A ST AM PA SE “ G. - LE IC O LI CE O N TIFIC O E CL SS IE SC C C H IA” IC - TR A Periodico del Liceo Scientifico-Classico “G. Stampacchia” - Piazza Galilei, TRICASE (Le) - Anno XIV - Numero 2 - A.S. 2009-2010 tel. 0833.544020 L’oRGoGLIo DI aPPaRTEnERE di Giovanni Nuzzo R accontare i fatti con obiettività e un certo distacco emotivo, appare per chiunque un’impresa ardua. Ma ripensare alla vita del Liceo e riportare alla memoria gli innumerevoli frammenti per ricostruire cinquant’anni di storia, è un recupero che di certo non ci costa fatica. Anzi, ci risulta un piacevole sforzo mentale che ci gratifica, dando la possibilità ad ognuno di noi di esprimere il proprio orgoglio e la calorosa convinzione di essere stati partecipi e protagonisti di questa storia. Sarà proprio il cuore pulsante della città di Tricase, la splendida sala del Trono del palazzo dei Principi Gallone, a rappresentare il luogo ideale per celebrare l’anniversario. Noi, attraverso il giornale d’istituto, abbiamo voluto pubblicare uno speciale “Tuttostampacchia” per percorrere insieme le tappe di crescita del Liceo, ricordando le figure più significative che si sono succedute alla guida, dai presidi ai docenti, dagli ex alunni della prima sezione dell’anno scolastico 1959/1960 fino agli studenti di oggi. È proprio attraverso un impegno costante, un operato sapiente e un’ottima offerta formativa che, negli anni, lo Scientifico ha acquistato sempre di più fama e notorietà. Una scuola del Capo di Leuca che oggi abbraccia ben 18 Comuni e 12 frazioni, riconosciuta un’eccellenza del Sud Salento, punto di riferimento per tanti ragazzi che cercano un bagaglio culturale adeguato e di alto profilo per costruirsi un futuro e farsi spazio nel mondo del lavoro. Nel mezzo secolo di vita della nostra memoria, ci riaffiorano alla mente ricordi e sensazioni, in maniera vivida e intensa, immagini di uomini e donne, giovani e adulti, che si sono scambiate esperienze, programmi e progetti. Purtroppo, è triste constatare anche come alcune di queste non siano più presenti a causa di alcune dipartenze premature. Come non ricordare i presidi Pietro Licchetta e Giuseppe Longo, il vice Donato Ruberto, i docenti antonio Pilon, Maria Rosaria Semeraro, Cosimo De Benedetto, Giuseppe nardi, Rosetta Coluccia, antonio Santo e poi tanti giovanissimi studenti, Maria Concetta Chiuri, arturo e Giulia, Beatrice Esposito, Vittorio Cazzato, Giuseppe Rizzelli. A tutti loro e a tanti altri va il nostro ricordo con il più sincero affetto. Siamo convinti che lo “Stampacchia” sarà ancora una scuola dalle mille risorse, una bussola per il futuro, un ventaglio di opportunità e una fucina di idee per rispondere alle esigenze culturali del nostro territorio. Che il sogno continui. AD MAIORA Il saluto del dirigente scolastico professor Salvatore Piccinni Una PRESTIGIoSa SCUoLa N ell’anno 2009 appena trascorso, ricorreva il cinquantenario dell’Istituzione di questa prestigiosa scuola, che ha formato tante generazioni, incidendo sensibilmente sul territorio dell’intero Capo di Leuca. Per ragioni di carattere organizzativo gli amici che si stanno interessando per celebrare degnamente l’evento, non hanno potuto attivare l’intero percorso entro l’anno 2009, ma si riservavano comunque di farlo entro l’anno scolastico che stiamo vivendo. Docenti, ex docenti, allievi ed ex allievi, ormai affermati professionisti, sono evidentemente ansiosi di rivivere insieme le stesse emozioni forti, già sperimentate sul “campo” con il medesimo entusiasmo. Entusiasmo che caratterizza le persone “ricche dentro” che hanno vissuto la migliore fase della loro adolescenza o maturità, a seconda dei ruoli ricoperti con una capacità intellettuale ed un calore umano che hanno evidentemente lasciato il “segno”. segue a pag. 12 Anno Scolastico 1959/60 - 1a Classe Liceo Scientifico La prima metà degli anni settanta al Liceo TANTI FERMENTI, MA ANCHE CONTRADDIZIONI R di Gerardo Ricchiuto icordare cosa ha rappresentato il Liceo per la formazione culturale, civile ed umana degli innumerevoli alunni che vi sono passati nei suoi cinquant’anni di storia, credo debba essere un atto tanto sentito quanto dovuto per contribuire alla consapevolezza storica di una comunità, di una popolazione, giacchè tale vissuto ne costituisce l’humus, le radici più profonde… Se poi il contesto in cui l’istituto ha operato è il Capo di Leuca, area periferica della periferia, alla punta, de Finibus Terrae, storicamente da sempre dimenticata e negletta, credo debba assumere particolare rilievo specialmente nell’ottica del presente e del futuro. Ancora oggi mi torna alla mente la traccia dell’elaborato d’italiano che scelsi in occasione della Maturità Scientifica dell’anno scolastico 1974/75. Recitava grosso modo così: Commentate la seguente frase di Carlo Cattaneo: “L’istruzione è la più salda difesa della libertà”. In quella frase già allora, con l’entusiasmo del giovane maturando liceale, vedevo veramente una efficace sintesi di tutto ciò che può significare istruzione, cultura, crescita sociale e civile e quindi libertà individuale e collettiva. Avere quasi sotto casa un liceo è stata per noi tricasini in particolar modo, ma anche per i giovani dei paesi del Capo, una formidabile occasione di crescita e quindi di elevazione di un popolo. E’ stata veramente benemerita quella classe dirigente e politica di allora nel richiedere e ottenere l’istituzione del liceo e di altri istituti superiori in loco, onde favorirne la frequenza ai più, a tanti che molto probabilmente per motivi economici e per motivi culturali (nel caso delle ragazze), legati anche alla distanza dalle scuole superiori allora più vicine e ad una certa mentalità, non avrebbero mai intrapreso gli studi liceali o una scuola superiore pur avendone le capacità. segue a pag. 6 GIUSEPPE STAMPACCHIA UN RICERCATORE UNA SCUOLA M olti si saranno chiesti chi sia Giuseppe Stampacchia e il motivo per il quale la nostra scuola sia stata intitolata proprio alla memoria di que st’uomo. Nato a Lecce l’ 11 ottobre 1938 n e l l’i l l u s t r e tradizione culturale della sua famiglia trovò l’esempio che lo spinse a dedicarsi ad uno studio intenso. Fu allievo del Liceo “G. Palmieri” di Lecce, dove si distinse per la sua intelligenza e per la sua solida preparazione oltre che per le sue doti morali. Conseguì la maturità classica, superando l’esame di Stato con una votazione altissima così da meritarsi una lettera di encomio da parte del Ministro della Pubblica Istruzione. Laureatosi in Chimica all’Università degli Studi di Roma, egli attirò su di sé l’attenzione del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare e iniziò così a frequentare l’Istituto di Chimica Generale dell’Università, coltivando la ricerca scientifica e affinando la sua preparazione, giudicata eccezionale. Furono pochi mesi di impegno e di ricerca sufficienti affinché la Direzione dell’Istituto gli affidasse lusinghieri incarichi: ebbe l’assegnazione di una borsa di studio da parte del Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare e portò a termine tre pubblicazioni tanto importanti da meritare la segnalazione dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il 16 Gennaio 1962 la morte lo colse prematuramente. Come la vita di Giuseppe Stampacchia resta un esempio eccezionale di doti scientifiche e di virtù morali, temprate mediante lo studio e la coscienza del dovere,così la sua morte resta un lutto perenne, oltre che per i suoi cari anche per la scienza italiana che ha perduto con lui uno dei più grandi fulgidi esempi. TORMENTO E PASSIONE Quindici anni di vita e storia del Liceo Stampacchia. C di Francesco Renzo osa rispondere alla redazione di Tuttostampacchia, che per il cinquantenario dell’istituzione del Liceo mi chiede un contributo alla ricostruzione della sua storia, una riflessione che evidenzi il filo conduttore del lavoro compiuto al suo interno, in circa tre lustri di impegno professionale? Non è facile rispondere, perché la Scuola è come un fiume, se lo guardi da fuori e da lontano ti sembra un filo azzurro, immobile e sempre identico a se stesso, se l’osservi da dentro o da vicino ti accorgi che tutto si frammenta, si sfilaccia e scorre vorticosamente, spesso senza lasciare traccia. segue a pag. 7 2 TESTIMonIanZa DEL PRoF. SaLVaToRE CaSSaTI L a presenza della Scuola Secondaria Statale in Tricase dal 1940 era limitata alla Scuola di Avviamento a tipo Agrario e alla Scuola Media. Dal 1959 ebbe un progressivo impulso che iniziò con la istituzione di una Sezione Staccata del Liceo Scientifico di Lecce, unico allora esistente nella Provincia. Ricordo la preoccupazione della Amministrazione Comunale per la sistemazione della nuova scuola, sia per il reperimento dei locali, sia per la fornitura dell’arredamento. Non si potè fare altro che adattare un’ala del secondo piano di Palazzo Gallone, in attesa di miglior soluzio ne. Da quella prima classe negli anni si ebbe un continuo sviluppo che rese necessario il trasferimento in altre sedi, fino all’attuale edificio, ormai anche esso insufficiente. Oggi il LICEO “G. STAMPACCHIA”, insieme agli altri Istituti analoghi esistenti in Tricase, è un ottimo polo di attrazione per tutto il Capo di Leuca, grazie al lavoro e all’impegno svolto in cinquant’anni da dirigenti, docenti e studenti. A tutti rivolgiamo Grazie per quanto fatto in passato e tanti Auguri di sempre maggiori affermazioni per il futuro. Sindaco di Tricase nel 1959 Un PERIoDo RICCo DI ESPERIEnZE L ’istituto della nomina annuale rendeva incerta, sino alla fine, la destinazione del proprio luogo di lavoro; in quell’anno 1971, poi, le operazioni si prolungarono sino a sera inoltrata. E così, il giorno dopo, mi ritrovai nella nuova sede di insegnamento, il Liceo Scientifico di Tricase quasi senza rendermene conto e, soprattutto, senza immaginare che lì avrei trascorso quasi tutti i miei 18 anni di insegnamento, prima di passare ad altro ruolo: una sede centrale in un vecchio palazzo al centro del paese; una succursale, o, meglio, lo scantinato di una succursale in via Caprarica, e il preside Luigi Viola, apparentemente burbero, ma sempre pronto a comprendere e tollerare, e tanta tanta simpatia e umanità. Una sola volta forse mi è capitato di arrivare tardi a scuola; quella volta, poi, a pochi giorni dal mio matrimonio, il ritardo era stato quasi di un’ora; il preside era lì ad aspettarmi, ma si limitò ad un sorriso e ad indicarmi la porta della mia classe. E’ trascorsa così una intera in un caldo e gratificante afflato umano. Così ricordo Ettore, un bidello-amico, rispettoso e sempre pronto ad una parola di simpatia e di incoraggiamento; la grande umanità del preside Giuseppe Longo, con il quale ho mosso i primi passi nell’organizzazione di un istituto scolastico, e che non faceva mai avvertire il peso della sua funzione, coinvolgendoti nel lavoro con buon senso e praticità; l’amico Cosimino De Benedetto, il politico del gruppo, grande mediatore e interprete dei sentimenti della gente; la gioia di aver potuto condividere, negli stessi consigli di classe, esperienze di lavoro con don Tonino Bello, indimenticabile per la misura e l’equilibrio dei suoi interventi, per la nobiltà del suo comportamento, per la forza del suo esempio; un corpo docente che annoverava tra i suoi componenti figure come il prof. antonio Pilon, che risultò tra i primi nel concorso nazionale a preside, funzione che il destino gli impedì di svolgere. Si cresceva così in una comunità ricca di Istituzione del Liceo delibera Giunta Municipale di Tricase del 01 / 09 / 1959 “...la istituzione di una Sezione Staccata del Liceo Scientifico di Lecce, unico allora esistente nella Provincia...” R Seminario Regionale, Molfetta - 1990 vita didattica, confortata dalla compagnia di ottimi colleghi e dall’attenzione di una intera comunità verso il nascente liceo scientifico, in un contesto di vicende personali e familiari, che quotidianamente si intrecciavano con i fatti di vita scolastica. Sono molti i motivi che rendono indelebile e caro il ricordo di quegli anni, dal primo ingresso nella vecchia sede del liceo scientifico, al trasloco nella nuova sede, in uno spazio ameno e ancora intatto, al passaggio al liceo classico in via Apulia, all’incontro quotidiano con una comunità accogliente, laboriosa, ricca di emozioni e di conflitti. Negli anni successivi, come a tutti succede, sarei ritornato spesso a quei ricordi, a quell’istituto, al calore umano che ti circondava e ti sosteneva, alle figure dei colleghi e di quanti erano stati compagni di viaggio; avrei ritrovato i miei alunni di un tempo, ormai professionisti affermati in vari campi, sempre solidali, rispettosi e allegri, come li avevo conosciuti tra i banchi di scuola. Perché vivere a Tricase significava soprattutto vivere in una comunità orizzontale, dove il calore degli affetti, la semplicità e l’immediatezza dei rapporti sociali stemperava e umanizzava ogni gerarchia di funzioni e ti coinvolgeva valori e di cultura, di affetti e di emozioni, dove anche l’immancabile presenza di conflitti non degenerava mai in scontri personali, ma serviva solo a consolidare i rapporti e le relazioni umane e professionali. Quella scuola, quell’istituto, così ricco di risorse umane e professionali, non può non aver dato un contributo notevole alla crescita della gente di Tricase e dell’intero Capo di Leuca. Allontanatomi da Tricase, mi è capitato spesso di incontrare tanti dei miei alunni, oggi affermati professionisti in Italia e all’estero. Non so quanto sia rimasto in loro delle mie lezioni di filosofia e storia; so quanto è rimasto in me dei loro volti, della loro simpatia e dei loro scherzi (mi fecero interrompere inutilmente una lezione e correre a casa, annunciandomi con una falsa telefonata la nascita della primogenita, ma mia moglie non ne sapeva nulla!), della loro capacità di confronto e di contestazione giovanile, della loro partecipazione e del loro modo di essere in classe e di essere classe, attenta, serena, sorridente, compatta, qualche volta ironica e critica, ma sempre affettuosa e rispettosa delle regole e delle persone, desiderosa di crescere e di apprendere. Vito Papa Dirigente Scolastico “Capece” Maglie Già Docente di Storia e Filosofia nel Liceo “Stampacchia” 50 annI DI SToRIa: UN BEL COMPLEANNO! ipercorrere le tappe è