Anno V - Numero 19 - Sabato 23 gennaio 2016
Direttore: Francesco Storace
Il lutto
Tragedia sfiorata
Milano
Martina Mussolini,
un addio doloroso
“Lavori in corso”:
crolla un palazzo
Arriva la seconda
condanna per Kabobo
Moriconi a pag. 7
Sarra a pag. 9
Fruch a pag. 10
ROMA, SEMPRE PIÙ MOTIVATA
LA NECESSITÀ DI PRIMARIE
IMPIETRITI
Dai sondaggi "sorprese" per il centrodestra
di Francesco Storace
mmutoliti, impietriti,
oppure semplicemente zitti.
Nel centrodestra i primi
dati dei sondaggi devono
aver provocato più di un
malumore, stando a quanto
raccontano - nel segreto,
ovviamente - diversi parlamentari. Le amministrative possono essere una
marcia trionfale o un capitombolo di proporzioni mai
viste: tutto dipende se si
commettono errori nella
scelta dei candidati sindaci.
Si commissionano sondaggi che vanno bene solo se
sono adatti alla diffusione;
si intossicano quelli non
commissionati che sicuramente non sono mai veri
perché raccontano realtà
statistiche impietose.
E invece dovrebbero acconciarsi a una discussione
serena. Perché a Roma, ad
esempio, dove si gioca la
battaglia più dura alle amministrative - tutti nel giro
di pochi punti percentuali
di differenza - il primo
obiettivo è superare il primo turno in modo da andare al ballottaggio: poi,
uno contro uno.
Il centrodestra può arrivarci se mette in campo soluzioni popolari e radicate
A
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
nel territorio: non servono
i nomi altisonanti che la
periferia la conoscono solo
per i servizi dei telegiornali
o sono impropoponibili per
altro tipo di motivazioni,
non esattamente legate al
consenso elettorale.
Ieri, nei palazzi, c’è stata
discussione attorno a un
sondaggio diffuso la sera
prima da Piazza Pulita, la
trasmissione condotta su
La7 da Corrado Formigli.
Il dato reso noto è che il
centrodestra può competere al ballottaggio con i
grillini, accreditati di un
trenta per cento di voti; poi,
noi al 29 per cento. E tra i
possibili candidati solo due
si equivalgono a quella
quota: Giorgia Meloni, gagliarda protagonista anche
in tante trasmissioni televisive; e il sottoscritto, che
è a visibilità zero.
Degli altri nomi di cui si è
parlato in questi ultimi giorni, non si trovano tracce
statisticamente rilevanti. E’
una battaglia che si può
vincere non sulla base di
simpatie per questo o quel
candidato, ma sulla capacità di mobilitare l’opinione
pubblica cittadina. Ed è il
motivo per cui, fino a domenica 31 gennaio, insisteremo con le primarie
del centrodestra.
MPS HA LA FEBBRE E IL GOVERNO LE PROVA TUTTE
TEMPERATURA
DI FUSIONE
EMERGENZA IMMIGRAZIONE: LA FRANCIA ORA PRENDE LE DISTANZE DALLA MERKEL
MAL TRATTATO
Renzi e Schaeuble provano a blindare Schengen, ma le certezze
dell’accogliente Europa vacillano. In Germania perse le tracce
di seicentomila richiedenti asilo. E si inizia a requisire soldi ai profughi
di Robert Vignola
ulla ruota di Bruxelles il numero
più atteso è il 26: tale è l’articolo
del codice di Schengen che
potrebbe consentire la sua sospensione e intorno al quale
si concentrano le tensioni europee sull’emergenza migranti. Il portavoce della
Commissione Ue ha ricordato ieri che
anche quest’ultima può decidere di attivarlo, introducendo quindi i controlli
alle frontiere interne per un periodo
fino a due anni, ma ha anche detto che
al momento sul tavolo questa opzione
non c’è. E così, nella giornata in cui si è
registrata l’ennesima serie di naufragi
nel mar Egeo, con decine di morti (venti
dei quali bambini), il vecchio continente
ha fatto registrare un’altra serie di interventi dei principali leader. Con Matteo
S
Renzi sospeso tra la perenne vocazione
europeista e il sibillino: “Si metterebbe
a rischio l’idea stessa d’Europa, ma
non dipende dal governo italiano. Noi
riteniamo che sia giusto mantenere
forte il controllo alle frontiere, ma senza
sospendere l’accordo di libera circolazione. Se avverrà trarremo le nostre
conclusioni”. Evidente la volontà del
premier di giocare su questo tavolo
una partita dalle molte sfaccettature,
cercando di ritagliarsi un posto nel riposizionamento “Merkel-scettico” di
molti Paesi membri. Non è un caso se
il suo omologo francese Manuel Valls
ieri ha detto (tra le altre cose) che “il
messaggio che dobbiamo inviare è che
non accoglieremo tutti i rifugiati, perché
dire il contrario provoca maggiori spostamenti”. Una sconfessione senza precedenti della Cancelliera.
BERGOGLIO AMMONISCE: LA FAMIGLIA È UNA SOLA
GLIELO HA DETTO
PAPALE PAPALE
a pag. 3
Traboni a pag. 4
Il fatto è che, a parole, tutti vogliono
Schengen. Anche il potente ministro
tedesco delle Finanze, Wolfgang
Schaeuble: “Se il sistema di Schengen
viene distrutto, l’Europa è drammaticamente in pericolo, politicamente ed
economicamente, per questo noi europei dobbiamo dare al più presto miliardi a Turchia, Libia o Giordania e
dobbiamo investire in altri Paesi della
regione, ciascuno per quanto può”. Ai
greci giù botte, all’Italia austerity e a
Erdogan i miliardi: una filosofia assai
poco europea…
Eppure proprio dalla Germania salgono
verso il cielo segnali di quanto la precisione teutonica sia stata messa in ginocchio dall’accoglienza targata Merkel.
Prima notizia: due Länder, peraltro i
maggiori per territorio e ricchezza (Baden-Württemberg e Baviera), hanno
iniziato a trattenere i soldi dei profughi,
proprio come hanno stabilito di fare
(beccandosi la solita ondata di indignazione a comando) la Svizzera e la
Danimarca nelle settimane scorse. Evidentemente la fiducia nelle magnifiche
sorti e progressive cantate da Frau Angela comincia a vacillare anche dentro
i confini. Seconda notizia: il portavoce
del ministro dell’Interno ha dovuto ammettere che lo Stato ha al momento
perso le tracce di circa seicentomila richiedenti asilo del milione che aveva
accolto. Forse Schengen, a dispetto
delle preoccupazioni di Renzi e Schaeuble, non è così al sicuro…
LA RISCOSSA ECONOMICA DELLA TIGRE CELTICA
LA VIA IRLANDESE
ALL’USCITA DALLA CRISI
Pasquini Peruzzi a pag. 6
2
Sabato 23 gennaio 2016
ATTuALITA’
IL PARTITO AZZURRO È AL VERDE E ABBANDONA LA SEDE ROMANA DI PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA
Forza Italia, è ora di sgombrare
L’ordine a parlamentari e dipendenti contenuto in una e-mail: fate gli scatoloni prima del 31 gennaio
di Robert Vignola
li azzurri? Al verde. E scatta il tempo
degli scatoloni. Triste trasloco in
vista a Forza Italia dopo l’ufficialità
sull’addio alla sede di San Lorenzo
in Lucina. La comunicazione inviata
ieri a onorevoli e staff è stata la pietra tombale
su una vicenda che si trascinava da mesi.
Entro il 31 gennaio tutti i parlamentari e dipendenti del partito, che hanno ancora oggetti
personali, suppellettili, carte e documenti,
conservati negli uffici di palazzo Fiano-Almagià,
sono invitati a fare gli scatoloni.
A causa delle “note difficoltà finanziarie” in
cui versa “il nostro movimento politico” e in
previsione di un “prossimo trasloco, si rende
necessario e improcrastinabile” il “rilascio
dei locali dove è ubicata la nostra sede nazionale”. Il ritiro, si precisa, dovrà avvenire il
termine perentorio del 31 gennaio, data oltre
la quale non è possibile garantire la “custodia
del materiale privato”. Evidentemente il
primo mese del 2016 è anche l’ultimo del
quale è stato pagato l’ingombrante affitto ai
proprietari.
E dire che quella sede doveva essere l’immagine stessa del rilancio, quando fu inaugurata a settembre del 2013. Neanche due
anni e mezzo e le serrande invece si abbassano mestamente. D’altronde, la foto ricordo
dell’inaugurazione, con taglio del nastro e
forbici nelle proprie mani del Cav, dice più
di mille parole: al centro c’è Berlusconi e al
suo fianco vi sono Sandro Bondi, Maurizio
Lupi, Angelino Alfano, Denis Verdini. Forza
Italia nel frattempo si è ristretta parecchio e
ha perso pure i contributi del finanziamento
pubblico ai partiti e la disponibilità del suo
G
leader ad abbeverare la grande sede del
partito ai suoi fondi di famiglia. La disdetta
del contratto di locazione del quartier generale
forzista di circa 3mila metri quadrati nel centro
storico romano si era avuta ad ottobre, ulteriore
colpo al cuore una ventina di giorni fa, quando
un’agenzia immobiliare capitolina ha pubblicato on line l’annuncio sulla disponibilità, in
affitto, proprio di quei locali. A che prezzo?
Impossibile dirlo: “trattativa riservata”, è la
dicitura del sito.
Ma ancora non è detta l’ultima parola, come
sempre quando si tratta di Berlusconi. Il mandato che ha dato al tesoriere unico del partito
Mariarosaria Rossi è quello di spendere meno
ma restare nei paraggi dei Palazzi della politica
romana. Tante le opzioni sulla scrivania: ovviamente quella di una nuova sede, ma non è
la sola. Qualcuno dice che Forza Italia vorrebbe
trincerarsi comunque a San Lorenzo, ma riducendo la metratura occupata all’ultimo appartamento, una specie di “ridotta”. Altre indiscrezioni dicono invece che Forza Italia potrebbe trovare casa direttamente a Palazzo
Grazioli. Ai curiosi del caso, un suggerimento:
basterà vedere che strada prenderanno quei
benedetto scatoloni…
L’EX MOGLIE DI BEPPE GRILLO SI SCAGLIA CONTRO IL “GRUPPO STORICO” DEL MOVIMENTO
Anche a Rimini polvere di Cinque Stelle
è
simbolicamente l'ex
moglie di Beppe
grillo a certificare la
spaccatura del Movimento
5 stelle a Rimini. Nel giorno
in cui è stato presentato ufficialmente alla stampa il
candidato sindaco Davide
Grassi, Sonia Toni se ne
esce con una nota al vetriolo per affermare il suo
"stupore, imbarazzo, ma anche certo divertimento" di
fronte "a tutte le capriole
isteriche e politicamente
scorrette, che un gruppo di
attivisti del M5s sta facendo
a Rimini". La seconda lista
esiste e verrà presentata a
breve e loro inorridiscono,
spiega. Come a dire: "Come
si permettono questi cittadini incensurati e con tutti
i requisiti che la legge e il
M5s richiedono, di candidarsi per le prossime elezioni amministrative a Rimini, senza prima chiedere
il loro permesso?"; cioè senza l'ok di quanti hanno dato
il via libera al nome di Davide Grassi. In realtà "ogni
cittadino ha il diritto di candidarsi senza per questo
essere minacciato o insultato" e per i pentastellati
serve la certificazione dai
garanti e dallo staff del M5s.
Senza dimenticare che il
"gruppo storico", prosegue
Toni, da mesi a una voce
afferma "non mi candido,
non mi candido", salvo poi
lanciare Grassi. E comunque, in questo ''limbo'' "è
ovvio che poi, qualcuno più
responsabile di loro magari
abbia deciso di sopperire
a questa lacuna mica da
poco".
Toni tira in ballo Davide
Cardone, rimarcando che
"pensare che un pregiudicato per bancarotta fraudolenta debba essere il tuttofare del M5s di Rimini è
come assistere a una commedia di Ionesco. Ma non
ditelo a Marco Affronte e a
Giulia Sarti". E da ultimo
lancia un messaggio a Grassi, che non ha la certificazione e si dovrebbe presentare senza simbolo: "Chi
accetta una candidatura a
sindaco si informa sulle regole che gestiscono il gruppo nel quale dovrà candi-
darsi e soprattutto se questo
gruppo politico risponde
al nome di Movimento 5
stelle, che non ha niente a
che fare con le modalità di
gestione dei soliti vecchi
partiti che tutti conosciamo". Sta di fatto, sentenzia
Toni, che "il gruppo proprietario del M5s di Rimini,
presenterà ufficialmente il
proprio candidato sindaco
come M5s, fregandosene
dell'assenza della certificazione che non li autorizzerebbe a farlo. Se volessero
rispettare le regole dovreb-
bero presentare Davide
Grassi senza usare il nome
e il simbolo del M5s. A proposito: ma a Grassi, questo
piccolo particolare, glie lo
avranno detto?".
