POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA www.cooperazionetrentina.it carta ecologica N ° 8 - S ET T EM BRE Facebook Coperazione Trentina 8 32 NADIA MARTINELLI PAOLO VENTURI L’Associazione Donne compie 10 anni Serve un’innovazione di rottura Il supermercato del futuro 2015 Twitter @CooperTrentina VINO Premi a grappoli in Rotaliana > 36 C’È DEL NUOVO La prima Coop di badanti > 39 ITAS RISPARMIO LIBERO è un prodotto ITAS Vita. Prima di sottoscrivere leggi il Fascicolo Informativo su gruppoitas.it ITAS RISPARMIO LIBERO L’ideale per gestire in libertà i tuoi risparmi. CON TE, DAL 1821. gruppoitas.it N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 EDITORIALE CULTURA COOPERATIVA 03 Cambiare per evolvere Credito IN PRIMO PIANO 4-7 Consumo 30 Cambiano le abitudini e le esigenze dei consumatori. Come adeguarsi per rispondere in modo efficace mantenendo il forte legame con il territorio ed evolvendo il rapporto con i soci? Ecco la risposta da Expo 2015. 8-11 10 anni di Donne in cooperazione: Maggiore presenza femminile nella governance delle cooperative trentine e nuovi modelli organizzativi sono tra i risultati raggiunti dall’associazione. E per festeggiare in programma anche la partecipazione a un evento a Expo. Intervista alla presidente Nadia Martinelli. Periodico della Federazione Trentina della Cooperazione Trento, Via Segantini, 10 - Tel. 0461.898111 www.cooperazionetrentina.it [email protected] Direttore responsabile Walter Liber Coordinatrice Dirce Pradella Comitato di Redazione Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella, Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti. Hanno collaborato Michele Dorigatti, Silvia De Vogli, Umberto Folena, Laura Ruaben. Progettazione grafica Cooperativa ARCHIMEDE - www.archimede.nu Stampa tipografica Cooperativa NUOVE ARTI GRAFICHE Abbonamenti Costo singola copia: € 3 Abbonamento annuale (11 numeri): € 30 Abbonamento semestrale (5 numeri): € 15 NEWSCOOP 13 14 15 A Schelfi il grazie della Provincia di Trento We want you Trentino e America Latina. Dieci giorni di incontri per creare reciprocità 17 Le Casse Rurali all’Accademia di Belle Arti 18 Ecco l’APP per le prepagate 19 A Pergine il direttore è Mauro Carazzai 21 Borse di studio in Valsugana 22 Le Formichine anche a Riva del Garda e Folgaria 23 Mimosa, cooperativa da 35 anni 24 Maso Romani sinonimo di Marzemino 25 Un altro passo in direzione salute 26 Mauro Montibeller: una carriera meritevole di una Stella 27 Gruppo ITAS, acquisti di mezza estate 28 Agraria di Riva in festa 29 Sconto elettrico in Cooperazione 7 14 È nato il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano L’intervista 32 Paolo Venturi: “Serve un’innovazione di rottura” L’enciclica 34 Le parole di Francesco nella Laudato sì Segnali di fiducia 36 39 40 Medaglie a grappoli per i vini del giardino vitato d’Europa Assieme: la prima cooperativa di badanti in Trentino Etli, undici anni di crescita eccezionale Buone prassi 41 È nata la Famiglia Cooperativa Vallate Solandre 42 Da Bruxelles ok al Piano di Sviluppo Rurale 43 Greenpeace “promuove” le mele europee 44 Le cooperative alle Feste Vigiliane Libri 45 Lessico del ben-vivere sociale OPINIONI Il punto di vista 46 TINA non ama il voto capitario Orizzonti 47 L’uomo vale perché lavora La porta aperta 48 La Grecia è vicina 41 43 Promozione 2015 Paga i primi 10 abbonamenti a prezzo pieno (30 euro, fermo da molti anni) e i restanti solo la metà. Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento n. 26 Registro stampa di data 09.10.1950 La fiducia dei soci è il nostro orgoglio Giovani in cerca di candidati E' nata la Fc ‘Vallate Solandre’ Greenpeace “promuove” le mele 2 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 EDITORIALE Cambiare per evolvere Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Così scriveva Giorgio Faletti, e faccio mie le sue parole per cominciare questa mia riflessione. E per descrivere il momento che stiamo vivendo. Prima del 2008 eravamo tutti convinti che le cose fossero così ben impostate da avere la forza per proseguire in eterno. Grafici di crescita sempre verso l’alto, utili delle aziende robusti e noi amministratori impegnati a rincorrere progetti e obiettivi sempre più ambiziosi. Quello che è successo dopo lo conosciamo. Mi pare però che non tutti abbiamo compreso che il cambiamento in atto nell’economia e soprattutto nella nostra società non riguarda gli altri, ma anche noi stessi. Era inevitabile che il sistema della cooperazione, in quanto composto da imprese che si confrontano con il mercato al pari degli altri “pezzi” dell’economia, non potesse uscire dalla crisi come ci era entrato. A macchia di leopardo e con diverse sfumature, in molti si sono trovati alle prese con bilanci meno brillanti che in passato, se non – in alcuni casi – decisamente asfittici. E, quel che è peggio, con prospettive che dire incerte è usare un eufemismo. Non è nostro compito – non certo il mio – dare pagelle sulle capacità imprenditoriali dei nostri manager e sull’accortezza e “saggezza” dei nostri amministratori. Ma corre l’obbligo per tutti di guardare avanti, affrontare la situazione con lucidità e responsabilità, e agire concretamente. Nessuno si illuda di starne fuori, e nessuno immagini di fare da solo. Oggi più che mai serve il sistema, servono azioni che possano dare risposte serie e reali alla situazione di crisi che ancora questo Trentino non riesce a scrollarsi di dosso. Serve guardare fuori dalla propria finestra ed incontrare chi sta dall’altra parte della strada. Soprattutto, serve cambiare. Il “nuovo mondo” ci restituisce una fotografia diversa dal passato, chi si ostina a non guardarla è destinato a restare semplicemente escluso. Per non fare troppi giri di parole, mi riferisco, tanto per fare esempi concreti, ad alcuni progetti in essere nel credito e nel consumo, settori che più di altri devono fare i conti con le mutate abitudini e condizioni dei propri utenti/clienti. Il mondo del credito si trova in mezzo al guado tra una riforma nazionale richiesta da organismi internazionali e il mantenimento di un modello più che centenario, fatto di relazioni, vicinanza alla comunità e di una rete ultracapillare di sportelli che vanno ripensati nelle funzioni. Così anche il sistema del consumo si sta interrogando – con qualche fatica in più – su come innovare la propria formula di vendita, a cominciare dalla riorganizzazione della propria rete di cooperative e punti vendita. In ballo c’è il futuro di aziende cooperative, che significano famiglie, persone in carne e ossa, servizi. C’è il futuro del Trentino. Il “sistema” ha fatto molte proposte, alcune delle quali sono in fase di realizzazione, altre sono ancora al palo. Credo che si possano fare molti ragionamenti sulle ipotesi di evoluzione delle nostre imprese cooperative, ma non possiamo permetterci di pensare che l’organizzazione impostata alla fine dell’Ottocento non possa essere toccata. Ritengo invece che alla cooperazione serva una grande stagione di riforme e di rinnovamento. Senza rinnegare la propria storia e i valori che ne costituiscono le fondamenta, dobbiamo impegnarci tutti a ragionare su come aggiornare il nostro messaggio, il nostro stare tra la gente, sul territorio. Ho l’impressione - anzi, la certezza - che non possiamo più accontentarci della consueta autoreferenzialità, di una difesa acritica dello “status quo”. Al contrario, la cooperazione è uno straordinario modo di essere e uno strumento imprenditoriale che si salva solo se saprà innovare, reinventarsi, guardare lontano. Cambiare, perdendo magari qualche certezza, ma guadagnando in credibilità. Non lo abbiamo scelto noi questo momento storico. Ma tocca assolutamente a noi interpretarlo e trarne le conseguenze. Altrimenti sarà la storia a giudicarci. [email protected] 3 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO Il supermercato del futuro Cambiano le abitudini e le esigenze dei consumatori. Come adeguarsi per rispondere in modo efficace mantenendo il forte legame con il territorio ed evolvendo il rapporto con i soci? Ecco la risposta da Expo 2015. di Sara Perugini Per vedere il servizio televisivo sul supermercato del futuro inquadra con smartphone abilitato questo codice. "Questa giornata ha fatto emergere i risultati raggiunti, anche qui, dalla cooperazione di consumo – ha concluso il presidente di Sait Renato Dalpalù. – Risultati che ci fanno sentire molto orgogliosi. Al tempo stesso, però, ci ha permesso di fare il punto della situazione e interrogarci sul nostro futuro. Quello che è emerso, ancora una volta, è che alla base del nostro futuro deve esserci l'ascolto dei nostri soci e delle persone che vivono e lavorano sui nostri territori". Due, quindi, gli aspetti approfonditi. Da un lato le nuove esigenze di consumatori e consumatrici, sempre più attente alla ricerca di prodotti sani, di qualità e convenienti, e di luoghi accoglienti, più favorevoli alle relazioni umane. Dall’altro le risposte che oggi è possibile offrire grazie alle nuove tecnologie. Prodotti che si raccontano, espositori che non rimangono mai sforniti e borse della spesa che arrivano a casa senza alcun peso per il consumatore. Sono tante le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Possibilità utili per rispondere alle nuove esigenze di consumatori e consumatrici: Ma come sfruttarle senza rischiare di perdere il proprio carattere distintivo, rinnovando la propria offerta di prodotti e servizi pur mantenendo saldo il legame con il territorio? Per fare chiarezza su questi temi, e provare a immaginare gli scenari che si creeranno in futuro, Sait in collaborazione con Confcooperative-Federconsumo ha organizzato un momento di approfondimento sul tema “Il supermercato del futuro. Quale futuro e in quale negozio”. Scenario ideale per parlare di cibo e alimentazione Expo Milano, dove è stato possibile visitare inoltre il negozio del futuro realizzato da Coop Italia. "Non potevamo mancare in una realtà che si confronta su alimentazione, ambiente e pianeta, perché la cooperazione di consumo da sempre si occupa di cibo e territorio - ha detto Pierluigi Angeli, presidente di Confcooperative-Federconsumo aprendo i lavori. - Con questo convegno ci auguriamo di trovare stimoli utili per offrire nuove risposte ai nostri soci e alle nostre comunità nei valori della solidarietà sociale e umana". Chi si aggira tra gli scaffali? Protezione e gratificazione. È questo ciò che cerca il consumatore di oggi secondo Vanni Codeluppi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativo allo Iulm di Milano e sociologo dei consumi, che ai cooperatori e alle cooperatrici trentine a Expo ha fornito il profilo dei clienti del futuro. “Si tratta di una persona un po' confusa, contraddittoria, che compra low cost anche 4 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO | consumo per dimostrare la propria capacità di scegliere, che vuole rispettare l'ambiente ma non sempre è disposto ad avere comportamenti realmente sostenibili, che cerca sicurezza, gratificazione e prodotti che lo facciano fuggire dalla realtà”. Il mondo sta cambiando, gli equilibri politici e sociali stanno saltando e il pianeta non sembra più in grado di sostenere i cambiamenti imposti dall’uomo. Da qui notizie, spesso fin troppo strillate, di guerre, catastrofi e tragedie che inducono una sensazione di vulnerabilità, che condiziona gli stili di vita delle persone, comprese le loro scelte di acquisto. È questo il quadro in cui si sviluppa il macrotrend presentato da Codeluppi, per cui le persone oggi cercano sempre più forme di protezione, dai sistemi di sorveglianza alle automobili, ma anche vie di fuga dalla realtà, che spiega l’aumento di vendite di videogiochi e oggetti ludici anche tra gli adulti. Analizzando il comportamento di acquisto del consumatore di oggi emergono alcuni trend strutturali particolari, a cominciare da una costante ricerca di riappacificazione con la natura attraverso stili di vita più ecocompatibili, pratiche che permettono di entrare in comunicazione con il proprio sé e prodotti alimentari salutari (51,9%) più che gustosi (42,4%). Il servizio, anche i termini di relazione con gli addetti alle vendite, è importante quanto qualità e prezzo dei prodotti, soprattutto per le consumatrici che oggi vivono ritmi diversi dalle donne del passato e cercano soluzioni in grado di rispondere alle loro nuove esigenze. Se da un lato emerge una costante ricerca di innovazione, si fa spazio anche la voglia di ritorno al passato, dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione ma non solo. Vengono quindi preferiti luoghi che ricordano i mercati di una volta, dimensioni rassicuranti che davano spazio anche alle relazioni. Da non trascurare anche il fattore economico che da un lato fa registrare, nel nostro Paese, un calo delle risorse disponibili, con una conseguente crescita di stili di consumo alternativi al negozio tradizionale, dall’usato alla sharing economy, e dall’altro, in altri Paesi, fa registrare una crescita della classe media, con conseguenze in termini di concorrenza e competizione. A questo si aggiungono, ha spiegato Codeluppi, alcuni trend culturali, come ad esempio la continua ricerca della personalizzazione per fuggire dall'omologazione, la voglia di essere coinvolti nel processo produttivo, la ricerca di legami sociali e la consapevolezza che tutto diventa pubblico, rendendo sempre più labile il confine con la sfera privata. Il supermercato 3.0 In che modo è possibile adeguare la propria offerta commerciale alle nuove richieste di consumatori e consumatrici? A Expo, Coop Italia ha sperimentato soluzioni e servizi innovativi realizzando quello che è stato ribattezzato “il supermercato del futuro”. "È un luogo - ha commentato Gabriele Tubertini, direttore Sistemi informativi e innovazione tecnologica di Coop Italia – dove la tecnologia è al servizio delle persone e dei prodotti". La prima cosa che colpisce, entrando, è la sensazione di apertura, senza scaffali alti che bloccano lo sguardo, ma con strutture che richiamano in un certo modo le bancarelle dei mercati tradizionali. Le persone si muovono in reparti organizzati non più per categorie merceologiche ma per filiera produttiva, in cui si parte dalla materia prima, ad esempio l'uva, per arrivare fino al prodotto lavorato, il vino. Ma come è possibile, da un punto di vista logistico, rinunciare a scaffali alti in grado di contenere molti prodotti? Grazie a un magazzino posizionato sotto le postazioni di vendita, diminuendo i tempi di rifornimento. E se un prodotto sta per finire? Nessun problema, la tecnologia avvisa in tempo in modo che il cliente possa sempre trovare quello che cerca. Tecnologia sotto gli scaffali, ma anche sopra, dove i consumatori possono avere informazioni su filiera, impatto ambientale, ingredienti e caratteristiche nutrizionali di ogni alimento, semplicemente indicandolo con un dito e leggendo le schede che compaiono nei monitor installati sopra ogni banco. Ogni richiesta di informazione viene registrata da un sistema che permette di sapere quante persone hanno dimostrato interesse per quel prodotto e in quanti lo hanno poi comprato, fornendo dati importanti Alcune immagini del convegno organizzato da Sait e Federconsumo all’Expo di Milano, dove i partecipanti hanno potuto visitare il supermercato del futuro. 5 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO per migliorare la propria offerta. A Expo è quindi possibile scoprire soluzioni che un giorno potranno trovare spazio nei nostri supermercati, ma anche proposte di pura sperimentazione tecnologica, come YuMi, un simpatico robot in grado di interagire con gli esseri umani e che in futuro potrebbe affiancare gli addetti alle vendite occupandosi delle operazioni più faticose e a basso valore aggiunto, lasciando loro più tempo per dedicarsi alle relazioni con la clientela. E a spesa finita? L’innovazione coinvolge anche la consegna. Chi lo desidera, infatti, può fare la spesa utilizzando un apposito carrello, una specie di scatola di cartone con le ruote, che consente di spedire i propri acquisti a casa semplicemente recandosi al banco spedizioni dopo le casse. Sono solo alcune delle soluzioni sperimentate da Coop Italia con questo progetto. Soluzioni che non potranno essere tutte replicate al di fuori di Expo, ma che sicuramente potranno essere di stimolo per quanti cercano delle idee utili a innovare, offrire ai consumatori la possibilità di scegliere consapevolmente nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, e rafforzare il proprio legame con il territorio e la comunità locale. Sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile I ragionamenti sul supermercato del futuro vanno considerati nel contesto in cui sono inseriti, che per il movimento cooperativo pone in primissimo rilievo la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile. A questi temi è stato dedicato un convegno internazionale di due giorni organizzato ad Expo da Confcooperative in collaborazione con Fao, Ica e JA Zenchu, l’organizzazione cooperativa agroalimentare giapponese. A presentare la buona prassi del consumo trentino il direttore generale della Federazione Carlo Dellasega, che ha posto l’accento sul ruolo decisivo delle Famiglie Cooperative per mantenere vitali ed autosufficienti le comunità, tenendo in vita i servizi locali. “Una ricerca ha stimato – ha spiegato – che per ogni euro investito a sostegno dell’operatività dei punti vendita che sono unici negozi del paese che li ospita, il valore del beneficio sociale generato è di 2,9 euro”. Grande interesse ha suscitato anche l’intervento di Lea Rankinen, vice presidente di SOK Corporation Finland, l’organizzazione delle cooperative della Finlandia (2 milioni di soci), che ha presentato le tantissime pratiche innovative introdotte a favore dei soci consumatori, per l’origine e la tracciabilità dei prodotti, per monitorare le filiere agroalimentari, per le produzioni sostenibili, per ridurre gli sprechi, per produrre energia dai rifiuti. Come si è tradotto tutto questo? Con trasparenza e utilizzando le tecnologie digitali. Tutte le informazioni su prezzi e prodotti sono accessibili in modo trasparente su smartphone, tablets e sui social media, e ciascun socio ha la possibilità di vedere e salvare i propri dati e il valore generato dalle sue scelte di acquisto. 