come fare un tuffo nel passato e se da un lato il “naufragrar m’è dolce” dall’altro mi ritornano nella mente i versi di Dante.”Nessun maggior valore//che ricordarsi del tempo felice//nella miseria…”. Tempo felice ovviamente per me, che ero giovanissima, piena di entusiasmo, consapevole dell’arduo compito di forgiare, formare e aiutare i giovani nella loro crescita culturale ed umana. Il liceo era, allora, una piccola scuola di paese, senza una palestra, con tante carenze strutturali, con il disagio della precarietà dei locali e dei continui spostamenti da una sede all’altra. Ricordo le corse nel cambio dell’ora per essere puntuale nel servizio e non sottrarre tempo prezioso all’insegnamento. L’ho visto crescere il liceo come una mia creatura, adeguarsi ai lunghi e ai naturali cambiamenti. Da piccola scuola di paese è diventato un bell’Istituto grande e accogliente, all’avanguardia per le strutture e l’organizzazione, una scuola leader, con tanti corsi e indirizzi, una vera agenzia formativa attenta alle nuove tecnologie. Il vecchio Istituto, con due soli corsi è ormai nel mondo delle fate. Biblioteca dell’Istituto - 1974 La scuola deve cambiare col tempo, è vero, ma il cambiamento è, come il progresso, bifronte. La tecnicizzazione della cultura e la cura dell’immagine potrebbe mettere in secondo piano il dialogo, il confronto, il rapporto umano. La preoccupazione di riempire le carte, di registrare al computer, di soddisfare le tante incombenze è spesso un incubo. Il giovane è senz’altro al centro dell’interesse, ma la sua formazione è sempre veramente a 360° ? Io, sinceramente, ho nostalgia di quelle piccole “scuole di paese”, con i suoi problemi giornalieri, con tanti “disagi materiali”, ma con tanto calore umano, una piccola famiglia, i cui componenti lavoravano in sinergia con un unico vero obiettivo:la formazione integrale, umana e culturale sul giovane. Pia illusione la mia, senz’altro. La scuola non può seguire il passo, ma deve adeguarsi ai tempi e alle nuove richieste. Il Liceo Scientifico Stampacchia non si sottrae certamente ai bisogni del territorio e riuscirà a coniugare modernità e innovazione con la difesa dei valori umani e culturali: è l’augurio e la sfida che mi piace lanciare nel 50° anniversario. Prof.ssa Anna Reho Preside dello Scientifico nell’A.S. 1987/88 3 C Cinquanta… e si riparte! Primi passi verso la Istituzione U inquant’anni fa un piccolo gruppo di giovani si riuniva in casa mia per organizzare un’azione rivolta al Sindaco ed al Ministero della Pubblica Istruzione perché si adoperassero per l’istituzione del Liceo Scientifico in Tricase. In quell’anno era già stato istituito l’Istituto Magistrale, in altri Comuni si procedeva all’istituzione di varie scuole superiori dando la possibilità ai giovani di scegliere l’indirizzo preferito. A noi, eravamo in dodici o tredici, sembrava ingiusto e punitivo per i ragazzi di Tricase e paesi limitrofi non avere la possbilità di scelta curriculare. Da qui la nostra protesta e richiesta. Molti ci presero in giro ma alla fine il Liceo fu istituito. Certamente non fu tutto merito nostro! In quegli anni il governo attuava una politica di diffusione dell’istruzione superiore. Sarebbe molto interessante avere oggi una sorta di bilancio dell’attività del Liceo che ha visto crescere migliaia di giovani ai quali ha aperto opportunità varie. Molti hanno potuto accedere a carriere di grande prestigio in Italia ed all’estero. Ex alunni del nostro Liceo insegnano in Università americane o europee. C’è chi si è affermato nelle carriera forense e chi nella professione medica. Probabilmente senza il Liceo scientifico di Tricase alcuni di costoro non avrebbero potuto affrontare le spese per gli studi. Da commissario per gli esami di stato mi è capitato di esaminare maturandi in molte città italiane, in scuole famose per la loro storia e le fasce sociali del bacino di utenza. Posso affermare con piena coscienza che i nostri alunni non hanno mai sfigurato al confronto né per preparazione né per umanità. Auguro a tutto il personale docente e non docente ed agli studenti buon lavoro nella speranza che il Liceo non veda ridimensionata la sua funzione dalle politiche attuali. Salvatore Panico Docente di Storia e Filosofia dal 1975 al 1994 n comitato costituito da docenti (tra cui alcuni pilastri dello “Stampacchia”, prof.ssa Santacroce e prof. Lecci) e dai genitori rappresentanti del Consiglio di Istituto, in primis il dott. G. Ricchiuto, ha promosso una serie di iniziative, ridimensionata per i costi, per ricordare il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Liceo Scientifico. Fortemente, quindi, voluta da diversi attori, la celebrazione della ricorrenza diventa importante non solo per la valenza nostalgica delle migliaia di ex-alunni del territorio che, grazie all’Istituto, hanno realizzato il proprio progetto di vita, ma soprattutto per fare il punto sul contributo che la scuola ha offerto per lo sviluppo dell’intera comunità del basso Salento, al fine di programmare scenari di rinnovamento in un momento di profondi cambiamenti economici e sociali. Nella riforma degli istituti superiori appena approvata, tali scenari trovano potenziali strumenti per implementare competenze specifiche che, soprattutto negli ultimi anni, hanno risentito dei contraccolpi di un orientamento scolastico più incline alle mode che non ai reali bisogni formativi di tanti studenti. Tra le novità della Riforma, l’incremento orario della matematica, della fisica e delle scienze per irrobustire la componente scientifica nella preparazione dei ragazzi, in aggiunta alla flessibilità dell’orario per realizzare la vera autonomia, rappresenta una significativa opportunità per quel salto di qualità che il nostro Liceo merita. Se il ruolo di ogni scuola è quello di istruire, al Liceo Scientifico spetta la grande responsabilità di ri-pensare e riorganizzare percorsi di innovazione didattica che, a lungo termine, permettano il riscatto di questo nostro territorio. L’augurio, quindi, che il Liceo diventi una scuola che liberi energie e sia pronta a dare a tutti e a ciascuno il biglietto di andata verso quel sapere universitario in cui i nostri ragazzi possano maturare esperienze formative di alto livello, e il biblietto di ritorno per innestare in loco competenze indispensabili per far ripartire il Sud. All’attuale Dirigente, prof. S. Piccinni, è affidato dunque il compito di traghettare la scuola verso nuovi traguardi Maria Grazia Bello Presidente del Consiglio di Istituto Nuova sede, 1974 - Il corpo docente “42 anni di lavoro” L’assistente amministrativo traccia un bilancio del liceo I l Liceo Scientifico “G. Stampacchia” fu istituito a Tricase nell’anno scolastico 1959/60, come costola del Liceo “De Giorgi” di Lecce. La mia esperienza lavorativa in questa scuola è iniziata 42 anni fa, nell’ottobre del 1968: ho collaborato con 9 presidi e con 2 segretari. Guidato allora dal prof. Luigi Viola, che fece di questa scuola un’istituzione degna di nota, il Liceo Scientifico “G. Stampacchia” ottenne nell’anno scolastico 1968/69 l’autonomia e, nell’anno scolastico 1969/1970, ne venne istituita una sezione staccata con sede in Casarano, che a sua volta divenne autonoma nel 1974/1975. Si trasferì nell’attuale sede, in piazza Galileo Galilei, nell’anno scolastico 1973/1974; dal 1989/1990 Scientifico e Classico sono riuniti sotto la stessa dirigenza. Attualmente il Liceo, che ha vissuto il periodo di massima espansione dal 1993/1994 al 2006/2007, sotto la direzione del prof. Francesco Renzo, conta 1315 alunni, di cui 248 del Classico. Le cifre che ho elencato sono fotogrammi che aprono una finestra sul passato, su esperienze condivise, su tante difficoltà superate con un grande lavoro di squadra , su tanti rapporti di vera e reciproca stima. Dire che, in questi cinquant’anni, l’offerta di formazione liceale a Tricase si sia ampliata mi sembra riduttivo; ricordo avvenimenti, lontani nel tempo ma limpidi nella mia memoria, che hanno portato alla nascita di una grande istituzione scolastica. In cinquant’anni sono cambiate molte cose: ho assistito a cambiamenti epocali e generazionali; ho visto alunni diventare docenti e questi docenti diventare nonni dei nuovi alunni. Il Liceo “G. Stampacchia” è una grande realtà in continua evoluzione, il frutto di un passato che ora è diventato storia. Io, dopo 42 anni di lavoro, svolto sempre con passione, lascio il testimone a chi spero non sia un semplice osservatore passivo dei futuri cambiamenti. Antonio Verardo Assistente amministrativo dal 1968 “È stata una fortuna per me stare e lavorare nel mio liceo” I Riflettete, partecipate, amate la scuola l carissimo amico Giovanni Nuzzo, vostro docente di Disegno e Storia dell’Arte, mi ha contattato perché anch’io mettessi mano alla penna e dessi il mio contributo per il 50° anno di vita del mio liceo, dove per tanti anni, oltre 40, mi sono speso per renderlo efficiente ed invidiabile per serietà, impegno e cultura. La mia materia, Religione, non costituiva motivo di paura per un’eventuale mancata approvazione, data la facoltà riconosciuta all’alunno di scegliere se avvalersi o meno di questo insegnamento. Nella mia lunga carriera si è verificato solo qualche caso di astensione dalla Religione, o per scarsa convinzione o per condizionamenti famigliari: perché in famiglia era in calo l’interesse per la religione, considerata costrittiva o inutile per il futuro o per la vita del singolo. Da parte mia ho sempre rispettato questa scelta e più di una volta mi è accaduto che o in corso d’anno o all’inizio dell’anno scolastico successivo chi aveva optato per la non frequenza chiedesse di parteciparvi. Tutto ciò mi rendeva felice perché era occasione per confrontarsi seriamente ed oggettivamente sul problema religioso. Con i ragazzi ho cercato sempre di non imporre, ma di proporre e quando notavo che non mi seguivano per prepararsi alla materia dell’ora successiva non ho avuto esitazione a chiudere un occhio sulla loro distrazione. Il rapporto con gli alunni sempre è stato sincero, leale, rispettoso ed educato, sicché, quando mi incontrano per strada, sono loro a venirmi incontro per salutarmi e ricordare i bei giorni del nostro stare insieme o le idee sulle quali riflettevamo insieme. Erano felici..., e di questo ringrazio il Signore, perché li facevo parlare, discutere sui limiti della Chiesa, ne ascoltavo proposte e critiche e spesso partendo da una ricerca umana arrivavamo alla motivazione religiosa. È stata una fortuna per me stare e lavorare nel mio liceo. Dico mio liceo perché vi ho dedicato la mia giovinezza, il mio entusiasmo, la mia sofferenza (talvolta) e soprattutto la gioia di sentirmi dire “Sei stato mio professore... che tempi!” da parte di giovani o uomini maturi di cui spesso non ricordo il nome e il paese di provenienza. Ora un invito agli alunni che attualmente frequentano il mio liceo. Riflettete, partecipate, amate la scuola, confrontatevi sempre con i vostri professori, anche di Religione, e non uscite mai dai corsi puntando sulla forza delle raccomandazioni. Uscite con l’orgoglio delle vostre capacità, che non devono inorgoglirvi, ma che devono anche soccorrere i meno fortunati, ma, soprattutto, formatevi come uomini seri e responsabili. Ricordatevi che lamentarsi è facile, lavorare e studiare è difficile. Ragazzi, giovani, qualche volta mi vedete venire al Liceo. Sapete perché? Voglio guardare le aule e ricordarmi del tempo passato e di quanti sono stati miei alunni, per i quali prego sempre perché siano d’esempio e guida per i figli, gli amici e quanti incontreranno nella loro vita. Li ricordo sempre. E vorrei tornare. Don Eugenio Licchetta Ufficio di Segreteria, Anno 1976 4 25 orgogliosI pionieri Anno scolastico 1959\1960. Si istituiva a Tricase il Liceo Scientifico, sede staccata del “De Giorgi” di Lecce Anno memorabile per Tricase che contendeva allo storico Liceo Capece di Maglie il monopolio dell’istruzione superiore per i paesi del Capo di Leuca. Il Liceo nasceva con noi che ci sentivamo dei pionieri. E in qualche modo lo eravamo davvero, orgogliosi di frequentare una scuola all’epoca ancora poco diffusa, prestigiosa, moderna, che guardava al futuro. Ci pareva di varcare una nuova frontiera, col cuore pieno di speranze, ci sentivamo degli eletti che da grandi avrebbero fatto grandi cose. Devo confessare che guardavamo con sufficienza i coetanei che frequentavano ancora il Classico, che a noi sapeva di stantio. Quante cose sarebbero cambiate! E tanti sogni anche si sarebbero infranti. Venticinque alunni iscritti al primo anno, ospitati in una sala della parte più antica di palazzo Gallone, che offriva spunti alla fantasia e l’irresistibile invito a lanciarci, durante la ricreazione, in avventurose e frettolose esplorazioni fra sale e corridoi. Dei venticinque del primo anno arrivammo al quinto anno in dieci, più tre nuovi arrivati, tredici in tutto. E allora potevamo starci in un’aula di 4x4 metri, un guscio in fondo al corridoio della scuola di via Micetti: due file di tre banchi l’una, più un tavolino singolo. Molti avevano cambiato strada, qualcuno poi si è perso del tutto. Noi ragazze indossavamo il grembiule nero che abbiamo portato fino alla maturità, unica concessione alla civetteria una larga cintura che strizzava la vita e poi, crescendo, l’abbandono dei calzini di cotone in favore delle calze di nylon. Dei ragazzi qualcuno si portò fino al secondo anno i pantaloncini corti. Eravamo gli apripista: ogni anno una classe in più. Cinque l’ultimo anno quando affrontammo una maturità durissima, a Lecce, con gli esami di tutte le materie, scritti e orali e confrontandoci con una classe pilota che incuteva soggezione e che era il fiore all’occhiello del De Giorgi. Però facemmo un figurone e la Commissione si complimentò con i nostri professori. E così fu anche per le altre cinque classi che ci seguirono quando ormai il Liceo aveva preso un altro nome, quello di G. Stampacchia, e viveva di vita propria. Tornare con la memoria a quegli anni è bello e doloroso insieme, perché non ti senti cambiato, ma al tempo stesso una parte di te, la più pura e aperta alla vita e alle emozioni è rimasta là, oltre un abisso e invano cerchi di riappropriartene. E rimane comunque dentro di te incancellabile il segno di tante ore di lezione, con