Teatro, basta soldi dal Comune pag 8 Fazioli e l’Aim “emiliana” pag 10 Messa latina, il contrattacco della Diocesi pag 13 n° 138 28 febbraio 2009 0 50 euro 0,50 Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi Il giorno delle ceneri Finisce il Carnevale, e rispunta l’ipotesi di un inceneritore vicentino Nonostante le incognite, Provincia e Assindustria spingono per una scelta considerta necessaria. Eppure le alternative ci sono Buon compleanno di Giovanni Coviello S abato 28 febbraio esce in edicola (e poi in distribuzione gratuita in città) il n. 138 di VicenzaPiù, il settimanale che, come dal primo numero, racconta e commenta fatti, personaggi e vita vicentina. Quel primo numero, con modestia pari al coraggio dell’impresa, usciva sabato 25 febbraio 2006, tre anni fa, piccolo ma coriaceo guanto di sfida al rinnovamento dell’informazione locale lanciato da un editore in erba come il sottoscritto, che ora rappresenta la pur giovane società editrice, Many Media s.r.l.. Dopo aver rinnovato dal n. 115 la veste di VicenzaPiù (da allora più ricco di pagine e full color) da questo numero affianchiamo il settimanale con un ‘quotidiano’, il sito www.vicenzapiu.com, di cui voglio solo sottolineare un aspetto fondamentale: il voler star vicino ai lettori, che ora sul sito potranno non solo leggere il settimanale, ma anche scrivere i loro commenti e le loro opinioni: concordi o discordi dalla nostra linea, non importa, anzi! Perché fare informazione libera vuol dire sapersi confrontare con i vari aspetti di una verità che mai è unica e monolitica. VicenzaPiù non fa capo a interessi particolari, anche se ha una sua linea ben chiara a chi lo legge. Una linea e una tipologia di informazione apprezzate da chi è concorde e rispettate da chi la pensa diversamente,. Tanto è vero che il numero di chi ci legge è in costante aumento sia in edicola che nei punti in cui il giornale è disponibile, tipicamente dal giorno dopo, come free press. Anzi da quando abbiamo quadruplicato le copie free (migliaia in 130 punti chiave della città), i lettori che non riescono ad aspettare l’omaggio sono quasi raddoppiati. (Continua a pagina 12) lettere 138 del28 febbraio 2009 numero 2 pag Le missioni di Cicero e il Dal Molin, una questione di trasparenza La precisazione dell’ex presidente della commissione territorio Ubaldo Alifuoco: “Non stavamo indagando sui costi. Ma ancora oggi non sappiamo cosa sia stato deciso in quelle riunioni” I n un articolo dal titolo “Cicero e l’araba fenice”, pubblicato il 7 febbraio scorso con la firma di Alessio Mannino, leggo il seguente passaggio: “Massacrato per un po’ da Ubaldo Alifuoco quando questi, da presidente della Commissione Territorio, gli fece le pulci sui costi delle sue tante missioni a Roma, Cicero ne uscì pulito.” In merito a tale affermazione, mi corre l’obbligo di precisare alcune cose, che peraltro risultano chiaramente dai verbali della Commissione Territorio che ho presieduto fino alle ultime elezioni amministrative. 1.L’intervento della Commissione Territorio, nel merito delle missioni effettuate dall’ex assessore Claudio Cicero, nasceva dall’esigenza di conoscere i verbali relativi alle riunioni conseguenti le sue missioni a Roma, che si presumeva riguardassero il tema del Dal Molin. 2.Non vi era affatto l’obiettivo di controllare i costi delle stesse né tanto meno la correttezza relativa alla contabilità di tali missioni (compito che non rientra nella funzione specifica di una Commissione Territorio). 3.Sapevamo che Cicero aveva effettuato oltre cento missioni a Roma, presso l’Ente per l’aviazione civile (ENAC) e presso il ministero della Difesa. Di conseguenza, pareva giusto alla Commissione, in un momento in cui l’operazione Dal Molin procedeva nella massima confusione delle informazioni, poter conoscere esattamente l’ordine del giorno delle riunioni, e le decisioni prese nelle stesse. 4.La correttezza di un amministratore, in questi casi, sta nel fornire al proprio sindaco, alla giunta di cui fa parte, e al consiglio comunale tutto, informazioni precise che siano utili per valutare un problema. Difatti, quando un amministratore rientra da una missione è buona regola presentare un “rapporto di missione” che ne documenti i risultati. 5.In realtà, nel caso specifico non esiste uno straccio di verbale per le oltre cento missioni effettuate (quasi una a settimana). Il diret- tore generale dell’ENAC, da me interpellato per iscritto, ha risposto che a lui non risultava nulla, nemmeno che vi fossero state missioni e riunioni con un assessore di Vicenza (la lettera di risposta è agli atti). Il ministero della Difesa, invece, non ha ritenuto di dare risposta alla richiesta della C.T. comunale. Ancora oggi, noi non sappiamo cosa si sia deciso in quelle riunioni a Roma. E questo a me non sembra un dettaglio ininfluente nella complicata storia della nuova caserma USA presso l’aeroporto vicentino. Un cordiale saluto. Ubaldo Alifuoco ex presidente Commissione Territorio Sui “misteri di Roma” riguardo le trasferte di Cicero è apprezzabile la puntualizzazione di Alifuoco. Ma, al di là dei compiti della commissione che quest’ultimo presiedeva, un certo qual sospetto sulle spese di quei viaggi era a suo tempo venuto fuori. E a noi premeva sottolineare, nella frase incriminata, che la reputazione dell’ex assessore ne è uscita indenne. Delle altre “colpe” di Cicero, del resto, abbiamo dato ampiamente conto. A.M. Le ronde e il rischio dittatura La lettera O rmai il declino dell’Italia è tanto evidente quanto pericoloso. I “rappresentanti” dei partiti sono completamente slegati dalla realtà occidentale e cominciano a sperimentare pratiche di gestione populistica. La gara affianca destra e sinistra tricolori, con la prima avvantaggiata da una tradizione che affonda oltre il ventennio fascista [...] e la seconda che dalla sua vanta pur sempre la tradizione storica del più grande partito comunista del mondo occidentale, oggi si è sciolto per trasformarsi in una lobby di potere e di assistenzialismo. Per chi pensava che la storia non potesse ripetersi, oggi si ripresentano condizioni che sinceramente pensavamo scomparse. [...] Le prime avvisaglie si sono avute a Padova qualche giorno fa, dove le ronde destrorse si sono scontrate quasi fisicamente con le ronde sinistrorse. L’episodio è stato oggetto solo di una cronaca quasi divertita, ma non di un’analisi che andasse oltre quello che i mezzi di informazione sempre più di regime ci propinano. Già, non è di oggi l’invenzione degli apparati operativi dei partiti che scendono nelle strade quando la situazione politico-economica diventa difficile. Ricordiamo ad esempio i fatti della Repubblica di Weimar, quando per le vie di Monaco di Baviera si confrontavano i gruppi guidati da Hitler e quelli comunisti. Allora erano altri tempi, ma nacquero così i primi incidenti politici e conseguenti scontri per la conquista del potere nella Germania in decomposizione. Molte le similitudini anche con la situazione politica successiva: un partito che dribblava le regole del parlamento, un vecchio presidente della repubblica rottame del periodo storico precedente che nulla poteva contro il cancelliere in erba. Le fasi da noi sembrano invece coincidere, al potere sono già presenti coloro che, pur avendo maggioranze schiaccianti, dribblano con agilità il parlamento, a suon di decreti legge. Questo panorama è reso ancor più fosco dalla presenza di un regime informativo ormai assuefatto all’autocensura. E che teme solamente la crescita impetuosa dall’informazione libera della rete internet. Tanto da montare contro una campagna istituzionale e mediatica da terzo mondo, quale ormai siamo di diritto. Un piccolo esempio? Ieri il corriere.it scriveva che facebook e twitter fanno male al cervello. A fianco notizie di stupri che sembrano essere diventati l’emergenza italica, superando ormai le notizie della recessione. Senza pensare al fatto che il Senato ha già approvato una legge ammazza-internet, con sponsor d’eccezione proprio nel premier che recentemente ha proposto un controllo internazionale del web. In questo scenario grave, ma non serio - parafrasando Flaiano -, la crisi politica italiana rischia insomma di sfociare nella creazione di pericolose organizzazioni paramilitari ad uso e consumo dei partiti italiani tiranni e famelici. Non ci rassicura affatto inoltre sapere che esse saranno coordinate da ex carabinieri e poliziotti e in pensione. Alcuni interpretano il tutto in una pura logica di costi, ma la notizia, accompagnata dal recente schieramento dell’esercito nelle nostre città a nostro avviso va invece riportata nel quadro assai più preoccupante del declino italiano verso una prossima dittatura. E chi non ci crede, legga i giornali esteri per capire cosa si pensa in giro di questa tristezza di nome Italia. E chi ancora avesse dubbi, pensi che nemmeno il teorico dello stato minimo quale Robert Nozick aveva mai pensato all’outsourcing della gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza da parte dello stato. Costoro vanno oltre lo stato minimo, anzi hanno creato la perfetta simbiosi tra “cosa nostra” e “stato privato”. Gianluca Busato segretario Pnv Partito Nazionale Veneto il fatto 138 del28 febbraio 2009 numero 3 pag Inceneritore, l’ultima carta Si torna a discutere del progetto di un impianto vicentino per l’incenerimento dei rifiuti. Ma i termovalorizzatori hanno molte incognite. E soprattutto molte alternative R ieccolo. Puntuale come un cambiale, l’inceneritore rispunta dai cassetti della politica dove era stato rinchiuso per qualche mese, e torna a riaccendere le discussioni. Da una parte chi sostiene, Provincia e Associazione Industriali in testa, che un impianto di termovalorizzazione – per usare l’eufemismo con cui vengono oggi definiti gli inceneritori – è necessario per la gestione dei rifiuti in una provincia densamente popolata e altamente industrializzata come la nostra. Dall’altra quelli - molto pochi per la verità -che avanzano critiche e perplessità su una scelta così drastica e potenzialmente pericolosa. La svolta Eppure è passato poco più di un mese da quando l’assessore provinciale all’ambiente Antonio Mondardo affermava che, alla luce degli ultimi dati, la costruzione di un nuovo impianto di incenerimento nel vicentino non era necessaria. I dati a cui faceva riferimento erano quelli sulla produzione e lo smaltimento dei rifiuti negli ultimi anni: con una produzione ormai attestata attorno alle 350 mila tonnellate all’anno, la differenziata che ne avvia al riciclaggio oltre 190 mila, e le restanti 160mila che vengono distribuite tra l’inceneritore di Cà Capretta a Schio, il digestore di Bassano e la discarica di Grumolo. Solo qualche settimana più tardi, però, lo stesso Mondardo interviene alla conferenza stampa sull’attività annuale dell’Arpav e rilancia, con una totale inversione di marcia, l’idea dell’inceneritore, la cui costruzione è presentata addirittura “un obbligo morale”. Come si spiega una svolta tanto netta? Probabilmente con l’analisi delle cifre sui rifiuti industriali. Oltre alle 350 mila tonnellate circa di rifiuti solidi urbani, infatti, il vicentino ne sforna anche 1 milione e 580 mila di rifiuti industriali: per una buona percentuale si tratta di materiali inerti derivanti dall’attività di costruzione, una piccola parte è costituita da rifiu- ti pericolosi che hanno un percorso di smaltimento a parte, ma ne restano comunque circa 500mila che sono assimilabili al rifiuto secco domestico. E che ora come ora non si sa dove mettere: la discarica di Sarcedo che è stata utilizzata a questo scopo per un bel po’ è stata chiusa (Sarcedo è zona di ricarica delle falde, e una discarica sopra le falde non è che sia proprio il massimo), così le aziende sono costrette a rivolgersi all’esterno, a centri di smaltimento situati in altre regioni o anche all’estero. Si spiega così l’alleanza emersa nelle ultime settimane tra Provincia e associazione Industriali per sostenere la necessità di un termovalorizzatore vicentino. I vantaggi dell’incenerimento Ma è davvero così? Il punto di partenza di ogni ragionamento sulla questione inceneritori è che produciamo una montagna di rifiuti - nel vicentino siamo a oltre 400 chili all’anno per persona – che in qualche modo va eliminata. Il partito della termovalorizzazione mette sul piatto della bilancia vari tipi di considerazioni. A partire da quelle economiche: gli inceneritori costano molto, ma poi rendono, perché tra contributi statali e ricavi derivati dalla propria attività (ogni tonnellata di rifiuti smaltita può essere fatta pagare circa un centinaio di euro) hanno entrate consistenti. Brescia, la città dove alla metà degli anni ’90 è stato costruito un inceneritore per molti considerato un modello, ha così una delle tariffe rifiuti più basse d’Italia, e il Comune può contare su una buona dose di milioni di euro extra per mettere a posto i bilanci. Non solo: dall’incenerimento dei rifiuti si ottengono energia elettrica (sempre a Brescia si coprono i consumi di 190 mila persone) e calore per la rete di teleriscaldamento. Con il risultato di risparmiare centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio, evitando l’emissione di altre centinaia di migliaia di tonnellate di anidride carbonica. Insomma, gli inceneritori www.vicenzapiu.com Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI [email protected] Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 [email protected] ALESSIO MANNINO [email protected] ILARIO TONIELLO [email protected] TOMMASO QUAGGIO [email protected] PAOLO MUTTERLE [email protected] Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI ANTONINO PELLEGRINO MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 [email protected] Giornale chiuso in redazione alle ore 20,00 di giovedì 26 febbraio 2009. Stampa ALPHA PRINT SRL Via Zamenhof, 795 VICENZA Sede Operativa: Via Tavagnacco, 61 UDINE - tel. 0432 548845 Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008 Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso. VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione” e “ Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it di ultima generazione, con impianti moderni e sistemi di filtraggio dei fumi ad alta tecnologia, sarebbero addirittura “ecologici”. L’altra faccia della medaglia In realtà molte di queste affermazioni sono discutibili. La convenienza economica, ad esempio, si basa in buona parte sui contributi statali (i Cip6) che i termovalorizzatori ricevono in quanto considerati fonti di energia alternativa (in pratica l’energia che producono gli viene pagata il triplo rispetto a quelle delle centrali a metano o a carbone). Alla società che gestisce l’inceneritore di Brescia, ad esempio, sono andati 71 milioni di euro di contributi nel 2006 e 78 nel 2007, ed è così un po’ per tutti gli inceneritori italiani, a cui sono stati distribuiti oltre 2 miliardi di euro. Soldi che arrivano dalle bollette di tutti i cittadini, e senza i quali i conti sarebbero molto probabilmente in rosso, visti i costi di realizzazione e di gestione di un impianto. Per continuare con l’esempio bresciano, il termovalorizzatore è costato qualcosa come 350 milioni di euro, e già adesso, ad un decina di anni di distanza dalla sua entrata in funzione, si parla di necessità di ammodernamento per circa 100 milioni di euro. Quanto alle questioni ambientali, quello che di solito ci si dimentica di dire è che l’inceneritore non elimina completamente i rifiuti, tutt’altro. Da ogni tonnellata di rifiuti inceneriti escono circa 150 - 200 chili di scorie solide, oltre ad una 50 di chili di ceneri in cui sono concentrate la maggior parte delle sostanze tossiche e inquinanti, e ad una quantità imponente di acqua, anche questa da ripulire. Sempre a Brescia, si producono circa 200 mila tonnellate di scorie all’anno, solo in parte recuperabili. L’inceneritore, quindi, non elimina le discariche, anzi. Stesso discorso per le polveri. È vero che i moderni inceneritori hanno limiti di emissione molto bassi, ma si tratta sempre di sostanze pericolose (diossine e pcb, ad esempio); e soprattutto i limiti sono tutti relativi alla concentrazione per metro cubo, non alle emissioni totali. In altre parole, i fumi nocivi emessi per ogni tonnellata bruciata possono anche essere bassi, ma se in un anno si bruciano centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti il risultato è comunque preoccupante. “L’inceneritore produce ogni anno miliardi di metri cubi di aria, e quest’aria è contaminata – ci diceva qualche mese fa Marino Ruzzenenti, uno dei portavoce del comitato che da anni si oppone all’inceneritore bresciano -. La gente lo deve capire: se fanno la ciminiera alta 120 metri è proprio perché quell’aria è inquinata”. | L’inceneritore di Schio Una scelta di campo Anche ponendo tra parentesi le problematiche ambientali e sanitarie, rimane comunque un problema di fondo. Gli inceneritori, per funzionare e per rientrare dai costi di costruzione, hanno bisogno di marciare a pieno regime. Il solito impianto bresciano, inizialmente programmato per smaltire 250 mila tonnellate di rifiuti all’anno, oggi ne incenerisce circa 800 mila, più di quelle che vengono prodotte in tutta la provincia bresciana. E il motivo è semplice: più bruci, più guadagni. Di solito, inoltre, quello che viene bruciato è rifiuto indifferenziato. Brescia, non a caso, è una delle province italiane con la maggior produzione di rifiuti; e in Lombardia è, con Pavia, quella che ha il livello di raccolta differenziata più basso. Puntare sull’inceneritore, quindi, vuol dire sposare una prospettiva in cui concetti come la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riuso, il riciclaggio, hanno uno spazio molto marginale (perché ci si dovrebbe sforzare di produrre meno scoasse quando queste mi fanno guadagnare?). E infatti i risultati maggiori, in questi cam- pi, li ha ottenuti chi ha fatto scelte opposte. Anche qui c’è un esempio classico, quello del consorzio Priula, che raccoglie una ventina di comuni del trevigiano e che ha puntato tutto sulla differenziata e sul riciclaggio dei rifiuti. In pochi anni la produzione di immondizie è stata nettamente abbattuta (de 444 chili pro capite all’anno a 360; a Brescia sono circa 650), la raccolta differenziata è arrivata a sfiorare l’80 per cento, e la quantità di rifiuti da avviare in discarica è precipitata da 320 chili pro capite a 80. Con le stesse soluzioni, Brescia avrebbe oggi meno rifiuti da mandare in discarica di quelli prodotti dall’inceneritore. E un impatto ambientale completamente diverso. Nel vicentino, dove accanto a comuni che nella raccolta differenziata hanno raggiunto punte di eccellenza ce ne sono altri che sono in ritardo di anni, c’è ancora molto da fare. E prima di incamminarsi sulla pericolosa strada dell’inceneritore, forse varrebbe la pena di provare seriamente tutte le vie alternative. Per scoprire, magari, che alla fine un nuovo impianto non serve. L.M. primo piano 138 del28 febbraio 2009 numero 4 pag Quartieri sotto assedio Il dominio del condominio Bilancio di quasi trent’anni di piano regolatore. E di una piccola norma dagli effetti enormi: ecco perché in tutta la città i palazzoni sono spuntati come funghi, stravolgendo traffico e vivibilità. La speranza? Il nuovo Pat di Luca Matteazzi Q ualche tempo fa, intervenendo alla presentazione di un libro sulle architetture di Palladio, lo storico dell’arte Giuseppe Barbieri commentava, con una battuta amara, che nel Veneto siamo passati dalla civiltà della villa a quella della villetta e del capannone. Anche del condominio, si potrebbe aggiungere, almeno a guardare quanto è successo in molte zone della città negli ultimi trent’anni. Dove ville, villette e piccole abitazioni unifamiliari hanno troppe volte lasciato il posto a condomini e palazzoni, con conseguenze a cascata sull’equilibrio urbanistico, e anche sociale, di molti quartieri. Non è un fatto nuovo, ma operazioni di questo tipo continuano anche