MARTEDÌ 11 MARZO 2014 ANNO 139 - N. 59
821
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281
Milan, notte decisiva
Servono vittoria e due gol
A. Bocci e A. Ravelli alle pagine 40 e 41
QUESTIONE FEMMINILE E TEMPI DELLE RIFORME
Lo scrittore
Veronesi: io, mio figlio
e gli striscioni dell’odio
Oggi con il Corriere
I sogni e gli antieroi
di Lucio Dalla
L’articolo
a pagina 36
Il secondo cd a 9,99 euro
più il prezzo del quotidiano
Giannelli
La lettera Ultimatum del presidente degli industriali al premier Renzi
PRIMO IMPATTO
CON LA REALTÀ
Squinzi: meglio un lavoro in più
che pochi euro nelle buste paga
di MASSIMO FRANCO
9 771120 498008
40 3 1 1>
rispetto ad una situazione
grave e complicata. L’esigenza di fare presto rimane
la parola d’ordine a caratteri cubitali di Palazzo Chigi.
Ma sotto, scritta in un
«corpo» più piccolo, ne sta
affiorando un’altra. È quella dei «due tempi».
Due tempi per la riforma
elettorale: quello della Camera e quello del Senato.
Due tempi per il piano contro la disoccupazione, che
l’anglismo «jobs act» non
rende più facile: prima la
parte normativa, poi la realizzazione. E doppio registro anche per la riduzione
del cuneo fiscale, in attesa
di capire bene come saranno trovati e soprattutto distribuiti i fondi. D’altronde,
quando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ammette che le stime
sul Prodotto interno lordo
dell’Italia sono vicine a
quelle della Commissione
europea e decide di «tenersi basso», ridimensiona i
margini di manovra governativi. Non significa che
Renzi possa fare poco: può
fare, ma a patto di misurarsi con la realtà.
La fretta sta partorendo
u n s i s te m a e l e t to r a l e
sghembo, soffuso di dubbi
di incostituzionalità e
ostaggio degli attacchi delle opposizioni in Senato:
ora anche di quelle interne
alla coalizione. La stessa facilità con la quale è stata
stabilita in prospettiva
l’abolizione di fatto della
«Camera Alta», probabilmente si ritorcerà contro la
maggioranza; e la costringerà ad una progressiva
marcia indietro. La votazione di ieri sulle «quote rosa»
si inserisce in questo inizio
di stallo, evocando non solo
una sfasatura nei tempi ma
anche maggioranze variabili. Cresce il sospetto che il
governo del «fare presto» si
insabbi in un indefinito
«farò presto». Eppure, a
volte, la lentezza non è segno di indecisione, bensì di
maturità e di realismo.
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ulte agli enti che non
onorano i debiti con le
imprese: domani provvedimento
in Consiglio dei ministri.
Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, in una
lettera al Corriere, dà l’ultimatum al premier Matteo Renzi e
al suo governo: la «questionechiave» per riportare la crescita in Italia è «la riduzione del
cuneo pagato dalle aziende».
E propone una domanda agli
italiani: «Vogliono un lavoro o
qualche decina di euro in più
in tasca?».
A PAGINA 8
A PAGINA 6
I tagli e il rischio Multe agli enti
della somma zero che non pagano
di DARIO DI VICO
di SERGIO RIZZO
T
M
aglio dell’Irpef o taglio
dell’Irap? Spinta ai consumi
o assunzioni? Il rischio degli
effetti a somma zero.
A PAGINA 9
Legge elettorale, tanti democratici in segreto votano contro la parità. Vince Berlusconi
Il pugno di Putin
No alle quote per le donne
NOSTALGIE
Il Pd si spacca tra accuse e sospetti, protestano le deputate
guardi grigiastri tra le
novanta deputate che
volevano l’Italicum più rosa.
La Camera ha bocciato
tutti gli emendamenti all’Italicum per la parità di
genere. Respinto anche il
terzo emendamento che
prevedeva la proporzione
del 40-60% per i capilista.
Lo scrutinio segreto, richiesto dall’opposizione,
ha provocato la spaccatura dei democratici. Molte
deputate pd hanno lasciato l’Aula per protesta.
A PAGINA 3
DA PAGINA 2 A PAGINA 5
Il racconto
La sconfitta
delle novanta
di FABRIZIO RONCONE
S
Roma Un giorno con il sindaco sotto accusa
Marino: mi fanno la guerra
perché do fastidio a molti
di ALDO CAZZULLO
N
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L’
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Fondato nel 1876
Sfida Champions a Madrid
asse Renzi-Berlusconi ha affossato
le «quote rosa»: a
dimostrazione
che il patto istituzionale tra
i due prevale sulle logiche
di partito. Il tentativo di
mettere in difficoltà il presidente del Consiglio utilizzando in modo pretestuoso
questo argomento è fallito.
Ma il prezzo della sua vittoria è la rivolta di mezzo Pd:
a cominciare dalla componente femminile che ieri,
dopo la bocciatura, ha lasciato platealmente l’Aula
della Camera. È la conferma che Renzi, al di là delle
apparenze, deve fare i conti
con sacche persistenti di
ostilità nelle proprie file; e
che per salvare le «larghe
intese» è stato costretto a
spaccare il proprio partito.
A votare contro la legge
voluta dalle donne del Pd
sono stati i deputati berlusconiani e del Nuovo centrodestra, ma anche i renziani. Si sapeva che il Cavaliere era contrarissimo, e la
sinistra imbarazzata e divisa. L’epilogo riconsegna
così un premier vincitore a
metà; esposto all’accusa di
avere fatto un regalo a Berlusconi; e costretto a giustificarsi con le proprie elettrici. Per questo, l’episodio
di ieri sera rischia di prendere una piega insidiosa.
Renzi adesso sa che il cosiddetto Italicum, la riforma elettorale concordata
con Forza Italia, può diventare un bersaglio del Pd.
Per questo è difficile dire se si è trattato di una
mossa scaltra o di un autogol. Certamente aumenta
la confusione. E le tensioni
nella coalizione di governo
costringono il premier a
prendere atto che l’idea
delle riforme-blitz deve cedere il passo ad una visione
più graduale e realistica.
Bisogna rallegrarsene, dopo l’ubriacatura iniziale
sulla «velocità» come primo comandamento del governo; e in parallelo meditare sul rischio di creare
aspettative troppo grandi
In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
Deputate con abiti bianchi per protesta ieri in Aula a Montecitorio. Da sinistra: Laura Ravetto, Gabriella Giammanco e, di spalle, Nunzia De Girolamo
on sono avvelenate e
neppure cattive, le due
torte mandate da ignoti al
sindaco più criticato d’Italia e quindi del mondo. È il
compleanno di Ignazio
Marino (anche se in tutto il
giorno risponderà a poche
telefonate, quasi tutte della
madre novantenne).
CONTINUA A PAGINA 11
La tragedia di Lecco Così la più grande delle sorelline elogiava la madre su Internet
Simona e la mamma amica che l’ha uccisa
di GIUSI FASANO
«N
on trovo spiegazioni», ha
detto ai carabinieri il padre
delle tre bambine uccise domenica
a Lecco. Bashkim Dobrushi è rientrato lunedì mattina dall’Albania.
La madre, autrice del triplice infanticidio, si trova ancora in prognosi
riservata all’Ospedale Manzoni. Su
Internet, la figlia maggiore, la tredicenne Simona, aveva scritto un
messaggio: «Mia mamma è la mia
migliore amica».
ALLE PAGINE 18 E 19 Marelli, Santucci
con un commento di Giuseppe Panissidi
Studio negli Usa
Messaggi sulla Rete
Un esame
che può predire
l’Alzheimer
tre anni prima
WhatsApp, fuga
per la privacy
L’alternativa
viene dalla Russia
di ADRIANA BAZZI
di MASSIMO GAGGI
A PAGINA 21
A PAGINA 23
Il senatore Pepe
Espulsioni,
nuovo caso
tra i grillini
di EMANUELE BUZZI
A PAGINA 11
SOVIETICHE
DOPO KIEV
A CHI TOCCA?
di JEAN-MARIE
COLOMBANI
N
on ci sono dubbi sulla
natura della
dimostrazione di forza
avviata da Vladimir Putin
in Ucraina: è la minaccia
più seria sulla nostra
sicurezza dalla caduta del
Muro di Berlino. Come ha
confidato Angela Merkel a
Barack Obama, Putin vive
«in un altro mondo».
Il mondo che
inevitabilmente ogni
dittatore si costruisce,
sviluppando il più delle
volte una visione che
sfugge a qualsiasi
razionalità, tranne quella
che consiste nel
giustificare il ricorso
all’autoritarismo. Di qui,
la costante tematica della
Russia minacciata, se non
accerchiata, dall’Unione
Europea. Contro qualsiasi
realtà economica e
politica. Il mondo di
Vladimir Putin è quello
della nostalgia; nostalgia
dell’impero sovietico che
per l’ex ufficiale del Kgb
sostituisce il pensiero
strategico.
CONTINUA A PAGINA 36
A PAGINA 12 Battistini e Sarcina
2
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Primo Piano
#
Il governo Le riforme
Affondata la parità di genere
La rivolta delle donne del Pd
Democratici spaccati al voto segreto, decine per il no
Ma Renzi assicura: nelle nostre liste ci sarà alternanza
La vicenda
L’accordo
Il dialogo Pd-FI
e il vertice
al Nazareno
Dopo la vittoria di Renzi alle
primarie parte il dialogo tra il
segretario del Pd e il leader di
Forza Italia sulla riforma del
sistema elettorale, che ha
avuto il suo momento
centrale lo scorso 18 gennaio:
il sindaco di Firenze e il
Cavaliere si incontrano per un
faccia a faccia nella sede
romana del Pd, al Nazareno, e
trovano un accordo di
massima. Sul testo concordato
il segretario democratico
cerca la convergenza con altri
partiti, a cominciare dagli
alleati di governo del Nuovo
centrodestra
La soluzione
La nuova intesa
che si applica
solo alla Camera
Il 4 marzo il Pd del premier
Renzi mette a punto una
proposta con Forza Italia che
trova favorevoli Alfano e il Ncd:
la nuova legge si applicherà alla
Camera, mentre al Senato varrà
il sistema proporzionale uscito
dalla sentenza della Corte
costituzionale dell’11 gennaio,
con l’obiettivo, auspicato dal
presidente del Consiglio, di
varare nel giro di 12-18 mesi
proprio la riforma che abroga
l’attuale configurazione di
Palazzo Madama. Il Cavaliere in
una nota conferma: «L’accordo
c’è ma Renzi mi ha deluso»
Le divisioni
Stop in Aula
alle modifiche
sull’alternanza
A complicare il cammino
della nuova legge elettorale,
la questione sulla parità di
genere, con la richiesta
venuta da 90 parlamentari
per l’alternanza uomo-donna
nella composizione delle
liste. Ieri, a scrutinio segreto,
i tre emendamenti sulla
parità di genere sono stati
bocciati. Respinto anche il
cosiddetto emendamento
«salva Lega», che avrebbe
dovuto salvaguardare i partiti
con forte radicamento
territoriale. Ma il Carroccio
ostenta indifferenza: «Noi
non l’avevamo chiesto»
ROMA — Sulla parità dei sessi
in politica, o quantomeno sulla
non discriminazione di genere
nelle liste elettorali, il Parlamento
italiano non crede nelle donne. E
come era prevedibile, dopo la richiesta di voto segreto avanzata da
Forza Italia, la Camera ha bocciato
uno dopo l’altro gli emendamenti
trasversali presentati per colorare
un po’ di rosa le mini liste bloccate
previste dall’Italicum.
Il fronte del no — anche alla
proposta di riservare almeno il
40% dei posti di capilista a uno dei
due sessi — ha cementato l’opposizione dura e pura di Forza Italia
e più di 100 «vietcong» del Partito
democratico che, a volto coperto, hanno affondato anche i tre
emendamenti che portavano come prima firma quella della compagna di partito Roberta Agostini.
I tre voti segreti, dunque, sono finiti con la sconfitta del fronte delle donne: 335 a 227, 344 a 214 e
298 a 253. Da solo il Pd, che si era
schierato a favore della parità di
genere, avrebbe potuto fare meglio con i suoi 293 deputati. Una
mano contro le donne, poi, l’hanno data anche i grillini che si sono
schierati contro la parità di genere stabilita per legge. Invece il governo, con la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi (Pd), è
rimasto neutrale «rimettendosi
all’Aula».
La legge elettorale, dunque,
continua a viaggiare secondo
quanto stabilito dall’accordo
Renzi-Berlusconi che non prevedeva concessioni alla rappresentanza di genere. Tanto da permettere in teoria, con un trucco contabile, l’assegnazione dei posti da
capolista nei 120 collegi tutti allo
stesso sesso.
Nel Pd di Matteo Renzi è così
deflagrata la protesta delle 101 deputate che accusano di «alto tradimento» molti dei 192 colleghi di
partito. Le donne del Pd, che han-
no aderito alla proposta delle colleghe di Forza Italia di indossare
qualcosa di bianco per marcare il
punto della parità di genere, hanno abbandonato l’Aula dopo aver
incassato tre no consecutivi agli
emendamenti Agostini appoggiati pure da alcune donne di Forza
Italia (Prestigiacomo, Ravetto,
Polverini, Carfagna). Le autoconvocate del Pd hanno chiesto al capogruppo Roberto Speranza una
A Montecitorio
Ieri la Camera ha respinto
a scrutinio segreto i tre
emendamenti per la parità
di genere nell’Italicum
che erano stati promossi dal Pd
e accolti da uno schieramento
bipartisan. Dopo la terza
bocciatura, molte deputate
hanno lasciato l’Aula in segno
di dissenso
riunione straordinaria dei deputati Dem, ma si sono dovute accontentare della rassicurazioni del
premier nonché segretario democratico, Matteo Renzi: «Il Pd rispetta il voto del Parlamento sulla
parità di genere. Ma rispetta anche l’impegno sancito dalla direzione su proposta del segretario:
nelle liste democratiche l’alternanza sarà assicurata». Resta da
vedere, però, come verranno ripartiti nel Pd i primi e i secondi
posti in lista (gli unici che contano
nell’Italicum). Per la presidente
della Camera, Laura Boldrini,
quella sulla parità di genere è
«un’occasione persa»: «Rispetto il
voto ma non posso negare la mia
profonda amarezza».
La seduta riprende oggi alle 10
quando mancano ancora una
manciata di scrutini segreti prima
del voto finale che, a questo punto, potrebbe slittare a domani. Dopo il colpo inferto dal fronte dei
maschi — che cementa l’accordo
sull’Italicum siglato da Renzi, Berlusconi e Alfano — la «maggioranza» teme colpi di coda. Mancano all’appello alcuni voti a rischio:
tra gli altri quello sulle preferenze
(La Russa) e quello sulla norma di
salvaguardia che vincola l’entrata
in vigore della legge alla riforma
del Senato (Lauricella).
1º EMENDAMENTO RESPINTO
Prevedeva l’alternanza
di genere in lista, vietando che
potessero esserci due candidati
dello stesso sesso in sequenza
CONTRARI
335
FAVOREVOLI
227
2º EMENDAMENTO RESPINTO
Prevedeva che nessuno
dei due sessi potesse essere
rappresentato in misura
superiore al 50% per i capilista
CONTRARI
344
FAVOREVOLI
214
3º EMENDAMENTO RESPINTO
Prevedeva la proporzione
del 40-60% per i capilista
CONTRARI
298
FAVOREVOLI
253
Foto: Ansa
I numeri in Aula
197
Le donne
alla Camera
I deputati
del Pd
Tot.
293
110
donne
Su Facebook
Il post del premier Renzi dopo la bocciatura della parità di genere
Emendamento ritirato
Nessun accordo tra i partiti
Salta la norma «salva Lega»
Niente accordo nella commissione Affari costituzionali
alla Camera sull’emendamento cosiddetto «salva Lega»
che Forza Italia ha quindi deciso di ritirare. La proposta
prevedeva che un partito radicato su un territorio specifico
potesse ottenere seggi in Parlamento anche senza
superare le soglie stabilite a livello nazionale. L’obiettivo
era quello di assicurare una rappresentanza parlamentare
al Carroccio. Dalla Lega ufficialmente nessun rammarico:
««Non l’abbiamo chiesto noi e non abbiamo bisogno di
salvagenti» ha dichiarato il vicepresidente Bragantini.
Dino Martirano
183
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Il retroscena L’idea di una riforma che non porti la firma del governo ma venga direttamente dai partiti. Il modello francese
Nuovo Senato, il cambio (in corsa) del progetto
Abbandonata l’idea dei 108 sindaci
Ci saranno governatori e delegati regionali
ROMA — Prima o poi i «senatoritacchini» finiranno arrosto, ma saranno loro a scegliere la ricetta più indolore. Il premier si è via via convinto
che la riforma di Palazzo Madama vada corretta in profondità. Primo passaggio, cambiare il vocabolario. Non
si parlerà più di «abolizione», si useranno termini più soft come «trasformazione» e i senatori saranno raggiunti da messaggi rassicuranti sull’importanza della futura Camera delle
autonomie, destinata a diventare «un
pilastro della Repubblica federale».
La bozza è nelle mani di Graziano
Delrio, regista delle politiche di governo. In coordinamento con Maria Elena
Boschi e Lorenzo Guerini, il sottosegretario a Palazzo Chigi sta scrivendo
un testo che tiene conto del lavoro dei
«saggi» di Napolitano. Ma dopo aver
consegnato ai partiti il suo «contributo al dibattito» il governo si tirerà fuori, perché il Senato non accetterebbe
mai una iniziativa esterna per il suo
superamento. La stesura del testo di
legge costituzionale sarà lasciata ai
gruppi parlamentari, Pd in primis:
non a caso Anna Finocchiaro ha fatto
avere a Delrio una sua proposta.
Renzi ha fiutato l’aria (tesa) che si
respira a Palazzo Madama. Tra i suoi
ha preso a serpeggiare il timore che
una riforma incompresa metterebbe a
rischio stabilità e durata dell’esecuti-
Camere a confronto
vo. I numeri sono ristretti e quei senatori che non ci stanno a sparire dalla
storia, si preparano a scatenare i costituzionalisti... «Se salta il Senato si apre
una crisi di sistema», avverte Gaetano
Quagliariello. E il sottosegretario Luciano Pizzetti la mette così: «La crisi
della Repubblica rischia di raggiungere il punto di non ritorno, solo un folle
amante del caos può lavorare per far
saltare le riforme».
Per non prestare il fianco ad agguati
e trappole Renzi asseconderà le ri-
I Parlamenti all’estero per numero di seggi
0
300
600
900
650
Regno Unito
480
Giappone
1500
320
577
Francia
1200
780
630
Italia
348
242
631 69
Germania
266
350
Spagna
435
Stati Uniti
Belgio
chieste delle forze politiche, evitando
strappi e imposizioni. Sul Senato il
premier ha detto di giocarsi tutto, «o
si entra nella Terza Repubblica, o sono
guai» è il leitmotiv. Il leader del Pd
vuole portare a casa la riforma e non si
impunta sui dettagli. Per lui i paletti
sono due, un Senato a costo zero e una
sola Camera che vota la fiducia. L’idea
di chiamare sugli scranni 108 sindaci
e 31 consiglieri nominati dal Quirinale è tramontata, l’assemblea delle autonomie avrà una composizione mi-
150 71
100
Camera bassa
Camera alta
sta: tutti i «governatori», alcuni sindaci e un numero di rappresentanti delle
Regioni scelti tra i consiglieri, che verrebbero sostituiti dai primi dei non
eletti. Accantonato il modello del
Bundesrat tedesco si lavora sul Senato
in salsa francese, eletto a suffragio indiretto.
Il nodo sono le competenze. Cosa
faranno, gli ex senatori? Non scalderanno il banco, è l’input che arriva da
Palazzo Chigi. E se pure non guadagneranno un euro, avranno un ruolo
«alto e nobile». Si occuperanno di legislazione europea in rapporto alla legislazione regionale e locale, avranno
funzioni ispettive e di controllo e zero
voce in capitolo sui bilanci.
La svolta è legata alla riforma del Titolo V e all’abolizione delle Province.
Renzi vuole arrivare alle Europee con
la rivoluzione del Senato approvata in
prima lettura, procedendo in parallelo
con la legge elettorale. Ma adesso Palazzo Madama dovrà accelerare sul disegno di legge Delrio che cancella le
Province. Sì, perché se non viene licenziato entro la prima settimana di
aprile si rischia di fare una «legge beffa» e di tornare al voto per rinnovarle.
Monica Guerzoni
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Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Primo Piano
3
#
In bianco
A sinistra la stretta di mano tra Laura Ravetto (FI) e il leghista
Buonanno. Nella foto piccola la presidente della Camera Boldrini, sopra
un gruppo di deputate, sotto Michela Vittoria Brambilla(FI), a destra
nella foto grande Giuseppina Castiello (FI) e poi dall’alto la deputata pd
Cristina Bargero con un foulard sulla testa, sotto a sinistra Nunzia De
Girolamo (Ncd), a destra Barbara Saltamartini (Ncd), sotto Eleonora
Cimbro (Pd) (Ansa, Benvegnù-Guaitoli, De Luca, Eidon, Inside)
In Aula L’amara presa d’atto mentre il ministro Boschi, terminato un complicato colloquio con Verdini, spedisce sms
Il giorno più lungo delle parlamentari (sconfitte)
ROMA — L’epilogo della giornata, nella tribunetta riservata ai cronisti parlamentari, è stato intuibile un’ora
prima che gli emendamenti per la «parità di genere» fossero votati.
La scena.
Colpo d’occhio sull’emiciclo di Montecitorio, dichiarazioni spontanee, brusìo. Il ministro Maria Elena Boschi,
dopo un lungo e complicato colloquio con il potente Denis Verdini, l’uomo che per il Cavaliere muove truppe e
tiene il pallottoliere, adesso è rilassata e spedisce sms. Il
leghista Gianluca Buonanno, vestito da domatore di leoni
(non è una battuta: indossa una vera divisa con i bottoni
dorati), prepara un intervento dei suoi. Alessandro Di
Battista (M5S) si agita in piedi nella solita speranza di suscitare l’interesse dei fotografi. I quali, però, stavolta,
hanno altro nel mirino.
La maggior parte delle novanta deputate appartenenti
a Forza Italia e Pd, a Sel, Scelta civica e Ncd, che giovedì
firmarono l’appello per modificare l’Italicum e renderlo
più equamente rosa, tengono sguardi grigiastri e a volte
immobili, l’immagine plastica dello sconforto, niente a
che vedere con l’abbacinante ingresso del mattino, tutte
qui a sfoggiare un indumento
di colore bianco, così come
Il fronte
aveva suggerito — incitando
alla provocazione pacifica — la
La delusione delle
forzista Laura Ravetto (lei, in
novanta deputate
camicia candida).
entrate baldanzose al
Rosy Bindi e Anna Miotto
mattino vestite di bianco hanno scelto un foulard. Gabriella Giammanco un maglione dolcevita. Alessandra Moretti un vestitino corto al giGiacca da domatore
nocchio. Nunzia De Girolamo,
pure lei in camicia e con una
E il leghista Buonanno
si presenta indossando specie di papillon stretto al collo.
una giacca
Ridevano e scherzavano, si
da domatore di leoni
chiamavano per darsi coraggio
e adesso invece eccole lì, mogie
e rassegnate. Quel demonio di
Luca D’Alessandro — ex responsabile della comunicazione del Pdl, gran tifoso laziale, molto vicino a Verdini — s’è
infatti messo a raccogliere le firme necessarie per chiedere che il voto avvenga con scrutinio segreto. Nell’anonimato. E nel buio dell’anonimato è chiaro a tutti che gli
emendamenti verranno, con tutta probabilità, bocciati.
Stefania Prestigiacomo, poco fa, alla buvette, l’aveva
messa giù quasi definitiva: «I maschietti di tutti i partiti
vogliono conservare la poltrona. A scrutinio segreto, ancora una volta, saremmo spacciate. E mi sa che se perdiamo, i guai peggiori saranno però per il Pd» (vedremo che
sarà profetica).
Ora la Prestigiacomo si alza.
Prende la parola.
E parte tosta, l’accento siciliano con effetto leggermente melodrammatico per dire che le dispiace ma il suo partito, Forza Italia, dopo anni e anni, è ancora impantanato
in certi atteggiamenti retrogradi e non lascia neppure libertà di coscienza per il voto.
Punto. Basta. Nient’altro da aggiungere. Poi piega il
microfono, facendolo sbattere. E lancia un’occhiata di
fuoco, che è un miscuglio di rancore e di disprezzo.
A chi è indirizzata l’occhiataccia?
A Renato Brunetta, il suo capogruppo, che siede due file più in basso, sulla destra.
Brunetta nemmeno si volta; si limita a mettersi con
quella smorfia che non sai mai se è un ghigno di perfidia
o un sorriso pieno di ironia. Comunque resta così, con
questa smorfia, per qualche minuto, finché la presidente
Laura Boldrini non gli concede di parlare.
Prestigiacomo e lo scrutinio segreto:
anche stavolta i maschietti
vogliono conservare la poltrona
Il succo del suo breve intervento è più o meno questo:
il mio partito, esattamente come il Pd, ha concesso libertà
di voto a tutti i suoi deputati e quindi, davvero, non si capisce la ragione, la necessità di certe polemiche (alla fine
del discorso è lui a voltarsi verso la Prestigiacomo e la trova con gli occhi di fuori che urla cose incomprensibili qui
dalla tribunetta, ma che se pure lo fossero, con tutta probabilità, sarebbero irriferibili).
Al voto si arriva così. Con questa atmosfera. Tra dolenti
discorsi (tipo quello di Rosy Bindi) e allegre chiacchierate
al cellulare: la Santanché se la spassa con qualcuno, lei da
sempre netta nel condannare il documento delle sue novanta colleghe e, però, come la Prestigiacomo, pure lei già
un po’ avanti nell’analisi politica. «Su questa storia degli
emendamenti, l’unico che rischia di farsi male è il Pd, vale a dire Renzi».
Intanto si fanno calcoli, proiezioni di voto. Gira voce
che i grillini potrebbero riservare qualche sorpresa, Renata Polverini annuncia che lei non cambia idea e voterà
certamente a favore dei tre emendamenti, Laura Ravetto e
Gabriella Giammanco cominciano a pensare di averla fatta grossa e cercano lo sguardo benevolo di Brunetta: il
quale, naturalmente, non le degna e, anzi, continua ostentataSguardi con Brunetta
mente a fissare il vuoto.
Comunque ormai ci siamo.
L’occhiata di fuoco della
La presidente Laura Boldrini Prestigiacomo rivolta
(con sciarpa bianca) avvia le
al capogruppo Brunetta
operazioni di voto.
Succede tutto con una certa che neppure si volta
rapidità.
Primo emendamento respinto con 335 no e 227 sì.
Secondo emendamento re- La previsione
spinto con 344 no e 214 sì.
Santanchè: su questa
Terzo emendamento respin- storia degli
to con 298 no e 253 sì.
È chiaro che Pd e Fi si sono emendamenti l’unico che
spaccati: ma non ci vogliono rischia di farsi male è il Pd
analisi troppo sofisticate per
capire che il vero pasticcio è tra
i democratici. I quali, se avessero sostenuto in modo
compatto gli emendamenti, avrebbero potuto contare sui
293 voti dei deputati che compongono il gruppo; senza
considerare che le proposte di modifica sono state certamente votate anche dai 36 deputati di Sel, da molte parlamentari del centrodestra e degli altri gruppi.
Si sentono grida provenire dai banchi dei democratici.
Gianni Cuperlo si alza e osserva scuotendo la testa. La
Moretti gesticola, stringe i pugni. Maria Chiara Carrozza,
ex ministro dell’Istruzione nel governo Letta, apre l’Ipad e
subito spedisce un tweet: «Vorrei sapere come hanno votato i colleghi del gruppo Pd su questi emendamenti sulla
parità di genere...». Un minuto dopo arriva il tweet di
Giuditta Pini: «Che lo spirito di Lorena Bobbit accompagni stanotte i colleghi che hanno bocciato l’emendamento #opencamera #paritadigenere».
Le deputate del Pd in circolo — ma intanto una inciampa, una molla una manata su una sedia — cercano di trovare una spiegazione, un colpevole. «Contali! Contali
quei maledetti voti!» «Ci hanno tradito i nostri compagni!». «Mi fanno schifo!». «Cornuti malefici!».
All’improvviso una voce più alta: «Andiamo a riunirci
tutte nell’aula Berlinguer!».
Molti deputati democratici abbandonano i banchi a
passo veloce, a capo chino, muti. Roberto Giachetti fa per
avvicinarsi al gruppo delle colleghe che sta ancora lì, raccolto, ma capisce che non è aria.
I lavori dell’Aula vengono sospesi.
Fabrizio Roncone
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Primo Piano
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Il governo Il premier
Il leader pd respinge gli attacchi della minoranza
Renzi: la riforma passerà anche al Senato. E si prepara al nuovo fronte dell’economia
L’agenda
Vertice con i ministri
per le misure da varare
Il Consiglio dei ministri
fissato per domani è
cruciale per il governo
Renzi. È lì che il premier
presenterà le riforme
che vuole portare a
definitiva approvazione
entro tre mesi: dallo
sgravio fiscale per i
redditi più bassi al taglio
del cuneo fiscale, dai
fondi per l’edilizia
scolastica al piano casa
e alle misure del Jobs act
sul mercato del lavoro
Edilizia scolastica
per la ripresa
Renzi ha dedicato grande
enfasi al promesso piano
di ristrutturazione degli
edifici scolastici che
arriverà al Consiglio dei
ministro: 2 miliardi e
mezzo già trovati, 4
raggiungibili e 10 in tre
anni sono le cifre
elencate dal premier per
mettere a norma le
scuole. Un modo, ha
detto Renzi, «per iniettare
nel sistema nuove risorse
che torneranno in modo
virtuoso nell’economia»
ROMA — Sono giorni decisivi,
questi, per Matteo Renzi. Sul fronte
della riforma elettorale e su quello
del Consiglio dei ministri di domani.
Le prime 24 ore sono state superate (anche se la Camera licenzierà il
nuovo sistema solo oggi o, forse, addirittura domani), nonostante le insidie dei bersaniani che hanno tentato di incastrare il premier e di metterlo all’angolo con la scusa delle «quote
rosa». Prima volevano coinvolgerlo
in un’assemblea del gruppo, perché
prendesse posizione, rompendo il
patto sottoscritto al Nazareno con
Silvio Berlusconi. Patto che, naturalmente, non può essere infranto, visti
i numeri risicati del Senato. Poi, platealmente, nell’aula di Montecitorio
Alfredo D’Attorre, Guglielmo Epifani
e Nico Stumpo hanno chiesto ai grillini di collaborare con loro per cambiare la legge elettorale e, di conseguenza, anche la maggioranza che la
sostiene.
Un altro tentativo andato a vuoto,
che però la dice lunga sugli umori di
una parte della minoranza del Partito
democratico nei confronti del presidente del Consiglio. I bersaniani, e
non solo loro (si veda Rosy Bindi che
da giorni chiede «una gestione collegiale» del Pd) approfittano di ogni si-
tuazione per tentare di riappropriassi
della «ditta». Già sono molti nei
gruppi parlamentari, ora vorrebbero
allargarsi anche nel partito per condizionare le mosse del premier che in
realtà non dà loro molta retta, anche
perché ha stretto buoni rapporti con i
«Giovani turchi» e siglato una sorta
di pace armata con massimo D’Alema
di cui presenterà il nuovo libro martedì prossimo. E comunque, secondo
Renzi, «quello che conta è il risultato.
E il risultato è che la riforma verrà
approvata alla Camera e poi anche al
Senato, anche se ci sarà qualche ri-
La presentazione
Il rottamatore
e il libro di D’Alema
Il premier Matteo Renzi,
il prossimo 18 marzo, presenterà
il nuovo libro di Massimo
D’Alema Non solo Euro al Tempio
di Adriano a Roma. Sarà
l’occasione per un faccia a faccia
tra i due esponenti pd che spesso
hanno polemizzato tra loro.
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tardo». Su questo non ha dubbi nemmeno il lettiano Francesco Boccia,
che pure non la voterà: «A Palazzo
Madama, dove non c’è nemmeno il
voto segreto, il patto è blindato». Anche se ieri sera la bersaniana Roberta
Agostini minacciava: «Potrebbero esserci dei contraccolpi».
Ma in questa giornata convulsa
dell’Italicum il premier ha dovuto affrontare anche una discussione a dir
poco animata con il capogruppo di
Forza Italia Renato Brunetta, che gli
chiedeva di pronunciare un no
«chiaro ed esplicito alla parità di genere». L’inquilino di Palazzo Chigi si
è guardato bene dall’accontentare il
presidente dei deputati di FI. Anzi. La
sua replica è stata secca e ultimativa:
«È il Parlamento che deve decidere liberamente e autonomamente». Dunque, non è passata la linea invocata
da Brunetta e il governo si è rimesso
all’Aula, senza esprimere parere contrario come avrebbe invece voluto il
capogruppo di Forza Italia.
Ma c’è l’altro fronte, delicato anche questo. Il premier, che ha passato
l’intera giornata chiuso a Palazzo
Chigi, benché senza i vestiti d’ordinanza (indossava un golfino rosso e
un paio di jeans) si è buttato a capofitto sui dossier della conferenza
stampa di mercoledì. Quindi, insieme a Del Rio, e in contatto telefonico
con il ministro dell’Economia Pier
Carlo Padoan, che era all’Ecofin, ha
studiato fin nei minimi dettagli le coperture per i provvedimenti che verranno varati dal Consiglio dei ministri. Ci saranno coperture in parte a
regime e in parte una tantum, che saranno poi sostituite, il prossimo anno, da coperture che arriveranno da
risparmi di spesa fissi. «Non si può
sforare e non serve — è la convinzione di Renzi — ci saranno coperture
congrue e corrette».
Ma il presidente del Consiglio sa
che su questo fronte è imminente
una nuova battaglia: quella con la
Cgil di Susanna Camusso, che promette di mobilitare la sua organizzazione contro l’esecutivo. «Penso che
sia la prima volta nella storia — ironizzava ieri Renzi con i suoi — che si
minaccia uno sciopero contro un governo che vuole mettere direttamente i soldi in busta paga dei lavorator i » . Q u i n d i a g g i u n ge va : « C ’ è
un’emergenza e sarebbe interesse di
tutti superarla e cercare di agganciare
la ripresa, e invece c’è chi preferisce
difendere interessi corporativi...».
Maria Teresa Meli
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Dialogo
L’onorevole
di FI Daniela
Santanchè, 52
anni, ieri mentre
parla con il
ministro del Pd
(Riforme e
Rapporti con il
Parlamento)
Maria Elena
Boschi, 33 anni
(Olympia)
Gli incontri
internazionali
Dopo la prima visita di
Stato in Tunisia, per il
premier Renzi l’agenda
internazionale è fitta.
Sabato 15 marzo
incontrerà a Parigi il
presidente francese
Francois Hollande e due
giorni dopo avrà un
vertice con la cancelliera
tedesca Angela Merkel.
Un altro appuntamento
importante sarà il
Consiglio europeo: è
fissato per i prossimi 20
e 21 marzo a Bruxelles
Brunetta mostra tramonti
Il forzista Renato Brunetta mostra le foto di un
tramonto ai colleghi Mariastella Gelmini e
Gregorio Fontana mentre in Aula si
discute la legge elettorale
(Benvegnù-Guaitoli)
Il centrodestra La pasionaria Ravetto a Fitto: «Ringraziateci, abbiamo combattuto a viso aperto»
Berlusconi e i due pericoli scampati:
la legge elettorale è salva e Forza Italia ha retto
ROMA — Portare a casa l’accordo, a
tutti i costi. Perché oggi per Silvio Berlusconi il patto siglato con Matteo
Renzi su legge elettorale e riforme è
una sorta di assicurazione sulla vita in
vista delle prossime scadenze (a partire dalla definizione della sua pena che
arriverà il 10 aprile alle Europee), alle
quali non vuole arrivare in una posizione di debolezza e fuori dai giochi
politici. Poi, una volta stabilito il suo
cammino giudiziario, si capirà quale
linea vorrà prendere il Cavaliere. Ma
oggi bisogna rimanere fedeli alle intese.
Per questo, pur non avendo una posizione pregiudizialmente contraria
alla parità di genere («Fosse per me,
potremmo candidare tutte donne...»
ha scherzato con i tanti e le tante che
lo hanno chiamato in queste ore),
Berlusconi si è fidato di chi gli ha spiegato che, in caso di sì alle quote rosa, il
suo partito si sarebbe drammaticamente spaccato, e l’accordo sarebbe
certamente andato in fumo. Era chiaro
infatti che se fossero passati gli emendamenti per la parità di genere, con
l’obbligo di candidare e probabilmente eleggere il 50% di donne (o anche
solo il 40% dei capilista), la rivolta degli uomini, dei gruppi dirigenti non
solo forzisti sarebbe stata eclatante. E
si sarebbe rovesciata sui voti immediatamente successivi.
Così, la battuta di una delle pasionarie azzurre delle quote, Laura Ravetto, a Raffaele Fitto ha un gran fondo di verità: «Dovreste ringraziarci per
aver fatto la nostra battaglia a viso
aperto: se ci fosse stato un incidente
avrebbero dato la colpa a noi di FI per
aver fatto fallire l’intesa, invece così è
evidente che i problemi potranno arrivare dal Pd e invece non arriveranno
dai grillini, che avrebbero potuto far
saltare tutto ma non lo hanno fatto
perché l’Italicum a loro va benissimo...».
Non si dispera nemmeno Stefania
Prestigiacomo, che alla Camera ha
parlato rappresentando le ragioni del
gruppo di donne e sparuti uomini pro
parità: dopo aver criticato il suo partito per i «passi indietro» rispetto al
passato, adesso allarga le braccia: «Era
una battaglia che dovevamo fare, ma
con il voto segreto non avevamo speranze di vincerla. Vedremo se al Senato cambierà qualcosa, ma noi sentiamo di aver fatto quello che dovevamo». Certo, il fatto che né Renzi né
Il rischio
Il Cavaliere si è fidato di chi gli
spiegava che con il sì alla parità
di genere sarebbe andata in
fumo l’intesa sull’Italicum
Il confronto
All’ex premier la divisione
interna non è dispiaciuta: è
la prova che nel partito si
può discutere e schierarsi
Berlusconi abbiano voluto esporsi sul
tema prima del voto ha pesato, ma l’ex
ministro non se la prende con loro: «Si
è cercata una mediazione, ma evidentemente entrambi sapevano che se si
fossero schierati avrebbero rischiato
di spaccare i rispettivi partiti... È andata così, la sconfitta deriva dalla
spaccatura nel Pd, ma non credo che la
nostra sia stata una battaglia inutile».
Sicuramente, è stata «una battaglia
illiberale e di retroguardia» quella
combattuta dalle colleghe, secondo
Daniele Capezzone, uno degli uomini
che più nettamente ha pronunciato il
suo no secco, assieme a Brunetta e a
Gasparri. Ma c’è da scommetterci che
a Berlusconi la divisione tra i suoi,
conciliata alla fine nel voto segreto
che ha mantenuto fermo l’accordo,
non sia dispiaciuta affatto: mostrare
un partito in cui albergano tutte le posizioni, in cui «si può discutere e
schierarsi» su questi temi aiuta a coprire le varie aree dell’elettorato variegato di Forza Italia.
Paola Di Caro
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Gelmini
«Bene così
La parità
non si misura
in quote»
ROMA — «Ha prevalso il
buon senso». Mariastella
Gelmini, vicecapogruppo
vicario di Forza Italia alla
Camera, è da sempre
contraria alle quote rosa.
Perché?
«Non so come faccia una
società liberale a ridurre tutto
a un problema di quote. La
parità è fondamentale ma non
si introduce così».
Poteva essere un aiuto.
«La parità va coltivata nella
coscienza civile del Paese. È
una battaglia culturale, che si
combatte soprattutto fuori dal
Parlamento, tra le donne che
lavorano».
E come?
«La vera quota non è quella
rosa, ma quella finanziaria.
Bisogna introdurre un welfare
per l’infanzia, per gli asili
nido. La conquista deve
riguardare il tempo delle
donne».
Le quote erano un inizio.
«No, rischiavano invece di
offendere il genere che
volevano tutelare. Perché
erano un’implicita
affermazione di incapacità.
Germania, Danimarca e
Norvegia non hanno quote.
Averle sarebbe stato
ammettere la nostra
arretratezza».
Ammettiamola: c’è. Non
siamo la Norvegia.
«Bisogna avere fiducia nella
capacità delle donne di auto
affermarsi. È un movimento
inarrestabile che porterà
l’affermazione delle donne al
vertice».
Inarrestabile, forse, ma
lungo. Forza Italia si è
spaccata: la Prestigiacomo
ha votato in dissenso.
«C’era libertà di coscienza».
La Prestigiacomo ha negato.
«Non polemizzo, ci sarà stata
un’incomprensione: non
siamo il Movimento 5 Stelle».
Non si è capito se Berlusconi
era a favore o meno.
«Berlusconi è da sempre a
favore della parità delle
donne. Il suo governo è stato
il primo a dare grandissimo
spazio alle donne».
Con molte polemiche su
come siano arrivate al potere
e sulle loro qualità.
«Le polemiche con Berlusconi
non mancano mai, ma lui si è
sempre battuto perché le
donne arrivassero ai vertici».
Al di là del merito, c’era una
questione politica.
«Sì, questi emendamenti
erano anche un escamotage,
un grimaldello per rimettere
in discussione l’accordo
elettorale e per far saltare
tutto. Nel Pd li hanno
strumentalizzati contro Renzi.
Non a caso, non c’era una
renziana tra le firmatarie
dell’appello. E nessuna
ministra vestita di bianco. Il
Pd è andato in pezzi».
Alessandro Trocino
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Primo Piano
Il governo Le parti sociali
«Ridurre il cuneo fiscale delle aziende
è l’unica strada per creare occupazione»
Imprese e governi
L’ultimo affondo
contro Berlusconi
Estate 2011, il mondo
delle imprese preme sul
governo Berlusconi
perché intervenga
contro la crisi. Mentre
cresce lo spread dei titoli
italiani sul Bund tedesco
e dopo i tonfi di Piazza
Affari, i toni tra
l’esecutivo e
Confindustria, guidata
da Emma Marcegaglia, si
fanno sempre più accesi
Finché a novembre
arriva l’ultimatum: «Il
governo agisca o se ne
vada». Lo firmano, oltre
a Confindustria, Abi,
cooperative e Rete
imprese Italia. Berlusconi
lascia il 12 novembre
Squinzi: chiediamo agli italiani se vogliono un lavoro o qualche decina di euro in più
Nella lettera al «Corriere della Sera» che qui pubblichiamo, il presidente di
Confindustria Giorgio Squinzi interviene nel dibattito sulla riduzione delle tasse che si è aperto nei giorni scorsi, dopo l’annuncio del premier Matteo Renzi di
voler intervenire con un taglio da 10 miliardi. Misure che Renzi sta mettendo a
punto in vista del Consiglio dei ministri di domani: domenica sera il premier ha
annunciato di voler intervenire a favore delle famiglie con «qualche decina di
euro in più in busta paga» a chi ne guadagna fino a 1.500 al mese. Secondo il
leader degli industriali, la misura ideale sarebbe invece la riduzione del cuneo
fiscale pagato dalle aziende. Per un miglioramento della competitività delle imprese e per aiutare l’occupazione.
❜❜ C
di GIORGIO SQUINZI
aro direttore, molti vorrebbero farci credere che siamo fuori dalla crisi. Personalmente sono abituato a
dire le cose che penso e a farlo in
modo diretto. È vero, i numeri sembrano migliori di qualche trimestre
fa, ma di crescita vera e propria non
possiamo ancora parlare. La ripresa, se viaggerà a questi ritmi, sarà
purtroppo lentissima. Per crescere
sul serio e stabilmente nel tempo
dobbiamo fare poche cose ed efficaci.
Cresceremo se il costo delle nostre imprese sarà confrontabile con
quello dei nostri diretti concorrenti. Non entro sulle tante voci che
paghiamo più degli altri. Mi concentro su una sola questione del dibattito di questi giorni. Da tempo
diciamo che occorre intervenire in
maniera seria sul cuneo fiscale,
perché quello è il fattore che più ci
penalizza rispetto alle economie
avanzate. Più di 35 punti di svantaggio competitivo rispetto alla
Germania sono un abisso che non
possiamo pensare di colmare facendo leva sempre sulla nostra creatività e fantasia.
Un miglioramento di competitività di costo si tradurrebbe immediatamente in effetti positivi sia
sull’occupazione, sia sulla competitività d’impresa. È strutturale, agisce in profondità. Non si tratta di
una misura fatta per gli imprenditori: non siamo iscritti al club Irap o
Irpef. Siamo da tempo convinti che
la questione chiave è la riduzione
del cuneo pagato dalle aziende. Ridurlo vorrebbe dire venire incontro
a chi produce e genera valore in Italia, allo sforzo di chi crede nel nostro Paese. La riduzione del costo
del lavoro agirebbe in favore degli
occupati e di chi un lavoro purtroppo oggi non ce l’ha, ma lo avrebbe
se il suo costo gravasse meno sul
bilancio delle imprese.
Sarebbe interessante chiedere
agli italiani se vogliono un lavoro o
qualche decina di euro in più in tasca. Sarebbe interessante stimare
quante delle crisi industriali che
stiamo affrontando sono crisi generate da costi eccessivi.
Cresceremo se le regole del fare
impresa saranno poche, rigorose e
comprensibili. Lo dico da tempo:
attenti ad affidarsi solo agli slogan,
alle scorciatoie facili da enunciare,
quanto difficili, lunghe e costose da
praticare. Sul lavoro non cediamo
alla tentazione di introdurre nuove
forme contrattuali aggiuntive. Rendiamo più chiare, semplici e flessibili quelle esistenti, all’ingresso come all’uscita dell’occupazione. Togliamo i pesi e le complicazioni
inutili della riforma Fornero e avremo più lavoro.
Se avessimo destinato alla riduzione dei costi impropri del lavoro e
dei tanti colli di bottiglia che bloccano le assunzioni, l’energia e il
tempo che abbiamo perso in una
disputa ideologica anacronistica,
pregiudiziale e sterile, la crescita la
Gli alti e bassi
con Monti e Fornero
L’incontro Matteo Renzi e Giorgio Squinzi a un convegno di Confindustria a Firenze il 6 febbraio
terremmo già stretta tra le mani.
Forse molti giovani sarebbero occupati.
Cresceremo se, a fianco della sacrosanta spending review, faremo
una regulation review che rimuova
le troppe norme che generano costi, tempi, ruoli, poteri inutili. Che
alimentano caste e corruzione.
L’imprenditore non può passare la
maggior parte del suo tempo sul
codice civile o con gli avvocati. Il
suo mestiere è un altro. Tra le cose
fatte da Confindustria c’è una precisa ricognizione di ciò che va eliminato, razionalizzato, ridotto. Un
manuale per la semplificazione a
disposizione di tutti.
Cresceremo se il basilare principio che regola il rapporto tra qualsiasi cliente e fornitore verrà rispettato, in primo luogo dallo Stato: pa-
✒
Il premier ad aprile a Pechino, una sfida per il made in Italy
di DARIO DI VICO
M
atteo Renzi si recherà in visita ufficiale in Cina
nella prima metà di aprile. Nei prossimi giorni il
neopremier avrà modo di definire sia le date del viaggio
sia il calendario degli appuntamenti in terra asiatica. Il
governo italiano tiene fede in questo modo all’impegno
preso da Enrico Letta e ribadito dall’ex presidente del
Consiglio alle autorità cinesi in occasione della trasferta
a Sochi. La visita di Renzi cadrà in un momento
particolarmente intenso dei rapporti economici tra i due
Paesi. L’interesse di Pechino per investimenti diretti in
Italia è considerato alto e sono considerati sotto
osservazione, tra gli altri, i distretti della meccanica e
quattro settori di specializzazione (ambientale,
sanitario, agro-industria e urbanizzazione). Un dossier
particolarmente caldo è quello degli elettrodomestici
grazie all’eventualità che la Indesit alla ricerca di un
partner internazionale alla fine possa scegliere il
colosso cinese Haier. Il relativo rallentamento della
crescita del Pil di Pechino (+7,5%) non dovrebbe nuocere
all’export italiano. È vero, infatti, che per effetto della
lotta contro la corruzione si venderanno meno prodotti
di lusso ma l’aumento dei consumi interni dovrebbe
aprire nuove strade al made in Italy.
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(Corbis)
gare i propri debiti e pagarli in tempi corretti, come si fa in tutto il
resto del mondo.
La parola d’ordine è ridare competitività al Paese e alle sue imprese. Mille cose si possono fare e tante
sono le ricette proposte. Tutte hanno una loro legittimità. Ma, mi
spiace dirlo, non è tempo per perdersi in esperimenti. Sono lussi che
non ci possiamo permettere. Abbiamo perso decine di migliaia di
imprese, milioni di posti di lavoro,
un quarto della produzione industriale. Numeri da brivido. Occorrono poche scelte chiare, decise e
dritte all’obiettivo. Il lavoro deve
costare come negli altri Paesi, quindi molto meno. Le regole devono
essere semplici come quelle della
migliore Europa. Bisogna pagare
ciò che si acquista. Non è un regalo
o un incentivo. È dovuto. Il Paese si
è retto in questi durissimi anni sulle spalle di chi è andato a cercarsi
per il mondo nuovi mercati. Abbiamo bisogno di una scossa forte che
ci dia fiducia per continuare. Alla
politica il difficile compito di scegliere. Un cosa però deve essere
chiara: senza impresa non c’è crescita, non c’è lavoro, non c’è Italia.
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Il sindacato Il segretario insiste sulla mobilitazione: Irpef o Irap? Al premier piace il calcio, ma il mondo non è fatto di derby
Renzi e Landini, due fronti di guerra per Camusso
ROMA — Se un leader si misura dalla
capacità di decidere anche a costo di
scontrarsi con blocchi sociali consolidati,
Matteo Renzi domani è atteso alla prova
del nove. Mai nessun presidente del Consiglio prima di lui ha sfidato così sia il sindacato sia le associazioni imprenditoriali,
con l’intento di scavalcarli, non riconoscendo loro una reale rappresentatività.
Qualcosa che va oltre lo scontro fra Bettino Craxi e la Cgil di Luciano Lama sulla
scala mobile nel 1984 o la battaglia tra Silvio Berlusconi e il sindacato sulla riforma
delle pensioni nel 1994 o la sfida sulla
modernizzazione lanciata da Massimo
D’Alema alla Cgil di Sergio Cofferati nel
1997 o la guerra tra Berlusconi e Cofferati
sull’articolo 18 nel 2002. Tutti scontri dove il presidente del Consiglio, fosse di destra o di sinistra, si impegnava contro un
avversario di cui riconosceva la rappresentatività e temeva la forza, al punto da
non essere mai sicuro di vincere. L’unico
che ci riuscì fu Craxi, ma era il più decisionista di tutti. Ora invece Renzi si è permesso di dire in tv, a proposito delle decisioni che prenderà domani: «Avremo i
sindacati contro? Ce ne faremo una ragione», scatenando l’applauso della platea di
sinistra della trasmissione Che tempo che
fa. Impensabile fino all’altro ieri. Renzi si
è impossessato del sentimento diffuso
nell’opinione pubblica di diffidenza,
quando non ostilità, verso le parti sociali,
percepite più come apparati di potere e
fonte di privilegi che espressione di chi la
mattina va in fabbrica o in ufficio o manda avanti un’azienda. «Ascoltiamo Confindustria, ascoltiamo i sindacati, ma cosa
dobbiamo fare lo faremo non pensando
alle associazioni di categoria ma alle famiglie e alle imprese». Più chiaro di così...
Una rivoluzione. Solo comunicativa
per ora. Ma tanto è bastato a frastornare le
vittime. Raffaele Bonanni, di prima mattina, ha spedito al presidente del Consiglio,
che aveva anche invitato i sindacati a mettere tutte le loro spese online, il link al sito
della Cisl dove sono pubblicati i bilanci
del sindacato bianco e ha lanciato
l’hashtag «Renzi rispetti il sindacato». Ma
è da Susanna Camusso, che già il giorno
prima aveva minacciato la mobilitazione
del sindacato rosso, che è venuta la rispo-
Cgil Il segretario Susanna Camusso
Le forze in campo
Il leader pd e la Fiom dialogano
Ma l’apparato di 5,7 milioni di
tesserati prova a resistere ai
350 mila metalmeccanici
sta più dura. Dopo aver invitato anche lei
Renzi a visitare il sito Cgil per i bilanci, il
segretario ha ammonito il premier: «Mi è
parso disattento al fatto che c’è una parte
del Paese che ha pagato un prezzo altissimo nella crisi. Una parte che attende una
svolta e sta guardando ai tanti annunci di
Renzi e alle coerenze che ci saranno con la
politica economica che farà». Meno tasse
per i lavoratori vuole Camusso e non sgravi Irap per le imprese. «A Renzi piace il
calcio, ma il mondo non è fatto di derby. Il
tema è a chi vuoi dare delle risposte», insiste.
Non c’è rapporto tra Renzi e Camusso,
non c’è mai stato. Renzi salta gli schemi,
le liturgie. Riconosce come sindacalista
«dal quale imparo qualcosa ogni volta che
lo incontro» Maurizio Landini, un leader
di estrema sinistra, lontanissimo sui contenuti quindi, ma un rottamatore come
lui, che da capo della Fiom, il sindacato
dei metalmeccanici, sta terremotando il
percorso congressuale della Cgil che, a
maggio, rieleggerà con percentuali bulgare Camusso segretario generale. Di questo
nessuno dubita nel sindacato rosso. Ma la
domanda è un’altra: quanto può durare?
Quanto ci metterà Landini, se continuerà
a mettere in discussione la «democraticità» della Cgil, a far saltare equilibri di potere consolidati? Landini, come Renzi, è
un animale mediatico. Se intercettasse lui
la richiesta di un nuovo modo di fare sindacato? E cavalcandola riuscisse a imporre nuovi modi di selezione della classe dirigente, fino alle primarie per scegliere le
candidature alla guida dell’organizzazione? Al momento nessuno nel sindacato ci
crede perché l’apparato della Cgil, a differenza del Pd, è ancora molto forte per essere abbattuto da un rottamatore che ha la
sua roccaforte nella Fiom, appena 350 mila iscritti su quasi 5,7 milioni di tesserati
Cgil. Eppure Renzi irride Camusso e parla
con Landini. Il buffo è che probabilmente
non sa che se c’è un sindacato che tiene il
bilancio segreto come fosse quello della
Cia, questo è proprio la Fiom. E così i due
rottamatori saranno pure diversissimi,
ma a questo punto per Camusso sono
uguali: due avversari da battere.
Enrico Marro
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Nei primi tempi da
Confindustria arriva
un’apertura di credito —
a cominciare dalle
speranze sulla riforma
del lavoro — al governo
tecnico varato da Mario
Monti il 16 novembre
2011. Ma i rapporti si
fanno sempre più tesi.
Nell’estate 2012, Giorgio
Squinzi, eletto a capo
degli industriali a
maggio, dà «voto
insufficiente, tra il 5 e il
6» all’esecutivo, «anche
se il giudizio è ancora in
sospeso». E sulla
riforma Fornero: «È una
boiata, ma va
approvata»
Le aperture a Letta
poi le critiche
Nei giorni dopo il voto,
senza una chiara
maggioranza, le imprese
premono perché si superi
lo stallo e si formi un
esecutivo. Quando Letta
giura, Viale
dell’Astronomia
commenta: «Governo di
qualità». Ma i rapporti col
tempo si incrinano. A
dicembre Confindustria
attacca la legge di
Stabilità. A febbraio
arriva l’ultimatum: «O si
cambia passo o è meglio
votare». La replica di
Letta: «Ognuno faccia il
suo lavoro». I due si
incontrano faccia a faccia,
ma la tregua non regge
Le richieste sul lavoro
al nuovo esecutivo
A dicembre, quando
circolano le prime
informazioni sulle misure
del Jobs Act, Squinzi
mostra apprezzamento
per il piano sul lavoro del
segretario del Pd: «Va
nella direzione giusta». Il
22 febbraio giura il nuovo
governo. Pochi giorni
dopo, pur preoccupato
dalla Tasi («un’altra
botta»), il leader degli
industriali usa una
metafora da Formula 1:
«Renzi potenza nel
motore ce l’ha,
auguriamoci che sia
capace di scaricarla per
terra». E chiede interventi
su cuneo fiscale e lavoro
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Primo Piano
Il governo Le misure
GLI SCAGLIONI DI REDDITO E LE ALIQUOTE IRPEF
redditi
fino a 15.000* euro
aliquota
Padoan: all’Ue non chiediamo favori
«Meno tasse con riduzioni di spesa»
*La «no tax area» vige per le pensioni fino
a 7.500 euro e per i redditi da lavoro
dipendente fino a 8.000 euro
al
23%
REDDITO MEDIO PER AREA GEOGRAFICA DI RESIDENZA*
NORD- OVEST
22.313 euro
(+2,18%
rispetto al 2010)
NORD- EST
20.666 euro
(+2,04%
rispetto al 2010)
Il ministro dell’Economia: riduzione del cuneo con risparmi permanenti
«Priorità alla crescita e all’occupazione. Pil, nel 2014 salirà dello 0,6%»
DAL NOSTRO INVIATO
I fondi strutturali
Bruxelles
sblocca
12 miliardi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Mentre alle
otto di ieri sera —
ultimissimo giorno valido,
sull’orlo della procedura di
infrazione — giungeva a
Bruxelles la lettera con cui il
governo italiano cerca di
spiegare i ritardamenti dei
pagamenti pubblici, arrivava
anche una buona notizia a
nove zeri. Non sono proprio
soldi freschissimi, nuovi, né
vengono attribuiti per meriti
speciali. Ma per un
rimescolamento di quote, di
carte. E tuttavia, quei 12,1
miliardi in planata nelle
nostre casse fanno pur
sempre colpo: nei fondi Ue
per la coesione 2007-2013,
cofinanziati da Roma e
dall’Unione Europea, per un
complesso gioco di
matematica finanziaria sono
state abbassate le aliquote di
cofinanziamento e così è
stata abbassata anche la
parte italiana. Risultato
ottenuto da 4
riprogrammazioni
concordate fra Roma e
Bruxelles nel 2012-2013:
appunto 12,1 miliardi, da
impiegare anche in breve. A
Roma si festeggia, ma a
Bruxelles — tanto per
cambiare — si diffida. C’è da
accordarsi entro il 22 aprile
sulla programmazione delle
risorse Ue per l’Italia nel
2014-2020 (32,8 miliardi), e
voci confuse nei giorni scorsi
— dopo l’insediamento del
governo Renzi — già
parlavano di usarle in parte
per la riduzione del cuneo
fiscale. O per altre misure
congiunturali: insomma per
riempire nuovi o vecchi
buchi. Rapido l’altolà del
commissario Ue alle
politiche regionali Johannes
Hahn, che nell’ambito della
Commissione per l’accordo
di partenariato ha scritto una
lettera al sottosegretario alla
presidenza del Consiglio
Graziano Delrio: quei soldi,
ha ammonito, devono essere
usati per misure strutturali,
non congiunturali.
Altrettanto rapida la risposta
di Delrio: «l’Italia non ha mai
chiesto e non chiederà di
utilizzare Fondi strutturali
per problemi di finanza
pubblica o per il cuneo
fiscale. Intendiamo entro la
scadenza prevista, il 22
aprile, scegliere con
decisione le azioni a favore
delle imprese, del lavoro e
dei servizi innovativi alle
persone, perseguendo
strategie, progettazioni
precise e scadenze certe».