professori indimenticabili, l’ansia delle interrogazioni, l’amicizia, la complicità con i compagni, l’angoscia di quell’ esame di maturità tragico e bello come quell’hally- gally che ballammo nella mezz’ora di intervallo che interruppe le eterne otto ore dell’esame di disegno. Una scuola di vita: una lezione che dentro di noi è viva ancora oggi, di dignità e di umanità. Che ci ha insegnato che si dà molto di più quando nelle cose che si fanno ci si mette la passione, l’amore oltre che la competenza. Questo abbiamo avuto la fortuna di imparare dai nostri straordinari professori e per questo il loro ricordo è la cosa più preziosa che il nostro Liceo ci ha lasciato. Nostro perché lo sentiamo ancora profondamente tale anche se da quei cinque anni è passata una vita. E’ come se in quegli anni avessimo disegnato noi il suo destino, e ora che lo vediamo così grande e diverso con i suoi oltre mille studenti, partecipiamo ancora delle sue sorti, e ci auguriamo che questo grande tesoro di esperienza, di bei ricordi, di emozioni possa arricchire anche il cammino di tutti i ragazzi che continuano a seguire quella manciata di alunni usciti dal Liceo Scientifico ex- De Giorgi, nel lontano anno scolastico 1963-64. Maria Antonietta Martella Ex allieva, quinquennio 1959/1965 F INDIMENTICABILE! orse può sembrare un po’ banale, ma la storia dei miei, dei nostri cinque anni, è comune nei contenuti alle storie di tutti coloro i quali non esitano a descriverli come ‘semplicemente indimenticabili’. Quei corridoi mi hanno visto crescere, preparare il confronto con il mondo e tutte le sue labirintiche insidie. Le aule che ho frequentato sono state il luogo in cui sono maturate, come frutti da un dolce gusto eterno, le amicizie più care. Tutti i banchi verdi in compensato duro, che hanno accompagnato le lezioni quotidiane, sono stati vittime consenzienti di graffiti romantici, frasi celebri, comunicazioni con il compare vicino, partite interminabili a tris, e così via… Terreno fertile per mie passioni, dispensatore di occasioni in cui regalarsi un’emozione e cercare di farla vivere agli altri, ecco cosa è stato il mio Liceo. Mi ha donato l’Amore in tutte le sue più vive e innocenti manifestazioni. M’ha insegnato tanto, ma non tutto. Da un lato ho collezionato nel mio bagaglio le istruzioni essenziali per vivere la vita, per capirla fino in fondo, o quasi, per affrontarla nella bonaccia o nella tempesta… dall’altro lato però, lo Stampacchia non m’ha saputo dare una cosa molto importante, della quale ho avvertito la mancanza fin dal giorno della mia maturità. Quella mattina d’estate, nonostante il sole sprigionasse prepotentemente il suo calore sul mio viso, una lacrima malinconicamente riposata sulla mia guancia destra, non venne affatto asciugata. Rimase lì, giusto per farmi capire, una volta per tutte, Gita Scolastica che quel gigante bianco, ove ha avuto dimora quinquennale la meglio gioventù nostrana, che pian piano s’allontanava alle mie spalle mentre m’inoltravo con tutti i miei sogni sulla strada verso l’Università, non m’aveva dato la capacità di dimenticarlo. Ed è per questo che pensando a quei corridoi e alle facce di chi m’ha accompagnato nell’avventura liceale ho un brivido forte. E poi sorrido, con lo sguardo rivolto al cielo stellato sopra di me e al suo astro più luminoso. Stefano Crisostomo Ex allievo 2000-2005, universitario a “La Sapienza” I ERA BELLO GUARDARE I LORO VOLTI GIOVANILI... l mio insegnamento nel Liceo Scientifico “G. Stampacchia” di Tricase, ormai lontano nel tempo ma sempre con me nel ricordo sincero e fuor di retorica, rappresenta il periodo più bello ed intenso della mia lunga attività professionale. Ritornano alla mente molti momenti speciali accompagnati da figure che non si possono dimenticare. Ecco gli eccellenti Presidi (Viola, che tanto si adoperò affinchè il Liceo venisse intitolato ad un illustre docente scomparso in giovinezza; Licchetta, Presidente della Provincia; Calabrese, ottimo professore, come anche la stimatissima professoressa Reho) e validi colleghi, ancora oggi a me carissimi, anche se un po’ sparpagliati. Nella scuola si respirava, pur nel reciproco rispetto, un’atmosfera amichevole e cordiale, che promuoveva in ciascuno il desiderio di lavorare senza mai risparmiarsi. Ma rivedo soprattutto i miei numerosi ragazzi (oggi tutti professionisti affermati e conosciuti), che con riguardo, interesse ed educazione accettavano anche il giusto rigore per raggiungere la propria formazione sia culturalmente che eticamente. Era bello guardare i loro volti giovanili proiettati nel futuro e seguire, con compiacimento, i loro occhi attenti su ciò che si faceva in quel momento. Ed era anche piacevole scorgere la loro sentita soddisfazione per l’ottimo voto o il progresso conseguito con la propria capacità. Erano davvero altri tempi!! Anna Niceforo Brescia Docente di Italiano, Latino, Storia e Geografia dal 1969 al 1989 Succursale Rione Caprarica, A.S. 1970/71 - Classe I C V RICORDI DI SCUOLA enerdì 19 febbraio 2010, ore undici e mezzo. Biblioteca della scuola. Danzano leggere le dita sulla tastiera, alla musica della memoria, come pianista riverso in lettere ricordi ora affiorati alla mente. Un po’ come negli anni andati, nel perimetro di queste stesse mura, dietro a uno di questi banchi, fiumi in piena di pensieri turbinanti spesso traboccavano gli argini, scorrendo sulla carta in rivoli lunghissimi d’inchiostro... Solo l’incipit e già inciampo nel primo inevitabile confronto. Tastiera e inchiostro. Rifletto e contraggo, sintesi probabilmente brutale: a noi figli degli anni settanta, la scuola non ha insegnato ad usare il computer ma (solo) il cervello. Generazione “fortunata”, forse l’ultima?, l’invasione di queste macchine è avvenuta solo dopo gli anni del latino, della filosofia, della letteratura, della geometria col compasso, e le tenere menti hanno assorbito come spugne secche da libri e quaderni di carta (fibra di cellulosa, mi pare ancora di sentirli gli odori caratteristici di alcuni testi…). Senza troppa concorrenza di fonti alternative alle quali abbeverarsi. Bado, però, ad evitare l’equivoco, niente giudizi retrogradi o commenti nostalgici, altrochè: congiuntura fortunata al quadrato! presto abbiamo fatto, poco dopo, a capire come interloquire con questi aggeggi per impartire loro istruzioni e affidarne a bacchetta carichi notevoli di lavoro, specie quando seriale e iterativo. Insomma, collaboratori obbedienti e veloci, è quella forma di gratitudine che si deve alla lavatrice: economia di tempo (risparmio da investire in lettura e pensiero, per esempio…) e di fatica muscolare (un click può a volte rimpiazzare la scalata alle scaffalature e i quintali dei tomi da sfogliare…). Scaffalature e quintali di tomi, sono qui tutt’intorno. Vent’anni fa, dunque, ero proprio sotto la volta di questo stesso tempio, dall’altra parte della barricata; niente danze alla tastiera, solo rivoli d’inchiostro. Ma a dispetto delle tecniche e delle mode, dei ruoli e dei costumi, resta del tutto indifferente allo sfregio del tempo, talora spietato e inesorabile, la sacralità della Cultura. Sugli altari, il rispetto e la passione con cui continuo, ancora e soprattutto, ad imparare, giorno dopo giorno. E sulla folla di ricordi ora chiamati a raccolta, alcuni un pò ingialliti e sbiaditi, altri nitidi e ancora palpitanti, imperano assolute le suggestioni evocate. Era il tempo in cui il professore “aveva sempre ragione”. Da ribadire, statuto perfettamente legittimo: ogni professore aveva le sue ragioni, qualcuno nella fermezza severa e nel rigore inappellabile, qualcuno nella flessibilità del proporre con poco imporre, qualcuno nella parzialità delle proprie vedute e convinzioni. Bouquet assortito nei colori e nelle forme, proscenio della realtà plurale al di fuori di queste mura. Tutti comunque disinvolti nell’esercizio libero della persuasione e della dissuasione dosate ad arte, nella sapiente approssimazione sul dettaglio a guadagno di concetti centrali e portanti. Certamente più essenziale che distinguere i buoni professori dai cattivi professori, era distinguere il buono e il cattivo che c’è in ognuno, ed attingere distillando il meglio di ciò che questi uomini e queste donne hanno saputo e voluto porgere di sé, dietro e davanti la cattedra. Quello che poi a ciascuno di noi resta addosso, oramai fibra della nostra fibra, e usciti dai banchi ci portiamo appresso, ovunque. Verità relative, criteri certi. Daniela Orlando Ex allieva 1987/92, Docente di Matematica e Fisica 5 Frammenti M i guardo nello specchio del passato e l’immagine riflessa dei miei cinque anni di liceo è scomposta. Lo specchio si è rotto. Ogni frammento è una scheggia, un istante, forse poco reale, deformato dal tempo, dal ricordo del vissuto di un’adolescente. Il primo anno, tutta una scoperta. Quel senso di inadeguatezza rispetto ai grandi, gli spazi nuovi, enormi nella memoria, la paura di non riuscire, l’equilibrio da trovare in un gruppo di compagni ristretto. “Siete proprio in pochi” dicevano i professori. Il secondo anno, quel senso di sospensione verso il triennio ed allo stesso tempo l’impegno, la fatica, le ore passate sui libri, ma soprattutto sui quaderni, anzi su fogli formato A4. A scrivere. Italiano, italiano, italiano, e poi latino, e poi inglese. Inaspettatamente, nella vita di tutti i giorni, emergono i contenuti di tante altre materie (ed ecco che torna anche il linguaggio di quegli anni), ma per me il liceo è stata l’analisi del testo. Interi pomeriggi, spesso nottate, (all’epoca la notte iniziava molto prima di mezzanotte), ad analizzare e trasformare in altro testo quelle analisi. Metodo appreso, applicato, interiorizzato. A distanza di 23 anni puntualmente, ogni volta che scrivo per lavoro, mi scopro ad applicare quel metodo. E’ diventato mio l’approccio di quegli anni: analisi, analisi, ed ancora analisi, ripulitura costante, verifica continua. Logica che ritrovai con il professore di storia e filosofia del terzo anno. Il triennio: scalata verso l’esame di maturità. Inutile cercare episodi, momenti, fatti. Lampi. Questo ritrovo. La classe “spostata” sottoterra. Una citazione in piccolo scritta da un ignoto studente sulla parete di una scala, “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Il freddo, il riscaldamento che non andava. Il movimento della Pantera che si affacciò per un attimo, per una breve, brevissima assemblea permanente. Gli insegnanti che si alternavano... Eppure, mentre scrivo, mi ritrovo a pensare che il liceo è sopra tutto il luogo dove siamo diventati adulti. In maniera faticosa, dura, a volte dolorosa. Il luogo delle mie radici. Al liceo, devo le amicizie più profonde che mi hanno accompagnato in questi anni. Al liceo devo il padre dei miei figli. Buon Compleanno, Liceo! 50° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE G li anni del diploma dal 1979 al 1984 furono per noi anni speciali. Al Liceo Scientifico “G.Stampacchia”, ai cancelli, tra i corridoi, si respirava ancora l’aria di una tradizione, quella di una scuola composta, formatrice rigida e severa, dai canoni tradizionali, dai toni solenni, quasi l’ultimo baluardo di una tradizione culturale che da lì a breve avrebbe prestato il fianco ai radicali cambiamenti in favore della modernità anche nella scuola, meno generalista, più settorializzante, più professionalizzante. E’ facile con la mente fiera di oggi volgere il capo alla genuinità di quegli anni; era il tempo del travaso della cultura e del sapere; noi giovani adolescenti incalzavamo entusiasti l’attesa di un ruolo di riguardo che la società post-industriale, ormai matura, andava preparando per noi. Un corpo docente selezionato, serio e preparato caratterizzava il Liceo Scientifico, dal primo all’ultimo insegnante della vecchia scuola: i Dragotto, i Colitti, i Panico, i Nuzzo, i Barbara, eccetera; il novero è lungo; e tutti hanno lasciato un segno nelle nostre avide attese. Se oggi guardiamo fieri il nostro piccolo-grande spazio nel lavoro, nel sociale, nella politica, lo dobbiamo anche a questi mentori di vita e di valori, prima ancora che di sapere. Eravamo poco più che diciottenni alla gita del V° anno, spensierati a Sanremo, ma eravamo pronti ad affrontare il futuro da grandi, senza la paura delle grandi scelte. Non ci siamo persi di vista per molto tempo. Qualche anno fa abbiamo celebrato il 20° anniversario del diploma e ancora oggi ci incontriamo anche solo per caso e subito torniamo a parlare di quel tempo. E così, una parola tira l’altra, un racconto, un aneddoto, scivoliamo senza accorgercene nel ricordo di quel luglio del 1984 quando, nella hall del Liceo Stampacchia, guardandoci negli occhi ci salutammo con l’augurio di un grande avvenire. Luigi Indino ex allievoo 1979-1984 50 anni Che Liceo! Il mio “Stampacchia” Costruito su un pendio Senza ombra e senza macchia Quando piove...... lo sa solo Iddio: L’acqua alta di S. Marco È poca cosa al suo confronto Ci vorrebbe un punto d’imbarco: Il personale va tenuto in conto. Barcaioli e gondolieri Hanno fatto qui domanda E hanno detto proprio ieri Che qualcuno poi ce li manda. Noi comunque stiamo al fresco Non è il caso di lagnarsi Sandra Musio Ex allieva 1985/ 1990 T I problemi si affrontan presto 50 anni sono ancora scarsi. La mia scuola ha 50 anni Non so dirvi se li dimostra, Calda officina di tanti programmi Avanza, si attrezza, non conosce sosta. Presidi, alunni, famiglie, docenti Tutti invitati ad un solo banchetto A tutti i saperi si apron le menti Qui viene accolto ogni alto progetto. Caro Liceo, per i tuoi 50 anni Vita lunga e serena vogliamo augurarti; continua a resistere a tutti i malanni perché sei vitale, non puoi proprio fermarti. Prof.ssa Maria Luisa Palumbo 50 ANNI? LI DIMOSTRA TUTTI Q uest’anno il nostro rinomato Liceo compie cinquant’anni, e, a mo’ di festeggiamento, preferisco affrontare le problematiche e le situazioni di disagio che colpiscono maggiormente noi studenti, anziché limitarmi a decantarne le lodi. Da quattro anni sono in questa scuola e devo dire che la mia opinione a riguardo non è cambiata molto. Come ogni matricola, sono arrivata qui con entusiasmo e tante aspettative; tuttavia, fin dal primo anno, molte di queste si sono disilluse: ho notato sin da subito come l’ambiente isolato e disinformato delle succursali abbia posto dei freni alla voglia di partecipazione e di coinvolgimento degli studenti del biennio. Tuttavia, sebbene il frazionamento del Liceo abbia indotto molti studenti alla passività, quest’anno, grazie alla fiducia riposta in me, sto cercando di mettere in pratica ciò in cui nonostante tutto avevo ancora speranza. Attraverso il tentativo di rendere più coinvolgenti le assemblee, io e gli altri membri del comitato e ai rappresentanti d’istituto, abbiamo cercato di rispondere alle aspettative della maggioranza e di suscitare maggiore interesse negli studenti delle succursali. Nonostante questa “piaga” del Liceo, risulta avere tuttavia degli aspetti positivi che hanno fatto di esso una scuola di qualità: nel corso dei suoi cinquant’anni ha visto le stesse persone nelle vesti di alunni e in seguito di docenti, persone come la Prof. ssa Santacroce di scienze o la Prof.ssa Cosi di inglese hanno partecipato alla sua storia e garantito così un’ottima preparazione agli alunni; ma questo di per sé non basta a migliorare l’ambiente scolastico. È evidente, infatti, l’inefficienza di alcune strutture, come ad esempio la palestra, e la trascuratezza delle strumentazioni e dei laboratori, che costituiscono ormai per i funghi un’appetibile dimora.