una
nuova pianta. Intendo dire che la vita è concepita in una struttura
composita, trina, in cui vari livelli si sostengono.
Così siamo anche noi, che siamo pensiero, emozione e azione. Tutto
questo è connesso col funzionamento della digestione. Sì, perché la
pianta è un essere che trasforma sostanze in altre sostanze. Le foglie
hanno la forma per interfacciarsi con la luce, l‟ossigeno e con l‟aria,
le radici hanno la forma necessaria per penetrare, ma è la stessa cosa.
Acquistano la forma che serve a scambiare sostanze nel mondo in cui
si trovano. La pianta è un essere che lavora, è un anfibio che vive sul
confine di separazione fra tre mondi di densità diversa: terra, acqua e
aria, ed ecco che le foglie si specializzano secondo la densità dell‟aria
e le radici si specializzano secondo la densità della terra e questo ha
un‟interconnessione straordinaria, una realtà vivente. Parliamo adesso
del lavoro su di sé, affinché il lavoro su di sé sia vivo, deve esistere
su tre piani, come tutte le cose. Cosa intendo dire? Che non si
esaurisce nell‟ottica e nell‟economia della persona che lo fa, quella
va bene ma è limitativo. Perché si possa vivere in un mondo più
grande, deve lavorare su tre livelli che sono: lavorare per sé, lavorare
per il gruppo, lavorare per la scuola. Le scuole che erano nate intorno
alle grandi cattedrali gotiche erano un esempio di questo, c‟erano
delle persone che lavoravano su di sé, lavoravano in gruppo e
lavoravano in una scuola, la manifestazione della scuola era la
cattedrale. E‟ molto importante questo per non rimanere eternamente
104
in una realtà totalmente soggettiva, in più c‟è un punto importante da
dire legato alla legge d‟ottava.
La legge d‟ottava dice questo: un processo incomincia, continua per
un certo tempo e poi cambia direzione. Potete vederlo chiaramente
anche nella vostra vita, partite con un proposito, all‟inizio è facile,
poi a un certo punto è come se l‟energia, la motivazione finisse e si
entra in una terra di nessuno. Lì per mantenere il proposito serve uno
choc addizionale nell‟essere. Serve coscienza, perché quando
l‟energia finisce si perde la visione.
Quindi all‟inizio partite con la visione e questa visione ha una carica
energetica (motivazione), che è tutto, poi si fanno questi gradini, ma a
un certo punto cala e si entra nella terra di nessuno e se voi non
ricordate esattamente il vostro proposito, che avete coltivato e si è
cristallizzato, finirà in un‟altra direzione. Questi tre gradini vengono
rappresentati con una scala musicale sono: DO RE MI-FA SOL LA
SI-DO. DO RE MI fra il MI e il FA serve la capacità di mantenere la
direzione. Gli uomini normalmente fanno DO RE MI, poi mollano lì
e fanno un altro DO RE MI.
Quindi l‟ottava sono dei gradini, io parto DO RE MI e poi c‟è un
punto che dovrei ricordarmi di me e del mio scopo, altrimenti mi
perdo. I punti difficili sono esattamente due, uno è tra il MI e il FA e
uno fra il SI e il DO, è importante sapere che ci sono. Questo vale per
chiunque, anche per un maestro. La differenza fra un uomo ordinario
e un maestro è che il maestro si muove su una scala grande, ma anche
lui se nel suo grande lavoro ad un certo punto si dimentica di se, si
perde. Ci serve un maestro? Ci serve all‟inizio, ma non per tanto, ci
serve perché siccome il suo passo è grande, mentre io faccio i miei
DO RE MI, e sono lì che mi sto perdendo, lui mi tiene ancora
costante. Una scuola va avviata da una persona che non deve essere
perfetta ma costante, non servono cose esagerate. Una scuola può
essere avviata da una persona che abbia una mente costante a
sufficienza. E se il maestro non ha un maestro più grande di lui con
una mente ancora più costante, si perde? Non è detto! E‟ qui che
nasce l‟idea delle scuole, state attenti questo è il passaggio che vi
voglio dire, è importante. Quindi la scuola è composta da una persona
che guida la scuola, un allenatore, un maestro, il quale si muove con i
suoi passi, e al suo terzo passo sarà nei guai. Poi all‟interno della
scuola ci sono persone che si muovono coi loro passi e quando si
105
trovano tra il MI e il FA, il riferimento di colui che guida è ancora là
e quando colui che guida ha esaurito la sua energia e si trova nella
sua terra di nessuno, se si è formato un gruppo, questo gruppo si
muove su una scala più grande di quella del maestro alla quale lui
può fare riferimento.
Allora come vi ho detto tutto questo funziona su tre livelli che sono:
lavorare su di sé, lavorare per il gruppo e lavorare per la scuola.
Lavoro per me perché ho un maestro che mi insegna, ma anche lui ha
dei tempi e chi è il maestro del maestro? E‟ il gruppo. Superare il
passaggio fra il tre e il quattro, in latino più di tre si dice MAGIS e tre
si dice TER, ecco che magister è il magister. Magister è colui il quale
quando entrate nella terra di nessuno, fra il terzo e il quarto passaggio
lui vi fa andare al più di tre.
Tutta la crescita individuale consiste nell‟avere un punto di
riferimento solido, tutto funziona così e per completarsi nella vita
richiede tre cose. Io vado in una scuola e verrò sostenuto dalla
costante del maestro quando passo nella terra di nessuno. Ma poi il
maestro farà il suo cammino e quando si troverà ad essere nel cuore
della sua ottava, se si è creata una struttura, un essere vivo e più
grande di lui, questo lo sosterrà nel passaggio. Ma quando questo
essere più grande di lui, che è il gruppo, muovendosi arriva alla sua
terra di nessuno, chi lo sostiene? E‟ facile, lo sostiene la scuola.
Questa struttura che ha creato tutta una serie di relazioni nel
profondo, nella direzione del servizio, non permette di dimenticare.
Non sono le persone del gruppo che vi permettono di non
dimenticarvi di voi? Quando voi siete nel servizio, nel mondo, tutte le
cose che state facendo, col modo con cui le state facendo, non vi
permettono di dimenticarvi e quindi siete nel gruppo in questo senso.
Ricordatevi anche la scuola è una persona e anche l‟interazione è
uguale, è lo stesso identico principio. Ecco che allora il lavoro è
sempre su tre livelli è per quello che richiede di lavorare su di sè,
lavorare nel gruppo e lavorare per la scuola. Le cattedrali diventano
una cosa meravigliosa che poi tutti le possono vedere, il lavoro su di
sé non si vede.
Qui facciamo la stessa cosa, lavoriamo su di noi, lavoriamo per un
gruppo, lavoriamo per una scuola. Perché senza tutto questo la ricerca
individuale non è completa. Portate energia, questa energia serve per
106
formare l‟anima o lo spirito, cioé l‟entità, l‟entità che state creando a
sua volta vi sosterrà, è la Legge dei Cosmi.
Nel corpo è uguale, lo abbiamo detto è una legge, come fa il vostro
corpo a essere vivo? Sono tre livelli che interagiscono. Perché dovete
mangiare per nutrire le cellule? Perché le vostre cellule non sono
capaci di mangiare un piatto di spaghetti, il piatto di spaghetti dovete
mangiarlo voi per poter dare la sostanza alle cellule. Il rapporto fra i
due cosmi è questo: alle vostre cellule dite: “Io vi nutro, ma voi mi
sostenete”. Allora il rapporto fra il cosmo grande e il cosmo piccolo è
che il cosmo piccolo sostiene il cosmo grande e il cosmo grande
nutre il cosmo piccolo. Cioè il cosmo piccolo sostiene il cosmo
grande con tanta energia di più bassa qualità, di vibrazione più bassa,
il cosmo elevato nutre il cosmo più basso con una piccola energia, di
qualità più elevata: la Verità.
Quando si viene a creare questa entità, questa unità, che è una
coscienza che da vita, si coordinano le cose affinché funzioni e abbia
manifestazione nel mondo. Quando il corpo smette di funzionare, la
coscienza che lo anima se ne va, non ha più scopo di restare.
Essenzialmente una scuola è questo: è un essere vivente.
Così possiamo capire una legge fondamentale della vita che è questa:
sostenete chi vi nutre e nutrite chi vi sostiene, questa è la legge dello
scambio e dell‟amore: sostenete chi vi nutre e nutrite chi vi sostiene.
E così nel corpo umano si potrebbe vedere come tutto funziona, c‟è il
cibo solido (terra), il cibo liquido (acqua), il cibo gassoso (aria) e poi
c‟è il fuoco che sono le impressioni. Tutti questi livelli si sostengono
e si raffinano in un‟alchimia continua che poi serve proprio a dare la
possibilità di ospitare l‟entità della coscienza. L‟altra ragione
profonda per cui i maestri mettevano della gente a fare la cattedrale è
perché essendo continuamente orientati alla costruzione della
cattedrale, nelle loro relazioni smussavano il loro ego. Come fate a
superare il vostro ego se siete da soli a casa vostra, fate entrare tutti
quelli che volete e non aprite a quelli che non vi piacciono? Così il
vostro ego non lo conoscerete mai. Il vostro ego incominciate a
conoscerlo quando incominciate a entrare in relazione con gli altri,
ma anche lì potete non conoscerlo, perché se pensate di avere sempre
ragione, il vostro ego non lo conoscerete mai.
107
Se volete cominciare a conoscere il vostro ego e cominciare ad
assottigliarlo, bisogna che con gli altri condividiate uno scopo e che,
in nome di quello scopo, mettiate da parte la vostra ragione.
10 Gennaio 2005
108
LA VIA, LA VERITA’ E LA VITA
La responsabilità
Un gruppo di ricerca
Visione interna e visione esterna
Il passato
Parliamo di un gruppo, ricordate però che ogni cosa è un gruppo, vi
faccio una domanda: quante volte pensate nei termini del noi e quante
volte nei termini dell‟io? Questa è una domanda che vi mette di
fronte alla verità, perché ogni volta che pensate in termini di io quella
vibrazione scende, ogni volta che pensate in termini di noi quella
vibrazione sale.
Questa è responsabilità. La responsabilità è una cosa meravigliosa
che vi da tutto se la vivete e se vi mettete nel flusso del servizio, ma
contemporaneamente vi toglie tutto se andate in una direzione
diversa.
E‟ per questo che tenere insieme una vibrazione elevata è molto
difficile. Tenere alta una vibrazione vuol dire tenere un‟attenzione
comune, focalizzata in una direzione.
Un gruppo è qualcosa che funziona come un organismo, un gruppo
non è un luogo dove andare a prendere ciò che vi serve, a fare ciò che
vi piace o a fare il vostro percorso verso la Verità. Questo non è un
cammino verso la Verità.
Un gruppo è una struttura molto bella, ricca e potente che funziona
nella misura in cui c‟è questo concetto di responsabilità, però
siccome nella nostra cultura responsabilità è dovere ed è peso, è
molto difficile affrontare questo termine. Poniamo una domanda
diversa: è possibile vivere continuamente in un‟atmosfera di tipo
positivo, elaborando pensieri positivi, vivendo sensazioni positive
essendo proiettati continuamente in una dimensione positiva? E‟
possibile questo? E‟ possibile, chi lo vieta? Potete farlo.
E‟ possibile quindi che il negativo non esista più nella nostra vita, ciò
nonostante ci sono dei momenti in cui del negativo siete costretti ad
occuparvene. Potreste vivere pochissimo nel negativo o non viverci
affatto ma bisogna che coltiviate continuamente una sintonia molto
elevata. Non potete pretendere di vivere il positivo fuori dalla
responsabilità, non potete pretendere di chiudervi in una stanzetta,
109
fuori da ogni relazione, da ogni responsabilità, da ogni costrizione, in
una struttura puramente individuale e pensare di vivere il positivo, la
leggerezza, la libertà. E‟ un inganno che dura un po‟ ma dopo un
tempo il conto viene presentato.
Quindi la chiave della positività di una vita positiva, di una vita
d‟amore, di una vita gioiosa, di una vita ricca, di una vita leggera è la
responsabilità. Questa è la base.
Responsabilità è sapere che tutto interagisce e che voi pensate una
cosa, quella cosa ha un impatto su un altro che la sente e quella cosa,
quel sentimento, ha un impatto su un altro ancora. Responsabilità
significa comprendere che non siamo separati.
Voglio farvi una domanda: qual è il modo giusto per essere qui in
gruppo?
Il modo giusto per essere qui è lo stesso modo che è quello di essere
nella vita. E‟ quello di sapere che nella vita c‟è il Padre, che è
all‟origine dell‟esistenza e che manda ciò che serve. Se voi sapete che
manda ciò che serve non avrete scopo più grande che cercare di
riconoscere il valore di ciò che vi viene mandato, vorrete essere
dentro questo dono e vorrete ricoprire il vostro posto al meglio che si
può. Non avrete altre idee di ciò che secondo la vostra filosofia
bisognerebbe fare, non bisognerebbe fare. Il modo giusto è quello di
dire: “Padre sono pronto, cosa c‟è da fare”? Sarà una gioia farlo,
magari non sarà facile interpretare e comprendere ogni volta, ma
diventerà sempre più facile.
Ci sono due possibilità, se uno ha uno scopo personale man mano che
fa un lavoro si accorgerà che questo scopo personale non vale nulla e
sarà qui un po‟ alla volta in un modo diverso, se invece mantiene lo
scopo personale si accorgerà che quello che c‟è qui non è quello in
cui credeva e incomincerà a pensare che sembrava che valesse ma
invece così non è. Sono i due modi di vedere le circostanze della vita
secondo l‟ego e secondo l‟anima.
L‟ego si costruire anche su cose molto belle e molto elevate, non si
costruisce solo sul negativo. L‟ego è la pretesa di sapere, la pretesa di
sapere più di Dio. L‟espressione massima dell‟ego si esprime così:
“Perché capitano tutte a me? Cosa ho fatto io?” L‟ego è un mondo
piccolo dove far entrare un raggio piccolo di luce è una cosa
difficilissima. L‟ego è chiusura.
Questi due modi di vedere sono la visione esterna (secondo l‟anima)
110
e la visione interna (secondo l‟ego). Allora vi mostro come può
nascere la visione interna. Io sono una persona che dentro di me vive
il dolore dell‟abbandono e la paura dell‟esclusione, e un gruppo per
me è come se fosse una famiglia, non mi interessa niente del
cammino verso la Verità. Io voglio esserci per condividere,
partecipare, divertirmi, e non voglio vivere il senso dell‟esclusione
che ho sempre vissuto nel mio passato. Quando però mi accorgo che
il gruppo si incontra spesso, fa molte attività e il mio imperativo
interno è che ci devo essere, io mi sento soffocare, quello è per me un
peso enorme, ma non è un peso vero è un peso in funzione ai miei
riferimenti interni, al mio ego, al mio passato e al peso che io vedo su
di me. Se voi siete qui con un‟idea tutta vostra non capite niente di
quello che diciamo, lo leggete tutto a modo vostro e un giorno
arriverete a trovarvi in una difficoltà, un conflitto e se siete onesti
riconoscerete di essere andati in una direzione diversa, ma se siete
disonesti sarà un giudizio nei confronti di altre persone.
La visione esterna è tutta un‟altra cosa, non prende in esame l‟io, ciò
che voglio o ciò che mi piace, ragiona secondo la modalità di cosa
serve. Dice San Paolo: tutto è lecito, ma non tutto è utile.
Pensiamo a un uomo che deve produrre nella sua vita una decisione,
deve sapere che la decisione è l‟inizio di una nuova possibilità, è
l‟inizio di un nuovo modo di essere, di un nuovo percorso, di una
nuova strada. Deve riuscire a produrre questa visione esterna che gli
consente continuamente di capire che cosa è utile e cosa non è utile
allo scopo. Se non lo fa sarà sempre in questo mondo del negativo e
delle paure che vengono fuori e che lo riducono all‟impotenza e la
vita si riduce a sopravvivenza. Non riesce mai a decidere nulla, non
riesce mai ad avviare nulla, non riesce mai a trasformare nulla, tutto
resta sempre come era prima. Abbiamo detto tante volte che il
passato si ripropone nel presente e vi mangia il futuro, ma come fa a
farlo? Lo fa attraverso l‟ego.
Per potere dire la parola noi bisogna lasciare da parte il proprio
passato, non potete fare la volontà di Dio se siete pieni di passato. La
volontà di Dio nasce adesso. Se siete pieni di passato come fate a
farla? Come fate a viverla? E‟ impossibile.
Il passato vi imprigiona, siete tutti consapevoli di essere in prigione?
Chi non crede di essere in prigione non può elaborare l‟idea di
liberarsi, e come si fa a liberarsi? Un modo per liberarsi è seguire le
111
parole di Gesù, lui lo ha detto in maniera chiara, se riuscite a intuirla
e ad accoglierla cambia tutto, ha detto: “Cercate la Verità e la Verità
vi farà liberi”. Riuscite a sentirne la potenza? Certo se uno dice: bhè
queste sono tutte parole … va bene non può fare questo. Ma se uno
riesce ad intravedere questo, riesce ad intravedere la potenza di
questo, dice: “Bene, io allora sono un cercatore di Verità, io voglio
cercare la Verità”. E dov‟è questa Verità? Com‟è questa Verità? Non
lo potete sapere, perché se lo sapete non potrete cercarla. L‟ego è
proprio la pretesa di identificare questa Verità. La Verità la possiamo
solo cercare e cosa include questa Verità? Questa Verità include
tutto. Questa Verità non esclude, questa Verità include. Siete voi che
non siete capaci di includere, perché siete pieni di arroganza, di ego,
di guerra, di odio, di contrapposizione, di certezze. La Verità è tutto e
ogni cosa.
La Verità è più grande della vostra opinione perché la Verità è. Solo
che è sconfinata, immensa, grandiosa, non potete ridurla e metterla
dentro di voi. Potete solo allargarvi per abbracciarla, questa è la
differenza. Non potete ridurre la Verità allo spazio che c‟è dentro la
vostra testa o dentro a questa struttura, non ci sta. Potete solo cercare
di allargarvi per comprendere e comprenderne sempre di più, questa è
l‟evoluzione e il cammino, il ritorno a casa.
Quindi un cercatore della Verità sa una cosa molto bene: sa di non
sapere. Solo da quel momento incomincia la ricerca della Verità,
quelli che sanno, sono quelli che crocifiggono. La Verità non viene
come voi vorreste, la Verità è e basta. Cioè la Verità è come il mare,
non è un bicchiere d‟acqua. La Verità è l‟oceano sconfinato e noi
siamo fatti per quell‟oceano, perché quell‟oceano è la nostra natura
profonda. Allora quando voi invece che “io” dite “noi” avete fatto già
un bel lavoro. Quando dite noi, tenete presente noi e tenete presente
un cammino verso la Verità, riuscite a comunicare molto di più fra
voi perché il riferimento che prendete è un riferimento comune ed
esterno, non un riferimento interno e personale. Quindi la visione
esterna significa: “Mi rapporto a te non sulla base del mio passato,
dei miei desideri, delle mie aspettative, di quello che io vorrei, del
mio bisogno di essere considerato, di essere apprezzato, mi rapporto a
te sulla base di ciò che possiamo fare insieme lungo il cammino che
conduce alla ricchezza”. Solo così incomincia a nascere una
comunicazione.
112
Voi siete qui a fare un percorso che vi aiuta a togliere quei pregiudizi
che vi impediscono di vedere la Verità. Siete qui non tanto per
mettere dentro, ma per togliere. Togliere tutti i vostri impedimenti e
lo fate insieme, perché insieme è molto più facile far uscire la Verità
da dentro di voi. Naturalmente il farla uscire da dentro di voi è
tutt‟uno con il riconoscerla fuori, quindi il cammino è doppio, perché
fuori è togliere tutti i giudizi ed equivale, dentro, a togliere tutti i
blocchi, non c‟è differenza. La Verità non è un qualcosa che viene
dato, è già data, è dappertutto. La Verità è qualcosa che viene
riconosciuto dalla vostra interiorità. Voi cercate di utilizzare degli
strumenti per togliere ciò che si oppone a questo riconoscimento.
Questi strumenti all‟inizio sono degli strumenti di conoscenza, di
auto-osservazione, perché in voi c‟è una struttura interna che non
vuole questa conoscenza, è un virus che vi è stato messo dentro e
quindi vi depista in tutti i modi. Ha tanti modi per depistarvi come
trasformare le osservazioni in astratte teorie, perché le teorie sono
lontane e non creano nessun problema. E‟ una struttura che depista la
responsabilità di vivere. E‟ una struttura che vi fa venir sonno quando
sentite parole di Verità, è una struttura che vi fa negare
continuamente ciò che avrebbe il potere di trasformarvi. Ciò che ha il
potere di trasformarvi l‟ego lo blocca, vi fa venire sonno, vi fa
sbadigliare, vi fa arrabbiare, vi fa giudicare, usa tantissimi strumenti
per farlo. Un gruppo è un cammino di vita che delle persone fanno
insieme per rispecchiarsi e sostenersi nel togliere questi ostacoli e per
permettere alla propria anima di esprimersi nella vita, questa è la
Verità. La Verità è quando la vostra anima si esprime nella vostra
personalità, nel vostro corpo e nelle vostre azioni.
Quando intraprendete questo percorso prima siete un cercatore della
Verità per voi stessi, poi man mano che la Verità si manifesta in voi,
come trasformazione, si produce un frutto che è il desiderio di
ridistribuire allora, anche involontariamente, diventate maestri
attraverso l‟esempio. Poi un giorno comprendete che tutto è ancora
meglio quando la vita stessa è impostata in questa direzione di bene
comune e questo lo potete chiamare servizio: io servo a qualcosa!
Servire cosa vuol dire? “Dimmi cosa c‟è da fare! Sono qui a cercare
di riconoscere cosa c‟è fare e poi lo faccio”. Questo non è l‟ego. La
vostra filosofia, le vostre idee non c'entrano niente, quelle se le
analizzate bene servono solo per non fare.
113
Il momento in cui si passa a questo “noi” grande è il momento in cui
la trasformazione, la crescita e l‟espressione del Dio attraverso di voi
incomincia a diventare molto veloce. Però nessuno ve lo può
imporre, intendo dire che ogni uomo può muoversi in base al
riconoscere, che è una capacità di vedere. Se pensate di poter essere
utili a vostro marito e vostro figlio, il vostro mondo è la famiglia,
quindi avrete la velocità di crescita che può esistere nella famiglia. La
velocità di crescita in un mondo grande, un‟umanità, è tanta perché
mentre voi lavorate per lei, lei lavora per voi. Naturalmente come
dicevamo prima la vostra responsabilità è fondamentale, perché se
voi tenete alta questa qualità, questa vibrazione, con il vostro amore
tutto arriva.
Allora cosa richiede il cammino verso la Verità insieme agli altri?
Una cosa sola: di spogliarsi. L‟ego però è un genio, è
intelligentissimo perché lavora da dentro e vi fa usare un ascolto
selettivo, tutto ciò che non corrisponde lui lo scarta, non lo sentite
proprio. Cioè entra ed esce, altrimenti basterebbe dire la cosa una
volta sola, uno dice: “Ah, è così, lo faccio mio”. No, milioni di
miliardi di volte, poi una volta, non si sa perché, si scalfisce un
pezzettino di roccia e una cosa incomincia a entrare e quando entra è
incredibile, dopo cambia tutto.
Vivere il nuovo non crediate che sia una cosa tanto comune, ma il
cercatore della Verità sa che la vita non è quel poco che state
vivendo. Se siete innocenti e guardate lo scopo, in poco tempo
trovate la sintonia. Dovete pensare che cosa è meglio. La domanda è
sempre questa. La domanda nell‟uomo, nella vita: che cosa è meglio?
Che cosa è utile? Per chi? Bhè per il mondo a cui fate riferimento.
Provate a guardare quante volte siete inconcludenti. Perché siete
inconcludenti? Cioè la chiarezza è un aspetto importante dell‟essere
umano, senza chiarezza non si può fare niente. La chiarezza è il
contatto con l‟anima, non è un‟altra cosa.
Diceva San Paolo: le caratteristiche dell‟anima sono acutezza,
prontezza e disponibilità. L‟anima è acuta, centra esattamente il senso
delle cose, e se voi vedete i bambini capite che è così, di fronte al
gioco, di fronte ad altre cose sono acuti, pronti e disponibili. Non
mettono un tempo, una paura, un passato, una quantità enorme di
teorie strampalate, non fanno così. Quindi chiarezza significa
ritornare bambini, significa ritornare in contatto con la natura divina
114
dentro di voi.
Prendo come riferimento l‟insegnamento di Castaneda, Don Juan
diceva che c‟era un centimetro cubo di possibilità sempre, e quando
Castaneda produceva un‟azione inconcludente, gli diceva: “Ti sei
perso il tuo centimetro cubo di possibilità”. Questo centimetro cubo
era praticamente ogni azione che non andava a termine, perché
veniva spesa male. Mettere a frutto il proprio centimetro cubo di
possibilità è molto importante perché vi porta in un altro gradino
dove le possibilità sono un decimetro cubo e quello, messo a frutto,
vi porta in un altro gradino dove le possibilità sono un metro cubo. E‟
vero che ora sono solo un centimetro cubo ma questo è transitorio,
quel centimetro cubo è la cosa più importante che voi avete, è un
piccolo fare molto prezioso. Ed è quel piccolo fare che vi apre la
porta a un fare più grande.
Nel cammino verso la Verità è molto importante la chiarezza, non è
intelligenza la chiarezza, non c‟entra niente la chiarezza con
l‟intelligenza. La chiarezza è correlata con la pulizia, non con
l‟intelligenza, non c‟è luce senza chiarezza. L‟uomo è inconcludente
perché ha casino dentro, perché funziona in maniera approssimativa,
è tutto casino e irrequietezza. La chiarezza è importante perché la
chiarezza è collegata con la calma, dovete coltivarla la chiarezza.
Poi è importante la pazienza, è una cosa meravigliosa e la pazienza è
velocità mentre l‟impazienza è inconcludenza. E‟ tutto il contrario di
quello che sembra. Una delle ragioni per cui non riuscite a fare, a non
ottenere risultati, è che non avete pazienza.
Ricordate l‟impazienza è inconcludente, invece la pazienza è la
velocità, è la capacità di percorrere il percorso nel più breve tempo
possibile.
17 Gennaio 2005
115
COS’E’ CHE VOGLIO VERAMENTE?
La comunicazione
Il conflitto ci fa dimenticare di noi
L’obbedienza a se stessi
Far fruttare i talenti
Come facciamo a comunicare a livello profondo?
Una persona potrebbe rispondere: collegandosi alla propria anima, e
questa è una buona risposta perché ci si mette in ascolto, ma dicendo
cosa? Facile, dicendo quelle cose che per voi sono veramente e
totalmente importanti con poche parole, perché le molte parole
nascondo dalla confusione.
Allora potreste pensare: io adesso voglio realizzare una
comunicazione profonda, quando qualcuno parlerà lo ascolterò e
quando parlo io voglio dire esattamente ciò che per me è molto
importante. Voglio dire solo le cose più importanti.
E‟ difficile sapere qual è la cosa più importante, la cosa più
importante è un desiderio che nasce da dentro, non è un desiderio
esteriore, è un desiderio che nasce da dentro. E‟ difficile interrogarsi:
cos‟è che voglio veramente? Provate a rispondere …..
Le risposte possono essere: comunicare quello che penso con amore,
la Verità, l‟integrità, la chiarezza, il collegamento con la Fonte, la
libertà, la felicità, togliere la paura, smettere di difendere, la gioia, la
risposta alle domande: chi sono, dove vado e perché, sono tutte
giuste. Ma secondo voi quanto diverse sono queste cose? Niente,
dove c‟è una ci sono tutte le altre. Le parole usate sono diverse ma
dove c‟è l‟integrità c‟è la libertà, dove c‟è la libertà e l‟integrità c‟è
l‟amore, dove c‟è l‟amore, l‟integrità e la verità c‟è la risposta alle
domande: chi sono, dove vado, e perché.
Quindi è la stessa cosa, volete tutti la stessa cosa, volete tutti essere
Uno con Dio.
La domanda successiva è: “ma se questa è la cosa più importante
della mia vita, che cosa me ne faccio di questa cosa? E‟ una teoria o è
viva? Come si fa a renderla viva? Cosa me ne faccio di questa cosa
più importante della mia vita che è talmente importante che non me
ne faccio niente o poco? Come la manifesto questa importanza?
Come la posso manifestare questa importanza?”
116
Se questa è la cosa più importante della vostra vita dovete fare
continuamente riferimento a lei. Riferimento per fare cosa? Per
scegliere. La cosa che è la più importante per voi è la vostra guida. Se
volete la chiarezza ma poi fate casino, volete la verità ma mentite,
volete la libertà ma vi imprigionate sempre dentro delle cose piccole,
cosa state facendo?
Volete il contatto con la Fonte ma vi perdete dietro a tutti i desideri
che ci sono al mondo, dietro a tutte le cose. Il punto è, che una volta
che sapete che per voi è importante bisogna tenerlo dentro, in
maniera solida, perché Gesù dice: “Dove è il tuo amore, là è il tuo
tesoro”. Non ci possono essere due cose più importanti, la cosa più
importante è una sola. Non è che il resto non conti, ma è la cosa più
importante che detta le regole del gioco. La cosa più importante è la
cosa più importante! E tramite quella cosa più importante date valore
a tutto il resto. Quella cosa più importante dovete averla sempre
presente, è continuamente il vostro maestro nella vita, ed è
continuamente il paragone di riferimento per tutte le scelte che fate.
Voi non fate così perché vi dimenticate. La cosa più importante per
voi, se non siete collegati con lei, non ha potere, ha pochissimo
potere. Il suo potere consiste nella vostra capacità di rimanere
continuamente collegati a lei e indirizzare le vostre azioni,
continuamente in base a quello. E questo in che modo influisce nelle
relazioni con gli altri? Moltissimo.
Perché se voi misurate tutto in rapporto all‟amore e alla bellezza,
un‟altra persona misura tutto in rapporto alla chiarezza, un altro
misura tutto in rapporto alla libertà, e lei misura tutto in rapporto
all‟integrità, non potrete mai essere in disaccordo. Non sarete mai in
disaccordo, perché quelli che abbiamo detto sono attributi di Dio,
anzi sono attributi di un uomo, nel senso completo, un Uomo (con la
U maiuscola), non può esserci disaccordo.
Quando dico che vi dimenticate, non dico una cosa tanto sbagliata,
anche se pensate di non dimenticarvi, vi dimenticate e come fate a
sapere che vi dimenticate?
E‟ facile ogni volta che siete in conflitto è la dimostrazione perfetta
che vi dimenticate. Guardate quanti conflitti avete così sapete quante
volte vi dimenticate, facilissimo.
Ogni volta che vi dimenticate vi tradite. Non tradite un altro, tradite
voi stessi. La Fede di cui parla Gesù è in realtà fedeltà, è la capacità
117
di rimanere fedeli a se stessi, fedeli vuol dire rimanere fedeli a ciò
che per voi è il vostro valore essenziale. In questa direzione bisogna
arrivare a fare una scelta cioè consacrarsi, non è che vi dovete
consacrare alle cose di un altro, dovete consacrarvi a voi stessi.
Non c‟è da avere paura. Vedete, anche di fronte a questa autorità, che
è l‟autorità di amare ciò che siete, l‟uomo ha paura. Già consacrasi:
“ma allora non posso fare, non posso andare, non posso dire…”.
Consacrarsi è così: è come essere un albero della cuccagna, avete
presente come è?
Voi avete una scatolina e in questa scatolina ci stanno poche cose.
Prima sono appese delle monete da un euro, voi mettete le monete da
un euro nella scatolina e la riempite. Poi andate un po‟ più su e
trovate tutti biglietti da € 5, allora buttate giù le monete e mettete
dentro i biglietti da € 5. Poi dopo biglietti da € 100, biglietti da € 500,
assegno da € 1.000.000. E‟ inutile che stiate a mettere lì le monetine,
voi andate direttamente a prendere l‟assegno da un milione di Euro.
Questo perché ciò a cui vi siete consacrati, che è la vostra ragione di
vita, ciò che ha valore, contiene tutto il resto. Non è che perdete
qualcosa, non è che prendendo l‟assegno da un milione di euro
perdete tutte le monetine, non è così!
Gesù lo dice in una maniera chiarissima, dice: “cercate innanzitutto il
Regno di Dio” e lui non dice qual è il Regno di Dio, perché non lo
può dire qual è il Regno di Dio, il Regno di Dio ogni uomo lo può
descrivere o pensare in un modo diverso. Anche se poi alla fine è
sempre lo stesso modo, quindi pensatelo pure come volete “però
cercate innanzitutto il Regno di Dio, tutto il resto vi viene dato di
conseguenza”, è gratis tutto il resto.
Allora questo è il punto fondamentale, amare qualcosa moltissimo e
riferire tutto a quell‟amore. Giustamente potreste osservare che ci
sono le interferenze, ma loro ci sono sempre, lo scopo è manifestare
dentro le interferenze, è proprio questa la cosa.
Cioè non sono interferenze, sono le cose che girano e che devono
essere. E‟ come se io adesso volessi cucinare un piatto di spaghetti,
quando vado al supermercato per comprare gli spaghetti, poi lì ci
sono le penne e i rigatoni, ecco queste sono tutte interferenze. Non
sono interferenze sono possibilità che lì esistono per quelli che
vogliono fare le penne, ma siccome ho deciso che voglio fare gli
118
spaghetti! Le penne fanno parte delle cose che nella mia scelta
vengono messe da parte.
La cosa molto chiara è quando, una persona arriva a definire quello
che per lui è importante.
Qui non c‟è tanta teoria, questa è una cosa molto chiara. Questo è per
me importante. E se per voi è importante quella è la vostra direzione.
Adesso si tratta di andarci, poi tutto ciò che arriva come dono durante
questo cammino va bene, ma il punto fondamentale è proprio quello
lì, cos‟è che per voi conta, voi siete qui la cosa è là, come ci andate?
Non potete sapere niente prima, ma durante il cammino che vi porta
verso il luogo dove volete andare, le cose si svelano un po‟ alla volta.
La vita c‟è apposta per svelarsi e per dispiegarsi nella manifestazione.
Se volete saperne di più su ciò che concretamente dovete fare,
guardate ciò che avete, perché vi siete equipaggiati con ciò che
serviva.
Siete venuti qua con ciò che serve per fare ciò che volete.
Guardate il luogo dove siete nati, questo luogo ha un significato.
Guardate la famiglia dove siete nati, guardate il corpo che avete, tutte
queste cose hanno un significato che se voi ci entrate dentro riuscite a
capire tante cose. Ma se voi invece rifiutate, e da grandi chiamerete il
rifiuto trauma, non comprenderete niente. Vi faccio un esempio,
prendiamo un uomo maturo che riconosce che è eccessivamente
astratto. Bene, quest‟uomo quando era il momento di nascere sulla
terra ha scelto una famiglia da cui comprendere.
Quando era bambino, aveva tre anni, sua madre gli diceva: “Sei
sempre con la testa fra le nuvole!” Questo è il primo insegnamento,
se lui non ha accolto questo insegnamento da grande dirà che
l‟educazione repressiva di sua madre gli ha creato un sacco di
problemi, perché fin da piccolo lo ha umiliato dicendogli che aveva la
testa fra le nuvole.
Volete sapere qual è il vostro compito? Accettate tutto quello che la
vita vi da, accettate ciò che siete, accettate ciò che vi manda, accettate
ciò che porta, cercate di comprendere. Sono tutti doni uno dietro
l‟altro che vi mostrano delle cose, se vi rifiutate di vedere non
vedrete. Il rifiuto di vedere è il rifiuto di adempiere al proprio
compito.
Conoscere bene il vostro compito inizia col benedire tutto ciò che vi è
stato dato. Incomincia col riconoscere il valore di ciò che avete: se
119
siete maschio, se siete femmina, se siete italiani, questi sono i vostri
talenti, non potete maledire vostro padre o vostra madre, perché così
distruggete. Quando in età piccola non accettate la prima lezione,
dopo l‟accetterete sempre meno perché costruirete una psiche tutta
basata su questa negazione.
Un esempio può essere una persona di Atlantide con un potere
esagerato, ma in totale squilibrio perché credeva che fosse giusto
utilizzarlo per il suo piacere. Ha fatto soffrire un sacco di gente e
insieme ad altri ha distrutto un continente.
Quando programma la sua nuova vita decide che deve imparare, in
questa vita, la responsabilità, il senso di dovere e l‟obbedienza.
Sceglie una famiglia che abbia le capacità di insegnargli questo.
L‟atlantideo arriva in questa famiglia e lì apprende le sue prime
lezioni, non l‟ha scelto un altro, l‟ha scelto lui.
In queste prime lezioni siete davanti al punto: o imparate la lezione e
intraprendete la responsabilità o vi ribellate e questa ribellione alla
famiglia è la dimostrazione che la lezione della responsabilità e del
dovere non la volete, perché volete continuare a usare il potere per il
vostro piacere.
Si tratta di imparare, si tratta di smettere di giudicare e di assolvere,
perché vostra madre, per esempio, essendo se stessa e svolgendo il
compito che doveva svolgere, vi ha dato l‟amore che era in grado di
dare. Potete solo ringraziarla, inoltre vi ha dato la vita.
Avete deciso di venire al mondo, avete voluto quella madre, avete
voluto quella vita ma poi vi arrabbiate con lei perché volevate
un‟altra cosa. Questo è il discorso, e nel cammino che state facendo,
in qualunque scelta di qualunque genere, la fedeltà a sè stessi è
importante, è il cammino sicuro verso la divinità.
La fedeltà a se stessi, intendiamoci bene, non all‟ego dell‟uomo,
l‟ego è incapace di fedeltà, come è incapace di lavoro, di sforzi, di
continuità e di creatività, è solo capace di pretese, di lamento, di
maldicenza, di bisogni. Queste sono le caratteristiche dell‟ego, la
fedeltà è che voi avete riconosciuto un valore, quel valore è un
aspetto di Dio.
Avete individuato la vostra vita verso quel valore adesso durante il
cammino potete mantenervi fedeli a questo o potete perdervi, perché
tradite voi stessi.
120
Il talento importante che dovreste manifestare in questa vita è
l‟equilibrio. E‟ l‟esempio di prima dell‟atlantideo che è molto
intelligente ma è nello squilibrio perché usa questa intelligenza per la
sua soddisfazione.
Quindi la famiglia dove andate, con la madre e il padre che avete,
sono l‟addestramento per tirare fuori questo talento. E se voi rifiutate
quell‟addestramento il talento non salta fuori. Il talento non è
automatico. Si acquisisce attraverso la vita.
Allora voi avete dei talenti e, dice il libro di Gibran: “Tutti gli eventi
della tua vita sono lì perché li hai attirati lì, quello che decidi di fare
con essi dipende da te. Mai ti è dato un desiderio senza la possibilità
di realizzarlo però dovrai faticare per questo. Mai ti è dato un
desiderio senza la possibilità di realizzarlo però può darsi che tu
debba faticare per questo”.
E‟ fondamentale il riconoscimento di ciò che siete e ciò che avete,
perché quando riconoscete siete soddisfatti di quello che avete, che
vuol dire che sapete che avete tutti gli strumenti per andare dove
volete. Non perdete la vita nel lamento, nel vittimismo, nella
distruttività, non perdete più la vita in quell‟atteggiamento. Non vi
dedicate a cose con le quali non potete fare niente, dedicatevi ai
talenti, riconosceteli, e fateli fruttare.
Perché voi, al di là di tutti gli ideali che abbiamo espresso, avete un
solo scopo: mettere a frutto ciò che vi resta da vivere.
Guardate quali sono i vostri talenti. Se vi guardate e vi accorgete che
avete uno zaino, delle corde, un piccone, delle scarpe chiodate dovete
scalare le montagne, siete degli alpinisti. Guardate quali sono i vostri
talenti, conoscete ciò che siete e conoscete i vostri doni, non negateli.
Questo è l‟errore che fate, voi negate.
Dovete vedere chi siete, che cosa avete e farlo fruttare, questa è la
felicità. Se non lo sapete, e lo volete scoprire, si può fare. Voler
scoprire chi siete, quali potenzialità la vita vi ha dato, quanta gioia
potete vivere con ciò che siete e quanta gioia potete dare con ciò che
siete.
Dentro di voi ci sono sicuramente tanti talenti e non è detto che siano
quelli che dice la scuola, o quelli che vi siete creati voi nella mente
quando avete avuto le prime amiche, sono quello che voi siete. E se
voi date valore a ciò che siete e alla vostra vita, volete sapere quali
sono questi talenti.
121
Per andare nel cammino che ve li svela avete bisogno di un ideale,
l‟ideale è la chiarezza, è l‟amore, è la libertà, sono tutte ottime strade.
Quando misurate tutte le vostre azioni in base a questo ideale e
scartate le azioni che non ne hanno, lentamente i talenti emergono,
voi li vedete, vengono fuori. Se invece non siete fedeli a voi stessi
andate altrove, un altrove che decidono gli altri ed è una bugia, non
può nascere niente.
Il seme contiene già la pianta, è questo che bisogna capire, è per
quello che dovete guardare come siete, il seme col tempo è la pianta.
Il seme è una pianta in potenza e la potenza è l‟atto, la realizzazione
del seme. Tutta la vita è questo passaggio da potenza a atto. Cioè dal
seme di barbabietole non nasce un pomodoro, quindi il seme
contiene, è per quello che si dice di conoscere se stessi.
Conoscere la vostra aspirazione, conoscere ciò che per voi è
importante, ciò che per voi ha valore, dopo sarete proiettati in quella
direzione.
Come la favola del Brutto Anatroccolo, era un cigno ma considerato
anatroccolo era un anatroccolo brutto. Tutti siamo brutti secondo
parametri di esistenza che non sono i nostri. Spesso voi non
riconoscete i vostri talenti perché vi giudicate con le idee di altri, è il
tradimento più grande che potete fare. Vi giudicate secondo una scala
di valori data da altre persone.
Walt Disney per trent‟anni ha cercato di convincere la scrittrice di
Mary Poppins a concedergli l‟autorizzazione per fare un film tratto
dal libro, non ha lasciato perdere per un amore. Poi aveva l‟idea
chiara di costruire Disneyland, quindi ha iniziato a cercare
finanziamenti. Se voi guardate quanta bellezza Walt Disney ci ha
messo, per quanti bambini, per quanti adulti, per quanto tempo, cioè
per noi è un uomo ordinario ma in realtà è un Maestro.
Un Maestro che è venuto al mondo per portare un messaggio in
questa forma e questo era il suo compito. Lui non lo sapeva all‟inizio,
un po‟ alla volta, però un giorno ha terminato la sua vita con questo
compito svelato davanti a tutti ed è un dono per tutti quanti.
Vi sembrano troppo teoriche queste cose? No, sono vere, concrete,
cioè Walt Disney esiste e poi non c‟è solo Walt Disney, ce ne sono
cento milioni di personaggi che in una direzione o nell‟altra
manifestano Dio. Per capire i vostri talenti la chiave importante è che
122
dovete comprendere cos‟è importante. Questo è il punto
fondamentale: comprendere cosa è importante per voi.
Quando avete un amore, se il talento che serve non l‟avete ve lo
procurate, Walt Disney non era un musicista e si è trovato due
musicisti. Ve lo procurate, l‟importante è l‟amore, è uno scopo, una
cosa che dia significato alla vita, che è il significato della vostra vita.
Serve questo altrimenti cosa fate? Senza questo non si può fare
niente, non saprete mai se quello che avete fatto vale qualcosa o è da
buttare via. Invece con qualcosa che da un significato alla vostra vita,
perché voi avete scelto che è importante, allora cambia tutto.
L‟importante è fare. Sapete qual è il vostro problema? Siccome siete
tutti qua e vi siete allontanati dalla divinità siete tutti ribelli, avete una
ribellione dentro che non si tiene. E‟ una ribellione dentro che vuol
sempre saltar fuori in qualche maniera, ha sempre qualcosa da dire.
Ricordate, tutto è già stato inventato, tutto è già stato creato, la
bellezza già esiste, già è stata fatta, non dovete farla voi, dovete solo
godervela. Per godervela però bisogna aprire, vedere, saper guardare,
saper accogliere, saper accettare.
L‟esempio perfetto è nella Parabola dei talenti. Il padrone a un servo
da dieci talenti, all‟altro ne da cinque e all‟altro ne da uno. Quello da
cinque poteva dire: “Cavolo a lui ne ha dati dieci a me ne ha dati
cinque”. Non è questo, se vi paragonate agli altri è un disastro, perché
o diventerete arroganti o diventerete tristi, comunque troverete
sempre qualcuno al di sopra di voi e troverete sempre qualcuno al di
sotto di voi.
Questo paragone non è utile e il padrone si comporta in maniera
perfetta, tu hai avuto dieci talenti e ne hai fruttati altri dieci, okay, hai
raddoppiato, hai fatto un‟ottava, hai fruttificato i tuoi talenti. Tu ne
avevi cinque e ne hai prodotti altri cinque, bravo hai fruttificato i tuoi
talenti. Se quello che ne aveva uno ne avesse prodotto un altro gli
avrebbe detto: “bravo, hai fruttificato i tuoi talenti!”. Solo che lui l‟ha
messo sotto terra.
Questo è il punto e gli dice: “Potevi almeno metterlo in Banca così ti
davano qualcosa e mi portavi il frutto della banca”. Così invece la tua
vita, perché della vita si parla, è passata inutilmente. Alla fine della
vita sei esattamente la stessa persona che eri all‟inizio.
E lo stesso vale per quello che è insoddisfatto. L‟insoddisfazione è
paura, è ribellione, è rifiuto, è vittimismo, è credere nell‟ingiustizia.
123
Vi dovete occupare solo di ciò che Dio vi ha dato e di farlo
fruttificare, è facile. Non sarà facile sempre capirlo. Voi siete qui, ma
credete di essere qui senza una ragione?
Voi forse non la sapete, ma vi garantisco che qualcuno la sa, e potete
saperla anche voi, scoprire la ragione per cui siete qui è una parte
importante del lavoro, non la parte secondaria. Però siete qui, la
vostra anima vi ci ha portato, c‟è poco da fare, lei lo sa. Se voi
conosceste la vostra anima, conoscereste anche la ragione per cui
siete qui.
Questo cammino di riscoperta va fatto con umiltà, l‟umiltà vi porta a
dare valore ai vostri talenti. Cosa intendo dire? L‟umiltà è la capacità
di sapersi collocare esattamente, se quindi voi avete una capacità, che
è un talento, è umiltà riconoscere questo valore, perché così lo potete
mettere al servizio, allora lì da frutto e tanto.
Non è ego riconoscere i propri talenti, non lo è. Perché dico questo?
Perché l‟ego dell‟uomo si manifesta esattamente nel non collocarsi
correttamente o si mette al di sopra o si mette al di sotto. O si mette al
di sopra e allora pretende o si mette al di sotto e allora non fa e non
serve, nei due sensi, non serve, non è utile, perché non serve, non è al
servizio.
Se invece avete un talento e lo applicate, anche se gli date poca
attenzione è bene conoscerlo, questo è un dono di Dio ce l‟avete,
funziona. Poi quando ne avrete la certezza vi domanderete: come si
può spendere questo talento in maniera più grande?
Poi dopo vi accorgerete che i talenti che avete, non sono isolati, in un
compito più grande confluiscono tutti.
Coltivando i talenti vi accorgete che tutti questi talenti hanno una
ragione di essere in un piano globale che è il vostro progetto di vita e
lì conoscete di più ciò che siete.
Però non bisogna disperdersi nel negativo, dovete vedere cos‟è che vi
blocca e poi non dargli spazio. Senza amore non si fa niente.
L‟amore è la chiave di tutto. Qualunque sia il vostro amore, voi lo
coltivate e riferite tutto a quello, fine. Ciò che non è per quello via. Vi
ricordate cosa ha detto il maestro a Tiziano Terzani quando gli ha
detto che voleva scrivere un libro? Gli ha detto: “Il libro lo scrivi per
te o per Lui? Se tu lo fai per Lui, sta tranquillo, porterà acqua a
questo tuo cammino, ma se lo fai per te, per te chi?”
Allora dovete sapere qual è il vostro amore.
124
Poi tenendo sempre presente questo riferimento, del vostro amore,
fate tutte le scelte della vostra vita per lui, questa è la direzione.
Poi la chiarezza, l‟abbandonare la paura o qualunque cosa che volete
veramente si fa in questo modo.
24 Gennaio 2005
125
APRIRSI A UN MONDO PIU’ GRANDE
La via per la crescita
La guarigione
Il valore di un gruppo
In questi anni insieme sono successe cose, per molte persone,
veramente di trasformazione. Se volete trasformazioni piccole, che
però sono gigantesche, perché gli esseri umani normalmente non
cambiano mai. Vi siete accorti di questo?
La maggioranza, in tutta la loro vita, non cambia mai. E‟ proprio un
nucleo duro, un malloppo duro, una pietra così che scalfirla un po‟ e
produrre un piccolissimo cambiamento è una cosa difficilissima.
Quasi tutti gli uomini muoiono esattamente come sono nati con
pochissime differenze. E‟ un pensiero pessimistico? Non è
pessimistico, è la pura realtà e in mezzo a questi ce ne sono molti che
si occupano a tempo pieno di spiritualità.
Guardate la trasformazione è una cosa meravigliosa però quando si
entra nella dimensione della trasformazione la trasformazione può poi
esserci tutti i giorni.
Un cammino di crescita è un cammino che è nella responsabilità ma è
senza forzatura, nel senso che ognuno fa quando e come si sente
pronto. Nessuno può dire vai troppo piano, vai troppo lento, sei
troppo veloce perché non si può sapere. Naturalmente serve
l‟intenzione di esserci, questo è molto importante, perché senza una
reale intenzione di esserci e di partecipare per come si può, tutto il
discorso non sta in piedi, però nessuno può giudicare il modo in cui
una persona partecipa.
L‟impossibile è impossibile solo nella vostra mente ed è impossibile
perché la vostra è una mente spaventata, se non aveste una mente
spaventata capireste che l‟impossibile, così grande da sembrare
miracoloso, è una delle tante cose che possono succedere.
Adesso c‟è un‟altra tappa perché il cammino della crescita non è fatto
di certezze e piaceri, è fatto di valori e felicità. Allora voi sapete solo
che venite dal punto x-1, siete al punto x e andate al punto x+1. Siete
qui per occuparvi del punto x+1.
126
Se l‟uomo non avesse tutti i problemi del passato, ci vorrebbe
veramente poco, ma se uno tira fuori tutte le paure della sua
esistenza, non se ne esce più, ed è così per tutte le cose.
Entrare in un mondo grande vuol dire ricreare il flusso dell‟amore,
rendere visibili i frutti dell‟amore sapendo che volete andare verso
una direzione di integrità, di unità, di pace interiore ed esteriore,
perché la pace del mondo e la vostra pace sono la stessa cosa.
Nel punto x, dove siete, si trova il piacere, ma l‟uomo non è fatto per
il piacere, è fatto per la felicità, la felicità vera non quella effimera
del piacere che svanisce. La felicità contiene il piacere ma nell‟uomo
avviene il contrario, non ricerca la felicità, ricerca il piacere e un
piacere separato dall‟idea di Infinito, di Dio, dall‟idea di felicità è una
costrizione.
Quando vi trovate a scegliere di percorrere il cammino per andare al
punto x+1 il piacere vi dice: “torna indietro, vai in quello che sai, in
quello che ti piace, in quello dove c‟è sicurezza”. La verità invece vi
dice: “vai avanti!”
Quanti di voi hanno testimonianze di auto-guarigione, in senso ampio
non solo necessariamente del corpo, in tutto, testimonianze di autoguarigione a fronte di un lavoro che va nella direzione della Verità?
Molti di voi le hanno e hanno la prova concreta che l‟unica
guarigione è quella che consiste nel ripristinare il contatto con la
Verità, perché l‟unica malattia è l‟allontanarsi dalla Verità; la
malattia e la guerra sono la stessa cosa. La guerra che vivete sul
pianeta è la malattia di questo organismo che si chiama Terra. E la
malattia che vivete sul vostro corpo è una guerra che è dentro di voi,
guerra e malattia sono la stessa cosa. Così come la guerra viene
risolta quando viene sostituita dalla pace, allo stesso modo la salute è
la pace.
Però ciò che anima il lavoro che facciamo lo sapete, la Verità è
sconfinata e si rivela gradualmente solo a quelli che la cercano e
quindi voi siete qui a cercarla, sapendo di non conoscerla, e ben
sapendo che non potete pretendere di conoscerla. Quindi siete qui in
una condizione di apertura e di accettazione, un pochino alla volta, di
questa Verità. Se venite e credete di sapere, pensate di dire ciò che è
giusto e ciò che è sbagliato, come si fa e come non si fa, siete nel
posto sbagliato.
127
Se sapete la Verità non venite qua perché siete totalmente fuori posto.
Noi siamo quelli che la cercano, non siamo quelli che la sanno.
Speriamo che lei si degni, un po‟ alla volta, su questo cammino di
rivelarsi e difatti lo fa, però non ha mai la faccia che credevamo, ha
sempre un‟altra faccia.
In questa lunghezza d‟onda sapete che dovete lasciar fuori, da questo
lavoro, il vostro quotidiano, le vostre certezze, il vostro passato e
soprattutto il giudizio nei confronti degli altri. E tutto questo vi mette
subito nella condizione di arricchirvi di tutto ciò che gli altri fanno,
dicono, e come si muovono. Una persona mostra la sua debolezza e
voi, che non siete nel giudizio, vi accorgete che è la vostra. E questo
è una cosa incredibile. Magari nella vostra vita, nel vostro lavoro, per
capire questo ci avreste messo vent‟anni o magari in vent‟anni non ci
siete mai riusciti. Qua, grazie al non giudizio, lo vedete in un
secondo.
L‟altra cosa è considerare le persone che fanno un viaggio con voi,
come dei fratelli. Se fate questo siete nel lavoro, nel lavoro su di sé, e
siete nella via.
La ragione per cui serve un gruppo è che da soli non andate da
nessuna parte. State in un mondo piccolo a raccontarvi quanto siete
bravi e buoni, e quanto cammino spirituale avete fatto. Però potreste
accorgervi che negli ultimi vent‟anni la vostra vita non è mai
cambiata, se la vostra vita non è mai cambiata, quanto è grande,
quanto è lungo il vostro cammino spirituale? Non tanto. Quando vi
unite insieme ad altri, costituite un nuovo organismo che ha accesso a
un mondo più grande.
Questo vuol dire che un gruppo funziona come un organismo. E‟
sempre così. Questa è la ragione per cui i maestri hanno sempre
predicato la fratellanza. Non hanno detto: “Chiudetevi in una stanza e
fatevi i fatti vostri e adorate il Padre Vostro che è nei cieli”. Non ha
detto questo Gesù! Gesù ha detto: “Ama il Signore Dio tuo con tutto
il tuo corpo, con tutta la tua forza, ama il prossimo tuo come te
stesso”. L‟amore per il prossimo senza l‟amore per Dio è una bugia e
l‟amore per Dio senza l‟amore per il prossimo è una bugia.
L‟inganno dell‟umanità senza Dio, dell‟essere buoni nei confronti
degli altri senza il contatto con l‟Origine stessa della bontà, è un
inganno che porta l‟uomo verso il niente. Stessa cosa per la
128
spiritualità, un contatto col divino, senza il contatto con l‟uomo è un
inganno. E‟ quello che dice San Paolo, ve lo leggo:
INNO ALL‟AMORE DI SAN PAOLO
“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli ma non
avessi l‟amore sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che
tintinna.
E se avessi il dono della profezie e conoscessi tutti i misteri e tutta la
scienza e possedessi una pienezza della Fede tale anche da smuovere
le montagne ma non avessi l‟amore non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze ai poveri e dessi il mio
corpo per essere bruciato ma non avessi l‟amore a niente mi
gioverebbe.”
Qui c‟è la chiave di tutto
“L‟amore è paziente, è benigno l‟amore, non è invidioso l‟amore, non
si vanta, non si gonfia d‟orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il
suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode dell‟ingiustizia ma si compiace della Verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L‟amore non avrà mai fine, le profezie scompariranno, il dono delle
lingue cesserà e la scienza svanirà, la nostra conoscenza è imperfetta
e imperfetta è la nostra profezia, ma quando verrà ciò che è perfetto
quello che è imperfetto scomparirà.
Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo da bambino,
ragionavo da bambino, divenuto uomo ciò che era da bambino l‟ho
abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora
vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora
conoscerò perfettamente come anch‟io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che restano: la fede, la speranza e l‟amore.
Ma di tutte la più grande è l‟amore.”
Coltivare il gruppo è la chiave di tutto, il gruppo è un insieme di
persone che si riconoscono fratelli in viaggio verso la Verità. La
Verità non è conosciuta ma sconosciuta. Questo viaggio funziona
tanto quanto gli date valore.
E gli date tanto valore quanto siete disposti, per esso, a superare i
vostri limiti, che in certi momenti ci sono.
129
Quanto siete disposti a spogliarvi di tutto ciò che nella visione
dell‟ego vi protegge, ma nella visione dell‟anima vi imprigiona? La
volete veramente abbandonare? Più l‟abbandonate più entrate in
questa dimensione.
Coltivare prima di tutto l‟amore per la Verità: amate il prossimo
vostro come voi stessi, con tutto il vostro corpo, con tutta la vostra
anima, con tutta la vostra mente e poi l‟amore per gli altri fratelli che
sono con voi. Questa è la ricetta.
31 Gennaio 2005
130
SCEGLIERE IL PROPRIO NUTRIMENTO
Quale terreno scelgo di essere?
La Quarta Via: un lavoro sulla globalità dell’essere
Voler vedere la Verità
Non prestarsi alla maldicenza
Perché accogliete la paura? La paura arriva e voi gli aprite le porte
perché non è vestita da paura. Non si veste in modo brutto e
riconoscibile, si veste in un modo bello e seduttivo.
Se voi riflettete su questo, un po‟ alla volta potrete impossessarvi
degli strumenti per buttarla fuori, per smascherarla. Serve un tempo
per capire, non è immediato ed è suprema intelligenza, prima di dire
no, darsi tempo. Il tempo è importante, altrimenti questo seme di
comprensione lo fate morire, il seme che vi libera lo fate morire e
dopo se vi viene la paura ve lo meritate.
Questo è il cammino della liberazione, per chi si vuole liberare, ma
come ho detto serve un tempo per comprendere, un tempo credetemi
lungo, serve un tempo per comprendere come il meccanismo della
paura funziona. Dopo averlo osservato a lungo, compreso a lungo, si
può incominciare a smascherarlo e liberarsene. La paura continuerà
sempre ad essere lì, bisogna comprendere di che cosa è fatta, come
arriva e come voi le aprite le porte e un po‟ alla volta ve ne potete
liberare. Riflettete: la paura arriva a voi ma è vestita in un altro modo
ed è vestita sotto la forma del piacere e della seduzione. Poi quando
arriva dentro incomincia a compire il suo lavoro e il primo prodotto
che fa è allearsi con le cose simili. Cose simili che sono dentro di voi,
per poter costituire una forza, e la prima cosa che produce è
l‟irrequietezza. Un esempio molto concreto lo troviamo nella
campagna: in un terreno non coltivato, durissimo e pieno di sassi è
impossibile che nascano delle piante di pomodori alte e prosperose.
Siccome i semi li porta il vento la domanda è: io che terreno sono?
Non è una buona domanda? Voi potete scegliere che terreno volete
essere. Dopo ne parliamo, perché adesso vi leggo una testimonianza
di una ragazza che ci mostra perfettamente che il potere delle cose
che arrivano dall‟esterno, e alle quali voi aprite la porta, è immenso.
131
“Il mio nome è Alessandra e sono una studentessa di giurisprudenza
al quarto anno. Sono una ragazza come voi con un grave e grosso
problema da risolvere.
Ecco qual è il mio problema. Circa sette anni fa ebbi un incidente in
bicicletta, passai col rosso, ahimè. Come conseguenza riportai un
trauma cranico e qualche contusione.
In seguito a questo incidente però incominciai ad accusare attacchi di
panico e di ansia i quali si trasformarono in vere e proprie crisi,
definite in seguito crisi pseudo-epilettiche.
Durante le mie crisi perdevo conoscenza, senso dell‟orientamento e
della realtà, vedevo delle immagini confuse e avevo paura di
qualcosa ma non sapevo di cosa. Venni ricoverata in una clinica
neuropsichiatrica a Pavia nella quale i medici cercarono di capire la
natura delle mie crisi. In tale clinica ero seguita psicologicamente e
venivo trattata con abbondanti dosi di psicofarmaci. Nei colloqui col
mio psichiatra, il dottor R. emerse che da piccola subii delle molestie
sessuali da un conoscente di famiglia. Il dottor R. pensò quindi che le
mie crisi potessero derivare dal ricordo di tali molestie. Avevano
quindi natura sessuale. In realtà le mie crisi erano sintomo di un
malessere interno. Non avevano nulla a che fare con abusi sessuali,
ma non la pensavano così i medici i quali cercarono di indagare nella
mia infanzia per verificare che non ci fossero stati altri tipi di abusi,
dato che le semplici molestie del signor P. non potevano bastare per
delle crisi così violente.
Dalle sedute psicodiagnostiche emerse che mio padre era una figura
ambigua, particolare; si accertò inoltre che io e mio papà avevamo un
legame molto forte. Fin da piccola volevo sempre seguirlo
dappertutto, ci giocavo sempre assieme, lo aiutavo nel lavoro, lo
imitavo in tutto, insomma, lo adoravo e non era normale. Non era
normale per il dottor R. perché un padre non può essere così attaccato
alla propria figlia e viceversa. Ma era così.
Cominciarono quindi le domande su mio padre e sul nostro rapporto.
Io, in tutta sincerità, non so come e non so spiegarlo, incominciai a
raccontare episodi di violenza sessuale nei miei confronti da parte di
mio padre. Al dottor R. raccontai ogni singolo momento che
ricordavo assieme a mio padre e non feci altro che aggiungergli ciò
che di più sporco e di terribile ci sia: un padre che abusa della propria
figlia.
132
E cominciai così un lungo percorso che mi portò a infangare i miei
più bei ricordi col mio papà e a rovinare la sua esistenza, la mia e
quella della mia famiglia.
Accusai mio padre e quindi lo condannai.
Senza che io me ne potessi rendere conto, senza che potessi fermare
quel meccanismo così pericoloso che avevo messo in atto, presto si
arrivò a degli interrogatori con poliziotti e Pubblici Ministeri,
indagini e perquisizioni varie. Trovarono un riscontro in mia sorella
che era arrabbiata col padre troppo severo. Trovarono una famiglia
spaventata dalla macchina della giustizia e che non sapeva difendersi
come avrebbe dovuto, ma non trovarono prove sulla colpevolezza di
mio padre.
