Anno V - Numero 19 - Sabato 23 gennaio 2016 Direttore: Francesco Storace Il lutto Tragedia sfiorata Milano Martina Mussolini, un addio doloroso “Lavori in corso”: crolla un palazzo Arriva la seconda condanna per Kabobo Moriconi a pag. 7 Sarra a pag. 9 Fruch a pag. 10 ROMA, SEMPRE PIÙ MOTIVATA LA NECESSITÀ DI PRIMARIE IMPIETRITI Dai sondaggi "sorprese" per il centrodestra di Francesco Storace mmutoliti, impietriti, oppure semplicemente zitti. Nel centrodestra i primi dati dei sondaggi devono aver provocato più di un malumore, stando a quanto raccontano - nel segreto, ovviamente - diversi parlamentari. Le amministrative possono essere una marcia trionfale o un capitombolo di proporzioni mai viste: tutto dipende se si commettono errori nella scelta dei candidati sindaci. Si commissionano sondaggi che vanno bene solo se sono adatti alla diffusione; si intossicano quelli non commissionati che sicuramente non sono mai veri perché raccontano realtà statistiche impietose. E invece dovrebbero acconciarsi a una discussione serena. Perché a Roma, ad esempio, dove si gioca la battaglia più dura alle amministrative - tutti nel giro di pochi punti percentuali di differenza - il primo obiettivo è superare il primo turno in modo da andare al ballottaggio: poi, uno contro uno. Il centrodestra può arrivarci se mette in campo soluzioni popolari e radicate A Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 nel territorio: non servono i nomi altisonanti che la periferia la conoscono solo per i servizi dei telegiornali o sono impropoponibili per altro tipo di motivazioni, non esattamente legate al consenso elettorale. Ieri, nei palazzi, c’è stata discussione attorno a un sondaggio diffuso la sera prima da Piazza Pulita, la trasmissione condotta su La7 da Corrado Formigli. Il dato reso noto è che il centrodestra può competere al ballottaggio con i grillini, accreditati di un trenta per cento di voti; poi, noi al 29 per cento. E tra i possibili candidati solo due si equivalgono a quella quota: Giorgia Meloni, gagliarda protagonista anche in tante trasmissioni televisive; e il sottoscritto, che è a visibilità zero. Degli altri nomi di cui si è parlato in questi ultimi giorni, non si trovano tracce statisticamente rilevanti. E’ una battaglia che si può vincere non sulla base di simpatie per questo o quel candidato, ma sulla capacità di mobilitare l’opinione pubblica cittadina. Ed è il motivo per cui, fino a domenica 31 gennaio, insisteremo con le primarie del centrodestra. MPS HA LA FEBBRE E IL GOVERNO LE PROVA TUTTE TEMPERATURA DI FUSIONE EMERGENZA IMMIGRAZIONE: LA FRANCIA ORA PRENDE LE DISTANZE DALLA MERKEL MAL TRATTATO Renzi e Schaeuble provano a blindare Schengen, ma le certezze dell’accogliente Europa vacillano. In Germania perse le tracce di seicentomila richiedenti asilo. E si inizia a requisire soldi ai profughi di Robert Vignola ulla ruota di Bruxelles il numero più atteso è il 26: tale è l’articolo del codice di Schengen che potrebbe consentire la sua sospensione e intorno al quale si concentrano le tensioni europee sull’emergenza migranti. Il portavoce della Commissione Ue ha ricordato ieri che anche quest’ultima può decidere di attivarlo, introducendo quindi i controlli alle frontiere interne per un periodo fino a due anni, ma ha anche detto che al momento sul tavolo questa opzione non c’è. E così, nella giornata in cui si è registrata l’ennesima serie di naufragi nel mar Egeo, con decine di morti (venti dei quali bambini), il vecchio continente ha fatto registrare un’altra serie di interventi dei principali leader. Con Matteo S Renzi sospeso tra la perenne vocazione europeista e il sibillino: “Si metterebbe a rischio l’idea stessa d’Europa, ma non dipende dal governo italiano. Noi riteniamo che sia giusto mantenere forte il controllo alle frontiere, ma senza sospendere l’accordo di libera circolazione. Se avverrà trarremo le nostre conclusioni”. Evidente la volontà del premier di giocare su questo tavolo una partita dalle molte sfaccettature, cercando di ritagliarsi un posto nel riposizionamento “Merkel-scettico” di molti Paesi membri. Non è un caso se il suo omologo francese Manuel Valls ieri ha detto (tra le altre cose) che “il messaggio che dobbiamo inviare è che non accoglieremo tutti i rifugiati, perché dire il contrario provoca maggiori spostamenti”. Una sconfessione senza precedenti della Cancelliera. BERGOGLIO AMMONISCE: LA FAMIGLIA È UNA SOLA GLIELO HA DETTO PAPALE PAPALE a pag. 3 Traboni a pag. 4 Il fatto è che, a parole, tutti vogliono Schengen. Anche il potente ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble: “Se il sistema di Schengen viene distrutto, l’Europa è drammaticamente in pericolo, politicamente ed economicamente, per questo noi europei dobbiamo dare al più presto miliardi a Turchia, Libia o Giordania e dobbiamo investire in altri Paesi della regione, ciascuno per quanto può”. Ai greci giù botte, all’Italia austerity e a Erdogan i miliardi: una filosofia assai poco europea… Eppure proprio dalla Germania salgono verso il cielo segnali di quanto la precisione teutonica sia stata messa in ginocchio dall’accoglienza targata Merkel. Prima notizia: due Länder, peraltro i maggiori per territorio e ricchezza (Baden-Württemberg e Baviera), hanno iniziato a trattenere i soldi dei profughi, proprio come hanno stabilito di fare (beccandosi la solita ondata di indignazione a comando) la Svizzera e la Danimarca nelle settimane scorse. Evidentemente la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive cantate da Frau Angela comincia a vacillare anche dentro i confini. Seconda notizia: il portavoce del ministro dell’Interno ha dovuto ammettere che lo Stato ha al momento perso le tracce di circa seicentomila richiedenti asilo del milione che aveva accolto. Forse Schengen, a dispetto delle preoccupazioni di Renzi e Schaeuble, non è così al sicuro… LA RISCOSSA ECONOMICA DELLA TIGRE CELTICA LA VIA IRLANDESE ALL’USCITA DALLA CRISI Pasquini Peruzzi a pag. 6 2 Sabato 23 gennaio 2016 ATTuALITA’ IL PARTITO AZZURRO È AL VERDE E ABBANDONA LA SEDE ROMANA DI PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA Forza Italia, è ora di sgombrare L’ordine a parlamentari e dipendenti contenuto in una e-mail: fate gli scatoloni prima del 31 gennaio di Robert Vignola li azzurri? Al verde. E scatta il tempo degli scatoloni. Triste trasloco in vista a Forza Italia dopo l’ufficialità sull’addio alla sede di San Lorenzo in Lucina. La comunicazione inviata ieri a onorevoli e staff è stata la pietra tombale su una vicenda che si trascinava da mesi. Entro il 31 gennaio tutti i parlamentari e dipendenti del partito, che hanno ancora oggetti personali, suppellettili, carte e documenti, conservati negli uffici di palazzo Fiano-Almagià, sono invitati a fare gli scatoloni. A causa delle “note difficoltà finanziarie” in cui versa “il nostro movimento politico” e in previsione di un “prossimo trasloco, si rende necessario e improcrastinabile” il “rilascio dei locali dove è ubicata la nostra sede nazionale”. Il ritiro, si precisa, dovrà avvenire il termine perentorio del 31 gennaio, data oltre la quale non è possibile garantire la “custodia del materiale privato”. Evidentemente il primo mese del 2016 è anche l’ultimo del quale è stato pagato l’ingombrante affitto ai proprietari. E dire che quella sede doveva essere l’immagine stessa del rilancio, quando fu inaugurata a settembre del 2013. Neanche due anni e mezzo e le serrande invece si abbassano mestamente. D’altronde, la foto ricordo dell’inaugurazione, con taglio del nastro e forbici nelle proprie mani del Cav, dice più di mille parole: al centro c’è Berlusconi e al suo fianco vi sono Sandro Bondi, Maurizio Lupi, Angelino Alfano, Denis Verdini. Forza Italia nel frattempo si è ristretta parecchio e ha perso pure i contributi del finanziamento pubblico ai partiti e la disponibilità del suo G leader ad abbeverare la grande sede del partito ai suoi fondi di famiglia. La disdetta del contratto di locazione del quartier generale forzista di circa 3mila metri quadrati nel centro storico romano si era avuta ad ottobre, ulteriore colpo al cuore una ventina di giorni fa, quando un’agenzia immobiliare capitolina ha pubblicato on line l’annuncio sulla disponibilità, in affitto, proprio di quei locali. A che prezzo? Impossibile dirlo: “trattativa riservata”, è la dicitura del sito. Ma ancora non è detta l’ultima parola, come sempre quando si tratta di Berlusconi. Il mandato che ha dato al tesoriere unico del partito Mariarosaria Rossi è quello di spendere meno ma restare nei paraggi dei Palazzi della politica romana. Tante le opzioni sulla scrivania: ovviamente quella di una nuova sede, ma non è la sola. Qualcuno dice che Forza Italia vorrebbe trincerarsi comunque a San Lorenzo, ma riducendo la metratura occupata all’ultimo appartamento, una specie di “ridotta”. Altre indiscrezioni dicono invece che Forza Italia potrebbe trovare casa direttamente a Palazzo Grazioli. Ai curiosi del caso, un suggerimento: basterà vedere che strada prenderanno quei benedetto scatoloni… L’EX MOGLIE DI BEPPE GRILLO SI SCAGLIA CONTRO IL “GRUPPO STORICO” DEL MOVIMENTO Anche a Rimini polvere di Cinque Stelle è simbolicamente l'ex moglie di Beppe grillo a certificare la spaccatura del Movimento 5 stelle a Rimini. Nel giorno in cui è stato presentato ufficialmente alla stampa il candidato sindaco Davide Grassi, Sonia Toni se ne esce con una nota al vetriolo per affermare il suo "stupore, imbarazzo, ma anche certo divertimento" di fronte "a tutte le capriole isteriche e politicamente scorrette, che un gruppo di attivisti del M5s sta facendo a Rimini". La seconda lista esiste e verrà presentata a breve e loro inorridiscono, spiega. Come a dire: "Come si permettono questi cittadini incensurati e con tutti i requisiti che la legge e il M5s richiedono, di candidarsi per le prossime elezioni amministrative a Rimini, senza prima chiedere il loro permesso?"; cioè senza l'ok di quanti hanno dato il via libera al nome di Davide Grassi. In realtà "ogni cittadino ha il diritto di candidarsi senza per questo essere minacciato o insultato" e per i pentastellati serve la certificazione dai garanti e dallo staff del M5s. Senza dimenticare che il "gruppo storico", prosegue Toni, da mesi a una voce afferma "non mi candido, non mi candido", salvo poi lanciare Grassi. E comunque, in questo ''limbo'' "è ovvio che poi, qualcuno più responsabile di loro magari abbia deciso di sopperire a questa lacuna mica da poco". Toni tira in ballo Davide Cardone, rimarcando che "pensare che un pregiudicato per bancarotta fraudolenta debba essere il tuttofare del M5s di Rimini è come assistere a una commedia di Ionesco. Ma non ditelo a Marco Affronte e a Giulia Sarti". E da ultimo lancia un messaggio a Grassi, che non ha la certificazione e si dovrebbe presentare senza simbolo: "Chi accetta una candidatura a sindaco si informa sulle regole che gestiscono il gruppo nel quale dovrà candi- darsi e soprattutto se questo gruppo politico risponde al nome di Movimento 5 stelle, che non ha niente a che fare con le modalità di gestione dei soliti vecchi partiti che tutti conosciamo". Sta di fatto, sentenzia Toni, che "il gruppo proprietario del M5s di Rimini, presenterà ufficialmente il proprio candidato sindaco come M5s, fregandosene dell'assenza della certificazione che non li autorizzerebbe a farlo. Se volessero rispettare le regole dovreb- bero presentare Davide Grassi senza usare il nome e il simbolo del M5s. A proposito: ma a Grassi, questo piccolo particolare, glie lo avranno detto?". Agenzia Dire Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace IL CONSIGLIERE A TERRALBA MISE UN “MI PIACE” A UN DELIRANTE POST SU ACCA LARENTIA: MOZIONE NEL SUO COMUNE Amministratore Roberto Buonasorte Cauli: ultima occasione per cancellare quella vergogna aleotto fu il pollice, quel “mi piace” lasciato su un post sobriamente intitolato “10 100 1000 Acca Larentia”. A pubblicarlo era stata la pagina facebook denominata Coordinamento antifascista cagliaritano, mentre il like era venuto da Alessandro Cauli, consigliere comunale a Terralba, provincia di Oristano. Dopo le polemiche e l’eccellente prova