7’ LE COOPERATIVE TRENTINE ALL’EXPO Sono 5 le realtà agricole della Cooperazione trentina protagoniste all’Expo, insieme alla coop sociale La Coccinella, che organizzerà laboratori per bambini. Latte Trento è stata la prima cooperativa ad insediarsi a Piazzetta Trentino, la settimana dal 4 al 10 agosto, presentando un nuovo e innovativo tipo di gelato che, grazie ad un particolare imballaggio pensato per i mercati stranieri, può essere trasportato senza refrigerazione. Oltre al successo di pubblico - il gelato è stato offerto ai visitatori, registrando un’ottima accoglienza - Latte Trento ha raccolto la disponibilità del gruppo italo-cinese First Italy ad esportare il prodotto verso i mercati di Shanghai e Pechino. Cavit ha due occasioni di visibilità: è presente per tutta la durata della manifestazione all’interno del Padiglione Taste of Italy organizzato da Vinitaly, e, nella settimana dal 4 al 10 settembre, è protagonista della Piazzetta Trentino, l’area curata dalla Provincia autonoma. Cavit utilizzerà questa occasione per esporre il progetto Pica, la piattaforma tecnologica in grado di fornire ai viticoltori importanti informazioni per ottimizzare la gestione dei vitigni in un’ottica di sostenibilità totale, con particolare riferimento al risparmio idrico. Anche il Gruppo Mezzacorona è presente in due contesti. Da un lato all'interno delle aree vini (Trentino e Sicilia) del Padiglione Vinitaly. Dall’altro sarà attivo nella Piazzetta Trentino, per tre mesi con contenuti mediatici e per una settimana dal 16 al 22 ottobre con un’area espositiva. Mezzacorona punterà sulla tutela del territorio e sulla sostenibilità delle coltivazioni, temi che sente particolarmente vicini nella sua storia presente e passata. Melinda sarà protagonista in Piazzetta dal 25 settembre all’1 ottobre, con l’obiettivo di mettere in risalto le sue caratteristiche distintive: la Dop per tre varietà di mele e la conservazione nelle celle ipogee, unica realtà al mondo ad aver sperimentato con successo questa modalità. Dal 28 agosto al 3 settembre Piazzetta Trentino ospita il consorzio Trentingrana, che si presenta al pubblico attraverso filmati emozionali sulla filiera. Grazie agli schermi sul pavimento, i visitatori hanno infatti la sensazione di passeggiare attraverso i verdi pascoli trentini, che poi diventeranno latte ed infine formaggio. Astro è protagonista dal 2 all’8 ottobre, con acquari con trote, salmerini e altre varietà di pesce. Astro presenterà anche l’ottenimento dell’Igp per trota e salmerino, prima in Italia e seconda in Europa.L’Expo sarà un’occasione di visibilità e promozione anche per la cooperativa sociale La Coccinella di Cles, che in ottobre proporrà laboratori per bambini presso la Cascina Triulza. Il tema dei laboratori si intreccerà con elementi come l’acqua, il cibo sano e la sostenibilità ambientale, in accordo con il titolo della manifestazione. 6 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO | consumo “La vostra fiducia è il nostro orgoglio” La Famiglia Cooperativa Terme di Comano si è interrogata sulla propria funzione al servizio della comunità ed è emerso un dato interessante: soci e clienti la scelgono per il carattere cooperativo del servizio che offre, elemento chiave su cui si basa la sua reputazione di impresa al servizio della comunità. “Valori e relazioni sono il nostro punto di forza. Chi sceglie di venire da noi a fare la spesa lo fa attirato principalmente dal nostro modo di offrire il servizio. È uno dei dati principali emersi da questa analisi e ci riempie di orgoglio” commenta Sandro Bella, presidente della Famiglia Cooperativa Terme di Comano, che di recente ha elaborato, in collaborazione con l’ufficio Osservatorio, Ricerche e Sviluppo intercooperativo della Federazione, un nuovo piano di azione comunitario, frutto di una diagnosi approfondita dell’attuale situazione e della conseguente elaborazione delle linee di intervento da seguire per rafforzare la cooperativa sul piano socioeconomico. “Volevamo capire – aggiunge il direttore Fabio Armanini – come ci vedono soci e clienti, se la strada che stiamo percorrendo è in linea con le loro esigenze e se sono necessarie modifiche nel nostro modo di operare. È stato bello constatare che non veniamo percepiti solo come un negozio di alimentari, ma viene riconosciuta la nostra mission sociale”. Dei sette punti vendita della Famiglia Cooperativa, quattro sono l’unico negozio del paese e in alcuni casi l’unica realtà commerciale. “Si tratta di un servizio importante per le nostre comunità – spiega il presidente – ed è nostra intenzione continuare a operare tenendo sempre presente le reali necessità di chi vive nei nostri paesi. Ad esempio, abbiamo deciso di creare uno spazio attrezzato in alcuni di questi negozi, con l’intenzione di costruire un luogo famigliare e un momento di socializzazione per le persone che vengono da noi”. Ma ci sono anche altre novità in programma. Una maggiore flessibilità di orario, più spazio ai prodotti locali e un maggior assortimento di prodotti biologici sono tra le soluzioni individuate per andare incontro ai nuovi bisogni raccolti con l’operazione ascolto che ha coinvolto circa 600 famiglie di soci e clienti e che ha permesso di elaborare un rapporto con i punti di forza e le criticità e un conseguente piano di relazione e comunicazione. Per trasferire in modo ancora più efficace i risultati dello studio svolto e tradurli in indicazioni concrete utili al lavoro di amministrazione, direzione e operativo, per la prima volta è stata proposta quella che è stata ribattezzata “la giornata delle soluzioni”, un workshop che ha riunito amministratori e collaboratori facendoli lavorare in gruppi su temi chiave. Le domande su cui si sono confrontati i gruppi di lavoro erano centrate sull’interpretazione dei risultati emersi in modo da trovare risposte condivise e originali alle esigenze di soci e clienti. Dal lavoro di uno dei gruppi è emerso anche il motto “la vostra fiducia è il nostro orgoglio”, che sintetizza la reazione di quanti lavorano in cooperativa ai risultati raccolti con i questionari. “Oggi – dice Cesare Dossi, responsabile della ricerca – la sfida è quella di far capire alla comunità che un certo criterio di convenienza costa caro al tessuto sociale e quindi è strategico far meglio comprendere il valore sociale di acquistare in Famiglia Cooperativa”. Il confronto così avviato ha permesso di coinvolgere attivamente tutte le persone che lavorano in cooperativa, permettendo loro di conoscere e capire le criticità esistenti e facendole diventare artefici delle soluzioni possibili. Lavorando con questo metodo cooperativo, infatti, i gruppi di lavoro hanno potuto proporre soluzioni concrete, condividere la mission e contribuire alla definizione della vision della propria cooperativa. 3’10’’ La “giornata delle soluzioni” della Famiglia Cooperativa Terme di Comano 7 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO La donne, anima (nascosta?) della Cooperazione Per la nuova presidente dell’Associazione Donne in Cooperazione serve ripartire dalle donne. “Fare rete – dice Nadia Martinelli – è molto più che lavorare insieme. Diventa anche sapersi ascoltare uno con l’altro, anche lasciare spazio a esperienze diversificate”. di Franco de Battaglia Nadia Martinelli presiede l’Associazione Donne in Cooperazione. della Famiglia Cooperativa di Centa ha incentivato verso una piena autonomia personale e culturale. Da 37 anni lavora con soddisfazione in Cassa Rurale di Caldonazzo, ma è anche socia attiva della sezione Sat di Centa (e in questo ruolo in tanti l’hanno incontrata, in rifugi e congressi) fa parte di associazioni di teatro e scrittura creativa (“Cenacolo Valsugana”, “Sillabaria”…) ed è, quasi a coronamento del tutto, una profonda conoscitrice di Marco Pola, il più grande dei poeti trentini in dialetto e in lingua cui, dopo studi in Sociologia e Lettere, ha dedicato la tesi di laurea. Chi conosce e ama Pola sa che la sua poesia non è solo lirica, ma affronta la verità segreta dei paesi, la condizione di donne spesso messe al margine da pregiudizi e abbandoni, la bellezza dei boschi, la speranza dei bambini, ma anche i vertiginosi abissi del destino umano.“Ripartire dalla donna”, significa quindi ripartire da tutti questi fermenti vitali per comporli in comunità, nella solidarietà. “Donne in Cooperazione” sta su questa frontiera. I propositi dell’associazione sono di radicare un maggior numero di donne nei luoghi decisionali della Cooperazione e di aumentarne la preparazione con adeguati percorsi formativi. Ma l’impegno va oltre. Non si tratta di occupare caselle di potere, ma di riscoprire (e don Guetti lo sapeva bene se nei momenti d’incertezza si rivolgeva alla sua mamma, o alle mogli dei suoi “commontanari”…) quanto proprio le donne siano l’anima della cooperazione. È la donna, infatti, che decide se fare la spesa in cooperativa o al centro commerciale, è la donna che valuta, e spesso “sente”, se la cassa rurale merita fiducia o è in mano a persone che la usano per i loro interessi, non per il bene comune. È la donna che ha tenuto vivi i paesi trentini nei lunghi anni in cui gli uomini partivano emigrati, ed è la “Ripartire dalle donne”. Anche la Cooperazione, che è tanta parte dell’economia e del costume culturale trentino, punta su un maggior protagonismo della donna. Non lo fa perché “generi” e “quote” siano diventate tanto “politicamente corrette” da non poterne prescindere, ma perché di fronte ai mutamenti di tutta la società, ed alle difficoltà stesse che alcuni settori cooperativi incontrano – assediati da monopoli sempre più forti, o demotivati da una certa stanchezza sociale – occorre una “marcia in più” verso le nuove sfide. E questo “valore aggiunto” sta proprio nella completezza della visione femminile e nell’energia vitale che le donne sono capaci di trasmettere. “Ripartire dalle donne”, è anche il senso di un colloquio con Nadia Martinelli, nuova presidente dell’Associazione “Donne in Cooperazione”, dopo esserne stata consigliere e vicepresidente nell’ultimo triennio. Nadia Martinelli, peraltro, è forse più conosciuta “fuori” dalla Cooperazione che dentro. Viene da una famiglia di tre sorelle che il padre, Gioacchino, direttore 8 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO | donne donna che decide se sentirsi “socia” di un progetto di lavoro e solidarietà, o “cliente” di una bottega. "Sì – riflette Nadia Martinelli – sono le donne l’anima della Cooperazione. Anche se spesso si tratta ancora di un’anima nascosta”! Non sono peraltro i numeri (o le caselle da riempire, anche se l’ultima assemblea ha rafforzato la presenza di donne nel Cda della Federazione e gli “Stati Generali delle Donne” hanno lasciato un’impronta forte) ciò di cui le Donne in Cooperazione vanno in cerca. Si tratta piuttosto di far capire che le donne “non vogliono fare battaglie”, ma vogliono tenere alta l’idea che “noi tutti, uomini e donne, possiamo lavorare insieme”, e che è interesse di tutti, degli uomini innanzitutto, che questo “lavorare insieme”, componga e rafforzi le diversità e le sensibilità, costruendo momenti non solo di lavoro, ma di famiglia, di equilibrio di affetti e capacità di relazionarsi. Che senso ha costruire cooperative se poi i figli si disperdono? “In casa, con la mamma, eravamo tre sorelle, ma è stato il papà a introdurmi nella Cooperazione – ricorda Nadia –. Fin da piccola mi portava a lavorare con lui quando la cooperativa era chiusa, a metter ordine, a riempire gli scaffali. Preparavamo le balle di cartone degli scatoloni che poi veniva ‘el Zuza’, così lo chiamavamo, di Vigolo a ritirare. Quando scendevo a scuola a Trento mi dava sempre qualcosa per la Federazione: ‘Pòrteghe le carte… dàghe sti registri’. È lui che mi ha trasmesso l'importanza della collaborazione, il valore del lavoro cooperativo, anche gratuito. Poi ho fatto il concorso per la Cassa Rurale e lì è iniziata un’affascinante esperienza. Forse è da questi ‘pezzi’ della mia vita che è scaturita la visione che il ruolo della donna in Cooperazione sia soprattutto quello di ‘fare rete’, di comporre le urgenze, le diversità, le occasioni”. “Di qui – spiega Nadia – nasce anche la mission di Donne in Cooperazione, che è sì sostenere le donne, ma anche migliorare la loro formazione, per affrontare le sfide con competenza, professionalità e quindi responsibiltà. In questa prospettiva sono stati organizzati corsi di leadership al femminile, mentre durante l'anno si tengono riunioni con tutte le nuove amministratrici”. Ma l’obiettivo non è solo quello di saper tenere i conti, ma di “fare rete”, di coinvolgere, attorno alle cooperative, i giovani che non hanno vissuto gli anni difficili e non hanno ancora sperimentato cosa significhi trovarsi in mani altrui. Questo “fare rete” non può però essere solo uno schema formale. Ci sta dentro anche una riflessione sulle scelte della Cooperazione. “Dobbiamo impegnarci molto di più sul territorio, oltre che sui principi, su come valorizzare il lavoro locale. Anche il mondo del credito ha bisogno di un approfondimento: come mettere insieme immense realtà finanziarie globali con la necessità insopprimibile di tutelare i piccoli risparmi?”. “Fare rete – precisa Nadia Martinelli – è molto più che lavorare insieme. Diventa anche sapersi ascoltare uno con l’altro, anche lasciare spazio a esperienze diversificate. In quest'ottica anche il progetto di ristrutturazione del credito cooperativo andrà valutato con la massima attenzione e soprattto considerando il contributo di tutti. È necessario un approfondimento e noi donne siamo pronte ad operarlo, collaborando con la Federazione. Possiamo costruire insieme questi progetti, le donne hanno il polso della situazione delle condizioni mutate, familiari e sociali, sono in grado di operare una ricognizione sul territorio. In questa fase il primo obiettivo è creare un clima di confronto, superare eventuali tentazioni alla contrapposizione. “Donne in Cooperazione” non è, infatti, un orticello concesso alle donne perché si sentano realizzate, ma una parte viva, strategica del movimento cooperativo. La Federazione ci ha aiutato a crescere. E dobbiamo anche ringraziare tanto Simonetta Fedrizzi per il suo contributo. Sappiamo di avere il sostegno della Federazione, ma sappiamo anche di avere la possibilità di offrire a tutta la Cooperazione uno ‘sportello’ di imprenditoria femminile, una capacità di ricognizione sul territorio e una lealtà piena nel collaborare insieme”. Così rafforzeremo insieme la Cooperazione nel Trentino. 6’20’’ 9 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO 10 anni di Donne in cooperazione Maggiore presenza femminile nella governance delle cooperative trentine e nuovi modelli organizzativi sono tra i risultati raggiunti dall’associazione Donne in cooperazione nei primi 10 anni di attività. E per festeggiare in programma anche la partecipazione a un evento a Expo. di Sara Perugini L’assemblea costituente dell’associazione Donne in cooperazione La prima presidente dell’associazione Sandra Dodi Da sinistra Barbara Grassi, presidente dal 2008 al 2014, e Nadia Martinelli, attuale presidente ampia partecipazione delle donne negli organismi istituzionali e dirigenziali della cooperazione trentina. Il 21% delle persone alla guida delle cooperative trentine è donna. Una percentuale che ancora non permette di parlare di una reale equa rappresentanza di genere, ma che comunque mostra un trend positivo in rapida crescita. Basti pensare che la prima indagine condotta nel 2006 dall’allora neonata associazione Donne in cooperazione evidenziava la quasi totale mancanza della componente femminile nei ruoli direttivi delle cooperative (1%) e la bassissima rappresentanza sia nei consigli di amministrazione (12%) che nella carica di presidente (8%). Da allora di strada ne è stata fatta, tanto che oggi le donne presidente, ad esempio, rappresentano il 17%, mentre le direttrici hanno superato il 7%. Risultati significativi raggiunti anche grazie al lavoro svolto dalle Donne in cooperazione che quest’anno festeggiano il decimo anniversario. Era infatti il 2005 quando un gruppo di cooperatrici, provenienti da diversi settori e con diversi ruoli, ha dato vita, in collaborazione con la Federazione Trentina della Cooperazione, a un’associazione che favorisse la valorizzazione della figura femminile all’interno del movimento cooperativo trentino e promuovesse una più Verso un’equa rappresentanza di genere In questi dieci anni l’associazione si è impegnata in diversi progetti e attività volti a favorire una maggiore presenza femminile alla guida delle cooperative, aprendo un proficuo dialogo con gli organismi cooperativi, che ha portato, tra l’altro, all’inserimento della tematica della rappresentanza e della formazione in ottica di genere nel patto di sistema, il documento sottoscritto nel 2011 contenente le linee guida che devono ispirare le motivazioni e i comportamenti di cooperative e soci. La collaborazione tra le Donne in cooperazione e sistema cooperativo si è concretizzato inoltre nel progetto “PartecipAzione: per una governance paritaria e democratica”, che ha analizzato gli ostacoli che le donne incontrano nel raggiungere posizioni di vertice e individuato strumenti per superarli, raccogliendoli in un cd-rom utile a tutte le imprese interessate ad attuare interventi mirati alla riduzione del divario di genere al proprio interno. Le buone prassi cooperative Presenza femminile e benessere organizzativo sono aspetti strettamente connessi ed è per questo che un’organizzazione del lavoro che tiene conto delle esigenze di collaboratori e collaboratrici è fondamentale anche per garantire buoni risultati aziendali. Per questo nel 2009 le Donne in cooperazione hanno realizzato il progetto “PARI - Politiche di Armonizzazione Responsabile dei tempi di vita e lavoro nelle Imprese cooperative” per raccogliere le azioni già intraprese, valorizzandole attraverso la raccolta e la diffusione delle buone pratiche. 