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Periodico del Liceo Scientifico-Classico “G. Stampacchia” - Piazza Galilei, TRICASE (Le) - Anno XIV - Numero 2 - A.S. 2009-2010 tel. 0833.544020
L’oRGoGLIo DI
aPPaRTEnERE
di Giovanni Nuzzo
R
accontare i fatti con obiettività
e un certo distacco emotivo,
appare per chiunque un’impresa ardua.
Ma ripensare alla vita del Liceo e
riportare alla memoria gli innumerevoli
frammenti per ricostruire cinquant’anni
di storia, è un recupero che di certo
non ci costa fatica. Anzi, ci risulta un
piacevole sforzo mentale che ci gratifica,
dando la possibilità ad ognuno di noi
di esprimere il proprio orgoglio e la
calorosa convinzione di essere stati
partecipi e protagonisti di questa storia.
Sarà proprio il cuore pulsante della città
di Tricase, la splendida sala del Trono
del palazzo dei Principi Gallone, a
rappresentare il luogo ideale per celebrare
l’anniversario. Noi, attraverso il giornale
d’istituto, abbiamo voluto pubblicare
uno speciale “Tuttostampacchia” per
percorrere insieme le tappe di crescita
del Liceo, ricordando le figure più
significative che si sono succedute alla
guida, dai presidi ai docenti, dagli ex
alunni della prima sezione dell’anno
scolastico 1959/1960 fino agli studenti
di oggi. È proprio attraverso un impegno
costante, un operato sapiente e un’ottima
offerta formativa che, negli anni, lo
Scientifico ha acquistato sempre di più
fama e notorietà. Una scuola del Capo di
Leuca che oggi abbraccia ben 18 Comuni
e 12 frazioni, riconosciuta un’eccellenza
del Sud Salento, punto di riferimento per
tanti ragazzi che cercano un bagaglio
culturale adeguato e di alto profilo per
costruirsi un futuro e farsi spazio nel
mondo del lavoro.
Nel mezzo secolo di vita della nostra
memoria, ci riaffiorano alla mente ricordi
e sensazioni, in maniera vivida e intensa,
immagini di uomini e donne, giovani e
adulti, che si sono scambiate esperienze,
programmi e progetti. Purtroppo, è
triste constatare anche come alcune di
queste non siano più presenti a causa
di alcune dipartenze premature. Come
non ricordare i presidi Pietro Licchetta
e Giuseppe Longo, il vice Donato
Ruberto, i docenti antonio Pilon,
Maria Rosaria Semeraro, Cosimo De
Benedetto, Giuseppe nardi, Rosetta
Coluccia, antonio Santo e poi tanti
giovanissimi studenti, Maria Concetta
Chiuri, arturo e Giulia, Beatrice
Esposito, Vittorio Cazzato, Giuseppe
Rizzelli.
A tutti loro e a tanti altri va il nostro
ricordo con il più sincero affetto. Siamo
convinti che lo “Stampacchia” sarà
ancora una scuola dalle mille risorse,
una bussola per il futuro, un ventaglio
di opportunità e una fucina di idee per
rispondere alle esigenze culturali del
nostro territorio.
Che il sogno continui. AD MAIORA
Il saluto del dirigente scolastico professor Salvatore Piccinni
Una PRESTIGIoSa SCUoLa
N
ell’anno 2009 appena trascorso, ricorreva
il cinquantenario dell’Istituzione di questa
prestigiosa scuola, che ha formato tante generazioni,
incidendo sensibilmente sul territorio dell’intero
Capo di Leuca. Per ragioni di carattere organizzativo
gli amici che si stanno interessando per celebrare
degnamente l’evento, non hanno potuto attivare
l’intero percorso entro l’anno 2009, ma si riservavano
comunque di farlo entro l’anno scolastico che stiamo
vivendo. Docenti, ex docenti, allievi ed ex allievi,
ormai affermati professionisti, sono evidentemente
ansiosi di rivivere insieme le stesse emozioni forti, già
sperimentate sul “campo” con il medesimo entusiasmo.
Entusiasmo che caratterizza le persone “ricche dentro” che hanno vissuto la migliore
fase della loro adolescenza o maturità, a seconda dei ruoli ricoperti con una capacità
intellettuale ed un calore umano che hanno evidentemente lasciato il “segno”.
segue a pag. 12
Anno Scolastico 1959/60 - 1a Classe Liceo Scientifico
La prima metà degli anni settanta al Liceo
TANTI FERMENTI, MA ANCHE CONTRADDIZIONI
R
di Gerardo Ricchiuto
icordare cosa ha rappresentato il Liceo per la formazione culturale, civile ed umana
degli innumerevoli alunni che vi sono passati nei suoi cinquant’anni di storia, credo
debba essere un atto tanto sentito quanto dovuto per contribuire alla consapevolezza storica
di una comunità, di una popolazione, giacchè tale vissuto ne costituisce l’humus, le radici più
profonde… Se poi il contesto in cui l’istituto ha operato è il Capo di Leuca, area periferica
della periferia, alla punta, de Finibus Terrae, storicamente da sempre dimenticata e negletta,
credo debba assumere particolare rilievo specialmente nell’ottica del presente e del futuro.
Ancora oggi mi torna alla mente la traccia dell’elaborato d’italiano che scelsi in
occasione della Maturità Scientifica dell’anno scolastico 1974/75. Recitava grosso
modo così: Commentate la seguente frase di Carlo Cattaneo: “L’istruzione è la più
salda difesa della libertà”. In quella frase già allora, con l’entusiasmo del giovane
maturando liceale, vedevo veramente una efficace sintesi di tutto ciò che può significare
istruzione, cultura, crescita sociale e civile e quindi libertà individuale e collettiva.
Avere quasi sotto casa un liceo è stata per noi tricasini in particolar modo, ma anche per i giovani
dei paesi del Capo, una formidabile occasione di crescita e quindi di elevazione di un popolo. E’
stata veramente benemerita quella classe dirigente e politica di allora nel richiedere e ottenere
l’istituzione del liceo e di altri istituti superiori in loco, onde favorirne la frequenza ai più, a tanti
che molto probabilmente per motivi economici e per motivi culturali (nel caso delle ragazze),
legati anche alla distanza dalle scuole superiori allora più vicine e ad una certa mentalità, non
avrebbero mai intrapreso gli studi liceali o una scuola superiore pur avendone le capacità.
segue a pag. 6
GIUSEPPE STAMPACCHIA
UN RICERCATORE
UNA SCUOLA
M
olti
si
saranno
chiesti
chi
sia
Giuseppe
Stampacchia e
il motivo per il
quale la nostra
scuola
sia
stata intitolata
proprio
alla
memoria
di
que st’uomo.
Nato a Lecce l’
11 ottobre 1938
n e l l’i l l u s t r e
tradizione culturale della sua famiglia
trovò l’esempio che lo spinse a
dedicarsi ad uno studio intenso.
Fu allievo del Liceo “G. Palmieri” di Lecce,
dove si distinse per la sua intelligenza
e per la sua solida preparazione oltre
che per le sue doti morali. Conseguì la
maturità classica, superando l’esame di
Stato con una votazione altissima così da
meritarsi una lettera di encomio da parte
del Ministro della Pubblica Istruzione.
Laureatosi in Chimica all’Università degli
Studi di Roma, egli attirò su di sé l’attenzione
del Comitato Nazionale per l’Energia
Nucleare e iniziò così a frequentare l’Istituto
di Chimica Generale dell’Università,
coltivando la ricerca scientifica e affinando
la sua preparazione, giudicata eccezionale.
Furono pochi mesi di impegno e di
ricerca sufficienti affinché la Direzione
dell’Istituto gli affidasse lusinghieri
incarichi: ebbe l’assegnazione di una borsa
di studio da parte del Comitato Nazionale
per l’Energia Nucleare e portò a termine
tre pubblicazioni tanto importanti da
meritare la segnalazione dell’Accademia
Nazionale dei Lincei. Il 16 Gennaio
1962 la morte lo colse prematuramente.
Come la vita di Giuseppe Stampacchia resta
un esempio eccezionale di doti scientifiche e
di virtù morali, temprate mediante lo studio
e la coscienza del dovere,così la sua morte
resta un lutto perenne, oltre che per i suoi cari
anche per la scienza italiana che ha perduto
con lui uno dei più grandi fulgidi esempi.
TORMENTO E PASSIONE
Quindici anni di vita e storia
del Liceo Stampacchia.
C
di Francesco Renzo
osa
rispondere
alla
redazione
di Tuttostampacchia, che per il
cinquantenario dell’istituzione del Liceo mi
chiede un contributo alla ricostruzione della
sua storia, una riflessione che evidenzi il filo
conduttore del lavoro compiuto al suo interno,
in circa tre lustri di impegno professionale?
Non è facile rispondere, perché la Scuola
è come un fiume, se lo guardi da fuori
e da lontano ti sembra un filo azzurro,
immobile e sempre identico a se stesso, se
l’osservi da dentro o da vicino ti accorgi
che tutto si frammenta, si sfilaccia e scorre
vorticosamente, spesso senza lasciare traccia.
segue a pag. 7
2
TESTIMonIanZa DEL PRoF. SaLVaToRE CaSSaTI
L
a presenza della Scuola Secondaria Statale in Tricase dal 1940 era limitata alla Scuola di Avviamento a tipo Agrario e alla Scuola Media.
Dal 1959 ebbe un progressivo impulso che iniziò con la istituzione di una Sezione Staccata del Liceo Scientifico di Lecce, unico allora esistente nella Provincia.
Ricordo la preoccupazione della Amministrazione Comunale per la sistemazione della nuova scuola, sia per il reperimento dei locali, sia per la fornitura dell’arredamento. Non si potè fare
altro che adattare un’ala del secondo piano di Palazzo Gallone, in attesa di miglior soluzio ne.
Da quella prima classe negli anni si ebbe un continuo sviluppo che rese necessario il trasferimento in altre sedi, fino all’attuale edificio, ormai anche esso insufficiente.
Oggi il LICEO “G. STAMPACCHIA”, insieme agli altri Istituti analoghi esistenti in Tricase, è un ottimo polo di attrazione per tutto il Capo di Leuca, grazie al lavoro e all’impegno
svolto in cinquant’anni da dirigenti, docenti e studenti. A tutti rivolgiamo Grazie per quanto fatto in passato e tanti Auguri di sempre maggiori affermazioni per il futuro.
Sindaco di Tricase nel 1959
Un PERIoDo RICCo DI ESPERIEnZE
L
’istituto della nomina annuale rendeva
incerta, sino alla fine, la destinazione
del proprio luogo di lavoro; in quell’anno
1971, poi, le operazioni si prolungarono sino
a sera inoltrata. E così, il giorno dopo, mi
ritrovai nella nuova sede di insegnamento,
il Liceo Scientifico di Tricase quasi senza
rendermene conto e, soprattutto, senza
immaginare che lì avrei trascorso quasi
tutti i miei 18 anni di insegnamento, prima
di passare ad altro ruolo: una sede centrale
in un vecchio palazzo al centro del paese;
una succursale, o, meglio, lo scantinato di
una succursale in via Caprarica, e il preside
Luigi Viola, apparentemente burbero, ma
sempre pronto a comprendere e tollerare,
e tanta tanta simpatia e umanità. Una sola
volta forse mi è capitato di arrivare tardi a
scuola; quella volta, poi, a pochi giorni dal
mio matrimonio, il ritardo era stato quasi di
un’ora; il preside era lì ad aspettarmi, ma si
limitò ad un sorriso e ad indicarmi la porta
della mia classe. E’ trascorsa così una intera
in un caldo e gratificante afflato umano. Così
ricordo Ettore, un bidello-amico, rispettoso
e sempre pronto ad una parola di simpatia
e di incoraggiamento; la grande umanità
del preside Giuseppe Longo, con il quale
ho mosso i primi passi nell’organizzazione
di un istituto scolastico, e che non faceva
mai avvertire il peso della sua funzione,
coinvolgendoti nel lavoro con buon senso e
praticità; l’amico Cosimino De Benedetto,
il politico del gruppo, grande mediatore
e interprete dei sentimenti della gente; la
gioia di aver potuto condividere, negli stessi
consigli di classe, esperienze di lavoro con
don Tonino Bello, indimenticabile per la
misura e l’equilibrio dei suoi interventi,
per la nobiltà del suo comportamento, per
la forza del suo esempio; un corpo docente
che annoverava tra i suoi componenti figure
come il prof. antonio Pilon, che risultò tra
i primi nel concorso nazionale a preside,
funzione che il destino gli impedì di svolgere.
Si cresceva così in una comunità ricca di
Istituzione del Liceo
delibera Giunta Municipale
di Tricase
del 01 / 09 / 1959
“...la istituzione di una
Sezione Staccata del
Liceo Scientifico di Lecce,
unico allora esistente nella
Provincia...”
R
Seminario Regionale, Molfetta - 1990
vita didattica, confortata dalla compagnia
di ottimi colleghi e dall’attenzione di una
intera comunità verso il nascente liceo
scientifico, in un contesto di vicende
personali e familiari, che quotidianamente
si intrecciavano con i fatti di vita scolastica.
Sono molti i motivi che rendono indelebile
e caro il ricordo di quegli anni, dal primo
ingresso nella vecchia sede del liceo
scientifico, al trasloco nella nuova sede, in uno
spazio ameno e ancora intatto, al passaggio
al liceo classico in via Apulia, all’incontro
quotidiano con una comunità accogliente,
laboriosa, ricca di emozioni e di conflitti.
Negli anni successivi, come a tutti succede,
sarei ritornato spesso a quei ricordi,
a quell’istituto, al calore umano che ti
circondava e ti sosteneva, alle figure dei
colleghi e di quanti erano stati compagni
di viaggio; avrei ritrovato i miei alunni di
un tempo, ormai professionisti affermati
in vari campi, sempre solidali, rispettosi
e allegri, come li avevo conosciuti tra i
banchi di scuola. Perché vivere a Tricase
significava soprattutto vivere in una
comunità orizzontale, dove il calore degli
affetti, la semplicità e l’immediatezza dei
rapporti sociali stemperava e umanizzava
ogni gerarchia di funzioni e ti coinvolgeva
valori e di cultura, di affetti e di emozioni,
dove anche l’immancabile presenza di
conflitti non degenerava mai in scontri
personali, ma serviva solo a consolidare i
rapporti e le relazioni umane e professionali.
Quella scuola, quell’istituto, così ricco di
risorse umane e professionali, non può
non aver dato un contributo notevole alla
crescita della gente di Tricase e dell’intero
Capo di Leuca. Allontanatomi da Tricase,
mi è capitato spesso di incontrare tanti dei
miei alunni, oggi affermati professionisti in
Italia e all’estero. Non so quanto sia rimasto
in loro delle mie lezioni di filosofia e storia;
so quanto è rimasto in me dei loro volti,
della loro simpatia e dei loro scherzi (mi
fecero interrompere inutilmente una lezione
e correre a casa, annunciandomi con una
falsa telefonata la nascita della primogenita,
ma mia moglie non ne sapeva nulla!), della
loro capacità di confronto e di contestazione
giovanile, della loro partecipazione e del loro
modo di essere in classe e di essere classe,
attenta, serena, sorridente, compatta, qualche
volta ironica e critica, ma sempre affettuosa
e rispettosa delle regole e delle persone,
desiderosa di crescere e di apprendere.
