GRIGLIA PER LA PROGETTAZIONE DELLA FASE PRE-ATTIVA
DI UNA UNITA’ DI APPRENDIMENTO
Titolo: ” Io, donna d’Israele, incontro Gesù “
Dati identificativi
Anno scolastico:
Destinatari: Alunni classe seconda, Secondaria di Primo Grado
Docenti coinvolti: insegnante di IRC
Articolazione
dell’apprendimento
unitario
Riferimenti ai
documenti
(nazionali o di
istituto)
PECUP
II ragazzo “ ha consapevolezza sia pure in modo
introduttivo delle radici storico-giudaiche,
linguistico-letterarie e artistiche, che ci legano al
mondo classico, giudaico-cristiano e dell'identità
spirituale e materiale dell'Italia e dell'Europa,
colloca in questo contesto la riflessione sulla
dimensione religiosa dell'esperienza umana”
OSA
Conoscenze
- Ricerca umana e rivelazione di Dio nella storia: il
Cristianesimo a confronto con l'Ebraismo e le altre
religioni
- Il libro della Bibbia, documento storico-culturale e
parola di Dio
- L'identità storica di Gesù e il riconoscimento di lui
come Figlio di Dio fatto uomo, Salvatore del
mondo
- L'opera di Gesù, la sua morte e risurrezione e la
missione della Chiesa nel mondo: l'annuncio della
Parola, la liturgia e la testimonianza della carità
- La Chiesa, generata dallo Spirito Santo, realtà
universale e locale, comunità di fratelli, edificata da
carismi e ministeri
Abilità
•
Individuare il messaggio centrale di alcuni testi
biblici, utilizzando informazioni storicoletterarie e seguendo metodi diversi di lettura
•
Identificare i tratti fondamentali della figura di
Gesù nei vangeli sinottici, confrontandoli con i
dati della ricerca storica
•
Riconoscere le caratteristiche della salvezza
attuata da Gesù in rapporto ai bisogni e alle
attese dell'uomo, con riferimento particolare
alle lettere di Paolo
•
Documentare come le parole e le opere di
Gesù abbiano ispirato scelte di vita fraterna, di
carità e di riconciliazione nella storia
dell'Europa e del mondo
Convivenza Civile
Educazione alla cittadinanza
-
-
Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo
Il dialogo tra culture e sensibilità
Diverse.
Leggendo i giornali e seguendo i mass media,
riconoscere, nelle informazioni date, le azioni,
il ruolo e la storia di:
- organizzazioni mondiali e
internazionali,
- associazioni internazionali
umanitarie.
POF
Area EDUCARE:
- Educazione alla cittadinanza:
progetto “ io e tu”
- Educazione ai valori
- Progetto di vita
Apprendimento
unitario da
promuovere
Scoprire che Gesù
rifiuta di
conformarsi ai
costumi che
mettevano in
disparte la donna
nella vita sociale.
Obiettivi formativi
Convivenza civile:
-
-
Sa ascoltare compagni e insegnanti,
interviene in modo corretto e pertinente,
rispetta se stesso e gli altri,
rispetta le opinioni altrui anche se
differenti dalle proprie, partecipa positivamente
al lavoro proposto, sia individuale che di
gruppo,…
Autonomia:
- Autonomia culturale: consulta testi, documenti
-
e usa sussidi
Autonomia organizzativo-strumentale:
organizza il materiale, cinsulta testi e computer
Autonomia metodologica
Strumenti culturali:
- usa in modo corretto documenti
- esercita diverse abilità manuali
Compito di
apprendimento
unitario in
situazione
Ricerca in biblioteca e in rete esempi di donne
testimoni dei valori del Vangelo (sante; beate;
donne di pace; donne che donano la vita per le
missioni, per i poveri; donne premi Nobel…).
Determinazione
degli obiettivi
formativi di fase
-Preattiva:
Attraverso una ricerca breve sulla situazione della
donna oggi nel mondo, chiedersi qual è
l’atteggiamento di Gesù nei confronti della donna
del suo tempo.
– Attiva:
Confronto con i testi dei Vangeli indicati dalla
scheda. Elaborazione di materiale e ricerche su
alcune donne dei Vangeli
– Postattiva:
Mediazione didattica
Controllo degli
apprendimenti
Metodi, Tempi,
Soluzioni
organizzative
Verifica e
valutazione OF
(standard relativi,
in Conoscenze e
in abilità)
verifica dell’apprendimento
METODI:
si fa ricorso a tutti i mediatori didattici (attivi,
iconici, analogici, simbolici, misti);
PERIODO: novembre – primi di dicembre;
SOLUZIONI ORGANIZZATIVE: attività
individuali e di gruppo, drammatizzazione.
Per il gruppo classe
* L’alunno scopre che Gesù
rifiuta di conformarsi ai
costumi del suo tempo che
mettevano in disparte la donna
nella vita sociale.
Per alunni con difficoltà di apprendimento
* L’alunno comprende, anche attraverso l’uso
di materiale semplificato, il contenuto di alcuni
incontri di Gesù con le donne.
Per alunni con capacità superiori alla media
* L’alunno legge e comprende
alcuni documenti iconografici e
biblici riguardanti episodi a sua
scelta tra gli incontri di Gesù e
li presenta ai compagni
Elementi per
rilevare se e
quanto gli OF
adottati si sono
davvero
trasformati in
competenze
personali degli
allievi
Esecuzione del compito di apprendimento
unitario
Saper verbalizzare ( oralmente o nello scritto ) i
principali contenuti appresi, attualizzando il testo
evangelico e il materiale utilizzato nella ricerca.
PROCEDIMENTO per la realizzazione dell’UA
Fase preliminare ( preattiva )
Vengono forniti ai ragazzi materiali riguardanti la condizione oggi della donna in Italia e nel
mondo. Tra questo materiale si scelgono gli articoli che sembrano loro più significativi, realizzano
cartelloni o documenti informatici ( ricerca tramite internet ) da presentare al resto della classe.
Discussione insieme.
Fase attiva: “ … e Gesù? ”
-
condizione della donna al tempo di Gesù
la novità presentata da Gesù: * mappa degli incontri descritti nei Vangeli
* scelta tra il materiale fornito e ricercato, per individuare
alcune figure di donne che incontrano Gesù
* drammatizzazione di alcuni incontri
* Attualizzazione e approfondimento: ricerca in biblioteca e in
rete esempi di donne testimoni dei valori del Vangelo (sante;
beate; donne di pace; donne che donano la vita per le
missioni, per i poveri; donne premi Nobel…).
Verifica ( postattiva )
.
esposizione della ricerca individuale o di gruppo
domande su scheda di sintesi
sintesi degli atteggiamenti dei protagonisti ( Gesù, la o le donne, la reazione dei presenti )
LE DONNE DEI VANGELI
MARIA, madre di Gesù “ serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore “
Annunciazione ( Lc 1,26-38 )
- nascita di Gesù ( Lc 2, 1-20 )
- purificazione al Tempio ( Lc 2, 22 – 38 )
- rimprovero a Gesù dodicenne e “ meditazione” alla sua risposta ( Lc 2,48-52 )
- le nozze di Cana ( Gv 2,1-12 )
- incontra Gesù ( discorso sui veri parenti di Gesù ) ( Mt 12, 46 – 50 ) ( Mc 3, 31 – 35) ( Lc 8, 19 – 21 )
- ai piedi della croce ( Gv 19, 25 – 27 )
ELISABETTA ( Lc 1,39 – 56 ) “ a che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”
ANNA ,profetessa, figlia di Fanuele ( Lc 2,36-38 ) “ si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino “
MADRI dei bimbi innocenti uccisi da Erode ( Mt 2,16-18 ) “Rachele piange i suoi figli”
LA SAMARITANA ( Gv 4,1-42 ) …” venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse
il Messia?”
LA SUOCERA DI PIETRO ( Mt 8,14 – 15 ) ( Lc 4, 38 – 39 ) ( Mc 1, 32 – 34 )… “e si alzò e si mise a servirlo”
L’EMORROISSA ( Mt 9, 20 – 22 ) ( Mc 5,25 - 34 ) ( Lc 8, 43 – 48 ) .. “ …se riuscirò anche solo a toccare il suo
mantello, sarò guarita …..la tua fede ti ha salvata “
LA FIGLIA DI GIAIRO ( e la MADRE DELLA FIGLIA DI GIAIRO ) ( Mc 5, 40 – 43 ) ( Mt 9, 25 – 26 )
( Lc 8, 40 – 42. 49 – 56 ) “ .. ne furono sbalorditi “
LA VEDOVA DI NAIN ( Gesù resuscita suo figlio ) ( Lc 7, 11 – 17 ) “.. vedendola, ne ebbe compassione “
LA VEDOVA CHE VERSA L’OBOLO AL TEMPIO ( Lc 21, 1 – 4 ) (Mc 12, 41 – 44 ) “.. questa povera vedova ha
messo più di tutti “
LA PECCATRICE PERDONATA ( Lc 7, 36 – 50 ) “ Ti sono perdonati i tuoi peccati…la tua fede ti ha salvata; va’
in pace”
L’ADULTERA ( Gv 8, 1 – 11 ) “.. neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più “
DONNA CANANEA, a cui Gesù guarisce la figlia ( Mt 15, 21 – 28 ) (Mc 7, 24 – 30 ) “ .. si gettò ai suoi piedi…e lo
pregava…”
LA DONNA CURVA ( Lc 13, 10 – 17 ) “ …subito si raddrizzò e glorificava Dio ..”
DONNA CHE LO BENEDICE ( Lc 11, 27 – 28 ) “ una donna alzò la voce in mezzo alla folla..”
MARIA, sorella di Lazzaro
MARTA, sorella di Lazzaro
( Lc 10, 38 – 41 ) Maria contempla, Marta serve
( Gv 11, 1 – 44 ) resurrezione di Lazzaro
( Gv 12, 1 – 3 ) ( Mt 26, 6 – 13 ) ( Mc 14, 3 – 9 ) Maria profuma i piedi di Gesù
e li asciuga con in capelli,
Marta serve
MARIA DI MAGDALA ( dalla quale erano usciti sette demoni ) ( Lc 8, 2 – 3 )
( Mc 15, 40 – 41 ) al Calvario
( Gv 19, 25 ) ai piedi della croce
( Mt 28, 1 – 8 ) ( Gv 20, 1 ): la tomba vuota e il messaggio dell’angelo
( Gv 20, 11 – 17 ) ( Mc 16, 9 – 11 ) ( Mt 28, 9 – 10 ): incontro con Gesù risorto
( Gv 20, 1. 18 ) annuncio ai discepoli
MARIA DI CLEOFA ( Gv 19, 25 ) ai piedi della croce
LE “ FIGLIE DI GERUSALEMME “, donne che piangono sulla via del Calvario ( Lc 23, 26 - 31 ) “.. si battevano il
petto e facevano lamenti su di lui”
MARIA DI MAGDALA
GIOVANNA, moglie di Cusa
SUSANNA
Molte altre
( Lc 8, 2 – 3 ) donne guarite da spiriti
cattivi e guarite da infermità.