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Direttore responsabile
Francesco Storace
IL CONSIGLIERE A TERRALBA MISE UN “MI PIACE” A UN DELIRANTE POST SU ACCA LARENTIA: MOZIONE NEL SUO COMUNE
Amministratore
Roberto Buonasorte
Cauli: ultima occasione per cancellare quella vergogna
aleotto fu il pollice, quel “mi piace” lasciato su un
post sobriamente intitolato “10 100 1000 Acca
Larentia”. A pubblicarlo era stata la pagina facebook
denominata Coordinamento antifascista cagliaritano,
mentre il like era venuto da Alessandro Cauli, consigliere
comunale a Terralba, provincia di Oristano.
Dopo le polemiche e l’eccellente prova di arrampicata
sullo specchio del simpatizzante comunista eletto nella
sua città, arrivato a giustificarsi dicendo di aver messo
il “mi piace” solo per segnare un argomento di cui non
ricordava molto, ora si avvicina il tempo della verità definitiva. È stata presentata infatti una mozione (a firma
di Giacomo Dessì, Bernardino Taris, Giuliano Oliva e
G
Gianpaolo Atzori) al consiglio comunale di Terralba che
propone una censura sul comportamento di Cauli, al
quale si chiede peraltro di chiarire la sua posizione
rispetto alla strage di 38 anni fa.
Sarà per lui l’occasione, l’ultima, di smarcarsi dal forte
sospetto di essersi davvero compiaciuto della “celebrazione” di un’orribile azione di violenza politica. Di farlo
pubblicamente e di non sacrificare sull’altare del solito
antifascismo militante la propria intelligenza. Anche se
restano dei dubbi, perché se Cauli si è sentito attaccato
per questo suo macabro e deprecabile scivolone etico e
morale, ha comunque considerato necessario dover
tenere il punto con esercizi d retorica davvero bizzarri,
arrivando a scrivere che “è stato versato sangue innocente
anche nel loro (dei “fascisti”, ndr) campo (Acca Larentia,
Primavalle, ecc) ma le cose sono più complesse di
come amano raccontare (una delle vittime in questo
caso fu uccisa da un carabiniere). Penso anche che i fascistelli che si riducono ad attaccare e calunniare il
prossimo su facebook solo perché non fanno e non
sanno più fare politica fuori dai social network e da
(qualche) istituzione siano il sintomo di una malattia
più grande che riguarda molti”. Condannare invece in
ogni caso la violenza politica, soprattutto quando arriva
alle cime di viltà toccate quel lontano gennaio a Roma,
gli continuerà a risultare altrettanto complesso? R. V.
Capo Redattore
Igor Traboni
Società editrice
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n° 286 del 19-10-2012
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Sabato 23 gennaio 2016
ATTuALITA’
L’ANNUNCIO DEL PRESIDENTE TONONI: “TRATTATIVE IN ITALIA E ALL’ESTERO, LA BANCA È SOLIDA”
Mps verso la fusione. O forse no
Dubbi espressi anche dall’ex numero uno, Profumo: “Difficilmente troverà un partner”
ali e scendi. Prosegue il giro
sulle montagne russe per
Mps, che in Borsa dopo essere precipitata verso gli
abissi prova a recuperare
terreno. Mentre il governo continua a
mobilitarsi per risollevare banca rossa,
il presidente dell’istituto di credito
senese, Massimiliano Tononi (già fedelissimo di Romano Prodi), in un’intervista al Sole 24 Ore ostenta sicurezza. “Perché - spiega - il Monte dei
Paschi è particolarmente appetibile.
Non è lo stesso di sei mesi fa, anzi
s’è irrobustito. E il crollo di queste
settimane è assolutamente inspiegabile. Non m’è mai capitato di assistere
a una divaricazione così elevata tra il
giudizio di Piazza Affari e la qualità
del sottostante”.
Il numero uno della roccaforte della
sinistra respinge l’ipotesi dell’ennesimo aumento di capitale ventilato in
questi ultimi giorni e rilancia: “Non
abbiamo alcuna intenzione di muoverci verso questa direzione, nessuno ci ha
chiesto di farlo. I coefficienti sono assolutamente al di sopra delle soglie richieste, di
conseguenza Mps non ha bisogno di alcuna
ricapitalizzazione. Purtroppo la mancanza di
grandi azionisti può generare alta volatilità,
S
Massimo Tononi, presidente di Mps
ne siamo consapevoli”.
Silenzio assoluto dal dominus di banca rossa
su una possibile fusione con Poste Italiane
e Cassa depositi prestiti. Trattative top secret
che procedono “attivamente e concretamente in Italia e all’estero”. Per un futuro
tutto da scrivere. Con Rocca Salimbeni che
non può perdere altro tempo pure perché
chiamata ad attenersi alle direttive della
Banca centrale europea. Con Draghi che
più volte ha sollecitato il gruppo toscano a
trovare un “cavaliere” con cui celebrare le
nozze per rafforzare il patrimonio
di banca rossa. Tant’è, mentre Tononi
non appare minimamente preoccupato dalla tempesta abbattutasi in
quest’ultimo periodo sul gruppo, il
suo predecessore, Alessandro Profumo, sembra pensarla diversamente. Almeno su alcuni punti. E sulle
colonne di Repubblica spiega che
per Mps sarà “difficile trovare un
partner”. Parola di uno che conosce
alla perfezione la situazione dell’istituto di credito toscano. Che invita
i colossi della finanza a dare comunque fiducia a banca rossa: “Se
fossi un colosso con capitale adeguato, a questi prezzi guarderei al
Monte dei Paschi con interesse.
Sono ancora cliente del gruppo e
ho risparmi lì: oltre i 100mila euro
del bail-in. Ciò perché sono convinto
che la banca sia in sicurezza”.
Tra un possibile matrimonio e le solite
incertezze, Mps prova a risollevarsi.
Anche grazie all’aiuto del governo e
quindi del Pd, che sembra aver preso in
mano la questione. Con l’esecutivo che ha ripreso le trattative con Francoforte per una
bad bank che possa mettere al sicuro il
sistema di credito italiano. A partire dal Monte
dei Paschi.
L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA CHIEDE 2 MILIARDI DI EURO AGLI EREDI DELL’EX PATRON EMILIO
Ilva, nuovi guai per la famiglia Riva
Causa intrapresa davanti al tribunale civile di Milano, si punta a recuperare le risorse
che sarebbero state sottratte al gruppo e trasferito all’estero. Ma la strada è tutta in salita...
di Marco Zappa
S
embrano non finire mai i
guai giudiziari per la famiglia
Riva. L’amministrazione
straordinaria dell’Ilva, come rivelato da Repubblica, ha chiesto 2
miliardi di euro agli eredi dell’ex
patron Emilio Riva, morto nell’aprile 2014 dopo una lunga malattia.
I tre commissari Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi hanno definitivamente intrapreso la
strada di una causa civile. Con la
richiesta, depositata al tribunale
di Milano, che si basa sulla convinzione che la famiglia abbia sottratto quella ingente somma al
gruppo siderurgico attraverso
triangolazioni con la “Riva Fire” e
una società lussumburghese. Soldi
che invece di finire nelle casse
della società sarebbero volati all’estero. Chissà, magari in Svizzera.
Dato che l’azione intrapresa dall’amministrazione straordinaria
prende spunto proprio dal tentativo
della magistratura meneghina di
recuperare 1 miliardo e 200 milioni
di risorse sequestrati ai Riva per
reati fiscali e depositati in terra
elvetica. Con la Corte dei reclami
penali del tribunale di Bellinzona
(Tpd) che lo scorso 18 novembre
2015 ha però accolto il ricorso
presentato dalle figlie dello scomparso Emilio Riva, annullando il
sequestro effettuato nei mesi scorsi
per ordine della procura di Milano
e convalidato dal giudice per le
indagini preliminari. Secondo il
Tpf, il trasferimento di denaro in
Italia avrebbe costituito “un’espropriazione senza un giudizio penale”. Dato pure che “l’origine criminale di quei fondi è ritenuto dai
giudici soltanto presumibile” ma
attualmente “non manifesta”.
Tant’è, l’amministrazione straordinaria intende richiamarsi a quanto
sancito inizialmente dalla procura
milanese. E intendono recuperare
quei 2 miliardi che la famiglia Riva
avrebbe sottratto alla società. un
capitale davvero importante, da
utilizzare per il risanamento ambientale dello stabilimento.
Il caso Ilva si arricchisce di un
altro capitolo, l’ennesimo. Con i
commissari straordinari del gruppo siderurgico incaricati dal governo che adesso chiedono la restituzione del presunto maltolto
agli eredi Riva. Giustizia svizzera
permettendo.
ITALIA BOCCIATA: SENZA POLITICHE DI SOSTEGNO, FAMIGLIE RIDOTTE AL “FAI DA TE”
Bruxelles bacchetta anche sul welfare
I
talia ''maglia nera'' in Europa
su welfare e politiche di sostegno alla famiglia. L'allarme
arriva da Bruxelles, dove la commissaria all'Occupazione e agli
Affari Sociali, Marianne Thyssen,
ha presentato il rapporto su Occupazione e sviluppi sociali in
Europa nel 2015, che mette nero
su bianco una realtà denunciata
da anni: in assenza di politiche
di sostegno adeguate e di riforme
strutturali del settore, le famiglie
italiane sono state costrette a
dare vita ad un vero e proprio
welfare ''fai da te''.
Così Andrea Zini, vice presidente
di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico. "Nel rapporto- prosegue
Zini- si analizzano dati relativi al
tasso di impiego femminile, al
numero di bambini a rischio povertà e al reddito delle famiglie
che, secondo la nostra associazione, andrebbero sostenute con
politiche di sgravi fiscali. A questo
proposito Assindatcolf ha commissionato una ricerca al Censis,
dalla quale emergono con chia-
rezza dati che dovrebbero far riflettere le istituzioni. Sono 2 milioni e 143 mila le famiglie che
nel 2015 si sono avvalse del contributo di colf, badanti e baby
sitter ma ben il 91,6% di queste
non riceve alcuna forma di sostegno. Una condizione che spesso obbliga a ridurre altre voci di
spesa, come è accaduto a quasi
il 50% dei diretti interessati. Il
Censis attesta che tra le famiglie
che non utilizzano i servizi di
collaborazione domestica, il
12,1% ne avrebbe invece bisogno,
ovvero 2,9 milioni di famiglie".
"In considerazione dell'impatto,
anche economico e non solo occupazionale- conclude Zini- che
questa domanda potrebbe generare, ci stiamo battendo per
chiedere alle istituzioni competenti il riconoscimento della totale
deducibilità del costo del lavoro
domestico. Un''operazione di
equità sociale non più rinviabile
che, al netto degli effetti diretti
ed indiretti, potrebbe risultare a
costo zero per le casse statali
restituendo, però, alle famiglie
potere d''acquisto e quindi maggiori disponibilità sui budget domestici. Questo oltre a contribuire
a rimettere in moto l''economia
del paese, avrebbe ripercussioni
importanti anche nell''emersione
del lavoro nero, che nel settore
domestico tocca picchi elevatissimi, con oltre il 50% dei lavoratori irregolari, quasi sempre
donne, aspetto, del resto, peculiare del settore".
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Sabato 23 gennaio 2016
ATTuALITA’
BERGOGLIO: “NESSUNA CONFUSIONE TRA LA FAMIGLIA VOLUTA DA DIO E ALTRI TIPI DI UNIONI”
Anche il Papa ‘sconfessa’ Renzi
All’angolo finisce la corrente progressista della Chiesa, alla vigilia del Family day
Pioggia di emendamenti
al ddl Cirinnà, pure
da parte dei ‘catto-dem’
di Igor Traboni
a Chiesa ha indicato al mondo
che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da
Dio e ogni altro tipo di unione.
Lo ha detto ieri Papa Francesco, in udienza al Tribunale della Rota
Romana in occasione dell'inaugurazione
dell'Anno Giudiziario.
"La Chiesa- ha aggiunto senza mezzi
termini il pontefice argentino - con rinnovato senso di responsabilità continua
a proporre il matrimonio, nei suoi elementi essenziali - prole, bene dei coniugi,
unità, indissolubilità, sacramentalità- non
come un ideale per pochi, nonostante i
moderni modelli centrati sull''effimero
e sul transitorio, ma come una realtà
che, nella grazia di Cristo, può essere
vissuta da tutti i fedeli battezzati". Bergoglio ha poi preso in prestito anche le
parole di un suo predecessore, Paolo
VI, parlando ancora della famiglia, “fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo
e procreativo. La Chiesa ha sempre rivolto uno sguardo particolare, pieno di
sollecitudine e di amore, alla famiglia
L
ed ai suoi problemi”. Ma resta indiscutibile che l’uomo e la donna “sono chiamati a completarsi vicendevolmente in
una donazione reciproca non soltanto
fisica, ma soprattutto spirituale; ad aiutarsi
e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale”.