(per non parlare di infiltrazioni nelle pareti delle aule e riscaldamenti malfunzionanti). Al di là di questo, a mio parere, la questione principale è l’armonia fra studenti, docenti e ambiente: anche solo migliorare l’aspetto estetico basterebbe per accrescere l’empatia del singolo con il tutto. Concludo quindi con l’invito a migliorare, dopo cinquant’anni, ciò che agli studenti appare come un carcere, magari con un adeguato utilizzo del fondo scolastico. Julia Gessner Presidentessa del comitato studentesco Cinquanta anni di liceo: 1960 - 2010 ornare indietro di cinquanta anni da un lato può essere piacevole (anni dell’adolescenza) dall’altro fa pensare e meditare per il mezzo secolo trascorso. Una cosa è certa che dopo cinquanta anni il Liceo Scientifico di Tricase è ormai una scuola consolidata e premiata mentre cinquanta anni fa, quando il sottoscritto ha iniziato a frequentarlo (anno scolastico 1959-60), era una “SEZIONE STACCATA” del Liceo Scientifico DE GIORGI di Lecce. Le aule o meglio l’aula e la segreteria erano allocate nel Castello Gallone lato portico che dà sull’attuale piazza Don Tonino Bello. Si era in 23 alunni (fra ragazzi e ragazze) pieni di entusiasmo (cominciava il boom economico dopo la ricostruzione dalla guerra) e contenti di non dover fare cento kilometri al giorno col treno e con macchina a noleggio per andare e venire da Lecce. “Entusiasmo” dicevo, si, proprio tanto, e una grande “speranza” che il domani sarebbe stato certamente migliore e che ognuno di noi usando come “strumento” lo studio poteva diventare “faber fortunae suae” . Allora si aveva la certezza che “impegnarsi nello studio” significava garantirsi un futuro e non importava se a scuola c’era o no l’impianto di riscaldamento, anche se molti di noi ragazzi portavano ancora i pantaloni corti. Comunque una “protesta” fu fatta allorquando fummo informati che la lingua straniera sarebbe stata il tedesco. Noi che avevamo studiato alla scuola media il francese, allora lingua internazionale, come oggi l’inglese, tramite la segreteria o meglio il segretario chiedemmo con forza al Provveditore di cambiare il tedesco in francese. Ci fu concesso! Quale assemblea d’Istituto avremmo allora potuto fare? Quell’anno i professori furono nominati dal Provveditore con un certo ritardo (tanto eravamo sezione staccata!) e le lezioni iniziarono, al completo, quasi alla fine di ottobre. Venivano tutti da fuori tranne il professore di religione. Questi i ricordi del primo anno di liceo scientifico a Tricase. Nostalgia? Si tanta! Gioia di vivere, spensieratezza! Dal primo anno in poi è un susseguirsi incalzante di ricordi e avvenimenti: - si cambiò ancora due volte sede sino ad arrivare al complesso di via Micetti (ex scuola media) per il quarto e il quinto liceo; - mi rivedo sul pullman che mi porta alla sede di Lecce per l’esercitazioni di fisica e chimica in laboratorio; - rivivo, infine, l’esame di maturità (si era in dodici) che si tenne nella sede di Lecce in quanto il Lice di Tricase era ancora, dopo cinque anni, “sezione staccata”; mi rivedo nel lungo corridoio tra colleghi sconosciuti; ricordo le cinque prove scritte (italiano, latino, matematica, francese e disegno) e le prove orali riguardanti il programma del quinto anno più i riferimenti degli ultimi tre; rivedo i volti sfumati dal tempo dei commissari d’esame tutti esterni e del commissario interno. Nella prova di matematica risultammo i migliori!! Se il buon giorno si vede dal mattino, noi di cinquanta anni fa siamo stati il “mattino”. Ho cercato di non dilungarmi, dato il poco spazio a mia disposizione, preferendo dare dei flash, perché le cose da dire sarebbero ancora tante. Voglio concludere con l’augurio che tutti gli alunni di questo liceo possano ritrovare il mio/nostro entusiasmo di allora e in modo particolare che possa nascere in loro “la speranza” in un futuro migliore ed un lavoro sicuro che tanto mi/ci ha aiutato in questi anni sia nel completamento degli studi sia nella vita professionale e lavorativa. AUGURI A TUTTI!! Vincenzo ZOCCO Ex allievo 1959/60 - 1964/65, Ingegnere 6 La prima metà degli anni settanta al Liceo tanti fermEnti, ma anche contraddizionI continua da pag. 1 A riprova di quanto affermato non posso sottrarmi dall’autocitazione nel riprendere quanto da me stesso scritto il “Leucadia”, Nuova Serie Anno I, n. 1 - 2009, pagina 55, organo della Società di Storia Patria per la Puglia, Sezione di Tricase: ..Particolarmente attiva.. si presentò l’Amministrazione (Comunale di Tricase) presieduta dal Colonnello Antonio Resci che in data 18/03/1958 inoltrò.. ben tre richieste al Ministero della Pubblica Istruzione di istituzione di scuole superiori.. Tali richieste rimasero insoddisfatte fin quando con un telegramma del 24 agosto 1959 il Ministero della Pubblica Istruzione autorizzò “il Provveditorato agli Studi di Lecce a far funzionare in Tricase, con decorrenza dal 1° ottobre 1959, una sezione staccata dal Liceo Scientifico di Lecce”. L’allora Sindaco prof. Salvatore Cassati informò la popolazione mediante manifesto, precisando tra l’altro che: Tale Istituzione è dovuta all’interessamento del Senatore Avv. Francasco Ferrari, promotore di un vasto piano di decentramento degli Istituti di istruzione secondaria, temdente ad una sempre maggiore elevazione tecnica e culturale della nostra gente. I Lusinghieri risultati conseguiti dagli alunni del Liceo Stampacchia n questo periodo gli istituti scolastici sono sotto la lente d’ingrandimento della società e dei media per le deludenti prestazioni degli allievi nelle prove internazionali finalizzate a valutare le competenze di lettura, scientifiche e matematiche dei quindicenni. Lungi da noi pensare che tali problemi in casa nostra non ci siano, però è confortante osservare che le attitudini ben sostenute e potenziate, l’interesse e l’impegno possono fornire ai nostri studenti l’opportunità di emergere, anche ad alti livelli, e di costituire esempi trainanti per tutti i loro compagni. Riguardo alle gare di ambito matematico-fisico si può dire che da più di 15 anni la nostra scuola partecipa regolarmente ai Giochi di Archimede (gare locali delle Olimpiadi di Matematica) e ai Giochi di Anacleto (gare locali delle Olimpiadi di Fisica) ed i ragazzi primi classificati che proseguono nella selezioni provinciali, generalmente si sono fatti onore. Si può dire che quasi ogni anno almeno uno dei nostri studenti si qualifica per le gare nazionali e questo è già molto gratificante dal momento che vi si accede solo in base ad una graduatoria unica nazionale. Negli ultimi due anni inoltre il nostro Istituto ha preso parte, con alcune seconde ed alcune terze, ai giochi di Matematica senza Frontiere e nel 2009 una delle nostre classi, la 2^F del Liceo Scientifico, si è qualificata per la finale nazionale. Nell’ultima edizione 2009 del Certamen Fisico-Matematico Fabiana D’Arpa il nostro studente Pierfrancesco Longo ha vinto il primo premio mentre negli anni precedenti due nostre allieve, Ada Facchini e Angela Colangiulo, hanno ricevuto una menzione d’onore. Per quanto riguarda le Olimpiadi di Matematica e di Fisica possiamo riassumere così gli ottimi risultati conseguiti negli anni precedenti: Olimpiadi di Matematica: Qualificati per le gare nazionali Risultati delle gare nazionali anno 1997 anno 1998 Claudia Lecci Giuliano Panico Beniamino Durini Giuliano Panico (5^) (4^) (5^) Medaglia d’oro (qualificazione per le Olimpiadi internazionali (5^) Anno 1999 Anno 2000 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Michele Cassiano Giovanni Coppola Mario Scarascia Mario Scarascia Mario Scarascia Mario Scarascia Mario Angelelli Pierfrancesco Longo Mario Angelelli Pierfrancesco Longo Mario Angelelli Pierfrancesco Longo Pierfrancesco Longo (5^) (2^) (2^) (3^) (4^) (5^) (3^) (2^) (4^) (3^) (5^) (4^) (5^) A.S. 1974/75 - Classe V C Nel quinquennio 1970/71 - 1974/75 da me frequentato, il Liceo si trasferì presso l’attuale moderna ed accogliente sede, voluta e costruita dall’Amministrazione Provinciale per fattivo interessamento del compianto allora assessore provinciale, nonché docente dello stesso Istituto, Cosimo De Benedetto. Nei primi anni settanta giunse a Tricase l’onda lunga del ’68, con le manifestazioni studenteche per le vie del paese che suscitavano stupore e meravaglia nella stragrande maggioranza della popolazione di solito non avvezza alle contestazioni, le occupazioni del Liceo, dell’ex- Istituto Magistrale, del Professionale (alcuni studenti presidiavano a turno anche di notte le scuole occupate, portandosi le lenzuola da casa per dormire…). Si reclamava una società più giusta, una scuola meno “nozionistica” e meno “borghese” e “classista”, si inneggiava a Marx, Lenin e Mao The-tung, si sollecitava l’uscita dell’Italia dalla NATO, s’invocava la liberazione dai “tabù sessuali”… I rappresentanti di movimenti quali “Lotta Continua”, “Fronte Unito” e “Potere Operaio” monopolizzavano le assemblee studentesche, preparandole con volantinaggio e con a volte la “regia” di studenti universitari spesso ex-liceali che, in riunioni esterne alla scuola, portavano il “vento del Nord”. Quelle istanze, già allora, tuttavia non sempre convincevano nel merito e nelle modalità di proposizione una discreta componente di studenti, compreso il sottoscritto, che ne intravvedevano la limitatezza e, a volte, la scarsa democraticità, vista anche la strumentalizzazione esterna alla scuola ed il monopolio indiscusso e allora indiscutible del credo marxista, diffuso anche in parte del corpo docente, con i limiti e i fallimenti che la storia ha poi definitivamente documentato. Di positivo sicuramente ci fu, comunque, lo stimolo al confronto, al dibattito, a volte anche acceso, ma costruttivo, all’approfondinento di tematiche che i programmi tradizionali scolastici non affrontavano, l’apertura al sociale, la spinta alla crescita civile. La risposta dello Stato alle più genuine istanze studentesche di maggiore partecipazione alla gestione del sapere e quindi della scuola fu la promulgazione nel 1974 dei Decreti Delegati che garantiscono a tutt’oggi nel Consiglio d’Istituto, la presenza, mediante elezioni triennali, di rappresentanti degli studenti e dei genitori, oltre a quella dei docenti e del personale ATA. Ricordo il fervore della prima tornata elettorale al Liceo nel 1974 per l’elezione del primo Consiglio d’Istituto così partecipata da genitori e da noi studenti e che poi negli anni si è andato sempre più affievolendo.. L’importante e democratica innovazione legislativa dei Decreti Delegati andrebbe ancor più oggi, in un periodo di travaglio etico-culturale, pienamente utilizzata anche da genitori e studenti, come nei primi anni, così che la scuola non venga lasciata sola nel fondamentale ed insostituibile compito di formare i giovani. L’impegno è di contribuire, ora come genitore, al buon funzionamento di quel Liceo di cui, oramai quasi quarant’anni fa, mi onoro di essere stato discente, sempre grato a quei miei insegnanti che con competenza e dedizione mi hanno fatto crescere sul piano umano e culturale, e per quanto, oggi, constato con soddisfazione, pur in un così mutato contesto storico, gli attuali docenti continuano a dare ai nostri figli. Gerardo Ricchiuto Ex-allievo, Medico, Componente del Consiglio d’Istituto di Matematica di Taiwan) Medaglia di bronzo Medaglia di bronzo Medaglia d’argento Medaglia d’argento Medaglia d’argento Medaglia di bronzo Medaglia d’argento Olimpiadi di Fisica: anno 1997 Claudia Lecci (5^) anno 1998 Giuliano Panico (5^) Medaglia d’oro (Olimpiadi internazionali di Reykjavik anno 1999 anno 2008 anno 2009 Michele Cassiano (5^) Pierfrancesco Longo (4^) Pierfrancesco Longo (5^) (Islanda) con menzione d’onore) Medaglia di bronzo La lista potrebbe continuare con i buoni piazzamenti ottenuti anche in gare a cui gli studenti partecipano in forma individuale come I Giochi Internazionali di Matematica dell’Università Bocconi ma rischieremmo di diventare noiosi. La partecipazione alle gare studentesche di ambito scientifico costituisce sicuramente un forte richiamo per i ragazzi che considerano un punto d’onore essere scelti per partecipare alle selezioni interne alla scuola. I risultati più onorevoli però non possono essere solo il frutto di una spontanea curiosità e di un talento naturale ma vanno sostenuti con un impegno costante e approfondito. Gli studenti del nostro Istituto che si sono posti in evidenza nelle gare nazionali sono stati giovani che oltre al regolare e diligente lavoro scolastico di ogni giorno hanno coltivato il gusto della lettura scientifica qualificata e della ricerca personale ed hanno consolidato e potenziato le proprie capacità misurandosi con una grande varietà di problemi sempre più impegnativi. Noi docenti di Matematica e Fisica ci sforziamo di valorizzare questi studenti e di estendere la platea dei ragazzi motivati ad acquisire una più sicura preparazione matematico-fisica anche attraverso attività di sostegno delle eccellenze (per esempio i corsi PON C4 che si sono tenuti negli ultimi