“.. assistevano Gesù e i Dodici con i loro beni”
PIE DONNE ( Mc 15, 40 – 41 al calvario ) ( Lc 23, 49: ai piedi della croce ) ( Lc 23, 55 – 56 la sepoltura )
( Mc 16, 1 – 8: Lc 24, 1 – 8 la tomba vuota )( Lc 24, 9 – 11; Mt 28, 10 ; Mc 16, 10 annuncio ai discepoli ) :
- MARIA DI MAGDALA
- MARIA, madre di Giacomo il minore e Jones
- SALOME
- GIOVANNA
- altre
DONNE NELLE PARABOLE:
- DONNA CHE IMPASTA ( Mt 13, 33 ) ( Lc 13, 20 – 21 )
- DONNA CHE PERDE LA DRAMMA ( Lc 15 – 8 –10 )
- LA MOGLIE DEI SETTE FRATELLI ( Mt 22, 23 – 33 ) ( Mc 12, 18 – 27 ) (Lc 20, 27- 40 )
- LE DIECI VERGINI ( Mt 25, 1 – 13 ) ( Lc 12, 35 – 38 )
- IL GIUDICE INIQUO E LA VEDOVA IMPORTUNA ( Lc 18, 1 – 8 )
- IL BUON PASTORE: LA PECORELLA SMARRITA ( Lc 15, 4 –7 ) ( Mt 18, 12 – 14 )
DIFESA DI GESÙ DELLE DONNE IN CASO DI DIVORZIO E RIPUDIO ( Lc 16, 18 ) ( Mt 19, 1 –9 )
( Mc 10, 1 –11 )
DONNE NON POSITIVE:
* MADRE DEI FIGLI DI ZEBEDEO ( Mt 20, 20 – 23 ) ( presunzione )
* ERODIADE
* SALOME’
( Mt 14, 1 – 12 ) ( Mc 6, 17 – 29 )
“ CATEGORIE “ IN CUI SI POSSONO DIVIDERE LE DONNE DEI VANGELI IN
RAPPORTO A GESU’
FAMILIARI
- Maria, sua madre
- Maria, madre di Giacomo il minore e Giuseppe
- La sorella della madre di Gesù
- Maria, moglie di Clefa( sorella forse di Giuseppe )
- Salome, madre di Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo ( forse sorella di Giuseppe e Maria, moglie di
Cleofa )
DONNE CONVERTITE E DIVENUTE DISCEPOLE
- Maria Maddalena
- Giovanna, moglie di Cusa
- Susanna
DONNE CHE SANNO ACCOGLIERE E COMPRENDERE IL SIGNORE E CHE SONO DISCEPOLE
- Maria
- Maria di Magdala
- "alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità" (Lc 8,1) Giovanna, moglie di
Cusa, Susanna e molte altre
DONNE CHE LO SERVONO
-
suocera di Pietro
Marta
DONNE CHE SI PENTONO, ACCOLGONO IL PERDONO E SI CONVERTONO
- la donna adultera
- la peccatrice perdonata.
DONNE CHE RIESCONO A COGLIERE ALCUNE REALTÀ DELL’IDENTITÀ DI GESÙ
-
Maria, sua madre
Elisabetta
Donna ( Maria, sorella di Lazzaro ? )
samaritana
DONNE CHE SONO TESTIMONI DELLA MORTE E DELLA SEPOLTURA DI GESÙ
-
Maria di Magdala
Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome
e molte altre
DONNE CHE SONO TESTIMONI DELLA RESURREZIONE
- Maria di Magdala
- Maria di Giacomo
- Salome
DONNE CHE ANNUNCIANO LA RESURREZIONE
- Maria di Magdala
SCHEDE DI APPROFONDIMENTO FORNITE DALL’INSEGNANTE
LA CONDIZIONE DELLA DONNA AL TEMPO DI GESÙ
Occorre distinguere la condizione femminile nei primi secoli della storia di Israele da quella del Giudaismo che di fatto
dà alla donna un ruolo meno importante, di emarginazione.
Se si legge l’Antico Testamento si trovano alcune figure di donne che hanno un rilievo notevole, un’importanza grande
anche nella storia religiosa di Israele.
Al tempo di Gesù, invece, le cose sono abbastanza cambiate, probabilmente per effetto dell’urbanesimo. Il fatto che
nascano delle città, che incominci un modo diverso di vivere rispetto al modulo agricolo antico, ha certo cambiato
qualcosa. Una donna che vive in campagna, dove l’attività più importante è l’agricoltura, ha un posto di maggiore
rilievo. Quando, invece, si sviluppa l’urbanesimo è più facile che la donna venga relegata in casa. Questo vale per la
situazione di Gerusalemme dove l’artigianato e un poco il commercio cominciano a diffondersi; la donna ha un posto
più marginale.
LA NASCITA DI UNA BAMBINA
L'emarginazione della donna ebrea non riguardava solo la sfera religiosa ma la sua intera esistenza fin dal primo
apparire. Infatti, secondo il Libro del Levitico, la nascita di una bambina rende impura la madre per circa tre mesi
(Lv 12,-25). Per la sua particolare condizione fisiologica la donna viveva inoltre in una situazione di perenne impurità
(Lv 15,19-30), e per questo era considerata l'essere umano più distante da Dio. Se in tutte le culture la nascita di una
bambina non è mai stata auspicabile ("Auguri e figli maschi!"), nel mondo giudaico l'arrivo di una figlia era considerato
un'autentica sciagura, come scrive sconsolato l'autore del Siracide: "Una figlia è per il padre un'inquietudine segreta, la
preoccupazione per lei allontana il sonno: nella sua giovinezza, perché non sfiorisca; una volta accasata, perché non sia
ripudiata. Finché è ragazza, si teme che sia sedotta e che resti incinta nella casa paterna; quando è con un marito, che
cada in colpa, quando è accasata, che sia sterile" (Sir 42,9-10).
Questa pessimista visione veniva confermata dal Talmud: "Il mondo non può esistere senza maschi e senza femmine,
ma felice colui i cui figli sono maschi e guai a colui i cui figli sono femmine", e codificata nella preghiera recitata tre
volte il giorno da ogni maschio ebreo che così ringrazia Dio: "Benedetto Colui che non mi ha fatto pagano, non mi ha
fatto donna, non mi ha fatto bifolco". Nelle famiglie, quando esistevano già un paio di bambine l'arrivo di un' altra
femmina era particolarmente temuto, per questo era uso abbastanza comune esporre la nascitura, cioè abbandonarla
fuori del villaggio: "Ti gettarono via in aperta campagna, nauseati di te, nel giorno della tua nascita" (Ez 16,5). Quando
la bambina veniva tenuta nella famiglia, era per allevarla come serva del padre e dei fratelli e poi, a circa dodici anni,
del marito e, infine, dei figli.
L’ISTRUZIONE
Questa è una condizione di emarginazione che vale anche davanti alla legge.
Nella vita di Israele, del giudaismo in particolare, ha avuto grande importanza la legge, l’istruzione alla legge. Infatti
educare vuole dire fondamentalmente insegnare la legge. Ora al tempo di Gesù questa istruzione non viene data alle
donne.
Ci sono anche alcune espressioni strane di rabbini che dicono che “se uno insegna la Torah a una donna le insegna la
dissolutezza”, la pone cioè in una condizione di autorità in Israele che invece essa non deve avere e quindi la colloca al
di fuori di quello che dovrebbe essere il suo binario autentico di esperienza.
LA DIMENSIONE RELIGIOSA
Quando Erode ha iniziato la ricostruzione del tempio ha fatto per la prima volta una distinzione tra il cortile d’Israele e
il cortile delle donne.
Questo significa che, nell’avvicinarsi al Signore al tempio di Erode (non in quello di Salomone, dove non c’era alcuna
distinzione), c’è un cortile appositamente per le donne, oltre il quale esse non possono andare. Solo i maschi possono
entrare in quello che si chiama il cortile d’Israele, a contatto diretto con l’altare degli olocausti. Questo è un segno di
distinzione che diverrà tradizionale, per es. nella Sinagoga. Nella Sinagoga, che è l’edificio dove gli Israeliti pregano,
alla donna viene lasciato un posto marginale, periferico, separato dal resto. Anzi, secondo la regola di Israele, per
costruire una Sinagoga, cioè un’assemblea valida per la preghiera pubblica di Israele, occorrono 10 uomini maschi. Il
numero delle donne non conta.
La donna era esclusa dall'istruzione religiosa. Per i rabbini questa esclusione era giustificata dal fatto che riguardo alla
Parola di Dio nella Bibbia è scritto "la insegnerete ai vostri figli" (Dt 11,19). Se il Signore avesse voluto che
l'insegnamento fosse esteso anche alle donne, avrebbe aggiunto "alle vostre figlie", invece non l'ha fatto. Gli scribi
arrivavano ad affermare che è meglio che "le parole della Legge vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere
insegnate alle donne", perché Dio "non parlò con alcuna donna se non con quella giusta ed anche quella volta per una
causa". Infatti, il Signore, offeso dell'innocente bugia di Sara che, "poiché aveva paura", negò di aver riso all'annuncio
della sua maternità (Gen 18,1-15), non rivolse più la parola a nessuna donna.
C’è in realtà un luogo dove la donna ha un posto fondamentale nella vita religiosa ed è in casa. In casa, per es. nella
celebrazione della Pasqua, la donna ha una funzione insostituibile, ad es. nella preparazione dell’ambiente, delle candele
ma evidentemente è sempre un ruolo di secondo piano.
LA VITA SOCIALE
L’esclusione dalla vita sociale della donna si esprime anche in alcuni interdetti dal punto di vista giuridico.
Alla donna non viene generalmente permesso di fare da testimone, è proibito parlare con una donna in pubblico; essa
non deve partecipare ai pranzi comuni per il rischio che possa prendere parte alle conversazioni ponendosi allo stesso
livello dell’uomo. C’è la tendenza a una clausura domestica, a una condizione che è propria anche delle donne in Grecia
(le donne stavano nel gineceo).
IL MATRIMONIO
Il momento fondamentale di riconoscimento del valore della donna è il matrimonio, la procreazione. La donna, però,
riconosce nel marito non solo il marito ma in qualche modo anche il suo padrone.
In ebraico il termine che indica il marito è baal e baal vuol dire esattamente padrone, signore.
Dal punto di vista del divorzio la donna non ha pari diritti rispetto all’uomo. Quello che noi chiamiamo divorzio in
Israele si chiamava ripudio e il ripudio è un gesto giuridico che può l’uomo nei confronti della donna.
Il cap. 24, 1 del Deuteronomio lo presenta in questo modo:
«[1]Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi
occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in
mano e la mandi via dalla casa».
Questo passo ha posto una serie di problemi giuridici notevoli perché la prescrizione è vaga.
Ci si chiedeva che cosa significasse «qualche cosa di vergognoso». Al tempo di Gesù ci sono posizioni diverse: la
scuola di Schammai poneva l’adulterio come unico caso di ripudio; c’erano altre scuole come quelle di Hillel che
ampliavano notevolmente il significato dell’espressione per cui bastava qualche motivazione, anche di minore
importanza, per ripudiare la moglie. Ma il ripudio era per lei dal punto di vista sociale una disgrazia tremenda perché
significava essere senza appoggio e senza sostegno. Il Deuteronomio dà come unica garanzia il libello del ripudio, cioè
lo stato libero, la possibilità di sposarsi se si presentasse qualche occasione.
Questa garanzia è ben poco in una società in cui alla donna non vengono riconosciuti pubblicamente dei diritti di
affermazione di sé.
Dunque la situazione della donna al tempo di Gesù a Gerusalemme era una
situazione di emarginazione grave.
LA NOVITÀ DEL VANGELO
A. l’annuncio del Regno di Dio
Come si colloca il Vangelo di fronte a questa condizione? Il punto di partenza è il centro della predicazione di
Gesù: è essenziale cioè cogliere gli atteggiamenti che Gesù ha tenuto con la donna e collegarli al cuore della sua
predicazione. Il cuore della predicazione di Gesù è l’annuncio del regno di Dio, della sovranità escatologica e
storica di Dio nella vita dell’uomo. Sovranità significa per es. giustizia (Dio è giusto), significa pace (è un Dio di
pace), fraternità (è un Dio di comunione), significa anche non distinzione tra le persone. Davanti a Dio gli uomini sono
fondamentalmente uguali, quindi la venuta del regno di Dio introduce nel mondo un’ottica diversa, un modo diverso di
collocarsi nei confronti delle realtà sociali perché c’è, come criterio di fondo, il giudizio di Dio che non conosce
distinzione di persone.
Davanti a Dio non c’è differenza tra ricco e povero, fra sapiente e ignorante, anzi, se Dio ha una preferenza, ce l’ha per
il debole, il povero perché questi ha maggior bisogno di protezione, quella protezione che non ha punto di vista sociale.
Un messaggio di questo genere non introduce direttamente delle modificazioni ma dei germi grandi di trasformazione
sociale.
