POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L.
353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1
COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI
E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA
www.cooperazionetrentina.it
carta ecologica
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S ET T EM BRE
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Coperazione Trentina
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NADIA MARTINELLI
PAOLO VENTURI
L’Associazione
Donne compie
10 anni
Serve
un’innovazione
di rottura
Il supermercato del futuro
2015
Twitter
@CooperTrentina
VINO
Premi a grappoli
in Rotaliana > 36
C’È DEL NUOVO
La prima
Coop di badanti > 39
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EDITORIALE
CULTURA COOPERATIVA
03 Cambiare per evolvere
Credito
IN PRIMO PIANO
4-7 Consumo
30
Cambiano le abitudini e le esigenze
dei consumatori. Come adeguarsi per
rispondere in modo efficace mantenendo il
forte legame con il territorio ed evolvendo
il rapporto con i soci? Ecco la risposta da
Expo 2015.
8-11 10 anni di Donne in cooperazione:
Maggiore presenza femminile nella
governance delle cooperative trentine
e nuovi modelli organizzativi sono tra i
risultati raggiunti dall’associazione. E
per festeggiare in programma anche
la partecipazione a un evento a Expo.
Intervista alla presidente Nadia Martinelli.
­­­­Periodico della Federazione
Trentina della Cooperazione
Trento, Via Segantini, 10 - Tel. 0461.898111
www.cooperazionetrentina.it
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Direttore responsabile
Walter Liber
Coordinatrice
Dirce Pradella
Comitato di Redazione
Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo
Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare
Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter
Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella,
Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti.
Hanno collaborato
Michele Dorigatti, Silvia De Vogli, Umberto Folena,
Laura Ruaben.
Progettazione grafica
Cooperativa ARCHIMEDE - www.archimede.nu
Stampa tipografica
Cooperativa NUOVE ARTI GRAFICHE
Abbonamenti
Costo singola copia: € 3
Abbonamento annuale (11 numeri): € 30
Abbonamento semestrale (5 numeri): € 15
NEWSCOOP
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A Schelfi il grazie della Provincia di Trento
We want you
Trentino e America Latina. Dieci giorni di incontri per creare reciprocità
17 Le Casse Rurali all’Accademia di Belle Arti
18 Ecco l’APP per le prepagate
19 A Pergine il direttore è Mauro Carazzai
21 Borse di studio in Valsugana
22 Le Formichine anche a Riva del Garda e Folgaria
23 Mimosa, cooperativa da 35 anni
24 Maso Romani sinonimo di Marzemino
25 Un altro passo in direzione salute
26 Mauro Montibeller: una carriera meritevole di una Stella
27 Gruppo ITAS, acquisti di mezza estate
28 Agraria di Riva in festa
29 Sconto elettrico in Cooperazione
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È nato il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano
L’intervista
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Paolo Venturi: “Serve un’innovazione di rottura”
L’enciclica
34
Le parole di Francesco nella Laudato sì
Segnali di fiducia
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40
Medaglie a grappoli per i vini del giardino vitato d’Europa
Assieme: la prima cooperativa di badanti in Trentino
Etli, undici anni di crescita eccezionale
Buone prassi
41
È nata la Famiglia Cooperativa Vallate Solandre
42 Da Bruxelles ok al Piano di Sviluppo Rurale
43 Greenpeace “promuove” le mele europee
44 Le cooperative alle Feste Vigiliane
Libri
45
Lessico del ben-vivere sociale
OPINIONI
Il punto di vista
46
TINA non ama il voto capitario
Orizzonti
47
L’uomo vale perché lavora
La porta aperta
48
La Grecia è vicina
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43
Promozione 2015
Paga i primi 10 abbonamenti a prezzo pieno
(30 euro, fermo da molti anni) e i restanti solo
la metà.
Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento
n. 26 Registro stampa di data 09.10.1950
La fiducia
dei soci è
il nostro
orgoglio
Giovani in
cerca di
candidati
E' nata la
Fc ‘Vallate
Solandre’
Greenpeace
“promuove”
le mele
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EDITORIALE
Cambiare per evolvere
Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le
hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale.
A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle
spalle o ti fermi e le affronti. Così scriveva Giorgio Faletti, e faccio mie
le sue parole per cominciare questa mia riflessione. E per descrivere il
momento che stiamo vivendo.
Prima del 2008 eravamo tutti convinti che le cose fossero così ben
impostate da avere la forza per proseguire in eterno. Grafici di crescita
sempre verso l’alto, utili delle aziende robusti e noi amministratori
impegnati a rincorrere progetti e obiettivi sempre più ambiziosi. Quello
che è successo dopo lo conosciamo. Mi pare però che non tutti abbiamo
compreso che il cambiamento in atto nell’economia e soprattutto nella
nostra società non riguarda gli altri, ma anche noi stessi.
Era inevitabile che il sistema della cooperazione, in quanto composto
da imprese che si confrontano con il mercato al pari degli altri “pezzi”
dell’economia, non potesse uscire dalla crisi come ci era entrato. A
macchia di leopardo e con diverse sfumature, in molti si sono trovati
alle prese con bilanci meno brillanti che in passato, se non – in alcuni
casi – decisamente asfittici. E, quel che è peggio, con prospettive che dire
incerte è usare un eufemismo.
Non è nostro compito – non certo il mio – dare pagelle sulle capacità
imprenditoriali dei nostri manager e sull’accortezza e “saggezza” dei nostri
amministratori. Ma corre l’obbligo per tutti di guardare avanti, affrontare
la situazione con lucidità e responsabilità, e agire concretamente.
Nessuno si illuda di starne fuori, e nessuno
immagini di fare da solo. Oggi
più che mai serve il sistema,
servono azioni che possano
dare risposte serie e reali
alla situazione di crisi che
ancora questo Trentino
non riesce a scrollarsi di
dosso.
Serve guardare fuori
dalla propria finestra
ed incontrare chi sta
dall’altra parte della
strada. Soprattutto,
serve cambiare.
Il “nuovo mondo”
ci restituisce una
fotografia diversa
dal
passato,
chi si ostina a non guardarla è destinato a restare
semplicemente escluso.
Per non fare troppi giri di parole, mi riferisco, tanto per
fare esempi concreti, ad alcuni progetti in essere nel
credito e nel consumo, settori che più di altri devono
fare i conti con le mutate abitudini e condizioni dei
propri utenti/clienti. Il mondo del credito si trova in
mezzo al guado tra una riforma nazionale richiesta
da organismi internazionali e il mantenimento di
un modello più che centenario, fatto di relazioni,
vicinanza alla comunità e di una rete ultracapillare di
sportelli che vanno ripensati nelle funzioni.
Così anche il sistema del consumo si sta interrogando
– con qualche fatica in più – su come innovare
la propria formula di vendita, a cominciare dalla
riorganizzazione della propria rete di cooperative
e punti vendita. In ballo c’è il futuro di aziende
cooperative, che significano famiglie, persone in carne
e ossa, servizi. C’è il futuro del Trentino. Il “sistema”
ha fatto molte proposte, alcune delle quali sono in
fase di realizzazione, altre sono ancora al palo. Credo
che si possano fare molti ragionamenti sulle ipotesi di
evoluzione delle nostre imprese cooperative, ma non
possiamo permetterci di pensare che l’organizzazione
impostata alla fine dell’Ottocento non possa essere
toccata.
Ritengo invece che alla cooperazione serva una
grande stagione di riforme e di rinnovamento.
Senza rinnegare la propria storia e i valori che ne
costituiscono le fondamenta, dobbiamo impegnarci
tutti a ragionare su come aggiornare il nostro
messaggio, il nostro stare tra la gente, sul territorio. Ho
l’impressione - anzi, la certezza - che non possiamo
più accontentarci della consueta autoreferenzialità,
di una difesa acritica dello “status quo”. Al contrario,
la cooperazione è uno straordinario modo di essere
e uno strumento imprenditoriale che si salva solo
se saprà innovare, reinventarsi, guardare lontano.
Cambiare, perdendo magari qualche certezza, ma
guadagnando in credibilità. Non lo abbiamo scelto
noi questo momento storico. Ma tocca assolutamente
a noi interpretarlo e trarne le conseguenze. Altrimenti
sarà la storia a giudicarci.
[email protected]
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IN PRIMO PIANO
Il supermercato del futuro
Cambiano le abitudini e le esigenze dei consumatori. Come adeguarsi per rispondere in modo
efficace mantenendo il forte legame con il territorio ed evolvendo il rapporto con i soci? Ecco la
risposta da Expo 2015.
di Sara Perugini
Per vedere il servizio
televisivo sul
supermercato del
futuro inquadra con
smartphone abilitato
questo codice.
"Questa giornata ha fatto emergere i risultati
raggiunti, anche qui, dalla cooperazione di consumo
– ha concluso il presidente di Sait Renato Dalpalù.
– Risultati che ci fanno sentire molto orgogliosi. Al
tempo stesso, però, ci ha permesso di fare il punto della
situazione e interrogarci sul nostro futuro. Quello che
è emerso, ancora una volta, è che alla base del nostro
futuro deve esserci l'ascolto dei nostri soci e delle
persone che vivono e lavorano sui nostri territori".
Due, quindi, gli aspetti approfonditi. Da un lato le
nuove esigenze di consumatori e consumatrici, sempre
più attente alla ricerca di prodotti sani, di qualità e
convenienti, e di luoghi accoglienti, più favorevoli
alle relazioni umane. Dall’altro le risposte che oggi è
possibile offrire grazie alle nuove tecnologie.
Prodotti che si raccontano, espositori che non
rimangono mai sforniti e borse della spesa che
arrivano a casa senza alcun peso per il consumatore.
Sono tante le possibilità offerte dalle nuove
tecnologie. Possibilità utili per rispondere alle nuove
esigenze di consumatori e consumatrici: Ma come
sfruttarle senza rischiare di perdere il proprio carattere
distintivo, rinnovando la propria offerta di prodotti
e servizi pur mantenendo saldo il legame con il
territorio? Per fare chiarezza su questi temi, e provare a
immaginare gli scenari che si creeranno in futuro, Sait
in collaborazione con Confcooperative-Federconsumo
ha organizzato un momento di approfondimento
sul tema “Il supermercato del futuro. Quale futuro e
in quale negozio”. Scenario ideale per parlare di cibo
e alimentazione Expo Milano, dove è stato possibile
visitare inoltre il negozio del futuro realizzato da
Coop Italia. "Non potevamo mancare in una realtà
che si confronta su alimentazione, ambiente e pianeta,
perché la cooperazione di consumo da sempre si
occupa di cibo e territorio - ha detto Pierluigi Angeli,
presidente
di
Confcooperative-Federconsumo
aprendo i lavori. - Con questo convegno ci auguriamo
di trovare stimoli utili per offrire nuove risposte ai
nostri soci e alle nostre comunità nei valori della
solidarietà sociale e umana".
Chi si aggira tra gli scaffali?
Protezione e gratificazione. È questo ciò che cerca
il consumatore di oggi secondo Vanni Codeluppi,
professore ordinario di Sociologia dei processi
culturali e comunicativo allo Iulm di Milano e
sociologo dei consumi, che ai cooperatori e alle
cooperatrici trentine a Expo ha fornito il profilo dei
clienti del futuro. “Si tratta di una persona un po'
confusa, contraddittoria, che compra low cost anche
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IN PRIMO PIANO | consumo
per dimostrare la propria capacità di scegliere, che
vuole rispettare l'ambiente ma non sempre è disposto
ad avere comportamenti realmente sostenibili, che
cerca sicurezza, gratificazione e prodotti che lo
facciano fuggire dalla realtà”.
Il mondo sta cambiando, gli equilibri politici e sociali
stanno saltando e il pianeta non sembra più in grado
di sostenere i cambiamenti imposti dall’uomo. Da
qui notizie, spesso fin troppo strillate, di guerre,
catastrofi e tragedie che inducono una sensazione
di vulnerabilità, che condiziona gli stili di vita delle
persone, comprese le loro scelte di acquisto. È questo
il quadro in cui si sviluppa il macrotrend presentato
da Codeluppi, per cui le persone oggi cercano sempre
più forme di protezione, dai sistemi di sorveglianza
alle automobili, ma anche vie di fuga dalla realtà, che
spiega l’aumento di vendite di videogiochi e oggetti
ludici anche tra gli adulti.
Analizzando il comportamento di acquisto del
consumatore di oggi emergono alcuni trend strutturali
particolari, a cominciare da una costante ricerca di
riappacificazione con la natura attraverso stili di
vita più ecocompatibili, pratiche che permettono di
entrare in comunicazione con il proprio sé e prodotti
alimentari salutari (51,9%) più che gustosi (42,4%). Il
servizio, anche i termini di relazione con gli addetti
alle vendite, è importante quanto qualità e prezzo dei
prodotti, soprattutto per le consumatrici che oggi
vivono ritmi diversi dalle donne del passato e cercano
soluzioni in grado di rispondere alle loro nuove
esigenze.
Se da un lato emerge una costante ricerca di
innovazione, si fa spazio anche la voglia di ritorno al
passato, dovuta al progressivo invecchiamento della
popolazione ma non solo. Vengono quindi preferiti
luoghi che ricordano i mercati di una volta, dimensioni
rassicuranti che davano spazio anche alle relazioni.
Da non trascurare anche il fattore economico che da un lato fa registrare,
nel nostro Paese, un calo delle risorse disponibili, con una conseguente
crescita di stili di consumo alternativi al negozio tradizionale, dall’usato alla
sharing economy, e dall’altro, in altri Paesi, fa registrare una crescita della
classe media, con conseguenze in termini di concorrenza e competizione.
A questo si aggiungono, ha spiegato Codeluppi, alcuni trend culturali,
come ad esempio la continua ricerca della personalizzazione per fuggire
dall'omologazione, la voglia di essere coinvolti nel processo produttivo, la
ricerca di legami sociali e la consapevolezza che tutto diventa pubblico,
rendendo sempre più labile il confine con la sfera privata.
Il supermercato 3.0
In che modo è possibile adeguare la propria offerta commerciale alle
nuove richieste di consumatori e consumatrici? A Expo, Coop Italia ha
sperimentato soluzioni e servizi innovativi realizzando quello che è stato
ribattezzato “il supermercato del futuro”. "È un luogo - ha commentato
Gabriele Tubertini, direttore Sistemi informativi e innovazione
tecnologica di Coop Italia – dove la tecnologia è al servizio delle persone
e dei prodotti". La prima cosa che colpisce, entrando, è la sensazione di
apertura, senza scaffali alti che bloccano lo sguardo, ma con strutture
che richiamano in un certo modo le bancarelle dei mercati tradizionali.
Le persone si muovono in reparti organizzati non più per categorie
merceologiche ma per filiera produttiva, in cui si parte dalla materia
prima, ad esempio l'uva, per arrivare fino al prodotto lavorato, il vino.
Ma come è possibile, da un punto di vista logistico, rinunciare a scaffali alti
in grado di contenere molti prodotti? Grazie a un magazzino posizionato
sotto le postazioni di vendita, diminuendo i tempi di rifornimento. E
se un prodotto sta per finire? Nessun problema, la tecnologia avvisa in
tempo in modo che il cliente possa sempre trovare quello che cerca.
Tecnologia sotto gli scaffali, ma anche sopra, dove i consumatori
possono avere informazioni su filiera, impatto ambientale, ingredienti e
caratteristiche nutrizionali di ogni alimento, semplicemente indicandolo
con un dito e leggendo le schede che compaiono nei monitor installati
sopra ogni banco.
Ogni richiesta di informazione viene registrata da un sistema che
permette di sapere quante persone hanno dimostrato interesse per quel
prodotto e in quanti lo hanno poi comprato, fornendo dati importanti
Alcune immagini del
convegno organizzato
da Sait e Federconsumo all’Expo di Milano,
dove i partecipanti
hanno potuto visitare
il supermercato del
futuro.
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IN PRIMO PIANO
per migliorare la propria offerta.
A Expo è quindi possibile
scoprire soluzioni che un giorno
potranno trovare spazio nei nostri
supermercati, ma anche proposte di
pura sperimentazione tecnologica,
come YuMi, un simpatico robot
in grado di interagire con gli esseri
umani e che in futuro potrebbe
affiancare gli addetti alle vendite
occupandosi delle operazioni più
faticose e a basso valore aggiunto,
lasciando loro più tempo per
dedicarsi alle relazioni con la
clientela.
E a spesa finita? L’innovazione
coinvolge anche la consegna.
Chi lo desidera, infatti, può fare
la spesa utilizzando un apposito
carrello, una specie di scatola di
cartone con le ruote, che consente
di spedire i propri acquisti a casa
semplicemente recandosi al banco
spedizioni dopo le casse.
Sono solo alcune delle soluzioni
sperimentate da Coop Italia con
questo progetto. Soluzioni che
non potranno essere tutte replicate al di fuori di Expo, ma che sicuramente potranno essere
di stimolo per quanti cercano delle idee utili a innovare, offrire ai consumatori la possibilità
di scegliere consapevolmente nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, e rafforzare il proprio
legame con il territorio e la comunità locale.
Sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile
I ragionamenti sul supermercato del futuro vanno considerati nel contesto in cui sono
inseriti, che per il movimento cooperativo pone in primissimo rilievo la sicurezza alimentare
e lo sviluppo sostenibile. A questi temi è stato dedicato un convegno internazionale di due
giorni organizzato ad Expo da Confcooperative in collaborazione con Fao, Ica e JA Zenchu,
l’organizzazione cooperativa agroalimentare giapponese. A presentare la buona prassi del
consumo trentino il direttore generale della Federazione Carlo Dellasega, che ha posto
l’accento sul ruolo decisivo delle Famiglie Cooperative per mantenere vitali ed autosufficienti
le comunità, tenendo in vita i servizi locali. “Una ricerca ha stimato – ha spiegato – che per
ogni euro investito a sostegno dell’operatività dei punti vendita che sono unici negozi del
paese che li ospita, il valore del beneficio sociale generato è di 2,9 euro”.
Grande interesse ha suscitato anche l’intervento di Lea Rankinen, vice presidente di SOK
Corporation Finland, l’organizzazione delle cooperative della Finlandia (2 milioni di soci),
che ha presentato le tantissime pratiche innovative introdotte a favore dei soci consumatori,
per l’origine e la tracciabilità dei prodotti, per monitorare le filiere agroalimentari, per le
produzioni sostenibili, per ridurre gli sprechi, per produrre energia dai rifiuti. Come si
è tradotto tutto questo? Con trasparenza e utilizzando le tecnologie digitali. Tutte le
informazioni su prezzi e prodotti sono accessibili in modo trasparente su smartphone,
tablets e sui social media, e ciascun socio ha la possibilità di vedere e salvare i propri dati e il
valore generato dalle sue scelte di acquisto.
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LE COOPERATIVE TRENTINE ALL’EXPO
Sono 5 le realtà agricole della Cooperazione trentina protagoniste all’Expo, insieme alla coop sociale La Coccinella, che organizzerà
laboratori per bambini.
Latte Trento è stata la prima cooperativa ad insediarsi a Piazzetta Trentino, la settimana dal 4 al 10 agosto, presentando un nuovo
e innovativo tipo di gelato che, grazie ad un particolare imballaggio pensato per i mercati stranieri, può essere trasportato senza
refrigerazione. Oltre al successo di pubblico - il gelato è stato offerto ai visitatori, registrando un’ottima accoglienza - Latte Trento ha
raccolto la disponibilità del gruppo italo-cinese First Italy ad esportare il prodotto verso i mercati di Shanghai e Pechino.
Cavit ha due occasioni di visibilità: è presente per tutta la durata della manifestazione all’interno del Padiglione Taste of Italy
organizzato da Vinitaly, e, nella settimana dal 4 al 10 settembre, è protagonista della Piazzetta Trentino, l’area curata dalla Provincia
autonoma. Cavit utilizzerà questa occasione per esporre il progetto Pica, la piattaforma tecnologica in grado di fornire ai viticoltori
importanti informazioni per ottimizzare la gestione dei vitigni in un’ottica di sostenibilità totale, con particolare riferimento al risparmio
idrico.
