La mia Arca
La mia Arca
Mensile della parrocchia Beata Vergine Addolorata
N° 5 - Febbraio 2013
Vincent Van Gogh (1853-1890) pittore olandese, che vive la sua breve vita tormentato da enormi angosce ed
ansie esistenziali, al punto di concludere tragicamente la sua vita suicidandosi. (Graziella Naccari a pagina 6)
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Notizie Utili
La mia Arca
Gianna
Beretta Molla
a cura di Annamaria Nardo
Gianna Beretta Molla nasce
il 4 ottobre 1922 a Magenta
(Milano), da Alberto e Maria
De Micheli, nella casa di
campagna dei nonni paterni,
decima di tredici figli.
Entrambi i genitori
sono Terziari francescani.
È battezzata con i nomi
di Giovanna Francesca,
nella Basilica di San Martino
a Magenta.
Nell’aprile 1971 Pietro Molla
scrive il libretto: “Gianna Molla Beretta”, e lo dedica ai suoi
figli, Pierluigi, Laura
e Gianna Emanuela.
Fu beatificata da Giovanni
Paolo II il 24 aprile 1994,
nell’Anno Internazionale
della Famiglia. Aveva 39 anni.
All’interno della nostra chiesa ci
sono delle bellissime vetrate colorate, sono figure di santi molto
importanti. non possiamo non
ricordarli, in ognuno di loro c’è
qualcosa di grande, di inspiegabile. Volevo ricordarne una, in
modo particolare, Gianna Beretta Molla una madre di famiglia.
Il messaggio e la devozione di
una mamma continuano a diffondersi con ritmo crescente,
soprattutto dopo la sua canonizzazione. È un messaggio di gioia
e di amore per il Signore e per il
prossimo, per tutte le cose belle
della vita, per la professione e
per la famiglia, sino al dono totale di sé.
È stata una donna testimone
esemplare del Vangelo come
giovane impegnata, come fidanzata, sposa, madre e medico. È
un messaggio semplice ma fondamentale, universale, di piena e
permanente attualità
Tante sono le spose e le mamme
che vivono o hanno vissuto gli
stessi problemi, le stesse ansie,
le stesse difficoltà.
La sentono vicina in ogni circostanza, si rivolgono a lei per qualunque problema e si sentono
esaudite; mamme e persone che
pregano Gianna di intercedere e
di ottenere dal Signore la grazia
di avere anch’esse la sua stessa
fede e la sua stessa fiducia nella
Provvidenza.
Una Santa, una madre e come
madre intercede su di noi per
mezzo di Lui.
LA MADRE
LA MIA ARCA
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi madre, fino al Signore
Come una volta mi darai la mano.
Mensile della Parrocchia
Beata Vergine Addolorata
Collaborano in redazione:
- Barban Luigino
- Bognolo Roberto
- Naccari Graziella
- Nardo Annamaria
- Rossi Margherita
- Tacchia Gabriella
- Visentin Speranza
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando mi avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Sito web:
- Pilla Ermenegildo
- www.lamiaarca.it
- [email protected]
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido respiro.
Giuseppe Ungaretti
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Ricordi
La mia Arca
Ricordare
Non dimenticare
a cura di Gildo Pilla
A gennaio si è celebrata la giornata della memoria. Nei campi di
concentramento sono morte tante
persone, e chi è sopravvissuto non
è più riuscito a togliersi dalla mente quel terribile ricordo.
Vi racconto due brevi storie successe durante la seconda guerra
mondiale i cui protagonisti sono:
mio zio Mario, fatto prigioniero
dai tedeschi, e mio zio Nino (suo
fratello) “eroe per caso”. Mio zio
Mario è stato fatto prigioniero dai
tedeschi e rinchiuso in un campo di concentramento, ha sempre
cercato di evitare di parlarne, quel
poco che ha detto basta e avanza
per capire quanto deve aver sofferto. Raccontava che per mangiare
aspettavano che i tedeschi buttassero via le bucce delle patate per
andare a raccoglierle e il più delle volte si prendevano un sacco di
legnate dalle donne tedesche, che
pare fossero anche più crudeli degli uomini.
Punizioni atroci: ha passato assieme ai suoi compagni una notte
d’inverno nudi in mezzo al campo
sotto la neve, o schiacciati in sgabuzzini per giorni senza mangiare
e quelli che morivano rimanevano
in piedi assieme ai vivi.