Luigi Offeddu
[email protected]
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BRUXELLES — Il neoministro dell’Economia Pier Carlo
Padoan, nel suo esordio all’Eurogruppo, ha cercato di
rassicurare sulla difficile situazione economica dell’Italia,
indicando genericamente
che darà priorità a l r i l a n c i o
della crescita e
dell’occupazione. Ai ministri
finanziari ha
però promesso
di non abbandonare i vincoli
di bilancio e di
riequilibrare i
tagli di tasse con
riduzioni delle
spese.
Padoan ha citato l’atteso all e g ge r i m e n to
della tassazione
e della contribuzione sul costo del lavoro,
che prevede
«una riduzione
del cuneo fiscale coperta in
modo permanente da tagli di
spesa».
All’Ue verrà chiesto tempo
per attuare le riforme necessarie al rilancio dell’economia, quando provocano un
Il caso
«aggravamento momentaneo» della finanza pubblica. Il
ministro dell’Economia, che
al mattino a Bruxelles ha incontrato il presidente belga
del Consiglio Ue Herman Van
Rompuy per parlare dell’im-
minente semestre di presidenza italiana del’Ue, ha spiegato l’esigenza di flessibilità
nelle politiche di bilancio.
«Spostiamo l’enfasi sugli
obiettivi della crescita e dell’occupazione» ha dichiarato
A Bruxelles
Il presidente della Banca Centrale Europea,
Mario Draghi e il ministro dell’Economia e delle Finanze,
Pier Carlo Padoan ieri all’Eurogruppo
precisando che le riforme devono «cominciare subito»,
ma «si ha bisogno di un orizzonte di medio termine» per
vedere risultati «tangibili».
Ha indicato «due-tre anni».
Per Padoan il rapporto con
Bruxelles deve diventare collaborativo e meno conflittuale: «Siamo venuti in Europa
per fare, non per chiedere favori». Il suo passato negli organismi internazionali (Fmi
di Washington e Ocse di Parigi) gli ha fatto subito comprendere i maggiori margini
di trattativa provocati dalla riduzione di potere della Commissione europea, che è in
scadenza e da aprile vedrà il
suo «controllore» dei bilanci
nazionali, il finlandese Olli
Rehn, in aspettativa per la
campagna elettorale delle elezioni europee del maggio
prossimo.
Padoan ha ridimensionato
a «gossip» le polemiche sulla
diverse interpretazioni dei recenti richiami della Commissione europea al governo dell’ex premier Enrico Letta e del
suo predecessore Fabrizio
Saccomanni. «Molte delle direzioni del governo sono in linea con il governo precedente», ha affermato diplomaticamente aggiungendo che sare b b e « u n a s c i o cc h e z z a
disperdere l’enorme risultato
delle finanze pubbliche accumulato». Rispetto al duo Letta-Saccomanni ha però sotto-
SUD
15.701 euro
(+1,54%
rispetto al 2010)
CENTRO
20.682 euro
(+1,96%
rispetto al 2010)
ISOLE
15.933 euro
(+0,98%
rispetto al 2010)
TOTALE NAZIONALE
19.655 euro
(+2,10%
rispetto al 2010)
* Ci sono 1.201 soggetti con regione non indicata. Il reddito medio è comprensivo
dei redditi soggetti a tassazione sostitutiva (cedolare secca)
Fonte: Ministero delle Finanze
lineato che ora «intende accelerare» e ha preso le distanze
dalle previsioni di crescita nel
2014 (promettevano un ottimistico 1,1% del Pil in contrasto con lo 0,6% dell’istituzione di Bruxelles). «I numeri
che abbiamo sott’occhio sono
più vicini a quelli della Commissione — ha dichiarato Padoan —. Il mio atteggiamento
è di essere prudente, preferisco tenermi basso».
La Commissione europea
ha confermato di aver ricevuto dall’Italia la lettera in risposta alla contestazione Ue sui
ritardi dei pagamenti ai fornitori della pubblica amministrazione. Padoan ha rinviato
i dettagli del problema al Con-
siglio dei ministri di domani.
Ha anticipato solo la predisposizione di «uno strumento
legislativo permanente» in
grado di evitare anche un
nuovo «accumulo di debiti»
in futuro. Poi è rientrato nella
riunione notturna con i ministri dell’eurozona, che puntano a superare le divisioni all’Ecofin di oggi e a concludere
l’accordo sull’Unione bancaria entro domani: in modo da
arrivare all’approvazione nell’ultima sessione dell’Europarlamento in aprile, come
chiede da tempo il presidente
della Bce Mario Draghi.
Ivo Caizzi
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Il provvedimento domani al Consiglio dei ministri: la spinta per la fatturazione elettronica
Ultima chiamata, multe per gli enti che non pagano
Molti comuni e Regioni non conoscono
l’entità dei debiti verso le aziende
di SERGIO RIZZO
Li chiamano ormai, con terminologia da diserzione militare, i «renitenti». Sono i Comuni che non certificano i loro impegni verso i fornitori, ma anche le Regioni che ancora
non si decidono a chiedere allo Stato
i soldi per pagare i debiti con le imprese. Come la Sicilia, la quale avrebbe due miliardi pronti da spendere.
Perché invece restano nelle casse
dell’Erario? Versione del Tesoro: il
decreto con cui la scorsa primavera
sono stati sbloccati i pagamenti stabilisce che per accedere alle anticipazioni di fondi statali, da restituire
in trent’anni, le Regioni debbano assumere l’impegno a tagliare le spese
di un importo corrispondente oppure, in alternativa, aumentare le tasse.
Due medicine amare, per qualcuno
impossibili da ingoiare. E i soldi non
si muovono.
Prima di lasciare il ministero dell’Economia, Fabrizio Saccomanni
aveva spedito alle Regioni «renitenti» una lettera chiedendo loro di darsi una mossa. Ma senza grossi risultati. Così ora si tratta di passare dalle
parole ai fatti. Succederà, a meno di
sorprese, domani in Consiglio dei
ministri. Dove sarà presentato un
provvedimento per chiudere la partita dei debiti commerciali dello Stato. Una operazione che il governo di
Matteo Renzi considera cruciale su
almeno due piani. Il primo è la soluzione di una faccenda che si trascina
da troppo tempo con implicazioni
gravissime sulle imprese e sull’intera economia. E che si è rivelata più
complicata del previso. L’offensiva
innescata dal governo di Mario
Monti ha squarciato il velo sul disordine contabile di molti enti locali,
incapaci perfino di ricostruire la loro
reale situazione debitoria. Casi concentrati prevalentemente nel Mezzogiorno, dove grandi città come
Napoli mettono in luce enormi difficoltà amministrative. Per non parlare dei Comuni che hanno accumulato debiti fuori bilancio difficili da
giustificare, e quindi complicati da
certificare senza andare incontro a
problemi seri, come procedimenti
per danno erariale a carico di sindaci
e assessori. Oppure di quello sterminato universo di società controllate
dagli enti locali, la cui esposizione
con le imprese sfugge persino alle
statistiche rendendo così difficilissi-
mo delimitare l’esatto perimetro dei
debiti pubblici.
Il secondo piano è politico. Oltre a
essere un fatto di civiltà, pagare in
tempi rapidi e senza tentennamenti
gli arretrati con i fornitori può essere
una contropartita efficace a favore
delle imprese: deluse da un taglio del
cuneo fiscale che dovrebbe finire
tutto o quasi nelle tasche dei lavoratori sotto forma di riduzione delle
Arretrati
Per il Tesoro le
amministrazioni «renitenti»
vanno vincolate al
pagamento degli arretrati
tasse sul reddito.
Ecco allora che si profilano sanzioni piuttosto pesanti nei confronti
dei “renitenti”. Ecco un intervento
sulla contabilità degli enti locali, che
si baserà finalmente sulla “cassa”,
cioè sui movimenti effettivi di denaro, anziché sulla “competenza”. Ecco
un’accelerazione all’utilizzo della
fattura elettronica, che dovrebbe
rendere d’ora in poi impossibile agli
amministratori pubblici di mettere
la polvere sotto il tappeto. Ed ecco
anche qualche soldo in più rispetto
ai 47 miliardi già stanziati.
Quanti davvero ne sarebbero necessari per scrivere la parola fine,
nessuno (ahimè) lo sa con esattezza.
Troppe sono le zone d’ombra che da
domani dovranno essere illuminate
a giorno. Perché anche su questa vicenda, che si intreccia strettamente
con il taglio del cuneo fiscale, il governo Renzi si gioca la faccia. E fatalmente si arriva alla coperta: sempre
troppo corta.
Un bel rebus, considerando la carne che è stata messa al fuoco e il proposito, ribadito dal nuovo ministro
dell’Economia Pier Carlo Padoan, di
voler rispettare a tutti i costi il vincolo europeo del 3% nel rapporto fra
deficit pubblico e prodotto interno
lordo. Tanto più che perfino i più ottimisti sono certi che nonostante
l’impegno di Carlo Cottarelli la spending review non potrà impreziosire i
22,8 60
miliardi di euro L’ammontare di crediti arretrati della pubblica amministrazione che sono stati effettivamente pagati fino ad oggi secondo
le comunicazioni del ministero
dell’Economia. Le ultime rilevazioni
informali indicano che la cifra è salita a circa 25 miliardi di euro
miliardi di euro L’obiettivo del
Tesoro è rimborsare in due anni
un totale di 60 miliardi di debiti
della pubblica amministrazione
verso le imprese. È in arrivo una
nuova tranche di 10-15 miliardi
con la garanzia dello Stato sulla
cessione dei crediti alle banche
conti pubblici di effetti speciali già a
partire da quest’anno. Non resta
dunque che scavare nelle pieghe del
bilancio, utilizzando tutti i margini
di flessibilità possibili. I soldi per
l’edilizia scolastica, per esempio, già
a quanto pare sarebbero disponibili:
erano soltanto nascosti, nel senso
che non erano mai stati utilizzati.
Difficoltà progettuali e burocratiche
ne hanno ostacolato l’impiego.
Quanto al taglio del cuneo fiscale, bisogna vedere quei 10 miliardi necessari come saranno contabilizzati: se
tutti o solo in parte a valere sul 2014.
E comunque gli esperti del Tesoro
confidano di poter contare su risorse
per certi versi inaspettate del bilancio. L’obiettivo del deficit per quest’anno, in vista del traguardo ambizioso del pareggio di bilancio, era
stato fissato nel 2,5% del Pil: il che significa avere un margine teorico di
mezzo punto senza superare il limite
invalicabile del 3%. Otto miliardi di
euro o giù di lì. Che in un frangente
del genere non si buttano certo via.
Va da sé che la situazione è delicata. Soprattutto dopo le ultime bacchettate di Olli Rehn, e a poco più di
tre mesi dall’assunzione della presidenza di turno dell’Unione Europea,
non si può neppure ipotizzare di
aprire un nuovo contenzioso con
Bruxelles. Ed è qui che in soccorso di
Renzi può venire (paradossalmente,
dopo le schermaglie della settimana
scorsa) il dividendo dell’esecutivo di
Enrico Letta. Che in un anno difficilissimo, nonostante la crescita negativa dell’economia di quasi due punti, ha tenuto il disavanzo inchiodato
al 3%.
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Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Primo Piano
tra 15.000 e 28.000 euro
41.320
2010
2011
42.280
reddito
complessivo
medio 2011
19.655
29.010
27.330
in euro
30.000
25.000
20.020
19.810
15.000
16.830
20.020
pensione
lavoro
autonomo
spettanza
spettanza
reddito da
dell'imprenditore dell'imprenditore partecipazione
(contabilità
(contabilità
semplificata)
ordinaria)
DISTRIBUZIONE PER CLASSI DI REDDITO COMPLESSIVO DEI DIPENDENTI E PENSIONATI
Preconsuntivo
Gen
Gen
2013
2014
22.080
18,82
18,77
17,40
18,45
21,56
12,65
1.253
-12,5%
privata
174
50
8,0%
pubblica
1.258
3
-15,3%
5.340
oltre
300 mila
(EFFETTIVO)
DEI BENEFICI
di DARIO DI VICO
Reddito medio
Reddito
Lavoro
medio
Dipendente Complessivo
Imposta
netta
Media
COMPOSIZIONE DEL GETTITO PER CATEGORIE DI BILANCIO
Gen-Gen
2013
Gen-Gen
2014
Irpef
21.558
Irpef
21.211
14,34
9,42
16,83
da 200 mila
a 300 mila
da 100 mila
a 200 mila
da 35 mila
a 70 mila
da 20 mila
a 26 mila
da 7.500
a 15 mila
da 70 mila
a 100 mila
da 26 mila
a 35 mila
da 15 mila
a 20 mila
fino
a 7.500
LA TREGUA FISCALE
E IL CALCOLO
Var. %
2013-2014
1.432
IRAP
22.731 22.287
Ires
Ires
273
111
Classi di reddito complessivo
L'analisi
IRAP (In milioni di euro)
(Importi in in euro)
10.000
lavoro
dipendente e
assimilati
(più rapidamente:
25.420 + 43% della parte
eccedente 75.000)
al
43%
LAVORATORI DIPENDENTI
PRINCIPALI GRANDEZZE FISCALI
16.670
16.500
17.480
15.520
14.980
20.000
al
41%
(più rapidamente:
17.220 + 41% della parte
eccedente 55.000)
✒
VALORI MEDI DEI REDDITI
(Al netto dei contribuenti minimi)
al
38%
oltre i 75.000 euro
tra 55.000 e 75.000 euro
(più rapidamente:
6.960 + 38% della parte
eccedente 28.000)
10,25
7,19
1,63
0,96
0,13
0,09
1,13
0,66
0,09
0,05
2.421
3.174
975 988
Dipendenti
29,58
6.373 6.295
Pensionati
Imposte
sul patrimonio
e sul reddito
Tasse e imposte
sugli affari
Imposte sulla produzione, Lotto e altre
consumi e dogane
attività di gioco
e monopoli
CORRIERE DELLA SERA
al
27%
tra 28.000 e 55.000 euro
(più rapidamente:
3.450 + 27% della parte
eccedente 15.000)
Tasse I tecnici del Tesoro al lavoro. Pronta la revisione degli ammortizzatori sociali
Irap e Irpef, l’ipotesi di un taglio a rate
Spunta la stretta sulle reversibilità
Per la copertura possibili risparmi sulle commesse per i caccia F-35
Le misure
Due miliardi per
l’edilizia scolastica
1
Il Consiglio dei ministri
di domani sbloccherà
poco più di due miliardi
di euro stanziati negli
anni passati ma mai
spesi per piani di edilizia
scolastica. Il presidente
del Consiglio, Matteo
Renzi, ha nel frattempo
fatto appello ai sindaci
affinché segnalino i
lavori urgenti da fare
nelle scuole del proprio
territorio.
Debiti verso le
imprese, corsia veloce
2
In arrivo anche un
pacchetto di misure per
potenziare l’operazione
di pagamenti dei debiti
della pubblica
amministrazione verso
le aziende fornitrici.
Verranno sbloccati
anche i debiti accumulati
fino a tutto il 2013 e ci
saranno sanzioni per le
amministrazioni
inadempienti.
Irap o Irpef? Taglio
bilanciato a tappe
3
È una corsa frenetica per
trovare le coperture
quella in corso al
ministero dell’Economia e
continuerà fino a domani.
Si profila un taglio del
prelievo sul lavoro
articolato su più anni per
tagliare di una decina di
miliardi, non tutti nel
2014, l’Irpef pagata dai
lavoratori e l’Irap versata
dalle aziende.
ROMA — Si gioca a Bruxelles la
partita più importante per la riduzione del cuneo fiscale da 10 miliardi promessa dal governo Renzi:
quella delle coperture. Ieri il ministro Pier Carlo Padoan, che tornerà
a Roma in serata per la riunione decisiva alla vigilia del Consiglio dei
ministri, ha ripetuto che il taglio
«sarà coperto in modo permanente
da tagli di spesa». Tutto ruota intorno alla possibilità (o meno) di utilizzare nella fase transitoria, in cui i
risultati via via crescenti della revisione della spesa non saranno ancora a regime, risorse una tantum,
come quelle del rientro dei capitali.
A ieri sera il confronto sembrava
serrato, con Palazzo Chigi sempre
deciso a giocarsi tutto subito con un
occhio però alle posizioni di Bruxelles, senza escludere dunque un percorso più prudente di riduzione del
cuneo fiscale. Percorso che, qualora
la linea di utilizzare le entrate una
tantum non dovesse passare, potrebbe essere in due tappe: una prima con un taglio da 2-3 miliardi di
euro, finanziata con i fondi che il
governo ha già reperito, e una seconda alimentata con i tagli più
strutturali e/o con una tassa sulle
rendite finanziarie e i grandi patrimoni. Sarebbe stata invece scartata,
dopo un aspro confronto con le associazioni datoriali, l’idea di sfoltire
gli incentivi alle imprese che varrebbero 1,5 miliardi. Così come è
stata esclusa, per bocca del sottosegretario Delrio, l’idea di utilizzare i
Fondi europei.
Se Bruxelles dovesse insistere per
avere coperture tutte strutturali, i
tagli dovrebbero riguardare anche
settori non direttamente coinvolti
dalla spending review. Ci sono interventi potenzialmente popolari,
come il taglio delle spese militari,
compresi gli aerei da guerra F-35
per i quali l’Italia prevede una spesa
di 14 miliardi in 15 anni. Ma tra le
ipotesi dei tecnici del Tesoro ci sono
anche misure più delicate, come la
stretta sulle pensioni di reversibilità, la quota dell’assegno previdenziale che va al coniuge dopo la morte dell’altro. E anche l’introduzione
di un limite di reddito per avere diritto all’indennità di accompagnamento, quella che spetta agli invalidi civili totali. Due voci che costano
allo Stato 40 miliardi di euro l’anno.
Ma anche una materia socialmente
sensibile, dove gli interventi sono
stati più volte annunciati e poi sempre archiviati.
Quanto al derby Irap/Irpef, per
trovare una mediazione fra i sostenitori del taglio alle imprese e quelli
del taglio ai lavoratori, il percorso
del governo potrebbe riguardare almeno due anni con l’impegno a invertire il rapporto Irap-Irpef. Se nel
2014 il taglio del cuneo dovesse andare tutto all’Irpef e quindi ai lavoratori l’anno prossimo andrebbe
tutto all’Irap e quindi alle imprese.
Con un’ipotesi ancor più di com-
Edilizia scolastica
Sbloccati 2 miliardi
per l’edilizia scolastica.
Il nodo delle rendite
finanziarie
Indennità
Nel mirino anche
l’indennità di
accompagnamento per i
redditi più elevati
promesso: quest’anno il 70% all’Irpef e il 30% all’Irap, l’anno prossimo
il contrario e cioè il 70% all’Irap e il
30% all’Irpef.
Certi sono invece gli altri provvedimenti annunciati da Renzi, a partire dalle prime norme del Jobs act:
disegni di legge che introducono
semplificazioni nel mercato del lavoro e anche la riforma degli ammortizzatori sociali con una rimodulazione graduale dei fondi ora
previsti per la Cig in deroga. L’ipotesi di interventi onerosi, invece, passa attraverso l’uso dei fondi Ue, che
sono vincolati a progetti di sviluppo
e che arriverebbero in seguito.
Varo sicuro anche per le norme
che sbloccano i fondi — circa 2 miliardi — già in possesso dei Comuni
per ristrutturare le scuole. E per il
piano casa, con la cedolare ridotta
in caso di contratti a canone ridotto.
Infine le norme per accelerare il pagamento dei debiti della pubblica
amministrazione, che potrebbero
avere anche l’effetto di alimentare
gli incassi Iva contribuendo alla copertura del taglio del cuneo.
Antonella Baccaro
Lorenzo Salvia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
Le garanzie sui prestiti? Valgono anche per avvocati e tributaristi
di ISIDORO TROVATO
I
l nuovo corso è già iniziato. Da ieri il Fondo
di garanzia delle Pmi è esteso anche ai
professionisti e non solo a chi appartiene agli
Ordini professionali ma anche alle
associazioni professionali, quelle iscritte
nell’elenco tenuto dal ministero delle Sviluppo
economico (tributaristi, grafologi, osteopati
ecc.). La valutazione dei professionisti
avverrà sulla base di due indici calcolati su
dati contabili riportati nelle due ultime
dichiarazioni fiscali presentate. Il mondo
delle professioni potrà avere accesso ai fondi
fino ad una cifra che non sia superiore al 5%
delle risorse totali del fondo. Si tratta di un
provvedimento auspicato e atteso da tempo
9
dai professionisti che ottengono così un
accesso al credito agevolato e privilegiato, un
passo che riconosce lo stato di crisi profonda
che ha colpito tutte le categorie e che,
fatalmente, incide soprattutto sui più
giovani. Da ieri, quindi, sul sito del
ministero dello Sviluppo economico
(www.fondidigaranzia.it) è stata aperta una
nuova sezione in cui i professionisti
potranno registrarsi e ottenere che sia lo
Stato a farsi garante per l’accesso al credito.
E il tutto con un percorso semplificato che
non richiede documenti cartacei ma che si
svolge interamente online. Si tratta di un bel
passo avanti per chi si presentava in banca a
chiedere un prestito per aprire uno studio,
per ingrandire quello vecchio o magari per
avere liquidità e far fronte al ritardo dei
pagamenti (spesso causati dalla pubblica
amministrazione). L’equiparazione dei
professionisti alle piccole e medie imprese è
un percorso intrapreso da tempo anche
dall’Europa che infatti destina fondi anche
alla formazione. Non a caso il mondo delle
professioni ha già fatto richiesta alle Regioni
perché non sprechino i fondi comunitari che
potrebbero servire a finanziare la formazione
dei giovani professionisti e l’aggiornamento
continuo per tutti.
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Per dirimere la querelle tra i sostenitori del
taglio dell’Irpef e i promotori del taglio
dell’Irap il senatore e giuslavorista Pietro
Ichino ha provato a vestire per un giorno i
panni di Re Salomone. Ha proposto di
applicare il provvedimento «su di una zona
limitata e statisticamente simile in modo da
misurare con precisione come e quanto le
imprese e i lavoratori reagiscono a una forte
riduzione dell’imposizione sulle imprese
stesse, e/o sui redditi da lavoro». Come si fa
per testare gli effetti dei farmaci, ha aggiunto.
Il guaio della proposta è che comporterebbe
un lungo ritardo nelle scelte definitive e
quindi minerebbe in partenza l’intento di dare
ossigeno ai consumi o al rilancio
dell’occupazione. Ma metodo Ichino a parte
siamo proprio sicuri che gli effetti di
trasmissione dei benefici, nell’uno o nell’altro
caso (taglio Irpef o Irap), sarebbero immediati
o comunque certi? Cominciamo dal lato
imprese. Alcuni economisti (contrari)
sostengono che ad avvantaggiarsi di un taglio
del costo del lavoro sarebbero in primo luogo
le aziende che esportano, quelle che già hanno
mercato da soddisfare. Aumenterebbe la loro
competitività ma non è affatto detto che tutto
ciò si tradurrebbe in nuova occupazione. Le
aziende potrebbero utilizzare meglio la
manodopera che già hanno, riassorbendo
quote di cassa integrazione o chiamando agli
straordinari. Non è detto quindi che
l’ampliamento della produzione porti in dote
più posti di lavoro. A meno che non si ricorra
a una misura selettiva: concentrare tutto il
taglio dell’Irap su nuove assunzioni.
Chi difende «la via dell’Irap» (o comunque
dell’intervento sul costo del lavoro) sostiene
che le aziende avrebbero la possibilità di
riprendere a
investire dopo
La competitività tanto tempo,
magari
L’intervento
ammodernando i
per migliorare
macchinari e
la competitività
favorendo quelle
tecnologie che non
o gli acquisti
tagliano lavoro anzi
lo incrementano.
Un’altra strategia
che le imprese potrebbero implementare è
intervenire, riducendolo, sul prezzo delle
merci vendute sul mercato interno. In questo
modo importeremmo meno. È chiaro che
stiamo parlando in ogni caso di un taglio
dell’Irap veramente significativo, almeno
sopra i 5 miliardi altrimenti tutti i discorsi fin
qui fatti si sbriciolano.
Sono in molti tra gli addetti ai lavori a
sostenere che la trasmissione degli effetti del
taglio dell’Irpef (più soldi in busta paga)
appare più immediata. Stiamo parlando di
una cifra che può variare dagli 80 ai 100 euro
mensili, che potrebbe essere cumulata anche
trimestralmente per sottolinearne la
corposità. C’è il rischio concreto, infatti, che il
beneficio salariale non venga adeguatamente
percepito e quindi non dia seguito al cambio
di umore necessario per poi procedere agli
acquisti. Se il taglio dell’Irpef si concentra sui
redditi attorno ai 1.500 euro netti al mese è
difficile che quei soldi prendano la via del
risparmio. Secondo diversi osservatori è
prevedibile che vadano a sostenere i consumi
di cibo, abbigliamento, elettrodomestici e
prodotti del sistema casa. Più arduo che
possano aiutare le vendite di moto e di auto.
Se, come chiede la Cgil per mettere fuorigioco
i lavoratori autonomi, la riduzione delle tasse
avvenisse via detrazioni il rischio è di
sminuire l’effetto-annuncio perché il
beneficio verrebbe riscontrato solo a fine
anno. A meno che non si lavori sugli assegni
per i figli con una misura che assomiglierebbe
molto da vicino a un «coefficiente famiglia».
Tra tante opinioni non manca quella degli
iper-scettici il cui ragionamento suona così: se
i tagli dell’Irpef vengono coperti dalla
spending review guadagneranno meno i
burocrati e di più gli operai ma dal punto di
vista della domanda il gioco è a somma zero.
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10
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Primo Piano 11
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
❜❜
Roma Il caso
Il colloquio
Ho toccato interessi forti, qualche nemico me lo sono fatto. Caltagirone?
Con lui c’è rispetto reciproco, ci siamo incontrati due volte
«L’intervento del governo per salvare la Capitale? Detesto il nome di quel decreto, ma ho dovuto alzare i toni per evitare il blocco»
Tra le buche, la Magliana e Parigi
Lo slalom di Marino: do fastidio a molti
La giornata del sindaco di Roma bersagliato dalle polemiche
SEGUE DALLA PRIMA
Alle 8 meno un quarto c’è già la prima riunione —
per preparare il viaggio a Parigi — e la prima
contestazione da destra: cosa va a fare il sindaco a
Parigi? «Mi pare giusto ricambiare la visita del mio
collega Bertrand Delanoë». Guardi che Delanoë
scade tra due settimane, il 23 si elegge il suo
successore. «Appunto, farò un comizio in piazza a
sostegno della candidata di sinistra, Anne Hidalgo.
In Campidoglio dopo cinque anni di black-out
abbiamo ripreso i contatti con l’estero: Spagna,
Paesi Bassi, Corea, Messico, Perù, Croazia,
Bulgaria, Estonia…».
Sindaco, Roma è un disastro. Alluvioni, buche,
traffico, incidenti mortali, dissesto finanziario.
Non a caso va salvata di continuo: ogni governo
deve varare un decreto «Salva-Roma». Com’è
possibile? «Detesto il nome di quel decreto. Ma ho
dovuto alzare il tono per evitare il blocco della
capitale. Renzi ha capito, e ha firmato. Non è vero
che abbiamo litigato. I giornali inventano. Mi
accusano di tutto. Il Tempo è arrivato a pubblicare
una mia fotografia travestito da donna nomade: mi
rimproverano di aver mandato la polizia, durante
l’alluvione, a evacuare i campi rom abusivi alla
foce dell’Aniene. Confesso: sono colpevole. Ho
mandato la polizia perché non volevo che la piena
si portasse via un bambino». Contro l’alluvione
non si poteva fare di più? «Certo: cinquant’anni fa
si poteva fare molto di più. Interi quartieri, da Ostia
a Primaporta, sono sorti in zone alluvionali. Ci
sono condomini con dentro le idrovore che a ogni
pioggia pompano via l’acqua. Dicono che sono
case condonate; però il fiume quando straripa non
guarda i condoni. Ma io ho un piano...».
I collaboratori lo portano via: «Sindaco, è tardi, la
aspettano alla Magliana» (quasi tutti gli danno del
lei). «Benissimo, prendo la bici». «Guardi che sono
venti chilometri». «Non è vero! L’altro giorno
dicevate lo stesso di Casalpalocco e ci sono arrivato
in un attimo». «Oggi non può, è in ritardo».
«Almeno usiamo Car2Go». «Cosa?». «Non sapete?
Da oggi si può scaricare sul telefonino un
programma che ti fa vedere l’auto in car sharing
più vicina. Guardate: ce n’è una a 235 metri, ha il
78% di carburante. Con la stessa carta si può
prendere un’auto a Parigi, Berlino, Londra,
Denver...». Alla fine lo convincono a prendere la
macchina del Comune, una Punto bianca. «Ci sono
troppe auto in centro. Entro la fine di questa
consiliatura via dei Fori Imperiali sarà interamente
pedonale. Lo sa che le sculture della colonna
Le visite
Il sindaco
Ignazio
Marino
«incontra»
in una scuola
della Magliana Geronimo
Stilton, popolarissimo protagonista di
una fortunata
serie di libri
per l’infanzia
(foto Benvegnù-GuaitoliLannutti). In
basso, il primo cittadino
è alla stazione
Termini per
scoprire la lapide dedicata
a Modesta
Valenti, la clochard morta
in stazione
nel 1983. La
commemorazione e la
targa sono un
auspicio affinché «nessuno muoia
più abbandonato» (foto Lapresse). Nel
pomeriggio,
ultima tappa
(foto a destra,
Benvegnù): la
visita al quartiere Primavalle: ancora
una scuola, la
sede Legambiente e il
centro anziani
Traiana si stanno sgretolando?». Quando va in bici,
come fanno a scortarla? «Non creda alle leggende.
Non esistono poliziotti ciclisti. Io non ho scorta.
Ogni tanto viene organizzata una protezione sui
luoghi dove devo andare».
Sulle scale del Campidoglio trova Paolo Cirino
Pomicino, che però non è qui a dare consigli sul
bilancio: «Marino mi deve sposare, sono venuto a
vedere la sala». Un passante lo saluta: «A sindaco,
te fanno ‘a guera, eh?». E lui: «È vero, un po’ la
guerra me la fanno. In un anno abbiamo chiuso la
discarica di Malagrotta, e il proprietario, Cerroni, è
finito in galera. Ho appena cambiato i vertici
dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti. Ho disdetto
contratti d’affitto assurdi: un garage di Scarpellini,
quello degli affitti d’oro alla Camera, ci costava da
solo un milione l’anno. Le Assicurazioni di Roma
La giornata del primo cittadino
Ore 7.45
in Campidoglio
Campidoglio,
vertice per
pianificare il
viaggio a Parigi
dal 12 al 14
marzo (incontro
con il sindaco
Delanoë)
1
Ore 9.30
Alla Magliana
Alla Magliana,
visita a una
scuola per
un incontro
sui diritti,
con Geronimo
Stilton
testimonial
2
Ore 11.30
Ore 13.30
Stazione Termini Tribunale
Visita al centro
di accoglienza
Binario 95
insieme
all’amministratore delegato
di Fs Mauro
Moretti
3
In Tribunale
per firmare il
protocollo per i
beni confiscati
alla criminalità,
col presidente
della Provincia
Zingaretti
4
Ore 16
Primavalle
A Primavalle,
visita di una
scuola,
di Legambiente
e del centro
anziani. Serata
in Campidoglio
per firmare atti
5
rimborsavano cifre folli, a un tronista che guidava
ubriaco hanno dato un milione e 200 mila euro.
Ora cambierò i trasporti. Stiamo rivedendo tutti i
contratti di servizio al ribasso. Ho toccato parecchi
interessi forti. Qualche nemico me lo sono fatto».
Compreso Caltagirone? «Con lui c’è rispetto
reciproco. Ci siamo visti due volte. La prima per
parlare dell’Acea: voglio diminuire i consiglieri
d’amministrazione e i loro stipendi. La seconda
per parlare della linea C della metro: voglio
completarla, ma con tempi certi. Alla voce
“stazione san Giovanni” era scritto: “Data da
destinarsi”. Ma scherziamo?».
La prima tappa è una scuola della Magliana che
prende il nome dal proprio indirizzo, «Via
Cutigliano». Ad attenderlo c’è un attore travestito
da Geronimo Stilton, che distribuisce libri sui
diritti dell’infanzia. Il sindaco si è preparato in
m a c c h i n a e l o s a l u t a c o m e a To p a z i a :
«Stratopico!». I bambini gli danno il cinque come a
Renzi, per fortuna la preside non ha preparato
canzoncine. I genitori sono meno entusiasti: i
bagni sono rimasti rotti per anni, il giardino è
pieno di oleandri che fanno venire le allergie.
Marino promette che li farà sradicare: «Ma voi in
cambio dovete piantare un orto. Con i pomodori, la
lattuga, il prezzemolo...».
Si riparte per la stazione Termini. Il sindaco fa
rallentare a ogni cassonetto per ispezionarli:
«Vede? Sono stati tutti svuotati. A dirigere l’Ama ho
chiamato un esperto di rifiuti; prima c’era un
esperto di razze equine. Il personale va rimotivato.
L’assenteismo è del 18%: ogni giorno mille persone
non vanno a lavorare». E l’Atac, il carrozzone dei
trasporti? «Alemanno ha assunto duemila
persone. Quasi tutti impiegati. Ora li manderò
sugli autobus, come controllori: tra il 30 e il 60%
dei passeggeri non paga il biglietto. Faremo in
modo che tutti entrino dalla porta anteriore».
Allora ci vorranno molti, ma molti più autobus...
«Sì, e anche più autisti. Quelli di adesso meritano
un plauso. Hanno tutti 50 giorni di ferie arretrati».
Ci sono più dirigenti all’Atac che alla Nasa. «Li
ridurremo. La loro carriera deve essere legata ai
risultati. Chi non li porta viene allontanato».
Privatizzare? «Non lo escludo. Ma il controllo deve
restare pubblico».
A Termini lo aspettano il capo delle Ferrovie
Moretti e i clochard del centro di accoglienza
Binario 95. Uno di loro sta scrivendo al computer
una poesia per il sindaco: «Quanno è l’ora de parlà/
batti i pugni e nun ce pensà/ poi se davvero ci
rispetti/ dà una mano ai senza tetti/ che ce n’hanno
de bisogno/ te lo dico e mi vergogno». Si scopre
una targa a Modesta Valenti, morta in stazione
senza soccorso. Poi si va in tribunale, a firmare il
protocollo per la gestione dei beni sequestrati: «Vi
ringrazio per aver scoperto che la catena di Pizza
Ciro era in mano alle mafie, e per aver consentito a
chi ci lavorava di continuare a farlo. L’altra sera ero
in un locale sequestrato, Pummarola Drink, al
Pantheon, e mi sono trovato molto bene...».
Sulla via del Campidoglio si torna a parlare di
bilancio. «Monti ha tolto i 500 milioni che il
governo passava a Roma. Alemanno ha fatto il
bilancio 2013 come se quei soldi ci fossero. Da qui
il disavanzo di 816 milioni». In Italia tutti
dicono che il predecessore ha lasciato un
buco. «Io però l’ho fatto certificare dalla
Guardia di finanza. Ora avremo i fondi
europei: 200 o 300 milioni. E il principesultano dell’Arabia Saudita, che conosco da
quando trapiantai il fegato a sua madre,
finanzierà un progetto archeologico». Arriva
una serie di sms: «Sono gli amici americani che
s i s ta n n o s ve g l i a n d o . A P i t ts b u r g h , a
Philadelphia...». Come intende rilanciare
l’economia della capitale? «Ho un piano.
Manutenzione delle strade e delle scuole. No a
nuove costruzioni: riqualificare il costruito, a
cominciare dalle caserme. Più turismo religioso.
Ne ho parlato con il Santo Padre, lavoreremo
insieme. Sa che l’83% degli alberghi è già prenotato
per fine aprile, quando Wojtyla sarà fatto santo? E
poi il turismo congressuale. L’Italia è rimasta
indietro: la prima al mondo è Vienna, Roma non è
neanche nelle prime venti. Termineremo la Nuvola
di Fuksas, perché serve una grande struttura. Nel
2016 ci sarà il convegno mondiale dei cardiologi:
15 mila persone che possono spendere anche mille
euro al giorno». Suona il telefono: «Mamma anche
io ti voglio bene. Sì, passami Helder, così mi fa gli
auguri» (Helder è la badante peruviana).
A Primavalle lo aspettano in un’altra scuola
elementare. «Non è vero che non conosco Roma.
Questa zona ad esempio mi è familiare. Da
neolaureato lavoravo al pronto soccorso del
Gemelli. Arrivavano poliziotti e terroristi feriti
negli scontri a fuoco. Vedevi l’umanità dolente
delle periferie». Davanti alla scuola c’è il centro
anziani: qualcuno si alza a salutare Marino, altri
rimangono seduti a giocare a carte. «Cosa posso
fare per voi?». «Siccome lei è anche dottore, io
avrei un dolorino allo stomaco...». L’accoglienza
non è entusiasta ma neppure polemica. È quasi
buio, una bambina romena gli regala un disegno
con un sole rosso e la dedica: «Grazie sindaco per
avere visto il tramonto con me». Alla fine di una
giornata trascorsa a ritmi folli resta soprattutto il
respiro di una città immensa, soffocato dalla crisi,
dallo smog, dal traffico. «Ha detto traffico? Ma io
ho un piano...».
Aldo Cazzullo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso Il «meetup» di Napoli lancia la scomunica del parlamentare. La replica: è una trappola orchestrata da Fico con una trentina di iscritti su 5 mila
Nuovo processo nei Cinque Stelle, Pepe a rischio espulsione
Il senatore campano contestato dalla base
«Spese eccessive e attriti coi fedelissimi»
MILANO — Una miccia accesa.
Ancora a Palazzo Madama, ancora
per una possibile espulsione. I Cinque Stelle non trovano pace. In discussione stavolta è Bartolomeo Pepe. A far scattare la «scomunica» non
è né il blog di Beppe Grillo, né la riunione dei parlamentari, ma il meetup
di Napoli. Domenica il parlamentare
è stato sfiduciato nel corso di una assemblea. Contestate sia le spese eccessive sostenute sia gli attriti con al-
cuni esponenti pentastellati.
Durissima la reazione del senatore
campano che accusa i fedelissimi, in
prima linea Roberto Fico, della scelta.
«Io sono del meetup di Acerra e Casalnuovo non appartengo al meetup
di Napoli — si difende Pepe (che ha
preso le distanze dal nucleo partenopeo) —. Eppure, hanno indetto una
riunione alle 15, nonostante non potessi partecipare perché ero impegnato a Cosenza ad un incontro sul-
Chi è
La carriera Bartolomeo Pepe, 51
anni, senatore, consulente tecnico
dell’Isde (i medici per l’ambiente),
sfiduciato dal meetup di Napoli per
le note spese e gli attriti con i colleghi
l’emergenza ambientale». Poi passa
al contrattacco: «Hanno cambiato
forzatamente l’ordine del giorno dell’assemblea, sia Fico che la senatrice
Vilma Moronese, affinché il meetup
di Napoli prendesse le distanze da
me. Hanno deciso una sfiducia che
non era all’ordine del giorno, una
trentina di persone su 5.000 iscritti.
Tutta gente del Vomero per giunta, la
zona dove abita Fico. Trenta persone
che sfiduciano un senatore della Repubblica». Il presidente della Commissione di Vigilanza, però, controbatte con una diversa versione dei
fatti. «Quello che è accaduto ieri —
spiega Fico — è staccato dal gruppo
parlamentare, ed è una questione
che andava avanti da molto tempo. È
stato deciso che Pepe, per atteggiamenti e modi, non rappresenta più il
territorio». E chiude il discorso: «Con
Pepe niente di personale, ma le decisioni condivise non sono in discussione».
Nel tardo pomeriggio va in scena a
Palazzo Madama una riunione —
programmata da giorni — per la ridistribuzione del peso del Movimento
nelle diverse commissioni dopo la
fuoriuscita dei nove espulsi. Pepe
non si presenta: è in Campania per
incontrare gli attivisti. «Può darsi
che la questione venga affrontata in
una prossima riunione», glissa il capogruppo Maurizio Santangelo. I senatori discutono. «C’è qualche malumore, ma nessuna azione organizzata», trapela dai Cinque Stelle.
Pepe tuttavia non è stato l’unico
Cinque Stelle ad essere stato preso di
mira dai meetup locali. Domenica
nell’incontro regionale tra i gruppi di
lavoro del Friuli Venezia Giulia del
Movimento è stato sfiduciato Lorenzo Battista, senatore già espulso dopo la votazione sul blog. I pentastellati friulani hanno chiesto anche un
passo indietro all’ex M5S. Che ha replicato: «Con quale diritto i grillini di
Trieste chiedono le dimissioni su una
persona che hanno allontanato?».
Emanuele Buzzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
12
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Esteri
La crisi A sei giorni dal controverso referendum, la Crimea torna a parlare la lingua di Putin e inizia la caccia agli attivisti dell’opposizione
Mosca stringe l’assedio, la Nato reagisce
Ospedali e treni in mano ai russi. In volo gli aerei radar dell’Alleanza
DAL NOSTRO INVIATO
SINFEROPOLI — Stava mettendo una flebo. Gli hanno detto
d’uscire. «Ma io sono un medico,
non posso...», ha tentato di rispondere il tenente colonnello
Valeri Pivovark, 36 anni: «In
trenta, mi hanno puntato le armi
addosso. Ho capito che era inutile obiettare». Nel vento siberiano
che alle tre del pomeriggio taglia
la Crimea, vestito solo della divisa grigio topo, il dottor Pivovark
è livido davanti al portone di ferro che sbarra l’ospedale militare
A4614 «San Luca» di Sinferopoli,
appena preso dai russi. È a due
passi dal Parlamento occupato e
dal Palazzo del governo occupato, subito dietro il tribunale occupato, e un po’ più in là ci sono
la banca centrale occupata, gli
studi di Krm Tv e di Tele Mar Nero occupati, il quartier generale
della Marina militare ucraina occupato... «Ci hanno radunati in
una sala col personale amministrativo. Sono entrati dei tizi con
la fascia rossa sul braccio, senz’armi. Due erano mascherati.
Hanno comunicato che da oggi
una commissione gestirà la
struttura. Poi ci hanno portati
tutti qui fuori. Non abbiamo potuto svuotare neanche gli armadietti. Dentro, ci sono venti pazienti gravi. Uno è in rianimazione. A quello che stavo curando,
ho detto che sarei tornato. Ma è
una bugia: non lo so, se potrò
tornare...».
Dodici giorni dopo l’invasione
fraterna di Putin, sei giorni prima del pacifico referendum a mitra spianati che la donerà a Putin,
la Crimea torna alla sua nuova,
vecchia vita scandita da Mosca.
Spariscono i giornalisti curiosi
— un’ucraina che attraversava
un check-point — e si prelevano
da casa quattro attivisti dell’opposizione. Sul plasma sempre
acceso della cafeteria Sportivnaya, non passano più le dichiarazioni patetiche dei leader di Kiev
(«Non cederemo mai!»): le tv indipendenti sono censurate e la
sera solo canali russi, documentari retrò della flotta del Mar Nero, cronache di popolo che accoglie i marines, dibattiti sui fascisti che comandano a Maidan. E
da ieri il russo è diventato la lin-
Le immagini satellitari mostrano
le posizioni di alcune navi della flotta
russa nella baia di Sebastopoli
gua ufficiale a Sebastopoli, città
della Crimea dove è ospitata la
flotta di Mosca. Già dalla settimana prossima, è la promessa,
gli stipendi pubblici saranno pagati in rubli. Da Volgograd, i «Lupi della notte» in Harley Davidson scortano 30 tonnellate d’aiuti alimentari inviati dal vicino
amico. Potrebbe essere introdotto subito una specie di visto sui
passaporti: da Kiev, per «ragioni
tecniche» vengono cancellati
molti treni. Chi atterra, è perquisito. La Nato alza i suoi aerei-radar Awacs a «monitorare» il con-
Autostrada MM-18
valico
UC R AIN
U
A IN A
Così i militari russi hanno preso
il controllo della penisola di Crimea
confine
CRI
CRIMEA
M
Kerch
terminal traghetti
vp
Yevpatoriya
as aerea
base
2
R i morc hi at ori
russi
Kirovsky
base aerea
Gvardeyskoye
base aerea
3
Feodosia
base navale
Sinferopoli
Perevalnoye
base militare
B
Bakhchysaray
b militare
base
Belbek
base aerea
I nc r o c i a t o r e
l a nc i a m i s s i l i
Spazzami n e russo
Navi da guerra russe
Hovercraft
Tre navi russe si sono posizionate
in modo da bloccare i movimenti
di tre navi ucraine nel porto
Due navi lanciamissili
armeggiate nel porto
Uno dei due hovercraft
armati con missili guidati
della flotta russa
2 Fregate SAM
Flotta russa del Mar Neroo
0
C a c c i a t o r pe di ni e r e
CORRIERE DELLA SERA
craino
Comando navale ucraino
Hovercraft
russo
Samum
Blocco navale
1 Cacciatorpediniere
Mar Nero
Dzhankoy
base aerea
Ri morc hi at ore uc rai n o
Nave
ammi rag l i a
ucrai n a
2 Incrociatori lanciamissili
Fonte: Airbus Defense and Space-Cnes, FT, NYT
km.
30
Sebasto
Se
bas opoli
o
Sebastopoli
opo
Ba
Balaklav
Balaklava
baase della
de
del guardia costiera e di confine
base
BIELORUSSIA
Legenda
Basi russe prima della crisi
Principali luoghi controllati
dai russi dopo la crisi
9 Navi d’assalto anfibie
La marina militare ucraina
in Crimea
1 Sottomarino
1 Fregata
3 Corvette
7 Patrol craft
5 Navi d’assalto anfibie
5 Spazzamine
UCRAINA
ROMANIA
KERCH
H
BELBEK
SEBASTOPOLI
SINFEROPOLI
I russi controllano gli ingressi delle
due uniche autostrade che collegano
la Crimea al resto dell’Ucraina per
impedire a Kiev di inviare truppe
Termin
Terminal di
traghetti sullo
traghet
stretto bloccato
da navi russe
I russi si sono
impadroniti della
principale base aerea
ucraina in Crimea
Navi russe impediscono alle navi della
marina ucraina di
lasciare il porto
Occupati dai soldati russi il
Parlamento regionale, il palazzo del
governo, il tribunale, due reti tv, la
banca centrale e l'ospedale militare
Affari e politica Ricchissimi e potenti, hanno scaricato Yanukovich. Il nuovo governo di Kiev li ha coinvolti nel dialogo
Stadi, news, carbone: il sistema oligarchi
L’ultima risorsa per non perdere l’Est
Mosca avverte: quelle regioni in preda al caos fomentato dai fascisti
DAL NOSTRO INVIATO
9 Spazzamine
RUSSIA
AUTOSTRADE
10 Corvette
9 Patrol craft
© RIPRODUZIONE RISERVATA
B ai a
d i S e b as t o po l i
F re g at a
uc rai n a
La flotta di Putin sul Mar Nero
810° Brigata Veicoli trasporto
truppe
Francesco Battistini
Grandi manovre
strada M-17
M 7
Autostrada
valicoo
1
fine polacco e romeno, come ai
tempi della Guerra fredda. Il confine Nord è pattugliato dall’Autodifesa popolare: gruppi di dieci
energumeni, un capo che parli
inglese, tutti quanti addestrati
dalle unità Gru, l’ex Kgb militare.
Si vota, ma come si vota? Vietato chiedere dettagli. Negli ultimi anni, le elezioni «normali»
erano sempre coi brogli: senza
osservatori internazionali e col
boicottaggio dalle opposizioni,
immaginarsi come andrà. Per le
strade, i cartelloni del governo
locale spiegano che la scelta sarà
fra il sì e il sì: di qui la mappa
d’una Crimea putiniana e felice,
di lì una penisola con la svastica.
Il premier filorusso Sergej Aksionov sforna un sondaggio favorevole — l’80% sarebbe per l’annessione alla Russia, mentre
quelli di Maidan dicono che non
si va oltre il 41 — e offre alla minoranza tatara qualche ministero: no grazie, gli rispondono,
«noi boicottiamo queste urnetruffa». Londra e Washington
fanno sapere che non riconosceranno il risultato, Aksionov si
stupisce: «Sarà una giornata di
democrazia». S’è anche deciso
che sabato il campionato può ricominciare: Tavrija Sinferopoli
contro Dinamo Kiev. Si gioca a
Kiev, però: «I tifosi fascisti qui
non li vogliamo».
DONETSK — Le tribune dello stadio
sono arancioni e nere come la maglia
della squadra, lo Shakhtar Donetsk.
Considerati gli standard locali i prezzi
dei biglietti sono popolari (6 euro in
curva), o abbordabili (15 euro le gradinate centrali). La partita si può seguire
bene dappertutto, nessuno si sente
declassato o peggio escluso. Ogni tifoso, ogni cittadino-cliente è parte di
una comunità moderna, anzi futuribile, a basso costo. Questo impianto, la
Donbass Arena, dal 2009 il vero orgoglio di Donetsk, è stato costruito da un
figlio di questa città, dall’uomo più
ricco d’Ucraina. Rinat Akhmetov, 47
anni, l’oligarca per eccellenza. Soldi,
industria, lavoro, cura del consenso fino al populismo, peso politico. In una
parola: potere. Tanto potere in una terra divisa, su cui grava sempre più presente l’ombra dell’antica casa russa.
Ancora ieri un portavoce del ministero degli Esteri ha fatto sapere che
«Mosca è indignata dal caos che domina le regioni orientali», fomentato dalle formazioni di destra con cui le nuove autorità ucraine «sono conniventi».
Ancora tensione. Ieri Vitali Klitschko,
uno dei leader della rivoluzione di
Maidan, è stato accolto con lanci di uo-
va a Kharkiv. L’altro giorno, domenica
9 marzo, ha rischiato la stessa cosa a
Donetsk. Se non che lì il proprietario
del lussuoso Donbass Hotel lo ha convinto a non uscire. E chi è questo proprietario così persuasivo? Ma Akhmetov, naturalmente, che ha poi preso da
parte l’ex pugile per spiegargli come si
può superare la crisi con la Russia.
Gli oligarchi dominano da quindici-vent’anni l’economia dell’Ucraina.
Akhmetov, Sergej Taruta, Dmitri Firtash, Igor Kolomoysky, Petro Poroshenko e qualcun altro. Pochi nomi,
poche mani in cui si concentra la proprietà dell’industria pesante, delle risorse naturali e dell’energia, delle infrastrutture, delle telecomunicazioni.
Fino a poche settimane fa erano in affari con i politici, controllavano una
quota dei parlamentari nazionali, le
televisioni e i giornali principali. Dire
Akhmetov, per esempio, significava
pensare automaticamente al clan di
Viktor Yanukovich, il presidente cacciato dalla rivolta di Kiev. Oppure Taruta significava Yulia Tymoshenko e il
suo entourage.
Businessmen disinvolti, opportunisti, anfibi. Le loro fabbriche, i loro palazzi, le loro società non si sono mai
mosse dal Paese; i guadagni, i dividendi non ci sono mai arrivati. Hanno ac-
cumulato e messo al sicuro ricchezze
nelle banche occidentali. Si stima che
sempre Akhmetov abbia imboscato
12,5 miliardi di dollari tra Londra e il
Principato di Monaco, dove ha la residenza. Dodici miliardi: la stessa cifra
di cui ha bisogno lo Stato per non dichiarare bancarotta nel giro di pochi
mesi.
Non stupisce, dunque, che i super
ricchi abbiano fiutato per tempo il
cambio di stagione. Akhmetov è arrivato persino ad affermare di non aver
mai fatto affari con Yanukovich. Ed è
anche comprensibile che il nuovo presidente del Paese, Oleksandr Turchynov si sia rivolto a loro per cercare di
non perdere l’Est. L’ultima risorsa rimasta.
Akhmetov non si espone direttamente, ma sarebbe stato lui a suggerire a Kiev di affidare a Taruta la guida
del distretto di Donetsk. E così è accaduto. Taruta, 58 anni, azionista di riferimento del conglomerato che produce carbone, acciaio ed energia nella re-
In prima linea
Rinat Akhmetov
47 anni, magnate
dei metalli, patron
della società calcistica
Shakhtar Donetsk
Sergej Taruta
58 anni: carbone,
acciaio ed energia. È
neo-governatore del
distretto di Donetsk
Petro Poroshenko
48 anni: re del
cioccolato, finanziatore
delle proteste di piazza
Maidan
gione, prima di prendere possesso del
Governatorato ha dovuto far arrestare
Pavlo Gubarev, un giovane famiglio di
Yanukovich improvvisatosi tribuno
della piazza filo moscovita. Sabato 8
marzo l’oligarca neo-governatore è
comparso per la prima volta in pubblico, in un incontro con le organizzazioni non governative (filo europee) nel
Politecnico. E lì, tra poltrone sgualcite
e severe architetture proto sovietiche,
Taruta ha lanciato una proposta di mediazione semplice, quasi banale.
«L’Ucraina deve avere relazioni di amicizia con l’Unione Europea e con la
Russia. E dobbiamo considerare Europa e Russia partner allo stesso livello».
Un’equidistanza politica ed economica dichiarata per evitare una scelta
forse impossibile: i soldi di Bruxelles e
Washington o le materie prime di Mosca? Tutti e due, rispondono gli oligarchi, pensando di poter tenere insieme
tutto. Il vento di Kiev e la controrivoluzione dell’Est; le minacce di Vladimir
Putin e l’angosciata impotenza di Angela Merkel e di Barack Obama; le
spinte separatiste della Crimea e i proclami «unionisti» di Maidan. Oltre,
quasi inutile dirlo, a preservare le proprie fortune personali.
Il problema è che a Donetsk, nell’Est
dell’Ucraina, le cose si stanno complicando. «Akhmetov è nemico del popolo», «Taruta vattene», gridano i dimostranti agitando le bandiere russe.
Non sarà facile neanche per gli oligarchi, dunque, fin qui abituati a fare ciò
che vogliono in questo Paese e di questa gente.
Giuseppe Sarcina
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Esteri 13
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Il giallo Resta senza una spiegazione la tragedia dei cieli
La mappa
Un misterioso iraniano
ha acquistato i biglietti
dei passeggeri sospetti
Pechino
CINA
Qui si sono perse
le tracce dell’aereo
Kuala
Lumpur
Continua la ricerca dell’aereo scomparso
La vicenda
La scomparsa
Il Boeing 777-200 della
Malaysia Airlines in volo
da Kuala Lumpur a
Pechino con 239 persone
a bordo scompare dai
radar alle 2.41 di sabato
(venerdì sera in Italia)
mentre volava tra la
costa della Malaysia e
quella del Vietnam
Le ipotesi
L’intelligence Usa non
esclude l’ipotesi
terrorismo. L’aereo
sarebbe esploso in volo
senza che il pilota abbia
avuto il tempo di lanciare
il «Mayday».
Passaporti falsi
A bordo c’erano due
passeggeri con
passaporti falsi, uno
italiano e uno austriaco.
Entrambi i biglietti erano
stati comprati a Bangkok.
Secondo il capo
dell’aviazione civile
malese i due sospetti
assomigliano al
calciatore Balotelli (nella
foto su un aereo ieri)
Le ricerche
Nonostante il progressivo
allargamento del raggio
di azione della task force
multinazionale finora le
ricerche sono senza esito
WASHINGTON — Terrorismo. Avaria. Le ipotesi sulla fine del Boeing 777 sono sempre queste. Teorie parallele alle ricerche del relitto, fino a
questa notte introvabile. E come in un mistero a puntate
compaiono nuovi personaggi.
L’ultimo è il signor Alì, un iraniano che ha acquistato a Pattaya, Thailandia, i biglietti poi
usati dai due famosi impostori che viaggiavano con i passaporti europei rubati. Forse
due connazionali del personaggio misterioso.
La rivelazione ha mantenuto l’attenzione sulla coppia di
passeggeri imbarcatisi sul volo Kuala Lumpur-Pechino
delle Malaysia Airlines con i
documenti dell’italiano Luigi
Maraldi e dell’austriaco Christian Kozel. Ieri le autorità
hanno annunciato di aver
identificato uno dei due.
Quando è stato chiesto che
aspetto avesse, un funzionario
ha replicato con una battuta
sconcertante e mezzo sorriso:
«Ricordano quel giocatore italiano... Come si chiama... Balotelli». I reporter hanno sollecitato chiarimenti ma non
hanno ottenuto risposte. Si riferiva al colore della pelle o al
taglio alla moicana? Oppure
un depistaggio? In precedenza
le fonti ufficiali, creando ancora più confusione, avevano
annunciato che «avevano
tratti somatici asiatici», versione contraddetta qualche
ora dopo con l’allusione al calciatore del Milan. La tv Nbc ha
invece parlato di «aspetto mediterraneo» e ha citato come
fonte l’intelligence Usa che ha
ricevuto le immagini registrate dalle telecamere. Infine è
uscita la storia che potrebbero
essere iraniani, anche se non
vi è alcuna conferma ufficiale.
I passi dell’indagine portano comunque alla Thailandia.
È stato il Financial Times a
svelare il ruolo dell’iraniano
Alì. Ristoratore, ha vissuto a
lungo a Pattaya, quindi sarebbe tornato in patria. Da qui ha
contattato telefonicamente
un’agenzia a lui nota che ha
una clientela iraniana chiedendo il biglietto più economico per arrivare in Europa.
L’impiegata ha eseguito una
prima prenotazione su due
voli separati ma i ticket non
sono stati confermati. Quindi
il 6 nuova telefonata e un intermediario, sempre iraniano,
ha pagato in contanti i biglietti poi finiti ai due «europei».
La polizia thailandese non ha
escluso che il giro possa essere legato all’immigrazione
clandestina o a persone in cerca di asilo politico. Sono, ovviamente, supposizioni. La
polizia ha precisato, però, che
gli impostori sono usciti dal
Paese non usando i passaporti
contraffatti, quindi significa
che ne avevano altri.
Il risvolto iraniano fa tornare alla mente un precedente.
La rete di terroristi appoggiati
Guarda il video con una chiamata gratuita al
La veglia
Una veglia a Kuala Lumpur:
alle lanterne volanti sono
affidati pensieri per le 239
persone a bordo del volo
MH370 delle Malaysia Airlines
scomparso l’8 marzo (Reuters)
+39 029 475 48 50
da Teheran e coinvolti in
un’esplosione a Bangkok nel
2012. Alcuni avevano visitato
Pukhet e Pattaya. Inoltre si
erano rivolti ad un connazionale esperto in falsificazione
di documenti. Un membro del
gruppo è stato arrestato in se-
guito a Kuala Lumpur.
Per ora si tratta di profili
ambigui non necessariamente
legati al terrorismo. Per questo proseguono i contatti con
le intelligence per trovare
smentite o conferme. All’esame anche una segnalazione su
Videoconferenza
WASHINGTON — «La Nsa con i suoi abusi sta mettendo in
pericolo il futuro di Internet, sta incendiando la rete. Tocca a
voi, alla comunità di esperti, cercare di salvare il web. Siete
come dei pompieri». Edward Snowden, in diretta online, si è
rivolto così ieri ai partecipanti del South by Southwest
Festival, una manifestazione molto seguita che ogni anno
attira a Austin, in Texas, tantissimi studiosi e operatori della
«tech community». La «talpa» dello scandalo del Datagate,
che ha rivelato gli abusi della National Security Agency, ha
parlato in chat dal suo esilio moscovita, dove si è riparato
l’anno scorso dopo aver diffuso alla stampa i dettagli dei vari
programmi di sorveglianza di massa. Conversando con
Christopher Soghoian, esperto nei problemi legati alla
tecnologia dell’American Civil Liberties Union, Snowden è
tornato ad attaccare la Nsa, lanciando un appello a livello
mondiale: «Se permettiamo alla Nsa di agire anche in futuro
in modo così sfrenato, allora la comunità internazionale
dovrà accettare che tutti potranno compiere gli stessi abusi».