Quando, ad es., S. Paolo nella lettera ai Galati (cap. 3, 26-28), pone quel principio che è fondamentale nell’etica
cristiana scrivendo che «non c’è più né uomo né donna perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù», tutte le differenze
sociali non vengono cancellate ma vengono private di ogni motivazione religiosa in quanto l’uomo è, di fronte a Dio,
come un’unica creatura (uno è maschile e non neutro, significa cioè una persona sola).
La condizione della donna in Israele poteva dipendere da fattori sociali (v. urbanesimo) certamente si fondava anche su
presupposti religiosi o aspetti che come tali venivano riconosciuti. Il primo di questi era la circoncisione. La
circoncisione è il segno dell’alleanza e la circoncisione è una pratica propria del maschio.
La donna non è circoncisa, per questo dal punto di vista religioso è in una condizione di inferiorità. Poi la donna per
motivi fisiologici, per le mestruazioni, spesso dal punto di vista rituale, si trova in condizioni di impurità. Poi ancora
influisce la visione per cui il peccato originale è prima di tutto della donna secondo una rilettura non corretta del cap. 3
della Genesi (che, però, ha avuto un suo peso in Israele), per cui la donna viene considerata, dal punto di vista etico,
meno forte dell’uomo, meno capace di resistere alla tentazione.
Di fronte a tale mentalità il dire, come fa San Paolo, che in Cristo non c’è più uomo né donna (cfr. Gal 3, 28), significa
cancellare le precedenti motivazioni religiose di inferiorità della donna.
Cogliere la novità del messaggio di Gesù sulla donna vuole dire cogliere il riferimento che è essenziale per Gesù per
capire la vita dell’uomo.
Non è un discorso prima di tutto sociologico, anche se dal punto di vista sociologico ha delle conseguenze; è prima di
tutto un discorso antropologico, cioè del modo di vedere l’uomo, la persona umana.
Quando la persona umana è valutata avendo come punto di riferimento il regno di Dio, la sovranità di Dio, le differenze
fra i sessi diventano irrilevanti.
In questo contesto culturale non può pertanto non sorprendere l'eccezionale rilievo che le donne hanno nei Vangeli.
B. le donne nei Vangeli
Personaggi positivi
Mentre i protagonisti maschili del vangelo sono quasi tutti negativi, i personaggi femminili sono tutti positivi, eccezione
fatta per le due donne che gli evangelisti ci presentano in relazione con il potere: colei che lo detiene, Erodiade, adultera
e assassina, e colei che lo desidera per i suoi figli, l'ambiziosa madre dei figli di Zebedèo.
Sanno accogliere e comprendere il Signore.
Le donne nei vangeli vengono presentate come coloro che per prime hanno saputo accogliere e comprendere il Signore:
dalla madre Maria, grande non perché ha dato alla luce Gesù, ma perché ha saputo diventare discepola del figlio, a
Maria di Magdala, prima testimone e annunciatrice della risurrezione del Cristo. Nella lingua ebraica non si conosceva
un termine per indicare discepola, che esisteva solo al maschile, e al tempo di Gesù la tradizione insegnava che "un
discepolo dei saggi non deve parlare con una donna per strada neanche se è sua moglie, sua figlia, sua sorella".
Ma per Gesù non "c'è più ne maschio né femmina" (Gal 3,28), c'è la persona umana, che come tale merita rispetto e
dignità indipendentemente dalla sua identità sessuale. Per questo, contravvenendo tradizione e morale, Gesù associa al
suo gruppo anche "alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità" (Lc 8,1), e nei vangeli sono le
donne le privilegiate protagoniste delle azioni del Signore.
Sono discepole
Nell’atteggiamento quotidiano di Gesù quali sono gli elementi da sottolineare? Innanzitutto il fatto che c’è un’immagine
della donna nei Vangeli radicalmente positiva, in riferimento all’attività e alla predicazione di Gesù. Al cap. 10° di Luca
(Luca 10, 38-42) c’è l’episodio famosissimo di Marta e Maria, che nella storia della Chiesa ha un ruolo importante.
Occorre fare un confronto fra la tradizione rabbinica, per cui le parole della Torah non possono essere insegnate a una
donna, e l’atteggiamento di Gesù. Maria ai piedi del Signore ascolta l’istruzione di Gesù sul Regno.
L’atteggiamento di Maria è l’atteggiamento del discepolo; dunque il Vangelo di Luca presenta una donna come modello
del discepolato, come modello della persona che di fronte a Gesù si mette in ascolto.
Il discepolato è la condizione dell’uomo nuovo di fronte al regno di Dio, di colui che, di fronte alla rivelazione di Dio in
Gesù Cristo, ha scelto la via giusta.
Marta assolve a quella che era la funzione della donna nella casa ebraica, lavora. Maria, invece, ascolta la Torah, si
comporta dunque come un vero discepolo di Gesù
Al cap. 8 di Luca (8, 1-3) troviamo un’immagine inedita di Gesù. Gesù è un predicatore, un araldo che percorre le città
della Galilea per portare l’annuncio del Regno. In questo episodio lo immaginiamo circondato dai Dodici e da alcune
donne. Di queste, come dei Dodici, vengono dati i nomi e impariamo che una è la moglie di Cusa, amministratore di
Erode, una donna importante dal punto di vista sociale, che ha scelto il tipo di vita che è proprio del discepolo.
Lo servono
Gli evangelisti affermano che le donne oltre che seguire Gesù lo servono. Di nessun discepolo è detto questo.
Nella concezione religiosa del tempo Dio abitava in una "luce inaccessibile" (1 Tm 6,16). Gli esseri che gli erano più
vicini erano gli angeli del servizio, gli unici che stavano sempre davanti al Signore per servirlo. Nei vangeli gli unici
esseri che servono Gesù sono gli angeli ("e gli angeli lo servivano", Mc 1,13) e le donne.
Partecipano all’annuncio del Vangelo
C’è una visione positiva della funzione della donna all’interno del ministero di Gesù. Queste donne non sono solo le
aiutanti esterne ma stanno accanto al gruppo dei Dodici, sono partecipi dell’annuncio del Vangelo e della novità che
esso porta.
Anche nelle parabole la donna è pari all’uomo
Si possono aggiungere altri esempi significativi, facendo riferimento al ministero di Gesù. È bello che quel mondo
umano, che è testimoniato dalle parabole di Gesù, metta in scena sia l’uomo sia la donna, anzi in parallelo.
Nel cap. 15, 4-7 di Luca viene raccontata la «parabola della pecora smarrita», dove il protagonista è un pastore; nei vv.
8-10 viene raccontata la «parabola parallela della dramma smarrita», dove la protagonista è una donna di casa. E altri
dittici di questo tipo ci sono nel Vangelo. Gesù riprende nella parabola l’immagine maschile e femminile come
protagonista, in parallelo.
Il suo mondo, infatti, è un mondo in cui la persona umana è presa nella sua realtà, senza nessuna discriminazione.
Si pentono, accolgono il perdono e si convertono
Un altro episodio interessante è nel cap. 8 di Giovanni. Al centro della scena c’è Gesù con la donna adultera; intorno,
in cerchio, stanno i Farisei che pongono a Gesù una domanda riguardo alla donna, senza rivolgersi a lei.
La donna è per loro un oggetto su cui pronunciare un giudizio. Tutto l’atteggiamento di Gesù va, invece, in un’altra
direzione. Gesù non risponde ma scrive per terra in quanto vuole rimandare gli accusatori a se stessi. L’unica possibilità
per loro è quella di mettersi al posto della donna. Gli uomini, infatti, hanno tutti la stessa esperienza di peccato e hanno
bisogno di misericordia. Dunque non esistono classificazioni. Poi Gesù si rivolge alla donna con un atteggiamento
creativo che è quello di aprirsi alla persona umana, offrendole una possibilità nuova di essere.
Luca al cap. 7, 36-50 racconta l’episodio della peccatrice perdonata. C’è diversità tra l’atteggiamento del fariseo e
l’atteggiamento di Gesù verso questa donna. Il fariseo giudica il passato di lei e rimane fermo e chiuso in tale giudizio.
Gesù, invece, sa vedere in un gesto concreto di coraggio e di amore una possibilità nuova, si accosta alla donna come
persona senza chiuderla nel suo ruolo sociale o nel suo passato, ma costruendo o provocando in lei una risposta creativa.
Il Cristo, dunque, vede la donna in modo rivoluzionario perché la considera una interlocutrice della Sua parola, del Suo
amore, della Sua accoglienza. Egli avvicina ogni persona nella possibilità che essa ha di un futuro, di una
trasformazione positiva.
Riescono a cogliere alcune realtà dell’identità di Gesù
Si devono aggiungere a questo fatto due particolari significativi perché presentano la donna come quella che riesce a
comprendere alcune realtà dell’identità di Gesù che i discepoli, per conto proprio, non sono riusciti a cogliere. Nel cap.
14 di Marco si incomincia il racconto della Passione con uno schema in lui molto frequente. È lo schema dell’inclusione
(a-b-a) per cui c’è prima un episodio, poi un secondo episodio, poi si ritorna al primo in modo da includere una parte in
mezzo. Il passo incluso ci riporta l’unzione di Betania (vv. 3-9), cioè il gesto di una donna che entra nella casa dove
Gesù si trova con un vasetto di alabastro pieno di olio profumato e lo versa sui capelli di Gesù – mentre gli altri sono
infuriati contro di lei. Marco inserisce questo episodio tra quello dell’atteggiamento delle autorità giudaiche che
vogliono eliminare Gesù e quello di Giuda, il discepolo traditore. Marco vuole che il lettore faccia il confronto fra
questi e l’atteggiamento della donna che per amore anticipa, ungendo il Signore, il gesto caritatevole della sepoltura,
intuendo la prossima Passione. Questa donna è spinta solo dall’intuizione dell’amore, contestata dai discepoli, in
particolare da Giuda. Essa è l’unica che, alla vigilia della Passione, ha colto l’esperienza di Gesù e ha risposto con
l’amore, con quell’amore che per sua natura non ha misura.
L’amore si esprime unicamente nel cercare la vita dell’altro.
La prima persona alla quale Gesù si manifesterà come il Messia atteso sarà una samaritana, essere umano che come
donna, adultera e impura era il meno credibile cui affidare l'importante rivelazione. Ugualmente l'unico fatto che il
Signore chiede espressamente venga fatto conoscere ovunque è l'unzione compiuta su di lui da una donna: "In verità io
vi dico: dovunque sarà predicato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che essa ha fatto"
(Mc 14,9).
Sono testimoni della morte e della sepoltura di Gesù
Nel Vangelo di Marco Gesù e i discepoli sono visti sempre insieme.
Sembra che Marco non riesca a immaginare Gesù senza i discepoli tanto che, quando Gesù manda i discepoli in
missione, il Vangelo di Marco non racconta niente di Gesù. C’è proprio sempre questa presenza? C’è un momento in
cui Gesù rimane solo: è il momento della Passione in cui i discepoli tradiscono o Lo abbandonano, tanto che c’è
quell’episodio stranissimo di un ragazzetto che nel Getsemani segue Gesù e poi fugge via. Di fronte al dramma della
Passione (cfr. Marco, 14, 51-52) Gesù è solo per la prima volta – prima c’erano sempre i Dodici –; ma è proprio solo?
Se i discepoli maschi scomparvero di scena al momento della crocifissione, le uniche testimoni della sua morte "erano
alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses,
e Salome, le quali quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a
Gerusalemme" (Mc 15,40-41).
L’immagine che Marco dà è quella delle donne che sono partite dalla Galilea con i discepoli, sono arrivate al Calvario,
dove i discepoli non sono arrivati. Al Calvario esse diventano le testimoni della morte e della sepoltura di Gesù. Sono
proprio loro. Quando Giuseppe d’Arimatea seppellisce Gesù, Maria di Magdala e Maria, madre di Joses stavano ad
osservare dove veniva deposto.
Sono testimoni della Resurrezione
Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli per andare ad imbalsamare Gesù.
C’è, dunque, un momento della vita di Gesù. quello culminante della Pasqua, di cui testimoni non sono i discepoli ma le
donne.
