Teatro,
basta soldi
dal Comune
pag
8
Fazioli
e l’Aim
“emiliana”
pag
10
Messa latina,
il contrattacco
della Diocesi
pag
13
n° 138
28 febbraio 2009
0 50
euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina
Direttore responsabile Luca Matteazzi
Il giorno
delle ceneri
Finisce il Carnevale, e rispunta l’ipotesi di un inceneritore vicentino
Nonostante le incognite, Provincia e Assindustria spingono
per una scelta considerta necessaria. Eppure le alternative ci sono
Buon compleanno di Giovanni Coviello
S
abato 28 febbraio esce in
edicola (e poi in distribuzione gratuita in città) il n. 138
di VicenzaPiù, il settimanale
che, come dal primo numero,
racconta e commenta fatti, personaggi e vita vicentina. Quel
primo numero, con modestia
pari al coraggio dell’impresa,
usciva sabato 25 febbraio 2006,
tre anni fa, piccolo ma coriaceo
guanto di sfida al rinnovamento
dell’informazione locale lanciato da un editore in erba come il
sottoscritto, che ora rappresenta
la pur giovane società editrice,
Many Media s.r.l..
Dopo aver rinnovato dal n. 115
la veste di VicenzaPiù (da allora
più ricco di pagine e full color)
da questo numero affianchiamo il
settimanale con un ‘quotidiano’,
il sito www.vicenzapiu.com, di cui
voglio solo sottolineare un aspetto
fondamentale: il voler star vicino
ai lettori, che ora sul sito potranno
non solo leggere il settimanale, ma
anche scrivere i loro commenti e le
loro opinioni: concordi o discordi
dalla nostra linea, non importa,
anzi! Perché fare informazione libera vuol dire sapersi confrontare
con i vari aspetti di una verità che
mai è unica e monolitica.
VicenzaPiù non fa capo a interessi
particolari, anche se ha una sua linea ben chiara a chi lo legge. Una
linea e una tipologia di informazione apprezzate da chi è concorde e
rispettate da chi la pensa diversamente,. Tanto è vero che il numero
di chi ci legge è in costante aumento
sia in edicola che nei punti in cui il
giornale è disponibile, tipicamente
dal giorno dopo, come free press.
Anzi da quando abbiamo quadruplicato le copie free (migliaia in 130
punti chiave della città), i lettori che
non riescono ad aspettare l’omaggio
sono quasi raddoppiati.
(Continua a pagina 12)
lettere
138 del28 febbraio 2009
numero
2
pag
Le missioni di Cicero e il Dal Molin, una questione di trasparenza
La precisazione dell’ex presidente della commissione territorio Ubaldo Alifuoco:
“Non stavamo indagando sui costi. Ma ancora oggi non sappiamo cosa sia stato deciso in quelle riunioni”
I
n un articolo dal titolo “Cicero
e l’araba fenice”, pubblicato il
7 febbraio scorso con la firma di
Alessio Mannino, leggo il seguente
passaggio: “Massacrato per un po’
da Ubaldo Alifuoco quando questi, da presidente della Commissione Territorio, gli fece le pulci
sui costi delle sue tante missioni a
Roma, Cicero ne uscì pulito.”
In merito a tale affermazione, mi
corre l’obbligo di precisare alcune
cose, che peraltro risultano chiaramente dai verbali della Commissione Territorio che ho presieduto
fino alle ultime elezioni amministrative.
1.L’intervento della Commissione
Territorio, nel merito delle missioni effettuate dall’ex assessore
Claudio Cicero, nasceva dall’esigenza di conoscere i verbali relativi alle riunioni conseguenti le sue
missioni a Roma, che si presumeva
riguardassero il tema del Dal Molin.
2.Non vi era affatto l’obiettivo di
controllare i costi delle stesse né
tanto meno la correttezza relativa alla contabilità di tali missioni
(compito che non rientra nella
funzione specifica di una Commissione Territorio).
3.Sapevamo che Cicero aveva effettuato oltre cento missioni a
Roma, presso l’Ente per l’aviazione civile (ENAC) e presso il ministero della Difesa. Di conseguenza,
pareva giusto alla Commissione,
in un momento in cui l’operazione
Dal Molin procedeva nella massima confusione delle informazioni,
poter conoscere esattamente l’ordine del giorno delle riunioni, e le
decisioni prese nelle stesse.
4.La correttezza di un amministratore, in questi casi, sta nel fornire
al proprio sindaco, alla giunta di
cui fa parte, e al consiglio comunale tutto, informazioni precise che
siano utili per valutare un problema. Difatti, quando un amministratore rientra da una missione è
buona regola presentare un “rapporto di missione” che ne documenti i risultati.
5.In realtà, nel caso specifico non
esiste uno straccio di verbale per
le oltre cento missioni effettuate
(quasi una a settimana). Il diret-
tore generale dell’ENAC, da me
interpellato per iscritto, ha risposto che a lui non risultava nulla,
nemmeno che vi fossero state missioni e riunioni con un assessore
di Vicenza (la lettera di risposta è
agli atti). Il ministero della Difesa,
invece, non ha ritenuto di dare risposta alla richiesta della C.T. comunale.
Ancora oggi, noi non sappiamo
cosa si sia deciso in quelle riunioni
a Roma. E questo a me non sembra
un dettaglio ininfluente nella complicata storia della nuova caserma
USA presso l’aeroporto vicentino.
Un cordiale saluto.
Ubaldo Alifuoco
ex presidente
Commissione Territorio
Sui “misteri di Roma” riguardo le trasferte di Cicero è apprezzabile la puntualizzazione di Alifuoco.
Ma, al di là dei compiti della
commissione che quest’ultimo presiedeva, un certo
qual sospetto sulle spese di
quei viaggi era a suo tempo venuto fuori. E a noi
premeva sottolineare, nella frase incriminata, che la
reputazione dell’ex assessore ne è uscita indenne.
Delle altre “colpe” di Cicero, del resto, abbiamo dato
ampiamente conto.
A.M.
Le ronde e il rischio dittatura
La lettera
O
rmai il declino dell’Italia è
tanto evidente quanto pericoloso. I “rappresentanti” dei partiti
sono completamente slegati dalla
realtà occidentale e cominciano a
sperimentare pratiche di gestione
populistica. La gara affianca destra
e sinistra tricolori, con la prima avvantaggiata da una tradizione che affonda oltre il ventennio fascista [...]
e la seconda che dalla sua vanta pur
sempre la tradizione storica del più
grande partito comunista del mondo
occidentale, oggi si è sciolto per trasformarsi in una lobby di potere e di
assistenzialismo.
Per chi pensava che la storia non potesse ripetersi, oggi si ripresentano
condizioni che sinceramente pensavamo scomparse. [...] Le prime avvisaglie si sono avute a Padova qualche
giorno fa, dove le ronde destrorse si
sono scontrate quasi fisicamente con
le ronde sinistrorse. L’episodio è stato oggetto solo di una cronaca quasi
divertita, ma non di un’analisi che
andasse oltre quello che i mezzi di
informazione sempre più di regime
ci propinano.
Già, non è di oggi l’invenzione degli apparati operativi dei partiti che
scendono nelle strade quando la situazione politico-economica diventa difficile. Ricordiamo ad esempio
i fatti della Repubblica di Weimar,
quando per le vie di Monaco di Baviera si confrontavano i gruppi guidati da Hitler e quelli comunisti. Allora erano altri tempi, ma nacquero
così i primi incidenti politici e conseguenti scontri per la conquista del
potere nella Germania in decomposizione. Molte le similitudini anche
con la situazione politica successiva:
un partito che dribblava le regole del
parlamento, un vecchio presidente
della repubblica rottame del periodo
storico precedente che nulla poteva
contro il cancelliere in erba. Le fasi
da noi sembrano invece coincidere, al potere sono già presenti coloro che, pur avendo maggioranze
schiaccianti, dribblano con agilità il
parlamento, a suon di decreti legge.
Questo panorama è reso ancor più
fosco dalla presenza di un regime
informativo ormai assuefatto all’autocensura. E che teme solamente la
crescita impetuosa dall’informazione libera della rete internet. Tanto da
montare contro una campagna istituzionale e mediatica da terzo mondo, quale ormai siamo di diritto. Un
piccolo esempio? Ieri il corriere.it
scriveva che facebook e twitter fanno
male al cervello. A fianco notizie di
stupri che sembrano essere diventati
l’emergenza italica, superando ormai le notizie della recessione. Senza
pensare al fatto che il Senato ha già
approvato una legge ammazza-internet, con sponsor d’eccezione proprio nel premier che recentemente
ha proposto un controllo internazionale del web.
In questo scenario grave, ma non serio - parafrasando Flaiano -, la crisi
politica italiana rischia insomma di
sfociare nella creazione di pericolose
organizzazioni paramilitari ad uso e
consumo dei partiti italiani tiranni
e famelici. Non ci rassicura affatto
inoltre sapere che esse saranno coordinate da ex carabinieri e poliziotti e
in pensione.
Alcuni interpretano il tutto in una
pura logica di costi, ma la notizia,
accompagnata dal recente schieramento dell’esercito nelle nostre città
a nostro avviso va invece riportata
nel quadro assai più preoccupante
del declino italiano verso una prossima dittatura. E chi non ci crede,
legga i giornali esteri per capire cosa
si pensa in giro di questa tristezza di
nome Italia.
E chi ancora avesse dubbi, pensi
che nemmeno il teorico dello stato
minimo quale Robert Nozick aveva
mai pensato all’outsourcing della
gestione dell’ordine pubblico e della
sicurezza da parte dello stato. Costoro vanno oltre lo stato minimo, anzi
hanno creato la perfetta simbiosi tra
“cosa nostra” e “stato privato”.
Gianluca Busato
segretario Pnv
Partito Nazionale Veneto
il fatto
138 del28 febbraio 2009
numero
3
pag
Inceneritore, l’ultima carta
Si torna a discutere del progetto di un impianto vicentino
per l’incenerimento dei rifiuti. Ma i termovalorizzatori
hanno molte incognite. E soprattutto molte alternative
R
ieccolo. Puntuale come un cambiale, l’inceneritore rispunta dai
cassetti della politica dove era stato
rinchiuso per qualche mese, e torna
a riaccendere le discussioni. Da una
parte chi sostiene, Provincia e Associazione Industriali in testa, che
un impianto di termovalorizzazione – per usare l’eufemismo con cui
vengono oggi definiti gli inceneritori – è necessario per la gestione dei
rifiuti in una provincia densamente
popolata e altamente industrializzata come la nostra. Dall’altra quelli
- molto pochi per la verità -che avanzano critiche e perplessità su una
scelta così drastica e potenzialmente
pericolosa.
La svolta
Eppure è passato poco più di un
mese da quando l’assessore provinciale all’ambiente Antonio Mondardo affermava che, alla luce degli
ultimi dati, la costruzione di un nuovo impianto di incenerimento nel
vicentino non era necessaria. I dati
a cui faceva riferimento erano quelli sulla produzione e lo smaltimento
dei rifiuti negli ultimi anni: con una
produzione ormai attestata attorno
alle 350 mila tonnellate all’anno,
la differenziata che ne avvia al riciclaggio oltre 190 mila, e le restanti
160mila che vengono distribuite tra
l’inceneritore di Cà Capretta a Schio,
il digestore di Bassano e la discarica
di Grumolo. Solo qualche settimana
più tardi, però, lo stesso Mondardo
interviene alla conferenza stampa
sull’attività annuale dell’Arpav e rilancia, con una totale inversione di
marcia, l’idea dell’inceneritore, la cui
costruzione è presentata addirittura
“un obbligo morale”.
Come si spiega una svolta tanto netta? Probabilmente con l’analisi delle
cifre sui rifiuti industriali. Oltre alle
350 mila tonnellate circa di rifiuti
solidi urbani, infatti, il vicentino ne
sforna anche 1 milione e 580 mila di
rifiuti industriali: per una buona percentuale si tratta di materiali inerti
derivanti dall’attività di costruzione,
una piccola parte è costituita da rifiu-
ti pericolosi che hanno un percorso
di smaltimento a parte, ma ne restano comunque circa 500mila che
sono assimilabili al rifiuto secco domestico. E che ora come ora non si sa
dove mettere: la discarica di Sarcedo
che è stata utilizzata a questo scopo
per un bel po’ è stata chiusa (Sarcedo
è zona di ricarica delle falde, e una
discarica sopra le falde non è che sia
proprio il massimo), così le aziende
sono costrette a rivolgersi all’esterno, a centri di smaltimento situati
in altre regioni o anche all’estero. Si
spiega così l’alleanza emersa nelle
ultime settimane tra Provincia e associazione Industriali per sostenere
la necessità di un termovalorizzatore
vicentino.
I vantaggi dell’incenerimento
Ma è davvero così? Il punto di partenza di ogni ragionamento sulla
questione inceneritori è che produciamo una montagna di rifiuti - nel vicentino siamo a oltre 400
chili all’anno per persona – che in
qualche modo va eliminata. Il partito della termovalorizzazione mette
sul piatto della bilancia vari tipi di
considerazioni. A partire da quelle
economiche: gli inceneritori costano molto, ma poi rendono, perché
tra contributi statali e ricavi derivati
dalla propria attività (ogni tonnellata di rifiuti smaltita può essere fatta
pagare circa un centinaio di euro)
hanno entrate consistenti. Brescia,
la città dove alla metà degli anni ’90
è stato costruito un inceneritore per
molti considerato un modello, ha
così una delle tariffe rifiuti più basse
d’Italia, e il Comune può contare su
una buona dose di milioni di euro
extra per mettere a posto i bilanci.
Non solo: dall’incenerimento dei
rifiuti si ottengono energia elettrica
(sempre a Brescia si coprono i consumi di 190 mila persone) e calore
per la rete di teleriscaldamento. Con
il risultato di risparmiare centinaia di
migliaia di tonnellate di petrolio, evitando l’emissione di altre centinaia
di migliaia di tonnellate di anidride
carbonica. Insomma, gli inceneritori
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nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni:
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di ultima generazione, con impianti
moderni e sistemi di filtraggio dei
fumi ad alta tecnologia, sarebbero
addirittura “ecologici”.
L’altra faccia della medaglia
In realtà molte di queste affermazioni sono discutibili. La convenienza
economica, ad esempio, si basa in
buona parte sui contributi statali (i
Cip6) che i termovalorizzatori ricevono in quanto considerati fonti di
energia alternativa (in pratica l’energia che producono gli viene pagata il
triplo rispetto a quelle delle centrali
a metano o a carbone). Alla società
che gestisce l’inceneritore di Brescia,
ad esempio, sono andati 71 milioni
di euro di contributi nel 2006 e 78
nel 2007, ed è così un po’ per tutti gli
inceneritori italiani, a cui sono stati
distribuiti oltre 2 miliardi di euro.
Soldi che arrivano dalle bollette di
tutti i cittadini, e senza i quali i conti
sarebbero molto probabilmente in
rosso, visti i costi di realizzazione e
di gestione di un impianto. Per continuare con l’esempio bresciano, il termovalorizzatore è costato qualcosa
come 350 milioni di euro, e già adesso, ad un decina di anni di distanza
dalla sua entrata in funzione, si parla
di necessità di ammodernamento
per circa 100 milioni di euro.
Quanto alle questioni ambientali,
quello che di solito ci si dimentica di
dire è che l’inceneritore non elimina
completamente i rifiuti, tutt’altro. Da
ogni tonnellata di rifiuti inceneriti
escono circa 150 - 200 chili di scorie
solide, oltre ad una 50 di chili di ceneri in cui sono concentrate la maggior parte delle sostanze tossiche e
inquinanti, e ad una quantità imponente di acqua, anche questa da ripulire. Sempre a Brescia, si producono circa 200 mila tonnellate di scorie
all’anno, solo in parte recuperabili.
L’inceneritore, quindi, non elimina
le discariche, anzi.
Stesso discorso per le polveri. È vero
che i moderni inceneritori hanno
limiti di emissione molto bassi, ma
si tratta sempre di sostanze pericolose (diossine e pcb, ad esempio); e
soprattutto i limiti sono tutti relativi
alla concentrazione per metro cubo,
non alle emissioni totali. In altre parole, i fumi nocivi emessi per ogni
tonnellata bruciata possono anche
essere bassi, ma se in un anno si
bruciano centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti il risultato è comunque preoccupante. “L’inceneritore
produce ogni anno miliardi di metri
cubi di aria, e quest’aria è contaminata – ci diceva qualche mese fa Marino Ruzzenenti, uno dei portavoce
del comitato che da anni si oppone
all’inceneritore bresciano -. La gente
lo deve capire: se fanno la ciminiera alta 120 metri è proprio perché
quell’aria è inquinata”.
| L’inceneritore di Schio
Una scelta di campo
Anche ponendo tra parentesi le
problematiche ambientali e sanitarie, rimane comunque un problema di fondo. Gli inceneritori, per
funzionare e per rientrare dai costi
di costruzione, hanno bisogno di
marciare a pieno regime. Il solito
impianto bresciano, inizialmente
programmato per smaltire 250 mila
tonnellate di rifiuti all’anno, oggi ne
incenerisce circa 800 mila, più di
quelle che vengono prodotte in tutta
la provincia bresciana. E il motivo è
semplice: più bruci, più guadagni.
Di solito, inoltre, quello che viene
bruciato è rifiuto indifferenziato.
Brescia, non a caso, è una delle province italiane con la maggior produzione di rifiuti; e in Lombardia è,
con Pavia, quella che ha il livello di
raccolta differenziata più basso.
Puntare sull’inceneritore, quindi,
vuol dire sposare una prospettiva
in cui concetti come la riduzione
dei rifiuti, la raccolta differenziata,
il riuso, il riciclaggio, hanno uno
spazio molto marginale (perché
ci si dovrebbe sforzare di produrre meno scoasse quando queste
mi fanno guadagnare?). E infatti
i risultati maggiori, in questi cam-
pi, li ha ottenuti chi ha fatto scelte
opposte. Anche qui c’è un esempio classico, quello del consorzio
Priula, che raccoglie una ventina
di comuni del trevigiano e che ha
puntato tutto sulla differenziata e
sul riciclaggio dei rifiuti. In pochi
anni la produzione di immondizie
è stata nettamente abbattuta (de
444 chili pro capite all’anno a 360;
a Brescia sono circa 650), la raccolta differenziata è arrivata a sfiorare
l’80 per cento, e la quantità di rifiuti
da avviare in discarica è precipitata da 320 chili pro capite a 80. Con
le stesse soluzioni, Brescia avrebbe
oggi meno rifiuti da mandare in discarica di quelli prodotti dall’inceneritore. E un impatto ambientale
completamente diverso.
Nel vicentino, dove accanto a comuni che nella raccolta differenziata hanno raggiunto punte di eccellenza ce ne sono altri che sono in
ritardo di anni, c’è ancora molto da
fare. E prima di incamminarsi sulla
pericolosa strada dell’inceneritore,
forse varrebbe la pena di provare
seriamente tutte le vie alternative.
Per scoprire, magari, che alla fine
un nuovo impianto non serve.
L.M.
primo piano
138 del28 febbraio 2009
numero
4
pag
Quartieri sotto assedio
Il dominio del condominio
Bilancio di quasi trent’anni di piano regolatore. E di una piccola norma
dagli effetti enormi: ecco perché in tutta la città i palazzoni sono spuntati
come funghi, stravolgendo traffico e vivibilità. La speranza? Il nuovo Pat
di Luca Matteazzi
Q
ualche tempo fa, intervenendo
alla presentazione di un libro
sulle architetture di Palladio, lo
storico dell’arte Giuseppe Barbieri
commentava, con una battuta amara, che nel Veneto siamo passati
dalla civiltà della villa a quella della
villetta e del capannone. Anche del
condominio, si potrebbe aggiungere, almeno a guardare quanto
è successo in molte zone della città negli ultimi trent’anni. Dove
ville, villette e piccole abitazioni
unifamiliari hanno troppe volte
lasciato il posto a condomini e palazzoni, con conseguenze a cascata
sull’equilibrio urbanistico, e anche
sociale, di molti quartieri. Non è un
fatto nuovo, ma operazioni di questo tipo continuano anche oggi, e
in tempi di elaborazione del Pat (il
nuovo strumento urbanistico che
sostituirà il prg) vale la pena di tornare a riflettere su una norma che,
in modo spesso silenzioso, ha provocato trasformazioni profonde.
Una sigla, un programma
Alla base di tutto c’è infatti il comma del prg relativo alle cosiddette
zone R/C-1. La sigla sta per zone
residenziali di completamento, e
indica tutte quelle aree in cui è possibile edificare per completare un
tessuto urbanistico già esistente.
In pratica è una norma che riguarda tutti i quartieri della città (nelle
mappe del prg le aree R/C-1sono
indicate con un tratteggio ocra, e
sono diffuse ovunque, tranne che
nel centro storico), e che permette
di ristrutturare o allargare edifici
presenti in zone già urbanizzate.