Parole sicuramente forti, a poche settimane
dal voto sul ddl Cirinnà, ancora ieri sostenuto con foga da Matteo Renzi, e a ridosso del Family day di sabato prossimo
a Roma. Una sorta di ‘discesa in campo’
da parte del Pontefice per molti versi
inaspettata, soprattutto negli ambienti cattolici progressisti – abituati a sponde diverse – e negli stessi salotti radical-chic
che confidavano in un silenzio ufficiale
del Vaticano. Ma già nei giorni scorsi
molti esponenti delle più alte gerarchie
ecclesiastiche, dal presidente della Conferenza episcopale Bagnasco a Bassetti
il cardinale di Perugia che proprio a Bagnasco dovrebbe succedere, si sono
detti apertamente a favore della manifestazione romana del Family day, isolando
quella che in molti pensavano essere la
linea ‘papale’ – sostenuta in particolare
dal segretario dela Cei Nunzio Galantino,
di una sorta di non interventismo. E che
invece proprio il Papa in prima persona
di fatto ha ora negato. Ma ancora ieri
Renzi ha insistito e, intervenuto ad una
trasmissione radio, ha detto di non vedere
“alcun problema” neppure nel fatto che
autorevoli esponenti della sua maggioranza, ad iniziare dal ministro Galletti,
parteciperanno al Family day: "Io penso
che questa legge ci voglia, la stragrande
maggioranza degli italiani sono convinti
che è arrivato il momento di chiudere
questa battaglia ideologica. Il parlamento
voterà, vedremo se troverà una soluzione
alternativa, ma spero che si faccia la
legge in un tono civile - conclude Renzi evitiamo che sia uno scontro".
Ma è fuor di dubbio che le parole del
Papa ‘spaccano’ non poco il già sinistrato
Pd, così come aprono una crepa nel
versate ‘progressista’ della Chiesa. Se è
vero come è vero che anche Matteo
Maria Zuppi, il neo-arcivescovo di Bologna notoriamente su posizioni non proprio conservatrici, ha dichiarato che le
unioni civili non sono la priorità del
Paese.
QUERELATO DALLA NUOVA DC PER LE FRASI DOPO LA LITE CON MANCINI
Altri problemi per Sarri
N
on finiscono
le polemiche
sulla lite a
suon di epiteti tra Mancini e Sarri dopo la
partita Napoli-Inter.
Adesso l’allenatore azzurro, notoriamente vicino alla sinistra e nel
frattempo squalificato
per due giornate in Coppa
Italia, rischia di finire in Tribunale per una denunciaquerela nei suoi confronti
presentata dalla Democrazia
Cristiana al Procuratore capo
di Palermo Francesco Lo Voi,
attraverso i legali Anthony De
Lisi e Angela Ajello del Foro
di Palermo.
A fare scattare la denuncia
sono state le frasi pronunciate
da Sarri in conferenza stampa
dopo l’alterco con Mancini,
quando, come per giustificarsi per quanto accaduto,
ha poi affermato: "Ho detto
la prima offesa che mi è venuta in mente, gli avrei potuto
dire sei un democristiano".
Secondo la Nuova Dc, risorta
sulle ceneri della balena bianca, "non vi è dubbio che il
comportamento di Sarri abbia di fatto leso l’appartenenza a colori i quali si riconoscono nella Democrazia
Cristiana, oltre che a tutti i
cittadini che comunque ne riconoscono
la valenza sociale, politica e culturale".
L'esposto è a firma di
Alberto Alessi, segretario nazionale della
'Democrazia Cristiana
Nuova', ex deputato
Dc, nonché figlio di
Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Siciliana e tra i fondatori della
Democrazia Cristiana e del
suo simbolo. "La decisione
di querelare Sarri per le sue
parole sulla Democrazia cristiana non è un fatto personale. Ma intendo difendere i
valori della Democrazia cristiana e di uomini come Sturzo, De Gasperi e non ultimo
mio padre", ha detto all'agenzia Adnkronos Alessi.
ono circa seimila gli
emendamenti al ddl
Cirinnà sulle unioni civili depositati in aula al
Senato. Secondo le indicazioni che arrivano dagli
uffici, almeno 5mila riguardano le proposte di modifica della Lega, 300 sono
quelli di Forza Italia e 85
sono della coppia Sacconi-D'Ascola, entrambi senatori di Ap.
Sono invece circa 60 gli
emendamenti presentati
dai senatori del partito democratico. Si tratta di proposte dei singoli, non ci
sono infatti emendamenti
sottoscritti dalla presidenza
del gruppo. Di questi 60,
nove sono le proposte presentate dagli esponenti
dell'area cattolica, i cosiddetti catto-dem. Tra questi
nove, due sono stati firmati
anche da altri esponenti
della maggioranza. Infine,
S
secondo quanto si apprende, "nello spirito di miglioramento del ddl Cirinnà”,
quelli a prima firma di Beppe Lumia, capogruppo democratico in commissione
Giustizia, si tratta di 12-13
emendamenti, hanno la finalità di trovare un "equilibrio" tra le varie aree del
Pd. Ad esempio, sulla stepchild adoption viene specificato il lungo iter che
porta all'adozione.
La relatrice Cirinnà, sempre più in ambasce, fa comunque buon viso a cattivo
gioco e definisce anche
questa pioggia di emendamenti come “un altro
passo in avanti verso le
unioni civili”, appellandosi
quindi di nuovo alle parole
del suo segretario Renzi
“che ha ribadito la priorità
dell''assoluta tutela dei
bambini nelle famiglie
omogenetoriali".
INCONTRO AL FEMMINILE PROMOSSO DA AZIONE NAZIONALE
Più regole sull’accoglienza
dopo le vicende di Colonia
essun razzismo,
nessun buonismo:
mai più jihad contro le donne: è questo il
titolo del documento di
Azione Nazionale discusso ieri a Roma durante
il convegno “Donne,
Islam e Integrazione”
moderato da Sarina Biraghi (condirettore de Il Tempo),
a cui hanno partecipato Sabina
Bonelli (Consiglio Direttivo Azione Nazionale), Valentina Cardinali
(Consiglio Direttivo Azione Nazionale), Mara Carfagna (deputato di Forza Italia), Franca Cipriani (Consigliera Nazionale di
Parità), Isabella Rauti (Presidente associazione Hands Off
Women) e Souad Sbai (Presidente associazione Acmid e
N
esponente di Noi con Salvini).
Un convegno nato dalla volontà
di non archiviare le violenze
commesse contro le donne a
Colonia come un caso di ordine
pubblico, ma di affrontarle come
“un atto collettivo e organizzato
di sopraffazione culturale” che
può diventare il modello di azioni
simili in tutta Europa. Per questi
motivi il documento di Azione
Nazionale chiede “una stretta
nelle regole di accoglienza
e convivenza” e un effettivo
controllo dei flussi migratori, sia quelli derivanti da
motivazioni economiche
che quelli derivanti dall’emergenza profughi, consentendo “di verificare gli
ingressi, controllare le permanenze ed espellere chi
non ha diritto a rimanere sul
nostro territorio”.
Quanto al tema del rapporto
Islam-Occidente deve essere
chiaro che, “dal momento che
non c’è interesse alla conversione degli islamici, visto che
la forza degli Stati moderni è la
loro laicità, lo Stato deve recuperare il suo ruolo di governo e
sostenerlo, senza timore e senza
compromessi”.
5
Sabato 23 gennaio 2016
ESTERI
SOMALIA
Al Shabaab fa una strage sul lungomare di Mogadiscio
Sono almeno venti le vittime del duplice attentato rivendicato dal gruppo terroristico legato ad Al Qaeda
di Cristina Di Giorgi
salito a venti, tra civili e guardie di sicurezza, il numero
delle vittime degli attentati
che giovedì sera hanno insanguinato il lungomare di
Mogadiscio. Gli attacchi si sono svolti a
circa un'ora di distanza l'uno dall'altro.
Secondo una prima ricostruzione, dopo
una prima violenta esplosione davanti
al Beach View Hotel (alcune fonti parlano
di un'autobomba e altre di un attentatore
suicida che si è fatto esplodere nei
pressi dell'ingresso della struttura), un
secondo ordigno è stato fatto detonare
nei pressi del vicino ristorante Lido
Seafood. Nel frattempo un gruppo di
jihadisti, arrivati dalla spiaggia con indosso giubbotti esplosivi e armati di
kalashnikov, ha iniziato a sparare sulla
gente che in quel momento affollava
l'area e si è poi asserragliato all'interno
del locale.
Un testimone ha riferito all'Associated
press che i terroristi “hanno sparato a
caso alle persone sedute vicino alla
spiaggia prima di entrare nel locale”.
Che, ricorda la stampa, è molto frequentato non solo da gente comune,
ma anche da esponenti di spicco dell'amministrazione governativa locale e
È
della società somala.
“Hanno ucciso circa 20 persone, compresi bambini e donne” ha dichiarato
un poliziotto. Ed ha aggiunto che “il
fatto che i terroristi abbiano scelto proprio questo obiettivo, durante una notte
di weekend, dimostra quanto siano senza
pietà. Volevano uccidere più civili, ma
le forze di sicurezza sono riuscite a
soccorrere molta gente” facendola allontanare.
Le azioni sono state rivendicate dal
gruppo islamista locale al-Shabaab che,
mentre l'attacco era ancora in corso,
per bocca dello sceicco Abdiasis Abu
Musab ha annunciato: “Siamo dentro e
controlliamo il locale”. Le forze dell'ordine sono comunque riuscite, dopo ore,
a neutralizzare i terroristi facendo irruzione e – riferiscono le agenzie – passando da una stanza all'altra per inse-
guire i miliziani. Quattro componenti
del commando sono stati uccisi e uno,
che stando ad una fonte dell'intelligence
locale sembra sia il leader del gruppo
di fuoco, è stato catturato. Soltanto poco
prima dell'alba le forze speciali sono
riuscite a riprendere completamente il
controllo della zona.
Il primo ministro somalo, Omar Abdirashid Ali Sharmarke, ha commentato in
un tweet il duplice attentato: “Condanno
senza riserve l'attacco barbaro a Lido
Beach. I miei pensieri e preghiere sono
per le vittime". Condanna è stata espressa anche dal britannico Michael Keating,
rappresentante speciale Onu in Somalia
che ha twittato: “Condanno fermamente
l'attacco di stasera. Lido Beach è simbolo
di vita Somalia”. Nella zona infatti, soprattutto negli ultimi tempi, sono stati
aperti numerosi locali e ristoranti.
Quello a Mogadiscio è il terzo ad hotel
e strutture turistiche compiuto di recente
in Africa da gruppi legati ad Al Qaeda:
in novembre i terroristi hanno colpito a
Bamako (in Mali) e solo pochi giorni fa
ad Ougadougou (in Burkina Faso). Sono
in molti a ritenere che i miliziani di al
Shabaab, aumentando di intensità e frequenza le loro azioni, intendano rivendicare la loro forza e capacità anche e
soprattutto in concorrenza con lo Stato
Islamico.
TUNISIA
Crisi sociale e manifestazioni:
riunione straordinaria del parlamento
l parlamento tunisino
si è riunito in sessione straordinaria
per discutere della situazione sociale e della
sicurezza. Lo ha annunciato il presidente
dell'assemblea Mohamed Ennaucer. La convocazione
si è resa necessaria in seguito
all'espandersi delle proteste popolari che da Kasserine si sono
in queste ore estese ad almeno
16 dei 24 governatorati in cui
è diviso amministrativamente
il Paese, con manifestazioni e
disordini che, se non arginati,
potrebbero portare a serie conseguenze quanto alla stabilità
della Tunisia.
La seduta – riferiscono le agenzie – ha anche lo scopo di fissare una data per una riunione
straordinaria con il governo,
nella quale esaminare soluzioni
a breve e a lungo termine al
problema della disoccupazione
I
giovanile, che colpisce anche
diplomati e laureati ed è stata
la causa scatenante del riaccendersi del malcontento popolare. Che in questi giorni è
sfociato ripetutamente nella violenza e, in almeno un caso, anche nel sangue: è di giovedì
infatti la notizia della morte di
un poliziotto, linciato dalla folla
inferocita. Nella quale, tra l'altro,
si teme possano infiltrarsi miliziani dello Stato islamico.
Di fronte all'urgenza della situazione, il premier Essid, sebbene in viaggio istituzionale all'estero, ha annullato gli impegni
internazionali per rientrare anticipatamente in patria. CdG
EGITTO
Attentato dell’Isis a Giza: uccisi dieci poliziotti
Rivendicata dai terroristi l'esplosione di un ordigno
piazzato in un covo che gli agenti stavano esaminando
di Stella Spada
ono almeno dieci le vittime (e
tredici i feriti) causate dall'esplosione di un ordigno che giovedì
sera ha distrutto un appartamento a
Giza, terza città dell'Egitto. La deflagrazione è avvenuta mentre una squadra
di poliziotti, poco dopo avervi fatto irruzione, stava perquisendo un locale
che, secondo le indagini, si riteneva
S
fosse utilizzato come deposito da gruppi
terroristici.
Secondo alcuni si trattava di un covo
dei “Fratelli musulmani” (l'organizzazione
estremista che aveva conquistato il
potere in Egitto ma che era poi stata
messa al bando, nel luglio 2013, in seguito ad una rivolta guidata dai militari)
mentre altri riferiscono che l'appartamento era utilizzato dal gruppo “Ansar
Beit el-Maqdes”, formazione affiliata allo
Stato islamico che da qualche anno
conduce una sanguinosa guerriglia in
Sinai. E che, se la paternità dell'attentato
fosse confermata, sarebbe riuscita ad
ampliare fino alla capitale il suo raggio
d'azione.
Avendo rinvenuto una bomba ad orologeria, “un agente esperto di esplosivi –
hanno fatto sapere le autorità - stava cercando di mettere in sicurezza” l'area, ma
l'ordigno è esploso. Lo stabile e tre edifici
vicini sono stati evacuati.
