Punto Omega Rivista quadrimestrale del Servizio Sanitario del Trentino Nuova serie Anno IV/2002 numero 10 Registrazione del Tribunale di Trento n. 1036 del 6.10.1999 © copyright 2002 Provincia Autonoma di Trento Tutti i diritti riservati. Riproduzione consentita con citazione obbligatoria della fonte Direttore Mario Magnani Direttore responsabile Alberto Faustini Coordinamento redazionale ed editoriale Vittorio Curzel Redazione a cura del Servizio Programmazione e ricerca sanitaria Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Hanno scritto per questo numero: Luca Belli, Maria Grazia Berlanda, Mariella Bonzanini, Stefania Simonetto, Armando Vadagnini. Grafica e impaginazione a cura del Servizio Programmazione e ricerca sanitaria Art Director Vittorio Curzel Progetto grafico Giancarlo Stefanati Editing Attilio Pedenzini Stampa Tipografia Alcione Trento Stampato su carta ecologica Fedrigoni Vellum white Indirizzo Provincia Autonoma di Trento Servizio Programmazione e Ricerca sanitaria Via Gilli, 4 38100 Trento tel. +39.0461.494037 fax +39.0461.494073 e-mail: [email protected] “Punto Omega” è consultabile on line sul sito web: www.provincia.tn.it/sanita nella sezione “Centro Documentazione Salute Biblioteca - Pubblicazioni Provincia” 10 anno quattro numero dieci 3 5 7 Mario Magnani Editoriale “Il bene e il bello”. I luoghi della cura La città di Trento nell’epoca della nascita degli ospedali - secoli XII-XIV 13 Nascita dei luoghi di cura a Trento 29 Avvenimenti storici principali nei secoli XV-XIX 33 Organizzazione degli ospedali di Trento nei secoli XVI-XVIII 38 La situazione sanitaria nel XIX secolo 41 Il XX secolo 48 Bibliografia essenziale 25 Le epidemie di peste tra il XIV e il XVII secolo Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Scheda 51 La campagna per l’utilizzo corretto dei farmaci. Anno 2002 “Serrati gli uni contro gli altri dalla crescita del loro numero e dalla moltiplicazione dei collegamenti, accomunati dal risveglio della speranza e dell’angoscia per il futuro, gli uomini di domani lavoreranno per la formazione di una coscienza unica e di una conoscenza condivisa”. Pierre Teilhard de Chardin “Punto Omega”, nel pensiero di Teilhard de Chardin, filosofo e teologo vissuto tra il 1881 e il 1955, è il punto di convergenza naturale dell’umanità, laddove tendono tutte le coscienze, nella ricerca dell’unità che sola può salvare l’Uomo e la Terra. “Punto Omega” è anche il titolo scelto per la rivista quadrimestrale del Servizio sanitario del Trentino ideata nel 1995 da Giovanni Martini, poiché le sue pagine vogliono rappresentare un punto di incontro per tutti coloro che sono interessati ai temi della salute e della qualità della vita. 2 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Editoriale L Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 a società ha vissuto negli anni recenti una serie di importanti e rapidi cambiamenti, anche per quanto riguarda l’ambito della salute e dell’assistenza sanitaria. Da una lato ci si trova, per la pri ma volta nella storia, di fronte ad un significativo allungamento della speranza di vita e quindi al considerevole aumento della po polazione anziana, nei confronti della quale, anche a livello sani tario, si dovranno adottare moda lità di assistenza particolarmen te impegnative e necessariamen te nuove. Dall’altro lato le persone, dotate di maggiori conoscenze sulle stra tegie e sulle alternative di cura, ricercano il benessere oltre all’as senza di malattia e mostrano un atteggiamento di maggiore fidu cia nei confronti della medicina, richiedendo servizi caratterizzati da maggiore personalizzazione, qualità e tempestività. Oltre a ciò il Servizio Sanitario può avvalersi del supporto delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, lasciando intravedere per il futuro una con figurazione dell’assistenza ospe daliera basata su una rete di pre sidi, con una forte capacità di in terazione con i servizi territoria li. Ciò richiede quindi lo sviluppo di capacità di collegamento, fun zionale culturale e strutturale, fra l’ambiente interno (ospedale) e l’ambiente esterno (territorio) at traverso il teleconsulto e la teleassistenza e una diversa forma di aggregazione delle unità di pro duzione sanitaria che non vivono più in interazione con un ambien te chiuso (l’ospedale), ma con un numero pressoché infinito di al tre esperienze e competenze. L’ospedale, in altre parole, sta diventando un ambiente informa tivo che travalica i propri confini murari all’interno del quale gli operatori sanitari potranno comu nicare direttamente e velocemen te, utilizzando, quale prassi quo tidiana, le reti telematiche, la tra smissione di immagini digitaliz zate, di risultati di esami strumen tali e di laboratorio. A questo proposito negli ambienti scientifici e tecnologici si afferma che l’integrazione della telemati ca nell’assistenza sanitaria non è più una questione di “se”, ma di “quando” e “in che modo” la dia gnosi a distanza e le consulenze sulla gestione dei casi clinici an dranno a ridurre la necessità di edifici, di servizi, di personale. Gli specialisti in diagnostica quindi saranno tendenzialmente concen trati in un numero minore di luo ghi e lavoreranno sulle informa zioni che vengono loro trasmes se da personale anche non medi co presso i servizi di comunità. Gli ospedali hanno sempre rap presentato il luogo nel quale ve nivano ospitati le persone in tem poranea difficoltà per motivi di salute o per necessità assistenzia li. Tale modello è stato messo in crisi dal mutato contesto demo grafico ed epidemiologico nonché dallo sviluppo tecnologico che hanno modificato progressiva mente il modo di erogare l’assi stenza sanitaria e di fare diagno 3 si e terapia. In tale nuovo conte sto l’ospedale si trasforma da grande e indifferenziato luogo di degenza e di assistenza, a strut tura di dimensioni medio-piccole ad alto contenuto tecnologico e scientifico in grado di erogare un consistente numero di prestazio ni ad elevata complessità, diffe renziate e concentrate in periodi temporali molto limitati. Il baricentro dell’ospedale tende perciò a spostarsi di più sulle at tività di trattamento diurno (day hospital, day-surgery) e ambula toriale con una significativa atti vità di comunicazione con il ter ritorio, finalizzata a garantire la circolarità e la continuità terapeu tica e integrarsi nel ciclo preven zione-diagnosi-terapia-riabilita zione-prevenzione. All’interno della struttura ospeda liera, inoltre, si impone una mag gior considerazione al malato, visto non più come “oggetto” delle cure, ma come soggetto portatore di diritti, di necessità e bisogni che superano quelli di mero carattere sanitario (comfort, privacy, informazione, ecc.). Aspetti di rilevante interesse ed importanza infine sono quelli co stituiti dalla relazione medicopaziente: l’evoluzione tecnologi ca in medicina e in sanità porta a supporre una progressiva sperso nalizzazione del paziente. Tale aspetto va perciò accuratamente presidiato in modo da evitare che la tecnologia pregiudichi l’uma nizzazione nel trattamento dei malati che, quali destinatari dei processi diagnostici e terapeuti 4 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 ci, devono invece essere posti in grado di esprimere il proprio li vello di soddisfazione per le cure a cui sono stati sottoposti e da cui possano risultare elementi importanti per la valutazione del la qualità degli interventi. Numerosi e complessi sono dun que gli aspetti su cui riflettere, così come numerosi e complessi sono gli ambiti del processo de cisionale a cui sono chiamati amministratori pubblici, dirigen ti sanitari e progettisti nel dise gnare l’ospedale del futuro. Nell’affrontare tale compito sia mo consci che, come sostengo no vari studiosi dei fenomeni so ciali, le linee guida per l’ospeda le di domani non potranno esse re dedotte dai modelli odierni e che accanto alle conoscenze ed esperienze già consolidate saran no richieste nuove aperture e prassi sperimentali: ci si dovrà cioè confrontare con una maggio re diversificazione di forme orga nizzative rispetto all’ieri e all’og gi. Siamo tuttavia altrettanto con sapevoli di quanto sia importan te conoscere la storia degli uomi ni e dei luoghi dedicati nella no stra comunità e nel corso dei se coli all’accoglienza e alla cura, anche per valorizzare le ragioni di una scelta etica, e non solo pro fessionale e tecnologica che sem pre devono essere alle fondamen ta della scienza e della prassi medica e assistenziale. Mario Magnani Assessore provinciale alle Politiche sociali e alla Salute “Il bene e il bello” I luoghi della cura Il bene fruito dalle persone bisognose di cure si riverbera nel bello che è intrinseco alle cure prestate con dedizione da altre persone Siamo tutte persone, che vivono a diversi livelli l’esperienza di lavorare nell’ambito sanitario della nostra Provincia; alcuni di noi hanno avuto modo di vedere al Meeting dell’amicizia fra i popoli di Rimini del 2001, la mostra “Il bene e il bello: i luoghi della cura”: un’occasione per conoscere la storia di uomini dedicati all’accoglienza e alla cura di chi ha bisogno. Questo ha suscitato innanzitutto in noi, ma anche in altri, uno stimolo a recuperare le ragioni di una scelta per una professione oggi spesso demotivata e demoti vante. Siamo stati inoltre sollecitati a conoscere maggiormente la storia degli ospedali della città di Trento e con nostra grande sorpresa abbiamo scoper to una storia di circa 1000 anni che documenta come anche nella nostra città persone e gruppi di persone abbiano risposto a un reale bisogno, nelle diverse epoche. Gli scritti che seguono in questo numero di “Punto Omega” sono stati redatti da Luca Belli, Maria Grazia Berlanda, Mariella Bonzanini, Stefania Simonetto dell’Associazione “Medicina e Persona” di Trento. Si ringrazia il prof. Armando Vadagnini per la collaborazione gentilmente prestata nella stesura dei paragrafi sulla storia di Trento e la Società Editri ce Fiorentina per aver concesso di inserire nella pubblicazione alcuni para grafi del catalogo “Il bene e il bello i luoghi della cura”. Perché “il bene e il bello”? Fondamento ideale della civiltà greco-romana fu l’idea di armonia. Fu un’idea portatrice di un valore doppio, estetico ed etico. L’armonia come concetto estetico ispirò le “bellezze” del Partenone e del Colosseo, e anche quelle dei “luoghi della salute”, dai templi sulle acropoli alle terme urbane. L’armonia come concetto etico ispirò le “virtù” somatiche e psichiche rispecchiate nel detto mens sana in corpore sano, espressivo dell’equili brio psicosomatico e della salute fisica e mentale: una salute da tutelare Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 5 Il bene e il bello 6 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 e, se perduta, da recuperare attraverso l’arte della cura”, l’arte che i Greci chiamavano téchne iotriké e i Romani ars curandi. II percorso di questo libretto si snoda, attraverso ì secoli, nel “mondo delle cure”, tra assistenza e ospedali, tra sanità pubblica e volontariato. Esso si intitola al bene e al bello anche perché il bene fruito dalle persone bisognose di cure si riverbera nel bello che è intrinseco alle cure prestate con dedizione da altre persone. Questo rapporto interpersonale, dedicato e partecipe, ebbe salde radici nell’etica caritativa del Medioevo cristiano. La “tecnica” propria dell’arte curativa ebbe modo di arricchire il rapporto interumano tra curati e curanti con la condivisione dell’esperienza del “patire” da parte degli uni e degli altri: da parte dei primi, infermi, mala ti, “pazienti” per antonomasia, e da parte dei secondi, infermieri, medici, altrettanto, pur se diversamente coinvolti e “pazienti”. Si potenziò così, tra assistiti e assistenti, accanto alla prestazione tecnica del curare (dia gnosi, terapia, prevenzione) la professione tutta umana dell”’aver cura”, del “prendere in carico”, del “farsi prossimo”. Oggi, nel tempo in cui gli aspetti tecnici della medicina sono cresciuti d’importanza, pienamente legittimati dai progressi della scienza medica e dai successi delle sue applicazioni, è necessario un pari potenziamento degli aspetti umani, richiesti dai bisogni e rivendicati dai diritti degli stessi destinatari della tecnologia applicata alle cure. “Curante” è soprattutto colui che in ogni luogo - ospedale o ambulato rio, sala operatoria o corsia, casa protetta o realtà domiciliare - si applica a ricostruire l’uomo malato intorno ai suoi bisogni, ai suoi diritti, alla sua personalità, rispondendo ad attese, compensando a mancanze, soccorren do a sofferenze. Oggi la qualità di una vita migliore e la quantità di una vita più lunga sono ambedue certamente congiunte al bello di una dia gnosi esatta, di una terapia precisa, di una prevenzione mirata, tutte basate su evidenza scientifica ed efficacia curativa. Non possono e non devono essere però disgiunte dal bene di una cura che, non più meramen te “compassionevole” com’era detta in passato, sia però sempre “appassio nata” come nel presente si chiede e giustamente si esige. La città di Trento nell’epoca della nascita degli ospedali secoli XII-XIV La situazione politica ed economica. La “via dei pellegrini” e gli ospizi alpini. Le confraternite e i primi ospedali. La situazione politica. I principi vescovi. Nel 1004 l’imperatore Enrico II as segnò al vescovo di Trento, Udalri co I, la facoltà di governare il “co mitato tridentino”, ossia il territo rio che comprendeva gran parte del Trentino e una vasta zona fino oltre Bolzano. Lo stesso provvedimento venne preso a favore del vescovo di Bressanone Alboino, per il territo rio di competenza. Il diploma imperiale del 1004 (la copia originale è andata perduta) sanciva, dunque, ufficialmente la nascita dei principati vescovili di Trento e di Bressanone, dove i ve scovi erano investiti direttamente dall’imperatore di vasti poteri poli tico-amministrativi. Questi poteri vennero confermati in via definiti va con un altro diploma dell’impe ratore Corrado II il Salico nel 1027. La creazione del principato ve scovile era in linea con la politica seguita dagli imperatori preceden ti, che avevano istituito feudi ec clesiastici a danno dei feudatari laici per avere maggiore libertà e sicu Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 rezza di controllo sui territori che, non essendo ereditari, rimanevano più facilmente soggetti all’autorità imperiale. Inoltre il valico del Bren nero era un punto di collegamento importante tra Germania e Italia e quindi per poterlo controllare era necessario avvalersi di persone di cui l’imperatore potesse fidarsi. Del resto gli imperatori avevano creato realtà politiche simili a quella di Trento in altre zone di importanza strategica dell’Europa, come ad esempio alcuni valichi importanti e territori di confine. Ma al di là di queste ragioni di tipo geopolitico, l’istituzione dei due principati vescovili rispondeva anche a una visione della realtà ti pica soprattutto dell’imperatore En rico II (il Santo) e dell’imperatrice Cunegonda (donna sinceramente religiosa): si voleva insomma dota re la gerarchia ecclesiastica di quelle garanzie materiali che le permettes sero di svolgere la propria missione religiosa all’interno del Corpus Chri sti Mysticum. Il principato vescovi le, quindi, nasceva anche come for ma politica all’interno del vecchio universalismo cristiano di radice medioevale. Ma contro l’autorità del principevescovo si verificarono ben presto episodi di ribellione, sia da parte dei cittadini che intendevano affer mare il potere del Comune, sia da parte dei nobili, preoccupati di mantenere o di ampliare il proprio patrimonio, sganciandosi dal con trollo del vescovo. Per questo moti vo e anche perché non si addiceva alla dignità vescovile esercitare di rettamente il potere militare-ammi 7 Trento nei secoli XII - XIV 8 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 nistrativo, il principe-vescovo no minò un advocatus ecclesiae arma tus et togatus, ossia un proprio rap presentante, col potere di difende re il principato, di esercitare il po tere giudiziario e di seguire tutte le pratiche amministrative. Dopo un periodo di transizione, l’ufficio del l’avvocazìa venne assunto dal con te di Castel Tirolo, che però, invece di difendere i diritti del vescovo, seguì una politica di affermazione personale, entrando spesso in con flitto con il principe-vescovo. Dopo un periodo di grande