Il problema sta in quella cifra che
completa la sigla: l’1 fa infatti riferimento all’indice di edificabilità, e
significa che è possibile costruire
un metro quadrato di superficie
utile per ogni metro quadrato di
terreno a disposizione. Se uno ha
un pezzo di terra di 1000 metri
quadrati, può costruire 1000 metri
quadrati di abitazione. A complicare il tutto, c’è il fatto che la norma
sulle R/C-1 non prevede vincoli
sulle altezze. O meglio, un vincolo
si troverebbe in un’altra norma del
prg secondo cui l’altezza di un edificio non può essere maggiore della
distanza di questo dagli edifici vicini (se voglio fare un palazzo alto 15
che cittadine. Ma la maggior parte
delle trasformazioni sono avvenute in silenzio, unicamente sotto
gli sguardi perplessi dei vicini che
vedevano nascere l’ennesimo palazzone al posto di una villetta. Gli
esempi sono infiniti. A Sant’Andrea
ci sono state proteste anche recentemente per la costruzione di un
nuovo condominio tra via Fasolo e
via Fusinieri. I due palazzoni attorLe metamorfosi
no alla rotatoria della MarosticaMessa così sembrerebbe una fredna li conoscono tutti
da questioni di nor(con uno dei due che
me e codicilli. Ma i
nel prospetto richiarisultati sono terrima, un po’ beffardabilmente concreti e
mente, le forme della
sotto gli occhi di tutti. Con i
vecchia
barchessa
Perché, per ritornare
condomini
che c’era prima in
all’esempio del lotto
si
riducono
quella zona). In viale
di 1000 metri quaD’Alviano non è pasdrati, la norma sulle gli standard:
sato molto dall’ultiR/C-1 consente di somancano
verde
ma trasformazione di
stituire una casa unie
parcheggi
una villetta con giarfamiliare di 200 metri
dino in condominio a
quadrati, magari con
tre piani e mezzo per
un bel giardino attorappartamenti di lusso. In viale San
no, con un condominio di 1000
Lazzaro, altro caso celebre, la cometri quadri. Ed è esattamente
struzione novecentesca nota come
quello che è successo un po’ ovun“Castelletto” ha lasciato spazio ad
que. Dall’Anconetta a viale San
un condominio chiamato ancora
Lazzaro, passando per viale della
oggi così. In viale della Pace, di
Pace, viale D’Alviano, San Paolo.
fronte a villa Tacchi, una villetta
Alcuni casi sono stati clamorosi, e
liberty è stata sostituita da un mohanno occupato per anni le cronametri, devo avere 15 metri di spazio
su ogni lato). Ma questo passaggio
è stato spesso interpretato in modo
controverso e, per una serie di disposizioni interne degli uffici comunali, è stato più volte disatteso,
soprattutto nel decennio che va
dalla prima metà degli anni ’90 ai
primi anni 2000.
derno complesso residenziale. In
via Cappellari, vicino al seminario,
vecchie casette ottocentesche sono
diventate condomini. Ad Anconetta, in viale Trieste e in via Legione
Antonini, alcuni cantieri in zone
R/C-1 sono al lavoro anche in questi giorni. E si potrebbe continuare.
Una questione di misura
In molti casi si è cercato solo di costruire il più possibile, ottenendo
a volte quello che la professoressa
Giovanna Dalla Pozza, presidente
di Italia Nostra (associazione che
si è battuta a lungo per una modifica della R/C-1) ha definito “effetto Ziggurat”, cioè i condomini con
una base molto larga e i piani superiori più stretti, per guadagnare
cubatura rispettando le distanze.
Altre volte ci si è mossi con più misura. In via Leopardi, ad esempio,
in zona San Bortolo, un nuovo condominio ha mantenuto le alberature del vecchio giardino, attutendo
molto l’impatto della nuova costruzione. In ogni caso, vale la pena
sottolinearlo, nella grande maggioranza delle situazioni si tratta di
operazioni perfettamente regolari.
Perché se non si esagera con le
cubature e non si sgarra sulle distanze, si tratta di modifiche asso-
primo piano
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numero
5
pag
| Immagini di condomini costruiti in aree R/C-1. Da sinistra via Fusinieri, via Legione Antonini e viale San Lazzaro. Al centro classico esempio di casa vicentina dei primi del Novecento
lutamente legittime. Il punto non è
la legalità o meno, ma come tutto
questo abbia cambiato l’aspetto urbanistico della città.
Viabilità in tilt, verde addio
Le conseguenze sono infatti pesanti, e riguardano in primo luogo gli
standard: gli spazi verdi, le strade,
i parcheggi. Se in un quartiere le
case vengono sostituite da condomini gli effetti sono evidenti. Dove
prima vivevano una o due famiglie, adesso ce ne possono stare
magari dieci o quindici. E questo
vuol dire più bambini che hanno
bisogno di scuole e parchi gioco,
più auto, più traffico. Se in tanti
quartieri oggi trovare un parcheggio è un’impresa, e se le quantità
di spazio verde per abitante sono
al di sotto degli standard di legge,
è anche a causa delle norma sulle
R/C-1. “In effetti, quando si parla
di area di completamento si suppone che gli standard ci siano già,
ma nella realtà il più delle volte
non è così”, osserva l’ex assessore
all’urbanistica Maurizio Franzina.
“Si tratta di completamenti fasulli
– rincara la dose Fulvio Rebesani,
oggi segretario del sindacato degli
inquilini Sunia, ma negli anni ’90
protagonista di una lunga battaglia
proprio sulle R/C-1 -: nel senso che
si completa uno spazio fisico, ma
manca la parte urbanistica. Se nella realizzazione degli standard ci
fosse stato metà dell’impegno che
c’è stato nel compiacere la speculazione edilizia, Vicenza sarebbe una
città invidiabile”.
La perdita della memoria
Poi c’è un problema storico e culturale. “Abbattere questi edifici vuol
dire cancellare una pagina dello
sviluppo urbanistico di Vicenza tra
i primi del Novecento e gli anni ’50
– sottolinea Giovanna Dalla Pozza
-. Era un periodo in cui c’era una
tipologia residenziale ben precisa,
garbata, rispettosa dell’ambiente,
e rappresentativa di un modello
di vita e di un tipo di società, visto
che si trattava soprattutto di case
della piccola e media borghesia”.
Le R/C-1, infatti, riguardano in
gran parte case e piccole ville di
inizio Novecento, molte in stile
liberty, moltissime circondate da
ampi giardini, che costituivano un
elemento minore, ma molto caratteristico, della città. “La presenza
dei giardini era il simbolo di un
rapporto armonioso con la natura – continua la presidente di Italia Nostra -. Molti di quegli alberi
Politica miope
Finora, la politica ha sempre lasciato la questione in un cassetto. E chi
ha provato a intervenire in questo
ambito si è sempre scottato. La
giunta Quaresimin, con l’assessore
Cappellari, ci ha lavorato per mesi,
ma alla fine proprio le R/C-1 sono
state uno dei motivi della sua caduta. Anche Hullweck, nel corso del
Un rischio sempre attuale
Questo è quello che è accaduto fi- suo primo mandato, ha proposto
nora. Il punto è che la norma è an- una revisione delle norme, ma non
l’ha portata in porto.
cora perfettamente in
In parte per le resivigore. E le trasforstenze del comparto
mazioni potrebbero
edilizio ed immobiliacontinuare. Tra Arare, che ipotizzava riceli e Sant’Andrea, C’è il rischio
corsi e richieste danni
ad esempio, moltisdi
cancellare
se si fossero cambiati
sime abitazioni di
una
pagina
diritti acquisiti: era il
pregio sopravvivono
caso, ad esempio, di
principalmente per- dello sviluppo
chi aveva acquistato
ché i proprietari non
urbanistico
terreni edificabili in
hanno intenzione di
della
città
base alla normativa
vendere e costruire.
sull R/C-1 e rischiaMa potrebbero spava di vedersi le regole
rire da un momento
all’altro per far posto a qualcosa di cambiato in corso d’opera. “Questo
più grande e moderno. “Il dramma era un problema reale – osserva
è che siamo proprio nel momento la Dalla Pozza –, ma si poteva stadel passaggio generazionale – ag- bilire un periodo di transizione, o
giunge ancora la Dalla Pozza -. una data a partire dalla quale certe
Molti proprietari sono anziani, o operazioni non sarebbero più state
sono morti. E bisogna vedere cosa permesse. Le soluzioni c’erano, è
mancata la volontà politica di porfaranno gli eredi”.
sono oggi imponenti, e hanno un
ruolo fondamentale, per abbattere l’inquinamento, i rumori, e per
garantire l’equilibrio ambientale
di una zona. Se al posto di alberi di
alto fusto metto cemento, è un disastro. E purtroppo molti giardini
sono già stati persi”.
tarle avanti”. E infatti la politica
ha fatto la sua bella parte. “Avevo
presentato una delibera su questo
argomento con dei vincoli per le
aree di pregio e indici di edificabilità più bassi – ricorda Maurizio
Franzina -. Ma a destra la consideravano troppo restrittiva, a sinistra
troppo permissiva, e così è rimasta
ferma”. Così le trasformazioni sono
continuate. Non è difficile capire
che in ballo ci sono interessi enormi: dei grandi gruppi immobiliari,
certo, ma anche di tanti piccoli proprietari, come potrebbe essere una
famiglia che eredita la casa del nonno e che decide di vendere e monetizzare. E che una regolazione così
permissiva per le R/C-1 abbia fatto
comodo a molti.
Palla al Pat
La palla adesso passa al nuovo Pat.
Tra le prime cose fatte dall’assessore Francesca Lazzari al momento
del suo insediamento, c’è stato l’aggiornamento del censimento di tutte le aree R/C-1 in cui sono presenti
edifici di pregio. È un segnale che
l’argomento è una delle sue priorità, e che fa intravedere un cambio
di rotta. Sperando che il Pat possa
prendere forma in tempi ragionevoli.
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138 del28 febbraio 2009
pensieri contro
numero
7
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Per chi suona la campan(ell)a
Niente mense, niente rientri pomeridiani, niente lezioni ad hoc per bambini stranieri
e ragazzi che devono recuperare. Ecco come e perché la scuola
si avvia a diventare una fabbrica di poche eccellenze e tanti deficienti
di Giuliano Corà
S
iamo alla frutta, o se preferite,
non c’è più trippa per gatti, o
se invece volete proprio rinunciare
alle metafore e dire le cose come
stanno, le balle sono finite. Sì: balle, panzane, fandonie, frottole e via
sinonimizzando, tutte quelle che
da mesi ci racconta l’avvocaticchia
Gelmini Mariastella, col suo sorrisino compunto da impiegatuccia
ben attenta ad eseguire sempre a
modino le indicazioni del suo Direttore Didattico, il Prof. Giulio
‘Big Jim’ Tremonti.
E questa volta a dirlo non siamo
noi, insegnanti, e peggio ancora maestri:
‘fannulloni’, fancazzisti, ignoranti, falliti, le
donne delle sceme che
vanno maestre perché
non sanno cosa fare
durante la giornata
così con lo stipendio si
comprano la borsetta
nuova, i maschi perché non sono riusciti
ad entrare in banca.
No, questa volta sono
i Dirigenti scolastici, locali, provinciali e regionali, che hanno cominciato a fare i conti con la bufera che
a settembre si abbatterà sulla scuola italiana e si stanno mettendo le
mani tra i capelli.
Nella grandissima maggioranza
dei casi, si tratta di ottime persone
e seri professionisti, che, sia pure
nel mare di difficoltà con cui già
si dovevano misurare, cercavano,
quotidianamente ed umilmente, di
fare miracoli per far funzionare la
scuola. Ma la rovina che si vedono
di fronte è troppo anche per loro,
anche perché li hanno messi, an-
che loro, con le spalle al muro. Tra
il dieci e il venti per cento: a tanto
ammontano i tagli che la Riforma
Gelmini provocherà nell’organico
– con l’introduzione del maestro
unico, coi trasferimenti coatti e con
l’eliminazione delle compresenze –
e tra i genitori, forse non tutti si
rendono conto di cosa vuol dire.
Salteranno le mense, per esempio, molto probabilmente e quasi
dovunque, e i rientri pomeridiani
verranno eliminati, o ridotti ad uno
solo, quando andrà bene.
E le famiglie in cui i genitori lavorano entrambi, come faranno?
Boh: cazzi loro. Potevano sposare un figlio/a di Berlusconi, così
avrebbero avuto la nannie inglese. E, en passant, i posti di lavoro
che, a cascata, andranno persi nelle aziende che servono le mense?
Vedi sopra. Oppure
no: magari le mense
e i rientri si faranno lo
stesso: organizzati da
cooperative private e
a pagamento, naturalmente. E chi non può
pagare? Cazzi suoi di
nuovo.
“Ricaduta sociale pesantissima”, l’ha definita qualche settimana fa Augusto Bellon,
Dirigente dell’I.C. n.
5 di Vicenza, ed è stato eufemistico. E non solo: finite le gite scolastiche (chi se la sentirà di uscire
dalla scuola con trenta bambini
da solo?!), finiti i laboratori (quelli
dove si ‘perdeva tempo’ col teatro,
la pittura, la musica e scemenze del
genere). Ma altre ancora saranno
le conseguenze, forse ancor più
tragiche. Le compresenze – quelle
che permettevano i tre, quattro,
cinque insegnanti per classe, sui
cui Brunetta, l’Avvocaticchia e Big
Jim hanno stolidamente seminato
fango per mesi – servivano anche
ad altro. Servivano, soprattutto,
ad assicurare ore ed ore di sostegno ai bambini stranieri bisognosi
di alfabetizzazione. Te li portavi
in un’aula vuota e pazientemente,
giorno dopo giorno, gli fornivi gli
strumenti per entrare a far parte
della comunità civile.
Da settembre, finita. ‘Che ‘i torna
casa soa’ potrebbero commentare
i fautori delle classi per non ariani, che da settembre sostituiranno
queste iniziative. Sì, può essere un
punto di vista, ma costoro forse
non sanno che quelle ore venivano
usate, in eguale se non in maggior
misura, per aiutare bambini italiani – razza pura, razza Piave! – con
problemi di apprendimento. Anche
per loro, ore ed ore di lento aiuto,
fino a farli diventare uguali a tutti,
fino a non farli sentire inferiori.
Anche per loro, basta. Da settembre, chi ce la fa a seguire l’insegnamento, bene. Chi non ce la fa ( dato
che tra le molte virtù del maestro
unico non ci sarà quella di potersi
sdoppiare o triplicare, per seguire
i meno capaci), cazzi suoi: abbiamo già chiarito il concetto. Così, la
scuola si conformerà a quella filosofia che autenticamente sta dietro
alla riforma, e si trasformerà in ciò
che davvero si voleva. Da un lato,
una fabbrica di ‘eccellenze’, che comunque ce l’avrebbero fatta lo stesso: perché, appunto, maggiormente dotati da Madre Natura e perché
forniti di un ambiente familiare
socialmente e culturalmente elevato: che aiuta, come si sa. Dall’altro,
una fabbrica di ‘deficienti’, il grande esercito di tutti coloro che non
ce la faranno, pronti ad ingrossare
l’altro grande esercito che già li attende, quello dei disoccupati.
Nell’attesa
eventualmente potranno
andare a dar fuoco
a qualche immigrato, così imparano a
portarci via il lavoro.
Saranno in buona
compagnia, assieme
alle migliaia di precari che anch’essi con
la riforma vedranno
svanire per sempre
la possibilità di entrare nell’insegnamento. Ragazzi magari giovani
e ‘inesperti’, ma che arricchivano
la scuola di nuove culture, nuove
competenze e nuovi entusiasmi.
Bene, che vadano a lavorare, appunto. Anzi, ‘che vadino’, come direbbe l’Onorevole Cota.
Dunque ci cacciano. Non importa
niente se quando passate per i corridoi i bambini vi si appendono ai
vestiti con una carezza o una caramella per voi; se a metà della Prima
vi scrivono i bigliettini; ‘Cara maestra ti volio tanto bene’; se quando
v’incontra al mattino, il bambino
sudamericano cui dopo un anno
di sforzi siete finalmente riusciti
ad insegnare a leggere comincia a
saltare come una molla, ripetendo
a macchinetta: ‘Stamattinavengoconte? Stamattinavengoconte?’; se
i colleghi si contendono il materiale che avete prodotto
per le vostre classi; se
i genitori vi scrivono
lettere che vi fanno
arrossire: ‘Considero
una fortuna che mio
figlio abbia incontrato
una persona come Lei
nel suo percorso umano ed educativo’. Non
importa niente.
Del resto, come pensate di poter spiegare
stupidaggini
come
queste a chi ha l’etica di un bottegaio, e tratta la scuola come tratterebbe una compravendita di
prosciutti? Ci cacciano, sì, e devo
dire che sono anche contento. Io
resisterò finché potrò – “Resistere, resistere, resistere” insegnava
il giudice Borrelli – poi me ne andrò anch’io. Meglio cento euro di
pensione di meno, ma un po’ di dignità in più. Ricordate cosa fa dire
Gabriele Salvatores al personaggio
di Diego Abatantuono alla fine del
suo bellissimo Mediterraneo? “Almeno non potranno dire che siamo
stati complici”.
focus
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Finanziaria: alienazioni e partite di giro
Il bilancio previsionale 2009 partiva da un disavanzo di 6 milioni
L’assessore Lago punta sulla vendita di immobili
E sull’uscita dal patto di stabilità delle spese stradali
Cultura, 150 mila euro in meno al Teatro
| Palazzo Trissino, sede del Comune
di Alessio Mannino
I
l primo bilancio della giunta Variati salva il sociale e la sicurezza,
i due temi forti di questo stagione
politica ed economica. Un conto
complessivo di 103 milioni di euro
fra entrate e uscite, gravato da 4,4
milioni di minori trasferimenti da
parte dello Stato centrale e 2,3 milioni di aumento di spese obbligatorie.
Ci sono però alcuni punti critici che
vale la pena di sottolineare.
1.Monte abusi. Dagli abusi edilizi
certificati, da accertare o da riscuotere, l’amministrazione spera di ricavare 1 milione e mezzo di euro. Spera, appunto. Perché di mezzo ci sono
gli iter giudiziari, gli eventuali ricorsi,
le lungaggini burocratiche eccetera.
L’opposizione ha già puntato il dito
contro un’entrata scritta un po’ troppo sulla carta. Richiestogli una replica a riguardo, l’assessore all’edilizia
privata, Pierangelo Cangini ha risposto: «Replicheremo quando sarà il
momento».
2.Circoscrizioni zero. Il centrodestra ha ricordato all’assessore al bilancio, Umberto Lago, che
dall’abolizione delle sette circoscrizioni decisa nella passata consiliatura salta fuori un milioncino tondo
di denari freschi. Fra minori trasferimenti statali e maggiori spese aggiornate all’Istat lo sbilancio è di più
di 6 milioni e mezzo. Quel milione è
stato riassorbito subito, senza benefici. E non poteva essere altrimenti.
3.Alienare stanca. Ben 10 milioni
di euro vengono messi in conto dalle
alienazioni, cioè dalla vendita di parte degli immobili comunali. E’ il miraggio di ogni finanziaria comunale:
monetizzare le proprietà del Comune per reperire soldi facili. Facili?
Non erano tali prima, figuriamoci
adesso, con le vacche magre in circolazione e il mercato privato a secco
di credito bancario. Lo ha ammesso
lo stesso Lago. Locali commerciali (soprattutto di vendita del latte),
fabbricati rurali e, in comproprietà
con la Provincia, il monastero di San
Rocco e qualche edificio anche parzialmente occupato: se ce la fanno
a sbolognare tutto, bene. Altrimenti
qualche investimento in programma
verrà rinviato.
4.Solidarietà per chi? Il Fondo
speciale di solidarietà mette a disposizione 350 mila euro. A chi andranno? Ai nuclei familiari bisognosi. I
nuovi poveri, per intenderci: le famiglie che prima campavano decentemente e adesso non ce la fanno più.
Si attingerà al fondo per integrare il
loro reddito, pagando loro le rette,
le bollette, il mutuo della casa. Sono
soldi che vanno ad aggiungersi ai 7
milioni del budget dell’assessorato ai
servizi sociali. Fino a che il bilancio
non verrà approvato dal consiglio comunale, tuttavia, non si saprà come
verranno distribuiti. «Sicuramente
verranno definiti criteri trasparenti,
non è che l’assessore decide per conto suo quali famiglie aiutare e quali
no», ci spiega l’assessore medesimo,
John Giuliari. Altrettanto sicuramente, con l’impoverimento che c’è
in giro, ci sarà la ressa alla sua porta. E gli esclusi non la prenderanno
bene.
5.Aim patrimoniale. La trovata
di far passare lo stanziamento per
le strade (4,6 milioni) dal Comune
ad Aim, che secondo il progetto del
suo presidente Fazioli incorporerà il
patrimonio comunale, era quella che
ci voleva per far respirare i conti. I
vincoli del patto di stabilità finanziaria limitano fortemente il piano investimenti. Così, cancellare quella voce
permette di sfangarla, sostituendola
con un canone annuo di 480 mila
euro per i prossimi dieci anni destinato alle opere di manutenzione. In
futuro sarà la volta di scuole e parchi
pubblici. Insomma, niente più contratti fra Comune e San Biagio, con
un certo risparmio in carte e tempo.
Il dubbio, però, è che si sia di fronte
a una partita di giro. I soldi, del Comune o di Aim, sempre dei vicentini
sono. Interrogato su questo punto,
l’assessore Lago parla di «vantaggi
contabili» e di «maggiore libertà di
movimento negli investimenti». Ma
l’operazione, pare di capire, potrebbe attirare l’attenzione della Corte
dei Conti.
| Il nuovo teatro . In piccolo l’assessore alla cultura Francesca Lazzari
L
a cultura, come al solito, non è
la prediletta del Palazzo. Quando c’è da stringere i cordoni della
borsa, il ministero comunale riservato alle arti e all’intelletto non
viene risparmiato. Così, il budget
dell’assessorato retto da Francesca
Lazzari subisce un taglio di circa
l’8%, passando da 1
milione e 400 mila a
1 milione e 290 mila
euro. La sforbiciata
è stata distribuita un
po’ in tutti i settori:
ognuno dovrà affrontare qualche taglio.
Le arti espositive, ad
esempio, avranno 5
mila euro in meno.
Idem
l’Orchiestra
dell’Olimpico. 3 mila
euro saranno tolti
dal
finanziamento
alla Biblioteca Bertoliana. Quanto all’“effimero”, gli spettacoli e
le kermesse una tantum, non ne
vedremo, anche perché la Lazzari
non ne è una fan. Il Festival Jazz
e la Notte della Musica (inaugurato l’anno scorso dal predecessore Matteo Quero) resteranno, ma
poi nisba. Siamo in una fase, cau-
sa crisi economica, in cui il crollo
dei biglietti venduti ai botteghini
distoglie dal puntare sugli eventi.
Meglio rivedere i conti e cercare
di parare il colpo al meglio. I sistemi individuati dalla Lazzari sono
due. Il primo è quello tradizionale: far la questua presso i privati
per
sponsorizzare
le attività bisognose di finanziamenti.
