REGOLAMENTI PER LA CLASSIFICAZIONE DELLE NAVI Parte E Notazioni di servizio Capitoli 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5 Capitolo 6 Capitolo 7 Capitolo 8 Capitolo 9 Capitolo 10 Capitolo 11 Capitolo 12 Capitolo 13 Capitolo 14 Capitolo 15 Capitolo 16 Capitolo 17 Capitolo 18 Capitolo 19 Capitolo 20 Capitolo 21 Capitolo 22 NAVI DA CARICO RO - RO NAVI PORTACONTENITORI NAVI PER TRASPORTO DI BESTIAME VIVO NAVI PORTARINFUSA NAVI MINERALIERE NAVI PER SERVIZIO COMBINATO NAVI CISTERNA PER IL TRASPORTO DI PRODOTTI PETROLIFERI NAVI CHIMICHIERE NAVI PER IL TRASPORTO DI GAS LIQUEFATTI NAVI CISTERNA NAVI DA PASSEGGERI NAVI DA PASSEGGERI RO - RO NAVI PER ATTIVITÀ DI DRAGAGGIO RIMORCHIATORI NAVI APPOGGIO NAVI ANTINCENDIO NAVI PER IL RECUPERO DI SOSTANZE OLEOSE NAVI POSACAVI NAVI PRIVE DI PROPULSIONE PROPRIA NAVI DA PESCA NAVI PER ATTIVITA’ DI RICERCA NAVI POSATUBI Parte E Notazioni di servizio Capitolo 1 NAVI DA CARICO RO - RO SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 3 MACCHINARI SEZIONE 4 IMPIANTI ELETTRICI Regolamenti RINA 2005 21 Parte E, Cap 1, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Tabella 1 Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio ro-ro cargo ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.3], può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni del presente Capitolo, che sono specifiche per navi da carico di tipo “ro-ro”. Oggetto Sistemazione generale della nave Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo “ro-ro”. Regolamenti RINA 2005 (1) Scafo e stabilità Sez 2 Macchinari Sez 3 Impianti elettrici Sez 4 Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (2) (1) 1.2 Riferimento (2) Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo “ro-ro” Le prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo “roro” sono date in Parte C, Capitolo 4 23 Parte E, Cap 1, Sez 2 SEZIONE 2 1 SCAFO E STABILITÀ Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano a navi a più ponti, con doppio fondo e, in alcuni casi, con cisterne laterali estendentesi dal fondo fino al ponte più basso al di sopra dell’immersione di pieno carico, destinate al trasporto di: • veicoli con imbarco e sbarco sulle proprie ruote e/o carichi disposti su pianali (pallets) o in containers, caricati e scaricati per mezzo di veicoli dotati di ruote, • rotabili ferroviari su rotaie fisse, con imbarco e sbarco sulle proprie ruote. 1.2 Definizioni 1.2.1 Locali da carico ro-ro (1/1/2005) I locali da carico Ro-ro sono spazi normalmente non suddivisi in alcun modo e che si estendono per tutta la lunghezza della nave o per una parte sostanziale della stessa, nei quali autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione e/o merci (in colli o alla rinfusa, entro o su carri ferroviari o stradali, veicoli, incluse le cisterne stradali o ferroviarie, rimorchi, contenitori, piattaforme mobili (pallets), cisterne smontabili o entro o su unità di stivaggio simili o altri mezzi di contenimento) possono essere caricate o scaricate con movimentazione normalmente orizzontale. 1.2.2 Locali di categoria speciale (1/1/2005) I locali di categoria speciale sono spazi chiusi, situati sopra o sotto il ponte delle paratie, destinati al trasporto di autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione, nei quali e dai quali gli autoveicoli possono entrare o uscire guidati dai conducenti e ai quali i passeggeri possono accedere. I locali di categoria speciale possono essere sistemati su più di un ponte, a condizione che la loro altezza libera complessiva non sia superiore a 10 m. 2 Stabilità 2.1 2.1.1 Stabilità in caso di avaria Generalità Qualsiasi tipo di nave ro-ro da carico aventi lunghezza maggiore di o uguale a 80 m deve soddisfare i criteri di compartimentazione e di stabilità in caso di falla specificati in Parte B, Cap 3, App 3. 24 3 Criteri di progetto delle strutture 3.1 Generalità 3.1.1 Si raccomanda la protezione dei ponti per il trasporto di veicoli cingolati e veicoli non usuali mediante controfasciame in legno. Si raccomanda di sistemare, al di sotto di ogni cavalletto di sostegno dei semi-rimorchi, un pannello di legno di adeguato spessore in modo da distribuire la massa sul fasciame e sui rinforzi ordinari sistemati in corrispondenza. 3.2 Strutture dello scafo 3.2.1 Tipo di struttura In generale, il ponte di resistenza e il fondo devono essere a struttura longitudinale. Qualora tuttavia sia utilizzata, per tali navi, la struttura trasversale, questa deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. 4 Carichi di progetto 4.1 Carichi su ruote 4.1.1 I carichi su ruote indotti dai veicoli trasportati sono specificati in Parte B, Cap 5, Sez 6, [6] 5 Robustezza della trave nave 5.1 5.1.1 Criteri di base Ponte di resistenza In aggiunta alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 6, Sez 1, [2.2], il contributo fornito alla robustezza della trave nave dalle strutture dello scafo fino al ponte di resistenza deve essere determinato mediante una analisi ad elementi finiti della nave intera nei seguenti casi: • quando le finestrature sui fasciami di fianchi e/o di paratie longitudinali, ubicate al di sotto del ponte designato come ponte di resistenza dal progettista, siano di entità tale da far diminuire in modo significativo la capacità dei fasciami di trasmettere gli sforzi di taglio al ponte di resistenza, • quando le estremità di sovrastrutture che devono efficacemente contribuire alla robustezza longitudinale possono essere considerate non collegate efficacemente alle corrispondenti strutture dello scafo. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 1, Sez 2 6 Dimensionamenti dello scafo 6.1 Fasciame 6.1.1 Spessori minimi netti Lo spessore netto dei fasciami del ponte esposto di resistenza e dei ponti di cofani deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: t = 2,1 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s dove: s : lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di fasciame. 6.1.2 Fasciame soggetto a carichi su ruote Lo spessore netto dei pannelli di fasciame soggetti a carichi su ruote deve essere ottenuto in accordo con le specifiche prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 1. 6.2 Rinforzi ordinari 6.2.1 Rinforzi ordinari soggetti a carichi su ruote I controlli della resistenza di rinforzi ordinari soggetti a carichi su ruote devono essere eseguiti in accordo con le specifiche prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 2. 6.3 Travi rinforzate separati che segnalino che i portelloni sono chiusi ed i loro dispositivi di fissaggio e bloccaggio sono correttamente posizionati. Il pannello di segnalazione deve essere provvisto di mezzi idonei per provare le lampade di indicazione. Deve essere impedito lo spegnimento delle segnalazioni ottiche. 7.2.5 L'alimentazione per il dispositivo di segnalazione di apertura e chiusura delle porte deve essere indipendente da quella per le operazioni di apertura e chiusura delle porte stesse e deve essere provvista di una alimentazione di energia elettrica di sostegno (back-up) fornita dalla sorgente di energia elettrica di emergenza o da altra sorgente sicura di energia, per esempio UPS. I sensori dei dispositivi di segnalazione devono essere protetti dall'acqua, da formazioni di ghiaccio e da danni meccanici. Nota 1: Il dispositivo di segnalazione è considerato progettato in modo da rispondere al principio della "sicurezza in caso di guasto" (fail-safe) quando si verificano le seguenti condizioni: • 6.3.1 Travi rinforzate soggette a carichi su ruote I controlli della resistenza di travi rinforzate soggette a carichi su ruote devono essere eseguiti in accordo con le specifiche prescrizioni applicabili Parte B, Cap 7, Sez 3 e in Parte B, Cap 7, App 2. 7 7.1 Altre strutture Portelloni prodieri e porte interne Portelloni laterali e poppieri 7.2.1 I portelloni laterali e poppieri possono essere situati sia sotto, sia sopra il ponte di bordo libero. 7.2.2 I portelloni laterali e poppieri devono soddisfare le specifiche prescrizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 6. 7.2.3 (1/1/2005) Le prescrizioni di cui da [7.2.4] a [7.2.7] si applicano a portelloni, sistemati sui contorni di locali da carico ro-ro e di locali di categoria speciale, definiti in [1.2.1] e [1.2.2], attraverso i quali tali locali possano essere allagati. Non è necessario applicare le prescrizioni di cui da [7.2.4] a [7.2.7] ai portelloni, nessuna parte dei quali si trovi al di sotto della più alta linea di galleggiamento e la cui area libera di apertura non superi 6 m2. 7.2.4 Devono essere previsti, in plancia e su ogni quadro di comando, lampade di indicazione e allarmi acustici Regolamenti RINA 2005 Il pannello di segnalazione è provvisto di: - un allarme per mancanza di alimentazione - un allarme per avaria al sistema di messa a massa - una lampadina di prova - indicazioni separate per: "porta chiusa", "porta bloccata", "porta non chiusa" e "porta non bloccata". • Interruttori di limitazione chiusi elettricamente quando la porta è chiusa (quando siano provvisti più interruttori di limitazione, essi possono essere collegati in serie). • Interruttori di limitazione chiusi elettricamente quando i sistemi di fissaggio sono in posto (quando siano provvisti più interruttori di limitazione, essi possono essere collegati in serie). • Due circuiti elettrici (anche in un cavo con anima multipla), uno per l'indicazione di "porta chiusa" o di "porta non chiusa" e l'altro per l'indicazione di "porta bloccata" o di "porta non bloccata". • Nel caso di spostamento degli interruttori di limitazione, segnalazione che indichi: "porta non chiusa" o "porta non bloccata" o "sistemi di fissaggio non in posto", come appropriato. 7.1.1 I portelloni prodieri e le porte interne devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 9, Sez 5. 7.2 (1/1/2005) Il dispositivo di segnalazione deve essere progettato in modo da rispondere al principio della "sicurezza in caso di guasto" (fail-safe) e deve mostrare, con allarmi ottici, se la porta non è completamente chiusa e bloccata e, con allarmi acustici, se i dispositivi di fissaggio si aprono o se i dispositivi di bloccaggio si disinseriscono. 7.2.6 (1/1/2005) Il pannello di segnalazione in plancia deve essere munito di un selettore "porto/navigazione", predisposto in modo che venga emesso un allarme acustico in plancia se la nave lascia il porto con il portellone di prora o la porta interna non chiusi o con uno qualsiasi dei dispositivi di fissaggio non in posizione corretta. 7.2.7 Deve essere sistemato un dispositivo di rivelazione di entrate d'acqua, con un allarme acustico e una sorveglianza televisiva, che segnalino alla plancia e alla centrale di comando delle macchine eventuali perdite d’acqua attraverso la porta interna. 25 Parte E, Cap 1, Sez 2 7.3 Ponti mobili e rampe mobili interne 7.3.1 Le prescrizioni applicabili ai ponti mobili e alle rampe mobili interne sono specificate in Parte B, Cap 9, Sez 8, [1]. 7.4 Rampe esterne 7.4.1 Le prescrizioni applicabili alle rampe esterne sono specificate in Parte B, Cap 9, Sez 8, [2]. 26 8 Allestimento 8.1 8.1.1 Armamento marinaresco Numero dei cavi di ormeggio Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [3.5.7] specifiche per le navi con notazione di servizio ro-ro cargo ship. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 1, Sez 3 SEZIONE 3 1 MACCHINARI Ombrinali e scarichi sanitari 1.1 Scarichi dai locali da carico ro-ro destinati al trasporto di veicoli a motore con combustibile liquido nei loro serbatoi per la loro propulsione 1.1.1 Prevenzione della formazione di specchi liquidi Ni locali da carico destinati al trasporto di veicoli a motore con combustibile liquido nei loro serbatoi per la loro propulsione, in cui sia sistemato un impianto fisso di estinzione incendi ad acqua spruzzata in pressione, l’impianto di pro- Regolamenti RINA 2005 sciugamento deve essere tale da impedire il formarsi di specchi liquidi. Se ciò non fosse possibile, l’effetto negativo del peso aggiunto e dello specchio liquido sulla stabilità dovrà essere tenuto in considerazione, come ritenuto necessario dalla Società, nella sua approvazione delle informazioni sulla stabilità. Vedere anche Sez 2, [2]. 1.1.2 Scarichi dagli ombrinali Gli ombrinali scaricanti dai locali da carico destinati al trasporto di veicoli a motore con combustibile liquido nei loro serbatoi per la loro propulsione, non devono scaricare in locali macchine o in altre posizioni dove possono essere presenti fonti di ignizione. 27 Parte E, Cap 1, Sez 4 SEZIONE 4 1 1.1 IMPIANTI ELETTRICI Generalità Norme applicabili 1.1.1 Gli impianti elettrici nei locali destinati al trasporto di autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione devono rispondere, oltre che alle pertinenti norme della Parte C, Capitolo 2 e a quelle contenute nella presente Sezione anche a quelle della Parte C, Capitolo 4. 1.2 Documentazione da inviare 1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C, Cap 2, Sez 1, Tab 1, la seguente deve essere inviata per approvazione: Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.1.6] e cavi elettrici del tipo indicato in Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.2.3], a condizione che l’impianto di ventilazione sia progettato e funzioni in modo da garantire una ventilazione continua dei locali da carico con un numero di ricambi d’aria all’ora non inferiore a 10 per tutto il tempo in cui i veicoli sono a bordo. 2.1.3 Le apparecchiature ed i cavi elettrici entro le condotte di estrazione d’aria devono essere del tipo indicato in [2.1.1]. 2.1.4 Le prescrizioni contenute in questo Sotto-articolo sono riassunte in Tab 1. 2.2 a) Piano dei luoghi pericolosi b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche installate nei luoghi pericolosi. 1.3 Caratteristiche di sicurezza 1.3.1 Il gruppo di esplosione e la classe di temperatura delle costruzioni elettriche di tipo certificato di sicurezza per impiego in miscele esplosive di benzina devono essere almeno IIA e T3. 2 2.1 Installazione 2.1.2 Al di sopra di 450 mm dal ponte e da ciascuna piattaforma per veicoli, se sistemata, eccetto piattaforme dotate di aperture di dimensioni sufficienti che permettano la penetrazione verso il basso di vapori di benzina, sono ammesse apparecchiature elettriche del tipo indicato in 28 2.2.1 Si applicano le norme di cui in [2.1]. 2.2.2 Tutti i circuiti elettrici che terminano nelle stive per il carico devono essere provvisti di interruttori multipolari di sezionamento ubicati fuori delle stive. Devono essere previsti mezzi per il blocco di tali dispositivi nella posizione di aperto. Questa prescrizione non si applica a impianti installati per ragioni di sicurezza come gli impianti di rivelazione di incendio, fumo o gas. 3 Installazione in locali da carico ro-ro 2.1.1 Ad eccezione di quanto prescritto in [2.1.2], le apparecchiature elettriche devono essere dei tipi certificati di sicurezza indicati in Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.1.5] ed i cavi elettrici dei tipi indicati in Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.2.2]. Impianti in locali da carico diversi dai locali da carico ro-ro, ma destinati al trasporto di autoveicoli Componenti per i quali è richiesta l’approvazione di tipo 3.1 3.1.1 I sistemi di allarme per i mezzi di chiusura delle aperture ed i sistemi per la rivelazione di entrate d’acqua se di tipo elettronico, e gli impianti per la sorveglianza televisiva devono essere di tipo approvato o in accordo con [3.1.2]. 3.1.2 Caso per caso una accettazione basata sull’invio di una documentazione adeguata e sull’esecuzione di prove può essere concessa a discrezione della Società. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 1, Sez 4 Tabella 1 : Apparecchiatura elettrica permessa nei locali da carico ro-ro chiusi Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N° 1 Apparecchiature elettriche Descrizione Locali da carico ro-ro chiusi eccetto gli spazi di cui in 3. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, cassette di collegamento, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d); e) apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p); f) apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e); g) apparecchiature certificate incapsulate Ex(m); h) apparecchiature certificate a riempimento di sabbia Ex(q); i) apparecchiature certificate a protezione speciale Ex(s); j) Zona 1 Zona 2 2 3 Regolamenti RINA 2005 Condotte di estrazione d’aria. A condizione che l’impianto di ventilazione sia progettato e funzioni in modo da garantire una ventilazione continua dei locali da carico con un numero di ricambi d’aria all’ora non inferiore a 10 per tutto il tempo in cui i veicoli sono a bordo: • al di sopra di 450 mm dal ponte • al di sopra di 450 mm da ciascuna piattaforma per veicoli, se sistemata, non dotata di aperture di dimensioni sufficienti che permettano la penetrazione verso il basso di vapori di benzina • al di sopra di ciascuna piattaforma per veicoli, se sistemata, dotata di aperture di dimensioni sufficienti che permettano la penetrazione verso il basso di vapori di benzina. cavi elettrici protetti con almeno uno dei seguenti rivestimenti: • una guaina non metallica impermeabile in combinazione con trecce o altro rivestimento metallico • una guaina in rame o in acciaio inossidabile (per cavi ad isolamento minerale soltanto) Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 1. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; b) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n"); c) apparecchiature elettriche a sovrapressione interna; d) apparecchiature elettriche incapsulate; e) apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri l’assenza di scintille, archi e punti caldi durante il loro normale funzionamento (grado minimo di protezione IP55). f) cavi elettrici rivestiti con almeno una guaina impermeabile esterna non metallica. 29 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 2 NAVI PORTACONTENITORI SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SCAFO E STABILITÀ (NAVI PORTACONTENITORI) SEZIONE 3 MACCHINARI Regolamenti RINA 2005 31 Parte E, Cap 2, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Applicabilità 1.2 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portacontenitori. 1.1.1 La notazione di servizio container ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.5] può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. Tabella 1 Oggetto Sistemazione generale della nave 1.1.2 Le navi alle quali è stata assegnata la notazione addizionale equipped for carriage of containers devono soddisfare le prescrizioni applicabili del presente Capitolo ed in particolare con le prescrizioni in Sez 2, [3.2.1], Sez 2, [3.3.1], Sez 2, [3.5.4] e Sez 2, [4.2]. 1.1.3 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi da carico di tipo portacontenitori. Regolamenti RINA 2005 Riferimento (1) Scafo e stabilità Sez 2 Macchinari Sez 3 Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) (1) Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portacontenitori 33 Parte E, Cap 2, Sez 2 SEZIONE 2 1 1.1 SCAFO E STABILITÀ Generalità Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano alle navi con doppio fondo e con fianchi a doppio o singolo fasciame, destinate al trasporto di contenitori nelle stive o sui ponti. Quando è adottato la tipologia con fianchi a singolo fasciame, deve essere realizzata nella parte alta del fianco una trave scatolare longitudinale resistente a torsione oppure una struttura equivalente. Sezioni maestre tipiche sono illustrate in Fig 1 e in Fig 2. L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di navi è considerata nei singoli casi dalla Società. Figura 1 : Nave portacontenitori con fianchi a doppio fasciame 2.1.2 Criteri addizionali In aggiunta a [2.1.1], l’altezza metacentrica iniziale deve essere uguale o maggiore di 0,20 m. 2.1.3 Criteri alternativi per navi di lunghezza maggiore di 100 m Per navi di lunghezza maggiore di 100 m, il RINA può applicare i seguenti criteri invece di quelli della Parte B, Cap 3, Sez 2: • l’area sottesa dalla curva dei bracci di stabilità (curva GZ), in m.rad, non deve essere inferiore a 0,009/C fino ad un angolo d’inclinazione di 30°, né minore di 0,016/C fino a 40° ovvero fino all’angolo di allagamento θf se quest’ultimo è inferiore a 40°, • l’area sottesa dalla curva dei bracci di stabilità (curva GZ), in m.rad, fra gli angoli di inclinazione di 30° e 40° ovvero fra 30° e θf, se quest’ultimo è minore di 40°, non deve essere inferiore a 0,006/C, • il braccio di stabilità GZ, in m, deve essere almeno 0,033/C ad un angolo d’inclinazione uguale o maggiore di 30°, • il massimo braccio di stabilità GZ, in m, deve essere almeno 0,042/C, • l’area totale sottesa dalla curva dei bracci di stabilità (curva GZ), in m.rad, fino all’angolo di allagamento θf non deve essere inferiore a 0,029/C. dove: C : coefficiente definito da: ′ Figura 2 : Nave portacontenitori con fianchi a singolo fasciame C = T KG CB CW D’ 2 Stabilità Stabilità allo stato integro 2.1.1 Criteri generali La stabilità per le condizioni di caricazione definite in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.4] deve soddisfare le prescrizioni in Parte B, Cap 3, Sez 2. 34 : immersione media, in m, : altezza del centro di massa dalla linea di costruzione, in m, corretta per l’effetto degli specchi liquidi liberi, da assumere non inferiore a T, : coefficiente di finezza totale, : coefficiente di finezza della figura di galleggiamento, : altezza di costruzione dalla L.C., in m, corretta per determinate parti di volumi dentro le mastre delle boccaporte ottenuta con la formula seguente: 2b – B 2Σl ′ D = D + ⎛ ------------------D-⎞ ⎛ ------------H-⎞ h ⎝ BD ⎠ ⎝ L ⎠ h 2.1 2 T 100 C TD -------- ---------- ⎛ ------B-⎞ --------2KG L ⎝ C W⎠ B m b Bm, BD : altezza media, in m, delle mastre delle boccaporte entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al mezzo, (ved. Fig 3), : larghezza media, in m, delle mastre delle boccaporte entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al mezzo, (ved. Fig 3), : larghezze, in m, definite in Fig 3, Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 2, Sez 2 lH : lunghezza, in m, di ciascuna mastra di boccaporta entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al mezzo, (ved. Fig 4). Figura 3 : Definizione delle dimensioni b h B/4 D' D KG T trollo della chiusura di tali portelli sia affidabile ed efficace a soddisfazione della Società. Per la condizione a stive allagate relativa alla nave integra, gli specchi liberi possono essere determinati come segue: • le stive devono essere considerate completamente cariche di contenitori, • l’acqua di mare che entra nei contenitori non deve fuoriuscire durante l’inclinazione, condizione simulata definendo i quantitativi d’acqua nei contenitori come pesi fissi, • lo spazio libero intorno ai contenitori deve essere considerato allagato, • lo spazio libero deve essere uniformemente distribuito lungo tutta la lunghezza delle stive aperte. T/2 2.2 Bm B BD Figura 4 : Definizione delle dimensioni H H L/4 H Stabilità in allagamento 2.2.1 Generalità Qualunque tipo di nave portacontenitori di lunghezza maggiore od uguale a 80 m, deve soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in allagamento in Parte B, Cap 3, App 3. Per le navi portacontenitori con stive senza boccaporte, la mastra delle stive aperte deve essere considerata come zona di allagamento progressivo. L/4 3 Criteri di progetto delle strutture L 3.1 2.1.4 Prescrizioni addizionali per navi portacontenitori con stive senza boccaporte La stabilità a nave integra dovrà essere esaminata considerando l’effetto dell’ingresso di acqua per effetto delle onde attraverso le boccaporte aperte nel seguente modo: • per la condizione di nave integra descritta in [2.1.5] con le ipotesi di cui in [2.1.6], la stabilità della nave deve essere conforme ai criteri di sopravvivenza della Parte B, Cap 3, App 3: il fattore di sopravvivenza "s" deve essere uguale ad uno. 2.1.5 Condizioni di carico per navi portacontenitori a ponte aperto Materiali 3.1.1 Acciai per le strutture dello scafo Le classi dei materiali, richieste in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.4] per il fasciame del ponte di resistenza, della cinta e delle travi scatolari longitudinali resistenti a torsione nella zona entro lo 0,4 L al mezzo, devono essere mantenute per tutta la zona delle stive. 3.2 Criteri di resistenza 3.2.1 Generalità Devono essere previsti rinforzi locali sotto gli angoli dei contenitori e le eventuali guide cellulari. La nave deve trovarsi alla linea di carico corrispondente al minimo bordo libero assegnato, in aggiunta tutte le stive aperte devono essere assunte completamente piene d’acqua, con una permeabilità di 0,70 per le stive contenitori, fino al livello del margine superiore del fianco della boccaporta o della mastra della boccaporta ovvero, nel caso di una nave munita di portelli di scarico acqua per le stive del carico, al livello di tali portelli. 3.2.2 Continuità strutturale Nelle navi con fianchi a doppio fasciame, i fianchi interni devono in generale proseguire entro il locale apparato motore quando questo è situato tra due stive del carico. Quando l’apparato motore è situato a poppa, i fianchi interni devono estendersi il più possibile verso poppa e devono essere rastremati alle estremità. Devono essere prese in considerazione condizioni intermedie di allagamento delle stive aperte (varie percentuali di riempimento delle stive aperte con acqua dei marosi). 3.3 2.1.6 Ipotesi per i calcoli di stabilità delle navi portacontenitori con stive senza boccaporte Quando sono previsti portelli di scarico acqua per le stive del carico, essi devono essere considerati chiusi al fine della determinazione dell’angolo di allagamento, purché il con- Regolamenti RINA 2005 Strutture del fondo 3.3.1 Intervallo tra i madieri e tra i paramezzali I madieri devono essere intervallati in modo tale da essere situati in corrispondenza degli angoli dei contenitori. Devono essere sistemati madieri anche in corrispondenza delle paratie trasversali stagne. I paramezzali devono in generale essere situati in corrispondenza degli angoli dei contenitori. 35 Parte E, Cap 2, Sez 2 3.3.2 Rinforzi in corrispondenza delle guide cellulari Le strutture del fondo e del cielo del doppio fondo che sostengono le guide cellulari devono essere adeguatamente rinforzati mediante raddoppi, squadre o altri rinforzi equivalenti. 3.4 Figura 5 : Strutture del ponte tra le boccaporte Sezione di trasferimento delle forze Strutture dei fianchi 3.4.1 Sistemazione dei rinforzi ordinari Le strutture scatolari resistenti a torsione, situate nella parte alta dei fianchi, devono essere a struttura longitudinale. Struttura del ponte tra le boccaporte trave rinforzata del fianco Quando i fianchi sono a struttura longitudinale, le travi rinforzate verticali dei fianchi devono essere allineate coi madieri. 3.5 Struttura del ponte 3.5.1 Travi rinforzate longitudinali tra le boccaporte La larghezza delle travi rinforzate longitudinali situate tra le boccaporte e quella delle piattabande delle mastre devono essere tali da consentire la sistemazione delle coperture e la manovra dei loro dispositivi di chiusura. Figura 6 : Collegamento delle travi rinforzate longitudinali con le strutture trasversali del ponte tra le boccaporte piattabanda dell’anguilla piattabanda della struttura trasversale del ponte I collegamenti tra le travi rinforzate longitudinali e le mastre delle boccaporte con le strutture del locale apparato motore e delle zone avanti e addietro della nave devono garantire un’appropriata trasmissione delle tensioni tra le travi stesse e le strutture adiacenti. 3.5.2 Strutture del ponte tra le boccaporte Le strutture del ponte tra le boccaporte sono soggette alle forze, trasmesse dalle travi rinforzate longitudinali, centrali e laterali, dovute alla flessione della trave nave e alla flessione locale delle travi stesse. Qualora la sistemazione delle boccaporte comporti l’interruzione delle travi rinforzate longitudinali (come nel caso di una stiva con due boccaporte adiacente a una stiva con una sola boccaporta), le strutture del ponte tra le boccaporte devono essere in grado di sopportare le forze longitudinali trasmesse dalle travi interrotte. In tal caso, la resistenza delle strutture deve essere verificata mediante calcolo diretto. Le strutture del ponte tra le boccaporte sono anche soggette a una forza di taglio indotta dalla torsione della trave nave. Pertanto la resistenza di tali strutture deve essere verificata tenendo conto anche di tale forza. Le strutture del ponte tra le boccaporte devono essere adeguatamente sovrapposte alle estremità. Si deve verificare che le forze trasmesse da tali strutture possano essere trasferite alle strutture dei fianchi (vedere Fig 5). 3.5.3 Collegamento delle travi rinforzate longitudinali con le strutture trasversali del ponte tra le boccaporte Dove le travi rinforzate longitudinali si uniscono alle strutture trasversali del ponte tra le boccaporte, il collegamento tra le loro piattabande deve in generale essere eseguito come illustrato in Fig 6. Se necessario, l’altezza delle travi rinforzate longitudinali deve essere gradualmente modificata per consentire il suddetto collegamento. 36 piatto " a diamante" 3.5.4 Rinforzi del ponte e delle coperture delle boccaporte Le strutture del ponte e delle coperture delle boccaporte devono essere adeguatamente rinforzate per sostenere i carichi trasmessi dagli angoli dei contenitori e dalle guide cellulari. 3.6 Struttura delle paratie 3.6.1 Strutture scatolari trasversali situate in corrispondenza delle paratie trasversali In corrispondenza delle paratie trasversali devono, in generale, essere sistemate strutture scatolari trasversali, al livello del doppio fondo e del ponte. 3.6.2 Travi rinforzate Le travi rinforzate delle paratie trasversali devono essere allineate con le anguille e i paramezzali corrispondenti. 3.6.3 Rinforzi in corrispondenza delle guide cellulari Le strutture delle paratie longitudinali o trasversali delimitanti la stiva che sostengono guide cellulari devono essere adeguatamente rinforzate per sostenere i carichi trasmessi dalle guide stesse. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 2, Sez 2 4 Carichi di progetto 4.1 4.1.1 Tabella 2 : Livello “i” di contenitori - Forze in acqua tranquilla e d’inerzia Sollecitazioni di trave nave Sollecitazioni in acqua tranquilla Cond. di carico Condiz. della nave FS,i = Mig Deve essere considerato il momento torcente di progetto in acqua tranquilla indotto dalla disuniforme distribuzione del carico, dai liquidi di consumo e dalla zavorra. In assenza di più precise valutazioni fornite dal Progettista, tale momento deve essere ottenuto, in ogni sezione trasversale della trave nave, in kN.m, dalla seguente formula: Acqua tranquilla M SW, T = 31 ,4 F T STB Nave inclinata (angolo di rollio negativo) dove: FT : fattore di distribuzione definito in Tab 1 in funzione della coordinata x della sezione trasversale della trave nave, rispetto al sistema di coordinate di riferimento definito in Parte B, Cap 1, Sez 2, [4], S : numero di pile di contenitori nella larghezza B, T : numero di strati di contenitori nella stiva del carico in mezzeria nave (esclusi, quindi, i contenitori trasportati sul ponte o sulle coperture delle boccaporte). Se il valore del momento torcente MSW,T ottenuto dalla precedente formula è maggiore di 49000 kN.m, la Società può richiedere che tale momento torcente sia calcolato dal Progettista mediante analisi più precise. Tabella 1 : Fattore di distributione FT Posizione della sezione trasversale della nave Fattore di distribuzione FT 0 ≤ x < 0,5L x/L 0,5L ≤ x ≤ L (1- x / L) 4.2 4.2.1 Forze agenti sui contenitori Nave diritta (moto di sussulto positivo) Nota 1: g : Mi : CFA : aX1, aZ1 : aY2, aZ2 : “a” Nessuna forza d’inerzia “b” F W ,X ,i = M i a X1 in direzione x F W ,Z ,i = – M i a Z1 in direzione z “c” “d” Quando sono sistemati contenitori vuoti sulla sommità della pila, le pressioni e le forze interne devono essere calcolate considerando la massa dei contenitori vuoti uguale a: • 0,14 volte la massa di un contenitore pieno, in caso di contenitori in acciaio, • 0,08 volte la massa di un contenitore pieno, in caso di contenitori in alluminio, Regolamenti RINA 2005 F W ,Y ,i = M i C FA a Y2 in direzione y F W ,Z ,i = M i C FA a Z2 in direzione z accelerazione di gravità, in m/s2: g = 9,81 m/s2, massa, in t, del contenitore considerato situato al livello “i”, fattore di combinazione, da assumere uguale a: • CFA = 0,7 per la condizione di carico “c” • CFA = 1,0 per la condizione di carico “d” accelerazioni, in m/s2, calcolate nel baricentro del contenitore per condizioni di nave diritta e definite in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4], accelerazioni, in m/s2, calcolate nel baricentro del contenitore per condizioni di nave inclinata e definite in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4] Figura 7 : Livelli di contenitori in una pila Rizzaggio al livello N Contenitore al livello N Rizzaggio al livello i Contenitore al livello i Forze in acqua tranquilla e d’inerzia agenti su un contenitore Le forze in acqua tranquilla e d’inerzia agenti su un contenitore situato al livello “i”, come specificato in Fig 7, devono essere calcolate sulla base delle forze specificate, in kN, in Tab 2. Forza in acqua tranquilla FS e d’inerzia FW , in kN Rizzaggio al livello i - 1 Rizzaggio al livello 2 Contenitore al livello 2 Rizzaggio al livello1 Contenitore al livello 1 37 Parte E, Cap 2, Sez 2 conto del numero di pile al livello considerato (vedere esempio in Fig 8). 