Le proposte della Cgil di Roma e del Lazio per uscire dalla crisi,
per il lavoro e per un modello di sviluppo eco-sostenibile
Il modello di sviluppo del Lazio, è stato finora caratterizzato soprattutto dalla grande
espansione urbanistica, dal moltiplicarsi della rendita fondiaria, dalla forte presenza
degli apparati centrali dello Stato ed in particolare a Roma, dagli investimenti in
opere pubbliche e centri commerciali che pur portando ricadute positive per il mondo
del lavoro, derivanti dal ciclo di espansione economica vissuto negli anni passati dalla
regione, hanno prodotto alcuni problemi insiti nel modello stesso di sviluppo
perseguito:
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scarsa qualità dell’occupazione,
consumo abnorme di territorio,
aumento degli squilibri territoriali,
produzioni scarsamente esportabili,
erosione degli strumenti di coesione sociale,
una scarsa infrastrutturazione sociale e tecnologica,
riduzione e scarsa innovazione del manifatturiero
Se a questo sommiamo gli effetti della crisi globale e i tagli introdotti dalle finanziarie
degli ultimi 12 mesi con le relative restrizioni agli investimenti per Regioni, Province e
Comuni, derivanti dal Patto di Stabilità Interno e dai tagli lineari alla spesa corrente ed
in conto capitale, si rischia di aggravare i problemi già presenti, senza riprodurne gli
effetti equilibratori determinati dalla capacità della spesa pubblica.
In questa ottica non dobbiamo sottovalutare che il Lazio è una delle Regioni con il più
alto Indice di Gini +7,3% tra il 2007 e il 2008, cioè ante crisi, e tendenza ad un
ulteriore +3,3% nel 2009, quindi con forti disuguaglianze nella distribuzione della
ricchezza esistente a cui si sta sommando una forte riduzione dell’offerta sociosanitaria e formativa.
Gli indicatori regionali evidenziano una costante flessione del PIL dal 2008 (-1,58%) al
2010 (-3,5%) con un picco nel 2009 (-4,34%) e un consistente peggioramento sia
qualitativo che quantitativo del mercato del lavoro. Sommando i lavoratori
disoccupati, cassa integrati e inoccupati si raggiunge il drammatico tasso dell’12%,
14% se consideriamo il dato femminile e oltre 33% se consideriamo i giovani. I
lavoratori potenzialmente a rischio solo nel 2011 sono oltre 90.000 e le previsioni nel
2012 indicano l'imminente travaso dal bacino della CIG a quello della disoccupazione.
Si evidenzia inoltre nel Lazio una forte aumento del ricorso alle procedure concorsuali
(anticamera del fallimento) + 48% nel 2010 rispetto al 2009.
La crisi nel Lazio ha seguito andamenti e fenomeni diversi legati soprattutto alle
particolari caratteristiche del suo tessuto economico e lavorativo. La presenza molto
più forte degli apparati centrali dello Stato, e negli enti locali quasi il 20% degli
occupati sono nei settori pubblici contro il 14,7% del dato nazionale (i quali inoltre per
i mancati rinnovi dei Ccnl non hanno avuto aumenti salariali), e il conseguente minor
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peso dell’apparato produttivo, ne hanno mitigato gli effetti più gravi ma cambiandone
il tessuto interno aumentando la instabilità del lavoro sia per le imprese che per i
lavoratori.
La naturale conseguenza è stata la crescita delle aree di disagio e di sofferenza di
ampie fasce di cittadini come dimostra l’aumento dell’incidenza delle famiglie povere
e che non riescono a far fronte ai mutui bancari (+33% tra il 2009 e il 2010).
Basti pensare che l'effetto della CIG sui redditi da lavoro dipendente ha prodotto una
perdita di oltre 1 miliardo 250 milioni di euro negli ultimi tre anni.
Particolarmente rilevanti sono le conseguenze sui giovani, sulle donne e sui migranti:
a loro viene sottratta la possibilità di determinare e costruire il proprio futuro, di
rendersi autonomi e poter svolgere una vita dignitosa e coerente con i propri studi e le
proprie aspirazioni. Ed insieme si cancella il loro contributo in idee e progetti nuovi
allo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese.
Se nel 2009 il Ministero del lavoro indicava nell’equa distribuzione delle risorse il
fondamento della coesione sociale, il CNEL indica nella concertazione e nel welfare
altri due pilastri fondamentali della coesione sociale. Ed in un suo rapporto indica
come il crescente individualismo, associato al declino del welfare e delle pratiche
concertative rappresentino “incrinature” della coesione sociale, incrinature che
intervengono proprio quando in altri segmenti del corpo sociale si assiste ad un
analogo declino: famiglia, precarietà del lavoro, mancata integrazione degli immigrati.
La crisi quindi si è innestata sui fattori strutturali negativi del tessuto produttivo del
territorio e la sommatoria di tali elementi ha determinato una vera e propria crisi di
sistema, che mette in discussione i fondamentali della nostra economia, quella che si
va strutturando è quindi una società regionale sempre più diseguale, con un mercato
interno asfittico, in cui si riducono i consumi, si produce una minore mobilità sociale,
una minore produttività e perfino una decadenza culturale.
Si rende quindi necessario perseguire l’affermazione di un diverso modello di
sviluppo, che contenga in sé la consapevolezza dei limiti dello sviluppo fin qui
perseguito e che dunque affronti idonee politiche redistributive.
