5/2008
NOTIZIARIO DI STORIA E ATTUALITÀ SANTAGATESE n. 5 reg. trib. ps nr. 427 - Dir. Resp. G. Dall’Ara. Redazione Sant’Agata Feltria
Fax 0541/929744 - Grafica e fotocomposizione: il Ponte - Stampa: La Pieve poligrafica editore, V. Verucchio - email: [email protected]
Sommario
Il paese dei libri
2
Il pollaio
3
Il muro di via Cupa
4
Arte all’epoca dei Fregoso
5
Penuria di grano
6
I personaggi che han fatto la storia
7
Savignano di Rigo
8
Lettere alla Rocca
9
La strada del vino
10
Il cavallo rubato
11
Fotocronaca
12
Quando Libiano era con noi
ROCCA È UN’INIZIATIVA
Comitato Fiere
Ed Iniziative Promozionali
“
Un giorno arrivò in
paese un antiquario e vi
aprì una libreria. La sua
libreria era enorme e piena di
libri vecchi, libri usati e antichi. A tutti sembrò strano
vedere qualcuno di fuori, venire in un paesino di appena 1.500 abitanti (un paesino fuori dai grandi itinerari,
pieno di case vuote e palazzi disabitati), e imbarcarsi in
una avventura come quella.
Ma poi negli anni, la sua libreria si ingrandì, e veniva
gente da sempre più lontano
per comperare libri, curiosare e trovare titoli introvabili altrove. Sul suo esempio
giunsero nel piccolo paese
altri librai che aprirono ancora altre librerie. E questo
accadeva mentre altrove le librerie chiudevano, perché si
diceva “i lettori di libri sono
sempre di meno e il mercato
librario è in crisi”.
Una stampa di S. Agata degli anni ‘30
Oggi in paese ci sono 38 librerie, due legatorie di libri, ed ogni appassionati di cultura.
anno arrivano 300 mila persone interes- Ma questa poteva essere anche la storia
sate ai libri e alla cultura.
di un paesino come il nostro, o come il
Questa è la storia vera di un libraio, Ri- vostro, se solo in passato ci fosse stata
chard Booth, e di un paesino del Galles, più sensibilità nei confronti della cultuHay-on-Wye. Un esempio di successo ra, più intelligenza, o se solo oggi ci fosse
che ha contagiato altri 12 piccoli paesi più amore per il paese, più voglia di dare
in Europa, “i paesi dei libri”. Insieme a una mano a chi si occupa di cultura, più
Redu in Belgio, a Bredevoort in Olan- disponibilità nei confronti di chi vuole
da, a Wunsdorf in Germania..., ce n’è investire nella cultura, perché la consianche uno italiano, Montereggio, vicino dera una risorsa, che può creare anche
a Pontremoli. I paesi del libro sono oggi reddito e occupazione. L’esempio del
consorziati in una rete europea, ed or- paesino di Hay-on-Wye dice che a volte
ganizzano eventi legati ai libri, organiz- basterebbe poco, basterebbe non mettezano convegni, mostre e festival, e sono re il bastone tra le ruote di chi si vuole
frequentati da turisti, scrittori, editori, e impegnare.
G.D.
La Rocca
Novembre / Dicembre 2008
La Rocca
Settembre/Ottobre 2008
News
STORIA DEI NOSTRI MONTI
ridosso del forno e sopra il porcile è ricavato
il pollaio per l’allevamento delle galline…
Mentre la carne di maiale serviva soprattutto per “svernare”,
il pollame offriva la carne e il
brodo per le ricorrenze festive
di tutto l’anno; il brodo serviva anche per “tirarsi un po’ su”
nei momenti più faticosi o durante malattie e convalescenze
di qualche famigliare. Le uova
fritte con lo strutto, nella padella di rame sul fuoco del camino, insieme alla “crescente”
fritta costituivano la necessaria premessa, come colazione
mattutina, al duro lavoro dei
campi. I muri interni del pollaio erano di solito intonacati
e imbiancati a calce, per tenere
lontani “i pulen”, parassiti dei
polli. Il pollaio era situato in
posizione soleggiata e accanto
al forno per evitare l’umidità. Il
pollame accedeva al pollaio per
mezzo di una scaletta a pioli di legno
posizionata all’esterno, poi attraverso
una piccola porticina. Una porta più
grande, con finestrotto protetto da una
fitta rete, serviva alla massaia per entrare nel pollaio. All’interno del pollaio
erano posizionati i “posatoi” sui quali i
polli andavano ad “appollaiarsi” durante la notte. I nidi per deporre le uova
erano ricavati in nicchie nel muro o in
cassette di legno. Nel nido era posto
“l’indice”, “l’ends”, uovo di gesso, che
indicava alle galline dove fare il loro dovere. Il nido per “la cova” era solitamente posto in un angolo un po’ appartato.
Ogni tanto la massaia, introducendo
un dito nelle parti intime della gallina, sentiva se aveva l’uovo e contenta
la lasciava andare con le consorelle che
raggiungeva sbattendo le ali. Attorno
al pollaio c’era sempre un cortile dove
i polli potevano razzolare e mangiare
in maniera autonoma liberamente…:
Una rara immagine
di S. Agata del 1926.
La foto è stata scattata
da Francesco Dell’Amore
erano le famose “galline ruspanti”. Durante i periodi ovaioli la massaia dava
alle galline un pasto di pane bagnato e
farina di frumento che faceva il tuorlo
più giallo, oltre a granaglie
di vario tipo. L’acqua veniva
messa in appositi abbeveratoi scavati nella pietra di arenaria: “l’ebie di poll”. All’imbrunire le galline venivano
invitate ad “andare a letto”
tramite una cantilena ritmata «Alet… a let… a let!».
Porte e porticine del pollaio
venivano
accuratamente
chiuse, perché volpi, faine,
donnole e …animali a due
zampe non facessero razzia
dei polli. Come il porcile,
anche il pollaio era collocato
ben in vista vicino a casa, e
costituiva una sicura riserva
di cibo in epoche in cui un
uovo poteva costituire un
pranzo o una cena di tutto rispetto!
E.P. Tratto da “E’ Zoch” periodico Romagnolo di storia e cultura. Numero 32
Il muro di via Cupa
S
Agata F. Come gran parte dei
lettori del nostro giornale sa
già, l’estate scorsa è crollato il
muro di via Cupa (dagli anni ’60 denominata via Beato Filippo Maffei).