di arrampicata sullo specchio del simpatizzante comunista eletto nella sua città, arrivato a giustificarsi dicendo di aver messo il “mi piace” solo per segnare un argomento di cui non ricordava molto, ora si avvicina il tempo della verità definitiva. È stata presentata infatti una mozione (a firma di Giacomo Dessì, Bernardino Taris, Giuliano Oliva e G Gianpaolo Atzori) al consiglio comunale di Terralba che propone una censura sul comportamento di Cauli, al quale si chiede peraltro di chiarire la sua posizione rispetto alla strage di 38 anni fa. Sarà per lui l’occasione, l’ultima, di smarcarsi dal forte sospetto di essersi davvero compiaciuto della “celebrazione” di un’orribile azione di violenza politica. Di farlo pubblicamente e di non sacrificare sull’altare del solito antifascismo militante la propria intelligenza. Anche se restano dei dubbi, perché se Cauli si è sentito attaccato per questo suo macabro e deprecabile scivolone etico e morale, ha comunque considerato necessario dover tenere il punto con esercizi d retorica davvero bizzarri, arrivando a scrivere che “è stato versato sangue innocente anche nel loro (dei “fascisti”, ndr) campo (Acca Larentia, Primavalle, ecc) ma le cose sono più complesse di come amano raccontare (una delle vittime in questo caso fu uccisa da un carabiniere). Penso anche che i fascistelli che si riducono ad attaccare e calunniare il prossimo su facebook solo perché non fanno e non sanno più fare politica fuori dai social network e da (qualche) istituzione siano il sintomo di una malattia più grande che riguarda molti”. Condannare invece in ogni caso la violenza politica, soprattutto quando arriva alle cime di viltà toccate quel lontano gennaio a Roma, gli continuerà a risultare altrettanto complesso? R. V. Capo Redattore Igor Traboni Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Sabato 23 gennaio 2016 ATTuALITA’ L’ANNUNCIO DEL PRESIDENTE TONONI: “TRATTATIVE IN ITALIA E ALL’ESTERO, LA BANCA È SOLIDA” Mps verso la fusione. O forse no Dubbi espressi anche dall’ex numero uno, Profumo: “Difficilmente troverà un partner” ali e scendi. Prosegue il giro sulle montagne russe per Mps, che in Borsa dopo essere precipitata verso gli abissi prova a recuperare terreno. Mentre il governo continua a mobilitarsi per risollevare banca rossa, il presidente dell’istituto di credito senese, Massimiliano Tononi (già fedelissimo di Romano Prodi), in un’intervista al Sole 24 Ore ostenta sicurezza. “Perché - spiega - il Monte dei Paschi è particolarmente appetibile. Non è lo stesso di sei mesi fa, anzi s’è irrobustito. E il crollo di queste settimane è assolutamente inspiegabile. Non m’è mai capitato di assistere a una divaricazione così elevata tra il giudizio di Piazza Affari e la qualità del sottostante”. Il numero uno della roccaforte della sinistra respinge l’ipotesi dell’ennesimo aumento di capitale ventilato in questi ultimi giorni e rilancia: “Non abbiamo alcuna intenzione di muoverci verso questa direzione, nessuno ci ha chiesto di farlo. I coefficienti sono assolutamente al di sopra delle soglie richieste, di conseguenza Mps non ha bisogno di alcuna ricapitalizzazione. Purtroppo la mancanza di grandi azionisti può generare alta volatilità, S Massimo Tononi, presidente di Mps ne siamo consapevoli”. Silenzio assoluto dal dominus di banca rossa su una possibile fusione con Poste Italiane e Cassa depositi prestiti. Trattative top secret che procedono “attivamente e concretamente in Italia e all’estero”. Per un futuro tutto da scrivere. Con Rocca Salimbeni che non può perdere altro tempo pure perché chiamata ad attenersi alle direttive della Banca centrale europea. Con Draghi che più volte ha sollecitato il gruppo toscano a trovare un “cavaliere” con cui celebrare le nozze per rafforzare il patrimonio di banca rossa. Tant’è, mentre Tononi non appare minimamente preoccupato dalla tempesta abbattutasi in quest’ultimo periodo sul gruppo, il suo predecessore, Alessandro Profumo, sembra pensarla diversamente. Almeno su alcuni punti. E sulle colonne di Repubblica spiega che per Mps sarà “difficile trovare un partner”. Parola di uno che conosce alla perfezione la situazione dell’istituto di credito toscano. Che invita i colossi della finanza a dare comunque fiducia a banca rossa: “Se fossi un colosso con capitale adeguato, a questi prezzi guarderei al Monte dei Paschi con interesse. Sono ancora cliente del gruppo e ho risparmi lì: oltre i 100mila euro del bail-in. Ciò perché sono convinto che la banca sia in sicurezza”. Tra un possibile matrimonio e le solite incertezze, Mps prova a risollevarsi. Anche grazie all’aiuto del governo e quindi del Pd, che sembra aver preso in mano la questione. Con l’esecutivo che ha ripreso le trattative con Francoforte per una bad bank che possa mettere al sicuro il sistema di credito italiano. A partire dal Monte dei Paschi. L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA CHIEDE 2 MILIARDI DI EURO AGLI EREDI DELL’EX PATRON EMILIO Ilva, nuovi guai per la famiglia Riva Causa intrapresa davanti al tribunale civile di Milano, si punta a recuperare le risorse che sarebbero state sottratte al gruppo e trasferito all’estero. Ma la strada è tutta in salita... di Marco Zappa S embrano non finire mai i guai giudiziari per la famiglia Riva. L’amministrazione straordinaria dell’Ilva, come rivelato da Repubblica, ha chiesto 2 miliardi di euro agli eredi dell’ex patron Emilio Riva, morto nell’aprile 2014 dopo una lunga malattia. I tre commissari Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi hanno definitivamente intrapreso la strada di una causa civile. Con la richiesta, depositata al tribunale di Milano, che si basa sulla convinzione che la famiglia abbia sottratto quella ingente somma al gruppo siderurgico attraverso triangolazioni con la “Riva Fire” e una società lussumburghese. Soldi che invece di finire nelle casse della società sarebbero volati all’estero. Chissà, magari in Svizzera. Dato che l’azione intrapresa dall’amministrazione straordinaria prende spunto proprio dal tentativo della magistratura meneghina di recuperare 1 miliardo e 200 milioni di risorse sequestrati ai Riva per reati fiscali e depositati in terra elvetica. Con la Corte dei reclami penali del tribunale di Bellinzona (Tpd) che lo scorso 18 novembre 2015 ha però accolto il ricorso presentato dalle figlie dello scomparso Emilio Riva, annullando il sequestro effettuato nei mesi scorsi per ordine della procura di Milano e convalidato dal giudice per le indagini preliminari. Secondo il Tpf, il trasferimento di denaro in Italia avrebbe costituito “un’espropriazione senza un giudizio penale”. Dato pure che “l’origine criminale di quei fondi è ritenuto dai giudici soltanto presumibile” ma attualmente “non manifesta”. Tant’è, l’amministrazione straordinaria intende richiamarsi a quanto sancito inizialmente dalla procura milanese. E intendono recuperare quei 2 miliardi che la famiglia Riva avrebbe sottratto alla società. un capitale davvero importante, da utilizzare per il risanamento ambientale dello stabilimento. Il caso Ilva si arricchisce di un altro capitolo, l’ennesimo. Con i commissari straordinari del gruppo siderurgico incaricati dal governo che adesso chiedono la restituzione del presunto maltolto agli eredi Riva. Giustizia svizzera permettendo. ITALIA BOCCIATA: SENZA POLITICHE DI SOSTEGNO, FAMIGLIE RIDOTTE AL “FAI DA TE” Bruxelles bacchetta anche sul welfare I talia ''maglia nera'' in Europa su welfare e politiche di sostegno alla famiglia. L'allarme arriva da Bruxelles, dove la commissaria all'Occupazione e agli Affari Sociali, Marianne Thyssen, ha presentato il rapporto su Occupazione e sviluppi sociali in Europa nel 2015, che mette nero su bianco una realtà denunciata da anni: in assenza di politiche di sostegno adeguate e di riforme strutturali del settore, le famiglie italiane sono state costrette a dare vita ad un vero e proprio welfare ''fai da te''. Così Andrea Zini, vice presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico. "Nel rapporto- prosegue Zini- si analizzano dati relativi al tasso di impiego femminile, al numero di bambini a rischio povertà e al reddito delle famiglie che, secondo la nostra associazione, andrebbero sostenute con politiche di sgravi fiscali. A questo proposito Assindatcolf ha commissionato una ricerca al Censis, dalla quale emergono con chia- rezza dati che dovrebbero far riflettere le istituzioni. Sono 2 milioni e 143 mila le famiglie che nel 2015 si sono avvalse del contributo di colf, badanti e baby sitter ma ben il 91,6% di queste non riceve alcuna forma di sostegno. Una condizione che spesso obbliga a ridurre altre voci di spesa, come è accaduto a quasi il 50% dei diretti interessati. Il Censis attesta che tra le famiglie che non utilizzano i servizi di collaborazione domestica, il 12,1% ne avrebbe invece bisogno, ovvero 2,9 milioni di famiglie". "In considerazione dell'impatto, anche economico e non solo occupazionale- conclude Zini- che questa domanda potrebbe generare, ci stiamo battendo per chiedere alle istituzioni competenti il riconoscimento della totale deducibilità del costo del lavoro domestico. Un''operazione di equità sociale non più rinviabile che, al netto degli effetti diretti ed indiretti, potrebbe risultare a costo zero per le casse statali restituendo, però, alle famiglie potere d''acquisto e quindi maggiori disponibilità sui budget domestici. Questo oltre a contribuire a rimettere in moto l''economia del paese, avrebbe ripercussioni importanti anche nell''emersione del lavoro nero, che nel settore domestico tocca picchi elevatissimi, con oltre il 50% dei lavoratori irregolari, quasi sempre donne, aspetto, del resto, peculiare del settore". 4 Sabato 23 gennaio 2016 ATTuALITA’ BERGOGLIO: “NESSUNA CONFUSIONE TRA LA FAMIGLIA VOLUTA DA DIO E ALTRI TIPI DI UNIONI” Anche il Papa ‘sconfessa’ Renzi All’angolo finisce la corrente progressista della Chiesa, alla vigilia del Family day Pioggia di emendamenti al ddl Cirinnà, pure da parte dei ‘catto-dem’ di Igor Traboni a Chiesa ha indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione. Lo ha detto ieri Papa Francesco, in udienza al Tribunale della Rota Romana in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario. "La Chiesa- ha aggiunto senza mezzi termini il pontefice argentino - con rinnovato senso di responsabilità continua a proporre il matrimonio, nei suoi elementi essenziali - prole, bene dei coniugi, unità, indissolubilità, sacramentalità- non come un ideale per pochi, nonostante i moderni modelli centrati sull''effimero e sul transitorio, ma come una realtà che, nella grazia di Cristo, può essere vissuta da tutti i fedeli battezzati". Bergoglio ha poi preso in prestito anche le parole di un suo predecessore, Paolo VI, parlando ancora della famiglia, “fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo. La Chiesa ha sempre rivolto uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia L ed ai suoi problemi”. Ma resta indiscutibile che l’uomo e la donna “sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale; ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale”. Parole sicuramente forti, a poche settimane dal voto sul ddl Cirinnà, ancora ieri sostenuto con foga da Matteo Renzi, e a ridosso del Family day di sabato prossimo a Roma. Una sorta di ‘discesa in campo’ da parte del Pontefice per molti versi inaspettata, soprattutto negli ambienti cattolici progressisti – abituati a sponde diverse – e negli stessi salotti radical-chic che confidavano in un silenzio ufficiale del Vaticano. Ma già nei giorni scorsi molti esponenti delle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal presidente della Conferenza episcopale Bagnasco a Bassetti il cardinale di Perugia che proprio a Bagnasco dovrebbe succedere, si sono detti apertamente a favore della manifestazione romana del Family day, isolando quella che in molti pensavano essere la linea ‘papale’ – sostenuta in particolare dal segretario dela Cei Nunzio Galantino, di una sorta di non interventismo. E che invece proprio il Papa in prima persona di fatto ha ora negato. Ma ancora ieri Renzi ha insistito e, intervenuto ad una trasmissione