Nemmeno la visita ginecologica diede certezza sulla colpevolezza di
mio padre, io ero ancora vergine. Non bastò. Niente poteva incastrare
mio padre eppure tutto ciò aiutò a dimostrare ai giudici la sua
colpevolezza.
Dopo sei mesi di degenza in ospedale tornai a casa e non vidi mio
padre, lo cercai disperatamente e nessuno voleva dirmi dove fosse,
nessuno e tutti sapevano. Mio padre era in galera e capii subito ero
stata io con le mie accuse, io con quel gioco assurdo e perverso che
facevo coi medici dell‟ospedale. Io, io non avevo capito, io non lo
sapevo. Assurdo ed inimmaginabile ma è così. In ospedale tentai il
suicidio più volte per il senso di colpa di quello che dicevo ai medici
perché non capivo il perché inventavo tali racconti, ma se tentai
anche successivamente il suicidio fu poi per il senso di colpa di aver
mandato in carcere mio padre e per aver rovinato la mia famiglia.
Dio, come si può vivere con un tormento talmente grande?
Grazie però proprio a mio papà e a mia mamma e alle persone che mi
sono state vicine riuscì a comprendere il mio grave e grande errore e
a capire che in realtà la colpa non era tutta mia, anche se a volte
ancora oggi penso invece che lo sia.
Insieme alla mia famiglia incominciai allora a combattere e lottare
affinché io tornassi in me stessa e a lottare per la verità, ma non ci
siamo riusciti. Nonostante io abbia ritrattato già durante gli
interrogatori con il Pubblico Ministero e nonostante abbia ritrattato in
ogni grado di giudizio, mio padre è stato assolto a formula piena una
volta sola e condannato sei volte.
133
Fino alla condanna definitiva della Corte di Cassazione del 9 Aprile
del 1999 a otto anni di reclusione. Ho chiesto molto amaramente la
grazia al Presidente Ciampi perché mio padre potesse presto tornare a
casa ma mi è stata negata.
Allora mi sono messa a studiare giurisprudenza, per questo faccio il
quarto anno, io non mi scoraggio, sono sette anni che lotto e ho solo
risposte negative. Una in più ti butta giù, certo, e molto ma può dare
anche la forza e la voglia di combattere fino in fondo, fino a che
giustizia non sia fatta.
Il mio fine primario è dunque quello di riaprire il processo, so che
sarà molto difficile. Ho nuovamente richiesto la grazia per mio padre
perché è l‟unico modo per farlo tornare a casa al più presto con noi di
modo che possa di nuovo lottare insieme alla sua famiglia.”
Questa è una testimonianza che mostra perfettamente che il potere
delle cose che arrivano dall‟esterno, e alle quali voi aprite la porta, è
veramente immenso.
Bisogna che voi entriate in questa consapevolezza, là dove c‟è una
pulizia interna, una purezza interna, queste realtà non possono
entrare. Si è capito con questo esempio i modi in cui lavorano le
paure? Questi medici avevano già tutte le loro idee, volevano a tutti i
costi trovare qualcosa di perverso. Questa ragazza poveretta ha avuto
un trauma quando in bicicletta è passata col rosso ed è stata investita
da una macchina, ma loro volevano trovare a tutti i costi delle
problematiche sessuali e quindi questa era già una perversione. Allora
questa ragazza nella sua fragilità, e anche in una sua predisposizione,
è entrata in questo gioco perverso con i medici a creare tutta questa
forma di maldicenza, ha avuto questa fantasia senza capire che, come
dicono gli indiani, i pensieri hanno gambe e braccia, sono cose vive. I
pensieri sono esseri viventi e producono immancabilmente il loro
ritorno.
Prima ho detto che potete scegliere che terreno volete essere,
riprendiamo il discorso. Voi siete un terreno, voi lo seminate e
nasceranno i semi che avete seminato. I semi che piante daranno? Se
voi seminate positivo nascerà una pianta che produrrà frutti positivi e
farà cadere semi positivi e andrà tutto in questa direzione. Se lasciate
spazio al negativo, vi lasciate seminare dal negativo, non sapete in
quanto tempo, ma arriverete in un luogo che non avreste mai creduto.
La religione cristiana chiamava questo tentazione, queste tentazioni
134
sono realtà, non sono teorie, sono energie che si vogliono
impadronire della vostra vita privata. Ecco, questa è la responsabilità
del vivere, voi avete esattamente ciò che seminate. Voi siete in questa
vita, che è un‟enorme mondo di possibilità, e siete voi che decidete
cosa accogliere nel vostro cuore affinché vivifichi. Poi vivificherà
sulla base di quello che è. Domanda: ma, gli uomini lo sanno questo?
No, non lo sanno. Imparare a scegliere il proprio nutrimento
consapevolmente, è un grande lavoro. L‟uomo non sceglie quel
nutrimento che lo libera, sceglie quel nutrimento che in quel
momento gli piace.
Allora il vostro nutrimento è: la terra per le cose solide, l‟acqua cioè i
liquidi, l‟aria è l‟aria che respiriamo e il fuoco che sono le
impressioni. Non sottovalutate le impressioni, imparare a produrre
impressioni volontarie e selezionare le impressioni è fondamentale.
Quando volete nutrire il vostro corpo buttate dentro qualunque cosa?
No, normalmente fate una scelta. Le impressioni non si vedono, a
differenza delle bistecche, però sono molto più potenti. Se scegliete
fra bistecche e spaghetti perché non scegliete fra un‟impressione e
l‟altra? Perché non lo sapete, serve un insegnamento per comprendere
questo e una auto-osservazione. Avete mai visto nella vostra vita la
paura arrivare attraverso il piacere? Se non l‟avete mai visto
fermatevi e incominciate a osservare. Quando un giorno avrete visto
questo, avrete uno strumento. Io non sono qui per convincervi di una
verità, ma vi dico la cosa più semplice: osservate questo, perché se
negate ancor prima di verificarlo commettete un grande errore. Se
credete di sapere già che non è così senza averlo provato, non potete
imparare, perché per imparare dovete ascoltare e cercare di
sperimentare. Provate ad analizzare questa ipotesi di lavoro: la paura
non è solo dentro di me, arriva e io la faccio entrare, ipotesi, non vi
ho detto verità, adesso con questa ipotesi voi potreste fare un lavoro
importante, scoprire delle cose e questo sarà uno strumento nel vostro
bagaglio, poi dopo si può approfondire. Dovrete anche chiedervi:
come entra e dove la fate entrare? Questa è una domanda ancora più
interessante. Tutto questo, voglio che mi capiate bene, è molto
pratico, è una cosa molto pratica, è come fare due uova al tegamino.
Non vi sto parlando di filosofia o non vi sto parlando di credere a
quello che io dico, che non dovete mai crederci, sto parlando di una
135
cosa molto pratica e che voi potete, se volete, sperimentare per voi
stessi, non per me. E‟ vostro interesse, cercare di farvene qualcosa.
Tutto è vita, lo accettate questo? Ma gli stadi di vita sono diversi
nella consapevolezza, le mie cellule hanno vita, intelligenza,
coscienza e consapevolezza in relazione al loro stato e grado di
evoluzione. Se poi le mie cellule si uniscono a fare degli organi, degli
organi a fare un corpo e questo corpo a fare una persona, lì ci viene
un‟entità a sostenere la vita di questa cosa che è una realtà più grande
e più evoluta. Questo vale anche in negativo. Esseri grandissimi e
meravigliosi che collegano mondi di positivo li chiamate angeli,
quegl‟altri li chiamate demoni. E dentro di voi, nel vostro cervello è
uguale. E col computer in Internet? Uguale. Sapete cosa succede
quando andate a visitare un sito in Internet? Avete mai letto la parola
Cookies? Cookies vuol dire biscottini, voi andate nel sito e il sito vi
mette dentro dei biscottini che servono a riconoscere il sito quando
voi andate in prossimità.
Non ci sono solo i cookies, ci sono altre forme più complesse che
possono entrare, per esempio i cavalli di troia, troyan‟s horse. La
televisione ci mette dentro tanti di quei cavalli di troia che non ce ne
accorgiamo, ci viene messo dentro, perché vuole guidarci nella sua
direzione. Voglio spiegarvi bene questo aspetto che è molto difficile:
tutto il combattimento che si vive è per il possesso. Perché abbiamo
molte personalità e non ne abbiamo una? Eh, perché queste
personalità si formano in questo modo, sono tutte alleanze di questi
nuclei. Un uomo integro ha un‟integrità e una volontà, quando vuole
fare una cosa la decide, la sente e tutta la sua struttura gli ubbidisce.
Ha una personalità integra, unitaria che è al servizio della sua anima e
anche a servizio di Dio o della vita. Questo quando l‟uomo funziona
nel modo giusto, ma quando l‟uomo funziona al rovescio non è più
lui che guida la sua vita, è soggetto ai desideri e ogni desiderio è una
micro-volontà, è una micro-personalità ed ecco che l‟uomo che si
disperde in centinaia in migliaia di desideri, produce nella sua
struttura un casino di centinaia di migliaia di io, poi questi io sono
raggruppati. Se voi analizzate la vostra personalità potete vedere i
gruppi dei vostri io. Come minimo vi accorgerete che avrete un io per
il mondo di lavoro, un io per il rapporto sentimentale e vedrete che ci
sono persone che il mondo degli amici e il mondo del lavoro non li
vogliono far entrare in contatto. Come mai? Perché dentro di voi
136
questi gruppi di io quando si toccano creano attrito e quindi hanno fra
di loro degli armonizzatori per poter convivere con tutte le vostre
contraddizioni. E‟ per questo che il cammino spirituale è fare
gradualmente crollare gli ammortizzatori e vivere queste
contraddizioni fino ad acquistare una pulizia, una personalità
purificata. Quindi vivete la paura perché coltivate l‟io di paura, lo
coltivate.
L‟uomo è una macchina per trasformare energie, nel piano più basso
della sopravvivenza: mangiare, bere, dormire, riprodursi, vivere
mediamente ottant‟anni. La macchina è efficiente, funziona bene,
tanto è vero che la macchina viene tenuta insieme per ottant‟anni.
Per ottant‟anni anni uno spirito può essere ospitato, esiste una
persona in questo corpo. Lo possiamo ospitare in modo che possa
vivere, ma nei piani sottili la macchina è completamente inefficiente
perché consuma tutta l‟energia. Non c‟è energia per il lavoro sui piani
sottili, l‟energia necessaria per costruire i corpi sottili bisogna
guadagnarsela, cioè quella della sopravvivenza c‟è, quella per far
crescere i corpi sottili bisogna guadagnarsela con un‟amministrazione
dell‟energia. Il corpo astrale, che tutti avete, è un piccolo seme
talvolta quasi vuoto, che ha bisogno di energie per poter crescere, ma
voi le sprecate tutte nelle emozioni negative.
L‟energia che dovrebbe andare a nutrire il corpo mentale va tutta a
finire nel processo immaginativo, cioè la macchina uomo nella
sopravvivenza vive e consuma tutte le energie destinate ai corpi
sottili. Ecco perché tutti gli insegnamenti insistono sulla disciplina,
perché la disciplina è un‟amministrazione delle energie.
Allora una persona che dentro di se ha la paura deve utilizzare una
quantità enorme di energie emozionali per contenere questa paura. E‟
tutta una fatica continua, tutto il giorno per gestire questa paura, una
fatica enorme.
L‟irrequietezza, di cui abbiamo accennato all‟inizio, è già un discreto
sintomo di malessere, anche se riuscite a contenerla perfettamente il
risultato è che alla sera siete stanchissimi. L‟irrequietezza è un tema
su cui riflettere straordinariamente importante, siete irrequieti perché
non vi focalizzate, non state fermi, inseguite continuamente ogni
cosa. L‟irrequietezza è anche una forma di avidità, dice: “è mio, è
mio, è mio, lo voglio”. L‟uomo irrequieto si crede furbo ma è
continuamente usato. Tutto questo può sembrare drammatico, invece
137
è reale e si può rimettere tutto in fila con una buona conoscenza della
vostra struttura, della vostra funzione, con un‟economia delle vostre
energie, dopo funziona in altri modi. Se voi entrate dentro a questi
processi, capite che il cammino che porta a disporre di grandi energie
per vivere la vostra vita, per costruire e per alimentare la vostra
anima, è un cammino basato sul togliere e sull‟organizzare.
Queste conoscenze qua non vengono svelate, le potete trovare in
pochissimi posti, attraverso delle vie. Le vie sono: la via del fachiro,
la via del monaco, la via dello yogi e poi c‟è la Quarta Via, che è
questa.
La via del fachiro è quella dove l‟uomo che lavora sul corpo arriva a
produrre una volontà fisica, il fachiro va sul letto dei chiodi può stare
immobile per dieci ore appostato lì senza muoversi di un millimetro.
La via del monaco invece è la via della devozione, quindi il monaco
lavora sulla struttura emozionale. Poi c‟è la via dello yogi che è
quella della sapienza, lo yogi lavora sulla sapienza. Tutti quelli che
hanno seguito una di queste tre vie arrivano a un punto di
illuminazione e di coscienza di sé, ma essendo vie unilaterali,
parziali, dovranno poi recuperare quello che hanno lasciato indietro.
Esiste una Quarta Via dove si lavora su tutto contemporaneamente.
La Quarta Via lavora sulla globalità dell‟essere.
Secondo l‟insegnamento di Gurdjieff l‟uomo originariamente sarebbe
un‟integrità di corpo, emozione e azione. Questo fino a che non è
intervenuta la paura o il peccato originale, chiamatelo separazione,
chiamatelo paura, chiamatelo satana, chiamatelo come volete è una
separazione. La struttura umana è una fabbrica a tre piani, dentro c‟è:
corpo, emozione, mente.
Allora prima della separazione l‟Emozionale Ordinario era attaccato
all‟Emozionale Superiore e il Mentale Ordinario era attaccato al
Mentale Superiore, poi con la separazione tutto si è scollegato a metà.
Il centro emozionale originale gira velocissimo ma con la paura si
appesantisce e si stacca. L‟emozione ordinaria resta nel corpo e
l‟emozionale superiore si è distaccata, è sempre lì, ma non ne avete
coscienza. Quando gestendo bene le vostre energie, il vostro mondo
emozionale si spoglia delle emozioni negative, si purifica, incomincia
a girare perfettamente e più velocemente e si riaggancia a quell‟altro.
Cosa succede quando si riaggancia a quell‟altro?
138
L‟emozionale superiore si riaggancia all‟emozionale ordinario e il
vostro mondo si apre a una emozione del divino, della bellezza.
Serve il perdono del peccato originale per ricollegare le vostre
emozioni ordinarie con quelle superiori. Non bisogna coltivare la
paura, ma l‟amore. Quando siete innamorati, per esempio, siete
collegati, e l‟amore è cosciente. Gurdjieff spiega bene com‟è l‟amore:
L‟amore istintivo, parla del corpo, dipende dal tipo e dalla polarità e
quindi lui spiega per i vari tipi con tutte delle simbologie.
L‟amore emozionale si trasforma nel suo contrario. E‟ matematico,
oggi qua, domani là, è un pendolo. Perché l‟illusione viene seguita
dalla disillusione.
Poi l‟amore cosciente evoca amore cosciente.
Il ricordo di sé è quello che in India il buddismo zen chiama Satori,
tutto il buddismo zen è basato su delle discipline energetiche per
ricreare questo attimo di ricordo di sé, il ricordo di sé è questo
collegamento temporaneo che si facilita in certi modi. Una persona
che ha provato questo stato di collegamento in una maniera intensa e
chiara, non lo dimenticherà mai più e la sua vita non sarà più la
stessa, è per quello che il buddismo zen insiste su questo e dice:
vogliamo provocare il Satori una volta, almeno una volta, perché
quella volta se ne ha esperienza, non teoria, si sa che c‟è. Se la vostra
struttura l‟ha potuto vivere una volta, può viverlo due volte, e se può
viverlo due volte può viverlo dieci, e se può viverlo dieci può viverlo
sempre e il viverlo costantemente si chiama Samadi. Sono culture
diverse ma dicono le stesse cose.
Allora voi siete dei sistemi aperti in cui dentro entra tantissima roba.
Dovete fare qualcosa per far sì che la vostra interiorità non sia una
pattumiera. Incominciate a vedere le vostre relazioni, sono molto
importanti, bisogna mettere dei paletti nelle relazioni.
Quando vedete che uno vi vuole buttare addosso tutta la sua
sporcizia, potete comprenderlo, però non potete accoglierla, la
sporcizia non si può accogliere, non è amore questo, non è amicizia,
non è niente. E‟ un piacere prendere il proprio lamento e buttarlo
addosso agli altri, e se voi lo accogliete questa persona avrà sempre
più ragioni per vivere il lamento, perché dal momento in cui vi butta
addosso il lamento ha un sollievo. No, il suo lamento se lo deve
tenere lui, non potete portare il suo lamento, è una sua croce non
vostra.
139
Nel mondo verso cui stiamo andando comprendere questo sarà di
un‟importanza vitale. Ma perché è importante questo?
Perché, come queste cose si uniscono dentro e formano un nucleo
nella vostra mente, anche fuori si formano dei gruppi.
Lo sapete che gli uomini si uniscono tutti, quasi tutti, sulla base di
qualcosa a cui sono contro? Praticamente l‟elemento aggregante
dell‟uomo è l‟odio. Odio per qualcosa, per qualcuno, per qualche
idea, per qualche principio, per qualche pratica, per qualche gruppo o
per qualche setta. E allora l‟aggregazione sulla base dell‟odio non è
né amicizia né fratellanza. Lenisce la paura sul momento, ma la
solidifica e la rafforza per coloro che la vivono e per coloro che
nascono e crescono. Anche voi siete stati cresciuti nella paura da
persone che avevano la paura, che condividevano la paura e
solidificavano la paura. Dice Gibran nel Profeta:
“I vostri genitori nella loro paura hanno messo le loro case troppo
vicine l‟una all‟altra, come mi piacerebbe prendere quelle case e
disperderle nel bosco. E che cosa tenete dietro l‟uscio sbarrato?
Tenete la saggezza forse? O la calma che è la caratteristica dei forti?
O tenete solo il bisogno della comodità e del piacere? Ah, ma io
voglio dirvi che il desiderio di comodità e di piacere vi comanda con
l‟uncino e con la frusta”. Questo dice. Allora bisogna far il punto,
bisogna cambiare tutto, possiamo dai, ognuno nella sua vita.
Dicevano a Gesù: Maestro ma se le cose sono così, ma chi mai si
salverà! E lui dice: ma quello che è impossibile agli uomini è
possibile a Dio. Bisogna vedere la Verità e andare in quella direzione,
è una direzione di pulizia, di purezza e la pulizia e purezza sono
scelta e selezione, scegliere tutto ciò che serve per il cammino e
lasciar fuori il resto.
Vi voglio dire un‟altra cosa, questi gruppetti di idee che entrano
dentro di voi, per esempio contro qualcosa, si uniscono fra di loro e
formano delle certezze sulla base della negazione e quando arriva
dalla vita ciò che servirebbe a salvarvi, loro dicono subito: “No, no,
no, no”. Incominciano a negare, tagliano con la spada: “Questo no,
no, non è vero, secondo me no, io penso di no”. Da cosa si capisce
che sono questi nuclei? Si capisce dal fatto che sono nuclei reattivi,
senza coscienza, senza tempo, senza pensiero, senza sperimentazione,
senza processo. Sono nuclei che picchiano all‟impazzata, sono nuclei
140
in cui l‟uomo non riesce a dire: “Io non so”. Questo: non so, è la base
per fare un cammino di crescita.
Non si può aprire la porta a queste cose, cioè se uno apre le porte a
queste cose deve sapere bene ciò che fa, io non lo farei. Avete le
parole di Gesù, avete anche queste conoscenze, avete le strade di
crescita, di positività e di amore da percorrere, non avete bisogno di
disperdervi in quelle cose lì, perché contengono anch‟esse un lato
morboso. Potete davvero credere che l‟evoluzione dell‟uomo si possa
ridurre a prendere quattro burattini e metterli nelle posizioni giuste?
Non credo proprio. Quello che serve è la coscienza, la coscienza è
quella cosa che apre la strada verso un nuovo essere, una nuova
entità, voi potete essere quella nuova entità.
Allora, in generale, chiedetevi: che seme coltivo nel mio orto? Le
cose possono anche essere molto più facili di quello che sembrano,
basta cambiare coltivazione. Basta che zappate bene il vostro terreno
e guardate i semi che ci vanno messi. E‟ più facile di quello che
sembra. Non dovete restare attaccati al passato, il passato è così
potente perché voi ogni mattina quando mettete i piedi giù dal letto lo
riconfermate, perché se voi non lo riconfermate lui non c‟è più.
Tutto il lavoro di crescita consiste nel cercare di entrare in condizione
di voler vedere. Vorrei che vi rendeste conto di quanto è forte la
volontà di non voler vedere. Il lavoro non consiste nell‟eliminare il
negativo, perché non ce la fate, ma di non coltivare la sua
propagazione, la sua moltiplicazione. Perché il negativo è nella vostra
mente, quando è nella vostra mente ha un potere interno, non un
potere esterno, diventa un potere esterno quando esce dalla vostra
bocca. Il passaggio dalla bocca è molto importante, diventa una
maledizione.
Allora impegnatevi a non fare uscire il negativo dalla vostra bocca,
questa è la prima cosa. Poi la propagazione dei negativi che escono
dalle bocche si uniscono per fare un esercito di un‟alleanza micidiale,
quindi vi dico: non prestatevi alla maldicenza, mai, mai.
Dovete pagare un prezzo troppo alto dopo, non ne vale la pena, è una
cosa troppo stupida. Per un attimo di piacere in quel momento, non
vale la pena. Datevi questo input che è un modo per lavorare nella
direzione della pace, non prestatevi alla maldicenza, non introducete
la maldicenza mai.
Benedire sempre, mai maledire, cambia tutto.
141
Tutto il dolore dell‟uomo moderno al 90% è paura resa visibile, cioè
maldicenza.
Sposate questo lavoro: non vi prestate più alla maldicenza.
07 Febbraio 2005
142
LA COSCIENZA DEL CONTATTO
I mondi e le frequenze
La comunicazione
Essere un pacificatore
Espansione e chiusura
Cos‟è per voi la realtà?
Quella che chiamate realtà è l‟immagine del mondo che avete sulla
base dei vostri sensi. I vostri sensi sono limitati, c'è molto di più. In
termini di frequenza, per esempio, il vostro orecchio sente da 20 a
20.000 Hertz, quello che è superiore ai 20.000 Hertz per voi non è
suono però un cane lo sente, un pipistrello ancora di più. Quindi ci
sono suoni che sono qui ma per voi non esistono. Questo vale per
tutti i sensi, ma oltre ai sensi esterni ci sono i sensi interni. Quando
voi dormite sognate di vedere un cavallo e lo vedete, però gli occhi
sono chiusi. Allora cos'è che funziona? Funziona un senso interno. I
vostri sensi sono limitati e oltre questo limite c'è molto di più, oltre i
vostri sensi esterni ci sono i sensi interni e oltre questo c'è molto di
più. Poi c'è la vostra capacità di concepire una cosa che è sopra il
vostro sguardo, dove non avete i riferimenti, non siete capaci di
vedere. Intendo dire che al di là di quello che vedete esiste molto, ma
molto di più che non è per voi visibile, eppure ci siete dentro, quindi
il contatto è costante.
Qual è uno dei limiti che vi ponete? E‟ quello della morte. Quando
una persona è morta e quell'energia che dava vita a quel corpo è
andata via, dov'è? Voi non la vedete più ma con un altro senso potete
mettervi in condizione di sentirla. Voi siete immersi continuamente,
totalmente in una realtà sconosciuta che però vi tocca continuamente.
Allora voi dovete comprendere che oltre al conosciuto c'è lo
sconosciuto, lo sconosciuto è tutto. Il conosciuto è quasi niente.
Questo anche in termini scientifici perché il 90% della materia che
esistete nell'Universo non é fatta di atomi, di elettroni e di protoni, è
fatta di altro; non emette radiazioni elettromagnetiche, che è quello
che noi vediamo, non può essere vista in nessun modo, ma può essere
misurata, però esiste ed è dappertutto. Quindi diciamo noi siamo
ciechi al 99% della Creazione la quale comunque è qui e si può
entrare in relazione con essa. Adesso quanti modi ci sono di entrare
143
in relazione? Senza entrare tanto nei dettagli fondamentalmente si
può entrare in relazione in maniera inconsapevole e in maniera
consapevole. Vi è mai capitato di sentirvi inondati da un'ondata
d‟amore che vi arriva? Oppure non vi è mai capitato di trovarvi in
uno stato di paura e di depressione e più state lì più questo stato si
aggrava e più i pensieri negativi arrivano?
Allora il punto da comprendere è che dovete superare le categorie
della mente, le categorie della mente sono molto castranti. Una delle
categorie della mente è la vita e la non vita. Un cane è vivo? E' vivo,
perché? Perché si muove. Un albero è vivo? Perché? Si muove anche
lui, anche se va molto piano. Quindi il movimento è una caratteristica
della vita e può avvenire a diverse velocità. Una pietra è viva? Non si
muove la pietra. Però il fatto che una cosa si muova talmente
lentamente da non essere percepibile dalla vostra capacità di
percepire il movimento, non vuol dire che non si muova. Ci sono
delle pietre che dopo migliaia di anni fanno venir fuori un cubo.
Dalla pietra incomincia a venire fuori prima uno spigolo di un cubo,
poi un altro pezzo e poi in un certo tempo un cubo intero. Se non è un
figlio questo! Chi glielo ha detto alla pietra di buttar fuori un cubo?
Allora, diciamo che con un po‟ di intelligenza potete capire che se
perdete tutte le vostre categorie potete comprendere che tutto in
qualche modo è vita. Cosa cambia fra una forma di vita e un'altra? Le
forme di vita che agiscono sullo stesso tempo, quindi che hanno
frequenze simili, interagiscono; forme di vita che agiscono su scale di
tempo diverso non si incontrano. E‟ difficile che una sequoia, che
vive seimila anni, e una cicala, che vive un giorno, possano fare delle
grandi cose assieme. Allora esistono vite che si muovono su scale del
tempo completamente diverse, perché il tempo che cos'é? Questo è
difficile, che cos‟è il tempo? Ve lo dico io, in un modo bello: il
tempo è respirazione. Il giorno e la notte sono un respiro della terra.
La creazione dell'Universo e il riassorbimento dell'Universo gli
Indiani lo chiamano il respiro di Brama. Il respiro di una cellula è un
trentamillesimo di secondo. Questo per dare un'idea del tempo. Cosa
accade quando un essere che è su una scala del tempo larga vede un
essere che è su una scala del tempo piccola? Come lo vede? Vede la
solidità. Voglio spiegarvelo bene. Io sono su una scala del tempo di
un'impressione di un secondo e qui ci sono dieci atomi che vanno a
trecentomila chilometri al secondo, in un secondo han fatto un tale
144
cammino che io lo percepisco come se avessero riempito tutto; quindi
per me sono solidi. La solidità del mondo, la materia, non è altro che
un essere vivente che vede da una scala del tempo grande esseri
viventi che vanno molto più veloci. Adesso vi voglio dire il contrario.
Che cosa succede a un essere vivente che si muove su una certa scala
del tempo quando vede qualcosa che si muove su una scala del tempo
enormemente più grande? Lo vede sempre fermo, non vede niente,
vede un cielo stellato. Allora un tempo medio guardando un tempo
enorme vede un cielo stellato, materia rarefatta, con distanze
immense, guardando la vita di un tempo piccolo vede la materia.
Quindi torniamo a noi, lo sconosciuto è dappertutto e vi tocca in
continuazione. Cos'è lo sconosciuto? Lo sconosciuto è quello che c'è
al di là del tempo, al di là dell'infinitamente grande, al di là
dell'infinitamente piccolo, al di là della vita, al di là della morte, al di
là del concepibile. Tutti questi al di là: gli spiriti dei defunti, gli
extraterrestri, gli dèi sono tutti al di là del conosciuto, al di là del
conosciuto per qualunque direzione c'è sempre la stessa cosa, che
quando entra nel campo del conosciuto, a secondo di come voi la
definite, la chiamate in un modo o nell'altro.
Ciò che è interessante è che voi entrate continuamente in contatto con
delle energie, queste energie sono vive, sono coscienti, sono esseri.
Siete immersi in un campo psichico che è un campo di vita formato
da esseri. Allora quando vivete un'emozione di paura, siete in preda
alla paura per quella legge delle due frequenze che sono simili. Allora
tutte queste realtà, potete chiamarle energie, esseri, vibrazioni, tanto
sono tutte distinzioni della mente, non ha importanza, prendete la
rappresentazione che preferite, tanto è sempre la stessa cosa. Per la
legge di risonanza queste energie arrivano a unirsi per simpatia con
quella paura e entrano dentro di voi, da voi richiamate, perché quella
paura l‟avete coltivata, e ingigantiscono questa paura. Altre volte
invece voi coltivate qualcosa di positivo e anche in questo modo
arriva il simile e vi sentite un'ondata di amore. Adesso vorrei dirvi
che in nessuna di queste due cose c'è veramente qualcosa di
sbagliato, perché quando voi entrate in contatto con un essere che ha
una vibrazione più bassa è lo stesso processo che accade quando voi
entrate in contatto con un essere con la vibrazione più alta, solo che si
scambiano i ruoli. E se voi quando si avvicina l‟essere con la
vibrazione più alta vi sentite inondati di amore, stabilite una relazione
145
in cui voi crescete e lui anche. Lo stesso processo accade quando un
essere con una vibrazione più bassa si avvicina a voi e voi avete la
possibilità di dargli qualcosa e lui cresce e voi anche. Ma sotto quale
condizione? Che voi siate consapevoli.
Se siete consapevoli, il contatto con la vibrazione superiore, angeli, o
il contatto con la vibrazione inferiore, demoni, è sempre crescita.
Perché, vedete, tutta questa immensità di energie o di vibrazioni può
essere letta in relazione a dove siete secondo una semplice
distinzione: frequenze al di sopra e frequenze al di sotto. Frequenze al
di sopra vuol dire amore, frequenze al di sotto vuol dire paura. Se voi
siete coscienti il contatto con entrambe le vibrazioni è un contatto di
crescita, se non siete coscienti il contatto con l'energia inferiore vi
porta in basso, amplifica questa bassa frequenza e la paura si
moltiplica, quindi è negativo, ma anche il contatto con l'energia
superiore è negativo, perché avviene inconsapevolmente, ve la godete
un minuto, poi la perdete e non sapete più come fare a ricontattarla.
Quindi ecco che la chiave di tutto è la coscienza del contatto. Con gli
esseri umani, con le situazioni, con le cose, con le vibrazioni, con
tutto quello che vi volete immaginare, che sono aspetti della vita, la
chiave è la coscienza del contatto: la vostra purezza vi protegge da
ogni cosa, la vostra assenza di peccato vi protegge da ogni cosa.
Un mondo è un insieme di vibrazioni, da tot a tot, se voi siete mille il
vostro mondo è da novecento a milleduecento. Quello è ciò con cui
riuscite a entrare in contatto, dovreste cambiare per poter entrare in
contatto con vibrazioni più elevate. Un mondo è questo. Questi sono i
mondi. Questa è la ragione profonda per cui la coscienza crea la
realtà. La coscienza crea la realtà perché la coscienza, creando la
vostra vibrazione, apre anche il resto della vibrazione con cui potete
entrare in contatto, produce un incremento della vostra vibrazione,
cioè eleva il vostro livello di coscienza e questo incremento della
vibrazione attirerà una grande quantità di nuove possibilità di
arricchimento. Ecco perché tutti gli insegnamenti spirituali sono
concentrati su un'unica cosa: la coscienza di me qui e ora, non c'è
altro, non c'è nient'altra cosa che valga la pena di essere vissuta ed
esplorata, perché la coscienza di me qui e ora è potenzialmente
l'eternità.
Vorrei farvelo capire bene parlando della comunicazione, la
comunicazione secondo molte nostre culture è una tecnica, invece la
146
comunicazione è un equilibrio, c'è anche una tecnica, ma
essenzialmente è un equilibrio. Una persona che è in preda al proprio
ego, perché ha delle paure o deve dimostrare qualcosa, difficilmente
riuscirà a comunicare.
La comunicazione è la capacità di avere distanza e di avere
continuamente presente lo scopo di ciò che volete portare ponendovi
continuamente la domanda di ciò che serve e ciò che non serve. La
comunicazione poi è comunicazione con gli altri, è comunicazione
con se stessi e diventa anche coscienza del contatto, quindi imparare
a comunicare è una cosa molto importante. Comunicare è difficile
quando non si ha chiarezza, la chiarezza è il presupposto della
comunicazione e la chiarezza non c'è quando funziona l'ego, è l'ego
che fa casino. Quando voi vedete una persona che comunica in una
maniera efficace e chiara voi potete essere certi che si è spogliata di
una grande parte del proprio ego. Ha prodotto una chiarezza interiore
che, prima di tutto è giovamento per lei, perché è luce e,
secondariamente, diventa giovamento anche per gli altri, perché è un
frutto che si distribuisce. C'è una legge che dice: quando un frutto è
reale dentro di voi, produce un altro frutto che è il desiderio di
condividere.
La nostra cultura che dice che la tecnica è importante fa confusione,
perché non ha presente i livelli. Se il livello fosse uno solo, tutto è
tecnica e tutto si riduce alla professionalità.
Allora sarebbe giusto dire: “Ti do una laurea in psicologia, sei
laureato in psicologia, fai lo psicologo”. Come può un uomo fare lo
psicologo se la sua vita è tutto un fallimento, se le sue relazioni
sentimentali non funzionano, se tutto è un insuccesso, se tutta la sua
vita è una guerra? Ha studiato la psicologia, ma umanamente non ha
quasi niente da dare. Questo la nostra cultura non lo concepisce.
Quindi vi sto dicendo che la nostra cultura, che sostituisce la
professionalità all'amore, che sostituisce il sapere alla coscienza fa
una grande confusione, ma se si ammettesse questo, tutto il sociale è
automaticamente un fallimento, perché la verità è che le Università
non servono a niente, solo a imparare delle cose, non a diventare
diverso. Abbiamo scuole in cui si diventa psicologi e quando siete
laureati siete uno psicologo, ma siete esattamente la persona che
eravate prima. Se la società entrasse in questa dimensione della
147
coscienza dovrebbe ammettere la sua impotenza. Ci sono cose che
non potete sapere se non cambiate il vostro essere.
Questa mancanza vi mette anche in una condizione di ingiustizia nei
confronti del mondo. Facciamo un esempio, allora questo è un piano
di vita, in questo piano c‟è qualcosa che vi piace ed è imparare
un‟arte marziale, per esempio. Imparate l‟arte marziale e restate
uguali, dopo potete imparare un‟altra arte marziale, quante arti
marziali ci sono? Milioni di milioni, potete spendere tutta la mia vita
a fare le arti marziali rimanendo sempre sullo stesso piano.
Quindi in un piano vige la legge della quantità, non vi stancherete
mai, ma sono sempre tutte la stessa cosa. Gesù insegnava questo: tu
stai in quel piano, impara il significato del piano e poi vai su un piano
superiore. Perché su questo piano potete vedere una sola cosa alla
volta, ma quando siete nel piano superiore tutto il piano sotto è vostro
in un colpo. Allora un piano serve tanto quanto apprendete il
significato di quel piano, poi non vi serve più, è tempo perduto, vi
sprecate.
La chiarezza, quindi l‟intuizione, perché intuizione viene dal latino
in-tueo e tueo vuol dire vedere, quindi intuire vuol dire vedere dentro.
L‟intuizione e la chiarezza sono due aspetti molto legati, la chiarezza
è il leggere chiaramente il piano dove siete e l‟intuire è incominciare
a vedere un po‟ più lontano. Ora se uno l‟intuizione e la chiarezza
non ce le ha come fa a raggiungerle? Sono queste le domande che vi
devono interessare. Serve una strada per produrre la chiarezza, una
strada possibilmente senza dolore, esatta, precisa e riproducibile e io
vi dico che questa strada consiste nel togliere, poi vi chiederete cosa
togliere. Io vi dico che quando togliete tutto il casino, ciò che resta è
chiarezza e visione che sono più dell‟intuizione, sono una visione
ampia. C‟è da togliere la nebbia per vedere, se togliete in nome di
questa intuizione, la vostra intuizione crescerà. Vi dovete chiedere,
primo: sto togliendo veramente? Secondo: so togliere veramente?
Terzo: c‟è qualcuno che può insegnarmi a togliere? Perché chi è un
maestro? Un maestro è colui il quale ha qualcosa che vi serve. Questa
è intelligenza.
Vi faccio l‟esempio di quando andavo a lezioni di sax. Il mio
insegnante di sax suona il sax troppo bene, è un maestro e io facevo
tutto quello che mi diceva, sarei stato uno stupido se mi mettevo a
discutere, mi mettevo a discutere con uno che è uno dei più grandi
148
saxofonisti del mondo che io so a malapena fare due pernacchie?
Questo è il modo veloce per imparare. L‟uomo fa casino quando ha
l‟ego per cui deve dimostrare e, ego e paura sono la stessa cosa.
Quando l‟uomo ha paura spesso tende a consolarsi col piacere, e
questo sul momento funziona ma alla lunga non funziona, perché
riconferma la paura ancora di più. E se è vero che la paura è
all‟origine della ricerca del piacere, la ricerca del piacere è a
confermare la paura e quindi è un cane che si morde la coda, e in
poco tempo è pieno di paure e pieno di bisogni: è morto. Non solo,
siccome i suoi bisogni nessuno glieli soddisfa è anche arrabbiato e ce
l‟ha con tutto il mondo. A questo punto incominciare un lavoro su di
sé è molto difficile, perché l‟uomo a questo punto dovrebbe accettare
una cosa che non vuole accettare: che nessuno gli ha mai fatto niente.
Questa è dura da accettare, ma questo è il punto per incominciare a
fare il lavoro, fare un bel reset, spegnere tutto, dimenticare tutto ciò
che sa. Un giorno avranno un valore, perché le potrà recuperare, ma
ora gli impediscono di lavorare su di sé. Quindi dimenticare tutto ciò
che sa, entrare in un territorio nuovo, nuovo campo e ararlo,
seminarlo e non mettere il seme della paura, perché se mette il seme
della paura, dopo cosa dovrà fare? Dovrà farci i conti perché ormai il
seme è entrato.
Dicono a Gesù: maestro è venuto il nemico e ha seminato la zizzania
in mezzo al frumento. Eh, niente, dice Gesù, ormai è troppo tardi.
Lasciate che crescano, perché se andiamo a togliere la zizzania
adesso, distruggiamo anche le pianticelle, lasciate che crescano e
quando saranno delle piante grandi distingueremo la zizzania dal
frumento, strapperemo la zizzania e la bruceremo.
Voglio farvi un esempio che riguarda il computer, è molto
interessante e ne abbiamo già parlato un po‟. Allora siete in Internet
col vostro computer e appare una pubblicità, la chiudete e continuate
e poi un‟altra volta pubblicità. Dopo un po‟ vi rompete, perché ogni
trenta secondi arriva questo lavoro e voi dite: ma io l‟ho spento,
dov‟è questo lavoro? E allora andate a esplorare dentro al computer e,
se siete un po‟ esperti, dopo un po‟ scoprite che c‟è un piccolo file
eseguibile, .exe si chiama, che ogni volta che voi spegnete la finestra,
lui lascia passare cinque minuti e poi la riaccende.
Cioè voi gli avete cancellato la finestra da uno strato esterno, ma il
seme è stato messo più giù, allora voi siete a posto, andate lì
149
cancellate il file .exe e state tranquilli e continuate e la cosa non
compare più. Poi spegnete il computer e ve ne andate a fare le vostre
cose. Il giorno dopo aprite e stessa pubblicità: “Cavolo, ma l‟avevo
tolta!” e voi lo andate a vedere dove c‟era il file .exe, c‟è ancora. Chi
ce lo ha messo? Lo avevano messo in un luogo più profondo.
Dovreste vedere che questo file è un virus, è andato nell‟avviamento
del computer; c‟è un effetto esterno, c‟è una causa interna.
E‟ per questo che le tecniche funzionano solo per un po‟, se voi con
una tecnica state bene, ma le ragioni che vi facevano stare male sono
sempre lì, dopo un po‟ starete male ancora perché non siete andati
all‟essenza del problema e alla conoscenza di voi stessi. Allora il file
.exe lo cancellate, ma sapete che cancellandolo, quando riaccendete il
computer è uguale e quindi andate a trovare un file iniziale. Esiste un
punto più profondo di tutto il computer che si chiama il Registro di
Sistema e lì, che è il cuore, è l‟anima, dovete stare attenti, perché ci
vuole un sapere immenso per entrare nel Registro di Sistema, si può
distruggete Windows se fate un‟operazione errata.
Sto parlando di un computer, sto parlando di un uomo e sto parlando
anche di un gruppo. Sto parlando di un gruppo, ma anche di ognuno
di voi, ma anche di qualunque cosa, anche del nostro mondo, in un
certo senso il destino del nostro mondo è segnato, perché
bisognerebbe andare in profondità. Se un allievo che studia piano
forte, incomincia a studiare un pezzo e fa un errore il maestro lo
corregge. Perché fa un errore? Perché non è stato presente, non ha
avuto la coscienza del contatto, la nota non era quella, è stato
approssimativo. Se fa tutto approssimativamente in un brano ci sono
cinquanta errori, sapete cosa fa il maestro? Cambia brano. Perché
stare lì a correggere cinquanta errori in quel brano vuol dire lavorare
un anno per non produrre nessun risultato. Ara un terreno nuovo,
questo brano basta. Nel lavoro che si fa non si può mettere dentro
troppi errori, perché quando gli errori sono troppi, il lavoro è
distrutto, si può solo ripartire da capo.
La domanda è: come è entrata questa cosa e come ha fatto ad
annidarsi così in profondità? E‟ qui che entra il desiderio. Il canale
che si apre ha un qualcosa che qualcuno vi mette dentro col vostro
consenso. L‟esempio del computer è molto bello, potete fare finta che
Windows Explorer sia un uomo che vive, e Internet è la vita, voi
navigate, tutto è aperto. Quindi voi col vostro computer avete
150
Explorer e potete andare a vedere in tutto il mondo. Sarebbe
importante avere un anti-virus che è la capacità di riconoscere di dire
sì o no. L‟anti-virus vi dice: vuole entrare un file biscript422.exe, lo
faccio entrare o no? Voi dovete rispondere sì o no e se non sapete che
cos‟è non sapete rispondere. Allora, col computer voi navigate e a un
certo punto vi viene messo dentro un cookies, si chiama biscottino,
questo biscottino da informazioni ai siti su chi siete e dove state
passando, quelli che sono i vostri interessi. E se voi una volta siete
andati in un sito porno, vi hanno messo dentro un biscottino e vi
compaiono tutte figure porno, perché è l‟istruzione per sapere che a
voi i siti porno possono interessare, questo è il passo.
Voi non ricevete più tutto, ma incominciate a vedere nella vostra
realtà siti porno che arrivano, perché avete mangiato il biscottino
(cookies). Ma questo è il meno, ci sono cose più forti, vi possono
mettere dentro un Cavallo di Troia, il cavallo di Troia è molto bello, è
come il cavallo di Troia dei greci. I greci misero un cavallo fuori da
Troia e i troiani dissero: “Oh, che bel cavallo, è un omaggio alla
nostra potenza!” Lo portarono dentro e durante la notte dal cavallo
escono fuori i guerrieri, aprono le porte e uccidono tutti i troiani. Il
cavallo di Troia è qualcosa che vi viene messo dentro per aprire le
porte a qualcuno che è fuori, che non è un amico.
Quindi il cavallo di Troia vi viene messo dentro e vi orienta verso i
siti che vuole lui. Voi cercate non so una parola, una parola
qualunque, credete che lui esplori liberamente il web, invece lui va
nei posti dove gli interessa a lui, perché cos‟è che interessa a tutta
questa gente? E‟ l‟attenzione, l‟attenzione è denaro, perché
l‟attenzione è creazione della realtà. Se io metto idee nella vostra
mente, voi creerete la realtà corrispondente a queste idee e se voi
create la realtà che io voglio, collaborate alla mia padronanza del
mondo. Poi lui vi porta nei posti dove vuole, dove bazzicano dentro
altri cavalli di Troia, altri cookies, altre realtà che quando sono
sufficientemente potenti cosa fanno? Vi cambiano la pagina iniziale o
vi sostituiscono il Motore di Ricerca. Credete di cercare col vostro
motore di ricerca, invece si sostituisce al motore di ricerca e vi porta
sempre dove vuole lui, voi credete di girare il mondo, ma andate nei
posti dove venite portati.
La testa dell‟uomo è uguale. E per questo che la coscienza del
contatto è molto importante, perché quando il virus è entrato nel
151
vostro cervello, qual è la prima cosa che fa? Produce l‟irrequietezza,
incomincia a lavorare lì dentro per cercare e incomincia a tirare
dentro nel cervello tutti i suoi amici. Quando ne ha attirati dentro a
sufficienza, cosa fa? Sentite questo passaggio è molto importante,
cosa fa? Chiude la porta. Produce la chiusura! Perché adesso vi deve
mangiare, vi isola.
E come lo fa questo? Con una struttura della mente reattiva, la mente
che sa tutto e nega tipo: “no, no, ma perché io, ma no, no, no e così”.
Chiude le porte a tutte le possibilità di ascoltare e di ricevere il
messaggio diverso che invece vi libera.
Dopo non finisce qua, quando questo nucleo di falsa personalità è
dentro e vi possiede, va a cercare contatti con altre persone, alleanze,
sulla base di questa falsa personalità per cristallizzare esteriormente
questa realtà, per renderla reale anche fuori.
Non potrete mai andare nella direzione della pace se non
comprendete esattamente che alla base della pace c‟è la vostra pace e
quindi la coscienza del contatto, che io adesso l‟ho espresso nelle sue
forme negative, ma il contatto ha delle forme meravigliose.
Ecco ed è quello che voi siete qui a cercare di coltivare, lasciate fuori
tutto questo, dovete esserne consapevoli, saperlo, conoscere dove
siete, ma sapere anche che avete un potere immenso. Quando voi
cominciate a mettere nel vostro pensiero la bellezza, l‟amore,
l‟unione, la possibilità, il non prestarsi alla guerra, le piccole guerre
esterne della complicità, della maldicenza, di contro quello, quello ha
fatto, quello ha detto, a quelle lì voi non dovete prestarvi, fate la
vostra rovina. Non è una cosa fuori, è una rovina globale, dentro. E‟
un disastro.
E‟ quel disastro che ha preso degli esseri, come voi, che siete degli
dèi e li ha ridotti a questo stato vergognoso, che è uno stato indegno
di esseri umani.
E‟ per quello che i maestri dicevano: conosci te stesso, voi dovete
conoscere voi stessi perché se non conoscete voi stessi, in questa
ignoranza di voi stessi, e in questa mancanza di coscienza entra ogni
cosa. Il primo passo è smettere di collaborare alla guerra, perché la
guerra vi farà del male e allora quando riuscite a vedere in quanti
modi collaborate alla guerra, state facendo qualcosa di molto utile per
voi. Non siete obbligati, potete sottrarre il vostro appoggio alla guerra
in qualunque momento.
152
Avete mai pensato il denaro dove va a finire? Si insiste tanto in tutte
le parti del mondo a fare corsi di crescita, di spiritualità anche se
costano, perché tutto il denaro sottratto al consumismo è denaro
sottratto alla guerra.
Nel vostro piccolo individuale potete già incominciare a capire che
voi collaborate alla guerra in tanti modi, bisogna smettere di
collaborare perché vi ferisce. Poi la pace non può essere imposta, può
essere conquistata, nel nostro mondo personale. Dice Gesù: Beati i
pacificatori perché saranno chiamati figli di Dio. Questo è
chiarissimo, quindi la domanda è: volete essere un pacificatore?
Coltivate la pace, non vi imponete la pace, coltivate la pace. Coltivate
la pace nei vostri pensieri, nel vostro mondo, nelle vostre relazioni,
coltivate la pace.
Tutto il lavoro dell‟uomo e la fatica dell‟uomo è utilizzato al 90% a
finanziare la guerra di ogni genere. Questo è il contatto, allora detto
in altri termini, tutto dipende da come siete orientati. Per chi vuol
dormire la sveglia è una rottura, ma per chi vuole andare in ufficio in
tempo la sveglia è una benedizione. E‟ tutta qua la differenza.
La coscienza del contatto vi mostra il vostro posto, questo è
importante. La coscienza del contatto vi mostra il vostro posto e vi
mostra la vostra direzione e la vostra direzione è la vostra libertà,
esattamente il contrario di quello che sembra. La libertà non è
rompersi la testa, la libertà non è nuotare con tutte le proprie forze in
direzione opposta al fiume; la libertà non è farsi schiacciare dalla
folla che va in quella direzione perché voi volete andare altrove, no;
la libertà è conoscere, sapere chi siete, qual è il vostro posto, qual è la
direzione e andare nella direzione con tutte le vostre capacità.
Il pensiero è un‟attività della mente che può lavorare in
collaborazione con la paura e con l‟amore. Quando lavora in
collaborazione con l‟amore è un pensiero costruttivo, non chiede che
di collaborare al flusso dell‟Universo e queste interazioni si
moltiplicano una con l‟altra; se avete paura producete un pensiero
distruttivo, più distruggete più avete paura e questa è una cosa che si
chiude. Avete un po‟ di amore? Bene, quel poco amore usatelo per
produrre un pensiero costruttivo che vi farà vivere più amore e che vi
darà altro pensiero costruttivo più grande e questa è una spirale che si
apre. Tutti questi effetti interagiscono, sono tutti collegati.
153
Fondamentalmente la vita la potete percorrere in una spirale di
chiusura o in una spirale di apertura, questo è il punto. La spirale di
chiusura vi toglie tutto e la spirale di apertura vi da ogni cosa. Nel
percorrere questa spirale però bisogna maneggiare tutto, bisogna
maneggiare l‟emozione, il pensiero, il vostro corpo, le energie e
sostanzialmente tutto questo si racchiude nella consapevolezza.
Allora la risposta elementare della vita è: mi espando o mi riduco?
Non servono mille intuizioni, cos‟è che volete fare? Volete
espandervi o volete ridurvi? Volete svegliarvi presto o volete
dormire? Perché se vi volete svegliarti presto la sveglia è una cosa, se
volete dormire la sveglia è tutt‟altro, eppure è sempre la stessa
sveglia. Ecco, quando un uomo capisce questo capisce tutto.
Voi siete l‟artefice del modo in cui vivete le cose e del significato che
gli eventi hanno in questo teatro. L‟atteggiamento è tutto. Chi siete?
Cosa volete? Dove volete andare? Serve questa chiarezza e poi
leggerete tutto di conseguenza. L‟amore non si tratta solo di parlarne,
si tratta di farlo vivere, fluire e trasformarlo in azione, si tratta di farlo
girare, di trasformarlo in cose. Un fornaio il suo amore lo trasforma
in pane, che poi si mangia. E‟ amore, piccolo o grande che sia non
voglio discutere, lo trasforma in pane e quindi l‟intento dell‟uomo
bisogna che si trasformi in una realtà commestibile in senso ampio,
commestibile per tutti.
Noi siamo qui perché vorremmo produrre cibo di qualità e sapete
cosa dice Gesù? "L‟acqua quando voi la bevete dopo un po‟ avrete di
nuovo sete, l‟acqua che vi do io quando la bevete non avrete più sete"
e dice anche: "la pace di cui io vi parlo non è la pace del mondo, la
pace di cui vi parlo il mondo non può né darvela né togliervela".
Questo è il cibo spirituale.
Io amo queste cose più di tutto, perché senza questo la vita sarebbe
come quella di una mucca, di un tacchino, mangiare, bere, dormire,
riprodursi, ammalarsi e morire. Non ho interesse alla vita senza tutto
questo.
Se volete vivere senza lamentarvi dell‟ingiustizia, la sveglia è quella
cosa che vi permette di vivere e vedere che ciò che arriva è per
nutrirvi. Anche se in qualche momento può distruggere qualche
vostra certezza sapete che è una benedizione.
E allora la trasformazione della vita in realtà è molto semplice,
dovete cambiare i vostri punti di vista, non è poi così pazzesco, è solo
154
che non volete perché credete di sapere. Uno dei punti di vista che
sarebbe molto importante cambiare è di smettere di credere nelle
ingiustizie, credere nell‟ingiustizia è una delle fonti di malessere, e di
dolore, più grande che esista. Allora voi avete tutte delle idee sulla
vita che con la vita non hanno niente a che fare, han tutte a che fare
con la morte, han tutte a che fare con la paura, con la sopravvivenza,
col “mio” “tuo” e queste cose qua.
La vita è essenzialmente giusta. Quello che voglio dire è che quando
un uomo pensa che la vita è ingiusta o qualcosa nella vita è ingiusto,
è perché dovrebbe sapere che cosa è giusto. E‟ questa l‟estrema
arroganza! Non sapete neanche perché il sangue scorre nelle vostre
vene, perché il cuore pompa, in che modo il DNA funziona e si
riproduce, non sapete neanche come state insieme, come state in
piedi, eppure vivete e pretendete di dire cosa è giusto nella vita e cosa
non è giusto? Questa è pura arroganza.
La vita è, e come tale è al di sopra delle vostre categorie ed è al di
sopra del vostro giudizio.
14 Febbraio 2005
155
PERCHE’ LE COSE NON FUNZIONANO
La ribellione
Legge d’ottava
Magnetismo
Anima e ego
Una bella domanda, che richiede molta onestà per porsela, è quella di
guardare il passato della propria vita e chiedersi: che cosa ha
funzionato e che cosa non ha funzionato?
L‟uomo non fa mai questo lavoro, perché per ciò che ha funzionato
ha un sacco di merito, ma per ciò che non ha funzionato ha un sacco
di colpe da distribuire in giro. Vorrei che faceste la cosa opposta e vi
chiedeste cosa non ha funzionato e perché.
Alla fine scoprirete che la cosa che non ha funzionato è sempre la
stessa, la medesima, uguale per tutti, tutte le volte. In superficie sono
tante cose diverse, ma in profondità vi accorgerete che non hanno mai
funzionato tante cose sempre per la stessa ragione profonda.
Sapete perché è difficile accorgersi di quali sono le cose che non
hanno funzionato? Perché se non avete da dare la colpa a qualcuno
non ve ne accorgete.
Quando l‟uomo mente trasforma il fatto di non aver fatto funzionare
le cose non in un problema da cui imparare qualcosa, ma in un
successo, ecco che non potrà vedersi.
La prima cosa è capire che cos‟è che non ha funzionato e poi come,
perché e dove.
Poi quali sono i meccanismi che non fanno funzionare, perché quei
meccanismi che non hanno fatto funzionare allora, e che voi
giustificate, non fanno funzionare adesso. Quei meccanismi sono lì
irrisolti, non scoperti senza che voi abbiate la conoscenza di voi
stessi, e se non hanno fatto funzionare una cosa allora, non la faranno
funzionare neanche oggi.
E se allora, per non vederla, vi siete ricoperti di giustificazioni, cioè
di bugie, domani sarete costretti a ricoprirvi ancora di giustificazioni
e di bugie.
Quindi questa domanda di cos‟è che non ha funzionato è una piccola
anticamera per fare un cammino di Verità nella conoscenza di se
stessi.
156
Non sentite qualcosa che vi dice: sì non ha funzionato ma perché lui,
ma perché quello, ma perché l'altro, non avete una voce che dice
questo? Non ascoltatela. Quella lì è la voce del maligno.
E‟ il problema con l'autorità, col vittimismo e con la poca stima di se
stessi. Infatti l'incapacità di essere fedeli a se stessi è perché non
credete al dio che siete, perché il credere in Dio parte col vedere
oltre, intuire oltre, e questo oltre è una permanenza
nell'impermanenza degli eventi della vita. E‟ per questo che sapersi
collocare è una cosa molto importante. Chi siete? Cosa state facendo?
Qual è il vostro posto?
Il vostro posto può cambiare se non vi piace, ma non cambierà mai se
non lo conoscete e non può cambiare se vi ribellate. La ribellione non
funziona, la libertà è la sottomissione.
Volete avere il potere di cambiare le cose? Se non siete capaci di
sottomettere la vostra struttura che potere avete?
Non avete potere se le vostre parole non valgono niente, se i vostri
sentimenti cambiano ogni trenta secondi, se non sapete coltivare uno
scopo in una maniera permanente nonostante le difficoltà.
Se non fate tutto questo la vostra struttura non vi obbedisce, se non vi
sottomettete al vostro scopo, la vostra struttura non si sottomette a
voi, non saprete mai comandare se non sapete obbedire.
Sarete serviti solo e soltanto se siete capaci di servire. Se voi vi
ribellate tutto si ribellerà.
La vita è come un organismo, e bisogna comprendere dove siete, in
che modo siete, quali possibilità ci sono per il posto dove siete e,
adempiere pienamente queste possibilità, vuol dire avere la ricchezza.
Supponete di andare a fare un corso perché volete imparare l‟inglese,
ma avete mille obiezioni, non vi piace l‟insegnante, non fate niente di
quello che vi viene detto, non capite niente e non imparate niente,
non riuscite a mettervi nella condizione di apprendere, di accettare
quello che vi viene detto e non ci riuscite perché la vostra struttura
non vi obbedisce, è piena di ribellioni contro di voi e voi siete ribelli
contro il vostro scopo.
Vuol dire che la vostra struttura ha coltivato la ribellione alla vita.
Quando avete coltivato dentro di voi questa ribellione siete arrivati a
distruggere ciò che si chiama uomo per trasformarlo in miliardi di
entità subumane ognuna delle quali si fa i fatti suoi.
157
La vostra vita non funziona perché siete in guerra, perché tutte le
forze dentro di voi, che servirebbero a produrre un risultato, si
dilaniano a combattersi l'una contro l'altra.
Quando producete l'accusa nel senso che ciò che non funziona è
colpa degli altri, non si può fare niente, ma quando comprendete che
ciò che non funziona dipende dal fatto che avete introdotto dentro di
voi il seme della ribellione, e questo seme ha lavorato creando una
frammentazione immensa, allora si può fare qualcosa.
Poi ognuno di voi può vedere più in dettaglio dove si è fatto
imbrogliare, dove si è fatto trascinare a coltivare la divisione, la
frammentazione, ricordate: frammentazione uguale impotenza.
Questo concetto è importante e ve lo spiego prendendo come esempio
un pezzo di ferro e una calamita.
La differenza fra un pezzo di ferro e una calamita è il magnete, la
psiche umana è uguale. Un pezzo di ferro è composto di tanti atomi i
quali hanno una loro polarità magnetica, girano a vanvera e sono
disposti casualmente, il risultato che c'è è zero, perché uno tira da una
parte e l‟altro tira dall'altra.
Quando avvicinate una calamita a un pezzo di ferro, gli atomi che
andavano tutti per i fatti loro, prendono la direzione e si orientano
tutti dalla stessa parte del magnete.
Se togliete la calamita il pezzo di ferro rimane tutto orientato ed è una
calamita lui stesso.
Fuori dalla metafora è uguale: quando i vostri tanti io, invece di fare
casino e lottare l'uno contro l'altro, sono tutti sintonizzati avete una
direzione che vi serve a dare una sintonia a ciò che voi siete.
La ribellione è volere mantenere questo stato di caos dove tutto
accade, perché non avete potere su niente, non avete potere neanche
su di voi.
Non avete potere per rispettare un appuntamento perché venite
travolti da un milione di miliardi di altre cose.
Allora nella vostra vita le cose non hanno funzionato perché voi non
funzionate, e perché non funzionate?
Cosa potete fare per funzionare?
Se avete tolto l‟idea che le cose nella vostra vita non hanno
funzionato per colpa degli altri siete in un buon punto.
158
Arrivare a capire questo, cioè arrivare a capirlo, sentirlo, esserne
consapevoli è tantissimo.
Quando lo comprendete veramente siete in un punto molto solido, un
punto di grande partenza, potete scoprire qualcosa di veramente
importante su di voi.
Se capite che non funzionate potete trovare le strade per funzionare,
ma se mentite sul presupposto che voi funzionate, e tutto è colpa
degli altri, non si può fare niente.
Potete sbagliare mille volte, potete sbagliare in tutti i modi ma c'é
sempre una soluzione, se giustificate e date la colpa agli altri non c'è
possibilità, sarete costretti a passare per il dolore.
Il dolore diventa necessario solo quando voi giustificate l'errore,
quando non lo giustificate non c'è bisogno del dolore, c'è bisogno di
lavorare.
Quando andate fuori dalle leggi della vita che fanno funzionare le
cose e vi trovate un risultato che non è di vostro gradimento, è perché
avete sbagliato qualcosa, ma in un attimo potete trarre insegnamento
dall'errore e prendere una direzione diversa.
Noi non riusciamo in quello che facciamo perché non abbiamo
profondità, questo è spiegato bene nella legge d‟ottava di Gurdjieff.
Questa legge dice che tutti i processi sono regolati da leggi e la legge
che lega i processi è la legge d‟ottava, quindi: l‟ottava è il
compimento di un processo.
Quando parto da un punto per arrivare a uno scopo compio un‟ottava.
Quindi l‟ottava è il concetto che vi consente di comprendere i
processi.
Un processo è una strada dove si parte da un punto per arrivare ad un
altro punto e quando si arriva non si è più quello che si era, questo è
un processo.
Un processo è un viaggio.
159
Il processo è sottoposto a una legge che si chiama legge d‟ottava che
è riprodotta in maniera perfetta in un pianoforte, sotto forma di scala
musicale.
DO RE MI sono i primi tre tasti che tutti riescono a fare, sul FA
incomincia ad esserci una difficoltà da affrontare. Allora il primo
passo è facile, il secondo è facile, il terzo è facile, al quarto passo
cambia tutto e serve una presenza, un‟attitudine nuova per poter
mantenere la direzione. Questi momenti, questi passaggi, in un‟ottava
esistono due volte, esistono fra il terzo e il quarto (MI-FA) e fra il
settimo e l‟ottavo (SI-DO).