La connotazione naturale del Lazio nello scenario internazionale è quella di capitale
della zona euro-mediterranea, con ruolo di regione cerniera tra le economie dei Paesi
dell’Europa continentale ed i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Per cogliere tutte le opportunità di tale connotazione geo-politica, occorre ridefinire la
vocazione strategica della nostra Regione e rilanciare un rinnovato protagonismo
internazionale, capace di ricollocare il Lazio dentro le grandi trasformazioni che
investono i Paesi del Mediterraneo e le loro economie.
L’obiettivo strategico verso cui indirizzare la necessaria ripresa degli investimenti,
delle attività e dell’occupazione, è un modello di sviluppo di qualità, eco-compatibile,
policentrico, inclusivo e socialmente sostenibile.
Prioritaria la scelta di un modello di mobilità sostenibile ed eco-compatibile che
privilegi il trasporto su ferro per le persone ed utilizzi le vie di mare per le merci.
2
Per cogliere le opportunità della green economy, asse portante dello sviluppo di
qualità, si deve sfruttare una delle peculiarità della regione, cioè la massiccia presenza
della PA, che risulta essere la principale stazione appaltante del centro sud.
Tenuto conto del piano d’azione adottato dall’Italia su sollecitazioni da parte
dell’Unione Europea, che prevede la trasformazione degli appalti di beni e servizi
della PA, in appalti verdi per almeno un 50% entro il 2012, e che il volume di spesa
complessivo della PA è pari al 17% del PIL nazionale, è possibile sfruttare la
straordinaria opportunità della promozione degli acquisti verdi nella nostra regione.
La domanda di beni e servizi eco-compatibili deve attivare un processo virtuoso
dell’imprenditoria romana e laziale verso una riconversione qualitativa delle proprie
attività, orientata all’innovazione, alla ricerca di attività scarsamente energivore e
rispettose dell’ambiente, all’uso di materiali eco-compatibili, all’incentivazione
dell’auto-produzione di energia rinnovabile.
Dunque, nuova domanda di lavoro, accompagnata da crescita culturale e
professionale, nuova qualità urbana e qualità dello sviluppo devono trovare
nell’adozione di una effettiva politica degli acquisti dei prodotti verdi uno strumento
efficace per costringere le imprese laziali, in piena crisi strutturale ad entrare in
mercati innovativi e più dinamici.
Un settore, un tempo motore dello sviluppo della regione e oggi da riqualificare, è
quello dell’edilizia, che attraverso regolamenti ed iniziative incentivanti può essere
orientato alla riqualificazione della città, piuttosto che a nuove edificazioni. Basti
pensare alla riqualificazione energetica degli edifici e a cosa potrebbe rappresentare in
tal senso il rilascio di una adeguata certificazione per gli stabili (bollino di qualità), in
grado di innescare un circolo virtuoso in campo edilizio determinando la riduzione
dei consumi energetici, delle risorse idriche, con beneficio sia per le imprese del settore
che per i cittadini che vedono ridotto il livello di inquinamento della città. Ne
beneficerebbe inoltre in qualità il mercato immobiliare.
Il modello di sviluppo di qualità è verosimilmente attuabile nel Lazio, uno dei territori
potenzialmente più avanzati del nostro Paese, con un formidabile apparato formativo,
il complesso tessuto universitario, la concentrazione di larga parte della ricerca
pubblica italiana, il livello di istruzione medio-alto che è più elevato della media
nazionale.
Nella regione sono presenti le sedi direzionali di grandi aziende (Rai, Enel, Eni,
Telecom, ecc.), 11 aggregazioni produttive composte da 4 Distretti Industriali e da 7
Sistemi Produttivi Locali che costituiscono uno dei motori per lo sviluppo locale, per
l’innovazione e la ricerca e per l’export (circa il 40% delle esportazioni del Lazio è
assicurato dai distretti), 4.000 sistemi produttivi locali, e un tessuto molecolare di PMI
organizzabili attorno a filiere innovative e per l’innovazione, anche attraverso il
sostegno finanziario dei Fondi Europei, di cui occorre qualificare ed accelerare la
spesa, rilanciando un processo di concertazione non formale al tavolo di partenariato.
Presupposto essenziale per realizzare lo sviluppo di qualità nel Lazio è l’impegno
congiunto Istituzionale, Parti Sociali, Associazioni, mondo della cultura e del sapere,
Magistrature e Forze dell’ordine per la generalizzazione della cultura della legalità e la
sconfitta della sempre maggiore presenza della criminalità organizzata nella nostra
Regione.
3
E’ quindi necessario scegliere di investire sulla crescita dei poli di ricerca scientifica,
del Sistema Universitario e sostenere attraverso politiche incentivanti i distretti,
l’innovazione tecnologica di processo e di prodotto, i relativi processi di trasferimento
tecnologico, le sue applicazioni.
Inoltre vanno colte le opportunità derivanti dalla presenza nella regione del distretto
tecnologico delle bio-scienze e del farmaceutico e del distretto dell’aero-spazio che
rappresentano i settori che a livello internazionale si stanno espandendo più
rapidamente insieme alla produzione cinematografica e mass-mediale, alla tutela e la
valorizzazione dei beni artistici, alla possibilità rappresentate dalla cultura e dal
turismo.
La nuova domanda di lavoro generata da questo processo innovativo deve costituire
uno strumento anticiclico capace di invertire il trend, senza aumentare la spesa
pubblica.