L’assessora ha fatto
partire una raffica di
lettere protocollate,
vedremo con quali risposte. Una l’ha
già avuta: quella dei
finanziatori del festival dei grandi poeti
viventi che si terrà
da novembre, in coordinamento con la
Bertoliana, il Teatro
e le librerie. Ma il secondo farà
scalpore. Recupererà alla grande
i 100 mila e rotti di euro di tagli
tagliando a sua volta il contributo
di 150 mila euro per la Fondazione
del nuovo teatro, di cui il Comune è socio assieme alla Regione,
alla Banca Popolare di Vicenza,
ad Assindustria e al gruppo Cas-
singena. Il presidente del teatro,
il suo fondatore ed ex sindaco Enrico Hullweck, ha presentato un
bilancio con un attivo di 450 mila
euro. Un attivo che non dovrebbe
sussistere, perché immediatamente da reinvestire. Così da Palazzo
Trissino non arriverà più un quattrino, rinnovo della quota societaria a parte. «Perché devo dargli
150 mila euro, se c’è quell’avanzo?
Con questi soldi posso recuperare
risorse», ci dice la Lazzari. A proposito: ma com’è che Hullweck è
sempre assiso sulla poltrona, e non
solo della fondazione teatrale, ma
anche di consigliere di amministrazione dello Stabile del Veneto
e dell’Olimpico? «C’è un vincolo di
statuto che non ci permette di fare
nulla. Il sindaco ed io abbiamo parlato con gli altri soci, ma dovrebbe
essere la sua signorilità a imporgli
di andarsene». Non sarebbe il caso
di porre la questione all’attenzione
dell’opinione pubblica? La Lazzari
ci blocca: «Questo spetta al sindaco». Forza Variati, dalla Fiera
hai sloggiato Enrico l’inamovibile,
puoi farcela anche al teatro di viale
Mazzini.
A.M.
focus
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9
pag
Nuovo stadio e “Myspace giovani”,
sogni per scaldare la città
Dal nuovo Menti alla riprogettazione del centro:
il capogruppo del Pd Federico Formisano spiega i grandi progetti del Comune per il 2009
di Matteo Rinaldi
N
uovo stadio, nuovi uffici comunali, nuova viabilità. E ancora:
un centro giovanile al posto dell’ex
Domenichelli, dietro viale Milano.
E una nuova biblioteca comunale.
Ecco i progetti futuribili del centrosinistra che governa Vicenza da ormai
nove mesi. Progetti in realtà è una
parola grossa: non ci sono ancora
pezzi di carta ma idee. Chi vuol provare a vedere oltre si accomodi.
“Oltre” significa immaginare la città
che potrebbe nascere. Perché “un
nuovo stadio” significa soprattutto
che fare dell’area d’oro del Menti, a
due passi dal centro. E cosa potrebbe
nascere nei palazzi che oggi ospitano
la sede comunale e la biblioteca di
via Riale?
Stanno fantasticando, certo. Altroché. Ma ogni tanto fa bene sognare.
Soprattutto per un amministrazione che, fino a oggi, di fantasia ne ha
mostrata poca. Di realismo anche
troppo, invece. Il ritornello è “Non
ci sono soldi” e “Dobbiamo riparare
i danni sul tappeto: Aim in primis”.
Che potrebbe essere però anche una
bella scusa per nascondere una carenza di iniziative.
Ne parliamo con Federico Formisano, che di questa amministrazione anche se lavora in seconda linea - è
uno degli uomini più esperti. Chiariamo subito: Federico lo conosco
da anni, lo considero un amico e non
ho quindi la pretesa di essere obiettivo. Se tanto vi basta per scappare da
questo articolo, fate pure. Io comincio.
Formisano, nove mesi di centrosinistra al potere in città.
Ma se parlo con le persone per
strada e chiedo “Cosa hanno
fatto fino a ora?” ottengo mah
e boh. Anche e soprattutto da
quelli che vi hanno votato. Ci
vuol altro per emozionare una
città.
“Siamo partiti da una situazione difficile. Spiace dire una frase fatta ma
è la verità. Soldi pochi e danni molti.
Comunque abbiamo già messo in fila
tre risultati importanti. Uno, l’accordo sulla zona industriale, dopo 10
anni di caos e guerre sotterranee.
Due: la rinascita di Aim. Tre: stiamo
affrontando seriamente il problema
fiera, attualmente in forte crisi.”
E vi stupite se non scaldate gli
animi?
“Non ci stupiamo, ma siamo consci
che si tratta di un grande risultato.
L’accordo sulla zona industriale per
cominciare è basilare. Da anni Vicenza è bloccata a causa di una guerra tra i suoi centri di potere. Tutti
sanno - anche se pochi lo scrivono
- che all’interno di Assindustria c’è
stato un forte scontro tra gruppi di
potere. Così forte da aver spaccato
perfino la giunta Hüllweck per moltissimi mesi. Oggi gli esponenti sindacali ammettono che finalmente la
situazione si è sbloccata. Non è una
cosa da poco”.
Non è facile nemmeno spiegarlo alla città.
“L’amministrazione Hullweck si era
schierata a favore di un forte gruppo
industriale. Ma i giochi di potere non
sono facili da gestire. E alla lunga la
situazione si era fatta insostenibile,
perché all’interno della stessa giunta
c’era chi aveva un referente avverso
all’altro”.
Al punto che l’assessore Franzina, inviso a un grosso costruttore, fu cacciato in quattro
e quattr’otto dalla più importante poltrona della squadra
di Hüllweck dopo l’intervento
di un altro grosso costruttore.
Una storia surreale, che nessuno del centrodestra si sentì
in dovere di spiegare. E nessun
giornale, ovviamente. E ora
che ci penso: neppure nessuno
del centrosinistra.
“Questa amministrazione ha una
forza: è formata da persone che niente hanno a che vedere col sottobosco
del potere cittadino. Perciò è riuscita
a superare la spaccatura che si era
creata. Lo abbiamo fatto col dialogo.
Abbiamo invitato attorno a un tavolo
industriali, sindacati e forze cittadine
per trovare una soluzione. E ci siamo
riusciti. Da ora niente più accomodamenti a macchia di leopardo (alcune
zone da trasformare in zona commerciale a discapito di altre) ma un
progetto sensato e completo”.
Un progetto però futuribile,
che non si tocca con mano e
non accende emozioni.
“Vediamo gli altri due successi. Importantissimo il lavoro svolto in Aim,
che ora si apre anche ad Amcps:
l’obiettivo è ottimizzare le risorse
valorizzando le rispettive peculiarità.
Ma soprattutto: per la prima volta
dopo tanti anni, in questo 2009 il bilancio di Aim si avvia verso un risultato positivo. Magari modesto, ma
attivo. Eppure siamo partiti da un
crollo senza precedenti: i 50 miliardi
di lire di utile che Aim faceva prima
dell’arrivo del centrodestra sono diventati 160 milioni di euro di passivo. Un dato che dovrebbe far inorridire i vicentini, altroché. Perché
sono soldi che paghiamo tutti: basta
pensare agli 8 milioni annui di interessi passivi. A me pare un successo
strepitoso aver rimesso la situazione
in carreggiata dopo pochi mesi”.
Però a me fa venire in mente
un ministro di qualche tempo
fa. Si chiamava Padoa Schioppa, rimise in sesto i conti dello
stato eppure... non lasciò traccia.
“Lasciateci un po’ di tempo: prima
si ripara, poi si costruisce. Con Aim
ad esempio faremo un piano di interventi stradali da 4 milioni di euro.
Ma soprattutto: stiamo prendendo
di petto il problema fiera, che è il
terzo successo della nostra amministrazione. La Fiera di Vicenza, per
decenni fiore all’occhiello della città,
è andata molto male. Il mondo orafo
è in crisi e la situazione non promette
niente di buono. L’amministrazione
ha deciso di fare qualcosa, ma mica
può agire di testa sua. Ci vuole un’intesa con la Provincia e la Camera di
Commercio. La stiamo cercando”.
Ci fossero le votazioni tra due
mesi, voglio vedere qualcuno
a scaldare i cuori parlando di
fiera.
“Ma non c’è solo questo. Stiamo
lavorando anche sulla viabilità. Cominciando proprio dalla famosa bretella che dovrebbe liberare il traffico
verso nord-ovest, in direzione Motta
e Costabissara. Abbiamo già trovato
un’intesa con la Provincia e i comuni
interessati per definire il nuovo tracciato. Sono solo punti di partenza,
certo. Ma anche la vecchia amministrazione, a guardare bene, aveva
lavorato lunghi anni senza definire
nulla. Hüllweck concluse il primo
mandato da sindaco senza aver iniziato il teatro: la città gli firmò una
cambiale in bianco. Poi è riuscito a
portare a compimento il suo progetto, però a che prezzo: se penso solo
al contenzioso di 4 milioni di euro,
sulle spalle dei cittadini, per tacere
del problema Marghera di Aim, ogni
cosa positiva passa in secondo piano”.
A quando i primi vostri risultati?
“Presto. Intanto Variati ha aperto
una stagione di dialogo con gli altri
sindaci. In passato non esisteva. Vicenza si è finalmente aperta e oggi
porta avanti progetti con la provincia, da Caldogno a Longare, ma anche con Verona e Trento. Successi
che ci sono riconosciuti anche a livello nazionale, indipendentemente
dagli schieramenti politici. Vi pare
poco?”.
Non sono cose che accendono
entusiasmo Anche se magari,
per carità, saranno utilissime.
“Pazienza. L’anno scorso, all’inizio
del mandato abbiamo investito tutti i soldi a disposizione - purtroppo
pochissimi - per l’asfaltatura delle
strade. La situazione, già tragica, si è
aggravata con un inverno di pioggia
e neve. Ma a primavera cominciamo
ad agire per ridare lustro alla città.
Strade, piste ciclabili, marciapiedi:
quello che la gente vuol vedere. È
solo questione di mesi.”
Capitolo sogni e grandi idee.
Perché non c’è un teatro anche
nei vostri progetti?
“Un grande progetto c’è eccome.
| Federico Formisano
Anzi, ce ne sono tre. Il primo è il
trasferimento della sede comunale
nell’area di quello che sarà l’ex tribunale. Oggi Vicenza ha dieci sedi comunali: Servizi Sociali a San Rocco,
Istruzione a Ponte degli Angeli, Piazza Biade... Chilometri e chilometri
che significano spreco e scomodità.
Concentrare in un unico edificio sarebbe un successo. Anche perché garantirebbe risparmio: affitti, riscaldamento, cablaggio, posta...”
Non vedo i vicentini saltare dalla gioia.
“E allora mettiamoci anche due opere che accenderebbero interesse e
voglia di discutere: la creazione di un
centro giovanile nell’area ex Domenichelli e il nuovo stadio.
Un centro giovanile? Un centro
sociale? Un... un cosa?
“Non un centro sociale. Ma uno
spazio creato per i giovani, aperto,
godibile, ricreativo. Un progetto che
ringiovanisca l’immagine di Vicenza
e dia stimolo alle sue persone. E alle
sue forze giovani, soprattutto.”
E il nuovo stadio?
“Il sindaco pare convinto, assieme
all’assessore allo sport, che un nuovo impianto si debba costruire. Non
dispiace l’idea del progetto in zona
Settecà, anche se ovviamente è tutto
da definire.
Ma voglio chiudere mettendo i puntini sulle i: a proposito di “darsi da
fare”, Hüllweck e i suoi hanno lasciato un grande danno alla città che
oggi tentano di scaricare su di noi.
Parlo del caso Dal Molin: ci attaccano dicendo che dovremmo chiedere
contropartite invece di protestare.
Dimenticano che loro, fin dal 2003,
sapevano come stavano le cose e non
si sono mai preoccupati di chiedere
una sola contropartita. La colpa non
è di Variati. Ma di chi ha fatto finta di
niente nascondendo per anni la realtà ai vicentini”.
focus
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10
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Fazioli e quel gran pezzo dell’Emilia
di Alessio Mannino
I
l presidente di Aim, il professor Roberto Fazioli, viene dal
mondo di Nomisma (il centro
studi bolognese vicino a Prodi) e
dall’expertise politico-manageriale dell’Emilia rossa, à la Bersani. Non è un lottizzato partitico
come il Beppe Rossi dell’era Hullweck, ma nemmeno un tecnico
puro. Nelle multiutility di cui
conserva ancora la presidenza,
vale a dire Genia (San Giuliano
Milanese) e Soelia (Argenta), Fazioli ha creato un modello di ex
municipalizzata competitiva sul
mercato, sebbene ancorata al tradizionale regime in house, rigorosamente pubblico. A San Giuliano Milanese e ad Argenta le cose
hanno funzionato benissimo, a
partire dall’inclusione del patrimonio comunale fra le mansioni
delle rispettive società multiservizi. Ma il dubbio è: funzionerà
anche a Vicenza? Non solo, come
si conciliano le operazioni che
sta svolgendo il vertice Aim con
la scelta di restare in house? Ed
è conveniente la strategia di comando imposta da Fazioli?
Incongruenza
“In house” significa che il Comune decide che la propria azienda
di pubblica utilità, per quanto rientri sotto il diritto privato (Spa)
gestisce in nome e per conto suo
i servizi che lui stesso dovrebbe
erogare. La proprietà è dell’ente
locale (Aim è al 100% del Comune
di Vicenza), che tiene saldamente
in mano il timone salvo affidarne
la conduzione tecnica a un presi-
ottimizzare i tempi per gli invedente e a un consiglio di amministimenti. E’ il sistema del global
strazione. Ciò comporta dei vinservice. Ma c’è un però. Togliere
coli rigidi per tutta una serie di
le spese patrimoniali dal bilanattività. Ad esempio, per assumecio comunale porterà sollievo
re i dipendenti, occorre procedere
alle casse di Palazzo Trissino, ma
a un bando di selezione pubblica.
appesantirà quello di Aim (esatE ai bandi di gara si deve ricorrere
tamente di 4 milioni e mezzo di
per effettuare praticamente qualeuro l’anno). Domanda: se Aim
siasi cosa, dai lavori alle alleanze.
era sull’orlo del fallimento, ridotE qui, come segnalato in un’interta a una salma dalla passata amrogazione consiliare dagli azzurri
ministrazione Rossi&Hullweck,
Maurizio Franzina e Gerardo Mecome farà a sostenere il gravame
ridio, i conti non tornerebbero: il
di un’ulteriore voce di spesa? I
riferimento è alla joint-venture
mutui per finanziare il patrimocon Agsm (omologa veronese di
nio vanno pagati, e bisognerebbe
Aim) nella gara per comprare
conoscere l’esatto stato dell’espol’intera Pasubio Unipersonale,
sizione di Aim verso le banche
il ramo gas ed energia elettrica
(Fazioli, intervistato da questo
dell’altovicentina Pasubio Servigiornale l’anno scorso, chiariva
zi. Il Consiglio di Stato, sulla scia
così la questione riguardo Soelia:
di sentenze della Corte Europea,
«Il nostro obiettivo è il pareggio
ha infatti stabilito che l’ente pubdi bilancio,… anche perché non
blico deve esercitare uno stretabbiamo il problema di pagare
to controllo di vaglio e decisiodividendi agli azionine sulle società in
sti. Caso mai, la nohouse. Com’è che
stra preoccupazione
si è partecipato alla
è quella di riuscire a
gara senza passare
pagare le rate del muda un voto del conIl
consigliere
tuo»).
siglio comunale? E
Cantarelli
Verso Verona...
Fazioli può chiudere
un accordo con Ve- è dato in corsa L’ultimo punto è politico. Le due granrona senza prima un come sindaco
di aziende venete di
bando per scegliere
di
Reggio
utility sono la treviil partner?
Emilia
giana Ascopiave e
Global service
la padovana Aps,
Capitolo
patriaggregatasi con la
monializzazione.
triestina Acegas. FaCon questo termizioli punta a far squadra con Vene s’intende il trasferimento del
rona e con Trento per rastrellare
patrimonio del Comune (strade,
gas e energia a prezzi vantaggiosi.
verde, immobili, etc) alle cure di
Come ha chiarito lo stesso presiSan Biagio. Facilitato dall’incordente di Ascopiave, Gildo Salton,
porazione di Amcps in Aim, il
ognuno persegue i propri disegni
passaggio consente non soltanto
di espansione sul mercato in ordi snellire le procedure perché
dine sparso («La loro è l’idea di
non ci sarà più bisogno di rinnoun consorzio di acquisto, la mia
vare i contratti di servizio fra ente
è la volontà di creare una società
e società di gestione, ma anche di
www.flickr.com/nez
Regime in house, patrimonio comunale che passa a San Biagio,
predominanza emiliana nei posti-chiave. Tutti i dubbi sulla nuova gestione Aim
con un’unica strategia abbandonando ognuno i propri marchi.
La mia idea è di rimanere focalizzato nel gas, progetto peraltro
suggerito da Veneto Sviluppo con
la creazione di forti società di
scopo. L’idea delle multiutility è
tramontata», Giornale di Vicenza, 8 febbraio 2009). Restando
in ambito veneto, la preferenza
accordata a Verona può avere
due motivazioni. Verona, come
ha dichiarato pochi giorni fa il
sindaco leghista Flavio Tosi, non
intende sottomettersi ai piani di
grandeur di Galan, che in soldoni
significherebbe esporsi al rischio
di essere fagocitati da Ascopiave e Acegas-Aps («non abbiamo
nessuna intenzione di far entrare
Agsm in alleanze regionali sotto il
controllo di altri soggetti», Gazzettino, 25 febbraio 2009). Ed è
alla ricerca di alleanze per non rimanere tagliata fuori dalle grandi
concentrazioni che caratterizzano
il magmatico settore delle multiutility italiane. Secondo, per
tutta una serie di aspetti Agsm e
Aim sono società che si integrano
a vicenda, complementari. I beninformati, tuttavia, ipotizzano
un terzo obbiettivo. E cioè che
Fazioli abbia in mente di sfrutta-
re le possibili cordate con aziende
emiliane, ventilate nei corridoi
scaligeri.
...o l’Emilia?
La prospettiva è una sorta di
“emilianizzazione” della multiservizi vicentina. D’altronde, è
bene ricordare che un attuale
consigliere d’amministrazione di
Aim, il reggiano Uris Cantarelli,
è stato amministratore delegato
e direttore generale di Enia, società nata dalla fusione delle ex
municipalizzate di Reggio Emilia,
Parma e Piacenza (oggi Cantarelli
è dato come papabile candidato
sindaco di Reggio, avendo fondato una propria formazione, “Città
Attiva”, in polemica col Pd locale). Massimo Nicolazzi, ex Agip,
nel comitato scientifico della rivista di geopolitica Limes e un
passato presso compagnie internazionali di idrocarburi (fra cui
l’italiana Eni e la russa Lukoil), è
l’ad di Sources, che fa consulenze nel settore energetico, in cui
lavora con Fabrizio D’Adda, ceo
di Dyna Network. La Dyna è coinvolta in un progetto, Gasnet, con
Acea di Roma e Hera di Bologna,
e da parte del fondo d’investimenti americano Amber. Inoltre, è
l’advisor della società petrolifera
focus
138 del28 febbraio 2009
numero
11
pag
La posizione ufficiale:
“Solo polemiche
strumentali“
Ecco i comunicati stampa con i
commenti del presidente di Aim
Roberto Fazioli e il commento del
sindaco Achille Variati
I
| Roberto Fazioli e Achille Variati
Il commento
Via da Elettrogas e Soelia
Bene, era ora
di stato kazaka, la Kazmunaigas.
E’ considerato vicino all’ala Bersani-D’Alema del Pd, ossia quella
più sensibile ai grandi interessi
economici. Poi ci sono i Fazioli
boys. Renato Guerzoni, braccio
destro di Fazioli in Elettrogas (è
vicepresidente), è anche suo vice
in Sit, e siede nel cda di Aim Bonifiche e di Valore Ambiente, supervisionando così tutto il comparto
ambientale di San Biagio. Non è
finita: consigliere delegato di Aim
Vendite è Fabio Candeloro, collaboratore di Fazioli nella società
di consulenza privata che questi
presiede con sede a Bologna, la
Luel (Laboratorio Utilities & Enti
Locali). Con tutto questo po’ po’
di doppi e tripli incarichi e questa
giungla di ubiquità e commistioni
con aziende concorrenti o addirittura colossi esteri, la vicentinità
della spa comunale parrebbe andare a farsi benedire. Che questo
sia necessariamente un male, non
è affatto detto. Chi crede nel libero mercato dovrebbe infischiarsene della targhetta locale, se si
parla di affari. Ma allora, il tanto
sbandierato regime in house, garanzia per i cittadini di Vicenza di
restare gli unici padroni di Aim,
che fine fa?
L
’opposizione di centrodestra ha
attaccato
l’amministrazione
Variati sul presunto conflitto d’interessi di Fazioli, presidente Aim e al
tempo stesso presidente Elettrogas,
fornitore di San Biagio. Fazioli, giovedì 26 febbraio, ha rassegnato le
dimissioni da Elettrogas. Il conflitto,
tuttavia, resta. Almeno fino a maggio, quando il manager emiliano
lascerà - parole sue - anche la presidenza di Soelia.
Vediamo di capire meglio la questione. La società di Aim che ha per
scopo comprare e vendere il gas (e
anche, avendo incorporato Berica
Energia, l’energia elettrica) è Aim
Vendite, al 100% di Aim. La compravendita avviene sul mercato
borsistico. Gli scambi commerciali
possono avvenire, fra gli altri, anche con Elettrogas, società che oggi
è posseduta al 99,45% da Soenergy
(e in piccolissima percentuale dalla
stessa Aim). Soenergy è al 100% di
Soelia, la multiutility di Argenta. E
Fazioli per ora rimane presidente di
Soelia. Prima avevamo un duplice
conflitto: il presidente di Aim era a
capo sia di Elettrogas, sia di Soelia,
tramite Soenergy. Oggi, l’incompatibilità operativa di un Fazioli che
sta da un capo all’altro delle tratta-
tive per il gas non c’è più. E da maggio non ci sarà più nemmeno il doppio interesse Aim-Soelia (triplo, con
Genia di San Giuliano Milanese).
Il conflitto di Beppe Rossi, di cui una
vergognosa delibera voluta dall’ex
sindaco Hullweck aveva legittimato
il doppio ruolo di presidente Aim e
membro del cda di Stabila (multinazionale di laterizi di Isola Vicentina),
non era poi molto diverso. E per lo
meno l’ex maggioranza fece una
leggina ad hoc. Per Fazioli, semplicemente, fino all’altro giorno si
dichiarava che il fatto non sussiste.