Anche il Gruppo Mezzacorona è presente in due contesti. Da un lato all'interno delle aree vini (Trentino e Sicilia) del Padiglione
Vinitaly. Dall’altro sarà attivo nella Piazzetta Trentino, per tre mesi con contenuti mediatici e per una settimana dal 16 al 22 ottobre
con un’area espositiva. Mezzacorona punterà sulla tutela del territorio e sulla sostenibilità delle coltivazioni, temi che sente
particolarmente vicini nella sua storia presente e passata.
Melinda sarà protagonista in Piazzetta dal 25 settembre all’1 ottobre, con l’obiettivo di mettere in risalto le sue caratteristiche
distintive: la Dop per tre varietà di mele e la conservazione nelle celle ipogee, unica realtà al mondo ad aver sperimentato con
successo questa modalità.
Dal 28 agosto al 3 settembre Piazzetta Trentino ospita il consorzio Trentingrana, che si presenta al pubblico attraverso filmati
emozionali sulla filiera. Grazie agli schermi sul pavimento, i visitatori hanno infatti la sensazione di passeggiare attraverso i verdi
pascoli trentini, che poi diventeranno latte ed infine formaggio. Astro è protagonista dal 2 all’8 ottobre, con acquari con trote,
salmerini e altre varietà di pesce. Astro presenterà anche l’ottenimento dell’Igp per trota e salmerino, prima in Italia e seconda in
Europa.L’Expo sarà un’occasione di visibilità e promozione anche per la cooperativa sociale La Coccinella di Cles, che in ottobre
proporrà laboratori per bambini presso la Cascina Triulza. Il tema dei laboratori si intreccerà con elementi come l’acqua, il cibo sano e
la sostenibilità ambientale, in accordo con il titolo della manifestazione.
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IN PRIMO PIANO | consumo
“La vostra fiducia è il nostro orgoglio”
La Famiglia Cooperativa Terme di Comano si è interrogata sulla propria funzione
al servizio della comunità ed è emerso un dato interessante: soci e clienti la scelgono
per il carattere cooperativo del servizio che offre, elemento chiave su cui si basa la sua
reputazione di impresa al servizio della comunità.
“Valori e relazioni sono il nostro punto di forza.
Chi sceglie di venire da noi a fare la spesa lo fa
attirato principalmente dal nostro modo di offrire
il servizio. È uno dei dati principali emersi da
questa analisi e ci riempie di orgoglio” commenta
Sandro Bella, presidente della Famiglia Cooperativa
Terme di Comano, che di recente ha elaborato, in
collaborazione con l’ufficio Osservatorio, Ricerche
e Sviluppo intercooperativo della Federazione, un
nuovo piano di azione comunitario, frutto di una
diagnosi approfondita dell’attuale situazione e della
conseguente elaborazione delle linee di intervento
da seguire per rafforzare la cooperativa sul piano
socioeconomico. “Volevamo capire – aggiunge il
direttore Fabio Armanini – come ci vedono soci e
clienti, se la strada che stiamo percorrendo è in linea
con le loro esigenze e se sono necessarie modifiche
nel nostro modo di operare. È stato bello constatare
che non veniamo percepiti solo come un negozio di
alimentari, ma viene riconosciuta la nostra mission
sociale”.
Dei sette punti vendita della Famiglia Cooperativa,
quattro sono l’unico negozio del paese e in alcuni
casi l’unica realtà commerciale. “Si tratta di un
servizio importante per le nostre comunità – spiega
il presidente – ed è nostra intenzione continuare a
operare tenendo sempre presente le reali necessità
di chi vive nei nostri paesi. Ad esempio, abbiamo
deciso di creare uno spazio attrezzato in alcuni di
questi negozi, con l’intenzione di costruire un luogo
famigliare e un momento di socializzazione per le
persone che vengono da noi”.
Ma ci sono anche altre novità in programma. Una
maggiore flessibilità di orario, più spazio ai prodotti
locali e un maggior assortimento di prodotti
biologici sono tra le soluzioni individuate per andare
incontro ai nuovi bisogni raccolti con l’operazione
ascolto che ha coinvolto circa 600 famiglie di soci e
clienti e che ha permesso di elaborare un rapporto con i punti di forza e
le criticità e un conseguente piano di relazione e comunicazione.
Per trasferire in modo ancora più efficace i risultati dello studio svolto
e tradurli in indicazioni concrete utili al lavoro di amministrazione,
direzione e operativo, per la prima volta è stata proposta quella che
è stata ribattezzata “la giornata delle soluzioni”, un workshop che ha
riunito amministratori e collaboratori facendoli lavorare in gruppi su
temi chiave. Le domande su cui si sono confrontati i gruppi di lavoro
erano centrate sull’interpretazione dei risultati emersi in modo da
trovare risposte condivise e originali alle esigenze di soci e clienti. Dal
lavoro di uno dei gruppi è emerso anche il motto “la vostra fiducia
è il nostro orgoglio”, che sintetizza la reazione di quanti lavorano in
cooperativa ai risultati raccolti con i questionari.
“Oggi – dice Cesare Dossi, responsabile della ricerca – la sfida è quella di
far capire alla comunità che un certo criterio di convenienza costa caro
al tessuto sociale e quindi è strategico far meglio comprendere il valore
sociale di acquistare in Famiglia Cooperativa”.
Il confronto così avviato ha permesso di coinvolgere attivamente tutte
le persone che lavorano in cooperativa, permettendo loro di conoscere
e capire le criticità esistenti e facendole diventare artefici delle soluzioni
possibili. Lavorando con questo metodo cooperativo, infatti, i gruppi
di lavoro hanno potuto proporre soluzioni concrete, condividere
la mission e contribuire alla definizione della vision della propria
cooperativa.
3’10’’
La “giornata delle soluzioni” della Famiglia Cooperativa Terme di Comano
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IN PRIMO PIANO
La donne, anima (nascosta?)
della Cooperazione
Per la nuova presidente dell’Associazione Donne in Cooperazione serve ripartire dalle donne.
“Fare rete – dice Nadia Martinelli – è molto più che lavorare insieme.
Diventa anche sapersi ascoltare uno con l’altro, anche lasciare spazio a esperienze diversificate”.
di Franco de Battaglia
Nadia Martinelli presiede l’Associazione Donne in
Cooperazione.
della Famiglia Cooperativa di Centa ha incentivato
verso una piena autonomia personale e culturale.
Da 37 anni lavora con soddisfazione in Cassa
Rurale di Caldonazzo, ma è anche socia attiva della
sezione Sat di Centa (e in questo ruolo in tanti
l’hanno incontrata, in rifugi e congressi) fa parte di
associazioni di teatro e scrittura creativa (“Cenacolo
Valsugana”, “Sillabaria”…) ed è, quasi a coronamento
del tutto, una profonda conoscitrice di Marco Pola, il
più grande dei poeti trentini in dialetto e in lingua cui,
dopo studi in Sociologia e Lettere, ha dedicato la tesi
di laurea. Chi conosce e ama Pola sa che la sua poesia
non è solo lirica, ma affronta la verità segreta dei
paesi, la condizione di donne spesso messe al margine
da pregiudizi e abbandoni, la bellezza dei boschi, la
speranza dei bambini, ma anche i vertiginosi abissi
del destino umano.“Ripartire dalla donna”, significa
quindi ripartire da tutti questi fermenti vitali per
comporli in comunità, nella solidarietà.
“Donne in Cooperazione” sta su questa frontiera.
I propositi dell’associazione sono di radicare un
maggior numero di donne nei luoghi decisionali della
Cooperazione e di aumentarne la preparazione con
adeguati percorsi formativi. Ma l’impegno va oltre.
Non si tratta di occupare caselle di potere, ma di
riscoprire (e don Guetti lo sapeva bene se nei momenti
d’incertezza si rivolgeva alla sua mamma, o alle mogli
dei suoi “commontanari”…) quanto proprio le donne
siano l’anima della cooperazione. È la donna, infatti,
che decide se fare la spesa in cooperativa o al centro
commerciale, è la donna che valuta, e spesso “sente”, se
la cassa rurale merita fiducia o è in mano a persone che
la usano per i loro interessi, non per il bene comune. È
la donna che ha tenuto vivi i paesi trentini nei lunghi
anni in cui gli uomini partivano emigrati, ed è la
“Ripartire dalle donne”. Anche la
Cooperazione, che è tanta parte
dell’economia e del costume
culturale trentino, punta su un
maggior protagonismo della
donna. Non lo fa perché “generi”
e “quote” siano diventate tanto
“politicamente corrette” da non
poterne prescindere, ma perché
di fronte ai mutamenti di tutta
la società, ed alle difficoltà stesse
che alcuni settori cooperativi
incontrano – assediati da
monopoli sempre più forti, o
demotivati da una certa stanchezza
sociale – occorre una “marcia
in più” verso le nuove sfide. E
questo “valore aggiunto” sta
proprio nella completezza della
visione femminile e nell’energia
vitale che le donne sono capaci di
trasmettere.
“Ripartire dalle donne”, è anche il
senso di un colloquio con Nadia
Martinelli, nuova presidente
dell’Associazione “Donne in
Cooperazione”, dopo esserne
stata consigliere e vicepresidente
nell’ultimo
triennio.
Nadia
Martinelli, peraltro, è forse
più conosciuta “fuori” dalla
Cooperazione che dentro. Viene
da una famiglia di tre sorelle che
il padre, Gioacchino, direttore
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IN PRIMO PIANO | donne
donna che decide se sentirsi “socia” di un progetto di
lavoro e solidarietà, o “cliente” di una bottega.
"Sì – riflette Nadia Martinelli – sono le donne l’anima
della Cooperazione. Anche se spesso si tratta ancora
di un’anima nascosta”!
Non sono peraltro i numeri (o le caselle da riempire,
anche se l’ultima assemblea ha rafforzato la presenza di
donne nel Cda della Federazione e gli “Stati Generali
delle Donne” hanno lasciato un’impronta forte) ciò di
cui le Donne in Cooperazione vanno in cerca. Si tratta
piuttosto di far capire che le donne “non vogliono
fare battaglie”, ma vogliono tenere alta l’idea che “noi
tutti, uomini e donne, possiamo lavorare insieme”, e
che è interesse di tutti, degli uomini innanzitutto,
che questo “lavorare insieme”, componga e rafforzi
le diversità e le sensibilità, costruendo momenti non
solo di lavoro, ma di famiglia, di equilibrio di affetti
e capacità di relazionarsi. Che senso ha costruire
cooperative se poi i figli si disperdono?
“In casa, con la mamma, eravamo tre sorelle, ma è
stato il papà a introdurmi nella Cooperazione –
ricorda Nadia –. Fin da piccola mi portava a lavorare
con lui quando la cooperativa era chiusa, a metter
ordine, a riempire gli scaffali. Preparavamo le balle di
cartone degli scatoloni che poi veniva ‘el Zuza’, così lo
chiamavamo, di Vigolo a ritirare. Quando scendevo
a scuola a Trento mi dava sempre qualcosa per la
Federazione: ‘Pòrteghe le carte… dàghe sti registri’.
È lui che mi ha trasmesso l'importanza della
collaborazione, il valore del lavoro cooperativo, anche
gratuito.
Poi ho fatto il concorso per la Cassa Rurale e lì è
iniziata un’affascinante esperienza. Forse è da questi
‘pezzi’ della mia vita che è scaturita la visione che il
ruolo della donna in Cooperazione sia soprattutto
quello di ‘fare rete’, di comporre le urgenze, le diversità,
le occasioni”. “Di qui – spiega Nadia – nasce anche la
mission di Donne in Cooperazione, che è sì sostenere
le donne, ma anche migliorare la loro formazione, per
affrontare le sfide con competenza, professionalità
e quindi responsibiltà. In questa prospettiva sono
stati organizzati corsi di leadership al femminile,
mentre durante l'anno si tengono riunioni con tutte
le nuove amministratrici”. Ma l’obiettivo non è solo
quello di saper tenere i conti, ma di “fare rete”, di
coinvolgere, attorno alle cooperative, i giovani che
non hanno vissuto gli anni difficili e non hanno ancora
sperimentato cosa significhi trovarsi in mani altrui.
Questo “fare rete” non può però essere solo uno schema
formale. Ci sta dentro anche una riflessione sulle
scelte della Cooperazione. “Dobbiamo impegnarci
molto di più sul territorio, oltre che sui principi, su
come valorizzare il lavoro locale. Anche il mondo del
credito ha bisogno di un approfondimento: come
mettere insieme immense realtà finanziarie globali
con la necessità insopprimibile di tutelare i piccoli
risparmi?”.
“Fare rete – precisa Nadia Martinelli – è molto più
che lavorare insieme. Diventa anche sapersi ascoltare
uno con l’altro, anche lasciare spazio a esperienze
diversificate. In quest'ottica anche il progetto di
ristrutturazione del credito cooperativo andrà valutato
con la massima attenzione e soprattto considerando il
contributo di tutti. È necessario un approfondimento
e noi donne siamo pronte ad operarlo, collaborando
con la Federazione. Possiamo costruire insieme questi
progetti, le donne hanno il polso della situazione delle
condizioni mutate, familiari e sociali, sono in grado
di operare una ricognizione sul territorio. In questa
fase il primo obiettivo è creare un clima di confronto,
superare eventuali tentazioni alla contrapposizione.
“Donne in Cooperazione” non è, infatti, un orticello
concesso alle donne perché si sentano realizzate, ma
una parte viva, strategica del movimento cooperativo.
La Federazione ci ha aiutato a crescere. E dobbiamo
anche ringraziare tanto Simonetta Fedrizzi per il
suo contributo. Sappiamo di avere il sostegno della
Federazione, ma sappiamo anche di avere la possibilità
di offrire a tutta la Cooperazione uno ‘sportello’ di
imprenditoria femminile, una capacità di ricognizione
sul territorio e una lealtà piena nel collaborare
insieme”. Così rafforzeremo insieme la Cooperazione
nel Trentino.
6’20’’
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IN PRIMO PIANO
10 anni di Donne in cooperazione
Maggiore presenza femminile nella governance delle cooperative trentine e nuovi modelli
organizzativi sono tra i risultati raggiunti dall’associazione Donne in cooperazione nei primi 10
anni di attività. E per festeggiare in programma anche la partecipazione a un evento a Expo.
di Sara Perugini
L’assemblea costituente dell’associazione
Donne in cooperazione
La prima presidente dell’associazione Sandra Dodi
Da sinistra Barbara Grassi, presidente dal 2008 al
2014, e Nadia Martinelli, attuale presidente
ampia partecipazione delle donne negli organismi
istituzionali e dirigenziali della cooperazione trentina.
Il 21% delle persone alla guida
delle cooperative trentine è donna.
Una percentuale che ancora non
permette di parlare di una reale
equa rappresentanza di genere, ma
che comunque mostra un trend
positivo in rapida crescita. Basti
pensare che la prima indagine
condotta nel 2006 dall’allora
neonata associazione Donne in
cooperazione evidenziava la quasi
totale mancanza della componente
femminile nei ruoli direttivi delle
cooperative (1%) e la bassissima
rappresentanza sia nei consigli
di amministrazione (12%) che
nella carica di presidente (8%).
Da allora di strada ne è stata fatta,
tanto che oggi le donne presidente,
ad esempio, rappresentano il 17%,
mentre le direttrici hanno superato
il 7%.
Risultati significativi raggiunti
anche grazie al lavoro svolto
dalle Donne in cooperazione
che quest’anno festeggiano il
decimo anniversario. Era infatti
il 2005 quando un gruppo di
cooperatrici, provenienti da
diversi settori e con diversi ruoli,
ha dato vita, in collaborazione
con la Federazione Trentina della
Cooperazione, a un’associazione
che favorisse la valorizzazione
della figura femminile all’interno
del movimento cooperativo
trentino e promuovesse una più
Verso un’equa rappresentanza
di genere
In questi dieci anni l’associazione si è impegnata in
diversi progetti e attività volti a favorire una maggiore
presenza femminile alla guida delle cooperative,
aprendo un proficuo dialogo con gli organismi
cooperativi, che ha portato, tra l’altro, all’inserimento
della tematica della rappresentanza e della formazione
in ottica di genere nel patto di sistema, il documento
sottoscritto nel 2011 contenente le linee guida che
devono ispirare le motivazioni e i comportamenti di
cooperative e soci.
La collaborazione tra le Donne in cooperazione e
sistema cooperativo si è concretizzato inoltre nel
progetto “PartecipAzione: per una governance
paritaria e democratica”, che ha analizzato gli ostacoli
che le donne incontrano nel raggiungere posizioni
di vertice e individuato strumenti per superarli,
raccogliendoli in un cd-rom utile a tutte le imprese
interessate ad attuare interventi mirati alla riduzione
del divario di genere al proprio interno.
Le buone prassi cooperative
Presenza femminile e benessere organizzativo
sono aspetti strettamente connessi ed è per questo
che un’organizzazione del lavoro che tiene conto
delle esigenze di collaboratori e collaboratrici è
fondamentale anche per garantire buoni risultati
aziendali. Per questo nel 2009 le Donne in
cooperazione hanno realizzato il progetto “PARI
- Politiche di Armonizzazione Responsabile dei
tempi di vita e lavoro nelle Imprese cooperative” per
raccogliere le azioni già intraprese, valorizzandole
attraverso la raccolta e la diffusione delle buone
pratiche.
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L'obiettivo è quello di diffondere la cultura della
conciliazione e di sostenere chi si impegna per il
benessere organizzativo, offrendo un supporto
concreto per individuare gli strumenti adeguati.
E oggi, a circa sei anni di distanza, l’associazione
Donne in cooperazione ha dato il via a un nuovo
monitoraggio nell’ambito del progetto “Modelli
di conciliazione dei tempi di vita e lavoro nella
Cooperazione Trentina”, realizzato con il sostegno
della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione
con la cooperativa Computer Learning, il Centro
Studi Interdisciplinare di Genere e la Federazione.
“Sulla base dei dati raccolti - spiega la coordinatrice
del progetto Simonetta Fedrizzi - potremo capire le
ricadute positive registrate nel corso degli ultimi anni
dalle cooperative e se hanno progetti in cantieri per
il futuro, anche in collaborazione con altre realtà del
territorio”.
Costruire una società che rispetta
le differenze
Accanto ai tanti progetti di promozione e
sensibilizzazione, le Donne in cooperazione
hanno, fin dalla loro costituzione, proposto alle
cooperatrici trentine momenti di formazione, dai
percorsi di valorizzazione professionale ai corsi su
come presentare la propria candidatura in maniera
efficace, collaborando con Formazione Lavoro alla
realizzazione di moduli formativi specifici. Inoltre
sono stati realizzati interventi formativi nelle scuole
medie e superiori per offrire alle giovani generazioni
degli elementi utili a leggere la realtà in cui vivono con
sensibilità e attenzione alle differenze.
Consapevoli che una mentalità aperta alla pluralità
nasce anche da un linguaggio che include le differenze,
l’associazione ha dato il via al progetto “Generi
di comunicazione”, per approfondire il tema della
comunicazione in ottica di genere, individuando la
comunicazione come fattore di cambiamento nella
gestione delle relazioni tra donne e uomini all’interno
delle organizzazioni e all’esterno. Il lungo percorso
affrontato, che ha coinvolto diverse cooperative
trentine, ha già prodotto alcuni interessanti risultati. È
il caso, ad esempio, del nuovo statuto della Fondazione
Cassa Rurale di Trento, recentemente modificato, per il
quale è stato utilizzato un linguaggio che tiene conto
della pluralità delle persone a cui si rivolge.
