16 CRONACA Venerdì 27 Ottobre 2006 Bresciaoggi Lastoria.SantinaBianchini, vicepresidentedella onlus«O3 for Africa», partirà domani allavolta della Costad’Avorio «Sfidiamolalebbradeibambini» PartedaBrescia(conunanuovaterapia)lalottaallaspaventosaulceradiBuruli di Marco Bencivenga «Màma Tina» è un angelo che viene da lontano. In Africa i bambini la aspettano come a Brescia si aspettano Santa Lucia e Babbo Natale. Unica differenza: anziché giocattoli, «màma Tina» porta una speranza, il sogno di sopravvivere all’«ulcera di Buruli», malattia tropicale nota come la «lebbra dei bambini» perché nel 70 per cento dei casi colpiscee deturpa lapopolazione infantile. In tutto il mondo si stima chei casidi «ulceradi Buruli» siano fra 500 mila e un milione (dati esatti non esistono),conuna enormeconcentrazione nell’Africa Occidentale, in Ghana, in Benin, in Burkina Fasu e in Costa d’Avorio. Proprio qui, ad Abjdian la capitale amministrativa ivoriana, tre milioni di abitanti con vista sull’oceano Atlantico e nessun’altra «ricchezza»(lacapitale politica è Yamoussoukro, 240 chilometri più a nord) - domani pomeriggio «màma Tina» sarà festeggiata dai 110 bambini ospiti di un centro medico gestito dai padri Cappuccini. Tre giorni di full immersion, e poi di nuovo in viaggio, dapprima in aereo verso il Burkina Fasu, poi in auto fino al Benin per raggiungere il centro sanitario diretto fra’ Fiorenzo Priuli, medico-religioso dei Fatebenefratelli. Assessore all’urbanistica,all’ecologia e all’ambientedelComunediCastenedolo, con un passato di volontaria e pacifista a combattere contro le mine, Santina «màmaTina»Bianchini vola in Africa due o tre volte l’anno. Ma stavolta sarà un viaggio speciale, perché organizzato sotto le insegne di «O3 for Africa», la neonataonlusbrescianacheha sede al numero 68 di via XV Giugno, a Castenedolo. «L’associazione ha sette soci fondatori, ma è aperta a tutti», precisa subito la vicepresidente Santina Bianchini. Chiunque può iscriversi o sostenere le attività e i progetti della onlus, con una donazione sul conto corrente bancario numero 404500 della Banca di credito cooperativo del Garda (agenzia di Castenedolo: Abi 08676, Cab 54270), oppure sul conto corrente postale 72516941 intestato a O3 for Africa, causale «progetto Ulcera di Buruli». «La malattia - spiega màma Tina - è provocata da una cimice d’acqua: le modalità di trasmissione sono pocochiare,magli effettisonoevidentissimi.Devastanti». Dapprima si forma un nodulo, poi una placca, poi un edema, infine un’ulcera che, non solo «mangia» letteralmente i tessuti tutt’attorno al punto di contatto, fino a creare autentiche voragini su gambe, piedi, organi genitali e perfino sulla faccia di chi ne è affetto, ma arriva a deformarne gli arti con gravissime conseguenze psicologiche e sociali. Nellasola Costa d’Avorio in 20 anni la diffusione della malattia - seconda dopo latubercolosi nel paese, prima della lebbra - è schizzata dai 12 casi del 1984 agli oltre 20 mila dei giorni nostri. «Curare un bambino . spiega Santina Bianchini - A sinistra Santina Bianchini con una bambino ivoriano di Abjdian Sotto e a destra è con il dottor Antonio Carlo Galoforo, urologo della clinica «Città di Brescia», davanti alla sede dell’istituto «Pasteur» della Costa d’Avorio costa l’equivalente di mille euro e richiede da 6 a 9 mesi di ospedalizzazione fra medicazioni, terapie antibiotiche, amputazione delle parti colpite, caso molto frequente,e rieducazione». Sono costi insostenibili per il sistema sanitario ivoriano che - non a caso - si appoggiasul volontariatointernazionale, grazie all’istituzionenel 1998 della «GlobalBuruliUlcerIniziative» daparte dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. L’impegno è grande, ma la vera svolta nella lotta allamalattia potrebbearrivare da Brescia, proprio grazie a «O3 for Africa» e alla felice intuizione del dottor Antonio Carlo Galoforo, urologo dell’istituto clinico «Città di Brescia» che ha pensato bene di trasferire suipazienti affettidall’ulcera di Buruli le conoscenze maturate in vent’anni di