La mia Arca La mia Arca Mensile della parrocchia Beata Vergine Addolorata N° 5 - Febbraio 2013 Vincent Van Gogh (1853-1890) pittore olandese, che vive la sua breve vita tormentato da enormi angosce ed ansie esistenziali, al punto di concludere tragicamente la sua vita suicidandosi. (Graziella Naccari a pagina 6) 1 Notizie Utili La mia Arca Gianna Beretta Molla a cura di Annamaria Nardo Gianna Beretta Molla nasce il 4 ottobre 1922 a Magenta (Milano), da Alberto e Maria De Micheli, nella casa di campagna dei nonni paterni, decima di tredici figli. Entrambi i genitori sono Terziari francescani. È battezzata con i nomi di Giovanna Francesca, nella Basilica di San Martino a Magenta. Nell’aprile 1971 Pietro Molla scrive il libretto: “Gianna Molla Beretta”, e lo dedica ai suoi figli, Pierluigi, Laura e Gianna Emanuela. Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 24 aprile 1994, nell’Anno Internazionale della Famiglia. Aveva 39 anni. All’interno della nostra chiesa ci sono delle bellissime vetrate colorate, sono figure di santi molto importanti. non possiamo non ricordarli, in ognuno di loro c’è qualcosa di grande, di inspiegabile. Volevo ricordarne una, in modo particolare, Gianna Beretta Molla una madre di famiglia. Il messaggio e la devozione di una mamma continuano a diffondersi con ritmo crescente, soprattutto dopo la sua canonizzazione. È un messaggio di gioia e di amore per il Signore e per il prossimo, per tutte le cose belle della vita, per la professione e per la famiglia, sino al dono totale di sé. È stata una donna testimone esemplare del Vangelo come giovane impegnata, come fidanzata, sposa, madre e medico. È un messaggio semplice ma fondamentale, universale, di piena e permanente attualità Tante sono le spose e le mamme che vivono o hanno vissuto gli stessi problemi, le stesse ansie, le stesse difficoltà. La sentono vicina in ogni circostanza, si rivolgono a lei per qualunque problema e si sentono esaudite; mamme e persone che pregano Gianna di intercedere e di ottenere dal Signore la grazia di avere anch’esse la sua stessa fede e la sua stessa fiducia nella Provvidenza. Una Santa, una madre e come madre intercede su di noi per mezzo di Lui. LA MADRE LA MIA ARCA E il cuore quando d’un ultimo battito Avrà fatto cadere il muro d’ombra, Per condurmi madre, fino al Signore Come una volta mi darai la mano. Mensile della Parrocchia Beata Vergine Addolorata Collaborano in redazione: - Barban Luigino - Bognolo Roberto - Naccari Graziella - Nardo Annamaria - Rossi Margherita - Tacchia Gabriella - Visentin Speranza In ginocchio, decisa, Sarai una statua davanti all’Eterno, Come già ti vedeva Quando eri ancora in vita. Alzerai tremante le vecchie braccia, come quando spirasti Dicendo: Mio Dio, eccomi. E solo quando mi avrà perdonato, Ti verrà desiderio di guardarmi. Sito web: - Pilla Ermenegildo - www.lamiaarca.it - [email protected] Ricorderai d’avermi atteso tanto, E avrai negli occhi un rapido respiro. Giuseppe Ungaretti 2 Ricordi La mia Arca Ricordare Non dimenticare a cura di Gildo Pilla A gennaio si è celebrata la giornata della memoria. Nei campi di concentramento sono morte tante persone, e chi è sopravvissuto non è più riuscito a togliersi dalla mente quel terribile ricordo. Vi racconto due brevi storie successe durante la seconda guerra mondiale i cui protagonisti sono: mio zio Mario, fatto prigioniero dai tedeschi, e mio zio Nino (suo fratello) “eroe per caso”. Mio zio Mario è stato fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso in un campo di concentramento, ha sempre cercato di evitare di parlarne, quel poco che ha detto basta e avanza per capire quanto deve aver sofferto. Raccontava che per mangiare aspettavano che i tedeschi buttassero via le bucce delle patate per andare a raccoglierle e il più delle volte si prendevano un sacco di legnate dalle donne tedesche, che pare fossero anche più crudeli degli uomini. Punizioni atroci: ha passato assieme ai suoi compagni una notte d’inverno nudi in mezzo al campo sotto la neve, o schiacciati in sgabuzzini per giorni senza mangiare e quelli che morivano rimanevano in piedi assieme ai vivi. Altra atrocità, che mio zio è riuscito ad evitare grazie ad un allarme aereo; era “il