4. Gli ultimi giorni della
vita terrena di Gesù
Secondo le Scritture
Gesù di Nazaret tra storia e fede
«…in ebraico, in latino e in greco» (Gv 19,20)
– La scritta sulla
croce (titulus
crucis) richiama le
tre culture che si
intrecciano in
Terrasanta
Dall’«Osanna!» al «Crucifige!»
1. Chiarite le tappe principali della ricerca e i metodi
via via utilizzati (critica testuale e delle fonti storia delle forme - storia della redazione);
2. Raggiunte alcune certezze condivise, grazie allo
studio storico delle fonti (criteri di autenticità);
3. Allargato lo sguardo al contesto geografico,
religioso, culturale (ebraico, greco e romano);
Andiamo ora al cuore della vicenda terrena di Gesù:
«PATÌ SOTTO PONZIO PILATO,
FU CROCIFISSO, MORÌ E FU SEPOLTO»
Dall’«Osanna!» al «Crucifige!»
•
La morte in croce di Gesù a Gerusalemme,
condannato a morte da Ponzio Pilato, praefectus
Iudaeae negli anni 26-36 d.C, è ritenuta un
FATTO STORICO ASSOLUTAMENTE CERTO
(nonostante i dubbi di chi non crede neppure all’esistenza storica di
Gesù o alla teoria della “sostituzione” del Corano [sura IV,157-158])
1. Ma per lo storico rimane decisiva la domanda:
PERCHÉ GESÙ FU CONDANNATO A MORTE?
– Criterio di SPIEGAZIONE NECESSARIA: il fatto della crocifissione deve
aver avuto delle ragioni che spiegano il corso degli eventi.
2. Per il credente è altrettanto decisiva la domanda:
PERCHÉ LA SUA MORTE CI SALVA?
Dall’«Osanna!» al «Crucifige!»
• Poteva andare diversamente? → Sì! Un esempio
«Quattro anni prima che scoppiasse la guerra [cioè nel 62
d.C., ndr], quando la città era al culmine della pace e della
prosperità, un tale Gesù, figlio di Anania, un rozzo
contadino, si recò alla festa in cui è uso che tutti
costruiscano capanne per il dio e all’improvviso cominciò a
gridare nel tempio: «Una voce da oriente, una voce da
occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro
Gerusalemme e il tempio, una voce contro sposi e spose,
una voce contro il popolo intero!» [cfr Ger 7,34, ndr]. Giorno
e notte si aggirava per tutti i vicoli gridando queste parole,
ella fine alcuni dei capi della cittadinanza [oƒ ¥rcontej],
tediati dal quel malaugurio, lo fecero prendere e gli
inflissero molte battiture. Ma quello, senza né aprir bocca in
sua difesa, né muovere una specifica accusa a chi lo aveva
flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello…
Dall’«Osanna!» al «Crucifige!»
…Allora i capi, ritenendo – com’era in realtà – che
quell’uomo agisse per effetto di una forza sovrumana, lo
trascinarono davanti al governatore [œparcoj] romano.
Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto
le ossa, non ebbe né un’implorazione né un gemito, ma
dando alla sua voce il tono più lugubre che poteva, a ogni
colpo rispondeva: «Povera Gerusalemme!». Quando Albino,
che era il governatore [Lucceio Albino, procuratore della
Giudea 62-64 d.C., ndr] gli fece domandare chi fosse, donde
provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non
rispose, ma continuò a compiangere il destino della città
finché Albino sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò
andare…» (Giuseppe Flavio, Bell.Iud. VI,5).
Gesù figlio di Anania continuò a ripetere il suo ritornello per sette anni;
smise solo all’inizio dell’assedio, quando la rovina era imminente; morì
colpito da una pietra lanciata da una catapulta romana, dicendo:
«povera la città, povero il popolo, povero il tempio, e povero me!».
Quali elementi della vita di Gesù (il “Gesù
storico”) spiegano la condanna?
 Ma allora, se “poteva andare diversamente”, perché invece
Gesù fu crocifisso? Quali tratti della sua predicazione e/o della
sua azione lo hanno condotto alla condanna?
– Predicazione del regno di Dio (autocoscienza filiale / divina;
rapporto con l’«Abbà»)
– Reinterpretazione della Toràh (inasprimento e insieme
relativizzazione, ma nell’ambito dell’ermeneutica rabbinica)
– Attività taumaturgica ed esorcistica
– Chiamata dei discepoli (costituzione di un gruppo di seguaci)
– Condivisione con gli emarginati (ad es. i pasti con i
peccatori, che contraddicono le norme di purità rituale)
Quali elementi della vita di Gesù (il “Gesù
storico”) spiegano la condanna?