due anni). Nessuna meraviglia quindi nell’apprendere che uscendo dal Liceo hanno affrontato e superato senza troppi problemi selezioni durissime come quelle necessarie per accedere alla Scuola Normale o alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa o altre prestigiose Facoltà universitarie. Gli studenti di cui parliamo non formano tuttavia un isolato gruppo di eletti, ma sono in un certo senso la rappresentanza di un vasto insieme di giovani che, pur non ottenendo piazzamenti d’onore in gare di alto livello, nel nostro Istituto hanno ricevuto una preparazione qualificata che li ha accompagnati e sostenuti nelle inevitabili difficoltà degli studi universitari. Quello che si è verificato in passato per tanti nostri allievi, speriamo e ci auguriamo che si ripeta per tutti gli altri che dello studio quotidiano fanno un impegno serio per prepararsi alla vita. Anna Maria Abatianni Docente di Matematica e Fisica TORMENTO E PASSIONE. Quindici anni di vita e storia del Liceo Stampacchia continua da pag. 1 E , poi, nella ricostruzione di ciò che è anche parte del tuo vissuto, c’è sempre il rischio, ineludibile, di ripercorrere più la sfera delle intenzionalità o delle emozioni, rimanendo prigioniero di un punto di vista soggettivo. Con la consapevolezza di questi limiti, provo a dare una lettura di un periodo non breve(1993-2007) della vita e della storia dello “Stampacchia”. La prima cosa che mi viene in mente, quando cerco il filo conduttore del lavoro compiuto in quegli anni, è il tentativo ricorrente di dotare la Scuola delle strutture materiali necessarie per un regolare ed efficace funzionamento: le aule, innanzitutto, e poi i laboratori scientifici, l’aula magna, la biblioteca,le aule multimediali, i supporti didattici ecc. In verità, agli inizi degli anni novanta, il Liceo scientifico aveva già una sua sede, anzi a Tricase era stato il primo istituto secondario superiore dotato di un edificio apposito, ampio e moderno. Ma, dopo trent’anni, tutto risultava inadeguato. Per contenere le nuove classi erano stati tramezzati, via via, la biblioteca, i laboratori, i corridoi, gli stessi locali amministrativi. C’era poi il Liceo classico, da sempre senza sede, ospitato in locali di risulta di un altro istituto. Va ricordato, inoltre, che l’adeguamento delle strutture edilizie, il potenziamento delle risorse scientifiche e didattiche, l’aggiornamento dei supporti tecnici non sono stati un’urgente e inderogabile necessità solo iniziale, bensì un’emergenza ricorrente, riproposta in continuazione dall’aumento della popolazione scolastica, più che raddoppiata nel corso di quegli anni. Ampliamenti, sopraelevazioni, ricerca di locali esterni, costruzione di nuovi edifici, e poi nuove dotazioni scientifiche, didattiche, multimediali ecc. per ogni nuova sede o succursale hanno impegnato ed afflitto come un tormentone tutti gli anni di permanenza al liceo. Perché dietro ciascuna realizzazione c’è stato sempre, necessariamente, tutto il paziente, tenace, estenuante lavoro della Scuola, che coinvolgendo tutti, genitori compresi, ha cercato i finanziamenti, sensibilizzato gli Enti locali preposti, seguito e sollecitato all’infinito tutte le pratiche, nel loro interminabile, biblico percorso. A pensarci bene, tuttavia, l’ impegno profuso per dotare il Liceo di una sede dignitosa e funzionale, di attrezzature scientifiche e didattiche moderne, spesso d’avanguardia, a volte esclusive, non è stato il vero filo conduttore della Scuola di quegli anni, certamente non lo scopo e l’interesse fondamentale, ma solo un obiettivo strumentale, propedeutico ad un altro e più importante traguardo: progettare e costruire nuovi e più efficaci percorsi formativi. Tutte le energie spese per ammodernare e qualificare i “contenitori” scolatici, miravano in realtà a creare i presupposti, le condizioni favorevoli per un “contenuto” significativo, per un’attività educativa e didattica di qualità. La vera scommessa del Liceo in quei quindici anni è stata la speranza e l’ambizione di progettare e realizzare percorsi formativi rigorosi e flessibili, certi e predefiniti nei risultati, continuamente aggiornati sul piano scientifico e didattico, aperti e commisurati agli stili e tempi di apprendimento di ciascuno. Una scommessa certamente ardita, assunta con consapevolezza e piena autonomia, condotta spesso senza il supporto delle norme o il sostegno delle istituzioni, intralciata più che favorita dalla cultura e condotta sindacale, una scommessa, pertanto, tutta interna alla Scuola, giocata sulla motivazione, sull’orgoglio e spirito di appartenenza del personale, sulla passione professionale di tutti, in primo luogo dei docenti. Come spiegare altrimenti tutto il lavoro compiuto nel tessere e ritessere curricoli sempre nuovi, utilizzando gli spiragli di autonomia e tutte le possibilità offerte dalle proposte di sperimentazione assistita? Come giustificare diversamente l’impegno profuso da tutti, all’interno dei diversi organi collegiali, nella lettura dei bisogni, nel confronto e nello scambio delle esperienze, nell’analisi delle proposte, nel tormento della ricerca di soluzioni sempre più adeguate? Tutte le risorse della Scuola, tutte le innovazioni organizzative erano puntate all’ottimizzazione dei processi di insegnamento-apprendimento, alla definizione e al consolidamento degli esiti formativi: i dipartimenti disciplinari, chiamati ad aggiornare costantemente i programmi alle nuove prospettive e conquiste della ricerca scientifica e didattica; i settori per il coordinamento delle classi parallele, luoghi operativi per programmare le attività, pianificare gli interventi, rendere certi i tempi e contenuti dell’insegnamento; le prove comuni, tanto sofferte quanto necessarie per tenere sotto controllo i risultati; la stretta lavoro collegiale, quanto piuttosto il tentativo ambizioso e audace di “istituzionalizzare” e rendere permanente quell’atteggiamento culturale e professionale, sempre teso alla tenace e tormentata ricerca e costruzione del nuovo. La Qualità totale,infatti, anche nell’istruzione, non è uno status symbol, che una volta raggiunto assicura la rendita di posizione, bensì un clima culturale e un atteggiamento mentale e professionale, impegnato a spostare sempre più in alto i propri traguardi. A pensarci meglio, tuttavia, va riconosciuto che il vero filo conduttore del Liceo in quei quindici anni è stato anche e soprattutto un altro: la speranza e l’ambizione di fare della Scuola una risorsa significativa per la crescita del territorio, per il suo sviluppo culturale, sociale e materiale, per il risveglio e la riscossa delle sue popolazioni. Una sfida certamente più audace e complessa, che in vario modo ha coinvolto e contagiato tutti, funzionando da stella polare per ogni altro interesse e obiettivo. Quale altra interpretazione dare, infatti, allo sforzo di aprire i curricoli, le discipline, le unità didattiche alla cultura materiale, ai saperi dell’ambiente esterno, per portare dentro la Scuola la storia, la letteratura, l’arte, la cultura , le tradizioni locali e, viceversa, per portare all’esterno, nel territorio, i prodotti culturali della Scuola, le rappresentazioni teatrali, i musical, le mostre scientifiche? Quale altra motivazione può esserci alla base dei tanti percorsi formativi integrativi e aggiuntivi, offerti agli studenti, anche esterni, alla stessa popolazione adulta, specie femminile, per sviluppare la cultura di impresa, le conoscenze, la capacità, la voglia di costruire e non solo di cercare un lavoro? Preside prof. Francesco Renzo E, ancora, come giustificare altrimenti tutto il paziente e interconnessione, culturale e materiale, delle oneroso lavoro di coordinamento svolto dal sezioni classica e scientifica, per favorire la Liceo nel territorio, per costruire intese e sinergia delle competenze professionali e dei sinergie con le altre istituzioni, per tessere profili formativi dei due corsi di studio, per reti con le altre Scuole, per promuovere tentare una contaminazione, una reciproca l’integrazione dei progetti, la convergenza apertura, una risposta più ricca e rispondente degli obiettivi, il raccordo delle azioni? alle complesse richieste formative del nostro Ma è sul versante educativo che la sfida del tempo. E poi, ancora, tutto il lavoro compiuto Liceo ha avuto finalità “eversive”, puntando sul versante metodologico e didattico per alla rottura dei tradizionali schemi culturali modernizzare, oltre ai contenuti, anche gli e morali del territorio e all’interdizione di strumenti, le tecniche dell’insegnamento- un secolare maleficio delle sue popolazioni. apprendimento, per aprire ciascuno alle Il progetto formativo, praticato in quegli anni, prospettive e potenzialità delle nuove mirava, infatti, non solo a promuovere un tecnologie, alle proposte e sollecitazioni profondo radicamento culturale ed affettivo della ricerca scientifica e didattica: la degli studenti nel territorio di appartenenza, Didattica breve per destrutturare le ma anche ad “inoculare” in loro, prigionieri discipline, evidenziarne le nervature di un atavico individualismo, un sentimento portanti, la mappa e gerarchia concettuale, di doverosa gratitudine verso la propria terra per renderne mirato l’insegnamento, e di operosa solidarietà verso le generazioni ineludibile l’apprendimento; la Prammatica future, maturando la consapevolezza che, della comunicazione, per maturare non al di là di ogni retorico meridionalismo, solo la consapevolezza, ma anche la nessuno mai salverà il Sud se non gli stessi capacità e l’abitudine di ogni “emittente”, meridionali, noi stessi, cioè, con un impegno in qualsivoglia situazione comunicativa, diretto, concreto, coraggioso, costruttivo. di rapportare, adeguare, subordinare Nella convinzione radicale che la Scuola qualunque messaggio allo “status” del non è mai neutra e, pertanto, se si limita a destinatario; e poi, ancora, lo Sportello trasmettere conoscenze e sviluppare abilità, didattico, le Classi aperte, le Lezioni anche ricche e complesse, ma non accende magistrali videoregistrate, il Registro negli studenti il desiderio, il coraggio e la elettronico, la Didattica a carte scoperte,il determinazione non solo di conoscere e Contratto formativo anche con i genitori ecc. conquistare il mondo, ma anche di tornare, Tutti strumenti didattici complessi, poi, qui per rimboccarsi le maniche e fortemente innovativi, pensati e sperimentati costruire un progetto di vita e di lavoro, nella incessante e sempre inappagata per sé e per gli altri, se la Scuola non fa ricerca della qualità totale dei risultati. intenzionalmente questo, non solo non Ritengo che la Certificazione di Qualità, aiuta, ma anzi danneggia il territorio, non ottenuta alla fine dal Liceo, non fu una tampona, ma alimenta la perversa, secolare bandiera di vanità issata sul pennone emorragia di risorse umane e materiali. della Scuola e neppure soltanto il dovuto Francesco Renzo riconoscimento per un lungo e appassionato Dirigente Scolastico 1993/2007 Elenco degli Alunni Assegnatari della Borsa di Studio “G.Stampacchia” 7 1987/88: Bramato Dolores Coccoli Andrea Desideri Fabiano Orlando Roberto 1988/89: Marzo Delfina Mastria Donatella Vincenti Emanuela 1989/90: D’Aversa Maria Grazia Indino Gianluigi Lattante Valentina Musio Sandra 1990/91: Coccolo Daniela Maruccia Maria Donata Serio Alessandra Torsello Giovanni 1992/93: Facchini Paolo 1993/94: Minerva Gianluca Zizzari Rita 1994/95: Indino Barbara 1995/96: Prontera Antonio 1996/97: Russo Silvia 1997/98: Rizzo Gianluca 1998/99: Fachechi Alessia 1999/00: Sparasci Ippazio Andrea 2000/01: Coluccia Giovanni 2001/02: Colangiulo Valeria 2002/03: Colangiulo Chiara 2003/04: Melcarne Carla 2004/05: Monteduro Cristina 2005/06: Corsanello Anna 2006/07: Bozzi Maria Teresa 2007/08: Licchelli Martina 2008/09: Longo Pierfrancesco Ricordi del Liceo Stampacchia G iunta quasi al termine del percorso universitario mi capita a volte di guardarmi indietro nel tentativo di capire momento per momento cosa mi ha portato ad essere quello che sono. In questa mia ricostruzione mentale non posso dimenticare quella ragazzina di quattordici anni che nel settembre 2001 ha iniziato il quarto ginnasio. Ho conosciuto maestri (la parola “professori” mi sembra troppo istituzionale per il significato spirituale che attribuisco ai loro insegnamenti) che giorno per giorno mi hanno introdotta in mondi meravigliosi e prima sconosciuti: l’ardente passione di Catullo, la luce irrequieta di Caravaggio,comete, buchi neri, equazioni, Kant, Marx e il sistema nervoso, l’Infinito leopardiano e il Big Bang…la lista sarebbe interminabile. Ogni tassello ha vestito l’anima nuda, l’ha resa forte, sicura di sé,ha stimolato la sua originalità, l’ha elevata al di sopra della grigia mediocrità dotandola di pensieri liberi ed elevati. Immagino come può essere vivere una vita intera senza sapere che le onde generate dal tuffo di un sasso non si propagheranno all’infinito frenate dall’attrito, senza conoscere la più grande invenzione che la mente greca abbia concepito, la democrazia. E poi mi viene in mente il verso dantesco “ fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”… per secoli l’ignoranza è stata imposta dalle condizioni sociali ed economiche, ma ora è diventata facoltativa e ognuno di noi può scegliere non tanto non cosa diventare (piastrellista, avvocato, commerciante ecc.), ma piuttosto CHI essere.. ciò che siamo è nostro per sempre e nessuno potrà mai rubarci o manipolare la nostra essenza più intima se questa è salda e armoniosa in noi. Cristina Monteduro borsista Liceo Stampacchia, Laureata in Lettere 8 CaRO, VeCChIO, InDIMEnTICaBILE LICEo M entre il nostro Liceo compie cinquanta anni di attività, il sottoscritto, avendo superato i fatidici “40 anni di servizio” si appresta a modificare il rapporto di quasi “simbiosi” con l’Istituto, iniziato come studente e proseguito quasi ininterrottamente sino ad oggi come docente e come genitore. In questa ricorrenza mi è stato chiesto di sintetizzare un articoletto pubblicato qualche tempo fa sul nostro giornale nel quale, da allievo iscritto nell’anno scolastico 1960-61, ricordavo episodi e sensazioni lontane, delineando un gustoso quadretto del nostro Liceo com’era agli esordi…. 