oggi, e in tempi di elaborazione del Pat (il nuovo strumento urbanistico che sostituirà il prg) vale la pena di tornare a riflettere su una norma che, in modo spesso silenzioso, ha provocato trasformazioni profonde. Una sigla, un programma Alla base di tutto c’è infatti il comma del prg relativo alle cosiddette zone R/C-1. La sigla sta per zone residenziali di completamento, e indica tutte quelle aree in cui è possibile edificare per completare un tessuto urbanistico già esistente. In pratica è una norma che riguarda tutti i quartieri della città (nelle mappe del prg le aree R/C-1sono indicate con un tratteggio ocra, e sono diffuse ovunque, tranne che nel centro storico), e che permette di ristrutturare o allargare edifici presenti in zone già urbanizzate. Il problema sta in quella cifra che completa la sigla: l’1 fa infatti riferimento all’indice di edificabilità, e significa che è possibile costruire un metro quadrato di superficie utile per ogni metro quadrato di terreno a disposizione. Se uno ha un pezzo di terra di 1000 metri quadrati, può costruire 1000 metri quadrati di abitazione. A complicare il tutto, c’è il fatto che la norma sulle R/C-1 non prevede vincoli sulle altezze. O meglio, un vincolo si troverebbe in un’altra norma del prg secondo cui l’altezza di un edificio non può essere maggiore della distanza di questo dagli edifici vicini (se voglio fare un palazzo alto 15 che cittadine. Ma la maggior parte delle trasformazioni sono avvenute in silenzio, unicamente sotto gli sguardi perplessi dei vicini che vedevano nascere l’ennesimo palazzone al posto di una villetta. Gli esempi sono infiniti. A Sant’Andrea ci sono state proteste anche recentemente per la costruzione di un nuovo condominio tra via Fasolo e via Fusinieri. I due palazzoni attorLe metamorfosi no alla rotatoria della MarosticaMessa così sembrerebbe una fredna li conoscono tutti da questioni di nor(con uno dei due che me e codicilli. Ma i nel prospetto richiarisultati sono terrima, un po’ beffardabilmente concreti e mente, le forme della sotto gli occhi di tutti. Con i vecchia barchessa Perché, per ritornare condomini che c’era prima in all’esempio del lotto si riducono quella zona). In viale di 1000 metri quaD’Alviano non è pasdrati, la norma sulle gli standard: sato molto dall’ultiR/C-1 consente di somancano verde ma trasformazione di stituire una casa unie parcheggi una villetta con giarfamiliare di 200 metri dino in condominio a quadrati, magari con tre piani e mezzo per un bel giardino attorappartamenti di lusso. In viale San no, con un condominio di 1000 Lazzaro, altro caso celebre, la cometri quadri. Ed è esattamente struzione novecentesca nota come quello che è successo un po’ ovun“Castelletto” ha lasciato spazio ad que. Dall’Anconetta a viale San un condominio chiamato ancora Lazzaro, passando per viale della oggi così. In viale della Pace, di Pace, viale D’Alviano, San Paolo. fronte a villa Tacchi, una villetta Alcuni casi sono stati clamorosi, e liberty è stata sostituita da un mohanno occupato per anni le cronametri, devo avere 15 metri di spazio su ogni lato). Ma questo passaggio è stato spesso interpretato in modo controverso e, per una serie di disposizioni interne degli uffici comunali, è stato più volte disatteso, soprattutto nel decennio che va dalla prima metà degli anni ’90 ai primi anni 2000. derno complesso residenziale. In via Cappellari, vicino al seminario, vecchie casette ottocentesche sono diventate condomini. Ad Anconetta, in viale Trieste e in via Legione Antonini, alcuni cantieri in zone R/C-1 sono al lavoro anche in questi giorni. E si potrebbe continuare. Una questione di misura In molti casi si è cercato solo di costruire il più possibile, ottenendo a volte quello che la professoressa Giovanna Dalla Pozza, presidente di Italia Nostra (associazione che si è battuta a lungo per una modifica della R/C-1) ha definito “effetto Ziggurat”, cioè i condomini con una base molto larga e i piani superiori più stretti, per guadagnare cubatura rispettando le distanze. Altre volte ci si è mossi con più misura. In via Leopardi, ad esempio, in zona San Bortolo, un nuovo condominio ha mantenuto le alberature del vecchio giardino, attutendo molto l’impatto della nuova costruzione. In ogni caso, vale la pena sottolinearlo, nella grande maggioranza delle situazioni si tratta di operazioni perfettamente regolari. Perché se non si esagera con le cubature e non si sgarra sulle distanze, si tratta di modifiche asso- primo piano 138 del28 febbraio 2009 numero 5 pag | Immagini di condomini costruiti in aree R/C-1. Da sinistra via Fusinieri, via Legione Antonini e viale San Lazzaro. Al centro classico esempio di casa vicentina dei primi del Novecento lutamente legittime. Il punto non è la legalità o meno, ma come tutto questo abbia cambiato l’aspetto urbanistico della città. Viabilità in tilt, verde addio Le conseguenze sono infatti pesanti, e riguardano in primo luogo gli standard: gli spazi verdi, le strade, i parcheggi. Se in un quartiere le case vengono sostituite da condomini gli effetti sono evidenti. Dove prima vivevano una o due famiglie, adesso ce ne possono stare magari dieci o quindici. E questo vuol dire più bambini che hanno bisogno di scuole e parchi gioco, più auto, più traffico. Se in tanti quartieri oggi trovare un parcheggio è un’impresa, e se le quantità di spazio verde per abitante sono al di sotto degli standard di legge, è anche a causa delle norma sulle R/C-1. “In effetti, quando si parla di area di completamento si suppone che gli standard ci siano già, ma nella realtà il più delle volte non è così”, osserva l’ex assessore all’urbanistica Maurizio Franzina. “Si tratta di completamenti fasulli – rincara la dose Fulvio Rebesani, oggi segretario del sindacato degli inquilini Sunia, ma negli anni ’90 protagonista di una lunga battaglia proprio sulle R/C-1 -: nel senso che si completa uno spazio fisico, ma manca la parte urbanistica. Se nella realizzazione degli standard ci fosse stato metà dell’impegno che c’è stato nel compiacere la speculazione edilizia, Vicenza sarebbe una città invidiabile”. La perdita della memoria Poi c’è un problema storico e culturale. “Abbattere questi edifici vuol dire cancellare una pagina dello sviluppo urbanistico di Vicenza tra i primi del Novecento e gli anni ’50 – sottolinea Giovanna Dalla Pozza -. Era un periodo in cui c’era una tipologia residenziale ben precisa, garbata, rispettosa dell’ambiente, e rappresentativa di un modello di vita e di un tipo di società, visto che si trattava soprattutto di case della piccola e media borghesia”. Le R/C-1, infatti, riguardano in gran parte case e piccole ville di inizio Novecento, molte in stile liberty, moltissime circondate da ampi giardini, che costituivano un elemento minore, ma molto caratteristico, della città. “La presenza dei giardini era il simbolo di un rapporto armonioso con la natura – continua la presidente di Italia Nostra -. Molti di quegli alberi Politica miope Finora, la politica ha sempre lasciato la questione in un cassetto. E chi ha provato a intervenire in questo ambito si è sempre scottato. La giunta Quaresimin, con l’assessore Cappellari, ci ha lavorato per mesi, ma alla fine proprio le R/C-1 sono state uno dei motivi della sua caduta. Anche Hullweck, nel corso del Un rischio sempre attuale Questo è quello che è accaduto fi- suo primo mandato, ha proposto nora. Il punto è che la norma è an- una revisione delle norme, ma non l’ha portata in porto. cora perfettamente in In parte per le resivigore. E le trasforstenze del comparto mazioni potrebbero edilizio ed immobiliacontinuare. Tra Arare, che ipotizzava riceli e Sant’Andrea, C’è il rischio corsi e richieste danni ad esempio, moltisdi cancellare se si fossero cambiati sime abitazioni di una pagina diritti acquisiti: era il pregio sopravvivono caso, ad esempio, di principalmente per- dello sviluppo chi aveva acquistato ché i proprietari non urbanistico terreni edificabili in hanno intenzione di della città base alla normativa vendere e costruire. sull R/C-1 e rischiaMa potrebbero spava di vedersi le regole rire da un momento all’altro per far posto a qualcosa di cambiato in corso d’opera. “Questo più grande e moderno. “Il dramma era un problema reale – osserva è che siamo proprio nel momento la Dalla Pozza –, ma si poteva stadel passaggio generazionale – ag- bilire un periodo di transizione, o giunge ancora la Dalla Pozza -. una data a partire dalla quale certe Molti proprietari sono anziani, o operazioni non sarebbero più state sono morti. E bisogna vedere cosa permesse. Le soluzioni c’erano, è mancata la volontà politica di porfaranno gli eredi”. sono oggi imponenti, e hanno un ruolo fondamentale, per abbattere l’inquinamento, i rumori, e per garantire l’equilibrio ambientale di una zona. Se al posto di alberi di alto fusto metto cemento, è un disastro. E purtroppo molti giardini sono già stati persi”. tarle avanti”. E infatti la politica ha fatto la sua bella parte. “Avevo presentato una delibera su questo argomento con dei vincoli per le aree di pregio e indici di edificabilità più bassi – ricorda Maurizio Franzina -. Ma a destra la consideravano troppo restrittiva, a sinistra troppo permissiva, e così è rimasta ferma”. Così le trasformazioni sono continuate. Non è difficile capire che in ballo ci sono interessi enormi: dei grandi gruppi immobiliari, certo, ma anche di tanti piccoli proprietari, come potrebbe essere una famiglia che eredita la casa del nonno e che decide di vendere e monetizzare. E che una regolazione così permissiva per le R/C-1 abbia fatto comodo a molti. Palla al Pat La palla adesso passa al nuovo Pat. Tra le prime cose fatte dall’assessore Francesca Lazzari al momento del suo insediamento, c’è stato l’aggiornamento del censimento di tutte le aree R/C-1 in cui sono presenti edifici di pregio. È un segnale che l’argomento è una delle sue priorità, e che fa intravedere un cambio di rotta. Sperando che il Pat possa prendere forma in tempi ragionevoli. informazione pubblicitaria 138 del28 febbraio 2009 pensieri contro numero 7 pag Per chi suona la campan(ell)a Niente mense, niente rientri pomeridiani, niente lezioni ad hoc per bambini stranieri e ragazzi che devono recuperare. Ecco come e perché la scuola si avvia a diventare una fabbrica di poche eccellenze e tanti deficienti di Giuliano Corà S iamo alla frutta, o se preferite, non c’è più trippa per gatti, o se invece volete proprio rinunciare alle metafore e dire le cose come stanno, le balle sono finite. Sì: balle, panzane, fandonie, frottole e via sinonimizzando, tutte quelle che da mesi ci racconta l’avvocaticchia Gelmini Mariastella, col suo sorrisino compunto da impiegatuccia ben attenta ad eseguire sempre a modino le indicazioni del suo Direttore Didattico, il Prof. Giulio ‘Big Jim’ Tremonti. E questa volta a dirlo non siamo noi, insegnanti, e peggio ancora maestri: ‘fannulloni’, fancazzisti, ignoranti, falliti, le donne delle sceme che vanno maestre perché non sanno cosa fare durante la giornata così con lo stipendio si comprano la borsetta nuova, i maschi perché non sono riusciti ad entrare in banca. No, questa volta sono i Dirigenti scolastici, locali, provinciali e regionali, che hanno cominciato a fare i conti con la bufera che a settembre si abbatterà sulla scuola italiana e si stanno mettendo le mani tra i capelli. Nella grandissima maggioranza dei casi, si tratta di ottime persone e seri professionisti, che, sia pure nel mare di difficoltà con cui già si dovevano misurare, cercavano, quotidianamente ed umilmente, di fare miracoli per far funzionare la scuola. Ma la rovina che si vedono di fronte è troppo anche per loro, anche perché li hanno messi, an- che loro, con le spalle al muro. Tra il dieci e il venti per cento: a tanto ammontano i tagli che la Riforma Gelmini provocherà nell’organico – con l’introduzione del maestro unico, coi trasferimenti coatti e con l’eliminazione delle compresenze – e tra i genitori, forse non tutti si rendono conto di cosa vuol dire. Salteranno le mense, per esempio, molto probabilmente e quasi dovunque, e i rientri pomeridiani verranno eliminati, o ridotti ad uno solo, quando andrà bene. E le famiglie in cui i genitori lavorano entrambi, come faranno? Boh: cazzi loro. Potevano sposare un figlio/a di Berlusconi, così avrebbero avuto la nannie inglese. E, en passant, i posti di lavoro che, a cascata, andranno persi nelle aziende che servono le mense? Vedi sopra. Oppure no: magari le mense e i rientri si faranno lo stesso: organizzati da cooperative private e a pagamento, naturalmente. E chi non può pagare? Cazzi suoi di nuovo. “Ricaduta sociale pesantissima”, l’ha definita qualche settimana fa Augusto Bellon, Dirigente dell’I.C. n. 5 di Vicenza, ed è stato eufemistico. E non solo: finite le gite scolastiche (chi se la sentirà di uscire dalla scuola con trenta bambini da solo?!), finiti i laboratori (quelli dove si ‘perdeva tempo’ col teatro, la pittura, la musica e scemenze del genere). Ma altre ancora saranno le conseguenze, forse ancor più tragiche. Le compresenze – quelle che permettevano i tre, quattro, cinque insegnanti per classe, sui cui Brunetta, l’Avvocaticchia e Big Jim hanno stolidamente seminato fango per mesi – servivano anche ad altro. Servivano, soprattutto, ad assicurare ore ed ore di sostegno ai bambini stranieri bisognosi di alfabetizzazione. Te li portavi in un’aula vuota e pazientemente, giorno dopo giorno, gli fornivi gli strumenti per entrare a far parte della comunità civile. Da settembre, finita. ‘Che ‘i torna casa soa’ potrebbero commentare i fautori delle classi per non ariani, che da settembre sostituiranno queste iniziative. Sì, può essere un punto di vista, ma costoro forse non sanno che quelle ore venivano usate, in eguale se non in maggior misura, per aiutare bambini italiani – razza pura, razza Piave! – con problemi di apprendimento. Anche per loro, ore ed ore di lento aiuto, fino a farli diventare uguali a tutti, fino a non farli sentire inferiori. Anche per loro, basta. Da settembre, chi ce la fa a seguire l’insegnamento, bene. Chi non ce la fa ( dato che tra le molte virtù del maestro unico non ci sarà quella di potersi sdoppiare o triplicare, per seguire i meno capaci), cazzi suoi: abbiamo già chiarito il concetto. Così, la scuola si conformerà a quella filosofia che autenticamente sta dietro alla riforma, e si trasformerà in ciò che davvero si voleva. Da un lato, una fabbrica di ‘eccellenze’, che comunque ce l’avrebbero fatta lo stesso: perché, appunto, maggiormente dotati da Madre Natura e perché forniti di un ambiente familiare socialmente e culturalmente elevato: che aiuta, come si sa. Dall’altro, una fabbrica di ‘deficienti’, il grande esercito di tutti coloro che non ce la faranno, pronti ad ingrossare l’altro grande esercito che già li attende, quello dei disoccupati. Nell’attesa eventualmente potranno andare a dar fuoco a qualche immigrato, così imparano a portarci via il lavoro. Saranno in buona compagnia, assieme alle migliaia di precari che anch’essi con la riforma vedranno svanire per sempre la possibilità di entrare nell’insegnamento. Ragazzi magari giovani e ‘inesperti’, ma che arricchivano la scuola di nuove culture, nuove competenze e nuovi entusiasmi. Bene, che vadano a lavorare, appunto. Anzi, ‘che vadino’, come direbbe l’Onorevole Cota. Dunque ci cacciano. Non importa niente se quando passate per i corridoi i bambini vi si appendono ai vestiti con una carezza o una caramella per voi; se a metà della Prima vi scrivono i bigliettini; ‘Cara maestra ti volio tanto bene’; se quando v’incontra al mattino, il bambino sudamericano cui dopo un anno di sforzi siete finalmente riusciti ad insegnare a leggere comincia a saltare come una molla, ripetendo a macchinetta: ‘Stamattinavengoconte? Stamattinavengoconte?’; se i colleghi si contendono il materiale che avete prodotto per le vostre classi; se i genitori vi scrivono lettere che vi fanno arrossire: ‘Considero una fortuna che mio figlio abbia incontrato una persona come Lei nel suo percorso umano ed educativo’. Non importa niente. Del resto, come pensate di poter spiegare stupidaggini come queste a chi ha l’etica di un bottegaio, e tratta la scuola come tratterebbe una compravendita di prosciutti? Ci cacciano, sì, e devo dire che sono anche contento. Io resisterò finché potrò – “Resistere, resistere, resistere” insegnava il giudice Borrelli – poi me ne andrò anch’io. Meglio cento euro di pensione di meno, ma un po’ di dignità in più. Ricordate cosa fa dire Gabriele Salvatores al personaggio di Diego Abatantuono alla fine del suo bellissimo Mediterraneo? “Almeno non potranno dire che siamo stati complici”. focus 138 del28 febbraio 2009 numero 8 pag Finanziaria: alienazioni e partite di giro Il bilancio previsionale 2009 partiva da un disavanzo di 6 milioni L’assessore Lago punta sulla vendita di immobili E sull’uscita dal patto di stabilità delle spese stradali Cultura, 150 mila euro in meno al Teatro | Palazzo Trissino, sede del Comune di Alessio Mannino I l primo bilancio della giunta Variati salva il sociale e la sicurezza, i due temi forti di questo stagione politica ed economica. Un conto complessivo di 103 milioni di euro fra entrate e uscite, gravato da 4,4 milioni di minori trasferimenti da parte dello Stato centrale e 2,3 milioni di aumento di spese obbligatorie. Ci sono però alcuni punti critici che vale la pena di sottolineare. 1.Monte abusi. Dagli abusi edilizi certificati, da accertare o da riscuotere, l’amministrazione spera di ricavare 1 milione e mezzo di euro. Spera, appunto. Perché di mezzo ci sono gli iter giudiziari, gli eventuali ricorsi, le lungaggini burocratiche eccetera. L’opposizione ha già puntato il dito contro un’entrata scritta un po’ troppo sulla carta. Richiestogli una replica a riguardo, l’assessore all’edilizia privata, Pierangelo Cangini ha risposto: «Replicheremo quando sarà il momento». 2.Circoscrizioni zero. Il centrodestra ha ricordato all’assessore al bilancio, Umberto Lago, che dall’abolizione delle sette circoscrizioni decisa nella passata consiliatura salta fuori un milioncino tondo di denari freschi. Fra minori trasferimenti statali e maggiori spese aggiornate all’Istat lo sbilancio è di più di 6 milioni e mezzo. Quel milione è stato riassorbito subito, senza benefici. E non poteva essere altrimenti. 3.Alienare stanca. Ben 10 milioni di euro vengono messi in conto dalle alienazioni, cioè dalla vendita di parte degli immobili comunali. E’ il miraggio di ogni finanziaria comunale: monetizzare le proprietà del Comune per reperire soldi facili. Facili? Non erano tali prima, figuriamoci adesso, con le vacche magre in circolazione e il mercato privato a secco di credito bancario. Lo ha ammesso lo stesso Lago. Locali commerciali (soprattutto di vendita del latte), fabbricati rurali e, in comproprietà con la Provincia, il monastero di San Rocco e qualche edificio anche parzialmente occupato: se ce la fanno a sbolognare tutto, bene. Altrimenti qualche investimento in programma verrà rinviato. 