QUARESIMA 2016
«Non sapete che siete tempio di Dio
e che lo Spirito di Dio abita in voi?»
Milano, San Cristoforo — venerdì 26 febbraio 2016
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PRIMA DIMORA
Cel.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo.
Tutti: Amen.
Cel.: Fratelli, il cammino quaresimale ci conduce verso la grande celebrazione
del Triduo Pasquale: in tre giorni il Signore fa risorgere il tempio del suo
corpo che gli uomini hanno distrutto. Quel tempio, sepolto corruttibile e
risorto incorruttibile, è la casa dalle molte dimore nella quale Cristo ci ha
preparato un posto. Affrettiamoci dunque anche noi a compiere il
medesimo cammino di morte e resurrezione per diventare pietre vive del
tempio santo del Signore.
Tutti: Sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione
sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna,
non costruita da mani di uomo, nei cieli.
[2Cor 5,1]
[tutti si siedono]
Ber.: Un tempo il re glorioso, profeta di Dio, il santo Davide, fu preso da uno
scrupolo, giudicando indegno che il Signore degli eserciti non avesse
ancora alcuna casa sulla terra, mentre lui, invece, abitava una casa degna
di un re.
[In ded., II,1]
SCR.: Quando il re si fu stabilito nel suo palazzo e il SIGNORE gli ebbe dato
riposo liberandolo da tutti i nemici che lo circondavano, disse al profeta
Natan: «Vedi, io abito in un palazzo di cedro e l’arca di Dio sta sotto
una tenda».
[2Sam 7,1-2]
L.1: Prima la casa di cedro,
L.2: poi la casa per il Signore.
L.1: Prima il palazzo,
L.2: poi il tempio.
L.1: Prima la pace e il riposo,
L.2: poi la Parola di Dio.
L.1: Prima il lavoro,
L.2: poi la preghiera.
L.1: Prima la famiglia,
L.2: poi il deserto.
L.1: Prima la nostra opera,
L.2: poi l’opera di Dio. L.1+L.2 [all’unisono]:
«Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco! Venite, costruiamoci
una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome,
per non disperderci su tutta la terra»
[Gen 11,3-4]
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L.1:
Centoquaranta rampe di scale furono addossate alla torre, settanta ad
Oriente e settanta a Occidente. Quelle a Oriente servivano per salire e
quelle a Occidente per scendere. Così il formicaio si rivelava più che
mai insensato. Le formiche cercavano e sceglievano sulla superficie
della terra provviste indispensabili alla sopravvivenza durante l’inverno,
e le trasportavano nelle loro abitazioni scavate nel suolo. Prendevano da
terra mattoni fatti con la terra e li trasportavano in alto, sempre più in
alto, con fatica sempre maggiore e senza potersi fermare a riprendere
fiato, perché la minima sosta rischiava di bloccare il flusso dei portatori
provocando incidenti.
[Midrash su Babele]
L.1:
L.2:
Salivano e scendevano dalla loro torre,
come gli angeli salivano e scendevano dalla scala di Giacobbe.
Ber.: Giacobbe era un uomo e mentre dormiva vide angeli salire e scendere
dal cielo.
[In ded., VI,1]
SCR.: Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima
raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su
di essa.
[Gn 28,12]
L.1:
L.2:
L.1:
L.2:
L.1:
L.2:
Ma essi non parlavano al cielo,
perché discorrevano solo con se stessi.
Ma essi non ascoltavano il Verbo di Dio,
perché avevano orecchie solo per le loro cose.
Giorno dopo giorno, la torre venne eretta,
non come Giacobbe eresse la pietra a Betel.
SCR.: Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta
come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.
[Gen 28,18]
L.1:
L.2:
L.1:
L.2:
Anno dopo anno, la torre venne eretta,
come si erigono gli idoli sulle alture.
Eresse Giacobbe un monumento,
unico loro monumento la strada asfaltata
e un migliaio di palline da golf perdute.
[La Rocca, III,5-6]
Eliot: Si leva a volo l’Aquila alla sommità del Cielo;
Il Cacciatore coi cani segue il suo percorso.
O rivoluzione perpetua di stelle configurate,
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O ricorrenza perpetua di stagioni determinate,
O mondo di primavera e d’autunno, di nascita e morte!
Il ciclo senza fine dell’idea e dell’azione,
L’invenzione infinita, l’esperimento infinito,
Portano conoscenza del moto, non dell’immobilità;
Conoscenza del linguaggio, ma non del silenzio;
Conoscenza delle parole, e ignoranza del Verbo.
Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza,
Tutta la nostra ignoranza ci porta più vicino alla morte.