50 anni fa. sopra tutti l’indimenticabile professor Pilon. Al termine, tutti velocemente a casa, perché bisognava prepararsi per l’indomani: giustificazioni e scuse non erano ammesse per nessun motivo, in primo luogo dai nostri genitori che facevano grandi sacrifici per mandarci al Liceo. Arrivò anche l’unica giornata di sciopero (se ricordo bene, perché nei giorni precedenti era caduta la neve ed il freddo nel castello era insopportabile): in dieci marciammo sotto la pioggia, con due soli ombrelli (le ragazze erano rimaste prudentemente in casa); i passanti per strada ci guardavano come dei marziani. Il più alto momento di socializzazione fu la Anno Scolastico 1961/62 - 2a Classe Liceo Scientifico “Correvano i primi anni sessanta….. Il Liceo Scientifico di Tricase, sorto come sezione staccata del De Giorgi di Lecce, era allora composto di due sole classi, la I e la II A. Le due aule erano ricavate, con divisori di compensato, in una delle sale del castello di Tricase (nel salone attiguo erano allo stesso modo sistemate due classi del Magistrale). Le ragazze erano tutte in grembiule nero, molti dei ragazzi indossavano i calzoncini corti. Chi veniva da fuori raggiungeva la scuola in bicicletta o con l’unica corriera delle autolinee Licchelli che passava a prelevarli paese per paese. Quelli che provenivano dalle località del Capo, il 19 Gennaio facevano vacanza perché la corriera, nell’attraversare Tiggiano, restava regolarmente intrappolata tra le bancarelle della fiera di S. Ippazio. Anno dopo anno la scuola si arricchì della classe successiva; cominciò a formarsi il corso B: quando giungemmo all’esame di maturità eravamo in una sede dignitosa, situata presso l’attuale caserma dei carabinieri; dai pezzi di cartone applicati alle vetrate rotte del castello, si era arrivati a poter disporre nell’aula addirittura di una stufetta elettrica! I rapporti tra noi allievi erano limitati allo scambio di qualche battuta con i compagni dei banchi più vicini. Le assemblee, i gruppi, le uscite del Sabato sera…erano di là da venire… Ricordo in tutto il corso una sola esercitazione di laboratorio per assistere alla quale, eccezionalmente, un pomeriggio ci recammo in pulmann alla sede centrale di Lecce. Come attività extra-curricolare avevamo il cineforum, presso il cinema Moderno; vi partecipavano anche tutti i professori, molti genitori e le persone di cultura del paese. Dopo il film si apriva il dibattito: tra i protagonisti di quelle appassionate discussioni, il professore Mercogliano, don Eugenio Licchetta e, gita dell’ultimo anno a Roma; soggiornavamo in un convento, i ragazzi e le ragazze in due ali distinte e lontane dell’edificio; la ritirata era alle ventuno e trenta, con una tolleranza di mezz’ora, perché i frati chiudevano inesorabilmente il portone lasciando fuori eventuali ritardatari. I professori, pur ricchi di umanità, mantenevano con noi un rapporto formale; durante la lezione si parlava…. se interrogati; per timidezza, nessuno ardiva intervenire o chiedere qualche chiarimento. Però, ancora adesso il pensiero va con rispetto e gratitudine al professor Antonio Pilon, vero maestro di vita, alla brava professoressa Maria Rosaria Semeraro, innamorata delle sue discipline alle quali ci fece appassionare, a tutti i nostri vecchi professori che non avevano a disposizione i formidabili strumenti didattici odierni ma ugualmente seppero trasmetterci gli autentici valori della vita, il senso del dovere e l’amore per lo studio.” Tornando ai tempi nostri e ammirando il nostro moderno Liceo, dotato di laboratori ed attrezzature di avanguardia, come non ricordare con gratitudine tutti i Presidi (così mi piace ancora chiamarli) che si sono succeduti alla sua guida e tra gli altri l’illuminato Professor Pietro Licchetta, il Professore Francesco Renzo, infaticabile promotore di idee e di mirabili opere, insieme al suo collaboratore, il compianto Professore collega Donato Ruberto. Alla fine, un augurio all’attuale Preside (Dirigente), Professore Salvatore Piccinni, persona competente, disponibile e ricchissima di umanità, perché possa proseguire nell’opera preziosa di quelli che l’hanno preceduto, guidando il nostro Liceo verso traguardi sempre più prestigiosi. Raffaele Sergi maturato nel 1965, Docente di Matematica e Fisica I RICORDI CON NOSTALGIA cinquant’anni del mio Liceo mi danno il senso della memoria che, se è davvero tale, diviene segno del tuo carattere, delle scelte che continuamente sei portato a compiere, anche nella vita professionale. Ed ancora costituisce l’elemento essenziale per aprirti ad ogni presente che tu abbia dinanzi, poiché esige umanità e rigore, quando professionalmente hai l’arduo compito di essere educatrice e ‘navigante’ nel sapere scientifico. Il Liceo Scientifico è la mia scuola: l’ho conosciuta da studentessa e sono poi tornata da docente di matematica, concludendovi il mio (lungo) percorso professionale. Vi arrivai, da adolescente, con la comprensibile ansia per ciò che mi attendeva. Fui presa, e non per motivi banali, dalla matematica: il clima dell’aula sembrava più arioso quando c’era la professoressa Maria Rosaria Semeraro in Nuzzo, che aprì a tanti di noi orizzonti inaspettati. L’insegnamento della matematica si liberò da ogni aridità, la voglia di conoscere e di essere poi capace, abile, nei percorsi e nelle formule crebbe nel tempo. Il rapporto con la professoressa divenne complicità nella ricerca dei fondamentali che mi sarebbero serviti nello studio universitario e nella carriera professionale: la sua autorevolezza, la credibilità di donna che sapeva vivere e trasmettere il valore della scienza, del tempo e del luogo che ci toccava a quell’età. Noi, i ragazzi della professoressa Nuzzo, ci siamo poi ritrovati, un po’ sentimentali ma ben più radicati nella vita quotidiana familiare e professionale, e ci siamo riconosciuti per la dote che avevamo ricevuto: una dote che abbiamo speso nella professione. Debbo anche dire che quegli anni di formazione, di fatica seducente, furono anche caratterizzati da un altro testimone, ritrovata entusiasta di poter contribuire alla storia del Liceo Scientifico a Tricase, con la mia piccola trama di tessuto educativo. Ho avuto Presidi (mi prendo la licenza di chiamarli ancora così) che hanno condito di ‘passione’ la responsabilità di gestire un’istituzione riconosciuta in una comunità ben più vasta di quella cittadina. Tra questi, è giusto che io lo confidi, con il prof. Francesco Renzo ho avuto l’opportunità di vivere una svolta qualitativa per il mio Liceo. Il PNI, una maggiore apertura al territorio anche attraverso il Test Center ECDL, le occasioni di aggiornamento e di ricerca didattica e disciplinare (che ho sperimentato anche in alcune collaborazioni con l’Università degli Studi di Lecce), l’utilizzo delle ICT, sono state importanti, negli anni della sua Presidenza. Anch’io ho amato, come i miei modelli, il rigore, la puntualità nelle prestazioni, l’attesa perché ciascuno dei miei ragazzi si risvegliasse, interiormente e intellettualmente, dalla deriva della routine. Ecco perché il mio cammino, talvolta difficile ma sempre sereno e nello stesso tempo appassionato nel ‘prendermi cura’ degli studenti, non si è mai trascinato nell’abitudine: le nuove classi, la sfida delle sessioni di maturità, i recuperi, gli sportelli didattici. Da commissaria esterna o da presidente in altre sedi di esame, il pensiero che mi inorgogliva è stato, è ancora: la mia scuola ha superato queste criticità, i miei ragazzi sono più maturi, sanno farsi valere, anche nello studio universitario. Queste testimonianze fanno piacere a me, ma è soprattutto lo “Stampacchia”, che con Renzo ha meglio definito la propria dignità di istituzione formativa, che costituisce la dimensione d’insieme di esperienze che si fanno poi memoria. Ora la mia scuola ‘celebra’ l’anniversario come ‘comunità educante’, Antonio Pilon, altro indimenticato maestro. Completò in me, attraverso la filosofia, la pienezza delle radici, spazzò via gli schemi e la retorica, offrì il piatto del sapere riflessivo, dell’umiltà della ricerca. Dai professori Nuzzo e Pilon apprendemmo che i saperi conquistati dovevano poi essere resi sempre più accessibili agli altri. Chi più ha e più conosce, ancor di più deve dare, trasferire, trasmettere il germe della ricerca come spinta all’oltre. Ho poi studiato Matematica e, dopo qualche anno di servizio itinerante, dalla scuola media di primo grado fino alle superiori, ho superato il concorso a cattedra e sono ritornata a casa, nella mia scuola, nel mio Liceo “G. Stampacchia”. Sono ripartita con la forza di donna tenace, me lo avevano insegnato bene in profondità specialmente le due ‘persone’ che ho ricordato. Mi sono carattere che si conquista non una volta per sempre ma nella fatica quotidiana, quando, come ha saputo fare la mia scuola, il clima complessivo in qualche modo conferisce tratti distintivi di continuità e di rigore, di visibilità e di autorevolezza. Ho voluto celebrare con queste riflessioni il ‘mio’Liceo che, con la convinzione che possa sempre più essere patrimonio di innumerevoli intelligenze, le quali siano impegnate, a navigare anche in tempi problematici negli spazi illimitati della scienza e dell’umanesimo, per ‘accompagnare’ i ragazzi, (e le loro famiglie, che si affidano agli educatori) verso la professione e la vita. Irene Alcaino Ex allieva, Docente di Matematica e Fisica dal 1984 al 2009 9 IL LICEO: il guado dell’adolescenza E ra il 1988 quando varcai la soglia del liceo, devo dire con molto timore. Mi iscrissi ad uno dei primi corsi sperimentali, che prevedeva l’insegnamento della fisica e dell’informatica fin dal primo anno. I computer li agognammo per quasi due anni e quando giunsero (erano degli 8086, oggi storia) profumavano di modernità. Oggi il liceo è su Facebook, ma all’epoca non c’era internet e nemmeno i cellulari. Manifestavamo, con allegro opportunismo, per festeggiare il crollo del muro di Berlino, per ottenere un’aula magna, o per solidarietà ai popoli dei Balcani. Il nostro Mc Donald’s era Crispino, che a ricreazione profumava l’atrio con calzoni e pizzette. Piazza Cappuccini era il vero ombelico del mondo. A considerarlo ora, il periodo del liceo mi appare come l’eroico guado di quel sostrato instabile, l’adolescenza, che solo in seguito molti anni riescono a solidificare in una forma di maturità. Personalmente devo ringraziare il cielo per avermi dato indimenticabili compagni di attraversata e ottimi ufficiali di rotta, i miei professori. Le eredità di quegli anni sono tante e difficili da scegliere. Io e i miei studenti (anche se loro non lo sanno) dobbiamo molto al prof. Franco Buccarella perché mi ha mostrato come coniugare il rigore, indispensabile se ci si pone obiettivi formativi di qualità, e la simpatia, necessaria per comunicare con efficacia: bisogna impegnarsi nel proprio lavoro con passione. Spesso mi sovviene il volto sorridente della prof.ssa Rosa Di Leo. Ricordo che una volta, lusingandomi, ammonì la classe: ricordatevi che anche “...ringrazio il cielo per avermi dato indimenticabili compagni di attraversata e ottimi ufficiali di rotta, i miei professori...” Dino avrà bisogno di Dante nella sua vita. Da allora, a scopo propiziatorio, ho in casa tre diverse edizioni della Divina Commedia. Sono pure state un utile riscaldamento in vista degli esami universitari le interrogazioni dei professori Cerfeda e Nuzzo, i quali usavano chiedere gigantesche porzioni del programma. (Prof. Cerfeda, ancora oggi riciclo coi miei studenti lo sprone a cercare sempre il collegamento fra idee apparentemente lontane, dato che intelligenza deriva da intelligo…). Finito il liceo mi trasferii a Pisa, dove mi sono laureato in ingegneria meccanica come allievo della Scuola Sant’Anna. Ora sono un ricercatore dell’università Campus Bio-Medico di Roma, dove pure insegno. Viaggio spesso e incontro più persone di quante ne riesca a ricordare. Ma grazie al cielo sento solide le mie radici, cui appartengono gli anni del liceo, inscindibilmente legate alla mia terra. Usando le parole di Ennio Frassanito: “L’ho portata a spasso / questa mia faccia di provinciale / nel tumulto di gente / che non s’incontra / che non si sa. / Sempre ho trovato / un amore più grande / alla mia terra / bruciata.” Dino Accoto Ex allievo, Ingegnere meccanico Il liceo Stampacchia: una grande opportunità di crescita D escrivere quello che il liceo ha rappresentato per me non è affatto facile, perché, nel ripensare agli anni passati tra quei banchi, non riesco a far fluire le mie emozioni in maniera ordinata. Ricordo ancora il mio primo giorno da liceale: la paura di non trovare quell’atmosfera famigliare delle scuole medie, il timore di non farcela a ricominciare da zero. Ma i rapporti che nascevano e si intensificavano giorno dopo giorno, con i compagni di classe quanto con i docenti, mi facevano capire di non essere solo e di poter contare sull’aiuto sincero di una grande famiglia. Sarebbe ipocrita negare tutti gli screzi e le incomprensioni che animavano le giornate nella mia classe, ma mi accorgo solo ora di quanto ogni discussione mi servisse a crescere e a maturare insieme agli altri: purtroppo gli anni del liceo sono volati via, prima ancora che potessi apprezzare effettivamente l’ambiente in cui ero. A volte, ripenso a tutte le esperienze che il liceo mi ha regalato, che Roma, A.S. 2004/05 - Premiazione “TuttoStampacchia” mi hanno arricchito così tanto e senza le quali non sarei quello che sono: ricordo, in particolare, quanto sia stata stimolante l’attività giornalistica, che il prof. Nuzzo ha sempre seguito con instancabile perseveranza, e tutto l’impegno che portava alla pubblicazione di quel nuovo numero del giornale “Tuttostampacchia”. Non posso certamente dimenticare l’entusiasmo e, al contempo, la paura che animavano la nostra decisione di metterci alla prova partecipando al concorso nazionale indetto da Alboscuole: è nato così il giornale d’istituto on-line, di cui sono stato il responsabile e che si è aggiudicato per tre anni consecutivi il premio nazionale. Ora, a distanza di qualche anno, io sento di dover dire grazie a quello che, con un po’ di presunzione, chiamo il MIO liceo: grazie per avermi fatto crescere, culturalmente e umanamente, per avermi impartito giorno dopo giorno tutte quelle lezioni di vita, a volte dure da comprendere, ma