4.2.2 Forze del vento agenti su un contenitore Le forze dovute all’effetto del vento, agenti su un contenitore stivato sul ponte al livello “i” della pila, devono essere ottenute, in kN, dalle seguenti fomule: • in direzione x: Fx,wind,i = 1,2hCbC Figura 8 : Distribuzione delle forze del vento nel caso di pile aventi altezze diverse Fy, wind distribuita su 3 pile • in direzione y: Fy,wind,i = 1,2 hClC dove: hC Fy, wind distribuita su 4 pile Fy, wind distribuita su 5 pile : altezza, in m, di un contenitore, lC, bC Fy, wind distribuita su 5 pile : dimensioni, in m, della pila di contenitori,rispettivamente nelle direzioni longitudinale e trasversale della nave. Tali forze agiscono solamente sulla pila esposta all’azione del vento. Nel caso di M pile, affiancate e collegate tra loro, aventi la stessa altezza, le forze del vento devono essere distribuite sulle M pile. 4.2.3 Pile di contenitori Le forze in acqua tranquilla, d’inerzia e del vento, da considerarsi agenti nel baricentro di una pila di contenitori, e quelle trasmesse agli angoli di tale pila devono essere ottenute, in kN, come specificato in Tab 3. In caso di pile, affiancate e collegate tra loro, aventi diverse altezze, le forze del vento devono essere distribuite tenendo Tabella 3 : Pile di contenitori - Forze in acqua tranquilla, d’inerzia e del vento Condizione della nave Condizione di carico Forza in acqua tranquilla FS e forza d’inerzia e del vento FW, in kN, agenti su ciascuna pila di contenitori Acqua tranquilla Forza verticale in acqua tranquilla RS e forza d’inerzia e del vento RW, in kN, trasmesse agli angoli di ciascuna pila di contenitori N FS = ∑F F R S = ----S 4 S ,i i=1 Nave diritta (vedere Fig 9) “a” Nessuna forza d’inerzia “b” • Nessuna forza d’inerzia in direzione x N F W ,X = ∑ (F W ,X ,i + F X ,wind ,i ) i=1 • F W, Z N C h C F W, X - + -----------------------R W ,1 = --------4 4l C F W, Z N C h C F W, X R W ,2 = --------- – -----------------------4 4l C in direzione z N F W ,Z = ∑F W , Z ,i i=1 Nave inclinata (angolo di rollio negativo) (vedere Fig 10) “c” e “d” • in direzione y N F W ,Y = ∑ (F W ,Y ,i i=1 • + F Y ,wind ,i ) F W, Z N C h C F W, Y - + -----------------------R W ,1 = --------4 4b C F W, Z N C h C F W, Y R W ,2 = --------- – -----------------------4 4b C in direzione z N F W ,Z = ∑F W , Z ,i i=1 Nota 1: N : hC : lC , b C : 38 numero di contenitori in ciascuna pila, altezza, in m, di un contenitore, dimensioni, in m, della pila di contenitori, rispettivamente, nelle direzioni longitudinale e trasversale della nave. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 2, Sez 2 4.2.4 Effetto delle guide cellulari Quando sono sistemate guide cellulari per sostenere i contenitori entro le stive, i valori di RW,1 e RW,2 calcolati in accordo con [4.2.3] per condizioni di nave inclinata possono essere assunti non maggiori di (FW,Z / 4 + 160), a condizione che la sistemazione delle guide e delle travi trasversali, in accordo con [7.2], garantiscano il bloccaggio degli angoli dei contenitori. Altre sistemazioni possono essere accettate, a giudizio della Società. 5 Dimensionamenti dello scafo 5.1 Fasciame 5.1.1 6.1.3 Gli interstizi non stagni tra i pannelli delle coperture delle boccaporte devono essere considerati come aperture non dotate di chiusura ai fini dei calcoli di stabilità allo stato integro e in allagamento. Le dimensioni dei suddetti interstizi devono essere il più possibile contenute, in rapporto alla quantità d’acqua che si prevede possa entrare nelle stive e alla capacità dell’impianto di sentina, nonché alla capacità e all’efficienza operativa del sistema di protezione anti-incendio. In generale, comunque, tali interstizi devono essere minori di 50 mm. Figura 9 : Forze d’inerzia e del vento - Condizioni di nave diritta Spessore del corso di fasciame sotto la cinta Lo spessore del corso di fasciame sotto la cinta non può essere minore di 0,7 volte quello della cinta stessa. 5.1.2 Spessore del corso di fasciame sotto il corso superiore delle travi scatolari longitudinali resistenti a torsione Lo spessore del corso di fasciame sotto il corso superiore delle travi scatolari longitudinali resistenti a torsione non può essere minore di 0,7 volte quello del suddetto corso superiore. 5.2 Travi rinforzate 5.2.1 I dimensionamenti delle travi rinforzate di navi di lunghezza superiore a 150 m devono essere analizzati in accordo con Parte B, Cap 7, App 3, come ritenuto necessario dalla Società nei singoli casi. 6 6.1 Altre strutture Figura 10 : Forze d’inerzia e del vento - Condizioni di nave inclinata Coperture non stagne delle boccaporte sul ponte delle sovrastrutture 6.1.1 Coperture non stagne possono essere sistemate sulle boccaporte dei ponti esposti che si trovano almeno due altezze standard di sovrastruttura al di sopra del ponte di bordo libero assunto in modo tale che a partire da esso possa essere calcolato un bordo libero risultante in un immersione non minore di quella corrispondente al bordo libero assegnato. Se una boccaporta è situata interamente o in parte a proravia di 0,25L dalla perpendicolare avanti, la boccaporta può essere dotata di coperture non stagne se appartiene a un ponte esposto che si trova almeno tre altezze standard di sovrastruttura al di sopra del ponte di bordo libero reale o assunto. Il ponte di bordo libero assunto è utilizzato soltanto allo scopo di misurare l’altezza del ponte al quale appartiene la boccaporta e può essere un ponte reale o un ponte virtuale; in quest’ultimo caso, tale ponte non può essere utilizzato per l’assegnazione del bordo libero. 6.1.2 L’altezza delle mastre delle boccaporte deve essere non minore di 600 mm. Regolamenti RINA 2005 6.1.4 Sistemi di scolo a labirinto, ghiotte o equivalenti devono essere realizzati in prossimità dei margini dei pannelli delle coperture in corrispondenza degli interstizi non stagni, in modo tale da minimizzare la quantità d’acqua 39 Parte E, Cap 2, Sez 2 che può entrare nelle stive dei contenitori scorrendo sulla superificie superiore dei pannelli stessi. relativi supporti deve essere approvato e verificato sulla base dei criteri di cui in [7.2] e [7.3]. 6.1.5 I dimensionamenti dei pannelli delle coperture e delle sistemazioni di fissaggio alle strutture di supporto e alle mastre devono essere equivalenti a quelli richiesti per le coperture stagne e devono essere ottenuti in accordo con le prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 9, Sez 7. 7.2 7 7.2.2 Le guide devono essere collegate fra loro e alle strutture di supporto dello scafo per mezzo di travi trasversali e longitudinali che ne impediscano la deformazione sotto l’azione delle forze trasmesse dai contenitori. In generale, l’intervallo tra le travi trasversali di collegamento delle guide deve essere non maggiore di 5 m e la loro posizione deve coincidere per quanto possibile con quella dei blocchi d’angolo dei contenitori (vedere Fig 12). 7.1 Guide cellulari fisse Generalità 7.1.1 I contenitori possono essere sistemati entro guide cellulari fisse, permanentemente collegate alle strutture dello scafo mediante saldatura, che impediscono lo spostamento e il ribaltamento dei contenitori stessi (vedere Fig 11). 7.1.2 Quando i contenitori sono tenuti in posizione da guide cellulari fisse, il dimensionamento di tali guide e dei Sistemazione delle guide cellulari fisse 7.2.1 Le guide verticali sono, in generale, costituite da angolari a lati uguali, aventi spessore non minore di 12 mm, estese per una altezza sufficiente a fornire un appoggio continuo ai contenitori. Le travi trasversali devono essere vincolate logitudinalmente in uno o più punti, in modo che la loro deformazione elastica dovuta all’azione della spinta longitudinale dei contenitori, sia, in ogni punto, non maggiore di 20 mm. Figura 11 : Contenitori sistemati entro guide cellulari fisse 40 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 2, Sez 2 Figura 12 : Struttura tipica di guide cellulari Guide cellulari 7.2.4 L’estremità superiore delle guide deve essere munita di un dispositivo atto a facilitare l’entrata del contenitore. Tale dispositivo deve essere di costruzione robusta per resistere agli urti e agli sfregamenti. Massimo 5 m 7.3 Squadre Travi trasversali A A Criteri di resistenza 7.3.1 Le tensioni locali agenti negli elementi delle guide cellulari, delle travi trasversali e longitudinali e dei collegamenti con le strutture dello scafo devono essere minori dei seguenti valori: • tensione normale: 150/k N/mm2, • tensione tangenziale: 100/k N/mm2, • tensione equivalente di von Mises: 175/k N/mm2, dove k è il coefficiente dipendente dal materiale, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]. 8 Costruzione e prove Sezione A -A 8.1 7.2.3 Nella sistemazione dei contenitori all’interno delle guide, il gioco tra il contenitore e la guida deve essere non maggiore di 25 mm in senso trasversale e di 38 mm in senso longitudinale. Regolamenti RINA 2005 Dettagli strutturali speciali 8.1.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.7] specifiche per le navi con notazione di servizio container ship. 41 Parte E, Cap 2, Sez 3 SEZIONE 3 1 MACCHINARI Navi portacontenitori con stive senza boccaporte porte devono soddisfare le prescrizioni relative contenute nella pubblicazione IMO MSC/Circ.608/rev.1 “Interim guidelines for open top container ships”. 1.1 1.1.1 L’impianto di sentina e le sistemazioni di estinzione incendi delle navi portacontenitori con stive prive di bocca- 42 Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 3 NAVI PER TRASPORTO DI BESTIAME VIVO SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 3 MACCHINARI ED IMPIANTI RELATIVI AGLI SPAZI PER IL TRASPORTO DEL BESTIAME SEZIONE 4 PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI, RIVELAZIONE ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI Regolamenti RINA 2005 43 Parte E, Cap 3, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio livestock carrier, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.6] può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi per il trasporto di bestiame vivo. 1.2 Tabella 1 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi per il trasporto di bestiame vivo. Regolamenti RINA 2005 Oggetto Sistemazione generale della nave Riferimento (1) Scafo e stabilità Sez 2 Macchinari e impianti relativi agli spazi per il trasporto di bestiame vivo Sez 3 Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) Sez 4 Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi per il trasporto di bestiame vivo 45 Parte E, Cap 3, Sez 2 SEZIONE 2 1 SCAFO E STABILITÀ Sistemazioni generali 1.1 Sistemazione del bestiame 1.1.1 Il bestiame deve essere trasportato chiuso entro recinti, di dimensioni adeguate al tipo di bestiame. In generale, la larghezza e la lunghezza dei recinti non possono essere maggiori rispettivamente di 4,5 m e 9 m. Il bestiame non può essere trasportato sulle coperture delle boccaporte a meno che queste ultime non siano efficacemente protette. 1.2 1.2.1 Sistemazione dei compartimenti destinati al trasporto del bestiame Generalità Le prescrizioni del presente sottoarticolo si applicano alla sistemazione dei compartimenti destinati al trasporto del bestiame. Quando ritenuto necessario dalla Società, tali compartimenti possono dover essere adattati o integrati in funzione del tipo di animali di cui si prevede il trasporto. 1.2.2 Sistemazione del bestiame Il bestiame non può essere né trasportato, né caricato per il trasporto, in zone della nave in cui il bestiame stesso, le relative attrezzature e le sistemazioni per il trasporto possano: • ostruire l’accesso ai locali di alloggio o di lavoro necessari per il sicuro funzionamento della nave o la sfuggita dalle stive o dai locali sottostanti, • interferire con le sistemazioni di salvataggio o di protezione anti-incendio, • interferire con le apparecchiature di sondaggio delle cisterne o di pompaggio dalle sentine, 1.3.1 Generalità Devono essere sistemati almeno due mezzi di sfuggita per le persone da ogni locale in cui il bestiame è trasportato, distanti tra loro e che conducano a un ponte scoperto. Gli accessi ai locali per il bestiame devono essere sicuri per le persone. Se sono combinati con rampe utilizzate per spostare il bestiame tra i vari ponti, gli accessi per le persone devono essere separati da quelli per il bestiame per mezzo di recinzioni protettive. 1.3.2 Sistemazioni di chiusura Recinti, stalle e analoghe sistemazioni devono essere provviste di un mezzo di accesso per le persone dotato di sistemazioni di chiusura la cui resistenza strutturale deve essere considerata dalla Società nei singoli casi. 1.3.3 Larghezza delle vie di passaggio Se, ai fini di una corretta e sicura condotta della nave, è richiesto il passaggio tra i fianchi della nave e recinti, stalle o analoghe sistemazioni, la larghezza di tale passaggio deve essere non minore di 550 mm, misurata al netto tra le ringhiere o i parapetti della nave e le ringhiere o contenitori dei recinti, delle stalle o delle analoghe sistemazioni. 2 2.1 2.2 Stabilità in condizioni di avaria 2.2.1 Generalità Le navi di lunghezza superiore o uguale a 80 m devono soddisfare le prescrizioni in Parte B, Cap 3, Sez 3. • limitare la funzionalità della aperture per lo scarico di grandi masse, 3.1 • interferire con la corretta condotta della nave. Stabilità allo stato integro 2.1.2 Criteri addizionali Nel caso in cui si applichino Norme nazionali o internazionali, la Società può applicare le Norme dello Stato in cui la nave è registrata o in cui effettua servizio. 3 • interferire con l’illuminazione o la ventilazione di altre parti della nave, Stabilità 2.1.1 Generalità La stabilità per le condizioni di caricazione definite nel manuale di stabilità e assetto deve soddisfare le prescrizioni in Parte B, Cap 3, Sez 2. • interferire con la movimentazione dei mezzi di chiusura, 46 Mezzi di sfuggita e di accesso Protezione del bestiame Devono essere adottate sistemazioni che proteggano il bestiame da ferite, sofferenze evitabili ed esposizione alle intemperie, al mare o a parti dello scafo a elevata temperatura. 1.2.3 1.3 Robustezza della trave nave Applicabilità 3.1.1 In generale, i ponti e i copertini situati al di sopra del ponte di resistenza e utilizzati per il trasporto del bestiame non possono essere tenuti in conto nel calcolo del modulo di resistenza della trave nave. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 3, Sez 2 4 Dimensionamenti dello scafo 4.1 4.1.1 Dimensionamenti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate Elementi strutturali rimovibili o rientranti al di sopra del ponte di resistenza In generale, gli elementi strutturali rimovibili o rientranti situati al di sopra del ponte di resistenza, e utilizzati per lo Regolamenti RINA 2005 stoccaggio e la distribuzione del bestiame sui ponti o sui copertini della nave, non sono oggetto di classe. Nonostante ciò, quando la sicurezza della nave può essere compromessa da un’eventuale cedimento strutturale dei suddetti elmenti, questi ultimi devono essere verificati in accordo coi criteri in Parte B, Capitolo 7 o Parte B, Capitolo 8, come applicabili. In tal caso, i dimensionamenti delle barriere che circondano ogni recinto devono tener conto dei carichi applicati dal bestiame a causa dei moti di rollio e di beccheggio della nave. 47 Parte E, Cap 3, Sez 3 SEZIONE 3 1 MACCHINARI ED IMPIANTI RELATIVI AGLI SPAZI PER IL TRASPORTO DEL BESTIAME Generalità 1.1 2.2.2 Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano agli impianti delle navi con notazione di servizio livestock carrier in relazione alla: • fornitura alimenti, acqua ed aria al bestiame, in base al volume lordo dello spazio, avendo dedotto, se applicabile, il volume di ogni cassa o condotta in quello spazio. • pulizia degli spazi occupati dal bestiame, • drenaggio dei rifiuti organici prodotti dal bestiame. 1.2 Nota 1: Qualora l’altezza netta dello spazio sia inferiore a 2,30 m, la Società può richiedere un numero più alto di ricambi d’aria, con un massimo di: Documenti da inviare 1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti elencati nella Tab 1. 2 Progetto degli impianti 2.1 Generalità 2.1.1 Gli impianti di tubolature coperti dalla presente Sezione devono essere progettati, costruiti e provati in accordo con le prescrizioni applicabili in Parte C, Cap 1, Sez 10. 2.2 Impianto di ventilazione 2.2.1 Portata dell’impianto di ventilazione meccanica La portata dell’impianto di ventilazione meccanica non deve essere inferiore a: • 20 ricambi d’aria all’ora per gli spazi chiusi, • 15 ricambi d’aria all’ora per ciascuno spazio parzialmente chiuso, • 30 ricambi all’ora per gli spazi chiusi, • 22,5 ricambi all’ora per gli spazi parzialmente chiusi. 2.2.3 Ventilatori a) I circuiti di ventilazione devono essere alimentati da almeno due ventilatori indipendenti, ciascuno dei quali con una portata tale da mantenere la ventilazione normale di tutti gli spazi con un ventilatore non funzionante. b) I ventilatori azionati da motori elettrici devono essere considerati ausiliari essenziali. La loro alimentazione elettrica deve essere in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 2, Sez 3. 2.3 Generalità 2.3.1 Deve essere previsto un impianto di ventilazione meccanica per gli spazi seguenti contenenti bestiame: • spazi chiusi, • spazi parzialmente chiusi muniti di recinti che si estendono per più di un livello di ponti con una larghezza maggiore di 20 m, Impianti per il mangime e l’acqua dolce Generalità a) Gli spazi utilizzati per il bestiame devono avere contenitori per nutrire ed abbeverare gli animali. b) La capacità di ciascun contenitore deve essere non inferiore al 33% del consumo giornaliero degli animali da esso serviti, a meno che non vi sia un impianto d’alimentazione automatico. Tabella 1 : Documenti da inviare No. (1) 48 Descrizione del documento (1) 1 Schema dell’impianto di ventilazione con indicazione del volume lordo degli spazi chiusi 2 Schema degli impianti per l’immagazzinamento e la distribuzione del mangime e dell’acqua 3 Schema dell’impianto dell’acqua per la pulizia 4 Schema dell’impianto di drenaggio Gli schemi devono comprendere, se applicabile: • gli impianti di comando e controllo (locali e a distanza) e gli impianti d’automazione, • le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione dell’impianto in questione (per informazione). Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 3, Sez 3 2.3.2 Impianto d’acqua dolce a) L’impianto d’acqua dolce per gli spazi del bestiame deve essere totalmente indipendente dall’impianto d’acqua dolce che serve i locali dell’equipaggio. b) L’impianto di drenaggio che serve gli spazi utilizzati per il trasporto del bestiame deve essere indipendente da ogni altro impianto di tubolature che serva altre parti della nave ed in particolare l’impianto di sentina. b) Tutti gli spazi per il bestiame devono essere provvisti di sistema di distribuzione dell’acqua dolce. 2.5.2 Materiali I tubi e gli altri componenti dell’impianto di drenaggio devono essere di materiali resistenti alla corrosione che potrebbe essere provocata dalle sostanze scaricate. c) L’impianto d’acqua dolce deve comprendere almeno: • una pompa principale di alimentazione, di capacità sufficiente a fornire acqua dolce con continuità al bestiame, • una pompa di riserva avente almeno la stessa portata. Nota 1: Quando l’impianto di alimentazione dell’acqua non è automatico, la pompa di riserva può essere sostituita con una pompa portatile che possa essere collegata rapidamente ad almeno una cisterna di acqua dolce. d) Qualora la mandata d’acqua sia automatica, gli abbeveratoi devono essere forniti di: • mezzi per il controllo automatico del livello dell’acqua, • dispositivi che impediscano il ritorno dell’acqua dagli abbeveratoi nei depositi dell’acqua dolce. 2.4 Impianto di lavaggio 2.5.3 Tubi di drenaggio e di scarico a) Gli scarichi dagli spazi utilizzati per il trasporto del bestiame sono soggetti alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [8]. b) I canali di drenaggio e le parti superiori dei tubi di drenaggio devono essere coperti da una grata, quando necessario. c) I tubi di drenaggio dagli spazi utilizzati per il trasporto del bestiame devono scaricare entro casse di raccolta, pozzetti o fuori bordo. Nota 1: Gli scarichi fuori bordo sono soggetti alle prescrizioni della MARPOL Annex IV - “Regulations for the Prevention of Pollution by Sewage”. Vedere anche Parte F, Cap 7, Sez 1. d) Devono essere previsti mezzi per arrestare lo scarico fuori bordo quando la nave è in porto. 2.4.1 Deve essere previsto un impianto di lavaggio ad acqua munito dei collegamenti appropriati per lavare gli spazi occupati dal bestiame. 2.5.4 Casse di raccolta a) Le casse di raccolta devono essere munite di mezzi per indicare visivamente la quantità del loro contenuto. 2.5 b) Le casse e i pozzetti di drenaggio devono essere accessibili dal di fuori dei recinti degli animali per ispezione e pulizia. Impianto di drenaggio 2.5.1 Generalità a) Ogni spazio utilizzato per il trasporto del bestiame deve essere munito di un tubo o canale di scolo di dimensioni sufficienti per drenare i rifiuti organici e gli scarichi di lavaggio. Regolamenti RINA 2005 2.5.5 Pompe ed eiettori Le pompe e gli eiettori che servono le casse o i pozzetti di raccolta devono avere la capacità di convogliare sostanze semisolide. 49 Parte E, Cap 3, Sez 4 SEZIONE 4 1 1.1 PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI, RIVELAZIONE ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI Generalità Applicabilità 1.1.1 La presente Sezione contiene prescrizioni specifiche per l’estinzione degli incendi negli spazi adibiti al trasporto di bestiame, per navi con la notazione di servizio livestock carrier. Tali prescrizioni sono in aggiunta a quelle date in Parte C, Capitolo 4. 1.2 2.1 2.1.3 Le manichette devono essere sistemate in posizioni ben visibili, vicino alle prese da incendio, e vicino agli ingressi dei vari locali. 2.2 Sistemi antincendio addizionali 2.2.1 Documenti da inviare 1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti elencati in Tab 1. 2 2.1.2 Devono essere sistemate manichette per: • ciascuna presa da incendio sistemata in uno spazio chiuso, e • per ogni 50 m di lunghezza, o frazione, di area di ponte scoperto. Sistemazioni antincendio Manichette Spazi per il bestiame contenenti fieno o paglia Se fieno o paglia sono caricati o adoperati negli spazi per il trasporto del bestiame, deve essere previsto uno dei seguenti impianti antincendio: • un impianto antincendio ad acqua fisso, o • estintori ad acqua portatili distanziati fra loro di non più di 18 m; uno di tali estintori deve essere sistemato in prossimità dell’ingresso dello spazio in questione. 2.2.2 2.1.1 Il numero e la posizione delle prese da incendio devono essere tali che almeno due getti d’acqua non provenienti dalla stessa presa da incendio possano raggiungere qualsiasi parte degli spazi destinati al bestiame. Almeno uno di questi getti deve provenire da un’unica lunghezza di manichetta. Spazi per il trasporto del bestiame contenenti apparecchiature elettriche diverse dagli impianti d’illuminazione Se in uno spazio chiuso per il trasporto del bestiame sono sistemate apparecchiature elettriche diverse da quelle di cui alla Parte C, Cap 2, Sez 10, [2], devono essere sistemati mezzi antincendio che siano adatti a tali apparecchiature. Tabella 1 : Documenti da inviare 50 No. Descrizione del documento 1 Disegno con l’indicazione della posizione delle apparecchiature antincendio sistemate negli spazi adoperati per il trasporto del bestiame 2 Specifica delle sistemazioni antincendio Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 4 NAVI PORTARINFUSA SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SISTEMAZIONI DELLA NAVE SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 4 MACCHINARI APPENDICE 1 Regolamenti RINA 2005 CRITERI DI STABILITÀ ALLO STATO INTEGRO PER CARICAZIONE DI GRANAGLIE 51 Parte E, Cap 4, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio bulk carrier, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.2] può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D, per quanto applicabile, nonché le prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi da carico di tipo portarinfusa (bulk carriers). 1.2 Tabella 1 (1/1/2003) Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portarinfusa. Regolamenti RINA 2005 Oggetto Riferimento Sistemazione generale della nave Sez 2 Scafo e stabilità Sez 3 Macchinari Sez 4 Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) Stabilità allo stato integro per il trasporto di grano App 1 (1) Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portarinfusa 53 Parte E, Cap 4, Sez 2 SEZIONE 2 1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 (1/7/2001) Le prescrizioni di cui in Sez 2 e Sez 3 si applicano alle navi con un ponte, con fianchi a singolo o doppio fasciame, con doppio fondo e con casse longitudinali alte e basse, destinate prevalentemente al trasporto di carichi secchi alla rinfusa. Sezioni maestre tipiche sono illustrate in Fig 1. Una nave portarinfusa a scafo non a doppio fasciame è una nave portarinfusa nella quale una o più stive del carico sono delimitate solo dal fasciame del fianco o da due delimitazioni stagne all'acqua, una delle quali è il fasciame del fianco, che distano meno di 1000 mm in almeno una posizione. La distanza tra le due delimitazioni stagne all'acqua deve essere misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco. L'applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave è considerata nei singoli casi dalla Società. Figura 1 : Navi portarinfusa Struttura del fianco a singolo e doppio fasciame Comunque, essi devono essere evitati nelle zone dove potrebbero verificarsi alte sollecitazioni di taglio. 2.2 2.2.1 Sistemazione degli accessi alle stive del carico Mezzi d’accesso Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti o mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive del carico e, in particolare, della parte inferiore delle costole del fianco nelle stive del carico. 2.2.2 Boccaportelli d’accesso a grandi stive del carico Se sono usati boccaportelli separati come accesso alle scale, come richiesto in [2.2.3], ciascun boccaportello deve avere una luce libera di almeno 600mm x 600mm. Quando l’accesso ad una stiva del carico è attraverso la boccaporta di carico, l’estremità superiore della scala deve essere sistemata il più vicino possibile alla mastra della boccaporta. Gli accessi e le scale devono essere sistemati in modo tale che il personale equipaggiato con autorespiratori possa facilmente entrare nella ed uscire dalla stiva del carico. Le mastre di boccaportelli aventi un’altezza maggiore di 900 mm devono avere gradini all’esterno in congiunzione con la scala di stiva. 2.2.3 2 Sistemazioni generali 2.1 2.1.1 Sistemazione degli accessi al doppio fondo e alle gallerie tubi Mezzi d’accesso Devono essere previsti adeguati mezzi d’accesso al doppio fondo e alla galleria tubi. 2.1.2 Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo, nei madieri e nei paramezzali I passi d’uomo tagliati sul cielo del doppio fondo devono distare dal cassonetto inferiore della paratia trasversale, o dalla paratia in assenza di cassonetto, non meno di un intervallo fra i madieri. Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei madieri e paramezzali devono essere determinati in modo da facilitare l’accesso al doppio fondo e la sua ventilazione. 54 Scale entro grandi stive del carico Ciascuna stiva del carico deve essere provvista di almeno due scale distanziate longitudinalmente il massimo possibile. Tali scale devono possibilmente essere disposte diagonalmente, cioè una scala vicino alla paratia prodiera a sinistra nave, l’altra vicino alla paratia poppiera a dritta, rispetto al piano di simmetria della nave. Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature di manovra del carico. Possono essere consentite scale verticali purché siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri. Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della stiva cosicchè il personale possa scavalcare tali gallerie. Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico in preparazione della caricazione, devono essere prese in considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in sicurezza di ponteggi e piattaforme mobili. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ Simboli D1 : Distanza, in m, dalla linea di costruzione al ponte di bordo libero in corrispondenza della murata, in mezzeria nave (vedere Fig 13) hDB : Altezza, in m, del doppio fondo hLS : Altezza media, in m, del cassonetto inferiore, misurata dal cielo del doppio fondo k : Coefficiente dipendente dal materiale definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] tC : Sovraspessore di corrosione in mm, definito in Parte B, Cap 4, Sez 2, Tab 2 2 2.1 l : Campata, in m, delle costole, vedere [3.2.3] d : Altezza, in mm, dell’anima delle costole, vedere [3.2.3] lC : Campata, in m, delle corrugazioni delle paratie trasversali stagne corrugate verticalmente, vedere [3.5.2] sC : Intervallo delle corrugazioni, in m, vedere Fig 5 ReH : Tensione minima di snervamento del materiale, in N/mm2, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2] E : Modulo di Young, in N/mm2, da assumere uguale a: • E = 2,06.105 N/mm2 per gli acciai in genere • E = 1,95.105 N/mm2 per gli acciai inossidabili ρB : Densità, in t/m3, del carico secco alla rinfusa; devono essere assunti, in generale, i seguenti valori: • ρΒ = 3,0 t/m3 per il minerale di ferro • ρΒ = 1,3 t/m3 per il cemento ϕ : Angolo di natural declivio, in gradi, del carico secco alla rinfusa; in assenza di più precise valutazioni si possono assumere i seguenti valori: • ϕ = 30° in generale • ϕ = 35° per il minerale di ferro • ϕ = 25° per il cemento ρ : Densità dell’acqua di mare, t/m3 hF, zF : Battente di allagamento e sua distanza dalla linea di costruzione, in m, definiti in [4.6.3] per le paratie trasversali e in [4.7.3] per il doppio fondo hB, zB : Altezza della superficie di compenso del carico secco alla rinfusa e sua distanza dalla linea di costruzione, in m, definite in [4.6.4] per le paratie trasversali e in [7.2.6] per il doppio fondo g : Accelerazione di gravità, in m/s2, da assumere uguale a 9,81 m/s2. Regolamenti RINA 2005 1 1.1 Generalità Manuale di caricazione e strumento per il controllo della caricazione 1.1.1 Le navi con notazione di servizio bulk carrier ESP di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2. Stabilità Definizioni 2.1.1 Granaglie Il termine granaglie comprende frumento, mais (granoturco), avena, segala, orzo, riso, legumi, sementi e forme lavorate di ciò, il cui comportamento è simile a quello del grano al suo stato naturale. 2.1.2 Compartimenti pieni stivati Il termine compartimento pieno stivato si riferisce ad ogni spazio per il carico nel quale, a caricazione e stivaggio ultimati in accordo all’ App 1, le granaglie alla rinfusa sono al loro più alto livello possibile. 2.1.3 Compartimenti pieni non stivati Il termine compartimento pieno non stivato si riferisce ad uno spazio del carico che è pieno al massimo livello possibile in corrispondenza dell’apertura della boccaporta, ma che non è stato stivato al di là della periferia dell’apertura della boccaporta. 2.1.4 Compartimenti riempiti parzialmente Il termine compartimento riempito parzialmente si riferisce ad ogni spazio per il carico dove le granaglie alla rinfusa non sono state caricate come prescritto in [2.1.2] o [2.1.3]. 2.1.5 Fattore di stivaggio Il termine fattore di stivaggio, allo scopo di calcolare il momento inclinante delle granaglie dovuto allo spostamento delle stesse, indica il volume per unità di peso del carico come indicato dai servizi di carico, cioè non viene dato credito allo spazio perso quando lo spazio del carico è riempito nominalmente. 2.1.6 Compartimenti specialmente idonei Il termine compartimento specialmente idoneo si riferisce ad uno spazio per il carico avente almeno due divisioni longitudinali verticali o inclinate, stagne alle granaglie che coincidono con le anguille ai lati delle boccaporte oppure sono posizionate in modo tale da limitare l’effetto di qualunque spostamento trasversale delle granaglie stesse. Se inclinate, le divisioni devono avere un’inclinazione non inferiore a 30° sull’orizzontale. 