A chi gli chiede perché a suo giudizio è meno grave che le
aziende abbiano accesso ai big data, rispetto al governo,
Snowden replica: «Non ho nulla contro Facebook o Google.
Possono fare ciò che vogliono, basta lo facciano con senso di
responsabilità».
cartier.it - 02 30 26 748
Snowden accusa la Nsa:
«Minaccia il futuro del web»
TANK MC
M OV I M E N TO M A N I FAT T U R A 1 9 0 4 M C
DALLA CREAZIONE DEL PRIMO OROLOGIO TANK NEL 1917, LA COLLEZIONE TANK HA CONTINUATO A RINNOVARSI
E SPERIMENTARE NUOVE SOLUZIONI. L’ESTETICA INCREDIBILMENTE RAFFINATA DEL NUOVO TANK MC
È DOTATA DEL MOVIMENTO MANIFATTURA CARTIER 1904 MC. FONDATA NEL 1847, LA MAISON CARTIER CREA
OROLOGI D’ECCEZIONE CHE COMBINANO AUDACIA ESTETICA E SAVOIR-FAIRE OROLOGIERO.
MALAYSIA
rischio attentati che Taiwan
avrebbe trasmesso a Pechino
qualche giorno prima del disastro. Così come una rivendicazione (debole) di un
gruppo estremista.
I malaysiani, messi sotto
accusa dalla Cina per la gestione dell’emergenza, proseguono le ricerche del jet. Vi
partecipano unità di 10 Paesi,
35 aerei, una quarantina di
navi che hanno allargato il
raggio della perlustrazione.
Un’area immensa. Pechino ha
annunciato di aver modificato
la traiettoria dei suoi satelliti
per «battere» la zona.
Guido Olimpio
@guidoolimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
14 Esteri
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
La crisi I ribelli nella regione orientale del Paese tentano di esportare senza il permesso del governo di Tripoli
ret energetica
La rete
ITALIA
Gela
Mediterraneo
Giacimento petrolio
Giacimento gas
Giacimento petrolio
e gas
B
Barili
di petrolio al giorno
Bouri
Zintan
Produzione di petrolio
Pr
pr
prima
della rivoluzione
Brigate di Zintan
1,6
Ghadamis
milioni
Wafa
200
mila
Al Faroug
Sadun al Sawayli
Bahr
Essalam
GRECIA
Mar
MALTA
TUNISIA
LEGENDA
Oleodotto
Oleodott
Gasdotto
milizie isl
islamiche
gruppi re
regionali
minori
Consiglio militare
di Cirenaica
Brigata
dei martiri
del 17 febbraio
Al Khums
Derna
Bengasi
Misurata
Tripoli
Brigata
dei martiri
di Abu Salim
Ansar al Sharia
Brigata
dei Martiri di Libia
Consiglio militare
di Tripoli
Brigata Scudo
Sadun al Sawayli
Brigate di Zintan
EGITTO
Brigata Qaaqa
ALGERIA
Bu Attifel
L IBIA
El Feel
Cufra
Battaglione
martiri
di Rafallah
Shahati
CORRIERE DELLA SERA
La Libia alla battaglia per il petrolio
Ordine d’assalto contro i separatisti
Catturata la petroliera che aveva caricato greggio in Cirenaica
I separatisti libici ieri mattina avevano sgozzato un
cammello e organizzato una
cerimonia sul molo di Al Sidra, ripresi dalle tv locali, per
festeggiare l’evento: il primo
carico di petrolio «cirenaico»
finalmente stivato in una petroliera e pronto alla partenza
per mercati stranieri. Il primo
realizzarsi dei piani di finanziamento del governo indipendente di Barqa (Cirenaica
in arabo) autoproclamatosi
tale a fine 2013 e ovviamente
non riconosciuto da Tripoli.
In realtà la «Morning Glory»,
che batte bandiera nordcoreana ma per gli analisti non
apparterrebbe a Pyongyang, è
stata sì la prima nave a superare divieti e ostacoli del governo centrale riuscendo a
mettere nelle sue cisterne
greggio per circa 30 milioni di
dollari. Ma la sua impresa ieri
sera sembrava finita lì.
In allarme da sabato quando la nave aveva attraccato al
porto vicino a Ras Lanuf, tra
Sirte e Bengasi, il premier Ali
Zidan e il Congresso generale
nazionale (Cgn, il parlamento) ieri erano passati alle maniere forti. Mobilitate la marina e l’aviazione militari, a cui
era stato dato mandato in ca-
so di bombardare la nave, le
autorità di Tripoli in serata
hanno preso in custodia la petroliera e il suo carico fuori
dal terminale di Al Sidra e
l’hanno scortata verso ovest,
al porto di Misurata o forse di
Al Zawiya, vicino a Tripoli e
fuori dalla portata delle milizie separatiste. Sul comandante e sull’equipaggio pende
un ordine di arresto, mentre il
petrolio sarà scaricato mettendo fine, salvo sorprese, all’avventura della «Morning
Glory». Ma l’allarme non è
per questo calato, anzi: il fatto
che i separatisti siano riusciti
a far arrivare e a caricare una
nave in un «loro» terminal segna un’escalation innegabile,
altre in passato — come una
petroliera maltese in gennaio
— non erano riuscite ad avvicinarsi alla costa. E comunque
i porti orientali dell’ex Jamahiriya (soprattutto Al Sidra, Ras Lanouf e Zuwetina)
sono bloccati e inoperosi da
luglio. L’esportazione di greggio è crollata da mesi a 300
mila barili al giorno dagli 1,6
milioni ai tempi di Gheddafi.
Produzione
Il blocco dei porti
orientali ha causato
un forte crollo della
produzione
Corea del Nord
100% dei voti
per Kim Jong-un
Debutta la sorella
PYONGYANG — Il leader
supremo della Corea del
Nord, il 31enne Kim
Jong-un, è stato eletto
all’unanimità all’Assemblea
del popolo. Il presidente
non aveva sfidanti, nella
sua circoscrizione affluenza
al 100%. Era il primo voto
organizzato da quando Kim
ereditò il potere, nel 2011
(nella foto Afp, Kim va al
seggio con la sorella minore
Kim Yo-jong, 26 anni,
al suo esordio in pubblico).
E se l’Eni, prima oil company
in Libia ma quasi assente in
Cirenaica, resiste producendo
«all’80 per cento della sua capacità massima, ovvero 220230 mila barili al giorno» come ha dichiarato recentemente l’ad Paolo Scaroni, le
altre major internazionali
hanno chiuso o ridotto al minimo le attività. La stessa
compagnia di Stato Noc è in
seria difficoltà per le attività
dei «pirati», come ieri ha definito i separatisti di Barqa il
ministro del Petrolio ad interim Omar Shakmak.
L’incidente della «Morning
Glory» sembra comunque
aver dato una scossa sull’emergenza petrolio a Zidan e
al Cgn, alle prese con una crisi
politica e di sicurezza sempre
più grave, che solo la settimana scorsa aveva visto l’assalto
al Parlamento a Tripoli da
parte di una folla che chiedeva
le dimissioni delle autorità
«transitorie» che in febbraio
si erano autoestese il mandato fino a dicembre. Ieri il presidente del Cgn nonché capo
delle Forze armate, Nouri Abu
Sahmein, ha annunciato di
aver ordinato all’esercito di
formare una «forza militare
speciale incaricata di rompere
l’assedio e liberare i terminal
petroliferi». Al loro fianco entreranno in azione ex combattenti della rivoluzione contro
Gheddafi, ovvero milizie
schierate con Tripoli. La forza
«entrerà in azione entro sette
giorni» e agirà sotto il diretto
comando del premier Zidan.
Cecilia Zecchinelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il dibattito Presentato a Milano il libro di Giuseppe Recchi, presidente Eni, dedicato alle sfide per lo sviluppo dell’Occidente
Sicurezza energetica, un obiettivo per la politica
Il significato della rivoluzione
innescata dallo sfruttamento
di «shale gas» e «shale oil»
MILANO — «Dopo la conquista dei territori, da sempre
la sicurezza energetica è stata
la causa scatenante delle scelte
politiche». La riflessione di
Giuseppe Recchi, presidente
dell’Eni, è la premessa per capire la rivoluzione energetica
in atto, quella innescata dallo
sfruttamento dello shale gas e
dello shale oil (gas e petrolio
estratti dagli scisti argillosi attraverso la tecnica della frantumazione), che ha cambiato
lo scenario dell’energia. Una
trasformazione che impone
all’Italia, se vuole rimanere
competitiva, di pianificare e
prendere decisioni rapide e
strategie di lungo periodo.
Da Paese importatore, gli
Stati Uniti sono diventati in
pochi anni esportatori di
energia ma soprattutto autosufficienti. Con ricadute sugli
equilibri internazionali. Gli
effetti si fanno sentire anche
sulle relazioni fra l’Europa e i
suoi fornitori di materie prime
e sulla competitività del nostro sistema industriale. Il tema è al centro dell’ultimo libro di Recchi «Nuove energie.
Le sfide per lo sviluppo dell’Occidente» (Marsilio), che è
stato presentato ieri a Milano.
Un «tema cruciale», come ha
evidenziato Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere. Sul palco
anche l’ambasciatore Sergio
Romano, che ha firmato la
prefazione. Romano ha ricordato la relazione tra politica
estera e politica energetica e
ha evidenziato i limiti della
«mancanza di una politica
energetica europea comune».
Ricordando le tensioni di questi giorni con la Russia per le
vicende legate all’Ucraina e alla Crimea, ha sottolineato come con un’Europa unita sul
piano energetico e con fonti
diversificate di approvvigionamento «sarebbe più difficile per la Russia usare il proprio
potere di chiudere i rubinetti
del gas» verso l’Occidente.
Il 40% della nostra energia è
prodotto con il gas naturale,
che noi per la maggior parte
importiamo. Eppure «l’Italia è
il terzo Paese europeo per riserve petrolifere identificate»,
ha ricordato Paolo Panerai,
editore del gruppo Class, e
Chi è
Giuseppe Recchi
Nato nel 1964, laureato
in ingegneria a Torino,
è Presidente di Eni dal
2011; vice presidente di
GE Capital; consigliere
di Exor; membro
dell’European Advisory
Board di Blackstone.
Per Marsilio ha appena
pubblicato il libro
«Nuove energie. Le
sfide per lo sviluppo
dell’Occidente»
L’antiterrorismo
vuole riavere
le indagini
Ajdabiya
Sabha
Pr
Produzione
di petrolio
alla fine del 2013
I due marò
ospite del panel moderato dal
direttore del «Corriere della
Sera», Ferruccio de Bortoli.
«Se sfruttassimo le nostre riserve — ha detto Panerai —
risparmieremmo 10 miliardi
all’anno, in
più ci sarebbe il beneficio indotto
delle royalties». Il costo
dell’energia è
determinante
per la competitività del sistema industriale. Come
conferma il
finanziere
Andrea Bonomi, che vede nel libro di
Recchi «un urlo alla pianificazione, perché un Paese che
non pianifica una strategia
energetica, in una situazione
di cambiamenti, mette a ri-
schio la sua competitività. Gli
investimenti vanno da un’altra parte». Risparmio energetico e rispetto dell’ambiente
devono far parte delle strategie perché «i modelli di con-
90
40
per cento: la percentuale
dell’energia usata in Italia
che dipende dall’estero
per cento: la percentuale
dell’energia usata in Italia
prodotta con gas naturale
sumo di oggi — conclude
Guido Barilla, presidente del
gruppo di famiglia — non sono sostenibili in futuro».
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
NEW DELHI — Accusata di
lungaggini nelle indagini
sulla vicenda dei due marò
italiani e di non avere
neppure la giurisdizione sul
caso, la Nia (la polizia
antiterrorismo indiana), ha
chiesto di poter difendere la
sua posizione dinanzi alla
Corte Suprema: lo scrive il
giornale Indian Express,
secondo cui l’agenzia avrebbe
chiesto al giudice di sentire la
propria versione, nella
speranza di essere riammessa
in gioco. Dopo che il governo
indiano ha rinunciato al Sua
Act, la legge anti pirateria, la
difesa di Massimiliano
Latorre e Salvatore Girone ha
presentato un’istanza per
chiedere che la polizia
antiterrorismo non si occupi
più del caso. Adesso la Nia
vuole dire la sua, in
particolare sulla sua
giurisdizione a portare avanti
indagini su indicazione del
governo o dei tribunali
(l’articolo 5 della sezione 6
del Nia Act), che potrebbe —
secondo l’agenzia — avere
conseguenze anche su altre
inchieste.
Libertà di parola
Corte suprema
Via libera
ai braccialetti
WASHINGTON — La Corte
Suprema americana ha
emesso un verdetto che
autorizza gli studenti a
indossare, durante le lezioni,
dei braccialetti che le
autorità scolastiche della
Pennsylvania avevano
vietato perché «offensivi».
Era stato il Distretto di
Easton a stigmatizzare gli
orpelli colorati che due
studentesse, Brianna Hawk
e Kayla Martinez, avevano
acquistato dalla Fondazione
«Keep a Breast» per favorire
la consapevolezza riguardo
il tumore al seno. Sui
braccialetti figuravano le
parole «I love boobies»,
ovvero «Io amo le tette». I
docenti avevano chiesto alle
due ragazze, nel 2010, di
togliersi i braccialetti perché
«offensivi». Ma Brianna e
Kayla si erano rifiutate,
ricevendo un giorno e mezzo
di sospensione. La questione
era finita in tribunale, con il
presupposto che «non si
può limitare la libertà di
parola». Fino a che, ieri, si è
espressa la Corte Suprema: le
ragazze hanno ragione.
Esteri 15
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Il personaggio
Cuba
González, «il più pazzo», era stato dato per morto nel 2010. Guru della «setta» che si ispira al Medioevo e fa affari in Cina
Messico, la seconda morte
del superboss dei Templari
Assassinato dai marines, nuovo colpo al narcotraffico
In onore
del boss
Un poliziotto
mascherato in
un «santuario» dei Templari a Buenavista. Dopo la
presunta
morte di González nel
2010, nel Michoacan sono
comparsi diversi «santuari» per
onorare St.
Nazario, il
boss venerato
come un santo (Ap / Marco
Ugarte)
WASHINGTON — Questa volta affermano di avere la prova: le impronte digitali. Sono quelle di Nazario Moreno González, alias El mas loco, il più pazzo, uno dei
narco-apostoli dei Cavalieri templari. I
marines lo hanno ucciso in un conflitto a
fuoco a Tumbiscatio, Sierra Madre del
Sud, una delle roccaforti dell’organizzazione criminale. La conferma delle autorità è dovuta. Gonzalez, 44 anni, era già stato dato per morto nel 2010, ma allora i
complici avevano portato via il cadavere
impedendo l’identificazione. Tattica da
guerriglieri piuttosto comune nella guerra
messicana.
Il trafficante era braccato dall’inizio di
febbraio. Un suo uomo era stato catturato il
7 e aveva dato informazioni preziose. Sulle
sue orme si sono lanciati anche i gruppi di
autodifesa, le formazioni di cittadini che
nello stato di Michoacan hanno preso le armi contro i banditi. Alcuni sono inquadrati
come i famosi «Rurales», una milizia che
appoggia (o sostituisce) le autorità. I rastrellamenti sulla Sierra, combinati con
l’attività di intelligence, hanno permesso
alla fine di individuare il ricercato sul quale
c’era una taglia di 2,4 milioni di dollari.
Moreno era una leggenda «nera». Nella
sua autobiografia si descriveva umile, abituato a indossare vestiti di seconda mano e
a mangiare fagioli ripassati. Ma trattava
milioni grazie ai traffici del suo cartello.
Prima come fondatore della Familia Michoacana, quindi come custode della «dottrina» dei Templari. Infatti Nazario, che
non si separava mai dalla Bibbia, ha scritto
un codice di comportamento per il gruppo
che mescola principi New Age, riferimenti
Addio a Melba
eroina
rivoluzionaria
Ideologo
religiosi, comportamenti da pseudo setta e
simboli medievali. Spadoni, elmi, santini
con guerrieri crociati sono l’aspetto folkloristico di una formazione spietata. Moreno
e gli altri leader sostengono che i loro seguaci non bevono, non usano droga e proteggono i cittadini. Fandonie per proteggere un’intensa attività criminale.
I Templari sono coinvolti nel traffico di
anfetamine e per molto tempo hanno usato lo strategico porto di Lazaro Cardenas
per importare gli indispensabili precursori chimici necessari alla produzione di pillole poi vendute negli Usa. Altro settore
«economico» è quello dei minerali. Pochi
giorni fa le autorità hanno smantellato un
network che vedeva cinesi e Templari alleati nell’esportazione illegale di ferro. Un
recente studio ha calcolato che il Messico
ha perso, nel solo 2013, 1,3 miliardi di dollari a causa dell’export illegale di minerali.
E una fetta di quel denaro è finito nelle
casse dei Cavalieri di Michoacan.
Perduto Gonzalez, il cartello va avanti
sotto la guida dell’ex maestro Servando
Martinez, alias «La Tuta», personaggio che
ama concedere interviste dalla latitanza e
star su Youtube, così come da Enrique
Plancarte, detto El Kike. Quest’ultimo ha
due figli noti nel mondo dello spettacolo.
In particolare Melissa, di professione cantante e piuttosto appariscente. Prima ha
negato qualsiasi parentela poi quando i
media hanno rilanciato la notizia ha dovuto ammettere. E una foto pubblicata sul
web non lascia dubbi: la ragazza, poco prima di uno show, indossa un corpetto con
la croce dei Templari.
L’uccisione del boss rappresenta comunque un nuovo successo per il presidente Peña Nieto, accolto con grande scetticismo e sospetto. Il 22, sempre i marines,
hanno messo a segno il colpo impossibile
catturando Joaquín El Chapo Guzmán, la
guida del Cartello di Sinaloa, personaggio
ritenuto inafferrabile e coperto da protezioni politiche.
Chi era
Nazario Moreno
González, alias El
mas loco, 44 anni,
leader del clan dei
Templari, è stato
ucciso nel
Michoacan. Era
già stato dato per
morto nel 2010
Successori
A guidare i
Templari sono ora
l’ex maestro
Servando
Martinez, alias
«La Tuta», e
Enrique Plancarte,
detto «El Kike».
Nella foto: la figlia
di quest’ultimo,
Melissa, cantante
L’AVANA — Melba
Hernández, «l’eroina della
rivoluzione cubana», è morta
a 92 anni all’Avana. La
Hernández era una delle due
donne che accompagnarono
Fidel Castro nelle sue prime
imprese (nella foto sopra,
Melba a sinistra, con Haydée
Santamaría). «Con profondo
dolore, la direzione del Partito
e dello Stato informano che
l’eroina Melba Hernández
Moncada Rodríguez è morta
la notte scorsa a seguito di
complicanze associate al
diabete di cui soffriva da
molti anni», riporta il
quotidiano ufficiale Granma.
Melba Hernández aiutò
Castro a lanciare la battaglia
rivoluzionaria dopo il fallito
attacco alla caserma Moncada
del 1953. Negli ultimi anni era
apparsa in pubblico a eventi
ufficiali accompagnata da uno
dei fratelli Castro, a volte
Fidel, altre Raúl. Nata il 28
luglio del 1921, Hernández
era cinque anni più anziana di
Fidel. Aiutò a finanziare il
Partito comunista cubano e
prestò servizio come
ambasciatrice in Vietnam e
Cambogia.
Guido Olimpio
guidoolimpio
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
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Cronache
La tragedia di Lecco Bashkim Dobrushi è rientrato domenica sera dall’Albania
I protagonisti
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
«Ha ucciso le nostre bimbe
non la potrò perdonare mai»
Il padre delle vittime: «Ma lei era una brava madre»
Brescia
Femminicidio
tra donne:
16 anni di carcere
Un anno esatto dopo
l’omicidio, avvenuto il 10
marzo 2013 a Gussago,
nel Bresciano, il Tribunale
di Brescia ha condannato
a 16 anni Angela Toni, 35
anni, per aver ucciso nel
sonno con due colpi di
pistola l’ex compagna e
convivente Marilena
Ciofalo. Il pm aveva
chiesto una condanna a
30 anni. Quello di Brescia,
secondo il legale di
Angela Toni, Fausto
Pellizzari, è il primo caso
in Italia di femminicidio
tra donne. Secondo
l’accusa, Angela Toni
avrebbe ammazzato per
gelosia dopo aver
scoperto la nuova
relazione dell’ex
compagna.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LECCO — In un’ora non ha mai
pronunciato il suo nome. Nel suo
racconto è stata solo lei. Non
«mia moglie», o la «mia ex-moglie», o Edlira. Lei ormai, nelle
parole di Bashkim Dobrushi, è
solo la donna «che ha ucciso le
mie bambine. Non potrò mai perdonarla. E non voglio neppure
provare a capirla». Il padre di Simona (13 anni), Keisi (11 anni) e
Sidny (3 anni) è rientrato domenica sera dall’Albania. Un volo da
Durazzo a Bergamo, poi in auto
fino a Lecco. Nel primo pomeriggio di ieri, di fronte ai carabinieri
e al magistrato Silvia Zannini, ha
cercato di ricostruire le ultime fasi del rapporto con la donna da
cui si era separato lo scorso 12
febbraio, la madre che sabato
notte ha ucciso le tre figlie nella
casa della periferia sud di Lecco
dove la famiglia aveva vissuto per
più di 5 anni.
Era partito il giorno prima, e
domenica ha ricevuto una telefonata dal fratello: «Devi rientrare,
c’è un problema». Bashkim Dobrushi, 45 anni, operaio specializzato, cercava di capire. «I carabinieri dicono che devi rientrare». A quel punto, raccontava ieri
un amico, si è reso conto: «Le ragazze? È successo qualcosa alle
mie figlie?». La madre Edlira Copa, 37 anni, le ha uccise con due
coltelli, poi ha sistemato i tre cadaveri sul letto matrimoniale e
dopo quasi quattro ore, all’alba, è
uscita di casa per bussare a un vicino, col collo e i vestiti coperti di
sangue per un tentativo di suicidio.
Gli investigatori dei carabinieri, guidati dal comandante provinciale Rocco Italiano, avevano
bisogno di ricostruire il passato,
di capire se ci fossero stati segnali
La telefonata
«Torna in Italia, c’è un
problema». E lui ha
pensato subito alle figlie
di squilibrio nei mesi scorsi. «Le
mie bambine erano meravigliose
e lei era una brava madre — ha
spiegato però l’uomo — brava
come tutte le madri. Anche se prima e dopo la separazione avevamo spesso litigato, e se non andavamo più d’accordo, non avrei
mai immaginato che potesse fare
del male alle mie figlie. Le vedevo
sempre, quasi tutti i giorni, e non
c’erano mai stati problemi».
Ieri la donna è stata di nuovo
operata per le conseguenze della
ferita all’addome che si è procurata con un coltello. Gli accertamenti della Procura, fino a questo
momento, hanno stabilito che
Edlira non era in cura per patologie psicologiche e non abusava di
farmaci. Ma saranno gli psichiatri
ora a dover capire quale e quanto
profondo fosse lo squilibrio latente che l’aveva portata a credere, come lei stessa ha spiegato agli
inquirenti, che per le sue figlie
non ci fosse altro «che un futuro
di miseria e di prostituzione». Un
delirio che, dopo i tre omicidi,
l’ha spinta fino alla convinzione
di «aver fatto la cosa giusta».
Altri psicologi, ieri mattina,
hanno parlato della morte di Simona ai suoi compagni della terza F, scuola di Maggianico. Fiori e
biglietti sul banco della ragazza,
come su quello della sorella Keisi,
alle elementari, e poi all’asilo frequentato dalla più piccola delle
sorelle. Il prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, ha guidato le preghiere nelle parrocchie di
tutta la città: «Quella mamma è
finita in una solitudine senza ritorno».
Paolo Marelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il commento
DOLORE E VENDETTA:
I BUCHI NERI
DELL’ESISTENZA
di GIUSEPPE PANISSIDI
D
opo l’8 marzo, giorno di festa e di
lotta, purtroppo la parte materna
dell’umano, «metà di un intero»,
secondo Platone, rischia di divenire
colpevolmente «altra», ogniqualvolta
essa non esiti a sopprimere i propri
contributi viventi al creato. Sembra
dunque maturo il tempo per recuperare
margini di senso nella tradizione
culturale occidentale, costituitasi nella
temperie aurorale della cultura greca
classica, entro il testo della filosofia e
nell’opera dei grandi tragici. Quasi
venticinque secoli fa ad Atene andava in
scena «Medea» di Euripide, un
capolavoro assoluto, autentica
rivelazione dei «buchi neri»
dell’esistenza. Medea uccide i suoi due
figli, preda lucida e cieca ad un tempo,
della disperazione vendicativa verso il
marito, deciso ad abbandonarla per
un’altra donna, a dispetto della sua
completa dedizione. La condanna non
Cronache 19
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Divisi per sempre
Il racconto
A sinistra Bashkim Dobrushi,
padre delle bimbe uccise, ieri
all’uscita della caserma dei
carabinieri di Lecco (foto
Cardini). L’uomo si trovava in
Albania ed è rientrato
precipitosamente non appena
saputo della tragedia. A destra,
la madre omicida fotografata in
un attimo di serenità con la
seconda delle sue figlie. Nella
foto in basso i fiori collocati sul
banco di scuola di Simona, la più
grande delle tre sorelle, a
Maggianico, il quartiere di Lecco
dove si trova l’istituto
L’ultimo litigio con il marito e lo sfogo con la madre: «Ho in testa mille pensieri»
I giorni tristi di Edlira
E sua figlia scriveva
«Tu sei la mia amica»
DAI NOSTRI INVIATI
riguarda soltanto la donna, ma anche il
marito, spinto dalla brama di potere a
infrangere il patto d’amore e di lealtà che
li aveva uniti. Compiuto l’orrendo
misfatto, Medea, impietosamente si
giudica detestabile e mentre invoca la
morte, con altrettanto vigore contesta al
marito la sua inumana tracotanza, la
celebre «hybris» del mondo culturale
greco. «Li ho uccisi perché devi soffrire,
né hai il diritto di affermare che li
amavi, dal momento che li hai
abbandonati». Cerca la sofferenza di
quell’uomo, perché confusamente e
grecamente percepisce valori di verità
nel cuore tragico dell’esistenza: «La
sofferenza è sapere». Madre ferita, crede
che anche il suo uomo è «giusto» che
soffra, per umana volontà. Questioni
umane, insomma. Ad esse il testo tragico
intona un inno per un’auspicabile, pur
ardua, saggezza, di contro alla «grande
bruttezza», entro eque relazioni di
effettiva parità di genere, secondo una
terminologia invalsa di recente. Perché,
soltanto a pronunciarlo, vi leggiamo, il
«nome della saggezza appare vincente».
Viverla è ancora meglio. Medea, infine,
si allontana sul carro del sole, da cui
vanta la discendenza: efficace metafora
che illumina l’idea profonda del tragico
quale «conflitto tra ragioni». Ché, tra
ragione e torto, si dà conflitto, non mai
tragedia.
LECCO — Anonima fino a essere invisibile,
madre amorevole, donna senza eccessi. E, soprattutto, irrimediabilmente sola. Edlira era così. Il suo mondo erano le sue bambine, il resto
era uno sfondo lontano di cui non le importava
niente. Non più da quando suo marito l’aveva
abbandonata per un’altra donna. C’erano soltanto Simona, Keisi e Sidny, «le mia bellezze», «la
mia forza», «i miei angioletti» , come le chiamava lei. E soprattutto con Simona, la più grande,
era come una sorella, una guida nelle inquietudini dei suoi 13 anni. Madre e confidente, tanto
che la ragazzina scriveva di lei su Ask «mia
mamma è la mia migliore amica» e alla domanda: se la tua vita fosse un film quale sarebbe il titolo? rispondeva «Simona e la lotta contro la vita».
Può darsi che Edlira abbia curiosato nella vita
segreta che sua figlia viveva sulla Rete. Se lo ha
fatto ha visto l’ultimo post che la tredicenne ha
scritto poche ore prima di essere ammazzata:
«Sono arrivata al limite». Esattamente come lei e
proprio nello stesso giorno: arrivata al limite,
sull’orlo del burrone.
Per Edlira, che tutti chiamavano Eda, il giorno
del non ritorno è stato sabato, il più anonimo di
sempre. Nessuno l’ha vista, se è uscita di casa
l’ha fatto senza incontrare nemmeno un volto
conosciuto da salutare, nessuno ha potuto cogliere un segnale, un campanello d’allarme dell’ultima ora. Con il senno del poi i vicini ragionano sul fatto che in effetti era strano che lei, abitudinaria com’era, non fosse nemmeno uscita per
buttare via il sacchetto della spazzatura. Che la
sua Ford Focus grigia fosse rimasta lì fuori parcheggiata tutto il giorno. Piccoli dettagli che rac-
Il pm chiede vent’anni
«Kabobo è seminfermo di mente»
Sentenza rinviata: non capisce l’interprete
Killer Adam Kabobo
MILANO — Il pm Isidoro Albertini
ha chiesto alla giudice Manuela
Scudieri che Adam Kabobo, il
ghanese che la mattina dell’11
maggio 2013 a colpi di piccone
uccise a Milano tre passanti e ne
ferì altri tre, sia condannato a 20
anni di reclusione e, dopo, ad altri
6 anni di misura di sicurezza in
una casa di cura. Per l’assassino
del 64enne pensionato Ermanno
Masini, del 21enne Daniele Carella
e del 40enne Alessandro Carolè,
20 anni sarebbero il massimo
della pena una volta che si sia
considerato da un lato lo sconto
automatico determinato dalla
scelta del rito abbreviato da parte
della difesa e, dall’altro, il
riconoscimento della semi-
infermità mentale, conseguente
alla perizia dello psichiatra
Ambrogio Pennati e della
criminologa Isabella Merzagora
sul fatto che il ghanese
analfabeta sia affetto sì da
«schizofrenia paranoide», ma al
momento della strage la sua
capacità di intendere non fosse
«totalmente assente» e quella di
volere fosse «sufficientemente
conservata». Arringhe e sentenza
il 31 marzo, a cui l’udienza è stata
rimandata perché Kabobo, che a
stento comprende qualche parola
di un particolare dialetto, non si
intendeva con l’interprete di ieri.
Luigi Ferrarella
[email protected]
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L’incidente la scorsa estate
Condannato il pirata della strada
che travolse la sedicenne in bicicletta
Vittima Beatrice Papetti
Una condanna a tre anni e quattro
mesi che, se venisse confermata
anche in Cassazione diventando
definitiva, permetterà all’imputato,
che sta già scontando parte della
pena agli arresti domiciliari, di
chiedere l’affidamento in prova ai
servizi sociali in alternativa al
carcere. Si è chiuso così in primo
grado il processo al pirata della
strada che l’estate scorsa a
Gorgonzola, hinterland milanese,
travolse e uccise Beatrice Papetti
(una ragazza di 16 anni che stava
tornando a casa in bicicletta) e poi
scappò senza soccorrerla e si
presentò ai carabinieri solo una
settimana dopo. «La pena non è
giusta, ma questa è la legge
italiana» ha spiegato subito dopo
la sentenza il padre della ragazza,
Nerio Papetti, assistito
dall’avvocato Domenico Musicco,
anche presidente dell’Associazione
vittime di incidenti sulla strada e
sul lavoro, che da anni si batte per
l’introduzione del reato di
omicidio stradale. Il 10 luglio
scorso, verso mezzanotte, Beatrice
era stata investita e uccisa sulla
strada provinciale di Gorgonzola
(Milano). Il suo corpo era stato
sbalzato a 70 metri di distanza
dopo l’impatto. Proprio il padre
era intervenuto sul posto perché
quella notte era di turno come
volontario su un’ambulanza.
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contano di una giornata passata a nascondersi e
sicuramente, come racconta sua madre Atlije, a
piangere. Un pianto disperato. «Ho telefonato a
mia figlia nel pomeriggio» dice la donna in
un’intervista a una televisione albanese «ed è
stata l’ultima volta che l’ho sentita. Non la chiamo mai, di solito è lei a farlo, ma avevo come un
presentimento, sentivo qualcosa dentro, una voce che mi diceva “chiamala, senti se va tutto bene”. Abbiamo parlato a lungo, mi ha detto che
non ce la faceva più. Le ho chiesto se aveva litigato ancora con il marito o con i fratelli di lui ma mi
ha risposto che almeno per quel giorno no, non
avevano litigato. L’ho supplicata di lasciar stare,
di non darsi pena per le questioni economiche.
Le ho detto “stai su col morale, venderò tutti i
miei terreni, ti aiuterò io”. Ma lei niente, ha con-
Chiusa in casa
Sabato nessuno l’ha vista uscire,
nemmeno per buttare i rifiuti: la sua
auto è rimasta ferma tutto il giorno
tinuato a piangere. Piangeva perché la situazione
economica a casa era peggiorata. Mi ha detto: ho
in testa mille pensieri e non so da dove cominciare».
Perché Eda ha scelto proprio sabato per decidere che tutto era ormai perduto? Può darsi che
una spiegazione venga dal giorno precedente.
Venerdì mattina suo marito Bashkim — separato
formalmente dal 12 febbraio ma che già da mesi
vive in un’altra casa — si era presentato di buon’ora nell’appartamento della moglie. Voleva salutare le bambine prima che andassero a scuola
perché quella stessa sera sarebbe partito per il
suo paesino albanese ai confini con il Kosovo:
andava dalla sua famiglia a presentare la nuova
fidanzata. Eda lo ha guardato mentre baciava le
piccole, l’ha salutato senza troppe parole e ha richiuso la porta alle sue spalle più depressa che
mai.
In quest’ultima settimana erano successe poche cose ma importanti. La più grave era stata
una lite con lui, per la prima volta su questioni di
soldi negati non a lei ma alle bimbe. Era stato per
la gita scolastica di Simona: 230 euro per andare
a Roma che lui voleva conteggiare nei 1.100 euro
degli alimenti del mese e che invece lei avrebbe
voluto a parte. Già ossessionata dall’idea di non
poter garantire una vita dignitosa alle sue figlie,
Eda era rimasta sconvolta da quella lite. Forse è
per questo, per provare a spendere il meno possibile e pagare la gita, che martedì si è presentata
alla sede locale della Caritas per chiedere uno dei
loro pacchi alimentari: qualche chilo di pasta,
zucchero, sale... Anche quel giorno senza far trapelare emozioni. Nessuno l’avrebbe detta disperata.
Si vedeva sempre mentre accompagnava le
bambine a scuola con la sua aria mesta o mentre
faceva la spesa al centro commerciale. Sorrisi pochi e poca voglia di chiacchierare. Invisibile fra la
gente. Sola e triste. E si capisce anche dalle frasi
che condivideva su Facebook o dalle fotografie
che postava quasi ogni giorno da un paio di settimane. Più si va indietro nella sua «macchina
del tempo» sul social network più si incontrano
immagini di giorni felici. Lei al mare, lei ai bordi
di una piscina, panorami estivi, le sue bimbe
sorridenti, baci e abbracci. Da fine febbraio in
poi soltanto frasi amare da condividere, le faccette meno allegre della sua Sidny, la piccolina di
3 anni, oppure risposte malinconiche a chi le faceva domande. Il 3 marzo Mimoza le chiedeva
«ma che ti succede sorella?» dopo aver letto una
citazione postata da Eda sui figli. «Sto diventando sentimentale...» è stata la risposta alle dieci di
sera. Quello stesso giorno un altro post parlava
dei tormenti di una donna che stava andando alla deriva: «Non possiamo mai giudicare le vite
degli altri, perché ogni persona conosce solo il
suo dolore e le sue rinunce».
Giusi Fasano
Gianni Santucci
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20 Cronache
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
#
Istruzione Almalaurea: in un anno meno 4% di occupati con la triennale e meno 2 con la magistrale
Sempre più laureati senza impiego
(e chi ce l’ha guadagna poco)
Per chi esce dagli atenei del Sud stipendi più bassi fino a 200 euro
Un laureato impiega almeno
un anno per trovare un lavoro,
precario e da poco più di mille
euro netti al mese: ma se il graduato in questione è donna e,
peggio ancora, se ha ottenuto il
suo titolo in un ateneo del Sud, i
tempi per ottenere un posto dignitoso si allungano e la busta
paga, al contrario, si intirizzisce.
La — desolante — conferma arriva dal sedicesimo rapporto di
Almalaurea, realizzato su 450
mila laureati dei 64 atenei del
consorzio, che inquadra il futuro lavorativo di chi, dopo aver
raggiunto il massimo livello di
istruzione, si confronta col
mondo del lavoro, uscendone
spesso con le ossa rotte.
Anche se chi ha una laurea resta avvantaggiato rispetto a chi
ha raggiunto solo il diploma di
scuola media superiore, perché
a 5 anni dal titolo solo l’8% dei
laureati non lavora, il quadro
generale è quello di «una sensibile, ulteriore frenata della capacità di assorbimento del mercato del lavoro». Nel dettaglio:
tra i laureati di primo livello
(laurea triennale, o breve), il
tasso di occupazione è sceso di 4
punti solo nell’ultimo anno, di
16 se si confronta il dato con il
2008: a un anno dal titolo il 66%
dei laureati brevi lavora o quantomeno svolge uno stage retribuito. Tra i colleghi magistrali la
contrazione registrata è di due
punti, e di 11 rispetto al 2008.
Tra gli studenti che scelgono di
proseguire con la laurea specialistica, infatti, lavorano in 70 su
100. Quelli che stanno messi
peggio sono i magistrali a ciclo
unico, per lo più studenti dei
vecchi corsi di laurea: per loro il
crollo è del 3% rispetto al rapporto dell’anno scorso, ma del
23% rispetto all’indagine 2008.
E l’analisi delle caratteristiche
del lavoro trovato è il segno delle difficoltà che i laureati post
riforma hanno affrontato in
questi ultimi anni. I contratti a
tempo indeterminato hanno
avuto un calo, rispetto all’indagine 2008, del 15% tra i trienna-
Il confronto
Ma resta ancora
il vantaggio
su chi ha soltanto
il diploma
li, dell’8% tra i magistrali, del 5%
tra quelli a ciclo unico. E questi
sono dati che rientrano nella
media.
Anche se l’indagine non
prende in considerazione alcuni
atenei importanti — come la
Statale di Milano o l’Università
di Pisa — restituisce una frattura netta tra un Sud disarmato
che arranca, dove i laureati stentano a trovare un’occupazione, e
spesso si accontentano di lavoretti poco qualificanti, e un
Nord avanzato, dove cominciare
a lavorare, o anche frequentare
La classifica
La retribuzione mensile netta
degli occupati a un anno dalla laurea
Venti degli atenei presi in considerazione dal rapporto di Almalaurea ordinati
per tasso di occupazione dei laureati a tre anni dalla laurea
Università
Stpendio
Tasso
Tasso di occupazione*
medio netto
Tasso di
(comprende anche attività disoccupazione* di stabilità
mensile
del lavoro*
di formazione retribuita)
in euro
92,7
3,3
48,8
964
2011
88,3
8,3
50
1.251
2010
88
6,5
58,6
1.218
2009
87,4
1 Milano S. Raffaele
2 Milano Iulm
Laurea di primo livello
3 Genova
8,3
57,7
1.246
2008
5 Venezia Ca’ Foscari
85,7
9,5
50,4
1.103
2007
6 Udine
85,6
9,8
50,5
1.202
4 Trieste
85,5
8,3
51,1
1.188
84,4
11,4
56,9
1.235
2012
9 Firenze
83,8
10,2
52,2
1.126
2011
83,7
10,1
49,6
1.161
2010
11 La Sapienza
82,1
12,6
52,1
1.132
2009
12 Roma Tre
81,3
12
49,5
1.117
2008
13 Camerino
80,4
15,2
63,3
1.132
2007
79
15,6
54,5
1.084
10 Bologna
14 Cagliari
77,8
54,6
1.202
18,5
46,8
1.085
2012
73,2
18,1
61,0
1.142
2011
18 Bari
71,9
18,9
50,8
1.018
2010
19 Napoli II
71,1
20,4
59,0
1.082
2009
28
64,2
1.045
2008
74,5
16 Salerno
17 Catania
20 Reggio Calabria
59
Università
Mediterranea
Fonte: Elaborazione su dati Almalaurea
1.060
1.152
1.230
1.275
1.299
1.038
1.071
1.125
1.153
1.212
1.290
Magistrale a ciclo unico
14,3
15 Siena
un corso di formazione retribuito, è quasi scontato, e dove gli
stipendi sono fino a 200 euro
più alti. A parità di condizioni di
partenza, chi si laurea all’Università di Reggio Calabria Mediterranea ha il 59% di possibilità
di lavorare o di frequentare uno
stage pagato, a tre anni dal titolo, percependo 1.045 euro al
mese netti. Chi esce dallo Iulm
di Milano nell’88,3% dei casi ha
un’occupazione dopo tre anni, e
la sua busta paga arriva a 1.251
euro. Il tasso di disoccupazione
dei laureati così può oscillare
dal 28% dell’università calabrese, passando per il 20,4% della II
Università di Napoli e il 18,5% di
Salerno per arrivare al 3,3% dell’ateneo di Milano S.Raffaele,
senza disdegnare Genova
(6,5%), Torino e Trieste (8,3%).
Un sistema a due velocità?
«Non facciamoci ingannare dalle apparenze — spiega Andrea
Cammelli, fondatore di Almalaurea —. Non è detto che gli
atenei del Sud siano peggiori, è
il sistema imprenditoriale del
Le aziende
«Non è detto che le
università meridionali
siano peggio: le aziende
faticano ad assumere»
Magistrale
8 L’Aquila
7 Torino
1.003
2012
In Sicilia
970
1.035
1.094
1.156
1.210
1.239
2007
* dati in %
Sud che non funziona e fatica ad
assorbire laureati. Al Nord il 3%
dei laureati si sposta per andare
all’estero, ma il 18% degli studenti del Sud emigra al Nord per
lavoro. A fare la differenza è anche la specializzazione». Quindi, oltre al prestigio dell’ateneo,
quando si sceglie il corso di laurea bisogna considerare che i
laureati di Ingegneria e delle
professioni sanitarie, nonché
dei gruppi educazione fisica e
scientifico, sono favoriti nella
ricerca di lavoro rispetto ai colleghi dei percorsi giuridico-psicologico e geo-biologico. E poi:
più giovani, quindi chi si laurea
prima, e chi conosce inglese e
tedesco, è più ricercato. Il resto,
è fortuna.
Valentina Santarpia
D’ARCO
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista La presidentessa dell’università, dove si è formato il manager italiano chiamato a gestire le finanze di Apple
«Ma il 78% degli studenti Luiss in dodici mesi lavora»
Marcegaglia: «La sfida di essere internazionali
Metà dei corsi in inglese e altri docenti dall’estero»
MILANO — Qualcuno la fortuna se l’è
creata con una classica startup dell’era
«giochi digitali»: forse il nome Riccardo
Zacconi ai più non dice granché, neppure
se al suo biglietto da visita si aggiunge che è
il fondatore e il boss della King Digital Entertainment, ma alzi la mano chi non ha
sentito nominare almeno una volta (e magari scaricato) il tormentone planetario
Candy Crush Saga. Qualcun altro il successo l’ha trovato in settori (e posti di potere)
più tradizionali: il presidente di Citigroup
Luigi De Vecchi, per dire, o il numero due
della Banca europea degli investimenti Dario Scannapieco. E poi c’è lui, l’ultimo (solo
in ordine di tempo) a scalare i titoli della
stampa economica internazionale e il primo, ormai, degli «ex» arrivati al top del top:
anche Luca Maestri, il nuovo uomo-guida
della finanza globale Apple, la sua laurea
l’ha presa alla Luiss. I vertici di Cupertino,
Silicon Valley, regno che fu del genio Steve
Jobs: bel timbro, non c’è dubbio, per la Libera Università Guido Carli. Dove festeggiano la nomina di Maestri per quello che, per
l’ateneo romano, significa: per usare le parole di Emma Marcegaglia — presidente
Luiss, ex presidente di Confindustria (cui
l’istituto fa capo), leader in carica delle
Confindustrie europee — «una ulteriore
spinta a muoverci ancora di più nella direzione imboccata da qualche anno: qualità
certificata dall’internazionalizzazione».
Pensa, in primis, al corpo docente?
«Anche agli studenti. Oggi il grosso dei
7.800 iscritti alle varie facoltà, cui vanno
sommati gli 800 dei master, viene dalla capitale o dal Centro-Sud. Ma già il 50% di chi
frequenta gli Mba è straniero. E in inglese è
la metà dei corsi. Bene. Il fascino di Roma è
indubbio: abbiamo intenzione di aumentarne le tanti ragioni di appeal aggiungendoci l’attrattività degli studi. La Luiss può
farlo. E può, chiaramente, se è in grado di
attirare docenti di fama internazionale accanto ai nostri migliori nomi».
Suona come un progetto già in fase di
realizzazione.
«Lo è. Stiamo preparando il prossimo
anno accademico. Vogliamo arrivarci con
40 nuovi docenti, da affiancare ai cento già
di ruolo (su circa mille complessivi, ndr),
scelti tra le migliori università europee e
non solo. Vogliamo, soprattutto, che oltre
alla loro esperienza portino ulteriore capacità di fare ricerca».
Il 2014-2015 sarà davvero l’anno buono?
«È quello per cui stiamo lavorando. Ma
non partiamo da zero. La Luiss ha già un’eccellente School of government, all’interno
di Scienze politiche. L’aveva voluta Luca
Cordero di Montezemolo, quand’era presidente di Confindustria, puntando a una
❜❜
I giovani e le imprese
Già finanziate 24 proposte
di startup: così sono nati
centocinquanta impieghi
per under trenta
La scheda
Imprenditrice Emma Marcegaglia, 48
anni, a Roma alla sede della Luiss (Samantha Zucchi / Insidefoto)
sorta di Ena italiana: prepara alti funzionari
per l’amministrazione pubblica e va decisamente bene. Dopodiché, quest’anno abbiamo varato la School of european political
economy: tengo molto ai temi della politica
economica europea, saranno sempre più
fondamentali, e a insegnarli sono docenti
del calibro di Jean-Paul Fitoussi, Marcello
Messori, Stefano Micossi. Ora dobbiamo
completare il cerchio con le facoltà core della Luiss: il marketing internazionale, o
scouting, se preferisce, che stiamo facendo
guarda soprattutto alle Business School:
management, organizzazione d’impresa,
finanza».
Sfida alla Bocconi? O l’università mila-
Manager
Emma
Marcegaglia, 48
anni,
mantovana,
imprenditrice, è
presidente di
BusinessEurope,
associazione che
rappresenta le
Confindustrie
europee. È stata
presidente di
Confindustria
dal 2008 al
2012, prima
donna a ricoprire
questa carica
L’ateneo
Dal 2010
Marcegaglia è
presidente della
Luiss, Libera
università
internazionale
degli studi
sociali «Guido
Carli», di Roma
che ha quattro
dipartimenti:
Economia e
finanza, Impresa
e management,
Giurisprudenza e
Scienze politiche
nese è semplicemente un modello?
«È uno dei modelli. Strada ne abbiamo
fatta tantissima: vogliamo farne di più».
Però per voi, università di Confindustria, dovrebbe essere più semplice il rapporto con le aziende. O è solo teoria?
«No, è realtà. I rapporti con le imprese
sono ottimi. Non solo: il 78% dei nostri laureati lavora entro dodici mesi dal diploma.
Ed è l’ultimo dato, quello che ingloba i lunghi anni della crisi».
È quasi il doppio della media nazionale
presentata ieri da Almalaurea, circuito
cui peraltro né la Luiss né la Bocconi aderiscono. Quali sono i settori che per voi
resistono? Chi, nonostante la recessione,
ha continuato ad assumere?
«Siamo a Roma, i rapporti per noi più facili sono evidentemente quelli con Eni o
Enel: l’energetico assorbe molti nostri laureati. Ma funzionano bene anche i programmi, a partire dagli stage, con alcune
multinazionali, soprattutto nella farmaceutica e nell’alimentare. E sono parecchie le
imprese, di vari settori, che ci chiedono
corsi di formazione manageriale ad hoc».
Spinte a diventare imprenditori in proprio, magari sull’esempio di Zacconi e del
successo Candy Crush?
«Ci sono, ci sono. Il 16 aprile festeggeremo il primo anno di Luiss Enlab, la “Fabbrica delle Startup”. È uno spazio di 1.500 metri quadri al secondo piano della stazione
Termini, dove creiamo innovazione e posti
di lavoro. Solo nei primi dieci mesi abbiamo selezionato 400 proposte e ne abbiamo
finanziate 24, per un investimento di due
milioni cui vanno aggiunti i 3,5 messi a disposizione da altri investitori. In questo
modo sono nati 150 posti di lavoro under
30. Numeri piccoli, ancora, d’accordo: ma
dimostrano che “si può fare”».
Raffaella Polato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le minacce
al magistrato
e i proiettili
a Crocetta
PALERMO — Un proiettile da
mitraglietta recapitato con
una busta anonima al
governatore Rosario Crocetta
e una testa di maiale lasciata
davanti al portone della casa
di villeggiatura di un giudice
impegnato sul fronte
antimafia come il presidente
del Tribunale di Caltanissetta
Claudio Dell’Acqua fanno
alzare la tensione in Sicilia.
Con prefetti e apparati di
sicurezza pronti a rafforzare
controlli soprattutto per i
magistrati più a rischio, come
succede da Caltanissetta a
Trapani, passando per
Palermo dove tanti giovani
improvvisano presidi di
«scorta civica» attorno ai
pubblici ministeri più esposti.
Ma è infuocato anche il fronte
politico dove l’ennesima
minaccia a Rosario Crocetta
arriva il giorno dopo le
critiche lanciate contro il
governatore da Berlusconi e
dal leader di Forza Italia
nell’isola, Vincenzo Gibiino,
che aveva invocato «un colpo
di Stato regionale». E
Crocetta: «Ecco cosa succede
quando si estremizzano i toni.
Chi mi ha minacciato? Nel
mio caso non basta la rubrica
telefonica. Si, ho paura, ma
intensificheremo l’azione
antimafia». È lo stesso
impegno espresso da Anm,
forze politiche e sindacali e
Confindustria, tutte pronte a
manifestare solidarietà a
Crocetta e Dell’Acqua.
F. C.
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Arresti a Napoli
«Voti comprati
con 50 euro
o il biglietto
per lo stadio»
Per «comprare» un voto alle
Politiche dello scorso anno
venivano offerte poche decine
di euro, a volte la spesa o due
biglietti per la partita. Questa
l’accusa che ha portato agli
arresti domiciliari quattro
persone, tra cui il consigliere
comunale di Napoli Gennaro
Castiello e il consigliere della
IV municipalità Mario
Maggio. In tutto, sono sette
gli indagati. Secondo l’accusa
Castiello, che lo scorso anno
si candidò alla Camera con il
Mir (Movimento degli italiani
in rivoluzione), nella
speranza di ottenere i voti
sufficienti per essere eletto
(come si evincerebbe da
numerose intercettazioni
ambientali e telefoniche),
attraverso una rete di politici
locali e faccendieri, fece
distribuire piccole somme
agli elettori delle zone più
povere di Napoli, come
Poggioreale e i Quartieri
spagnoli. In molti casi il
candidato metteva a
disposizione 50 euro a voto,
30 dei quali destinati
all’elettore e 20
all’intermediario. Malgrado
ciò non fu eletto. Dopo
l’insuccesso, Castiello cercò
inutilmente di recuperare i
soldi elargiti, dal momento
che i voti ottenuti erano stati
inferiori alle aspettative,
mentre gli accordi
prevedevano la
corresponsione delle somme
solo in presenza di effettivi
consensi.
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Cronache 21
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
#
Roma
I sintomi e la malattia
Perdita di memoria
Il morbo compromette
la capacità lavorativa. È normale,
di quando in quando, dimenticare un compito, una scadenza
o il nome di un collega, ma
la dimenticanza frequente
o un’inspiegabile confusione
mentale a casa o sul lavoro
può significare che c’è qualcosa
che non va
Le attività quotidiane
Una persona molto impegnata
può confondersi di tanto in tanto:
per esempio dimenticare
qualcosa sui fornelli accesi o
non ricordare di servire parte
di un pasto. Il malato di Alzheimer
potrebbe preparare un pasto
e non solo dimenticare
di servirlo, ma anche scordare
di averlo fatto
I problemi di linguaggio
A tutti può essere capitato
di avere una parola «sulla punta
della lingua», ma di non riuscire
a pronunciarla. Il malato
di Alzheimer può invece
dimenticare parole semplici
o sostituirle con parole improprie
rendendo quello che dice
difficile da capire
Il disorientamento
È normale talvolta dimenticare
che giorno della settimana sia
o ciò che si aveva in mente
di comprare, ma il malato
di Alzheimer può perdere
la strada di casa, non sapere
dove è e come ha fatto a trovarsi
nel posto in cui è arrivato
La capacità di giudizio
Scegliere di non portare una
maglia o una giacca in una serata
fredda è un errore comune,
ma un malato di Alzheimer può
vestirsi in modo inappropriato,
indossando per esempio
un accappatoio per andare a fare
la spesa o due giacche in una
giornata calda
«Medici
obiettori»
Abortisce
sola in bagno
Difficoltà di pensiero
Compilare un libretto
degli assegni può essere
difficile per molte persone
sane, ma per chi è affetto
dal morbo di Alzheimer
riconoscere i numeri
o compiere calcoli
può essere impossibile
sfolipidi, per l’esattezza)
che deriverebbero dalla
precoce distruzione delle
membrane delle cellule cerebrali coinvolte nella malattia. I ricercatori hanno seguito 525 persone ultrasettantenni in cinque anni e
hanno individuato 53 soggetti che hanno sviluppato
sintomi di Alzheimer. Hanno confrontato il loro «profilo lipidico» (cioè i fosfolipidi presenti nel sangue)
con quello di altrettanti
soggetti sani. E sono riusciti
a individuare chi era a rischio di andare incontro a
quel declino mentale progressivo che si chiama, appunto, Alzheimer.
ROMA — Prima di
arrivare alle carte bollate
per provare ad avere un
figlio sano, Valentina e
Fabrizio hanno vissuto
sulla propria pelle
l’esperienza di diversi
aborti, l’ultimo in
ospedale senza assistenza.
Sono loro l’ultima coppia
che, in ordine di tempo,
ha ottenuto dal Tribunale
della Capitale
un’ordinanza che solleva il
dubbio di legittimità
costituzionale delle legge
40. Valentina, infatti, è
portatrice di una grave
anomalia genetica, ma alla
coppia è stato negato
l’accesso alla fecondazione
assistita e soprattutto alla
diagnosi genetica
preimpianto per impedire
la trasmissione della
patologia al nascituro.
«Valentina ha abortito da
sola nel bagno
dell’ospedale Pertini di
Roma — spiega Filomena
Gallo, segretaria
dell’Associazione
Coscioni, nonché uno dei
legali della coppia,
presentando ieri il
provvedimento del
Tribunale —. Questa è
omissione di soccorso, un
reato penale, anche se la
coppia ha deciso di non
denunciare la struttura. È
la dimostrazione di come
la legge 194 in Italia non
garantisca sempre la
presenza di un medico
non obiettore nel caso
dell’interruzione
volontaria della
gravidanza». Il primo
tentativo della coppia di
avere un figlio era
terminato con un aborto,
a causa di una gravidanza
extrauterina. I due ragazzi
ci avevano riprovato: al
quinto mese di
gestazione, tuttavia,
quando è stata effettuata
la villocentesi sono emersi
gravi problemi al feto. La
coppia ha deciso di
interrompere la
gravidanza nell’ottobre
del 2010. E lì la donna
racconta di essere stata
lasciata sola per colpa dei
medici obiettori: «Dopo
15 ore di dolori lancinanti,
vomito e svenimenti, ho
partorito dentro il bagno
dell’ospedale con il solo
aiuto di mio marito».
Adriana Bazzi
Francesco Di Frischia
[email protected]
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Salute Lo scienziato: non c’è cura, ma si potrà intervenire prima
Il test sul sangue
che scopre l’Alzheimer
con 3 anni d’anticipo
Risultati esatti nel 90 per cento dei casi
È l’ossessione dei neuroscienziati: trovare un test
capace di predire la comparsa della malattia di Alzheimer. Ci stanno provando in molti e ora un nuovo e
promettente risultato arriva
dagli Stati Uniti: ricercatori
della Georgetown University di Washington hanno appena annunciato, sulle pagine della rivista Nature
Medicine, di aver messo a
punto un esame in grado di
preannunciare il rischio di
malattia con tre anni di anticipo e con un’accuratezza
del 90 per cento, grazie all’analisi di dieci tipi diversi
di grassi nel sangue. Un
concreto passo in avanti,
hanno commentato gli
esperti, anche se questi risultati andranno confermati.
L’Alzheimer è una sfida
gigantesca per i
sistemi sanitari
nel prossimo
futuro: sono 44
milioni le persone affette da
questa patologia in tutto il
mondo e il numero triplicherà entro il 2050;
in Italia i malati
attualmente
superano quota
700 mila, con
un impegno sociosanitario
enorme, che ricade, in gran
parte, sulle famiglie.
«Oggi come oggi non ci
sono terapie in grado di rallentare (e curare) la malattia
— commenta Giovanni Frisoni, direttore scientifico
dell’Irccs Fatebenefratelli di
Brescia —. Semmai qualche
farmaco può aiutare a controllare alcune sue manifestazioni, come per esempio
il deficit dell’attenzione
(donepezil o rivastigmina o
galantamina) o le performance cognitive (memantina). Sono solo sintomatici,
rimborsati dal sistema sanitario nazionale. Poi ci sono
altri interventi farmacologici che agiscono sul metabolismo cerebrale, come alcune miscele di acidi grassi,
ma sono a carico del paziente».
In ogni caso le cure vengono prescritte quando la
malattia si è già manifestata, all’inizio, con disturbi
della memoria e un decadimento cognitivo e, successivamente, con la perdita
progressiva della capacità,
per il paziente, di gestirsi
autonomamente. Il vero
La ricerca
L’ex premier francese
Nicolas Sarkozy
e Bernadette Chirac ieri
a Nizza per inaugurare
l’Institut Claude
Pompidou, un centro
di ricerca sull’Alzheimer
problema è trovare una terapia capace di contrastare
la malattia nelle fasi precoci, magari prima che dia segno di sé. Ma per fare questo occorre sperimentare i
farmaci quando il danno cerebrale non è ancora evidente.
Ecco perché è importante
avere un test che individui
le persone a rischio e che
queste persone possano entrare nelle sperimentazioni
di molecole-prototipo curative. Ed ecco perché il nuovo
test (è più interessante di altri perché è fatto sul sangue
ed è quindi molto semplice:
non prevede, per esempio,
una puntura lombare con il
prelievo del liquido cerebrospinale) solleva non poche questioni etiche.
In altre parole, questa indagine (se la sua efficacia
verrà confermata) non servirà tanto per dire alle persone risultate positive «ok,
hai una certa probabilità di
andare incontro alla malattia quindi ti propongo un
trattamento preventivo»
(perché non c’è. O meglio,
ci sono le solite regole, come ribadisce Frisoni, che
valgono un po’ per tutto:
corretta alimentazione,
adeguata attività fisica eccetera). Servirà piuttosto
per dire: «Ok, sei a rischio
Alzheimer, vuoi entrare in
uno studio clinico per valutare se il farmaco X o Y può
essere efficace nel ritardare
la comparsa dei sintomi e,
come si dice oggi, nel modificare il decorso della malattia?».
