Varenna-Lecco
Chiesa di San Giorgio
Messa in latino
con canto gregoriano
Domenica 05.IX.10
ore18
Cantori gregoriani
Fulvio Rampi direttore
celebra Don Aldo Monga
°
12
Torino Milano
Festival Internazionale
della Musica
03_24 settembre 2010
Quarta edizione
SettembreMusica
ore 16
Apertura gratuita dei Giardini
e visita guidata su prenotazione
alla Casa Museo di Villa Monastero
ore 18
Messa in latino con canto gregoriano
Dal Propriun missae della XXIII dominica Per annum:
Introito «Iustus es Domine»
Graduale «Beata gens»
Alleluia «Domine exaudi»
Offertorio «Oravi Deum»
Communio «Vovete et reddite»
Missa IX «Cum iubilo» (Ordinarium):
Kyrie
Gloria
Credo III
Sanctus
Agnus Dei
Con il sostegno di
Regione Lombardia
In collaborazione con
Provincia di Lecco
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Il Festival Internazionale della Musica – MITO SettembreMusica viene proposto per la prima volta a Varenna. Un prestigioso appuntamento inserito
all’interno di una programmazione di eventi che confermano il Festival avanguardia nella scelta di percorsi musicali inconsueti e d’assoluto livello artistico. Siamo pertanto orgogliosi di partecipare a questo progetto musicale che
giunge alla quarta edizione proponendo un repertorio originale e accogliente,
particolarmente gradito a un numero sempre maggiore di pubblico.
Dalle città di Milano e Torino il Festival si diffonde sul territorio regionale. A
Varenna, nella pregevole Chiesa di San Giorgio di epoca romanica non poteva
mancare la proposta musicale dell’antica tradizione dei testi sacri a conferma
dell’attenzione posta dagli organizzatori nella scelta di appuntamenti musicali rappresentativi dei luoghi. Scelta che appieno condividiamo con l’auspicio
di poter continuare la collaborazione anche per le prossime edizioni.
Un grazie sentito a coloro che ci hanno permesso di aderire all’offerta del
cartellone ufficiale del Festival e al pubblico che parteciperà all’evento.
Fabio Dadati
Assessore allo Sviluppo Economico,
Agricoltura, Turismo e Mercato del Lavoro
Assessore alla Cultura,
Beni culturali, Identità e Tradizioni
Marco Benedetti
Eseguire il gregoriano
Il programma musicale di questa liturgia eucaristica prevede l’esecuzione dei
brani gregoriani propri (Introito, Graduale, Alleluia, Offertorio, Communio)
della XXIII dominica per annum e i brani dell’Ordinario (Kyrie, Gloria,
Sanctus, Agnus Dei) appartenenti alla Missa IX Cum iubilo (a cui si aggiunge
il Credo III).
La celebrazione di una intera Messa in canto gregoriano dà modo di verificare con estrema concretezza e da vicino quali siano le caratteristiche
salienti dell’antico repertorio monodico liturgico. L’esecuzione, durante la
celebrazione eucaristica, di tutti i brani gregoriani previsti dal Graduale (il
libro liturgico che contiene il repertorio ufficiale della Chiesa Cattolica per la
celebrazione della S. Messa) consente alcune osservazioni essenziali per una
prima comprensione di questo fenomeno musicale nato come atto liturgico.
L’identità del canto proprio della Chiesa è così sintetizzabile: il fenomeno
espressivo rappresentato dal canto gregoriano si regge su due pilastri strutturali, la forma e la formula; di più: esso ‘vive’ in una logica formale e in una
logica formulare.
Innanzitutto la forma. Il Graduale non è una raccolta di canti gregoriani,
perché i canti gregoriani, a ben vedere, non esistono; esistono invece precise
forme e precise formule gregoriane. È dunque corretto affermare che il canto
gregoriano si sostanzia proprio attraverso forme e formule gregoriane. La
forma è il modo con cui il testo diventa realtà che si comunica, costituisce,
cioè, quella complessità sintetica di elementi attraverso i quali il testo compie
un ‘percorso’ di elaborazione che lo conduce alla propria piena spiegazione;
è, in sostanza, il modo con cui viene presentata l’esegesi del testo. Bisogna
tuttavia fare attenzione: è vero che il canto gregoriano è la spiegazione della
Parola, ma peculiarmente esso è canto liturgico, che, in quanto tale, intende
celebrare la Parola spiegata, meglio, intende finalizzare la spiegazione del
significato del testo ad un contesto celebrativo. Solo nella liturgia l’esegesi
del testo viene per così dire portata a compimento. Solo nell’ambito liturgico
l’esegesi non è più semplice dimensione intratestuale: il contesto celebrativo
‘compie’ il significato del testo stesso. Dunque, per il gregoriano è necessario
che i testi, pur identificati come ‘propri’, subiscano un lungo percorso di
‘lavorazione’, il quale è dato esattamente dal loro inserimento in un preciso
percorso formale.
Il Graduale, più che un semplice libro di canti, può pertanto essere propriamente definito il libro delle forme musicali destinate alla liturgia eucaristica,
ai suoi tempi e ai suoi momenti. La celebrazione eucaristica è poi costituita
da momenti ordinari e da momenti propri. È una distinzione di ambito
testuale: il Kyriale contiene l’Ordinarium Missae, ossia i brani composti su
testi fissi, sempre uguali (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei), mentre
il Graduale vero e proprio contiene il Proprium Missae, i brani composti su
testi differenti e specifici, propri di ciascuna singola celebrazione. Sfogliando
il Graduale, prendiamo coscienza che il cammino dell’intero anno liturgico
è segnato dal susseguirsi di forme liturgico-musicali organizzate in schemi
ben definiti. Questi schemi fissi sono formati dall’insieme dei brani propri di
ogni messa: Introito, Graduale, Alleluia, Offertorio, Communio. All’interno
di questo schema possiamo operare una suddivisione fra brani processionali
(Introito, Offertorio, Communio) e brani interlezionali (Graduale e Alleluia).
L’itinerario formale, tuttavia, non esaurisce la natura compositiva del repertorio. Il canto gregoriano respira con due polmoni, individuabili nella logica
formale finora considerata, e nella altrettanto determinante logica formulare. Se per forma abbiamo inteso definire il modo con cui il testo diventa
realtà che si comunica in ambito liturgico, per formula possiamo intendere
ogni struttura compositiva, di dimensioni estremamente variabili, fondata
sul principio dell’allusione.
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Ma come percepiamo noi la formula gregoriana? Semplicemente come
qualcosa che assomiglia a qualcos’altro; questa somiglianza può riscontrarsi a livello macroscopico in ‘timbri’ che abbracciano intere composizioni
(melodie-tipo) o frammenti più o meno grandi (melodie-centone), ma possiamo riconoscerla anche in frammenti minimi, addirittura in successioni
melodico-ritmiche fatte di neumi elementari di poche note, facenti parte a
loro volta di procedimenti di micro-centonizzazione. Ciò che potrebbe sembrare una melodia originale, dunque, si scopre essere viceversa una sapiente
costruzione di elementi formulari di ridotte dimensioni.