vaccino” per il trasferimento in un altro campo, altro non era che un’iniezione di benzina, eseguita la quale venivano posti aldilà di una tenda, dove morivano. Finita la guerra è tornato in Italia molto ammalato e tutto ossa, lo hanno ricoverato in un sanatorio a Trento e per molto tempo è stato convinto che Venezia fosse stata distrutta e che tutti i suoi parenti fossero morti, questo a causa della così detta guerra psi- 3 cologica, durante la prigionia gli avevano fatto vedere giornali nei quali si vedevano foto con Venezia distrutta dai bombardamenti alleati e completamente sotto acqua. Lo so, sono righe dure, pesanti, ma queste cose vanno ricordate, devono essere divulgate per far capire che non devono più succedere. Pensate invece a suo fratello, mio zio Nino (era in marina), si è opposto a un tedesco che ha sparato e ucciso un ragazzo, per questo ha dovuto scappare e con un suo amico si sono diretti verso gli alleati. Di giorno si nascondevano e di notte si muovevano. Un giorno giunti a un casolare abbandonato, sono entrati per nascondersi, si sono trovati circondati dai soldati tedeschi. Raccontava che il più vecchio avrà avuto 18 anni. In quel momento ha pensato che la sua fuga fosse finita. In realtà anche i tedeschi stavano scappando, gli alleati non erano molto distanti, e con loro sorpresa i soldati tedeschi hanno consegnato le armi e si sono arresi. Durante la notte sono stati fermati da un gruppo di partigiani, che volevano fossero loro consegnati i tedeschi. mio zio intuendo che li volevano uccidere, non acconsentì e ordinò ai partigiani di scortare loro e i prigionieri fino agli alleati. è così riuscito a salvare la vita a quel gruppo di giovani tedeschi. Al capo dei partigiani disse: “Guarda, voi pensavate di ucciderli, gli americani hanno dato loro anche le sigarette!”. Padre Pio La mia Arca Padre Pio Guarita per-fet-ta-men-te a cura di Speranza Visentin Wally Chiavacci Ė una nostra concittadina, persona chiave di questo racconto, mettendone in relazione il rapporto suo con questa chiesa che è stata voluta dalla Madonna nel lontano 1951. Quando Wally assistendo la Santa Massa nel convento delle suore di clausura Servi Di Maria, sentì nel cuore una voce che la invitava ad avvicinare Padre Vincenzo Zanotto, per promuovere l’iniziativa di far sorgere una chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, aiutata con la preghiera e incoragiata da Padre Pio, a costruire la: “chiesetta baracca” dei Servi di Maria, che fu costruita nel 1954 Guarita per-fet-ta-men-te - Inizia un’altro episodio - Dopo un fatto straordinario, ascoltato e in un certo qual modo assistito, dal nostro scrittore Giovanni Siena, letto la sua conversione e il desiderio ardente di stare vicino a Padre Pio, desidero ora far conoscere la signora: Wally Chiavacci. Della storia della nostra chiesa ne è stata data notizia già nei giornalini precedenti quando si parla del rione nascente, prima nominato, Bissagola poi definito Bissuola. Infine, quando è stata fabbricata l’attuale chiesa abbellita con molte vetrate, una delle quali riproduce appunto l’immagine di Padre Pio, che è con la mano rivolta al cielo e sullo sfondo il suo paese natale, Pietrelcina. Ma prima conosciamo la storia di questa straordinaria persona. (La storia della signora Wally è documentata dal giornalino “L’Incontro” edito a Carpenedo). Wally nasce a Venezia da genitori greci di religione orto-dossa. La sua è un’infanzia poco felice, perché viene allevata dai nonni, molto anziani a dalla mentalità medioevale. A sedici anni viene operata di appendicectomia in una clinica di Venezia; durante la degenza avverte un profumo di rose e una voce che le dice: “Devi farti cattolica”. In quel momento entra una suora, che sente il profumo, e le chiede cosa sia successo poi dice: “Questa è santa Teresina che avendo promesso di far cadere dal cielo una pioggia di rose si è manifestata così”. 