Per la verità è crollata solo una parte,
seppure molto grande, del muro di
sostegno, che divide il Convento delle Clarisse dalla strada comunale. In
passato via “Cupa” fungeva da strada
di circonvallazione di S. Agata (le vie
di comunicazione verso San Donato
e Novafeltria, che percorriamo oggi,
sono recenti). Nel mese di maggio del
1939 la via era già stata danneggiata
da una alluvione, ed in particolare era
rimasto “compromesso” il muro di sostegno (lungo 40 metri) della strada,
al punto tale che si dovette sospendere
il transito. Fu così deciso di provvedere alla demolizione del muro e alla sua
ricostruzione. Essendo la via comuna-
le, i lavori furono decisi dall’Amministrazione Comunale (l’allora Sindaco
era Pasquale Cellarosi) con delibera
del 29 aprile 1946, nella quale si legge
che “a causa dell’instabilità del terreno dovuto alla frana che ha minato
per lungo tratto il muro che è in gran
parte diroccato” si decide di “iniziare i
lavori di riparazione della mura di sostegno di via Cupa che presenta un serio pericolo all’incolumità pubblica, e
per lenire la disoccupazione degli operai del Comune; di impegnare questa
Amministrazione Comunale a rimborsare allo Stato la metà della spesa
sostenuta per l’esecuzione del lavoro”.
I lavori furono eseguiti con perizia del
Genio Civile. Non resta che augurarci
che, come già in passato, l’Amministrazione Comunale sia sollecita, trovi
i fondi necessari e possa ricostruire al
più presto il muro.
P
Grazie ai volontari che hanno provveduto
a scrivere e distribuire il giornale, grazie al
lavoro di redazione di Enzo Liverani che
digita gli articoli e cura l’archivio dei sottoscrittori, a Paola Boldrini che distribuisce la
Rocca dal primo numero, cioè da sempre,
a Mario Nalin che si occupa della tipografia e della piegatura dei giornali, ad Alessia
Della Mea che distribuisce il giornale e raccoglie le adesioni nella cartoleria di piazza
Garibaldi, ad Arrigo Bonci che coordina
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Zanchini e di Emanala Liverani, e grazie ai
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Banditi e ladri
ennabilli, 23 settembre 1619. Il vicario.
Ho sentito dire ch’el signore di Sant’Agata ha dato il comando al signor
Alessandro di casa Fregosa, bastardo, contro banditi e ladri che praticano nel Rettorato, et ch’iersera da detto signor Alessandro fu fatto prigione
Scipione, padre di Stefano della Rocha, castello di detto Rettorato, uno de
ladri e banditi che si dice essere per il paese, et in casa di detto Scipione, ci è
stata trovata roba rubbata de più persone, et si dice che quel Giovanni Domenico dai Piani, bandito e ladro, che se n’è fugito da Monte Gello, aver fatto
saper a detto signor Alessandro esser in casa di detto Scipione nel tal luogo
roba rubbata, avendo auto a male che Stefano suo compagno l’abbia dato in
mane della corte di Monte Gello, e detto signor Alessandro è in collera contro
Stefano, che più presto ha voluto darg’in mano della corte di Vostra Altezza
Serenissima (il duca d’Urbino) ch’in man sua, e che sbrancia (sic) di voler far
contro detto Stefano. (M.B.)
Il giornale
del tuo paese
Le vostre foto, il nostro sito web
Avete scattato delle belle fotografie? Inviatecele subito. Le pubblicheremo sul giornale
e nel nostro sito web. Se è da molto tempo
che non lo visitate fatelo subito! Il sito web
curato da Gino Sampaoli è ora pieno di informazioni e di fotografie inedite del nostro
paese. Nel sito trovate i numeri della Rocca usciti dal 2001 ad oggi. Ecco l’indirizzo
http://santagata.altervista.org.
Un’immagine del muro crollato in via Cupa
SOTTOSCRIZIONI
A
C’era una volta... Il Pollaio
(e forse ancora c’è)
Piacenti Graziella, Sant’Agata Feltria
Piacenti Paola, Talamello
Caminati Erika, Sant’Agata Feltria
Sampaoli Gianfranca, Peschiera Borromeo
Gregori Angelo, Casalfiumanese
Sorbini Bruno, Pesaro
Gianessi Ferdinando, Novafeltria
Zanotti Elena, Forli
Rossi Guglielmina, Sant’Agata Feltria
Fabbri Tarcisio, Sant’Agata Feltria
Bossari Flora, Sant’Agata Feltria
Manzi Rosalba, Sant’Agata Feltria
Sabatine Manzi Janice, Cranberry – USA
Babbini Luigi, Sant’Agata Feltria
Urbini Peppino, Sant’Agata Feltria
Mariani Sincero, Sant’Agata Feltria
Paci Maria, Pegli – Genova
Toni Carla, Novafeltria
Sartini Guerrino, Sant’Agata Feltria
Pradella dr. Alberto, Sant’Agata Feltria
Paolucci Edgardo, Sant’Agata Feltria
Migliarini Rosella, Sant’Agata Feltria
Manzi Federico, Sant’Agata Feltria
Giovannini Roberto, Sant’Agata Feltria
Narducci Marisa, Limbiate
Guidi Rosanna, Firenze
Guidi Elide, Bagno a Ripoli (Fi)
Molari Lodovico, Novafeltria
Masini Giancarlo, Rimini
Comitato Pro Petrella Guidi, Sant’Agata Feltria
Marani Paola, Sant’Agata Feltria
Rinaldi Emidio, Bologna
Para Elide, Milano (Sant’Agata F.)
Guerra Ambra, Palazzolo Mil.se
Lolletti Sergio, Forlì
Diana Adalgisa, Genova
Ceresani Caterina, Savignano di Rigo
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
ARTE
brevi di storia
Arte e artisti alla corte dei Fregoso
Penuria di Grano
P
ubblichiamo alcuni
ti sono rimaste fino al le diverse espressioni della religione con
passaggi del nuovo
passaggio dei Francesi e il procedere della Controriforma hanno
libro di Franco Dalall’arrivo dei Piemontesi il loro maggior sviluppo, che le chiese e
l’Ara dedicato a S. Agata
(vedi inventari Collegia- gli oratori si arricchiscono di opere di
che sarà in distribuzione
ta e Confraternite): si autori soprattutto della vicina Romagna.
nel 2009. Leggendo un inconoscono ormai le vi- Troviamo allora opere di Centino, Barventario di Rocca Fregoso
cende della Pietà detta di biani e Bertucci, passando per il Nicolò
del dicembre 1816, si resta
Raffaello, in realtà dello riminese del Chiostro di san Girolamo.