Il momento culminante della rivelazione di Gesù è un momento per la cui conoscenza dipendiamo dalla testimonianza
delle donne. Loro c’erano al Calvario, loro c’erano al sepolcro, loro c’erano al mattino di Pasqua, mentre i discepoli non
c’erano. Questo è molto significativo perché colloca queste donne in una posizione importante nel fondamento del
Vangelo Cristiano. Infatti il centro del Vangelo Cristiano è l’annuncio della morte e della resurrezione del Signore.
Viene riconosciuta alle donne una posizione propria, importante.
Annunciano la Resurrezione
Un altro passo significativo è nel cap. 20 di Giovanni (v. 1-2; 11-18). Maria di Magdala dà l’annuncio del sepolcro
vuoto «hanno portato via il mio Signore» e viene mandata come prima testimone dell’evento più importante del
cristianesimo, la resurrezione. Ella ha questo privilegio perché ha saputo stabilire un rapporto personale con il Signore,
si è impegnata nel dialogo e nella comunione con Lui. Ed è anche significativo che Gesù si faccia riconoscere
chiamando Maria per nome. Al centro dell’esperienza di fede non sta tanto una serie di idee da capire, ma un rapporto
interpersonale con Dio ed è questo che colloca Maria in una posizione privilegiata.
Per gli evangelisti le donne non solo sono uguali agli uomini, ma svolgono un ruolo superiore, lo stesso degli angeli.
L'azione di "annunziare", esclusiva prerogativa degli angeli, i nunzi di Dio, è infatti nei vangeli compito privilegiato
delle donne. Per questo solo le donne sono incaricate dall'Angelo del Signore di annunciare la risurrezione di Gesù:
"Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho
detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli" (Mt
28,7-8). E proprio la donna, che la Bibbia definiva responsabile della morte ("Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per
causa sua tutti moriamo", Sir 25,24), sarà la prima testimone della vita: " Maria di Magdala andò subito ad annunziare
ai discepoli: «Ho visto il Signore!»" (Gv 20,18).
PER LA VERIFICA
Rileggete i brani della Risurrezione riportati dai quattro evangelisti. Scoprite il ruolo avuto dalle donne in un momento così importante per la fede. Come mai Gesù ha voluto rendersi visibile proprio a
loro? È stato un caso (delle donne sono andate al sepolcro per prime, e quindi...)? Nel vangelo di
Marco le donne sembrano comportarsi in modo diverso. Come mai?
•
Osservate i diversi modi di vestire che hanno le ragazze di oggi. Ogni vestito, un messaggio. Ogni
messaggio, un tipo di donna. Descrivete i vari modelli di donna che esse vogliono rappresentare, servendovi anche della pubblicità e dei giornali.
• Quali sono i modi in cui una donna può sentirsi realizzata nel mondo di oggi? È sufficiente andare a
lavorare ed essere autonoma? Provate ad indicare un orario tipo di una mamma modello, divisa fra
casa, famiglia e lavoro.
• In quali occasioni una donna può sentirsi offesa e umiliata? Quali sono i modi di pensare che gli
uomini (i ragazzi) devono cambiare, per considerare le donne (le ragazze) come loro pari? Quali le
frasi che bisogna evitare di dire per non offendere le ragazze?
•
Quali sono i momenti, i gesti e le attività che vi fanno sentire la mamma come una donna realizzata?
Potreste rinunciare a qualcuno di essi? A quale non potreste rinunciare?
•
ALCUNE FIGURE DI DONNE
Maria di Nazaret
Potremmo parlare ancora a lungo della Beata Vergine Maria, perché nelle Scritture sono a lei dedicate molte pagine.
L’impostazione corretta della teologia cattolica è stata presentata in modo autorevole dal Concilio Vaticano II, che non
ha dedicato un documento specifico a Maria, ma ne ha parlato nell’ultimo capitolo della grande Costituzione Dogmatica
"Lumen Gentium" dedicata alla Chiesa nella propria realtà costitutiva; si parla della Beata Vergine Maria nel capitolo
ottavo mostrandola come il tipo e l’immagine della Santa Chiesa, e riproponendo la sua figura come quella del
"discepolo", del modello della Chiesa che si fa discepola del Signore.
Allora, tutta la sottolineatura che possiamo fare della grandezza di Maria, della nobiltà della sua persona, della potenza
dell’opera salvifica operata da Dio nei suoi confronti deve tenere conto di questa dimensione umana; certe abitudini
devozionali non devono far confondere ciò che è l’insegnamento autorevole della Chiesa con quelle che sono pie
devozioni o fantasticherie aggiunte. Quindi, chi toglie queste cose sovrapposte non contesta la tradizione e
l’insegnamento cattolico, ma propone in modo autentico quello che è il messaggio biblico e tradizionale della Chiesa.
Nel testo dell’Annunciazione si sottolinea la dimensione che quel racconto ha in quanto vocazione di Maria: il Signore
le chiede il consenso a diventare Madre, perché è importante e necessario che la persona umana sia libera nella sua
volontà di aderire, di accogliere la proposta di Dio; non è "usata" ma è "collaboratrice", che liberamente vuole compiere
quello che il Signore le propone.
Subito dopo, l’evangelista Luca narra la visita di Maria: Maria, avendo ricevuto l’annuncio della salvezza, subito si alza
e si mette in cammino per recare l’annuncio ad altri. È una dinamica molto importante ed è tipica dell’evangelista Luca
la sottolineatura del "cammino": il discepolo è una persona in cammino. Maria è il modello del discepolo, è colei che si
mette in cammino con Gesù; avendolo concepito nel proprio seno, si mette subito in cammino con lui per portare
quell’annuncio di salvezza.
A rigor di logica, Maria si mette in cammino verso la montagna per verificare ciò che l’angelo le ha detto: la tua parente
Elisabetta, già avanzata negli anni – avrà avuto circa quaranta anni –, aspetta un bambino, e la motivazione che muove
Maria può essere duplice. Da una parte c’è il desiderio di aiutare: se questa parente aspetta un bambino ed è già al sesto
mese – lei che tutti dicevano sterile -, ha bisogno di aiuto perché si trova sicuramente in una situazione di disagio;
d’altra parte c’è il desiderio di verificare se davvero questa notizia corrisponde alla realtà. Maria non dubita che ciò che
ha saputo circa la parente Elisabetta sia vero, ma, essendo intelligente, vuole verificare: i "segni" se sono invisibili non
sono segni. Le viene dato un segno e lei, da persona credente ed intelligente, accetta il segno e lo verifica.
L’incontro di Maria con Elisabetta: due donne protagoniste
L’incontro con la parente Elisabetta è una scena deliziosa, dove sono protagoniste due donne, due madri in attesa della
nascita del figlio: l’"anziana" Elisabetta - che aveva un’età intorno ai quaranta anni - e la "giovane" Maria, di età intorno
ai quindici o sedici anni. Si badi bene che questi termini – "anziana" e "giovane" - hanno un valore relativo in quanto
una donna che, al tempo, si sposava intorno ai dodici o tredici anni, se a quaranta non aveva avuto figli, in quel contesto
culturale era considerata anziana e non più in grado di averne. Pertanto, il primo parto, per una quarantenne, non era
certamente un evento elementare e semplice e da qui nasce la premura di Maria di aiutare la parente.
L’evento straordinario è il concepimento di Maria, mentre quello di Elisabetta è un fatto particolarmente pregevole, è un
dono di grazia, ma non è un evento impossibile e unico. Occorre quindi imparare a distinguere bene, nel senso che il
concepimento di Maria è un evento unico e impossibile per l’uomo, mentre quello di Elisabetta è un dono di grazia
concesso ad una persona che ormai non pensava più di poter avere figli; quel bambino è un dono di Dio e per questo si
chiamerà "Giovanni": dono di Dio, grazia di Dio.
Elisabetta, salutando Maria, la chiama "Madre del mio Signore", per cui viene da domandarsi in che modo Elisabetta
sappia che Maria aspetta un bambino, dal momento che ancora nessuno ne è al corrente; Maria ha saputo dall’angelo
che potrebbe essere la Madre del Messia ed ha detto che è disponibile, ma non ha ancora avuto alcuna manifestazione
della propria gravidanza, per cui neppure lei sa se è già in attesa di un bambino.
Quindi, ha risposto affermativamente all’angelo dichiarando la propria disponibilità e poi è partita; a questo punto, da
Elisabetta che abita molto lontano e che non ha visto da molto tempo, sente dire "sei la Madre del mio Signore e ti sei
degnata di venirmi a trovare". Questa è la conferma che Maria si aspettava e proprio da questo incontro di due madri,
che si riconoscono a vicenda e a vicenda riconoscono che Dio ha operato in loro, Maria canta il Magnificat e celebra il
Signore, lodando le grandi opere che Egli ha compiuto, celebrando la misericordia di Dio che salva. Il Magnificat è una
specie di "Cantico del mare" come quello che aveva intonato Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso, è il canto trionfale
della vittoria: "grande è il Signore, opera meraviglie". Maria diventa così voce della Chiesa, cioè del popolo dei salvati
che celebrano "le grandi opere che Dio ha compiuto in noi"; il Magnificat è un elemento liturgico e certamente è una
preghiera tradizionale dell’ambiente giudeo-cristiano, nel quale è nato un linguaggio nuovo che ha le radici nella
tradizione biblica: sono quelle comunità dei parenti di Gesù – giudei di lingua ebraica divenuti cristiani – che mettono
insieme una liturgia cristiana con il linguaggio tipico dell’Antico Testamento e, in questo ambiente di familiari di Gesù,
si conserva la memoria di questi episodi, di questi incontri di donne, di questi canti sulle montagne di Giudea alla
presenza di pochi testimoni, alla presenza di pochi familiari intimi.
Elisabetta
Luca è l’evangelista che più di ogni altro sottolinea il ruolo e la figura delle donne, così è lui che introduce la madre di
Giovanni Battista, Elisabetta, presentandola come una figura significativa e rilevante che fa elemento parallelo con
Maria; anche di Elisabetta si narra il parto e il suo ruolo decisivo nell’imposizione del nome, è lei che vuole che il
bambino si chiami Giovanni nonostante le proteste, in quanto, secondo le regole le abitudini e i costumi, un bambino
deve portare un nome già presente nella famiglia, mentre nel parentado nessuno portava tale nome. Elisabetta va quindi
controcorrente ed anche qui c’è una soffiata angelica: anche Zaccaria aveva avuto quell’indicazione e, da muto, aveva
scritto sulla tavoletta che il nome sarebbe stato "Giovanni"; poi la sua bocca si sarebbe aperta una volta riconosciuto che
quel bambino era dono di Dio: è il riconoscimento del dono, della vita come un dono. Questo è un evento importante e
capitale; i Vangeli dell’infanzia, con queste figure femminili che mettono in evidenza la maternità e la nascita, servono
proprio per evidenziare la teologia del dono. Il superamento dello schema diritti-doveri per entrare nella logica del dono
è la mentalità profondamente cristiana che viene assunta dall’adesione al Cristo e dal dono dello Spirito Santo; entrare
nella logica del dono significa comprendere che tutti noi, vicendevolmente, siamo ciascuno dono per tutti gli altri. La
vita è un regalo vicendevole: tutto quello che abbiamo l’abbiamo ricevuto in dono e tutto quello che abbiamo vogliamo
farlo diventare dono.
Le “ pie donne “
Possiamo allora percorrere velocemente, in modo particolare nel Vangelo di Luca, le figure delle "pie donne",
espressione che, nel nostro gergo, ha assunto un significato distorto e ridicolo, come di derisione di un gruppo di donne
devote. Si tratta, invece, delle donne del Vangelo, sono le discepole, sono le persone che hanno seguito il Cristo ed
hanno creduto in lui, come hanno creduto in lui tanti altri uomini; ma quello che è interessante nei racconti evangelici è
la presenza insistente e abbondante di donne, addirittura al seguito di Gesù, fatto strano e provocatorio per quel tempo e
per quella cultura: che un rabbì abbia delle donne come discepole è strano ed è anche equivoco, potendo dare adito a
fraintendimenti ed anche a calunnie. Nel suo tempo la vita civile era molto più rigorosa nel separare uomini e donne;
anche in questo caso Gesù sa andare controcorrente e Luca, proprio perché è greco ed ha recepito bene questa idea,
sottolinea questi aspetti più degli altri evangelisti cosicché, in molti casi, nel suo Vangelo ci sono delle figure femminili
che raddoppiano quelle maschili.