4.Solidarietà per chi? Il Fondo speciale di solidarietà mette a disposizione 350 mila euro. A chi andranno? Ai nuclei familiari bisognosi. I nuovi poveri, per intenderci: le famiglie che prima campavano decentemente e adesso non ce la fanno più. Si attingerà al fondo per integrare il loro reddito, pagando loro le rette, le bollette, il mutuo della casa. Sono soldi che vanno ad aggiungersi ai 7 milioni del budget dell’assessorato ai servizi sociali. Fino a che il bilancio non verrà approvato dal consiglio comunale, tuttavia, non si saprà come verranno distribuiti. «Sicuramente verranno definiti criteri trasparenti, non è che l’assessore decide per conto suo quali famiglie aiutare e quali no», ci spiega l’assessore medesimo, John Giuliari. Altrettanto sicuramente, con l’impoverimento che c’è in giro, ci sarà la ressa alla sua porta. E gli esclusi non la prenderanno bene. 5.Aim patrimoniale. La trovata di far passare lo stanziamento per le strade (4,6 milioni) dal Comune ad Aim, che secondo il progetto del suo presidente Fazioli incorporerà il patrimonio comunale, era quella che ci voleva per far respirare i conti. I vincoli del patto di stabilità finanziaria limitano fortemente il piano investimenti. Così, cancellare quella voce permette di sfangarla, sostituendola con un canone annuo di 480 mila euro per i prossimi dieci anni destinato alle opere di manutenzione. In futuro sarà la volta di scuole e parchi pubblici. Insomma, niente più contratti fra Comune e San Biagio, con un certo risparmio in carte e tempo. Il dubbio, però, è che si sia di fronte a una partita di giro. I soldi, del Comune o di Aim, sempre dei vicentini sono. Interrogato su questo punto, l’assessore Lago parla di «vantaggi contabili» e di «maggiore libertà di movimento negli investimenti». Ma l’operazione, pare di capire, potrebbe attirare l’attenzione della Corte dei Conti. | Il nuovo teatro . In piccolo l’assessore alla cultura Francesca Lazzari L a cultura, come al solito, non è la prediletta del Palazzo. Quando c’è da stringere i cordoni della borsa, il ministero comunale riservato alle arti e all’intelletto non viene risparmiato. Così, il budget dell’assessorato retto da Francesca Lazzari subisce un taglio di circa l’8%, passando da 1 milione e 400 mila a 1 milione e 290 mila euro. La sforbiciata è stata distribuita un po’ in tutti i settori: ognuno dovrà affrontare qualche taglio. Le arti espositive, ad esempio, avranno 5 mila euro in meno. Idem l’Orchiestra dell’Olimpico. 3 mila euro saranno tolti dal finanziamento alla Biblioteca Bertoliana. Quanto all’“effimero”, gli spettacoli e le kermesse una tantum, non ne vedremo, anche perché la Lazzari non ne è una fan. Il Festival Jazz e la Notte della Musica (inaugurato l’anno scorso dal predecessore Matteo Quero) resteranno, ma poi nisba. Siamo in una fase, cau- sa crisi economica, in cui il crollo dei biglietti venduti ai botteghini distoglie dal puntare sugli eventi. Meglio rivedere i conti e cercare di parare il colpo al meglio. I sistemi individuati dalla Lazzari sono due. Il primo è quello tradizionale: far la questua presso i privati per sponsorizzare le attività bisognose di finanziamenti. L’assessora ha fatto partire una raffica di lettere protocollate, vedremo con quali risposte. Una l’ha già avuta: quella dei finanziatori del festival dei grandi poeti viventi che si terrà da novembre, in coordinamento con la Bertoliana, il Teatro e le librerie. Ma il secondo farà scalpore. Recupererà alla grande i 100 mila e rotti di euro di tagli tagliando a sua volta il contributo di 150 mila euro per la Fondazione del nuovo teatro, di cui il Comune è socio assieme alla Regione, alla Banca Popolare di Vicenza, ad Assindustria e al gruppo Cas- singena. Il presidente del teatro, il suo fondatore ed ex sindaco Enrico Hullweck, ha presentato un bilancio con un attivo di 450 mila euro. Un attivo che non dovrebbe sussistere, perché immediatamente da reinvestire. Così da Palazzo Trissino non arriverà più un quattrino, rinnovo della quota societaria a parte. «Perché devo dargli 150 mila euro, se c’è quell’avanzo? Con questi soldi posso recuperare risorse», ci dice la Lazzari. A proposito: ma com’è che Hullweck è sempre assiso sulla poltrona, e non solo della fondazione teatrale, ma anche di consigliere di amministrazione dello Stabile del Veneto e dell’Olimpico? «C’è un vincolo di statuto che non ci permette di fare nulla. Il sindaco ed io abbiamo parlato con gli altri soci, ma dovrebbe essere la sua signorilità a imporgli di andarsene». Non sarebbe il caso di porre la questione all’attenzione dell’opinione pubblica? La Lazzari ci blocca: «Questo spetta al sindaco». Forza Variati, dalla Fiera hai sloggiato Enrico l’inamovibile, puoi farcela anche al teatro di viale Mazzini. A.M. focus 138 del28 febbraio 2009 numero 9 pag Nuovo stadio e “Myspace giovani”, sogni per scaldare la città Dal nuovo Menti alla riprogettazione del centro: il capogruppo del Pd Federico Formisano spiega i grandi progetti del Comune per il 2009 di Matteo Rinaldi N uovo stadio, nuovi uffici comunali, nuova viabilità. E ancora: un centro giovanile al posto dell’ex Domenichelli, dietro viale Milano. E una nuova biblioteca comunale. Ecco i progetti futuribili del centrosinistra che governa Vicenza da ormai nove mesi. Progetti in realtà è una parola grossa: non ci sono ancora pezzi di carta ma idee. Chi vuol provare a vedere oltre si accomodi. “Oltre” significa immaginare la città che potrebbe nascere. Perché “un nuovo stadio” significa soprattutto che fare dell’area d’oro del Menti, a due passi dal centro. E cosa potrebbe nascere nei palazzi che oggi ospitano la sede comunale e la biblioteca di via Riale? Stanno fantasticando, certo. Altroché. Ma ogni tanto fa bene sognare. Soprattutto per un amministrazione che, fino a oggi, di fantasia ne ha mostrata poca. Di realismo anche troppo, invece. Il ritornello è “Non ci sono soldi” e “Dobbiamo riparare i danni sul tappeto: Aim in primis”. Che potrebbe essere però anche una bella scusa per nascondere una carenza di iniziative. Ne parliamo con Federico Formisano, che di questa amministrazione anche se lavora in seconda linea - è uno degli uomini più esperti. Chiariamo subito: Federico lo conosco da anni, lo considero un amico e non ho quindi la pretesa di essere obiettivo. Se tanto vi basta per scappare da questo articolo, fate pure. Io comincio. Formisano, nove mesi di centrosinistra al potere in città. Ma se parlo con le persone per strada e chiedo “Cosa hanno fatto fino a ora?” ottengo mah e boh. Anche e soprattutto da quelli che vi hanno votato. Ci vuol altro per emozionare una città. “Siamo partiti da una situazione difficile. Spiace dire una frase fatta ma è la verità. Soldi pochi e danni molti. Comunque abbiamo già messo in fila tre risultati importanti. Uno, l’accordo sulla zona industriale, dopo 10 anni di caos e guerre sotterranee. Due: la rinascita di Aim. Tre: stiamo affrontando seriamente il problema fiera, attualmente in forte crisi.” E vi stupite se non scaldate gli animi? “Non ci stupiamo, ma siamo consci che si tratta di un grande risultato. L’accordo sulla zona industriale per cominciare è basilare. Da anni Vicenza è bloccata a causa di una guerra tra i suoi centri di potere. Tutti sanno - anche se pochi lo scrivono - che all’interno di Assindustria c’è stato un forte scontro tra gruppi di potere. Così forte da aver spaccato perfino la giunta Hüllweck per moltissimi mesi. Oggi gli esponenti sindacali ammettono che finalmente la situazione si è sbloccata. Non è una cosa da poco”. Non è facile nemmeno spiegarlo alla città. “L’amministrazione Hullweck si era schierata a favore di un forte gruppo industriale. Ma i giochi di potere non sono facili da gestire. E alla lunga la situazione si era fatta insostenibile, perché all’interno della stessa giunta c’era chi aveva un referente avverso all’altro”. Al punto che l’assessore Franzina, inviso a un grosso costruttore, fu cacciato in quattro e quattr’otto dalla più importante poltrona della squadra di Hüllweck dopo l’intervento di un altro grosso costruttore. Una storia surreale, che nessuno del centrodestra si sentì in dovere di spiegare. E nessun giornale, ovviamente. E ora che ci penso: neppure nessuno del centrosinistra. “Questa amministrazione ha una forza: è formata da persone che niente hanno a che vedere col sottobosco del potere cittadino. Perciò è riuscita a superare la spaccatura che si era creata. Lo abbiamo fatto col dialogo. Abbiamo invitato attorno a un tavolo industriali, sindacati e forze cittadine per trovare una soluzione. E ci siamo riusciti. Da ora niente più accomodamenti a macchia di leopardo (alcune zone da trasformare in zona commerciale a discapito di altre) ma un progetto sensato e completo”. Un progetto però futuribile, che non si tocca con mano e non accende emozioni. “Vediamo gli altri due successi. Importantissimo il lavoro svolto in Aim, che ora si apre anche ad Amcps: l’obiettivo è ottimizzare le risorse valorizzando le rispettive peculiarità. Ma soprattutto: per la prima volta dopo tanti anni, in questo 2009 il bilancio di Aim si avvia verso un risultato positivo. Magari modesto, ma attivo. Eppure siamo partiti da un crollo senza precedenti: i 50 miliardi di lire di utile che Aim faceva prima dell’arrivo del centrodestra sono diventati 160 milioni di euro di passivo. Un dato che dovrebbe far inorridire i vicentini, altroché. Perché sono soldi che paghiamo tutti: basta pensare agli 8 milioni annui di interessi passivi. A me pare un successo strepitoso aver rimesso la situazione in carreggiata dopo pochi mesi”. Però a me fa venire in mente un ministro di qualche tempo fa. Si chiamava Padoa Schioppa, rimise in sesto i conti dello stato eppure... non lasciò traccia. “Lasciateci un po’ di tempo: prima si ripara, poi si costruisce. Con Aim ad esempio faremo un piano di interventi stradali da 4 milioni di euro. Ma soprattutto: stiamo prendendo di petto il problema fiera, che è il terzo successo della nostra amministrazione. La Fiera di Vicenza, per decenni fiore all’occhiello della città, è andata molto male. Il mondo orafo è in crisi e la situazione non promette niente di buono. L’amministrazione ha deciso di fare qualcosa, ma mica può agire di testa sua. Ci vuole un’intesa con la Provincia e la Camera di Commercio. La stiamo cercando”. Ci fossero le votazioni tra due mesi, voglio vedere qualcuno a scaldare i cuori parlando di fiera. “Ma non c’è solo questo. Stiamo lavorando anche sulla viabilità. Cominciando proprio dalla famosa bretella che dovrebbe liberare il traffico verso nord-ovest, in direzione Motta e Costabissara. Abbiamo già trovato un’intesa con la Provincia e i comuni interessati per definire il nuovo tracciato. Sono solo punti di partenza, certo. Ma anche la vecchia amministrazione, a guardare bene, aveva lavorato lunghi anni senza definire nulla. Hüllweck concluse il primo mandato da sindaco senza aver iniziato il teatro: la città gli firmò una cambiale in bianco. Poi è riuscito a portare a compimento il suo progetto, però a che prezzo: se penso solo al contenzioso di 4 milioni di euro, sulle spalle dei cittadini, per tacere del problema Marghera di Aim, ogni cosa positiva passa in secondo piano”. A quando i primi vostri risultati? “Presto. Intanto Variati ha aperto una stagione di dialogo con gli altri sindaci. In passato non esisteva. Vicenza si è finalmente aperta e oggi porta avanti progetti con la provincia, da Caldogno a Longare, ma anche con Verona e Trento. Successi che ci sono riconosciuti anche a livello nazionale, indipendentemente dagli schieramenti politici. Vi pare poco?”. Non sono cose che accendono entusiasmo Anche se magari, per carità, saranno utilissime. “Pazienza. L’anno scorso, all’inizio del mandato abbiamo investito tutti i soldi a disposizione - purtroppo pochissimi - per l’asfaltatura delle strade. La situazione, già tragica, si è aggravata con un inverno di pioggia e neve. Ma a primavera cominciamo ad agire per ridare lustro alla città. Strade, piste ciclabili, marciapiedi: quello che la gente vuol vedere. È solo questione di mesi.” Capitolo sogni e grandi idee. Perché non c’è un teatro anche nei vostri progetti? “Un grande progetto c’è eccome. | Federico Formisano Anzi, ce ne sono tre. Il primo è il trasferimento della sede comunale nell’area di quello che sarà l’ex tribunale. Oggi Vicenza ha dieci sedi comunali: Servizi Sociali a San Rocco, Istruzione a Ponte degli Angeli, Piazza Biade... Chilometri e chilometri che significano spreco e scomodità. Concentrare in un unico edificio sarebbe un successo. Anche perché garantirebbe risparmio: affitti, riscaldamento, cablaggio, posta...” Non vedo i vicentini saltare dalla gioia. “E allora mettiamoci anche due opere che accenderebbero interesse e voglia di discutere: la creazione di un centro giovanile nell’area ex Domenichelli e il nuovo stadio. Un centro giovanile? Un centro sociale? Un... un cosa? “Non un centro sociale. Ma uno spazio creato per i giovani, aperto, godibile, ricreativo. Un progetto che ringiovanisca l’immagine di Vicenza e dia stimolo alle sue persone. E alle sue forze giovani, soprattutto.” E il nuovo stadio? “Il sindaco pare convinto, assieme all’assessore allo sport, che un nuovo impianto si debba costruire. Non dispiace l’idea del progetto in zona Settecà, anche se ovviamente è tutto da definire. Ma voglio chiudere mettendo i puntini sulle i: a proposito di “darsi da fare”, Hüllweck e i suoi hanno lasciato un grande danno alla città che oggi tentano di scaricare su di noi. Parlo del caso Dal Molin: ci attaccano dicendo che dovremmo chiedere contropartite invece di protestare. Dimenticano che loro, fin dal 2003, sapevano come stavano le cose e non si sono mai preoccupati di chiedere una sola contropartita. La colpa non è di Variati. Ma di chi ha fatto finta di niente nascondendo per anni la realtà ai vicentini”. focus 138 del28 febbraio 2009 numero 10 pag Fazioli e quel gran pezzo dell’Emilia di Alessio Mannino I l presidente di Aim, il professor Roberto Fazioli, viene dal mondo di Nomisma (il centro studi bolognese vicino a Prodi) e dall’expertise politico-manageriale dell’Emilia rossa, à la Bersani. Non è un lottizzato partitico come il Beppe Rossi dell’era Hullweck, ma nemmeno un tecnico puro. Nelle multiutility di cui conserva ancora la presidenza, vale a dire Genia (San Giuliano Milanese) e Soelia (Argenta), Fazioli ha creato un modello di ex municipalizzata competitiva sul mercato, sebbene ancorata al tradizionale regime in house, rigorosamente pubblico. A San Giuliano Milanese e ad Argenta le cose hanno funzionato benissimo, a partire dall’inclusione del patrimonio comunale fra le mansioni delle rispettive società multiservizi. Ma il dubbio è: funzionerà anche a Vicenza? Non solo, come si conciliano le operazioni che sta svolgendo il vertice Aim con la scelta di restare in house? Ed è conveniente la strategia di comando imposta da Fazioli? Incongruenza “In house” significa che il Comune decide che la propria azienda di pubblica utilità, per quanto rientri sotto il diritto privato (Spa) gestisce in nome e per conto suo i servizi che lui stesso dovrebbe erogare. La proprietà è dell’ente locale (Aim è al 100% del Comune di Vicenza), che tiene saldamente in mano il timone salvo affidarne la conduzione tecnica a un presi- ottimizzare i tempi per gli invedente e a un consiglio di amministimenti. E’ il sistema del global strazione. Ciò comporta dei vinservice. Ma c’è un però. Togliere coli rigidi per tutta una serie di le spese patrimoniali dal bilanattività. Ad esempio, per assumecio comunale porterà sollievo re i dipendenti, occorre procedere alle casse di Palazzo Trissino, ma a un bando di selezione pubblica. appesantirà quello di Aim (esatE ai bandi di gara si deve ricorrere tamente di 4 milioni e mezzo di per effettuare praticamente qualeuro l’anno). Domanda: se Aim siasi cosa, dai lavori alle alleanze. era sull’orlo del fallimento, ridotE qui, come segnalato in un’interta a una salma dalla passata amrogazione consiliare dagli azzurri ministrazione Rossi&Hullweck, Maurizio Franzina e Gerardo Mecome farà a sostenere il gravame ridio, i conti non tornerebbero: il di un’ulteriore voce di spesa? I riferimento è alla joint-venture mutui per finanziare il patrimocon Agsm (omologa veronese di nio vanno pagati, e bisognerebbe Aim) nella gara per comprare conoscere l’esatto stato dell’espol’intera Pasubio Unipersonale, sizione di Aim verso le banche il ramo gas ed energia elettrica (Fazioli, intervistato da questo dell’altovicentina Pasubio Servigiornale l’anno scorso, chiariva zi. Il Consiglio di Stato, sulla scia così la questione riguardo Soelia: di sentenze della Corte Europea, «Il nostro obiettivo è il pareggio ha infatti stabilito che l’ente pubdi bilancio,… anche perché non blico deve esercitare uno stretabbiamo il problema di pagare to controllo di vaglio e decisiodividendi agli azionine sulle società in sti. Caso mai, la nohouse. Com’è che stra preoccupazione si è partecipato alla è quella di riuscire a gara senza passare pagare le rate del muda un voto del conIl consigliere tuo»). siglio comunale? E Cantarelli Verso Verona... Fazioli può chiudere un accordo con Ve- è dato in corsa L’ultimo punto è politico. Le due granrona senza prima un come sindaco di aziende venete di bando per scegliere di Reggio utility sono la treviil partner? Emilia giana Ascopiave e Global service la padovana Aps, Capitolo patriaggregatasi con la monializzazione. triestina Acegas. FaCon questo termizioli punta a far squadra con Vene s’intende il trasferimento del rona e con Trento per rastrellare patrimonio del Comune (strade, gas e energia a prezzi vantaggiosi. verde, immobili, etc) alle cure di Come ha chiarito lo stesso presiSan Biagio. Facilitato dall’incordente di Ascopiave, Gildo Salton, porazione di Amcps in Aim, il ognuno persegue i propri disegni passaggio consente non soltanto di espansione sul mercato in ordi snellire le procedure perché dine sparso («La loro è l’idea di non ci sarà più bisogno di rinnoun consorzio di acquisto, la mia vare i contratti di servizio fra ente è la volontà di creare una società e società di gestione, ma anche di www.flickr.com/nez Regime in house, patrimonio comunale che passa a San Biagio, predominanza emiliana nei posti-chiave. Tutti i dubbi sulla nuova gestione Aim con un’unica strategia abbandonando ognuno i propri marchi. La mia idea è di rimanere focalizzato nel gas, progetto peraltro suggerito da Veneto Sviluppo con la creazione di forti società di scopo. L’idea delle multiutility è tramontata», Giornale di Vicenza, 8 febbraio 2009). Restando in ambito veneto, la preferenza accordata a Verona può avere due motivazioni. Verona, come ha dichiarato pochi giorni fa il sindaco leghista Flavio Tosi, non intende sottomettersi ai piani di grandeur di Galan, che in soldoni significherebbe esporsi al rischio di essere fagocitati da Ascopiave e Acegas-Aps («non abbiamo nessuna intenzione di far entrare Agsm in alleanze regionali sotto il controllo di altri soggetti», Gazzettino, 25 febbraio 2009). Ed è alla ricerca di alleanze per non rimanere tagliata fuori dalle grandi concentrazioni che caratterizzano il magmatico settore delle multiutility italiane. Secondo, per tutta una serie di aspetti Agsm e Aim sono società che si integrano a vicenda, complementari. I beninformati, tuttavia, ipotizzano un terzo obbiettivo. E cioè che Fazioli abbia in mente di sfrutta- re le possibili cordate con aziende emiliane, ventilate nei corridoi scaligeri. ...o l’Emilia? La prospettiva è una sorta di “emilianizzazione” della multiservizi vicentina. D’altronde, è bene ricordare che un attuale consigliere d’amministrazione di Aim, il reggiano Uris Cantarelli, è stato amministratore delegato e direttore generale di Enia, società nata dalla fusione delle ex municipalizzate di Reggio Emilia, Parma e Piacenza (oggi Cantarelli è dato come papabile candidato sindaco di Reggio, avendo fondato una propria formazione, “Città Attiva”, in polemica col Pd locale). Massimo Nicolazzi, ex Agip, nel comitato scientifico della rivista di geopolitica Limes e un passato presso compagnie internazionali di idrocarburi (fra cui l’italiana Eni e la russa Lukoil), è l’ad di Sources, che fa consulenze nel settore energetico, in cui lavora con Fabrizio D’Adda, ceo di Dyna Network. La Dyna è coinvolta in un progetto, Gasnet, con Acea di Roma e Hera di Bologna, e da parte del fondo d’investimenti americano Amber. Inoltre, è l’advisor della società petrolifera focus 138 del28 febbraio 2009 numero 11 pag La posizione ufficiale: “Solo polemiche strumentali“ Ecco i comunicati stampa con i commenti del presidente di Aim Roberto Fazioli e il commento del sindaco Achille Variati I | Roberto Fazioli e Achille Variati Il commento Via da Elettrogas e Soelia Bene, era ora di stato kazaka, la Kazmunaigas. E’ considerato vicino all’ala Bersani-D’Alema del Pd, ossia