allibiti dallo stato in cui
spagnolo Berruguete, che Ai Cappuccini padre Benigno parla di
la residenza degli antichi
con Giusto di Gand ha copia coeva dal Reni dei Cappuccini di
signori è ridotta alla parlasciato imperitura me- Faenza, e di Guercino (se è vero che la
tenza dei Conventuali. Ci
moria nello Studiolo di tela dell’altar maggiore dei Cappuccini
si aspetterebbe di trovare
Federico da Montefeltro, di Cesena giunge là da Sant’Agata!).
qualche cosa di notevole:
il quale alla figlia Gentile Dopo il 1630 arriva l’opera più nota: la
mobili, quadri… nulla.
che va sposa ad Agostino Pala di san Girolamo di Pietro da CorFinestre e porte divelte,
Fregoso dà la Pietà, ora tona. Anch’essa legata ai Fregoso, alla
cassette di chiodi, l’archia Brera.
chiesa dove gli ultimi Fregoso si fanno
vio senza porta alla mercé
Della stessa epoca è seppellire. L’opera ricorda il soggiorno
del primo venuto… forse
un’altra piccola tavola a Sant’Agata della corte dei nipoti di
qualche porta usata per
“da viaggio”, la Pietà di papa Barberini mandati in avanscoperEcco un ritratto di
chiudere porcili, come è
Vittore Crivelli, molto ta a controllare la situazione del ducaCaterina, figlia di
successo nel secolo scorso.
meno dotato del fratello to d’Urbino che ha perduto la propria
Costanza Fregoso
Eppure fra le righe comCarlo, ma – dice Marchi autonomia, come fra breve la perderà il
pare “un quadro della cena degli apostoli – “nel dipinto di Sant’Agata ha sfiorato feudo dei Fregoso. Scultori, artigiani del
ed altri due quadri con cornice di legno… la genialità”. Anche quest’opera non è legno, affiancano i pittori realizzando il
alquanti libri… vetrata nella camera ver- più a Sant’Agata, ma è custodita (forse battistero di fine ‘500 in legno dorato e
so mezzogiorno… due partite di vetrate… anche salvata) nella Galleria Nazionale le numerose ancone sugli altari, ridonquadro con Immagine della B.V. Altro delle Marche. Si è parlato anche di Raf- danti d’oro. Quella della cinquecentequadro di S.Giuseppe da Copertino… nel- faello… Mantegna… Arriva da Sanse- sca Madonna del Rosario è datata 1628.
la camera del camino manca la vetrata… polcro il Doceno; a Petrella degli Oliva Sappiamo di organi in legno, firmati e
manca la vetrata in camera del Turrino… una raffinata placchetta bronzea. E dopo datati, della prima metà del ‘600. Uno
mancano le campane”. Ma “quali robbe” la battaglia di Lepanto i dipinti del Ro- dovrebbe restarne. Possiamo concludere
(le cose che si trovano) “l’Ill.mo sig. An- sario a Petrella, Sant’Agata e San Dona- il periodo con la riconsacrazione della
gelo Celli disse esserle state cedute in conto to. Ma è nel ‘600, quando il potere dei Chiesa Collegiata nel 1710, quando gli
del suo credito contro” i padri conventua- Fregoso si consolida, gli ultimi della fa- altari vengono impreziositi da bei paliotli. Non è un fatto di cronaca isolato nella miglia risiedono abitualmente in loco, e ti in scagliola. (F. D.)
storia locale.
Nei momenti critici, a volte con la miglior buona intenzione di salvaguardarli dal nemico e dai ladri, i beni mobili
passano di mano, spesso dalla pubblica
proprietà alla privata, senza contropartita. (...) A Genova Ottaviano e Federigo
si circondano di artisti, che poco purtroppo possono operare in un clima di
lotte continue che culminano nella disfatta e nell’esilio perpetuo. Ed ecco che
a Sant’Agata fanno ciò che non hanno
potuto fare altrove, iniziando dalla ricostruzione della Chiesa. (...) Del ‘400
resta ai Cappuccini la maiolica di Xanto
Avelli. Ma opere di autori importan- La Fiera del Tartufo presentata a Rimini, nel 2001
T
ratto da sedute del Consiglio
Comunale di Sant’Agata Feltria. 9 aprile 1916 - “Poiché
nel Comune non trovasi quantità tale di
grano da poter soddisfare ai bisogni della popolazione, si delibera di acquistare,
dal Consorzio Granario di Pesaro, 75 q.li
di grano, per rivenderlo, poi, al prezzo di
lire 44,50, tenendo presente che il prezzo di acquisto, porto Santarcangelo stazione, è di lire 41,50, più trasporto da
Santarcangelo a S. Agata per lire 2,50
più facchinaggio ed altre spese, lire 0,50,
per un totale di, appunto, lire 44,50”.
Nella stessa seduta viene anche fissato
il prezzo del granturco in lire 32,50 al
q.le, quello della farina naturale di grano in lire 47 al q.le e quello della farina
naturale di granturco in lire 35 al q.le.
31 marzo1917 - “Considerato che, data
la posizione topografica del Comune di S.
Agata Feltria e la lontananza dello scalo
ferroviario, il trasporto del grano è molto
costoso, tenuto presente che il grano, dalla
stazione di Santarcangelo non può essere
trasportato qui direttamente, dappoichè i
carrettieri, giunti a Mercatino Marecchia,
non vogliono più oltre proseguire, per il
dislivello altimetrico da Mercatino a S.
Agata, per cui il grano deve sostare colà e
devesi quindi andare all’incontro alla spe-
sa per uno speciale magazzino di deposito,
si aumenta il prezzo massimo del grano,
come da calmiere, a lire 55 al q.le”. 26
settembre1917 - “Poiché non è possibile
provvedere al fabbisogno del grano pel razionamento della popolazione con i mezzi
ordinari del Bilancio Comunale, essendo
sprovvista la Cassa di fondi, poiché la
contrattazione di uno speciale mutuo richiede delle lunghe pratiche, le quali, nei
momenti attuali, paralizzano il sollecito
funzionamento di sì importanti e necessari servizi, poiché il Sindaco, per il bene
della popolazione, è disposto ad anticipare il denaro occorrente per l’acquisto del
fabbisogno del grano, mentre la Giunta
gliene porge sentite grazie”.
Gli vengono, comunque, corrisposti
gli interessi legali. 13 marzo1919 - “Ritenuto che il grano, porto Pesaro, costa
lire 53,80; poiché furono spediti quintali di grano per distribuirsi ai lavoratori
produttori, quantità insignificante alla
richiesta dei medesimi; tenuto presente
che, per la cattiva stagione e molta neve
caduta, la farina occorrente per il Razionamento non si è potuta prelevare dalla
stazione di Santarcangelo”.