4 Wally è subito attratta da questa fede. Studia di nascosto e a diciassette anni riceve i sacramenti dal vescovo monsignor Jeremich. Prende il nome di Maria Teresa. Quando in famiglia lo sanno, viene perseguitata. Vogliono che abiuri, ma lei resiste con ferma convinzione. Così, alla fine, sarà lei a convertire gli altri al cattolicesimo. Vorrebbe farsi monaca carmelitana, ma si deve accontentare di divenire terziaria. A ventotto anni sposa Lorenzo Chiavacci, dal quale ha quattro figli, tre maschi e una femmina. Durante la seconda guerra mondiale, dopo il bombardamento che incendia la raffineria di Porto Marghera dove lavora il marito, sfida i fascisti, le SS e i mitragliamenti alleati per cercarlo ed essergli d’aiuto. Nel 1946 il figlio Mauro è colpito dalla poliomielite; Wally sente parlare di Padre Pio da Pietrelcina e, spinta dall’amore materno e dalla sua fede, decide di andare da lui. Mancano però i mezzi di trasporto adeguati; due anni dopo, superando gravi disagi, parte sola per San Giovanni Rotondo. E qui Wally racconta la sua storia. - Avevo scelto di proposito la data del 25 gennaio del 1951, conversione di San Paolo, per conoscere Padre Pio e fare la mia prima confessione da lui. Dopo avermi ascoltata, egli mi disse queste parole che non potrò mai dimenticare: “Figliuola preparati a salire il calvario, Gesù lo vuole… preparati a La mia Arca Padre Pio salirlo e salirlo allegramente… Sì, io ti darò una mano e lo saliremo insieme perché Dio lo vuole. Oh, il bel posto che in cielo il Signore ci ha preparato! Egli ti conceda una fiumana di grazie”. Teresa - Wally, piangendo risponde: “Padre mi aiuterete?” Il Padre risponde: “Sì, figlia mia anche dall’aldilà”. L’ anno seguente, sono tornata da Padre Pio con mio marito e i miei figli Paolo e Mauro. In quella occasione Mauro comincia a parlare e a camminare. Dopo quel viaggio, sono tornata altre 46 volte da Padre Pio, per intercedere a favore dei sofferenti e per essere aiutata a salire quel Calvario che mi è stato predetto. Ero rimasta talmente presa dalla personalità del Padre che avrei voluto vivergli vicino per sempre. Dopo la prima volta, tornata a casa, progettavo già un nuovo incontro col Padre, quando un giorno mi incontrai con un religioso. Mentre si parlava, costui si accorse che portavo al dito un anello con la foto di Padre Pio. Nacque allora una discussione tanto animata che, per mettervi fine, promisi che a San Giovanni Rotondo la partenza era prossima, non avrei più messo piede. Promessa fatta a fior di labbra, ma comunque fatta. Alcuni giorni dopo questo incontro, mi ammalai e mi misi a letto. Febbre e dolori alle spalle, ero preoccupata perché la malattia metteva in pericolo la realizzazione del mio ritorno a San Giovanni Rotondo. Un giorno soffermandomi a guardare la fotografia di Padre Pio, mi parve che i suoi occhi fossero corrucciati e mi dicessero: “Hai forse dimenticato la promessa fatta al Padre “ics” di non più venire da me? Ebbene, le promesse vanno mantenute”. Mi sembrava proprio che il Padre mi dicesse così. Ne fui sgomenta e stupita nello stesso tempo, poiché la promessa era stata dimenticata. Non ebbi più pace. Piangevo e pregavo, supplicando soprattutto il Padre di ottenermi con le sue preghiere la guarigione, ma invece di migliorare peggioravo, sino a far temere al medico una infiltrazione polmonare. I negozzi di piazza Ferretto 5 Avevo la pleurite. Accompagnata dalla moglie del medico curante, un pomeriggio mi recavo da questi per una visita di controllo. Avevo la febbre, dolori e tosse. L’appuntamento era per le ore diciannove. Ci si era messe in cammino con un po’ di anticipo. In piazza, siamo a Mestre, entrammo un momento da Mimma (confezioni per bambini) perché la mia amica desiderava comprare dei golfini. Entrate nel piccolo negozio, vi trovammo solo la signora Mimma che recava evidenti segni della prossima maternità. Improvvisamente un vento pieno di odore molto acuto di viole ci sorprese tutte e tre. L’odore era tanto forte che la futura mamma ne provava persino fastidio. Pareva che esso fosse ventilato da un asciuga-capelli inesistente. Per farla breve, la questione golfini dovette essere interrotta perché la signora Mimma date le sue condizioni, mal sopportava l’odore che per di più era accompagnato da strani fenomeni. Uscimmo… (Continua...) I pittori dell’Ottocento La mia Arca Vincent van Gogh La terrazza del caffè a cura di Graziella Naccari Esattamente un anno prima della nascita di Vincent, era venuto alla luce un altro bambino, battezzato con lo stesso nome, morto poco