Lo Stato Islamico, con una
dichiarazione diffusa sui social
network, ha rivendicato l'attentato, proclamando di aver
ucciso tredici agenti e averne
feriti venti. Cifre diverse da
quelle ufficiali: il procuratore
El-Tamawy ha infatti parlato
di sette agenti e tre civili
morti e 13 feriti, di cui alcuni
in gravi condizioni.
Nell'appartamento è stato rinvenuto un
computer portatile con immagini di possibili obiettivi di attentati, tra cui un
commissariato e la Prefettura di Giza.
L'operazione faceva parte di un piano
di sicurezza che in questi giorni le forze
dell'ordine egiziane stano mettendo in
SVEZIA
PARIGI
Allarme bomba all’aeroporto di Goteborg
Traffico bloccato per alcune ore. Nessuna notizia sui risultati
degli esami effettuati dagli esperti della polizia
stato completamente bloccato
per alcune ore,
in seguito ad un allarme bomba, il traffico
dello scalo aereo di
Goteborg – Landvetter
(il secondo della Svezia per grandezza ed
importanza). La notizia,
confermata dalla società che
gestisce gli aeroporti svedesi,
è stata riferita dall'emittente
radiofonica Sverige Radio,
che sul suo sito internet ha
spiegato che l'allerta ha riguardato un volo della compagnia svedese Scandinavian
airlines proveniente da Londra e diretto a Stoccolma, a
proposito del quale, intorno
alle 9.50 di venerdì mattina,
È
la polizia svedese aveva ricevuto informazioni circa una
non meglio precisata minaccia di bomba.
Dopo aver effettuato un atterraggio di emergenza nello
scalo scandinavo, l'aereo è
stato portato in un parcheggio
lontano dai terminal. Sul posto
sono intervenuti gli artificieri
ed i servizi di emergenza.
Le forze dell'ordine hanno
atto per evitare possibili attacchi e proteste, il 25 gennaio (anniversario della
rivolta del febbraio 2011, che portò alla
caduta di Mubarak), contro l'attuale presidente al Sisi. Manifestazioni che, gli
scorsi anni, erano degenerate in violenza,
con un bilancio di numerosi morti.
quindi deciso, in via
precauzionale, di interrompere il traffico
aereo e di chiudere lo
scalo, con divieto di
decolli e atterraggi. A
bordo dell'aeromobile
c'erano circa 70 passeggeri, che sono stati
evacuati. Non è stata
diffusa nessuna notizia, al momento, sui risultati degli esami
e dei controlli che gli esperti
hanno effettuato sull'aeromobile (non si sa, dunque, se si
è trattato di un falso allarme
o se effettivamente è stato
rinvenuto qualcosa di sospetto). Nel frattempo comunque
lo scalo è stato riaperto ed
ha ripreso a funzionare a pieno regime.
CdG
La Francia forse manterrà
lo stato di emergenza
Il premier Valls: “Siamo in guerra
Useremo tutti i mezzi consentiti
per proteggere la popolazione”
on è da escludersi che in
Francia lo stato di emergenza, proclamato in seguito agli attacchi terroristici di
Parigi del 13 novembre scorso
e prorogato fino a metà febbraio,
venga mantenuto in vigore. Lo
ha lasciato intendere il primo
ministro Manuel Valls che, secondo quanto riportato dalla Bbc,
in un'intervista rilasciata all'emittente britannica ai margini
del World Economic Forum di
Davos (in Svizzera) ad una domanda relativa alla durata della
misura straordinaria ha risposto
che potrebbe essere mantenuta
N
fino a che non terminerà la “guerra totale, globale e spietata” contro il terrorismo del cosiddetto
Stato Islamico. “La Francia è in
guerra” ha precisato Valls” e
questo significa che “si stanno
utilizzando tutti i mezzi della nostra democrazia consentiti dalla
legge per proteggere la popolazione francese”.
Dichiarato su tutto il territorio
nazionale francese inizialmente
per un periodo di tre mesi – che
sarebbe dovuto terminare a metà
febbraio – lo stato di emergenza
è una misura straordinaria che
amplia i poteri delle autorità e
delle forze dell'ordine. Per quanto
riguarda i prefetti, consente loro
di dichiarare il coprifuoco, interrompere la libera circolazione,
impedire qualsiasi tipo di manifestazione pubblica, chiudere
luoghi di ritrovo e controllare
mezzi di informazione. Quanto
alle forze dell'ordine, hanno maggiore libertà d'azione in particolare
per quanto attiene alla possibilità
di condurre raid, irruzioni e perquisizioni (di giorno e di notte)
e mettere in atto misure cautelari,
anche preventive.
St.Sp.
6
Sabato 23 gennaio 2016
ESTERI
DUBLINO E LA RINASCITA ECONOMICA
La riscossa irlandese
Gli strumenti della ripresa: tagli alla spesa pubblica, vendita di beni statali, riforme strutturali e tassazione favorevole
di Claudio Pasquini Peruzzi
D
al crollo alla rinascita. Da
PIGS a Tigre Celtica. Data
per morta e sepolta l’Irlanda è riuscita a ribaltare
la situazione economica
drammatica emersa nel 2007 a seguito
dell’esplosione del mercato immobiliare e della crisi finanziaria. La criticità e la vulnerabilità dell’economia
nazionale costrinsero l’Irlanda ad accettare gli aiuti finanziari internazionali
(pacchetto da 67,5 miliardi di euro)
provenienti dal Fmi e dai paesi dell’Eurozona finendo in un piano di salvataggio che avrebbe condannato il
paese alla politica di austerità. L’Irlanda
finì rapidamente nella zona “retrocessione” nella classifica delle economie europee diventando un “membro” del club dei cosiddetti PIIGS (la
seconda I fu aggiunta con l’aggregazione dell’Irlanda), un acronimo coniato dal linguaggio giornalistico-economico per far riferimento ai seguenti
paesi dell’eurozona investiti dalla crisi:
Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, e
Spagna.
Le cause del rilancio economico ir-
landese risiedono in diversi fattori.
Le esportazioni (Usa e UK sono i
partner principali), che rappresentano
le fondamenta della struttura economica del paese, sono incrementate
(+13% ad aprile 2015) a seguito di
un euro debole (svalutazione del 30%
nei confronti del dollaro statunitense)
e di un aumento nella domanda interna.
La Commerzbank ha recentemente
pubblicato dei dati che rivelano come
un’iniezione di fiducia nei consumatori
abbia portato ad un incremento della
domanda interna e degli investimenti
(+1,8% ad aprile 2015).
Un ruolo fondamentale è attribuito
alla favorevole “corporate tax” (tassa
sul reddito di impresa) bloccata al
12,5% e una delle più basse al mondo.
Nonostante le critiche ricevute dall’Ue,
il governo è riuscito a ricavare un
montante di circa 3,3 miliardi di euro,
ovvero 912 milioni in più (+ 38%) del
previsto. Non è un caso che i giganti
dell’internet (Google, Amazon,Yahoo,
Apple) e tante altre compagnie hightech abbiano delocalizzato il loro
quartier generale nella capitale irlandese. Insomma, Dublino è la nuova
Silicon Valley del continente europeo.
Stando alle statistiche economiche,
nel terzo trimestre dell’anno scorso
l’Irlanda ha registrato un aumento del
7,7% del Pil rispetto al 2014 e per il
2016 è previsto un incremento tra il 4
ed il 5%. Il Dipartimento delle Finanze
ha rilasciato dei dati indicanti un calo
drastico nel rapporto deficit/Pil (nel
2015 il rapporto è al 2,1%) di circa
12 punti rispetto al 2009 (apice della
crisi). Il tasso di disoccupazione è
calato da circa il 12% al 9,6% nel
2015, percentuale abbastanza elevata
ma al di sotto della media europea. Il
tasso di disoccupazione giovanile ha
subito una leggera frenata passando
dal 25,9% nel 2014 al 21,1% nel 2015.
Per il 2016 il governo e le autorità
competenti prevedono una crescita
non al di sotto del 3 o 4%, superiore
rispetto alla media europea. Nell’immediato il governo dovrà focalizzarsi
sul risanamento del budget e la ripresa
economica tenendo in considerazione
le adiacenti elezioni politiche che si
terranno in primavera. Dopo aver subito le cure dolorose dell’austerity
l’Irlanda è ripartita con decisione. I
periodi di crisi sono susseguiti da
margini di crescita più elevati, tuttavia
il governo dovrà porre ulteriori rimedi
ad un assetto finanziario ritenuto ancora fragile e prestare particolare attenzione agli sviluppi economici degli
Usa e dell’UK.
Nel frattempo, a casa nostra si viaggia
controtendenza. La disoccupazione
aumenta e l’imposizione fiscale soffoca
le famiglie e le aziende. In Italia ci si
accontenta di un misero +0,8% di
crescita registrato nel 2015, un +1,5%
previsto per il 2016 e un consolidamento al +1,6% nel 2017 (+0,1% rispetto al 2016). La luce alla fine del
“tunnel Italia” non accenna ad ingrandirsi. L’Italia…una Ferrari col motore di una Fiat.
GRECIA
Tsipras: primo anno
di governo tra le proteste
Eurosky Tower .
L’investimento più solido è puntare in alto.
In piazza, contro le riforme, professionisti,
agricoltori, lavoratori dei trasporti
E il 4 febbraio scioperano i dipendenti pubblici
l governo Tsipras chiude il
primo anno di attività (è entrato in carica ufficialmente
il 25 gennaio 2015) tra le proteste. Nei giorni scorsi, ad
Atene e non solo, manifestazioni, cortei e blocchi del traffico
hanno visto protagonisti coloro
che si oppongono alla riforma
delle pensioni che dovrà essere
varata dall'esecutivo su richiesta
dei creditori internazionali. Una
riforma destinata a pesare non
solo sugli equilibri di un governo che appare tutt'altro che
solido, ma anche e soprattutto
sui pensionati stessi.
Nella capitale, in particolare,
migliaia di avvocati, medici, ingegneri, farmacisti e altri professionisti si sono dati appuntamento davanti alla sede del
Parlamento. E dopo aver sventolato le loro cravatte, le hanno
legate agli alberi di piazza Syntagma. Per loro – i liberi professionisti, che sono la categoria
lavorativa più produttiva del
Paese – la legge stabilisce che
più della metà del loro reddito
vada in tasse e assicurazioni.
I
E non solo: continua anche la
protesta dei marinai (fermi molti
traghetti in seguito allo stop di
48 ore proclamato dalle associazioni di categoria), dei lavoratori delle ferrovie e degli agricoltori, sui quali pesa anche
l'aumento delle tasse del settore:
bloccata la principale arteria
stradale che collega Grecia e
Turchia. Blocchi anche, nei prossimi giorni, sulle strade del
nord e centro del Paese. Il settore pubblico, invece, si fermerà
per uno sciopero generale il 4
febbraio.
Tutto questo – fanno notare alcuni – per una riforma che è
già noto che non risolverà il
problema: Bloomberg prevede
anzi, per il 2016, una recessione
dell'economia greca pari
all'1,8%. Peggio andrà solo in
Venezuela (3,3%) e in Brasile
(2,5%). In tutto questo per la
prima volta i conservatori di
Nea Dimokratia nei sondaggi
risultano avanti rispetto a Syriza.
Elezioni anticipate? Forse. Ma
bisogna vedere se e come la
Grecia riuscirà ad arrivarci. CdG
Eurosky Tower è il grattacielo residenziale di 28 piani che sta sorgendo a Roma, nel prestigioso quartiere
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7
Sabato 23 gennaio 2016
SToRIA
Ciao, Martina
LA PRONIPOTE DEL DUCE, FIGLIA DI GUIDO E NIPOTE DI VITTORIO, È MANCATA IERI, AVEVA SOLO 46 ANNI
Ritratto di una Donna forte e leale, sobria e discreta, che ha difeso per tutta la vita il nome dei Mussolini
di Emma Moriconi
M
artina Mussolini
ci ha lasciati. È
una di quelle
notizie che non
vorresti mai
dare, anche se fai informazione per
professione. Scriverne è persino
difficile, per chi - come me - ha
avuto l'onore di conoscere Martina
e di apprezzarne il coraggio, la
lealtà, la determinazione, e anche
la discrezione. Sei anni di dura malattia non l'avevano piegata, aveva
combattuto con forza, in maniera
esemplare. E aveva affrontato il male
che la stava logorando con estrema
discrezione: e questa discrezione
resta di esempio, al punto che pur volendo scrivere di lei queste
parole in ricordo della sua bella
persona - mi limiterò a disegnarne
un sobrio ritratto: a lei , credo, piacerebbe così. Mi sembra di averla
qui e di sentirla che mi dice: "Vediamo di non fare piagnistei". Quindi
sobrietà e rispetto, come piace a
lei. Vorrei ringraziare di cuore Edoardo Fantini, per essere stato il tramite
che ci ha fatte conoscere. Ricordo
con piacere il nostro incontro a casa
di Edoardo, amico sincero, studioso
illustre, con il quale Martina aveva
scritto il libro "Fascismo, Stato sociale
e dittatura", dopo una ricerca durata
sei lunghi anni. Un libro che è sulla
mia scrivania da prima ancora che
venisse pubblicato, e che custodisco
gelosamente. Un libro che racconta
verità innegabili, relative alle pagine
più appassionanti della nostra storia.