Altra atrocità, che mio zio è riuscito ad evitare grazie ad un allarme aereo; era “il vaccino” per il
trasferimento in un altro campo,
altro non era che un’iniezione di
benzina, eseguita la quale venivano posti aldilà di una tenda, dove
morivano. Finita la guerra è tornato in Italia molto ammalato e tutto
ossa, lo hanno ricoverato in un sanatorio a Trento e per molto tempo è stato convinto che Venezia
fosse stata distrutta e che tutti i
suoi parenti fossero morti, questo
a causa della così detta guerra psi-
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cologica, durante la prigionia gli
avevano fatto vedere giornali nei
quali si vedevano foto con Venezia
distrutta dai bombardamenti alleati e completamente sotto acqua.
Lo so, sono righe dure, pesanti, ma
queste cose vanno ricordate, devono essere divulgate per far capire
che non devono più succedere.
Pensate invece a suo fratello, mio
zio Nino (era in marina), si è opposto a un tedesco che ha sparato e ucciso un ragazzo, per questo
ha dovuto scappare e con un suo
amico si sono diretti verso gli alleati. Di giorno si nascondevano e
di notte si muovevano. Un giorno
giunti a un casolare abbandonato,
sono entrati per nascondersi, si
sono trovati circondati dai soldati tedeschi. Raccontava che il più
vecchio avrà avuto 18 anni. In quel
momento ha pensato che la sua
fuga fosse finita. In realtà anche
i tedeschi stavano scappando, gli
alleati non erano molto distanti,
e con loro sorpresa i soldati tedeschi hanno consegnato le armi e si
sono arresi. Durante la notte sono stati fermati da un gruppo di
partigiani, che volevano fossero
loro consegnati i tedeschi. mio zio
intuendo che li volevano uccidere,
non acconsentì e ordinò ai partigiani di scortare loro e i prigionieri fino agli alleati. è così riuscito
a salvare la vita a quel gruppo di
giovani tedeschi. Al capo dei partigiani disse: “Guarda, voi pensavate di ucciderli, gli americani hanno
dato loro anche le sigarette!”.
Padre Pio
La mia Arca
Padre Pio
Guarita
per-fet-ta-men-te
a cura di Speranza Visentin
Wally Chiavacci
Ė una nostra concittadina,
persona chiave di questo
racconto, mettendone
in relazione il rapporto suo
con questa chiesa
che è stata voluta dalla
Madonna nel lontano 1951.
Quando Wally assistendo
la Santa Massa nel convento
delle suore di clausura
Servi Di Maria,
sentì nel cuore una voce
che la invitava
ad avvicinare
Padre Vincenzo Zanotto,
per promuovere l’iniziativa
di far sorgere una chiesa
dedicata alla Madonna
Addolorata, aiutata con la
preghiera e incoragiata da
Padre Pio, a costruire la:
“chiesetta baracca”
dei Servi di Maria,
che fu costruita nel 1954
Guarita per-fet-ta-men-te
- Inizia un’altro episodio -
Dopo un fatto straordinario, ascoltato e in un certo qual modo assistito, dal nostro scrittore Giovanni
Siena, letto la sua conversione e il
desiderio ardente di stare vicino a
Padre Pio, desidero ora far conoscere la signora: Wally Chiavacci.
Della storia della nostra chiesa ne
è stata data notizia già nei giornalini precedenti quando si parla
del rione nascente, prima nominato, Bissagola poi definito Bissuola.
Infine, quando è stata fabbricata
l’attuale chiesa abbellita con molte
vetrate, una delle quali riproduce
appunto l’immagine di Padre Pio,
che è con la mano rivolta al cielo
e sullo sfondo il suo paese natale,
Pietrelcina.
Ma prima conosciamo la storia di
questa straordinaria persona.
(La storia della signora Wally
è documentata dal giornalino
“L’Incontro” edito a Carpenedo).
Wally nasce a Venezia da genitori greci di religione orto-dossa. La
sua è un’infanzia poco felice, perché
viene allevata dai nonni, molto anziani a dalla mentalità medioevale.
A sedici anni viene operata di appendicectomia in una clinica di
Venezia; durante la degenza avverte un profumo di rose e una voce
che le dice: “Devi farti cattolica”.
In quel momento entra una suora,
che sente il profumo, e le chiede
cosa sia successo poi dice:
“Questa è santa Teresina che
avendo promesso di far cadere
dal cielo una pioggia di rose si è
manifestata così”.
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Wally è subito attratta da questa
fede. Studia di nascosto e a diciassette anni riceve i sacramenti
dal vescovo monsignor Jeremich.
Prende il nome di Maria Teresa.
Quando in famiglia lo sanno, viene
perseguitata. Vogliono che abiuri,
ma lei resiste con ferma convinzione. Così, alla fine, sarà lei a convertire gli altri al cattolicesimo.
Vorrebbe farsi monaca carmelitana, ma si deve accontentare di divenire terziaria.