radio, ha detto di non vedere “alcun problema” neppure nel fatto che autorevoli esponenti della sua maggioranza, ad iniziare dal ministro Galletti, parteciperanno al Family day: "Io penso che questa legge ci voglia, la stragrande maggioranza degli italiani sono convinti che è arrivato il momento di chiudere questa battaglia ideologica. Il parlamento voterà, vedremo se troverà una soluzione alternativa, ma spero che si faccia la legge in un tono civile - conclude Renzi evitiamo che sia uno scontro". Ma è fuor di dubbio che le parole del Papa ‘spaccano’ non poco il già sinistrato Pd, così come aprono una crepa nel versate ‘progressista’ della Chiesa. Se è vero come è vero che anche Matteo Maria Zuppi, il neo-arcivescovo di Bologna notoriamente su posizioni non proprio conservatrici, ha dichiarato che le unioni civili non sono la priorità del Paese. QUERELATO DALLA NUOVA DC PER LE FRASI DOPO LA LITE CON MANCINI Altri problemi per Sarri N on finiscono le polemiche sulla lite a suon di epiteti tra Mancini e Sarri dopo la partita Napoli-Inter. Adesso l’allenatore azzurro, notoriamente vicino alla sinistra e nel frattempo squalificato per due giornate in Coppa Italia, rischia di finire in Tribunale per una denunciaquerela nei suoi confronti presentata dalla Democrazia Cristiana al Procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, attraverso i legali Anthony De Lisi e Angela Ajello del Foro di Palermo. A fare scattare la denuncia sono state le frasi pronunciate da Sarri in conferenza stampa dopo l’alterco con Mancini, quando, come per giustificarsi per quanto accaduto, ha poi affermato: "Ho detto la prima offesa che mi è venuta in mente, gli avrei potuto dire sei un democristiano". Secondo la Nuova Dc, risorta sulle ceneri della balena bianca, "non vi è dubbio che il comportamento di Sarri abbia di fatto leso l’appartenenza a colori i quali si riconoscono nella Democrazia Cristiana, oltre che a tutti i cittadini che comunque ne riconoscono la valenza sociale, politica e culturale". L'esposto è a firma di Alberto Alessi, segretario nazionale della 'Democrazia Cristiana Nuova', ex deputato Dc, nonché figlio di Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Siciliana e tra i fondatori della Democrazia Cristiana e del suo simbolo. "La decisione di querelare Sarri per le sue parole sulla Democrazia cristiana non è un fatto personale. Ma intendo difendere i valori della Democrazia cristiana e di uomini come Sturzo, De Gasperi e non ultimo mio padre", ha detto all'agenzia Adnkronos Alessi. ono circa seimila gli emendamenti al ddl Cirinnà sulle unioni civili depositati in aula al Senato. Secondo le indicazioni che arrivano dagli uffici, almeno 5mila riguardano le proposte di modifica della Lega, 300 sono quelli di Forza Italia e 85 sono della coppia Sacconi-D'Ascola, entrambi senatori di Ap. Sono invece circa 60 gli emendamenti presentati dai senatori del partito democratico. Si tratta di proposte dei singoli, non ci sono infatti emendamenti sottoscritti dalla presidenza del gruppo. Di questi 60, nove sono le proposte presentate dagli esponenti dell'area cattolica, i cosiddetti catto-dem. Tra questi nove, due sono stati firmati anche da altri esponenti della maggioranza. Infine, S secondo quanto si apprende, "nello spirito di miglioramento del ddl Cirinnà”, quelli a prima firma di Beppe Lumia, capogruppo democratico in commissione Giustizia, si tratta di 12-13 emendamenti, hanno la finalità di trovare un "equilibrio" tra le varie aree del Pd. Ad esempio, sulla stepchild adoption viene specificato il lungo iter che porta all'adozione. La relatrice Cirinnà, sempre più in ambasce, fa comunque buon viso a cattivo gioco e definisce anche questa pioggia di emendamenti come “un altro passo in avanti verso le unioni civili”, appellandosi quindi di nuovo alle parole del suo segretario Renzi “che ha ribadito la priorità dell''assoluta tutela dei bambini nelle famiglie omogenetoriali". INCONTRO AL FEMMINILE PROMOSSO DA AZIONE NAZIONALE Più regole sull’accoglienza dopo le vicende di Colonia essun razzismo, nessun buonismo: mai più jihad contro le donne: è questo il titolo del documento di Azione Nazionale discusso ieri a Roma durante il convegno “Donne, Islam e Integrazione” moderato da Sarina Biraghi (condirettore de Il Tempo), a cui hanno partecipato Sabina Bonelli (Consiglio Direttivo Azione Nazionale), Valentina Cardinali (Consiglio Direttivo Azione Nazionale), Mara Carfagna (deputato di Forza Italia), Franca Cipriani (Consigliera Nazionale di Parità), Isabella Rauti (Presidente associazione Hands Off Women) e Souad Sbai (Presidente associazione Acmid e N esponente di Noi con Salvini). Un convegno nato dalla volontà di non archiviare le violenze commesse contro le donne a Colonia come un caso di ordine pubblico, ma di affrontarle come “un atto collettivo e organizzato di sopraffazione culturale” che può diventare il modello di azioni simili in tutta Europa. Per questi motivi il documento di Azione Nazionale chiede “una stretta nelle regole di accoglienza e convivenza” e un effettivo controllo dei flussi migratori, sia quelli derivanti da motivazioni economiche che quelli derivanti dall’emergenza profughi, consentendo “di verificare gli ingressi, controllare le permanenze ed espellere chi non ha diritto a rimanere sul nostro territorio”. Quanto al tema del rapporto Islam-Occidente deve essere chiaro che, “dal momento che non c’è interesse alla conversione degli islamici, visto che la forza degli Stati moderni è la loro laicità, lo Stato deve recuperare il suo ruolo di governo e sostenerlo, senza timore e senza compromessi”. 5 Sabato 23 gennaio 2016 ESTERI SOMALIA Al Shabaab fa una strage sul lungomare di Mogadiscio Sono almeno venti le vittime del duplice attentato rivendicato dal gruppo terroristico legato ad Al Qaeda di Cristina Di Giorgi salito a venti, tra civili e guardie di sicurezza, il numero delle vittime degli attentati che giovedì sera hanno insanguinato il lungomare di Mogadiscio. Gli attacchi si sono svolti a circa un'ora di distanza l'uno dall'altro. Secondo una prima ricostruzione, dopo una prima violenta esplosione davanti al Beach View Hotel (alcune fonti parlano di un'autobomba e altre di un attentatore suicida che si è fatto esplodere nei pressi dell'ingresso della struttura), un secondo ordigno è stato fatto detonare nei pressi del vicino ristorante Lido Seafood. Nel frattempo un gruppo di jihadisti, arrivati dalla spiaggia con indosso giubbotti esplosivi e armati di kalashnikov, ha iniziato a sparare sulla gente che in quel momento affollava l'area e si è poi asserragliato all'interno del locale. Un testimone ha riferito all'Associated press che i terroristi “hanno sparato a caso alle persone sedute vicino alla spiaggia prima di entrare nel locale”. Che, ricorda la stampa, è molto frequentato non solo da gente comune, ma anche da esponenti di spicco dell'amministrazione governativa locale e È della società somala. “Hanno ucciso circa 20 persone, compresi bambini e donne” ha dichiarato un poliziotto. Ed ha aggiunto che “il fatto che i terroristi abbiano scelto proprio questo obiettivo, durante una notte di weekend, dimostra quanto siano senza pietà. Volevano uccidere più civili, ma le forze di sicurezza sono riuscite a soccorrere molta gente” facendola allontanare. Le azioni sono state rivendicate dal gruppo islamista locale al-Shabaab che, mentre l'attacco era ancora in corso, per bocca dello sceicco Abdiasis Abu Musab ha annunciato: “Siamo dentro e controlliamo il locale”. Le forze dell'ordine sono comunque riuscite, dopo ore, a neutralizzare i terroristi facendo irruzione e – riferiscono le agenzie – passando da una stanza all'altra per inse- guire i miliziani. Quattro componenti del commando sono stati uccisi e uno, che stando ad una fonte dell'intelligence locale sembra sia il leader del gruppo di fuoco, è stato catturato. Soltanto poco prima dell'alba le forze speciali sono riuscite a riprendere completamente il controllo della zona. Il primo ministro somalo, Omar Abdirashid Ali Sharmarke, ha commentato in un tweet il duplice attentato: “Condanno senza riserve l'attacco barbaro a Lido Beach. I miei pensieri e preghiere sono per le vittime". Condanna è stata espressa anche dal britannico Michael Keating, rappresentante speciale Onu in Somalia che ha twittato: “Condanno fermamente l'attacco di stasera. Lido Beach è simbolo di vita Somalia”. Nella zona infatti, soprattutto negli ultimi tempi, sono stati aperti numerosi locali e ristoranti. Quello a Mogadiscio è il terzo ad hotel e strutture turistiche compiuto di recente in Africa da gruppi legati ad Al Qaeda: in novembre i terroristi hanno colpito a Bamako (in Mali) e solo pochi giorni fa ad Ougadougou (in Burkina Faso). Sono in molti a ritenere che i miliziani di al Shabaab, aumentando di intensità e frequenza le loro azioni, intendano rivendicare la loro forza e capacità anche e soprattutto in concorrenza con lo Stato Islamico. TUNISIA Crisi sociale e manifestazioni: riunione straordinaria del parlamento l parlamento tunisino si è riunito in sessione straordinaria per discutere della situazione sociale e della sicurezza. Lo ha annunciato il presidente dell'assemblea Mohamed Ennaucer. La convocazione si è resa necessaria in seguito all'espandersi delle proteste popolari che da Kasserine si sono in queste ore estese ad almeno 16 dei 24 governatorati in cui è diviso amministrativamente il Paese, con manifestazioni e disordini che, se non arginati, potrebbero portare a serie conseguenze quanto alla stabilità della Tunisia. La seduta – riferiscono le agenzie – ha anche lo scopo di fissare una data per una riunione straordinaria con il governo, nella quale esaminare soluzioni a breve e a lungo termine al problema della disoccupazione I giovanile, che colpisce anche diplomati e laureati ed è stata la causa scatenante del riaccendersi del malcontento popolare. Che in questi giorni è sfociato ripetutamente nella violenza e, in almeno un caso, anche nel sangue: è di giovedì infatti la notizia della morte di un poliziotto, linciato dalla folla inferocita. Nella quale, tra l'altro, si teme possano infiltrarsi miliziani dello Stato islamico. Di fronte all'urgenza della situazione, il premier Essid, sebbene in viaggio istituzionale all'estero, ha annullato gli impegni internazionali per rientrare anticipatamente in patria. CdG EGITTO Attentato dell’Isis a Giza: uccisi dieci poliziotti Rivendicata dai terroristi l'esplosione di un ordigno piazzato in un covo che gli agenti stavano esaminando di Stella Spada ono almeno dieci le vittime (e tredici i feriti) causate dall'esplosione di un ordigno che giovedì sera ha distrutto un appartamento a Giza, terza città dell'Egitto. La deflagrazione è avvenuta mentre una squadra di poliziotti, poco dopo avervi fatto irruzione, stava perquisendo un locale che, secondo le indagini, si riteneva S fosse utilizzato come deposito da gruppi terroristici. Secondo alcuni si trattava di un covo dei “Fratelli musulmani” (l'organizzazione estremista che aveva conquistato il potere in Egitto ma che era poi stata messa al bando, nel luglio 2013, in seguito ad una rivolta guidata dai militari) mentre altri riferiscono che l'appartamento era utilizzato dal gruppo “Ansar Beit el-Maqdes”, formazione affiliata allo Stato islamico che da qualche anno conduce una sanguinosa guerriglia in Sinai. E che, se la paternità dell'attentato fosse confermata, sarebbe riuscita ad ampliare fino alla capitale il suo raggio d'azione. Avendo rinvenuto una bomba ad orologeria, “un agente esperto di esplosivi – hanno fatto sapere le autorità - stava cercando di mettere in sicurezza” l'area, ma l'ordigno è esploso. Lo stabile e tre edifici vicini sono stati evacuati. Lo Stato Islamico, con una dichiarazione diffusa sui social network, ha rivendicato l'attentato, proclamando di aver ucciso tredici agenti e averne feriti venti. Cifre diverse da quelle ufficiali: il procuratore El-Tamawy ha infatti parlato di sette agenti e tre civili morti e 13 feriti, di cui alcuni in gravi condizioni. Nell'appartamento è stato rinvenuto un computer portatile con immagini di possibili obiettivi di attentati, tra