quella più sensibile ai grandi interessi economici. Poi ci sono i Fazioli boys. Renato Guerzoni, braccio destro di Fazioli in Elettrogas (è vicepresidente), è anche suo vice in Sit, e siede nel cda di Aim Bonifiche e di Valore Ambiente, supervisionando così tutto il comparto ambientale di San Biagio. Non è finita: consigliere delegato di Aim Vendite è Fabio Candeloro, collaboratore di Fazioli nella società di consulenza privata che questi presiede con sede a Bologna, la Luel (Laboratorio Utilities & Enti Locali). Con tutto questo po’ po’ di doppi e tripli incarichi e questa giungla di ubiquità e commistioni con aziende concorrenti o addirittura colossi esteri, la vicentinità della spa comunale parrebbe andare a farsi benedire. Che questo sia necessariamente un male, non è affatto detto. Chi crede nel libero mercato dovrebbe infischiarsene della targhetta locale, se si parla di affari. Ma allora, il tanto sbandierato regime in house, garanzia per i cittadini di Vicenza di restare gli unici padroni di Aim, che fine fa? L ’opposizione di centrodestra ha attaccato l’amministrazione Variati sul presunto conflitto d’interessi di Fazioli, presidente Aim e al tempo stesso presidente Elettrogas, fornitore di San Biagio. Fazioli, giovedì 26 febbraio, ha rassegnato le dimissioni da Elettrogas. Il conflitto, tuttavia, resta. Almeno fino a maggio, quando il manager emiliano lascerà - parole sue - anche la presidenza di Soelia. Vediamo di capire meglio la questione. La società di Aim che ha per scopo comprare e vendere il gas (e anche, avendo incorporato Berica Energia, l’energia elettrica) è Aim Vendite, al 100% di Aim. La compravendita avviene sul mercato borsistico. Gli scambi commerciali possono avvenire, fra gli altri, anche con Elettrogas, società che oggi è posseduta al 99,45% da Soenergy (e in piccolissima percentuale dalla stessa Aim). Soenergy è al 100% di Soelia, la multiutility di Argenta. E Fazioli per ora rimane presidente di Soelia. Prima avevamo un duplice conflitto: il presidente di Aim era a capo sia di Elettrogas, sia di Soelia, tramite Soenergy. Oggi, l’incompatibilità operativa di un Fazioli che sta da un capo all’altro delle tratta- tive per il gas non c’è più. E da maggio non ci sarà più nemmeno il doppio interesse Aim-Soelia (triplo, con Genia di San Giuliano Milanese). Il conflitto di Beppe Rossi, di cui una vergognosa delibera voluta dall’ex sindaco Hullweck aveva legittimato il doppio ruolo di presidente Aim e membro del cda di Stabila (multinazionale di laterizi di Isola Vicentina), non era poi molto diverso. E per lo meno l’ex maggioranza fece una leggina ad hoc. Per Fazioli, semplicemente, fino all’altro giorno si dichiarava che il fatto non sussiste. Lui si era difeso dicendo che le aziende in questione non sono “sue”, che le contrattazioni le fanno i “tecnici”, e che avvengono “ogni 15 minuti”, alcune delle quali “senza gara”, altre tramite “lettera di patronage non vincolante”. Ma voleva farci credere, il bravissimo Fazioli, che i tecnici fanno di testa loro e lui non sapeva niente né si premurava di dirigerne il lavoro? Le recenti dimissioni e quelle annunciate per il prossimo futuro spazzano via l’incertezza. Ma se ha dovuto darle, evidentemente il problema c’era. Ora non c’è più. Meno male. A.M. l presidente di Aim Roberto Fazioli ha annunciato la sua decisione di dimettersi da presidente di Elettrogas SpA, l'azienda con sede a Padova tra le prime realtà in Italia per l'approvvigionamento, la vendita e il trading di gas naturale. All’epoca della nomina a presidente di Aim, Fazioli si era dimesso da alcune società. “La decisione di dimettermi anche da Elettrogas - precisa Fazioli - non è un atto dovuto, dal momento che ribadisco che non c’è alcuna incompatibilità tra le due cariche e sono pronto a rispondere punto per punto alle tante questioni che sono state strumentalmente sollevate su questa faccenda. Ho deciso di dimettermi perché ho assunto con il sindaco Variati un impegno morale: perseguire la missione di portare Aim fuori dalle secche e dal clima velenoso dove è stata immersa per troppo tempo. Proprio per il bene della società ho perciò deciso autonomamente di rimuovere questo elemento per concentrarmi sul bene dell’azienda, sui servizi che deve offrire ai cittadini, sui progetti di risanamento e di sviluppo”. “Nel ricordare peraltro che non sono presidente di Aim Vendite i cui acquisti vengono fatti su mercato - prosegue Fazioli - sottolineo che mi sono interessato a questa società perché aveva un passivo 3,3 milioni di euro, caso più unico che raro in Italia, dato che una società di vendita del gas per definizione non dovrebbe essere in passivo. Da un’indagine interna ho verificato che la precedente gestione aveva fatto scelte sbagliate, lanciandosi in acquisti sul mercato senza essere attrezzata per farlo, come i vicentini hanno potuto ben riscontrare, anziché assicurare i doverosi utili aziendali. Grazie al nuovo management la previsione per il 2009 è di un pareggio se non addirittura di un utile, sia per Aim Vendite, sia per l’intero gruppo. Questi sono i fatti, con i quali intendo parlare, lasciando ai protagonisti del passato l’inefficienza malamente coperta da un clima di veleni e di sospetti”. Da parte sua, il sindaco Variati ringrazia Fazioli per l’ulteriore dimostrazione di responsabilità: “Fin da subito – commenta Variati – il professore Fazioli mi aveva dimostrato la disponibilità a compiere scelte anche difficili, assicurandomi il suo pieno impegno per sanare l’azienda non solo nel deficit, ma anche dal clima negativo che l’ha avvolta nel recente passato. Negli anni Aim è diventata il pozzo che ha avvelenato l’acqua della politica vicentina. Come dimostrano le polemiche strumentali di queste settimane, qualcuno coltiva ancora la vocazione a cercare di coinvolgere l’azienda nella lotta politica. E’ un errore, tanto più se proviene da chi porta su di sé tutta la responsabilità di una gestione fallimentare. La città ha bisogno di grandi scelte per questa azienda. Per questo ringrazio, come sindaco a nome della città, il professor Fazioli per l’ulteriore sacrificio che ha deciso di compiere, nella convinzione e nella speranza che ciò possa portare la serenità necessaria ad affrontare le grandi sfide che ci attendono”. “Su AIM - aggiunge Variati facendo riferimento al comunicato diffuso dal PDL sulle dimissioni del presidente di AIM Fazioli da Elettrogas - il centrodestra dovrebbe solo tacere. Dopo essersi, nella migliore delle ipotesi, voltato dall’altra parte mentre si consumava lo scempio dell’azienda, oggi il PDL si erge col ditino alzato a difesa della trasparenza amministrativa. Con un’ammirevole faccia di bronzo, e senza alcun senso del ridicolo, adesso denunciano scandali che vedono solo loro e provano a gettare fango sui manager chiamati a risanare un’azienda messa in ginocchio da anni di malgoverno. Se ai consiglieri del PDL il fango piace tanto, che continuino pure a giocarci: noi abbiamo un lavoro più serio da fare. Il lavoro che loro non hanno fatto, e che Vicenza merita”. focus 138 del28 febbraio 2009 numero 12 pag VicenzaPiù corre sul web Una novità “quotidiana” È on line il nuovo sito. Nuova grafica, nuovi contenuti, e nuove possibilità per i lettori Che potranno commentare in diretta il nostro lavoro S embra ieri, eppure è già passato più di mezzo anno. A settembre ci siamo presentati ai nostri lettori con una veste grafica completamente rinnovata – impaginazione diversa, pagine tutte a colori – e con una proposta di nuovi contenuti. Ma per completare il rinnovamento di VicenzaPiù mancava ancora un tassello, fondamentale in un’epoca come la nostra, dove la comunicazione viaggia sempre più spesso lunga la rete del web. Il nostro sito internet, infatti, era rimasto un passo indietro. Una situazione a cui, prima o poi, bisognava rimediare. E quale occasione migliore del terzo compleanno del settimanale? Detto e fatto. In queste settimane ci abbiamo lavorato, e forse qualcuno ci ha già dato una sbirciata, visto che una versione di rodaggio è on line già da qualche tempo. In ogni caso il risultato è adesso pronto ad affrontare l’esame del pubblico: cliccando su www. vicenzapiu.com vi troverete di fronte ad un sito completamente rinnovato. Nuova la grafica, in linea con quella del settimanale cartaceo. Nuovi i contenuti, con la possibilità di leggere via web sia gli articoli già pubblicati su carta sia altre notizie; e con la possibilità, che costituisce una piccola rivoluzione, di un aggiornamento quotidiano, per raccontarvi in diretta quello che succede in città. Nuova l’organizzazione, con i testi che sono distribuiti in diverse sezioni – ci sono le notizie, uno spazio dedicato alle inchieste, una sezione riservata alle interviste e una rubrica per le opinioni, oltre naturalmente all’archivio – e in diverse categorie (la politica, l’attualità, l’economia, lo sport). E soprattutto sono nuove le possibilità offerte al lettore. Che può cercare i contenuti che più gli interessano grazie ad un motore di ricerca. E che avrà – e questa è forse la novità più importante – la possibilità di commentare e di esprimere la propria opinione sui testi e sugli articoli che troverà on line. Un ammodernamento dovuto, e che nelle nostre intenzioni dovrebbe aprire una nuova via di comunicazione con i lettori. Per suggerimenti, consigli, osservazioni e, ovviamente, critiche. Il tutto con l’obiettivo di rendere VicenzaPiù ancora più presente nel dibattito e nella vita della città. Noi il dado l’abbiamo lanciato. Adesso la parola passa a voi. | La nuova homepage di vicenzapiu.com Tre anni di lucida follia (segue dalla prima) llo stesso modo è cresciuta in maniera esponenziale la raccolta pubblicitaria, ad ulteriore testimonianza che la presenza del giornale è ‘sentita’ e tale da giustificare da parte di imprenditori, enti ed istituzioni, piccoli e grandi e di ogni settore, investimenti su VicenzaPiù. Anche in un momento come questo in cui la parola più scritta e più pronunciata è ‘crisi’ e, quindi, ogni decisione di spesa è ancora più selettiva. La crisi c’è e la si tocca con mano anche e di più in un’area ricca come quella di Vicenza. A Quando abbiamo iniziato, quel 25 febbario 2006, ci davano, nel migliore dei casi, del folle e pochi pensavano alla durata dell’iniziativa. Oggi il terzo complean- no del giornale testimonia che la nostra follia non è diminuita,ma è incoraggiata dall’affetto di chi ci apprezza e dalla stima di chi ha, liberamente, opinioni diverse che pure sul giornale trovano il loro spazio. Il nostro augurio è che provare, tra mille difficoltà, a mantenere viva questa voce tra le varie voci dell’informazione vicentina sia un messaggio di fiducia. Per dimostrare che la crisi, per essere superata, va affrontata col coraggio di chi fa, non fuggendo o, peggio, approfittandone per scaricarla sui più deboli. Come stanno facendo alcune banche, che, dopo aver scatenato la crisi con le loro malsane speculazioni, tengono i soldi nei loro forzieri non finanziando più o a sufficienza soprattutto le piccole aziende e i privati, accentuando così l’effetto domino negativo della mancanza di liquidità. E come fanno alcune aziende sane, che della crisi a loro esterna ne approfittano mandando a casa lavoratori, a cui tolgono singolarmente il sostentamento e dei cui consumi privano l’economia generale, il tutto per tagliare i loro costi e aumentare esclusivamente i loro profitti. Tutti questi dimenticano che l’utile immediato spesso si paga con danni futuri, anche a se stessi. VicenzaPiù continuerà, finché potrà, anche per denunciare queste situazioni e incoraggiare, invece, chi del territorio si preoccupa in maniera solidale. Che non vuol dire rinunciare al profitto, ma sostenere il benessere di molti per puntare a un profitto più duraturo e condiviso. Giovanni Coviello cultura 138 del28 febbraio 2009 numero 13 pag ViPiù cultura La tradizione? Non è un dogma La lettera Non c’è solo Una Voce Don Alessio Graziani, parroco ai Servi, replica alle accuse che l’associazione tradizionalista Una Voce ha rivolto al vescovo, “Guardiamo alla sostanza, il clero vicentino è sano e vicino alla gente” H A cinquant’anni di distanza dai suoi primi passi (Giovanni XXIII lo indisse agli inizi del 1959), il Concilio Vaticano II continua ad essere elemento di confronto, discussione e, se vogliamo, anche divisione all’interno della Chiesa. Magari prendendo spunto pure da questioni che, a guardarle dall’esterno, potrebbero sembrare diatribe da esperti di diritto canonico. È il caso della querelle che ultimamente vede opposti i tradizionalisti dell’associazione Una Voce e la Diocesi. Motivo del contendere, la messa in rito antico latino, che l’associazione ha ottenuto dopo anni di richieste e che, a loro dire, non verrebbe celebrata nel modo corretto. Tanto che il presidente di Una Voce Massimo Bisson, intervista dal nostro giornale, è arrivato a definire il “clero vicentino tra i peggiori d’Italia”, con “preti impreparati e menefreghisti”. La risposta non si è fatta attendere. “Non entro nel merito della questione specifica sui presunti abusi nel modo di celebrare la messa secondo il rito antico – ribatte don Alessio Graziani, da qualche mese amministratore parrocchiale della chiesa dei Servi, nel cuore del centro storico, e vice-direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali -. Quello che non posso accettare è il tono violento con cui da questa questione si è passati a fare accuse generiche nei confronti del vescovo, della diocesi e di tutti i sacerdoti della diocesi. Soprattutto perché sono giudizi espressi con la violenza di chi pensa di avere in se stesso la verità: ma nel momento stesso in cui si passa ad attacchi di questo tipo, secondo me, si perde di credibilità. Perché per un cristiano la verità non può mai essere disgiunta dalla carità”. Poche parole, che arrivano però dritte dritte al cuore della questione. Perché, al di là delle puntualizzazioni sul colore più appropriato per le vesti del sacerdote o sulle letture da declamare in latino o in italiano, alle spalle di tutto c’è un confronto tra di- | Don Alessio Graziani verse concezioni del cristianesimo e del ruolo che la Chiesa può avere in una società sempre più secolarizzata come la nostra. “Questi interventi mostrano il volto di un cattolicesimo intransigente e duro che non ha niente a che vedere non solo con la visione del Concilio, ma nemmeno col vangelo di Gesù Cristo – conferma don Alessio -. Ho l’impressione che si voglia più difendere una tradizione cristiana contro un mondo che non corrisponde più ad una certa visione, o contro le altre religioni e le altre culture. Ma in questo modo c’è il rischio di tornare allo spirito delle crociate, quando per difendere la croce di Cristo si diventava violenti come quelli che l’avevano messo in croce”. Insomma, se ci si concentra troppo sul rispetto delle forme e della tradizione, si rischia di perdere di vista la sostanza. “Non dobbiamo nemmeno commettere l’errore di esaltare la contrapposizione tra prima e dopo il Concilio, perché in realtà, come ha detto più volte lo stesso Benedetto XVI, tra i due momenti c’è una continuità – continua il sacerdote -. Il riferimento nostro è la vita e la parola di Cristo, e poi certo la tradizione, che però si evolve. Del resto se prendiamo il vocabolario usate dalle frange più tradizionaliste, vediamo che troviamo moltissime volte parole come Madonna, sacramento, istituzione, molto meno Gesù Cristo. E questo secondo me non è privo di significato”. Dal canto loro, i tradizionalisti rimproverano alla Chiesa un eccessivo appiattimento sui costumi della società moderna, appiattimento che avrebbe compromesso in modo irrimediabile quella sacralità che costitutiva invece un patrimonio da difendere. La modernizzazione cominciata con il Concilio Vaticano II sarebbe così una delle cause, se non la causa, del distacco sempre più evidente tra larghe fasce delle popolazione e la Chiesa Cattolica. “Va tenuto presente che pochi anni dopo il Concilio, e in questo la Chiesa ha in qualche modo anticipato i tempi, sono andati in crisi tutti i sistemi di autorità – ribatte però don Graziani -. Il ‘68 non c’è stato solo nella Chiesa, anzi, la Chiesa ha cercato di rispondere ad un problema di fondo che è esploso in quel periodo, a volte anche in modo drammatico. Io credo che senza Concilio le chiese sarebbero ancora più vuote”. E comunque, aggiunge subito dopo, le chiese vicentine sono tutt’altro che vuote. “Se Vicenza è una delle diocesi in cui l’affluenza resta più alta, in cui ogni anno ci sono nuovi sacerdoti, in cui ci sono dei monasteri di clausura frequentati anche da giovani, e in cui si nota un ritorno di molte famiglie giovani alla vita ecclesiale, vuol dire che il nostro clero non è poi così male. Direi anzi che è un clero sano e che pensa con la sua testa. E i risultati si vedono: in giro ci sono comunità vivaci, persone che si impegnano: non è assolutamente vero che le messe sono frequentate solo da giovani con la chitarra e vecchiette. Del resto, nella nostra tradizione, il parroco è da sempre vicino ai problemi della gente, è un prete che si sporca le mani, fa parte della nostra tradizione di cattolicesimo popolare”. E si ritorna così alla tradizione, alla continuità tra prima e dopo il Conci- lio. “Possiamo essere cattolici senza essere cristiani”, riprende il sacerdote, e il destinatario del messaggio è chiaro. “È una provocazione, lo so, ma è per dire che noi possiamo compiere gesti religiosi formalmente ineccepibili, ma non aver ancora incontrato nella nostra vita la persona di Gesù. Il problema di fondo del Concilio è la libertà di coscienza. Certe situazioni mi fanno pensare al racconto del Grande Inquisitore di Dostoevsky, quella pagina dei fratelli Karamazov in cui Gesù torna sulla terra e viene imprigionato e accusato di aver portato la libertà agli uomini. Mi sembra un’immagine molto appropriata anche per i nostri tempi, in cui c’è una crisi generale degli istituti di partecipazione, e da più parti si sente dire che è meglio che ci sia un potere forte che decide per tutti”. Il che, par di capire, non è poi così cristiano. L. M. o letto quanto viene detto da esponenti di "Una Voce", che non hanno molto a che fare con la diocesi di Vicenza, contro mons. Tamiozzo che con grande spiritualità e grande umiltà celebra secondo il Motu Proprio di Benedetto XVI la Messa secondo il messale stabilito dal Beato Giovanni XXIII e al quale tutti debbono conformarsi, anche, ad esempio la Confraternita di san Pietro che celebra con Padre Konrad zu Loewenstein a San Simon Piccolo a Venezia o il sacerdote don Vilmar Pavesi, che celebra a Santa Toscana a Verona. Non sono ammessi altri messali da parte del Motu proprio e da Ecclesia Dei che sovraintende alla applicazione del Motu proprio stesso. E' vero che qualche fedele, in vena di eccesso di tradizionalismo formalistico e incurante delle indicazioni del papa, continua a volere che si celebri secondo un messale addirittura precedente a quello stabilito da Pio XII, ma questi sono posizioni che non hanno voce nelle indicazioni del papa e non sono in alcun modo rispettose di quanto il papa e il vescovo di Vicenza hanno stabilito. Mons Tamiozzo è vicino ai fedeli che seguono a san Rocco la S. Messa secondo il Motu proprio e con capacità offre anche una splendida catechesi ai fedeli. Sarebbe bene che nelle cose dello spirito anziché guardare le pagliuzze formali, si prendesse sul serio il valore dello spirito e del rito antico come momento di grande coinvolgimento spirituale Italo Francesco Baldo cultura 138 del28 febbraio 2009 numero 14 pag Miraldo Beghini, il pittore che ha sfiorato la storia Allievo di Kokoschka e Vedova, l’artista vicentino ha lavorato con molti grandi del Novecento. Ma ha sempre tenuto un profilo basso Dal 28 febbraio i suoi lavori sono in mostra nelle nuova galleria Art.U’ di Andrea Fasulo Q uell’estate il grande maestro, già quasi ottuagenario, volle salire a piedi alla fortezza