Il nuovo test si basa sul
dosaggio di dieci lipidi (fo-
1
3
2
1 CORTECCIA
CEREBRALE
2 IPPOCAMPO
3 IPOTALAMO
IL MORBO Nella malattia di Alzheimer un processo degenerativo danneggia
lentamente il cervello, compromettendo soprattutto la corteccia cerebrale (1)
sede delle funzioni cognitive superiori, l’ippocampo (2) struttura fondamentale
per la memoria, e l’ipotalamo (3) importante, fra l’altro, per le emozioni
CERVELLO SANO
CERVELLO MALATO
’area
Una sezione dell’area
oggetto
geetto
cerebrale in un soggetto
goolare,
sano: la massa è reg
regolare,
ni ev
v
videnti
non vi sono danni
evidenti
La ste
stessa sezione
in un sogg
soggetto malato
ddi Alzheime
Alzheimer: evidenzia
laa riduzione della massa
D’ARCO
44
700
Milioni È il numero dei malati
di Alzheimer in tutto il mondo:
il morbo prende il nome dal
neurologo tedesco che nel 1907
ne enucleò le caratteristiche
Mila È il numero delle persone
affette dal morbo di Alzheimer
in Italia. L’inizio della malattia
è graduale e si sviluppa
in una durata media di dieci anni
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Il futuro dell’Authority
L’ANTICORRUZIONE TRA ESIGENZE DI IMMAGINE E RINNOVAMENTO
ROMA — Quando Matteo Renzi ha
parlato con Raffaele Cantone per comunicargli l’intenzione di affidargli la guida dell’Authority anticorruzione, il magistrato ha spiegato al neopresidente
del Consiglio che per ottenere qualche
risultato bisognava mettere l’organismo in condizione di lavorare seriamente. «Quello è scontato — gli ha risposto il premier —, per noi è un fattore
d’immagine molto importante».
Poi domenica sera è arrivato, improvviso e in diretta tv, l’annuncio della
nomina prossima ventura. Ma ammesso che davvero domani il Consiglio dei
ministri approvi la scelta di Cantone su
proposta del titolare della Pubblica amministrazione di concerto coi colleghi
di Giustizia e Interno (per poi passare
alla firma del presidente della Repubblica, previo parere delle commissioni
parlamentari competenti), bisognerà
restituire a quella mossa d’immagine
un po’ di contenuti. Altrimenti non
avrebbe nemmeno senso che il pubblico ministero anticamorra accettasse
l’incarico, visto che un’immagine ce
l’ha già, e piuttosto buona.
Il primo nodo da sciogliere sarà la
composizione dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione. Attualmente
coincide con la Civit, la commissione
varata nel 2009 dall’ex ministro Brunetta per la valutazione, la trasparenza e
l’integrità delle amministrazioni pubbliche, composta da tre membri e presieduta dalla professoressa di Scienza
delle finanze Romilda Rizzo. L’interpretazione «minimale» vorrebbe che la
nuova Anac (di cinque componenti)
fosse solo un’integrazione della Civit,
con la nomina del nuovo presidente e di
un altro membro, nel rispetto della
«parità di genere». Ma nell’interpretazione più «propulsiva» della riforma si
potrebbe invece azzerare il vecchio organismo e creare il nuovo, o comunque
separarli, in modo da marcare la discontinuità col passato e più diretti legami con gli obiettivi della legge Severino. Un articolo dello stesso Cantone
La nomina e la riforma
Dopo l’annuncio del premier
Renzi della nomina del pubblico
ministero Cantone è necessaria
una riforma dell’organismo
Il nodo dell’autonomia
Va deciso se lasciare che l’ente
sia un’integrazione di una
commissione già esistente
o dargli una propria autonomia
pubblicato la settimana scorsa su
L’Espresso indicava come segnale «più
disarmante» del disinteresse della politica verso l’anticorruzione, proprio il
mancato varo dell’Anac che «oggi funziona con i membri scelti per un altro
organismo». Un invito piuttosto esplicito al rinnovamento complessivo, che
dovrebbe innescarsi con la sua nomina.
Quanto agli interventi che l’Autorità
è chiamata a promuovere, ci sono strumenti già previsti dalla legge che possono essere utilizzati, mentre altri andrebbero introdotti per garantirne l’efficienza. Tra i primi rientra la collaborazione con «gli organismi paritetici
stranieri», che fornirebbe all’Anac
sponde utili per adeguarsi agli standard
europei in tema di prevenzione e trasparenza. Ci sarebbe invece bisogno di
qualche aggiustamento per garantire
un po’ di concretezza a quello che forse
è il compito principale della nuova Au-
Chi è
Magistrato
Raffaele Cantone,
50 anni, fino
al 2007 ha fatto
parte della
Direzione
distrettuale
antimafia
napoletana.
Oggi lavora alla
Suprema Corte
di Cassazione
torità: «la vigilanza e il controllo sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle
misure adottate dalle pubbliche amministrazioni» per combattere il la corruzione. Per esempio dotare l’Anac di poteri ispettivi, e prevedere la possibilità
di infliggere sanzioni a chi non adempie a doveri e indicazioni ricevute. Questo potrebbe far diventare l’Authority
un effettivo controllore della gestione
del contrasto e della prevenzione del
malaffare, sul territorio e nell’intera
amministrazione dello Stato. Un obiettivo ambizioso, che potrebbe davvero
segnare un cambio di passo rispetto al
passato; con l’auspicabile risultato di
dare qualche risposta a problemi strutturali e mai risolti (spesso nemmeno
mai affrontati), oltre che soddisfare le
impellenti esigenze «d’immagine» del
nuovo capo del governo.
Giovanni Bianconi
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22 Cronache
L’incontro
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Gli impegni di lavoro, il nuovo spot dell’acqua Rocchetta e la vita in famiglia: «Quando recito disciplina ferrea. Hollywood? So che non ci andrò mai»
Laura, i nipoti, il fidanzato e la felicità
Ma non riesce a vedersi (bella) com’è ❜❜
Gli affetti
Chiatti si racconta: «Insicura di carattere, soffro di dismorfofobia»
Piccolo e grande schermo
Zia
Amo fare la zia
andare a
prendere i miei
nipotini
a scuola e
all’asilo, portarli
fuori. Mi fa
sentire una
persona
normale. Figli
io? Ne vorrei tre
La carriera
❜❜
Al cinema
Laura Chiatti ha girato 20 film, il primo nel
1998. Ha lavorato con Francesca
Comencini, Sofia Coppola e Paolo
Sorrentino (nella foto, «L’amico di famiglia»)
Il teatro
Mi piacerebbe
fare un musical
ma non sono
ancora pronta
per ballare e
recitare dal vivo
Da bambina
sognavo di fare
la cantante ma
ero troppo
emotiva
Umbra
Laura Chiatti,
31 anni, è di
Castiglione del
Lago (Update)
Con il fidanzato
Riservatissima sulle questioni di cuore,
il fidanzato è il collega Marco Bocci.
Pare che sia stata fissata la data di
nozze il 4 luglio (Olycom)
In tivù
Eccola nel nuovo spot Rocchetta (dove
prende il posto di Cristina Chiabotto) accanto
alla finta nipote: quella vera ha 7 anni
ROMA — Quando dichiara di soffrire di dismorfofobia — è un’autodiagnosi, evidentemente — tocca
consultare il dizionario Oxford di medicina: «Convincimento ostinato e
angoscioso che il proprio corpo sia
deforme e repellente o paura morbosa
che possa divenire tale». Lei semplifica: «È l’alterazione della percezione
che hai di te stessa, ti vedi come non
sei. Ma io questa cosa la sto mettendo
a posto».
Laura Chiatti è sorprendente. L’abbiamo appena vista su RaiUno nei
panni della vicemamma del «Bello»
di Braccialetti rossi e poi, ancora, nel
nuovo spot di Rocchetta, dove ha preso il posto di Cristina Chiabotto e, in
attesa di «ricongiungersi» con Alex
Del Piero per Uliveto, si «allena» con
una finta nipote che da grande vuole
diventare bella come lei. La nipote ve-
ra, invece, si chiama Emily, ha sette
anni e non dice più di voler fare l’attrice come la zia. «“È proprio una bella rottura di scatole, ti chiedono tutti
l’autografo”, sbuffa quando siamo al
ristorante e magari il personale della
cucina esce a chiedermelo. In effetti
non li capisco neppure io. Cioè, la foto
sì, la mia firma proprio no», spiega
Laura.
Total black dalla testa ai piedi, pastrano nero che nasconde anche solo
l’idea di pancia (è inutile chiedere
conferme sulla sua presunta gravidanza, come pure dettagli sulle nozze
estive con il collega Marco Bocci, umbro come lei), è seduta su un divanetto dell’ufficio romano della sua agente e amica Alessandra Lateana, qui in
versione cerbero nel fissare i paletti:
«Niente domande sulla vita privata».
Ma Laura, sul fidanzato, risponde lo
stesso: «Non c’è nulla di male a dire
che sono molto felice e molto innamorata».
A dispetto dell’armatura scelta per
l’occasione, si illumina e si addolcisce
se parla di ciò che la fa sentire una
donna normale: «Essere zia, anzitutto. Quando torno a Perugia vado a
prendere Emily a scuola, la porto a casa, mangia con me, facciamo i compiti, poi usciamo per ritirare dall’asilo il
fratellino Elia di due anni e mezzo, e
andiamo alle giostre, al cinema, nella
sala giochi». Non è un caso che tra
dieci anni si immagini con tre figli,
ancora attrice, serena.
Quello che non ti aspetti, invece, è
quanto le costi recitare. «Nessuno
crede che io sono terrorizzata e me la
faccio sotto. Mi sento inadeguata, non
all’altezza della situazione, preferisco
stare due passi indietro per paura di
L’inglese
❜❜
Lo studio
Ho già
abbandonato
sette o otto corsi
di inglese. Non
sono abbastanza
motivata
Mi appassiona
la cronaca nera
Se rinascessi
vorrei diventare
criminologa
sbagliare. Però questo è caratteriale,
facevo così anche da ragazza». Confessa di amare la sua vita «fuori dal cinema», i festival la annoiano, ma sul
lavoro è molto disciplinata. «Quando
sto a Roma, nella casa ai Parioli che ho
preso in affitto sette anni fa, i miei ritmi sono molto precisi: sveglia alle sei,
poi vado sul set, rientro a casa alle otto di sera, mangio, doccia, letto. Se invece non lavoro, come oggi, mi alzo
tardi, anche alle 11.30: soffro di insonnia, passo le ore a guardare il soffitto. A Perugia, anzi a Magione, c’è
mia mamma che pensa a me, mi prepara la pizza e i tortellini in brodo».
Non ha sempre voluto fare l’attrice,
anzi. «Non vengo da una famiglia di
artisti, anche se mio padre e mia madre lo erano, a modo loro: lui metalmeccanico, lei titolare di un negozio di abbigliamento. Sognavo semmai di diventare cantante, ma avevo
troppa ansia da prestazione, sono
emotiva. Ed è curioso che oggi riesca
a cantare per divertimento». La paura
ancora da superare è quella della diretta. «Non ho preferenze tra ruoli per
il cinema o per la tivù. La cosa per la
quale non mi sento ancora pronta, e
mi piacerebbe molto affrontare, è un
bel musical a teatro». La bioenergetica la sta aiutando: «Ne faccio un’ora e
mezzo alla settimana, mi serve a riallineare corpo e mente. Non ci credevo
molto, prima, e invece ho visto i risultati, ormai la pratico da più di un anno».
Se rinascesse farebbe la criminologa. «Sono appassionata dei programmi di cronaca nera: Chi l’ha visto?, Linea gialla, Quarto grado». Garantista
fino all’ultimo, la infastidisce che si
cerchi subito il colpevole tra le mura
domestiche, nonostante le statistiche
sulla violenza di genere conducano
verso quella direzione: «Parolisi, secondo me, è innocente».
Rivendica il diritto di andare ai
provini con tacco assassino e trucco e
parrucco appena fatto, perché a lei
piace così. «Il regista deve essere lungimirante e guardare i miei occhi, non
il mio corpo. Sai quante volte dopo
che recito una scena mi dicono: però
che brava!, come se da me non se lo
aspettassero».
L’inglese non riesce proprio a impararlo. «Ho abbandonato 7-8 corsi,
finora. Non sono abbastanza motivata. Del resto, non sarò mai Meryl
Streep, non andrò a Hollywood, mi
piace lavorare qui in Italia e assicurarmi un futuro tranquillo nel nostro Paese».
Elvira Serra
@elvira_serra
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Prato I dipendenti non la inseguono: «Temevamo si facesse del male»
Napoli E ora anche i ragazzi dicono no alle catene online che invitano a bere
«Ho bisogno di medicine»
Un’anziana rapina la banca
con un’arma giocattolo
La rivolta dei genitori
che scrivono su Facebook:
«Basta sfide alcoliche»
Ha aspettato il proprio turno allo
sportello della cassa dell’istituto di
credito come una normale cliente.
Ma quando si è trovata davanti al
cassiere, la donna, dell’età apparente tra i 60 e i 70 anni, ha tirato fuori
una pistola, «visibilmente di plastica» riferiscono gli investigatori, e
poi un coltello. E, minacciando
l’impiegato, gli ha chiesto di darle i
soldi. L’anziana, come ha raccontato ai carabinieri il cassiere della
banca, avrebbe anche detto che «i
soldi le servivano per le medicine».
La rapina nella filiale della Cassa
di risparmio di Lucca-Pisa-Livorno
di via Tacca, a Prato, è avvenuta ieri
mattina poco dopo le 11.30. La
donna, presi i soldi, circa 4.000 euro, si è diretta verso l’uscita e ha fatto perdere le tracce. «Noi non l’abbiamo seguita soprattutto perché
temevamo si potesse fare del male
da sola, magari con gli stessi strumenti di minaccia con cui ha chiesto a noi il denaro», avrebbero spiegato alcuni dipendenti della banca
ai carabinieri, intervenuti dopo che
era stato dato l’allarme e stupiti per
l’età della donna che ha messo a segno il colpo.
Insieme alle ricerche della donna
sono scattati gli accertamenti consueti, a partire dalla visione delle riprese delle telecamere a circuito
chiuso della banca, anche per accertare se davvero ad agire fosse
stata un’anziana e non piuttosto
una persona travestita da donna di
età avanzata.
Le immagini avrebbero evidenziato che era vestita in modo da es-
sere poco identificabile: pantaloni,
giacca, sciarpa, cappello di lana e
un paio di occhiali con lenti scure. I
militari stanno visionando i filmati
per comprendere la fisionomia ed il
modo di camminare dell’autrice
della rapina.
I testimoni interrogati — al momento del colpo in banca c’erano
vari clienti oltre al personale —, a
cui è stato chiesto se per caso non
avessero notato qualcosa di strano,
hanno tutti risposto di non aver notato prima nulla di strano e che la
donna sembrava davvero un’anziana e non una persona camuffata.
Tutti hanno confermano che la
donna parlava perfettamente l’italiano.
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Bari
«Lei è morto:
renda 6 anni
di pensione»
Per il suo Comune
risultava morto da 6
anni. Ma Francesco
Giuzio, 79 anni, è vivo.
Ora però l’Inps gli
chiede di rendere 72
mila euro: i 6 anni di
pensione dati al
«morto» (Arcieri)
NAPOLI — «Sono Pippo, sono il papà di Giovanni, Alberto, Andrea e Matteo... Ci metto la faccia e dico basta con
queste catene alcoliche su Facebook».
Pippo Fenderico, napoletano del Vomero, ha postato un video su Facebook che in poche ore è diventato virale. Un messaggio contro le NekNomination nel quale invita i ragazzi a
non raccogliere la sfida della Rete e gli
altri genitori a metterci a loro volta la
faccia e a dire no a una tendenza che
arriva dall’Australia e che, in Europa,
ha fatto finire più di un adolescente in
coma etilico. Il «gioco» prevede che un
ragazzo nominato debba bere, entro
24 ore, una bevanda alcolica mentre
viene ripreso dalla telecamera. Deve
postare il video su Facebook e poi nominare tre amici. Se non lo fa deve offrire da bere a chi l’ha nominato.
Pippo, un lavoro da manager e una
attività di volontariato in parrocchia,
ha fatto proseliti con la sua iniziativa.
Sulla sua bacheca, in poche ore, sono
stati postati tanti video di altri papà
che dicono no alle nomination alcoliche. «Ho capito che dovevamo dire
basta e farlo usando il linguaggio dei
nostri figli e i loro canali di comunicazione. Niente prediche, ma la condan-
na di fenomeni pericolosi con fermezza, senza temere di uscire dal branco.
Ma ora la faccia deve mettercela ogni
genitore».
Il figlio sedicenne di Pippo, studente del liceo Alberti, ha fatto il suo filmato bevendo e ha nominato tre amici. «Era camomilla — dice il papà —
ma è stato un errore. Uno dei ragazzini
che ha nominato ha bevuto birra. C’è
un solo modo per uscirne: spezzare la
catena». Sono #iocimettolafaccia e
#insiemesiamosquadra gli hashtag
che hanno scelto i genitori per i propri
messaggi contro le «Nek». E a Napoli,
effettivamente, il gioco della catena alcolica si è arenato. Merito anche di ragazzi decisi. Sono numerosi i video di
quelli che con acqua, una zuppa di latte o una bevanda gasata hanno preso
le distanze dalle «Nek». Molti di studenti delle scuole più prestigiose della
città. «Bevo se voglio, quando voglio e
quel che voglio. Nessuno mi dice cosa
fare. Non sono ostaggio di alcun meccanismo, né di quelli che vogliono governare le nostre menti» ha detto nel
suo video Alberto Panzera, 19 anni, ultimo anno allo scientifico.
Anna Paola Merone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Hannover
Merkel saluta
la mano
bionica
È la stretta di mano tra
il premier inglese
David Cameron, la
cancelliera tedesca
Angela Merkel e una
protesi di mano
bionica controllata da
uno smartphone al
CeBit di Hannover.
Cronache 23
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
#
Tecnologia La piattaforma dei fratelli Durov è già scaricata da milioni di utenti. La corsa alla sicurezza dei propri dati
Fuga da WhatsApp per la privacy
Il popolo del web emigra in Russia
Il successo di Telegram, con messaggi crittografati e «a tempo»
Il confronto
Telegram
È un’app per smartphone
e tablet che in pochi
giorni ha registrato diversi
milioni di download
Le caratteristiche
Punta molto sulla privacy
grazie a una protezione
crittografica che
garantisce la riservatezza
dei messaggi. Ha una
funzione «secret chat»
che, sostiene l’azienda,
non memorizza su server
i messaggi inviati e
consente la distruzione
a tempo dei messaggi.
L’app è gratuita
e la piattaforma consente
la comunicazione tra pc
e smartphone
WhatsApp
È un’app per smartphone
creata cinque anni fa da
Jan Koum. Basta inserire
il proprio numero di
telefonino e, senza fornire
altri dati, si possono
mandare messaggi di testo
e vocali, foto e video a
chiunque abbia scaricato la
app. Il tutto gratis per il
primo anno e poi al costo
di 99 centesimi l’anno.
I numeri
Conta oltre 450 milioni
di utenti attivi al mese e 50
miliardi di messaggi
scambiati al giorno. È stato
appena acquistata da
Facebook per una cifra
di circa 19 miliardi di dollari
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — Milione dopo milione, continua la lenta
emorragia di utenti dei servizi
di messaggistica che lasciano
Whatsapp — l’applicazione
venduta a sorpresa dal fondatore, Jan Koum, a Facebook
poco più di due settimane fa
— per passare a piattaforme
alternative. Ragazzi e adulti
che temono di ritrovarsi controllati in tutte le loro scelte di
vita e di consumo dall’occhio
inquisitore dell’azienda di
Zuckerberg, passano a
Snapchat, a Line, ma soprattutto a Telegram: un vero e
proprio clone russo di Whatsapp che nei giorni scorsi ha
guadagnato parecchi milioni
di utenti. Cinque milioni li ha
conquistati in un solo giorno,
il 22 febbraio, quando, 48 ore
dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte dell’azienda di
Mark Zuckerberg, il servizio
di WhatsApp rimase bloccato
per 210 minuti a causa di
un’avaria dei server.
Ma perché di questa emorragia (comunque limitata:
WhatsApp ha 450 milioni di
utenti) ha beneficiato un nuovo entrante come Telegram,
cioè una società che vive grazie alle donazioni del ricco
27
Miliardi
È il numero di messaggi che
mediamente vengono
scambiati in un giorno nel
mondo fra gli utenti di
WhatsApp. Sono invece 400
milioni le fotografie che in
media vengono condivise
imprenditore russo Pavel Durov, assai più di altri servizi di
messaggistica più noti e consolidati come WeChat, Kik, Line, Viber, Snapchat? E perché
adesso in questo business si
lancia anche la piattaforma
Wickr annunciando un grosso
investimento per garantire la
sicurezza dei messaggi (crittati e dotati di un meccanismo
di autodistruzione) finanziato
da molti investitori tra i quali
spuntano l’ex zar antiterrorismo Richard Clark e Gilman
Louie, l’ex capo del fondo di
«venture capital» della Cia?
Una risposta precisa a queste domande ancora non ce
l’ha nessuno. O meglio, una
riposta la si può andare a cercare consultando la voce «sicurezza»: molto simile a Wha-
tsApp, Telegram offre tuttavia
comunicazioni più sicure agli
utenti spaventati dallo spionaggio della Nsa, l’agenzia federale di «intelligence» che
setaccia sistematicamente Internet. Durov, un imprenditore libertario che si atteggia a
filantropo, sostiene di aver
lanciato Telegram perché voleva creare un sistema di comunicazione inaccessibile alle autorità russe. Sulla sua purezza filantropica, però, è lecito avanzare qualche dubbio,
soprattutto dopo che l’imprenditore ha ceduto una
quota consistente di VKontakte, il suo «social network»,
una specie di Facebook russo
con 200 milioni di utenti, al
miliardario Alisher Usmanov,
molto vicino al presidente
Vladimir Putin.
Mentre Telegram punta
sulla sicurezza, Line, che ha
360 milioni di utenti nel mondo e cresce rapidamente in
Spagna, nel mondo arabo e in
America Latina, arranca negli
Usa (solo 10 milioni di utenti)
nonostante abbia arricchito la
I fondi
Al momento la nuova
applicazione vive grazie
a fondi privati
Vaticano
Gli interessi
Un mercato in cui si
lanciano sia imprenditori
che servizi segreti
che era necessario andare in Asia perché papa Benedetto XVI
non aveva fatto in tempo. La presidenza coreana, in una nota,
afferma che il Papa incontrerà a Seul la presidente Park Geunhye. «Prego — ha detto il cardinale Andrea Yeom Soo-jung in
un messaggio rilanciato da AsiaNews — che questa visita possa
portare pace e riconciliazione alla penisola coreana».
sua messaggistica con l’offerta di servizi aggiuntivi: giochi,
foto, «stickers» digitali. Anche le altre piattaforme americane si stanno sforzando di
migliorare l’offerta di servizi e
la protezione delle comunicazioni.
È chiaro che dopo quasi un
anno di rivelazioni a raffica di
Snowden sullo spionaggio informatico dei servizi segreti
americani, gli utenti sono
preoccupati: rassicurarli fa,
quindi, parte del business della messaggistica. Ma non è di
certo solo la Nsa a spiare: oggi
tutti, governi e privati, si contendono lo sterminato patrimonio di informazioni che gli
utenti mettono in rete tutti i
giorni. Chi per interesse commerciale, chi pensando alla
lotta contro il terrorismo, chi
per obiettivi di spionaggio internazionale. E i ruoli dei protagonisti di questa battaglia,
anche a livello industriale,
non sono sempre chiari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Massimo Gaggi
Ad agosto viaggio apostolico del Papa in Corea del Sud
Papa Francesco dal 14 al 18 agosto sarà in Corea del Sud.
Occasione del viaggio, ha detto Padre Lombardi, portavoce del
Vaticano, è la VI Giornata della gioventù asiatica, che si svolgerà
nella diocesi di Daejeon. «Bisogna andare in Asia», aveva detto
papa Bergoglio (ieri ad Ariccia per gli esercizi spirituali, nella
foto Afp) lo scorso luglio, sull’aereo che lo riportava da Rio a
Roma dopo la Giornata mondiale della gioventù, aggiungendo
Dopo l’incidente
Fiorello a casa
ma sotto
osservazione
Ieri lo showman Fiorello (in
alto foto Ansa) è stato
dimesso dal policlinico
«Gemelli» di Roma, dove era
ricoverato dal 3 marzo a causa
di un incidente stradale con lo
scooter. «Voglio tornare a star
bene» sono le parole, riferite
da un amico, di Fiorello che,
comunque, verrà tenuto sotto
osservazione anche a casa. «È
stato sottoposto a esami
diagnostici, che hanno
evidenziato il fisiologico
riassorbimento della lesione
emorragica post traumatica e
la naturale evoluzione
dell’ematoma del muscolo
trapezio destro», spiega una
nota dell’ospedale. Non solo
ma «la ferita lacero contusa
frontale destra verrà medicata
giornalmente fino alla
rimozione dei punti di
sutura, che non avverrà prima
di 7 giorni», prosegue il
comunicato. La scelta delle
dimissioni viene motivata dai
sanitari con le «condizioni
cliniche in miglioramento e la
richiesta del paziente di
tornare in ambiente familiare
più idoneo al suo stato
emotivamente provato. È
stato deciso di effettuare una
dimissione protetta a
domicilio dove verrà
continuato un assiduo
monitoraggio clinico da parte
dell’equipe di Neurochirurgia
del policlinico Gemelli
coordinata dal professor
Giulio Maira». Fiorello il 3
marzo aveva travolto Mario
Bartolozzi, pensionato di 73
anni che attraversava sulle
strisce. «È ancora mortificato
e si tiene costantemente
aggiornato sulle condizioni di
mio padre», ha detto Laura
Bartolozzi, figlia di Mario, che
è ricoverato in una clinica
privata. Dopo un intervento
all’omero, alla tibia e al
perone, il pensionato a breve
dovrà nuovamente operarsi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA+
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Gran Bretagna Il capo del governo conservatore non vuole un istituto privato. La moglie Samantha: «Per Nancy voglio un’adolescenza normale»
La scelta di Cameron: la figlia studierà in una scuola pubblica
LONDRA — Il padre è andato a
Eton, la madre ha frequentato il Marlborough College — la stessa scuola di
Kate, duchessa di Cambridge — ma
lei, Nancy, la figlia maggiore dei Cameron, studierà presso un liceo statale. Che in Gran Bretagna la notizia
occupi spazio sui giornali e tempo sui
chat-show è sintomatico di un problema che nonostante i tentativi di
vari governi, conservatori, laburisti e
di coalizione, perdura: sarà anche la
patria del fish and chips e dei Rolling
Stones, ma il Paese di Elisabetta II rimane una nazione comandata da
un’elite.
Il 54% dei deputati conservatori ha
frequentato scuole private, così come
il 40% dei liberal democratici e il 20%
dei laburisti. Venti deputati hanno
studiato a Eton (un liberal democratico, gli altri conservatori). Il 30% si è
laureato a Oxford o Cambridge. Non è
solo una questione di tradizione,
classismo o pregiudizio. Le statistiche parlano chiaro. Nelle scuole private un terzo degli allievi raggiunge il
massimo dei voti alla maturità. Nelle
scuole statali soltanto il 7,5%. Le eccezioni ci sono, ma questi non sono
dati che possono infondere fiducia
La motivazione
«L’infanzia è già stata atipica
È importante avere amici veri
di tutte le estrazioni sociali»
nel cuore di un genitore in procinto
di scegliere la scuola per il proprio figlio.
Interrogato l’anno scorso su dove
avrebbero studiato i figli, Cameron si
era schierato fermamente dalla parte
della scuola pubblica, dicendosi entusiasta dei cambiamenti in atto nelle
classi di tutto il Paese. Lui che viene
preso in giro per via del suo iter accademico un po’ snob — non è il solo,
chiaramente, lo stesso Tony Blair aveva studiato al prestigioso Fettes College, una delle più care scuole scozze-
si, prima di laurearsi a Oxford — sarebbe stato il primo premier conservatore in carica a spedire i figli in una
scuola non privata. Oggi il passo
sembra più vicino. Amici della coppia
hanno confidato alla stampa che per
Nancy, che ha compiuto dieci anni e
che entro novembre deve presentare
Insieme
David Cameron
con la figlia
Nancy pattina
sul ghiaccio al
lancio del Vip
Winter Wonderland in Hyde
Park. Il premier
britannico sceglierà per lei una
scuola pubblica
(foto d’archivio,
Lapresse)
domanda per iscriversi alla secondary school, la scuola privata è stata
esclusa. Mamma Samantha, in particolare, vuole assicurare ai figli
un’adolescenza «normale». Preferisce — dicono suoi conoscenti — che
«i ragazzi vengano giudicati per quello che sono, non per via del cognome,
della loro classe, dello status, della famiglia alla quale appartengono» (lei è
più nobile del marito, discende da
Carlo II). La loro infanzia, precisa la
moglie del premier, è già stata relativamente anormale. È importante che
si facciano amici veri, di tutte le estrazioni sociali.
Stranamente, a credere ai resoconti dei giornali, per Samantha la rivelazione dell’importanza della scuola
statale sarebbe giunta a liceo terminato. Arrivata all’università della
West of England di Bristol per studiare arte, si sarebbe trovata per la prima
volta in un ambiente dove a nessuno
importava che istituto aveva frequentato. Anzi. La targa Marlborough
avrebbe potuto danneggiarla. Se la signora Cameron spinge, il marito le va
dietro, felice anche, sicuramente, del
fatto che la scelta di una scuola statale
gli toglierà almeno un grattacapo.
Sino a novembre c’è tempo per
cambiare idea, è chiaro. Sarà poi interessante scoprire in quale scuola statale Nancy otterrà un posto. Il ministro per la scuola, Michael Gove, ha
appena fatto sapere che la figlia Beatrice a settembre comincerà a frequentare la Grey Coat Hospital School, a due passi da Westminster (e ben
lontano dal quartiere di Kensington
dove abita). Una scuola statale, certo,
ma selettiva. Lo stessa formula alla
quale erano arrivati i Blair.
Paola De Carolis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Economia
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L’aumento Montepaschi Gli industriali farmaceutici: operazione gestita da manager esterni. Oggi i conti della banca
LE BANCHE E LA
RISPOSTA CONSOB
Fondazione Mps sotto il 30%, Aleotti vende
SULLE QUOTE
DI BANKITALIA
La scorsa settimana la famiglia della Menarini ha ceduto il 3% , l’ente l’1,59%
N
uove incognite per la
rivalutazione delle
quote Bankitalia nel conto
economico delle banche. Un
possibile stop dall’Esma,
l’Authority che vigila sui
mercati finanziari in
Europa, al percorso previsto
dalla legge metterebbe a
rischio qualcosa come 900
milioni di imposte. Mentre
non è chiaro chi debba
intervenire — il Tesoro, le
Authority nazionali o
magari l’Ifric, l’organismo
internazionale che fissa le
regole contabili, la Consob
rimette ai singoli consigli
delle banche la decisione su
come trattare le quote.
Tra i primi ad affrontare il
bivio c’è Unicredit che
riunisce oggi il board:
contabilizzare come
prescrivono la legge e lo
statuto Bankitalia (e dunque
pagare) oppure aspettare le
indicazioni internazionali?
«Non ci è arrivato un rigo
che contraddica la norma»
ha detto per tutti il
presidente dell’Abi Antonio
Patuelli .
Paola Pica
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La lente/ 2
MILANO — Cominciano a
vedersi i primi effetti dell’ondata
di vendite e acquisti che per tre
giorni la scorsa settimana ha reso il Montepaschi protagonista
assoluto di Piazza Affari con oltre il 30% del capitale passato di
mano e un rialzo di quasi il 20%.
Ieri è stato uno dei grandi azionisti, la famiglia toscana Aleotti,
a dichiarare di avere venduto il
3% di Mps, riducendo così la
quota all’1,034%, detenuto attraverso la Finamonte srl. Nel frattempo la Fondazione Mps ha
continuato a vendere piccoli
pacchetti di azioni scendendo
ieri sotto la soglia d’opa, a quota
29,9%. Appena giovedì scorso
aveva comunicato a Consob di
non avere ceduto azioni e aveva
aggiornato la partecipazione al
31,48%. In tre giorni l’ente presieduto da Antonella Mansi ha
dunque venduto l’1,59% per 40,6
milioni, che serviranno in gran
parte per rimborsare i circa 300
milioni di debiti residui. Ieri il titolo ha continuato la crescita
chiudendo a 0,215 euro, +1,13%.
La vendita delle azioni da parte di Aleotti è avvenuta mercoledì 5, proprio il giorno in cui il titolo del Monte ha cominciato a
fibrillare. Alcuni rumor non
Un anno a Piazza Affari
SOCI PRINCIPALI
Ieri
0,215 euro
(+1,13%)
0,246
0,227
JP Morgan
Coop Centro Italia
0,188
Unicoop Firenze
0,169
Famiglia Aleotti
Mag ‘13
Lug ‘13
Set ‘13
Nov ‘13
Gen ‘13
La cessione
L’ente
ha
incassato
40 milioni
Le stime
Le stime
degli analisti:
perdite a
882 milioni
escludevano che a vendere fosse
stato (anche, se non solo) uno
dei grandi soci privati del Montepaschi affiancano la Fondazione Mps. Ieri è arrivata la conferma da parte della famiglia del
gruppo farmaceutico Menarini,
entrata in Mps nel 2012 con il 4%
per 173 milioni — in concomitanza con l’arrivo di Alessandro
Profumo e Fabrizio Viola ai vertici dell’istituto — e aveva
espresso nel board Alberto Aleotti. In serata gli Aleotti hanno
spiegato di avere affidato già da
diversi mesi la gestione di Finamonte ad un consiglio di amministrazione «esterno alla fami-
glia, che gestisce le partecipazioni in piena autonomia. La nostra
fiducia nell’attuale management
Monte dei Paschi e nelle prospettive di ripresa della banca è e
rimane immutata». È tuttavia
evidente che la loro eventuale
partecipazione all’imminente
aumento di capitale da 3 miliardi sarà molto limitata. La ritirata
da Mps non è stata indolore per
Finamonte: il 3% è stato venduto
attorno a 0,21 centesimi, dunque la perdita — compresa la
minusvalenza potenziale sull’1%
— dovrebbe essere attorno ai 70
milioni.
Oggi per Mps è una giornata
*cui va aggiunto lo 0,69% della controllata Coofin
decisiva. Il consiglio approverà i
conti 2013 (che il mercato conoscerà mercoledì mattina): le attese degli analisti sono di una
perdita media di 882 milioni.
Particolare attenzione sarà sulle
rettifiche sui crediti deteriorati,
che alla fine del terzo trimestre
ammontavano già a circa 20 miliardi, in vista dell’asset quality
review e degli stress test della
Bce, e sugli effetti positivi del calo dello spread Btp/Bund sul
portafoglio di circa 20 miliardi di
titoli di Stato.
Fabrizio Massaro
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Credito Dopo lo sciopero generale il maggior sindacato di categoria preannuncia la nuova piattaforma
Orari lunghi e meno sportello
È la «rivoluzione» del bancario
L’
I big al congresso Fabi, prove di dialogo sul contratto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mar ‘14
3,7%
2,5%
1,14% *
1%
1,034%
D’ARCO
TRENITALIA,
LA RETE E ITALO
L’AUTHORITY
ACCENDE IL FARO
accesso alla rete ai
concorrenti non
sempre sarebbe stato
garantito dalle Ferrovie.
Lo ipotizza l’Autorità dei
trasporti che ha
individuato delle
«criticità» nelle
condizioni che regolano
l’utilizzo
dell’infrastruttura e ha
quindi deciso di aprire
una procedura per
garantire condizioni
«eque» e «non
discriminatorie». Nel
mirino c’è il gestore della
rete Rfi, che controlla
anche l’operatore
Trenitalia, diventato ex
monopolista dopo
l’arrivo sul mercato del
concorrente privato Ntv
(«Italo») fondato da
Luca di Montezemolo.
La decisione
dell’Autorità è maturata
«nell’ambito
dell’indagine
conoscitiva» avviata il 21
gennaio scorso, e ancora
in corso sull’accesso alle
infrastrutture
ferroviarie, e sulla base
di audizioni gli operatori
e delle loro segnalazioni.
Axa
0,207
0,149
29,89%
Fondazione Mps
La coperta è corta. Sempre di più.
Lo sanno bene le banche, che hanno
già messo le mani avanti, e i sindacati
che dopo la rottura unilaterale decisa
dall’Abi hanno riaperto le trattative
sul nuovo contratto di lavoro per 300
mila dipendenti. Il negoziato, partito
subito con una rottura, non potrà
procedere per vie ordinarie, come al
solito, ma stavolta dovrà arrivare a
un vero punto di svolta per il mondo
delle banche. Dovrà definire una sorta di «riforma del bancario» da cui la
figura di chi sta allo sportello ne uscirà molto cambiata. In parte la trasformazione è già avvenuta. La crisi ha
tolto ogni certezza al lavoro in banca,
«posto fisso» per eccellenza. E la diffusione di Internet ha generato un
ecosistema in cui mobile banking e
banking online sono diventati l’unico
punto di contatto con i clienti.
Tra aperture al sabato, orario lungo, vendita di biglietti, servizi di pagamento e consulenza varia allo
sportello, il mestiere di chi sta in
agenzia è già molto cambiato. E continuerà a cambiare con il passare degli anni e con l’evoluzione dei modelli di banca. Il nuovo contratto, nelle
intenzioni dei sindacati, dovrà dare
una veste normativa a questo cambiamento. Altrimenti, dopo aver perso quasi 50 mila bancari, c’è il rischio
di doverne accompagnare alla porta
«altri 20 mila nei prossimi cinque anni», come ha avvertito Lando Maria
Sileoni, segretario generale della Fabi, che ieri a Roma ha aperto il lavori
del XX Congresso nazionale del sindacato autonomo dei bancari.
L’appuntamento cade nel pieno
della trattativa sul rinnovo del contratto e, vuoi per la posta in gioco
vuoi per la forte sindacalizzazione del
mondo bancario, al congresso Fabi
sfilerà lo stato maggiore del mondo
bancario: dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, al numero uno di Federcasse, Alessandro Azzi, intervenuti ieri, al vicepresidente dell’Associazione bancaria, Francesco Micheli, ai
top manager di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, di Unicredit, Roberto Nicastro, di Mps, Alessandro Profumo e
Fabrizio Viola, ai numeri uno di Bpm,
Dino Giarda, Ubi, Victor Massiah, Cariparma, Giampiero Maioli e Banca
Popolare, Pierfrancesco Saviotti, che
tra oggi e domani parleranno a due-
Multinazionali
Chiquita, maxifusione con Fyffes
Maxifusione tra Chiquita (Usa) e Fyffes (Irlanda). Nasce ChiquitaFyffes,
colosso delle banane da 5 miliardi di dollari di fatturato annuo.
mila delegati sindacali.
L’obiettivo è trovare un punto di
raccordo per tornare al tavolo della
trattativa sul contratto con le idee più
chiare. Patuelli lo ha detto chiaramente: «Ci sono stati momenti di
confronto, ma le trattative iniziano
oggi». A giudicare dal clima del primo giorno i presupposti sembrerebbero buoni. Certo, il sindacato non
vuole fare sconti. Ieri Sileoni ha tenuto a precisare che «quando si dice che
in Italia il costo del lavoro nelle banche è tra i più alti di Europa, ci si dimentica che nel conto rientrano anche le retribuzioni dei top manager».
Stipendi «che stridono con il buon
senso» secondo il segretario generale
della Fabi, che ha esortato gli istituti a
«recuperare il ruolo sociale perduto».
Patuelli ha invece chiesto «più etica e più efficienza» nelle banche, impegnandosi a «trovare la soluzione»
nell’ambito «delle prospettive di sviluppo su cui ci troveremo a ragionare
nei prossimi anni». Da questo punto
di vista non c’è differenza tra banche
commerciali, popolari e credito cooperativo. Tutte sono chiamate a un
ripensamento che rimette al centro il
cliente (famiglie o imprese) per costruirci intorno nuove fonti di ricavo
con servizi e prodotti che richiedono
nuove professionalità. Come tutelarle lo diranno i sindacati. Con un colpo di teatro Sileoni ha voluto invertire i ruoli, annunciando ieri al Congresso che stavolta saranno i sindacati bancari a presentare all’Abi la
nuova piattaforma del contratto. Non
viceversa.
Federico De Rosa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La nomina in assemblea
Fossati vuole
una Telecom
«presidenziale»
Telecom Italia: indietro tutta
all’assemblea del 20 dicembre scorso o
avanti tutta, verso quella del prossimo
16 aprile. Sia come sia, la battaglia per
la governance è riesplosa e si torna al
braccio di ferro tra l’azionista Marco
Fossati e il blocco «spagnolo» guidato
da Telefonica. Ieri il gruppo telefonico
ha comunicato di avere «ricevuto da
parte del socio Findim una richiesta di
integrazione dell’ordine del giorno
dell’assemblea degli azionisti ordinari
[...] l’inserimento è il seguente:
nomina da parte dell’assemblea del
Presidente del consiglio di
amministrazione». La stessa richiesta
era giunta anche dall’alleato forte di
Fossati, l’associazione dei piccoli
azionisti guidata da Franco Lombardi,
l’Asati. E in soldoni può significare
solo una cosa: la Findim sta pensando
di ripresentare una lista per il cambio
della governance in Telecom Italia con
un presidente di peso. L’ultima volta,
se riavvolgiamo il nastro all’assemblea
combattuta dello scorso dicembre, il
nome sul tavolo era stato quello di Vito
Gamberale, ex amministratore
delegato di Telecom e attualmente alla
guida di F2i. L’integrazione dell’ordine
del giorno può essere richiesta da un
socio che abbia un quarantesimo del
capitale (come, appunto, Fossati). In
questi giorni, forse già oggi, arriverà la
pubblicazione dell’assemblea di
Telecom, ma a questo punto ormai i
giochi sono stati scoperti. Per la
presentazione della lista c’è ancora
tempo fino al 22 marzo. Lo statuto di
Telecom Italia prevede già che il
presidente possa essere nominato
direttamente dall’assemblea (laddove
generalmente viene nominato il
consiglio di amministrazione che poi
decide al proprio interno il passaggio
della poltronissima del presidente), ma
in ogni caso l’iter deve essere richiesto
da un azionista per essere attivato. Il
board oggi si riunirà per assumere le
delibere necessarie per integrare la
richiesta ma si tratterà di un passaggio
formale: la prossima notizia sarà la
lista della minoranza e quella che
dovrà presentare la maggioranza.
Massimo Sideri
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
26 Economia
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Ricavi Rcs a 1,31 miliardi
Perdite in calo a 218 milioni
Indebitamento in discesa a 476 milioni. Titolo su del 4,2%
MILANO — Migliorano i
conti di Rcs Mediagroup,
editore del Corriere della Sera. Ieri il consiglio presieduto da Angelo Provasoli si è
riunito per cinque ore e ha
approvato i risultati del
2013. Il consolidato si è
chiuso con una perdita netta
più che dimezzata a 218,5
milioni (da 507,1 milioni).
Nel quarto trimestre dell’anno, in particolare, il risultato
ha registrato un ulteriore
miglioramento passando da
un rosso di 127 milioni a
43,2. Dopo la diffusione dei
dati il titolo in Borsa ha registrato un’impennata terminando la seduta con un guadagno del 4,26% a 1,616 euro.
I ricavi sono diminuiti da
1,5 a 1,3 miliardi ma il fatturato delle attività digitali
(sulle quali Rcs ha investito
circa 20 milioni con un rafforzamento dei sistemi verticali, lo sviluppo di nuovi
servizi e dell’e-commerce) è
cresciuto del 3% a 147 milioni raggiungendo quota 11%
su quello totale. Rcs sottolinea che «sono stati raggiunti
i target di profittabilità e generazione di cassa previsti
dal piano per il 2013» e che
«per l’esercizio in corso si
prevedono ricavi e indebitamento in miglioramento»,
con l’obiettivo «di triplicare
Il manager Pietro S. Jovane
Presidente Angelo Provasoli
il margine operativo ante
oneri non ricorrenti». Il risultato netto 2014 è previsto
ancora negativo «sebbene in
miglioramento rispetto a
quanto registrato nel 2013».
Le azioni di efficienza del
gruppo guidato da Pietro
Scott Jovane hanno superato
i 10 milioni portando i benefici a quota 92 milioni. L’accelerazione realizzata nel
2013 e quella ulteriore prevista per quest’anno consentiranno «di raggiungere il target triennale di taglio dei co-
sti previsto dal piano con un
anno di anticipo». Grazie all’aumento di capitale, alla
cessione del gruppo Dada e
del comparto immobiliare
via San Marco, l’indebitamento finanziario netto passa da 845,8 a 476 milioni. Il
consiglio tornerà a riunirsi il
24 marzo per completare
l’esame dei punti all’ordine
del giorno e convocare l’assemblea degli azionisti per
l’8 maggio.
Nel dettaglio l’area quotidiani Italia registra nel 2013
ricavi per 487,9 milioni, in
calo del 13,3% con una contrazione del fatturato pubblicitario del 18,4%. La raccolta sui mezzi online è invece in crescita e raggiunge
il 21,5% dei ricavi pubblicitari dell’area. I ricavi diffu-
L’assemblea
Mittel rinnova il consiglio, esce Zaleski
Dalla Sega confermato presidente
Le dimissioni di Arnaldo Borghesi da consigliere delegato e da
ogni altro incarico e l’uscita dal board di Romain Zaleski: i soci
Mittel hanno preso atto del duplice congedo ed eletto ieri il
nuovo consiglio a 11 (tre donne). Franco Dalla Sega (foto) è stato
confermato presidente. Borghesi lascia con un accordo bonario
da 3,3 milioni. In attesa della nomina di un nuovo capo azienda,
la finanziaria è condotta dal direttore generale Maurizia Squinzi.
sionali diminuiscono ma sono stati sostenuti dall’aumento del 16,5% di quelli
editoriali digitali. Il margine
operativo, escludendo oneri
e proventi non ricorrenti, è
positivo per 45,5 milioni.
Corriere e Gazzetta dello
Sport confermano le posizioni di leadership nei settori di riferimento con copie
medie diffuse pari rispettivamente a 496 mila (in flessione del 3,9%) e 282 mila
(-8,8%). Continua la crescita
degli indicatori di traffico e
lettura dei due siti, che nei
12 mesi raggiungono com-
Prospettive
Per il 2014 si
prevedono fatturato
in crescita e risultato
in miglioramento
plessivamente oltre 44,8 milioni di utenti unici mensili,
con un aumento del 5,8%.
Nei primi mesi del 2014 sono stati poi lanciati i siti
nuovi, «multimediali e con
forte presenza di video».
Complessivamente le edizioni digitali dei due quotidiani hanno superato i 149
m i l a a b b o n a m e n t i . Pe r
quanto riguarda le altre aree,
da segnalare che i ricavi dell’area libri sono diminuiti
dell’1,8% rispetto a una contrazione del mercato del
4,3%, e il gruppo ha consolidato la seconda posizione fra
le case editrici anche grazie a
un balzo del 19,5% registrato
da Bompiani. Nell’e-book i
ricavi sono aumentati dell’80%.
CASE, RITORNO AL PASSATO
COMPRAVENDITE GIÙ
COME TRENT’ANNI FA
di GIULIANA FERRAINO
Meno case vendute, meno valore scambiato, meno mutui
erogati per comprare l’abitazione: il 2013 è stato un altro
anno di crisi per il mercato immobiliare residenziale
italiano, che torna indietro di 30 anni.
Secondo l’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi)
dell’Agenzia delle Entrate, le compravendite di case sono
scese del 9,2% rispetto al 2012, con appena 403.124 contratti
firmati, sotto ai livelli del 1985, quando i passaggi di
proprietà erano stati circa 430 mila. Cade anche il valore
complessivo degli immobili scambiati, pari a 66,8 miliardi,
circa 8 miliardi in meno del 2012 (-10,7%).
Con due eccezioni: Milano e Bologna, le uniche due città
dove nel 2013 le compravendite sono aumentate
rispettivamente +3,4% e +1,5%.
I dati peggiori riguardano
invece Napoli (-15,3%) e
Genova (-10,3%), mentre
Torino chiude a -8,2% e Roma
a -7,3%. Le quotazioni però
calano in tutta Italia, a partire
La discesa dei
da Torino (-4% nel secondo
contratti immobiliari
semestre rispetto al primo),
del 9% ha riportato
Genova (-3,8%) e Napoli (le compravendite
3,1%). Va male anche Roma (sui livelli del 1985
1,8%), mentre i cali più lievi
sono a Verona (-0,2%), Venezia
(-0,4%) e Milano (-0,5%).
Il credit crunch ha pesato la sua parte, e le abitazioni
comprate grazie ai mutui delle banche sono diminuite del
7,7%, con circa 17,6 miliardi di capitale complessivamente
erogato, poco più di 2 miliardi di euro rispetto a quanto
concesso per i mutui ipotecari accesi nel 2012 (-10,6%).
C’è però un piccolo segnale positivo: quando prendiamo in
considerazione il mercato immobiliare in generale,
osserviamo che nel 2013 il calo è in frenata, con una
contrazione complessiva dell’8,9% rispetto al crollo del
24,8% dell’anno prima. A dare una mano al mattone italiano
è stato soprattutto il ritorno degli investitori stranieri che
puntano soprattutto sulle superficie commerciali. E la
tendenza si sta consolidando in questi primi mesi del 2014.
@16febbraio
1985
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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AUTORITA’ PORTUALE DI AUGUSTA
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per azioni
Sede sociale in Matera,
Sede
Matera, via Ti
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mmari 25
Iscrizione Registro Imprese di Matera e Codice Fiscale 00604840777
Il Commissario dell’Autorità Portuale di Augusta, ai fini di cui all’art. 18 del
Regolamento per l’esecuzione del Codice della Navigazione, rende noto che
presso la sede dell’Autorità Portuale di Augusta, Palazzina ED1 Porto Commerciale di Augusta, C./da Punta Cugno - 96011 Augusta (SR) -, sono depositate le numero 22 istanze di rinnovo di concessioni demaniali marittime
in scadenza il 31.12.2013. L’elenco delle predette istanze è pubblicato, in allegato all’avviso, all’Albo Pretorio dei Comuni di Augusta, di Priolo Gargallo
e di Melilli, nonché sul sito internet dell’Autorità Portuale di Augusta
(www.portoaugusta.it). Le istanze e la documentazione che le correda sono
disponibili per la consultazione presso l’Ufficio Demanio dell’Autorità Portuale
di Augusta, sita presso il Porto Commerciale, C/da Punta Cugno - 96011 Augusta (SR). Si invitano tutti coloro che potessero avervi interesse a presentare per iscritto, entro il perentorio termine di 30 (trenta) giorni consecutivi
dalla data di pubblicazione del presente avviso sulla GURI, quelle osservazioni ritenute opportune a tutelare i propri diritti ed interessi legittimi. Nell’ambito di tali osservazioni potranno essere formulate anche proposte di utilizzo
alternativo dei predetti spazi in funzione di massimizzazione dei traffici marittimi e dell’impiego di personale. Con avvertenza che trascorso il termine
stabilito non sarà presa in considerazione alcuna proposta ulteriore, non sarà
accettato alcun reclamo e si darà ulteriore corso alle pratiche inerenti le predette istanze. Le eventuali istanze in concorrenza dovranno essere presentate, a pena di inammissibilità, all’Autorità Portuale di Augusta entro il
medesimo perentorio termine indicato per la formulazione di osservazioni.
L’avviso relativo alle predette istanze è stato inviato per la pubblicazione sulla
GURI il giorno 03/03/2014.
Il Commissario - Dott. Enrico Maria Pujia
1) Rideterminazione del numero dei componenti del Consiglio
di Amministrazione da 9 a 11.
2) Nomina Consiglieri di Amministrazione.
3) Determinazione del compenso degli amministratori.
4) Nomina componenti del Collegio Sindacale e designazione del Presidente.
Determinazione compenso.
5) Nomina componenti del Collegio dei Probiviri.
6) Relazioni del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale e della Società
di Revisione. Bilancio al 31.12.2013. Deliberazioni inerenti e conseguenti.
7) Determinazione del sovrapprezzo di emissione di nuove azioni per l’anno 2014
ex art. 6 dello Statuto.
8) Aggiornamento annuale politiche di remunerazione ed incentivazione.
L'analisi
Sergio Bocconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Convocazione
Co
nvocazione Asse
ssemble
mbleaa Or
Ordinaria
dinaria de
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Soci
ci
I signori soci sono convocati all’asse
assemble
mbleaa ordinaria de
deii soci che si
terrà in prima convocazione venerdì 28 marzo 2014 alle ore 9,30 e, occorrendo,, iin
seconda
se
conda convocazione sabato 29 marzo 2014 alle ore 9,30 presso il Centro
Polifunzionale sito in Altamura in Via Madonna del Buoncammino (adiacente al Santuario
“Madonna del Buoncammino”), con il seguente ordine del giorno:
✒
Editoria Nuovo consiglio il 24 marzo, assemblea prevista per l’8 maggio
Ai sensi dell’art. 23 dello statuto sociale, hanno diritto ad intervenire all’assemblea ed esercitarvi il diritto di voto solo coloro che risultino iscritti nel libro dei soci almeno novanta giorni prima di quello fissato per l’assemblea in prima convocazione e siano
in grado di esibire la certificazione di partecipazione al sistema di gestione accentrata.
I soci che hanno immesso i propri titoli a dossier presso la Banca potranno richiedere
apposita attestazione presso tutti gli sportelli della stessa.
La Banca, verificata la sussistenza dei requisiti prescritti, emette un biglietto di
ammissione nominativo, non cedibile, valevole per l’esercizio del diritto di voto.
E’ ammessa la rappresentanza di un socio da parte di altro socio che non sia
amministratore, sindaco o dipendente della società. Ciascun socio può rappresentare
fino a un massimo di tre soci. Non è ammessa la rappresentanza da parte di persona
non socia, anche se munita di mandato generale. Le limitazioni anzidette non si applicano ai casi di rappresentanza legale.
La delega per la partecipazione all’assemblea, compilata a termini di legge, deve
essere sottoscritta dal socio delegante, con firma autenticata a norma di legge ovvero
autenticata dal preposto della dipendenza o da un funzionario presso gli uffici della
Banca. La delega è valida tanto per la prima che per la seconda convocazione.
Le candidature alle cariche sociali sono disciplinate ai sensi dell’art. 24 dello statuto nonché dal vigente regolamento assembleare.
Presso la sede sociale sarà depositata, a far data dal giorno 13 marzo 2014, a
disposizione dei soci che volessero prenderne visione, la documentazione di cui alle
vigenti norme.
Per ulteriori informazioni il socio potrà rivolgersi al Servizio Relazioni Esterne,
chiamando il Numero Verde 800012511.
Altamura, 27 febbraio 2014
p. il Consiglio di Amministrazione
Il Presidente
dott. Michele Stacca
CITTA’ DI ERCOLANO
(Provincia di Napoli)
AVVISO ESITO DI GARA
Oggetto: Appalto per l’affidamento del servizio di recupero e smaltimento dei rifiuti ingombranti e beni durevoli per mesi 12 (dodici) dal 01/10/2013 al 30/09/2014; categoria dei
servizi n. 16; codice NUTS: ITF3; codice CIG: 5229242B00; Si avvisa, ai sensi dell’art. 65
del D.Lgs. n. 163/2006 e s.m. e i., che il servizio in oggetto è stato aggiudicato provvisoriamente in data 19.11.2013 a mezzo di asta pubblica, con il criterio del prezzo più basso,
inferiore a quello posto a base di gara, determinato mediante ribasso sull’elenco prezzi unitari, con contratto da stipularsi a misura, con l’individuazione ed esclusione delle offerte
anormalmente basse, definitivamente aggiudicati con Determina Dirigenziale n. 11/18/240
del 10.12.2013, catalogata in data 07.01.2014 al n. 2775. Hanno prodotto offerte nei termini
n. 11 imprese. Aggiudicataria della gara è risultata alla Ditta ECO ENERGY. s.r.l., con sede
in AIROLA 82011 (BN) alla Via Caracciano Zona P.I.P., Partita I.V.A. 01395640624, per il
prezzo di €. 113.800,00, pari al ribasso offerto del 36,77%, oltre I.V.A. al 10%. Termine
dell’esecuzione del servizio è di gg. 365 (trecentosessantacinque). Il R.U.P. è il Dr. Gerardo
Imperato - Funzionario del Settore Servizi Tecnici.
Il Dirigente - Ing. Ripoli Andrea
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PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO
DIREZIONE GESTIONE
RISORSE UMANE
GARE E CONTRATTI
ESITO DI GARA
Si rende noto che nella G.U.R.S. n. 9 del
28/02/2014 è stato pubblicato l’esito
della gara celebrata il 09 gennaio 2014
relativa alla fornitura, mediante somministrazione, di gasolio per il riscaldamento
degli Istituti scolastici di 2° grado, per le
sedi degli Uffici provinciali, della Sovrintendenza Scolastica Provinciale, dei posti
fissi di Piano Battaglia e Piano Zucchi
nonché gasolio per autotrazione per gli
automezzi spalaneve, presumibilmente
per il periodo ottobre 2013/ottobre 2014
e che è risultata aggiudicataria in via definitiva l’A.T.I. Cancascì Petroli s.r.l. (CG)
– S.C.E.L. s.r.l. (Associata), con sede
in Misilmeri (PA), per l’importo di
€ 574.280,94 al netto del ribasso
dell’8,40% offerto in sede di gara.
Il Dirigente: Dr. Maurizio Zingale
REGIONE TOSCANA - Giunta Regionale
Direzione Generale Organizzazione e Risorse
Settore Patrimonio e Logistica
Via di Novoli 26 - 50127 Firenze, Italia
ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Procedura e criterio di aggiudicazione:
Procedura aperta indetta ai sensi del D. Lgs. n.
163/2006 art. 55 con il criterio prezzo più basso
art. 82 D. Lgs. 163/2006. Oggetto: Servizi di vigilanza armata da espletarsi a mezzo di Guardie
Particolari Giurate presso le sedi della Giunta
Regionale Toscana oltre che presso le sedi degli
Enti, Organismi, Agenzie e Aziende Regionali aderenti al contratto aperto suddivisa in tre lotti:
LOTTO 1 Province di Firenze e Pistoia.
(CIG 557238800D) LOTTO 2 Province di Lucca,
Pisa, Livorno e Massa Carrara (CIG 5572422C18)
LOTTO 3 Province di Siena, Grosseto e Arezzo
(CIG 5572443D6C). CPV: 98341140-8. Luogo
di esecuzione della prestazione: Sedi della
Giunta Regionale ubicati sul territorio della
Regione Toscana. Durata o termine d’esecuzione:
48 mesi. Importo stimato: € 7.539.235,60.IVA esclusa (vedasi Bando di gara). Termine
per la presentazione delle offerte o della presentazione delle domande: 31/03/2014. Data di
spedizione del bando alla G.U.C.E.: 18.02.2014.
Il bando in edizione integrale è pubblicato sulla
GUCE e sulla GURI. Il capitolato speciale d’appalto, insieme ai documenti di gara, sono disponibili
ai seguenti indirizzi Internet: http://www.regione.toscana.it/appalti/profilo_committente,
http://www.e.toscana.it/start.
Il Dirigente responsabile del contratto
Dr.ssa Angela Di Ciommo
AVVISO PER ESTRATTO
DEL BANDO DI GARA
L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
indice una procedura aperta ai sensi dell’art.
55 del D.Lgs. 163/06, per l’affidamento del
Servizio di portierato e assistenza alla didattica per l’Università degli Studi di Napoli
“L’Orientale” - di durata biennale con l’opzione per un ulteriore biennio, per un importo biennale di € 1.340.000,00 oltre IVA, da
aggiudicare con il criterio di aggiudicazione
del prezzo più basso. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12.00 del 10.4.2014 all’Ufficio di Segreteria della Direzione sita in
Napoli alla via Chiatamone n. 61/62. La documentazione di gara è visionabile sul sito
www.unior.it ed il bando è stato trasmesso
alla Commissione Europea in data 26.2.2014.
f.to Il Direttore Generale
dott. Giuseppe Giunto
COMUNE DI SAN CIPRIANO D’AVERSA
L’ORGANISMO STRAORDINARIO
DI LIQUIDAZIONE
visti
- il D.P.R. 24.08.1993, n. 378;
- il D.Lgs. 18.08.2000, n. 267;
considerato
- che occorre dare avvio alla procedura di rilevazione delle passività al 31.12.2012; dandone
pubblico avviso
INVITA
chiunque ritenga di averne diritto, a presentare,
entro un termine perentorio di sessanta giorni,
la domanda in carta libera atta a dimostrare la
sussistenza del debito.