10 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 IN PRIMO PIANO | donne L'obiettivo è quello di diffondere la cultura della conciliazione e di sostenere chi si impegna per il benessere organizzativo, offrendo un supporto concreto per individuare gli strumenti adeguati. E oggi, a circa sei anni di distanza, l’associazione Donne in cooperazione ha dato il via a un nuovo monitoraggio nell’ambito del progetto “Modelli di conciliazione dei tempi di vita e lavoro nella Cooperazione Trentina”, realizzato con il sostegno della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la cooperativa Computer Learning, il Centro Studi Interdisciplinare di Genere e la Federazione. “Sulla base dei dati raccolti - spiega la coordinatrice del progetto Simonetta Fedrizzi - potremo capire le ricadute positive registrate nel corso degli ultimi anni dalle cooperative e se hanno progetti in cantieri per il futuro, anche in collaborazione con altre realtà del territorio”. Costruire una società che rispetta le differenze Accanto ai tanti progetti di promozione e sensibilizzazione, le Donne in cooperazione hanno, fin dalla loro costituzione, proposto alle cooperatrici trentine momenti di formazione, dai percorsi di valorizzazione professionale ai corsi su come presentare la propria candidatura in maniera efficace, collaborando con Formazione Lavoro alla realizzazione di moduli formativi specifici. Inoltre sono stati realizzati interventi formativi nelle scuole medie e superiori per offrire alle giovani generazioni degli elementi utili a leggere la realtà in cui vivono con sensibilità e attenzione alle differenze. Consapevoli che una mentalità aperta alla pluralità nasce anche da un linguaggio che include le differenze, l’associazione ha dato il via al progetto “Generi di comunicazione”, per approfondire il tema della comunicazione in ottica di genere, individuando la comunicazione come fattore di cambiamento nella gestione delle relazioni tra donne e uomini all’interno delle organizzazioni e all’esterno. Il lungo percorso affrontato, che ha coinvolto diverse cooperative trentine, ha già prodotto alcuni interessanti risultati. È il caso, ad esempio, del nuovo statuto della Fondazione Cassa Rurale di Trento, recentemente modificato, per il quale è stato utilizzato un linguaggio che tiene conto della pluralità delle persone a cui si rivolge. Se per fare emergere la componente femminile attiva nel sistema cooperativo si sta lavorando su linguaggio e strumenti organizzativi, per dare un giusto riconoscimento a tutte le donne che hanno contribuito negli anni alla crescita della cooperazione in Trentino è stato realizzato, in collaborazione con il Centro sulla Storia dell’economia Cooperativa (CeSC) - Fondazione Museo Storico del Trentino, il progetto “Storie di genere”, da cui è nata una mostra, che ha girato tutto il Trentino, una pubblicazione scientifica e un videodocumentario. Il lavoro svolto dall’associazione Donne in cooperazione durante questi dieci anni è stato reso più forte ed efficace dalla rete di collaborazione costituita con diverse realtà attive, a livello locale e nazionale, per la realizzazione di una vera equità di genere e per la diffusione di una cultura attenta alle differenze, sia in ambito cooperativo che non, come, ad esempio, l’adesione agli organismi di Confcooperative, la collaborazione con Confcooperative Bolzano per la realizzazione di uno studio per l’applicabilità di strategie organizzative che facilitino conciliazione e sostenibilità in un periodo di crisi, il partenariato con l’Università degli studi di Trento, la sinergia con la Società italiana delle letterata, la partecipazione al Consiglio delle donne del Comune di Trento, la collaborazione con la Commissione per le Pari Opportunità e tante altre ancora. Grazie a queste collaborazioni è stato possibile raggiungere importanti risultati e aderire a progetti come, ad esempio, “Democrazia paritaria”, un percorso di sostegno alle proposte di modifica delle leggi elettorali regionali e provinciali e di sostegno alle candidature femminili. In ambito locale, l'Associazione ha contribuito alla promozione di “La violenza non è un destino”, il primo fondo privato in Trentino per sostenere le donne vittime di violenza nel momento di maggiore emergenza, gestito dalla cooperativa sociale Punto d’approdo e dalla Fondazione Famiglia Materna, e sostenuto dalla Federazione e da tutte le Casse Rurali trentine. Premio, eventi e una nuova ricerca per festeggiare Per celebrare l’impegno di questi dieci anni, i progetti conclusi e i risultati raggiunti, le Donne in cooperazione hanno programmato diverse attività. “In questi 10 anni la nostra associazione è cresciuta – commenta la presidente Nadia Martinelli – e oggi può contare su una base sociale costituita da 253 persone, di cui 25 uomini. Ci è sembrato quindi coerente iniziare l’anno con un momento di riflessione sui temi della pluralità, della capacità di governance delle donne e del passaggio intergenerazionale. Abbiamo scelto di farlo attraverso le preziose testimonianze di cooperatrici e cooperatori, raccolte nel docufilm ‘Passaggi’ realizzato dalla regista Ania Tonelli”. Nei prossimi mesi l’associazione sarà tra le protagoniste della Conferenza mondiale delle donne organizzata a Expo per presentare le buone prassi più significative realizzate per la diffusione di un linguaggio attento alle differenze di genere. “A livello locale, invece, - anticipa Martinelli – lanceremo un bando per premiare una tesi di laurea con una borsa di studio del valore di 1.500 euro. Inoltre, abbiamo in programma un fitto calendario di incontri su tutto il territorio provinciale per confrontarci con quanti e quante sono interessate alle tematiche che affrontiamo, per concludere l’anno con un evento durante il quale presenteremo, tra l’altro, i risultati del monitoraggio avviato sulle pratiche di conciliazione nelle cooperative trentine”. 7’30’’ 11 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CONVENZIONI SU MISURA PER LE COOPERATIVE Ecco i vantaggi che la Centrale Acquisti della Federazione riserva alle associate TELEFONIA MOBILE E RETE UNICA LUCE E GAS Tariffe molto competitive per le telefonate da cellulare e da rete fissa grazie alla convenzione con Vodafone Business. Sconti su luce e gas grazie all’accordo con Trenta al quale ha già aderito la maggior parte delle associate. GESTIONE DEL PERSONALE STAMPANTI E FOTOCOPIATRICI Sconti tra il 30 e il 45% per l’acquisto di sistemi per migliorare e automatizzare la gestione del personale grazie all’accordo con Zucchetti e DeltaServizi. Sconti sull’acquisto o noleggio di sistemi multifunzione (stampante, fax, scanner e fotocopiatrice) grazie all’accordo con Konica Minolta. AFFRANCATRICI E IMBUSTATRICI AUTOMOBILI Sconti dal 10 al 30% per l’acquisto o noleggio di sistemi per affrancare e imbustare grazie all’accordo con Pitney Bowes. Sconti speciali per l’acquisto di auto Seat, Volkswagen, Audi, Skoda, Mercedes e Bmw. TELEFONIA FISSA Sconti fino al 50% sulle telefonate da rete fissa grazie all’accordo con ICN Italia. PER I DETTAGLI TEL: 0461/898702-288 MAIL: UFFICIO.ACQUISTI @FTCOOP.IT WEB: WWW.COOPERAZIONETRENTINA.IT NEWSCOOP A DIEGO SCHELFI IL GRAZIE DELLA PROVINCIA DI TRENTO Un incontro significativo quello tra la Giunta Provinciale di Trento e Diego Schelfi. "La Cooperazione Trentina ha detto il governatore Ugo Rossi in apertura del suo intervento - è stata, storicamente, ed è tutt'ora, una leva imprescindibile per lo sviluppo del Trentino, e così continuerà ad essere in futuro. Siamo grati a Diego Schelfi per il suo impegno, per gli stimoli e anche per le discussioni che abbiamo avuto perché ci hanno aiutato a crescere, insieme". Da parte sua, Schelfi, ha ringraziato la Provincia Autonoma di Trento per la collaborazione sviluppata in questi dodici anni che hanno caratterizzato il suo periodo di presidenza dell’ente di via Segantini. "Dodici anni che lasciano in me – ha aggiunto – un segno indelebile. È indispensabile che, la Provincia Autonoma di Trento, e il movimento cooperativo traghettino il Trentino verso il futuro. Per farlo serve una coesione di vedute e di pensiero, e questo sforzo non può che passare per la cultura e l'educazione. Qualcosa in questi anni abbiamo costruito. Ci sono stati anche momenti difficili, ma sempre nella consapevolezza che, il sistema Trentino, ha la forza e la determinazione per trovare la sua strada". Infine Schelfi ha rivolto un "grazie" e un sincero "in bocca al lupo" a Giorgio Fracalossi che, il 12 giugno scorso, ha raccolto il suo testimone. Un augurio condiviso dall’intera Giunta provinciale. "Ti salutiamo – ha concluso il presidente della Provincia, Ugo Rossi sapendo che continuerai a dedicarti al Trentino anche ora". A Schelfi è stato consegnato un omaggio, particolarmente apprezzato, che ritrae i simboli del Trentino: le montagne e l'Aquila di San Venceslao. Diego Schelfi ritira il riconoscimento dal presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi e una foto di gruppo della cerimonia. 13 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP seminari in movimento 2015 #ecofood Nutrizione consapevole, produzione sostenibile e consumo etico 2014 Crisi economica e imprese di successo. Idee per farcela! 2013 La microfinanza: una strada solidale per lo sviluppo WE WANT YOU Elena Cetto è presidente dell’Associazione Giovani Cooperatori trentini. SAVE THE DATE L’assemblea dell’Associazione Giovani Cooperatori è fissata per venerdì 25 settembre ad ore 18.30 presso la sede di The Hub inaugurata da pochi mesi a Trento. L’Associazione Giovani Cooperatori ha lanciato una importante campagna di sensibilizzazione e di stimolo per raccogliere adesioni tra i giovani soci e socie delle cooperative trentine, in vista dell’assemblea autunnale che vedrà il rinnovo di tutte le cariche direttive. “L’obiettivo – spiega la presidente Elena Cetto – è quello di valorizzare i giovani impegnati e presenti nel nostro movimento, che sono tanti. Per questo chiediamo aiuto anche agli amministratori, affinché si ingegnino a riconoscere le ragazze e i ragazzi disponibili e con voglia di fare, per accompagnarli in questo percorso di responsabilizzazione e impegno, ma anche di relazioni, divertimento, entusiasmo ed energia”. Ed in effetti i progetti portati avanti in questi anni dall’Associazione sono molti e spaziano sia a livello di contenuto che di approccio “per cercare di andare incontro e captare i gusti e gli interessi del maggior numero possibile di soci” spiega la presidente. Un impegno particolare è riposto nella costruzione di reti, sia interne che esterne al movimento cooperativo trentino. “Abbiamo organizzato incontri con le associazione di giovani soci delle Casse Rurali e altre associazioni giovanili del territorio, presieduto il Piano d’Ambito Economico e avviato partnership a livello nazionale ed europeo”, aggiunge la coordinatrice Simonetta Fedrizzi. Cruciale è stato il ruolo dell’Associazione trentina nell’organizzazione delle giornate del Forum nazionale dei Giovani soci del credito cooperativo, che ha avuto come tema di discussione #cisiamoEuropa. Oltre 250 i partecipanti per 3 giorni di programma. L’Associazione ha poi un delegato che partecipa sia alla consulta sia al comitato di coordinamento dei Giovani imprenditori cooperativi di Confcooperative, una rete che ha contatti anche a livello europeo, attraverso gruppi di lavoro tematici. Tutte iniziative che animano confronto e dibattito per trasformarli in progettualità. Molta attenzione è stata rivolta anche agli aspetti formativi, con l’organizzazione dei percorsi per gli aspiranti giovani amministratori (visto l’elevato numero di richieste nel 2014 sono stati attivati addirittura due corsi, con la collaborazione di Formazione Lavoro), dei seminari in movimento (il prossimo, il 23-24-25 ottobre con il tema "#ECOFOOD - Nutrizione consapevole. Produzione sostenibile e consumo etico", iscrizioni aperte), il percorso sulla legalità (con vari format, dallo spettacolo Mafie in pentola, alla presentazione del libro/dibattito con Nando Dalla Chiesa, fino ai percorsi di volontariato presso le terre sottratte alla mafia). L’Associazione ha inoltre aderito a Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie attraverso la partecipazione di una componente del direttivo al coordinamento provinciale di Libera Trentino. Il consiglio della presidente Cetto a chi deciderà di mettersi in gioco? “Avere una grande motivazione personale, impegnarsi con serietà, curare molto le relazioni con gli interlocutori e trovare il modo di farlo divertendosi. La sfida dei prossimi anni continuerà ad essere la partecipazione”. Anche per questo, il focus su cui il Piano d’ambito economico ha deciso di confrontarsi in autunno, è proprio quello della partecipazione, poiché il suo calo è un problema comune e sentito in tutte le categorie e in tutti i settori, dalla politica all’economia. E la diversificazione degli stimoli, dei format e degli argomenti proposti dall’Associazione Giovani Cooperatori va in questa direzione. 14 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP Alla luce dei primi cinque anni di lavoro, la Summer School “Comunità e Sviluppo Locale” può vantare la crescita di una rete di oltre 180 persone che agiscono nei propri territori quali amministratori, funzionari, decisori e che mantengono viva la capacità di scambiarsi informazioni e di contaminarsi. Trentino e America Latina. Dieci giorni di incontri per creare reciprocità Sviluppare conoscenze e competenze per creare alleanze fondate su politiche integrate, che sappiano cioè valorizzare le risorse umane, ambientali e istituzionali proprie di ciascun contesto locale. Con questo obiettivo trenta rappresentanti di organizzazioni e istituzioni latinoamericane legate al mondo dello sviluppo locale, provenienti da Messico, Colombia, Costa Rica, Cuba, El Salvador, Argentina, Perù e Nicaragua, hanno frequentato la sesta edizione della Summer School “Comunità e sviluppo locale: costruire strategie di cambiamento per il territorio", promossa da Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, centro OECD-LEED di Trento, Federazione Trentina della Cooperazione e Università EAFIT di Medellìn. Numerose le visite e gli appuntamenti che hanno impegnato i partecipanti durante i dieci giorni trascorsi in Trentino, nel corso dei quali hanno avuto modo di conoscere da vicino anche la Cooperazione Trentina, grazie anche all’incontro con Giorgio Fracalossi, Carlo Dellasega e Paolo Tonelli e l’incontro con i rappresentanti di Agraria di Riva del Garda, Arco Pegaso, Arcobaleno, Cassa Rurale Alto Garda, Coop Consumatori Alto Garda, Famiglia Cooperativa di Tenno, Garda2015, Il Gaviale, Smag e Mimosa. Le cooperative hanno riservato un'accoglienza formidabile alla delegazione, offrendo contenuti e risposte importanti, oltre all'ospitalità. Due immagini dell’accoglienza della delegazione latinoamericana. New Crops, un aiuto per le aree rurali Su richiesta della Fondazione per lo Sviluppo della Società Civile, con sede in Romania, nel suo ruolo di project leader, la Federazione Trentina della Cooperazione ha aderito come partner al progetto europeo “New Crops - Social entrepreneurship to create new opportunities for socially excluded in rural areas”. Il progetto è stato approvato e finanziato nell'ambito di Erasmus +, che è il programma 2014-2020 dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. New Crops intende contribuire a ridurre il divario tra le aree agricole più sviluppate dell’Unione Europea e le aree rurali più povere della Romania, promuovendo a beneficio di gruppi svantaggiati il modello partecipativo e inclusivo sperimentato con successo nei vari ambiti di attività economica dalle cooperative dei territori partner. Tra gli obiettivi del progetto c’è la predisposizione di un vademecum multimediale innovativo per facilitare la formazione e lo start up di cooperative che includano persone economicamente e socialmente svantaggiate che vivono in aree rurali povere della Romania. Il vademecum farà riferimento ad alcune buone prassi cooperative dei territori partner, che sono, oltre al Trentino e alla Romania, Spagna (con due organizzazioni) e Svezia. Per il Trentino sono state selezionate come casi di studio sei cooperative, che hanno avuto modo di essere conosciute e apprezzate durante recenti visite di studio di delegazioni dei Paesi partner del progetto: Agraria Riva Del Garda, Cassa Rurale di Pergine, Gruppo 78, SAD e Risto3. New Crops avrà durata triennale e si concluderà il 30 agosto 2017. 15 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP “SEMPLICITÀ, COERENZA E CONCRETEZZA SONO LE TRE PAROLE CHIAVE INDIVIDUATE (ANCHE) NELLA COMUNICAZIONE PER ESSERE CONSIDERATI INTERLOCUTORI ATTENDIBILI DAI RAGAZZI”. Giuseppe Armani, responsabile marketing Cassa Centrale Banca Le Casse Rurali all’Accademia di Belle Arti Francesco Della Torre, rispettivamente Creative Director e Art Director in GRAFFITI. Proprio dalla collaborazione tra l’agenzia e le Casse Rurali è nata quest’idea: ai ragazzi è stata proposta un’analisi dei principali aspetti dell'attualità bancaria in provincia, condividendo con loro la necessità di continuare a evolvere il linguaggio della Casse Rurali. I 5 progetti scaturiti da questa iniziativa sono quindi stati illustrati al responsabile Marketing di Cassa Centrale Banca Giuseppe Armani, a capo del team che si occupa anche della comunicazione dell'intero gruppo delle Casse Rurali, online e offline, tradizionale e web based. Tutti i progetti si sono concentrati sul perfezionare il posizionamento della banca e la percezione del Credito Cooperativo da parte dei giovani. “In questa occasione – racconta Armani – ho rilevato grande professionalità ed impegno; tutti i progetti sono riusciti a mettere a fuoco alcuni degli aspetti chiave nel dibattito nell'intero sistema bancario per continuare, come banche, ad esser di appeal sui più giovani. Semplicità, coerenza e concretezza sono le tre parole chiave individuate (anche) nella comunicazione per entrate in contatto ed essere considerati interlocutori attendibili dai ragazzi”. “Molti gli spunti utili emersi – conclude Armani – che saranno certamente analizzati per realizzare le prossime campagne di comunicazione delle Casse Rurali Trentine, magari con il coinvolgimento diretto di qualcuno dei ragazzi che nel frattempo sarà diventato un professionista della comunicazione”. Le prossime campagne di comunicazione delle Casse Rurali Trentine prenderanno spunto anche dai suggerimenti espressi dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti. A inizio estate si è infatti concluso un interessante percorso di collaborazione che ha visto protagonisti gli studenti del terzo anno di Graphic Design e Multimedia dell'Istituto LABA (Libera Accademia di Belle Arti), le Casse Rurali Trentine e l’agenzia di comunicazione GRAFFITI. Per alcuni mesi i ragazzi hanno potuto studiare il contesto di mercato del sistema bancario cooperativo trentino, cimentandosi nella proposta di nuovi scenari comunicativi. L’obiettivo è stato trovare un linguaggio e uno stile che aiutino soprattutto i giovani a comprendere le caratteristiche distintive del credito cooperativo. Tra i docenti del corso universitario, anche Lorenzo Cattoni e Giuseppe Armani (Marketing Cassa Centrale) in aula con gli studenti delle Belle Arti. “Io sono socio” Questo è il titolo del questionario inviato a soci e socie della Cassa Rurale Valsugana e Tesino. Obiettivo: evidenziare i punti di forza dell’istituto di credito cooperativo nei rapporti con il socio, ma anche le debolezze, portando a riflettere sulle politiche che potranno migliorare il rapporto con la base. “Siamo l’unica banca di appoggio del 65% delle famiglie intervistate – viene spiegato –. Un ulteriore 28% ha ammesso di avere rapporti con altre banche. Nonostante questo ci considera l’istituto di riferimento. Fiducia legata alla buona capacità di risposta ai bisogni dei soci, verificata negli elevati livelli di soddisfazione per i servizi offerti. Gradita la cortesia, la professionalità e la disponibilità del personale”. 