dopo la nascita. La tragica coincidenza fece sì che il futuro pittore crescesse oppresso da un fatale senso di colpa, quasi che la sua vita iniziasse sul sacrificio di una più preziosa esistenza. Per tutta la vita, in modo struggente e perenne, ricercherà quell’affetto materno da cui si sente esiliato a causa del peccato commesso col suo nascere. Figlio di un pastore protestante e primo di sei figli, Vincent Van Gogh nacque il 30 marzo 1853. A 17 anni si recò all'Aja dove, grazie alla raccomandazione dello zio, Vincent, cominciò a lavorare come apprendista per una casa d'arte parigina. Van Gogh poté così apprezzare le opere a sfondo contadino di Millet e quelle della "scuola di Barbizon". Nel 1873 Vincent venne trasferito alla filiale di Londra, mentre Theo, il fratello minore, nato nel 1857, venne assunto in quella di Bruxelles; iniziò così tra i due una intensa corrispondenza. Vincent non amava il suo lavoro di mercante d'arte, egli voleva seguire le orme di suo padre e diventare un predicatore, così, nel 1876, si licenziò. Si trasferì ad Amsterdam per preparare l'esame d'ingresso alla facoltà di Teologia ma ben presto abbandonò questo progetto per dedicarsi ai poveri; nel 1879, si recò nel Borinage, regione mineraria del Belgio, dove i lavoratori vivevano miseramente, per compiere la sua opera di apostolato; ma, a causa di uno zelo eccessivo che rasentava il fanatismo, l'incarico non gli fu rinnovato. Fu dopo questa terribile delusione che maturò in Vincent la scelta definitiva a favore della professione artistica e fu sempre in questo periodo che Theo iniziò a mandare al fratello dei soldi, che diventeranno la sua unica fonte di sostentamento. Van Gogh intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all'Accademia di Belle Arti di Bruxelles. Nel corso dell'anno incontra Sien una prostituta, con una figlia di cinque anni ed incinta di un altro figlio. Questa scelta di vita provoca la totale disapprovazione di Theo. Van Gogh scrive a proposito di Sien, butterata dal vaiolo, alcolizzata e probabilmente afflitta da malattie veneree:“Io e lei siamo due infelici che si tengono compagnia e che portano insieme un fardello”. Pur continuando a disegnare, cominciò a dedicarsi intensivamente alla pittura a olio, rappresentando con realismo la campagna solitaria e il lavoro nei campi; fu in questo periodo che dipinse "i mangiatori 6 di patate" considerato il suo capolavoro del periodo olandese. Nel marzo del 1885 il padre di Vincent morì improvvisamente e, nonostante i loro rapporti fossero problematici, l'evento lo colpì profondamente. Dopo la morte del padre, si riavvicina a Theo che raggiunge a Parigi, dove rimane due anni. Abita col fratello, si iscrive all’atelier del pittore Cormon e instaura rapporti con gli altri allievi Lautrec, Monet, Matisse. Vincent comincia a dipingere ciò che vede dalla finestra, sogna di fondare un nuovo gruppo di amici e scrive: “Più colore nei quadri, più entusiasmo nella vita!”. Ma la follia minaccia Vincent. Lascia Parigi e si trasferisce ad Arles, il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a dipingere i paesaggi in fiore della Provenza, affitta la casa numero 2 di place Lamartine, la celebre “casa gialla” dove vorrebbe creare un sodalizio di artisti, realizzando un Atelier du Midi in cui lavorare tutti uniti. Convince Theo ad assicurarsi in esclusiva le opere di Gauguin, in cambio di assegni periodici, che dovrebbero permettere all'amico di lasciare la Bretagna, dove è pieno di debiti, per Arles. Questi lo La mia Arca I pittori dell’Ottocento corvi sul grano raggiunge in ottobre e per qualche tempo Van Gogh si lascia convincere a sperimentare una pittura di immaginazione fatta sull'eco dei ricordi e delle impressioni mentali. È il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin. I temperamenti dei due artisti e le loro idee sono troppo differenti, la vita in comune è piena di scontri dopo una lite violenta con Gauguin che ha deciso di andarsene a dormire in albergo, Van Gogh si taglia il lobo dell'orecchio e va a consegnarlo ad una prostituta che, sia lui che Gauguin, conoscono bene. Durante la prima parte dell'anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Non vuole far chiamare Theo che sa essere ormai prossimo al matrimonio. Continua sporadicamente a lavorare nella sua “casa gialla”, Vincent era sempre più preoccupato di pesare sul fratello, inoltre viene a sapere di una petizione degli abitanti del quartiere di Placet Lamarine per allontanarlo e, data anche la frequenza crescente degli attacchi, accetta di entrare nell'ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy- de-Provence, per essere curato dal dottor Peyrou. Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare, le sue opere iniziano a ricevere riconoscimenti presso la comunità artistica. I suoi dipinti "Notte stellata sul Rodano" e "Iris" sono in mostra al Salon des Indépendants. Preoccupato dalle notizie che gli giungono da Saint-Rémy, Theo, che il 13 gennaio è diventato padre, chiama Vincent a Parigi. Nella camera da letto i due fratelli piangono di gioia davanti alla culla del bambino, cui è stato dato il nome di Vincent. Sembra cominciare un periodo più felice; quattro giorni più tardi Vincent parte per Auvers-sur-Oise per farsi curare dal dottor Gachet, esperto in stati depressivi. Lavora molto e attende la visita di Theo, che arriva con la famiglia l’8 giugno. Successivamente Theo, oppresso da problemi di salute e di lavoro, decide di rinunciare alle progettate vacanze col fratello. Vincent si sente abbandonato e il male in lui riprende il predominio. Esprime la sua tristezza e la sua estrema solitudine in immense distese di grano sotto dei cieli minacciosi, come Corvi sul grano, la sua ultima tela. Il 23 luglio scrive: “ La miseria non avrà mai fine”. 7 Il 27 luglio vaga per i campi con una rivoltella: per uccidere i corvi, dice. Invece si spara un colpo che, diretto al cuore, viene deviato dal diaframma. Nascondendo la ferita, ritorna in camera, ma il sangue svela il dramma. Sopravvive ancora due giorni, senza perdere conoscenza e senza lamenti, muore all’una e mezza di notte del 29 luglio 1890. Theo era presente alla sua morte. Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava tanto. Pochi mesi dopo, Theo si ammala e muore il 25 gennaio 1891. Lascerà scritto: “ Se penso che lui non c’è più, provo un infinito dolore”. I girasoli Festa della donna La mia Arca Festa della donna a cura di Graziella Naccari Vi voglio proporre una poesia bellissima, una delle più belle mai scritte dedicata alla donna, composta da Madre Teresa di Calcutta. Forse l’8 marzo sarebbe bene riflettere su queste parole. Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza. Dietro ogni successo c’è un’altra delusione. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto ingiallite... insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai! Fatta per resistere La madre ed il padre stavano vedendo la televisione, quando la madre disse: ”Io sono stanca ed è tardi, vado a coricarmi”. Andò in cucina a fare dei panini per lo spuntino del giorno seguente a scuola, lavò le tazze del popcorn, rimosse la carne per la cena del giorno seguente dal congelatore, verificò che le scatole dei cereali non fossero vuote, riempì la ciotola dello zucchero, mise ciotole e posate sulla tavola e preparò la caffettiera per il giorno seguente. Mise dei vestiti nella lavatrice, cucì un bottone che si era staccato. Tolse il servizio di piatti dalla tavola, e mise il calendario al giorno dopo. Innaffiò le piante, raccolse l’immondizia e stese un asciugamano bagnato. Sbadigliò e si avvio verso la stanza da letto. Si fermò nello studio e scrisse una nota per 8 l’insegnante del figlio, mise in una busta i soldi per il pagamento di una visita medica e raccolse un quaderno che era caduto sotto la sedia. Firmò un cartoncino di auguri per un amico, mise il cartoncino e la lista vicino al portafoglio. A questo punto il padre disse dalla sala: ”Pensavo che ti fossi andata a coricare”. Lei rispose: “Sto andando”. Mise l’acqua nella ciotola del cane e richiamò il gatto in casa. Si accertò che le porte fossero chiuse. Sbirciò nella stanza di ognuno dei bambini, spense la luce del corridoio, appese una camicia, gettò delle calze nel cesto della biancheria sporca. Parlò un poco con il figlio più grande che ancora stava studiando. Una volta in camera da letto, sistemò la sveglia per il giorno dopo, preparò i