Per la visione integrale dell’Avviso e del modello
di istanza si rimanda al sito istituzionale dell’ente
(www.comune.sanciprianodaversa.ce.it).
San Cipriano d’Aversa, 3 marzo 2014
IL PRESIDENTE - Dott. Goliardo Miniati
Tribunale di Biella
Fallimento n. 31/2013
SAMAR SRL in liquidazione
Il curatore del fallimento in epigrafe
INVITA a manifestare l’interesse ad
acquistare i marchi appartenenti alla
SAMAR S.R.L. in liquidazione, mediante proposta irrevocabile di acquisto con indicazione del prezzo offerto.
La MANIFESTAZIONE DI INTERESSE,
unitamente alla PROPOSTA IRREVOCABILE, dovrà pervenire presso lo studio del dott. Paolo Garbaccio a Biella
via Ravetti n. 2/a, tel. 01530479, fax
0152430001, e-mail [email protected]. Per ulteriori informazioni e
l’elenco dei marchi tuttora in essere
è possibile contattare il curatore
fallimentare.
Il curatore fallimentare
Dott. Paolo Garbaccio
Economia 27
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Finanza e imprese La rete di 30 negozi. L’apertura di Milano
Eataly, mossa di Tamburi
Socio di Farinetti al 20%
Investimento da 120 milioni. Ipotesi Piazza Affari
MILANO — Gli anglosassoni la definirebbero una classica operazione win-win: non ci
sono perdenti, né destinatari
di Opa ostili, ma solo (presunti) vincitori. Per due motivi:
Eataly apre a un socio con le
conoscenze giuste in vista di
una possibile quotazione in
Borsa entro il 2017. La banca
d’affari Tip (Tamburi Investment Partners) entra come
azionista di minoranza in
un’azienda in fortissima
espansione per la sua capacità
di rappresentare il brand Italia
oltreconfine sostituendosi in
parte alla domanda di prodotti tipici del nostro Paese finora
appannaggio di contraffattori
italian sounding. Ieri la merchant-bank di Giovanni Tamburi ha acquisito il 20% della
società guidata da Oscar Farinetti con un investimento da
120 milioni di euro tramite il
veicolo Clubitaly. Un’operazione che valorizza quindi la
società circa 600 milioni. Dice
Farinetti — ipotizzando
l’apertura al mercato dei capitali — che «l’esperienza del
team Tamburi potrà essere
fondamentale». Soprattutto
l’ingresso di Tip permette a
Eataly di trovare quella liquidità necessaria per finanziare
il progetto di espansione all’estero che prevede le aperture già contrattualizzate di Mosca, San Paolo, Londra (oltre
Energia
30
gli store della
società guidata
da Oscar Farinetti.
Prossime apertura
a Mosca, San
Paolo e Londra
5.500
i metri quadri
del punto vendita
Eataly al Teatro
Smeraldo di
Milano che aprirà
tra una settimana
400
milioni di euro
il fatturato
consolidato di
Eataly previsto nel
2014. L’ebitda è
fissata a 45 milioni
Il marchio
Un’immagine di Eataly
a Bari. Il gruppo prevede
un fatturato di 400
milioni di euro
nel corso del 2014
Milano prevista per il 18 marzo al Teatro Smeraldo) e consente di guardare con fiducia a
un vero e proprio sbarco negli
States dopo il successo inatteso dei punti vendita di New
York e Chicago. L’ambizione
✒
Meno partite Iva, più giovani
P
er sfuggire alla crisi (e al declino del posto fisso) la parola
chiave per i giovani è sempre più autoimpiego. Comunica
il ministero dell’Economia e delle Finanze che il 49,1% delle 78
mila nuove aperture di partite Iva nel mese di gennaio è di
under 35 che godono del regime agevolato. Tuttavia il dato
complessivo testimonia un inatteso dietrofront rispetto alla
voglia di imprenditorialità: l’anno passato i nuovi autonomi
erano circa il 9% in più. Pesa la Gestione Separata Inps?
F. Sav.
dell’imprenditore convinto
sostenitore del premier Renzi
(al quale ha chiesto un’operazione di marketing puntando
sul marchio Italia) è di aprire
anche a Los Angeles, Washington, Boston e di raddoppiare
la Grande Mela con uno store
nel World Trade Center. La famiglia Farinetti che — insieme agli storici soci Unieuro
controlla Eataly tramite la Eatinvest — scende così al 60%
(il restante 20% è in mano all’imprenditore bresciano Nocivelli). Nel 2014 la società
punta a un fatturato di circa
400 milioni di euro. Numeri
lusinghieri, ma per fare il salto
servono spalle più robuste.
Tamburi in cuor suo spera invece in un’altra Moncler.
120
milioni di euro
la valorizzazione
del 20% di Eataly
acquisita dalla
banca d’affari Tip
di Gianni Tamburi
33
per cento la
crescita media del
fatturato annuo
di Eataly. L’ebitda
è superiore:
75% per esercizio
Fabio Savelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Gallo,
nato nel
1961, è amministratore
delegato
di Acea da
aprile 2013,
di cui era già
direttore
generale
Acea, il pressing del comune
Una maxi cedola per i soci
MILANO — Utile netto pari a 141,9
milioni, in crescita dell’83,3% rispetto
al 2012, margine operativo lordo
salito a 766 milioni (+10,2%) e
proposta di un dividendo pari a 0,42
euro, di cui 0,25 euro già distribuito a
titolo di acconto da sottoporre
all’assemblea: sono le cifre del
bilancio di Acea, approvato ieri dal
consiglio di amministrazione, che ha
anche presentato le linee del piano
industriale 2014-2018. «Nei prossimi
cinque anni — ha detto
l’amministratore delegato Paolo Gallo
— investiremo 2,4 miliardi su sistema
idrico integrato, ambiente, reti
intelligenti ed energia». La
multiutility di Roma intende crescere
nel trattamento industriale dei rifiuti,
diventando il terzo operatore
nazionale (ora è il sesto). Mentre nel
settore acqua, dove si prevedono
investimenti per 1,3 miliardi, il piano
prevede l’ammodernamento della
rete, il potenziamento della
depurazione e l’introduzione di nuove
tecnologie. Il board ha anche ha
deliberato l’adozione di un
programma di emissioni
obbligazionarie fino a un importo
massimo di 1,5 miliardi di euro «con
l’obiettivo di ridurre ulteriormente gli
oneri finanziari e allungare la durata
medio del debito». Sono giorni di
tensione per Acea. L’azionista di
maggioranza, il Comune di Roma che
ha il 51%, il 3 marzo scorso ha scritto
al consiglio per un’integrazione
all’ordine del giorno dell’assemblea
degli azionisti, chiedendo la riduzione
da 9 a 5 dei consiglieri e la nomina di
un nuovo board. Mossa che non è
stata gradita dai soci privati:
l’imprenditore Francesco Caltagirone
(16,5%) e Suez Environnement
(12,5%) del colosso francese Gdf-
Il vertice
Oggi il sindaco Marino
incontra i vertici Suez. Gallo:
investimenti per 2,4 miliardi
Suez. Anche la Consob è intervenuta,
segnalando che la titolarità del 51% di
azioni Acea è dell’assemblea capitolina
e non del sindaco né della Giunta (che
pure si è riunita domenica). Il
consiglio ha chiesto al sindaco Ignazio
Marino «le necessarie informazioni
previste dalla legge» per procedere a
convocare l’assemblea. Oggi i soci
francesi incontreranno Marino, che la
scorsa settimana ha visto Caltagirone.
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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COMUNICATO
Ai sottoscrittori del Fondo chiuso di investimento immobiliare “FIP – Fondo Immobili Pubblici”,
riservato ad investitori qualificati
Si informa che :
• Il Rendiconto di gestione al 31 dicembre 2013 del Fondo “FIP – Fondo Immobili Pubblici” è stato approvato dal CdA della Investire Immobiliare SGR S.p.A. in data 28 febbraio 2014 e messo a disposizione dei sottoscrittori presso la sede della SGR e della Banca Depositaria.
• Il valore della quota del Fondo al 31 dicembre 2013 è pari ad € 113.826,224.
• A seguito dell’approvazione del Rendiconto, nell’interesse dei partecipanti e in conformità a quanto stabilito dal Regolamento di gestione, la Investire Immobiliare SGR S.p.A. distribuisce ai partecipanti del Fondo
“FIP - Fondo Immobili Pubblici” l’importo di € 57.567.652 a titolo di proventi, corrispondenti a € 4.331 per
quota, al lordo della ritenuta fiscale eventualmente applicabile, e l’importo di € 7.496.688 a titolo di rimborso capitale, corrispondenti a € 564 per quota.
• Il pagamento avrà luogo a far data dal 17 marzo 2014. Si invitano i sottoscrittori a presentare la propria
richiesta di pagamento alla Investire Immobiliare SGR S.p.A. secondo le modalità pubblicate nel sito internet www.fondoimmobilipubblici.com
Investire Immobiliare SGR S.p.A. - Gruppo Banca Finnat Euramerica
Soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Banca Finnat Euramerica S.p.A.
Sede legale Palazzo Altieri Piazza del Gesù, 49 - 00186 - Roma – Uffici Piazza del Gesù, 48 - 00186 - Roma - Tel. +39 06 69629.1 Fax +39 06 69629.212
Iscritta all’Albo matricola n. 144 - Cap. soc. Euro 8.600.000 i.v. - R.E.A. 998178 - C. F., n. Iscr. Registro Imprese di Roma e P. Iva 06931761008
www.fondoimmobilipubblici.com
COMUNE DI RECCO
(Provincia di Genova)
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per il Piemonte
ESITO DI GARA D’APPALTO - LAVORI
L’ANAS S.p.A. - Compartimento della viabilità per il Piemonte - corso G. Matteotti n.
8 -10121 - TORINO (tel. 011.573911; fax 011.5660906), comunica che è stata esperita
gara d’appalto con procedura aperta, ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., per
l’affidamento dei seguenti lavori:
GARA: TOLAV029-13. Luogo di esecuzione: Provincia di Novara: lavori di risanamento
delle strutture in cemento armato del viadotto dello svincolo di Cameri - S.S. n. 703
(Tangenziale di Novara). Categoria prevalente OG3 (classifica II).
Importo dei lavori a b.a. € 790.885,89, di cui € 57.987,60 per oneri relativi alla
sicurezza.
Si rende noto che questo Compartimento ai sensi del D.Lgs. 163/2006 ha aggiudicato
definitivamente i lavori sopraindicati al R.T.I. TEC.MO EDILIZIA S.R.L. - CONTROLLI E
LAVORI SPECIALI S.R.L., con sede in Aversa (CE), che ha offerto il ribasso del 28,629%.
Alla gara hanno partecipato n. 95 imprese, sono state ammesse n, 87 imprese.
IL CAPO COMPARTIMENTO
Ing. Raffaele CELIA
CORSO G. MATTEOTTI, 8 - 10121 TORINO
Tel. 011/5739202 - Fax 011/5162982
sito internet www.stradeanas.it
AVVISO ESITO GARA
Si rende noto che è stata aggiudicata la
procedura aperta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa,
ai sensi dell’art. 83 D.Lgs.vo n. 163/2006
s.m.i., per l’affidamento in appalto dei
SERVIZIO TRASPORTO SCOLASTICO.
Periodo A.S. 2014 - 2018/19. CIG:
5450563ADE. Impresa aggiudicataria:
MAZZINI MARCO - GENOVA. Importo
aggiudicazione: €. 1.095.00,00.= (IVA
esclusa). Esito gara integrale disponibile
su sito www.comune.recco.ge.it.
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
(Dott.ssa Seriana ROMEO)
CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO
AVVISO PUBBLICO DI RIAPERTURA DEI TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DELLE
CANDIDATURE PER LA DESIGNAZIONE DI TRE COMPONENTI NELLA COMMISSIONE REGIONALE CONSULTIVA PER LE ATTIVITA’ ESTRATTIVE
In esecuzione della determinazione del Direttore del Servizio Giuridico, Istituzionale 4
marzo 2014, n. 161 si rende noto che sono riaperti i termini previsti nell’avviso pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione (B.U.R.) 30 luglio 2013, n. 61 per la presentazione delle candidature per la designazione di tre componenti della Commissione
regionale consultiva per le attività estrattive, istituita dall’art. 8, comma 1 della legge
regionale 6 dicembre 2004, n. 17. La designazione, da parte del Consiglio regionale,
concerne, ai sensi dell’art. 8, comma 3, lett. f) della l.r. 17/2004, “tre esperti, esterni
all’amministrazione regionale, in possesso dei necessari requisiti di professionalità e
competenza, rispettivamente, in ingegneria mineraria, in geologia ed in scienze agronomiche e forestali”.
La riapertura dei termini di che trattasi ha la durata di quindici giorni consecutivi decorrenti dal giorno della pubblicazione del presente avviso nel B.U.R.. Sono fatte salve
le domande proposte in relazione all’avviso pubblicato nel B.U.R. n. 61/2013, le quali
possono comunque essere reiterate entro il termine sopra stabilito.
Le candidature devono essere presentate per iscritto al Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Via della Pisana n. 1301 – 00163 Roma. Le modalità di presentazione
sono:
a) consegna a mano all’accettazione corrispondenza del Consiglio regionale, ubicato
presso la stessa sede del Consiglio regionale;
b) a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno;
La presentazione entro il termine è comprovata, rispettivamente, dal timbro apposto
dall’accettazione corrispondenza del Consiglio e dal timbro apposto dall’ufficio postale
accettante. Qualora cada in un giorno festivo, il termine per la presentazione della domanda è prorogato di diritto al primo giorno successivo non festivo.
Per quanto non diversamente previsto nel presente avviso si rinvia all’avviso pubblicato
sul B.U.R. n. 61/2013.
Si ricorda che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso è punito dal codice penale e dalle leggi speciali in materia, come previsto dall’articolo 76
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).
I dati raccolti sono utilizzati esclusivamente per il procedimento per il quale sono stati
forniti, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice
in materia di protezione dei dati personali) e successive modifiche.
Per eventuali chiarimenti ed informazioni gli interessati possono rivolgersi all’Arca Lavori Aula: Supporto tecnico-regolamentare/Servizio Giuridico, Istituzionale – Via della
Pisana, 1301 – 00163 Roma (tel. 06 65932194).
Il Direttore del Servizio Giuridico, Istituzionale - f.to Avv. Costantino Vespasiano
CONSIP S.p.A. a socio unico
ANAS S.p.A.
ANAS S.p.A.
Compartimento della viabilità
per le Marche
Compartimento della viabilità
per il Piemonte
AVVISO DI GARA
Unione Europea
COMUNE DI NAPOLI
ESTRATTO ESITO DI GARA - PROCEDURA NEGOZIATA
SENZA PREVIA PUBBLICAZIONE DI BANDO
Si avvisa che in data 04/03/2014 è stato inviato alla GUUE l’avviso di
esito della gara ad oggetto: “Laboratori di Educativa Territoriale” suddiviso in lotti. Determinazione di aggiudicazione definitiva n. 101
del 19/12/2013. Elenco delle ditte invitate, importi dei singoli lotti ed
altre informazioni sono riportati nel testo integrale pubblicato sul sito
www.comune.napoli.it.
Il Dirigente del Servizio Autonomo C.U.A.G
Area Gare Forniture e Servizi
avv. Rossana Lizzi
CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO
AVVISO PUBBLICO DI ULTERIORE RIAPERTURA DEI TERMINI
PER LA PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE PER LA DESIGNAZIONE
DI TRE COMPONENTI NELLA CONSULTA REGIONALE PER LA SALUTE MENTALE
In esecuzione della determinazione del Direttore del Servizio Giuridico, Istituzionale 5
marzo 2014, n. 169 si rende noto che sono ulteriormente riaperti i termini previsti nell’avviso pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione (B.U.R.) 6 novembre 2010, n.
41, parte terza, e già riaperti con l’avviso pubblicato sul B.U.R. 9 luglio 2013, n. 55, per
la presentazione delle candidature per la designazione di tre componenti della Consulta
regionale per la salute mentale, istituita dall’art. 1 della legge regionale 3 luglio 2006,
n. 6 e successive modifiche. La designazione, da parte del Consiglio regionale, concerne,
ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. e) della I.r. 6/2006, “tre esperti” da scegliere “tra gli
operatori del settore”.
La riapertura dei termini di che trattasi ha la durata di quindici giorni consecutivi decorrenti dal giorno della pubblicazione del presente avviso nel B.U.R.. Sono fatte salve
le domande presentate in relazione all’avviso pubblicato nel B.U.R. n. 41/2010, parte
terza, e all’avviso pubblicato nel B.U.R. n. 55/2013, le quali possono comunque essere
reiterate entro il termine sopra stabilito.
Le candidature devono essere presentate per iscritto al Presidente del Consiglio
regionale del Lazio, Via della Pisana n. 1301 - 00163 Roma. Le modalità di presentazione
sono:
a) consegna a mano all’accettazione corrispondenza del Consiglio regionale, ubicato
presso la stessa sede del Consiglio regionale;
b) a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno.
La presentazione entro il termine è comprovata, rispettivamente, dal timbro apposto
dall’accettazione corrispondenza del Consiglio e dal timbro apposto dall’ufficio postale
accettante. Qualora cada in un giorno festivo, il termine per la presentazione della domanda è prorogato di diritto al primo giorno successivo non festivo.
Per quanto non diversamente previsto nel presente avviso si rinvia all’avviso pubblicato
sul B.U.R. n. 41/2010, parte terza.
Si ricorda che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso è punito dal codice penale e dalle leggi speciali in materia, come previsto dall’articolo 76
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).
I dati raccolti sono utilizzati esclusivamente per il procedimento per il quale sono stati
forniti, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice
in materia di protezione dei dati personali) e successive modifiche.
Per eventuali chiarimenti ed informazioni gli interessati possono rivolgersi all’Area Lavori Aula: Supporto tecnico-regolamentare/Servizio Giuridico, Istituzionale - Via della
Pisana, 1301 - 00163 Roma (tel. 06 65932194).
Il Direttore del Servizio Giuridico, Istituzionale - f.to Avv. Costantino Vespasiano
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale n. 28 del 10 marzo 2014 sarà pubblicato il
bando di gara relativo alla sotto indicata procedura aperta ai sensi dell’art. 55, comma 5
del D.Lgs. n. 163/06 s.m.i., da aggiudicarsi con il criterio del prezzo più basso ai sensi degli
artt. 81 e 82 del citato Decreto. Oggetto: ANLAV001-14- SS.SS. N°16 “Adriatica” - N° 77
“della Val di Chienti” - N° 77 Var “Pontelatrave-Sfercia” - N° 4 “Salaria” - N° 685 “delle Tre
Valli Umbre” - N° 81 “Piceno-Aprutina” - RA11 “Raccordo Aut.le Ascoli - Porto d’Ascoli”
- Lavori di Manutenzione Ordinaria per il ripasso della segnaletica orizzontale - Triennio
2014-2016”. CUP F76G11000830001 - CIG 5564842CE1. Importo a base d’appalto:
€ 920.000,00 (Euro novecentoventimila/00) per lavori a misura, comprensivi di € 70.000,00
(settantamila/00) per oneri inerenti la sicurezza non soggetti a ribasso. Categoria
prevalente: OS10 classifica III per lavori pari ad € 920.000,00. Durata dell’Appalto: 36
mesi. Responsabile del Procedimento: Ing. Paolo Lalli. Il bando e disciplinare di gara
sono disponibili in formato elettronico scaricabile dal sito www.stradeanas.it nell’apposita
sezione “appalti ad evidenza pubblica” nell’area dedicata alla gara. Termine per presentare
le domande di partecipazione e relative offerte per la suddetta procedura aperta: ore 12.00
del 6 maggio 2014.
IL DIRIGENTE AREA AMMINISTRATIVA
Ancona, lì 11 marzo 2014
Dott. Massimo Siano
VIA ISONZO, 15 - 60124 ANCONA
Tel. 071/5091 - Fax 071/200400 • sito internet www.stradeanas.it
ESITO DI GARA D’APPALTO - LAVORI
L’ANAS S.p.A. - Compartimento della viabilità per il Piemonte - corso G. Matteotti n.
8 -10121 - TORINO (tel. 011.573911; fax 011.5660906), comunica che è stata esperita
gara d’appalto con procedura aperta, ai sensi del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., per
l’affidamento dei seguenti lavori:
GARA: TOLAV032-13. Luogo di esecuzione: Provincia di Cuneo: lavori di rifacimento
giunti di dilatazione ponti e viadotti - S.S. n. 231 “di Santa Vittoria”.
Categoria prevalente OS 11 (classifica II).
Importo dei lavori a b.a. € 815.380,03, di cui € 21.000,00 per oneri relativi alla
sicurezza.
Si rende noto che questo Compartimento ai sensi del D.Lgs. 163/2006 ha aggiudicato
definitivamente i lavori sopraindicati all’impresa BIDIEMME COSTRUZIONI S.R.L., con
sede in Isernia, che ha offerto il ribasso del 32,865%. Alla gara hanno partecipato n. 51
imprese, sono state ammesse n. 47 imprese.
IL CAPO COMPARTIMENTO
Ing. Raffaele CELIA
CORSO G. MATTEOTTI, 8 - 10121 TORINO
Tel. 011/5739202 - Fax 011/5162982
sito internet www.stradeanas.it
Via Isonzo, n. 19/E
00198 - Roma
AVVISO PER ESTRATTO DEL BANDO DI GARA
E’ indetta una gara a procedura aperta ai sensi del D.Lgs.
163/2006 e s.m.i., per l’affidamento dei servizi di sviluppo,
conduzione, manutenzione e supporto del sistema informativo dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sigef ID 1426 - 2 Lotti. La gara è aggiudicata secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. La base
d’asta è: per il Lotto 1 Euro 979.260,00, IVA esclusa; per il
Lotto 2 Euro 964.427,50, Iva esclusa. Termine di presentazione delle offerte: entro le ore 12:00 del 16/04/2014. Il testo
integrale del bando di gara è stato pubblicato sulle GUUE e
sulla GURI alle quali è stato inviato il 27/02/2014 e può essere consultato e prelevato (unitamente alla documentazione di
gara) su: www.consip.it.
L’Amministratore Delegato (Dott. Domenico Casalino)
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665/6256 - Fax 02 2588 6114
Via Valentino Mazzola, 66/D - 00142 Roma
Tel. 06 6882 8650 - Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 77711 - Fax 081 49 77712
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111 - Fax 080 5760 126
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
28
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Nome
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
Data Valuta
Quota/od.
Quota/pre.
06/03 EUR
5,099
5,095
Strategic Debt Fd A
10/03 GBP
1,041
1,041
Borsa Protetta Maggio
05/03 EUR
62,680
62,680
KIS - Key X
06/03 EUR
133,340
133,170
PS - Absolute Return B
07/03 EUR
117,140
117,220
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op ACC 06/03 EUR
5,107
5,103
Strategic Debt Fd A H
10/03 EUR
1,224
1,223
Borsa Protetta Novembre
05/03 EUR
60,500
60,530
KIS - Multi-Str. UCITS A USD
06/03 USD
156,450
156,150
PS - Algo Flex A
04/03 EUR
110,110
110,640
06/03 EUR
5,107
5,103
Strategic Debt Fd A H
10/03 USD
1,730
1,730
Inflazione Più Arancio
07/03 EUR
55,620
55,610
KIS - Multi-Str. UCITS D
06/03 EUR
114,980
114,770
PS - Algo Flex B
04/03 EUR
104,860
105,350
AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC 06/03 EUR
5,584
5,582
Strategic Debt Fd X
10/03 GBP
1,060
1,060
Mattone Arancio
07/03 EUR
43,650
44,010
KIS - Multi-Str. UCITS P
06/03 EUR
117,730
117,510
PS - Best Global Managers A
04/03 EUR
104,980
104,710
AZ F. Bond Target Giugno 2016 DIS 06/03 EUR
5,216
5,214
Strategic Debt Fd X H
10/03 EUR
1,285
1,284
Profilo Dinamico Arancio
07/03 EUR
63,680
63,660
KIS - Multi-Str. UCITS X
06/03 EUR
118,300
118,100
PS - Best Global Managers B
04/03 EUR
108,600
108,310
PS - Best Gl Managers Flex Eq A
07/03 EUR
111,130
110,790
PS - Bond Opportunities A
06/03 EUR
161,280
161,170
PS - Bond Opportunities B
06/03 EUR
120,200
120,120
PS - Dynamic Core Portfolio A
07/03 EUR
99,430
99,380
PS - EOS A
04/03 EUR
132,040
134,320
PS - Equilibrium A
04/03 EUR
100,590
100,000
PS - Fixed Inc Absolute Return A
07/03 EUR
98,660
98,620
PS - Inter. Equity Quant A
07/03 EUR
110,990
111,290
PS - Inter. Equity Quant B
07/03 EUR
113,190
113,490
PS - Liquidity A
07/03 EUR
124,400
124,390
PS - Opportunistic Growth A
07/03 EUR
96,040
95,890
PS - Opportunistic Growth B
07/03 EUR
101,090
100,930
PS - Podium Flex A
07/03 EUR
85,620
85,400
PS - Podium Flex C
07/03 USD
84,500
84,260
PS - Prestige A
04/03 EUR
100,300
101,080
PS - Quintessenza A
04/03 EUR
103,080
103,340
PS - Quintessenza B
04/03 EUR
106,150
106,400
PS - Target A
04/03 EUR
104,010
104,170
PS - Target B
04/03 EUR
103,960
104,110
PS - Titan Aggressive A
04/03 EUR
104,770
105,340
PS - Total Return A
07/03 EUR
102,690
102,690
PS - Total Return B
07/03 EUR
96,070
96,080
PS - Valeur Income A
07/03 EUR
109,970
110,090
AZ F. Bond Target 2016 DIS
AZ F. Bond Target 2017 Eq Op DIS
AcomeA SGR - numero di tel. 800.89.39.89
[email protected]
Nome
Nome
Nome
AcomeA America (A1)
06/03 EUR
16,156
16,225
AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC 06/03 EUR
5,811
5,811
Strategic Debt Fd X H
10/03 USD
1,762
1,761
Profilo Equilibrato Arancio
07/03 EUR
61,360
61,330
KIS - Selection D
07/03 EUR
123,220
123,680
AcomeA America (A2)
06/03 EUR
16,633
16,704
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS 06/03 EUR
5,523
5,523
UK Abs. Target Fd P1
10/03 GBP
1,235
1,237
Profilo Moderato Arancio
07/03 EUR
57,610
57,620
KIS - Selection P
07/03 EUR
125,010
125,470
Top Italia Arancio
07/03 EUR
48,930
49,410
AcomeA Asia Pacifico (A1)
AcomeA Asia Pacifico (A2)
AcomeA Breve Termine (A1)
06/03 EUR
06/03 EUR
06/03 EUR
4,178
AZ F. Cash 12 Mesi
06/03 EUR
5,338
5,337
UK Abs Target Fd P2
10/03 EUR
1,182
1,183
KIS - Selection X
07/03 EUR
124,540
124,910
4,286
AZ F. Cash Overnight
06/03 EUR
5,248
5,248
UK Abs Target Fd P2
10/03 GBP
1,265
1,267
KIS - Sm. Cap D
07/03 EUR
100,090
100,580
14,550
AZ F. Cat Bond ACC
28/02 EUR
5,297
5,293
UK Equity Fd A
10/03 GBP
3,393
3,417
KIS - Sm. Cap P
07/03 EUR
104,700
105,210
AZ F. Cat Bond DIS
28/02 EUR
5,280
5,275
UK Equity Fd A
10/03 USD
5,583
5,666
KIS - Target 2014 X
06/03 EUR
102,190
102,200
4,189
4,298
14,552
AcomeA Breve Termine (A2)
06/03 EUR
14,701
14,699
AcomeA ETF Attivo (A1)
06/03 EUR
4,529
4,495
AZ F. CGM Opport Corp Bd
06/03 EUR
5,965
5,967
UK Equity Fd B
10/03 EUR
4,057
4,109
AZ F. CGM Opport European
06/03 EUR
6,941
6,900
UK Equity Fd B
10/03 GBP
3,412
3,437
La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it
AcomeA ETF Attivo (A2)
06/03 EUR
4,632
4,598
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
06/03 EUR
17,023
17,019
AZ F. CGM Opport Global
06/03 EUR
6,322
6,296
UK Equity Fd B
10/03 USD
5,669
5,754
Invesco Funds
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
06/03 EUR
17,204
17,200
AZ F. CGM Opport Gov Bd
06/03 EUR
5,494
5,498
UK Equity Fd X
10/03 EUR
4,263
4,317
Asia Balanced A
07/03 USD
23,560
23,540
ASIAN OPP CAP RET EUR
07/03 EUR
12,345
12,267
AcomeA Europa (A1)
06/03 EUR
13,388
13,326
AZ F. Commodity Trading
06/03 EUR
4,406
4,379
UK Equity Fd X
10/03 EUR
4,128
4,180
Asia Balanced A-Dis
07/03 USD
15,490
15,480
FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
07/03 EUR
108,027
107,463
AcomeA Europa (A2)
06/03 EUR
13,704
13,640
AZ F. Conservative
06/03 EUR
6,401
6,424
UK Equity Fd X
10/03 GBP
0,512
0,516
Asia Consumer Demand A
07/03 USD
13,680
13,640
FLEX STRATEGY RET EUR
07/03 EUR
91,475
91,668
AcomeA Globale (A1)
06/03 EUR
11,245
11,231
AZ F. Core Brands
06/03 EUR
5,584
5,594
UK Equity Fd X
10/03 GBP
3,440
3,465
Asia Consumer Demand A-Dis
07/03 USD
13,340
13,300
HIGH GROWTH CAP RET EUR
07/03 EUR
118,503
118,813
AcomeA Globale (A2)
06/03 EUR
11,644
11,629
AZ F. Corporate Premium ACC
06/03 EUR
5,530
5,537
UK Equity Fd X
10/03 USD
5,766
5,852
Asia Infrastructure A
07/03 USD
13,780
13,780
ITALY CAP RET A EUR
07/03 EUR
25,587
25,626
AcomeA Italia (A1)
06/03 EUR
20,817
20,737
AZ F. Corporate Premium DIS
06/03 EUR
5,309
5,315
Asian Bond A-Dis M
07/03 USD
10,039
10,032
SHORT DURATION CAP RET EUR
07/03 EUR
915,930
915,920
AcomeA Italia (A2)
06/03 EUR
21,330
21,247
AZ F. Dividend Premium ACC
06/03 EUR
5,560
5,561
Balanced-Risk Allocation A
07/03 EUR
14,700
14,710
AcomeA Liquidità (A1)
06/03 EUR
8,901
8,902
AZ F. Dividend Premium DIS
06/03 EUR
4,968
4,969
Em. Loc. Cur. Debt A
07/03 USD
14,525
14,487
AcomeA Liquidità (A2)
06/03 EUR
8,902
8,903
AZ F. Emer. Mkt Asia
06/03 EUR
5,687
5,678
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
07/03 USD
9,342
9,318
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
06/03 EUR
6,300
6,284
AZ F. Emer. Mkt Europe
06/03 EUR
3,011
3,028
Em. Mkt Corp Bd A
07/03 USD
11,880
11,877
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
06/03 EUR
6,462
6,446
AZ F. Emer. Mkt Lat. Am.
06/03 EUR
4,524
4,495
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1) 06/03 EUR
3,904
3,897
AZ F. European Dynamic
06/03 EUR
5,251
5,244
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2) 06/03 EUR
4,012
4,005
AZ F. European Trend
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 06/03 EUR
5,157
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 06/03 EUR
5,149
5,253
5,245
AZ F. Formula 1 Absolute
AZ F. Formula 1 Alpha Plus ACC
06/03 EUR
06/03 EUR
28/02 EUR
3,287
5,393
5,572
3,284
5,387
5,567
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 06/03 EUR
6,075
6,069
AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
28/02 EUR
5,529
5,524
AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 06/03 EUR
6,202
6,196
AZ F. Formula Target 2014
06/03 EUR
4,740
4,738
AcomeA Performance (A1)
06/03 EUR
21,265
21,235
AZ F. Formula Target 2015 ACC
06/03 EUR
6,005
6,001
AcomeA Performance (A2)
06/03 EUR
21,555
21,524
AZ F. Formula Target 2015 DIS
06/03 EUR
5,563
5,559
AZ F. Formula 1 Conserv.
06/03 EUR
4,953
4,950
AZ F. Global Curr&Rates ACC
06/03 EUR
4,306
4,314
Invictus Global Bond Fd
04/03 EUR
106,000
105,938
Invictus Macro Fd
05/03 EUR
79,779
79,878
Sol Invictus Absolute Return
06/03 EUR
106,550
107,249
AZ F. Global Curr&Rates DIS
06/03 EUR
4,095
4,102
AZ F. Global Sukuk ACC
28/02 EUR
4,951
4,938
AZ F. Global Sukuk DIS
28/02 EUR
4,951
4,938
AZ F. Hybrid Bonds ACC
06/03 EUR
5,227
5,217
AZ F. Hybrid Bonds DIS
06/03 EUR
5,167
5,157
AZ F. Income ACC
06/03 EUR
6,238
6,254
AZ F. Income DIS
06/03 EUR
5,796
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 ACC 06/03 EUR
Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - [email protected]
Bluesky Global Strategy A
07/03 USD
1486,536
1487,484
Euro Corp. Bond A
07/03 EUR
16,362
16,354
Bond Euro A
07/03 EUR
1236,051
1236,118
Euro Corp. Bond A-Dis M
07/03 EUR
12,492
12,486
Bond Euro B
07/03 EUR
1195,688
1195,764
Euro Short Term Bond A
07/03 EUR
10,886
10,889
Bond Risk A
07/03 EUR
1425,877
1426,225
European Bond A-Dis
07/03 EUR
5,516
5,525
Bond Risk B
07/03 EUR
1366,942
1367,292
Glob. Bond A-Dis
07/03 USD
5,752
5,743
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. A
07/03 EUR
1605,785
1607,872
Glob. Equity Income A
07/03 USD
61,410
61,240
PS - Value A
04/03 EUR
104,320
104,740
CompAM Fund - Em. Mkt. Corp. B
07/03 EUR
1546,880
1548,907
Glob. Equity Income A-Dis
07/03 USD
15,470
15,420
PS - Value B
04/03 EUR
106,480
106,900
CompAM Fund - SB Bond B
06/03 EUR
1067,007
1065,850
Glob. Inv. Grade.Corp. Bond A-Dis M 07/03 USD
11,232
11,228
CompAM Fund - SB Equity B
06/03 EUR
1110,037
1108,899
Glob. Structured Equity A-Dis
07/03 USD
40,970
40,910
CompAM Fund - SB Flexible B
06/03 EUR
1015,394
1013,747
Glob. Targeted Ret. A
07/03 EUR
10,301
10,323
European Equity A
07/03 EUR
1410,209
1421,031
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond A
07/03 EUR
12,725
12,725
European Equity B
07/03 EUR
1336,461
1346,737
Multiman. Bal. A
06/03 EUR
116,586
116,529
06/03 EUR
26,765
26,741
Azimut Formula 1 Absolute
06/03 EUR
7,239
7,229
Azimut Formula 1 Conserv
06/03 EUR
6,891
6,892
44,430
116,136
116,074
India Equity E
07/03 EUR
26,370
26,340
05/03 EUR
70,634
70,771
Japanese Eq. Advantage A
07/03 JPY
3026,000
2993,000
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
05/03 EUR
73,504
73,639
Pan European Eq. A
07/03 EUR
17,890
18,010
Multiman.Target Alpha A
05/03 EUR
106,487
106,298
Pan European Eq. A-Dis
07/03 EUR
16,140
16,260
5,812
Pan European Eq. Inc. A-Dis
07/03 EUR
11,790
11,850
4,491
4,501
Pan European High Inc A
07/03 EUR
18,510
18,520
AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS 06/03 EUR
4,248
4,257
Pan European High Inc A-Dis
07/03 EUR
13,460
13,470
AZ F. Institutional Target
06/03 EUR
5,490
5,504
Pan European Struct. Eq. A
07/03 EUR
14,130
14,230
AZ F. Italian Trend
06/03 EUR
3,669
3,661
Pan European Struct. Eq. A-Dis
07/03 EUR
13,430
13,530
Renminbi Fix. Inc. A
07/03 USD
10,711
10,719
Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis
07/03 EUR
9,347
9,458
US Equity A EH
07/03 EUR
13,960
13,930
US High Yield Bond A
07/03 USD
11,720
11,731
AZ F. Lira Plus DIS
Azimut Formula Target 2013
06/03 EUR
6,922
6,923
Azimut Formula Target 2014
06/03 EUR
6,719
6,719
Azimut Garanzia
06/03 EUR
12,900
12,900
Azimut Prev. Com. Crescita
28/02 EUR
10,988
10,755
Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
28/02 EUR
10,996
10,760
Azimut Prev. Com. Equilibrato
28/02 EUR
12,045
11,905
Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C 28/02 EUR
12,048
11,907
28/02 EUR
10,877
10,747
06/03 EUR
06/03 EUR
4,720
4,720
5,957
5,956
AZ F. Opportunities
06/03 EUR
5,334
5,323
06/03 EUR
06/03 EUR
06/03 EUR
06/03 EUR
4,061
Azimut Prev. Com. Obbli.
28/02 EUR
10,127
10,071
Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
28/02 EUR
10,127
10,071
Azimut Reddito Euro
06/03 EUR
17,338
17,382
Azimut Reddito Usa
06/03 EUR
5,942
5,995
Azimut Scudo
06/03 EUR
8,620
8,652
Azimut Solidity
06/03 EUR
8,720
8,742
Azimut Strategic Trend
06/03 EUR
6,191
6,199
Azimut Trend America
06/03 EUR
12,428
12,486
Azimut Trend Europa
06/03 EUR
13,220
13,201
Azimut Trend Italia
06/03 EUR
18,519
18,476
Azimut Trend Pacifico
06/03 EUR
6,768
6,774
Azimut Trend Tassi
06/03 EUR
10,122
Azimut Trend
06/03 EUR
26,870
Comm Euro R1C A
06/03 EUR
110,550
109,710
Comm Harvest R3C E
07/03 EUR
73,050
73,530
07/03 EUR
929,580
932,330
6,376
5,978
5,169
4,059
US High Yield Bond A-Dis M
Croci Euro R1C B
07/03 EUR
115,690
117,260
Croci Japan R1C B
07/03 JPY
8468,720
8424,260
Croci US R1C B
07/03 USD
161,040
161,070
Dyn. Cash R1C A
06/03 EUR
101,550
101,550
Paulson Global R1C E
28/02 EUR
6562,120
6350,050
Sovereign Plus R1C A
06/03 EUR
106,190
106,350
Systematic Alpha R1C A
05/03 EUR
10191,780
10220,260
6,403
6,004
07/03 USD
10,724
07/03 EUR
100,520
100,710
Sparta Agressive A
07/03 EUR
102,330
102,690
WM Biotech A
07/03 EUR
155,500
156,620
WM Biotech I
07/03 EUR
1580,500
1591,750
www.newmillenniumsicav.com
Distributore Principale: Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475
NM Augustum Corp Bd A
07/03 EUR
186,250
186,250
NM Augustum High Qual Bd A
07/03 EUR
144,310
144,430
NM Balanced World Cons A
07/03 EUR
131,980
132,080
NM Euro Bonds Short Term A
07/03 EUR
137,580
137,550
NM Euro Equities A
07/03 EUR
45,850
NM Global Equities EUR hdg A
07/03 EUR
AZ F. Qinternational
06/03 EUR
5,062
5,061
AZ F. QProtection
06/03 EUR
5,217
5,215
AZ F. Qtrend
06/03 EUR
4,935
4,936
AZ F. Renminbi Opport
06/03 EUR
5,359
5,335
AZ F. Reserve Short Term
06/03 EUR
6,300
6,300
AZ F. Short Term Gl High Yield ACC 06/03 EUR
5,071
5,070
AZ F. Short Term Gl High Yield DIS 06/03 EUR
5,043
5,042
AZ F. Solidity ACC
06/03 EUR
5,917
5,931
AZ F. Solidity DIS
06/03 EUR
5,573
5,586
AZ F. Strategic Trend
06/03 EUR
5,692
5,702
07/03 EUR
106,520
106,580
Strategic Bond Inst. C hdg
07/03 USD
106,690
106,750
46,400
Strategic Bond Retail C
07/03 EUR
105,200
105,270
70,940
71,010
Strategic Bond Retail C hdg
07/03 USD
105,310
105,390
NM Inflation Linked Bond Europe A 07/03 EUR
104,200
104,220
Strategic Trend Inst. C
07/03 EUR
103,140
103,310
NM Italian Diversified Bond A
07/03 EUR
110,270
110,200
Strategic Trend Retail C
07/03 EUR
101,130
101,290
NM Italian Diversified Bond I
07/03 EUR
112,450
112,380
NM Large Europe Corp A
07/03 EUR
134,070
134,050
NM Market Timing A
07/03 EUR
104,430
104,510
NM Market Timing I
07/03 EUR
105,010
105,080
NM Q7 Active Eq. Int. A
07/03 EUR
59,670
60,000
NM Q7 Globalflex A
07/03 EUR
104,480
104,860
Fondo Donatello-Michelangelo Due 30/06 EUR
52927,939
52659,382
NM Total Return Flexible A
07/03 EUR
121,800
121,740
Fondo Donatello-Tulipano
30/06 EUR
47475,755
48904,331
NM VolActive A
07/03 EUR
97,700
97,910
Fondo Donatello-Margherita
30/06 EUR
27116,197
26640,389
NM VolActive I
07/03 EUR
98,010
98,220
57863,932
57813,049
AZ F. Top Rating ACC
06/03 EUR
5,010
5,015
AZ F. Top Rating DIS
06/03 EUR
5,010
5,015
AZ F. Trend
06/03 EUR
5,897
5,902
AZ F. US Income
06/03 EUR
5,399
5,446
05/03
99,470 EUR
07/03 USD
31,100
31,020
Fondo Donatello-David
30/06 EUR
US Value Equity A-Dis
07/03 USD
29,730
29,660
Fondo Tiziano Comparto Venere
30/06 EUR 477314,036
Caravaggio di Sorgente SGR
30/06 EUR
Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
AUGUSTUM EQUITY EUROPE I
07/03 EUR
108,140
109,190
AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
07/03 EUR
112,020
112,270
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
07/03 EUR
148,700
149,030
05/03
05/03
Kairos Multi-Str. B
31/01 EUR 567856,932 561570,953
Asian Equity B
07/03 EUR
95,740
95,180
Kairos Multi-Str. I
31/01 EUR 583827,444 576858,129
Asian Equity B
07/03 USD
134,360
133,560
Kairos Multi-Str. P
31/01 EUR 533738,745 527974,042
Emerg Mkts Equity
07/03 USD
439,620
441,390
Kairos Income
07/03 EUR
6,806
6,807
Emerg Mkts Equity Hdg
07/03 EUR
429,520
431,270
Kairos Small Cap
07/03 EUR
10,479
10,539
European Equity
07/03 EUR
290,160
292,690
European Equity B
07/03 USD
358,830
361,940
Greater China Equity B
07/03 EUR
120,260
121,530
Greater China Equity B
07/03 USD
171,250
173,040
Growth Opportunities
07/03 USD
72,560
72,700
Growth Opportunities Hdg
07/03 EUR
79,480
79,640
Japanese Equity
07/03 JPY
132,210
131,250
A S&P
11,051 EUR
5,465 EUR
06/03 USD
278,790
278,760
KIS - America P
06/03 EUR
195,980
195,970
KIS - America X
06/03 EUR
196,970
196,960
KIS - Bond A-USD
06/03 USD
169,190
169,270
10,158
KIS - Bond D
06/03 EUR
121,300
121,360
26,885
KIS - Bond P
06/03 EUR
125,240
125,290
KIS - Bond Plus A Dist
06/03 EUR
126,630
126,570
KIS - Bond Plus D
06/03 EUR
128,620
128,560
KIS - Bond Plus P
06/03 EUR
130,460
130,390
KIS - Dynamic A-USD
06/03 USD
172,590
172,720
KIS - Dynamic D
06/03 EUR
120,280
120,380
KIS - Dynamic P
06/03 EUR
122,460
122,560
KIS - Emerging Mkts A
06/03 EUR
122,610
121,540
05/03
Maximum
05/03
Progress
05/03
Quality
5,149 EUR
6,321 EUR
6,922 EUR
Abs. UK Dynamic Fd P1
10/03 GBP
1,558
1,559
AZ F. Active Selection
06/03 EUR
5,322
5,324
Abs. UK Dynamic Fd P1 H
10/03 EUR
1,713
1,715
AZ F. Active Strategy
06/03 EUR
5,239
5,241
Abs. UK Dynamic Fd P2
10/03 GBP
1,591
1,592
AZ F. Alpha Man. Credit
06/03 EUR
5,449
5,446
Abs. UK Dynamic Fd P2 H
10/03 EUR
1,784
1,785
AZ F. Alpha Man. Equity
06/03 EUR
4,918
4,919
Europ. Equ. (ex UK) Fd A
10/03 GBP
2,705
2,712
AZ F. Alpha Man. Them.
06/03 EUR
3,669
3,655
Europ. Equ. (ex UK) Fd A
10/03 EUR
3,242
3,268
AZ F. American Trend
06/03 EUR
3,159
3,175
Europ. Equ. (ex UK) Fd B
10/03 EUR
3,263
3,290
AZ F. Asset Plus
06/03 EUR
5,543
5,543
Europ. Equ. (ex UK) Fd X
10/03 EUR
3,268
3,294
KIS - Emerging Mkts D
06/03 EUR
121,300
120,250
AZ F. Asset Power
06/03 EUR
5,405
5,405
Europ. Equ. (ex UK) Fd X H
10/03 GBP
2,866
2,889
KIS - Europa D
06/03 EUR
126,000
125,660
AZ F. Asset Timing
06/03 EUR
5,019
5,020
Pan Europe Fd A
10/03 EUR
3,649
3,676
KIS - Europa P
06/03 EUR
127,960
127,610
AZ F. Best Bond
06/03 EUR
5,335
5,340
Pan Europe Fd A
10/03 GBP
3,065
3,071
KIS - Europa X
06/03 EUR
128,390
128,040
AZ F. Best Cedola ACC
06/03 EUR
5,629
5,621
Pan Europe Fd A
10/03 USD
5,045
5,093
KIS - Global Bond P
06/03 EUR
101,510
101,400
AZ F. Best Cedola DIS
06/03 EUR
5,141
5,134
Pan Europe Fd B
10/03 EUR
3,628
3,656
KIS - Income D
06/03 EUR
104,390
104,390
ABS- I
31/01 EUR
14690,218
14057,114
ABSOLUTE RETURN EUROPA
28/02 EUR
5038,824
5035,637
BOND-A
31/01 EUR 703354,240 696998,377
BOND-B
31/01 EUR 703354,240 696998,377
EQUITY- I
31/01 EUR 585979,854 602512,491
PRINCIPAL FINANCE 1
30/09 EUR
59550,161
60088,629
Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
Dividendo Arancio
07/03 EUR
47,910
48,220
2547,337
31/01 EUR 867189,677 857158,267
KAIROS INTERNATIONAL SICAV
Global Equity
2506,583
Kairos Multi-Str. A
Fondi Unit Linked
Flex Equity 100
www.sorgentegroup.com
US Value Equity A
www.vitruviussicav.com
Fondi Index Linked
Social Responsability
www.pegasocapitalsicav.com
Strategic Bond Inst. C
10,734
KIS - America A-USD
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
Orazio Conservative A
5,177
11,777
11,782
66,380
DB Platinum IV
AZ F. Qbond
11,879
66,500
Currency Returns Plus R1C
AZ F. Patriot DIS
28/02 EUR
06/03 EUR
4,709
06/03 EUR
AZ F. Patriot ACC
Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
Agriculture Euro R1C A
4,709
AZ F. Macro Dynamic
AZ F. Pacific Trend
11,873
11,633
44,590
06/03 EUR
AZ F. Lira Plus ACC
28/02 EUR
11,633
07/03 USD
DB Platinum
Azimut Dinamico
Azimut Prev. Com. Protetto
07/03 EUR
Greater China Eq. A
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
www.azimut.it - [email protected]
Azimut Prev. Com. Garantito
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis
Multiman. Bal. M
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
www.multistarssicav.com [email protected]
T. +41 (0)91 640 37 80
Nome
Numero verde 800 124811
[email protected]
Nextam Bilanciato
07/03 EUR
6,785
6,803
Nextam Obblig. Misto
07/03 EUR
7,282
7,293
BInver International A
07/03 EUR
6,311
6,332
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
07/03 EUR
5,379
5,408
CITIC Securities China Fd A
07/03 EUR
5,079
5,156
Fidela A
07/03 EUR
5,447
5,457
Income A
07/03 EUR
5,634
5,625
International Equity A
07/03 EUR
6,964
6,989
Italian Selection A
07/03 EUR
6,961
6,970
Japanese Equity B
07/03 USD
131,180
130,230
Liquidity A
07/03 EUR
5,341
5,341
Japanese Equity Hdg
07/03 EUR
172,090
170,840
Multimanager American Eq.A
07/03 EUR
4,786
4,788
Swiss Equity
07/03 CHF
131,650
133,250
Multimanager Asia Pacific Eq.A
07/03 EUR
4,304
4,318
Swiss Equity Hdg
07/03 EUR
99,940
101,150
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
07/03 EUR
3,996
4,022
US Equity
07/03 USD
168,410
168,760
Multimanager European Eq.A
07/03 EUR
4,559
4,577
US Equity Hdg
07/03 EUR
185,400
185,790
Strategic A
07/03 EUR
5,168
5,173
Usa Value Fund A
07/03 EUR
5,966
5,976
Ver Capital Credit Fd A
07/03 EUR
5,504
5,502
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com [email protected]
AZ F. Best Equity
06/03 EUR
5,129
5,117
Pan Europe Fd B
10/03 USD
5,007
5,056
Convertibile Arancio
07/03 EUR
60,450
60,720
KIS - Income P
06/03 EUR
107,880
107,890
AZ F. Bond Target 2015 ACC
06/03 EUR
5,935
5,931
Pan Europe Fd X
10/03 EUR
3,930
3,960
Cedola Arancio
07/03 EUR
57,510
57,460
KIS - Italia P
06/03 EUR
133,150
133,180
PS - 3P Cosmic A
07/03 EUR
AZ F. Bond Target 2015 DIS
06/03 EUR
5,494
5,490
Pan Europe Fd X
10/03 EUR
3,622
3,649
Borsa Protetta Agosto
05/03 EUR
61,670
61,650
KIS - Italia X
06/03 EUR
131,490
131,510
PS - 3P Cosmic C
07/03 CHF
74,460
74,630
AZ F. Bond Target 2016 ACC
06/03 EUR
5,351
5,347
Pan Europe Fd X
10/03 GBP
3,011
3,017
Borsa Protetta Febbraio
05/03 EUR
60,040
60,060
KIS - Key
06/03 EUR
132,850
132,680
PS - Absolute Return A
07/03 EUR
111,150
111,220
75,150
75,240
8a+ Eiger
07/03 EUR
5,990
6,096
8a+ Gran Paradiso
07/03 EUR
5,295
5,311
8a+ Latemar
07/03 EUR
5,914
5,939
8a+ Matterhorn
28/02 EUR 820574,507 815570,736
Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
1335116B
Economia/Mercati Finanziari 29
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Sussurri & Grida
Piazza Affari
CORSA DI A2A E UNICREDIT
IN CALO YOOX E PIRELLI
Fürstenberg fa cassa, ai fondi Usa il 4% della banca Ifis
di GIACOMO FERRARI
Borse europee contrastate per
l’intera seduta, in cerca di
direzione tra gli sviluppi della crisi
ucraina e i risultati delle principali
società quotate. Tra quelle che alla
fine sono riuscite ad archiviare un
risultato positivo c’è Piazza Affari,
grazie anche al leggero miglioramento della
produzione industriale italiana a gennaio. L’indice
Ftse-Mib è terminato infatti in progresso dello 0,58% e
lo spread Bund-Btp ha chiuso stabile a 174 punti base.
La performance migliore all’interno del paniere delle
blue-chips è stata quella di A2A (+3,41%) in attesa del
consuntivo 2013 all’esame venerdì del consiglio di
gestione. Segue Unicredit (+2,98%) che oggi presenterà
il nuovo piano industriale e su cui JPMorgan ha
ritoccato al rialzo il target-price. Bene, inoltre,
Unipolsai (+2,92%), Autogrill (+2,24%) e Atlantia
(+2,17%), mentre nel resto del listino Rcs MediaGroup
ha guadagnato il 4,26% dopo la diffusione dei dati di
fine anno, risultati in linea con le attese. In ribasso
invece alcuni titoli del lusso, a cominciare da Yoox (2,79%), e del comparto industriale, con Pirelli che ha
ceduto l’1,73%, seguita da Buzzi-Unicem (-1,64%), Cnh
Industrial (-1,35%) e Mediaset (-1,24%).
( f.mas.) La corsa ai titoli bancari italiani da parte dei
grandi fondi internazionali non si limita a colossi come Intesa Sanpaolo o Unicredit ma si estende anche a istituti di nicchia. È il caso di Banca Ifis, l’istituto specializzato nel factoring fondato nel 1983 da Sebastien Egon von Fürstenberg,
che ne è anche azionista di riferimento con La Scogliera spa,
e guidato dall’amministratore delegato Giovanni Bossi. Ieri
La Scogliera ha ceduto il 4% di Ifis a due importanti fondi
americani con base a Londra per 28,2 milioni, pari a 13 euro
per azione, meno della chiusura di ieri di 13,75 euro (+2,61%)
ma in linea con la media dell’ultima settimana. Il nome degli
acquirenti non è noto ma non è escluso che si dichiarino in
Consob, se non decideranno di frazionare le quote. Anche sei
mesi fa Fürstenberg aveva ceduto a un gruppo di investitori
istituzionali l’11% dell’istituto a 9,1 euro per azione per 54,6
milioni. Ora La Scogliera, dall’originario 70% è scesa al 52,6%
circa. Per Sebastien Egon — classe 1950, figlio di Clara
Agnelli e Tassillo Fürstenberg — non è solo un modo per liquidare parte della partecipazione con un incasso totale di
quasi 83 milioni in sei mesi, a fronte di un titolo raddoppiato
di valore in un anno. L’obiettivo, spiegano fonti vicine al
gruppo, è piuttosto quello di estendere il flottante e dunque
la liquidità del titolo a fronte di una maggiore richiesta di investimento da parte dei fondi. La cessione delle azioni è avvenuta dopo la presentazione dei conti 2013, chiusi con 84,8
milioni di utile (+8,5) e con crediti deteriorati in diminuzione, in controtendenza rispetto al settore bancario.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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(s. rig.) Banca Generali, il polo bancario controllato
dall’assicurazione triestina, ha chiuso il 2013 con un
utile in crescita del 9% a 141 milioni di euro, moltiplicando commissioni di gestione (+18% a 296 milioni),
masse totali (29,1 miliardi, + 11%) e ricavi (+11 per cento a 367 milioni). La banca, guidata da Pierpaolo Motta
— 43 filiali e 1.500 promotori — si occupa soprattutto
di gestione dei patrimoni: fondi comuni, gestioni patrimoniali, assicurazioni e proporrà ai soci una cedola di
95 centesimi, in crescita del 6 per cento sull’esercizio
precedente con un monte dividenti che sfiora i 110 milioni. Di questi, buona parte (51,029 per cento), andranno al Leone di Trieste. La spinta che ha caratterizzato il
2013 non sembra essersi esaurita, visto che il mese di
febbraio si è chiuso con una raccolta netta in crescita a
300 milioni, che hanno portato il totale da inizio anno a
527 milioni, ovvero un aumento del 28%. rispetto al primo bimestre dell’anno scorso. Essendo focalizzata sulla
raccolta e con impieghi molto selezionati, Banca Generali non corre neppure i rischi comuni agli istituti da ieri alle prese con l’Asset quality review: ha un Tier 1 ratio
al 14,2 % e un Total capital ratio al 14,8 %. Un modo diverso di fare banca: se ne sono accorti anche gli investitori, in un anno il titolo è passato da 15,4 a 22,94 euro.
@Righist
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(f.ta.) Mustak Musa è un uomo d’affari anglo-indiano che vive a Londra e, tra i suoi investimenti, spicca il settore alberghiero. Da qualche tempo è interessato all’Italia e,
assistito dallo Studio Carnelutti di Milano, è tornato alla carica per l’acquisto dell’Hotel Excelsior di Venezia, affacciato
sul Lido e in piena decadenza dopo essere stato a lungo teatro per vacanze, balli, ricevimenti che riempivano le cronache mondane. Musa è pronto a investire un centinaio di
milioni, che comprendono le spese di ristrutturazione per
il rinnovo totale dell’albergo. L’offerta, condivisa con un
fondo immobiliare londinese, ha scadenza 18 marzo e prevede il rimborso immediato e completo, contestuale al perfezionamento dell’operazione, dei crediti ipotecari delle
banche creditrici (le principali sono Intesa Sanpaolo e Unicredit). Fino a poche settimane fa la gestione dell’Excelsior
faceva capo a Est capital, una Sgr con sede a Padova, attraverso il fondo Real Venice 1. Poi, a causa del rapido peggioramento della situazione finanziaria, l’assemblea del fondo
ha deciso a maggioranza il cambio della guardia, con l’entrata in scena del gruppo Hines, ma le banche creditrici devono ancora esprimersi sul nuovo progetto e ora la novità è
l’offerta che verrà presentata agli azionisti veneziani del
fondo Real Venice 1, tra cui Palladio finanziaria e la Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo.
© RIPRODUZIONE RISERVAT
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L’offerta di Musa per l’Excelsior di
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Cultura
Addio a O’Gorman, poeta di Harlem
È morto a New York Ned O’Gorman (nella foto), il poeta che
si era dedicato alla creazione di una scuola ad Harlem per i
bambini svantaggiati: aveva 84 anni. O’Gorman è stato
autore di diverse raccolte poetiche, tra cui spicca The Night
of the Hammer, con cui nel 1958 vinse il Lamont Poetry
Prize assegnato dall’Academy of American Poets.
Anteprima I retroscena dei rapporti tra la Chiesa e il regime in un libro di Kertzer edito da Rizzoli
Soltanto la morte impedì a Pio XI
di andare allo scontro con il Duce
Ma in Vaticano prevalse una linea favorevole al fascismo
di ALBERTO MELLONI
L
a funzione della storia della nostra cultura è cambiata. Nel secondo Novecento essa è stata il
pane quotidiano delle classi dirigenti e delle élites politiche, tanto
quanto oggi lo è l’utilizzo di abborracciate categorie economiche nel discorso pubblico. Quella stagione è finita,
lasciando fame di storia. Essa è spesso
soddisfatta dalla forza mediatrice del
giornalismo; più di rado — è quello
che sta facendo la serie Rai de Il tempo
e la storia di Massimo Bernardini —
restituendo agli specialisti una funzione davanti al grande pubblico.
