73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
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Una Sagra antica e sempre nuova
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Eccoci qua, anche quest’anno, a vivere insieme un’altra edizione della Sagra delle Castagne, il
momento che meglio rappresenta San Giovanni Ilarione agli occhi della sua gente e di tutti quelli che, nativi del posto, oggi si trovano a vivere lontani dal paese natale per i motivi più svariati.
A loro va il mio primo saluto, che allargo a tutti i visitatori che, magari da anni, sono nostri graditi ospiti nei giorni di una festa divenuta ormai nota a tutti.
Un grazie inoltre a quanti da mesi sono impegnati nell’organizzare un evento così importante,
con un coinvolgimento così diffuso e generale di persone, associazioni, sponsor e istituzioni da far
rivivere i tempi in cui ci si ritrovava sul “sagrato” per dar origine, con i pochi mezzi allora a disposizione, alle feste e agli altri appuntamenti religiosi e sociali in cui tutta la popolazione riscopriva la bellezza di sentirsi appartenente ad un’unica comunità.
Nella traccia segnata in questi 73 anni di Sagra, la Pro Loco quest’anno presenterà iniziative vecchie e nuove, le prime recanti il fascino antico della tradizione, le seconde con la freschezza di un
messaggio che trova forme sempre inedite per manifestare il gusto della festa: per le vie del paese
troverete ad accogliervi, accanto agli immancabili marroni, i prodotti agricoli ed artigianali tipici
della nostra zona, mentre il pomeriggio sarà allietato da spettacoli di musica e varietà con una
nuova iniziativa, “la corsa delle rane con la carriola”, un vero e proprio palio tra contrade del
paese.
Non mancheranno le serate dedicate a vari tipi di intrattenimento, così come in diversi punti del
paese saranno aperti mostre e stands interessanti per grandi e piccini.
Per cinque giorni quindi, dal 9 al 13 ottobre, lasciatevi tentare dall’accoglienza che vi riserverà
San Giovanni Ilarione: il fascino antico ma sempre nuovo delle castagne vi sorprenderà ancora
una volta!
Presidente Pro Loco
FRANCO CAVAZZOLA
Calendario Manifestazioni Pro Loco e Comitati per l’Anno 2009
• Domenica 6 gennaio: Arrivo dei Re Magi, piazzale della chiesa
• Sabato 31 e domenica 1 febbraio: Sagra della Seriola, presso località Castello
• Domenica 22 febbraio: Festa di Carnevale con sfilate lungo le vie del paese
• Lunedì 13 aprile (Pasquetta): Marcia tra i ciliegi in fiore organizzata dalla Polisportiva
• Domenica 19 aprile: Sagra di S. Zeno, presso la chiesetta romanica in località Castello
• Domenica 26 aprile: VII Granfondo del Durello
• Venerdì 26 e lunedì 29 giugno: Sagra di San Giovanni Battista e mostra ciliegie, presso località Castello
• Domenica 5 luglio: Festa dello Sportivo, presso gli impianti sportivi di San Giovanni Ilarione
• Venerdì 11 e sabato 12 luglio: Sagra di San Benedetto, presso località Cattignano
• Sabato 25 e domenica 26 luglio: Festa del Cacciatore, presso località Monte Cimo
• Martedì 25 agosto: Antica sagra della Madonna di Monte Berico, presso località Boarie
• Mese di settembre: Festa dell’Avis
• Sabato 4 e domenica 5 luglio settembre: Festa Rionale di Nogarotto
• Martedì 8 settembre: Festa nella contrada delle Lore (Capitello della Vergine)
• Dal 8 al 12 ottobre: 74º Sagra delle Castagne
• Martedì 8 dicembre: Festa dell’Anziano, presso piazzale della chiesa
• Dicembre: “Natale Insieme”
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Saluto del Sindaco
A piedi o in bici:
l’importante è muoversi
n paese in festa mostra di sé la parte
U
migliore: per questo l’avvicinarsi della
Sagra delle Castagne è per ogni abitante
di San Giovanni Ilarione motivo di vanto e di
orgoglio, che dura ormai da più di settant’anni, durante i quali il paese si è profondamente
trasformato ed è diventato quello che tutti
conosciamo. Una tradizione che dura da tanto
tempo e che è entrata nel cuore di tutti coloro
che vogliono bene al paese di San Giovanni
non può però solo ripetersi tale e quale, deve
sapersi rinnovare, adattare alle attuali esigen-
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ze senza perdere il suo antico messaggio; per
questo è doveroso ringraziare tutte quelle persone che, quest’anno come gli anni scorsi,
offrono il loro fattivo contributo per la buona
riuscita della manifestazione cercando nuove
idee e mettendo in piedi nuove iniziative.
Pur di fronte alla attuale congiuntura economica che pone interrogativi e preoccupazioni per
il futuro più immediato di tutti, è rilevante
sostenere tutto ciò che favorisce i momenti di
aggregazione e di socialità, feste comprese. E’
con questo spirito di rinnovato orgoglio verso il
proprio passato e le proprie radici che
l’Amministrazione Comunale saluta la 73^
edizione della Sagra delle Castagne, arricchita
nel numero e nella qualità delle iniziative in
programma. Un bel biglietto da visita da esibire, durante i giorni della Sagra, a tutti coloro
che visiteranno il nostro paese.
Il Sindaco
Geom. Domenico Dal Cero
a riscoperta di San Giovanni Ilarione
attraverso i percorsi di vie e sentieri, iniziata l’anno scorso, continua quest’anno con la proposta di nuovi itinerari: ci ha
indotto a ripeterci l’apprezzamento sincero
di qualche residente, unito anche a qualche
immancabile osservazione, segni convincenti dell’attenzione che la gente rivolge a questo nuovo modo di camminare, non più
rivolto solo al benessere fisico, ma consapevole anche del valore di ciò che ci sta attorno.
Saper leggere ed interpretare il cosiddetto
“paesaggio” che si offre agli occhi del viandante significa dare la giusta importanza
all’ambiente, inteso come cooperazione fra
uomo e natura: non sempre questo rapporto è stato, ed è, armonico, e l’occhio del passante facilmente lo percepisce nell’eccesso di
cemento di certe strutture murarie immerse
nel verde, laddove invece ben si inseriscono
i “sassi mori” delle contrade semi-abbandonate o le stradine “bianche” che sembrano
sparire nel folto dei boschi.
Ma non ci si muove solo a piedi: sempre più
per la strada e lungo i sentieri si incontrano
ciclisti in montan-bike ed ecco allora dedicato a loro anche un percorso che tenga conto
di un modo decisamente diverso, ma non
meno attraente, di vivere il territorio: ci
hanno pensato gli amici dell’Associazione
Sportiva “Basalti”, veri esperti in materia
visto le recenti soddisfazioni raccolte nell’organizzare manifestazioni a livello perfino
nazionale.
Muoversi, insomma, è diventato un imperativo categorico per tutti: al di là della moda,
che sappiamo essere per definizione passeggera, sappiamo che camminare significa
anche imparare. Imparare a conoscere sé
stessi e il mondo circostante: il primo passo
che ciascuno può fare per migliorare sé stesso e magari anche chi e ciò che ci sta attorno. In marcia, dunque, è l’ora di partire…
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I
REDATTORI
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PERCORSO N. 1
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Piazza della Chiesa – Via Monfalcone – Croce dei Bertini –
Bertini di Sopra – Farinei – Marcazzani – Marchetti – Guarato –
Lore – Potacci – Passo Roccolo – Guarato – Cerina –
Gecchele – Colombara – Rossetti – Via Monfalcone –
Piazza della Chiesa
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LA PARTENZA DA PIAZZA DELLA CHIESA
Ritrovarsi nella Piazza della Chiesa di S. Caterina, detta anche piazza Colonna, assume i caratteri di un vero e proprio tuffo nel passato: ci troviamo infatti in quello che per decenni è stato il centro civile e spirituale del paese, e ancor oggi che
l’agglomerato urbano si è sviluppato prevalentemente lungo le arterie stradali che corrono parallele all’Alpone, questa piazza rimane senza dubbio il
“cuore” di San Giovanni Ilarione. In questa piazza
hanno sempre trovato posto le più significative
manifestazioni pubbliche, sia civili sia religiose, e
con un po’ di immaginazione potremmo “rivedere” gli edifici e le strutture in cui la storia del paese
è cresciuta: diamoci uno sguardo, mentre ci prepariamo ad affrontare il nostro percorso, a cominciare dalla vecchia colonna che, restaurata recentemente, nasconde enigmatica le sue origini e che,
in mancanza di documenti veri e propri, qualcuno
ha fatto risalire all’epoca napoleonica, qualcuno
più indietro ancora, al lungo periodo della dominazione veneziana. L’elemento più significativo
della sua snella struttura architettonica, composta
da diversi elementi sovrapposti, è lo stemma che
spicca sul capitello e che riporta un’aquila a volo
abbassato: gli esperti di araldica vi intravvedono il
chiaro riferimento ad un luogo importante per la
comunità, in cui i capi famiglia si radunavano per
adempiere a decisioni di assoluta rilevanza per la
vita di un paese, come l’elezione delle cariche
amministrative (decano, sindaco, ecc.) o la pubblica lettura fatta dal banditore di provvedimenti
presi da un’autorità superiore. Sia quel che sia, la
colonna sorveglia da tempo immemorabile la vita
dei sangiovannesi, ricevendone in cambio un riconoscente sentimento di simpatia e di rispetto, testimoniato dal recente restauro che se, da un lato, le
ha restituito l’antico splendore preservandola da
un contatto troppo ravvicinato con le automobili
che stazionano tutt’attorno, dall’altro l’ha un po’
isolata, almeno nella memoria dei più anziani che
ricordano il trascorrere delle lunghe serate estive
appoggiati al comodo basamento della colonna.
La piazza è in leggera pendenza e risale lievemente finendo nell’abbraccio rassicurante della
maestosa facciata della chiesa parrocchiale di S.
Caterina, eretta fra il 1901 e il 1909 su disegno di
Gerardo Marchioro e intensamente voluta dai parrocchiani e soprattutto dal loro primo parroco, don
Francesco Trecco (la parrocchia era divenuta autonoma l’8 ottobre del 1889), successivamente arredata e abbellita dai successivi rettori. Ai lati della
scalinata spiccano nel loro biancore le due statue di
santa Caterina (a sinistra dell’edificio, per chi guarda) e di sant’Ilarione (a destra), e collocate su due
basamenti preesistenti in occasione dell’anno santo
del 2000. A fianco della chiesa sorge il campanile,
“...la colonna sorveglia da tempo immemorabile la vita dei
sangiovannesi...”
innalzato all’attuale altezza nel 1989 da quella che
era una preesistente torre campanaria, a ricordo
del centenario della nascita della parrocchia di S.
Caterina in Villa.
La piazza insomma costituisce un vero e proprio
spaccato di storia locale, se solo si pensa che un
secolo fa accoglieva anche quello che era il palaz-
“in questa piazza hanno sempre trovato posto le più significative manifestazioni pubbliche…”
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zo del municipio, poi completamente distrutto da
un incendio nel 1921, con annessa la scuola elementare; l’attuale estensione è frutto di una sistemazione attuata nel 1928, quando vennero realizzate anche le sottostanti piazze dei Caduti (così
chiamata per l’elegante monumento che la domina) e dei Martiri: fu in tale occasione che rischiò di
cambiare nome, essendole stata affibiato l’altisonante appellativo di “Piazza del Littorio” (evidente
riferimento all’epoca fascista), ma fortunatamente
l’idea venne bocciata dalle autorità competenti.