Ma più vicino alla morte, non più vicini a Dio.
Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?
Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo?
Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione?
I cicli del Cielo in venti secoli
Ci portano più lontani da DIO e più vicini alla Polvere.
[La Rocca, I,1-18]
Tutti: Ah! Chi potrà resistere ad un tale freddo mortale?
[In ded., II,1]
Eliot: Viaggiavo verso Londra, alla City che è preda del tempo,
La dove il Fiume scorre con flutti stranieri.
Laggiù mi dissero: abbiamo troppe chiese,
E troppo poche osterie. Laggiù mi dissero:
Se ne vadano i parroci. Gli uomini non hanno bisogno della Chiesa
Nel luogo in cui lavorano, ma dove passano le domeniche.
In città non abbiamo bisogno di campane:
Che sveglino i sobborghi.
Camminai fino ai sobborghi, e là mi dissero:
Sei giorni lavoriamo, il settimo vogliamo andare in gita
Con l’automobile fino a Hindhead, o a Maidenhead.
Se il tempo è brutto restiamo a casa a leggere i giornali.
Nei distretti industriali mi dissero
Delle leggi economiche.
Nelle campagne ridenti sembrava
Vi fosse solo posto per picnic.
E sembra che la Chiesa non sia desiderata
Nelle campagne, e nemmeno nei sobborghi; in città
Solo per importanti matrimoni.
[La Rocca, I,19-37]
Tutti: Ah! Chi potrà resistere ad un tale freddo mortale?
[In ded., II,1]
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NON SON SINCERA
Il male che faccio non è il mio male,
sono più misera di quanto credevo.
Il male che ho dentro queste mie ossa,
Padre, mi tiene lontano da te.
Passa il mio tempo, non sono sincera,
amo la gente, non sono sincera,
vivo il presente, non sono sincera,
prego la sera, non sono sincera.
Eliot: (CORIFEO)
Silenzio! Tenetevi a rispettosa distanza.
Perché vedo la Rocca
Avvicinarsi. Forse darà risposta a tutti i nostri dubbi.
La Rocca. Colei che veglia. La Straniera.
Colei che ha visto cosa è accaduto.
Colei che vede ciò che accadrà.
La Testimone. Colei che critica. La Straniera.
La visitata da Dio, e nella quale è innata la verità.
[Entra la ROCCA, guidata da un RAGAZZO]
Roc.: (LA ROCCA)
Il destino degli uomini è infinita fatica,
Oppure ozio infinito, il che è anche peggio,
Oppure anche un lavoro irregolare, il che non è piacevole.
Ho pigiato da sola l’uva nel torchio, e so
Che è faticoso esser davvero utili, rinunciando
Alle cose che gli uomini ritengono felicità, cercando
Le buone opere che restano oscure, accettando
Con viso fermo quelle che arrecano ignominia,
L’applauso di tutti o l’amore di nessuno
Tutti son pronti a investire denaro, ma i più
Si aspettano i dividendi.
Io vi dico: Rendete perfetta la vostra volontà.
Vi dico: non pensate al raccolto
Ma solo alla semina giusta.
[La Rocca, I,38-60]
Ber.: Non è infatti, come hanno detto i figli dell’iniquità, beato il popolo a cui
appartengono queste cose, cioè i beni temporali, granai ricolmi di frutti
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d’ogni specie, pecore feconde, e cose simili; non beato il popolo che
possiede questi beni, dico, ma beato il popolo il cui Signore è Dio.
[In ded., I,3]
Roc.: (LA ROCCA)
Il mondo rotea e il mondo cambia,
Ma una cosa non cambia.
In tutti i miei anni una cosa non cambia.
Comunque la mascheriate, questa cosa non cambia:
La lotta perpetua del Bene e del Male.
Dimentichi, voi trascurate gli altari e le chiese;
Voi siete gli uomini che in questi tempi deridono
Tutto ciò che è stato fatto di buono, trovate spiegazioni
Per soddisfare la mente razionale e illuminata.
E poi, trascurate e disprezzate il deserto.
Il deserto non è così remoto nel tropico australe,
Il deserto non è solo voltato l’angolo,
Il deserto è passato nel treno della metropolitana
Presso di voi, il deserto è nel cuore di vostro fratello.
Il buono è colui che costruisce, se costruisce ciò che è buono.
Vi mostrerò le cose che ora si stanno facendo,
E alcune delle cose che molto tempo fa furono fatte,
Così che prendiate coraggio. Rendete perfetta la vostra volontà.
Fate che io vi mostri l’opera degli umili. Ascoltate.