Se per fare emergere la componente femminile
attiva nel sistema cooperativo si sta lavorando su
linguaggio e strumenti organizzativi, per dare un
giusto riconoscimento a tutte le donne che hanno
contribuito negli anni alla crescita della cooperazione
in Trentino è stato realizzato, in collaborazione con il Centro sulla Storia
dell’economia Cooperativa (CeSC) - Fondazione Museo Storico del
Trentino, il progetto “Storie di genere”, da cui è nata una mostra, che
ha girato tutto il Trentino, una pubblicazione scientifica e un videodocumentario.
Il lavoro svolto dall’associazione Donne in cooperazione durante questi
dieci anni è stato reso più forte ed efficace dalla rete di collaborazione
costituita con diverse realtà attive, a livello locale e nazionale, per la
realizzazione di una vera equità di genere e per la diffusione di una cultura
attenta alle differenze, sia in ambito cooperativo che non, come, ad
esempio, l’adesione agli organismi di Confcooperative, la collaborazione
con Confcooperative Bolzano per la realizzazione di uno studio per
l’applicabilità di strategie organizzative che facilitino conciliazione
e sostenibilità in un periodo di crisi, il partenariato con l’Università
degli studi di Trento, la sinergia con la Società italiana delle letterata,
la partecipazione al Consiglio delle donne del Comune di Trento, la
collaborazione con la Commissione per le Pari Opportunità e tante
altre ancora. Grazie a queste collaborazioni è stato possibile raggiungere
importanti risultati e aderire a progetti come, ad esempio, “Democrazia
paritaria”, un percorso di sostegno alle proposte di modifica delle leggi
elettorali regionali e provinciali e di sostegno alle candidature femminili.
In ambito locale, l'Associazione ha contribuito alla promozione di “La
violenza non è un destino”, il primo fondo privato in Trentino per sostenere
le donne vittime di violenza nel momento di maggiore emergenza, gestito
dalla cooperativa sociale Punto d’approdo e dalla Fondazione Famiglia
Materna, e sostenuto dalla Federazione e da tutte le Casse Rurali trentine.
Premio, eventi e una nuova ricerca per
festeggiare
Per celebrare l’impegno di questi dieci anni, i progetti conclusi e i
risultati raggiunti, le Donne in cooperazione hanno programmato
diverse attività. “In questi 10 anni la nostra associazione è cresciuta –
commenta la presidente Nadia Martinelli – e oggi può contare su una
base sociale costituita da 253 persone, di cui 25 uomini. Ci è sembrato
quindi coerente iniziare l’anno con un momento di riflessione sui temi
della pluralità, della capacità di governance delle donne e del passaggio
intergenerazionale. Abbiamo scelto di farlo attraverso le preziose
testimonianze di cooperatrici e cooperatori, raccolte nel docufilm
‘Passaggi’ realizzato dalla regista Ania Tonelli”.
Nei prossimi mesi l’associazione sarà tra le protagoniste della Conferenza
mondiale delle donne organizzata a Expo per presentare le buone prassi
più significative realizzate per la diffusione di un linguaggio attento alle
differenze di genere.
“A livello locale, invece, - anticipa Martinelli – lanceremo un bando per
premiare una tesi di laurea con una borsa di studio del valore di 1.500
euro. Inoltre, abbiamo in programma un fitto calendario di incontri
su tutto il territorio provinciale per confrontarci con quanti e quante
sono interessate alle tematiche che affrontiamo, per concludere l’anno
con un evento durante il quale presenteremo, tra l’altro, i risultati del
monitoraggio avviato sulle pratiche di conciliazione nelle cooperative
trentine”.
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CONVENZIONI
SU MISURA PER
LE COOPERATIVE
Ecco i vantaggi che la Centrale Acquisti
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NEWSCOOP
A DIEGO SCHELFI IL GRAZIE
DELLA PROVINCIA DI TRENTO
Un incontro significativo quello tra la
Giunta Provinciale di Trento e Diego
Schelfi. "La Cooperazione Trentina ha detto il governatore Ugo Rossi in
apertura del suo intervento - è stata,
storicamente, ed è tutt'ora, una leva
imprescindibile per lo sviluppo del
Trentino, e così continuerà ad essere in
futuro. Siamo grati a Diego Schelfi per
il suo impegno, per gli stimoli e anche
per le discussioni che abbiamo avuto
perché ci hanno aiutato a crescere,
insieme".
Da parte sua, Schelfi, ha ringraziato
la Provincia Autonoma di Trento per
la collaborazione sviluppata in questi
dodici anni che hanno caratterizzato
il suo periodo di presidenza dell’ente
di via Segantini. "Dodici anni che
lasciano in me – ha aggiunto – un
segno indelebile. È indispensabile che,
la Provincia Autonoma di Trento, e il
movimento cooperativo traghettino il
Trentino verso il futuro. Per farlo serve
una coesione di vedute e di pensiero,
e questo sforzo non può che passare
per la cultura e l'educazione. Qualcosa
in questi anni abbiamo costruito. Ci
sono stati anche momenti difficili, ma
sempre nella consapevolezza che,
il sistema Trentino, ha la forza e la
determinazione per trovare la sua
strada".
Infine Schelfi ha rivolto un "grazie" e
un sincero "in bocca al lupo" a Giorgio
Fracalossi che, il 12 giugno scorso, ha
raccolto il suo testimone. Un augurio
condiviso dall’intera Giunta provinciale.
"Ti salutiamo – ha concluso il
presidente della Provincia, Ugo Rossi sapendo che continuerai a dedicarti al
Trentino anche ora".
A Schelfi è stato consegnato un
omaggio, particolarmente apprezzato,
che ritrae i simboli del Trentino: le
montagne e l'Aquila di San Venceslao.
Diego Schelfi ritira il riconoscimento dal presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi e una foto di gruppo della cerimonia.
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seminari in movimento
2015 #ecofood Nutrizione consapevole, produzione sostenibile e consumo etico
2014 Crisi economica e imprese di successo. Idee per farcela!
2013 La microfinanza: una strada solidale per lo sviluppo
WE WANT YOU
Elena Cetto è presidente dell’Associazione Giovani
Cooperatori trentini.
SAVE THE DATE
L’assemblea dell’Associazione Giovani
Cooperatori è fissata per venerdì 25
settembre ad ore 18.30 presso la sede di
The Hub inaugurata da pochi mesi a Trento.
L’Associazione Giovani Cooperatori ha lanciato una
importante campagna di sensibilizzazione e di stimolo
per raccogliere adesioni tra i giovani soci e socie delle
cooperative trentine, in vista dell’assemblea autunnale che
vedrà il rinnovo di tutte le cariche direttive. “L’obiettivo –
spiega la presidente Elena Cetto – è quello di valorizzare i
giovani impegnati e presenti nel nostro movimento, che sono
tanti. Per questo chiediamo aiuto anche agli amministratori,
affinché si ingegnino a riconoscere le ragazze e i ragazzi
disponibili e con voglia di fare, per accompagnarli in questo
percorso di responsabilizzazione e impegno, ma anche di
relazioni, divertimento, entusiasmo ed energia”.
Ed in effetti i progetti portati avanti in questi anni
dall’Associazione sono molti e spaziano sia a livello di
contenuto che di approccio “per cercare di andare incontro e
captare i gusti e gli interessi del maggior numero possibile
di soci” spiega la presidente. Un impegno particolare è
riposto nella costruzione di reti, sia interne che esterne al
movimento cooperativo trentino. “Abbiamo organizzato
incontri con le associazione di giovani soci delle Casse
Rurali e altre associazioni giovanili del territorio, presieduto
il Piano d’Ambito Economico e avviato partnership a livello
nazionale ed europeo”, aggiunge la coordinatrice Simonetta
Fedrizzi. Cruciale è stato il ruolo dell’Associazione trentina
nell’organizzazione delle giornate del Forum nazionale dei
Giovani soci del credito cooperativo, che ha avuto come tema
di discussione #cisiamoEuropa. Oltre 250 i partecipanti per 3
giorni di programma.
L’Associazione ha poi un delegato che partecipa sia alla
consulta sia al comitato di coordinamento dei Giovani
imprenditori cooperativi di Confcooperative, una rete che ha
contatti anche a livello europeo, attraverso gruppi di lavoro
tematici. Tutte iniziative che animano confronto e dibattito per
trasformarli in progettualità.
Molta attenzione è stata rivolta anche agli aspetti formativi,
con l’organizzazione dei percorsi per gli aspiranti giovani
amministratori (visto l’elevato numero di richieste nel 2014
sono stati attivati addirittura due corsi,
con la collaborazione di Formazione
Lavoro), dei seminari in movimento
(il prossimo, il 23-24-25 ottobre con
il tema "#ECOFOOD - Nutrizione
consapevole. Produzione sostenibile
e consumo etico", iscrizioni aperte), il
percorso sulla legalità (con vari format,
dallo spettacolo Mafie in pentola, alla
presentazione del libro/dibattito con
Nando Dalla Chiesa, fino ai percorsi di
volontariato presso le terre sottratte
alla mafia). L’Associazione ha inoltre
aderito a Libera – Associazioni, nomi
e numeri contro le mafie attraverso la
partecipazione di una componente del
direttivo al coordinamento provinciale
di Libera Trentino.
Il consiglio della presidente Cetto a chi
deciderà di mettersi in gioco? “Avere
una grande motivazione personale,
impegnarsi con serietà, curare molto
le relazioni con gli interlocutori e
trovare il modo di farlo divertendosi. La
sfida dei prossimi anni continuerà ad
essere la partecipazione”. Anche per
questo, il focus su cui il Piano d’ambito
economico ha deciso di confrontarsi
in autunno, è proprio quello della
partecipazione, poiché il suo calo è un
problema comune e sentito in tutte le
categorie e in tutti i settori, dalla politica
all’economia. E la diversificazione degli
stimoli, dei format e degli argomenti
proposti dall’Associazione Giovani
Cooperatori va in questa direzione.
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Alla luce dei primi cinque anni di lavoro, la Summer School “Comunità e Sviluppo
Locale” può vantare la crescita di una rete di oltre 180 persone che agiscono nei
propri territori quali amministratori, funzionari, decisori e che mantengono viva la
capacità di scambiarsi informazioni e di contaminarsi.
Trentino e America Latina.
Dieci giorni di incontri
per creare reciprocità
Sviluppare conoscenze e competenze per creare alleanze fondate su politiche
integrate, che sappiano cioè valorizzare le risorse umane, ambientali e istituzionali
proprie di ciascun contesto locale. Con questo obiettivo trenta rappresentanti di
organizzazioni e istituzioni latinoamericane legate al mondo dello sviluppo locale,
provenienti da Messico, Colombia, Costa Rica, Cuba, El Salvador, Argentina, Perù
e Nicaragua, hanno frequentato la sesta edizione della Summer School “Comunità
e sviluppo locale: costruire strategie di cambiamento per il territorio", promossa
da Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, centro OECD-LEED di
Trento, Federazione Trentina della Cooperazione e Università EAFIT di Medellìn.
Numerose le visite e gli appuntamenti che hanno impegnato i partecipanti
durante i dieci giorni trascorsi in Trentino, nel corso dei quali hanno avuto modo
di conoscere da vicino anche la Cooperazione Trentina, grazie anche all’incontro
con Giorgio Fracalossi, Carlo Dellasega e Paolo Tonelli e l’incontro con i
rappresentanti di Agraria di Riva del Garda, Arco Pegaso, Arcobaleno, Cassa
Rurale Alto Garda, Coop Consumatori Alto Garda, Famiglia Cooperativa di
Tenno, Garda2015, Il Gaviale, Smag e Mimosa. Le cooperative hanno riservato
un'accoglienza formidabile alla delegazione, offrendo contenuti e risposte
importanti, oltre all'ospitalità.
Due immagini dell’accoglienza della delegazione latinoamericana.
New Crops, un aiuto per le aree rurali
Su richiesta della Fondazione per lo Sviluppo della Società Civile, con sede
in Romania, nel suo ruolo di project leader, la Federazione Trentina della
Cooperazione ha aderito come partner al progetto europeo “New Crops - Social
entrepreneurship to create new opportunities for socially excluded in rural
areas”. Il progetto è stato approvato e finanziato nell'ambito di Erasmus +, che è
il programma 2014-2020 dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la
gioventù e lo sport.
New Crops intende contribuire a ridurre il divario tra le aree agricole più sviluppate
dell’Unione Europea e le aree rurali più povere della Romania, promuovendo a
beneficio di gruppi svantaggiati il modello partecipativo e inclusivo sperimentato
con successo nei vari ambiti di attività economica dalle cooperative dei territori
partner. Tra gli obiettivi del progetto c’è la predisposizione di un vademecum
multimediale innovativo per facilitare la formazione e lo start up di cooperative
che includano persone economicamente e socialmente svantaggiate che vivono
in aree rurali povere della Romania. Il vademecum farà riferimento ad alcune
buone prassi cooperative dei territori
partner, che sono, oltre al Trentino
e alla Romania, Spagna (con due
organizzazioni) e Svezia.
Per il Trentino sono state selezionate
come casi di studio sei cooperative, che
hanno avuto modo di essere conosciute
e apprezzate durante recenti visite di
studio di delegazioni dei Paesi partner
del progetto: Agraria Riva Del Garda,
Cassa Rurale di Pergine, Gruppo 78,
SAD e Risto3.
New Crops avrà durata triennale e si
concluderà il 30 agosto 2017.
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“SEMPLICITÀ, COERENZA E CONCRETEZZA SONO LE TRE PAROLE CHIAVE
INDIVIDUATE (ANCHE) NELLA COMUNICAZIONE PER ESSERE CONSIDERATI
INTERLOCUTORI ATTENDIBILI DAI RAGAZZI”.
Giuseppe Armani, responsabile marketing Cassa Centrale Banca
Le Casse Rurali all’Accademia di Belle Arti
Francesco Della Torre, rispettivamente Creative Director
e Art Director in GRAFFITI. Proprio dalla collaborazione tra
l’agenzia e le Casse Rurali è nata quest’idea: ai ragazzi è
stata proposta un’analisi dei principali aspetti dell'attualità
bancaria in provincia, condividendo con loro la necessità di
continuare a evolvere il linguaggio della Casse Rurali.
I 5 progetti scaturiti da questa iniziativa sono quindi stati
illustrati al responsabile Marketing di Cassa Centrale Banca
Giuseppe Armani, a capo del team che si occupa anche
della comunicazione dell'intero gruppo delle Casse Rurali,
online e offline, tradizionale e web based.
Tutti i progetti si sono concentrati sul perfezionare il
posizionamento della banca e la percezione del Credito
Cooperativo da parte dei giovani.
“In questa occasione – racconta Armani – ho rilevato grande
professionalità ed impegno; tutti i progetti sono riusciti
a mettere a fuoco alcuni degli aspetti chiave nel dibattito
nell'intero sistema bancario per continuare, come banche,
ad esser di appeal sui più giovani. Semplicità, coerenza e
concretezza sono le tre parole chiave individuate (anche)
nella comunicazione per entrate in contatto ed essere
considerati interlocutori attendibili dai ragazzi”.
“Molti gli spunti utili emersi – conclude Armani – che
saranno certamente analizzati per realizzare le prossime
campagne di comunicazione delle Casse Rurali Trentine,
magari con il coinvolgimento diretto di qualcuno dei ragazzi
che nel frattempo sarà diventato un professionista della
comunicazione”.
Le prossime campagne di comunicazione delle Casse
Rurali Trentine prenderanno spunto anche dai suggerimenti
espressi dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti. A inizio
estate si è infatti concluso un interessante percorso di
collaborazione che ha visto protagonisti gli studenti del terzo
anno di Graphic Design e Multimedia dell'Istituto LABA (Libera
Accademia di Belle Arti), le Casse Rurali Trentine e l’agenzia di
comunicazione GRAFFITI.
Per alcuni mesi i ragazzi hanno potuto studiare il contesto
di mercato del sistema bancario cooperativo trentino,
cimentandosi nella proposta di nuovi scenari comunicativi.
L’obiettivo è stato trovare un linguaggio e uno stile che aiutino
soprattutto i giovani a comprendere le caratteristiche distintive
del credito cooperativo.
Tra i docenti del corso universitario, anche Lorenzo Cattoni e
Giuseppe Armani (Marketing Cassa Centrale) in aula con gli studenti
delle Belle Arti.
“Io sono socio”
Questo è il titolo del questionario inviato a soci e socie della Cassa Rurale Valsugana e Tesino.
Obiettivo: evidenziare i punti di forza dell’istituto di credito cooperativo nei rapporti con il socio, ma anche
le debolezze, portando a riflettere sulle politiche che potranno migliorare il rapporto con la base.
“Siamo l’unica banca di appoggio del 65% delle famiglie intervistate – viene spiegato –. Un ulteriore 28%
ha ammesso di avere rapporti con altre banche. Nonostante questo ci considera l’istituto di riferimento.
Fiducia legata alla buona capacità di risposta ai bisogni dei soci, verificata negli elevati livelli di
soddisfazione per i servizi offerti. Gradita la cortesia, la professionalità e la disponibilità del personale”.
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PREPAGATE
L’APP PER LA TUA
PREPAGATA
Ecco l’APP
per le prepagate
Un numero sempre maggiore di persone consulta il proprio
conto in banca dallo smartphone, eseguendo anche alcune
operazioni, come la ricarica dei cellulari, l’invio di bonifici
o la ricerca dello sportello vicino per prelievi. Per questo
Cassa Centrale Banca ha sviluppato un’APP per i titolari di
carta ricaricabile, che dà comodo accesso a tutte queste
opportunità. L’APP Prepagate, caratterizzata da un’interfaccia
grafica semplice ed intuitiva, permette la gestione delle carte
prepagate Ricarica, Ricarica EVO e oom+ ed è disponibile
sia in versione iOS che Andoid; scaricando l’APP il cliente
avrà la possibilità di associare una o più carte e di gestirne le
principali funzionalità. L’attivazione è semplice e veloce: basta
inserire le credenziali di accesso al sito www.carteprepagate.
cc e il codice di attivazione inviato via SMS. Con un semplice
touch i clienti hanno
la possibilità di
controllare il saldo,
la lista movimenti,
bloccare e sbloccare l’operatività internet ed estero, disporre
bonifici e ricaricare il cellulare, il tutto in mobilità direttamente
dal proprio smartphone. Inoltre, grazie alla funzione di
geolocalizzazione, l’APP permette di trovare lo sportello ATM
più vicino e presso il quale prelevare gratuitamente. All’APP
è dedicato un minisito informativo www.app.carteprepagate.
cc, ottimizzato anche per la navigazione da mobile, dove
sono presentate le principali caratteristiche ed istruzioni per
attivare e utilizzare l’APP.
Acquisti in libertà
Acquistare oggi e pagare in comode rate. Questo è quanto
consente di fare l’utilizzo delle carte revolving, che negli ultimi
anni hanno avuto grande diffusione. Esse, infatti, combinano
le caratteristiche di uno strumento di pagamento come la
carta di credito con quelle proprie di un servizio di credito
al consumo: la carta mette a disposizione del cliente una
riserva di denaro, un vero e proprio fido da utilizzare quando
egli desidera, per acquistare negli esercizi commerciali
oppure per richiedere anticipi in contante.Le Casse Rurali
Trentine, dunque, hanno deciso di offrire alla propria clientela
un’alternativa
rispetto al ricorso
alle Finanziarie,
proponendo la carta
di credito revolving Libera ad un tasso
di interesse più vantaggioso rispetto ai
concorrenti. La carta Libera permette
di stabilire mensilmente quanto
rimborsare e di rateizzare i pagamenti
solo quando è necessario.
Campagna digital per
Vetrina Immobiliare
Facoltiadi con
il Conto Università
Le Casse Rurali Trentine sono partner di numerose
manifestazioni sportive universitarie: dai classici tornei di
calcio ad altri eventi. A inizio estate si è svolta sulle rive del
lago di Piné la 21esima edizione delle Facoltiadi. In azione
oltre 700 studenti dell’Ateneo trentino. Il credito cooperativo
ha promosso il Conto Università, sistema d’offerta “a misura”
di studente.