Vito Papa
Dirigente Scolastico “Capece” Maglie
Già Docente di Storia e Filosofia nel Liceo “Stampacchia”
50 annI DI SToRIa:
UN BEL COMPLEANNO!
ipercorrere le tappe è come fare un tuffo
nel passato e se da un lato il “naufragrar
m’è dolce” dall’altro mi ritornano nella mente
i versi di Dante.”Nessun maggior valore//che
ricordarsi del tempo felice//nella miseria…”.
Tempo felice ovviamente per me, che
ero giovanissima, piena di entusiasmo,
consapevole
dell’arduo
compito
di
forgiare, formare e aiutare i giovani
nella loro crescita culturale ed umana.
Il liceo era, allora, una piccola scuola di
paese, senza una palestra, con tante carenze
strutturali, con il disagio della precarietà
dei locali e dei continui spostamenti da
una sede all’altra. Ricordo le corse nel
cambio dell’ora per essere puntuale nel
servizio e non sottrarre tempo prezioso
all’insegnamento. L’ho visto crescere il
liceo come una mia creatura, adeguarsi
ai lunghi e ai naturali cambiamenti.
Da piccola scuola di paese è diventato
un bell’Istituto grande e accogliente,
all’avanguardia per le strutture e
l’organizzazione, una scuola leader, con
tanti corsi e indirizzi, una vera agenzia
formativa attenta alle nuove tecnologie.
Il vecchio Istituto, con due soli
corsi è ormai nel mondo delle fate.
Biblioteca dell’Istituto - 1974
La scuola deve cambiare col tempo, è vero,
ma il cambiamento è, come il progresso,
bifronte. La tecnicizzazione della cultura
e la cura dell’immagine potrebbe mettere
in secondo piano il dialogo, il confronto,
il rapporto umano. La preoccupazione di
riempire le carte, di registrare al computer,
di soddisfare le tante incombenze è
spesso un incubo. Il giovane è senz’altro
al centro dell’interesse, ma la sua
formazione è sempre veramente a 360° ?
Io, sinceramente, ho nostalgia di quelle
piccole “scuole di paese”, con i suoi problemi
giornalieri, con tanti “disagi materiali”, ma
con tanto calore umano, una piccola famiglia,
i cui componenti lavoravano in sinergia
con un unico vero obiettivo:la formazione
integrale, umana e culturale sul giovane.
Pia
illusione
la
mia,
senz’altro.
La scuola non può seguire il passo, ma
deve adeguarsi ai tempi e alle nuove
richieste. Il Liceo Scientifico Stampacchia
non si sottrae certamente ai bisogni del
territorio e riuscirà a coniugare modernità
e innovazione con la difesa dei valori
umani e culturali: è l’augurio e la sfida
che mi piace lanciare nel 50° anniversario.
Prof.ssa Anna Reho
Preside dello Scientifico nell’A.S. 1987/88
3
C
Cinquanta… e si riparte!
Primi passi verso la
Istituzione
U
inquant’anni fa un piccolo gruppo di giovani si riuniva in
casa mia per organizzare un’azione rivolta al Sindaco
ed al Ministero della Pubblica Istruzione perché si
adoperassero per l’istituzione del Liceo Scientifico in Tricase.
In quell’anno era già stato istituito l’Istituto Magistrale,
in altri Comuni si procedeva all’istituzione di varie scuole
superiori dando la possibilità ai giovani di scegliere
l’indirizzo preferito. A noi, eravamo in dodici o tredici,
sembrava ingiusto e punitivo per i ragazzi di Tricase e paesi
limitrofi non avere la possbilità di scelta curriculare. Da qui la
nostra protesta e richiesta. Molti ci presero in giro ma alla fine
il Liceo fu istituito. Certamente non fu tutto merito nostro!
In quegli anni il governo attuava una politica di diffusione
dell’istruzione superiore. Sarebbe molto interessante avere
oggi una sorta di bilancio dell’attività del Liceo che ha visto
crescere migliaia di giovani ai quali ha aperto opportunità varie.
Molti hanno potuto accedere a carriere di grande prestigio
in Italia ed all’estero. Ex alunni del nostro Liceo insegnano
in Università americane o europee. C’è chi si è affermato
nelle carriera forense e chi nella professione medica.
Probabilmente senza il Liceo scientifico di Tricase alcuni
di costoro non avrebbero potuto affrontare le spese per gli
studi. Da commissario per gli esami di stato mi è capitato di
esaminare maturandi in molte città italiane, in scuole famose
per la loro storia e le fasce sociali del bacino di utenza. Posso
affermare con piena coscienza che i nostri alunni non hanno
mai sfigurato al confronto né per preparazione né per umanità.
Auguro a tutto il personale docente e non docente ed agli
studenti buon lavoro nella speranza che il Liceo non veda
ridimensionata la sua funzione dalle politiche attuali.
Salvatore Panico
Docente di Storia e Filosofia dal 1975 al 1994
n comitato costituito da docenti (tra cui alcuni pilastri
dello “Stampacchia”, prof.ssa Santacroce e prof. Lecci) e
dai genitori rappresentanti del Consiglio di Istituto, in primis
il dott. G. Ricchiuto, ha promosso una serie di iniziative,
ridimensionata per i costi, per ricordare il cinquantesimo
anniversario
dell’istituzione
del
Liceo
Scientifico.
Fortemente, quindi, voluta da diversi attori, la celebrazione
della ricorrenza diventa importante non solo per la valenza
nostalgica delle migliaia di ex-alunni del territorio che, grazie
all’Istituto, hanno realizzato il proprio progetto di vita, ma
soprattutto per fare il punto sul contributo che la scuola
ha offerto per lo sviluppo dell’intera comunità del basso
Salento, al fine di programmare scenari di rinnovamento in
un momento di profondi cambiamenti economici e sociali.
Nella riforma degli istituti superiori appena approvata, tali scenari
trovano potenziali strumenti per implementare competenze
specifiche che, soprattutto negli ultimi anni, hanno risentito
dei contraccolpi di un orientamento scolastico più incline
alle mode che non ai reali bisogni formativi di tanti studenti.
Tra le novità della Riforma, l’incremento orario della
matematica, della fisica e delle scienze per irrobustire la
componente scientifica nella preparazione dei ragazzi, in
aggiunta alla flessibilità dell’orario per realizzare la vera
autonomia, rappresenta una significativa opportunità
per quel salto di qualità che il nostro Liceo merita.
Se il ruolo di ogni scuola è quello di istruire, al Liceo
Scientifico spetta la grande responsabilità di ri-pensare e
riorganizzare percorsi di innovazione didattica che, a lungo
termine, permettano il riscatto di questo nostro territorio.
L’augurio, quindi, che il Liceo diventi una scuola che liberi energie
e sia pronta a dare a tutti e a ciascuno il biglietto di andata verso
quel sapere universitario in cui i nostri ragazzi possano maturare
esperienze formative di alto livello, e il biblietto di ritorno per
innestare in loco competenze indispensabili per far ripartire il Sud.
All’attuale Dirigente, prof. S. Piccinni, è affidato dunque
il compito di traghettare la scuola verso nuovi traguardi
Maria Grazia Bello
Presidente del Consiglio di Istituto
Nuova sede, 1974 - Il corpo docente
“42 anni di lavoro”
L’assistente amministrativo traccia un bilancio del liceo
I
l Liceo Scientifico “G. Stampacchia” fu
istituito a Tricase nell’anno scolastico
1959/60, come costola del Liceo “De
Giorgi” di Lecce. La mia esperienza
lavorativa in questa scuola è iniziata
42 anni fa, nell’ottobre del 1968: ho
collaborato con 9 presidi e con 2 segretari.
Guidato allora dal prof. Luigi Viola, che
fece di questa scuola un’istituzione degna di
nota, il Liceo Scientifico “G. Stampacchia”
ottenne nell’anno scolastico 1968/69
l’autonomia e, nell’anno scolastico
1969/1970, ne venne istituita una sezione
staccata con sede in Casarano, che a sua
volta divenne autonoma nel 1974/1975. Si
trasferì nell’attuale sede, in piazza Galileo
Galilei, nell’anno scolastico 1973/1974;
dal 1989/1990 Scientifico e Classico
sono riuniti sotto la stessa dirigenza.
Attualmente il Liceo, che ha vissuto
il periodo di massima espansione dal
1993/1994 al 2006/2007, sotto la direzione
del prof. Francesco Renzo, conta 1315
alunni, di cui 248 del Classico. Le cifre che
ho elencato sono fotogrammi che aprono
una finestra sul passato, su esperienze
condivise, su tante difficoltà superate con un
grande lavoro di squadra , su tanti rapporti
di vera e reciproca stima. Dire che, in
questi cinquant’anni, l’offerta di formazione
liceale a Tricase si sia ampliata mi sembra
riduttivo; ricordo avvenimenti, lontani nel
tempo ma limpidi nella mia memoria, che
hanno portato alla nascita di una grande
istituzione scolastica. In cinquant’anni
sono cambiate molte cose: ho assistito a
cambiamenti epocali e generazionali; ho
visto alunni diventare docenti e questi
docenti diventare nonni dei nuovi alunni.
Il Liceo “G. Stampacchia” è una grande realtà
in continua evoluzione, il frutto di un passato
che ora è diventato storia. Io, dopo 42 anni
di lavoro, svolto sempre con passione, lascio
il testimone a chi spero non sia un semplice
osservatore passivo dei futuri cambiamenti.
Antonio Verardo
Assistente amministrativo dal 1968
“È stata
una fortuna
per me
stare e lavorare
nel mio liceo”
I
Riflettete, partecipate,
amate la scuola
l carissimo amico Giovanni Nuzzo, vostro
docente di Disegno e Storia dell’Arte, mi
ha contattato perché anch’io mettessi mano
alla penna e dessi il mio contributo per il 50°
anno di vita del mio liceo, dove per tanti anni,
oltre 40, mi sono speso per renderlo efficiente
ed invidiabile per serietà, impegno e cultura.
La mia materia, Religione, non costituiva motivo
di paura per un’eventuale mancata approvazione,
data la facoltà riconosciuta all’alunno di scegliere
se avvalersi o meno di questo insegnamento.
Nella mia lunga carriera si è verificato solo
qualche caso di astensione dalla Religione, o
per scarsa convinzione o per condizionamenti
famigliari: perché in famiglia era in calo
l’interesse per la religione, considerata costrittiva
o inutile per il futuro o per la vita del singolo.
Da parte mia ho sempre rispettato questa scelta
e più di una volta mi è accaduto che o in corso
d’anno o all’inizio dell’anno scolastico successivo
chi aveva optato per la non frequenza chiedesse
di parteciparvi. Tutto ciò mi rendeva felice
perché era occasione per confrontarsi seriamente
ed oggettivamente sul problema religioso.
Con i ragazzi ho cercato sempre di non imporre, ma
di proporre e quando notavo che non mi seguivano
per prepararsi alla materia dell’ora successiva non
ho avuto esitazione a chiudere un occhio sulla loro
distrazione. Il rapporto con gli alunni sempre è
stato sincero, leale, rispettoso ed educato, sicché,
quando mi incontrano per strada, sono loro a
venirmi incontro per salutarmi e ricordare i bei
giorni del nostro stare insieme o le idee sulle quali
riflettevamo insieme.
Erano felici..., e di questo ringrazio il Signore,
perché li facevo parlare, discutere sui limiti della
Chiesa, ne ascoltavo proposte e critiche e spesso
partendo da una ricerca umana arrivavamo alla
motivazione religiosa.
È stata una fortuna per me stare e lavorare nel mio
liceo. Dico mio liceo perché vi ho dedicato la mia
giovinezza, il mio entusiasmo, la mia sofferenza
(talvolta) e soprattutto la gioia di sentirmi dire
“Sei stato mio professore... che tempi!” da parte di
giovani o uomini maturi di cui spesso non ricordo
il nome e il paese di provenienza. Ora un invito agli
alunni che attualmente frequentano il mio liceo.
Riflettete, partecipate, amate la scuola,
confrontatevi sempre con i vostri professori,
anche di Religione, e non uscite mai dai corsi
puntando sulla forza delle raccomandazioni.
Uscite con l’orgoglio delle vostre capacità, che
non devono inorgoglirvi, ma che devono anche
soccorrere i meno fortunati, ma, soprattutto,
formatevi come uomini seri e responsabili.
Ricordatevi che lamentarsi è facile, lavorare e
studiare è difficile. Ragazzi, giovani, qualche volta
mi vedete venire al Liceo. Sapete perché? Voglio
guardare le aule e ricordarmi del tempo passato e
di quanti sono stati miei alunni, per i quali prego
sempre perché siano d’esempio e guida per i figli,
gli amici e quanti incontreranno nella loro vita.
Li ricordo sempre. E vorrei tornare.
Don Eugenio Licchetta
Ufficio di Segreteria, Anno 1976
4
25 orgogliosI pionieri
Anno scolastico 1959\1960. Si istituiva a Tricase
il Liceo Scientifico, sede staccata del “De Giorgi” di Lecce
Anno memorabile per Tricase che
contendeva allo storico Liceo Capece
di Maglie il monopolio dell’istruzione
superiore per i paesi del Capo di Leuca.
Il Liceo nasceva con noi che ci sentivamo
dei pionieri. E in qualche modo lo eravamo
davvero, orgogliosi di frequentare una scuola
all’epoca ancora poco diffusa, prestigiosa,
moderna, che guardava al futuro. Ci pareva
di varcare una nuova frontiera, col cuore
pieno di speranze, ci sentivamo degli eletti
che da grandi avrebbero fatto grandi cose.
Devo confessare che guardavamo con
sufficienza i coetanei che frequentavano
ancora il Classico, che a noi sapeva di
stantio. Quante cose sarebbero cambiate!
E tanti sogni anche si sarebbero infranti.
Venticinque alunni iscritti al primo anno,
ospitati in una sala della parte più antica
di palazzo Gallone, che offriva spunti alla
fantasia e l’irresistibile invito a lanciarci,
durante la ricreazione, in avventurose e
frettolose esplorazioni fra sale e corridoi.
Dei venticinque del primo anno arrivammo
al quinto anno in dieci, più tre nuovi arrivati,
tredici in tutto. E allora potevamo starci in
un’aula di 4x4 metri, un guscio in fondo al
corridoio della scuola di via Micetti: due file
di tre banchi l’una, più un tavolino singolo.
Molti avevano cambiato strada, qualcuno
poi si è perso del tutto. Noi ragazze
indossavamo il grembiule nero che abbiamo
portato fino alla maturità, unica concessione
alla civetteria una larga cintura che strizzava
la vita e poi, crescendo, l’abbandono dei
calzini di cotone in favore delle calze
di nylon. Dei ragazzi qualcuno si portò
fino al secondo anno i pantaloncini corti.
Eravamo gli apripista: ogni anno una
classe in più. Cinque l’ultimo anno quando
affrontammo una maturità durissima, a
Lecce, con gli esami di tutte le materie, scritti
e orali e confrontandoci con una classe pilota
che incuteva soggezione e che era il fiore
all’occhiello del De Giorgi. Però facemmo un
figurone e la Commissione si complimentò
con i nostri professori. E così fu anche per le
altre cinque classi che ci seguirono quando
ormai il Liceo aveva preso un altro nome,
quello di G. Stampacchia, e viveva di vita
propria. Tornare con la memoria a quegli
anni è bello e doloroso insieme, perché non
ti senti cambiato, ma al tempo stesso una
parte di te, la più pura e aperta alla vita e
alle emozioni è rimasta là, oltre un abisso e
invano cerchi di riappropriartene. E rimane
comunque dentro di te incancellabile il
segno di tante ore di lezione, con professori
indimenticabili, l’ansia delle interrogazioni,
l’amicizia, la complicità con i compagni,
l’angoscia di quell’ esame di maturità tragico
e bello come quell’hally- gally che ballammo
nella mezz’ora di intervallo che interruppe
le eterne otto ore dell’esame di disegno.