Cosa ci insegna tutto ciò? Innanzitutto che è giusta la tradizionale definizione di thesaurus formulare riferita a tutto il repertorio gregoriano. I moduli
compositivi, organizzati poi secondo una rigida logica formale, attingono
ad un grande ‘serbatoio comune’ di movenze melodico-ritmiche. Ma, attenzione, questo tesoro di formule non è cosa astratta: non solo non precede il
testo, ma non è dato al di fuori di esso. Potremmo dire che la formula non
è un dato melodico astratto a cui aderiscono testi diversi bensì un procedimento per mezzo del quale testi diversi risuonano allo stesso modo. È una
distinzione di capitale importanza che mette in gioco il primato del testo a
tutti i livelli. È di conseguenza il primato dell’allusione, di una scelta che
contraddice e contesta radicalmente una banale ripetitività. In altri termini,
possiamo dire che la formula rappresenta in un certo senso la tessera del
mosaico, l’elemento strutturale elementare del canto gregoriano che serve
per trasfigurare la pura materialità della parola.
Quello che è certo, e che ritengo sia l’aspetto interessante ancora oggi, è che il
canto gregoriano è sostenuto da un’idea forte; e questa profondità di pensiero
di per sé già lo accomuna ad altre espressioni della cultura cristiana medioevale. E questa suggestione risulta ancora più significativa se si considera che
la cultura medioevale cristiana realizza il pensiero altissimo di interpretare
e raffinare la materia riducendola al valore spirituale della forma-simbolo,
attraverso un procedimento di transustanziazione della materia, un procedimento particolarmente evidente nel canto gregoriano.
Ma c’è un altro aspetto che val la pena sottolineare: va infatti rimarcato
che le espressioni artistiche dell’alto medioevo non erano affatto orientate
a perseguire l’idea della novità e dell’originalità a tutti i costi. Per la cultura
medioevale, infatti, ciò che contava era raggiungere la perfezione stilistica,
che consisteva non tanto nell’invenzione, quanto innanzitutto nella riproduzione fedele del canone e del prototipo; nel riferimento costante all’elemento
formulare; nell’allusione simbolica all’Archetipo.
È ben comprensibile come la nostra contemporaneità, immersa com’è, tra
l’altro, nell’ideale della ‘firma’ e dell’originalità, fatichi indubitabilmente nel
comprendere la ricchezza allusiva e in qualche modo misteriosa connessa
all’idea della ‘ripetizione’, e come la difficoltà di questo sforzo investa anche
la Chiesa stessa. Il canto gregoriano, fondandosi su questi e su altri pilastri
per molti versi ‘fuori moda’, porta inseparabilmente con sé l’esigenza di una
rottura culturale notevole per poter essere compreso. Meno comprensibile
risulta, tuttavia, il fatto che, proprio nella riflessione e nella prassi liturgica
della Chiesa contemporanea, questa non immediatezza della ragione teologico-musicale gregoriana venga fatalisticamente recepita come ‘dato naturale’ inerente al canto gregoriano stesso piuttosto che essere culturalmente
elaborata. Tale faticoso impegno di carattere esegetico ed ermeneutico la
Chiesa, animata dalla riscoperta conciliare dell’autentico senso della propria
Tradizione, se lo sta assumendo nei confronti di tutte le fonti della propria fede e delle propria storia, da quelle scritturistiche, a quelle patristiche,
liturgiche e perfino morali. Come mai questo atteggiamento culturalmente rinunciatario? Forse davvero il Graduale Romanum ufficialmente voluto
dalla Chiesa è oggi all’interno di essa sbrigativamente considerato come un
libretto di canti musicalmente e linguisticamente superati?
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Un’ultima riflessione su un tratto tipico del gregoriano: l’anonimato. Anonimo
è il compositore; anonimo è l’amanuense che trascrive una anonima tradizione. Anche il cantore, la schola sono, per definizione, anonimi. Così pure,
anche se può apparire paradossale, il cantore solista, che storicamente è
‘il solista anonimo’ in quanto voce dell’assemblea, della comunità intera.
Ritengo quindi importante rimarcare come una delle peculiarità del canto
gregoriano sia quella di aver saputo proporre in modo anonimo, sino ai giorni nostri, un tesoro comune, edificandosi su fondamenta ben più concrete ed
importanti del ‘nome’, quali l’adesione perfetta alla Parola e la fedeltà alla
Tradizione ecclesiale. Ed è altrettanto significativo notare come la Chiesa
abbia riconosciuto come proprio un fenomeno anonimo e metastorico quale
il canto gregoriano, colto come espressione di quella Tradizione in grado di
esprimere in maniera chiara e determinata l’adesione perfetta ad una esegesi
nella quale la Chiesa si è sempre rispecchiata pienamente.
A tale proposito mi piace citare Agostino. Il parallelismo tra canto gregoriano
e retorica cristiana consente di assimilare la figura dell’anonimo cantore a
quella dell’oratore. Agostino, giocando sulla pregnanza del termine orator
(‘oratore’, ma anche ‘uomo che prega’) sosteneva che l’oratore – quindi, per
noi, ciascun cantore – sarebbe stato sempre in grado di ottenere il suo scopo
di insegnare, dilettare, convincere più per la pietà delle sue preghiere che
per la sua abilità tecnica. Il canto gregoriano esprime bene questa realtà,
non avendo bisogno di autori, di compositori, di protagonisti, ma solo di
preghiera, obbedienza e consapevolezza. C’è infine da riflettere sul fatto che
il cantore sia posto di fronte all’assemblea e non separato da essa: il canto
gregoriano, che si comunica secondo i principi dell’arte retorica e che addirittura da essa trae il proprio modello costitutivo, è ciò che di più lontano si
possa immaginare da un supposto atteggiamento intimistico o di esclusivo
rapporto verticale riservato, nella prassi liturgica, agli ‘addetti ai lavori’. Al
contrario, già solo l’aspetto ora considerato dovrebbe orientarci ad una figura
di canto gregoriano certamente solenne, nobile, ma non chiuso in se stesso,
anzi, predicato ‘dai tetti’, che raggiunge l’assemblea con la forza della sua
persuasione: un canto di pochi, se si vuole, ma non per pochi.
L’interesse per il canto gregoriano nasce da queste vertiginose prospettive.
Chi se ne occupa sa che non potrà mai restare deluso.
Fulvio Rampi
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La Messa in latino e il Concilio Vaticano II
Nella prefazione al libro Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera
liturgica di Uwe Michael Lang, uscito nel 2003 e recentemente tradotto in
italiano, l’allora cardinale Ratzinger avanzava una semplice quanto illuminante
constatazione: «Al cattolico praticante normale due appaiono i risultati più
evidenti della riforma liturgica del Concilio Vaticano II: la scomparsa della
lingua latina e l’altare orientato verso il popolo. Chi legge i testi conciliari
potrà constatare con stupore che né l’una né l’altra cosa si trovano in essi in
questa forma». Oggi, molte persone sono convinte che il Concilio Vaticano II
abbia abolito la Messa in latino. Lasciando stare la questione dell’altare (nei
testi conciliari «non si fa parola dell’orientamento dell’altare verso il popolo»,
che sarà esaminato da istruzioni postconciliari, comunque mai in termini di
obbligo) per attenerci alla questione della lingua, la realtà è completamente
diversa. La cosa migliore è leggere i documenti originali, in questo caso la
costituzione sulla sacra liturgia (Sacrosanctum Concilium, d’ora in avanti
SC), pubblicata nel dicembre 1963: «1. L’uso della lingua latina, salvo diritti
particolari, sia conservato nei riti latini. 2. Dato però che, sia nella messa che
nell’amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di
rado l’uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo,
si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle
letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme
fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti» (SC 36).Anche il nuovo Codice
di diritto canonico uscito nel 1983 si esprime chiaramente: «La Celebrazione
Eucaristica venga compiuta in lingua latina o in altra lingua, purché i testi
liturgici siano stati legittimamente approvati (Can. 928)». Quando nel 2007
Benedetto XVI, con il motu proprio Summorum Pontificum ha ‘liberalizzato’
la celebrazione nel rito antico (quello in uso fino alle riforme conciliari), molti
giornali hanno pubblicato servizi con titoli di questo tenore: «Torna la Messa
in latino», riflettendo l’opinione corrente. Invece il latino non era mai stato
abolito dal Concilio Vaticano II, che ne riaffermava l’uso, sia pur concedendo
più ampio spazio alle lingue volgari.