dell’Hohensalzburg, sulla rocca che domina Salisburgo. Arrivato in cima si sentì male, forse per il caldo, forse la fatica. Gli assistenti allora lo presero di peso, lo accompagnarono all’interno dell’accademia e lo adagiarono sui materassi delle modelle, all’interno delle sale in cui si studiava nudo. Sembrava ormai giunta l’ora. I giovani studenti accalcati tutt’attorno pensarono di trovarsi al cospetto di un momento storico: la morte di Oskar Kokoschka, l’ultimo grande pittore austriaco. Anche loro sarebbero entrati, indirettamente e prima ancora di dimostrare il loro talento, tra le pagine dei libri di storia dell’arte. Ma il destino quel giorno decise altrimenti, e lasciò vivere il grande artista ancora per parecchi anni. Era il 1961 e tra quegli allievi giovanissimi e ambiziosi c’era Miraldo Beghini. Che oggi ci racconta l’aneddoto, illuminante. Perchè Beghini è così, sfiora la storia, la lambisce, e poi se ne ritrae forse per attaccamento alla sua terra, agli affetti familiari, per timidezza o desiderio di isolamento. Ci accoglie nel suo studio-rifugio in contrà Manin, e nonostante all’inizio sembri ritroso di fronte ad un’intervista, l’incontro un po’ alla volta si scioglie in una lunga e cordiale chiacchierata di fronte a qualche bicchiere di buon pinot grigio. Nelle stanze dell’atelier le grandi tele su cui corpi e forme dinamicamente si avviluppano e si intrecciano. L’occasione è una mostra personale che si inaugura sabato 28 Febbraio presso la nuova galleria d’arte Art.U’ (Artisti Uniti) in Contrà Soccorso Soccorsetto, e che durerà fino al 22 Marzo. Ci saranno una ventina di opere del pittore vicentino, in prevalenza olii, pastelli e collages di varie dimensioni. “Nel ‘61 frequentavo questa scuola estiva di pittura a Salisburgo, diretta da Kokoschka. Era la mia prima esperienza all’estero, respiravo un’aria nuova. Tanto che quando sono tornato, dopo pochi mesi, i miei non mi riconoscevano. I giovani hanno questa grande capacità di assorbire tutto”. Nato a Vicenza nel 1942, figlio di un calzolaio, Beghini studia alla Scuola d’arte e mestieri e inizia ad appassionarsi alla ceramica artistica. Tra | Miraldo Beghini nel suo studio e i suoi lavori il ‘59 e il ‘62 frequenta a San Stae a Venezia, insieme allo scultore Nereo Quagliato, una scuola libera di nudo tenuta da Giuseppe Santomaso. Lì si misura col figurativo in maniera seria, entra a far parte di un gruppo e si confronta con artisti più anziani. Era la Venezia di Peggy Guggenheim, fucina di talenti e fervido centro culturale e artistico. Alla fine degli anni ‘60 l’incontro forse più importante, quello con Emilio Vedova. Aveva uno studio ricavato in un magazzino del sale. Attorno a lui gravitavano grandi personalità della cultura internazionale, artisti e intellettuali di sinistra, fuoriusciti dalla Spagna franchista come il poeta Rafael Alberti. Vedova si interessa soprattutto alle incisioni del giovane vicentino e decide di prenderlo con sè come assistente. “A quel tempo seguivo fino a 80 studenti. Erano i primi anni ‘70, gli anni delle contestazioni studentesche, un periodo agitato. Io facevo soprattutto incisioni e dipingevo, mi interessavo all’opera di Picasso, De Kooning e Bacon. Avevo dipinto una tela che raffigurava la defenestrazione di Pinelli”. Poi, dopo qualche anno di intensa collaborazione, la rottura con Vedova. L’Accademia di Belle Arti offre a Beghini di restare come docente. Ma il maestro si infuria: troppo presto per l’insegnamento, il giovane deve stare al suo posto. Beghini, deluso, ritorna a Vicenza, dove la moglie è in attesa del figlio. E nella sua città riaffonderà le radici. Alla fine degli anni ‘70 frequenta Neri Pozza: “Mi diceva: deciditi, o figurativo o astratto. Ma io non mi sono mai voluto allontanare dalla forma, anche se frastagliata”. Nelle sue tele ci sono corpi vivi, pulsanti e frementi, non solo segni nello spa- zio. Sono raffigurazioni di grande carnalità: si riconoscono, nel turbinio dei volumi, soprattutto gambe e braccia. Basti pensare a tele della fine degli anni ‘80 dai titoli come Erotica, Maschio e Femmina, Anatomie, Petting. E infatti produce anche sculture in ceramica dove ancora più evidenti sono i richiami erotici. Ma Beghini si misura col ritratto (quello di Fernando Bandini è imminente), con l’acquerello (è tornato da un viaggio di due mesi in Colombia con 80 acquerelli), col disegno a pastello. Una produzione variegata e sterminata, che meriterebbe altre occasioni per essere mostrata al pubblico vicentino. “Ma io di mostre non ne ho fatte tante. Sono sempre stato timido, propenso a starmene per conto mio, poco imprenditore di me stesso”. Chissà se quella volta Kokoschka fosse morto davvero... movida 138 del28 febbraio 2009 pag16 numero ViPiù movida Sanremo? Bocciato Minisondaggio sul Festival tra i musicisti della città Ma trovare qualcuno che apprezzi il vincitore Marco Carta è impresa impossibile: “Una vittoria frutto della politica discografica” Gli appuntamenti sabato 28 I TAVERNICOLI Nuovo Bar Astra – contrà Barche 14, ore 19 Concerto aperitivo – musica etno folk in acustico Free entry sabato 28 DJ BETUS MEETS THE JUNCTION Il Borsa Caffè – piazza dei Signori 26, ore 21 Dj set indie garage dancing r’n’roll Free entry sabato 28 AMIA VENERA LANDSCAPE + SOCIAL SURPLUS Totem Club – via Vecchia Ferriera 135, ore 22.30 Concerto post hardcore + concerto metalcore Free entry fino alle 22.30 | Paolo Bonolis, conduttore del Festival, e il vincitore Marco Carta zione di un pop diventato copia di se stesso. Non c’è sperimentazione, e dunque nessuna personalità musicale ». Si potrebbe però pensare “troppo facile, gli Smako di Francesca Danda sono sperimentali”. Ci rivolgiamo allora a Giulio Gatto che, di base al Lost in Space Studio di Monarco Carta, 22enne Amico tecchio, di musica melodica ne della De Filippi, ha vinregistra e arrangia parecchia. «La to Sanremo con “La forza mia”. canzone non mi piace – esordisce Amen. Essendoci però dell’“ami– e la sua vittoria è conseguenza cizia”, l’episodio non è andato giù degli investimenti che sono stati a molti. E allora via alle polemifatti su di lui in termini di espoche sul duopolio televisivo, gli sizione mediatica. Sarebbe stato accordi sottobanco, il televoto tabello che, visti i soldi che ci sono roccato. Una pantomima che, nei sotto, un po’ di qualifatti, ha dimostrato tà fosse saltata fuori, ancora una volta la perchè Carta la voce pregnanza della kerce l’ha». messe “musicale” Non ancora soddinella nostra Italietsfatti, e desiderosi di ta: nessuno rinuncia Solo uno riconoscere qualcosa a confrontarsi col in più di una bella suo circo. Il giudizio spottone voce al nuovo pudi chicchessia, però, televisivo. pillo delle teenager, non è molto interesLa musica? interpelliamo chi la sante. Ecco perchè musica la vende, tutlasciamo parlare chi Non conta ta. E dunque ne dodi musica se ne invrebbe difendere le tende, per indagare varie espressioni. Ma la reazione tutta noanche Vito Licari di Radio Varsastrana agli esiti 2009 di un festivia ci delude: «Il brano a me non val che fa sempre più costume e piace, anche se il prodotto è ben sempre meno arte. confezionato. Ciò che infastidisce C’è chi va oltre la teoria del comè che un ragazzo uscito da un replotto e punta sul valore artistico, ality, senza esperienza, si presenti come gli Smako Akustiko: «Il telea Sanremo come big e lo vinca. voto è un caos, non ha senso parFormat come Amici e X Factor lalarne. Ma la canzone non ci piace, vano il cervello all’utente medio e perché è perfetta nella prosecu- M uniformano tutto, togliendo meriti ad artisti più validi». Un altro buco nell’acqua. Ma tra gli addetti al settore ci sarà qualcuno che apprezza il povero Marco! Proviamo allora con Alberto Colpo, che organizza concerti per la Occasional Disaster Booking: «C’è ancora chi crede all’onestà intellettuale di un festival in cui si sono esibiti figli di famosi, famosi in formaldeide e presunti famosi tv? La vittoria di Carta è frutto della meravigliosa politica della discografia italiana, che spinge belle facce e le sovraespone sui media a discapito della qualità. Un bello spot per gli show tipo “quanto vorrei diventare famoso e ricco...”». Non c’è dunque speranza, nel vicentino, di legittimare il responso dell’Ariston? « Sono felice per il giovane Marco, che realizza il suo sogno…» confessa Martino Cuman, bassista dei rockettari E.drunks. Finalmente! Ma subito dopo: «…peccato che coincida con il mio incubo. Il televoto ha eliminato gli over 90 a favore dei teenager; il risultato è che il voto dei giovani è stato più reazionario. La canzone di Carta Straccia è così moderna e pop che suona vecchia e pop. Ricorda Ramazzotti in melodia, fiacchezza della proposta ed ovviamente titolo, contorto e degno di “più bella cosa non c’è”». Un dato, insomma, è certo: dai musicisti vicentini i voti non sono arrivati. sabato 28 RADIKANERA Spazio Arcadia – via Paraiso 36 (Schio), ore 22 Concerto funky rock elettronico + dj set hyperfunk Riservato soci Arci domenica 1 ENTERTAINER WIND QUARTET Equobar – strada marosticana 350, ore 21 Concerto jazz swing di fiati Free entry martedì 3 LEO MAS Bar Sartea – corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Jazz not dead festival – serata elettronica house Free entry mercoledì 4 GIMMY GREENE QUARTET Panic Jazz Club – piazza degli Scacchi (Marostica), ore 22 Concerto jazz con Jimmy Greene, Xavier Davis, Reuben Rogers e Gerg Hutchinson Free entry giovedì 3 LUBJAN Julien – contra’ Cabianca 13, ore 22 Concerto folk pop acustico della cantautrice padovana assieme al pianista Floriano Bocchino Free entry giovedì 5 RICCI PASTICCI Birrificio Birracrua – strada vicinale Montecrocetta 6, ore 21.30 Concerto acustico Free entry venerdì 6 POTERE AL METALLO Jack Hole Music Club – via Zamenhof 411, ore 22 Serata di musica metal con i concerti di 4th Dimension, Hypnotheticall, Evil Mind e Plettrofobica Riservato soci Aics venerdì 6 PUNK ROCK FESTIVAL Smallville – via Zamenhof 26, ore 22 Concerti di Creesyvegins, Broken Dolls, Borehead e Hellvis Ticket (5 euro) venerdì 6 SELEZIONI REGIONALI ITALIA WAVE 2009 Yourban Music Lab – via 51° Stormo 3 (Thiene), ore 22 Concerti di Hydroponic (rock), Antenna Trash (electro funk/post punk e, Radikanera (funk rock) Riservato soci Arci movida 138 del28 febbraio 2009 pag17 numero Il nazismo e la banalità del Male Popcorn The Reader non è un film sulla Shoà, ma su come solitudine e bisogno di ordine possano portare ad esiti drammatici. Oscar meritato da una splendida Kate Winslet di Giuliano Corà S arebbe sbagliato leggere The Reader come un film sulla Shoah, perché significherebbe inserirlo in uno schema ‘riduttivo’, in cui – ovviamente – i ‘buoni’ e i ‘cattivi’ sono definiti a priori. The Reader è invece un film sul Male e sulla solitudine. Racconta come il Male sia ‘semplice’, alla portata di tutti; dice di come la solitudine possa aiutare ad imboccarne la strada, non per cosciente volontà di commettere ‘cattive azioni’, ma solo perché in esse si può trovare – orribile a dirsi – un senso all’esistenza; insegna di come esso possa assumere il volto ‘normale’ del bisogno di ‘ordine’, addirittura, e sembra una bestemmia, del rispetto saintexuperiano della “consigne”. Così è stato per Anna, trent’anni, che risponde ad un bando delle SS per sorveglianti nei Lager. Ad Auschwitz Anna è addetta alla selezione. Poi sarà tra coloro che guideranno le massacranti marce di trasferimento, in cui altre migliaia moriranno. Finita la guerra, Anna si seppellisce in un lavoro anonimo. Un giorno incontra Michael, studente quindicenne, e inizia con lui un rapporto basato sulla pura attrattiva sessuale. Non è tutto, però. Dopo il sesso, Anna vuole che Michael le legga pagine e pagine dai suoi libri di scuola, e in quei momenti essa pare abbandonarsi. Ma Anna scompare all’improvviso, lasciando Michael preda di rimpianti e di rimorsi. La ritroverà quando, studente di legge, assisterà ad un processo ad ex SS, e la vedrà tra gli imputati. Là scoprirà il suo vero segreto, che segnerà anche gli anni del carcere. Nessun momento, nel film, è commovente come quello in cui Anna faticosamente compita le sue prime lettere dell’alfabeto. Anna cercherà di fare i conti col proprio passato mediante un riscatto personale, ma anche mediante una scelta terribile. Michael pure cercherà di lasciar libero il fantasma di lei, liberandosi anche dei suoi. Un bel film, intelligente e sensibile, interpretato prodigiosamente da Kate Winslet, che poche settimane fa abbiamo ammirato in Revolutionary Road (S. Mendes) e che non cessa di stupire, e da un magnifico, come sempre, Ralph Fiennes. The Reader, S. Daldry, USA/ Germania, 2008 | Kate Winslet e David Kross in una scena del film The Reader Un visionario in un paese di ciechi Sul comodino Un viaggiatore scopre una comunità misteriosa in cui la mancanza della vista è la regola Dalla produzione minore di H. G. Wells, un racconto visionario e ricco di metafore (civiltà vs barbarie, immaginazione vs ottusità). Da leggere tutto d’un fiato di Giovanni Magalotti “T recento miglia e più dal Chimborazo, un centinaio dalle nevi del Cotopaxi, tra le più selvagge solitudini delle Ande ecuadoriane, giace, separata dal mondo degli uomini, quella misteriosa vallata montana, il Paese dei Ciechi”. È l’incipit del raccon- to lungo di Herbert George Wells “Nel Paese dei Ciechi”, proposto ora dall’editore Adelphi nella collana Biblioteca Minima. Vi si narra l’avventura di Nunez, “un montanaro della regione di Quito, un uomo che era sceso fino al mare e aveva visto il mondo, un lettore di libri in un suo modo originale, un uomo acuto e intraprendente” che, sperduto nelle Ande, si ritrova in questa vallata e deve fare i conti con i suoi abitanti, uomini laboriosi dai sensi finissimi. Convinto di essere superiore a loro, essendo in possesso della vista, Nunez è costretto poco alla volta a ricredersi e a fronteggiare il loro tentativo di “guarirlo” a tutti i costi, privandolo degli occhi. Wells (1866-1946), popolare autore de “La guerra dei mondi” e de “L’isola del dottor Moreau”, pubblicò questo racconto in rivista nel 1904 e in volume nel 1911. Lo rivide ulteriormente 35 anni dopo, ampliandolo e modificando alcuni passaggi. Quella proposta da Adelphi è la prima delle due versioni. Si tratta di un piccolo capolavoro dall’andatura ipnotica e dal fascino quasi misterioso che si presta a diverse interpretazioni: storicoantropologica (il rapporto fra la presunta “civiltà” di Nunez e la “barbarie” degli abitanti del Paese dei Ciechi), politica (l’utopia di una comunità autarchica e isolazionista) e metaforica (la “vista” di Nunez come simbolo dell’immaginazione poetica che si scontra con l’ottusità anti-intellettuale dei Ciechi). Al di là di tutto, rimane comunque la potenza visionaria dell’insieme, che seduce e conquista il lettore. Si possono risentire persino echi danteschi nel suggestivo finale del testo. H. G. Wells, Nel Paese dei Ciechi, Adelphi, 64 pp., € 5,50 sport 138 del28 febbraio 2009 numero 19 pag ViPiù sport Nuovo corso Giorgio Roselli, peruginio di 51 anni è il nuovo allenatore del Bassano “Da qui alla fine della stagione i ragazzi dovranno dimostrare un atteggiamento più aggressivo” di Francesco Cavallaro “B assano, Bassano!”. L’urlo del Mercante ha ripreso vigore. Finalmente. Il nuovo mister Giorgio Roselli – 51 anni, originario di Perugia, ex Alessandria, Varese, Grosseto e Cremonese – ha trovato la quadratura del cerchio. Almeno così sembra dalla tribuna. La squadra ha più voglia di giocare, sa come muoversi, è più convinta dei propri mezzi. Non che con Ezio Glerean fosse diventata d’un colpo l’armata Brancaleone; semplicemente era arrivato il momento di cambiare. Il tecnico di San Michele al Tagliamento, per il quale proviamo una grandissima stima a livello professionale e umano (permetteteci questa personalissima riflessione), ha avuto la sfortuna di non riuscire a portare in prima Divisione i giallorossi. E da lì sono iniziati tutti i guai. La scorsa estate pareva certo che il Bassano venisse ripescato per meriti sportivi; così, purtroppo, non è stato. comincia a dare qualche segnale Pavesi e compagni hanno iniziato positivo; con questo non voglio il campionato con ancora addosdire che Glerean abbia lavorato so le scorie della mancata promomale, anzi. Al mio arrivo ho trozione; uno scotto davvero pesanvato una rosa in salute. Semplicete: gli annali del calcio di serie C mente con lui era finito un ciclo. riporteranno quale esempio poco Non so se ne riapriremo un altro. virtuoso il clamoroso harakiri Da qui alla fine della stagione i fatto di quattro sconfitte nelle ragazzi dovranno dimostrare un ultime quattro giornate. La diriatteggiamento più genza, non vedendo aggressivo. Le altre i risultati sperati, ha compagini sono già quindi deciso di vola buon punto, noi tare pagina. Cerchiamo dobbiamo recuperaL’uomo che (forse) di migliorare re il terreno perduporterà i suoi ragiornata dopo to. Mancano ancora gazzi ai play off è un giornata. undici partite, può allenatore che sa il I play-off accadere di tutto. I fatto suo. A Cremoprossimi tre impena si ricordano an- arriveranno di gni – contro Carrarecora il doppio salto conseguenza se, Viareggio e Cisco in avanti, dalla C2 Roma – saranno dealla serie B, nelle terminanti. Se a metà stagioni 2003/04 e marzo saremo ancora lì ce la po2004/05. Il presente racconta di tremo giocare”. un Bassano al nono posto, con 30 D’altronde il potenziale tecnico punti (a due lunghezze dai play della rosa non si discute. “Verisoff) e tanta voglia di recuperasimo – sottolinea il tecnico -; ma re il terreno perduto. “Ma non in questo momento mi interessa chiedetemi di più, almeno per il che la squadra sia compatta. Quemomento – spiega Roselli –; ora sto girone è strano: non c’è una l’importante è trovare i giusti formazione in grado di ammazmeccanismi. Ho visto quasi tutte zare il campionato, siamo tutte le cassette del Bassano dalla prilì. Le prime tre se la giocheranno ma giornata. Ebbene, la squadra per la vittoria finale. Le altre dietro hanno tutte uguali possibilità per agguantare i play off”. Mister, lei ci scommette sugli spareggi promozione? “Per ora no. E non è nemmeno una questione di scaramanzia. Adesso mi interessa solo migliorare giornata dopo giornata; se cambieremo nella giusta direzione la qualificazione ai play off potrebbe arrivare di conseguenza”. Roselli ha rinunciato ad offerte provenienti da categorie superiori pur di approdare al Bassano. “Ho fatto la scelta migliore – conclude l’allenatore -; la società è super organizzata. Da parte mia devo ripagare tanta fiducia con i risultati”. Se Roselli preferisce non sbilanciarsi (almeno per ora), la dirigenza ci crede eccome nell’aggancio ai play off. Domenica 8 marzo, in occasione della festa della donna, le tifose giallorosse potranno entrare al Mercante al prezzo simbolico di un euro. Andrà in scena lo “spareggio play off” contro il Viareggio. E allora sentiremo ancora: “Bassano, Bassano!”