A ventotto anni sposa Lorenzo
Chiavacci, dal quale ha quattro figli, tre maschi e una femmina. Durante la seconda guerra mondiale,
dopo il bombardamento che incendia la raffineria di Porto Marghera dove lavora il marito, sfida i
fascisti, le SS e i mitragliamenti alleati per cercarlo ed essergli d’aiuto. Nel 1946 il figlio Mauro è colpito dalla poliomielite; Wally sente
parlare di Padre Pio da Pietrelcina
e, spinta dall’amore materno e dalla sua fede, decide di andare da lui.
Mancano però i mezzi di trasporto
adeguati; due anni dopo, superando gravi disagi, parte sola per
San Giovanni Rotondo.
E qui Wally racconta la sua storia.
- Avevo scelto di proposito la data
del 25 gennaio del 1951, conversione di San Paolo, per conoscere
Padre Pio e fare la mia prima confessione da lui. Dopo avermi ascoltata, egli mi disse queste parole
che non potrò mai dimenticare:
“Figliuola preparati a salire il calvario, Gesù lo vuole… preparati a
La mia Arca
Padre Pio
salirlo e salirlo allegramente… Sì,
io ti darò una mano e lo saliremo
insieme perché Dio lo vuole. Oh, il
bel posto che in cielo il Signore ci
ha preparato! Egli ti conceda una
fiumana di grazie”.
Teresa - Wally, piangendo risponde:
“Padre mi aiuterete?”
Il Padre risponde:
“Sì, figlia mia anche dall’aldilà”.
L’ anno seguente, sono tornata da
Padre Pio con mio marito e i miei
figli Paolo e Mauro. In quella occasione Mauro comincia a parlare
e a camminare. Dopo quel viaggio,
sono tornata altre 46 volte da Padre Pio, per intercedere a favore
dei sofferenti e per essere aiutata a
salire quel Calvario che mi è stato
predetto.
Ero rimasta talmente presa dalla personalità del Padre che avrei
voluto vivergli vicino per sempre.
Dopo la prima volta, tornata a
casa, progettavo già un nuovo incontro col Padre, quando un giorno mi incontrai con un religioso.
Mentre si parlava, costui si accorse
che portavo al dito un anello con
la foto di Padre Pio. Nacque allora una discussione tanto animata
che, per mettervi fine, promisi che
a San Giovanni Rotondo la partenza era prossima, non avrei più
messo piede.
Promessa fatta a fior di labbra, ma
comunque fatta.
Alcuni giorni dopo questo incontro, mi ammalai e mi misi a letto.
Febbre e dolori alle spalle, ero preoccupata perché la malattia metteva in pericolo la realizzazione del
mio ritorno a San Giovanni Rotondo. Un giorno soffermandomi
a guardare la fotografia di Padre
Pio, mi parve che i suoi occhi fossero corrucciati e mi dicessero:
“Hai forse dimenticato la promessa fatta al Padre “ics” di non più
venire da me? Ebbene, le promesse vanno mantenute”.
Mi sembrava proprio che il Padre
mi dicesse così. Ne fui sgomenta e
stupita nello stesso tempo, poiché
la promessa era stata dimenticata.
Non ebbi più pace. Piangevo e pregavo, supplicando soprattutto il
Padre di ottenermi con le sue preghiere la guarigione, ma invece di
migliorare peggioravo, sino a far
temere al medico una infiltrazione
polmonare.
I negozzi di piazza Ferretto
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Avevo la pleurite.
Accompagnata dalla moglie del
medico curante, un pomeriggio mi
recavo da questi per una visita di
controllo. Avevo la febbre, dolori
e tosse. L’appuntamento era per le
ore diciannove. Ci si era messe in
cammino con un po’ di anticipo. In
piazza, siamo a Mestre, entrammo
un momento da Mimma (confezioni per bambini) perché la mia amica desiderava comprare dei golfini.
Entrate nel piccolo negozio, vi trovammo solo la signora Mimma che
recava evidenti segni della prossima maternità.
Improvvisamente un vento pieno di odore molto acuto di viole
ci sorprese tutte e tre. L’odore era
tanto forte che la futura mamma
ne provava persino fastidio.
Pareva che esso fosse ventilato da
un asciuga-capelli inesistente. Per
farla breve, la questione golfini dovette essere interrotta perché la
signora Mimma date le sue condizioni, mal sopportava l’odore che
per di più era accompagnato da
strani fenomeni. Uscimmo…
(Continua...)
I pittori dell’Ottocento
La mia Arca
Vincent
van Gogh
La terrazza
del caffè
a cura di Graziella Naccari
Esattamente un anno prima della
nascita di Vincent, era venuto alla
luce un altro bambino, battezzato
con lo stesso nome, morto poco
dopo la nascita. La tragica coincidenza fece sì che il futuro pittore crescesse oppresso da un fatale
senso di colpa, quasi che la sua vita
iniziasse sul sacrificio di una più
preziosa esistenza. Per tutta la vita, in modo struggente e perenne,
ricercherà quell’affetto materno da
cui si sente esiliato a causa del peccato commesso col suo nascere.