Un fatto analogo riguarda la musica. Anche in questo caso si sente spesso
dire che il Concilio Vaticano II ha abolito il canto gregoriano. Nella stessa
Costituzione sulla liturgia c’è una sezione dedicata alla musica e in primo
luogo vi si trova il riconoscimento del canto gregoriano come il canto della
chiesa per eccellenza: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto
proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di
condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra,
e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione
dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell’azione liturgica, a
norma dell’art. 30. Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto
gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la
riforma di S. Pio X. Conviene inoltre che si prepari un’edizione che contenga
melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole» (SC 116-117).
Peraltro, le premesse erano abbastanza chiare: «La tradizione musicale della
Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre
espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle
parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. […] La Chiesa
poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché
dotate delle qualità necessarie (SC 112)».
Che cosa è dunque successo? Per quale ragione ciò che spesso si ascolta nelle
nostre chiese è così distante da quanto scritto nei documenti conciliari e al
tempo stesso è presentato come conseguenza (positiva o negativa secondo i
punti di vista) del Concilio Vaticano II?
Ricordiamo intanto le date. Il Concilio si svolse fra il 1962 e il 1965. Sono anni
nei quali avvengono o si preparano alcuni fatti epocali, che in Italia hanno
conseguenze particolarmente traumatiche: la trasformazione della società da
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fondamentalmente agricola in urbano-industriale; la ‘contestazione’, cioè
il movimento di critica alla società e a ogni forma di potere e autorità, che
sfocerà nel Sessantotto e poi nelle vicende degli anni Settanta-Ottanta.
P. Pietro Gheddo, missionario, ha riassunto in un recente articolo ciò che
accadde nella Chiesa del tempo (citiamo le parti che riguardano più da vicino
il nostro tema): «Nella Chiesa, soprattutto fra i teologi e la stampa cattolica,
si sono formate due correnti di pensiero che, semplificando molto, avevano
queste caratteristiche: 1) Da una parte si pensava che il Concilio era finito
e andava studiato, vissuto e applicato; dall’altra che il Concilio era un’opera
incompleta, incompiuta, cioè rimasta a metà del guado, e che, per aggiornare
la Chiesa ai tempi moderni, era necessario proseguire non tanto secondo la
lettera (cioè i testi ufficiali approvati), ma secondo ‘lo spirito del Concilio’
sulla via dei dibattiti e delle sperimentazioni, accelerando il cammino verso
il prossimo inevitabile Concilio Vaticano III. Si incominciò a discutere fra la
lettera e lo spirito del Concilio: la lettera erano i testi dei documenti approvati,
lo ‘spirito’ era quello rappresentato dalle idee dei ‘progressisti’ e dei ‘profeti’.
[…]. 2) Da un lato si guardava al Concilio come alla conclusione di un lungo
cammino storico di ‘aggiornamento’ della Chiesa, ma nella continuità col
passato; dall’altra il Concilio era inteso come una rivoluzione, una rottura
col passato, l’inizio di un cammino nuovo che andava reinventato giorno per
giorno; quasi un punto di partenza per una nuova Chiesa, che nel suo passato
vedeva solo i fatti negativi. 3) La collegialità nel governo della Chiesa era
interpretata in modi molto diversi, direi opposti: […] la libertà e l’autonomia
delle Chiese locali assumevano un valore assoluto, per cui ogni intervento di
Roma era visto (e a volte è ancora visto) come un freno al rinnovamento,
un ostacolo all’attuazione dello ‘spirito del Concilio’. […]. 4) Il dialogo
interreligioso e interculturale era accolto con gioia: ma alcuni lo vedevano
come un ascolto, un confronto e una collaborazione con fedeli di altre fedi e
credenze, avendo però ben fermo il radicamento nella fede, nella tradizione
cristiana e nell’unità della Chiesa; dall’altro era visto come […] una specie di
integrazione vicendevole […]».
È in questo contrasto fra ‘lettera del Concilio’ e ‘spirito del Concilio’, nutrito
dall’atmosfera di quegli anni, che sono potute penetrare nella prassi liturgica
forme musicali e celebrative palesemente incongrue, la cui invasività ha
avuto effetti devastanti. È al superamento di questo contrasto ideologico che
intende puntare Benedetto XVI. Il motu proprio Summorum Pontificum e
la lettera ai vescovi che lo ha accompagnato affermano esplicitamente tale
principio: «In primo luogo, c’è il timore che qui venga intaccata l’Autorità
del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali – la riforma
liturgica – venga messa in dubbio. Tale timore è infondato. Al riguardo
bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato in duplice edizione da
Paolo VI e poi riedito una terza volta con l’approvazione di Giovanni Paolo II,
ovviamente è e rimane la forma normale – la forma ordinaria – della Liturgia
Eucaristica. L’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che
è stata pubblicata con l’autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata
durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma extraordinaria
della Celebrazione liturgica. Non è appropriato parlare di queste due stesure
del Messale Romano come se fossero ‘due Riti’. Si tratta, piuttosto, di un uso
duplice dell’unico e medesimo Rito. […]
Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall’Arcivescovo Lefebvre, la
fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di
questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità. Molte
persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio
Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche
ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto
perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del
nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o
perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni
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della Liturgia al limite del sopportabile. […]. Non c’è nessuna contraddizione
tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia
c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni
anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere
improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa
bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella
preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto. Ovviamente per vivere
la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all’uso antico
non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri
nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della
santità del nuovo rito l’esclusione totale dello stesso». Benedetto XVI aggiunge
un’osservazione particolarmente significativa: «Del resto le due forme dell’uso
del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda […]. La garanzia più sicura
che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da
loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle
prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica
di questo Messale».
È importante capire che la Messa rinnovata dal Concilio Vaticano II non è la
Messa che uccide la tradizione liturgica, il latino, il gregoriano, mentre solo
la Messa tridentina conserverebbe queste prerogative. Questa è stata la falsa
impressione generata dalle opposte fazioni che hanno usato strumentalmente
la lingua, la musica, la forma liturgica per sbandierare ideologicamente il
proprio ‘progressismo’ o la propria ‘fedeltà alla tradizione’. È auspicabile
che la celebrazione odierna, che si svolge secondo il Messale del Concilio
Vaticano II, in lingua latina e in canto gregoriano, costituisca un’esperienza
capace di stimolare una riflessione pacata su un tema di grande significato
non solo religioso, ma anche storico-culturale sia per i cattolici sia per i non
cattolici.
Angelo Rusconi
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Dominica XXIII «Per annum»
Le parti destinate alla recita e al canto dell’assemblea sono in corsivo
RITUS INITIALIS
Introitus (Ps. 118, 137.124)
Iustus es, Domine, et rectum iudicium
tuum; fac cum servo tuo secundum
misericordiam tuam.