[e luci si attenuano; nella penombra si odono cantare le voci degli OPERAI]
Oper.: In luoghi abbandonati *
Noi costruiremo con mattoni nuovi
Vi sono mani e macchine †
E argilla per nuovi mattoni *
E calce per nuova calcina
Dove i mattoni sono caduti *
Costruiremo con pietra nuova
Dove le travi sono marcite *
Costruiremo con nuovo legname
Dove parole non sono pronunciate *
Costruiremo con nuovo linguaggio
C’è un lavoro comune *
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno *
Ognuno al suo lavoro.
[La Rocca, I,61-95]
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SCR.: Quando il re si fu stabilito nel suo palazzo e il SIGNORE gli ebbe dato
riposo liberandolo da tutti i nemici che lo circondavano, disse al profeta
Natan: «Vedi, io abito in un palazzo di cedro e l’arca di Dio sta sotto
una tenda».
[2Sam 7,1-2]
Eliot: Mi costruirete una casa di gesso col tetto ondulato,
per riempirla con i rifiuti dei giornali della domenica?
[La Rocca, III,18-19]
Oper.: C’è un lavoro comune *
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno *
Ognuno al suo lavoro.
Eliot: Edifichiamo invano se il SIGNORE non edifica con noi.
Potete reggere forse la Città se il SIGNORE non resta con voi?
Mille vigili che dirigono il traffico
Non sanno dirvi né perché venite né dove andate.
Una colonia intera di cavie o un’orda d’attive marmotte
Edificano meglio di coloro che edificano senza il SIGNORE.
Ci leveremo in piedi fra rovine perenni?
Ho amato la bellezza della Tua Casa, la pace del Tuo santuario,
Ho spazzato i pavimenti e adornato gli altari.
Là dove non c’è tempio non vi saranno dimore,
Sebbene abbiate rifugi e istituzioni,
Alloggi precari dove si paga l’affitto,
Scantinati che cedono dove il topo si nutre
O latrine con porte numerate
O una casa un po’ meglio di quella del vicino;
Quando la Straniera dice: “Qual’è il significato di questa città?
Vi accalcate vicini perché vi amate l’un l’altro?”.
Cosa risponderete: “Ci accalchiamo
Per trarre denaro l’uno dall’altro”? oppure “Questa è una comunità”?
E la Straniera partirà e tornerà nel deserto.
O anima mia, che tu sia pronta per la venuta della Straniera,
Che tu sia pronta per colei che sa come fare domande.
O stanchezza di uomini che vi stornate da DIO
Per la grandezza della vostra mente e la gloria della vostra azione,
Per le arti e le invenzioni e le imprese temerarie,
Per gli schemi della grandezza umana del tutto screditata
Che riducete la terra e l’acqua al vostro servizio,
Che sfruttate i mari e sviscerate le montagne,
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Che dividete le stelle in comuni e preferite,
Impegnati a ideare il frigorifero perfetto,
Impegnati a risolvere una morale razionale,
Impegnati a stampare più libri che potete,
A far progetti di felicità e a buttar via bottiglie vuote,
Passando dalla vacuità ad un febbrile entusiasmo
Per la nazione o la razza o ciò che voi chiamate umanità;
Sebbene abbiate dimenticato la via al Tempio
V’è una che ricorda la via alla vostra porta:
Potete eludere la Vita, ma non la Morte.
Non rinnegherete la Straniera.
[La Rocca, III,47-85]
Ber.: Tu anima, abiti certo in una casa sublime, che è stata costruita per te da
Dio. Questo corpo, intendo dire: e lo ha così composto, così adattato,
così ornato e ordinato, da potervi abitare splendidamente e
piacevolmente. […] Finora hai dunque una casa, ma stai certa che la tua
casa in breve cadrà e tu, se non te ne sarai prima procurata un’altra, sarai
esposta alla pioggia, al vento e al freddo.
Tutti: Ah! Chi potrà resistere ad un tale freddo mortale?
[In ded., II,1]
Eliot: Sebbene abbiate dimenticato la via al Tempio
V’è una che ricorda la via alla vostra porta:
Potete eludere la Vita, ma non la Morte.
Non rinnegherete la Straniera.
[La Rocca, III,81-85]
Ber.: Felice dunque, molto felice l’anima che può dire: Sappiamo infatti che
se verrà distrutta la nostra dimora terrestre riceveremo da Dio una
dimora eterna, non costruita da mano d’uomo (2 Cor 5,1). Perciò, o
anima, non concederai sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre,
finché non avrai trovato un luogo per il Signore, una dimora per il Dio di
Giacobbe (Sal 131,4-5).