Figlio di un pastore protestante e
primo di sei figli, Vincent Van Gogh
nacque il 30 marzo 1853.
A 17 anni si recò all'Aja dove, grazie alla raccomandazione dello zio,
Vincent, cominciò a lavorare come
apprendista per una casa d'arte parigina. Van Gogh poté così apprezzare le opere a sfondo contadino
di Millet e quelle della "scuola di
Barbizon". Nel 1873 Vincent venne trasferito alla filiale di Londra,
mentre Theo, il fratello minore,
nato nel 1857, venne assunto in
quella di Bruxelles; iniziò così tra
i due una intensa corrispondenza.
Vincent non amava il suo lavoro di
mercante d'arte, egli voleva seguire
le orme di suo padre e diventare un
predicatore, così, nel 1876, si licenziò. Si trasferì ad Amsterdam per
preparare l'esame d'ingresso alla
facoltà di Teologia ma ben presto
abbandonò questo progetto per dedicarsi ai poveri; nel 1879, si recò
nel Borinage, regione mineraria del
Belgio, dove i lavoratori vivevano
miseramente, per compiere la sua
opera di apostolato; ma, a causa di
uno zelo eccessivo che rasentava
il fanatismo, l'incarico non gli fu
rinnovato. Fu dopo questa terribile delusione che maturò in Vincent
la scelta definitiva a favore della
professione artistica e fu sempre
in questo periodo che Theo iniziò
a mandare al fratello dei soldi, che
diventeranno la sua unica fonte di
sostentamento.
Van Gogh intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all'Accademia di Belle Arti di Bruxelles.
Nel corso dell'anno incontra Sien
una prostituta, con una figlia di
cinque anni ed incinta di un altro
figlio.
Questa scelta di vita provoca la totale disapprovazione di Theo.
Van Gogh scrive a proposito di Sien,
butterata dal vaiolo, alcolizzata e
probabilmente afflitta da malattie
veneree:“Io e lei siamo due infelici che si tengono compagnia e che
portano insieme un fardello”.
Pur continuando a disegnare, cominciò a dedicarsi intensivamente
alla pittura a olio, rappresentando
con realismo la campagna solitaria
e il lavoro nei campi; fu in questo
periodo che dipinse "i mangiatori
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di patate" considerato il suo capolavoro del periodo olandese. Nel
marzo del 1885 il padre di Vincent
morì improvvisamente e, nonostante i loro rapporti fossero problematici, l'evento lo colpì profondamente.
Dopo la morte del padre, si riavvicina a Theo che raggiunge a Parigi,
dove rimane due anni.
Abita col fratello, si iscrive all’atelier del pittore Cormon e instaura
rapporti con gli altri allievi Lautrec,
Monet, Matisse. Vincent comincia
a dipingere ciò che vede dalla finestra, sogna di fondare un nuovo
gruppo di amici e scrive: “Più colore nei quadri, più entusiasmo nella
vita!”.
Ma la follia minaccia Vincent. Lascia Parigi e si trasferisce ad Arles,
il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a
dipingere i paesaggi in fiore della
Provenza, affitta la casa numero 2
di place Lamartine, la celebre “casa gialla” dove vorrebbe creare un
sodalizio di artisti, realizzando un
Atelier du Midi in cui lavorare tutti
uniti.
Convince Theo ad assicurarsi in
esclusiva le opere di Gauguin, in
cambio di assegni periodici, che
dovrebbero permettere all'amico
di lasciare la Bretagna, dove è pieno di debiti, per Arles. Questi lo
La mia Arca
I pittori dell’Ottocento
corvi sul grano
raggiunge in ottobre e per qualche
tempo Van Gogh si lascia convincere a sperimentare una pittura di
immaginazione fatta sull'eco dei
ricordi e delle impressioni mentali.
È il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue
già accennate violente tensioni con
Gauguin.
I temperamenti dei due artisti e le
loro idee sono troppo differenti, la
vita in comune è piena di scontri
dopo una lite violenta con Gauguin
che ha deciso di andarsene a dormire in albergo, Van Gogh si taglia
il lobo dell'orecchio e va a consegnarlo ad una prostituta che, sia
lui che Gauguin, conoscono bene.