• Perché Gesù fu crocifisso? Alcune domande chiave:
– Gesù fu condannato dai giudei (il sinedrio) o dai
romani (Pilato)?
– Fu condannato per motivi religiosi (bestemmia,
empietà…) o politici (ribellione, lesa maestà…)?
– Il processo è stata proceduralmente corretto o si è
svolto in modo irregolare?
– La condanna fu giusta, o si è trattato di un grave e
clamoroso errore giudiziario?
Molti ritengono che il sinedrio abbia scientemente mentito,
accusando Gesù di essere un ribelle, e Pilato si sia lasciato
manipolare: la morte di Gesù sarebbe quindi l’esito tragico
prima di un INGANNO, e poi di un ERRORE …
I regni negli
anni di Gesù
•
•
Fino al 4 a.C. Erode il grande
regna su tutto il territorio; poi
diviso in quattro zone.
Fino al 6 d.C. Archelao è re di
Giudea e Samaria; poi passano
direttamente sotto il governo
romano.
«Nell’anno quindicesimo
dell’impero di Tiberio Cesare,
mentre Ponzio Pilato era
governatore della Giudea,
Erode tetrarca della Galilea, e
Filippo, suo fratello, tetrarca
dell’Iturea e della Traconìtide,
e Lisània tetrarca dell’Abilene,
sotto i sommi sacerdoti Anna e
Caifa, la parola di Dio venne su
Giovanni…» Lc 3, 1-2)
Come indagare la vicenda del
processo e della condanna?
I fattori principali da valutare per
comprendere le cause della condanna:
l’insegnamento complessivo di Gesù
i fatti dell’ultima settimana:
•
•
–
–
–
L’ingresso messianico a Gerusalemme
(“Palme”)
La purificazione del tempio
L’ultima cena (Gesù voleva inaugurare un nuovo
culto?)
Gesù era forse un “rivoluzionario”?
• Secondo alcuni autori Gesù sarebbe stato un tipico rivoltoso
della Galilea; l’evangelista Marco dopo il 70 d.C., per
accattivarsi la benevolenza dei Romani, avrebbe stemperato
il carattere politico della sua predicazione.
• Ma la tesi è insostenibile:
– I romani hanno messo a morte solo Gesù e non i discepoli:
–
–
–
–
il suo movimento perciò non era considerato pericoloso (Giuseppe
Flavio racconta altre sedizioni finite con lo sterminio di tutti i ribelli)
Il fatto che tra i Dodici ci fosse UN discepolo soprannominato “zelota”
(Lc 6,15) indica che il gruppo NON era composto di zeloti
In ogni caso, i rivoluzionari armati erano piuttosto i “sicari” che gli
“zeloti” (questi erano un partito di ispirazione sacerdotale, favorevole
alla purezza del culto nel tempo: cfr M. Hengel)
Gesù disapprova che i Dodici portino «due spade» (Lc 22,38) con sé
Infine, non è detto che Mc sia stato scritto dopo il 70 d.C. (però nei
Vangeli è innegabile una tendenza a colpevolizzare progressivamente
gli ebrei e scagionare i romani).
Quali nemici si era fatto Gesù
nel corso della sua attività?
• È vero che Gesù era un giudeo osservante; tuttavia è
ragionevole pensare che ci sia stato QUALCOSA NELLA SUA
CONDOTTA che HA SUSCITATO LA REAZIONE DEL SINEDRIO.
– si rivolgeva principalmente ai “poveri”, piuttosto disprezzati
dai farisei
– frequentava i peccatori, contraddicendo le norme di purità
– trasgrediva con molta libertà il rispetto legale del sabato
– interpretava con autorità sovrana la Torah
– suscitava speranze messianiche anche per i poveri
 Tutto ciò poteva avere significative ripercussione sulla stabilità
sociale.
• Perciò «il comportamento e la predicazione di Gesù
scandalizzavano i FARISEI e preoccupavano i SOMMI
SACERDOTI» (G. Jossa, Il processo di Gesù, p. 33).
Quali nemici si era fatto Gesù
nel corso della sua attività?