comunque importanti per formare uomini, pronti a camminare con le proprie gambe, come mi ripeteva spesso la mia prof.ssa di lettere. Cesare Marco Ponzo Ex allievo 2000-2006, Studente universitario facoltà Ingegneria D egli anni passati al Liceo Stampacchia ho il ricordo nitido di un periodo compiuto, e per certi versi perfetto. Di qui l’assenza di nostalgia, quella che indugia sul passato quasi a volerlo riscattare tessendolo in una nuova trama, e la sensazione piuttosto di un bagaglio ricco e pieno, che il tempo, se può assottigliare in qualche modo, rende semmai più nitido e lucente. Il primo pensiero va ai docenti, sia quelli del biennio che quelli del triennio, che hanno saputo coinvolgermi nelle diverse materie, anche, con una certa sorpresa visto il profilo scientifico del Liceo, assecondando e stimolando le mie più naturali inclinazioni umanistiche ed instillandomi un metodo UN BEL RICORDO di studio che mi ha accompagnato in tutte le mie tappe successive. Mi sono poi ritrovato in una bella classe: numerosa, con più di 30 persone, competitiva, ciò che non guasta per prepararsi alle sfide che già incombono all’Università, e vitale, vivace, complemento e controcanto, nell’attività di crescita e di formazione che ci si aspetta da una scuola secondaria, alle ore di lezione. Alcuni di questi amici mi fanno ancora compagnia, anche se certi non ci sono più. Ma vi erano dei momenti in cui scuola e vita si saldavano. Sono i ricordi di cui sono più geloso, e che difficilmente riesco ad esternare. A chi potrei raccontare ora di aver dovuto scrivere, insieme ai miei compagni di classe, 50 anni della nostra vita quelli che…. …facevano il corteo con la bandiera solo per i funerali: tre presidi, un segretario… quelli che… …sfondavano una porta murata dell’aula magna per ampliare lo spazio a disposizione in occasione del primo veglione di carnevale del Liceo Scientifico, organizzato insieme ai compagni del quarto anno nei locali della scuola sita in via Micetti. quelli che… ...dopo il veglione erano tanto…. generosi (leggi fessi) da consegnare i proventi della festa al reggente della presidenza, professor Giuseppe Macrì: ben 50 mila lire versate su un libretto di risparmio! quelli che… …scongiuravano il peggio stringendo prontamente la manopola della bombola di gas quando la stufa della classe, prima prendeva fuoco mentre in pieno fuggi fuggi generale risuonava stentorea la voce dell’ormai rassicurato professor Macrì: “bandito, buttala nella fossa, presto nella fossa!”. Totò Santacroce Ex allievo 1a Classe, Funzionario di Banca una dissertazione sull’idea di Coca-Cola secondo Platone, formidabile scherzo del Prof. De Giorgi, poi docente universitario, che tanto ha influito sulla nostra formazione, in risposta agli happenings che gli organizzavamo in classe, o di aver cercato di imbastire un musical, grazie alla compiacenza dell’allora Preside Licchetta? Quel che più conta, e resta, è che per me il Liceo è stato un sistema di valori: del merito, dello spirito di gruppo, dei rapporti forti e stimolanti sulla base di interessi comuni, luogo in cui, con le parole di Montale “ognuno qual volle si ritrova”, ed obiettivo a cui tendere in ogni esperienza del presente. Roberto Orlando Classe VC 1987-1988, Diplomatico “Influencing leadership” tra i banchi di scuola C i sono stati anni che per me e i miei compagni di classe hanno significato il lento affinamento di capacità strategiche che si sarebbero rivelate poi importantissime per la nostra vita. Si trattava di riuscire a creare diversivi utili a difendere con il coltello tra i denti i nostri voti e il nostro curriculum. Le capacità diplomatiche e strategiche che sviluppammo durante gli anni del liceo (dal 1993 al 1998) infatti, ci sarebbero poi tornate utili nella nostra vita professionale. Un esempio su tutti la tecnica del: coinvolgi il prof. in un dibattito fino a fargli dimenticare l’interrogazione programmata. L’obiettivo era di evitare che medie più che decenti dell’otto e del nove venissero invalidate da interrogazioni dal corso imponderabile ma dall’esito certo: un deciso quattro o un flebile cinque. Non si esitava a tirare in ballo temi altisonanti quali la bioetica e il nucleare. La strategia era semplice: si cominciava con il riferimento ad un articolo di giornale, si ascoltava la posizione del prof di turno e si controbatteva con cautela (prendendo sempre la posizione contraria -altrimenti il dibattito moriva e si sarebbe andati dritti dritti all’interrogazione - e trovando argomentazioni il più possibile convincenti). Il tutto alternato a dei bei sorrisi accattivanti (per smorzare i toni e non indispettire nessuno) e cedendo in alcuni punti alle argomentazioni del professore solo dopo una piccola pausa in cui lo sguardo riflessivo era il preludio dell’ammissione di superiorità dell’argomentazione avversaria. Questa fase era ovviamente quella conclusiva, in genere coincideva con i cinque minuti prima del campanello che segnava la fine dell’ora di francese, italiano, storia, e che liberava le nostre medie dall’incombenza e dal peso di un più che probabile quattro. Ricordo con affetto le lunghe conversazioni con la prof.ssa Buccarello (francese), la prof.ssa Reho (italiano), e prof.ssa Santacroce (biologia, chimica, astronomia) e tanti altri. Per coloro che volessero riutilizzare lo stratagemma, una piccola avvertenza: non funziona sempre!! Rimane il rammarico di non esserci mai riuscita con il prof. Enrico (matematica e fisica). Anna Maria Cazzato Ex allieva, Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche Responsabile progetti di Sviluppo per il settore Asia di Caritas Italiana 10 Un Liceo Centro Pol i fun z ionale I l Liceo Scientifico-Classico “Giuseppe Stampacchia” è sede di un Centro di servizi Polifunzionale per il supporto all’autonomia, alla diffusione delle tecnologie e creazione di reti riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. L’istituzione del Centro di Servizi è finalizzata allo sviluppo ed all’innovazione del sistema scolastico, mira a migliorare l’occupabilità dei giovani e degli adulti promuove la crescita del territorio mediante il potenziamento delle conoscenze e competenze a disposizione delle risorse umane. Un traguardo raggiunto grazie alla attenta e lungimirante progettazione guidata per 14 anni dal dirigente scolastico professor Francesco Renzo, da tre anni in riposo. Così la sede scolastica di piazza Galileo Galilei è diventata un polo di riferimento di una rete territoriale a largo spettro di scuole, aziende, insegnanti, professionisti ed enti istituzionali del Salento. In Provincia di Lecce se ne contano solo 3: Tricase, Lecce e Casarano. La scelta del M.I.U.R., ed in particolare della direzione generale per gli affari internazionali dell’istruzione scolastica, è legata alla diffusione di strumentazione tecnologica multimediale e competenze professionali impegnate nel sistema dell’istruzione che consenta una rapida circolazione di informazioni, risultati di ricerca, innovazioni, ricognizioni territoriali ai fini di una crescita delle potenzialità del territorio. Viva soddisfazione si registra tra l’ambiente scolastico del Liceo da parte dello staff dirigenziale, docenti, alunni e genitori per la crescita dello “Stampacchia”. Una scuola che punta al miglioramento della qualità del sistema di istruzione mediante iniziative destinate all’ammodernamento e all’arricchimento dell’offerta formativa. In questa prospettiva di eccellente cambiamento, la sede polifunzionale del Liceo sarà a breve dotata di una bibliomediateca multimediale, per un sistema di gestione per la consultazione di testi, supporti tecnologici per la navigazione in rete, infine di un laboratorio per lo sviluppo e l’aggiornamento di prodotti multimediali ed un sistema di videoconferenza. Tutte le altre scuole di ogni ordine e grado che ruotano nel territorio hanno così la piena fruizione dei servizi polivalenti dello STAMPACCHIA. Scambi di esperienze, percorsi didattici, formazione di insegnamento a “distanza” nel rispetto della diversità culturale e linguistica, collaborazioni nell’ambito dello spazio educativo e culturale europeo, sono le attività che il nuovo centro Polifunzionale rende al vasto territorio salentino. Giovanni Nuzzo A Un liceo POLE POSITION i primi posti di un’ipotetica classifica degli argomenti di conversazione più alla moda c’è sicuramente la scuola, spesso sinonimo di malcontento, delusione e connotazioni negative di vario genere. Io voglio andare controcorrente, in coda alla classifica, ed esprimere le mie riconoscenti congratulazioni, direi postmoderne, alla scuola, anzi ad una scuola: il Liceo Stampacchia. Si potrà dire: è facile parlar bene di una scuola se chi ne parla ha conseguito importanti traguardi come il secondo posto nazionale nelle olimpiadi di Storia dell’arte svolte presso il Ministero dei Beni culturali a Roma, oppure una media di fine anno scolastico superiore a nove decimi. Vado ancora controcorrente, sempre nelle retrovie della classifica, e considero che la scuola non è un contenitore di autodidatti che acquisiscono le proprie conoscenze indipendentemente dal corpo docente. E’ vero il contrario: i risultati di ogni studente sono lo specchio fedele della capacità di trasmettere conoscenze e metodo di studio da parte di ognuno dei docenti. Non è facile, per un insegnante, riuscire a sintonizzarsi così bene con gli studenti da riversare in loro i connotati della sua disciplina e ancor più difficile è riuscire a coinvolgerli a tal punto da renderne pienamente efficace lo studio. Sono convinto che la buona volontà, denominatore comune di docenti e discenti, faccia poi il resto. Infatti è appena il caso di considerare l’inefficacia dell’insegnamento di un docente molto preparato, ma poco incline a spiegare la propria disciplina. E d’altra parte è altrettanto vero che lo studente, molto intelligente, ma poco volenteroso, non potrà mai eccellere nel suo profitto. Vanno, quindi, salutate con onore e soddisfazione quelle istituzioni scolastiche che grazie all’infaticabile attività didattica del proprio corpo docente, riescono a tirar fuori il meglio dai propri alunni, proprio come accade al nostro Liceo Stampacchia. Solo grazie a realtà come questa potremo sperare, in un futuro non lontano, di rendere la parola “scuola” sinonimo di contentezza, soddisfazione e connotazioni positive di vario tipo. E’ un augurio. Giovanni Bellisario, III G Sc. “Un liceo senza rughe” Accade talvolta di passare davanti al Liceo “Stampacchia” ed ascoltare le voci indistinte che, proprie di una scuola, riecheggiano fuori e dentro le aule . Sono le voci degli studenti che suscitano in me una profonda nostalgia e ad un tempo una forte emozione e che mi fanno rivivere quel passato indelebile. Anche io sono stato uno di loro, ho varcato ogni mattina la soglia dello Stampacchia; anche io sono stato tra i banchi in ansia per una imminente interrogazione! Ora, sono trascorsi quasi 6 lustri dalla maturità , e ricordo ancora vividamente i miei docenti con grande rispetto, affetto ed ammirazione, il prof. Colitti, il prof. Nuzzo, il prof. Apa, il prof. Panico, la prof.ssa Dragotto, la prof.ssa Panaro-Quaranta e la prof.ssa Barbara, eccellenti educatori, che mi hanno accompagnato nel percorso di formazione. Ricordo i miei compagni, oggi tutti professionisti affermati, con i quali incontrarsi e rievocare quegli anni significa mettere da parte quello che oggi siamo e fermare il tempo, ripensare al passato, alle battute “famose” dei professori e di noi alunni, e cominciare con il “ricordi… quando..?” Visti da lontano non possono che restare gli anni più belli della vita, in cui ci si nutre di sogni, passioni e speranze che danno lo slancio verso il futuro. Auguri mio caro vecchio liceo, auguri per i tuoi cinquant’anni, splendidamente portati, senza rughe, tu che sei appassionato e accogli i ragazzi nell’età più bella! Claudio Sergi quinquennio 1977-1982, Viceprefetto aggiunto Roma: Ministero Beni Culturali. Olimpiadi di Storia dell’Arte - 2009 PIANO DEGLI STUDI del LICEO SCIENTIFICO * * approvato dal Consiglio dei Ministri il 04 / 02 / 2009, ha subito qualche variazione rispetto alla bozza riportata in appendice al presente libretto. Il piano di studi su riportato abolisce tutte le mini sperimentazioni attualmente in vigore nel liceo scientifico (indirizzo linguistico, informatico e biologico). Restano gli insegnamenti aggiuntivi e le attività integrative programmati dal Collegio dei Docenti all’inizio di ogni anno scolastico. ** con Informatica al primo biennio *** Biologia, Chimica, Scienze della Terra N.B. È previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato. Prefettura di Lecce PIANO DEGLI STUDI del LICEO CLASSICO * * approvato dal Consiglio dei Ministri il 04 / 02 / 2009, ha subito qualche variazione rispetto alla bozza riportata in appendice al presente libretto. Il piano di studi su riportato abolisce tutte le mini sperimentazioni attualmente in vigore nel liceo classico (indirizzo linguistico e informatico). Restano gli insegnamenti aggiuntivi e le attività integrative programmati dal Collegio dei Docenti all’inizio di ogni anno scolastico. ** con Informatica al primo biennio *** Biologia, Chimica, Scienze della Terra N.B. È previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato. 11 SCUOLA: LUOGO DI INCONTRI FORMATIVI R ipercorrere i corridoi della scuola per andare a salutare i professori mi ha riportato al passato, a rivivere, per qualche minuto, le sensazioni che ho provato nei cinque anni trascorsi in questo liceo. Mi sono reso conto di come la scuola mi abbia forgiato, educato nel senso vero e proprio del termine, di come mi abbia reso una persona più matura, più consapevole di sé e dei propri limiti, più attenta agli altri. Ciò che è stato determinante non è stato l’aspetto meramente didattico e nozionistico della scuola, quanto l’insieme delle relazioni, dei contatti che si intrecciano nell’ambiente scolastico, in primis con i compagni di classe e i docenti, con gli altri studenti, il personale di segreteria, i bidelli e i dirigenti scolastici. I rapporti con ognuno di loro, di certo non sempre privi di problemi, sono stati molto stimolanti dal punto di vista umano, mi hanno aiutato e spronato a vincere le mie paure, superare le incomprensioni, affermare