[In ded., II,1]
Tutti: C’è un lavoro comune *
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno *
Ognuno al suo lavoro.
SE IL SIGNORE NON EDIFICA LA CASA (SAL. 126)
Sono grandi le opere di Dio:
giustizia e verità nelle sue mani.
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Egli ha offerto l’alleanza ai nostri padri;
rimangono in eterno le sue leggi:
annunciamolo con gioia alle nazioni.
Se il Signore non edifica la casa,
invano si affaticano gli uomini;
è inutile sudare dal mattino
per stringere la sera un po’ di pane:
Dio solo dona a tutti il nutrimento.
Egli opera con forza ciò che vuole:
sconfigge i nostri idoli di morte.
Manda il vento e la pioggia sulla terra,
la forza del Signore schianta i cedri.
Egli solo è il Dio degli abissi.
Voi che state nella casa del Signore,
lodate giorno e notte il suo nome.
Il Signore benedice chi lo ama
e dona al suo popolo la pace.
La sua lode rimane in eterno.
Roc.: Così i vostri padri furono fatti
Concittadini dei santi, della casa di DIO, edificata sulle fondamenta
Degli apostoli e dei profeti, Gesù Cristo medesimo essendo la pietra
angolare.
Ma voi, che ora sedete smarriti in una casa in rovina, avete edificato
bene?
[La Rocca, II,1-4]
[J. CAGE, Construction I, 1939]
Eliot: Dove molti sono nati destinati all’ozio, a vite inutili e a squallide morti,
a inasprito disprezzo in alveari senza miele,
E coloro che vorrebbero costruire e ristabilire aprono il palmo della
mano e inutilmente guardano a terre straniere perché la carità sia
maggiore o l’urna riempita.
La vostra costruzione è imperfetta, e voi sedete pieni di vergogna e vi
chiedete se, e come, potrete essere uniti a edificare una dimora di DIO
nello Spirito, lo Spirito che mosse sulla superficie delle acque come
una lanterna posata sulla schiena di una tartaruga.
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E alcuni dicono: “Come possiamo amare il nostro prossimo? Perché
l’amore deve realizzarsi nell’atto, come il desiderio si unisce a ciò che
si desidera; abbiamo da dare soltanto la nostra fatica, e la nostra fatica
non è richiesta.
Restiamo in attesa negli angoli, e non abbiamo altro che le canzoni che
possiamo cantare e che nessuno vuol sentire cantare;
in attesa, alla fine di essere gettati via, in un mucchio più inutile del
letame”.
Roc.: Voi, avete edificato bene, o avete dimenticato la pietra angolare?
[La Rocca, II,5-11]
[J. CAGE, Construction I, 1939]
Eliot: Di tutto ciò che fu fatto in passato voi mangiate il frutto, marcio o
maturo che sia.
E la Chiesa deve sempre edificare, e sempre decadere, e dev’essere
sempre restaurata.
Noi subiamo le conseguenze di tutte le cattive azioni del passato:
Dell’ignavia, dell’avarizia, della gola, della dimenticanza del Verbo di
DIO,
Dell’orgoglio, della lussuria, del tradimento, di tutte le azioni
peccaminose.
E di tutto ciò che fu fatto ed era buono, di questo avete l’eredità.
Perché le buone e le cattive azioni appartengono a un uomo solo, quando
se ne sta solo dall’altra parte della morte,
Ma qui sulla terra avete la ricompensa del bene e del male che fu fatto da
quelli che vi hanno preceduto.
E potete riparare a tutto ciò che è male procedendo insieme in umile
pentimento, per espiare i peccati dei vostri padri;
E tutto ciò che era buono dovete lottare per mantenerlo con cuore devoto
come fu devoto il cuore di quelli, fra i vostri padri, che lottarono per
conquistarlo.
La Chiesa deve edificare di continuo, perché è continuamente minata
dall’interno e attaccata dall’esterno;
perché questa è la legge della vita; e dovete ricordare che in tempo di
prosperità
Il popolo dimenticherà il tempio, e in tempo di avversità gli sarà contro.
Roc.: Che vita è la vostra se non avete vita in comune?
[La Rocca, II,25-38]
[J. CAGE, Construction I, 1939]
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Eliot: Non esiste vita se non nella comunità,
E non esiste comunità se non è vissuta in lode di Dio.
Persino l’anacoreta che medita in solitudine,
Per il quale i giorni e le notti ripetono le lodi di DIO,
Prega per la Chiesa, il Corpo di Cristo incarnato.
E ora vivete dispersi su strade che si snodano come nastri,
[La Rocca, II,39-44]
SCR.: Perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li
disperse su tutta la terra.