Fondamentale è il rilancio del sistema di servizi universali ed inclusivi a partire dal
sistema di welfare e dal rafforzamento dei presidi territoriali e socio sanitari.
Occorre superare la frammentarietà, l’incertezza e la precarietà del lavoro che deve
riacquistare la sua centralità, tornando ad essere riconosciuto nel suo valore sociale
così come sancito dalla Costituzione Italiana.
Occorre garantire alle donne pari opportunità di ingresso e di permanenza nel mercato
del lavoro e di avanzamento della carriera, e offrire concreti percorsi di inserimento
sociale e lavorativo ai migranti che sono oggi il 9 % della popolazione laziale e che
contribuiscono ad arricchire con il loro lavoro il nostro territorio.
Occorre infine una decisa scelta strategica sul complesso delle riforme istituzionali, a
partire da Roma Capitale, che hanno conseguenze sull’assetto metropolitano ed il suo
policentrismo, sui processi di mobilità, sulle grandi utilities e sul sistema dei servizi
socio-sanitari.
Sono queste le condizioni imprescindibili per un rilancio economico e culturale, per
una nuova e più avanzata fase di sviluppo.
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Le proposte della Cgil di Roma e del Lazio per uscire
dalla crisi, per il lavoro e per un modello di sviluppo
eco-sostenibile
Schede riepilogative delle rivendicazioni settoriali e categoriali
La suddivisione
macroaggregati:
•
•
•
•
•
dei
contributi
è
suddivisa
per
i
seguenti
WELFARE – LAVORO - FISCO
ATTIVITA’ PRODUTTIVE - TURISMO e CULTURA
CONOSCENZA E RICERCA
AMBIENTE – TERRITORIO – ENERGIA
SICUREZZA e LEGALITA’
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Scheda 1 - WELFARE LAVORO e FISCO
Lavoro, formazione e politiche attive
1. Piena copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali in deroga che vanno
prorogati ed estesi a tutti i settori colpiti dalla crisi.
2. Rafforzare tutti gli strumenti di contrasto alla crisi e alla recessione attraverso
politiche attive del lavoro promuovendo progetti di reimpiego per lavoratori in
mobilità e in cassa integrazione, la riqualificazione e il reinserimento
lavorativo.
3. Difendere e rifinanziare adeguatamente la legge sul Reddito Minimo Garantito
legandola a processi di inserimento al lavoro e a politiche attive e di
orientamento.
4. Realizzare il Piano Regionale per l’occupazione femminile con interventi che
favoriscono politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia. Utilizzare la leva
della formazione per agevolare il reinserimento delle donne espulse dal
mercato del lavoro, con particolare attenzione alle over 40.
5. Rafforzare le politiche a sostegno dei giovani, con particolare attenzione al
diritto allo studio ed all’inserimento nel mondo del lavoro e alla loro
salvaguardia dalle insidie della precarietà.
6. Avviare un piano straordinario per l’emersione del lavoro nero e sommerso.
7. Garantire l’accesso al mondo del lavoro ai diversamente abili secondo le
indicazioni UE e la normativa vigente.
8. Garantire qualità dei servizi ai cittadini e diritti ai lavoratori realizzando
percorsi certi di stabilizzazione del personale precario e degli LSU impegnati
presso la P.A. e le sue società e presso gli Enti del Servizio Sanitario Regionale.
9. Applicare l’Accordo Regionale del 2008 tra Amministrazione Regionale e Parti
Sociali per la Programmazione e l’integrazione delle attività di formazione
continua (FSE e Fondi interprofessionali). Valorizzare la formazione acquisita
nei progetti di apprendistato professionalizzante tramite la sperimentazione del
libretto formativo; creare un sistema regionale di certificazione delle
competenze, e attivare processi formativi sempre più aderenti alle necessità di
sviluppo dei vari settori dell’economia romana e laziale.
Welfare
1.
Costruire concertandola, una proposta di modello di welfare per fare del Lazio
la capitale dei diritti sociali e civili, rimodulando sulla base dei nuovi e mutati
bisogni delle persone, un aggiornato sistema di promozione e protezioni sociali
che gli enti locali devono programmare sulla base della rilevazione dei
fabbisogni reali mediante la rete dei servizi accreditati, pubblici e privati, in
grado di offrire risposte e strumenti innovativi su casa, servizi educativi, servizi
sociali, assistenza alla persona e alle famiglie, reti di promozione culturale: ci
sono altresì nuovi diritti di cittadinanza da riconoscere e da far vivere con
strumenti, risorse e azioni pubbliche. Definire un sistema di servizi e di
interventi socio-sanitari integrati realizzando veri e propri piani regolatori
sociali.
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9.
Superare il blocco e garantire l’assoluta regolarità nei flussi finanziari spettanti
per il normale funzionamento del Servizio Sanitario Regionale, per evitare che i
cittadini del Lazio, oltre al danno di pagare il deficit, debbano subire la beffa del
blocco dei servizi per il mancato trasferimento, da parte del Governo, delle
risorse spettanti per il piano di risanamento. Va subito attuata la prevista
riduzione della spesa ospedaliera a favore di quella territoriale.
Adeguato finanziamento del fondo per le politiche sociali e del fondo per la non
autosufficienza.