55 Parte E, Cap 4, Sez 3 2.2 Stabilità allo stato integro 2.2.1 Generalità La stabilità della nave per le condizioni di carico in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, Sez 2. In aggiunta, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in [2.2.2] e [2.2.3]. Libretto di stabilità per caricazione di granaglie Devono essere disponibili a bordo informazioni, sotto forma di fascicolo stampato, che permettano al Comandante di assicurarsi che la nave soddisfi alle norme di stabilità indicate nei Regolamenti, in caso di caricazioni di granaglie alla rinfusa. Tale fascicolo è comunemente denominato Libretto di stabilità per caricazione di granaglie e deve contenere le seguenti informazioni: maniera descritta in App 1 e nella Fig 1, dei momenti sbandanti dovuti allo spostamento delle granaglie: • l’angolo di sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie non deve risultare maggiore di 12° ovvero dell’angolo al quale si verifica l’immersione del ponte a murata, se minore; • nel diagramma di stabilità statica, l’area netta o residua fra la curva dei bracci sbandanti e la curva dei bracci raddrizzanti fino all’angolo di sbandamento corrispondente alla massima differenza fra le ordinate delle due curve, ovvero 40° o l’angolo di allagamento, scegliendo il valore minore, deve risultare in tutte le condizioni di carico non inferiore a 0,075 m.rad; • l’altezza metacentrica trasversale iniziale, corretta per l’effetto degli specchi liberi dei liquidi nelle casse cisterne, come specificato nella Parte B, Cap 3, Sez 2, [4], non deve risultare inferiore a 0,30 m. 2.2.2 • caratteristiche principali della nave; • dislocamento della nave vacante e l’ordinata del centro di gravità (KG) della nave vacante rispetto alla L.C; • tabella delle correzioni per gli specchi liberi dei liquidi; • capacità e centri di gravità; • curva o tabella degli angoli di allagamento, se minori di 40°, per tutti i dislocamenti ammissibili; • curve o tabelle delle carene diritte adeguate al campo d’immersioni operative; • curve delle carene inclinate trasversalmente, sufficienti per gli scopi relativi ai requisiti in [2.2.3] e comprendenti le curve a 12° e 40°; • curve o tabelle dei volumi, ordinate dei centri di volume e momenti sbandanti volumetrici assunti per ogni stiva, completamente o parzialmente piene, oppure ogni combinazione di ciò, incluso l’effetto di divisioni temporanee; • tabelle o curve dei massimi momenti sbandanti ammissibili per vari dislocamenti e varie ordinate del centro di gravità che permettano al Comandante di dimostrare la conformità con le prescrizioni specificate in [2.2.3]; • istruzioni per la caricazione in forma di note riassumenti le prescrizioni del presente Regolamento; • un esempio dettagliato per guida del Comandante; • condizioni di carico tipiche di servizio, partenza e arrivo, e, se necessario, le peggiori condizioni di servizio intermedie. Si raccomanda che le condizioni di carico siano preparate per almeno tre fattori di stivaggio rappresentativi. Il Libretto di stabilità per caricazione di granaglie può essere preparato nella lingua, o lingue, ufficiale(i) dell’Amministrazione del Paese emittente; se la lingua usata non è né inglese né francese, il testo deve comprendere una traduzione in una di queste lingue. 2.2.3 Criteri di stabilità allo stato integro per caricazione di granaglie Le caratteristiche di stabilità allo stato integro di qualunque nave trasportante granaglie alla rinfusa devono essere dimostrate soddisfacenti, per tutta la durata del viaggio, ad almeno i seguenti criteri dopo aver tenuto conto, nella 56 A caricazione ultimata, il Comandante deve assicurarsi che la nave sia diritta prima di uscire in mare. 2.3 Stabilità in allagamento 2.3.1 Generalità Navi portarinfusa di lunghezza superiore od uguale a 80 m sono soggette al metodo probabilistico riportato nella Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, App 3. 2.3.2 Bordo libero ridotto Navi portarinfusa di lunghezza maggiore di 100 m, a cui sia stato assegnato un bordo libero ridotto come permesso dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul Bordo Libero, 1966, come indicato nella Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.2] devono soddisfare alle prescrizioni specificate nella Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la verifica dell’ottemperanza delle prescrizioni di cui in [2.3.1] non è richiesta. 2.3.3 Prescrizioni addizionali per navi portarinfusa con fianchi a fasciame singolo di lunghezza superiore od uguale a 150 m Le prescrizioni specificate in [2.3.4] a [2.3.6] si applicano a navi portarinfusa con fianchi a fasciame singolo, di lunghezza superiore od uguale a 150 m, destinate alla caricazione di carichi alla rinfusa aventi una massa volumica alla rinfusa a secco pari a 1,0 t/m3, o maggiore. Navi che soddisfano le prescrizioni di cui in [2.3.2] non devono soddisfare le prescrizioni di cui in [2.3.4] a [2.3.6]. 2.3.4 Allagamento delle stive del carico Le navi portarinfusa specificate in [2.3.3], se caricate al bordo libero estivo, devono essere in grado di sopportare l’allagamento di una qualunque stiva del carico in ogni condizione di carico e rimanere galleggianti in soddisfacenti condizioni di equilibrio come specificato in [2.3.5]. 2.3.5 Criteri d’allagamento Dopo l’allagamento, la nave deve soddisfare alle prescrizioni della Parte B, Cap 3, App 4. L’allagamento assunto deve tener conto soltanto dell’allagamento dello spazio delle stive del carico, considerando i valori di permeabilità specificati in [2.3.6]. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 1 : Diagramma di stabilità bracci raddrizzanti curva dei bracci raddrizzanti angolo di sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie curva dei bracci sbandanti dovuta allo spostamento trasversale della granaglia che può essere approssimata dalla linea retta AB stabilità dinamica residua A B l0 l40 40 0 2.3.6 Ipotesi relative all’allagamento La permeabilità di una stiva carica deve essere assunta pari a 0,9, a meno che una permeabilità relativa ad un particolare carico venga assunta per il volume di una stiva allagata occupato dal carico e una permeabilità di 0,95 venga assunta per il rimanente volume vuoto della stiva. Nell’ultimo caso, devono essere assunte le permeabilità e i corrispondenti pesi specifici del carico specificate in [4.4.2]. angolo di sbandamento, in gradi casi. In tal caso, comunque, l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 2 volte l’intervallo di ossatura. 3.1.3 Madieri in corrispondenza delle paratie trasversali La permeabilità di una stiva vuota deve essere assunta pari a 0,95. Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri in corrispondenza delle paratie trasversali e delle travi rinforzate delle gallerie tubi devono essere non minori di quelle richieste per il fasciame delle paratie o, nel caso sia previsto un cassonetto inferiore, del fasciame laterale del cassonetto. 3 3.2 Criteri di progetto delle strutture 3.1 3.1.1 Strutture del doppio fondo Doppio fondo a struttura longitudinale Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse laterali basse devono essere a struttura longitudinale. L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4 volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 3.1.2 Doppio fondo a struttura longitudinale Il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse laterali basse possono essere a struttura trasversale nella navi di lunghezza minore di o uguale a 120 m, quando questa soluzione è ritenuta accettabile dalla Società nei singoli Regolamenti RINA 2005 3.2.1 Strutture dei fianchi a singolo fasciame Generalità I fianchi all’interno delle casse longitudinali alte e basse devono in generale essere a struttura longitudinale. Possono essere a struttura trasversale quando tale struttura è adottata per il doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamentecon [3.1.2] e [3.4.1] . 3.2.2 Intervallo delle costole (1/7/2001) In generale, l'intervallo delle costole nelle stive del carico delimitate solo dal fasciame del fianco deve essere non superiore ai valori ottenuti, in m, dalle seguenti formule: L s = 0, 6 + ---------320 L s = 0, 9 + 1, 25 ⎛ ----------⎞ ⎝ 100⎠ 3.2.3 per L < 90 m 0, 25 per L ≥ 90 m Campata delle costole e altezza dell’anima La campata delle costole l e l’altezza dell’anima d devono essere misurate come indicato in Fig 2. 57 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 2 : Geometria delle costole e delle squadre di estremità Cassa longitudinale alta 0,5d (in generale) Sezione B -B Z BB 0,25l r 0,125l Z r Z AA l d 3.2.7 Squadre di collegamento entro le casse laterali basse e alte Devono essere sistemate squadre di collegamento entro le casse laterali basse e alte, come indicato in Fig 3, in modo tale da garantire continuità strutturale alle estremità delle costole. Figura 3 : Collegamento con le squadre entro le casse laterali basse e alte 0,25l Sezione A -A Cassa longitudinale bassa "SOFT TOE" 3.2.4 Costole a sezione simmetrica La sezione delle costole deve essere simmetrica e integrare, alle estremità inferiore e superiore, squadre sagomate con “soft toes” in modo tale da evitare punti rigidi ai piedi delle squadre stesse. Il rapporto tra l’altezza e lo spessore dell’anima deve essere non maggiore di 60 k0,5. La larghezza della piattabanda a sbalzo rispetto all’anima deve essere non maggiore di 10 k0,5 volte lo spessore della piattabanda stessa. Le estremità della piattabanda devono essere smentate. Il raccordo tra la piattabanda delle costole e quella delle squadre deve essere circolare (non a spigolo). Il raggio di curvatura, vedere Fig 2, deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: 3.2.8 Squadre anti-instabilità Entro la stiva più a prua, le costole a sezione non simmetrica devono essere provviste di squadre inclinate anti-instabilità, posizionate ogni due costole, come indicato in Fig 4. Entro le altre stive, le costole a sezione non simmetrica devono essere provviste di squadre inclinate anti-instabilità, posizionate ogni due costole, se l’altezza d dell’anima è maggiore di 600 mm o la campata l è maggiore di 6 m. 0, 4b r = ---------------f tf 2 Figura 4 : Squadre anti-instabilità dove bf e tf sono, rispettivamente, la larghezza e lo spessore della piattabanda in mm. 3.2.5 Costole a sezione non simmetrica Nella navi di lunghezza minore di 190 m, la sezione delle costole in acciaio ordinario può essere non simmetrica e le squadre di estremità possono essere saldate alle costole. La piattabanda delle squadre deve essere smentata a entrambe le estremità. Le squadre devono essere sagomate con “soft toes” in modo tale da evitare punti rigidi ai piedi delle squadre stesse. Il rapporto tra l’altezza e lo spessore dell’anima deve essere non maggiore di 50 k0,5. La larghezza della piattabanda a sbalzo rispetto all’anima deve essere non maggiore di 10 k0,5 volte lo spessore della piattabanda stessa. 3.2.6 Squadre alle estremità inferiore e superiore Il modulo di resistenza di ogni squadra di estremità o che sia parte integrante della costola, calcolato, con una striscia di fasciame associato in accordo con Parte B, Cap 4, Sez 3, [3.3], alle estremità della campata l (sezioni AA e BB in Fig 2), deve essere non minore di due volte il modulo di resistenza richiesto per la costola a metà campata in Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi. Le dimensioni delle squadre alle estremità inferiore e superiore devono essere non minori di quelle indicate in Fig 2. 58 3.3 Strutture dei fianchi a doppio fasciame 3.3.1 Generalità I fianchi all’interno delle casse laterali alte e basse devono in generale essere a struttura longitudinale. Possono essere a struttura trasversale quando tale struttura è adottata per il doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamente con [3.1.2] e [3.4.1] . 3.3.2 Strutture rinforzate dei fianchi L’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 In ogni caso, le strutture rinforzate trasversali dei fianchi devono essere allineate con quelle delle casse laterali basse e alte. 3.4 Strutture del ponte 3.4.1 Zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte e lamiere inclinate delle casse laterali alte Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, la zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte e le lamiere inclinate delle casse laterali alte devono essere a struttura longitudinale. L’intervallo delle strutture rinforzate nelle casse laterali alte deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura. dall’estremità superiore del cassonetto inferiore non minore di 0,15lC. Gli spessori della parte intermedia delle corrugazioni, considerati nell’applicazione delle disposizioni di cui in [3.5.10] e [7.1.3], devono essere mantenuti per una distanza dal ponte (se non c’è cassonetto superiore) o dall’estremità inferiore del cassonetto superiore non maggiore di 0,3lC. Il modulo di resistenza della corrugazione, nella rimanente parte superiore della paratia, deve essere non minore del 75% di quello richiesto per la parte intermedia, corretto eventualmente per una diversa tensione minima di snervamento del materiale. Figura 5 : Geometria delle corrugazioni Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 3.4.2 Zona del ponte entro la linea delle boccaporte La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in generale essere a struttura trasversale. CL Il collegamento della zona laterale del ponte di resistenza con la zona di ponte tra le boccaporte deve essere assicurato da una lamiera di spessore intermedio. Collegamento tra le travi in corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte Un adeguato collegamento tra le travi in corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte deve essere assicurato mediante la sistemazione di strutture trasversali o squadre addizionali all’interno delle casse laterali alte. A C 3.4.3 3.4.4 Struttura delle casse laterali alte Le strutture delle casse laterali alte devono estendersi il più possibile all’interno della zona dell’apparato motore e devono essere adeguatamente rastremate. 3.5 Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente 3.5.1 Generalità (1/7/2004) Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 190 m, le paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono essere dotate di un cassonetto inferiore e, in generale, di un cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave. Nelle navi di minori dimensioni, le corrugazioni si possono estendere dal cielo del doppio fondo fino al ponte; se sistemato, il cassonetto deve soddisfare le prescrizioni di cui da [3.5.1] a [3.5.5]. L’angolo ϕ della corrugazione, indicato in Fig 5, deve essere non minore di 55°. Gli spessori della parte bassa delle corrugazioni considerati nell’applicazione delle disposizioni di cui in [3.5.9] e [7.1.3] devono essere mantenuti per una distanza dal cielo del doppio fondo (se non c’è cassonetto inferiore) o Regolamenti RINA 2005 j £ 55° tw SC 3.5.2 tF Campata delle corrugazioni La campata lC delle corrugazioni deve essere assunta uguale alla distanza specificata in Fig 6. Ai fini della definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto superiore non può essere assunta ad una distanza dal ponte in mezzeria maggiore di: • 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale, • 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare. 3.5.3 Cassonetto inferiore (1/7/2001) Il cassonetto inferiore, se adottato, deve, in generale, avere altezza non inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione. Lo spessore e il materiale della lamiera superiore del cassonetto devono essere non inferiori a quelli richiesti per il fasciame della paratia soprastante. Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte superiore del fasciame laterale, verticale o inclinato, del cassonetto inferiore, per una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla larghezza della piattabanda della corrugazione, devono essere non minori di quelli della piattabanda stessa, per soddisfare le prescrizioni di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione. Le estremità dei rinforzi ordinari dello scivolo devono essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto. 59 Parte E, Cap 4, Sez 3 La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere in accordo con quanto indicato in Fig 7. La base del cassonetto basso deve essere posta in corrispondenza dei madieri del doppio fondo e deve avere larghezza non inferiore a 2,5 volte l'altezza media delle corrugazioni della paratia. All'interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con i paramezzali del doppio fondo al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all'unione con il fasciame costituente la parte superiore del cassonetto. Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati alla lamiera superiore del cassonetto in accordo con [11.1]. Le estremità dei rinforzi ordinari laterali del cassonetto devono essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto. All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno essere efficacemente collegati, estesi sino alle mastre delle boccaporte al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte inferiore del cassonetto. Figura 6 : Campata delle corrugazioni Il fasciame laterale del cassonetto inferiore e i sottostanti madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. lc lc n 3.5.4 Cassonetto superiore Il cassonetto superiore, se adottato, deve, in generale, avere altezza non minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte l’altezza della corrugazione. I cassonetti rettangolari devono avere, in generale, un’altezza, misurata a livello del ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta, pari a 2 volte l’altezza della corrugazione. n asse neutro delle corrugazioni Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte. La larghezza della lamiera inferiore del cassonetto superiore deve, in generale, essere uguale a quella della lamiera superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti non rettangolari deve avere una larghezza non minore di 2 volte l’altezza della corrugazione. Lo spessore e il materiale della lamiera inferiore del cassonetto superiore devono essere uguali a quelli richiesti per il fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta della paratia quando viene usato lo stesso materiale. 60 (*) lc lc lc lc lc (*) Vedere [3.5.2] Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 7 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001) Piattabanda della corrugazione d Piattabanda della corrugazione t fg t fg lamiera della parte superiore del cassonetto t fg d lamiera della parte superiore del cassonetto d ≤ t fg d t fg : spessore adottato della piattabanda (as built) 3.5.5 Allineamento Sul ponte, in prosecuzione delle flange delle corrugazioni, nel caso in cui non ci sia il cassonetto superiore, devono essere sistemati due bagli rinforzati. Sul cielo del doppio fondo, nel caso in cui non sia sistemato il cassonetto inferiore, le piattabande delle corrugazioni devono essere allineate con i madieri di sostegno. Le corrugazioni e i madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di sostegno devono essere non minori di quelli delle piattabande delle corrugazioni. Inoltre gli intagli sui madieri per il passaggio dei longitudinali del cielo del doppio fondo devono essere chiusi con mascherine. I madieri di sostegno devono essere collegati tra di loro tramite diaframmi atti ad assorbire il taglio. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore deve essere allineato con le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle pareti del cassonetto stesso e le relative squadre devono essere allineate con i longitudinali del cielo del doppio fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello sforzo tra i suddetti elementi di rinforzo. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore non può presentare pieghe tra il cielo del doppio fondo e la lamiera superiore del cassonetto stesso. 3.5.6 Larghezza efficace della piattabanda compressa La larghezza efficace della piattabanda della corrugazione da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia deve essere ottenuta, in m, dalla seguente formula: : coefficiente uguale a: 3 A R eH β = 10 ---- ------tf E A tf : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 5), : spessore netto della piattabanda, in mm. 3.5.7 ”Shedders” efficaci “Shedders” efficaci sono quelli che hanno le seguenti caratteristiche: • non sono piegate, • sono saldate alle corrugazioni e all’estremità del cassonetto basso in accordo con [11.1], • sono sistemate con un minimo angolo di inclinazione di 45° e la loro estremità inferiore è allineata con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, • hanno spessore non inferiore al 75% di quello richiesto per le piattabande delle corrugazioni, • sono costituite da materiale con caratteristiche almeno equivalenti a quello delle piattabande delle corrugazioni. 3.5.8 “Gussets” efficaci “Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche: • sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.5.7], • hanno altezza non inferiore a metà della larghezza della piattabanda della corrugazione, • sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, b EF = C E A dove: CE β • sono saldate alla lamiera del cassonetto inferiore, alle corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [11.1], : coefficiente uguale a: , 25- – -----------1, 25CE = 2 -----------2 β β per β > 1,25 C E = 1, 0 per β ≤ 1, 25 Regolamenti RINA 2005 • hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno equivalenti a quelli delle piattabande delle corrugazioni. 61 Parte E, Cap 4, Sez 3 3.5.9 Modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 8 a Fig 12) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una larghezza efficace bef non superiore a quanto specificato in [3.5.6]. b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre. Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate da squadre poste sotto la lamiera superiore del cassonetto inferiore (o sotto il cielo del doppio fondo), il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 30%. c) “Shedders” efficaci. Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in [3.5.7] (ved. Fig 8 e Fig 9), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 in Fig 8 e Fig 9), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: caci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia dell’anima potrà essere ottenuta tramite interpolazione lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°. Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può essere tenuta in considerazione per aumentare l’area della piattabanda. Figura 8 : “Shedders” simmetriche "shedder" hg 1 I SH = 2 ,5A t F t SH da assumersi non superiore a 2,5AtF, dove: A tSH tF Cassonetto basso : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (ved. Fig 5), : spessore netto delle “shedders”, in mm, : spessore netto della piattabanda, in mm. d) “Gussets” efficaci. Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in [3.5.8] (vedere da Fig 10 a Fig 12), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 da Fig 10 a Fig 12), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: Figura 9 : “Shedders” non simmetriche I G = 7h G t F dove: hG SGU tF : altezza delle “gussets”, in m, (ved. da Fig 10 a Fig 12), da assumersi non superiore a (10/7)SGU, : larghezza delle “gussets”, in m, : spessore netto della piattabanda, in mm, ricavato dallo spessore adottato. e) Lamiera superiore del cassonetto inferiore inclinata Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad una lamiera superiore di cassonetto inferiore inclinata di un angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale, il modulo di resistenza della corrugazione deve essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni effi- 62 "shedder" hg 1 Cassonetto basso Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 10 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche Figura 12 : “Gussets” con “Shedders” non simmetriche - Lamiera superiore del cassonetto inferiore inclinata "gusset" hg gusset "gusset" plate pl 1 Cassonetto basso 1 hg = = Cassonetto basso Figura 11 : “Gussets” con “Shedders” non simmetriche 3.5.11 Area a taglio L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per tenere conto di possibili non perpendicolarità tra le anime e le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale, l’area a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando l’area dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra l’anima e la piattabanda della corrugazione (vedere Fig 5). 4 4.1 hg "gusset" 1 Cassonetto basso 3.5.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle sezioni diverse da quella all’estremità inferiore della corrugazione Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la piattabanda compressa una larghezza efficace bEF non superiore a quanto specificato in [3.5.6]. Regolamenti RINA 2005 Carichi di progetto Sollecitazioni sulla trave nave 4.1.1 Campo di applicazione (1/7/2003) In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono essere calcolate per le condizioni di caricazione indicate in [4.2] e in [4.3]. Ai fini dell'applicazione delle prescrizioni di cui in [4.2] e in [4.3], l'immersione massima deve essere assunta uguale all'mmersione del bordo libero estivo riferita alla linea di costruzione. 4.1.2 Generalità (1/7/2003) Una nave portarinfusa può essere caricata, nelle effettive condizioni operative, in modo diverso dalle condizioni di caricazione di progetto indicate nel manuale di caricazione, a condizione che non siano superati i limiti per la robustezza longitudinale e locale indicati nel manuale di caricazione e nello strumento elettronico di bordo e siano rispettate le prescrizioni applicabili relative alla stabilità. 63 Parte E, Cap 4, Sez 3 4.1.3 Condizioni alla partenza ed all'arrivo (1/7/2003) A meno che non sia diversamente indicato, ciascuna delle condizioni di caricazione di progetto definite in [4.2] e in [4.3] deve essere verificata per le condizioni alla partenza ed all'arrivo, definite come segue: • Condizione alla partenza: con cisterne del combustibile liquido riempite non meno del 95% e con gli altri materiali di consumo al 100% • Condizione all'arrivo: con materiali di consumo al 10%. 4.2 Sollecitazioni sulla trave nave in condizioni di stive cariche Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con caratteristica addizionale di servizio BC-C (1/7/2003) Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate in condizioni omogenee di carico, con la massa volumica del carico corrispondente a tutte le stive, comprese le boccaporte, riempite al 100% alla massima immersione e con tutte le cisterne di zavorra vuote. carico che la nave è autorizzata a trasportare deve essere indicata nella caratteristica assegnata; per esempio: caratteristica addizionale di servizio allowed combination of specified empty holds, with maximum cargo density (in t/m3). 4.2.4 Cisterne di zavorra parzialmente riempite in condizioni di stive cariche (1/7/2003) Per condizioni di caricazione che prevedono gavoni e/o altre cisterne di zavorra parzialmente riempiti, le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b) si applicano solo ai gavoni. 4.3 Sollecitazioni sulla trave nave in condizioni di zavorra 4.2.1 4.2.2 Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con caratteristica addizionale di servizio BC-B (1/7/2003) Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate nelle seguenti condizioni di caricazione: • condizioni omogenee di carico, come definite in [4.2.1] • condizioni omogenee di carico con massa volumica del carico uguale a 3,0 t/m3, e con il medesimo grado di riempimento (rapporto tra la massa del carico ed il volume della stiva) in tutte le stive del carico, alla massima immersione e con tutte le cisterne di zavorra vuote. Nel caso in cui la massa volumica del carico considerata per questa condizione di caricazione sia inferiore a 3,0 t/m3, deve essere indicata la massima massa volumica del carico che la nave è autorizzata a trasportare con la caratteristica addizionale di servizio maximum cargo density (in t/m3). 4.3.1 Capacità e disposizione delle cisterne di zavorra (1/7/2003) Tutte le navi portarinfusa devono avere cisterne di zavorra di sufficiente capacità e disposte in modo da soddisfare pienamente le prescrizioni di cui in [4.3.2] e in [4.3.3]. 4.3.2 Condizione normale di zavorra (1/7/2003) Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate per la condizione normale di zavorra. La condizione normale di zavorra è una condizione di zavorra (senza carico) in cui: • le cisterne di zavorra possono essere piene, parzialmente riempite o vuote. Quando si scelga il riempimento parziale delle cisterne, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b) • qualsiasi stiva del carico e le stive del carico adattate per il trasporto di acqua di zavorra in navigazione devono essere vuote • l'elica deve essere totalmente immersa, e • l'assetto deve essere con nave appoppata per non più di 0,015LLL, essendo LLL la lunghezza tra le perpendicolari della nave, come definita in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.2]. Nella valutazione dell'immersione dell'elica e dell'assetto, possono essere usate le immesioni in corrispondenza delle perpendicolari avanti e addietro. 4.2.3 Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con caratteristica addizionale di servizio BC-A (1/7/2003) Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate nelle seguenti condizioni di caricazione: In aggiunta alle prescrizioni di cui sopra, le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate considerando una condizione con cisterne di zavorra riempite al 100 %. • condizioni omogenee di carico, come definite in [4.2.2] 4.3.3 • almeno una condizione di caricazione con determinate stive vuote, con massa volumica del carico uguale a 3,0 t/m3, e con il medesimo grado di riempimento (rapporto tra la massa del carico ed il volume della stiva) in tutte le stive del carico, riempite, alla massima immersione e con tutte le cisterne di zavorra vuote. Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate per la condizione di zavorra pesante. La condizione di zavorra pesante è una condizione di zavorra (senza carico) in cui: La combinazione di determinate stive vuote deve essere indicata con la caratteristica addizionale di servizio allowed combination of specified empty holds In tali casi, se la massa volumica del carico considerata è inferiore a 3,0 t/m3, la massima massa volumica del 64 Condizione di zavorra pesante (1/7/2003) a) le cisterne di zavorra possono essere piene, parzialmente riempite o vuote. Quando si scelga il riempimento parziale delle cisterne, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b) b) almeno una stiva del carico adattata per il trasporto di acqua di zavorra in navigazione, quando richiesta o prevista, deve essere piena Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 c) l'immersione dell'elica I/D deve essere almeno del 60%, essendo: • I = la distanza dall'asse dell'elica alla linea di galleggiamento • D = diametro dell'elica d) l'assetto deve essere con nave appoppata per non più di 0.015LLL, essendo LLL la lunghezza tra le perpendicolari della nave, come definita in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.2]. e) l'immersione prodiera riferita alla linea di costruzione, nella condizione di zavorra pesante, non deve essere inferiore a 0,03L o a 8 m. In aggiunta alle prescrizioni di cui sopra, le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate per: • una condizione con tutte le cisterne di zavorra riempite al 100 % e una stiva del carico adattata o destinata al trasporto di acqua di zavorra in navigazione, se prevista, riempita al 100 %, e • qualora più di una cisterna sia adattata e destinata al trasporto di acqua di zavorra in navigazione, non è richiesto che due o più stive siano assunte simultaneamente caricate al 100 % nel cacolo delle sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave, a meno che tali condizioni non siano previste nella condizione di zavorra pesante. A meno che ciascuna stiva non sia verificata individualmente, la stiva destinata ad essere caricata di zavorra pesante e qualsiasi restrizione o tutte le restrizioni per l'uso di altre stive di zavorra devono essere indicate sul manuale di caricazione. 4.4 Sollecitazioni della trave nave in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore a 150 m 4.4.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2003) Le seguenti prescrizioni si applicano in aggiunta a quelle di cui in Parte B, Cap 6, Sez 2, alle navi portarinfusa con caratteristica addizionale di servizio BC-A o BC-B. 4.4.2 Ipotesi di allagamento (1/7/2003) Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente allagata fino alla linea di galleggiamento di equilibrio, eccettuate le eventuali stive del carico a doppio fasciame di larghezza non inferiore a 1000 mm, in qualsiasi posizione entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco. Per calcolare la quantità di acqua imbarcata, devono essere rispettate le seguenti ipotesi. Si devono assumere adeguate permeabilità e masse volumiche alla rinfusa a seconda del tipo di carico trasportato. Per minerali di ferro, si deve assumere una permeabilità minima di 0,3 e una corrispondente massa volumica alla rinfusa di 3,0 t/m3. Per il cemento, si deve assumere una permeabilità minima di 0,3 e una corrispondente massa volumica alla rinfusa di 1,3 t/m3. In questo contesto, "permeabilità" per carichi solidi alla rinfusa è da intendersi come il rapporto tra il volume allagabile tra le varie parti di carico, granuli o ogni altra più grossa parte di carico e il volume totale occupato dal carico. Regolamenti RINA 2005 La permeabilità di ogni spazio destinato al carico rimasto vuoto e di ogni volume sovrastante il carico in ogni spazio destinato al carico, deve essere assunta pari a 0,95. Per carichi stivati (come acciai laminati), si deve assumere la massa volumica propria del carico unitamente ad una permeabilità pari a zero. 4.4.3 Sollecitazioni di trave nave in acqua tranquilla (1/7/2003) Le sollecitazioni in acqua tranquilla in condizioni di allagamento devono essere calcolate per ciascuna delle condizioni di carico e di zavorra considerate nei calcoli di robustezza longitudinale allo stato integro come specificato in [4.1], [4.2] e [4.3]. 