Una scuola di vita: una lezione che dentro
di noi è viva ancora oggi, di dignità e di
umanità. Che ci ha insegnato che si dà
molto di più quando nelle cose che si fanno
ci si mette la passione, l’amore oltre che
la competenza. Questo abbiamo avuto la
fortuna di imparare dai nostri straordinari
professori e per questo il loro ricordo è la
cosa più preziosa che il nostro Liceo ci ha
lasciato. Nostro perché lo sentiamo ancora
profondamente tale anche se da quei cinque
anni è passata una vita. E’ come se in quegli
anni avessimo disegnato noi il suo destino,
e ora che lo vediamo così grande e diverso
con i suoi oltre mille studenti, partecipiamo
ancora delle sue sorti, e ci auguriamo che
questo grande tesoro di esperienza, di
bei ricordi, di emozioni possa arricchire
anche il cammino di tutti i ragazzi che
continuano a seguire quella manciata di
alunni usciti dal Liceo Scientifico ex- De
Giorgi, nel lontano anno scolastico 1963-64.
Maria Antonietta Martella
Ex allieva, quinquennio 1959/1965
F
INDIMENTICABILE!
orse può sembrare un po’ banale, ma la storia dei miei, dei nostri cinque anni, è
comune nei contenuti alle storie di tutti coloro i quali non esitano a descriverli come
‘semplicemente indimenticabili’. Quei corridoi mi hanno visto crescere, preparare
il confronto con il mondo e tutte le sue labirintiche insidie. Le aule che ho frequentato
sono state il luogo in cui sono maturate, come frutti da un dolce gusto eterno, le
amicizie più care. Tutti i banchi verdi in compensato duro, che hanno accompagnato
le lezioni quotidiane, sono stati vittime consenzienti di graffiti romantici, frasi
celebri, comunicazioni con il compare vicino, partite interminabili a tris, e così via…
Terreno fertile per mie passioni, dispensatore di occasioni in cui regalarsi un’emozione e
cercare di farla vivere agli altri, ecco cosa è stato il mio Liceo. Mi ha donato l’Amore in
tutte le sue più vive e innocenti manifestazioni. M’ha insegnato tanto, ma non tutto. Da un
lato ho collezionato nel mio bagaglio le istruzioni essenziali per vivere la vita, per capirla
fino in fondo, o quasi, per affrontarla nella bonaccia o nella tempesta… dall’altro lato però,
lo Stampacchia non m’ha
saputo dare una cosa molto
importante, della quale ho
avvertito la mancanza fin dal
giorno della mia maturità.
Quella mattina d’estate,
nonostante il sole sprigionasse
prepotentemente il suo calore
sul mio viso, una lacrima
malinconicamente riposata
sulla mia guancia destra,
non venne affatto asciugata.
Rimase lì, giusto per farmi
capire, una volta per tutte,
Gita Scolastica che quel gigante bianco, ove
ha avuto dimora quinquennale la meglio gioventù nostrana, che pian piano s’allontanava
alle mie spalle mentre m’inoltravo con tutti i miei sogni sulla strada verso l’Università,
non m’aveva dato la capacità di dimenticarlo. Ed è per questo che pensando a quei corridoi
e alle facce di chi m’ha accompagnato nell’avventura liceale ho un brivido forte. E poi
sorrido, con lo sguardo rivolto al cielo stellato sopra di me e al suo astro più luminoso.
Stefano Crisostomo
Ex allievo 2000-2005, universitario a “La Sapienza”
I
ERA BELLO GUARDARE I LORO VOLTI
GIOVANILI...
l mio insegnamento nel Liceo Scientifico “G. Stampacchia” di Tricase, ormai
lontano nel tempo ma sempre con me nel ricordo sincero e fuor di retorica,
rappresenta il periodo più bello ed intenso della mia lunga attività professionale.
Ritornano alla mente molti momenti speciali accompagnati da figure che non si possono
dimenticare. Ecco gli eccellenti Presidi (Viola, che tanto si adoperò affinchè il Liceo
venisse intitolato ad un illustre docente scomparso in giovinezza; Licchetta, Presidente
della Provincia; Calabrese, ottimo professore, come anche la stimatissima professoressa
Reho) e validi colleghi, ancora oggi a me carissimi, anche se un po’ sparpagliati.
Nella scuola si respirava, pur nel reciproco rispetto, un’atmosfera amichevole e cordiale,
che promuoveva in ciascuno il desiderio di lavorare senza mai risparmiarsi.
Ma rivedo soprattutto i miei numerosi ragazzi (oggi tutti professionisti affermati e
conosciuti), che con riguardo, interesse ed educazione accettavano anche il giusto rigore
per raggiungere la propria formazione sia culturalmente che eticamente. Era bello
guardare i loro volti giovanili proiettati nel futuro e seguire, con compiacimento, i loro
occhi attenti su ciò che si faceva in quel momento. Ed era anche piacevole scorgere la loro
sentita soddisfazione per l’ottimo voto o il progresso conseguito con la propria capacità.
Erano davvero altri tempi!!
Anna Niceforo Brescia
Docente di Italiano, Latino, Storia e Geografia dal 1969 al 1989
Succursale Rione Caprarica, A.S. 1970/71 - Classe I C
V
RICORDI DI SCUOLA
enerdì 19 febbraio 2010, ore undici
e mezzo. Biblioteca della scuola.
Danzano leggere le dita sulla tastiera, alla
musica della memoria, come pianista riverso
in lettere ricordi ora affiorati alla mente. Un
po’ come negli anni andati, nel perimetro di
queste stesse mura, dietro a uno di questi
banchi, fiumi in piena di pensieri turbinanti
spesso traboccavano gli argini, scorrendo
sulla carta in rivoli lunghissimi d’inchiostro...
Solo l’incipit e già inciampo nel primo
inevitabile confronto. Tastiera e inchiostro.
Rifletto e contraggo, sintesi probabilmente
brutale: a noi figli degli anni settanta, la scuola
non ha insegnato ad usare il computer ma
(solo) il cervello. Generazione “fortunata”,
forse l’ultima?, l’invasione di queste
macchine è avvenuta solo dopo gli anni del
latino, della filosofia, della letteratura, della
geometria col compasso, e le tenere menti
hanno assorbito come spugne secche da libri
e quaderni di carta (fibra di cellulosa, mi
pare ancora di sentirli gli odori caratteristici
di alcuni testi…). Senza troppa concorrenza
di fonti alternative alle quali abbeverarsi.
Bado, però, ad evitare l’equivoco, niente
giudizi retrogradi o commenti nostalgici,
altrochè: congiuntura fortunata al quadrato!
presto abbiamo fatto, poco dopo, a capire
come interloquire con questi aggeggi per
impartire loro istruzioni e affidarne a
bacchetta carichi notevoli di lavoro, specie
quando seriale e iterativo. Insomma,
collaboratori obbedienti e veloci, è quella
forma di gratitudine che si deve alla
lavatrice: economia di tempo (risparmio da
investire in lettura e pensiero, per esempio…)
e di fatica muscolare (un click può a volte
rimpiazzare la scalata alle scaffalature
e i quintali dei tomi da sfogliare…).
Scaffalature e quintali di tomi, sono qui
tutt’intorno. Vent’anni fa, dunque, ero
proprio sotto la volta di questo stesso
tempio, dall’altra parte della barricata;
niente danze alla tastiera, solo rivoli
d’inchiostro. Ma a dispetto delle tecniche
e delle mode, dei ruoli e dei costumi, resta
del tutto indifferente allo sfregio del tempo,
talora spietato e inesorabile, la sacralità
della Cultura. Sugli altari, il rispetto e
la passione con cui continuo, ancora e
soprattutto, ad imparare, giorno dopo giorno.
E sulla folla di ricordi ora chiamati a
raccolta, alcuni un pò ingialliti e sbiaditi,
altri nitidi e ancora palpitanti, imperano
assolute le suggestioni evocate. Era il tempo
in cui il professore “aveva sempre ragione”.
Da ribadire, statuto perfettamente legittimo:
ogni professore aveva le sue ragioni,
qualcuno nella fermezza severa e nel rigore
inappellabile, qualcuno nella flessibilità del
proporre con poco imporre, qualcuno nella
parzialità delle proprie vedute e convinzioni.
Bouquet assortito nei colori e nelle forme,
proscenio della realtà plurale al di fuori di
queste mura. Tutti comunque disinvolti
nell’esercizio libero della persuasione e della
dissuasione dosate ad arte, nella sapiente
approssimazione sul dettaglio a guadagno di
concetti centrali e portanti. Certamente più
essenziale che distinguere i buoni professori
dai cattivi professori, era distinguere il
buono e il cattivo che c’è in ognuno, ed
attingere distillando il meglio di ciò che
questi uomini e queste donne hanno saputo
e voluto porgere di sé, dietro e davanti la
cattedra. Quello che poi a ciascuno di noi
resta addosso, oramai fibra della nostra fibra,
e usciti dai banchi ci portiamo appresso,
ovunque. Verità relative, criteri certi.
Daniela Orlando
Ex allieva 1987/92, Docente di Matematica e Fisica
5
Frammenti
M
i guardo nello specchio del passato e
l’immagine riflessa dei miei cinque
anni di liceo è scomposta. Lo specchio si è
rotto. Ogni frammento è una scheggia, un
istante, forse poco reale, deformato dal tempo,
dal ricordo del vissuto di un’adolescente.
Il primo anno, tutta una scoperta. Quel
senso di inadeguatezza rispetto ai grandi,
gli spazi nuovi, enormi nella memoria, la
paura di non riuscire, l’equilibrio da trovare
in un gruppo di compagni ristretto. “Siete
proprio in pochi” dicevano i professori.
Il secondo anno, quel senso di sospensione
verso il triennio ed allo stesso tempo
l’impegno, la fatica, le ore passate sui libri, ma
soprattutto sui quaderni, anzi su fogli formato
A4. A scrivere. Italiano, italiano, italiano, e
poi latino, e poi inglese. Inaspettatamente,
nella vita di tutti i giorni, emergono i
contenuti di tante altre materie (ed ecco che
torna anche il linguaggio di quegli anni),
ma per me il liceo è stata l’analisi del testo.
Interi pomeriggi, spesso nottate, (all’epoca
la notte iniziava molto prima di mezzanotte),
ad analizzare e trasformare in altro testo
quelle analisi. Metodo appreso, applicato,
interiorizzato. A distanza di 23 anni
puntualmente, ogni volta che scrivo per
lavoro, mi scopro ad applicare quel metodo.
E’ diventato mio l’approccio di quegli
anni: analisi, analisi, ed ancora analisi,
ripulitura costante, verifica continua.
Logica che ritrovai con il professore
di storia e filosofia del terzo anno.
Il triennio: scalata verso l’esame di maturità.
Inutile cercare episodi, momenti, fatti.
Lampi. Questo ritrovo. La classe “spostata”
sottoterra. Una citazione in piccolo scritta
da un ignoto studente sulla parete di
una scala, “lasciate ogni speranza voi
ch’entrate”. Il freddo, il riscaldamento che
non andava. Il movimento della Pantera
che si affacciò per un attimo, per una
breve, brevissima assemblea permanente.
Gli insegnanti che si alternavano...
Eppure, mentre scrivo, mi ritrovo a
pensare che il liceo è sopra tutto il
luogo dove siamo diventati adulti. In
maniera faticosa, dura, a volte dolorosa.
Il luogo delle mie radici. Al liceo, devo
le amicizie più profonde che mi hanno
accompagnato in questi anni. Al liceo devo
il padre dei miei figli.
Buon Compleanno, Liceo!
50° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
G
li anni del diploma dal 1979 al 1984 furono per noi anni speciali.
Al Liceo Scientifico “G.Stampacchia”, ai cancelli, tra i corridoi, si respirava ancora
l’aria di una tradizione, quella di una scuola composta, formatrice rigida e severa, dai
canoni tradizionali, dai toni solenni, quasi l’ultimo baluardo di una tradizione culturale che
da lì a breve avrebbe prestato il fianco ai radicali cambiamenti in favore della modernità
anche nella scuola, meno generalista, più settorializzante, più professionalizzante.
E’ facile con la mente fiera di oggi volgere il capo alla genuinità di quegli anni; era il tempo del
travaso della cultura e del sapere; noi giovani adolescenti incalzavamo entusiasti l’attesa di
un ruolo di riguardo che la società post-industriale, ormai matura, andava preparando per noi.
Un corpo docente selezionato, serio e preparato caratterizzava il Liceo Scientifico, dal
primo all’ultimo insegnante della vecchia scuola: i Dragotto, i Colitti, i Panico, i Nuzzo, i
Barbara, eccetera; il novero è lungo; e tutti hanno lasciato un segno nelle nostre avide attese.
Se oggi guardiamo fieri il nostro piccolo-grande spazio nel lavoro, nel sociale, nella
politica, lo dobbiamo anche a questi mentori di vita e di valori, prima ancora che di sapere.
Eravamo poco più che
diciottenni alla gita del
V° anno, spensierati a
Sanremo, ma eravamo
pronti ad affrontare il
futuro da grandi, senza la
paura delle grandi scelte.
Non ci siamo persi di vista
per molto tempo. Qualche
anno fa abbiamo celebrato
il 20° anniversario del
diploma e ancora oggi ci
incontriamo anche solo
per caso e subito torniamo
a parlare di quel tempo. E
così, una parola tira l’altra,
un racconto, un aneddoto,
scivoliamo senza accorgercene nel ricordo di quel luglio del 1984 quando, nella hall del Liceo
Stampacchia, guardandoci negli occhi ci salutammo con l’augurio di un grande avvenire.
Luigi Indino
ex allievoo 1979-1984
50 anni
Che Liceo! Il mio “Stampacchia”
Costruito su un pendio
Senza ombra e senza macchia
Quando piove...... lo sa solo Iddio:
L’acqua alta di S. Marco
È poca cosa al suo confronto
Ci vorrebbe un punto d’imbarco:
Il personale va tenuto in conto.
Barcaioli e gondolieri
Hanno fatto qui domanda
E hanno detto proprio ieri
Che qualcuno poi ce li manda.
Noi comunque stiamo al fresco
Non è il caso di lagnarsi
Sandra Musio
Ex allieva 1985/ 1990
T
I problemi si affrontan presto
50 anni sono ancora scarsi.
La mia scuola ha 50 anni
Non so dirvi se li dimostra,
Calda officina di tanti programmi
Avanza, si attrezza, non conosce sosta.
Presidi, alunni, famiglie, docenti
Tutti invitati ad un solo banchetto
A tutti i saperi si apron le menti
Qui viene accolto ogni alto progetto.
Caro Liceo, per i tuoi 50 anni
Vita lunga e serena vogliamo augurarti;
continua a resistere a tutti i malanni
perché sei vitale, non puoi proprio
fermarti.
Prof.ssa Maria Luisa Palumbo
50 ANNI?
LI DIMOSTRA TUTTI
Q
uest’anno il nostro rinomato Liceo
compie cinquant’anni, e, a mo’ di
festeggiamento, preferisco affrontare le
problematiche e le situazioni di disagio
che colpiscono maggiormente noi studenti,
anziché limitarmi a decantarne le lodi.
Da quattro anni sono in questa scuola e
devo dire che la mia opinione a riguardo
non è cambiata molto. Come ogni matricola,
sono arrivata qui con entusiasmo e tante
aspettative; tuttavia, fin dal primo anno,
molte di queste si sono disilluse: ho notato
sin da subito come l’ambiente isolato e
disinformato delle succursali abbia posto
dei freni alla voglia di partecipazione e di
coinvolgimento degli studenti del biennio.