. sport 138 del28 febbraio 2009 numero 20 pag Under 18, Vicenza e Schio numeri uno Volley Ad Arzignano e Montebello sono andate in scena le finali per il titolo provinciale delle giovanili. Tra le ragazze, sesta vittoria consecutiva per l’Ottica Padrin. Tra i ragazzi si impone il Culpo F.lli Schio Sport di Alida Pretto S ono ancora Vicenza e Schio ad aggiudicarsi il titolo provinciale under 18, che come sempre è il primo trofeo giovanile dalla stagione. Teatro delle finali, che si sono disputate domenica scorsa, è stato Arzignano per quanto riguarda il settore femminile e Montebello per il maschile; in entrambe le palestre l’affluenza di pubblico è stata numerosa, un giusto premio per le società organizzatrici ma anche per gli atleti, che hanno regalato un bel spettacolo. Avanzano in regione anche le seconde classificate, ovvero Altavilla e Mussolente. Si prospetta ora un mese molto intenso per queste quattro formazioni, che inizierà domenica 8 marzo con il girone a tre della prima fase, e si chiuderà, si spera, con la finalissima del 29 marzo. Il campionato femminile aveva visto al via ben 34 formazioni, sei in più rispetto lo scorso anno, ed alla fine l’hanno spuntata per la sesta volta consecutiva, come da pronostico, le campionesse d’Italia in carica dell’Ottica Padrin Vicenza, che hanno superato in quattro set l’Altavilla, come è stato, tra l’altro, nelle ultime tre stagioni. A dir la verità, però, quest’anno la squadra è stata solamente iscritta con il codice FIPAV dell’Altavilla, ma di fatto si tratta di una formazione costruita con la collaborazione del San Paolo e dall’Argine e proprio per questo denominata Progetto A.S.A. Le giovani di Marchiaro (solo due le atlete classe ‘91) hanno iniziato la partita alla grande, perdendo un po’ di concentrazione a partire dal secondo parziale; si è così potuto assistere a due set molto equilibrati, con l’ASA che dopo aver sfiorato la vittoria nel secondo si è meritatamente aggiudicata il terzo, nel quale ha tenuto la testa avanti dal primo all’ultimo punto, mettendo l’Ottica Padrin in difficoltà in ricezione. Le ragazze allenate da Golfrè hanno poi pagato lo sforzo nel quarto set, dominato dal Vicenza. Le due squadre, infatti, si sono equivalse abbastanza per quanto riguarda l’aspetto tecnicotattico, ma la preparazione atletica delle biancorosse, metà delle quali stanno affrontando il campionato nazionale di serie B2, è nettamente superiore. Nella finalina per il terzo posto, invece, sono scese in campo l’Arzignano e il S.Croce Azzurra, sfidandosi a suon di schiacciate per quasi due ore. A senso unico solamente il primo set finito nelle mani della padrone di casa, poi le ragazze del S.Croce hanno messo da parte l’emozione e si così assistito ad una combattutissima partita, in cui ha avuto la meglio l’Arzignano. Numeri più ridotti per il maschile. Solo state otto le formazioni che ne hanno preso parte e nella fase finale è stata confermata la classifica della prima parte del campionato. Il Culpo F.lli Schio Sport ha fermato le velleità di successo dei pari età della Pallavolo Mussolente, che avevano provato a riaprire l’incontro dopo la vittoria del terzo set. I ragazzi di Grotto hanno però ripreso subito le redini del gioco in mano, aggiudicandosi così il successo finale. Terza piazza per il Torrebelvolley U18 ha superato per 3-0 e senza molte difficoltà l’Usd Altair. | A sinistra volley femminile di Altavilla, a destra volley femminile di Vicenza | A sinistra volley maschile di Mussolente, a destra volley maschile di Schio Prini...e ultimi S arà con ogni probabilità Santeramo la 42esima “suonata” di Pesaro. A suon di 3-0 infatti, la Scavolini si sta preparando alla parte finale della stagione: due mesi in cui, tra campionato e Champions League, si deciderà tutto. Due mesi in cui le Colibrì potrebbero centrare il clamoroso treble (Coppa Italia, scudetto, Coppa Campioni), impresa riuscita nel 93 a Matera e nel 97 a Bergamo. Punti salvez- a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport za importanti quelli in palio fra Pavia-Vicenza e Chieri-Perugia. Belle sfide play off quelle tra Busto Arsizio-Conegliano e CesenaSassuolo. Ma la partita sulla carta più bella è quella che si giocherà allo Sporting Palace di Novara tra Asystel e Foppapedretti Bergamo. Non sarà solo la rivincita della recente semifinale di Coppa Italia, ma rappresenterà anche il simbolico lancio del guanto di sfida alla stessa Pesaro, in vista del rush finale di regular season e play off. Per gli appassionati di volley, la possibilità di seguirla in diretta su Sky Sport 2 nell’anticipo del sabato. A proposito di televisione, una breve digressione filosofico-professionale. Negli ultimi tempi molti fanno a gara per scrivere del rapporto fra Tv e volley. Liberi di farlo (per fortuna siamo ancora in un paese democratico) ma la deontologia professionale impone di riportare anche il parere di chi di televisione si occupa (sia essa in chiaro, satellitare o digitale). Io, che ho sempre e solo lavorato in radio e tv da 20 anni a questa parte, mai mi permetterei di dare un giudizio in pubblico su massmedia che non conosco o che ho bazzicato da collaboratore, come giornali e internet. Dalle mie parti si dice:”Ufelè fa el to mestè”. E non credo che serva una laurea in tecnologie digitali per capirne il significato… dalla parte del torto 138 del28 febbraio 2009 numero 22 pag Piccoli Maroni crescono L’assessore Dalla Pozza vuole emettere un’ordinanza anti-volantini Una sciocchezza. Pericolosa pare sommergano in quantità industriali il suolo pubblico calpestato dai vicentini. Prova del fatto che il servizio di pulizia stradale funziona bene: bravi spazzini, di Alessio Mannino brava Aim. In secondo luogo, se anche fosse come dice l’occhiuto responsabile alla sicurezza e nei rima i mendicanti, quei weekend affondassimo i piedi cienciosi accattoni. I quali, in una giungla di cartacce, ci secondo l’ordinanza tuttora in piacerebbe sapere perché mai vigore del phonatissimo ex sindtale “emergenza” debba turbare aco Enrico Hullweck, sono rei di i sonni dell’amministrazione. offendere il “decoro” del centro Nessun luogo pubblico va trattastorico. Poi i bevitori di alcolici to come una discarica, su questo in pubblico, divieto odioso e parnon ci piove. Tuttavia la città, e ruccone, anch’esso confermato in particolare quell’isola della dalla giunta Variati. Ancora: i morte (civile) che è il centro, non limiti e le condizioni per sedvanno neppure trattate come una ersi, sdraiarsi o bighellonare nei glaciale sala funebre. Se in giro ci parchi, umanizzati dall’attuale sono carte colorate svolazzanti, assessore del Pd Antonio Dalla che male c’è? La pubblicità è Pozza ma sempre lì, a dar prova l’anima del commercio, e sicdi ottuso spirito codificatorio. Ma come le nostre contrade hanno stavolta si è oltrepassato il segno. una vita serale piutForse per non semtosto demoralizbrar da meno quanzante, se i locali disto a zelo sceriffesco tribuiscono foglietti rispetto ai predecesper segnalare la prosori di destra, Dalla pria esistenza non Pozza ha annunI veri guai ci vediamo proprio ciato che sta studisono nessun guaio. Anzi, ando «un’ordinanza tutto il contrario. anti-volantinaggio il cemento Anticostituzionale perché non è possi- e l’aria Il guaio vero è bile ritrovarci ogni inquinata quell’accenno alla fine settimana con “propaganda”. il centro lordato di Voce dal sen sfugmateriale pubblicigita. Tanto che due giorni dopo, tario, dal volantino della discapita la mala parata, dagli ufcoteca al foglietto di propaganda. fici dell’assesùr arriva la preE’ inaccettabile» (Corriere del cisazione: «L’ordinanza non Veneto, 22 febbraio 2009). No, riguarderà il volantinaggio caro assessore: è inaccettabile politico». Gradiremmo che da che lei arrivi anche solo a concenessun politico, tanto meno da pire una tale idea. uno che per tessera si definisce Falso problema “democratico”, venissero anPrima di tutto, dateci pure degli che solo per un attimo strane ingenui con poche diottrie, ma idee su possibili limitazioni al non arriviamo a capire che razza diritto di espressione. Un diritto di problema sia quello dei vobasilare in democrazia, tutelantini buttati per terra. Non lo lato dall’articolo 21 della noscapiamo perché davvero non ci P tra Costituzione («Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», con la sola eccezione di «pubblicazioni… contrarie al buon costume»). Già dobbiamo prendercela con un governo che attua una patente violazione della Carta tramite direttive ai prefetti perché proibiscano le manifestazioni su piazza se davanti c’è una chiesa. Il ministro Bobo Maroni, l’ex rivoltoso azzannatore di caviglie poliziesche, quando si tratta di giri di vite autoritari non si tira indietro. Ma almeno lì il pretesto era il pregiudizio contro gli islamici che, per quanto vile e ingiustificato, costituisce un appiglio dal valore politico serio. Nella crociata anti-flyers del piccolo Maroni de noantri non c’è neppure questo. Lo scandalo della lordura cartacea è talmente inconsistente che fa scandalizzare solo chi non ha meglio a cui pensare. E perciò non dà alla vessazione neanche la totalitaria fierezza della persecuzione. Misura liberticida Perché in ballo c’è molto più che il superlavoro di ramazza per il Comune. C’è una cosa molto più importante, più di ogni altra: la possibilità di diffondere il proprio pensiero. Politico o no che sia. Fosse anche lo sfigato volantino stampato in word di una singola persona che, non avendo altri mezzi, si mette in testa di far sapere ai propri concittadini le sue dissertazioni sulla sagra del broccolo. A maggior ragione se è il singolo cittadino, perché egli dovrebbe essere il vero sovrano in un sistema democratico. Invece la parola, specialmente in politica, è monopolizzata dai partiti, che la contrattano tramite un mafioso scambio di favori e privilegi con chi ne detiene il controllo. Ossia i media, proprietà di imprenditori che della Costituzione se ne infischiano, perché badano solo al soldo. Chi è fuori da questo circuito di casta sono proprio coloro che ricorrono ai volantinaggi, al porta al porta, ai gazebi e a quei cari, vecchi metodi di “propaganda” soppiantati dalla “moderna” e “democratica” censura delle tv e della stampa. Peccato non essere piloti e possedere un aeroplano: ci piacerebbe sorvolare Vicenza e inondarla di manifestini con su scritto: “Vola(ntina)re, oh oh!”. C’è in gioco la libertà d’opinione, se non l’avete capito. Anche se in formato pubblicitario. Cosa dicono i liberali, cioè tutti, visto che da vent’anni a questa parte non si trova più uno che non si definisca fan di Popper e soci? Non si fanno sentire i Disobbedienti, che contro il centrodestra organizzarono in piazza uno spritz di massa per sbeffeggiare il verboten anti-alcol? E soprattutto: possibile non si levi nessuno, dico nessuno, a far notare che a sporcare Vicenza sono il cemento da speculazione selvaggia e il traffico infernale che fa registrare livelli di polveri sottili da record nazionale? Dalla Pozza ha anche la delega all’ambiente. Ci faccia la cortesia: pensi a risolvere i veri problemi, invece di inventarne di nuovi sui giornali. botta&risposta Monica Bianchetti 138 del28 febbraio 2009 numero 23 pag nome e cognome Monica Bianchetti età solo 42 luogo di nascita Vicenza titolo di studio Diploma Maturità Magistrale professione più che una professione mi piace definirla una passione: scrivere. Ho pubblicato nel 2005 il primo romanzo “La bambina di Venezia”; segue nel 2006 “Il cielo sopra l’albero”; nel 2007 una raccolta di racconti “Le curve delle parole” e nel 2008 il romanzo “Il sapore della neve” Ed. Il tratto principale del mio carattere La sensibilità e la spontaneità. La qualità che preferisco in un uomo L’ottimismo e lo humor. La qualità che preferisco in una donna La sincerità e lo humor. Quel che apprezzo di più nei miei amici La disponibilità. Il mio principale difetto Una indolente pigrizia. La mia occupazione preferita Naturalmente scrivere (e leggere). Il mio sogno di felicità Poter un giorno vivere a Venezia. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Morire scoprendo di non aver mai vissuto. Quel che vorrei essere Una persona in grado di cambiare in meglio il destino degli altri. Il paese dove vorrei vivere Mi piacerebbe dividermi tra Venezia, nella sua sfacciata bellezza, e un paesino di montagna, nel silenzio dei boschi. Il piatto a cui non so rinunciare La pizza. I miei libri della vita Tanti, tantissimi… Tra tutti: Il piccolo principe di Saint-Exupèry L’amico ritrovato di Fred Uhlmann. I miei poeti preferiti Pablo Neruda, Kahlil Gibran, Nazim Hikmet, Francesco de Girolamo (un poeta di Roma che scrive toccanti poesie) I musicisti che mi piacciono di più Amo la musica (canto in un coro) per cui mi è difficile scegliere: Del passato: Mozart e Chaikowskj. Di oggi: Venditti, Zero, Battiato, Ennio Morricone e molti altri I miei pittori preferiti Le luci e ombre di Caravaggio. La perfezione di Canaletto. La pazzia di Dalì. I miei film preferiti Lezioni di piano di J.Campion, La finestra di fronte di F.Ozpetek, Scent of a woman di M.Brest Quel che detesto più di tutto L’ingiustizia e l’omologazione. Il personaggio storico più ammirato Casanova per la simpatia. Madre Teresa per l’amore incondizionato verso il prossimo e quello più disprezzato Hitler perché ha fatto uscire il peggio da ogni uomo. Il dono di natura che vorrei avere La saggezza Come vorrei morire Sognando Stato attuale del mio animo Sempre alla ricerca di qualcosa. Il mio prossimo impegno nella vita Spero di scrivere un altro romanzo che possa emozionare come i precedenti. Il mio credo politico o ideale Non credo più nella politica così come ci viene proposta oggi in Italia, ma in persone giuste che vogliano il bene comune. Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza Vicenza è splendida e si trova ad una distanza ideale tra mare, montagna e lago. Purtroppo però non è amata a tal punto da essere salvaguardata. Ne stanno facendo un vero e proprio scempio. Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Troppo provinciali e rivolti verso se stessi, però molti hanno un grande cuore. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Le bugie dette a fin di bene. Il mio motto L’amore tutto può… La Serenissima. segni particolari un insospettabile intuito hanno detto Strana posizione del sindaco Variati. Sui temi della sicurezza pubblica non esita ad assumere posizioni di destra, quasi leghiste. (…) E quindi sì alle ronde, tolleranza zero, ordine, pulizia, rigore. (…) Ma c’è il Dal Molin! E lì la posizione si rovescia. Le tesi più strambe, più irragionevoli trovano cittadinanza in giunta e in consiglio comunale. Come giudicare, infatti, una maggioranza che vota compatta, con un solo voto contrario, una delibera di iniziativa popolare, che vuole un bosco urbano laddove le ruspe sono già al lavoro? (…) Io lo so come mi risponderebbe Variati: l’amore per la città! Che va difesa da delinquenti, barboni, prostitute, clienti delle prostitute e dagli... Americani. Ottima risposta, Achille, ma retorica, una buona e facile retorica. E in retorica tu sei un maestro. In campagna elettorale, poi, la retorica è pane quotidiano. E anche lì tu sei un maestro. Ma con la retorica le città non si governano. Giuliano Zoso Corriere del Veneto 25 febbraio 2009 Proviamo a immaginare l’anarchico del presente futuro: via il nero, meglio l’azzurro del cielo, un’anarchia solare e non tenebrosa, ironica ma non accigliata, anticonsumistica ma tecnologicamente aggiornata, sole & internet, che usa la tecnologia per liberarsi dal superfluo e non per espanderlo e soccombervi. Quasi una versione mediterranea dell’anarchia, …; che si baratta il potere con l’arte del libero pensare, l’agiatezza col benessere originale, la città con la natura, la storia con il mito. Un’anarchia lucente, per coltivar la «soletudine». Marcello Veneziani Panorama 20 febbraio 2009 Ho molti amici e conoscenti che si dichiarano «di sinistra» e ai quali faccio sempre lo stesso test. Chiedo che cosa significhi per loro essere di sinistra. Non lo sanno dire, salvo che lo sono in odio a Berlusconi. (…) Il Pd è in crisi perché non sa che cosa è e che cosa vuole essere, in quanto privo anche solo di una parvenza di cultura e di identità politica. Piero Ostellino Corriere della Sera 21 febbraio 2009 in questo numero Le alternative all’inceneritore [pag3] Viaggio nei quartieri, le aree R/C-1 e l’invasione dai palazzoni [pag4] Bilancio, il Comune taglia sui fondi per il Teatro [pag8] Intervista a Formisano: i successi ignorati della giunta Variati [pag9] La Chiesa e la messa latina, la tradizione non è un dogma [pag8] Miraldo Beghini, il pittore che ha sfiorato la storia [pag13] Direttore responsabile Luca Matteazzi numero 7, supplemento a VicenzaPiù n°138 del 28 febbraio 2009 Déco l’arte elegante tra le due guerre I l 31 gennaio scorso è stata inaugurata, al Palazzo Roverella di Rovigo, la mostra “Déco. Arte in Italia 1919-1939”, che durerà fino al 28 giugno 2009. L’intento della proposta è quello di far conoscere al pubblico un filone artistico del nostro paese, che viene frequentemente lasciato in disparte. Se infatti la nascita dell’Art Déco si fa risalire in Francia, con Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes tenuta a Parigi nel 1925, anche l’Italia ha contribuito, con forza e originalità, alla diffusione di tale corrente artistica, che la mostra presenta articolandosi in 11 sezioni, di cui due rispettivamente dedicate a Vittorio Zecchin e Giò Ponti. Seppur esponendo primariamente la produzione pittorica, la mostra ospita anche, nell’ultima sezione, opere di scultura Déco. Tra i noti autori presenti, si segnalano Giacomo Balla, Umberto Brunelleschi, Galileo Chini, Fortunato Depero, Alberto Martini e Mario Sironi. geometrie dell’universo della macchina, I due curatori della mostra, Francesca alle forme prismatiche delle costruzioni Cagianelli e Dario Matteoni, diretti da metropolitane e a modelli di una clasAlessia Vedova, spigano che: “Il termine sicità altrettanto persuasiva nei propri Art Déco o più brevemente Déco fu cocanoni di eleganza. Il termine Art Déco niato negli anni ‘60 come ricapitolazione passò facilmente dal ristretto mondo critica condotta dagli storici di uno stidegli specialisti al largo pubblico che le o, più correttamente di un gusto, che rapidamente si è impadronito di questa aveva segnato nelle diverse arti il periodo etichetta evocativa di una compreso tra i due conflitmoda”. ti mondiali.” Definendo il Déco “manifestazione di La mostra “Déco. Arte in un gusto non fondato su Italia 1919-1939” si tiene a precise teorizzazioni [...], Geometrie Rovigo, presso il Palazzo ma assai diffuso in tutte le e modelli Roverella, dal 31 gennaio manifestazioni artistiche al 28 giugno 2009. Orari rivolte alla ricerca di una femminili: di apertura: dal martedì al modernità che intendeva il déco venerdì ore 9-19, sabato superare la mera funzioore 9-21, festivi ore 9-20. nalità delle forme aggiun- rappresenta il Chiusura tutti i lunedì non gendo ad esse eleganza e moderno festivi. Il biglietto intero persuasività”, Cagianelli costa 9 euro, il ridotto 7 e Matteoni accettano “il euro. Sono previste agevotermine Déco come silazioni e sconti. Per informazioni: 0425nonimo di un’idea di moderno, non di 460093, [email protected] e modernista. L’Art Déco, affermatasi newww.palazzoroverella.com. gli anni Venti e Trenta è caratterizzata Roberta Pileggi da numerose sfaccettature, si ispira alle 7 del28 febbraio 2009 numero Alle Cave di Rubbio I artein arte inmostra mostra II pag n una frazione di Bassano del Grappa, Rubbio, in direzione di Asiago, scendendo lungo l’antico sentiero dei cavatori sorgono le Cave di Rubbio, che l’artista Toni Zarpellon ha riqualificato a fine anni ‘80 rianimando le pietre da tempo sepolte in mezzo alle sterpaglie. Il percorso si delinea lungo tre tappe che corrispondono a tre periodi della ricerca artistico-filosofica di Zarpellon sull’ambiente e l’uomo. Il soggetto caro all’artista della “gente” assume varie forme modulate sull’ambiente naturale e umanizzato delle cave. L’artista scava nella roccia alla ricerca della propria interiorità, in quello che egli stesso definisce un procedimento maieutico (dal greco maia: madre, levatrice e téchne: tecnica), di ispirazione socratica. Infatti Socrate era figlio di una levatrice e riteneva suo compito non insegnare la verità, ma aiutare l’interlocutore a partorire la verità da sé. Epurando le cave dalle macerie e dai rovi Toni Zarpellon sviscera l’essenza dell’ambiente che lo ispira e riporta a nuova vita le pietre, estraendone l’anima nascosta. Esse sono per definizione inanimate, ma per il lavoro dell’uomo che le ha estratte e in ragione della stessa opera di recupero dell’artista esse trasudano dei vari volti dell’umanità e della realtà, in un processo di catarsi data dalla fatica fisica, dallo spasimo dello scavare stesso. Mentre il mondo odierno impedisce la liberazione