Lui si era difeso dicendo che le aziende in questione non sono “sue”, che
le contrattazioni le fanno i “tecnici”,
e che avvengono “ogni 15 minuti”,
alcune delle quali “senza gara”, altre
tramite “lettera di patronage non
vincolante”. Ma voleva farci credere, il bravissimo Fazioli, che i tecnici
fanno di testa loro e lui non sapeva
niente né si premurava di dirigerne il lavoro? Le recenti dimissioni
e quelle annunciate per il prossimo
futuro spazzano via l’incertezza. Ma
se ha dovuto darle, evidentemente
il problema c’era. Ora non c’è più.
Meno male.
A.M.
l presidente di Aim Roberto Fazioli ha annunciato la sua decisione di dimettersi da presidente
di Elettrogas SpA, l'azienda con
sede a Padova tra le prime realtà in
Italia per l'approvvigionamento, la
vendita e il trading di gas naturale.
All’epoca della nomina a presidente di Aim, Fazioli si era dimesso da
alcune società. “La decisione di dimettermi anche da Elettrogas - precisa Fazioli - non è un atto dovuto,
dal momento che ribadisco che non
c’è alcuna incompatibilità tra le due
cariche e sono pronto a rispondere
punto per punto alle tante questioni che sono state strumentalmente
sollevate su questa faccenda. Ho deciso di dimettermi perché ho assunto con il sindaco Variati un impegno
morale: perseguire la missione di
portare Aim fuori dalle secche e dal
clima velenoso dove è stata immersa per troppo tempo. Proprio per il
bene della società ho perciò deciso
autonomamente di rimuovere questo elemento per concentrarmi sul
bene dell’azienda, sui servizi che
deve offrire ai cittadini, sui progetti
di risanamento e di sviluppo”.
“Nel ricordare peraltro che non
sono presidente di Aim Vendite i
cui acquisti vengono fatti su mercato - prosegue Fazioli - sottolineo
che mi sono interessato a questa
società perché aveva un passivo 3,3
milioni di euro, caso più unico che
raro in Italia, dato che una società
di vendita del gas per definizione
non dovrebbe essere in passivo. Da
un’indagine interna ho verificato
che la precedente gestione aveva
fatto scelte sbagliate, lanciandosi
in acquisti sul mercato senza essere
attrezzata per farlo, come i vicentini
hanno potuto ben riscontrare, anziché assicurare i doverosi utili aziendali. Grazie al nuovo management
la previsione per il 2009 è di un pareggio se non addirittura di un utile,
sia per Aim Vendite, sia per l’intero gruppo. Questi sono i fatti, con i
quali intendo parlare, lasciando ai
protagonisti del passato l’inefficienza malamente coperta da un clima
di veleni e di sospetti”.
Da parte sua, il sindaco Variati ringrazia Fazioli per l’ulteriore dimostrazione di responsabilità: “Fin da
subito – commenta Variati – il professore Fazioli mi aveva dimostrato
la disponibilità a compiere scelte
anche difficili, assicurandomi il suo
pieno impegno per sanare l’azienda
non solo nel deficit, ma anche dal
clima negativo che l’ha avvolta nel
recente passato. Negli anni Aim è
diventata il pozzo che ha avvelenato l’acqua della politica vicentina.
Come dimostrano le polemiche
strumentali di queste settimane,
qualcuno coltiva ancora la vocazione a cercare di coinvolgere l’azienda nella lotta politica. E’ un errore,
tanto più se proviene da chi porta su
di sé tutta la responsabilità di una
gestione fallimentare. La città ha
bisogno di grandi scelte per questa
azienda. Per questo ringrazio, come
sindaco a nome della città, il professor Fazioli per l’ulteriore sacrificio
che ha deciso di compiere, nella
convinzione e nella speranza che ciò
possa portare la serenità necessaria
ad affrontare le grandi sfide che ci
attendono”.
“Su AIM - aggiunge Variati facendo
riferimento al comunicato diffuso
dal PDL sulle dimissioni del presidente di AIM Fazioli da Elettrogas - il centrodestra dovrebbe solo
tacere. Dopo essersi, nella migliore
delle ipotesi, voltato dall’altra parte
mentre si consumava lo scempio
dell’azienda, oggi il PDL si erge col
ditino alzato a difesa della trasparenza amministrativa. Con un’ammirevole faccia di bronzo, e senza
alcun senso del ridicolo, adesso
denunciano scandali che vedono
solo loro e provano a gettare fango
sui manager chiamati a risanare
un’azienda messa in ginocchio da
anni di malgoverno. Se ai consiglieri del PDL il fango piace tanto,
che continuino pure a giocarci: noi
abbiamo un lavoro più serio da fare.
Il lavoro che loro non hanno fatto, e
che Vicenza merita”.
focus
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numero
12
pag
VicenzaPiù corre sul web
Una novità “quotidiana”
È on line il nuovo sito. Nuova grafica, nuovi
contenuti, e nuove possibilità per i lettori
Che potranno commentare in diretta
il nostro lavoro
S
embra ieri, eppure è già passato più di mezzo anno. A
settembre ci siamo presentati ai
nostri lettori con una veste grafica
completamente rinnovata – impaginazione diversa, pagine tutte
a colori – e con una proposta di
nuovi contenuti. Ma per completare il rinnovamento di VicenzaPiù mancava ancora un tassello,
fondamentale in un’epoca come
la nostra, dove la comunicazione
viaggia sempre più spesso lunga la rete del web. Il nostro sito
internet, infatti, era rimasto un
passo indietro. Una situazione a
cui, prima o poi, bisognava rimediare. E quale occasione migliore
del terzo compleanno del settimanale?
Detto e fatto. In queste settimane
ci abbiamo lavorato, e forse qualcuno ci ha già dato una sbirciata,
visto che una versione di rodaggio
è on line già da qualche tempo.
In ogni caso il risultato è adesso pronto ad affrontare l’esame
del pubblico: cliccando su www.
vicenzapiu.com vi troverete di
fronte ad un sito completamente rinnovato. Nuova la grafica, in
linea con quella del settimanale
cartaceo. Nuovi i contenuti, con la
possibilità di leggere via web sia
gli articoli già pubblicati su carta
sia altre notizie; e con la possibilità, che costituisce una piccola
rivoluzione, di un aggiornamento
quotidiano, per raccontarvi in diretta quello che succede in città.
Nuova l’organizzazione, con i testi che sono distribuiti in diverse
sezioni – ci sono le notizie, uno
spazio dedicato alle inchieste, una
sezione riservata alle interviste
e una rubrica per le opinioni, oltre naturalmente all’archivio – e
in diverse categorie (la politica,
l’attualità, l’economia, lo sport).
E soprattutto sono nuove le possibilità offerte al lettore. Che può
cercare i contenuti che più gli interessano grazie ad un motore di
ricerca. E che avrà – e questa è
forse la novità più importante –
la possibilità di commentare e di
esprimere la propria opinione sui
testi e sugli articoli che troverà on
line.
Un ammodernamento dovuto, e
che nelle nostre intenzioni dovrebbe aprire una nuova via di
comunicazione con i lettori. Per
suggerimenti, consigli, osservazioni e, ovviamente, critiche. Il
tutto con l’obiettivo di rendere
VicenzaPiù ancora più presente
nel dibattito e nella vita della città. Noi il dado l’abbiamo lanciato.
Adesso la parola passa a voi.
| La nuova homepage di vicenzapiu.com
Tre anni di lucida follia
(segue dalla prima)
llo stesso modo è cresciuta in
maniera esponenziale la raccolta pubblicitaria, ad ulteriore
testimonianza che la presenza del
giornale è ‘sentita’ e tale da giustificare da parte di imprenditori,
enti ed istituzioni, piccoli e grandi
e di ogni settore, investimenti su
VicenzaPiù. Anche in un momento come questo in cui la parola più
scritta e più pronunciata è ‘crisi’
e, quindi, ogni decisione di spesa
è ancora più selettiva. La crisi c’è
e la si tocca con mano anche e di
più in un’area ricca come quella di
Vicenza.
A
Quando abbiamo iniziato, quel
25 febbario 2006, ci davano, nel
migliore dei casi, del folle e pochi
pensavano alla durata dell’iniziativa. Oggi il terzo complean-
no del giornale testimonia che la
nostra follia non è diminuita,ma
è incoraggiata dall’affetto di chi
ci apprezza e dalla stima di chi
ha, liberamente, opinioni diverse che pure sul giornale trovano
il loro spazio. Il nostro augurio è
che provare, tra mille difficoltà,
a mantenere viva questa voce tra
le varie voci dell’informazione vicentina sia un messaggio di fiducia. Per dimostrare che la crisi, per
essere superata, va affrontata col
coraggio di chi fa, non fuggendo o,
peggio, approfittandone per scaricarla sui più deboli. Come stanno
facendo alcune banche, che, dopo
aver scatenato la crisi con le loro
malsane speculazioni, tengono i
soldi nei loro forzieri non finanziando più o a sufficienza soprattutto le piccole aziende e i privati,
accentuando così l’effetto domino
negativo della mancanza di liquidità. E come fanno alcune aziende
sane, che della crisi a loro esterna
ne approfittano mandando a casa
lavoratori, a cui tolgono singolarmente il sostentamento e dei cui
consumi privano l’economia generale, il tutto per tagliare i loro
costi e aumentare esclusivamente
i loro profitti. Tutti questi dimenticano che l’utile immediato spesso si paga con danni futuri, anche
a se stessi. VicenzaPiù continuerà,
finché potrà, anche per denunciare queste situazioni e incoraggiare, invece, chi del territorio si
preoccupa in maniera solidale.
Che non vuol dire rinunciare al
profitto, ma sostenere il benessere
di molti per puntare a un profitto
più duraturo e condiviso.
Giovanni Coviello
cultura
138 del28 febbraio 2009
numero
13
pag
ViPiù
cultura
La tradizione? Non è un dogma
La lettera
Non c’è solo
Una Voce
Don Alessio Graziani, parroco ai Servi, replica
alle accuse che l’associazione tradizionalista Una Voce
ha rivolto al vescovo, “Guardiamo alla sostanza,
il clero vicentino è sano e vicino alla gente”
H
A
cinquant’anni di distanza dai
suoi primi passi (Giovanni
XXIII lo indisse agli inizi del 1959),
il Concilio Vaticano II continua ad
essere elemento di confronto, discussione e, se vogliamo, anche divisione all’interno della Chiesa. Magari
prendendo spunto pure da questioni
che, a guardarle dall’esterno, potrebbero sembrare diatribe da esperti di
diritto canonico. È il caso della querelle che ultimamente vede opposti i
tradizionalisti dell’associazione Una
Voce e la Diocesi. Motivo del contendere, la messa in rito antico latino,
che l’associazione ha ottenuto dopo
anni di richieste e che, a loro dire,
non verrebbe celebrata nel modo
corretto. Tanto che il presidente di
Una Voce Massimo Bisson, intervista dal nostro giornale, è arrivato a
definire il “clero vicentino tra i peggiori d’Italia”, con “preti impreparati
e menefreghisti”.
La risposta non si è fatta attendere.
“Non entro nel merito della questione specifica sui presunti abusi nel
modo di celebrare la messa secondo
il rito antico – ribatte don Alessio
Graziani, da qualche mese amministratore parrocchiale della chiesa dei
Servi, nel cuore del centro storico, e
vice-direttore dell’ufficio diocesano
per le comunicazioni sociali -. Quello che non posso accettare è il tono
violento con cui da questa questione
si è passati a fare accuse generiche
nei confronti del vescovo, della diocesi e di tutti i sacerdoti della diocesi. Soprattutto perché sono giudizi
espressi con la violenza di chi pensa
di avere in se stesso la verità: ma nel
momento stesso in cui si passa ad
attacchi di questo tipo, secondo me,
si perde di credibilità. Perché per un
cristiano la verità non può mai essere
disgiunta dalla carità”.
Poche parole, che arrivano però
dritte dritte al cuore della questione.
Perché, al di là delle puntualizzazioni sul colore più appropriato per le
vesti del sacerdote o sulle letture da
declamare in latino o in italiano, alle
spalle di tutto c’è un confronto tra di-
| Don Alessio Graziani
verse concezioni del cristianesimo e
del ruolo che la Chiesa può avere in
una società sempre più secolarizzata
come la nostra. “Questi interventi
mostrano il volto di un cattolicesimo intransigente e duro che non ha
niente a che vedere non solo con la
visione del Concilio, ma nemmeno
col vangelo di Gesù Cristo – conferma don Alessio -. Ho l’impressione
che si voglia più difendere una tradizione cristiana contro un mondo che
non corrisponde più ad una certa
visione, o contro le altre religioni e
le altre culture. Ma in questo modo
c’è il rischio di tornare allo spirito
delle crociate, quando per difendere
la croce di Cristo si diventava violenti
come quelli che l’avevano messo in
croce”. Insomma, se ci si concentra troppo sul rispetto delle forme e
della tradizione, si rischia di perdere
di vista la sostanza. “Non dobbiamo
nemmeno commettere l’errore di
esaltare la contrapposizione tra prima e dopo il Concilio, perché in realtà, come ha detto più volte lo stesso
Benedetto XVI, tra i due momenti c’è
una continuità – continua il sacerdote -. Il riferimento nostro è la vita e la
parola di Cristo, e poi certo la tradizione, che però si evolve. Del resto se
prendiamo il vocabolario usate dalle
frange più tradizionaliste, vediamo
che troviamo moltissime volte parole come Madonna, sacramento,
istituzione, molto meno Gesù Cristo.
E questo secondo me non è privo di
significato”.
Dal canto loro, i tradizionalisti rimproverano alla Chiesa un eccessivo
appiattimento sui costumi della società moderna, appiattimento che
avrebbe compromesso in modo
irrimediabile quella sacralità che
costitutiva invece un patrimonio da
difendere. La modernizzazione cominciata con il Concilio Vaticano II
sarebbe così una delle cause, se non
la causa, del distacco sempre più
evidente tra larghe fasce delle popolazione e la Chiesa Cattolica. “Va
tenuto presente che pochi anni dopo
il Concilio, e in questo la Chiesa ha
in qualche modo anticipato i tempi,
sono andati in crisi tutti i sistemi di
autorità – ribatte però don Graziani -. Il ‘68 non c’è stato solo nella
Chiesa, anzi, la Chiesa ha cercato di
rispondere ad un problema di fondo
che è esploso in quel periodo, a volte
anche in modo drammatico. Io credo
che senza Concilio le chiese sarebbero ancora più vuote”.
E comunque, aggiunge subito dopo,
le chiese vicentine sono tutt’altro che
vuote. “Se Vicenza è una delle diocesi
in cui l’affluenza resta più alta, in cui
ogni anno ci sono nuovi sacerdoti, in
cui ci sono dei monasteri di clausura
frequentati anche da giovani, e in cui
si nota un ritorno di molte famiglie
giovani alla vita ecclesiale, vuol dire
che il nostro clero non è poi così
male. Direi anzi che è un clero sano
e che pensa con la sua testa. E i risultati si vedono: in giro ci sono comunità vivaci, persone che si impegnano: non è assolutamente vero che le
messe sono frequentate solo da giovani con la chitarra e vecchiette. Del
resto, nella nostra tradizione, il parroco è da sempre vicino ai problemi
della gente, è un prete che si sporca le
mani, fa parte della nostra tradizione
di cattolicesimo popolare”.
E si ritorna così alla tradizione, alla
continuità tra prima e dopo il Conci-
lio. “Possiamo essere cattolici senza
essere cristiani”, riprende il sacerdote, e il destinatario del messaggio
è chiaro. “È una provocazione, lo
so, ma è per dire che noi possiamo
compiere gesti religiosi formalmente ineccepibili, ma non aver ancora
incontrato nella nostra vita la persona di Gesù. Il problema di fondo
del Concilio è la libertà di coscienza.
Certe situazioni mi fanno pensare al
racconto del Grande Inquisitore di
Dostoevsky, quella pagina dei fratelli
Karamazov in cui Gesù torna sulla
terra e viene imprigionato e accusato
di aver portato la libertà agli uomini.
Mi sembra un’immagine molto appropriata anche per i nostri tempi, in
cui c’è una crisi generale degli istituti
di partecipazione, e da più parti si
sente dire che è meglio che ci sia un
potere forte che decide per tutti”. Il
che, par di capire, non è poi così cristiano.
L. M.
o letto quanto viene detto da
esponenti di "Una Voce", che
non hanno molto a che fare con la
diocesi di Vicenza, contro mons.
Tamiozzo che con grande spiritualità e grande umiltà celebra secondo il Motu Proprio di Benedetto
XVI la Messa secondo il messale
stabilito dal Beato Giovanni XXIII
e al quale tutti debbono conformarsi, anche, ad esempio la Confraternita di san Pietro che celebra
con Padre Konrad zu Loewenstein a San Simon Piccolo a Venezia o il sacerdote don Vilmar Pavesi, che celebra a Santa Toscana
a Verona. Non sono ammessi altri
messali da parte del Motu proprio
e da Ecclesia Dei che sovraintende
alla applicazione del Motu proprio
stesso. E' vero che qualche fedele,
in vena di eccesso di tradizionalismo formalistico e incurante delle
indicazioni del papa, continua a
volere che si celebri secondo un
messale addirittura precedente
a quello stabilito da Pio XII, ma
questi sono posizioni che non hanno voce nelle indicazioni del papa
e non sono in alcun modo rispettose di quanto il papa e il vescovo
di Vicenza hanno stabilito.
Mons Tamiozzo è vicino ai fedeli
che seguono a san Rocco la S. Messa secondo il Motu proprio e con
capacità offre anche una splendida
catechesi ai fedeli. Sarebbe bene
che nelle cose dello spirito anziché
guardare le pagliuzze formali, si
prendesse sul serio il valore dello
spirito e del rito antico come momento di grande coinvolgimento
spirituale
Italo Francesco Baldo
cultura
138 del28 febbraio 2009
numero
14
pag
Miraldo Beghini,
il pittore che ha sfiorato la storia
Allievo di Kokoschka e Vedova, l’artista vicentino ha lavorato con molti grandi del Novecento. Ma ha sempre tenuto un profilo basso
Dal 28 febbraio i suoi lavori sono in mostra nelle nuova galleria Art.U’
di Andrea Fasulo
Q
uell’estate il grande maestro,
già quasi ottuagenario, volle
salire a piedi alla fortezza dell’Hohensalzburg, sulla rocca che domina Salisburgo. Arrivato in cima si
sentì male, forse per il caldo, forse
la fatica. Gli assistenti allora lo presero di peso, lo accompagnarono
all’interno dell’accademia e lo adagiarono sui materassi delle modelle,
all’interno delle sale in cui si studiava nudo. Sembrava ormai giunta
l’ora. I giovani studenti accalcati
tutt’attorno pensarono di trovarsi al
cospetto di un momento storico: la
morte di Oskar Kokoschka, l’ultimo
grande pittore austriaco. Anche loro
sarebbero entrati, indirettamente e
prima ancora di dimostrare il loro
talento, tra le pagine dei libri di storia dell’arte. Ma il destino quel giorno decise altrimenti, e lasciò vivere
il grande artista ancora per parecchi
anni. Era il 1961 e tra quegli allievi
giovanissimi e ambiziosi c’era Miraldo Beghini. Che oggi ci racconta l’aneddoto, illuminante. Perchè
Beghini è così, sfiora la storia, la
lambisce, e poi se ne ritrae forse per
attaccamento alla sua terra, agli affetti familiari, per timidezza o desiderio di isolamento.
Ci accoglie nel suo studio-rifugio in
contrà Manin, e nonostante all’inizio sembri ritroso di fronte ad un’intervista, l’incontro un po’ alla volta
si scioglie in una lunga e cordiale
chiacchierata di fronte a qualche
bicchiere di buon pinot grigio. Nelle
stanze dell’atelier le grandi tele su
cui corpi e forme dinamicamente si avviluppano e si intrecciano.
L’occasione è una mostra personale
che si inaugura sabato 28 Febbraio
presso la nuova galleria d’arte Art.U’
(Artisti Uniti) in Contrà Soccorso
Soccorsetto, e che durerà fino al 22
Marzo. Ci saranno una ventina di
opere del pittore vicentino, in prevalenza olii, pastelli e collages di varie dimensioni. “Nel ‘61 frequentavo
questa scuola estiva di pittura a Salisburgo, diretta da Kokoschka. Era
la mia prima esperienza all’estero,
respiravo un’aria nuova. Tanto che
quando sono tornato, dopo pochi
mesi, i miei non mi riconoscevano. I
giovani hanno questa grande capacità di assorbire tutto”.
Nato a Vicenza nel 1942, figlio di un
calzolaio, Beghini studia alla Scuola
d’arte e mestieri e inizia ad appassionarsi alla ceramica artistica. Tra
| Miraldo Beghini nel suo studio e i suoi lavori
il ‘59 e il ‘62 frequenta a San Stae a
Venezia, insieme allo scultore Nereo Quagliato, una scuola libera di
nudo tenuta da Giuseppe Santomaso. Lì si misura col figurativo in
maniera seria, entra a far parte di
un gruppo e si confronta con artisti
più anziani. Era la Venezia di Peggy
Guggenheim, fucina di talenti e fervido centro culturale e artistico. Alla
fine degli anni ‘60 l’incontro forse
più importante, quello con Emilio
Vedova. Aveva uno studio ricavato
in un magazzino del sale. Attorno a
lui gravitavano grandi personalità
della cultura internazionale, artisti
e intellettuali di sinistra, fuoriusciti
dalla Spagna franchista come il poeta Rafael Alberti. Vedova si interessa soprattutto alle incisioni del giovane vicentino e decide di prenderlo con sè come assistente. “A quel
tempo seguivo fino a 80 studenti.
Erano i primi anni ‘70, gli anni delle
contestazioni studentesche, un periodo agitato. Io facevo soprattutto
incisioni e dipingevo, mi interessavo all’opera di Picasso, De Kooning
e Bacon. Avevo dipinto una tela che
raffigurava la defenestrazione di Pinelli”.
Poi, dopo qualche anno di intensa collaborazione, la rottura con
Vedova. L’Accademia di Belle Arti
offre a Beghini di restare come
docente. Ma il maestro si infuria:
troppo presto per l’insegnamento,
il giovane deve stare al suo posto.