DA VIA MONFALCONE AI MARCAZZANI
Dopo questo breve accenno della storia che fu,
è giunta lora di partire e imbocchiamo via
Monfalcone, lambendo a sinistra il complesso
architettonico, oggi restaurato e trasformato in
unità abitative, che fu tra l’altro la seconda sede del
municipio dopo la suddetta distruzione del primo
edificio nonché, in anni successivi, la sede della
scuola materna (chiamata allora comunemente
“asilo”). A destra invece compare il bar Sport,
conosciuto in passato come osteria “Alla Valle”,
una delle più antiche del paese, che doveva il suo
nome alla valle dei Ranfani, la quale scorre poco
più a monte e che oltrepassiamo superando un
ponte. Fra i numerosi torrentelli che affluiscono
nell’Alpone la valle dei Ranfani è sicuramente uno
dei più turbolenti, tanto che ha avuto bisogno nei
decenni scorsi di numerosi interventi alle arginature per addomesticare le sue improvvise e devastanti piene, tenuto conto anche del fatto che essa
taglia praticamente a metà il vecchio centro abita-
“...in prossimità della piazza dell’Osto gli abitanti avevano
eretto perfino un capitello a san Giovanni Nepomuceno…”
to: lungo il suo corso in prossimità della piazza
dell’Osto gli abitanti avevano eretto perfino un
capitello a san Giovanni Nepomuceno, protettore
dei corsi d’acqua, la cui statua, oggi ricollocata,
vigila i passanti da una piccola nicchia di via Roma.
Procediamo per via Monfalcone (la via acquisì
questo nome nel 1928, a ricordo degli eventi eroici della Prima Guerra Mondiale; prima di allora
sulle mappe era individuata semplicemente come
“strada per Chiampo via Calvarina”, a riprova del
fatto che in quel tempo il centro abitato terminava
al ponte dei Ranfani), ma pochi metri dopo l’incrocio con via Risorgimento imbocchiamo a sinistra
un sentiero che si sviluppa quasi parallelo alla valle
dei Ranfani, lasciando poco più a monte la contrada Bertini di Sotto, che possiamo anche visitare
seguendo un breve tratto alternativo.
Il sentiero che abbiamo preso inizialmente si sviluppa tutto in costiera e presenta tratti di una certa
ripidità, guardando verso valle pian piano vediamo
apparire la struttura del cimitero comunale e più a
est, in corrispondenza di un ponte che collega le
due sponde opposte della valle, la contrada
Ranfani: l’agglomerato di case, disposte attorno
all’ampia corte centrale, è oggi valorizzato dalla
presenza di un agriturismo, ma aveva visto nei
decenni precedenti il progressivo diminuire degli
abitanti, ridottisi addirittura a uno negli anni ’80
(verso la metà dell’800 i documenti riportavano la
presenza di 6 famiglie) e costituisce un buon esempio di rivalutazione del tradizionale ambiente di
contrada mediante attività che ne recuperino,
magari sotto altri aspetti, la funzione abitativa.
Malgrado si proceda in salita il cammino non è faticoso, anche perché si passa in mezzo ad alberi
ombrosi, fra cui spicca qualche castagno e qualche
ciliegio, che allungano il fogliame fin sopra il sentiero; tra le fronde appare ad un certo punto la
sagoma di una croce lignea, innalzata nel 1987 sul
terreno di un privato cittadino della zona, Renato
Ciman, recentemente scomparso: il luogo, spostato dal sentiero qualche decina di metri, merita una
visita per l’orginalità dell’opera, curata fin dal basamento, e per il panorama che si apre verso la valle.
Da alcuni anni la croce è divenuta meta della solenne Via Crucis che le parrocchie del paese fanno il
penultimo venerdì di quaresima. Il manufatto
esprime il profondo sentimento religioso della
nostra gente, e se in altre parti esso trova riscontro
attraverso l’erezione di capitelli o nicchie a carattere votivo, qui viene qualificato mediante la presenza del simbolo per eccellenza del cristianesimo
Ritornati sul nostro sentiero infatti non tarderemo a scorgere, qualche centinaio di metri più
avanti, un’altra croce, posta da tempo immemorabile sulla “crosara”, cioè in corrispondenza di un
punto di incrocio fra diverse strade campestri che
giungono rispettivamente dai Ranfani e da contra-
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“...sorge da tempo immemorabile la croce dei Bertini...”
da Cambioli, sorge da tempo immemorabile la
croce dei Bertini: quella che vediamo svettare
oggi, ben assestata su una base in muratura, ha
sostituito nel 1991 la vecchia croce che rischiava di
crollare e che un tempo costituiva una tappa delle
cosiddette “rogazioni”, una forma di devozione
molto sentita nella società contadina e che purtroppo sta scomparendo. Il lavoro di restauro è
frutto della collaborazione degli abitanti della zona,
che una volta all’anno, la prima domenica di agosto, si ritrovano a celebrare una messa con relativo
rinfresco ai piedi della croce, richiamando numeroso pubblico.
Seguiamo ora la strada asfaltata che dai
Cambioli si avvia verso i Bertini di Sopra: la contrada in realtà ci appare costituita da due nuclei
abitativi, divisi dalla strada comunale, ambedue
con le abitazioni disposte in senso longitudinale e
rivolte a valle, con il nucleo più a monte numericamente più rilevante. La contrada è documentata
almeno dal 1712, ma la sua attribuzione toponomastica ha bisogno di qualche dettaglio storico:
viene infatti da chiedersi come mai due contrade
relativamente distanti abbiano lo stesso nome
(Bertini) e si distinguano con il classico appellativo
“di sotto” e “di sopra”. La stranezza è spiegata più
dalla loro origine che non dalla posizione geografica: verso la metà dell’’800 la rilevazione catastale
compiuta dai tecnici del governo asburgico indicava questa contrada con la denominazione di
“Damini”, riservando il nome “Bertini” ai caseggiati degli odierni “Bertini di Sotto”; nelle mappe successive , riferentisi ai primi anni del neonato stato
italiano, i “Damini” sono solo il gruppo di case a
ovest della strada, mentre quelle ad est hanno
assunto il nome di “Bertini di Sopra”; nel ’900 si
giunge all’attuale denominazione di Bertini di
Sopra per i due nuclei abitativi. A chiarire l’apparente anomalia ci vengono in aiuto i documenti:
nel 1846 la contrada era costituita da una ventina
di abitanti, suddivisi in due sole famiglie, entrambe
con il cognome “Damini”; successivamente una
parte della contrada è stata acquisita da un ramo
della famiglia “Bertini” (che anticamente era un
cognome), proveniente dagli attuali Bertini di
Sotto. Il fatto spiega, più in generale, il fenomeno
riguardante l’origine dei nomi di contrada, che
spesso (seppur non sempre) derivano dai cognomi
di coloro che le abitano o le hanno abitate, e ciò
spiega anche come mai nel corso dei decenni
molte contrade abbiano cambiato denominazione;
non è quindi un caso che la maggior parte delle
nostre contrade abbiano il nome al plurale (i
Gambaretti, i Marcazzani, i Governi, i Zanchi, ecc.).
Subito dopo i Bertini di Sopra ci aspetta un tratto in salita: la “pontara”, per usare il colorito termine dialettale, ci porta prima a vedere il cartello
dei Gustini al motto, per raggiungere i quali
occorre però allontanarsi di un centinaio di metri
dalla strada comunale, poi l’ampia corte dei
Farinei, che si apre leggermente spostata a sinistra
della carreggiata. Le abitazioni, ordinatamente disposte attorno all’aia e con la facciata rivolta verso
sud, suggeriscono bene quella che doveva essere la
vita contadina di un tempo, visto che vi ritroviamo
ben conservati il forno comune e un capitello dedicato a Maria Ausiliatrice. La contrada è volgarmente conosciuta anche con il nome di “Pila”, probabilmente per la presenza in passato di attrezzature
destinate alla lavorazione delle olive o del grano,
ma nel Catasto Austriaco lo stesso nucleo di case
veniva indicato con la denominazione quantomeno curiosa di “Grotoli”, derivazione di un soprannome che si è perso nel tempo (un documento del
1732 parla di un “Pietro Ferraro detto Grottolo”).
Gambe in spalla, superati i Farinei bisogna
affrontare una nuova rampa, che in men che non
si dica ci porta, dopo una semicurva a destra, ad
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“...contrada Casella: il vecchio nucleo della contrada è staccato dalla strada un centinaio di metri...”
una superiore quota altimetrica e ad un breve rettilineo che prelude alla contrada Casella: il vecchio
nucleo della contrada è staccato dalla strada un
centinaio di metri e offre la classica disposizione di
case contadine affacciate sulla corte antistante, ove
fanno bella mostra di sé un forno ancora in funzione e una fontana con lavatoio.
DAI MARCAZZANI A VIA GUARATO
Proseguiamo sul percorso con maggior lena,
visto che la pendenza è leggera e abbordabile
anche per i meno allenati: ai lati della strada i terreni ben coltivati prevalentemente a viti e ciliegi,
anche se talora “in riva”, dicono chiaramente della
fertilità della terra e del lavorìo agricolo a cui è sottoposta da secoli. Arriviamo così ai Marcazzani,
sboccando sulla provinciale che da Castello porta a
Chiampo, passando per passo Roccolo. Si tratta di
una delle contrade storicamente più importanti del
paese, non solo perché è documentata fin dal
1244, ma anche perché il cognome Marcazzan è
uno dei più diffusi nel nostro territorio comunale.
Anche stando a guardare dalla strada possiamo
renderci conto della struttura a corti sovrapposte di
cui si compone la contrada, con una strada non
asfaltata esterna, in pendenza, che le congiunge
tutte e che, avviandosi in mezzo ai campi, sbuca
dopo qualche centinaio di metri presso Lotte.
Verso sud invece si dirama la strada che conduce ai
Marcazzani al Motto, che prende nome dall’altura che ne determina la conformazione: vale la
pena visitarla, se non altro per il bel panorama sulla
vallata che si può godere dalla corte, in cui spiccano le ben tenute fontane con lavatoio. La contrada
è nota fra l’altro perché annovera, in sole due famiglie, la presenza complessiva di una decina di religiosi fra sacerdoti e suore, tutti rigorosamente
Marcazzan di cognome.
Lasciati alle spalle i Marcazzani ci apprestiamo a
godere la frescura, particolarmente gradita in estate, della valle detta della Fontana Préa (scontato
il riferimento al termine dialettale che significa
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“Arriviamo così ai Marcazzani…una delle contrade storicamente più importanti del paese...”