In ogni processo in cui vi siete incamminati ci saranno dei momenti
in cui il processo può continuare automaticamente, DO RE MI, fra il
MI e il FA serve una presenza altrimenti il processo va a finire
altrove. Poi continua SOL LA SI, fra il SI e il DO serve una presenza
altrimenti il processo va a finire altrove. Se non avete questa
consapevolezza non riuscite a tenere la direzione, quindi farete: DO
RE MI, vi bloccate e inizia da un‟altra parte; primi tre passi, vi
bloccate, il processo non continua e inizia da un‟altra parte.
Dopo il processo diventa un gomitolo, il cammino dell‟ubriaco.
Supponiamo che il processo che stiamo esaminando sia la
conoscenza di se stesso, l‟uomo il DO RE MI lo fa volentieri perché
gli piace, ma quando c‟è da fare il passaggio fra il MI e il FA non gli
piace più, perché deve affrontare la difficoltà, la paura. Allora va da
un‟altra parte a vivere il piacere di un altro innamoramento fino a che
il rapporto non lo metterà in difficoltà, a quel punto mollerà ancora
per andare da un‟altra parte.
La legge d‟ottava governa la vita in una maniera straordinaria e
conoscerla vuol dire conoscere se stessi, perché così sapete come
funzionate, quali sono i momenti dove esercitare un‟attenzione, un
160
ricordo di sé stessi, un collegamento al proprio scopo e sapete quali
sono i motivi per non mollare.
Ora voi iniziate un percorso e tutto sarà bellissimo, ma verrà un
momento in cui tutto quello che prima era meraviglioso vi sembrerà
una cavolata. Questo è il momento importante, è il passaggio dal tre
al quattro, dal MI al FA. Quando siete sul quattro quella cosa è
passata nella sostanza, è consolidata, quindi incominciate ad avere un
sentimento non più mutevole. Superare questa difficoltà è un grande
risultato, perché dopo alla vita corrisponde un grado nuovo di libertà,
piccolo se volete, ma il piccolo è tanto.
Ma cosa sono le difficoltà? Tutte le difficoltà sono una sola difficoltà,
un uomo integro non affronta difficoltà, quindi la difficoltà è una
debolezza che nasce dalla vostra separazione.
E‟ come la storia di Ulisse che passa dove ci sono le sirene. Ulisse si
fa legare perché lui sa che le sirene lo vogliono sedurre e faranno in
modo che lui si tuffi in acqua, lui lo sa. Potrebbe pensare di resistere,
ma sa anche che quando sarà lì e sentirà il canto delle sirene cambierà
completamente modo di pensare. Lo sa, però vuole sentire le sirene e
quindi si fa legare e dice ai suoi compagni: “Io vi implorerò in
ginocchio, urlerò di liberarmi ma voi non fatelo”.
Ulisse ha eletto i suoi compagni, il gruppo, come suo maestro e gli ha
detto: quando io starò passando fra il MI e il FA, voi tenetemi legato
perché altrimenti io mi perdo.
Allora il punto è che voi vi fermate sempre perché nei momenti in cui
serve presenza, ricordo di chi siete, ricordo del vostro scopo e ricordo
di dove volete andare vi lasciate sedurre da altro e questa forza che vi
seduce può farlo perché siete assenti. Sempre nell‟Odissea c‟è un
altro esempio bellissimo: Ulisse è sulla sua nave e vuole tornare a
casa, a Itaca e passa in mezzo a centomila peripezie e non riesce
perché la nave viene sballottata di qua e di là, alla fine lui va da Eolo,
il Dio dei venti, i venti sono tutti i vostri io che tirano uno di qua uno
di là, e Eolo gli da un sacco dove lui imprigiona tutti i venti.
Ulisse e i suoi compagni hanno tutti i venti imprigionati nel sacco e
finalmente possono remare alla volta di Itaca, sono quasi arrivati, ma
Ulisse cade a terra stremato.
Dove si trovano nella scala dell‟ottava? Si trovano sul SI, devono
fare dal SI al DO, l‟ultimo gradino.
161
Ulisse si addormenta e i compagni dicono: “Chissà che tesoro ha
dentro a quel sacco che se lo tiene sempre vicino e non ce lo fa
vedere”… E mentre lui dorme aprono il sacco, vengono fuori tutti i
venti, scatenano una bufera, la nave va a finire lontanissima e
ritornerà ad Itaca dopo vent‟anni. Il punto fondamentale è che voi
siete arrivati in un punto che è un viaggio verso il contatto con la
vostra anima, siete arrivati lì ed è a portata di mano, attenti che se
abbandonate con centomila spiegazioni, dopo per ritornare allo stesso
punto vi ci vorranno vent‟anni. C‟è in tutte le tradizioni questa cosa,
però dovete capire bene tutto il lavoro che fate è per arrivare lì,
perché solo dopo questa soglia la vita è viva.
Perché aprite il sacco? Perché avete paura. Perché il sabotatore dentro
di voi funziona e vi dice: ma che cosa avrà dentro quel sacco che
tiene nascosto? Noi credevamo che lui ci conducesse a Itaca e invece
lui ha un sacco pieno di beni preziosi che se li vuol tenere tutti per
sé…
E‟ così che funziona il serpente, quello che vuole strisciare e
occuparsi solo della sopravvivenza.
Allora, torniamo alle cose che non hanno funzionato. L‟uomo molla
sempre e soltanto perché non ce la fa, e quando incomincia ad
inventare altre spiegazioni tipo che è un problema, allora lì
incomincia a seguire la via della menzogna. Se voi arrivate lì e non ce
la fate, ce la farete la volta successiva, non è quello il punto, non fa
niente, quella è la porta stretta, passare da quella porta è il vostro
scopo, non ce la fate subito, ce la farete dopo, non ce la fate dopo, ce
la farete dopo ancora, a patto che non produciate la menzogna.
Allora un cammino di crescita è un‟impeccabilità, impeccabilità vuol
dire saperci mettere la presenza e l‟amore continuamente, questa
trasformazione la dovete coltivare. Satana lavora nel mettere l‟uno
contro l‟altro, uomini contro altri, fratelli contro fratelli. Satana
lavora nel mettere il bene contro l‟altro bene, ma se voi coltivate
l‟amore siete inattaccabili. Coltivate la bellezza, l‟amore, la pulizia,
chiedetevi ogni istante cosa serve al vostro scopo di bellezza,
d‟amore, di pulizia, di fratellanza, che cosa serve? E ciò che non
serve non vi interessa. A un certo punto vi verrà detto che forse non è
tanto importante quello che state facendo e ci saranno delle
possibilità di agire su di voi attraverso delle porte e verrete attratti.
162
E‟ come il topolino che va verso il serpente sa che il serpente lo
mangerà, ma il topolino non riesce a fermarsi, l‟uomo sa che in
questo modo distrugge, ma non si ferma. Al negativo voi aprite le
porte e lui introdotto incomincia a lavorare.
E‟ tutto nelle vostre mani. Sia individualmente, sia collettivamente,
però serve una impeccabilità, serve un riferimento continuo alla
bellezza, all‟amore, alla Verità. Può darsi che nel cammino verso la
Verità voi dobbiate affrontare qualche sofferenza, può darsi, ma se
non lo fate è certo che ne dovrete affrontarne molta di più senza
nessun risultato. Il dolore è un evento della vita che dura un tempo
naturale, invece la sofferenza è un allungare artificiosamente e
prolungare il dolore inutilmente. La sofferenza è una lacerazione
sterminata che non produce niente. Per evitare questa sofferenza,
generata dalla ribellione, sarebbe utile chiedersi: come funziona in
me la ribellione? In che modo mi tiro continuamente fuori?
Ci sono tanti modi. Uno è la paura, un altro è credere di sapere, un
altro è la ricerca del piacere.
Vi tirate fuori in una relazione di coppia se ponete delle condizioni,
se non capite che il matrimonio è: io voglio stare con te e non ti dico
come devi comportarti. Io voglio stare con te, do un valore allo stare
con te e voglio far crescere questo valore.
Vi tirate fuori quando in un cammino di crescita scrivete nella vostra
testa come questo cammino deve essere. Molti uomini chiamano se
stessi Cercatori di Verità, ma non è così perché non sono disposti ad
abbandonare le loro certezze, quindi la Verità non la cercano, la
Verità la sanno. Si definiscono Cercatori di Verità, ma la
caratteristica del Cercatore di Verità è quello che la Verità la sta
cercando e non crede di averla.
Chi è che si vuole tirare fuori, l‟anima o l‟ego? Dovete capire bene la
distinzione fra anima e ego, è una distinzione che dovreste cercare di
avere chiara. L‟anima porta all‟unità, all‟unione, all‟amore; l‟ego
invece usa la separazione, produce pensieri di separazione, di guerra,
di lotta, di ingiustizia, di vittimismo, di: quello mi ha fatto, quello mi
ha detto. Siete nell‟ego ogni volta che vi occupate del male che si
trova negli altri, vi state occupando di qualcosa che la vostra anima
non vi ha chiesto. Siete nell‟ego ogni volta che cercate di produrre il
vostro bene contro qualcun altro, invece di chiedervi a cosa siete
attaccati o che cosa volete difendere. Siete nell‟ego ogni volta che
163
cercate una ragione, perché l‟anima non vuole avere ragione, l‟anima
è immortale, l‟anima se ne frega di avere ragione.
L‟anima è costruttiva, l‟anima porta acqua al mulino del bene
comune, l‟ego è distruttivo. L‟ego trova sempre cose ingiuste, trova
sempre cose sbagliate. Volete sapere quanto è grande il vostro ego?
Guardate con quanta forza credete nelle ingiustizie. Quali ingiustizie?
Se voi dite che una cosa è ingiusta è perché sapete cosa è giusto.
Allora siete più grandi di Dio, perché Lui ha fatto quella cosa e voi
ritenete che non sia giusta. Dividere il mondo in giusto e ingiusto, è
una caratteristica dell‟ego, perché chiama ingiusto tutto ciò che non
gli piace e giusto tutto ciò che gli piace. Ingiusto tutto ciò che non gli
da quello che vuole e giusto tutto ciò che gli da quello che vuole,
chiama amici tutti quelli che fanno quello che vuole e nemici tutti
quelli che fanno quello che lui non vuole vedere.
L‟anima vede opportunità, l‟ego vede ingiustizie. Sapete perché l‟ego
vede ingiustizie? Perché così può giustificare il proprio insuccesso.
Per esempio: siete pieni di debiti, non avete soldi, tutti i giorni dovete
pagare un sacco di bollette e non sapete come fare, è evidente che dal
punto di vista economico non avete libertà, con quale diritto parlate
male di qualcuno ricco? Il ricco dal punto di vista economico ha una
libertà enormemente più grande della vostra e quindi avete qualcosa
da imparare da lui. Da questo punto di vista lui per voi è un maestro.
Secondo la modalità dell‟ego direte che la vita è piena di ingiustizie,
proietterete la vostra incapacità nella disapprovazione dei ricchi,
perché tutto questo non lo volete vedere, ma è un atteggiamento
sbagliato perché non imparerete ciò che vi serve e tutto quello che
avete prodotto si ritorcerà contro di voi.
Secondo la modalità dell‟anima vi interrogherete su cosa avete da
imparare, qual è quell‟attitudine che l‟altro possiede e voi no, vi
chiederete se volete continuare tutta la vita nell‟incapacità o volete
imparare come si apprende quella capacità.
Un ricco è un uomo come voi, ha un cervello con scritte certe cose,
nel vostro però ci sono scritte altre cose, c‟è scritto: non sei capace,
non sei intelligente, sei uno stupido, non ci riuscirai mai, quelli sono
cattivi, quelli mi hanno detto, il mondo è ingiusto. Il brutto
anatroccolo non si trasformerà mai nel cigno se continuerà a pensare
di essere un brutto anatroccolo. Allora bisogna imparare da chi sa,
questa è la chiave. Gli uomini che manifestano queste attitudini li
164
potete clonare in un attimo se non siete nel giudizio. Prendete quello
che lui è, lo mettete in un‟area vergine del vostro cervello e poi lo
fate anche voi.
Il giudizio è feroce, perché la grande vittima del giudizio che voi
emettete siete voi. E‟ per quello che Gesù dice: non giudicate e non
sarete giudicati. Cioè questo giudizio che voi proiettate fuori per
difendervi vi castra in tutte le maniere. Togliere questo giudizio è
divino, è una cosa bellissima, è entrare in un mondo di grande libertà.
Giudicate perché vivete nella miseria e nella mancanza e pensate che
questa mancanza sia una grande ingiustizia compiuta nei vostri
confronti. Osservate il modo in cui l‟uomo produce il giudizio e vi
accorgerete che parla di sé, proietta all‟esterno quello che di sé non
può accettare.
Perché non fate come ha fatto il ricco? Non lo fate perché non siete in
grado di concepirlo. Voi siete qui per imparare a concepire un po‟
alla volta l‟inconcepibile, ma non è inconcepibile, non c‟è niente di
inconcepibile. Tutto quello che un altro uomo fa ognuno di voi lo può
fare. L‟importante è fare continuamente riferimento a queste idee di
apertura, di possibilità nella vita, di bellezza, d‟amore, di espansione,
di convinzione di poter vivere una vita di una qualità elevata,
creativa, libera, se voi pensate sempre in questa dimensione non
cadete in quelle trappole che abbiamo detto. Potete coltivare questa
vibrazione continuamente, bisogna crederci tanto, però non cedete al
negativo, il negativo distrugge tutto, non lasciategli spazio.
Gurdjieff parlando dell‟accidente, cioè degli eventi che avvengono
per caso, diceva:
“La teoria dell‟accidente è facilissima, l‟accidente si può verificare
laddove nella vita di una persona vi è uno spazio vuoto”.
“Ma spazio vuoto in che senso?” Gli chiede Ouspensky.
“Spazio vuoto nel senso di lasciato dalle azioni coscienti”
Quando la vostra vita è piena di azioni coscienti, spazio per
l‟accidente non ce n‟è.
Quando invece lasciate questo spazio vuoto, dove siete assenti, c‟è
spazio per l‟accidente.
21 Febbraio 2005
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LE LEGGI CHE GOVERNANO L’UOMO
La legge dell’accidente
Essere padroni di se stessi
Il sonno della coscienza
La legge del dare e dell’avere
Esiste un tempo per ogni cosa
Quali sono le leggi a cui siete sottoposti tutti i giorni?
Tutti chiedono quali sono queste leggi e vorrebbero avere un elenco.
Non funziona così. Bisogna scoprirle nella vostra vita. Qual è la
legge fondamentale? E‟ la legge dell‟accidente dove praticamente
tutto accade o credete di fare tutto?
Tutto accade e questo vi porta alla dimensione della vostra impotenza
e quindi non dovete arrabbiarvi quando qualcuno prende un impegno
con voi e non lo mantiene, è già nel conto.
Anche i nostri incontri sono un impegno che richiedono la continuità,
io lo ricordo, poi non mi arrabbio quando le persone non ci sono,
però è un impegno che hanno preso liberamente, ma non sono in
grado di mantenerlo perché accade qualcosa che diventa più grande
della volontà dell‟impegno che hanno preso.
Quando l‟uomo è in questa condizione, e noi lo chiamiamo uomo
ordinario, essenzialmente tutto quello che dice o fa, non dico che non
ha valore, perché non è vero, però ha un valore limitato, ha un valore
che arriva fino ad un certo punto. Ed ecco che tutto il lavoro di
crescita su di sé è il sottrarsi alla legge dell‟accidente. Cosa significa
la legge dell‟accidente? Che non avete coscienza di voi, non sapete
chi siete, non vi sapete posizionare, quello che dite oggi domani non
vale più, vuol dire questo la legge dell‟accidente. L‟accidente è fuori
perché è dentro, fuori succedono tutte cose che non volete e vi
accadono per il semplice fatto che dentro succedono tutta una serie di
cose che non volete e che vi accadono, perché non siete alla guida
della vostra “carrozza”.
“Ma come, siamo stati insieme vent‟anni!” “E lo so, ma
all‟improvviso mi sono accorto che non ti amo più”, avete mai sentito
questo frase?
E‟ come quando si dice: al cuore non si comanda. Voi credete che al
cuore non si comanda? E‟ un bel problema se il cuore invece di fare
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la sua parte si mette a fare quello che vuole lui. Al cuore si comanda,
come non si comanda? Il cuore è una parte non è mica la totalità
dell‟essere, ci mancherebbe che facesse quello che vuole lui. Siete
voi che coltivate i vostri sentimenti, che li prendete, li coltivate e li
fate crescere, dovreste essere voi.
Perché vivete nella legge dell‟accidente? Perché la legge
dell‟accidente è il sonno della coscienza. La domanda è: siete
consapevoli, nel vostro quotidiano, che quasi sempre dormite?
Bisogna vederlo bene questo perché se non dite sì, allora veramente
state russando.
Vi avevo posto, tempo fa, la domanda: come state scatenando la
guerra? Vedere la guerra è già una forma di pace, perché il
combattente non vede la guerra, vede il nemico. Vedere la guerra
vuol dire che avete già preso una distanza e dite: oh, qui c‟è una
guerra. Ci sono due parti equivalenti che si combattono. Quindi
vedere la guerra è un presupposto per la pace. E‟ già il seme della
pace perché il combattente è talmente impegnato a combattere che
non c‟è dubbio che veda la guerra, non vede neanche l‟altro e vuole
solo uccidere.
C‟è un bellissimo libro, cinese, s‟intitola “L‟arte della guerra” dove
l‟autore aveva capito che lo schieramento è già guerra, lo
schieramento è già guerra, quando vi schierate da una parte è già
guerra. Poi dopo che prendete in mano l‟arma e sparate questo è un
dettaglio, se non lo fate voi lo farà qualcun altro, perché fra coloro
con i quali avete coltivato lo schieramento ce ne sarà qualcuno che
arriverà a sparare.
Se dite: quale guerra? E‟ la prova perfetta che la guerra è in atto, e
tutti stanno combattendo per non vedersi nel proprio ruolo di
guerrieri. Quindi comprendere che si dorme è l‟inizio del risveglio.
Come fate a non vedere che dormite se la vostra vita non è quella che
volete? Se foste svegli la vostra vita sarebbe quella che voi volete, le
vostre scelte corrisponderebbero a un funzionamento, a delle azioni e
a un risultato che vi torna indietro.
Per esempio: avete bisogno di un lavoro, fate domanda di assunzione,
venite assunti, dopo sei mesi o tre mesi siete fuori mentre volevate un
lavoro stabile e volevate guadagnare tanto, evidentemente dormite.
Non avete visto la situazione, non siete stati capaci di trarre
vantaggio, non avete avuto l‟autodisciplina e la capacità di vedere le
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possibilità e le opportunità perché dormite!
Perché invece di essere nella realtà siete nel mondo delle vostre
fantasie, del vostro processo immaginativo. Perché tutto passa in
secondo ordine rispetto al vostro sogno e quindi una volta arrivate
alle otto e mezzo, una volta arrivate alle nove. Chi è sveglio e ha
deciso di fare un lavoro, entra e vuole capire esattamente cosa ci si
aspetta da lui. E l‟unica cosa che ha in mente è di farla al massimo
delle sue capacità e usa tre caratteristiche che sono quelle dell‟anima:
- Prontezza: “Sì, cosa c‟è da fare?”
- Acutezza: subito cerca il modo migliore di farla e
- Disponibilità
E dopo due mesi o tre mesi che siete lì tutti dicono: “Che persona
solida che è arrivata, bisognerebbe valorizzarla, fargli fare qualcosa
di più”. E così siete pronti per una dimensione più grande e in poco
tempo fate carriera. Questo dimostra che siete svegli. Sapete dove
siete, sapete chi siete, sapete cosa c‟è da fare, sapete che possibilità ci
sono per voi, questo è un uomo sveglio.
L‟uomo che invece arriva e incomincia a discutere su tutto e a
contestare su tutto, è addormentato, non capisce che non è in
condizione di discutere, c‟è un rapporto di forza per cui lui non è in
condizione di discutere.
Davide non tira fuori la spada e va contro Golia che lo massacra.
Davide tiene la distanza, usa la testa e cerca di capire che lui è
piccolo sì, ma intelligente e quindi si crea una fionda. L‟inizio del
risveglio sta nel fatto che la vita ordinaria, organica, biologica, di
sopravvivenza è troppo potente, non c‟è modo di andare contro di lei,
però c‟è modo di sapere chi siete, dove siete e che cammini si
possono sviluppare dal luogo dove siete. Poi il passo grande è che se
questo cammino non lo fate non dipende dall‟esterno, dipende dal
fatto che non tenete la rotta. Che non mantenete il proposito.
Quando una persona, un po‟ intelligente, vede questa situazione
l‟unica cosa che può desiderare di fare è uscirne, cioè diventare
padrone di sé stesso. L‟importante è: tu cosa vuoi fare?
Gurdjieff una volta chiede ai suoi allievi: “qual è la cosa più
importante per te?”
Uno dice: “Io vorrei essere cristiano”.
E Gurdjieff dice: “Ma, intendiamoci, essere cristiano significa vivere
secondo gli insegnamenti di Cristo, come fai a vivere secondo gli
168
insegnamenti di Cristo che sono insegnamenti di amore se non riesci
neanche a smettere di fumare? Tu non puoi dire che sei cristiano, tu
vorresti essere cristiano, ma non sai neanche come si fa ad esserlo,
perché non sai neanche come si fa a smettere di fumare.”
Allora in mezzo a tanti che dicevano cose teoriche, strampalate, un
altro dice: “Io vorrei vivere per aiutare gli altri”.
E ritorniamo al punto di prima, “Non ti sta a cuore la tua salute e il
tuo corpo? Non lo sai che fumando lo danneggi? E come puoi
pretendere di aiutare gli altri se non sei neanche capace di aiutare te
stesso?”
Allora alla fine uno disse: “Io vorrei diventare padrone di me”.
E Gurdjieff disse: “oh, questo è un obiettivo di grande valore perché
senza questo non è possibile niente. Non puoi essere cristiano, non
puoi essere niente, non puoi aiutare gli altri. Può darsi che un giorno
in mezzo a tutto quello che accade è accaduto anche che hai aiutato
qualcuno, ma il giorno dopo ne hai danneggiato un altro.”
Questo non può essere una teoria della mente, perché dalla teoria
della mente non nasce una spinta, un‟energia, una motivazione,
bisogna vederlo bene, oserei dire averne orrore, perché vivere come
una macchina, o vivere come un animale, non è una cosa che può
riempirvi di gioia. Accorgervi che nelle vostre giornate non c‟è nulla
che è da voi scelto, tutto accade, quasi tutto accade, accorgervi che
tutto ciò che è incominciato viene sempre abbandonato non è
piacevole.
Riuscite a fare solo se vi viene imposto, perché quando vi viene
imposto riuscite a lavorare in una direzione, per un certo tempo,
allora dovreste benedire l‟autorità che ve lo impone, invece voi la
maledite. Quindi se maledite ciò che invece andrebbe benedetto, e
che vi salva, pensate un po‟ cosa potete fare abbandonati a voi stessi!
Il punto fondamentale è che anche quando voi producete un momento
di risveglio e di visione che vi fa vedere la vostra posizione e ciò che
si può fare nella vostra condizione, subito il sonno è lì in agguato per
portarvelo via.
Quando voi vedete una possibilità è perché esiste, è perché qualcuno,
che vive di quella possibilità, ve la mostra, ma non può fare nulla fino
a quando voi non siete nella ricettività di vedere, il merito è aprire.
Quindi voi nel vostro quotidiano fatto di accadimenti, caos totale,
esterno ed interno, mentale, emotivo, di movimenti, di cose che
169
accadono, dovete vedere bene come è fatto il meccanismo del sonno
perché il sonno vi deruba tutto. Il sonno vi ruba l‟anima, vi ruba la
vita.
Voi siete qui apposta per imparare ad essere svegli. Se voi riusciste a
prendere da questi incontri la percezione che nel vostro quotidiano
siete addormentati, sarebbe un risultato straordinario. Sarebbe come
dire: “Sto facendo la guerra e so anche come”. Ma l‟uomo dice: “La
guerra? Io? Quale guerra? Ma come? Cosa c'entro io?” Allora è un
problema, allora siete veramente in difficoltà, allora siete proprio
immersi nella guerra.
Bisogna vedere che dormite nel vostro quotidiano. Gurdjieff la
chiamava la lotta contro il sonno della coscienza. La persona che è
nel sonno più totale perché dominata da certi meccanismi, in un certo
momento, in cui il conto gli viene presentato dalla vita, va a finire nel
dolore. E in quel momento produce un‟apertura e finalmente è pronto
a tutto. Quello è un momento magico.
Magari parlando con qualcuno riesce a vedere il punto della sua
situazione, così tutto gli è chiaro e dice: Perfetto, adesso che lo so
prendo tutta un‟altra strada". Non fa in tempo ad uscire dalla porta o
arrivare a casa che ricomincia da capo a ricostruire il suo dolore e la
sua prigione esattamente uguale a prima, la storia è nota. Fra sei mesi
o otto mesi di fronte al nuovo conto da pagare ritornerà nel dolore
un‟altra volta, per uscire da questo bisogna volerlo. Se poi sono
persone che hanno certezze solide, soprattutto nella spiritualità,
diventa molto difficile, perché la spiritualità può essere usata
benissimo per dormire. E quando una persona dorme con la
spiritualità, lì dorme veramente! Svegliarla è molto difficile. Un ego
costruito intorno al concetto di virtù è un ego potentissimo, non lo
smonti mai più. Un ego costruito intorno a un guru è un ego bestiale.
Comunque alla fine ciò che serve è fare un programma di risveglio.
Voi siete sottoposti alle leggi dell‟accidente perché non ci siete e
quindi il risveglio è un cammino per esserci, cioè la vostra vita ha
bisogno di voi ventiquattro ore al giorno, questo è il cammino del
risveglio, non un‟altra cosa. E questa cosa si coltiva incominciando a
cercare una direzione, avere una direzione non è una stupidaggine, è
tanto. E‟ tantissimo, quasi tutti gli uomini del mondo non hanno una
direzione e quindi vanno da tutte le parti e per loro tutto accade.
Con una direzione in mano incominciate il lavoro e qual è il lavoro?
170
Il lavoro è mantenersi fedeli alla direzione. Quello è il risveglio.
Perché è un risveglio? Perché incontrerete l‟attrito, incontrerete le
sirene, come Ulisse, che vi richiamano al sonno, il richiamo al sonno
è lì. Essere svegli vuol dire decidere. E più voi siete fedeli a voi
stessi, mantenete la direzione, più producete il vostro risveglio e il
vostro essere più pienamente nella vita, ed ecco che la vita
incomincia a corrispondere gradualmente a quello che voi siete e non
a quello che accade. Perché voi incominciate a selezionare. L‟uomo
quando non intraprende una direzione, è un formicolare di domande,
obbiezioni contro obbiezioni.
Allora produrre un risveglio vuol dire produrre una stabilità, una
volontà, un collocamento, un sapere chi siete e dove volete andare.
Noi ci troviamo qui, facciamo questi discorsi, ma poi dobbiamo
tornare nel nostro quotidiano e ricordarci che lì c‟è l‟allenamento, c‟è
l‟addestramento. Se vi perdete, vi perdete per sette giorni, poi
tornerete qua a cercare di riprodurre questi pensieri. Però dovete
cercare di portare nel vostro quotidiano questa consapevolezza di voi,
di quello che volete essere, di ciò che volete fare e di come le cose si
possono rivedere, su una base diversa. Dovete conservarla nella vita
quotidiana, perché durerà sempre di più, se voi rimanete fedeli a
questo, la prossima volta durerà solo un giorno, l‟altra durerà due
giorni, poi durerà un po‟ di più, finché durerà sempre. Non è che
avete fatto qualcosa, però sapete qual è il vostro posto nella vita, di
fronte alle evenienze che accadono sapete collocarvi, sapete già che
se scatenate una guerra vi farete male e quindi non cercate di
scatenarla.
Per colui che vuole dormire la sveglia è una rottura di scatole, lui la
prende e la tira contro il muro. Pinocchio prende il martello e
schiaccia il grillo parlante, per colui, invece, che vuole risvegliarsi
guarda il grillo parlante e dice: Maestro.
Il sonno non è un sonno naturale, è un sonno ipnotico. E il sesso, non
dico sesso come funzione sessuale, ma proprio come potere immenso
che c'è in tutto il mondo, il sesso è la forza del sonno, è il potere della
seduzione, è il piacere che addormenta l'uomo, ma il piacere è
sbagliato? No, è giustissimo. Quando non è separato dalla vita.
Questo sonno, che nasce dalla promessa del piacere, poi è la
negazione del piacere stesso, perché funziona come una droga. Il
risveglio è una cosa che da ricchezza a tutto, a tutte le cose della vita,
171
a tutte le sensazioni, a tutte le emozioni, a tutti i piaceri, a tutto da
valore.
Un'altra legge che si trova fra le leggi del nostro piano è la legge del
dare e dell'avere.
Il dare e l'avere sono in equilibrio. Questa è la legge, sono sempre in
equilibrio. E quando comprendete questo, comprendete tante cose,
comprendete che se pensate di non ricevere e di dare tanto non è
vero. Voi ricevete esattamente ciò che date. Attenzione a non
confondersi col pretendere, al pretendere non c'è limite, ma il
pretendere porta alla frustrazione, perché nessuno vi darà ciò che
volete, c'è una legge che lo impedisce e vi verrà dato ciò che date.
Riceverete ciò che date e se voi non date e volete ricevere, andrete
incontro alla frustrazione, dovrete arrabbiarti con un sacco di gente,
alla quale poi non gli interessa niente.
Il dare e il ricevere sono in equilibrio, ricevete tanto quanto date.
E‟ come se voi foste un tubo: quanto è grande il vostro tubo? Se il
vostro tubo è piccolo ricevete poco e date poco. La chiave è essere un
tubo grande, questa è la chiave. Tutto il risveglio è essere un tubo
grande, essere un tubo grande perché tutta la vita vi nutre e voi la
restituite tutta. Siete un tubo piccolo? Cosa pretendete? In un tubo
piccolo non può entrare niente, può entrare poco.
Quindi l'altra legge è: il dare e il ricevere sono in equilibrio. Quindi
se volete ricevere tanto è anche perché potete dare tanto, volete
ricevere senza dare? Ah, state contravvenendo a una legge, non
funziona. Ma se volete mettervi in una dimensione di grande
scambio, ingrandite il vostro tubo. Arriverà tanta acqua e tanta acqua
darete.
Queste leggi voi le potete scoprire, il risveglio fa parte della scoperta
di queste leggi dentro di voi. Un'altra legge è che esiste un tempo per
ogni cosa e il giusto tempo per una cosa è la sua velocità, quella
velocità richiede un'attitudine che è la pazienza.
Secondo il Raggio di Creazione di Gurdjieff l‟uomo che è sulla terra
è sottoposto a quarantotto leggi, ma con un cammino può mettersi
sotto l‟influenza del Sistema Solare che è sottoposto solo a
ventiquattro leggi, non più quarantotto, la metà e quindi la libertà è
molto più grande.
Naturalmente c'è anche un mondo inferiore novantasei leggi, che è il
mondo dell'identificazione che è quello della Luna, quando siamo
172
totalmente identificati, sono come dei gradini.
Il cammino del risveglio si può anche esporre in questa domanda, voi
siete su un gradino: quanti anni ci volete stare su quel gradino?
Le persone che, dopo una visione, ricreano subito dopo il loro dolore,
è perché costruiscono la loro non volontà di spostarsi da quel
gradino.
Le leggi che governano l‟uomo per poterle vedere bisogna vederle in
voi stessi, così come la Verità. Si parla tanto della Verità, ma l'uomo
non conosce la Verità, perché per incominciare a vedere la Verità
deve prima conoscerla in se stesso e questo nessuno lo vuole fare.
Per conoscere la Verità in voi stessi bisogna che incominciate a
togliere un sacco di roba, un sacco di giustificazioni. Allora un po‟
alla volta conoscete la Verità in voi stessi e questo vi magnetizza nei
confronti della Verità e incominciate a sentirla subito. L‟uomo, però,
vuole sapere la Verità fuori e crede, dopo di averla saputa, che sia sua
e quindi mostra esattamente che non ha capito niente, perché subito
dopo scatena la guerra per quella Verità che crede sua. Non è sua,
non è neanche una Verità, non è niente, è un pensiero, anzi di più, è
un'identificazione. Non solo non è sotto quarantotto leggi, è sotto
novantasei, novantasei leggi è proprio il mondo della guerra, non
vede più neanche la guerra, vedo solo il nemico e la paura.
Quarantotto leggi è la Terra, è un luogo dove la paura coesiste sulla
superficie del pianeta con l'amore in modi diversi e quindi c'è la
possibilità di scegliere.
Se nella vita dell'uomo tutto accade e lui riconosce che non è in grado
di fare, può capire una cosa importante che arrivano tante influenze
nella sua vita e che lui, anche se non può fare, può scegliere di
mettersi sotto l'influenza migliore, è uguale a una barchetta sul mare.
La barchetta sul mare non ha la forza per fare miglia e miglia, ci sono
i venti, deve sapere qual è la direzione che vuol prendere e
riconoscere i venti e ogni volta che il vento è utile alla sua direzione
tira su la vela, quando il vento non è utile alla sua direzione tira giù la
vela, se la lascia su il vento la porta da un‟altra parte. E‟ importante
definire ciò che è utile.
L‟uomo che fa tutto, fa solo casino. L‟uomo che non si pone la
domanda della direzione, fa tutto ciò che gli piace, gli piace ogni cosa
e non si pone la domanda di che cos‟è che gli serve, è una barchetta
in preda al venti.
173
Andrà di qua, di là, avanti, indietro, ma un fatto è certo: il cibo che ha
sulla barca finisce.
La vita media è fatta di ottant‟anni, i tempi scadono e la vita va messa
a frutto, e quando sapete qual è la direzione, c‟è una sola cosa che vi
interessa: tenere la direzione, tutto ciò che porta fuori dalla direzione,
via, e tutto ciò che serve per andare nella direzione, vieni. Questo è
un modo di mettere a frutto la vita, ottant‟anni di vita reale è una cosa
incredibile.
Per l‟uomo dove tutto accade alla fine della sua vita tutto è uguale a
quando è incominciata, quasi niente è cambiato.
Se vivete anche ottanta anni ma dormite, a cosa vi serve allungare la
vita? Cosa vi serve vivere 160 anni di sonno? Non serve a niente.
Cinque anni di lavoro su di sé nella direzione del risveglio sono
sufficienti allo sviluppo di un uomo, forse meno. Forse meno, forse
di più, chi lo sa, però ottant‟anni sono tanti. Quindi vivere non è
sprecare la vita in questo modo tiepido. Meglio vivere oggi, subito.
Questo lo avete a portata di mano. L‟attitudine al risveglio o alla
ricerca deve diventare un‟attitudine stabile. La qualità è una ricerca di
perfezione permanente, non oggi sì, domani no, ma adesso.
Come dice Padre Anthony: mi sono detto controllo della mente, ogni
sera devo imparare una cosa a memoria. La mente dice: “dai dormi”.
Hai dentro qualcuno che dice: “ormai sono tre anni che tutte le sere
impari qualcosa a memoria, se questa sera anche non la fai non fa
niente”. Lavora così. Queste forze entrano perché la vostra coscienza
non è impegnata, non è occupata, non è rigida.
Voi dovete pensare giorno dopo giorno a cosa coltivate, che semi
volete mettere dentro di voi, perché i momenti che vivete oggi sono il
frutto di ciò siete stati ieri, i momenti di domani saranno il frutto di
ciò che siete oggi. Parliamo di oggi, mettete in voi il seme del
desiderio di esserci. Di essere presenti nella vostra vita, di
risvegliarvi, di coltivare una direzione, coltivare l‟amore, la
fratellanza, la pace, di togliere tutte quelle cose che vi creano
problemi, perché il giudizio lascia aperta la porta a tutte queste cose.
Non è che non dovete giudicare perché giudicare è sbagliato, non
dovete giudicare perché non dovete perdere tempo in questo.
Ogni istante che perdete a giudicare cosa fa quell‟altro, è un tempo
perduto per la vostra vita, non vi serve a niente. Giudicare è una
forma di chiusura, giudicate tutti e tutto è l‟alibi per non occuparvi di
174
voi. Il giudizio è una proiezione sugli altri per non occuparvi di voi,
tanto è vero che quello che vedete negli altri è poi quello che non
volete vedere in voi stessi.
Quando una persona su una via del risveglio comprende che vuole
svegliarsi, subito ritrae il giudizio, non ha tempo da perdere, non gli
serve il giudizio, le energie, il tempo, l‟esistenza e la vita servono a
lui per produrre una sua ricchezza. Chi giudica non ha niente da dare.
Allora nel momento in cui ritrae il giudizio incomincia ad occuparsi
di se, produce il suo mondo e la sua ricchezza. Questa ricchezza
produce un frutto che è il desiderio di condividere ed ecco che adesso
si rivolge di nuovo all‟altro, ma non è più nel giudizio, è nella
distribuzione di una ricchezza.
Sulla via del risveglio vedrete che le amicizie e i rapporti basati sulla
mancanza non sono amicizie, né rapporti, né coppie. Non sono
niente, sono delle trappole, degli imbrogli incredibili, sono delle cose
di cui bisognerà pagare un prezzo molto alto per liberarsene.
Sono cose che finiscono sempre in una guerra, e la guerra finisce
sempre con delle vittime. Il passo successivo è tagliare tutto questo,
tutto questo è inutile, anche perché in quel mondo, il grande amico di
oggi è il nemico di domani. Il grande amico di oggi è il nemico di
domani perché è un gioco di alleanza a seconda di come sono le
alleanze. Questo mondo del bisogno è un mondo orribile e di cui
bisogna liberarsi perché in tutto questo non c‟è crescita, c‟è
confusione che si veste ogni giorno in un modo diverso, confusione
che cambia, ma è sempre la stessa cosa.
Se decidete che volete conoscere voi stessi e volete essere, vi ritirate
da questo, tutto questo non serve, sono tutti condizionamenti e
trappole, e allora incominciate a coltivare la Verità, a coltivare ciò
che siete e così incomincia a crearsi una ricchezza e questa ricchezza
produce desiderio di condividere, dopo vi rivolgete agli altri su una
base nuova.
Avete qualcosa da offrire e da scambiare, perché mentre prima
volevate prendere, soddisfacendo la vostra consolazione, ora avete
qualcosa da scambiare.
Qui incominciano le amicizie, incominciano le coppie, incomincia la
vita di relazione, vi accorgete di avere tantissimo. Se vedete una
persona in una condizione di grande bisogno e difficoltà, vi accorgete
che non gli potete dare quello che avete, perché non può accoglierlo e
175
vi accorgete che anche il desiderio di volerglielo dare è una forma di
ego.
Vi dovete mettete in un‟attesa e in una pazienza, che può durare anni,
per vedere quando apre e quando questa persona apre per un grammo,
voi siete pronti a dare esattamente un grammo, perché un grammo e
mezzo sarebbe veleno. Solo così siete nella dimensione della
compassione, questo è un altro livello.
Ecco perché l‟auto-osservazione è come una lente di ingrandimento
attraverso la quale potete scoprire delle cose.
Ogni volta che qualcosa vi da fastidio è la dimostrazione perfetta che
c‟è qualcosa da imparare.
Se nella vostra vita il cammino occupa un posto totale io vi
garantisco che in poco tempo producete una trasformazione totale,
ma se ogni istante c‟è da contrattare su questa cosa, se ogni istante è
un mercato, se ogni istante: ah, ma questo sì questo no, ma fino a qua
sì, ma dopo. Guardate, non funziona. La domanda è questa: ma
quanto tempo volete stare su quel gradino? Ci starete tutto il tempo
che resistete! La trasformazione dell‟uomo è molto veloce, ma serve
lo slancio dell‟amore. Non serve stare a porre continuamente
condizioni. Se voi state attaccati, allora resterete sempre nel mondo di
quel luogo.
Quando credete in una cosa, la amate e la seguite pienamente è chiaro
che quella vi trasforma, ma se voi avete un mare di obiezioni o se la
seguite per ragioni vostre, tutte inventate da voi a modo vostro, non è
vero che state facendo un lavoro su di voi, stai facendo ciò che vi
piace per il tempo che dura quel piacere, è molto diverso.
Quel piacere non durerà tanto, durerà un certo tempo, poi quando il
piacere è soddisfatto l‟uomo abbandona, ma che abbandoni in modo
civile è molto molto raro, di solito abbandona arrabbiato, sparando
falsità dappertutto.
Come ho detto prima il vostro risveglio vuole voi, la vostra presenza,
ha bisogno di voi ventiquattro ore al giorno, non un poco.
Quanto durerà la ricerca della Verità? Il resto della vostra vita. Se
pensavate di fare un‟oretta di meditazione e di cavartela vi siete
sbagliati di grosso. Del resto la domanda migliore è: ma che cosa
dovete fare? La risposta è semplice: dovete dormire! Dopo alla fine
degli ottant‟anni vi guardate indietro e dite: che cosa ho fatto? Ah, ho
dormito ottant‟anni, bella soddisfazione.
176
Il vostro carburante è finito, il carburante per la Verità è finito perché
è stato speso per tante altre cose, è stato speso per litigare col capo
ufficio, per avercela con questo qua, per sentirvi sfortunati, per un
processo immaginativo, una logorrea di pensieri che non finiva più e
adesso per esplorare un pochino di Verità insieme a dei compagni di
viaggio non c‟è energia. Allora avete sbagliato le priorità, ecco
perché siete sottoposti alla legge dell‟accidente, avete sbagliato le
priorità.
Il piacere è importante e un giusto piacere è contenuto in tutto ciò che
è conforme alla natura, ma il perdersi nell‟illusione, il perdersi nel
piacere porta al dolore. Quindi il cercatore della Verità sa che lui è
sul cammino di Verità, e che la bistecca è buona e che se la mangerà
ringrazierà Dio della bistecca. Colui invece il quale si abbandonerà al
piacere per sfuggire dalla paura del vivere, fa un cattivo affare,
perché va incontro al dolore. Quella menzogna non sta in piedi, non
si regge.
La strada non è quella della consolazione, dovete vedere questa cosa
che è importante. Molta gente cerca strade spirituali per la
consolazione, tanto è vero che le usa per fuggire dalla responsabilità.
Quando usate la via dello Spirito per fuggire dalla responsabilità state
producendo l‟inganno più grande. D‟altronde è noto che chi si mette
a seguire un maestro spirituale di valore, perché cerca una via che
consola, verrà smentito in fretta. In poco tempo lo metterà in una
situazione difficile e dovrà decidere se ama di più la Verità o la
consolazione.
Se ama di più la consolazione dice: “ma forse ho sbagliato, questo
non è un maestro. Questo è uno che sta vedendo tutti i suoi problemi,
tutti i suoi limiti”. Se ne va a cercare un altro più comodo.
E poi quando non va bene quello, un altro ancora più comodo e così
via. Chi invece di fronte a questa scelta riesce ad avere una presenza
e preferisce la Verità, capisce che lì c‟è un prezzo da pagare, che è
quello di lasciar cadere un‟illusione, la lascia cadere e subito dopo la
sua vita è più grande. Adesso sa che il prossimo passo sarà un‟altra
illusione da abbandonare. E quando di illusioni ne ha abbandonate tre
o quattro volte e per tre o quattro volte è morto e risorto allora questo
gioco incomincia a piacergli e diventa una strategia della qualità
permanente. Lui sa che tutti i giorni c‟è qualcosa a cui deve morire e
qualcosa a cui deve rinascere, non si lamenta più.
177
L‟origine dei problemi è tutta nel passato, non c'entrano niente con
voi che siete nel qui ora. E‟ tutto passato, è tutta roba passata che si
proietta qua in mezzo, si frappone fra voi e la vita e allora quando
riuscite a vedere questo un po‟ alla volta la smontate. Il passato non
c‟è in questo momento, quindi questa cosa continua a mantenere il
suo potere solo perché voi glielo date, ci credete, quindi non
servirebbero tre anni, basterebbe un secondo per liberarsene. Il
cercatore della Verità è un uomo pulito, che ha tutti i problemi
dentro, ma li tira fuori allo scopo di trovare una soluzione e una via!
Invece l‟uomo che vuole dormire li sputa fuori tutti, li vomita e li
butta addosso agli altri perché non sente il tono del giudizio,
dell‟accusa, della distruzione e del disfattismo.
La Verità è incontenibile, solo chi è lontanissimo dalla Verità crede
di saperla, è la dimostrazione perfetta che è lontanissimo. Chi si
incammina in un cammino di Verità, più va avanti più sa che non sa.
D‟altro canto, però, ce un‟altra prospettiva ed è la qualità della vostra
vita: il vostro cammino sulla Verità non vi darà il possesso della
Verità, non ve lo darà mai, però produrrà un risveglio, un
cambiamento nella vostra vita.
Voi volete essere uno che sa tutto o un uomo che è felice?
Quella Verità, che non conoscerete mai, in realtà profondamente è già
vostra ed è per quello che su un cammino della Verità, che è un
cammino non di sapere ma di riconoscimento, si diventa più felici.
Quindi la felicità è anche una misura, non del sapere la Verità, ma del
contatto con la Verità, siete più felici e avete un maggior contatto con
la Verità. Voi siete qua per vivere.
L‟unico errore che si può fare è sprecare la vita, è l‟unico errore, non
esistono altri errori. Questo è l‟unico: sprecare la vita. Chi ve lo fa
fare?
28 Febbraio 2005
178
ESSERE D’AIUTO
La possibilità di cambiamento
La trasformazione
Tutto è come deve essere
La purificazione
Il maestro: tutto e ogni cosa
Quando ampliate la vostra capacità di percepire incominciate a
vedere le cose come sono, e le cose come sono, nella vita dell'uomo
sono drammatiche, quindi come rendersi utili se vedete una persona a
voi cara in difficoltà?
Innanzitutto bisogna comprendere che le persone sono anime, non
corpi, sono anime e anche una persona che cade nella sofferenza è
una persona la cui anima impara attraverso quel percorso. La prima
cosa che potete dare è il vostro amore, ci sono centomila modi di
darlo.
Se volete portare qualcosa per aiutarlo dovete verificare la sua
accessibilità a recepirlo, potete portare qualcosa solo in uno spazio
che esiste, quindi dovete partire dall'analisi dell'apertura. Dovete
comprendere quanto è l'apertura altrimenti correte il rischio di
intervenire solo perché vi piace o vi gratifica in qualche maniera.
Portare le possibilità di cambiamento è difficilissimo, ma anche
ricevere è difficilissimo.
Anche molte persone che fanno un lavoro su di sé quel granellino che
costituisce la loro possibilità di cambiamento non lo accolgono.
L'uomo dice: voglio cambiare, ma non è vero, con le parole lo dice e
con i fatti dimostra tutti i giorni che non lo vuole fare. La possibilità
che un po‟ di luce possa entrare nel mondo di certe persone è quasi
zero, la luce è lì c'è sempre stata, il sole c'è sempre, ma loro non
aprono, non c'è niente da fare, non aprono e basta, soffrono ma non
aprono. Credono di sapere tutto, sanno chi sono i cattivi, chi sono i
buoni, cosa è giusto, cosa è sbagliato, credono tutte queste cose.
Nelle persone che riescono a produrre una comprensione, anche
piccola, è come un forellino che si apre in questo mondo buio, è un
fiocco di luce che entra. Dopo aver ascoltato per cento volte una cosa
alla centounesima, non si sa perché, succede qualcosa e quel qualcosa
è meraviglioso, è una cosa straordinaria. Ma per molti non succede
mai niente e per tutti non succede mai niente per moltissime volte,
179
cioè il contatto con la vita non è facile, è una cosa a cui siamo
talmente poco abituati che non è facile.
La vita ordinaria è sette miliardi di macchine impazzite che corrono
all'impazzata picchiando da ogni parte, è questa la vita ordinaria. Non
potete farvi coinvolgere in maniera troppo personale da questo
dolore, perché il vostro lavorare nella direzione del servizio deve
essere forte e quindi in un certo senso impersonale. L'amore richiede
anche forza e intelligenza. Se voi interiormente volete essere utili
dovete fare il ragionamento di essere utili veramente. Quali sono i
modi per essere utile veramente? Produrre questa valutazione mette
in funzione la vostra intelligenza, la vostra sensibilità, la vostra
flessibilità, la vostra compassione.
Un modo per essere utili potrebbe essere pregare per la persona e
basta, perché più di così non si può fare.
Qualche persona quando vi esprime il loro malessere non è che
richiede il vostro aiuto, richiede la vostra complicità, vuole succhiare
un po‟ delle vostre energie per poter star un po‟ meglio e poter nutrire
il suo vittimismo. Se non le date la vostra complicità l‟aiutate a non
confermare il suo stato, e questo è fare un buon lavoro.
Spesso la strada giusta è tacere. In generale voi vorreste salvare il
mondo, perché siete in preda a ideali straordinari però vi dimenticate
di non dare la vostra complicità al negativo. Se volete dare il vostro
contributo ad alleviare questo immenso dolore, non dovete
contribuire a frugare dentro le ferite. Il suo buio la persona se l'è
costruito così, adesso deve passare in mezzo al dolore per dissolverlo,
non c'è altro modo. L'aiuto non si veste come voi credete, l'aiuto è
testimoniare la Verità, l'aiuto non è consolare. E se voi le dite: “sì sì è
proprio così, poverina” quando ne salterà mai fuori? E anche salvare,
chi salvate? Solo se chiede, forse, attenti però, quando l'uomo chiede
in realtà non chiede quasi mai. L'uomo che chiede ma è pronto ad
ascoltare è rarissimo, l'uomo poi che chiede ed è pronto ad ascoltare
ed è pronto a tentare di mettere in pratica é ancora più raro, l'uomo
che chiede e poi lo fa è raro all'inverosimile.
Chi accoglie la Verità ed è pronto a trasformarsi in nome di questa
Verità, ha davanti a sé un cammino di vita straordinaria, normalmente
l'uomo non vuole fare questo, perché? Perché vuole godere del suo
lamento.
Freud raccontava l'esempio di una signora che aveva un disturbo
180
della sessualità, praticamente per lei il sesso era una fonte di un
dolore pazzesco, soffriva tantissimo. Quando Freud era riuscito ad
individuare il punto chiave dove ruotava questo blocco, ed era pronto
a sbloccarlo per permettere il cambiamento, lei ha mollato tutto.
Ascoltate bene il perché. Perché soffrire era il suo unico modo di
godere, se gli portava via quello non restava più niente. Questo è il
meccanismo perverso dove si va a finire. E‟ un piacere perverso
questo vittimismo, è un flusso che a un certo punto è perverso, cioè
ha sbagliato verso, ha preso un verso fuori natura.
Trovare il modo per poter essere d‟aiuto è utile essenzialmente a chi
lo fa, perché si incomincia a prendere in esame un essere umano,
avete preso in esame che c'è, qual è la sua realtà, quali sono le sue
dinamiche, qual è il suo dolore. Poi vi vorreste proporre come aiuto e
questo è un'altra cosa, avete già tanti vostri problemi di cui occuparvi,
ma riuscite a trovare il tempo e la disponibilità di proporvi come
aiuto, almeno come intenzione, e poi capite che questo aiuto non lo
potete portare come vi piace, ma lo dovete portare come serve e
questo è un insegnamento grandioso. In tutto questo incominciate a
sottomettervi, è inutile che parlate di conoscenza di sé, la persona
crede di conoscersi benissimo, probabilmente pensa di sapere tutto,
pensa chi sono i cattivi, chi ha sbagliato, chi ha fatto, chi ha detto. E
quando porterete il tuo vostro amore potrebbe essere frainteso, forse
lo interpreterà in maniera sbagliata, o forse no, ma comunque non è
di questo che vi dovete occupare, perché non bisogna occuparsi del
risultato.
Quando volete dare il vostro aiuto vi dovete subito chiedere come
portarlo, se questa persona è abituata ad appoggiarsi agli altri,
supponiamo e usare gli altri, il vostro primo modo di darle aiuto sarà
di toglierle proprio l‟appoggio. Con questo tipo di persona passate
subito nella schiera dei nemici perché la vittima ha due schiere: amici
e nemici. Sicuramente lei voleva una risposta estroversa, non
introversa, una risposta che non richieda il vedersi perché è
terrorizzata dall'idea di vedersi. E‟ per quello che la Verità è
insopportabile per queste persone, perché è uno specchio, è uno
specchio dove si possono vedere.
Volersi vedere, guardate, è una cosa meravigliosa, ma richiede
coraggio, non è per i tiepidi. Dovete sapere che ci sono forze che
cercheranno di impedirvelo e si daranno da fare per farlo, e non si
181
presenteranno per quello che sono, si presenteranno in una maniera
subdola e lentamente cercheranno di farvi vedere le cose in tutto un
altro modo.
Per riuscire a vedere se stessi veramente bisogna essere spietati.
Sarà meglio che incominciate a vedervi, intraprendere un cammino
che vi faccia vedere chi siete e dove siete, che vi faccia collocare e da
questo collocamento potrete fare un cammino reale.
Nel momento in cui incominciate a produrre la trasformazione
incontrate il mostro, potete chiamarlo il guardiano della soglia, potete
chiamarlo l'ombra, come volete, ma lo incontrerete. Lui è animato dal
vostro passato, è il passato che lo tiene vivo ed è l'ostacolo fra voi e il
futuro e se finite sotto la sua influenza, sapete dopo cosa fate? Ve lo
voglio descrivere di modo che voi possiate osservarvi. Voi partite per
un cammino di trasformazione, lo amate molto e non lo svendete,
però il mostro lavora, quasi senza accorgervene, incominciate a
togliere un po‟ qui, un po‟ là, meno di questo, meno di quest'altro.
Lui vi sta risucchiando nel passato e tutte le cose che eravate sicuri di
aver superato vi accorgerete che ci ritornate dentro esattamente come
prima. La trasformazione deve essere permanente, solo così funziona.
Se fate un passo avanti e poi vi sedete, state fermi, venite risucchiati.
Sempre andare avanti, è questo il segreto di essere vivi, cosa vi
fermate a fare?
Quando si passa attraverso la trasformazione si passa da un mondo
vecchio a un mondo nuovo, c'è un momento che siete nella terra di
nessuno, il mondo vecchio non c'è più, il mondo nuovo non c'è
ancora. Lì c'è una sola soluzione, dovete ricordarvi esattamente
quello che il vostro maestro vi ha detto e quello che avevate capito,
anche se in quel momento non lo capite più, e farlo esattamente. Poi
dopo passato quel punto lì cominciate a vedere il nuovo mondo e
siete di là e quando siete di là è un'altra cosa. Questi processi quando
uno li ha vissuti una volta dopo li ha chiarissimi, se uno non li ha
vissuti deve saperlo prima com'è, perché è una trasformazione
dall'interno. Quando voi vedete uno che fino a ieri per voi era un
santo e oggi è uno stupido, è successo qualcosa, lui è sempre uguale,
è qualcosa in voi che è cambiato.
Allora è importante che vi guardate intorno, cercate di vedere il
mondo, siete nella vita per poter aver il massimo del nutrimento, però
dovete comprendere che tutto è esattamente come deve essere.
182
Che le persone vanno a finire dove devono andare a finire in base alle
scelte che hanno fatto, che voi siete un'interazione con loro ed è
giusto che riusciate a ricoprire il vostro posto con piena
responsabilità. In questo c'è anche l'aiuto, un aiuto intelligente, un
aiuto che rientra nel gioco delle due parti, però contemporaneamente
dovete sapere che il grande aiuto che potete dare all'Universo è
realizzare voi stessi.
La domanda che un uomo potrebbe porsi sinceramente è questa:
voglio dormire o voglio svegliarmi? Se voglio svegliarmi non
reagisco con violenza alla Verità, se voglio dormire la Verità è
insopportabile. Per chi vuol dormire la Verità è insopportabile, per
chi vuole svegliarsi la Verità è un grande amore.
Bisognerebbe sempre sposare questa cosa. Sposare la Verità vuol dire
che la mettete al primo posto, perché se l‟avete sposata il giorno che
vi troverete in difficoltà potete dire: sì, sono in difficoltà, ma io vado
oltre perché l'ho sposata. Se invece non l'avete sposata il giorno che
vi troverete in difficoltà non saprete più dove sbattere la testa, andrete
a chiedere a destra, a sinistra, di sopra e metterete in giro duecento
milioni di opinioni diverse e non saprete più chi sono i buoni, chi
sono i cattivi, cosa è vero, cosa è falso, è proprio così, è incredibile.
Sposare è una funzione del cuore, voi avete sposato una cosa perché
sapevate che era vera. Il cammino verso la Verità è un cammino che
costa, sarà difficile? Ah, ho paura di sì.
Quando pulite il pavimento e vedete una macchia sfregate un po‟ di
più, giusto? Lì sapete che bisogna pulire di più. La purificazione della
personalità è uguale, è identica. Solo che l'uomo non fa così, l'uomo
evita le macchie, l'uomo nella sua vita non va a grattare, l'uomo le
evita, perché l'uomo fa quello che gli piace. Mi piace vuol dire
evitare tutte le macchie e quando arriva alla macchiona grossa se ne
guarda bene. Allora una cosa che riguarda la pulizia del pavimento
non è diversa dalla pulizia della psiche umana, è la stessa cosa, la
pulizia della personalità è uguale. Perché volete evitare i punti
sporchi che sono proprio quelli che avete bisogno di pulire?
Perché li volete negare? Perché non li volete vedere? Perché vi
arrabbiate quando vi vengono mostrati? Se voi avete una donna delle
pulizie e le fate osservare che c‟è una macchia, lei non si arrabbia,
anzi chiede scusa e provvede subito a pulire, non dice: oh, come si
permette di farmi vedere una macchia!! Nel lavoro su di sé, invece, se
183
qualcuno vi fa osservare la situazione, voi subito: come ti permetti?
Io ho la mia libertà, il mio sentire … Dovreste essere contenti di aver
trovato la macchiolina, gli date due colpetti e dopo non c'è più.
E‟ possibile girare per anni a destra, a sinistra, di sopra, di sotto
schivando sempre le macchie, guardandovi bene dall‟andare in
profondità, anni senza mai fare un lavoro vero, anzi apposta per non
fare mai un lavoro vero. Non bisogna mentire a se stessi, mentire a se
stessi non significa dire delle bugie, ma parlare di ciò che non si sa,
attribuire a se stessi cose non verificate.
Il lavoro su di se quando funziona produce la sostanza della
trasformazione e quella è una cosa che se per farla avete anche
creduto in qualcosa o in qualcuno dopo che l'avete prodotta è vostra,
non avete più bisogno di quel qualcosa o qualcuno. E' per quello che
gli Apostoli dicono a Gesù: “Maestro prima credevamo in quello che
dicevi e ora non abbiamo più bisogno di credere perché noi vediamo
e udiamo”. Questa è la differenza. Voi potete anche credere in
qualcuno per un po‟ di tempo, solo il tempo di fare il lavoro. Perché
solo il tempo di fare il lavoro? Certo, perché quella è la verifica, se
voi credete oltre vuol dire che il lavoro non l'avete fatto. Perché è
l‟allievo che fa il maestro, è l'allievo con la sua attitudine a voler
apprendere che fa il maestro, tutto è maestro. Ma senza un allievo
niente è maestro, quindi voi con la vostra attitudine di apprendimento
rendete lui, che hai qualcosa che vi serve, maestro. Maestro vero?
Maestro vero perché l'albero si riconosce dai frutti, non i frutti del
maestro, i frutti in voi. Lui è un vero maestro per voi se alla fine del
processo avete dato i frutti. Se lui è un falso maestro perché voi non
volete apprendere, alla fine del processo voi scapperete alla verifica e
farete partire un altro processo con un altro maestro, perché per voi
quello era un falso maestro.
Un cammino di crescita deve produrre dei risultati personali, siete poi
voi che vi esprimete su questi risultati, e questi risultati comunque
siano fatti sono sempre una forma di responsabilità. Per un tempo
avete creduto, ma poi c‟è sempre la verifica, infatti per un tempo
Pietro crede a Gesù che si può camminare sull'acqua, poi va
sull'acqua e cammina, perché se non è così sono tutti miraggi,
illusioni.
Allora quando in voi si produce la trasformazione, quello è il
cammino giusto.
184
Tutto e ogni cosa è un maestro se voi siete disponibili ad apprendere
per portare ricchezza nella vostra anima. Però nel perseguire questo
tutto e ogni cosa incontrerete la difficoltà e far diventare l‟amore più
grande della difficoltà è il lavoro.
La paura, cosa fa la paura? Serpeggia. E' il serpente che vi mette
davanti alla paura per impedirvi un passo, voi dovete rendere l'amore
più grande di quella paura.
Potete farlo? Sì se vi siete addestrati all'amore, se l'avete coltivato, se
avete coltivato ciò che è bello, ciò che è buono, ciò che è giusto, se
avete coltivato continuamente un mondo grande di bellezza, se i
vostri pensieri sono stati sempre in questa direzione.
E' come fare il salto in alto, se non prendete la rincorsa e provate a
saltare rimanete lì davanti, non avete energia, non avete forza. Quindi
il pensiero è la rincorsa, come vi comporterete di fronte all'ostacolo è
esattamente espresso da come avete pensato in tutto quel momento.
07 Marzo 2005
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IL PENSIERO COSTRUTTIVO
Le idee sono semi
Il costruire contiene una responsabilità
Volontà: l’equilibrio di amore e potere
Illusioni di Richard Bach
Le idee sono dei semi, succede però che questi semi vanno quasi
sempre, spessissimo dispersi. Vorrei farvi riflettere sul fatto che la
ragione per cui vanno dispersi, è che o le idee sono fatte in modo che
si parla di altri o di altro, o sono fatte in modo che anche quando si
parla di una verità, che potenzialmente potrebbe coinvolgervi, se ne
parla in una maniera molto astratta.
Quindi il pensiero non costruttivo è tale perché o riguarda altro da voi
o se anche riguarda voi lo riguarda in maniera talmente astratta che
non si trasforma in vita.
E‟ per quello che bisogna continuamente riferirsi a “che cosa ci
potete fare?”. Se non ve ne fate niente o se non avete intenzione di
farvene niente, chi ve lo fa fare. Nella vita che cosa ve ne fate di
un‟idea se vi fa dire: “ah, bello!” ma poi non vi cambia?
Un‟idea è un pensiero che vorreste vivere, che vorreste manifestare.
Le idee sconosciute e le idee intuite, vi servono a poco. Il punto è
farsene qualcosa di un‟idea.
Le idee sono messe a disposizione appositamente per essere
manifestate, vissute. Quante volte viene fatta un‟invenzione e uno
dice: “Ah, ha fatto quell‟invenzione ma io l‟avevo già pensata!”