vestiti per il giorno seguente e sistemò le scarpe. Dopo si lavò il viso, passò la crema, spazzolò i denti e si sistemò un’unghia rotta. A questo punto: il padre spense la televisione e disse: “Io vado a dormire”. E …ci andò…senza fare null’altro! A questo punto: avete notato qualcosa di straordinario? Vi siete accorte come le donne vivono di più… e sono Meravigliose? Perché loro sono forti… sono fatte per resistere… Regala questo messaggio a tutte le donne fantastiche che conosci. Lo ameranno. Regalalo anche agli uomini, può essere che comprendano di quanto sia meravigliosa la donna… La mia Arca Cucina Ricette di cucina Torta salata a modo mio a cura di Gabriella Tacchia Gnocchi alla veneziana TORTA SALATA Macaroni ala venessiana A MODO MIO Ingredienti: Ingredienti: 1 litro di latte 1 confezione di pasta sfoglia surgelata 1 etto e mezzo di burro 1/2 chilogrammo di ricotta vaccina 2 etti di farina 1 chilogrammo di coste o spinaci 4 uova 2 uova sale abbondante parmigiano noce moscata sale q.b. In una casseruola si versano il latte, il burro, farina e uova. Bisogna mescolare bene per evitare grumi. Sarebbe molto utile un frullatore ad immersione. Far bollire il tutto per 10 minuti a fuoco lento continuando a mescolare. A fine cottura si avrà un bell’impasto al quale aggiungerete il sale e la noce moscata. Lo verserete su una superficie fredda e lo livellerete con la lama di un coltello tenendolo all’altezza di 1 cm circa. Quando sarà raffreddato ricaverete dei dischetti aiutandovi col bordo di un bicchiere. Disponete tutti i ritagli su una pirofila leggermente unta di burro e su di essi i dischetti. Spolverizzateli con formaggio grattugiato, completate ancora con fiocchetti di burro e ponete la pirofila in forno a 150° per una mezz’oretta circa. Lavate accuratamente la verdura prescelta (a meno che non la scegliate surgelata). Lessatela, scolatela, tagliatela col coltello e mettetela in una ciotola capiente. Sbattete le uova, aggiungete la ricotta, il sale, il parmigiano grattugiato e, se ne avete, avanzi di altro formaggio tipo asiago o quello che volete voi. Amalgamate il tutto con la verdura che era rimasta in attesa. Prendete la pasta sfoglia e datele una passatina col mattarello per renderla un poco più sottile, adagiatela con il suo incarto sulla tortiera prescelta, accomodatela con cura, bucherellate il fondo, versate il composto che avete preparato in precedenza. Ripiegate la pasta sfoglia che deborda e coprite con questa il ripieno. Nel frattempo avrete acceso il forno a 180°. Inserite la torta e lasciatela cuocere per 50 minuti o fino a che avrà preso un bel colore dorato. Questa è la classica torta salata; ma quella che faccio a modo mio ha una variazione e cioè quando il ripieno è ben sistemato, prima di ripiegare i bordi prendo un cucchiaio e con questo premo sul composto fino a formare una specie di culla che ospiterà un ulteriore uovo logicamente senza guscio. Questa manovra la ripeto tutto attorno al perimetro della torta e così diventa una pietanza completa. 9 Pensieri in libertà La mia Arca Arriva... la primavera di Margherita Rossi Un po’ di primavera con un pizzico di Vita e tanti tanti fiori… anche una tisana e un bel pensiero. Siamo ancora in inverno, fa freddo e spesso le giornate sono grigie, gli alberi sono ancora privi delle foglie ma sappiamo che si stanno preparando a lasciar esplodere la loro bellezza riempiendosi di foglie di tutte le forme e di tutte le sfumature di verde e così donarci un po’ di ombra e di refrigerio nelle calde giornate dell’estate. Che è meno lontana di quanto possa sembrare. Perlomeno a me succede così e cioè che il tempo vola. Ritornando all’inverno che ancora ci “attanaglia” (mentre rileggo e correggo c’è stata anche una gran nevicata e il freddo della notte ha trasformato i marciapiedi in lastre di ghiaccio) siamo tuttora intabarrati in cappotti, piumini, piumoni, sciarpe, guanti, cappelli per ripararci dal freddo… eppure, in tutto questo grigiore c’è un piccolo e coloratissimo annuncio di primavera: le avete viste, sono già dai fioristi, sono delle piantine proprio piccole e cariche di fiori di tutti i colori che ci dicono: fra poco è primavera! Sono le primule piccole e sgargianti che ci riempiono