dell’individuo, risucchiandolo in un vortice fatto di vuoto, la cava rappresenta una cavità mentale che costituisce un’occasione per scoprire l’altro da sé e per interrogarsi sul significato della realtà. In precedenza Zarpellon aveva realizzato una serie di ritratti, 100 giorni per 100 autoritratti, MAGI 900, Pieve di Cento (Bologna), e 100 teste di donne 2000-2007, galleria Art & media, Castelfranco Veneto. La prima cava, la “cava dipinta”, è un tripudio di colori in un teatro in cui dialogano eros e thanatos, amore e morte in come spinte creative, sotto gli sguardi inquirenti di spettatori appostati in pseudo-piccionaie, al culmine di gironi che si sviluppano lungo direttrici cromatiche e frecce indicanti numeri di anni, modificati periodicamente, a segnalare l’attualità dell’opera. Da antro di morte e abbandono la cava ha assunto un nuovo significato attraverso i colori. Ai bambini Zarpellon racconta che di notte i personaggi delle pietre si alzano, mangiano il pane di pietra posto sul tavolo al centro della composizione, se ne vanno a zonzo per Vicenza e poi tornano. Una volta acquisita una nuova coscienza della realtà, una rinascita, Zarpellon sentì l’esigenza di costruire la “cava abitata”, che si raggiunge scendendo e attraversando un boschetto. I 150 serbatoi incisi in forme umane e animali sono presagi del mondo artificiale che è anche direttamente visibile da quel punto, con uno scorcio sulla città di Bassano. I media sradicano l’individuo dalla realtà originaria, concreta, dalla sua appartenenza allo spazio, e di quello spazio Zarpellon esorta a riappropriarsi. Nella seconda cava l’artista sente di aver sublimato la violenza, liberandosi dai miti e dagli incubi della civiltà industriale e dei consumi. La vegetazione è stata estirpata dall’interno della cava, ma rinasce al suo esterno, rispetto alla morte emanata dalla cava. Il colore è assente, ma affiora come tinta naturale dalla ruggine che impreziosisce i serbatoi. Riprendendo il sentiero principale si arriva fino alle ultime due cave: nella terza cava il progetto cresce in modo spontaneo, come le erbe selvatiche che vi fanno capolino, fra una roccia e l’altra. Qui, in primavera ed estate, hanno luogo spettacoli teatrali e concerti. L’idea era quella di lasciarla completamente libera per la riflessione concettuale che ne avrebbe riempito il vuoto, ma i bambini l’hanno piacevolmente riempita dei colori e dei loro nomi, rendendo così più “loro” quello spazio. G.G. Mostre Imagine Peace Mail-art per la pace Casa Cogollo detta del Palladio Corso Palladio 165, Vicenza fino all’8 marzo, orario: 10.3013.00, 15.00-19.00, chiuso il lunedì Antonio Carta: Opere dal 1958 al 2008 fino al 15 marzo. Dal martedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Ingresso libero. Biblioteca La Vigna, Palazzo Brusarosco Zaccaria, contrà Porta Santa Croce 3, Vicenza Per informazioni: tel. 0444.222114/222122 Gian Paolo Lucato - Transpaesaggi Chiesetta dell’Angelo, Via Roma 80, Bassano del Grappa (VI) fino al 5 marzo, orario: da martedì a domenica: 15.00 - 19.00 Per informazioni: 0424.227303 Canaletto - Venezia e i suoi splendori Casa dei Carraresi, Via Palestro 33, Treviso. fino al 5 aprile. Per informazioni: 0422.513150, 0422.513185 19.30, giovedì 9.30-22.30 Palazzo Reale Piazza Del Duomo 12, Milano Per informazioni: 02.875672 Magritte - Il mistero della natura Palazzo Reale, Piazza Del Duomo 12, Milano fino al 29 marzo, orario: dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30; lunedì dalle 14.30 alle 19.30; giovedì dalle 9.30 alle 22.30. Per informazioni: 02.875672 28 febbraio: Il futuro di Galileo. Scienza e tecnica dal Seicento al Terzo Millennio Déco. Arte in Italia 1919-1939 Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi – Palazzo Roverella Via Giuseppe Laurenti 8, Rovigo fino al 28 giugno, orario: feriali 9-19, sabato 9-21; festivi 9-20. Chiuso lunedì non festivi Per informazioni: 042.546009 Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte + Azione fino al 7 giugno, orario: tutti i giorni 9.30-19.30. lunedì 14.30- Fortunato Depero - Opere della collezione Fedrizzi Museo Correr San Marco 52, Venezia fino al 1 marzo, orario: ore 9.0017.00 tutti i giorni (biglietteria 9.00-16.00) Per informazioni: 041.2405211, biglietteria: 041.5209070 Maurits Cornelius Escher La magia di Escher fino al 29 marzo 2009 Galleria d’Arte Moderna – Palazzo Forti Volto Due Mori 4, Verona Per informazioni: 045.8001903 Mimmo Jodice - Perdersi a guardare Centro Internazionale di fotografia Scavi Scaligeri Piazza Francesco Viviani, Verona fino al 3 maggio, orario: da martedì a domenica, 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30). Chiuso il lunedì. Apertura straordinaria Lunedì dell’Angelo 13 aprile. Aperto anche nelle seguenti festività: Pasqua, 25 aprile, 1 maggio. Per informazioni: 045.8077532 | Mostra del fumetto BilBOlbul 2008 (foto BilBOlbul.net) Vernissage CENTRO CULTURALE ALTINATE - SAN GAETANO Via Altinate 71, Padova fino al 14 giugno Per informazioni: 049.2010010 4 marzo: BilBOlbul. Festival Internazionale di fumetto - 3. Edizione Bologna, sedi varie fino all’8 marzo Per informazioni: 051.233401 13 marzo: Nigra sum sed formosa Università Ca’ Foscari, Palzzo Ca’ Giustinian dei Vescovi, Dorsoduro 3246, Venezia fino al 10 maggio Per informazioni: 041.2346942 7 del28 febbraio 2009 numero cinema III pag Vicenza CINEMA ODEON 36100 Vicenza (VI) Corso Andrea Palladio, 186 tel: 0444 543492 www.odeonline.it L’onda Drammatico Regia di Dennis Gansel Sabato 28 Febbraio, Domenica 1 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 C Come un uragano D Drammatico, Romantico R Regia di George C. Wolfe Martedì 3, Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 L La Duchessa D Drammatico, Storico R Regia di Saul Dibb Martedì 10, Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 CINEMA TEATRO ARACELI 36100 Vicenza (VI) Borgo Scrofa, 20 tel: 0444 514253 www.araceli.it/cinema S Sette anime D Drammatico R Regia di Gabriele Muccino Sabato 28 Febbraio, Domenica 1 Marzo Sabato ore 18.45 - 21, Domenica ore 16.30 - 18.45 - 21 CINEMA TEATRO PRIMAVERA 36100 Vicenza (VI) Via Ozanam, 11 tel. 0444 964060 www.cinemaprimavera.it V Viaggio al centro della terra A Avventura, Azione R Regia di Eric Brevig Sabato 28 Febbraio, Domenica 1 Marzo G Giù al nord C Commedia R Regia di Dany Boon Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo Mercoledì 16.30 - 19 - 21, Giovedì 19 - 21 Y Yes man C Commedia R Regia di Peyton Reed Sabato 7, Domenica 8 Marzo C Come Dio comanda D Drammatico R Regia di Gabriele Salvatores M Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo Mercoledì 16.30 - 19 - 21, Giovedì 19 - 21 Provincia CINEMA COMUNALE BUSNELLI 36031 Dueville (VI) Via Dante Alighieri, 30 tel: 0444 592225 www.cinemaluxasiago.it L La felicità porta fortuna C Commedia R Regia di Mike Leigh Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo Mercoledì ore 21, Giovedì 20.30 T Tony Manero D Drammatico R Regia di Pablo Larrain Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo Mercoledì ore 21, Giovedì 20.30 CINEMA ELISEO 36045 Lonigo (VI) Via Trieste, 12 tel: 0444 834641 www.cinemalonigo.it S Si può fare C Commedia R Regia di Giulio Manfredonia Mercoledì 4, Giovedì 5 Marzo Ore 21 G al nord Giù Commedia C Regia di Dany Boon R Mercoledì 11, Giovedì 12, Venerdì 13, Marzo Ore 20.45 LUX - TEATRO CINEMA CAMISANO 36043 Camisano Vicentino (VI) Via Guglielmo Marconi, 20 tel: 0444 411411 www.luxcinema.it IIl bambino con il pigiama a r righe D Drammatico Regia di Mark Herman Sabato 28 Febbraio Ore 21 PROSSIME USCITE USCITE DEL 27 FEBBRAIO I Love Shopping C Commedia R Regia di P.J. Hogan IIago D Drammatico R Regia di Volfango De Biasi IIl mai nato H Horror R Regia di David S. Goyer IIl bambino con il pigiama a r righe D Drammatico, Guerra Regia di Mark Herman Mercoledì 11, Giovedì 12 Marzo Ore 21 USCITE DEL 6 FEBBRAIO CINEMA TEATRO G. VERDI 36042 Breganze (VI) Via Maglietta, 1 tel: 0445 300185 www.cineverdi.it B Blindness D Drammatico R Regia di Fernando Meirelles T The Hurt Locker D Drammatico R Regia di Kathryn Bigelow S Sabato 28 Febbraio Ore 20.45 L La leggenda di Cuore d’Inc chiostro A Avventura R Regia di Iain Softley Domenica 1 Marzo Ore 15 - 17 C Changeling T Thriller R Regia di Clint Eastwood M Mercoledì 4, Giovedì 5, Venerdì 6, Sabato 7 Marzo Ore 20.45 T The Wrestler D Drammatico R Regia di Darren Aronofsky W Watchmen A Azione R Regia di Zack Snyder V Verso l’Eden D Drammatico R Regia di Constantin Costa Gavras D Due partite D Drammatico R Regia di Enzo Monteleone L La Pantera Rosa 2 C Commedia R Regia di Harald Zwart Le date di uscita riportate potranno subire variazioni, dovute alle politiche commerciali delle ditte di distribuzione. Ex, quando l’amore non muore mai La scheda Ex Genere: Commedia Regia: Fausto Brizzi Attori: Claudio Bisio, Nancy Brilli, Fabio De Luigi, Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Flavio Insinna, Silvio Orlando. Durata: 120 minuti Paese: Italia, Francia 2009 Uscita: 6.02.2009 La trama Nel periodo dell’anno compreso tra Natale e San Valentino, l’amore di sei coppie viene messo alla prova. Filippo e Caterina stanno divorziando ed entrambi rinunciano all’affidamento dei bambini. Anche Luca e Loredana sono in crisi e lui si trasferisce nell’appartamento del figlio studente. Giulia vive a Parigi con Marc, ma per una promozione si trasferisce in Nuova Zelanda e la distanza rischia di dividerli. Elisa sta per sposare Corrado, ma Don Lorenzo è il suo ex mai dimenticato. Sergio, divorziato da tempo, deve ricominciare a fare il padre, dopo la morte dell’ex moglie. Infine, Paolo è fidanzato con Monique, ma l’ex geloso di lei, lo minaccia di continuo. La recensione Le storie d’amore a episodi, o intrecciate, sono ormai diventate un classico della commedia italiana. Così il regista Fausto Brizzi, dopo il cine-panettone e il successo di Notte prima degli esami, ripropone il suo consolidato modello. In questo film rappresenta gli amori messi in difficoltà dalle circostanze della vita, quelli che finiscono e quelli rinascono, dimostrando ancora una volta la sua abilità nel capire e interpretare il gusto del pubblico. Incastrando sapientemente gli episodi di questa commedia corale, Brizzi propone il tema degli ex, constatando quanto rapidamente si possa diventarlo, ma anche come, in realtà, non lo si diventi mai, perché nessun amore si può cancellare del tutto. Ad alcuni personaggi capaci di attirare il pubblico, come Bisio e Salemme, il regista affianca attori del livello di Gassman, Tognazzi e Silvio Orlando, che riconferma la sua straordinaria versatilità. Mentre i più televisivi Insinna e De Luigi, peraltro sempre più abile, conquistano gli spettatori duettano rispettivamente con Nancy Brilli e Alessandro Gassman. Ex comprende così sia la comicità di Fabio De Luigi, sia la commozione, affidata inaspettatamente a Claudio Bisio. Coppie affiatate di attori eccellenti si alternano in questa commedia sentimentale, spalleggiandosi l’un l’altro con sicurezza e tempismo, facendone un film di sicuro successo. Perché vederlo Per gustarsi una commedia corale, dove si incontrano alcuni tra gli attori più apprezzati del nostro cinema diretti da Fausto Brizzi che, con freschezza e ironia, svela le sorprese che possono seguire alla ricomparsa di un ex. Roberta Pileggi 7 del28 febbraio 2009 numero teatromusica teatro musicadanza danza IV pag L’Anima blu di Chagall | Flavia Bussolotto durante lo spettacolo Anima Blu Dedicato a March Chagall 11 marzo ore 10,00 Teatro Astra - Schio Compagnia: Tam Teatromusica Interpreti: Flavia Bussolotto e Marco Tizianel Ideazione: Michele Sambin, Flavia Bussolotto Regia, scene, immagini: Michele Sambin I l Teatro Astra di Schio ospiterà l’11 marzo Tam Teatromusica con Anima Blu, vincitore del “Premio Eolo Awards 2008” per il miglior spettacolo di Teatro Ragazzi italiano. Tam Teatromusica, formazione artistica fondata nel 1980 da Michele Sambin con Laurent Dupont e Pierangela Allegro, da sempre si dedica al rinnovamento del linguaggio teatrale, con una poetica che realizza una sinergia di linguaggi visivi e musicali rivolgendosi sia all’area dell’infanzia che al teatro contemporaneo. Riconosciuta a livello nazionale come una delle voci più autorevoli nel campo della ricerca e della sperimentazione, ha ottenuto ampi riconoscimenti anche a livello internazionale ricevendo inviti a rappresentare le proprie opere in importanti manifestazioni europee (basti pensare alle Wiener Festwochen di Vienna, Klang & Korper di Hannover, il Festival d’Automne a Parigi, oltre a varie edizioni dei Festival di Santarcangelo, Polverigi e Micro Macro, Ortigia Festival, poi eventi a Melbourne, Lione, Strasburgo, Gerusalemme, Ginevra, Zagabria, Budapest, Copenaghen, Edinburgo, Adelaide, Washington, Philadelphia,Vancouver, Montreal, Tunisi, Cracovia). Nel 2002 la ricerca del Tam è confluita nell’ensemble Tam/Oikos/East Rodeo che, con la direzione di Michele Sambin, ha prodotto eventi scenici (Segni nel tempo, Là son son stato io me, da solo a molti) presentati in Italia e all’estero. 13/14 marzo h 21.00: deFORMA_09, di Michele Sambin TAM Teatromusica con: Pierangela Allegro, Alessandro Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz TEATRO ALLE MADDALENE - Padova 1 marzo h 16.00: La medicina terribile, di Roberto Pagura Molino Rosenkranz regia: Livio Viano Teatro Modernissimo - Noventa Vicentina (VI) Giulia Gavan appuntamenti Danza 28 febbraio h 21.00: Danza d’autore Serata GD’A Veneto 2008 Giovane Teatro Villa dei Leoni - Mira (VE) 3 marzo h 21.00: Short Works: 24 – Les Chambres de Jacques Les ballets Jazz de Montréal coreografia: Crystal Pite e Aszure Barton musiche di: Owen Belton, Gilles Vigneault, Antonio Vivaldi, Les Yeux Noirs, The Cracow Klezmer band, Roberto Iglesias TEATRO TONIOLO - Venezia 5 marzo h 10.30: Il circo delle nuvole Compagnia leggere strutture coreografia: Mattia Gandini note spettacolo: Recita per la scuola dell’infanzia TEATRO COMUNALE - Thiene (VI) 6 marzo h 21.00: MULTIPLO serata a quattro voci, di Chiara Frigo 1. TAKEYA 2. PINCH! 3. TWO PIGEONS 4. FAKE IT! con: Chiara Frigo coreografia: Chiara Frigo TEATRO ALLE MADDALENE - Padova 7/8 marzo 7 marzo: h 21.00, 8 marzo: h 16.00 (replica): Don Quichotte Ballet du Theatre du Capitole de Toulouse coreografia: Nanette Glushak ripresa da Marius Petipa musiche di: Ludwig Minkus TEATRO COMUNALE - Vicenza 13 marzo h 20.45: Why be extraordinary when you can be yourself Daniel Ezralow Company coreografia: Daniel Ezralow TEATRO NUOVO - Verona 15 marzo h 18.00: deFORMA_09, di Michele Sambin TAM Teatromusica con: Pierangela Allegro, Alessandro Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz TEATRO ALLE MADDALENE - Padova Teatro 28 febbraio - h 21.00: Splendidi con: Diego e Paolo Teatro Comunale - Thiene (VI) - h 21:00: Manca solo la domenica, di Licia Maglietta da Pazza è la luna di Silvana Grasso Teatri Uniti regia: Licia Maglietta con: Licia Maglietta e Vladimiri Denissenkov Cinema Teatro Astra – San Giovanni Lupatoto (VR) - h 21.00: Nuvole barocche Compagnia Di Luca Setti Stano Teatro Spazio Bixio Via Mameli 4, Vicenza 2 marzo h 9.30, h 11.30 (replica): Oltre le stelle oltre la luna Glossa Teatro con: Pino Costalunga Scuole di Schio - Schio (VI) 3 marzo h 10.30: Il segreto della matematica LA CONTRADA-TEATRO STABILE DI TRIESTE Teatro Comunale – Thiene (VI) - h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte, di Aldo De Benedetti La Piccionaia regia: Titino Carrara Teatro S. Antonio - Montecchio M. (VI) - h 21.00: La base de tuto, di Giacinto Gallina regia: Stefano Pagin con: Stefania Felicioli, Michela Martini, Giancarlo Previati coreografia: Scene e costumi Paolo Bertinato Teatro Comunale - Viale Mazzini 39, tel.:0444.327393, Vicenza 4 marzo h 21:00: La passione secondo Luca e Paolo con: Luca e Paolo Teatro Comunale - Adria (RO) 6 marzo h 21.00: La Commedia di Candido, di Stefano Massini, ispirata al Candido di Voltaire regia: Sergio Fantoni con: Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani Teatro Astra - Schio (VI), tel. 0445.525577 7 del28 febbraio 2009 numero V pag teatromusica teatro musicadanza danza Una notte da Leoni Ballo contro i mulini a vento per la danza Finalisti del GD’A Veneto 2008 28 febbraio, h 21.00 Teatro Villa dei Leoni, Mira (VE) L a danza contemporanea ospite d’eccezione al Teatro Villa dei Leoni di Mira: sabato 28 febbraio andranno in scena i finalisti del GD’A VENETO 2008, il premio dedicato a promuovere i giovani danz-autori italiani. Questo riconoscimento, di livello nazionale, è approdato l’anno scorso per la prima volta in Veneto, sostenuto e promosso da Regione del Veneto, Circuito Teatrale Regionale Arteven e Operaestate Festival Veneto, in collaborazione con la rete Anticorpi XL. Chiara Frigo, vincitrice dell’edizione 2008, presenterà “TAKEYA”, un lavoro sulla velocità su musiche di Mauro Casappa. La coreografia esprime uno spazio compresso, con “un’unica intenzione, che è quella di arrivare fino alla fine. È ormai l’evento ad arrivare senza avere più il bisogno di spostarsi” commenta l’autrice. Silvia Bugno si esibirà sulle note di Paganini e Corelli in “GRAFFIO”: un gesto che, nelle intenzioni della danzatrice, si trasforma in carezza “per gioco o per necessità. La natura ambigua del graffio mi attrae, perché è allo stesso tempo doloroso e appassionato”. “FAKE IT! UNTIL YOU MAKE IT!” è invece il titolo della composizione di Elisa Dal Corso per il Gruppo Krisis, accompagnata dalle musiche di Paolo Calzavara Pax: una prospettiva dove la danza è un’illusione, una finzione per creare mondi altri, che rivivono all’interno dello spazio scenico. È la volta poi di Laura Scudella e Juri Roverato con “…SULLE CASE IL CIELO”, un lavoro su musiche di Rachele Colombo che parte dalla storia di Hansel e Gretel e si trasforma in pretesto “per tornare alle nostre case, magari senza sassolini, magari con le nostre paure, ma con la consapevolezza che sulle case c’è sempre il cielo e, chi vuole, può alzare la testa e vederlo, annusarlo, sentirlo”. Chiude la serata Silvia Gribaudi con “UNATTIMO”, musicato da Flavio Costa. Una ricerca sul tragicomico che percorre le vite di molte donne all’interno delle quattro pareti domestiche: “nascoste agli occhi del mondo, danzano, scrivono, cantano tra la polvere e l’aspirapolvere”. I biglietti sono acquistabili tramite il circuito www.greenticket.it o un’ora prima della rappresentazione presso la biglietteria del teatro. Don Quichotte Ballet du Théâtre du Capitole de Toulouse 7 marzo h 21.00, 8 marzo h 16.00 Teatro Comunale di Vicenza E cco la magia di un capolavoro del repertorio classico apparire a Vicenza con una delle più celebrate formazioni europee, nota a livello internazionale, su coreografia di Marius Petipa riadattata da Nanette Glushak, storica danzatrice del New York City Ballet e dell’American Ballet Theatre. In questa celebre opera del balletto tardo romantico il Cavaliere della Mancia è l’ispiratore e l’interprete dei sogni, delle battaglie impossibili e di un’amabile comicità. Il folklore spagnolo viene trasfigurato nel virtuosismo tecnico e nel brio tipici del Don Quichotte, da sempre severo banco di prova per i ballerini classici. Il Ballet du Théâtre du Capitole de Toulouse, che interpreta questo difficile pezzo a Vicenza, è nato quasi tre secoli fa, ed è stato testimone nel tempo della tradizione del balletto romantico. L’attuale direttore artistico, Nicolas Joel, ha affidato la direzione della compagnia a Nanette Glushak, che l’ha fatta divenire una delle migliori compagnie classiche e neoclassiche di Francia, nota per il suo repertorio di Balanchine e per le sue produzioni dei grandi classici adattati per una compagnia di 35 ballerini; di recente si segnalano le collaborazioni con importanti coreografi quali Nacho Duato, William Forsythe, Angelin Preljocaj, Mauro Bigonzetti; la compagnia si è esibita con successo anche in Cina, negli Stati Uniti, in Brasile e in molti paesi europei. Lo