17 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP PREPAGATE L’APP PER LA TUA PREPAGATA Ecco l’APP per le prepagate Un numero sempre maggiore di persone consulta il proprio conto in banca dallo smartphone, eseguendo anche alcune operazioni, come la ricarica dei cellulari, l’invio di bonifici o la ricerca dello sportello vicino per prelievi. Per questo Cassa Centrale Banca ha sviluppato un’APP per i titolari di carta ricaricabile, che dà comodo accesso a tutte queste opportunità. L’APP Prepagate, caratterizzata da un’interfaccia grafica semplice ed intuitiva, permette la gestione delle carte prepagate Ricarica, Ricarica EVO e oom+ ed è disponibile sia in versione iOS che Andoid; scaricando l’APP il cliente avrà la possibilità di associare una o più carte e di gestirne le principali funzionalità. L’attivazione è semplice e veloce: basta inserire le credenziali di accesso al sito www.carteprepagate. cc e il codice di attivazione inviato via SMS. Con un semplice touch i clienti hanno la possibilità di controllare il saldo, la lista movimenti, bloccare e sbloccare l’operatività internet ed estero, disporre bonifici e ricaricare il cellulare, il tutto in mobilità direttamente dal proprio smartphone. Inoltre, grazie alla funzione di geolocalizzazione, l’APP permette di trovare lo sportello ATM più vicino e presso il quale prelevare gratuitamente. All’APP è dedicato un minisito informativo www.app.carteprepagate. cc, ottimizzato anche per la navigazione da mobile, dove sono presentate le principali caratteristiche ed istruzioni per attivare e utilizzare l’APP. Acquisti in libertà Acquistare oggi e pagare in comode rate. Questo è quanto consente di fare l’utilizzo delle carte revolving, che negli ultimi anni hanno avuto grande diffusione. Esse, infatti, combinano le caratteristiche di uno strumento di pagamento come la carta di credito con quelle proprie di un servizio di credito al consumo: la carta mette a disposizione del cliente una riserva di denaro, un vero e proprio fido da utilizzare quando egli desidera, per acquistare negli esercizi commerciali oppure per richiedere anticipi in contante.Le Casse Rurali Trentine, dunque, hanno deciso di offrire alla propria clientela un’alternativa rispetto al ricorso alle Finanziarie, proponendo la carta di credito revolving Libera ad un tasso di interesse più vantaggioso rispetto ai concorrenti. La carta Libera permette di stabilire mensilmente quanto rimborsare e di rateizzare i pagamenti solo quando è necessario. Campagna digital per Vetrina Immobiliare Facoltiadi con il Conto Università Le Casse Rurali Trentine sono partner di numerose manifestazioni sportive universitarie: dai classici tornei di calcio ad altri eventi. A inizio estate si è svolta sulle rive del lago di Piné la 21esima edizione delle Facoltiadi. In azione oltre 700 studenti dell’Ateneo trentino. Il credito cooperativo ha promosso il Conto Università, sistema d’offerta “a misura” di studente. Il sito immobiliare.casserurali.it, portale di annunci immobiliari delle Casse Rurali Trentine, presenta una nuova grafica personalizzata e responsive utile per cercare la casa ideale in modo semplice e rapido. In occasione del restyling del sito, l’Ufficio Marketing di Cassa Centrale Banca ha realizzato una campagna pubblicitaria con due strumenti della comunicazione digitale: social network e Google AdWords. Essa vuole, da un lato, sensibilizzare il pubblico in merito al nuovo ambito di offerta e, dall’altro, dimostrare che le Casse Rurali riservano massima attenzione alle esigenze della comunità ed alla valorizzazione del proprio territorio. 18 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP “La mia è stata una scelta basata sulla consapevolezza che, avere l’onore di dirigere la Cassa Rurale di Pergine, era un’occasione da cogliere con entusiasmo”. Paolo Carazzai A Pergine il direttore è Paolo Carazzai Da luglio c’è un nuovo direttore alla Cassa Rurale di Pergine: Mauro de Manincor, andato in pensione, ha passato il testimone a Paolo Carazzai. “Nominato direttore sette anni fa, succedendo a Elio Carlin – osserva il presidente Franco Senesi – de Manincor ha preso in mano le redini della banca e l’ha condotta con competenza e professionalità fino ai giorni nostri. Nell’occasione auguro buon lavoro al nostro nuovo direttore, che ha raccolto con entusiasmo una nuova sfida professionale. Una fase che si presenta impegnativa ma in grado, ne sono sicuro, di dare grandi soddisfazioni”. Nel suo saluto, de Manincor, ha ricordato che quando venne assunto “nel 1988 mai avrei potuto immaginare il percorso che ho compiuto. Un percorso agevolato dalla fortuna di essere guidato da due maestri quali Luigino Beber ed Elio Carlin e dall’aver trovato tanti colleghi bravi, preparati e impegnati”. Paolo Carazzai, 57 anni di età, è nato a Bormio. Sposato, due figli, vive a Trento praticamente da sempre. Qui ha studiato e si è diplomato al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci. “Nella mia vita – spiega Carazzai – ho sempre avuto positivi contatti con il mondo delle Casse Rurali Trentine a cui invidiavo l’attenzione assoluta per il proprio territorio e, quella di Pergine, Da sinistra Mauro de Manincor, Franco Senesi e Paolo Carazzai. è sempre stata una realtà ammirata per l’innovazione, la gestione del suo mercato, la serietà del suo essere banca. Tutte cose che ho potuto da subito verificare come reali qualità in questo periodo di affiancamento”. Nomine ASDIFACO Andrea Dallapè, direttore della Famiglia Cooperativa Mezzocorona e San Michele all’Adige, è il nuovo presidente di Asdifaco - Associazione dei direttori di Famiglia Cooperativa. “Impegno ed entusiasmo dovranno caratterizzare la nostra attività – spiega Dallapè – perché l’associazione diventi uno strumento utile a noi direttori e a tutto il sistema cooperativo”. Vicepresidente: Anna Mutinelli (Castello Tesino). Segretario Marino Sbetta (Cavalese), tesoriere Diego Schlagenauf (Valli di Rabbi e Sole). RURALE DI TASSULLO E NANNO CASSA ALTA VALDISOLE E PEJO Marco Costanzi è il nuovo direttore della Cassa Rurale Alta Valdisole e Pejo. Ha raccolto il testimone di Gino Berti andato in pensione dopo trentasette anni di attività nel mondo del credito cooperativo. Costanzi, in Cassa Rurale dal 2005, prima del nuovo incarico ha rivestito il ruolo di vicedirettore e responsabile dell’ufficio crediti facendosi apprezzare per competenza e professionalità. Roberto Torresani è il nuovo direttore della Cassa Rurale di Tassullo e Nanno. Ha raccolto il testimone di Mario Dalpiaz. Torresani è uomo del credito cooperativo e nel credito cooperativo da lungo tempo. Per un quadriennio, dal 1988 a 1992, ha vissuto una significativa esperienza professionale a Cassa Centrale Banca. Successivamente è stato assunto alla Cassa di Tassullo e Nanno dove ha operato in particolare all’ufficio crediti. 19 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP Premi di studio: un’occasione diventata tradizione, destinata ai giovani soci o figli di soci che hanno portato a termine il proprio percorso formativo con risultati meritevoli di essere premiati. BORSE DI STUDIO Cassa Rurale di Caldonazzo Anche quest’anno durante l’assemblea generale dei soci sono stati consegnati i premi allo studio, a ricordo dell’Ispettore scolastico Vittorio Marchesoni. Si sono contati tre diplomi di scuola media superiore, undici diplomi di laurea triennale e sette diplomi di laurea. Un investimento in cultura che ha superato i ventimila euro. I ventuno diplomati e laureati hanno ricevuto il riconoscimento dalle mani del presidente Severino Marchesoni, dalla vicepresidente Patrizia Montermini e dal direttore Renzo Ciola. A loro è stato consegnato anche un libro, differenziato per età, con il messaggio che la buona lettura non deve mai mancare nel corso della propria vita. “Sono quindici anni - ha ricordato il presidente Marchesoni - che la Cassa Rurale assegna questi riconoscimenti. Aggiungo con orgoglio che, nelle realtà di competenza della nostra Cassa, ci sono molti giovani che andrebbero premiati, per il loro impegno e dedizione allo studio, e anche se non rientrano nei parametri di questo concorso, contribuiscono alla crescita culturale del nostro territorio”. Cassa Rurale Valsugana e Tesino Tradizione e novità caratterizzano la nuova edizione dei premi allo studio. La tradizione appartiene ai riconoscimenti assegnati a studenti soci o figli di soci che hanno portato a termine con risultati di eccellenza la scuola superiore o l’Università. La novità, invece, è il prestito d’onore a tasso zero per i laureati che hanno concluso il proprio percorso universitario e hanno l’opportunità di seguire percorsi di alta specializzazione in Italia o all’estero. Dettaglio meritevole di essere evidenziato: il prestito per i primi due anni è senza interessi e non prevede rimborsi. Inoltre, la Cassa Rurale 21 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 premierà gli studenti delle superiori che hanno partecipato a un viaggio studio o a un soggiorno all’estero per apprendere o perfezionare una lingua straniera. Il nuovo bando per l’assegnazione dei premi di studio è stato pubblicato il 13 luglio. Tutto il materiale (regolamenti e moduli per le domande di ammissione) è disponibile nelle filiali della Cassa Rurale e scaricabile dal sito www.crvalsuganaetesino.net. NEWSCOOP PUNTO DI APPRODO 57 soci 50 collaboratori 74 mila euro di patrimonio LE FORMICHINE D’ESTATE ANCHE A RIVA DEL GARDA E FOLGARIA La solidarietà è il valore alla base dell’iniziativa che ha coinvolto nei mesi scorsi due cooperative di consumo trentine e la cooperativa Punto d’Approdo di Rovereto. Durante il periodo estivo, infatti, la Famiglia Cooperativa Vattaro e Altipiani e la Coop Consumatori Alto Garda hanno dato spazio, attraverso due stand dedicati, ai prodotti e alle storie delle donne in difficoltà che partecipano al progetto Le Formichine. “Si tratta di una collaborazione che si rinnova dopo il successo riscosso lo scorso anno – racconta Gian Luca Magagni, responsabile del progetto – e parte dallo spirito solidale che accomuna le nostre imprese. Le cooperative, infatti, operano in modo mutualistico, nel rispetto delle persone e dell'ambiente, elementi fondamentali dell'operato de Le Formichine”. Gli spazi espositivi sono stati gestiti da due ragazze che stanno partecipando a uno dei tirocini proposti dalla cooperativa sociale: Dorcas del Ghana si è occupata dello stand a Folgaria, mentre a Riva del Garda la clientela è stata accolta da Manjula di origine italiana. Per loro è stata l’occasione per mettersi alla prova come addette alla vendita, ma anche per raccontare la storia dei prodotti proposti, fatti a regola d'arte da ragazze come loro in difficoltà, A Trento il mercato del giovedì diventa sociale Il tradizionale mercato del giovedì, a Trento, si arricchisce di nuovi significati grazie all’iniziativa che vede protagonista Consolida e le cooperative Alpi, Aquilone, L'Ancora, Cs4, Gruppo 78, Gsh, Iter, Laboratorio Sociale, Lavoro, Oltre, Progetto 92 e Punto d'Approdo. Da alcune settimane, infatti, ogni giovedì, in concomitanza con il mercato cittadino dalle 7.30 alle 13.30, in piazza della Portéla a Trento viene allestito il primo mercato provinciale dell’Economia solidale, dove trovano spazio, tra gli altri, i prodotti della cooperazione sociale trentina. Otto sono le realtà territoriali di sette diversi settori che hanno vinto il bando indetto dalla segreteria del Tavolo Lo stand a Folgaria gestito da Dorcas e spiegare come, acquistando uno dei manufatti esposti, si sostiene il progetto di solidarietà delle Formichine. per l’Economia Solidale e che ogni settimana propongo la loro offerta che va dai cibi biologici certificati ai prodotti per l’igiene e per la casa ecologici. In particolare, la proposta delle cooperative sociali spazia dai tessili per la casa alle piante e fiori da orto, fino alla passata di pomodoro e alle confetture. L’obiettivo del mercato solidale è diffondere un’economia attenta all’interesse collettivo, basata sulla valorizzazione delle relazioni, sull’equa distribuzione delle risorse, sul rispetto e la tutela dell’ambiente e sul perseguimento di obiettivi sociali. L’iniziativa infatti va a incrementare l’offerta della vendita diretta dei beni dell’Economia Solidale, dopo la nascita negli ultimi anni dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e dei negozi dei produttori direttamente in azienda. L’iniziativa proseguirà fino alla prossima estate, quando sarà fatta una valutazione dell’affluenza e del livello di soddisfazione di clienti ed espositori per capire se proseguire in futuro. 22 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP MIMOSA Data di fondazione: 29 luglio 1980 Fatturato 2014: 7,5 milioni di euro Collaboratori a tempo indeterminato: 257 MIMOSA, COOPERATIVA DA 35 ANNI Tra tante esposte, la Pinacoteca della Rocca di Riva del Garda alla fine di luglio ha messo in mostra un’opera d’arte in più. Un’opera realizzata da dodici donne che, il 29 luglio del 1980, crearono la cooperativa Mimosa. Giuditta Stagnoli, Rosetta Faccio, Giovanna Morghen, Francesca Tosto, Rosetta Morghen, Mariagrazia Prandi, Marina Bonomi, Donatella Sega, Idilia Buffa, Cherie Cramer, Fausta Masier ed Emilia Dalla Rosa. Sono le dodici socie fondatrici di una piccola cooperativa diventata grande nell’età e nell’operatività di ogni giorno. Il ricordo è stato affidato a una mattinata che ha ripercorso anche dalla voce delle protagoniste i tanti momenti e i numerosi traguardi significativi della giovane storia di Mimosa. Una bella occasione per dire grazie a un gruppo di donne che, per prime, ha avuto l’intuizione di creare una realtà cooperativa che, oggi, conta 257 collaboratori a tempo indeterminato: 167 donne, 90 uomini. A loro si aggiungono 120 lavoratori stagionali. I dati sono stati ricordati dalla vicepresidente di Mimosa, Daniela Zanella, e dal consigliere Lucio Matteotti. Il fatturato è in crescita: è passato dai 7 milioni di euro del 2013 ai 7 milioni e mezzo di euro del 2014. La cooperativa Mimosa gode di buona salute economica e finanziaria. Interessante anche la sua multiculturalità espressa dai lavoratori con nazionalità differenti all’interno della società. Una quarantina di collaboratori da Marocco, Uganda, Bosnia, Albania, Bielorussia, Serbia, Tunisia, Bulgaria, Senegal. La maggior parte di risorse umane è della provincia di Trento (escluso Alto Garda e Ledro). Nello specifico 115 trentini, 81 altogardesani e ledrensi, 61 della provincia di Verona. All’evento hanno partecipato Carlo Foto di gruppo delle socie fondatrici della cooperativa Mimosa e l’intervento del direttore della Federazione Carlo Dellasega al momento di festa. Dellasega, direttore generale della Cooperazione Trentina, e Fausto Zeni, già presidente della Lega Trentina delle Cooperative che seguì passo passo la creazione di questa realtà. Con loro anche i rappresentanti del mondo politico: l’assessore provinciale alla cooperazione, Tiziano Mellarini, e l’assessore del Comune di Riva del Garda, Alessio Zanoni. Da Irifor un libro su Aurelio Nicolodi "Aurelio Nicolodi. Una luce nel buio dei giorni": è il titolo del libro scritto dai giornalisti Alberto Folgheraiter e Giorgio Lunelli per far conoscere la figura e l’opera del fondatore dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Il 25 luglio 1915, durante la seconda battaglia dell’Isonzo, il volontario trentino Aurelio Nicolodi (morto a Firenze nel 1950) restò gravemente ferito al volto e perse la vista. Convinto assertore della necessità di emancipazione dei non vedenti, insieme ad altri reduci Nicolodi fonda l'UIC il 26 ottobre 1920 e ne diviene primo presidente. La sua attività alla guida dell'associazione è caratterizzata dalla spinta verso l'istruzione dei non vedenti, perché questi fossero indipendenti ed in grado di lavorare. Per la cooperativa Irifor, che ha promosso la pubblicazione, Aurelio Nicolodi è “un eroe civile che seppe volgere la sua disabilità a vantaggio di tutti quei ‘fratelli d’ombra’, soprattutto i ciechi civili, fino a quel momento reietti della società e nella storia”. 23 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP Anno di fondazione: 1950 Cantine socie: 11 con oltre 4.500 viticoltori Fatturato: 150 milioni di euro Export produzione: 79% Maso Romani sinonimo di Marzemino Il Marzemino è oggetto di uno studio, enologico e viticolo, teso alla sua valorizzazione. Promosso da Cavit in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, lo studio è partito una dozzina di anni fa dall’analisi del vigneto storico del Maso Romani, nella zona dei “Ziresi” alle porte di Volano. La biodiversità esistente nel vigneto storico ha consentito ai ricercatori di Cavit e della Fondazione Mach di selezionare le viti migliori tra gli oltre cento tipi varietali che vi trovavano dimora, al fine di valorizzare le produzioni di Marzemino, migliorandone la qualità e salvaguardandone la tipicità. Nel 2008 è stato realizzato il nuovo impianto; la superficie vitata di oltre 6 ettari è stata suddivisa in due parti: una dedicata al vigneto storico e l’altra a quello sperimentaledimostrativo. Nel vigneto storico sono state messe a dimora le barbatelle ottenute dalle gemme delle 100 viti già selezionate, mentre in quello sperimentale sono stati posti a confronto tutti i possibili cloni e biotipi di Marzemino reperibili in Italia. Diverse successive microvinificazioni delle uve hanno quindi permesso di selezionare 4 cloni in grado di dare vini più fruttati, più strutturati e più longevi. “Cavit è impegnata da tempo per la valorizzazione dei vini del territorio e a questo fine - spiega il presidente Adriano Orsi coopera costantemente con le più importanti realtà di ricerca enologica del Trentino su tanti innovativi progetti”. Famiglie in festa con la coop sociale CS4 di residenzialità temporanea, a favore di piccoli gruppi di persone che frequentano i centri diurni. L’ospitalità può coprire il fine settimana o alcuni giorni, liberando momentaneamente dal gravoso compito dell’assistenza i familiari degli utenti. La festa è stata aperta dagli interventi della presidente della CS4 Anna Orsingher e della direttrice Nicoletta Molinari, che ha invitato “chi ha responsabilità amministrative a sostenere questa fase di cambiamento che interessa anche il welfare. L’impegno e la giustizia sociale non devono rimanere retaggi del passato”. Alla festa sono intervenute anche numerose autorità. Luca Zeni, neo assessore provinciale alla salute, si è detto consapevole della necessità di un maggiore supporto da parte dell’ente pubblico ed ha concluso con: “Andiamo avanti insieme”. Per Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio provinciale, “se l’Autonomia non è solidarietà, non ha futuro. La crescita del Trentino deve avvenire in un quadro di giustizia, equità e sostenibilità”. Prossima al traguardo dei 25 anni di attività, la cooperativa sociale CS4 ha riunito alla vigilia di Ferragosto al Palaghiaccio di Pergine per un momento di incontro e di convivialità gli oltre 100 collaboratori e le famiglie a cui rivolge i suoi servizi. CS4 opera dal 1990 nell’ambito della disabilità fisica e psichica e dell’assistenza scolastica ad alunni con bisogni educativi speciali. L’attività si svolge in una decina di centri diurni e laboratori occupazionali, presenti a Pergine, in altri comuni della Valsugana e a Trento. Gli utenti adulti sono circa 150, a cui si aggiungono nel periodo scolastico una cinquantina di ragazzi. A conferma di un forte orientamento alla sperimentazione di nuovi servizi, la cooperativa è in procinto di attivare a Levico, in spazi di proprietà della Piccola Opera, un’attività 24 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP Determinanti della salute 1. Condizioni socio-economiche, culturali e ambientali 