ozonoterapia con le piaghe da diabete, le ernie discali e particolari immunodeficienze. In pratica - si è scoperto - l’applicazione dell’ossigenoe dell’ozonoaiutailtessuto necrotico a rigenerarsi.Il trattamento non è rivoluzionario, ma fortemente innovativo, perché non solo consente il rispetto dell’integrità fisica del paziente, evita la tragedia di percorsi dolorosi e invalidati, ma abbatte drasticamente i costidelle cure. «L’apparecchiatura necessaria per la terapia costa solo 15 mila euro, è facilmente trasportabile e puòcurare un centinaio di bambini al giorno spiega Santina Bianchini con gli occhi che brillano -. Lo scorso 29 aprile presso l’istituto Pasteur è stato sti- pulato un protocollo d’intesa fra l’istituto stesso, il coordinamento nazionaledella lotta all’ulcera di Buruli della Costa d’Avorio e l’associazione O3 for Africa». Il prossimo obiettivo è il riconoscimento ufficiale della terapia da parte dell’Oms. E il nuovo viaggio di «màma Tina» va proprio in questa direzione: in agenda un incontroconil ministrodella Ricerca ivoriano e con le altre autorità locali, da Mireille Dosso, direttrice dell’istituto Pasteur della Costa d’Avorio, a Henry Asse, direttore del programma nazionale ivoriano contro l’ulcera di Buruli. «Ogni volta che torno ad Abjdian o nel Benin provo un’emozione indescrivibile - confessa Santina Bianchini -. L’impatto con la realtà locale è durissimo, ma i 110 bambini del centro sorridono sempre, nonostante il loro dolore, e mi danno una forza straordinaria. Inutile nasconderlo: a volte la situazione è da museo degli orrori. Eppure loro, i bambini, dopo aver pianto per cure e medicazioni molto dolorose, ti fanno un sorriso, ti vengono in braccio e ti riempiono di coccole. La sfida di O3 for Africa è lenire le loro sofferenze grazie all’ozono-terapia ma anche lavorare nella prevenzione sul piano antropologico, perché oggi appena compareil primo nodulogli ivoriani vanno dallo stregone, anziché da un medico. E perdono tempo prezioso - perché nel frattempo il nodulo lavora, il virus si diffonde, e quando finalmente arrivano in una struttura sanitariaormai è tardi e spessoresta solo l’amputazione». NuoviOrizzonti:aS.Polo ibimbipoveridelBrasile L’Associazione Nuovi Orizzonti, che opera in varie parti d’Italia per alleviare situazioni di disagio grave e che ha sedi anche in Brasile, in collaborazione con Brescia Solidale propone stasera la testimonianza di Maria Vittoria Ungari e suor Agnieszka che parleranno della loro azione a Quixadà e Fortaleza in Brasile. L’incontro si terrà alle ore 20,45 nella sala parrocchiale sottostante la chiesa di Sant’Angela Merici a San Polo. La conversazione con le due religiose, impegnate in una realtà complessa e appassionante nel Sudamerica, sarà corredata da proiezione di immagini raccolte nel visitare baracca per baracca i quartieri marginali dove la povertà sconfina nella miseria e la miseria ha il volto del degrado, dell’abbandono e della violenza sui bambini. L’associazione Nuovi Orizzonti propone le «adozioni a distanza» delle bambine e dei bambini in particolare situazione di disagio e segue costantemente le loro famiglie quando esistono. Al via per «mezzani» e «grandi» della Pendolina gli incontri dedicati all’uso dei quadrupedi da parte delle forze dell’ordine Quantecarezze a Cocò:«Non abbiamo paura, epoi chemusetto morbidoha...» I vigili vanno a scuola (materna) a cavallo Ognianno gli agentidellapoliziamunicipaleentrano inquindici-ventiistituticittadini Mamme e bambini da ogni parte del mondo al nido «Girotondo» (FotoLive) Progetto-pilotain una realtàdove convivonoquattordici nazionalità Mamme «senza colore» all’asilo nido Girotondo Un libro e un quadro per abbattere i muri tra diverse culture. La mamma è sempre la mamma anche se viene dall’Equador, da via Milano, da Concesio o dalla Costa d’Avorio. Ne sanno qualcosa all’asilo nido «Girotondo» dove è stato presentato ieri l’atto conclusivo del progetto «Le mamme non hanno colore». Si tratta di un interessante libretto realizzato lo scorso anno scolastico grazie alla