Nella stessa seduta si procede ad una “...
liquidazione relativa ad un trasporto di
farina e grano, mediante camion, essen-
Il pane venale di Sartiano
S
antagata, li 12 ottobre 1698. Il podestà.
Sopra l’esposto nell’ingiunte preci della Communità di Sartiano, castello
annesso a questa giurisditione, m’occorre con tutta riverenza riferire a Vostra Signoria Illustrissima (il legato apostolico) come, pigliate informationi da
chi dovevo, ho ritrovato che sotti li diciasette d’agosto prossimo passato, l’oratrice pose all’incanto secondo il solito, l’appalto del pane venale, e fece reiterate
diligenze per invenire oblatore, ma non essendovi alcun concorrente fu astretta,
secondo il solito di detto luogo, a deputare dodici fornari solliti a fabricar pane,
quali s’estraono a sorte et astringono uno dopo l’altro a prendere tal ministero
per un mese, essendo li sudetti obligati a spianare in tal tempo il grano datoli
dalli due abbondantieri elletti, che fanno prima scandaglio in conformità del
prezzo che hanno pagato, e quello somministrare al prezzo corrente al popolo
di detto luogo, con rendere ciascuno di essi in fine del suo mese, alli prefati
abbondantieri li conti, e restituire l’estratto del pane venduto. (M.B.)
do impossibilitato il Comune ad eseguire
detto trasporto con i bovi, i quali non possono girare, stante la malattia epizootica e
stante la mancanza, nel Comune, di carri
speciali, con mandato speciale diffidare i
Molini Albani a non mettere la razione
di marzo qualora non si sia fornito il camion”.
Polemiche di
inizio secolo
S
ant’Agata Feltria 15 settembre
1907.
Quel gruppetto di mascalzoni
che come riferiva l’Avvenire d’Italia
fischiò un giovane frate cha pacificamente transitava per via, poi in
faccia al convento ripeté una più
canagliesca gazzarra, cerca ora, davanti all’esecrazione degli onesti, di
riparare dietro la prova copiaticcia e
menzognera di uno scrittorello, tentando, nel Popolano, una smentita.
Vuole il libero corrispondente, così
libero nel rilevare le menzogne del
Prete, una più esplicita conferma?
Eccola: è verissimo che da un
gruppetto di teppisti si fischiò
il Frate; è verissimo che si ripetè
la volgare gazzarra in faccia al
convento; ed è verissimo ancora
cha da più di uno di quei teppisti
si esternò palesemente il proposito
vigliacco di aggredire il frate se fosse
stato solo.
Vuole di più? Intanto questo
sappia, che gli onesti, nauseati dalle
canagliate di certi teppisti, lo sono
non meno dalla spudoratezza di
certe menzogne.
Pagina a cura di Franco Vicini
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
PERSONAGGI
storia di Savignano di Rigo
Giuseppe Raggi
Lorenzo Cappelli
N
ato a SavignaIl dottor Raggi trasse dalla
no di Rigo nel
professione medica gran1835, fu studi soddisfazioni ed altretdente in Urbino, si lautante ne ebbe dalla poesia
reò a Bologna nel 1860;
per quella vena semplice
partecipò ai movimenti
e umile, che gli era naturisorgimentali per l’unirale e che tanto piaceva
tà d’Italia e nel 1859,
alle genti del tempo; ma
nelle file della Guardia
quella poesia ammantata
Nazionale, insieme al
spesso di pungente satira
fratello Enrico (padre
non mancò di arrecargli
dell’eroico Decio), partegrattacapi e serie noie,
cipò alla presa di S. Leo
quando intese volgerla
con i Cacciatori, dimocontro personaggi potenti
strando coraggio, valore
del tempo, imbelli e pree grande amor di patria.
suntuosi.
Stemma dei Fregoso,
Fu medico condotto a tratto dal nuovo libro di In occasione dell’inauBorghi a Rontagnano e
gurazione della strada
Franco Dall’Ara
a Sant’Agata Feltria per sulla storia di S. Agata F. che da Perticara, passanmolti anni, durante i
do per la località Cà del
quali fu eletto consigliere
Pozzo, va a congiungersi
provinciale di Forlì in rappresentanza di con quella che porta a Sant’Agata F. suldetto comune. Andato in pensione, si la Serra Masini, il Dott. Raggi scrisse e
stabilì a Mercatino di Talamello, dove divulgò una poesia intitolata “Brindisi”
aveva il figlio Giovanni, che esercitava la (alla stregua della poesia del Giusti: “Il
professione di farmacista e dove venne brindisi di Girella”) nella quale lanciava
eletto consigliere comunale. Attraverso frecce avvelenate all’indirizzo del re Viti vari verbali di sedute consigliari si è torio Emanuele II°, che si chiude con
venuti a conoscenza dell’attività ammi- questi versi: E allor Italia e tutta Euronistrativa svolta a favore del comune di pa/ con pochi e innocui colpi di scopa/
Mercatino Talamello e poi di Mercatino daranno l’ultima spazzata ai re/ e la ReMarecchia, dopo la separazione da Tala- pubblica verrà da sé!/ Onore e merito
mello e la costituzione di comune indi- di lei sarà/ senza sconvolgere la società/
pendente, avvenuta per merito suo. Ci trovar un termine di transazione/ tra
piace ricordare un suo intervento nella l’uom famelico e l’Epulone.
riunione consigliare del 4 agosto 1900, Nei versi venne individuato il reato di
in occasione del regicidio di Umberto lesa maestà ed il Dott. Giuseppe Raggi
I°, che, al di sopra della sua ideologia fu classificato “sorvegliato speciale” in
politica, di sentimenti repubblicani, domicilio coatto, che noi chiamiamo
dimostrando grande umanità e ripu- “arresti domiciliari”.
gnanza per gli atti di violenza, in rap- A trarlo fuori da quella difficile e poco
presentanza del sindaco, del consiglio onorevole situazione, intervennero gli
comunale ed a nome della cittadinanza, amici Sen. Giuseppe Vaccai e l’On. Ansi espresse in questi termini: “Io credo, gelo Battelli. E nei confronti dell’On.
onorevoli colleghi, che nella odierna Battelli ebbe sempre fraterna amicizia
adunanza il nostro pensiero debba esse- e riconoscenza non solo per l’assistenza
re quello di esternare il nostro dolore e avuta in campo politico e giudiziario,
di fare atto di devota sudditanza al re ma anche per l’opera svolta di sviluppo
che oggi cinge una corona grondante economico, industriale e commerciale
del sangue di suo padre, così vilmente nella zona della Valmarecchia e partie crudelmente spento per mano di un colarmente per Mercatino Marecchia,
suddito iniquo”.
come appare nella poesia scritta nel
1906, in occasione di una campagna
elettorale, che qui riproduciamo:
Io pure all’onorevole
Battelli il mio saluto
sincero, cordialissimo
porgo il benvenuto.