“pietra”), quasi a sottolineare fin dal nome la particolare composizione che caratterizza alcuni tratti
del profondo solco vallivo, che lungo il suo corso
ha visto in passato fiorire anche una discreta attività estrattiva di terre coloranti. La successiva salita
che conduce alla contrada Marchetti termina con
la presenza di un capitello, posto in corrispondenza con la strada che sale verso i Giannini: costruito nel 1928 con il concorso delle due contrade, è
dedicato alla Madonna di Lourdes, come ricorda la
statua conservata all’interno nella nicchia. Proprio
sul colmo del dosso la strada asfaltata taglia a metà
l’abitato di contrada Marchetti: in realtà il vecchio
nucleo, ben evidenziato anche dalle mappe ottocentesche, è quello che troviamo alla nostra sinistra, mentre quello che lasciamo a destra, con la
spaziosa corte attorno alla quale sono disposte gli
edifici, compare solo nel ’900 con la denominazio-
ne di “Schedani”. Abbandoniamo pure l’asfalto e
inoltriamoci a sinistra all’interno della vecchia contrada, seguendo quella che era la vecchia strada e
che dopo circa duecento metri sbucherà nuovamente sulla Provinciale: la disposizione delle case e
il riscontro di alcuni elementi posti al centro della
corte, come i resti di una fontana o il caratteristico
“moraro”(il gelso), ricordano chiaramente la vita
contadina di un tempo, con frotte di bimbi che si
rincorrevano sotto lo sguardo vigile delle mamme
e con gli uomini intenti al lavoro dei campi o a
“guernare” le bestie nella stalla. La nuova strada
asfaltata, il cui rettilineo ha effettivamente snellito
il percorso, ha dato negli anni non pochi problemi
di manutenzione, visto che il materiale trasportato
per colmare la naturale lacuna ha avuto bisogno di
successivi apporti in seguito all’abbassamento del
terreno: non c’è voluto molto agli abitanti della
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zona, con la bonaria ironia tipica della nostra
gente, battezzare questo tratto di strada come la
“bassa de Caldiero”, con chiara allusione all’avvallamento naturale noto nel veronese fin dai tempi
antichi per le famose terme di Giunone.
Oltrepassiamo anche la valle di Ulisse, che nel
suo tratto inferiore va a confluire nella valle
Rugolaro, e dopo una curva ci troviamo all’incrocio
con la strada che proviene dal capoluogo e che,
innestandosi sulla Provinciale, prosegue verso
Chiampo: il piccolo nucleo di case che sorge a sinistra è quello che anticamente era denominato
“Ulisse” (probabilmente da un abitante così chiamato) e che dava il nome alla valle stessa; nel
Catasto Austriaco del 1846 era comunque indicata
come una delle cosiddette “Cerine”, insieme agli
altri nuclei di case sottostanti. È il tipico luogo in
cui le strade divergono e in cui anche chi ci accompagna è chiamato a fare una scelta: se decide di
tornare direttamente verso il capoluogo non deve
far altro che scendere verso contrada Cerina e
quindi proseguire fino al centro abitato; se preferisce accompagnarci nella zona alta del territorio
comunale, sa che l’aspettano circa tre chilometri,
metà dei quali in salita, prima di ritrovarci ancora a
questo punto.
Procediamo sulla strada comunale, ora in leggera pendenza, superando alcuni tornanti; poco
più avanti, a sinistra, si nota l’imbocco per una strada campestre che conduce ai Bagattini (Bagattin
era un tempo un cognome): chi ha voglia e magari un pizzico di curiosità in più ha qui l’occasione di
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una piccola digressione di qualche centinaio di
metri, che lo porterebbe a visitare, poco prima di
entrare nella contrada, un capitello quantomeno
originale, dedicato a Maria Ausiliatrice, ma costituito fra l’altro dalla fedele riproduzione in scala di
alcuni edifici sacri di San Giovanni Ilarione, segno
di una religiosità creativa e popolare che trova
sempre nuove forme per esprimersi. Proseguendo
invece sulla Provinciale si giunge in poco tempo
nella contrada Guarato, posta anch’essa in corrispondenza di un bivio presso il quale negli ultimi
decenni sono sorte nuove case, soprattutto nel
“...contrada Guarato, posta anch’essa in corrispondenza di un
bivio...”
tratto che porta verso le Lore. Il luogo è stato per
parecchi anni (dal 1924 agli anni ’70) un punto di
riferimento importantissimo in tempi in cui mancavano adeguati e regolari mezzi di trasporto, perché
vi sorgeva la cosiddetta “scuola delle Lore”, un
plesso di scuola elementare il cui bacino d’utenza
comprendeva tutta la zona alta, da Cerina fino al
confine provinciale. Anche se il vecchio edificio è
stato sostituito da moderne unità abitative, la vec-
chia e amata scuola rimane un ricordo indelebile
per almeno tre generazioni, che hanno vissuto qui
momenti importanti e formativi della loro infanzia.
DALLE LORE A PASSO ROCCOLO
Siamo a circa 400 metri di altitudine e ci avviamo verso est lungo la strada asfaltata del tutto pianeggiante che ci porta, dopo nemmeno mezzo
chilometro, nella contrada più significativa di tutta
la zona circostante: le Lore. Ai lati della carreggiata sfilano terreni ben coltivati, soprattutto a ciliegio
e viti, ma non manca in prossimità di qualche corso
d’acqua (fra cui il più rilevante è senz’altro la Valle
Lamberta che, scorrendo in direzione nord-sud,
confluisce presso i Leasi nella Val Rugolaro) la macchia scura di vegetazione a carattere boschivo.
Man mano che ci si avvicina alla contrada e compaiono le prime case ci si rende conto del rilievo
che le Lore hanno sempre assunto nei confronti
delle contrade vicine: la configurazione sul territorio appare ripartita essenzialmente in due parti,
comunemente distinte in Lore di Sotto e Lore di
Sopra, e a far da perno geografico ci pensa l’elegante sacello di più di 4 m. di altezza dedicato alla
Vergine, innalzato nel 1948 per voto di guerra e
gelosamente conservato dagli abitanti del posto,
che gli attribuiscono perfino una festa molto partecipata in occasione dell’8 settembre, giorno che la
diocesi di Vicenza ha intitolato alla solennità della
Madonna di Monte Berico.
Tenendo come punto di riferimento il capitello,
a cui dovremo ritornare per visitare la parte superiore della contrada, soffermiamo per un attimo
l’attenzione sulle Lore di Sotto. Al vecchio nucleo si
arriva passando fra due ali di abitazioni di nuova
costruzione: le case meno recenti sono invece raggruppate attorno a più corti interne a cui si giunge
attraverso apposite vie di accesso. La complessità
della dislocazione dei caseggiati più antichi, in cui
rimangono evidenti i segni degli edifici destinati
alle diverse attività della vita contadina (abitazioni,
stalle, fienili, portici, pollai, porcili) fa pensare a
qualcosa di più di una semplice contrada, e facil-
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“...l’elegante sacello di più di 4 m. di altezza dedicato alla Vergine, innalzato nel 1948 per voto di guerra...”
mente si comprende allora come in una rilevazione
anagrafica del 1803 le Lore contassero ben 160
abitanti e che nella metà del secolo scorso fossero
praticamente del tutto autonome, con la loro scuola e perfino la loro osteria, quella di Leopoldo
Micheletto detto “Poldi”, attrezzata di sala da ballo
e di gioco delle bocce. Insomma, un paese vero e
proprio che, seppur ridotto oggi negli abitanti,
conserva ancora i tratti del passato.
Mentre ritorniamo verso il capitello e quindi
verso le Lore di Sopra, giova riflettere sui motivi per
cui questa contrada, pur relegata in zona quasi
montana, abbia avuto un tempo una popolazione
così numerosa: se da un lato la collocazione geografica la poneva non lontana dai centri abitati
della valle del Chiampo (e l’attrazione verso il
Vicentino è testimoniato dai tanti lavoratori che
gravitavano verso est e impresso perfino nel dialetto, come sosteneva Cirillo Tonin), dall’altro la fertilità dei terreni e la buona disponibilità d’acqua
hanno assicurato comunque un introito accettabile alle famiglie. La contrada infatti si dispone lungo
la Valle degli Andrioli, che scende da contrada
Potacci e più a sud si getta nella Valle Lamberta: la
presenza d’acqua nel sottosuolo è d’altra parte la
causa di una enorme frana che da sempre caratterizza la zona che si estende verso il monte della
Calvarina e che, malgrado i ripetuti interventi di
riassetto, è tuttora in movimento. Si tratta di una
superficie di qualche centinaio di metri quadrati,
ben visibile anche ad occhio nudo, il cui fronte si
sposta lentamente verso valle e che non manca di
farsi sentire in certe occasioni attraverso lo smotta-
mento di materiale e il cadere di alberi. D’altra
parte il termine “Lora”, riscontrabile in altre località delle valli contermini, indica chiaramente una
fenditura nel terreno, una profonda gola sotterranea formata dallo scorrere dell’acqua con conseguente scorrimento verso il basso dei terreni sopra-
“...nella contrada più significativa di tutta la zona circostante:
le Lore...”
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stanti: immaginate cosa significa per alcuni contadini del posto vedere spostato di decine di metri
più a valle il confine dei propri campi nel giro di
qualche giorno!
Diversa è la struttura urbanistica delle Lore di
Sopra, che si presentano come una serie di file allineate di abitazioni, disposte parallelamente
seguendo la conformazione del terreno e con la
facciata rivolta verso valle: la strada principale
costituisce la spina dorsale da cui si dipartono le
arterie più interne. Ad un lato della via notiamo un
capitello, dedicato a S. Antonio: gli anziani raccontano di aver sentito che nei primi anni del secolo
scorso il capitello assieme a tutta la muraglia retro-
stante era crollato e che, nella distruzione generale, solo la statua del santo sia stata ritrovata in
piedi. La devozione popolare interpretò tale segno
come la volontà del santo di essere riposto proprio
in quel punto e fu così che il capitello venne ricostruito interamente.
Superiamo le case poste più in alto della contrada Lore e saliamo alla contrada Potacci, che dalla
sua posizione dominante offre uno sguardo niente
male sulla vallata. Oggi quasi tutte le abitazioni che
compongono la contrada sono ristrutturate o
costruite di recente, ma soprattutto nella parte alta
si nota ancora la vecchia struttura dei caseggiati allineati lungo la strada che scende via via a livelli infe-
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riori. Negli ultimi anni gli abitanti dei Potacci hanno
trovato un punto di riferimento importante, e per
cui andare vanno giustamente fieri, nella figura di
Padre Ignazio Beschin, il francescano nativo proprio di qui e morto nel 1952, come si suol dire, in
concetto di santità. Il processo di canonizzazione,
aperto il 13 maggio 1979, ha subito negli ultimi
anni significativi sviluppi che fanno ben sperare, a
detta dei Frati Minori di Chiampo (presso i quali
Beschin aveva mosso i suoi primi passi) per una ormai imminente sua beatificazione. L’attaccamento
affettuoso della sua gente ha fatto sì che a lui fosse
dedicato un elegante busto in pietra, inaugurato
nel 2004, e che ogni anno la sua figura sia commemorata nel corso di una solenne cerimonia religiosa, molto sentita e partecipata. Il radicato sentimento religioso della gente del posto trova ulteriore conferma in un capitello intitolato a Maria Immacolata, edificato nel 1977 in occasione dei lavori di risistemazione della strada in sostituzione del
precedente, datato 1932.