Ps. Beati immaculati in via, qui ambulant
in lege Domini.
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti.
Tu sei giusto, Signore, e sono retti i tuoi
giudizi: agisci con il tuo servo secondo il
tuo amore.
Beati coloro la cui via è immacolata, che
camminano nella legge di Dio.
Amen.
Nel nome del Padre del Figlio e dello
Spirito Santo.
Amen.
Gratia Domini nostri Iesu Christi, et caritas
Dei, et communicatio Sancti Spiritus sit
cum omnibus vobis.
Et cum spiritu tuo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,
l’amore di Dio e la comunione con lo
Spirito Santo sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.
Fratres, agnoscamus peccata nostra, ut apti
simus ad sacra mysteria celebranda.
Fratelli, per celebrare degnamente i santi
misteri, riconosciamo i nostri peccati.
Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres,
quia peccavi nimis cogitatione, verbo,
opere et omissione: mea culpa, mea culpa,
mea maxima culpa. Ideo precor beatam
Mariam semper Virginem, omnes Angelos
et Sanctos, et vos fratres, orare pro me ad
Dominum Deum nostrum.
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato in pensieri, parole,
opere e omissioni, per mia colpa, mia
colpa, mia grandissima colpa. E supplico
la beata sempre vergine Maria, gli angeli,
i santi e voi, fratelli, di pregare per me il
Signore Dio nostro.
Misereatur nostri omnipotens Deus et,
dimissis peccatis nostris, perducat nos ad
vitam æternam.
Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
perdoni i nostri peccati e ci conduca alla
vita eterna.
Amen.
Amen.
Kyrie
Kyrie, eleison. Christe, eleison. Kyrie,
eleison.
Signore, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà.
Gloria
Gloria in excelsis Deo et in terra pax
hominibus bonæ voluntatis. Laudamus te,
benedicimus te, adoramus te, glorificamus
te, gratias agimus tibi propter magnam
gloriam tuam, Domine Deus, Rex cælestis
Deus Pater omnipotens, Domine Fili
unigenite, Iesu Christe, Domine Deus,
Agnus Dei, Filius Patris, qui tollis peccata
mundi, miserere nobis; qui tollis peccata
mundi, suscipe deprecationem nostram.
Qui sedes ad dexteram Patris, miserere
nobis. Quoniam tu solus Sanctus, tu solus
Dominus, tu solus Altissimus, Iesu Christe,
cum Sancto Spiritu: in gloria Dei Patris.
Amen.
Gloria a Dio nell’alto dei cieli,e pace in
terra agli uomini di buona volontà. Noi ti
lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti
glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua
gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo,
Dio Padre onnipotente. Signore, Figlio
Unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello
di Dio, Figlio del padre: tu che togli i
peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che
togli i peccati del mondo, accogli la nostra
supplica; tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi. Perché tu solo il Santo,
tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo: Gesù
Cristo con lo Spirito Santo, nella gloria di
Dio Padre.
Amen.
9
Collecta
Deus, per quem nobis et redemptio venit
et præstatur adoptio, filios dilectionis tuæ
benignus intende, ut in Christo credentibus
et vera tribuatur libertas, et hereditas
æterna. Per Dominum nostrum Iesum
Christum Filium tuum, qui tecum vivit et
regnat in unitate Spiritus sancti, Deus, per
omnia sæcula sæculorum.
Amen.
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e
lo Spirito Santo, guarda con benevolenza
i tuoi figli di adozione, perche a tutti i
credenti in Cristo sia data la vera libertà
e l’eredità eterna. Per il nostro Signore
Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, che vie e
regna con te nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
LITURGIA VERBI
Lectio Prima (Sap 9,13-18)
Dal libro della Sapienza.
Quale, uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il
Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perche un
corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di
preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle
a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo
volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo
spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in
ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza».
Verbum Domini.
Deo gratias.
Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio.
Responsorium Graduale (Ps. 89)
Domine, refugium factus es nobis, a
generazione et progenie.
V. Priusquam montes fierent, aut
formaretur terra et orbis, a sæculo et in
speculum tu es Deus.
Signore, sei stato per noi un rifugio di
generazione in generazione.
Prima che sorgessero i monti e nascessero
la terra e il mondo, tu sei, o Dio, da
sempre e per sempre.
Lectio secunda (Fm 1,9-10.12-17)
Dalla lettera a Filèmone.
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo
Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui
che mi sta tanto a cuore. Avrei voluto tenerlo con me perche mi assistesse al posto tuo,
ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere,
perche il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato
da te per un momento: perche tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma
molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più
per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico,
accoglilo come me stesso.
Verbum Domini.
Deo gratias.
Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio.
Alleluia (Ps. 102)
Alleluia. V. Domine, exaudi orationem
meam, et clamor meum ad te veniat.
Alleluia. O Signore, ascolta la mia
preghiera e il mio grido giunga sino a te.
Dominus vobiscum.
Et cum spiritu tuo.
Lectio sancti Evangelii secundum Lucam.
Gloria tibi, Domine.
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Dal Vangelo secondo Luca.
Gloria a te, o Signore.
Evangelium (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno
viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli,
le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la
propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo
costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla
a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro,
tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire,
ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un
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altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene
incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri
per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere
mio discepolo».
Verbum Domini.
Laus tibi, Christe.
Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.
Credo
Credo in unum Deum, Patrem
omnipotentem, factorem cæli et terræ,
visibilium omnium et invisibilium.
Et in unum Dominum Iesum Christum,
Filium Dei unigenitum, et ex Patre natum
ante omnia sæcula.
Deum de Deo, lumen de lumine, Deum
verum de Deo vero, genitum, non factum,
consubstantialem Patri: per quem omnia
facta sunt.
Qui propter nos homines et propter
nostram salutem descendit de cælis.
Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex
Maria Virgine, et homo factus est.
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio
Pilato; passus et sepultus est, et resurrexit
tertia die, secundum Scripturas, et ascendit
in cælum, sedet ad dexteram Patris.
Et iterum venturus est cum gloria, iudicare
vivos et mortuos, cuius regni non erit
finis. Et in Spiritum Sanctum, Dominum
et vivificantem: qui ex Patre Filioque
procedit.
Qui cum Patre et Filio simul adoratur
et conglorificatur: qui locutus est per
prophetas.
Et unam, sanctam, catholicam et
apostolicam Ecclesiam.
Confiteor unum baptisma in remissionem
peccatorum.
Et expecto resurrectionem mortuorum et
vitam venturi sæculi. Amen.
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra, di tutte le
cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre
prima di tutti i secoli.
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio
vero; generato, non creato; della stessa
sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte
le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo.
E per opera dello Spirito Santo si è incarnato
nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto; e il terzo giorno è
risuscitato, secondo le Scritture; è salito al
cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per
giudicare i vivi e i morti: e il suo regno
non avrà fine. Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita, e procede dal
Padre e dal Figlio;
e con il Padre e il Figlio è adorato e
glorificato: e ha parlato per mezzo dei
profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e
apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono
dei peccati.
E aspetto la risurrezione dei morti e la vita
del mondo che verrà. Amen.
Oratio universalis seu oratio fidelium
Dio conosce il limite e la caducità della creatura umana. Invochiamo da lui il dono della
sapienza e la forza del suo Spirito. Preghiamo dicendo: Manda il tuo Spirito, Signore.
Te rogamus, audi nos.