2. Reti sociali e di comunità 3. Stili di vita individuali 4. Età, sesso e fattori costituzionali UN ALTRO PASSO IN DIREZIONE SALUTE Alcuni momenti del partecipato seminario sulla salute organizzato da Consolida. Con il seminario “La salute cos’è? La cooperazione sociale si interroga”, si è chiusa un'altra fase del percorso avviato da Consolida più di un anno fa sul tema salute. “Avevamo intuito prima che il Piano provinciale sul tema fosse pubblicato - afferma Serenella Cipriani, presidente del consorzio che questo poteva essere un ambito strategico per lo sviluppo delle nostre associate, ma soprattutto un approccio teorico attraverso il quale inquadrare in modo nuovo i bisogni e le potenzialità dei cittadini rispetto alla costruzione di benessere individuale e collettivo”. L'intuizione non era e non è di quelle semplici da rendere operativa, si tratta di un approccio che scardina un modo di pensare, investire le risorse, organizzare i servizi e leggere i bisogni impostato sulla bipartizione socialesanitario. La salute, infatti, non solo riconfigura questa distinzione dando maggior peso al sociale in termini di importanza ai fini del benessere delle persone, ma va anche oltre, ponendosi come chiave trasversale che attraversa tutte le politiche: lavoro, istruzione, abitazione, ambiente, mobilità, cultura. Per capire cosa la cooperazione sociale sta facendo e soprattutto cosa ancora può fare, il consorzio ha coinvolto il Centro di Salute Internazionale e Interculturale dell’Università di Bologna che con un approccio multidisciplinare (medico e antropologico) e coinvolgendo numerose cooperative, ha indagato alcuni aspetti “profondi” e molteplici livelli del loro operato. Secondo Chiara Bodini, medico e ricercatrice del Centro “c'è una grande ricchezza nella cooperazione sociale trentina, in termini di esperienza e di radicamento ai valori originari, a quella solidarietà che in altri territori si è invece erosa. E questo è rilevante perché tutta la letteratura scientifica sulla salute sostiene che le società dove le risorse sono più distribuite, dove c'è più collaborazione tra i settori, dove si è orientati ad agire considerando il ‘valore pubblico’, sono società con migliori indicatori di salute”. Rispetto alla congiuntura storica che il Trentino sta affrontando in termini di riduzione delle risorse e di ripensamento del sistema di welfare, è prioritario secondo i ricercatori, recuperare e mettere a (plus)valore comune il valore (sociale) prodotto da ognuno. La sfida, ampiamente emersa, della sostenibilità economica sarà difficilmente vinta con una competizione basata esclusivamente sulla diminuzione dei costi, se non al prezzo di snaturare la propria ragion d'essere. “Non è riducendo la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, o la qualità dei servizi - afferma Bodini - che le cooperative potranno confrontarsi con altre imprese, maggiormente avvezze alla competizione sui costi. Occorre dimostrare, dinanzi alle istituzioni e alla cittadinanza, il proprio contributo nella produzione di valore sociale, concorrendo a promuovere salute, benessere, coesione sociale ed equità all’interno della comunità, con ricadute sul lungo periodo. Il valore sociale prodotto - e valutato come tale - rappresenta in tal senso non un costo in più, ma un investimento a lungo termine". Per andare in questa direzione, i ricercatori suggeriscono di promuovere il lavoro in rete, intensificare il dialogo partecipativo eco-costruttivo con la popolazione e il territorio e infine di attuare strategie per migliorare le relazioni con le istituzioni adottando un approccio proattivo. In questo senso - secondo Bodini - il nuovo piano provinciale per la salute rappresenta una grande opportunità (s.d.v). 25 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP COOPERATORI INSIGNITI DELLA STELLA AL MERITO NEL 2014 Costantino Grandi (Cassa Rurale Novella Alta Anaunia) Gilberto Zani (Cassa Rurale d’Anaunia) Marina Partezin (Activa) Mauro Montibeller: una carriera meritevole di una Stella Una stella che fa brillare una storia professionale quasi interamente vissuta nel mondo delle Casse Rurali trentine. Il 1° maggio a Mauro Montibeller è stata assegnata la Stella al Merito del Lavoro. “È stata una cosa bellissima perché assolutamente inaspettata – spiega –. Una grandissima soddisfazione e una intensa emozione. Da parte mia posso solo dire di aver fatto tutto il possibile per meritarmi questo ambito riconoscimento. Ho sempre messo l’anima nel mio lavoro, ho sempre cercato di dare il massimo. Nei miei trentasei anni di lavoro nel mondo bancario ho cercato, come faccio ancora oggi, di gestire il lavoro come se la Cassa Rurale fosse una mia azienda. Con massimo senso di appartenenza e con l’attenzione sempre orientata all’ottenimento dei massimi risultati a beneficio dei soci, dei clienti, delle comunità locali che rappresentano i nostri interlocutori. Ho sempre cercato di mettere quel qualcosa in più nell’operatività quotidiana. Quel valore che considera la persona per ciò che è e non per quanto ha". Montibeller lavora nel mondo del credito cooperativo trentino da più di vent’anni dopo averne trascorsi una quindicina alla Banca di Trento e Bolzano. “Il mio ingresso nella cooperazione di credito è del 1994 - ricorda - alla Cassa Rurale di Strigno e Spera con l’incarico di vicedirettore. Un ruolo di particolare responsabilità e di grande stimolo”. Successivamente il suo percorso lo ha portato alla direzione della Cassa Rurale Centro Valsugana (nata dalla fusione tra le Casse di Strigno-Spera e di Telve). Ha mantenuto l’incarico direttivo all’interno della Cassa Rurale Valsugana Tesino, frutto di un ulteriore accorpamento tra le Rurali della Bassa Valsugana, Centro Valsugana e Castello Tesino. “Quando mi è stata consegnata e appuntata all’occhiello della giacca La consegna della Stella al merito a Mauro Montibeller. la Stella al Merito del Lavoro non sono riuscito a trattenere l’emozione - conclude -. In quegli istanti ho pensato alle tante persone che ho incontrato e con le quali ho condiviso tutti questi anni di impegno professionale. La prima dedica l’ho voluta riservare proprio a loro”. Vento in poppa per “1, 2, 3…Storie!” Si è conclusa la 5^ edizione di “1, 2, 3…Storie!”, il festival della narrazione per bambini ideato dalla cooperativa La Coccinella di Cles. Notevole, anche quest’anno, la partecipazione da fuori provincia oltre che da tutto il Trentino. Soddisfazione per lo staff della cooperativa - cuoche, educatrici, coordinatrici pedagogiche, atelieriste - che ha contribuito alla riuscita dell’evento. La Biblioteca Commestibile, al centro di tante proposte di atelier per i piccoli, ha entusiasmato anche gli adulti che tra semini, farine, acqua, sale, pasta colorata, cereali e fiori…sono ritornati bambini. E poi laboratori, spettacoli, giochi e scoperte per piccoli e per grandi, tra Palazzo Assessorile, Legnoteca, Biblioteca e Casa Juffman. 26 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP L’acquisto delle filiali italiane SIO e RSAI consentirà a ITAS di acquisire competenze in settori non ancora esplorati, come l’Engineering e il ramo trasporto merci, e di crescere ulteriormente, salendo ad oltre 700 dipendenti, 640 agenti e più di 4000 collaboratori. Gruppo ITAS, acquisti di mezza estate qu i fe de ra zio ne Procede positivamente il processo di crescita di ITAS Mutua che a fine luglio ha completato l’emissione di un prestito obbligazionario subordinato per 60 milioni di euro, con lo scopo di rafforzare il proprio margine di solvibilità e sostenere l’ambizioso piano di sviluppo conseguente alla acquisizione delle filiali italiane della britannica RSA. L’operazione, rivolta ad investitori istituzionali italiani ed esteri, si è conclusa con successo, confermando la solidità e la fiducia nella Compagnia assicuratrice trentina. Circa il 60% del prestito è stato sottoscritto da investitori stranieri. Si tratta della prima emissione obbligazionaria nella storia del Gruppo e, analizzando la qualità degli investitori coinvolti e l’ammontare collocato, la Compagnia è più che soddisfatta del successo ottenuto. Il prestito emesso da ITAS Mutua avrà una durata decennale, con scadenza il 30 luglio 2025, e un interesse del 6%. L’emissione è stata realizzata con il supporto di Société Générale in veste di Sole Lead Manager e Sole Structuring Advisor e di Banca Profilo in veste di Co Lead Manager. Il titolo sarà quotato alla borsa di Dublino (Irish Stock Exchange). Viste le caratteristiche delle obbligazioni emesse, l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) Daria Mattioli è andata in pensione. Ha lavorato per quarant’anni all’ufficio paghe della Federazione. La sede di Itas alle Albere. ha autorizzato ITAS Mutua ad inserire il prestito tra le voci che compongono il margine di solvibilità del Gruppo. Grazie all’operazione, ITAS Mutua entra come emittente sul mercato obbligazionario primario forte del nuovo posizionamento raggiunto nel mercato assicurativo nazionale (nella top 10 della classifica del mercato danni italiano), della solidità e della adeguatezza della propria struttura operativa. Quando i conti si facevano a mano Quando ha cominciato a lavorare lei in Federazione i conti all’ufficio paghe si facevano a mano. “La calcolatrice, la Divisumma della Olivetti – racconta – la potevamo usare solo per verificare la correttezza dei calcoli. Tutte le fatture venivano scritte a mano e inviate per posta alle cooperative”. Poi arrivò una fotocopiatrice e in pochi anni i computer, l’e-mail, il web e tutta la tecnologia a cui oggi sembra impossibile poter rinunciare. Quando Daria Mattioli ha cominciato a lavorare, la Federazione aveva sede in via Manci, contava poche manciate di collaboratori ed un numero esiguo di servizi. Qualche settimana fa Daria ha brindato nell’atrio del palazzo di via Segantini con i colleghi dell’ufficio paghe e della Federazione per il raggiungimento della meritata pensione. Con semplicità ed un pizzico di emozione ha ringraziato tutti per la collaborazione e per la stima in lei sempre riposta. E ha raccontato quanto è cambiato, nei suoi quarant’anni di servizio, il lavoro dell’ufficio paghe, dagli aspetti normativi fino alla strumentazione tecnologica, dal numero di addetti al numero di cooperative servite, dal tempo medio per fare una busta paga oggi a quello impiegato quando si è affacciata giovanissima al mondo del lavoro. Da tutti l’augurio di tanta serenità e un grazie speciale per la professionalità e serietà dimostrate in tanti anni di servizio. 27 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP La coesione e la capacità di fare gruppo nei momenti in cui si decidono le linee guida della cantina sono la nostra forza. E’ grazie a questa collaborazione che otteniamo risultati importanti in vigna che si riflettono sulle attività svolte in cantina. Giorgio Planchenstainer, presidente Agraria di Riva Agraria di Riva in festa Per festeggiare l’inizio della vendemmia, Agraria di Riva ha organizzato nel periodo ferragostano un incontro serale. Sono state stappate le migliori bottiglie, sono stati ripercorsi vecchi ricordi e vecchie emozioni accompagnate dall’assaggio dei prodotti tipici del territorio. “Da sempre la Cantina organizza un momento tecnico in cui si pianificano la raccolta delle uve, programmata a seconda della varietà, della zona di provenienza e dell’obiettivo enologico – spiega Furio Battelini responsabile di produzione –. Il lavoro è studiato nei minimi dettagli e si basa su dati scientifici e sulla fiducia reciproca: il socio si affida a noi tecnici e noi interveniamo per garantire il miglior risultato”. Momento di festa, utile anche a rafforzare il senso di appartenenza di vecchie e nuove generazioni impegnate a coltivare la vigna, la stessa che regala soddisfazioni a grappoli. Il direttore dell’Agraria di Riva Massimo Fia. Master all’aperto Scrivi "Outdoor Lab". Leggi executive master in pianificazione territoriale per il turismo e lo sport outdoor. E’ organizzato da Natourism insieme a Ingarda Trentino Azienda per il Turismo, Riva del Garda Fiere Congressi e Amsa Turismo ed Eventi. Affronta le tematiche concrete che deve saper gestire chi vuole impostare una strategia di sviluppo territoriale incentrata sul turismo outdoor. Il Garda Trentino è punto di riferimento a livello internazionale per il turismo legato alle attività sportive all’aria aperta. Quanto realizzato nel Garda Trentino, i risultati conseguiti nel posizionarsi come una delle destinazioni mondiali per gli appassionati di questa specialità. Outdoor Lab nasce da questa esperienza ed è una proposta di alta formazione. Coniuga elementi teorici e attività pratiche sul campo: in quest’area si trovano infatti competenze di alto profilo ma si può godere di una grande ‘aula’ a cielo aperto dove conoscere le attività legate al turismo outdoor, le problematiche che possono generare, le opportunità che offrono, i possibili interventi e soluzioni. Fiaccolata ferragostana a Romeno Cassa Rurale d’Anaunia, Trentingrana e Caseificio Sociale di Romeno hanno sostenuto la “Fiaccolata ai 7 colli”, organizzata la sera della vigilia di Ferragosto dalla Pro Loco di Romeno in collaborazione con Unione Sportiva Cedroni e Società Podistica Novella. Nata nei primi anni Settanta da una intuizione di Fabio Graiff, concretizzata grazie alla collaborazione di alcuni amici, la “Fiaccolata ai sette colli” è diventata un appuntamento tradizionale del calendario di eventi estivi del paese anaune. Oltre trecento i partecipanti. Hanno percorso un tracciato e una distanza di sette chilometri che hanno toccato sette colli (o dossi) all’interno della località. Alcuni hanno partecipato con spirito agonistico e hanno puntato al risultato. I più, invece, hanno valorizzato lo spirito olimpico dell’importante è partecipare. 28 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 NEWSCOOP Carta in Cooperazione (dati al 31/12/2014) 99.688 soci possessori 81.935 carte con servizio base 17.753 carte con sistema di pagamento Sconto elettrico in Cooperazione Da tempo, per la precisione dal 2011, i centomila soci delle Famiglie Cooperative titolari della Carta in cooperazione possono beneficiare di significativi vantaggi sulle forniture di energia elettrica grazie ad una convenzione sottoscritta da Sait con Trenta Spa. I vantaggi risultano essere decisamente più interessanti e duraturi rispetto agli sconti a termine sulle tariffe elettriche, pubblicizzati in questi mesi, proposti da un grande gruppo bancario ai propri correntisti trentini per effetto di un accordo con l’operatore Terna. L’offerta applicata da Trenta ai possessori della Carta in cooperazione - che sono in larga maggioranza anche soci o clienti delle Casse Rurali Trentine - prevede uno sconto del 6% o del 9% (formula ‘web’) sulla componente energia del prezzo della luce, a tempo illimitato. In aggiunta, al titolare della Carta è riconosciuto ogni anno un bonus pari a 20 giorni di fornitura gratis, che si traduce in un ulteriore significativo risparmio. Ulteriori vantaggi consistono nella fatturazione senza stima eseguita sulla base di letture certe, nessun deposito cauzionale e nessun costo di attivazione. Il contatore rimane lo stesso, non c’è la necessità di sostituirlo. Chi ha scelto l’offerta ‘web’ ha inoltre la possibilità di ricevere le bollette via email alla propria casella di posta elettronica. E’ allo studio l’estensione della convenzione con Trenta alla fornitura di gas, che accrescerà quando diventerà operativa i risparmi sulle utenze per i titolari della Carta in cooperazione. Come si attiva l’offerta Per attivare l’offerta dedicata ai soci delle Famiglie Cooperative basta accedere al sito www.trenta.it nel menù Famiglia sezione “Speciale soci Famiglie Cooperative” dove compilare on-line l’apposito modulo. Oppure è possibile telefonare al numero verde gratuito 800-030030 attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 22 e il sabato dalle 8 alle 20. Oppure, infine, ci si può recare agli uffici di Trenta muniti della carta in cooperazione. Valsugana-Tesino: Cassa per la scuola Il presidente della Cassa Rurale Valsugana e Tesino Paolo Zanetti. La Cassa Rurale Valsugana e Tesino ha rinnovato attenzione e sensibilità ai giovani che vivono e studiano nelle comunità servite dalla sede e dalla rete di sportelli. La Rurale, da diversi anni, sostiene la realizzazione dei "libretti scolastici". Vengono consegnati all’avvio del nuovo anno e accompagnano lo studente nel suo percorso attraverso orari, giustificazioni, comunicazioni che lo caratterizzano fino a giugno. Sono cinque gli Istituti Comprensivi destinatari del progetto: Strigno e Tesino, Borgo Valsugana (scuole di Grigno), Centrovalsugana (scuole di Telve, Telve di Sopra e Torcegno), Gallio (scuole di Enego) e "Bombieri" di Valstagna. “In tutto sono oltre duemila giovani che – viene spiegato dai vertici della Cassa Rurale – potranno utilizzare libretti personali o diari scolastici senza costi amministrativi a carico dei loro istituti. Iniziativa apprezzata anche dalle scuole considerati i tagli di risorse a cui sono soggette”. 