– «L’accusa mossa a Gesù di essere un pretendente
regale, e quindi un rivoluzionario politico, non
può essere considerata semplicemente frutto di
un falso grossolano da parte del sinedrio o di un
errore giudiziario da parte di Pilato, ma trova una
sua prima spiegazione, o comunque affonda le
sue radici, nell’azione e nella predicazione di
Gesù così come si sono inserite nella complessa
realtà religiosa e politica della Giudea di quel
periodo».
(G. Jossa, Il processo a Gesù, p. 34)
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
• Giuseppe Flavio: il Testimonium flavianum
(Ant. Iud. XVIII, 63s)
– «In questo periodo visse Gesù, uomo saggio, se pure
bisogna dirlo uomo. Era infatti artefice di opere
straordinarie, maestro degli uomini che ricevono con
piacere la verità. Attirò a sé molti giudei, e anche molti
greci. Egli era [detto] il Cristo. E quando PILATO, SU
DENUNCIA DEI PRIMI TRA NOI, (™nde…xei prîton ¢ndrîn
par’¹m‹n) LO CONDANNÒ ALLA CROCE, quelli che lo
avevano amato non smisero di farlo. [Dissero che] Apparve
infatti loro il terzo giorno nuovamente vivente, poiché i
divini profeti avevano detto queste e altre innumerevoli
meraviglie di lui. E ancora adesso il gruppo di coloro che da
lui sono detti cristiani non ha cessato di esistere».
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
– TESTIMONIUM FLAVIANUM: tutto autentico?
Pochi lo credono; ma il testo presenta numerosi dettagli
stilistici tipici dell’autore; inoltre sorprendentemente
contraddice la tendenza cristiana a deresponsabilizzare i
romani, ed è attestato già da Eusebio († 339).
– Tutto interpolato?
Le tre espressioni in grassetto corsivo sono chiaramente
cristiane, e Giuseppe Flavio era invece ebreo; inoltre,
nessuno dei padri prima di Eusebio cita il passo.
 Rielaborato da un testo originale più “neutro”?
Se si tolgono le parole in grassetto corsivo e/o si
aggiungono quelle in [azzurro], si ha il testo più plausibile.
 Dichiara la CORRESPONSABILITÀ di capi ebrei e Pilato
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
• Fonti rabbiniche: il Trattato Sanhedrin
del Talmud babilonese (bSanh 43a)
– «La vigilia della pasqua fu appeso Gesù.
Quaranta giorni prima un banditore aveva gridato:
«Egli sarà condotto alla lapidazione, perché ha
praticato la magia, ha sedotto Israele e l’ha
spinto alla rivolta. Chiunque ha qualcosa da dire in
sua difesa, venga a dirlo». Ma siccome non si
trovò nulla in sua difesa, lo si appese alla vigilia
della Pasqua».
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
– È accettabile la testimonianza del Talmud?
• Apologia circa l’ipotesi di un “processo affrettato” (40 giorni)
• Nessun ruolo dell’autorità romana nella condanna (è un
tribunale rabbinico, che condanna alla lapidazione)
• Gesù è lapidato, come previsto dalla Torah, e (il suo
cadavere) appeso, forse perché si sapeva bene che era stato
crocifisso (“appeso”)
• Gesù è accusato di magia (ma non era reato capitale) e di
seduzione (cioè aver portato Israele all’apostasia)
• La condanna viene eseguita alla «vigilia di Pasqua» (cronologia
del Vangelo di Giovanni!)
– Si tratta di un testo di datazione incerta, che
verosimilmente proietta all’indietro la condizione di
reciproca ostilità fra cristiani ed ebrei nel II secolo.
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
• Cornelio TACITO (Annales XV, 44,3)
– Riferendo dell’incendio di Roma del 64 d.C., spiega così
l’origine del nome della setta dei “cristiani”:
…auctor
nominis eius
Christus,
Tiberio imperitante
per procuratorem
Pontium Pilatum
supplicio adfectus fuerat.
… origine
del suo nome
[è] Cristo, [il quale]
sotto l’impero di Tiberio
dal procuratore
Ponzio Pilato
era stato messo a morte.
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
– Tacito è poco informato: sa
solo che un certo “Cristo” è
un (presunto) malfattore
giustiziato da Ponzio Pilato, i
cui seguaci erano presenti a
Roma al tempo di Nerone.