Stanziare prioritariamente risorse finanziarie adeguate a un programma
straordinario di edilizia economica e popolare; sostenere misure di social
housing, che impongano ai costruttori di destinare una quota degli
appartamenti di nuova costruzione e a quelli già costruiti ma rimasti invenduti
( oltre 40.000 nella Capitale) a uso sociale con l’intervento delle istituzioni locali;
calmierare il mercato degli affitti anche attraverso misure fiscali che incoraggino
i proprietari, nonché incrementare le risorse finanziarie per il contributo al
pagamento dei canoni.
Realizzare politiche che favoriscano concretamente l’inclusione sociale e
lavorativa dei migranti, anche attraverso processi formativi e di aggiornamento
programmati, in specie per il lavoro di cura presso le famiglie , una più
puntuale lotta al lavoro nero e sommerso; a tal fine vanno messe in campo
adeguate azioni finalizzate alla attuazione degli obblighi previsti dai
contratti oltre che alla diffusione della interculturalità.
Promuovere protocolli per la sicurezza e l’istituzione di sportelli dedicati a tutti
i livelli territoriali.
Salvaguardia e rafforzamento dei Servizi all’infanzia, in una logica che
accompagna il bambino dai primi mesi di vita fino all’adolescenza, coniugando
la qualità dell’offerta pedagogica e formativa con le esigenze di conciliazione di
madri e padri rispetto ai tempi e agli orari di lavoro. Particolare attenzione
all’offerta di asili nido e scuole dell’infanzia, fondamentali per la formazione
della personalità e l’educazione alla socialità, ma anche ai servizi pre e post
scuola ed ai centri estivi, ed alle attività educative extrascolastiche (ricreative,
ludiche, sportive) in gran parte delegate agli oratori, all’associazionismo, al
mercato privato con costi elevati per l’utenza, da un lato, nessun controllo
qualitativo né rispetto alla prestazione, né relativamente al rispetto ai diritti
degli operatori, dall’altro.
Approvazione di una legge regionale che preveda "Norme contro le
discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di
genere" (come già avvenuto in altre Regioni come Liguria, Toscana, Emilia
Romagna...) al fine di garantire pari diritti e pari opportunità, nonché il diritto
all’antidiscriminazione.
Approvazione urgente di interventi per l’integrazione socio-sanitaria nel settore
delle disabilità e per il sostegno al lavoro, al reddito e alla promozione della vita
indipendente delle persone con disabilità, in particolare per le persone con
disabilità psichica.
Sanità
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1. Eliminare le 4 Macro Aree concentrate solo su Roma che non garantiscono il
diritto alla salute per tutti i cittadini. Riorganizzare e programmare la sanità del
Lazio prendendo a riferimento la territorialità delle Province e delle ASL sulla
base dei fabbisogni di salute delle persone e del diritto ad essere curati con la
garanzia della attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
2. Il riordino della rete ospedaliera regionale mediante la chiusura indiscriminata
di molti presidi ospedalieri e senza una contestuale riconversione e/o apertura
di nuovi servizi territoriali, sta modificando e diminuendo l’offerta di
prestazioni sanitarie. Occorre quindi potenziare la continuità assistenziale,
l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e aprire nuove RSA sulla base
programmata degli effettivi bisogni territoriali e nell’ambito dell’integrazione
socio-sanitaria. E’ in quest’ottica e in attuazione di quanto previsto dal D.lgs.
229/99 che va data autonomia gestionale e finanziaria ai distretti socio sanitari.
3. Per evitare di mettere a rischio la vita delle persone, è prioritario rimodulare il
provvedimento di riordino della rete dell’emergenza a partire dalla creazione di
un DEA di II° Livello per ogni provincia.
4. Creare una assistenza primaria 24 ore al giorno per 7 gg., anche come forma di
contrasto al ricorso improprio dei pronto soccorso che oggi rappresenta circa
l’80% tra i codici bianchi e verdi.
5. Vanno ridotte le liste di attesa mediante:
- il potenziamento del RECUP elevando la disponibilità delle prenotazioni
dall’attuale 35% all’80%, inserendo nel sistema tutte le strutture pubbliche e
private accreditate;
- la garanzia dei tempi di attesa previsti (30 gg. per la prima visita e 60 gg. per
la diagnostica), con il controllo sull'attività svolta in orario ordinario e la
compatibilità con l'attività intramoenia, obbligando se necessario le aziende
al rispetto dei tempi previsti attraverso penalizzazioni.
6. Proseguire, il piano di edilizia sanitaria per l’ammodernamento della rete
ospedaliera con la costruzione di 3 nuovi ospedali (Castelli-Ariccia, GolfoFormia e Valle del Tevere-Monterotondo) a fronte dei quali se ne
dismetterebbero almeno 9.
7. Eliminare il blocco del turn over e stabilizzare il personale precario che senza il
quale non si riuscirebbe a garantire nemmeno i LEA. Inoltre vanno
salvaguardati i CCNL e i contratti integrativi che il Piano di rientro vorrebbe
invece ridimensionati.
8. Rimodulare le tariffe delle RSA per quanto riguarda la compartecipazione degli
utenti e, nell’ambito della istituzione di nuove RSA, determinare un riequilibrio
pubblico/privato e territoriale oggi inesistente.
9. Esentare dai Tickets i lavoratori in CIG, mobilità, disoccupati, ed i cittadini
portatori di particolari patologie.