La profetessa Anna
Nella presentazione al Tempio compare Simeone, "uomo giusto, timorato di Dio, pieno di Spirito Santo", che riconosce
il bambino; subito dopo compare una donna, la profetessa Anna, di ottantaquattro anni, che era rimasta vedova dopo
sette anni di matrimonio, da ragazza, che poteva quindi avere una ventina di anni quando era rimasta vedova. Adesso da
più di sessanta viveva nel tempio, notte e giorno: è una donna strana, una figura fuori dal normale, chiamata profetessa
forse per il suo gran parlare; questa donna, in mezzo alla confusione del Tempio, riconosce in quel bambino
normalissimo la visita di Dio e ne parla con tutti, a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme lei dice
che è arrivata, che ha visto il Signore. Molti l’avranno considerata matta; invece, una figura del genere entra nella
dignità evangelica come importante annunciatrice della presenza di Dio nella nostra storia.
Maria di Magdala, Giovanna, Susanna, Maria di Cleofa, Maria di Giacomo, Salome
Sono molte le donne che compaiono nel racconto al seguito di Gesù e Luca le elenca esplicitamente all’inizio del
capitolo 8. "C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di
Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte
altre, che li assistevano con i loro beni" (ib. 8, 2-3). Altre figure, che appartengono soprattutto al giro dei parenti di
Gesù, come Maria di Cleofa - o Maria di Giacomo, la zia di Gesù -, Salome – figlia di Maria di Cleofa e quindi cugina
di Gesù -, ancorché non nominate in questo passo, sono presenti altrove. Qui invece vengono nominate due donne
importanti, ma delle quali non si sa nulla: una certa Susanna ed una certa Giovanna, moglie dell’amministratore di
Erode, perciò una donna importante, sposata ad un uomo importante, un uomo politico potente e ricco; dalla corte di
Erode c’è quindi qualcuno che segue Gesù e finanziariamente lo aiuta per far fronte alle necessità essenziali e basilari,
comuni a qualsiasi persona.
Maria di Magdala,
E’ simbolo per eccellenza dell’umanità liberata da Gesù
C’erano alcune donne che provvedevano alle necessità economiche di Gesù e dei Dodici ( Lc 8,2-3 ), ma la prima ad
essere presentata è Maria di Magdala, "dalla quale erano usciti sette demoni". Viene spontaneo domandarsi cosa
significhi questa espressione. Si tratta di linguaggio tecnico, e sappiamo che "sette" indica in genere una totalità, una
grandezza, il che significa che era stata liberata da un grande male; era stata cioè prigioniera del male, legata da satana,
"sette volte" legata da satana. La tradizione, come ben sappiamo, ha fatto di Maria Magdalena una peccatrice pentita, un
dato che non risulta propriamente dal Vangelo; che Maria di Magdala fosse una peccatrice non è detto mai. Luca
racconta al capitolo 7, proprio prima del brano appena citato, la scena di una peccatrice di una città che entra di
soppiatto nella casa dove era ospite Gesù e, con le lacrime, gli lava i piedi e glieli asciuga con i capelli; ma di quella
donna non viene fatto il nome. Il fatto che i due racconti fossero vicini e l’interpretazione dei "sette demoni" come di
una grave corruzione morale ha fatto sì che si pensasse alla Magdalena come ad una peccatrice, una donna prigioniera
del male, "cattiva" – cioè "prigioniera" nel significato latino del termine -, legata da satana. L’opera compiuta da Gesù
nei confronti di questa donna è stata di liberarla; difatti Luca estende proprio l’idea parlando di "alcune donne che erano
state guarite da spiriti cattivi e da infermità", che erano cioè inferme, malate, incapaci di fare qualsiasi cosa. Le
discepole di Gesù sono state liberate e guarite, sono quindi donne libere proprio in quanto sono state "liberate" non solo
dal male, dal demonio o dalla malattia, ma anche dall’oppressione sociale, anche da una struttura che le metteva in
secondo ordine e le relegava a casa in stato di sottomissione; in quanto "liberate" è stata loro data la dignità del
discepolato accogliente.
Maria di Magdala diventa, nel racconto degli evangelisti, una figura estremamente significativa di discepolo: è colei che
è ai piedi della croce insieme alla Madre, è colei che al sepolcro, il mattino di Pasqua, incontra il Cristo risorto e si sente
chiamare per nome. La liturgia che festeggia Santa Maria Magdalena, cioè originaria del paese di Migdal – Magdala,
"paese della torre" -, la riconosce come la discepola che per prima ha incontrato il Cristo risorto il mattino di Pasqua, e
la festa di Santa Maria Magdalena diventa la festa della donna discepolo, che accoglie, che si lascia liberare: è
l’immagine dell’umanità redenta. Di quella povera donna curva non sappiamo nulla, come pure dell’emorroissa, la
donna impura e scomunicata che, toccando il mantello a Gesù, improvvisamente guarisce. Queste ultime sono
immagini, evidenti e importanti, che sono tutte riassunte da Maria di Magdala, la quale diventa così l’immagine della
"pia donna", della donna che ha "pietà", che ha la giusta relazione con Dio, che cioè si apre all’accoglienza e si lascia
liberare.
Cristo si presenta quindi come il liberatore della "donna", il liberatore dell’umanità, colui che scioglie i legami di
satana, che dà dignità, che accetta l’amicizia, che ascolta la preghiera di chi invoca giustizia; lui stesso si paragona alla
donna di casa che dà volta a tutto l’appartamento per ritrovare quella moneta perduta, che è appunto l’umanità.
La donna che unge Gesù a Betania ( Maria, sorella di Lazzaro ) (Matteo 26, 7-13).
Mentre erano a tavola, si avvicinò una donna con un vasetto di alabastro, pieno di profumo molto prezioso e versò il
profumo sulla testa di Gesù. Vedendo ciò, i discepoli furono scandalizzati, e dicevano: "Perchè tutto questo spreco? Si
poteva benissimo vendere il profumo a caro prezzo e poi dare il ricavato ai poveri."
Gesù se ne accorse e disse ai discepoli:" Perchè tormentate questa donna? Ha fatto un'opera buona verso di me. I poveri,
infatti, li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. Versando sulla mia testa il suo profumo, questa donna mi ha
preparato per la sepoltura. In verità, vi assicuro che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il messaggio del vangelo,
ci si ricorderà di questa donna e di quello che ha fatto." (Matteo 26, 7-13).
Eh sì, di cosa sono capaci le donne! Sulle donne ne sento dire di tutti i colori, sia in bene che in male, tuttavia questo
episodio del Vangelo di Matteo valorizza l'amore di una donna ed è molto significativo e psicologicamente formativo.
Una donna si avvicina a Gesù con in mano un vasetto di profumo molto prezioso e cosa fa? Lo versa sulla testa di Gesù.
I presenti si scandalizzano e criticano quel gesto dicendo che si tratta di uno spreco inutile. La loro mentalità
"materialista" li porta a dire che si poteva vendere il vasetto e ricavarne una somma di denaro da devolvere in
beneficenza per i poveri.
Tuttavia Gesù, non sgrida la donna, ma quelle "malelingue" dei suoi discepoli e dice di lasciarla stare, perchè ha fatto
una opera buona nei suoi confronti. Infatti la donna, versando quel profumo sulla testa di Gesù, ha voluto dimostrargli il
suo affetto, ha voluto fare un atto di amore nei suoi confronti.
Gesù prosegue dicendo: "I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me."
Ecco, quella frase: "non sempre avete me" è il cuore di quell'episodio.
Le occasioni per amare i poveri ci sono sempre. Invece le occasioni per amare chi più ci sta vicino, come gli amici, i
propri famigliari, possono essere limitate. Basta pensare a quando un genitore perde un figlio o viceversa.
Improvvisamente ti viene a mancare la persona che avresti potuto amare, ma che non hai amato con tutta l'intensità di
cui avresti potuto esserne capace. Gesù ci vuole dire di amarci finché ci siamo, finché siamo vivi, finché siamo in
tempo.
I discepoli di Gesù sfruttano la scusa dei poveri per rinnegare quell'atto di amore o opera buona che quella donna ha
fatto per Gesù. Quella donna, evidentemente sapeva che Gesù sarebbe morto presto e lo ha voluto amare come poteva,
perchè sapeva che l'amore è l'unica cosa che conta in questa vita e non ha voluto perdere quell'occasione per amarlo.
Gesù non si lascia ingannare dai pensieri distorti dei suoi discepoli che, avanzando motivazioni apparentemente nobili,
come l'aiuto ai poveri, cercano in realtà di screditare e svalutare quel gesto d'amore.
Gesù ci vuole insegnare che l'amore non è soltanto platonico, ma è fatto anche di atti concreti come potrebbe essere un
regalo prezioso che tutti possiamo fare alla persona a cui vogliamo bene. Al posto del profumo prezioso, ci sarebbe
potuto stare un anello d'oro, un orologio Rolex per esempio. Non ci sarebbe stata differenza. Attenzione, questo gesto
non è da interpretare come un invito al consumismo. La chiave di lettura deve essere l'amore ed esclusivamente quello,
nei confronti del prossimo e delle persone che amiamo. Quelle persone che oggi ci sono, ci stanno vicine e domani
possono non esserci più. Quel gesto ti invita ad amarle anche con gesti concreti come potrebbe essere un bacio, la tua
compagnia, un regalo prezioso, affinchè tu non possa, un giorno, avere il rimpianto di non averle amate.
Quella donna non si è fatta scrupoli, ha amato Gesù dandogli forse quello che di più prezioso aveva: il suo vasetto di
alabastro pieno di profumo prezioso. Poteva tenerselo per se’ o venderlo e darne il ricavato ai poveri, invece lo ha dato a
Gesù, prima che fosse troppo tardi.
E’ capitato a tutti di regalare qualcosa di prezioso a chi volevamo bene e sentirci dire: "ma no, non dovevi farlo, non ne
valeva la pena, hai buttato via i soldi". Gesù invece fa capire che ciò che si fa per amore di chi non sempre può esserci
vicino, ha una sua importanza e un suo valore davanti a Dio.
La donna guarita dall’artrosi: immagine dell’umanità liberata da Gesù
C’è però un’altra figura importante, esclusiva del Vangelo di Luca, che, al capitolo tredici, narra un miracolo singolare.
"Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno
spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse:
«Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito, quella si raddrizzò e glorificava Dio" (Lc 13, 1013). L’episodio è poco noto, poco letto e poco meditato; è, al contrario, molto importante nell’economia del Vangelo
lucano, perché quella donna curva, , evidentemente con gravi problemi di artrosi, diventa la figura emblematica
dell’umanità. Occorre fare bene attenzione, nel senso che, così dicendo, non si intende negare il fatto storico
dell’episodio, masi vuol dire che il narratore racconta quel fatto perché ha una valenza simbolica molto più ampia:
quella donna, concreta, che faceva compassione per la posizione che doveva tenere - curva, costretta a guardare per
terra -, forniva l’immagine di colei che è schiacciata, dominata, che non poteva drizzarsi, non poteva.
Gesù, non richiesto, prende l’iniziativa: "la vide, la chiamò, la liberò". Questa è la sintesi di tutta la sua opera: vide
l’umanità, chiamò l’umanità, liberò l’umanità dalla condizione di schiavitù. Il capo della sinagoga protesta e, non
avendo il coraggio di rimproverare direttamente Gesù, parla ai presenti. "Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché
Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla (non avendo il coraggio di rivolgersi
direttamente a Gesù) disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in
giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla
mangiatoia per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciotto anni, non
doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?»" ( Lc 13, 14-16). Il sabato è proprio il giorno della libertà,
il giorno che scioglie i pesi, che depone la cesta, che libera i legami; il Signore, di sabato, libera questa donna tenuta
legata da satana. C’è qualcosa di più di una semplice artrosi, c’è un’immagine teologica: è un legame satanico, è
l’umanità piegata su stessa, incurvata e con la faccia a terra, è satana che lega l’umanità e le fa guardare troppo la terra;
e il Cristo chiama la persona e la libera, la raddrizza, le rialza la testa e le dà la possibilità di guardare in alto: lei non
poteva, lui le dà la possibilità di alzarsi.
"Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le
meraviglie da lui compiute" (Lc 13, 17). La folla magnifica il Signore perché ha operato grandezze.
La vedova di Nain, a cui Gesù resuscita il figlio
ESSERE VEDOVA
In Israele, la donna divenuta vedova era considerata una creatura molto debole. La legge la proteggeva in modo
particolare. Da sempre la Bibbia prendeva le sue difese, proprio per lo stato particolarmente indifeso in cui si veniva a
trovare. La vedova che Gesù incontra, probabilmente, è una donna molto giovane, perché ha solo un figlio. In genere le
famiglie, a quel tempo, erano molto numerose.
Quando fu vicino alla porta della città, veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova. Vedendola, il
Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». E accostatesi, toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.
Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». Il morto si levò a sedere e cominciò a parlare. Ed Egli lo diede alla madre
(Luca 7,12-15).
Nain non aveva una cinta di mura. Qui per porta s'intende solo il punto in cui la strada entra nel villaggio.
La donna non chiede nulla a Gesù. Tace, mostra solo il suo dolore. Ma dinanzi a questa scena, Gesù rimane
profondamente turbato. • Davanti alla morte del ragazzo, Gesù prova un sentimento di grandissima pietà. Tutto il suo
animo è scosso e decide di rianimare il cadavere.
Gesù rianima il corpo del giovane. Non è ancora una risurrezione, perché questo giovane, come gli altri rianimati del
Vangelo, morirà di nuovo. Solo Gesù è il risorto che non muore più.
La Samaritana: l’incontro al pozzo
Per Gesù, nessuna creatura umana, qualunque ne sia la condizione, deve esser privata della luce e della grazia che egli è
venuto a portare nel mondo, abbattendo tutte le barriere artificialmente costruite. Dio ama l'intera umanità e ciascun essere
umano, che egli ha creato a sua immagine e somiglianza. Oggi, tutto questo per noi sembra ovvio, ma non dobbiamo perdere di vista l’originale forza di rottura del Vangelo di Cristo al tempo in cui gli uomini ascoltarono le ultime parole di
Dio dalle labbra di suo Figlio.
Quella donna di Samaria apparteneva a una razza giudicata dagli ebrei bastarda e maledetta, incapace di vera religione
e quindi da evitare per non esserne contaminati; nelle scuole dei rabbini si insegnava che qualunque cosa una donna
samaritana toccasse, diventava impura, anche i vasi che servivano per attingere acqua per bere. Gesù aveva avviato il
colloquio con la donna chiedendole appunto da bere. Egli aveva camminato per ore nella calura e, stanco, affamato e assetato, madido di sudore e impolverato, quando la donna era venuta al pozzo con una brocca bilanciata sul capo, le aveva
detto: « Dammi da bere ».
In Oriente, in particolare, un bicchiere d'acqua può essere un soccorso essenziale e d'urgenza; Gesù stesso ha promesso
adeguata ricompensa a chiunque darà a un suo discepolo « anche solo un bicchiere d'acqua fresca » (Mt 10, 42). La
Samaritana squadrò incuriosita e spavalda lo straniero, nel quale, dalla parlata, aveva riconosciuto un giudeo, cioè uno che
per nessuna ragione al mondo avrebbe dovuto rivolgerle la parola, e non rinuncia a stuzzicarlo e umiliarlo: « Come mai
tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? ». Gesù non ha nessuna voglia di parole inutili e
risponde: « Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto ed
egli ti avrebbe dato acqua viva ».
L'acqua viva, cioè di sorgente all'aperto — la « sora acqua umile, preziosa et casta » dirà S. Francesco - era nella
Bibbia il simbolo di valori vitali e spirituali come la sapienza, la Legge o lo Spirito di Dio, e in poesia esprimeva anche
il desiderio di Dio, ma la donna non sa fare altro che rimbeccare Gesù, accusandolo di superbia: pensava forse di essere
più grande del patriarca Giacobbe che per avere acqua aveva scavato quel pozzo? Gesù non si lascia scoraggiare dalla
grossolanità della sua interlocutrice e le scopre un altro lembo d'orizzonte nuovo, dicendole che l'acqua che egli è in
grado di darle toglie ogni sete e diventa in chi la beve « sorgente che zampilla per la vita eterna ». La donna capisce
solo che le viene offerta la possibilità di evitare la fatica di recarsi due volte al giorno al pozzo, perciò Cristo rompe gli
indugi toccandola sul vivo: « Va' a chiamare tuo marito ».
La risposta è troppo rapida: « Non ho marito », e Gesù: « Hai detto bene, "non ho marito ", perché ne hai avuti cinque e
quello che hai ora non è tuo marito ». Non è facile veder chiaro nel conto di quei mariti; allora, una donna si sposava al
massimo tre volte successive e, a meno che la Samaritana non sia stata una divoratrice di uomini, è probabile che quei
mariti non fossero legittimi, come non lo era certamente l'ultimo. Che razza di confidente è andato a scegliersi
Gesù: un tipo che non sembra offrire alcun appiglio alla grazia; ma questo, appunto, è la grazia: un dono immeritato,
gratuito per tutti, buoni e cattivi, un atto di puro amore di Dio.
“ Era mezzogiorno. La strada dalla Giudea alla Galilea è lunga e desertica. Il sole è micidiale. Gesù era molto
stanco, ma lo rallegrava il pensiero del pozzo di Sichar. Sapeva che stava per arrivarci e gli sembrava di pregustare il
ristoro di quell'acqua fresca. Finalmente ci arrivò. Ma il pozzo era profondo e lui non aveva nulla per attingere
l'acqua. Stava lì seduto, sperando che arrivasse qualcuno, quando si avvicinò una donna, con un'anfora.
"Per favore dammi da bere" disse Gesù. "Come mai tu, un Giudeo, ti degni di parlare con una donna della Samaria?"
La donna era veramente sorpresa. Del resto era abituata a sentirsi maltrattare dai Giudei. Ma continuò a calare
l'anfora dentro al pozzo. Non si era accorta dello sguardo di Gesù, non aveva ancora visto il suo volto, non sapeva chi
fosse. Gesù ribattè: "Se tu mi conoscessi, sono sicuro che chiederesti tu da bere a me, e ti darei un'acqua eccezionale,
viva!".
La donna si fermò e guardò il tipo misterioso. I suoi occhi effettivamente erano particolari, la sua voce era calma e
profonda. Pensò tra sé: “ Di quale acqua starà mai parlando? E chi sarà mai quest'uomo?” Gli chiese con meno
sicurezza di prima: "E dove la prenderesti quest'acqua, visto che non hai neanche un secchio?" Gesù rispose: "Vedi,
chi beve l'acqua che tu stai attingendo, avrà sete ancora. Invece che io posso darti è un'acqua che da la vita per
sempre". Era convincente il modo in cui parlava quell'uomo, il modo in cui la guardava. Ma quello che diceva era
sempre più misterioso. Il silenzio di quel mezzogiorno era totale. "Avanti, allora, dammi quest'acqua, così non dovrò
fare tutta la fatica di venire qui al pozzo". Ma Gesù non parlava di quell'acqua.
Vedendo che la donna non riusciva a comprendere, cambiò discorso e le chiese di suo marito. La donna affermò di non
avere marito. "Già - disse Gesù - ne hai avuti cinque di mariti e quello con cui stai adesso non è davvero tuo marito!".
La donna sgranò gli occhi: come poteva sapere quelle cose? Capì che si trattava di un profeta e pensò che era il caso
di portare il discorso su altri temi, meno imbarazzanti. Si ricordò che tra Giudei (come era Gesù) e Samaritani (come
era lei) c'era da sempre una discussione su quale fosse il luogo più giusto per pregare. I Giudei sostenevano che si
dovesse pregare Dio nel tempio di Gerusalemme, mentre i Samaritani avevano costruito un santuario sul monte
Garizim e lì andavano a pregare.
"Vedo che sei un Profeta. Dimmi, chi ha ragione circa il luogo in cui si deve adorare Dio?" Ma ancora una volta
quell'uomo la spiazzò: "Né sul monte Garizim, né in Gerusalemme. D'ora in poi chi veramente vuole incontrare Dio,
potrà farlo nel proprio cuore, quindi dappertutto, purché sia sincero nel suo desiderio". La donna non riusciva a
staccare gli occhi da Gesù. Lo avrebbe ascoltato per ore. Sentiva che quello che diceva era nuovo rispetto a ciò che
aveva sentito nella sua vita. Sentiva che Gesù sapeva molte cose. Era un profeta, o ancora di più. Era forse il Messia
che tutti attendevano? La donna non resistette alla tentazione di chiederglielo. "So che deve venire il Messia...".
"Sono io", disse Gesù. La donna era come paralizzata. Avrebbe voluto dire mille cose, avrebbe voluto gettarsi ai suoi
piedi, avrebbe voluto... L'arrivo degli amici di Gesù la riportò alla realtà. Ma la gioia che aveva dentro era così grande
che schizzò via, lasciando lì l'anfora piena d'acqua, per raccontare il suo bellissimo incontro.
Mentre correva più veloce del vento, piangeva di gioia: il caldo, la fatica... non c'era più nulla, solo una notizia
incredibile e una gioia inspiegabile: aveva incontrato il Cristo e sentiva il bisogno di raccontarlo a tutti. ”
Le altre donne
A differenza di tutti gli altri maestri spirituali del suo tempo, Gesù non è attorniato solo da uomini, ma anche da donne
che ascoltano la Sua parola e lo seguono. Alcune di loro, anche abbastanza ricche, lo aiutano (Luca 8,1-3) Questo fatto
è riportato anche da Matteo 27,55 e Marco 15,41. Anzi per quest'ultimo le donne che erano al seguito di Gesù erano
moltissime.
Giovanna, moglie di Cusa, un amministratore di Erode. Di lei non si sa molto, ma è certo che qualunque ruolo avesse
suo marito, lei doveva essere una donna influente e benestante.
Marta ( sorella di Maria e Lazzaro )Una donna molto premurosa, sempre indaffarata. Quando Gesù va a trovarla, lei
gli vuole preparare un buon pranzo, ma Gesù le ricorda di non lasciarsi travolgere dalla frenesia e dalle preoccupazioni
del lavoro. Ascoltare la Sua parola è la cosa più importante.
Altre. Sono tantissime le donne che il Vangelo ci fa incontrare: la madre di Giacomo e Giovanni, la madre di
Giuseppe, Giovanna, la vedova di Nain, l'emorroissa, la Samaritana, la vedova del Tempio, le donne
che incontra sulla via del Calvario, la figlia di Giairo e molte altre donne ammalate o peccatrici. Per tutte Gesù
ha una parola di consolazione e di stima.
La figlia di Giairo: la ragazza di 12 anni resuscitata
• È un racconto di miracolo. I miracoli di Gesù non sono gesti magici, ma segni forti del Regno di Dio. Testimoniano come Dio
non abbandona i suoi figli infelici. Egli è sempre dalla parte della vita, anche quando vi sono ostacoli umanamente
insuperabili, come la morte. Però una condizione precisa viene posta: occorre avere fede in Gesù, riconoscerlo come Salvatore,
accettare il suo insegnamento, entrare nel suo progetto di vita, avere una stabile relazione di amicizia con lui.
• II nostro racconto fa parte di un libretto di miracoli ( Mc, da 4,35 a 5,43). Ne sono raccontati quattro: liberazione dalla paura
del mare in tempesta, dall'oppressione di Satana, da una malattia incurabile (perdita di sangue) e dalla morte fisica. Analizzeremo
quest'ultimo miracolo, un racconto di risurrezione.