Per quel pubblico, non meno che
per le élites dei decenni passati, la storia dei rapporti fra l’Italia e la Chiesa ha
avuto un grande buco nero, coinci-
Il saggio
Esce in libreria
domani il libro di
David Kertzer «Il patto
col diavolo»
(traduzione di
Leonardo Clausi,
Rizzoli, pagine 558,
24), che ripercorre
le vicende dei rapporti
tra il Vaticano e il
fascismo durante il
pontificato di Pio XI
(nella foto)
Achille Ratti
(1857-1939) fu
eletto Papa nel 1922
e assunse il nome di
Pio XI. Inizialmente
guardò con favore al
fascismo, con il quale
la Chiesa firmò i Patti
lateranensi nel 1929,
risolvendo la
questione romana,
ma poi si ricredette e
divenne sempre più
critico verso il regime
di Benito Mussolini
L’approccio
La ricostruzione ha un ritmo
da docu-fiction e scandaglia
a fondo la dimensione
psicologica dei protagonisti
Il cardinale Gasparri e Mussolini (seduti in primo piano) in Vaticano il 7 giugno 1929, dopo la ratifica dei Patti lateranensi
dente col pontificato di Pio XI. Oscurato dalla diatriba fra modesti avvocati e
modesti accusatori di Pio XII, schiacciato dalla riduzione di Benedetto XV
alla frase sulla «inutile strage», Ratti
ha iniziato ad uscire dal cono d’ombra
con l’apertura degli archivi vaticani sul
suo papato, disposta nel 2006. Con la
lentezza propria dei lavori di storia, gli
anni di Pio XI, eletto nel 1922 e morto a
febbraio del 1939, alla viglia della
guerra, sono oggi più studiati.
Le origini del rapporto col regime
sono state esplorate come mai prima
da Cattolici e fascisti di Alberto Guasco (Il Mulino), premio Pirovano di
quest’anno. La storiografia e le fonti
sono state oggetto di due importanti
volumi di Lucia Ceci editi da Laterza, Il
Papa non deve parlare e L’interesse
superiore. Hubert Wolf, vittima della
passione a far titoli sanguigni, ha analizzato diversi momenti del pontificato rattiano nel suo Il Papa e il diavolo
(Donzelli). E ancor prima Pio XI, Hitler e Mussolini di Emma Fattorini (Einaudi) aveva individuato nel percorso
spirituale di Pio XI la ragione del risen-
timento crescente del Papa brianzolo
davanti al Duce.
Ora David Kertzer, già rettore della
Brown University, entra da par suo in
questo panorama con Il patto col diavolo, in uscita per Rizzoli. Una ricerca
ampia, scritta in uno stile che è quello
della docu-fiction: con verve immaginifica — tradotta in modo non impeccabile — Kertzer riempie i molti vuoti
che esistono fra le carte. Aggiunge
dettagli indispensabili in una «sceneggiatura» e assenti dai documenti.
E ricostruisce, come in un set intimo,
la dimensione psicologica dei suoi
personaggi. Le espressioni del viso, i
dolori alle varici, lo stato d’animo dell’uno e dell’altro fanno una trama di
«sentiment» sulla quale si dipana però la storia cruda: quella che arriva al
patto col diavolo — ma chi sia il diavolo e chi faccia il patto, questo il «film»
di Kertzer lo svela solo nelle ultime decine di pagine.
Prima c’è un libro su Mussolini e
Ratti e sulla nebulosa che li circonda:
«tirapiedi» e «collaboratori», grazie ai
quali comprendere, secondo Kertzer,
la riottosa remissività del Papa davanti
ad un interlocutore che detesta e di cui
capisce gli inganni, ma dal quale non
arriva mai a prendere le distanze. Se
non in quel discorso che avrebbe dovuto fare nel febbraio 1939: un j’accuse
che la morte gli sfila di mano e che il
successore metterà in archivio fino alla sua parziale conoscenza nel 1959 e
alla sua analisi completa da parte di
Emma Fattorini quasi mezzo secolo
dopo.
Al suo lettore Kertzer dice tutto quel
che pensa della personalità di Mussolini: ne coglie le descrizioni dalle fonti
diplomatiche, ne contabilizza le
amanti, dà corpo a patemi e voluttà,
inserite in un catalogo del vorace vitalismo che con rapidi versi Malaparte
L’aneddoto
Nunzio apostolico a Varsavia
nel 1920, con i bolscevichi
alle porte della città polacca,
Ratti si fece inviare una pistola
(«Sorge il sole, canta il gallo, Mussolini monta a cavallo») imputava all’arcitaliano iperattivismo dei mediocri.
Dall’altra parte Kertzer esplora il cortile vaticano: quello di cui il Papa di oggi
dice «non siamo una corte», e dal quale cent’anni fa si pretendeva il contrario. Un orticello di dettagli inattesi
(Ratti che si fa mandare la pistola a
Varsavia, con i bolscevichi alle porte),
di sordidi segreti di Pulcinella (come il
sanguinoso litigio fra il gesuita Tacchi
Venturi, dotto tramite fra Papa e Duce,
ed un suo giovane amante), di leggende vaticane (il passo «montanaro» del
Papa di Desio). E in questo incornicia
tre paure: quella del comunismo, della
sottovalutazione del comunismo, e di
tutto ciò (ebraismo, modernità, libertà) che ne appare prodromo o frutto.
In questo scenario Kertzer accompagna un Pio XI che muta: ma per lui
non abbastanza da incidere a fondo.
Ne sono sensori e corresponsabili, a
suo avviso, i segretari di Stato: cioè il
cardinal Gasparri — il rampolliano
che si lamenterà di essere stato licenziato «come un cane» — e poi il cardi-
Trasposizioni Claudio Grisancich adatta la classica forma metrica orientale alla realtà metropolitana
Nel cuore di Trieste sbocciano haiku giapponesi
di DARIO FERTILIO
P
rendiamo un poeta come Claudio
Grisancich, il più illustre discendente di una dinastia in lingua triestina
che annovera Virgilio Schönbeck-Giotti e
Carolus Cergoly. Mescoliamo la sua vena
intima e crepuscolare a quella passiva e ricettiva della cultura giapponese, capace di
trasfondere nei tre scarni versi di uno
haiku l’apertura ai fenomeni naturali e all’infinito. Aggiungiamo il tono beffardo,
amaro e contestatore, che lo stesso Grisancich adotta all’alba dei suoi 75 anni,
quasi non sopportasse più le mediocri
crudeltà del mondo che lo circonda. Il risultato saranno i 99 Haiku metropolitani
che oggi pubblica una piccola casa editrice, la Fuorilinea, in sfida aperta alle leggi
dell’ovvietà editoriale (pp. 62, 13).
C’è un tradimento aperto in questi brevissimi, fulminei componimenti: anziché
cogliere l’evanescenza dei fenomeni natu-
Cielo di latte
chiarore invernale,
rabbrividisci!
Quanti regali
per il tuo compleanno
ma il suo manca
Danza nel buio
allegro il lampione,
ecco la casa!
L’eco allegra
di voci lontane,
ma sei malato
Vecchio dolore
quasi non ci fai caso
guai se ti manca!
rali come gli orientali cultori dell’haiku,
Grisancich vi trasfonde un molto occidentale bisogno di rivalsa nei confronti delle
frustrazioni e delusioni della vita, a tratti
addirittura l’improperio e la battuta amara. In questo modo lo haiku, che secondo
regole codificate consiste di una concatenazione precisa (tre versi in successione
di cinque, sette e cinque sillabe) finisce
per somigliare spesso a un epigramma
pungente. E, soprattutto, l’ambiente in cui
il poeta si muove è decisamente metropolitano: niente laghi e vulcani, niente nevi
che si sciolgono e passeri che cinguettano, così tipici del gusto nipponico, ma
strade e traffico osservati dal vetro di una
finestra.
Il che non vale sempre, tuttavia: in altri
haiku Grisancich mantiene, della ispirazione originaria giapponese, il gusto per il
lampeggiare di uno stato d’animo, colto al
volo e subito destinato a spegnersi. Così,
ecco «l’eco allegra/ di risate lontane/ ma
sei malato», oppure «un te di fretta/ neanche un saluto,/ mesto mattino», o ancora «chiama l’amico/ che da tempo non
vedi/ ti fa felice». Non mancano scherzosi
riferimenti al folclore triestino: «rientri
tardi/ troppo cibo e vino:/ dove la chiave?» e autoritratti domestici: «svogliatamente/ da solo in cucina/ fai cruciverba».
Un piacevole profumo di passato emana dalla raccolta di Grisancich: il ricordo
delle antologie di poeti triestini da lui curate, ma anche qualcosa che è legato al gusto orientaleggiante tipico della città emporio, in cui le navi del Lloyd austriaco
collegavano Trieste al Sol Levante, e dove
ogni casa borghese conserva ancor oggi
per eredità vasi, tazze e teiere, sottotazze e
piattini cinesi o giapponesi. L’effetto è
sottile e spiazzante come una bevanda
leggera ed esotica, dal fondo amaro ma
corretto dalla coscienza della vanità
d’ogni cosa.
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Nato nel 1948, lo
storico americano
David Kertzer insegna
alla Brown University,
nello Stato del Rhode
Island, di cui è stato
anche rettore. È
considerato uno dei
massimi esperti dei
rapporti tra la Chiesa
cattolica e gli ebrei
Kertzer ha
pubblicato diversi
saggi per Rizzoli, tra
cui «Prigioniero del
Papa re» (1996) sulla
vicende del piccolo
ebreo Edgardo
Mortara, sottratto alla
famiglia dalle autorità
dello Stato pontificio
all’età di sette anni,
nel 1858. Tra le altre
opere di Kertzer: «I
Papi contro gli ebrei»
(2002) e «Prigioniero
del Vaticano» (2005)
nal Pacelli, l’uomo che il fascismo
pensa di poter usare per moderare il
risentimento pontificio, come sostengono molte carte di regime non sempre sincere. Ma Kertzer (e con tanto di
ritratti) individua livelli meno vistosi
dell’entourage: come il sullodato Tacchi Venturi, il generale dei gesuiti Ledóchowski, il cui ruolo nella mancata
enciclica contro il razzismo è enorme,
monsignor Pizzardo o padre Gemelli.
In fondo a questo percorso c’è l’ingresso della Chiesa e del papato nell’afasia
bellica e nella incapacità di leggere
una realtà devastata dal conflitto, nel
cui fumo si mescola, e per chi lo vede
da lungi si confonde, quello della Shoah. Il principale merito di Kertzer non
è però scrivere il fatto come un patto,
ma informare anche il lettore più disinformato di tutto ciò che potrebbe
ignorare: cosa indispensabile per i lettori americani dell’originale, a forse
anche per gli italiani che vivono oggi il
paradossale antagonismo fra storia e
memoria.
Sulla memoria, infatti, l’impegno è
forte e crescente: ma quanto l’Italia celebra il 27 gennaio —
ricorrenza istituita
con una legge che tacque la parola fascismo — tanto più ci si
trova davanti ad una
«sagra della memoria» indispensabile e
ambigua: e non meraviglia che spiriti acuti
come quello di Elena
Löwenthal ne sentano il paradossale contrappasso. La memoria, infatti, è come
un grande e pesante vaso, che non può
essere poggiato nel vuoto di conoscenze: e oggi, anche Kertzer lo mostra, rischia di essere posato lì, in un
vuoto che alla fine non cerca di capire
che cosa sia effettivamente accaduto,
ma che cosa sia utile dire su ciò che si
pensa sia stato.
In questo vuoto la ricerca italiana ha
avuto un’occasione e l’ha persa. Può
un Paese come l’Italia, dove la Chiesa
ha un peso nel dare significato o nel
toglierlo alle istituzioni democratiche
(con valori negoziabili o meno), dove
il culto del capo si ripresenta puntuale
ad ogni passaggio storico, rinunciare
ad avere conoscenze su cui posare civismo e memoria? Il libro di Kertzer conferma che la risposta è no: ma mentre
se crolla Pompei sentiamo l’onta dell’accidia vanitosa di anni, la negligenza
nella ricerca fa fatica, anche per colpa
degli storici, a trovare ascolto. Ma i
problemi che genera non sono più
piccoli.
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32 Cultura
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Le iniziative del Corriere
I grandi filosofi
La collana Gli autori che hanno coltivato l’amore per il sapere sono compagni preziosi nell’esercizio di ogni attività intellettuale
Il piano dell’opera
1 11 febbraio 2014
PLATONE
a cura di Roberto Radice
2 18 febbraio
KANT
Tommaso Tuppini
3 25 febbraio
EINSTEIN
Roberto Maiocchi
4 4 marzo
NIETZSCHE
di GIANCARLO DIMAGGIO
Tommaso Tuppini
5 Oggi
ARISTOTELE
S
ono a cena con i miei amici psicoanalisti, Giulio e Tullio, amicizia di cui non rivelo le origini. Una pizzeria a Trastevere
è il teatro della conversazione. Chi scrive
è uno psicoterapeuta cognitivista. Parte dei nostri dialoghi è la ripetizione di un copione.
Giulio è un’esegeta di Lacan, Tullio si posiziona
nel mondo post-freudiano (il protagonista del
serial tv In Treatment è un esempio verosimile
di quel tipo di psicoanalisi) in cui la psicoanalisi è costruzione intersoggettiva del significato,
posizione con la quale concordo — per me ho
scelto una psicoanalista di quell’orientamento.
Poco prima che ci servano la pizza, la recita è
già al secondo atto: disaccordo completo.
Giulio sostiene un’ermeneutica radicale (si
parte da Heidegger, si passa per Gadamer), per
cui l’analisi è un incontro idiosincratico tra
soggetti, comprensibile solo all’interno dello
scambio analitico. Ogni osservazione esterna è
impossibile, depriverebbe il soggetto parlante
della sua voce, in nome di un’oggettività che ne
Roberto Radice
6 18 marzo
SCHOPENHAUER
Tommaso Tuppini
7 25 marzo
FREUD
Alfredo Civita
8 1 aprile
PASCAL
Alberto Peratoner
9 8 aprile
SANT’AGOSTINO
Carlo Chiurco
10 15 aprile
ARENDT
Olivia Guaraldo
11 22 aprile
CARTESIO
Alberto Peratoner
12 29 aprile
SARTRE
La psiche alla prova del pensiero
schiaccerebbe la libertà.
Dissento per due motivi. Il primo è la mia avversione per Lacan, per me nulla più di una
sorta di paralinguaggio. Il secondo è nel nome
di Darwin e Popper. Dopo Darwin, considero
le teorie pulsionali di Freud una reliquia del
passato, che sopravvive in cenacoli a dimostrare che nel mondo post-moderno nulla scompare davvero. Gli umani si sono evoluti guidati
da motivazioni che permettevano sopravvivenza, adattamento all’ambiente e coesione del
gruppo. L’istinto di morte, postulato da Freud,
è inutile, è sufficiente l’entropia a fare quel lavoro. Una psicoterapia che si basi sull’idea che
siamo guidati da tale istinto nasce fallace. Popper è l’altro motivo del contendere. Si tratta
della responsabilità dello psicoterapeuta verso
la società. C’è qualcosa di unico e irriproducibile nell’incontro tra paziente e psicoterapeuta? Sì. Questo esime il clinico dal dovere rendere conto della sua azione? Ritengo di no. Memore delle critiche di Popper a Freud, mi colloco in una comunità di scienziati cognitivi che
operazionalizza idee falsificabili e si affida alle
prove per decidere cosa è buona pratica e cosa
va lasciato in disuso nelle periferie della storia
delle idee. Gli psicoterapeuti cognitivisti sono
educati a questo. Molti psicoanalisti oggi condividono tale assunto e, per esempio, la teoria
freudiana del transfert, in formulazioni più
moderne e ostensibili, è stata investigata e corroborata da dati.
Ci servono la pizza, birra artigianale italiana
influenza il tono della conversazione. Il cognitivismo trascura la costruzione del significato,
sostiene Giulio, riduce l’uomo ai suoi sintomi e
l’animo umano non è misurabile. So che in
parte dice il vero. Parte della psicoterapia cognitiva resta miope al significato personale
sottostante ai sintomi. Per gran parte invece vi
è attenta. Sulla misurabilità mi scaldo. Si tratta
di essere quanto più popperiani possibile.
L’ineffabile del discorso terapeutico resterà,
ma tutto ciò che si può trasformare in variabile
oggetto di verifica beh, io lo voglio misurare. E
vedere se cambia in una psicoterapia di successo. E voglio che parametri esterni al mio giudizio clinico valutino se ho ben lavorato o commesso errori. Tullio fa da arbitro. Tutti noi abbiamo fallimenti e successi nella nostra pratica
clinica. Vero. Ma, obietto, una disciplina che
riuscisse a salvare 7 persone su 10, e fornisse
dati a supporto, non sarebbe preferibile ad una
che ne salvasse 5 su 10? Per questo vogliamo
misurare il misurabile.
Concordiamo, non senza una nota di compiacimento, di sentirci personaggi di un dialogo platonico. Foucault interviene nella conversazione e qui siamo più d’accordo. Nel frattempo abbiamo espresso diverse scelte nelle birre:
io sono per le ambrate di stampo belga. Innanzitutto me ne piace il colore. Giulio e Tullio optano per delle chiare di frumento, Weizenbier.
Ridiscutere Freud sulla scia di Darwin e di Popper
La cura dei disturbi mentali ha bisogno dei classici
Non considerate le osservazioni sul cibo marginali. Lasciando Cartesio alle spalle, il corpo è
considerato il nucleo della nascita delle idee, la
conoscenza è conoscenza incorporata. Dicevo:
Foucault. Da cognitivista sono abituato a fidarmi dei dati empirici che indicano cosa è efficace in psicoterapia e cosa no. Questo rende noi
cognitivisti facilmente proni a presumere di
avere un sapere superiore. Ma, chi controlla i
controllori? La scelta delle variabili da misurare e dei protocolli da valutare empiricamente
non è un fattore da trascurare. I cognitivisti sono influenti politicamente, ben piazzati nelle
commissioni che erogano i finanziamenti.
Quindi un gruppo di potere. Che tende a perpetuare se stesso e accrescersi, niente di strano. Gli psicoanalisti — enclave dominante per
decenni — lo sanno, lo hanno notato e hanno
osservato che l’efficacia maggiore delle terapie
cognitive dipendeva in parte da cosa si sceglieva di misurare.
La comunità più ampia di psicoterapeuti e
ricercatori ha considerato la critica ragionevole. Di conseguenza, gli studi più recenti sull’ef-
Modelli
In senso orario, a partire dalla foto in alto a
sinistra: Michel Foucault (1926-1984),
Jacques Lacan (1901-1981), Charles Darwin
(1809-1882) e Karl Popper (1902-1994)
In alto, illustrazione di Camilla Guerra
Evoluzione
Ci hanno garantito la sopravvivenza
i principi della coesione del gruppo
e dell’adattamento all’ambiente
ficacia delle psicoterapie tendono a includere
misure del funzionamento interpersonale (tema psicoanalitico) e non solo il cambiamento
sintomatico. I cognitivisti hanno imparato
qualcosa. Gli psicoanalisti, almeno i più illuminati, si allenano a sottoporre la loro pratica a
verifica. Il confronto si svolge sul campo. Cosa
funziona meglio? Oggi è difficile dirlo. La psicoterapia cognitiva è sicuramente molto più
studiata. Le basi della sua efficacia più solide e
ampie. Ma in generale il cosiddetto equivalence effect sembra prevalere: le psicoterapie manualizzate e studiate empiricamente tendono a
generare risultati di efficacia paragonabile.
Forse le psicoterapie cognitive offrono risultati migliori degli altri approcci, ma di poco e
non è per niente certo. Intanto gli psicoanalisti
modificano i protocolli, imparano le regole del
gioco. Già, le regole del gioco. Perché alla fine
di quello si tratta. Esiste una componente ineffabile, irripetibile, non misurabile nella seduta
psicoterapeutica? Sì. Esiste una componente
misurabile? Sì. Qual è il gioco che preferiamo
giocare? Io mi sento più a mio agio nella partita
in cui si debba rendere conto ad un osservatore
terzo che analizza i dati.
Ma a quel punto non è più importante. Tullio onora Gigi Proietti e racconta la storiella del
cavaliere bianco e del cavaliere nero. Giulio replica con qualcosa di irriferibile. La gentile
ombra di Epicuro si è posata sul nostro tavolo.
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In edicola e in ebook
n edicola oggi il quinto titolo della collanaa
«Grandangolo» del «Corriere della Sera»
dedicata a 35 grandi filosofi e pensatori: il
nuovo volume è una monografia su una
delle personalità fondative del pensiero
occidentale, Aristotele, a cura di Roberto
Radice (ogni libro 5,90, in ebook 3,59).
Come ricorda lo studioso, nella parte
relativa ai dati biografici di Aristotele, nella
Scuola di Atene dipinta da Raffaello Sanzio i
due grandi greci «Platone e Aristotele, sono
raffigurati mentre passeggiano. Il primo
indica il cielo; il secondo, sorreggendo
l’Etica nicomachea, tende la mano davanti a
sé, verso l’uomo e la Terra». Aristotele era
Michele Ciliberto
14 13 maggio
HEGEL
Tommaso Tuppini
15 20 maggio
MONTAIGNE
Nicola Panichi
16 27 maggio
TOMMASO
Carlo Chiurco
17 3 giugno
DARWIN
Roberta Lanfredini
18 10 giugno
KEYNES
Roberto Marchionatti
19 17 giugno
ABELARDO
Carlo Chiurco
20 24 giugno
PLOTINO
Roberto Radice
21 1 luglio
GALILEO
Roberto Maiocchi
22 8 luglio
WITTGENSTEIN
Luigi Perissinotto
23 15 luglio
VOLTAIRE
Gianni Paganini
24 22 luglio
POPPER
Roberto Maiocchi
25 29 luglio
SOCRATE
Roberto Radice
26 5 agosto
KIERKEGAARD
Marco Fortunato
27 12 agosto
NEWTON
Roberto Maiocchi
28 19 agosto
HEIDEGGER
Costantino Esposito
Aristotele, scienziato dell’antichità e logico moderno
I
Gabriella Farina
13 6 maggio
BRUNO
considerato infatti, e lo fu per secoli,
autorità suprema nel campo delle
conoscenze umane, della «scienza» — ben
illustra Radice nel saggio — e la sua
categorizzazione del mondo fu indiscussa a
lungo, tra sfere celesti perfette e centralità
della Terra nel cosmo (lo mostra l’ipse dixit
con cui ci si riferiva a lui). E dal punto di
vista logico filosofico, la costruzione
conoscitiva di Aristotele non ha cessato di
essere elaborata e discussa dai maggiori
autori moderni come, ad esempio, Hegel. Il
18 marzo, in edicola il volume dedicato a
Schopenhauer. (Ida Bozzi)
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29 26 agosto
JUNG
Marco Garzonio
30 2 settembre
SMITH
Stefano Fiori
31 9 settembre
FOUCAULT
Fabrizio Palombi
32 16 settembre
WEIL
Wanda Tommasi
33 23 settembre
HUSSERL
Tommaso Tuppini
34 30 settembre
EPICURO
Roberto Radice
35 7 ottobre
MARX
Mario Cingoli
Terza Pagina 33
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Biennale Il direttore ha chiesto ai 65 Paesi partecipanti di mostrare le trasformazioni dal 1914 a oggi
Elzeviro
L’intervento in memoria del regista
IL MONDO ABITABILE
DI MAZZACURATI
di MATTEO CODIGNOLA
I
film che Carlo aveva un
bisogno fisico di guardare a intervalli regolari, e
possibilmente ravvicinati, erano suoi quanto quelli
che girava, o avrebbe voluto
girare. Forse, anche di più.
Nei lavori degli altri Carlo
cercava infatti una sostanza
per lui vitale, una materia
psichica e visiva che non
compare nei manuali, né influenza l’attribuzione di stelline o pallini, ma che alcuni
film, in modo spesso imprevedibile, sprigionano.
Hollywood Party, ad esempio, di cui era difficile Carlo
non vedesse almeno una
❜❜
Di una delle
pellicole, «Withnail
and I», sosteneva
che gli avesse
salvato la vita
scheggia al giorno. L’idea che
una comparsa imbucata a
una festa potesse radere al
suolo, per una goffaggine
quasi sperimentale, tutto
quello in cui si imbatteva, gli
sembrava un frammento di
autobiografia forse solo congetturale, ma in ogni caso
rassicurante. Quanto a un altro film nei confronti del
quale ammetteva la propria
dipendenza, Withnail and I,
sosteneva che gli avesse, a
suo tempo, salvato la vita. Era
accaduto subito dopo il successo del suo film d’esordio,
Notte italiana, quando
chiunque incontrasse lo incoraggiava a realizzare una
seconda opera bella quanto
la prima, certo, ma magari un
po’ più monetizzabile: e allora scoprire che qualcuno aveva scritto e anche diretto la
storia di due attori scannati
ridotti a spalmarsi di antigelo per sopravvivere alle notti
londinesi, e una volta entrati
in possesso del cottage di
uno zio, rischiare l’inedia per
la manifesta incapacità di
cuocere un pollo, era stato
come intravedere un mondo,
e un cinema, più abitabili.
Volendo — ma nessuno di
noi, organizzando la rassegna che apre domani alla Cineteca di Bologna, voleva —
fra i film che Carlo amava si
potrebbero rintracciare elementi su cui poi Carlo i film li
L’architettura in cura a Venezia
La diagnosi di Koolhaas: una disciplina in condizioni non buone
dal nostro inviato a Venezia
PIERLUIGI PANZA
faceva. Tanto per dire, sia in
Chinatown e nei Compari sia
nella Passione e nel Toro ci
sono personaggi catapultati
in situazioni aliene, e in circostanze meteo generalmente avverse. Solo che la ragione per cui abbiamo scelto il
film di Polanski e quello di
Altman è diversa.
Per capirla, la strada più
breve è forse vedere il film
che apre la rassegna, e cioè
Crumb. Il documentario di
Terry Zwigoff è insieme il ritratto di un grande artista e
un viaggio nella malattia
mentale — un’indagine minuziosa sui rapporti fra l’inferno personale e familiare
in cui Robert Crumb vive e il
sorriso enigmatico con cui lo
racconta. Scoprire che un regista come Carlo si riconoscesse per intero in un film
emulsionato dalla luce buia
del disagio psichico può aiutare a far capire meglio chi
fosse, e cosa si nasconda, a
volte, nel suo cinema.
Non sempre i film a Carlo
piacevano per la ragioni più
ovvie — e in ogni caso, quando gli piacevano davvero,
non ne parlava molto. L’unico commento a uno dei suoi
preferiti, A Serious Man, era
l’invito a considerarne la genesi — inventata (da Carlo)
ma piuttosto verosimile — e
cioè gli anni in cui uno dei
due fratelli Coen aveva supplicato invano l’altro di fare
un film sulla loro sfigatissima infanzia e sul posto schifoso in cui erano cresciuti,
finché l’altro, dopo avere
mormorato per metà della
vita che a nessuno sarebbe
fregato niente, aveva detto e
va bene, facciamolo.
Neanche sul film che negli
ultimi anni lo ossessionava, e
cioè The Fantastic Mr Fox,
Carlo aveva molto da dire. La
sua autentica devozione per
l’animazione di Wes Anderson si basava su ragioni che
eri — caldamente — invitato
a constatare di persona. Poi
ce n’era un’altra, che ho scoperto per caso raccontandogli come Anderson, dopo
avere preparato il film con
cura maniacale, lo avesse diretto e montato al computer
dalla suite dell’albergo parigino in cui si era rinchiuso
per mesi, nonostante la sua
troupe, che lavorava a Londra, lo scongiurasse ogni
giorno di rinunciare ai fasti
del room service e prendere
un aereo, l’Eurotunnel, un
Solex, quello che voleva, e venire a controllare il lavoro di
persona. Questa mini epopea
di un regista sedentario e
inamovibile, che il suo film
preferisce immaginarselo, e
non ha neanche tanta voglia
di vederlo, gli tornava fino in
fondo: per «giusta distanza»,
mi ha detto ridendo, intendevo più o meno questo.
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Alla Cineteca di Bologna
Domani al via la retrospettiva
con il film «Notte italiana»
Si inaugura domani alle 18, al cinema Lumiére della
Cineteca di Bologna, in piazzetta Pasolini 2/B, la
retrospettiva cinematografica dedicata alla memoria di
Carlo Mazzacurati, presidente della Cineteca dagli inizi del
2012 alla scomparsa, avvenuta poche settimane fa. Si
incomincerà con Crumb, di Terry Zwigoff, girato nel 1994,
ritratto di un artista bizzarro e della sua famiglia altrettanto
stravagante. Introduce Matteo Codignola (editor della
Adelphi), di cui pubblichiamo sopra il discorso
introduttivo all’intera rassegna. Seguirà alle 21 Notte
italiana, del 1987, il film d’esordio di Carlo Mazzacurati.
P
roporre una mostra intitolata Fundamentals — che vuol dire fondamenti,
ma anche fondazioni, ma anche fondamentali… — in una stagione di assenza del fondamento e di grande disorientamento è la scommessa lanciata dall’architetto
Rem Koolhaas per la Biennale di Architettura,
che si aprirà il 7 giugno a Venezia. Una rassegna particolare, questa 14ª edizione, per il numero record di Paesi partecipanti (65, prima
erano 55, ci sono anche Kenya, Mozambico,
Emirati Arabi, Nuova Zelanda…), perché resterà aperta quasi sei mesi anziché tre (fino al
23 novembre) e perché i Padiglioni nazionali
non presentano esposizioni autonome ma
hanno svolto un compito assegnato loro dal
curatore: hanno dovuto rispondere al tema
Absorbing Modernity 1914-2014, ovvero mostrare quali sono
state le trasformazioni architettoniche nei loro Paesi
nel secolo dei grandi conflitti «per il
quale non dobbiamo sentire rimpianti» (Koolhaas).
«Ho preso queRem Koolhaas (1944) sta via — afferma
l’architetto-guru
che balzò all’attenzione nel 1978 con il libro
Delirious New York (manifesto dell’antipianificazione e della indifferenza al contesto urbano) — perché le precedenti Biennali hanno
mostrato uno stato dell’architettura in non
buone condizioni». Le sei Biennali del nuovo
Millennio sono state tutte curate da archistar
del globalismo radical chic dai nomi quasi
impronunciabili (Dejan Sudjic, Kurt Foster,
Richard Burdett, Aaron Betsky, Kazuro Sejima
e David Chipperfield), proprio come Koolhaas. Il quale riparte dal tema della Biennale
di Portoghesi del 1980 (La presenza del passato, alla quale aveva partecipato) chiedendo ai
curatori dei padiglioni nazionali che fine abbiano fatto le architetture dei loro Paesi. L’esito della ricerca, che Koolhaas anticipa, «è che
c’è stata una perdita e un susseguirsi di cancellazioni e che l’architettura non è più un fatto occidentale». Tutti possono costruire dovunque (giapponesi alla Mecca o al Polo nord)
e ovunque si costruisce in una sorta di neo International-style (quello dei grattacieli in ferro e vetro con elementi iconici di riconoscimento) «partendo anche da condizioni storiche e sociali molto diverse». La postmodernità del capitalismo avanzato è dunque finita in
un imbuto, anche se «sopravvivono elementi
di stili nazionali in forme meno visibili».
Koolhaas non offre una valutazione su
questo esito della ricerca. Contiamo che si
esprima a Biennale aperta (sono previsti moltissimi incontri), poiché sarebbe interessante
conoscere il parere dello schivo Premio Pri-
Il modellino del Padiglione Centrale della 14esima Biennale di Architettura di Venezia diretta da Rem Koolhaas
tzker 2000 che ha realizzato architetture e
boutique in tutto il mondo sul tema analizzato: difendere oggi le identità nazionali è Regionalismo retrò oppure una declinazione del
globale nel locale? La risposta è resa ancor più
interessante dal fatto che Koolhaas sta trasformando il Fondaco dei Tedeschi sul Canal
Grande in un uno shopping mall con tanto di
scale mobili e altre tipologie da non-luoghi.
Anche qui: cancellare per affermare un nostro
segno contemporaneo o attestarsi alla imbalsamazione della grande reliquia?
Questo accenno alle tipologie ci porta alla
seconda sezione dell’esposizione. Si intitola
Elements of Architecture ed è al Padiglione
centrale ai Giardini. Qui, con disciplina da en-
tomologo, Koolhaas espone cent’anni di porte, balconi e finestre, caloriferi di tutti i tipi,
non per creare un abaco bensì un’enciclopedia dei tipi, che vengono pure raccolti in un
volumone manualistico intitolato Gli elementi dell’architettura (curato con studenti di
Harvard). Non si tratta, però, solo di analisi
strutturalista delle forme. «Pensiamo ai balconi, che importanza hanno avuto nella costruzione di consenso dei dittatori. E pensiamo alle porte elettroniche dentro le quali
transitiamo: raccolgono elementi su di noi
che finiranno nei Big Data». Anche qui l’analisi mostra come ogni tipologia locale sia stata
progressivamente «sacrificata sull’altare della
modernità». Anche in questa sezione Ko-
Dal 7 giugno al 23 novembre, Rolex come partner
Sei mesi di «Fundamentals»
La 14ª mostra di architettura diretta da
Rem Koolhaas e organizzata dalla
Biennale di Venezia presieduta da Paolo
Baratta (titolo Fundamentals) si terrà
dal 7 giugno al 23 novembre a Venezia,
ai Giardini della Biennale e all’Arsenale
(preview il 5 e 6 giugno, inaugurazione
7 giugno, info www.labiennale.org,
catalogo Marsilio). La mostra (che vede
Rolex come partner) sarà affiancata da
65 partecipazioni nazionali (11 i Paesi
esordienti). Tre le sezioni: Absorbing
Modernity 1914-2014, Elements of
Architecture, Monditalia. Il Padiglione
Italia in Arsenale, organizzato dal
Ministero per i Beni e le attività
culturali con la Pabaac (Direzione
generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee), è
curato da Cino Zucchi.
olhaas non intende indirizzare verso qualcosa, ma presentare tutto come un accadimento, quasi un destino. Semmai prende le distanze da tutto: dalla modernità delle orrende
periferie, dalle villette a schiera e sembrerebbe dalle nazioni come identità superate…
La terza sezione della rassegna sarà Monditalia all’Arsenale. Qui, con le pareti coperte da
un’enorme Tavola Peutingeriana le sezioni Teatro, Danza, Cinema e Musica della Biennale
realizzeranno per sei mesi delle performance
sul tema della Biennale. Segno che l’architettura sta diventando performance? Forse questo potrebbe essere un indiretto suggerimento di indirizzo per l’architettura futura, quella
che deve nascere anche «dai desideri degli individui — ha sottolineato il presidente della
Biennale, Paolo Baratta — e da una società
che sa cosa chiedere agli architetti. Oggi arte e
architettura contemporanee sono preda del
mercato e di un certo conformismo: bisogna
ricostruire il loro rapporto con la società non
solo in termini finanziari e tecnologici».
La 14ª rassegna ha dunque l’ambizione di
porre un mattone di «ricominciamento» dell’architettura lasciando aperte le possibilità
per qualsiasi tipo di dimensione futura, sia
essa S, M, L, XL (Small, Medium, Large o Extra large) come dal titolo di un celebre libro
del 1995 nel quale Koolhaas prendeva ogni distanza possibile dal vitruvianesimo e da ogni
idea di tradizione.
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Eventi collaterali In contemporanea con la kermesse, la Fondazione ospita il suo evento a Ca’ Corner
Automi sonori e strumenti (re)inventati
Prada mette in mostra l’arte da ascoltare
di STEFANO BUCCI
S
postamenti (sonori) dell’arte: sono
quelli che proporrà Art or Sound, la
mostra che la Fondazione Prada
presenterà nella sua sede veneziana di
Ca’ Corner della Regina dal 7 giugno al 3
novembre (preview dal 4 al 6; info
www.fondazioneprada.org), ancora
una volta in contemporanea con la Biennale. Stavolta, per di più, si tratta dell’edizione dedicata all’architettura (dal 7
giugno al 23 novembre) curata proprio
da Rem Koolhaas, che tra i numerosi
progetti realizzati per la maison ha firmato (con il suo studio Oma) anche il
Museo di arte contemporanea che verrà
inaugurato a Milano in contemporanea
con l’Expo 2015.
Se l’anno scorso, in concomitanza
con la Biennale d’arte, la Fondazione
aveva in qualche modo puntato dritto
sulla nostalgia con When attitudes become form. Bern 1969 / Venice 2013 che
rimetteva in scena (pur reinterpretandola) la storica mostra post-pop e postminimalista del 1969 firmata da Harald
Szeemann alla Kunsthalle di Berna, stavolta il curatore Germano Celant si ci-
A fianco: la pendola automatica
di Jacquet Droz (1785 circa). Sopra:
Arman, The spirit of Yamaha (1997)
menta «con il rapporto tra arte e suono,
con gli aspetti iconici dello strumento
musicale, con la figura dell’artista-musicista». Utilizzando anche i mille metri
quadri delle stanze del secondo piano
nobile, per la prima volta dopo la riapertura del palazzo di Calle de Ca’ Corner
avvenuta nel 2011 con l’esposizione di
una selezione dell’intera collezione d’arte Prada.
Dunque, opere d’arte e oggetti sonori.
Oltre un centinaio di lavori. E vista la
propensione moderno-contemporanea
della Fondazione, non stupisce davvero
la presenza degli strumenti di Alvin Lucier e John Cage; delle scatole sonore di
Robert Morris e Nam June Paik; delle
sculture cinetiche di Takis e Stephan von
Huene; di installazioni (naturalmente
musicali) come Oracle di Robert Rauschenberg o come Numbers runners e
Handphone table di Laurie Anderson.
La griffe (artistica) Prada si ritrova nei
pianoforti reinventati da Arman, da Richard Artschwager, da Joseph Beuys;
nei curiosi ibridi (chitarra-violino) di
Ken Butler e nei banjo di William
T.Wiley; in una schiera di nomi celebri
(e ormai straquotati): Christian Marclay,
Janet Cardiff, Martin Creed, Doug Aitken. E in nomi nuovi che non sono più
soltanto promesse: Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth
Ewan, Maywa Denki.
Colpisce positivamente che proprio
Prada proponga, quasi volendo anticipare ancora una volta le nuove tendenze
del collezionismo, una carrellata di classici che spaziano dai preziosi strumenti
firmati da Antonio Grandi e Giovanni
Battista Casarini agli automi (stavolta
settecenteschi) dello svizzero Pierre Jacquet Droz fino all’Ottocento della Trompette naturelle di Adolphe Sax e dell’organino da strada di Cocchi-BacigalupoGraffigna. Al classico richiamano (proprio mentre il Guggenheim New York
celebra il futurismo italiano) anche gli
intonarumori di Luigi Russolo e gli oggetti di Giacomo Balla. In fondo è però
una sorpresa forse solo apparente perché, spiega Celant nel ricco catalogo di
Art or Sound pubblicato dalla Fondazione, questa mostra «oltre a sottolineare il
rapporto di ambivalenza tra musica e arte, propone una inversione di tendenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
34
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Eventi
UNA MOSTRA
A MILANO
L’allestimento L’impronta di Studio
Azzurro al Palazzo della Ragione
L’associazione Una grande famiglia
di 300 mila soci e tantissimi volontari
Touring Club
Il nuovo racconto
del Belpaese
Un viaggio multimediale tra le nostre meraviglie
Centoventi anni di storia per disegnare il futuro
V
ai dove ti portano le
immagini del cuore.
Si inizia pedalando, si
prosegue guardando
l’Italia dal finestrino. Poi planandoci sopra. Si finisce con il
dubbio che questo sia un grande Paese, nonostante tutto. Ottima materia prima, diversità
storiche e geografiche, cultura. Il Touring, che si è inventato e ha cercato di rendere accessibile negli anni il turismo
bianco rosso e verde, festeggia
i suoi (primi) 120 anni. Lo fa
guardando al futuro. «In viaggio con l’Italia» non è una celebrazione, perché nessuno se
n’è andato, anzi è come se la
grande famiglia di 300 mila
soci e infiniti volontari, con
questa mostra desse appuntamento ai prossimi 120 anni.
Intanto, apre il sipario sul suo
racconto visivo e sonoro fino
al 25 maggio.
Come in ogni viaggio che si
rispetti, le situazioni lungo la
strada cambiano. Una scelta,
più che stilistica, concettuale.
E allora ecco l’impronta di Studio Azzurro, sperimentatori di
linguaggi multimediali, già
incoronati dalla Biennale di
Venezia e dall’Expo di Shangai,
che per sei mesi hanno lavorato all’allestimento e creato un
continuo gioco di interazioni. I
piedi su una grande ruota (di
bicicletta) genera scampanel-
lio e parole di romanzieri, poeti e scrittori che hanno raccontato questo Paese. Ma soprattutto gira la ruota e partono le
immagini di un film di sei borghi italiani. Ci sono Lucca,
Spoleto, Trieste, Siracusa, Matera e Chioggia, ma sono solo
l’esempio di una grande bellezza. L’amore per il minore fa
parte della filosofia Touring.
Le immagini raccontano i borghi: su uno schermo le immagini avanzano, nell’altro vanno all’indietro.
La storia siamo noi. Alle pareti i pannelli, la cartografia.
Un’atmosfera elegantemente
in bianco e nero racconta una
storia sacrosanta ma ferma.
Ma, siccome il mondo va
avanti, gli artisti l’hanno riletta
proiettandola nel futuro. Nel
secondo ambiente la strada
continua. Veloce o lenta. Asfaltata, ciottolata, sterrata e ferrata. Basta appoggiarci il piede e
da finestrini immaginari scorrono paesaggi verissimi. Si
viaggia su un tapis roulant
Ieri e oggi La mostra «In viaggio con l’Italia» a Palazzo della Ragione (Piaggesi/Fotogramma)
senza bisogno di fare la valigia.
«Abbiamo costruito il tappeto
su cui muoversi con tante monetine da un centesimo collegate che fanno da sensori: un
ottantina di euro, fa parte del
nostro amore per l’artigianato» racconta Fabio Cirifino,
due delle quattro mani di Studio Azzurro. Si prosegue in
treno: alle pareti sono appesi
vecchi cartelli di stazioni e
passaggi a livello, trofeo di
un’epoca in cui Touring era
(anche) produttore di segnaletica. Un documentario, da
oscar alla memoria, racconta
come fosse possibile stampare
le vecchie guide con lastre di
pietra che dal vivo mostrano
tutto il peso della loro storia.
Nel quarto ambiente si sale
fra le nuvole. Basta sfiorare col
piede la luce di un aeroplano e
si decolla sopra una mappa geografica, si sfoglia l’atlante
d’Italia, mentre sugli schermi
lo zoom si fa paesaggio. Poi lo
spazio dedicato all’unico paese
al mondo in cui nell’arco di 30
chilometri si trovano più cucine locali. Ancora tecnologia:
tante mani che apparecchiano
un grande tavolo, ricettario infinito, sapori e saperi, il gusto
delle parole: eccellenza gastronomica. Poi l’omaggio alla gestualità e al saper fare si sposta
in fabbrica. «Basta spostare alcuni oggetti di legno, vetro,
ceramiche o tessuto che si accendono le immagini di lavorazione» spiega Cirifino. La
costruzione di un violino a
Cremona, il vetro a Murano, il
marmo nelle cave di Carrara.
Suggestioni visive e sonore.
Una grande sezione è poi
dedicata a un altro compleanno all’interno della festa. Un
Omaggio alla provincia
Lucca, Spoleto, Trieste,
Siracusa, Matera e
Chioggia protagoniste di
un filmato-installazione
La scelta artistica
La suggestione di
essere trasportati, dal
tapis roulant alla bici,
dal treno all’aereo
totem (in tinta), meridiana segnatempo, rende omaggio alle
cento candeline delle Guide
Rosse, piccole enciclopedie tascabili: 2200 fotografie d’archivio scorrono e sono tante
facce dello stesso Paese. Non
solo monumenti ma angoli
d’Italia, situazioni, momenti
che diventano arte. Dal 1914 a
oggi delle Guide Rosse sono
Il ritratto Il presidente Franco Iseppi illustra i cambiamenti dell’associazione con l’avvento della Rete e del mercato globale
«Saremo i civil servant del turismo tricolore 2.0»
nacque il Touring Club ItaQ uando
liano, nel 1894, c’era la monarchia, si comunicava con il telegrafo, ci
si spostava con la carrozza a cavalli e
se dicevi “Nike” parlavi di una famosa
statua greca, non di un marchio di abbigliamento sportivo. Era un altro
mondo, eppure i 57 fondatori erano
ciclisti e turisti, cioè persone a loro
modo proiettate nel futuro, che si servivano di un mezzo come la bicicletta,
all’epoca sinonimo di modernità, per
girare l’Italia per diletto, attività all’epoca ancora al limite dell’eccentrico
(i termini turista e turismo sono stati
usati ufficialmente per la prima volta
nel 1947 alla Società delle Nazioni,
tanto per dire).
Oggi che viaggiare è attività globale
e si prende l’aereo come fosse un autobus, il Touring Club è più che mai
sulla breccia (300 mila gli iscritti e
moltissimi i volontari), ma si sta piut-
tosto ponendo il problema (ineludibile) di adeguare politiche, finalità e
strutture a tempi che cambiano a velocità fuori portata di un mezzo a pedali.
«Come tutte le associazioni, anche
noi abbiamo necessità di cambiare radicalmente, ma senza tradire la nostra
identità. L’Italia è la nostra casa e il nostro scopo rimane educare i cittadini
al turismo, non gestire fette di potere
nel settore — dice Franco Iseppi, presidente del Touring — . Siamo perfino
percepiti come una vera e propria istituzione, forse perché abbiamo svolto
bene il nostro lavoro, ma siamo un’associazione privata che intende rimanere tale, per dimostrare che anche i
privati possono svolgere una funzione
pubblica: la nostra è quella di essere
un civil servant per istituzioni e viaggiatori grazie alla nostra secolare
esperienza e al nostro patrimonio di
conoscenze. Non appena possibile
vorremmo rendere disponibile il nostro archivio su tutte le piattaforme
tecnologiche e motivare i nostri soci
affinché diventino sempre più una
community, la più grande comunità
di viaggiatori in Italia».
Una metamorfosi profonda, epocale, necessaria per guardare in faccia il
presente, perché il futuro è già qui e il
Touring 2.0 non può aspettare: «Dob-
biamo modernizzare la nostra visione
del turismo. I nostri fondatori, convinti fautori dell’Unità nazionale, hanno sempre pensato che non fosse solo
un prodotto commerciale, ma addirittura uno strumento di integrazione
sociale e culturale del Paese — conferma Iseppi —. Oggi si tratta più che altro di creare appartenenza, rafforzare
il senso di cittadinanza, di confronto
tra le culture e quindi il valore delle
❜❜
L’ambizione
Vogliamo dimostrare che anche
i privati possono svolgere una
funzione pubblica ospitando il
confronto tra culture
diversità».
Tenendo presente una cosa: il turismo
è diventato un prodotto di sistema, c’è
se c’è la politica dei beni culturali, dell’enogastronomia, del territorio, delle
infrastrutture, e se c’è un rapporto
virtuoso tra tutti questi elementi
strutturali. «Anche noi, se vogliamo
incidere sul sistema come attori, non
dobbiamo più occuparci di quel piccolo universo che è il turismo, ma del
come attraverso di esso si possa svolgere un ruolo vero per lo sviluppo del
Paese, per far sì che l’Italia diventi realisticamente più attrattiva e accogliente. Dobbiamo renderci conto della responsabilità che ognuno di noi ha
rispetto alla grande comunità dove è
inserito».
L’offerta aumenta, si diversifica, ma
il fenomeno va gestito: «Il nostro universo di riferimento è completamente
cambiato: siamo passati da un turi-
state stampate più di dieci milioni di copie (la prima «Piemonte, Lombardia, Canton Ticino» fu spedita gratuitamente
a tutti i soci) che colpirono pure i francesi che nel ’24 stamparono la versione «Italie des
Alpes a Rome».
Il viaggio dell’esposizione
finisce con le testimonianze di
gente comune, i volontari, il
miglior esempio dell’evoluzione del Touring. Gente che, con
il proprio lavoro, tiene a galla
posti meravigliosi che in Italia
rischierebbero di sparire. Un
piccolo palco, si sale al centro
tra quattro monitor: escono le
loro parole, sono proposte per
un futuro migliore e possibile.
Fedele alla vecchia missione
Touring: far conoscere l’Italia
agli italiani. Una mostra che
sembra fatta su misura per i
bambini iper tecnologici di
oggi con grande fame di storia.
Basta pensare di viaggiare, con
curiosità e pazienza di scoprire, il resto succede tutt’intorno. Un sentiero reso magico
nella penombra della loggia di
piazza Mercanti. Lo spirito
sensoriale difficilmente si sarebbe potuto cogliere travolto
dalla luce di un loft o di una
galleria moderna. In più di un
secolo le cose cambiano, lo
spirito nel raccontarle, no.
Stefano Landi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
smo generalista a un turismo personale, à la carte — dice Iseppi —. E con
il contesto generale sono cambiate le
prospettive del nostro stesso turismo:
quello interno, inutile illudersi, al
massimo avrà un lieve incremento,
mentre adesso come adesso sappiamo
che è agli stranieri che si deve se la nostra industria turistica sta ancora in
piedi. Ormai nel mondo una persona
su sette viaggia e noi, come Paese e
come associazione, dobbiamo saper
cogliere questa opportunità in nome
di un turismo sostenibile, compatibile, responsabile, personale, tecnologico ma verde: per l’Expo 2015, ad
esempio, stiamo studiando una tessera che estenda ai visitatori stranieri i
benefici che hanno i soci del Touring».
E anche in questo campo non c’è
tempo da perdere, perché l’alternativa
è quella di dare ragione ai pessimisti,
secondo i quali l’Italia, una volta
scomparsa un’industria incapace di
stare sul mercato globale, avrà un’unica chance: trasformarsi in una specie
di parco dei divertimenti per i cinesi e
gli altri nuovi ricchi della Terra.
Marcello Parilli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Eventi 35
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
La benefica invasione
Nel 2013 il turismo straniero in Italia
ha sorpassato in arrivi e presenze
quello domestico (50,4% e 50,1%). I
viaggiatori cinesi sono il fenomeno
degli ultimi anni: dal 2008 al 2012
sono cresciuti del 104%
(foto Photo/Fabio Muzzi)
La guida Dal 13 marzo al 25 maggio, a Milano, al Palazzo della Ragione, l’esposizione «In viaggio
con l’Italia» (curata da Studio Azzurro, info su touringclub.it). Inoltre, con la Camera di Commercio,
il Touring propone «Milano Destinazione 2015», incontri aperti a tutti e gratuiti. 21 marzo: «Il
turismo a Milano e in Italia dopo EXPO 2015»; 2 aprile: «I mercati emergenti, una sfida da vincere»;
9 maggio: «L’immagine delle destinazioni»; 21 maggio: «Alimentazione, artigianato, cultura e
made in Italy, ovvero quello che il mondo ci invidia». Con il sostegno di Vittoria Assicurazione e
Intesa San Paolo (main sponsor), Europ Assistance e Comieco e Camera di Commercio di Milano.
Scarica
l’«app»
Eventi
Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa degli
appuntamenti più importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
L’eredità Il fondatore del Touring e i tempi giusti per alimentare lo stupore
Le pedalate di Bertarelli
alfiere del movimento lento
Ancora oggi l’Italia è da scoprire passo dopo passo
di ENRICO BRIZZI
S
1894
300
199
La fondazione
Il Touring Club Italiano è stato
fondato l’8 novembre 1894 da
un gruppo di 57 velocipedisti,
per diffondere i valori ideali e
pratici del ciclismo e del viaggio
Le migliaia di soci
E’ questo il numero degli iscritti al
Touring Club (in passato hanno
sfiorato i 500 mila). Il mensile a
loro destinato, Qui Touring, è la rivista di turismo più diffusa in Italia
Le Bandiere Arancioni
Il numero di Comuni dell’entroterra che hanno beneficiato di questo «marchio di qualità» Touring. L’ultimo è Bovino, in provincia di Foggia
ono trascorsi 120 anni da quando
Luigi Bertarelli e altri cinquantasei appassionati dei viaggi in velocipede fondarono a Milano il
Touring Club. L’Italia era unita da poco
più di tre decenni, e la generazione dei
fondatori era la prima libera di viaggiare
fra Torino, Firenze, Roma e Napoli senza
essere sottoposta al rituale dei controlli
di frontiera. Nei gentiluomini ardeva
una vera e propria sete di conoscenza, e
le regioni più remote erano ancora ammantate di esotismo: i Settentrionali si
spingevano lungo le baie e nelle contrade fiorite di Campania e Sicilia con un In bici Luigi Vittorio Bertarelli e Federico Johnson, i fondatori del Touring Club
misto di meraviglia ed eccitazione, e i Italiano, entrano a Roma, ultima tappa del loro viaggio (Archivio Touring Club)
Meridionali restavano a bocca aperta di
fronte alla corona imbiancata delle Alpi. questo senso, ai giorni nostri si trova in parte solcata, sorvolata, percorsa a rotta
C’erano poi, e per nostra fortuna ci prima linea nella valorizzazione dei di collo e, in definitiva, sconosciuta.
Ecco allora che guadagnare un metro
sono ancora, consistenti flussi turistici viaggi a piedi e in bicicletta, una forma
provenienti dall’Estero: per governarli e di turismo praticamente sconosciuta al- alla volta fra il Tirreno e l’Adriatico, o fra
non disperderne il potenziale, il Tou- le masse fino a una ventina d’anni fa, e l’Alto Adige e la Sicilia, aggrappati agli
ring pubblicò nel 1922 la prima «Guida oggi considerata non solo ecologica e spallacci dello zaino o al manubrio di
d’Italia per stranieri», seguita di pochi salubre, ma anche decisamente à la pa- una bici, diventa una pratica necessaria
per rendersi conto di come vive davvero
anni da un Atlante internazionale, che ge.
invece regalò ai sudditi del Regno l’inSono sempre più numerosi, infatti, la gente, di come s’intersecano accenti e
comparabile lusso di organizzare in quanti decidono di regalarsi l’avventura culture, di sfatare pregiudizi e, infine, di
proprio avventurose puntate oltrecon- di un weekend, una settimana o un me- tornare a sorprendersi per l’umana ricfine (per non dire di quelle solo sogna- se spostandosi a forza di gambe, co- chezza che compone il mosaico della
te).
prendo una tappa alla volta con pazien- nostra società.
I pigri obietteranno che tal modo di
Ciò che oggi colpisce maggiormente za antica e occhi nuovi.
nel valutare la mole di intuizioni, iniziaChi scrive ha avuto l’opportunità di spostarsi affatica i polpacci, espone a
tive, testi e apparati cartografici, è la coprire nell’ultimo decennio svariate sorprese, e non mette al riparo dal rilungimiranza nelle scelte di campo. Se migliaia di chilometri a piedi e, al di là schio degli acquazzoni. Bisogna amnegli anni Trenta fu attivo promotore dei benefici sul piano personale, è con- mettere che è vero. Ma solo a prezzo di
della prima autostrada, la Milano-La- vinto che i viaggi «a passo d’uomo» re- un po’ di fatica, possiamo permetterci
ghi, nel Dopoguerra il Club iniziò a dif- stino un formidabile mezzo di cono- uno sguardo profondo su noi stessi e su
fondere una nuova consapevolezza: si scenza: la velocità dei trasporti su gom- quanto ci circonda, per guadagnarci
batté per la diffusione dei campeggi, ma e su rotaia, per non dire degli aerei, davvero il diritto di sentirci a casa in
contro il sovraffollamento delle stazioni ci hanno permesso di credere che nes- ogni angolo d’Italia.
Ecco perché siamo sicuri che Luigi
balneari e l’inquinamento delle città, sun posto è lontano, ma finiscono per
per l’istituzione di nuovi parchi e a favo- negarci la possibilità di conoscere il no- Bertarelli e i suoi cinquantasei sodali, da
re della navigazione a vela, considerati stro stesso Paese ad eccezione delle bravi velocipedisti innamorati del Bel
oggi altrettanti capisaldi del «turismo grandi città o delle principali stazioni Paese, sarebbero oggi in prima linea inintelligente».
turistiche. L’Italia rimane in massima sieme a noi.
© Enrico Brizzi 2014
Risale agli anni Settanta la campagna
Testo originale per Il Corriere
contro l’uso indiscriminato delle autodella Sera
mobili, mentre gli anni a cavallo fra i
due millenni hanno visto il sodalizio
Enrico Brizzi (1974) è autore de Gli
impegnato sul fronte delle «bandiere Sacrifici e benefici
Psicoatleti (Dalai, 2011), dove racconta
arancioni», attribuite ai più meritevoli
il suo viaggio attraverso il Paese fatto
fra i piccoli Comuni periferici rispetto Ho percorso a piedi
per i 150 anni dell’unità d’Italia.
alle principali rotte turistiche.
migliaia di chilometri. A
Al cammino a piedi sono dedicati anche
Il genius specifico del TCI sta insomi suoi libri Nessuno lo saprà (2006) e
ma nell’intercettare tendenze virtuose prezzo dei polpacci duri,
in tema di turismo, per supportarle e ho sfatato molti pregiudizi Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro
(2007), entrambi editi da Mondadori
diffonderle nella società italiana: in
❜❜
I volontari / Luca Ferraro di Napoli
Cento anni fa/1
Guide Rosse
«poliglotte»
Un secolo di copertine rosso
vermiglio: nel 1914 venne
pubblicata la prima delle
Guide Rosse del Touring,
dedicata a Piemonte,
Lombardia, Canton Ticino.
La tiratura iniziale era di
150 mila copie. Da allora,
delle Guide Rosse sono
state stampate e diffuse
più di dieci milioni di copie.
Lo scopo delle Guide
era di fornire un apparato
completo di informazioni
pratiche e chiare per i
viaggiatori. Nel 1922
venne pubblicata la prima
edizione francese e
sul finire del 1924 uscì
il primo volume in inglese
Cento anni fa / 2
Le «spedizioni»
delle scuole
La prima gita scolastica
compie cento anni: nel 1913,
infatti, nel segno del
Touring, nasceva il Comitato
Nazionale del Turismo
Scolastico e, l’anno
successivo, le prime
«spedizioni» degli studenti.
Attraverso il Comitato, il TCI
nei decenni ha diffuso la
cultura di viaggio nelle
scuole. Tra le iniziative
promosse, il concorso Classe
Turistica - Festival del
Turismo Scolastico insieme
al Ministero dell’Istruzione
e rivolto alle superiori: gli
studenti partecipano con il
racconto della propria gita.
Info: www.touringclub.it.
I volontari / Silvana Bozzetti di Brescia
«Un brivido per le navate di San Giorgio» «In queste chiese-gioiello mi sento a casa»
«I
Studente
Luca Ferraro, 25 anni,
futuro architetto,
è uno dei trenta
volontari del Touring
Club di Napoli
l primo amore? La Basilica di San
Giacomo degli Spagnoli, il primo
monumento custodito e la prima chiesa
“aperta” dai volontari del Touring a Napoli.
Era il 2011 e avevo 23 anni, praticamente la
mascotte di Aperti per Voi visto che ero
l’unico giovane del gruppo». Oggi ad
affiancare Luca Ferraro, studente di
architettura, ci sono dieci giovani angeli
custodi innamorati della loro città.
«A Napoli i volontari sono 80, ma i giovani
lavorano praticamente tutti con me: da
quest’anno mi occupo dell’organizzazione di
eventi, del sito web e della ricerca e
formazione dei volontari, persone motivate e
convinte che i beni culturali sono ancora uno
dei principali motivi di attrazione del nostro
Paese. Non siamo guide turistiche, però
abbiamo il compito di assicurare accoglienza
e informazione. Riflettendo sullo spirito del
volontario, credo che quello che facciamo
possa essere sintetizzato in tre parole:
cultura, turismo e promozione del territorio,
con profonde radici sociali. Quando vado in
basilica, aperta anche grazie alla mia
presenza, sento di dare un contributo
importante alla città. Ma il bello è il rapporto
che si crea con i turisti: vero, concreto,
umano».