[Gen 11,9]
Eliot: E nessuno conosce il suo vicino o si interessa a lui
A meno che il suo vicino non gli arrechi troppo disturbo,
Ma tutti corrono su e giù con le automobili,
Familiari con le vie ma senza un luogo in cui risiedere.
E nemmeno la famiglia si muove tutta unita,
Poiché ogni figlio vorrebbe la sua motocicletta,
E le figlie cavalcano sellini casuali.
[La Rocca, II,45-51]
Roc.: Che vita è la vostra se non avete vita in comune?
Ber.: Anche la pace è necessaria, lo testimonia l’apostolo, che dice: Cercate la
pace con tutti, e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il
Signore (Eb 12, 14). È questo che fa sì che i fratelli abitino insieme nella
comunione, edificando una città nuova al nostro re, che è re di pace, una
città chiamata Gerusalemme per antonomasia, poiché è visione di pace.
Evidentemente, dove sia raccolta una moltitudine senza patto di pace,
senza osservanza della legge, senza disciplina e priva di un capo, questa
non si chiamerà popolo, ma turba: non è una città, ma confusione; lì si
manifesta Babilonia che non ha nulla di Gerusalemme.
[In ded., V,9]
Eliot: C’è molto da abbattere, molto da costruire, molto da sistemare di nuovo;
fate che l’opera non venga ritardata, che il tempo e il braccio non siano
inutili;
l’argilla sia tratta dalla cava, la sega tagli la pietra,
nella fucina il fuoco non si estingua.
[La Rocca, II,52-55]
Ber.: E così, fratelli, con tutto il desiderio e con una degna azione di grazie,
procuriamo di edificargli in noi un tempio: preoccupàti anzitutto che
dimori in ciascuno e quindi in tutti allo stesso tempo, poiché non
disdegna né i singoli né tutti nel loro insieme.
[In ded., II,2]
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Tutti: Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia
dell’abisso.
È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha
abbandonato la Chiesa?
[La Rocca, VII,44-45]
Eliot: La nostra età è un età di virtù moderata
E di vizio moderato
In cui gli uomini non deporranno la croce
Perché mai l’assumeranno.
Eppure nulla è impossibile, nulla,
Agli uomini di fede e convinzione.
Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
Tutti: O DIO, aiutaci.
[La Rocca, VIII,42-49]
Ber.: A che giova - non volendo tu né tradire la cittadella, né abbandonarla se restassi in essa indolente e negligente?
[In ded., III,5]
Tutti: Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche contrastata, e gli
uomini hanno dimenticato
Tutti gli dèi salvo l’Usura, la Lussuria e il Potere.
[La Rocca, VII,46-47]
Ber.: D’ora innanzi, carissimi, con tutto il nostro ardore, con tutta la nostra
energia, abituiamoci a tenere in mano la cittadella, che ci è affidata. E
poiché sappiamo da chi è stato detto: Se il Signore non avrà custodito la
città, invano si affatica chi la conserva (Sal 126,1), sottoponiamoci alla
potente mano dell’Altissimo, affidando sia noi stessi sia questa casa, con
ogni devozione, alla sua misericordia, affinché egli ci custodisca dalle
insidie di ogni nemico, a lode e gloria del suo nome, che è benedetto nei
secoli.
[In ded., III,5]
Tutti: Amen.
Sac.: Carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima
fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio,
attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita
eterna. A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire
davanti alla sua gloria senza difetti e nella letizia, all’unico Dio, nostro
salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza
e potenza prima di ogni tempo, ora e sempre.
[Gd 20-21.24-25]
Tutti: Amen.
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SUSCEPIMUS
Suscepimus, Deus, misericordiam tuam
in medio templi tui.
Secundum nomen tuum, Deus,
sic et laus tua in fines terrae;
Sicut audivimus,ita et vidimus
in civitate Dei nostri
in monte santo ejus.
Riceviamo, Dio, la tua misericordia
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino ai confini della terra;
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del nostro Dio,
sul suo santo monte.
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Testi:
S. BERNARDUS, In dedicatione Ecclesiæ, PL CLXXXIII, 517-536.
T.S. ELIOT, Choruses from “The Rock”, in ID., Collected Poems 1909-1935,
London, Faber&Faber 1936.
Immagini:
P. BRUEGEL, La grande torre, 1563, Vienna, Kunsthistorisches Museum.
A. KIEFER, I sette palazzi celesti, 2004, Milano, Hangar Bicocca.
Animazione da: M.C. ESCHER, Ascending and descending, 1960.
W.G. CONGDON, Crocifisso 1b, 1960, Milano, The W.G. Congdon Foundation.
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