PISTE DI LAVORO PER I RAGAZZI
Prima conoscenza del testo Struttura e dinamica del racconto
• È facile cogliere con i ragazzi la struttura del racconto. Comprende tre parti: la domanda fatta a Gesù dal padre Giairo di
andare a casa sua dalla figlia ammalata gravemente ( Mc 5, 21-24 ); il fatto della morte ( Mc 5, 25-40a ); la vittoria della vita
( Mc 5, 41b-43).
• Si noterà la dinamica del racconto: ha la forma di una strada da fare, dal mare alla casa di Giairo: è il cammino della fede che
abbraccia tre momenti: la richiesta a Gesù di venire a casa urgentemente (mia figlia è agli estremi); la costanza a credere,
nonostante il parere contrario della gente (tua figlia è morta, ma continua a credere); la vittoria della fede (subito la fanciulla si alzò).
I personaggi
• Sono molti: la folla, il padre (la madre), i vicini di casa, Gesù, i discepoli, la fanciulla.
La folla e i vicini di casa
• La folla appare sullo sfondo, è quella che lo segue, anzi che lo stringe, facendo da schermo a chiunque vuole avvicinarsi a lui
( Mc 5, 21). Di essa Gesù ha profonda compassione, come di «pecore senza pastore» (Me 6,34). In certo modo il miracolo per
uno è un segnale di fiducia che Gesù rivolge a tutti, anche se tutti non capiscono subito.
• Una parte di folla sono i vicini di casa, i parenti che dicono brutalmente al padre che la figlia è morta. Irridono Gesù: «Questo
Maestro non è capace di far nulla di fronte alla morte! Lascialo in pace». E si mettono a cantare i loro canti da funerale!
Il padre della fanciulla, Gesù e i discepoli
• Figura centrale, di fronte a Gesù, sta il padre (e più avanti la madre), colui che fa tutto intero il cammino di fede, dall'angoscia
della malattia al buio orribile della morte, alla gioia della risurrezione, prima chiedendo a Gesù, poi ascoltando l'invito di Gesù a
credere, superando i canti della morte, diventando lui stesso testimone del canto della vita.
• Gesù è assolutamente il protagonista della vita contro la morte: ascolta e va con Giairo; in certo modo crea un indugio che
sembra far precipitare la situazione, cui si fa fronte con un «continua solo ad aver fede»; l'espulsione dei cantori della morte dalla
stanza dove sarebbe venuta la vita; il comando perentorio di Gesù, Signore della vita, e la bambina risorge; il delicato gesto di
restituire la figlia ai genitori, che sono in verità risorti con essa, con la festa di un banchetto.
• Vi sono anche i discepoli. Essi sono con Gesù, alla sua scuola. Tre diventano testimoni diretti dell'evento. Per questo ce l'hanno
potuto raccontare, conservando le stesse parole aramaiche di Gesù (Talità kum), tanto rimasero colpiti!
La fanciulla
• Ha dodici anni! Di lei sappiamo che è gravemente malata e che muore; ha un papà (e una mamma) che le vogliono bene;
ubbidisce al comando di Gesù, e si alza, cammina, mangia. Ha avuto la vita due volte: la prima dai suoi genitori, adesso
direttamente da Gesù. Risorge come Gesù, a causa di Gesù!
Approfondimento
1. Uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo gli si gettò ai piedi: «Vieni a imporle le mani». Gesù andò (5,21-24).
• È un personaggio importante, fa parte della presidenza della sinagoga, luogo di incontro del popolo di Dio ai tempi di Gesù. Il suo
nome vuoi dire Dio illumina. Ha una figlia gravissima. Mostra stima per Gesù. Viene lui stesso in persona, non manda un servo;
si getta a terra, senza vergogna, e lo prega di venire, di imporre le mani (tipico gesto di chi guarisce) perché dice: «La mia figlioletta sia
salvata e viva». La risposta di Gesù è positiva e immediata: cammina con Giairo standogli a fianco nel dramma che lo investe.
2. Vennero a dirgli: «Tua figlia è morta». Ma Gesù disse: «Continua solo ad aver fede» (5,35-36).
• Dalla casa di Giairo arrivano messaggeri con il triste annuncio. E con l'invito poco benevolo verso Gesù, di congedare il
Maestro: non serve più. Giairo è messo al bivio: camminare con Gesù o staccarsi da lui.
• Gesù avverte il dramma e interviene. Usa due verbi. Primo, non avere paura, classico invito biblico di fronte alla morte
incombente (Gn 21,17; Gdc 4,18; 7 Re 22,23). Secondo, credi, o meglio, continua ad avere fede in Dio che agisce attraverso di me.
Fin qui Giairo faceva da guida; ora è Gesù che prende in mano la situazione. Come a Emmaus.
3. Non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni ( Mc 5,37).
• Particolare importante: sono i tre discepoli testimoni della Trasfigurazione e del Gelsemani, ossia della lotta contro la morte e
del trionfo della vita nella Risurrezione di cui la Trasfigurazione è segno.
4. «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano ( Mc 5,38).
• Arrivano finalmente in casa. Il contrasto continua: le persone fanno i rituali lamenti di morte. Gesù afferma il punto di vista di
Dio: per Dio non vi è morte, come la pensiamo noi, cioè un evento invincibile, ma è come un sonno, qualcosa cioè che lui sa
superare. Dio è più forte anche della morte!
5. E cacciati tutti fuori, prese con sé il padre, la madre e i tre discepoli. Prese la mano della bambina: «Talità kum,
fanciulla, io ti dico, alzati». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare. Aveva 12 anni... e ordinò di darle da
mangiare ( Mc 5,40-43).
• Solo chi da fiducia incondizionata a Gesù può vedere miracoli. La carenza o presenza della fede fa da condizione decisiva.
• II miracolo è raccontato con semplicità: Gesù prende la mano, come a comunicare visibilmente la sua volontà di vita.
• Questa volontà viene espressa da un comando con assoluta sicurezza, perché è Dio stesso che agisce come già nei miracoli di Elia
ed Eliseo (7 Re 17,19; 2 Re 4,33). Oggi ciò avviene tramite Gesù, con una sola parola, perché Gesù è Figlio di Dio.
• Talità significa fanciulla; kum, alzati, svegliati, risorgi: le parole aramaiche mantengono vivo il ricordo del fatto originario.
• L'invito a dare da mangiare è un tratto dell'umanità di Gesù, il signore della vita.
6. Furono presi da grande stupore. Raccomandò loro che nessuno venisse a saperlo
( Mc 5,42-43).
• Lo stupore è proprio di chi si trova di fronte all'agire di Dio (v. Me 4,41: il timore di fronte alla tempesta sedata). Lo si capisce.
Invece è stupefacente l'ordine di tacere: cosa per sé impossibile, dato il fatto in se stesso! Eppure Gesù lo ordina. Sta ad indicare
che questa risurrezione è solo un segno, un anticipo, una garanzia della vittoria piena che avverrà con la risurrezione di Gesù. Fa
parte del segreto messianico, che si trova altrove in Me (1,44; 7,36; 8,26), poiché Gesù è compreso solo alla luce della Pasqua.
“ Aveva 12 anni, i capelli lunghi, nerissimi e lucidi. Tanti amici con cui giocare nel cortile di casa sua. Era infatti figlia
di un uomo importante della città e aveva una bella casa, con un bel cortile. Da qualche giorno, però, in quel corrile
era sceso un terribile silenzio. I suoi amici se ne stavano fuori. Zitti e tristi: la loro compagna era ammalata e
nessuno riusciva a curarla. Erano in attesa, perché suo padre, Giai ro, aveva detto che avrebbe fatto venire
un uomo che t u t t i dicevano capace di fare miracoli.
Si chiamava Gesù. Era arrivato lì, cacciato dalla città di Cerasa, dove aveva guarito un ragazzo indemoniato. La gente,
però, si era spaventata e l'aveva pregato di lasciare la città.
Molte persone stavano intorno a Gesù ed era diffìcile avvicinarsi a lui. Ma Giairo fece di tutto, finché gli fu molto
vicino. Lo fermò e, gridando per farsi sentire, lo pregò: “ Signore, la mia unica figlia di 12 anni sta morendo. Ti
prego, vieni in fretta!" Poi scoppiò a piangere. Gesù si avviò con lui verso la casa. Mentre camminavano in fretta, un servo
li raggiunse e, rivolgendosi a Giairo, disse: "Non c'è più niente da fare..." Anche lui era sfigurato dalle lacrime. Ma
Gesù continuava a camminare. Arrivati al cortile videro gli amici della ragazza che piangevano. Anche le donne
piangevano. Tutti erano così tristi che pure Gesù si rattristò. Si guardò intorno e disse: "La ragazza non è morta,
dorme".
Nessuno osava parlare. Gesù chiese di essere condotto nella camera. Entrò. La ragazza era coricata. Un raggio di sole
attraversava i suoi capelli e il suo viso sembrava quello di un angelo. Ma non si muoveva... Allora Gesù le prese la mano
e le disse sottovoce, dolcemente: "Piccola mia, coraggio, svegliati!". Lei aprì gli occhi. La madre le corse vicino, perché
non si spaventasse, ma lei guardò Gesù e sembrava che lo conoscesse da sempre. Lo abbracciò. Si sentiva ancora un
po' confusa e non capiva perché tutta quella gente fosse lì. Allora Gesù disse: "Datele da i mangiare". La ragazza
sorrise. Quell'uomo era davvero speciale! ”
Anche a te Gesù dice: "Svegliati". Svegliati fede! Svegliati voglia di vivere! Svegliati capacità di sorridere! Svegliati capacità di attenzione agli altri! Svegliati vita! Svegliatevi, creature tutte della terra! Svegliatevi, voi che non vi accorgete delle cose belle!
Continua l'elenco di ciò che ha bisogno di essere svegliato nella tua vita e intorno a te.
"Svegliali mio cuore, svegliatevi arpa e cetra, voglio svegliare l'aurora!"
(salmo 57)
PER LA VERIFICA
LO ABBRACCIO’
La ragazza abbraccia la Vita ritrovata.
Quali parole ha detto, secondo te, la ragazza a Gesù, ai suoi amici, a suo papa, a sua mamma?
12 ANNI E POI?
Il Vangelo non dice più nulla della ragazza risuscitata da Gesù. Prova tu a continuare la storia della
ragazza dai capelli neri
SVEGLIATI!"
Gesù incoraggia la ragazza. Tu hai bisogno di coraggio? Soprattutto in quali momenti? Scrivili
La vedova e l’obolo
1. Marco situa questo racconto a conclusione dell'attività e dell'insegnamento pubblico di Gesù in Gerusalemme, anzi
di tutta la sua vita pubblica, prima della Passione.
• Riveste dunque un valore emblematico, che, come sempre, riguarda due cose: svelare qualcosa di Gesù (qui: come
egli valuta le persone) e del vero discepolo (qui: cosa significa fare un'offerta gradita a Dio).
2. “ fare l'offerta nel Tempio” era comandato dalla legge, per le spese del culto, per i sacerdoti e per i poveri. Però
ai tempi di Gesù, il modo di farel'elemosina si prestava ad abusi, in quanto si veniva a sapere quanto uno dava.
• Forse le cassette di raccolta erano di metallo per cui le monete facevano rumore. Sicché più erano numerose e più grosse, più
forte era il rumore e più grande la fama.
• Ciò in contrasto con l'insegnamento di Gesù di fare l'elemosina in segreto (Mt 6,1-4).
3. Come terza cosa conviene ricordare che nella letteratura greca, buddista, rabbinica, è comune il pensiero che il dono esiguo
dei poveri è più gradito dei grandi doni dei ricchi. Ma sul senso del racconto vi sono due pareri.
• Abitualmente si ritiene che al centro vi sia l'elogio di Gesù alla vedova, proposta come modello della vera offerta del cuore.
• Altri collegano strettamente questo brano al precedente, dove sono denunciati gli scribi che divorano le case delle vedove per
avere più ricchezza e potere. Vedono perciò nelle parole di Gesù una denuncia amara: questi ricchi, corrotti e ladri,
impoveriscono talmente la gente, come questa vedova, da doverci mettere tutto quello che ha.