flori dezza al tempo del vescovo Federi co Wanga (1207-1218), il principa to vescovile di Trento venne attac cato da varie parti. Nel 1236, ad esempio, l’imperatore Federico II arrivò a Trento e abolì il potere tem porale dei due vescovi di Trento e Bressanone. In pratica si trattò di una secolarizzazione vera e propria. Qualche decennio dopo, Mainardo II, conte di Castel Tirolo, riuscì ad dirittura a farsi cedere il principato vescovile dietro compenso finanzia rio. Nel frattempo anche gli organi smi amministrativi della città, i si gnori feudali e le comunità di valle alzarono la testa e tentarono, spes so con successo, di acquisire po teri sempre maggiori. Il particolari smo feudale, quindi, stava rinascen do, mentre la concezione universa listica, da cui era nato il principato vescovile, andava perdendo di signi ficato. Nel 1363 l’ultima contessa del Tirolo, Margherita Maultasch, cedet te i suoi possedimenti agli Asbur go, duchi d’Austria, che in quel modo diventarono anche gli “avvo cati” della Chiesa tridentina. Gli Asburgo si affrettarono a sottoscri vere accordi con il vescovo (le “com pattate”), che in pratica limitava no i poteri di quest’ultimo. In tal modo la sovranità del vescovo non veniva negata, ma “offuscata”, come scrive lo storico Joseph Kögl, e i rapporti tra principato vescovile e “avvocazìa” si trasformarono in un “patto confederale” tra vescovo e imperatore (nel 1493, infatti, Mas similiano d’Asburgo sarà eletto im peratore del Sacro romano impero). Da quel momento il principato ve scovile di Trento verrà a perdere la propria autonomia, legandosi alla sorte non più dell’impero universa le, ma a quella di una delle varie dinastie regnanti in Europa. Nella prima metà del Quattrocento il principato aveva anche dovuto affrontare la ribellione dei cittadini di Trento, che in varie riprese erano insorti per chiedere il riconoscimen to delle libertà comunali. La som mossa più conosciuta è quella ca peggiata da Rodolfo Belenzani (1407) che ingenuamente sognava di fondare un libero comune o una repubblica trentina. Ma questo so gno svanì di fronte all’astuzia del duca d’Asburgo Federico Tascavuo ta, che, dichiarandosi alleato del Be lenzani, occupò Trento, fece prigio niero il vescovo e sostituì i funzio nari vescovili con capitani tirolesi e con un luogotenente di sua no mina, che aveva il compito di go vernare la città. Tradito dall’allea to, Belenzani invocò l’aiuto milita re di Venezia. Dopo una serie di av venimenti drammatici, che si tra scinarono per ben due anni, Belen zani venne sconfitto e ucciso dalle truppe del duca asburgico. La situazione economica. Negli anni intorno al Mille il Trenti no aveva recuperato il tradizionale ruolo di centro di scambi sulla via di collegamento fra Italia e Germa nia, con il riaprirsi delle relazioni commerciali, entro le quali Trento rappresentava l’ultimo importante centro dell’Impero ai confini con l’Italia. È di questi anni la fonda zione del mercato, voluto dal ve scovo, e ve-rosimilmente sorto su suolo di proprietà vescovile, quale efficace mezzo “per attirare le gen ti” e quindi per rafforzare indiretta mente il suo potere sul territorio. Ed è il mercato a segnare la rifon dazione in Trento di un vero e pro prio organismo urbano, dopo il lun go periodo di dissesto precedente. Nella valle intorno a Trento ini ziò, dopo il Mille, un’opera di rie quilibrio idrogeologico che portò ad una rinascita agricola e a ridurre il pericolo di carestie. Gli impulsi prin cipali a quest’opera furono impressi dagli ordini monastici, che a Trento cominciarono a stabilirsi intorno al secolo XII, e dal vescovo. Sviluppo agricolo, ripresa dei traffici commer ciali e crescita demografica andaro no di pari passo, caratterizzando la netta rinascita del Basso Medioe vo. Nel Trentino si registra anche un forte incremento delle attività industriali, minerarie, legate ai gia cimenti di ferro, rame e argento. Queste favorirono lo sviluppo in cit tà di fonderie e manifatture (armi, coltelli e altri utensili da taglio) e Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 si affiancarono alle manifatture tes sili e conciarie, stanziate in città lungo i fossati che scorrevano nei borghi sud-orientali. Nel Trecento, si verificò da un lato una certa vitalità delle attività mer cantili e finanziarie della città, che divenne un centro d’affari vivace e con intensi rapporti con le altre città italiane, dall’altro si riscontrò una crisi sempre più profonda nell’agri coltura, cui si accompagnò il crollo demografico comune a tutta l’Euro pa nel corso di questo secolo. Cala mità naturali, quali carestie ed epi demie pestilenziali, colpirono la re gione a più riprese durante tutto il secolo. Gli ospizi alpini del Trentino Alto Adige – la via dei pellegrini. Tra il XII e il XIII secolo in Europa si ebbe uno straordinario risveglio dei valori del cristianesimo, cui non mancò di dare impulso il fervore re ligioso che alimentava le crociate in Terrasanta. In questo preciso contesto ven nero eretti, lungo le grandi strade dirette verso l’Oriente e sui princi pali valichi alpini, numerosi ospiziospitali, nei quali pellegrini, vian danti e poveri d’ogni genere trova vano amorosa assistenza e possibi lità di rifocillarsi.1 La rete di comunicazione strada le, soprattutto nell’alto medioevo, era infatti alquanto precaria tanto che mettersi in viaggio comportava un altissimo rischio. L’attraversamento di foreste e di zone impervie, già di per sé perico lose, era poco raccomandabile an 9 Trento nei secoli XII - XIV 10 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 che a causa dell’assalto di bande di ladri, che costituiva un appunta mento quasi d’obbligo. Si copriva no lunghe distanze a piedi o a ca vallo e la fatica, dopo 25-30 Km oltre a sfinire il viandante o il pel legrino, li rendeva completamente indifesi. Ecco allora che una sosta presso questi ricoveri ospitalieri, dove si poteva trovare rifugio e si curezza oltre che protezione dalle intemperie, garantiva la possibilità di sopravvivere e di proseguire suc cessivamente il cammino, rigenera ti nel corpo, verso altri centri abi tati o in direzione di qualche san tuario da visitare. Il Trentino - Alto Adige regione di montagna e passaggio obbligato lungo l’asse Germania - Italia, non rimase estraneo a questo movimen to che diede vita a un gran numero di ospizi, o piccoli ospedali allo sbocco delle valli, sui valichi mon tani o comunque nei luoghi frequen tati dai viandanti ed esposti a con dizioni climatiche poco favorevoli. Sul finire del XII secolo e per tut to il XIII sorsero ospizi presso gran parte dei valichi alpini più impor tanti. Talvolta vennero edificati ac canto a piccoli santuari, sui valichi minori, assai distanti dalla direttri ce del fiume Adige che costituiva il vero cardine geografico-commerciale della regione. A dimostrazione dell’importanza del movimento dei pellegrini nella nascita di ospizi-ospedali è il fatto che i primi due luoghi di cura, do cumentati a Trento, nacquero fuori dalle mura della città, nei borghi lungo le vie di comunicazione con Verona e con la Germania. Verso il Mille: una nuova assistenza. Fino ai secoli VIII-IX l’attività ospe daliera era regolata prevalentemen te dal vescovo; invece, nel periodo successivo (secoli XII-XIII), nac quero le istituzioni ospedaliere pro mosse da laici, sia privati, sia orga nizzati in Confraternite. Un segno di questo cambiamento ci viene for nito dal contenuto dei decreti con ciliari in materia ospedaliera, che dal secolo IX non definirono più le modalità dell’ospitalità vescovile, ma stabilirono i poteri e le facoltà che il vescovo poteva esercitare su gli ospedali diretti da altri. Nelle costituzioni inglesi emanate dal vescovo Richard Poore nel 1217, che possono essere utilizzate per veri ficare le relazioni tra il vescovo e i dirigenti degli istituti ospedalieri, si riconosce la libertà di fondare ospedali da parte di persone delle quali non viene specificato lo stato (ecclesiastico o laico) e si attesta la promozione di istituti assisten ziali, sempre con fini prettamente religiosi, praticata da laici e accet tata dalla Chiesa. Al vescovo era ri servata la funzione di concedere la regola o lo statuto e di definire l’isti tuzione canonica. In realtà la for mulazione dello statuto proveniva spesso dai dirigenti ospedalieri, mentre al vescovo spettava solo l’ap provazione, anche se l’intervento del vescovo non era sempre richiesto al momento dell’istituzione dell’ente. La licentia episcopi legittimava gli ospedali approvati dal vescovo a usufruire dei diritti parrocchiali. Gli ospedali con approvazione ve scovile erano sottoposti alla giuri I diversi itinerari per Roma dalla periferia settentrionale dell’Impero germanico verso le Alpi e l’Italia, in una carta preparata da Erhard Etzlaub di Norimberga per l’anno giubilare 1500. Alcuni dei più significativi luoghi di pellegrinaggio intermedi sono indicati da piccole chiese. (Bayerische Staatbibliothek, Mon aco Rar 287) sdizione del vescovo. La Bolla Quia contigit (1311), redatta da Celesti no V, riassume le principali disposi zioni conciliari in materia ospeda liera che vennero seguite fino al XIV secolo, e servirono da modello alle future sanzioni del Concilio triden tino. Le competenze episcopali con sistevano nell’esaminare i bilanci amministrativi annuali e l’inventa rio nonché nel controllare la disci plina della famiglia ospedaliera. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Nell’età medioevale i rapporti tra i vescovi e i gestori degli ospedali non vennero, in genere, incrinati da incomprensioni. I disaccordi comin ciarono a manifestarsi verso il XVI secolo. L’azione delle Confraternite e gli ospedali – la risposta ad un bisogno. In Trentino nei borghi più impor 11 Trento nei secoli XII - XIV 12 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 tanti della regione sorsero, per opera di varie Confraternite, numerosi pic coli ospedali, che costituirono l’in telaiatura assistenziale più impor tante della regione durante il basso medioevo. Ciò avvenne, come in tutta l’Eu ropa, in un clima religioso dove la devozione all’umanità di Cristo e l’impatto sulle masse dei movimen ti evangelici portarono a vedere Cri sto stesso come una creatura soffe rente e a considerare i poveri come i suoi rappresentanti tra gli uomini e anche come intercessori privile giati di fronte a Dio. Tali nuove forme di assistenza, oltre ad avere chiari riferimenti reli giosi, si inquadrano in un preciso contesto sociale: nel basso medio evo il numero dei poveri lontani dal loro paese d’origine e degli erranti è in aumento e man mano che pro gredisce in generale il livello di vita si accentuano anche le differenze sociali, sia in seno alla società con tadina che negli ambienti urbani. Per rispondere a queste necessità, in gran parte dell’Occidente si for mò una rete capillare di Istituti di Carità, che variavano dai lebbrosa ri, alle Domus Dei e ad ospizi di ogni tipo. I piccoli ospedali medioevali era no istituzioni polivalenti che si as sumevano l’incarico di ricevere tut ti quegli individui incapaci di prov vedere alle proprie necessità, pel legrini, vecchi, invalidi, malati, bambini abbandonati. Garantivano poi, tramite le rendite fondiarie e il prodotto dei legati testamentari, la distribuzione di cibo ai poveri. La funzione medico-curante era poco diffusa, le spese per i medici nali incidevano minimamente sui bilanci dell’ospedale mentre il rime dio alla malattia era costituito piut tosto dalla possibilità di assicurare al ricoverato un’alimentazione ric ca e variata. Nell’ospedale medioe vale non c’era in sostanza distin zione tra poveri e malati poiché in definitiva le due figure venivano a coincidere. 1 Gli ospizi - afferma lo storico Oursel nel suo stud io sui pellegrinaggi medioevali – intendono essere case di accoglienza per i pellegrini di Dio, e ospedali e centri di soccorso dove i poveri e i malati possono ricevere cure e attenzioni; grazie ad essi i viaggiatori, morti di fatica lungo le strade o uccisi dai briganti, potranno go de re di una sepoltura in terra benedetta, desiderio ardente fino all’ossessione, nella ge ne razione medioevale. Controllando i passaggi obbligati, veglieranno sul-la loro sicurezza, ne ripristine ranno gli imbocchi e tronche ranno il brigantaggio endemico e le imboscate. Nascita dei luoghi di cura a Trento L’Ospizio di Santa Croce e i primi ospedali trentini a partire dal XII secolo. L’Ospizio di Santa Croce. L’esistenza di “luoghi di cura” nella città di Trento è documentata a par tire dal XII secolo, quando analo gamente a molte altre città della pe-nisola, si trova l’accenno ad un Ospizio adibito all’asilo dei pelle grini e alla cura e protezione degli ammalati, fra il 1173 ed il 1183. Si tratta dell’ospizio di S. Croce, fon dato dai monaci Crociferi, sotto il governo del vescovo Salomone, “il quale concesse a Lanfranchino, con verso dell’ordine suddetto, un pezzo di terra per erigere un ospizio1 , allo scopo precipuo di accogliervi gli in fermi poveri e i pellegrini, come in tutti gli ospitali fondati dai Crocife ri”2. L’istituto dipendeva dal vesco vo e dai suoi successori, fino al punto che (come consentito dalla Regola dell’Ordine) i fratelli erano obbligati a pagare al vescovo an nualmente una libbra di cera. La ge stione dell’istituto, compresa quel la amministrativa rimaneva in mano ai Crociferi. Per opera dei medesimi frati sorse, poco dopo, presso l’ospi zio, la Chiesina di S. Croce. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 L’ospedale di S. Croce era situato fuori dalla cinta muraria, sulla stra da per Verona, che costituiva uno dei passaggi obbligati per raggiun gere la città o per uscire da essa. La chiusura notturna delle porte cit tadine, costringeva infatti chi si fos se trovato in cammino a rivolgersi a ricoveri esterni. Chiesa e convento rimasero in possesso dei Crociferi fino al 1592, anno in cui la casa di Trento fu sciol ta dal pontefice Clemente VIII, per essere venuti meno i Crociferi alla loro regola. Il cardinale Ludovico Madruzzo incamerò i beni a profitto del seminario, che egli aveva isti tuito assecondando le prescrizioni del Concilio di Trento, e nel 1599, vi chiamò i Cappuccini, che vi ri masero fino al 1842. L’ospizio di Santa Croce si può considerare come il primo nucleo dell’attuale Ospedale di S. Chiara 3. L’Ospedale di San Martino. Negli stessi anni esisteva un altro ospedale, anch’esso fuori le mura della città, le cui origini sono an cora sconosciute: l’ospedale di S. Martino. La prima notizia sull’esistenza di questo ospedale risale al 1191, quando il vescovo Corrado, conse gnò a Filippo, provvisore dell’ospe dale di Widoti, un orto. L’istituto in questione era quello di San Mar tino. In una testimonianza del 1197, si menziona un “heremitorio quem Widetus fundaverat” (“eremitorio che aveva fondato Wideto”), posto accanto alla chiesa di S. Martino. L’ospedale era gestito da religiosi, forse Benedettini, ma notizie più 13 Nascita dei luoghi di cura 14 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 dettagliate su questa famiglia reli giosa non sono emerse. La testimonianza del 1197 ripor ta una controversia sorta tra il Ca pitolo della cattedrale e il vescovo Corrado, in merito al diritto di feu do sulla chiesa e sull’eremitorio, che si risolse a favore del vescovo. Il risultato di questa disputa mette in luce la stretta relazione tra il ve scovo e l’ospedale, nonostante non sia possibile stabilire in che termi ni il vescovo esercitasse la sua tu tela sulla direzione del ricovero. La sede dell’ospedale di S. Marti no era nell’omonimo quartiere, mol Particolare della pianta prospettica del Merian (1640) riproducente la zona suburbana sud-orientale di Trento. Si noti l’ospizio dei Cruciferi con annessa la chiesa di S. Croce e il monastero attiguo delle monache clarisse, il quale nel 1811 diverrà l’ospedale S. Chiara. (R. Bocchi C. Oradini. Le città nella stori a d’Italia – Trento to frequentato per la vicinanza del la Torre Verde, dove si apriva la por ta di S. Martino, passaggio obbli gato per incamminarsi sulla via di Germania, e dove avevano sede il dazio e il porto, vivacemente traffi cato per la navigazione tra Bolzano e Verona. L’attività dell’ospedale non era rivolta solo ad ospiti di passaggio, senz’altro numerosi vista la sua col locazione, ma, conformemente alla pratica degli ospedali dell’epoca, ai poveri e agli infermi. Tale opera vie ne