Quella storia che Martina ha sempre
difeso.
Parlammo, quel giorno, e in altre
successive occasioni, di tante cose,
e posso solo dirle grazie: "Ti dico
personalmente queste cose - mi disse - affinché tu le sappia dalla mia
stessa voce, nulla deve esserti riportato da altri, solo così saprai la
verità, saprai ciò che penso". Probabilmente me lo disse proprio sapendo che sarebbe finita così, e
non volle lasciare nulla in sospeso.
Quanto ai contenuti, quelli restano
con me, preziosa confidenza intima
tra noi. Mi aveva voluta vicina, conferendomi l'onore della nomina a
Commendatore dell'Ordine dell'Aquila Romana: "Ti ho scelta io, Emma",
mi aveva detto. E mi aveva ringraziata
per il mio lavoro di ogni giorno su
queste pagine, "per meriti professionali e alto senso di fedeltà all'ideale di Patria", come volle scrivere
sulla mia nomina ufficiale il V Capo
Gran Cancelliere dell'Ordine dell'Aquila Romana, Sua Eccellenza
Martina Mussolini. E io avevo rin-
graziato lei per questo onore che
reputavo troppo grande.
Aveva sempre difeso il suo nome,
Martina Mussolini. E la nostra storia,
quella di cui il suo bisnonno Benito
è stato il protagonista. Aveva scritto
al Presidente del Venezuela Maduro
dicendogli che lui, del Fascismo,
non sapeva un bel niente; lo fece
senza mezzo termini e con la schiettezza che l'ha sempre contraddistinta.
Si era scagliata contro la Fornero in
difesa delle leggi fasciste dedicate
al lavoro femminile, si era espressa
a chiare lettere con la presidente
Boldrini difendendo con passione
l'obelisco recante la scritta Mussolini
Dux, aveva tutelato il nome di Benito
Mussolini quando era stato accusato
di bigamia, portando all'attenzione
degli Italiani documenti inoppugnabili che testimoniavano che la sola
moglie del Duce si chiamava Rachele
Guidi. E anche qui aveva avuto vicino
l'amico Edoardo Fantini. E il libro
"Fascismo: Stato sociale o dittatura"
è la sintesi di quelle verità che Martina ha sempre voluto difendere con
passione: è il suo lascito alle future
generazioni, che devono sapere la
verità storica e non lasciarsi trascinare dalla demagogia che per 70
anni ha devastato la memoria di
questa Patria offesa troppo spesso
dalle menzogne.
Questo che segue è il comunicato
ufficiale, diffuso ieri mattina dall'Ordine dell'Aquila Romana. Lo riproponiamo anche oggi ai nostri
lettori:
"S. E. Martina Mussolini è nata in
cielo. Oggi 22 gennaio 2016 è deceduta a 46 anni in Sinalunga nel
senese, Martina Mussolini pronipote
dello statista Benito Mussolini, V
Capo dell'Ordine dell'Aquila Romana, nata a Forlì il 26 luglio 1969. La
notizia è stata comunicata dai familiari: i figli Andrea Vittoria e Pierflavio
e le sorelle Orsola e Vittoria. Il rito
funebre sarà officiato in Sinalunga
sabato 23 gennaio alle ore 10,30
nella Chiesa di San Martino, Via San
Martino 3. Le ceneri saranno successivamente traslate nella Cripta
Mussolini in Predappio. Madre esemplare e appassionato ottico è ricordata per aver dato nuovo impulso
agli Ordini del patrimonio araldico
della Casa Mussolini, non mai rinnegando in ogni momento il peso
del proprio nome nei confronti della
storia circa gli eventi del Ventennio.
Come da proprie volontà chiede
non fiori, ma offerte all'Ospedale
Silvestrini di Perugia. Le succede
alla guida degli Ordini la sorella Orsola Mussolini".
Insieme alla Redazione del Giornale
d'Italia, mi unisco al dolore della famiglia Mussolini per la prematura
scomparsa di una Donna che ricordiamo come coraggiosa e leale. A
lei, ai figli Andrea Vittoria e Pierflavio,
alle sorelle Orsola e Vittoria e a tutta
la famiglia Mussolini esprimiamo
sentimenti di rispetto e di affetto,
giunga loro la serenità nella Fede in
Dio, con la consapevolezza che l'eterna bontà di Nostro Signore - ne
siamo certi - avrà posato la dolce
anima presso di sé, là dove riposano
i Giusti.
UNA TESTIMONIANZA DI CORAGGIO E DI VALORE
Il ricordo di Edoardo Fantini
“Era fatta così, dolce e decisa, sensibile e forte, sempre pronta a stringere i denti ed andare avanti
senza mai piegare la testa, neanche di fronte ad un male terribile come quello che ce l'ha portata via”
H
o conosciuto Martina nel 1996, perché
un amico avvocato
mi aveva detto che a Sinalunga viveva una Mussolini
ed io avevo bisogno di reperire notizie sull'ulcera di
suo bisnonno Benito, visto
che questa non era stata evidenziata nell'autopsia che
fu espletata sul corpo del
Duce nell'aprile del 1945.
Nei miei studi sul Ventennio,
d'altra parte, più volte mi
ero imbattuto in bollettini
che riportavano le crisi dolorose all'addome che Mussolini aveva sofferto dal 1933
al 1945, e quindi volevo sapere se lei di questa malattia
fosse a conoscenza. Martina
mi rispose che avrebbe volentieri studiato insieme a
me ogni aspetto, che avrebbe volentieri approfondito
le tematiche relative al Fa-
scismo, un'epoca storica
spesso raccontata male, in
maniera distorta.
Nacque così la nostra amicizia e quando con un gruppo di amici organizzammo
degli incontri dove ognuno
di noi riferiva quanto aveva
appurato con le proprie ricerche, Martina era sempre
lì ad ascoltare e fare domande. Poi, sei anni fa, il ritrovamento dei testi sulla
Carta del lavoro, che ci fecero capire essere centrali
per la comprensione del Fascismo e la conseguente
decisione di scrivere un libro assieme ad Andrea Piazzesi. Questo testo è stato
ultimato nel giugno del
2015, quando la salute di
Martina era già precaria
dato che la malattia le era
stata diagnosticata nel 2009.
Nell'aprile ci recammo a
Predappio per pubblicizzarlo, visto che ormai era
prossimo all'uscita, ed eravamo in macchina quando
la vedi misurarsi la febbre
che era di 38,5°. Le proposi
di ritornare verso casa ma
lei rifiutò dicendo che preferiva stringere i denti ed
incontrare gente, anziché
arrendersi al male. Così
fece per tutti e due i giorni
che siamo rimasti là, ed an-
che nei mesi successivi durante i quali, portando la
malattia con estrema dignità, non ha mai smesso
di accettare inviti per riunioni dove si trattavano gli
argomenti più diversi: dal
nostro libro, agli appuntamenti della Piccola Caprera,
ad un seminario medico sul
mieloma multiplo dove è
intervenuta con la sua triste
testimonianza di paziente.
Perché Martina era fatta
così, dolce e decisa, sensibile e forte, sempre pronta
a stringere i denti ed andare
avanti senza mai piegare la
testa, neanche di fronte ad
un male terribile come
quello che ce l'ha portata
via. Riposi in pace.
8
Sabato 23 gennaio 2016
DA RoMA E DAL LAzIo
LA POLITICA SCOSSA DAL SONDAGGIO CHE PREMIA I GRILLINI, SEGUITI DA CENTRODESTRA E GIACHETTI
L’inclusione farà la differenza
Storace non ha dubbi: “La situazione impone le primarie”. Pd e Sel-SI continuano a litigare, intanto
i dem annunciano la chiusura dei termini per il 10 febbraio, giorno delle Foibe. La Destra: “Si vergognino”
S
e n’è parlato per tutto il
giorno. Il sondaggio Index
research, reso noto giovedì
sera nella trasmissione di
Piazza Pulita (La 7) condotta da Formigli, è entrato a gamba
tesa nell’agenda politica romana.
Di fatto premia i 5 Stelle con il 30%,
che hanno comunque il fiato sul collo
di Giorgia Meloni e Francesco Storace, appaiati al 29% nelle intenzioni
di voto dei romani, entrambi seguiti
alla stessa distanza da Roberto Giachetti (Pd). Sel-SI si conferma al
4,5%, mentre Alfio Marchini si attesta
all’8,5%.
Colui che ne esce rafforzato è l’ex
governatore del Lazio, attuale leader
de La Destra e vicepresidente del
Consiglio regionale, che ha già dato
la sua disponibilità alla maratona capitolina del 12 giugno e auspicando
- non è un mistero - la reunion del
centrodestra attraverso le primarie.
Intanto Storace presenterà la sua
proposta per Roma il 31 gennaio
alle 16 e 30 all’Auditorium dell’Istituto
Salesianum.
“Il centrodestra ha un motivo in più
per convocare elezioni primarie. Il
sondaggio su Roma diffuso da Piazza
Pulita testimonia che sono due i potenziali candidati che possono arrivare al ballottaggio con il Movimento
cinque stelle e lasciare indietro il
Pd: Giorgia Meloni e Francesco Storace”, è l’analisi del segretario nazionale de La Destra pubblicata sulla
sua pagina Facebook.
La pensa così anche l’ex sindaco di
Roma, Gianni Alemanno, il quale ha
già annunciato che non sarà della
partita romana. Gli ultimi dati sono
la “dimostrazione che il centrodestra
può vincere, ma occorre far partire
immediatamente le primarie e rompere questo stato di attesa perenne.
Giachetti - ha detto infatti, a margine
di un convegno di Azione nazionale
- è vero che non è in testa ma è
anche vero che non è partito da
molto”. Alemanno ha sottolineato
come il sondaggio mostri anche il
peso della candidatura di Storace,
“ignorato dal centrodestra finora”.
Intanto il centrosinistra prova a riorganizzarsi dopo l’esperienza fallimentare di Ignazio Marino. Come?
Rimettendo intorno a un tavolo la fotografia di Vasto con gli allora partiti:
Pd, Sel, Idv. Con un unico comune
denominatore: le primarie, le cui
candidature dovranno essere presentate entro il 10 febbraio, giorno
in cui l’Italia si fermerà per ricordare
i martiri delle Foibe. Una data snobbata dalla sinistra italiana con le conseguenti accuse dal centrodestra. E
anche in questo caso Storace non le
ha mandate a dire: “Il Pd chiude la
presentazione delle primarie a Roma
il 10 febbraio: una decisione di pessimo gusto. Nel giorno dedicato alla
preghiera e al ricordo dei Caduti
delle foibe loro saranno impegnati
con la burocrazia di partito a litigare
sulle firme raccolte”, ha tuonato il
leader de La Destra, bollando i dem
così: “Gratta gratta, la loro memoria
è solo di facciata. Si vergognino”.
Al di là delle polemiche, ieri al Nazareno si è riunita l’eventuale coalizione formata da Pd, Idv, Scelta civica,
Verdi, Rete dei cittadini e Democrazia
solidale. Al momento Sel-SI, defenestrata nell’ultimo rimpasto da Marino-Orfini, non è della partita e ha
già fatto sapere che non parteciperà
al tavolo delle primarie perché “a
Roma non ci sono le condizioni”.
Nonostante l’apertura del candidato
Fassina a Giachetti su una proposta
programmatica con il successivo
step delle primarie, ieri il segretario
di Sel romano, Paolo Cento, ha scandito che “la coalizione di centrosinistra
è finita da mesi”, confermando di
fatto gli strascichi dell’amministrazione
Marino e lasciando aperto uno spiraglio: “Nei prossimi giorni verificheremo con il Pd se esiste la possibilità di un confronto”.
Una riflessione sulla situazione dall’altra parte del campo giunge per
bocca di Barbara Saltamartini (Noi
con Salvini): "Il perimetro del centrosinistra si sta restringendo, lo di-
mostrano le alleanze che il PD non
riesce a comporre per le prossime
amministrative e le difficoltà a mettere
d'accordo le varie anime che convivono in quel partito.Questo deve far
riflettere il centrodestra sulla grande
opportunità che abbiamo di fronte e
che potrebbe vederci vincitori in
molte delle città capoluogo e dei
comuni nei quali si andrà al voto alle
prossime elezioni amministrative”
con la raccomandazione di “saper
coinvolgere le forze civiche in campo
per poter allargare il fronte politico
e sociale che non si riconosce nelle
idee e nei programmi del centrosinistra e di Renzi. In tal senso vedo
con favore la proposta di promuovere
le primarie sul modello americano
per individuare sulla base dei programmi il miglior candidato sindaco
per Roma. Perché - conclude Saltamartini - al di là dei sondaggi, ritengo
fondamentale, soprattutto in questa
delicata fase politica e amministrativa
in cui versa la nostra città, che si
apra il più ampio confronto con il
territorio, con i cittadini, con le classi
dirigenti dei partiti e con le realtà
sociali e produttive che animano la
Capitale d'Italia”. Modello all’americana al quale starebbe lavorando
anche Alfio Marchini.
La spunterà chi saprà giocarsi meglio
le carte, vale per la destra che per
la sinistra. Un’elezione all’insegna
dell’inclusione.