29 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA E’ nato il Gruppo Cassa Centrale Banca Credito Cooperativo Italiano Ecco un nuovo modello di credito cooperativo. Presenti all'evento una quarantina di Bcc da tutta Italia tra quelle che hanno dato l'adesione al gruppo. In Piazza Affari, a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana, cuore finanziario del Paese, Cassa Centrale Banca ha accettato la sfida di coniugare la logica del mercato con i valori della cooperazione, presentando il proprio modello di credito cooperativo e il progetto del Gruppo. Per il presidente Giorgio Fracalossi "l'obiettivo è evolvere un sistema di banche radicate nelle proprie comunità e orgogliose della propria storia in un sistema di banche locali autonome e competitive, organizzate in un moderno gruppo bancario cooperativo". Il vicepresidente vicario Carlo Antiga ha sottolineato che "per il nuovo modello di gruppo bancario, sostenuto da un centinaio di Bcc e Casse Rurali di tutta Italia, è prioritario rispettare l'autonomia delle singole banche ed offrire un'alternativa all'adesione obbligatoria ad una unica holding". La proposta si inserisce nell'ambito degli obiettivi di evoluzione del sistema di credito cooperativo individuati dal Governo e sottolineati più volte dagli interventi dei vertici di Banca d'Italia. Antiga ha ricordato che "il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano si propone come modello capace di coniugare il valore e l'autonomia di un sistema di banche locali, espressione dei diversi territori, con il coordinamento e la capacità di indirizzo propri di una capogruppo bancaria". Si punta a migliorare l'efficienza e la competitività del sistema attraverso una riorganizzazione industriale, il governo dei rischi e dei costi, con l'obiettivo di incrementare la redditività. In questo nuovo scenario la Capogruppo assume il ruolo di supporto, coordinamento e direzione strategica delle banche associate che sono al tempo stesso socie di riferimento. Per il direttore Mario Sartori "le Bcc-Casse Rurali, forti della loro identità storico culturale, sono e rimangono un valore straordinario per l'Italia. Devono potenziare il ruolo di banche di territorio e di motore economico e solidale a favore delle famiglie e delle piccole imprese". Per creare questa nuova architettura di gruppo bancario, in grado di rispettare l'autonomia della singola Bcc-Cassa Rurale, Cassa Centrale Banca ha costruito un modello di rating basato su approccio Risk Based. Un sistema di graduazione del rischio, organizzato in classi di merito, permetterà alle banche più virtuose di godere di autonomie più ampie, a quelle più deboli di essere supportate nell'elaborazione dei piani di rilancio. La centralità del sistema è la banca di credito cooperativo. Il nuovo gruppo bancario sarà un'organizzazione a servizio e a supporto della competitività del sistema del credito cooperativo. Il Gruppo Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano è in piena fase di consolidamento. L'obiettivo, entro la primavera 2016, è che le società bancarie, informatiche, assicurative e di servizio siano tutte integrate nel gruppo. A quel punto sarà realizzata una realtà polifunzionale di servizi bancari ed informatici a servizio delle Bcc-Casse Rurali, ma pronta anche a muoversi sul mercato, per ampliare la propria offerta. Cassa Centrale Banca, Phoenix, IBT, Cesve e CSD, Assicura Group e Assicra Veneto rappresentano già oggi un sistema di società competitive nell'offerta di servizi bancari. Sono imprese capaci di coniugare la priorità del servizio alle Bcc-Casse Rurali con la logica industriale del mercato. Fracalossi ha ricordato che "il gruppo prosegue nell'intento di centralizzare su Mediocredito Trentino Alto Adige la propria strategia come banca corporate di riferimento". Il consolidamento del polo industriale di secondo livello di riferimento sarà la trave su cui poggerà la realizzazione del Gruppo Bancario Cooperativo. Questo consentirà, coerentemente all'ipotesi di riforma, l'adesione delle Bcc-Casse Rurali attraverso il 30 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | credito patto di coesione. La Capogruppo, al fine di garantire adeguata solidità e stabilità, si porrà l'obiettivo di raggiungere la soglia di un patrimonio significativo - tra gli 800/1.000 milioni di euro - in ogni caso coerente alle dimensioni di rischio del gruppo. Il percorso intrapreso da Cassa Centrale Banca, Phoenix, Cesve e IBT ha radici lontane e profonde. Alla fine degli anni Novanta, gli accordi di collaborazione stipulati fra le Federazioni del Triveneto hanno dato il via ad una proficua progettualità che è stata via via condivisa con le Bcc di tutte le regioni italiane. Nel 2002, nel capitale di Cassa Centrale Banca, sono entrate le Bcc di Veneto e Friuli Venezia Giulia, e nel 2007 si è perfezionata un'alleanza strategica con un partner di livello internazionale: DZ Bank, colosso tedesco, gruppo bancario di riferimento di oltre 1000 Raiffeisen e Volksbanken, che rappresentano circa il 25% del mercato bancario tedesco. A sottolineare l'importanza dell'incontro, nella sala Blu della Borsa Italiana, erano presenti i vertici di circa 40 Banche di Credito Cooperativo provenienti da tutta Italia. Un momento della presentazione del progetto a Milano. Da sinistra Mario Sartori, Giorgio Fracalossi e Carlo Antiga. 4’30’’ IL PLAUSO DELLA FABI DI TRENTO In una nota, il sindacato Fabi di Trento ha espresso opinione favorevole sul progetto della holding: “Per quanto a nostra conoscenza, riteniamo positiva l’iniziativa perché riteniamo possa significare anche tutele per le specificità delle nostre relazioni sindacali (solo lo scorso 10 luglio, unici in Italia, abbiamo definito le erogazioni per il Premio 2015), per le professionalità dei nostri colleghi (in primis in questo caso presso gli Enti Centrali), e, prima ancora, “garanzie vere” di salvaguardia (tanto nel breve quanto nel lungo periodo) in termini di mobilità territoriale e di stabilità dei posti di lavoro. A supporto di questa posizione, il sindacato ha ricordato le conseguenze dei fenomeni di concrentrazione e contralizzazione in Trentino della fine degli anni ’90: Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto contava circa 1.000 dipendenti; circa 150 ne registrava Credito Italiano e Banca di Roma. Oggi UniCredit, che ne ha raccolto l’eredità, conta in Trentino meno di 350 dipendenti. Banca di Trento e Bolzano, più Comit, oggi ricomprese nel marchio BTB/Intesa, contava negli stessi anni oltre 600 persone. Oggi il loro numero è sceso a poco più di 300. “Non ci pare però – scrive in sindacato – di poter registrare per contro vantaggi altrettanto significativi alla comunità trentina e neppure a quella nazionale”. Anche la riorganizzazione del comparto del credito cooperativo non è semplice. Sono 15 le Bcc italiane che hanno attivato accordi sindacali di solidarietà difensiva per salvaguardare il posto di lavoro. In tutte (in aggiunta agli altri interventi contrattuali quali prepensionamenti, parttime, riduzione dei giorni di ferie, blocco dello straordinario, ecc.) è in essere una riduzione temporanea della retribuzione (generalmente per sei anni) che riguarda i 1.900 lavoratori coinvolti. 31 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA Serve un’innovazione di rottura Intervista a Paolo Venturi, direttore dell’Aiccon e membro della giuria del premio A New Social Wave. “Serve affrontare diversamente il rapporto con la Pubblica Amministrazione passando da una logica meramente re-distributiva ed esecutiva ad un prospettiva trasformativa”. di Laura Ruaben Negli ultimi anni si parla (e molto) di innovazione. Se ne parla nel mondo delle imprese, nei media e anche nelle istituzioni. Come spesso accade per le parole di moda, l’uso eccessivo rischia di renderne approssimativo il significato. Innovazione non è certo solo tecnologia, ma è anche cultura; “È – come afferma Paolo Venturi nella ricerca "Innovazione Sociale e Imprese Sociali" – una strategia, un orientamento che va perseguito a livello collettivo della società”. E proprio a Venturi, direttore di Aiccon (associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit) e membro della giuria che valuta i progetti candidati al premio A New Social Wave, abbiamo chiesto di aiutarci a capire. Che cosa si intende per innovazione sociale? È una soluzione che risponde a nuovi bisogni sociali e lo fa, da un lato con la produzione di valore, dall’altro in modo sostenibile ed equo. In questo senso l’innovazione sociale è tale se produce valore sia nei mezzi che nei fini; di fatto introduce un cambiamento che modifica lo status precedente e introduce elementi di discontinuità, determinando così un nuovo equilibrio. Perché la cooperazione sociale dovrebbe fare innovazione? Sappiamo che l’innovazione sociale oggi nasce innanzitutto da una spinta che proviene dal basso, dai crescenti bisogni insoddisfatti. Bisogni che sono profondamente diversi e diversificati rispetto a quelli che hanno motivato la nascita più di trent'anni fa della cooperazione sociale. Abbiamo ora a che fare con la vulnerabilità. In questo nuovo contesto le cooperative hanno il compito di ricombinare diversamente le componenti “core” dei loro servizi. Devono infatti investire maggiormente sulla dimensione relazionale, culturale ed imprenditoriale rispetto al passato. Occorre anche affrontare diversamente il rapporto con la Pubblica Amministrazione, passando da una logica meramente re-distributiva ed esecutiva ad un prospettiva trasformativa. Ci spiega meglio questo passaggio? Trasformare significa co-produrre con cittadini e comunità nuove risposte capaci di mettere in campo tutte quelle risorse non attivate nei classici modelli assistenziali. La pubblica amministrazione necessita di interlocutori capaci di aggregare domanda, di costruire risposte innovative e di sforzarsi di fare di più con meno. Oltre a ciò la sfida della cooperazione sociale è sempre più spostata all’interno del mercato e quindi orientata verso la domanda pagante. In questo senso l’obiettivo è quello di creare anche un nuovo modo redistributivo interagendo con il mercato e non più solo con la Pubblica Amministrazione. Questo avviene quando il valore aggiunto generato dalla vendita di beni e servizi che incorporano valore sociale (sia perché prodotti da soggetti svantaggiati sia per la loro sostenibilità) vengono re-investiti nelle esigenze della comunità e in servizi di welfare. La cooperazione sociale quando fa innovazione? Quando imprende. La dimensione imprenditoriale è il presupposto per innovare. Diversamente i processi sono adattivi o incrementali ma questo oggi non basta più, c’è bisogno di innovazione di rottura! Il sociale genera innovazione quando produce coesione, quando lega il valore alla comunità e quando attiva meccanismi collaborativi relazionali. Ma non solo. L’altro aspetto fondamentale è il coinvolgimento della comunità non solo come soggetto passivo o stakeholder, bensì come soggetto attivo, come assetholder ossia portatore di risorse (non solo economiche ma innanzitutto relazionali). Con quali metodi o strumenti è possibile sostenere questo tipo di innovazione? Innanzitutto con i luoghi. Se l’innovazione postula l’imprenditorialità serve nuovo capitale umano. Per questo è indispensabile aggregare giovani attraverso 32 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | l’intervista Paolo Venturi è direttore di Aiccon, il Centro studi promosso dall’Università di Bologna per la promozione della cooperazione e del no profit. Esperto di fundrasing è co-fondatore di Assif (Associazione Italiana Fundraiser) e direttore di The Fund Raising School. Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola e di CNV Centro nazionale per il Volontariato. nuovi luoghi ove creare un processo di contaminazione, di “fertilizzazione” tra il mondo della cooperazione ed i giovani, che portano energia, conoscenza e tecnologia. Sono le occasioni offerte da hub e co-working che innestano nuovi percorsi. Generare nuovi luoghi, a mio avviso, dovrebbe essere una delle mission delle reti consortili. Il consorzio può avere un nuovo ruolo, non solo quello di general contracting ma anche come polo che alimenta l’innovazione avvicinando le idee dei giovani ai bisogni delle cooperative che sono già nelle rete. Per fare questo serve una nuova cultura, quella dell’intersezione ossia della capacità di incrociare l’ambito della cooperazione sociale con le filiere tradizionali dell’agricoltura, della cultura, del turismo. Le nuove filiere sono quelle ibride, in questo modo si genera nuovo valore e in molti casi si genera una innovazione di prodotto (basi pensare all’housing sociale, al turismo sociale, al welfare culturale, all’agricoltura sociale, ecc…). Ci potrebbe fare qualche esempio che ha incontrato nella sua esperienza? Proprio in questi giorni sono stato a Matera, dove le famiglie hanno investito sui pannelli fotovoltaici e questo investimento va a ripagare i costi dell’installazione del pannello e in parte alimenta un fondo destinato anche alla non autosufficienza. Ecco che le comunità diventano soggetti che auto-producono un nuovo welfare; la cooperazione sociale può fare questo perchè può contare su un rapporto stretto con la comunità. In una recente ricerca ("Ibridi organizzativi. L'innovazione sociale generata dal gruppo cooperativo Cgm" realizzata con Flaviano Zandonai e pubblicata da Il Mulino) abbiamo individuato una nuova generazione di cooperative sociali - gli ibridi organizzativi - che hanno un rapporto diretto con il mercato. Significa che queste cooperative non sono soltanto reti identitarie, associative o comunitarie, ma diventano filiere per la vendita di prodotti, come la cooperativa di inserimento lavorativo “L’ape bianca” di Forlì, che ha aperto un supermercato assieme ad altri soggetti for profit. Questi due casi esemplificano quello che voglio dire, nel senso che oggi la cooperazione sociale, proprio a causa di un ridotto trasferimento di fondi da parte della pubblica amministrazione, deve costruire nuovi meccanismi redistributivi. Chi acquista i beni o i servizi partecipa ad un nuovo modo di redistribuire, come nel caso di Matera o Forlì. Questo vale anche per altri ambiti, ovvero per poliambulatori, sanità leggera o per l’energia. Consolida ha intrapreso alcune strade focalizzando l’attenzione sull’innovazione: i laboratori per dirigenti insieme a Euricse, il Conto Sviluppo e l’incubatore sociale specializzato. Cosa ne pensa? Uno dei meccanismi fondamentali per generare innovazione sociale sono i luoghi, quindi ben venga. L’altro tema importante è il supporto: occorre costruire alleanze anche con altri soggetti perché oggi la cooperazione non è autosufficiente per alimentare innovazione sociale. I luoghi servono anche per attivare nuove reti con soggetti come le università, i tecnopoli, ma soprattutto il mondo del for profit. 6’30’’ 33 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA Le parole di Frances di Michele Dorigatti* Qui di seguito vi proponiamo una selezione, certamente parziale, dei passaggi chiave della prima enciclica sociale di papa Francesco. Laudato sì, a nostro avviso, è molto di più che un semplice documento pontificio. Per la prima volta, il capo della cristianità si rivolge all’umanità affrontando con un linguaggio semplice e diretto le questioni chiave del XXI secolo. Non è un caso che il testo che raccoglie le riflessioni di Francesco abbia scalato i vertici delle classifiche: da settimane è il libro più venduto. Speriamo che sia letto, meditato durante la pausa estiva; per i cooperatori e le cooperatrici l’augurio è che esso si trasformi in preziosa guida all’azione. a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali. C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi. Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. I testi biblici ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo. Mentre «coltivare» significa arare o lavorare un terreno, «custodire» vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo.La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale. La crescita degli ultimi due secoli non ha significato in tutti i suoi aspetti un vero progresso integrale e un miglioramento della qualità della vita. Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale. Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane. L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme. L’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga 34 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | l’enciclica sco nella Laudato sì Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. Conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui. È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni? È arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo, procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti. Molti sanno che il progresso attuale e il semplice accumulo di oggetti o piaceri non bastano per dare senso e gioia al cuore umano, ma non si sentono capaci di rinunciare a quanto il mercato offre loro. La responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine. I singoli individui possono perdere la capacità e la libertà di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali. Il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare l’inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte infima dei costi. La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi. Ma non si può giustificare un’economia senza politica. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini. Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale 6’ *Federazione Trentina della Cooperazione 35 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia Medaglie a grappoli per i vini del giardino vitato d’Europa Tante le medaglie e numerosi i riconoscimenti per i vini di tre cantine cooperative della Piana Rotaliana che hanno partecipato, con successo, ai concorsi internazionali. di Diego Nart Hanno fatto incetta di premi e riconoscimenti internazionali i vini prodotti dalle cantine sociali della Piana Rotaliana. Da Mezzacorona a Mezzolombardo, fino a Roverè della Luna. Vediamo nel dettaglio quali sono stati i vini più premiati. Uniti da “The Fifty Best Sparkling Wine” mentre una valutazione top è stata assegnata al Rotari Rosè Trentodoc nel corso dell’ “Ultimate Wine Challenge”. Premi che hanno consentito di archiviare una prima parte dell’anno di assoluta eccellenza per Mezzacorona, impegnata con determinazione a rafforzare le proprie posizioni sui mercati mondiali, dove esporta oltre l’80% dei propri prodotti. “Siamo veramente soddisfatti di questa serie continua di riconoscimenti e di premi alla nostra qualità dei nostri vini in tutti i più importanti eventi enologici a livello internazionale – racconta il presidente del Gruppo Mezzacorona, Luca Rigotti – a conferma del successo di una strategia della qualità e della sostenibilità delle produzioni che i nostri 1.600 soci hanno convintamente realizzato in questi decenni di lavoro e che stanno posizionando il Gruppo Mezzacorona ai vertici del mondo del vino, a vantaggio non solo del Gruppo in quanto tale ma del Trentino vitivinicolo nel suo complesso e di tutto il territorio locale”. Mezzacorona In particolare è stata l’etichetta Castel Firmian a raccogliere il maggior numero di soddisfazioni. Per tre volte in Germania, al “Berliner Wein Trophy 2015”, ha fatto suo il gradino più alto del podio: con il Pinot Grigio Trentino Doc Riserva 2013 e, in due occasioni, con il Teroldego Rotaliano Doc di cui uno “Riserva” 2011. Altre due volte Mezzacorona ha messo idealmente al collo la medaglia d’oro: la prima con il Pinot Grigio Trentino Doc Riserva 2013 a “Mundus Vini”, sempre in terra tedesca, e la seconda con il Cabernet Sauvignon 2013 al concorso inglese “Sommelier Wine Awards 2015”. La ricca galleria contraddistinta dal metallo più pregiato si completa con il Müller Thurgau Trentino Doc Superiore 2014, che si è aggiudicato l’oro al “Dodicesimo concorso Internazionale Müller Thurgau-Valle di Cembra”, la rassegna che ha raggiunto un alto livello di notorietà a livello internazionale. Ma non finisce qui. “Double gold medal”, invece, è stata attribuita al Rotari Brut Trentodoc negli Stati Cantina di Roverè della Luna Realtà del mondo della vite e del vino da quasi un secolo (anno di fondazione il 1919) ha fatto ritorno dall’International Wine & Spirit Competition di Londra con due medaglie in valigia da esporre nella sua ricca bacheca di trofei. 