– Inoltre si sbaglia circa la
carica di Pilato: era infatti
praefectus e non procurator
come dimostrato da
un’iscrizione rinvenuta a
Cesarea nel 1961
(il titolo di “procuratore” fu
usato dal 44 d.C.).
Quali fonti sul processo di Gesù
sono più affidabili?
• Sono dunque i VANGELI CANONICI le fonti più
affidabili sul processo di Gesù (gli apocrifi ne parlano poco).
– È vero che i vangeli non sono “biografie”, ma il racconto
della passione ha caratteri storiografici più marcati in tutti
e quattro.
– Permangono però divergenze marcate tra Sinottici e Gv,
e anche tra un Sinottico e l’altro (specialmente Lc).
– I tentativi di “armonizzazione completa” sono molto fragili:
di fatto alcuni dettagli dei vangeli NON sono
perfettamente componibili.
• Esempio tipico: la questione del “doppio calendario” (uno lunare
ufficiale, e uno solare esseno: la proposta di A. Jaubert, [La date de
la cène, 1957] non risolve tutti i problemi, e perciò da molti viene
rifiutata. Cfr BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, vol. 2, p. 128)
Le divergenze tra i vangeli canonici
circa il processo a Gesù
Gesù
Interrogatorio TACE
SINOTTICI notturno con dinanzi
alle
CAIFA
accuse
L’ultima
cena era
Morte il
15 NISAN una CENA
PASQUALE
All’arresto
ci sono
SOLO
truppe
giudaiche
L’ultima
cena NON
Interrogatorio DIALOGO Morte il
GIOVANNI notturno con con Pilato 14 NISAN aveva
carattere
ANNA
PASQUALE
All’arresto
ci sono
ANCHE
truppe
romane
 Luca distingue un interrogatorio di Gesù nella casa del sommo sacerdote
prima della convocazione del sinedrio e una udienza ufficiale mattutina;
aggiunge il rinvio di Gesù al tetrarca Erode Antipa da parte di Pilato…
 Matteo aggiunge il sogno della moglie di Pilato e il “lavarsi le mani”… etc.
Quale vangelo preferire,
dal punto di vista storico?
• Su alcuni dati, Giovanni è molto realistico, ad es.:
– cronologia = morte pomeriggio venerdì 14 nissan: «era il
giorno della preparazione [paraskeuè] e i giudei, perché non
rimanessero in croce durante il sabato – era infatti un giorno
solenne, quel sabato…» (19,31);
– jus gladii riservato ai romani: «A noi non è consentito
mettere a morte nessuno» (18,31)
– preoccupazioni rituali dei sinedriti: «…non vollero entrare
nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la
pasqua» (18,28)
Tendenza recente a rivalutare storicamente e archeologicamente Giovanni.
Ad es. la credibilità del «Quod scripsi, scripsi» (19,22) che è più plausibile dal
punto di vista linguistico in latino che in greco (testimonianza auricolare diretta?)
Quale vangelo preferire,
dal punto di vista storico?
• Ma per la ricostruzione storica della passione
la fonte complessivamente più utile è Marco
• Mc utilizza un preesistente «racconto della
passione» (14,43-15,32) molto antico
– Caifa fu sommo sacerdote a lungo: fu nominato dal
prefetto Valerio Grato nel 18 d.C. e deposto dal
procuratore Vitellio nel 36 d.C.
– Nella «passione premarciana» non compare mai il nome
di Caifa quando si cita il «sommo sacerdote», come se
fosse ovvio per tutti che era lui. Pertanto è plausibile che
la passione sia stata scritta prima del 36 d.C. (cfr R. Pesch)
A) Il processo davanti al sinedrio
• Arresto da parte di guardie del sinedrio
– Gv 18, 3.12 narra che all’arresto partecipò anche una
coorte romana (spèira) con un comandante (chilìarchos)
– Dettaglio importante, perché se le cose stanno così:
• Gesù era un sovversivo, perché i romani si interessano di lui;
• la responsabilità della sua morte è esclusivamente dei romani
– Ma: non si manda una coorte (600 soldati!) per arrestare
di notte un ribelle, lasciando per di più liberi i suoi seguaci.
– Non avrebbe senso il successivo ricorso al sinedrio
(l’autorità romana lo avrebbe giustiziato direttamente).
– Pertanto è il GOVERNO GIUDAICO, non quello romano,
che ha preso l’iniziativa dell’arresto di Gesù (ma NON
“[TUTTI] GLI EBREI”: attenzione all’antisemitismo…!!)