Tuttavia, sebbene il frazionamento del Liceo
abbia indotto molti studenti alla passività,
quest’anno, grazie alla fiducia riposta in me,
sto cercando di mettere in pratica ciò in cui
nonostante tutto avevo ancora speranza.
Attraverso il tentativo di rendere più
coinvolgenti le assemblee, io e gli altri membri
del comitato e ai rappresentanti d’istituto,
abbiamo cercato di rispondere alle aspettative
della maggioranza e di suscitare maggiore
interesse negli studenti delle succursali.
Nonostante questa “piaga” del Liceo, risulta
avere tuttavia degli aspetti positivi che
hanno fatto di esso una scuola di qualità:
nel corso dei suoi cinquant’anni ha visto
le stesse persone nelle vesti di alunni e in
seguito di docenti, persone come la Prof.
ssa Santacroce di scienze o la Prof.ssa Cosi
di inglese hanno partecipato alla sua storia
e garantito così un’ottima preparazione
agli alunni; ma questo di per sé non
basta a migliorare l’ambiente scolastico.
È evidente, infatti, l’inefficienza di alcune
strutture, come ad esempio la palestra,
e la trascuratezza delle strumentazioni
e dei laboratori, che costituiscono ormai
per i funghi un’appetibile dimora.(per non
parlare di infiltrazioni nelle pareti delle
aule e riscaldamenti malfunzionanti).
Al di là di questo, a mio parere, la
questione principale è l’armonia fra
studenti, docenti e ambiente: anche solo
migliorare l’aspetto estetico basterebbe per
accrescere l’empatia del singolo con il tutto.
Concludo quindi con l’invito a migliorare,
dopo cinquant’anni, ciò che agli studenti
appare come un carcere, magari con un
adeguato utilizzo del fondo scolastico.
Julia Gessner
Presidentessa del comitato studentesco
Cinquanta anni di liceo: 1960 - 2010
ornare indietro di cinquanta anni da
un lato può essere piacevole (anni
dell’adolescenza) dall’altro fa pensare e
meditare per il mezzo secolo trascorso.
Una cosa è certa che dopo cinquanta anni
il Liceo Scientifico di Tricase è ormai
una scuola consolidata e premiata mentre
cinquanta anni fa, quando il sottoscritto
ha iniziato a frequentarlo (anno scolastico
1959-60), era una “SEZIONE STACCATA”
del Liceo Scientifico DE GIORGI di Lecce.
Le aule o meglio l’aula e la segreteria erano
allocate nel Castello Gallone lato portico
che dà sull’attuale piazza Don Tonino Bello.
Si era in 23 alunni (fra ragazzi e ragazze)
pieni di entusiasmo (cominciava il boom
economico dopo la ricostruzione dalla
guerra) e contenti di non dover fare cento
kilometri al giorno col treno e con macchina
a noleggio per andare e venire da Lecce.
“Entusiasmo” dicevo, si, proprio tanto, e una
grande “speranza” che il domani sarebbe
stato certamente migliore e che ognuno
di noi usando come “strumento” lo studio
poteva diventare “faber fortunae suae” .
Allora si aveva la certezza che “impegnarsi
nello studio” significava garantirsi un
futuro e non importava se a scuola c’era
o no l’impianto di riscaldamento, anche
se molti di noi ragazzi portavano ancora i
pantaloni corti. Comunque una “protesta”
fu fatta allorquando fummo informati che
la lingua straniera sarebbe stata il tedesco.
Noi che avevamo studiato alla scuola media
il francese, allora lingua internazionale,
come oggi l’inglese, tramite la segreteria o
meglio il segretario chiedemmo con forza
al Provveditore di cambiare il tedesco in
francese. Ci fu concesso! Quale assemblea
d’Istituto avremmo allora potuto fare?
Quell’anno i professori furono nominati
dal Provveditore con un certo ritardo
(tanto eravamo sezione staccata!) e le
lezioni iniziarono, al completo, quasi
alla fine di ottobre. Venivano tutti da
fuori tranne il professore di religione.
Questi i ricordi del primo anno di liceo
scientifico a Tricase. Nostalgia? Si
tanta! Gioia di vivere, spensieratezza!
Dal primo anno in poi è un susseguirsi
incalzante di ricordi e avvenimenti:
- si cambiò ancora due volte sede sino ad
arrivare al complesso di via Micetti (ex
scuola media) per il quarto e il quinto
liceo;
- mi rivedo sul pullman che mi porta alla
sede di Lecce per l’esercitazioni di fisica e
chimica in laboratorio;
- rivivo, infine, l’esame di maturità (si era in
dodici) che si tenne nella sede di Lecce in
quanto il Lice di Tricase era ancora, dopo
cinque anni, “sezione staccata”; mi rivedo
nel lungo corridoio tra colleghi sconosciuti;
ricordo le cinque prove scritte (italiano,
latino, matematica, francese e disegno) e
le prove orali riguardanti il programma
del quinto anno più i riferimenti degli
ultimi tre; rivedo i volti sfumati dal tempo
dei commissari d’esame tutti esterni e
del commissario interno. Nella prova di
matematica risultammo i migliori!!
Se il buon giorno si vede dal mattino, noi di
cinquanta anni fa siamo stati il “mattino”.
Ho cercato di non dilungarmi, dato
il poco spazio a mia disposizione,
preferendo dare dei flash, perché le
cose da dire sarebbero ancora tante.
Voglio concludere con l’augurio che tutti
gli alunni di questo liceo possano ritrovare
il mio/nostro entusiasmo di allora e in
modo particolare che possa nascere in loro
“la speranza” in un futuro migliore ed un
lavoro sicuro che tanto mi/ci ha aiutato in
questi anni sia nel completamento degli
studi sia nella vita professionale e lavorativa.
AUGURI A TUTTI!!
Vincenzo ZOCCO
Ex allievo 1959/60 - 1964/65, Ingegnere
6
La prima metà degli anni settanta al Liceo
tanti fermEnti, ma anche contraddizionI
continua da pag. 1
A
riprova di quanto affermato non posso sottrarmi dall’autocitazione nel riprendere quanto
da me stesso scritto il “Leucadia”, Nuova Serie Anno I, n. 1 - 2009, pagina 55, organo
della Società di Storia Patria per la Puglia, Sezione di Tricase: ..Particolarmente attiva.. si
presentò l’Amministrazione (Comunale di Tricase) presieduta dal Colonnello Antonio Resci
che in data 18/03/1958 inoltrò.. ben tre richieste al Ministero della Pubblica Istruzione
di istituzione di scuole superiori.. Tali richieste rimasero insoddisfatte fin quando con
un telegramma del 24 agosto 1959 il Ministero della Pubblica Istruzione autorizzò “il
Provveditorato agli Studi di Lecce a far funzionare in Tricase, con decorrenza dal 1°
ottobre 1959, una sezione staccata dal Liceo Scientifico di Lecce”.
L’allora Sindaco prof. Salvatore Cassati informò la popolazione mediante manifesto,
precisando tra l’altro che: Tale Istituzione è dovuta all’interessamento del Senatore
Avv. Francasco Ferrari, promotore di un vasto piano di decentramento degli Istituti di
istruzione secondaria, temdente ad una sempre maggiore elevazione tecnica e culturale
della nostra gente.
I
Lusinghieri risultati conseguiti dagli alunni del
Liceo Stampacchia
n questo periodo gli istituti scolastici sono sotto la lente d’ingrandimento della
società e dei media per le deludenti prestazioni degli allievi nelle prove internazionali
finalizzate a valutare le competenze di lettura, scientifiche e matematiche dei quindicenni.
Lungi da noi pensare che tali problemi in casa nostra non ci siano, però è
confortante osservare che le attitudini ben sostenute e potenziate, l’interesse
e l’impegno possono fornire ai nostri studenti l’opportunità di emergere,
anche ad alti livelli, e di costituire esempi trainanti per tutti i loro compagni.
Riguardo alle gare di ambito matematico-fisico si può dire che da più di 15 anni la nostra
scuola partecipa regolarmente ai Giochi di Archimede (gare locali delle Olimpiadi di
Matematica) e ai Giochi di Anacleto (gare locali delle Olimpiadi di Fisica) ed i ragazzi primi
classificati che proseguono nella selezioni provinciali, generalmente si sono fatti onore.
Si può dire che quasi ogni anno almeno uno dei nostri studenti si qualifica
per le gare nazionali e questo è già molto gratificante dal momento
che vi si accede solo in base ad una graduatoria unica nazionale.
Negli ultimi due anni inoltre il nostro Istituto ha preso parte, con alcune seconde
ed alcune terze, ai giochi di Matematica senza Frontiere e nel 2009 una delle
nostre classi, la 2^F del Liceo Scientifico, si è qualificata per la finale nazionale.
Nell’ultima edizione 2009 del Certamen Fisico-Matematico Fabiana D’Arpa il nostro
studente Pierfrancesco Longo ha vinto il primo premio mentre negli anni precedenti due
nostre allieve, Ada Facchini e Angela Colangiulo, hanno ricevuto una menzione d’onore.
Per quanto riguarda le Olimpiadi di Matematica e di Fisica possiamo
riassumere così gli ottimi risultati conseguiti negli anni precedenti:
Olimpiadi di Matematica:
Qualificati per le gare nazionali
Risultati delle gare nazionali
anno 1997
anno 1998
Claudia Lecci
Giuliano Panico
Beniamino Durini
Giuliano Panico
(5^)
(4^)
(5^)
Medaglia d’oro
(qualificazione per le Olimpiadi internazionali
(5^)
Anno 1999
Anno 2000
Anno 2002
Anno 2003
Anno 2004
Anno 2005
Anno 2006
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
Michele Cassiano
Giovanni Coppola
Mario Scarascia
Mario Scarascia
Mario Scarascia
Mario Scarascia
Mario Angelelli
Pierfrancesco Longo
Mario Angelelli
Pierfrancesco Longo
Mario Angelelli
Pierfrancesco Longo
Pierfrancesco Longo
(5^)
(2^)
(2^)
(3^)
(4^)
(5^)
(3^)
(2^)
(4^)
(3^)
(5^)
(4^)
(5^)
A.S. 1974/75 - Classe V C
Nel quinquennio 1970/71 - 1974/75 da me frequentato, il Liceo si trasferì presso l’attuale
moderna ed accogliente sede, voluta e costruita dall’Amministrazione Provinciale per
fattivo interessamento del compianto allora assessore provinciale, nonché docente dello
stesso Istituto, Cosimo De Benedetto.
Nei primi anni settanta giunse a Tricase l’onda lunga del ’68, con le manifestazioni
studenteche per le vie del paese che suscitavano stupore e meravaglia nella stragrande
maggioranza della popolazione di solito non avvezza alle contestazioni, le occupazioni del
Liceo, dell’ex- Istituto Magistrale, del Professionale (alcuni studenti presidiavano a turno
anche di notte le scuole occupate, portandosi le lenzuola da casa per dormire…).
Si reclamava una società più giusta, una scuola meno “nozionistica” e meno “borghese”
e “classista”, si inneggiava a Marx, Lenin e Mao The-tung, si sollecitava l’uscita dell’Italia
dalla NATO, s’invocava la liberazione dai “tabù sessuali”… I rappresentanti di movimenti
quali “Lotta Continua”, “Fronte Unito” e “Potere Operaio” monopolizzavano le assemblee
studentesche, preparandole con volantinaggio e con a volte la “regia” di studenti universitari
spesso ex-liceali che, in riunioni esterne alla scuola, portavano il “vento del Nord”.
Quelle istanze, già allora, tuttavia non sempre convincevano nel merito e nelle modalità
di proposizione una discreta componente di studenti, compreso il sottoscritto, che
ne intravvedevano la limitatezza e, a volte, la scarsa democraticità, vista anche la
strumentalizzazione esterna alla scuola ed il monopolio indiscusso e allora indiscutible del
credo marxista, diffuso anche in parte del corpo docente, con i limiti e i fallimenti che
la storia ha poi definitivamente documentato. Di positivo sicuramente ci fu, comunque, lo
stimolo al confronto, al dibattito, a volte anche acceso, ma costruttivo, all’approfondinento
di tematiche che i programmi tradizionali scolastici non affrontavano, l’apertura al sociale,
la spinta alla crescita civile.
La risposta dello Stato alle più genuine istanze studentesche di maggiore partecipazione alla
gestione del sapere e quindi della scuola fu la promulgazione nel 1974 dei Decreti Delegati
che garantiscono a tutt’oggi nel Consiglio d’Istituto, la presenza, mediante elezioni triennali,
di rappresentanti degli studenti e dei genitori, oltre a quella dei docenti e del personale ATA.
Ricordo il fervore della prima tornata elettorale al Liceo nel 1974 per l’elezione del primo
Consiglio d’Istituto così partecipata da genitori e da noi studenti e che poi negli anni si è
andato sempre più affievolendo..
L’importante e democratica innovazione legislativa dei Decreti Delegati andrebbe ancor più
oggi, in un periodo di travaglio etico-culturale, pienamente utilizzata anche da genitori e
studenti, come nei primi anni, così che la scuola non venga lasciata sola nel fondamentale ed
insostituibile compito di formare i giovani.
L’impegno è di contribuire, ora come genitore, al buon funzionamento di quel Liceo di
cui, oramai quasi quarant’anni fa, mi onoro di essere stato discente, sempre grato a quei
miei insegnanti che con competenza e dedizione mi hanno fatto crescere sul piano umano
e culturale, e per quanto, oggi, constato con soddisfazione, pur in un così mutato contesto
storico, gli attuali docenti continuano a dare ai nostri figli.
Gerardo Ricchiuto
Ex-allievo, Medico, Componente del Consiglio d’Istituto
di Matematica di Taiwan)
Medaglia di bronzo
Medaglia di bronzo
Medaglia d’argento
Medaglia d’argento
Medaglia d’argento
Medaglia di bronzo
Medaglia d’argento
Olimpiadi di Fisica:
anno 1997
Claudia Lecci
(5^)
anno 1998
Giuliano Panico
(5^)
Medaglia d’oro
(Olimpiadi internazionali di Reykjavik
anno 1999
anno 2008
anno 2009
Michele Cassiano
(5^)
Pierfrancesco Longo (4^)
Pierfrancesco Longo (5^)
(Islanda) con menzione d’onore)
Medaglia di bronzo
La lista potrebbe continuare con i buoni piazzamenti ottenuti anche in gare a cui gli
studenti partecipano in forma individuale come I Giochi Internazionali di Matematica
dell’Università Bocconi ma rischieremmo di diventare noiosi. La partecipazione alle gare
studentesche di ambito scientifico costituisce sicuramente un forte richiamo per i ragazzi che
considerano un punto d’onore essere scelti per partecipare alle selezioni interne alla scuola.
I risultati più onorevoli però non possono essere solo il frutto di una spontanea curiosità
e di un talento naturale ma vanno sostenuti con un impegno costante e approfondito.
Gli studenti del nostro Istituto che si sono posti in evidenza nelle gare nazionali sono
stati giovani che oltre al regolare e diligente lavoro scolastico di ogni giorno hanno
coltivato il gusto della lettura scientifica qualificata e della ricerca personale ed hanno
consolidato e potenziato le proprie capacità misurandosi con una grande varietà di
problemi sempre più impegnativi. Noi docenti di Matematica e Fisica ci sforziamo di
valorizzare questi studenti e di estendere la platea dei ragazzi motivati ad acquisire
una più sicura preparazione matematico-fisica anche attraverso attività di sostegno
delle eccellenze (per esempio i corsi PON C4 che si sono tenuti negli ultimi due anni).