Il sito immobiliare.casserurali.it, portale di annunci
immobiliari delle Casse Rurali Trentine, presenta una nuova
grafica personalizzata e responsive utile per cercare la casa
ideale in modo semplice e rapido. In occasione del restyling
del sito, l’Ufficio Marketing di Cassa Centrale Banca ha
realizzato una campagna pubblicitaria con due strumenti
della comunicazione digitale: social network e Google
AdWords. Essa vuole, da un lato, sensibilizzare il pubblico in
merito al nuovo ambito di offerta e, dall’altro, dimostrare che
le Casse Rurali riservano massima attenzione alle esigenze
della comunità ed alla valorizzazione del proprio territorio.
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“La mia è stata una scelta basata sulla consapevolezza che,
avere l’onore di dirigere la Cassa Rurale di Pergine,
era un’occasione da cogliere con entusiasmo”.
Paolo Carazzai
A Pergine il direttore è Paolo Carazzai
Da luglio c’è un nuovo direttore alla
Cassa Rurale di Pergine: Mauro de
Manincor, andato in pensione, ha
passato il testimone a Paolo Carazzai.
“Nominato direttore sette anni fa,
succedendo a Elio Carlin – osserva
il presidente Franco Senesi – de
Manincor ha preso in mano le redini
della banca e l’ha condotta con
competenza e professionalità fino ai
giorni nostri. Nell’occasione auguro
buon lavoro al nostro nuovo direttore,
che ha raccolto con entusiasmo una
nuova sfida professionale. Una fase
che si presenta impegnativa ma in
grado, ne sono sicuro, di dare grandi
soddisfazioni”.
Nel suo saluto, de Manincor, ha
ricordato che quando venne assunto
“nel 1988 mai avrei potuto immaginare
il percorso che ho compiuto. Un
percorso agevolato dalla fortuna di
essere guidato da due maestri quali
Luigino Beber ed Elio Carlin e dall’aver
trovato tanti colleghi bravi, preparati e
impegnati”.
Paolo Carazzai, 57 anni di età, è nato
a Bormio. Sposato, due figli, vive a
Trento praticamente da sempre. Qui
ha studiato e si è diplomato al Liceo
Scientifico Leonardo da Vinci. “Nella
mia vita – spiega Carazzai – ho sempre
avuto positivi contatti con il mondo
delle Casse Rurali Trentine a cui
invidiavo l’attenzione assoluta per il
proprio territorio e, quella di Pergine,
Da sinistra Mauro de Manincor, Franco Senesi e Paolo Carazzai.
è sempre stata una realtà ammirata
per l’innovazione, la gestione del suo
mercato, la serietà del suo essere
banca. Tutte cose che ho potuto da
subito verificare come reali qualità in
questo periodo di affiancamento”.
Nomine
ASDIFACO
Andrea Dallapè, direttore della
Famiglia Cooperativa Mezzocorona
e San Michele all’Adige, è il nuovo
presidente di Asdifaco - Associazione
dei direttori di Famiglia Cooperativa.
“Impegno ed entusiasmo dovranno
caratterizzare la nostra attività – spiega
Dallapè – perché l’associazione diventi
uno strumento utile a noi direttori
e a tutto il sistema cooperativo”.
Vicepresidente: Anna Mutinelli
(Castello Tesino). Segretario Marino
Sbetta (Cavalese), tesoriere Diego
Schlagenauf (Valli di Rabbi e Sole).
RURALE DI
TASSULLO E
NANNO
CASSA ALTA
VALDISOLE E PEJO
Marco Costanzi è il nuovo direttore
della Cassa Rurale Alta Valdisole
e Pejo. Ha raccolto il testimone di
Gino Berti andato in pensione dopo
trentasette anni di attività nel mondo
del credito cooperativo. Costanzi, in
Cassa Rurale dal 2005, prima del
nuovo incarico ha rivestito il ruolo di
vicedirettore e responsabile dell’ufficio
crediti facendosi apprezzare per
competenza e professionalità.
Roberto Torresani è il nuovo direttore
della Cassa Rurale di Tassullo e Nanno.
Ha raccolto il testimone di Mario
Dalpiaz. Torresani è uomo del credito
cooperativo e nel credito cooperativo da
lungo tempo. Per un quadriennio, dal
1988 a 1992, ha vissuto una significativa
esperienza professionale a Cassa
Centrale Banca. Successivamente è
stato assunto alla Cassa di Tassullo e
Nanno dove ha operato in particolare
all’ufficio crediti.
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Premi di studio: un’occasione diventata tradizione, destinata ai
giovani soci o figli di soci che hanno portato a termine il proprio
percorso formativo con risultati meritevoli di essere premiati.
BORSE DI STUDIO
Cassa Rurale di Caldonazzo
Anche quest’anno durante l’assemblea
generale dei soci sono stati consegnati
i premi allo studio, a ricordo
dell’Ispettore scolastico Vittorio
Marchesoni.
Si sono contati tre diplomi di scuola
media superiore, undici diplomi di
laurea triennale e sette diplomi di
laurea. Un investimento in cultura che
ha superato i ventimila euro.
I ventuno diplomati e laureati hanno
ricevuto il riconoscimento dalle mani
del presidente Severino Marchesoni,
dalla vicepresidente Patrizia
Montermini e dal direttore Renzo
Ciola. A loro è stato consegnato anche
un libro, differenziato per età, con il
messaggio che la buona lettura non
deve mai mancare nel corso della
propria vita.
“Sono quindici anni - ha ricordato il
presidente Marchesoni - che la Cassa
Rurale assegna questi riconoscimenti.
Aggiungo con orgoglio che, nelle realtà
di competenza della nostra Cassa, ci
sono molti giovani che andrebbero
premiati, per il loro impegno e
dedizione allo studio, e anche se non
rientrano nei parametri di questo
concorso, contribuiscono alla crescita
culturale del nostro territorio”.
Cassa Rurale Valsugana e Tesino
Tradizione e novità caratterizzano la
nuova edizione dei premi allo studio.
La tradizione appartiene ai
riconoscimenti assegnati a studenti
soci o figli di soci che hanno portato
a termine con risultati di eccellenza
la scuola superiore o l’Università. La
novità, invece, è il prestito d’onore a tasso
zero per i laureati che hanno concluso
il proprio percorso universitario e
hanno l’opportunità di seguire percorsi
di alta specializzazione in Italia o
all’estero. Dettaglio meritevole di essere
evidenziato: il prestito per i primi due
anni è senza interessi e non prevede
rimborsi. Inoltre, la Cassa Rurale
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premierà gli studenti delle superiori che
hanno partecipato a un viaggio studio o a
un soggiorno all’estero per apprendere o
perfezionare una lingua straniera.
Il nuovo bando per l’assegnazione dei
premi di studio è stato pubblicato il 13
luglio.
Tutto il materiale (regolamenti e moduli
per le domande di ammissione) è
disponibile nelle filiali della Cassa
Rurale e scaricabile dal sito www.crvalsuganaetesino.net.
NEWSCOOP
PUNTO DI APPRODO
57 soci
50 collaboratori
74 mila euro di patrimonio
LE FORMICHINE D’ESTATE ANCHE
A RIVA DEL GARDA E FOLGARIA
La solidarietà è il valore alla base
dell’iniziativa che ha coinvolto nei
mesi scorsi due cooperative di
consumo trentine e la cooperativa
Punto d’Approdo di Rovereto. Durante
il periodo estivo, infatti, la Famiglia
Cooperativa Vattaro e Altipiani e la
Coop Consumatori Alto Garda hanno
dato spazio, attraverso due stand
dedicati, ai prodotti e alle storie delle
donne in difficoltà che partecipano
al progetto Le Formichine. “Si tratta
di una collaborazione che si rinnova
dopo il successo riscosso lo scorso
anno – racconta Gian Luca Magagni,
responsabile del progetto – e parte
dallo spirito solidale che accomuna le
nostre imprese. Le cooperative, infatti,
operano in modo mutualistico, nel
rispetto delle persone e dell'ambiente,
elementi fondamentali dell'operato de
Le Formichine”.
Gli spazi espositivi sono stati gestiti da
due ragazze che stanno partecipando
a uno dei tirocini proposti dalla
cooperativa sociale: Dorcas del Ghana
si è occupata dello stand a Folgaria,
mentre a Riva del Garda la clientela
è stata accolta da Manjula di origine
italiana. Per loro è stata l’occasione per
mettersi alla prova come addette alla
vendita, ma anche per raccontare la
storia dei prodotti proposti, fatti a regola
d'arte da ragazze come loro in difficoltà,
A Trento
il mercato
del giovedì
diventa sociale
Il tradizionale mercato del giovedì,
a Trento, si arricchisce di nuovi
significati grazie all’iniziativa che vede
protagonista Consolida e le cooperative
Alpi, Aquilone, L'Ancora, Cs4, Gruppo
78, Gsh, Iter, Laboratorio Sociale,
Lavoro, Oltre, Progetto 92 e Punto
d'Approdo. Da alcune settimane, infatti,
ogni giovedì, in concomitanza con il
mercato cittadino dalle 7.30 alle 13.30,
in piazza della Portéla a Trento viene
allestito il primo mercato provinciale
dell’Economia solidale, dove trovano
spazio, tra gli altri, i prodotti della
cooperazione sociale trentina.
Otto sono le realtà territoriali di sette
diversi settori che hanno vinto il bando
indetto dalla segreteria del Tavolo
Lo stand a Folgaria gestito da Dorcas
e spiegare come, acquistando uno dei
manufatti esposti, si sostiene il progetto
di solidarietà delle Formichine.
per l’Economia Solidale e che ogni settimana propongo la
loro offerta che va dai cibi biologici certificati ai prodotti per
l’igiene e per la casa ecologici. In particolare, la proposta
delle cooperative sociali spazia dai tessili per la casa alle
piante e fiori da orto, fino alla passata di pomodoro e alle
confetture.
L’obiettivo del mercato solidale è diffondere un’economia
attenta all’interesse collettivo, basata sulla valorizzazione
delle relazioni, sull’equa distribuzione delle risorse, sul
rispetto e la tutela dell’ambiente e sul perseguimento di
obiettivi sociali. L’iniziativa infatti va a incrementare l’offerta
della vendita diretta dei beni dell’Economia Solidale, dopo la
nascita negli ultimi anni dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)
e dei negozi dei produttori direttamente in azienda. L’iniziativa
proseguirà fino alla prossima estate, quando sarà fatta una
valutazione dell’affluenza e del livello di soddisfazione di
clienti ed espositori per capire se proseguire in futuro.
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MIMOSA
Data di fondazione: 29 luglio 1980
Fatturato 2014: 7,5 milioni di euro
Collaboratori a tempo indeterminato: 257
MIMOSA, COOPERATIVA DA 35 ANNI
Tra tante esposte, la Pinacoteca della
Rocca di Riva del Garda alla fine di
luglio ha messo in mostra un’opera
d’arte in più.
Un’opera realizzata da dodici donne
che, il 29 luglio del 1980, crearono la
cooperativa Mimosa.
Giuditta Stagnoli, Rosetta Faccio,
Giovanna Morghen, Francesca
Tosto, Rosetta Morghen,
Mariagrazia Prandi, Marina
Bonomi, Donatella Sega, Idilia
Buffa, Cherie Cramer, Fausta
Masier ed Emilia Dalla Rosa. Sono
le dodici socie fondatrici di una piccola
cooperativa diventata grande nell’età e
nell’operatività di ogni giorno.
Il ricordo è stato affidato a una
mattinata che ha ripercorso anche dalla
voce delle protagoniste i tanti momenti
e i numerosi traguardi significativi della
giovane storia di Mimosa.
Una bella occasione per dire grazie a
un gruppo di donne che, per prime,
ha avuto l’intuizione di creare una
realtà cooperativa che, oggi, conta 257
collaboratori a tempo indeterminato:
167 donne, 90 uomini. A loro si
aggiungono 120 lavoratori stagionali.
I dati sono stati ricordati dalla
vicepresidente di Mimosa, Daniela
Zanella, e dal consigliere Lucio
Matteotti.
Il fatturato è in crescita: è passato dai
7 milioni di euro del 2013 ai 7 milioni e
mezzo di euro del 2014. La cooperativa
Mimosa gode di buona salute
economica e finanziaria. Interessante
anche la sua multiculturalità espressa
dai lavoratori con nazionalità differenti
all’interno della società. Una quarantina
di collaboratori da Marocco, Uganda,
Bosnia, Albania, Bielorussia, Serbia,
Tunisia, Bulgaria, Senegal. La maggior
parte di risorse umane è della
provincia di Trento (escluso Alto Garda
e Ledro). Nello specifico 115 trentini,
81 altogardesani e ledrensi, 61 della
provincia di Verona.
All’evento hanno partecipato Carlo
Foto di gruppo delle socie fondatrici della cooperativa Mimosa e l’intervento del
direttore della Federazione Carlo Dellasega al momento di festa.
Dellasega, direttore generale della Cooperazione Trentina,
e Fausto Zeni, già presidente della Lega Trentina delle
Cooperative che seguì passo passo la creazione di questa
realtà. Con loro anche i rappresentanti del mondo politico:
l’assessore provinciale alla cooperazione, Tiziano Mellarini,
e l’assessore del Comune di Riva del Garda, Alessio Zanoni.
Da Irifor un libro su Aurelio Nicolodi
"Aurelio Nicolodi. Una luce nel buio dei giorni": è il titolo del libro scritto dai giornalisti Alberto
Folgheraiter e Giorgio Lunelli per far conoscere la figura e l’opera del fondatore dell’Unione Italiana
Ciechi e Ipovedenti. Il 25 luglio 1915, durante la seconda battaglia dell’Isonzo, il volontario trentino Aurelio
Nicolodi (morto a Firenze nel 1950) restò gravemente ferito al volto e perse la vista.
Convinto assertore della necessità di emancipazione dei non vedenti, insieme ad altri reduci Nicolodi
fonda l'UIC il 26 ottobre 1920 e ne diviene primo presidente. La sua attività alla guida dell'associazione
è caratterizzata dalla spinta verso l'istruzione dei non vedenti, perché questi fossero indipendenti ed in
grado di lavorare. Per la cooperativa Irifor, che ha promosso la pubblicazione, Aurelio Nicolodi è “un eroe
civile che seppe volgere la sua disabilità a vantaggio di tutti quei ‘fratelli d’ombra’, soprattutto i ciechi
civili, fino a quel momento reietti della società e nella storia”.
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Anno di fondazione: 1950
Cantine socie: 11 con oltre 4.500 viticoltori
Fatturato: 150 milioni di euro
Export produzione: 79%
Maso Romani
sinonimo
di Marzemino
Il Marzemino è oggetto di uno studio,
enologico e viticolo, teso alla sua
valorizzazione. Promosso da Cavit
in collaborazione con la Fondazione
Edmund Mach, lo studio è partito
una dozzina di anni fa dall’analisi del
vigneto storico del Maso Romani, nella
zona dei “Ziresi” alle porte di Volano.
La biodiversità esistente nel vigneto
storico ha consentito ai ricercatori
di Cavit e della Fondazione Mach
di selezionare le viti migliori
tra gli oltre cento tipi varietali
che vi trovavano dimora, al fine
di valorizzare le produzioni di
Marzemino, migliorandone la qualità e
salvaguardandone la tipicità.
Nel 2008 è stato realizzato il nuovo impianto; la superficie
vitata di oltre 6 ettari è stata suddivisa in due parti: una
dedicata al vigneto storico e l’altra a quello sperimentaledimostrativo.
Nel vigneto storico sono state messe a dimora le barbatelle
ottenute dalle gemme delle 100 viti già selezionate, mentre
in quello sperimentale sono stati posti a confronto tutti i
possibili cloni e biotipi di Marzemino reperibili in Italia.
Diverse successive microvinificazioni delle uve hanno quindi
permesso di selezionare 4 cloni in grado di dare vini più
fruttati, più strutturati e più longevi.
“Cavit è impegnata da tempo per la valorizzazione dei vini del
territorio e a questo fine - spiega il presidente Adriano Orsi coopera costantemente con le più importanti realtà di ricerca
enologica del Trentino su tanti innovativi progetti”.
Famiglie in festa con la coop sociale CS4
di residenzialità temporanea, a favore di piccoli gruppi
di persone che frequentano i centri diurni. L’ospitalità
può coprire il fine settimana o alcuni giorni, liberando
momentaneamente dal gravoso compito dell’assistenza i
familiari degli utenti.
La festa è stata aperta dagli interventi della presidente della
CS4 Anna Orsingher e della direttrice Nicoletta Molinari,
che ha invitato “chi ha responsabilità amministrative a
sostenere questa fase di cambiamento che interessa anche il
welfare. L’impegno e la giustizia sociale non devono rimanere
retaggi del passato”. Alla festa sono intervenute anche
numerose autorità. Luca Zeni, neo assessore provinciale alla
salute, si è detto consapevole della necessità di un maggiore
supporto da parte dell’ente pubblico ed ha concluso con:
“Andiamo avanti insieme”. Per Bruno Dorigatti, presidente
del Consiglio provinciale, “se l’Autonomia non è solidarietà,
non ha futuro. La crescita del Trentino deve avvenire in un
quadro di giustizia, equità e sostenibilità”.
Prossima al traguardo dei 25 anni
di attività, la cooperativa sociale CS4
ha riunito alla vigilia di Ferragosto
al Palaghiaccio di Pergine per un
momento di incontro e di convivialità gli
oltre 100 collaboratori e le famiglie a cui
rivolge i suoi servizi.
CS4 opera dal 1990 nell’ambito
della disabilità fisica e psichica e
dell’assistenza scolastica ad alunni
con bisogni educativi speciali. L’attività
si svolge in una decina di centri diurni
e laboratori occupazionali, presenti a
Pergine, in altri comuni della Valsugana
e a Trento. Gli utenti adulti sono circa
150, a cui si aggiungono nel periodo
scolastico una cinquantina di ragazzi.
A conferma di un forte orientamento
alla sperimentazione di nuovi
servizi, la cooperativa è in procinto di
attivare a Levico, in spazi di proprietà
della Piccola Opera, un’attività
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Determinanti della salute
1. Condizioni socio-economiche, culturali e ambientali
2. Reti sociali e di comunità
3. Stili di vita individuali
4. Età, sesso e fattori costituzionali
UN ALTRO PASSO IN
DIREZIONE SALUTE
Alcuni momenti del partecipato seminario sulla
salute organizzato da Consolida.
Con il seminario “La salute cos’è? La
cooperazione sociale si interroga”, si
è chiusa un'altra fase del percorso
avviato da Consolida più di un anno
fa sul tema salute. “Avevamo intuito
prima che il Piano provinciale sul tema
fosse pubblicato - afferma Serenella
Cipriani, presidente del consorzio che questo poteva essere un ambito
strategico per lo sviluppo delle nostre
associate, ma soprattutto un approccio
teorico attraverso il quale inquadrare in
modo nuovo i bisogni e le potenzialità
dei cittadini rispetto alla costruzione
di benessere individuale e collettivo”.
L'intuizione non era e non è di quelle
semplici da rendere operativa, si
tratta di un approccio che scardina un
modo di pensare, investire le risorse,
organizzare i servizi e leggere i bisogni
impostato sulla bipartizione socialesanitario. La salute, infatti, non solo
riconfigura questa distinzione dando
maggior peso al sociale in termini di
importanza ai fini del benessere delle
persone, ma va anche oltre, ponendosi
come chiave trasversale che attraversa
tutte le politiche: lavoro, istruzione,
abitazione, ambiente, mobilità, cultura.