cui un commissariato e la Prefettura di Giza. L'operazione faceva parte di un piano di sicurezza che in questi giorni le forze dell'ordine egiziane stano mettendo in SVEZIA PARIGI Allarme bomba all’aeroporto di Goteborg Traffico bloccato per alcune ore. Nessuna notizia sui risultati degli esami effettuati dagli esperti della polizia stato completamente bloccato per alcune ore, in seguito ad un allarme bomba, il traffico dello scalo aereo di Goteborg – Landvetter (il secondo della Svezia per grandezza ed importanza). La notizia, confermata dalla società che gestisce gli aeroporti svedesi, è stata riferita dall'emittente radiofonica Sverige Radio, che sul suo sito internet ha spiegato che l'allerta ha riguardato un volo della compagnia svedese Scandinavian airlines proveniente da Londra e diretto a Stoccolma, a proposito del quale, intorno alle 9.50 di venerdì mattina, È la polizia svedese aveva ricevuto informazioni circa una non meglio precisata minaccia di bomba. Dopo aver effettuato un atterraggio di emergenza nello scalo scandinavo, l'aereo è stato portato in un parcheggio lontano dai terminal. Sul posto sono intervenuti gli artificieri ed i servizi di emergenza. Le forze dell'ordine hanno atto per evitare possibili attacchi e proteste, il 25 gennaio (anniversario della rivolta del febbraio 2011, che portò alla caduta di Mubarak), contro l'attuale presidente al Sisi. Manifestazioni che, gli scorsi anni, erano degenerate in violenza, con un bilancio di numerosi morti. quindi deciso, in via precauzionale, di interrompere il traffico aereo e di chiudere lo scalo, con divieto di decolli e atterraggi. A bordo dell'aeromobile c'erano circa 70 passeggeri, che sono stati evacuati. Non è stata diffusa nessuna notizia, al momento, sui risultati degli esami e dei controlli che gli esperti hanno effettuato sull'aeromobile (non si sa, dunque, se si è trattato di un falso allarme o se effettivamente è stato rinvenuto qualcosa di sospetto). Nel frattempo comunque lo scalo è stato riaperto ed ha ripreso a funzionare a pieno regime. CdG La Francia forse manterrà lo stato di emergenza Il premier Valls: “Siamo in guerra Useremo tutti i mezzi consentiti per proteggere la popolazione” on è da escludersi che in Francia lo stato di emergenza, proclamato in seguito agli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre scorso e prorogato fino a metà febbraio, venga mantenuto in vigore. Lo ha lasciato intendere il primo ministro Manuel Valls che, secondo quanto riportato dalla Bbc, in un'intervista rilasciata all'emittente britannica ai margini del World Economic Forum di Davos (in Svizzera) ad una domanda relativa alla durata della misura straordinaria ha risposto che potrebbe essere mantenuta N fino a che non terminerà la “guerra totale, globale e spietata” contro il terrorismo del cosiddetto Stato Islamico. “La Francia è in guerra” ha precisato Valls” e questo significa che “si stanno utilizzando tutti i mezzi della nostra democrazia consentiti dalla legge per proteggere la popolazione francese”. Dichiarato su tutto il territorio nazionale francese inizialmente per un periodo di tre mesi – che sarebbe dovuto terminare a metà febbraio – lo stato di emergenza è una misura straordinaria che amplia i poteri delle autorità e delle forze dell'ordine. Per quanto riguarda i prefetti, consente loro di dichiarare il coprifuoco, interrompere la libera circolazione, impedire qualsiasi tipo di manifestazione pubblica, chiudere luoghi di ritrovo e controllare mezzi di informazione. Quanto alle forze dell'ordine, hanno maggiore libertà d'azione in particolare per quanto attiene alla possibilità di condurre raid, irruzioni e perquisizioni (di giorno e di notte) e mettere in atto misure cautelari, anche preventive. St.Sp. 6 Sabato 23 gennaio 2016 ESTERI DUBLINO E LA RINASCITA ECONOMICA La riscossa irlandese Gli strumenti della ripresa: tagli alla spesa pubblica, vendita di beni statali, riforme strutturali e tassazione favorevole di Claudio Pasquini Peruzzi D al crollo alla rinascita. Da PIGS a Tigre Celtica. Data per morta e sepolta l’Irlanda è riuscita a ribaltare la situazione economica drammatica emersa nel 2007 a seguito dell’esplosione del mercato immobiliare e della crisi finanziaria. La criticità e la vulnerabilità dell’economia nazionale costrinsero l’Irlanda ad accettare gli aiuti finanziari internazionali (pacchetto da 67,5 miliardi di euro) provenienti dal Fmi e dai paesi dell’Eurozona finendo in un piano di salvataggio che avrebbe condannato il paese alla politica di austerità. L’Irlanda finì rapidamente nella zona “retrocessione” nella classifica delle economie europee diventando un “membro” del club dei cosiddetti PIIGS (la seconda I fu aggiunta con l’aggregazione dell’Irlanda), un acronimo coniato dal linguaggio giornalistico-economico per far riferimento ai seguenti paesi dell’eurozona investiti dalla crisi: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, e Spagna. Le cause del rilancio economico ir- landese risiedono in diversi fattori. Le esportazioni (Usa e UK sono i partner principali), che rappresentano le fondamenta della struttura economica del paese, sono incrementate (+13% ad aprile 2015) a seguito di un euro debole (svalutazione del 30% nei confronti del dollaro statunitense) e di un aumento nella domanda interna. La Commerzbank ha recentemente pubblicato dei dati che rivelano come un’iniezione di fiducia nei consumatori abbia portato ad un incremento della domanda interna e degli investimenti (+1,8% ad aprile 2015). Un ruolo fondamentale è attribuito alla favorevole “corporate tax” (tassa sul reddito di impresa) bloccata al 12,5% e una delle più basse al mondo. Nonostante le critiche ricevute dall’Ue, il governo è riuscito a ricavare un montante di circa 3,3 miliardi di euro, ovvero 912 milioni in più (+ 38%) del previsto. Non è un caso che i giganti dell’internet (Google, Amazon,Yahoo, Apple) e tante altre compagnie hightech abbiano delocalizzato il loro quartier generale nella capitale irlandese. Insomma, Dublino è la nuova Silicon Valley del continente europeo. Stando alle statistiche economiche, nel terzo trimestre dell’anno scorso l’Irlanda ha registrato un aumento del 7,7% del Pil rispetto al 2014 e per il 2016 è previsto un incremento tra il 4 ed il 5%. Il Dipartimento delle Finanze ha rilasciato dei dati indicanti un calo drastico nel rapporto deficit/Pil (nel 2015 il rapporto è al 2,1%) di circa 12 punti rispetto al 2009 (apice della crisi). Il tasso di disoccupazione è calato da circa il 12% al 9,6% nel 2015, percentuale abbastanza elevata ma al di sotto della media europea. Il tasso di disoccupazione giovanile ha subito una leggera frenata passando dal 25,9% nel 2014 al 21,1% nel 2015. Per il 2016 il governo e le autorità competenti prevedono una crescita non al di sotto del 3 o 4%, superiore rispetto alla media europea. Nell’immediato il governo dovrà focalizzarsi sul risanamento del budget e la ripresa economica tenendo in considerazione le adiacenti elezioni politiche che si terranno in primavera. Dopo aver subito le cure dolorose dell’austerity l’Irlanda è ripartita con decisione. I periodi di crisi sono susseguiti da margini di crescita più elevati, tuttavia il governo dovrà porre ulteriori rimedi ad un assetto finanziario ritenuto ancora fragile e prestare particolare attenzione agli sviluppi economici degli Usa e dell’UK. Nel frattempo, a casa nostra si viaggia controtendenza. La disoccupazione aumenta e l’imposizione fiscale soffoca le famiglie e le aziende. In Italia ci si accontenta di un misero +0,8% di crescita registrato nel 2015, un +1,5% previsto per il 2016 e un consolidamento al +1,6% nel 2017 (+0,1% rispetto al 2016). La luce alla fine del “tunnel Italia” non accenna ad ingrandirsi. L’Italia…una Ferrari col motore di una Fiat. GRECIA Tsipras: primo anno di governo tra le proteste Eurosky Tower . L’investimento più solido è puntare in alto. In piazza, contro le riforme, professionisti, agricoltori, lavoratori dei trasporti E il 4 febbraio scioperano i dipendenti pubblici l governo Tsipras chiude il primo anno di attività (è entrato in carica ufficialmente il 25 gennaio 2015) tra le proteste. Nei giorni scorsi, ad Atene e non solo, manifestazioni, cortei e blocchi del traffico hanno visto protagonisti coloro che si oppongono alla riforma delle pensioni che dovrà essere varata dall'esecutivo su richiesta dei creditori internazionali. Una riforma destinata a pesare non solo sugli equilibri di un governo che appare tutt'altro che solido, ma anche e soprattutto sui pensionati stessi. Nella capitale, in particolare, migliaia di avvocati, medici, ingegneri, farmacisti e altri professionisti si sono dati appuntamento davanti alla sede del Parlamento. E dopo aver sventolato le loro cravatte, le hanno legate agli alberi di piazza Syntagma. Per loro – i liberi professionisti, che sono la categoria lavorativa più produttiva del Paese – la legge stabilisce che più della metà del loro reddito vada in tasse e assicurazioni. I E non solo: continua anche la protesta dei marinai (fermi molti traghetti in seguito allo stop di 48 ore proclamato dalle associazioni di categoria), dei lavoratori delle ferrovie e degli agricoltori, sui quali pesa anche l'aumento delle tasse del settore: bloccata la principale arteria stradale che collega Grecia e Turchia. Blocchi anche, nei prossimi giorni, sulle strade del nord e centro del Paese. Il settore pubblico, invece, si fermerà per uno sciopero generale il 4 febbraio. Tutto questo – fanno notare alcuni – per una riforma che è già noto che non risolverà il problema: Bloomberg prevede anzi, per il 2016, una recessione dell'economia greca pari all'1,8%. Peggio andrà solo in Venezuela (3,3%) e in Brasile (2,5%). In tutto questo per la prima volta i conservatori di Nea Dimokratia nei sondaggi risultano avanti rispetto a Syriza. Elezioni anticipate? Forse. Ma bisogna vedere se e come la Grecia riuscirà ad arrivarci. CdG Eurosky Tower è il grattacielo residenziale di 28 piani che sta sorgendo a Roma, nel prestigioso quartiere dell’EUR. Un progetto modernissimo e rivoluzionario che coniuga esclusività e tecnologia, ecosostenibilità ed eleganza. Eurosky Tower è destinato a diventare un simbolo di Roma e soprattutto un grande investimento che si rivaluterà nel tempo. Le residenze sono state progettate per offrire spazi comodi, ma al tempo stesso funzionali, perfettamente rifiniti in ogni dettaglio e con tagli che vanno dai 50 mq fino agli oltre 300 mq. La vicinanza di grandi aziende (italiane e multinazionali) e la posizione assolutamente strategica rispetto agli aeroporti e al centro città garantiscono una elevata richiesta di unità abitative di piccolo/medio taglio in affitto per manager e dirigenti. Al 19° piano, ad oltre 70 metri di altezza, sono state realizzate le prime tre residenze campione, altamente rifinite in ogni singolo dettaglio. Per prenotare la tua visita contatta i nostri consulenti al numero 800 087 087. RE AWARDS Premio Speciale Smart Green Building UFFICIO VENDITE Roma EUR Viale Oceano Pacifico (ang. viale Avignone) Numero Verde 800 087 087 www.euroskyroma.it 7 Sabato 23 gennaio 2016 SToRIA Ciao, Martina LA PRONIPOTE DEL DUCE, FIGLIA DI GUIDO E NIPOTE DI VITTORIO, È MANCATA IERI, AVEVA SOLO 46 ANNI Ritratto di una Donna forte e leale, sobria e discreta, che ha difeso per tutta la vita il nome dei Mussolini di Emma Moriconi M artina Mussolini ci ha lasciati. È una di quelle notizie che non vorresti mai dare, anche se fai informazione per professione. Scriverne è persino difficile, per chi - come me - ha avuto l'onore di conoscere Martina e di apprezzarne il coraggio, la lealtà, la determinazione, e anche la discrezione. Sei anni di dura malattia non l'avevano piegata, aveva combattuto con forza, in maniera esemplare. E aveva affrontato il male che la stava logorando con estrema discrezione: e questa discrezione resta di esempio, al punto che pur volendo scrivere di lei queste parole in ricordo della sua bella persona - mi limiterò a disegnarne un sobrio ritratto: a lei , credo, piacerebbe così. Mi sembra di averla qui e di sentirla che mi dice: "Vediamo di non fare piagnistei". Quindi