• Al centro dunque ci sarebbe più la denuncia di una prepotenza che l'esaltazione di una condotta. I due sensi possono
coesistere.
PISTE DI LAVORO PER I RAGAZZI
Prima conoscenza del testo
• Siamo a Gerusalemme, negli ultimi giorni della missione di Gesù. Egli è nel Tempio, luogo dell'incontro religioso e dunque
adatto al suo insegnamento.
• Sceglie un punto strategico: si siede proprio davanti al locale del tesoro gazofilacio), formato da cassette, strette in alto e larghe
in basso, in cui si mettevano le elemosine.
• Gesù osserva tutti: prima la folla, poi i ricchi, infine la povera vedova; e da’ una sua valutazione, rendendola lezione ai discepoli.
La dinamica del racconto
• La dinamica del racconto è semplice e immediatamente percepibile.
GESÙ OSSERVA
• 1 ricchi danno tanto:
molte monete.
GESÙ VALUTA E
INSEGNA
« 1 ricchi danno poco: il
superfluo.
• La vedova da poco: due
spiccioli.
• La vedova da tanto: tutto
ciò che ha per vivere.
I personaggi
• Gesù: è al centro della scena con i suoi discepoli, nella sua funzione di maestro (sedutosi) che partendo dall'osservazione
attenta di un fatto, offre ai discepoli una solenne lezione (in verità vi dico) di vita.
• / ricchi: sono quegli scribi denunciati poco prima (Me 12,38-40) che cercano i primi posti in tutto, coprendo la loro violenta
voracità con la preghiera e con una elemosina abbondante agli occhi degli altri, ma in fondo poca (superfluo) agli occhi di Gesù.
Il racconto è una denuncia aspra di come non si deve fare elemosina.
• La vedova: segno dei poveri nel popolo di Dio. Mette due spiccioli, non uno solo, che equivalgono a tutti i suoi averi. Gesù
la erige a icona del dono totale che piace a Dio.
• I discepoli: appaiono osservatori distratti della realtà, più colpiti forse dalle sonanti monete dei ricchi che dallo spicciolo dei
poveri. Gesù, osservatore attento, li richiama alla verità, impartendo loro una solenne lezione di discernimento evangelico.
• La folla: fa da contesto, ma rappresenta anche la gente di cui Gesù ha compassione e a cui insegna e dona il pane (cf Me 6,34),
purtroppo esposta agli influssi dei cattivi maestri.
• La vita è scuola e Gesù ne è il Maestro. Egli ha un modo di vedere diverso da quello abituale tra gli uomini. Egli vede nella
verità di Dio, gli uomini vedono secondo le apparenze. E la verità di Dio mette a fuoco il cuore che dona, non l'esteriorità
del dono. Dai fatti Gesù ricava una lezione di discernimento evangelico cui formerà i suoi discepoli lungo tutta la sua vita.
vedova, mettendo così in luce chi è veramente colui che da agli occhi di Dio.
2. «Una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino» (Mc 12,42).
• La fecalizzazione sulla vedova povera è biblicamente significativa. Nell'AT essa, con il povero e il forestiero, rappresenta i deboli,
gli indigenti, che sono perciò clienti privilegiati di Dio, da lui protetti e perciò anche fedeli più autentici e generosi (cf Es 22,2023, Dt 10,17s; 14,28-29; Sai 94,6-10). Gesù a una vedova ridonò vivo il suo figlio morto (Le 7,11-15) e affidò Maria sua
madre vedova a Giovanni, il discepolo amato (Gv 19,26s).
• Ciò che la vedova getta nel tesoro sono due monetine, i più piccoli pezzi di denaro in uso, equivalente ad un quadrante romano,
valido per 100 grammi di pane. Noi potremmo dire: gettò due centesimi di euro. Non aveva altro!
3. «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri... tutto quanto aveva per vivere» ( Mc 12,4344).
• E l'insegnamento intenzionale e autorevole di Gesù (In verità vi dico), presenti i suoi discepoli che «chiama a sé» perché
ascoltino ciò che gli sta a cuore.
• La lezione di Gesù verte sul contrasto netto tra i ricchi e la vedova. I ricchi danno molto, ma danno del loro superfluo, cioè fanno
una offerta di esubero, che non costituisce un vero sacrificio, perché non intacca le proprie sostanze (infatti, pur avendo dato tanto,
mangiano e bevono come sempre). La loro offerta, nella concezione biblica di dono, non è plenaria, totale, sa di superfluo.
• Le parole sulla vedova sono quanto mai significative: in quella cassetta questa vedova non ha gettato due spiccioli, ma tutta la
sua vita. E la vita vale più dei beni (cf Mt 6,25; Le 12,15). Per questo ha dato più di quanti si sono limitati ai soldi.
• «II valore del gesto, nota Gesù, deriva dal fatto che per mezzo di una tale offerta, questa donna ha espresso il dono totale
di sé, ha attuato, anche secondo l'interpretazione ebraica, il comando dell 'amore a Dio con tutto ciò che aveva per vivere»
(R. Fabris).
Approfondimento
1. «Sedutosi di fronte al tesoro osservava: tanti ricchi gettavano molte monete» ( Mc 12,41).
• Gesù si fa osservatore di umanità nel Tempio, luogo dove la verità dovrebbe essere tra- -sparente, e piena la consonanza con la
volontà di Dio. Purtroppo non è sempre così (cf purificazione del Tempio, Me 11,15-19).
• Fare l'elemosina è un gesto di amore verso i poveri, tanto gradito a Dio da essere precetto: Tb 4,5-11; Sir 3,30-4,10; Dn 4,24. I
farisei la praticavano con grande pubblicità (come se suonassero una tromba, Mt 6,2). Lo stesso fanno questi ricchi che
gettano molte monete. Erano di bronzo o rame, tanto più rumorose quanto più numerose. Gesù per sé non li condanna
direttamente, ma li pone a contrasto con la povera
• II messaggio ha una sua complessità, come un diamante dalle molte facce: l'elemosina è un dovere sia per i ricchi che per i
poveri; il dono non vale per il suo ammontare, ma per il confronto con i beni del donatore; è lo spirito che conta, non quanto viene
donato; il dono autentico non può essere che totale.
1. «Gesù osservava come la folla gettava monete nel tesoro».
• Gesù vive in mezzo alle persone non come estraneo o turista. Egli osserva, cerca di cogliere il senso dei fatti, soprattutto
quando si tratta di atti religiosi, come l'osservanza del sabato (Mc 2,23s), la pulizia rituale (Mc 7,1 ss), l'offerta al tempio (Mc
7,8-13), la preghiera nel tempio (Mc 11,15-19).
• // cristiano sa anzitutto di essere lui stesso osservato dall'occhio del Signore soprattutto quando compie gli atti religiosi.
Non può agire solo per apparenza e con osservanza formale. Non sfuggirebbe a Dio.
2. «Chiamati a sé i discepoli, disse loro: "In verità vi dico..."».
• Gesù non solo osserva, ma valuta e da il suo giudizio. Dai fatti ricava un insegnamento: è lo stile della sua missione. A ogni
persona indigente che incontra, svela la misericordia di Dio; agli avversari che lo accusano, precisa bene il senso vero delle cose
(cf Mc 2,1-3,6; Mt 23). Fa anzi delle vicende della vita una parabola del Regno (interpretare i segni dei tempi, Lc 12,54-59),
un invito alla penitenza (Le 13,1-5), uno stimolo a rinunciare ai propri beni (Lc 14,28-33).
• Oltre che a sapersi osservato, il cristiano deve diventare un buon osservatore, un interprete della realtà. Non basta vedere,
constatare, occorre fare discernimento evangelico, cioè saper leggere la realtà dal punto di vista di Gesù e del suo Regno.
Questo richiede di non soggiacere ai modi di ragionare del mondo, ai suoi miti di successo e di potere.
3. «Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri, ha messo tutto quanto aveva per vivere».
• II pensiero di Gesù si concentra sulla qualità che deve avere l'offerta religiosa perché sia gradita a Dio: non basta il farla,
magari con abbondanza, se non vi è il coinvolgimento del cuore; quando invece l'offerta fosse anche minima, ma nella
disponibilità di dare tutto di sé a Dio, allora essa riesce gradita a Lui. Non la quantità, ma la qualità interessa a Dio, e può
essere qualitativa sia una offerta abbondante sia minuscola. Radicalmente Gesù elogia la grande fede di questa donna perché
dona a Dio tutto ciò che ha.
• Vi è certamente un capovolgimento di concezione rispetto al modo abituale di pensare l'offerta a Dio. Il cristiano impara
che essa si radica nella piena fiducia in Dio, tanto da dargli la propria stessa vita. Il luogo di incontro con Dio passa
attraverso il cuore povero, cioè totalmente disponibile a Lui.
Le donne delle parabole
* la dramma perduta
Altro esempio ci viene dato dalla parabola della pecora perduta e del pastore che la va a cercare, scritta anche da
Matteo. Soltanto Luca però ne aggiunge un’altra uguale, dove protagonista è una donna che ha dieci monete e ne perde
una; si dà allora un gran daffare per spazzare tutta la casa e per cercare sotto i letti e i mobili fino a quando non l’abbia
ritrovata. Ritrovata la moneta chiama le amiche – mentre il pastore chiama gli amici – per fare festa insieme. È un
autentico quadretto duplicato al femminile per mettere in evidenza come la dimensione della misericordia di Dio, che
cerca ciò che è perduto, sia maschile e femminile. Sono due piccoli quadri di vita normale, dove però il pastore è la
versione al maschile mentre la donna che cerca la moneta per casa è quella al femminile.
* parabola della vedova insistente che chiede che le venga fatta giustizia.
La donna diventa il modello del discepolo che chiede, gridando al Signore notte e giorno, il soddisfacimento della
giustizia; e Gesù continua dicendo che "se un giudice disonesto alla fine cede e le fa giustizia, volete che il buon Dio,
giustissimo, non faccia giustizia ai suoi che notte e giorno gridano a lui? In verità vi dico che la farà prontamente".
Occorre qui fare attenzione per evitare che anche noi ci adattiamo le cose un po’ come vogliamo, pensando che si possa
chiedere al Signore qualsiasi cosa insistendo, che tanto prima o poi ce la concederà; non è così perché la parabola parla
di giustizia, si tratta di chiedere la giustizia al Signore. Domandiamoci cosa significa per noi "gridare notte e giorno per
chiedere giustizia": il significato è quello che San Paolo chiama giustificazione, l’essere giusti e che, se vogliamo,
possiamo tradurre con "diventare santi". Se noi gli chiediamo, gridando notte e giorno, di diventare santi, non è
pensabile di non essere ascoltati; il fatto è che non lo "gridiamo", cioè non desideriamo così intensamente la "giustizia"
mentre invece desideriamo delle cose o delle situazioni che ci fanno comodo e che ci piacciono, con la pretesa che il
Signore ci venga dietro: questo non è l’atteggiamento del "discepolo accogliente". L’immagine della vedova richiama la
condizione di una donna senza diritti e senza difese; anche qui dobbiamo tenere conto della situazione dell’epoca,
quando non esistevano tutele di sorta né strutture sociali che garantissero una vita onorata a persone come la vedova,
prive di denaro, di mezzi e di forza per difendere i propri diritti, per cui soltanto chi usava misericordia poteva venire
loro incontro. Orfani e vedove sono infatti le immagini tradizionali della Bibbia, le figure dei deboli, di coloro che
hanno perso i diritti, non per legge ma di fatto, perché in una società oppressiva chi non ha la forza di difendersi viene
tagliato fuori e oppresso. La situazione attuale non è poi molto diversa, ancorché non più legata agli orfani ed alle
vedove, perché i deboli e gli indifesi che vengono usati, truffati e sfruttati rappresentano purtroppo una realtà ancora
comune; così, l’immagine della donna che subisce ingiustizia e non trova chi difenda i suoi diritti diventa l’immagine
del discepolo accogliente.
Scarica

Io, donna di Israele, incontro Gesù