Per capire cosa la cooperazione sociale
sta facendo e soprattutto cosa ancora
può fare, il consorzio ha coinvolto
il Centro di Salute Internazionale e
Interculturale dell’Università di Bologna
che con un approccio multidisciplinare
(medico e antropologico) e
coinvolgendo numerose cooperative, ha
indagato alcuni aspetti “profondi” e molteplici livelli del loro
operato.
Secondo Chiara Bodini, medico e ricercatrice del Centro “c'è
una grande ricchezza nella cooperazione sociale trentina,
in termini di esperienza e di radicamento ai valori originari,
a quella solidarietà che in altri territori si è invece erosa.
E questo è rilevante perché tutta la letteratura scientifica
sulla salute sostiene che le società dove le risorse sono
più distribuite, dove c'è più collaborazione tra i settori, dove
si è orientati ad agire considerando il ‘valore pubblico’,
sono società con migliori indicatori di salute”. Rispetto alla
congiuntura storica che il Trentino sta affrontando in termini
di riduzione delle risorse e di ripensamento del sistema
di welfare, è prioritario secondo i ricercatori, recuperare e
mettere a (plus)valore comune il valore (sociale) prodotto da
ognuno. La sfida, ampiamente emersa, della sostenibilità
economica sarà difficilmente vinta con una competizione
basata esclusivamente sulla diminuzione dei costi, se non
al prezzo di snaturare la propria ragion d'essere. “Non è
riducendo la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, o la
qualità dei servizi - afferma Bodini - che le cooperative
potranno confrontarsi con altre imprese, maggiormente
avvezze alla competizione sui costi. Occorre dimostrare,
dinanzi alle istituzioni e alla cittadinanza, il proprio
contributo nella produzione di valore sociale, concorrendo a
promuovere salute, benessere, coesione sociale ed equità
all’interno della comunità, con ricadute sul lungo periodo. Il
valore sociale prodotto - e valutato come tale - rappresenta
in tal senso non un costo in più, ma un investimento a
lungo termine". Per andare in questa direzione, i ricercatori
suggeriscono di promuovere il lavoro in rete, intensificare
il dialogo partecipativo eco-costruttivo con la popolazione
e il territorio e infine di attuare strategie per migliorare le
relazioni con le istituzioni adottando un approccio proattivo.
In questo senso - secondo Bodini - il nuovo piano provinciale
per la salute rappresenta una grande opportunità (s.d.v).
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COOPERATORI INSIGNITI DELLA STELLA AL MERITO NEL 2014
Costantino Grandi (Cassa Rurale Novella Alta Anaunia)
Gilberto Zani (Cassa Rurale d’Anaunia)
Marina Partezin (Activa)
Mauro Montibeller: una
carriera meritevole di una Stella
Una stella che fa brillare una storia
professionale quasi interamente
vissuta nel mondo delle Casse
Rurali trentine. Il 1° maggio a Mauro
Montibeller è stata assegnata
la Stella al Merito del Lavoro. “È
stata una cosa bellissima perché
assolutamente inaspettata – spiega
–. Una grandissima soddisfazione e
una intensa emozione. Da parte mia
posso solo dire di aver fatto tutto il
possibile per meritarmi questo ambito
riconoscimento. Ho sempre messo
l’anima nel mio lavoro, ho sempre
cercato di dare il massimo. Nei miei
trentasei anni di lavoro nel mondo
bancario ho cercato, come faccio
ancora oggi, di gestire il lavoro come se
la Cassa Rurale fosse una mia azienda.
Con massimo senso di appartenenza
e con l’attenzione sempre orientata
all’ottenimento dei massimi risultati
a beneficio dei soci, dei clienti, delle
comunità locali che rappresentano
i nostri interlocutori. Ho sempre
cercato di mettere quel qualcosa in più
nell’operatività quotidiana. Quel valore
che considera la persona per ciò che
è e non per quanto ha". Montibeller
lavora nel mondo del credito
cooperativo trentino da più di vent’anni
dopo averne trascorsi una quindicina
alla Banca di Trento e Bolzano. “Il mio
ingresso nella cooperazione di credito
è del 1994 - ricorda - alla Cassa Rurale
di Strigno e Spera con l’incarico di
vicedirettore. Un ruolo di particolare
responsabilità e di grande stimolo”.
Successivamente il suo percorso lo
ha portato alla direzione della Cassa
Rurale Centro Valsugana (nata dalla
fusione tra le Casse di Strigno-Spera
e di Telve). Ha mantenuto l’incarico
direttivo all’interno della Cassa Rurale
Valsugana Tesino, frutto di un ulteriore
accorpamento tra le Rurali della Bassa
Valsugana, Centro Valsugana e Castello
Tesino.
“Quando mi è stata consegnata e
appuntata all’occhiello della giacca
La consegna della Stella al merito a Mauro Montibeller.
la Stella al Merito del Lavoro non sono riuscito a trattenere
l’emozione - conclude -. In quegli istanti ho pensato alle tante
persone che ho incontrato e con le quali ho condiviso tutti
questi anni di impegno professionale. La prima dedica l’ho
voluta riservare proprio a loro”.
Vento in poppa per
“1, 2, 3…Storie!”
Si è conclusa la 5^ edizione di “1, 2, 3…Storie!”, il festival della
narrazione per bambini ideato dalla cooperativa La Coccinella
di Cles. Notevole, anche quest’anno, la partecipazione da
fuori provincia oltre che da tutto il Trentino. Soddisfazione per
lo staff della cooperativa - cuoche, educatrici, coordinatrici
pedagogiche, atelieriste - che ha contribuito alla riuscita
dell’evento. La Biblioteca Commestibile, al centro di tante
proposte di atelier per i piccoli, ha entusiasmato anche gli
adulti che tra semini, farine, acqua, sale, pasta colorata,
cereali e fiori…sono ritornati bambini. E poi laboratori,
spettacoli, giochi e scoperte per piccoli e per grandi, tra
Palazzo Assessorile, Legnoteca, Biblioteca e Casa Juffman.
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L’acquisto delle filiali italiane SIO e RSAI consentirà a ITAS
di acquisire competenze in settori non ancora esplorati, come l’Engineering
e il ramo trasporto merci, e di crescere ulteriormente, salendo
ad oltre 700 dipendenti, 640 agenti e più di 4000 collaboratori.
Gruppo ITAS, acquisti di mezza estate
qu
i fe
de
ra
zio
ne
Procede positivamente il processo di crescita di ITAS
Mutua che a fine luglio ha completato l’emissione di un
prestito obbligazionario subordinato per 60 milioni di euro,
con lo scopo di rafforzare il proprio margine di solvibilità
e sostenere l’ambizioso piano di sviluppo conseguente
alla acquisizione delle filiali italiane della britannica RSA.
L’operazione, rivolta ad investitori istituzionali italiani ed
esteri, si è conclusa con successo, confermando la solidità e
la fiducia nella Compagnia assicuratrice trentina.
Circa il 60% del prestito è stato sottoscritto da investitori
stranieri. Si tratta della prima emissione obbligazionaria
nella storia del Gruppo e, analizzando la qualità degli
investitori coinvolti e l’ammontare collocato, la Compagnia è
più che soddisfatta del successo ottenuto.
Il prestito emesso da ITAS Mutua avrà una durata
decennale, con scadenza il 30 luglio 2025, e un interesse
del 6%. L’emissione è stata realizzata con il supporto di
Société Générale in veste di Sole Lead Manager e Sole
Structuring Advisor e di Banca Profilo in veste di Co Lead
Manager. Il titolo sarà quotato alla borsa di Dublino (Irish
Stock Exchange). Viste le caratteristiche delle obbligazioni
emesse, l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni)
Daria Mattioli è andata in pensione. Ha
lavorato per quarant’anni
all’ufficio paghe della Federazione.
La sede di Itas
alle Albere.
ha autorizzato ITAS Mutua ad inserire il prestito tra le voci che
compongono il margine di solvibilità del Gruppo.
Grazie all’operazione, ITAS Mutua entra come emittente
sul mercato obbligazionario primario forte del nuovo
posizionamento raggiunto nel mercato assicurativo nazionale
(nella top 10 della classifica del mercato danni italiano), della
solidità e della adeguatezza della propria struttura operativa.
Quando i conti si facevano a mano
Quando ha cominciato a lavorare lei in
Federazione i conti all’ufficio paghe si
facevano a mano. “La calcolatrice, la
Divisumma della Olivetti – racconta – la
potevamo usare solo per verificare
la correttezza dei calcoli. Tutte le
fatture venivano scritte a mano e
inviate per posta alle cooperative”.
Poi arrivò una fotocopiatrice e in
pochi anni i computer, l’e-mail, il
web e tutta la tecnologia a cui oggi
sembra impossibile poter rinunciare.
Quando Daria Mattioli ha cominciato
a lavorare, la Federazione aveva
sede in via Manci, contava poche
manciate di collaboratori ed un numero esiguo di servizi.
Qualche settimana fa Daria ha brindato nell’atrio del palazzo
di via Segantini con i colleghi dell’ufficio paghe e della
Federazione per il raggiungimento della meritata pensione.
Con semplicità ed un pizzico di emozione ha ringraziato tutti
per la collaborazione e per la stima in lei sempre riposta. E
ha raccontato quanto è cambiato, nei suoi quarant’anni di
servizio, il lavoro dell’ufficio paghe, dagli aspetti normativi
fino alla strumentazione tecnologica, dal numero di addetti
al numero di cooperative servite, dal tempo medio per fare
una busta paga oggi a quello impiegato quando si è affacciata
giovanissima al mondo del lavoro. Da tutti l’augurio di tanta
serenità e un grazie speciale per la professionalità e serietà
dimostrate in tanti anni di servizio.
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NEWSCOOP
La coesione e la capacità di fare gruppo nei momenti in cui si decidono le linee guida della
cantina sono la nostra forza. E’ grazie a questa collaborazione che otteniamo risultati importanti
in vigna che si riflettono sulle attività svolte in cantina.
Giorgio Planchenstainer, presidente Agraria di Riva
Agraria di Riva in festa
Per festeggiare l’inizio della vendemmia, Agraria di Riva ha organizzato nel periodo
ferragostano un incontro serale. Sono state stappate le migliori bottiglie, sono
stati ripercorsi vecchi ricordi e vecchie emozioni accompagnate dall’assaggio dei
prodotti tipici del territorio. “Da sempre la Cantina organizza un momento tecnico
in cui si pianificano la raccolta delle uve, programmata a seconda della varietà,
della zona di provenienza e dell’obiettivo enologico – spiega Furio Battelini
responsabile di produzione –. Il lavoro è studiato nei minimi dettagli e si basa
su dati scientifici e sulla fiducia reciproca: il socio si affida a noi tecnici e noi
interveniamo per garantire il miglior risultato”. Momento di festa, utile anche a
rafforzare il senso di appartenenza di vecchie e nuove generazioni impegnate a
coltivare la vigna, la stessa che regala soddisfazioni a grappoli.
Il direttore dell’Agraria di Riva Massimo Fia.
Master all’aperto
Scrivi "Outdoor Lab". Leggi executive master in pianificazione territoriale per il
turismo e lo sport outdoor. E’ organizzato da Natourism insieme a Ingarda Trentino
Azienda per il Turismo, Riva del Garda Fiere Congressi e Amsa Turismo ed Eventi.
Affronta le tematiche concrete che deve saper gestire chi vuole impostare una
strategia di sviluppo territoriale incentrata sul turismo outdoor.
Il Garda Trentino è punto di riferimento a livello internazionale per il turismo
legato alle attività sportive all’aria aperta. Quanto realizzato nel Garda Trentino, i
risultati conseguiti nel posizionarsi come una delle destinazioni mondiali per gli
appassionati di questa specialità.
Outdoor Lab nasce da questa esperienza ed è una proposta di alta formazione.
Coniuga elementi teorici e attività pratiche sul campo: in quest’area si trovano
infatti competenze di alto profilo ma si può godere di una grande ‘aula’ a cielo
aperto dove conoscere le attività legate al turismo outdoor, le problematiche che
possono generare, le opportunità che offrono, i possibili interventi e soluzioni.
Fiaccolata ferragostana a Romeno
Cassa Rurale d’Anaunia, Trentingrana
e Caseificio Sociale di Romeno hanno
sostenuto la “Fiaccolata ai 7 colli”,
organizzata la sera della vigilia di
Ferragosto dalla Pro Loco di Romeno
in collaborazione con Unione Sportiva
Cedroni e Società Podistica Novella.
Nata nei primi anni Settanta da una
intuizione di Fabio Graiff, concretizzata
grazie alla collaborazione di alcuni
amici, la “Fiaccolata ai sette colli” è
diventata un appuntamento tradizionale
del calendario di eventi estivi del paese
anaune.
Oltre trecento i partecipanti. Hanno
percorso un tracciato e una distanza di
sette chilometri che hanno toccato sette
colli (o dossi) all’interno della località.
Alcuni hanno partecipato con spirito
agonistico e hanno puntato al risultato.
I più, invece, hanno valorizzato lo spirito
olimpico dell’importante è partecipare.
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NEWSCOOP
Carta in Cooperazione (dati al 31/12/2014)
99.688 soci possessori
81.935 carte con servizio base
17.753 carte con sistema di pagamento
Sconto elettrico in Cooperazione
Da tempo, per la precisione dal
2011, i centomila soci delle Famiglie
Cooperative titolari della Carta in
cooperazione possono beneficiare di
significativi vantaggi sulle forniture
di energia elettrica grazie ad una
convenzione sottoscritta da Sait con
Trenta Spa. I vantaggi risultano essere
decisamente più interessanti e duraturi
rispetto agli sconti a termine sulle
tariffe elettriche, pubblicizzati in questi
mesi, proposti da un grande gruppo
bancario ai propri correntisti trentini
per effetto di un accordo con l’operatore
Terna.
L’offerta applicata da Trenta ai
possessori della Carta in cooperazione
- che sono in larga maggioranza anche
soci o clienti delle Casse Rurali Trentine
- prevede uno sconto del 6% o del 9%
(formula ‘web’) sulla componente
energia del prezzo della luce, a tempo
illimitato. In aggiunta, al titolare della
Carta è riconosciuto ogni anno un
bonus pari a 20 giorni di fornitura
gratis, che si traduce in un ulteriore
significativo risparmio.
Ulteriori vantaggi consistono nella
fatturazione senza stima eseguita
sulla base di letture certe, nessun
deposito cauzionale e nessun costo
di attivazione. Il contatore rimane
lo stesso, non c’è la necessità di
sostituirlo. Chi ha scelto l’offerta ‘web’
ha inoltre la possibilità di ricevere le
bollette via email alla propria casella di
posta elettronica.
E’ allo studio l’estensione della
convenzione con Trenta alla fornitura di
gas, che accrescerà quando diventerà
operativa i risparmi sulle utenze per i
titolari della Carta in cooperazione.
Come si attiva l’offerta
Per attivare l’offerta dedicata ai soci delle Famiglie Cooperative
basta accedere al sito www.trenta.it nel menù Famiglia sezione
“Speciale soci Famiglie Cooperative” dove compilare on-line
l’apposito modulo. Oppure è possibile telefonare al numero
verde gratuito 800-030030 attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle
22 e il sabato dalle 8 alle 20. Oppure, infine, ci si può recare agli
uffici di Trenta muniti della carta in cooperazione.
Valsugana-Tesino:
Cassa per la scuola
Il presidente della Cassa Rurale Valsugana e Tesino Paolo Zanetti.
La Cassa Rurale Valsugana e Tesino ha rinnovato attenzione e sensibilità ai giovani
che vivono e studiano nelle comunità servite dalla sede e dalla rete di sportelli.
La Rurale, da diversi anni, sostiene la realizzazione dei "libretti scolastici". Vengono
consegnati all’avvio del nuovo anno e accompagnano lo studente nel suo percorso
attraverso orari, giustificazioni, comunicazioni che lo caratterizzano fino a giugno.
Sono cinque gli Istituti Comprensivi destinatari del progetto: Strigno e Tesino, Borgo
Valsugana (scuole di Grigno), Centrovalsugana (scuole di Telve, Telve di Sopra e
Torcegno), Gallio (scuole di Enego) e "Bombieri" di Valstagna.
“In tutto sono oltre duemila giovani che – viene spiegato dai vertici della Cassa
Rurale – potranno utilizzare libretti personali o diari scolastici senza costi
amministrativi a carico dei loro istituti. Iniziativa apprezzata anche dalle scuole
considerati i tagli di risorse a cui sono soggette”.
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CULTURA COOPERATIVA
E’ nato il Gruppo
Cassa Centrale Banca Credito Cooperativo Italiano
Ecco un nuovo modello di credito cooperativo. Presenti all'evento una quarantina di
Bcc da tutta Italia tra quelle che hanno dato l'adesione al gruppo.
In Piazza Affari, a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana,
cuore finanziario del Paese, Cassa Centrale Banca ha accettato la sfida
di coniugare la logica del mercato con i valori della cooperazione,
presentando il proprio modello di credito cooperativo e il progetto del
Gruppo. Per il presidente Giorgio Fracalossi "l'obiettivo è evolvere un
sistema di banche radicate nelle proprie comunità e orgogliose della
propria storia in un sistema di banche locali autonome e competitive,
organizzate in un moderno gruppo bancario cooperativo".
Il vicepresidente vicario Carlo Antiga ha sottolineato che "per il nuovo
modello di gruppo bancario, sostenuto da un centinaio di Bcc e Casse
Rurali di tutta Italia, è prioritario rispettare l'autonomia delle singole
banche ed offrire un'alternativa all'adesione obbligatoria ad una unica
holding". La proposta si inserisce nell'ambito degli obiettivi di evoluzione
del sistema di credito cooperativo individuati dal Governo e sottolineati
più volte dagli interventi dei vertici di Banca d'Italia. Antiga ha ricordato
che "il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano
si propone come modello capace di coniugare il valore e l'autonomia
di un sistema di banche locali, espressione dei diversi territori, con il
coordinamento e la capacità di indirizzo propri di una capogruppo
bancaria". Si punta a migliorare l'efficienza e la competitività del sistema
attraverso una riorganizzazione industriale, il governo dei rischi e dei
costi, con l'obiettivo di incrementare la redditività. In questo nuovo
scenario la Capogruppo assume il ruolo di supporto, coordinamento
e direzione strategica delle banche associate che sono al tempo stesso
socie di riferimento. Per il direttore Mario Sartori "le Bcc-Casse Rurali,
forti della loro identità storico culturale, sono e rimangono un valore
straordinario per l'Italia. Devono potenziare il ruolo di banche di
territorio e di motore economico e solidale a favore delle famiglie e delle
piccole imprese".
Per creare questa nuova architettura di gruppo bancario, in grado di
rispettare l'autonomia della singola Bcc-Cassa Rurale, Cassa Centrale
Banca ha costruito un modello di rating basato su approccio Risk Based.
Un sistema di graduazione del rischio, organizzato in classi di merito,
permetterà alle banche più virtuose di godere di autonomie più ampie,
a quelle più deboli di essere supportate nell'elaborazione dei piani di
rilancio. La centralità del sistema è la banca di credito cooperativo. Il
nuovo gruppo bancario sarà un'organizzazione a servizio e a supporto
della competitività del sistema del credito cooperativo.
Il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo
Italiano è in piena fase di consolidamento. L'obiettivo,
entro la primavera 2016, è che le società bancarie,
informatiche, assicurative e di servizio siano tutte
integrate nel gruppo. A quel punto sarà realizzata una
realtà polifunzionale di servizi bancari ed informatici
a servizio delle Bcc-Casse Rurali, ma pronta anche a
muoversi sul mercato, per ampliare la propria offerta.
Cassa Centrale Banca, Phoenix, IBT, Cesve e CSD,
Assicura Group e Assicra Veneto rappresentano già
oggi un sistema di società competitive nell'offerta di
servizi bancari. Sono imprese capaci di coniugare la
priorità del servizio alle Bcc-Casse Rurali con la logica
industriale del mercato.