10. Spostare a carico dello Stato la spesa di 400 milioni annui per la formazione e la
ricerca effettuata nei 5 policlinici universitari di Roma. Tale operazione
giustificata dal carattere nazionale che la ricerca riveste permetterebbe una
notevole riduzione del disavanzo annuo che ad oggi è di circa 1.000 milioni di
euro, pari al 10% delle entrate della sanità.
11. Avviare tutte quelle azioni che permettono il passaggio dalla gestione
straordinaria commissariale del sistema sanitario regionale a quella ordinaria
8
senza abbandonare gli obiettivi di potenziamento ed efficientamento dei servizi
e di razionalizzazione della spesa riducendo i costi a carico dei cittadini.
12. Salvaguardare e rafforzare la Rete dei consultori familiari pubblici e laici, in
grado di sostenere le libere scelte delle donne e di fornire sul territorio servizi
sociosanitari alle donne, alla maternità, alle famiglie, alle e agli adolescenti.
Particolare attenzione deve essere dedicata ai bisogni delle donne migranti,
prevedendo servizi di mediazione culturale, dei giovanissimi, estendendo le
campagne di informazione e educazione nelle scuole, ed alla prevenzione della
violenza familiare.
Pressione fiscale e tariffaria
1. Recuperare risorse finanziarie programmando una campagna anti-evasione
utile a diminuire l’eccessiva pressione fiscale che grava sui cittadini del Lazio
anche per effetto delle addizionali IRPEF Regionali e Comunali. Vanno definiti,
concertandoli, gli interventi a favore delle fasce deboli della popolazione anche
attraverso la progressività delle addizionali o attraverso fascie di esenzione sui
redditi da lavoro dipendente e da pensione.
2. Sostenere con risorse mirate il reddito indiretto dei lavoratori espulsi dai
processi produttivi (es. riduzione tariffe per trasporti, mense, asili nido…)
utilizzando nuovi strumenti (ex ISEE) in funzione delle variazioni reddituali e
sociali.
9
Scheda 2 - ATTIVITA’ PRODUTTIVE
TURISMO E CULTURA
Industria e agricoltura
1. Definire politiche industriali legando le tradizionali forme di politiche per le
industrie a politiche integrate per la ricerca e sviluppo, la conoscenza, il sistema
dei saperi e la loro applicabilità produttiva, la formazione di base, la
formazione-generazione di “capitale” cognitivo.
2. Sostenere finanziariamente i distretti industriali del Lazio, i distretti rurali e le
filiere agro-industriali e agro-alimentari; attraverso gli strumenti della
programmazione negoziata occorre riconoscere e sostenere le aree di crisi.
Rendere efficace l’azione dei distretti e/o sistemi produttivi locali
interprovinciali, attraverso la costituzione di tavoli distrettuali a cui affidare
finanziamenti adeguati per il decollo di tali poli produttivi.
3. Attivare confronti di tipo settoriale per definire gli elementi di politica
industriale con l’obiettivo di rilanciare l’importante tessuto di aziende
manifatturiere del Lazio quale vera ricchezza di esperienze, saperi e
professionalità, su filiere e prodotti altamente competitivi, che rappresentano
nel contempo l’unica vera occasione di sviluppo ed occupazione per interi
territori regionali.
4. Garantire la tracciabilità e la certificazione dei prodotti e delle produzioni
attraverso opportuni progetti di filiera, sviluppando attività di prima
lavorazione nel territorio e attivando una rete distributiva dedicata.
5. Spezzare la stretta creditizia che soffoca il tessuto di PMI attraverso interventi
di sostegno convenuti con le Parti Sociali, finanziando in maniera adeguata gli
strumenti ed i fondi di garanzia al credito.
6. Garantire pagamenti celeri per le attività appaltate dalle PP.AA alle aziende e in
particolare alle microimprese e alle cooperative sociali.
Infrastrutture e Mobilità
1. Stanziare immediatamente le risorse per il piano delle infrastrutture essenziali
al rilancio dell’economia regionale, superando il blocco CIPE, in attuazione
dell’accordo quadro sottoscritto nel 2007 tra il Governo nazionale, la Regione
Lazio, la Provincia e il Comune di Roma. Investire nella riqualificazione della
mobilità di ogni Provincia del Lazio partendo dalle seguenti priorità:
- inserimento nel Contratto di Servizio per il trasporto pubblico ferroviario di
interesse regionale e locale tra Regione Lazio e Trenitalia, delle biglietterie
presenti in alcune stazioni a forte vocazione di pendolarismo e per le quali si
prevede un forte ridimensionamento o chiusura (p.es. Civitavecchia, Formia e
Latina) completamento dell’anello ferroviario a Roma
- recuperare tutta la rete ferroviaria regionale per un progetto di mobilità
regionale e metropolitana sostenibile, trasformando la rete con fermate di
tipo metropolitano nell’area entro il GRA, e facilitare l’accesso alla città
realizzando parcheggi e nodi di interscambi con gli altri servizi pubblici
1
0
prevedere un collegamento ferroviario tra Roma e Rieti inserendolo nell’asse
Rieti – Terni – Orte e nell’accordo esistente tra Regione Lazio e Ferrovie
Centrali Umbre
- completamento delle metropolitane di Roma
- potenziamento della capacità dell'infrastruttura ferroviaria sulle linee a più
alta frequentazione
- recuperare le risorse finanziarie precedentemente stanziate per l'acquisto di
materiale rotabile
- potenziamento e sviluppo della rete tramviaria
- potenziamento dell’infrastruttura di rete ferroviaria sui tratti a più alta
frequenza.