collaborazione di mamme e educatrici del «Girotondo» intorno al tema della maternità «senza confini», vista cioè da differenti paesi. Albania, Congo, Costa D’Avorio, Ecuador, Egitto, Etiopia, Filippine, India, Italia, Nigeria, Palestina, Senegal, Sierra Leone e Ucraina. Sono queste le 14 nazionalità che compongono il variegato panorama cultuale degli allievi del «Girotondo». Per ogni nazione vengono ampiamente descritte sia le fasi dell’attesa che quelle della nascita del bambino soffermando l’attenzione del lettore sulle abitudini e le particolarità di ogni singola tradizione. Come in molte scuole materne della provincia, anche al «Girotondo», integrazione e multi culturalità diventano sempre più parole e concetti di uso comune. Il dato parla chiaro: la percentuale di bambini stranieri per il nido comunale di via Franchi si aggirava intorno all’80 per cento lo scorso anno scolastico ed è scesa scesa al 60 per cento quest’anno. Meglio forse un titolo come «le mamme hanno tanti colori» e, soprattutto, partecipano attivamente alle attività proposte dalla scuola dei loro figlioletti. È stato infatti grazie alla proficua collaborazione tra genitori (italiani e stranieri), insegnanti ed educatrici che è stato possibile portare a termine un progetto simile. Tra le genitrici più attive Lia Carioti (italiana, mamma della piccola Francesca) e Evelyn Tagro (ivoriana con in braccio il vivacissimo Ivan). «Scopo principale dell’iniziativa non era solo quello di far conoscere le diverse maniere di vivere la maternità, ma anche di mostrare un’icona guida per il nostro nido» commenta l’educatrice Beatrice Bianchi riferendosi al quadro inaugurato ieri nel corso dei festeggiamenti raffigurante una madre con un bimbo in grembo e due frugoletti accovacciati alle ginocchia. L’opera (del 1934) porta la firma del pittore Casagranda ed è stato recentemente restaurato dopo un lungo periodo negli scantinati dell’asilo nido. Da ieri campeggia all’ingresso del «Girotondo» in un angolo elegante e ben illuminato, stile «Turner e gli impressionisti», ma con molta meno ressa. Alla cerimonia hanno partecipato anche Fabio Capra, assessore ai servizi sociali del Comune e Franco Valenti, direttore dell’Ufficio integrazione e cittadinanza. Secondo i dati - forniti da Valenti - il 33 per cento dei nati vivi nella città di Brescia è straniero. C’è di più: il 10 per cento degli immigrati residenti in città ha un’età compresa tra 0 e 4 anni, contro il 3.7 per cento degli italiani. «Stiamo parlando di una città che si avvia verso un futuro di condivisione - prosegue Valenti -. Se i bambini cominciano a sentirsi uguali già da piccoli riusciranno a crescere senza le paure e le difficoltà che incontrano oggi molti adulti». I piccoli cittadini giocano nel cortile, senza badare al colore della pelle del compagno. Verrebbe da chiedersi perchè gli adulti non prendano lezioni dai più piccoli. Francesco Apostoli I «pupilli» in braccio alle maestre non credono ai loro occhi: «Cocò» è di fronte a loro, a meno di un metro. Vedono un cavallo in carne e ossa - e così vicino - per la prima volta nella vita. «Mezzani» e «grandi» applaudono divertiti le evoluzioni eseguite dal fedele compagno dei vigili, scelto dalla squadra ippomontata della polizia municipale per l'inaugurazione del ciclo d’incontri con i bambini delle scuole materne. I piccoli della scuola «Pendolina» ci tengono ai propri «titoli», indicativi dell’età e sfoggiati nel momento giusto per rivendicare il diritto di salire sul bianco destriero. Il vigile incaricato della prima lezione, tenuta nel giardino dell’istituto, cattura come un prestigiatore gli sguardi increduli dei bambini ospiti della sezione rossa. Giulio, Samuele, Alessandro, Maria Grazia e Silvia, tutti rigorosamente «mezzani», assumono di buon grado e senza troppo imbarazzo il ruolo di portavoce ufficiali della propria sezione. Agenti a cavallo durante la lezione di ieri alla «Pendolina» I più piccoli «incantati» dai cavalli «Non abbiamo paura dei cavalli - ripetono in coro -, e ci piace molto accarezzare il loro