Se fido ad altro labaro
gli nego all’urna il voto,
non nego al di lui merito
l’omaggio mio devoto;
ammetto senza scrupoli
che un uom del suo talento,
del suo valor scientifico
stia bene in Parlamento.
Evviva dunque all’ospite,
evviva allo scienziato,
evviva e auguri fervidi
al nostro deputato,
recante il grato annunzio
che noi con lieto cuore
udrem qui sul Marecchia
il fischio del vapore,
e per più bello e comodo
e celere cammino,
vedrem congiuta Rimini
al nostro Mercatino.
Il Dott. Raggi, nella sua opera poetica,
ha sempre dimostrato un viscerale attaccamento alla sua patria d’adozione,
Mercatino Marecchia, ed ogni occasione, ogni avvenimento era buono per dimostrarlo, come nel 1896, in occasione
della commemorazione e della posa di
una targa alla memoria di Curzio Neri,
giovane ventiduenne, morto di colera
nel 1886, per l’opera di assistenza praticata volontariamente ai colerosi. Sulla
targa in marmo posta sotto il porticato
del Palazzo Comunale, furono scolpiti
tre versi di una poesia del Dott. Raggi, dedicata a Curzio Neri: Tu sereno
correndo a fato certo/ salvasti noi di te
co’l sacrificio/ e meritasti del martirio il
serto.
Il Dott. Giuseppe Raggi morì il 21 ottobre 1914 a Mercatino Marecchia, nel
cui cimitero riposano le sue spoglie a
fianco di quelle del figlio Giovanni, che
gli era morto tragicamente nel 1907.
A. Varotti
L
orenzo Cappelli non era oriundo di Savignano di Rigo, ma per
vari motivi si sente il dovere e la
necessità di annoverarlo in questa comunità. Egli era nato il 28 aprile 1868
a Romagnano di Sant’Agata Feltria;
dopo qualche anno si trasferì a Mercato
Saraceno e poscia fu affidato al collegio
vescovile di Modigliana, dove compì
gli studi ginnasiali e poi i classici a Cesena. Si laureava a Bologna nell’anno
accademico 1893-94 a pieni voti, in
chirurgia. Sotto la guida di professori di
fama internazionale si specializzò nella
chirurgia ortopedica, diventando da
subito direttore supplente dell’Istituto
ortopedico di Milano e quindi dirigente del Policlinico di Milano; direttore
e redattore capo dell’Archivio Italiano di Ortopedia. Dopo aver dedicato
alcuni anni alla chirurgia ortopedica,
estese la sua attività alla chirurgia gene-
Francesco Sapori
F
rancesco Sapori è un altro
personaggio che s’intende
associare alla comunità savignanese, pur non figurando nativo
di Savignano di Rigo. Egli era figlio
di Ovidio Sapori di Massalombarda e di Lidia Raggi, figlia del dott.
Giuseppe Raggi. Francesco Sapori
merita di essere ricordato qui, perché entrato a far parte della famiglia
dei Raggi e perché visse parecchi
anni a Savignano, a Perticara ed a
Sant’Agata Feltria, nella casa dei genitori e nei luoghi che gli ispirarono
la trama del suo romanzo “La casa
dei nonni”, incentrata sulla vita, usi
e costumi di quelle popolazioni, di
quelle comunità di minatori a cui
i protagonisti del romanzo (Decio
e Luciana), realmente vissuti, appartenevano: le famiglie dei Masi
e degli Ercolani di Perticara. Il romanzo nelle successive edizioni, a
iniziare dal 1938, assunse il titolo di
“L’Aquilone”.
Il prof. Lorenzo Cappelli
rale e ad alcune specialità della stessa,
raggiungendo il più alto grado di celebrità. Nel 1901 fu promosso chirurgo
primario dell’Ospedale di Santa Sofia e
per riusciti interventi sul pancreas, sul
polmone e sull’apparato gastrico, gli fu
conferita la libera docenza in medicina
operatoria presso l’Università di Modena nel 1910.
Nel 1911, su concorso, fu nominato
primario dell’Ospedale di Fano, che,
per i suoi meriti professionali, venne
dichiarato e riconosciuto quale centro
chirurgico di primaria importanza, per
i numerosi atti operatori di alta chirurgia, unici in quei tempi, specie per
quanto riguarda gli interventi al cuore.
Allo scoppio della guerra 19115-18 è
presente come volontario, col grado di
maggiore medico, sul fronte operativo,
dove più intensa infuriava la lotta. E fu
sul Podgora, nel luglio 1915, che ebbe la
ventura di prestare la sua opera a Decio
Raggi, colpito mortalmente da una orribile ferita. Il maggiore medico Lorenzo Cappelli era il cognato di Decio, per
aver sposato la di lui sorella Giacoma
Raggi. Nel 1918 fu promosso Tenente
Colonnello; nel 1919 fu vice Presidente della Società Italiana di Ortopedia;
nel 1924 divenne chirurgo primario
dell’Ospedale Civile di Ancona, rimanendovi per ben vent’anni, trasformando la Divisione Chirurgica in Clinica
Operatoria e creando l’Associazione dei
Volontari del Sangue (AVIS). Visse una
vita completamente dedicata al servizio degli ospedali, creando in tutti una
scuola di chirurgia per la preparazione
di una folta schiera di allievi. Il prof.
Lorenzo Cappelli moriva in Ancona il
24 febbraio 1949. A oltre cinquant’anni
dalla morte, è ricordato in tutti i luoghi
dove ha lasciato i segni della sua opera
umanitaria e della sua professionalità
altamente qualificata, con l’intestazione
di vie, piazze, edifici ed istituti, al suo
nome, ed alla erezione di lapidi e busti
commemorativi. Per tutti, ad esaltazione della sua scienza chirurgica svolta in
vita, vale la dedica scolpita nel tempietto che la città di Ancona gli ha eretto:
Lorenzo Cappelli/ Onore della Chirurgia
Italiana./Per un ventennio prodigò nel
Civile Ospedale/ l’opera insigne con passione generosa/ ammirato e stimato dal
popolo di Ancona/ che qui volle custodire
le spoglie mortali.