Durante la prima parte dell'anno,
lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte
è completamente calmo e lucido;
altre volte, soffre di allucinazioni e
fissazioni. Non vuole far chiamare
Theo che sa essere ormai prossimo
al matrimonio. Continua sporadicamente a lavorare nella sua “casa gialla”, Vincent era sempre più
preoccupato di pesare sul fratello,
inoltre viene a sapere di una petizione degli abitanti del quartiere di
Placet Lamarine per allontanarlo
e, data anche la frequenza crescente degli attacchi, accetta di entrare
nell'ospedale psichiatrico di Saint
Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-
de-Provence, per essere curato dal
dottor Peyrou.
Per ironia della sorte, mentre lo
stato mentale di salute di Vincent
continua a peggiorare, le sue opere
iniziano a ricevere riconoscimenti
presso la comunità artistica. I suoi
dipinti "Notte stellata sul Rodano"
e "Iris" sono in mostra al Salon des
Indépendants.
Preoccupato dalle notizie che gli
giungono da Saint-Rémy, Theo,
che il 13 gennaio è diventato padre, chiama Vincent a Parigi. Nella
camera da letto i due fratelli piangono di gioia davanti alla culla del
bambino, cui è stato dato il nome
di Vincent.
Sembra cominciare un periodo
più felice; quattro giorni più tardi
Vincent parte per Auvers-sur-Oise
per farsi curare dal dottor Gachet,
esperto in stati depressivi. Lavora
molto e attende la visita di Theo,
che arriva con la famiglia l’8 giugno.
Successivamente Theo, oppresso
da problemi di salute e di lavoro,
decide di rinunciare alle progettate vacanze col fratello. Vincent si
sente abbandonato e il male in lui
riprende il predominio. Esprime la
sua tristezza e la sua estrema solitudine in immense distese di grano sotto dei cieli minacciosi, come
Corvi sul grano, la sua ultima tela.
Il 23 luglio scrive: “ La miseria non
avrà mai fine”.
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Il 27 luglio vaga per i campi con una
rivoltella: per uccidere i corvi, dice.
Invece si spara un colpo che, diretto al cuore, viene deviato dal diaframma. Nascondendo la ferita, ritorna in camera, ma il sangue svela
il dramma. Sopravvive ancora due
giorni, senza perdere conoscenza
e senza lamenti, muore all’una e
mezza di notte del 29 luglio 1890.
Theo era presente alla sua morte.
Il funerale ha luogo il giorno dopo,
e la sua bara è ricoperta di dozzine
di girasoli, i fiori che amava tanto.
Pochi mesi dopo, Theo si ammala e
muore il 25 gennaio 1891. Lascerà
scritto: “ Se penso che lui non c’è
più, provo un infinito dolore”.
I girasoli
Festa della donna
La mia Arca
Festa della donna
a cura di Graziella Naccari
Vi voglio proporre
una poesia bellissima,
una delle più belle
mai scritte dedicata alla donna,
composta da
Madre Teresa di Calcutta.
Forse l’8 marzo sarebbe
bene riflettere su queste parole.
Tieni sempre presente
che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante
non cambia;
la tua forza e la tua convinzione
non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi
tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo
c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo
c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva,
sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano
che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca
il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece
che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare
veloce, cammina.
Quando non potrai camminare,
usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Fatta per resistere
La madre ed il padre stavano vedendo la televisione, quando la
madre disse: ”Io sono stanca ed è
tardi, vado a coricarmi”.
Andò in cucina a fare dei panini per lo spuntino del giorno seguente a scuola, lavò le tazze del
popcorn, rimosse la carne per la
cena del giorno seguente dal congelatore, verificò che le scatole dei
cereali non fossero vuote, riempì
la ciotola dello zucchero, mise ciotole e posate sulla tavola e preparò
la caffettiera per il giorno seguente. Mise dei vestiti nella lavatrice,
cucì un bottone che si era staccato.
Tolse il servizio di piatti dalla tavola, e mise il calendario al giorno
dopo. Innaffiò le piante, raccolse
l’immondizia e stese un asciugamano bagnato. Sbadigliò e si avvio
verso la stanza da letto. Si fermò
nello studio e scrisse una nota per
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l’insegnante del figlio, mise in una
busta i soldi per il pagamento di
una visita medica e raccolse un
quaderno che era caduto sotto la
sedia. Firmò un cartoncino di auguri per un amico, mise il cartoncino e la lista vicino al portafoglio.
A questo punto il padre disse dalla
sala: ”Pensavo che ti fossi andata a
coricare”. Lei rispose: “Sto andando”. Mise l’acqua nella ciotola del
cane e richiamò il gatto in casa. Si
accertò che le porte fossero chiuse. Sbirciò nella stanza di ognuno
dei bambini, spense la luce del
corridoio, appese una camicia,
gettò delle calze nel cesto della
biancheria sporca. Parlò un poco
con il figlio più grande che ancora
stava studiando. Una volta in camera da letto, sistemò la sveglia
per il giorno dopo, preparò i vestiti
per il giorno seguente e sistemò le
scarpe. Dopo si lavò il viso, passò
la crema, spazzolò i denti e si sistemò un’unghia rotta. A questo punto: il padre spense la televisione e
disse: “Io vado a dormire”. E …ci
andò…senza fare null’altro!