Fracalossi ha ricordato che "il gruppo prosegue
nell'intento di centralizzare su Mediocredito Trentino
Alto Adige la propria strategia come banca corporate
di riferimento".
Il consolidamento del polo industriale di secondo
livello di riferimento sarà la trave su cui poggerà la
realizzazione del Gruppo Bancario Cooperativo.
Questo consentirà, coerentemente all'ipotesi di
riforma, l'adesione delle Bcc-Casse Rurali attraverso il
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CULTURA COOPERATIVA | credito
patto di coesione. La Capogruppo, al fine di garantire
adeguata solidità e stabilità, si porrà l'obiettivo di
raggiungere la soglia di un patrimonio significativo
- tra gli 800/1.000 milioni di euro - in ogni caso
coerente alle dimensioni di rischio del gruppo.
Il percorso intrapreso da Cassa Centrale Banca,
Phoenix, Cesve e IBT ha radici lontane e profonde. Alla
fine degli anni Novanta, gli accordi di collaborazione
stipulati fra le Federazioni del Triveneto hanno dato
il via ad una proficua progettualità che è stata via via
condivisa con le Bcc di tutte le regioni italiane. Nel
2002, nel capitale di Cassa Centrale Banca, sono
entrate le Bcc di Veneto e Friuli Venezia Giulia, e nel
2007 si è perfezionata un'alleanza strategica con un
partner di livello internazionale: DZ Bank, colosso
tedesco, gruppo bancario di riferimento di oltre 1000
Raiffeisen e Volksbanken, che rappresentano circa il
25% del mercato bancario tedesco.
A sottolineare l'importanza dell'incontro, nella sala
Blu della Borsa Italiana, erano presenti i vertici di circa
40 Banche di Credito Cooperativo provenienti da
tutta Italia.
Un momento della presentazione del progetto a Milano. Da sinistra Mario
Sartori, Giorgio Fracalossi e Carlo Antiga.
4’30’’
IL PLAUSO DELLA FABI DI TRENTO
In una nota, il sindacato Fabi di Trento ha espresso
opinione favorevole sul progetto della holding: “Per quanto
a nostra conoscenza, riteniamo positiva l’iniziativa perché
riteniamo possa significare anche tutele per le specificità
delle nostre relazioni sindacali (solo lo scorso 10 luglio,
unici in Italia, abbiamo definito le erogazioni per il Premio
2015), per le professionalità dei nostri colleghi (in primis
in questo caso presso gli Enti Centrali), e, prima ancora,
“garanzie vere” di salvaguardia (tanto nel breve quanto nel
lungo periodo) in termini di mobilità territoriale e di stabilità
dei posti di lavoro.
A supporto di questa posizione, il sindacato ha ricordato
le conseguenze dei fenomeni di concrentrazione e
contralizzazione in Trentino della fine degli anni ’90: Cassa
di Risparmio di Trento e Rovereto contava circa 1.000
dipendenti; circa 150 ne registrava Credito Italiano e Banca
di Roma. Oggi UniCredit, che ne ha raccolto l’eredità, conta
in Trentino meno di 350 dipendenti.
Banca di Trento e Bolzano, più Comit, oggi ricomprese nel
marchio BTB/Intesa, contava negli stessi anni oltre 600
persone. Oggi il loro numero è sceso a poco più di 300.
“Non ci pare però – scrive in sindacato – di poter registrare
per contro vantaggi altrettanto significativi alla comunità
trentina e neppure a quella nazionale”.
Anche la riorganizzazione del comparto del credito
cooperativo non è semplice. Sono 15 le Bcc italiane che
hanno attivato accordi sindacali di solidarietà difensiva per
salvaguardare il posto di lavoro. In tutte (in aggiunta agli
altri interventi contrattuali quali prepensionamenti, parttime, riduzione dei giorni di ferie, blocco dello straordinario,
ecc.) è in essere una riduzione temporanea della
retribuzione (generalmente per sei anni) che riguarda i
1.900 lavoratori coinvolti.
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CULTURA COOPERATIVA
Serve un’innovazione di rottura
Intervista a Paolo Venturi, direttore dell’Aiccon e membro della giuria del premio
A New Social Wave. “Serve affrontare diversamente il rapporto con la Pubblica
Amministrazione passando da una logica meramente re-distributiva ed esecutiva
ad un prospettiva trasformativa”.
di Laura Ruaben
Negli ultimi anni si parla (e molto) di innovazione.
Se ne parla nel mondo delle imprese, nei media e
anche nelle istituzioni. Come spesso accade per le
parole di moda, l’uso eccessivo rischia di renderne
approssimativo il significato. Innovazione non è certo
solo tecnologia, ma è anche cultura; “È – come
afferma Paolo Venturi nella ricerca "Innovazione
Sociale e Imprese Sociali" – una strategia, un
orientamento che va perseguito a livello collettivo
della società”. E proprio a Venturi, direttore di Aiccon
(associazione Italiana per la Promozione della Cultura
della Cooperazione e del Non Profit) e membro della
giuria che valuta i progetti candidati al premio A New
Social Wave, abbiamo chiesto di aiutarci a capire.
Che cosa si intende per innovazione sociale?
È una soluzione che risponde a nuovi bisogni sociali
e lo fa, da un lato con la produzione di valore,
dall’altro in modo sostenibile ed equo. In questo
senso l’innovazione sociale è tale se produce valore
sia nei mezzi che nei fini; di fatto introduce un
cambiamento che modifica lo status precedente e
introduce elementi di discontinuità, determinando
così un nuovo equilibrio.
Perché la cooperazione sociale dovrebbe fare
innovazione?
Sappiamo che l’innovazione sociale oggi nasce
innanzitutto da una spinta che proviene dal basso,
dai crescenti bisogni insoddisfatti. Bisogni che sono
profondamente diversi e diversificati rispetto a quelli
che hanno motivato la nascita più di trent'anni fa della
cooperazione sociale. Abbiamo ora a che fare con la
vulnerabilità. In questo nuovo contesto le cooperative
hanno il compito di ricombinare diversamente le
componenti “core” dei loro servizi. Devono infatti
investire maggiormente sulla dimensione relazionale,
culturale ed imprenditoriale rispetto al passato.
Occorre anche affrontare diversamente il rapporto
con la Pubblica Amministrazione, passando da una
logica meramente re-distributiva ed esecutiva ad un
prospettiva trasformativa.
Ci spiega meglio questo passaggio?
Trasformare significa co-produrre con cittadini e
comunità nuove risposte capaci di mettere in campo
tutte quelle risorse non attivate nei classici modelli
assistenziali. La pubblica amministrazione necessita
di interlocutori capaci di aggregare domanda, di
costruire risposte innovative e di sforzarsi di fare di
più con meno. Oltre a ciò la sfida della cooperazione
sociale è sempre più spostata all’interno del mercato
e quindi orientata verso la domanda pagante. In
questo senso l’obiettivo è quello di creare anche un
nuovo modo redistributivo interagendo con il mercato
e non più solo con la Pubblica Amministrazione.
Questo avviene quando il valore aggiunto generato
dalla vendita di beni e servizi che incorporano valore
sociale (sia perché prodotti da soggetti svantaggiati
sia per la loro sostenibilità) vengono re-investiti nelle
esigenze della comunità e in servizi di welfare.
La cooperazione sociale quando fa innovazione?
Quando imprende. La dimensione imprenditoriale è
il presupposto per innovare. Diversamente i processi
sono adattivi o incrementali ma questo oggi non basta
più, c’è bisogno di innovazione di rottura! Il sociale
genera innovazione quando produce coesione, quando
lega il valore alla comunità e quando attiva meccanismi
collaborativi relazionali. Ma non solo. L’altro aspetto
fondamentale è il coinvolgimento della comunità
non solo come soggetto passivo o stakeholder, bensì
come soggetto attivo, come assetholder ossia portatore
di risorse (non solo economiche ma innanzitutto
relazionali).
Con quali metodi o strumenti è possibile sostenere
questo tipo di innovazione?
Innanzitutto con i luoghi. Se l’innovazione postula
l’imprenditorialità serve nuovo capitale umano. Per
questo è indispensabile aggregare giovani attraverso
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CULTURA COOPERATIVA | l’intervista
Paolo Venturi è direttore di Aiccon, il Centro
studi promosso dall’Università di Bologna per la
promozione della cooperazione e del no profit.
Esperto di fundrasing è co-fondatore di Assif
(Associazione Italiana Fundraiser) e direttore di
The Fund Raising School. Membro del Comitato
Scientifico della Fondazione Symbola e di CNV Centro nazionale per il Volontariato.
nuovi luoghi ove creare un
processo di contaminazione, di
“fertilizzazione” tra il mondo
della cooperazione ed i giovani,
che portano energia, conoscenza
e tecnologia. Sono le occasioni
offerte da hub e co-working che
innestano nuovi percorsi. Generare
nuovi luoghi, a mio avviso,
dovrebbe essere una delle mission
delle reti consortili. Il consorzio
può avere un nuovo ruolo, non
solo quello di general contracting
ma anche come polo che alimenta
l’innovazione avvicinando le
idee dei giovani ai bisogni delle
cooperative che sono già nelle rete.
Per fare questo serve una nuova
cultura, quella dell’intersezione
ossia della capacità di incrociare
l’ambito della cooperazione
sociale con le filiere tradizionali
dell’agricoltura, della cultura, del
turismo. Le nuove filiere sono
quelle ibride, in questo modo si
genera nuovo valore e in molti
casi si genera una innovazione di
prodotto (basi pensare all’housing
sociale, al turismo sociale, al
welfare culturale, all’agricoltura
sociale, ecc…).
Ci potrebbe fare qualche esempio che ha incontrato nella sua esperienza?
Proprio in questi giorni sono stato a Matera, dove le famiglie hanno
investito sui pannelli fotovoltaici e questo investimento va a ripagare
i costi dell’installazione del pannello e in parte alimenta un fondo
destinato anche alla non autosufficienza. Ecco che le comunità diventano
soggetti che auto-producono un nuovo welfare; la cooperazione sociale
può fare questo perchè può contare su un rapporto stretto con la
comunità. In una recente ricerca ("Ibridi organizzativi. L'innovazione
sociale generata dal gruppo cooperativo Cgm" realizzata con Flaviano
Zandonai e pubblicata da Il Mulino) abbiamo individuato una nuova
generazione di cooperative sociali - gli ibridi organizzativi - che hanno un
rapporto diretto con il mercato. Significa che queste cooperative non sono
soltanto reti identitarie, associative o comunitarie, ma diventano filiere
per la vendita di prodotti, come la cooperativa di inserimento lavorativo
“L’ape bianca” di Forlì, che ha aperto un supermercato assieme ad altri
soggetti for profit. Questi due casi esemplificano quello che voglio dire,
nel senso che oggi la cooperazione sociale, proprio a causa di un ridotto
trasferimento di fondi da parte della pubblica amministrazione, deve
costruire nuovi meccanismi redistributivi. Chi acquista i beni o i servizi
partecipa ad un nuovo modo di redistribuire, come nel caso di Matera
o Forlì. Questo vale anche per altri ambiti, ovvero per poliambulatori,
sanità leggera o per l’energia.
Consolida ha intrapreso alcune strade focalizzando l’attenzione
sull’innovazione: i laboratori per dirigenti insieme a Euricse, il Conto Sviluppo
e l’incubatore sociale specializzato. Cosa ne pensa?
Uno dei meccanismi fondamentali per generare innovazione sociale sono
i luoghi, quindi ben venga. L’altro tema importante è il supporto: occorre
costruire alleanze anche con altri soggetti perché oggi la cooperazione
non è autosufficiente per alimentare innovazione sociale. I luoghi
servono anche per attivare nuove reti con soggetti come le università, i
tecnopoli, ma soprattutto il mondo del for profit.
6’30’’
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CULTURA COOPERATIVA
Le parole di Frances
di Michele Dorigatti*
Qui di seguito vi proponiamo una
selezione, certamente parziale,
dei passaggi chiave della prima
enciclica sociale di papa Francesco.
Laudato sì, a nostro avviso, è molto
di più che un semplice documento
pontificio. Per la prima volta, il
capo della cristianità si rivolge
all’umanità affrontando con un
linguaggio semplice e diretto le
questioni chiave del XXI secolo.
Non è un caso che il testo che
raccoglie le riflessioni di Francesco
abbia scalato i vertici delle
classifiche: da settimane è il libro
più venduto. Speriamo che sia letto,
meditato durante la pausa estiva;
per i cooperatori e le cooperatrici
l’augurio è che esso si trasformi in
preziosa guida all’azione.
a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali.
C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto
tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali
con conseguenze in ambito ecologico, come pure
all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto
storicamente da alcuni Paesi.
Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa
comune come negli ultimi due secoli.
Il problema è che non disponiamo ancora della cultura
necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di
costruire leadership che indichino strade, cercando
di rispondere alle necessità delle generazioni attuali
includendo tutti, senza compromettere le generazioni
future.
I poteri economici continuano a giustificare l’attuale
sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione
e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad
ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana
e sull’ambiente.
I testi biblici ci invitano a «coltivare e custodire»
il giardino del mondo. Mentre «coltivare» significa
arare o lavorare un terreno, «custodire» vuol dire
proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare.
Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile
tra essere umano e natura.
Ogni cambiamento ha bisogno
di motivazioni e di un cammino
educativo.La tecnologia che, legata
alla finanza, pretende di essere
l’unica soluzione dei problemi, di
fatto non è in grado di vedere il
mistero delle molteplici relazioni
che esistono tra le cose, e per
questo a volte risolve un problema
creandone altri.
L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in
funzione del profitto, senza prestare attenzione a
eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La
finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la
lezione della crisi finanziaria mondiale.
La crescita degli ultimi due secoli
non ha significato in tutti i suoi
aspetti un vero progresso integrale
e un miglioramento della qualità
della vita.
Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo
umano integrale e l’inclusione sociale.
Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però
è indispensabile rallentare la marcia per guardare
la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi
positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare
i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza
megalomane.
L’ambiente umano e l’ambiente
naturale si degradano insieme.
L’inequità non colpisce solo gli
individui, ma Paesi interi, e obbliga
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CULTURA COOPERATIVA | l’enciclica
sco nella Laudato sì
Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo
pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma
decisione di rivedere e riformare l’intero sistema,
riafferma un dominio assoluto della finanza che non
ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo
una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria
del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una
nuova economia più attenta ai principi etici, e per
una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria
speculativa e della ricchezza virtuale.
che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé
stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto
e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà.
Non esistono sistemi che annullino completamente
l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la
capacità di reagire.
Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad
esercitare una sana pressione su coloro che detengono
il potere politico, economico e sociale. È ciò che
accade quando i movimenti dei consumatori riescono
a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così
diventano efficaci per modificare il comportamento
delle imprese, forzandole a considerare l’impatto
ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che,
quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle
imprese, queste si vedono spinte a produrre in un
altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale
dei consumatori. Acquistare è sempre un atto morale,
oltre che economico.
Conviene evitare una concezione magica del mercato,
che tende a pensare che i problemi si risolvano solo
con la crescita dei profitti delle imprese o degli
individui. È realistico aspettarsi che chi è ossessionato
dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare
agli effetti ambientali che lascerà alle prossime
generazioni?
È arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in
alcune parti del mondo, procurando risorse perché si
possa crescere in modo sano in altre parti.
Molti sanno che il progresso attuale e il semplice
accumulo di oggetti o piaceri non bastano per dare
senso e gioia al cuore umano, ma non si sentono
capaci di rinunciare a quanto il mercato offre loro.
La responsabilità sociale e ambientale delle imprese si
riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e
di immagine.
I singoli individui possono perdere la capacità e la
libertà di vincere la logica della ragione strumentale
e finiscono per soccombere a un consumismo senza
etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi
sociali si risponde con reti comunitarie, non con la
mera somma di beni individuali.
Il principio della massimizzazione del profitto, che
tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una
distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la
produzione, interessa poco che si produca a spese delle
risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio
di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura
in questo calcolo la perdita che implica desertificare
un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare
l’inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono
profitti calcolando e pagando una parte infima dei
costi.
La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è
liberante.
Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli
uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso
gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere
buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel
degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della
bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento
di riconoscere che questa allegra superficialità ci è
servita a poco.
Oggi alcuni settori economici esercitano più
potere degli Stati stessi. Ma non si può giustificare
un’economia senza politica.
Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini.
Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani,
capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche
superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di
là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale
6’
*Federazione Trentina della Cooperazione
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Medaglie a grappoli per i vini
del giardino vitato d’Europa
Tante le medaglie e numerosi i riconoscimenti per i vini di tre cantine
cooperative della Piana Rotaliana che hanno partecipato, con successo,
ai concorsi internazionali.
di Diego Nart
Hanno fatto incetta di premi e riconoscimenti
internazionali i vini prodotti dalle cantine sociali della
Piana Rotaliana. Da Mezzacorona a Mezzolombardo,
fino a Roverè della Luna. Vediamo nel dettaglio quali
sono stati i vini più premiati.
Uniti da “The Fifty Best Sparkling Wine” mentre
una valutazione top è stata assegnata al Rotari Rosè
Trentodoc nel corso dell’ “Ultimate Wine Challenge”.
Premi che hanno consentito di archiviare una
prima parte dell’anno di assoluta eccellenza per
Mezzacorona, impegnata con determinazione a
rafforzare le proprie posizioni sui mercati mondiali,
dove esporta oltre l’80% dei propri prodotti.
“Siamo veramente soddisfatti di questa serie continua
di riconoscimenti e di premi alla nostra qualità dei
nostri vini in tutti i più importanti eventi enologici
a livello internazionale – racconta il presidente del
Gruppo Mezzacorona, Luca Rigotti – a conferma
del successo di una strategia della qualità e della
sostenibilità delle produzioni che i nostri 1.600 soci
hanno convintamente realizzato in questi decenni
di lavoro e che stanno posizionando il Gruppo
Mezzacorona ai vertici del mondo del vino, a vantaggio
non solo del Gruppo in quanto tale ma del Trentino
vitivinicolo nel suo complesso e di tutto il territorio
locale”.
Mezzacorona
In particolare è stata l’etichetta Castel Firmian a
raccogliere il maggior numero di soddisfazioni. Per tre
volte in Germania, al “Berliner Wein Trophy 2015”,
ha fatto suo il gradino più alto del podio: con il Pinot
Grigio Trentino Doc Riserva 2013 e, in due occasioni,
con il Teroldego Rotaliano Doc di cui uno “Riserva”
2011.
Altre due volte Mezzacorona ha messo idealmente
al collo la medaglia d’oro: la prima con il Pinot
Grigio Trentino Doc Riserva 2013 a “Mundus Vini”,
sempre in terra tedesca, e la seconda con il Cabernet
Sauvignon 2013 al concorso inglese “Sommelier
Wine Awards 2015”.
La ricca galleria contraddistinta dal metallo più
pregiato si completa con il Müller Thurgau Trentino
Doc Superiore 2014, che si è aggiudicato l’oro
al “Dodicesimo concorso Internazionale Müller
Thurgau-Valle di Cembra”, la rassegna che ha raggiunto
un alto livello di notorietà a livello internazionale.
Ma non finisce qui. “Double gold medal”, invece, è
stata attribuita al Rotari Brut Trentodoc negli Stati
Cantina di Roverè della Luna
Realtà del mondo della vite e del vino da quasi un
secolo (anno di fondazione il 1919) ha fatto ritorno
dall’International Wine & Spirit Competition di
Londra con due medaglie in valigia da esporre nella
sua ricca bacheca di trofei.
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CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia
“Da sempre il concorso rappresenta una rassegna e una vetrina di grande
prestigio e di assoluta importanza per professionisti e operatori di questo
settore – viene spiegato – considerata la presenza di migliaia di cantine da
ogni parte del mondo che scelgono l’evento londinese per mettere in gara
e a confronto i propri vini con moltissimi altri”.