Amedeo Varotti
Con l’esposizione della biografia di questi personaggi, la mia modesta fatica per
l’estensione della storia di Savignano di Rigo, ha termine. Chiedo venia a quanti
abbia deluso le aspettative e auguro alle nuove generazioni di riprendere le fila del
mio discorso, nella ricerca e nella stesura di una storia più ampia e migliore di
questa da me scritta, se non altro per mantenere viva la memoria di quanti hanno
dato lustro al montano, ridente villaggio di Savignano di Rigo. Amedeo Varotti
Grazie al Maestro Varotti per il bel lavoro che ha portato avanti in questi anni su
Svignano di Rigo, e per aver scelto il nostro giornale per la pubblicazione.
La Redazione della Rocca
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
lettere alla rocca
cultura
Barbarossa è nel sito della Gibson
Chiusa la mostra in piazza
C
aro direttore, visto che fu così
gentile di ospitare nel periodico
da Lei diretto nel 2002 un articolo sul sottoscritto e la Jazz Band nata
a Sant’Agata ormai, ahimè per l’età,
una trentina d’anni fa, Le comunico
un ulteriore riconoscimento ricevuto in
quanto sono stato inserito nel sito ufficiale della Gibson US quale chitarrista,
peraltro unico italiano che vi compare. I
siti in questione sono i seguenti:
www.gibson.com/bfg/players.htm;
www.gibson.com/bfg/player_Barbarossa.htm
Ora al di là del riconoscimento personale mi preme sottolineare che non è venuto meno l’attaccamento a Sant’Agata tant’è che potrà riscontrare sia negli
articoli di giornale in proposito, che
allego, viene richiamato il Montefeltro,
ma soprattutto, ed è più pregnante, nei
siti a cui lo “specifico su Gibson” di cui
sopra rimanda per scaricare la musica, il
famoso MP3.COM USA e GARAGEBAND USA, potrà constatare che viene menzionata sempre la nostra amata
Sant’Agata Feltria quale genesi del tut-
D
N
to: http://www.mp3.com/artist/asfaltoby-gabriel-barbarossa/summary/
http://www.garageband.com/artist/gabrielebarbarossa. Il vecchio Vitaminic è
stato ormai soppresso e quindi la Band
è stata ammessa in quest’ultimi due se
vuole i più prestigiosi a livello USA.
Tutta questa apparente sviolinata in
realtà è solo per comunicaLe una notizia
della quale sarebbe venuto a conoscenza comunque, magari per vie traverse
Una lettera
del prof. Vitali
opo l’evento dedicato ad Angelo Berardi (v. Rocca n. 4/2008) ci
scrive il prof. Carlo Vitali.
Grazie per la giornata, che mi è parsa molto ben organizzata. Vi segnalo che sul catalogo del Sartori, indice topografico, l’unica
voce relativa a S. Agata F. è questa:
Il Trionfo della divina Sapienza
Cantata a tre voci [...] [cioè in questo caso oratorio] Chiesa dei Padri Cappuccini, 27 ottobre 1799 Poesia del dr. Luigi Bartolini, medico
condotto di S.A.F. Musica Giuseppe Tosi Casotti, maestro di cappella di
S.A.F. Personaggi: Sapienza divina, Delitto, Illusione (più coro).
L’argomento è “politico”: si ringrazia la Madonna per la restaurazione
papalina. Il libretto è stampato a Rimini da Giacomo Marsoner; un
esemplare unico nella Comunale di Faenza. Però questo indice si ferma all’anno 1800; per altre ricerche nel periodo posteriore ci vorrebbe
tempo e lavoro in quantità.
Carlo Vitali
S
e i con commenti del caso soprattutto
sul fatto che da tempo non ritorno a “e
Paes”. In realtà non sono tornato per
impegni e problemi personali, ma la
cosa più importante ovvero il mio legame con Sant’Agata non è mutato nè diminuito bensì continuo, come è ovvio
che sia per un “amore”, a portarla nel
cuore ed anche in posti e ‘’siti lontani’’.
Un cordiale saluto.
Gabriele Barbarossa
egli ultimi giorni di settembre
2008 la mostra di Padre Marella, organizzata dal Comitato
per la Salvaguardia dei Beni Artistici e
Culturali di Sant’Agata Feltria, è stata
fatta sgomberare per cedere il passo ad
un punto vendita di oggettistica allestito durante l’ultima Fiera del Tartufo.
La mostra, inaugurata nel maggio scorso, aveva sede nella stanza Parrocchiale
di Piazza Garibaldi.
È la seconda rassegna a cura del Comitato, che dal 2006 si sta dando da fare
per valorizzare la cultura del territorio
e i personaggi illustri nati o vissuti a
Sant’Agata. Questo servizio tuttavia,
sembra non essere stato molto gradito a chi ha preferito utilizzare il locale
per fini, diciamo così, più profittevoli,
concedendolo in affitto a persone forestiere per l’imminente Fiera del Tartufo.
In effetti fino ad ora il locale era stato
dato in prestito al Comitato per organizzare eventi culturali atti a valorizzare
il nostro paese, ma tali eventi di certo
non restituiscono nell’immediato un
grande guadagno in termini economici... Il Comitato si è visto così sfrattato
dalla nuova sede e si è trovato di fronte
al fatto compiuto. I membri del Comitato senza darsi per vinti e pur di poter
proseguire l’opera intrapresa si sono addirittura offerti di devolvere lo stesso affitto richiesto dalla Parrocchia al nuovo
affittuario. Ma questa proposta non è
valsa a nulla, anzi non è stata nemmeno
presa in considerazione, e si è preferita
così una attività commerciale del tutto
estranea alla causa di Don Marella e di
Sant’Agata in generale, ma per contro,
ben inglobata nell’ambito fieristico.
Senza contare inoltre che il mese di
ottobre sarebbe stato senza dubbio il
periodo più propizio per ottenere un
piccolo introito da poter ripartire tra
l’Opera Don Marella e altre opere di
beneficenza, tra cui il convento e chiesa
delle suore Clarisse e quella del Soccorso.
Se in questi ultimi tempi una cosa buona era stata creata, grazie al lavoro, alla
volontà e alla passione di pochi santagatesi, questa è stata rapidamente surclassata da ben altre esigenze: il Comitato,
che peraltro aveva provveduto a restaurare e rimettere in sesto la stanza, si ri-
In chiesa
per scampare
alla cattura
trova così ad essere alla ricerca di una
sede in cui stabilirsi.