sobrietà e rispetto, come piace a lei. Vorrei ringraziare di cuore Edoardo Fantini, per essere stato il tramite che ci ha fatte conoscere. Ricordo con piacere il nostro incontro a casa di Edoardo, amico sincero, studioso illustre, con il quale Martina aveva scritto il libro "Fascismo, Stato sociale e dittatura", dopo una ricerca durata sei lunghi anni. Un libro che è sulla mia scrivania da prima ancora che venisse pubblicato, e che custodisco gelosamente. Un libro che racconta verità innegabili, relative alle pagine più appassionanti della nostra storia. Quella storia che Martina ha sempre difeso. Parlammo, quel giorno, e in altre successive occasioni, di tante cose, e posso solo dirle grazie: "Ti dico personalmente queste cose - mi disse - affinché tu le sappia dalla mia stessa voce, nulla deve esserti riportato da altri, solo così saprai la verità, saprai ciò che penso". Probabilmente me lo disse proprio sapendo che sarebbe finita così, e non volle lasciare nulla in sospeso. Quanto ai contenuti, quelli restano con me, preziosa confidenza intima tra noi. Mi aveva voluta vicina, conferendomi l'onore della nomina a Commendatore dell'Ordine dell'Aquila Romana: "Ti ho scelta io, Emma", mi aveva detto. E mi aveva ringraziata per il mio lavoro di ogni giorno su queste pagine, "per meriti professionali e alto senso di fedeltà all'ideale di Patria", come volle scrivere sulla mia nomina ufficiale il V Capo Gran Cancelliere dell'Ordine dell'Aquila Romana, Sua Eccellenza Martina Mussolini. E io avevo rin- graziato lei per questo onore che reputavo troppo grande. Aveva sempre difeso il suo nome, Martina Mussolini. E la nostra storia, quella di cui il suo bisnonno Benito è stato il protagonista. Aveva scritto al Presidente del Venezuela Maduro dicendogli che lui, del Fascismo, non sapeva un bel niente; lo fece senza mezzo termini e con la schiettezza che l'ha sempre contraddistinta. Si era scagliata contro la Fornero in difesa delle leggi fasciste dedicate al lavoro femminile, si era espressa a chiare lettere con la presidente Boldrini difendendo con passione l'obelisco recante la scritta Mussolini Dux, aveva tutelato il nome di Benito Mussolini quando era stato accusato di bigamia, portando all'attenzione degli Italiani documenti inoppugnabili che testimoniavano che la sola moglie del Duce si chiamava Rachele Guidi. E anche qui aveva avuto vicino l'amico Edoardo Fantini. E il libro "Fascismo: Stato sociale o dittatura" è la sintesi di quelle verità che Martina ha sempre voluto difendere con passione: è il suo lascito alle future generazioni, che devono sapere la verità storica e non lasciarsi trascinare dalla demagogia che per 70 anni ha devastato la memoria di questa Patria offesa troppo spesso dalle menzogne. Questo che segue è il comunicato ufficiale, diffuso ieri mattina dall'Ordine dell'Aquila Romana. Lo riproponiamo anche oggi ai nostri lettori: "S. E. Martina Mussolini è nata in cielo. Oggi 22 gennaio 2016 è deceduta a 46 anni in Sinalunga nel senese, Martina Mussolini pronipote dello statista Benito Mussolini, V Capo dell'Ordine dell'Aquila Romana, nata a Forlì il 26 luglio 1969. La notizia è stata comunicata dai familiari: i figli Andrea Vittoria e Pierflavio e le sorelle Orsola e Vittoria. Il rito funebre sarà officiato in Sinalunga sabato 23 gennaio alle ore 10,30 nella Chiesa di San Martino, Via San Martino 3. Le ceneri saranno successivamente traslate nella Cripta Mussolini in Predappio. Madre esemplare e appassionato ottico è ricordata per aver dato nuovo impulso agli Ordini del patrimonio araldico della Casa Mussolini, non mai rinnegando in ogni momento il peso del proprio nome nei confronti della storia circa gli eventi del Ventennio. Come da proprie volontà chiede non fiori, ma offerte all'Ospedale Silvestrini di Perugia. Le succede alla guida degli Ordini la sorella Orsola Mussolini". Insieme alla Redazione del Giornale d'Italia, mi unisco al dolore della famiglia Mussolini per la prematura scomparsa di una Donna che ricordiamo come coraggiosa e leale. A lei, ai figli Andrea Vittoria e Pierflavio, alle sorelle Orsola e Vittoria e a tutta la famiglia Mussolini esprimiamo sentimenti di rispetto e di affetto, giunga loro la serenità nella Fede in Dio, con la consapevolezza che l'eterna bontà di Nostro Signore - ne siamo certi - avrà posato la dolce anima presso di sé, là dove riposano i Giusti. UNA TESTIMONIANZA DI CORAGGIO E DI VALORE Il ricordo di Edoardo Fantini “Era fatta così, dolce e decisa, sensibile e forte, sempre pronta a stringere i denti ed andare avanti senza mai piegare la testa, neanche di fronte ad un male terribile come quello che ce l'ha portata via” H o conosciuto Martina nel 1996, perché un amico avvocato mi aveva detto che a Sinalunga viveva una Mussolini ed io avevo bisogno di reperire notizie sull'ulcera di suo bisnonno Benito, visto che questa non era stata evidenziata nell'autopsia che fu espletata sul corpo del Duce nell'aprile del 1945. Nei miei studi sul Ventennio, d'altra parte, più volte mi ero imbattuto in bollettini che riportavano le crisi dolorose all'addome che Mussolini aveva sofferto dal 1933 al 1945, e quindi volevo sapere se lei di questa malattia fosse a conoscenza. Martina mi rispose che avrebbe volentieri studiato insieme a me ogni aspetto, che avrebbe volentieri approfondito le tematiche relative al Fa- scismo, un'epoca storica spesso raccontata male, in maniera distorta. Nacque così la nostra amicizia e quando con un gruppo di amici organizzammo degli incontri dove ognuno di noi riferiva quanto aveva appurato con le proprie ricerche, Martina era sempre lì ad ascoltare e fare domande. Poi, sei anni fa, il ritrovamento dei testi sulla Carta del lavoro, che ci fecero capire essere centrali per la comprensione del Fascismo e la conseguente decisione di scrivere un libro assieme ad Andrea Piazzesi. Questo testo è stato ultimato nel giugno del 2015, quando la salute di Martina era già precaria dato che la malattia le era stata diagnosticata nel 2009. Nell'aprile ci recammo a Predappio per pubblicizzarlo, visto che ormai era prossimo all'uscita, ed eravamo in macchina quando la vedi misurarsi la febbre che era di 38,5°. Le proposi di ritornare verso casa ma lei rifiutò dicendo che preferiva stringere i denti ed incontrare gente, anziché arrendersi al male. Così fece per tutti e due i giorni che siamo rimasti là, ed an- che nei mesi successivi durante i quali, portando la malattia con estrema dignità, non ha mai smesso di accettare inviti per riunioni dove si trattavano gli argomenti più diversi: dal nostro libro, agli appuntamenti della Piccola Caprera, ad un seminario medico sul mieloma multiplo dove è intervenuta con la sua triste testimonianza di paziente. Perché Martina era fatta così, dolce e decisa, sensibile e forte, sempre pronta a stringere i denti ed andare avanti senza mai piegare la testa, neanche di fronte ad un male terribile come quello che ce l'ha portata via. Riposi in pace. 8 Sabato 23 gennaio 2016 DA RoMA E DAL LAzIo LA POLITICA SCOSSA DAL SONDAGGIO CHE PREMIA I GRILLINI, SEGUITI DA CENTRODESTRA E GIACHETTI L’inclusione farà la differenza Storace non ha dubbi: “La situazione impone le primarie”. Pd e Sel-SI continuano a litigare, intanto i dem annunciano la chiusura dei termini per il 10 febbraio, giorno delle Foibe. La Destra: “Si vergognino” S e n’è parlato per tutto il giorno. Il sondaggio Index research, reso noto giovedì sera nella trasmissione di Piazza Pulita (La 7) condotta da Formigli, è entrato a gamba tesa nell’agenda politica romana. Di fatto premia i 5 Stelle con il 30%, che hanno comunque il fiato sul collo di Giorgia Meloni e Francesco Storace, appaiati al 29% nelle intenzioni di voto dei romani, entrambi seguiti alla stessa distanza da Roberto Giachetti (Pd). Sel-SI si conferma al 4,5%, mentre Alfio Marchini si attesta all’8,5%. Colui che ne esce rafforzato è l’ex governatore del Lazio, attuale leader de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale, che ha già dato la sua disponibilità alla maratona capitolina del 12 giugno e auspicando - non è un mistero - la reunion del centrodestra attraverso le primarie. Intanto Storace presenterà la sua proposta per Roma il 31 gennaio alle 16 e 30 all’Auditorium dell’Istituto Salesianum. “Il centrodestra ha un motivo in più per convocare elezioni primarie. Il sondaggio su Roma diffuso da Piazza Pulita testimonia che sono due i potenziali candidati che possono arrivare al ballottaggio con il Movimento cinque stelle e lasciare indietro il Pd: Giorgia Meloni e Francesco Storace”, è l’analisi del segretario nazionale de La Destra pubblicata sulla sua pagina Facebook. La pensa così anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha già annunciato che non sarà della partita romana. Gli ultimi dati sono la “dimostrazione che il centrodestra può vincere, ma occorre far partire immediatamente le primarie e rompere questo stato di attesa perenne. Giachetti - ha detto infatti, a margine di un convegno di Azione nazionale - è vero che non è in testa ma è anche vero che non è partito da molto”. Alemanno ha sottolineato come il sondaggio mostri anche il peso della candidatura di Storace, “ignorato dal centrodestra finora”. Intanto il centrosinistra prova a riorganizzarsi dopo l’esperienza fallimentare di Ignazio Marino. Come? Rimettendo intorno a un tavolo la fotografia di Vasto con gli allora partiti: Pd, Sel, Idv. Con un unico comune denominatore: le primarie, le cui candidature dovranno essere presentate entro il 10 febbraio, giorno in cui l’Italia si fermerà per ricordare i martiri delle Foibe. Una data snobbata dalla sinistra italiana con le conseguenti accuse dal centrodestra. E anche in questo caso Storace non le ha mandate a dire: “Il Pd chiude la presentazione delle primarie a Roma il 10 febbraio: una decisione di pessimo gusto. Nel giorno dedicato alla preghiera e al ricordo dei Caduti delle foibe loro saranno impegnati con la burocrazia di partito a litigare sulle firme raccolte”, ha tuonato il leader de La Destra, bollando i dem così: “Gratta gratta, la loro memoria è solo di facciata. Si vergognino”. Al di là delle polemiche, ieri al Nazareno si è riunita l’eventuale coalizione formata da Pd, Idv, Scelta civica, Verdi, Rete dei cittadini e Democrazia solidale. Al momento Sel-SI, defenestrata nell’ultimo rimpasto da Marino-Orfini, non è della partita e ha già fatto sapere che non parteciperà al tavolo delle primarie perché “a Roma non ci sono le condizioni”. Nonostante l’apertura del candidato Fassina a Giachetti su una proposta programmatica con il successivo step delle primarie, ieri il segretario di Sel romano, Paolo Cento, ha scandito che “la coalizione di centrosinistra è finita da mesi”, confermando di fatto gli strascichi dell’amministrazione Marino e lasciando aperto uno spiraglio: “Nei prossimi giorni verificheremo con il Pd se esiste la possibilità di un confronto”. Una riflessione sulla situazione dall’altra parte del campo giunge per bocca di Barbara Saltamartini (Noi con Salvini): "Il perimetro del centrosinistra si sta restringendo, lo di- mostrano le alleanze che il PD non riesce a comporre per le prossime amministrative e le difficoltà a mettere d'accordo le varie anime che convivono in quel partito.Questo deve far riflettere il centrodestra sulla grande opportunità che abbiamo di fronte e che potrebbe vederci vincitori in molte delle città capoluogo e dei comuni nei quali si andrà al voto alle prossime elezioni amministrative” con la raccomandazione di “saper coinvolgere le forze civiche in campo per poter allargare il fronte politico e sociale che non si riconosce nelle idee e nei programmi del centrosinistra e di Renzi. In tal senso vedo con favore la proposta di promuovere le primarie sul modello americano per individuare sulla base dei programmi il miglior candidato sindaco per Roma. Perché - conclude Saltamartini - al di là dei sondaggi, ritengo fondamentale, soprattutto in questa delicata fase politica e amministrativa in cui versa la nostra città, che si apra il più ampio confronto con il territorio, con i cittadini, con le classi dirigenti dei partiti e con le realtà sociali e