A Londra, la Cantina di Roverè della Luna presieduta da Diego Coller e
diretta da Corrado Gallo, si è presentata con due suoi “gioiellini”.
Entrambi hanno confermato le attese di risultato: il “Lagrein Doc
Trentino Vigna Rigli 2012” della collezione Quaranta Jugheri e il “Pinot
Grigio Doc Alto Adige Laeun 2012”. Le due etichette hanno conquistato
la medaglia di bronzo.
Risultato che conferma l’elevata qualità dei due vini valutati da una
commissione esaminatrice formata da personalità autorevoli e note del
panorama enologico mondiale.
Le due medaglie rappresentano, indubbiamente, “un importante
riconoscimento per la Cantina di Roverè della Luna – viene osservato
– Sono da condividere, nel pieno spirito cooperativo che caratterizza la
quotidianità del nostro agire, con tutti gli attori impegnati ogni giorno.
Ci riferiamo ai viticoltori soci che allevano e coltivano la vigna con
passione e professionalità, e ai tecnici in cantina che rivestono un ruolo
altrettanto fondamentale per trasformare i grappoli di uva in pregiato
nettare di bacco”.
91/100.
Questa etichetta di Teroldego ha conquistato la
medaglia d’oro alla ventiduesima edizione della
Sélections Mondiales des Vins Canada, concorso
enologico internazionale più importante dell’America
del nord.
Prima edizione nel 1983 a Quebec City, in Canada.
Da trentadue anni si svolge sotto l’alto patronato
dell'Organizzazione Internazionale della Vite e del
Vino (Oiv), l'Unione internazionale degli enologi
(Uioe) e della Federazione mondiale dei grandi
concorsi internazionali di vini (Vinofed).
Un premio prestigioso riconosciuto a livello globale
dagli acquirenti commerciali e dal pubblico in
generale, che attesta il valore di Clesuræ 2010, vino
di grande bevibilità, capace di mantenere le sue
peculiarità, coniugandole al contempo con il gusto
internazionale. "Questi premi,– spiega Leonardo
Pilati, direttore ed enologo della Cantina Rotaliana –
le positive recensioni dei professionisti di settore, ma
soprattutto il continuo apprezzamento dimostrato
dai consumatori, sono motivo di grande orgoglio
e stimolo a rinnovare il nostro impegno per una
viticoltura d’eccellenza, indirizzata al rilancio e alla
valorizzazione di vini autoctoni".
Rotaliana di Mezzolombardo
Dopo essere stato giudicato uno dei migliori dieci vini italiani dalla
guida Bibenda, il Teroldego Rotaliano Clesuræ 2010 si è aggiudicato
la medaglia d’oro dell’Awc Vienna e quella d’Argento all’International
Wine & Spirit Competition Awards di Londra.
Andreas Larsson, tra i più grandi sommelier al mondo, ha degustato e
recensito per Tasted Journal l’annata 2010 assegnandogli il punteggio di
4’50’’
Le cantine sociali
premiate e le etichette
preferite dalle
giurie dei concorsi
internazionali.
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Spirito di innovazione da oltre 40 anni.
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Assieme: la prima cooperativa
di badanti in Trentino
Ha come socie le assistenti familiari. Non più dipendenti di famiglie,
di imprese o collaboratrici, ma socie proprietarie.
Continua il percorso innovativo della cooperativa sociale Sad di Trento.
Questa volta propone un nuovo approccio organizzativo per la cura
degli anziani presso il loro domicilio. È la cooperativa “Assieme”.
Assorbe e organizza le assistenti familiari formate dalla stessa Sad. Le
donne coinvolte sono in maggioranza straniere, provenienti dai Paesi
dell’Est Europa, disoccupate o con impieghi precari. Con l’ingresso
nella cooperativa acquisiranno il ruolo di socie-lavoratrici diventando al
contempo operatrici e imprenditrici.
“È una bella occasione di continuità di lavoro – ha osservato Diego
Agostini, amministratore delegato di Sad –. Le assistenti sono sempre le
stesse persone, fidate e formate. Quindi possono attivarsi rapidamente
in nuove situazioni di bisogno o per un adeguato passaggio di consegne
in caso di eventuali sostituzioni. In questo modo alle famiglie è sempre
garantito un servizio continuo e sicuro”.
“L’obiettivo a breve termine – aggiunge Agostini – è di inserire nella
cooperativa una quindicina di assistenti familiari offrendo loro la
sicurezza di un posto a tempo indeterminato. Le aree in cui il servizio di
assistenza sarà offerto sono la città di Trento, la Piana Rotaliana, la Valle
di Cembra e la Val di Non”.
Insomma, “un tassello in più che arricchisce il nostro mosaico di servizi –
aggiunge la presidente Daniela Bottura –. Risponde alla richiesta sempre
maggiore di servizi assistenziali. Inoltre le famiglie non hanno oneri di
gestione burocratica perché gestiti interamente da Sad. La badante non
dorme in casa ma garantisce assistenza il tempo necessario. Il costo è in
linea con le tariffe di mercato”.
La cooperativa Sad è stata costituita venticinque anni fa. Il personale - 130
addetti - è costituito prevalentemente da donne. Le persone assistite sono
circa 400. Fatturato di 3 milioni e mezzo di euro. “Quanto concretizzato
da Sad – dice Ileana Olivo, responsabile del Servizio politiche sociali della
Provincia – dimostra intelligenza e intuizione nell’individuare nuovi
filoni di servizio e di attività e proporre soluzioni innovative rispetto a
un problema gestito fino a oggi a livello familistico”.
La presidente di Sad Daniela Bottura e l’amministratore delegato
Diego Agostini.
Per vedere il servizio televisivo sulla nuova
cooperativa di badanti, inquadra con uno
smartphone abilitato questo codice.
2’10’’
ECCO IL REGISTRO
Il Registro provinciale delle/degli assistenti familiari istituito dalla Giunta provinciale ad oggi conta 264 iscritti: 250 donne, 14 uomini.
Altre trenta domande di iscrizione sono state presentate. La provenienza è legata in particolare all’Europa dell’est (Romania,
Moldavia, Ucraina). Età media 45 anni. In base ai dati Inps, riferiti al 2013 i lavoratori domestici assicurati (colf e assistenti familiari)
erano 6043. Di questi 3632 con contratto di assistenza familiare come badanti. Nel 2014 le assunzioni di badanti sono state 2285, l’84%
straniere, il 96,8% femminile. I dati del Registro, istituito nel 2014 per fornire alle famiglie un punto di orientamento nella ricerca di
un'assistenza sempre più qualificata agevolando, nel contempo, l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, sono stati presentati da
Laura Castegnaro, direttore dell’ufficio innovazione del Servizio politiche sociali della Provincia.
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CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia
ETLI, UNDICI ANNI DI CRESCITA
ECCEZIONALE
L’agenzia Viaggi, gestita dall’omonima cooperativa, non conosce crisi.
Raddoppiato il fatturato e quasi triplicati i dipendenti.
Era il primo maggio del 2003 quando l’Agenzia
Viaggi Etli-Tn, gestita dall’omonima cooperativa,
si trasferì con orgoglio nella prestigiosa sede di
proprietà di Corso Rosmini, 82 a Rovereto. Una sfida
per tutti chiudere il primo bilancio, nel 2004. Eppure
a distanza di 11 anni, pur in un periodo di crisi
economica generale fortissima (anche per le agenzie
di viaggio), i risultati comunicano l’eccellenza del
percorso seguito.
Se nel 2003 il fatturato si era fermato a meno di
300 mila euro, nel 2014 ha superato i 574 mila,
con un incremento del 92%. Il valore generato non
è solo economico, ma riguarda anche il personale
e in termini più generali il lavoro. Gli addetti nel
2003 erano 6; al termine del 2014 sono diventati
15 con un incremento del 250%. Nello stesso
periodo il numero delle ore lavorate giornalmente
è passato dalle 48 del 2003 alle 90 del 2014 con un
incremento dell’87%.Questo significa che se nel 2003
un dipendente lavorava mediamente 8 ore al giorno,
nel 2014 la prestazione è stata di 6 ore, con un deciso
miglioramento delle condizioni di lavoro.
Per i soci la retribuzione non è diminuita, in quanto
è stata ampiamente “recuperata” con lo strumento
del ristorno: la cooperativa dal 2004 al 2014 ha
distribuito ai propri soci ristorni per un importo
complessivo di 270 mila euro. Non solo; la Etli ha
erogato, sempre dal 2004 al 2014, contributi (sotto
forma di buoni viaggio) a varie Associazioni no-profit
per un importo di 45 mila euro.
Focalizzando l’analisi sugli ultimi 7 anni, ovvero quelli
in cui la crisi è esplosa, si può notare che i risultati
sono stati evidenti e assolutamente sorprendenti: il
giro d’affari è passato dai circa 400 mila euro del 2007
agli oltre 574 mila attuali (+44%) e i collaboratori
da 9 a 15 (+66%). Le ore giornaliere lavorate sono
passate dalle 62 del 2007 alle 90 del 2014, con un
incremento del 45%.
“In questo periodo di crisi – spiega il presidente
Claudio Salvetti – molte agenzie viaggi hanno ridotto
il personale e alcune hanno addirittura chiuso. Etli-Tn
invece si è ingrandita ed ha anche esteso la propria
attività e la presenza nel territorio provinciale, grazie
all’apertura delle Filiali di Borgo Valsugana, Ala e
Fondo in Val di Non”.
A cosa è dovuto, dunque, questo successo? “La struttura
della nostra cooperativa non prevede la figura del
promotore della attività della agenzia viaggi – spiega
il presidente –. Ciò significa che la continua crescita
dell’attività è stata determinata dai buoni servizi che
propone, dalla completezza della offerta turistica, dai
prezzi concorrenziali che pratica e, soprattutto, dalla
eccellente professionalità degli addetti”. Il settore che
ha dato maggiori soddisfazioni è quello riferito alla
vendita di servizi che il cliente può effettuare da solo
via internet. “Il motivo è semplice – spiega Salvetti
–: spesso in agenzia viaggi si trovano prezzi identici
o addirittura inferiori a quelli pubblicizzati sul web.
In ogni caso le eventuali spese applicate dalla nostra
agenzia viaggi sono talmente basse che vi é scarsa
convenienza ad utilizzare internet”.
3’
Il presidente della cooperativa Etli-Tn Claudio Salvetti.
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CULTURA COOPERATIVA | buone prassi
È NATA LA FAMIGLIA COOPERATIVA
‘VALLATE SOLANDRE’
È il frutto della fusione tra ‘Cogolo’ e ‘Valli di Rabbi e Sole’.
Operativa dal primo ottobre sarà diretta da Vito Pedergnana.
Una nuova “Famiglia” è nata in Valle di Sole. È la
Famiglia Cooperativa Vallate Solandre. È il risultato
della fusione di due realtà del consumo cooperativo:
la Famiglia Cooperativa di Cogolo e la Famiglia
Cooperativa Valli di Rabbi e Sole.
Si è concluso così il cammino caratterizzato
dalle assemblee straordinarie dei soci che
hanno rappresentato la tradizionale anteprima,
l’iter necessario, per concretizzare il progetto,
inizialmente pensato e portato avanti dai consigli di
amministrazione delle due cooperative.
E’ una tappa ulteriore di un lungo percorso fusionistico
iniziato in questo territorio valligiano moltissimi
anni fa. “Venticinque anni fa, nel 1990, erano sette
le cooperative di consumo che operavano in valle
- ricorda Vito Pedergnana -. Da quel momento in
avanti di passi ne sono stati compiuti davvero molti,
orientati a rafforzare le strutture e migliorare il
servizio quotidiano al consumatore. Un percorso che
ha dimostrato come sia possibile collocare sotto uno
stesso tetto più Famiglie Cooperative. Per la verità
una delle prime fusioni, se non la prima in assoluto
di questo territorio, era stata promossa dalla Famiglia
Cooperativa di Cogolo. Nel 1964 si era unita alla
consorella di Celledizzo”.
La nuova realtà, la Famiglia Cooperativa Vallate
Solandre, inizierà a operare (anzi a co-operare) dal
prossimo primo di ottobre.
La rete di vendita conta undici negozi, i collaboratori
sono una cinquantina (47 per l’esattezza), i soci 2461.
Sede legale a San Bernardo di Rabbi. L’incarico di
direttore sarà affidato a Vito Pedergnana. Cinquantasei
anni di età, gran parte di questi trascorsi nel mondo
della cooperazione di consumo. Maestro del lavoro e
direttore di cooperativa esattamente da trent’anni. Il
suo ingresso nel mondo del consumo cooperativo nel
1972 in qualità di apprendista.
“La decisione assunta dai soci non è stata facile – precisa
il direttore - considerato il loro attaccamento, il forte
senso di appartenenza alla cooperativa considerata
davvero una istituzione di comunità. I soci hanno
però compreso la bontà di questo progetto”.
Considerati i fatturati che hanno caratterizzato il
bilancio consegnato agli archivi, la nuova realtà
dovrebbe raggiungere un volume di vendite di poco
inferiore ai 9 milioni di euro e un patrimonio che
sfiora i 4 milioni. Nove i componenti del consiglio di
amministrazione. Un numero destinato a rappresentare
al meglio le zone servite nella quotidianità dalla
Famiglia Cooperativa Valli Solandre.
Per il primo triennio si è deciso di affidare la presidenza
a un o a una rappresentante della “Valli di Rabbi e
Sole”.
Un ruolo importante di consulenza nell’elaborazione
degli atti del progetto è stato rivestito dal settore
consumo della Federazione, guidato dal responsabile
Giuseppe Fedrizzi, che esprime soddisfazione per la
scelta compiuta dai vertici e dai soci nell’ottica di
unirsi per rafforzare la struttura e servire al meglio
soci e clienti.
Stesso sentimento espresso da entrambi i presidenti
delle Famiglie Cooperative che hanno lavorato molto
per condurre in porto il progetto: Marina Mattarei
(Valli di Rabbi e Sole) e Mauro Gionta (Cogolo).
Insomma, un risultato frutto dell’intercooperazione,
dell’operare insieme per il bene comune dei soci, dei
clienti, di una comunità nel suo complesso (d.n.).
2’50’’
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Da Bruxelles ok
al Piano di Sviluppo Rurale
Via libera al Piano di Sviluppo Rurale della Provincia Autonoma di Trento.
Il programma supporterà per i prossimi sei anni numerosi finanziamenti nel settore
agricolo, forestale e nelle aree rurali.
La spesa pubblica disponibile è di 301 milioni di
euro: 129 milioni di contributi dell’Unione Europea
e circa 120 milioni a carico dello Stato. "E' un segnale
che dà fiducia ma anche responsabilità perché non
possiamo permetterci di sprecare nemmeno un euro
nel sostegno di un comparto che rappresenta uno
degli assi portanti della nostra economia - ha detto
il presidente della Provincia Autonoma di Trento,
Ugo Rossi -. Nei prossimi sei anni dovremo cercare da
un lato di portare a regime il processo di sinergia tra
agricoltura, turismo, ambiente e paesaggio, dall'altro
creare le condizioni perché il Trentino si presenti
come un unico grande produttore".
Entro ottobre verranno sbloccati i pagamenti
delle domande 2014 su agroambiente e indennità
compensativa per un valore di circa 15 milioni di
euro. Entro metà novembre sarà pagato l'anticipo del
premio sfalcio 2014 per un valore di circa 2,3 milioni
di euro.
Positivo il commento dell'assessore provinciale
all'agricoltura, Michele Dallapiccola. "Le risorse
a disposizione sono in gran parte di provenienza
europea e statale – spiega –. In questi due anni
abbiamo dovuto chiedere al sistema agricolo di
avere pazienza. Ora possiamo finalmente ripartire
con i pagamenti e permettere al sistema agricolo, in
particolare a quello zootecnico, di riprogrammare con
certezza i propri investimenti".
Tre gli obiettivi cardine su cui la Provincia ha deciso
di puntare. Il primo: incremento della competitività
del settore agricolo promuovendo investimenti nelle
aziende agricole volti anche alla diversificazione
delle attività, investimenti nelle infrastrutture,
miglioramento della professionalità e competenza
degli operatori e ricambio generazionale.
Il secondo: gestione sostenibile delle risorse naturali,
MELE: CALA LA
PRODUZIONE
Secondo le previsioni di
Assomela, l’Italia rispetta
la tendenza generale dei
principali Paesi europei, con un
abbassamento della produzione
melicola di circa il 5%.
La raccolta prevista per il 2015 si
assesta a 2.327.000 tonnellate.
Il segno meno caratterizza le
previsioni per tutte le regioni
italiane. In Alto Adige ci si aspetta
un calo del 4,5%. In Trentino del
3,6%. Nelle altre regioni italiane
del 7,8%. Gli effetti dell’estate
particolarmente calda potranno
essere valutati solo più avanti.
Per adesso i calibri sono nella
norma, la qualità dei frutti ottima
e non si segnala alcun problema
fitosanitario particolare. Dal punto
di vista qualitativo ed organolettico
la situazione è giudicata positiva.
sostenendo l’agricoltura di
montagna per evitare fenomeni di
abbandono e garantire il presidio
del territorio.
Il terzo: sviluppo territoriale
e
occupazione,
favorendo
l’inclusione sociale e promuovendo
un’integrazione settoriale fra
agricoltura e turismo.
2’
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CULTURA COOPERATIVA | buone prassi
Greenpeace “promuove”
le mele europee
I risultati raccolti in un report dall’associazione ambientalista mettono in evidenza
il progresso realizzato dal settore melicolo nell’impiego di agrofarmaci. Importanti
investimenti sono stati fatti in sperimentazione, ricerca ed innovazione.
Pur rilevando qualche criticità, Assomela, il Consorzio
delle Organizzazioni di Produttori di mele italiani che
associa anche Melinda, La Trentina e Mezzacorona,
valuta nel complesso positivamente il contributo di
studio offerto da Greenpeace con il report “Il gusto
amaro della produzione di mele europea” recentemente
diffuso.
Un’analisi critica dei risultati divulgati
dall’associazione ambientalista mette in evidenza il
progresso realizzato dal settore melicolo nell’impiego
di agrofarmaci. Nel rigoroso rispetto della legislazione
europea, gli agrofarmaci sono inseriti nei disciplinari
di produzione integrata nazionali e delle Province
autonome di Trento e Bolzano spesso con ulteriori
limitazioni tecniche volontarie.
“Il bassissimo tenore dei residui rilevati per questi
prodotti, nell’ordine delle “parti per miliardo” (ppb),
molto inferiori rispetto ai limiti di legge - commenta
Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela e di Apot
- rappresenta per il nostro Consorzio una conferma
della correttezza e della professionalità nel loro
impiego da parte dei frutticoltori. Quanto viene
oggi utilizzato per la difesa dalle malattie del melo si
dimostra poco persistente, poco residuale e rispettoso
degli equilibri naturali del terreno e delle acque”.
Il raggiungimento di questo obiettivo, che è comunque
migliorabile, può essere dimostrato attraverso alcuni
indicatori della salute dell’ambiente. Assomela cita,
ad esempio, la rinnovata vitalità dei frutteti, dove
nidificano molte specie di volatili, dove tornano i
rapaci ma anche altre forme di vita e dove l’incontro
con animali selvatici è frequente. Sugli aspetti della
qualità ambientale, la collaborazione intensa e
strategica tra produttori, centri di ricerca, consulenza
tecnica ed autorità pubbliche è un fatto forte ed i
risultati lo certificano. Importanti investimenti sono
stati fatti in sperimentazione, ricerca ed innovazione
ed altri sono in via di attuazione.