Perché la Chiesa riconosca la sua forza nel paradosso della croce e sappia portarla con
Cristo ogni giorno. Preghiamo.
Te rogamus, audi nos.
Perché chi ha ruoli di governo e di autorità li eserciti per il bene comune in spirito di
servizio. Preghiamo.
Te rogamus, audi nos.
Perché tutti i cristiani vivano con coerenza la fedeltà alla Parola. Preghiamo.
Te rogamus, audi nos.
Perché ognuno di noi operi per l’edificazione di un mondo più giusto e fraterno secondo il
Vangelo. Preghiamo.
Te rogamus, audi nos.
Padre Santo, apri il nostro cuore alla disponibilità al vangelo per essere più conformi
al Figlio tuo e per testimoniare al mondo la bellezza dell’essere suoi discepoli. Te lo
chiediamo per Cristo nostro Signore.
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LITURGIA EUCHARISTICA
Offertorium (Dan 9,4.2.17.19)
Oravi Deum meum ego Daniel, dicens:
Exaudi, Domine, preces servi tui: illumina
faciem tuam super sanctuarium tuum: et
propitius intende populum istum, super
quem invocatum est nomen tuum, Deus.
Io Daniele ho pregato il mio Dio, dicendo:
esaudisci, o Signore, le preghiere del tuo
servo; fa risplendere un raggio del tuo
volto sul tuo santuario, e volgiti propizio
su questo popolo, sopra il quale è invocato
il tuo nome, o Dio.
Orate, fratres, ut meum ac vestrum
sacrificium acceptabile fiat apud Deum
Patrem omnipotentem!
Pregate, fratelli, perché il mio e vostro
sacrificio sia gradito a Dio, Padre
onnipotente.
Suscipiat Dominus sacrificium de manibus
tuis ad laudem et gloriam nominis sui,
ad utilitatem quoque nostram totiusque
Ecclesiæ suæ sanctæ.
Il Signore riceva dalle tue mani questo
sacrificio a lode e gloria del suo nome, per
il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
Oratio super oblata
Deus, auctor sinceræ devotionis et
pacis,da, quaésumus, ut et maiestatem
tuam convenienter hoc munere
veneremur, et sacri participatione mysterii
fideliter sensibus uniamur. Per Christum
Dominum nostrum.
O Dio, sorgente della vera pietà e della
pace, salga a te nella celebrazione di
questo mistero la giusta adorazione per la
tua grandezza e si rafforzi la fedeltà e la
concordia dei tuoi figli. Per Cristo nostro
Signore.
PREX EUCHARISTICA
Præfatio
Dominus vobiscum
Et cum spiritu tuo.
Sursum corda.
Habemus ad Dominum.
Gratias agamus Domino Deo nostro.
Dignum et iustum est.
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
É cosa buona e giusta.
Vere dignum et iustum est, æquum et
salutare, nos tibi semper et ubique gratias
agere; Domine sancte, Pater omnipotens,
æterne Deus, per Christum Dominum
nostrum. Per quem maiestatem tuam
laudant Angeli, adorant Dominationes,
tremunt Potestates. Cæli, cælorumque
Virtutes, ac beata Seraphim, socia
exsultatione concelebrant. Cum quibus
et nostras voces, ut admitti iubeas,
deprecamur, supplici confessione dicentes:
È veramente cosa buona e giusta, nostro
dovere e fonte di salvezza, rendere grazie
sempre e in ogni luogo a te, Signore,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore. Per mezzo del
quale la tua maestà viene lodata dagli
Angeli, adorata dalle Dominazioni, temuta
dalle Potestà. I Cieli e le Virtù celesti e i
beati Serafini ti celebrano con comune
esultanza. Noi ti preghiamo di ammettere
con le loro voci anche le nostre, che
acclamano con supplice atto di fede,
dicendo:
Sanctus, sanctus, sanctus Dominus Deus
Sabaoth.
Pleni sunt cæli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.
Santo, Santo, Santo il Signore Dio
dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del
Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.
CANON ROMANUS
[Al termine della Consacrazione:]
Mysterium fidei.
Mortem tuam annuntiamus, Domine, et
tuam resurrectionem confitemur, donec
venias.
12
Mistero della fede.
Annunziamo la tua morte, Signore,
proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa
della tua venuta.
[Al termine della Preghiera Eucaristica]
Per ipsum, et cum ipso, et in ipso est tibi,
Deo Patri omnipotenti, in unitate Spiritus
Sancti, omnis honor et gloria per omnia
sæcula sæculorum.
Amen.
Per Cristo, con Cristo e in Cristo a te, Dio
Padre onnipotente nell’unità dello Spirito
Santo ogni onore e gloria per tutti i secoli
dei secoli.
Amen.
RITUS COMMUNIONIS
Præceptis salutaribus moniti, et divina
institutione formati, audemus dicere:
Pater noster
Pater noster, qui es in cælis, sanctificetur
nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat
voluntas tua, sicut in cælo et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie,
et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos
dimittimus debitoribus nostris, et ne nos
inducas in tentationem, sed libera nos a
malo.
Obbedienti alla parola del Salvatore e
formati al suo divino insegnamento,
osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo
così in terra. Dacci oggi il nostro pane
quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci
dal male.
Libera nos, quæsumus, Domine, ab
omnibus malis, da propitius pacem in
diebus nostris, ut, ope misericordiæ tuæ
adiuti, et a peccato simus semper liberi et
ab omni perturbatione securi: exspectantes
beatam spem et adventum Salvatoris
nostri Iesu Christi.
Quia tuum est regnum et potestas et gloria
in sæcula.
Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi
la pace ai nostri giorni; e con l’aiuto della
tua misericordia, vivremo sempre liberi
dal peccato e sicuri da ogni turbamento,
nell’attesa che si compia la beata speranza,
e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.
Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis
tuis: Pacem relinquo vobis, pacem meam
do vobis: ne respicias peccata nostra, sed
fidem Ecclesiæ tuæ, eamque secundum
voluntatem tuam pacificare et coadunare
digneris. Qui vivis et regnas in sæcula
sæculorum.
Amen.
Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi
apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia
pace”, non guardare ai nostri peccati, ma
alla fede della tua Chiesa, e donale unita e
pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e
regni nei secoli dei secoli.
Pax Domini sit semper vobiscum.
Et cum spiritu tuo.
Offerte vobis pacem.
La pace del Signore sia sempre con voi.
E con il tuo spirito.
Scambiatevi il segno di pace.
Agnus Dei
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi:
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi:
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: dona
nobis pacem.
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, dona a noi la pace.
Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata
mundi. Beati qui ad cenam Agni vocati
sunt.
Domine, non sum dignus ut intres sub
tectum meum, sed tantum dic verbo et
sanabitur anima mea.
Beati gli invitati alla Cena del Signore.
Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati
del mondo.
O Signore, non sono degno di partecipare
alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola
e io sarò salvato.
Tuo é il regno, tua la potenza e la gloria
nei secoli.
Amen.
13
Antiphona ad Communionem (Ps. 76,
12-13)
Vovete, et reddite Domino Deo vestro,
omnes qui in circuitu eius adfertis munera:
terribili apud omnes reges terræ.
Fate voti al Signore vostro Dio e
adempiteli, e tutti quanti lo circondani
rechino a lui, che è terribile per tutti i re
della terra.
Oremus.
Post Communionem
Da fidelibus tuis, Domine, quos et verbi
tui et cælestis sacramenti pabulo nutris
et vivificas, ita dilecti Filii tui tantis
muneribus proficere, ut eius vitæ semper
consortes effici mereamur. Qui vivit et
regnat in saécula sæculorum.