A) Il processo davanti al sinedrio
• Ma c’è stato davvero il processo del sinedrio?
– Se Gesù non fu lapidato, ma crocifisso, vuol dire che sono
stati i romani a condannarlo: gli ebrei non c’entrano nulla!
(J. Juster, Les Juifs dans l’Empire romain, Parigi 1914)
– Il “processo ebraico” potrebbe essere una invenzione di
Marco per accusare i giudei e scagionare i romani (P.
Winter, On the Trial of Jesus, Berlino 1961)
– O forse il sinedrio non ha processato Gesù, ma piuttosto
ha cercato di salvarlo – in quanto fariseo – dalla condanna
romana (C. Cohn, Processo e morte di Gesù. Un punto di
vista ebraico, Torino 2000)
A) Il processo davanti al sinedrio
• Obiezioni contro il processo del sinedrio
1. Marco non è credibile: afferma che tutti i discepoli sono
scappati, quindi non c’erano “testimoni” per raccontare il
processo!
2. Il processo è narrato con una serie di violazioni alle
norme processuali ebraiche, il che non è credibile.
–
I processi non si possono fare di notte, né di sabato o nei
giorni prefestivi; la sede del sinedrio è una sala all’interno del
tempio, non la casa del sommo sacerdote; una sentenza
capitale non si può emettere in un solo giorno di processo…
3. È falso che il sinedrio non potesse eseguire pene capitali
(cfr il «diritto del tempio» [pena capitale per chi
oltrepassava il recinto del tempio] e il martirio di Stefano):
dunque se ci fosse stato un vero processo, Gesù sarebbe
stato lapidato, secondo il diritto ebraico.
«NESSUNO STRANIERO ENTRI DENTRO LA BALAUSTRA DI
«…il secondo
RECINZIONE DEL TEMPIO. CHIUNQUE VI FOSSE SORPRESO,
piazzale era
SARÀ RESPONSABILE VERSO SE STESSO
circondato da una
DELLA MORTE CHE NE SEGUIRÀ»
balaustra di pietra,
finemente lavorata;
su di essa, a eguali
intervalli, erano
collocate lapidi in
greco o in latino,
perché nessuno
straniero entrasse
nel luogo santo…»
(Giuseppe Flavio
Bell. Jud. V,5)
«Gesù ha fatto dei
due [ebrei e pagani]
un popolo solo,
abbattendo il muro
di separazione che
era frammezzo…»
(Ef 2,14)
A) Il processo davanti al sinedrio
• Risposte alle obiezioni
1. I discepoli avranno certamente cercato e ottenuto
informazioni presso qualche membro del sinedrio, ad es.
Giuseppe d’Arimatea (cfr Mc 15,43)
2. Le norme processuali sopra descritte sono perlopiù di
epoca rabbinica, formulate solo dopo il 70 d.C.
3. È storicamente confermato che dopo il 6 d.C. (morte di
Archelao = Giudea sotto il diretto controllo romano) il
sinedrio non aveva più lo jus gladii
–
–
–
–
Il «diritto del tempio» era un’eccezione e non supponeva un
processo da parte del sinedrio
Il martirio di Stefano sembra piuttosto un linciaggio e si
riferisce alla precedente eccezione
Le poche esecuzioni documentate avvennero in periodi di
interregno (vacatio dell’autorità romana)
Il sommo sacerdote Anano fu deposto proprio per aver fatto
uccidere Giacomo “fratello del Signore” (62 d.C.)
A) Il processo davanti al sinedrio
• Dunque ci fu un vero e proprio processo di Gesù
davanti al sinedrio nella notte di venerdì 14 nissan
• Ma occorre distinguere due tipi di sinedrio:
– come vero organo di governo (prima del 70 d.C.)
– come assemblea di saggi (dopo il 70 d.C.)
• Il sinedrio descritto da Mc era composto da:
– sommi sacerdoti (membri di famiglie sacerdotali)
– anziani (capi del popolo, famiglie aristocratiche)
– scribi (dottori della legge, farisei più prestigiosi)
A) Il processo davanti al sinedrio
«Il giudaismo dell’epoca di Gesù era molto più un giudaismo
del tempio che un giudaismo della legge» (G. Theissen)
• Il ruolo principale nella condanna del sinedrio non
lo hanno svolto scribi e farisei (le polemiche con
Gesù sulla legge c’erano già da tempo!…) quanto
l’ARISTOCRAZIA SADDUCEA, tradizionalista e legata
al culto sacerdotale del tempio.