spettacolo è preceduto, sabato 7 marzo alle ore 20.00 e domenica 8 marzo alle ore 15.00, dall’”Incontro con la Danza” a cura di Remo Schiavo, giornalista, critico e storico della danza vicentino, autore dello studio Vicenza: la Danza, 1784-2005. La prima serata è riservata agli abbonati, per la seconda serata si raccomanda di prenotare quanto prima. Per informazioni: tel. 0444.324442. G.G. appuntamenti 7 marzo - h 21.00: Le dinamiche dell’odio, di Simone Martini e Leonardo Giusti Kanterstrasse regia: Luca Avagliano con: Simone Martini Teatro Spazio Bixio, Via Mameli 4 Vicenza - h 21.00: E’ sempre notte fonda Teatro Comunale - Thiene (VI) con: Marco e Pippo 10/11 marzo h 20.45: Filumena Marturano Teatro di Roma - Elledieffe regia: Francesco Rosi con: Lina Sastri, Luca De Filippo Teatro Verdi - Padova 11 marzo h 10.00: Anima Blu - dedicato a Marc Chagall di Michele Sambin, Flavia Bussolotto TAM TEATRO MUSICA regia: Michele Sambin con: Flavia Bussolotto e Marco Tizianel Teatro Astra - Schio (VI) 12 marzo - h 21.00: Gomorra Teatro Mercadante regia: Mario Gelardi con: Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuselle Miale Di Mauro, Adriano Pantaleo note spettacolo: tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano Teatro Astra – Vicenza, tel. 0444.323725 - h 21.00: Amleto, di William Shakespeare Khora.teatro regia: Armando Pugliese con: Alessandro Preziosi Teatro Comunale - Thiene (VI) 13 marzo - h 21.00: Morra, di Roberto Capaldo Teatro Labrys regia: Fabrizio Di Stante con: Roberto Capaldo Teatro Spazio Bixio - Vicenza - h 21.30: Non è uno spettacolo per famiglie, a cura di Terminal B Spazio Arcadia, Schio (VI) 14 marzo - h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte, di Aldo De Benedetti La Piccionaia regia: Titino Carrara Teatro Pasubio - Schio (VI) - h 21.00: La famiglia dell’antiquario, di Carlo Goldoni regia: Lluis Pasqual con: Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci coreografia: Scene Ezio Frigerio e costumi Franca Squarciapino Teatro Comunale - Vicenza - h 21.00: Casa di bambola, di Henrik Ibsen Teatro Alcione - Verona Musica 28 febbraio - h 20.00: La Traviata Orchestra Filarmonia Veneta – Coro Lirico Veneto Li.Ve. libretto di F. M. Piave musica di G. Verdi melodramma in tre atti Teatro Comunale di Vicenza - h 22.00: Maxïmo Park (Unica data Italiana) Zion Club, Conegliano (TV) 6 marzo - h 21.00: Live set plaid + opening act by DALO MPX - MULTISALA PIO X PADOVA - h 24.00: DJ set Slyde + Skeeme, Modal Nodes System UNWOUND CLUB - Padova 8 marzo h 21:00: McCoy Tyner con: McCoy Tyner piano Christian Scott tromba Gerald Cannon contrabbasso Erik Kamau Gravatt batteria TEATRO ACCADEMIA - Conegliano (TV) 10 marzo h 22.00: Jazz Not Dead festival 2009 # 5 edition Sevensol & Bender, Bar Sartea, Corso SS. Felice e Fortunato, Vicenza 11 marzo h 22.00: Proiettili Buoni Banale, Padova 12 marzo h 22.00: Jazzin’ Live, Nicola Fazzini 4et Jazsbo, Sovizzo (VI) 3 marzo h 21:00: Lew Soloff Quartet con: Lew Soloff tromba Jean Michel Pilc pianoforte Francois Moutin contrabasso Billy Hart batteria CINEMA TORRESINO - Padova 13 marzo - h 21:00: live band Eivind Aarset “sONIC cODEX” + opening act by Giulio Escalona + F.INK MPX - MULTISALA PIO X PADOVA - ore 24:00:live set Frank sent us + Degada SAF, ISKO, IDGA, BNTRMC77 UNWOUND CLUB - Padova 5-6 marzo h 20:15: P.WRANITZKY - L.VAN BEETHOVEN, Grande Symphonie in do min.op.31, concerto n.5 in mi bem. magg.op.73 “Imperatore” per pianoforte e orchestra direttore: Hansjorg Schellenberger con: Benedetto Lupo pianoforte Auditorium Cesare Pollini - Padova 14 marzo h 21.15: Marea con: Massimo Tagliata fisarmonica Andrea Dessì chitarra Massimo De Stephanis basso Roberto Rossi batteria Auditorium San Michele - Selvazzano Dentro (PD) 7 del28 febbraio 2009 numero Amori da brivido ad libri VI pag Asiago Il sapore della neve Un romanzo di Monica Bianchetti Edito da La Serenissima Vicenza 2008 La trama Vittorio è il protagonista dell’ultimo romanzo di Monica Bianchetti, scrittrice vicentina che ha esordito nel 2005 con La bambina di Venezia. È il classico montanaro, schivo e solitario, che vive in una vecchia casa nei pressi di Asiago, con le uniche compagnie dei libri e del bosco. Ma un giorno d’estate, annoiato dall’afa, scende all’osteria del paese. Lì incontra Elsa, la bella cameriera svedese che lavora al locale. Vittorio si innamora di questa silenziosa e malinconica ragazza, che sconvolgerà la sua vita. Inizia così una storia d’amore fatta di passione, ma anche di segreti e silenzi che portano a terribili incomprensioni e sbagli. Una storia narrata da un uomo che cammina nel vento e assaggia la neve. E da una donna che crede di non saper amare. La recensione I protagonisti del romanzo sono Vittorio ed Elsa, ma ogni personaggio, da Daisy a Rita, dai Thulin a Laura, fino a Cesare e Matilde, ha una sua storia, difficile e travagliata. Come se il racconto volesse indicare che ogni esistenza, nessuna esclusa, conosce la sofferenza. A caratterizzare la narrazione però non sono solo le persone, ma anche la figura paterna e quella materna, i luoghi, da Asiago alla Svezia, da Rimini a Roma, sino al Lago di Garda, la natura, con i suoi contrasti tra mare e montagna, sabbia e neve, e soprattutto il viaggio. Il viaggio che riesce a trasformare chi ha il coraggio di intraprenderlo. Vittorio ed Elsa, infatti, e molti dei personaggi che incontrano, partono alla ricerca della verità. Perché se per nessuno la vita è stata facile, tutti sanno però ammettere le proprie mancanze. Senza farsi sopraffare dal destino, si mettono in viaggio proprio per trovare la forza di cambiarlo. Il romanzo si trasforma così nel racconto tanti viaggi diversi, che ci conducono in luoghi lontani e contrastanti tra loro. Il libro di Monica Bianchetti si legge d’un fiato. Merito di una scrittura agile e veloce, che tratteggia la personalità dei personaggi senza esaurirla completamente, passando dal racconto in prima persona di Vittorio, all’espediente del diario di Elsa. Inoltre, l’ambientazione naturale crea paesaggi suggestivi. Il silenzio dei boschi, l’imponenza della montagna, la furia del mare, la calma del lago, e infine, il candore ovattato della neve, suggeriscono atmosfere affascinanti che riflettono le emozioni dei personaggi. Lo stesso titolo ci proietta in un luogo sospeso nel tempo, poetico e puro come un bambino che assaggia la neve. Roberta Pileggi Classifica C L regina dei castelli di carta La S Stieg Larsson F Farfalle 1 M Marsilio IIl giorno prima della felicità E Erri De Luca I Narratori Feltrinelli 2 F V Vento scomposto S Simonetta Agnello Hornby I Narratori Feltrinelli 3 F U Uomini che odiano le donne S Stieg Larsson F Farfalle Marsilio 4 M N Non vi lascerò orfani D Daria Bignardi S Scrittori italiani e stranieri Mondadori 5 M 6 U Un sabato, con gli amici A Andrea Camilleri S Scrittori italiani e stranieri M Mondadori L La ragazza che giocava con il ffuoco S Stieg Larsson F Farfalle 7 M Marsilio V Venuto al mondo M Margaret Mazzantini S Scrittori italiani e stranieri M Mondadori 8 L La solitudine dei numeri prim mi P Paolo Giordano S Scrittori italiani e stranieri 9 M Mondadori K Kay Scarpetta V Vent’anni di indagini, di sfid de, di incubi Patricia Cornwell 10 P O Omnibus stranieri M Mondadori 11 12 Italiana B Belle sceme! M Maria Masella R Romance C Corbaccio IIago A Amore, gelosia, passione D De Biasi Volfango A Arcobaleno Mondadori N Nessuna pietà per i puri di cuor re S Susan Hill N Narrativa Kowalski IIl lunedì arriva sempre di dom menica pomeriggio L Lolli Massimo S Scrittori italiani e stranieri Mondadori T Tentazione J Janos Székely F Fabula A Adelphi IIl dono crudele L La tragica bellezza di una diva P P. Francesco Paolini L La biblioteca del tempo Robin IIncanto R Romano Battaglia B Bur narrativa R Rizzoli L La casa dei giorni dispersi M Michela Franco Celani S Salani N Naufragio M Marco D’Aleo I libri da scoprire R Robin R Rose al veleno, stalking S Storie d’amore e d’odio F Federica Angeli e Emilio Radice A Assaggi Bompiani U Una cosa che non sai F Fabio Landini IIl mio tempo C Carte Internazionale IIl professore di desiderio P Philip Roth S Supercoralli E Einaudi D Discesa all’inferno D Doris Lessing C Collezione Vintage F Fanucci L L’eleganza del riccio M Muriel Barbery D Dal mondo E E/O IIl drago nel cuore T Tendo Shoko N Narratori moderni G Garzanti L Le campane di Bicêtre G Georges Simenon B Biblioteca Adelphi Adelphi 13 A IIl teorema di Almodovar A Antoni Casas Ros N Narratori della Fenice G Guanda IIn principio era Darwin L La vita, il pensiero, il dibattitto sull’evoluzionismo P Piergiorgio Odifreddi 14 IIl piccolo cammeo L Longanesi IIl villaggio del tedesco B Boualem Sansal S Supercoralli E Einaudi IIl pane di ieri E Enzo Bianchi F Frontiere Einaudi 155 E E Eclipse S Stephenie Meyer L Lain 16 F Fazi M Molto lontano dal paradiso M Millard Kaufman IIcone B Baldini Castoldi Dalai Gialli C Corpo estraneo R Robin Cook N Narrativa S Sperling & Kupfer L Le incredibili disavventure di u un autentico cacasotto M Manuel Manzano N Narrativa Kowalski N Non è mia figlia L L’incubo di ogni madre diventa r realtà S Sophie Hannah Elefanti bestseller Garzanti S Security S Stephen Amidon S Scrittori italiani e stranieri M Mondadori Saggi C Classici dietro le quinte S Storie di libri e di editori D Da Dante a Pasolini G Giovanni Ragone I Robinson, Letture Laterza D Dissolvenze C Corpi e culture n nella contemporaneità N Nicoletta Vallorani La Cultura Il Saggiatore IIl dominio maschile B Bourdieu Pierre U Universale economica saggi F Feltrinelli L La strada di Smirne A Antonia Arslan L La Scala R Rizzoli L La Chiesa del no P Perché l’Italia non riesce a esser re uno stato laico M Marco Politi Frecce Mondadori L L’elefante scomparso E altri racconti H Haruki Murakami S Super ET Einaudi O Oltre il terrore e il martirio G Gilles Kepel S Serie bianca F Feltrinelli 7 del28 febbraio 2009 numero saperee sapere esapori VII pag 28 febbraio-1 marzo Sagra di San Rocco Brendola (VI) fino al 2 marzo Mostra del Prosecco Doc Capitello, Vidor (Treviso) Per informazioni: tel. 0438 893385 3 marzo Il viaggio del Tocai Rosso Altivole (Treviso) Convegno sul Tocai Rosso e degustazione orizzontale di vini prodotti con uve Grenache. Per informazioni: [email protected] Dall’Agata, l’agriturismo gioiello Ca’ dell’agata di Dalla Costa Gianni Via Monte Rosa, 26 Zugliano (Vicenza) Località: Grumolo Pedemonte Tel. 0445.370349 5 marzo- 4 aprile h 20.00-23.00: Corso di avvicinamento al vino presso Bassan Distribuzione - Il Mondo del Bere, Via Gombe 20, Thiene (VI) per informazioni: 0445.374276, 3289045684, 3471414506. 8 marzo h 18.00: Due piccioni… con un bicchiere Inaugurazione della mostra “Londra”, fotografie di Alessandro Lazzarin Aperitivo col Rosso di Monte Murlone Agriturismo Barbagianni - Via Longhe 6 - Toara di Villaga (Vicenza) - Tel. 0444.888362 8-24 marzo Mostra del Prosecco e del Cartizze DOC Valdobbiane, Località Santo Stefano (TV) Con degustazioni guidate Per informazioni: 0423.976975 9 marzo h 15.00: Merenda equosolidale Oratorio San Giorgio, Recoaro Terme 10 marzo h 20.30: La Franciacorta: il suo territorio e i suoi vini Caffè Carducci - Piazza Chilesotti, 19 - Thiene (Vicenza) Tel. 0445.365709 13 - 29 marzo 104a Festa di San Giuseppe e 11a Festa della Quaglia allo spiedo Villaganzerla (VI) 9-16-23-30 marzo h 17.30 e h 20.45: Tecniche di cucina organizzato da Condotta Slow Food di Bassano del Grappa Docente: Chef Gilberto Venturini. Enoteca Pomo D’Oro, tel. 0424.33441 [email protected] - Cellulare Fiduciario +39 339 7831291 C a’ dell’Agata non è solo un agriturismo ecologico, è un progetto di vita. Negli anni ’80 nella zona di Zugliano a causa dei pesticidi l’acqua si inquinò di nitrati e non fu possibile berla per ben due mesi. C’erano discariche a cielo aperto allora. Mariella e Gianni Dalla Costa, con altri giovani del paese e di Thiene, iniziarono a organizzare mostre, campagne di sensibilizzazione all’ecologia. Cercarono rustici da ristrutturare per avviare un’attività agricola, ma tutte le porte istituzionali venivano loro chiuse in faccia con la convinzione che “si fa la fame lavorando la terra”. Eppure Mariella e Gianni non desistettero e decisero di lasciare il loro lavoro per dedicarsi a una forma diversa di agricoltura, risistemando l’azienda agricola del padre di Gianni e portando avanti un tipo di coltivazione che si definisce “agricoltura nativa”, un metodo cioè che non tiene nella minima considerazione pesticidi, diserbanti e concimi chimici, restituendo invece al terreno la sua capacità di adattarsi alle condizioni dell’ambiente utilizzando la pacciamatura organica e le forme naturali di coltivazione. Nell’agricoltura nativa si coltivano varietà di piante che sono tipiche della zona e quindi divenute più forti naturalmente. Si fertilizza ricorrendo a letame, cenere di legna, rotazioni fra le colture, rovescio di erbe spontanee e foglie, mentre per la difesa fitosanitaria si adopera sporadicamente un macerato di ortiche e cenere di legna. Non ci sono verdure in serra a Ca’ dell’Agata, perché questa tecnica favorisce l’insorgere di malattie che necessiterebbero di trattamenti chimici. All’ingresso dell’accogliente locale ristorante di Ca’ dell’Agata si ammira una teca contenente numerose agate variopinte, reperite da Gianni nella zona, ricca di silicio per la vicinanza con il Monte Summano, di origine vulcanica. Dall’agata prende il nome l’azienda e l’elemento naturale qui è presente ovunque, anche sui tavoli, non numerati, ma che portano il nome di alberi e frutti. Il menù è rigorosamente di stagione e vegetariano, poiché data l’estensione limitata del terreno a disposizione non si è ritenuto di allevare animali che sarebbero stati costretti in spazi angusti e questo non era certo negli intenti del progetto di Ca’ dell’Agata. In questa stagione si apprezzano ancora gli ottimi gnocchi di patate con un ragù di glutine di frumento, poi polpette di lenticchie, crauti conservati in botte e l’immancabile polenta integrale di mais Marano (maranelo). Si sono riscoperte le verdure invernali: valeriana, rape, lo scalogno vicentino, la rapa navone, si sono riprese antiche ricette. Il padre di Gianni usava i grani piccoli e rossi di maranelo per le galline, i mulini non lo compravano, e invece qui si è recuperata la semente e lo si è piantato di nuovo. Non mancano anche alberi che danno frutta tutto l’anno. Un tempo le aziende agricole della zona erano un centinaio, ora sono rimaste solo in 3, compresa Ca’ dell’Agata. Anche i terreni che potrebbero essere coltivabili vengono lasciati a riposo “caso mai divenissero fabbricabili”. Nelle attuali aziende agricole si utilizzano macchinari, che però distruggono alcune piante. È duro, ma a Ca’ dell’Agata, invece, si zappa a mano. All’interno dell’azienda agricola è sempre stato disponibile un punto vendita e nel 1997 è stato aperto l’agriturismo, per alcune sere la settimana d’inverno e più spesso in primavera ed estate, in cui si può mangiare all’aperto, di fronte alle vigne. Mariella dice di non voler diventare una ristoratrice: in effetti i 50 coperti attuali sono perfetti per garantire un certo equilibrio e per non essere costretti ad aumentare la produzione, visto che a Ca’ dell’Agata il fine di tutto non è la produzione, ma il tramandare conoscenze che sembravano andate perdute, che ora alcuni spacciano per nuove, ma che non lo sono. Le iniziative a sfondo ecologico sono moltissime, ad esempio la “libera scuola di campagna”, in collaborazione con il Gruppo di Acquisto Solidale di Thiene. Per i pomeriggi del sabato dal 28 marzo al 2 maggio si è data vita a una scuola di agricoltura nativa, gratuita, per imparare insieme che un’altra agricoltura è possibile. Giulia Galvan 7 del28 febbraio 2009 numero viaggie viaggi eculture VIII pag Ginevra Città d’arte e d’automobili Città tra le prime del mondo per qualità della vita. Ecco un programma speciale per visitarla, dall’incantevole atmosfera del lago all’expo dei motori hi-tech G inevra è la capitale dell’omonimo cantone svizzero ed è tra le città più popolate del Paese, seconda solo a Zurigo. Punto d’incontro tra il Lago di Ginevra e il fiume Rodano, rappresenta il centro istituzionale, economico e culturale della regione. Importante piazza finanziaria svizzera, secondo l’indagine Mercer sulla “Qualità della vita 2008”, è la seconda città, a livello mondiale, per miglior qualità della vita, a pari merito con Vienna, superata solo da Zurigo. Il nome Ginevra deriva dal celtico Genava, anche se citata così in molti testi latini. Tale nome ha subito poi trasformazioni nel succedersi delle lingue e delle culture. Così, in franco-provenzale è diventato Geneva, mentre nelle lingue nazionali elvetiche diverse dall’italiano, risulta come Genf in tedesco, Genève in francese e Genevra in romancio. Da non perdere Dal 5 al 15 marzo si tiene, come ogni anno al Palexpo di Ginevra, il 79° International Motor Show and Accessories Geneva. Il Salone internazionale dell’automobile della città è considerato importante vetrina di novità e anteprime mondiali tra le più conosciute del settore. Infatti, nonostante la crisi economica e l’appena concluso Salone di Detroit, tutte le maggiori case automobilistiche saranno presenti all’evento, mentre venti espositori sono ancora in lista d’attesa. Quest’anno, una nuova e ammirabile proposta, a cui gli organizzatori tengono particolarmente, è quella del padiglione Green, dove verranno esposti tutti i veicoli dotati di propulsori rispettosi dell’ambiente. Per ulteriori informazioni: www. salon-auto.ch. Ma Ginevra è soprattutto una prestigiosa città artistica e culturale, alla cui notorietà hanno contribuito i numerosi musei, le biblioteche, il GrandThéâtre e l’Orchestra della Svizzera Romanda. Inoltre, da circa vent’anni, è stato predisposto un nuovo spazio culturale urbano, composto da edifici originariamente nati per altri scopi e tutelati ora come monumenti nazionali, tra cui le Halles de l’Ile, l’Usine, la Maison des Arts du Grütli. Recentemente sono anche state organizzate diverse e interessanti manifestazioni, con cadenza annuale, come la Fête de la musique (la Festa della Musica), la Fureur de lire (la Passione di leggere), la Nuit de la science (la Notte della scienza) e les Journées du patrimoine (le Giornate del patrimonio). Il simbolo di Ginevra resta comunque La Fontana sul Lago, un potente getto d’acqua alto 140 metri, visibile da quasi tutta la città. Si trova all’estremità della riva delle Eaux-Vives e ha origine nel 1886. Allora, nel quartiere di La Coulouvrenière, una società sul lago pompava ed erogava l’acqua sotto pressione necessaria al funzionamento delle macchine degli artigiani. Di sera però la domanda diminuiva inevitabilmente e per adattare la pressione nei condotti era stato operato un foro all’estremità di questa fabbrica di pompaggio, dal quale fuoriusciva così un getto d’acqua. Nel 1891, veniva installata la Fontana nella Rada, dotata di illuminazione elettrica. Ma è solo dal 1930 che la Fontana viene illuminata regolarmente. Informazioni pratiche Per entrare in Svizzera sono necessari il passaporto e la carta d’identità valida per l’espatrio, in corso di validità. Il visto d’ingresso non è necessario. Per l’uso delle autostrade e semi-autostrade, i veicoli a mo- tore e i rimorchi fino ad un peso totale di 3,5 t devono essere muniti di un autoadesivo (vignette) da applicare al parabrezza. Tale autoadesivo è valido per 14 mesi e si può acquistare in alcuni uffici ACI provinciali, presso gli uffici di dogana svizzeri, gli uffici postali e le stazioni di servizio. Il costo attuale è di 27,50 Euro. La multa per chi ne fosse sprovvisto è di 100 CHF. Per ulteriori informazioni consultare i siti www.aci.it/index.php?id=2068 www.viaggiaresicuri.it/?svizzera. Roberta Pileggi In pillole Stato: Svizzera Cantone: Ginevra Superficie: Km² 15,86 Popolazione: 185.862 Densità: 11.668 ab. per Km² Lingue utilizzate: Francese Moneta: Franco svizzero