Proprio di recente il settore ortofrutticolo, assieme ai
centri di ricerca organizzati nella rete europea Eufrin,
ha ufficializzato alla presenza del Commissario
europeo per l’agricoltura Phil Hogan l’Agenda
strategica per l’innovazione e la ricerca, che evidenzia
le criticità ed individua possibili linee di lavoro su
cui concentrare risorse ed impegno. Molti degli
obiettivi individuati coincidono con quelli citati da
Greenpeace. L’intensificazione nell’individuazione
di alternative ai più classici agrofarmaci, così come
la messa a punto di sistemi di distribuzione ad
impatto basso ed ultra basso o l’impiego di tecniche
di miglioramento genetico smart figurano tra gli
obiettivi prioritari e in alcuni casi sono oggetto di
progetti già pienamente operativi.
Le tecniche della “confusione sessuale”, così come
l’attenzione verso i nemici naturali degli acari sono
ormai pratiche consolidate dei frutticoltori.
“La ricerca di Greenpeace - conclude Dalpiaz
- offre spunti utili per proseguire nell’impegno a
ricercare soluzioni progressivamente sempre migliori,
che possano salvaguardare una sufficiente redditività
per le circa 20 mila aziende produttrici di mele
italiane e l’indotto occupazionale diretto che ne
deriva, stimabile in oltre 5 mila dipendenti, in crescita”.
(c.c.)
2’30’’
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CULTURA COOPERATIVA | buone prassi
Le cooperative
alle Feste Vigiliane
Sono state numerose le iniziative promosse all’interno del programma
della Festa della città. Cassa Rurale di Trento sponsor principale.
Le Feste Vigiliane, dedicate al patrono di Trento, sono
un appuntamento tradizionale per la città. All’avvio
dell’estate animano il centro storico, le vie, le piazze e
i giardini del capoluogo con atmosfere che rievocano
il lontano Medioevo. La scorsa edizione è stata
caratterizzata da alcune iniziative cooperative.
Il Gran Galà della Rurale
Sotto un cielo di stelle, alcune stelle della musica
leggera italiana sono state ascoltate e apprezzate
durante il “Gran Galà” offerto ai soci dalla Cassa
Rurale di Trento.
“Un appuntamento – spiega il presidente Giorgio
Fracalossi – che rappresenta una tradizione nel ricco
calendario delle Feste Vigiliane, di cui il nostro istituto
di credito cooperativo è sponsor principale”.
Sul palco Paolo Belli, guest star della serata, e il
gruppo “Oro Incenso & Birra”, la tribute band
ufficiale riconosciuta da Zucchero “Sugar” Fornaciari.
L’evento si è unito alla solidarietà. Quanto raccolto
dalle offerte (integrato da una liberalità della stessa
Rurale) è stato destinato alla popolazione nepalese
colpita dal terremoto.
Dall’alto un’immagine della Vetrina Immobiliare,
due foto del concerto della Cassa Rurale di Trento,
una panoramica dello spettacolo per bambini delle
Casse Rurali con Gellindo e infine la proposta della
cooperativa Irifor.
Il Bar al buio di Irifor
Quest’anno lo staff dei camerieri ciechi e ipovedenti
ha festeggiato la decima edizione del Bar al buio,
allestito dalla cooperativa Irifor in via Belenzani. Gli
avventori hanno consumato una bevanda nell’oscurità
più completa, facendo l'esperienza della disabilità
visiva e acquisendo consapevolezza del potere degli
altri sensi. “In dieci anni – commenta il presidente di
Irifor, Ferdinando Ceccato – abbiamo accompagnato
nel buio migliaia di persone. Per noi è fondamentale
far comprendere la disabilità visiva in modo che non
rappresenti una condizione che non si conosce o che,
addirittura, fa paura. Vogliamo aiutare le persone a
capire come ciechi e ipovedenti possano vivere una
vita normale, grazie ad una società che li conosca e li
integri al proprio interno".
La vetrina immobiliare
Anche quest’anno, in Piazza
Duomo, è stata allestita una casetta
con lo scopo di mettere in mostra
il servizio “Vetrina Immobiliare”,
consultabile sul sito www.
immobiliare.casserurali.it.
Un’opportunità
che
molte
Casse Rurali offrono alla propria
clientela al fine di dare visibilità
alla propria offerta immobiliare;
gli immobili sono di proprietà dei
soci e dei clienti delle Rurali e sul
portale sono inseriti anche i link
o i riferimenti a immobili posti in
asta immobiliare dai Tribunali di
Trento e Rovereto.
Gellindo al Parco Vescovile
Lo scoiattolo testimonial di
Risparmiolandia ha incontrato
i suoi tanti piccoli amici per
raccontare storie particolari, nella
splendida cornice delle Vigiliane.
L’attore Michele Comite ha dato
voce ad alcuni racconti buffi e
allegri che hanno fatto ridere ma
anche riflettere un po’. Storielle
che hanno raccontato di una civiltà
semplice e povera che viveva di
agricoltura e di allevamento in un
tempo ormai lontano.
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CULTURA COOPERATIVA | libri
Lessico del
ben-vivere sociale
di Michele Dorigatti*
I tempi di crisi che stiamo vivendo hanno indebolito le economie reali
e seminato il panico non tanto nelle piazze affari ma nei nostri cuori.
Assuefatti a crescere, a vedere espansi e soddisfatti i nostri desideri, ci
troviamo oggi in un vuoto di futuro. I ragionamenti degli economisti
organici girano, dopo più di 8 anni, ancora intorno agli effetti della
crisi. Il vocabolario è quello confezionato dai sacerdoti del capitalismo
senz’anima. Le ricette per riprendere la corsa pescano dalle solite
credenze: crescita, competizione, innovazione, meritocrazia, bla bla bla…
Luigino Bruni, filosofo economista, si stacca dal gruppo e ci indica un
sentiero alternativo. L’incipit del Lessico del ben-vivere sociale, pubblicato
dalle Edizioni del credito cooperativo, è spiazzante: “Alcuni sono
fermamente convinti che il peggio della crisi sia ormai dietro di noi; altri
altrettanto persuasi che la grande crisi sia appena iniziata. In realtà ciò che
è certo è che dobbiamo iniziare a prendere coscienza che è proprio la parola
“crisi” a non essere più adeguata ad esprimere il nostro tempo. Ci troviamo
infatti dentro un lungo periodo di transizione e di cambio di paradigma,
iniziato ben prima del 2007 e destinato a durare ancora a lungo”. Sappiamo
bene, ci vuole coraggio per abbandonare i vecchi sentieri di crescita e i
vecchi para-digmi, che si sono trasformati in para-dogmi. Bruni ci dona
(le prime) 20 parole, ospitate sulle pagine di Avvenire e ora raccolte in
un libretto di 93 pagine: esse hanno il merito di ri-generare il linguaggio
economico e sociale, di adeguarlo alla radicale mutazione dei tempi
odierni, rivalutando al contempo lo specifico della tradizione economica
e civile italiana ed europea. Per colpa del capitalismo finanziario, è
l’analisi del fondatore della SEC- Scuola di Economia civile, “stiamo
perdendo troppa biodiversità, ricchezza antropologica, etica, eterogeneità
culturale. Per colpa del capitalismo americano, guidato da un solo 'principio
attivo', la massimizzazione dei profitti e delle rendite di breve periodo,
siamo incapaci di generare bel lavoro e buona ricchezza”. Ma quali sono
queste parole, a volte abusate, a volte svuotate, a volte emarginate, a volte
cadute in disgrazia, a volte derise dalla cultura dominante che ci riaprono
alla speranza e ci consentono di immaginare ancora futuro? Felicità
pubblica, e non solo ricchezza delle nazioni e prodotto interno lordo;
beni relazionali e non solo beni materiali e beni posizionali; beni comuni
e non solo beni privati e beni di status; reciprocità, gratuità e fraternità e
non solo contratti, gerarchie e incentivi; etica e non solo responsabilità
sociale; comunione e non solo beneficienza e filantropia.
C’è posto anche per un elogio della mitezza economica, che significa
“soprattutto per le grandi imprese ridurre l’aggressiva presenza della
pubblicità
in tutti i
momenti della
nostra vita, smettere di spremere
i neolaureati che, in questa fase
di scarsità di lavoro, sono molto
ricattabili, ridurre la velocità
e l’aggressività della finanza
speculativa, mitigare i linguaggi
arroganti e volgari dei potenti,
piegare e ammansire la mano di
troppe banche verso imprenditori
e famiglie, o quella della pubblica
amministrazione con chi ha sempre
pagato le tasse e ora, caduto in
sventura, non riesce più a farlo”.
3’
* Federazione Trentina della Cooperazione
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OPINIONI
PUNTO DI VISTA
TINA non ama il voto capitario
di Alessandra Piccoli *
È parte della cronaca di questi mesi
la riforma delle banche popolari,
attuata nottetempo dal governo
Renzi con l'intento dichiarato di
rendere gli istituti di credito più
attraenti sul mercato internazionale
dei capitali. Tra le importanti
modifiche apportate alla struttura
delle società vi è l'eliminazione del
voto capitario che accomuna tutte
le cooperative, comprese quelle di
credito, alle banche popolari.
Ma che cosa significa esattamente
voto capitario? E perché dovrebbe
essere così importante e distintivo?
Wikipedia e Il Sole 24 Ore ne
danno la seguente descrizione:
“Il voto capitario, nel diritto
societario, consiste nella regola per
la quale ogni socio è titolare di un
singolo voto indipendentemente
dal numero delle azioni
possedute o rappresentate. Si
tratta di una caratteristica tipica
delle società cooperative e delle
banche popolari: in tali tipi
di società, infatti, ogni socio ha
diritto a un voto in assemblea,
indipendentemente dal valore
della propria quota di capitale
sociale, mentre nelle società per
azioni i voti sono attribuiti in
proporzione al numero di azioni
possedute da ogni socio.” Viene
spesso riassunto con “una testa un
voto” e in sostanza è il principio per cui ogni socio vale quanto gli altri a
prescindere da qualunque altro elemento di valutazione. Vale in quanto
socio.
Il motivo per cui tutti i soci di cooperative e banche popolari dovrebbero
difenderlo è proprio questo: in una società governata dall'economia, che
da procacciatrice di mezzi del buon vivere si è elevata a guida di tutte le
scelte, ad arbitro dei fini ultimi per cui la vita è degna di essere, difendere
il valore della persona in quanto tale e non in quanto proprietaria di un
patrimonio significa opporsi alla finanziarizzazione dei rapporti umani.
Nelle nostre cooperative noi siamo individui, con pari dignità, non un
mucchio più o meno grande di soldi.
Cosa c'entra TINA, la signora del pensiero unico – There Is No
Alternative? Molto, perché dove ci sono molte teste che pensano è molto
più facile che una alternativa venga fuori, che l'intelligenza collettiva
riesca a produrre un'idea nuova capace di scardinare le vecchie logiche e i
piani di controllo dei pochi che con grandi masse di denaro pretendono,
con questo solo diritto, di decidere per tutti. D'altra parte TINA ha un
grande potere nella politica odierna perché consente a chi decide di non
confrontarsi, di non mettersi in gioco rischiando di prendere la decisione
sbagliata, è il trionfo dell'amoralità tipica dell'economia capitalista anche
nella politica. Dove non c'è alternativa non c'è scelta e dove non c'è scelta
non c'è colpa.
L'economia cooperativa, che vede nel sostegno reciproco e non nella
competizione il cardine dell'azione, sa che esistono cose buone e cose
cattive, la base della moralità per Bauman, anche se non sempre è in
grado di perseguire quelle buone. Essere consapevoli di avere il diritto e
il dovere di amministrare le cooperative di cui siamo soci non può che
portarci a difendere il voto capitario da tutti gli attacchi di chi vuole farci
credere che non si può che andare nella direzione dettata dai mercati
finanziari, dal FMI, dall'attuale governance europea, che non è l'unica
possibile...
2’50’’
* direttivo Associazione Donne in Cooperazione
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OPINIONI
L’UOMO VALE
PERCHÉ LAVORA
ORIZZONTI
di Umberto Folena
«L’uomo vale perché lavora
(…). Un cavallo produce più
dell’uomo, una macchina
ancora di più. Sono termini
di confronto che davvero
avviliscono l’uomo, lo
riducono a una merce. E
come tale viene pagato: e chi
guadagna di più par quasi che
valga anche di più come uomo
e chi ha denaro par quasi che
abbia il diritto di comprare
il lavoro degli altri e cavarne
profitto. E sarà sempre il
primato del denaro sul lavoro:
e l’epoca del lavoro non
comincia».
Primo Mazzolari, “L’uomo
vale perché lavora”, inedito
del 1° maggio 1947, volume
omonimo (Edizioni Lavoro).
L’uomo ridotto a merce. È
giusto applaudire papa Francesco
quando, a più riprese, tuona
contro questa deriva. È sbagliato
ritenere che sia una deriva del
nostro secolo e che nella Chiesa sia
la sua una voce inedita. Don Primo
Mazzolari (1890-1959) fu prete e
scrittore, volontario (in sanità, in
quanto prete) nella prima guerra
mondiale e antifascista (nel 1931
gli spararono addosso), partigiano
e parroco a Bozzolo di sua volontà
quando poteva fare il comodo
professore di italiano al Ginnasio
in Seminario (ma in estate andava
in Svizzera tra i lavoratori italiani),
prima osteggiato dalle autorità
ecclesiastiche e poi abbracciato
dall’arcivescovo Montini e da papa
Roncalli.
Attenzione a non appiccicargli
un’etichetta. Guai ad arruolarlo
in questo o quello schieramento.
Sarebbe capace di uscire dalla
tomba (santamente) inferocito.
Nel testo inedito da cui è tratto il
brano qui a sinistra, ad esempio,
rispetta e tutela la libertà di non
andare a messa per profondi
convincimenti personali; ma invita
a non subire l’imposizione di
qualche «compagno» (i capi del
Pci, è evidente). Era contro ogni
violenza: non andare in chiesa è
un diritto dell’uomo, e nel 1947 ci
andavano molti più italiani di adesso: se volevi farti
notare non ci andavi, mentre oggi per farsi notare
bisogna andarci. Ma, aggiunge, «io non mi sentirei
molto sicuro di vedermi tutelato come lavoratore
da persone che non sanno rispettare la mia libertà
religiosa».
Troppo libero don Primo, come don Lorenzo Milani
che incontrò a Firenze, per essere arruolato tra i preti
con l’aggettivo. E molto avanti, tanto da reclamare la
dignità del lavoratore in quanto tale: prima il lavoro e
il lavoratore, poi il profitto. Ieri parlava di «denaro»,
oggi forse parlerebbe di «finanza». Lo faceva nel
1947, quando di denaro ce n’era ben poco e l’Italia
era in gran parte un cumulo di rovine. Lo diceva assai
prima del boom economico. E lo diceva quando certi
termini, come «lavoro» e «lavoratore», sembrava
fossero appannaggio del solo Partito comunista, e chi
li usava era immediatamente sospettato.
Per la cooperazione, che è tra i pochi a porre
ostinatamente il lavoro e il lavoratore al centro
dell’economia e dei processi produttivi, riscoprire
i maestri, gli anticipatori, i profeti è fondamentale.
Le idee care alla cooperazione, e per le quali la
cooperazione a volte può ritrovarsi sola, ignorata
e perfino derisa, hanno radici assai più profonde
dello pseudo-pensiero dei predoni ostinati a non
mollare la presa dalla nostra economia, nonostante
l’abbiano quasi del tutto spolpata. Mazzolari ha
tantissimo da dire. Dalla parte dei lavoratori, lui, non
benché cristiano ma perché cristiano, a tal punto da
concludere, in quel 1947 segnato, nella sua pianura
Padana, da continue violenze: «La rivoluzione la
possono fare soltanto lavoratori cristiani, che credono
nel valore divino della fatica umana, che Cristo ha
segnato col suo amore».
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[email protected]
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OPINIONI
LA PORTA APERTA
LA GRECIA È VICINA
di Franco de Battaglia
Si scrive Grecia, ma si potrebbe leggere in molti altri provinciale, perché lo scenario estivo è stato tale da
modi. “Cantina di Lavis”, ad esempio. Oppure “debiti” far capire a tutti che un Trentino senza una robusta e
per gli assurdi impianti di Folgaria. Si dice Grecia, ma condivisa Cooperazione (capitale civile, beni comuni
la lezione che viene dalla drammatica prova di forza inalienabili, sostegni di solidarietà per ripartire) ha i
estiva sull’Euro parla direttamente anche al Trentino giorni contati e vedrebbe le sue spoglie preda degli
e può essere ripassata con profitto soprattutto dalla avvoltoi. Le avvisaglie non mancano. Si scorda poi
Cooperazione e dall’Autonomia. Misure e situazioni troppo spesso che le autonomie sono nate per la
sono anche diverse, ma i “virus” apparsi presentano stessa ragione delle cooperative: per avere i mezzi di
palesi similitudini, ed è bene studiarli, per evitarli. resistere, col proprio lavoro e i propri costumi, ai più
La “lezione greca” interessa il Trentino, perché forti, ai più ricchi, ai razziatori e agli speculatori. La
la forma cooperativa, con i beni comuni che ne grande battaglia sudtirolese da cui nacque il Pacchetto
caratterizzano il distretto territoriale, e l’autonomia fu sull’Articolo 14, per l’agricoltura di montagna
che la legittima e riconosce, resta l’unica via d’uscita e il maso chiuso, temi che ora drammaticamente
al caos violento che la corsa ad
si ripropongono anche nel
arricchire i già ricchi e impoverire
Trentino.
i poveri togliendo ogni speranza
E allora la lezione greca? Si
Lezioni estive amare
ai debitori, suscita.
può riassumere dicendo che le
(difficili ma positive)
Alcuni punti fermi vanno
realtà trentine devono ridurre
rimarcati. Uno. L’indebitamento
(diluire? ristrutturare?) il loro
per Cooperazione
greco e il metodo levantino con
indebitamento e frenare le opere
e Autonomia.
cui è stato gestito non hanno
del regime che continuano ad
attenuanti. Due. Peraltro un
alimentarlo, ma non devono
paese (come una persona) non
alienare il capitale territoriale, i
può essere impiccato al suo debito. Tre. È forse il gioielli di famiglia, per fare cassa. I giornali scrivono
momento di ricordare che la Cooperazione è nata che dopo la crisi estiva, con il paese stremato e
“proprio” perché i contadini che si indebitavano impoverito, la Grecia, con le sue 300 isole, resta
con i mercanti e gli usurai, non si vedessero portare ancora il primo sogno dei turisti. Se la Grecia vendesse
via tutto (casa, orto, campo, speranza di futuro) per le isole per pagare il debito – come hanno proposto i
ripagare il debito. Questo non significa condonare finlandesi – o ne stravolgesse la vita trasformandole
i debiti a chi li ha fatti (o subiti per speculazioni o in residence (e i pescatori in camerieri) ucciderebbe il
manie di grandezza altrui), significa però consentire a suo futuro. Se il Trentino appaltasse le sue montagne
chi ha buona volontà di ripartire daccapo. Dargli una (come sta facendo), le traforasse di circonvallazioni,
possibilità, senza che si perda.
dissipasse le sue fabbriche e la manualità degli
Sulla Grecia si è anche giocata una partita su come operai, non intervenisse sull’agricoltura (che è tutta
dovrà essere l’Europa: se una realtà di “ripetenti” disagiata e di montagna) finirebbe colonizzato. Le
messi in collegio per i brutti voti, o di cittadini, risorse si gestiscono vivendole nelle diversità, non
magari impoveriti, ma capaci di far fruttare nella vendendole a chi le disperderà. Ci saranno battaglie
libertà le loro diversità. La partita si è fermata molto dure (anche per mantenere le stufe nei rifugi!)
sull’orlo dell’abisso, i problemi restano tutti, ma si è ma solo così sarà possibile rivendicare “un” Trentino e
aperto uno spiraglio. Ed è in questo “spiraglio” che ricomporre l’Europa, superandone il malessere prima
deve incunearsi la Cooperazione e su cui devono che sprofondi nel gorgo populista.
riflettere, con urgenza, l’Autonomia, partiti e giunta
3’20’’
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