musetto morbido». Parte, quindi, tra l'entusiasmo generale il tradizionale ciclo di lezioni riservato ai bimbi di scuole materne ed elementari della città . Gli appuntamenti sono dedicati all’uso istituzionale del ca- anno entriamo in quindici o venti scuole cittadine con lezioni per settanta-ottanta bambini a incontro». La possibilità di toccare con mano il lavoro svolto dalla polizia a cavallo consente «di avvicinare i futuri cittadini alle forze dell’ordine, favorendo in un contesto ludico l’avvio di un rapporto di amicizia con vigili urbani». vallo da parte delle forze dell’ordine, un’attività di supporto agli incontri rivolti al tema più vasto della sicurezza stradale. Giusy Pedracini, agente del Comando di via Donegani e responsabile dell’associazione «Cavalli per tutti», illustra gli obiettivi del consolidato progetto. «L’idea nasce nel 1999 precisa Pedracini -; ogni Daoggi alvia lostage didue studentessepresso la sededivia Cefalonia PattoCattolica-AssoArtigiani Per conoscere più da vicino ilmondo dellavoro,acquisire competenze nuove, metterein pratica lenozioni imparate a lezione, agli studenti dell’Università Cattolica di Brescia viene offerta da oggi una nuova opportunità. La sede cittadina dell’ateneovoluto dapadre Gemelli ha stipulato con l’Associazione Artigiani (AssoArtigiani Società Cooperativa) la prima convenzione di tirocinio e orientamento per la realizzazione di stage e tirocini formativi, pensata come momento iniziale verso un rapporto di collaborazione da rafforzare nei prossimi anni: si inizia con tirocini presso la sede dell’Associazione Artigiani (da lunedì due studentesse intraprenderanno lo stage, cui nel tempo si aggiungeranno altri studenti), ma per il futuro prossimo già si pensa di allargare la possibilità di fare stage anche nelle 12 mila aziende affiliate all’associazione. «L’accordo rientra nell’impegnoarafforzare irapporti con il territorio, e va ad arricchire una rete di rapporti e collaborazioni già attivati dalla Cattolica connumeroserealtàpubbliche e private bresciane, affinché il percorso di ciascun studente sia sempre più personalizzato», ha affermato il direttore di sede dell’Università Cattolica, Luigi Morgano, ricordando come nell’anno accademico 2005-2006 nella sede di Brescia dell’ateneo siano stati realizzati 731 stage (di cui 663 curricolari e 68 extracurricolari). Nel complesso sono 10.824 le aziende che, attraverso convenzioni dirette o associative, hanno stipulato una collaborazione con le sedi padane dell’Università Cattolica(Brescia,Milano, Cremonae Piacenza): gli ambiti disciplinari dove è possibile effettuare stage sono molteplici, da quello economico (Aib,Assolombarda) aquello istituzionale o associativo (Comune di Milano, Arpa Lombardia e Veneto, Compagnia delle Opere, varie istituzioni scolastiche), da quello religioso a quello culturale (Diocesi di Bergamo,museodel Louvre diParigi) o di intrattenimento (Mediaset e Walt Disney). Le due stagiste della Cattolica, che inizieranno il ti- rociniolunedì,verranno seguite da un tutor dell’Università come responsabile didattico-organizzativo, in base a un progetto formativo e di orientamento: le aziende artigiane, infatti, guardano con interesse ai laureati, in particolare per coprire ruoli di settore gestionalee organizzativonelle imprese. Per il presidente dell’Associazione Artigiani di Brescia, Enrico Mattinzoli, «dalla formazione della Scuola Bottega all’accordo con l’Università Cattolica, sono cambiati i tempi ma per l’Associazione Artigiani la sostanza rimane la stessa, per coniugare apprendimento e pratica, soprattutto oggi in cui c’è la necessità di un riferimento che possa dare risposte alle richieste emerse dagli Stati generali». Il mondo della scuola e il mercato del lavoro hanno bisogno di questi accordi,premesseindispensabili perché l’economia bresciana raggiunga livelli sempre più alti. «Non è un caso - conclude Mattinzoli che non vi siano aziende in crisi dove si è investito nella formazione e nella ricerca». Lisa Cesco (FotoLive) «È significativo e gratificante ritrovare