I Potacci sono collegati alla Provinciale attraver-
“...gli abitanti dei Potacci hanno trovato un punto di riferimento importante…nella figura di Padre Ignazio Beschin...”
so una strada in leggera pendenza che sbuca a
Passo Roccolo, laddove si diparte un’altra strada
che conduce ai Ciampetti, la contrada posta più
in alto su questo versante della vallata. Sebbene
non inclusi nel nostro percorso, i Ciampetti meriterebbero una visitina perché la loro collocazione
geografica a 470 m. d’altitudine permette una
visuale sulla Val d’Alpone raramente riscontrabile in
altri luoghi; lungo la carreggiata sono visibili i segni
lasciati da un’attività estrattiva, in parte ancora in
funzione, che ha impegnato gli abitanti della zona
in una lunga e controversa azione legale a salvaguardia del territorio, onde evitare le negative
ripercussioni ambientali e le relative conseguenze
sul settore agricolo, che la presenza della cava
comportava. D’altra parte il terreno di questa zona
ha sempre offerto grande interesse sia per la sua
conformazione chimico-fisica sia per i ritrovamenti
in ambito paleontologico: il monte Merlo e il
Madarosa sono noti a tutti gli studiosi per i reperti
fossili ivi scoperti, molti dei quali fanno bella
mostra di sé nei musei del circondario; se invece
volete vedere una miniera di basalto colonnare a
cielo aperto, basta inoltrarsi per un centinaio di
metri oltre il piazzale del Passo Roccolo e potrete
vedere la grande colata lavica, sfruttata poi come
miniera di basalto e chiusa alcuni anni fa per il pericolo di erosione che comportava.
DA PASSO ROCCOLO A CONTRADA GECCHELE
Passo Roccolo, oggi valorizzato anche dalla
presenza di un ristorante-pizzeria, tradisce già dal
nome la sua vocazione venatoria, in quanto costituisce un luogo di passaggio della selvaggina aviaria nella stagione della caccia. Lambito il confine
con la provincia di Vicenza rientriamo decisamente
in territorio veronese percorrendo la Provinciale: il
nostro percorso da qui in poi sarà tutto in discesa
e ciò ci permetterà di apprezzare meglio anche la
bellezza paesaggistica che ci si apre davanti.
Procedendo nel lungo rettilineo a sinistra intravvediamo i nuclei, situati quasi paralleli seguendo la
conformazione digradante del terreno, delle contrade Tonini, Fortini e Femi, le cui case mantengono la facciata rivolta a valle e la tipica corte contadina. Della contrada Tonini merita ricordare che
è stata il luogo in cui è nato e vissuto Cirillo Tonin,
il “poeta contadin” a tutti noto per i suoi componimenti in dialetto tanto legati alla sua terra e alla
sua gente e al quale nel 2007 è stato intitolato il
plesso della scuola elementare di Castello. Sulla
destra della carreggiata invece, in corrispondenza
di una folta macchia di castagni (non a caso la zona
è comunemente denominata “le castegnare”)
diverge la strada che porta ai Lovati, un consistente gruppo di case quasi tutte ristrutturate situate a qualche centinaio di metri dalla Provinciale,
con diverse corti collegate l’una all’altra da comodi accessi viari. Storicamente la contrada appare
citata per la prima volta in una rilevazione anagrafica del 1666, formata da 8 famiglie, tutte con il
cognome Lovato.
Sul finire del lungo rettilineo che scende da
Passo Roccolo, sul lato destro dell’ampia curva che
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“...contrada Tonini… le cui case mantengono la facciata rivolta a valle e la tipica corte contadina...”
conduce a Guarato, appare un discreto numero di
case, tutte di recente costruzione o comunque profondamente ristrutturate: la località è individuata
come Monte Fortin ed è probabilmente il luogo
di origine della famiglia che ha dato vita, in
momenti successivi, alla contrada dei Fortini
(Fortin è un cognome, oggi scomparso sul nostro
territorio, attestato fin dal 1589). A monte dei
caseggiati, praticamente come continuazione del
rettilineo in cui ci trovavamo, corre una strada
campestre di relativa ampiezza che conduce dapprima ai Luciani, appollaiati sul finire di un’erta
molto ripida, e che dopo qualche chilometro vi
porterebbe a sbucare a passo Vignaga.
Il nostro percorso continua lungo la Provinciale,
scende in via Guarato, affronta di nuovo i tornanti
per arrivare al bivio dove si dividono le strade che
portano l’una a Castello e l’altra direttamente al
capoluogo. La carreggiata ora scende mediante
una serie di tornanti, in corrispondenza di ogni
curva sorge praticamente qualche caseggiato o
contrada: tutta la zona prende attualmente il nome
di Cerina (anticamente, come abbiamo visto,
“Cerine”), ma per distinguere le diverse parti ci
rifacciamo ai vecchi appellativi. Lasciato alle spalle
il bivio (un tempo denominato “Ulisse”), a sinistra
troviamo dapprima una strada che, divergendo
dalla carreggiata per un centinaio di metri, conduce a Fortin, posta in zona panoramica con la strada che funge da corte allungata, nella quale si
notano fra l’altro anche il caratteristico forno e la
fontana con lavatoio. Scendendo ancora e lasciando a destra alcuni edifici di nuova costruzione,
nella successiva curva appare il giallo intenso di un
sacello dedicato a sant’Antonio, in cui spicca il cancello in ferro battuto: il capitello costituisce l’ingresso dei Pigna (contrada già documentata nel
1845), una fila di case oggi ristrutturate che accoglie una corte, anch’essa allungata, in cui si fa
apprezzare il forno comune per il pane, tuttora utilizzato dagli abitanti.
Rimettiamoci in strada e nella curva successiva
eccoci apparire i Paludi, per gran parte costituita
da abitazione di recente cotruzione, anche se non
manca la parte più vecchia, semiabbandonata ma
ancora capace di emanare un certo fascino, con le
finestre ben riquadrate e un ballatoio in legno, il
fienile accanto all’abitazione e una fontana con
annesso lavatoio. Il nome richiama un terreno particolarmente aquitrinoso ed è attestato in paese fin
dal 1244.
Scendiamo ancora lasciandoci ai lati della carreggiata alcune abitazioni sorte negli ultimi decenni e arrivando così ai Gecchele, che hanno nella
parte rivolta a monte le abitazioni di più recente
costruzione, mentre per giungere a vedere la vecchia struttura della contrada bisogna percorrere un
ampio tornante ed entrare nella corte: in realtà le
case del vecchio nucleo si affacciano su quella che
un tempo era la strada, che passava appunto
davanti alle abitazioni. Nella relazione catastale stilata dagli austriaci verso la metà dell’’800 la contrada era denominata Casarotti.
DA CONTRADA GECCHELE ALLA PIAZZA
DELLA CHIESA
Riprendiamo a scendere lungo i successivi tornanti: ai lati della strada l’attività agricola si manifesta, malgrado la pendenza del suolo, nel susseguirsi di campi ben coltivati, fra filari di viti, ciliegi
e qualche oliveto; a sinistra lasciamo i Leasetti,
una contrada dalla tipica configurazione a case allineate, tutte profondamente ristrutturate, situata
poco più a est della strada che stiamo percorrendo
e che in pochi minuti ci conduce al punto di incrocio con la strada proveniente dai Leasi, praticamente dove sorge la contrada Colombara con il
suo bel sacello datato 1943, frutto di lodevole collaborazione fra le contrade circostanti. La pendenza che aveva caratterizzato gli ultimi tratti del cammino si attenua notevolmente e il procedere si fa
più agevole, portandoci a ripercorrere una parte
del percorso presentato l’anno scorso (vedi Libretto
della Sagra delle Castagne 2007, Percorso n. 3); già
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“...arrivando così ai Gecchele, che hanno nella parte rivolta a monte le abitazioni di più recente costruzione...”
che ci siamo non sarà certo inutile rivedere le contrade che ritroviamo lungo il tragitto, riaprezzandone la composta bellezza già sottolineata in passato: i Rossetti con la loro bella meridiana, contrada Zanchi patria di Cornelio Zanchi e di Aristide
Stefani, e più avanti i Taddìi, ormai in prossimità
del capoluogo. Attraverso via Monfalcone rientriamo nella bella piazza da cui siamo partiti e ci sco-
priamo sicuramente più stanchi, ma con la consapevolezza di aver aggiunto qualche tassello in più
a ciò che conoscevamo del nostro paese, convinti
che non c’è modo migliore di conoscere un luogo
se non quello di percorrerne le strade e misurarne,
passo dopo passo, gli aspetti che lo rendono unico
e irripetibile.
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
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DAI GAMBARETTI AI BURILLI
Percorrendo la strada che collega Montecchia
con San Giovanni Ilarione, dalla parte interna e
dopo alcune curve tortuose che permettono al visitatore di osservare acutamente il crinale della
parte est con ampia distesa di vigneti e ciliegi e
sullo sfondo il monte Calvarina, si arriva ad una
piccola valle, ove una scritta “Gambaretti” indica
che siamo entrati nel territorio di pertinenza del
Comune di San Giovanni Ilarione. È un piccolo
rigagnolo, chiamato la Val Bianca, o Val del Sengio
Negro, che scende dal monte per poi gettarsi
nell’Alpone. Qualcuno aggiunge che si chiamava
anche “Val Visentina”, perché, delimitando i confini fra San Giovanni e Montecchia e dipendendo
San Giovanni fino al 1923 dalla provincia di
Vicenza, delimitava pure il confine fra le province
di Verona e Vicenza.
A destra, in basso, i Gambaretti di Sotto
annunciano la loro presenza con abitazioni rivolte
a sud, allineate e ove si nota l’intervento di recente ristrutturazione da parte della gente. Attualmente risiedono 3 famiglie. Alcune costruzioni con
annessa stalla risultano disabitate, sono più recenti
ed hanno una conformazione urbanistica più logica rispetto ai Gambaretti di Sopra, che troviamo
più a monte, seguendo la strada comunale.
La conformazione di questa contrada è alquanto disarmonica e ha dato libero sfogo alla fantasia
dei costruttori, certamente attenti a non “sprecare” terreno coltivabile per la costruzione delle abi-
“...sorge il capitello della Madonna addolorata o Madonna dei
sette dolori...’
tazioni. Strade, stradine, viottoli interni collegano
le varie abitazioni stratificate ed adagiate contro il
crinale del monte. La materia prima per l’edilizia
risulta la pietra calcarea del luogo (lastre di ghiaia).
Di origine molto antica, da una recente ristrutturazione è emersa una data scolpita su una pietra che
ci riporta al 1450. La parte antica è chiusa dall’ansa della strada comunale, mentre le costruzioni più
“...ove una scritta “Gambaretti” indica che siamo entrati nel territorio di pertinenza del Comune di San Giovanni Ilarione...”
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9-13 OTTOBRE 2008
recenti sono al di fuori del “centro storico”. La sua
importanza nel territorio comunale viene documentata dalla Repubblica di Venezia quando nel
1783 il podestà di Vicenza Zaccaria Morosin divide
il territorio comunale in “quattro Colonnelli che
prenderanno la denominazione di Menegoli, Gambaretti, Castegnan e Bacchi”, i quattro punti estremi
del paese. Il cognome imperante è Gambaretto,
originario da Feltre, seguito da Ciman. Qui si verifica il simpatico fenomeno dei soprannomi dati a
ciascuna famiglia, forse per distinguerla, forse per
qualche avvenimento particolare, e tutti si conoscono per questo “nome aggiuntivo” che non ha
mai carattere offensivo e che ancor oggi viene utilizzato: i cinque ceppi che poi si sono diffusi su
tutto il territorio comunale corrispondono ai
soprannomi di Bosco, Dami, Trusta, Duca e Sole.