- completamento trasversale Orte - Civitavecchia
- adeguamento Salaria
- nuova autostrada Roma Cisterna Latina e Cisterna Valmontone
- adeguamento trasversale Cassino Formia
Superare il blocco finanziario per gli EE.LL. operato attraverso la rigida
applicazione del patto di stabilità, valido per i Comuni sopra i 5000 abitanti, per
le spese in investimenti immediatamente cantierabili (almeno il 50% di 1,5 mld
di euro già disponibili).
Realizzare investimenti per la mobilità e piani di interventi infrastrutturali
territoriali, immediatamente cantierabili, finalizzati in particolare alla messa in
sicurezza del territorio e di zone di edificazione a rischio, alla riqualificazione
urbana delle periferie, alla messa in sicurezza delle scuole, parchi e punti di
aggregazione sociale attuando una riconversione eco-sostenibile.
Realizzare il piano particolareggiato della mobilità del Lazio secondo le linee
generali già convenute con le parti sociali in tema di porti aeroporti ferrovia e
logistica. Reperire ulteriori risorse, superando i ritardi di stanziamento del
Governo, per finanziare gli investimenti di rete in fibra ottica e in banda larga
di nuova generazione (100 mega) in tutti i territori del Lazio, secondo i dettati
definiti dalla Commissione Europea del dicembre 2010, dal MISE di novembre
2010 e secondo le recenti esperienze delle altre regioni italiane (società miste
pubblico privato).
La recente costituzione di una Compagnia Regionale di navigazione, per gestire
il servizio pubblico verso le isole Ponziane, impone un progetto di riassetto e
razionalizzazione di tutti i servizi di navigazione nell’area Pontina, dal
trasporto persone al trasporto di beni primari. Un progetto che punti a
sviluppare la navigazione marittima nell’area di comunicazione con le isole del
Lazio, attraverso:
il conferimento alla Compagnia Regionale dei servizi già oggi appaltati;
la difesa dell’occupazione del personale navigante e della sua formazione
continua ;
un rapporto stretto con le strutture scolastiche di nautica;
la costituzione di un collocamento marittimo nell’area Formia-Gaeta;
l’ampliamento delle mete turistiche e delle opportunità di
comunicazione;
razionalizzazione del numero dei competitori (non delle corse e dei
servizi), nei mesi estivi.
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2.
3.
4.
5.
1
1
Sviluppo qualitativo e non solo volumetrico dell’aeroporto Leonardo da Vinci
di Fiumicino, inteso quindi non soltanto come ampliamento delle superfici e
degli spazi adibiti al traffico e ai passeggeri, ma soprattutto come
ammodernamento e adeguamento dei servizi e della capacità ricettiva.
Infrastrutture e strumenti adeguati ad un grande aeroporto europeo, oggi sesto
per volumi di traffico, che rendano l’hub capace di accogliere l’aumento
previsto di passeggeri.
Cultura
1.
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4.
Riconoscere sostanzialmente alla città di Roma il ruolo di Capitale e di grande
attrattore culturale utile all’intero Paese.
Attuare un piano straordinario di finanziamento a sostegno della manutenzione
e tutela delle opere monumentali e museali, patrimonio universale da
salvaguardare e valorizzare.
Valorizzazione dell’insieme del patrimonio ambientale, artistico, culturale del
territorio.
Rilanciare la produzione cinematografica e mass-mediale, sostenere l’intero
settore della cultura e dell’industria dello spettacolo, che rappresentano una
fetta consistente dell’economia romana e laziale, oggi in profonda crisi vista
l’assoluta insufficienza del recente rifinanziamento del Fondo Unico per lo
Spettacolo (FUS).
Turismo
1. Rilanciare un turismo sostenibile, diffuso su tutto il territorio regionale,
valorizzando in particolare le aree interne, sia attraverso un modello di
sviluppo di agricoltura multifunzionale, sia sostenendo esperienze di strutture
ricettive alternative, quali l’albergo diffuso, in zone cui il patrimonio
ambientale e archeologico è disperso, nascosto e offeso e che va recuperato e
valorizzato, al fine di produrre risorse e occupazione.
2. Rilancio del Terminillo dando attuazione agli investimenti e al progetto già
previsto di 20 mil di euro.
1
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Scheda 3 – CONOSCENZA E RICERCA
Diritto allo studio
La controriforma Gelmini ed i tagli contenuti nella L.133 del 2008, nella manovra
correttiva di maggio/giugno del 2010 e nelle finanziarie successive, continuano a
mostrare le loro ricadute negative in tutti i comparti della conoscenza. E’ necessario
quindi mantenere alta l’iniziativa e allargare il coinvolgimento delle istituzioni, delle
associazioni, degli studenti e genitori, al fine di:
1. Garantire il diritto allo studio scolastico ed universitario, compreso quello
relativo alle accademie ed ai conservatori
2. Confermare il ruolo centrale dell’istruzione pubblica e difenderlo con adeguate
risorse regionali, aumentando gli stanziamenti sia per lo studio universitario
che per quello scolastico.
3. E’ necessario aprire un serrato confronto con la Regione per una verifica
complessiva sull’ammontare e sull’utilizzo degli stanziamenti al fine di
intervenire sulle quantità, migliorarne la tempestività e quindi l’efficacia.