attestata dal testamento di Pie tro da Malosco (1228), il quale la sciò all’“hospitali Sancti Martini medietatem prati mei ut fructus pau peribus debeat dari et non possit vendi, alienari nec obligari, sed per petuo infirmis servire “4 (“all’Ospe dale di S. Martino la parte centrale del mio prato per darne i frutti ai poveri e che non possa essere en duto né ceduto né ipotecato ma serva per sempre ai poveri”). Nel 1620, in seguito ad una per muta, l’ospedale di S. Marta fu tra sferito nell’edificio di San Martino. Ospedali dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici. Vi sono testimonianze sulla presen za di un ospedale gestito dall’Ordi ne dei Cavalieri Teutonici a Trento 5. Verso il 1280, il vescovo Enrico II intervenne per porre rimedio alle precarie condizioni finanziarie di una congregazione operante presso la Chiesa di Santa Maria Incoronata (odierno istituto Sacro Cuore), affi dando tale chiesa all’Ordine dei Ca valieri Teutonici. Questi dedicaro no la Chiesa a S. Elisabetta e l’ospe Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 dale venne popolarmente chiamato Fralimano, perché governato da un frate alemanno. Presso quest’Ente si prestavano cure agli infermi, si con cedeva asilo ai poveri e si avviava no alcuni ragazzi agli studi. Il Fralimano visse, a partire dal Cinquecento, alterne vicende sino a scomparire nel 1673. Questo luo go pare fosse inviso ai cittadini e ai pubblici magistrati di Trento per le immunità e i privilegi di cui go deva, riassunti sul frontespizio del la porta: “Merito Sacri Ordinis Hie rusalem, et Imperatorum pietate Locus immunis” (“Luogo che gode di immunità del Sacro Ordine di Gerusalemme e grazie alla benevo lenza dell’Imperatore”). Tali franchi gie attiravano persone in lite con la giustizia, che potevano ivi tro vare sicuro rifugio. I disagi provocati alla giustizia dalle frequenti violazioni del dirit to d’asilo, dalle scarse rendite del l’istituzione e dalla negligenza dei suoi amministratori, convinsero l’Or dine a sopprimere la commenda. L’edificio venne venduto ai Teatini e nei primi decenni del settecento alle Madri Orsoline, che vi risiedet tero, accudendo caritatevolmente delle fanciulle, fino al 1811. La Cà di Dio dei Battuti laici di Trento. Le Istituzioni ospedaliere, seppure in proporzioni limitate, andarono moltiplicandosi nella città negli anni successivi ed è del 1340 la fon dazione della cosiddetta Casa di Dio6 , o casa della Misericordia o della Disciplina o, più tardi, Ospe dale Italiano per distinguerlo da 15 Nascita dei luoghi di cura 16 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Nel particolare della pianta del Merian è visibile il monastero di S. Lorenzo sito in riva al fiume Adige , appena oltre l’unico ponte. Alle sue spalle appare la geometrica ripartizione dei campi, dissodati nel sec. XIII dai Benedettini. In alto, al di là del fiume, appare il borgo di S. Martino. (R. Bocchi C. Oradini. Le città nella storia d’Italia – Trento – Laterza Ed. 1983) Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 quello Tedesco o Alemanno, che la Confraternita dei Battuti laici o Fla gellanti7 istituì per il soccorso dei poveri e la cura degli infermi. A indicare la data di fondazione è l’iscrizione riportata sopra una la pide, posta sulla chiesa dei Battuti (ora murata su di una parete nel pa lazzo dell’INPS, in via delle Orfane a Trento): “questa è la casa dè Bat tuti laici della città di Trento, li quali hora sono, over saranno incomincia ta et edificata, ad edificata, ad ho nore d’Iddio, e della Vergine Maria sotto il venerabile padre signor Bo naverio de Bellenzani in quel tempo ministro delli predetti fratelli nell’an no del Signore 1340 gli 23 di gena ro”. L’ospizio della Cà di Dio era si tuato antistante la facciata della chiesa di S. Maria Maggiore, nell’at tuale piazza S. Maria. Il complesso, comprendente la chiesa e l’ospeda le dei Battuti, fu abbattuto nel 1922, dando luogo ad un allarga mento della piazza dinanzi a S. Ma ria Maggiore. L’opera della Confraternita con sisteva nel portare soccorso ai pro pri confratelli sia materialmente, fornendo cure e denaro, sia spiri tualmente, garantendo i sacramen ti ai moribondi e una sepoltura cri stiana. Tuttavia l’accoglienza era of ferta anche ad altri poveri malati della città; a queste persone veniva assicurata accoglienza e vitto per non più di 3 giorni, a meno di espressa deroga del ministro. Con lo statuto del 1580 l’opera di aiuto si estese anche a coloro che non erano della Confraternita. Aiuto morale e materiale veniva dato anche a chi non si recava alla Cà de Dio perché preferiva nascon dere il proprio stato di “povero ver gognoso”. Sempre nello statuto del 1580, similmente a quelli preceden ti, molta importanza venne attribu ita all’elemosina e alle modalità della sua distribuzione8. L’ente fun geva da “istituto dotale” aiutando povere nubili, si occupava di trova telli e soccorreva gli indigenti a domicilio. Per questo ultimo scopo venivano eletti, ogni 4 mesi, due uomini buoni e discreti della Con fraternita, per ogni quartiere, per visitare i confratelli ammalati, e negli statuti successivi anche i bi sognosi che non erano confratelli. “Studi approfonditi comprovano un buon rapporto, in linea genera le, della Confraternita con i vescovi e anche con il resto del clero. Essi ricevono indulgenze e privilegi dal vescovo, come anche donazioni ed appoggi quando sono coinvolti in contese di carattere economico.” Secondo altre fonti i rapporti tra l’autorità vescovile e chi gestiva l’o spedale non furono sempre distesi. Durante la visita, voluta dal Cardi nale Bernardo Clesio, del 1537-1538 sorsero delle difficoltà tra l’ospeda le e i delegati vescovili. A questi ultimi, che esortavano a mostrare i conteggi dell’amministrazione, i portavoce della Confraternita “rispo sero per loro convinzione, di non essere tenuti ad assecondare questa richiesta, poiché non ebbero mai vi site pastorali, né per tale cosa furo no richiesti di presentare i libri dei conti”. Nel 1580 il Cardinale Lodovico Madruzzo, intenzionato ad applica 17 Nascita dei luoghi di cura 18 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 re le norme del Concilio di Trento visitò la Domus Dei. In tale occa sione la Confraternita ribadì che le ingerenze ecclesiastiche in campo amministrativo non erano giuridi camente permesse, ma evidente mente il cardinale Madruzzo poté ottenere una revisione dei libri con tabili in qualità di Principe. A se guito della sua visita egli compilò una serie di norme atte a riordinare la conduzione del pio luogo, che all’inizio furono accolte solo in par te, ma che vennero riprese nel 1590, quando si vide indispensabile una nuova regolamentazione della vita nella confraternita e sull’attività ospedaliera. Riguardo al rapporto con i vari ordini religiosi cittadini, il rappor to più stretto sembra essere stato quello con i francescani Osservan ti. Questi, ad esempio, nel 1429 si impegnarono a dire la Santa messa nella Cà di Dio durante tutto l’anno per 12 ducati. Ugualmente nel 1452 furono i Battuti laici ad aiutare so stanziosamente i francescani Rifor mati a costruire il nuovo convento di S. Bernardino. I testamenti e le donazioni fatte ai Battuti, ci offrono un esempio di quali fossero le risorse della carità con cui le Confraternite operavano. Nel 1374 Antonio, “stazonerius“ (bottegaio) del fu Bertoldo di Mechel, lasciò in eredità alla casa dei Battuti 12 ducati d’oro per l’ac quisto di tela per le lenzuola, un letto nuovo, un piumino, altri arre di vari e 2.000 coppi per la ristrut turazione del tetto della casa dei Battuti. Non avendo figli, Antonio dispose inoltre che, dopo la morte della moglie, tutti i suoi averi (una casa in piazza Pasi e gli altri posse dimenti) andassero per metà alla Confraternita e per metà ai “paupe res Cristi” che essa assisteva. Alle entrate dall’affitto della casa tutta via lega una “carità” (distribuzio ne) di 3 ducati d’oro da farsi an nualmente, nel giorno del suo an niversario, ai poveri che interver ranno alla sua messa di suffragio. Nel 1414 il ministro della con fraternita Giovannino Gerardi di Trento, nel suo testamento, dispo ne che al suo funerale siano pre senti dei poveri ai quali andrà in premio una “carità” di 2 grossi ca rantani per ciascuno, il tutto “per il bene della sua anima e la remissio ne dei suoi peccati”. Inoltre lascia all’ospedale dei Battuti l’affitto della sua “Osteria del cappello”, di buon valore, situata in contrada S. Pie tro. Nel 1431 il canonico Corrado dona alla Confraternita un vigneto. Nel 1423 il vicario generale del vescovo Alessandro di Masovia, con cede a Tommaso, figlio di Bertoldo di Venosta, “hospitalierus” della Cà di Dio, licenza e raccomandazione per una questua in tutta la dicesi a favore della Confraternita e delle sue opere caritative. I parroci venivano avvisati di accoglierlo bene e di in vitare il popolo a largheggiare nell’elemosina. A quei parroci che aves sero osteggiato il commissario dei Battuti, o avessero preteso una tan gente sull’incasso era comminata la scomunica. Vi è documentazione inoltre di numerose altre piccole donazioni, come vestiti di seta, let ti, paioli, denari, lenzuola, tovaglie, catini, padelle. Il capitale che un po’ alla volta la Cà di Dio ammassa va veniva inve-stito in maniera il più possibile fruttifera. L’ospedale fu attivo fino al 1811. L’ospedale alemanno. La Confraternita degli Zappatori Ale manni di Trento, dedicata a Nostra Cara Signora (unsere liebe Frau) e a Santa Barbara che gestì l’ospedale alemanno, venne istituita nel 12799. L’origine dell’ospedale è preceden te alla costituzione della Confrater nita e data probabilmente al 1242. L’ospedale aveva sede in prossimità della Chiesa Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, posta nel quartiere di San Pietro, uno dei borghi sorti nei dintorni della zona del merca to, centro vitale della città. L’esatta ubicazione dell’edificio è identificabile con l’attuale casa Ba gozzi, situata in piazzetta Anfitea tro. Una conferma che originariamen te in questa casa vi fosse l’ospedale degli Zappatori, è fornita dagli af freschi che decorano alcune stanze di quest’edificio. I temi religiosi raf figurati in questi dipinti corrispon dono infatti a quelli elencati in un inventario della prima metà del Set tecento, dove si descrivono gli ar redi artistici della stanza degli uo mini ammalati e di quella delle don ne ammalate. Autore di questo ci clo della Passione sarebbe Erasmo Antonio Obermueller, detto il Pisto lese. Si può ipotizzare che, per la sua sede, l’ospedale assolvesse al pre cipuo scopo di assistere chi l’aveva istituito, cioè parte dei residenti del Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 quartiere, pur non sottraendosi al l’usuale ospitalità verso i viandan ti. L’area di San Pietro doveva esse re più popolata rispetto alle altre zone urbane e l’azione dell’ospeda le alemanno doveva rivolgersi alla parte est della città, mentre gli ospedali dei Teutonici e quello dei Battuti si occupavano della zona centrale della città. L’azione caritativa della Confra ternita era rivolta ai confratelli ammalati che venivano mantenuti a spese della compagnia, fino a che non erano in grado di provvedere a sè stessi. Inoltre coloro che desi deravano prendere la comunione, ri cevevano questo sacramento, ac compagnato da due “doppieri” (can delabri), in segno di solennità. Inol tre veniva accompagnato alla sepol tura qualunque povero morisse en tro un miglio tedesco. Nel 1481 l’as sistenza ospedaliera venne estesa ai pellegrini e agli indigenti. Durante un’assemblea del 1676, il consiglio decretò di retribuire il medico e il chirurgo con 20 fiorini italiani, perché visitassero e curas sero non solo gli infermi dell’ospe dale, ma anche i bisognosi esterni e in particolare quelli segnalati dal massaro. Il raggio d’azione della Confra ternita si andò quindi allargando nel tempo e si delineò sempre più chia ramente la sua funzione sociale di ente assistenziale e caritativo pron to a prestare soccorso a chiunque lo necessitasse. L’ospedale alemanno operò fino al 1811, quando i suoi arredi ven nero utilizzati per l’ospedale riuni to di S. Chiara. 19 Nascita dei luoghi di cura 20 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 L’ospedale polacco o di S. Marta. L’ospedale di S. Marta, chiamato anche dei Polacchi, permutato con quello di S. Martino, era retto da laici e dipendeva dal quartiere. Le informazioni sulla sua origine sono scarse. Secondo la tradizione, esso sarebbe stato fondato nel secolo XV, dal vescovo polacco Alessandro di Mazovia per soccorrere i pellegrini della sua nazione in viaggio verso la Santa Sede. L’attività di questo ricovero non doveva differenziarsi da quella degli altri luoghi pii cit tadini. Inoltre sia la Confraternita dei Garbari (conciapelli), sia quella dei Calceatori (calzolai), avevano in questo ospedale un luogo dove ospi tare i propri confratelli infermi. Da uno statuto del 1795 emerge che i beneficiari dell’ospitalità pote vano essere solo i poveri infermi e “quelli che la loro condizione non permette di mendicare per le case pubblicamente”, residenti nel Mez zo Quartiere di Santa Maria Madda lena. Veniva inoltre ricordato esse re “costume di questo pio luogo as segnare qualche elemosina ai Poveri Polacchi, che sono di passaggio per questa città”. Non si era, nel tem po, dimenticato lo scopo originario dell’ospedale, cioè aiutare i viandan ti polacchi. L’ospedale rimase attivo fino al 1811. L’orfanotrofio e la Fradaja Nova: una forma di specializzazione. Una Confraternita che ricoprì un ruolo significativo nell’ambito assi stenziale della città di Trento è la Fradaja Nova, di Santa Maria della Misericordia. Essa si costituì nel 1436, secondo la volontà dei fon datori, per “impetrare il perdono dé loro peccati e per sollievo dé poveri, degli infermi ed altri miserabili, e dé pellegrini”. Per realizzare questo proposito si dotò di un ospedale. In seguito l’istituto si dedicò pre valentemente alla cura degli espo sti (trovatelli), finché nel 1583 la casa di S. Maria della Misericordia si trasformò in orfanotrofio. I tro vatelli ospitati venivano educati, imparavano a leggere e soprattutto apprendevano un mestiere. I fanciul li venivano affidati a maestri d’arte abitanti in città o nei dintorni, le fanciulle invece, rimanevano pres so l’istituto della Fradaja, dove fi lavano la seta, cucivano passamani e tessevano calze al telaio. Le ri strettezze economiche in cui versa va l’ente o, secondo Zanella, per la sconvenienza di tenere ragazzi e ragazze sotto lo stesso tetto, dal XVII secolo in poi l’accoglienza nella casa della Misericordia venne riser vata alle sole fanciulle. Dall’istitu to prese il nome la via delle Orfane. La decisione della Fradaja Nova di occuparsi di una determinata ca tegoria di indigenti rientrava nella tendenza europea del tempo che vedeva sorgere numerosi ricoveri predisposti all’accoglienza di un tipo specifico di bisognosi o alla cura di un genere di ammalati. Na scono i grandi ospedali, come per esempio l’Ospedale Maggiore di Mi lano, nasce la nuova riforma ospe daliera che assegna agli ospedali maggiori gli ammalati curabili, agli altri, più piccoli e in rete fra loro, i Dislocazione della Cà di Dio in Piazza S. Maria. Una pianta tracciata nel 1831 dall’architetto Dalbosco: 1. la chiesa; 2. La casa del sacrestano; 3. La casa canonica; 4. La Cà di Dio; 5. Ambienti parrocchiali; 6. La roggia grande che alimentava i mulini. La Cà di Dio in Piazza S.Maria in una fotografia del 1922, prima che l’edificio fosse abbattuto. (G. Rizzi. Passeggiate trentine. Provincia Autonoma di Trento, 1979) cronici o gli incurabili. Ma, mentre in Europa la fonda zione di questi istituti rientrava in un programma volto a razionalizza re il sistema sanitario ed era favori to dalle autorità governative, a Tren to ci troviamo di fronte ad un’ini ziativa privata di risposta a un bi sogno indotto da un’instabile situa zione economica e non da una pia Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 nificazione globale. Nel 1796 i locali dell’Istituto ven nero requisiti dai francesi che vi in stallarono un ospedale militare, e le orfane dovettero trasferirsi nella Contrada Lunga, di fronte alla chie sa del Carmine. Il 7 giugno 1811 cessò di esistere autonomamente, poiché venne inglobato nella Con gregazione di Carità. 