Giuseppe Sarra
LA COMPAGNIA NON HA RISPETTATO LE CATEGORIE PROTETTE GARANTITE DALLA LEGGE
Alitalia licenzia un disabile, il giudice lo fa riassumere
L
Bastonate dai rom,
icenziati da Alitalia, riassunti dal
giudice. Sono tantissimi i ricorsi presentati dagli ex lavoratori
della compagnia di bandiera. una vera e propria valanga con quasi
500 impugnazioni, molte
delle quali accolte dalla
magistratura. Come avvenuto recentemente
per un gruppo di impiegati.
Ma salta all’occhio il licenziamento
di un disabile in data 5 dicembre
2014, nell’ambito della procedura avviata il 3 novembre 2014. L’ex lavoratore, però, ha impugnato l’atto, vedendosi accolte per buona parte le
proprie ragioni soltanto il 9 dicembre
scorso, quando il giudice del lavoro,
Carlotta Calvosa, ha ordinato a “Alitalia
SAI s.p.a di reintegrarlo nel posto di
lavoro e condanna entrambe le società
convenute in solido al pagamento in
favore del ricorrente di un’indennità
risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno
del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e non superiore a dodici mensilità”. Ma non è
tutto, il giudice ha riconosciuto anche
il “versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del
licenziamento fino a quello dell’effettivo ripristino, maggiorati degli interessi nella misura legale”.
Il disabile si è visto riconosciuto un
diritto sancito dalla legge italiana, che
salvaguarda le categorie protette.
Niente da fare. Si sono costituite in
giudizio entrambe le società convenute, Compagnia Area Italiana S.p.A
(già Alitalia - Compagnia Area Italiana
S.p.A., trasformata in CAI) e Alitalia Società Area Italiana S.p.A (diventata
SAI) opponendosi all’accoglimento
del ricorso.
“Il licenziamento risulta essere stato
tempestivamente impugnato stragiu-
dizialmente nei confronti della resistente CAI,
all’epoca datore di lavoro del ricorrente, in
data 12.1.2015 (a mezzo
raccomandata ar.)”, si
legge nella sentenza.
Infatti il giudice ritiene
che “altro sia la sospensione dagli obblighi di
assunzione di quota di
disabili, in favore di impresa che versi nelle
condizioni di cui agli artt. 1 e 3 L.
223/91; altro sia la possibilità di recedere dai rapporti di lavoro con i dipendenti disabili avviati obbligatoriamente”.
C’è intanto chi nell’azienda punta il
dito contro i mancati controlli dell’ufficio di collegamento, i cui ispettori
avrebbero dovuto controllare, è l’accusa tra gli operai, il rispetto delle
categorie protette, garantite, in questo
caso, dalla sentenza del giudice del
lavoro.
Ma la tensione continua a salire intorno
all’ex vettore italiano. Le grane non
mancano sia sul fronte dei licenziamenti, con i successivi reintegri, che
sulla gestione dell’azienda.
Marco Compagnoni
SPINACETO
in gravi condizioni
arito e moglie presi a
bastonate in strada davanti a passanti e automobilisti attoniti. La spedizione punitiva, che dovrebbe
essere riconducibile a questioni abitative, è avvenuta
giovedì scorso in via Eroi di
Rodi a Spinaceto a Roma. Le
vittime sono in gravi condizioni, ma non in pericolo di
vita. Gli autori della folle aggressione sono due rom, un
bosniaco e una romena di 26
e 60 anni.
Era circa le 12 quando una
coppia di origini bosniache,
che in quel momento stava
camminando in strada, è stata
affiancata da un’auto dalla
quale sono uscite quattro persone di etnia rom, tra cui una
donna, che, armate di bastoni,
M
hanno iniziato a colpire con
violenza i coniugi.
Gli aggressori si sono accaniti
sull’uomo che, preso a bastonate al corpo e alla testa,
ha perso i sensi ed è rimasto
a terra sanguinante. Solo a
questo punto gli assalitori hanno smesso di picchiarlo, sono
risaliti in macchina e sono
fuggiti.
Grazie agli elementi raccolti,
i poliziotti sono riusciti ad intercettare l’auto usata dalla
banda. Nascosti all’interno di
un vicino sito industriale, dove
avevano trovato rifugio, due
dei quattro fuggiaschi sono
stati scovati e bloccati. Gli
agenti sono ancora al lavoro
per cercare di rintracciare le
altre due persone riuscite a
fuggire.
9
Sabato 23 gennaio 2016
DA RoMA E DAL LAzIo
LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UN FASCICOLO SUL CROLLO DI VENERDÌ NOTTE
IL 26ENNE SI TROVA AL GEMELLI
E’ stato un errore umano
La palazzina di lungotevere Flaminio è disabitata
I condomini sono assistiti dal Comune
a giornata si è conclusa con i
carri attrezzi che hanno portato via le auto accartocciate
dai calcinacci, mentre i condomini, che saranno assistiti
dal Comune, dovranno attendere molto
tempo prima di rientrare in possesso
degli appartamenti.
Non si hanno ancora notizie certe sul
parziale crollo avvenuto nel cuore della
notte di venerdì, intorno alle 3, alla palazzina
di lungotevere Flaminio 70 a Roma. Per
questo c’è attesa sugli esami della perizia
tecnica della commissione stabili pericolanti della Protezione Civile. Al momento
c’è però una certezza: il crollo è stato
causato da un errore umano.
I piani crollati sono il quinto, il sesto e il
settimo. Dalle prime ricostruzioni, il
sesto, dove erano in corso i lavori di ristrutturazione, sarebbe collassato su se
stesso portandosi dietro il piano di sopra
e quello di sotto, schiacciati dal peso di
muri, tramezzi e solai venuti giù tutto
d’un colpo.
Una tragedia sfiorata. Non ci sono stati
feriti grazie all’allarme tempestivo di
L
un’inquilina, che avrebbe sentito scricchiolii e rumori strani, segnalando i propri dubbi ai Vigili del fuoco e alla Polizia
locale di Roma Capitale, che sono prontamente intervenuti sgomberando lo
stabile. Al momento del crollo, avvenuto
poco dopo, non c’era nessuno. La palazzina è ora disabitata e le utenze di
gas, luce ed acqua sono state staccate
da squadre di Italgas ed Acea.
Sul caso è stato aperto un fascicolo
dalla Procura di Roma, che è stato
affidato al pubblico ministero Antonella
Nespola. In accordo con il procuratore
aggiunto Roberto Cucchiarini, il pm nominerà un consulente per lo svolgimento
dell’indagine tecnica cominciando dall’esame delle autorizzazioni concesse
dalle competenti autorità per la ristrutturazione di parte dell’edificio.
La Nespola ha già disposto l’acquisizione
delle documentazioni presso il Campidoglio e gli uffici competenti, oltre alle
testimonianze dei vicini.
Ma il crollo ha comportato gravi difficoltà
alla circolazione a causa della chiusura
di lungotevere Flaminio, in particolare
nel tratto che va da piazza Gentile da
Fabriano a ponte duca D’Aosta (stadio
Olimpico).
In attesa che la magistratura chiarisca
le cause dell’incidente, il Codacons ha
chiesto di sapere chi ha concesso i permessi per i lavori di ristrutturazione
nella palazzina crollata, e sulla base di
quali criteri sia stata data l’autorizzazione.
E’ giunta la voce anche dei tecnici, in
particolare il presidente del Consiglio
nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, ha dichiarato che “spesso chi interviene per ristrutturare unità abitative si
premura per avere tutti i permessi richiesti ma non ha contezza della situazione statica dell’edificio. Basta tirare
via un tramezzo per alterare la staticità
di un edificio. E poi succedono crolli
come quello di Roma”, è il commento
con Labitalia, che ha aggiunto: “Noi
chiediamo da tempo il libretto di fabbricato in cui si deve aggiornare lo
stato dell’edificio, è l’unico modo per
avere sempre contezza della sua staticità
ed evitare questi eventi”.
Precipita nella tromba
dell’ascensore, è grave
Sul posto due ambulanze
e l’elisoccorso regionale
in gravissime condizioni al policlinico
Gemelli. All’improvviso, ieri mattina, un cinese
di 26 anni è precipitato
nella tromba dell’ascensore nel centro commerciale Arca al km 16,400 di
via Tiberina a Capena, in
provincia a Roma. La situazione è sembrata subito
critica. Sul posto sono intervenute immediatamente
prima due ambulanze del
118, poi è stato necessario
l’intervento dell’elisoccorso regionale che ha trasportato l’uomo in codice
rosso al nosocomio.
Non è chiara la dinamica
dell’incidente, sulla quale
stanno lavorando i carabinieri della stazione di
Capena che stanno cercando di ricostruire quanto
accaduto.
L’uomo - ha reso noto Elitaliana, la società che gestisce gli elicotteri dell’e-
È
mergenza per conto della
Regione Lazio - è precipitato da un’altezza tre metri,
ed ha riportato un serio
trauma spinale causato non
tanto dall’altezza, quanto
dall’impatto con gli ingranaggi metallici alla base
dell’ascensore.
Estratto dal vano dell’incidente dai Vigili del Fuoco che hanno provveduto
a mettere sotto sequestro
l’area, il ragazzo è stato
soccorso dall’equipe medica del 118 a bordo dell’elicottero Pegaso 21 arrivato meno di due minuti
dall’allarme dalla base di
Fonte di Papa è vicinissima. E’ successivamente atterrato in un campo prossimo al luogo dell’incidente. Il ragazzo dopo essere
stato messo in sicurezza è
stato condotto al Gemelli
dove è ricoverato in codice
rosso ma non in pericolo
di vita.
L’INIZIATIVA DI UNINDUSTRIA
“Lezione di Impresa” per gli studenti
Giovani Imprenditori di Unindustria
docenti d’eccezione nel ciclo di
incontri con le scuole del Lazio
che vede coinvolti quindici istituti
tecnici e licei di Roma, Frosinone,
Latina, Rieti e Viterbo.
L’iniziativa “Lezione di Impresa” è
partita questa mattina nelle scuole
romane e ha visto un’ampia partecipazione di studenti che hanno rivolto tante domande ai giovani imprenditori presenti, circa la vita dell’impresa. I giovani imprenditori,
con l’incontro di questa mattina,
hanno voluto offrire agli studenti
un’opportunità di confronto diretto,
con l’obiettivo di presentare l’esperienza professionale dei relatori ed
il profilo delle loro aziende, fornendo
al contempo suggerimenti utili per
conseguire una preparazione adeguata alle richieste del mercato del
I
lavoro, soprattutto con riferimento
ai settori specifici delle aziende coinvolte.
Partendo da argomenti di carattere
generale, si è passati alle singole
esperienze vissute dagli imprenditori
e a casi concreti attuati in azienda.
Gli studenti hanno avuto modo di
comprendere come è strutturata e
come funziona un’azienda, ma hanno
acquisito nozioni sulla leadership,
l’internazionalizzazione, l’innovazione
il marketing, la gestione dei clienti e
dei collaboratori, la creazione di una
start up, senza dimenticare la corporate social responsability.
“La recente riforma della scuola può
rappresentare un’occasione unica
per gli studenti, ha dichiarato Fausto
Bianchi Presidente dei Giovani Imprenditori di Unindustria, ma solo a
condizione che vengano trasferiti
contenuti utili e coerenti con il curriculum scolastico. I Giovani Imprenditori credono fortemente in
questa sfida e intendono impegnarsi
concretamente per aiutare le nuove
generazioni ad approfondire la conoscenza del mondo del lavoro e
della cultura aziendale.” Il progetto
si svolgerà nel periodo gennaiomarzo 2016 con la realizzazione di
5 incontri al mese in tutto il territorio
del Lazio. Per Roma hanno aderito
l’Istituto tecnico Commerciale e per
Geometri Carlo Matteucci, il Liceo
Classico Torquato Tasso e l’Istituto
Paritario Pio IX.
Dopo una prima fase sperimentale,
il progetto verrà rimodulato per
essere riproposto su nuovi istituti
del territorio nel corso dell’anno e
divenire così un’iniziativa permanente
del Gruppo Giovani Imprenditori.
10
Sabato 23 gennaio 2016
DALL’ITALIA
LA CORTE D’APPELLO DI MILANO CONFERMA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
Tentato omicidio: altri otto anni a Kabobo
Il ghanese, che deve già scontare vent’anni di reclusione per aver ucciso
l’11 maggio 2013 tre persone a Niguarda, lo stesso giorno aggredì anche due passanti
ltri otto anni, oltre ai venti a cui era già stato condannato e ai tre in casa
di cura. È quanto dovrà
scontare Adam Kabobo,
il ghanese che l’11 maggio 2013
uccise a colpi di piccone tre persone incontrate per caso lungo le
vie di Niguarda, quartiere a nord
di Milano. I giudici della terza Corte d’Appello del capoluogo lombardo hanno confermato ieri la
condanna per tentato omicidio che
gli era già stata inflitta in primo
grado per altre due aggressioni
compiute sempre la mattina dell’11
maggio 2013 contro due passanti
che, nonostante le ferite, però riuscirono a scappare e a mettersi in
salvo. Durante il processo, che si
è celebrato con rito abbreviato, la
difesa dell’imputato aveva chiesto
la derubricazione del fatto a lesioni, sostenendo che la volontà
di Kabobo fosse stata in realtà
quella di sottrarre alle vittime qualche bene o del denaro e non quella
di procurare la loro morte. Il legale
ha chiesto di nuovo le attenuanti
generiche, che non erano state riconosciute in primo grado dal gup
Alessadra Simion.