• Quindi il motivo prossimo della condanna va
trovato nella CRITICA DI GESÙ AL TEMPIO, anche se
poi l’accusa formulata è quella di dichiararsi messia.
• Con la critica al tempio vengono colpiti
direttamente gli interessi (anche politici) del
sinedrio.
A) Il processo davanti al sinedrio
• PURIFICAZIONE DEL TEMPIO: l’episodio decisivo
– L’accusa dei testimoni: «Lo abbiamo udito mentre diceva:
“distruggerò questo tempio…”» (Mc 14,58; cfr At 6,13-14)
– Gesù compie un gesto profetico: ostacola l’ordinario
culto del tempio
• «Diceva: “La mia casa sarà casa di preghiera per tutti i popoli,
ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri” [Is 56 + Ger 7].
L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di
farlo morire» (Mc 11,17-18)
– Il sistema cultuale del tempio si basava sulle SEPARAZIONI
RITUALI (gentili – donne – israeliti – sacerdoti – sommo
sacerdote) e norme di purità
– I due testi profetici citati indicano il superamento del
culto vigente: un ACCESSO A DIO SENZA PIÙ ESCLUSIONI!
A) Il processo davanti al sinedrio
– Il processo arriva ad un punto morto: i testimoni si
contraddicono, le accuse raccolte non sono decisive.
– Si passa perciò alla domanda sulla pretesa messianica. Il
processo ha così una SVOLTA POLITICA.
• «Io sono il Messia… e vedrete il Figlio dell’Uomo
seduto alla destra della potenza e venire con le
nubi del cielo» (Mc 14,62; cit. di Sal 110 + Dan 7)
– Ma dov’è la bestemmia nel dichiararsi messia? Nel
CONTRASTO FRA LA SUA PRETESA MESSIANICA E IL SUO
STATO DI UMILIAZIONE!
[Gesù attribuisce l’intronizzazione regale di Sal 110 (davidica) al Figlio
dell’uomo (apocalittico) di Dan 7 = il messia è già intronizzato! Ma
questa forse è aggiunta redazionale post-pasquale]
A) Il processo davanti al sinedrio
– Gesù potrebbe anche esser stato condannato come
“falso profeta”
– Secondo Dt 13,6 e 18, 18-20, il falso profeta, che dice cose
che non vengono da Dio, deve morire.
– Se Gesù è un vero profeta e il suo annuncio viene da Dio,
tutti dovrebbero accettarlo come messia. Se invece la sua
profezia sulla caducità del tempio, prossimo alla fine in
virtù dell’imminente venuta del Regno di Dio, è falsa,
allora Gesù deve morire.
– Gesù predisse profeticamente la distruzione del Tempio (il
gesto del rovesciare i banchi dei venditori e dei
cambiavalute?): perciò è considerato pericoloso.
– Per questo le guardie lo bendano è lo scherniscono:
«profetizza» (Mc 14,65), cioè «indovina chi ti colpisce».
A) Il processo davanti al sinedrio
– In sintesi, il processo giudaico si conclude forse
senza una condanna formale, ma con la chiara
intenzione di eliminare Gesù
– L’accusa religiosa viene formulata in termini
politici, prima ebraici («il messia»), poi – con la
mediazione del concetto di “re messia davidico” –
più chiari ai romani («il re dei giudei»).
– La richiesta è quella di una condanna a morte per
lesa maestà.
B) Il processo davanti a Pilato
• Il processo romano è più chiaro da definire da
quello giudaico:
– È un vero e proprio processo, coronato da una sentenza,
di cui è prova il titulus crucis e la testimonianza di Gv
secondo cui Pilato siede sullo scranno del giudice (βήμα)
– Non è una semplice ratifica della (presunta) sentenza del
sinedrio, ma un nuovo grado di giudizio (cognitio,
procedimento penale inquisitorio)
– È un processo politico e non più religioso (l’autorità
romana non si curava di dispute di carattere religioso)
– Se ne deduce la piena responsabilità di Pilato, e una
secondaria responsabilità degli ebrei.
La crocifissione romana
• La crocifissione era un
supplizio volutamente
“esemplare”, considerato odioso dagli ebrei e
praticato massicciamente dai romani
• Scoperta di un osso
perforato da chiodo in
una tomba a nordest di
Gerusalemme (1968):
conferma della prassi!