Non c‟è nessun merito a far questo, non solo l‟avete già pensata,
qualcuno che è il Padre delle idee le aveva pensate prima di te,
quindi? Com‟è che contemporaneamente la stessa invenzione viene
fatta in tre o quattro parti del mondo? La porta di accesso a quell‟idea
si è aperta, però l‟idea va guadagnata. Noi viviamo in un mondo che
è il mondo del tempo. Qui c‟è il tempo ed è un tempo lento.
Esasperante delle volte per quanto è lento.
Adesso però è sempre più veloce, ma rispetto a quello che voi
vorreste talvolta è un tempo lento. L‟idea per diventare realtà ha
bisogno di un processo, ed è in questo processo che voi normalmente
fallite.
186
Questa condizione bisogna crearla, non potete aspettare che avvenga
da sola. Occorre fare una selezione e l‟irrequietezza è la mancanza di
selezione …troppi semi, nessun seme…
Le idee, come abbiamo detto, sono semi e dovete prendere esempio
dall‟ovulo, l‟ovulo seleziona in mezzo a cinquecentomilioni di
spermatozoi prima di scegliere quello che gli va bene e sceglie quello
che ha la qualità adatta, ha l‟energia adatta, ha le caratteristiche
adatte.
In quel momento l‟ovulo si apre, lo lascia entrare, poi chiude. Poi si
occupa del processo per nove mesi interi, non si occupa di altro.
La selezione che avviene sulla base di una qualità è un
riconoscimento. Poi c‟è un tempo per fare in modo che l‟idea produca
il suo frutto. E lì è importantissimo non disperdere, è importantissimo
non disperdere prima ed è importantissimo non disperdere dopo.
Questa grande abbondanza di idee infinita che la vita mette a
disposizione passano, vi abitano continuamente, sono una ricchezza,
ma se voi non svolgete la vostra funzione di uomo, che è quella di
captare, prendere e portare nella coscienza fino a manifestarla, voi
tradite.
Se adesso elaborate l‟idea di diventare padrone della Fiat, penso che
sia un‟idea troppo grande per la vostra struttura. Quando elaborate
un‟idea troppo grande per la vostra struttura, questo è un eccesso di
teoria che vi porterà alla frustrazione. Quindi avete l‟accesso alle idee
ma la realizzazione delle idee ha una gradualità, quindi dovete sapere
chi siete, dove siete, che potere avete e cosa siete in grado di fare:
conosci te stesso. Voi potete imparare da tutte le circostanze.
Dovete conoscere voi stessi, quanto è grande il vostro mondo e
quanta è la vostra capacità di fare. Quant‟è la vostra capacità di fare?
Non lo sapete, ma potete verificarlo.
La frustrazione nasce perché vi attribuite una capacità di fare che è
superiore alla realtà e quindi nel momento in cui elaborate un‟idea e
questa idea non si produce, perché non fate niente per produrla,
perché non siete capaci di fare quello che serve per produrla, vivrete
la frustrazione e dovrete accusare le circostanze.
L‟idea non si realizza perché non conoscete voi stessi, non conoscete
il vostro fare, la vostra capacità di fare, non conoscete quanto è
grande il vostro mondo; secondo punto, su questa non conoscenza di
voi stessi, potete mettere in ballo idee troppo grandi, non impossibili,
187
ma per le quali non è tempo. Anche le idee che potete mettere in
ballo, per le quali è tempo, non si realizzeranno se restano troppo
astratte e non vengono dettagliate. Il primo passo per trasformare
l‟idea in realtà è dettagliarla. Se restano troppo astratte e se restano
troppo vaghe, non vengono dettagliate.
L‟uomo del negativo sa tutto ed è sempre pronto ad esprimersi sul
negativo perché il lamento e l‟espressione del negativo, contiene un
piacere, perverso, ma contiene un piacere.
Invece il costruire contiene una responsabilità, ciò spiega che non
siamo affatto addestrati al costruire che contiene la responsabilità.
Facciamo un esempio: in questo gruppo o da un‟altra parte, in
un‟azienda, quando una persona contesta qualcosa la domanda che gli
si pone è questa: scusa, ma che cosa vuoi esattamente? E non si
riceve mai una risposta. Ti lamenti, va bene, ma che cosa vuoi
esattamente? A questo punto sapete con chiarezza che la persona non
sa cosa vuole, ma sa cosa non vuole: non vuole far fatica, non vuole
accettare, non vuole sottomettersi e non vuole rispettare i tempi.
Tutta questa struttura si chiama ribellione in termini cosmici, proprio.
Voi siete pieni di questa ribellione dall‟inizio dei tempi, c‟è una
moltitudine dentro di voi che tira dalla sua parte.
Questa ribellione nasce perché non sapete cosa siete e non sapete
cosa volete. L‟uomo può fare l‟elenco perfetto di tutta la gente che
odia, di tutto ciò che c‟è di sbagliato al mondo, di tutto quello che
non gli piace, che gli da fastidio, che non vuole, ma quando gli si
pone la domanda: “Ma nella tua vita, tu, che cosa vuoi esattamente?”
rimane paralizzato, non sa cosa dire.
Cos‟è che vuoi esattamente? “No, vorrei non avere, vorrei non fare”.
Okay, ho capito, ma cos‟è che vuoi esattamente? Non si riesce ad
avere una frase costruttiva che è la base della creazione della realtà.
L‟irrequietezza è una cosa molto interessante da capire, che è nel
corpo e dappertutto, in tutti gli aspetti dell‟uomo e quell‟irrequietezza
è la mancanza di potere e anche la mancanza quindi di fare. Perché?
Lo abbiamo detto tante volte, tante volte abbiamo parlato del vivere
in un mondo più grande: ma cos‟è che misura la grandezza del vostro
mondo? E‟ il vostro fare.
Cioè prendiamo il linguaggio dell‟ottava, un processo incominciato
quando è finito è un‟ottava. L‟ottava è il raggio del vostro mondo,
l‟ottava che riuscite a incominciare e portare a termine è il vostro
188
mondo. Incominciate a fare una torta e riuscite a farla fino in fondo
che si possa mangiare? Bene, questa è la dimensione di un mondo.
Avete un mondo che è grande almeno come il fare di una torta. Siete
capaci di mettere su una pasticceria? Questa è un‟altra ottava, è più
grande e chi sa mettere su una pasticceria sa anche fare una torta,
perché il più grande contiene il più piccolo. L‟ottava così come l‟ha
esposta Gurdjieff è una cosa molto interessante.
Il mentire a se stessi è attribuirsi delle ottave che non ci stanno nel
vostro mondo, vi attribuite un‟ottava che non ci sta. L‟ottava è fatta:
DO RE MI FA SOL LA SI DO. Ogni processo è un‟ottava DO RE
MI - FA SOL LA SI - DO, ogni nota è un‟ottava più piccola.
Costruire una casa è un‟ottava molto grande, che è fatta di ottave
piccole. Impastare la calce è un‟ottava molto più piccola, il garzone
non sa fare la casa, sa impastare la calce e il muratore gli dice:
impasta la calce, quella è la sua ottava. Il muratore esperto che
contiene più ottave sa fare la calce, sa fare l‟intonaco, sa fare tutto
quello che serve e alla fine costruisce la casa. Quindi l‟ottava grande
è un fare grande ed è un mondo grande.
Allora perché non vi prendete un fare grande? Perché non siete in
grado. Ma perché non siete in grado? Perché non siete quello che
riuscite a realizzare.
Ma il fare grande non è un insieme di fare piccoli? No! Non è un
insieme di fare piccoli. Se fosse un insieme di fare piccoli chi sa fare
i fare piccoli sa fare anche il grande, ma fare una casa non è la stessa
cosa di fare duemila tonnellate di calce. Non bisogna dimenticare che
l‟ottava ha dei punti di crisi. Ne abbiamo parlato altre volte, ma lo
rispiego. L‟ottava è la misura della difficoltà, cioè l‟ottava è così: DO
RE MI sono tutti uguali, tre passi uguali, dal MI al FA cambia. FA
SOL LA SI sono tutti uguali dal SI al DO, cambia. Allora l‟ottava è
una misura, è un‟unità di difficoltà.
In un processo ci sono due punti dove è necessario essere presenti,
non basta la meccanicità, il mestiere. Non basta l‟azione meccanica e
ripetuta, serve la presenza, l‟attenzione, attenzione vuol dire senza
tensione.
Se vi bloccate nell‟ottava, in quei passaggi lì, vuol dire che
quell‟ottava non fa parte del vostro mondo, vivete in un mondo più
piccolo. Voglio spiegarvelo meglio: voi siete in questo mondo e
volete andare verso un mondo più grande, allora DO RE MI FA SOL
189
LA SI DO, dove arrivate dopo il MI? Siete partiti DO RE MI, dove
siete sul MI? Siete sul confine, siete arrivati al confine e poi, se avete
l‟attenzione, volete andare avanti nel processo, fate FA SOL LA SI e
dove andate col DO? Sull‟altro mondo. Quindi avete esattamente due
punti per raddoppiare il vostro mondo.
Come si supera per esempio il primo? Cosa si deve superare nel
primo? Bisogna superare la menzogna che è quella dell‟appartenenza
al passato. Non volete mai uscire dal vostro mondo perché non
concepite nient‟altro e non volete andar fuori di lì. Quindi lì bisogna
superare la menzogna, non siete soli, lo scopo del superamento della
menzogna è di andare nella direzione di qualcosa che non vi
appartiene, che non avete mai visto, non avete mai vissuto, non avete
realtà nella vostra vita, ma la concepite. In questo senso l‟idea è stata
piantata nel terreno, finalmente, e quando vi porta a superare la soglia
del vostro mondo, allora è stata piazzata. Quindi questo è il
superamento della menzogna, cioè del limite della paura.
La seconda è la volontà, è la fedeltà a se stessi. Il secondo passaggio
fra il SI e il DO si supera con la fedeltà a se stessi, con la volontà.
Volontà è la parola giusta, perché volontà è l‟equilibrio di amore e
potere, è la perseveranza, ecco questa è un‟ottava.
Voi sapete quanto è grande la vostra ottava e sapete qual è il raggio
del mondo in cui vivete? Quanto è grande il vostro fare? Il mentire a
se stessi è attribuirsi un fare non verificato, è credersi cittadini di un
mondo senza averlo verificato e senza aver prodotto ciò che serve per
farlo.
Tutto questo, questo ampliamento del mondo e quindi di queste
ottave, avviene gradualmente. Si tratta di liberare i territori mentali,
perché l‟irrequietezza è una mostruosità della mente che riempie tutto
il pensiero.
La persona irrequieta va sempre più forte nel pensiero ed è sempre
meno efficace nella vita perché dopo un po‟ il disordine creato dalla
mente incomincia a prendere la mano. Certo, perché un ordine esatto
richiede una presenza. Se state facendo le valige è normale che ci
siano delle cose sul letto, ma quello è un momento transitorio, dopo
non più perché avete usato la presenza.
Ogni ordine ha una sua logica. Se per trovare un temperino dovete
girare tre ore per la casa, avete delle logiche che non funzionano,
perché tre ore per un temperino è troppo! Se però il temperino lo
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trovate in un decimo di secondo in quello che altri chiamano casino,
per voi è un ordine. Intendo dire quindi che la prima cosa che
l‟irrequietezza produce è inefficienza nel fare e non vi stupirà che
questa inefficienza nel fare, che si trasforma in vari tipi di
confusione, viene sentita dalla vostra struttura e che cosa produce?
Altra irrequietezza, è semplice, no? E poi vi fa sentire schiacciati e
dovete fuggire ancora di più.
L‟unica cosa giusta è dettagliare. Se, per esempio, avete da mettere a
posto dieci camere, quanto ci mettete? Facciamo una camera al
giorno, ipotesi, ma se dall‟idea di mettere a posto queste camere vi
sentite schiacciare, sicuramente vi mettete sul divano a guardare la
televisione, e quando la sera si sono fatte le sette, vi renderete conto
che c‟è ancora più casino, non avete concluso niente e sarete ancora
più irrequieti. Allora in passi progressivi l‟irrequietezza satura il
vostro mondo, satura i vostri territori mentali.
Mettendo in ordine le cose, in base alla loro importanza, potete fare
tutto.
Allora il punto magico per allargare il vostro fare e il vostro mondo, è
sempre il medesimo. E‟ superare la difficoltà che trovate nel vostro
percorso. E‟ il guardiano della soglia e vi dice: “Il tuo mondo è finito,
è inutile che ti agiti, che ti dai da fare, qua ci sono io”. Vi dice che la
vostra benzina, cioè il vostro amore, è finito. Ma la difficoltà è lì
apposta a darvi la possibilità di superarla.
Questa è la chiave di tutto: essere pronti nel cammino di crescita al
momento della difficoltà, del disagio. Quando il disagio è molto
grande, gli antichi lo chiamavano ”la notte oscura dell‟anima”, è
proprio un passaggio importante, occorre essere pronti a questo.
Il pensiero costruttivo è molto importante. Voi potete coltivare il
pensiero costruttivo, ma il pensiero distruttivo o anche solo il
processo immaginativo fine a se stesso, vi porta in un casino che non
finisce più. E‟ per quello che è importante chiedersi: qual è il mio
piccolo fare in questo momento?
Una vostra direzione ce l‟avete, un vostro sentire ce l‟avete, ciò che
volete lo sapete, quindi dovete comprendere qual è il fare che la
vostra struttura vi concede. Quel fare, quel piccolo fare è tutto, non è
poco, è moltissimo.
Non bisogna sminuirlo: quel piccolo fare è tutto. Quel piccolo fare
apre la porta a un fare più grande domani. Fare quello che siete ora in
191
grado di fare è la cosa più importante che ci sia, farlo bene,
pienamente, con amore, farlo per quel che siete in grado.
Vi leggo un pezzetto tratto dal libro Illusioni di Richard Bach:
“Discesa nel mondo.
Un maestro nato nella terra santa dell‟Indiana, cresciuto sulle
mistiche alture a est di Fort Wein.
Il maestro imparò nelle scuole pubbliche dell‟Indiana le cose di
questo mondo e poi, crescendo, il mestiere di meccanico, riparatore
di automobili.
Ma il maestro possedeva cognizione di altri paesi e di altre scuole,
grazie ad altre vite da lui vissute. Ricordava queste ultime e
ricordando divenne saggio e forte, per cui altri si resero conto della
sua forza e a lui si rivolsero per essere consigliati.
Il maestro credeva di avere il potere di essere utile a se stesso e a
tutto il genere umano e poiché così credeva, così era. Di conseguenza
altri si resero conto del suo potere e lo avvicinarono per essere guariti
dalle loro pene e dalle loro tante malattie.
Il maestro riteneva che sia bene per ogni uomo pensare a se stesso
come a un Figlio di Dio e poiché così credeva, così era. E le officine
e le autorimesse ove lavorava divennero affollate e gremite da coloro
che cercavano la sua dottrina e il tocco della sua mano e nelle vie
tutte intorno si pigiavano coloro i quali desideravano soltanto che
l‟ombra di lui al suo passaggio li sfiorasse e cambiasse la loro vita.
Accadeva così, a causa delle grandi folle, che gli svariati capoofficina e proprietari di autorimesse ordinassero al maestro di posare
gli attrezzi e di andare per la sua strada in quanto egli veniva premuto
tanto strettamente dalla ressa che né lui né gli altri meccanici
disponevano di spazio per lavorare le automobili. Egli si recò allora
nelle campagne. E la gente che lo seguiva cominciò a chiamarlo
messia e realizzatore di miracoli e poiché così credevano, così era.
Se un temporale passava mentre lui stava parlando non una sola
goccia di pioggia toccava il capo di chi lo ascoltava. L‟ultimo della
moltitudine udiva le sue parole con la stessa chiarezza del primo, per
quanto fossero i lampi e i tuoni nel cielo tutto intorno e sempre si
rivolgeva a loro in parabole. E diceva ad essi: in ognuno di noi
risiede la capacità di possedere salute e malattia, ricchezza e miseria,
libertà e schiavitù, siamo noi a dominare queste cose e non altri.
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Un mugnaio parlò e disse: parole facili per te Maestro, poiché tu sei
guidato e noi non lo siamo. E non devi faticare come noi fatichiamo,
l‟uomo deve lavorare per vivere a questo mondo.
Il maestro rispose e disse:
C‟era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un
grande fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva
silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e
povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso,
conscia soltanto della propria essenza di cristallo. Ogni creatura si
avvinghiava strettamente come poteva alle radici e ai sassi del letto
del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere e opporre
resistenza alla corrente era ciò che ognuno di esse aveva imparato sin
dalla nascita. Ma finalmente una delle creature disse: “Sono stanca di
avvinghiarmi, poiché anche se non posso vederlo con i miei occhi,
sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e
consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi
morirò di noia”. Le altre creature risero e dissero: “Sciocca lasciati
andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà arrotolandoti
fracassata contro le rocce e tu morirai più rapidamente che per la
noia”. Quella però non dette loro ascolto e tratto un respiro si lasciò
andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente contro le rocce. Ciò
nonostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di
tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo liberandola
ed essa non fu più né contusa né indolenzita. E le creature più a valle
del fiume per le quali era un‟estranea gridarono: “Guardate un
miracolo, una creatura come noi, eppure vola. Guardate il messia
venuto a salvarci tutte!”
E la creatura trascinata dalla corrente disse: “Io non sono un messia
più di voi, il fiume si compiace di sollevarci e liberarci se soltanto
osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo viaggio,
questa avventura”. Ma le altre gridarono più che mai: “Salvatore”,
sempre avvinghiandosi nel frattempo alle rocce e quando tornarono a
guardare, il messia era scomparso. Ed esse rimasero sole a intessere
leggende sul salvatore che era venuto ed era andato.
E così accadde quando egli vide che la moltitudine lo assediava più
numerosa di giorno in giorno, più strettamente, più da vicino e più
impetuosa di quanto fosse mai stata. Quando vide che tutti
insistevano senza posa affinché li guarisse e continuasse a sfamarli
193
con i suoi miracoli e imparasse per loro e vivesse le loro vite, accadde
così che si appartò da solo quel giorno, sulla sommità di un poggio e
là pregò e nel profondo cuore disse: “Infinita Essenza Radiosa, se tale
è la tua volontà, allontana da me questo calice, consentimi di
rinunciare a questo compito impossibile. Non posso vivere la vita di
una sola altra anima, eppure in diecimila invocano da me la vita, mi
pento di aver consentito che tutto ciò accadesse. Se tale è la tua
volontà consentimi di tornare ai motori e agli attrezzi e lasciami
vivere come gli altri uomini”.
E una voce gli parlò sulla sommità del poggio, una voce né maschile
né femminile, né forte né sommessa, una voce infinitamente buona e
la voce disse in lui: “Sia fatta non la mia volontà, ma la tua, poiché
ciò che tu vuoi io lo voglio per te. Riprendi il tuo cammino come gli
altri uomini e sii felice sulla terra”. E avendo udito ciò il maestro si
rallegrò e ringraziò e discese dalla sommità del poggio canticchiando
una canzone da meccanico e quando la folla lo incalzò con le sue
afflizioni supplicandolo affinché la guarisse e le impartisse
insegnamenti e la sfamasse a non finire con le sue conoscenze e la
divertisse con i suoi prodigi, egli sorrise alla moltitudine e
affabilmente disse a tutti loro: “Me ne vado”.
Per un momento la moltitudine rimase ammutolita dallo stupore, ed
egli disse loro: “Se un uomo dicesse a Dio che più di ogni altra cosa
desidera aiutare il mondo sofferente per quanto ciò potesse costargli e
Dio rispondesse e gli dicesse che cosa doveva fare, dovrebbe
quell‟uomo fare come gli verrebbe detto?” “Certo maestro”,
gridarono in tanti, “dovrebbe essere un godimento per lui soffrire le
torture dell‟inferno stesso qualora fosse Dio a chiederglielo. Quali
che fossero quelle torture per quanto difficile potesse essere il
compito?” “Sia l‟onore impiccato, sia la gloria inchiodata ad un
albero e bruciata qualora Dio così abbia chiesto”. Dissero loro. “E
che cosa fareste voi” domandò il maestro alla moltitudine, “se Dio vi
parlasse a viso aperto e vi dicesse: vi ordino di essere felici nel
mondo finché vivrete, che cosa fareste allora?” E la moltitudine
tacque. Non una voce, non un suono vennero uditi sui pendii delle
colline e nelle valli ove gli uomini si trovavano. E il maestro disse nel
silenzio: “Sul sentiero della nostra felicità troveremo il sapere per il
quale abbiamo scelto questa vita, così io ho imparato oggi e decido di
194
lasciarvi ora per percorrere il vostro stesso sentiero come a voi
piace”.
E andò per la sua strada fra le folle e le abbandonò e tornò nel mondo
quotidiano degli uomini e delle macchine”.
Bisogna smettere di nutrire i mondi più piccoli, significa che farli
morire di fame è la cosa giusta, perché vuol dire non combatterli, non
potete combatterli, perché si nutrono di combattimento, finché li
combattete vincono loro.
Gurdjieff aveva una conoscenza dell‟essere umano che era
straordinaria e spiegava: finché voi non arrivate a vedere in voi una
separazione, che una cosa è “io” e una cosa è tutto ciò che è legato al
vostro nome, finché non riuscirete a vedere questa differenza e quindi
a capire tutti i vostri comportamenti, il lavoro non comincia.
Quando una persona toglie tutto arriva a dire: “io sono io”. E quando
arrivate a dire “io sono io” arrivate anche ad accettare tutto e ogni
cosa, perché tutto e ogni cosa non possono fare altro che arricchirvi.
E‟ tanto semplice questo.
Il vuoto è pieno, il vuoto è pieno di possibilità. Il vuoto è pieno e il
pieno è vuoto, cioè il vuoto è pieno di possibilità, il pieno non ha
nessuna possibilità.
Ecco perché dovete vuotare i territori mentali, togliere la rigidità, le
sicurezze, la certezza assoluta.
14 Marzo 2005
195
ESSERCI: STARE IN CIO’ CHE CI E’ DONATO
Trasformazione: la via per il lavoro su di sé
La scelta e il servizio
Legge di risonanza
La vita: perfetta
Perché l’uomo si inganna?
Il maestro come l’allenatore
Essere qua, significa esserci, senza nessuna ragione specifica. Non
per prendere qualcosa, non per dimostrare qualcosa, non per ottenere
qualcosa, non per difendere qualcosa, non per avere una ragione,
siete qua per la semplice ragione di esserci.
Esserci vuol dire che tutto è un‟esperienza. Guardate che esserci è
potere, è una grande libertà, non è una stupidaggine.
L‟atteggiamento giusto di essere nella vita è che volete esserci.
Questo è l‟atteggiamento necessario a fare qualsiasi cosa, qualunque
cosa, e non è la cosa in sé che è importante. Riuscire a esserci così, è
veramente un momento di ricarica, una possibilità di vivere, di sentire
una bella vibrazione.
Venite qui a imparare un pochino l‟apertura, l‟accettazione, ma siete
sempre nel rifiuto e nell‟illusione di voler rendere le cose semplici. E‟
un comportamento sbagliato perché lo sforzo della trasformazione va
fatto tutto, cioè, va pagato tutto.
Si può arrivare a farsi delle idee esatte delle cose, con un buon
insegnamento, che è una cosa che indica una direzione, però dopo il
lavoro è vostro. Non c‟è spiegazione per quanto bella, per quanto
buona che vi può evitare di fare quella fatica che serve per la
trasformazione.
Il prezzo della trasformazione va pagato e si può fare molto
velocemente, vuol dire che lo pagate tutto velocemente e nessuno può
fare niente per voi, siete voi che lo dovete fare. Vi può essere
mostrata la via, certo, ma siete voi che la dovete percorrere. La
trasformazione va fatta e si deve pagare il prezzo che costa e il prezzo
è l‟abbandono del proprio dolore, della propria sofferenza, delle
proprie limitazioni, anche dei propri attaccamenti, non ve lo può fare
nessuno.
Occorre mettere puntualmente le persone di fronte alla propria scelta,
di fronte al fatto che si può parlare, parlare, e ancora parlare di
196
trasformazione, ma poi è da fare, siete di fronte a una porta stretta o
entrate o non entrate. E non potete continuare a girarci intorno
facendo finta che la porta non ci sia, e continuando a raccontare di
come è bella la vita al di là di quella porta, quando non la varcate.
Di fronte a questa responsabilità l‟uomo reagisce in molti modi.
Alcuni capiscono che non c‟è più tempo, è sempre il momento di
essere pronti, altri invece chiedono sempre più tempo, altri, se la
pressione è troppo forte a questo risveglio, incominciano a pensare
che quello che si sta facendo non va più bene, e se ne vanno.
Entrare in un nuovo mondo significa abbandonare il vecchio, ma
potreste anche capire che il vecchio non lo volete abbandonare. Se
una persona arriva a fare questo ragionamento coglie un grande
frutto, perché anche se torna al mondo vecchio, almeno smette di
lamentarsi, perché è nel mondo vecchio per l‟esatta e precisa ragione
che ci vuole stare.
Bisogna mettersi di fronte alle proprie scelte e sapere se volete essere
fedeli a voi stessi, andare avanti in un cammino, che è un cammino di
purificazione, e che è una cosa fondamentale, importante e giusta. La
crescita non è fare tante cose, tante chiacchiere, tante parole
rimanendo sempre uguali: la crescita è trasformazione.
Il significato del cammino del lavoro su di sé è arrivare verso un
punto dove siete di fronte a una porta, piccola porta, ma che vi chiede
in quel momento di lasciare qualcosa per poter vivere un‟altra
possibilità. Quel momento è la magia, quel momento è la cosa
importante. Cosa sarebbe un cammino spirituale in cui un uomo resta
uguale per tutta la vita? Perché vuole rimanere uguale? Perché
sostanzialmente è pieno di ego, crede di sapere.
Trasformazione è diventare altro da ciò che siete, qualcosa di più dal
punto di vista dell‟espansione, della realizzazione, e qualcosa di
meno dal punto di vista dell‟ego. Quindi c„è qualcosa che dovete
mollare e questo qualcosa sono sempre paure che si presentano come
certezza e come convinzione. Se è chiaro questo, è chiaro tutto. La
chiave è volerci essere comunque.
Allora l‟atteggiamento è: ci voglio essere, lo voglio vedere quello che
c‟è da vedere, lo voglio ascoltare quello che c‟è da ascoltare, lo
voglio gustare quello che c‟è da gustare e lo voglio vivere quello che
c‟è da vivere. Questo è l‟unico modo di sconfiggere la morte, non ce
n‟è un altro.
197
Il modo di sconfiggere la morte è vivere la vita e la mia vita ha
bisogno di me tutto il giorno e io ci voglio essere.
Ci vuole tanta ricerca per scoprire che non è così banale come
sembra. “Io sono io” e non voglio essere nient‟altro, anzi voglio
essere io sessanta secondi al minuto, per sessanta minuti all‟ora, per
ventiquattro ore in un giorno. Allora dopo non si dice più: “Ah, ma
quello ha detto, quello ha fatto”. Non c‟è più spazio per questa
inutilità, tutto questo sparisce.
A quel punto “io sono io”, lo siete sempre stati anche se non ve ne
siete accorti, lo volete continuare ad essere e lo volete essere
continuamente. Questo è un buon proposito.
La paura di morire viene perché sapete che non vivete. Quando vivete
non avete paura di morire, e comunque avete vissuto.
Il rischio è che la vita passi mentre voi siete occupati a fare un'altra
cosa.
La grandezza della difficoltà è quindi la misura di ciò che siete,
perché Dio non vi darebbe una difficoltà insuperabile e se la
difficoltà vi sembra grande, è perché Lui ha stima di voi e dice: “In
questa difficoltà ce la puoi fare, a quell'altro non gliela do perché non
ce la può fare, ma tu ce la puoi fare.”
Allora qual è questo percorso? Il percorso è esserci, esserci a fronte
di ciò che accadrà. Come fate a dire che è finito se non sapete
neanche com‟è, come sarà, com‟è incominciato?
Il punto è che quel percorso per voi non è mai esistito.
Si potrebbe prendere la Verità incontenibile e dirle come deve essere?
No, questo è un inganno, non è così.
Esserci è un compito che non finisce mai, è il compito che si
approfondisce sempre più. Esserci vuol dire costruire, non vuol dire
distruggere.
Imparare ad esserci è una via verso l'Assoluto, é una via verso la
Verità di voi stessi e dovete essere disposti alla sua crescita. Se
l'avete già delimitata, se avete già deciso che non deve crescere, è
perché voi volete fare altro; la volete usare, ma non la volete vivere.
La persona che fa questo ci vorrà essere finché ciò che accade è in
sintonia con ciò che vuole, ma non vorrà più esserci quando ciò che
accade non è nello schema che lui ha stabilito. Questa non è la ricerca
della Verità, è la ricerca del piacere. Questo è l'essere guidati
dall'ego, non essere guidati da una ricerca.
198
L'amore è il riaffermare ogni giorno il voler esserci al di là di quei
conflitti e che dopo diventano insignificanti. Dopo vi voltate indietro
e scoprite che quella difficoltà era una stupidaggine, è sempre stata
una stupidaggine, sembrava difficile, ma visto che siete andati avanti
è diventata una stupidaggine.
Questo è l'allargare il mondo: non è la difficoltà che è grande, siete
voi che siete piccoli di fronte alla difficoltà. Quando comprendete
questo vi sentite subito proiettati nella forza e se andate al di là,
vedete la montagna diventare un granello di polvere, la vedete
sbriciolarsi. Quello che è importante è ora nella possibilità che vi è
offerta, in questo momento e cercare di coglierla più che potete.
La domanda giusta è: come posso ora mettere a frutto
quest'esperienza al massimo? E' proprio questo il punto. Questa è
l'unica domanda che vi interessa, e la domanda in senso ampio è:
come posso mettere a frutto al massimo ciò che mi resta da vivere?
La montagna va scalata tutta, non ci sono sconti. E' vero che quando
l'avrete scalata tutta vedrete che è un granello di polvere, però è
anche vero che ora è una montagna ed è anche vero che Dio vi ha
messo questa montagna perché sa che siete un buon alpinista.
La montagna è il fatto che voi non sapete più chi siete, perciò dovete
continuamente coltivare la giusta visione della realtà delle cose.
Gesù dice: “passa per la porta stretta” perché costa molto, molto, ma
molto meno dolore passare per la porta stretta che rifiutare di farlo. E
la porta stretta è la montagna: se avete una possibilità di superarla è
perché prima avete coltivato l'idea che è da superare e che non è ciò
che sembra. Nel momento in cui non avete più quest'idea e la
montagna si erge nella sua grandezza, non avete più nessuna
possibilità di farlo, perché non vi siete attrezzati, non avete quello che
serve.
E il punto qual è? Il punto è che bisogna che voi siate capaci di
riconoscere le cose come sono, e sono: “Non ce l‟ho fatta,” non: “Il
mio sentire mi ha portato, perché la mia crescita..” No!
L‟uomo non può mentire a se stesso. Se dice: “Ero su un cammino da
me scelto, volevo portarlo avanti, volevo farlo, era stata la mia scelta,
non ce l‟ho fatta, pazienza”. E‟ la base per cui forse ce la fa la
prossima volta, non è questo, non ci sono problemi. Ma se dice:
“L‟esperienza che la vita mi ha messo davanti, non l‟ho vissuta
perché è un‟esperienza che non valeva niente”, questo è un
199
imbroglio. Se dite così non l‟avete vissuta perché non siete stati
capaci, è molto diverso e vi mette nella consapevolezza di poter
essere capaci la prossima volta.
Non potete pensare che la vostra crescita avvenga senza l‟incontro
con una difficoltà, il cammino è proprio l‟incontro con la difficoltà, è
andare oltre, perché la difficoltà siete voi.
Tutti i percorsi sono un solo percorso, è questo il punto, è
un‟illusione fuggire, tutti i percorsi sono un solo percorso. Cambia il
nome e la forma, ma la sostanza è che dovete affrontare le difficoltà,
non potete fuggire da ciò che siete.
La legge di risonanza è: la vibrazione che voi siete vi porta nel luogo
di quella vibrazione. Se volete rapportarvi con la Verità, le dovete
concedere di essere illimitata. Se non le concedete questo non state
parlando della Verità. La Verità è illimitata, il percorso verso di lei è
un percorso verso l‟illimitato. A questo punto il ragionamento è
essenzialmente finito: volete fare quel percorso verso l‟illimitato che
è un percorso che vi trasforma? Se lo volete fare non potete applicare
le vostre categorie, perché le vostre categorie sono già il limite. Se
volete andare verso un mondo oltre la vostra comprensione potreste
dargli credito.
Quando una Verità grande entra in contatto con un comprensione
piccola viene ridotta e deformata. Come fate a sapere che di fronte
alla cosa che abbandonate non state riducendo e deformando? E che
quella è una Verità grande che voi non riuscite a comprendere? Come
fate a saperlo?
La risposta è che non lo sapete. Non lo sapete perché la Verità non è
nel vostro piano, è in un piano più grande. Noi siamo in una
evoluzione della coscienza. Vuol dire che la vostra capacità di
comprendere è limitata, non potete ragionare come se poteste capire
tutto. Per potere comprendere di più bisogna diventare di più. Per
poter accedere a una comprensione maggiore dovete diventare
diversi!
Questo è il punto fondamentale da capire, altrimenti prenderete il
grande e lo farete diventare piccolo. Tutta la guerra nasce su questo,
tutti i conflitti nascono da questo, perché se quello che voi sapete è la
Verità, come fa a essere anche la sua verità che è diversa?
Quando giudicate state giudicando Dio. E‟ questo il punto importante
da comprendere. Quando vi separate e vi dissociate, vi dissociate da
200
Dio, che siete voi e vi tagliate a pezzi dentro.
E‟ per questo che l‟importante è esserci: la chiave è esserci nella
vostra vita, nelle vostre relazioni, nel vostro tempo, nel vostro lavoro,
esserci. Questo è il punto di arrivo.
Questa cosa si chiama integrità e quando l‟uomo vive questa integrità
può dire quello che dice Gesù: Io e il Padre mio siamo una cosa sola.
Sapete perché voi e il Padre vostro non siete una cosa sola? Perché
non siete d‟accordo con Lui. Pensate che Lui nella creazione abbia
sbagliato! E come lo dite voi questo? E‟ facile: Non è giusto! Ma chi
siete per dire cosa è giusto o cosa non è giusto?
Come fate a dirlo che dentro il vostro corpo ci sono miliardi di cellule
che nascono, muoiono, camminano e lavorano e voi non sapete
neanche come fanno a farlo? Chi siete per dire che questa cosa nella
vita non è giusta? Non è giusta in rapporto a cosa? In rapporto alle
vostre idee? Questa è l‟arroganza dell‟uomo. Tirate via tutto questo
sapere, non serve a niente, siate nella vita, la vita è illimitata e
sconfinata e vi dirò di più: è perfetta.
Cosa vuol dire non è giusto? Vuol dire che il conto non torna con gli
schemi che ci sono nel vostro pensiero, ma cos‟è il vostro pensiero?
Sapete che ci sono sette miliardi di uomini e ognuno ha degli schemi
diversi? E sapete che i sette miliardi di uomini non sono niente,
perché gli esseri viventi su questa Terra, fra animali e tutti, sono
miliardi di miliardi di miliardi e questo pianeta non sa nessuno
dov‟è? E che c‟è il Sistema Solare che è piccolo, e non si sa quanta
vita c‟è in tutto l‟Universo e voi avete in mente quattro idee in croce,
fra l‟altro in italiano, e pretendete che tutto il mondo debba inchinarsi
a questo? E quando una cosa non si inchina dite: non è giusto! Ah, no
eh. Quando parlate di Ricerca della Verità non avete idea, in questo
momento, di che cos‟è.
La Ricerca della Verità è un oceano, non è il vostro bicchiere
d‟acqua. La Verità è sconfinata. Cosa sentite di fronte a questo senso
sconfinato?
C‟è chi sente paura ma c‟è chi sente una bellezza straordinaria. La
sapienza nasce nel momento in cui sapete di non sapere nulla.
L‟inizio della sapienza, della saggezza, è sapere di non sapere.
C‟è da mollare l‟arroganza una volta per tutte e conviene farlo perché
l‟arroganza è tutto un nucleo di certezze. Potete anche averle
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costruite nella scienza, nella politica, nella religione, nella spiritualità,
ma alla fine il loro nucleo è solo paura, è solo e soltanto paura.
Ammettete e accettate la vostra nullità e vi sentirete liberi.
Solo essere qua è importante. Voi siete vivi adesso.
E‟ molto facile ingannare se stessi, è facilissimo, perché la misura è
su ciò che vi piace. Che esempio posso fare? Si esprime bene
Castaneda: l‟importante il percorso è farlo tutto. Non conta la forma,
ma la profondità. Quando vi fermate per una forma, vi fermerete per
un‟altra forma.
Non sto dicendo che è sbagliato, non c‟è niente di sbagliato.
La chiave di tutto è non mentire a se stessi.
Il problema dell‟uomo è che crede di sapere, cercate di vederlo bene
questo, crede di sapere, crede soprattutto di sapere com‟è fatta la sua
crescita. La crescita la potete solo vivere.
La crescita la potete vivere riconoscendo ciò che c‟è davanti a voi e
questo riconoscere è la magia ed è la funzione dell‟anima. Un uomo
non può dirigere se stesso nella crescita; può solo tenere la porta
aperta.
La vita è grande e voi potete aprirvi. E‟ giusto che vi aprite
gradualmente, perché ad una persona che cammina con le stampelle,
non si può prenderle e buttarle via, bisogna fare una rieducazione.
La vita è grande e voi vi aprite gradualmente e vi aprite sempre più
man mano che abbandonate tutto il vostro sapere che è fatto di niente,
è proprio misero, è una miseria proprio quel sapere.
La perfezione è nel cuore di ogni cosa, quindi ogni cosa va bene per
andare nella sua profondità e quella profondità è tutte le profondità
perché è un solo luogo.
La perfezione è nel punto più profondo di ogni cosa mentre la
menzogna che l‟uomo si racconta, nasce dalla paura, e non va nella
profondità ma salta da una superficie a un‟altra, da una superficie a
un‟altra, da una superficie a un‟altra. Questo non serve, sprecate la
vostra vita.
La profondità è sufficiente in una cosa, se voi abbandonate una cosa e
ne riprendete un‟altra e andate in profondità lì, va bene avete perso
un po‟ di tempo. Ma non è questo che fa l‟uomo normalmente,
l‟uomo quando si tratta di entrare nella profondità, abbandona.
Perché l‟uomo si inganna e preferisce saltare di superficie in
superficie piuttosto che andare in profondità una volta sola? E‟
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semplice. Perché in profondità c‟è la Verità e sulle superfici c‟è il
piacere. L‟uomo confonde la Verità col piacere, con quella parodia
della Verità che è il piacere. E perché è così?
Perché la Verità è dell‟anima profonda, il piacere è del corpo.
La ricerca della Verità, non è la ricerca di ciò che voi volete, perché
nella ricerca di ciò che volete vivete un‟illusione a cui sarà seguita
una delusione
Se intraprendete una via sulla base di un sentire esatto, che a un certo
punto diventa una scelta, voi in quel momento avete visto il
cammino. Se non avete visto niente, e si tratta di una scelta casuale,
nel tempo morirà, perché rivelerà il suo non esistere. Questa scelta
vera non è sbagliata se siete cercatori di Verità, adesso va guadagnata
e nel momento in cui dovrete guadagnarla dovrete misurarvi con ciò
che c‟è dentro di voi.
E‟ qualcosa che vorrà tradirvi, non credete, qualcosa che vorrà
buttarvi fuori, sedurvi, farvi credere che non è così, che sembrava ma
non era, e questo è un pericolo a cui dovete stare molto attenti, perché
tradirete voi stessi e salterete di qua e di là, perché ogni cosa non sarà
mai adatta.
C‟è una vecchia storiella ve la racconto, molto bella: una persona sa
che c‟è un maestro che ha poteri straordinari e quindi è desideroso di
avere questi poteri meravigliosi di cui ha sentito parlare. Va dal
maestro e dice: “Maestro vorrei diventare un tuo allievo”. “Ma
perché?” “Perché voglio essere un tuo allievo, imparare da te, so che
tu hai fatto tanto cammino nella crescita spirituale, nella ricerca della
Verità, voglio farlo con te”. E il maestro accetta.
Per il primo anno lo mette a strappare dal prato l‟erba con le mani. E
lui: “qua io dovevo venire per imparare i poteri e mi mette…, va bene
lo stesso perché mi hanno parlato così bene di questo maestro che
adesso starò qui ancora un po‟”. L‟anno successivo lo mette tutto il
tempo a zappare, allora lui ogni tanto va: “sì, la via bisogna farla fino
infondo”, dice il maestro.
Qualunque sia la ragione per cui tu sei qua, la devi fare fino in fondo.
E così passano quattro anni, cinque anni, dopo dieci anni senza una
parola di spiegazione, ha fatto dei lavori durissimi, dice: “No, basta,
io qua ho sbagliato tutto, questo qui non mi ha mai detto niente,
questo qui è un povero vecchio rincoglionito. Peggio per me che ho
sprecato dieci anni della mia vita, adesso gli dico che non mi
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interessa più niente e me ne vado”.
Il maestro dice: “Guarda se tu vuoi andartene per me va bene, sappi
due cose: se tu vai non potrai mai più tornare indietro, io non ti
accoglierò mai più, la seconda cosa è un consiglio: nel momento in
cui vai via non ti girare”.
La prima cosa il maestro gliela impone perché non lo riprende, la
seconda è un consiglio, ma lui ormai del maestro non gliele importa
più nulla quindi va via e dice: “sì, sì mi ha detto di non girarmi
indietro” ma si gira e vede il maestro che vola sull‟orto.
Alla fine dell‟insegnamento avrebbe anche potuto avere i poteri, ma i
poteri non sono lo scopo della ricerca della Verità, sono un
sottoprodotto e ci sono uomini che sono totalmente disinteressati a
questi poteri.
La ricerca della Verità è il credere in una vita illimitata che non vi
deve dimostrare di essere meravigliosa perché lo è già, sta solo in voi
cercare di rapportarvi con essa e scoprirla un po‟ alla volta. Non vi
può deludere, capito?
Il maestro è una persona che vi indica una direzione perché la
proviate, ma poi il frutto di questa prova, di questa esperienza, è
vostro, non è di un altro, non è suo. Il “maestro” è un allenatore.
Quando andate in palestra non pensate di essere davanti a uno che vi
dice qual è la Verità, lui vi dice che l‟esercizio coi pesi si fa così e
che se lo fate, dopo un certo tempo, per un anno, il muscolo vi cresce.
Dopo un anno che lo avete fatto pensate: “Mi aveva detto che
cresceva, adesso so che cresce”. E‟ questo. Nessuno può vivere al
vostro posto.
Vedete come è radicata in voi l‟idea dell‟autorità senza amore?
L‟autorità la cercate o per affidarvi, che quindi vi tolga la
responsabilità di vivere o per combatterla perché l‟autorità dà molto
fastidio. No, c‟è un equilibrio con l‟autorità. L‟equilibrio con
l‟autorità è prendere in esame in maniera aperta e provare. Questo è
l‟equilibrio con l‟autorità.
Quando siete nell‟affidarvi, quel maestro che oggi amate, domani lo
odierete, perché quando questo poveretto avrà fatto qualcosa sulla
quale non siete d‟accordo, vi sentite traditi. Il maestro a cui vi
affidate vi tradisce sempre, ricordate, vi tradisce sempre, perché non
potrà corrispondere alle vostre aspettative.
204
E‟ certo, perché il maestro fintanto che vi da ciò che vi piace è
maestro, ma quando vi toglie ciò che vi piace, vi sentite traditi.
E‟ così l‟uomo: l‟uomo è questo. E‟ per questo che la ricerca della
Verità è un‟altra dimensione, una dimensione molto bella, è un
cammino verso lo sconosciuto, con la certezza che lo sconosciuto è
bellezza.
21 Marzo 2005
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LE CONVINZIONI
Racconto film “Camminare sull’acqua”
Aprire la mente alla comprensione
La salvezza è nell’amore
Nel non schierarti sei un testimone di pace
Saper chiedere è grande potere su di se
Vorrei raccontarvi brevemente un film che ho visto qualche giorno fa
e che mi serve a introdurre l‟argomento di questa sera. Il film si
intitola "Camminare sull‟acqua", è un film molto bello, ma che ha un
finale di una violenza inaudita anche se non sembra.
Il film racconta la storia di un israeliano che ha il compito di andare a
uccidere degli esponenti palestinesi oppure degli ex gerarchi nazisti.
La scena comincia in aeroporto dove lui passa vicino a un uomo, lo
urta, gli fa un‟iniezione e lo uccide. L‟israeliano torna in Israele e
viene festeggiato e acclamato perché ha compiuto la sua missione in
maniera perfetta. Osannato da tutti torna a casa e quando torna a casa,
va a salutare la moglie, ma la moglie non gli risponde, è a letto. Lui si
avvicina e scopre che è morta. C‟è una lettera, si è suicidata, il
contenuto della lettera verrà reso noto solo alla fine del film.
Lo chiama il suo capo e gli dice che c‟è un vecchio gerarca nazista, di
circa ottant‟anni, malato con poco tempo per vivere che deve essere
ucciso. Loro sono sicurissimi che sia in Brasile, ma non lo hanno mai
scoperto. Lui si meraviglia, perché è un vecchio di ottant‟anni,
malato e dice: "Dio comunque fa la sua giustizia". E il capo: "No, noi
dobbiamo arrivare prima, prima di Dio!”
Il caso vuole che la nipote di quest‟uomo nazista, che è tedesca, vive
in Israele, perché si era innamorata di un israeliano. Suo fratello dalla
Germania va a trovarla e quindi chiede agli israeliani una guida per
potere visitare i posti, e il capo fa in modo che la guida sia il killer
così potrà avere informazioni su dove è nascosto il vecchio per
poterlo uccidere. Lui accetta la missione.
Il tipo che arriva è un ragazzone biondo, alto, molto femminile che
dopo si rileva essere omosessuale, mentre questo qui è un tipo
maschile, brutale, pieno di sicurezze, abituato a usare la pistola.
Subito però si incominciano a creare delle atmosfere molto speciali,
perché questo ragazzo tedesco è tutto diverso da quello che lui si
immaginava. Il ragazzo sta lì con gli israeliani che fanno festa,
206
cantano e ballano e subito è a suo agio, si mette a cantare e ballare,
mentre quest‟altro sta in disparte. Il killer israeliano viene messo in
difficoltà dalla sua dolcezza e dalla sua sensibilità e un po‟ alla volta
si convince che, sia lui che la sorella, non sanno niente, e diventano
amici.
Prende tutte le registrazioni fatte e le porta dal suo capo e dice:
“Guarda tutto questo te lo ridò, lasciali in pace, loro non sanno
niente, l‟ultima cassetta non l‟ho neanche ascoltata”. Invece proprio
nell‟ultima cassetta fratello e sorella si parlavano e lui le dice che
c‟era il compleanno del papà e la supplicava di tornare a casa. Lei
rifiuta e gli spiega che lei sa che il nonno non è morto, è in Brasile,
che è stato un gerarca nazista e che quando lei ha saputo questa cosa
se n‟è andata dalla famiglia. Nel frattempo il ragazzo tedesco è
ripartito e ha lasciato al suo amico il suo indirizzo in Germania
invitandolo e al quale risponde con sicurezza: “Sono certo che non
verrò mai in Germania”. Però il capo lo manda a chiamare e gli
ordina di andare in Germania, continuare questa amicizia e riuscire
ad avere le informazioni che gli servono.
Nella scena successiva il ragazzo tedesco esce da scuola dove fa il
maestro elementare e si trova davanti il suo amico israeliano. Il
ragazzo tedesco gli fa conoscere tutti i suoi amici omosessuali e una
sera sono sotto un sottopassaggio, arrivano quattro ragazzi e
incominciano a picchiare questi travestiti. L‟israeliano, che è
addestrato, incomincia a picchiarli e li mette in fuga. Qui il ragazzo
tedesco dice una cosa molto stonata: "Questi qua sono dei bastardi
che non avrebbero nessun diritto di vivere". Proprio lui che in Israele
aveva cercato di far capire all'israeliano che gli arabi probabilmente
vivevano tanta sofferenza per vivere la scelta di farsi esplodere. Tutto
il film si intreccia su questa amicizia che si approfondisce fra queste
due persone. Tanto che il tedesco lo invita a casa sua perché c‟è la
festa per il compleanno del papà. Qui c‟è tutta gente della Germania
di una volta. Il ragazzo tedesco insegna la danza che ha imparto in
Israele e tutti la fanno e si crea un‟atmosfera bellissima, dove non c‟è
differenza. Questo film va tutto in una direzione di fratellanza, di
comprendere che al di là delle divisioni gli uomini sono uguali.
Sorpresa incredibile: la madre del ragazzo per il compleanno del
marito gli ha preparato una sorpresa, ha fatto venire il nonno dal
Brasile. Il nonno che arriva dal Brasile, arriva con una macchina con
207
delle apparecchiature speciali e si capisce che gli resta poco da
vivere, è già morto.
Intanto il capo dell‟israeliano era venuto in Germania, in albergo. Il
killer israeliano lo raggiunge e gli dice: “Questo vecchio è qua, è
nella casa”. E il capo: “Va bene, adesso tu lo devi uccidere. La
giustizia vuole che tu lo uccida, la nostra giustizia viene sempre
prima di quella di Dio!” Così prepara la siringa e ritorna nella casa.
Entra nella stanza del vecchio, è già lì con la siringa, basterebbe un
passo per ucciderlo, però lo vede attaccato a questa macchina e
capisce che questo è un povero vecchio, che non importa qual è il suo
passato: è un povero vecchio in fin di vita. Intanto mentre lui è lì con
la siringa, da dietro arriva il ragazzo tedesco che vede suo nonno e
l‟israeliano con in mano la siringa. La scena è bella perché il killer si
ferma un momento, si gira, lo vede e va nell‟altra stanza a sedersi sul
letto. Adesso sentite il finale assurdo. Il tedesco si avvicina al nonno,
lo accarezza e subito dopo muore. Quando ritorna di là l‟amico gli
dice: Non ti ho detto la verità, mia moglie non è andata via come ti
avevo detto, si è suicidata e mi ha lasciato una lettera dicendo: quello
che tu fai sempre è seminare la morte intorno a te, io non voglio più
farlo”. L‟amico lo abbraccia e il film finisce.
Questo film è fatto da un registra israeliano, da un uomo che conosce
l‟amore e che l‟ha saputo descrivere tanto bene, però è orribile che il
tedesco uccide il nonno. Qui c‟è un convincimento del popolo
ebraico dove loro hanno preso la vendetta e l‟hanno chiamata
giustizia e poi l‟hanno trasformata in una legge divina. La tesi di
questo film fondamentale è che gli uomini sono uomini, i tedeschi
sono umani come gli israeliani, che l‟amicizia è possibile, ma che
comunque l‟ottantenne, in fin di vita, che ha commesso qualcosa,
deve comunque essere ucciso. E„ talmente giusto ucciderlo, che visto
che non l‟ha ucciso l‟israeliano l‟ha ucciso il tedesco stesso.
Aprire la mente alla comprensione è una cosa difficilissima. Questo
regista pur avendo compreso tante cose, sentito tante cose, visto tante
cose, aveva dentro di se una convinzione radicata e inamovibile e,
come dice il film, una convinzione più grande di Dio.
Un fanatismo più grande di ogni cosa, più grande della giustizia
divina: quell‟uomo va ucciso. E‟ una cosa talmente evidente che va
ucciso, che c‟è arrivato perfino suo nipote e l‟ha fatto.
Intendo dire che la violenza di questo film alla fine, e di questa
208
convinzione, è una violenza pazzesca. La convinzione è sempre una
violenza indescrivibile.
Quando si realizza una comprensione reale nel mondo di una persona
anche se piccola, ma vera, è un miracolo, è un miracolo gigantesco.
Era dura per Gesù trovarsi con un popolo che aveva costruito sulla
vendetta la ragione stessa della propria esistenza, della propria
identità di popolo. Parlare di perdono era difficilissimo. Quella
cultura non riusciva a capirlo allora e non riesce a capirlo adesso.
Questo regista è perfetto, ha sperimentato l‟amore in tutti i modi, ha
visto l‟umanità, l‟ha descritta in una maniera superba, ma alla fine
riafferma la convinzione che gli è stata introdotta durante
l‟educazione dalla sua cultura, per la quale questo gesto andava fatto,
era un atto di giustizia che andava fatto.
Vedete com‟è l‟odio ottuso? La giustizia non c‟entra con la vendetta,
ma l‟uomo chiama la vendetta giustizia, perché la vendetta è
percepita come un alleviare il proprio dolore. La vendetta è violenza
essa stessa della stessa matrice di quella che lo ha colpito, perché a
lui non interessa di colpire un colpevole, gli interessa di colpire
qualcuno. L‟uomo che per lenire il proprio dolore è bisognoso di un
capro espiatorio è esattamente uguale all‟uomo che gli ha inflitto il
dolore che lui ha subìto.
Arabi e palestinesi stanno pagano il loro karma, non c‟è ingiustizia in
questo. Tutto è come deve essere. Se restano ciò che sono la
situazione resterà ciò che è. Questa è una descrizione di una cosa che
accade nel mondo, ma dentro ognuno di voi è uguale.
Il punto fondamentale è questo: ma quanto è grande l‟odio che non si
ferma di fronte neanche alla morte? Si può odiare una persona, va
bene questo si può accettare, ma questa persona è impotente, è in fin
di vita, sta morendo e sta vivendo i suoi ultimi giorni, non puoi
esimerti dall‟odio almeno per questi ultimi giorni? Non sei capace di
esimerti dall‟odio per questi ultimi giorni che gli restano da vivere?
L‟odio si può capire, ma che non ceda il passo neanche di fronte alla
morte, questo non si riesce a capire. Quando non è più una minaccia,
quando è una larva, quando è solo un essere umano che sta finendo,
perché ti accanisci?
E‟ questa parte della mente umana che è ottusa, fanatica, senza luce,
piena di certezza e lo esprime con la violenza. Si può creare questa
mente in nome di Dio? Sì, si può, anzi spesso è stata creata in nome
209
di Dio, si può crearla in nome di qualunque cosa. Una mente senza
sentire è una cosa orribile, è una possibilità che è dentro di voi, è un
accanimento e un fanatismo, un credere di sapere chi è il cattivo.
Bisogna andar lontano da quel luogo, perché è un luogo pieno di
tristezza. Gesù, di fronte a questo, dice l‟unica cosa che si può dire:
“Signore perdona loro che non sanno quello che fanno”, perché
veramente non sanno quello che fanno.
Tutto questo non sarebbe così grave se non ci fosse lo spirito di
menzogna. Potete arrabbiarvi, discutere con una persona, potete
diventare violenti, la violenza è qualcosa che, in base a certi
meccanismi, potete finire per esprimere. Lo spirito di menzogna è che
se lo fate non vi sentite neanche colpevoli!!! Quindi occorre emettere
il proposito di non aver più intenzione di farlo, perché non è
funzionale alla vita.
La situazione diventa drammatica quando lo spirito di menzogna
prende la vendetta e la chiama giustizia. Gesù non si scandalizza mai,
dice: voi potete uccidere sarete perdonati, potete vendicarvi sarete
perdonati, potete bestemmiare il Padre e sarete perdonati, potete
bestemmiare il Figlio e sarete perdonati, ma c‟è una cosa alla quale
non c‟è perdono ed è la bestemmia contro lo Spirito Santo, intende la
giustificazione.
Quando il negativo viene trasformato in positivo lì non c‟è perdono.
Non c‟è possibilità di cambiamento se prima non smontate questa
menzogna. Se voi siete nella vostra verità, avete ucciso uno e dite:
“Sono un assassino”, siete già perdonati. Lo avete ucciso perché: “E‟
giusto fare questo” allora siete in una distorsione della percezione
della vita talmente grande e talmente totale che se prima non
rimettete tutto a posto non può succedere niente, nessuno vi potrà
aiutare, nessuno vi potrà perdonare.
La vendetta, il desiderio di vendetta e quindi l‟odio, è un mondo
piccolo piccolo piccolo, chiuso, buio e con le pareti dure come il
piombo. E‟ un inferno proprio.
Il fanatismo viene costruito nella mente umana intorno a una
convinzione, che serve a non sentire una paura. Naturalmente porta
alla morte. Vi ho già detto come funziona la perla nell‟ostrica, ma lo
ripeto. Coltivarle è facilissimo. Si allevano delle ostriche, poi si apre
l‟ostrica e si fa artificialmente quello che talvolta avviene
naturalmente, perché le ostriche con la perla sono pochissime.
210
Affinché ci sia la perla bisogna che un granello di polvere finisca
dentro l‟ostrica e normalmente non ci finisce perché l‟ostrica è
strutturata. Quindi bisogna aprirle e metterci un granello di polvere.
Quando si mette il granello di polvere, che è la paura nell‟uomo,
l‟ostrica sente questa cosa fastidiosa e allora secerne una sostanza
liquida che va a finire intorno al granello di polvere e lo neutralizza.
Questa sostanza liquida nel tempo solidifica e diventa un granello di
polvere più grande. Quando lei sente questo secerne altra sostanza
per buttargliela sopra, e così di seguito, praticamente sopravvive
rendendo il problema sempre più grande e, dal nostro punto di vista,
la perla più grossa è più preziosa. Quando un‟ostrica riesce a
sopravvivere per tanti anni alla propria perla, c‟è una perla
gigantesca. La perla però porta l‟ostrica alla morte. Vedete che è
uguale?
Voi avete questa paura dentro di voi, avete questo nucleo di
menzogna e di separazione, che si fa sentire e invece di incontrarlo vi
anestetizzate con un prodotto della mente, con qualunque cosa. Lo
anestetizzate inventando un modo per non sentirlo e lo racchiudete
con delle convinzioni, quindi non lo sentite più consciamente, lo
sentite sempre inconsciamente, per esempio siete irrequieti.
Nutrire continuamente le giustificazioni crea questo nucleo brutale,
che vi porta alla divisione interna ed esterna, una guerra interna ed
esterna, che vi porta alla fine; questa è la condizione dell‟uomo.
Le parole di Gesù sono uno spostamento totale, sono una visione
diversa della vita e un modo di vivere completamente diverso e sono
l‟unica speranza.
Quando date importanza a queste parole tutto comincia con l‟idea:
non voglio più collaborare alla guerra, non collaboro più alla guerra,
basta. Ho collaborato ma non voglio più farlo, perché sarò lacerato da
questa guerra, voglio collaborare con la vita.
Lo schieramento è un disastro. In mezzo a uno schieramento le parole
di pace che portate sono lette come parole di guerra da ognuno degli
schieramenti. L‟unica soluzione è non schierarsi e non vivere guerre,
perché sono guerre senza senso.
Non potete pensare di sapere tutto, non sapete niente. Questa è
l‟unica base solida per la vita di un essere umano: sapere di non
sapere niente allora potete incominciare a vivere e ad amare.
Perché nel sapere non c‟è amore.
211
L‟incontro è una caratteristica fondamentale dell‟amore.
Non è una liberazione questo rendersi conto che non c‟è niente da
sapere? Niente da scoprire, niente da combattere, nulla da
conquistare? Vedere che tutti quelli che non credono totalmente a
questo vanno sempre verso il potere e la conflittualità? Non è
liberatorio?
Ma guardate i nostri uomini politici, sono in una prigione bestiale,
non c‟è vita in questa cosa, non c‟è amore, non c‟è esistenza, non c‟è
possibilità, non c‟è cammino, non c‟è speranza, non c‟è evoluzione,
non c‟è niente.
Allora voi potete trarre l‟insegnamento di non partecipare, di non
schierarvi in questa cosa che non ha senso. Da qualunque parte vi
schierate voi finanziate la guerra. Non c‟è soluzione lì dentro. Non
c'è. Serve una coscienza nuova.
Ma se gli uomini non si occupano di politica, la guerra la fanno su
due squadre di football o su due pugili. E‟ un‟attitudine subumana
che è dentro di voi. Il fanatismo, è ridurre tutto a una cosa che vive
per il fatto di essere contro un‟altra. Ma non è questo, non c‟è vita in
questo. Dovete liberarvi di questa cosa. Gandhi ha fatto il suo lavoro
e si è dato una coscienza. Gandhi non ha mai parlato male degli
inglesi, non ha mai giudicato gli inglesi. Ha detto agli inglesi: “Voi
non potete fare questo perché noi non ci prestiamo” e poi ha detto
degli inglesi una cosa interessante: “Noi e loro siamo schiavi della
stessa schiavitù e noi liberando noi stessi collaboriamo alla loro
liberazione”. Questa la chiave di tutto.
Nella guerra non c‟è Verità, ma l‟uomo fa la guerra in nome della
Verità. La Verità è oltre la guerra, è questo che ha detto Gandhi e loro
hanno riconosciuto la Verità di quest‟uomo e si sono fermati.
Un indù si è presentato da Gandhi piangendo dicendo: “Ho preso un
bambino mussulmano e l‟ho ucciso, picchiandolo e buttandolo contro
il muro, ma loro avevano ucciso il mio bambino che io amavo tanto e
adesso ho l‟inferno dentro”. Gandhi dice: “Ho la soluzione per il tuo
inferno”. “E qual è questa soluzione?” “Adesso tu che non hai più un
bambino tuo e che ne hai ucciso un altro, ne puoi adottare uno, ma mi
raccomando adotta un bambino mussulmano e crescilo secondo
l‟educazione della religione mussulmana”.
Questo dice Gandhi. Questo significa aver capito tutto.
La natura della guerra è una cosa dentro di voi, una possibilità di
212
funzionamento e così è proiettata fuori. Per uscirne serve tutta
un‟altra visione e le parole di Gesù o di Gandhi o di Martin Luter
King o di Ramtha o di San Francesco sono chiarissime solo che
destabilizzano tutte le nostre certezze.
Quindi se amate la pace e la Verità come qualcosa verso cui tendere
dovete essere pronti a far sì che le vostre certezze vengano buttate
nella spazzatura.
Il fanatismo porta a prendere Dio e a farlo diventare un idolo. Ci sono
tante porte verso il divino, ma non potete confondere la porta con la
casa, la porta serve solo ad entrare e non si può dire che una porta è
una porta escludendone un‟altra. Le porte sono tante.
L‟atteggiamento comune è quello di partecipare alla guerra e di
buttare benzina sul fuoco, quindi il fatto che voi non partecipate alla
guerra, non è niente, ma è comunque una testimonianza.
E anche se non dite una parola in quell‟ambiente siete testimoni di
pace. Non bisogna sottovalutare questo, non è una stupidaggine,
perché non ci si esprime solo con le parole, c‟è la vibrazione. Nel non
schierarvi siete testimoni di pace, siete la possibilità della pace
manifestata. Sta agli altri riconoscere o non riconoscere.