36 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia “Da sempre il concorso rappresenta una rassegna e una vetrina di grande prestigio e di assoluta importanza per professionisti e operatori di questo settore – viene spiegato – considerata la presenza di migliaia di cantine da ogni parte del mondo che scelgono l’evento londinese per mettere in gara e a confronto i propri vini con moltissimi altri”. A Londra, la Cantina di Roverè della Luna presieduta da Diego Coller e diretta da Corrado Gallo, si è presentata con due suoi “gioiellini”. Entrambi hanno confermato le attese di risultato: il “Lagrein Doc Trentino Vigna Rigli 2012” della collezione Quaranta Jugheri e il “Pinot Grigio Doc Alto Adige Laeun 2012”. Le due etichette hanno conquistato la medaglia di bronzo. Risultato che conferma l’elevata qualità dei due vini valutati da una commissione esaminatrice formata da personalità autorevoli e note del panorama enologico mondiale. Le due medaglie rappresentano, indubbiamente, “un importante riconoscimento per la Cantina di Roverè della Luna – viene osservato – Sono da condividere, nel pieno spirito cooperativo che caratterizza la quotidianità del nostro agire, con tutti gli attori impegnati ogni giorno. Ci riferiamo ai viticoltori soci che allevano e coltivano la vigna con passione e professionalità, e ai tecnici in cantina che rivestono un ruolo altrettanto fondamentale per trasformare i grappoli di uva in pregiato nettare di bacco”. 91/100. Questa etichetta di Teroldego ha conquistato la medaglia d’oro alla ventiduesima edizione della Sélections Mondiales des Vins Canada, concorso enologico internazionale più importante dell’America del nord. Prima edizione nel 1983 a Quebec City, in Canada. Da trentadue anni si svolge sotto l’alto patronato dell'Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (Oiv), l'Unione internazionale degli enologi (Uioe) e della Federazione mondiale dei grandi concorsi internazionali di vini (Vinofed). Un premio prestigioso riconosciuto a livello globale dagli acquirenti commerciali e dal pubblico in generale, che attesta il valore di Clesuræ 2010, vino di grande bevibilità, capace di mantenere le sue peculiarità, coniugandole al contempo con il gusto internazionale. "Questi premi,– spiega Leonardo Pilati, direttore ed enologo della Cantina Rotaliana – le positive recensioni dei professionisti di settore, ma soprattutto il continuo apprezzamento dimostrato dai consumatori, sono motivo di grande orgoglio e stimolo a rinnovare il nostro impegno per una viticoltura d’eccellenza, indirizzata al rilancio e alla valorizzazione di vini autoctoni". Rotaliana di Mezzolombardo Dopo essere stato giudicato uno dei migliori dieci vini italiani dalla guida Bibenda, il Teroldego Rotaliano Clesuræ 2010 si è aggiudicato la medaglia d’oro dell’Awc Vienna e quella d’Argento all’International Wine & Spirit Competition Awards di Londra. Andreas Larsson, tra i più grandi sommelier al mondo, ha degustato e recensito per Tasted Journal l’annata 2010 assegnandogli il punteggio di 4’50’’ Le cantine sociali premiate e le etichette preferite dalle giurie dei concorsi internazionali. 37 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 Spirito di innovazione da oltre 40 anni. CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia Assieme: la prima cooperativa di badanti in Trentino Ha come socie le assistenti familiari. Non più dipendenti di famiglie, di imprese o collaboratrici, ma socie proprietarie. Continua il percorso innovativo della cooperativa sociale Sad di Trento. Questa volta propone un nuovo approccio organizzativo per la cura degli anziani presso il loro domicilio. È la cooperativa “Assieme”. Assorbe e organizza le assistenti familiari formate dalla stessa Sad. Le donne coinvolte sono in maggioranza straniere, provenienti dai Paesi dell’Est Europa, disoccupate o con impieghi precari. Con l’ingresso nella cooperativa acquisiranno il ruolo di socie-lavoratrici diventando al contempo operatrici e imprenditrici. “È una bella occasione di continuità di lavoro – ha osservato Diego Agostini, amministratore delegato di Sad –. Le assistenti sono sempre le stesse persone, fidate e formate. Quindi possono attivarsi rapidamente in nuove situazioni di bisogno o per un adeguato passaggio di consegne in caso di eventuali sostituzioni. In questo modo alle famiglie è sempre garantito un servizio continuo e sicuro”. “L’obiettivo a breve termine – aggiunge Agostini – è di inserire nella cooperativa una quindicina di assistenti familiari offrendo loro la sicurezza di un posto a tempo indeterminato. Le aree in cui il servizio di assistenza sarà offerto sono la città di Trento, la Piana Rotaliana, la Valle di Cembra e la Val di Non”. Insomma, “un tassello in più che arricchisce il nostro mosaico di servizi – aggiunge la presidente Daniela Bottura –. Risponde alla richiesta sempre maggiore di servizi assistenziali. Inoltre le famiglie non hanno oneri di gestione burocratica perché gestiti interamente da Sad. La badante non dorme in casa ma garantisce assistenza il tempo necessario. Il costo è in linea con le tariffe di mercato”. La cooperativa Sad è stata costituita venticinque anni fa. Il personale - 130 addetti - è costituito prevalentemente da donne. Le persone assistite sono circa 400. Fatturato di 3 milioni e mezzo di euro. “Quanto concretizzato da Sad – dice Ileana Olivo, responsabile del Servizio politiche sociali della Provincia – dimostra intelligenza e intuizione nell’individuare nuovi filoni di servizio e di attività e proporre soluzioni innovative rispetto a un problema gestito fino a oggi a livello familistico”. La presidente di Sad Daniela Bottura e l’amministratore delegato Diego Agostini. Per vedere il servizio televisivo sulla nuova cooperativa di badanti, inquadra con uno smartphone abilitato questo codice. 2’10’’ ECCO IL REGISTRO Il Registro provinciale delle/degli assistenti familiari istituito dalla Giunta provinciale ad oggi conta 264 iscritti: 250 donne, 14 uomini. Altre trenta domande di iscrizione sono state presentate. La provenienza è legata in particolare all’Europa dell’est (Romania, Moldavia, Ucraina). Età media 45 anni. In base ai dati Inps, riferiti al 2013 i lavoratori domestici assicurati (colf e assistenti familiari) erano 6043. Di questi 3632 con contratto di assistenza familiare come badanti. Nel 2014 le assunzioni di badanti sono state 2285, l’84% straniere, il 96,8% femminile. I dati del Registro, istituito nel 2014 per fornire alle famiglie un punto di orientamento nella ricerca di un'assistenza sempre più qualificata agevolando, nel contempo, l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, sono stati presentati da Laura Castegnaro, direttore dell’ufficio innovazione del Servizio politiche sociali della Provincia. 39 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | segnali di fiducia ETLI, UNDICI ANNI DI CRESCITA ECCEZIONALE L’agenzia Viaggi, gestita dall’omonima cooperativa, non conosce crisi. Raddoppiato il fatturato e quasi triplicati i dipendenti. Era il primo maggio del 2003 quando l’Agenzia Viaggi Etli-Tn, gestita dall’omonima cooperativa, si trasferì con orgoglio nella prestigiosa sede di proprietà di Corso Rosmini, 82 a Rovereto. Una sfida per tutti chiudere il primo bilancio, nel 2004. Eppure a distanza di 11 anni, pur in un periodo di crisi economica generale fortissima (anche per le agenzie di viaggio), i risultati comunicano l’eccellenza del percorso seguito. Se nel 2003 il fatturato si era fermato a meno di 300 mila euro, nel 2014 ha superato i 574 mila, con un incremento del 92%. Il valore generato non è solo economico, ma riguarda anche il personale e in termini più generali il lavoro. Gli addetti nel 2003 erano 6; al termine del 2014 sono diventati 15 con un incremento del 250%. Nello stesso periodo il numero delle ore lavorate giornalmente è passato dalle 48 del 2003 alle 90 del 2014 con un incremento dell’87%.Questo significa che se nel 2003 un dipendente lavorava mediamente 8 ore al giorno, nel 2014 la prestazione è stata di 6 ore, con un deciso miglioramento delle condizioni di lavoro. Per i soci la retribuzione non è diminuita, in quanto è stata ampiamente “recuperata” con lo strumento del ristorno: la cooperativa dal 2004 al 2014 ha distribuito ai propri soci ristorni per un importo complessivo di 270 mila euro. Non solo; la Etli ha erogato, sempre dal 2004 al 2014, contributi (sotto forma di buoni viaggio) a varie Associazioni no-profit per un importo di 45 mila euro. Focalizzando l’analisi sugli ultimi 7 anni, ovvero quelli in cui la crisi è esplosa, si può notare che i risultati sono stati evidenti e assolutamente sorprendenti: il giro d’affari è passato dai circa 400 mila euro del 2007 agli oltre 574 mila attuali (+44%) e i collaboratori da 9 a 15 (+66%). Le ore giornaliere lavorate sono passate dalle 62 del 2007 alle 90 del 2014, con un incremento del 45%. “In questo periodo di crisi – spiega il presidente Claudio Salvetti – molte agenzie viaggi hanno ridotto il personale e alcune hanno addirittura chiuso. Etli-Tn invece si è ingrandita ed ha anche esteso la propria attività e la presenza nel territorio provinciale, grazie all’apertura delle Filiali di Borgo Valsugana, Ala e Fondo in Val di Non”. A cosa è dovuto, dunque, questo successo? “La struttura della nostra cooperativa non prevede la figura del promotore della attività della agenzia viaggi – spiega il presidente –. Ciò significa che la continua crescita dell’attività è stata determinata dai buoni servizi che propone, dalla completezza della offerta turistica, dai prezzi concorrenziali che pratica e, soprattutto, dalla eccellente professionalità degli addetti”. Il settore che ha dato maggiori soddisfazioni è quello riferito alla vendita di servizi che il cliente può effettuare da solo via internet. “Il motivo è semplice – spiega Salvetti –: spesso in agenzia viaggi si trovano prezzi identici o addirittura inferiori a quelli pubblicizzati sul web. In ogni caso le eventuali spese applicate dalla nostra agenzia viaggi sono talmente basse che vi é scarsa convenienza ad utilizzare internet”. 3’ Il presidente della cooperativa Etli-Tn Claudio Salvetti. 40 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | buone prassi È NATA LA FAMIGLIA COOPERATIVA ‘VALLATE SOLANDRE’ È il frutto della fusione tra ‘Cogolo’ e ‘Valli di Rabbi e Sole’. Operativa dal primo ottobre sarà diretta da Vito Pedergnana. Una nuova “Famiglia” è nata in Valle di Sole. È la Famiglia Cooperativa Vallate Solandre. È il risultato della fusione di due realtà del consumo cooperativo: la Famiglia Cooperativa di Cogolo e la Famiglia Cooperativa Valli di Rabbi e Sole. Si è concluso così il cammino caratterizzato dalle assemblee straordinarie dei soci che hanno rappresentato la tradizionale anteprima, l’iter necessario, per concretizzare il progetto, inizialmente pensato e portato avanti dai consigli di amministrazione delle due cooperative. E’ una tappa ulteriore di un lungo percorso fusionistico iniziato in questo territorio valligiano moltissimi anni fa. “Venticinque anni fa, nel 1990, erano sette le cooperative di consumo che operavano in valle - ricorda Vito Pedergnana -. Da quel momento in avanti di passi ne sono stati compiuti davvero molti, orientati a rafforzare le strutture e migliorare il servizio quotidiano al consumatore. Un percorso che ha dimostrato come sia possibile collocare sotto uno stesso tetto più Famiglie Cooperative. Per la verità una delle prime fusioni, se non la prima in assoluto di questo territorio, era stata promossa dalla Famiglia Cooperativa di Cogolo. Nel 1964 si era unita alla consorella di Celledizzo”. La nuova realtà, la Famiglia Cooperativa Vallate Solandre, inizierà a operare (anzi a co-operare) dal prossimo primo di ottobre. La rete di vendita conta undici negozi, i collaboratori sono una cinquantina (47 per l’esattezza), i soci 2461. Sede legale a San Bernardo di Rabbi. L’incarico di direttore sarà affidato a Vito Pedergnana. Cinquantasei anni di età, gran parte di questi trascorsi nel mondo della cooperazione di consumo. Maestro del lavoro e direttore di cooperativa esattamente da trent’anni. Il suo ingresso nel mondo del consumo cooperativo nel 1972 in qualità di apprendista. “La decisione assunta dai soci non è stata facile – precisa il direttore - considerato il loro attaccamento, il forte senso di appartenenza alla cooperativa considerata davvero una istituzione di comunità. I soci hanno però compreso la bontà di questo progetto”. Considerati i fatturati che hanno caratterizzato il bilancio consegnato agli archivi, la nuova realtà dovrebbe raggiungere un volume di vendite di poco inferiore ai 9 milioni di euro e un patrimonio che sfiora i 4 milioni. Nove i componenti del consiglio di amministrazione. Un numero destinato a rappresentare al meglio le zone servite nella quotidianità dalla Famiglia Cooperativa Valli Solandre. Per il primo triennio si è deciso di affidare la presidenza a un o a una rappresentante della “Valli di Rabbi e Sole”. Un ruolo importante di consulenza nell’elaborazione degli atti del progetto è stato rivestito dal settore consumo della Federazione, guidato dal responsabile Giuseppe Fedrizzi, che esprime soddisfazione per la scelta compiuta dai vertici e dai soci nell’ottica di unirsi per rafforzare la struttura e servire al meglio soci e clienti. Stesso sentimento espresso da entrambi i presidenti delle Famiglie Cooperative che hanno lavorato molto per condurre in porto il progetto: Marina Mattarei (Valli di Rabbi e Sole) e Mauro Gionta (Cogolo). Insomma, un risultato frutto dell’intercooperazione, dell’operare insieme per il bene comune dei soci, dei clienti, di una comunità nel suo complesso (d.n.). 2’50’’ 41 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | buone prassi Da Bruxelles ok al Piano di Sviluppo Rurale Via libera al Piano di Sviluppo Rurale della Provincia Autonoma di Trento. Il programma supporterà per i prossimi sei anni numerosi finanziamenti nel settore agricolo, forestale e nelle aree rurali. La spesa pubblica disponibile è di 301 milioni di euro: 129 milioni di contributi dell’Unione Europea e circa 120 milioni a carico dello Stato. "E' un segnale che dà fiducia ma anche responsabilità perché non possiamo permetterci di sprecare nemmeno un euro nel sostegno di un comparto che rappresenta uno degli assi portanti della nostra economia - ha detto il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi -. Nei prossimi sei anni dovremo cercare da un lato di portare a regime il processo di sinergia tra agricoltura, turismo, ambiente e paesaggio, dall'altro creare le condizioni perché il Trentino si presenti come un unico grande produttore". Entro ottobre verranno sbloccati i pagamenti delle domande 2014 su agroambiente e indennità compensativa per un valore di circa 15 milioni di euro. Entro metà novembre sarà pagato l'anticipo del premio sfalcio 2014 per un valore di circa 2,3 milioni di euro. Positivo il commento dell'assessore provinciale all'agricoltura, Michele Dallapiccola. "Le risorse a disposizione sono in gran parte di provenienza europea e statale – spiega –. In questi due anni abbiamo dovuto chiedere al sistema agricolo di avere pazienza. Ora possiamo finalmente ripartire con i pagamenti e permettere al sistema agricolo, in particolare a quello zootecnico, di riprogrammare con certezza i propri investimenti". Tre gli obiettivi cardine su cui la Provincia ha deciso di puntare. Il primo: incremento della competitività del settore agricolo promuovendo investimenti nelle aziende agricole volti anche alla diversificazione delle attività, investimenti nelle infrastrutture, miglioramento della professionalità e competenza degli operatori e ricambio generazionale. Il secondo: gestione sostenibile delle risorse naturali, MELE: CALA LA PRODUZIONE Secondo le previsioni di Assomela, l’Italia rispetta la tendenza generale dei principali Paesi europei, con un abbassamento della produzione melicola di circa il 5%. La raccolta prevista per il 2015 si assesta a 2.327.000 tonnellate. Il segno meno caratterizza le previsioni per tutte le regioni italiane. In Alto Adige ci si aspetta un calo del 4,5%. In Trentino del 3,6%. Nelle altre regioni italiane del 7,8%. Gli effetti dell’estate particolarmente calda potranno essere valutati solo più avanti. Per adesso i calibri sono nella norma, la qualità dei frutti ottima e non si segnala alcun problema fitosanitario particolare. Dal punto di vista qualitativo ed organolettico la situazione è giudicata positiva. sostenendo l’agricoltura di montagna per evitare fenomeni di abbandono e garantire il presidio del territorio. Il terzo: sviluppo territoriale e occupazione, favorendo l’inclusione sociale e promuovendo un’integrazione settoriale fra agricoltura e turismo. 