A questo punto: avete notato qualcosa di straordinario? Vi siete
accorte come le donne vivono di
più… e sono Meravigliose? Perché
loro sono forti… sono fatte per resistere…
Regala questo messaggio a
tutte le donne fantastiche che
conosci. Lo ameranno.
Regalalo anche agli uomini,
può essere che comprendano
di quanto sia meravigliosa la
donna…
La mia Arca
Cucina
Ricette di cucina
Torta salata a
modo mio
a cura di Gabriella Tacchia
Gnocchi alla veneziana
TORTA SALATA
Macaroni ala venessiana
A MODO MIO
Ingredienti:
Ingredienti:
1 litro di latte
1 confezione di pasta sfoglia surgelata
1 etto e mezzo di burro
1/2 chilogrammo di ricotta vaccina
2 etti di farina
1 chilogrammo di coste o spinaci
4 uova
2 uova
sale
abbondante parmigiano
noce moscata
sale q.b.
In una casseruola si versano il latte, il burro, farina e uova. Bisogna mescolare bene per evitare grumi. Sarebbe molto utile un frullatore ad
immersione. Far bollire il tutto per 10 minuti
a fuoco lento continuando a mescolare. A fine
cottura si avrà un bell’impasto al quale aggiungerete il sale e la noce moscata. Lo verserete su
una superficie fredda e lo livellerete con la lama
di un coltello tenendolo all’altezza di 1 cm circa. Quando sarà raffreddato ricaverete dei dischetti aiutandovi col bordo di un bicchiere.
Disponete tutti i ritagli su una pirofila leggermente unta di burro e su di essi i dischetti. Spolverizzateli con formaggio grattugiato, completate ancora con fiocchetti di burro e ponete la
pirofila in forno a 150° per una mezz’oretta circa.
Lavate accuratamente la verdura prescelta (a meno che non la scegliate surgelata).
Lessatela, scolatela, tagliatela col coltello e mettetela in una ciotola capiente.
Sbattete le uova, aggiungete la ricotta, il sale, il
parmigiano grattugiato e, se ne avete, avanzi di altro formaggio tipo asiago o quello che volete voi.
Amalgamate il tutto con la verdura che era rimasta
in attesa.
Prendete la pasta sfoglia e datele una passatina col
mattarello per renderla un poco più sottile, adagiatela con il suo incarto sulla tortiera prescelta,
accomodatela con cura, bucherellate il fondo, versate il composto che avete preparato in precedenza.
Ripiegate la pasta sfoglia che deborda e coprite
con questa il ripieno.
Nel frattempo avrete acceso il forno a 180°. Inserite la torta e lasciatela cuocere per 50 minuti o fino
a che avrà preso un bel colore dorato.
Questa è la classica torta salata; ma quella che faccio a modo mio ha una variazione e cioè quando il
ripieno è ben sistemato, prima di ripiegare i bordi
prendo un cucchiaio e con questo premo sul composto fino a formare una specie di culla che ospiterà un ulteriore uovo logicamente senza guscio.
Questa manovra la ripeto tutto attorno al perimetro della torta e così diventa una pietanza completa.
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Pensieri in libertà
La mia Arca
Arriva...
la primavera
di Margherita Rossi
Un po’ di primavera
con un pizzico di Vita
e tanti tanti fiori…
anche una tisana
e un bel pensiero.
Siamo ancora in inverno, fa freddo e spesso le giornate sono grigie,
gli alberi sono ancora privi delle
foglie ma sappiamo che si stanno
preparando a lasciar esplodere la
loro bellezza riempiendosi di foglie di tutte le forme e di tutte le
sfumature di verde e così donarci
un po’ di ombra e di refrigerio nelle calde giornate dell’estate. Che
è meno lontana di quanto possa
sembrare. Perlomeno a me succede così e cioè che il tempo vola.
Ritornando all’inverno che ancora
ci “attanaglia” (mentre rileggo e
correggo c’è stata anche una gran
nevicata e il freddo della notte ha
trasformato i marciapiedi in lastre
di ghiaccio) siamo tuttora intabarrati in cappotti, piumini, piumoni,
sciarpe, guanti, cappelli per ripararci dal freddo… eppure, in tutto
questo grigiore c’è un piccolo e coloratissimo annuncio di primavera: le avete viste, sono già dai fioristi, sono delle piantine proprio
piccole e cariche di fiori di tutti i
colori che ci dicono: fra poco è primavera! Sono le primule piccole e
sgargianti che ci riempiono gli occhi con la vivacità dei loro petali.