21 NOTE 1 “hospitale unun ad honorem Dei et receptaculum pauperum edificare secundum formam et con-stitucionem regule ipsorum crucigerorum”. “costruire un ospizio per la gloria di Dio e come riparo dei poveri, secondo la maniera e la costituzione data dalla regola degli stessi Crociferi”. Nascita dei luoghi di cura 2 La nascita dell’ordine venne attribuita a San Cleto, il quale si premurò di fondare ospizi in varie città e soprattutto a Roma per favorire i pellegrinaggi dei fedeli. 22 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 3 L’annesso convento si cominciò nel 1232, o poco prima, dalle monache Benedet tine di S. Chiara, le quali ottennero nel 1229 dal vescovo Gerardo, per le esorta zioni di papa Gregorio IX, il permesso di trasferirsi a S. Croce. Con la bolla del 4 maggio 1238 lo stesso Pontefice mandò loro la regola, quella ch’egli, quando era ancora cardinale, aveva fatto per S. Chiara e per le sue consorelle dell’ordine di S. Damiano in Assisi. Perciò queste monache furon dette Clarisse, e perciò forse l’Alberti scrive essere questo convento “uno dei primi quattro fondati da S. Chiara stessa. Qui rimasero codeste suore, protette dai Pontefici e dai vescovi tridentini fino all’anno 1796, in cui dovettero precipitosamente ritirarsi per cedere il convento all’ordine imperiale, che se ne servì di spedale, come fecer di poi i repubblicani francesi”. Durante la guerra il monastero fu in parte rovinato; ma nel 1799 le monache vi poterono ritornare e ripararlo, per lasciarlo di nuovo nel 1804. Si ritirarono allora nel convento delle Laste fino al 4 ottobre 1810, nel qual giorno per ordine del Governo, dovettero smettere l’abito religioso, come i Cappuccini, i Riformati e i Carmelitani. 4 Un testimone prezioso per quantificare e qualificare l’attività ospedaliera a Trento è il testamento del giureconsulto e vicedomino delle valli di Non e di Sole Pietro da Malosco. Il ricco funzionario, sentendosi prossimo alla morte, il 18 agosto 1228, dettava le ultime volontà e donava beni e denari anche ad alcuni istituti pii “pro remedio animae mee meorumque peccatorum” (“Per la salvezza della mia anima e il perdono dei miei peccati”). Questa testimonianza è utile nel delineare la situazione ospitaliera dell’epoca. L’elenco degli istituti beneficiati comprende: l’ospedale di Santa Maria Vergine dei Teutonici, l’ospedale di San Giovanni Battista, l’ospedale di Santa Croce e l’ospedale di San Martino. 5 Quest’ordine di tipo monastico-militare sorse ad Acri nel 1189-1190 in occasione delle crociate con scopo difensivo ed assistenziale. In un secondo tempo si diffuse in tutta Europa. A capo dell’ordine e delle varie comunità c’era il grande Maestro; alla direzione di ogni sede invece, era posto un monaco cavaliere, obbligato ai voti perpetui. (Costa A.: I Vescovi di Trento. Trento 1977; Gorski K: L’ordine teutonico alle origini dello stato prussiano. Torino 1971) 6 Il nome Cà di Dio, maison-Dieu, hotel-Dieu, che per parecchi secoli designa gli stabilimenti ospitalieri, proviene dalla regola benedettina, che chiama “domus Dei” gli alloggiamenti riservati ai forestieri: il significato è trasparente. Questa denominazione era attribuita più particolarmente agli stabilimenti dove si trattavano “i poveri ammalati”. 7 La confraternita dei Battuti laici a Trento probabilmente nacque prima del 1260 (data di nascita del movimento dei Battuti a Perugia). Il primo statuto in latino, fa riferimento all’approvazione del vescovo Enrico, forse Enrico II il Teutonico, in uno dei sinodi da lui tenuti (1276, 1279, 1287). Nel 1340 la Edificio dell’Ospedale Alemanno in Piazzetta Anfiteatro. Particolare del ciclo della Passione dell’Ospedale Alemanno. confraternita, quando intraprese la costruzione dell’ospizio, doveva essere già in buono stato e dotata di beni per intraprendere un’opera così impegnativa, che peraltro riuscì. Confraternite di Battuti laici, spesso con annessa opera ospitaliera, furono presenti in molte località trentine durante il medioevo: Pergine, Arco, Rendena, Vervò, Cles, Sopramonte, Borgo, Pellizzano, Roncone, Rabbi, Riva, Dro, Lomaso, Borzago, Mezzana, Torra, Condino. Lo scopo dell’associazione confraternale era religioso e devozionale: rendere cul to a Dio, anche in maniera visibile e associata, per esempio con le processioni. Un altro impegno dei Battuti era quello ascetico verso sé stessi: frenare le passioni, attendere alla penitenza, ad esempio con la flagellazione ben regolata. Terza Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 23 caratteristica era la carità e l’esercizio delle opere di misericordia, per lo più nella Cà di Dio. 8 il capitolo XVII degli statuti latini stabilisce: “…si autem frater aliquis infirmabitur ad mortem duo fratres per ministrum deputentur eidem qui caritative sibi debeant deservire ut eis a Xto dicatur Infirmius fui et me paupere fratre visitatis” (Se un fratello si ammalerà, siano a lui dati per accompagnarlo alla morte, due frati che lo servano in spirito di carità, affinché Cristo dica loro: “Ero infermo e mi avete visitato in un povero fratello”). Gli statuti volgari redatti dopo l’istituzione della Cà de Dio, ordinano “ che se alchun de la nostra fradaja se amalase, et el fose si pover che non se poese far ben in la malatia” e volesse entrare nella casa, sia accolto e aiutato. “Et sel no volesso vegnir a star a la casa nostra nientemeno si sia sovegnu in quel che sia reson”. Nascita dei luoghi di cura 9 “qui si dirà dell’inizio e dello statuto della confraternita degli Zappatori della città di Trento, fondata il giorno dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo nel maggio del 1279, presso la parrocchia di san Pietro in Trento, da poveri e ricchi cittadini, da commercianti, da osti e da artigiani. Essa venne nominata alla gloriosa e alla misericordiosa Vergine Maria, Madre di Dio, ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, a Santa Barbara Martire..” (Libro dei massari) (cfr. Marina Garbellotti, L’Ospedale Alemanno: un esempio di assistenza ospedaliera nella Trento dei secc. XIV-XVIII), in “Studi Trentini di Scienze Storiche”, LXXIV, 3, 1995, pp. 259-323) 24 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Le epidemie di peste tra il XIV e il XVII secolo Il diffondersi del morbo e i lazzareti. Nel corso dei secoli vi furono diver si episodi di tragedie e drammi col lettivi, ma quelli che segnarono in maniera devastante le popolazioni del Trentino si manifestarono a par tire dalla metà del XIV secolo. Nel 1347 dodici navi Genovesi, scampate all’assedio di Caffa in Cri mea (base dei traffici genovesi nel Mar Nero) da parte dei Tartari, en trano nello stretto di Messina, cari che di cadaveri e moribondi. Da qui in pochi mesi la peste si diffonderà a tutto il bacino del Mediterraneo, provocando la morte di circa un ter zo della popolazione. A Trento il morbo imperversò per sei mesi e provocò la morte di circa 2000 persone, cioè l’80% della po polazione. I cadaveri furono sepol ti nei cimiteri delle Pievi e poi fuo ri dai territori consacrati, in grandi fosse comuni. Ci è pervenuta la descrizione del clima e della situazione drammati ca vissuta dalla città da un testi mone oculare, scampato egli stesso alla morte, un canonico della Cat tedrale dal nome Giovanni da Par Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 ma: ”…E di certo morirono in Tren to di sei persone cinque, e non fu in Trento famiglia che non restasse sce mata, e molte persone perirono af fatto, e di molti casati non soprav visse persona. Onde assai case e pres soché tutte erano vuote di abitatori; anche molti impazzivano.” Il cardinale Spada così descrive va le condizioni nel lazzaretto: “qui vedresti altri lamentarsi, altri urla re, altri scoprirsi mostrando diverse parti, altri morire, altri diventar ne gri e deformi, altri delirando far mil le pazzie; qui è fetore intollerabile non si può fare se non camminare tra morti; qui è horrore continuo di morte e un ritratto vero d’inferno corrente”. I rimedi indicati contro la peste erano molto vari e fantasiosi: erbe, unguenti, pietre preziose sminuzza te, salassi e clisteri, mentre i chi rurghi tagliavano i bubboni, o ap plicavano impiastri; davanti all’inu tilità dei rimedi, i medici stessi rac comandavano “Ogni preservativo è ottimo, ogni rimedio lodevole, ma i voti, i digiuni, le 0rationi e l’elemo sine sono l’adeguato antidoto per la peste”. Ci si rivolse al Papa per una be nedizione particolare e contempo raneamente i Consoli della città “considerando la malignità del pre sente pestifero flagello” decretaro no di “mitigare l’ira di Dio colle ora zioni e colle elemosine, e col far voto a gloria e lode di Dio, di andar ogni anno nel giorno di Santo Rocho in processione con tutto il clero, alla chiesa di Santo Rocho e ivi ascoltar la messa”. Nel 1524 si era costruito un laz 25 La peste tra il XIV e il XVII secolo 26 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 zaretto fuori dalle mura della città, in posizione isolata, tra le mura e il fiume (in località Briamasco) che era servito per ripetute pestilenze (in genere ogni 10-12 anni si aveva recrudescenza della malattia che colpiva specialmente i bambini, an cora indenni dal precedente conta gio). La paura del contagio nel 1547 fece anche allontanare dalla città e di fatto sospendere per dieci anni il Concilio di Trento. Dopo la conclusione del Concilio (1563) i consoli di Trento pensaro no definitivamente debellato il mor bo e demolirono il vecchio lazza retto, cedendo pietre e terreno ai Madruzzo. Ma nel 1575, portata probabil mente da mercanti provenienti dal Nord, scoppiò una nuova tremenda epidemia. Inizialmente i Consoli della città cercarono di arginare il contagio e contemporaneamente di minimizzare il pericolo presso le città vicine, per non fare isolare la città ed escluderla dai commerci. Fecero predisporre un’area presso la Chiesa di S. Nicolò sulla riva destra dell’Adige. Un altro lazzaretto sorse vicino al convento di S. Bernardi no, presso il Fersina, sotto la colli na di Mesiano; ancora, si utilizzò lo spazio della Prepositura o Badia di S. Lorenzo. Agli ospiti del lazzaretto, al mat tino e alla sera, venivano dati un pane e mezza tazza di vino. Ognu no aveva “la sua tenda, ossia casot to retirati l’un l’altro con tanto buo nissimo ordine che in breve cessò la fortuna rabiosa di peste. Poco si pen sava sopra la morte di alcuno, im peroché bisognava pensar tutti per la propria vita che era attaccata a un fil di spada” (dall’archivio Con solare). Per seppellire i morti erano stati incaricati quattro “pizigamor ti”, pochi “…ma supliva, chè il pa dre sepeliva il fiollo, il fiollo il padre e cose simili.” Al primo sentore di peste i citta dini benestanti avevano abbando nato a precipizio la città per evita re il contagio, compreso il commis sario imperiale; i preti rimasti in città si segnalarono per abnegazio ne e spirito di sacrificio: ben 12 morirono per aver contratto la pe ste. In meno di tre mesi morì un ter zo della popolazione, circa 1500 per sone. Finalmente in autunno si ridusse l’intensità dell’infezione: si impose allora un periodo di osservazione per tutti coloro che avessero avuto con tatti con persone infette e alle por te furono messi dei guardiani col compito di controllare le fedi (“pa tenti di sanità”), su cui era scritto che il possessore di quel pezzo di carta veniva “Da loco libero per l’Id dio gratia e per l’intercessor San Rocho, libero e sano d’ogni sospetto di mal contagioso”. Nel 1630 una nuova devastante pestilenza colpisce l’Europa. L’allar me dura alcuni mesi, con periodi che chiusure della città; finché in luglio il pericolo si fa sempre più vicino e i Consoli decidono l’acqui sto di derrate alimentari, di biada, di quattro carri di calce (per disin fettare i cadaveri e le loro abitazio ni) e di collocare nel Borgo di Pie dicastello i mendicanti invalidi e i vagabondi per isolare persone con Ex-voto collettivo per la peste del 1630. Trento, vista dalla zona del Briamasco, separa lo spazio sacro da quello inferiore in cui è realisticamente narrata una scena di morte nel lazzaretto. L’Angelo annunziante, S. Rocco e S. Vigilio invocano Grazia. In ricoveri, improvvisati in botti di legno, stanno gli ammalati, un prete benedice un cada vere, una donna prega il Crocifisso, i monatti portano via un corpo esanime. Sec XVII. (Olio su tela. Museo Diocesan o Tridentino). Alla pagina successiva: Breguzzo (TN). La processione. Tavola votiva della comunità di Breguzzo (2 luglio 1630). (Olio su legno, presso la chiesa parrocchiale). siderate ad altissimo rischio di con tagio. Per il loro mantenimento il Consiglio della Cà di Dio delibera un sussidio caritativo. Vengono proibiti giochi e divertimenti pub blici, si sconsigliano le adunanze e si raccomanda la celebrazione di messe solo all’aperto. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Anche questa volta chi poteva scappò velocemente: il principe ve scovo Carlo Emanuele Madruzzo con i suoi dignitari e i Consoli tra i pri mi. Alla fine di agosto fu istituito il lazzaretto nel prato della Badia, con capanni e tende, e furono assunti 27 La peste tra il XIV e il XVII secolo 28 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 un chirurgo dell’ufficio di Sanità, uno speziale, uno “spenditore” (col compito di scoprire gli appestati e inviarli al lazzaretto), un soprintendente (che teneva un registro degli appestati e dei morti), un “carra dor” (per trasportare con la carret ta gli ammalati) e i “picigamorti” (becchini): il 60% dei ricoverati al lazzaretto morirono dopo pochi gior ni dal ricovero, e in tre mesi ci fu rono circa 2000 morti in tutta la città. A metà novembre coi primi fred di la pestilenza cessò, e alla fine del mese di novembre la struttura venne smantellata. I Consoli torna rono e, forse per tacitare la coscien za, furono molto prodighi con chi aveva assistito gli appestati, a ri schio della vita: al chirurgo Tolotti vennero assegnati 100 ragnesi, al trettanti al gesuita Pompeati e 100 ducati al capoconsole Pompeati, che aveva fatto in modo che nessuno restasse senza sepoltura e che alla città e agli appestati non mancas sero viveri. Ancora per mesi il morbo infuriò nei borghi e nelle campagne trenti ne, portando in qualche caso alla cancellazione di interi paesi come Iron di Ragoli e Cerana. Avvenimenti storici principali nei secoli XV-XIX Bernardo Clesio, il Concilio di Trento, i Madruzzo, l’invasione francese, il governo asburgico. Per il Trentino quello tra Quattro e Cinquecento fu un periodo di flo ridezza economica e di rinascita culturale. Le fiere di Trento e di Bolzano si imposero nettamente al l’attenzione degli operatori commer ciali. La rete stradale venne miglio rata e l’industria estrattiva fu sot toposta a una ristrutturazione più razionale, che favorì uno sfrutta mento più esteso. Influssi della cultura umanistica sono presenti in Trentino soprattut to nel periodo del governo del ve scovo Johannes Hinderbach (1465 1486), che favorì l’introduzione del le prime stamperie, la raccolta di numerosi testi classici, il restauro del castello del Buonconsiglio a Trento e di altri castelli del Trenti no (Tenno, Stenico, Coredo). Come scrive lo storico Antonio Zieger, “particolare cura egli dedicò anche all’ampliamento ed all’attività degli ospedali già esistenti; ma più di tutto si preoccupò per gli istituti a favore degli orfani e per gli ospizi dei pelle grini”. Il principe-vescovo Bernardo Cles Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 (1514-1539) fece di Trento una cit tà pienamente rinascimentale, co struendo l’ala nuova del “Magno Pa lazzo” del Buonconsiglio e arric chendo la struttura urbanistica con magnifici palazzi nobiliari. Pur do vendo affrontare l’insurrezione dei contadini delle valli (“guerra rusti ca” del 1525), riuscì a dare al prin cipato un respiro di portata euro pea, che avrebbe dovuto trovare il suo punto di forza nel Concilio ecu menico proposto dal Cles (nel frat tempo nominato cardinale) per rin novare la Chiesa, scossa dallo sci sma luterano. Nel 1528 promulgò lo Statuto di Trento, che valeva per tutto il terri torio, ma che in particolare fissava norme precise per limitare i poteri della nobiltà e delle istituzioni am ministrative cittadine. Fu supremo cancelliere del re Fer dinando (che nel 1526 diventerà im peratore) e apprezzato consigliere dell’imperatore Carlo V; fu anche amico e corrispondente di Erasmo da Rotterdam. Proprio mentre era impegnato nella realizzazione del suo progetto del Concilio venne col