Se poi volete parlare, potete dire qualcosa nella direzione della pace,
rendendovi conto dello schieramento, ma questo è un'altra azione.
C‟è momento e momento, durante la guerra è quasi impossibile,
perché entrambi i combattenti sono in una struttura reattiva e ognuno
vede una sola cosa: i nemici. Vede gli amici e i nemici, non riesce a
sfuggire da questa logica. Portare la neutralità dentro la guerra aperta
e attiva è molto difficile, però ci sono dei momenti di tregua e questi
momenti di tregua sono più adatti a portare una neutralità. Quindi il
far diventare la volontà di pace una cosa propositiva, richiede una
mediazione e una valutazione delle opportunità.
Se vi schierate siete uno che odia. Avete l‟odio dentro di voi. Ed è
questo che l‟uomo non vuole vedere ed è questo che vi deve fare
riflettere. Gesù dice: “amate i vostri nemici”, perché non sono
nemici, sono diverse modalità di esistenza.
L‟odio non è in chi è odiato è in chi odia. Così come l‟amore perché
l‟amore è in chi ama. L‟amore è in chi ama, non è nell‟oggetto: chi
ama ama, chi odia odia.
Perché sei uno che odia e non sei uno che ama? Bella domanda.
Occorre porgersi la domanda giusta: “che problemi ho?”
213
Allora direi: se vi ponete questa domanda, ve ne pongo un‟altra:
quanta altra gente odiate? O avete odiato? Non scaricate tutto
addosso agli altri. Non serve. Prendetevi carico, è la vostra
responsabilità, di vivere. Guardate chi siete, perché se quel vostro
modo di essere non vi aggrada lo potete cambiare. Questa è la chiave,
non è tanto difficile, si tratta solo di ridefinirsi.
Se siete arrabbiati è perché questa è una cosa che accade dentro di
voi, gli altri non c‟entrano.
Quando coltivate la rabbia, che dopo ha bisogno di uno sfogo, per
farla uscire vi serve un pretesto, tutto può essere un pretesto. La
verità profonda è che dentro di voi c‟è la rabbia e dovreste capire
perché c‟è, e normalmente la rabbia c‟è perché siete frustrati, perché
non riuscite a essere come vorreste essere, c‟è perché la vita vi mette
di fronte a delle cose che non volete assolutamente vedere.
Quando proiettate la vostra rabbia addosso a qualcuno è perché non
volete vedere. Ma viene un momento in cui l‟uomo decide che vuole
incominciare a vedere, non è comune questo, questo è rarissimo e
quando l‟uomo decide di prendersi la responsabilità e di riconoscere
che ciò che lui butta fuori è perché ce l‟ha dentro, crea una magia.
Quando accade questo riesce a dire: “Io butto fuori tutta questa roba
perché ce l‟ho dentro. Ce l‟ho dentro! Come mai?” Lì incomincia un
cammino grande. Quanti sono gli uomini che fanno questo discorso?
Pochi.
L‟equivoco è che l‟uomo che si comporta così crede che la rabbia sia
causata da un altro, no la rabbia è sua, le cose sono di chi le fa.
La rabbia è di chi è arrabbiato, l‟odio è di chi odia, l‟amore è di chi
ama.
Perché vivete secondo le modalità dell‟odio e non secondo quelle
dell‟amore? Siete arrabbiati perché non avete mai amore? Per forza,
siete arrabbiati, che amore potete avere! Pensate che qualcuno vi ha
portato via l‟amore? No, guardate che vi sbagliate, vi sbagliate di
grosso.
Ci sono tante ragioni per la rabbia, la rabbia nasce dalla frustrazione,
l‟anticamera della rabbia è la frustrazione. La frustrazione nasce
perché non avete o non siete quello che volete.
Non avete e non siete quello che volete perché non avete potere di
esserlo o di averlo e quindi avete solo il vittimismo di pretenderlo.
Tutto può essere vostro, ma tutto deve esser guadagnato e tutto per
214
essere guadagnato richiede la messa a punto del potere di averlo, non
basta desiderarlo, bisogna acquistare il potere per poterlo manifestare.
Non siete in questa visione, perché siete nella visione della vittima, e
quindi siete nell‟attesa che vi venga dato ciò che voi volete e
chiamate questo ingiustizia.
Sulla base di questa ingiustizia risulta che voi non avete ciò di cui
avete diritto, invece non ce l‟avete perché non ne avete proprio
diritto. Di fronte a questa ingiustizia si scatena, si verifica in voi la
frustrazione, si scatena la rabbia.
La rabbia quando si cristallizza come attitudine stabile, diventa odio,
perché non diventa più la manifestazione di ciò che siete, ma finite
per vedere solo l‟oggetto della vostra rabbia.
Faccio questo esempio: “Lui mi impedisce di fare quello che
desidero”. Chi coltiva questo pensiero è proprio chi quando gli dite:
“Fai pure tutto quello che vuoi”, non lo fa. Riuscite a comprendere
com‟è? Non lo fa o non è capace di farlo? Perché se fosse stato
capace di farlo lo avrebbe fatto. Quando riconoscete che non siete
capaci di farlo, e la vista di questa frustrazione è troppo difficile,
proiettate su un altro il fatto che avreste sì potuto fare, ma vi è stato
impedito. Nessuno vi ha mai impedito niente da nessuna parte,
riflettete su questo. Non dite che non avete fatto perché vi è stato
impedito, perché è una bugia. E‟ molto importante capire questo,
forse non avete trovato le chiavi, non avete trovato il metodo, forse
bisognava cercare di più.
Gesù, anche qui è perfetto e dice: “Sappiate che la legge dice:
chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”.
Ed è certo che se non avete bussato nessuno ha aperto, ma non potete
vivere la rabbia e la frustrazione contro quelli che non aprono, non
avete bussato. Non avete chiesto. Saper chiedere è grande potere su
di se. Anche saper cercare, perché saper cercare vuol dire non aver
paura delle risposte, non aver paura dello sconosciuto.
Quando voi chiedete una cosa e vi viene offerta, non potete dire che
non è quella giusta. Dovete prenderla, è l'offerta della vita, viverla e
poi farla evolvere verso quello che voi volete, ma se rifiutate ciò che
vi viene offerto non potete poi lamentarvi, che tra l‟altro, non ne
avete neanche le condizioni.
Non potete dire che non avete fatto perché vi è stato impedito, non si
può dire questo, è contrario alla Verità.
215
Non l‟avete fatto perché non avete voluto pagare il prezzo che c‟era
da pagare, avete preferito il piacere alla disciplina, al lavoro: va bene,
allora state col vostro piacere.
Quando cercate il piacere nell‟atto che produce quel piacere, siete già
stati pagati, il gioco è già fatto.
Per quello Gesù dice: “Mettete il Regno di Dio sopra ogni cosa e il
resto vi verrà dato in sovrappiù”. Se voi fate un atto di bontà per la
gratificazione di sentirvi buoni, in quel momento siete già stati
pagati, basta. “Non mettete tesori in terra ma nel Regno dei Cieli” ma
così non avete messo un tesoro nel Regno dei Cieli, lo avete messo in
terra. Volevate sentirvi buoni, avete fatto un atto di bontà, avete dato
il vostro obolo, avete ricevuto la vostra gratificazione: Dio non
c‟entra, i conti sono pareggiati. Ma se voi mettete un tesoro in Cielo
quando fate la vostra azione non vi aspettate nessun piacere da questa
azione, la fate perché la volete fare, perché per voi ha un valore.
Prima che un mondo chiuso riesca a concepire cioè ad accogliere un
Cristo, è un evento per il quale occorre grande lavoro. Adesso mi
sembra un po‟ sciocco dire questo, ma 300 milioni di spermatozoi
partono per andare a fecondare l‟ovulo e sanno che in questa impresa
moriranno tutti. Quindi compiono un grande atto d‟amore.
Solo uno, che si è guadagnato l‟accesso, viene accolto dall‟ovulo,
entra dentro l‟ovulo, apre la sua testa che contiene il DNA e anch‟egli
fa dono della sua vita. Tutto questo è un insegnamento della natura
meraviglioso. Qui è uguale: la terra è un ovulo e 300 milioni di esseri
sono partiti per portare luce in questo buio, uno lo chiamiamo Gesù.
E‟ arrivato, è venuto qua, ha aperto il suo amore e lo ha dato tutto e ci
ha fatto un dono incredibile.
Adesso provate a pensare veramente tutto ciò che Gesù ha insegnato
e cancellatelo dal mondo, cosa resta? Restano dei mammiferi. Gesù
non è solo una persona, è un‟energia. Se lo togliamo cosa resta? La
vita biologica. E su che cosa è basata essenzialmente? Sul cibo, ma
per dirla meglio: la vita biologia è basata sull‟assassinio. Che cosa
mangiate? In tutto ciò che mangiate c‟è vita. Potete mangiare solo
qualcosa che è vivo uccidendolo, quindi la legge del mondo
biologico, della materia, è l‟assassinio. Ma è brutto? No, non è brutto,
è così.
Voi mangiate le galline, i gatti mangiano i topi, i topi mangiano i
vermi, i vermi mangiano le farfalle, funziona così.
216
E‟ un‟ingiustizia questa? No. E‟ un gioco, un funzionamento, tutto
qua, questo è. Senza l‟insegnamento di Gesù la logica è semplice:
mort tua, vita mea: la tua morte è la mia vita. Così sarebbe finito
tutto.
Laddove non c‟è uno spirito tutto si muove nel caos. L‟unica
soluzione è tornare verso la coscienza, la comprensione esatta delle
cose profonde, legata all'essenza dell'anima. Solo lì, le cose sono il
contrario di tutto ciò che sembrano, bisogna ritornare in questa
Verità, profondità, interiorità, essenzialità, rimettere tutto in fila
secondo un modo pulito, senza ego, in un certo modo.
Gesù ci ha indicato la strada. A noi piace Gesù e la sua energia la
possiamo fare venire qua. L‟energia è importante.
28 Marzo 2005
217
L’INFLUENZA C
Il Ciclo di Isteresi
Rapporto con Dio
Se siete su un cammino di crescita come fate a sapere se quel
percorso è vero?
Sicuramente guardando la qualità della vostra vita si possono avere
delle risposte, ma delle volte la vita ha dei momenti di alti e bassi, ci
sono dei momenti in cui potete vedere tutto nero e potreste credere di
non aver fatto niente. Su una prospettiva di tempo lunga si può
comprendere qualcosa di più, perché spesso una persona che è su un
cammino si innamora di quello che fa e ci sono delle cose che
diventano sue, ma ci sono tante cose che crede che siano diventate
sue poi si accorge che non lo sono e allora pensa: “Ah, ma allora è
tutto sbagliato!!!” Questo è un modo di distruggere la vita. La vita si
muove su delle leggi esatte che è importante conoscere. In fisica
questo fenomeno si chiama Ciclo di Isteresi.
Per poterlo spiegare paragoniamo l‟uomo a un pezzo di ferro;
nell‟uomo ci sono tanti io, e in un pezzo di ferro ci sono tanti atomi o
molecole.
Questi tanti io ognuno di loro possiede un piccolissimo potere, come
tanti atomi possiedono un piccolissimo magnetismo, così come gli
atomi si fanno ognuno i fatti loro e girano tutti da tutte le parti, anche
la psiche umana dell‟uomo è un brulicare di io. Ogni io possiede un
suo piccolo potere e un suo piccolo intento e quindi una sua piccola
direzione, la vostra psiche è una folla di persone che vuole andare
ognuno dove gli pare. Allo stesso modo in un pezzo di ferro ci sono
tanti atomi e ognuno ha un suo piccolo magnetismo, che è
l‟equivalente dell‟intento, del potere e della direzione, tutti gli atomi
sono tutti orientati ognuno per i fatti suoi. Quindi questa immagine
rappresenta indipendentemente un uomo con i suoi io o un pezzo di
ferro con i suoi atomi.
218
(Polo Negativo e
Positivo a caso)
Siccome questo brulicare è orientato in tutte le direzione possibili, la
somma dei loro sforzi è pari a zero, quindi se arrivo vicino a questo
pezzo di ferro con un altro pezzo di ferro non gli da nessun fastidio,
non lo attira e non lo respinge.
Per la psiche umana è uguale. Siccome queste personalità tirano gli
uni in una direzione diversa il risultato è sempre zero, e cosa vuol
dire che il risultato è zero? Vuol dire che l‟uomo non può fare. Ha un
fare corrispondente al suo magnetismo, se il suo magnetismo è
piccolo ha un fare piccolo.
Adesso vediamo come si trasforma un pezzo di ferro in una calamita
e come si trasforma un uomo in un essere di potere. Serve
un‟influenza, perché per quanto l‟uomo non possa fare può scegliere
sotto quale influenza mettersi, questo fa parte di un piccolo fare.
Così come la barca non può fare soffiare il vento nella direzione che
gli è utile, può però decidere quando tirare su le vele e quando
abbassarle. Allora per un uomo che non ha l‟integrità e che non è
padrone di stabilire un orientamento per la propria vita e mantenerlo
l‟unica cosa che ha alla sua portata è decidere sotto quale influenza
mettersi. Lo stesso per il pezzo di ferro. Il pezzo di ferro ha bisogno
di un‟influenza per diventare una calamita.
L‟influenza è un magnete che arriva e siccome il magnete ha questa
direzione tutte le particelle incominceranno ad essere allineate nella
direzione del magnete.
219
MAGNETE
(Poli tutti orientati)
Cosa succede di questo pezzo di ferro? Succede che se gli metto un
pezzo di ferro vicino, lo attira perché è stato magnetizzato. Ma è suo
questo magnetismo?
La domanda chiave è questa: quanto è tuo?
Voi sapete che non è che le calamite nascono calamite, alcune restano
calamite e altri pezzi di ferro non diventano mai calamite, si possono
magnetizzare e smagnetizzare. Per esempio si può smagnetizzare con
una martellata. Perché questi atomi prima di venire magnetizzati
vanno ognuno in una sua direzione? Perché hanno una irrequietezza
che è una ribellione. Arriva l‟influenza, per Gurdjieff l‟influenza si
chiama influenza C, Celeste. C è la velocità della luce, e vuol dire
Cristo, Cristica, Celeste, Celestiale, di Luce. Sotto questa influenza
gli atomi vengono orientati e diventano essi stessi quel magnete.
Adesso il magnete si allontana, torna indietro, che cosa succederà?
Sono possibili tante cose, fra cui il fenomeno del Ciclo di Isteresi.
Parliamo dell‟uomo, ci sono persone sempre alla ricerca, ma senza
profondità, vanno di sopra, di sotto, di qua, di là, ma ogni volta che
c‟è da entrare nella porta stretta, cambiano strada. A questi tipi di
uomini accade che finché sono sotto l‟influenza C stanno molto bene
e tutto è chiaro, ma quando l‟influenza C tornerà indietro tutto
riprende la posizione iniziale.
In altri casi una parte riprende la sua posizione iniziale, ma un‟altra
parte, per quanto sia grande la distanza, resta.
Il ciclo di Isteresi è questa legge, la trovate su tutti i libri di fisica.
220
Rappresentiamo l‟influenza come magnetismo Esterno e il vostro
magnetismo lo chiamiamo Interno. In fisica si usano altri termini.
Allora quando l‟influenza cresce, anche voi crescete, quando
l‟influenza torna indietro voi calate.
Il ciclo di Isteresi è una legge in base alla quale altri materiali non
fanno questa strada, fanno questa all‟andare, ma un‟altra al tornare.
Non vi sembra una foglia? E non si muove foglia che Dio non voglia.
Interna
Frutto
Esterna
Quindi applicando il magnetismo la magnetizzazione interna
aumenta, cosa vuol dire? Vuol dire che vedete tutta un‟altra realtà,
tutta una cosa nuova, una grande bellezza, un grande entusiasmo, un
grande amore, cresce e va. Dopo però l‟influenza C non può lasciarvi
lì, perché sennò vive la vostra vita, e torna indietro. Se voi avete
prodotto l‟attrito, il lavoro su di voi, quando torna indietro e quando
l‟influenza C è diventata uguale a zero, voi siete in un punto preciso,
questo è il vostro magnetismo residuo e questa è la vostra
trasformazione realizzata.
Dovete stare attenti perché in questa fase qua (andata) tutto è una
meraviglia, in questa fase qua (ritorno) sembra che tutto si sbricioli, e
si può sbriciolare veramente se non sapete che non siete ancora
questo, quello la prossima volta.
221
Se siete persone che lavorano veramente, non persone che dicono di
lavorare e non lo fanno, dovete guardarvi dalla crisi dell‟abbandono.
E‟ l‟orfanezza, essere orfani. Il bravo papà la prima volta vi fa vedere
come si fa e vi insegna bene con tanto amore, vi spinge, cerca di farvi
vedere facendolo insieme, ma la volta successiva vi dice: adesso fai
da solo.
Negli uomini superficiali questo non succede mai, perché quando è
finita l‟influenza e il suo piacere, finisce tutto, invece proprio lì c‟è
l‟attrito, lo sforzo.
Il contatto con l‟influenza C è un contatto che sconvolge e vi fa
lavorare, vi mette a dura prova e vi porta continuamente in crisi e di
fronte a quelle crisi voi dovete decidere delle cose ed è questo. Se
non vi mette in crisi vuol dire che il vostro ego è enorme, che
sostanzialmente dite: “ma il maestro parla parla, ma poi …” Capite
come fa l‟ego? L‟ego non si lascia mettere in difficoltà, l‟ego
addomestica tutto, riporta tutto alla sua misura, l‟ego aggiusta tutto.
Lo scopo dell‟influenza C è di mettervi nella difficoltà di essere di
fronte a voi stessi e di prendere la decisione. Questo è collegato alla
possibilità di avere il frutto vero, piccolo? Piccolo, vero però. Se non
fate questo non saprete mai chi siete, potete seguire delle cose
bellissime per tutta la vita e non avere mai prodotto questo frutto
della coscienza di sé. Avrete sempre vissuto in un sogno.
Allora la domanda è: Ma serve rimanere senza sostegno per poterlo
vedere? Cosa nel mio lavoro si è cristallizzato in realtà? Come dire se
è vero, come è vero, che l‟uomo crea la sua realtà, perché tutti hanno
una vita che non gli piace?
Questo è un aspetto molto importante, allora l‟influenza C serve per
darvi l‟orientamento, per sostenervi nel tempo in questo
orientamento. L‟influenza C è un orientamento, entra su una struttura
disorientata e le da un orientamento, mantenere l‟orientamento in
presenza dell‟influenza C è facile, non tanto a dire la verità, però si
riesce a fare e bisogna farlo per un tempo prolungato.
Se questo orientamento è diventato frutto di un lavoro quotidiano e
quindi è reale si verifica che quando l‟influenza C si allontana parte
dell‟orientamento si disorienta, ma una parte resta. Questo è un
gradino realizzato.
Allora quand‟è che l‟influenza C si allontana? Quando vi scollegate.
Ecco perché la chiave della vita è esserci, collegarsi sempre,
222
collegarsi con tutto, collegarsi con tutti, il cammino è il
collegamento.
Quindi la difficoltà è quando la spinta di quell‟amore intravisto viene
meno. La spinta di quell‟amore intravisto viene meno, perché la parte
energetica si è esaurita. Quello è il momento in cui c‟è da
incominciare a guadagnarlo, è il momento in cui dovete essere fedeli
a quell‟amore se lo volete, ed è così in tutte le cose. La vita è
governata da questo fatto, non c‟è immortalità senza questo,
immortalità di cosa? Se vi basta schiacciarvi un dito per maledire
tutto, cos‟è che è immortale? Cos‟è che è immortale? Se in voi non
c‟è niente di stabile che non dura neanche cinque minuti, come
potrebbe sopravvivere alla morte? Con questo significato Gurdjieff
dice che l‟uomo non ha un‟anima, ha un‟anima sì, ma in quest‟anima
non c‟è dentro niente, c‟è dentro poco.
C‟è dentro soltanto quello che è stato stabile nella sua vita ed è già
stato in questa vita la sua realtà, ecco perché l‟uomo muore come
vive.
Per la maggior parte della gente la vita è un‟equazione, dove c‟è x +
y = vita, dove x sono i genitori, y è la scuola, il lavoro = vita, la
vostra vita. Se voi riusciste a mettere questa prima parte di equazione
all‟interno di una parentesi e davanti mettere l‟amore di Dio, allora a
questo punto i valori all‟interno di questa parentesi esplodono e tutto
acquista un senso. Perché l‟amore di Dio è un amore assoluto,
qualcosa che avete ancora prima di venire sulla terra, un amore che vi
appartiene, che avete già dentro di voi, ce l‟avete, siete pieni di
questo amore.
Praticamente il risultato “vita” è una cosa incalcolabile, ha un valore
immenso. E‟ il sentirsi comunque amati al di là delle vostre
mancanze, delle vostre paure. L‟amore ce l‟avete già dentro di voi e
queste mancanze moltiplicate per quell‟amore, che c‟è già, acquista
un valore, cioè la vita è una grande opportunità, vi viene data e quindi
la sofferenza diventa opportunità. Non è più sofferenza, non è più una
mancanza.
In una visione dentro le parentesi c‟è il vostro passato, il vostro
passato è una cosa meravigliosa perché è la somma dei vostri talenti,
che possono essere fatti fruttare. In un‟altra visione il vostro passato è
una prigione da cui non volete uscire. Il limite che vi trovate davanti
nel vostro quotidiano è qualcosa che vi imprigiona oppure è qualcosa
223
che vi libera, il limite vi libera perché se non ci fosse il limite come
potreste liberarvi? Il limite è l‟insegnamento che c‟è apposta per
andare oltre, come fareste senza il limite?
Poi nasce la sensazione del potere che si ha in mano nel sapere di
essere amati, che colma tutti quei vuoti e imboccate questa strada che
prende già tutto un sapore diverso. Sentite profumi che non avete mai
sentito, avete delle sensazioni che non avete mai provato.
Certo, ci possono essere delle tensioni, ma durante questa strada cosa
fate? Incontrate degli ostacoli, però questa volta avete il potere di
avere questa sensazione fortissima, come una pila, cala la luce e voi
avete la possibilità di accenderla e vedere, quindi la vostra paura, il
vostro ostacolo lo vedete e l‟affrontate. Se cadete non ha importanza,
perché comunque la vedete e la riconoscete, la prossima volta la
potete superare perché l‟avete riconosciuta, avete imparato.
Allora ridefinire e ridefinirvi è ciò che cambia tutto, è importante
cercare di rimanere sempre collegati con quell‟energia che è
un‟energia di amore. Perché quando c‟è la difficoltà? Sapete che ci
sono persone che sono depresse e che per loro spostare una sedia è
una fatica immensa? Quindi è lo stato di mancanza energetica,
l‟energia che avete è trascurabile in rapporto a quella che serve per
quell‟azione e vedete un ostacolo gigantesco. L‟amore è un momento
di collegamento con una dimensione, se è piena di energia sbriciola
tutto, non le vedete le difficoltà. Il punto è che voi siete un colabrodo
di energie e quando riuscite a concepire l‟idea che nessuno vi ha fatto
niente e che non c‟è nessuna ingiustizia e che tutto è come deve
essere, intanto smettete di recriminare, smettete di discutere e
smettete di contestare, di rivendicare e di aspettare riconoscimenti e
questo vi fa tenere dentro di voi due tonnellate di energie che
sarebbero già sprecate. E quando siete di fronte a un ostacolo lo
trovate una cosa di ordinaria amministrazione, lo superate e la vostra
motivazione cresce. Se non lo superate cosa succede nella vostra
mente? Che vi identificate ancora di più in un‟idea: quanto il mondo
è ingiusto, quanto tutti sono cattivi. Il vittimismo è l‟essenza stessa
della debolezza, il vittimismo è privazione di energia. Mai coltivare il
vittimismo.
Voi avete una forma e andate verso una realtà che è tutte le forme,
cioè mancanza di forma, è la vostra forma che attira le situazioni che
vivete affinché le possiate vedere, quindi tutto ciò che state vivendo
224
l‟avete attirato voi. Adesso bisogna decidere cosa farsene, questo è il
punto, tutto ciò che avete lo avete attirato e lo avete chiamato, adesso
voi siete nella posizione magica di decidere che cosa farvene, potete
rifiutare e allora rimarrete in quella forma fino alla noia o potete
accogliere e allora vedrete la vostra forma.
Cosa fa la forma quando accoglie? Si trasforma, trans-forma, va al di
là della forma. Quando accogliete la polarità che vi mostra la vostra
forma vi trasformate, andate al di là della vostra forma. Naturalmente
compreso questo non vi resta che emettere una grande benedizione
nei confronti di tutto ciò che vi succede.
Tutto sta nella lettura della vita, io non sono qui a parlare con voi per
darvi un insegnamento che non c‟è, c‟è anche, ma non è questo il
senso, siamo qui per produrre insieme l‟attitudine a leggere la vita,
non esistono maestri nel senso di esseri che leggono la vita al vostro
posto, non è possibile. Esistono maestri nel senso di esseri che si
sono addestrati a leggere la propria vita e possono condurvi in un
luogo dove potete leggere la vostra. Quindi ecco qui ci sono un sacco
di segnali stradali che vi dicono in questo punto qual è il prossimo
compito, questo è creato dalla vostra anima, da voi, non è creato da
un altro.
L‟avete creato voi, l‟avete già creato lassù, ma energeticamente sta
scendendo e man mano che scende si manifesta secondo il vostro
intento.
E man mano che si manifesta secondo il vostro intento voi avete la
possibilità di riconoscerlo e nel riconoscerlo e nell‟attuarlo il vostro
intento è realizzato e voi vi ricongiungete col Dio che siete. Se invece
non riconoscete questo intento, non riconoscete voi stessi, non
riconoscete la vostra divinità e restate nella separazione.
La lettura della vita è che a un certo punto vi accorgete che tutto nella
vita vi indica ciò che dovete fare e se non lo riconoscete perdete la
vita stessa, perdete la grande opportunità.
Uno può dire: “come si fa a vedere?” Bisogna essere aperti, ricettivi.
Togliere tutte le certezze e mettere una pulizia del sentire, far
funzionare i vostri sentimenti e mettervi in questa disponibilità che
poi si riduce nelle parole: “Signore sia fatta la tua volontà. Dimmi
cosa devo fare, mostrami qual è il gesto che devo compiere in questo
momento”. Aprite e mollate e vedrete che tutto vi si apparecchia
davanti agli occhi.
225
“Angelo di Dio che sei il mio custode, illuminami, custodiscimi, ma
soprattutto mostrami la via”. C‟è una via in questo momento per tutti,
c‟è, si tratta di saperla leggere. Se non la sapete leggere, brancolate
nel buio, sbattete la testa. E la via è sempre una via di sottomissione,
non crediate che non sia così. Il vostro problema è la ribellione, è la
ribellione che avete manifestato fin dall‟inizio dei tempi, ma
guardatevi in giro, ciò che porta alla ribellione è chiaro, è la ribellione
dentro voi stessi, è la ribellione di uno contro l‟altro, è la ribellione
contro Dio, è la ribellione contro la vita stessa, è un disastro.
Su questo vi leggo un passo da: Il Profeta di Gibran, molto bello.
“Disse: parlaci del lavoro” Perché il lavoro è una delle prime cose
con cui abbiamo la ribellione.
“Voi lavorate per stare al passo della terra e dell‟anima della terra.” la
terra è un flusso, sta danzando, sta facendo un processo e quello che
chiamate lavoro sono le azioni per far parte di questo movimento.
“Giacché essere pigri è estraniarsi dalle stagioni, uscire dal procedere
della vita che solenne e in fiera sottomissione avanza verso
l‟infinito.” questo è un capolavoro di saggezza.
“Quando lavorate siete un flauto nel cui cuore il mormorio delle ore
diviene musica. Chi tra voi vorrebbe essere una muta canna silente,
quando ogni altra canna canta all‟unisono?” Questo è esserci.
“Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica
una sventura” è questo il cambiamento, “Ma io vi dico che lavorando
esaudite una parte del sogno più remoto della terra, a voi affidato
allorché quel sogno nacque”.
Cioè viene un momento in cui sapete leggere e capite qual è il vostro
prossimo compito, qual è la vostra prossima avventura, perché è una
sequenza di avventure.
“E sostenendovi con la fatica voi in verità state amando la vita. Così
l‟amarla sforzandovi nel lavoro è entrare in comunione col suo più
riposto segreto. Ma se nella vostra pena definite il nascere
un‟afflizione e il sostentamento della carne una maledizione scritta in
fronte, allora vi rispondo che nulla fuorché il sudore della fronte potrà
cancellare quello che vi sta scritto.
Vi è stato detto che la vita è tenebra e nella stanchezza fate eco a ciò
che gli stanchi hanno detto. Ma io vi dico che la vita è tenebra se non
c‟è slancio e lo slancio è cieco se manca la conoscenza, e ogni
conoscenza è vana se manca il lavoro e ogni lavoro è vuoto se manca
226
l‟amore. E quando voi lavorate con amore voi vincolate voi stessi a
voi stessi e l‟uno all‟altro e a Dio.
Cos‟è lavorare con amore? E‟ tessere un panno con i fili del vostro
cuore, come se quel panno fosse per chi amate. E‟ costruire con
affetto una casa, come se ad abitarvi dovesse entrarci chi voi amate.
E‟ spargere i semi con tenerezza e poi raccogliere nella gioia, come
se a mangiare di quei frutti dovesse essere chi voi amate. E‟
impregnare tutto ciò che voi fate con un alito del vostro spirito.
“Sovente vi ho sentiti dire, come parlando nel dormiveglia, colui che
lavora il marmo e scavandolo trova l‟immagine della propria anima, è
più nobile di chi ara la terra. E colui che afferra l‟arcobaleno e lo
stende su una tela nell‟effigie dell‟uomo, vale più di chi foggia i
nostri calzari. Ma io vi dico, non nel dormiveglia, ma nel desto e
vigile fulgore del meriggio: il vento parla con dolcezza uguale alla
quercia gigante e all‟ultimo dei fili d‟erba.
Grande è soltanto colui che trasforma la voce del vento in un canto
reso più dolce dal proprio amore. Il lavoro è amore reso visibile. E se
non potete lavorare con amore, ma solo con disgusto, meglio allora
che l‟abbandoniate andandovi a sedere ai cancelli del tempio per
ricevere l‟elemosina da chi lavora con gioia.
Se difatti cuocete il pane nell‟indifferenza, voi preparate un pane
amaro che poco sfama l‟uomo. E se di malavoglia pigiate l‟uva, nel
vino il vostro sentimento distilla un veleno. E se pure cantate come
gli angeli, ma senza amare il canto, rendete l‟uomo sordo alle voci
del giorno e a quelle della notte”.
Il punto non è che la sofferenza sia benedetta o che la sofferenza vada
cercata o che dovete infliggere a voi stessi delle sofferenze, il punto
non è la sofferenza, è la responsabilità. Il punto è: fai secondo la tua
Fede. Vuol dire: fai secondo la tua capacità di leggere la vita.
Voi siete qui ora in una certa serie di eventi che vi arrivano e che vi
mostrano delle cose, voi potete vedere. Fate secondo quel vedere,
perché non fate secondo quel vedere? Non è il vedere di un altro.
Perché se farete secondo quel vedere, il vostro vedere si aprirà, vi
verrà chiesto di più dopo, ma siete voi che chiedete di più, perché
quel di più è gioia.
Perché non fate secondo il vostro vedere? Perché non guardate? La
domanda è: “Guarda, cerca di vedere che cosa significano gli eventi,
il pane quotidiano” Il quotidiano è l‟unico maestro che esiste, in quel
227
quotidiano tutti i giorni la volontà di Dio arriva a mostrarvi ciò che
serve. La chiave per essere felici è vedere ciò che serve e farlo.
Quando arriva sembra difficile, lo capisco, ma poi ci riflettete: se ciò
che serve è questo, è ciò che vi viene chiesto, che poi sotto sotto siete
voi che lo chiedete, è quella prova di grande amore, di grande stima.
Potreste dire: “Se Dio mi chiede questo, è perché qui ora sono l‟unico
che lo può fare, ed è una grande prova d‟amore e di stima e io lo
voglio fare”.
Questo vi mette subito in un‟attitudine diversa, non siete più uno che
viene colpito dalla vita, dall‟ingiustizia della vita, no, siete una
persona a cui viene donata una possibilità.
E‟ una benedizione e con questa nuova energia affrontate tutto.
04 Aprile 2005
228
IL QUANTO D’AZIONE
Il magnetismo
Saper vedere: La Visione
Il valore
La prigione del passato
Comprendere è per tutti? No, il sapere è per tutti, ma la comprensione
richiede attitudini già realizzate. Per spiegarvi bene questo prendiamo
un esempio nel campo della Fisica. I materiali possono essere
diamagnetici o ferromagnetici. I materiali diamagnetici sono quelli
che non conservano memoria, quindi non imparano dalle esperienze.
Ogni atomo è già una piccola calamita, piccola piccola, questa
caratteristica si chiama Momento Magnetico, è una calamita piccola
piccola con un suo magnetismo piccolo piccolo. Se l‟atomo si
appagasse di se stesso, direbbe: Io ho un piccolo magnetismo. Dentro
un materiale diamagnetico o ferromagnetico, è lo stesso, ci sono tanti
atomi, ognuno ha la sua direzione, ma sono tutte diverse e sono tutte
in movimento, ogni atomino esercita la sua forza che viene poi
bilanciata da quella di un altro, da quella di un altro ancora, per cui
alla fine se in un pezzo di ferro tutti gli atomi sono in movimento
casuale il risultato di tutti i loro sforzi è zero.
Così può essere un uomo, un uomo talmente ordinario che non ha
cristallizzato nulla dentro di se, per il quale tutto accade e si muove
sulla base meccanica della reattività e di ciò che gli piace. Non ha
capacità di fare, perché dentro di lui ci sono tanti piccoli uomini, tanti
piccoli “io” ognuno con un potere piccolo piccolo. Per avere un
potere grande bisogna riuscire a sommare lo sforzo di tutti questi.
Allo stesso modo per poter avere una calamita capace di esercitare
un‟azione macroscopica bisogna che un certo numero di questi
atomini si mettano a lavorare tutti nella stessa direzione. Ciò che
priva un pezzo di ferro dall‟avere un magnetismo proprio è lo stesso
che priva un uomo del proprio potere che è il caos interno. Cosa serve
per acquistare questo potere? Serve una mente che imprima una
direzione e che faccia smettere tutti questi atomini o “io” di
combattere l‟uno con l‟altro e li faccia mettere d‟accordo per
sommare insieme i loro sforzi. Allora quando un campo magnetico
molto forte arriva, tutti questi atomini si mettono nella direzione del
229
campo magnetico e diventano a loro volta una calamita.
Questo è il significato nelle tradizioni antiche di avere dei Maestri,
perché il Maestro arriva, ha uno scopo nella sua vita, uno scopo ben
cristallizzato dentro di lui e nell‟entrare a contatto con la sua
influenza e col suo scopo, anche i vostri “io” prendono quella
direzione e incomincia immediatamente in voi ad esistere una
capacità di fare, così come nella calamita esiste la capacità di attrarre.
E se prima il vostro fare era zero o piccolo, ora il vostro fare è grande
quanto sono i vostri “io” che riescono a lavorare insieme, quindi
quanto è grande la vostra armonia interna. Allora sotto l‟influenza di
un‟influenza C in quel momento tutto si mette a posto, tutto si mette
in fila, tutto lavora bene per un tempo e in quel momento voi vedete
la vostra capacità di fare, e tra la capacità di fare c‟è anche la capacità
di vedere. Allora il materiale diamagnetico è il materiale che non
impara niente, arriva la calamita e lui diventa una calamita a sua
volta, dentro di lui tutto si orienta, poi la calamita si sposta indietro e
lui si disorienta, la calamita si sposta molto indietro e lui si disorienta
del tutto e ogni cosa dentro ritorna come prima, questo è un materiale
diamagnetico. Questi sono molti uomini per cui la spiritualità sono
corsi su corsi, e non succede mai niente.
Quello che vi rende ferromagnetico è perché siete dei Cercatori della
Verità, quindi siete disposti ad apprendere e siete disposti a pagare.
Mentre quello che vi rende diamagnetico è che voi non avete alcun
interesse alla Verità, avete interesse a godere, avete interesse al
piacere che le situazioni vi danno e non avete alcuna intenzione di
pagare niente, è completamente diverso. Sono due attitudini diverse.
Quindi noi parliamo di Cercatori della Verità e sono quelli che si
mettono in gioco. Quando il materiale è ferromagnetico, in un certo
momento sale, si crea tutto l‟ordine della struttura interna, quando la
forza ordinante incomincia a fare marcia indietro, parte di queste
strutture si disorientano e alla fine rimane un nucleo ancora orientato
e quello è una calamita e resta calamita.
Quel suo magnetismo è il suo Quanto d‟Azione, il suo fare. Per
l‟uomo è uguale, serve un lavoro, serve un‟influenza C, che ha uno
scopo, che guida, che in virtù di questo scopo sta con voi, vi fa
lavorare, vi fa orientare e voi vi orientate, producete uno scopo, una
bellezza, una visione e anche un benessere. Questo momento
importante, dove vedete cosa vi resta, è il risultato che vi mostra
230
come avete effettivamente lavorato. Quindi prima del contatto con
l‟influenza C il vostro fare poteva essere piccolo, durante il contatto
con l‟influenza C sembrava grandissimo, ma non era vostro perché se
così fosse stato, sareste rimasti nello stato di allora. Quando finisce,
l‟orientamento si perde ma se avete fatto un buon lavoro, quello che
resta è un Quanto d‟Azione più grande di quello che avevate
all‟inizio. Il vostro fare è diverso, potete sentirvi tristi, perché se è
vero che il vostro fare è diminuito, rispetto a quello che avete trovato,
anche il vostro vedere è diminuito. Io non so se voi avete la
percezione esatta di cosa significa vedere e non vedere più, vuol dire
che le cose cambiano significato. Vuol dire che si perde la bellezza.
Arrivate lì e lo vedete: “ah, che bello, è una meravigliosa candela”,
poi dopo tornate indietro e: “ah, ma è una candela, è solo una
candela”.
Noi siamo in un mondo che è oscillante e quello che è importante non
è la potenza reattiva, ma la potenza attiva. Non è l‟oscillazione, ma è
il residuo dell‟oscillazione. Se voi ci pensate, a parte il termine che
abbiamo assunto dicendo la parola influenza C, che appartiene a
Gurdjieff, è sempre stato così nella vostra vita. Anche gli
insegnamenti di tipo ordinario funzionano in questo modo, il vostro
fare è l‟insegnamento ricevuto, ciò che avete digerito e la parte
sperimentale. Quello che vorrei che capiste bene è che questo Quanto
d‟Azione, il residuo, lavora sul fare, ma nel fare è compreso il vedere.
Questo è molto importante.
Padre Anthony dice: “Quando ho lavorato con Gandhi ho ricevuto
una spinta che mi ha portato avanti per tutta la vita e che mi spinge
ancora”. L‟influenza non è importante, è il vostro lavoro che è
importante, l‟influenza può essere grossissima, ma ve ne potete
fregare pienamente, è il vostro lavoro che conta. Il punto è stato che
Padre Anthony è entrato a contatto con Gandhi e ha messo totalmente
a frutto, cioè ha permesso che questa esperienza lo trasformasse,
Gandhi è morto, ma Padre Anthony è rimasto con l‟influenza di
Gandhi.
Allora l‟importante è sapere cosa resta, potreste anche scoprire che
non resta niente. Se non c‟è non rimane niente, e se c‟è deve essere
confermato, e si conferma usandolo. Naturalmente vi accorgete che è
molto meno quello che avete in mano però adesso è il momento di
farlo fruttare e qui incomincia la sfida: sarò capace di farlo fruttare?
231
Eppure è semplice: voi avete un proposito, partite nella direzione di
questo proposito, fate tanto lavoro e a un certo punto è come se la
vostra energia finisse e la difficoltà che avete davanti vi sembra
grande. Quello è il supersforzo, quella difficoltà non è grande, siete
voi che siete senza energia e allora in quel momento se date valore a
ciò che avete fatto, al cammino che vi ha portato fino a lì, dovete
richiamare energia per andare oltre. Quando avete fatto questo supersforzo voi non sapete come mai, siete pieni d‟energie, ma più
concretamente le vostre sub-personalità sono orientate a uno scopo e
hanno acquistato un potere che è anche quello di vedere e questo
vedere è sempre vedere la bellezza, perché la bruttezza nasce perché
noi non sappiamo vedere.
Chi è che la vede in un modo e poi la vede in un altro modo quando
la cosa è la stessa? Oggi questa cosa è bellissima, domani sarà brutta,
la cosa è la stessa, chi dice che è bella e chi dice che è brutta? E‟
semplice, è un gruppo di un “io” che è mutato, perché prima era
un‟aggregazione di cento “io” armonici, dopo era un‟aggregazione di
solo trenta “io” armonici. E‟ un essere che passando da cento a trenta
ha visto la propria capacità di percepire e vivere la bellezza crollare
drasticamente. Voi siete coloro che vedono, ora questo “io” stabile in
voi non esiste, cambiate, e i cambiamenti di ciò che vedete, pur
guardando sempre la stessa cosa, sono i cambiamenti della vostra
vista. Se uno capisce questo punto allora riesce a capire anche cos‟è
la crescita. La crescita è produrre una ricchezza interiore che vi fa
pervadere di conoscere la bellezza di tutto ciò che esiste, non togliere
la bellezza. Quando state togliendo la bellezza, state disgregando la
vostra costruzione e il vostro processo.
Voi siete sul cammino della Verità come Ulisse davanti alle sirene,
sapete che dovete diffidare di questo vostro cambiamento, è un
attimo, è il tradimento di se stessi. Basta che voi ricostruiate
l‟armonia che c‟era prima e rivedete come prima. Siete voi che avete
disgregato la vostra capacità di vedere. Attenti, sto parlando della
seduzione, sto parlando della disgregazione di ciò che viene creato
dentro di voi, del processo in cui vedete una bellezza e poi non la
vedete più. Avete costruito una vista ma questa vista, non essendo
consolidata, perché era in relazione a un‟influenza esterna, è una vista
che viene persa.
232
Lo scopo dell‟anima però è intravedere per poi trasformare questa
intuizione in realtà. Satana vi dice: “Sì credevi di aver visto, ma
guarda che la realtà non è mica quella, non è mica vero.” Satana è il
limite, è il limite della vostra struttura e attivamente una forza che
vuole sempre ricondurvi nel limite. Satana non si fa vedere e non si fa
sentire, ma si fa vedere e incomincia a rompere quando cercate di
andare oltre al limite, finché state dentro al limite non c‟è problema.
Quando siete fuori dal limite lui è sempre pronto per dire qualcosa e
riportavi indietro. Vi vuole continuamente riportare nel limite, perché
il limite è il togliere valore. Mai togliere il valore, quando togliete il
valore tradite voi stessi e vi togliete le possibilità, ma perché un uomo
toglie valore? E‟ facilissimo da capire, perché vuole difendere
un‟altra cosa. Vuol difendere un‟altra cosa perché vuol difendere la
sua paura, ma voi cosa credete che sia il processo per entrare nella
vita? E‟ dare alla vita stessa sempre più valore, tanto da spendere, nel
dare alla vita valore, tutta la personalità. Quando avete consumato
tutta la personalità nel dar valore alla vita, allora siete nella vita e la
personalità non c‟è più, ma la personalità non vuol morire, perché la
personalità è limitata e dice: “Ah, no no qui non ci siamo!” In quel
momento, se avete una conoscenza di voi stessi, sapete tutto.
La vita è bellezza, lo è proprio, quando la intravedete è perché vi
siete messi in condizione di vederla, poi perdete la visione. Bisogna
coltivate il sogno, altrimenti lo perderete, occorre coltivarlo fino a
che non è diventato realtà, e se perdete il sogno prima che diventi
realtà non dovete dire: quel sogno non è reale. Dovete dire: “Io ho
perso il sogno”, è molto diverso.
Guardate, la visione comunque l‟abbiate o per un allineamento
accidentale di voi stessi o per un‟influenza esterna che vi ha messo in
condizione di vivere quell‟allineamento gratis, quella visione è la
grande benedizione, però dopo va guadagnata, perché senza quella
visione non si va da nessuna parte, oppure si va, ma si va sempre
nello stesso piano, si fa il cammino dell‟ubriaco. La visione è
importante perché la visione è uno sguardo gettato verso l‟alto e può
avvenire semplicemente come intuizione dentro di voi e quello
sguardo non dura finché non è cristallizzato, dopo è una realtà.
La visione è la vostra, anche se l‟avevate ottenuta accidentalmente
anche se l‟avevate ottenuta sotto influenze esterne, la visione era
vostra, ma la realtà di quella visione non è vostra, la stabilità di quella
233
visione non è vostra, si tratta di coltivarla. La domanda in questo caso
può essere: in che modo posso rendere stabile la visione? Con il fare
e realizzare continuamente dei pensieri di amore, di costruttività in
quella direzione. Sto parlando di far diventare una funzione
transitoria stabile, sto parlando di non provare un piacere, ma arrivare
a definire dentro di voi una qualità nella vita. Sto parlando della
differenza fra felicità e piacere e che prima di accusare il mondo nel
dire: “Non ho questo, non ho quest‟altro” ricordatevi e analizzate la
vostra vita osservando il fatto che voi non fate ciò che serve per avere
ciò che volete e per essere ciò che volete essere, perché non siete
disposti a fare la cosa più importante. Qual è? La cosa più importante
è pagare, pagare cedendo la vostra pigrizia, cedendo la vostra paura,
cedendo la vostra sicurezza. Invece è questo che voi volete fare.
Quando avete capito il seme di ciò che siete, di ciò che potete essere,
quel seme è dentro di voi perché avete intravisto, è sempre un
collegamento con l‟anima che vi consente di vedere. L‟influenza
esterna produce l‟allineamento dei vostri io, ma i vostri io allineati
leggono, hanno contatto con l‟anima. In questo senso la visione viene
grazie all‟esterno, ma è vostra e in questo senso quando rinnegate
quella visione tradite voi stessi. Tradite il Cristo che avete visto come
ha fatto Guida, l‟ha visto, l‟ha seguito però dopo si è orientato altrove
e orientandosi altrove non vede più, quel Cristo non è più la stessa
cosa.
Allora questo è il punto chiave, la pulizia in questa direzione è
l‟amore per la Verità. Quando vedete la bellezza in questa maniera
magica, meravigliosa, lo sapete che è la Verità, non si tocca, non è
concreta, non si mangia, oggi ce l‟avrete domani la perdete, ma in
quel momento lo sapete che quello è ciò che voi volete ed è quello
che voi essenzialmente siete. Ma non tradite voi stessi. Non potrete
mai dire che la crescita passa per togliere il valore, questa è una
bugia, la crescita passa per accrescere il valore. Quando voi togliete il
valore è perché lo togliete in un posto per darlo a un altro, perché
state seguendo la logica satanica del seguire due padroni, non
servono due padroni; serve solo a perdere vita e tempo.
Un cammino di crescita consiste nel dare valore, dare valore vuol dire
mettere in movimento la nostra capacità di amare e di riconoscere lo
spirito e la bellezza.
Ogni volta che togliete valore, sappiate che state tradendo voi stessi e
234
state chiudendo. E se credete di togliere valore a una cosa per darlo a
un‟altra ah, lì Satana ha proprio lavorato in una maniera perfetta.
Il valore non è a una cosa e non a un‟altra, il valore è a ogni cosa. Il
principio è che voi andate, se lo accettate, verso una direzione di
riconoscimento dell‟unità con gli altri e con la vita stessa, tutto qua.
Vuol dire che se siete un padre, sul cammino spirituale, diventerete
un padre migliore, se siete un marito, sul cammino spirituale,
diventerete un marito migliore, cioè la spiritualità è ricchezza, tutto è
collegato alla vostra capacità di concepire.
Voi a un certo punto, quando decretate l‟impossibile, vi fermate e
incominciate a togliere valore. Voi decretate l‟impossibile dicendo:
“Ah, in queste circostanze non è più possibile andare avanti”.
Questo è il limite della vostra comprensione, è giusto che vi muoviate
in base al limite della vostra comprensione, ma il giorno che
comprendete di più potreste comprendere che quell‟ostacolo era una
benedizione e che forse non avete tratto tutto il vantaggio che
quell‟ostacolo vi dava. Quindi per affrontare le cose in termini di
principio tutto è nel dare valore: date valore al vostro lavoro, date
valore ai vostri figli, date valore a vostra moglie, date valore a voi,
date valore alle persone che conoscete. Certo che a un certo punto
quando questa vostra capacità di dar valore finisce, perché è la
capacità di amare, prenderete delle decisioni di separazione. Questo è
umano, però dovete anche comprendere che l‟amore non è questo,
l‟amore grande va oltre, l‟amore dice: “Tu vai bene così come sei!”
Se avete un problema nella vostra mente, allora di fronte a questo,
ragionate sempre all‟interno di un pensiero limitato e questo è giusto,
però voi tendete oltre, tendete a un pensiero illimitato. Io mi riferisco
sempre al pensiero illimitato, mi riferisco sempre a Gesù che
cammina sull‟acqua. Allora Pietro dice: “Maestro basta adesso torno
indietro, sto affondando adesso torno indietro”, va bene ma è solo
perché lui non è riuscito a concepire che poteva camminare
sull‟acqua.
Vediamo bene la storia: Pietro sta camminando sull‟acqua e Gesù gli
dice: ”Dai vieni fino a qua”. “Maestro no, no adesso torno indietro,
basta.” Perché per lui andare oltre è inconcepibile, va bene, sei
tornato indietro, hai fermato il tuo valore, ma la mia domanda è: ma
lo sai che cos‟hai perso?
Quando togliete il valore, che è il vostro amore, la vostra capacità di
235
dare, perché avete voluto conservare qualcos‟altro, avete idea di cosa
avete perso?
Sempre Gesù, arriva uno che ha visto Gesù e gli dice: “Maestro
Buono”, non l‟ha mai incontrato, ma appena l‟ha visto lo chiama
Maestro Buono, quindi non è una persona comune, è uno che sa
vedere e dice a Gesù: “Vorrei venire con te” e Gesù: ”Vieni!” Non è
che Gesù è andato a prenderlo, è lui che ha visto. E il giovane dice:
”Però aspetta, devo prima andare a casa a seppellire i miei genitori
che sono morti”. Gesù gli da una risposta terrificante: ”Lascia che i
morti seppelliscano i morti”. Vuol dire: la porta per entrare in un
nuovo mondo si è aperta adesso, in realtà sei tu che l‟hai aperta, è lui
che l‟ha aperta quando ha detto: “Maestro Buono vorrei venire con
te”. Gesù lo sa che cinque minuti dopo la porta si chiude, perché lui
cambia. Gesù gli dice: entra subito, perché se fai tanto di andare là
non torni più, vai là, sei fuori da questa influenza e la porta si chiude.
Perché quello che ci vuole tenere lontano dalla porta che cos‟è? E‟ il
passato. La porta si è aperta adesso, la porta c‟è sempre, ma è la
vostra capacità di vedere che non c‟è. Quando voi vedete la porta è
perché l‟avete aperta dentro di voi, non durerà quella porta, passate,
attraversatela.
E‟ un momento magico, di immensa bellezza. Passate attraverso la
porta, se vi tirate un po‟ indietro, la porta si chiude e non la vedete
più. La domanda che torno a dire è questa: cosa avete perso? Ve lo
dico in una parola: avete perso la vita. Avete preferito il passato e la
sopravvivenza, siete andati a seppellire i morti. Si è aperta la porta
per voi, per la vita, perché non varcate la soglia? Perché non date
valore? Eppure avete dato un po‟ di valore, datelo tutto.
Voi siete sempre dentro due forze, è una bilancia e voi dovete
prendere una pagliuzza e metterla su uno dei piatti, passato o futuro
dove la mettete la vostra pagliuzza? Decidete un po‟ voi. Vi sembra
troppo teorico tutto questo? No, è cos‟ tutti i giorni. Tutti i giorni la
vita vi passa davanti con le porte che si aprono. Il passato è
benedetto, perché vi ha portato qua. Il passato è fatto, quindi è
benedetto perché ha dato i suoi frutti, ma voi dovete fare il
ragionamento orientati al presente e al futuro per poter scegliere nel
presente e nel futuro ciò che è meglio. Il passato è benedetto in tutto
quello che avete fatto. Se per esempio adesso stabilite una relazione,
dovreste chiedervi: perché stabilisco questa relazione?
236
A un livello avanzato potete dire: “Stabilisco questa relazione perché
per me lei ha valore e io voglio che questo valore cresca nel tempo”.
Non che diminuisca perché è un percorso verso un reciproco
insegnamento e una grande unità. Se elaborate questo principio è
chiaro che domani alla prima difficoltà, che vi sembra anche grande,
vi porrete delle domande prima di mandare tutto per aria.
Se la difficoltà è troppo grande manderete tutto per aria lo stesso, ma
il punto è che la coppia nel nostro mondo è molto importante. Così
come la relazione di qualunque genere è importante e la benedizione
grande è entrare nella profondità della relazione, entrare nella
profondità della relazione vuol dire volerlo fare soprattutto quando
scoprite ciò che non vi va, perché gli avete attribuito un valore,
perché lo sapete che oltre quell‟ostacolo c‟è un valore, se non sapete
questo di fronte all‟ostacolo, dite: “Bé, ma io credevo, io pensavo, io
immaginavo… “
Che cos‟è una coppia, un uomo e una donna, che cos‟è una coppia?
E‟ un incontro per fare dei figli? E‟ un incontro per vivere un po‟ di
coccole, un po‟ di sesso, così via? O è un rapporto profondo di
apprendimento con un aspetto complementare della vita che vi mette
in gioco completamente?
E così bisogna essere preparati, anche preparati alla difficoltà
interiore. “Ma all‟inizio sembrava che… ma poi tutto si è rivelato...”
questo è il mondo ordinario. Non c‟è valore in quello, è il mondo in
cui tutti gli slanci d‟amore si fermano. Quand‟è che gli slanci
d‟amore si fermano? Facile, quando avendo incominciato a coltivare
il giudizio questo ha accumulato una quantità adeguata di detriti.
Quando la coppia si ferma non c‟è un muro fra i due? E chi lo ha
costruito? Loro, un mattone giorno dopo giorno.
Ad un certo punto questo muro è enorme e solitamente la coppia non
riesce neanche a capire che così come l‟ha costruito lo potrebbe
smontare, questo è molto difficile da capire. Se un po‟ di amore c‟era,
c‟è ancora sotto le ceneri, è là sotto che brucia nelle braci, però la
coppia non concepisce più che il muro si potrebbe smontare. Io vi
dico: smontare il muro sarebbe un grande insegnamento. Sapete
perché? Perché vorrebbe dire incominciare a elaborare un proposito,
al di là del muro vogliamo stare insieme e ogni volta che parleremo
del passato rimetteremo lì un mattone.
Quindi primo proposito: basta parlare del passato, parliamo solo del
237
futuro, è facile. Quando la coppia dice: “Dai, e se lo tirassimo giù
questo muro? Non era bello quando ci siamo conosciuti? Può essere
uguale, perché non può essere uguale?” Può essere uguale. Quindi
potete dire: “Basta, mi sono rotto” questo è un modo, l‟altro modo è
dire: “ma Signore devi avere molta stima in me per avermi messo
davanti un compito così, una sfida così grande. Quanto mi devo
trasformare, cosa devo inventare per riuscire a costruire una
comunicazione nuova?” Se fate questo, se date valore, continuamente
potete ricostruire qualcosa. Bisogna cercare di andare sempre oltre la
difficoltà, mai dire: la difficoltà è troppo grande.
Mi spiego meglio, voi avete delle illusioni nella mente, spesso sono
desideri, naturalmente avete tutte visioni di auto-realizzazione, ma la
vita puntualmente vi mostra che questi desideri sono da sacrificare. Il
desiderio irrealizzato, si trasforma in una forma di proiezione che è
distanza, che proprio impedisce. Il desiderio mette distanza fra voi e
lo scopo, non vicinanza, la proiezione mette distanza e anche l‟ansia
del risultato, questa proiezione mette distanza, lo allontana, e vi fa
fare casino sempre. E quindi la vostra proiezione verso l‟altrove, che
è il vostro desiderio, non vi fa vedere quello che avete sotto il naso
che è ciò che vi serve, perché voi pensate, il vostro ego pensa: “Se
faccio questo devo rinunciare a questo”. Però quello che voglio dirvi
è questo, ascoltate bene, questo è il passaggio per me chiaro della
vita, che ho sperimentato tante volte, nel momento in cui date il
vostro desiderio per una spinta d‟amore, per uno scopo, per la Verità,
non so come chiamarlo, lui vi ritorna immediatamente come dono.
La vostra vita è in un‟unione profonda con le vostre relazioni, con la
vostra coppia, col vostro lavoro, e nel momento in cui non vi
identificate con ciò che siete, ma col vostro desiderio e abbandonate
ciò che siete per seguire il desiderio, perdete la vostra possibilità. Va
bene, forse avrete la cosa che volevate, ma non l‟avrete pienamente.
C‟è anche nel Vangelo, quindi Cercate il Regno di Dio sopra ogni
cosa, tutto il resto viene da solo. Non smettere di cercare il Regno di
Dio che è quel sogno che avete intravisto, per prendere un‟altra
direzione, tradite voi stessi, vi ingannate, perdete la vostra possibilità.
Il vostro desiderio è solo una proiezione della mancanza del passato,
allora, quando per amore rinunciate alla vostra proiezione, vi
accorgete che dopo lui arriva come dono, era già lì.
Non riconoscete che c‟è perché lo proiettate, non dovete cercare
238
l‟amore, ne avete in abbondanza. Non lo troverete mai l‟amore che
cercate, perché il cercare l‟amore è la negazione dell‟amore.
Nelle relazioni l‟altro vi chiede di sviluppare quelle cose che in realtà
servono a voi per la vostra crescita, è questo il punto della questione.
E‟ per questo che il punto è non abbandonare, non abbandonate ciò
che avete scelto per un valore che avete costruito e riconosciuto, e
che la vostra anima ha dato, solo perché c‟è una difficoltà.
Ciò che di fronte alla difficoltà altera la vostra visione è la menzogna
che è dentro di voi.
Quando vedete la bellezza siete nella Verità, quando vedete la
bruttezza lì non c‟è la Verità.
11 Aprile 2005
239
IL SEME DEL NUOVO MONDO
Il giudizio
Non alimentare la paura
I livelli
Sessualità e Astinenza
Il rifiuto
Il giudizio è una definizione mentale, ma dal punto di vista
emozionale è la nostra paura. Bisogna capire bene questo. Il giudizio
emozionalmente è la paura e quando voi giudicate comunicate la
vostra paura ed eccitate la paura dell‟altro.
Questo è il punto fondamentale, un essere che non ha paura non
giudica, cosa dovrebbe giudicare? E‟ per quello che il giudizio subito
richiama l‟alleanza, perché sentendo la paura dell‟altro sentite la
vostra e vorreste unirvi a lenire la paura, mentre invece la
moltiplicate. Per la chiarezza è tutto molto diverso. Nella chiarezza
mostrate che siete senza paura. In quel momento siete senza paura e
quando non c‟è la paura può esistere la comunicazione, con la paura
non c‟è comunicazione, perché la paura intorbida tutto, sporca,
impedisce la comunicazione, impedisce lo scopo, la comunione e
impedisce il collegamento. L‟uomo che giudica è spaventato.
E allora quando vi accorgete che giudicate dovreste dire: “Non sono
di fronte alla Verità, sono di fronte alla mia paura”, perdonatevi per
questo e non giudicate più. Guardate il giudicare, se non fosse che
l‟uomo lo fa perché è spaventato, è un atto di arroganza che non c‟è
limite. Bisogna proprio essere arroganti per poter credere di giudicare
ciò che non si conosce. E l‟uomo quando giudica rischia di giudicare
sempre ciò che non conosce, perché ciò che conosce lo approva.
Lo so che non è facile quello che sto dicendo, perché ci sono degli
schemi della mente che si contrappongono. Quindi la comunicazione
e la chiarezza avvengono nella misura in cui una persona prende
distanza dalla propria paura. Se la paura c‟è, potete prenderne la
distanza, poi può anche smettere di esserci la paura, ma quando voi
cercate di comunicare in preda alla paura non c‟è la comunicazione
assolutamente. Il litigio delle coppie è la dimostrazione perfetta di
due persone che sono in preda alla paura, è una paura contro un‟altra
paura che si alimenta vicendevolmente.
240
In preda a quella paura folle potete anche ammazzare uno, è un
attimo ammazzare, non crediate, è un attimo. La paura diventa così
incontenibile e prende quella forma che chiamiamo rabbia, è quella
paura repressa che all‟improvviso scoppia totalmente in maniera
incontenibile che può portare a qualunque forma. Però voi dovete
chiamare le cose col loro nome e rimetterle in fila. Il giudizio è paura
e non è bello vivere una vita spaventata, e non è neanche bello
prendere questa paura che vivete e buttarla addosso agli altri sotto
forma di giudizio, perché così non ve ne liberate. Ne sarete sempre
più schiavi, non ve ne liberate.
Comunque a un livello concreto, sconfiggere la paura è una cosa
molto grande che deve incominciare con il non alimentarla. Il primo
passo è di non alimentare la paura, perché voi attraverso il giudizio,
attraverso la maldicenza, attraverso la divisione potenziate la paura e
il giudizio.
Bisogna partire con un atteggiamento che non è la Verità, ma è la
sincerità, senza sincerità non si va da nessuna parte. Con la sincerità,
che è l‟attitudine a voler potenzialmente riconoscere la Verità, si può
incominciare ad esplorare le cose. E allora dovete comprendere che
per molto tempo il lavoro è di non alimentare ciò che vi rende
prigionieri, perché se è vero, come è vero, che il pensiero crea la
realtà, se voi vivete la paura creerete un mondo di paura, è facilissimo
da capire, creerete una vita di paura. Cosa fa la paura?
Finisce per rendere reali le cose che teme. Ve ne siete accorti? La
paura coltivata continuamente concretizza e manifesta ciò che teme,
cosicché l‟uomo alla fine del processo si sente ancora più confermato
nella sua paura e la paura è l‟unica cosa che di fatto ha. Dovete capire
bene come agisce la paura, è molto importante questo. La vostra
paura è cristallizzata nella realtà che vivete. Quindi la vita che
ognuno di voi vive con i limiti tracciati, sono la manifestazione della
vostra paura e finché è così voi non la vedete, non la sapete,
convivete con i vostri limiti e potete andare avanti così fino a che vi
danno l‟estrema unzione. E l‟uomo che fa questo pensa proprio di
non aver paura.