La vita comune della contrada si svolgeva attorno alle fontane comuni, “i albii”, ove si faceva il
bucato, si abbeverava il bestiame e si attingeva
l’acqua necessaria per la casa. Era bello trovarsi alla
fontana, scambiarsi opinioni, intrecciare tresche
amorose. Ora, con l’acquedotto che garantisce
l’acqua in casa, gli albii sono scomparsi e sono stati
sostituiti dal “lavandaro”, una enorme vasca comunitaria in cemento a cui gli abitanti attingono per
le necessità dei campi. La popolazione, che arriva-
“...dopo un centinaio di metri si incontra la contrà Cengiarotti...”
va quasi ai 200 abitanti prima della guerra, ora non
raggiunge il centinaio, decimata dal quel sinistro
fenomeno che ha colpito tutto il paese: l’emigrazione a causa della miseria.
A fianco del lavandaio, girando a sinistra, dopo
un centinaio di metri si incontra la contrà
Cengiarotti. La parte antica si è sviluppata attorno
alla corte comune, circa sette abitazioni in stato di
recupero, una di recente costruzione e deriva il
suo nome particolare dalla conformazione del terreno, cioè piantata sotto la roccia viva, il cengio.
Scarsamente popolata, prevalgono i cognomi
Cristofari e Gambaretto.
La strada attuale tuttavia non ricalca il percorso
di quella antica, ben presente nella mente dei più
adulti: era molto più piccola, dal confine saliva più
in alto e, passando dietro alla contrada vecchia,
sbucava sulla spianata ove sorge il capitello della
Madonna addolorata o Madonna dei sette dolori,
costruito nel 1947. La statua, ritenuta in legno pregiato, venne rubata e fu sostituita dall’attuale, in
gesso. Era punto di riferimento per le rogazioni.
La vecchia strada da qui scendeva ai Gambaretti
di sotto ed era l’unico collegamento che questi
avevano con il paese. Dai Gambaretti di sotto si
proseguiva per un piccolo agglomerato, ora totalmente disabitato, i Burilli, due case in tutto con
annessa cantina e stalla, che si collegava, attraverso un “strodo da campi”, alla strada comunale in
località Croce, vicino allo svincolo cementato che
punta verso la collina.
DAI BURILLI A VIALE DEL LAVORO E RITORNO
AI GAMBARETTI
Proseguendo per la via principale, in zona capitello, sulla sinistra in alto si vedono ancora delle
grotte, fessure nella roccia bianca, larghe circa 2
m., nelle quali si apre un buco più piccolo, ove i
ragazzini 50 anni fa salivano per catturare le civette che nidificavano. Qui avevano la sede ufficiale le
“languane”, mitiche donne selvatiche che ammaliavano con la loro bellezza e il loro canto gli uomini, che poi, nella maggior parte dei casi, finivano
miseramente. Avevano abitudini notturne e lavavano e sciacquavano i panni nei vicini albii dei
Gambaretti. Pericoloso quindi uscire o farsi sorprendere in viaggio di notte!
Come se non bastasse, di fronte al Cengio verso
il basso, in direzione Burilli, faceva la sua periodica
comparsa “l’orco”: trattavasi di un essere orrido,
metà uomo e metà bestia, che ululava la notte,
faceva gelare il sangue e si divertiva a creare fra la
gente disavventure, fare dispetti, a fomentare ansie
e paure specialmente fra i bambini. “Varda che l’orco el te porta via” era la minaccia ricorrente. Per fortuna orchi e languane se ne sono partiti con il
biglietto di sola andata...
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Proseguendo in direzione San Giovanni lungo la
strada comunale, dopo circa 400 m. e circondati
da campi coltivati a vigneto, ciliegeto ed ulivi,
girando a destra in direzione dell’Alpone, lungo
una strada recentemente asfaltata, si incontra una
contrada spezzata in due, dalle caratteristiche ben
distinte: i Patruni, o Vandini di Sopra, con abitazioni antiche, poste in senso longitudinale, con fienili e stalle che attestano ancora la tradizione contadina del tempo e ormai del tutto abbandonate, e
la parte bassa, i Vandini, nucleo ben più consistente, ove accanto ai nuclei di vecchia costruzione, ma completamente ristrutturati salvaguardando la fisionomia dell’ambiente circostante e con
corti antistanti, sorgono recenti abitazioni.
Abbastanza popolata, ha subito le vicende dell’e-
migrazione ed ora non arriva alle 30 persone.
Risulta ancora presente il cognome Vandin.
Deviando sulla destra, in zona di una galleria di
terra rossa colorante, di proprietà di Guglielmo
Vandin, detto “Zamperla”, dove l’estrazione è
durata fino alla fine degli anni ‘60 del secolo passato e dove si è perfino registrato un morto sul
lavoro nella persona di Virgilio Ciman, si trova la
contra’ degli Andisi, piccolo nucleo di case con
annesso rustico, saltuariamente abitata e che registrava agli inizi del ‘900 circa 25 abitanti. E’ testimoniata la presenza a fine ‘800 di un molino alimentato dalla vicina valle, prima di confluire
nell’Alpone.
Il nostro viaggio continua e deviando a sinistra
lungo la strada ci si porta ai Veschi . La contrada
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“...i Vandini…ove accanto ai nuclei di vecchia costruzione…sorgono nuove recenti abitazioni...”
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CON IL PATROCINIO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
programma
Giovedì 9 ottobre
Ore 20.00 Teatro Parrocchiale Incontro culturale - enogastronomico sul tema
“Il Durello: una scommessa vinta?”
Seguirà rinfresco nel tendone degli Alpini
Venerdì 10 ottobre
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Ore 20.00 Apertura Chioschi
Ore 21,00 Piazzale della Chiesa
Discoteca AFRO con DJ YANO
Sabato 11 ottobre
Ore 16.00 Ricevimento delle Autorità presso la sede Municipale
Ore 16.30 Sfilata con la Banda Musicale “GIUSEPPE VERDI” di Montecchia di Crosara e S.
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Inaugurazione impianto di cogenerazione ad oli vegetali
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Ore 17.30 Visita agli stands della Mostra Artigianale in
piazza Aldo Moro e alle mostre di pittura; a seguire Castagnata per tutti i presenti presso il Municipio
Ore 20.00-22.00 Piazza della Chiesa HAPPY HOURS
Ore 22.00 Piazza della Chiesa Radio RSB Out Music Power con
DJ Roberto Stoppa e Animazione con ballerine
Domenica 12 ottobre
Ore 15.00 Sfilata per le vie del paese della Banda Musicale
“GIUSEPPE VERDI” con le Contadinelle in
costumi tipici per le vie del paese e concerto in Piazza
della Chiesa
Castagne sul Monte Biron
Ore 16.00 BATTITURA DEI “MARONI” nel castagneto
con degustazione di “Polenta e Scopeton” per
tutti i presenti
Ore 17.00 Palio delle Rane con Carriola in
Via IV Novembre
Ore 21.00 Piazza della Chiesa GRAN VARIETÀ Mimando-Cantando-Ridendo con ELVES and
GULLIVER, danza del ventre e ballerini di latino americano
Ore 22.30 Continuazione della serata con musica 360º con DJ COFFEE
Lunedì 13 ottobre
Ore 10.00 Piazza Aldo Moro - Dimostrazione pratica della Lavorazione del
formaggio
Ore 21.00 Serata musicale con l’orchestra SORRISO, Ballo Liscio su pista anni
’60 ’70 ’80 e latino americano
ore 23.00 GRANDIOSO SPETTACOLO PIROTECNICO con M.E.S.S.
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“...Veschi... la contrada presenta uno sviluppo edilizio su diversi livelli...”
presenta uno sviluppo edilizio su diversi livelli,
adattandosi alla conformazione del terreno, con
cortili interni e facciata delle abitazioni rivolte a
sud. Nella parte più antica sono visibili ancora la
fontana e il forno di uso comune. Le nuove costruzioni non contrastano con l’ambiente circostante.
La situazione demografica risulta in incremento.
Ricollegandoci all’arteria principale, vicino
all’Alpone fa bella mostra di sé la contrada Cotto,
distinta da vecchie e nuove abitazioni. Le case risultano costruite con ampio utilizzo del basalto, con
vasto cortile e nella parte sud compare un mulino,
alimentato dalla roggia raccolta in un laghetto arti-
ficiale e funzionante fino ai primi anni ’60, a testimonianza dell’intensa attività molitoria del tempo.
All’inizio della contrada una fontana ancora perfettamente funzionante è meta di tante persone che
fanno “ provvista idrica” e costituisce tappa obbligatoria per gli escursionisti. Nuove costruzioni
affiancano la parte antica, senza nulla togliere alla
sua poetica bellezza. Il cognome dominante è Regazzin. Oltrepassando il ponte sul fiume, si giunge
ad inizio del Viale del lavoro e all’imbocco sulla
strada provinciale. Questo ponte è stato distrutto
dalla furia delle acque dell’Alpone nell’ottobre
1992, sostituito temporaneamente da un ponte
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“Bailey” del genio militare e ricostruito definitivamente nel 1996. Viale del Lavoro rappresenta la
zona industriale del paese, con capannoni, negozi,
fabbriche, e la sua area spazia dalla strada provinciale all’argine sinistro del “Sime”, (così popolarmente viene chiamato l’Alpone), giungendo a confinare sul lato sud con la contra’ delle Boarie. Zona
molto estesa, ma che ha risolto solo in parte i problemi occupazionali del paese.
Scendendo verso sud, in prossimità dell’antico
tunnel, recentemente demolito per problemi di
viabilità e per l’allargamento della strada provinciale 17/b, a destra parte una strada che funge da
confine con il Comune di Montecchia di Crosara e,
lasciata sulla destra la piazzetta ecologica, giunge
al ponte dei “Merli”, ponte privato, costruito dalla
famiglia Panato per poter accedere alle vie di
comunicazione dalla propria contrada, i Merli.
Scarsamente popolata, è costituita da tre unità
abitative, poste su due piani diversi, con la parte
antica in alto e facciata rivolta verso sud circondata da vigneti ed uliveti. Un artistico capitello eretto
da Giacomo Fanto nel 1784, raccoglie la devozione verso sant’Antonio, una struttura architettonica
particolare che denota l’antichità del tempo.
Attraverso i campi, su sentieri non carrozzabili, si
giunge a sinistra ai Gambaretti di sotto, chiudendo
il nostro giro a forma di elissi irregolare, ma qui per
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“...contrada Merli... scarsamente popolata, è costituita da tre unità abitative, poste su due piani diversi...”
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“...in località Vignole, ove fin dalla fine 1800 è venerato San
Gaetano Thiene...”
i più intraprendenti inizia la seconda parte del percorso.