to da morte improvvisa. La lunga “epoca madruzziana” (1539-1658) registra il succedersi sulla cattedra di S.Vigilio di quat tro esponenti della famiglia Madruz zo: Cristoforo, Ludovico, Carlo Gau denzio e Carlo Emanuele. Da ricor dare soprattutto i primi due. Cristo foro, infatti, fu il grande tessitore del Concilio ecumenico, che si svol se a Trento in tre fasi dal 1545 al 1563. In quei decenni Trento diven tò una città di importanza interna zionale, frequentata da vescovi, 29 Trento nei secoli XV - XIX 30 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 principi e cavalieri di ogni Paese eu ropeo. Il Concilio fissò anche alcu ni decreti sugli ospedali, afferman do in particolare l’autorità del ve scovo nel controllo dell’amministra zione degli ospedali e di qualsiasi altro “luogo pio”.1 Ludovico applicò con zelo i de creti del Concilio, favorendo la fon dazione di nuovi ordini religiosi e realizzando a più riprese la visita pastorale della sua diocesi. Si atti rò la fiducia del pontefice, che gli affidò alcune importanti missioni diplomatiche presso le corti euro pee. La cultura di quel periodo regi stra una vitalità notevole. Cristofo ro Madruzzo nel 1553 elaborò perfi no il progetto di istituire a Trento l’università. Non se ne fece nulla; però nel 1618 venne fondato un gin nasio vero e proprio, affidato prima ai Padri Somaschi e poi ai Gesuiti, che ne fecero una severa e presti giosa scuola per la formazione cul turale della futura classe dirigente trentina. Oltre alla presenza di artisti, po eti e scrittori è importante rilevare anche l’attività dei medici, tra i quali si distinsero Giulio Alessandrini e Ippolito Guarinoni: il primo fu ar chiatra presso la corte degli Asbur go a Vienna, autore di una ventina di opere di medicina; il secondo medico a Vienna e presso la corte pontificia, studioso dei fenomeni del sangue e dell’influsso delle piante medicinali sulle malattie del corpo umano. L’economia del Trentino nel peri odo madruzziano segna invece un progressivo regresso, sia per le in genti spese legate al tenore di vita “spagnolesco” della corte vescovi le, sia per la crisi della produzione artigianale, mortificata tra l’altro anche da taluni provvedimenti as sunti dall’arciduchessa Claudia de Medici, reggente tirolese per i figli minorenni, che favorì le fiere e i commerci di Bolzano a danno di quelli di Trento. Il Settecento si apre per il Tren tino su uno scenario di guerra. Al l’interno della guerra di successio ne spagnola tra Francia e Austria, nel 1703 il generale francese Ven dôme invase il Trentino e bombar dò Trento. Ma poi dovette ritirarsi e fino alle invasioni napoleoniche di fine secolo il territorio trentino re sterà immune da qualsiasi conse guenza diretta di avvenimenti bel lici. Nei confronti del principato ve scovile, invece, venne ripresa la vec chia politica di assorbimento da parte del governo asburgico, che diventò più pesante al tempo del l’imperatrice Maria Teresa e del fi glio Giuseppe II. La concezione dei sovrani “illuminati” prevedeva un forte accentramento del potere e una moderata azione riformista guidata dal sovrano. Tra l’altro anche l’assistenza pub blica venne avocata allo Stato, che la esercitò non più sulla base di presupposti religiosi, ma sui prin cìpi della solidarietà umana e della filantropia. Lo Stato alla fine del secolo intervenne anche per rego lamentare la crescita demografica (si veda il famoso saggio di Thomas R. Malthus, Saggio sul principio di po polazione nei suoi effetti sul futuro miglioramento della società, 1798), che in pratica dette il via al con trollo delle nascite, abolendo le sov venzioni statali per chi non poteva dichiarare di essere in grado di man tenere la famiglia (la “legge sui poveri” in Gran Bretagna). Di fronte alla fioritura di inizia tive culturali nel campo degli studi letterari, storici e scientifici, sul piano politico prevalse il “gioseffi nismo”, ossia la volontà dell’impe ratore di ridurre il principe vescovo di Trento da sovrano a suddito e di intromettersi direttamente anche nelle questioni che riguardavano la vita interna della Chiesa, stabilen do ad esempio norme precise per le preghiere dei fedeli o per le cele brazioni liturgiche. Esasperato da questa situazione e angariato da continue imposizioni di tasse, il vescovo Pietro Vigilio Thunn il 26 dicembre 1781 si rivolse all’impera tore offrendogli la sovranità sul prin cipato vescovile in cambio di un assegno vitalizio di 50 mila fiorini annui. L’offerta venne respinta an che perché ritenuta poco vantag giosa per l’Austria. Il 4 settembre 1796 le truppe napoleoniche invasero il Trentino e puntarono su Vienna. Ma furono respinte dall’esercito austriaco. Il principe vescovo fu costretto a fug gire da Trento. In quegli anni il Tren tino venne sottoposto a continue invasioni da parte degli eserciti ora francesi ora austriaci. Nel febbraio 1803 l’imperatore d’Austria dichiarò di prendere pos sesso del principato vescovile di Trento. Si chiudeva in quel modo una pagina importante della storia Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 trentina rimasta aperta per quasi otto secoli. Con la pace di Presburgo (26 di cembre 1805), la Francia toglieva il Tirolo (Trentino compreso) all’Au stria e lo annetteva alla Baviera. Ma contro quel governo “illuminato” e dispotico nel 1809 vi fu l’insurre zione di Andreas Hofer e delle sue milizie valligiane (Schützen), appog giate dall’Austria, finché col tratta to di Parigi del 28 febbraio 1810 tutto il territorio fino a Bressanone venne annesso al Regno italico, prendendo il nome di “Dipartimen to dell’Alto Adige”. Con la sconfitta di Napoleone, il territorio di Trento il 7 aprile 1815 venne staccato dall’ex Regno itali co ed aggregato alla Contea princi pesca del Tirolo, con sede ad Inn sbruck. Per il Trentino iniziava così una nuova fase della sua storia. Nella nuova struttura politico-amministra tiva, il Trentino fu costretto a di fendersi dal tentativo dei tirolesi di eliminare le sue caratteristiche “na zionali”, nella lingua, nella cultu ra, nella vita politica e sociale. I trentini chiesero invano la separa zione da Innsbruck e la creazione di una provincia autonoma. Il Los von Innsbruck è il leit-motiv che percorre tutta la storia politica tren tina dell’Ottocento. Dal punto di vista economico ed amministrativo però il governo as burgico dette buona prova di sé, favorendo soprattutto le autonomie comunali e l’economia agricola del le vallate. L’assistenza pubblica faceva capo alla Congregazione di Carità, isti tuita a Trento nel 1811, nel periodo 31 Trento nei secoli XV - XIX di piena egemonia francese. Contra riamente a quanto avvenne nel re sto dell’Italia, essa rimase in piedi anche dopo la sconfitta dei france si per tutto il secolo, pur perdendo poco per volta il suo carattere ac centratore a vantaggio di nuove isti tuzioni benefiche promosse dai pri vati. Esempio emblematico in que sto senso è l’Istituto Sordomuti di Trento, fondato nel 1842 dal vesco vo Nepomuceno de Tschiderer, che ne difese strenuamente l’autonomia dal potere politico. Alla Congregazione di Carità fa cevano capo le seguenti fondazio ni: Ospedale, Orfanotrofio femmini le, Orfanotrofio maschile, Casa di ricovero, Fondi Elemosinieri, Fondi dotali. 32 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 NOTE 1 Disposizioni del Concilio di Trento sulla gestione di ospedali e luoghi pii (sessione XXV, 3-4 dicembre 1563 Decreto De Reformatione) Quelli che hanno in commenda, in amministrazione o a qualsiasi altro titolo, quelli che nel comune linguaggio sono chiamati “ospedali” o altri luoghi pii, istituiti principalmente per l’utilità dei pellegrini, degli infermi, dei vecchi o dei poveri…il santo sinodo comanda assolutamente che essi svolgano l’incarico ed esercitino l’ufficio loro imposto e, con i frutti a ciò destinati pratichino davvero quella ospitalità che devono praticare… Se questi ospedali sono stati istituiti per accogliere un determinato genere di pellegrini, infermi o di altre persone, e nel luogo ove essi si trovano, non vi fossero tali persone o ve ne fossero pochissime, si comanda ancora che i loro redditi siano devoluti a altro uso pio, che sia simile il più possibile al loro scopo…a meno che nella loro fondazione o costituzione non sia stato disposto diversamente, allora il vescovo avrà cura di far eseguire quanto è stato ordinato o, se non fosse possibile, provveda utilmente egli stesso secondo le direttive date sopra. Se quindi, tutti quelli di cui abbiamo parlato, ed ognuno di essi, di qualsiasi ordine o istituto religioso e di qualsiasi dignità, anche se quelli che hanno l’amministrazione dell’ospedale fossero laici – non soggetti però a religiosi, dove è in vigore l’osservanza della regola – ammoniti dall’ordinario, avessero, in concreto, cessato dall’esercitare con tutti mezzi necessari cui sono tenuti, il dovere dell’ospitalità, potranno essere costretti a ciò con le censure ecclesiastiche o con altri mezzi legali. Potranno anche essere privati per sempre dell’amministrazione e della cura dello stesso ospedale e sostituiti con altri. Coloro saranno tenuti, in coscienza, alla restituzione dei frutti che avessero percepito contro lo scopo degli stessi ospedali, che non potrà essere in alcun modo condonata o attenuata da una composizione. Organizzazione degli ospedali di Trento nei secoli XVI-XVIII L’organizzazione del personale, la struttura degli edifici, la funzione sociale degli ospedali. Mentre in molte città dell’Italia set tentrionale a partire dal XV secolo, si realizzò la nuova riforma ospeda liera, che assegnò agli Ospedali maggiori gli ammalati curabili, e agli altri, più piccoli e in rete fra loro, i cronici o gli incurabili, l’or ganizzazione assistenziale di Tren to rimase estranea al fenomeno. Fino al 1811, l’assistenza ospe daliera a Trento fu garantita dalla Cà di Dio, dall’Ospedale Alemanno e da quello Polacco. L’organizzazione del personale L’organizzazione dell’ospedale s’identificava con quella delle Con fraternita. Le numerose Confrater nite esistenti sul territorio avevano un’organizzazione molto simile: il magister (talora definito guardiano, ministro o massaro) era il rappre sentante dell’Ente, da cui dipende vano disciplinarmente tutti gli altri componenti della casa. Accanto ad esso lavoravano in posizione subor dinata i suoi collaboratori, essen ziali all’attività confraternale e alla Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 funzionalità dell’ospedale, chiama ti fratres. Sovente un consiglio o delle personalità dotate di compe tenze direzionali (gastaldi, rettori, sindaci e priori) lo affiancavano nell’esercizio delle sue competenze ed erano incaricati di sorvegliare la condotta e l’operato del magister. Nell’ospedale alemanno la strut tura, che potremmo definire ammi nistrativa, era schematicamente la seguente: Il Massaro. Era il capo della compa gnia e dell’ospedale; eletto annual mente dai confratelli; dopo la metà del Seicento veniva nominato dai rettori uscenti. Aveva come principale responsa bilità l’amministrazione e la conta bilità dei beni della compagnia. Annualmente doveva presentare il bilancio ai confratelli e gli even tuali disavanzi costituivano un ad debito del massaro1 . A lui spettava la decisione di ac consentire o meno ad un ricovero e di sorvegliare perché, ricevuta l’ade guata assistenza, gli ospiti non si fermassero più di un mese; inoltre doveva controllare e custodire gli averi degli ospiti. Coadiuvato da un esattore, al massaro spettava inoltre la distri buzione dell’elemosina. Era stipendiato, ma spesso i mas sari rifiutavano il compenso. I Consiglieri. Venivano eletti dai confratelli in numero da 6 a 8; dal la fine del 1700 erano 3 o 4 e ave vano carica annuale. Deliberavano con il massaro sulle questioni am ministrative, assistenziali e religio 33 Gli ospedali nei secoli XVI - XVIII 34 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 se. La partecipazione al consiglio era obbligatoria e l’assenza ingiu stificata era multata con una “lira di cerra per illuminare il Sacrissimo Corpo del Signore Salvatore nostro Universale”. Vigilavano sull’attività del mas saro, che non era esente da abusi amministrativi e facili guadagni, come documentato anche per l’ospe dale italiano e quello dei Teutonici. L’esattore. Incassava le entrate spet tanti alla Confraternita e, al termi ne del suo mandato annuale, le con segnava al massaro. Era chiamato a rispondere personalmente delle so stanze mancanti. Era retribuito in proporzione alle riscossioni eseguite. I Collaboratori. Annualmente, dopo la nomina del massaro e dei consi glieri, venivano scelti i seguenti funzionari: i custodi delle chiavi dell’archivio; i custodi della casset ta; gli incaricati all’accensione del le candele; i custodi dell’olio, il copista, gli ospedalieri. Vi erano inoltre il cappellano e più tardi l’agente, fino a giungere agli inizi dell’ottocento dove compaiono la “serva” e il “cavadenti”. Il personale ospedaliero. Già nel ‘500 un medico e un chirurgo lavorava no presso l’ospedale alemanno, ma con interventi saltuari, al bisogno. Dal ‘700 un medico ed un chirur go sono stabilmente presenti nell’ospedale. Da un documento della fine del secolo si conoscono le com petenze stabilite dalla Confraterni ta: entrambi dovevano visitare al meno una volta al giorno i malati, avvisare il cappellano e il custode di coloro che erano in pericolo di morte e che, perciò, necessitavano dei sacramenti e dovevano indicare al custode le persone che potevano essere “dimesse” dall’ospedale. Anche nell’ospedale alemanno, com’era tradizione nella sanità del tempo, la figura più rilevante era quella del medico, responsabile del controllo del lavoro del chirurgo e della prescrizione di diete e medi cine da somministrare ai malati. I loro salari rispecchiavano il diverso ruolo professionale; infatti il medi co riceveva 30 fiorini, il chirurgo 24. Non ci sono indicazioni sulla loro attività medica e terapeutica. L’ospedaliere, “dal quale massi mamente dipende il bene del luogo pio”, non rivestiva un ruolo centra le come accadeva in altre realtà ospedaliere, per esempio in quella fiorentina. Il compito degli ospedalieri, che erano due, consisteva nell’accogliere gli ospiti e nel fornire loro cibo, nel lavare gli abiti degli ospiti e la bian cheria utilizzata in ospedale. Gli ospedalieri anticipavano le spese delle pietanze offerte a indigenti e infermi e, a scadenze periodiche, venivano risarciti. Percepivano uno stipendio. In un ordinamento degli inizi del ‘700, venivano richieste all’ospeda liere e all’ospedaliera, qualità mo rali ed umane adatte all’accoglien za di malati e bisognosi, quali uni che qualifiche necessarie per assu mere questo incarico2. Non vi era, inoltre, esclusività di rapporto, come testimonia l’aver concesso ad un ospedaliere di continuare la sua at tività di “sensale del vino”, purché questa non gli impedisse di eserci tare bene la sua professione ospe daliera. Nel 1795 vengono redatti gli “ob blighi” per l’ospedaliere. Gerarchi camente l’ospedaliere sottostava al cassiere per quanto riguarda l’am bito amministrativo e al medico per quello sanitario. I compiti dell’ospe daliere consistevano: nell’inventa riare mobili e suppellettili, accoglie re caritatevolmente tutti gli infer mi, registrare al loro arrivo i loro averi, presenziare alle visite medi che quotidiane per ricevere le istru zioni su medicinali, bevande e cibo (l’ospedaliere era anche cuoco) da somministrare ai malati. L’ospedaliere doveva inoltre oc cuparsi dell’igiene dell’ospedale, quindi pulire i letti, cambiare la biancheria almeno ogni 3 settima ne e risanare letti e lettiere da even tuali parassiti. Le misure igieniche divennero più rigide per i malati di tubercolosi, la biancheria dei quali era pulita con più attenzione, distinta con un se gno e riutilizzata solo per lo stesso tipo di malati. L’ospedaliere aveva il compito di sorvegliare sulle persone al servizio degli ammalati e se necessario as sumere qualche assistente. Morto un infermo doveva sottrarlo alla vista degli altri ospiti per non “funestar ne la vista”. Prima di far seppellire il morto doveva attendere che tra scorresse il tempo prescritto dalle ordinanze della città (24-48 ore). Vi erano poi le competenze reli giose che consistevano nell’accen dere le lampade e le candele all’al tare della Confraternita e nel servi re la messa. Svolgeva inoltre il ruo Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 