gli occhi con la vivacità dei loro petali. Per ora possiamo soltanto pregustare l’arrivo della bella stagione proprio grazie a queste piantine che sono simbolo dell’infanzia, annuncio di una nuova stagione, la più bella. è grazie a questo significato che la primula è stata scelta per rappresentare la Giornata per la Vita che si è celebrata in tutta Italia domenica 3 febbra10 io, la si celebra ogni anno e sempre nella prima domenica di febbraio, quest’anno ricorreva la 35a giornata. In tutte parrocchie avete visto che c’erano volontari del Movimento per la Vita e del Centro di Aiuto alla Vita che offrivano una piantina a quanti lasciavano un contributo che verrà utilizzato per sostenere quelle mamme e quei papà che per vari motivi non possono affrontare da soli l’arrivo di un figlio. E c’è da essere felici e orgogliosi del fatto che tanti bambini possono venire al mondo perché tanti uomini e tante donne li considerano come “figli” e fanno il possibile perché abbiano tutto il necessario. La primula simboleggia un po’ tutto questo: nella sua semplicità è annuncio di primavera, annuncio di una nuova vita, è la semplice bellezza dell’amore tra esseri umani che si aiutano gli uni gli altri semplicemente perché è la cosa giusta da fare. Ma lo sapevate che con le primule si può fare anche una tisana per la tosse? E in particolare per la tosse grassa? Io non lo sapevo perciò ora che lo so vi passo la “ricetta” che ho trovato in internet. So che non ci sarebbe bisogno di specificarlo poiché sono sicura che sapete benissimo che per preparare questa tisana è necessario comperare i fiori essiccati in erboristeria dal momento che non si possono utilizzare quelli delle piantine che abbiamo sul balcone. Inoltre, prima di cominciare a far uso della Pensieri in libertà La mia Arca tisana, sarebbe prudente chiedere al proprio medico se la si può bere perché si potrebbe essere allergici o intolleranti ai principi attivi che contiene, oppure questi potrebbero interferire con i farmaci che si stanno prendendo. Perciò facciamo attenzione, informiamoci da chi è competente su tutte le erbe e piante che desideriamo utilizzare nelle preparazioni di tisane e decotti. alle volte possono riservarci delle sorprese, infatti ce ne sono anche che contengono sostanze tossiche se non addirittura velenose. Un erborista serio e preparato ve lo saprà spiegare e saprà consigliarvi bene, comunque una capatina dal proprio medico è sempre bene farla per essere più sicuri. E adesso la ricetta: servono 1-1.5 cucchiaino da caffè di fiori di pri- mula essiccata, 200 ml. di acqua che si fa bollire e poi si versa bollente sui fiori e si lascia in infusione una decina di minuti in modo da ottenere una dose efficace di principi attivi. Se ne beve una tazza, una o due volte al giorno. Per salutarci concludo con un bel pensiero di mons. Tonino Bello vescovo: “Gli sto a cuore” Io gli sto a cuore. Giovanni Paolo II gli sta a cuore. Ma anche Filippo gli sta a cuore. Filippo lo scansano tutti, perché ha l’alito pesante, sembra un cavernicolo, non si lava mai e passa la vita taciturno, raccogliendo ferri vecchi. A Dio sta a cuore. Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace, gli sta a cuore. Ma anche Maddalena gli sta a cuore, lei che di bello ha solo il nome e gli anni, con quel tanfo selvatico che si porta appresso, e con uno sfregio permanente sotto gli occhi, che la deturpa da quando suo padre la gettò nel fuoco da bambina. Gli sta a cuore Nicla, che ha vinto un concorso da fotomodella e sua madre la mostra a tutti sulle copertine dei rotocalchi. Ma gli sta a cuore anche Nella, che ha sposato un marocchino contro la volontà dei parenti, è stata messa fuori di casa, ora ha un bambino e, da più di un anno, l’interno di un’Alfa Romeo sgangherata le fa da cucina, da soggiorno, da talamo. “Non ti dimenticherò mai”. Lui questa frase la ripete a te, a me, a tutti, fin da quando siamo concepiti nel grembo materno. FRASI SULLA PRIMAVERA tratte da Internet che altri della stessa specie sono pronti a prenderne il posto, sbocciando anche negli stessi punti. Quando cedono al gelo il loro spirito pulsa ancora qualche istante sotto la coltre. Giuseppe Acciaro girotondi attorno al ciliegio, cantando nella