4.4.4 Sollecitazioni di trave nave d’onda (1/7/2003) I carichi d'onda in condizioni di allagamento devono essere assunti pari all'80% di quelli definiti in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.1]. 4.5 Pressioni interne e forze dovute ai carichi secchi alla rinfusa 4.5.1 Campo di applicazione (1/7/2003) Le prescrizioni del presente punto [4.5] si applicano per la valutazione della massa del carico da considerare per il calcolo delle pressioni e delle forze in acqua tranquilla e d'onda dovute ai carichi secchi alla rifusa. 4.5.2 Definizioni (1/7/2003) La massa massima ammissibile e quella minima richiesta del carico in una stiva, o in due stive adiacenti caricate, è riferita al carico netto sul doppio fondo. Il carico netto sul doppio fondo è una funzione dell'immersione, della massa del carico nella stiva, così come della massa del combustibile liquido e dell'acqua di zavorra contenuta nelle cisterne del doppio fondo. Si applicano le seguenti definizioni: MH : massa effettiva del carico in una stiva, corrispondente ad una condizione di caricazione omogenea alla massima immersione. MFull : massa del carico in una stiva, corrispondente al carico con massa volumica virtuale (rapporto tra massa e volume della stiva omogeneo, con minimo di 1,0 t/m3) riempita fino al lembo superiore della mastra della boccaporta. In nessun caso MFull deve essere inferiore a MH. MHD : massa massima ammissibile del carico da trasportare in una stiva, secondo le condizioni di carico di progetto, con determinate stive vuote ed alla massima immersione. 4.5.3 Condizioni generali applicabili a tutte le navi (1/7/2003) Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare MFull con le eventuali cisterne del combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, riempite al 100% e con le cisterne per acqua di zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote alla massima immersione. 65 Parte E, Cap 4, Sez 3 Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare il 50% di MH, con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote alla massima immersione. Ogni stiva del carico deve essere capace di essere vuota, con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote alla immersione corrispondente alla massima zavorra. 4.5.4 Condizione applicabile per tutte le notazioni, eccetto il caso in cui alla nave sia assegnata la caratteristica addizionale di servizio no MP (1/7/2003) Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare MFull con le eventuali cisterne del combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, riempite al 100% e con le cisterne per acqua di zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote al 67% della massima immersione. Ogni stiva del carico deve essere capace di essere vuota, con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote all'87% della massima immersione. Ogni due cisterne adiacenti devono essere capaci di trasportare MFull con le eventuali cisterne del combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, riempite al 100% e con le cisterne per acqua di zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote al 67% della massima immersione. Questa prescrizione relativa alla massa del carico ed al combustibile liquido nelle cisterne del doppio fondo in corrispondenza della stiva del carico considerata vale anche per la condizione in cui la stiva del carico adiacente è riempita con acqua di zavorra, se applicabile. Ogni due stive del carico adiacenti devono essere capaci di essere vuote con tutte le cisterne del doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse vuote al 75% della massima immersione. 4.5.5 Condizioni addizionali applicabili solo alle navi con caratteristica addizionale di servizio BC-A (1/7/2003) Tutte le stive del carico che sono previste essere vuote alla massima immersione devono essere capaci di essere vuote con tutte le cisterne del doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse ugualmente vuote. Le stive del carico che sono previste essere caricate con carico ad alta massa volumica devono essere capaci di trasportare MHD più il 10% di MH, con le eventuali cisterne per combustibile liquido nel doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse riempite al 100% e con le cisterne per acqua di zavorra in corrispondenza delle stive stesse vuote alla massima immersione. In esercizio, la massima massa ammissibile del carico deve essere limitata a MHD. Ogni due stive adiacenti che, in accordo con una condizione di carico di progetto, possono essere riempite, essendo la stive ad esse adiacenti vuote, devono essere capaci di trasportare il 10% di MH in ciascuna stiva in aggiunta al massimo carico corrispondente a quella condizione di carico di progetto, con le eventuali cisterne per 66 combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza delle stive stesse, riempite al 100% e con le cisterne di zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza delle stive stesse, vuote, alla massima immersione. In esercizio, la massima massa ammissibile deve essere limitata al massimo carico previsto dalle condizioni di carico di progetto. 4.5.6 Condizioni addizionali applicabili solo per le stive adibite a zavorra (1/7/2003) Le stive del carico che sono progettate come stive adibite ad acqua di zavorra devono essere capaci di essere riempite con acqua di zavorra al 100% della loro capacità, comprese le boccaporte, con tutte le cisterne del doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse piene al 100 %, a qualsiasi immersione corrispondente alla zavorra pesante. Per le stive adibite a zavorra, adiacenti alle casse laterali alte, alle case laterali basse ed alle cisterne del doppio fondo, è accettabile dal punto di vista della robustezza che le stive adibite a zavorra siano riempite quando le casse laterali alte, le casse laterali basse e le cisterne del doppio fondo sono vuote. 4.5.7 Condizioni addizionali applicabili solo durante le operazioni di caricazione e scaricazione in porto (1/7/2003) Ogni singola stiva del carico deve essere capace di contenere la massima massa ammissibile in navigazione al 67% dell'immersione massima, in condizioni di nave in porto. Ogni due stive adiacenti devono essere capaci di trasportare MFull, con le eventuali cisterne per combustibile liquido nel doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse riempite al 100% e con le cisterne di zavorra nel doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse vuote, al 67% della massima immersione, in condizioni di nave in porto. Ad immersione ridotta, durante la caricazione e la scaricazione in porto, la massa massima ammissibile in una stiva del carico può essere incrementata del 15% della massa massima ammissibile in condizioni di navigazione ma non non può essere superiore alla massa ammissibile all'immersione massima nelle condizioni di navigazione. La massa minima richiesta può essere ridotta della stessa quantità. 4.5.8 Curve delle masse nelle stive (1/7/2003) Sulla base dei carichi di progetto per la robustezza locale, come precisato da [4.5.1] a [4.5.7], eccetto [4.5.6], le curve delle masse nelle stive devono essere incluse nel Manuale di caricazione e nello strumento elettronico e devono indicare la massa massima ammissibile e quella minima richiesta in funzione dell'immersione, nelle condizioni di navigazione così come durante la caricazione e la scaricazione in porto (Vedere Parte B, Cap 11, Sez 2). Ad immersioni diverse da quelle indicate nelle condizioni di carico di progetto di cui sopra, la massa massima ammissibile e quella minima richiesta devono essere corrette per il cambio della spinta agente sul fondo. Il cambio della spinta deve essere calcolato usando l'area di galleggiamento a ciascuna immersione. Devono essere incluse anche le curve delle masse per ciascuna singola stiva, così come per ogni due stive adiacenti. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 4.6 4.6.1 Carichi locali sulle paratie trasversali stagne corrugate in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore a 150 m Applicabilità (1/7/2001) Queste prescrizioni si applicano, al posto di quelle di cui in Parte B, Cap 5, Sez 6, [9] a tutte le navi con fianchi a singolo fasciame, di lunghezza uguale o superiore a 150 m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3, con paratie trasversali stagne corrugate verticalmente. Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente allagata, eccettuate le eventuali stive del carico a doppio fasciame di larghezza non inferiore a 1000 mm in qualsiasi posizione entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco. 4.6.2 Generalità I carichi da considerarsi agenti sulle paratie sono quelli dovuti alla combinazione di quelli indotti dal carico trasportato con quelli indotti dall’allagamento di una stiva adiacente alla paratia in esame. In ogni caso, si deve considerare la pressione dovuta all’allagamento della stiva agente da sola. Ai fini del dimensionamento di ogni paratia, si devono considerare le più sfavorevoli combinazioni di carico trasportato e allagamento sulla base delle condizioni di caricazione incluse nel Manuale di Caricazione e cioè: • condizioni di caricazione omogenee, • condizioni di caricazione non omogenee, per ognuna considerando l’allagamento singolo sia delle stive piene, sia delle stive vuote. Ai fini del presente calcolo, condizione di caricazione omogenea significa una condizione di caricazione nella quale il rapporto tra il maggiore e il minore grado di riempimento, tra quelli di ogni stiva, è minore o uguale a 1,20, tenendo eventualmente conto della correzione per le differenti masse volumiche dei carichi trasportati nelle varie stive. Non è necessario considerare ai fini delle presenti prescrizioni condizioni di caricazione non-omogenee parziali associate a operazioni di caricazione e/o scaricazione tra più porti per condizioni di caricazione omogenee. I limiti dei carichi di progetto specificati per le stive del carico, devono essere rappresentati dalle condizioni di carico definite dal progettista nel Manuale di Caricazione. Stive caricate con carichi stivati devono essere considerate vuote ai fini di questo calcolo. A meno che la nave trasporti solo minerale di ferro o comunque carico avente massa volumica alla rinfusa supe- Regolamenti RINA 2005 riore o uguale a 1,78 t/m3 in condizioni non omogenee, si dovrà considerare anche la condizione di stiva riempita fino al livello del ponte col massimo carico trasportabile dalla stiva stessa. 4.6.3 Battente di allagamento Il battente di allagamento hF (vedere Fig 13) è la distanza, in m, misurata verticalmente a nave dritta, tra il punto di calcolo e una quota situata a una distanza zF, in m, dalla linea di costruzione uguale a: • in generale: - D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera, - 0,9D1 per le altre paratie, nel caso in cui la nave debba trasportare carichi aventi massa volumica alla rinfusa minore di 1,78 t/m3 in condizioni di caricazione non omogenee, si possono assumere i seguenti valori: - 0,95D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera, - 0,85D1 per le altre paratie, • per navi aventi portata lorda inferiore a 50000 t e bordo libero di tipo B: - 0,95D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera, - 0,85D1 per le altre paratie, nel caso in cui la nave debba trasportare carichi aventi massa volumica alla rinfusa minore di 1,78 t/m3 in condizioni di caricazione non omogenee, si possono assumere i seguenti valori: - 0,9D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera, - 0,8D1 per le altre paratie. 4.6.4 Altezza di compenso del carico secco alla rinfusa L’altezza di compenso hB del carico secco alla rinfusa è la distanza verticale, in m, dal punto di calcolo al piano orizzontale di compenso del carico, situato a una distanza zB (vedere Fig 13), dalla linea di costruzione. In assenza di più precise valutazioni, zB può essere ottenuta come specificato in Parte B, Cap 5, Sez 6, [3.1.2]. 4.6.5 Pressioni e forze su una corrugazione nelle stive caricate con carico alla rinfusa non allagate In ogni punto della paratia, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: 2 ϕ p B = ρ B g z B tan ⎛ 45 – ---⎞ ⎝ 2⎠ La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: 2 ( z B – h DB – h LS ) - tan ⎛ 45 – ϕ ---⎞ F B = ρ B g s C --------------------------------------⎝ 2 2⎠ 2 67 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 13 : Paratie trasversali - Battente di allagamento e altezza di compenso del carico secco alla rinfusa h D1 h F B h z V B F zB zB P V= Volume occupato dal carico P = Punto di calcolo 4.6.6 Pressioni e forze su una corrugazione nelle stive caricate con carico alla rinfusa allagate Si devono considerare due casi, in funzione dei valori di zF e zB (vedere [4.6.3] e [4.6.4]): • zF ≥ zB dove perm è la permeabilità del carico, da assumere uguale a 0,3 per il minerale di ferro, il carbone e il cemento. La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: 2 ( zB – zF ) - tan ⎛ 45 – ϕ F B ,F = s C ρ B g ------------------------⎞ ⎝ 2 2⎠ 2 In ogni punto della paratia situato a una distanza compresa tra zB e zF dalla linea di costruzione, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: 2 ϕ ρ B g ( z B -z F ) tan ⎛ 45 – ---⎞ + ( p B ,F ) LE ⎝ 2⎠ +s C ----------------------------------------------------------------------------------- ( z F -h DB -h LS ) 2 p B ,F = ρgh F In ogni punto della paratia situato a una distanza minore di zB dalla linea di costruzione, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: 2 ϕ p B ,F = ρ g h F + [ ρ B – ρ ( 1 – perm ) ]g h B tan ⎛ 45 – ---⎞ ⎝ 2⎠ dove perm è la permeabilità del carico, da assumere uguale a 0,3 per il minerale di ferro, il carbone e il cemento. La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: 2 ρg ( z F -z B )+ ( p B ,F ) LE ( z F -z B ) - + ---------------------------------------------- ( z B -h DB -h LS ) F B ,F =s C ρg ------------------2 2 dove (pB,F)LE è la pressione pB,F, in kN/m2, calcolata all’estremità inferiore della corrugazione. • zF < zB In ogni punto della paratia situato a una distanza compresa tra zF e zB dalla linea di costruzione, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: 2 ϕ p B ,F = ρ B g z B tan ⎛ 45 – ---⎞ ⎝ 2⎠ In ogni punto della paratia situato a una distanza minore di zF dalla linea di costruzione, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: ϕ p B ,F =ρ g h F + [ ρ B h B – ρ ( 1-perm ) h F ] g tan ⎛ 45 – ---⎞ ⎝ 2⎠ 2 68 dove (pB,F)LE è la pressione pB,F, in kN/m2, calcolata all’estremità inferiore della corrugazione. 4.6.7 Pressioni e forze su una corrugazione nelle stive vuote allagate In ogni punto della paratia, la pressione in acqua tranquilla indotta dal battente di allagamento hF da considerare deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: p F = ρgh F La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: ( z F – h DB – h LS ) 2 F F = s C ρg ------------------------------------2 4.6.8 Pressioni e forze risultanti Le pressioni e le forze risultanti devono essere calcolate per condizioni di caricazione omogenee e non omogenee utilizzando le seguenti formule: • Condizioni di caricazione omogenee In ogni punto delle strutture della paratia, la pressione risultante da considerarsi per il dimensionamento della paratia deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: p = p B ,F – 0 ,8p B La forza risultante agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: F = F B ,F – 0 ,8F B Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 dove: 2 : pressione nelle stive non allagate, in kN/m , da calcolarsi come specificato in [4.6.5], pB 2 pB,F : pressione nelle stive allagate, in kN/m , da calcolarsi come specificato in [4.6.6], FB,F : forza agente su una corrugazione nelle stive allagate, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.6]. • Condizioni di caricazione non omogenee In ogni punto delle strutture della paratia, la pressione risultante da considerarsi per il dimensionamento della paratia deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula: m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3. Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente allagata, eccettuate le eventuali stive del carico a doppio fasciame di larghezza non inferiore a 1000 mm in qualsiasi posizione entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco. 4.7.2 Generalità I carichi da considerarsi agenti sul doppio fondo sono quelli dovuti alla pressione esterna del mare e alla combinazione di quelli indotti dal carico trasportato con quelli indotti dall’allagamento della stiva alla quale il doppio fondo appartiene. La forza risultante agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula: Si devono considerare le più sfavorevoli combinazioni di carico trasportato e allagamento, sulla base delle condizioni di caricazione incluse nel Manuale di Caricazione e cioè: F = F B ,F • condizioni di caricazione omogenee, dove: • condizioni di caricazione non omogenee, p = p B ,F pB,F : pressione nelle stive allagate, in kN/m2, da calcolarsi come specificato in [4.6.6], • condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di carichi stivati (acciai laminati e simili). FB,F : forza agente su una corrugazione nelle stive allagate, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.6]. Per ciascuna condizione di caricazione, nel calcolo del carico ammissibile nella stiva si deve considerare, tra i carichi che possono essere trasportati, quello avente la massa volumica alla rinfusa maggiore. 4.6.9 Momento flettente, taglio e tensioni tangenziali in una corrugazione Il momento flettente di progetto in una corrugazione deve essere ottenuto, in kN.m, dalla seguente formula: Fl M = -------C8 dove F è la forza risultante, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.8]. Il taglio di progetto in una corrugazione deve essere ottenuto, in kN, dalla seguente formula: Q = 0 ,8F Le tensioni tangenziali in una corrugazione devono essere ottenute, in N/mm2, dalla seguente formula: Q τ = 10 --------A SH 4.7.3 • in generale: - D1 per la stiva prodiera, - 0,9D1 per le altre stive. • per le navi avente portata lorda inferiore a 50000 t e bordo libero di tipo B: - 0,95D1 per la stiva prodiera, - 0,85D1 per le altre stive. 4.8 dove ASH è l’area a taglio, in cm2, da calcolarsi come specificato in [3.5.11] 4.7 4.7.1 Carichi locali sul doppio fondo in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore a 150 m Applicabilità (1/7/2001) Queste prescrizioni si applicano, al posto di quelle di cui in Parte B, Cap 5, Sez 6, [9], alle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame, di lunghezza uguale o superiore a 150 Regolamenti RINA 2005 Battente di allagamento Il battente di allagamento hF (vedere Fig 14) è la distanza, in m, misurata verticalmente a nave diritta, tra il cielo del doppio fondo e una quota situata a una distanza zF, in m, dalla linea di costruzione uguale a: 4.8.1 Prescrizioni addizionali relative ai carichi locali per le navi con la notazione di servizio completata dalla caratteristica addizionale di servizio heavycargo Applicazione Per le navi con la notazione di servizio completata dalla caratteristica addizionale di servizio heavycargo [HOLDi, Xi kN/m2, ρi kN/m3 - HATCHi, Yi kN/m2] (vedere Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.2]), i valori Xi e ρi, relativi al carico alla rinfusa trasportato nelle stive, e Yi, relativi al carico uniforme trasportato sulle coperture delle boccaporte, devono essere calcolati come specificato rispettivamente in [4.8.2] e [4.8.3], . 69 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 14 : Doppio fondo - Battente di allagamento e altezza di compenso del carico secco alla rinfusa hB D1 hF h B ZF V V = Volume occupato dal carico 4.8.2 Caratteristiche del carico alla rinfusa trasportato nelle stive ρi è, per ciascuna stiva, la densità del carico che riempie la stiva, fino al livello del ponte superiore in mezzeria, con la massa massima trasportabile nella stiva stessa. In generale, ρi deve essere definita dal Progettista. Xi è la pressione locale massima ammissibile sul cielo del doppio fondo di ciascuna stiva e deve essere definita dal Progettista. In ogni caso, essa deve essere non minore del valore ottenuto, per ciascuna stiva, dalla formula per pS sul cielo del doppio fondo riportata in Parte B, Cap 5, Sez 6, [3.1.1]. Nell’applicazione di tale formula, la stiva deve essere considerata completamente riempita e ρB deve essere assunta uguale al valore ρi sopra definito. 4.8.3 Caratteristiche del carico uniforme trasportato sulle coperture delle boccaporte Yi è la pressione locale massima ammissibile su ciascuna copertura e deve essere definita dal Progettista. Per ciascuna copertura, essa deve essere uguale al valore pS utilizzato in Parte B, Cap 5, Sez 6, [4.1.1] per il dimensionamento della copertura stessa. 4.9 Condizione di caricazione per l’analisi della struttura rinforzata 4.9.1 Nell’analisi della struttura rinforzata devono essere considerate le seguenti condizioni di caricazione: • caricazione omogenea • caricazione a stive alterne, essendo la stiva carica completamente riempita dal carico • caricazione a stive alterne, essendo la massa volumica del carico quella minima ottenuta dal manuale di caricazione, ma assunta non inferiore a 3 t/m3 • zavorra pesante, essendo la stiva della zavorra completamente piena. Qualora non altrimenti specificato, queste condizioni di caricazione devono essere associate alle condizioni di nave diritta. 70 5 Robustezza della trave nave 5.1 Robustezza longitudinale della trave nave in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con caratteristica addizionale di servizio BC-A o BC-B 5.1.1 Applicabilità (1/7/2003) Le presenti prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle di cui in Parte B, Cap 6, Sez 2, alle navi portarinfusa con una delle caratteristiche addizionali di servizio BC-A o BC-B. Dette navi devono avere la robustezza della loro trave nave verificata per specifiche condizioni di allagamento, in ciascuna delle condizioni di carico e di zavorra definite in Parte B, Cap 6, Sez 2, [2.1] e in [4.1], [4.2] e [4.3] ed in ogni altra condizione considerata nei calcoli di robustezza longitudinale a nave integra, incluse quelle comprese nel Manuale di caricazione, in accordo con le disposizioni di cui in Parte B, Cap 11, Sez 2, eccetto che non devono essere considerate le condizioni in porto, le condizioni di visita di carena a nave galleggiante, le condizioni transitorie di caricazione e scaricazione in porto e le condizioni che si verificano durante il cambio dell'acqua di zavorra. Si assume che la struttura danneggiata rimanga pienamente efficiente nel resistere ai carichi applicati. 5.1.2 Tensioni Le tensioni normali in ogni punto devono essere ottenute, in N/mm2, dalla seguente formula: M SW, F + M WV, F 3 - 10 σ 1F = ----------------------------------ZA dove: MSW,F MWV,F : momento flettente in acqua tranquilla, in kNm, in condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi in accordo come specificato in [4.4], : momento flettente d’onda verticale, in kNm, in condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da assumere, in accordo con [4.4], uguale a: Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 • momento inarcante: 6 MWV,F = 0,8MWV,H • momento insellante: MWV,F = 0,8MWV,S MWV,H, MWV,S : momenti flettenti verticali d’onda, in kN.m, inarcante e insellante, nella sezione trasversale della trave nave in esame, definiti in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.1], ZA : modulo di resistenza, in cm3, nel punto della trave nave in esame. Le tensioni tangenziali in ogni punto devono essere ottenute, in N/mm2, dalla seguente formula: S τ 1F = 0, 5 ( Q SW, F + Q WV, F – ε∆Q C ) -----IY t dove: QSW,F QWV,F : taglio in acqua tranquilla, in kN, in condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi in accordo con [4.4], : taglio verticale d’onda, in kN, in condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da assumere, in accordo con [4.4], uguale a: QWV,F = 0,8QWV QWV : taglio verticale d’onda, in kN, nella sezione trasversale della trave nave in esame, definito in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.4], ε = sgn(QSW,F) ∆QC : correzione del taglio, in kN, da calcolarsi come specificato in Parte B, Cap 6, Sez 2, [2.4.1], dove la massa P deve includere la massa dell’acqua imbarcata nella stiva e l’immersione T1 deve essere misurata alla linea di galleggiamento di equilibrio, IY : momento d’inerzia, in m4, della sezione trasversale della nave intorno al suo asse neutro orizzontale, da calcolarsi come specificato in Parte B, Cap 6, Sez 1, [2.4], S : momento statico, in m3, della sezione trasversale della nave intorno al suo asse neutro orizzontale, da calcolarsi come specificato Parte B, Cap 6, Sez 1, [2.5], t : spessore, in mm, del fasciame dei fianchi. 5.1.3 Criteri di verifica Le tensioni σ1F e τ1F, calcolate come specificato in [5.1.2], devono soddisfare le seguenti condizioni: σ1F ≤ σ1,ALL τ1F ≤ τ1,ALL dove σ1,ALL e τ1,ALL sono le tensioni ammissibili normali e tangenziali definite rispettivamente in Parte B, Cap 6, Sez 2, [3.1] e Parte B, Cap 6, Sez 2, [3.2]. Regolamenti RINA 2005 Dimensionamenti delle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame 6.1 Fasciame 6.1.1 Spessore minimo netto del fasciame dei fianchi Lo spessore netto del fasciame dei fianchi compreso tra le casse laterali basse e quelle alte deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: tMIN = L0,5 - tC 6.1.2 Verifica a instabilità per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza maggiore o uguale a 150 m Queste prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle in Parte B, Cap 7, Sez 1, [5], alle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza superiore o uguale a 150 m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa superiore o uguale a 1,0 t/m3. Per tali navi, la resistenza a instabilità del fasciame che contribuisce alla robustezza longitudinale della trave nave deve essere verificata anche nelle condizioni di allagamento specificate in [4.4]. Tale verifica deve essere eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 1, [5.4.1] e Parte B, Cap 7, Sez 1, [5.4.2], calcolando le tensioni di compressione mediante la seguente formula: σ X1, F = γ S1 σ S1, F + γ W1 σ WV1, F dove: γS1, γW1 : coefficienti parziali di sicurezza, definiti in Parte B, Cap 7, Sez 1, [1.2] per le verifiche a instabilità, σS1,F, σWV1,F : tensioni normali di trave nave, in N/mm2, definite in Tab 1. 6.2 Rinforzi ordinari 6.2.1 Spessore netto minimo delle costole Lo spessore netto delle costole e delle loro squadre, entro le stive del carico, deve essere non minore dei valori specificati in Tab 2. 6.2.2 Dimensionamento delle costole adiacenti alla paratia di collisione I dimensionamenti netti delle costole, nella stiva del carico prodiera, immediatamente adiacenti alla paratia di collisione devono essere aumentati del 25% rispetto a quelli determinati in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi, al fine di prevenire eccessive deformazioni del fasciame dei fianchi. In alternativa, devono essere sistemate strutture di sostegno delle costole che assicurino la continuità strutturale, entro la stiva prodiera, dei correnti nel gavone di prora. 6.2.3 Rinforzi ordinari delle casse laterali alte e basse Queste prescrizioni si applicano ai rinforzi ordinari dei fianchi e delle paratie longitudinali inclinate delle casse laterali alte e basse, che svolgono funzione di sostegno delle squa- 71 Parte E, Cap 4, Sez 3 dre di collegamento sistemate in corrispondenza delle squadre delle costole, in accordo con [3.2.7]. m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa superiore o uguale a 1,0 t/m3. I dimensionamenti di tali rinforzi ordinari devono essere determinati in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi, con la loro campata misurata in accordo con Parte B, Cap 4, Sez 3, [3.2] tra gli elementi rinforzati delle casse laterali alte e basse. Per tali navi, la resistenza dei rinforzi ordinari che contribuiscono alla robustezza longitudinale della trave nave deve essere verificata anche nelle condizioni di allagamento specificate in [4.4]. Tale verifica deve essere eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2, [4.4.1], dove le tensioni di compressione devono essere calcolate in accordo con la seguente formula: Sistemazioni alternative possono essere considerate nei singoli casi dalla Società. Ad ogni modo, i dimensionamenti dei rinforzi ordinari devono essere determinati sufficienti a garantire un efficace supporto delle suddette squadre di collegamento. 6.2.4 Verifica a instabilità per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza superiore o uguale a 150 m Queste prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle in Parte B, Cap 7, Sez 2, [4], alle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame, di lunghezza superiore o uguale a 150 σ X1, F = γ S1 σ S1, F + γ W1 σ WV1, F dove: γS1, γW1 : coefficienti parziali di sicurezza, definiti in Parte B, Cap 7, Sez 2, [1.2] per le verifiche a instabilità, σS1,F, σWV1,F : tensioni normali di trave nave, in N/mm2, definite in Tab 1. Tabella 1 : Tensioni normali di compressione nella trave nave in condizioni di allagamento Condizione σS1,F in N/mm2 σWV1,F in N/mm2 z≥N M SW ,FS ---------------- ( z – N ) 10 –3 IY 0 ,5M WV ,S ------------------------ ( z – N ) 10 –3 IY z<N M SW ,FH ----------------- ( z – N ) 10 –3 IY 0 ,5M WV ,H ------------------------- ( z – N ) 10 –3 IY Nota 1: MSW,FS, MSW,FH : momenti flettenti in acqua tranquilla, in kNm, in condizioni di allagamento, rispettivamente insellante e inarcante, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi in accordo con [4.4], MWV,S, MWV,H : momenti flettenti verticali d’onda, in kN.m, rispettivamente insellante e inarcante, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi in accordo con Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.1], Tabella 2 : Minimo spessore netto delle costole Elemento Spessore minimo netto, in mm Anima delle costole CL (7,0 + 0,03L1) - tC Squadra inferiore Il maggiore tra: • CL (7,0 + 0,03L1) + 2 - tC • lo spessore netto adottato per l’anima delle costole Squadra superiore Nota 1: : CL L1 72 : 7 Il maggiore tra: • CL (7,0 + 0,03L1) - tC • lo spessore netto adottato per l’anima delle costole coefficiente uguale a: • 1,15 per le costole entro la stiva del carico prodiera, • 1,0 per le costole entro le altre stive del carico, lunghezza della nave, in m, definita in Parte B, Cap 1, Sez 2, [2]. 7.1 Dimensionamento delle paratie trasversali stagne corrugate verticalmente e del doppio fondo delle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore a 150 m Dimensionamento delle paratie trasversali stagne corrugate verticalmente in condizioni di allagamento 7.1.1 Applicabilità (1/7/2001) Queste prescrizioni si applicano alle paratie trasversali stagne corrugate delle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore 150 m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3, che sono delimitate da almeno una stiva del carico, che deve essere considerata singolarmente allagata in accordo con le prescrizioni di cui in [4.6.1]. 