Per ora possiamo soltanto pregustare l’arrivo della bella stagione
proprio grazie a queste piantine
che sono simbolo dell’infanzia,
annuncio di una nuova stagione,
la più bella. è grazie a questo significato che la primula è stata
scelta per rappresentare la Giornata per la Vita che si è celebrata
in tutta Italia domenica 3 febbra10
io, la si celebra ogni anno e sempre nella prima domenica di febbraio, quest’anno ricorreva la 35a
giornata. In tutte parrocchie avete
visto che c’erano volontari del Movimento per la Vita e del Centro
di Aiuto alla Vita che offrivano
una piantina a quanti lasciavano
un contributo che verrà utilizzato per sostenere quelle mamme e
quei papà che per vari motivi non
possono affrontare da soli l’arrivo
di un figlio. E c’è da essere felici e
orgogliosi del fatto che tanti bambini possono venire al mondo perché tanti uomini e tante donne li
considerano come “figli” e fanno
il possibile perché abbiano tutto il
necessario. La primula simboleggia un po’ tutto questo: nella sua
semplicità è annuncio di primavera, annuncio di una nuova vita, è
la semplice bellezza dell’amore tra
esseri umani che si aiutano gli uni
gli altri semplicemente perché è la
cosa giusta da fare.
Ma lo sapevate che con le primule
si può fare anche una tisana per la
tosse? E in particolare per la tosse grassa? Io non lo sapevo perciò
ora che lo so vi passo la “ricetta”
che ho trovato in internet. So che
non ci sarebbe bisogno di specificarlo poiché sono sicura che sapete benissimo che per preparare
questa tisana è necessario comperare i fiori essiccati in erboristeria
dal momento che non si possono
utilizzare quelli delle piantine che
abbiamo sul balcone. Inoltre, prima di cominciare a far uso della
Pensieri in libertà
La mia Arca
tisana, sarebbe prudente chiedere
al proprio medico se la si può bere
perché si potrebbe essere allergici
o intolleranti ai principi attivi che
contiene, oppure questi potrebbero interferire con i farmaci che si
stanno prendendo. Perciò facciamo attenzione, informiamoci da
chi è competente su tutte le erbe e
piante che desideriamo utilizzare
nelle preparazioni di tisane e decotti. alle volte possono riservarci
delle sorprese, infatti ce ne sono
anche che contengono sostanze
tossiche se non addirittura velenose. Un erborista serio e preparato
ve lo saprà spiegare e saprà consigliarvi bene, comunque una capatina dal proprio medico è sempre
bene farla per essere più sicuri.
E adesso la ricetta: servono 1-1.5
cucchiaino da caffè di fiori di pri-
mula essiccata, 200 ml. di acqua
che si fa bollire e poi si versa bollente sui fiori e si lascia in infusione una decina di minuti in modo
da ottenere una dose efficace di
principi attivi. Se ne beve una tazza, una o due volte al giorno.
Per salutarci concludo con un bel
pensiero di mons. Tonino Bello
vescovo:
“Gli sto a cuore”
Io gli sto a cuore. Giovanni Paolo
II gli sta a cuore. Ma anche Filippo gli sta a cuore. Filippo lo scansano tutti, perché ha l’alito pesante, sembra un cavernicolo, non si
lava mai e passa la vita taciturno,
raccogliendo ferri vecchi. A Dio
sta a cuore.
Madre Teresa di Calcutta, premio
Nobel per la pace, gli sta a cuore. Ma anche Maddalena gli sta
a cuore, lei che di bello ha solo il
nome e gli anni, con quel tanfo
selvatico che si porta appresso, e
con uno sfregio permanente sotto
gli occhi, che la deturpa da quando suo padre la gettò nel fuoco da
bambina.
Gli sta a cuore Nicla, che ha vinto
un concorso da fotomodella e sua
madre la mostra a tutti sulle copertine dei rotocalchi. Ma gli sta a
cuore anche Nella, che ha sposato
un marocchino contro la volontà
dei parenti, è stata messa fuori
di casa, ora ha un bambino e, da
più di un anno, l’interno di un’Alfa
Romeo sgangherata le fa da cucina, da soggiorno, da talamo.
“Non ti dimenticherò mai”. Lui
questa frase la ripete a te, a me, a
tutti, fin da quando siamo concepiti nel grembo materno.
FRASI SULLA PRIMAVERA
tratte da Internet
che altri della stessa specie sono
pronti a prenderne il posto, sbocciando anche negli stessi punti.
Quando cedono al gelo il loro spirito pulsa ancora qualche istante
sotto la coltre.