4. La questione del precariato è tra i principali punti di sofferenza in tutti i
comparti della conoscenza (sono circa 25000 quelli inseriti nelle graduatorie),
mentre i tagli agli organici nella scuola pubblica non consentono sbocchi, è
necessario ripristinare il reintegro del turn-over, come rispettare le regole nella
composizione numerica di alunni per classe a partire dalla sicurezza degli
edifici , su cui va realizzato un piano di investimenti.
5. Il taglio dei trasferimenti alle università del Lazio, mettono in predicato il
rinnovo dei contratti di ricerca e per questa via la stessa docenza. Saranno circa
3000, infatti, i lavoratori che non potranno neanche più dirsi precari. E’
necessario quindi, aprire il confronto a tutti i livelli al fine di individuare
progetti e risorse in grado di non disperdere queste competenze
6. Vanno individuate le risorse necessarie per sostenere l’ampliamento dei corsi
integrati di istruzione-formazione professionale e salvaguardare il polo
pubblico di formazione professionale. Di contro, le linee guida portate al
confronto dalla Giunta Regionale appaiono, quantitativamente insufficienti e
qualitativamente inadeguate, pertanto da rigettare. Gli effetti della loro
applicazione infatti, porterebbe alla cancellazione del sistema pubblico ed alla
perdita di circa 1000 lavoratori diretti (Albafor, Agenzia formativa di Frosinone
ed altri enti) e 3000 nell’indotto .
7. Per garantire il diritto allo studio e l’obbligo scolastico è necessaria una equa
distribuzione dell’offerta formativa in tutto il territorio regionale, anche
ridisegnando opportunamente la rete scolastica. Questo è un obiettivo che
intendiamo continuare a perseguire nonostante gli incontri sin qui sviluppati
con la Giunta Regionale abbiano messo in luce il ritardo dell’ assessorato e la
scarsa propensione al confronto. Le proposte sin qui avanzate dall’ Ass. infatti
descrivono un ulteriore ridimensionamento e l’assenza di ogni coinvolgimento
sia del sindacato che del mondo della scuola a partire dai Consigli di Istituto. E’
necessario pertanto procrastinare almeno di un anno l’applicazione della L.
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111, cosi come deliberato da altre Regioni (Piemonte, E.Romagna, Toscana,
Liguria,Marche, Umbria, Sicilia; Puglia ed altre….)
8. E’ necessario migliorare l’offerta formativa
che nella Regione rimane
insufficiente nella scuola pubblica di ogni ordine. Nell’infanzia come alla
primaria registriamo la generale diminuzione del T/pieno nella Regione,
quando non addirittura la cancellazione (es. Provincia di Viterbo) e questo
risulta inaccettabile, alla luce della forte richiesta delle famiglie.
9. Alle intese realizzate con le precedenti Giunte, circa gli asili nido e le sezioni
primavera, sono state sottratte le risorse previste, queste vanno rapidamente
reintegrate mentre, nel contempo, è necessario procedere ad una verifica
qualitativa e quantitativa di quanto già in essere, avendo a riferimento la
stabilizzazione del personale e l’applicazione degli accordi sindacali e del Ccnl.
(cosa questa che appare scontata, ma le rilevazioni ci segnalano enormi
problemi)
10. Individuare le risorse per sostenere tutto il campo relativo alla educazione e
formazione per gli adulti, puntando al rafforzamento dell’insegnamento della
lingua italiana dedicato ai migranti.
11. Predisporre gli atti per la realizzazione degli alloggi per gli studenti, attraverso
l’utilizzo di tutte le risorse disponibili (anche così si garantisce il diritto allo
studio) e definire le convenzioni per combattere il caro affitto, delle mense e dei
trasporti
12. Far seguire al monitoraggio ed alla mappatura degli edifici scolastici che
necessitano di interventi, il piano di investimenti ed i lavori per la messa in
sicurezza. a partire da quelli che insistono in zone sismiche.
Università e Ricerca
1. il quadro generale ci segnala che, pur senza tornare alle valutazioni sull’anemia
dei fondi pubblici destinati al comparto, solo un quarto della spesa in ricerca
attivata su fondi pubblici (già ridotti a poca cosa) è destinato a ricerca pubblica
e solo il 5% di quelli privati segue la stessa via.
2. Questo è un tema da affrontare sia in generale che nel Lazio, anche alla luce
della concentrazione di vere e proprie eccellenze che qui insistono (nonostante
le soppressioni di Enti contenute nella manovra correttiva di giugno 2010) e che
possono rappresentare un formidabile fattore di sviluppo per la Regione e per il
paese. Vanno pertanto avviati i progetti di ricerca necessari al territorio, per
attivare risorse, fondi europei ed interventi, capaci di salvaguardarne la natura
pubblica ed il patrimonio di alte professionalità. Su queste problematiche và
aperto immediatamente il confronto con la Giunta Regionale, mentre in via
prioritaria va rifinanziata la legge sull’ innovazione tecnologica monitorandone
l’utilizzo e relative ricadute.
3. Finanziare e attuare la legge regionale n. 13/2008 “Promozione della ricerca e
sviluppo
dell'innovazione e del trasferimento tecnologico nella Regione
Lazio”
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Scheda 4 - AMBIENTE TERRITORIO ENERGIA
1. Costituire il polo pubblico di trattamento integrato dei rifiuti, di cui lo sviluppo
e l’ampliamento della raccolta differenziata è parte determinante, prevedendo
una adeguata impiantistica di reale riciclo e l’obbligo per tutte le strutture
pubbliche di effettuare in maniera efficace la raccolta differenziata.