7.1.2 Fasciame Lo spessore netto locale della paratia t deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 “gussets”, a seconda dei casi, come specificato in [3.5.10], 1, 05p t = 14, 9s W ---------------R eH dove: Q : taglio in una corrugazione, da calcolarsi come specificato in [4.6.9], p : pressione risultante, in kN/m2, definita in [4.6.8], hG sW : larghezza del pannello, in m, da assumere uguale alla maggiore tra quella della piattabanda e quella dell’anima della corrugazione (vedere Fig 5 ). : altezza, in m, delle “shedders” o delle “gussets”, a seconda dei casi (vedere da Fig 8 a Fig 12), pG : pressione risultante, in kN/m2, da calcolarsi a metà altezza delle “shedders” o delle “gussets”, a seconda dei casi, come specificato in [4.6.8], WM : modulo di resistenza netto, in cm3, di metà passo di una corrugazione, da calcolarsi a metà campata delle corrugazioni come specificato in [3.5.10], senza assumerlo maggiore di 1,15WLE. 7.1.4 Verifica a snervamento a taglio delle corrugazioni Per corrugazioni costituite da lamiere saldate, se gli spessori della piattabanda e dell’anima sono diversi: • lo spessore netto del pannello di larghezza minore deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: 1, 05p t N = 14, 9s N ---------------R eH • lo spessore netto del pannello di larghezza maggiore deve essere non minore del maggiore tra i valori ottenuti, in mm, dalle seguenti formule: , 05p t W = 14, 9s W 1 ---------------R eH τ ≤ τC dove: : spessore netto adottato per il pannello di larghezza minore, in mm, da assumere non maggiore di: dove: τC 1, 05p t NP = 14, 9s W ---------------R eH 7.1.3 Capacità flessionale delle corrugazioni M 3 10 ------------------------------------------------ ≤ 0 ,95 ( 0 ,5W LE + W M )R eH R eH ⎛ R eH ⎞ - 1 – --------------τ c = ------3⎝ 4 3τ E⎠ τE dove: M : momento flettente in una corrugazione, da calcolarsi come specificato in [4.6.9], F : forza risultante, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.8], WLE : modulo di resistenza netto, in cm3, di metà passo di una corrugazione, da calcolarsi all’estremità inferiore delle corrugazioni come specificato in [3.5.9], senza assumerlo maggiore del valore ottenuto, in cm3, dalla seguente formula: 2 G C 3 Qh G – 0 ,5h s p G⎞ W LE, M = W G + 10 ⎛ -------------------------------------------⎝ ⎠ R eH : modulo di resistenza netto, in cm3, di metà passo di una corrugazione, da calcolarsi all’estremità superiore delle “shedders” o delle Regolamenti RINA 2005 : tensione tangenziale critica di instabilità, che deve essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule: τc = τE La capacità flessionale delle corrugazioni deve essere tale da soddisfare la seguente condizione: WG Verifica a instabilità a taglio delle anime delle corrugazioni La tensione tangenziale τ, calcolata come specificato in [4.6.9], deve soddisfare la seguente condizione: 2 tNP R eH τ ≤ ------2 7.1.5 462sW p 2 ---------------------- – t NP R eH tW = La tensione tangenziale τ, calcolata come specificato in [4.6.9], deve soddisfare la seguente condizione: R eH per τ E ≤ ---------2 3 R eH per τ E > ---------2 3 : tensione di instabilità tangenziale di Eulero, che deve essere ottenuta, in N/mm2, dalla seguente formula: tW ⎞ 2 τ E = 0 ,9k t E ⎛ -----------⎝ 10 3 C⎠ kt : coefficiente da assumere uguale a 6,34, tW : spessore netto, in mm, delle anime delle corrugazioni, C : larghezza, in m, dell’anima delle corrugazioni (vedere Fig 5). 7.1.6 Fasciame e rinforzi ordinari dei cassonetti inferiore e superiore Quando sono sistemati cassonetti inferiore e superiore in accordo rispettivamente con [3.5.3] e [3.5.4], lo spessore netto dei loro fasciami laterali e il modulo di resistenza dei loro rinforzi ordinari devono essere non minori di quelli richiesti in Parte B, Cap 7, Sez 1, [3.5] e Parte B, Cap 7, Sez 2, [3.8] per condizioni di allagamento, considerando il modello di carico in [4.6]. 73 Parte E, Cap 4, Sez 3 7.2 Valutazione della resistenza del doppio fondo e del carico ammissibile nella stiva in condizioni di allagamento 7.2.1 Applicabilità (1/7/2001) Queste prescrizioni si applicano al doppio fondo delle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza uguale o superiore a 150 m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3, che appartiene alle stive che devono essere considerate singolarmente allagate in accordo con le prescrizioni di cui in [4.7.1]. 7.2.2 Resistenza a taglio del doppio fondo La resistenza a taglio del doppio fondo deve essere calcolata come la somma delle resistenze a taglio, ad ambedue le estremità, di: • ogni madiere esteso tra le casse laterali basse meno metà della resistenza a taglio dei due madieri adiacenti ai cassonetti inferiori delle paratie trasversali, o alle due paratie trasversali stesse della stiva se non esiste cassonetto inferiore (ved. Fig 15); la resistenza a taglio dei madieri deve essere calcolata come specificato in [7.2.4], • ogni paramezzale del doppio fondo esteso tra i due cassonetti inferiori delle paratie trasversali, o tra le due paratie trasversali stesse della stiva se non esiste cassonetto inferiore; la resistenza a taglio dei paramezzali deve essere calcolata come specificato in [7.2.5]. Nelle stive di estremità, ove paramezzali e madieri si interrompono e non sono direttamente uniti ai cassonetti inferiori di estremità delle paratie trasversali o ai paramezzali delle casse laterali basse, la loro resistenza al taglio dovrà essere calcolata a una sola estremità. I paramezzali e i madieri da considerare ai fini del suddetto calcolo sono quelli posti entro i confini della stiva formati dalle casse laterali basse e dai cassonetti inferiori delle paratie trasversali (o dalle paratie trasversali stesse se queste non sono dotate di cassonetti inferiori). I paramezzali delle casse laterali basse e i madieri sottostanti i cassonetti inferiori delle paratie trasversali (o sottostanti le paratie trasversali stesse se queste non sono dotate di cassonetti inferiori) non possono essere considerati ai fini di questo calcolo. Qualora la geometria e/o la struttura stessa del doppio fondo siano tali da rendere inadeguate le suddette assunzioni, la resistenza a taglio del doppio fondo deve essere calcolata mediante calcolo diretto in accordo con Parte B, Cap 7, App 1, per quanto applicabile. 74 7.2.3 Spessori netti La resistenza a taglio dei madieri e dei paramezzali deve essere calcolata considerando le anime di tali elementi con i loro spessori netti, da ottenersi, in mm, dalla seguente formula: t N = t – 2 ,5 dove: t : spessore lordo, in mm, adottato per l’anima dei madieri e dei paramezzali. 7.2.4 Resistenza a taglio dei madieri La resistenza a taglio dei madieri, in kN, deve essere ottenuta dalle seguenti formule: • in corrispondenza dei pannelli, che costituiscono le anime dei madieri, adiacenti alle casse laterali basse: τ –3 S F1 = A F -----A 10 η1 • in corrispondenza delle aperture più esterne (cioè quelle nei pannelli, che costituiscono le anime dei madieri, più vicini alle casse laterali basse): τ –3 S F2 = A F, H -----A 10 η2 dove: AF : area di sezione netta, in mm2, del pannello adiacente alla cassa laterale bassa, AF,H : area di sezione netta, in mm2, del pannello in corrispondenza dell’apertura più esterna (cioè quella più vicina alla cassa laterale bassa), τA : tensione tangenziale ammissibile, in N/mm2, da assumere uguale alla minore tra: 0 ,6 R eH τ A = 0, 645 -------------------0 ,8 ( s ⁄ tN ) e R eH τ A = ------3 tN : spessore netto dell’anima del madiere, in mm, definito in [7.2.3], s : intervallo, in m, degli elementi di irrigidimento del pannello di madiere in esame, η1 : coefficiente da assumere uguale a 1,1, η2 : coefficiente da assumere uguale, in generale, a 1,2; può essere ridotto a 1,1 quando sono sistemati idonei rinforzi in corrispondenza dell’apertura più esterna, la cui adeguatezza deve essere esaminata dalla Società nei singoli casi. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 15 : Struttura del doppio fondo Cassonetto basso Paratia trasversale Madiere adiacente Madiere adiacente alla al cassonetto paratia trasversale CL Paramezzali Madieri 7.2.5 La resistenza a taglio dei paramezzali, in kN, deve essere ottenuta dalle seguenti formule: • in corrispondenza dei pannelli, che costituiscono le anime dei paramezzali, adiacenti ai cassonetti inferiori (o alle paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori): τ –3 S G1 = A G -----A 10 η1 τ –3 S G2 = A G, H -----A 10 η2 AG,H τA 7.2.6 Carico ammissibile nella stiva Il carico ammissibile nella stiva, deve essere ottenuto, in t, dalla seguente formula: 1 W = ρ B V --F dove: • in corrispondenza delle più grandi aperture esterne (cioè quelle nei pannelli, che costituiscono le anime dei paramezzali, più vicini ai cassonetti inferiori, o alle paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori): AG deve essere esaminata dalla Società nei singoli casi. Resistenza a taglio dei paramezzali : area di sezione netta, in mm2, del pannello adiacente al cassonetto inferiore (o alla paratia trasversale se non è sistemato un cassonetto inferiore), F • F = 1,1 in generale, • F = 1,05 per acciai laminati, V : volume, in m3, occupato dal carico all’altezza hB (vedere Fig 14), hB : altezza di compenso del carico, in m, da ottenersi dalla seguente formula: X h B = --------ρB g X Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F ) X = --------------------------------------------------------ρ 1 + ----- ( perm – 1 ) ρB X = Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F perm ) • per acciai laminati: 2 : tensione tangenziale ammissibile, in N/mm , definita in [7.2.4], dove tN è lo spessore netto dell’anima del paramezzale, : coefficiente da assumere uguale a 1,1, η2 : coefficiente da assumere uguale, in generale, a 1,15; può essere ridotto a 1,1 quando sono sistemati idonei rinforzi in corrispondenza dell’apertura più esterna, la cui adeguatezza Regolamenti RINA 2005 : pressione, in kN/m2, da ottenersi dalle seguenti formule: • per carichi secchi alla rinfusa, il minore tra: : area di sezione netta, in mm2, del pannello in corrispondenza della più grande apertura esterna (cioè quella più vicina al cassonetto inferiore, o alla paratia trasversale se non è sistemato un cassonetto inferiore), η1 : coefficiente da assumere uguale a: Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F ) X = --------------------------------------------------------ρ 1 – ----ρB perm : permeabilità del carico, che può essere assunta non maggiore di 0,3, Z : pressione, in kN/m2, da assumere uguale alla minore tra: 75 Parte E, Cap 4, Sez 3 8 CH Z = -----------A DB ,H CE Z = ----------A DB ,E 8.1 Parte prodiera Rinforzo dell'area prodiera del fondo piatto CH : resistenza a taglio del doppio fondo, in kN, da calcolarsi come specificato in [7.2.2], considerando, per ogni madiere, la minore delle resistenze a taglio SF1 ed SF2 (vedere [7.2.4]) e, per ogni paramezzale, la minore delle resistenze a taglio SG1 e SG2 (vedere [7.2.5]), 8.1.1 Immersione minima a prora (1/7/2003) La struttura del fondo a prora deve essere rinforzata in accordo con le disposizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 1, [3] contro le pressioni dinamiche dovute all'impatto sul fondo per la condizione indicata in [4.3.2] alla immersione minima a prora. CE : resistenza a taglio del doppio fondo, in kN, da calcolarsi come specificato in [7.2.2], considerando, per ogni madiere, la resistenza a taglio SF1 (vedere [7.2.4]) e, per ogni paramezzale, la minore delle resistenze a taglio SG1 e SG2 (vedere [7.2.5]) 9 n A DB ,H = ∑S B i DB ,i n ∑ S (B i DB 9.1.1 Generalità (1/1/2004) Le navi con notazione di servizio bulk carrier ESP devono essere provviste di un castello di prora chiuso sul ponte di bordo libero. Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in Parte B, Cap 10, Sez 2. – s) i=1 n : numero dei madieri tra i cassonetti inferiori (o le paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori), Si : intervallo dell’i-esimo madiere, in m, BDB,i : lunghezza, in m, da assumere uguale a: • BDB,i = BDB - s per i madieri per i quali SF1 < SF2 (vedere [7.2.4]), • BDB,i = BDB,h per i madieri per i quali SF1 ≥ SF2 (vedere [7.2.4]), BDB : larghezza, in m, del doppio fondo tra le casse laterali basse (vedere Fig 16), BDB,h : distanza, in m, tra due aperture prese in esame (vedere Fig 16), s : intervallo, in m, dei rinforzi ordinari longitudinali del cielo del doppio fondo adiacenti alle casse laterali basse. Figura 16 : Dimensioni BDB e BDB,h B DB,h B DB 76 Castello di prora Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate in [9.1.2]. i=1 A DB ,E = 9.1 Allestimento dello scafo 9.1.2 Dimensioni (1/1/2004) Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo libero con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come indicato in Fig 17. L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti due valori: • l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o • HC + 0.5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico No.1. Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora devono essere ubicati ad una distanza lF dalla lamiera della mastra della boccaporta tale da poter applicare il carico ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva No.1 ed alla copertura della boccaporta No.1 quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8], rispettivamente. La suddetta distanza lF , in m, deve essere: lF ≤ 5 HF – HC Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 17). Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Figura 17 : Sistemazione del castello di prora (1/1/2004) Estremità superiore alla mastra della boccaporta HB Figura 18 : Fianchi a singolo fasciame - Aree da pitturare Cassa longitudinale alta HF HC lF Paratia prodiera 10 Protezione delle strutture metalliche dello scafo Area da pitturare 30 0 m m 10.1 Protezione delle cisterne contenenti acqua di mare di zavorra 10.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente. E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione. Cassa longitudinale bassa 10.2.4 Aree dei fianchi a doppio fasciame da pitturare Le aree da pitturare sono le superfici interne di: • fasciame dei fianchi interni, La protezione catodica mediante anodi sacrificali può essere utilizzate quando adeguata. • le superfici interne delle lamiere inclinate delle casse laterali alte e delle casse longitudinali basse fino a una distanza di 300 mm al di sotto della loro estremità superiore. 10.2 Protezione delle stive del carico Tali aree sono illustrate in Fig 19. 10.2.1 Pitturazione La scelta della pitturazione adeguata al carico di cui si prevede il trasporto, in particolare per quanto riguarda la sua compatibilità col carico stesso, e le modalità di applicazione in accordo con le raccomandazioni del produttore sono responsabilità del Cantiere e dell’Armatore. Figura 19 : Fianchi a doppio fasciame - Aree da pitturare Cassa longitudinale alta 10.2.2 Applicabilità Tutte le superfici interne ed esterne delle mastre e delle coperture delle boccaporte e tutte le superfici interne delle stive del carico (fianchi e paratie trasversali) devono essere protette per mezzo di un efficace pitturazione, di tipo epossidico o equivalente, applicata in accordo con le raccomandazioni del produttore. Area da pitturare Le aree dei fianchi (a singolo o doppio fasciame) e delle paratie trasversali da pitturare sono specificate da [10.2.3] a [10.2.5]. 10.2.3 Aree dei fianchi a singolo fasciame da pitturare Le aree da pitturare sono: • le superfici interne del fasciame dei fianchi, • le costole con relative squadre di estremità, • le superfici interne delle lamiere inclinate delle casse laterali alte e, fino a una distanza di 300 mm al di sotto delle lamiere inclinate delle casse laterali basse. Tali aree sono illustrate in Fig 18. Regolamenti RINA 2005 30 0 m m Cassa longitudinale bassa 10.2.5 Aree delle paratie trasversali da pitturare Le aree da pitturare sono la parte superiore fino a 300 mm al di sotto delle estremità superiori dei cassonetti inferiori. Quando non sono sistemati cassonetti inferiori, le paratie 77 Parte E, Cap 4, Sez 3 trasversali devono essere pitturate interamente. Le aree da pitturare sono illustrate in Fig 20. 11 Costruzione e prove 11.1 Saldature e collegamenti saldati per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola delle saldature a cordoni d’angolo dei collegamenti a T, in accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 3 devono essere eseguiti mediante saldature continue a cordoni d’angolo. 11.2 Particolari strutturali speciali 11.1.1 In Tab 3 sono specificati i coefficienti di saldatura da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2 11.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.5] specifiche per le navi con notazione di servizio bulk carrier ESP. Figura 20 : Paratie trasversali - Aree da pitturare Area da pitturare 300 mm Area da pitturare Area da pitturare 300 mm 300 mm 300 mm 300 mm 300 mm Figura 21 : Zone “a” e “b” delle saldature delle costole Cassa longitudinale alta Zona "a" 0,25l l Zona "b" Zona "a" 0,25l Cassa longitudinale bassa 78 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, Sez 3 Tabella 3 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002) Collegamento Zona dello scafo Doppi fondi in corrispondenza delle stive del carico Paratie di paramezzali madieri strutture delle paratie di cisterne e delle paratie stagne (di compartimentazione) strutture dei cassonetti inferiori con Coeff. di saldatura wF fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 madieri (paramezzali interrotti) 0,35 fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di paratie o dei loro cassonetti inferiori, in generale 0,45 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di paratie stagne corrugate o dei loro cassonetti inferiori Saldatura a piena o parziale penetrazione madieri (paramezzali interrotti) 0,35 lamiere superiori dei cassonetti inferiori o, se non sono sistemati cassonetti inferiori, cielo del doppio fondo e lamiere inclinate delle casse basse laterali fasciami e rinforzi ordinari (paratie piane) 0,45 corrugazioni verticali (paratie corrugate) Saldatura a piena penetrazione lamiere inferiori dei cassonetti superiori o, se non sono sistemati cassonetti superiori, strutture del ponte e lamiere inclinate delle casse laterali alte 0,45 strutture dei fianchi 0,35 contorni fasciame dei cassonetti inferiori, in generale 0,45 Saldatura a piena o parfasciame dei cassonetti inferiori che supportano paratie stagne cor- ziale penetrazione rugate rinforzi ordinari e diaframmi Fianchi (1) (2) 0,45 strutture dei cassonetti superiori contorni 0,45 “shedders” efficaci (vedere [3.5.7]) corrugazioni verticali e lamiere superiori dei cassonetti inferiori Saldatura con penetrazione da un solo lato o equivalente “gussets” efficaci (vedere [3.5.8]) lamiere superiori dei cassonetti inferiori Saldatura a piena penetrazione corrugazioni verticali e “shedders” Saldatura con penetrazione da un solo lato o equivalente anima delle costole e relative squadre di estremità fasciame dei fianchi, delle lamiere inclinate delle casse laterali basse e alte, delle piattabande nella zona “a” (1) 0,45 (2) nella zona “b” (1) 0,4 (2) Le zone “a” e “b” sono definite in Fig 21. Qualora le forme dello scafo siano tali da impedire la realizzazione di un efficiente cordone di saldatura d’angolo, la Società può richiedere una preparazione adeguata delle anime delle costole e delle relative squadre di estremità, al fine di assicurare lo stesso grado di efficienza di quello della saldatura richiesta. Regolamenti RINA 2005 79 Parte E, Cap 4, Sez 4 SEZIONE 4 1 1.1 MACCHINARI Drenaggio e svuotamento dei locali prodieri Applicabilità 1.1.1 (1/1/2005) Le presenti prescrizioni si applicano alle navi portarinfusa che devono soddisfare le disposizioni della Regola 13 del Capitolo XII della Convenzione SOLAS. 80 1.2 Capacità di rimozione dell'acqua 1.2.1 (1/1/2005) L'impianto di rimozione dell'acqua per le cisterne di zavorra ubicate a proravia della paratia di collisione e per le sentine di spazi asciutti, qualsiasi parte dei quali si estenda a proravia della stiva ubicata più verso prora, deve essere progettato per rimuovere l'acqua dagli spazi prodieri con una portata che non sia inferiore a 320A m3/h, essendo A l'area, in m2, della sezione trasversale del più grande dei tubi di sfogo d'aria o della più grande tromba di ventilazione collegati dal ponte esposto ad uno spazio chiuso prodiero per il quale sia richiesta la rimozione dell'acqua mediante detto impianto. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 APPENDICE 1 1 CRITERI DI STABILITÀ ALLO STATO INTEGRO PER CARICAZIONE DI GRANAGLIE Calcolo dei momenti inclinanti assunti dovuti allo spostamento del carico A caricazione ultimata, tutte le superfici libere delle granaglie nei "compartimenti parzialmente pieni" devono essere livellate. 1.1.5 1.1 1.1.1 Stivaggio delle granaglie alla rinfusa Generalità Tutte le operazioni necessarie e ragionevoli devono essere eseguite per livellare tutte le superfici libere delle granaglie e per ridurre al minimo l’effetto dello spostamento delle granaglie (stivaggio). 1.1.2 Compartimenti pieni stivati In ogni "compartimento pieno stivato", come definito in Sez 3, [2.1.2], le granaglie alla rinfusa devono essere stivate in modo da riempire tutti gli spazi sotto i ponti e i coperchi delle boccaporte fino al massimo possibile. 1.1.3 Compartimenti pieni non stivati In ogni "compartimento pieno non stivato", come definito in Sez 3, [2.1.3], si deve riempire di granaglie alla rinfusa fino al massimo possibile lo spazio in corrispondenza dell’apertura della boccaporta, ma le granaglie possono essere al loro angolo di natural declivio al di fuori della periferia dell’apertura della boccaporta. Un "compartimento pieno" può qualificarsi come tale se ricade in una delle seguenti categorie: a) la Società può, in base a [1.7], dispensare dallo stivaggio in quei casi dove viene tenuto conto, nel calcolare le altezze dei vuoti, della geometria del vuoto sotto il ponte risultante dal libero fluire delle granaglie in un compartimento, che può essere provvisto di condotti di alimentazione, ponti perforati o altri simili mezzi, oppure b) il compartimento è "specialmente idoneo" come definito in Sez 3, [2.1.6], nel qual caso si possono dispensare dallo stivaggio le estremità di detto compartimento. 1.1.4 Granaglie in compartimenti parzialmente pieni Se non vi sono granaglie alla rinfusa o altri carichi al di sopra di uno spazio inferiore per il carico contenente granaglie, le coperture delle boccaporte devono essere assicurate chiuse in modo approvato con riguardo alla massa e alle sistemazioni permanenti fornite per assicurare chiusi tali coperchi. Quando le granaglie alla rinfusa sono stivate sopra ai coperchi chiusi di boccaporte d’interponte che non sono stagni alle granaglie, tali coperchi devono essere resi stagni alle granaglie sigillando i giunti, coprendo l’intera boccaporta con incerate o teli di separazione o altri mezzi adatti. Regolamenti RINA 2005 Fissaggio del carico A meno che si tenga conto dello sfavorevole effetto dello sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie in accordo con il presente Regolamento, la superficie delle granaglie alla rinfusa in ogni "compartimento parzialmente pieno" deve essere fissata per prevenire un movimento delle granaglie, con un fermacarico come descritto in [1.9.1] a [1.9.3]. In alternativa, nei "compartimenti parzialmente pieni", la superficie delle granaglie alla rinfusa può essere fissata per mezzo di fascette o legature come descritto in [1.9.4] o [1.9.5]. Gli spazi inferiori del carico e gli interponti in corrispondenza degli stessi possono essere caricati come un unico compartimento purché, nel calcolare i momenti sbandanti trasversali, sia tenuto debito conto del fluire delle granaglie negli spazi inferiori. 1.1.6 Divisioni longitudinali Nei "compartimenti pieni, stivati", "compartimenti pieni, non stivati" e "compartimenti parzialmente pieni" possono essere installate divisioni longitudinali come mezzo per ridurre l’avverso effetto di sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie, purché: a) la divisione sia stagna alle granaglie, b) la costruzione soddisfi le norme della Parte B per le paratie longitudinali; se non è prevista nessuna norma particolare vedere MSC Res. 23(59) sect.11-14; e c) se installate negli interponti, le divisioni devono estendersi da ponte a ponte e negli altri spazi del carico le divisioni devono estendersi verso il basso dalla faccia inferiore del ponte o copertura di boccaporta, come descritto in [1.3.2] a) (secondo punto), Nota 2 , [1.3.2] b), Nota 7, oppure [1.6.1] b), in quanto applicabili. 1.2 1.2.1 Ipotesi generali Vuoti negli spazi caricati con granaglie Allo scopo di calcolare lo sfavorevole momento sbandante dovuto ad uno spostamento della superficie del carico nelle navi che trasportano granaglie alla rinfusa si assume che: a) Nei compartimenti pieni che sono stati stivati in accordo con [1.1.2], esista un vuoto sotto tutte le superfici di contorno, che hanno un’inclinazione rispetto all’orizzontale inferiore a 30°, e quel vuoto è parallelo alla 81 Parte E, Cap 4, App 1 superficie di contorno avendo un’altezza media calcolata con la formula: V d = V d1 + 0 ,75 ( d – 600 ) dove: Tabella 1 : Altezza standard del vuoto Distanza, in m, dall’estremità o dal fianco della boccaporta al contorno del compartimento Altezza standard del vuoto Vd1, in mm Vd : altezza media del vuoto, in mm, 0,5 570 Vd1 : altezza standard del vuoto, in mm, dalla Tab 1, 1,0 530 1,5 500 : altezza effettiva della trave, in mm. 2,0 480 In ogni caso, Vd deve essere assunto maggiore od uguale a 100 mm. 2,5 450 3,0 440 b) Entro le boccaporte piene e in aggiunta ad ogni vuoto aperto entro il coperchio della boccaporta, esista un vuoto di altezza media pari a 150 mm misurato verso il basso fino alla superficie del grano, dalla parte inferiore della copertura della boccaporta ovvero dal punto più alto della mastra laterale della boccaporta, assumendo il valore minore. 3,5 430 4,0 430 4,5 430 5,0 430 5,5 450 6,0 470 c) In un "compartimento pieno, non stivato" che è esentato dallo stivaggio al di fuori della periferia della boccaporta in base alle disposizioni in [1.1.3] a), si deve assumere che la superficie delle granaglie a caricazione ultimata sia inclinata, entro lo spazio vuoto sottoponte in tutte le direzioni, con un angolo di 30° sull’orizzontale a partire dal margine dell’apertura che determina il vuoto. 6,5 490 7,0 520 7,5 550 8,0 590 d d) In un "compartimento pieno, non stivato" che sia esentato dallo stivaggio nelle estremità del compartimento in base alle disposizioni in [1.1.3] b), si deve assumere che la superficie delle granaglie a caricazione ultimata sia inclinata in tutte le direzioni dalla zona di riempimento con un angolo di 30° dal margine inferiore del baglio di testa della boccaporta. Peraltro, se sono praticati fori di alimentazione nei bagli di testa della boccaporta in accordo con la Tab 2, allora si deve assumere che la superficie delle granaglie, dopo la caricazione, sia inclinata in tutte le direzioni con un angolo di 30° da una linea sul baglio di testa che è la media dei picchi e degli avvallamenti della superficie reale delle granaglie, come indicato nella Fig 1. La descrizione del modo di comportarsi della superficie delle granaglie da assumersi nei compartimenti parzialmente pieni è contenuta in [1.6]. 82 Nota 1: Per distanze dal contorno maggiori di 8,0 m, l’altezza standard del vuoto Vd1 deve essere estrapolata linearmente con incrementi di 80 mm per ciascun 1,0 m di aumento della lunghezza. Nota 2: Nella zona d’angolo di un compartimento la distanza del contorno è la distanza perpendicolare dalla linea dell’anguilla laterale della boccaporta ovvero dalla linea del baglio di testa della boccaporta al contorno del compartimento, se maggiore. L’altezza della trave d da assumersi è l’altezza dell’anguilla laterale della boccaporta ovvero del baglio di testa, se minore. Nota 3: Laddove esista un ponte rialzato al di là della boccaporta, la profondità media del vuoto misurata dalla faccia inferiore del ponte rialzato deve essere calcolata sulla base dell’altezza standard in associazione con un’altezza di trave del baglio di testa più l’altezza del ponte rialzato. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 tro del volume dell’intero compartimento di carico senza tener conto dei vuoti. In tutti i casi il peso del carico deve essere il volume del carico (risultante dalle ipotesi indicate in [1.2.1] c) oppure [1.2.1] d)) diviso per il fattore di stivaggio. Tabella 2 : Prescrizioni per i fori di alimentazione Diametro minimo, in mm Area, in cm2 Intervallo massimo, in m 90 63,6 0,60 100 78,5 0,75 110 95,0 0,90 120 113,1 1,07 130 133,0 1,25 140 154,0 1,45 150 177,0 1,67 160 201,0 1,90 dove MH,T e MH,C sono definiti in [1.2.2]. ≥ 170 227,0 2,00 1.2.5 Metodi equivalenti Ogni altro metodo egualmente efficace può essere adottato per ottenere le compensazioni prescritte in [1.2.2] e [1.2.4]. 1.2.4 Ipotesi per i “compartimenti parzialmente pieni” Nei compartimenti parzialmente pieni dello sfavorevole effetto dello spostamento verticale della superficie delle granaglie deve essere tenuto conto come segue: M H ,T = 1 ,12 M H ,C 1.2.2 Ipotesi per i “compartimenti pieni, stivati” Nelle verifiche dei criteri di stabilità specificati in Sez 3, [2.2.3], i calcoli di stabilità della nave devono normalmente essere basati sull’ipotesi che il centro di gravità del carico in un "compartimento pieno, stivato" corrisponda al centro volumetrico dell’intero spazio di carico. In quei casi dove la Società autorizza a tenere conto dell’effetto dei vuoti assunti sottoponte sulla posizione verticale del centro di gravità del carico nei "compartimenti pieni, stivati", è necessario compensare lo sfavorevole effetto dello spostamento verticale della superficie delle granaglie aumentando l’assunto momento inclinante dovuto allo spostamento trasversale delle granaglie come segue: 1.3 Momenti volumetrici inclinanti assunti per un compartimento pieno, stivato 1.3.1 Generalità Il movimento della superficie delle granaglie è riferito alla sezione trasversale della parte di compartimento presa in considerazione e il momento inclinante che ne risulta deve essere moltiplicato per la lunghezza della stessa parte di compartimento per ottenere il momento inclinante relativo. Il momento inclinante trasversale dovuto allo spostamento delle granaglie è una conseguenza dei cambiamenti finali di forma e posizione dei vuoti dopo che le granaglie si sono mosse trasversalmente. M H ,T = 1 ,06 M H ,C dove: : momento inclinante totale, in t.m MH,T MH,C : momento inclinante trasversale calcolato, in t.m In tutti i casi il peso del carico in un "compartimento pieno, stivato" deve essere il volume dell’intero spazio di carico diviso per il fattore di stivaggio. La superficie risultante delle granaglie dopo lo spostamento deve essere assunta inclinata a 15° sull’orizzontale. Nel calcolare l’area del massimo vuoto che si può formare contro un elemento strutturale longitudinale, gli effetti di ogni superficie orizzontale, per esempio le flange o le piattabande, devono essere ignorati. 1.2.3 Ipotesi per i “compartimenti pieni non stivati” Il centro di gravità del carico in un "compartimento pieno non stivato” deve essere assunto in corrispondenza del cen- Le aree totali dei vuoti iniziali e finali devono risultare uguali. Figura 1 : Superficie efficace delle granaglie da assumersi Regolamenti RINA 2005 83 Parte E, Cap 4, App 1 Elementi strutturali longitudinali stagni alle granaglie possono essere considerati efficaci per tutta la loro altezza eccetto dove essi sono intesi come mezzo per ridurre l’effetto sfavorevole dello spostamento delle granaglie, nel qual caso si applicano le disposizioni di [1.1.6]. Una divisione longitudinale discontinua può essere considerata efficace per tutta la sua lunghezza. 1.3.2 Nota 3: AB: Ogni area in eccesso di quella che può formarsi contro l’anguilla in B deve essere trasferita nell’area finale del vuoto entro la boccaporta. Nota 4: CD: Ogni area in eccesso di quella che può formarsi contro l’anguilla in E deve essere trasferita nell’area finale del vuoto del lato alto. Figura 4 : Andamento finale del vuoto 150 mm più ogni vuoto aperto della copertura entro il vuoto della boccaporta Ipotesi C Nei paragrafi seguenti si assume che il momento inclinante totale per un compartimento si ottenga sommando i risultati delle singole parti seguenti: a) avanti e addietro le boccaporte: • • se un compartimento ha due o più boccaporte principali attraverso le quali può effettuarsi la caricazione, l’altezza del vuoto sottoponte per la parte o le parti fra dette boccaporte deve essere determinata usando la distanza in senso longitudinale al punto di mezzo fra le boccaporte, dopo lo spostamento ipotizzato delle granaglie l’andamento finale del vuoto è come indicato in Fig 2. b) All’interno e a fianco delle boccaporte senza divisione longitudinale, dopo lo spostamento ipotizzato delle granaglie l’andamento finale del vuoto è come mostrato in Fig 3 oppure in Fig 4. Figura 2 : Andamento finale del vuoto B A lato alto E D CLdivisione longitudinale Nota 1: Se l’area del massimo vuoto che si può formare contro l’anguilla in B è inferiore all’area iniziale del vuoto sotto AB, cioè AB.Vd, si assume che l’area in eccesso si trasferisca nel vuoto finale del lato alto. Nota 2: Se, per esempio, la divisione longitudinale in C è stata sistemata in accordo con [1.1.6], essa deve essere estesa almeno fino a 0,6 m sotto D ovvero E se ne risulta un’altezza maggiore. Figura 3 : Andamento finale del vuoto C A B 150 mm più ogni vuoto aperto della copertura entro il vuoto della boccaporta D E F Vd lato alto lato basso 84 B lato basso E F H G lato alto J 0.6 m C L Nota 5: L’area del vuoto in eccesso da AB deve trasferirsi nella metà verso il lato basso della boccaporta nella quale si formano due aree separate del vuoto finale: una contro la divisione in mezzeria e l’altra contro la mastra longitudinale della boccaporta e l’anguilla del lato alto. Nota 6: Se viene formata una scodella di granaglie in sacchi oppure un imballaggio riempito di granaglie alla rinfusa dentro una boccaporta si deve assumere, allo scopo di calcolare il momento inclinante trasversale, che tale dispositivo sia almeno equivalente alla divisione in mezzeria. Nota 7: Se la divisione in mezzeria è stata sistemata in accordo con [1.1.6], essa deve estendersi ad almeno 0,6 m sotto H ovvero J, se ne risulta un’altezza maggiore. C Vd lato basso A Vd D 1.3.3 Compartimenti caricati in combinazione I seguenti paragrafi descrivono la maniera di comportarsi dei vuoti che devono essere assunti quando i compartimenti vengono caricati in combinazione: a) Senza efficace divisione in mezzeria: • Sotto il ponte superiore: come nel caso di ponte singolo descritto in [1.3.2] a) (secondo punto) e [1.3.2] b). • Sotto il secondo ponte (se applicabile): l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal lato basso, cioè l’area del vuoto originale meno l’area contro l’anguilla sotto la mastra della boccaporta deve assumersi che si trasferisca come segue: una metà nella boccaporta del ponte superiore e un quarto ciascuno verso il lato alto sotto il ponte superiore e il secondo ponte. • Sotto il terzo ponte e ponti inferiori (se applicabile): le aree dei vuotì disponibilì per il trasferimento dal lato basso di ciascuno di questi ponti devono assumersi che si trasferiscano in quantità uguali in tutti i vuoti sotto i ponti nel lato alto e nel vuoto nella boccaporta del ponte superiore. b) Con effettiva divisione in mezzeria che si estende nella boccaporta del ponte superiore: • A livello di tutti i ponti ai lati della divisione le aree dei vuoti disponibili per il trasferimento dal lato basso devono assumersi che si trasferiscano nel vuoto sotto la metà dal lato basso della boccaporta del ponte superiore Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 • • A livello del ponte immediatamente sotto il fondo della divisione, l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal lato basso deve assumersi che si trasferisca come segue: una metà nel vuoto sotto la metà dal lato basso della boccaporta del ponte superiore e il rimanente in eguali quantità nei vuoti sotto i ponti nel lato alto a) La superficie risultante delle granaglie a fianco della boccaporta dopo lo spostamento deve assumersi inclinata di 15° sull’orizzontale A livello dei ponti più bassi di quelli descritti sopra, l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal lato basso di ciascuno di quei ponti deve assumersi che si trasferisca in eguali quantità nei vuoti in ciascuna delle due metà della boccaporta del ponte superiore per ciascun lato della divisione e i vuoti sotto i ponti nel lato alto. 1.5 c) Con efficaci divisioni in mezzeria che non si estendano nella boccaporta del ponte superiore: Poiché si può assumere che non si verifichino trasferimenti orizzontali di vuoti allo stesso livello del ponte come della divisione, l’area di vuoto disponibile per il trasferimento dal lato basso a questo livello deve assumersi che si trasferisca sopra la divisione nei vuoti nel lato alto in accordo con i principi di a) e b). 