Beghini, deluso, ritorna a Vicenza,
dove la moglie è in attesa del figlio.
E nella sua città riaffonderà le radici. Alla fine degli anni ‘70 frequenta
Neri Pozza: “Mi diceva: deciditi, o
figurativo o astratto. Ma io non mi
sono mai voluto allontanare dalla
forma, anche se frastagliata”. Nelle
sue tele ci sono corpi vivi, pulsanti
e frementi, non solo segni nello spa-
zio. Sono raffigurazioni di grande
carnalità: si riconoscono, nel turbinio dei volumi, soprattutto gambe
e braccia. Basti pensare a tele della
fine degli anni ‘80 dai titoli come
Erotica, Maschio e Femmina, Anatomie, Petting. E infatti produce
anche sculture in ceramica dove
ancora più evidenti sono i richiami
erotici. Ma Beghini si misura col ritratto (quello di Fernando Bandini
è imminente), con l’acquerello (è
tornato da un viaggio di due mesi
in Colombia con 80 acquerelli), col
disegno a pastello. Una produzione
variegata e sterminata, che meriterebbe altre occasioni per essere
mostrata al pubblico vicentino. “Ma
io di mostre non ne ho fatte tante.
Sono sempre stato timido, propenso a starmene per conto mio, poco
imprenditore di me stesso”. Chissà se quella volta Kokoschka fosse
morto davvero...
movida
138 del28 febbraio 2009 pag16
numero
ViPiù
movida
Sanremo? Bocciato
Minisondaggio sul Festival tra i musicisti della città
Ma trovare qualcuno che apprezzi il vincitore Marco Carta
è impresa impossibile: “Una vittoria frutto della politica discografica”
Gli appuntamenti
sabato 28
I TAVERNICOLI
Nuovo Bar Astra – contrà Barche
14, ore 19
Concerto aperitivo – musica etno
folk in acustico
Free entry
sabato 28
DJ BETUS MEETS THE
JUNCTION
Il Borsa Caffè – piazza dei Signori
26, ore 21
Dj set indie garage dancing r’n’roll
Free entry
sabato 28
AMIA VENERA LANDSCAPE +
SOCIAL SURPLUS
Totem Club – via Vecchia Ferriera
135, ore 22.30
Concerto post hardcore +
concerto metalcore
Free entry fino alle 22.30
| Paolo Bonolis, conduttore del Festival, e il vincitore Marco Carta
zione di un pop diventato copia
di se stesso. Non c’è sperimentazione, e dunque nessuna personalità musicale ». Si potrebbe però
pensare “troppo facile, gli Smako
di Francesca Danda
sono sperimentali”. Ci rivolgiamo
allora a Giulio Gatto che, di base
al Lost in Space Studio di Monarco Carta, 22enne Amico
tecchio, di musica melodica ne
della De Filippi, ha vinregistra e arrangia parecchia. «La
to Sanremo con “La forza mia”.
canzone non mi piace – esordisce
Amen. Essendoci però dell’“ami– e la sua vittoria è conseguenza
cizia”, l’episodio non è andato giù
degli investimenti che sono stati
a molti. E allora via alle polemifatti su di lui in termini di espoche sul duopolio televisivo, gli
sizione mediatica. Sarebbe stato
accordi sottobanco, il televoto tabello che, visti i soldi che ci sono
roccato. Una pantomima che, nei
sotto, un po’ di qualifatti, ha dimostrato
tà fosse saltata fuori,
ancora una volta la
perchè Carta la voce
pregnanza della kerce l’ha».
messe
“musicale”
Non ancora soddinella nostra Italietsfatti, e desiderosi di
ta: nessuno rinuncia
Solo
uno
riconoscere qualcosa
a confrontarsi col
in più di una bella
suo circo. Il giudizio spottone
voce al nuovo pudi chicchessia, però,
televisivo.
pillo delle teenager,
non è molto interesLa
musica?
interpelliamo chi la
sante. Ecco perchè
musica la vende, tutlasciamo parlare chi Non conta
ta. E dunque ne dodi musica se ne invrebbe difendere le
tende, per indagare
varie espressioni. Ma
la reazione tutta noanche Vito Licari di Radio Varsastrana agli esiti 2009 di un festivia ci delude: «Il brano a me non
val che fa sempre più costume e
piace, anche se il prodotto è ben
sempre meno arte.
confezionato. Ciò che infastidisce
C’è chi va oltre la teoria del comè che un ragazzo uscito da un replotto e punta sul valore artistico,
ality, senza esperienza, si presenti
come gli Smako Akustiko: «Il telea Sanremo come big e lo vinca.
voto è un caos, non ha senso parFormat come Amici e X Factor lalarne. Ma la canzone non ci piace,
vano il cervello all’utente medio e
perché è perfetta nella prosecu-
M
uniformano tutto, togliendo meriti ad artisti più validi».
Un altro buco nell’acqua. Ma tra
gli addetti al settore ci sarà qualcuno che apprezza il povero Marco! Proviamo allora con Alberto
Colpo, che organizza concerti per
la Occasional Disaster Booking:
«C’è ancora chi crede all’onestà
intellettuale di un festival in cui si
sono esibiti figli di famosi, famosi
in formaldeide e presunti famosi
tv? La vittoria di Carta è frutto
della meravigliosa politica della
discografia italiana, che spinge
belle facce e le sovraespone sui
media a discapito della qualità.
Un bello spot per gli show tipo
“quanto vorrei diventare famoso e
ricco...”». Non c’è dunque speranza, nel vicentino, di legittimare il
responso dell’Ariston? « Sono felice per il giovane Marco, che
realizza il suo sogno…» confessa
Martino Cuman, bassista dei rockettari E.drunks. Finalmente!
Ma subito dopo: «…peccato che
coincida con il mio incubo. Il televoto ha eliminato gli over 90 a
favore dei teenager; il risultato è
che il voto dei giovani è stato più
reazionario. La canzone di Carta Straccia è così moderna e pop
che suona vecchia e pop. Ricorda
Ramazzotti in melodia, fiacchezza della proposta ed ovviamente
titolo, contorto e degno di “più
bella cosa non c’è”». Un dato,
insomma, è certo: dai musicisti
vicentini i voti non sono arrivati.
sabato 28
RADIKANERA
Spazio Arcadia – via Paraiso 36
(Schio), ore 22
Concerto funky rock elettronico +
dj set hyperfunk
Riservato soci Arci
domenica 1
ENTERTAINER WIND QUARTET
Equobar – strada marosticana
350, ore 21
Concerto jazz swing di fiati
Free entry
martedì 3
LEO MAS
Bar Sartea – corso Ss. Felice e
Fortunato 362, ore 21
Jazz not dead festival – serata
elettronica house
Free entry
mercoledì 4
GIMMY GREENE QUARTET
Panic Jazz Club – piazza degli
Scacchi (Marostica), ore 22
Concerto jazz con Jimmy Greene,
Xavier Davis, Reuben Rogers e
Gerg Hutchinson
Free entry
giovedì 3
LUBJAN
Julien – contra’ Cabianca 13, ore
22
Concerto folk pop acustico della
cantautrice padovana assieme al
pianista Floriano Bocchino
Free entry
giovedì 5
RICCI PASTICCI
Birrificio Birracrua – strada
vicinale Montecrocetta 6, ore
21.30
Concerto acustico
Free entry
venerdì 6
POTERE AL METALLO
Jack Hole Music Club – via
Zamenhof 411, ore 22
Serata di musica metal con
i concerti di 4th Dimension,
Hypnotheticall, Evil Mind e
Plettrofobica
Riservato soci Aics
venerdì 6
PUNK ROCK FESTIVAL
Smallville – via Zamenhof 26, ore
22
Concerti di Creesyvegins, Broken
Dolls, Borehead e Hellvis
Ticket (5 euro)
venerdì 6
SELEZIONI REGIONALI ITALIA
WAVE 2009
Yourban Music Lab – via 51°
Stormo 3 (Thiene), ore 22
Concerti di Hydroponic (rock),
Antenna Trash (electro funk/post
punk e, Radikanera (funk rock)
Riservato soci Arci
movida
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numero
Il nazismo e la banalità del Male
Popcorn
The Reader non è un film sulla Shoà, ma su come solitudine e bisogno
di ordine possano portare ad esiti drammatici. Oscar meritato
da una splendida Kate Winslet
di Giuliano Corà
S
arebbe sbagliato leggere The
Reader come un film sulla Shoah, perché significherebbe inserirlo
in uno schema ‘riduttivo’, in cui –
ovviamente – i ‘buoni’ e i ‘cattivi’
sono definiti a priori. The Reader è
invece un film sul Male e sulla solitudine. Racconta come il Male sia
‘semplice’, alla portata di tutti; dice
di come la solitudine possa aiutare
ad imboccarne la strada, non per
cosciente volontà di commettere
‘cattive azioni’, ma solo perché in
esse si può trovare – orribile a dirsi – un senso all’esistenza; insegna
di come esso possa assumere il volto ‘normale’ del bisogno di ‘ordine’,
addirittura, e sembra una bestemmia, del rispetto saintexuperiano
della “consigne”. Così è stato per
Anna, trent’anni, che risponde ad
un bando delle SS per sorveglianti
nei Lager. Ad Auschwitz Anna è addetta alla selezione. Poi sarà tra coloro che guideranno le massacranti
marce di trasferimento, in cui altre
migliaia moriranno. Finita la guerra, Anna si seppellisce in un lavoro
anonimo. Un giorno incontra Michael, studente quindicenne, e inizia con lui un rapporto basato sulla
pura attrattiva sessuale. Non è tutto,
però. Dopo il sesso, Anna vuole che
Michael le legga pagine e pagine dai
suoi libri di scuola, e in quei momenti essa pare abbandonarsi. Ma
Anna scompare all’improvviso, lasciando Michael preda di rimpianti
e di rimorsi. La ritroverà quando,
studente di legge, assisterà ad un
processo ad ex SS, e la vedrà tra gli
imputati. Là scoprirà il suo vero segreto, che segnerà anche gli anni del
carcere.
Nessun momento, nel film, è commovente come quello in cui Anna
faticosamente compita le sue prime
lettere dell’alfabeto. Anna cercherà
di fare i conti col proprio passato
mediante un riscatto personale, ma
anche mediante una scelta terribile.
Michael pure cercherà di lasciar libero il fantasma di lei, liberandosi
anche dei suoi. Un bel film, intelligente e sensibile, interpretato prodigiosamente da Kate Winslet, che
poche settimane fa abbiamo ammirato in Revolutionary Road (S.
Mendes) e che non cessa di stupire,
e da un magnifico, come sempre,
Ralph Fiennes.
The Reader, S. Daldry, USA/
Germania, 2008
| Kate Winslet e David Kross in una scena del film The Reader
Un visionario in un paese di ciechi
Sul comodino
Un viaggiatore scopre una comunità misteriosa in cui la mancanza della vista è la regola
Dalla produzione minore di H. G. Wells, un racconto visionario e ricco di metafore
(civiltà vs barbarie, immaginazione vs ottusità). Da leggere tutto d’un fiato
di Giovanni Magalotti
“T
recento miglia e più dal
Chimborazo, un centinaio dalle nevi del Cotopaxi, tra le
più selvagge solitudini delle Ande
ecuadoriane, giace, separata dal
mondo degli uomini, quella misteriosa vallata montana, il Paese
dei Ciechi”. È l’incipit del raccon-
to lungo di Herbert George Wells
“Nel Paese dei Ciechi”, proposto
ora dall’editore Adelphi nella collana Biblioteca Minima. Vi si narra l’avventura di Nunez, “un montanaro della regione di Quito, un
uomo che era sceso fino al mare e
aveva visto il mondo, un lettore di
libri in un suo modo originale, un
uomo acuto e intraprendente” che,
sperduto nelle Ande, si ritrova in
questa vallata e deve fare i conti
con i suoi abitanti, uomini laboriosi dai sensi finissimi. Convinto
di essere superiore a loro, essendo
in possesso della vista, Nunez è costretto poco alla volta a ricredersi
e a fronteggiare il loro tentativo di
“guarirlo” a tutti i costi, privandolo degli occhi.
Wells (1866-1946), popolare autore de “La guerra dei mondi” e de
“L’isola del dottor Moreau”, pubblicò questo racconto in rivista
nel 1904 e in volume nel 1911. Lo
rivide ulteriormente 35 anni dopo,
ampliandolo e modificando alcuni
passaggi. Quella proposta da Adelphi è la prima delle due versioni.
Si tratta di un piccolo capolavoro
dall’andatura ipnotica e dal fascino quasi misterioso che si presta
a diverse interpretazioni: storicoantropologica (il rapporto fra la
presunta “civiltà” di Nunez e la
“barbarie” degli abitanti del Paese dei Ciechi), politica (l’utopia di
una comunità autarchica e isolazionista) e metaforica (la “vista” di
Nunez come simbolo dell’immaginazione poetica che si scontra
con l’ottusità anti-intellettuale dei
Ciechi). Al di là di tutto, rimane
comunque la potenza visionaria
dell’insieme, che seduce e conquista il lettore. Si possono risentire
persino echi danteschi nel suggestivo finale del testo.
H. G. Wells,
Nel Paese dei Ciechi, Adelphi,
64 pp., € 5,50
sport
138 del28 febbraio 2009
numero
19
pag
ViPiù
sport
Nuovo corso
Giorgio Roselli, peruginio di 51 anni è il nuovo allenatore del Bassano
“Da qui alla fine della stagione i ragazzi dovranno dimostrare
un atteggiamento più aggressivo”
di Francesco Cavallaro
“B
assano, Bassano!”. L’urlo
del Mercante ha ripreso vigore. Finalmente. Il nuovo mister
Giorgio Roselli – 51 anni, originario di Perugia, ex Alessandria,
Varese, Grosseto e Cremonese –
ha trovato la quadratura del cerchio. Almeno così sembra dalla
tribuna. La squadra ha più voglia
di giocare, sa come muoversi, è
più convinta dei propri mezzi.
Non che con Ezio Glerean fosse diventata d’un colpo l’armata
Brancaleone; semplicemente era
arrivato il momento di cambiare.
Il tecnico di San Michele al Tagliamento, per il quale proviamo
una grandissima stima a livello
professionale e umano (permetteteci questa personalissima riflessione), ha avuto la sfortuna
di non riuscire a portare in prima Divisione i giallorossi. E da lì
sono iniziati tutti i guai. La scorsa
estate pareva certo che il Bassano
venisse ripescato per meriti sportivi; così, purtroppo, non è stato.
comincia a dare qualche segnale
Pavesi e compagni hanno iniziato
positivo; con questo non voglio
il campionato con ancora addosdire che Glerean abbia lavorato
so le scorie della mancata promomale, anzi. Al mio arrivo ho trozione; uno scotto davvero pesanvato una rosa in salute. Semplicete: gli annali del calcio di serie C
mente con lui era finito un ciclo.
riporteranno quale esempio poco
Non so se ne riapriremo un altro.
virtuoso il clamoroso harakiri
Da qui alla fine della stagione i
fatto di quattro sconfitte nelle
ragazzi dovranno dimostrare un
ultime quattro giornate. La diriatteggiamento
più
genza, non vedendo
aggressivo. Le altre
i risultati sperati, ha
compagini sono già
quindi deciso di vola buon punto, noi
tare pagina.
Cerchiamo
dobbiamo recuperaL’uomo che (forse) di migliorare
re il terreno perduporterà i suoi ragiornata
dopo
to. Mancano ancora
gazzi ai play off è un
giornata.
undici partite, può
allenatore che sa il
I
play-off
accadere di tutto. I
fatto suo. A Cremoprossimi tre impena si ricordano an- arriveranno di
gni – contro Carrarecora il doppio salto conseguenza
se, Viareggio e Cisco
in avanti, dalla C2
Roma – saranno dealla serie B, nelle
terminanti. Se a metà
stagioni 2003/04 e
marzo saremo ancora lì ce la po2004/05. Il presente racconta di
tremo giocare”.
un Bassano al nono posto, con 30
D’altronde il potenziale tecnico
punti (a due lunghezze dai play
della rosa non si discute. “Verisoff) e tanta voglia di recuperasimo – sottolinea il tecnico -; ma
re il terreno perduto. “Ma non
in questo momento mi interessa
chiedetemi di più, almeno per il
che la squadra sia compatta. Quemomento – spiega Roselli –; ora
sto girone è strano: non c’è una
l’importante è trovare i giusti
formazione in grado di ammazmeccanismi. Ho visto quasi tutte
zare il campionato, siamo tutte
le cassette del Bassano dalla prilì. Le prime tre se la giocheranno
ma giornata. Ebbene, la squadra
per la vittoria finale. Le altre dietro hanno tutte uguali possibilità
per agguantare i play off”. Mister,
lei ci scommette sugli spareggi
promozione? “Per ora no. E non
è nemmeno una questione di
scaramanzia. Adesso mi interessa solo migliorare giornata dopo
giornata; se cambieremo nella
giusta direzione la qualificazione
ai play off potrebbe arrivare di
conseguenza”. Roselli ha rinunciato ad offerte provenienti da categorie superiori pur di approdare al Bassano. “Ho fatto la scelta
migliore – conclude l’allenatore
-; la società è super organizzata.
Da parte mia devo ripagare tanta
fiducia con i risultati”. Se Roselli
preferisce non sbilanciarsi (almeno per ora), la dirigenza ci crede
eccome nell’aggancio ai play off.
Domenica 8 marzo, in occasione
della festa della donna, le tifose
giallorosse potranno entrare al
Mercante al prezzo simbolico di
un euro. Andrà in scena lo “spareggio play off” contro il Viareggio. E allora sentiremo ancora:
“Bassano, Bassano!”.
sport
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Under 18, Vicenza e Schio numeri uno
Volley
Ad Arzignano e Montebello sono andate in scena
le finali per il titolo provinciale delle giovanili. Tra le ragazze, sesta vittoria
consecutiva per l’Ottica Padrin. Tra i ragazzi si impone il Culpo F.lli Schio Sport
di Alida Pretto
S
ono ancora Vicenza e Schio ad
aggiudicarsi il titolo provinciale under 18, che come sempre è il
primo trofeo giovanile dalla stagione. Teatro delle finali, che si sono
disputate domenica scorsa, è stato
Arzignano per quanto riguarda il
settore femminile e Montebello
per il maschile; in entrambe le palestre l’affluenza di pubblico è stata numerosa, un giusto premio per
le società organizzatrici ma anche
per gli atleti, che hanno regalato
un bel spettacolo.
Avanzano in regione anche le seconde classificate, ovvero Altavilla e Mussolente. Si prospetta ora
un mese molto intenso per queste
quattro formazioni, che inizierà
domenica 8 marzo con il girone a
tre della prima fase, e si chiuderà,
si spera, con la finalissima del 29
marzo.
Il campionato femminile aveva visto al via ben 34 formazioni, sei in
più rispetto lo scorso anno, ed alla
fine l’hanno spuntata per la sesta
volta consecutiva, come da pronostico, le campionesse d’Italia in
carica dell’Ottica Padrin Vicenza,
che hanno superato in quattro set
l’Altavilla, come è stato, tra l’altro,
nelle ultime tre stagioni. A dir la
verità, però, quest’anno la squadra è stata solamente iscritta con
il codice FIPAV dell’Altavilla, ma
di fatto si tratta di una formazione
costruita con la collaborazione del
San Paolo e dall’Argine e proprio
per questo denominata Progetto
A.S.A.
Le giovani di Marchiaro (solo due
le atlete classe ‘91) hanno iniziato
la partita alla grande, perdendo
un po’ di concentrazione a partire dal secondo parziale; si è così
potuto assistere a due set molto
equilibrati, con l’ASA che dopo
aver sfiorato la vittoria nel secondo si è meritatamente aggiudicata
il terzo, nel quale ha tenuto la testa
avanti dal primo all’ultimo punto,
mettendo l’Ottica Padrin in difficoltà in ricezione. Le ragazze allenate da Golfrè hanno poi pagato lo
sforzo nel quarto set, dominato dal
Vicenza. Le due squadre, infatti,
si sono equivalse abbastanza per
quanto riguarda l’aspetto tecnicotattico, ma la preparazione atletica
delle biancorosse, metà delle quali
stanno affrontando il campionato
nazionale di serie B2, è nettamente
superiore.
Nella finalina per il terzo posto,
invece, sono scese in campo l’Arzignano e il S.Croce Azzurra, sfidandosi a suon di schiacciate per quasi
due ore. A senso unico solamente
il primo set finito nelle mani della padrone di casa, poi le ragazze
del S.Croce hanno messo da parte
l’emozione e si così assistito ad una
combattutissima partita, in cui ha
avuto la meglio l’Arzignano.
Numeri più ridotti per il maschile.
Solo state otto le formazioni che ne
hanno preso parte e nella fase finale è stata confermata la classifica
della prima parte del campionato.
Il Culpo F.lli Schio Sport ha fermato le velleità di successo dei
pari età della Pallavolo Mussolente, che avevano provato a riaprire
l’incontro dopo la vittoria del terzo
set. I ragazzi di Grotto hanno però
ripreso subito le redini del gioco in
mano, aggiudicandosi così il successo finale.
Terza piazza per il Torrebelvolley
U18 ha superato per 3-0 e senza
molte difficoltà l’Usd Altair.
| A sinistra volley femminile di Altavilla, a destra volley femminile di Vicenza
| A sinistra volley maschile di Mussolente, a destra volley maschile di Schio
Prini...e ultimi
S
arà con ogni probabilità Santeramo la 42esima “suonata”
di Pesaro. A suon di 3-0 infatti,
la Scavolini si sta preparando
alla parte finale della stagione:
due mesi in cui, tra campionato e Champions League, si deciderà tutto. Due mesi in cui le
Colibrì potrebbero centrare il
clamoroso treble (Coppa Italia,
scudetto, Coppa Campioni), impresa riuscita nel 93 a Matera e
nel 97 a Bergamo. Punti salvez-
a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport
za importanti quelli in palio fra
Pavia-Vicenza e Chieri-Perugia.