produttive che animano la Capitale d'Italia”. Modello all’americana al quale starebbe lavorando anche Alfio Marchini. La spunterà chi saprà giocarsi meglio le carte, vale per la destra che per la sinistra. Un’elezione all’insegna dell’inclusione. Giuseppe Sarra LA COMPAGNIA NON HA RISPETTATO LE CATEGORIE PROTETTE GARANTITE DALLA LEGGE Alitalia licenzia un disabile, il giudice lo fa riassumere L Bastonate dai rom, icenziati da Alitalia, riassunti dal giudice. Sono tantissimi i ricorsi presentati dagli ex lavoratori della compagnia di bandiera. una vera e propria valanga con quasi 500 impugnazioni, molte delle quali accolte dalla magistratura. Come avvenuto recentemente per un gruppo di impiegati. Ma salta all’occhio il licenziamento di un disabile in data 5 dicembre 2014, nell’ambito della procedura avviata il 3 novembre 2014. L’ex lavoratore, però, ha impugnato l’atto, vedendosi accolte per buona parte le proprie ragioni soltanto il 9 dicembre scorso, quando il giudice del lavoro, Carlotta Calvosa, ha ordinato a “Alitalia SAI s.p.a di reintegrarlo nel posto di lavoro e condanna entrambe le società convenute in solido al pagamento in favore del ricorrente di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e non superiore a dodici mensilità”. Ma non è tutto, il giudice ha riconosciuto anche il “versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettivo ripristino, maggiorati degli interessi nella misura legale”. Il disabile si è visto riconosciuto un diritto sancito dalla legge italiana, che salvaguarda le categorie protette. Niente da fare. Si sono costituite in giudizio entrambe le società convenute, Compagnia Area Italiana S.p.A (già Alitalia - Compagnia Area Italiana S.p.A., trasformata in CAI) e Alitalia Società Area Italiana S.p.A (diventata SAI) opponendosi all’accoglimento del ricorso. “Il licenziamento risulta essere stato tempestivamente impugnato stragiu- dizialmente nei confronti della resistente CAI, all’epoca datore di lavoro del ricorrente, in data 12.1.2015 (a mezzo raccomandata ar.)”, si legge nella sentenza. Infatti il giudice ritiene che “altro sia la sospensione dagli obblighi di assunzione di quota di disabili, in favore di impresa che versi nelle condizioni di cui agli artt. 1 e 3 L. 223/91; altro sia la possibilità di recedere dai rapporti di lavoro con i dipendenti disabili avviati obbligatoriamente”. C’è intanto chi nell’azienda punta il dito contro i mancati controlli dell’ufficio di collegamento, i cui ispettori avrebbero dovuto controllare, è l’accusa tra gli operai, il rispetto delle categorie protette, garantite, in questo caso, dalla sentenza del giudice del lavoro. Ma la tensione continua a salire intorno all’ex vettore italiano. Le grane non mancano sia sul fronte dei licenziamenti, con i successivi reintegri, che sulla gestione dell’azienda. Marco Compagnoni SPINACETO in gravi condizioni arito e moglie presi a bastonate in strada davanti a passanti e automobilisti attoniti. La spedizione punitiva, che dovrebbe essere riconducibile a questioni abitative, è avvenuta giovedì scorso in via Eroi di Rodi a Spinaceto a Roma. Le vittime sono in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita. Gli autori della folle aggressione sono due rom, un bosniaco e una romena di 26 e 60 anni. Era circa le 12 quando una coppia di origini bosniache, che in quel momento stava camminando in strada, è stata affiancata da un’auto dalla quale sono uscite quattro persone di etnia rom, tra cui una donna, che, armate di bastoni, M hanno iniziato a colpire con violenza i coniugi. Gli aggressori si sono accaniti sull’uomo che, preso a bastonate al corpo e alla testa, ha perso i sensi ed è rimasto a terra sanguinante. Solo a questo punto gli assalitori hanno smesso di picchiarlo, sono risaliti in macchina e sono fuggiti. Grazie agli elementi raccolti, i poliziotti sono riusciti ad intercettare l’auto usata dalla banda. Nascosti all’interno di un vicino sito industriale, dove avevano trovato rifugio, due dei quattro fuggiaschi sono stati scovati e bloccati. Gli agenti sono ancora al lavoro per cercare di rintracciare le altre due persone riuscite a fuggire. 9 Sabato 23 gennaio 2016 DA RoMA E DAL LAzIo LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UN FASCICOLO SUL CROLLO DI VENERDÌ NOTTE IL 26ENNE SI TROVA AL GEMELLI E’ stato un errore umano La palazzina di lungotevere Flaminio è disabitata I condomini sono assistiti dal Comune a giornata si è conclusa con i carri attrezzi che hanno portato via le auto accartocciate dai calcinacci, mentre i condomini, che saranno assistiti dal Comune, dovranno attendere molto tempo prima di rientrare in possesso degli appartamenti. Non si hanno ancora notizie certe sul parziale crollo avvenuto nel cuore della notte di venerdì, intorno alle 3, alla palazzina di lungotevere Flaminio 70 a Roma. Per questo c’è attesa sugli esami della perizia tecnica della commissione stabili pericolanti della Protezione Civile. Al momento c’è però una certezza: il crollo è stato causato da un errore umano. I piani crollati sono il quinto, il sesto e il settimo. Dalle prime ricostruzioni, il sesto, dove erano in corso i lavori di ristrutturazione, sarebbe collassato su se stesso portandosi dietro il piano di sopra e quello di sotto, schiacciati dal peso di muri, tramezzi e solai venuti giù tutto d’un colpo. Una tragedia sfiorata. Non ci sono stati feriti grazie all’allarme tempestivo di L un’inquilina, che avrebbe sentito scricchiolii e rumori strani, segnalando i propri dubbi ai Vigili del fuoco e alla Polizia locale di Roma Capitale, che sono prontamente intervenuti sgomberando lo stabile. Al momento del crollo, avvenuto poco dopo, non c’era nessuno. La palazzina è ora disabitata e le utenze di gas, luce ed acqua sono state staccate da squadre di Italgas ed Acea. Sul caso è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Roma, che è stato affidato al pubblico ministero Antonella Nespola. In accordo con il procuratore aggiunto Roberto Cucchiarini, il pm nominerà un consulente per lo svolgimento dell’indagine tecnica cominciando dall’esame delle autorizzazioni concesse dalle competenti autorità per la ristrutturazione di parte dell’edificio. La Nespola ha già disposto l’acquisizione delle documentazioni presso il Campidoglio e gli uffici competenti, oltre alle testimonianze dei vicini. Ma il crollo ha comportato gravi difficoltà alla circolazione a causa della chiusura di lungotevere Flaminio, in particolare nel tratto che va da piazza Gentile da Fabriano a ponte duca D’Aosta (stadio Olimpico). In attesa che la magistratura chiarisca le cause dell’incidente, il Codacons ha chiesto di sapere chi ha concesso i permessi per i lavori di ristrutturazione nella palazzina crollata, e sulla base di quali criteri sia stata data l’autorizzazione. E’ giunta la voce anche dei tecnici, in particolare il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, ha dichiarato che “spesso chi interviene per ristrutturare unità abitative si premura per avere tutti i permessi richiesti ma non ha contezza della situazione statica dell’edificio. Basta tirare via un tramezzo per alterare la staticità di un edificio. E poi succedono crolli come quello di Roma”, è il commento con Labitalia, che ha aggiunto: “Noi chiediamo da tempo il libretto di fabbricato in cui si deve aggiornare lo stato dell’edificio, è l’unico modo per avere sempre contezza della sua staticità ed evitare questi eventi”. Precipita nella tromba dell’ascensore, è grave Sul posto due ambulanze e l’elisoccorso regionale in gravissime condizioni al policlinico Gemelli. All’improvviso, ieri mattina, un cinese di 26 anni è precipitato nella tromba dell’ascensore nel centro commerciale Arca al km 16,400 di via Tiberina a Capena, in provincia a Roma. La situazione è sembrata subito critica. Sul posto sono intervenute immediatamente prima due ambulanze del 118, poi è stato necessario l’intervento dell’elisoccorso regionale che ha trasportato l’uomo in codice rosso al nosocomio. Non è chiara la dinamica dell’incidente, sulla quale stanno lavorando i carabinieri della stazione di Capena che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto. L’uomo - ha reso noto Elitaliana, la società che gestisce gli elicotteri dell’e- È mergenza per conto della Regione Lazio - è precipitato da un’altezza tre metri, ed ha riportato un serio trauma spinale causato non tanto dall’altezza, quanto dall’impatto con gli ingranaggi metallici alla base dell’ascensore. Estratto dal vano dell’incidente dai Vigili del Fuoco che hanno provveduto a mettere sotto sequestro l’area, il ragazzo è stato soccorso dall’equipe medica del 118 a bordo dell’elicottero Pegaso 21 arrivato meno di due minuti dall’allarme dalla base di Fonte di Papa è vicinissima. E’ successivamente atterrato in un campo prossimo al luogo dell’incidente. Il ragazzo dopo essere stato messo in sicurezza è stato condotto al Gemelli dove è ricoverato in codice rosso ma non in pericolo di vita. L’INIZIATIVA DI UNINDUSTRIA “Lezione di Impresa” per gli studenti Giovani Imprenditori di Unindustria docenti d’eccezione nel ciclo di incontri con le scuole del Lazio che vede coinvolti quindici istituti tecnici e licei di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. L’iniziativa “Lezione di Impresa” è partita questa mattina nelle scuole romane e ha visto un’ampia partecipazione di studenti che hanno rivolto tante domande ai giovani imprenditori presenti, circa la vita dell’impresa. I giovani imprenditori, con l’incontro di questa mattina, hanno voluto offrire agli studenti un’opportunità di confronto diretto, con l’obiettivo di presentare l’esperienza professionale dei relatori ed il profilo delle loro aziende, fornendo al contempo suggerimenti utili per conseguire una preparazione adeguata alle richieste del mercato del I lavoro, soprattutto con riferimento ai settori specifici delle aziende coinvolte. Partendo da argomenti di carattere generale, si è passati alle singole esperienze vissute dagli imprenditori e a casi concreti attuati in azienda. Gli studenti hanno avuto modo di comprendere come è strutturata e come funziona un’azienda, ma hanno acquisito nozioni sulla leadership, l’internazionalizzazione, l’innovazione il marketing, la gestione dei clienti e dei collaboratori, la creazione di una start up, senza dimenticare la corporate social responsability. “La recente riforma della scuola può rappresentare un’occasione unica per gli studenti, ha dichiarato Fausto Bianchi Presidente dei Giovani Imprenditori di Unindustria, ma solo a condizione che vengano trasferiti contenuti utili e coerenti con il curriculum scolastico. I Giovani Imprenditori credono fortemente in questa sfida e intendono impegnarsi concretamente per aiutare le nuove generazioni ad approfondire la conoscenza del mondo del lavoro e della cultura aziendale.” Il progetto si svolgerà nel periodo gennaiomarzo 2016 con la realizzazione di 5 incontri al mese in tutto il territorio del Lazio. Per Roma hanno aderito l’Istituto tecnico Commerciale e per Geometri Carlo Matteucci, il Liceo Classico Torquato Tasso e l’Istituto Paritario Pio IX. Dopo una prima fase sperimentale, il progetto verrà rimodulato per essere riproposto su nuovi istituti del territorio nel corso dell’anno e divenire così un’iniziativa permanente del Gruppo Giovani Imprenditori. 