Quand‟è che l‟uomo incomincia a vedere in faccia la paura? Quando
incomincia a fare un lavoro di crescita, cioè di trasformazione, è lì
che si incominciano a fare i conti con la paura.
241
Il lavoro di trasformazione, lo abbiamo detto tante volte,
consisterebbe nell‟allargare il proprio mondo, nel passare da un
mondo pieno di limiti e di impossibilità, quindi pieno di paure
nascoste, a un mondo più grande dove esistono molte più possibilità.
Avere nuove possibilità nella propria vita vuol dire sempre entrare in
contatto con la propria paura. L‟uomo ordinario non è in contatto con
la propria paura.
La paura è rimossa ed è nascosta in convinzioni del tipo: io non sono
capace, io non ce la faccio, la colpa è del governo, la vita va avanti
così e tutto è uno schifo. Ecco quella lì è paura nascosta.
Passare da questo mondo a un mondo dove nessuno vi ha fatto niente,
dove il governo è composto da gente che cerca di fare del suo meglio
per come lo concepisce, dove non è vero che le donne sono tutte
facili, gli uomini tutti approfittatori e i commercianti tutti ladri,
significa far riaffiorare il dolore che c‟è sotto e la paura che c‟è
dentro, valutarla e lasciarla andare. Non è facile, all‟inizio è bello:
andiamo verso un nuovo mondo.
L‟uomo pensa subito di potersi accaparrare qualcosa senza dare
niente ed è la verità perché non deve dare niente, deve dare solo le
sue paure. L‟allargamento del mondo avviene incominciando ad
entrare in contatto con un seme del nuovo mondo che viene
dall‟esterno. Il piccolo mondo e il grande mondo, ve li disegno così:
Mondo più grande
Piccolo mondo
242
Prendete un pezzo della vostra vita, la usate come base, come
piedistallo, per entrare in contatto con un‟altra cosa. E quando avete
fatto un buon lavoro avviene questo:
Riuscite a costruire un cammino in cui avete avuto accesso a questo
punto, avete dovuto dare tutto questo? Sì, avete dovuto dare tutto, ma
in teoria tutto questo è contenuto lì, tutto questo è contenuto in questo
punto. Dovete dare tutto un pezzo del mondo piccolo per acquistare
questo punto che lo contiene tutto.
Attenzione adesso vi voglio esporre il processo che accade e che voi
avete visto in questa stanza centinaia di volte. State attenti. Quindi
esploriamo un sapere e partiamo da qua e io cerco di produrre questo
punto (mondo grande) questo punto non è contro il mondo piccolo, lo
include. Voi insieme a me in questo percorso salite, entrate a contatto
con questo punto, che è un seme del mondo nuovo, e avviene la
paura. La paura incomincia a riferire tutto questo a voi, al vostro
passato. Per esempio diciamo la frase: “abbiamo detto che la coppia
ha un valore” e subito uno dice: “no, no altro che valore, io mi sono
separato e sto benissimo adesso!”
Perché dovete raccontare che vi siete separati per il vostro sviluppo
spirituale? Io vi porto a contatto con una dimensione più vicina alla
sorgente, se voi mollate dopo avrete questa visione, ma se voi non lo
fate, prenderete questo, lo tirerete giù e non capirete quello che vi
volevo portare. Questa è l‟idea dei livelli. L‟andare in contatto con
questo punto è un lavoro grande. Con un processo cercate di fare
questo lavoro che non è la negazione del vostro passato, della vostra
storia, ma ne è la vera comprensione. Quando l‟uomo comincia a fare
questo percorso, scatta la paura e dice: “Che vuol dire? Se io accetto
quello che stai dicendo vuol dire che quando ho lasciato mia
moglie…” e scatta tutta una difesa, lui prende questo frutto dal
243
piedistallo, lo butta qua in mezzo. Non ha capito niente di quello che
ho detto. Sta prendendo quello che gli ho detto, che appartiene ad un
altro mondo, lo sta portando nel suo mondo, sta mettendo il passato
contro il futuro, il piccolo contro il grande e sta perdendo una
possibilità. Questo è un mondo in cui la paura nel piccolo impedisce
la crescita. Questo discorso è uno stimolo di un‟armonia per poter
leggere la propria vita. Quando il vostro mondo si espande l‟uomo
spaventato subito lo vuole ricondurre nel piccolo e quando riduce nel
piccolo mette tutte le cose le une contro le altre. Questo è giudizio. Il
giudizio è prendere una cosa grandiosa, ridurla a una cavolata e poi
voler sapere chi ha ragione.
Per allargare il proprio mondo bisogna capire bene il concetto di
scala o di livelli, vi faccio un esempio. Siamo dentro a una casa a più
piani. Uno guarda dalla finestra e vede le montagne, un altro nello
stesso piano guarda da un‟altra finestra e non vede le montagne, vede
un‟altra cosa ora il campo, ora la piazza. Questi due iniziano a
litigare, perché non vedono le stesse cose, però salendo al di sopra,
sul tetto, avendo una visione più grande, riescono a vedere che erano
tutte verità, perché dall‟alto si vede la totalità, dal basso si vede
quello che si può vedere.
Se poi queste due persone sono su piani diversi, è un macello. Uno al
primo piano dice all‟altro: laggiù in fondo si vedono le Alpi! E l‟altro
che è al piano terra dice: “ma che Alpi e Alpi, qua si vede una
gallina, c‟è una gallina sulla destra, una mucca a sinistra…” Non
vedono le stesse cose.
E‟ come quando Padre Anthony parla della sublimazione dell‟energia
sessuale, una cosa molto semplice: se voi siete di fronte a un compito
molto grande, dovete andare a prendere le energie dove ci sono,
giusto? E quindi in un compito molto grande le energie sessuali vi
sono indispensabili, non potete sprecarle in altre cose. Se volete
sprecarle nel sesso è una vostra scelta, non c‟è niente di male e
nessuno vi giudica. Potete fare quello che volete, ma se volete
utilizzarle in un altro modo dovete prenderle da lì.
Padre Anthony dice: “Se voi volete auto-realizzarvi questo potrà
accadere utilizzando tutte le energie che avete, compreso quelle
sessuali.” E‟ un concetto molto semplice, è impersonale, nessuno vi
toglie niente, chi vi ha detto che dovete togliere qualcosa. Se non
avete il concetto dei livelli quello che Padre Anthony dice e quello
244
che voi pensate viene messo uno contro l‟altro. Se riuscite a guardare
da un punto di vista un po‟ più alto vedete che Padre Anthony non
nega, Padre Anthony non ha mai negato l‟amore di coppia.
Anche Gurdjieff spiega cos‟è l‟energia sessuale quando glielo
chiedono e spiega esattamente che cos‟è l‟astinenza, l‟astinenza non è
non fare sesso, l‟attività del sesso non è niente, non può fare niente di
male, quello in cui mal funziona la sessualità è quando l‟energia
sessuale invece di funzionare nella sessualità, funziona negli altri
centri. Funziona nel pensiero, funziona nell‟emozione. L‟energia
sessuale è troppo potente, quando va a finire nel pensiero è un
disastro. Quando va a finire nell‟emozione è un disastro, l‟emozione
governata dal sesso è un disastro, sono tutte guerre che non finiscono
più. Ricordate: l‟energia sessuale circola nel modo sbagliato quando
siete irrequieti e impazienti.
Quando avete paura che qualcuno vi porti via qualcosa, non capite
niente. Padre Anthony e nessun insegnamento spirituale dice di
reprimere la sessualità, dice che la sessualità conosciuta, compresa e
vissuta può essere trascesa, così come nessun insegnamento spirituale
dice di negare l‟io, perché lo sanno tutti che negando l‟io lo si
rafforza, o di negare la personalità, la personalità non va negata, l‟io
non va negato, l‟io va trasceso, è un discorso completamente diverso.
Il punto debole della persona che ascolta è rivelato da un fatto molto
semplice: si arrabbia. Una persona non dice: “Ah, va bene, può darsi,
è una bella teoria, è interessante, adesso cercherò di approfondirla per
vedere se può essere vera”. No, la persona si arrabbia.
Ha paura che gli venga tolto qualcosa, nessuno gli toglie niente.
Certo la persona che è tutta la vita che accumula denaro, quando
Gesù gli dice: “Allora se vuoi essere perfetto prendi tutto quello che
hai, dallo ai poveri e seguimi”, non può non arrabbiarsi. Ci sono
persone che magari per il sesso non si sarebbero minimamente
arrabbiate, per questa frase invece si arrabbiano moltissimo. E‟
importante capire che la paura è tutt‟uno con la rabbia. Se noi
parliamo di filosofia, di una cosa astratta, e uno di voi si arrabbia è
perché non la comprende. Si arrabbia perché non la comprende o non
la comprende perché si arrabbia?
Quando non siete d‟accordo non capite, quando non siete d‟accordo è
perché non capite. Prima cercate di capire e poi direte che non siete
d‟accordo, ma vi accorgerete che ogni volta che avete capito dopo
245
siete d‟accordo, come fate a non essere d‟accordo senza aver capito?
E come fate a capire adesso quando una Verità per essere compresa
deve essere messa in opera, vissuta e sperimentata?
Prendete questa Verità, datevi un programma di cinque anni per
viverla e poi potrete esprimervi. L‟uomo non è d‟accordo prima,
quindi non sta parlando della Verità, sta parlando dell‟attaccamento e
sta parlando della paura. Però un Cercatore della Verità è un uomo
che è disposto a trattare con la vita, non crede di sapere, non crede
neanche di rimanere sul posto, dice: “Se mi dice così, adesso
vedremo. Cercherò di capire, di fare, di sperimentare, di scoprire.”
Chi dice così è un bambino. Avete mai visto un bambino pieno di
certezze? No, è impossibile!
Il punto fondamentale è questo: non rispondete mai a
un‟affermazione di principio con un‟obiezione di fatto. Mai
dimostrate la vostra impotenza, rispondete ad un‟affermazione di
principio con un‟affermazione di principio se volete, mai con
un‟obiezione di fatto. Esempio: è ormai accertato che il fumo
produce il tumore ai polmoni. Il fumatore: “No non è proprio vero,
guarda mia nonna ha novanta anni, ha sempre fumato e sta
benissimo.” Questa è una povertà, ci sono i livelli.
Una volta cercavo di spiegare a una mia amica di fare il gioco delle
tre palline perché aiuta a sincronizzare gli emisferi celebrali e lei mi
dice: “ma se fosse come dici tu tutti i giocolieri sarebbero illuminati”.
Se mischi i livelli in questa maniera non puoi comprendere niente. La
domanda è: “C‟è una persona che mi suggerisce che giocando con le
tre palline posso dare un aiuto a riequilibrare i miei emisferi
cerebrali: se provassi a vedere se è così?“ Questo è un essere
creativo, mica tirare fuori le ragioni per non fare, perché la paura,
così come la menzogna, tira il sasso e poi nasconde la mano, è
specializzata nell‟elencare le ragioni per non fare.
Ve ne accorgete subito quando tirate fuori delle ragioni per non fare,
per non vivere, per non essere, il giudizio e la giustificazione non
funzionano.
Non è necessario capire tutto, i primi tempi che ascoltavo Padre
Anthony non capivo niente di quello che diceva, però c‟è comunque
una sintonia, sapete che lui sta dicendo delle Verità, che le sue parole
vi risuonano, poi serve un lavoro per arrivare a capire. Però quelle
246
persone che si scagliano contro si precludono la possibilità di
comprende.
Se un uomo ha un problema di rapporto con l‟autorità, che gli viene
dalla sua storia, e vede l‟esposizione di una legge di funzionamento
della vita come un divieto lui si ribella non all‟insegnamento che
riceve, ma al divieto che c‟è dentro la sua testa. Non c‟è il divieto,
quale divieto? Non potete fare quello che volete? Però se vi dico che
le emozioni negative consumano un sacco di energia e dopo sarete
stanchi non dovete dirmi: “Ma allora non posso neanche esprimere le
mie idee!” Vi sto solo dicendo che le emozioni negative consumano
un sacco di energia, è come se vi dicessi che se lasciate un rubinetto
aperto alla mattina quando uscite, tutti i giorni, consumerete un sacco
di acqua, dovrete affrontare la bolletta.
Il giudizio, il difendere porta allo schieramento. Anche se voi avete
un piccolo schieramento, non è una cosa insignificante perché voi
non sapete quanto si può sommare emotivamente in una dimensione.
Cercate di comprendere dove porta lo schieramento. La complicità è
quando avete distrutto. Lo so che è così difficile capire, e non si può
capire se non si capisce cosa sono le certezze, le certezze sono una
cosa orribile, la cosa più disgustosa che c‟è sulla faccia della terra.
Voglio spiegarvelo bene, perché mai vanno da Gesù tutti insieme a
dire: Signore abbiamo trovato questa adultera, la vogliamo lapidare?
Cosa te ne frega a te, lasciala in pace. Ma loro in quella legge hanno
proiettato tutta l‟infelicità della loro vita. Loro non gliene frega niente
di quella lì, non si può non uccidere quella che secondo la legge...
Perché quella legge per loro è l‟unica ragione di vivere, se gli tocchi
quella, gli tocchi tutto. E‟ per quello che in quella legge hanno messo
tutto il loro fuggire dalla vita, il loro fuggire dalla paura. Dovete
apprendere bene questi aspetti che vi appartengono. State attenti a
non scagliare la pietra che poi vi torna indietro.
La guerra è la guerra, non c‟è salvezza nella guerra e soprattutto
esiste un momento in cui dalla guerra non potrete neanche tirarvi
indietro, chi è disposto a dar la vita fa marcia indietro, ma diventa
sempre più difficile. Allora bisogna non partecipare alla guerra
quando è possibile, bisogna essere preventivi. Non partecipate alla
guerra ora. Solo un grande eroe riesce a ribellarsi. Quando siete in
guerra potete solo combattere. Andare là ad uccidere uno che non
avete mai visto, questo è proprio la dimostrazione esatta di cos‟è il
247
giudizio. Voi combattete un poveraccio che non conoscete, uccidete
un vostro fratello che non avete mai visto, non sapete chi sia, è però
messo con quell‟etichetta, lui ha il bersaglio sulla fronte. Chi può
deve sottrarsi a questo, non prestatevi a questo. Non serve un grande
eroismo per sottrarsi a questo. Non si può alimentare l‟odio. Queste
cose ci saranno sempre, ci sono sempre state, ma con queste cose
l‟uomo cos‟ha risolto? Ha risolto che la guerra c‟è sempre stata,
continua, ovunque, sempre e dappertutto.
Quindi diciamo, anche se voi non comprate una pistola, questo non vi
esime dalla responsabilità di comprendere quanto contributo date alla
guerra tutti i giorni, alle guerre tutti i giorni, decine di volte, tutte le
volte. Il primo passo che è importante per un uomo, è che le parole di
un uomo abbiano valore. Perché se quello che esce dalla vostra bocca
sono parole che non hanno valore, tanto vale che non le diciate.
Allora quello che serve a un uomo per la sua vita, per non vivere
come un mammifero, per avere una vita degna di essere vissuta è che
le sue parole abbiano valore e che quando gli si chiede: Andiamo a
destra? E lui dice sì, sì significhi sì, no significhi no, forse significhi
forse. Perché l‟uomo non risponde con le parole, che non valgono
niente, ma poi risponde coi fatti.
Se non fate non è perché qualcuno ve lo impedisce, non è così, non
fate perché non siete capaci, non fate perché non sapete mettere in
atto i processi che servono per funzionare giustamente, non sapete
fare perché non sapete obbedire, perché se voi sapeste obbedire
almeno avreste un potere su di voi e sareste quella persona il cui sì è
sì, e il cui no è no. Siete una persona che non si può fidare di se stessa
perché il giorno dopo avete un‟idea diversa e quando vi diranno: “ma
avevi detto…” “Ah sì, ma credevo, pensavo, non so, non ci eravamo
capiti”. Quindi ognuno deve prendersi le proprie responsabilità.
Un‟altra caratteristica della Verità importante è la sua neutralità. La
Verità è neutrale, la Verità è indifferente a ciò che voi ve ne farete,
però ci vuole anche un minimo di umiltà alla Verità, perché la Verità
ha delle regole, che se le vedete e ci convivete, vivete: vivete con.
La Ricerca della Verità è capacità di capire, capacità di accettare,
capacità di entrare in profondità. Tutto va guadagnato. La domanda è:
perché? E‟ una bella domanda. Le risposte sono tante, perché dovete
sapere che fare un cammino spirituale all‟inizio è facile, ma poi
248
diventa molto difficile e questo cammino è brutale, sapete perché?
Perché si tratta di vedersi.
Se preghiamo per l‟umanità dei popoli, la fratellanza, non ci sono
problemi, però non è quello che vogliamo fare, noi cerchiamo la
verità con un percorso di trasformazione. Per questa trasformazione
vi viene richiesto qualcosa e qui inizia il dissenso, il dissenso più
grande incomincia quando l‟insegnamento risulta tale da obbligarvi a
vedervi. Subito pensate: “ma se non posso neanche fare questo … e
se poi non posso neanche fare quest‟altro..” e quindi comincia una
struttura dentro la mente dell‟uomo che sposta la sintonia.
Ogni uomo nel cammino della crescita incontra il rifiuto, ogni uomo.
Ogni uomo incontra il rifiuto e quando incontra il rifiuto ci sono
molti comportamenti: il grande comportamento è colui che va oltre il
rifiuto e riafferma il suo scopo. Ci sono uomini che vorrebbero
andare oltre il rifiuto, lo riconoscono ma sanno che non ce la fanno,
allora possono chiedere aiuto e trovare aiuto. Ci sono uomini che
incontrano il rifiuto, lo vedono, sanno come sono attaccati e non ci
pensano neanche lontanamente, però hanno un‟onestà e dicono:
“Questo cammino è molto importante, ma io non ce la faccio a farlo”
e allora mollano. E fin qua siamo tutti in un comportamento corretto.
Ci sono uomini che incontrano un rifiuto e non ammetteranno mai
che quel rifiuto è la loro mancanza di potere e in quel momento
incominciano a creare divisione a parlare male di ogni cosa.
Quante volte lo avete sentito? Da Giuda, all‟amica di Sai Baba che
tenta di avvelenarlo, alla segretaria di Osho che ruba, è sempre così.
Oppure quando incontra il rifiuto, abbandona quello che sta facendo e
dice: “guarda come ero pazzo, ero innamorato di una cosa che non
esiste, fortuna che me ne sono accorto in tempo”. Va dai carabinieri e
denuncia il gruppo che ha frequentato. Io ve le dico prima e l‟aspetto
più distruttivo, più di quello che va dai carabinieri a far la denuncia, è
quando la persona si trova di fronte al rifiuto, non lo ammette come
suo problema, ma lo proietta come limite e colpa degli altri: del
cammino, dell‟insegnante, del gruppo e incomincia a fare alleanza
con persone che pensano la stessa cosa. Allora incominciano a creare
contemporaneamente un‟altra realtà che va in un‟altra direzione, che
distrugge il linguaggio.
Distrugge la possibilità di capirsi e allora incominciano ad esserci
tante cose che non vanno bene, tante cose che non son giuste. Questo
249
finché non distrugge, perché quando distrugge distrugge. Se uno dice
“io sono in un momento di difficoltà”, può trovare cento aiuti, la sua
difficoltà non danneggia nessuno. E‟ quando questa sua difficoltà si
trasforma in giudizio che non va bene. Allora troverà subito della
gente pronta a condividere il suo giudizio, ecco che è finita. Quel
giudizio è un coltello che taglia e lui e l‟altra persona si sono tagliati
fuori.
Io non dissento su quello che siete, è semplicemente quello che deve
essere, è semplice, poi sta a voi sapere se volete fare un cammino.
Allora la vita è fatta così o volerla comprendere o non volerla
comprendere. Se non la comprendete potete fare uno sforzo per
comprenderla, se non la comprendete potete dire: “Io non la
comprendo”. Ma questo non significa distruggere un organismo,
distruggere un essere vivente, un qualcosa che sta andando,
funzionando, muovendosi.
Un pensiero costruttivo è un pensiero che alla fine di un processo da
un risultato utile per tutti, e non solo, da un risultato che è una nuova
motivazione per esserci, se è una motivazione per andarvene in che
modo è costruttivo? Non è un pensiero costruttivo.
Il discorso è che nella globalità di un movimento che produce
separazione deve esistere un pensiero distruttivo, deve esistere un
dissenso. Allora avete il frutto del vostro dissenso. Se dissentite non
posso farci niente io.
Attenti, una parte di noi vuole sempre dissentire, soprattutto quando
c‟è da pagare un prezzo.
25 Aprile 2005
250
QUANTO MI CONOSCO?
La personalità e l’essenza
La scelta
Il piacere
La ribellione
La reattivita’
Vi conoscete tanto quanto le cose che fate sono quello che volete e
non vi conoscete tanto quanto le cose che fate non sono quelle che
volete, ma accadono.
Chiedetevi sinceramente: quanto mi conosco?
Uno che si conosce non si pente mai, per esempio. Perché ogni volta
che ha fatto una cosa ha fatto quella che intendeva fare.
Quanto scommettereste su di voi? Sulla vostra fedeltà, sulla vostra
costanza, sul vostro perseverare, sul vostro portare a termine una
cosa, sul vostro costruire, sul vostro realizzare?
Chi siete? Siete un illustre sconosciuto per voi stessi? Le situazioni
possono prendervi la mano e portarvi in una direzione tutta diversa da
quella dove volevate andare? Quanto vi fidate di voi?
Dovreste giudicare meno gli altri, i presunti cattivi o i presunti mostri
che vi hanno fatto questo e quest‟altro. Magari sono solo persone che
non si conoscono!
L‟essenza è ciò che voi essenzialmente siete, l‟essenza è ciò che voi
siete ed è illimitata.
La personalità è ciò che blocca l‟essenza nella sua espressione e
quindi è ciò che limita l‟illimitato e non ne permette la piena
espressione.
Si tratta di sbloccare l‟essenza togliendo i limiti nella personalità, è il
modo in cui l‟essenza si può esprimere, può essere e può dire: io
sono.
E‟ importante conoscere bene questa personalità, perché lei vi
tradisce, vi ha sempre tradito e vi tradisce continuamente. Se non vi
accorgete che vi tradisce dentro di voi, ve ne accorgete perché vi
tradisce in relazione agli altri. Perché gli altri se fossero la loro
essenza automaticamente la loro essenza si collegherebbe alla vostra
essenza, che è la medesima essenza e tutto sarebbe molto semplice, è
la personalità che vi tradisce.
251
La vostra personalità vi tradisce e la personalità dell‟altro tradisce
l‟altro e quando vi incontrate scocca la scintilla, non la scintilla
d‟amore, divina, scoppia la scintilla, scoppia l‟attrito.
Ed ecco che quell‟attrito non è altro che il processo esterno che vi
rileva la personalità interna e vi mostra come liberarvi.
Quindi voi vi conoscete poco, per quello che riguarda il vostro
potenziale, ma poco anche per quello che riguarda il vostro limite,
perché se vi conosceste nel limite della personalità, sapreste anche un
po‟ alla volta come liberarvi e allora chi ve lo mostra? Ve lo
mostrano le vostre relazioni.
Le vostre relazioni vi mostrano come è fatta la vostra personalità,
liberando le relazioni liberate l‟essenza. Voi continuate a difendere la
personalità, non c‟è niente da fare, il tiranno che vi uccide voi lo
difendete tutti i giorni, questo è il problema. E colui che vi libera, che
vi chiede di vedere voi stessi, voi lo mettete sulla croce.
Senza una scelta è difficile veramente crescere, occorre fare una
scelta, che è la scelta della Verità.
Serve questa scelta, bisogna sposarla, è la scelta di una via della
Verità che non da più soddisfazione alla personalità.
La personalità vuole gratificazioni mentre un cammino di crescita è:
io non te le do. Non credete ai cammini spirituali che vi riempiono di
gratificazione, perché sono bugie, lavorano sotto la costruzione
dell‟ego, quindi non servono.
Un cammino spirituale è la liberazione dell‟essenza, mentre la
personalità a contatto con questo sconosciuto vede la paura.
Fate finta che la Verità sconosciuta sia un fiume che passa, ci sono
delle persone che a questo fiume sono totalmente indifferenti, ecco
queste persone sono i tiepidi, per loro attualmente non c‟è speranza,
se ne lavano le mani, essi sono alla Verità indifferenti, come è
possibile questo? Perché sono totalmente identificati col corpo e con
la sopravvivenza.
Invece ci sono persone che quando questo fiume passa possono o far
partire l‟amore o arrabbiarsi come delle belve.
Per queste che non sono tiepidi c‟è una possibilità, quelle che hanno
l‟amore possono prendere la Verità e manifestarla nella propria vita,
quelli che sono pieni di rabbia, possono riconoscere che stanno
agendo secondo la paura, e non secondo l‟amore, e possono cambiare
il segno.
252
La personalità non è stata inventata per compiere questo lavoro
perverso contro la vita, la personalità è stata inventata per fare un
lavoro per la vita.
La personalità è stata inventa per essere un intermediario fra essenza
e corpo.
La personalità è un esecutore che possiede un sapere e che mette
questo saper fare, appreso nella vita, a servizio dell‟anima per
spiegare al corpo che cosa deve fare, questo era.
Una persona che vivesse così avrebbe una vita piena e attiva, perché
la sua anima sa qual è la direzione, quindi uniforma la personalità, il
corpo e l‟anima e manifesta nel mondo il suo intento.
Quindi gran parte della vostra personalità è ribelle all‟essenza, è un
essere difficile all‟essenza, è ribelle. A questo punto il legame con
l‟anima è interrotto e voi vivete nel corpo, nei piaceri del corpo,
supponete nei piaceri della mente, siete al resto del mondo ciechi.
Quindi praticamente voi venite al mondo e appena arrivate la prima
cosa che vedete è una cosa di cui dovreste fare esperienza ed
integrarla in voi, poi un‟altra, un‟altra e un‟altra ancora, e così
vivreste una vita di ottant‟anni in cui avete integrato un cammino
nella vostra anima.
Dovrebbe essere così, invece può accadere che lavorando secondo la
paura, secondo la personalità, l‟uomo viene al mondo e continua a
separare, separa e al termine della sua vita, la sua realtà profonda
interna è più frammentata di quando era prima che venisse al mondo.
Quindi ricollegarsi con la vostra essenza è fare la sua volontà, è
sottomettere tutta la vostra struttura a fare la volontà dell‟essenza che
siete voi. E i desideri che vi possiedono, ai quali vi prostituite, non
determinano la felicità, ma determino il piacere di quell‟attimo, non
siete voi.
Il cammino della spiritualità è un cammino che vuole dare un
immenso valore a ciò che voi siete, non vuole togliervi valore, ma
darvene tanto. Quando invece l‟uomo è nella personalità di fronte
all‟insegnamento spirituale pensa che qualcuno gli voglia togliere
qualcosa.
Se non riuscite a tenere questo legame con l‟essenza cercate almeno
di leggere la vita e le sue leggi. La vita ha delle leggi, le cose
funzionano secondo delle leggi di funzionamento e imparare a vedere
queste leggi è molto importante.
253
Vedere queste leggi e seguirle, a parte che vi da successo in ciò che
fate e vi rieduca, vi fa capire che andare contro le leggi è un disastro.
La naturalezza ha delle leggi che sono anche le leggi dell‟anima.
Sono le leggi di un Padre amorevole, non sono leggi fatte per castrare
e per impedire, sono leggi per mostrare qual è il modo efficace di
realizzare le cose e di far funzionare la creatività.
Se siete in una fabbrica, in una catena di montaggio ad eseguire dieci
operazioni, ciò che potete fare è eseguire quelle dieci operazioni al
meglio delle vostre possibilità. E‟ inutile che vi ribellate, la ribellione
non funziona, non ha mai funzionato nella creazione e non funzionerà
mai, la ribellione fa degradare la qualità del vostro mondo.
L‟unità, al contrario, è quella dimensione che vi porta su un sentire
nuovo in cui vedete le cose e si schiude una bellezza, ma basta un
attimo per tornate nella divisione e nella mediocrità.
Pietro che stava camminando sull‟acqua quando coltiva la divisine di
se stesso dal Maestro che gli ha detto: vieni, si accorge che
incomincia a sprofondare. Pietro parte perché ha visto il Maestro
camminare sull‟acqua e quindi ha intravisto per sè la possibilità di
camminare sull‟acqua, ha visto una possibilità, lui l‟ha vista, non è
reale la possibilità per lui, per lui non è ancora reale, potrebbe
diventarlo, però l‟ha vista.
Si tratta di portare il processo fino in fondo, perché se portate il
processo fino in fondo il pensiero diventa realtà e voi avete in mano
un nuovo mondo e il vostro processo è stato un processo creativo.
Se non portate il processo fino in fondo, il mondo si apre e poi si
richiude, vi siete illusi e restate delusi.
Tutti i processi incominciano col piacere, quello che attira un uomo
verso una donna o verso una cosa, è un piacere. C‟è tutto un
passaggio grande da fare, serve costanza, il passare nella terra di
nessuno senza voltarsi indietro per chiudere il processo.
Un‟ottava è il processo che rende conosciuto lo sconosciuto, partite
col sogno e alla fine del processo il sogno si manifesta. Il processo
incomincia e ha il suo valore nel fatto di essere compiuto, perché il
punto di arrivo è una nuova realtà.
Se invece vi fermate producete solo spazzatura, tutte le storie
d‟amore, senza amore, sono tutti innamoramenti, non riuscite mai a
superare questa struttura infantile e non riuscite ad andare oltre.
254
Cristoforo Colombo ha visto che c‟era l‟America dentro di se, parte
con le navicelle verso l‟America, sorregge questa visione rimanendo
nel focus della visione oltre il freddo, oltre la difficoltà, oltre il
dubbio che viene dall‟interno, oltre il tentatore che dice: ah, ma è
un‟illusione, non è vero, non è possibile. Se però mentre state
facendo il processo non sostenete la visione, la visione si sbriciola e
dubitate di tutto ciò che avete visto.
La ribellione è un disastro. È la causa della morte, la causa della
malattia e la causa di ogni sfortuna dell‟uomo.
Tutti i giorni vi separate, vi tirate fuori, avete qualcosa da dire, avete
qualcuno a cui ribellarvi, avete da urlare all‟ingiustizia.
La vita c‟è solo nel ricordo di sé, in un‟apertura, in un‟accettazione.
Se non può esser grande va bene, ma cercate di fare in modo che
domani sia un po‟ più grande di oggi. Mai andare nella direzione
della ribellione, della chiusura e della separazione, nella distruzione
della musica.
Dopo, quando avete distrutto la musica e la musica è stonata, poi la
stonatura ve la tenete.
Tanti di voi mi dicono che anche se cercano di essere presenti a se
stessi un evento esterno li fa reagire in modo che non vorrebbero. Il
discorso è che se venite colpiti dovete reagire.
E‟ un meccanismo: se venite colpiti, non è che dovete reagire,
reagite, siete reattivi, non potete farne a meno.
Allora la cosa intelligente è non essere nel luogo dove il colpo arriva.
Un maestro di Tai Chi dice a un allievo: Colpiscimi.
Ma quando vede arrivare il colpo si sposta e l‟allievo non riesce a
colpirlo. Il maestro allora gli dice: vedi, per fare questo io ho dovuto
fare un piccolo spostamento col corpo, ma un grande spostamento
con la coscienza.
Se il comportamento di qualcuno vi fa reagire è perché siete nella
paura, il punto è di non essere nel luogo dove arriva il colpo. Così
sarete sempre feriti. Sarete sempre voi le vittime.
E‟ importante sapere come le cose funzionano. Se voi sapete come
funzionano andate in un luogo di inattaccabilità. Se non siete attaccati
siete inattaccabili.
Andate in un luogo di inattaccabilità e la vita è tutta diversa, se vi
arrabbiate siete attaccabili e quindi attaccati anche da chi non vi
attacca.
255
Ogni volta che vedete limiti, problemi, rabbia, conflitti, state
leggendo la vita secondo gli occhiali della paura, togliete quegli
occhiali e mettete gli occhiali dell‟amore.
Cambiando occhiali la stessa cosa è tutta un‟altra cosa.
2 Maggio 2005
256
L’ENERGIA DEL VERBO
La ribellione
La disciplina
La sintonia
La maldicenza
Perché il comportamento di certi uomini è costruttivo solo se è
incanalato dentro a dei binari fermi? E se lasciato libero subito
incomincia la distruttività?
La risposta è facile e la dovete guardare dentro di voi.
E‟ facile, perché siete dei ribelli, molto semplice. Però quello che vi
serve è essere in pace senza avere qualcosa che vi tiene insieme.
Questo viene rappresentato perfettamente nel film di Fellini “Prove
d‟orchestra”. Se tirate via la musica, se tirate via il direttore
d‟orchestra, scoppia la guerra, quando cessa la musica i musicisti
scivolano nell‟anarchia. Perché non ci può essere la pace senza un
direttore d‟orchestra?
Perché non hanno ancora fatto loro la musica, la musica non è ancora
loro, non è dentro di loro.
Il direttore d‟orchestra non serve laddove i musicisti sono musicisti e
hanno fatto loro la musica. Il direttore d‟orchestra serve laddove i
musicisti non capiscono ancora quello che fanno.
Il direttore d‟orchestra sente la musica e sente che c‟è un “si bemolle”
che non è la nota che dovrebbe essere. Per questo la disciplina è
molto importante.
Il livello più basso è quello di chi rifiuta la disciplina, non potrà
imparare nessuno strumento.
Il livello più alto è comprendere che la disciplina è importante, è la
prima unione di amore e potere che si incomincia a costruire dentro
di voi. In quel momento, attraverso questa disciplina, questa unione
di amore, motivazione e potere, incominciate a mettere una nota dopo
l‟altra, incomincia l‟espressione.
Però c‟è ancora bisogno di un direttore d‟orchestra, lo scopo è
arrivare al punto in cui non serve il direttore d‟orchestra.
Viene un tempo e un momento in cui anche quella disciplina, che è
servita per arrivare a una libertà, si trasforma in una libertà e quella
disciplina stessa non serve più.
257
Entrare in sintonia, mantenere la sintonia è importante.
Chi di voi ha l‟esperienza di fare dei sogni che gli portano della
saggezza?
Come mai la vostra anima deve approfittare del momento in cui
dormite per dirvi qualcosa? Perché quando dormite finalmente la
ribellione cessa.
La pace deve essere indipendente da tutto questo.
Abbiamo visto un concerto di George Benson, quello che lui esprime
con la sua musica, è un linguaggio, io posso parlare ore e ore in
questo modo, invece qualcun altro può dire: “non se ne può più, ma
che ritmo è, non mi piace…” In quel momento è la ribellione dentro
di lui che sta funzionando. Sono tutti mondi che risuonano dentro:
approfondiamo il fatto che non piace. Cosa significa che non piace?
Non vi piace o non la capite? Una cosa bisogna capirla per poi dire
che non vi piace.
E‟ che avete paura di ciò che non conoscete. Non è che non vi piace,
è che avete paura di un mondo che non conoscete.
Ma se altri, che inizialmente possono aver sentito la vostra stessa
paura, poi sono riusciti a creare tutti insieme una vibrazione, questa è
una vibrazione di qualità, si sente e fa succedere tante cose.
Quindi quando si riesce a creare la vibrazione, è una cosa molto
importante. Però perché non avete avuto accesso a questa vibrazione?
Cosa dentro di voi ve lo ha impedito? E‟ il rifiuto che impedisce di
vivere. Non si può stare sempre nel conosciuto, poi diventa una noia.
Il conosciuto è stimolante la prima volta, ma poi diventa una noia.
Quando togliete il rifiuto e accettate di mettervi in gioco, allora
sentite la paura di fronte allo sconosciuto, ma finché il rifiuto agisce
la paura non la sentite, è un anestetico, il rifiuto è un anestetico, è un
antidolorifico.
Un mondo che non si conosce spaventa. C‟è gente che ha paura di
viaggiare in paesi stranieri, c‟è gente che ha paura a salire su un
palco, c‟è gente che ha paura a parlare, ci sono persone per cui questo
è traumatico, ma è un pregiudizio nella mente.
Giudicare vuol dire anche pregiudicare, quindi avete pregiudicato
l‟ascolto di quella musica, per esempio. Avete pregiudicato il
risultato, l‟avete impedito. Il risultato è stato pregiudicato dal
comportamento. Il giudizio porta la mente e il corpo altrove.
258
La chiave è esserci, se ci siete la musica è una cosa meravigliosa da
godere e adesso sapete anche cos‟è che impedisce di esserci, cos‟è
che impedisce di esserci? E‟ la paura, ma a un livello più alto è il
rifiuto, a un livello più alto ancora è la pretesa di sapere.
Laddove c‟è il vostro rifiuto, laddove c‟è una cosa che non volete
fare, con la quale avete un rifiuto, è giusto che voi comprendiate la
natura del vostro rifiuto, perché questa è una conoscenza di voi stessi.
Quando comprendete la natura del rifiuto e vedete che è un rifiuto
pregiudiziale, perché rifiutate ciò che non conoscete, allora potete
darvi, se lo ritenete opportuno, la possibilità di conoscerlo e talvolta
si trova una cosa meravigliosa che non rientrava nella vostra vita e la
vostra sfera di vita, diventa diversa, si allarga.
Di fronte a quest‟esperienza che la vostra struttura vorrebbe rifiutare,
potete mettere a punto un sapere in base al quale forse lì c‟è qualcosa
che ha valore, potete avere l‟intelligenza di porvi delle domande e qui
possono succedere tante cose.
Questo rifiuto, se non compreso, può venire espresso con accusa e
violenza. Voi non avete la misura del potere della parola, l‟energia
del verbo ha un potere enorme. Prima ancora della parola esiste il
pensiero negativo e anche le emozioni negative, ma sono in un certo
senso all‟interno dell‟essere, quando l‟uomo esprime la parola, la
parola è l‟inizio della manifestazione.
Dentro questa parola viene fuori la vibrazione che contiene la
vibrazione della parola stessa, inizio della manifestazione. Tutto
questo va in un malloppo che è il mondo e che siete voi, è una unità.
E‟ l‟aria che respirate, perché voi non siete separati, siete separati
come forme, ma siete un‟unica cosa come umanità.
Quando un organismo ha tante tossine nel punto più debole le tossine
accumulate si esprimono come crisi acute, non è che vi viene un mal
di testa perché c‟è qualcosa di speciale alla testa, ma perché lo
squilibrio all‟interno del corpo si è manifestato in quel luogo che era
il punto dove è riuscito a fuoriuscire. Ecco perché ogni cosa negativa
che succede nel mondo è anche una vostra disfunzione.
Allora quando la persona porta il suo negativo va accolta col gelo!
Neanche un sorriso, niente, come se il suo suono non fosse stato
emesso dalla bocca. Questo è il più grande atto d‟amore che voi
potete fare nei confronti di questa persona.
259
Naturalmente per riuscirlo a fare dovete essere puliti da quel
negativo, se invece voi vi lasciate coinvolgere nella complicità allora
fate diventare quel negativo reale per voi e per lei e in quel momento
incomincerà tra di voi una relazione nel tempo basata su questo.
La persona che porta il negativo cosa sta facendo con questo
comportamento? Sta dicendo: io non sono un essere degno di vivere,
questo pensa di se. Qui vivo di una negatività che si sta creando in
questo momento, non so vivere di bellezza, non so vivere d‟amore, so
solo vivere di sporca complicità.
Se voi siete maldicenti e con lei vi mettete a parlare male di un altro,
lei vi accoglie e create una complicità, potete star certi che quando
voi ve ne andate parlerà male di voi! È sicuro. Non permettete mai a
nessuno di vomitarvi addosso, perché vi sta considerando una
pattumiera e se voi gli dite sì: vomitami addosso, gli state dicendo: sì,
io sono una pattumiera. Dovete fargli sentire il gelo della distanza,
questo non c‟entra con la vita.
Non è da fare questo, bisogna dare sempre valore ai rapporti.
Credere nelle relazioni, nel fatto di poterle approfondire sempre, però
tutto ha dei gradini. Quando dico che dar valore ai rapporti è la
chiave di tutto, intendo dire che se ce la fate in certi momenti, quando
tutto sembra impossibile, c‟è sempre la possibilità di un gradino
nuovo, ma se arrivate a riconoscere che questo gradino nella vostra
vita non riuscite a compierlo, piuttosto che tenere in piedi una
qualunque relazione non costruttiva è meglio allontanarla. Cioè se voi
con quella persona non riconoscete in nessun modo a stabilire una
relazione costruttiva, è meglio che gli diciate: io e te basta.
In questo modo liberate voi stessi e liberate l‟altro.
Le relazioni che avete le dovete vedere bene, perché in tutti i casi
l‟altra persona vi sta dando un insegnamento, dovrete sempre
ragionare in questo modo: cosa posso imparare da questo?
Se una persona con voi esprime sempre il negativo, voi potete
imparare una vostra purificazione, perché se lei nell‟esprimere il suo
negativo trova in voi la complicità è perché quel negativo in qualche
misura dentro di voi esiste, lei si aggancia col simile.
Il serpente arriva e cerca la vostra complicità e se non siete purificati
potete dargliela. La complicità è anche solo un sorriso, un gesto di
assenso.
260
Una dice: ah, perché gli uomini, i commercianti, i mussulmani, voi
sapete già che siete di fronte a una deviazione della mente umana, in
quel momento anche se non dite niente basta che dite: umm, è già
fatto. Non dovete dire niente.
Voi non siete responsabili delle loro azioni.
Dovete tirarvi fuori da tutte queste cose, perché dovete mettere a
punto una vibrazione di benessere che vi faccia star bene e che sia
anche una musica, una luce per altre persone.
Non prestandovi alla complicità che la persona maldicente cerca la
aiutate a ricordarle chi è, perché si è persa, ha totalmente tradito se
stessa. E‟ un atto di amicizia, lei penserà che l‟avete tradita, mentre
invece le state dando la vostra amicizia.
Allora voi dovete cercare di vivere di bellezza, la bellezza è una
vibrazione sapiente, e va costruita con amore e con arte e si distrugge
sempre attraverso la ribellione.
E‟ per quello che il ribelle si trova sempre in mano un pugno di
mosche, è perché ha distrutto l‟equilibrio.
Se, fin dall‟inizio, tutti avessero suonato la loro musica
perfettamente, al meglio di loro stessi, al meglio che potevano, il
problema non c‟era.
23 Maggio 2005
261
EDUCARE LA MENTE
Il pensiero preciso
Lavorare per l’eternità
Sintonizzarsi con la bellezza
Il tradimento
Una mente razionale, quindi una mente educata all‟esattezza e alla
precisione delle cose è un grande strumento per eliminare la paura.
La mente ben educata riesce a rimettere le cose nella loro vera
collocazione, la mente razionale vi aiuta, di fronte alla paura, a
rimettere le cose al loro posto. La paura non è in assoluto sbagliata,
ma la paura diventa sbagliata quando fa complicità con la mente che
diventa succube della paura e produce pensieri che spaventano. Il
pensiero al servizio della paura trasforma un minuscolo granello in
una montagna pazzesca.
Se per esempio un uomo perde il posto di lavoro, torna a casa e
stermina la sua famiglia, questo è un esempio chiaro che la sua
struttura funziona in un modo deforme. Che cosa ha costruito nella
sua mente? Non li ha uccisi perché ha perso il lavoro, ma perché la
sua struttura prende una cosa negativa, la ingigantisce e ne diventa
totalmente schiavo e totalmente posseduto. La paura è qualcosa che
rende i percorsi della mente tortuosissimi e complicatissimi, perché
hanno per scopo di riconfermare la paura stessa.
Educare la mente è fondamentale.
Se volete comprendere le cose esattamente come sono dovete capire
che nella struttura umana c‟è una gerarchia. La testa è in alto, non è
stata messa per terra, è stata messa sulle spalle, scendendo troviamo il
centro emozionale e più giù il corpo. Se testa, emozione e corpo
hanno una struttura che, sostanzialmente scende, non è perché una
cosa è più importante dell‟altra, ma per dimostrare che c‟è una
gerarchia. Se l‟uomo è fatto così ha un senso, il serpente, nella Bibbia
il tentatore, è proprio in un punto molto basso, non può far altro che
strisciare. La gerarchia dell‟essere che funziona è: pensiero, parola,
emozione, azione, cioè avere un‟idea, dirla, sentirla e farla, questa è
la sequenza. Poi si verifica una distorsione per cui l‟emozione viene
stretta dentro una morsa di ferro, eliminata totalmente e al suo posto
ci viene messa la paura. La paura taglia il legame del cuore con la
262
mente e con il corpo, si impossessa di questo centro di comando,
rende la mente e il corpo schiavi e qui succede di tutto. Allora,
riacquistare un uso corretto della mente è fondamentale perché la
mente di fronte anche a tutta l‟oscurità che c‟è dentro di voi sarà
un‟alleata straordinaria e vi porterà a una vita semplice, e vi porterà a
comprendere e a sapere ciò che fate.
Solo così il pensiero preciso diventa un pensiero profondo, un
pensiero penetrante che penetra e che va a vedere le cose. Il pensiero
impreciso invece cosa fa? Fa il terrorismo, fa esplodere reazioni forti
perché è nella paura. Un pensiero preciso e esatto sarà un alleato
meraviglioso.
Il pensiero preciso è il Padre, è quello che da la direzione, che non vi
permette di sbattervi da ogni parte, vi dice esattamente come si fa,
qual è la verità, qual è il modo, qual è il cammino. Il pensiero esatto è
sottomissione alla Verità.
Vi faccio un esempio: se volete fare un progetto di un oggetto, di una
scarpa, potete farlo in cento modi, se però quella scarpa deve essere
di buona qualità, i modi diventano venti, se la scarpa deve essere
bella diventano cinque, se la scarpa deve costare il minimo, la
soluzione è una sola, l‟eccellenza ha sempre una soluzione sola. Ci
sono tanti modi di fare le cose sbagliate, ma uno solo di farla giusta.
La qualità è zero difetti, la qualità è perfezione.
Allora serve un pensiero preciso, ma la precisione non deve essere
solo del pensiero, servono anche emozioni e movimenti esatti. La
precisione dell‟essere umano è la vita, perché vuol dire sapersi calare
nell‟attimo.
Le persone rifiutano questa precisione perché sono ribelli, perché
vivono questa precisione come un‟umiliazione e una sottomissione,
non comprendono che attraverso la precisione la vita è bellissima e
questa è la strada che gli darà tutto.
La precisione di pensieri, emozioni e azioni è lavorare sempre per
l‟eternità, in pratica fare chiarezza è già la soluzione.
L‟atteggiamento peggiore verso un lavoro pratico che dovete
svolgere è quello di farlo per tirarselo via. Quando fate un lavoro
oggi, e lo dovete fare, c‟è sempre una parte del vostro cervello, anche
piccolissima, che non si accontenta di fare quel lavoro e sta già
pensando come impostare quel lavoro per tutte le volte che accadrà.
Dopo che avete scritto a mano per trenta volte un foglio che è sempre
263
uguale, pensate che per le prossime volte sarebbe meglio scrivere un
foglio al computer. Voi lavorate per il presente, ma lavorate per il
futuro e questo lavorare per il futuro vi semplifica il lavoro di
domani. Ma non finisce qua, lavorate per questa volta, ma lavorate
per tutte le volte uguali a questa. Lavorate per l‟eternità, non lavorate
mai per il presente, lavorate per ciò che è definitivo.
Lo stesso concetto vale per la vita, non solo per il mondo pratico,
infatti se avete imparato una cosa ed è quella, a cosa vi serve? E‟ già
finita. Ogni volta che vi dovete rapportare con una persona diversa da
voi dovete fare una mediazione, che è una conquista, che è un punto
di vista comune fra voi, ma questo punto di vista comune non deve
servire solo fra voi, deve essere portato in ogni cosa, perché se poi la
persona se ne va cosa ve ne fate? Quel punto di vista vi serve per
tutto l‟Universo e per tutto il tempo. Quindi voi lo prendete da lì ma
lo dovete spalmate, allargate e ruotare in ogni cosa, in ogni luogo,
perché un luogo è ogni luogo, un istante, è ogni istante è questo da
capire.
E‟ per quello che se voi capite questo non avete fretta di correre da
qualche parte, perché quell‟istante e quel luogo è la vostra grande
benedizione. Volete entrarci dentro totalmente. L‟eternità è entrare
dentro totalmente nell‟attimo. Questo entrare nell‟attimo l‟uomo la
chiama bellezza. La bellezza si svela quando smettete di manipolare,
la magia è essere con ciò che la vita vi mette davanti, con ciò che
avete scelto, con le responsabilità che vi siete presi, col cammino che
avete fatto, con tutto.
Ognuno di voi almeno una volta ha avuto esperienza di vivere nella
bellezza, anche solo per un attimo, l‟avete vista, era vera e reale, ma
poi avete perso la sintonia con questa bellezza.
Questo cammino che vi porta verso la percezione di questa
dimensione, che chiamiamo bellezza, ma chiamatela vita, Dio, voi
stessi, non è assolutamente da perdere. E‟ una cosa da coltivare
continuamente, perché se una persona ha dubbi su questo, in poco
tempo si ritrova a vivere la vita di un mammifero. Non c‟è spiritualità
senza questo, non c‟è spiritualità senza un riferimento continuo a
qualcosa di straordinariamente meraviglioso, assoluto.
Senza un riferimento continuo all‟eternità ogni tanto la sentite, poi la
perdete ma voi aspirate sempre a quella, questa è la strada perché
264
altrimenti non vale niente, meglio mangiare, bere, dormire, riprodursi
e morire.
Dovete anche sapere che comunque quei momenti di distanza dalla
bellezza sono importanti, sono importanti, perché mettono alla prova
la vostra fedeltà.
E‟ per questo che un gruppo servirebbe a una cosa sola: tenere acceso
il fuoco, sempre, continuamente, perché il fuoco si spegne. Perché c‟è
un essere che le tradizioni chiamano il maligno che è lì sempre pronto
a soffiare su quella fiammella per spegnerlo.
Quindi bisogna coltivare quella cosa che ha valore dentro di voi,
coltivarla anche di fronte alle difficoltà e tutto si mette a posto, serve
costanza. E quando siete di fronte alla difficoltà la vostra visione si
stravolge, perché quella difficoltà diventa gigantesca e non riuscite
più a vedere oltre, bisogna mantenere questa vista, la Fede è questa
vista, la Fede è la capacità di vedere oltre la difficoltà. Altro modo di
definire la Fede, la capacità di vedere la Verità oltre la difficoltà. Non
raccontatevi delle storie e coltivate la precisione della mente,
l‟amore, la bellezza, la responsabilità, la sincerità.
Se il vostro riferimento sono queste cose, riferendovi continuamente
a questo e portandolo in ogni atto, un po‟ alla volta tutto va a posto,
Dio lavora per voi, non c‟è da risolvere, non c‟è da inventare niente.
Questa è la chiave e se vi riferite continuamente a questa divinità che
voi siete e volete esprimerla totalmente non vi perdete più, ogni
giorno fate un piccolo cambiamento, l‟unico pericolo è tradire voi
stessi.
Il tradimento di voi stessi vi è invisibile perché non è che dite: ieri ho
tradito me stesso, però oggi farò meglio. Non fate così e dopo
recuperare un granello di verità sarà difficile. La persona che tradisce
se stessa la tradisce proprio per davvero, vuol dire che proprio la vede
in un altro modo. In senso più grande tradire se stessi essenzialmente
è non riconoscere la ragione per cui siete qua. Quando parliamo della
bellezza in realtà è un ricordo, è un riconoscere un po‟ della ragione
per cui siete qua. La bellezza è quando voi riconoscete un po‟ chi
siete, perché la cosa che avete davanti è riuscita a dirvelo, questa è la
bellezza. Quando perdete quella bellezza tradite voi stessi e quella
cosa meravigliosa potete anche buttarla via, perché non è più quello
che era. In questa visione il collegamento che avete prodotto non è
più nulla.
265
Gesù dice: voi siete il sale della terra e se il sale perde sapore, con
che cosa glielo daremo? Quindi mai perdere la percezione della
bellezza, perché se perdete la percezione della bellezza con cosa la
recuperate dopo? La bellezza di cui parliamo siete voi, voi siete la
bellezza. Non dovete perdere questa fiducia. Se vi rapportate con
qualcuno e siete in difficoltà ma fate un buon lavoro, voi siete la
bellezza, però se fate un cattivo lavoro siete la bellezza comunque,
perché se il fatto di aver fatto un cattivo lavoro mette in dubbio, una
volta, voi stessi allora non siete più la bellezza. La bellezza e l‟amore
sono la capacità di dare un valore a ciò che siete, non è un‟altra cosa.
Il vostro valore non è messo in discussione dal risultato, il vostro
valore è nel vostro intento, nella vostra purezza e in ciò che potete
fare.
Il vostro valore, ciò che voi siete, è un valore molto grande che se
non lo riconoscete voi non lo riconoscerà nessuno, ma voi siete qui
per riconoscerlo, non siete qui perché lo riconoscano gli altri e per
fare questo serve anche un po‟ di forza che si conquista un po‟ alla
volta, ma dentro ognuno di voi c‟è e lo scoprirete.
La spiritualità è responsabilità, capacità di essere abili a rispondere, è
essere utili, fare quello che serve. Con la vera responsabilità entrate
un pochino in questa dimensione e la forza arriva un po‟ alla volta.
Non arriverà mai la forza se non vi mettete in gioco, e non vi
metterete mai in gioco se non avete un valore superiore al vostro
quotidiano. Allora tutto nasce dal coltivare un valore, che non è nella
sopravvivenza ma è nella vera vita, nel mettersi in gioco per questo
valore e nel continuare questo gioco con la fedeltà a se stessi, solo
così tutto può succedere.
Si tratta solo di esserci in un cammino di crescita con fedeltà a ciò
che siete.
06 giugno 2005
266
MENTE LOGICA E MENTE ANALOGICA
La separazione nell’uomo
La stabilità dell’intento
Sapersi collocare
C‟è bisogno di collegare? Non ce ne sarebbe bisogno perché tutto è
già collegato, ma visto che noi abbiamo perso la vista dei
collegamenti è importante usare la mente per collegare e la mente che
collega è la mente analogica. Perché è importante collegare? Perché
mentre colleghiamo ci ricordiamo, le reti neuronali incominciano a
stabilire dei collegamenti. E‟ come quando voi avete due cose dentro
la testa che non c‟entrano niente l‟una con l‟altra e riuscite a capire
che sono collegate. Un maestro è una persona dove tutta la sua
struttura è in perenne collegamento. I modi di usare la mente sono
due: c‟è una mente analitica che è quella che separa per vedere
meglio un dettaglio, e c‟è una mente analogica che è una mente che
collega. Non vi sfugge che questi due modi di esprimersi è
equivalente a parlare di amore e potere, la mente logica ha una
funziona maschile e si identifica con il potere.
Adesso noi ci concentriamo un attimo sulla mente analogica, perché
la mente analogica è totalmente perduta, il nostro addestramento a
scuola, nella società, è sulla mente logica. Nonostante questo l‟uomo
nella mente logica è totalmente primitivo.
Bisogna imparare ad usare sia la mente analogica che la mente logica,
raggiungere l‟eccellenza in entrambe le cose tenendole insieme.
Prendiamo, per esempio, dei vasi collegati insieme di varie figure e
forme, se facciamo scorrere dentro dell‟acqua per quella legge che si
chiama dei vasi comunicanti, le acque raggiungono tutte lo stesso
livello. E‟ una legge matematica. Qualcuno che usava la mente
analogica ha capito che questo è uguale alla circolazione delle
macchine per le strade. E' la stessa legge. Quindi ha incominciato a
studiare come era possibile, regolando opportunamente i semafori, a
fare andare le automobili nei luoghi dove c‟è alto traffico e dove il
traffico è più basso, di modo che il traffico medio diventi tollerabile.
Quindi il formalismo dei vasi comunicanti è una formula, in realtà è
la stessa cosa della circolazione delle automobili. Tutta la genialità
dell‟uomo consiste in questo, nel prendere una cosa in un dominio e
267
portarla da tutta un'altra parte.
Un altro esempio di mente analogica sono coloro che hanno capito
che si poteva vedere tante cose sul corpo umano guardando l‟iride,
cosa c‟entra l‟iride col corpo umano? Oppure i simboli cinesi degli I
king, cosa c‟entrano con quello che accadrà nel futuro?
Quindi la mente analogica è questa mente che collega cose molto
lontane ma che in realtà non sono lontane affatto. Sono lontane
perché così sono state discriminate dalla mente.
A volte vi ponete delle domande ma le risposte sono già dentro di
voi, però non le trovate perché sono separate, siete separati. Siete un
insieme di “io” e sono tutti separati dalle strutture di separazione che
chiamiamo ammortizzatori, come se fosse dell‟ovatta, qualcosa che
attutisce. La domanda di un “io” esiste come risposta nell'altro, se
foste uniti non formulereste la domanda, perché nel momento in cui
la formulate avete già la risposta. E‟ difficile vedere questo perché
siete sempre nella divisione.
Ci sono uomini, scienziati o artisti, quindi con grande capacità di
mente logica, emisfero sinistro, e grande capacità di mente analogica,
emisfero destro, però quando leggono i libri di scienza li leggono con
l‟emisfero sinistro, quando leggono i libri di spiritualità li leggono
con l‟emisfero destro. Hanno tutte e due le funzioni ma stanno
separate. Non riescono a metterle insieme e così siamo noi, abbiamo
tutte queste funzioni e non riusciamo a unirle.
Cos‟è questo insieme di ammortizzatori che separa tutti gli “io”?
Tutti gli “io” nel loro insieme unito sono la personalità, gli
ammortizzatori che separano sono la falsa personalità. Voi dovete
vederlo così, dovete vedere una unità che è stata separata col
bianchetto in tanti pezzi e, questo bianchetto che va a separare tutte le
parti, è la falsa personalità. Questo bianchetto non è fatto solo di
paura, ma anche di giustificazione, di rifiuto, il non voler vedere, è
fatto di obiezione. Perché è strutturato apposta. Chi è quello che va
col bianchetto a scontornare tutti i pezzi del vostro cervello per fare
tante personalità? C‟è chi lo chiama il maligno. Vi leggo, una
canalizzazione di tanti anni fa.
Io chiedo: Ma chi è questo maligno? ”Il maligno, creature, è
solamente la possibilità che ogni essere ha di ribellarsi. Il maligno
come sostanza o come realtà non esiste, esiste il negativo, esiste
quella condizione in cui qualsiasi soggetto non vibra in equilibrio e in
268
armonia. Il maligno è quella sostanza che tenta di dividere l‟armonia
e l‟equilibrio. Nella parte sostanziale di un individuo, cioè nella
propria personalità, il maligno lavora nella vostra materia per
confondere quella parte veritiera che c‟è dentro di voi”
Capite perché? Perché confonde. Perché divide la verità in due pezzi
di modo che da una parte nasce una domanda e dall‟altra non c‟è più
la risposta, quando queste parti sono unite c‟è la Verità, non c‟è né la
domanda né la risposta. Appena nascerebbe la domanda, la risposta è
già fatta.
“Quell‟illusione creata da voi stessi è la stessa illusione che dovete
cancellare. Quel maligno con cui avete fatto alleanza è lo stesso
maligno che dovete cancellare. Cercate di aprire la vostra mente,
creature, ogni essere conosce il bene e il male relativamente alla
propria condizione, relativamente al proprio tempo. Tanto quanto
riesce a comprendere quella differenza, quella distorsione e tanto più
gli necessita quella possibilità per correggersi, altrettanto la creatura
arriverà ad assimilare che ci sono altre possibilità per lui che non può
comprendere. Ma non è che non esistono, è la creatura che non riesce
più a comprendere.”
Il maligno è il serpente. Vedete come fa? Intanto striscia, lui striscia
perché l‟unica cosa che sa vedere è l'avanti, e poi divide. Quindi
abbiamo detto la mente analogica è molto importante perché è la
possibilità di ricollegare. Religione in latino viene da RE-LEGO,
vuol dire: lego di nuovo. Rilegare vuol dire ricollegare le energie
spezzate. La mente analogica è una funzione femminile, ed è questo
che vuol dire l'Antico Testamento quando Dio dice al serpente:
arriverà una donna che ti schiaccerà la testa col suo piede; parla della
mente analogica.
La mente lineare e mente logica sono la stessa cosa. La mente logica
nella sua struttura più primitiva è la mente binaria. E‟ bianco o rosso?
Si va a destra o si va a sinistra? Si contrappone continuamente. E‟
buono o cattivo? Bene o male? Chi è il cattivo? dice la mente binaria,
attenzione alla mente binaria che è al servizio del centro istintivo, è
uno dei peggiori. La mente binaria subito divide gli esseri umani in
amico o nemico, così come divide le cose in bello o brutto, mi piace
o non mi piace. Un disastro. Quella è una funzione che serve
all‟inizio dell‟evoluzione, ma non è una funzione di un uomo. E‟ una
funzione che divide il mondo in territori.
269
La mente binaria vuole incasellare è quella che impedisce, ma lo fa in
una maniera brutale. La mente binaria è dentro la mente logica, è il
termine di comunicazione, è come dire: “Sì” – “No”, è proprio la
visione della vita. E‟ la visione della vita più primitiva che esiste.
Quando l‟uomo usa quella mente lì subito vi mette un ostacolo: o con
me o contro di me.
Mi ha raccontato un‟amica che lei ha un carissimo amico in
meridione e appena può va a trovarlo perché tutto il tempo che sta
con lui è bellissimo, si divertono come dei pazzi, hanno un‟amicizia
bellissima, una cosa straordinaria. Poi è successo che lui le ha chiesto
di fare l‟amore. Lei non glielo ha permesso perché per lei l‟amore
non si fa con gli amici. Lo ha messo nella scatola AMICO.
Voglio spiegarvelo bene. L‟amore è un sentimento e come tale non è
né definito né definibile. Però quando la mente inizia a metterlo nelle
scatole: l‟amore per il collega quella lì è amicizia; l‟amore per il
capo, e così via, uscire da quelle scatole lì è un bel casino.
L‟amore ha una sostanza sola ed il lavoro su di sé è importante per
capire questo, cioè che non ci sono vari tipi di amore, ma è un'unica
sostanza che riuscite a dare a vostro marito come a vostro figlio, è
uguale. Ed è proprio quando lo elevi che riesci a vedere che è uguale.