Belle sfide play off quelle tra Busto Arsizio-Conegliano e CesenaSassuolo. Ma la partita sulla carta
più bella è quella che si giocherà
allo Sporting Palace di Novara
tra Asystel e Foppapedretti Bergamo. Non sarà solo la rivincita
della recente semifinale di Coppa
Italia, ma rappresenterà anche
il simbolico lancio del guanto di
sfida alla stessa Pesaro, in vista
del rush finale di regular season
e play off. Per gli appassionati di
volley, la possibilità di seguirla
in diretta su Sky Sport 2 nell’anticipo del sabato. A proposito di
televisione, una breve digressione
filosofico-professionale.
Negli ultimi tempi molti fanno
a gara per scrivere del rapporto fra Tv e volley. Liberi di farlo
(per fortuna siamo ancora in un
paese democratico) ma la deontologia professionale impone di
riportare anche il parere di chi
di televisione si occupa (sia essa
in chiaro, satellitare o digitale).
Io, che ho sempre e solo lavorato
in radio e tv da 20 anni a questa
parte, mai mi permetterei di dare
un giudizio in pubblico su massmedia che non conosco o che ho
bazzicato da collaboratore, come
giornali e internet. Dalle mie parti si dice:”Ufelè fa el to mestè”. E
non credo che serva una laurea in
tecnologie digitali per capirne il
significato…
dalla parte del torto
138 del28 febbraio 2009
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22
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Piccoli Maroni crescono
L’assessore Dalla Pozza vuole emettere un’ordinanza anti-volantini
Una sciocchezza. Pericolosa
pare sommergano in quantità industriali il suolo pubblico calpestato dai vicentini. Prova del fatto
che il servizio di pulizia stradale
funziona bene: bravi spazzini,
di Alessio Mannino
brava Aim. In secondo luogo, se
anche fosse come dice l’occhiuto
responsabile alla sicurezza e nei
rima i mendicanti, quei
weekend affondassimo i piedi
cienciosi accattoni. I quali,
in una giungla di cartacce, ci
secondo l’ordinanza tuttora in
piacerebbe sapere perché mai
vigore del phonatissimo ex sindtale “emergenza” debba turbare
aco Enrico Hullweck, sono rei di
i sonni dell’amministrazione.
offendere il “decoro” del centro
Nessun luogo pubblico va trattastorico. Poi i bevitori di alcolici
to come una discarica, su questo
in pubblico, divieto odioso e parnon ci piove. Tuttavia la città, e
ruccone, anch’esso confermato
in particolare quell’isola della
dalla giunta Variati. Ancora: i
morte (civile) che è il centro, non
limiti e le condizioni per sedvanno neppure trattate come una
ersi, sdraiarsi o bighellonare nei
glaciale sala funebre. Se in giro ci
parchi, umanizzati dall’attuale
sono carte colorate svolazzanti,
assessore del Pd Antonio Dalla
che male c’è? La pubblicità è
Pozza ma sempre lì, a dar prova
l’anima del commercio, e sicdi ottuso spirito codificatorio. Ma
come le nostre contrade hanno
stavolta si è oltrepassato il segno.
una vita serale piutForse per non semtosto
demoralizbrar da meno quanzante, se i locali disto a zelo sceriffesco
tribuiscono foglietti
rispetto ai predecesper segnalare la prosori di destra, Dalla
pria esistenza non
Pozza ha annunI
veri
guai
ci vediamo proprio
ciato che sta studisono
nessun guaio. Anzi,
ando «un’ordinanza
tutto il contrario.
anti-volantinaggio il cemento
Anticostituzionale
perché non è possi- e l’aria
Il guaio vero è
bile ritrovarci ogni
inquinata
quell’accenno alla
fine settimana con
“propaganda”.
il centro lordato di
Voce dal sen sfugmateriale pubblicigita. Tanto che due giorni dopo,
tario, dal volantino della discapita la mala parata, dagli ufcoteca al foglietto di propaganda.
fici dell’assesùr arriva la preE’ inaccettabile» (Corriere del
cisazione: «L’ordinanza non
Veneto, 22 febbraio 2009). No,
riguarderà
il
volantinaggio
caro assessore: è inaccettabile
politico». Gradiremmo che da
che lei arrivi anche solo a concenessun politico, tanto meno da
pire una tale idea.
uno che per tessera si definisce
Falso problema
“democratico”, venissero anPrima di tutto, dateci pure degli
che solo per un attimo strane
ingenui con poche diottrie, ma
idee su possibili limitazioni al
non arriviamo a capire che razza
diritto di espressione. Un diritto
di problema sia quello dei vobasilare in democrazia, tutelantini buttati per terra. Non lo
lato dall’articolo 21 della noscapiamo perché davvero non ci
P
tra Costituzione («Tutti hanno
diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con
la parola, lo scritto e ogni altro
mezzo di diffusione», con la sola
eccezione di «pubblicazioni…
contrarie al buon costume»).
Già dobbiamo prendercela con
un governo che attua una patente violazione della Carta tramite direttive ai prefetti perché
proibiscano le manifestazioni su
piazza se davanti c’è una chiesa.
Il ministro Bobo Maroni, l’ex rivoltoso azzannatore di caviglie
poliziesche, quando si tratta di
giri di vite autoritari non si tira
indietro. Ma almeno lì il pretesto era il pregiudizio contro
gli islamici che, per quanto vile
e ingiustificato, costituisce un
appiglio dal valore politico serio. Nella crociata anti-flyers del
piccolo Maroni de noantri non
c’è neppure questo. Lo scandalo
della lordura cartacea è talmente
inconsistente che fa scandalizzare solo chi non ha meglio a
cui pensare. E perciò non dà alla
vessazione neanche la totalitaria
fierezza della persecuzione.
Misura liberticida
Perché in ballo c’è molto più che
il superlavoro di ramazza per il
Comune. C’è una cosa molto più
importante, più di ogni altra: la
possibilità di diffondere il proprio pensiero. Politico o no che
sia. Fosse anche lo sfigato volantino stampato in word di una
singola persona che, non avendo
altri mezzi, si mette in testa di far
sapere ai propri concittadini le
sue dissertazioni sulla sagra del
broccolo. A maggior ragione se
è il singolo cittadino, perché egli
dovrebbe essere il vero sovrano
in un sistema democratico. Invece la parola, specialmente in
politica, è monopolizzata dai
partiti, che la contrattano tramite un mafioso scambio di favori e privilegi con chi ne detiene
il controllo. Ossia i media, proprietà di imprenditori che della
Costituzione se ne infischiano,
perché badano solo al soldo. Chi
è fuori da questo circuito di casta
sono proprio coloro che ricorrono ai volantinaggi, al porta
al porta, ai gazebi e a quei cari,
vecchi metodi di “propaganda”
soppiantati dalla “moderna” e
“democratica” censura delle tv e
della stampa.
Peccato non essere piloti e possedere un aeroplano: ci piacerebbe
sorvolare Vicenza e inondarla
di manifestini con su scritto:
“Vola(ntina)re, oh oh!”. C’è in
gioco la libertà d’opinione, se
non l’avete capito. Anche se in
formato pubblicitario. Cosa dicono i liberali, cioè tutti, visto
che da vent’anni a questa parte
non si trova più uno che non si
definisca fan di Popper e soci?
Non si fanno sentire i Disobbedienti, che contro il centrodestra
organizzarono in piazza uno
spritz di massa per sbeffeggiare
il verboten anti-alcol? E soprattutto: possibile non si levi nessuno, dico nessuno, a far notare
che a sporcare Vicenza sono il
cemento da speculazione selvaggia e il traffico infernale che fa
registrare livelli di polveri sottili
da record nazionale? Dalla Pozza
ha anche la delega all’ambiente.
Ci faccia la cortesia: pensi a risolvere i veri problemi, invece di
inventarne di nuovi sui giornali.
botta&risposta
Monica
Bianchetti
138 del28 febbraio 2009
numero
23
pag
nome e cognome
Monica Bianchetti
età
solo 42
luogo di nascita
Vicenza
titolo di studio
Diploma Maturità Magistrale
professione
più che una professione mi piace definirla
una passione: scrivere.
Ho pubblicato nel 2005 il primo romanzo
“La bambina di Venezia”; segue nel 2006 “Il
cielo sopra l’albero”; nel 2007 una raccolta
di racconti “Le curve delle parole” e nel
2008 il romanzo “Il sapore della neve” Ed.
Il tratto principale del mio
carattere
La sensibilità e la spontaneità.
La qualità che preferisco in un
uomo
L’ottimismo e lo humor.
La qualità che preferisco in
una donna
La sincerità e lo humor.
Quel che apprezzo di più nei
miei amici
La disponibilità.
Il mio principale difetto
Una indolente pigrizia.
La mia occupazione preferita
Naturalmente scrivere (e leggere).
Il mio sogno di felicità
Poter un giorno vivere a Venezia.
Quale sarebbe, per me, la più
grande disgrazia
Morire scoprendo di non aver mai
vissuto.
Quel che vorrei essere
Una persona in grado di cambiare
in meglio il destino degli altri.
Il paese dove vorrei vivere
Mi piacerebbe dividermi tra
Venezia, nella sua sfacciata
bellezza, e un paesino di montagna,
nel silenzio dei boschi.
Il piatto a cui non so
rinunciare
La pizza.
I miei libri della vita
Tanti, tantissimi…
Tra tutti: Il piccolo principe di
Saint-Exupèry
L’amico ritrovato di Fred
Uhlmann.
I miei poeti preferiti
Pablo Neruda, Kahlil Gibran,
Nazim Hikmet, Francesco de
Girolamo (un poeta di Roma che
scrive toccanti poesie)
I musicisti che mi piacciono
di più
Amo la musica (canto in un coro)
per cui mi è difficile scegliere:
Del passato: Mozart e Chaikowskj.
Di oggi: Venditti, Zero, Battiato,
Ennio Morricone e molti altri
I miei pittori preferiti
Le luci e ombre di Caravaggio. La
perfezione di Canaletto. La pazzia di
Dalì.
I miei film preferiti
Lezioni di piano di J.Campion, La
finestra di fronte di F.Ozpetek, Scent
of a woman di M.Brest
Quel che detesto più di tutto
L’ingiustizia e l’omologazione.
Il personaggio storico più
ammirato
Casanova per la simpatia. Madre
Teresa per l’amore incondizionato
verso il prossimo
e quello più disprezzato
Hitler perché ha fatto uscire il peggio
da ogni uomo.
Il dono di natura che vorrei
avere
La saggezza
Come vorrei morire
Sognando
Stato attuale del mio animo
Sempre alla ricerca di qualcosa.
Il mio prossimo impegno nella
vita
Spero di scrivere un altro romanzo
che possa emozionare come i
precedenti.
Il mio credo politico o ideale
Non credo più nella politica così
come ci viene proposta oggi in Italia,
ma in persone giuste che vogliano il
bene comune.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace di Vicenza
Vicenza è splendida e si trova ad una
distanza ideale tra mare, montagna
e lago. Purtroppo però non è amata
a tal punto da essere salvaguardata.
Ne stanno facendo un vero e proprio
scempio.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace dei vicentini
Troppo provinciali e rivolti verso se
stessi, però molti hanno un grande
cuore.
Le colpe che mi ispirano
maggiore indulgenza
Le bugie dette a fin di bene.
Il mio motto
L’amore tutto può…
La Serenissima.
segni particolari
un insospettabile intuito
hanno detto
Strana posizione del sindaco Variati. Sui temi della sicurezza pubblica non esita ad assumere posizioni di destra, quasi leghiste. (…)
E quindi sì alle ronde, tolleranza
zero, ordine, pulizia, rigore. (…)
Ma c’è il Dal Molin! E lì la posizione si rovescia. Le tesi più strambe,
più irragionevoli trovano cittadinanza in giunta e in consiglio comunale. Come giudicare, infatti,
una maggioranza che vota compatta, con un solo voto contrario, una
delibera di iniziativa popolare, che
vuole un bosco urbano laddove le
ruspe sono già al lavoro? (…) Io lo
so come mi risponderebbe Variati:
l’amore per la città! Che va difesa
da delinquenti, barboni, prostitute, clienti delle prostitute e dagli...
Americani. Ottima risposta, Achille, ma retorica, una buona e facile retorica. E in retorica tu sei un
maestro. In campagna elettorale,
poi, la retorica è pane quotidiano.
E anche lì tu sei un maestro. Ma
con la retorica le città non si governano.
Giuliano Zoso
Corriere del Veneto
25 febbraio 2009
Proviamo a immaginare l’anarchico del presente futuro: via il
nero, meglio l’azzurro del cielo,
un’anarchia solare e non tenebrosa, ironica ma non accigliata,
anticonsumistica ma tecnologicamente aggiornata, sole & internet,
che usa la tecnologia per liberarsi
dal superfluo e non per espanderlo
e soccombervi. Quasi una versione mediterranea dell’anarchia, …;
che si baratta il potere con l’arte
del libero pensare, l’agiatezza col
benessere originale, la città con
la natura, la storia con il mito.
Un’anarchia lucente, per coltivar
la «soletudine».
Marcello Veneziani
Panorama
20 febbraio 2009
Ho molti amici e conoscenti che si
dichiarano «di sinistra» e ai quali
faccio sempre lo stesso test. Chiedo che cosa significhi per loro essere di sinistra. Non lo sanno dire,
salvo che lo sono in odio a Berlusconi. (…) Il Pd è in crisi perché
non sa che cosa è e che cosa vuole
essere, in quanto privo anche solo
di una parvenza di cultura e di
identità politica.
Piero Ostellino
Corriere della Sera
21 febbraio 2009
in questo numero
Le alternative all’inceneritore [pag3] Viaggio nei quartieri, le aree R/C-1 e
l’invasione dai palazzoni [pag4] Bilancio, il Comune taglia sui fondi per il
Teatro [pag8] Intervista a Formisano: i successi ignorati della giunta Variati
[pag9] La Chiesa e la messa latina, la tradizione non è un dogma [pag8]
Miraldo Beghini, il pittore che ha sfiorato la storia [pag13]
Direttore responsabile Luca Matteazzi
numero 7, supplemento a VicenzaPiù n°138 del 28 febbraio 2009
Déco
l’arte elegante tra le due guerre
I
l 31 gennaio scorso è stata inaugurata, al Palazzo Roverella di Rovigo, la mostra “Déco. Arte in Italia
1919-1939”, che durerà fino al 28
giugno 2009. L’intento della proposta è quello di far conoscere al pubblico un filone artistico del nostro
paese, che viene frequentemente lasciato in disparte. Se infatti la nascita
dell’Art Déco si fa risalire in Francia, con Exposition Internationale
des Arts Décoratifs et Industriels
Modernes tenuta a Parigi nel 1925,
anche l’Italia ha contribuito, con
forza e originalità, alla diffusione di
tale corrente artistica, che la mostra
presenta articolandosi in 11 sezioni,
di cui due rispettivamente dedicate a
Vittorio Zecchin e Giò Ponti. Seppur
esponendo primariamente la produzione pittorica, la mostra ospita
anche, nell’ultima sezione, opere di
scultura Déco. Tra i noti autori presenti, si segnalano Giacomo Balla,
Umberto Brunelleschi, Galileo Chini,
Fortunato Depero, Alberto Martini e
Mario Sironi.
geometrie dell’universo della macchina,
I due curatori della mostra, Francesca
alle forme prismatiche delle costruzioni
Cagianelli e Dario Matteoni, diretti da
metropolitane e a modelli di una clasAlessia Vedova, spigano che: “Il termine
sicità altrettanto persuasiva nei propri
Art Déco o più brevemente Déco fu cocanoni di eleganza. Il termine Art Déco
niato negli anni ‘60 come ricapitolazione
passò facilmente dal ristretto mondo
critica condotta dagli storici di uno stidegli specialisti al largo pubblico che
le o, più correttamente di un gusto, che
rapidamente si è impadronito di questa
aveva segnato nelle diverse arti il periodo
etichetta evocativa di una
compreso tra i due conflitmoda”.
ti mondiali.” Definendo il
Déco “manifestazione di
La mostra “Déco. Arte in
un gusto non fondato su
Italia 1919-1939” si tiene a
precise teorizzazioni [...],
Geometrie
Rovigo, presso il Palazzo
ma assai diffuso in tutte le
e
modelli
Roverella, dal 31 gennaio
manifestazioni artistiche
al 28 giugno 2009. Orari
rivolte alla ricerca di una femminili:
di apertura: dal martedì al
modernità che intendeva il déco
venerdì ore 9-19, sabato
superare la mera funzioore 9-21, festivi ore 9-20.
nalità delle forme aggiun- rappresenta il
Chiusura tutti i lunedì non
gendo ad esse eleganza e moderno
festivi. Il biglietto intero
persuasività”, Cagianelli
costa 9 euro, il ridotto 7
e Matteoni accettano “il
euro. Sono previste agevotermine Déco come silazioni e sconti. Per informazioni: 0425nonimo di un’idea di moderno, non di
460093, [email protected] e
modernista. L’Art Déco, affermatasi newww.palazzoroverella.com.
gli anni Venti e Trenta è caratterizzata
Roberta Pileggi
da numerose sfaccettature, si ispira alle
7 del28 febbraio 2009
numero
Alle Cave di Rubbio
I
artein
arte
inmostra
mostra
II
pag
n una frazione di Bassano
del Grappa, Rubbio, in direzione di Asiago, scendendo
lungo l’antico sentiero dei cavatori sorgono le Cave di Rubbio, che l’artista Toni Zarpellon
ha riqualificato a fine anni ‘80
rianimando le pietre da tempo sepolte in mezzo alle sterpaglie. Il percorso si delinea
lungo tre tappe che corrispondono a tre periodi della ricerca
artistico-filosofica di Zarpellon sull’ambiente e l’uomo. Il
soggetto caro all’artista della
“gente” assume varie forme
modulate sull’ambiente naturale e umanizzato delle cave.
L’artista scava nella roccia alla ricerca della propria interiorità, in
quello che egli stesso definisce un procedimento maieutico (dal greco maia: madre, levatrice e téchne: tecnica), di ispirazione socratica. Infatti Socrate era figlio di una levatrice e riteneva suo compito
non insegnare la verità, ma aiutare l’interlocutore a partorire la verità da sé. Epurando le cave dalle macerie e dai rovi Toni Zarpellon
sviscera l’essenza dell’ambiente che lo ispira e riporta a nuova vita
le pietre, estraendone l’anima nascosta. Esse sono per definizione
inanimate, ma per il lavoro dell’uomo che le ha estratte e in ragione della stessa opera di recupero dell’artista esse trasudano dei vari
volti dell’umanità e della realtà, in un processo di catarsi data dalla
fatica fisica, dallo spasimo dello scavare stesso. Mentre il mondo
odierno impedisce la liberazione dell’individuo, risucchiandolo in
un vortice fatto di vuoto, la cava rappresenta una cavità mentale che
costituisce un’occasione per scoprire l’altro da sé e per interrogarsi
sul significato della realtà. In precedenza Zarpellon aveva realizzato una serie di ritratti, 100 giorni per 100 autoritratti, MAGI 900,
Pieve di Cento (Bologna), e 100 teste di donne 2000-2007, galleria
Art & media, Castelfranco Veneto. La prima cava, la “cava dipinta”,
è un tripudio di colori in un teatro in cui dialogano eros e thanatos,
amore e morte in come spinte creative, sotto gli sguardi inquirenti
di spettatori appostati in pseudo-piccionaie, al culmine di gironi che
si sviluppano lungo direttrici cromatiche e frecce indicanti numeri
di anni, modificati periodicamente, a segnalare l’attualità dell’opera. Da antro di morte e abbandono la cava ha assunto un nuovo significato attraverso i colori. Ai bambini Zarpellon racconta che di
notte i personaggi delle pietre si alzano, mangiano il pane di pietra
posto sul tavolo al centro della composizione, se ne vanno a zonzo
per Vicenza e poi tornano.
Una volta acquisita una nuova coscienza della realtà, una rinascita,
Zarpellon sentì l’esigenza di costruire la “cava abitata”, che si raggiunge scendendo e attraversando un boschetto. I 150 serbatoi incisi in forme umane e animali sono presagi del mondo artificiale che
è anche direttamente visibile da quel punto, con uno scorcio sulla
città di Bassano.
I media sradicano l’individuo dalla realtà originaria, concreta, dalla
sua appartenenza allo spazio, e di quello spazio Zarpellon esorta a
riappropriarsi. Nella seconda cava l’artista sente di aver sublimato
la violenza, liberandosi dai miti e dagli incubi della civiltà industriale e dei consumi. La vegetazione è stata estirpata dall’interno della
cava, ma rinasce al suo esterno, rispetto alla morte emanata dalla
cava. Il colore è assente, ma affiora come tinta naturale dalla ruggine che impreziosisce i serbatoi.
Riprendendo il sentiero principale si arriva fino alle ultime due
cave: nella terza cava il progetto cresce in modo spontaneo, come
le erbe selvatiche che vi fanno capolino, fra una roccia e l’altra. Qui,
in primavera ed estate, hanno luogo spettacoli teatrali e concerti.
L’idea era quella di lasciarla completamente libera per la riflessione
concettuale che ne avrebbe riempito il vuoto, ma i bambini l’hanno
piacevolmente riempita dei colori e dei loro nomi, rendendo così
più “loro” quello spazio.
G.G.
Mostre
Imagine Peace
Mail-art per la pace
Casa Cogollo detta del Palladio
Corso Palladio 165, Vicenza
fino all’8 marzo, orario: 10.3013.00, 15.00-19.00, chiuso il lunedì
Antonio Carta: Opere dal
1958 al 2008
fino al 15 marzo. Dal martedì al
venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00,
sabato e domenica dalle ore 10.00
alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Ingresso libero.
Biblioteca La Vigna, Palazzo Brusarosco Zaccaria,
contrà Porta Santa Croce 3, Vicenza
Per informazioni: tel.