10 Sabato 23 gennaio 2016 DALL’ITALIA LA CORTE D’APPELLO DI MILANO CONFERMA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO Tentato omicidio: altri otto anni a Kabobo Il ghanese, che deve già scontare vent’anni di reclusione per aver ucciso l’11 maggio 2013 tre persone a Niguarda, lo stesso giorno aggredì anche due passanti ltri otto anni, oltre ai venti a cui era già stato condannato e ai tre in casa di cura. È quanto dovrà scontare Adam Kabobo, il ghanese che l’11 maggio 2013 uccise a colpi di piccone tre persone incontrate per caso lungo le vie di Niguarda, quartiere a nord di Milano. I giudici della terza Corte d’Appello del capoluogo lombardo hanno confermato ieri la condanna per tentato omicidio che gli era già stata inflitta in primo grado per altre due aggressioni compiute sempre la mattina dell’11 maggio 2013 contro due passanti che, nonostante le ferite, però riuscirono a scappare e a mettersi in salvo. Durante il processo, che si è celebrato con rito abbreviato, la difesa dell’imputato aveva chiesto la derubricazione del fatto a lesioni, sostenendo che la volontà di Kabobo fosse stata in realtà quella di sottrarre alle vittime qualche bene o del denaro e non quella di procurare la loro morte. Il legale ha chiesto di nuovo le attenuanti generiche, che non erano state riconosciute in primo grado dal gup Alessadra Simion. Solo una delle parti offese si è costituita parte civile nel procedimento: si tratta di Francesco Niro, a cui sono stati riconosciuti 1.500 euro di risarcimento a fronte di una richiesta di 30mila. La camera di consiglio della terza sezione della Corte d’appello di Milano, presieduta da Maria Rosaria Mandrioli, è durata circa un quarto d’ora. Kabobo, incapace di intendere e A parzialmente capace di volere, in aula, alla lettura del dispositivo, non ha proferito parola e ha solamente scambiato qualche battuta con la sua interprete. Dopo di che è stato riaccompagnato a San Vittore, dove sta scontando la pena. Al ghanese era stata riconosciuta la semi infermità mentale. Secondo il gup Manuela Scudieri, che lo aveva condannato in abbreviato a 20 anni per tre omicidi, nonostante fosse affetto da schizofrenia paranoide, Kabobo era tuttavia pienamente capace di intendere e di voler al momento di uccidere tre persone a colpi di piccone. “Mi sembra una pena eccessiva perché sono partiti dal massimo e hanno operato la riduzione minima per il tentativo” ha detto il legale di Kabobo, Benedetto Ciccarone, spiegando come”neanche per il processo principale sugli omicidi erano partiti dal massimo”. Alla lettura della sentenza, ha aggiunto, “lui non ha reagito affatto perché gli avevo già spiegato come funzionava il meccanismo di continuazione dei reati: non ci saranno effetti percepibili sul tempo della detenzione che era stato già determinato. Quando uno dei due procedimenti sarà concluso definitivamente si chiederà la continuazione tra i reati in un unico procedimento, e dunque le pene non andranno a sommarsi”. In ri- ferimento alla condizione del ghanese l’avvocato ha inoltre detto: “È sempre in cura, sta notevolmente meglio, la cura sta avendo gli effetti sperati, adesso dice anche qualche frase in italiano”. Era la mattina dell’11 maggio del 2013 quando l’immigrato uscì in strada, in zona Niguarda, e uccise a picconate tre passanti, il 64enne Ermanno Masini, il 21enne Daniele Carella e il quarantenne Alessandro Carolè. In quell’occasione ferì anche Andrea Canfora e Francesco Niro. Tutto senza un’apparente motivazione. Per quegli omicidi il 20 aggio 2015 i giudici della corte d’assise d’appello di Milano confermarono la condanna a 20 di reclusione con il vizio parziale di mente e 3 anni di casa di cura e custodia a pena espiata. Alle famiglie delle vittime, parti civili nel processo, furono riconosciute delle provvisionali come risarcimento per somme che vanno dai 100mila euro in su. Per i giudici, come riportato nelle motivazioni della sentenza, Adam Kabobo era lucido e uccise le sue vittime accecato dal rancore. Non furono dunque i suoi disturbi psichici a spingerlo a compiere il folle gesto, ma la frustrazione “per le sue esperienze di quotidiana lotta per la sopravvivenza”. Avrebbe agito insomma perché sotto stress. A causa sua però tre innocenti sono morti. E altri due hanno rischiato la vita. ora a distanza di anni, lo straniero è stato giudicato anche per questo. Si vedrà quanto, alla fine, resterà dietro le sbarre. Intanto, quel che resta, è sicuramente il dolore e la rabbia delle famiglie delle vittime, uomini uccisi da un clandestino che aveva presentò nel 2011 istanza per l’asilo politico e ottiene un permesso di soggiorno temporaneo (come previsto dalla legge). Domanda respinta dalla commissione regionale, incaricata di valutare la sua situazione, che mise fine alla validità del permesso. Come molti altri africani nella sua condizione, Kabobo non si arrese. Fece ricorso e diventò “in espellibile”: non poteva essere allontanato dall’Italia prima della definizione della vicenda burocratica. Quel che poi avvenne è noto. Barbara Fruch LA SCELTA DELL’UNICO ACCUSATO DELLA MORTE DI MEREDITH KERCHER NON PASSA INOSSERVATA Guedè in tv: arriva le querela e i legali lo mollano a sua intervista non è di certo passata inosservata. Dopo nove anni di silenzio, l’unico accusato della morte di Meredith Kercher, l’ivoriano Rudy Guede, ha deciso di raccontare la propria versione in un’intervista esclusiva a ‘Storie Maledette’ di Rai 3 Una scelta che non è piaciuta neppure ai legali i quali hanno deciso di rinunciare alla difesa, per non parlare poi della reazione di Sollecito che è pronto a chiedere i danni. Guede, unico a scegliere il processo con il rito abbreviato che lo ha portato ad una condanna a 16 anni di reclusione per concorso in omicidio che sta scontando nel carcere di Viterbo, ha sempre sostenuto di non aver ucciso Meredith. “Nella sentenza della Cassazione (con cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati definitivamente assolti dall’accusa di omicidio, ndr) si legge che i giudici riconoscono che loro erano presenti in quella casa - ha detto Guede durante l’intervista rilasciata a Franca Leosini – Io sono arrivato al terzo grado con il concorso in omicidio e violenza sessuale, ma è scritto nero su bianco che non sono l’autore materiale del delitto”. Guede dice era stato invitato a casa da Meredith quella sera : ci sarebbe stato un “avvicinamento” che però non si tramutò in un rapporto sessuale completo. L Poi sarebbe arrivata a casa Amanda Knox e, sempre secondo la sua versione dei fatti mentre lui si trovava in bagno, Amanda avrebbe litigato proprio con Meredith. “Sono rimasto in bagno per 10-11 minuti - ha raccontato l’ivoriano - e lo so perché ascoltavo la musica: due brani interi e il terzo fino a metà. Poi ho sentito un urlo più forte del volume della cuffia. Era straziante. Mi sono preoccupato e sono uscito velocemente dal bagno per vedere cosa fosse successo”. L’ivoriano racconta in particolare di aver visto Amanda Knox scappare con un altro ragazzo al suo fianco. “Mi sono reso conto di quello che era successo. Sono andato in bagno e ho preso un asciugamano, poi ho visto che era ferita al collo e ho cercato di tamponare, ma non bastava. Ho preso un altro asciugamano. Non ragionavo più e sono uscito da quella casa. Non sono stato in grado di soccorrerla oggi per me è molto doloroso. Sono stato un vigliacco. La paura ha avuto il sopravvento. Mi sono detto: chi ti crederebbe?”. Guede a quel punto fugge in Germania, dove viene rintracciato alcuni giorni dopo. Poi ha detto. “Ho chiesto scusa alla famiglia di Meredith perché non ho fatto il massimo per aiutarla: non sono riuscito a salvarla. Se mi devo fare 5 o 20 anni per questo non ho nessun problema, ma non perché accusato di averla violentata o uccisa”. Ora Guedè dice che pensa alla revisione del processo. Ma lo dovrà fare senza i suoi storici avvocati che ieri hanno rinunciato ai mandati difensivi “ritenendo evidentemente ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda”. Immediata la replica di Guedè. “Rispetto la decisione – ha scritto nella sua pagina facebook – anche se per amore di verità va precisato che li ho informati con largo anticipo della mia intenzione di parlare per la prima volta”. E sul caso è intervenuto anche Sollecito, che “avvierà un'azione di risarcimento danni”. “Reputo di una gravità inaudita - ha sottolineato l’avvocato Giulia Bongiorno - il mancato rispetto di una sentenza ormai definitiva che ha accertato la totale innocenza di Raffaele Sollecito”. B.F. Torino; sventa rapina: clandestino “diventa” italiano on doveva neppure stare in Italia, in quanto clandestino. Ma ora, grazie al suo gesto, ha pieno diritto a stare nel nostro paese. È Shala Muosa, egiziano di 29 anni, che ha sventato una rapina a mano armata in un supermercato di Mirafiori, a Torino. Il rapinatore, un italiano di 52 anni, armato di coltello, si era appena fatto consegnare 700 euro dalla cassiera di un supermercato Lidl quando è stato immobilizzato dal 29enne, che in quel momento stava facendo la spesa. Si trovava nello Stivale da meno di un mese con documenti non regolari, ma ora è stato premiato con un permesso di soggiorno per asilo politico. N 11 Sabato 23 gennaio 2016 FEMMINICIDIO A RECCO (GENOVA) BELLUNO Disoccupato con bagno abusivo? Tre mesi di galera Lo aveva costruito per creare l’unico servizio per i suoi sei figli. Ma il tribunale lo condanna soldi non ce li aveva. Era disoccupato. Ma, in qualche modo, si è dovuto arrangiare per far vivere i suoi sei figli decentemente. E per questo ha deciso di costruire, abusivamente, un bagno in casa. Ora l’uomo è stato condannato a tre mesi di carcere e 20mila euro di multa. Se quei soldi li aveva, probabilmente, non avrebbe neppure fatto l’abuso edilizio. Ma questo, evidentemente, per la giustizia italiana non conta. Quel che conta è che lui ha trasgredito la legge. E per questo deve pagare. Una storia assurda quella che arriva da Sospirolo, in provincia di Belluno. Come riporta ‘Il Gazzettino’ tutto inizia nel 2011 quando l’uomo, un 44enne, per evidenti ragioni fisiologiche, costruì l’unico bagno in casa. Non lo poteva fare. O me- I DALL’ITALIA glio, non senza le necessarie autorizzazioni: avrebbe dovuto pagare duemila euro necessari per sanare l’illecito amministrativo. Ma quei soldi lui non li aveva e così il processo ha fatto il suo corso. A distanza di quattro anni in tribunale a Belluno lo ha condannato a 3 mesi di arresto. Non solo: l’uomo dovrebbe versare l’ammenda di 20mila euro, ma la difesa ha già annunciato appello e questo rinvia quindi il pagamento. Unica consolazione. Il bagno, per ora, non verrà abbattuto. Si tratta infatti dell’unico servizio per l’intera famiglia di ben otto persone. Al di là dell’illecito, che sicuramente c’è, quello che stupisce è la severità della pena in un periodo storico in cui spesso venditori abusivi stranieri e occupanti di case la fanno B.F. franca. Uccide la madre, nasconde il corpo e si accoltella: poi confessa tutto Luca Gerbino, che soffriva di problemi psichici, ha strangolato la madre e ferito a morte il cane. Ora è ricoverato in stato di arresto A ncora violenza tre le mura domestiche a danni delle donne. Una 54 anni, Patrizia Alvigini, è stata uccisa dal figlio di 27enne Luca Gerbino, che soffriva di problemi psichici. È successo a Recco, in provincia di Genova. Secondo quanto è stato reso noto, l’uomo nel pomeriggio di ieri aveva fatto footing, come tutti i giorni. Una volta rientrato a casa ha prima ferito il cane, poi avrebbe rivolto la sa furia contro la madre. Una volta uccisa, ha nascosto il cadavere sotto il letto. A quel punto si è accoltellato al ventre, ha preso il telefono e ha chiamato i carabinieri dicendo che qualcuno l’aveva ferito. I militari però arrivati sul posto hanno immediatamente capito che l’uomo stava mentendo. È stato proprio l’assassino a crollare e confessare: “L'ho ammazzata io” avrebbe detto ai militari senza però spiegare le ragioni di quel folle gesto. Accanto al cadavere della donna, che era stato nascosto sotto il letto, è stata trovata anche la carcassa di un cagnolino tipo Pincher e un altro cane, vivo, a vegliare il feretro. In un primo momento sembrava che il ragazzo avesse usato un coltello per ferire mortalmente la madre, ma il 118 ha riferito che la donna non è stata trovata con ferite. Probabile, ma ancora da accertare, che lui l’abbia strangolata e che abbia poi usato il coltello per ferirsi o, forse, per tentare il suicidio. A stabilire le cause del decesso sarà comunque l’autopsia, affidata all’anatomo- MIGLIAIA DI PRODOTTI CONTRAFFATTI VENDUTI ONLINE Clonato il sito di Prada: smantellata rete cinese L’organizzazione vendeva i prodotti tarocchi su internet, identici agli originali mitava fedelmente il marchio Prada, ma era una sorta di “vetrina civetta” che mostrava prodotti originali con prezzi degli outlet ufficiali e prometteva la spedizione della merce affidata a imprese del settore molto conosciute. È quanto scoperto