Nell'educazione, che ci è stata impartita da sempre, è che c'è un
amore per il fidanzato, un amore per il figlio, un amore per il marito
che è già diverso da quello del fidanzato. Non c‟è vita in questo, ci
sono solo schemi. Succede così perché in questo caso la mente logica
prevale sulla mente analogica. Perché una persona che ha un sentire
esatto non c‟è schema che riesce a convincerlo. Ci sono persone che
di fronte al loro sentire hanno dato la vita.
Quando non vi identificate più con questa vita terrena, avendo una
conoscenza, superate anche il momento di grande difficoltà.
Ouspensky diceva: “Viene il momento in cui chi risponde non è il tuo
piccolo “io” ordinario di tutti i giorni, ma un “io” grande, gigantesco,
di cui tu non avevi neanche consapevolezza.” E Gesù diceva su
questo: “Quando vi prenderanno e vi porteranno davanti al tribunale e
saranno pronti a condannarvi a morte, non preoccupatevi di cosa
direte, come vi difenderete, in quel momento le parole vi saranno
suggerite dal Padre Vostro che è dentro di voi”.
Tanti grandi uomini non si sono mai fermati davanti alla morte, mai.
Gandhi, Martin Luter king, sono persone che a un certo punto entrano
270
in una dimensione di Verità, e questa verità è un potere immenso,
cioè il potere di non avere paura. Per questo il super sforzo è tutto,
non lo sforzo ordinario, lo sforzo ordinario non serve a niente. Se non
si fa nessun sforzo è un tradimento verso se stessi.
Il punto è che voi tradite voi stessi continuamente anche quando non
c‟è nessun pericolo. Tradite voi stessi perché vi prostituite, vi
prostituite per un po‟ di piacere, per un po‟ di affetto, per un po‟ di
considerazione.
Torniamo a parlare della mente. La mente analogica e l'intuizione
sono la stessa cosa, se voi aveste una mente analogica che funziona
continuamente vedreste sempre la connessione, solo che funzionando
solo ogni tanto, la chiamate intuizione, quindi le intuizioni sono
bagliori di mente analogica. La mente analogica senza la mente
logica non vale niente e allo stesso modo la mente logica senza una
mente analogica. Perché l‟unione di mente logica e mente analogica è
il potere dell‟amore, non si può amare senza forza, l‟amore senza
forza è un piagnisteo insopportabile.
Un uomo che usa la mente logica riduce sempre di più per potere
essere sempre più preciso, è un uomo che sa tutto di niente, perché ha
concentrato la sua coscienza in un punto talmente piccolo che fa una
luce bestiale ma è insignificantemente piccolo. La mente analogica è
una mente che prende la luce e la apre in un mondo grande, ma apre
talmente tanto che non illumina più niente, quindi chi usa la mente
analogica è colui che sa tutto, ma di tutto non sa nulla. L‟unione della
mente logica e analogica è nel contempo una mente che penetra e che
collega, precisa, capace di profondità e di ampiezza, capace di
scendere e di abbracciare.
Questa mente che collega e questa mente che penetra quando
lavorano insieme assemblano tutto, cioè è la mente costruttiva,
nell‟unione di mente logica e mente analogica si realizza la mente di
Dio, la mente creativa. Nella loro separazione invece sia che uno va
nella mente logica, sia che va nella mente analogica si realizza la
mente che distrugge, che separa, che divide.
Allora questa unione di queste due cose porta all‟armonia, al contatto
con la bellezza, col vero, col buono e con il bello che sono la stessa
cosa, l‟altra strada porta invece alla perdita. Perde proprio la
vibrazione, la visione, la percezione e quindi diventa una sequenza
interminabile di stonature. Quindi una mente crea e l‟altra abbassa il
271
livello.
Dunque, ritornando a parlare dell‟amore, potete riconoscere quando è
vero amore solo nel momento in cui si riesce ad unire. L‟amore non
separa, cioè l‟amore che divide è una bugia, è l‟ego che divide e
quello non è amore. Quando si tende ad unire e si sta applicando
l‟amore, diventate Dio, o ritornate a essere Dio, e vi riconoscete come
Dio solo quando approvate tutto ciò che esiste. Tradire voi stessi è il
vero tradimento ed è non riconoscere quello che invece è stato fatto,
lo fate ogni volta che dite: “non è giusto”.
Proviamo a fare due passi indietro, parliamo di Dio e supponiamo
che non siete voi, per ora, supponete che sia perfetto, come fate a dire
che non è giusto? Non vuol dire niente che non è giusto, la situazione
è perfetta. Questa frase è molto importante, vuol dire: “La smetto di
parlare delle ingiustizie!“ Ed è il primo passo per applicarlo a ogni
aspetto della vostra vita. Non parlate più dell‟ingiustizia perché
rappresenta la manifestazione più grande dell‟ego. Se continuate a
dividere il mondo in giusto e sbagliato, secondo quello schema della
mente binaria, vi riducete a un livello che più basso di così non
potrebbe esistere, siete quello che pretende di sapere tutto.
Considerate questa visione distorta del giusto e sbagliato, in questa
visione non vi rendete neanche conto che state applicando una mente
binaria, che è la più bassa, la più insignificante e la più piccola e la
meno intelligente delle funzioni umane, e pretendete di dire a Dio che
ha sbagliato a creare una cosa. Poi lasciate spazio ad un pensiero più
alto per cui esistete voi e esiste Dio che è perfetto, e che ha creato
tutto il mondo, credendo in questa visione, come potete dire non è
giusto?
Quando incominciate ad applicare la mente logica incominciate a
vedere un‟intelligenza nella vita, ma quando incominciate ad
applicare una mente analogica incominciate a capire che le cose non
sono solo intelligenti, ma sono anche giuste e allora incominciate a
verificarle un po‟ alla volta, e così vi avvicinate un po‟ di più a Dio,
approvate quello che Lui ha fatto. Tanto è vero che, se espandete
questa visione approvate sempre di più il suo operato, e quando
l‟avete espansa totalmente approvando tutto, vi ricordate che fate
parte di quel Dio. Questo è un punto fondamentale, quando non
approvate non riconoscete chi siete.
Significa non riconoscere l‟unità delle cose e non riconoscere l‟unità
272
di voi stessi. Quella separazione fuori è la stessa dentro, siete voi che
la determinate. Anche la separazione in questa perfezione è un mezzo
importante per ritornare all‟unità, se non vi foste separati
probabilmente oggi non sareste in grado di avere la consapevolezza
dell‟unità. E‟ come prendere un‟automobile che funziona smontarla e
poi rimontarla, ma se la smontate e basta e non la rimontate il vostro
processo non ha funzionato, ma l„uomo continua a smontare e non ci
pensa neanche a rimontare. Sono pochi i ricercatori che fanno un
lavoro in cui cercano di rimontare, l‟uomo smonta sempre di più.
La signora che dicevamo prima con l‟amico, incontra l‟uomo che va
bene per lei nella sua vita, si amano tantissimo, stanno sempre
insieme, hanno quella fortuna che sono prima amici che innamorati,
ma lei gli ha scritto in cima l‟etichetta amico, e basta. E‟ un bel
problema, ha scritto l‟etichetta sbagliata. L‟etichetta è il giudizio, ed
il giudizio impedisce la vita, impedisce alla vita di avvenire e a voi di
viverla.
Ecco che la mente binaria non vi permette di scegliere, è già tutto
scelto, perché ha già tutto diviso in territori. La mente analogica
invece vi da la possibilità di scegliere, perché subito crea possibilità.
La divisione è la mente binaria e come risultato da la perdita di
possibilità, mentre l‟unione crea la possibilità. Quindi, tutto il lavoro
su di se consiste nel togliere gli ammortizzatori, quelle parti che
tenendo separati i vostri “io” e che producono una visione del mondo
separata, ed è importante lavorare sia dentro che fuori a voi stessi. Se
lavorate fuori si unifica dentro, se lavorate dentro si unifica fuori, il
cambiamento della vostra visione cambia il vostro essere, il
cambiamento del vostro essere cambia la vostra visione.
Voi potete sperimentare questa cosa nelle due direzioni, perché se
curate il pensiero costruttivo subito quello che prima era
insignificante diventa bellissimo e voi vedete una bellezza che gli
altri non vedono, ma potete far marcia indietro, coltivare la divisione
e quell‟esperienza sparisce, sto parlando della possibilità che serve ad
un uomo di scegliere. La signora di prima non è in grado di scegliere,
lei una volta messa l‟etichetta non è in grado di scegliere quello che
vuole, è come un tradimento, che avete fatto tante volte; la funzione
dell‟uomo è scegliere e poi prendersi la responsabilità di ciò che ha
scelto.
Gandhi parla del lavoro dicendo che se voi usate la visione fuori
273
arriva anche la trasformazione dentro, si trasforma lo stesso e cambia
la visione. Allora quando lui stava battendosi per ottenere dei diritti
in India ha fatto proprio questa riflessione sul discorso della
prepotenza, del potere che opprime il più debole. Lui ha rivolto
questa domanda a se stesso: “Tu che lo stai vedendo negli inglesi, in
questo caso, ma tu cosa fai a casa tua? Come ti comporti a casa tua?”
Quindi in questo modo ha girato la cosa su se stesso, ed è questo il
grande valore e da lì ha incominciato a cambiare atteggiamento. Si è
accorto che anche lui era prepotente. Quindi è vero che voi potete
notare delle cose fuori, ma non pregiudicate l‟altro, se c‟è qualche
cosa che vedete che non va bene non bisogna giudicare. Gandhi non
ha mai giudicato gli altri esseri umani, ma ha rivolto a se stesso la
domanda: “Io che cosa sto facendo?” Perché il primo atto è la
responsabilità nei confronti di voi stessi.
Lui ha proprio fatto questo, ha potuto utilizzare l‟esterno come
un‟occasione per vedere se stesso nel momento in cui ha smesso di
giudicare. Questo è il punto, perché finché giudicate il problema non
è vostro. E lì Gandhi è stato grandioso, in questa capacità di amore e
di mente analogica, lui ha detto questo: “Noi indiani viviamo in uno
stato di sottomissione che umilia noi e coloro che ci sottomettono,
ecco perché noi dobbiamo produrre la liberazione, che è liberazione
nostra e loro.” E poi dice anche che il vostro avversario è il vostro
compagno nel gioco. Non è il vostro nemico o vi liberate tutti e due o
non si libera nessuno, perché la guerra non c‟è modo di vincerla, la
guerra la si perde sempre.
Gesù dice: “Quando col vostro avversario state camminando verso il
tribunale, mettetevi d‟accordo per strada altrimenti quando entrate il
giudice pronuncerà la sentenza e io vi dico: Verrete messi in prigione
e non ne uscirete fino a quando non avrete pagato fino all‟ultimo
centesimo“.
Allora Gandhi diceva: “Noi non vogliamo fare del male, non solo
agli inglesi, a qualunque uomo, ma anche a qualunque istituzione.
Non vogliamo danneggiare, noi combattiamo per la libertà, che è la
nostra e quella dei nostri oppressori, perché questo vincolo di
schiavitù si deve rompere per noi e per loro.” Cosa accadeva in
India? Il sale era molto importante per l'alimentazione soprattutto da
quelle parti, ma l'Inghilterra aveva fatto una legge in cui il sale era di
loro monopolio. Allora gli indiani sono andati sul mare, erano
274
migliaia e migliaia e Gandhi dice: “Adesso diamo un segno alla
Nazione.” Si china prende un pezzettino di sale e lo mette sulla mano,
la polizia si scatena incomincia ad arrestare tutti, a picchiare ed
arrestare chiunque. A questo punto moltissima gente viene arrestata,
molta picchiata, Gandhi anche, ma i giornalisti mandano questa
notizia a tutto il mondo. A quel punto tutti sanno, compresi gli
Inglesi, in una maniera chiara, che il governo inglese in India è un
governo ingiusto perché risponde con la forza a persone che si
muovono pacificamente. E‟ l'opinione di tutto il mondo e la
coscienza intima degli stessi inglesi che diventa il grande alleato di
Gandhi. Il quel momento il vice re sa che ormai il potere sull'India
non potrà più essere affermato. Gandhi viene accolto in Inghilterra
come un trionfatore dagli operai, e poi anche dai personaggi politici e
lì succede quello che lui ha detto: si sono liberati gli indiani e anche
gli inglesi, non c'è altro modo.
Martin Luter King quando era bambino salì su un treno col padre e si
mise a sedere, di fronte c'erano dei bianchi che appena li vedono
tirano la tenda, c'era una tenda nello scompartimento e Martin Luter
King dice al papà: ”Fa caldo papà, apriamo la tenda”. E il padre dice:
”Non possiamo aprirla, è apposta per permettere ai bianchi di
separarsi dai neri.” In quel momento Martin Luter King decide che
lui avrebbe lottato per l'uguaglianza dei suoi fratelli di colore. Non
sapeva cosa fare, se avrebbe fatto l'avvocato, se avrebbe fatto il
medico, ma ad un certo punto aveva diciassette o diciotto anni
incominciò a leggere le Scritture e lui dice questo: “Riuscì ad
accorgermi del potere esplosivo del pensiero religioso. Non avrei
fatto né il medico né l'avvocato, avrei seguito la strada della non
violenza.” Quello che ha fatto Martin Luter King è stato
straordinario, lo hanno ucciso per questo.
Ci sono persone che sono talmente impregnate nella dimensione
dell‟odio che se avessero una vista profonda da capire che è odio per
se stessi, cercherebbero di liberarsene subito, invece lo chiamano
aver ragione. Questo è l'inferno. Invece provate ad immaginarvi di
vivere una vita di concentrazione, sapete come ci si sente? Siete
inattaccabili, non può succedervi niente. Nel cammino verso la Verità
questa alternanza di su e giù è difficile, perché la stabilità è una
conquista difficilissima. E‟ una conquista difficile ma può avvenire
se comunque esiste in voi un seme di stabilità che è la stabilità
275
dell'intento. Non la stabilità dello stato, la stabilità dell'intento, perché
se perdete anche l'intento perdete tutto. Se state costruendo una casa
ci sono alti e bassi perché ci sono i giorni dove c'è bel tempo e potrete
lavorare dieci ore; ci sono momenti di brutto tempo e potrete
preparare le vernici o gli infissi, c'è sempre qualcosa che potete fare
di costruttivo. Se non potete lavorare nel cantiere potete mettere a
posto i disegni del progetto, se non potete mettete a posto il progetto
potete andare negli uffici a far approvare. C'è sempre qualcosa da
fare. C‟è solo una cosa sbagliata: se la casa la distruggete. Quello non
c'entra con gli alti e bassi, questo c'entra con lo sprecare la propria
vita.
Vi pongo una domanda: ma è sempre il pensiero distruttivo che
distrugge? No, spesso è l'ignoranza. Quindi ciò che distrugge non è
solo la volontà distruttiva, ma è anche l'ignoranza. L'ignoranza è più
grave della volontà distruttiva, perché la volontà distruttiva quando
capisce che con il suo modo sta distruggendo si trasformerà in
costruzione, l'ignoranza non cambierà più. Anche se non ha neanche
l'intenzione di distruggere non importa, tanto l'ha distrutto lo stesso,
non ha l'intento, ma ha la responsabilità.
Bisogna imparare a essere intelligenti, precisi, a usare un potere nella
mente, poi bisogna imparare ad avere sentimento e poi bisogna
imparare a mettere insieme queste cose, ad avere coscienza di se e
amore per ciò che siamo e l'amore per ciò che siamo è amore per gli
altri, per Dio e per la vita, sono queste le cose da imparare. Poi
arrivate al punto che avete talmente tutto che anche dare la vita non
vi importa niente. Martin Luter King è morto a trentotto anni, lo
sapeva che lo ammazzavano, ma non gli interessava niente, aveva
però un grande dispiacere. Pochi giorni prima di essere ucciso aveva
condotto una manifestazione pacifica e non violenta. Alcune persone
però si sono infiltrate, hanno incominciato ad aizzare la folla e la
folla è arrivata a rovesciare le macchine, a distruggere i negozi. La
folla è così. Il potere della distruttività è una cosa incalcolabile.
Allora queste persone hanno incominciato a sobillare la folla e a
questo punto è intervenuta la polizia sulla folla, la polizia ha sparato,
ci sono stati sessanta feriti, un ragazzino di diciassette anni è morto e
Martin Luter King era addolorato di questo. Se siete sotto la guida di
Martin Luter King, sotto il suo mantello, e vi sta dicendo che state
facendo una manifestazione non violenta, perché questa è la strada
276
per far riconoscere i vostri diritti, e l‟avete capito, l'avete seguito e
avete detto sì, quando arriva quello che vi dice: “Ma che cavolo di
ingiustizia, adesso andiamo e spacchiamogli la faccia” voi dovete
rispondere con il gelo se avete coscienza di voi, dovete rispondere col
gelo. Come Gesù che dice: “Satana stai lontano da me.” Se invece ci
andate e incominciate a rompere le vetrine, allora distruggete tutto.
Subito dopo qualcun altro si incavolerà ancora di più. Martin Luter
King va sul balcone a prendere una boccata d'aria, una persona da un
palazzo davanti con un fucile di precisione gli spara un colpo in testa,
in un'ora è morto, non è arrivato neanche all'ospedale. E quelli della
folla che hanno acconsentito ad andare a rovesciare e distruggere i
negozi non hanno la loro responsabilità in questo? Certo che ce
l'hanno, se uno legge bene ce l'hanno. Quelli che sono andati a
sobillare non hanno presente il concetto di scala, è gente che crede di
sapere tutto, dice: “Che fa adesso Martin Luter King? Per lui sono
tutti amici, quelli lì invece sono nemici”. Queste persone non hanno
avuto il concetto di scala, non si sono sapute posizionare.
Hanno pensato che il loro pensiero valesse come quello di Martin
Luter King, non è vero. Non potete avere un metro di misura del
pensiero di una persona, e tanto più elevato è il pensiero tanto più
esso unisce, se voi avete un pensiero che separa, il vostro pensiero è
inferiore. Se seguite un pensiero che separa e non capite che il vostro
pensiero è un pensiero inferiore, non vi sapete proprio collocare.
Allora, altra chiave per il vostro progresso è: collocarvi. Non siate
arroganti a confrontarvi con chi appartiene a un'altra scala, perché
così potrete imparare.
Sto parlando di persone che concepiscono un cammino, concepiscono
che il mondo è grande. Volete collocarvi? Guardate la vostra vita, ci
vuol poco. Se smettete di dare la colpa a tutti a un certo punto vedrete
la vostra vita. Collocarsi significa anche essere umili; l‟umiltà è la
capacità di collocarsi. Collocarsi non è difficile anche se per
collocarsi è necessario essere un po‟ spietati con se stessi, dopo però
avete un punto da cui partire a fare tutto. Perché una persona che si
colloca sa, dopo, dove mettere le sue energie e farà presto a
progredire.
Quello che impedisce all'uomo di collocarsi è l'arroganza. Ci sono
due modi di non collocarsi: l'arroganza e la falsa umiltà. L'arroganza
è quella di paragonarsi a chi si trova ad un livello più alto, la falsa
277
umiltà è quella di non assumersi le proprie responsabilità dicendo:
“ma io non ci riesco, io non sono capace”. Però non c'è peggior cieco
di chi non vuol vedere, perché è lì che nasce la giustificazione.
L'uomo che si sa collocare è un uomo che dimostra una grande
intelligenza e soprattutto è una persona che apre nella sua vita il
ventaglio delle possibilità, perché se voi sapete dove siete, sapete
anche dove si può andare a partire dal posto dove siete e come. Se
non sapete dove siete non andate in nessun posto, sognate di andare,
ma non potete andare in nessun posto. Quindi diciamo che l'umiltà e
il posizionarsi vi possono portare dappertutto.
Poi c'è anche il discorso delle giustificazioni, la giustificazione nel
non fare le cose vi impedisce la collocazione, però si arriva ad un
punto che la giustificazione vi pesa. Quando fate una scelta e andate
per una strada arrivate a un punto che sentite che non vi potete più
giustificare, perché ora voi sapete. Naturalmente il meccanismo della
giustificazione quando è portato avanti molto vi porta a una cosa
molto brutta cioè il dover imparare attraverso il dolore, vi fate sempre
del male. E' per quello che l'altro punto fondamentale è questo: non
mettere mai insieme il negativo con il negativo. Se voi a un certo
punto avete questa tendenza a giustificarvi, potete saltarci fuori, ma
se incominciate a coltivare quattro amicizie con persone che
coltivano insieme la giustificazione, dopo la giustificazione diventa
talmente solida che diventa una realtà, non la vedete più la vera
realtà, vedete solo quello che ha costruito il negativo e dovrete
passarci in mezzo con tutto il dolore che vi procura. Soffrire è da
stupidi, bisognerebbe evitare. La sofferenza è proprio una
conseguenza della menzogna se è possibile è meglio evitare. La
Verità è la strada maestra per non passare per il dolore.
Chi fa il furbo non è furbo perché pagherà tutti i conti.
Chi fa il furbo non può ingannare il Dio che è dentro di lui, cioè se
stesso, non può ingannare la legge, non può ingannare la Verità, non
può ingannare il funzionamento delle cose, non può proprio farla
franca.
13 Giugno 2005
278
STATI DI COSCIENZA
L'armonia va guadagnata
La coscienza del gruppo richiede la coscienza del singolo
Il mondo più grande vede il mondo più piccolo
Il limite non dobbiamo crearlo
L'amore dipende dalla capacità di contenere
Gli esseri umani se si uniscono senza uno scopo, senza una
vibrazione, senza un'influenza, senza qualcuno che li guidi, la prima
cosa che producono è disarmonia. L'armonia può esserci, ma va
guadagnata, è un lavoro, un lavoro sulla coscienza.
Il guadagnare una coscienza in un gruppo di persone è un lavoro
difficilissimo, sottile, sapiente che richiede veramente tanto e ha
molto valore.
La coscienza del gruppo richiede la coscienza del singolo, non è
separato, e la coscienza di un gruppo non può essere costruita con
degli esseri incoscienti.
Ecco perché la folla non è capace di coscienza, la folla non riesce a
produrre un‟opera d‟arte, al massimo produce degli slogan pieni di
violenza.
Allora cos'è la coscienza? Vi suggerisco di osservare che la coscienza
ha gradi.
In certi momenti esiste più coscienza e si percepisce una qualità
dell'essere diversa e un maggiore riconoscimento di se. E‟ difficile
spiegare questo stato, riesce più facile spiegare quando non si è
coscienti. Quando non siete coscienti, o lo siete meno che in altri
momenti, vivete un senso di estraneità, cioè state tradendo ciò che
siete. Infatti gli stati di incoscienza equivalgono agli stati di
tradimenti di voi stessi: voi non siete voi.
La coscienza, invece, è connessa a una diversa qualità della vita, a un
senso di essenza, a un senso di riconoscimento di sé. Non vi sarà
difficile riconoscere che la coscienza si percepisce di più, e un po‟
meglio, in assenza della guerra: l'uomo in guerra deve solo uccidere il
nemico, ha un agire meccanico.
Lo stato di coscienza è più vicinanza a un senso di unità, meno
separazione interna e esterna, questo stato di coscienza genera uno
stato di maggior coscienza dove c‟è meno lotta e più riconoscimento,
cioè valore per ciò che siete. La maggior coscienza è anche vedere
279
sempre la bellezza.
Con questi due gradini è possibile avere a disposizione una direzione.
Chi invece ha un solo stato di coscienza, un punto solo, non ha
nessuna direzione. Con due punti, uno sopra all'altro, si ha una
direzione verticale e, un po‟ alla volta, si fa il cammino.
Non potete diventare coscienti se non contenete la coscienza e se non
lavorate per uno stato maggiore di coscienza. La coscienza non si può
conquistare accidentalmente e non si può creare inconsciamente. Un
uomo con un solo stato di coscienza che vive sempre quella
condizione, non ha nessuna direzione, non ha possibilità.
Allora questo marasma dove lo stato di coscienza è uno solo, si
chiama caos, ma potrebbe anche non essere caos, si può chiamare
meglio sopravvivenza. Nella sopravvivenza non c'è nulla, ci sono
tutte cose equivalenti, sullo stesso piano. Da questo stato avete
bisogno che qualcuno vi “peschi” altrimenti resterete sempre lì. E‟
per questo che Gesù dice: “Vi farò pescatori di uomini”.
Per farvi capire meglio parliamo delle influenze, voi siete sottoposti
all‟influenza A, all‟influenza B e all‟influenza C. L'influenza A sono
tutte le cose meccaniche che accadono nel mondo: azione e reazione.
Tutto ciò che avviene in una maniera puramente meccanica, tutto
accade. Sono le cose del mondo dove venite continuamente
“suonati”. Qui l'uomo ha comunque un piccolo fare e in questo
mondo orizzontale, non concepisce la grandezza e la bellezza, ma
concepisce solo il bisogno, il possesso, il desiderio, l'impadronirsi del
territorio. Esiste comunque una possibilità di scelta. Lì dentro non ci
sono solo le influenze A, puramente meccaniche, ma ci sono altre
influenze, anch'esse meccaniche, ma che in origine non lo erano, le
influenze B che comunque, nella loro meccanicità, contengono dei
valori che non esistono nei meccanismi ordinari della vita.
Un uomo cosciente vede e quando vede, l'influenza che esercita sul
mondo è un'influenza C.
Quando l‟influenza C viene a contatto con qualcuno che non vede, e
che non si mette in condizione di vedere, viene trasformata in una
legge o un assoluto, e diventa un'influenza B, cioè contiene un
significato della vita ma è reso meccanico da colui che legge. Per
esempio voi comprate bicchieri Liberty, poi incominciate ad
acquistare oggetti di stile Liberty, perché il vostro gusto vi porta in
quella direzione.
280
Avete acquistato una sensibilità nei confronti di quei bicchieri
Liberty però non con la visione estetica di chi ha creato questo stile.
E‟ comunque una sintonia, un inizio di sintonia.
L'uomo che vive in base alle influenze A è un mammifero, tutto è
magiare, bere, dormire, riprodursi. Ci sono uomini che concepiscono
degli ideali, le influenze B, anche loro meccaniche perché non c'è
nessuna realtà dentro, nessuna coscienza. Hanno però un valore e
quindi l'uomo guidato dall'influenza B incomincia ad accumulare
dentro la sua personalità energie di influenza B.
Quando questa influenza B ha prodotto questo lavoro incontrerà
l'influenza C. L‟influenza C è il sintonizzarsi con la pace che ci dà
Gesù: “Vi do la mia pace, non come la da il mondo, la mia pace il
mondo non ve la può dare e neanche togliere”, questa pace contiene
una coscienza.
Solo col contatto con l'influenza C può incominciare un lavoro nella
direzione della coscienza.
L‟influenza C Gurdjieff la chiamava influenza Celestiale, Celeste, ma
C vuol dire anche Cristica, Cosciente. L'influenza C non è del mondo
è un collegamento con un altro mondo. In questo mondo però
degrada, perché la Luce che ha portato Gesù è scesa di livello
diventando una filosofia, poi una struttura emozionale e poi un rito.
Il lavoro che porta ad accumulare influenze B è importante, perché vi
può portare a contatto con qualcosa che serve a produrre la
Coscienza, anche se non è detto che succeda.
Per quello che riguarda la coscienza Gurdjieff si spiegava molto bene
e la illustrava attraverso quattro gradi:
1 uno stadio ordinario di coscienza è quello di sonno quando
voi dormite. Quando dormite le attività dei centri sono
scollegate, tutto si stacca e voi dormite, quello è il sonno.
2 poi esiste uno stato di veglia, che è quello che vivete
ordinariamente, siete svegli fisicamente ma comunque la vita
è meccanica, tutto accade. Venite continuamente suonati, tutto
accade e non avete capacità di fare. Qua avete solo un piccolo
fare, è importante quel piccolo fare perché vi permette, con
una ricerca, di andare alla ricerca dell‟influenza C,
accumulando influenze B.
3 poi c'è la coscienza di sé. Il lavoro che porta, dalla vita
ordinaria alla coscienza di se, è un cammino: la coscienza di
281
sé è al di sopra della testa degli uomini ordinari, cioè serve
una “scala” per salire. Questa scala è una scuola. Serve una
scala e quegli uomini che sono su questa scala sono diventati
cercatori della coscienza o della Verità. Coscienza e Verità
sono la stessa cosa. Gli uomini che si trovano a vivere nel
mondo delle influenze A e B cercano di sostenere la propria
immagine, cioè l'idea che hanno di se. Hanno un'idea di se
completamente falsa e devono fare molta fatica per tenerla su,
mentre, durante la salita sulla scala l'uomo incomincia a
lasciare per strada pezzi di questa idea di sé, e alla fine della
scala, è un uomo che ha coscienza di sé, cioè vede se stesso
così com'è. Chi vuole dare un'immagine al mondo di se
stesso, non solo non vede se stesso, non solo non vede gli
altri, ma deforma tutte le letture della vita. Alla coscienza di
sé corrisponde l'apertura del Centro Emozionale Superiore,
stati abbastanza permanenti di benessere e senso di unità.
Sopra questo c‟è lo stato superiore di coscienza in cui l'uomo
acquista:
4 coscienza oggettiva, non solo vede se stesso com'è ma vede
le cose come sono. Qui il mondo più grande vede il mondo
più piccolo. Il mondo più piccolo tutto proteso a portare
avanti l'immagine di se stesso non si accorge che è nudo, e
che tutti lo vedono. Fa tutto di nascosto convinto di non essere
visto, mentre invece tutti lo vedono. Quelli che sono sopra
vedono tutto. L'uomo che ha coscienza oggettiva vede le cose
così come sono e quindi vede la vita come leggi in
movimento.
Il livello più basso dell'uomo e di totale caos, è il livello della
ribellione. La ribellione è una qualità di vita che ha tutta a che fare
col dolore. Solo che il ribelle non sa che quel dolore lo produce lui
con il suo atteggiamento.
Potrebbe imparare a comprendere la sua ribellione imparando da chi
sa, questa è una grande intelligenza, e sarebbe molto utile per lui
sottomettersi a una disciplina, perché seguendo la disciplina impara a
contenere tutti i traditori che ha dentro. Sarebbe una scelta molto
importante, ma la disciplina non à ancora la coscienza. Anche una
danza può trasformarsi in qualcosa che porta verso la coscienza di sé,
tutto sta nella profondità, nel modo.
282
Un'altra cosa con cui ha a che fare la ribellione è il non
funzionamento: ai ribelli non funziona niente, questo è da vedere
bene. Però il funzionamento non è ancora la coscienza, non è ancora
la Verità. Il funzionamento è iniziare a muoversi secondo le leggi,
anche se non le vedete, perché non avete la coscienza oggettiva: non
le vedete ma le rispettate. Provate a rispettarle e vedete che il rispetto
delle leggi vi mostra come fare le cose e vi permette di riuscire a
farle. Quindi far funzionare le cose della propria vita è un passaggio
molto importante che è strettamente collegato anche all'accumulo
delle influenze B.
Entrare in contatto con l'influenza C equivale a entrare in contatto
con la propria paura. Se funziona vi destabilizza, non vi crea
sicurezze, certezze, vi destabilizza tutti i giorni, non conferma la
vostra immagine, è lì apposta per distruggere la vostra immagine.
Coloro che fraintendono e cercano un lavoro di crescita dove cercano
la gratificazione, vanno incontro al dispiacere. Se dipendete dalla
gratificazione, oggi la gratificazione vi innalzerà e voi innalzerete chi
vi ha gratificato, ma domani la mancanza di gratificazione vi butterà
in un inferno e voi butterete lì chi non vi ha gratificato.
Il passaggio che porta dalla vita ordinaria alla coscienza di sé è la
demolizione della propria immagine. Quell'immagine è il passato,
non è vera quell'immagine, è totalmente falsa ed è l'origine del
dolore, di tutto il dolore, di tutta la fatica, di tutte le relazioni
sbagliate, è l'origine di tutti i problemi.
Il cammino verso la Verità è proprio costruito in modo che non fate
in tempo a capire una cosa che subito la dovete demolire. E‟ per
questo che nel mondo della coscienza non esistono le ragioni, è la
falsa personalità che si nutre di ragioni, non l‟anima. Nel mondo della
coscienza i limiti non è che vanno superati, non ci sono, e quando
dite che volete superare i limiti fate un lavoro negativo che riafferma
la loro esistenza. La verità è che il limite non è che dovete superarlo,
non dovete crearlo.
Einstein diceva questa cosa in questo modo: la scienza è una cosa
dove a un certo punto gli scienziati arrivano a un vicolo cieco e
comprendono che risolvere un certo problema è impossibile, alla fine
si rendono tutti conto che risolvere un problema è impossibile, finché
arriva uno che non lo sa e lo risolve.
283
La coscienza è la sintonia con l‟assoluto, cioè la sintonia con
l‟impossibile, che non è impossibile. E‟ la sintonia con le possibilità,
col fare la propria parte.
Voi avete una natura divina, avete una bellezza da tirare fuori, avete
un amore da condividere. Ma l'amore non è fatto di dipendenza,
l'amore non è fatto di gratificazione o di assoggettamento, l'amore è
fatto di Verità, e la Verità si porta per gradi, perché dipende dalla
capacità di contenere.
L‟amore è fare continuamente riferimento alla perfezione.
Per fare continuamente riferimento alla perfezione occorre un
pensiero preciso, un pensiero preciso è un grande potere. Un pensiero
preciso che vi permetta di mantenere nel vostro quotidiano una certa
vibrazione, perché quando voi create una vita nuova ciò che c‟è
intorno deve diventare nuovo. Se non diventa nuovo e cerca di
mantenervi nel vecchio lì dovete fare una scelta: o lo fate evolvere o
l‟abbandonate.
20 Giugno 2005
284
SAPERSI COLLOCARE
La Legge dei Cosmi
I Livelli
Teorema di Godel
Chimera di Merlino
Il sapere incomincia dalla legge dei Cosmi, comincia dal fatto che c'è
qualcosa sopra e c'è qualcosa sotto e se voi non capite questo non
sapete relazionarvi con nulla e non sapete neanche chi siete. C'è
qualcosa sopra e c'è qualcosa sotto, quello che è sotto lo potete
vedere quando volete e quello che è sopra vi vede quando gli pare,
prima cosa da capire. E‟ il vostro essere fra questo sopra e questo
sotto che stabilisce la vostra posizione. Non esiste evoluzione senza
la legge dei cosmi, esistono sette miliardi di persone e tutti pensano
di avere ragione, esiste solo un mondo orizzontale, non esisterà mai
pace, non esisterà mai un cambiamento, mai.
E’ fondamentale sapersi collocare e saper riconoscere esattamente la
vostra posizione, perché il conoscere ogni giorno la vostra posizione
vuol dire mettersi in condizioni di darvi una direzione e di andare in
qualunque posto che decidete nella vita, questo è quello che dice
Gurdjieff sulla legge dei cosmi.
La legge dei cosmi si capisce benissimo se introducete il concetto dei
livelli, la stessa cosa non esiste in un mondo solo, esiste su più livelli.
Facciamo un esempio del Vangelo, Gesù dice: “Perdona i tuoi
nemici.” Ma è giusto in termini assoluti perdonare i propri nemici?
Dipende chi sei.
Allora un uomo che fin da bambino viene picchiato, maltrattato, non
riconosciuto e non rispettato, sempre, tutti i giorni e con nessuna
forza e nessuna visione della vita se non quella di subire, non è un
uomo di pace, non può esserlo. Per lui acquistare il potere di
ribellarsi è un passo avanti. Quindi prima era su un piano, adesso che
è capace di ribellarsi va in un altro piano. Prima era lì sotto insieme a
tanti altri che tutti prendevano botte e tutti subivano e sopra c'era un
tiranno, poi ha imparato a ribellarsi e quindi è salito di un gradino e si
trova con un sacco di ribelli che hanno acquistato il potere di
ribellarsi e che sono continuamente in guerra fra di loro.
Adesso lui è capace di ribellarsi, qual è il passo successivo? Per
diventare un essere di pace deve rinunciare alla sua ribellione. Allora
285
andiamo in fila, quando è sotto uno gli da lo schiaffo e per lui è
importante diventare capace di restituirlo, ma adesso che è capace di
restituire lo schiaffo ricevuto, deve fare il passo successivo che è non
esercitare più questa coscienza limitata, ma andare nella dimensione
di esercitare il perdono. Questi sono tre cosmi. Indicano un cammino
continuo, se voi confondete i cosmi significa che quello che è sotto
che prende botte dalla mattina alla sera e che non è capace di
ribellarsi, per voi è un essere illuminato perché porge l‟altra guancia e
perdona i suoi nemici. No, non è un essere illuminato.
Questo vale per ogni cosa, non solo per il subire e il ribellarsi,
qualsiasi cosa bisogna viverla, averne abbastanza e andare oltre.
Questo è il discorso che fa Padre Anthony quando parla del sesso.
Lui dice: tu prima diventi capace di vivere una vita sessuale, perché
sei su questo mondo per sapere fare questo, quando lo sai fare puoi
togliere il valore di questa esperienza per darlo a un'esperienza più
grande. Quindi la castità di cui parla Padre Anthony non è la
castrazione del sesso, ma è il suo superamento. Quello di cui noi
parliamo nel cammino della ricerca della Verità non è la negazione
della personalità, ma è il superamento della personalità; se non avete
una personalità come fate a perderla? Gesù dice proprio così: tornate
come bambini. Sono tre cosmi: il bambino il quale ha un'innocenza
primitiva, ma non sa niente. Il bambino che fa esperienza, perde
l'innocenza e acquista il sapere e si frammenta in un miliardo di
personalità. Il saggio che ritorna come un bambino. Il saggio è
semplice ma la sua semplicità non è ignoranza, la sua semplicità è
l'organizzazione di un grande sapere.
Voi avete il vostro livello, vedete ciò che è sotto e intravedete ciò che
è sopra, fine, se arriva una persona di tre livelli più alti, sapete cosa
fate? Non la riconoscete!
Adesso il punto interessante è questo, quando l'uomo non ha la
coscienza dei livelli può vedere solo il suo piano, quando gli viene
mostrato quello che è sopra e non lo vede, lo legge o al suo piano o al
piano inferiore. E‟ come se dicessi: “Guarda il sole!” E uno guarda
per terra, in uno stagno. “Lo vedi il sole? Guarda come è luminoso” “Ma sì una lucina lì così.” – “Guarda come è luminoso.” – “Sì ma lo
vedo.” Come minimo abbassa ciò che sente al suo livello, se poi
esercita il giudizio lo abbassa al livello di sotto.
L'idea dei cosmi è l'inizio di un sapere oggettivo, senza l'idea dei
286
cosmi non c'è nessun sapere oggettivo, c'è solo un sapere soggettivo
cioè il vostro passato. L'idea dei cosmi è quella che vi dice che non
siete solo il vostro passato, non contenete solo il vostro passato.
Questo è il punto fondamentale, la chiave di tutto. Ogni cosa ha tre
cosmi. La legge dei cosmi vuol dire la lettura di tre realtà, ognuna
contenente l'altra. Osservate come una grande quantità di confusione
nasce dalla mancanza di questa percezione di livelli, infatti Satana è
colui il quale mette tutti i livelli sullo stesso piano, così ci viene una
tale confusione che non si capisce più niente. Ricordate: il maggiore
contiene il minore. E‟ per quello che evolvere verso il livello più
grande significa diventare maggiore, espandersi.
Come ho detto prima tutto si può leggere con la legge dei cosmi, il
discorso della vita e della morte, la malattia, tutto, vi faccio un
esempio: supponete che esista un solo piano, non sapete cosa serve,
non sapete cosa dovete fare, non sapete da dove venite e non sapete
dove andate. L'unica cosa che sapete è che ci sono delle cose che vi
piacciono e delle cose che non vi piacciono, fine, piacere e dolore.
Questo è il mammifero. Poi vi arriva la malattia, cos'è questa
malattia? E' l'equivalente di una tegola che vi è caduta sulla testa, una
maledizione di cui vi volete liberare. Questo è un modo su un piano
solo; c'è solo il benessere e il disagio, il disagio lo volete cancellare e
il benessere lo volete tenere, non ci sono domande, non ci sono
risposte. Poi un uomo incomincia a porsi delle domande, gli antichi
già si ponevano delle domande e pensavano che quello che arrivava
di negativo veniva dagli dei, altro cosmo! Incominciavano a pensare
a qualcosa di più grande e quindi volevano propiziarsi gli dei. Nel
piano orizzontale, in un solo cosmo, non c'è il senso, non c'è il
significato. Quindi serve una visione che fa vedere il movimento, non
la stasi, non un mondo sempre lo stesso, il movimento, le cause con
gli effetti e le leggi. Dovreste pensare: io ho prodotto uno squilibrio
che ha creato il mio stato di malattia e quella cosa che chiamo
malattia è il modo in cui vedo il mio squilibrio, non è una sfortuna, è
lo squilibrio che ho generato, posso riequilibrarmi. Vedete che la
questione dei cosmi contiene le possibilità del cambiamento? Sul
piano non c'è cambiamento, non c'è evoluzione, non c'è prospettiva,
c'è solo sopravvivenza. C'è consumazione, non c'è speranza.
L'unica prospettiva che potete avere nel piano orizzontale è di
prendere sempre di più. Il piano orizzontale è il dominio del centro
287
istintivo, il centro istintivo vuole divorare tutto. So che è difficile,
ascoltatemi bene: anche l'uomo è fatto di tre piani, è una fabbrica a
tre piani. La parte bassa è composta dal centro istintivo, motorio e
sessuale, piano terra. Primo piano centro emozionale, secondo piano
centro intellettuale, poi ci sono i piani superiori, solo che ora non ne
parliamo. I piani inferiori sono organizzati a imitare perfettamente
quelli superiori, quindi voi potete vedere un uomo che vive solo nel
suo corpo fisico, quindi centro istintivo, motorio e sessuale che vi fa
dei discorsi di spiritualità che sono perfetti, ma tutti meccanici, senza
coscienza. Può anche guardarvi negli occhi e dire: “Ti amo”, ma la
sua realtà si ferma alle funzioni della sopravvivenza, non va oltre.
Non ha proprio l'idea dell'amore, l'idea dell'amore o l'esperienza
dell'amore appartiene ai centri superiori, tutta un'altra cosa. Ha l'idea
del sesso che chiama amore, ma non è quello, non è quello l'amore
che muove il mondo e le stelle, è un'altra cosa. Ecco, allora qui tutti
questi livelli esistono fuori di voi ed esistono dentro di voi. Insomma
dovete demolire l'idea che esista un livello solo.
Voglio dirvi una cosa, guardate bene questo punto interessante,
questo è un teorema di matematica. Questo teorema di Godel è la
chiave per la pace, ve lo voglio spiegare. Un uomo parte da un certo
insieme di ipotesi, i suoi punti di vista, ci lavora e arriva a un certo
numero di conclusioni. Godel si chiese: ma durante il cammino posso
avere la dimostrazione che il mio punto di partenza era giusto? Il
punto di partenza può essere: parto da quattro cose che non stanno
insieme e una è il contrario dell'altra, oppure l‟altra possibilità è che
invece tutto questo stia in piedi e lavorandoci sopra costruisco un
punto. Posso io nel cammino arrivare alla conclusione che la mia
strada è giusta, è vera? Il teorema di Godel dimostra che se il punto di
partenza è coerente, io non potrò mai concludere che la mia strada è
vera. Se il mio punto di partenza, l'insieme dei miei punti di partenza
è coerente, cioè sono collegati, stanno insieme e sono uniti,
sviluppandoli, lavorandoci sopra e camminando in quella direzione,
non potrò mai dimostrare che il mio cammino è giusto.
Per quanto lo sviluppiate non potrete mai ottenere la dimostrazione
del fatto che siete nella verità, se invece il punto di partenza,
l'insieme dei punti di partenza era contraddittorio, scollegato e non
stava insieme, potrete ottenere tante cose tra cui quella che tutto il
vostro percorso è vero. Conclusione: quando voi concludete in
288
maniera assoluta che siete nella Verità, potete stare certi che siete nel
falso, questo è il significato profondo. E' per quello che Gesù dice:
“Cercate la Verità e la Verità vi farà liberi” e non dice trovate, dice
cercate. La Verità non può essere trovata, perché nel momento in cui
trovate la Verità arrivate alla comprensione esatta del fatto che state
mentendo a voi stessi, e se l'uomo comprendesse che non può avere
la Verità, la guerra è già finita, perché la guerra non è altro che la
pretesa di avere la Verità. Abbiamo un teorema di matematica che ci
dice che questa pretesa è totalmente e completamente, continuamente
sempre infondata. Godel ha cercato di indagare la natura stessa del
pensiero umano e ha potuto costruire il fatto che nel preciso istante in
cui l'uomo crede di possedere il vero, allora è sicuramente nel falso,
quindi la Verità non può essere posseduta, può solo essere cercata.
L‟uomo che non contiene la legge dei cosmi sa tutto, sa chi è buono,
sa chi è cattivo, chi è nel giusto e chi è nello sbagliato, non da mai
altre possibilità e quindi non produce mai la propria evoluzione,
accumulerà nella vita una quantità di certezze tutte sbagliate e
imprigionanti. L‟inferno è questo, un groviglio, è un groviglio che
non da mai la possibilità. Se avesse l'idea dei cosmi come potrebbe
essere certo? Chi vi dice che questa cosa che per voi è certa letta da
un punto di vista più grande non sia tutta diversa? E‟ come il nostro
processo: preso a botte tutti i giorni, gradino basso, secondo gradino
mi ribello, quindi acquisto la capacità di ribellarmi, terzo gradino
sono capace di ribellarmi e porgo l'altra guancia, quindi acquisto la
capacità di perdonare.
Adesso però mi accorgo che ho di fronte un mio amico il quale più lo
perdono e più mi picchia. Cioè io ormai me ne frego del fatto che mi
picchia, ma capisco che perché lui possa capire gli serve uno stop e
quindi io, che ormai sono capace di perdonare, sono indifferente alle
botte che prendo, sto producendo la compassione, gli arriva uno
schiaffo indietro. Allora quando voi vedete che a uno gli arriva uno
schiaffo indietro non potete dire: “Questo qua cosa sta facendo?
Bisogna perdonare!” Magari questa fase del perdono lui può averla
già superata. Non potete giudicare le persone, non sapete in quale
livello di coscienza si trovano. Giudicare è la dimostrazione esatta di
non avere l'idea dei livelli. Giudicare è la dimostrazione
dell'ignoranza della vita. E' la presunzione che quelle quattro cose che
sono il vostro passato siano la Verità, no non è così, non è proprio
289
così. Allora chi cerca trova, ma non trova quello che pensa lui.
Quindi cercate senza mettere il limite di ciò che troverete, perché chi
mette il limite di ciò che troverà non cerca veramente. E non
troverete la Verità perché la Verità è troppo grande, vi avvicinerete
un po‟ di più trasformandovi, ma la Verità è infinita. Fortuna che è
così perché se si potesse trovare, dopo cosa fate?
Gesù cambia livelli continuamente, questo esempio è interessante, ve
l‟ho già fatto altre volte. Un ragazzo si avvicina a Gesù, e gli dice:
“Maestro Buono” e Gesù dice: “Perché mi chiami buono? Uno solo è
Buono” tre livelli, ci sei tu, ci sono io e c'è uno solo che è Buono. Il
ragazzo: “Maestro Buono vorrei venire con te” e lui gli dice: “Vieni.”
– “Ma devo seppellire i miei genitori” E Gesù da una risposta
terrificante: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”. Allora c'è il
ragazzo che ha visto Gesù, ha intravisto la possibilità, e cosa gli dice
la possibilità? Il mondo più grande? Lascia che i morti seppelliscano i
morti. Il livello più basso è il passato, il presente è la possibilità, ma
c'è di più, lascia che i morti seppelliscano i morti, se volete evolvere
dovete chiudere col passato altrimenti il passato vi risucchia, non c'è
possibilità, non c'è nessuna possibilità di evoluzione rimanendo
collegati al passato, dovete capirlo bene, il passato ha un potere
immenso. Allora “lascia che i morti seppelliscano i morti” sono i
fantasmi del passato, se fate questo, tagliate col passato, il vostro
mondo centrale ciò che voi siete diventa il mondo più basso, il
maestro diventa il mondo centrale, poi si apre un nuovo mondo.
L'evoluzione è quello: uno, due, tre, tre cosmi. Sposto i tre cosmi,
chiudo quello di sotto e apro quello di sopra, come diceva Merlino:
O creatura che vieni dal mare
se nel castello vorrai entrare
impara prima a serrare
e poi a disserrare.
Sono tre livelli, il castello, la creatura, il mare. O creatura che vieni
dal mare: sei qua ora, se nel castello vorrai entrare impara prima a
serrare, a chiudere il legame col sotto e poi a disserrare aprire il
legame col sopra, è chiarissimo. Questa è la legge dei cosmi, i cosmi
sono messi in fila, un uomo ne occupa tre e quando questi tre si
spostano io evolvo, allora chiudo col mondo vecchio, il mondo
290
attuale diventa il mondo vecchio, il mondo nuovo diventa il mondo
attuale e un mondo si apre, questa è l'evoluzione.
Torniamo all'idea che le funzioni inferiori dell'uomo possono imitare
quelle superiori, manca un'altra idea: un insieme di tre cosmi
racchiude tutte le leggi. La struttura inferiore è composta da: centro
istintivo, centro motorio e centro sessuale basta e avanza per la vita.
Da lì sotto si possono esprimere tante filosofie, ma in modo
meccanico, tutto è solo sopravvivenza, quella parte è organizzata a
copiare tutto, a specchiare tutto come l‟esempio di prima che invece
di guardare il sole guardate il riflesso nello stagno. Non state vedendo
il sole nella sua grandezza, state vedendo un raggio di sole, come
quella realtà si specchia. Allora voi anche quando ascoltate le parole
di un insegnamento in realtà non le sentite, voi vedete come
quell'insegnamento si specchia nel vostro mondo, se fosse solo
questo non ve ne farete niente, però viene un momento che questo
insegnamento anche specchiandosi nel vostro mondo, vi conduce per
mano e vi porta ai confini del mondo, entrate o tornate indietro?
E quello è il momento della possibilità o fate subito marcia indietro e
distruggete tutto o vi fate coraggio e allargate il vostro mondo. Se
avete il coraggio di allargare il vostro mondo, allora lì incomincia la
magia, incomincia la bellezza. Allargare il proprio mondo vuol dire
perdere dei pezzettini, in un certo senso, spogliarsi e lasciare certe
parti di voi. Delle parti di voi che già non esistono più, ma che volete
riprodurre, sono dei fantasmi che hanno una vita effimera
succhiandosi la vostra energia vitale, è questa la ragione per cui il
passato divora il presente e impedisce il futuro. Il passato non esiste
più, il passato non c'è più, a meno che voi non gli date vita, se gli date
vita lui si ripropone, ma le energie con cui gli date vita, date a lui non
possono più servire per vivere il presente e per costruire il futuro e
allora voi continuate a far rivivere il passato. Nel passato non ci sono
risposte, ci sono solo impotenze. E' per quello che Gesù dice: “Lascia
che i morti seppelliscano i morti”, cioè in una società come quella
ebraica dove l'idea della famiglia, del casato, dei padri è potentissima,
questa frase, che già è terrificante per noi, per gli ebrei era terrificante
in una maniera esagerata. Gesù ha mostrato cos'è un maestro, vi
aspettavate che dicesse: “Sì, sì vai pure che ti aspetto, ci ritroviamo
qui domani”? No, un maestro non è così, il maestro non c'è per darvi
la gratificazione o per accogliere la vostra aspettativa, la vostra
291
aspettativa non ha valore, è la vostra prigione, non può coltivare la
vostra prigione. Se Gesù gli avesse detto: “Vai a seppellire tuo padre
e ci ritroviamo qua fra due giorni”, Gesù avrebbe detto in pratica che
il passato è più importante del futuro. Come abbiamo detto tante
volte il vostro pensiero crea la realtà, però per capire come funziona
dovete capire cos'è che state pensando effettivamente. Se state
pensando: “Maestro gratificami e dimmi questo e questo” vuol dire
che pensate di non esserlo e quindi state creando il bisogno, la
negazione di voi stessi, la dipendenza da un altro e state creando tutta
una serie di meccanismi che sono legati al vostro passato.
Guardate questo punto è un punto fondamentale, se voi credete che il
pensiero crea la realtà vi dovreste chiedere perché quando dite:
“Voglio essere ricco” in realtà restate poveri, succede perché quando
dite “vorrei essere ricco” state dicendo: “Io sono povero”. E' quella la
realtà che state creando, state creando la vostra mancanza. Se diceste:
“Io sono ricco, ho tutto ciò che ha valore, ho tutto ciò che mi serve”
in quel momento sareste ricchi per davvero e vedreste altre forme
inaspettate di ricchezza arrivare, ma arrivano? No, c'erano già però
diventano visibili. Prima coltivando la mancanza, non le vedevate.
Ed è questo che Gesù dice: “Cercate e troverete”. Voi sapete che c'è
sempre una ragione dentro di voi che non vi fa vedere le cose come
realmente sono. Voi volete cambiare il vostro mondo senza voler
cambiare il livello, è un lavoro impossibile, questa idea dei livelli è
fondamentale. Senza i livelli non è possibile la pace, è questo il
punto, perché l'umanità per millenni si è occupata solo di vedere la
superficie del pianeta: “Questo è mio, questo é tuo” creando millenni
di guerra. In uno spazio orizzontale esiste una sola possibilità la
disputa del possesso del territorio, che poi siano energie o sia petrolio
non ha nessuna importanza, è la disputa del possesso. Gesù dice: “Se
la vostra giustizia non sarà più grande della giustizia dei farisei non
avrete parte con me” vuol dire: il vostro mondo è quello che voi
chiamate ciò che è giusto e ogni volta che arriva lo sconosciuto voi
dite: “Non è giusto”. Questo è il discorso, la lotta contro l'ingiustizia
è questo. E difatti il progresso spirituale è allargare il mondo di ciò
che è giusto, sarete Dio quando per voi ogni cosa è giusta, siete voi
che l'avete fatto.
Tutto è a portata di mano, la chiave è la coscienza per tutto, ma
bisogna tirare via la robaccia. Come dice Padre Anthony, bisogna
292
tirare via il maiale, la tigre e la scimmia. Il maiale dice: “Mi piace,
non mi piace, mi piace, è bello”. La tigre dice: “E‟ mio, è mio.” La
scimmia: “blablabla”. Queste sono tre strutture dentro l'uomo che
impediscono tutto.
Il punto fondamentale, la dimostrazione perfetta del fatto che l'uomo
non ha l'idea dei cosmi è il fatto che io devo stare qui a parlare di
questo, perché se un uomo non ha l'idea dei cosmi non ha l'idea di un
mondo di possibilità che si aprono e quindi la sua vita sarà lamento:
“Ah, ma perché non posso fare quello, non posso fare questo, quello
mi ha fatto..” fine della vita. La struttura organizzata del mondo
secondo questo collegamento dei cosmi occorre comprenderla bene.
Per esempio i pittori del 1200 disegnavano a tre piani, sotto c'è il
popolo, nel primo piano c'è la Madonna, nel piano superiore c'è la
luce di Cristo, tutto a tre piani. La facciata del Duomo di Modena è a
tre piani; l'uomo le ha rappresentate dappertutto queste cose.
La domanda a cui bisognerebbe rispondere sinceramente è questa: ma
io voglio rimanere così come sono? Oh, non è facile rispondere,
perché tutti vogliono cambiare solo nel senso di arraffare quello che
non hanno, ma questo non è cambiare, questo non è affatto cambiare,
questo è rimanere ciò che si é. Quando dico voler cambiare, voglio
dire diventare altro dal vostro passato, da tutta l'immagine che avete
di voi per entrare in un mondo di possibilità.
Guardate che se fossimo sinceri a rispondere non so quanti direbbero
di si. Non c'è bisogno di essere illuminati per voler far questo, non c'è
bisogno di questo, io dico volete veramente e concretamente
diventare altro dall'immagine che avete di voi stessi? Se rispondete sì
non dovete più fare niente di quello che facevate, facilissimo. Il taglio
col passato non è come dice: “Maestro aspettami arrivo
dopodomani.” Il taglio è subito, ogni giorno togliere dal passato per
fare qualcosa di diverso, ma non è tanto il cosa, ma il come, però
anche il cosa all‟inizio. Quello che conta è l'atteggiamento, voi siete
il vostro atteggiamento. Guardate, oggi c'era sul giornale la notizia di
una ragazza che è stata violentata, l‟hanno intervista e lei ha detto che
i suoi violentatori li vorrebbe vedere tutti morti, questa ragazza non
ha pensato vorrei che fossero violentati anche loro, no li vorrebbe
morti. Voglio mostrarvi il processo: seminando impropriamente un
desiderio sessuale è nato un abuso, seminando un abuso è nato un
desiderio di morte.
293
Vi voglio far vedere come la semina delle cose negative produce una
cosa molto più grande, il negativo funziona così, va nella direzione
dell'escalation, come la guerra. E' per quello che voi dovete capire la
chiave. La chiave è questa, il mondo è un grande contenitore
energetico, vibrazionale, lui assorbe tutto quello che ci mettete dentro
a livello di pensieri, emozioni, sensazioni e lo ributta fuori a livello di
realtà.
Voi lo finanziate energeticamente, dovete smettere di finanziare la
guerra. Questo è il punto chiave: voi dovete smettere di finanziare la
guerra smettendo di esprimere il negativo, di parlare in termini di
cattivo, di giudizio, di sbagliato, di essere contro questo, contro
quell'altro, dovete essere sempre, costantemente e semplicemente per
la vita.
Nell'Antico Testamento ci sono tanti passaggi per spiegarci questo,
uno è: “Occhio per occhio e dente per dente” questo passaggio è
molto importante perché un uomo primitivo va in giro a rubare,
violentare e uccidere, prendere tutto quello che gli serve. Quindi un
primitivo è un mammifero che prende ciò che gli serve. Un nuovo
passaggio di coscienza nel dire “occhio per occhio dente per dente” è
che se uno vi toglie un occhio voi glielo potete togliere a vostra volta,
così voi sapete che non dovete togliere un occhio a un altro perché
l'altro ha il diritto di farlo a voi. Questa è una nuova coscienza che
ferma il vostro desiderio di godimento della vita a spese degli altri e
incomincia a creare una giustizia. Ma il passo successivo è l'amore,
per fare un passaggio che vi cambia dovete essere cercatori della
Verità, dovete entrare nella dimensione che il mondo, la vostra vita
ha un valore e non è quel poco che credete. Se avete rispetto di voi e
per voi allora sì che potete fare il passo successivo. Per poter arrivare
all'amore dovete riconoscere voi stessi, rispettare voi stessi, nel senso
di non dare più la colpa agli altri, siete voi stessi che non rispettate.
Quindi la legge “occhio per occhio dente per dente” era una strada
per favorire il rispetto: nessuno può togliervi un occhio sennò voi
avete il diritto di fare altrettanto. Dopo viene un altro livello ancora:
io posso rinunciare a ribellarmi se voglio, non sono obbligato a
ribellarmi. Il nemico è nemico solo nella vostra mente, perdonate il
vostro nemico e diventerà vostro alleato. Finché è il nemico la guerra
continuerà. Questo è un passaggio di coscienza ampio, però è quello
che ci vuole, soprattutto per questo momento storico. Questo è il
294
passo che l‟umanità deve fare in questo momento, c'è in palio la
sopravvivenza del genere umano. Ma cosa hanno prodotto sempre le
guerre? Non è che voi fate la guerra, vincete e poi il problema è
risolto, se fosse così potremmo anche sostenere la guerra se la guerra
portasse alla pace, è che non è vero, la guerra ha sempre portato altra
guerra, è questo il punto. Nella guerra sono possibili a volte delle
tregue, ma la guerra ha sempre portato altra guerra. Non è sempre
successo che il movimento rivoluzionario che ha spodestato il tiranno
poi è diventato tiranno esso stesso? Sempre, perché quando voi
combattete il tiranno e lo uccidete, poi vi guardate allo specchio e vi
accorgete che avete preso il suo posto.
Nel vostro piccolo mondo non è che dovete inventare chissà che cosa
o pretendere di andare a risolvere la guerra in Iraq, non è mica quello.
Tutto il mondo è un contenitore energetico pieno di pensieri,
emozioni ed energie che si manifestano in una realtà esteriore e la
mia domanda è: voi a quella guerra, non a quella dell'Iraq, alla guerra
dell'umanità quanto contributo avete dato? E quanto contributo state
dando? Allora tiratelo via, perché poi quell'energia vi serve per la
vostra felicità.
E' molto meglio non lanciarla, se lanciate la guerra poi la dovete
combattere, non bisogna più lanciarla la guerra, è faticosissima la
guerra. Il punto è che la guerra nasce dall'idea di possedere la Verità.
Quando voi capite che non possedete la Verità la guerra è finita, non
avete più niente da difendere. La Verità non la possedete e non la
possederete mai, la potete solo cercare e amare, e se capite che anche
gli altri sono cercatori di Verità, tutto riacquista una dimensione
umana.
Allora, per concludere, l‟idea dei livelli la riassumiamo con queste
parole: non credete di sapere. Credere di sapere è la cosa peggiore
che potete fare a voi stessi.
27 Giugno 2005
295
AMMINISTRARE L’ENERGIA
L’energia sessuale
Amore e bisogno
Coppia convenzionale e coppia essenziale
L‟energia scorre, scorre in un tubo, in un circuito e nel corpo umano
allo stesso modo, poi fuoriesce. Nel corpo umano se fuoriesce negli
orifizi più bassi la chiamiamo energia sessuale. Questa parola
sessuale è un'etichetta che viene messa addosso all'energia solo
perché tutti vivono quella. Se voi avete un sentimento di amore e
questo sentimento di amore vi spinge a diventare amico di una
persona, dopo questo sentimento di amore lo chiamate amicizia, ma
questo sentimento di amore lo potete portare in ogni cosa, per
esempio nella musica e lo chiamate arte, è sempre un sentimento di
amore. Un sentimento d'amore è universale, siete voi che ci mettete
sopra tante etichette. Le etichette non riguardano la natura
dell'energia ma la sua applicazione, c'è l'energia sessuale, l'energia
emozionale, l'energia motoria, l'energia mentale, è sempre la stessa
energia.
Se nella presa di corrente inserite la spina di un rasoio elettrico vi fate
la barba, se inserite un phon vi asciugate i capelli, se inserite una
radio ascoltate la musica, ma non è che voi chiamate quell'energia
energia del phon o energia del rasoio, è energia.
I buchi della presa, come il più e il meno in una pila, sono vicini ma
energeticamente hanno una differenza di potenziale, un dislivello
enorme. E‟ come una cascata, c'è un punto basso e un punto alto,
grazie alla differenza di livello, che è il potenziale, può cadere
l'acqua, l'acqua non cade fra due punti alti uguali.