O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli
alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi doni del tuo Figlio aiutaci a
progredire costantemente nella fede, per
divenire partecipi della sua vita immortale.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.
Amen.
RITUS CONCLUSIONIS
Dominus vobiscum.
Et cum spiritu tuo.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater et
Filius et Spiritus Sanctus.
Amen.
Ite, missa est.
Deo gratias.
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Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio
e Spirito Santo.
Amen.
La Messa é finita, andate in pace.
Rendiamo grazie a Dio!
Kyrie Missa IX Cum iubilo
Kyrie eleison (3)
Christe eleison (3)
Kyrie eleison (3)
Signore pietà
Cristo pietà
Signore pietà
Gloria Missa IX Cum iubilo
Gloria in excelsis Deo.
Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te,
glorificamus Te.
Gratias agimus tibi propter magnam
gloriam tuam,
Domine Deus, Rex coelestis, Deus Pater
omnipotens.
Domine Fili Unigenite, Iesu Christe,
Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris.
Qui tollis peccata mundi, miserere nobis;
Qui tollis peccata mundi, suscipe
deprecationem nostram,
Qui sedes ad dexteram Patris, miserere
nobis.
Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria
immensa.
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre
onnipotente, Signore, Figlio Unigenito,
Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre:
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà
di noi; tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà
di noi.
Quoniam Tu solus Sanctus, Tu solus
Dominus, Tu solus Altissimus, Iesu Christe,
Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.
Amen.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu
solo l'Altissimo: Gesù Cristo
con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio
Padre. Amen.
Graduale Domine refugium
Domine, refugium factus es nobis, a
generatione et progenie.
V. Priusquam montes fierent, aut
formaretur terra et orbis, a saeculo et in
saeculum tu es Deus.
Signore, sei divenuto nostro rifugio di
generazione in generazione.
V. Prima che fossero fatti i monti e formati
la terra e il mondo, da sempre e per
sempre tu sei Dio.
Alleluia Domine exaudi
V. Domine exaudi orationem meam, et
clamor meus ad te veniat.
V. Ascolta, Signore, la mia preghiera, e il
mio grido giunga a te.
Credo III
Credo in unum Deum,
Patrem omnipotentem, factorem coeli et
terrae, visibilium omnium et invisibilium.
Et in unum Dominum Iesum Christum,
Filium Dei unigenitum.
Et ex Patre natum ante omnia saecula.
Deum de Deo, lumen de lumine, Deum
verum de Deo vero.
Genitum, non factum, consubstantialem
Patri: per quem omnia facta sunt.
Qui propter nos homines et propter
nostram salutem discendit de caelis.
Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria
Virgine: et homo factus est.
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio
Pilato, passus et sepultus est.
Et resurrexit tertia die secundum
Scripturas.
Et ascendit in caelum, sedet ad dexteram
Patris.
Et iterum venturus est cum gloria iudicare
vivos et mortuos: cuius regni non erit finis.
Et in Spiritum Sanctum, Dominum et
vivificantem: qui ex Patre Filioque procedit.
Qui cum Patre et Filio simul adoratur
Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente, creatore del cielo e della
terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero
da Dio vero,
generato, non creato, della stessa sostanza
del Padre; per mezzo di lui tutte le cose
sono state create. Per noi uomini e per
la nostra salvezza discese dal cielo, e per
opera dello Spirito Santo si è incarnato nel
seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le
Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare
i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e
dà la vita,ce procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e
15
et conglorificatur: qui locutus est per
prophetas.
Et unam, sanctam, catholicam et
apostolicam Ecclesiam.
Confiteor unum baptisma in remissionem
peccatorum.
Et expecto resurrectionem mortuorum.
Et vitam venturi saeculi. Amen.
glorificato, e ha parlato per mezzo dei
profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e
apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono
dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà. Amen.
Offertorio Oravi Deum
Oravi Deum meum ego, Daniel, dicens:
Exaudi, Domine, preces servi tui; illumina
faciem tuam super sanctuarium tuum et
propitius intende populum istum, super
quem invocatum est nomen tuum, Deus.
Io, Daniele, pregai il mio Dio dicendo:
Ascolta, Signore, le preghiere del tuo servo;
fa splendere il tuo volto sul tuo santuario e
volgiti propizio a questo popolo, sul quale è
stato invocato il tuo nome, Dio.
Sanctus Missa IX Cum iubilo
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus
Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.
Santo, Santo, Santo il Signore Dio
dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del
Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.
Agnus Dei Missa IX Cum iubilo
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona
nobis pacem.
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi pietà di noi
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, dona a noi la pace.
Communio Vovete et reddite
Vovete et reddite Domino Deo vestro,
omnes qui in circuitu eius affertis
munera, terribili, et ei qui aufert spiritum
principum, terribili apud omnes reges
terrae.
Fate voti, e scioglieteli al Signore vostro
Dio, voi tutti che standogli intorno portate
doni a lui, il terribile, che toglie la vita ai
potenti ed è terribile per tutti i re della
terra.
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I Cantori Gregoriani
I Cantori Gregoriani sono un gruppo vocale a voci virili che si dedica in
modo esclusivo allo studio e alla diffusione del canto gregoriano. Costituito
interamente da specialisti, l'ensemble fonda la propria proposta esecutiva
sull’indagine semiologica, ossia sullo studio delle antiche fonti manoscritte
risalenti ai secoli X-XI. La proposta interpretativa del gruppo intende porre in
evidenza, attraverso gli strumenti propri della semiologia, la forza espressiva
del canto gregoriano, ossia la corretta ripresentazione musicale dell’antica
tradizione esegetica dei sacri testi.
Fondatore e direttore del gruppo è Fulvio Rampi, dottore in canto gregoriano alla scuola di Luigi Agustoni, docente di Prepolifonia al Conservatorio di
Torino e Maestro di cappella della Cattedrale di Cremona fino al 2010.
I Cantori Gregoriani vantano numerosissime presenze in Italia e all’estero
(Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Germania, Polonia, Belgio, Slovenia,
Libano, Brasile) per conto di importanti associazioni musicali e culturali.
Dal 1995 al 1998 il coro ha effettuato quattro tournée in Giappone, dove
ha tenuto concerti nelle principali città (Tokyo, Kyoto, Osaka, Hiroshima,
Kumamoto, Nagano, Yokohama). Nel 1996 ha partecipato, come unico complesso di canto gregoriano, al Festival di musica ortodossa con un concerto
nella Sala Grande del Conservatorio Čaikovskij di Mosca (Russia).
Vasta è anche la produzione discografica per conto di importanti case italiane
ed estere (Rusty Records, PDU-EMI, JVC Giappone, Paoline, Sarx Records,
ARCANA-WDR). Il coro ha inoltre effettuato registrazioni per la Radio svizzera Suisse Romande, per la Radio tedesca WDR, per la televisione austriaca
ORF e per la televisione giapponese NHK.
Il coro ha collaborato con l’ensemble di musica medievale La Reverdie, con
il quale ha inciso per ARCANA-WDR un cd sull’Officio di S. Nicola.
A testimonianza dell’attenzione e della partecipazione attiva alla vivace fase
storica del recupero del canto gregoriano, l’associazione ha dato vita nel
1993 alla rivista specialistica «Note gregoriane» e, dal 1996, a corsi di canto
gregoriano a Milano, Cremona, Rovigo frequentati da musicisti, direttori di
coro, operatori liturgici e cantori provenienti da ogni parte d’Italia.