Questo ci rattrista fortemente, a maggior ragione se ricordiamo il discorso
fatto dal nostro vescovo Mons. Luigi
Negri in occasione proprio dell’inaugurazione della Mostra di Padre Marella
“un’iniziativa culturale di questo tipo,
fatta in sinergia con la Parrocchia, dimostra che la Chiesa non può perdere
nessuna occasione di educazione del
suo popolo”.
E.L.
Ringrazio E.L. per aver riassunto la vicenda della mostra su Don Marella.
Nel frattempo il Comitato non ha chiuso
i battenti. Ora è impegnato a mettere in
scena una nuova commedia (sulla vita di
don Marella), e su un progetto di valorizzazione dei reperti archeologici rinvenuti
nel territorio comunale. Concludo con
una riga di incoraggiamento tratta dal
messaggio che il Vescovo ha fatto pervenire
al Comitato l’8 settembre scorso: “Sentitemi sempre con voi nella vostra preziosa
opera”. G.D.
Una bella
immagine
degli attori
del musical su
Madre Teresa,
messo in scena
nell’estate 2008
dai giovani
dell’Oratorio
antagata, li 24 dicembre 1697. Il podestà.
Francesco Sartini del territorio di Sant’Agata, mentre era condotto in prigione
per causa civile, essendo arrivato vicino alla chiesa parochiale, ritrovandosi poco custodito dalli
sbirri, vedendo ivi ritrovarsi Giovanni Francesco
Calabati, suo cugino, chiamandolo in aiuto, fra
la forza usata dal medemo per fugire e l’assistenza che subito li prestò il sudetto Calabati, sfugì
dalle mani della Corte, e si ritirò nella chiesa sudetta; per tal causa fu condannato per cinque
anni ad opus (lavori forzati).
Per altro egli non ha avuto altro pregiuditio; è
d’anni ventuno, povero di nascita e facoltà, unico per mantenere la sua famiglia. (M.B.)
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
La Rocca
Novembre/Dicembre 2008
Rassegna Stampa
D
a Il Resto del Carlino.
Quella Fiera è una
vetrina troppo importante per il paese, perchè un
gruppo di balordi possa “imbrattarla” così. Amministratori, forze dell’ordine, Pro Loco
e cittadini: rimbocchiamoci le
maniche. È in sintesi l’accorato appello che un gruppo di
residenti santagatesi ha lanciato dopo alcuni fatti incresciosi
che si sono verificati durante
l’ultima, domenica (quella dei
record: 35mila visitatori!) della
Fiera del Tartufo. In calce alla
missiva, consegnata giovedì in
Comune, ci sono una trentina
di firme. Il tono è pacato, il
contenuto è importante. “Consapevoli che la Fiera nazionale
del Tartufo Bianco pregiato ha
delle priorità su altre manifestazioni che si svolgono sul territorio santagatese, consapevoli
che con il nostro atteggiamento
non intendiamo arrecare danno
agli organizzatori di tali eventi,
desideriamo denunciare alcuni
fatti incresciosi”. Il perimetro
è quello compreso tra piazza
Fabri e il dedalo di vie e viuzze del centro storico intorno a
via Battelli. Qui, tra le 18 e le
19.30, si sono verificati “atti
di puro vandalismo - prosegue
la lettera - gruppi di ubriachi
hanno ripetutamente tenuto
comportamenti
indecenti”,
suscitando il rimbrotto di residenti e turisti. “Hanno orinato
su e giù per le vie e una ragazza
intorno ai 20 anni ha espletato le proprie funzioni organiche al centro della strada che
porta alla scalinata della Rocca
Fregoso”. Indignazione mista a
perplessità devono aver provato
abitanti e turisti che si recavano
tranquillamente nei negozi del
centro. Alcune bancarelle non
riuscivano a proteggersi dalle
sciocchezze degli ubriachi, che
racconto storico
La strada del vino
hanno sostato per più di 1 ora
in zona. A questo punto è “importante che si prenda provvedimenti contro chi fa scempio delle nostre vie (persino
la facciata del monastero delle
Clarisse è stata utilizzata come
vespasiano, ndr), e contro chi
pensa di poterla fare franca
recando disordine” approfittando del fatto che il paese è
preso d’assalto dalla folla. Polizia Municipale e Carabinieri
garantiscono il presidio, ma
gli “sbandati” agiscono tra una
“ronda” e l’altra. In occasione
della Fiera, via Battelli diventa
la “via del vino”: non è forse il
caso - si chiedono in paese - di
allestire bagni chimici anche
in prossimità di quella strada?
(m.c.)
Questo il tono fin troppo pacato di un articolo pubblicato sul
Carlino nel mese di ottobre, che
denuncia una situazione molto pesante che si ripete da anni.
Non resta che sperare che – dopo
le elezioni amministrative - con
la prossima Amministrazione
Comunale anche questa situazione finisca (GD).