lo del barbiere, perché radeva la barba agli uomini malati, e di ele mosiniere in quanto, esaminate le patenti dei pellegrini, donava a ognuno 3 carentani. Queste poliedriche figure di ospe daliere s’incontravano negli ospedali di piccola e media grandezza sia perché la disponibilità finanziaria di questi istituti precludeva un or ganico numeroso, sia perché il rap porto ospedale-ospiti richiedeva un numero esiguo di addetti. La struttura degli edifici ospedalieri nel XVII-XVIII secolo L’ospedale alemanno, nel 1676 era costituito da una stanza riscaldata (ipocausto) dove si riuniva il Consi glio, dall’archivio, dalla cappella dell’ospedale dedicata a S. Barbara, che aveva il suo ingresso sul cimi tero; ad essa erano adiacenti due “cubicula”, ossia stanze, una per gli infermi e una per le inferme. Que ste due camere erano separate in modo tale da permettere ai degenti di assistere alla messa celebrata nella cappella. Nella camera delle donne c’erano 3 letti, in quella de gli uomini 7. Nel piano superiore c’era un altro ipocausto con cinque letti destinati a religiosi e a perso ne oneste. Un inventario del 1738 riferisce che al piano terra erano collocate la cappella, la camera dei pellegri ni con 6 letti, la camera delle pel legrine con 5 e la cucina per que sti. Al piano superiore si trovavano la camera degli infermi con 8 letti, quella delle inferme con 4 letti e due sale del consiglio. Nel 1749, 35 Gli ospedali nei secoli XVI - XVIII 36 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 durante una visita pastorale, ven gono inoltre segnalate due nuove stanze: la farmacia e una camera per i malati contagiosi e i “frenetici” (i malati psichiatrici). La presenza di questo “reparto specializzato” e della farmacia con sentono comunque di affermare che l’ospedale alemanno cominciava a qualificarsi nel settore sanitario. Un inventario del 1800 c’informa di altre stanze collocate nell’ospe dale e del loro arredamento: a pia no terra compare la “caldaia del bucato”, al piano superiore la ca mera degli “etici” (tubercolotici); compaiono inoltre, per la prima vol ta, arredi di tipo medico: il pezzo di panno di raso per le sanguigne e le poltrone di bulghero con le ruo te. Nell’inventario degli arredi do mina l’iconografia religiosa con Cro cifissi, un quadro dell’angelo custo de e uno della Madonna Addolorata ed il già citato ciclo della Passione, a testimoniare che l’aspetto domi nante era quello religioso, il quale risultava essere l’unico rimedio di fronte all’incapacità della medicina del tempo. Il numero di immagini religiose era infatti maggiore nella stanza degli “etici”. Gli ospedali italiano e polacco conservarono una struttura simile ma più semplice, atta a fornire un’assistenza generica ed elemen tare. La funzione sociale degli ospedali a Trento. La fisionomia dei tre ospedali tren tini fu poliedrica per tutto il corso della loro esistenza. Essa fu con temporaneamente un ricovero per i pellegrini, per gli infermi, per i sol dati, un ospedale per gli ammalati curabili e incurabili, un ospizio per i vecchi e costituì un punto d’ap poggio per i poveri, per gli orfani, per le vedove e per i giovani sprov visti di un’arte. Nel Principato ve scovile di Trento fu forse anche gra zie alla presenza di queste struttu re se non si arrivò mai a provvedi menti così radicali, come la reclu sione forzata dei mendicanti, che fu adottata diffusamente in Europa nel Seicento e nel Settecento. Quest’articolata attività assisten ziale, dimostra che le strutture ospe daliere di Trento non furono inve stite da quel primo tentativo di ri forma ospedaliera iniziata attorno al secolo XV, consistente sia nella concentrazione delle varie struttu re assistenziali, sia nella creazione d’istituti specializzati. L’unico ente che rientrava in questa categoria era l’orfanotrofio gestito dalla Fradaja Nova. L’azione caritativa degli ospedali cittadini, rivolta a tutti i tipi di bi sognosi, rappresentò una risposta del privato ai bisogni assistenziali della città. I tre ospedali, nati da Confraternite di laici, operarono per secoli grazie a lasciti e donazioni di privati. La gestione dei beni era soggetta ad un rigido controllo in terno, mentre la funzione di con trollo del vescovo era volta soprat tutto a garantire che tali beni fos sero effettivamente utilizzati per le finalità stabilite dell’opera. NOTE 1 Nel Seicento si chiese espressamente che il massaro fosse, oltre che idoneo a ricoprire questa carica, una persona facoltosa, affinché la confraternita non subisse perdite. Così sarà anche, in seguito, per l’esattore. 2 “che siano di costumi buoni, sempre sobri, e attenti soministrar a poveri malati gli aiuti temporali, e fare a medesimi soministrare gli aiuti Spirituali, aminirli alla piacenza, parlar con con essi con mansuetudine, consolarli ne loro dollori, e pusilaminità, soministrare ad essi le medicine ordinate, come anche il cibo, e le loro bevande, tenerli con pulizia e nettezza, assistere fedelmente ai morobondi, come anche ricevere in buona grazzia i poveri pellegrini che si fermano nel pio luogo la notte, e questi che sono pusilanimi consolare, e consigliarli che siano umili, e suportino tutto volentieri per amor di Dio, ma i superbi, e i malvaggi riprendere con parole, e consigliarli l’umiltà“. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 37 La situazione sanitaria nel XIX secolo LOspedale Santa Chiara e la “Congregazione di Carità”. La costituzione dell’Ospedale S. Chiara. Il 15 febbraio 1811 un decreto re gio stabilì che “tutti gli ospedali, orfanotrofi, luoghi pii, lasciti e fon di di beneficenza, di qualunque de nominazione essi siano, avranno una sola e medesima amministrazione che prenderà il titolo di Congrega zione di Carità”. Si trattava di un ufficio comunale, controllato dal Ministro dell’Interno, che agiva am ministrando i patrimoni delle fon dazioni assistenziali. La Cà di Dio, l’ospedale aleman no e quello polacco vennero riuniti nel convento di S. Chiara, costituen do l’ospedale civile S. Chiara. Il nuovo nosocomio cittadino da un punto di vista sanitario presen tava molti inconvenienti. Il dott. Francesco Saverio Proch, direttore del S. Chiara, così scriveva nel 1849: “la camera destinata alla medicazio ne ed allo spurgo degli scabbiosi… approfondendosi essa di molto al di sotto del piano terra e umida, sudi cia, mal difesa, peggio riparata e per giunta perenne ricetto di molti schi fosi topi, con i quali i poveri infermi son posti là dentro a sequestro ed a cura”. 38 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Grave era l’assenza di una sala operatoria e le condizioni dei mala ti “collocati – secondo un’altra te stimonianza – in povere corsie su brande con sacconi di paglia o di folia di pannocchia, scarseggiavano di ogni specie di biancheria, tanto che se un morto non aveva camicia pro pria, veniva messo nella bara e se polto nudo”. La Congregazione di Carità e l’Ospedale L’amministrazione della Congrega zione di carità era condotta inizial mente da un organo collegiale i cui membri erano: il prefetto, in quali tà di presidente, il vescovo, il po destà e non più di sei e non meno di quattro probi e distinti cittadini di Trento, nominati dal Podestà. La funzione di membro era gratuita. Le varie fondazioni che conflui rono nel nuovo ente, anche se riu nite in una sola amministrazione, conservavano pur tuttavia distinti patrimoni. Eventuali disavanzi nei bilanci di alcune di esse potevano essere coperti utilizzando gli avan zi di gestione di altre, purché fos sero considerati come prestiti. Ogni anno l’amministrazione era tenuta a presentare un bilancio dettaglia to con un’analisi specifica di tutte le rendite e di tutte le spese. Nel 1813 quando il Tirolo Meri dionale ritornò a far parte dell’Im pero Austriaco, si conservò l’istitu zione delle Congregazioni di carità. La nuova Amministrazione risultò composta dal Podestà di Trento, in qualità di presidente, da un vice presidente, da sei membri ordinari, votati dagli elettori comunali e no minati dal Governo, e da un sacer dote scelto dal Vescovo. La Congregazione era tenuta ad informare il Magistrato Politico ed Economico di tutti i provvedimenti presi, sia di natura strettamente assistenziale, che patrimoniale. Il parere espresso da questa autorità non era comunque vincolante per l’Amministrazione che poteva deci dere altrimenti, sotto propria re sponsabilità. Il controllo, sull’ope rato dell’ente benefico, spettava di diritto al Capitanato Circolare che poteva deliberare invece vincolan done l’attività. Delle varie fondazioni ammini strate dalla Congregazione di Carità di Trento, l’Ospedale rappresentò quella di maggior consistenza pa trimoniale e fu tra le prime fonda zioni a farne parte. Si procedette quindi in questo periodo, come fa anche notare lo Schwarzenberg per gli altri ambienti italiani, “ad un accentramento dell’organizzazione ospedaliera sul modello francese, quale era scaturito dalle riforme post-rivoluzionarie”. Compito istituzionale era provve dere alla spedalizzazione dei malati poveri della città di Trento, cui si aggiunse anche la cura dei militari, delle prostitute e dei detenuti. La direzione interna fu affidata nei pri mi anni ad un economo e passò in seguito, ad un medico. La spesa di degenza, stabilita in una quota fissa giornaliera, doveva essere rimborsata, per i poveri, dal comune di provenienza, per i mili tari dal governo d’appartenenza, per le prostitute e i detenuti dal Com Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 missariato di Polizia. La gestione ebbe un inizio travagliato, consi derato il periodo caratterizzato da guerre continue e pesanti carestie. L’Ospedale dovette curare un gran numero di militari senza che per essi fosse versata la quota stabilita e si vide costretto ad alienare una parte del suo patrimonio e a richiedere prestiti alle altre fondazioni. Queste difficoltà ebbero gravi ri percussioni sulla situazione finan ziaria: allo scopo di reperire denaro liquido non fu sempre possibile sce gliere criteri di realizzo ispirati a principi di convenienza economica. Nel 1817 il governo austriaco e alcuni anni dopo anche il governo francese, rimborsarono in parte le spese sostenute per la degenza dei loro militari. La fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta coinci sero perciò con un miglioramento delle condizioni finanziarie ed eco nomiche della Fondazione; fu per tanto possibile, da parte dell’Am ministrazione, l’acquisto di alcuni terreni confinanti con l’immobile sede dell’Ospedale che permisero modesti ampliamenti e indispensa bili ristrutturazioni del vecchio sta bile. Intorno al 1835 dalla statistica delle presenze giornaliere degli am malati si constata un aumento del 20% circa dei ricoveri. Questo feno meno trova la sua spiegazione nella chiusura, in questi anni, della Casa di Ricovero e del conseguente tra sferimento delle persone anziane ed inabili nell’Ospedale trentino. Nel 1845, avendo da reinvestire capitali provenienti dalla vendita dello stabile della “Cà di Dio”, l’Am 39 Il XIX secolo 40 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 ministrazione decise l’acquisto del Convento dei Cappuccini, adiacen te al nosocomio, per alloggiare le suore della Carità che così suben travano, nel servizio sanitario e do mestico, ad una ventina di inser vienti.1 Alla fine degli anni ’40, si con stata un progressivo aumento dei ricoveri verificatosi, in parte per lo smembramento della Casa di Rico vero, col conseguente trasloco di al cuni ricoverati, e inoltre, per un fat tore determinante agli occhi della popolazione: il miglior trattamento dei degenti. Con l’acquisto dei nuovi terreni e fabbricati si era formata infatti una struttura ospedaliera, che per i tem pi poteva essere considerata discre ta: vi era un sufficiente rifornimen to idrico per garantire igiene e pu lizia, vi era una capacità ricettiva di 240 posti letto e si incomincia vano a compiere i primi passi verso la formazione dei “reparti”. Inoltre l’introduzione delle suore, la cui pre senza era continua, aveva portato ulteriori progressi nelle cure prestate ai degenti. Ma con questo incremento le pre senze avevano raggiunto un livello tale da creare squilibri nel rapporto rendita-spesa o, per meglio dire, nel rapporto rendita-spese generali, in quanto ai costi di vitto e medicina li si provvedeva con il rimborso della quota fissa da parte dell’Autorità competente. Erano quindi le rendi te patrimoniali a dover sostenere le spese generali, che in questi anni si dilatarono per la formazione del le infrastrutture necessarie a sod disfare l’incremento delle “doman de”. Proprio in questi anni, assistia mo all’impossibilità del patrimonio ad assicurare un gettito sufficiente a coprire questi pesanti oneri. Prendendo in considerazione la consistenza complessiva del patri monio, si constata come questa ebbe modesti incrementi nel tem po, mentre notevoli variazioni av vennero nella sua composizione qualitativa. Nel 1827 gli investimen ti predominanti erano quelli in di ritti livellari (circa la metà dell’in tero patrimonio), nel 1850 questi si erano contratti alla metà a tutto vantaggio dell’investimento immo biliare; nessuna variazione percen tuale interessò invece i capitali di sponibili per l’impiego a prestito. Appare evidente quindi che l’im pegno maggiore che assorbì l’Am ministrazione di questo specifico patrimonio fu quello della creazio ne di una struttura ospedaliera, sa crificando a tale scopo anche la possibilità di maggiori redditi futu ri. NOTE 1 Il 25 aprile 1843 il Consiglio della Congregazione di Carità pose in discussione l’utilità di avvalersi della collaborazione delle suore nell’ospedale. Si accertò che esse avrebbero prestato il loro lavoro non per motivi di lucro ma per carità cristiana, giustificando così l’immobilizzo di denaro necessario all’acquisto del Convento. Con questa collaborazione si era sicuri di poter fare delle economie di gestione e di fornire un’assistenza più qualificata e meno i nteressata. (A.S.T., fondo Congregazione di Carità, atti del Consiglio 1843) Il XX secolo Il nuovo Santa Chiara, l’Ospedale infantile e il San Camillo. Verranno riportati soltanto gli eventi principali riguardanti le strutture ospedaliere: il già presente S. Chia ra, il nuovo ospedale S. Chiara e l’istituzione di due nuovi Ospedali cittadini, l’Ospedale infantile pro vinciale e l’Ospedale S. Camillo. “L’Ospedale di Santa Chiara au mentò il proprio patrimonio per la sciti e donazioni dei numerosi bene fattori che legarono, nel volgere de gli anni, i loro averi a tale Pia Isti tuzione. Col progredire della scienza medica aumentarono però continua mente le esigenze e la sede primiti va si fece sempre più angusta ed in sufficiente. Le varie Amministrazio ni ospedaliere che si succedettero, al nucleo originario aggiunsero altre costruzioni ed intrapresero nuove trasformazioni cercando di rendere il più importante Istituto sanitario cittadino sempre più adeguato ai cresciuti bisogni.” Un aggiornamento di una certa entità fu portato all’edificio negli anni 1933-38, passando da 285 a 376 posti letto e ammodernando le strutture. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Nel 1939 l’ospedale, dopo la sua separazione dalla Congregazione di carità, ebbe una propria amministra zione e acquisì la natura giuridica di Istituzione Pubblica di Assisten za e Beneficenza. Il consiglio di amministrazione era formato dal Presidente e da 4 consiglieri nomi nati nel seguente modo: il Presiden te e un consigliere, dal Prefetto e in seguito dal Presidente della Giun ta Provinciale; 1 consigliere, dalla Giunta Provinciale; 1 consigliere era nominato dal Comune di Trento; 1 consigliere, dall’Ente Comunale di assistenza di Trento. Il consiglio di amministrazione, nel 1956, durava in carica 4 anni. L’evoluzione della città, anche come sede amministrativa provin ciale e regionale, condizionò molti aspetti, da quello edilizio a quello industriale, ma soprattutto, si veri ficò un notevole incremento demo grafico. Dal primo decennio del 1900 agli anni cinquanta si registrò un incremento del 30% della popola zione e si passò da 60.000 a 80.000 abitanti. Questo determinò il sovraffola mento del vecchio Ospedale di San ta Chiara ed un’insufficienza funzio nale ed igienica. Il nuovo S. Chiara Nel 1952, sulla scorta di precisi dati tecnici e di logiche previsioni sullo sviluppo della città, si cominciò ad affrontare il problema di un nuovo fabbricato ospedaliero. Il 23 ottobre del 1960 iniziò, in zona Bolghera, la costruzione del nuovo ospedale S. Chiara, che ven 41 42 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Ospedale S.Chiara vecchio: la sala operatoria. ne inaugurato il 18 gennaio 1970. Nell’opuscolo stampato in occa sione dell’inaugurazione si legge: “… sul basilare fondamento di un’operante carità cristiana ed in una moderna visione del pubblico servi zio, è stata realizzata un’opera che è fra i più validi documenti di civiltà e di progresso della gente trentina”. L’Ospedale nuovo rappresentò in fatti un’innovazione nel panorama dell’edilizia ospedaliera. Il proget to dell’A rchitetto Carlo Keller e del l’ingeniere Eugenio Taddei fu consi derato una fra le più felici fusioni tra lo stile e la funzionalità in un complesso di particolare imponen za; la superficie complessiva della zona ospedaliera era di mq. 57.418 ed il volume totale degli edifici di mc. 210.000, con 1764 locali e 900 posti letto. La struttura originaria dell’ospe dale era costituita: - dal corpo stellare che compren deva: l’accettazione ed il pronto - - soccorso, la radiologia, il labo ratorio di analisi cliniche, la far macia, la direzione sanitaria e gli uffici amministrativi, l’ana tomia patologica, la sala autop tica, le camere mortuarie, la chiesa; dal corpo degenze: osservazione, geriatria, medicina I e II divi sione, neurologia, solventi I e II classe; i reparti operatori: uro logia, traumatologia, chirurgia I e II divisione, ostetricia e gine cologia; le sale operatorie (2 per ogni reparto); 2 sale parto; il centro di rianimazione, con 18 posti letto; le specialità di ocu listica, TBC chirurgica, derma tologia, otorino-stomatologia con le rispettive sale operato rie; dal padiglione infettivi; dall’alloggio del personale infer mieristico e religioso (dove era no situate anche la scuola-con vitto per infermiere professionale Ospedale S. Chiara: vista aerea. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 43 Il XX secolo 44 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 e la scuola per infermiere gene rico). Una nuova attenzione fu data al malato e non solo alla cura della malattia, come è testimoniato dal fatto che in ogni reparto furono re alizzati una serie di “confort” per rendere più serena la degenza: l’aria condizionata, la luce indiretta, la lampada a capo-letto per ogni po sto letto e l’altoparlante da cuscino per la ricezione dei programmi ra dio. Negli anni successivi, si resero necessari numerosi interventi di adeguamento strutturale, fino all’ul tima opera di ristrutturazione, ini ziata nel 2002. L’ospedale infantile provinciale (“Ospedalino”). Fu fondato per iniziativa di “un gruppo di pie donne”: Teresa Canel la, Maria Mazzi e Luigia Brugnara che si adoperarono perché i bambi ni ammalati potessero essere rico verati in un ambiente idoneo. Il dott. Giuseppe Bacca, il dott. Fer rante Giordani, il prof. Cesare Cri stofolini ed il Cav. Innocenzo Rizzi si impegnarono ad attuare questo progetto: “un miracolo della carità cittadina” lo definirà il dott. D’An na, perché realizzato con offerte di Enti e di molti singoli cittadini. L’Istituto, denominato inizial mente “Ospedale infantile provincia Ospedale Santa Chiara. Il progetto di ristrutturazione (rendering). I lavori sono iniziati nel 2002. le principessa Maria di Savoia” ma popolarmente detto “Ospedalino”, si innestò sulla società dell’asilo infantile di S. Marco e, nel dicem bre del 1920, in alcuni locali atti gui all’asilo infantile di via Ferruc cio, fu aperto il primo nucleo del l’Ospedale con 20 posti letto. L’ospedale ebbe presto uno svi luppo notevolissimo tanto che la vecchia sede si dimostrò assoluta mente inadeguata. Grazie al contributo generoso di Enti e di privati, la Società acqui- Ospedale infantile provinciale di Trento – Veduta parziale dei padiglioni Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 45 Il XX secolo stò lo stabile in Via della Collina dove l’Ospedale fu trasferito nel 1925 ed ebbe una capienza di 50 posti letto. A quell’epoca la mortalità infan tile a Trento, nel primo anno di vita, era di 150 bambini ogni 1000 nati. In seguito attorno al primo fab bricato, trasformato e ammoderna to, furono costruiti, in epoche suc cessive, il Sanatorio con 60 posti letto e il Tubercolosario o Preven torio con 24 posti letto. Nel 1938 la mortalità infantile in provincia scese sotto il 70 per mil le. Nel 1950 le degenze raggiunsero i 400 bambini presenti ogni gior no, la durata delle degenze era mol to elevata, per il preventorio anche di anni, per cui vennero istituiti cor 46 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 si scolastici all’interno dell’ospeda le. Nel 1966 iniziò la sua attività il nuovo Centro Immaturi. Nel 1967 viene inaugurato il nuo vo Ospedale Infantile denominato “Angeli Custodi” con 250 posti let to e comprendente le seguenti Di visioni: Pediatria, Neonatologia, Chirurgia e Ortopedia pediatrica e i Servizi di Radiologia, Anestesia e Rianimazione e Laboratorio analisi. Nel 1968 venne istituita la Divi sione di Neuropsichiatria infantile che occupò il posto del preesisten te Centro di recupero per poliomie litici, in cui nei primi anni sessan ta, fino all’introduzione della vac cinazione antipolio, erano ricove rati fino a 30 bambini. Negli 1968-70 il numero di rico- Ospedale S. Camillo, l’edificio prima della recente ristrutturazione veri annui fu di 7500. La mortalità infantile è ancora alta rispetto alle regioni vicine, pari al 28,3 per mil le. Nel 1972 l’ospedale infantile ven ne assorbito dall’amministrazione del S. Chiara e si costituirono gli “Istituti Ospedalieri di Trento”. Nel 1979 fu deciso di bloccare l’espan sione dell’Ospedalino e si cominciò ad ipotizzare il suo trasferimento al S. Chiara. Si assistette ad un calo progres sivo dei ricoveri che nel 1983 sce sero a 4000 e rimasero tali fino al 1989, pur calando i giorni di de genza. Nel 1978 iniziò la terapia inten siva neonatale con ventilazione as sistita. La mortalità neonatale sce se sotto il 10 per mille. Nel 1986 si decise il trasferimen to dell’Ospedalino sull’area della Cappella del S. Chiara, che avverrà soltanto nel 1991. Dal 1980, fino alla sua attuazione, il trasferimen to fu accompagnato da un dibatti to molto acceso che coinvolse me dici, amministratori, politici e nu merosi cittadini. Sulla sua scia alla fine del 1800 nacque la congregazione femminile dell’ordine. A metà del 1936, su pressante richiesta di alcune persone trenti ne, arrivarono in città tre suore del l’ordine di S. Camillo, che presero alloggio in una villetta di otto stan ze e dopo poco cominciarono ad ospitare persone anziane malate, spesso non autosufficienti. Dopo pochi mesi si rese necessario trova re una casa più grande, di una cin quantina di posti letto, sempre in via Giovanelli. Dal 1943 fino a quasi la fine del la guerra, dopo un tragico bombar damento i reparti dell’ospedale S. Chiara furono trasferiti a Pergine e Tione, e in via S. Croce rimasero solo un’astanteria - pronto soccorso, per cui il San Camillo rimase l’unica struttura ospedaliera in città. Dopo la guerra l’Ospedale crebbe man mano per poter offrire ai biso gnosi un servizio sempre accurato professionalmente e umanamente, fino alla ristrutturazione globale degli anni ’90, secondo i più mo derni criteri di accoglienza. Attual mente vi sono 150 posti letto. L’ospedale San Camillo. Camillo de Lellis, soldato di ventu ra con le truppe Veneziane e Spa gnole, si ritrova nel 1575 a varcare le soglie di un ospedale per una brutta ferita alla gamba; dal disa gio e dalla sofferenza di ritrovarsi malato tra malati nasce la sua vo cazione: dedicare la vita a condivi dere ed alleviare la sofferenza degli infermi, e poi la decisione di fon dare un ordine religioso col mede simo scopo. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 47 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Per la storia generale: [1] A. Zieger, Storia della Regione Tridentina, Trento, Dolomia, 1981. [2] J. Kögl, La Sovranità dei vesco vi di Trento e di Bressanone: di ritti derivanti al clero diocesa no dalla sua soppressione, Tren to, Artigianelli, 1964. Per la storia degli ospedali, assisten za e carità: [1] I. Pastore Bassetto, La Congre gazione di Carità di Trento nel la prima metà dell’Ottocento, in Popolazione, assistenza e strut tura agraria nell’Ottocento tren tino, Libera Università degli Studi di Trento, 1979, pp. 205 243. [2] S. Vareschi, Assistenza e carità nella comunità ecclesiale tren tina, Laboratorio didattico per l’insegnamento della religione cattolica (progetto SPART), Trento 1990 (con bibliografia specifica). [3] M. Garbellotti, L’Ospedale Ale manno: un esempio di assisten za ospedaliera nella Trento dei sec. XIV-XVIII, in “Studi Tren tini di Scienze Storiche”, LXXIV, 3, 1995, pp. 259-323. [4] A. Vadagnini, L’Istituto Sordo muti di Trento. Storia di un’ope ra di carità, Istituto arcivesco 48 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 vile per sordi “Giovanni Nepo muceno de Tschiderer”, Trento 1995 (con bibliografia nelle note). [5] R. Bocchi, C. Oradini: Le città nella storia d’Italia: Trento. Laterza Editori, Bari 1983. [6] R. 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[12]Neonatologia Trentina, 1991: Anno 3 – N. 3-4 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 49 50 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 S CHEDA La campagna per l’utilizzo corretto dei farmaci Anno 2002 Vittorio Curzel Le premesse Nell’ambito della spesa netta convenzionata per i farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale, la Provincia Autonoma di Trento presenta la spesa più contenuta (12,5 euro), con una differenza di circa 9 euro in meno rispetto alle regioni che esprimono la spesa più elevata. Anche per quanto riguarda il numero di ricette pro-capite la Provincia Autonoma di Trento è quella con il valore più contenuto (0,48; la regione che ha il valore più elevato è la Sicilia 0,80)1. Questi dati, interpretati unitamente agli indici di performance del Servizio sanitario del Trentino in comparazione con quello delle altre regioni, nonché con gli indici di soddisfa zione della popolazione nei confronti delle strutture e delle prestazioni sanitarie (indici che in entrambi i casi vedono la Provincia Autonoma di Trento sempre nelle primissime posizioni, nel secondo caso addirittura ben al di sopra della media nazionale) 2 , danno la misura di una situazione complessivamente positiva sul territorio anche per quanto ri guarda l’utilizzo corretto dei farmaci e di ciò va dato senz’altro atto e merito anche al livello professionale dei medici e dei farmacisti che operano in Trentino. L’attività preliminare di ricerca Inoltre i risultati emersi da un’indagine su un campione rappresentativo di 1.500 cittadini adulti residenti in Trentino 3, dicono che la popolazione locale esprime nel suo complesso un buon livello per quanto riguarda le conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti del farmaco, evidenziando la presenza di un terreno fertile per attivare iniziative di informazione, ma anche l’opportunità di intervenire con attività mirate di comunicazione, volte a favorire i processi di maturazione già in atto, accrescendo ulterior mente la conoscenza, la consapevolezza e la responsabilizzazione dei cittadini. I risultati dell’indagine, condotta preliminarmente alla progettazione della “Campagna per l’utilizzo corretto dei farmaci”, realizzata nell’autunno 2002 dall’Assessorato alle Poli tiche sociali e alla salute in collaborazione con l’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari, sono stati così sintetizzati dall’Autore della ricerca, Nadio Delai: 1. Vi è una diffusa presa in carico responsabile (empowerment) da parte del cittadino. Questa crescente “autoresponsabilizzazione” nei confronti della propria salute ha tuttavia anche aspetti negativi. Infatti una considerevole percentuale di persone tende ad autoprescriversi i farmaci: 59,9% nel caso di malattie non gravi, ma anche 16,1% nel caso di malattie gravi (vedi tab. 1); Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 51 2. Nell’ambito di tale “autoprescrizione” viene usata una vasta tipologia di farmaci, tradizionali e non tradizionali, anche per malattie gravi (tab. 2); 3. Poco meno di 2/3 dei cittadini conserva appropriatamente i farmaci e il 56,3% li riconsegna di tanto in tanto in farmacia; mentre il 74,1% legge con attenzione le avvertenze prima dell’uso (tab. 3). 4. Sembra esserci una buona conoscenza delle diverse tipologie di farmaci (farmaci preventivi; farmaci sintomatici; farmaci curativi); 5. Il livello di conoscenza di cosa siano effettivamente i farmaci generici è elevato (più che la media nazionale) ed esiste una buona disponibilità ad utilizzarli, a patto di conoscerli di più; 6. Emerge un equilibrato giudizio sul ruolo del farmaco che “va preso sotto controllo medico e quando effettivamente serve”, secondo il 76,6% degli intervistati (tab. 4). 7. I comportamenti e gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti del farmaco conduco no infine ad una robusta domanda di informazione aggiuntiva, a partire dalla consta tazione che la fonte più importante di informazioni è il medico di famiglia (78,9%), seguito dal farmacista e dallo specialista (tab. 5). Il ricordo della campagna prece dentemente promossa in sede locale da Assessorato e Azienda risulta elevato (24,7% degli intervistati), specie se si tengono presenti le modalità adottate sul piano di comunicazione (distribuzione dei pieghevoli attraverso le farmacie e non coinvolgi mento diretto di tutte le famiglie, come invece è avvenuto nella campagna del Mini stero della Salute sui farmaci generici). L’attuale livello di informazione sui farmaci viene considerato non adeguato dalla mag gioranza degli intervistati, mentre i fabbisogni informativi si manifestano su un insieme di argomenti “a largo spettro” (tab. 6). In conclusione si è davanti ad una popolazione con una buona maturità nel campo sanitario e nel campo di utilizzo del farmaco (tab. 7), con la conseguenza che ci si trova a dover “spostare l’asticella verso l’alto” qualora si affronti il tema attraverso un’apposita campagna, tenendo conto della “voglia di responsabilità” espressa dai cittadini, solleci tandola ulteriormente e indirizzandola. 52 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Tab. 1 - Comportamenti degli intervistati con la maggior parte dei farmaci prescritti (val. %) Trentino (Ilesi s/20 02) M alatt ia grave Non li compro Li comp ro ma no n li prendo Ne prendo solo una parte perchØ interrompo la cura prima de l te mpo oppure riduco le dosi Interrompo a lla scompa rsa dei sintomi Seguo le pres crizioni sia nelle dos i che ne lla du rata Non ris ponde Totale v. a. M alatt ia non grave Non li compro Li comp ro ma no n li prendo Ne prendo solo una parte perchØ interrompo la cura prima de l te mpo oppure riduco le dosi Interrompo a lla scompa rsa dei sintomi Seguo le pres crizioni sia nelle dos i che ne lla du rata Non ris ponde Totale v. a. Trentino Italia (Erm ene ia/1999) (Ce ns is/1 997) (a) (b) 1 6, 1 9 ,1 8,1 80,3 90,9 92,5 3,6 100 1.500 n.r. 100 1 .200 n.r. 100 2.00 0 59,9 40,8 31,9 39,3 59,2 68,1 0,8 100 1.500 n.r. 100 1 .200 n.r. 100 2.00 0 (a) Ermeneia, Mutualità & Salute, 1999 (per Federazione T rentina delle Cooperative). (b) Censis, La domanda di salute degli italiani, FrancoAngeli, 1998. Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 53 Tab. 2 – Farmaci usati di solito dagli intervistati (val. %) Risposta Medicinali che si ottengono solo con ricetta medica Farmaci generici Farmaci da banco Farmaci omeopatici Farmaci a base di erbe Non risponde Altro Non usa farmaci v.a. Malattia grave 75,1 8,5 11,9 8,7 4,8 5,3 0,2 1.500 Malattia leggera 13,3 10,3 59,6 13,4 9,5 3,1 0,3 2,5 1.500 Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte. Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento. Tab. 3 - Assunzione di informazioni sugli effetti negativi e sulle precauzioni d’uso dei farma ci (val. %) Risposta S , leggo le avvertenze sempre e con attenzione S , leggo le avvertenze qualche volta S , leggo le avvertenze solo in caso di malattie serie S , chiedo informazioni al medico o al farmacista No, mai perchØ mi fido di chi mi prescrive il farmaco No, mai perchØ mi fido del farmacista Mi fido delle mie conoscenze Non so Totale v.a. Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. 54 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 % 74,1 5,1 1,3 7,1 9,0 0,9 2,3 0,2 100 1.500 Tab. 4 – Gli atteggiamenti alternativi sul ruolo del farmaco nella cura delle malattie (val. %) Risposta I farmaci sono uno strumento essenziale ed indispensabile nella cura delle malattie I farmaci vanno presi sotto controllo medico e quando effettivamente servono I farmaci costituiscono il male minore visto che presentano spesso effetti non voluti, piø o meno dannosi, e quindi Ł consigliabile prenderne il meno possibile Non risponde Totale v.a. Trentino Italia (Ilesis/2002) (Censis/1997) (a) 6,3 18,6 76,6 60,6 16,8 20,8 0,3 100 1.500 100 2.000 (a) Censis, La domanda di salute degli italiani, FrancoAngeli, 1998. Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. Tab. 5 – Fonte più importante in assoluto per ottenere informazioni su un determinato farmaco ( %) Risposta Il medico di famiglia Il farmacista Il medico specialista La lettura del foglietto istruzioni Il personale delle strutture sanitarie (ASL, Ospedali) Il consiglio di familiari, parenti, amici e colleghi I giornali e le riviste sulla salute La consultazione di enciclopedie o simili Internet Gli articoli che trova sui giornali e sulle riviste Campagne informative promosse dalla Provincia o ASL Altro Totale v.a. % 78,9 8,3 7,3 1,5 1,1 0,9 0,3 0,3 0,3 0,2 0,1 0,8 100 1.500 Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 55 Tab. 6 – Livello di soddisfazione e contenuti dell’informazione sul farmaco (val. %) Livello Molto soddisfacente Abbastanza soddisfacente Poco soddisfacente Per niente soddisfacente Non risponde Altro Totale v.a. Contenuti Sugli effetti dei farmaci presi in contemporanea con altri farmaci Sugli effetti negativi che potrebbero avere i singoli farmaci Sui farmaci omeopatici Sui farmaci generici Sui nuovi farmaci che via via escono sul mercato e sui relativi effetti Sui prodotti a base di erbe Sulle specialit farmaceutiche Sul fatto che il farmaco sia o meno a carico del Servizio Sanitario Sulle procedure di smaltimento dei farmaci Sui farmaci da banco Sulle procedure di conservazione dei farmaci Non risponde v.a. Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte. Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. 56 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 % 3,8 35,5 47,8 9,5 3,0 0,4 100 1.500 % 32,3 30,5 28,1 25,7 17,3 16,5 15,8 11,1 10,6 8,9 7,1 3,5 1.500 3. 4. 5. 6. 7. Molto + Abbastanza d accordo 2. ¨ importante non spendere inutilmente risorse pubbliche per farmaci che non sono indispensabili per la salute dei cittadini ¨ importante spiegare al cittadino l uso "appropriato" dei vari tipi di farmaci, magari utilizzando le risorse risparmiate per farmaci inutili o scarsamente utili ¨ importante aumentare l uso dei farmaci generici, per i quali Ł dimostrata l analoga efficacia terapeutica rispetto alle specialit ¨ importante far conoscere al cittadino la reale efficacia curativa e la relativa disponibilit in tempi certi dei nuovi farmaci, di cui si parla spesso sui giornali, in Tv, ecc. ¨ importante disporre di un informazione sicura e certificata sul farmaco, che orienti il cittadino rispetto alla grande disponibilit odierna di farmaci di ogni tipo (tradizionali, omeopatici, prodotti erboristici, ecc.) ¨ importante che le iniziative di informazione e di educazione al farmaco non siano promosse unatantum, ma abbiano carattere di continuit nel tempo ¨ importante sfruttare la spinta del cittadino ad interessarsi della propria salute, favorendo la crescita delle sue conoscenze nel campo dei farmaci Abbastanza d accordo 1. Molto d accordo Tab. 7 – Priorità più importanti da perseguire da parte del soggetto pubblico in tema di farmaci (%) 64,7 25,0 89,7 68,1 26,2 94,3 46,8 32,7 79,5 58,2 33,9 92,1 63,9 29,9 93,8 61,4 31,7 93,1 61,6 32,0 93,6 Fonte: Ilesis - Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari di Trento, 2002. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 57 La progettazione della Campagna: metodologia, target e contenuti. I risultati della ricerca hanno rafforzato l’intento dell’Amministrazione provinciale, già esplicitato in uno degli obiettivi assegnati per il 2002 all’APSS, secondo il quale lAzien’ da, nel corso dell’anno, doveva progettare ed attuare - in sinergia con le iniziative di comunicazione intraprese nel medesimo ambito dalla Provincia - un’iniziativa di educazio ne sanitaria in ambito farmaceutico che sia destinata a tutta la popolazione e sia mirata ad aumentare il grado di consapevolezza e capacità in ordine all’utilizzo appropriato dei farmaci. Tale obiettivo trovava perfetta corrispondenza ed integrazione nel Programma di gestione del Servizio Programmazione e Ricerca sanitaria dell’Assessorato e in particolare in uno degli obiettivi assegnati al Direttore con incarico speciale per la comunicazione e l’informazione, che prevedeva espressamente attività di “Studio e ricerca, nell’ambito del marketing sociale, di progettazione e di coordinamento per la realizzazione di una campa gna di comunicazione integrata per il corretto utilizzo dei farmaci”. Da queste premesse è nata l’attività messa in atto per la realizzazione della “Campagna per l’utilizzo corretto dei farmaci”, prima del genere nella Provincia Autonoma di Trento e nella Regione Trentino Alto Adige-Süd Tirol e una fra le prime in Italia, condotta in perfetta sinergia e continua interazione fra l’Assessorato provinciale alle Politiche sociali e alla Salute (Servizio Programmazione e ricerca sanitaria) e l’APSS (Servizio Farmaceuti co, Servizio Educazione alla salute e Servizio Rapporti con il pubblico), basata sulla compartecipazione alle spese, ma soprattutto sulla formazione di un apposito gruppo di lavoro multidisciplinare, comprendente anche rappresentanti dei Medici di Medicina ge nerale e dei farmacisti territoriali, con il convinto appoggio dei rispettivi Ordini professio nali. Tale gruppo di lavoro ha consentito l’integrazione di professionalità, di esperienze e di competenze altamente specialistiche nei campi del farmaco e dell’assistenza farmaceu tica da una parte e della comunicazione pubblica e del marketing sociale dall’altra. Dopo aver collaborato alla realizzazione e alla valutazione dei risultati dell’indagine conoscitiva preliminare, il gruppo ha lavorato per l’individuazione dei contenuti della campagna informativa e per l’identificazione degli strumenti di comunicazione idonei, fissando il calendario delle iniziative. Alla progettazione della campagna, alla predisposizione del piano media e alla proget tazione di tutti i materiali informativi e di comunicazione, alla loro realizzazione e diffu sione ha provveduto direttamente personale del Servizio Programmazione e Ricerca del l’Assessorato provinciale alle Politiche sociali. Il progetto prevede la realizzazione della campagna in due fasi: la prima parte della campagna è stata attuata a partire da ottobre 2002. Seguirà nel 2003 una prima verifica degli effetti e l’attuazione di una seconda parte. La ricerca preliminare ha permesso di individuare due segmenti della popolazione cui indirizzare prioritariamente la campagna di comunicazione: le donne, in quanto punti di riferimento nell’ambito della famiglia per l’acquisto, la somministrazione e lo smaltimento dei farmaci, e gli anziani, come fascia maggiormente esposta ai problemi di salute e come maggiori consumatori di farmaci. Al di là delle scelte di carattere generale, operate nel rispetto di una corretta medodo logia progettuale (svolgimento di un’indagine preliminare per individuare conoscenze, atteggiamenti, comportamenti pre-esistenti, formazione di un gruppo di lavoro multidi 58 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 sciplinare, effettuazione di pre-test dei messaggi verbali e iconici predisposti per la cam pagna)4 sono state definite alcune significative scelte di carattere più marcatamente operativo: - sviluppare diversi livelli di approfondimento sui diversi supporti mediatici previsti dal piano media (sfruttando le possibilità di interazione e rinforzo reciproco dei messag gi); - lasciare il discorso aperto in previsione della prosecuzione della campagna (temi da affrontare prossimamente: farmaci generici; affetti avversi e interazione fra farmaci; smaltimento); - non solo evidenziare il problema ma dare anche indicazioni di comportamento; - complementarità dell’azione di comunicazione con l’azione formativa (corsi, incontri pubblici, trasmissioni radio e tv specifiche). Per la prima fase della campagna, sulla base dei risultati emersi dalla ricerca preliminare e delle valutazioni prodotte dal Gruppo di lavoro, si è scelto di puntare l’attenzione dei cittadini su tre tematiche: a) la necessità di adottare stili di vita sani. Il benessere fisico va costruito tutti i giorni: uno stile di vita sano è spesso la miglior medicina. Molti disturbi, infatti, dipendono da comportamenti sfavorevoli alla salute e, talvolta, è sufficiente modificare le pro prie abitudini per recuperare il benessere. Alimentarsi in modo vario ed equilibrato, limitare il consumo di alcolici, non fumare e fare regolare esercizio fisico possono aiutare il nostro corpo a mantenersi efficiente e in salute. In alcuni casi, e a patto di usarli correttamente, i farmaci sono utili per prevenire e curare numerose malattie; b) la necessità di seguire attentamente le prescrizioni terapeutiche e i consigli dei professionisti della cura (Medico e farmacista), ma nel contempo di sviluppare consa pevolezza circa la cura prescritta, chiedendo istruzioni su come assumere il farmaco e per quanto tempo, che cosa fare in presenza di effetti indesiderati, se e quando è previsto un controllo, le motivazioni della scelta di quel dato farmaco e le eventuali alternative al suo uso; c) la necessità di scoraggiare la prassi dell’autocura e dell’autoprescrizione. I farmaci non sono comuni beni di consumo, per questo normalmente sono prescritti dal medi co e sono riservati alla vendita in farmacia. Anche per i farmaci di libera vendita, i cosiddetti “farmaci da banco” o di automedicazione, destinati ad alleviare i sintomi o a curare disturbi minori, è bene che l’acquisto avvenga su consiglio del farmacista. Nel contempo è necessario sfatare il luogo comune secondo cui i farmaci derivati dalle piante sono “naturali” e quindi innocui e quelli “chimici” prodotti in laboratorio sempre pericolosi. Entrambi lo possono essere, così come le medicine “alternative” che non offrono, al momento, le stesse garanzie di efficacia dei medicinali “classici” e richiedono ancora tempo per essere conosciute meglio. In sede di progettazione dei vari prodotti comunicazionali sono state pertanto elaborate quattro “headline”: - un messaggio di carattere generale (sempre presente): “I farmaci sono utili… solo se li usi correttamente”; - tre messaggi specifici: Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 59 - per favorire stili di vita sani: “una vita sana è la cura per tutti i giorni”; per promuovere compliance ed empowerment: “ascolta il tuo medico e informati sulla cura” ; per scoraggiare l’autocura e l’autoprescrizione: “per i piccoli disturbi, parla con il farmacista”. Questi tre messaggi specifici sono stati declinati a vari livelli di approfondimento, in affissioni murali di vario formato, locandine per esercizi pubblici, pannelli esterni e plan ce interne per autobus urbani, pullman extraurbani e treni, spot radiofonici, pagine a pagamento sui quotidiani e periodici locali o in inserti su varie testate dell’Amministra zione provinciale, nonché nel pieghevole “Guida rapida per la salute n.6 - Farmaci e salute” (“minifolder”, formato chiuso delle misure di una carta di credito), distribuito in 145.000 copie nelle farmacie e negli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Per quanto riguarda le immagini sono stati scelti quattro soggetti: due riguardanti i segmenti di popolazione target: donne e anziani (entrambi con headline “una vita sana è la cura per tutti i giorni”), e due riguardanti i professionisti della salute di riferimento: i medici (“ascolta il tuo medico e informati sulla cura”) e i farmacisti (“per i piccoli disturbi, parla con il farmacista”), più un soggetto conclusivo della campagna, con la riproduzione della copertina del pieghevole “Guida rapida per la salute n.6 - Farmaci e salute” (“chiedi alla tua farmacia la guida rapida Farmaci e Salute”). La campagna: le realizzazioni. Ideazione, art direction e coordinamento organizzativo: Vittorio Curzel Fotografie: Nadia Baldo, Adriano Frisanco, DigitalVision, Stockbyte Consulenza per i testi: Azienda provinciale per i servizi sanitari - Servizio Farmaceutico, Paola Maccani, Elisabetta De Bastiani; Servizio Educazione alla salute, Enrico Nava Editing: Attilio Pedenzini Realizzazione: Provincia Autonoma di Trento, Servizio Programmazione e Ricerca sanitaria - Progetto Comunicazione per la Salute Stampa: Nord Studio Trento (per i poster 6x3, i pannelli esterni e le plance interne di autobus urbani, pullman extraurbani e treni); Nuove Arti Grafiche Artigianelli Trento (per manifesti e pieghevoli); Effe Erre Trento (per manifesti e locandine); poligrafica San Fau stino Brescia (per il minifolder “Guida rapida per la salute – Farmaci e salute”) Registrazione spot radiofonici: Black Point Studio Verona Diffusione: Tandem Pubblicità Trento - I.C.A. Trento. 60 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Supporto: manifesti cm. 70 x 100 Soggetti: 5 Diffusione: n. 1.500 copie in affissione pubblica per 56 giorni complessivi (ottobre, novembre, dicembre) a Trento, Rovereto e in altri 42 comuni del Trentino. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 61 Supporto: inserzioni a pagina intera e mezza pagina Soggetti: 5 Diffusione: quotidiani e periodici locali, varie testate, fino a 5 uscite in 3 mesi (ottobre, novembre, dicembre) Supporto: locandine cm. 33 x 50 Soggetti: 5 Diffusione: : 2.000 copie negli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, nelle farmacie, nelle biblioteche, nelle scuole superiori, nei circoli anziani, nelle famiglie cooperative, nelle casse rurali. 62 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 63 64 Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Supporto: poster cm. 600 x 3.000 Soggetti: 5 Diffusione: 69 copie in affissione pubblica per 42 giorni (ottobre e novembre) a Trento e a Rovereto. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 65 Supporto: pieghevole cm. 297 x 210 - Soggetto: 1 Diffusione: 1.000 copie per i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici ospedalieri. Supporto: pieghevole cm. 8,5 x 5,4, formato aperto cm. 23,5 x 38,4 Soggetti: 1 Diffusione: 145.000 copie distribuite presso gli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta e le farmacie. Supporto: spot radiofonico 30 secondi - Soggetti: 3 Diffusione: 930 spot (10 al giorno per 31 giorni complessivi, ottobre e novembre, su tre emittenti). Supporto: tabella adesiva cm. 8.000 x 70 - Soggetti: 1 Diffusione: 2 convogli Ferrovia Trento-Malè, per sei mesi (ottobre/marzo). Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10 Supporto: plance adesive interne cm. 70 x 25 - Soggetti: 3 Diffusione: 240 copie per soggetto su 80 autobus del servizio urbano di Trento e Rovereto, per tre mesi (ottobre, novem bre, dicembre). Supporto: tabella adesiva cm. 120 x 170 Soggetti: 1 Diffusione: 10 copie sugli autobus del servizio urbano di Trento e Rovereto, per tre mesi (ottobre, novembre, dicembre). Supporto: tabella adesiva cm. 180 x 40 - Soggetti: 1 Diffusione: 100 copie sui pullman del servizio extraurbano, per tre mesi (ottobre, novembre, dicembre). NOTE 1 Dati Agenzia per i Servizi Sanitari Regi onali, giugno 2002. 2 cfr. Panorama della Sanità n.45/200, citato in AAVV., Relazione sullo stato del Servizio Sanitario Provinciale, Provincia Autonoma di Trento – Assessorato alle Politiche sociali e alla Salute, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento, 2002, pagg. 73 e 75. 3 L’indagine, appositamente commissionata dal Servizio Farmaceutico dell’APSS, è stata condotta nella primavera 2002 dalla “Ilesis” con la direzione di Nadio Delai. 4 cfr. Vittorio Curzel, Promozione della salute e marketing sociale, in Punto Omega – Quadrimestra le del Servizio Sanitario del Trentino, Anno III, numero 5-6, Provincia Autonoma di Trento, 2001, pagg. 41-56. Provincia Autonoma di Trento Punto Omega n. 10