Nessuna meraviglia quindi nell’apprendere che uscendo dal Liceo hanno affrontato e superato
senza troppi problemi selezioni durissime come quelle necessarie per accedere alla Scuola
Normale o alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa o altre prestigiose Facoltà universitarie.
Gli studenti di cui parliamo non formano tuttavia un isolato gruppo di eletti, ma sono in un certo
senso la rappresentanza di un vasto insieme di giovani che, pur non ottenendo piazzamenti
d’onore in gare di alto livello, nel nostro Istituto hanno ricevuto una preparazione qualificata
che li ha accompagnati e sostenuti nelle inevitabili difficoltà degli studi universitari. Quello
che si è verificato in passato per tanti nostri allievi, speriamo e ci auguriamo che si ripeta
per tutti gli altri che dello studio quotidiano fanno un impegno serio per prepararsi alla vita.
Anna Maria Abatianni
Docente di Matematica e Fisica
TORMENTO E PASSIONE. Quindici anni di vita e storia del Liceo Stampacchia
continua da pag. 1
E
, poi, nella ricostruzione di ciò che è anche
parte del tuo vissuto, c’è sempre il rischio,
ineludibile, di ripercorrere più la sfera delle
intenzionalità o delle emozioni, rimanendo
prigioniero di un punto di vista soggettivo.
Con la consapevolezza di questi limiti,
provo a dare una lettura di un periodo non
breve(1993-2007) della vita e della storia
dello “Stampacchia”. La prima cosa che
mi viene in mente, quando cerco il filo
conduttore del lavoro compiuto in quegli
anni, è il tentativo ricorrente di dotare la
Scuola delle strutture materiali necessarie
per un regolare ed efficace funzionamento:
le aule, innanzitutto, e poi i laboratori
scientifici, l’aula magna, la biblioteca,le aule
multimediali, i supporti didattici ecc. In
verità, agli inizi degli anni novanta, il Liceo
scientifico aveva già una sua sede, anzi a
Tricase era stato il primo istituto secondario
superiore dotato di un edificio apposito,
ampio e moderno. Ma, dopo trent’anni,
tutto risultava inadeguato. Per contenere
le nuove classi erano stati tramezzati, via
via, la biblioteca, i laboratori, i corridoi,
gli stessi locali amministrativi. C’era poi
il Liceo classico, da sempre senza sede,
ospitato in locali di risulta di un altro istituto.
Va ricordato, inoltre, che l’adeguamento
delle strutture edilizie, il
potenziamento delle risorse
scientifiche
e
didattiche,
l’aggiornamento dei supporti
tecnici non sono stati un’urgente
e inderogabile necessità solo
iniziale, bensì un’emergenza
ricorrente,
riproposta
in
continuazione
dall’aumento
della popolazione scolastica,
più che raddoppiata nel corso
di quegli anni. Ampliamenti,
sopraelevazioni, ricerca di locali
esterni, costruzione di nuovi
edifici, e poi nuove dotazioni
scientifiche,
didattiche,
multimediali ecc. per ogni
nuova sede o succursale hanno
impegnato ed afflitto come un
tormentone tutti gli anni di permanenza al
liceo. Perché dietro ciascuna realizzazione
c’è stato sempre, necessariamente, tutto il
paziente, tenace, estenuante lavoro della
Scuola, che coinvolgendo tutti, genitori
compresi, ha cercato i finanziamenti,
sensibilizzato gli Enti locali preposti,
seguito e sollecitato all’infinito tutte le
pratiche, nel loro interminabile, biblico
percorso. A pensarci bene, tuttavia, l’
impegno profuso per dotare il Liceo di una
sede dignitosa e funzionale, di attrezzature
scientifiche e didattiche moderne, spesso
d’avanguardia, a volte esclusive, non è stato
il vero filo conduttore della Scuola di quegli
anni, certamente non lo scopo e l’interesse
fondamentale, ma solo un obiettivo
strumentale, propedeutico ad un altro e più
importante traguardo: progettare e costruire
nuovi e più efficaci percorsi formativi.
Tutte le energie spese per ammodernare
e qualificare i “contenitori” scolatici,
miravano in realtà a creare i presupposti,
le condizioni favorevoli per un “contenuto”
significativo, per un’attività educativa e
didattica di qualità. La vera scommessa del
Liceo in quei quindici anni è stata la speranza
e l’ambizione di progettare e realizzare
percorsi formativi rigorosi e flessibili, certi
e predefiniti nei risultati, continuamente
aggiornati sul piano scientifico e didattico,
aperti e commisurati agli stili e tempi
di apprendimento di ciascuno. Una
scommessa certamente ardita, assunta con
consapevolezza e piena autonomia, condotta
spesso senza il supporto delle norme o il
sostegno delle istituzioni, intralciata più che
favorita dalla cultura e condotta sindacale,
una scommessa, pertanto, tutta interna
alla Scuola, giocata sulla motivazione,
sull’orgoglio e spirito di appartenenza del
personale, sulla passione professionale
di tutti, in primo luogo dei docenti.
Come spiegare altrimenti tutto il lavoro
compiuto nel tessere e ritessere curricoli
sempre nuovi, utilizzando gli spiragli di
autonomia e tutte le possibilità offerte
dalle
proposte di sperimentazione
assistita? Come giustificare diversamente
l’impegno profuso da tutti, all’interno dei
diversi organi collegiali, nella lettura dei
bisogni, nel confronto e nello scambio delle
esperienze, nell’analisi delle proposte, nel
tormento della ricerca di soluzioni sempre
più adeguate? Tutte le risorse della Scuola,
tutte le innovazioni organizzative erano
puntate all’ottimizzazione dei processi
di
insegnamento-apprendimento,
alla
definizione e al consolidamento degli
esiti formativi: i dipartimenti disciplinari,
chiamati ad aggiornare costantemente i
programmi alle nuove prospettive e conquiste
della ricerca scientifica e didattica; i settori
per il coordinamento delle classi parallele,
luoghi operativi per programmare le attività,
pianificare gli interventi, rendere certi i
tempi e contenuti dell’insegnamento; le prove
comuni, tanto sofferte quanto necessarie per
tenere sotto controllo i risultati; la stretta
lavoro collegiale, quanto piuttosto il tentativo
ambizioso e audace di “istituzionalizzare”
e rendere permanente quell’atteggiamento
culturale e professionale, sempre teso alla
tenace e tormentata ricerca e costruzione
del nuovo. La Qualità totale,infatti,
anche nell’istruzione, non è uno status
symbol, che una volta raggiunto assicura
la rendita di posizione, bensì un clima
culturale e un atteggiamento mentale
e professionale, impegnato a spostare
sempre più in alto i propri traguardi.
A pensarci meglio, tuttavia, va riconosciuto
che il vero filo conduttore del Liceo in quei
quindici anni è stato anche e soprattutto
un altro: la speranza e l’ambizione di fare
della Scuola una risorsa significativa per la
crescita del territorio, per il suo sviluppo
culturale, sociale e materiale, per il
risveglio e la riscossa delle sue popolazioni.
Una sfida certamente più audace e
complessa, che in vario modo ha coinvolto
e contagiato tutti, funzionando da stella
polare per ogni altro interesse e obiettivo.
Quale altra interpretazione dare, infatti, allo
sforzo di aprire i curricoli, le discipline, le
unità didattiche alla cultura materiale, ai
saperi dell’ambiente esterno, per portare
dentro la Scuola la storia, la letteratura,
l’arte, la cultura , le tradizioni
locali e, viceversa, per portare
all’esterno,
nel
territorio,
i prodotti culturali della
Scuola, le rappresentazioni
teatrali, i musical, le mostre
scientifiche?
Quale
altra
motivazione può esserci alla
base dei tanti percorsi formativi
integrativi
e
aggiuntivi,
offerti agli studenti, anche
esterni, alla stessa popolazione
adulta,
specie
femminile,
per sviluppare la cultura di
impresa, le conoscenze, la
capacità, la voglia di costruire
e non solo di cercare un lavoro?
Preside prof. Francesco Renzo E, ancora, come giustificare
altrimenti tutto il paziente e
interconnessione, culturale e materiale, delle oneroso lavoro di coordinamento svolto dal
sezioni classica e scientifica, per favorire la Liceo nel territorio, per costruire intese e
sinergia delle competenze professionali e dei sinergie con le altre istituzioni, per tessere
profili formativi dei due corsi di studio, per reti con le altre Scuole, per promuovere
tentare una contaminazione, una reciproca l’integrazione dei progetti, la convergenza
apertura, una risposta più ricca e rispondente degli obiettivi, il raccordo delle azioni?
alle complesse richieste formative del nostro Ma è sul versante educativo che la sfida del
tempo. E poi, ancora, tutto il lavoro compiuto Liceo ha avuto finalità “eversive”, puntando
sul versante metodologico e didattico per alla rottura dei tradizionali schemi culturali
modernizzare, oltre ai contenuti, anche gli e morali del territorio e all’interdizione di
strumenti, le tecniche dell’insegnamento- un secolare maleficio delle sue popolazioni.
apprendimento, per aprire ciascuno alle Il progetto formativo, praticato in quegli anni,
prospettive e potenzialità delle nuove mirava, infatti, non solo a promuovere un
tecnologie, alle proposte e sollecitazioni profondo radicamento culturale ed affettivo
della ricerca scientifica e didattica: la degli studenti nel territorio di appartenenza,
Didattica breve per destrutturare le ma anche ad “inoculare” in loro, prigionieri
discipline, evidenziarne le nervature di un atavico individualismo, un sentimento
portanti, la mappa e gerarchia concettuale, di doverosa gratitudine verso la propria terra
per renderne mirato l’insegnamento, e di operosa solidarietà verso le generazioni
ineludibile l’apprendimento; la Prammatica future, maturando la consapevolezza che,
della comunicazione, per maturare non al di là di ogni retorico meridionalismo,
solo la consapevolezza, ma anche la nessuno mai salverà il Sud se non gli stessi
capacità e l’abitudine di ogni “emittente”, meridionali, noi stessi, cioè, con un impegno
in qualsivoglia situazione comunicativa, diretto, concreto, coraggioso, costruttivo.
di rapportare, adeguare, subordinare Nella convinzione radicale che la Scuola
qualunque messaggio allo “status” del non è mai neutra e, pertanto, se si limita a
destinatario; e poi, ancora, lo Sportello trasmettere conoscenze e sviluppare abilità,
didattico, le Classi aperte, le Lezioni anche ricche e complesse, ma non accende
magistrali videoregistrate, il Registro negli studenti il desiderio, il coraggio e la
elettronico, la Didattica a carte scoperte,il determinazione non solo di conoscere e
Contratto formativo anche con i genitori ecc. conquistare il mondo, ma anche di tornare,
Tutti strumenti didattici complessi, poi, qui per rimboccarsi le maniche e
fortemente innovativi, pensati e sperimentati costruire un progetto di vita e di lavoro,
nella incessante e sempre inappagata per sé e per gli altri, se la Scuola non fa
ricerca della qualità totale dei risultati. intenzionalmente questo, non solo non
Ritengo che la Certificazione di Qualità, aiuta, ma anzi danneggia il territorio, non
ottenuta alla fine dal Liceo, non fu una tampona, ma alimenta la perversa, secolare
bandiera di vanità issata sul pennone emorragia di risorse umane e materiali.
della Scuola e neppure soltanto il dovuto
Francesco Renzo
riconoscimento per un lungo e appassionato
Dirigente Scolastico 1993/2007
Elenco degli Alunni Assegnatari della Borsa di Studio “G.Stampacchia”
7
1987/88:
Bramato Dolores
Coccoli Andrea
Desideri Fabiano
Orlando Roberto
1988/89: Marzo Delfina
Mastria Donatella
Vincenti Emanuela
1989/90:
D’Aversa Maria Grazia
Indino Gianluigi
Lattante Valentina
Musio Sandra
1990/91:
Coccolo Daniela
Maruccia Maria Donata
Serio Alessandra
Torsello Giovanni
1992/93: Facchini Paolo
1993/94: Minerva Gianluca
Zizzari Rita
1994/95: Indino Barbara
1995/96: Prontera Antonio
1996/97: Russo Silvia
1997/98: Rizzo Gianluca
1998/99: Fachechi Alessia
1999/00: Sparasci Ippazio Andrea
2000/01: Coluccia Giovanni
2001/02: Colangiulo Valeria
2002/03: Colangiulo Chiara
2003/04: Melcarne Carla
2004/05: Monteduro Cristina
2005/06: Corsanello Anna
2006/07: Bozzi Maria Teresa
2007/08: Licchelli Martina
2008/09: Longo Pierfrancesco
Ricordi
del Liceo Stampacchia
G
iunta quasi al termine del percorso
universitario mi capita a volte di
guardarmi indietro nel tentativo di capire
momento per momento cosa mi ha portato
ad essere quello che sono. In questa
mia ricostruzione mentale non posso
dimenticare quella ragazzina di quattordici
anni che nel settembre 2001 ha iniziato il
quarto ginnasio. Ho conosciuto maestri
(la parola “professori” mi sembra troppo
istituzionale per il significato spirituale
che attribuisco ai loro insegnamenti) che
giorno per giorno mi hanno introdotta in
mondi meravigliosi e prima sconosciuti:
l’ardente passione di Catullo, la luce
irrequieta di Caravaggio,comete, buchi
neri, equazioni, Kant, Marx e il sistema
nervoso, l’Infinito leopardiano e il Big
Bang…la lista sarebbe interminabile.
Ogni tassello ha vestito l’anima nuda, l’ha
resa forte, sicura di sé,ha stimolato la sua
originalità, l’ha elevata al di sopra della
grigia mediocrità dotandola di pensieri
liberi ed elevati. Immagino come può essere
vivere una vita intera senza sapere che le
onde generate dal tuffo di un sasso non si
propagheranno all’infinito frenate dall’attrito,
senza conoscere la più grande invenzione
che la mente greca abbia concepito, la
democrazia. E poi mi viene in mente il
verso dantesco “ fatti non foste a viver come
bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”…
per secoli l’ignoranza è stata imposta dalle
condizioni sociali ed economiche, ma ora
è diventata facoltativa e ognuno di noi
può scegliere non tanto non cosa diventare
(piastrellista, avvocato, commerciante ecc.),
ma piuttosto CHI essere.. ciò che siamo
è nostro per sempre e nessuno potrà mai
rubarci o manipolare la nostra essenza più
intima se questa è salda e armoniosa in noi.
Cristina Monteduro
borsista Liceo Stampacchia, Laureata in Lettere
8
CaRO, VeCChIO,
InDIMEnTICaBILE LICEo
M
entre il nostro Liceo compie cinquanta
anni di attività, il sottoscritto, avendo
superato i fatidici “40 anni di servizio” si
appresta a modificare il rapporto di quasi
“simbiosi” con l’Istituto, iniziato come
studente e proseguito quasi ininterrottamente
sino ad oggi come docente e come genitore.
In questa ricorrenza mi è stato chiesto
di sintetizzare un articoletto pubblicato
qualche tempo fa sul nostro giornale nel
quale, da allievo iscritto nell’anno scolastico
1960-61, ricordavo episodi e sensazioni
lontane, delineando un gustoso quadretto
del nostro Liceo com’era agli esordi….