I
Un’immagine autunnale (Enzo Liverani)
Carnevale 1950 in piazza
Il cavallo rubato
l forestiero che giunge nel castello
di Palazzo, sul confine santagatese
(Stato Pontificio) con la Toscana, la
sera del 25 novembre 1806, è un giovane di circa 26 anni, ha la pronuncia toscana, porta un cappello tondo con tela
incerata, un giacchetto di panno celeste
e calzoni lunghi all’ussara, dello stesso
colore. Egli monta un buon cavallo di
tre o quattro anni di pelame baio scuro,
dal piede destro balzano, con “maschera
bianca in faccia che pende sino all’abbeveratora”. Cavallo e cavaliere si fermano per mangiare. Costui s’intrattiene a
parlare con i soldati della dogana, poi
tutti se ne vanno a dormire senza nulla
sospettare, non avendo il forestiero dato
adito a dubbi, riguardo agli obblighi doganali. Ma il mattino seguente, quando
il picchetto dei soldati sta per ritornare
a Sant’Agata, il capo squadra chiede al
padrone di casa se il forestiero s’è levato, ricevendo per risposta che quegli
non si era neppure coricato essendosi
dato ad una fuga precipitosa non appena i soldati si erano ritirati per dormire,
lasciando il cavallo e una bella sella all’inglese nella stalla, e senza aver pagato
il conto. Nasce quindi il sospetto che
il forestiero fosse una spia e il cavallo
rubato. Per ordine del tribunale di Sant’Agata Feltria il cavallo, che è un “polledro gentile, non ancor del tutto domato,
da non potersi sottoporre a viaggi, e molto
meno ad alcuna vettura” (per cui non
può produrre alcun profitto), è l’oggetto di una Notificazione del podestà, con
la quale si porta a cognizione di tutti
Ecco un’immagine di Palazzo e dei luoghi dei
quali parla l’articolo di Marco Battistelli
che esso è stato sistemato, provvisoriamente, nella stalla della famiglia Casotti
e che chiunque abbia qualche diritto da
rivendicare sopra lo stesso, debba presentarsi in cancelleria e dedurre le sue
pretensioni. Alla data del 9 dicembre
1806, ancora non si è presentato nessuno a rivendicare qualsivoglia diritto
sull’animale, cosicché il podestà di Sant’Agata, preoccupato per le spese occorrenti per il suo mantenimento, che col
tempo potrebbero superare il suo valore commerciale, implora un superiore
provvedimento del delegato apostolico
di Urbino, mentre non gli tace che il
suo bargello (capo della milizia) ha già
scritto ai colleghi di Borgo San Sepolcro, Sestino e altri luoghi circonvicini
per informarli della presenza in Sant’Agata del cavallo “supposto rubato”. A
fine dicembre si fa il calcolo delle spese
fino a quel momento sostenute per il
mantenimento del puledro. Sono passati 34 giorni dal suo…arresto e la lista
presentata in tribunale per la refezione
mostra l’importo totale di scudi romani
9 e baiocchi 5, così ripartito: scudi 2 per
l’albergatore di Palazzo; baiocchi 50 a
Francesco Vicini per la ferratura del cavallo, ch’era “mancante di tutti li ferri”;
scudi 4 e mezzo ad Antonio Vicini per
libre 1.450 di “fieno di soda” e di prato, il primo somministrato in maggiore
quantità per evitare il pericolo di bolsaggine; scudi 2 e baiocchi 20 a Luigi
Mariani, servitore di casa Casotti, “per
custodia di governare, abbeverare e pulire
il cavallo per giorni 34”. Il 31 dicembre
il cavallo viene prelevato dal bargello
di campagna perché così ha disposto
l’Udienza di Pesaro. In questa città di
Sant’Agata, il 5 gennaio 1807, su ordine del capitano della piazza, il nostro è
messo all’asta e il migliore offerente lo
paga scudi romani 35 e baiocchi uno;
un solo baiocco in più di quanto l’avevano valutato i periti.
L’aggiudicazione era stata fatta nella
piazza principale della città, dalla pubblica “trombetta”.
Marco Battistelli
Anni ’54-55. Riconoscibili in piedi:
Guglielmo Rinaldi, Giovanna
Rinaldi, Maria Camporesi, Cesare
Rinaldi. In basso: Rosario Marchese,
Maria Cinarelli, Marina Gambetti,
Anna Rinaldi
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LIBIANO
R
Quando perdemmo Libiano
iportiamo i documenti relativi alla perdita di Libiano, uno dei castelli
storici di S. Agata.
14-9-1923 Viste le domande degli Elettori di Libiano al Governo
del Re per ottenere che la loro frazione venga disgiunta da questo Comune
ed aggregata a quello di Mercatino Marecchia; vista la deliberazione del
Consiglio Municipale di Mercatino Marecchia, favorevole all’accoglimento
della domanda; vista la nota Sottoprefettizia nr. 77 del 21
Agosto 1923, invitante questa Rappresentanza a pronunziarsi in merito, in ordine all’art. 120 della vigente Legge Comunale e Prov.le; considerato che il distacco dal nostro Comune
di qualsiasi sua parte riuscirebbe sommamente dannoso alla
generalità del Comune stesso, cui una sottrazione di territorio e di abitanti arrecherebbe impoverimento di entrate,
senza sensibile diminuzione di spese; che la domanda dei
frazionisti di Libiano, non può essere determinata da colpa
dell’Amministrazione d’aver ostacolato o di voler ostacolare nessuna delle loro giuste aspirazioni, mentre è nel programma ripartire equamente, fra le varie parti del Comune,
il beneficio d’opere e di servizi pubblici progettati, così che
anche le frazioni più lontane possono riaversi del danno di
qualche eventuale incuria dei loro interessi, purchè il buon
volere degli Amministratori sia sorretto dalla fiducia degli
amministrati e dalla consapevolezza del loro amore al nostro
Comune e del loro intendimento al volerne il bene, delibera
di proporre al Consiglio parere contrario all’accoglimento della domanda.
28-11-1925 La Giunta, visto che la Regia Sottoprefettura di Urbino, con
sua nota del 9 Aprile c.a., ha ritornato a quest’Ufficio la pratica per la separazione della frazione di Libiano da questo Comune per aggregarsi a quello
limitrofo di Mercatino Marecchia, significando che il Ministero dell’Interno
non ritiene che gli elementi forniti dal Sindaco di questo comune, con la
nota 10-1-1925, nr. 31, non siano di tal rilievo da costituire, senz’altro,
ostacolo alla presa in considerazione dell’istanza della frazione di Libiano;
considerato che il distacco della frazione sopraddetta, specie nell’attuale situazione critica finanziaria di questo Comune, può costituire la sua com-
pleta rovina; considerato, inoltre, che da parte
dei frazionisti di Libiano non vi sono ragioni
così forti da indurli a passare sotto il Comune
limitrofo di Mercatino, giacché dal medesimo
non potranno certamente ottenere, in breve
tempo, le lamentate comodità, di cui manca-
1956, quando i palchi erano sempre pieni
(Cleto, Nino, Valerio e Arnaldo)
no, mentre saranno, invece, assoggettati ad un
aggravio di tasse, specie per quella sui terreni e fabbricati, attualmente ivi applicata nel
doppio di quella in vigore in questo Comune;
ritenuto che il distacco della frazione di Libiano da questo Comune, può essere causa della
rottura dei buoni rapporti esistenti fra Mercatino e S. Agata, e può, anche, cagionare forti
disturbi all’ordine pubblico di questo Paese.
Sicura di rendersi interprete del sentimento di
tutta l’Amm.ne Com.le ed anche della popolazione delle altre Frazioni, la Giunta delibera di
autorizzare il Sindaco, perché inoltri un nuovo
ricorso al Ministero dell’Interno, allo scopo di
evitare il progettato passaggio della frazione di
Libiano a quello di Mercatino.
9-11-1929 Si apprende che Libiano è stato
aggregato a Novafeltria l’1-1-1929.
a cura di Franco Vicini
Gruppo scolastico 1977
A scuola nel 1957, riconoscibili:
Lorenzo e Paolo Marani, Oscar Amantini,
Gilberto Masini, Renzo Rossi,
Umberto Cappelli, Pierluigi Paci,
Maria Sartini, Maurizio Giuliani,
Paolo Camporesi, Daniele Masini
(grazie a Oscar)
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Rocca di Dicembre 2008 - il giornale di Sant`Agata Feltria