1.4 1.4.1 Momenti inclinanti volumetrici assunti per un compartimento pieno non stivato Generalità Tutte le disposizioni per i "compartimenti pieni, stivati" stabilite in [1.3] si applicano anche ai "compartimenti pieni non stivati" eccetto come indicato in [1.4.2]. 1.4.2 Prescrizioni addizionali Nei "compartimenti pieni, non stivati" che sono esentati dallo stivaggio fuori della periferia della boccaporta secondo le disposizioni di [1.1.3] a) si applicano le seguenti ipotesi: a) La superficie risultante delle granaglie dopo lo spostamento deve assumersi inclinata di 25° sull’orizzontale. Comunque, se in una qualunque sezione del compartimento, avanti, addietro o di fianco alla boccaporta, l’area trasversale media del vuoto in quella sezione è uguale o inferiore all’area che si otterrebbe applicando la [1.2.1] a), allora l’angolo della superficie delle granaglie dopo lo spostamento in quella sezione deve essere assunto pari a 15° sull’orizzontale, b) L’area del vuoto in ogni sezione trasversale del compartimento deve assumersi essere la stessa sia prima che dopo lo spostamento delle granaglie, cioè si deve assumere che non si verifichi un’alimentazione addizionale al momento dello spostamento delle granaglie. Nei "compartimenti pieni, non stivati" che sono esentati dallo stivaggio nelle estremità, avanti e addietro della boccaporta, secondo le disposizioni in [1.1.3] b) si applicano le seguenti ipotesi: Regolamenti RINA 2005 b) La superficie risultante delle granaglie alle estremità, avanti e addietro della boccaporta dopo lo spostamento deve assumersi inclinata di 25° sull’orizzontale. Momenti inclinanti volumetrici assunti per i cofani delle boccaporte 1.5.1 Dopo lo spostamento assunto delle granaglie l’andamento finale del vuoto è come indicato nella Fig 5. Nota 1: Se gli spazi laterali in corrispondenza del cofano non possono essere opportunamente stivati in accordo con [1.1], si deve assumere che si verifichi uno spostamento della superficie a 25°. 1.6 Momenti incliananti volumetrici assunti per un compartimento parzialmente pieno 1.6.1 a) Quando la superficie libera delle granaglie alla rinfusa non è stata bloccata in accordo ai paragrafi da [1.9.1] a [1.9.3], [1.9.4], o [1.9.5], si deve assumere che la superficie delle granaglie dopo lo spostamento sia inclinata di 25° sull’orizzontale. b) In un compartimento parzialmente pieno, una divisione, se sistemata, deve estendersi da un ottavo della massima larghezza del compartimento sopra il livello della superficie delle granaglie fino alla stessa distanza sotto la superficie delle granaglie. c) In un compartimento nel quale le divisioni longitudinali non sono continue fra i limiti trasversali, la lunghezza per la quale ogni tale divisione è efficace come mezzo per prevenire spostamenti a piena larghezza della superficie delle granaglie deve essere assunta la lunghezza reale della parte di divisione in considerazione meno due settimi della maggiore delle distanze trasversali fra la divisione e quelle adiacenti ovvero il fianco della nave. Questa correzione non si applica nei compartimenti inferiori di ogni carico in combinazione nel quale il compartimento superiore è o un compartimento pieno o uno parzialmente pieno. 1.7 Altre ipotesi 1.7.1 la Società può autorizzare deroghe alle ipotesi contenute in questo Regolamento in quei casi dove esso consideri cìò giustificato avendo riguardo alle disposizioni di caricazione oppure per le sistemazioni strutturali, purché siano soddisfatti i criteri di stabilità in Sez 3, [2.2.3] . Quando tale autorizzazione è concessa in base a questa regola, i particolari relativi devono esseri inclusi nel "Libretto di stabilità per la caricazione di granaglie". Tali particolari comprendono i calcoli addizionali dei momenti inclinanti per stive piene con estremità non stivate; un esempio dei quali è riportato in [2.1]. 85 Parte E, Cap 4, App 1 Figura 5 : Andamento finale del vuoto 15˚ 15˚ lato alto lato basso Vedere nota 25˚ Vedere nota 15˚ 15˚ 2 area del vuoto in eccesso in mezzeria 3 1 3 area del vuoto sul lato alto 1.8 Scodelle 1.8.1 Allo scopo di ridurre il momento inclinante può essere usata una scodella al posto di una divisione longitudinale, in corrispondenza dell’apertura di una boccaporta, soltanto in un compartimento "pieno e stivato" come definito in Sez 3, [2.1.2], eccetto nel caso di semi di lino e altri semi aventi caratteristiche analoghe, dove una divisione longitudinale non può essere sostituita con una scodella. Se viene sistemata una divisione longitudinale, essa deve soddisfare i requisiti di [1.1.6]. 1.8.2 L’altezza della scodella, misurata dal fondo della stessa fino alla linea del ponte, deve essere come segue: • per navi aventi larghezza fuori ossatura fino a 9,1 m, non meno di 1,2 m, • per navi aventi larghezza fuori ossatura di 18,3 m o più, non meno di 1,8 m, • per navi aventi larghezza fuori ossatura fra 9,1 m e 18,3 m, la minima altezza della coppa deve essere ricavata per interpolazione. 1.8.3 La parte superiore della scodella (bocca) deve essere formata dalla struttura sottoponte in corrispondenza della boccaporta, cioè anguille laterali o mastre e bagli di testa della boccaporta. La scodella e la boccaporta soprastante devono essere completamente riempite di granaglie in sacchi, o altro carico adatto, steso su teli di separazione o equivalenti e stivato strettamente contro le strutture adiacenti, in modo tale da avere una superficie di contatto con tali strutture per un’altezza uguale a o maggiore della metà dell’altezza specificata in [1.8.2]. Se la struttura dello scafo non è adatta per procurare tale superficie di contatto, la coppa deve essere fissata in posizione per mezzo di cavi d’acciaio, catene, o doppi nastri d’acciaio come specificato in [1.9.4] d) ad intervalli non superiori a 2,4 m. 86 1.8.4 In alternativa al riempimento della scodella con granaglie in sacchi o altro carico adatto, in un compartimento "pieno e stivato" si può usare un imballaggio di granaglie alla rinfusa purché: a) le dimensioni e i mezzi per mantenere l’imballaggio in posto siano gli stessi specificati per la scodella in [1.8.2] e [1.8.3], b) la scodella sia foderata con materiale a soddisfazione della Società avente un carico di rottura per trazione non inferiore a 2,687 N per striscia di 5 cm e che sia provvisto di mezzi di fissaggio adatti alla sommità, c) come alternativa a b), un materiale a soddisfazione della Società avente un carico di rottura non inferiore a 1,344 N per striscia di 5 cm si può usare se la scodella è costruita come segue: • legature trasversali a soddisfazione della Società siano sistemate entro la scodella formata nelle granaglie alla rinfusa a intervalli non superiori a 2,4 m. Queste legature devono essere di lunghezza sufficiente da permettere di venire tirate saldamente e assicurate alla sommità della scodella, • un pagliolo in legno di spessore non inferiore a 25 mm o altro materiale adatto di egual robustezza, largo tra 150 mm e 300 mm, deve essere sistemato longitudinalmente sopra queste legature per prevenire tagli o logoramento del materiale che deve essere impiegato per foderare la scodella, d) la scodella deve essere riempita con granaglie alla rinfusa e assicurata alla sommità eccetto che, quando viene usato materiale approvato in conformità con c), un ulteriore pagliolo deve essere sovrapposto dopo il posizionamento del materiale prima che la scodella sia chiusa saldamente sistemando le legature, e) se viene usato pìù di uno strato di materiale per foderare la scodella, essi devono essere uniti in fondo o cucendoli o raddoppiando il lembo, Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 f) la sommità della scodella deve coincidere con il lato inferiore dei bagli quando questi sono in posto e un adatto carico generale o granaglie alla rinfusa possono essere posti fra i bagli sopra la scodella. 1.9 Fermacarico e fissaggio 1.9.1 Granaglie in sacchi Quando vengono utilizzate granaglie in sacchi o altri carichi adatti allo scopo di fissare saldamente "compartimenti parzialmente pieni", la superficie libera delle granaglie deve essere spianata e deve essere coperta da un telo di separazione o equivalente o da un’adeguata piattaforma. Tale piattaforma deve consistere di supporti a intervalli di non pìù di 1,2 m e di tavole da 25 mm posate sopra tali supporti e intervallate non pìù di 100 mm. Le piattaforme possono essere costruite di altri materiali purché ritenuti equivalenti dalla Società. 1.9.2 Piattaforme di separazione La piattaforma o il telo di separazione deve essere coperto con granaglie in sacchi strettamente stivati ed estendentisi fino ad un’altezza non inferiore ad un sedicesimo della massima larghezza della superficie libera delle granaglie ovvero 1,2 m, se quest’ultimo valore risulta maggiore. 1.9.3 Carico equivalente Le granaglie in sacchi devono essere sistemate in sacchi robusti che devono essere ben riempiti e chiusi con sicurezza. Invece di granaglie in sacchi, possono essere usati altri adatti carichi strettamente stivati ed esercitanti almeno la stessa pressione delle granaglie in sacchi stivati in accordo con [1.9.2]. 1.9.4 Nastrature o legature Quando, allo scopo di eliminare i momenti inclinanti nei compartimenti parzialmente pieni, viene utilizzata una nastratura o legatura, il fissaggio deve essere ottenuto come segue: a) le granaglie devono essere stivate e livellate fino al punto che risultino molto leggermente convesse e coperte con teli di separazione di canapa o iuta, incerate o equivalenti, b) i teli di separazione e/o le incerate devono avere i lembi sovrapposti per almeno 1,8 m, c) due paglioli solidi di tavole di circa 25 mm larghe da 150 mm a 300 mm devono esseri sistemati con il pagliolo superiore in senso longitudinale e inchiodato a quello inferiore sistemato trasversalmente. In alternativa, può essere usato un solo pagliolo pieno di tavole da 50 mm, sistemato in senso longitudinale e inchiodato su un supporto da 50 mm, largo non meno di 150 mm. I supporti devono estendersi per tutta la larghezza del compartimento e devono avere intervalli di non più di 2,4 m. Possono essere accettate sistemazioni utilizzanti altri materiali se ritenuti equivalenti dalla Società, d) possono essere usati come legature cavi d’acciaio (19 mm di diametro o equivalente), doppia nastratura d’acciaio (50 mm x 1,3 mm avente carico di rottura di almeno 49 kN), oppure catene di robustezza equiva- Regolamenti RINA 2005 lente, ciascuno di questi teso per mezzo di arridatoio da 32 mm. Un tenditore a manovella, usato assieme con un braccio di bloccaggio, può sostituire l’arridatoio da 32 mm quando è usata nastratura d’acciaio, purché siano disponibili chiavi adatte per montare il tutto come necessario. Quando vengono usate nastrature in acciaio, per bloccare le estremità devono essere usate non meno di tre tenute pieghettate. Quando viene usato il cavo d’acciaio, per formare le gasse delle legature devono essere usati non meno di quattro serrafili. e) prima del completamento della caricazione, le legature devono essere collegate in modo sicuro alle ossature in un punto approssimativamente 450 mm sotto la prevista superficie finale delle granaglie per mezzo di un maniglione da 25 mm oppure di una staffa di robustezza equivalente, f) le legature devono avere intervalli di non pìù di 2,4 m e ciascuna di esse deve essere sostenuta da un supporto inchiodato sul pagliolo longitudinale. Questo supporto deve consistere di una tavola non inferiore a 25 mm per 150 mm o equivalente e deve estendersi per tutta la larghezza del compartimento, g) durante il viaggio, la nastratura deve essere regolarmente ispezionata e tesa se necessario. 1.9.5 Fissaggio con rete metallica Quando, allo scopo di eliminare i momenti inclinanti delle granaglie nei compartimenti "parzialmente pieni", vengono utilizzate nastrature o legature, il fissaggio può, in alternativa al metodo descritto in [1.9.4], essere ottenuto come segue: a) le granaglie devono essere stivate e livellate fino al punto che siano molto leggermente convesse lungo la mezzeria longitudinale del compartimento, b) l’intera superficie delle granaglie deve essere coperta con teli di separazione di canapa o iuta, incerate, o equivalenti. Il materiale di copertura deve avere un carico di rottura non inferiore a 1,344 N per striscia di 5 cm, c) due strati di rete metallica di rinforzo devono essere stesi sopra ai teli o altre coperture. Lo strato inferiore deve essere steso trasversalmente e lo strato superiore longitudinalmente. Le lunghezze di rete metallica devono sovrapporsi almeno per 75 mm. Lo strato superiore di rete deve essere posizionato sopra quello inferiore in maniera tale che i quadrati formati dagli strati alternati misurino approssimativamente 75 mm per 75 mm. La rete metallica di rinforzo deve essere del tipo usato nelle costruzioni in cemento armato. Essa è fabbricata con filo d’acciaio da 3 mm di diametro avente carico di rottura non inferiore a 52 kN/cm2, saldato in quadrati da 150 mm x 150 mm. Reti metalliche presentanti ossido d’officina possono essere usate, ma reti presentanti ruggine in scaglie staccate non possono essere usate, d) i contorni delle reti metalliche, sui lati di dritta e di sinistra del compartimento, devono essere fermati da assi di legno 150 mm x 50 mm, 87 Parte E, Cap 4, App 1 e) legature di fermo, stese da fianco a fianco attraverso il compartimento, devono essere intervallate non più di 2,4 m eccetto la prima e l’ultima legatura che non devono essere a più di 300 mm rispettivamente dalla paratia prodiera o poppiera. Prima del completamento della caricazione, ciascuna legatura deve essere collegata in modo positivo alle ossature, in un punto approssimativamente a 450 mm sotto la prevista superficie finale delle granaglie, per mezzo di un maniglione da 25 mm oppure una staffa di robustezza equivalente. La legatura deve essere condotta da questo punto sopra gli assi di legno di contorno descritti in d), che hanno la funzione di distribuire la pressione verso il basso esercitata dalla legatura. Due strati di tavole da 150 mm x 25 mm devono essere stesi trasversalmente centrati al di sotto di ciascuna legatura ed estesi per tutta la larghezza del compartimento, f) le legature di fermo devono consistere di tondino d’acciaio (19 mm di diametro o equivalente), doppia nastratura d’acciaio (50 mm x 1,3 mm avente un carico di rottura di almeno 49 kN), oppure catene di robustezza equivalente, ciascuno dei quali teso per mezzo di arridatoio da 32 mm. Un tenditore a manovella, usato assieme a un braccio di bloccaggio, può sostituire l’arridatoio da 32 mm quando è usata nastratura d’acciaio, purché chiavi adatte siano disponibili per montare il tutto come necessario. Quando vengono usate nastrature in acciaio, non meno di tre tenute pieghettate devono essere usate per bloccare le estremità. Quando viene usato il cavo d’acciaio, non meno di quattro serrafili devono essere usati per formare le gasse delle legature, g) durante il viaggio le legature di fermo devono essere regolarmente ispezionate e tese se necessario. 2 Dispensa dallo stivaggio delle estremità delle stive in certe navi 2.1 2.1.1 Esempi di calcolo Nel calcolare la geometria dei vuoti oltre l’estremità della boccaporta, si può tener conto dei fori di alimentazione nei bagli di testa della boccaporta, purché soddisfino i requisiti indicati nella Tab 2. La effettiva profondità deve essere assunta uguale alla distanza tra la faccia inferiore del ponte ed una linea orizzontale sul baglio di testa tracciata a compenso dei picchi e degli avallamenti della superficie effettiva delle granaglie, come indicato nella Fig 1. 2.1.2 Ipotesi Nello sviluppare il calcolo del momento inclinante volumetrico, si assume che le granaglie nella boccaporta siano al massimo livello e la superficie risultante sia inclinata di un angolo di 15° sull’orizzontale. Nelle estremità non stivate la superficie delle granaglie si dispone a mucchio attorno all’area di alimentazione, con un angolo di inclinazione di 30° sull’orizzontale dal punto più basso dei bagli di testa oppure, in certi casi, dal più alto livello in cui sono praticati i fori di alimentazione. La somma dei momenti calcolati per le estremità e i momenti calcolati per la boccaporta fornisce il momento inclinante volumetrico totale per il compartimento "pieno con le estremità non stivate", che deve essere incluso per ogni compartimento simile nel "Libretto di stabilità per la caricazione delle granaglie”. Le informazioni concernenti stive piene assunte stivate e stive parzialmente piene devono rimanere le stesse come al presente. 2.1.3 Calcolo delle aree dei vuoti Nelle navi aventi casse laterali alte inclinate in ciascuna stiva, la superficie delle granaglie va a lambire le casse laterali alte se queste sono inclinate rispetto all’orizzontale di un angolo uguale o superiore a 30°; in questo caso non si ha la presenza di vuoti e la disposizione della superficie delle granaglie è quella indicata nella Fig 6. Figura 6 : Profondità del vuoto - Sezione trasversale Generalità Come risultato di quanto specificato in [1.1.3] e [1.7.1], può essere concessa deroga allo stivare le estremità delle stive in navi specialmente adatte, quando richiesto, purché dati addizionali circa i momenti inclinanti per "stive piene con estremità non stivate" vengano approvati e inclusi nel "Libretto di stabilità per caricazione di granaglie" richiesto in Sez 3, [2.2.2]. Le estremità non stivate devono essere trattate come spazi parzialmente pieni e, perciò, la superficie delle granaglie in queste parti di stiva deve assumersi spostata fino ad un angolo di 25° dall’orizzontale. Vd AA BB Dopo aver tenuto conto dei momenti inclinanti dovuti allo spostamento delle granaglie nelle estremità non stivate, la deroga dello stivaggio può essere concessa purché la nave soddisfi i criteri di stabilità specificati in Sez 3, [2.2.3]. Nella zona avanti e addietro della boccaporta, la superficie delle granaglie si dispone in modo che l’altezza del vuoto standard Vd aumenta con la distanza dalla boccaporta, come indicato nella Fig 7. La deroga può essere concessa solo a navi con paratie inclinate formanti a dritta e sinistra i contorni longitudinali interni delle casse alte laterali e la cui inclinazione sia superiore od uguale a 30° sull’orizzontale. Per il calcolo dell’altezza del vuoto, si prendono in considerazione tre diverse sezioni trasversali, AA, BB e CC e per ciascuna di queste sezioni ci si deve riferire a tre punti (A1, A2, A3, B1, B2, B3, e C1, C2, C3) come indicato nella Fig 8. 88 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 La distanza tra i punti C3 e B2, in m, risulta: C3 B2 = • Area AV,II, in m2, relativa al vuoto II, eguale a: AV,II = 5 ⋅ 2,91 = 14,55 ( 3 + 2 ) = 3 ,61 2 2 e l’altezza del vuoto Vd2, in m, misurata in B2 risulta: o V d2 = 3 ,61 tan 30 + 0 ,60 = 2 ,68 AT,AA = 2 (7,64 + 14,55) = 44,38 2 L’area della cassa alta AW, in m , (I + II) risulta: Con la stessa procedura si calcola il vuoto relativo alla sezione BB che risulta: 6 ( tan 30 )6 A W = ( 6 + 0 ,60 ) + ------------------------------ = 13 ,99 2 o Le altezze dei vuoti Vd3, Vd2, Vd1, in m, relative ai punti A3, A2, A1 della sezione AA risultano: o V d1 = ( 6 + 4 ) tan 30 + 0 ,60 = 4 ,76 2 2 AT,BB = 22,98 AT,CC = 2 (5 ⋅ 0,60) = 6,00 V d2 = ( 3 + 4 ) tan 30 + 0 ,60 = 3 ,49 2 • Area totale AT,BB del vuoto, dritta e sinistra, in m2, nella sezione BB, • Area totale AT,CC del vuoto, dritta e sinistra, in m2, nella sezione CC, o V d3 = 4 tan 30 + 0 ,60 = 2 ,91 2 • Area totale AT,AA del vuoto dritta e sinistra, in m2, nella sezione AA, eguale a: o L’area AV,AA, in m2, del vuoto della sezione trasversale AA (calcolata per integrazione con la Regola di Simpson) risulta: Figura 7 : Profondità del vuoto - Sezione longitudinale A1 A2 A V ,AA = -----------⋅ ( V d3 + 4 ⋅ V d2 + V d1 ) = 21 ,63 3 Con riferimento alla Fig 9 e alla Fig 10 sono calcolate le seguenti aree: • Area A1A3G1G3 (che è l’area AV,AA calcolata sopra), in m2, eguale a: 21,63 • Area della cassa laterale alta AW , in m2, eguale a: 13,99 • Area AV,I, in m2, relativa al vuoto I, eguale a: AV,I = 21,63 - 13,99 = 7,64 Figura 8 : Geometria per il calcolo della profondità del vuoto B B1 B2 B3 C C1 C2 C3 3 6 A A1 A2 A3 22 6 6 10 Angolo della boccaporta 2 0,6 [1] 2 B A [1] Questa altezza può essere ridotta se sono sistemati fori di alimentazione C 6 3,6t B2 C3 I 30˚ II 0,60 30˚ 0,60 Vd2 Superficie delle granaglie Regolamenti RINA 2005 89 Parte E, Cap 4, App 1 Figura 9 : Geometria per il calcolo della profondità del vuoto ) ! ) )! ! # • Area A2, in m2, relativa alla zona 2: 13 ( tan 25 )13 A 2 = ------------------------------------- – 13 ,99 = 25 ,41 2 o • Area A3, in m2, relativa alla zona 3: 16 ( tan 25 )16- – 13 ,99 = 45 ,70 A 3 = -----------------------------------2 o I momenti delle aree M1, M2, M3, in m3, relativi alle aree A1, A2 ed A3, riferiti all’asse di simmetria risultano: /! • Momento dell’area M1: 11 / 2 2 M 1 = 17 ,81 ⎛ --- .8 ,74 + 2 ,26⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞ ⎝3 ⎠ ⎝3 ⎠ 1 = 21 ,80 / • Momento dell’area M2: Figura 10 : Geometria per il calcolo della profondità del vuoto 2 2 M 2 = 39 ,39 ⎛ --- .13 – 2⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞ ⎝3 ⎠ ⎝3 ⎠ = 140 ,38 • Momento dell’area M3: 5 C3 2 2 M 3 = 59 ,68 ⎛ --- .16 – 5⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞ ⎝3 ⎠ ⎝3 ⎠ 0,6 = 215 ,97 Nella Tab 3 è riportato il sommario dei valori ottenuti. 2.1.4 Calcolo delle aree e dei momenti delle aree Trovare la superficie di ciascuna sezione dopo lo scorrimento, che porta ad un’area del vuoto esattamente uguale a quella precedente allo scorrimento, è un calcolo complicato se eseguito direttamente. Tuttavia se le aree e i corrispondenti momenti delle aree sono calcolati per una serie di angoli di scorrimento dall’orizzontale fino a 25°, e si traccia una curva delle aree in funzione dei momenti delle aree, entrando nella curva con il valore dell’area del vuoto per ogni posizione prima dello scorrimento, si può ottenere con buona approssimazione il momento dell’area dopo lo scorrimento. Un esempio di tale curva è riportato nella Fig 11. Un altro vantaggio di questo metodo consiste nel fatto che mentre le lunghezze delle sezioni di estremità possono variare, le dimensioni delle sezioni trasversali sono generalmente uniformi lungo la maggior parte della nave. Pertanto la stessa curva delle aree in funzione dei momenti delle aree può essere usata in diverse posizioni. Con riferimento alla Fig 12, le aree relative alle zone 1,2 e 3 risultano: • Area A1, in m2, relativa alla zona 1: 8 ,74 ( tan 25 )8 ,74- – 13 ,99 = 3 ,82 A 1 = ---------------------------------------------2 o 90 2.1.5 Calcolo del momento inclinante volumetrico a) Momento inclinante volumetrico nelle estremità non stivate. Nella Tab 4 sono riportati i valori delle aree e dei momenti delle aree ricavati dalla curva della Fig 11. Pertanto, essendo la distanza longitudinale fra i punti A, B, C, uguale a 2 m, il momento inclinante volumetrico nella estremità non stivata MI, in m4, risulta: 2 I M = --- [ 1 ⋅ 34 + 4 ⋅ 128 + 1 ⋅ 212 ] = 505 ,33 3 b) Momento inclinante volumetrico nella boccaporta. Il calcolo seguente è valido per spazi vuoti entro la boccaporta (ved. Fig 13). • L’area del vuoto AH, in m2, risulta: A H = 10 ( 0 ,4 + 0 ,15 ) = 5 ,5 • Centro di gravità x, in m, relativo ad AH: x = 5 ,5 ⋅ 2 -----------------o = 6 ,41 tan 15 • Il momento dell’area MH, in m3, risulta: 6 ,41 M H = 5 ,5 ⎛ 5 – -----------⎞ = 15 ,75 ⎝ 3 ⎠ Essendo la lunghezza della boccaporta uguale a 15 m, il momento inclinante volumetrico dentro la boccaporta MII, in m4, risulta: M = 15 ,75 ⋅ 15 = 236 ,25 II Inoltre, si deve tener conto dell’eventuale vuoto relativo ad una anguilla come descritto in Fig 14, così come dell’eventuale vuoto relativo alla geometria della cassa alta laterale come descritto in Fig 15; al contrario, Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 4, App 1 l’eventuale vuoto relativo ai rinforzi longitudinali della cassa alta laterale come descritti in Fig 16 può essere trascurato. c) Momento inclinante volumetrico. Il momento inclinante volumetrico totale in una stiva, come riportato nella Tab 4, è la somma dei contributi di a) e b) di cui sopra. Figura 14 : Vuoto eventuale dovuto ad un’anguilla 25˚ 30˚ Anguilla Figura 11 : Curva delle aree in funzione dei momenti delle aree Area, in m2 50 Figura 15 : Vuoto eventuale dovuto alla geometria della cassa alta laterale A 40 25˚ 30 B 30˚ 20 10 C 20 40 80 60 160 120 200 Momento dell'area, in m 3 Figura 16 : Vuoto eventuale dovuto ai rinforzi longitudinali della cassa alta laterale Figura 12 : Geometria per il calcolo della profondità del vuoto 11 6 5 5 25˚ 3,6m2 25˚ 30˚ 2 10,38m 1 2 3 Tabella 3 : Aree e momenti delle aree Zona Figura 13 : Momento inclinante volumetrico nella boccaporta 0,4 0,15 10,0 15˚ Copertura della boccaporta Momento dell’area, in m3 1 3,83 21,80 2 25,41 140,38 3 45,70 215,97 Tabella 4 : Momento volumetrico totale in una stiva, con estremità non stivate X 30˚ Area, in m2 Zona di stiva Momento sbandante in m4 Estremità prodiera 505,33 Boccaporta 236,25 Livello delle granaglie prima dello spostamento Estremità poppiera 505,33 Livello delle granaglie dopo lo spostamento Totale 1246,91 Regolamenti RINA 2005 91 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 5 NAVI MINERALIERE SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SISTEMAZIONI DELLA NAVE SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ Regolamenti RINA 2005 93 Parte E, Cap 5, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Tabella 1 Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio ore carrier, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.3], può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi da carico per il trasporto alla rinfusa di minerali (mineraliere). Oggetto Sistemazione generale della nave Sez 2 Scafo e stabilità Sez 3 Macchinari (1) Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) (1) 1.2 Tabella riassuntiva Riferimento Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico mineraliere 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni applicabili alle navi mineraliere. Regolamenti RINA 2005 95 Parte E, Cap 5, Sez 2 SEZIONE 2 1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni della Sez 2 e Sez 3 si applicano alle navi con un ponte, con due paratie longitudinali e con doppio fondo esteso nella zona del carico, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa, inclusi minerali, nelle sole stive centrali. Una sezione maestra tipica è illustrata in Fig 1. L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. 2 Sistemazioni generali 2.1 2.1.1 Sistemazione degli accessi al doppio fondo e alla galleria tubi Mezzi d’accesso Devono essere previsti adeguati mezzi d’accesso al doppio fondo e alla galleria tubi. 2.1.2 Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo, madieri e paramezzali I passi d’uomo aperti sul cielo del doppio fondo devono distare dal cassonetto inferiore alla paratia trasversale non meno di un intervallo tra i madieri. Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei madieri e paramezzali devono essere determinati in modo da facilitare l’accesso alle strutture del doppio fondo e la sua ventilazione. Comunque, essi devono essere evitati nelle zone dove potrebbero verificarsi alte sollecitazioni di taglio. Quando l’accesso ad una stiva del carico avviene attraverso la boccaporta di carico, l’estremità superiore della scala deve essere sistemata il più vicino possibile alla mastra della boccaporta. Gli accessi e le scale devono essere sistemati in modo tale che il personale equipaggiato con autorespiratori possa facilmente entrare ed uscire dalla stiva del carico. Le mastre dei boccaportelli di accesso aventi un’altezza maggiore di 900 mm devono avere gradini all’esterno in corrispondenza della scala di stiva. 2.2.3 Scale entro grandi stive del carico Ciascuna stiva del carico deve essere provvista di almeno due scale distanziate longitudinalmente il massimo possibile. Tali scale devono possibilmente essere disposte diagonalmente, cioè una scala vicino alla paratia prodiera a sinistra nave, l’altra vicino alla paratia poppiera a dritta, rispetto al piano di simmetria della nave. Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature di manovra del carico. Possono essere consentite scale verticali purchè siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri. Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della stiva cosicchè il personale possa attraversare tali gallerie. Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico in preparazione della caricazione, devono essere prese in considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in sicurezza di ponteggi mobili o piattaforme mobili. Figura 1 : Nave per il trasporto di minerale 2.2 2.2.1 Sistemazione degli accessi alle stive del carico Mezzi d’accesso Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti o mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive del carico. 2.2.2 Boccaportelli d’accesso a grandi stive del carico Se sono usati boccaportelli separati come accesso alle scale, come richiesto in [2.2.3], ciascun boccaportello deve avere una luce libera di almeno 600 mm x 600 mm. 96 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 5, Sez 3 SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ Simboli : Tensione minima di snervamento, in N/mm2, del materiale utilizzato, da assumere uguale a 235/k N/mm2, salvo ove diversamente specificato 3 k : Coefficiente dipendente dal materiale definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] 3.1.1 Il doppio fondo deve essere a struttura longitudinale. E : Modulo di Young, in N/mm2, da assumere uguale a: Ry • E = 2,06.105 N/mm2 per gli acciai in genere, • E = 1,95.105 N/mm2 per gli acciai inossidabili. 1 Generalità 1.1 Manuale di caricazione e strumento per il controllo della caricazione 1.1.1 Le navi con notazione di servizio ore carrier ESP di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2. 2 Stabilità 2.1 2.1.1 2.2.1 Strutture del doppio fondo L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4 volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Devono essere sistemati madieri pieni allineati con le strutture rinforzate delle cisterne laterali; a metà intervallo tra le strutture rinforzate devono essere sistemati madieri intermedi. 3.1.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 3.1.3 Deve essere assicurata un’adeguata rastremazione della struttura del doppio fondo entro le cisterne laterali. In generale, il fasciame del cielo del doppio fondo deve essere prolungato entro le cisterne laterali in corrispondenza dei madieri mediante squadre orizzontali adeguatamente dimensionate. Stabilità allo stato integro Generalità La stabilità della nave per le condizioni di carico indicate nella Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, Sez 2. Nel caso in cui la nave debba anche trasportare granaglie, devono essere soddisfatte le prescrizioni del Cap 4, Sez 3, [2.2.2] e Cap 4, Sez 3, [2.2.3]. 