tra le vie delle città i sorrisi dei piccoli che ci riconoscono e ci salutano», aggiunge Pedracini. I due agenti della squadra ippomontata non mancano di mostrare al giovane pubblico i verbali delle multe e le classiche manette, ma gli occhioni mansueti di Cocò interpretano al meglio il delicato compito dei tutori della legge. La perizia degli agenti porta gli ospiti a quattro zampe al trotto e al galoppo, schivando con maestria gli alberi piantati nel giardino dell’infanzia. Per i neofiti cavallerizzi è in programma solo un giretto al passo, ma tanto basta per eccitare i non ancora provetti cavalieri. Giusy Pedracini, al di fuori dell’orario di lavoro, segue le numerose attività messe in campo dall’ l’associazione «Cavalli per tutti». Cinque soci e numerosi volontari hanno esportato le loro esperienze equestri a Collebeato, dove le lezioni di equitazione sono rivolte in modo specifico ai diversamente abili. « Si tratta di riabilitazione equestre - precisa Giusy Pedracini nella veste di presidente del sodalizio -, perché la riabilitazione rimane in capo a persone dotate di competenze ad hoc, mentre nel maneggio all’aperto dell’associazione finisce col prevalere l’obiettivo ludico-ricreativo». Federica Papetti Premiatisei progettidicooperazione varatidaaltrettanti istituti bresciani Scuola-famiglie,cosìsicollabora «Non c’è nulla di peggio delle associazioni dei genitori» chiosava Linus in una vecchia striscia dei Peanuts. Ieri sera, però, genitori e istituti scuolastici si sono ritrovati nel segno della collaborazione e dell’integrazione. L’occasione fornita dalle celebrazioni della quinta «Giornata europea dei genitori e della scuola» ha visto l’Ufficio scolastico provinciale (Usp), i rappresentanti di Comune e Provincia e il Forum provinciale delle Associazioni ritrovarsi ieri nell’aula magna dell’Accademia d’Arte di Santa Giulia per presentare e premiare sei progetti realizzati da sei scuole bresciane come esempio di buone prassi cooperative tra istituzioni scolastiche e famiglie. Un punto d’incontro tra i due protagonisti dell’istruzione dei giovani, almeno secondo la legge italiana: «La Costituzione delega alla famiglia l’obbligo dell’istruzione dei figli - afferma Giuseppe Colosio, dirigente dell’Usp ma indica la scuola come supporto principale per la ralizzazione dei processi formativi. È necessario un patto forte tra scuola e famiglia - prosegue in modo da avere ben chiare le linee guida da seguire insieme per evitare che l’istituzione scolastica diventi un surrogato della famiglia». Su questo fronte, l’impegno tra enti locali sembra condiviso e lontano dalle solite divisioni politiche: «Si tratta di cooperare ed educare i nostri ragazzi insieme alle famiglie, creando pro- getti di dialogo in cui vengano coinvolti i genitori per il miglioramento dei contesti educativi» sottolinea Carla Bisleri, assessore comunale all’istruzione. Sulla stessa linea anche il rappresentante dell’assessorato provinciale Giuseppe Richiedei che rilancia: «Dobbiamo lavorare tutti insieme per i nostri figli. Cambiano i governi, ma l’educazione dei giovani resta la grande sfida di scuola e associazioni di genitori». Spazio dunque alle premiazioni dei sei istituti bresciani che hanno creato e portato avanti su più fronti buone pratiche di collaborazione tra scuola e famiglie rivolte prevalentemente all’integrazione di genitori stranieri. Le materne di Brescia, la scuola primaria «Canossi» (primo circolo didattico), l’Istituto per l’infanzia di Sale Marasino e il circolo didattico di Marone, l’Istituto comprensivo di Rovato, il Liceo Calini di Brescia e l’Iti di Lonato. Sono questi i nomi dei vincitori che si aggiudicano l’incisione della giovane artista bulgara Zora Romanska, dal chilometrico titolo (ispirato ad una poesia di Jim Morrison) «Siete soli e non avete bisogno di altro, voi e la madre bambina che via ha partoriti». L’opera raffigura due donne stilizzate in stato interessante con una spirale in grembo che, secondo l’autrice, «diventa il simbolo della continuità tra genitori e figli». f.ap.