Solo una delle parti offese si è costituita parte civile nel procedimento: si tratta di Francesco Niro,
a cui sono stati riconosciuti 1.500
euro di risarcimento a fronte di
una richiesta di 30mila.
La camera di consiglio della terza
sezione della Corte d’appello di
Milano, presieduta da Maria Rosaria Mandrioli, è durata circa un
quarto d’ora.
Kabobo, incapace di intendere e
A
parzialmente capace di volere, in
aula, alla lettura del dispositivo,
non ha proferito parola e ha solamente scambiato qualche battuta
con la sua interprete. Dopo di che
è stato riaccompagnato a San Vittore, dove sta scontando la pena.
Al ghanese era stata riconosciuta
la semi infermità mentale. Secondo
il gup Manuela Scudieri, che lo
aveva condannato in abbreviato a
20 anni per tre omicidi, nonostante
fosse affetto da schizofrenia paranoide, Kabobo era tuttavia pienamente capace di intendere e di
voler al momento di uccidere tre
persone a colpi di piccone.
“Mi sembra una pena eccessiva
perché sono partiti dal massimo
e hanno operato la riduzione minima per il tentativo” ha detto il
legale di Kabobo, Benedetto Ciccarone, spiegando come”neanche
per il processo principale sugli
omicidi erano partiti dal massimo”.
Alla lettura della sentenza, ha aggiunto, “lui non ha reagito affatto
perché gli avevo già spiegato come
funzionava il meccanismo di continuazione dei reati: non ci saranno
effetti percepibili sul tempo della
detenzione che era stato già determinato. Quando uno dei due
procedimenti sarà concluso definitivamente si chiederà la continuazione tra i reati in un unico
procedimento, e dunque le pene
non andranno a sommarsi”. In ri-
ferimento alla condizione del ghanese l’avvocato ha inoltre detto:
“È sempre in cura, sta notevolmente meglio, la cura sta avendo
gli effetti sperati, adesso dice anche qualche frase in italiano”.
Era la mattina dell’11 maggio del
2013 quando l’immigrato uscì in
strada, in zona Niguarda, e uccise
a picconate tre passanti, il 64enne
Ermanno Masini, il 21enne Daniele
Carella e il quarantenne Alessandro Carolè. In quell’occasione ferì
anche Andrea Canfora e Francesco
Niro. Tutto senza un’apparente motivazione.
Per quegli omicidi il 20 aggio 2015
i giudici della corte d’assise d’appello di Milano confermarono la
condanna a 20 di reclusione con
il vizio parziale di mente e 3 anni
di casa di cura e custodia a pena
espiata. Alle famiglie delle vittime,
parti civili nel processo, furono riconosciute delle provvisionali
come risarcimento per somme che
vanno dai 100mila euro in su.
Per i giudici, come riportato nelle
motivazioni della sentenza, Adam
Kabobo era lucido e uccise le sue
vittime accecato dal rancore. Non
furono dunque i suoi disturbi psichici a spingerlo a compiere il folle
gesto, ma la frustrazione “per le
sue esperienze di quotidiana lotta
per la sopravvivenza”. Avrebbe
agito insomma perché sotto stress.
A causa sua però tre innocenti
sono morti. E altri due hanno rischiato la vita. ora a distanza di
anni, lo straniero è stato giudicato
anche per questo. Si vedrà quanto,
alla fine, resterà dietro le sbarre.
Intanto, quel che resta, è sicuramente il dolore e la rabbia delle
famiglie delle vittime, uomini uccisi
da un clandestino che aveva presentò nel 2011 istanza per l’asilo
politico e ottiene un permesso di
soggiorno temporaneo (come previsto dalla legge). Domanda respinta dalla commissione regionale, incaricata di valutare la sua
situazione, che mise fine alla validità del permesso. Come molti
altri africani nella sua condizione,
Kabobo non si arrese. Fece ricorso
e diventò “in espellibile”: non
poteva essere allontanato dall’Italia
prima della definizione della vicenda burocratica.
Quel che poi avvenne è noto.
Barbara Fruch
LA SCELTA DELL’UNICO ACCUSATO DELLA MORTE DI MEREDITH KERCHER NON PASSA INOSSERVATA
Guedè in tv: arriva le querela e i legali lo mollano
a sua intervista non è di certo
passata inosservata. Dopo nove
anni di silenzio, l’unico accusato
della morte di Meredith Kercher,
l’ivoriano Rudy Guede, ha deciso di raccontare la propria versione in un’intervista
esclusiva a ‘Storie Maledette’ di Rai 3
Una scelta che non è piaciuta neppure ai
legali i quali hanno deciso di rinunciare
alla difesa, per non parlare poi della reazione di Sollecito che è pronto a chiedere
i danni.
Guede, unico a scegliere il processo con
il rito abbreviato che lo ha portato ad
una condanna a 16 anni di reclusione
per concorso in omicidio che sta scontando nel
carcere di Viterbo, ha sempre sostenuto di non
aver ucciso Meredith. “Nella sentenza della Cassazione (con cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito
sono stati definitivamente assolti dall’accusa di
omicidio, ndr) si legge che i giudici riconoscono
che loro erano presenti in quella casa - ha detto
Guede durante l’intervista rilasciata a Franca Leosini
– Io sono arrivato al terzo grado con il concorso in
omicidio e violenza sessuale, ma è scritto nero su
bianco che non sono l’autore materiale del delitto”.
Guede dice era stato invitato a casa da Meredith
quella sera : ci sarebbe stato un “avvicinamento”
che però non si tramutò in un rapporto sessuale
completo.
L
Poi sarebbe arrivata a casa Amanda Knox e, sempre
secondo la sua versione dei fatti mentre lui si
trovava in bagno, Amanda avrebbe litigato proprio
con Meredith. “Sono rimasto in bagno per 10-11
minuti - ha raccontato l’ivoriano - e lo so perché
ascoltavo la musica: due brani interi e il terzo fino
a metà. Poi ho sentito un urlo più forte del volume
della cuffia. Era straziante. Mi sono preoccupato e
sono uscito velocemente dal bagno per vedere
cosa fosse successo”.
L’ivoriano racconta in particolare di aver visto
Amanda Knox scappare con un altro ragazzo al
suo fianco. “Mi sono reso conto di quello che era
successo. Sono andato in bagno e ho preso un
asciugamano, poi ho visto che era ferita al collo e
ho cercato di tamponare, ma non bastava. Ho preso
un altro asciugamano. Non ragionavo più
e sono uscito da quella casa. Non sono
stato in grado di soccorrerla oggi per me
è molto doloroso. Sono stato un vigliacco.
La paura ha avuto il sopravvento. Mi sono
detto: chi ti crederebbe?”. Guede a quel
punto fugge in Germania, dove viene rintracciato alcuni giorni dopo.
Poi ha detto. “Ho chiesto scusa alla famiglia
di Meredith perché non ho fatto il massimo
per aiutarla: non sono riuscito a salvarla.
Se mi devo fare 5 o 20 anni per questo
non ho nessun problema, ma non perché
accusato di averla violentata o uccisa”.
Ora Guedè dice che pensa alla revisione
del processo. Ma lo dovrà fare senza i suoi storici
avvocati che ieri hanno rinunciato ai mandati
difensivi “ritenendo evidentemente ormai esauriti
tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno
coinvolto nella vicenda”.
Immediata la replica di Guedè. “Rispetto la decisione
– ha scritto nella sua pagina facebook – anche se
per amore di verità va precisato che li ho informati
con largo anticipo della mia intenzione di parlare
per la prima volta”.
E sul caso è intervenuto anche Sollecito, che
“avvierà un'azione di risarcimento danni”. “Reputo
di una gravità inaudita - ha sottolineato l’avvocato
Giulia Bongiorno - il mancato rispetto di una
sentenza ormai definitiva che ha accertato la totale
innocenza di Raffaele Sollecito”.
B.F.
Torino; sventa
rapina: clandestino
“diventa” italiano
on doveva neppure stare in Italia, in quanto
clandestino. Ma ora,
grazie al suo gesto, ha pieno
diritto a stare nel nostro paese. È Shala Muosa, egiziano
di 29 anni, che ha sventato
una rapina a mano armata
in un supermercato di Mirafiori, a Torino. Il rapinatore,
un italiano di 52 anni, armato
di coltello, si era appena
fatto consegnare 700 euro
dalla cassiera di un supermercato Lidl quando è stato
immobilizzato dal 29enne,
che in quel momento stava
facendo la spesa.
Si trovava nello Stivale da
meno di un mese con documenti non regolari, ma ora
è stato premiato con un permesso di soggiorno per asilo
politico.
N
11
Sabato 23 gennaio 2016
FEMMINICIDIO A RECCO (GENOVA)
BELLUNO
Disoccupato con bagno
abusivo? Tre mesi di galera
Lo aveva costruito per creare l’unico servizio
per i suoi sei figli. Ma il tribunale lo condanna
soldi non ce li aveva.
Era disoccupato. Ma, in
qualche modo, si è dovuto arrangiare per far vivere i suoi sei figli decentemente. E per questo ha
deciso di costruire, abusivamente, un bagno in casa.
Ora l’uomo è stato condannato a tre mesi di carcere
e 20mila euro di multa.
Se quei soldi li aveva, probabilmente, non avrebbe
neppure fatto l’abuso edilizio. Ma questo, evidentemente, per la giustizia italiana non conta.
Quel che conta è che lui
ha trasgredito la legge. E
per questo deve pagare.
Una storia assurda quella
che arriva da Sospirolo, in
provincia di Belluno.
Come riporta ‘Il Gazzettino’
tutto inizia nel 2011 quando
l’uomo, un 44enne, per evidenti ragioni fisiologiche,
costruì l’unico bagno in
casa.
Non lo poteva fare. O me-
I
DALL’ITALIA
glio, non senza le necessarie autorizzazioni: avrebbe dovuto pagare duemila
euro necessari per sanare
l’illecito amministrativo.
Ma quei soldi lui non li
aveva e così il processo ha
fatto il suo corso. A distanza
di quattro anni in tribunale
a Belluno lo ha condannato
a 3 mesi di arresto.
Non solo: l’uomo dovrebbe
versare l’ammenda di
20mila euro, ma la difesa
ha già annunciato appello
e questo rinvia quindi il
pagamento.
Unica consolazione. Il bagno, per ora, non verrà abbattuto. Si tratta infatti dell’unico servizio per l’intera
famiglia di ben otto persone. Al di là dell’illecito,
che sicuramente c’è, quello
che stupisce è la severità
della pena in un periodo
storico in cui spesso venditori abusivi stranieri e
occupanti di case la fanno
B.F.
franca.
Uccide la madre, nasconde il corpo
e si accoltella: poi confessa tutto
Luca Gerbino, che soffriva di problemi psichici, ha strangolato la madre
e ferito a morte il cane. Ora è ricoverato in stato di arresto
A
ncora violenza tre le
mura domestiche a
danni delle donne.
Una 54 anni, Patrizia
Alvigini, è stata uccisa
dal figlio di 27enne Luca Gerbino, che soffriva di problemi
psichici.
È successo a Recco, in provincia
di Genova. Secondo quanto è
stato reso noto, l’uomo nel pomeriggio di ieri aveva fatto footing,
come tutti i giorni. Una volta rientrato a
casa ha prima ferito il cane, poi avrebbe
rivolto la sa furia contro la madre. Una
volta uccisa, ha nascosto il cadavere
sotto il letto. A quel punto si è accoltellato
al ventre, ha preso il telefono e ha chiamato i carabinieri dicendo che qualcuno
l’aveva ferito.
I militari però arrivati sul posto hanno
immediatamente capito che l’uomo stava
mentendo. È stato proprio l’assassino a
crollare e confessare: “L'ho ammazzata
io” avrebbe detto ai militari senza però
spiegare le ragioni di quel folle gesto.
Accanto al cadavere della donna, che
era stato nascosto sotto il letto, è stata
trovata anche la carcassa di un cagnolino
tipo Pincher e un altro cane, vivo, a vegliare il feretro.
In un primo momento sembrava che il
ragazzo avesse usato un coltello per
ferire mortalmente la madre, ma il 118
ha riferito che la donna non è stata
trovata con ferite. Probabile, ma ancora
da accertare, che lui l’abbia strangolata
e che abbia poi usato il coltello per
ferirsi o, forse, per tentare il suicidio. A
stabilire le cause del decesso sarà comunque l’autopsia, affidata all’anatomo-
MIGLIAIA DI PRODOTTI CONTRAFFATTI VENDUTI ONLINE
Clonato il sito di Prada:
smantellata rete cinese
L’organizzazione vendeva i prodotti tarocchi su internet, identici agli originali
mitava fedelmente il marchio Prada, ma era una sorta di “vetrina
civetta” che mostrava prodotti
originali con prezzi degli outlet ufficiali
e prometteva la spedizione della merce affidata a imprese del settore molto
conosciute.
È quanto scoperto dalla guardia di finanza di Pordenone che ha sgominato,
in un’operazione internazionale, un’organizzazione criminale del falso Made
in Italy, sequestrando e oscurando un
sito internet che imitava il noto marchio.