50 anni fa.
sopra tutti l’indimenticabile professor
Pilon. Al termine, tutti velocemente a casa,
perché bisognava prepararsi per l’indomani:
giustificazioni e scuse non erano ammesse
per nessun motivo, in primo luogo dai nostri
genitori che facevano grandi sacrifici per
mandarci al Liceo. Arrivò anche l’unica
giornata di sciopero (se ricordo bene, perché
nei giorni precedenti era caduta la neve ed
il freddo nel castello era insopportabile):
in dieci marciammo sotto la pioggia, con
due soli ombrelli (le ragazze erano rimaste
prudentemente in casa); i passanti per strada
ci guardavano come dei marziani.
Il più alto momento di socializzazione fu la
Anno Scolastico 1961/62 - 2a Classe Liceo Scientifico
“Correvano i primi anni sessanta…..
Il Liceo Scientifico di Tricase, sorto come
sezione staccata del De Giorgi di Lecce, era
allora composto di due sole classi, la I e la
II A. Le due aule erano ricavate, con divisori
di compensato, in una delle sale del castello
di Tricase (nel salone attiguo erano allo stesso
modo sistemate due classi del Magistrale).
Le ragazze erano tutte in grembiule nero, molti
dei ragazzi indossavano i calzoncini corti.
Chi veniva da fuori raggiungeva la scuola
in bicicletta o con l’unica corriera delle
autolinee Licchelli che passava a prelevarli
paese per paese. Quelli che provenivano dalle
località del Capo, il 19 Gennaio facevano
vacanza perché la corriera, nell’attraversare
Tiggiano, restava regolarmente intrappolata
tra le bancarelle della fiera di S. Ippazio.
Anno dopo anno la scuola si arricchì della
classe successiva; cominciò a formarsi il
corso B: quando giungemmo all’esame di
maturità eravamo in una sede dignitosa, situata
presso l’attuale caserma dei carabinieri; dai
pezzi di cartone applicati alle vetrate rotte
del castello, si era arrivati a poter disporre
nell’aula addirittura di una stufetta elettrica!
I rapporti tra noi allievi erano limitati allo
scambio di qualche battuta con i compagni dei
banchi più vicini. Le assemblee, i gruppi, le
uscite del Sabato sera…erano di là da venire…
Ricordo in tutto il corso una sola
esercitazione di laboratorio per assistere alla
quale, eccezionalmente, un pomeriggio ci
recammo in pulmann alla sede centrale di Lecce.
Come attività extra-curricolare avevamo
il cineforum, presso il cinema Moderno; vi
partecipavano anche tutti i professori, molti
genitori e le persone di cultura del paese. Dopo
il film si apriva il dibattito: tra i protagonisti di
quelle appassionate discussioni, il professore
Mercogliano, don Eugenio Licchetta e,
gita dell’ultimo anno a Roma; soggiornavamo
in un convento, i ragazzi e le ragazze in due
ali distinte e lontane dell’edificio; la ritirata
era alle ventuno e trenta, con una tolleranza
di mezz’ora, perché i frati chiudevano
inesorabilmente il portone lasciando fuori
eventuali ritardatari. I professori, pur ricchi
di umanità, mantenevano con noi un rapporto
formale; durante la lezione si parlava…. se
interrogati; per timidezza, nessuno ardiva
intervenire o chiedere qualche chiarimento.
Però, ancora adesso il pensiero va con rispetto
e gratitudine al professor Antonio Pilon, vero
maestro di vita, alla brava professoressa
Maria Rosaria Semeraro, innamorata delle
sue discipline alle quali ci fece appassionare, a
tutti i nostri vecchi professori che non avevano
a disposizione i formidabili strumenti didattici
odierni ma ugualmente seppero trasmetterci
gli autentici valori della vita, il senso del
dovere e l’amore per lo studio.”
Tornando ai tempi nostri e ammirando il
nostro moderno Liceo, dotato di laboratori
ed attrezzature di avanguardia, come non
ricordare con gratitudine tutti i Presidi
(così mi piace ancora chiamarli) che si
sono succeduti alla sua guida e tra gli altri
l’illuminato Professor Pietro Licchetta, il
Professore Francesco Renzo, infaticabile
promotore di idee e di mirabili opere, insieme
al suo collaboratore, il compianto Professore
collega Donato Ruberto. Alla fine, un
augurio all’attuale Preside (Dirigente),
Professore Salvatore Piccinni, persona
competente, disponibile e ricchissima di
umanità, perché possa proseguire nell’opera
preziosa di quelli che l’hanno preceduto,
guidando il nostro Liceo verso traguardi
sempre più prestigiosi.
Raffaele Sergi
maturato nel 1965, Docente di Matematica e Fisica
I
RICORDI CON NOSTALGIA
cinquant’anni del mio Liceo mi danno il
senso della memoria che, se è davvero
tale, diviene segno del tuo carattere, delle
scelte che continuamente sei portato a
compiere, anche nella vita professionale.
Ed ancora costituisce l’elemento essenziale
per aprirti ad ogni presente che tu
abbia dinanzi, poiché esige umanità e
rigore, quando professionalmente hai
l’arduo compito di essere educatrice e
‘navigante’ nel sapere scientifico. Il Liceo
Scientifico è la mia scuola: l’ho conosciuta
da studentessa e sono poi tornata da
docente di matematica, concludendovi
il mio (lungo) percorso professionale.
Vi arrivai, da adolescente, con la
comprensibile ansia per ciò che mi attendeva.
Fui presa, e non per motivi banali, dalla
matematica: il clima dell’aula sembrava
più arioso quando c’era la professoressa
Maria Rosaria Semeraro in Nuzzo, che
aprì a tanti di noi orizzonti inaspettati.
L’insegnamento della matematica si liberò
da ogni aridità, la voglia di conoscere e
di essere poi capace, abile, nei percorsi
e nelle formule crebbe nel tempo.
Il rapporto con la professoressa divenne
complicità nella ricerca dei fondamentali
che mi sarebbero serviti nello studio
universitario e nella carriera professionale:
la sua autorevolezza, la credibilità di
donna che sapeva vivere e trasmettere
il valore della scienza, del tempo e
del luogo che ci toccava a quell’età.
Noi, i ragazzi della professoressa Nuzzo, ci
siamo poi ritrovati, un po’ sentimentali ma
ben più radicati nella vita quotidiana familiare
e professionale, e ci siamo riconosciuti
per la dote che avevamo ricevuto: una
dote che abbiamo speso nella professione.
Debbo anche dire che quegli anni di
formazione, di fatica seducente, furono
anche caratterizzati da un altro testimone,
ritrovata entusiasta di poter contribuire alla
storia del Liceo Scientifico a Tricase, con
la mia piccola trama di tessuto educativo.
Ho avuto Presidi (mi prendo la licenza di
chiamarli ancora così) che hanno condito
di ‘passione’ la responsabilità di gestire
un’istituzione riconosciuta in una comunità
ben più vasta di quella cittadina. Tra questi,
è giusto che io lo confidi, con il prof.
Francesco Renzo ho avuto l’opportunità
di vivere una svolta qualitativa per il mio
Liceo. Il PNI, una maggiore apertura al
territorio anche attraverso il Test Center
ECDL, le occasioni di aggiornamento e
di ricerca didattica e disciplinare (che ho
sperimentato anche in alcune collaborazioni
con l’Università degli Studi di Lecce),
l’utilizzo delle ICT, sono state importanti,
negli anni della sua Presidenza. Anch’io
ho amato, come i miei modelli, il rigore, la
puntualità nelle prestazioni, l’attesa perché
ciascuno dei miei ragazzi si risvegliasse,
interiormente e intellettualmente, dalla
deriva della routine. Ecco perché il mio
cammino, talvolta difficile ma sempre
sereno e nello stesso tempo appassionato nel
‘prendermi cura’ degli studenti, non si è mai
trascinato nell’abitudine: le nuove classi, la
sfida delle sessioni di maturità, i recuperi,
gli sportelli didattici. Da commissaria
esterna o da presidente in altre sedi di
esame, il pensiero che mi inorgogliva è
stato, è ancora: la mia scuola ha superato
queste criticità, i miei ragazzi sono più
maturi, sanno farsi valere, anche nello
studio universitario. Queste testimonianze
fanno piacere a me, ma è soprattutto lo
“Stampacchia”, che con Renzo ha meglio
definito la propria dignità di istituzione
formativa, che costituisce la dimensione
d’insieme di esperienze che si fanno poi
memoria. Ora la mia scuola ‘celebra’
l’anniversario come ‘comunità educante’,
Antonio Pilon, altro indimenticato maestro.
Completò in me, attraverso la filosofia, la
pienezza delle radici, spazzò via gli schemi e
la retorica, offrì il piatto del sapere riflessivo,
dell’umiltà della ricerca. Dai professori
Nuzzo e Pilon apprendemmo che i saperi
conquistati dovevano poi essere resi sempre
più accessibili agli altri. Chi più ha e più
conosce, ancor di più deve dare, trasferire,
trasmettere il germe della ricerca come
spinta all’oltre. Ho poi studiato Matematica
e, dopo qualche anno di servizio itinerante,
dalla scuola media di primo grado fino alle
superiori, ho superato il concorso a cattedra
e sono ritornata a casa, nella mia scuola, nel
mio Liceo “G. Stampacchia”. Sono ripartita
con la forza di donna tenace, me lo avevano
insegnato bene in profondità specialmente
le due ‘persone’ che ho ricordato. Mi sono
carattere che si conquista non una volta per
sempre ma nella fatica quotidiana, quando,
come ha saputo fare la mia scuola, il clima
complessivo in qualche modo conferisce
tratti distintivi di continuità e di rigore,
di visibilità e di autorevolezza. Ho voluto
celebrare con queste riflessioni il ‘mio’Liceo
che, con la convinzione che possa sempre
più essere patrimonio di innumerevoli
intelligenze, le quali siano impegnate,
a navigare anche in tempi problematici
negli spazi illimitati della scienza e
dell’umanesimo, per ‘accompagnare’ i
ragazzi, (e le loro famiglie, che si affidano
agli educatori) verso la professione e la vita.
Irene Alcaino
Ex allieva, Docente di Matematica e Fisica
dal 1984 al 2009
9
IL LICEO:
il guado
dell’adolescenza
E
ra il 1988 quando varcai la soglia del
liceo, devo dire con molto timore. Mi
iscrissi ad uno dei primi corsi sperimentali,
che prevedeva l’insegnamento della fisica
e dell’informatica fin dal primo anno. I
computer li agognammo per quasi due
anni e quando giunsero (erano degli 8086,
oggi storia) profumavano di modernità.
Oggi il liceo è su Facebook, ma all’epoca
non c’era internet e nemmeno i cellulari.
Manifestavamo, con allegro opportunismo,
per festeggiare il crollo del muro di Berlino,
per ottenere un’aula magna, o per solidarietà
ai popoli dei Balcani. Il nostro Mc Donald’s
era Crispino, che a ricreazione profumava
l’atrio con calzoni e pizzette.
Piazza Cappuccini era il vero ombelico del
mondo. A considerarlo ora, il periodo del
liceo mi appare come l’eroico guado di quel
sostrato instabile, l’adolescenza, che solo
in seguito molti anni riescono a solidificare
in una forma di maturità. Personalmente
devo ringraziare il cielo per avermi dato
indimenticabili compagni di attraversata e
ottimi ufficiali di rotta, i miei professori. Le
eredità di quegli anni sono tante e difficili
da scegliere. Io e i miei studenti (anche se
loro non lo sanno) dobbiamo molto al prof.
Franco Buccarella perché mi ha mostrato
come coniugare il rigore, indispensabile se
ci si pone obiettivi formativi di qualità, e
la simpatia, necessaria per comunicare con
efficacia: bisogna impegnarsi nel proprio
lavoro con passione. Spesso mi sovviene
il volto sorridente della prof.ssa Rosa Di
Leo. Ricordo che una volta, lusingandomi,
ammonì la classe: ricordatevi che anche
“...ringrazio il cielo
per avermi dato
indimenticabili compagni
di attraversata
e ottimi ufficiali di rotta,
i miei professori...”
Dino avrà bisogno di Dante nella sua vita.
Da allora, a scopo propiziatorio, ho in casa
tre diverse edizioni della Divina Commedia.
Sono pure state un utile riscaldamento
in vista degli esami universitari le
interrogazioni dei professori Cerfeda e
Nuzzo, i quali usavano chiedere gigantesche
porzioni del programma. (Prof. Cerfeda,
ancora oggi riciclo coi miei studenti lo
sprone a cercare sempre il collegamento
fra idee apparentemente lontane, dato che
intelligenza deriva da intelligo…).
Finito il liceo mi trasferii a Pisa, dove mi
sono laureato in ingegneria meccanica
come allievo della Scuola Sant’Anna. Ora
sono un ricercatore dell’università Campus
Bio-Medico di Roma, dove pure insegno.
Viaggio spesso e incontro più persone di
quante ne riesca a ricordare. Ma grazie al cielo
sento solide le mie radici, cui appartengono
gli anni del liceo, inscindibilmente legate
alla mia terra. Usando le parole di Ennio
Frassanito: “L’ho portata a spasso / questa
mia faccia di provinciale / nel tumulto di
gente / che non s’incontra / che non si sa. /
Sempre ho trovato / un amore più grande /
alla mia terra / bruciata.”
Dino Accoto
Ex allievo, Ingegnere meccanico
Il liceo Stampacchia:
una grande opportunità di crescita
D
escrivere quello che il liceo ha rappresentato per me non è affatto facile, perché, nel
ripensare agli anni passati tra quei banchi, non riesco a far fluire le mie emozioni in
maniera ordinata. Ricordo ancora il mio primo giorno da liceale: la paura di non trovare
quell’atmosfera famigliare delle scuole medie, il timore di non farcela a ricominciare da
zero.
Ma i rapporti che nascevano e si intensificavano giorno dopo giorno, con i compagni di
classe quanto con i docenti, mi facevano capire di non essere solo e di poter contare sull’aiuto
sincero di una grande famiglia. Sarebbe ipocrita negare tutti gli screzi e le incomprensioni
che
animavano
le
giornate nella mia
classe, ma mi accorgo
solo ora di quanto
ogni discussione mi
servisse a crescere e
a maturare insieme
agli altri: purtroppo
gli anni del liceo sono
volati via, prima ancora
che potessi apprezzare
effettivamente
l’ambiente in cui ero.
A volte, ripenso a
tutte le esperienze che il
liceo mi ha regalato, che
Roma, A.S. 2004/05 - Premiazione “TuttoStampacchia”
mi hanno arricchito così
tanto e senza le quali non sarei quello che sono: ricordo, in particolare, quanto sia stata
stimolante l’attività giornalistica, che il prof. Nuzzo ha sempre seguito con instancabile
perseveranza, e tutto l’impegno che portava alla pubblicazione di quel nuovo numero
del giornale “Tuttostampacchia”. Non posso certamente dimenticare l’entusiasmo e, al
contempo, la paura che animavano la nostra decisione di metterci alla prova partecipando
al concorso nazionale indetto da Alboscuole: è nato così il giornale d’istituto on-line,
di cui sono stato il responsabile e che si è aggiudicato per tre anni consecutivi il premio
nazionale. Ora, a distanza di qualche anno, io sento di dover dire grazie a quello che, con un
po’ di presunzione, chiamo il MIO liceo: grazie per avermi fatto crescere, culturalmente e
umanamente, per avermi impartito giorno dopo giorno tutte quelle lezioni di vita, a volte
dure da comprendere, ma comunque importanti per formare uomini, pronti a camminare
con le proprie gambe, come mi ripeteva spesso la mia prof.ssa di lettere.