dalla guardia di finanza di Pordenone che ha sgominato, in un’operazione internazionale, un’organizzazione criminale del falso Made in Italy, sequestrando e oscurando un sito internet che imitava il noto marchio. Il lungo filo della rete si dipanava dalla Cina, passando per Francia, Olanda e Inghilterra. Le indagini hanno consentito alle Fiamme Gialle pordenonesi, guidate dal comandate provinciale Fulvio Bernabei, di individuare in Francia, nel Dipartimento della Loira, la persona che in Olanda aveva registrato il sito collegato alla rete in- I ternet tramite un server collocato in Inghilterra. Un giro d'affari milionario che è stato stroncato proprio dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Pordenone i quali hanno ricostruito l’intera vicenda ripercorrendo a ritroso le tracce informatiche lasciate da alcuni ignari acquirenti. I truffatori avevano infatti creato un sito web la cui denominazione sembrava non lasciare dubbi in merito all’autenticità e all’originalità dei prodotti messi in vendita. Nel sito si trovavano scarpe, magliette, orologi e borse a poco più di 100 euro. A far partire gli accertamenti è stata la segnalazione di un acquirente insospettito. Secondo quanto reso noto dai finanzieri una volta effettuati gli ordini telematici e accreditati i pagamenti su un conto corrente acceso nella Cina meridionale, precisamente nella re- gione del Guandong, i prodotti venivano consegnati da un corriere internazionale presso gli indirizzi degli acquirenti. I beni, tuttavia, non potevano essere ritirati se non dopo avere pagato le inaspettate spese di sdoganamento dato che risultavano sorprendentemente spediti da Hong Kong. A questa prima sgradita sorpresa ne seguiva un`altra, poiché i prodotti ricevuti, per quanto curati fin nei minimi particolari, non erano affatto autentici. Si trattava, infatti, di abilissime contraffazioni dei prodotti originali della casa di moda italiana come è stato possibile stabilire solo grazie agli occhi esperti degli ispettori messi a disposizione proprio da Prada. Per evitare ulteriori danni alla griffe italiana e impedire il protrarsi delle truffe per gli utenti di internet, le Fiamme Gialle hanno ottenuto dalla Autorità Giudiziaria pordenonese il sequestro e l`oscuramento del sito per ben 90 provider di tutto il mondo. “L'organizzazione faceva leva sul made in Italy per attrarre ignari acquirenti, che compravano falso per vero – ha detto il colonnello Fulvio Bernabei – Internet è l'ultima frontiera del falso, capace di aggirare allo stesso tempo gli ostacoli fisici di altre organizzazioni malavitose in essere su un territorio e i controlli delle forze dell'ordine. Perché non si parla di pacchi o container di merce che si sposta, ma di truffe virtuali. In questo caso gli acquirenti non erano nemmeno consapevoli di comprare prodotti contrafB.F. fattii”. patologo Marco Salvi. La ricognizione esterna del cadavere ha consentito di trovare ecchimosi profonde sul collo. Accertamenti comunque continuano per capire la dinamica di quanto accaduto e il motivo. Sul posto a coordinare i rilievi il pm di turno Alberto Lari e il medico legale Marco Salvi. Intanto il 27enne è stato trasferito in stato di fermo al pronto soccorso dell'ospedale San Martino a Genova. Le sue condizioni non sono gravi e dopo le medicazioni verrà trasferito nel reparto del pronto soccorso dedicato alle persone in stato di arresto. Luca Gerbino, un ex milite della Croce verde, era appassionato di boxe: si allenava tutti i giorni sul lungomare della cittadina del Levante genovese. E proprio ieri pomeriggio sarebbe stato visto da un’amica che poi, ai carabinieri, ha detto di aver notato che era “particolarmente sconvolto”. Barbara Fruch TREVISO Esplosione in villa: un morto e un disperso A causare la tragedia nella casa, che era in ristrutturazione, sarebbe stata una fuga di gas rammatica esplosione a Mezzomonte di Folgaria, in provincia di Trento. Un operaio della zona di 45 anni, Silvano Mazzari, che era entrato nella casa insieme al proprietario, Gabriele Lanzotti – quest’ultimo ancora disperso - per verificare l’andamento dei lavori di ristrutturazione è morto. A causare la tragedia sarebbe stata una fuga di gas. La casa è andata completamente distrutta. Lo scoppio è avvenuto poco dopo il loro ingresso nell'abitazione dove, secondo alcuni testimoni, erano in corso dei lavori di ristrutturazione. I soccorritori, giunti immediatamente sul posto, hanno intrapreso una ricerca tra le macerie, dato che ipotizzano che il 75enne sia rimasto sepolto tra i calcinacci. Alle ricerche partecipa tutta la D popolazione di Mezzomonte, una piccolissima frazione di poche centinaia di abitanti. Sul posto i vigili del fuoco di Trento oltre ai corpi volontari di tutto il circondario con i cani da ricerca, un elicottero di Trentino emergenza e quattro ambulanze, oltre ai carabinieri. L’esplosione a Trento avviane solamente pochi giorni dopo il crollo avvenuto ad Arnasco, nel Savonese, dove sabato scorso a causa di una fuga di gas sono decedute cinque persone. I funerali delle vittime si sono svolti proprio ieri mentre si continua ad indagare sulla tragedia. A causare lo scoppio potrebbe esser stata una piccola scintilla, forse data dall’accensione della luce. Solo l’inchiesta comunque potrà chiarire l’esatta dinamica dei fatti ed eventuali responsaB.F. bilità. 12 Sabato 23 gennaio 2016 SoCIETA’ NEL QUARTIERE GIULIANO-DALMATA IN OCCASIONE DELLA “GIORNATA” PER I CADUTI DELLE FOIBE E L’ESODO DI 300.000 ITALIANI Torna a Roma la Corsa del Ricordo ome è ormai tradizione, per il terzo anno consecutivo, il Comitato Provinciale Asi di Roma in collaborazione con Asi Atletica Leggera, commemorerà sportivamente la “Giornata del Ricordo”, che ogni 10 febbraio ricorda la tragedia delle Foibe e l’esodo delle popolazioni Giuliano-Dalmata da quelle che prima della seconda guerra mondiale erano le loro terre e le loro case. Domenica 7 febbraio si correrà a Roma la terza edizione della Corsa del Ricordo, proprio nel quartiere Giuliano-Dalmata, a ridosso della via Laurentina, dove risiedono la gran parte dei profughi giunti nella Capitale ed i loro eredi i quali hanno fortemente mantenuto la memoria storica delle loro origini e dei loro genitori. L’evento, per i suoi contenuti storici e culturali, va naturalmente oltre l’aspetto sportivo. Per questo, sin dalla prima edizione gode del patrocinio della Regione Lazio, dell'Assessorato allo Sport di Roma Capitale, del IX Municipio e della Fidal Lazio. Diretta e sentita ovviamente la collaborazione con le Associazioni GiulianoDalmata che operano sul territorio romano e in tutta Italia che riconoscono alla Corsa del Ricordo valori che per troppi anni sono stati dimenticati o addirittura cancellati dalla memoria. La gara di quest’anno, che prevede una 10 chilometri competitiva e una meno competitiva di 5 km, si snoderà sullo stesso impegnativo percorso dello scorso anno, due giri per gli atleti agonisti uno per gli amatori, con partenza ed arrivo da C in Via Oscar Senigaglia, dove alla presenza di autorità e campioni del passato, si svolgerà la cerimonia di premiazione. MARCIA DEL RICoRDo - Anche quest’anno, parallelamente alla gara podistica, l’ASI, in onore di uno dei più celebri marciatori della nostra storia, Abdon Pamich, esule Giuliano-Dalmata che vinse l’oro Olimpico a Tokyo nel 1964, sullo stesso percorso della Corsa del Ricordo, ha organizzato la Marcia del Ricordo, sulla distanza di cinque chilometri, aperta ad uomini e donne. Fra i testimonial di questo evento anche il lanuvino Sandro Bellucci, altro marciatore che ha dato lustro all’atletica italiana salendo sul podio Olimpico a Los Angeles nel 1984 conquistando un brillantissimo terzo posto. ISCRIzIoNI - Il costo delle iscrizioni è di € 10,00 per la gara competitiva e di € 5,00 per quella meno competitiva. Le iscrizioni si possono effettuare tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00 presso la sede dell'ASI Roma in Via Valle Viola, 20 a Roma (zona Nomentana - Montesacro), oppure presso l'ASI Point di Lanuvio in Via M. A. Commodo 9, il mercoledì ed il venerdì pomeriggio. E anche per appuntamento chiamando il numero 339.1061947. On line all'indirizzo [email protected] indicando nome, cognome, data di nascita, telefono, società e numero di tessera FIDAL/EPS. NOTE CONTROCORRENTE - LE DICHIARAZIONI DI MOGOL RIAPRONO IL DIBATTITO SUL FUTURO DELLA MUSICA Sanremo e i talenti esclusi, parola alla Rete n una recente dichiarazione di Mogol a Radio Cusano Campus, ripresa anche da questo giornale, il celebre autore milanese, da poco nominato Cavaliere del lavoro dal Presidente Mattarella, parlando dei talent in relazione a Sanremo, ha detto tra l’altro: "Avrebbe un grande senso il Festival, però oggi è fatto in base all'auditel. Nel comporlo si cerca subito di avere personaggi che possano assicurare o garantire ascolti. Ecco perché poi vengono chiamati I i personaggi reduci dai talent, come Amici. Ricorrono a tutti coloro che hanno un minimo di notorietà, ma magari ci sono alcuni straordinari artisti che non hanno notorietà (n.d.r. Inascoltati) e che purtroppo, fatalmente, non vengono inclusi". Forse, e anche senza forse, il più prolifico autore del dopoguerra sembra bastonare le scelte del Festival di Sanremo e i Talent; ma è cosi? Facciamo un ragionamento a tutto campo e vediamo se troviamo qualcuno disposto a condividerlo… Le case discografiche, che hanno svolto per decenni il ruolo di promozione della musica e quindi degli artisti e che avevano nel loro apparato direttori artistici che facevano scouting, che fine hanno fatto? Svolgono ancora questo ruolo? E’ molto semplice ed intuitivo rispondere di no. Le major hanno attività molto diversificate e operano là dove hanno profitto e la musica, di certo in Italia, non produce più il reddito di una volta. Sanremo è ancora il più importante Festival della canzone Italiana? La risposta è di certo sì. Se ci si chiede poi se Sanremo sia la vetrina della migliore musica italiana e se sia la cuspide delle canzoni sbocciate negli ultimi anni, sentirete un coro di ‘no’. Ma perché, con la potenza e la disponibilità finanziaria che ha la Rai, questo non avviene? Perché la Rai punta sullo share e sull’auditel, come dice Mogol nell'intervista. La Rai insegue gli indici d’ascolto perché più alto è l’indice e soldi può chiedere agli inserzionisti pubblicitari. Più pubblicità ha la Rai e più può pagare chi gli realizza i programmi, i conduttori dei medesimi e tutto l’apparato, magari esternalizzando tantissimi programmi e servizi, anche se con il proprio personale dipendente potrebbe ottenere lo stesso risultato di qualità. Avete mai sentito di conduttori, programmatori o persone dotate di grande professionalità e in forza alla Rai parcheggiate o scarsamente utilizzate? Ci ricorda un po’ il valzer degli allenatori di calcio esonerati, ma che restano in carico inutilizzati e pagati. Le persone quando arrivano a casa e la sera si siedono davanti alla tv vorrebbero rilassarsi e godersi uno spettacolo, qualunque esso sia. uno show la Rai lo propone offrendo nomi conosciuti e artisti che, sotto contratto con le residue major, possano far rientrare, con l’incasso dei diritti Siae, le case discografiche degli esborsi che debbono pagare ad artisti da tempo sotto contratto. Trattasi di business e i conti devono quadrare, quindi ritroviamo ogni anno e a ogni edizione del Festival, anche nomi usati e abusati. Spettatori impotenti che non hanno alcun potere di cambiare le cose, costretti a subire le scelte di chi, al primo posto, mette lo show e non la canzone, Il gossip o il colpo di scena, affinché il giorno dopo se ne possa parlare. ogni anno è un coro di scontenti; vecchie - o meno vecchie - guardie della canzone escluse dal Festival e centinaia, se non migliaia, di artisti validi che mai calcheranno quel prestigioso palco. Allora ci si domanda cosa poter fare affinché la situazione cambi e le nuove leve della canzone italiana possano farsi ascoltare. Forse non resta che affidarsi alla Rete che, unica, sembra poter essere il ripetitore, moltiplicatore e amplificatore dalla nuova proposta autorale della canzone Italiana. SG [email protected]