Oggi che la Basilica di San Giacomo degli
Spagnoli è chiusa per manutenzione, Luca si
prende cura della Basilica di San Giovanni
Maggiore. «È stata più volte abbandonata e
restaurata, con stratificazioni architettoniche
importanti. Rispetto a San Giacomo ha
quindi molto più impatto sulle persone, ma la
mia preferita rimane San Giorgio Maggiore.
Quando entro mi prende un brivido lungo la
schiena, forse perché ha solo due navate e
non una, tre o cinque come in tutte le
basiliche Paleocristiane. La causa? All’inizio
del ‘900 la terza navata è stata abbattuta per
costruire via Duomo. Pochi lo sanno; per
fortuna, quando aprirà ad aprile, a svelarne i
segreti ci sarà qualche angelo custode».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I
Insegnante
Silvana Bozzetti,
insegnante in
pensione, volontaria
per il Touring Club
dal 2009
n pensione dal 1997, ma attivissima da
sempre. Il sabato riservato alle attività del
Centro Culturale Artistico della Franciacorta
e al volontariato, il resto del tempo alla
ricerca e stesura di libri dedicati alle bellezze
della sua città: Brescia. Silvana Bozzetti, 71
anni di contagioso entusiasmo, ama l’arte,
tanto che, alla carriera di insegnante di
educazione tecnica, affianca ora quella di
esperta in quadrature. «Ha presente le finte
architetture prospettiche? Su quelle ci ho
fatto una tesi di laurea. È stato parlando dei
miei studi a una ragazza deliziosa che già
faceva la volontaria per Aperti per Voi che
ho iniziato a occuparmi dell’iniziativa del
Touring Club Italiano. Mi disse, ”Ma perché
non viene ad aiutarci?”. Ho iniziato subito.
Era il 2009 ed eravamo in 23, quasi tutti
pensionati. Ora siamo in 100».
Due sabati al mese, mezza giornata, Silvana
accoglie i turisti in visita alle chiese di Santa
Maria della Carità e di San Giorgio, aperte
solo grazie alla presenza dei volontari
Touring. «Le conosco benissimo e le
considero un po’ casa mia, forse perché il
mio compito è quello di accogliere le
persone e di invitarle a entrare. Se qualcuno
ha fretta e non mi chiede informazioni, ci
rimango male. La cosa più bella è quando la
gente ti ringrazia e ti fa capire che, senza di
noi, certi monumenti non li avrebbe mai
scoperti. All’inizio mi occupavo dell’area
archeologica di Palazzo Martinengo, ma
c’era un freddo cane e ci andavo poco. Così
mi hanno affidato la chiesa di Santa Maria
della Carità e quella di San Giorgio. La prima
è una bomboniera Barocca, interamente
affrescata. La Chiesa di San Giorgio, invece,
è più semplice e di una bellezza severa,
q u a s i i n te r i o r e . E i o c h e n o n a m o
l’esteriorità e l’opulenza mi ci sento proprio
bene».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
testi di Carlotta Lombardo
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera SMS
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CRISI UCRAINA
✒
Quote rosa sì, forse, no. È un
dibattito su cui il mondo femminista italiano si interroga e divide da
anni. Ma per la politica — è il coro semi-unanime, eccezion fatta per le parlamentari, e, a dire il vero nemmeno
per tutte — il discorso è diverso. Ed è il
problema dei problemi, perché disvela
non la pochezza delle donne, bensì
quella di chi dovrebbe rappresentarci,
o, addirittura, governarci. Nei Paesi del
Nord le quote rosa funzionano perché
la meritocrazia funziona in qualsiasi
settore. Persino in politica. Negli Stati
Uniti, l’«Affirmative action» per le quote razziali funzionò per lo stesso identico motivo. Farne a meno, nell’uno e
nell’altro caso, sarebbe stato un errore
imperdonabile. Ma qui, in Italia, è inutile illudersi, vestirsi di bianco rischia
di diventare soltanto uno spettacolo di
folklore per regalare ai fotografi qualche immagine in più e ai giornalisti un
aneddoto con cui arricchire i loro articoli.
La versione nostrana delle quote rischia di essere una parodia, alle volte
umiliante, di quello che succede altrove: lì dove le donne il potere lo gestisco-
no da tempo, lì dove sono ai vertici della politica e a capo di aziende importanti. Per anni, per troppi anni, i parlamentari, nel centrosinistra come nel
centrodestra, qualunque fosse la legge
elettorale, sono andati avanti per cooptazione. Perché erano fedeli al capo supremo, o, più banalmente, al leader di
corrente. Lo stesso è valso per le donne.
Che sono state promosse solo grazie a
questo poco lodevole criterio.
In quante riunioni, si è assistito alla
penosa ricerca di un’esponente femminile per chiudere le liste, la segreteria o
la Direzione? Come Ciccio Ingrassia,
che in «Amarcord», arrampicato su un
albero urlava «Voglio una donna!»,
ogni volta il leader (maschio) di turno
cercava spasmodicamente una «lei»
per completare l’organigramma.
E poniamoci un’ultima, urticante e,
per noi donne, anche masochistica domanda: se un uomo avesse avuto alle
spalle solo il curriculum di ex portavoce ex Unhcr della pur brava Laura Boldrini, avrebbe vinto la poltrona di presidente della Camera?
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GUERRA PER IL PETROLIO IN LIBIA
MILIZIE AL POSTO DEL GOVERNO
✒
Cade anche l’ultimo dei tabù nel
braccio di ferro tra milizie tribali e
governo centrale in Libia: il blocco della produzione e delle esportazioni di gas e petrolio, con rischi enormi per le infrastrutture
produttive. La vicenda della petroliera battente bandiera nordcoreana ferma al terminale di Sidra, che le milizie dell’est vogliono
gestire in modo autonomo, ma le autorità di
Tripoli minacciano addirittura di fare saltare in aria, è
solo l’ultimo, grave episodio
di una lunga catena.
Le conseguenze sono già
all’orizzonte: la bancarotta
del governo centrale, nato
dalle ceneri della dittatura
di Gheddafi rovesciata dalla
rivoluzione (con l’aiuto determinante della Nato) nel
2011, ma soprattutto lo sfaldamento dello Stato e la sua cantonizzazione in tante enclave indipendenti, molte delle quali dominate da gruppi costituiti da criminali e fondamentalisti islamici. Una prospettiva tragica per il Paese e i suoi vicini.
Non vogliamo sembrare troppo catastrofici,
ma le memorie dei pirati che per secoli hanno scorazzato nel Mediteranno con base nei
porti tra Tobruk, Sirte e Tripoli devono servire da monito anche per l’Italia. Neppure
nei momenti cruciali delle battaglie combattute nell’estate del 2011 si era giunti a pregiudicare così da vicino le strutture base
della ricchezza del Paese. Tutt’altro. Allora
sia milizie ribelli che militari pro-Gheddafi
furono bene attenti a non danneggiare pozzi, impianti, oleodotti e gasdotti, sino ai terminali sulla costa. Adesso non è più così. Se
nel 2012 si era tornati a produrre giornalmente 1,6 milioni di barili di
greggio, da dicembre nepp u r e s i a r r i va a q u ot a
350.000 e le cifre variano di
continuo. Le milizie autonomiste della Cirenaica, in
lotta aperta con la Tripolitania, occupano i terminali di
Brega, Tobruk, Ras Lanuf,
oltre ai pozzi nel cuore del
deserto. Tra le compagnie
straniere danneggiate c’è
ovviamente l’Eni, che ha però il vantaggio di
avere incentrato i suoi investimenti nell’ovest e sul terminale di Melita, non lontano
dal confine con la Tunisia. Ma anche l’Eni
dipende da una lunga serie di fragili accordi
bilaterali patteggiati con la milizia di Zintan
e le tribù berbere. L’incertezza impera e lo
Stato centrale resta assente.
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I FONDI NERI NEL PARTIDO POPULAR
SVANITI NELLE NEBBIE DELL’IMPUNITÀ
✒
La tangentopoli spagnola rischia di svanire tra le nebbie.
Quando un anno fa affiorarono sui giornali (El Mundo più di ogni altro) i conti
di fondi neri registrati in bell’ordine
dall’ex tesoriere del Partido Popular Luis Barcenas furono in tanti a credere che
Mariano Rajoy, leader del Pp e del governo, avrebbe chiuso lì la sua carriera.
Per quasi tre mesi la sede del partito di
calle Genova fu assediata da cortei che
ne chiedevano le dimissioni. Le ambasciate a Madrid studiavano le conseguenze di un’incriminazione su spread
e impegni internazionali della Spagna.
Non si arrivò alle monetine di craxiana
memoria, ma il clima era quello. Oggi, è
rimasto solo il capo dell’opposizione, il
socialista Perez Rubalcaba, a pungere
Rajoy con la «vergogna di 20 anni di
fondi neri». Ma la sua è ormai un’arma
spuntata. I revisori dei conti consultati
dalla Procura generale anticorruzione
non trovano collegamenti tra le donazioni registrate nel quadernetto del tesoriere e gli appalti concessi da Comuni, Province e Comunità a guida Pp. Per
i revisori non c’è nesso causale. Una so-
cietà ottiene cantieri per miliardi e dona
appena 50 mila euro. Un’altra vince solo
un paio di appalti e versa 4 volte tanto.
Anche i tempi, dicono i consulenti, non
tornano: ci sono finanziamenti prima di
alcuni appalti e altri molto dopo. Se erano tangenti, insomma, mancavano di
metodo.
Di certo, una metodologia efficace è
mancata anche alle indagini. Nel caso
Barcenas non ci sono intercettazioni telefoniche o ambientali rilevanti che
coinvolgano i presunti corruttori. Neppure si è fatto uso (o abuso) della carcerazione preventiva che ha reso famoso
Antonio Di Pietro nel suo passato di pm.
Se in Italia si fossero usati i sistemi della
magistratura spagnola, probabilmente,
non si parlerebbe di seconda Repubblica. Secondo il Dipartimento di Stato Usa
(Rapporto sui Diritti Umani 2013) nel regno di Juan Carlos si respira una «sensazione di impunità» per politici e funzionari pubblici. La dipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo non
aiuta a pensarla diversamente.
Andrea Nicastro
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Contro la poca razionalità di Putin
sanzioni più dure e denaro meno facile
di JEAN MARIE COLOMBANI
SEGUE DALLA PRIMA
Sull’obiettivo che egli persegue, ascoltiamo
gli avvertimenti degli europei più
interessati, quelli che sono in prima fila,
i baltici e i polacchi. Cosa dicono? Che
verosimilmente la Moldavia sarà presto
sottoposta alle stesse pressioni
dell’Ucraina, in nome della salvaguardia
della minoranza russa. Prima degli Stati
baltici, di cui Putin non ha mai accettato
davvero l’indipendenza, sebbene siano
membri dell’Unione Europea e, alcuni di
essi, della Nato. Putin non ha forse deciso
di recente, malgrado gli accordi
internazionali esistenti, di disporre alle
loro frontiere batterie di missili?
Quanto al metodo, esso è direttamente
ricavato dal manuale del perfetto emulo di
Stalin. Come all’epoca staliniana, l’Ucraina è
considerata il punto chiave strategico di cui
Putin non ammette che possa sfuggire al
proprio controllo. E chiunque voglia
ostacolare tale volontà è subito qualificato
come «fascista». Non che nostalgici del
fascismo e del nazismo non siano presenti
nei ranghi degli oppositori dell’ex
presidente Yanukovich: è probabile
che saranno rappresentati alle elezioni
presidenziali previste il 25 maggio, se
tuttavia si terranno. Ma sono una
minoranza fra tante altre. E il ministro degli
Esteri russo, Sergei Lavrov, ha una propria
idea dell’umorismo nella Storia: non ha
avuto scrupoli ad accusare gli ucraini del
movimento euro-Maidan di «pogrom» nei
confronti dei russofoni. In realtà, egli si
attiene esattamente al modo di agire dei
suoi predecessori sovietici. L’intervento in
Crimea (prima forse di altre regioni del
sud-est ucraino) avviene «su richiesta» di
popolazioni ritenute inquiete. Questo ci
ricorda qualcosa: il 1956, di fronte alla
volontà di emancipazione degli ungheresi,
i carri armati russi annientarono la rivolta
di Budapest in nome di un «aiuto fraterno
richiesto dal popolo ungherese»; e il 1968,
con identico scenario, i carri armati russi si
installarono a Praga per gli stessi motivi.
Più tardi, specialmente riguardo alla
Polonia, per esprimere la volontà di non
lasciarsi sfuggire nessun Paese satellite,
sarà invocato un concetto: la
«normalizzazione». Cosa dichiara oggi
Putin? Che interviene in Crimea e si tiene
pronto per andare oltre finché la
«situazione non sarà normalizzata».
Traducendo: finché l’Ucraina non rientrerà
nei ranghi, cioè nel girone russo.
CHIARA DATTOLA
LE QUOTE ROSA FUNZIONANO ALL’ESTERO
A RISCHIO DI PARODIA NEL NOSTRO PAESE
Dall’inizio della crisi, Putin alterna parole
concilianti e gesti che le contraddicono:
quando dichiara che non è necessario, «per
il momento», che la Russia intervenga in
Ucraina, sceglie proprio quel momento per
impadronirsi della Crimea. Aveva agito
nello stesso modo nel 2008, quando si
impossessò di due regioni della Georgia,
l’Ossezia del sud e l’Abkhazia. Oggi, dopo la
Crimea, si dedicherà a seminare disordine
in tutte le regioni russofone per giustificare
l’escalation. La risposta è evidentemente
molto ardua. C’è da osservare che per ora,
nell’avversità, l’Unione Europea dimostra
una vera capacità di coesione. Mentre
Barack Obama è stato scombussolato al
punto di dover rimettere in causa la propria
visione tattica che consiste nel non urtare
la Russia per cercare di ottenere un
appoggio a una soluzione politica in Siria.
C’è da constatare che Vladimir Putin dà solo
un segno di sostegno minimo a Bashar alAssad, che continua allegramente i suoi
massacri. E che ha aggiunto un sostegno
deciso al successore di Chavez in
Venezuela, dove gli scontri con
l’opposizione hanno già causato qualche
decina di morti. Il problema è che quello
dell’Europa e degli Stati Uniti è un discorso
ragionevole. Si tratta di rispettare l’integrità
dell’Ucraina semplicemente per evitare che
le frontiere degli Stati limitrofi della Russia
siano modificate dai movimenti
dell’esercito russo. Tutti si dicono
consapevoli della necessità di rispettare gli
interessi economici e politici della Russia
in questa regione; pronti anche a fare ogni
sforzo possibile per ripristinare le capacità
di dialogo in Ucraina, paese che deve poter
intrattenere buone relazioni con la Russia
come con l’Unione Europea. Ma — e il ma è
enorme — «l’altro mondo» di Putin sfugge
a tale razionalità. Bisognerà quindi, con
ogni probabilità, rendere più dure le
sanzioni, pur sapendo che spesso sono di
discutibile efficacia. Da questa prospettiva,
i punti deboli dei sostenitori di Putin sono
due: il denaro e l’economia. Il denaro:
tenuto conto di quello che rappresenta la
fuga di capitali verso l’Europa, il fatto di
proibire agli oligarchi di mettere i loro beni
al riparo, può portarli, come è successo in
Ucraina, a riconsiderare il loro sostegno al
potere di Putin. L’economia: a termine, è in
effetti il punto debole della Russia, poiché
essa vive soprattutto delle sue esportazioni.
In attesa che un crollo della demografia
conduca irresistibilmente al declino russo.
Ma la vera via d’uscita pacifica e
ragionevole si potrebbe trovare se i russi
stessi rimettessero in causa la dittatura che
subiscono e accettano. Il risveglio di una
opposizione degna di questo nome? È
esattamente quello che ha temuto Putin
quando ha visto i manifestanti di Kiev
mettersi in marcia.
( traduzione di Daniela Maggioni)
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CALCIO E VIOLENZA
Quel vuoto di civiltà scempio degli stadi
di SANDRO VERONESI
E
ro indeciso se andare o no allo stadio di Firenze, la settimana prossima, a vedere insieme a mio figlio la
gara di ritorno di Europa League tra
Fiorentina e Juventus. Ci sono andato tante volte, da ragazzo, anche da solo,
in curva Ferrovia, sfidando il clima ostile
che a Firenze accompagna ogni partita con
la Juve: un paio di volte ho anche passato un
brutto momento, fuori dallo stadio, quando
qualche banda di esagitati si faceva vanto di
intimidire i tifosi avversari con cariche e minacce, ma non mi è mai successo nulla di
male, né ho mai visto succedere nulla di male; ragion per cui quelle domeniche consacrate a dei colori così poco popolari nella
mia terra le ricordo con orgoglio, come
un’esperienza di formazione, che sarebbe
stato bello replicare in compagnia di un figlio adolescente. Tanto, mi dicevo, dal punto di vista sportivo quella partita sarà importante qualsiasi sia il risultato della gara d’andata, che verrà giocata sette giorni prima a
Torino; se comportasse la qualificazione
della Juventus al turno successivo avrebbe
un sapore particolarmente dolce, e se invece
ne sancisse l’eliminazione sarebbe una cocente delusione, certo, ma pur sempre uno
di quei dolori che vale la pena provare per
radicarsi ancor più nella propria passione.
Ero indeciso se andare o no allo stadio di Fi-
renze, la settimana prossima, a vedere insieme a mio figlio la gara di ritorno di Europa
League tra Fiorentina e Juventus: ma dopo
aver visto i giornali non lo sono più. Io mio
figlio lo devo educare.
E però provo una grande frustrazione nel
vedermi costretto a una scelta del genere:
com’è possibile, mi chiedo, che esistano
persone tanto stronze da scrivere striscioni
che inneggiano alle tragedie di Superga e
dell’Heysel, o da sfruttare le partite di calcio
per professare razzismo e antisemitismo?
Come può essere così? Viene per l’ennesima
volta da chiedersi cosa si possa fare per interrompere questa deriva, che dalla violenza
verbale dei decenni passati, quella che attraversavo spavaldamente quando ero ragazzo,
ha incistato nel tifo calcistico il bubbone purulento dell’odio razziale e dello sfregio del
❜❜
Ero indeciso se andare
a vedere la partita
Fiorentina-Juventus
Dopo quello che ho letto
ho preferito stare a casa
lutto. La Lega Calcio, come abbiamo visto
con la pagliacciata della «discriminazione
territoriale», è totalmente inadeguata ad affrontare un simile problema — non sa neanche da dove cominciare; la magistratura
ha cose più importanti di cui occuparsi, come anche le forze dell’ordine: e così, in questo vuoto di civiltà, anche tollerando una
certa quota di cattivo gusto e di volgarità
campanilistica (inevitabile e perfino normale, per chi frequenta gli stadi), diventa di
colpo impossibile pensarsi parte di uno
scempio del genere — e si sta a casa. Il che
alla fine aggrava il problema, poiché in questo modo, partita dopo partita, gli stadi diventano sempre più irreversibilmente la
cloaca massima della nostra civiltà decadente, il water closet del nostro inconscio
collettivo fuori controllo. Non resta che sperare nei giocatori, che tra loro ancora si rispettano e si scambiano la maglia: provate a
dirlo anche voi, vi prego, sui vostri account
di Twitter e di Facebook, che vi fa schifo esser presi a pretesto per affermare le più
spregevoli delle identità, e che a sentirvi incoraggiati in questo modo vi viene voglia di
fare gol nella vostra porta. Dal divano dove
io, mio figlio e milioni d’altri tifosi siamo
confinati, si leverà un coro di gioia come se
aveste segnato in rovesciata.
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37
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Lettere al Corriere
MUSSOLINI IN TRIBUNALE
COME SI SAREBBE DIFESO
Risponde
Sergio Romano
Se Mussolini non fosse stato
fucilato, avrebbe subito un
processo. Gli argomenti
dell’accusa si possono
immaginare; nessuno, che io
sappia, ha mai scritto con
quali argomenti il Duce si
sarebbe difeso. Sarebbe
interessante chiarire questo
punto.
Aldo Spranzi
[email protected]
titola «The trial of Mussolini»
e il suo autore è Cassius, uno
pseudonimo tratto dalla storia romana dietro il quale vi
era il laburista Michael Foot,
una delle più combattive e discusse personalità della scena
politica britannica del secondo dopoguerra. Nell’edizione
italiana, pubblicata a Roma
nel 1946, il titolo divenne «Un
inglese difende Mussolini»,
ma l’intenzione di Foot era di
mettere alla gogna la classe
politica conservatrice della
Gran Bretagna. Nel suo pamphlet fantastorico Mussolini
e il suo avvocato chiamano
sul banco dei testimoni gli
uomini politici britannici che
avevano maggiormente elogiato Mussolini per la sua
Caro Spranzi,
e vi fosse stato un processo, l’avvocato difensore avrebbe dato all’imputato una copia del libro che
era stato pubblicato a Londra
nell’ottobre del 1943 e di cui
abbiamo parlato altre volte,
anche su questa pagina. S’in-
S
USA E PUBBLICITÀ
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
battaglia antibolscevica, il
suo dinamismo, le sue riforme sociali. Se vi fosse stato un
vero processo, Mussolini
avrebbe certamente adottato
quella linea.
Avrebbe messo a disposizione della corte la sua corrispondenza con Churchill alla
vigilia della Seconda guerra
mondiale? Sull’esistenza di
questa corrispondenza non è
mai stata fatta sufficiente
chiarezza. Secondo una tesi
molto diffusa in Italia, le lettere erano in una borsa che
interessante apprendere quali
sono i concreti programmi
degli stessi. Tutti gareggiano
nelle critiche, ma quando si
tratta di costruire vi è silenzio.
Statua della libertà
Caro Romano, lei che li
conosce un po’ meglio di noi,
che effetto farebbe in Usa
vedersi la Statua della Libertà
pubblicizzare un bel
prosciutto italiano brandito al
posto della lanterna?
Victor Uckmar
[email protected]
PARITÀ DI GENERE / 1
Donne in politica
Gennaro Goglia
Civitavecchia
Suppongo che lei si riferisca
a quell’immagine pubblicitaria del David di Michelangelo
in cui la fionda è stata sostituita da un mitra. Dopo avere visto ciò che gli americani hanno fatto delle loro rispettive
bandiere negli anni della rivoluzione generazionale, non
riesco a scandalizzarmi. Sono
sicuro che Michelangelo, osservando la scena dal girone
dei grandi artisti, sorride e
perdona.
Contesto vivamente l’ultima
frase della lettera dal titolo
«Quote rosa, meglio di no»
apparsa ieri sul Corriere. La
sperimentata pochezza dei
politici maschi è di tale infimo
livello che è impensabile sia
eguagliata da parlamentari
donne.
Sandro Cuscianna
[email protected]
PARITÀ DI GENERE / 2
Chi se ne avvantaggia
vero e proprio pretesto per
ostacolare o affondare la
nuova legge elettorale. Credo
che non converrebbe a
nessuno che un politico/a sia
eletto/a per il solo fatto di
essere inserito/a nella quota
obbligatoria. Se si vuole
trovare una soluzione al
problema credo che si potrebbe
adottare una quota non
inferiore al 40% per entrambi i
generi. Le norme antidiscriminatorie introdotte in
Sudafrica e negli Usa hanno
dimostrato, in molti casi, che i
beneficiari non erano
meritevoli per competenza e
capacità e che spesso i
discriminati sono stati proprio
i favoriti di prima.
Domenico Agostini
docagostini@
gmail.com
La questione o polemica se
introdurre il principio della
parità di genere mi sembra un
IMPRESA
Servono programmi
Giorgio Squinzi, presidente di
Confindustria, a partire dal
suo insediamento
continuativamente stimola il
governo ad abbassare le tasse
e a snellire la burocrazia,
condizione essenziale per la
crescita, ma la crescita
avviene solo con l’attività
degli imprenditori e sarebbe
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Il ministro Alfano: dal
governo arriverà una
riduzione fiscale senza
precedenti. Siete
ottimisti?
EURO
prima e la nostra economia è
in recessione da anni.
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
La presidente della
Camera Boldrini:
accenti sessisti nella
satira sulla ministra
Boschi. Giusto?
30
No
70
di Dacia Maraini
quio tra l’ambasciatore d’Italia a Londra Giuseppe Bastianini e il ministro degli Esteri
britannico Lord Halifax. Venne discussa la possibilità di
una mediazione italiana e Bastianini scrisse a Roma per
sostenere tale prospettiva.
Ma Mussolini tagliò corto con
un secco rifiuto scritto di suo
pugno sul dispaccio dell’ambasciatore. Dieci giorni dopo
l’Italia dichiarava guerra alla
Francia e alla Gran Bretagna.
Come usava dire Talleyrand
in queste occasioni quel rifiuto fu peggio di un crimine: fu
un errore. La storia non ha bisogno di processi nelle aule di
giustizia per pronunciare le
sue condanne.
I nemici dell’euro aumentano
ogni giorno. Ormai tutti i
problemi italiani sono colpa
dell’euro. La colpa è semmai
dei padri dell’euro, osannati
per anni, che non hanno
capito che l’euro sarebbe stato
una risorsa per il Paese
se accompagnato dalle
riforme che l’Europa
continua a chiederci.
Sono però arrivato alla
conclusione che ormai sia
troppo tardi e che la cura
dimagrante imposta da
Bruxelles aggravi ancor
più la situazione drammatica
in cui ci troviamo.
Mi chiedo a
che cosa sono serviti i tanti
sacrifici imposti agli italiani
dai governi che si sono
succeduti in questi anni.
Il debito pubblico continua ad
aumentare, la disoccupazione
ha raggiunto valori mai visti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Virgilio Avato
[email protected]
ANNUNCI
Meglio ridurre le spese
Il ministro Alfano si esalta
dichiarando «Dal governo
arriverà una riduzione fiscale
senza precedenti». Vedremo e
se son rose fioriranno.
Personalmente, tuttavia, avrei
preferito sentire Alfano o,
ancor meglio, Renzi dichiarare
orgogliosamente «Dal governo
una riduzione di spese senza
precedenti».
Pietro Volpi
[email protected]
SGRAVI FISCALI
Famiglie monoreddito
Sembra che il governo Renzi
per rilanciare i consumi voglia
diminuire le aliquote Irpef per
i redditi sotto i 25 mila euro
annui. Si spera che stavolta il
nuovo esecutivo voglia aiutare
principalmente le famiglie
monoreddito purtroppo
dimenticate dai precedenti
governi. Basti pensare che
l’assegno che si riscuote per il
coniuge a carico è rimasto
fermo a 25,82 euro al mese.
Giovanni Papandrea
[email protected]
Interventi & Repliche
Gli arretrati dell’Asp di Cosenza
A completamento tragicomico del
puntuale articolo di Luigi Offeddu
(Corriere di ieri) vorrei sottolineare una
comunicazione che informa che il
direttore generale dell’Asp di Cosenza,
Gianfranco Scarpelli, è stato interdetto
per due mesi dall’esercizio di pubblica
funzione.
Pertanto «L’interdizione del dottor
Scarpelli, sostituito pro tempore dal
direttore sanitario Dr. Palumbo, inibisce
attualmente qualsiasi predisposizione di
mandati di pagamento/atti transattivi
poiché la firma del Direttore Generale
deve essere apposta in ultima istanza».
Peccato dover sottolineare che Asp di
Cosenza deve alla nostra azienda €
2.042.751,77 relativi al periodo 2008
Angelo Fracassi
Presidente Dasit Spa
Past President Assobiomedica
Energie rinnovabili
Desidero precisare che il problema delle
energie rinnovabili è ingegneristico e non
economico: che cosa non si spenderebbe
per un’aria (o acqua) un po’ più pulita? E
così subdolamente i governi nazionale o
europeo già da anni ci costringono a
sprecare di buon grado miliardi (di euro)
per provvedimenti inutili, a presunta
salvaguardia dell’Ambiente, col pretesto
aggiuntivo di numerosi posti di lavoro
(incentivi a tutte le «rinnovabili»,
lentissimo smantellamento del nucleare,
ecc.). Ma il vero problema delle
«rinnovabili» (fotovoltaico, eolico,
biomasse) è che si «sporca» e si
danneggia l’Ambiente molto di più per
allestirle di quanto non si tragga
beneficio ecologico usandole (ricordiamo
anche che sono «intermittenti», cioè
inaffidabili). Gli impianti elettrici
«rinnovabili» si fabbricano con materiale
pregiato e lavorazione energivora (pale
eoliche di 60-70 metri!), inclusi quelli a
biomasse che sottraggono buon mais a
chi se ne ciba(va). La loro durata, prima
del rifacimento completo, è
ottimisticamente di una ventina di anni,
dopo i quali si dovranno smaltire
quantità di scorie non biodegradabili
anche molto tossiche (non ultimo
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DIRETTORE GENERALE DIVISIONE QUOTIDIANI
Alessandro Bompieri
La subdola misoginia
sotto i riflettori
L’
otto marzo è poco o niente sentito qui negli Stati Uniti.
Solo nelle università qualcuno ne parla, ma come di
una iniziativa sopratutto europea.
È stato detto che il ricordo dell’incendio della fabbrica di camicie avvenuta il 25 marzo 1911 a New York non
c’entra niente con l’otto marzo che invece si riferirebbe al primo
sciopero delle donne socialiste russe. Ma che importanza ha?
L’incendio è avvenuto veramente. E anche se la data poi è stata
adattata, o mescolata ad un altro ricordo, in questi tempi di delitti
quotidiani conto le donne, è importante soffermarsi a riflettere
sulle difficoltà femminili in un mondo fatto ancora a misura d’uomo.
Anche se il giorno non è quello, è bene ricordare che in quel
lontano 25 marzo del 1911, ben 146 operai, di cui 123 donne, quasi
tutte italiane ed ebree, sono morti soffocati dai fumi dell’incendio
perché i due proprietari della fabbrica di camicie, la Triangle, li
avevano chiusi a chiave per evitare che uscissero durante il lavoro.
Il fatto fece scandalo e i sindacati americani chiesero e ottennero
in quella occasione maggiori sicurezze per gli operai. In questa
America emancipata però oggi sembra avanzare una nuova e preoccupante misoginia. Subdola e travestita da inattese libertà. Basta guardarsi in giro in questa New York tutta luci e pubblicità di
spettacoli, per capire che il problema, cacciato dalla porta, sta
rientrando dalla finestra in forma
di sogno di seduzione mercantile.
L’eros più urlato e esplosivo è diventato il linguaggio principale
della nuova comunicazione, di cui
Negli Usa l’eros più la rete fa sfoggio attraverso la pradi un linguaggio crudo e bruurlato è diventato tica
tale improntato all’odio verso le
il linguaggio
donne, sopratutto verso quelle
che occupano posti di responsadella nuova
bilità e di prestigio. La rete si
comunicazione
riempie di rutilanti e anonimi insulti verso chi chiede maggiore
uguaglianza di diritti oltre che di
doveri. Nell’anonimato si esprime un livido e massimalistico disprezzo contro il diverso. Solo nelle università, qui in questa America studiosa, tira un’aria diversa. In queste università private ma
con tradizione di meritocrazia, dove gli studenti — tanti — che
non hanno soldi, lavorano nel campus e si guadagnano gli studi,
dove gli insegnanti vengono giudicati con voti semestrali dai loro
stessi allievi, dove l’internazionalismo culturale vige sensibile e
spregiudicato, in queste università dove si impara l’italiano con
commovente entusiasmo, dove si scandaglia con intelligente disponibilità la storia del mondo e le sue possibili modificazioni, ci
si rende conto che la esclusione delle donne dalla gestione del potere non aiuta lo sviluppo, ma anzi lo frena. Non è facile farlo capire a chi è preso da una tale paura viscerale di mettere in discussione la propria identità maschile, da preferire il delitto al confronto.
Ma poiché si tratta, come sempre, di sedimentazioni culturali e
storiche, la cosa non è irrimediabile e anche se sforzo un poco il
mio ottimismo, voglio pensare che qualcosa stia avvenendo nella
coscienza collettiva. Se persino il capo di una Chiesa immobilista
e misogina per tradizione, auspica una maggiore presenza femminile nel mondo decisionale, qualcosa significherà.
❜❜
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nidasio
fino ad oggi. È il caso classico della beffa
che si aggiunge al danno.
FONDATO NEL 1876
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Il sale sulla coda
Mussolini aveva con sé durante la fuga e che sarebbe
scomparsa grazie a un colpo
di mano dei servizi britannici, mandati sul Lago di Como
per proteggere la reputazione
di Churchill. Renzo De Felice
era convinto che questa corrispondenza esistesse e continuò a ricercarla insistentemente sino alla fine della sua
vita. Alcuni storici britannici
hanno fatto ricerche negli archivi del loro Paese, ma non
ne hanno trovato traccia.
In realtà vi sono altri documenti da cui risulta che la
Gran Bretagna, nella primavera del 1940, cercò di evitare
che l’Italia entrasse in guerra
a fianco della Germania. Alla
fine di maggio vi fu un collo-
Troppi nemici
@
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Monaco P. € 2,00; Olanda € 2,00; Marocco € 2,20; Portogallo/Isole € 2,00; SK Slov. € 2,20; Slovenia € 2,00; Spagna/Isole € 2,00; Hong Kong HK$ 45; Thailandia THB
l’arsenico dell’arseniuro di gallio) di gran
lunga superiori a quelle dei tanto temuti
reattori nucleari (che sono ben più
riciclabili).
Giusto Buroni
[email protected]
La scelta del dialetto
Mi chiedo quale dei dialetti sardi sia stato
riconosciuto come lingua da utilizzare
nelle lezioni di sardo che si terranno a
Cagliari (Corriere, 8 marzo). Spero che la
scelta sia caduta sul logudorese, tra
l’altro ufficializzato già molti anni fa dal
noto vocabolario sardoitaliano/italiano-sardo del canonico
Giovanni Spano.
Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Spettacoli
Ciak
Archibugi girerà la commedia «Il nome del figlio»
Francesca Archibugi torna sul set per
raccontare lo spaccato di una generazione:
il suo nuovo film si intitolerà Il nome del
figlio, adattamento, scritto da Francesco
L’anticipazione
In arrivo su Retequattro
il kolossal «Son
of God». Successo
e polemiche in America
Set Leila Mimmack (la giovane
Maria) e Joe Coen (Giuseppe). A
destra, Diogo Morgado (Gesù)
La Bibbia in tv, una favola pop
S
e a Dio per mettere insieme il
Creato servirono sei giorni, Noè
per riferire come andò quell’immane impresa tra cielo e
terra ci impiega solo tre minuti. Tanto dura il racconto che il patriarca fa
ai suoi figli, rannicchiati tremanti
dentro l’Arca, mentre fuori imperversano venti e fulmini e il mondo tutto
è sommerso dal Diluvio. Quasi una
favola per esorcizzare la paura dei
bambini: ecco la luce che squarcia le
tenebre, la terra che si separa dal mare, l’uomo che nasce con il volto intriso d’argilla… Tre minuti di storie meravigliose arricchite da effetti specialissimi. È la Genesi vista dalla «Bibbia» del Terzo Millennio. L’Antico e il
Nuovo Testamento riletti con gli occhi di oggi e in quella chiave pop,
semplice e divulgativa, in sintonia
con lo stile introdotto da papa Francesco.
È la nuova versione del libro più
diffuso nel mondo, dal 23 marzo in
prima visione su Retequattro, dove le
cinque puntate andranno in onda in
Nel cast
Il fascino umano di Gesù irrita i tradizionalisti Usa
Sansone ha le trecce rasta, Giuseppe è un giovane
modo che l’ultima coincida con il
giorno di Pasqua. Un kolossal made
in Hollywood, la cui realizzazione ha
impegnato una troupe di 400 persone, un team di 47 esperti tra sceneggiatori, teologi e biblisti e un budget
di 22 milioni.
Ad affrontare tanta e tale sfida tre
registi, due britannici (Christopher
Spencer e Tony Mitchell) e un canadese (Crispin Reece). E visto che Dio saggiamente qui non compare, il ruolo
chiave della vicenda, quello di Gesù, è
affidato al portoghese Diogo Morga-
Hayek e Cassel protagonisti
Garrone cerca attori con «volti antichi»
Ispirato a tre delle cinquanta fiabe di
Giambattista Basile (1566-1632), il
nuovo film di Matteo Garrone, The tale
of tales, vedrà protagonisti Salma
Hayek e Vincent Cassel. La casa di
produzione ha annunciato che Garrone
è alla ricerca di «volti interessanti ma
antichi e privi di elementi moderni.
Non adatti ai casting tatuaggi evidenti
e acconciature contemporanee».
do, capelli lunghi e biondi, barbetta
fintamente incolta, sorriso mozzafiato, fisico statuario. Così bello e così
sexy da far subito coniare su Twitter
l’hashtag #HotJesus e irritare i più tradizionalisti dei cattolici americani,
che accusano il film di mostrare un
Salvatore dal fascino troppo umano.
Ma nonostante le polemiche, negli
Usa Son of God, titolo della versione
«corta» di tre ore per il cinema, ha
sbancato il box office totalizzando nei
primi tre giorni 28 milioni di dollari.
Un record d’incassi che la dice lunga
sull’attualità di una Bibbia forse non
letta da tutti, ma i cui episodi cardine
hanno una tale forza narrativa da aver
ispirato pellicole come Ben Hur, I dieci comandamenti, Il re dei re, L’ultima tentazione di Cristo, La Passione
Sansone
Nonso Anozie,
inglese di
origini
nigeriane
Maria
Roma Downey
interpreta
Maria durante
la Passione
Piccolo con la regista, della commedia
francese Cena tra amici. Nel cast, Valeria
Golino, Micaela Ramazzotti, Alessandro
Gassmann, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo.
di Cristo… Oltre naturalmente il celebre
Gesù di Zeffirelli e la Bibbia anni Sessanta
di John Huston, che oltre a quello di regista, si accollava pure i ruoli di Dio, di Noè
e del narratore della vicenda. Una produzione italiana voluta da Dino De Laurentiis, che ebbe un successo strepitoso ovunque.
A cercare di replicarlo è questa
nuova serie, già vista nel mondo da
oltre 100 milioni di spettatori, la cui
carta vincente sta nel calibrare con
grande senso dello spettacolo stereotipi consolidati e innovazioni di linguaggio e tecnologia. Tutto, assicurano i produttori Mark Burnett e Roma
Downey «nel massimo rispetto dei
testi sacri».
Ciò non toglie che, visti i tempi, i
prodigi divini si debbano adeguare ai
prodigi digitali. Così, basta un cenno
di Mosè perché le acque del Nilo si
trasformino in sangue mentre il Faraone ci sguazza dentro. E un altro cenno perché il Mar Rosso si apra a lasciar passare gli ebrei e si richiuda subito dopo ad annegare i perfidi egizi.
E ancora le mura di Gerico crollano
come carte da gioco al soffio dell’Altissimo, mentre per abbattere quelle
del tempio dei Filistei bastano i muscoli king-size di un Sansone nero
dalle treccioline rasta. Quanto al Diavolo tentatore di Cristo nel deserto,
sembra la Morte del Settimo Sigillo di
Bergman: alto, pallido, incappucciato
di nero. Molte le scene di esplicita
violenza, ma del resto nella Bibbia
non manca. Molti gli scontri tra eserciti alla Cecil de Mille. Molte le sorprese, tra cui scoprire che Giuseppe
non è il solito anziano che salva la reputazione della giovanissima Maria,
ma un suo coetaneo di bell’aspetto.
E visto che il tema va alla grande,
Hollywood coglie la Bibbia al balzo.
Dopo Son of God, in progetto ci sarebbe un Mosè di Spielberg, un Esodo
di Ridley Scott, una Redenzione di
Caino formato thriller soprannaturale. Intanto in arrivo c’è
Noah con Russel
Crowe. Così preso dalla
parte da volere a tutti i
costi che la sua performance venga vista dal
Papa. «Caro Santo padre, Le farebbe piacere
vedere il film di Darren
Aronofsky? Sono certo
che lo troverà suggestivo», ha cinguettato su twitter l’attore australiano. Al momento, da @Pontifex nessuna risposta.
Giuseppina Manin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Hollywood Nuova saga dopo «Twilight» e «Hunger Games». Kate Winslet: un film che racconta gli adolescenti che si sentono diversi dal gruppo
Un futuro da incubo per i ragazzi di «Divergent»
Insieme Theo James (29 anni) e Shailene Woodley (22) in «Divergent»
LOS ANGELES — Dopo
Twilight e Hunger Games Hollywood punta su un’altra storia che ha per protagonisti dei
giovani che cercano la loro
identità. Divergent racconta
una società futura in cui le
persone hanno messo fine alle
guerre dividendosi autonomamente in fazioni a seconda
del loro temperamento. Ancora una volta, un film tratto da
un best seller (stavolta di Veronica Roth) e diretto da Neil
Burger. Gli attori sono nati
quasi tutti negli anni Novanta:
Shailene Woodley, Theo James, Miles Teller, Zoe Kravitz.
Nel cast Kate Winslet e Ashley
Judd.
Girato a Chicago, tra scenari
avveniristici e antiche case abbandonate, il film potrebbe diventare una saga. «Tutti i diritti dei libri successivi a questo
sono già stati acquistati —
spiegano alcuni attori —. Contiamo di ritrovarci tutti per il
secondo round, Insurgent e
anche per il terzo, Allegiant».
Hollywood va a nozze con
questo genere di produzioni
anche se in questo caso, la
speranza è di dare vita «non a
un cinema seriale e dozzinale
— dice il regista —, ma a film
con un alto tasso spettacolare
anche a partire dalle colonne
sonore: abbiamo affiancato
compositori affermati, come il
Leader
Kate Winslet (38
anni) in una scena di «Divergent»,
il film di Neil Burger in cui interpreta una leader
che vuole dare la
caccia e uccidere
ogni adolescente
«non omologato»
nostro Hans Zimmer, a musicisti che i ragazzi seguono
molto, come Junkie XL». Il
mandato è insomma conquistare i giovani. Lo ha ben chiaro anche Kate Winslet: «I ragazzi di oggi cercano aggregazione e immedesimazione
nelle nuove saghe cinematografiche. D’altro canto, molto
prima di Titanic (lei ne fu giovanissima interprete, ndr.),
erano film come Gioventù
bruciata che creavano connes-
sioni tra chi a quei tempi aveva
vent’anni. In Divergent ho trovato temi interessanti: mi riferisco alla famiglia, agli adolescenti o anche a quei ventenni
che si sentono diversi dal
gruppo, ma che, proprio per
questo, hanno bisogno di farne parte, di sentirsi parte di
lotte comuni».
La protagonista del film è
Shailene Woodley, classe 1991:
«Recito da quando ero bambina ma il successo è arrivato
con Paradiso amaro, al fianco
di George Clooney. Il regista,
Alexander Payne, resta uno
dei miei preferiti. Recentemente, ho avuto molti consensi per i film indipendenti che
ho scelto ma penso sia giusto
alternarli a produzioni più
spettacolari come Divergent».
Descrive così il suo personaggio: «Sarò Beatrice Tris anche
nei futuri capitoli della saga.
Se le generazioni precedenti
sono cresciute con Indiana Jones, oggi sono queste bande di
ragazzi al servizio di un mondo in pericolo che piacciono
molto alla mia generazione.
Ognuno di noi ha una spiccata
personalità e tra tutti c’è solidarietà oltre alla ricerca di sentimenti, amicizia, passioni. Io
in particolare sono un’attivista
che lotta per l’ambiente».
A incoraggiarla ad accettare
questo ruolo è stata Jennifer
Lawrence, la star di Hunger
Games: «È stata la prima a dirmi che avrei dovuto girare
questa trilogia di film. Sono
nata in California, nella Simi
Valley, un vasto distretto di Los
Angeles. Sono cresciuta con il
cinema e la televisione e ho
molte amicizie nel settore. Ciò
che mi interessa sono le storie
basate su copioni che affrontano le difficoltà e gli interrogativi della mia generazione».
Giovanna Grassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Spettacoli 39
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
L’album più venduto «Racine carrée» del cantante belga di origini ruandesi
Brevi
Stromae, record italiano:
la prima volta al vertice
di un disco tutto francese
SU RAIDUE
Al via «The Voice»
J-Ax tra i giudici
«The Voice Italia» prende il
via domani su Rai2 con i
coach Noemi, Piero Pelù,
Raffaella Carrà e la novità JAx. «Il rap in televisione è
sempre stato trattato con poca
credibilità — dice J-Ax — ma
le cose stanno cambiando.
Fino ad ora i rapper veri
hanno sempre diffidato del
piccolo schermo».
«Amore, politica, malattie: racconto la vita»
N
on ci era riuscita Carla
Bruni. Nemmeno Aznavour negli anni d’oro. Figuriamoci Gainsbourg, Brassens
o gli altri chansonnier. Mai un
album in francese era arrivato al
numero 1 della classifica italiana. Per dirla con Paolo Conte «i
francesi che si incazzano» non
erano solo quelli del ciclismo,
ma anche quelli della musica.
Regola rotta da Stromae. «Racine carrée» è il disco più venduto in Italia secondo i dati Fimi. Il
vero Sanremo, quello che si vede
con i numeri e i risultati, lo ha
vinto lui. Meglio di tutti i cantanti in gara, compresa la vincitrice
Arisa, terza con «Se vedo te».
Meglio anche di Ligabue, pure
lui ospite del Festival, che ha dovuto lasciargli il posto.
I francesi continuano ad avere
l’umore storto, visto che il ragazzo è belga (con origini ruandesi), ma un album francofono
non era mai arrivato fin lassù.
Aznavour, Manu Chao, Daft
Punk e altri hanno avuto dei numero 1, ma cantando in italiano,
spagnolo o inglese. Il record sinora era di Carlà: quarta posizione nel 2003. «Ho sempre avuto
l’ambizione di essere ascoltato
da un pubblico non francese, ma
non mi sarei mai aspettato questa sorpresa», esordisce.
Gli annunci si ricevono tutti i giorni su:
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29 anni
Altri casi
Aznavour in italiano
Charles Aznavour
(foto) fu numero 1 nel
1971 con «E fu subito
Aznavour», ma erano
canzoni in italiano.
Anche Manu Chao e
Daft Punk sono stati in
testa ma cantavano in
spagnolo e inglese
Carla Bruni quarta
Il record per un disco
in francese era di Carla
Bruni: quarta nel 2003
Già nel 2010 si era fatto notare
con «Alors on dance», pezzo
danzereccio che invitava al ballo
in risposta alla crisi economica.
«Quella canzone mi ha fatto vedere che c’era la possibilità di
trovare il supporto anche fuori
— racconta —. In effetti non è
qualcosa di diverso da quello
che accade da voi o da noi con gli
artisti anglofoni. Per me la musica è prima di tutto una questione di feeling, che si coglie anche
senza capire tutte le parole, e poi
viene la lingua».
Curioso che lo dica lui che è
uno chansonnier 2.0. Di quella
tradizione ha ripreso il gusto per
la parola, per il raccontare storie,
per i personaggi. Quella tradizione però l’ha aggiornata con
suoni moderni e l’ha meticciata
con influenze che arrivano dall’Africa. «Sono influenzato da
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«TEMPO REALE»
Stromae, vero
nome Paul Van
Haver, è nato a
Bruxelles il 12
marzo 1985.
Esordi hip hop,
debutta nel 2010
con «Cheese» che
contiene il
tormentone «Alors
on dance». Nel
2013 esce «Racine
carrée», arrivato
ora al numero 1 in
Italia. Nel disco c’è
«Tous les mêmes»
(a sinistra
un’immagine del
video)
Nuovo cd di Renga
e tour in Messico
Esce oggi «Tempo reale» il
nuovo cd di Francesco Renga:
«Mi avrebbe fatto piacere
vincere Sanremo, ma
l’importante era presentare il
mio nuovo progetto». Nel
disco, oltre al brano di Elisa,
anche uno di Sangiorgi e un
duetto con la Amoroso. A
maggio due show a Milano e
Roma, poi un tour in Messico.
DAL METROPOLITAN
Brel, Aznavour, Edith Piaf, Claude Nougaro e tanti altri. Da loro
ho imparato che il nostro lavoro
non è quello di parlare della nostra vita ma quello di raccontare
storie», commenta.
Nelle canzoni dell’album si va
dal racconto di un bimbo che
cerca il padre (il suo è scappato
quando aveva 3 anni ed è una
delle vittime del genocidio in
Ruanda), a un dialogo con il cancro in «Quand c’es» («Ho la fortuna di non aver perso familiari
per quella malattia, ma ne ho
BADANTE signora referenziata, cerco
lavoro fisso disponibile anche weekend. 328.40.56.917
DAMA compagnia 58enne psicologa
naturopata, assistenza persone. Formazione Steineriana. Milano città.
377.97.90.853
paura. Piuttosto che nasconderli, mostro anche i miei lati oscuri», spiega), alla fotografia sociopolica di «Bâtard», all’amore
«però letto con malinconia, perché la mia musica è come la vita,
mischia felicità e tristezza».
Stromae, il nome d’arte è l’anagramma di Maestro, non trascura l’immagine. I video sono altrettanto importanti. In quello
di «Tous les mêmes» gioca con
l’ambiguità: il suo volto e per
metà uomo e per metà donna.
Per «Formidable» ha scelto inve-
ce di girare una candid camera
fingendosi ubriaco per strada
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40
Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Sport
il sondaggio
Domenica riparte il campionato di F1 con nuove regole
e motori. Secondo voi la Red Bull è davvero fuori
dai giochi (A) o ha la capacità e i mezzi per tornare
competitiva (B) ?
Vota con uno squillo. Chiamata gratuita
A
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B
La Grecia
corteggia
Max Allegri
(a.rav.) Massimiliano Allegri ha ricevuto un’offerta dalla
nazionale della Grecia per diventare c.t. dopo il prossimo
Mondiale. L’ex allenatore del Milan, esonerato dopo la sconfitta
contro il Sassuolo, sta valutando la proposta e andrà presto a
parlare con i vertici della Federazione, forse già la prossima
settimana. Al momento non è affatto sicuro che Max dica sì,
ma è comunque un’ipotesi da tenere presente. Allegri, che in
+39 029 475 4852
Champions Rimontare l’Atletico, questa la missione rossonera
Milan
batti
un colpo
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
MADRID — Via dall’angusto campionato, via dalla pazza (e un po’ cafona) folla della
bassa classifica, via dalle
squadre che si chiudono e
fanno catenaccio, questa è
l’Europa e il Milan ci sta come
nel tinello di casa, si sente capito e rispettato, qua la grandezza del passato trova ancora
spazio nei discorsi delle conferenze e nelle paure degli avversari, pur favoriti (l’Atletico
non ha mai perso in casa nella
Liga, 52 gol fatti e 10 subiti),
pur creativi (i colchoneros
hanno organizzato una colletta di 25 mila euro per dotare
di bandierine i loro tifosi),
pur presumibilmente cattivi
nello stadio fortino. Via, soprattutto, dalla prospettiva di
non esserci l’anno prossimo:
conta il qui e ora, serve prolungare il permesso di soggiorno nella
Ue.
« L a
storia
conta —
assicura
Clarence
Seedorf,
l’uomo
Seedorf: «Un’opportunità
per superare noi stessi»
di mondo che, a maggior ragione si sente a suo agio
quando può parlare tre lingue
e ammirare vasti orizzonti —,
il Milan ne ha una che parla da
sola, i giocatori lo sentono
quando girano per l’Europa e
vogliono contribuire a scriverla. Sono motivati, felici di
uscire dal nostro campionato
per poter giocare questa partita così importante. Non siamo qui solo per noi ma per
l’Italia, ci servono punti Uefa».
Il ricordo che fa sorridere è
quello rispolverato da Adriano Galliani (che ieri sera ha
cenato con Florentino Perez e
Carlo Ancelotti alla ricerca di
suggerimenti per battere l’Atletico): la stagione 2006/2007,
così difficile in campionato,
così esaltante in Champions,
con quell’ottavo di finale
giocato a Monaco di Baviera e i gol di Inzaghi e
Seedorf. «In quell’anno abbiamo tirato
fuori energie che
non c’erano. Quel ricordo mi
dà fiducia, coraggio, ottimismo. Giocheremo con il cuore, da squadra, che è molto
più importante di ogni aspetto tattico».
L’ambiente è già cambiato
da Udine, assicura Clarence,
ed è vero che lui sembra molto più rilassato del suo collega
Simeone, è vero che la truppa
mostra facce sorridenti, compresa quella di Mario Balotelli
che giocherà dal primo minuto e avrà un’altra straordinaria
occasione di crescita. Perché è
così che Seedorf ha impostato
la sfida: «Un’opportunità per
superare noi stessi, come nella vita succede tante volte».
Servono due gol per passare il
turno, Balo è chiamato a inventarsi qualcosa. La società
ci crede, ieri sera è arrivata
anche Barbara Berlusconi che
oggi, assieme a Galliani, parteciperà al banchetto ufficiale
Uefa.
L’idea per riuscire nell’impresa è quella di riproporre la
stessa partita di San Siro. «Il
Allegria
I rossoneri
scherzano
durante
l’allenamento di
ieri in attesa
dell’Atletico.
Sotto Kakà,
31 anni,
(LaPresse
Ansa)
Madrid, ore 20.45
Atletico Madrid Milan
(4-4-2)
13 Courtois
20 Juanfran
23 Miranda
2 Godin
3 Filipe Luis
10 Arda Turan
14 Gabi
4 Mario Suarez
6 Koke
19 Diego Costa
8 Raul Garcia
(4-2-3-1)
32 Abbiati
20 Abate
13 Rami
25 Bonera
28 Emanuelson
34 De Jong
15 Essien
27 Taarabt
16 Poli
22 Kakà
45 Balotelli
Arbitro: Klattenburg (Inghilterra)
Tv: ore 20.45 diretta Sky Sport 1, Sky Calcio 1
e Premium Calcio
loro vantaggio è minimo —
continua Clarence —, non
credo che le due squadre
cambieranno atteggiamento». Gli interpreti, infatti, saranno più o meno gli stessi,
con la differenza di Abate al
posto di De Sciglio, giudicato
stanco. Ci sarà Poli (nonostante, dopo il trauma cranico, ieri in allenamento sia stato colpito da una pallonata in
faccia) in quel ruolo chiave di
incursore ed equilibratore, ci
sarà Taarabt, che «sta crescendo e sarà importante», ci
sarà Kakà, «che non deve sentire il peso di vincere da solo»,
infine «ci deve essere una
squadra che si aiuta».
E se dovesse andare male?
Per una volta non conta solo il
risultato, ma conta anche il
come: solo una figuraccia potrebbe innervosire Silvio Berlusconi. «Ho tutta la fiducia,
costruiremo un bellissimo futuro. Il percorso non dipende
da questa partita, che va vissuta con serenità. Sul percorso ogni tanto c’è qualche incidente ma si va avanti». Il percorso è una strada che attraversa l’Europa.
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il protagonista In 90 minuti può cancellare gli amari ricordi del Real e convincere il c.t. Scolari
Kakà vuole regolare i conti con Madrid
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
MADRID — Dallo scintillante Santiago Bernabeu al fatiscente Vicente
Calderon, passando per Milano. Riccardo Kakà è tornato a Madrid e il suo
sorriso pallido e un po’ sperduto è stato il più fotografato dai cellulari dei tifosi all’aeroporto e davanti all’albergo
che ospita la squadra. Se per il Milan
quello di stasera è l’incrocio decisivo di
una stagione dimessa, per il brasiliano
è tante cose tutte insieme, raccolte in
90 minuti da giocare più con il cuore
che con le gambe: l’ultima chiamata
per il Mondiale, innanzitutto.
Poi, in ordine sparso, una rivincita sulla Spagna che lo ha accolto come un re e cacciato
senza gloria e un derby se, nel
profondo, a Riccardino fosse
rimasto un po’ di quell’orgoglio blanco, simbolo della sua
vecchia squadra.
Kakà è stato acquistato da Florentino Perez nel giugno del 2009 per la
smodata cifra di 67 milioni e mezzo di
euro. Doveva essere il simbolo di una
nuova grandeur madridista per tentare
di dare l’assalto al Barcellona e invece il
suo ingaggio è stato oscurato da quello
di Ronaldo, pagato 80 milioni. Se il
brasiliano, nella sua amara esperienza
madrilena, sia rimasto schiacciato più
dal paragone con Cristiano o dagli infortuni, non lo sapremo mai sino in
fondo. Resta però una certezza: in Spagna il vero Kakà non lo hanno mai visto. Mentre Cristiano Ronaldo diventava il simbolo del Madrid, l’ex milanista passava dall’infermeria alla panchina, con tappe malinconiche in tribuna.
In Spagna non si è mai sentito a casa.
O, come aggiungono i fedelissimi, non
è mai riuscito a dimenticare il Milan.
Magari più semplicemente è stato fre-
gato dalla sfortuna. La pubalgia è stata
scomoda compagna di viaggio durante
il primo anno, il menisco del ginocchio
sinistro gli ha rovinato il secondo e nel
terzo ci ha pensato Mourinho a lasciarlo quasi sempre fuori. Totale, tutto
compreso, 120 partite e appena 29 reti.
Così Galliani, nella notte fra l’1 e il 2
settembre, ha fiutato l’affarone: riportare a casa il figliol prodigo praticamente gratis e con l’ingaggio più che
dimezzato. I milanisti lo amano dal
profondo del cuore. La sua maglietta
numero 22 è la più venduta sulle ban-
L’occasione
L’amico-allenatore Clarence
ha bisogno del suo talento,
la sfida con gli spagnoli
è un’occasione da non fallire
carelle e lui è il più applaudito a San Siro. Il rendimento, però, è stato altalenante: bene all’inizio, così e così adesso, proprio quando l’amico Seedorf ha
bisogno del suo talento: 19 presenze, 5
reti, le ultime una doppietta all’Atalanta il 6 gennaio, più di due mesi fa. Clarence si aspetta molto da Riccardino
nello stadio dei colchoneros, pieno sino all’inverosimile. Loro due, ex Real al
pari di Essien e Robinho, sanno bene
quanto sia dura espugnare il Vicente
Calderon. Ma, come ricorda il Professore, «niente è perduto, la sfida è aperta». Il Milan sogna di andare ai quarti
di Champions con i gol di Kakà. Kakà
sogna di eliminare l’Atletico anche per
dimostrare allo scettico c.t. Scolari che
merita un posto tra i 23 del Mondiale.
Tutto in una notte. E non è soltanto un
modo di dire.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il programma
Champions League
Ottavi di finale, ritorno
Oggi, ore 20.45
Bayern-Arsenal
(and. 2-0)
SkySp3, SkyC2, PremiumC1
Atletico Madrid-MILAN
(and. 1-0)
SkySp1, SkyC2, PremiumC
Domani, 12/3, ore 20.45
Barcellona-Manchester City
(and. 2-0)
Rete4, SkySp1, SkyC1, PremiumC
Psg-Bayer Leverkusen
(and. 4-0)
SkyS3, SkyC2, PremiumC1
Martedì 18/3, ore 20.45
Chelsea-Galatasaray
(and. 1-1)
Real Madrid-Schalke 04
(and. 6-1)
Mercoledì 19/3, ore 20.45
Borussia Dortmund-Zenit
(and. 4-2)
Manchester U.-Olympiacos
(and. 0-2)
Europa League
Ottavi di finale, andata
Giovedì 13/3, ore 19
(ritorno giovedì 20/3)
Ludogorets-Valencia
SkyC3
Porto-NAPOLI
SkyC1, PremiumC
Basilea-Salisburgo
SkyC4
ore 21.05
JUVENTUS-FIORENTINA
Canale5, SkyC2, PremiumC
Az Alkmaar-Anzhi
SkyC5
Lione-Viktoria Plzen
SkyC6
Siviglia-Betis Siviglia
SkyC4
Tottenham-Benfica
SkyC3
Sport 41
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
questo periodo si aggiorna guardando partite e studiando
l’inglese, era stato indicato anche tra i candidati per la
panchina degli azzurri, la probabile decisione di Prandelli di
continuare anche dopo l’impegno in Brasile sembra però far
sfumare questa possibilità. Un’alternativa sempre calda porta
al Monaco, dove sembra si siano stancati di Claudio Ranieri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Si qualifica se...