Cesare Marco Ponzo
Ex allievo 2000-2006, Studente universitario facoltà Ingegneria
D
egli anni passati al Liceo Stampacchia
ho il ricordo nitido di un periodo
compiuto, e per certi versi perfetto.
Di qui l’assenza di nostalgia, quella che
indugia sul passato quasi a volerlo riscattare
tessendolo in una nuova trama, e la sensazione
piuttosto di un bagaglio ricco e pieno, che
il tempo, se può assottigliare in qualche
modo, rende semmai più nitido e lucente.
Il primo pensiero va ai docenti, sia quelli
del biennio che quelli del triennio, che
hanno saputo coinvolgermi nelle diverse
materie, anche, con una certa sorpresa visto
il profilo scientifico del Liceo, assecondando
e stimolando le mie più naturali inclinazioni
umanistiche ed instillandomi un metodo
UN BEL RICORDO
di studio che mi ha accompagnato in
tutte le mie tappe successive. Mi sono poi
ritrovato in una bella classe: numerosa,
con più di 30 persone, competitiva, ciò che
non guasta per prepararsi alle sfide che già
incombono all’Università, e vitale, vivace,
complemento e controcanto, nell’attività di
crescita e di formazione che ci si aspetta da
una scuola secondaria, alle ore di lezione.
Alcuni di questi amici mi fanno ancora
compagnia, anche se certi non ci sono più.
Ma vi erano dei momenti in cui scuola e vita
si saldavano. Sono i ricordi di cui sono più
geloso, e che difficilmente riesco ad esternare.
A chi potrei raccontare ora di aver dovuto
scrivere, insieme ai miei compagni di classe,
50 anni
della nostra vita
quelli che….
…facevano il corteo con la bandiera
solo per i funerali: tre presidi, un
segretario…
quelli che…
…sfondavano una porta murata
dell’aula magna per ampliare lo
spazio a disposizione in occasione
del primo veglione di carnevale
del Liceo Scientifico, organizzato
insieme ai compagni del quarto
anno nei locali della scuola sita in
via Micetti.
quelli che…
...dopo il veglione erano tanto….
generosi (leggi fessi) da consegnare
i proventi della festa al reggente
della presidenza, professor Giuseppe
Macrì: ben 50 mila lire versate su un
libretto di risparmio!
quelli che…
…scongiuravano
il
peggio
stringendo prontamente la manopola
della bombola di gas quando la
stufa della classe, prima prendeva
fuoco mentre in pieno fuggi fuggi
generale risuonava stentorea la voce
dell’ormai rassicurato professor
Macrì: “bandito, buttala nella fossa,
presto nella fossa!”.
Totò Santacroce
Ex allievo 1a Classe, Funzionario di Banca
una dissertazione sull’idea di Coca-Cola
secondo Platone, formidabile scherzo del
Prof. De Giorgi, poi docente universitario,
che tanto ha influito sulla nostra
formazione, in risposta agli happenings
che gli organizzavamo in classe, o di aver
cercato di imbastire un musical, grazie alla
compiacenza dell’allora Preside Licchetta?
Quel che più conta, e resta, è che per me il
Liceo è stato un sistema di valori: del merito,
dello spirito di gruppo, dei rapporti forti e
stimolanti sulla base di interessi comuni,
luogo in cui, con le parole di Montale
“ognuno qual volle si ritrova”, ed obiettivo
a cui tendere in ogni esperienza del presente.
Roberto Orlando
Classe VC 1987-1988, Diplomatico
“Influencing leadership” tra i banchi di scuola
C
i sono stati anni che per me e i
miei compagni di classe hanno
significato il lento affinamento di capacità
strategiche che si sarebbero rivelate
poi importantissime per la nostra vita.
Si trattava di riuscire a creare diversivi utili
a difendere con il coltello tra i denti i nostri
voti e il nostro curriculum. Le capacità
diplomatiche e strategiche che sviluppammo
durante gli anni del liceo (dal 1993 al
1998) infatti, ci sarebbero poi tornate utili
nella nostra vita professionale. Un esempio
su tutti la tecnica del: coinvolgi il prof.
in un dibattito fino a fargli dimenticare
l’interrogazione programmata. L’obiettivo
era di evitare che medie più che decenti
dell’otto e del nove venissero invalidate da
interrogazioni dal corso imponderabile ma
dall’esito certo: un deciso quattro o un flebile
cinque. Non si esitava a tirare in ballo temi
altisonanti quali la bioetica e il nucleare. La
strategia era semplice: si cominciava con
il riferimento ad un articolo di giornale,
si ascoltava la posizione del prof di turno
e si controbatteva con cautela (prendendo
sempre la posizione contraria -altrimenti
il dibattito moriva e si sarebbe andati
dritti dritti all’interrogazione - e trovando
argomentazioni il più possibile convincenti).
Il tutto alternato a dei bei sorrisi accattivanti
(per smorzare i toni e non indispettire
nessuno) e cedendo in alcuni punti alle
argomentazioni del professore solo dopo una
piccola pausa in cui lo sguardo riflessivo era
il preludio dell’ammissione di superiorità
dell’argomentazione avversaria. Questa
fase era ovviamente quella conclusiva,
in genere coincideva con i cinque minuti
prima del campanello che segnava la fine
dell’ora di francese, italiano, storia, e che
liberava le nostre medie dall’incombenza
e dal peso di un più che probabile quattro.
Ricordo con affetto le lunghe conversazioni
con la prof.ssa Buccarello (francese),
la prof.ssa Reho (italiano), e prof.ssa
Santacroce (biologia, chimica, astronomia)
e tanti altri. Per coloro che volessero
riutilizzare lo stratagemma, una piccola
avvertenza: non funziona sempre!! Rimane
il rammarico di non esserci mai riuscita
con il prof. Enrico (matematica e fisica).
Anna Maria Cazzato
Ex allieva, Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche Responsabile progetti di Sviluppo per il settore Asia di Caritas Italiana
10
Un Liceo Centro
Pol i fun z ionale
I
l Liceo Scientifico-Classico “Giuseppe
Stampacchia” è sede di un Centro di
servizi Polifunzionale per il supporto
all’autonomia,
alla
diffusione
delle
tecnologie e creazione di reti riconosciuto
dal Ministero dell’Istruzione dell’Università
e della Ricerca. L’istituzione del Centro
di Servizi è finalizzata allo sviluppo ed
all’innovazione del sistema scolastico,
mira a migliorare l’occupabilità dei giovani
e degli adulti promuove la crescita del
territorio mediante il potenziamento
delle
conoscenze e competenze a
disposizione
delle
risorse
umane.
Un traguardo raggiunto grazie alla attenta
e lungimirante progettazione guidata per
14 anni dal dirigente scolastico professor
Francesco Renzo, da tre anni in riposo. Così
la sede scolastica di piazza Galileo Galilei è
diventata un polo di riferimento di una rete
territoriale a largo spettro di scuole, aziende,
insegnanti, professionisti ed enti istituzionali
del Salento. In Provincia di Lecce se ne
contano solo 3: Tricase, Lecce e Casarano.
La scelta del M.I.U.R., ed in particolare
della direzione generale per gli affari
internazionali dell’istruzione scolastica,
è legata alla diffusione di strumentazione
tecnologica multimediale e competenze
professionali impegnate nel sistema
dell’istruzione che consenta una rapida
circolazione di informazioni, risultati di
ricerca, innovazioni, ricognizioni territoriali
ai fini di una crescita delle potenzialità del
territorio. Viva soddisfazione si registra
tra l’ambiente scolastico del Liceo da parte
dello staff dirigenziale, docenti, alunni e
genitori per la crescita dello “Stampacchia”.
Una scuola che punta al miglioramento della
qualità del sistema di istruzione mediante
iniziative destinate all’ammodernamento
e all’arricchimento dell’offerta formativa.
In questa prospettiva di eccellente
cambiamento, la sede polifunzionale del
Liceo sarà a breve dotata di una bibliomediateca multimediale, per un sistema
di gestione per la consultazione di testi,
supporti tecnologici per la navigazione in
rete, infine di un laboratorio per lo sviluppo
e l’aggiornamento di prodotti multimediali
ed un sistema di videoconferenza.
Tutte le altre scuole di ogni ordine e grado
che ruotano nel territorio hanno così la
piena fruizione dei servizi polivalenti
dello
STAMPACCHIA.
Scambi
di
esperienze, percorsi didattici, formazione
di insegnamento a “distanza” nel rispetto
della diversità culturale e linguistica,
collaborazioni nell’ambito dello spazio
educativo e culturale europeo, sono le
attività che il nuovo centro Polifunzionale
rende al vasto territorio salentino.
Giovanni Nuzzo
A
Un liceo POLE POSITION
i primi posti di un’ipotetica classifica
degli argomenti di conversazione
più alla moda c’è sicuramente la scuola,
spesso sinonimo di malcontento, delusione
e connotazioni negative di vario genere. Io
voglio andare controcorrente, in coda alla
classifica, ed esprimere le mie riconoscenti
congratulazioni,
direi
postmoderne,
alla scuola, anzi ad una scuola: il Liceo
Stampacchia. Si potrà dire: è facile parlar
bene di una scuola se chi ne parla ha
conseguito importanti traguardi come il
secondo posto nazionale nelle olimpiadi di
Storia dell’arte svolte presso il Ministero dei
Beni culturali a Roma, oppure una media di
fine anno scolastico superiore a nove decimi.
Vado ancora controcorrente, sempre nelle
retrovie della classifica, e considero che la
scuola non è un contenitore di autodidatti
che acquisiscono le proprie conoscenze
indipendentemente dal corpo docente. E’
vero il contrario: i risultati di ogni studente
sono lo specchio fedele della capacità di
trasmettere conoscenze e metodo di studio
da parte di ognuno dei docenti. Non è facile,
per un insegnante, riuscire a sintonizzarsi
così bene con gli studenti da riversare in loro
i connotati della sua disciplina e ancor più
difficile è riuscire a coinvolgerli a tal punto
da renderne pienamente efficace lo studio.
Sono convinto che la buona volontà,
denominatore comune di docenti e discenti,
faccia poi il resto. Infatti è appena il caso di
considerare l’inefficacia dell’insegnamento
di un docente molto preparato, ma poco
incline a spiegare la propria disciplina. E
d’altra parte è altrettanto vero che lo studente,
molto intelligente, ma poco volenteroso,
non potrà mai eccellere nel suo profitto.
Vanno, quindi, salutate con onore e
soddisfazione quelle istituzioni scolastiche
che grazie all’infaticabile attività didattica
del proprio corpo docente, riescono a
tirar fuori il meglio dai propri alunni,
proprio come accade al nostro Liceo
Stampacchia. Solo grazie a realtà come
questa potremo sperare, in un futuro non
lontano, di rendere la parola “scuola”
sinonimo di contentezza, soddisfazione
e connotazioni positive di vario tipo.
E’ un augurio.
Giovanni Bellisario, III G Sc.
“Un liceo
senza rughe”
Accade talvolta di passare davanti al Liceo
“Stampacchia” ed ascoltare le voci indistinte
che, proprie di una scuola, riecheggiano fuori
e dentro le aule . Sono le voci degli studenti
che suscitano in me una profonda nostalgia
e ad un tempo una forte emozione e che
mi fanno rivivere quel passato indelebile.
Anche io sono stato uno di loro,
ho varcato ogni mattina la soglia dello
Stampacchia; anche io sono stato tra
i banchi in ansia per una imminente
interrogazione! Ora, sono trascorsi quasi
6 lustri dalla maturità , e ricordo ancora
vividamente i miei docenti con grande
rispetto, affetto ed ammirazione, il prof.
Colitti, il prof. Nuzzo, il prof. Apa,
il prof. Panico, la prof.ssa Dragotto, la
prof.ssa Panaro-Quaranta e la prof.ssa
Barbara, eccellenti educatori, che mi hanno
accompagnato nel percorso di formazione.
Ricordo i miei compagni, oggi
tutti professionisti affermati, con i quali
incontrarsi e rievocare quegli anni significa
mettere da parte quello che oggi siamo e
fermare il tempo, ripensare al passato, alle
battute “famose” dei professori e di noi alunni,
e cominciare con il “ricordi… quando..?”
Visti da lontano non possono che restare
gli anni più belli della vita, in cui ci
si nutre di sogni, passioni e speranze
che danno lo slancio verso il futuro.
Auguri mio caro vecchio liceo, auguri
per i tuoi cinquant’anni, splendidamente
portati, senza rughe, tu che sei appassionato
e accogli i ragazzi nell’età più bella!
Claudio Sergi
quinquennio 1977-1982, Viceprefetto aggiunto
Roma: Ministero Beni Culturali. Olimpiadi di Storia dell’Arte - 2009
PIANO DEGLI STUDI del
LICEO SCIENTIFICO *
* approvato dal Consiglio dei Ministri il 04 / 02 / 2009, ha subito qualche
variazione rispetto alla bozza riportata in appendice al presente libretto. Il piano
di studi su riportato abolisce tutte le mini sperimentazioni attualmente in vigore
nel liceo scientifico (indirizzo linguistico, informatico e biologico). Restano gli
insegnamenti aggiuntivi e le attività integrative programmati dal Collegio dei
Docenti all’inizio di ogni anno scolastico.
** con Informatica al primo biennio
*** Biologia, Chimica, Scienze della Terra
N.B. È previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica
(CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti
gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche
nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato.
Prefettura di Lecce
PIANO DEGLI STUDI del
LICEO CLASSICO *
* approvato dal Consiglio dei Ministri il 04 / 02 / 2009, ha subito qualche variazione
rispetto alla bozza riportata in appendice al presente libretto. Il piano di studi su
riportato abolisce tutte le mini sperimentazioni attualmente in vigore nel liceo
classico (indirizzo linguistico e informatico). Restano gli insegnamenti aggiuntivi
e le attività integrative programmati dal Collegio dei Docenti all’inizio di ogni
anno scolastico.
** con Informatica al primo biennio
*** Biologia, Chimica, Scienze della Terra
N.B. È previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica
(CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti
gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche
nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato.
11
SCUOLA:
LUOGO DI INCONTRI
FORMATIVI
R
ipercorrere i corridoi della scuola per
andare a salutare i professori mi ha
riportato al passato, a rivivere, per qualche
minuto, le sensazioni che ho provato nei
cinque anni trascorsi in questo liceo.
Mi sono reso conto di come la scuola mi
abbia forgiato, educato nel senso vero e
proprio del termine, di come mi abbia reso
una persona più matura, più consapevole di
sé e dei propri limiti, più attenta agli altri.
Ciò che è stato determinante non è stato
l’aspetto meramente didattico e nozionistico
della scuola, quanto l’insieme delle relazioni,
dei contatti che si intrecciano nell’ambiente
scolastico, in primis con i compagni di classe
e i docenti, con gli altri studenti, il personale
di segreteria, i bidelli e i dirigenti scolastici.
I rapporti con ognuno di loro, di certo non
sempre privi di problemi, sono stati molto
stimolanti dal punto di vista umano, mi
hanno aiutato e spronato a vincere le mie
paure, superare le incomprensioni, affermare
le mie idee e ascoltare quelle degli altri,
scambiare opinioni e pareri con persone di
diversa formazione, provenienza, ideologia,
ed estrazione sociale. Un’altra opportunità
che il nostro liceo mi ha permesso di vivere
è stata quella di coltivare i miei interessi e
approfondire le mie conoscenze in modo
autonomo e personale. Sfruttando, infatti,
le possibilità formative offerte, ho potuto
partecipare ad iniziative molto interessanti,
ad esempio le Olimpiadi Nazionali della
matematica e della Fisica, concorsi, corsi e
conferenze, anche questi molto edificanti dal
punto di vista relazionale ed istruttivo. Tutto
ciò, nonostante le difficoltà, mi ha arricchito
e preparato ad un graduale ingresso nella
società civile, di cui la scuola è parte
integrante e, contemporaneamente, una
miniatura. Un augurio che rivolgo a tutti,
docenti, studenti e personale collaboratore, è
quello di vivere la scuola e questa piacevole
festosa ricorrenza dell’anniversario della
sua fondazione come occasione di crescita,
con spirito di iniziativa ricordando che
i momenti fondamentali dell’esperienza
scolastica non sono soltanto le verifiche,
le interrogazioni e le spiegazioni, ma
anche le infinite opportunità formative che
permettano la crescita umana di ognuno.