0444.222114/222122
Gian Paolo Lucato - Transpaesaggi
Chiesetta dell’Angelo, Via Roma
80, Bassano del Grappa (VI)
fino al 5 marzo, orario: da martedì
a domenica: 15.00 - 19.00
Per informazioni: 0424.227303
Canaletto - Venezia e i suoi
splendori
Casa dei Carraresi, Via Palestro
33, Treviso.
fino al 5 aprile. Per informazioni:
0422.513150, 0422.513185
19.30, giovedì 9.30-22.30
Palazzo Reale
Piazza Del Duomo 12, Milano
Per informazioni: 02.875672
Magritte - Il mistero della
natura
Palazzo Reale, Piazza Del Duomo
12, Milano
fino al 29 marzo, orario: dal
martedì alla domenica dalle 9.30
alle 19.30; lunedì dalle 14.30
alle 19.30; giovedì dalle 9.30
alle 22.30. Per informazioni:
02.875672
28 febbraio: Il futuro di Galileo. Scienza e tecnica dal Seicento al Terzo Millennio
Déco. Arte in Italia 1919-1939
Pinacoteca dell’Accademia dei
Concordi – Palazzo Roverella
Via Giuseppe Laurenti 8, Rovigo
fino al 28 giugno, orario: feriali
9-19, sabato 9-21; festivi 9-20.
Chiuso lunedì non festivi
Per informazioni: 042.546009
Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte + Azione
fino al 7 giugno, orario: tutti i
giorni 9.30-19.30. lunedì 14.30-
Fortunato Depero - Opere
della collezione Fedrizzi
Museo Correr
San Marco 52, Venezia
fino al 1 marzo, orario: ore 9.0017.00 tutti i giorni (biglietteria
9.00-16.00)
Per informazioni: 041.2405211,
biglietteria: 041.5209070
Maurits Cornelius Escher La magia di Escher
fino al 29 marzo 2009
Galleria d’Arte Moderna – Palazzo
Forti
Volto Due Mori 4, Verona
Per informazioni: 045.8001903
Mimmo Jodice - Perdersi a
guardare
Centro Internazionale di fotografia Scavi Scaligeri
Piazza Francesco Viviani, Verona
fino al 3 maggio, orario: da martedì a domenica, 10.00 - 19.00 (la
biglietteria chiude alle ore 18.30).
Chiuso il lunedì. Apertura straordinaria Lunedì dell’Angelo 13
aprile. Aperto anche nelle seguenti
festività: Pasqua, 25 aprile, 1 maggio.
Per informazioni: 045.8077532
| Mostra del fumetto BilBOlbul 2008 (foto BilBOlbul.net)
Vernissage
CENTRO CULTURALE ALTINATE - SAN GAETANO
Via Altinate 71, Padova
fino al 14 giugno
Per informazioni: 049.2010010
4 marzo: BilBOlbul. Festival
Internazionale di fumetto - 3.
Edizione
Bologna, sedi varie
fino all’8 marzo
Per informazioni: 051.233401
13 marzo: Nigra sum sed formosa
Università Ca’ Foscari, Palzzo
Ca’ Giustinian dei Vescovi,
Dorsoduro 3246, Venezia
fino al 10 maggio
Per informazioni: 041.2346942
7 del28 febbraio 2009
numero
cinema
III
pag
Vicenza
CINEMA ODEON
36100 Vicenza (VI)
Corso Andrea Palladio, 186
tel: 0444 543492
www.odeonline.it
L’onda
Drammatico
Regia di Dennis Gansel
Sabato 28 Febbraio, Domenica
1 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
C
Come un uragano
D
Drammatico, Romantico
R
Regia di George C. Wolfe
Martedì 3, Mercoledì 4, Giovedì
5 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
L
La Duchessa
D
Drammatico, Storico
R
Regia di Saul Dibb
Martedì 10, Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
CINEMA TEATRO ARACELI
36100 Vicenza (VI)
Borgo Scrofa, 20
tel: 0444 514253
www.araceli.it/cinema
S
Sette anime
D
Drammatico
R
Regia di Gabriele Muccino
Sabato 28 Febbraio, Domenica
1 Marzo
Sabato ore 18.45 - 21, Domenica
ore 16.30 - 18.45 - 21
CINEMA TEATRO
PRIMAVERA
36100 Vicenza (VI)
Via Ozanam, 11
tel. 0444 964060
www.cinemaprimavera.it
V
Viaggio al centro della terra
A
Avventura, Azione
R
Regia di Eric Brevig
Sabato 28 Febbraio, Domenica
1 Marzo
G
Giù al nord
C
Commedia
R
Regia di Dany Boon
Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo
Mercoledì 16.30 - 19 - 21, Giovedì 19 - 21
Y
Yes man
C
Commedia
R
Regia di Peyton Reed
Sabato 7, Domenica 8 Marzo
C
Come
Dio comanda
D
Drammatico
R
Regia di Gabriele Salvatores
M
Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo
Mercoledì 16.30 - 19 - 21, Giovedì 19 - 21
Provincia
CINEMA COMUNALE
BUSNELLI
36031 Dueville (VI)
Via Dante Alighieri, 30
tel: 0444 592225
www.cinemaluxasiago.it
L
La felicità porta fortuna
C
Commedia
R
Regia di Mike Leigh
Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo
Mercoledì ore 21, Giovedì 20.30
T
Tony Manero
D
Drammatico
R
Regia di Pablo Larrain
Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo
Mercoledì ore 21, Giovedì 20.30
CINEMA ELISEO
36045 Lonigo (VI)
Via Trieste, 12
tel: 0444 834641
www.cinemalonigo.it
S
Si può fare
C
Commedia
R
Regia di Giulio Manfredonia
Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo
Ore 21
G al nord
Giù
Commedia
C
Regia di Dany Boon
R
Mercoledì 11, Giovedì 12, Venerdì 13, Marzo
Ore 20.45
LUX - TEATRO
CINEMA CAMISANO
36043 Camisano Vicentino (VI)
Via Guglielmo Marconi, 20
tel: 0444 411411
www.luxcinema.it
IIl bambino con il pigiama a
r
righe
D
Drammatico
Regia di Mark Herman
Sabato 28 Febbraio
Ore 21
PROSSIME USCITE
USCITE DEL 27 FEBBRAIO
I Love Shopping
C
Commedia
R
Regia di P.J. Hogan
IIago
D
Drammatico
R
Regia di Volfango De Biasi
IIl mai nato
H
Horror
R
Regia di David S. Goyer
IIl bambino con il pigiama a
r
righe
D
Drammatico, Guerra
Regia di Mark Herman
Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo
Ore 21
USCITE DEL 6 FEBBRAIO
CINEMA TEATRO
G. VERDI
36042 Breganze (VI)
Via Maglietta, 1
tel: 0445 300185
www.cineverdi.it
B
Blindness
D
Drammatico
R
Regia di Fernando Meirelles
T
The Hurt Locker
D
Drammatico
R
Regia di Kathryn Bigelow
S
Sabato 28 Febbraio
Ore 20.45
L
La leggenda di Cuore d’Inc
chiostro
A
Avventura
R
Regia di Iain Softley
Domenica 1 Marzo
Ore 15 - 17
C
Changeling
T
Thriller
R
Regia di Clint Eastwood
M
Mercoledì 4, Giovedì 5, Venerdì
6, Sabato 7 Marzo
Ore 20.45
T
The
Wrestler
D
Drammatico
R
Regia di Darren Aronofsky
W
Watchmen
A
Azione
R
Regia di Zack Snyder
V
Verso l’Eden
D
Drammatico
R
Regia di Constantin Costa Gavras
D
Due partite
D
Drammatico
R
Regia di Enzo Monteleone
L
La Pantera Rosa 2
C
Commedia
R
Regia di Harald Zwart
Le date di uscita riportate potranno subire variazioni, dovute alle
politiche commerciali delle ditte di
distribuzione.
Ex, quando l’amore
non muore mai
La scheda
Ex
Genere: Commedia
Regia: Fausto Brizzi
Attori: Claudio Bisio,
Nancy Brilli, Fabio
De Luigi, Alessandro
Gassman,
Claudia
Gerini, Flavio Insinna, Silvio Orlando.
Durata: 120 minuti
Paese: Italia, Francia
2009
Uscita: 6.02.2009
La trama
Nel periodo dell’anno compreso tra Natale e San Valentino,
l’amore di sei coppie viene messo alla prova. Filippo e Caterina
stanno divorziando ed entrambi rinunciano all’affidamento dei
bambini. Anche Luca e Loredana sono in crisi e lui si trasferisce
nell’appartamento del figlio studente. Giulia vive a Parigi con
Marc, ma per una promozione si trasferisce in Nuova Zelanda
e la distanza rischia di dividerli. Elisa sta per sposare Corrado,
ma Don Lorenzo è il suo ex mai dimenticato. Sergio, divorziato da tempo, deve ricominciare a fare il padre, dopo la morte
dell’ex moglie. Infine, Paolo è fidanzato con Monique, ma l’ex
geloso di lei, lo minaccia di continuo.
La recensione
Le storie d’amore a episodi, o intrecciate, sono ormai diventate
un classico della commedia italiana. Così il regista Fausto Brizzi, dopo il cine-panettone e il successo di Notte prima degli esami, ripropone il suo consolidato modello. In questo film rappresenta gli amori messi in difficoltà dalle circostanze della vita,
quelli che finiscono e quelli rinascono, dimostrando ancora una
volta la sua abilità nel capire e interpretare il gusto del pubblico. Incastrando sapientemente gli episodi di questa commedia
corale, Brizzi propone il tema degli ex, constatando quanto rapidamente si possa diventarlo, ma anche come, in realtà, non lo
si diventi mai, perché nessun amore si può cancellare del tutto.
Ad alcuni personaggi capaci di attirare il pubblico, come Bisio e Salemme, il regista affianca attori del livello di Gassman,
Tognazzi e Silvio Orlando, che riconferma la sua straordinaria
versatilità. Mentre i più televisivi Insinna e De Luigi, peraltro
sempre più abile, conquistano gli spettatori duettano rispettivamente con Nancy Brilli e Alessandro Gassman.
Ex comprende così sia la comicità di Fabio De Luigi, sia la commozione, affidata inaspettatamente a Claudio Bisio. Coppie
affiatate di attori eccellenti si alternano in questa commedia
sentimentale, spalleggiandosi l’un l’altro con sicurezza e tempismo, facendone un film di sicuro successo.
Perché vederlo
Per gustarsi una commedia corale, dove si incontrano alcuni
tra gli attori più apprezzati del nostro cinema diretti da Fausto
Brizzi che, con freschezza e ironia, svela le sorprese che possono
seguire alla ricomparsa di un ex.
Roberta Pileggi
7 del28 febbraio 2009
numero
teatromusica
teatro
musicadanza
danza
IV
pag
L’Anima
blu
di Chagall
| Flavia Bussolotto durante lo spettacolo
Anima Blu
Dedicato a March Chagall
11 marzo ore 10,00
Teatro Astra - Schio
Compagnia: Tam Teatromusica
Interpreti:
Flavia Bussolotto e Marco Tizianel
Ideazione:
Michele Sambin, Flavia Bussolotto
Regia, scene, immagini:
Michele Sambin
I
l Teatro Astra di Schio ospiterà l’11
marzo Tam Teatromusica con Anima
Blu, vincitore del “Premio Eolo Awards
2008” per il miglior spettacolo di Teatro
Ragazzi italiano.
Tam Teatromusica, formazione artistica fondata nel 1980 da Michele Sambin
con Laurent Dupont e Pierangela Allegro,
da sempre si dedica al rinnovamento del
linguaggio teatrale, con una poetica che
realizza una sinergia di linguaggi visivi e
musicali rivolgendosi sia all’area dell’infanzia che al teatro contemporaneo.
Riconosciuta a livello nazionale come
una delle voci più autorevoli nel campo
della ricerca e della sperimentazione, ha
ottenuto ampi riconoscimenti anche a
livello internazionale ricevendo inviti a
rappresentare le proprie opere in importanti manifestazioni europee (basti pensare alle Wiener Festwochen di Vienna,
Klang & Korper di Hannover, il Festival
d’Automne a Parigi, oltre a varie edizioni
dei Festival di Santarcangelo, Polverigi e
Micro Macro, Ortigia Festival, poi eventi
a Melbourne, Lione, Strasburgo, Gerusalemme, Ginevra, Zagabria, Budapest,
Copenaghen, Edinburgo, Adelaide, Washington, Philadelphia,Vancouver, Montreal, Tunisi, Cracovia).
Nel 2002 la ricerca del Tam è confluita
nell’ensemble Tam/Oikos/East Rodeo
che, con la direzione di Michele Sambin,
ha prodotto eventi scenici (Segni nel tempo, Là son son stato io me, da solo a molti) presentati in Italia e all’estero.
13/14 marzo
h 21.00: deFORMA_09, di Michele
Sambin
TAM Teatromusica
con: Pierangela Allegro, Alessandro
Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz
TEATRO ALLE MADDALENE - Padova
1 marzo
h 16.00: La medicina terribile, di Roberto Pagura
Molino Rosenkranz
regia: Livio Viano
Teatro Modernissimo - Noventa Vicentina (VI)
Giulia Gavan
appuntamenti
Danza
28 febbraio
h 21.00: Danza d’autore
Serata GD’A Veneto 2008 Giovane
Teatro Villa dei Leoni - Mira (VE)
3 marzo
h 21.00: Short Works: 24 –
Les Chambres de Jacques
Les ballets Jazz de Montréal
coreografia: Crystal Pite e Aszure
Barton
musiche di: Owen Belton, Gilles Vigneault, Antonio Vivaldi, Les Yeux
Noirs, The Cracow Klezmer band, Roberto Iglesias
TEATRO TONIOLO - Venezia
5 marzo
h 10.30: Il circo delle nuvole
Compagnia leggere strutture
coreografia: Mattia Gandini
note spettacolo: Recita per la scuola
dell’infanzia
TEATRO COMUNALE - Thiene (VI)
6 marzo
h 21.00: MULTIPLO serata a quattro
voci, di Chiara Frigo
1. TAKEYA 2. PINCH! 3. TWO PIGEONS 4. FAKE IT!
con: Chiara Frigo
coreografia: Chiara Frigo
TEATRO ALLE MADDALENE - Padova
7/8 marzo
7 marzo: h 21.00, 8 marzo: h 16.00
(replica): Don Quichotte
Ballet du Theatre du Capitole de Toulouse
coreografia: Nanette Glushak ripresa
da Marius Petipa
musiche di: Ludwig Minkus
TEATRO COMUNALE - Vicenza
13 marzo
h 20.45: Why be extraordinary
when you can be yourself
Daniel Ezralow Company
coreografia: Daniel Ezralow
TEATRO NUOVO - Verona
15 marzo
h 18.00: deFORMA_09, di Michele
Sambin
TAM Teatromusica
con: Pierangela Allegro, Alessandro
Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz
TEATRO ALLE MADDALENE - Padova
Teatro
28 febbraio
- h 21.00: Splendidi
con: Diego e Paolo
Teatro Comunale - Thiene (VI)
- h 21:00: Manca solo la domenica, di
Licia Maglietta da Pazza è la luna di
Silvana Grasso
Teatri Uniti
regia: Licia Maglietta
con: Licia Maglietta e Vladimiri Denissenkov
Cinema Teatro Astra – San Giovanni
Lupatoto (VR)
- h 21.00: Nuvole barocche
Compagnia Di Luca Setti Stano
Teatro Spazio Bixio
Via Mameli 4, Vicenza
2 marzo
h 9.30, h 11.30 (replica): Oltre le stelle
oltre la luna
Glossa Teatro
con: Pino Costalunga
Scuole di Schio - Schio (VI)
3 marzo
h 10.30: Il segreto della matematica
LA CONTRADA-TEATRO STABILE
DI TRIESTE
Teatro Comunale – Thiene (VI)
- h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte, di Aldo De Benedetti
La Piccionaia
regia: Titino Carrara
Teatro S. Antonio - Montecchio M.
(VI)
- h 21.00: La base de tuto, di Giacinto
Gallina
regia: Stefano Pagin
con: Stefania Felicioli, Michela Martini, Giancarlo Previati
coreografia: Scene e costumi Paolo
Bertinato
Teatro Comunale - Viale Mazzini 39,
tel.:0444.327393, Vicenza
4 marzo
h 21:00: La passione secondo Luca e
Paolo
con: Luca e Paolo
Teatro Comunale - Adria (RO)
6 marzo
h 21.00: La Commedia di Candido, di
Stefano Massini, ispirata al Candido
di Voltaire
regia: Sergio Fantoni
con: Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani
Teatro Astra - Schio (VI), tel.
0445.525577
7 del28 febbraio 2009
numero
V
pag
teatromusica
teatro
musicadanza
danza
Una notte da Leoni Ballo contro
i mulini a vento
per la danza
Finalisti del GD’A Veneto 2008
28 febbraio, h 21.00
Teatro Villa dei Leoni, Mira (VE)
L
a danza contemporanea ospite d’eccezione al Teatro Villa dei Leoni
di Mira: sabato 28 febbraio andranno in scena i finalisti del GD’A
VENETO 2008, il premio dedicato a promuovere i giovani danz-autori
italiani.
Questo riconoscimento, di livello nazionale, è approdato l’anno scorso
per la prima volta in Veneto, sostenuto e promosso da Regione del Veneto, Circuito Teatrale Regionale Arteven e Operaestate Festival Veneto, in collaborazione con la rete Anticorpi XL.
Chiara Frigo, vincitrice dell’edizione 2008, presenterà “TAKEYA”, un
lavoro sulla velocità su musiche di Mauro Casappa. La coreografia
esprime uno spazio compresso, con “un’unica intenzione, che è quella
di arrivare fino alla fine. È ormai l’evento ad arrivare senza avere più il
bisogno di spostarsi” commenta l’autrice.
Silvia Bugno si esibirà sulle note di Paganini e Corelli in “GRAFFIO”: un
gesto che, nelle intenzioni della danzatrice, si trasforma in carezza “per
gioco o per necessità. La natura ambigua del graffio mi attrae, perché è
allo stesso tempo doloroso e appassionato”.
“FAKE IT! UNTIL YOU MAKE IT!” è invece il titolo della composizione
di Elisa Dal Corso per il Gruppo Krisis, accompagnata dalle musiche
di Paolo Calzavara Pax: una prospettiva dove la danza è un’illusione,
una finzione per creare mondi altri, che rivivono all’interno dello spazio
scenico.
È la volta poi di Laura Scudella e Juri Roverato con “…SULLE CASE
IL CIELO”, un lavoro su musiche di Rachele Colombo che parte dalla
storia di Hansel e Gretel e si trasforma in pretesto “per tornare alle nostre case, magari senza sassolini, magari con le nostre paure, ma con la
consapevolezza che sulle case c’è sempre il cielo e, chi vuole, può alzare
la testa e vederlo, annusarlo, sentirlo”.
Chiude la serata Silvia Gribaudi con “UNATTIMO”, musicato da Flavio
Costa. Una ricerca sul tragicomico che percorre le vite di molte donne all’interno delle quattro pareti domestiche: “nascoste agli occhi del
mondo, danzano, scrivono, cantano tra la polvere e l’aspirapolvere”.
I biglietti sono acquistabili tramite il circuito www.greenticket.it o
un’ora prima della rappresentazione presso la biglietteria del teatro.
Don Quichotte
Ballet du Théâtre du Capitole de Toulouse
7 marzo h 21.00, 8 marzo h 16.00
Teatro Comunale di Vicenza
E
cco la magia di un capolavoro del repertorio classico apparire a Vicenza con una delle più celebrate formazioni
europee, nota a livello internazionale, su coreografia di Marius Petipa riadattata da Nanette Glushak, storica danzatrice del New York City Ballet e dell’American Ballet Theatre.
In questa celebre opera del balletto tardo romantico il Cavaliere della Mancia è l’ispiratore e l’interprete dei sogni,
delle battaglie impossibili e di un’amabile comicità. Il folklore spagnolo viene trasfigurato nel virtuosismo tecnico e
nel brio tipici del Don Quichotte, da sempre severo banco di
prova per i ballerini classici.
Il Ballet du Théâtre du Capitole de Toulouse, che interpreta
questo difficile pezzo a Vicenza, è nato quasi tre secoli fa,
ed è stato testimone nel tempo della tradizione del balletto
romantico. L’attuale direttore artistico, Nicolas Joel, ha affidato la direzione della compagnia a Nanette Glushak, che
l’ha fatta divenire una delle migliori compagnie classiche
e neoclassiche di Francia, nota per il suo repertorio di Balanchine e per le sue produzioni dei grandi classici adattati
per una compagnia di 35 ballerini; di recente si segnalano le
collaborazioni con importanti coreografi quali Nacho Duato, William Forsythe, Angelin Preljocaj, Mauro Bigonzetti;
la compagnia si è esibita con successo anche in Cina, negli
Stati Uniti, in Brasile e in molti paesi europei.
Lo spettacolo è preceduto, sabato 7 marzo alle ore 20.00
e domenica 8 marzo alle ore 15.00, dall’”Incontro con la
Danza” a cura di Remo Schiavo, giornalista, critico e storico
della danza vicentino, autore dello studio Vicenza: la Danza,
1784-2005.
La prima serata è riservata agli abbonati, per la seconda serata si raccomanda di prenotare quanto prima. Per informazioni: tel. 0444.324442.
G.G.
appuntamenti
7 marzo
- h 21.00: Le dinamiche dell’odio, di
Simone Martini e Leonardo Giusti
Kanterstrasse
regia: Luca Avagliano
con: Simone Martini
Teatro Spazio Bixio, Via Mameli 4 Vicenza
- h 21.00: E’ sempre notte fonda
Teatro Comunale - Thiene (VI)
con: Marco e Pippo
10/11 marzo
h 20.45: Filumena Marturano
Teatro di Roma - Elledieffe
regia: Francesco Rosi
con: Lina Sastri, Luca De Filippo
Teatro Verdi - Padova
11 marzo
h 10.00: Anima Blu - dedicato a Marc
Chagall di Michele Sambin, Flavia
Bussolotto
TAM TEATRO MUSICA
regia: Michele Sambin
con: Flavia Bussolotto e Marco Tizianel
Teatro Astra - Schio (VI)
12 marzo
- h 21.00: Gomorra
Teatro Mercadante
regia: Mario Gelardi
con: Ivan Castiglione, Francesco Di
Leva, Giuseppe Gaudino, Giuselle
Miale Di Mauro, Adriano Pantaleo
note spettacolo: tratto dall’omonimo
romanzo di Roberto Saviano
Teatro Astra – Vicenza, tel.