2.2 3.1 Criteri di progetto delle strutture Stabilità in condizioni di avaria 3.2 Strutture dei fianchi 3.2.1 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m i fianchi devono essere a struttura longitudinale. In generale, l’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura. 3.2.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. Generalità Navi trasporto minerali di lunghezza superiore od uguale a 80 m sono soggette al metodo probabilistico riportato nella Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare le prescrizioni di Parte B, Cap 3, App 3. 3.3 2.2.2 3.3.2 La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in generale essere a struttura trasversale. Bordo libero ridotto Navi trasporto minerali di lunghezza maggiore di 100 m, a cui sia stato assegnato un bordo libero ridotto come permesso dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul Bordo Libero, 1966, come indicato nella Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.2] devono soddisfare le prescrizioni specificate nella Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la verifica della rispondenza alle prescrizioni di cui in [2.2.1] non è richiesta. Regolamenti RINA 2005 Strutture del ponte 3.3.1 La zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte deve essere a struttura longitudinale. 3.3.3 Un adeguato collegamento tra i bagli rinforzati in corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte deve essere assicurato mediante la sistemazione di costole o squadre addizionali all’interno delle cisterne laterali. 97 Parte E, Cap 5, Sez 3 3.4 Strutture delle paratie longitudinali 3.4.1 Le paratie longitudinali devono essere piane, ma possono essere piegate nella parte inferiore o superiore per assumere una forma a tramoggia che favorisca lo stivaggio e lo scarico. In tal caso, la sistemazione delle pieghe e delle strutture adiacenti deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. • 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale, • 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare. Figura 2 : Campata delle corrugazioni (*) 3.4.2 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, le paratie longitudinali devono essere a struttura longitudinale. 3.4.3 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. lc lc lc n n 3.5 Strutture delle paratie trasversali 3.5.1 Qualora la sistemazione strutturale delle paratie trasversali entro le cisterne laterali sia diversa da quella entro le stive centrali, deve essere garantita un’adeguata continuità strutturale della paratia trasversale attraverso quella longitudinale. 3.6 Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente 3.6.1 Generalità Le paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono in generale essere dotate di cassonetto inferiore e di un cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave. L’angolo ϕ della corrugazione definito nella Fig 1 deve essere non minore di 55°. Figura 1 : Geometria delle corrugazioni n= asse neutro delle corrugazioni (*) Ved. [3.6.2] 3.6.3 Cassonetto inferiore (1/7/2002) Il cassonetto inferiore deve, in generale, avere altezza non inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione. Lo spessore e il materiale del fasciame superiore del cassonetto inferiore deve essere non minore di quello richiesto per il fasciame della paratia soprastante. Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte superiore del fasciame laterale, verticale o inclinato, del cassonetto inferiore, per una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla larghezza della piattabanda della corrugazione, devono essere non minori di quelli della piattabanda stessa, per soddisfare i requisiti di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione. Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto stesso. La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere quella indicata in Fig 3. CL La base del cassonetto inferiore deve essere posta in corrispondenza di madieri del doppio fondo e deve avere larghezza non inferiore a 2,5 volte l’altezza media delle corrugazioni della paratia. A C j £ 55° tw SC tF 3.6.2 Campata delle corrugazioni La campata lC delle corrugazioni (da utilizzare nelle verifiche di resistenza in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi) deve essere assunta quale la distanza specificata in Fig 2. Ai fini della definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto superiore non può essere assunta ad una distanza dal ponte in mezzeria maggiore di: 98 All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati coi paramezzali del doppio fondo al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte superiore del cassonetto. Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati al fasciame superiore del cassonetto inferiore in accordo con [8.1]. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore e i sottostanti madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [8.1]. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 5, Sez 3 Figura 3 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001) Piattabanda della corrugazione d Piattabanda della corrugazione t fg t fg lamiera della parte superiore del cassonetto t fg d lamiera della parte superiore del cassonetto d ≤ t fg d t fg : spessore adottato della piattabanda (as built) 3.6.4 Cassonetto superiore Il cassonetto superiore, deve, in generale, avere altezza non minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte l’altezza della corrugazione. I cassonetti rettangolari devono avere, in generale, un’altezza, misurata a livello del ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta, pari a 2 volte l’altezza della corrugazione. Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte. La larghezza del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve, in generale, essere uguale a quella del fasciame superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti non rettangolari deve avere una larghezza non minore di 2 volte l’altezza della corrugazione. 3.6.5 Il fasciame laterale del cassonetto deve essere allineato con le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle pareti del cassonetto inferiore e le relative squadre devono essere allineate con i longitudinali del cielo del doppio fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello sforzo tra i suddetti elementi. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore non può presentare pieghe tra il fasciame del cielo del doppio fondo e il fasciame superiore del cassonetto stesso. 3.6.6 b EF = C E A dove: Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto. β Regolamenti RINA 2005 Larghezza efficace della piattabanda compressa La larghezza efficace della piattabanda compressa da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia deve essere ottenuta, in m, dalla seguente formula: Lo spessore e il materiale del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve essere uguale a quello richiesto per il fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta della paratia quando viene usato lo stesso materiale. All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno essere efficacemente collegati, estesi sino alle mastre delle boccaporte al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte inferiore del cassonetto. Allineamento CE : coefficiente uguale a: 2, 25 1, 25 C E = ------------- – -----------2 β β per β > 1,25 C E = 1, 0 per β ≤ 1, 25 : coefficiente uguale a: 3 A R eH β = 10 ---- ------tf E A : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (ved. Fig 1), tf : spessore netto della piattabanda, in mm, ReH : tensione minima di snervamento, in N/mm2, del materiale delle piattabande, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2]. 99 Parte E, Cap 5, Sez 3 3.6.7 “Shedders” efficaci “Shedders” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche: • non sono piegate, • sono saldate alle corrugazioni e al fasciame superiore del cassonetto inferiore in accordo con [8.1], • sono sistemate con un angolo di inclinazione di almeno 45° e la loro estremità inferiore è allineata con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, • hanno spessore non inferiore al 75% di quello prescritto per le piattabande delle corrugazioni, • siano costituite da materiale con caratteristiche almeno equivalenti a quelle prescritte per le piattabande delle corrugazioni. 3.6.8 “Gussets” efficaci A : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1), tSH : spessore netto delle “shedders”, in mm, tF : spessore netto della piattabanda, in mm. d) “Gussets” efficaci. Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in [3.6.8], (vedere da Fig 6 a Fig 8), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 da Fig 6 a Fig 8), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: I G = 7h G t F dove: hG : altezza delle “gussets”, in m, (vedere da Fig 6 a Fig 8), da assumersi non superiore a (10/7)SGU, SGU : larghezza delle “gussets”, in m, tF : spessore netto della piattabanda, in mm, ricavato dallo spessore adottato. “Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche: • sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.6.7], • hanno altezza non inferiore a metà della larghezza della piattabanda della corrugazione, • sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, • sono saldate all’estremità del cassonetto inferiore, alle corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [8.1], • hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno equivalente a quelli prescritti per le piattabande delle corrugazioni. 3.6.9 Modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 4 a Fig 8) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una larghezza efficace bef , non superiore a quanto specificato in [3.6.6]. e) Lamiera superiore inclinata del cassonetto Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad un cassonetto inferiore avente la lamiera superiore inclinata di un angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale, il modulo di resistenza della corrugazione può essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia dell’anima potrà essere ottenuta tramite interpolazione lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°. Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può essere tenuta in considerazione per aumentare l’area della piattabanda. b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre. Figura 4 : “Shedders” simmetriche Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate nella parte inferiore da squadre locali poste sotto il pannello di fasciame costituente l’estremità superiore del cassonetto inferiore, il modulo di resistenza delle corrugazioni deve essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 30%. "shedder" c) “Shedders” efficaci. Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in [3.6.7], (vedere Fig 4 e Fig 5), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 in Fig 4 e Fig 5), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: I SH = 2 ,5A t F t SH hg 1 Cassonetto basso da assumersi non superiore a 2,5AtF, dove: 100 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 5, Sez 3 Figura 5 : “Shedders” asimmetriche e le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale, l’area a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando l’area dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra l’anima e la flangia della corrugazione (vedere Fig 1). Figura 7 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche "shedder" hg 1 Cassonetto basso "gusset" hg Figura 6 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche 1 Cassonetto basso "gusset" plate Figura 8 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche Lamiera superiore del cassonetto inclinata hg 1 Cassonetto basso gusset plate "gusset" 3.6.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle sezioni diverse da quella all’estremità inferiore della corrugazione Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la piattabanda compressa una larghezza efficace, bEF, non maggiore di quella specificata in [3.6.6]. 1 hg = = Cassonetto basso 3.6.11 Area a taglio L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per tenere conto di eventuali non perpendicolarità tra le anime Regolamenti RINA 2005 101 Parte E, Cap 5, Sez 3 4 Carichi di progetto 4.1 Sollecitazioni di trave nave 4.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2002) In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono esser calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all'arrivo, come appropriato: • condizioni di caricazione a stive alterne (carichi leggeri e pesanti) alla massima immersione, • condizioni di caricazione omogenee alla massima immersione, con carichi sia leggeri, sia pesanti, alla massima immersione, • condizioni di zavorra; • condizioni di caricazioni adottate per brevi viaggi, nelle quali la nave è caricata alla massima immersione, ma con una quantità ridotta di combustibile, • condizioni di caricazione adottate per operazione di carico e scarico tra più porti , • condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di carichi sul ponte, quando ciò è ammesso, • sequenze tipiche di caricazione della nave, dall’inizio delle operazioni fino al raggiungimento della massima portata lorda, per condizioni di caricazione omogenee, per condizioni di caricazione parziali e, se ammesse, per condizioni di caricazione a stive alterne. Devono anche essere considerate sequenze tipiche di scaricazione della nave per le suddette caricazioni. Le sequenze tipiche di carico e scarico devono essere definite in modo tale che i limiti di resistenza ammissibili non siano superati. Le sequenze tipiche di carico devono essere definite anche tenendo in considerazione la velocità di caricazione e la capacità di sbarco della zavorra. • sequenze tipiche di cambio della zavorra in mare, quando ciò è ammesso. 5 Dimensionamenti dello scafo 5.1 Prescrizioni addizionali 5.1.1 Spessore minimo netto del fasciame del cielo del doppio fondo Lo spessore netto del fasciame del cielo del doppio fondo entro le stive del carico deve essere non minore dei valori in Tab 1. 5.2 Verifica di resistenza dei puntoni mediante analisi con modelli tridimensionali a travi 5.2.1 Generalità Un puntone verificato mediante in un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 deve, nel caso più generale, essere considerato soggetto a una forza assiale e a un momento flettente intorno all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone stesso. Questo asse è 102 identificato come asse y, mentre quello nel piano dell’anima è l’asse x (vedere le figure in Tab 2). La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi di verifica, rispettivamente in accordo con [5.2.2] o [5.2.3]. Tabella 1 : Spessore minimo netto del fasciame del cielo del doppio fondo entro le stive Fasciame Spessore minimo netto, in mm Cielo del doppio fondo entro le stive Nota 1: s : Struttura longitudinale 2,15 (L1/3 k1/6) + 4,5 s Struttura trasversale 2,35 (L1/3 k1/6) + 4,5 s lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di fasciame. 5.2.2 Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di trazione e a momenti flettenti I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: Ry F 3 M 10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m A ct dove: FT : forza assiale di trazione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area netta di sezione, in cm2, del puntone, M : max (|M1|, |M2|), M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, wyy : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, γR : cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 γm : cefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 5.2.3 Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di compressione e a momenti flettenti I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare le seguenti condizioni: Ry 1 Φe 10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m F Ry 3 M max - ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct w yy γ R γ m dove: FC : forza assiale di compressione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area netta di sezione, in cm2, del puntone, 1 Φ = ----------------F 1 – ------CF EX Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 5, Sez 3 FEX : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse x: π 2 EI xx F EX = -------------5 2 10 l schematizzazione fine in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7, App 1, σc : Tensione critica, in N/mm2, definita in [5.3.2], γR : Coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: 4 Ixx : momento d’inerzia netto, in cm , del puntone intorno all’asse x, l : campata, in m, del puntone, e : distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 2 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, γR = 1,02 γm 3 www : modulo di resistenza netto, in cm , del puntone intorno all’asse x, Mmax : max (|M0|, |M1|, |M2|), γm = 1,02 5.3.2 La tensione critica di instabilità dei puntoni deve essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule: Ry ⎞ σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝ 4σ E⎠ M 2 – M 1⎞ 1 t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠ R σ E > -----y 2 σE = Min (σE1, σE2), σE1 : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse y: π 2 EI yy F EY = -------------5 2 10 l Iyy : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y, M1,M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, wyy : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, γR : cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: I : Min (Ixx, Iyy), Ixx : Momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x definito in [5.2.1], Iyy : Momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y definito in [5.2.1], Act, : Area netta di sezione, in cm2, del puntone, l : Campata, in m, del puntone, σE2 : Tensione di Eulero di instabilità torsionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: J π 2 EI w -2 + 0 ,41 E --σ E2 = ----------------4 Io 10 I o l : cefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02. Verifica di resistenza dei puntoni mediante analisi con modelli tridimensionali a elementi finiti : Tensione di Eulero di instabilità flessionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: π 2 EI σ E1 = --------------------4 2 10 A ct l γR = 1,02 5.3 per dove: π F u = --- ------C2 F EY γm R per σ E ≤ -----y 2 σc = σE 1 + t 2 ( M1 + M2 ) M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u ) FEY : Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: Iw : Momento d’inerzia settoriale netto, in cm4, del puntone, specificato in Tab 2 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, Io : Momento d’inerzia polare netto, in cm4, del puntone, I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2 5.3.1 In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4] e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei puntoni soggetti a tensoni assiali di compressione devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: σC σ ≤ ---------γR γm dove: σ 2 : Tensione di compressione, in N/mm , ottenuta dall’analisi tridimensionale a elementi finiti a Regolamenti RINA 2005 yo : Distanza, in cm, dal centro di torsione all’anima del puntone, specificata in Tab 2 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, e : Distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 2 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, J : Momento d’inerzia di St. Venant netto, in cm4, del puntone, specificato in Tab 2 per vari tipi di sezione trasversale del puntone. 103 Parte E, Cap 5, Sez 3 Tabella 2 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni Sezione del puntone e y0 J IW 0 0 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f h w2 b f3 --------------24 0 0 1 --- ( b 1 + b 2 )t f3 + h w t w3 3 t f h w2 b 1f b 2f ------------------------------3 3 12 ( b 1f + b 2f ) b 2 tf -----------------------ht w + 2bt f 3b f2 t f ----------------------------6b f t f + h w t w 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w --------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w T simmetrica bf X tf tw hw Y O tf T asimmetrica b 1f X tf Y O tw hw 3 3 tf b2 f Asimmetrica bf X tf hw yo e O G Y tw 6 6.1 Allestimento dello scafo Castello di prora 6.1.2 Dimensioni (1/1/2004) Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo libero, con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come indicato in Fig 9. 6.1.1 Generalità (1/1/2004) Le navi con notazione di servizio ore carrier ESP devono essere provviste di un castello di prora chiuso sul ponte di bordo libero. L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti due valori: Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate in [6.1.2]. • l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in Parte B, Cap 10, Sez 2. • HC + 0,5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico N. 1. 104 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 5, Sez 3 Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora devono essere ubicati ad una distanza lF , dalla lamiera della mastra della boccaporta tale da poter applicare il carico ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva N.1 ed alla copertura della boccaporta N.1 quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8], rispettivamente. La suddetta distanza lF , in m, deve essere: lF ≤ 5 HF – H C Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 9). Figura 9 : Sistemazione del castello di prora (1/1/2004) Estremità superiore alla mastra della boccaporta HB HF HC 7 7.1 Protezione delle strutture metalliche dello scafo Protezione delle cisterne contenenti acqua di mare di zavorra 7.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente. E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione. La protezione catodica mediante anodi sacrificali può essere utilizzata quando adeguata. 8 8.1 Costruzione e prove Saldature e collegamenti saldati 8.1.1 In Tab 3 sono specificati i coefficienti di saldatura da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2, per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 3 devono essere eseguiti mediante saldature continue a cordoni d’angolo. lF Paratia prodiera 8.2 Dettagli strutturali speciali 8.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.6] specifiche per le navi con notazione di servizio ore carrier ESP. Regolamenti RINA 2005 105 Parte E, Cap 5, Sez 3 Tabella 3 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002) Zona dello scafo Doppi fondi in corrispondenza delle stive del carico Paratie nelle stive del carico Collegamento di paramezzali madieri strutture delle paratie stagne strutture dei cassonetti inferiori con fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 madieri (paramezzali interrotti) 0,35 fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori, in generale 0,45 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori di paratie stagne corrugate Saldatura a piena o parziale penetrazione paramezzali (madieri interrotti) 0,35 lamiere superiori dei cassonetti bassi fasciami e rinforzi ordinari (paratie piane) 0,45 lamiere delle corrugazioni verticali (paratie corrugate) Saldatura a piena penetrazione lamiere inferiori dei cassonetti alti 0,45 paratie longitudinali 0,35 contorni fasciame dei cassonetti inferiori, in generale 0,45 fasciame dei cassonetti inferiori di paratie stagne corrugate Saldatura a piena o parziale penetrazione rinforzi ordinari e diaframmi strutture dei cassonetti superiori contorni “shedders” efficaci (vedere [3.6.7]) lamiere delle corrugazioni verticali e lamiere superiori dei cassonetti inferiori “gussets” efficaci (vedere [3.6.8]) 106 Coeff. di saldatura wF 0,45 0,45 Saldatura con penetrazione da un solo lato o equivalente lamiere superiori dei cassonetti inferiori Saldatura a piena penetrazione lamiere delle corrugazioni verticali e “shedders” Saldatura con penetrazione da un solo lato o equivalente Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 6 NAVI PER SERVIZIO COMBINATO SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SISTEMAZIONI DELLA NAVE (NAVI TRASPORTO CARICHI COMBINATI) SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 4 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO Regolamenti RINA 2005 107 Parte E, Cap 6, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Tabella 1 Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio combination carrier, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.4], e Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.5], può essere assegnata alle navi progettate secondo le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo, devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi miste petroliere-portarinfusa (combination carriers). Oggetto Sistemazione generale della nave Sez 2 Scafo e stabilità Sez 3 Macchinari e impianti del carico Sez 4 Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (2) (1) 1.2 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi miste petroliere-portarinfusa. Regolamenti RINA 2005 Riferimento (2) Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi miste petroliere-portarinfuse Le prescrizioni specifiche per navi miste petroliereportarinfusa sono date in Parte C, Capitolo 4 109 Parte E, Cap 6, Sez 2 SEZIONE 2 1 1.1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Generalità 2.1.2 Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni in Sez 2 e Sez 3 si applicano alle: • navi con un ponte, con fianchi a doppio fasciame, con doppio fondo, con casse laterali basse a tramoggia e casse laterali alte, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa, inclusi minerali, o carichi petroliferi alla rinfusa (navi con notazione combination carrier/OBO ESP); una sezione maestra tipica è illustrata in Fig 1, • navi con un ponte, con due paratie longitudinali e con doppio fondo esteso nella zona del carico, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa, inclusi minerali, o carichi petroliferi nelle stive centrali (navi con notazione di servizio combination carrier/OOC ESP); sezioni maestre tipiche sono illustrate in Fig 2. L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave è considerata nei singoli casi dalla Società. 2 2.1 Sistemazioni generali Segregazione del carico Salvo dove espressamente indicato altrimenti, cisterne contenenti prodotti petroliferi o residui di prodotti petroliferi devono essere segregate dagli spazi destinati ad alloggi, servizi e locali macchinari, casse di acqua potabile e depositi destinati a carichi per consumi umani per mezzo di una intercapedine, od ogni altro simile compartimento. Dove alloggi e compartimenti di servizio sono previsti immediatamente sopra i compartimenti contenenti liquidi infiammabili, l’intercapedine può essere omessa soltanto dove il ponte non ha aperture d’accesso ed è rivestito con uno strato di materiale riconosciuto adeguato dalla Società. L’intercapedine può essere omessa anche dove tali compartimenti sono adiacenti ad un passaggio, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni: • gli spessori delle lamiere del comune contorno delle casse adiacenti siano aumentati, rispetto a quelli ottenuti in base alle prescrizioni applicabili della Parte B, Cap 6, Sez 2, di 2 mm nel caso di casse per l’acqua dolce o acqua d’alimento della caldaia, e di 1 mm in tutti gli altri casi, • la somma delle gole dei cordoni di saldatura ai margini di tali lamiere non sia minore dello spessore delle lamiere stesse, Generalità 2.1.1 Intercapedini Una intercapedine o simile compartimento di larghezza non inferiore a 760 mm deve essere prevista alla estremità posteriore della zona delle cisterne del carico. La sua paratia deve estendersi dalla chiglia al ponte per tutta la larghezza della nave. • la prova idrostatica sia effettuata con un battente aumentato di 1 m rispetto a quello prescritto nella Parte B, Cap 12, Sez 3. Figura 1 : Nave petroliera-portarinfusa Con il termine "intercapedine" s’intende, per gli scopi di questo paragrafo, un compartimento isolante tra due paratie d’acciaio o ponti adiacenti. La distanza minima tra le due paratie o ponti deve essere sufficiente per un sicuro accesso e ispezione. Allo scopo di soddisfare il principio della singola avaria, nel caso particolare che si verifichi una situazione di angolo contro angolo, tale principio può essere soddisfatto saldando una lamiera diagonale attraverso l’angolo. Le intercapedini devono anche essere costruite in modo da assicurare un’adeguata ventilazione. Figura 2 : Nave mista petroliera-portarinfusa 110 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 2 Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale o superiore a 600 t non sono autorizzate a trasportare prodotti petroliferi in alcun compartimento estendentesi a proravia della paratia di collisione situata in accordo con la Parte B, Cap 2, Sez 1, [2]. zeria, le ghiotte non possono essere accettate senza una verifica della stabilità iniziale (GMo) in accordo con le relative prescrizioni, tenendo conto degli effetti di superficie libera causati dai liquidi contenuti dalle ghiotte stesse. 2.1.5 2.1.3 Cisterne “slop” Le cisterne "slop" devono essere delimitate da intercapedini eccetto quando le delimitazioni di tali cisterne, nei casi in cui esse possano contenere slops (acque sporche di lavaggio cisterne) mentre la nave trasporta carico secco, siano costituiti dallo scafo, dal ponte principale sopra il carico, dalla paratia del locale pompe del carico oppure di un deposito d’olio combustibile. Tali intercapedini non devono avere aperture di comunicazione con doppi fondi, gallerie tubi, locali pompe od altri spazi chiusi. Devono essere previsti mezzi per riempire d’acqua le intercapedini e per svuotarle. Quando il contorno di una cisterna "slop" è la paratia del locale pompe del carico, il locale pompe non deve avere aperture di comunicazione con il doppio fondo, galleria tubi od altro spazio chiuso; tuttavia, aperture provviste di mezzi di chiusura imbullonati stagni ai gas possono essere ammesse. 2.1.4 Traboccamenti sul ponte Devono essere previsti mezzi per tenere lontano dagli alloggi e dalle aree di servizio i traboccamenti sul ponte. Ciò può essere ottenuto sistemando una mastra permanente e continua di altezza adeguata che si estenda da fianco a fianco della nave. Si devono provvedere mezzi per intercettare le tubolature che collegano il locale pompe alle cisterne "slop". I mezzi d’intercettazione devono consistere in una valvola seguita da una flangia ad occhiale ovvero un branchetto smontabile con appropriate flange cieche. Tali mezzi devono essere situati adiacenti alle cisterne "slop", ma dove ciò è irragionevole o impraticabile essi possono essere situati entro il locale pompe direttamente dopo che la tubolatura attraversa la paratia. Un sistema separato di pompe e tubolature deve essere installato per scaricare il contenuto delle cisterne "slop" direttamente al di sopra del ponte aperto quando la nave effettua il trasporto di solo carico secco. Le tubolature del carico petrolifero sotto il ponte devono essere sistemate in condotti speciali. 2.1.6 Se le ghiotte installate sono più alte di 300 mm, esse devono essere trattate come parapetti con aperture per lo scarico di masse d’acqua in accordo a Parte B, Cap 9, Sez 9, [5] e devono essere dotate di chiusure efficienti da usarsi durante le operazioni di carico e scarico. I mezzi di chiusura permanenti devono essere predisposti in modo tale che non possa verificarsi un bloccaggio mentre la nave è in mare, con la sicurezza che le aperture di scarico rimangano sempre efficienti. Nelle navi senza bolzone o quando l’altezza delle ghiotte supera quella del bolzone e, indipendentemente dall’altezza di tali mastre, quando la larghezza delle cisterne del carico delle navi miste petroliere-portarinfusa supera il 60% della massima larghezza della nave in mez- Regolamenti RINA 2005 Aperture nelle paratie stagne e nei ponti Aperture intese per la manovra del carico secco non sono permesse nelle paratie e nei ponti che separano le cisterne del carico petrolifero da altri compartimenti non designati ed equipaggiati per il trasporto di prodotti petroliferi, a meno che tali aperture siano equipaggiate con mezzi alternativi approvati dalla Società che assicurino una equivalente integrità. 2.1.7 Se sono installate ghiotte sul ponte di coperta di navi miste petroliere-portarinfusa in corrispondenza dei collettori delle tubolature del carico e sono estese a poppa fino ad una paratia poppiera di sovrastrutture, allo scopo di contenere i traboccamenti di carico sul ponte durante le operazioni di carico e scarico, gli effetti delle superfici liquide libere, causati dal contenimento di un traboccamento del carico durante operazioni di trasferimento ovvero dell’acqua di mare intrappolata in coperta durante il viaggio, devono essere presi in considerazione nei confronti del margine disponibile della stabilità inziale positiva della nave (GMo). Tubolature Aperture per il lavaggio delle cisterne Boccaporte ed aperture per il lavaggio delle cisterne "slop" sono permesse soltanto sul ponte aperto e devono essere dotate di mezzi di chiusura. Eccetto quando questi consistono di lamiere imbullonate con bulloni ad intervallo stagno, tali mezzi di chiusura devono essere dotati di sistemi di bloccaggio che devono essere sotto il controllo dell’ufficiale della nave responsabile. 