Il punto fondamentale da capire è che l'energia nasce da un dislivello.
In una pila scarica quando non c‟è più dislivello fra il più e il meno
non c‟è più neanche l'energia che può produrre il movimento. E' per
quello che serve sempre un maestro per imparare, non si impara
niente da soli, non c'è il dislivello che fa fluire la capacità di
apprendimento. Adesso il punto chiave è questo, qual è il dislivello
che fa fluire energia nella vita? Qui dove siete voi, quali sono i più e i
meno della vostra pila? Voi siete qui, c'è tanta vita, qual è il dislivello
che fa funzionare questa vita? Cos'è che fa muore questa energia?
296
Sono il sole e la terra. Non esiste niente su questo pianeta che non
venga dal sole. Una maglietta: mezzo barile di petrolio, una laurea in
ingegneria: ottantamila barili di petrolio. Il petrolio come lo usiamo è
energia, ma cos‟è il petrolio? E' la luce del sole che è arrivata sulla
terra, ha fatto vivere delle cose, queste cose sono state lì, sono state
milioni di anni e si sono trasformate in petrolio. Tutto è mosso
dall'energia solare, ogni cosa, tutto è fatto vivere dall'energia solare.
Quindi il circuito in cui scorre l'energia è il circuito che collega il sole
alla terra. E' per quello che l'uomo ha incominciato a svilupparsi
quando si è alzato in piedi, si è messo dentro al circuito, mentre
quando era orizzontale era poco dentro al circuito. Il circuito è la
nostra spina dorsale.
Il verso in cui scorre l'energia è un verso che si può vedere in due
modi, ma è lo stesso. In fisica gli elettroni si muovono dal punto
potenziale più basso al punto potenziale più alto, cioè nella pila da
meno a più, ma si può anche dire che le cariche positive si muovono
da più a meno, sono due modi di vedere la stessa cosa. Allora se noi
descriviamo l'energia in termini di evoluzione allora parliamo di
un'energia che sale, se noi parliamo in termini di involuzione, quindi
di incarnazione, parliamo di un'energia che scende, è la stessa cosa.
Parliamo quindi di un'energia che sale, di evoluzione, l'energia sale e
quando nel salire, spinta dalla terra verso il sole, si esprime a livello
del primo chakra o dei primi chakra, abbiamo la sopravvivenza e
quella espressione è sessuale. L‟uomo mediamente vive intrappolato
nella trappola della paura e la trappola della paura è la trappola che lo
tiene collegato alla sopravvivenza e che lo tiene agganciato
totalmente e continuamente alla sessualità, l'uomo che incomincia a
svilupparsi pensa: io devo trasmutare l'energia sessuale in energia
superiore. E' giusto questo ragionamento, solo che non è proprio così:
dovete permettere all'energia di salire. Trasmutare l'energia sessuale
vuol dire imparare a far fluire l'energia anche in altri posti.
Uno che ha solo l'energia sessuale e non concepisce le altre energie
incomincia a dire: ma come si fa a trasmutare questa energia
grossolana in un'energia sottile? Anche questo è giusto a un livello
più basso, se voi volete avere una visione ampia, l'energia è l'energia
e basta.
Tornando alla quotidianità della vita dovreste prima di tutto
riconoscere quanto l'energia sessuale è potente. E' potentissima, è una
297
cosa di una potenza immensa, governa tutto. Il potere della sessualità
quando va fuori dal suo dominio, che è la vita sessuale, è il potere
dell'illusione, però in una sana vita sessuale non ci sono problemi, mi
spiego meglio. Che cos'è il sesso? Togliete tutto il vostro sistema di
credenze, tutto il vostro sistema di illusioni e spietatamente dite cos‟è
un rapporto sessuale. Spogliatelo delle proiezioni del vostro passato,
spogliatelo dei convincimenti, spogliatelo della seduzione,
spogliatelo dell'illusione e dite che cos'é. Ve lo dico io in maniera
brutale: è un po‟ di ginnastica, due urletti, uno spruzzetto e tutto è
finito. Nel suo atto reale non ha il valore che gli viene dato quando è
spogliato da tutto. Perché questa cosa a cui la natura ha conferito il
giusto piacere, se non ci fosse l'illusione e la dipendenza, sarebbe una
cosa che trasmutarla sarebbe facilissimo e si vivrebbe anche in
maniera giusta, sarebbe una cosa in equilibrio, invece c'è uno
squilibrio pazzesco, si deve fare per forza, c‟è tutta una struttura che
condiziona.
La ricerca del sesso è spasmodica, se osservate attentamente lo
vedete. Il mondo non sarebbe tutto basato sul sesso, tutta la pubblicità
non sarebbe costruita in questo modo. E' stato costruito sul sesso un
potenziale pazzesco, siamo arrivati al punto che il sesso ha messo
insieme una quantità tale di deviazioni, di aberrazioni che uscirne è
difficile.
Il potere di questa energia usata in maniera distorta può trasformare
l'uomo in un animale.
Quindi l'energia è l'energia, è la mente che plasma, è la mente che
trasforma questa energia che è universale, è versatile, è onnipotente e
la trasforma in una realtà che è un'altra cosa. Ricordate, esistono usi
dell'energia molto più raffinati di quelli che facciamo noi, ed esistono
usi dell'energia molto più grossolani di quelli che noi facciamo.
Quindi la qualità della vostra energia, la vibrazione della vostra
energia è il vostro stato emotivo, come usate l'energia dice chi siete.
Il sesso non è un problema, è l'investimento mentale fatto su di lui
che è sbagliato.
Bisogna incominciare col comprendere questo: quel desiderio
sessuale di cui voi vi credete protagonisti e che pensate di scegliere,
non è una libertà, è un dovere, ed è un pagamento nei confronti del
mondo della sopravvivenza. Perché? Perché l‟uomo quando ha
l‟erezione non lo ha deciso lui, è solo un evento di tutta una serie di
298
eventi che sono programmati. Gli eventi che sono programmati sono
che le donne producono l'ovulo e non lo mettono su un tavolo per
essere fecondato, l'ovulo si trova nella pancia delle donne. Sta lì ed è
lì dentro che la natura ha deciso che deve essere fecondato, e se non
viene fecondato in tempo utile, viene espulso. Quindi la donna è la
custode dell'ovulo, non si limita a produrlo, ma lo tiene lì e lo cura
per nove mesi finché non nasce un bambino. Lo spermatozoo non ci
va da solo dall'ovulo, bisogna portarcelo, perché il luogo dove l'ovulo
si trova è un luogo molto protetto, non è che chiunque può arrivare lì
dentro. Per essere portato lì serve tutta una procedura speciale, per
esempio bisogna che il pene acquisti la sua capacità di penetrare,
perché ordinariamente non ce l'ha, e che vada lì perché a distanza non
si fa, quindi praticamente l'ovulo che si trova nella pancia della donna
l'attira, e sceglierà uno spermatozoo in mezzo a quindici miliardi di
spermatozoi.
Per fare questo bisogna mettere nel mondo delle impressioni degli
uomini degli stimoli sessuali che eccitino in lui la volontà di andare
verso la donna, altrimenti non succede. In questo aspetto l'uomo
maschio è femminile, perché è ricettivo, e quante volte l'uomo
maschio è violentato nel suo mondo psichico delle impressioni?
Molto spesso. Se sono un uomo voglio ricevere stimoli sessuali da
una persona da cui decido di riceverlo, invece un uomo riceve stimoli
sessuali continuamente, in continuazione, gli vengono buttati dentro,
poi va a casa e fa l‟amore con sua moglie, ma quella eccitazione, che
si era prodotta in lui, non era riferita a sua moglie. L'uomo è
continuamente violentato in questo senso, non lo sa e esiste una
struttura culturale, di pensieri o di pubblicità, che violenta l'uomo in
continuazione.
La sessualità femminile funziona in maniera diversa, incomincia in
una maniera ravvicinata, e quindi ecco che la seduzione nei confronti
di una donna è sempre una cosa personalizzata non è indiretta. Lo
scopo della sessualità è riproduzione della vita, la fecondazione. Voi
avete un debito nei confronti della vita che è quello di adempiere ai
vostri compiti della sopravvivenza in maniera naturale, senza creare
la carica dell'illusione e ricordatevi che il vostro scopo, il vostro
senso, è una vita superiore, non quella dei mammiferi.
Anche perché quando un uomo e una donna si incontrano e mettono
al mondo un figlio questo scende in funzione di cosa? Se la loro
299
intesa è solo sessuale, è il figlio dei corpi, perché questa è una coppia
fisica e quindi il figlio è il figlio dei corpi, ma se fosse una coppia nel
senso globale del termine, di un‟integrità di due esseri che si trovano
insieme, potrebbe essere un figlio non solo del copro, anche del
sentire, anche dell'anima.
Dal mondo della sopravvivenza, i primi tre chakra, dovete togliere
l'illusione, così l‟energia può salire. Togliere l‟illusione è uguale a
non coltivarla, ma voi la coltivate sempre, siete continuamente
invitati a coltivarla. L'illusione è il contrario della realtà, é il potere
del sesso che crea l'illusione.
Occorre spogliare il sesso della sua illusione. Con questo uno
potrebbe pensare: “Ma allora diventa brutto?” No, in questo modo
contiene il suo giusto piacere, come la natura ha deciso. Chi
approfondisce un po‟ di più si accorge che l'illusione si trasforma
sempre in dolore, quello che vi fa soffrire nelle relazioni è l'illusione
che c'è applicata sopra, non è la relazione stessa. E' l'illusione che ci
applicate sopra che si trasforma in tutte le cose che non accettate.
Volete sapere quanta illusione ci avete messo sopra? E' facilissimo,
guardate tutte le cose che non accettate. Sono tutte le cose che non
avete visto, fra l'altro, perché eravate così accecati dall'illusione che
non vi siete dati la possibilità di vedere.
Allora, l'astinenza dal sesso non è l'astinenza dalla vita sessuale non è
così, altrimenti la vita umana si fermerebbe. Padre Anthony dice
questo: “Voi vivete la vostra vita sessuale, mettete al mondo un
figlio, due figli o tre figli e quando poi questa cosa ha perso
l'interesse viene un momento in cui la lasciate.” Cosa vuol dire che ha
perso l'interesse? E' stata vissuta pienamente, è stata realizzata,
meccanismi e illusioni non ce ne sono più, il debito con la natura è
stato pagato e non avete più voglia di fare questa cosa.
Ciò che serve è l'amministrazione delle energie, amministrare
l'energia è molto importante, è tutto. Bisogna conoscere se stessi,
perché il dispendio delle energie, lo spreco delle energie ha sempre a
che fare con la menzogna, con l'immagine che volete dare di voi
stessi, ha sempre a che fare con la falsa personalità, con la mancanza,
con l'irrequietezza e con la guerra. La guerra è lo spreco dell'energia
per eccellenza, non usate le energie per vivere ma per combattere,
questo lo fate spesso.
300
La purezza, l'astinenza sessuale è solo svuotare la sessualità nei suoi
aspetti illusori. In altri termini svuotare la sessualità dalla seduzione e
dall'illusione di riempire la mancanza, non si riempie la mancanza, la
soluzione per la mancanza è non generarla, è tutto diverso.
La chiave è non generare il senso di mancanza, quando lo generate e
vi illudete di riempirlo, ogni volta é dolore. Sarebbe molto più facile
riconoscere che il vuoto non c'è, la mancanza non c'è, piuttosto che
pensare di colmarla. Come la colmate? Non vi siete mai accorti che
ogni volta che cercate il piacere subito dopo che lo avete soddisfatto
riparte il meccanismo con un desiderio di un piacere più grosso?
Dovete aumentare per ottenere lo stesso piacere.
Quando non vivete più nella dinamica della mancanza e del
completamento attraverso un altro, allora potete vivere delle vere
relazioni, ma se non avete compreso che il completamento avviene
dentro di voi, e che l'integrità è una vostra funzione che dovete e
volete conquistare, nutrirete l'illusione di completarvi attraverso un
altro. Quando fate questo non vi completate, restate ciò che siete con
l'aspetto illusorio della sessualità, che è l'idea di completarsi
attraverso l'altro. Non potete completarvi attraverso l'altro, perché
con le vostre idee l'altro non lo vedete proprio, lo usate. Poi quando
vi accorgete che non può assumere il ruolo che volevate vi sentite
traditi, lo lasciate e ne cercate un altro. In tutto questo non c'è
incontro, l'incontro avviene solo fra persone libere, è la differenza fra
la coppia convenzionale e la coppia essenziale.
Quando producete la vostra unione di maschile e femminile, in questa
completezza non cercate nulla per completarvi, siete aperti a tutto,
allora è possibile con un'altra persona, con le medesime
caratteristiche, un incontro che avviene nel rispetto perché non
confonde l'amore col bisogno, da questo incontro nasce la coppia
essenziale.
Ricordate bene che l'amore e il bisogno sono due cose totalmente
separate, non bisogna fare confusione, perché in base al bisogno si
crea la coppia convenzionale che dopo il fuoco si trasforma o in una
abitudine o in una guerra. La coppia convenzionale o sopravvive o
muore, ma mai vive. Una coppia convenzionale è basata sul bisogno,
i bisogni non sono solo bisogni fisici, cioè l‟altro vi interessa nella
misura in cui colma il vostro bisogno, vi da l'illusione di colmare il
vostro bisogno. La coppia di questo genere, finisce sempre o verso la
301
sopravvivenza o verso la morte della coppia. La coppia
convenzionale quando è così, non è che non possa trasformarsi si può
trasformare, acquistare una coscienza e cercare di trasformarsi, ma è
molto difficile. Il bisogno non si ferma, il bisogno vuole tutto, il
bisogno divora tutto, non bisogna coltivarlo, ogni volta che lo
coltivate si ingrandisce sempre di più.
L‟amore invece è una cosa che sboccia, è un fiore che sboccia fra
persone libere. Quella che vive, di vera vita, che si rinnova ogni volta
è la coppia essenziale, in cui uno non ha bisogno dell'altro ma è ben
felice che ci sia.
Alla fine di tutto ci sono due vie, sono solo due, non sono tante, sono
la via dell'anima e la via del bisogno o della sopravvivenza, sono
queste due le vie. Le stesse cose lette secondo una modalità o l'altra
sono completamente diverse. Bisogna cercare di tenere dentro una
luce, a volte nel quotidiano non si riesce ad essere sempre fedeli a
questo, però non lo dovete perdere mai. Può capitare che in un
momento vi accorgete di aver parlato male di un altro, però dovreste
fermarsi e dire: “L'ho fatto ancora una volta, fa niente, io non voglio
scendere a questo livello, non è degno di un uomo”. E‟ come un
sonno ipnotico, il serpente lavora bene.
Allora voi dovete occuparvi di voi stessi, della vostra vita, della
gestione delle vostre energie e del far crescere le vostre vibrazioni
verso uno stato di maggiore pace, questo è il significato della vita.
Questo vi serve per riuscire ad abbandonare l'attitudine a remare
contro, contro voi stessi. Diciamo così: la cosa più grande che voi
potete fare nella vita è occupare degnamente il vostro posto. Questo è
il punto. Occupare il vostro posto in maniera impeccabile (senza
peccato), questo è quello che potete fare, occupare impeccabilmente
il vostro posto, perché questo coincide con la felicità.
Occuparvi di voi significa comprendere cosa dovete imparare da
questa osservazione: voi avete il vostro amore, la vostra spinta,
l'importanza di vostra madre, avete persone di cui dovete tenere conto
e capite subito che in base alle caratteristiche che avete non esiste una
sola persona al mondo che potrebbe occupare quel posto.
Naturalmente potrete occuparlo più o meno bene, e questo è il vostro
compito, dovrete trovare delle mediazioni e vedrete nascere una forza
dentro di voi che non conoscevate, ma c'è sempre stata, però senza
quella mediazione non l'avreste mai vista.
302
Avete solo due possibilità, una possibilità introspettiva, dentro di voi,
la Ricerca della Verità e dentro alla Ricerca della Verità conoscerete
voi stessi, ma se non la fate allora guardate fuori, e cosa vedete fuori?
Vedete uno specchio che vi mostra la stessa cosa. Quindi o vi
guardate dentro o vi specchiate fuori non cambia niente.
Se avete deciso di specchiarvi fuori è chiaro che la mediazione è il
gioco.
Mentre internamente è la Ricerca della Verità fuori è la mediazione,
perché la mediazione è la scoperta della Verità attraverso il rapporto
con gli altri. E' per quello che se avete deciso di guardare fuori
appena mentite lo specchio vi mostra subito cosa dovete imparare, se
non lo imparate e lo rifiutate lo dovrete andare a rivedere ancora.
04 Luglio 2005
303
MEDIAZIONE
La mediazione
Incontri con uomini straordinari
Falsi valori
Il seme, il terreno e il seminatore
Prima di leggere un pezzo di Incontri con uomini straordinari vorrei
approfondire il concetto della mediazione, perché ci sono persone fra
voi che hanno il desiderio profondo di continuare a fare questo
cammino, ma spesso si trovano in difficoltà perché hanno famiglia,
marito e figli che si oppongono a quello che volete fare. Cos‟è la
mediazione?
Si potrebbe dare la definizione in poche parole: è quella soluzione
creativa che salva capra e cavoli, perché la vostra crescita non può
avvenire a scapito di qualcun altro o qualche altra cosa.
Cioè l'impossibilità di mediazione è la dimostrazione esatta che nella
vostra mente c'è un solo punto di vista, quando non riuscite a mediare
è perché non riuscite a contenere, non c'è spazio alla tolleranza, si
capisce cosa vuol dire spazio di tolleranza? Se la testa è piena non c'è
spazio di tolleranza, e quindi non c'è spazio per altro o per altri punti
di vista.
Quando non c‟è quello spazio si scatena una guerra interiore: ”Questo
è sbagliato, io voglio fare quello che mi pare.” Dentro la vostra testa
non c'è spazio. Allora la mediazione incomincia come attitudine,
prima ancora di capire che cos'è la mediazione, è utile applicare
l‟attitudine.
La mediazione incomincia col togliere, col sapere di non sapere.
E‟ molto bello capire che c'è altro, che quell'altro ha valore e che
quell'altro vi serve e non è che il vostro scopo serve per escludere, ma
serve per includere. Di solito si risponde: “Ah, ma non ce la faccio.”
Lo so che non ce la fate, lo so bene che non ce la fate rimanendo ciò
che siete, ma diventando ciò che potete diventare ce la potete fare.
Quindi la mediazione è tutto. La mediazione è l'essenza della vita. La
mediazione fisicamente avviene nel cuore, il cuore è il luogo che
media tra la mente e il corpo, questo è un esempio perfetto di
mediazione. E' troppo astratto detto così, però è il modo giusto per
capire le cose, perché se uno lo riesce a capire nel livello fine, poi lo
304
capisce anche nel livello grossolano. Se vi dicessi, per esempio: “La
vostra famiglia ha perfettamente ragione.” Voi vi sentireste soffocare
e tutto diventa una violenza. Invece la mediazione è senza violenza,
la mediazione è la soluzione al pericolo della violenza.
Troppo difficile? Allora lo semplifichiamo. Quello che i vostri figli o
un‟altra qualsiasi persona vi dicono ha diritto di cittadinanza, è molto
importante ed è una cosa che vi serve. Vi sta facendo osservare che
state facendo un lavoro importante, di valore, ma state dimenticando
qualcosa. Nel lavoro che fate c'è un tot di identificazione, è
l'identificazione che toglie lo spazio, ecco perché la mediazione è
importantissima.
Di fronte a questa difficoltà uno si potrebbe domandare: ”Allora
come faccio?“ Intanto non occorre fare niente, ma bisogna avere
queste due importanze fra le mani.
Se uno di voi si trova in una difficoltà con la propria famiglia
potrebbe pensare in due modi. Potrebbe pensare che il cammino sta
richiedendo tempo e che deve occuparsi della sua famiglia, ecco
questa è la strada per togliere alla famiglia. Oppure potrebbe pensare
che è la famiglia che sta impedendo il cammino spirituale con tutte le
richieste, le esigenze che ha, sbagliato, questo è il modo per togliere
al cammino spirituale.
La vostra famiglia e il vostro cammino spirituale vi chiedono di
essere integrati e di essere nel flusso. Questa è la mediazione.
Si potrebbe pensare che sia pesante, ma non è così, è molto facile,
però non è da fare subito, è da capire. E' molto importante, è solo la
mente che dice non ce la faccio.
Allora il cammino spirituale è importante, le esigenze della famiglia
sono importanti.
Qual è il più importante? No, la loro importanza è nella somma. E' la
loro somma che li rende importanti, è la loro interazione.
Pensate se una persona per essere una ricercatrice della Verità
dovesse essere una cattiva madre, non esiste. O se per essere una
buona madre deve rinunciare al suo cammino della Verità, non esiste.
Cosa succederebbe? Succederebbe che sarebbe una madre che
diventerebbe sempre peggio. E se invece per la sua ricerca della
Verità mettesse da parte la responsabilità, diventerebbe una fanatica.
Quindi la vostra famiglia vi impedisce di essere un fanatico. E la
ricerca della Verità vi impedisce di essere un mammifero.
305
La mediazione è tutto, la mediazione è importantissima perché la
mediazione è il realizzarsi del contatto con lo sconosciuto.
Come si fa a mediare? Bisogna dare valore ai due punti di vista, non
sminuire un punto di vista, dare valore ai due punti di vista. La
ricerca spirituale è sacra, l'esigenza della famiglia è sacra. Adesso
serve una soluzione creativa, che il creatore che voi siete troverà.
Questo è espresso chiaramente nel film “Sette anni in Tibet”,
l'esempio è così: Brad Pitt, un famoso attore, arriva in Tibet e in Tibet
c'è il Dalai Lama che è un bambinetto e allora lui stringe amicizia con
il Dalai Lama. Il Dalai Lama è un ammiratore dell'occidente e Brad
Pitt interpreta nel film un ingegnere e il bambino chiede: ”Mi
costruisci un cinema?“ L'ingegnere risponde: “Sì te lo costruisco.” E
allora il Dalai Lama lo prende in parola e gli da l'incarico di costruire
il cinema, e di usare come operai i monaci. Dopo un po‟ l‟ingegnere
arrabbiatissimo va dal Dalai Lama e dice: “Ma io non posso costruirti
il cinema!!”. “Ma me l'hai promesso”, risponde il Dalai Lama. “Ma
perché non puoi?” - “Perché i monaci ogni volta che trovano un
verme si fermano, smettono di lavorare.” E il Dalai Lama dice: “E‟
giusto, perché la nostra tradizione dice che la vita è sacra.”
L‟ingegnere dice: “Ma allora io non posso costruirti il cinema.” “Ma
me lo hai promesso!” Insiste il Dalai Lama. “Me l'hai promesso!!”
Il Dalai Lama è incarnazione di Dio, è Dio che dice: “Tu mi hai
promesso che mi costruivi il cinema.” L‟ingegnere dice: “Allora dì ai
tuoi monaci di andare avanti e di fregarsene dei vermi.”
Il Dalai Lama risponde: “No! Per noi la vita è sacra è una tradizione
antichissima.“
L‟ingegnere dice: “Allora cosa faccio?” A questo punto il Dalai
Lama tira fuori tutta la sua meravigliosa saggezza e dice: “Ti sei
dimenticato chi sei. Tu sei un uomo intelligente, troverai di sicuro
una soluzione.”
La scena successiva: i monaci vanno a lavorare sul cantiere del
cinema con delle scatoline. Ogni volta che trovano un verme lo
mettono nella scatolina. Invece che costruire il cinema in tre mesi ce
ne mettono sei.
Quando avete realizzato la soluzione creativa non siete più la stessa
persona. Un pezzo di divisione e di guerra è scomparso dalla vostra
vita, voi siete qua apposta a fare questo, non a fare un'altra cosa.
E‟ come quel proverbio saggio che dice: “La ragione è dei coglioni.”
306
Ogni volta che volete avere ragione, vuol dire che rifiutate la
mediazione, rifiutate la crescita, il contatto con la vostra anima, la
vostra integrità e quindi rifiutate tutte le possibilità che vi sono
offerte, per mantenere cosa? Una ragione che andrà al cimitero col
vostro corpo. Provate a sviluppare questa idea dell'importanza della
mediazione. La mediazione è una esplorazione, non c'è esplorazione
nella vita senza mediazione.
L'esplorazione non è essere qua, ma vedere oltre e muoversi verso
quell‟oltre. Incominciare a cercare un punto intermedio, quella è la
mediazione.
Mediazione è mediare, anche l'insegnamento è fatto così. Un
insegnamento è fatto così, viene uno e vi dice una cosa, questa cosa è
una distanza fra il luogo in cui siete e il luogo che vi viene mostrato.
Poi quello che ve l'ha portata se ne va, perché dovete compiere la
distanza, perché se lui resta lì voi restate uguali, quindi tutto
l'insegnamento è un invito alla mediazione, tutta la vita è un invito
alla mediazione.
La mediazione è l'unica cosa che costruisce, perché il contrario della
mediazione è come sempre la guerra. La guerra distrugge i
contendenti, la mediazione arricchisce i contendenti, che non sono
più contendenti. In altri termini la mediazione è l'arricchimento di
una fratellanza, è il riconoscimento del fatto che il bene o è comune o
non è bene. Il vostro bene non può essere contro un altro, a scapito di
un altro.
Se dovete fare una mediazione voi potete anche riconoscere che una
certa mediazione è troppo grande, potete pensare che così come siete
quella mediazione è troppo grande e allora non vi resterà che lo
schieramento, dovrete schierarvi per una cosa, ma inevitabilmente
contro l'altra.
Io cercherei di lasciarla per ultima questa possibilità, soprattutto
quando si tratta di mediazioni come queste, che sono sicuramente a
portata di mano, poi dopo ognuno può avere le sue idee. Io vi
propongo la mia, io penso che se la mediazione vi è messa davanti,
cioè se vedete quella possibilità, vuol dire che ce la potete fare e
allora vi chiedo: come potete mediare? Chi è in guerra non si pone
questa domanda, come un treno sta andando per la sua strada.
Chi si fa questa domanda è perché già vede i due termini del
problema e già da energia o amore a tutti e due. Allora vuol dire che
307
lo potete fare, potrebbe essere una cosa molto grande che credete di
non poter fare, è giusto anche quello, ma tanto quanto ritenete di
poterlo fare è sempre meglio cercare una direzione, perché è una
benedizione. E‟ una benedizione per chi? Per tutti, per tutti e tre i
termini del problema.
Questo discorso vi fa sentire una certa fatica, una pesantezza? No,
non è così. Potrebbe capitare che magari dall'altra parte trovate
qualcuno che voglia fare la guerra, ma può farla da solo la guerra? E'
difficile fare la guerra da solo. Anche se fosse uno scoglio grosso,
posso dirvi che è il momento in cui dovreste cercare una mediazione
con un termine così lontano da voi e vi sembra di dover dare molto
per fare questa mediazione, sembra che vi costi molto, ma sappiate
che vi costa meno che partecipare alla guerra. Costa molto meno che
partecipare alla guerra, perché quando non mediate la guerra la
dovete fare e non potete non farla, costa molto di più partecipare alla
guerra.
Voi e l‟altro non avete una soluzione, siete lontani, ma volete
incontravi, dove vi incontrerete se non a metà strada?! Ci sono tanti
punti dove incontrarsi, ci sono tanti luoghi dove incontrarsi, luoghi
possibili. Mediazione vuol dire: in mezzo, non al centro, vuol dire
punto in mezzo, quindi potete incontrarvi qui, potete incontrarvi lì,
potete incontrarvi molto vicino. Naturalmente chi si avvicina molto
all'altro è quello che da molto. Però siccome uno riceve esattamente
quello che da, quello che riceve è di più.
La mediazione potrebbe avvenire anche sospendendo tutto, nel senso
di non andare oltre più di tanto, anche questo è mediazione. Anche
arrendersi, certo, non ho detto che la mediazione si deve fare, io dico
che la mediazione è un valore straordinario e se riuscite a compiere la
mediazione, perché avete capito il suo valore, è una cosa importante,
ma se vedete che non c‟è possibilità non dovete mediare. Se avete la
visione della logica delle cose, capite che altrimenti và a finire in una
guerra e in quella guerra perdono tutti. Anche non accettare la guerra
è già una mediazione.
Non accettare la guerra diventa una vera mediazione quando diventa
un'azione attiva. Quindi la mediazione è un'azione nella direzione
della pace, sempre. Naturalmente l'ego non è mica tanto contento,
perché l'ego vuole aver ragione, l'ego cosa dice? Dice questo: “E‟
mio.” L'ego ha un'idea molto chiara: “E‟ mio e basta!” L'ego si
308
chiude tutto in questo: “E‟ mio.” E quindi l'ego è quello che vi
impedisce di ricevere, perché abbiamo appena detto che dare e
ricevere sono la stessa cosa. Quando dice “IO” vuol dire: “Non te lo
do neanche se crepi”. Vuol dire non riceverò niente, quindi c'è da
rovesciare tutto. Se voi entrate nella visione in cui la mediazione ha
valore, cercherete di farla ogni volta che ve la sentite. E' giusto
valutare le vostre forze, se vi sembra impossibile o possibile. Poi fatta
una volta, dove vedete che mettete tutto a posto, perché il frutto della
mediazione è il miracolo, avete voglia di farla ancora. Il frutto della
mediazione è il miracolo, è come l‟esempio dell'ingegnere che
pensava che fosse impossibile costruire un cinema senza ammazzare i
vermi, perché prima della mediazione, nella sua visione del mondo, è
un miracolo, perché il miracolo cos'è? Ciò che nella vostra visione
del mondo è impossibile.
Allora il frutto della mediazione è il fatto che vi fa fare qualcosa che
per voi era impossibile. Ma non eravate voi, era il vostro io, il vostro
ego, le vostre paure, il vostro passato a impedirlo. Quando l'avete
compiuto, avete compiuto il miracolo, il vostro mondo è più grande.
La mediazione è l'invito a rendere più grande il vostro mondo. Se
invece sentite la mediazione come un dovere, come un obbligo, allora
non farete la mediazione, farete una guerra travestita: sorrisi fuori ma
la guerra dentro.
Quando l'uomo dice: “Non ce la faccio, non ce la posso fare” è una
falsa umiltà che vi fa tirare indietro da quella sfida che vi farebbe
crescere. L‟anima si nutre di sfide, vuol dire che si nutre di
mediazioni con lo sconosciuto. Lo sconosciuto é tutto, è l'unica cosa
che ha valore. Perché il conosciuto è il passato, non c'è vita nel
passato.
Così come il credere di sapere è veramente una brutta cosa. Credere
nelle ingiustizie, nei nemici, nei cattivi, ma anche credere cosa è
giusto o cosa è sbagliato, è veramente una brutta cosa che non fa
niente a colui al quale l'attribuite, ma a voi che fate questo pensiero vi
imprigiona e vi imprigiona perché impedisce la mediazione.
Perché impedisce la mediazione? Perché per mediare servono due
punti di vista, se voi sapere già qual è la Verità avete un solo punto di
vista e non potete mediare con niente, siete morti. Siete morti, la vita
è finita e fino all'ultimo giorno della vostra vita continuerete con la
stessa dinamica.
309
Ora leggiamo un pezzo di Incontri con uomini straordinari.
Gurdjieff insieme al professore di archeologia Skridlov si erano
travestiti da dervisci per poter entrare in un paese che si chiama
Kafiristan dove era pericoloso entrarci, si erano fatti questo
travestimento per sicurezza, però c'è un monaco che vede Gurdjieff,
gli si avvicina e gli dice: “Ho capito che sei un greco, non ti
spaventare, dovrei parlare con te.” E questo monaco riesce a
lasciargli un biglietto per cui dopo Gurdjieff e il professore vanno nel
monastero e parlano con questa persona. Inizio a leggere da questo
punto.
"Già dall'indomani ci sistemammo nel monastero, e per cominciare ci
concedemmo un periodo di riposo veramente indispensabile dopo
quei lunghi mesi di vita tanto intensa. Nel monastero vivevamo come
ci pareva; avevamo accesso ovunque, a eccezione dell'edificio dove
abitava lo sceicco, e dove venivano ammessi soltanto coloro che
erano già giunti a una liberazione preliminare. Quasi ogni giorno
andavamo a sederci con padre Giovanni" il signore che li aveva
riconosciuti "nel posto dove avevamo mangiato durante la nostra
prima visita al monastero, e lì avevamo lunghe conversazioni.
Padre Giovanni ci parlava molto della vita interiore dei frati, e delle
regole di vita quotidiana legate a questa vita interiore. Un giorno in
cui si discuteva delle numerose confraternite stabilitesi e
organizzatesi da molti secoli in Asia, egli ci spiegò nei particolari che
cos'era questa Confraternita universale, in cui ognuno poteva entrare,
qualunque fosse stata prima la sua religione.
Come ci rendemmo conto più tardi, fra i religiosi di questo monastero
c'erano effettivamente cristiani, israeliti, musulmani, buddhisti,
lamaisti e perfino uno sciamanista. Erano tutti uniti dal Dio Verità.
I frati di questo monastero vivevano a tal punto d'amore e d'accordo
che, nonostante le tendenze e i tratti caratteristici dei rappresentanti
delle diverse religioni, non potevamo mai sapere, il professor
Skridlov e io, a quale di esse fosse appartenuto un tempo questo o
quel frate.
Padre Giovanni ci parlava anche molto della fede, e di ciò verso cui
tendevano gli sforzi di tutte queste confraternite. Egli parlava così
bene, in modo così comprensibile e così convincente della verità,
della fede e della possibilità di trasmutare in sé questa fede, che un
310
giorno il professor Skridlov, sconvolto, non si poté trattenere ed
esclamò pieno di stupore:
"Padre Giovanni! Non riesco a capire come lei possa restarsene
tranquillamente qui invece di tornare in Europa, per esempio nella
sua patria, in Italia, per dare agli uomini di laggiù non fosse che la
millesima parte della fede così penetrante di cui lei mi anima in
questo momento".
"Eh! Mio caro professore" rispose padre Giovanni "si vede che lei
non comprende lo psichismo degli uomini così bene come i problemi
archeologici! Non si dà la fede agli uomini. La fede che nasce
nell'uomo e vi si sviluppa attivamente non è il risultato di una
conoscenza automatica, fondata sulla constatazione dell'altezza, della
larghezza, dello spessore, della forma o del peso di un oggetto
determinato, né tanto meno di una percezione mediante la vista,
l'udito, il tatto, l'odorato o il gusto - essa è il risultato della
comprensione. La comprensione è l'essenza di ciò che si ottiene
partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienze
personalmente vissute. Per esempio, se il mio fratello più caro
venisse in questo momento da me e mi supplicasse di dargli non
fosse che la decima parte della mia comprensione e io, con tutto il
mio essere, volessi farlo, non potrei neppure comunicargli la
millesima parte di questa comprensione. Per quanto ardente sia il mio
desiderio di farlo, perché egli non ha in sé la conoscenza che io ho
acquisito né le esperienze attraverso le quali mi è stato dato di passare
nel corso della mia vita.
Mi creda, caro professore, è infinitamente più facile far passare un
cammello dalla cruna di un ago, come è detto nelle Sacre Scritture,
che trasmettere a un altro la comprensione che si è formata in noi. Un
tempo anch'io la pensavo come lei. Avevo perfino scelto di essere
missionario per insegnare a tutti la fede cristiana. Volevo che, per
mezzo della fede e dell'insegnamento di Gesù Cristo, tutti fossero
felici come lo ero io. Ma pretendere di inoculare la fede con delle
parole è come pretendere che uno si sazi di pane solo a guardarlo. La
comprensione, come ho detto, risulta dall'insieme delle informazioni
intenzionalmente acquisite e delle esperienze personali. Mentre il
sapere non è che la memoria automatizzata di una somma di parole
imparate in un certo ordine."
311
Capite adesso quanto questo è perfetto? Il sapere è memoria di parole
imparate in un certo ordine, le puoi anche ripetere benissimo e anche
con parole molto più brillanti di quelle originali, ciò nonostante puoi
non avere nessuna comprensione. La comprensione nasce
dall'incontro, dall'integrità, noi lo diciamo meglio di lui ora, perché
questo è un discorso introduttivo, dall'incontro, dell'integrità dei tre
centri. La comprensione nasce quando di una cosa ne ho il sapere, il
sentire e il fare. Quella è la comprensione. La so, la amo, la so fare e
queste tre cose sono l'integrità, quello è un puntino di luce ed è una
comprensione ed è contemporaneamente una coscienza. Ed è un
nutrimento dell‟anima, dell'essenza, mentre invece il sapere se ne va,
è contenuto nel cervello, non passa all'essenza il sapere, per passare
all'essenza il sapere deve diventare vita. Esperienza piena.
"Non solo è impossibile, nonostante tutto il desiderio che se ne ha,
trasmettere a un altro la propria comprensione interiore costituitasi
nel corso della vita grazie ai fattori di cui ho parlato, ma esiste
perfino, come ho recentemente stabilito insieme con alcuni frati del
nostro monastero, una legge secondo cui la qualità di ciò che viene
percepito nel momento della trasmissione dipende, sia per il sapere
sia per la comprensione, dalla qualità dei dati costituitisi in colui che
parla.
Per aiutarla a capire ciò che ho detto ora, le citerò precisamente come
esempio il fatto che suscitò in noi il desiderio di intraprendere delle
ricerche in questo senso e che ci portò a scoprire questa legge. Nella
nostra confraternita ci sono due frati molto anziani: uno si chiama
frate Akhel, l'altro frate Seze.
Questi frati si sono assunti volontariamente l'onere di visitare
periodicamente ogni monastero del nostro ordine e di esporre
differenti aspetti dell'essenza della divinità. La nostra confraternita ha
quattro monasteri: il nostro, un secondo nella valle del Pamir, un
terzo nel Tibet, e il quarto nelle Indie. I frati Akhel e Seze vanno
dunque di continuo da un monastero all'altro e predicano la parola
divina. Vengono qui una o due volte all'anno e il loro arrivo nella
nostra comunità è considerato un grandissimo avvenimento. Durante
tutto il tempo che essi ci consacrano, l'animo di ognuno di noi prova
una beatitudine e una pienezza veramente celestiali. I sermoni dei due
frati, che sono entrambi santi quasi allo stesso grado, e che parlano
delle medesime verità, producono effetti molto differenti su noi tutti,
312
e in modo particolare su di me. Quando parla frate Seze, sembra di
udire il canto degli uccelli del paradiso. Nel sentirlo predicare, si è
toccati fino in fondo al cuore, e si resta lì come stregati. La sua parola
scorre come il mormorio di un fiume e non si desidera più nulla nella
vita se non sentire la voce di frate Seze. Quando predica frate Akhel,
la sua parola fa l'effetto quasi opposto. Egli parla male, con voce
indistinta, probabilmente per via della vecchiaia. Nessuno conosce la
sua età. Anche frate Seze è molto anziano; dicono che abbia trecento
anni. Ma è un vecchio ancora vigoroso, mentre frate Akhel porta i
segni evidenti dell'età avanzata. Se i sermoni di frate Seze producono
immediatamente una forte impressione, alla lunga tale impressione
invece scompare e, alla fine, non ne rimane assolutamente nulla.
Quanto alla parola di frate Akhel, in un primo momento essa non
produce quasi nessun effetto. Ma, col tempo, l'essenza stessa del suo
discorso acquista di giorno in giorno una forma più definita e penetra
interamente nel cuore dove rimane per sempre. Colpiti da questa
constatazione, ci mettemmo tutti a cercare perché ciò accadeva e
giungemmo alla conclusione unanime che i sermoni di frate Seze
provenivano soltanto dal suo intelletto, e non agivano, di
conseguenza, che sul nostro intelletto, mentre quelli di frate Akhel
provenivano dal suo essere e agivano sul nostro essere.
Eh sì, caro professore, il sapere e la comprensione sono due cose
completamente differenti. Soltanto la comprensione può portare
all'essere. Il sapere di per se stesso non ha che una presenza
passeggera: un nuovo sapere caccia via il precedente, e, in fin dei
conti, non è altro che del nulla versato nel vuoto. Bisogna sforzarsi di
comprendere, solo questo può portare a Dio. E per poter comprendere
i fenomeni, conformi o non conformi alle leggi, che si producono
intorno a noi, dobbiamo prima di tutto percepire e assimilare
consciamente una moltitudine di informazioni relative sia alle verità
obiettive sia agli avvenimenti reali che in passato sono successi in
terra. Dobbiamo inoltre portare coscientemente in noi stessi tutti i
risultati delle nostre esperienze, volontarie o involontarie."
Con Padre Giovanni avemmo molte altre conversazioni, tutte
indimenticabili. Questo essere raro faceva sorgere in noi una quantità
di questioni, quali gli uomini di oggi non si porranno mai da sé, dopo
di che egli dava a esse una risposta.
313
Una delle sue spiegazioni, che era stata provocata due giorni prima
della nostra partenza dal monastero da una domanda del professor
Skridlov, presenta un interesse eccezionale sia per la sua profondità
di pensiero sia per la portata che essa può avere per gli uomini
contemporanei che hanno raggiunto l'età responsabile. La questione
del professor Skridlov sorse dal più profondo del suo essere, quando
padre Giovanni ci ebbe detto, nel corso della conversazione, che
prima di poter entrare realmente nella sfera di influenza e di azione
delle forze superiori, era assolutamente indispensabile avere un'anima
e che quest'anima si poteva acquisire soltanto per mezzo di
esperienze volontarie e involontarie, come pure per mezzo della
conoscenza intenzionalmente acquisita di alcuni avvenimenti reali
accaduti nel passato. Il padre aveva aggiunto con tono grave che ciò è
possibile soltanto in gioventù, finché i dati appropriati dispensati
dalla Grande Natura non sono ancora stati sperperati per degli scopi
fantastici, che sembrano desiderabili soltanto grazie alle condizioni
anormali della vita degli uomini.
Nel sentire queste parole, il professor Skridlov sospirò
profondamente ed esclamò con disperazione: "Allora che fare adesso,
e come vivere, ormai?…"Dopo l'esclamazione di Skridlov padre
Giovanni rifletté un istante in silenzio, poi ci espose le straordinarie
idee che ho intenzione di riprodurre il più fedelmente possibile. Ma
siccome tali idee si riferiscono alla questione dell'anima, cioè alla
terza parte indipendente della presenza generale dell'uomo, le
introdurrò nel capitolo intitolato “Il corpo divino dell'uomo, i suoi
bisogni conformi alle leggi, e le sue possibilità di manifestazione”.
Questo capitolo farà parte della terza serie delle mie opere".
Essenzialmente qua sta parlando della falsa personalità, sta parlando
del fatto che quando voi venite educati in falsi valori e in questa
direzione dei falsi valori costruite tutta la vostra psiche, dopo è molto
difficile saltarci fuori, perché c'è un meccanismo di giustificazione
continuo. Dopo è molto difficile, per poter fare questo l'uomo
dovrebbe arrivare a vedere la sua vita com'è, guardate che è molto
difficile vedere la propria vita com'é. Bisogna prendersi una
responsabilità.
Quest‟uomo potrebbe vederla e pensare: la mia vita è uno schifo, ho
distrutto questo, ho distrutto questo e ancora ho distrutto questo, e a
dir la verità distruggo ogni cosa! E non è vero che questa cosa me
314
l'hanno portata via, sono io che ho distrutto, ho distrutto la mia
femminilità, la mai maschilità, ho distrutto ogni cosa….
Arrivato a questo se una persona vedesse tutto questo e avesse orrore
di tutto ciò che è stato e sa che la sua vita finirà così e peggio di così,
allora può avere una spinta per lavorare con una decisione immensa.
Più facile di questo è essere dei giovani ragazzi che vengono educati
secondo veri valori, voi però siete qui per fare esattamente questo,
che è difficilissimo. Ciò vi fa capire che se volete fare questo lavoro,
non potete fidarvi di quello che credete. E' quello il punto, lo so che è
molto difficile questo.
La capacità di sentire la Verità è ridotta praticamente a nulla perché
tutta la vostra struttura è piena di falsi valori. Cosa significa falsi
valori? Per esempio idee su voi stessi non verificate. Tutte le idee che
avete di voi stessi sono verificate? Quasi nessuna è stata verificata.
Potete dire: "Io in ogni posto dove vado a lavorare sono sfortunato,
incontro degli sfigati che non capiscono niente mi cacciano via". Non
so se siete pronti a capire che non è così, avete bisogno che qualcuno
ve lo mostri, da soli non ci arriverete mai e la persona che ve lo
mostra la odierete. Questa è la dimostrazione che non potete fare
niente, a meno che non vi mettete nella visione dell'apprendimento e
del ritorno verso la Verità. Allora sapete che prenderete un sacco di
bastonate, ma quelle bastonate non le prendete voi, le prende la parte
di voi di cui vi volete liberare.
Il cercatore della Verità è inattaccabile, se venite feriti della verità
non vi interessa niente, viene ferito colui il quale vuole conservare
qualche cosa che è una bugia, che è un'immagine di se stesso. Se siete
un cercatore della Verità la cosa che vi distrugge sapete che vi libera,
vi fermate, riflettete e di lì potete partire per un cammino vero.
Serve una decisione di camminare nella direzione della Verità
irrevocabile, costi quel che costi.
Questo discorso è molto reale, molto concreto. Per capire quali sono i
vostri orientamenti dovete capire anche come vi sbagliate. Per
esempio, siete dei cassieri, e vi sbagliate sempre a dare il resto, non è
che siete disonesti, non fate apposta, é che non volete mollare il
denaro, la vostra attitudine è prenderlo, non mollarlo. E ogni volta
che vi sbagliate, corrisponde ad ogni volta che non capite. Leggete la
vita con la vostra attitudine, non leggete gli eventi come sono. La
vostra attitudine deforma gli eventi in una maniera che è favorevole
315
al vostro ego e interpretate i dati della vita nella conferma della vostra
menzogna.
Da quando nascete create delle menzogne che vi permettono di vivere
una vita tranquilla, che vi permettono di fare le cose che vi
interessano, e evitano quelle che vi danno fastidio
Quella menzogna è fatta così perché in quel momento, per tornare al
tema di prima, non c'è l'apertura che consente la mediazione.
La persona tirchia si trova al ristorante con gli amici e quando è il
momento di pagare è sempre distratto da un'altra parte. Non è che lui
non vuole pagare, lo sa che una volta su cinque tocca a lui, ma ogni
volta lui è distratto dall'altra parte.
L‟azione del mediare presuppone un certo livello, per poter mediare
bisogna incominciare con lo svuotamento dei territori mentali, a
concepire e creare uno spazio dove questa mediazione possa
avvenire.
La menzogna, la parola forse ci trae in inganno, non è falsa, è
automatica. La mediazione, l'idea della mediazione è l'inizio
dell'uscita dall'automatismo.
La legge dice: “Se vieni colpito devi reagire”. Allora la soluzione è
non essere colpiti, per non essere colpiti non dovete essere dove il
colpo arriva, quindi dovete prendere tempo e spazio. Prendere tempo
e spazio vuol dire prendere vita. E' importantissimo.
E' lì che è possibile la mediazione, l'esempio di questo viene detto in
una maniera perfetta nel Vangelo: ultima cena. Gli Apostoli e Gesù
sono intorno al tavolo e Gesù dice: “Uno di voi questa sera mi
tradirà.” I grandi apostoli, come Giovanni, dicono: “Maestro, sono
forse io che ti tradirò? Sono forse io?” Il cercatore della Verità, mette
continuamente in discussione se stesso, sa che l'uomo mente, sa che
io può credere ma può ingannare. Pietro: “Maestro, forse sono io che
ti tradirò?”
Sono cercatori della Verità. Vogliono sapere se sono loro che
tradiranno, perché se sono loro che tradiranno se ne faranno qualcosa
di questo, anche da questo impareranno. Gesù risponde: “No” e l'ha
detto davanti a tutti. “E‟ quello a cui inzupperò il pane”. Prende il
pezzo di pane va da Giuda e lo inzuppa e Giuda dice: “Adesso devo
andare” e va via. E Giuda a Gesù non chiede niente. Come mai non
chiede niente Giuda? Ve lo dico io il perché: Giuda sa tutto, tanto che
Gesù gli dice: “Vai e quello che devi fare fallo subito.”
316
Una sera abbiamo parlato del teorema matematico che si chiama
teorema di Godel. Quest‟evento dell'ultima cena è il teorema di
Godel, vuol dire questo: “Nel tuo cammino non puoi mai dire io sono
nel giusto”. Nel momento in cui dici: “Sono nel giusto, sei
sicuramente nell'errore, questa è l'unica certezza”.
Perché la Verità può essere cercata, ecco perché Giovanni dice:
“Maestro sono io che ti tradirò?” Ecco perché loro sono cercatori
della Verità. Giuda è già nella sua direzione, non mette in discussione
niente, non si mette in discussione neanche a morire, lui sa quello che
deve fare. Lui sa già tutto, perché il maestro doveva liberarvi dal
popolo romano e non l'ha fatto, è tutto un ribollire della ragione.
Se Giuda avesse conosciuto il teorema di Godel e se avesse studiato
avrebbe detto: “Cavolo, siccome io ho esattamente ragione, questa è
la dimostrazione perfetta che ho torto.”
Ecco un essere intelligente: prende tutte le sue ragioni e le butta nel
cestino. E così finalmente è libero, finalmente può godersi un po‟ di
vita.
Sapete cosa facciamo noi qua? Noi qua creiamo uno spazio nella
mente. Solo questo perché poi dopo nessuno può fare altro, dopo si fa
singolarmente. Creiamo uno spazio nella mente per esaminare
l'esistenza di altri punti di vista che non ci riducano a cristallizzarci
nelle nostre certezze, perché quando siamo cristallizzati nelle nostre
certezze, gli altri smettono di esistere e se smettono di esistere gli
altri, smettiamo di esistere noi perché gli altri sono i messaggi che
Dio ci manda. Quindi noi creiamo uno spazio nella mente per poter
concepire e per poter quindi accogliere ciò che arriva. E quello che
arriva cosa ci dirà ogni volta? Ci dice sempre la stessa cosa, devi
diventare diverso. Vuol dire non sei il tuo passato. Ogni volta ci
invita alla mediazione e ci invita a diventare diverso e quindi ci invita
a vivere e a non essere il fantasma del nostro passato.
Se non fate questo morite tutti, siete già morti senza questo.
Dice Ramtha: “Perché non volete abbandonare le vostre certezze?
Perché sono il pungiglione attraverso il quale voi vi attaccate e vi
difendete dal mondo. Senza tutta questa bugia, se la tiro via, quanto
sarò vulnerabile?” Sarete vulnerabili sì, perché dovete vedere ciò che
siete, ma da lì può succedere tanto.
Bisogna arrivare a vederle nella propria vita, non è che lui è cattivo,
lui è buono, no, la vostra vita è un cumulo di menzogne. Dovete
317
riuscire a fare un pochino di chiarezza e produrre un po‟ di Verità,
che è il contatto con la nostra anima, questo é il punto.
Una seduta di Gianni, dice: ”Una perla, una perla meravigliosa cade
in una pozzanghera, cade talmente dentro la pozzanghera che è tutta
immersa nel fango, a questo punto non si riconosce più come perla,
ma si riconosce come fango. Pensa a se stessa come fango e per tanto
tempo sta in questo fango e crede di essere fango. E per lei il fango è
normale. Ma poi muovendosi, facendo esperienza all'interno di
questo fango un pezzettino di fango si stacca dalla superficie della
perla e lei vede questa lucentezza e questa luminosità, allora
incomincia a intuire, a conoscersi, a vedersi come perla, da quel
momento non ha più pace finché non riesce a togliere tutto il fango e
a ripulire ogni giorno di più un pezzettino perché possa manifestarsi
pienamente come perla.” Questo è un esempio perfetto. Però anche
voi potete dire: “Il luogo dove vivo non è fango”. Togliete quel
fango! Bisogna accettare di mettersi in gioco, dovete darvi una
possibilità.
I semi non sono tutti uguali hanno diversa capacità di evoluzione, ma
l'altro aspetto è che anche i terreni non sono tutti uguali, hanno
diverse capacità di accogliere il seme.
Poi c‟è anche un altro fattore: il vostro impegno. L'impegno del
seminatore è cercare di dare un buon seme, che vuol dire vivere
sempre di più in coerenza coi semi che dona e l‟impegno della terra è
di essere una buona terra.
Quando la terra diventa un buon orto? Quando è tutta zappettata, è
tutta stata ridotta in una polvere discretamente fine, sono stati tolti
tutti i sassi, le erbacce. Questo è un simbolo della personalità, quando
la nostra psiche, ricettività se volete, è tutta ben sbriciolata,
frantumata, non ci sono i malloppi, grossi rifiuti, inutili, ecco che si
può accogliere il seme. Come si chiama questo terreno quando è ben
triturato, ben concimato, è umido, è adatto ad accogliere? Humus. Mi
viene in mente Humus: Uomo, ma meglio Humus: Umile. E‟ la
capacità di accogliere, perché l'ego è il macigno nella terra, se il
vostro orto è fatto da malloppi grossi avete un bel da seminare. Serve
l'umiltà, la distruzione delle certezze, delle sicurezze, dell'arroganza,
della pretesa di sapere, del bisogno, tutto questo ben sbriciolato, ben
concimato è humus.
318
L'ego è una brutta bestia, bisogna smettere di dargli cibo, più mangia
più si arrabbia, più si arrabbia più combatte, più divora, più diventa
violenza. Anche le parole che usa Gibran parlando dell‟amore ci
paragona a delle pannocchie che l'amore batte per liberarci dai
cartocci, poi ci macina fino al candore, poi ci impasta e ci consegna
al Sacro Fuoco. L'amore ci libera proprio dalle grossolanità e ci
macina.
Riprendiamo la lettura Incontri con uomini straordinari, lui e
Skridlov sono venuti via dal monastero, dopo due anni, e si ritrovano
sulla cima di una montagna. Volevo solo leggervi alla fine quando si
ritrovano.
"Ognuno di noi, soggiogato dalla grandezza della Natura, seguiva i
propri pensieri.
Improvvisamente il mio sguardo si fermò sul viso del professore, e
vidi scorrere delle lacrime dai suoi occhi.
"Che cos'ha, vecchio amico mio?" gli chiesi.
"Nulla…" rispose. E, asciugandosi gli occhi, aggiunse: "Durante
questi ultimi due o tre anni, data la mia incapacità di controllare le
manifestazioni automatiche del mio subcosciente e del mio istinto,
sono diventato quasi come una donna isterica. Ciò che mi è successo
ora è avvenuto già altre volte in questi ultimi tempi. E' molto difficile
spiegare quello che succede in me quando vedo o sento qualcosa di
sublime, che non si può attribuire ad altri che al Nostro Creatore e
Autore, comunque mi vengono sempre le lacrime agli occhi. Io
piango, cioè si piange in me, non per tristezza, no … ma, potrei dire,
per una tenerezza profonda. Sono diventato così a poco a poco, dopo
il mio incontro con padre Giovanni, ti ricordi, quel padre che
abbiamo conosciuto insieme nel Kafiristan, con grande danno per la
mia vita ordinaria. Dopo quell'incontro, il mio mondo interiore e il
mio mondo esteriore sono completamente cambiati.
Nelle concezioni che si sono radicate in me, è avvenuta
spontaneamente una revisione di tutti i valori. Prima di questo
incontro ero un uomo completamente assorbito dai propri interessi e
dai propri piaceri personali, come pure dagli interessi e dai piaceri dei
propri figli. Ero sempre rivolto col pensiero, a cercare di soddisfare il
meglio possibile i miei bisogni e i loro. Posso dire che fino a quel
momento tutto il mio essere era dominato dall'egoismo e tutte le mie
emozioni e manifestazioni provenivano dalla mia vanità.
319
Il mio incontro con padre Giovanni ha fatto giustizia di tutto questo e
da allora, a poco a poco, in me è apparso qualcosa che ha portato
tutto me stesso alla convinzione assoluta che al di fuori delle
agitazioni della vita esiste qualcos'altro che dovrebbe essere lo scopo
e l'ideale di ogni uomo più o meno capace di pensare - e che questo
altro soltanto può rendere l'uomo veramente felice e offrirgli dei
valori reali, invece di quei “beni” illusori che, nella vita comune, gli
vengono prodigati sempre e dovunque".
La cosa importante è non perdere il riferimento con quella
dimensione che è al di là del piano orizzontale, perché se si perde il
riferimento poi si perde anche la vista, si perdono i sensi e si perde
anche un'altra idea di realtà e tutto si riduce a un luogo dove la perla
non sa più che è una perla e dice: “Avevo creduto di essere una perla,
invece sono fango”.
Era riuscita per un attimo a capire che era una perla però dopo tutto il
fango dice: “Ma che perla e perla, qua ci raccontiamo delle balle, noi
siamo fango e possiamo essere solo fango.” Il dubbio che rovina il
credere è sempre in agguato. Il dubbio che rovina il credere porta in
sé la mancanza di stima, la rabbia e il rancore per qualcosa che avete
perduto e non può essere più trovato.
Questa è l‟essenza della guerra, voi volete prendervela con qualcuno
per il paradiso perduto, ma quel paradiso è qua, bisogna solo
cambiare atteggiamento, a volte
però si dimentica, è facile
dimenticare.
11 Luglio 2005
320
LETTURE TRATTATE
-
Un altro giro di giostra – di Tiziano Terzani
Capitolo: Himalaya - da pag. 14 a pag. 26
-
Il Profeta – di Gibran
La Ragione e la Passione - da pag. 29 a pag. 33
-
Il Profeta – di Gibran
Il Lavoro – da pag. 48 a pag. 50 - e da pag. 226 a pag. 227
-
Favola di Osho – I tre regni - da pag. 63 a pag. 66
-
Testimonianza di Alessandra – da pag. 132 a pag. 134
-
Illusioni – di Richard Bach – da pag. 192 a pag. 195
-
Trama del film Camminare sull‟acqua –
da pag. 206 a pag. 208
-
Incontri con uomini straordinari – di G.I.Gurdjieff
da pag. 310 a pag. 314 e da pag. 319 a pag. 320
321
INDICE ANALITICO
Abitudini: 17-18
Accettazione : 9-10;119-120;155
Accusa: 71
Ammortizzatori: 268
Amore: 39;124-125;129-130;139;223-224-225;270;272;276;296;
301-302
Amore e Potere: 55-56
Anima: 110-111;114;163-164-165;302
Ascolto: 56-57-58;102
Attenzione divisa: 83-84;95-96
Benedire: 13;141-142
Bisogno: 301-302
Cammino: 18;27;71;126-127-128;141;156-157;162;175-176-177178:202-203-204;238-239;248-249-250;264-265-266; 283284;303;315
Centratura: 12-13
Centri e Funzioni: 30-31-32;77;79-80-81-82-83;85-86-87-8889;104;291
Centri Superiori: 59-60;80;138-139
Chiarezza: 115;148-149
Collocarsi: 54-55;89-90;277-278;285-286
Compassione: 179-180
Complicità: 70;139-140;260-261
Comprensione: 5;43-44;201;208-209-210;215-216;246-247
Comunicazione: 13;33-34-35-36-37;46-47;51-52;72;147
Conoscenza: 15;17
Consapevolezza: 83-84;154
Convinzioni: 309-310;315;317-318
Coscienza: 141;146-147-148;152-153;165;279-280-281-282;284
322
Difficoltà: 75;191-192;198-199-200
Direzione: 12;173-174;191-192;233-234-235-236-237-238;320
Educazione: 76-77
Ego: 28;42;99;107-108;110-111;113;163-164-165;302;309;319
Energia: 296-297-298;300
Energia sessuale: 244-245;296-297-298;299-300
Essenza: 251-252-253
Esserci: 198-199;259;302
Falsa Personalità: 42;251-252-253;314-315
Giudizio: 5-6-7-8-9;12-13;98-99-100-101-102-103;165;174;240
Giustificazione: 278
Gruppo: 40;106;109;128-129
Guerra/Conflitto: 6;11;45-46;54;58-59;61;66;73-74;91-92;100101;152-153;167;211-212-213-214-215;247-248;292293-294-295
Identificazione: 139;305
Illusione: 300
Inconscio: 5-6
Incontro: 43;301
Influenze A B C: 218-219-220-221-222-223;280-281
Integrità: 47-48;301
Irrequietezza: 137-138
Leggi: 172-173;253-254-255
-
Legge dei cosmi: 107;285-286-287-288-289-290-291-292293
- Legge del dare e dell‟avere: 172
- Legge dell‟accidente: 166-167
- Legge d‟ottava: 105;159-160-161;188-189-190;254
- Legge di risonanza: 200-201
Linguaggio: 68
Livelli: 244;285-286-287-288-289-290-291-292;294-295
323
Magnetismo: 158;218-219-220-221-222-223;229-230-231-232
Malattia: 16;20;25;101;287
Maligno: 268-269
Mancanza: 301
Mediazione: 303-304-305-306-307-308-309;316
Mente: 20;52;262-263;267-268-269-270-271-272;276-277
Menzogna: 210-316
Nutrimento: 107;135
Negativo: 141;259-260
Pace: 8-9;45-46;62;67;94-95
Passato: 111-112;223-224;291-292
Paura: 131;134-135-136-137;149;211;240-241-242-243;245;258
Pazienza: 115
Pensiero: 153-154;186-187-188;190-191;263-264;273-274;292
Personalità: 251-252-253
Possibilità: 41;115
Ragione: 11
Realtà: 143
Reazione: 70
Responsabilità: 67-68-69;93-94;96;109-110
Ribellione: 157-158;163;188;255;257-258;282-283
Riconoscere: 90-91-92-93;97-98-99;110;113-114;119;121-122123;225-226-227-228;258
Ricordo di sé: 139
Rifiuto: 38;140-141;259
Risveglio: 167-168-169-170-171-172;174-175-176-177;183-184
Sconosciuto: 18-19;143-144-145
Scopo: 40;110;116-117-118-119;123-124
Scuola: 67;104-105-106-107
Seduzione: 39-40-41-42;136-137;149-150-151-152
Separazione: 39-40
Seminare: 134;141;149;318-319
Sincerità: 69
324
Sofferenza e dolore: 27;163
Spostamento: 100;255-256
Teorema di Godel: 288-289;317
Tipi Psicologici: 73;76
Tradimento: 265-266
Trasformazione: 72-73;126;137;157;180-181-182-183-184-185;195196-197-198;274-275-276;291;293;317-318
Verità: 14;16-17;57-58;112-113;127-128;173;178;200-201
Via: 17;19;37-38;138
Visione: 111;233-234-235-236
Visione verticale: 29;103
Vittime e tiranni: 103
325
326
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