0444.323725
- h 21.00: Amleto, di William Shakespeare
Khora.teatro
regia: Armando Pugliese
con: Alessandro Preziosi
Teatro Comunale - Thiene (VI)
13 marzo
- h 21.00: Morra, di Roberto Capaldo
Teatro Labrys
regia: Fabrizio Di Stante
con: Roberto Capaldo
Teatro Spazio Bixio - Vicenza
- h 21.30: Non è uno spettacolo per
famiglie, a cura di Terminal B
Spazio Arcadia, Schio (VI)
14 marzo
- h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte, di Aldo De Benedetti
La Piccionaia
regia: Titino Carrara
Teatro Pasubio - Schio (VI)
- h 21.00: La famiglia dell’antiquario,
di Carlo Goldoni
regia: Lluis Pasqual
con: Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia
Aprea, Anita Bartolucci
coreografia: Scene Ezio Frigerio e costumi Franca Squarciapino
Teatro Comunale - Vicenza
- h 21.00: Casa di bambola, di Henrik
Ibsen
Teatro Alcione - Verona
Musica
28 febbraio
- h 20.00: La Traviata
Orchestra Filarmonia Veneta – Coro
Lirico Veneto Li.Ve.
libretto di F. M. Piave
musica di G. Verdi
melodramma in tre atti
Teatro Comunale di Vicenza
- h 22.00: Maxïmo Park (Unica data
Italiana)
Zion Club, Conegliano (TV)
6 marzo
- h 21.00: Live set plaid + opening act
by DALO
MPX - MULTISALA PIO X PADOVA
- h 24.00: DJ set Slyde + Skeeme,
Modal Nodes System
UNWOUND CLUB - Padova
8 marzo
h 21:00: McCoy Tyner
con: McCoy Tyner piano
Christian Scott tromba
Gerald Cannon contrabbasso
Erik Kamau Gravatt batteria
TEATRO ACCADEMIA - Conegliano
(TV)
10 marzo
h 22.00: Jazz Not Dead festival 2009
# 5 edition
Sevensol & Bender, Bar Sartea, Corso
SS. Felice e Fortunato, Vicenza
11 marzo
h 22.00: Proiettili Buoni
Banale, Padova
12 marzo
h 22.00: Jazzin’ Live, Nicola Fazzini
4et
Jazsbo, Sovizzo (VI)
3 marzo
h 21:00: Lew Soloff Quartet
con: Lew Soloff tromba
Jean Michel Pilc pianoforte
Francois Moutin contrabasso
Billy Hart batteria
CINEMA TORRESINO - Padova
13 marzo
- h 21:00: live band Eivind Aarset “sONIC cODEX” + opening act by Giulio
Escalona + F.INK
MPX - MULTISALA PIO X PADOVA
- ore 24:00:live set Frank sent us +
Degada SAF, ISKO, IDGA, BNTRMC77
UNWOUND CLUB - Padova
5-6 marzo
h 20:15: P.WRANITZKY - L.VAN
BEETHOVEN, Grande Symphonie in
do min.op.31, concerto n.5 in mi bem.
magg.op.73 “Imperatore” per pianoforte e orchestra
direttore: Hansjorg Schellenberger
con: Benedetto Lupo pianoforte
Auditorium Cesare Pollini - Padova
14 marzo
h 21.15: Marea
con: Massimo Tagliata fisarmonica
Andrea Dessì chitarra
Massimo De Stephanis basso
Roberto Rossi batteria
Auditorium San Michele - Selvazzano
Dentro (PD)
7 del28 febbraio 2009
numero
Amori da brivido
ad
libri
VI
pag
Asiago
Il sapore della neve
Un romanzo di
Monica Bianchetti
Edito da La Serenissima
Vicenza 2008
La trama
Vittorio è il protagonista
dell’ultimo romanzo di Monica Bianchetti, scrittrice vicentina che ha esordito nel
2005 con La bambina di
Venezia. È il classico montanaro, schivo e solitario,
che vive in una vecchia casa
nei pressi di Asiago, con le uniche compagnie dei libri e del bosco.
Ma un giorno d’estate, annoiato dall’afa, scende all’osteria del paese. Lì incontra Elsa, la bella cameriera svedese che lavora al locale.
Vittorio si innamora di questa silenziosa e malinconica ragazza, che
sconvolgerà la sua vita. Inizia così una storia d’amore fatta di passione, ma anche di segreti e silenzi che portano a terribili incomprensioni e sbagli. Una storia narrata da un uomo che cammina nel vento e assaggia la neve. E da una donna che crede di non saper amare.
La recensione
I protagonisti del romanzo sono Vittorio ed Elsa, ma ogni personaggio, da Daisy a Rita, dai Thulin a Laura, fino a Cesare e Matilde,
ha una sua storia, difficile e travagliata. Come se il racconto volesse
indicare che ogni esistenza, nessuna esclusa, conosce la sofferenza.
A caratterizzare la narrazione però non sono solo le persone, ma
anche la figura paterna e quella materna, i luoghi, da Asiago alla
Svezia, da Rimini a Roma, sino al Lago di Garda, la natura, con i
suoi contrasti tra mare e montagna, sabbia e neve, e soprattutto il
viaggio. Il viaggio che riesce a trasformare chi ha il coraggio di intraprenderlo.
Vittorio ed Elsa, infatti, e molti dei personaggi che incontrano, partono alla ricerca della verità. Perché se per nessuno la vita è stata
facile, tutti sanno però ammettere le proprie mancanze. Senza farsi
sopraffare dal destino, si mettono in viaggio proprio per trovare la
forza di cambiarlo. Il romanzo si trasforma così nel racconto tanti
viaggi diversi, che ci conducono in luoghi lontani e contrastanti tra
loro.
Il libro di Monica Bianchetti si legge d’un fiato. Merito di una scrittura agile e veloce, che tratteggia la personalità dei personaggi senza
esaurirla completamente, passando dal racconto in prima persona
di Vittorio, all’espediente del diario di Elsa. Inoltre, l’ambientazione
naturale crea paesaggi suggestivi. Il silenzio dei boschi, l’imponenza
della montagna, la furia del mare, la calma del lago, e infine, il candore ovattato della neve, suggeriscono atmosfere affascinanti che
riflettono le emozioni dei personaggi. Lo stesso titolo ci proietta in
un luogo sospeso nel tempo, poetico e puro come un bambino che
assaggia la neve.
Roberta Pileggi
Classifica
C
L regina dei castelli di carta
La
S
Stieg Larsson
F
Farfalle
1
M
Marsilio
IIl giorno prima della felicità
E
Erri De Luca
I Narratori
Feltrinelli
2 F
V
Vento scomposto
S
Simonetta Agnello Hornby
I Narratori
Feltrinelli
3 F
U
Uomini che odiano le donne
S
Stieg Larsson
F
Farfalle
Marsilio
4 M
N
Non vi lascerò orfani
D
Daria Bignardi
S
Scrittori italiani e stranieri
Mondadori
5 M
6
U
Un sabato, con gli amici
A
Andrea Camilleri
S
Scrittori italiani e stranieri
M
Mondadori
L
La ragazza che giocava con il
ffuoco
S
Stieg Larsson
F
Farfalle
7
M
Marsilio
V
Venuto al mondo
M
Margaret Mazzantini
S
Scrittori italiani e stranieri
M
Mondadori
8
L
La solitudine dei numeri prim
mi
P
Paolo Giordano
S
Scrittori italiani e stranieri
9
M
Mondadori
K
Kay Scarpetta
V
Vent’anni di indagini, di sfid
de, di incubi
Patricia Cornwell
10 P
O
Omnibus stranieri
M
Mondadori
11
12
Italiana
B
Belle
sceme!
M
Maria Masella
R
Romance
C
Corbaccio
IIago
A
Amore, gelosia, passione
D
De Biasi Volfango
A
Arcobaleno
Mondadori
N
Nessuna pietà per i puri di cuor
re
S
Susan Hill
N
Narrativa
Kowalski
IIl lunedì arriva sempre di dom
menica pomeriggio
L
Lolli Massimo
S
Scrittori italiani e stranieri
Mondadori
T
Tentazione
J
Janos Székely
F
Fabula
A
Adelphi
IIl dono crudele
L
La tragica bellezza di una diva
P
P. Francesco Paolini
L
La biblioteca del tempo
Robin
IIncanto
R
Romano Battaglia
B
Bur narrativa
R
Rizzoli
L
La casa dei giorni dispersi
M
Michela Franco Celani
S
Salani
N
Naufragio
M
Marco D’Aleo
I libri da scoprire
R
Robin
R
Rose al veleno, stalking
S
Storie d’amore e d’odio
F
Federica Angeli e Emilio Radice
A
Assaggi
Bompiani
U
Una cosa che non sai
F
Fabio Landini
IIl mio tempo
C
Carte
Internazionale
IIl professore di desiderio
P
Philip Roth
S
Supercoralli
E
Einaudi
D
Discesa
all’inferno
D
Doris Lessing
C
Collezione Vintage
F
Fanucci
L
L’eleganza del riccio
M
Muriel Barbery
D
Dal mondo
E
E/O
IIl drago nel cuore
T
Tendo Shoko
N
Narratori moderni
G
Garzanti
L
Le campane di Bicêtre
G
Georges Simenon
B
Biblioteca Adelphi
Adelphi
13 A
IIl teorema di Almodovar
A
Antoni Casas Ros
N
Narratori della Fenice
G
Guanda
IIn principio era Darwin
L
La vita, il pensiero, il dibattitto sull’evoluzionismo
P
Piergiorgio Odifreddi
14 IIl piccolo cammeo
L
Longanesi
IIl villaggio del tedesco
B
Boualem Sansal
S
Supercoralli
E
Einaudi
IIl pane di ieri
E
Enzo Bianchi
F
Frontiere
Einaudi
155 E
E
Eclipse
S
Stephenie Meyer
L
Lain
16 F
Fazi
M
Molto
lontano dal paradiso
M
Millard Kaufman
IIcone
B
Baldini Castoldi Dalai
Gialli
C
Corpo
estraneo
R
Robin Cook
N
Narrativa
S
Sperling & Kupfer
L
Le incredibili disavventure di
u
un autentico cacasotto
M
Manuel Manzano
N
Narrativa
Kowalski
N
Non è mia figlia
L
L’incubo di ogni madre diventa
r
realtà
S
Sophie Hannah
Elefanti bestseller
Garzanti
S
Security
S
Stephen Amidon
S
Scrittori italiani e stranieri
M
Mondadori
Saggi
C
Classici
dietro le quinte
S
Storie di libri e di editori
D
Da Dante a Pasolini
G
Giovanni Ragone
I Robinson, Letture
Laterza
D
Dissolvenze
C
Corpi e culture
n
nella contemporaneità
N
Nicoletta Vallorani
La Cultura
Il Saggiatore
IIl dominio maschile
B
Bourdieu Pierre
U
Universale economica saggi
F
Feltrinelli
L
La strada di Smirne
A
Antonia Arslan
L
La Scala
R
Rizzoli
L
La Chiesa del no
P
Perché l’Italia non riesce a esser
re uno stato laico
M
Marco Politi
Frecce
Mondadori
L
L’elefante scomparso
E altri racconti
H
Haruki Murakami
S
Super ET
Einaudi
O
Oltre il terrore e il martirio
G
Gilles Kepel
S
Serie bianca
F
Feltrinelli
7 del28 febbraio 2009
numero
saperee
sapere
esapori
VII
pag
28 febbraio-1 marzo
Sagra di San Rocco
Brendola (VI)
fino al 2 marzo
Mostra del Prosecco Doc
Capitello, Vidor (Treviso)
Per informazioni: tel. 0438 893385
3 marzo
Il viaggio del Tocai Rosso
Altivole (Treviso)
Convegno sul Tocai Rosso e degustazione orizzontale di
vini prodotti con uve Grenache.
Per informazioni: [email protected]
Dall’Agata, l’agriturismo gioiello
Ca’ dell’agata
di Dalla Costa Gianni
Via Monte Rosa, 26
Zugliano (Vicenza)
Località: Grumolo Pedemonte
Tel. 0445.370349
5 marzo- 4 aprile
h 20.00-23.00: Corso di avvicinamento al vino
presso Bassan Distribuzione - Il Mondo del Bere, Via
Gombe 20, Thiene (VI)
per informazioni: 0445.374276, 3289045684,
3471414506.
8 marzo
h 18.00: Due piccioni… con un bicchiere
Inaugurazione della mostra “Londra”, fotografie di Alessandro Lazzarin
Aperitivo col Rosso di Monte Murlone
Agriturismo Barbagianni - Via Longhe 6 - Toara di Villaga
(Vicenza) - Tel. 0444.888362
8-24 marzo
Mostra del Prosecco e del Cartizze DOC
Valdobbiane, Località Santo Stefano (TV)
Con degustazioni guidate
Per informazioni: 0423.976975
9 marzo
h 15.00: Merenda equosolidale
Oratorio San Giorgio, Recoaro Terme
10 marzo
h 20.30: La Franciacorta: il suo territorio e i suoi vini
Caffè Carducci - Piazza Chilesotti, 19 - Thiene (Vicenza) Tel. 0445.365709
13 - 29 marzo
104a Festa di San Giuseppe e 11a Festa della Quaglia allo
spiedo
Villaganzerla (VI)
9-16-23-30 marzo
h 17.30 e h 20.45: Tecniche di cucina
organizzato da Condotta Slow Food di Bassano del
Grappa
Docente: Chef Gilberto Venturini.
Enoteca Pomo D’Oro, tel. 0424.33441
[email protected] - Cellulare Fiduciario +39 339
7831291
C
a’ dell’Agata non è solo un agriturismo ecologico, è
un progetto di vita.
Negli anni ’80 nella zona di Zugliano a causa dei pesticidi l’acqua si inquinò di nitrati e non fu possibile berla
per ben due mesi. C’erano discariche a cielo aperto allora. Mariella e Gianni Dalla Costa, con altri giovani del
paese e di Thiene, iniziarono a organizzare mostre, campagne di sensibilizzazione all’ecologia. Cercarono rustici
da ristrutturare per avviare un’attività agricola, ma tutte
le porte istituzionali venivano loro chiuse in faccia con la
convinzione che “si fa la fame lavorando la terra”.
Eppure Mariella e Gianni non desistettero e decisero di
lasciare il loro lavoro per dedicarsi a una forma diversa
di agricoltura, risistemando l’azienda agricola del padre
di Gianni e portando avanti un tipo di coltivazione che
si definisce “agricoltura nativa”, un metodo cioè che non
tiene nella minima considerazione pesticidi, diserbanti
e concimi chimici, restituendo invece al terreno la sua
capacità di adattarsi alle condizioni dell’ambiente utilizzando la pacciamatura organica e le forme naturali di
coltivazione. Nell’agricoltura nativa si coltivano varietà
di piante che sono tipiche della zona e quindi divenute
più forti naturalmente. Si fertilizza ricorrendo a letame,
cenere di legna, rotazioni fra le colture, rovescio di erbe
spontanee e foglie, mentre per la difesa fitosanitaria si
adopera sporadicamente un macerato di ortiche e cenere
di legna. Non ci sono verdure in serra a Ca’ dell’Agata,
perché questa tecnica favorisce l’insorgere di malattie
che necessiterebbero di trattamenti chimici.
All’ingresso dell’accogliente locale ristorante di Ca’
dell’Agata si ammira una teca contenente numerose
agate variopinte, reperite da Gianni nella zona, ricca di
silicio per la vicinanza con il Monte Summano, di origine vulcanica. Dall’agata prende il nome l’azienda e l’elemento naturale qui è presente ovunque, anche sui tavoli,
non numerati, ma che portano il nome di alberi e frutti.
Il menù è rigorosamente di stagione e vegetariano, poiché data l’estensione limitata del terreno a disposizione
non si è ritenuto di allevare animali che sarebbero stati
costretti in spazi angusti e questo non era certo negli intenti del progetto di Ca’ dell’Agata. In questa stagione si
apprezzano ancora gli ottimi gnocchi di patate con un
ragù di glutine di frumento, poi polpette di lenticchie,
crauti conservati in botte e l’immancabile polenta integrale di mais Marano (maranelo). Si sono riscoperte le
verdure invernali: valeriana, rape, lo scalogno vicentino,
la rapa navone, si sono riprese antiche ricette. Il padre
di Gianni usava i grani piccoli e rossi di maranelo per
le galline, i mulini non lo compravano, e invece qui si è
recuperata la semente e lo si è piantato di nuovo. Non
mancano anche alberi che danno frutta tutto l’anno. Un
tempo le aziende agricole della zona erano un centinaio, ora sono rimaste solo in 3, compresa Ca’ dell’Agata.
Anche i terreni che potrebbero essere coltivabili vengono lasciati a riposo “caso mai divenissero fabbricabili”.
Nelle attuali aziende agricole si utilizzano macchinari,
che però distruggono alcune piante. È duro, ma a Ca’
dell’Agata, invece, si zappa a mano.
All’interno dell’azienda agricola è sempre stato disponibile un punto vendita e nel 1997 è stato aperto l’agriturismo, per alcune sere la settimana d’inverno e più
spesso in primavera ed estate, in cui si può mangiare
all’aperto, di fronte alle vigne. Mariella dice di non voler
diventare una ristoratrice: in effetti i 50 coperti attuali
sono perfetti per garantire un certo equilibrio e per non
essere costretti ad aumentare la produzione, visto che a
Ca’ dell’Agata il fine di tutto non è la produzione, ma il
tramandare conoscenze che sembravano andate perdute, che ora alcuni spacciano per nuove, ma che non lo
sono. Le iniziative a sfondo ecologico sono moltissime,
ad esempio la “libera scuola di campagna”, in collaborazione con il Gruppo di Acquisto Solidale di Thiene. Per i
pomeriggi del sabato dal 28 marzo al 2 maggio si è data
vita a una scuola di agricoltura nativa, gratuita, per imparare insieme che un’altra agricoltura è possibile.
Giulia Galvan
7 del28 febbraio 2009
numero
viaggie
viaggi
eculture
VIII
pag
Ginevra Città d’arte e d’automobili
Città tra le prime del mondo per qualità della vita. Ecco un programma speciale
per visitarla, dall’incantevole atmosfera del lago all’expo dei motori hi-tech
G
inevra è la capitale dell’omonimo cantone svizzero ed è
tra le città più popolate del Paese, seconda solo a Zurigo.
Punto d’incontro tra il Lago di Ginevra e il fiume Rodano, rappresenta il centro istituzionale, economico e culturale della regione. Importante piazza finanziaria svizzera, secondo l’indagine Mercer sulla “Qualità della vita 2008”, è la seconda città,
a livello mondiale, per miglior qualità della vita, a pari merito
con Vienna, superata solo da Zurigo.
Il nome Ginevra deriva dal celtico Genava, anche se citata così in molti testi
latini. Tale nome ha subito poi trasformazioni nel succedersi delle lingue e
delle culture. Così, in franco-provenzale è diventato Geneva, mentre nelle lingue nazionali elvetiche diverse
dall’italiano, risulta come Genf in tedesco, Genève in francese e
Genevra in romancio.
Da non perdere
Dal 5 al 15 marzo si tiene, come ogni
anno al Palexpo di Ginevra, il 79°
International Motor Show and
Accessories Geneva. Il Salone internazionale dell’automobile della
città è considerato importante vetrina
di novità e anteprime mondiali tra le
più conosciute del settore. Infatti, nonostante la crisi economica e l’appena concluso Salone di Detroit, tutte le maggiori case automobilistiche saranno presenti
all’evento, mentre venti espositori sono ancora in lista d’attesa.
Quest’anno, una nuova e ammirabile proposta, a cui gli organizzatori tengono particolarmente, è quella del padiglione
Green, dove verranno esposti tutti i veicoli dotati di propulsori rispettosi dell’ambiente. Per ulteriori informazioni: www.
salon-auto.ch.
Ma Ginevra è soprattutto una prestigiosa città artistica e culturale, alla cui
notorietà hanno contribuito i numerosi musei, le biblioteche, il GrandThéâtre e l’Orchestra della Svizzera Romanda. Inoltre, da circa
vent’anni, è stato predisposto un nuovo spazio culturale urbano, composto da edifici originariamente nati per altri scopi e tutelati ora come monumenti nazionali,
tra cui le Halles de l’Ile, l’Usine, la Maison des Arts du
Grütli. Recentemente sono anche state organizzate diverse e
interessanti manifestazioni, con cadenza annuale, come la Fête
de la musique (la Festa della Musica), la Fureur de lire (la Passione di leggere), la Nuit de la science (la Notte della scienza) e
les Journées du patrimoine (le Giornate del patrimonio).
Il simbolo di Ginevra resta comunque
La Fontana sul Lago, un potente
getto d’acqua alto 140 metri, visibile
da quasi tutta la città. Si trova all’estremità della riva delle Eaux-Vives e ha
origine nel 1886. Allora, nel quartiere
di La Coulouvrenière, una società sul
lago pompava ed erogava l’acqua sotto pressione necessaria al
funzionamento delle macchine degli artigiani. Di sera però la
domanda diminuiva inevitabilmente e per adattare la pressione nei condotti era stato operato un foro all’estremità di questa
fabbrica di pompaggio, dal quale fuoriusciva così un getto d’acqua. Nel 1891, veniva installata la Fontana nella Rada, dotata di
illuminazione elettrica. Ma è solo dal 1930 che la Fontana viene
illuminata regolarmente.
Informazioni pratiche
Per entrare in Svizzera sono necessari il passaporto e la carta d’identità valida per l’espatrio, in corso di validità. Il visto
d’ingresso non è necessario.
Per l’uso delle autostrade e semi-autostrade, i veicoli a mo-
tore e i rimorchi fino ad un peso totale di 3,5 t devono essere muniti di
un autoadesivo (vignette) da applicare al parabrezza. Tale autoadesivo
è valido per 14 mesi e si può acquistare in alcuni uffici ACI provinciali,
presso gli uffici di dogana svizzeri, gli
uffici postali e le stazioni di servizio.
Il costo attuale è di 27,50 Euro. La multa per chi ne fosse
sprovvisto è di 100 CHF. Per ulteriori informazioni consultare i siti
www.aci.it/index.php?id=2068
www.viaggiaresicuri.it/?svizzera.
Roberta Pileggi
In pillole
Stato:
Svizzera
Cantone:
Ginevra
Superficie:
Km² 15,86
Popolazione:
185.862
Densità:
11.668 ab. per Km²
Lingue utilizzate:
Francese
Moneta:
Franco svizzero
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