le mie idee e ascoltare quelle degli altri, scambiare opinioni e pareri con persone di diversa formazione, provenienza, ideologia, ed estrazione sociale. Un’altra opportunità che il nostro liceo mi ha permesso di vivere è stata quella di coltivare i miei interessi e approfondire le mie conoscenze in modo autonomo e personale. Sfruttando, infatti, le possibilità formative offerte, ho potuto partecipare ad iniziative molto interessanti, ad esempio le Olimpiadi Nazionali della matematica e della Fisica, concorsi, corsi e conferenze, anche questi molto edificanti dal punto di vista relazionale ed istruttivo. Tutto ciò, nonostante le difficoltà, mi ha arricchito e preparato ad un graduale ingresso nella società civile, di cui la scuola è parte integrante e, contemporaneamente, una miniatura. Un augurio che rivolgo a tutti, docenti, studenti e personale collaboratore, è quello di vivere la scuola e questa piacevole festosa ricorrenza dell’anniversario della sua fondazione come occasione di crescita, con spirito di iniziativa ricordando che i momenti fondamentali dell’esperienza scolastica non sono soltanto le verifiche, le interrogazioni e le spiegazioni, ma anche le infinite opportunità formative che permettano la crescita umana di ognuno. UN PICCOLO MUSEO nel liceo “G.Stampacchia” Una mostra permanente allestita nei locali del laboratorio di scienze D icono che quando c’è la passione si può raggiungere qualsiasi obiettivo, anche quando sembra non esserci nessuno a promuovere i nostri progetti, progetti innovativi, creativi, nuovi, ma comunque troppo impegnativi. Ore spese a creare realtà differenti, più attente ai particolari, alle idee del singolo e ai ricordi che il tempo porta via con sè. Il passato viene, molto spesso, dimenticato, per far posto al caos e all’indifferenza; così, tutti i frutti di un duro lavoro, rimangono solo un lontano ricordo, archiviato in vecchie foto di album scolastici. È dalla passione, dall’amore per il proprio lavoro e per tutti gli sforzi del passato che nasce l’idea di un museo di scienze all’interno del liceo “G. Stampacchia” di Tricase. Una novità che nessuno prima d’ora aveva neppure ipotizzato, ma è così che la professoressa Erminia Santacroce, docente di chimica, biologia e geografia astronomica, decide di salutare il SUO liceo, ma soprattutto tutti i suoi alunni: lasciando un prezioso ed unico ricordo dei suoi anni d’insegnamento. L’essenziale collaborazione della prof.ssa Annarita Grasso e dell’esperta Rita Accogli, e di un numeroso gruppo di alunni delle classi IVB, IIIB e IIIF, hanno permesso alla professoressa di realizzare il sogno che custodiva nel suo cassetto da anni. Un sogno che oggi, sulla soglia di quella porta che non la scorderà mai, vede finalmente realizzato. Un luogo speciale che nasconde in sé uno dei valori che la professoressa Santacroce ha sempre trasmesso ai suoi alunni: la CULTURA. Un museo, quindi, come promemoria di questo valore. La cultura sarà lo specchio di una scuola che deve e vuole crescere, ricordando che il passato non passa, ma dobbiamo custodirlo come un dono. Abbiamo organizzato il museo per aree tematiche: ASTRONOMIA con l’esposizione di planetari, planisferi, simulatori di eclissi, l’album fotografico dell’Apollo 11, in occasione dello sbarco dell’uomo sulla luna, e diapositive. Segue l’area di PALEONTOLOGIA, MINERALOGIA e GEOLOGIA, con l’esposizione di una ricca collezione di fossili appartenenti alle varie ere geologiche, con una serie di collezione di minerali, anche rari, di modelli cristallografici, anche in legno e in vetro, con gli elementi di simmetria. Segue, poi, la collezione di 100 rocce suddivise per origine e classificate. L’altra area tematica è la BIOLOGIA animale e vegetale, con il percorso organizzato seguendo le filogenesi di animali e piante, con spazi espositivi ricchi di reperti di animali invertebrati e vertebrati, di antiche teche illustrative di processi di metamorfosi e una ricca collezione, per quanto riguarda la botanica, di modelli fillotassi, inflorescenze e tipi di fiori e frutto, conclude quest’area di biologia. Arricchiscono il museo una sezione di MALACOLOGIA, con l’esposizione di conchiglie anche rare e rocce del nostro Salento. Nello spazio dedicato all’ISTOLOGIA e all’ANATOMIA UMANA, accanto ai plastici di vari organi, ai vetrini dei tessuti, troneggia sua maestà lo scheletro, dai tanti nomi, croce e delizia di tutti gli alunni. Uno spazio, poi, è dedicato alla CHIMICA con l’esposizione di antiche strumentazioni, di antica vetreria e modelli atomici molecolari. Fanno da colorate cornici agli scaffali le antiche carte tematiche, molte delle quali sono a disposizione sui tavoli del museo. Un po’ nascosta, ma ugualmente importante, una serie di cartelloni dedicati alla MORFOLOGIA, alla GEOLOGIA, al FENOMENO CARSICO (nelle sue forme epigee ed ipogee) del nostro meraviglioso Salento. Tutto il materiale è di facile e piacevole consultazione. E oggi, nel 50° anniversario della sua istituzione, questo liceo annovera questo piccolo museo, valido supporto culturale per tutti coloro che hanno un particolare interesse per le scienze. Non possiamo non ringraziare la nostra professoressa per aver scritto, insieme a noi, una pagina importante per le offerte formative di questo liceo. Giulia Santo IV F Pier Francesco Longo Ex allievo Classe V D - A.S. 2008/09 Museo di Scienze Naturali - Anno Scolastico 2008/2009 “OFFERTA FORMATIVA” Insegnamenti Aggiuntivi: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. ECDL 1-7 Lauree scientifiche di fisica Archicard Corso di educazione alla salute Stage laboratorio biologico Preparazione ai test universitari di Chimica e Biologia Nozioni di diritto Astronomia pratica Tecnologie e manipolazione del DNA Olimpiadi del Patrimonio Olimpiadi di Filosofia Corsi di inglese KET, PET, FIRST Attività integrative : 1. 2. 3. 4. 5. Il patentino a scuola Progetto RIESCI Corso di fotografia Tuttostampacchia Pratica sportiva (partecipazione campionati studenteschi a livello provinciale) Corsi di eccellenza : 1. Certamina (Ennianum, Horatianum, Arpinas) 2. Il futuro delle nanotecnologie 12 UN VENTAGLIO APERTO P resentare le numerose attività e iniziative culturali che il nostro liceo scientifico ha svolto nel corso dei 50 anni, è assai difficile. Noi proviamo a dare qualche testimonianza utilizzando proprio il giornale d’Istituto “Tuttostampacchia”, che nel corso degli ultimi 15 anni ha pubblicato ed evidenziato i vari percorsi. Progetti e laboratori col passar degli anni si sono moltiplicati e ciò ha comportato, nell’istituto, un cambio di mentalità a sostegno dell’ingegno e della volontà di fare, da parte di docenti e discenti. Esperienze significative ed esaltanti che hanno reso lo “Stampacchia”, partecipe di un dialogo vivo con il territorio per aver acquistato un’identità ben definita e confermandosi al passo con i tempi. Quattro gli indirizzi: Tradizionale, Informatico, Biologico, e Linguistico con un trand di alunni, che negli ultimi anni è cresciuto sempre di più. oggi la popolazione scolastica, proveniente da un bacino di utenza di 30 centri del Sud Salento, conta 1315 studenti, di cui 1067 (scientifico) e 248 (classico). In organico 113 docenti e 26 non docenti. Oltre la sede centrale di piazza Galileo Galilei, l’Istituto si compone di due succursali in via D’Aquino e via Varisco, oltre alla sede del liceo Classico sulla provinciale per Lucugnano. La sezione scientifica si compone di 43 classi e la classica di 11. Nell’edificio centrale l’aula magna è dotata di computer, schermo gigante, videoproiettore e amplificazione. Tre laboratori di Informatica, uno di Chimica, uno di Fisica ed ogni aula scolastica ha il suo computer collegato in rete. Un patrimonio culturale lo troviamo nella ricca biblioteca del liceo con i suoi 4650 volumi rigorosamente sistemati e catalogati. Una scuola di progetti per valorizzare lo sviluppo del territorio e che ha integrato i curricoli con numerosi insegnamenti aggiuntivi, progettazioni e ricerche per aprire nuovi orizzonti. Il liceo ha acquisito la certificazione di Qualità ISO 9001:2000, poiché la struttura organizzativa, didattica e amministrativa è risultata pienamente fedele ai modelli di qualità definiti a livello internazionale “Scuola di Eccellenza”. Nell’ultimo ventennio la storia del mostro Liceo è stata segnata e resa gloriosa dalla presenza di numerosi uomini illustri, che da una parte all’altra d’Italia hanno varcato la soglia dell’edificio scolastico. Non si può dimenticare padre David Maria Turoldo, un “cristiano autentico, un uomo vero”. Lo scrittore che ama tanto il Salento: Roberto Cotroneo. La testimonianza di Elisa Springer per non dimenticare Auschwitz. L’impegno per le persone emarginate, sole e “diverse” con don Luigi Ciotti. Il presidente Pax Christi a favore della pace monsignor Luigi Bettazzi. Il giornalista Rai Ettore Masina. Il teologo francese Paul Gauthier e l’altro esperto in economia etica Enrico Chiavacci. Il filosofo dell’Università di Urbino, Italo Mancini. Il sessuologo di fama internazionale Romano Forleo. Il meteorologo Rai, Giancarlo Bonelli in occasione dell’inaugurazione dell’Osservatorio astronomico. Il regista Edoardo Winspeare con il giovane e il cinema. Giovanni Nuzzo Docente di Disegno e Storia dell’Arte continua da pag. 1 Vivere insieme, condividere sentimenti, stati d’animo, emozioni, paure, preoccupazioni, non può se non consolidare e cementare amicizie che sono “per sempre”. La scuola è e rimane la principale fonte di aggregazione delle coscienze che cerca incessantemente di incidere sulla formazione dell’identità personale degli allievi che affidano fiduciosi la loro crescita ed i loro difficili equilibri ai loro docenti che diventano modelli di riferimento. La consapevolezza del ruolo educativo da sempre ha fatto tremare le vene ed i polsi di chi per mestiere ha scelto la difficile professione di educatore; ancor più nella civiltà odierna non può non essere motivo di preoccupazione e turbamento. Non sono consentite distrazioni di sorta, non sono consentiti errori od omissioni, né tantomeno incertezze. Sono indispensabili: la competenza, il coraggio, la voglia di rischiare, l’autorevolezza, l’equilibrio, il buon senso, la trasparenza nelle azioni quotidiane, la linearità dei comportamenti, l’autocritica, la voglia di mettersi in gioco, l’umiltà, l’equilibrio, notevoli competenze disciplinari, didattiche, metodologiche e soprattutto adeguata capacità relazionale, che sappia coniugare la severità e la serietà con un rapporto empatico dirompente. Personalmente ho sempre sognato e praticato una scuola a “misura d’uomo”, in cui la dimensione motivazionale fosse “contagiosa”, in cui l’interesse per le discipline e per la cultura sia connaturato con la persona che apprende. La scuola può e dev’essere il luogo della gioia, del piacere di apprendere, e non il luogo della sofferenza, può e deve essere la condivisione di momenti esaltanti, irripetibili, di esplosione delle coscienze, dove il “sapere” è anche “sapore”. Credo che l’intento degli organizzatori non è tanto e solo celebrare l’evento del cinquantenario, quanto quello di porre l’accento sul ruolo certamente rilevante di un’istituzione così prestigiosa, quale il Liceo Scientifico/Classico “Stampacchia”, per la crescita e lo sviluppo sociale e culturale di innumerevoli generazioni del nostro territorio. Come attuale dirigente di questa Istituzione, non posso che essere orgoglioso di essermi trovato a dover vivere un avvenimento molto importante per il passato, per il presente e voglio augurarmi per il futuro di questa scuola, alla quale non posso se non auspicare prospettive ancora più esaltanti ed orizzonti e traguardi che possano onorare degnamente le tante persone che umilmente e silenziosamente in passato hanno messo a disposizione tutte le loro energie professionali ed umane e per la realizzazione di un “sogno”. A tutti coloro che leggeranno questo indirizzo di saluto ed in particolare a tutti coloro che affidano con fiducia i propri figli alla nostra scuola, credendo nel ruolo insostituibile della stessa, l’augurio sincero che le riflessioni sul cinquantenario della nostra scuola possano contagiare le coscienze di ciascuno, facendo rivivere le stesse emozioni forti degli anni sessanta e settanta, che hanno contribuito sensibilmente alla crescita civile e sociale del nostro paese. Professor Salvatore Piccinni Dirigente Scolastico Elenco dei Dirigenti Scolastici 1959/67 Succursale Liceo “De Giorgi” - Lecce 1968 - ISTITUTO AUTONOMO 1968/75 Prof. Luigi Viola 1975/87 Prof. Pietro Licchetta 1987/88 Prof. ssa Anna De Marco Reho 1988/89 Prof. Luigi Calabrese 1989/93 Prof. Giuseppe Longo 1993/07 Prof. Francesco Renzo 2007/08 Prof. Cosimo Muzzachi 2008/09 Prof.ssa Anna Luisa Saladino 2009/10 Prof. Salvatore Piccinni Dirigente scolastico: Prof. Salvatore Piccinni Responsabili: Prof. Giovanni Nuzzo Prof. Carmelo Anastasio Comitato di redazione: De Iaco Giuseppe, Ricchiuto Angela, Calati Francesca, Ricchiuto Francesco, Santoro Giulia, Storella Giulia, Sodero Valentina, Bacalini Chiara, Zaccaria Laura, Bortune Roberto, De Giovanni Elisabetta, Magno Antonella, Santo Giulia. De Iaco Giuseppe, Collaboratori: Antonazzo Pierluigi, Musarò Marco, Alloggio Mariella, Toma Elisabetta, Errico Beatrice, Peluso Alberta, Ricchiuto Angela, Giudice Elisa, Brigante Valentina, D’aversa Alessandro, Woloszhnski Luca, Bellante Sara, Bleve Antonella, Baglivo Emanuela, Riso Luigi, Martella Davide, De Giovanni Elisabetta, Aretano Lucia, Magno Antonella, Carbone Katia, Turco Vito, Ferraro Mattia, Panico Riccardo, Ciardo Simona, Negro Domenico, Cavalieri Riccardo, Calati Francesca, Biasco Francesca, Antonazzo Marina, Giangreco Giuseppe, Luciano Attilio, Antonioli Silvio, Santo Giulia, Sparascio Andrea, Preite Roberto, Ricchiuto Francesco, Za Teresa, Hamidallah Naswa, Aretano Laura, Indino Francesca, Grezio Donato, Errico Enrico Antonio, Santoro Giulia, Musio Vera, Girasoli Letizia, Sergio Federica, Moncullo Francesca, Penna Francesca, Pellegrino Francesco, Zollino Salvatore, Bortune Roberto, Moncullo Irene, Sodero Valentina, Ciardo Assunta Riso Vincenzo, Nuccio Alessandra, Storella Giulia, Aretano Roberta, Bacalini Chiara, Chiffi Giulia, Zaccaria Laura. 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