Cantori Gregoriani
Angelo Corno
Enrico De Capitani
Giorgio Merli
Alessandro Riganti
Francesco Spadari
Roberto Spremulli
Fulvio Rampi, direttore
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Il FAI presenta i luoghi
di MITO SettembreMusica
Villa Monastero – Varenna (LC)
Villa Monastero è tra le più scenografiche ed importanti residenze lariane,
circondata da un grande e lussureggiante giardino. Come testimonia il suo
nome, nel XIV secolo qui sorgeva un monastero fondato dalle suore cistercensi di Santa Maria. Soppresso il monastero nel 1567, l’antico complesso
fu trasformato in villa di delizia ad opera di un nobile valsassinese, Paolo
Mornico, cui si devono importanti interventi di trasformazione e abbellimento dell’edificio. La proprietà rimase dei Mornico fino al 1862, anno in
cui fu ceduta a un ingegnere bellagino che pochi anni dopo la rivendette
a Carolina Maumary, nipote di Enrichetta Blondel, moglie del Manzoni e
cognata di Massimo D’Azeglio. Nel 1897 ne divenne proprietario un facoltoso tedesco, Walter Kees, al quale risale la fisionomia attuale dell’antica
costruzione. Confiscata nel 1918 agli eredi per ragioni di guerra, nel 1921
Villa Monastero passò al Demanio e ceduta all’Opera Nazionale Combattenti,
finché nel 1925 l’acquistò il dr. Marco De Marchi, di antica famiglia di origine
ticinese. Il passaggio di proprietà nelle mani del De Marchi fu provvidenziale perché salvò la villa da probabili manomissioni o trasformazioni, come
avvenne per altre storiche dimore lariane. Nel 1936 il De Marchi si spegneva
nella sua amata casa di Varenna e nel 1940 la volontà del testatore trovava
compiuta realizzazione con l’inaugurazione dell’Istituto italiano di idrobiologia Dr. Marco De Marchi.
Attualmente villa Monastero è proprietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche,
cui va il merito di averla conservata in ottime condizioni. L’accurato restauro
della villa, da poco concluso, ha restituito alla comunità un edificio carico di
storia e un giardino fra i più belli del Lario. L’interno della villa è caratterizzato da elementi eclettici, risultato degli interventi di Walter Kees della fine
del XIX secolo. Di singolare spicco il grande scalone a doppia rampa. Da ogni
ambiente della casa si gode una vista spettacolare sul centro lago.
Il giardino, situato fra la strada costiera e la sponda del lago, è lungo e
stretto, ma sapienti accorgimenti nella distribuzione delle essenze arboree
e nell’impianto di terrazze e di belvedere lo hanno trasformato in un affascinante passeggiata lungo la riva. I viali sono ricchi di statue, fra le quali un
interessante gruppo marmoreo, la Clemenza di Tito, dello scultore comasco
Giovanbattista Comolli.
Fra gli illustri ospiti della casa figura Antonio Fogazzaro, che vi ambientò la
commedia Nadejde. L’antica cappella del monastero, officiata fino al 1897, è
oggi adibita a sala di studio, oltre a ospitare i convegni di alto valore scientifico promossi dal Centro Nazionale delle Ricerche.
Si ringrazia
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MITO SettembreMusica è un Festival
a Impatto Zero®
Il Festival MITO compensa le emissioni
di CO2 con la creazione e tutela di
foreste in crescita nel Parco Rio Vallone,
in Provincia di Milano, e in Madagascar
Una scelta in difesa dell’ambiente contraddistingue il Festival sin
dall’inizio. Per la sua quarta edizione, MITO SettembreMusica
ha scelto di sostenere due interventi dall’alto valore scientifico
e sociale.
Contribuire alla creazione e tutela di aree all’interno del Parco
Rio Vallone, in Provincia di Milano, un territorio esteso su
una superficie di 1181 ettari lungo il torrente Vallone che
nel sistema delle aree protette funge da importante corridoio
ecologico, significa conservare un polmone verde in un
territorio fortemente urbanizzato, a nord-est della cintura
metropolitana.
In Madagascar, isola che dispone di una delle diversità
biologiche più elevate del pianeta, l’intervento forestale è
finalizzato a mantenere l’equilibrio ecologico tipico del luogo.
Per saperne di più dei due progetti fotografa il quadrato in
bianco e nero* e visualizza i contenuti multimediali racchiusi
nel codice QR.
Visualizza il filmato
sui due progetti
sostenuti dal Festival
*È necessario disporre di uno smartphone dotato di fotocamera
e connessione internet. Una volta scaricato il software gratuito
da www.i-nigma.com, basta lanciare l’applicazione e fotografare
il quadrato qui sopra. Il costo del collegamento a internet varia a
seconda dell’operatore telefonico e del tipo di contratto sottoscritto.
In collaborazione con
19
MITOFringe, tanti appuntamenti
musicali che si aggiungono al
programma ufficiale del Festival
MITOFringe nel mese di settembre
a Milano la trovi...
… in metro
Tutti i giovedì, venerdì e sabato MITOFringe arriva nella metropolitana milanese
con tre concerti al giorno nelle stazioni Cordusio, alle ore 16, Cadorna, alle ore 17,
e Duomo, alle ore 18. Fringe in Metro inaugura sabato 4 settembre alle ore 16.30
con tre ore di musica non stop nella stazione Duomo. In collaborazione con ATM.
… in stazione
Martedì 7 e martedì 21 settembre, alle ore 17.30, la nuova Stazione Garibaldi si
presenta ai milanesi con due appuntamenti musicali. I concerti, il primo nel Passante
di Porta Garibaldi e il secondo in Porta Garibaldi CentoStazioni, sono dedicati alla
musica funky e jazz. In collaborazione con Ferrovie dello Stato e CentoStazioni.
… nei parchi
Tutte le domeniche del Festival, la festosa atmosfera delle bande musicali anima
i parchi cittadini. Il 5 settembre alle 12 nei giardini pubblici Montanelli di Porta
Venezia, il 12 settembre alle 12 al Parco Ravizza e il 19 settembre alle 11 al Parco
Sempione.
… nelle piazze e nelle strade della periferia milanese
Nei weekend trovi MITOFringe nelle piazze e nelle strade della periferia milanese
con concerti nelle zone Baggio (sabato 5 alle 20.45), San Siro (venerdì 10 alle 21),
Casoretto (sabato 11 alle 21), Pratocentenaro (venerdì 17 ore 21) e Isola (domenica
19 ore 21). I cinque appuntamenti, realizzati in collaborazione con Unione del
Commercio, sono riservati alla classica, al folk, al jazz e alla musica etnica.
… nei chiostri, nelle strade e nelle piazze del centro
Concerti nei chiostri e negli angoli più suggestivi di Milano guidano i cittadini alla
scoperta di un patrimonio artistico e architettonico a molti sconosciuto. Lunedì
13 alle 17.30 nel chiostro di via Santo Spirito e lunedì 20 alle 18 nel chiostro della
sede della Società Umanitaria. Tutti i lunedì inoltre eventi musicali nelle zone del
centro: il 6 settembre alle 13 in Corso Vittorio Emanuele (ang. Via Passarella), il
13 alle ore 18.30 in via Fiori Chiari (ang. Via M. Formentini) e il 20 alle ore 13
in via Dante (ang. via Rovello). Il 7, 8 e 22 settembre, alle 18.30, MITOFringe dà
appuntamento alle colonne di San Lorenzo per tre concerti dedicati alla musica
classica ed etnica.