UN PICCOLO MUSEO nel liceo “G.Stampacchia”
Una mostra permanente allestita nei locali del laboratorio di scienze
D
icono che quando c’è la passione si
può raggiungere qualsiasi obiettivo,
anche quando sembra non esserci nessuno
a promuovere i nostri progetti, progetti
innovativi, creativi, nuovi, ma comunque
troppo impegnativi. Ore spese a creare
realtà differenti, più attente ai particolari,
alle idee del singolo e ai ricordi che il tempo
porta via con sè. Il passato viene, molto
spesso, dimenticato, per far posto al caos e
all’indifferenza; così, tutti i frutti di un duro
lavoro, rimangono solo un lontano ricordo,
archiviato in vecchie foto di album scolastici.
È dalla passione, dall’amore per il proprio
lavoro e per tutti gli sforzi del passato
che nasce l’idea di un museo di scienze
all’interno del liceo “G. Stampacchia” di
Tricase. Una novità che nessuno prima d’ora
aveva neppure ipotizzato, ma è così che la
professoressa Erminia Santacroce, docente
di chimica, biologia e geografia astronomica,
decide di salutare il SUO liceo, ma soprattutto
tutti i suoi alunni: lasciando un prezioso ed
unico ricordo dei suoi anni d’insegnamento.
L’essenziale collaborazione della prof.ssa
Annarita Grasso e dell’esperta Rita Accogli,
e di un numeroso gruppo di alunni delle
classi IVB, IIIB e IIIF, hanno permesso
alla professoressa di realizzare il sogno
che custodiva nel suo cassetto da anni.
Un sogno che oggi, sulla soglia di
quella porta che non la scorderà
mai,
vede
finalmente
realizzato.
Un luogo speciale che nasconde in sé uno
dei valori che la professoressa Santacroce
ha sempre trasmesso ai suoi alunni: la
CULTURA. Un museo, quindi, come
promemoria di questo valore. La cultura sarà
lo specchio di una scuola che deve e vuole
crescere, ricordando che il passato non passa,
ma dobbiamo custodirlo come un dono.
Abbiamo organizzato il museo per
aree tematiche: ASTRONOMIA con
l’esposizione di planetari, planisferi,
simulatori di eclissi, l’album fotografico
dell’Apollo 11, in occasione dello sbarco
dell’uomo sulla luna, e diapositive.
Segue l’area di PALEONTOLOGIA,
MINERALOGIA e GEOLOGIA, con
l’esposizione di una ricca collezione di
fossili appartenenti alle varie ere geologiche,
con una serie di collezione di minerali,
anche rari, di modelli cristallografici, anche
in legno e in vetro, con gli elementi di
simmetria. Segue, poi, la collezione di 100
rocce suddivise per origine e classificate.
L’altra area tematica è la BIOLOGIA animale
e vegetale, con il percorso organizzato
seguendo le filogenesi di animali e piante,
con spazi espositivi ricchi di reperti di
animali invertebrati e vertebrati, di antiche
teche illustrative di processi di metamorfosi
e una ricca collezione, per quanto
riguarda la botanica, di modelli fillotassi,
inflorescenze e tipi di fiori e frutto, conclude
quest’area di biologia. Arricchiscono il
museo una sezione di MALACOLOGIA,
con l’esposizione di conchiglie anche
rare e rocce del nostro Salento.
Nello spazio dedicato all’ISTOLOGIA
e all’ANATOMIA UMANA, accanto ai
plastici di vari organi, ai vetrini dei tessuti,
troneggia sua maestà lo scheletro, dai tanti
nomi, croce e delizia di tutti gli alunni. Uno
spazio, poi, è dedicato alla CHIMICA con
l’esposizione di antiche strumentazioni, di
antica vetreria e modelli atomici molecolari.
Fanno da colorate cornici agli scaffali le
antiche carte tematiche, molte delle quali
sono a disposizione sui tavoli del museo.
Un po’ nascosta, ma ugualmente
importante, una serie di cartelloni dedicati
alla MORFOLOGIA, alla GEOLOGIA, al
FENOMENO CARSICO (nelle sue forme
epigee ed ipogee) del nostro meraviglioso
Salento. Tutto il materiale è di facile e
piacevole consultazione.
E oggi, nel 50° anniversario della sua
istituzione, questo liceo annovera questo
piccolo museo, valido supporto culturale
per tutti coloro che hanno un particolare
interesse per le scienze.
Non possiamo non ringraziare la
nostra professoressa per aver scritto,
insieme a noi, una pagina importante
per le offerte formative di questo liceo.
Giulia Santo IV F
Pier Francesco Longo
Ex allievo Classe V D - A.S. 2008/09
Museo di Scienze Naturali - Anno Scolastico 2008/2009
“OFFERTA FORMATIVA”
Insegnamenti Aggiuntivi:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
ECDL 1-7
Lauree scientifiche di fisica
Archicard
Corso di educazione alla salute
Stage laboratorio biologico
Preparazione ai test universitari di Chimica e Biologia
Nozioni di diritto
Astronomia pratica
Tecnologie e manipolazione del DNA
Olimpiadi del Patrimonio
Olimpiadi di Filosofia
Corsi di inglese KET, PET, FIRST
Attività integrative :
1.
2.
3.
4.
5.
Il patentino a scuola
Progetto RIESCI
Corso di fotografia
Tuttostampacchia
Pratica sportiva (partecipazione campionati studenteschi a livello provinciale)
Corsi di eccellenza :
1. Certamina (Ennianum, Horatianum, Arpinas)
2. Il futuro delle nanotecnologie
12
UN VENTAGLIO
APERTO
P
resentare le numerose attività e
iniziative culturali che il nostro liceo
scientifico ha svolto nel corso dei 50 anni,
è assai difficile. Noi proviamo a dare
qualche testimonianza utilizzando proprio
il giornale d’Istituto “Tuttostampacchia”,
che nel corso degli ultimi 15 anni ha
pubblicato ed evidenziato i vari percorsi.
Progetti e laboratori col passar degli anni
si sono moltiplicati e ciò ha comportato,
nell’istituto, un cambio di mentalità a
sostegno dell’ingegno e della volontà
di fare, da parte di docenti e discenti.
Esperienze significative ed esaltanti che
hanno reso lo “Stampacchia”, partecipe
di un dialogo vivo con il territorio per
aver acquistato un’identità ben definita e
confermandosi al passo con i tempi.
Quattro gli indirizzi: Tradizionale,
Informatico, Biologico, e Linguistico
con un trand di alunni, che negli ultimi
anni è cresciuto sempre di più. oggi la
popolazione scolastica, proveniente da
un bacino di utenza di 30 centri del
Sud Salento, conta 1315 studenti, di
cui 1067 (scientifico) e 248 (classico). In
organico 113 docenti e 26 non docenti.
Oltre la sede centrale di piazza Galileo
Galilei, l’Istituto si compone di due
succursali in via D’Aquino e via Varisco,
oltre alla sede del liceo Classico sulla
provinciale per Lucugnano. La sezione
scientifica si compone di 43 classi e la
classica di 11. Nell’edificio centrale l’aula
magna è dotata di computer, schermo
gigante, videoproiettore e amplificazione.
Tre laboratori di Informatica, uno di
Chimica, uno di Fisica ed ogni aula
scolastica ha il suo computer collegato in
rete. Un patrimonio culturale lo troviamo
nella ricca biblioteca del liceo con i suoi
4650 volumi rigorosamente sistemati
e catalogati. Una scuola di progetti per
valorizzare lo sviluppo del territorio e
che ha integrato i curricoli con numerosi
insegnamenti aggiuntivi, progettazioni
e ricerche per aprire nuovi orizzonti. Il
liceo ha acquisito la certificazione di
Qualità ISO 9001:2000, poiché la struttura
organizzativa, didattica e amministrativa
è risultata pienamente fedele ai modelli
di qualità definiti a livello internazionale
“Scuola di Eccellenza”. Nell’ultimo
ventennio la storia del mostro Liceo è stata
segnata e resa gloriosa dalla presenza di
numerosi uomini illustri, che da una parte
all’altra d’Italia hanno varcato la soglia
dell’edificio scolastico.
Non si può dimenticare padre David
Maria Turoldo, un “cristiano autentico,
un uomo vero”. Lo scrittore che ama
tanto il Salento: Roberto Cotroneo. La
testimonianza di Elisa Springer per non
dimenticare Auschwitz. L’impegno per
le persone emarginate, sole e “diverse”
con don Luigi Ciotti. Il presidente Pax
Christi a favore della pace monsignor
Luigi Bettazzi. Il giornalista Rai Ettore
Masina. Il teologo francese Paul Gauthier
e l’altro esperto in economia etica Enrico
Chiavacci. Il filosofo dell’Università di
Urbino, Italo Mancini. Il sessuologo
di
fama
internazionale
Romano
Forleo. Il meteorologo Rai, Giancarlo
Bonelli in occasione dell’inaugurazione
dell’Osservatorio astronomico. Il regista
Edoardo Winspeare con il giovane e il
cinema.
Giovanni Nuzzo
Docente di Disegno e Storia dell’Arte
continua da pag. 1
Vivere insieme, condividere sentimenti, stati d’animo, emozioni, paure, preoccupazioni,
non può se non consolidare e cementare amicizie che sono “per sempre”.
La scuola è e rimane la principale fonte di aggregazione delle coscienze che cerca
incessantemente di incidere sulla formazione dell’identità personale degli allievi che
affidano fiduciosi la loro crescita ed i loro difficili equilibri ai loro docenti che diventano
modelli di riferimento. La consapevolezza del ruolo educativo da sempre ha fatto tremare
le vene ed i polsi di chi per mestiere ha scelto la difficile professione di educatore; ancor
più nella civiltà odierna non può non essere motivo di preoccupazione e turbamento.
Non sono consentite distrazioni di sorta, non sono consentiti errori od omissioni, né
tantomeno incertezze. Sono indispensabili: la competenza, il coraggio, la voglia di rischiare,
l’autorevolezza, l’equilibrio, il buon senso, la trasparenza nelle azioni quotidiane, la linearità
dei comportamenti, l’autocritica, la voglia di mettersi in gioco, l’umiltà, l’equilibrio,
notevoli competenze disciplinari, didattiche, metodologiche e soprattutto adeguata capacità
relazionale, che sappia coniugare la severità e la serietà con un rapporto empatico dirompente.
Personalmente ho sempre sognato e praticato una scuola a “misura d’uomo”, in cui la
dimensione motivazionale fosse “contagiosa”, in cui l’interesse per le discipline e per la
cultura sia connaturato con la persona che apprende.
La scuola può e dev’essere il luogo della gioia, del piacere di apprendere, e non il luogo
della sofferenza, può e deve essere la condivisione di momenti esaltanti, irripetibili, di
esplosione delle coscienze, dove il “sapere” è anche “sapore”. Credo che l’intento degli
organizzatori non è tanto e solo celebrare l’evento del cinquantenario, quanto quello di
porre l’accento sul ruolo certamente rilevante di un’istituzione così prestigiosa, quale
il Liceo Scientifico/Classico “Stampacchia”, per la crescita e lo sviluppo sociale e
culturale di innumerevoli generazioni del nostro territorio. Come attuale dirigente di
questa Istituzione, non posso che essere orgoglioso di essermi trovato a dover vivere
un avvenimento molto importante per il passato, per il presente e voglio augurarmi per
il futuro di questa scuola, alla quale non posso se non auspicare prospettive ancora più
esaltanti ed orizzonti e traguardi che possano onorare degnamente le tante persone che
umilmente e silenziosamente in passato hanno messo a disposizione tutte le loro energie
professionali ed umane e per la realizzazione di un “sogno”. A tutti coloro che leggeranno
questo indirizzo di saluto ed in particolare a tutti coloro che affidano con fiducia i propri
figli alla nostra scuola, credendo nel ruolo insostituibile della stessa, l’augurio sincero
che le riflessioni sul cinquantenario della nostra scuola possano contagiare le coscienze
di ciascuno, facendo rivivere le stesse emozioni forti degli anni sessanta e settanta,
che hanno contribuito sensibilmente alla crescita civile e sociale del nostro paese.
Professor Salvatore Piccinni
Dirigente Scolastico
Elenco dei
Dirigenti Scolastici
1959/67
Succursale Liceo “De Giorgi” - Lecce
1968 - ISTITUTO AUTONOMO
1968/75
Prof. Luigi Viola
1975/87
Prof. Pietro Licchetta
1987/88
Prof. ssa Anna De Marco Reho
1988/89
Prof. Luigi Calabrese
1989/93
Prof. Giuseppe Longo
1993/07
Prof. Francesco Renzo
2007/08
Prof. Cosimo Muzzachi
2008/09
Prof.ssa Anna Luisa Saladino
2009/10
Prof. Salvatore Piccinni
Dirigente scolastico: Prof. Salvatore Piccinni
Responsabili:
Prof. Giovanni Nuzzo
Prof. Carmelo Anastasio
Comitato di redazione: De Iaco Giuseppe,
Ricchiuto Angela, Calati Francesca, Ricchiuto
Francesco, Santoro Giulia, Storella Giulia,
Sodero Valentina, Bacalini Chiara, Zaccaria
Laura, Bortune Roberto, De Giovanni
Elisabetta, Magno Antonella, Santo Giulia.
De
Iaco
Giuseppe,
Collaboratori:
Antonazzo Pierluigi, Musarò Marco, Alloggio Mariella,
Toma Elisabetta, Errico Beatrice, Peluso Alberta,
Ricchiuto Angela, Giudice Elisa, Brigante Valentina,
D’aversa Alessandro, Woloszhnski Luca, Bellante Sara,
Bleve Antonella, Baglivo Emanuela, Riso Luigi,
Martella Davide, De Giovanni Elisabetta, Aretano Lucia,
Magno Antonella, Carbone Katia, Turco Vito, Ferraro
Mattia, Panico Riccardo, Ciardo Simona, Negro
Domenico, Cavalieri Riccardo, Calati Francesca,
Biasco Francesca, Antonazzo Marina, Giangreco
Giuseppe, Luciano Attilio, Antonioli Silvio,
Santo Giulia, Sparascio Andrea, Preite Roberto,
Ricchiuto Francesco, Za Teresa, Hamidallah Naswa,
Aretano Laura, Indino Francesca, Grezio Donato,
Errico Enrico Antonio, Santoro Giulia, Musio Vera,
Girasoli
Letizia,
Sergio
Federica,
Moncullo Francesca, Penna Francesca, Pellegrino
Francesco, Zollino Salvatore, Bortune Roberto,
Moncullo Irene, Sodero Valentina, Ciardo Assunta
Riso Vincenzo, Nuccio Alessandra, Storella Giulia,
Aretano Roberta, Bacalini Chiara, Chiffi Giulia,
Zaccaria Laura.
Stampa:
Serafino Arti Grafiche
TRICASE - tel. 0833.54 18 66
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