loro lingua gioiosa. Anche una nuvola, che andava diritta e superba verso il mare, a vedere lo spettacolo del grande albero in fiore frenò la sua corsa, fece una deviazione e passò sul ciliegio in silenzio, stupefatta di tanta bellezza. Alla sera le lucciole accesero i lumi, uscirono dai loro nascondigli in esplorazione, girarono attorno al ciliegio e lo illuminarono come un albero di Natale. I grilli e le rane, intanto, facevano festa cantando e «cri cri» e «gra gra» tutta la notte. Mario Lodi I fiori... I fiori, sono le creature più dolci che Dio abbia mai fatto e alle quali si sia dimenticato di infondere un’anima. H.W. Beecher .. Là.. ecco la primula, la prima dell’anno! Un ciuffo di primule spuntate in quell’angolino riparato, dalle radici muscose di un vecchio salice. Ah, come sono belle! Tre fiorite appieno e due boccioli gonfi: come sono felice di essere passata da qui! Mary Russell Dobbiamo considerare le piante, non semplici macchie di colore, ma vecchie amiche sulla cui venuta possiamo sempre contare, e che, tornando di stagione in stagione, riportano con loro i ricordi piacevoli degli anni passati. Henry Brigth I fiori di montagna sono i più ammirevoli: tenaci fino allo sfinimento di fronte alle intemperie, sanno Cogli sulla tua via i sassi e i fiori che incontrerai, ma attento a tenerli sempre divisi. I sassi ti aiuteranno a riconoscere il male, e i fiori il bene. La distinzione delle cose ti aiuterà a vivere. Cleonice Parisi Un fantastico vestito da sposa Una mattina il vecchio ciliegio disse alle foglie: Care figlie, è venuto il tempo di preparare il fantastico vestito della festa ornato di fiori bianchi. Le foglie presero a lavorare tutto il giorno, e intanto guardavano di qua e di là, sui rami, se spuntavano i fiori. E i fiori presero a spuntare dappertutto. Alla fine il ciliegio era vestito come una sposa. Arrivarono le rondini, fecero tanti 11 7 2 5 9 8 3 6 1 4 1 4 9 6 2 5 3 8 7 8 6 3 4 7 1 2 9 5 6 5 7 1 3 8 9 4 2 4 9 2 5 6 7 1 3 8 3 1 8 2 4 9 7 5 6 2 3 6 8 9 4 5 7 1 5 7 4 3 1 6 8 2 9 9 8 1 7 5 2 4 6 3 Relax La mia Arca Un momento di relax a cura della redazione Tanto per sorridere Una donna incontra il parroco. - Come sono disperata, padre! Non so come fare! - Cosa le succede, signora? Come mai è così afflitta? - Mi hanno fatto un regalo... - Ma allora dovrebbe essere contenta! Cosa le hanno regalato? - Un pappagallo parlante... - Ma è bellissimo... ne ho uno anch’io! E cosa dice di bello? - è proprio questo il problema: tutte le volte che gli passo vicino dice: “Muori, brutta vecchia!”. - Oh, ma è tremendo! - Sono disperata... non so cosa fare per farlo smettere... - Guardi, se è per questo, ci penso io. Le presto il mio pappagallo, è così buono ed educato... vedrà che in una settimana il suo diventerà bravissimo! La donna prende il pappagallo e se ne va. Dopo una settimana torna, più disperata di prima. - Allora, signora, cosa è successo al suo pappagallo? - Niente... è tutto come prima: ogni volta che gli passo vicino mi dice: “Muori, brutta vecchia!”. - Oh, è incredibile! E il mio che dice? - ASCOLTACI, O SIGNORE... Ora le passerà davanti agli occhi tutta la sua vita. Stia bene attenta, perché ho fatto una gran fatica per preparare questa presentazione al computer. Sudoku per tutti 7 1 9 4 9 3 1 2 4 6 5 5 7 3 8 7 4 2 2 3 8 6 7 7 3 9 4 8 1 6 La soluzione del “Sudoku per tutti” qui sopra pubblicato la trovate a pagina 11. L’altra mattina alle 7.30 hanno suonato alla porta. Con un occhio chiuso e uno aperto sono andato ad aprire. Era mia suocera, mi fa: “Posso restare qui una settimana?”. “Certo, per me anche due” e ho chiuso la porta. RINGRAZIAMENTI - La Redazione di “La Mia Arca” ringrazia una parocchiana che vuole mantenere l’anonimato e la signora Manfredina e il signor Claudio per l’offerta fatta in favore del nostro mensile. La vera pigrizia è alzarsi alle 6 del mattino per avere più tempo a disposizione per non fare niente. Quando avrai ottanta anni, avrai probabilmente imparato tutto della vita. Il problema sarà ricordarlo. QUARESIMA - Ogni settimana, il venerdì, per tutto il periodo della Quareisma ci sarà la Via Crucis in preparazione della Santa Pasqua. “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria”. 12