DAI GAMBARETTI AL SOEJO
Rientrati al bivio per i Vandini, la strada comunale ci porta in un agglomerato di abitazioni geograficamente divise solo sulla carta, ma che in pratica costituiscono quasi un tutt’uno: si tratta dei
Checconi, divisi dai Sabbadori dalla “valle del
Giarè”, la quale trae origine a fianco dei Benetti,
sfianca il capitello di San Gaetano e dopo aver fatto
da confine alle due contrade sfocia nell’Alpone. Il
materiale edilizio per le abitazioni più antiche sono
la pietra calcarea locale, alternata a basalto nero; le
case risultano nella maggior parte ristrutturate sviluppandosi attorno a due corti contraddistinte,
mentre le nuove abitazioni sono un po’ discoste a
monte. Nel catasto austriaco la zona viene segnalata con il nome Martini. I Sabbadori sono composti da un gruppo di abitazioni poste da entrambi i lati della strada e si prolungano in senso longitudinale con le nuove costruzioni che fanno ala
all’arteria comunale verso i Mazzasetti. La parte
antica, risalente al XVI° secolo, è a monte e risulta
completamente ristrutturata con gusto e maestria,
con facciata rigorosamente rivolta a sud, mentre
un capitello, dedicato alla madonna e voto di guer-
ra, vigila sull’intera zona. Il cognome imperante è
Sabbadoro, cognome molto antico e che le cronache riportano già nel 1621, seguito da Ciman e
Zanchi. Con ogni probabilità è la contrada più
popolosa dell’intero Comune e la popolazione
tende all’aumento. A tal proposito sembra certo
che il padre del sindaco Ernesto Sabbadoro, che ha
retto il paese dal 1951 al 1956, portasse il cognome di Galiotto, ma volle cambiarlo in Sabbadoro,
ritenendolo forse più significativo.
Poco discosti dai Sabbadori, procedendo verso
il paese, incontriamo i Mazzasetti, nucleo totalmente ristrutturato che si è sviluppato su un falsopiano a valle della carreggiata e che si raccoglie
attorno ad una corte, mentre le nuove costruzioni
risultano dalla parta opposta. La popolazione è in
lieve aumento ed il cognome Mazzasette risulta
ben presente.
Tornando ai Sabbadori, lasciando a destra in
alto una vecchia abitazione con annessa stalla, i
Badi, si sale per una strada, la strada del pastore,
che fra salite, curve e controcurve porta in località
Vignole, ove fin dalla fine 1800 è venerato San
Gaetano Thiene in un artistico capitello e viene
invocato contro le intemperie e per ottenere un
buon raccolto. E poi si sale, sempre più in alto, in
direzione est, in mezzo a vigneti, ciliegeti e altre
forme di coltura, che costituiscono un inno all’operosità e all’intraprendenza dei locali agricoltori,
e si giunge sulla cima del crinale, che fa da confine
e spartiacque tra il nostro paese e quello di
Cazzano. Si gode di una vista favolosa, lo sguardo
spazia da ogni lato e scopre realtà che i nostri
monti ci regalano rasserenando lo spirito. Questo è
il paradiso dei cacciatori e meta privilegiata dei
“...i Mazzasetti, nucleo totalmente ristrutturato che si è sviluppato su un falsopiano a valle della carreggiata...”
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turisti della domenica che su due ruote o con il
“cavallo di san Francesco” arrivano fin quassù a
respirare aria pura e godere di un panorama mozzafiato. E’ possibile, proseguendo a sinistra in direzione dei ripetitori, giungere alla Contrà Soraido,
ove un cippo marmoreo segna chiaramente i confini di tre comuni: San Giovanni, Montecchia e
Cazzano. Chi volesse proseguire verso ovest giungerebbe a Campiano attraverso una distesa di
vigneti e dove l’opera dell’uomo ultimamente ha
deturpato il primitivo paesaggio. Anche verso San
Giovanni ormai non si riconosce più la zona di un
tempo, fatta di boschi, “muraje”, piccoli appezzamenti coltivati e strappati ai sassi e ai rovi dalla
tenacia e dalla necessità dell’uomo. Ora si nota il
massacro delle ruspe in nome di nuove colture.
Continuando la strada, attraverso sentieri ben
definiti verso nord, si giunge alla località Cengelle,
immersa nel verde e da qui, attraverso prati e
boschi, il cammino può proseguire all’interno, sbucando al capitello del Soejo.
DAL SOEJO AL PONTE DEL MANGANO
Scendendo a ritroso verso il paese, la strada
devia a sinistra e dopo aver attraversato la località
I Piani, tripudio di vigneti e alberi da frutto, eden
locale di ogni produzione agricola, si giunge ad
una contrada isolata, tagliata “fuori dal mondo”,
ma non per questo meno interessante, i Benetti.
Posta in luogo privilegiato, uno spiazzo che sembra
quasi un altare proteso verso il cielo, domina l’intera valle, è una piccola contrada composta da tre
abitazioni in parte ristrutturate che si affacciano su
una corte con la fontana funzionante. E’ un luogo
che merita di essere visitato, specialmente in estate, abitato da una sola persona che, pur potendolo, non vuole abbandonare la sua casa per portarsi
in paese. Dai Benetti, scendendo lungo una strada
percorribile solo da qualche spericolato guidatore,
attraverso la zona Galore ove i ciliegi fanno da
padroni e posto sotto la protezione della Vergine
Maria venerata in un capitello costruito nel 1987,
si giunge alla contrada Galiotti, ricca di antiche
“...una contrada isolata, tagliata “fuori dal mondo”, ma non
per questo meno interessante, i Benetti...”
costruzioni e di capitelli. Essa presenta una evoluzione urbanistica su vari livelli altimetrici, con tipologie diverse, con la presenza di corti interne congiunte da una strada che si inerpica con forte pendenza e che indica chiaramente la struttura a terrazzamento della contrada. La parte superiore è
caratterizzata dalla presenza a file di caseggiati
paralleli, composti da abitazioni, fienili, stalle, con
facciata rivolta a valle; la parte centrale e meridionale evidenzia la struttura a corte interna aperta
verso la strada. Sono presenti tre fontane, di cui
una con lavatoio comune. La pietà popolare si
manifesta con la presenza di tre capitelli, rispettivamente sant’Antonio, costruito per grazia ricevuta e risalente al 1921 e restaurato nel 1983, santa
Barbara, patrona degli artiglieri e dei minatori,
costruito nel 1965 da Virgilio Cavazza per grazia
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“...si giunge alla contrada Galiotti, ricca di antiche costruzioni e di capitelli...”
1946 per voto di guerra, ma totalmente rimaneggiato nel 1993. Sempre in zona, in mezzo ai campi,
utilizzando una colonna di una vecchia stalla, si
presenta al visitatore un altro capitello, dedicato a
San Francesco, raffigurato fra il lupo e l’agnello,
opera in pietra di Vicenza scolpita dall’artista locale Giuseppe Zandonà, recentemente scomparso.
Perché il nome Galiotti? Qualcuno azzarda che
qui esistessero le prigioni veneziani, dalle quali
venivano prelevati i galeotti, rematori obbligati
sulle galee veneziane, altri osservano invece che in
questa zona venisse riscossa la “galiota”, la tassa
che la serenissima repubblica di Venezia esigeva
dai sudditi per mantenere sempre efficiente l’arsenale militare. Lasciati i Galiotti e proseguendo
verso sud si incontrano i Cimani, ben distinti fra
Cimani di sopra, composti attualmente da due
famiglie con abitazioni rivolte verso valle, con la
presenza di un vecchio forno comunitario. Su uno
spiazzo preminente, i Cimani al motto, fanno
bella mostra di se’ due nuove abitazioni, che
hanno preso il posto di una modesta costruzione,
attualmente scomparsa, regno di “Sandrela” una
simpatica figura di sempliciotto che i più anziani
ricordano ancora. Più in basso i Cimani di sotto,
conosciuti anche come “Ronga”. Posizionati poco
lontano dalla strada che porta ai Galiotti, le
costruzioni si snodano attorno ad un’ampia corte,
con la presenza di un capitello dedicato alla Madonna delle Grazie e un forno comunitario. Da qui
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“...i Cimani di sotto, conosciuti anche come Ronga...”
si scende incrociando la strada che dai Gambaretti
porta al centro del paese, affiancata verso valle da
costruzioni nuove, che denotano buon gusto urbanistico, attorniate da piante di ulivo, per incontrare successivamente i Salgaroli. Contrada in forte
incremento demografico, il nucleo antico sorge in
posizione elevata rispetto alla carreggiata, in luogo
panoramico, le abitazioni risultano tutte ristruttura-
te, mentre le recenti costruzioni si
affiancano in senso longitudinale
più in basso e si specchiano direttamente nelle acque del vicino
Alpone. E così si prosegue, fino alla
strettoia del Mangano, chiamato
in origine Pinchioni, diviso in due
dalla strada, con la facciata verso
sud, formato da abitazioni di antica data, ristrutturate e con annesse negli ultimi anni costruzioni
nuove, attività commerciali, che
forse snaturano un po’ la bellezza
della zona, ma che non ne intaccano la poesia. Giungiamo così in
prossimità del ponte sull’Alpone: a
sinistra si diparte Via Alpone, tutta
nuova, tutta da riscoprire, ma
senza storia. Fino a qualche decennio fa il luogo era del tutto disabitato e ricevette una relativa notorietà solo negli anni ’70 perché vi
trovò posto il primo rudimentale campo da calcio
del capoluogo, prima della costruzione dell’attuale.
Siamo arrivati al capolinea di un percorso che ci
ha visti intensamente impegnati, che non ha la
pretesa di essere esauriente, ma che può tornare
utile all’escursionista sereno e interessato, uno
sguardo su un paese da valorizzare sempre più e a
cui è impossibile non voler bene.
Gianni Sartori
“...fino alla strettoia del Mangano, chiamato in origine Pinchioni...”
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
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PERCORSO N. 3 PER CICLOTURISTI
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Piazza Chiesa – Colombara – Cerina – Lore – Lovati – Bacchi –
Nogarotto – Cenge – Cattignano – Belloca – Soeio – Muni – Galiotti –
Prandi – Piazza Chiesa
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Il gruppo ciclistico ASD Basalti propone a tutti gli
appassionati di Mountain Bike i due ormai storici
percorsi della classica granfondo di San Giovanni
Ilarione, la Granfondo del Durello che, con le sue
sei edizioni all’attivo, è tra le più importanti manifestazioni ciclistiche regionali e nazionali, grazie
soprattutto alle caratteristiche tecniche del tracciato e la bellezza del panorama di cui si può godere
percorrendo le due dorsali che circondano il centro
del paese.
Due sono i percorsi che proponiamo agli appassionati: il più corto di 18 Km, di facile percorrenza ed
evidenziato in giallo nella planimetria; l’altro più
impegnativo di 35 Km, evidenziato in blu nella planimetria ed adatto ai soli appassionati più preparati.
Entrambi i percorsi sono molto interessanti, ideati
per esaltare le selvagge e verdi colline ilarionesi e in
grado di offrire panorami unici, sfruttando passaggi nei boschi e percorrendo le bellissime e lunghe
discese tra le colline, culla della rarità geologica dei
basalti colonnari.
Il tracciato lungo si sviluppa su entrambe le dorsali collinari che abbracciano la vallata. Dal punto di
vista tecnico si segnala la particolare diversità del
terreno che i ciclisti incontreranno: dal terreno vulcanico e roccioso delle colline ad ovest, al fondo
sabbioso delle colline ad est che esalteranno le doti
Via Monfalcone con la chiesa di Villa sullo sfondo
tecniche dei partecipanti. Il profilo altimetrico evidenzia pochi tratti piani, lasciando invece spazio a
tratti piuttosto mossi e con salite lunghe ed impegnative.