Il Milan parte dallo 0-1, si qualifica se
vince 2-0 o se vince con un gol
di scarto segnandone almeno due
7
gli anni
passati dal quarto
di Champions con il
Bayern: a San Siro
finì 2-2 (Pirlo, Kakà
e doppietta di Van
Buyten), nel ritorno
a Monaco (11 aprile
2007), il Milan vinse
2-0 (gol di Seedorf
e Inzaghi) e passò il
turno. Vinse il trofeo
battendo in finale il
Liverpool 2-1
1
Serie B: Palermo, 3 gol e A vicina Spalletti esonerato dallo Zenit
Il Palermo allunga e «vede» la A: battuta 3-0 la Juve Stabia (Bolzoni 2 e Vazquez).
Oggi recupero di Carpi-Modena. Classifica: Palermo p. 53; Empoli 46; Latina 45;
Avellino e V. Lanciano 44; Cesena 43; Trapani e Crotone 42; Spezia 40; Siena (-7) 39;
Carpi* e Pescara 38; Brescia 37; Modena e Varese 36; Ternana 35; Bari (-3) 32; Novara 31; Reggina 25; Cittadella 23; Padova* 22; Juve Stabia 15. (*) una partita in meno
L’esperienza in Russia di Luciano Spalletti è giunta al capolinea: il sito russo
Sport Express scrive che è stato esonerato. Al suo posto in panchina Sergei Semak,
ex giocatore dello Zenit. A Spalletti, alla guida del club dal 2009 (2 campionati, 1
Coppa di Russia, 1 Supercoppa), sarebbero state fatali la sconfitta interna di Champions con il Borussia (2-4) e l’ultimo 0-0 in campionato con il Tomsk, penultimo.
La deriva del tifo Tosel indaga su Juve-Fiorentina e sugli ultrà della Roma
Nazionale
Cori, striscioni, insulti
Il peggio dello Stadium
all’esame del giudice
Cassano
in azzurro?
No (per ora)
Mariella Scirea: via il nome dalla curva
DAL NOSTRO INVIATO
vittoria
in trasferta per il
Milan in questa
edizione della
Champions il 26
novembre 2013
a Glasgow:
3-0 al Celtic.
Sono seguite una
sconfitta (1-3
a Barcellona)
e un pareggio (1-1
ad Amsterdam
contro l’Ajax)
17
gli anni
passati dall’ultima
volta che l’Atletico
Madrid (con
Diego Simeone
in campo)
è approdato
ai quarti di finale di
Champions. Nel
marzo 1997, uscì
poi con l’Ajax (1-1
ad Amsterdam e
2-3 al Calderon ai
supplementari)
TORINO — Domenica si è avuta una dimostrazione pratica dell’assioma di Gigi Buffon: «Gli
esempi ai bambini li devono dare i
genitori, non i calciatori». Da un
punto di vista sportivo, la prima
(di tre) Juventus-Fiorentina, è
stata esemplare. Fuori, però, nessuno si è adeguato al comportamento di giocatori e tecnici. Si è
sentito e visto di tutto: cori antisemiti (parte Juve) e nefandezze
sull’Heysel (parte Fiorentina), oltre al solito campionario di insulti
«semplici» di cui ormai, completamente assuefatti, neanche ci accorgiamo più.
Sui fatti di Torino, il giudice
sportivo Gianpaolo Tosel ha disposto un supplemento di indagine. «Una parte dei tifosi stipati
nella Curva Sud della Juventus,
nei minuti finali del primo tempo,
intonava un coro dal biasimevole
tenore antisemita le cui parole
non sono state comprese dagli
ispettori. Tuttavia, tale coro, è
sufficientemente intellegibile nel
file-video allegato come relazione
integrativa dalla stessa Procura
federale. L’organismo è incaricato
quindi di acquisire e di riferire al
giudice stesso, anche tramite
l’Osservatorio sulle Manifestazio-
ni Sportive, ogni ulteriore circostanza utile». La società viola rischia 50 mila euro di multa, la
curva della Juventus, con la fedina
penale già macchiata, un’altra
squalifica. Anzi due. La vedova di
Gaetano Scirea, Mariella, ha chiesto di togliere il nome di suo marito alla curva. «Gaetano è stato
un esempio di sportività, non può
essere accostato a episodi di grande inciviltà». In tema di cori, anche i tifosi della Roma sono indagati per il solito ritornello antipartenopeo. Anche per loro incombe un’altra domenica fuori
dallo stadio.
Considerato il clima generale,
la Juventus avrebbe potuto evitare
il tweet sulla «Fiorentina buona a
Tifo
La curva dei
supporter della
Fiorentina
domenica
durante
la partita
con la Juventus
nella quale sono stati esposti
striscioni offensivi (Ansa)
pranzo». Al di là del giudizio sulla
battuta, l’intervento è apparso
avulso dal contesto. Hai vinto, fai
il bravo. Certo, in un posto normale, o almeno passabile, la freddura
passerebbe inosservata. Ma l’Italia
è il Paese dei brillanti (se il comico
lo faccio io) e dei permalosi (se lo
fai tu). La Fiorentina, a livello di
società, non ha replicato, i tifosi sì.
Tra questi l’ex capitano/bandiera/
dirigente Giancarlo Antognoni:
«Uscita inopportuna. Ormai lo stile manca a tutti». Bisogna stare attenti anche alle perifrastiche. Fernando Llorente ha chiam a to F r a n ces co
Totti per spiegare
che la frase attribuita a suo fratello
(«Fernando parla
italiano meglio di
Totti») è stata una
forzatura giornalistica, un fraintendimento. «Francesco
è un grande uomo,
un esempio». Eccolo.
Tutto questo ha
messo nelle note a margine, ma
non troppo, lo straordinario campionato della Juventus. Antonio
Conte ha concesso un giorno di riposo: il tecnico ha visto qualcuno
stanco. La parte finale della stagione lo vedrà sempre di vedetta.
C’è il timore di un rilassamento, di
un atteggiamento al risparmio,
consciamente o inconsciamente.
Incombe il Mondiale, per quasi
tutti i giocatori della Juventus. E
l’Europa League, dopo il primo assaggio, ha fatto venire appetito.
Prima lo scudetto, però Madama
vuole provare a vincere la Coppa.
E non è un coro da stadio, ma un
desiderio vero.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli avversari
Infortunio Il romanista fuori da 6 a 9 mesi, perderà anche il Mondiale con l’Olanda
Simeone carica i colchoneros
«Per noi è come una finale»
Il crac di Strootman e quei 4’ di troppo
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
MADRID — Il primo tackle duro Diego Simeone lo ha già fatto,
proprio come quando era giocatore: un’entrataccia
all’interprete, una signora bionda e impaurita, colpevole di non
aver riportato fedelmente il suo pensiero nella conferenza
stampa della vigilia. Il Cholo aveva tutte le ragioni del mondo,
ma il richiamo è sembrato un po’ sopra le righe. L’allenatore è
nervoso e il nervosismo, in certi momenti, non è un gran
compagno di viaggio. Ma non c’è da illudersi. Simeone, di
solito, sa gestire le pressioni e in attesa del Milan ha
catechizzato i suoi giocatori facendo un grande lavoro
psicologico: guai ad abbassare la
guardia proprio ora che siamo vicini
alla meta. «Per noi è come una
finale». Perciò l’allenatore tiene tutti
sulla corda e non svela le carte anche
se la formazione è già decisa e sarà la
stessa di San Siro con il ritorno del
terzino Filipe Luis al posto di Insua.
«Il risultato dell’andata condizionerà
la tattica del Milan che sarà costretto
ad attaccare. Per noi sarà decisivo il
lavoro del centrocampo». Che deve
chiudere gli spazi e ripartire. Gabi e
Cholo Diego Simeone
Mario Suarez dovranno formare una
diga per respingere i rossoneri, Arda Turan e Koke avranno il
compito di rilanciare l’azione sulle fasce e innescare, insieme a
Raul Garcia, il cecchino Diego Costa. «Dovremo approfittare
degli spazi che il Milan, inevitabilmente, sarà costretto a
lasciare». Detta così sembra la vecchia tattica italiana, difesa e
contropiede, che il Cholo ha imparato alla perfezione nel nostro
campionato. Ma il suo Atletico sa fare di più: calcio intenso,
aggressivo e duro, combinato a un pressing asfissiante. «Mi
aspetto il Milan migliore, una squadra che ha dalla sua la forza
della storia e giocatori di grande richiamo: Balotelli può fare la
differenza, Taarabt ha qualità e non andrà lasciato libero di
attaccare, così come Poli e Emanuelson». Tutto è stato
preparato come si deve. La parola, ora, spetta al campo.
a.b.
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ROMA — A tre mesi dal
Mondiale, e in attesa di
incontrare nelle prossime
ore il presidente federale
Abete per discutere del suo
futuro, Cesare Prandelli
(foto sopra) ha dato il via
all’ operazione di
ringiovanimento dell’
Italia. Ieri, nel primo
giorno di allenamenti
all’Acqua Acetosa di Roma,
il c.t. ha iniziato a visionare
i giovani più interessanti
del campionato con
l’obiettivo di trovare
risorse nuove da inserire
nel gruppo che si dovrà
formare dopo il Brasile.
L’obiettivo di questo stage,
che la Lega di A ha fatto
cadere dall’alto, è quello di
valutare attraverso il
confronto di dati fisici e
tecnici, la risposta dei
potenziali azzurri del
futuro. Una specie di
nazionale sperimentale,
come aveva fatto
nell’ultimo anno il c.t.
dell’Italbasket, Simone
Pianigiani. Tra i 30
convocati (Romagnoli è
stato costretto al forfait per
un problema muscolare
Lesione del legamento del ginocchio: perché non è stato subito sostituito?
ROMA — Il verdetto pareva
già scritto, dopo l’infortunio
nella partita contro il Napoli.
Purtroppo per Kevin Strootman e per la Roma non ci sono state sorprese: l’olandese
dovrà star fuori tra i sei e i nove mesi per la «lesione del legamento crociato anteriore
del ginocchio sinistro, con
possibile interessamento
meniscale».
Una botta terribile per il
centrocampista, che chiude il
campionato e deve rinunciare al Mondiale brasiliano, dove sarebbe stato il capitano
degli oranje. Nelle prossime
ore il giocatore sceglierà dove
farsi operare. La differenza
dei tempi di recupero sarà
data dalla necessità o meno di
intervenire sul menisco e dalla risposta personale del calciatore alle cure.
Ha fatto discutere la dinamica dell’incidente. Strootman era entrato in campo con
una vistosa protezione al ginocchio destro, che era stato
colpito da Valbuena durante
l’amichevole di mercoledì
scorso tra Francia e Olanda. Il
ginocchio infortunato, però,
è il sinistro e non ci sono collegamenti tra i due fatti. Semmai sembra quasi certo che
Strootman abbia subito la lesione (almeno parziale) già al
7’, quando una spallata di
Dzemaili gli ha fatto perdere
l’equilibrio, facendogli appoggiare il peso del corpo in
maniera innaturale sull’articolazione. L’olandese è finito
a terra, urlando dal dolore. È
stato portato fuori dal campo,
si è rialzato dopo il solito
spray «miracoloso» e ha provato a riprendere il gioco.
Quattro minuti dopo, però,
senza altri contatti con avversari, è crollato a terra nell’area
di rigore giallorossa.
È stato un errore non farlo
uscire subito? I minuti in più
hanno aggravato la sua lesio-
Intempestivo
Forse un errore non
farlo uscire subito,
ma questo non ha
aggravato l’infortunio
Incoraggiamento
Totti: «Kevin pensa
solo al recupero,
la tua volontà
farà la differenza»
ne? La prima risposta è quasi
sicuramente «sì», perché il
dolore era già alto. La seconda è molto probabilmente
«no», perché il danno ormai
era stato fatto.
«È una notizia drammatica
per Kevin — ha detto il c.t.
olandese Louis van Gaal —.
Posso immaginare che gli sia
crollato il mondo addosso.
Non andare in Brasile è un
sogno infranto». Moltissimi i
messaggi dei compagni di
squadra (anche del presidente Pallotta) e dei tifosi, tanto
che l’hashtag #ForzaKevin ha
spopolato su Twitter. Francesco Totti, che nel 2006 rischiò di saltare il Mondiale
per un infortunio, ha voluto
essere vicino a Kevin: «Ora
devi pensare solo a recuperare e so già che lo farai con la
stessa determinazione che
metti ogni volta che giochi: la
tua volontà farà la differenza».
Nell’immediato, il sostituto di Strootman sarà probabilmente Rodrigo Taddei, che
a Napoli si è ben comportato.
I lunghi tempi di recupero
possono condizionare anche
il mercato futuro: ora più che
mai è necessario il prolungamento di contratto di Miralem Pjanic.
Luca Valdiserri
A terra Kevin Strootman k.o. sul prato del San Paolo (Ansa)
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all’adduttore sinistro), ci
sono cinque portieri
(compreso Perin, già
chiamato per la Spagna);
otto difensori; undici
centrocampisti e sei
attaccanti. Nove giocano in
B: il portiere Leali (Spezia);
i difensori Camporese
(Cesena) e Rugani
(Empoli); i centrocampisti
Bernardeschi e Dezi
(Crotone), Gagliardini
(Cesena) e Viviani (Latina)
e Bellomo (Spezia) più
l’attaccante Comi
(Lanciano). Molto si è
parlato in queste ore della
possibilità di un ritorno di
Cassano (foto sotto) in
nazionale per il Mondiale
brasiliano, visto quanto sta
combinando nel Parma,
lanciatissimo verso
l’Europa. L’orientamento
non è questo, dopo
l’esperienza dell’Europeo
2012, ma in attacco la
situazione al momento è
tutt’altro che definita ed è
il reparto dove
permangono i maggiori
dubbi, anche a causa
dell’infortunio di Giuseppe
Rossi. Per cui tutto può
diventare possibile, anche
quello che ora appare
impossibile.
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
IL BUONO DEL BIOLOGICO
DAL 1978
Sport 43
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
F1, la Red Bull è preoccupata
Volley, il girone delle azzurre
Parigi-Nizza, tappa a Hofland
«Il nostro dominio è forse finito», ha ammesso Dietrich Mateschitz, il proprietario della Red Bull campione del mondo alle prese con problemi di affidabilità alla vigilia del Mondiale di F1 che parte domenica in Australia. Anche
se, continua Mateschitz, «la situazione può evolvere e Vettel e la squadra sanno accettare ogni sfida». Poi la speranza: «La macchina sarà all’altezza».
Sorteggiati a Parma i gironi della prima fase del Mondiale femminile di
volley che si disputerà in Italia dal 23 settembre al 12 ottobre prossimi. Le
azzurre sono state inserite nella pool A (giocheranno a Roma) e dovranno
vedersela con Germania, Argentina, Croazia, Tunisia e, quasi sicuramente (le qualificazioni non sono ancora concluse), Repubblica Dominicana.
L’olandese Hofland ha vinto in volata la 2a tappa della Parigi-Nizza,
mentre il francese Bouhanni si conferma al comando della classifica
generale. Il 22enne, alla prima vittoria di tappa in carriera, ha chiuso in
4 ore, 53 minuti e 46 secondi dopo i 205 km da Trek da Rambouillet a
Saint-Georges sur Baulche. Nibali è arrivato 31°, nel gruppo.
Nerazzurri In 5 partite recuperati 7 punti alla Fiorentina
Evasione fiscale
Mazzarri in rimonta
Adesso la sua Inter
ha di nuovo un’anima
Hoeness rischia
10 anni di carcere
«Ma non sono
un parassita»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Thohir: «Ma la strada è ancora lunga»
MILANO — Come ha spiegato una volta Walter Mazzarri, «il
calcio non è una scienza esatta,
ma va studiato come una scienza». Ed è per questo che i numeri spiegano tante cose. Ce n’è
uno di grande significato, per
capire il momento dell’Inter:
nelle ultime cinque partite
(Sassuolo, Fiorentina, Cagliari,
Roma e Torino), i nerazzurri
hanno guadagnato sette punti
sulla Fiorentina, che li precede.
Il 2 febbraio, non appena si era
chiuso il mercato, la squadra di
Montella (per altro sconfitta a
Cagliari) aveva 41 punti e 33
quella di Mazzarri, uscita battuta dallo Stadium contro la Juve.
Adesso il divario si è assottigliato: 45 punti contro 44 e
l’idea del quarto posto, nonostante la grande corsa del Parma, non è più un traguardo impossibile.
Siccome non è che l’Inter in
queste cinque partite abbia
messo in vetrina un calcio straordinario, gli undici punti raccolti (tre vittorie e due pareggi,
uno all’Olimpico con la Roma)
danno l’idea di una squadra che
ha ritrovato lo spirito da battaglia del suo allenatore. Inquieto
davanti alla panchina, ma concreto. Non era facile riconsegnare un’identità a una squadra
che sembrava aver smarrito la
propria anima a gennaio, in uno ra 11, la strada è lunga». Neldei momenti più agitati e diffi- l’occasione, il presidente è apcili da capire del post-triplete. parso più pragmatico che ottiMazzarri ci è riuscito, puntando mista. Su Ranocchia, che è torsu una conoscenza migliorata nato in squadra dopo due mesi
della rosa; sul ritorno al gol di di purgatorio: «Prima della fine
Palacio (seconda rete del 2014, della stagione valuteremo tutti i
dopo Firenze); sull’arrivo di giocatori, quelli che resteranno
Hernanes, l’uomo che sa tenere e quelli che saranno ceduti. Ma
insieme la squadra e saltare è positivo che tutti nella squal’uomo, come si dice adesso; sul
recupero di Icardi, che sta imparando a soffrire; sul ritorno di
Samuel e Cambiasso, i due
grandi «vecchi» che spiegano
perché sia stato così difficile rinnovare la squadra,
dopo il 2011 (secondo
dra vogliano dare il masposto in campionato e
simo, perché noi vogliaCoppa Italia) e permo bene a tutti, ma alla
ché Zanetti sia per
fine vogliamo che renora il più votato fra
dano al meglio». E sulle «stelle» nerazla vecchia guardia:
zurre (vedere il sito
«Palacio sta trattando
www.inter.it).
il rinnovo del conCosì Erick
tratto; Cambiasso ha
Thohir è ripartito
giocato bene, come
da Milano con l’aria
era capitato prima con
più soddisfatta riSamuel, ma alla fine
spetto all’ultima sua
della stagione giudicheErik Thohir e Massimo Moratti, fianco a fianco domenica
apparizione milanese
remo tutti, non solo loro,
a San Siro durante la sfida con il Torino, sembrano in(1-1 con il Cagliari):
perché vogliamo costruire
dicare Rodrigo Palacio: El Trenza, dopo l’ultimo
«La vittoria sul Torino è
una squadra per i prossimi
derby (gol di tacco), ha risolto (di testa) anche
stato un bel regalo di comtre anni. Sarà importante la
la pratica con i granata . Dopo un avvio
pleanno per i tifosi; spero che
pianificazione non soltanto deldi 2014 faticoso, Palacio si era
la squadra sia sempre solida e
la prossima stagione».
sbloccato a Firenze.
che possa conquistare punti in
Più che una «rivoluzione
ogni partita. Ne mancano ancomorbida, non in stile america-
Ammirati da El Trenza
MotoGp
Fabio Monti
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Basket Undici vittorie consecutive in campionato e un’Europa che sorride
Poker Cal
Crutchlow,
Claudio Domenicali, Gigi Dall’Igna
e Andrea
Dovizioso
Ducati prepara la svolta
«Torneremo da podio»
Il manifesto rosso del 2014 è
chiaro: «Non ci interessa lo spirito olimpico, vogliamo il podio». Lo ha detto ieri alla presentazione Ducati all’Audi Forum di
Monaco l’ingegner Luigi Dall’Igna, nuovo boss di Ducati Corse dopo una vita all’Aprilia.
L’attacco ai posti nobili della
MotoGp occupati da Yamaha e
Honda avverrà con Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow in sella e
con l’adesione alla categoria
Open, l’alternativa ai prototipi
Factory dotata di centralina unica ma con 24 litri di benzina anziché i 20 dei prototipi e 12 motori a disposizione anziché 5.
Una novità che ha creato molte
polemiche e ha spinto gli organizzatori a inventarsi pure la
Factory 2, categoria intermedia
che prevede limitazioni per
quelle moto Open che durante il
campionato dovessero ottenere
tre terzi posti o due secondi o
una vittoria: in quel caso i litri
no, dove si cambia tutto per
partito preso», come l’ha definita il d.g. Fassone (a Radiouno), l’atteggiamento del presidente Thohir è quello di un
azionista di maggioranza, che
guarda il mondo interista con il
sereno distacco di chi deve ricostruire la squadra, senza farsi
condizionare dalla passione,
che ha sempre guidato Moratti
e che ha portato i nerazzurri in
cima al mondo (18 dicembre
2010). È il calcio del terzo millennio, del fairplay finanziario
voluto dall’Uefa (ma non per
tutti), dei bilanci da quadrare,
della globalizzazione. È il calcio
di adesso.
scenderebbero a 22,5 e i motori a
9.
Una mossa, tecnica e politica,
«contro di noi», dicono in Ducati. Il cui software sofisticato,
troppo da prototipo appunto,
sarebbe fuori dallo spirito della
Open, come sostiene soprattutto
la Honda. Dall’Igna spiega: «Per
un team privato è più difficile lavorare sul software rispetto a
una Casa come la Ducati e così la
Dorna ha preso questa decisione. È un compromesso, come tale lo accettiamo, anche se non
mi fa felice. Per noi comunque la
scelta Open resta decisiva per lo
sviluppo». E la fiducia è tanta:
«Vogliamo invertire la tendenza
negativa degli ultimi anni. Qui
ho trovato grandi competenze
tecniche e rapporti umani perfetti». Ora è il momento del gas.
L’impressione è che qualcosa di
buono verrà.
al.p.
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L’EA7 non solo vince ma piace
I segreti? Difesa, esterni e lunghi
Milano che piace alla gente
che piace. È bello, il Forum
strapieno, in diecimila colorati di bianco e di rosso, un
fenomeno sociale transgenerazionale. Vecchi amanti che
tornano, cercando il lenimento ai lunghi anni nostalgici, quelli che aspettano, dal
1996. Insieme alle nuove generazioni di genitori e figli,
sapientemente «allevati» dalle politiche promozionali
della società. Soltanto marketing? O c’è di più?
C’è la squadra. Costretti in
passato a dire sotto il vestito
niente, adesso sotto il raso vive e si muove un corpo seducente. Dicono che il lievito
sulla torta sia stato l’arrivo di
Daniel Hackett. Probabile. Un
reagente. Che ha trasmesso
carisma e consapevolezza ad
un gruppo che si va facendo
sempre più consistente e comincia ad essere convincente. La EA7 non perde in campionato dall’antivigilia di Natale a Cantù (11 vittorie cons e c u t i ve ) e d a n c h e n e l
panorama europeo sta sorgendo il sole dell’avvenire.
Segreti? Non ce ne sono.
Semmai, da rilevare alcune
caratteristiche che stanno entrando in sintonia. In primo
Leader
Daniel
Hackett,
26 anni,
all’EA7
dal 24
dicembre
scorso
(LaPresse)
luogo, la difesa di Moss e
Melli, l’espansionismo del
primo sulle linee esterne che
filtra gli attacchi avversari e
spinge chi scappa (pochi)
nelle forche della mobilità laterale (scivolamenti) e nell’esplosività verticale del secondo. Poi, una lama sottile,
velenosa e spietata, come il
primo passo di Langford, seta
che uccide, per creare dal nul-
BERLINO — Andrà in prigione oppure
no? In un Paese incline nel passato alla
speculazione filosofica, questo
interrogativo molto concreto anima oggi
il dibattito politico-sportivo. Stiamo
parlando di Uli Hoeness (nella foto), la
bandiera del Bayern, una corazzata che
sbaraglia senza pietà gli avversari in
Bundesliga e che vuole prendersi
quest’anno anche la Champions. L’ex
campione del mondo sta giocando la sua
partita più difficile perché nel processo
per evasione fiscale iniziato ieri a Monaco
rischia dieci anni di reclusione. La faccia
l’ha già persa quando, qualche mese fa, fu
rispolverata una vecchia intervista alla
Bild in cui proclamava: «Lo so che è
stupido, ma io pago tutte le mie tasse».
Ora non fa che scusarsi, anche con accenti
che, questa volta, non sembrano del tutto
insinceri. Ma potrebbe essere troppo
tardi, se è vero, come ha ammesso il suo
avvocato, che i redditi nascosti al Fisco,
grazie ad un conto segreto in Svizzera,
ammontano addirittura a 33,5 milioni di
euro. I giornali tedeschi parlano da tempo
della «caduta di un idolo», ricordando la
grande popolarità di un manager che ha
sempre dimostrato correttezza e ha
esaltato i valori della solidarietà. Sono in
la il colpo al cuore avversari.
Ancora, la forza dell’ariete
Gentile, capace di abbattere il
muro difensivo anche da fermo e, naturalmente, la visione ambidestra di Hackett, che
tiene il campo sotto controllo
producendo anche l’indotto
di Jerrells che, liberato dal peso di una responsabilità gestionale esclusiva, sta diventato arma tattica micidiale. La
buona novella?
La EA7 è in grado di vincere anche quando uno di questi «fulcri» si inceppa. Allora,
un segreto c’è? Lo sa solo Luca Banchi: «Il metronomo del
nostro gioco in attacco non è,
come potrebbe sembrare, negli esterni. Ma nei lunghi.
Con la sequenza dei blocchi,
dei tagli, delle spaziature, sono loro che danno ritmo al
nostro attacco. Sono loro che
dettano le frequenze e danno
armonia». Quella «armonia
di gioco superiore» che il coach milanese va cercando. E
che lo spaventoso atletismo
del nigeriano Gani Lawal e la
consistente crescita del giamaicano Samardo Samuels
sembrano garantire.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
molti a ricordare le tante iniziative di
beneficenza, e perfino l’aiuto offerto a ex
colleghi in difficoltà, come Gerd Müller,
minacciato dall’alcolismo. Ma forse non è
solo per questo che la repubblica del
calcio, che è sempre un mondo a parte, ha
preso immediatamente le sue difese. Le
dimissioni dalla presidenza del Bayern
sono state respinte, i tifosi si sono stretti
intorno a lui. «La grande maggioranza di
noi lo appoggerà. Ha sbagliato, ma questo
non fa di lui una cattiva persona», ha
dichiarato a Deutsche Welle Bernd
Hoffmann, il presidente del club di
Nabburg di cui Hoeness è un membro
onorario. La politica si è divisa, ma non ha
ruggito più di tanto. Certo, i
socialdemocratici sono stati molto critici,
ma quello che conta veramente sono i
legami ancora ben saldi con la leadership
cristiano-sociale bavarese. «Abbiamo
bisogno di lui», ha detto l’ex governatore
e candidato cancelliere Edmund Stoiber.
In mezzo Angela Merkel, come sempre,
che si è detta a suo tempo «delusa». La
sentenza dovrebbe arrivare giovedì. Per
l’ex nazionale tedesco, che ha affiancato a
quella di dirigente una fortunata attività
di industriale nel campo degli insaccati, il
problema è che i giudici tedeschi spesso
non si limitano a valutare le prove ma
vogliono andare alla ricerca della verità.
La dichiarazione volontaria con cui
Hoeness si autoaccusò un anno fa
potrebbe essere ritenuta incompleta e non
sufficiente per ridurre la pena. Lui,
intanto, ha confessato tutto il
confessabile. «Ero pazzo, non facevo altro
che giocare in borsa somme elevatissime,
ma non sono un parassita», si è
giustificato. La Corte, però, ha la moviola.
Paolo Lepri
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Antonio Angioni partecipa commosso al dolore
dell'Avvocato Antonio Mucciarelli e della sua famiglia per la prematura perdita dell'
L'Ordine degli Avvocati di Milano sentitamente
partecipa al lutto dei familiari per la scomparsa
dell'
Avv. Prof. Guido Mucciarelli
Avv. Guido Paolo Giovanni
Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Vittorio e Salvatore Grimaldi partecipano commossi al dolore di Francesco per la scomparsa del
fratello
Prof. Guido Mucciarelli
- Roma, 10 marzo 2014.
Maurizio Tamagnini si stringe con affetto
all'amico Francesco e alla sua famiglia nel dolore
per la perdita del caro
Avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Sergio Ravaglia, profondamente colpito, partecipa con grande affetto al dolore di Francesco,
del suo papà e della sua famiglia per la scomparsa del caro
Avv. Prof. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Bepi Gasparrini, con Tina, Luciana e Carlo,
partecipa al dolore della famiglia Mucciarelli ricordando con commozione il caro amico
Guido
uomo colto e sensibile e giurista valoroso.
- Milano, 10 marzo 2014.
Valeria e Bruno, con Alessandra e Fabio sono
vicini a Francesco, Carla ed Elena nel momento
della perdita del loro caro
Guido
- Milano, 10 marzo 2014.
Angelo Casò ricorda con affetto
Guido Mucciarelli
e partecipa al dolore dei familiari.
- Milano, 10 marzo 2014.
Giovanni Recordati è affettuosamente vicino a
Francesco Mucciarelli e alla sua famiglia nel ricordo del carissimo fratello
Prof. Avv. Guido Paolo
Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Oreste Dominioni, Fabrizio Gobbi, Francesco
Sbisà e Tiziana Bellani sono vicini a Francesco e
partecipano al suo grande dolore per la perdita
del fratello
prof. avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Domenico Pulitanò e Mario Zanchetti sono vicini a Francesco nel dolore per la morte del fratello ed amico
prof. avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Salvatore Catalano partecipa al dolore di Francesco per la perdita del fratello
Avv. Prof. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
L'ingegner Ignazio Capuano e la società Reno
De Medici partecipano al grande dolore dell'Avvocato Antonio Mucciarelli e della famiglia per la
scomparsa del
Prof. Avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
L'Amministratore Delegato, Carlo Clavarino
assieme ai membri del Consiglio d'Amministrazione ed alla Direzione Legale di Aon Italia partecipa al grande dolore del Professor Avvocato
Antonio Mucciarelli e famiglia per la scomparsa
dell'
Avv. Prof. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
I condomini, l'Amministratore, il custode del
condominio di via della Moscova 40/5 - Milano
partecipano al dolore della famiglia per la prematura scomparsa dell'
Avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Mauro Micillo profondamente colpito dalla
scomparsa della piccola
Matilde
esprime il suo più accorato cordoglio a Matteo,
Elisabetta e Cecilia De Laurentiis e si unisce al
loro dolore con sincera commozione.
- Milano, 11 marzo 2014.
Alla piccola
Matilde De Laurentiis
compagna di sci di mio figlio Federico, che riposi
in pace nel cuore della sua mamma e del suo
papà.- La famiglia Bruno.
- Milano, 10 marzo 2014.
Ciao
Matilde
sarai sempre nei nostri cuori.- I bambini della
classe Arcobaleno della Scuola Materna di via Palermo, Milano con i genitori.
- Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente Andrea Beltratti, l'Amministratore
Delegato Tommaso Corcos, il Consiglio di Amministrazione e tutti i dipendenti di Eurizon Capital Sgr sono vicini con infinito affetto a Matteo,
Elisabetta e Cecilia per la prematura scomparsa
di
Matilde De Laurentiis
- Milano, 10 marzo 2014.
Tommaso Corcos, commosso per la prematura
scomparsa di
Matilde
è vicino alla famiglia in questo momento di grande dolore e porge le sue sentite condoglianze.
- Milano, 10 marzo 2014.
Mi stringo a Matteo, Elisabetta e Cecilia in questo momento di infinito dolore per la perdita della piccola
Matilde
Nicola Doninelli. - Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente Tommaso Corcos, l'Amministratore Delegato Massimo Mazzini, il Consiglio di Amministrazione e tutti i dipendenti di Eurizon Capital SA partecipano sinceramente addolorati al
lutto che ha colpito Matteo, Elisabetta e Cecilia
per la scomparsa improvvisa della piccola
Matilde De Laurentiis
- Lussemburgo, 10 marzo 2014.
È mancata all'affetto dei suoi cari
Luisa Grimaldi Quartieri
Lo annunciano con tanta tristezza i figli Giampaolo con Bona, Ferdinando con Sanchia ed i nipoti Chiara, Sofia e Lorenzo.- I funerali si terranno mercoledi 12 alle ore 11 nella chiesa di Santa
Maria delle Grazie. - Milano, 10 marzo 2014.
Felipe e Caroline, Roberto e Cecile, Luigi e Federica si stringono a Ferdinando per la perdita
della cara mamma
Sesi Grimaldi Quartieri
Prof. Avv. Guido Mucciarelli
- Milano, 10 marzo 2014.
Luisa Grimaldi Quartieri
I condomini e l'amministratore del condominio
Toti 4 - Milano partecipano al lutto della famiglia
per la scomparsa della
sig.ra Luisa Grimaldi
Quartieri
Il Board of Directors della Transearch International Partners, partecipa commosso al lutto della
famiglia per la perdita del
Dott. Marco Fertonani
Ciao
amico e maestro di sempre; grazie per tutto quello che hai fatto per me, per la fiducia che mi hai
dato, per avermi chiamato a vivere con te indimenticabili vicende professionali e umane.- Insieme alla mia famiglia stringo in un grande abbraccio Mara e Claudio.- Claudio Crosta.
- Milano, 10 marzo 2014.
Adina Berté con Ferruccio, Gloria e famiglia si
stringe forte a Mariuccia e Claudio nel dolore per
la perdita dell'amatissimo
Marco
- Milano, 10 marzo 2014.
Ciao
Marco
un ultimo forte abbraccio.- Enio, Giovanna e Laura. - Milano, 10 marzo 2014.
È mancata all'affetto dei suoi cari
Ne danno il triste annuncio il marito, il figlio e la
cognata.- I funerali avranno luogo a Milano martedì 11 marzo 2014 alle ore 14.45 nella parrocchia SS. Trinità. - Milano, 10 marzo 2014.
Pasquale
- Milano, 10 marzo 2014.
Dott. Pasquale De Vita
Il Presidente Carlo Edoardo Valli, i Consiglieri
e la Direzione in persona e a nome dell'AC Milano esprimono il proprio cordoglio per la scomparsa del
Dott. Pasquale De Vita
Grazie
dott. Marco Fertonani
per il tempo che ho potuto professionalmente trascorrere con lei, esempio continuo anche a livello
umano.- Loredana Spolti.
- Milano, 10 marzo 2014.
Partecipa al lutto:
– Sergio Brasca.
Marco Fertonani
e della sua autorevole dolcezza.- Roberto Rocca
Rey. - Milano, 10 marzo 2014.
Ciao
Marco
mi mancheranno i caffè del lunedì, i discorsi, l'Inter...- Ti ricorderò sempre con grande affetto.Sergio Zanetta. - Milano, 10 marzo 2014.
Alfredo Ambrosetti, memore di tanti anni di
preziosissima collaborazione professionale, partecipa, con profonda commozione, al dolore della moglie signora Mara e del figlio Claudio per
la scomparsa del carissimo
Dott. Marco Fertonani
- Milano, 11 marzo 2014.
Laura e Oscar Bellazzi, Mariella e Roberto Paraboni, Giovanna e Massimo Aldini, Elisa e Mimmo Pulitanò, Silvana e Livio Sposito, Rosalba e
Pepe Giolitti, Iosella e Piero Pittini, Maria Luisa
Attanasio piangono l'amico fraterno
Giorgio Castoldi
improvvisamente e crudelmente sottratto alla loro vita e al loro affetto e lo ricordano per la sua
grande umanità, generosità e rigore professionale. - Milano, 10 marzo 2014.
Federica Graziola e tutta la famiglia abbracciano forte Martina e Donella per la perdita del
caro
Il Presidente Carlo Andrea Bollino ed i Consiglieri dell'Associazione Italiana degli Economisti
dell'Energia partecipano affettuosamente al dolore della famiglia del
- Milano, 10 marzo 2014.
Dott. Pasquale De Vita
per molti anni Presidente AGIP Petroli ed Unione
Petrolifera e ne ricordano la capacità e le doti di
uomo e di manager. - Roma, 8 marzo 2014.
Il Consiglio di Amministrazione della Saras
SpA, ricordando la grande competenza e professionalità, partecipa sentitamente al lutto dei familiari per la scomparsa di
Pasquale De Vita
- Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente del Gruppo Tamoil Fuad Krekshi,
unitamente al Consiglio di Amministrazione e al
Collegio Sindacale, all'Amministratore Delegato
di Tamoil Italia S.p.A. Luca Luterotti, al Direttore
Generale di Tamoil Raffinazione S.p.A. Mohamed Abulaiha, ai dirigenti e ai dipendenti tutti,
esprime le più sentite condoglianze alla famiglia
De Vita per la perdita dell'insigne e stimato Presidente
Dott. Pasquale De Vita
ricordandone le grandi qualità umane e professionali. - Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente Carlo Alessi, il Direttore ed il Consiglio Direttivo dell'Automobile Club Caltanissetta si uniscono al grande dolore della famiglia per
la scomparsa del
Dott. Pasquale De Vita
- Caltanissetta, 10 marzo 2014.
La nostra mamma
Emanuela Fanciulli
è volata via con le prime luci dell'alba...- Cara
mamma, rimarrai sempre nei nostri cuori e che
tu possa finalmente ritrovare la serenità che meriti!- Un grossissimo bacio anche dai tuoi due nipotini.- Raffaele, Stefania, Leonardo e Ludovico.Per informazioni orario cerimonia contattare il
numero: 335.82.23.969.
- Milano, 8 marzo 2014.
Partecipa al lutto:
– Marina Alessio Altichieri.
Susy con figli e nipoti piange affranta la sorella
Emanuela
Partecipa al lutto:
– Emanuele Setti.
Emanuela
ci hai lasciato troppo presto, sarai sempre nei nostri cuori.- Dino, Betta, Stefano, Filippo con Sofia.
- Milano, 8 marzo 2014.
Giorgio Castoldi
Ricordando con tanta simpatia e stima il
Ela
coraggiosa, generosa e solare.- Insieme a te se
ne va un pezzo della nostra vita.- Un abbraccio
immenso a Susi, Emanuele, Raffaele e Stefania.Maurizio e Nadia. - Milano, 10 marzo 2014.
Massimo e Paola si stringono con affetto a Stefania, Raffaele, Susy e Didi per la scomparsa della cara
Ela
- Milano, 10 marzo 2014.
È mancata all'affetto dei suoi cari
Maria Teresa Domenighetti
Ne danno l'annuncio il marito Domenico, i figli
Susanna, Costante e Denise con famiglie e parenti tutti.- I funerali avranno luogo mercoledì 12
marzo alle ore 11 presso la chiesa Santa Maria
di Loreto in Lugano (CH).
- Lugano, 8 marzo 2014.
Ing. Sergio Sacco
Ciao amore la tua Laurica.
- Milano, 9 marzo 2014.
Partecipano al lutto:
– Silvia e Giorgio.
– Stefania Andrea e i nipoti.
– Fiorina Berti e famiglia.
In una solitudine piena di domande Pierangelo
con Paola, Orsola e Tito, Matteo ed Elisa piange
Sergio
coraggioso e forte fratello.
- Novara, 10 marzo 2014.
Alessandro e Roberta con Francesco si uniscono al dolore della famiglia per la prematura
scomparsa del caro amico
Sergio
- Milano, 10 marzo 2014.
Sergio
Sergio Sacco
- Milano, 10 marzo 2014.
uomo retto, spirito libero e arguto polemista, affinché Dio possa accoglierlo nella sua Misericordia. - Roma, 10 marzo 2014.
Il Presidente, il consiglio di Amministrazione e
il personale di EMIT Feltrinelli piangono la morte
del Segretario Generale
Dott. Mario Palmaro
e partecipano con affetto al dolore della famiglia.
- Milano, 10 marzo 2014.
Molto addolorato dell'andata in Cielo del carissimo amico
Dott. Mario Palmaro
per la sua giovane vita che da lassù assisterà,
guiderà e benedirà Annamaria e i giovanissimi
figli Giacomo, Giuseppe, Giovanna e Benedetto.- Li raggiunga il dolore mio, di mia moglie
Amelia e dei miei familiari, uniti alla mesta preghiera.- Francesco e Amelia Rocca.
- Milano, 10 marzo 2014.
Il Comitato Verità e Vita partecipa al grande
dolore di Anna Maria e dei figli per la prematura
scomparsa del suo Presidente
Mario Palmaro
che oggi contempla, nella Luce che non conosce
tramonto, quella verità che per tutta la vita ha
servito con impegno, con sapienza e perseveranza, segnando ogni sua scelta con estrema coerenza e rendendo fino all'ultimo testimonianza a
Dio, Padre della vita.
- Bologna, 9 marzo 2014.
Fedele e Annick Confalonieri con i figli Yves e
Aline si stringono affettuosamente a Ugo Mera
per la perdita della cara moglie
Alessandra Barbiero
Mauro Crippa e tutti i colleghi della Direzione
Generale Informazione di Mediaset si uniscono
con affetto al dolore di Ugo Mera per la perdita
della moglie
Alessandra Barbiero
- Cologno Monzese, 10 marzo 2014.
Marco Giordani, Paolo Calvani, Simone Sole e
Pasquale Straziota sono vicini a Ugo Mera per la
scomparsa della moglie
Alessandra Barbiero
- Cologno Monzese, 10 marzo 2014.
Gina Nieri Consigliere di Amministrazione Mediaset con tutti i colleghi della Direzione si stringe
ad Ugo e ai suoi figli nel dolore profondo per la
perdita della moglie e mamma
Alessandra Barbiero
- Milano, 10 marzo 2014.
Walter, con immutato affetto partecipa commosso al dolore di Wanda, Gisella, Betty e di tutti
i familiari per la scomparsa dell'amico di una vita
e stimato nella professione
- Sirtori, 10 marzo 2014.
Partecipano al lutto:
– Adriana e Paolo Bussi.
prof. Mario Palmaro
Marco Carganico
- Milano, 10 marzo 2014.
Partecipano al lutto:
– Lidia con Lucia.
– Riccardo con Stefano.
Professore
Il direttore del Dipartimento di Scienze Umane
professor Alberto Gambino e l'intero corpo accademico dell'Università Europea si stringono alla
giovane famiglia per la prematura scomparsa del
Marco Carganico
- Milano, 10 marzo 2014.
I dirigenti, i dipendenti e tutti i collaboratori
della società MolMed S.p.A. partecipano al dolore del Direttore Generale R&D e Operations Germano Carganico per la scomparsa del padre
La famiglia Bonsaglia e i condomini di viale Romagna 58 Milano partecipano con affetto al dolore di Laurica per la scomparsa di
Giorgio Castoldi
Partecipano al lutto:
– Ulrico Carlo, Barbara, Giovanni e Matteo
Hoepli.
– Susanna Schwarz.
– Marco Sbrozi.
– Marisa Barbaccia.
– Eugenio Franti.
Il Presidente della società MolMed S.p.A., Professor Claudio Bordignon, il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale nelle persone
di Romolo Bardin, Maurizio Carfagna, Alberto
Carletti, Riccardo Cortese, Marina Del Bue, Gianluigi Fiorendi, Sabina Grossi, Mario Masciocchi,
Alfredo Messina, Lorenzo Salieri, Raffaella Ruggiero, Fabio Scoyni, Flavia Daunia Minutillo, Enrico Scio, partecipano con dolore al lutto del Direttore Generale R&D e Operations Germano
Carganico per la scomparsa del padre
caro amico resterai sempre con noi.- Fulvio, Gabriella, Andrea, Ingi.
- Milano, 10 marzo 2014.
la Casa Editrice Libraria Ulrico Hoepli S.p.A. e tutti i suoi collaboratori sono affettuosamente vicini
alla moglie e ai figli.
- Milano, 10 marzo 2014.
- Milano, 10 marzo 2014.
Ciao
Vicinissimo al dolore dei suoi cari piango la
perdita di
Partecipa al lutto:
– Margherita Bianchi.
Presidente dell'AC Roma e Vice Presidente Aci.
- Milano, 10 marzo 2014.
- Cadorago, 10 marzo 2014.
- Milano, 10 marzo 2014.
Giuseppina Bertoli in Giudici
Adolfo, Alessandro, Pietro Vannucci partecipano al dolore della famiglia De Vita per la perdita
del caro
ricordando le innumerevoli giornate trascorse insieme per discutere i problemi del settore petrolifero italiano. - Roma, 10 marzo 2014.
Partecipano al lutto:
– Daniela Belli.
– Giuseppe Biffis.
– Marco Boido.
– Barbara Busetto.
– Mario Ceretti.
– Filippo Cesarino.
– Laura Cesati.
– Claudio Crosta.
– Giulia Galli.
– Gianna Gaudioso.
– Gabriele Ghini.
– Fabrizia Gobetti.
– Enzo Mignone.
– Laura Molin.
– Elisabetta Negusanti.
– Aldo Neuburger.
– Paola Palatucci.
– Franco Parvis.
– Eleonora Peris.
– Paolo Petruccioli.
– Tiziana Piacentini.
– Consuelo Pizzo.
– Enrico Rovelli.
– Mariangela Rustico.
– Sonia Scazzosi.
– Claudia Senatore.
– Loredana Spolti.
– Corina Stan.
– Claudia Visani Scozzi.
– Sergio Zanetta.
È mancato l'
Giorgio
è partito in silenzio per il suo ultimo viaggio.- Addolorati la moglie Donella Dami, i figli Francesco
e Martina Castoldi con Laura e Federico lo ricordano a tutti coloro che gli hanno voluto bene.- Il
funerale si terrà mercoledì 12 alle ore 11 nella
parrocchia di San Benedetto Abate presso Don
Orione, via Caterina da Forlì, Milano.
- Milano, 10 marzo 2014.
Ugo Aniasi addolorato partecipa al lutto dei familiari per la scomparsa dell'amico
- Londra, 10 marzo 2014.
- Londra, 10 marzo 2014.
Il nostro amato
Marco
Dott. Marco Fertonani
Marco
- Milano, 10 marzo 2014.
Caro
sei stato un mentore e un amico.- Ti ricorderemo
sempre con grandissimo affetto Paola Caburlotto
e Mauro Mineo. - Milano, 10 marzo 2014.
grande protagonista e pioniere dell'Executive
Search in Italia, uomo di studi e di azione, di illuminante intelligenza e grande umanità.- Un
abbraccio affettuoso alla moglie Mara e al figlio
Claudio da tutti i collaboratori e consulenti.
- Milano, 10 marzo 2014.
Matilde
Lo Studio Pirola Pennuto Zei & Associati partecipa al dolore del Professor Avvocato Francesco
Mucciarelli per la prematura scomparsa del
- Milano, 11 marzo 2014.
La Proper Transearch piange la scomparsa del
suo fondatore e Presidente
appassionato e illuminato artefice della nascita e
dello sviluppo della azienda in Italia e nel mondo. - London, 10 marzo 2014.
I soci di L-GAM sono vicini a Ferdinando per la
scomparsa della madre
Il Presidente Mario Monti, il Vice Presidente Luigi Guatri, il Rettore Andrea Sironi, il Consigliere
Delegato Bruno Pavesi, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio dei Revisori dei Conti, il corpo docente e il personale dell'Università Bocconi
partecipano commossi al grande dolore del professor Francesco Mucciarelli e della famiglia per
la scomparsa del
Marco Fertonani
che lascia di sé il migliore dei ricordi.- Custodi
dell'immenso affetto che li ha sempre uniti, lo
piangono sua moglie e suo figlio Claudio con la
propria famiglia.- L'estremo saluto a Marco verrà
dato il giorno 11 marzo alle 16.30 presso la cappella della Casa Funeraria San Siro in via Amantea. - Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente Tommaso Corcos, l'Amministratore Delegato Nicola Doninelli, il Consiglio di Amministrazione e tutti i dipendenti di Epsilon Sgr
partecipano al lutto di Matteo, Elisabetta e Cecilia De Laurentiis per la scomparsa della piccola
- Milano, 10 marzo 2014.
Prof. Avv. Guido Mucciarelli
Un tramonto struggente ha concluso la luminosa giornata terrena di
Anna, Marisa, Silvia, Luciana con Roberto e figli abbracciano Donatella, Dodi e Matilde ricordando
Silvano
- Milano, 10 marzo 2014.
Con
Silvano Boccardi
scompare un maestro per la riabilitazione e per
ciascuno di noi, tutti suoi allievi.- Luigi Tesio, Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli Studi di Milano.
- Milano, 10 marzo 2014.
Il presidente, il Consiglio d'Amministrazione e
tutti gli operatori della Fondazione Don Carlo
Gnocchi partecipano al dolore dei familiari per
la perdita del caro
Prof. Silvano Boccardi
maestro e padre fondatore della medicina riabilitativa italiana, competente e generoso collaboratore della "baracca".- Il Beato don Gnocchi, con
il quale ha tanto contribuito a donare dignità,
qualità di cura, recupero e speranza a tanti piccoli e grandi, ottenga per lui conforto e pace eterna. - Milano, 10 marzo 2014.
"Le anime dei giusti sono nelle mani del
Signore".
Ha lasciato la vita terrena, accolta tra le braccia del Padre, la
duchessa
Maria Letizia Gladys
de Vargas Machuca
Lo annunciano il figlio Diego, i nipoti Fadrique,
Tomàs, Ludovica e Letizia, le pronipoti Violante,
Beatrix e Laudomia.- I funerali saranno celebrati
oggi 11 marzo alle ore 14.45 nella Basilica di
Santa Maria delle Grazie, Milano.
- Milano, 10 marzo 2014.
Giovanni e Ginevra Ventimiglia di Geraci sono
vicini ai cari amici il Duca Don Diego de Vargas
Machuca e i Conti Alvise e Fadrique Donà dalle
Rose nel momento del passaggio alla gioia senza
fine della indimenticabile donna e amica
duchessa
Maria Letizia Gladys
de Vargas Machuca
esempio di fede, speranza e carità.
- Lugano, 10 marzo 2014.
Francesco Aspesi, Fabrizia Baldissera, Giuliano
Boccali, Vermondo Brugnatelli, Maria Piera Candotti, Alessandro Passi, Agata Pellegrini, Guido
Pellegrini, Cinzia Pieruccini, Tiziana Pontillo, Daniela Rossella, Paola Maria Rossi e Massimo Vai,
con le loro famiglie, addolorati annunciano la
scomparsa del
Prof. Dott. Carlo Della Casa
loro maestro e predecessore, già titolare della
cattedra di Sanscrito nell'Università degli Studi di
Palermo, poi in quella di Milano (1974-1997) e
qui Direttore dell'Istituto di Glottologia e Lingue
Orientali (1980-1997), ricordandone con affettuosa, immutata gratitudine la conoscenza vastissima e la profonda umanità.
- Torino, 8 marzo 2014.
Le Edizioni Unicopli partecipano al dolore per
la scomparsa del
Prof. Carlo Della Casa
- Milano, 10 marzo 2014.
Luigi Strada
I condomini di via Terraggio 17 - Milano e l'Amministratore partecipano con cordoglio al lutto
della famiglia per la scomparsa del
sig. Luigi Strada
- Milano, 10 marzo 2014.
Emilio e Maria Chiara Curtoni ricordano con
affetto e gratitudine il
Professor
Giuseppe Roberto Burgio
Maestro indimenticabile di pediatria e di vita.
- Piacenza, 9 marzo 2014.
Alberto Vierucci, Elio Novembre e Maurizio de
Martino partecipano con affetto e viva commozione la scomparsa del
Prof. Giuseppe Roberto
Burgio
scienziato, clinico, e ineguagliabile Maestro della
moderna pediatria. - Firenze, 9 marzo 2014.
Francesco Cella, Luigi Cella, Piera Ferraris ed
Elisa Nembri, con commossa partecipazione, sono vicini al dottor Gian Luca Sichel nel dolore per
la scomparsa del padre
Gianni Sichel
- Milano, 10 marzo 2014.
Maurizio e Luisa, Francesco e Alessandra partecipano con affetto al grande dolore di Gian Luca e famiglia per la perdita del caro padre
Gianni Sichel
- Milano, 10 marzo 2014.
Il Presidente Achille Colombo Clerici, i Consiglieri, i Consulenti, il Segretario Generale di Assoedilizia Associazione della Proprietà Edilizia
partecipano con profondo cordoglio al lutto della
famiglia per la scomparsa della signora
Carla Lischetti
- Milano, 10 marzo 2014.
I condomini e l'amministratore del condominio
via Necchi n. 12, Milano, partecipano al dolore
della famiglia per la scomparsa della
sig.ra Ilona Margot Wollner
- Milano, 10 marzo 2014.
2004 - 2014
Luciana Balsamo
da dieci anni sei sempre nei nostri cuori.- Tuo
figlio Alessandro e tuo nipote Giacomo.
- Milano, 11 marzo 2014.
Ad esequie avvenute di
Aldo Paolettoni
(Grande ristoratore) morto in Aosta il 1º marzo.Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso il mio
dolore.- Giovanni. - Milano, 10 marzo 2014.
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Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Il Tempo
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Al Milan
serve vincere
con 2 gol.
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER RIDERE
PER DISTRARSI
Un cast di comici
per Gregoraci
I nuovi martedì
con Carrie e l’eros
Torna il programma comico
condotto da Gigi e Ross con
Fatima Trotta ed Elisabetta
Gregoraci (foto). In diretta
dall’Auditorium Rai di
Napoli, per otto serate, i
conduttori guideranno la
squadra di comici che piace ai
più giovani. Confermati nel
cast Marco Della Noce nelle
vesti di Larsen, il bizzarro
microfonista della Brianza, il
prof. Enzo Fischetti
(indispensabile per tradurre
le battute troppo «terrone» al
pubblico) e il musicista dj
Frank Carpentieri che
scandirà il ritmo del
programma con le sue
musiche originali. Ospite di
questa sera Roberto Giacobbo.
La7 sceglie un martedì sera
(anzi tanti martedì sera) di
sapore sessuale per
sostituire Salvo Sottile e la
sua «Linea gialla» chiusa
anzitempo per ascolti non
all’altezza. E così gli orfani
della cronaca nera potranno
consolarsi con le 4 splendide
amiche — Carrie (Sarah
Jessica Parker nella foto),
Miranda, Charlotte e
Samantha — che vivono a
New York tra fidanzati,
sesso, amore, glamour,
sfilate, cocktail. Una serie
indimenticabile bella da
rivedere. A seguire le
fantasie «inconfessabili» di
«La Malaeducaxxxion», il
talk di Elena Di Cioccio.
Made in sud
Rai2, ore 21.10
Sex and the city
La7, ore 21.10
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Zac Efron, l’Iraq
I fantasmi del passato
e la foto portafortuna inseguono Amell
Un marine (Zac Efron)
sopravvissuto a tre missioni in
Iraq, attribuisce la propria buona
sorte alla foto di una donna
(Taylor Schilling, foto con Efron)
che non ha mai incontrato.
Ho cercato il tuo nome
Canale 5, ore 21.10
Freccia Verde (Stephen Amell,
foto) è in fin di vita: la cura
che gli viene somministrata
dal suo team gli causa diverse
allucinazioni come la visita di
tre fantasmi del passato.
Arrow
Italia 1, ore 21.10
La prof Littizzetto
al liceo scientifico
Tasse, casa, lavoro
Dibattito da Floris
Luciana Littizzetto torna a
vestire i panni della
professoressa Isa Passamaglia
nella seconda stagione della
fiction ambientata in un liceo
scientifico.
Fuoriclasse
Rai1, ore 21.10
Tasse, casa, lavoro. Giovanni
Floris ne discute con Nunzia
De Girolamo, Dario Nardella,
Gianni Alemanno, Giuseppe
Recchi, Maurizio Belpietro,
Dominik Salvatore.
Ballarò
Rai3, ore 21.05
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47
Corriere della Sera Martedì 11 Marzo 2014
Pay Tv
Film
e programmi
Mandelli circondato
da troppe donne
Figlio maschio in una famiglia di
femmine, Andrea (Francesco
Mandelli, foto) è vessato da una
madre generale, tre sorelle
fastidiose, una nonna farneticante,
una badante svogliata.
Pazze di me
Sky Cinema 1, ore 21.10
Colpo in Brasile
per Walker e Diesel
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Con la polizia alle calcagna, Brian
O’Conner e Dominic Torretto (Paul
Walker e Vin Diesel, foto) arrivano a
Rio de Janeiro, ritrovo dei più grandi
piloti del mondo, per realizzare un
colpo ai limiti dell’impossibile.
Fast & Furious 5
Cinema Energy, ore 21.15
Amicizie al femminile
con Julia Roberts
L’amicizia tra sei donne diverse per
età, censo, temperamento che si
ritrovano in un salone di bellezza,
tra pettegolezzi e i vari alti e bassi
della vita. Con Julia Roberts, Sally
Field, Shirley MacLaine.
Fiori d’acciaio
Sky Cinema Passion, ore 21
Uno scrigno perduto
dal potere fantastico
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Un avventuriero (Michael Sheen)
scopre incredibili segreti, tra cui la
mitica Mydas Box, manufatto da
tempo perduto, che garantisce
ricchezza senza limiti ma anche
devastante potere soprannaturale...
The Adventurer
Premium Cinema, ore 21.15
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Le minestre riscaldate
delle domeniche in tv
C
erte domeniche capisci come gira il mondo. Dopo
aver ricevuto un mare di critiche per aver scritto il
«clap and jump per Renzi», l’insegnante di musica
della scuola Raiti, Paolo Genovese, si è presentato a
«Domenica Live», ospite di Barbara D’Urso. Ha risentito le critiche (alcune delle quali esageratamente feroci),
ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha avuto il suo quarto
d’ora di celebrità. Ha parlato di bambini «consapevoli e felici», ha strappato persino il
plauso di qualche opinionista
Vincitori e vinti
presente in studio. Tv, buona
maestra. A Siracusa adesso tutti
Fabio
lo indicheranno come il maeFazio
stro che è andato dalla D’Urso e
Politica in tv,
lui, nel suo piccolo, diventerà
Matteo Renzi
un personaggio! I bimbi d’Italia
da Fabio
si chiaman Balilla, il suon
Fazio supera «La
d’ogni squilla…
gabbia» di Paragone.
Certe domeniche vorresti esPuntata ricca di
sere altrove per non sentire le
«Che tempo che fa»
«prediche utili» di Laura Bolcon Matteo Renzi: a
drini e della «dottoressa Anseguire il programma
nunziata» su Rai3. La presidendi Rai3 4.163.000
te della Camera, l’eterna indispettatori,
gnata, Miss Broncio, è tornata
14,4% di share
sulla satira che la brava Virginia
Raffaele ha dedicato a Maria
Gianluigi
Elena Boschi: «Mi è dispiaciuto
Paragone
di vedere la satira. Ci sono tanti
La Gabbia
modi per fare satira ma quando
di Paragone
si cede al sessismo la satira disuperata
venta qualcos’altro». Sessismo?
da Renzi da Fazio.
Maschilismo di una donna verSpostata alla
so un’altra donna? Non si posdomenica, «La gabbia»
sono più prendere in giro gli
soffre, per la prima
aspetti estetici neanche se una
parte, il talk di Fabio
ministra è bella come la Boschi?
Fazio: a seguire il
Siamo già al «femminismo di
programma di La7
Stato»? Siamo alla censura?
582.000 spettatori,
Certe domeniche ti chiedi
2,8% di share
perché un’azienda come la Rai,
un tempo l’industria culturale
più importante del Paese, debba ancora organizzare feste
aziendali come il «Premio Minestra Riscaldata». Domenica
sera, a Sanremo, pareva di assistere a una festa rionale, a un
raduno di reduci, all’autoreferenzialità più sfrenata. Solidale
con la nostra vacuità, Rai1 non fissa alcun limite al nostro capitombolo nel grottesco. Prossimo anno, premio speciale alla Boldrini e al maestro di Siracusa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Martedì 11 Marzo 2014 Corriere della Sera
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