Giuseppe Acciaro
girotondi attorno al ciliegio, cantando nella loro lingua gioiosa.
Anche una nuvola, che andava diritta e superba verso il mare, a vedere lo spettacolo del grande albero in fiore frenò la sua corsa, fece
una deviazione e passò sul ciliegio
in silenzio, stupefatta di tanta bellezza.
Alla sera le lucciole accesero i
lumi, uscirono dai loro nascondigli in esplorazione, girarono attorno al ciliegio e lo illuminarono
come un albero di Natale. I grilli
e le rane, intanto, facevano festa
cantando e «cri cri» e «gra gra»
tutta la notte.
Mario Lodi
I fiori... I fiori, sono le creature più
dolci che Dio abbia mai fatto e alle
quali si sia dimenticato di infondere un’anima.
H.W. Beecher
.. Là.. ecco la primula, la prima
dell’anno! Un ciuffo di primule
spuntate in quell’angolino riparato, dalle radici muscose di un vecchio salice. Ah, come sono belle!
Tre fiorite appieno e due boccioli
gonfi: come sono felice di essere
passata da qui!
Mary Russell
Dobbiamo considerare le piante,
non semplici macchie di colore,
ma vecchie amiche sulla cui venuta possiamo sempre contare, e
che, tornando di stagione in stagione, riportano con loro i ricordi
piacevoli degli anni passati.
Henry Brigth
I fiori di montagna sono i più ammirevoli: tenaci fino allo sfinimento di fronte alle intemperie, sanno
Cogli sulla tua via i sassi e i fiori
che incontrerai, ma attento a tenerli sempre divisi. I sassi ti aiuteranno a riconoscere il male, e i
fiori il bene. La distinzione delle
cose ti aiuterà a vivere.
Cleonice Parisi
Un fantastico
vestito da sposa
Una mattina il vecchio ciliegio
disse alle foglie: Care figlie, è venuto il tempo di preparare il fantastico vestito della festa ornato
di fiori bianchi.
Le foglie presero a lavorare tutto
il giorno, e intanto guardavano di
qua e di là, sui rami, se spuntavano i fiori.
E i fiori presero a spuntare dappertutto. Alla fine il ciliegio era
vestito come una sposa.
Arrivarono le rondini, fecero tanti
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Relax
La mia Arca
Un momento
di relax
a cura della redazione
Tanto per sorridere
Una donna incontra il parroco.
- Come sono disperata, padre! Non so come fare!
- Cosa le succede, signora? Come mai è così afflitta?
- Mi hanno fatto un regalo...
- Ma allora dovrebbe essere contenta! Cosa le hanno regalato?
- Un pappagallo parlante...
- Ma è bellissimo... ne ho uno anch’io! E cosa dice
di bello?
- è proprio questo il problema: tutte le volte che gli
passo vicino dice: “Muori, brutta vecchia!”.
- Oh, ma è tremendo!
- Sono disperata... non so cosa fare per farlo smettere...
- Guardi, se è per questo, ci penso io. Le presto il
mio pappagallo, è così buono ed educato... vedrà
che in una settimana il suo diventerà bravissimo!
La donna prende il pappagallo e se ne va. Dopo una
settimana torna, più disperata di prima.
- Allora, signora, cosa è successo al suo pappagallo?
- Niente... è tutto come prima: ogni volta che gli
passo vicino mi dice: “Muori, brutta vecchia!”.
- Oh, è incredibile! E il mio che dice?
- ASCOLTACI, O SIGNORE...
Ora le passerà davanti agli occhi tutta la sua vita.
Stia bene attenta, perché ho fatto una gran fatica
per preparare questa presentazione al computer.
Sudoku per tutti
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La soluzione del “Sudoku per tutti” qui sopra
pubblicato la trovate a pagina 11.
L’altra mattina alle 7.30 hanno suonato alla porta.
Con un occhio chiuso e uno aperto sono andato ad
aprire. Era mia suocera, mi fa:
“Posso restare qui una settimana?”.
“Certo, per me anche due” e ho chiuso la porta.
RINGRAZIAMENTI - La Redazione di “La
Mia Arca” ringrazia una parocchiana che vuole mantenere l’anonimato e la signora Manfredina e il signor Claudio per l’offerta fatta in
favore del nostro mensile.
La vera pigrizia è alzarsi alle 6 del mattino per avere
più tempo a disposizione per non fare niente.
Quando avrai ottanta anni, avrai probabilmente imparato tutto della vita. Il problema sarà ricordarlo.
QUARESIMA - Ogni settimana, il venerdì,
per tutto il periodo della Quareisma ci sarà la
Via Crucis in preparazione della Santa Pasqua.
“Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria”.
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LA MIA ARCA - Beata Vergine Addolorata