Il tracciato corto è una variante del percorso maggiore al quale si sovrappone in parte; è più leggero ma ugualmente panoramico e divertente. Lo
segue fino al punto più alto del tracciato, in località Bacchi per poi abbandonarlo a Nogarotto, per
seguire il torrente Alpone fino al centro del paese.
I due itinerari cicloturistici che vogliamo proporvi,
partono entrambi da Piazza della Chiesa a San
Giovanni Ilarione.
Dopo aver imboccato a sud della piazza via
Monfalcone ed attraversato il ponte sulla valle dei
Ranfani, si gira a sinistra seguendo la strada abbastanza pianeggiante costeggiata da vigneti e ciliegeti giungendo ai Rossetti ed alla Colombara.
La strada si inerpica ora in salita, attraversando le
contrade Gecchele, Cerina, Marchetti, Marcazzani
fino a Guarato, per poi girare a destra e proseguire in piano fino al capitello delle Lore.
Girando a sinistra riprende ora un leggero saliscendi: la strada prosegue fra i boschi di castagno
mantenendosi in quota e, pedalando su un percorso molto piacevole, in località Lovati si attraversa
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
la provinciale e si prosegue sullo sterrato sempre
fra prati e boschi, passando per monte Merlo,
monte Corpegan fino ai Bacchi, la contrada la
più a nord del territorio comunale, ai confini con
Vestenanova; questo è uno dei luoghi più belli di
tutto il percorso, da cui si può ammirare il panorama incantevole di tutta la vallata arrivando a perdita d’occhio fino alla pianura.
Il percorso prosegue ora tutto in discesa sempre fra
i campi ed i boschi del nostro paese; passando a
nord dei Lovatini, prosegue lungo la val Vicentina
e scende fino a Nogarotto dove, attraversata la
provinciale n. 17 della val d’Alpone ed il ponte sul
torrente Alpone, prende la strada per Castelvero.
I due itinerari, sia il lungo che il corto, che fino a
Le Castegnare dei Lovati
Particolare della contrada Bacchi
La contrada Lovatini con il suo Capitello
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
La contrada Nebiotti
questo momento hanno avuto un tracciato comune, ora si dividono.
Noi seguiamo ora il più breve: esso gira a sinistra
verso sud e mantenendosi sulla destra dell’Alpone, si
inerpica dolcemente, attraversa le contrade
Brendian e Moccia per poi ridiscendere alla contrada Nebiotti e dopo aver riattraversato l’Alpone
ritorna sulla provinciale n. 17 in località Belui.
Manca ora meno di un chilometro all’arrivo: scendendo la strada asfaltata e dopo circa 18 chilometri
di strada, si raggiunge l’abitato e quindi il luogo della
partenza davanti alla chiesa di San Giovanni Ilarione.
Ritorniamo ora al percorso più lungo che avevamo
abbandonato: da Nogarotto si prosegue in salita
verso Castelvero, attraversando le contrade
Menotti e Tezza. Giunti in località Zandonai si
deve lasciare la strada principale girando a sinistra
verso le Cenge, un piccolo gruppo di case immerso nella natura che ospita anche un maneggio per
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Cattignano con la sua chiesa prima....
... e dopo il restauro
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9-13 OTTOBRE 2008
cavalli, meta molto apprezzata per gli appassionati
di questi animali.
La strada sale ancora tortuosa fra prati e boschi di
castagni fino alla contrada Mainente fino a Cattignano e continua in salita attraverso le contrade
Scaglia e Vaccari fino al monte Belloca, un
luogo, quest’ultimo, di origine vulcanica costituito
prevalentemente di roccia basaltica, che è la pietra
tipica della nostra zona.
Ed ora, giù in discesa fino alla contrada Belloca,
località di antica origine, nei cui dintorni e precisamente sul monte Biron, si sono trovati resti di insediamenti umani di origine preistorica risalenti alla
fine del Neolitico, cioè ad almeno 5.000 anni fa.
Ancora un ultimo sforzo: si deve ora risalire nuovamente, fino a raggiungere il monte Cimo che
aggiriamo sulla destra raggiungendo il valico in
località Soeio. Si può fare ora una sosta per ammirare il panorama de due vallate, quella dell’Alpone
ad Est, e quella del Tramigna verso Ovest. Proprio
sul valico c’è anche un antico capitello costruito
nella metà dell’800 dagli abitanti del luogo e dedicato alla Madonna di Monte Berico. Questo
Capitello è stato restaurato pochi anni fa dal gruppo alpini di San Giovanni Ilarione, e da qualche
anno, il primo sabato di settembre, si celebra una
molto partecipata funzione religiosa di devozione
alla Madonna: Qualche minuto di sosta farà bene
Festa degli alpini al capitello di Soeio
Particolare della contrada Belloca
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
al corpo… e per chi vuole anche allo Spirito!
La grande fatica sta per finire perché da questo
punto la strada è praticamente tutta in discesa;
seguendo un viottolo ripido e sassoso si arriva in
contrada Muni e si attraversa l’omonima valle dei
Muni proseguendo per un sentiero nel verde di un
rigoglioso bosco di latifoglie e poi per la strada
sterrata che conduce in contrada Galiotti.
Ai Galiotti, in prossimità del capitello votivo dedicato a Santa Barbara patrona dei minatori, si
imbocca a sinistra la strada che discende Fontana
Pola, in fondo la valle dei Muni a, un luogo alberato particolarmente ricco di sorgenti di acqua
potabile, da cui l’acquedotto comunale di San
Giovanni Ilarione attinge buona parte dell’acqua
che viene poi distribuita nelle abitazioni del capoluogo.
Siamo a circa un chilometro dall’arrivo, ancora una
brevissima salita e fino ai Tessari, poi dopo la contrada Prandi si scende ai Cereghini fino al ponte
sull’Alpone che immette sulla provinciale in prossimità del centro dell’abitato di San Giovanni
Ilarione.
Si gira ora verso il centro del paese fino a raggiungere il nostro traguardo in piazza della Chiesa.
Abbiamo percorso 35 chilometri molto impegnativi, ma la nostra fatica è stata abbondantemente
ripagata dalle bellezze del nostro territorio che
abbiamo avuto l’opportunità ammirare!
Dario Pandolfo
Il gruppo Alpini di S. Giovanni Ilarione augura a tutti i partecipanti della
73ª Sagra delle Castagne un cordiale benvenuto e ricorda i principali appuntamenti per l’anno 2009:
• 26 gennaio:
Buielo Alpino
• 18 gennaio:
Festa del tesseramento
• 29 e 10 maggio: Adunata Nazionale a Latina
• 19 luglio:
Gita sociale
• Notte di Natale: Brulé davanti alle chiese del Comune
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PERCORSO N. 4
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Piazza Caduti e Dispersi in Russia – Scandolaro – Lotte – Nanon –
Castron – Camaole – Lovi – Bacchi – Rampi – Ranchetti –
Mella – Lotte – Scandolaro – Piazza Caduti e Dispersi in Russia
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Una distensiva passeggiata da compiersi in circa tre
ore, ma anche meno a seconda del passo, è quella
che partendo da Castello sale fino alla contrada
Bacchi, attraversando le contrade di Scandolaro
(300 metri), Lotte (1 km), Nanon (1,4 km),
Castron (3 km), Camaole (3,6 km), Lovi (4,8 km),
Bacchi (5,5 km) e ritorna per Rampi (6,4 km),
Ranchetti (6,8 km), Muzzi (8,1 km), Menegon (8,2
km), Mella (8,5 km), Lotte (8,9 km), Scandolaro
(9,6 km), Castello (10 km): il tutto risulta quindi un
bel percorso di dieci chilometri, tra salita e discesa.
Naturalmente si può percorrerlo in bicicletta ed
allora il tempo si accorcia notevolmente, ma per la
salita è necessario disporre almeno dei “cambi”; si
può usare la macchina, ma allora non chiamiamola passeggiata, bensì giro panoramico.
Per chi intende camminare, si parte da Castello,
parcheggiando l’auto in Piazza Caduti e Dispersi in Russia, dove il posto di solito non manca. Lì si può notare da una parte la scuola elemen-
tare, del secondo dopoguerra, recentemente intitolata al “poeta contadin” Cirillo Tonin e dall’altra
il nuovo monumento dedicato alla pace, ai lavoratori, agli emigranti ed ai caduti: opera moderna
con un bel bassorilievo in pietra inaugurata nel settembre del 2006.
Prima di incamminarsi è opportuno salire sulle
“ariele” o luogo posto attorno alla chiesa parrocchiale, costruzione dell’inizio Ottocento, sorta al
posto di altre precedenti; in quel luogo sorgeva il
castello medioevale del paese e la vista sulla vallata
a sud (Montecchia di Crosara) ed a nord
(Vestenanova e Bolca, e sullo sfondo i Lessini) fa
godere gli occhi e la mente.
Partendo si può dare un’occhiata e un saluto al
protettore della parrocchia, san Giovanni Battista,
posto all’inizio della Piazza e rappresentato da una
pregevole statua. Il posto del capitello non è quello originale, essendo stato spostato ben tre volte
nel corso della sua storia, per far posto alla strada;
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
“…in Piazza Caduti e Dispersi in Russia, dove il posto di solito non manca…”
la data incisa sul timpano “1915”, si riferisce al
primo spostamento. Si presenta formato da una
nicchia abbastanza grande con ai lati le lesene che
sostengono un arco a tutto sesto.
E poi via verso Scandolaro, le cui case, le nuove
mescolate a qualcuna più datata, si intravvedono
vicine. La contrada è costituita da più agglomerati
con gli edifici disposti attorno alle corti interne, con
portici e fienili affiancati. Giunti ad un bivio (300
metri) si prende la strada a sinistra (mentre a destra
si va verso contrada Lore e Roccolo) e sulla destra
appare subito un bel capitello dedicato alla
Madonna detta di Santa Libera. E’ un recente e
grazioso manufatto che riproduce in forme ridotte
uno molto antico, spostato per necessità di circolazione stradale. Sullo zoccolo un allertante cartiglio
del 1901 ammonisce: “Pecatore all’erta all’erta: vita
breve e tempo corto: ogi sano, domani morto”.
Si sale quindi celermente lasciando alcune case a
destra e a sinistra; s’intravvede intanto su un piccolo colle sulla destra l’antica chiesa romanica di
San Zeno del XIII secolo; vi si può arrivare o attraverso un viottolo o più avanti (800 metri da
Castello) per la strada che conduce alla contrada
Ruggi. Val la pena di fermarsi cinque minuti e visitarla (chiedere la chiave in contrada Ruggi; attenti
al cane, legato, ma sempre abbaiante con grinta);
la chiesa “campestre” è posta su un punto panora-
mico, in mezzo ad una ricca vegetazione (ulivi,
ciliegi e viti).
Si prosegue per Lotte (che comunemente viene
chiamata “Lotti”), circa 390 metri s.l.m., una tipologia di contrada con case adiacenti rivolte a sud e,
tenendo la destra, si arriva a Nanon.
Qui si può fare il pieno alla fontana della contrada,
“…l’antica chiesa romanica di San Zeno del XIII secolo…”
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
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73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
prima della ardua salita e per gli appassionati, fare
acquisti, se aperto, al noto vivaio di piante grasse di
Panarotto.