2. Approvare il piano regionale sull’energia.
3. Definire un piano di riqualificazione e recupero dei siti dismessi e delle aree
inquinate.
4. Conservare e bonificare il patrimonio rurale incentivando la creazione di
energia da biogas e biomasse, utilizzando il fotovoltaico su strutture fisse
evitando di consumare superficie agricola utilizzabile.
5. Investire nella riqualificazione e manutenzione della rete idrica del Lazio e
curare l’adeguata bonifica delle falde acquifere inquinate.
6. Investire nell’energia rinnovabile valorizzando la ricerca e le innovazioni del
territorio
7. Realizzare abitazioni adeguatamente certificate da un bollino che ne attesti il
risparmio energetico e idrico e l’utilizzo di materiali eco-compatibili
8. Trasformare e/o Realizzare gli attuali insediamenti dei Distretti Industriali e
dei Sistemi Produttivi Locali in Eco-distretti
9. Rilanciare un progetto di riqualificazione dei Parchi come occasione di
riequilibrio ecologico e di riqualificazione urbana ma anche un’occasione di
sviluppo economico e di lavoro per i giovani.
Scheda 5 - SICUREZZA LEGALITA’ INTERVENTI NORMATIVI
Sicurezza e Legalità
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1. Azione coordinata interassessorile per una efficace intervento di contrasto alla
criminalità, riaffermando il clima di legalità e sicurezza necessari ad un corretto
sviluppo dell’economia regionale e al benessere dei cittadini.
2. Attivare tavoli territoriali per la lotta al lavoro sommerso.
3. Presenza nell’osservatorio sulla legalità in Regione, dei sindacati e delle
associazioni, attualmente sono stati esclusi,
4. Presenza di un tavolo per la legalità in ogni Provincia, (naturalmente con la
presenza dei Sindacati e delle associazioni) con l’obiettivo di monitorare,gli
appalti, la situazione del lavoro nero, la situazione degli immigrati e
qualsivoglia forma di illegalità
5. Assegnazione dei beni confiscati nel più breve tempo possibile e sostegno
economico al riavvio delle attività anche nell’ottica della tutela occupazionale;
6. La Regione deve impegnarsi a prevedere nelle scuole del Lazio seminari sul
tema “della cultura della legalità”;
7. Prevedere sgravi fiscale per gli investimenti a quell’imprese che sottoscrivano il
patto per la legalità
8. Operare affinché l’obiettivo della più rigorosa difesa della salute e della
sicurezza dei lavoratori sia garantito, in particolare nel caso di lavori in appalto.
Rendere costante e operativo il ruolo del Comitato di Coordinamento Regionale
ex. art.7 del D.Lgs. 81/08, assumendone gli orientamenti e realizzandone
conseguentemente le decisioni. Rendere esigibili le somme integrative che di
anno in anno la Regione assegna ai Servizi di Prevenzione del territorio
(Spresal) e che negli ultimi anni sono state loro conferite solo sulla carta.
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Il percorso
Bisogna riprendere e rilanciare l’ambizioso obiettivo di costruire una società più giusta
e solidale, che abbia a riferimento l’economia reale, la valorizzazione del lavoro, la
dignità del lavoratore ed il suo diritto di concorrere a determinare le condizioni ed i
fini dell’impiego delle sue capacità e della sua intelligenza.
Tutto questo richiede quindi una convinta ripresa del processo concertativo, tra le
Forze Sociali e le forze politiche/Istituzionali, che governano gli Enti Locali.
Da qui discende l’assoluta necessità di coinvolgere i talenti delle professioni e delle
imprese, delle università e della scuola, i ricercatori e gli studiosi, che, nell’ambito
delle materie scientifiche, sociali e umanistiche, ma anche dell’arte e della cultura,
devono dare un contributo decisivo di conoscenza e partecipazione ad un progetto di
sviluppo per una società innovativa, culturalmente aperta e solidale.
Tra gli interventi da adottare prioritariamente e propedeutici all’avvio della fase di
confronto figurano certamente alcuni interventi normativi di responsabilità regionale
ed in particolare riteniamo necessario :
1. Varare al più presto una legge sugli appalti, servizi e forniture, concordata con
le Parti Sociali.
2. Rendere concretamente operativa, sostenendola finanziariamente, la Legge
Regionale su innovazione, ricerca e trasferimento tecnologico aprendo una
finestra al ricambio produttivo e generazionale.
3. Varare al più presto una idonea normativa regionale di riordino del commercio.
4. Rendere operativa la legge di riordino del settore turistico, varata nella scorsa
consiliatura.
Per questo vanno istituiti, tavoli di concertazione generale regionale e tavoli per la
programmazione negoziata con le varie categorie per la definizione di adeguate
politiche settoriali e tavoli territoriali con le Parti Sociali delle province, per la
programmazione di adeguate politiche a sostegno dello sviluppo dei territori.
Vorremmo in sostanza giungere alla sottoscrizione di un patto per lo sviluppo che
abbia al centro il lavoro, la sua valorizzazione, il rispetto per l’ambiente ed il
miglioramento delle condizioni di vita delle migliaia di cittadini che ogni giorno non
fanno mancare il loro contributo al progresso di Roma e del Lazio.
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Le proposte della Cgil di Roma e del Lazio per uscire dalla crisi, per