Il lungo filo della rete si dipanava
dalla Cina, passando per Francia,
Olanda e Inghilterra. Le indagini hanno
consentito alle Fiamme Gialle pordenonesi, guidate dal comandate provinciale Fulvio Bernabei, di individuare
in Francia, nel Dipartimento della Loira, la persona che in Olanda aveva
registrato il sito collegato alla rete in-
I
ternet tramite un server collocato in
Inghilterra. Un giro d'affari milionario
che è stato stroncato proprio dagli
uomini del Nucleo di Polizia Tributaria
di Pordenone i quali hanno ricostruito
l’intera vicenda ripercorrendo a ritroso
le tracce informatiche lasciate da alcuni ignari acquirenti.
I truffatori avevano infatti creato un
sito web la cui denominazione sembrava non lasciare dubbi in merito
all’autenticità e all’originalità dei prodotti messi in vendita. Nel sito si trovavano scarpe, magliette, orologi e
borse a poco più di 100 euro.
A far partire gli accertamenti è stata
la segnalazione di un acquirente insospettito.
Secondo quanto reso noto dai finanzieri una volta effettuati gli ordini telematici e accreditati i pagamenti su
un conto corrente acceso nella Cina
meridionale, precisamente nella re-
gione del Guandong, i prodotti venivano consegnati da un corriere internazionale presso gli indirizzi degli
acquirenti.
I beni, tuttavia, non potevano essere
ritirati se non dopo avere pagato le
inaspettate spese di sdoganamento
dato che risultavano sorprendentemente spediti da Hong Kong.
A questa prima sgradita sorpresa ne
seguiva un`altra, poiché i prodotti ricevuti, per quanto curati fin nei minimi
particolari, non erano affatto autentici.
Si trattava, infatti, di abilissime contraffazioni dei prodotti originali della
casa di moda italiana come è stato
possibile stabilire solo grazie agli occhi esperti degli ispettori messi a disposizione proprio da Prada.
Per evitare ulteriori danni alla griffe
italiana e impedire il protrarsi delle
truffe per gli utenti di internet, le
Fiamme Gialle hanno ottenuto dalla
Autorità Giudiziaria pordenonese il
sequestro e l`oscuramento del sito
per ben 90 provider di tutto il mondo.
“L'organizzazione faceva leva sul made
in Italy per attrarre ignari acquirenti,
che compravano falso per vero – ha
detto il colonnello Fulvio Bernabei –
Internet è l'ultima frontiera del falso,
capace di aggirare allo stesso tempo
gli ostacoli fisici di altre organizzazioni
malavitose in essere su un territorio
e i controlli delle forze dell'ordine.
Perché non si parla di pacchi o container di merce che si sposta, ma di
truffe virtuali. In questo caso gli acquirenti non erano nemmeno consapevoli di comprare prodotti contrafB.F.
fattii”.
patologo Marco Salvi. La ricognizione esterna del cadavere
ha consentito di trovare ecchimosi profonde sul collo.
Accertamenti comunque continuano per capire la dinamica
di quanto accaduto e il motivo.
Sul posto a coordinare i rilievi
il pm di turno Alberto Lari e il
medico legale Marco Salvi.
Intanto il 27enne è stato trasferito in stato di fermo al pronto soccorso
dell'ospedale San Martino a Genova.
Le sue condizioni non sono gravi e
dopo le medicazioni verrà trasferito nel
reparto del pronto soccorso dedicato
alle persone in stato di arresto.
Luca Gerbino, un ex milite della Croce
verde, era appassionato di boxe: si allenava tutti i giorni sul lungomare della
cittadina del Levante genovese. E proprio
ieri pomeriggio sarebbe stato visto da
un’amica che poi, ai carabinieri, ha detto
di aver notato che era “particolarmente
sconvolto”.
Barbara Fruch
TREVISO
Esplosione in villa:
un morto e un disperso
A causare la tragedia nella casa, che era
in ristrutturazione, sarebbe stata una fuga di gas
rammatica esplosione a
Mezzomonte di Folgaria,
in provincia di Trento. Un
operaio della zona di 45 anni,
Silvano Mazzari, che era entrato
nella casa insieme al proprietario,
Gabriele Lanzotti – quest’ultimo
ancora disperso - per verificare
l’andamento dei lavori di ristrutturazione è morto.
A causare la tragedia sarebbe
stata una fuga di gas. La casa è
andata completamente distrutta.
Lo scoppio è avvenuto poco
dopo il loro ingresso nell'abitazione dove, secondo alcuni testimoni, erano in corso dei lavori
di ristrutturazione.
I soccorritori, giunti immediatamente sul posto, hanno intrapreso una ricerca tra le macerie,
dato che ipotizzano che il 75enne
sia rimasto sepolto tra i calcinacci.
Alle ricerche partecipa tutta la
D
popolazione di Mezzomonte, una
piccolissima frazione di poche
centinaia di abitanti. Sul posto i
vigili del fuoco di Trento oltre ai
corpi volontari di tutto il circondario con i cani da ricerca, un
elicottero di Trentino emergenza
e quattro ambulanze, oltre ai
carabinieri.
L’esplosione a Trento avviane
solamente pochi giorni dopo il
crollo avvenuto ad Arnasco, nel
Savonese, dove sabato scorso
a causa di una fuga di gas sono
decedute cinque persone. I funerali delle vittime si sono svolti
proprio ieri mentre si continua
ad indagare sulla tragedia. A
causare lo scoppio potrebbe esser stata una piccola scintilla,
forse data dall’accensione della
luce. Solo l’inchiesta comunque
potrà chiarire l’esatta dinamica
dei fatti ed eventuali responsaB.F.
bilità.
12
Sabato 23 gennaio 2016
SoCIETA’
NEL QUARTIERE GIULIANO-DALMATA IN OCCASIONE DELLA “GIORNATA” PER I CADUTI DELLE FOIBE E L’ESODO DI 300.000 ITALIANI
Torna a Roma la Corsa del Ricordo
ome è ormai tradizione,
per il terzo anno consecutivo, il Comitato Provinciale
Asi di Roma in collaborazione con Asi Atletica Leggera, commemorerà sportivamente
la “Giornata del Ricordo”, che ogni
10 febbraio ricorda la tragedia delle
Foibe e l’esodo delle popolazioni
Giuliano-Dalmata da quelle che prima della seconda guerra mondiale
erano le loro terre e le loro case.
Domenica 7 febbraio si correrà a
Roma la terza edizione della Corsa
del Ricordo, proprio nel quartiere
Giuliano-Dalmata, a ridosso della
via Laurentina, dove risiedono la
gran parte dei profughi giunti nella
Capitale ed i loro eredi i quali hanno
fortemente mantenuto la memoria
storica delle loro origini e dei loro
genitori.
L’evento, per i suoi contenuti storici
e culturali, va naturalmente oltre l’aspetto sportivo. Per questo, sin dalla
prima edizione gode del patrocinio
della Regione Lazio, dell'Assessorato
allo Sport di Roma Capitale, del IX
Municipio e della Fidal Lazio. Diretta
e sentita ovviamente la collaborazione con le Associazioni GiulianoDalmata che operano sul territorio
romano e in tutta Italia che riconoscono alla Corsa del Ricordo valori
che per troppi anni sono stati dimenticati o addirittura cancellati
dalla memoria.
La gara di quest’anno, che prevede
una 10 chilometri competitiva e una
meno competitiva di 5 km, si snoderà sullo stesso impegnativo percorso dello scorso anno, due giri
per gli atleti agonisti uno per gli
amatori, con partenza ed arrivo da
C
in Via Oscar Senigaglia, dove alla
presenza di autorità e campioni del
passato, si svolgerà la cerimonia
di premiazione.
MARCIA DEL RICoRDo - Anche
quest’anno, parallelamente alla
gara podistica, l’ASI, in onore di
uno dei più celebri marciatori
della nostra storia, Abdon Pamich,
esule Giuliano-Dalmata che vinse
l’oro Olimpico a Tokyo nel 1964,
sullo stesso percorso della Corsa
del Ricordo, ha organizzato la Marcia del Ricordo, sulla distanza di
cinque chilometri, aperta ad uomini e donne.
Fra i testimonial di questo evento
anche il lanuvino Sandro Bellucci,
altro marciatore che ha dato lustro
all’atletica italiana salendo sul podio Olimpico a Los Angeles nel
1984 conquistando un brillantissimo terzo posto.
ISCRIzIoNI - Il costo delle iscrizioni
è di € 10,00 per la gara competitiva
e di € 5,00 per quella meno competitiva.
Le iscrizioni si possono effettuare
tutti i giorni dal lunedì al venerdì
dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle
ore 15.00 alle 18.00 presso la sede
dell'ASI Roma in Via Valle Viola, 20
a Roma (zona Nomentana - Montesacro), oppure presso l'ASI Point di
Lanuvio in Via M. A. Commodo 9, il
mercoledì ed il venerdì pomeriggio.
E anche per appuntamento chiamando il numero 339.1061947. On
line all'indirizzo [email protected]
indicando nome, cognome, data di
nascita, telefono, società e numero
di tessera FIDAL/EPS.
NOTE CONTROCORRENTE - LE DICHIARAZIONI DI MOGOL RIAPRONO IL DIBATTITO SUL FUTURO DELLA MUSICA
Sanremo e i talenti esclusi, parola alla Rete
n una recente dichiarazione di Mogol
a Radio Cusano Campus, ripresa anche
da questo giornale, il celebre autore
milanese, da poco nominato Cavaliere del
lavoro dal Presidente Mattarella, parlando
dei talent in relazione a Sanremo, ha detto
tra l’altro: "Avrebbe un grande senso il Festival, però oggi è fatto in base all'auditel.
Nel comporlo si cerca subito di avere personaggi che possano assicurare o garantire
ascolti. Ecco perché poi vengono chiamati
I
i personaggi reduci dai talent, come Amici.
Ricorrono a tutti coloro che hanno un minimo di notorietà, ma magari ci sono alcuni
straordinari artisti che non hanno notorietà
(n.d.r. Inascoltati) e che purtroppo, fatalmente, non vengono inclusi".
Forse, e anche senza forse, il più prolifico
autore del dopoguerra sembra bastonare
le scelte del Festival di Sanremo e i Talent;
ma è cosi?
Facciamo un ragionamento a tutto campo
e vediamo se troviamo qualcuno disposto
a condividerlo… Le case discografiche,
che hanno svolto per decenni il ruolo di
promozione della musica e quindi degli
artisti e che avevano nel loro apparato direttori artistici che facevano scouting, che
fine hanno fatto? Svolgono ancora questo
ruolo? E’ molto semplice ed intuitivo rispondere di no.
Le major hanno attività molto diversificate
e operano là dove hanno profitto e la musica, di certo in Italia, non produce più il
reddito di una volta.
Sanremo è ancora il più importante Festival
della canzone Italiana? La risposta è di
certo sì. Se ci si chiede poi se Sanremo sia
la vetrina della migliore musica italiana e
se sia la cuspide delle canzoni sbocciate
negli ultimi anni, sentirete un coro di ‘no’.
Ma perché, con la potenza e la disponibilità
finanziaria che ha la Rai, questo non avviene? Perché la Rai punta sullo share e
sull’auditel, come dice Mogol nell'intervista.
La Rai insegue gli indici d’ascolto perché
più alto è l’indice e soldi può chiedere
agli inserzionisti pubblicitari. Più pubblicità
ha la Rai e più può pagare chi gli realizza
i programmi, i conduttori dei medesimi e
tutto l’apparato, magari esternalizzando
tantissimi programmi e servizi, anche se
con il proprio personale dipendente potrebbe ottenere lo stesso risultato di qualità.
Avete mai sentito di conduttori, programmatori o persone dotate di grande professionalità e in forza alla Rai parcheggiate
o scarsamente utilizzate? Ci ricorda un
po’ il valzer degli allenatori di calcio esonerati, ma che restano in carico inutilizzati
e pagati.
Le persone quando arrivano a casa e la
sera si siedono davanti alla tv vorrebbero
rilassarsi e godersi uno spettacolo, qualunque esso sia. uno show la Rai lo propone
offrendo nomi conosciuti e artisti che, sotto
contratto con le residue major, possano
far rientrare, con l’incasso dei diritti Siae,
le case discografiche degli esborsi che
debbono pagare ad artisti da tempo sotto
contratto.
Trattasi di business e i conti devono quadrare, quindi ritroviamo ogni anno e a ogni
edizione del Festival, anche nomi usati e
abusati.
Spettatori impotenti che non hanno alcun
potere di cambiare le cose, costretti a
subire le scelte di chi, al primo posto,
mette lo show e non la canzone, Il gossip o
il colpo di scena, affinché il giorno dopo
se ne possa parlare.
ogni anno è un coro di scontenti; vecchie
- o meno vecchie - guardie della canzone
escluse dal Festival e centinaia, se non migliaia, di artisti validi che mai calcheranno
quel prestigioso palco. Allora ci si domanda
cosa poter fare affinché la situazione cambi
e le nuove leve della canzone italiana possano farsi ascoltare. Forse non resta che
affidarsi alla Rete che, unica, sembra poter
essere il ripetitore, moltiplicatore e amplificatore dalla nuova proposta autorale della
canzone Italiana.
SG
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