La strada (prendere la sinistra) inizia poi a salire più
pesantemente con i primi boschi, soprattutto di
acacie. Dopo circa un chilometro si giunge su un
A questo punto la strada, fino alla contrada Bacchi
è un dolce e non impegnativo saliscendi: a destra
qualche bosco e prato, a sinistra verso la valle ciliegi e qualche vigneto. Sono circa due chilometri e
mezzo di tranquillo cammino ad un quota di circa
600 metri. Si raggiunge in breve tempo contrada
79
“Si prosegue per Lotte, circa 390 metri s.l.m….”
crinale, da dove lo spazio appare dilatato ed
ampio: a sinistra in mezzo ai campi, inoltrandoci
per duecento metri, si giunge ad una croce posta
nell’anno santo 1950 (l’originale, colpita da un fulmine è stato sostituita nel 1982, con l’attuale in
cemento) sull’Erboleto Tondo. Lì ci si può riposare,
fare uno spuntino ed una bevuta di fronte “all’infinito”.
Ritornati sulla strada con un ultimo sforzo si riprende la salita per arrivare sul crinale del monte presso la contrada Castron, il cui nome deriva dal latino castrum: castello fortificato, fortino, roccaforte,
luogo fortificato. Qui è opportuno sostare un attimo e girare lo sguardo a sud per vedere gran parte
della pianura padana, a sinistra lo sguardo giunge
ai monti Berici e ai colli Euganei ed oltre; a destra
l’alta valle dell’Alpone con i paesi di Cattignano,
Castevero, Vestenavecchia, Vestenova e Bolca: sullo
sfondo il monte Carega ed amici.
Camaole (560 metri s.l.m., con nella corte una
fontana e lavatoio), poi Lovi ed infine Bacchi, l’ultima contrada del paese, al di là della quale ci si
congiunge con Vestenanova e Chiampo attraverso
la località detta Albaromatto.
Contrada Bacchi (570 metri s.l.m), cinque chilometri e mezzo da Castello, si presenta con alcune
case di vecchia costruzione ed altre nuove, distaccate dal vecchio nucleo o in sostituzione. Il nucleo
più antico, seppur semiabbandonato e in parte
diroccato, mantiene la fisionomia originaria di un
complesso di case che si sviluppa attraverso corti
interne comunicanti tra loro. A sinistra prima dell’entrata, sul ciglio della strada, vi è una cappellina
dedicata alla Madonna, costruita nel 1988 al posto
di un precedente capitello.
Il ritorno è molto più riposante e diventa tutta una
lenta discesa verso il punto di partenza, ma con un
percorso diverso. Al bivio per i Rampi, si passa per
73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
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“Contrada Bacchi (570 metri s.l.m), cinque chilometri e mezzo da Castello…”
l’omonima contrada, lasciando poi sulla sinistra
contrada Lovi. All’interno della vasta contrada, con
angoli e scorci suggestivi e con nuove costruzioni
che avanzano, si trova una edicola come voto di
guerra, con la scritta “A Maria, la contrada Luvi salvata dalle barbarie 1945”.
Si arriva poi alla contrada Ranchetti, che rimane
sulla destra. Il nucleo più antico della contrada è
caratterizzato da case e portici affiancati, sviluppati su due livelli sovrapposti, ciascuno prospiciente la
strada interna, che funge da corte allungata. Altre
abitazioni di più recente costruzione sorgono nelle
vicinanze. Se non ci si vuole addentrare si può
almeno dare un’occhiata (e una preghiera per chi
lo desidera) al capitello d’inizio Novecento (restaurato nel 1983 come recita l’iscrizione in alto) con
una bella statua in legno di Sant’Antonio. Anche in
questo tratto il panorama si presenta interessante.
Poco lontano a sinistra è posto dal 1989 un crocifisso in legno: il Cristo scolpito ad altorilievo sembra formare un corpo unico con la croce.
Si raggiunge poi la contrada “Mussi” o Mozzi
(426 metri s.l.m.), con una capitello sulla sinistra
dedicato a Santa Teresa: si racconta che Luigi
73ª SAGRA DELLE CASTAGNE
9-13 OTTOBRE 2008
IMPRESA EDILE
Beschin
Giuseppe
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37035 S. GIOVANNI ILARIONE (VR)
Tel. 045 7465263
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all’Anitra
• Bigoli coi Fasoi
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alla domenica su prenotazione
Via Mazzasetti, 8 - S. GIOVANNI ILARIONE
Tel. 045 6550594
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“Mozzi (426 metri s.l.m.)… con strutture murarie caratterizzate dal tipico sasso basaltico…”
Soprana abbia fatto costruire il capitello per un
voto fatto nel 1934 (per aver ricevuto la pensione
di guerra). Il nucleo più antico presenta gli edifici
rivolti versi valle, con strutture murarie caratterizzate dal tipico sasso basaltico e le finestre contornate da mattoni rossi.
Subito dopo si lascia sulla sinistra la contrada
Menegon o Mingon e poco staccata sulla destra la
contrada Mari. Dopo trecento metri si attraversa la
contrada Mella, immersa nella natura verde, con
quasi tutte le case poste a sinistra e rivolte a sud. Il
terreno in questo punto si presenta intensamente e
sapientemente coltivato a vigneto, con alcuni
campi di ciliegi.
Di nuovo comincia a vedersi chiaramente Castello,
ma prima si deve arrivare alla contrada Lotte e
ricongiungersi con la strada intrapresa precedentemente. A Castello si arriva celermente, dopo dieci
chilometri in parte di salita (tre), in parte in pianeggianti (2,5 km) e gli altri in discesa (4,5 km).
Uno spuntino con vin durello in centro Castello
Castagne mature
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Contrada Ranchetti
Off. Autorizzata
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centro revisioni
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9-13 OTTOBRE 2008
potrebbe concludere felicemente la sgambettata.
Il percorso ci ha permesso di cogliere in parte il
modo di vivere di un tempo, anche oggi in certa
misura, per quanto si riferisce alla tipologia abitativa: la popolazione viveva e vive sparsa in nuclei
staccati vicino ai propri campi. Si può immaginare,
riflettendo sulle distanze e pensando alle strade di
un tempo (non asfaltate, larghe come la metà di
quelle attuali, laddove non erano viottoli) alla diffi-
coltà di spostamento a piedi e all’isolamento
(assenza anche dell’energia elettrica) specialmente
invernale degli abitanti.
La salubrità dell’aria, il movimento (tanto raccomandato oggigiorno) e la curiosità sono certamente motivazioni sufficienti per spingerci ad affrontare, meglio se in allegra compagnia, il percorso delineato. E allora buon viaggio!
Mario Gecchele
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“Una distensiva passeggiata da compiersi in circa tre ore…”
• Segheria
• Commercio
• Evaporazione
• Essicazione
Viale dell’Industria, 21 - SAN GIOVANNI ILARIONE (VR)
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CREDITO
COOPERATIVO
CASSA RURALE ED ARTIGIANA DI VESTENANOVA (VR)
86
Sede Sociale:
• Vestenanova (VR), Piazza Pieropan, 6 - Tel. 045 6564011 - Fax 045 6564006
Filiali:
• Chiampo (VI), Piazza Giovanni Paolo II, 23 - Tel. 0444 420944 - Fax 0444 420934
• Tregnago (VR), Via Tiro a Segno, 37 - Tel. e Fax 045 6500311
• Illasi (VR), Piazza Libertà, 18 - Tel. 045 6520543 - Fax 045 6520516
• Vago di Lavagno (VR), Via S. Gaspare Bertoni, Tel. 045 8480840 - Fax 045 8980845
• S. Giovanni Il. (VR), Via degli Alpini, 19 - Tel. 045 6550925 - Fax 045 6559466
• Montecchia di Crosara (VR), Via Pergola, 13 - Tel. 045 6176367 - Fax 045 6176358
• S. Pietro Mussolino (VI), Via Risorgimento, 105 - Tel. 0444 487765 - Fax 0444 489420
• Montorio (VR), Via Olivè, 9/A - Tel. 045 8869242 - Fax 045 558592
• Pizzoletta di Villafranca (VR), Via Gramsci, 35 - Tel. 045 6303992 - Fax 045 6309110
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REGOLAMENTO DEL “QUIZZIAMO INSIEME”
1.
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3.
4.
II concorso a premi "Quizziamo insieme" è riservato alle scuole elementari e medie.
Per partecipare basta rispondere a tutti i 13 quiz, facendo una crocetta sulla risposta esatta.
Ogni concorrente può partecipare con una sola scheda.
Fra tutti coloro che avranno risposto in modo esatto saranno estratti 30 premi, attinenti soprattutto
all'attività scolastica, offerti dal negozio Damini Elettrocasa.
5. Le partecipazioni al concorso vanno indirizzate alla "Pro Loco di San Giovanni Ilarione" entro il 15
novembre 2008 o consegnate a mano nei giorni della Sagra delle Castagne presso il negozio Damini
Elettrocasa.
6. La Pro Loco avvertirà i vincitori con lettera il giorno di Santa Lucia.
7. Tutte le risposte esatte sono contenute nel presente libretto.
1. Nel 1928 la Piazza della Chiesa di S. Caterina in Villa rischiò di essere chiamata…
- Piazza del Plebiscito
- Piazza 25 luglio
- Piazza del Littorio
2. Dove era situata la “scuola delle Lore”?
- in via Guarato
- nelle Lore di Sopra
- nelle Lore di Sotto
3. Presso quale contrada il ponte sull’Alpone fu temporaneamente sostituito da un ponte “Bailey”?
- Coltrini
- Cotto
- Bellui
4. In quale anno è morto Padre Ignazio Beschin?
- 1952
- 1938
- 1973
5. Chi veniva individuato con il soprannome di “Zamperla”?
- Aurelio Martini
- Felice Galiotto
- Guglielmo Vandin
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6. Come è situata la contrada Femi rispetto al centro di San Giovanni Ilarione?
- a nord-est
- a sud-ovest
- a sud-est
7. Quale altro nome era dato in passato alla contrada Mangano?
- Soriani
- Berlati
- Pinchioni
8. In prossimità di quale altura si trova un’enorme frana ancor oggi in movimento?
- il monte Calvarina
- il monte Biron
- il monte Soèjo
9. Come si chiamava il podestà di Vicenza nel 1783?
- Zaccaria Morosin
- Alvise Dandolo
- Leone Marin
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10. Un tempo in Piazza dell’Osto esisteva un capitello intitolato a quale santo?
- San Giovanni Battista
- San Giovanni Bosco
- San Giovanni Nepomuceno
11. Quante persone vivevano nel 1803 alle Lore?
- 35
- 160
- 87
12. A quale pianta corrisponde, in lingua italiana, il “moraro”?
- al gelso
- alla betulla
- alla quercia
13. Presso quale contrada si trova la località denominata “Galore”?
- Gambaretti
- Galiotti
- Panarotti
Cognome..................................................................................Nome
Classe................................................ Sezione
Elementare
Castello
Medie
.................................................................................................
................................
S. Giovanni Il.
Pubblicità a cura del Consiglio della Pro Loco. Fotografie Angelo Pandolfo e Mario Gecchele Collaborazione tecnica di Alessandro Pandolfo. Coordinamento generale di Dario Bruni.
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73ª sagra delle castagne 9-13 ottobre 2008