2’ 42 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | buone prassi Greenpeace “promuove” le mele europee I risultati raccolti in un report dall’associazione ambientalista mettono in evidenza il progresso realizzato dal settore melicolo nell’impiego di agrofarmaci. Importanti investimenti sono stati fatti in sperimentazione, ricerca ed innovazione. Pur rilevando qualche criticità, Assomela, il Consorzio delle Organizzazioni di Produttori di mele italiani che associa anche Melinda, La Trentina e Mezzacorona, valuta nel complesso positivamente il contributo di studio offerto da Greenpeace con il report “Il gusto amaro della produzione di mele europea” recentemente diffuso. Un’analisi critica dei risultati divulgati dall’associazione ambientalista mette in evidenza il progresso realizzato dal settore melicolo nell’impiego di agrofarmaci. Nel rigoroso rispetto della legislazione europea, gli agrofarmaci sono inseriti nei disciplinari di produzione integrata nazionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano spesso con ulteriori limitazioni tecniche volontarie. “Il bassissimo tenore dei residui rilevati per questi prodotti, nell’ordine delle “parti per miliardo” (ppb), molto inferiori rispetto ai limiti di legge - commenta Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela e di Apot - rappresenta per il nostro Consorzio una conferma della correttezza e della professionalità nel loro impiego da parte dei frutticoltori. Quanto viene oggi utilizzato per la difesa dalle malattie del melo si dimostra poco persistente, poco residuale e rispettoso degli equilibri naturali del terreno e delle acque”. Il raggiungimento di questo obiettivo, che è comunque migliorabile, può essere dimostrato attraverso alcuni indicatori della salute dell’ambiente. Assomela cita, ad esempio, la rinnovata vitalità dei frutteti, dove nidificano molte specie di volatili, dove tornano i rapaci ma anche altre forme di vita e dove l’incontro con animali selvatici è frequente. Sugli aspetti della qualità ambientale, la collaborazione intensa e strategica tra produttori, centri di ricerca, consulenza tecnica ed autorità pubbliche è un fatto forte ed i risultati lo certificano. Importanti investimenti sono stati fatti in sperimentazione, ricerca ed innovazione ed altri sono in via di attuazione. Proprio di recente il settore ortofrutticolo, assieme ai centri di ricerca organizzati nella rete europea Eufrin, ha ufficializzato alla presenza del Commissario europeo per l’agricoltura Phil Hogan l’Agenda strategica per l’innovazione e la ricerca, che evidenzia le criticità ed individua possibili linee di lavoro su cui concentrare risorse ed impegno. Molti degli obiettivi individuati coincidono con quelli citati da Greenpeace. L’intensificazione nell’individuazione di alternative ai più classici agrofarmaci, così come la messa a punto di sistemi di distribuzione ad impatto basso ed ultra basso o l’impiego di tecniche di miglioramento genetico smart figurano tra gli obiettivi prioritari e in alcuni casi sono oggetto di progetti già pienamente operativi. Le tecniche della “confusione sessuale”, così come l’attenzione verso i nemici naturali degli acari sono ormai pratiche consolidate dei frutticoltori. “La ricerca di Greenpeace - conclude Dalpiaz - offre spunti utili per proseguire nell’impegno a ricercare soluzioni progressivamente sempre migliori, che possano salvaguardare una sufficiente redditività per le circa 20 mila aziende produttrici di mele italiane e l’indotto occupazionale diretto che ne deriva, stimabile in oltre 5 mila dipendenti, in crescita”. (c.c.) 2’30’’ 43 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | buone prassi Le cooperative alle Feste Vigiliane Sono state numerose le iniziative promosse all’interno del programma della Festa della città. Cassa Rurale di Trento sponsor principale. Le Feste Vigiliane, dedicate al patrono di Trento, sono un appuntamento tradizionale per la città. All’avvio dell’estate animano il centro storico, le vie, le piazze e i giardini del capoluogo con atmosfere che rievocano il lontano Medioevo. La scorsa edizione è stata caratterizzata da alcune iniziative cooperative. Il Gran Galà della Rurale Sotto un cielo di stelle, alcune stelle della musica leggera italiana sono state ascoltate e apprezzate durante il “Gran Galà” offerto ai soci dalla Cassa Rurale di Trento. “Un appuntamento – spiega il presidente Giorgio Fracalossi – che rappresenta una tradizione nel ricco calendario delle Feste Vigiliane, di cui il nostro istituto di credito cooperativo è sponsor principale”. Sul palco Paolo Belli, guest star della serata, e il gruppo “Oro Incenso & Birra”, la tribute band ufficiale riconosciuta da Zucchero “Sugar” Fornaciari. L’evento si è unito alla solidarietà. Quanto raccolto dalle offerte (integrato da una liberalità della stessa Rurale) è stato destinato alla popolazione nepalese colpita dal terremoto. Dall’alto un’immagine della Vetrina Immobiliare, due foto del concerto della Cassa Rurale di Trento, una panoramica dello spettacolo per bambini delle Casse Rurali con Gellindo e infine la proposta della cooperativa Irifor. Il Bar al buio di Irifor Quest’anno lo staff dei camerieri ciechi e ipovedenti ha festeggiato la decima edizione del Bar al buio, allestito dalla cooperativa Irifor in via Belenzani. Gli avventori hanno consumato una bevanda nell’oscurità più completa, facendo l'esperienza della disabilità visiva e acquisendo consapevolezza del potere degli altri sensi. “In dieci anni – commenta il presidente di Irifor, Ferdinando Ceccato – abbiamo accompagnato nel buio migliaia di persone. Per noi è fondamentale far comprendere la disabilità visiva in modo che non rappresenti una condizione che non si conosce o che, addirittura, fa paura. Vogliamo aiutare le persone a capire come ciechi e ipovedenti possano vivere una vita normale, grazie ad una società che li conosca e li integri al proprio interno". La vetrina immobiliare Anche quest’anno, in Piazza Duomo, è stata allestita una casetta con lo scopo di mettere in mostra il servizio “Vetrina Immobiliare”, consultabile sul sito www. immobiliare.casserurali.it. Un’opportunità che molte Casse Rurali offrono alla propria clientela al fine di dare visibilità alla propria offerta immobiliare; gli immobili sono di proprietà dei soci e dei clienti delle Rurali e sul portale sono inseriti anche i link o i riferimenti a immobili posti in asta immobiliare dai Tribunali di Trento e Rovereto. Gellindo al Parco Vescovile Lo scoiattolo testimonial di Risparmiolandia ha incontrato i suoi tanti piccoli amici per raccontare storie particolari, nella splendida cornice delle Vigiliane. L’attore Michele Comite ha dato voce ad alcuni racconti buffi e allegri che hanno fatto ridere ma anche riflettere un po’. Storielle che hanno raccontato di una civiltà semplice e povera che viveva di agricoltura e di allevamento in un tempo ormai lontano. 44 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 CULTURA COOPERATIVA | libri Lessico del ben-vivere sociale di Michele Dorigatti* I tempi di crisi che stiamo vivendo hanno indebolito le economie reali e seminato il panico non tanto nelle piazze affari ma nei nostri cuori. Assuefatti a crescere, a vedere espansi e soddisfatti i nostri desideri, ci troviamo oggi in un vuoto di futuro. I ragionamenti degli economisti organici girano, dopo più di 8 anni, ancora intorno agli effetti della crisi. Il vocabolario è quello confezionato dai sacerdoti del capitalismo senz’anima. Le ricette per riprendere la corsa pescano dalle solite credenze: crescita, competizione, innovazione, meritocrazia, bla bla bla… Luigino Bruni, filosofo economista, si stacca dal gruppo e ci indica un sentiero alternativo. L’incipit del Lessico del ben-vivere sociale, pubblicato dalle Edizioni del credito cooperativo, è spiazzante: “Alcuni sono fermamente convinti che il peggio della crisi sia ormai dietro di noi; altri altrettanto persuasi che la grande crisi sia appena iniziata. In realtà ciò che è certo è che dobbiamo iniziare a prendere coscienza che è proprio la parola “crisi” a non essere più adeguata ad esprimere il nostro tempo. Ci troviamo infatti dentro un lungo periodo di transizione e di cambio di paradigma, iniziato ben prima del 2007 e destinato a durare ancora a lungo”. Sappiamo bene, ci vuole coraggio per abbandonare i vecchi sentieri di crescita e i vecchi para-digmi, che si sono trasformati in para-dogmi. Bruni ci dona (le prime) 20 parole, ospitate sulle pagine di Avvenire e ora raccolte in un libretto di 93 pagine: esse hanno il merito di ri-generare il linguaggio economico e sociale, di adeguarlo alla radicale mutazione dei tempi odierni, rivalutando al contempo lo specifico della tradizione economica e civile italiana ed europea. Per colpa del capitalismo finanziario, è l’analisi del fondatore della SEC- Scuola di Economia civile, “stiamo perdendo troppa biodiversità, ricchezza antropologica, etica, eterogeneità culturale. Per colpa del capitalismo americano, guidato da un solo 'principio attivo', la massimizzazione dei profitti e delle rendite di breve periodo, siamo incapaci di generare bel lavoro e buona ricchezza”. Ma quali sono queste parole, a volte abusate, a volte svuotate, a volte emarginate, a volte cadute in disgrazia, a volte derise dalla cultura dominante che ci riaprono alla speranza e ci consentono di immaginare ancora futuro? Felicità pubblica, e non solo ricchezza delle nazioni e prodotto interno lordo; beni relazionali e non solo beni materiali e beni posizionali; beni comuni e non solo beni privati e beni di status; reciprocità, gratuità e fraternità e non solo contratti, gerarchie e incentivi; etica e non solo responsabilità sociale; comunione e non solo beneficienza e filantropia. C’è posto anche per un elogio della mitezza economica, che significa “soprattutto per le grandi imprese ridurre l’aggressiva presenza della pubblicità in tutti i momenti della nostra vita, smettere di spremere i neolaureati che, in questa fase di scarsità di lavoro, sono molto ricattabili, ridurre la velocità e l’aggressività della finanza speculativa, mitigare i linguaggi arroganti e volgari dei potenti, piegare e ammansire la mano di troppe banche verso imprenditori e famiglie, o quella della pubblica amministrazione con chi ha sempre pagato le tasse e ora, caduto in sventura, non riesce più a farlo”. 3’ * Federazione Trentina della Cooperazione 45 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 OPINIONI PUNTO DI VISTA TINA non ama il voto capitario di Alessandra Piccoli * È parte della cronaca di questi mesi la riforma delle banche popolari, attuata nottetempo dal governo Renzi con l'intento dichiarato di rendere gli istituti di credito più attraenti sul mercato internazionale dei capitali. Tra le importanti modifiche apportate alla struttura delle società vi è l'eliminazione del voto capitario che accomuna tutte le cooperative, comprese quelle di credito, alle banche popolari. Ma che cosa significa esattamente voto capitario? E perché dovrebbe essere così importante e distintivo? Wikipedia e Il Sole 24 Ore ne danno la seguente descrizione: “Il voto capitario, nel diritto societario, consiste nella regola per la quale ogni socio è titolare di un singolo voto indipendentemente dal numero delle azioni possedute o rappresentate. Si tratta di una caratteristica tipica delle società cooperative e delle banche popolari: in tali tipi di società, infatti, ogni socio ha diritto a un voto in assemblea, indipendentemente dal valore della propria quota di capitale sociale, mentre nelle società per azioni i voti sono attribuiti in proporzione al numero di azioni possedute da ogni socio.” Viene spesso riassunto con “una testa un voto” e in sostanza è il principio per cui ogni socio vale quanto gli altri a prescindere da qualunque altro elemento di valutazione. Vale in quanto socio. Il motivo per cui tutti i soci di cooperative e banche popolari dovrebbero difenderlo è proprio questo: in una società governata dall'economia, che da procacciatrice di mezzi del buon vivere si è elevata a guida di tutte le scelte, ad arbitro dei fini ultimi per cui la vita è degna di essere, difendere il valore della persona in quanto tale e non in quanto proprietaria di un patrimonio significa opporsi alla finanziarizzazione dei rapporti umani. Nelle nostre cooperative noi siamo individui, con pari dignità, non un mucchio più o meno grande di soldi. Cosa c'entra TINA, la signora del pensiero unico – There Is No Alternative? Molto, perché dove ci sono molte teste che pensano è molto più facile che una alternativa venga fuori, che l'intelligenza collettiva riesca a produrre un'idea nuova capace di scardinare le vecchie logiche e i piani di controllo dei pochi che con grandi masse di denaro pretendono, con questo solo diritto, di decidere per tutti. D'altra parte TINA ha un grande potere nella politica odierna perché consente a chi decide di non confrontarsi, di non mettersi in gioco rischiando di prendere la decisione sbagliata, è il trionfo dell'amoralità tipica dell'economia capitalista anche nella politica. Dove non c'è alternativa non c'è scelta e dove non c'è scelta non c'è colpa. L'economia cooperativa, che vede nel sostegno reciproco e non nella competizione il cardine dell'azione, sa che esistono cose buone e cose cattive, la base della moralità per Bauman, anche se non sempre è in grado di perseguire quelle buone. Essere consapevoli di avere il diritto e il dovere di amministrare le cooperative di cui siamo soci non può che portarci a difendere il voto capitario da tutti gli attacchi di chi vuole farci credere che non si può che andare nella direzione dettata dai mercati finanziari, dal FMI, dall'attuale governance europea, che non è l'unica possibile... 2’50’’ * direttivo Associazione Donne in Cooperazione 46 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 OPINIONI L’UOMO VALE PERCHÉ LAVORA ORIZZONTI di Umberto Folena «L’uomo vale perché lavora (…). Un cavallo produce più dell’uomo, una macchina ancora di più. Sono termini di confronto che davvero avviliscono l’uomo, lo riducono a una merce. E come tale viene pagato: e chi guadagna di più par quasi che valga anche di più come uomo e chi ha denaro par quasi che abbia il diritto di comprare il lavoro degli altri e cavarne profitto. E sarà sempre il primato del denaro sul lavoro: e l’epoca del lavoro non comincia». Primo Mazzolari, “L’uomo vale perché lavora”, inedito del 1° maggio 1947, volume omonimo (Edizioni Lavoro). L’uomo ridotto a merce. È giusto applaudire papa Francesco quando, a più riprese, tuona contro questa deriva. È sbagliato ritenere che sia una deriva del nostro secolo e che nella Chiesa sia la sua una voce inedita. Don Primo Mazzolari (1890-1959) fu prete e scrittore, volontario (in sanità, in quanto prete) nella prima guerra mondiale e antifascista (nel 1931 gli spararono addosso), partigiano e parroco a Bozzolo di sua volontà quando poteva fare il comodo professore di italiano al Ginnasio in Seminario (ma in estate andava in Svizzera tra i lavoratori italiani), prima osteggiato dalle autorità ecclesiastiche e poi abbracciato dall’arcivescovo Montini e da papa Roncalli. Attenzione a non appiccicargli un’etichetta. Guai ad arruolarlo in questo o quello schieramento. Sarebbe capace di uscire dalla tomba (santamente) inferocito. Nel testo inedito da cui è tratto il brano qui a sinistra, ad esempio, rispetta e tutela la libertà di non andare a messa per profondi convincimenti personali; ma invita a non subire l’imposizione di qualche «compagno» (i capi del Pci, è evidente). Era contro ogni violenza: non andare in chiesa è un diritto dell’uomo, e nel 1947 ci andavano molti più italiani di adesso: se volevi farti notare non ci andavi, mentre oggi per farsi notare bisogna andarci. Ma, aggiunge, «io non mi sentirei molto sicuro di vedermi tutelato come lavoratore da persone che non sanno rispettare la mia libertà religiosa». Troppo libero don Primo, come don Lorenzo Milani che incontrò a Firenze, per essere arruolato tra i preti con l’aggettivo. E molto avanti, tanto da reclamare la dignità del lavoratore in quanto tale: prima il lavoro e il lavoratore, poi il profitto. Ieri parlava di «denaro», oggi forse parlerebbe di «finanza». Lo faceva nel 1947, quando di denaro ce n’era ben poco e l’Italia era in gran parte un cumulo di rovine. Lo diceva assai prima del boom economico. E lo diceva quando certi termini, come «lavoro» e «lavoratore», sembrava fossero appannaggio del solo Partito comunista, e chi li usava era immediatamente sospettato. Per la cooperazione, che è tra i pochi a porre ostinatamente il lavoro e il lavoratore al centro dell’economia e dei processi produttivi, riscoprire i maestri, gli anticipatori, i profeti è fondamentale. Le idee care alla cooperazione, e per le quali la cooperazione a volte può ritrovarsi sola, ignorata e perfino derisa, hanno radici assai più profonde dello pseudo-pensiero dei predoni ostinati a non mollare la presa dalla nostra economia, nonostante l’abbiano quasi del tutto spolpata. Mazzolari ha tantissimo da dire. Dalla parte dei lavoratori, lui, non benché cristiano ma perché cristiano, a tal punto da concludere, in quel 1947 segnato, nella sua pianura Padana, da continue violenze: «La rivoluzione la possono fare soltanto lavoratori cristiani, che credono nel valore divino della fatica umana, che Cristo ha segnato col suo amore». 3’ [email protected] 47 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 OPINIONI LA PORTA APERTA LA GRECIA È VICINA di Franco de Battaglia Si scrive Grecia, ma si potrebbe leggere in molti altri provinciale, perché lo scenario estivo è stato tale da modi. “Cantina di Lavis”, ad esempio. Oppure “debiti” far capire a tutti che un Trentino senza una robusta e per gli assurdi impianti di Folgaria. Si dice Grecia, ma condivisa Cooperazione (capitale civile, beni comuni la lezione che viene dalla drammatica prova di forza inalienabili, sostegni di solidarietà per ripartire) ha i estiva sull’Euro parla direttamente anche al Trentino giorni contati e vedrebbe le sue spoglie preda degli e può essere ripassata con profitto soprattutto dalla avvoltoi. Le avvisaglie non mancano. Si scorda poi Cooperazione e dall’Autonomia. Misure e situazioni troppo spesso che le autonomie sono nate per la sono anche diverse, ma i “virus” apparsi presentano stessa ragione delle cooperative: per avere i mezzi di palesi similitudini, ed è bene studiarli, per evitarli. resistere, col proprio lavoro e i propri costumi, ai più La “lezione greca” interessa il Trentino, perché forti, ai più ricchi, ai razziatori e agli speculatori. La la forma cooperativa, con i beni comuni che ne grande battaglia sudtirolese da cui nacque il Pacchetto caratterizzano il distretto territoriale, e l’autonomia fu sull’Articolo 14, per l’agricoltura di montagna che la legittima e riconosce, resta l’unica via d’uscita e il maso chiuso, temi che ora drammaticamente al caos violento che la corsa ad si ripropongono anche nel arricchire i già ricchi e impoverire Trentino. i poveri togliendo ogni speranza E allora la lezione greca? Si Lezioni estive amare ai debitori, suscita. può riassumere dicendo che le (difficili ma positive) Alcuni punti fermi vanno realtà trentine devono ridurre rimarcati. Uno. L’indebitamento (diluire? ristrutturare?) il loro per Cooperazione greco e il metodo levantino con indebitamento e frenare le opere e Autonomia. cui è stato gestito non hanno del regime che continuano ad attenuanti. Due. Peraltro un alimentarlo, ma non devono paese (come una persona) non alienare il capitale territoriale, i può essere impiccato al suo debito. Tre. È forse il gioielli di famiglia, per fare cassa. I giornali scrivono momento di ricordare che la Cooperazione è nata che dopo la crisi estiva, con il paese stremato e “proprio” perché i contadini che si indebitavano impoverito, la Grecia, con le sue 300 isole, resta con i mercanti e gli usurai, non si vedessero portare ancora il primo sogno dei turisti. Se la Grecia vendesse via tutto (casa, orto, campo, speranza di futuro) per le isole per pagare il debito – come hanno proposto i ripagare il debito. Questo non significa condonare finlandesi – o ne stravolgesse la vita trasformandole i debiti a chi li ha fatti (o subiti per speculazioni o in residence (e i pescatori in camerieri) ucciderebbe il manie di grandezza altrui), significa però consentire a suo futuro. Se il Trentino appaltasse le sue montagne chi ha buona volontà di ripartire daccapo. Dargli una (come sta facendo), le traforasse di circonvallazioni, possibilità, senza che si perda. dissipasse le sue fabbriche e la manualità degli Sulla Grecia si è anche giocata una partita su come operai, non intervenisse sull’agricoltura (che è tutta dovrà essere l’Europa: se una realtà di “ripetenti” disagiata e di montagna) finirebbe colonizzato. Le messi in collegio per i brutti voti, o di cittadini, risorse si gestiscono vivendole nelle diversità, non magari impoveriti, ma capaci di far fruttare nella vendendole a chi le disperderà. Ci saranno battaglie libertà le loro diversità. La partita si è fermata molto dure (anche per mantenere le stufe nei rifugi!) sull’orlo dell’abisso, i problemi restano tutti, ma si è ma solo così sarà possibile rivendicare “un” Trentino e aperto uno spiraglio. Ed è in questo “spiraglio” che ricomporre l’Europa, superandone il malessere prima deve incunearsi la Cooperazione e su cui devono che sprofondi nel gorgo populista. riflettere, con urgenza, l’Autonomia, partiti e giunta 3’20’’ [email protected] 48 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A N ° 8 - S E T T E M B R E 2 0 1 5 ACQUISTA ON LINE I BIGLIETTI PER EXPO MILANO 2015 www.laspesainfamiglia.coop vieni a scoprire il supermercato del futuro LE ECIA P S O TT BIGLIE % 0 -P3 I C O S I ER