… nelle Università
Tre appuntamenti in un percorso musicale che invita i cittadini in tre luoghi storici
della città. Martedì 14 alle 16.30 il tango nella sede dell’Università Statale, mercoledì
15 alle ore 17 all’Università Cattolica un appuntamento di musica classica e il 16
alle ore 12.30 al Politecnico di Milano un concerto di musica barocca.
… in piazza Mercanti con artisti selezionati dal web
Uno spazio ai nuovi talenti: musicisti ed ensemble selezionati tra quelli che
hanno riposto all’invito sul sito internet del Festival inviando il loro curriculum e
una proposta artistica, si alternano con set di 15-20 minuti sul palco per le libere
interpretazioni allestito in Piazza Mercanti. Mercoledì 8 settembre, dalle 13 alle
15, il palco è riservato alle formazioni di musica corale, mercoledì 15 settembre,
nello stesso orario, si esibiscono gli ensemble di musica da camera. Domenica 12
settembre, dalle ore 15, un pomeriggio dedicato ai bambini under 12 e alla gioia
di suonare in famiglia.
Il programma dettagliato è disponibile sul sito
www.mitosettembremusica.it /programma/fringe.html
20
21
MITO SettembreMusica
Promosso da
Città di Milano Letizia Moratti
Sindaco Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura
Fiorenzo Alfieri
Assessore alla Cultura
e al 150° dell’Unità d’Italia
Comitato di coordinamento
Presidente Francesco Micheli
Presidente Associazione per il Festival
Internazionale della Musica di Milano Massimo Accarisi
Direttore Centrale Cultura
Antonio Calbi
Direttore Settore Spettacolo
Città di Torino
Sergio Chiamparino
Sindaco
Vicepresidente Angelo Chianale
Presidente Fondazione
per le Attività Musicali Torino
Anna Martina
Direttore Divisione Cultura,
Comunicazione e promozione della Città
Angela La Rotella
Dirigente Settore Spettacolo,
Manifestazione e Formazione Culturale
Enzo Restagno
Direttore artistico
Francesca Colombo
Segretario generale
Coordinatore artistico
Claudio Merlo
Direttore generale
Realizzato da
Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano
Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso
Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner
Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo
Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman
Comitato di Patronage
Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal
Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca
Umberto Veronesi
Consiglio Direttivo
Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri
Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada
Collegio dei revisori
Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita
Organizzazione
Stefania Brucini, Laura Caserini Responsabili biglietteria / Carlotta Colombo
Responsabile produzione / Federica Michelini Assistente Segretario generale
Luisella Molina Responsabile organizzazione / Letizia Monti Responsabile promozione
Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione
via Dogana, 2 – Scala E, II piano 20123 Milano
telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749
[email protected] / www.mitosettembremusica.it
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Lo Staff del Festival
Per la Segreteria generale
Chiara Borgini con Eleonora Tallarigo
Per la Comunicazione
Livio Aragona Responsabile edizioni / Marco Ferullo Ufficio stampa
Marta Francavilla Responsabile redazione web / Roberta Punzi Referente partner
e sponsor / Uberto Russo Ufficio comunicazione con Elisabetta Villa
e Francesca Carcucci / Cristina Castiglioni / Lorenza Giacardi
Margherita Maltagliati / Valentina Meotti / Francesco Monti / Maddalena Pais
Daniela Valle
Per la Produzione
Ludmilla Faccenda Responsabile logistica produzione / Nicola Giuliani, Matteo Milani
Andrea Minetto Direttori di produzione con Grazia Bilotta / Francesco Bollani
Niccolò Bonazzon / Angelica Buoncore / Stefano Coppelli / Paola Rimoldi
e Elisa Abba / Claudio Bardini / Giacomo Carabellese
Stefano Chiabrando / Diego Dioguardi / Consuelo Di Pietro / Laura Ginepri
Marta Masnaghetti / Bianca Platania
Per la Promozione
Alice Fantasia / Federica Mulinelli e Lea Carlini
Per la Biglietteria
Monica Montrone Gestione gratuiti / Andrea Rizzi Referente informazioni
con Alberto Corielli / Giulia De Brasi / Silvia Masci
Marida Muzzalupo / Chiara Sacchi e Arjuna Das Irmici
via Dogana, 2 – Scala E, II piano 20123 Milano
telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749
[email protected] / www.mitosettembremusica.it
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I concerti
di domani e dopodomani
Lunedì 6.IX
Martedì 7.IX
ore 16
contemporanea
Niccolò Castiglioni
Tropi, Dulce refrigerium, Momenti
musicali, Capriccio, Cantus Planus
Divertimento Ensemble
Sandro Gorli, direttore
Alda Caiello
Margherita Chiminelli, soprano
Maria Grazia Bellocchio, pianoforte
Ingresso gratuito
ore 18
contemporanea
Conservatorio di Milano, Sala Puccini
Franco Donatoni,maestro del nostro tempo
Musiche di Donatoni, Laganà, Gorli,
Maggi, Maldonado, Solbiati
Solisti e gruppi di musica da camera
del Conservatorio di Milano
Ingresso gratuito
classica
ore 18
Galleria d’Arte Moderna – Villa Reale,
ore 18
classica Sala da Ballo
Galleria d’Arte Moderna - Villa Reale
Un’ora con Chopin e Schumann
Sala da Ballo
Yasuhiko Imanishi, pianoforte
Un’ora con Chopin e Schumann
Ingressi € 5
Mi-Yeon I, pianoforte
Ingressi € 5
classica
ore 21
Como, Teatro Sociale
ore 21
classica La stagione delle turcherie
Palasharp
Musiche di Lully, Haydn, Mozart,
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Donizetti, Beethoven, Rossini
Concerto n.1 in si bemolle minore
Orchestra Cantelli
per pianoforte e orchestra op. 23
Mattia Rondelli, direttore
Sinfonia n.6 in si minore op. 74 Patetica
Ingresso gratuito
Filarmonica della Scala
Semyon Bychkov, direttore
ore 21 e 23 jazz
Lang Lang, pianoforte
Blue
Note
Ingressi € 5
Billy Cobham Band
Ingressi € 15
ore 22 avanguardia
Politecnico di Milano – Sede di Milano
Bovisa Durando, Aula Carlo De Carli
Play your phone!
Performance-concerto interattivo per
esecutori e pubblico
Prima esecuzione assoluta
Ingresso gratuito
www.mitosettembremusica.it
Responsabile editoriale Livio Aragona
Progetto grafico
Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Ciro Toscano
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MITO SettembreMusica
Quarta edizione
È un progetto di
Realizzato da
Con il sostegno di
I Partner del Festival
partner istituzionale
Sponsor
Media partner
Sponsor tecnici
Il Festival MITO a Milano è a Impatto Zero®.
Aderendo al progetto di LifeGate, le emissioni
di CO2 sono state compensate con la creazione e
tutela di foreste in crescita nel Parco Rio Vallone
in Provincia di Milano, e in Madagascar
Si ringrazia
• per l’accoglienza degli artisti
Fonti Lurisia COM.AL.CO. Sas
Guido Gobino Cioccolato
ICAM Cioccolato
Ristorante Cracco
• per l’abbigliamento dello staff
• per il sostegno logistico allo staff
GF FERRÉ
BikeMi
-5
Milano Torino
unite per l’Expo 2015
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