Posizione più
verosimile in basi agli
ultimi studi
B) Il processo davanti a Pilato
• Pilato voleva salvare Gesù?
– Tendenza progressiva dei vangeli (a parte Marco) a
scagionare i romani da ogni responsabilità
– Non è Pilato, ma la folla che propone il cambio con
Barabba: Pilato, con realismo, preferirebbe non tanto
salvare Gesù, quanto evitare la scarcerazione del
pericoloso Barabba!
– È consapevole della tendenziosità dell’accusa del sinedrio
(«sapeva che glielo avevano consegnato per invidia», Mc
15,10), ma è più preoccupato di una denuncia
all’imperatore («volendo accontentare la folla…», Mc,
15,15; «Se lo rilasci, non sei amico di Cesare», Gv 19,12)
• Effettivamente uno scontro con i samaritani costò a Pilato la
rimozione da parte di Vitellio, governatore della Siria, nel 36
d.C. (Giuseppe Flavio, Ant. Giud. XVIII, 85ss)
B) Il processo davanti a Pilato
– Mt accentua la difesa di Pilato
con il gesto del lavare le mani
(cfr Sarcofago di Giunio basso,
Praefectus urbis morto nel 359
d.C.) →
– Tertulliano lo dichiara cristiano
(«Pilatus iam pro sua
conscientia christianus»:
Apol. 21,24)
– La chiesa copta ed etiopica lo
hanno canonizzato…
– Simmetricamente, si accentua
la colpevolezza esclusiva degli
ebrei e nasce l’accusa di
deicidio
In conclusione
• Il processo per la condanna di Gesù offre molti dati storica-
mente certi, ma rimane suscettibile di molte interpretazioni
– È praticamente sicuro che ci fu un primo interrogatorio
notturno più informale da parte del sinedrio e poi una seconda
sessione mattutina, all’alba di venerdì 14 nissan, preparazione
della pasqua.
– L’accusa di predire la sventura del tempio, dopo il gesto
profetico della cacciata dei mercanti dal tempio, ha fatto
precipitare gli eventi.
– Gesù sapeva bene che operando anche a Gerusalemme si
sarebbe pericolosamente contrapposto all’aristocrazia
sacerdotale e sadducea, e nondimeno ha scientemente
accettato la sfida.
– Le autorità giudaiche decisero di eliminarlo perché considerato
pericoloso per la sopravvivenza del loro culto e del loro potere.
L’autorità romana non si fece scrupolo di eliminare un possibile
sedizioso, pur di tutelare se stessa.
In conclusione
• «La morte di Gesù è conseguenza del suo agire. Quelli che
condannarono Gesù furono Caifa e Pilato; ma chi veramente
uccise Gesù è stato il peccato del mondo» (Busto-Saiz, p. 82s).
– Qui si vede il legame tra la storia (i fatti – Historie) e il
senso dei fatti (Geschichte).
«Immaginiamo di avere al posto del racconto dei vangeli un
documentario ottenuto da una telecamera nascosta e parole e
suoni registrati da un microfono. Potremmo montarlo e
proiettarlo: ma cosa sapremmo di più? Avremmo una quantità
di dettagli che non troviamo nei vangeli… Ma affermo con
convinzione: di ciò che è veramente accaduto non sapremmo
nulla. Capiremmo perché si è giunti in definitiva all’eliminazione
di Gesù? Proprio no. Non basta la nuda cronaca di una serie di
fatti. La dimensione profonda della storia (Geschichte), il suo
mistero e il suo intimo significato possono essere scoperti solo
attraverso una spiegazione e un’interpretazione» (G. LOHFINK,
Ora capisco la Bibbia, 1973, pp. 105s)
Gesù davanti alla sua morte
• Gesù era consapevole di andare incontro al
sacrificio della sua vita? Che senso ha voluto dare:
– al suo “immolarsi”,
– ai gesti dell’ultima cena («corpo dato… sangue versato…»
e “lavanda dei piedi”),
– alle parole pronunciate sulla croce?
GESÙ HA VISSUTO SEMPRE NEL DONO DI SÉ
(PRO-ESISTENZA) E HA SIGILLATO
CON LA SUA MORTE QUESTA SCELTA.
…ma qui si inizia ad esplorare il confine tra
la storia (cosa pensava davvero Gesù della sua morte)
e la fede (qual è il senso autentico della sua morte).
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Diapositiva 1 - Diocesi di Roma