2.2 2.2.1 Casse e compartimenti del doppio fondo Generalità Casse del doppio fondo adiacenti alle cisterne del carico non possono essere usate come casse per olio combustibile. 2.2.2 Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o deposito del doppio fondo deve essere tale che la distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, come indicato in Fig 3, non deve essere minore di B/15, in m, ovvero 2,0 m, se minore. La distanza h non deve essere minore di 1,0 m. 111 Parte E, Cap 6, Sez 2 Figura 3 : Linee delimitanti le cisterne del carico w w w h>w w h h<w h h h 1.5 . h Linea di costruzione 2.2.3 Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda inferiore a 5000 t e uguale a o maggiore di 600 t Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o deposito del doppio fondo deve essere tale che la distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, non deve essere minore di B/15, in m, con un valore minimo di 0,76 m. Nella zona del ginocchio e nelle posizioni senza un ginocchio definito, la linea di contorno della cisterna del carico deve correre parallela alla linea del fondo piatto in sezione maestra, come indicato in Fig 4. Figura 4 : Linee delimitanti le cisterne del carico 3 Dimensionamento e sistemazione delle cisterne del carico e “slop” 3.1 Cisterne del carico 3.1.1 Le cisterne del carico nelle navi miste petroliere-portarinfusa devono essere di dimensioni e sistemazione tali che l’ipotetico efflusso OC ovvero OS calcolato in accordo con le disposizioni di [3.2] in ogni punto della nave non deve eccedere: • 30000 m3, o • 400 3 DW dove DW è la portata lorda, in t, scegliendo il valore maggiore, ma soggetto ad un massimo di 40000 m3. 3.1.2 La lunghezza di ciascuna cisterna del carico non deve superare 10 m o uno dei valori della Tab 1, per quanto applicabile, scegliendo il valore maggiore. Tabella 1 : Lunghezza delle cisterne del carico h Disposizione delle paratie longitudinali h Linea di costruzione 2.3 Stazione di navigazione 2.3.1 Quando si dimostra necessario installare una stazione di navigazione sopra la zona del carico, tale stazione deve essere usata soltanto ai fini della navigazione e deve essere separata dal ponte della cisterna del carico da uno spazio aperto di almeno 2 m di altezza. 112 Condizione (1) Lunghezza delle cisterne del carico, in m Nessuna paratia (combination carrier/OBO ESP) - (0,5 bi / B + 0,1) L (2) Due paratie (combination carrier/OOC ESP) bi / B ≥ 1/5 0,2 L bi / B < 1/5 (0,5 bi / B + 0,1) L (1) (2) bi è la minima distanza dalla murata alla paratia stagna longitudinale laterale della i-esima cisterna, misurata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Non deve superare 0,2 L. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 2 3.1.3 Impianto di trasferimento del carico Allo scopo di non superare i limiti di volume stabiliti in [3.1.1] e indipendentemente dal tipo accettato di impianto di trasferimento del carico installato, quando tale impianto collega due o più cisterne del carico, valvole o altri simili mezzi di chiusura devono essere previsti per separare le cisterne una dall’altra. 3.1.4 Tubolature attraversanti le cisterne del carico Linee di tubolature che attraversano le cisterne del carico liquido a una distanza dalla murata minore di tC o ad una distanza minore di vC dal fondo della nave devono essere dotate di valvole o simili mezzi di chiusura al punto in cui esse entrano in qualunque cisterna del carico. Tali valvole devono essere mantenute sempre chiuse in navigazione quando le cisterne contengono carico di prodotti petroliferi, eccetto che esse possono venire aperte soltanto per trasferire il carico allo scopo di cambiare l’assetto della nave. I valori di tC e vC sono rispettivamente l’estensione trasversale e verticale della penetrazione della falla laterale come definita in Sez 3, [2.3.2]. Pozzetti d’aspirazione nelle cisterne del carico I pozzetti di aspirazione nelle cisterne del carico possono sporgere nel doppio fondo sotto la linea di delimitazione definita dalla distanza h di cui a [2.2.2] o [2.2.3], come applicabile, purchè tali pozzetti siano piccoli il più possibile e la distanza fra il fondo del pozzetto e il fasciame del fondo sia non minore di 0,5 h. dove: Wi : volume di una cisterna laterale in metri cubi assunta danneggiata come indicato in Sez 3, [2.3.2]; Wi per una cisterna di zavorra segregata può essere assunto uguale a zero, Ci : volume di una cisterna centrale in metri cubi assunta danneggiata come indicato in Sez 3, [2.3.2]; Ci per una cisterna di zavorra segregata può essere assunto uguale a zero, Ki : coefficiente: Zi Fuoriuscita di prodotti petroliferi 3.2.1 Generalità Allo scopo di limitare l’inquinamento da idrocarburi causato da navi miste petroliere-portarinfusa dovuto a falle sul fianco o sul fondo, le ipotetiche fuoriuscite OC e OS come indicate in [3.1.1] devono essere calcolate con le formule di [3.2.2] rispetto ai compartimenti interessati dalla falla in ogni possibile posizione lungo lo scafo e per l’estensione definita in Sez 3, [2.3.2]. Nel calcolare la fuoriuscita ipotetica di prodotti petroliferi, deve essere considerato quanto segue: • il volume di una cisterna del carico deve includere il volume della boccaporta fino al lembo superiore delle mastre della stessa, indipendentemente dalla costruzione della boccaporta, ma il volume di ogni copertura della boccaporta può essere escluso, • per misurare il volume fuori ossatura, non è ammessa alcuna deduzione per il volume delle strutture interne. 3.2.2 Calcolo generale della fuoriuscita di prodotti petroliferi La fuoriuscita di prodotti petroliferi per falla sul fianco e sul fondo è calcolata con le seguenti formule: a) per falla sul fianco: O C = ΣW i + ΣK i C i b) per falla sul fondo: 1 O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i ) 3 Regolamenti RINA 2005 1 - bi / tC per bi < tC , • 0 per bi ≥ tC , : coefficiente: • 1 - hi / vS per hi < vS , • 0 per hi ≥ vS , bi : larghezza in m, della cisterna laterale in esame misurata dalla murata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Nel caso in cui la larghezza bi non sia costante lungo una particolare cisterna laterale, per la determinazione delle fuoriuscite ipotetiche OC ed OS, deve essere usato il minimo valore di bi nella cisterna, hi : altezza minima, in m, del doppio fondo in esame; se non esiste doppio fondo hi deve essere assunto uguale a zero, tC : estensione trasversale della falla sul fianco come definita in Sez 3, [2.3.2], vS : estensione verticale della falla sul fondo come definita in Sez 3, [2.3.2]. 3.1.5 3.2 • 3.2.3 Falla simultanea del fondo in quattro cisterne centrali Nel caso in cui la falla del fondo interessi simultaneamente quattro cisterne centrali, il valore di OS può essere calcolato con la seguente formula: 1 O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i ) 4 dove Zi, Wi, Ci sono definiti in [3.2.2]. 3.2.4 Ipotesi Nel calcolo di OS , si può tener conto soltanto delle casse del doppio fondo tenute vuote ovvero contenenti acqua pulita, quando le cisterne soprastanti contengono del carico. I pozzetti di aspirazione possono essere trascurati nel determinare il valore di hi purchè tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si estendano sotto la cisterna per una distanza minima ma in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio fondo. Se l’altezza di tali pozzetti supera metà dell’altezza del doppio fondo hi deve essere assunto uguale all’altezza del doppio fondo meno l’altezza del pozzetto. Tubolature che servono tali pozzetti, se installate dentro il doppio fondo, devono essere munite di valvole o altri mezzi di chiusura situati nel punto di collegamento alla cassa ser- 113 Parte E, Cap 6, Sez 2 vita per prevenire un efflusso di prodotti petroliferi nel caso di danno alla tubolatura. 3.2.5 Riduzione dell’efflusso di prodotti petroliferi la Società può tener conto, come mezzo per ridurre la fuoriuscita di prodotti petroliferi in caso di falla sul fondo, di un impianto di trasferimento del carico avente una forte aspirazione di emergenza installato in ciascuna cisterna del carico, capace di trasferire da una cisterna/e danneggiata/e a cisterne di zavorra segregata ovvero a cisterne del carico disponibili se può essere assicurato che tali cisterne abbiano spazio sufficiente. L’efficienza di tale impianto verrebbe determinato dalla capacità di trasferire in due ore una quantità di carico uguale a metà della maggiore delle cisterne danneggiate interessate e dalla disponibilità di una equivalente capacità di ricevimento nelle cisterne del carico o di zavorra. L’efficienza deve essere limitata per permettere il calcolo di Os in accordo con la formula in [3.2.3]. I tubi di tali aspirazioni devono essere installati almeno ad una altezza non inferiore all’estensione verticale vs del danno del fondo. vs è l’estensione verticale del danno del fianco come definita in Sez 3, [2.3.2]. gio cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto. Il termine "cisterne a pareti lisce" comprende le cisterne principali del carico petrolifero di navi miste petroliereportarinfusa che sono costruite con ossature verticali di piccola altezza. Le paratie corrugate verticalmente sono considerate pareti lisce. 3.3.2 Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 70000 t Le navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 70000 t devono essere dotate di almeno due cisterne "slop". 4 4.1 Dimensionamento e sistemazione delle cisterne di zavorra o compartimenti di protezione Generalità Metodi alternativi per calcolare l’efflusso di prodotti petroliferi In alternativa alle formule indicate in [3.2.2] ovvero [3.2.3], può essere applicato il metodo probabilistico per calcolare l’efflusso di prodotti petroliferi come descritto nella IMO Resolution MEPC.66(37). 4.1.1 Queste prescrizioni si applicano a navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 600 t. 3.3 4.2.1 Generalità Le cisterne del carico devono essere protette per l’intera lunghezza da cisterne di zavorra o compartimenti diversi da quelli del carico e del combustibile come indicato in [4.2.2] fino a [4.2.5] per navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t, oppure [4.2.6] se di portata lorda minore di 5000 t. 3.2.6 3.3.1 Cisterne “slop” Navi miste petroliere-portarinfusa di stazza lorda uguale a o maggiore di 150 t Le sistemazioni delle cisterne "slop" o combinazioni di cisterne "slop" devono avere una capacità necessaria per contenere le acque sporche generate dal lavaggio delle cisterne, residui oleosi e di zavorra sporca. La capacità totale della cisterna o cisterne "slop" non deve essere inferiore al 3% della capacità di carico di prodotti petroliferi della nave, eccetto che la Società può accettare: • 2% per quelle navi miste petroliere-portarinfusa dove il sistema di lavaggio delle cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto, • 2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata in accordo con [5]. Questa capacità può essere ulteriormente ridotta a 1,5% per quelle navi miste petroliereportarinfusa dove il sistema di lavaggio cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto, • 1% per navi miste petroliere-portarinfusa dove il carico di prodotti petroliferi è trasportato soltanto in cisterne a pareti lisce. Questa capacità può essere ulteriormente ridotta a 0,8% per quelle navi dove il sistema di lavag- 114 4.2 Dimensionamento e sistemazione di cisterne di zavorra o compartimenti 4.2.2 Cisterne o compartimenti laterali Le cisterne o compartimenti laterali devono estendersi per tutta l’altezza della murata oppure dal cielo del doppio fondo al ponte più alto, trascurando il trincarino curvo se presente. Essi devono essere sistemati in modo tale che le cisterne del carico petrolifero siano poste all’interno della superficie interna del fasciame del fianco, in nessun punto a meno della distanza w che, come indicato in Fig 3, è misurata in ogni sezione trasversale perpendicolarmente al fasciame del fianco, come sotto specificato, essendo DW la portata lorda in t: • w = 0,5 + DW / 20000, o • w = 2,0 m scegliendo il valore minore. Il valore di w non deve essere minore di 1,0 m. 4.2.3 Casse o compartimenti del doppio fondo Si applicano le prescrizioni di cui in [2.2.1] e [2.2.2]. 4.2.4 Capacità totale delle cisterne zavorra Sulle navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 t e sulle "product carriers" di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t, la capacità Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 2 totale delle cisterne laterali, casse del doppio fondo, gavoni di prora e di poppa non deve essere inferiore alla capacità delle cisterne di zavorra segregata necessaria per soddisfare le prescrizioni di [5]. Le cisterne laterali o i compartimenti laterali e le casse del doppio fondo usati per soddisfare le prescrizioni di [5] devono essere distribuiti in maniera più uniforme possibile lungo la zona delle cisterne del carico. Zavorra segregata addizionale da impiegarsi per ridurre le sollecitazioni di flessione longitudinali della trave nave, l’assetto, ecc. può essere sistemata in ogni punto della nave. cisterne del carico per l’ acqua di zavorra. In tutti i casi, tuttavia, la capacità delle SBT deve essere almeno tale che, in qualunque condizione di zavorra in qualunque parte del viaggio, compresa la condizione di nave vacante più la sola zavorra segregata, le immersioni e l’assetto della nave soddisfino ciascuno dei requisiti seguenti: • l’immersione dalla linea di costruzione a metà nave, dm, in m (trascurando ogni deformazione della nave) deve essere non minore di 2,0 + 0,02 L, Nel calcolare la capacità totale, si deve tener conto di quanto segue: • la capacità delle casse zavorra nel locale apparato motore deve essere esclusa dalla capacità totale delle cisterne di zavorra; le immersioni sulle perpendicolari AV e AD devono corrispondere a quelle determinate per mezzo dell’immersione al mezzo dm suddetta, in unione con l’assetto appoppato non maggiore di 0,015 L, • la capacità delle cisterne di zavorra poste dentro il doppio scafo deve essere esclusa dalla capacità totale delle cisterne di zavorra (vedere Fig 5). in ogni caso l’immersione alla perpendicolare addietro deve essere non minore di quella necessaria per ottenere la completa immersione dell’elica o delle eliche, • in nessun caso l’acqua di zavorra deve essere trasportata nelle cisterne del carico, eccetto: • • Ogni zavorra trasportata in estensioni localizzate, rientranze o recessi del doppio scafo, come i cassonetti delle paratie, può considerarsi zavorra in eccesso sopra il minimo richiesto per la capacità di zavorra segregata in accordo con [5]. 4.2.5 Criteri alternativi di progettazione e costruzione Altri criteri di progettazione e costruzione di navi miste petroliere-portarinfusa possono essere accettati come alternative alle prescrizioni di cui in [4.2.2] fino a [4.2.4], purché tali metodi assicurino almeno lo stesso livello di protezione contro l’inquinamento da idrocarburi nel caso di collisione o incaglio. Tali metodi devono essere ritenuti accettabili dalla Società. Nota 1: la Società considera accettabile il metodo descritto nella Risoluzione IMO MEPC.66(37). 4.2.6 Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda minore di 5000 t - in quei rari viaggi quando le condizioni meteorologiche sono così severe che, a giudizio del Comandante, sia necessario imbarcare acqua di zavorra addizionale nelle cisterne del carico per la sicurezza della nave, - in casi eccezionali dove il particolare carattere dell’operazione di una nave mista petroliera-portarinfusa renda necessario imbarcare acqua di zavorra in eccesso della quantità richiesta per soddisfare le prescrizioni suddette, purché tale operazione delle navi miste petroliere-portarinfusa rientri nella categoria dei casi eccezionali. 5.2.2 La capacità delle cisterne di zavorra segregata deve essere considerata dalla Società nei singoli casi. Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda minore di 5000 t devono soddisfare le prescrizioni in [2.2.3]. 6 5 6.1 Dimensionamento e sistemazione delle cisterne di zavorra segregata (SBT) 5.1 Generalità 5.1.1 Ogni nave mista petroliera-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 t e ogni "product carrier" di di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t devono essere dotate di cisterne di zavorra segregata e devono soddisfare le prescrizioni in [5.2]. 5.2 5.2.1 Capacità delle SBT Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m La capacità delle cisterne per zavorra segregata deve essere determinata in modo tale che la nave possa operare in sicurezza nei viaggi in zavorra senza far ricorso all’uso delle Regolamenti RINA 2005 Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza minore di 150 m Sistemazione degli accessi 6.1.1 Accessi al doppio fondo e alla galleria tubi Mezzi di accesso Devono essere previsti adeguati mezzi di accesso al doppio fondo e alla galleria tubi. 6.1.2 Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo, madieri e paramezzali Passi d’uomo non possono essere tagliati nel cielo del doppio fondo in corrispondenza delle cisterne del carico; l’accesso al doppio fondo deve essere, in generale, fornito di garitte che conducano al ponte di coperta. Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei paramezzali e nei madieri devono essere determinati in modo da facilitare l’accesso alle strutture del doppio fondo e la sua ventilazione. Comunque, essi devono essere evitati nelle aree dove potrebbero verificarsi alte sollecitazione di taglio. 115 Parte E, Cap 6, Sez 2 Figura 5 : Cisterne di zavorra segregata poste dentro il doppio scafo A SBT SBT SBT SBT SBT SBT APT P/R F/R FPT SBT SBT SBT SBT SBT SBT A SBT COT COT SBT Linea del doppio scafo assunta SEZIONE A-A 6.1.3 Accesso alla galleria tubi sotto le cisterne del carico La galleria tubi posta nel doppio fondo sotto le cisterne del carico deve soddisfare le seguenti prescrizioni: • non deve comunicare con il locale apparato motore, • devono essere previste almeno due uscite sul ponte aperto sistemate alla massima distanza una dall’altra. Una di queste uscite, munita di chiusura stagna all’acqua, può condurre nel locale pompe del carico. 6.1.4 Porte fra la galleria tubi e il locale pompe principale Dove esiste un accesso permanente da una galleria tubi al locale pompe principale, deve essere sistemata una porta stagna che soddisfi le prescrizioni in Parte B, Cap 2, Sez 1, [6.2.1] per le porte stagne aperte in navigazione e poste sotto il ponte di bordo libero. Inoltre devono essere soddisfatti i seguenti punti: • • in aggiunta al comando dalla plancia, la porta stagna deve potersi chiudere manualmente dall’esterno dell’entrata del locale pompe principale, la porta stagna deve essere mantenuta chiusa durante le normali operazioni della nave eccetto quando sia richiesto di accedere alla galleria tubi. Un avviso deve essere affisso alla porta, informante che essa non può essere lasciata aperta. 6.2 6.2.1 Accesso alle stive del carico secco Mezzi d’accesso Per quanto praticabile, mezzi di accesso permanenti o mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive del carico secco. 116 6.2.2 Boccaporte delle grandi stive del carico Quando l’accesso ad una stiva del carico secco avviene attraverso la boccaporta di carico, l’estremità superiore della scala deve essere sistemata il più vicino possibile alla mastra della boccaporta, come richiesto in [6.2.3]. Accessi e scale devono essere sistemati in modo tale che il personale equipaggiato con autorespiratori possa facilmente entrare nella e uscire dalla stiva del carico secco. Le mastre dei boccaportelli d’accesso aventi altezza maggiore di 900 mm devono avere anche dei gradini all’esterno in corrispondenza della scala di stiva del carico secco. 6.2.3 Scale Ciascuna stiva per carico secco deve essere provvista di almeno due scale alla massima distanza praticabile in senso longitudinale. Se possibile queste scale devono essere sistemate diagonalmente, per esempio una scala vicino alla paratia prodiera a sinistra, l’altra vicino alla paratia poppiera a dritta, rispetto al piano di simmetria della nave. Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature di manovra del carico. Possono essere consentite scale verticali purché siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri. Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della stiva in modo che il personale possa scavalcare tali gallerie. Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico secco per la preparazione della caricazione, devono essere prese in considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in sicurezza di ponteggi mobili o piattaforme mobili. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 2 6.3 Accessi a compartimenti nella zona del carico petrolifero 6.3.1 Generalità Gli accessi alle intercapedini, cisterne di zavorra, stive per carico secco, cisterne per prodotti petroliferi e altri compartimenti nella zona del carico petrolifero devono essere diretti dal ponte aperto e tali da assicurare la loro completa ispezione. 6.3.2 Accesso al gavone di prora (1/7/2001) L'accesso al gavone di prora deve avvenire direttamente dal ponte scoperto. Se il gavone di prora è separato mediante intercapedini dalle cisterne del carico, può essere accettato un accesso attraverso un passo d'uomo imbullonato stagno ai gas, ubicato in uno spazio chiuso. In tal caso, deve essere posto un avviso in corrispondenza del passo d’uomo che informi che la cisterna può essere aperta solamente dopo che sia stato verificato che è libera da gas o dopo che le apparecchiature elettriche ubicate nel locale chiuso che non siano elettricamente sicure sono state isolate. 6.3.3 Accessi attraverso aperture orizzontali Per gli accessi attraverso aperture orizzontali, le dimensioni devono essere sufficienti da permettere ad una persona Regolamenti RINA 2005 indossante un autorespiratore ed equipaggiamento protettivo di salire e scendere ogni scala senza impedimenti e inoltre per provvedere un’apertura libera che consenta un facile sollevamento di una persona ferita dal fondo del compartimento. La minima luce libera deve essere non inferiore a 600 mm x 600 mm. 6.3.4 Accessi attraverso aperture verticali Per gli accessi attraverso aperture verticali la minima luce libera deve essere non inferiore a 600 mm x 800 mm ad un’altezza di non più di 600 mm dal fasciame del fondo a meno che siano installati grigliati o altri punti d’appoggio. 6.4 Accessi agli spazi della prora 6.4.1 Le navi miste petroliere-portarinfusa devono essere dotate dei mezzi per permettere all’equipaggio di accedere in sicurezza alla prora anche in cattive condizioni meteorologiche. Tali mezzi devono essere a soddisfazione della Società. Nota 1: la Società considera accettabili mezzi che siano conformi alle "Guidelines" adottate dal "Maritime Safety Committee" dell’IMO con la Risoluzione MSC.62(67) del 5/12/1996. 117 Parte E, Cap 6, Sez 3 SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ Simboli Ry : Tensione minima di snervamento, in N/mm2, del materiale utilizzato, da assumere uguale a 235/k N/mm2, salvo ove diversamente specificato k : Coefficiente dipendente dal materiale definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] E : Modulo di Young, in N/mm2, da assumere uguale a: • E = 2,06.105 N/mm2, per gli acciai in genere, condizioni le cisterne di zavorra devono assumersi smezzate. b) L’altezza metacentrica iniziale GMo, in m, corretta per gli specchi liberi dei liquidi misurati a 0° di sbandamento, deve essere non inferiore a 0,15. Allo scopo di calcolare GMo, le correzioni per gli specchi liberi dei liquidi devono essere basate sugli appropriati momenti d’inerzia delle superfici libere a nave diritta. c) La nave deve essere caricata come segue: • tutte le cisterne riempite fino ad un livello corrispondente al massimo totale combinato del momento verticale del volume più il momento d’inerzia degli specchi liberi a 0° di sbandamento, per ogni singola cisterna, • la massa volumica del carico deve corrispondere alla portata di carico disponibile al dislocamento per il quale il valore del KM trasversale raggiunge il minimo, • consumabili completi alla partenza, • 1% della capacità totale dell’acqua di zavorra. Il massimo momento degli specchi liberi deve essere assunto per tutte le cisterne di zavorra. • E = 1,95.105 N/mm2, per gli acciai inossidabili. 1 1.1 Generalità Manuale di caricazione e strumento per il controllo della caricazione 1.1.1 Le navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2. 2 2.1 Stabilità Stabilità allo stato integro 2.1.1 Generalità La stabilità della nave per le condizioni di carico di cui alla Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, Sez 2. Nel caso in cui la nave debba trasportare anche granaglie, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui al Cap 4, Sez 3, [2.2.2] e Cap 4, Sez 3, [2.2.3]. 2.1.3 Prescrizioni alternative per le operazioni di movimentazione di liquidi In alternativa alle prescrizioni in [2.1.2], semplici procedure operative supplementari devono essere seguite quando la nave trasporta carichi petroliferi oppure durante le operazioni di movimentazione di liquidi. Semplici procedure operative supplementari per le operazioni di trasferimento di liquidi significano procedure scritte a disposizione del Comandante che: • siano approvate dalla Società, • indichino quelle cisterne del carico o di zavorra che possono, in ogni specifica condizione di movimentazione di liquidi e possibile campo di masse volumiche del carico, risultare smezzata continuando a permettere che i criteri di stabilità siano soddisfatti. Le cisterne smezzate possono variare durante le operazioni di movimentazione di liquidi e formare qualsiasi combinazione purchè esse soddisfino i criteri, • siano prontamente comprensibili all’ufficiale in carico delle operazioni di movimentazione di liquidi, • forniscano sequenze pianificate per operazioni di movimentazione di carico/zavorra, • permettano di confrontare la stabilità conseguita con quella richiesta usando criteri di verifica della stabilità in forma grafica o tabulare, • non richiedano estesi calcoli matematici da parte dell’ufficiale in carico, Inoltre, per il trasporto di liquidi, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in [2.1.3]. 2.1.2 Operazioni di trasferimento dei liquidi Navi con compartimentazione particolare possono essere soggette a ingavonarsi durante le operazioni di movimentazione di liquidi come caricazione, discarica o zavorramento. Allo scopo di prevenire gli effetti dell’ingavonamento, il progetto delle petroliere di portata lorda uguale o superiore a 5000 t deve soddisfare i seguenti criteri: a) I criteri di stabilità allo stato integro riportati in b) devono essere rispettati per la peggiore condizione di carico e zavorra come definita in c), in accordo con la buona pratica operativa, includendo gli stadi intermedi delle operazioni di movimentazione di liquidi. In tutte le 118 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 • • forniscano azioni correttive da adottarsi da parte dell’ufficiale in carico nel caso di scostamento dai valori raccomandati ed in caso di situazioni di emergenza, siano esposte in maniera prominente nel fascicolo approvato delle istruzioni relative alla stabilità, nella stazione di controllo della movimentazione di carico/zavorra e nei programmi di ogni "computer" per mezzo di cui si eseguono i calcoli di stabilità. 2.2 Stabilità in condizioni di avaria - Condizioni di carico secco o di zavorra 2.2.1 Generalità Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza maggiore di od uguale a 80 m sono soggette al metodo probabilistico riportato in Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare ai requisiti in Parte B, Cap 3, App 3, per le condizioni di carico che comportano trasporto di carichi secchi o di zavorra, a meno che soddisfino le prescrizioni di cui in [2.2.2] ovvero [2.3]. 2.2.2 Bordo libero ridotto Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza maggiore di 100 m, a cui sia stato assegnato un bordo libero ridotto come permesso dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul Bordo Libero, 1966, come indicato nella Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.2] devono soddisfare alle prescrizioni specificate nella Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la verifica dei requisiti in Cap 5, Sez 3, [2.2.1] non è richiesta. 2.3 Stabilità in condizioni di avaria - Carichi liquidi 2.3.1 Generalità Nelle condizioni di carico che comportano il trasporto di carichi liquidi, le navi miste petroliere-portarinfusa devono soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in condizioni di avaria specificati in [2.3.8], dopo l’avaria ipotizzatadel fondo o del fianco specificata in [2.3.2], per lo standard di avaria descritto in [2.3.3], e per ogni immersione operativa che rifletta le condizioni effettive di pieno o parziale carico compatibili con l’assetto e la robustezza della nave come pure con le masse volumiche del carico. Le effettive condizioni di pieno o parziale carico da considerarsi sono quelle specificate in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.6], ma le condizioni di zavorra nelle quali la nave non trasporta liquidi nelle cisterne del carico, esclusi i residui oleosi, non devono essere considerate. 2.3.2 Dimensioni dell’avaria L’estensione ipotizzata dell’avaria è definita nella Tab 1. L’estensione trasversale dell’avaria è misurata dalla murata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello del bordo libero estivo. L’estensione verticale dell’avaria è misurata dalla linea del garbo del fasciame del fondo sul piano di simmetria della nave. Allo scopo di determinare l’estensione dell’avaria ipotizzata, i pozzetti d’aspirazione possono essere trascurati, purché tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si estendano al di sotto della cisterna per una distanza minima Regolamenti RINA 2005 in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio fondo. Se da un’avaria di estensione inferiore alla massima estensione di danno specificata nella Tab 1 derivasse una più severa condizione, si dovrà prendere in considerazione tale avaria. 2.3.3 Standard di avaria Il danno in [2.3.2] deve essere applicato a tutte le concepibili posizioni lungo lo scafo, in accordo con la Tab 2. 2.3.4 Metodo di calcolo Le altezze metacentriche (GM), i bracci di stabilità (GZ) e le posizioni del centro di gravità (KG) per giudicare le condizioni finali di sopravvivenza devono essere calcolate col metodo del dislocamento costante (perdita di spinta). 2.3.5 Ipotesi relative all’allagamento I requisiti di [2.3.8] devono essere confermati da calcoli che tengano in considerazione le caratteristiche di progetto della nave, le sistemazioni trasversali, configurazione e i contenuti dei compartimenti allagati e distribuzione, masse volumiche ed effetto degli specchi liberi dei liquidi. Dove il danno interessante paratie trasversali è considerato come specificato in [2.3.3], le paratie stagne trasversali devono essere poste almeno ad una distanza uguale all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in [2.3.2] al fine di essere considerate efficaci. Dove le paratie trasversali sono poste a distanza minore, una o più di queste paratie entro tale estensione di avaria deve essere assunta come inesistente allo scopo di determinare i compartimenti allagati. Dove il danno fra paratie stagne trasversali adiacenti è considerato come specificato in [2.3.3], non deve assumersi danneggiata alcuna paratia trasversale principale che delimiti le cisterne laterali o quelle del doppio fondo, a meno che: • l’intervallo tra le paratie adiacenti sia inferiore all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in [2.3.2] oppure • esista uno scalino oppure un recesso in una paratia trasversale di lunghezza maggiore di 3,05 metri, posto entro l’estensione della penetrazione dell’avaria ipotizzata. Lo scalino formato dalla paratia del gavone di poppa e del cielo del gavone di poppa non deve essere considerato come tale. 2.3.6 Allagamento progressivo Se tubolature, condotti o gallerie sono situati entro l’estensione ipotizzata della penetrazione dell’avaria di cui in [2.3.2], devono essere prese disposizioni in modo che un allagamento progressivo non possa di conseguenza estendersi in compartimenti diversi da quelli ipotizzati allagabili nel calcolo per ciascun caso di avaria. 2.3.7 Permeabilità Le masse volumiche dei carichi trasportati, così come ogni efflusso di liquidi dai compartimenti danneggiati, devono essere tenuti in conto per ogni cisterna vuota o parzialmente piena. La permeabilità di compartimenti assunti come allagati devono essere come indicato nella Tab 3. 119 Parte E, Cap 6, Sez 3 Tabella 1 : Estensione dell’avaria Avaria Estensione longitudinale Fianco Fondo (1) Estensione trasversale Estensione verticale 2/3 o 14,5 m (1) tC = B/5 o 11,5 m (1) vC = senza limite 2/3 o 14,5 m (1) tS = B/6 o 10 m (1) vS = B/15 o 6 m (1) tS = B/6 o 5 m (1) vS = B/15 o 6 m (1) lC = 1/3 L Per 0,3 L dalla PpAV lS = 1/3 L ogni altra parte lS = 1/3 L2/3 o 5 m (1) Scegliendo il valore minore essere aumentato fino a 30° se non si verifica l’immersione del margine del ponte. Tabella 2 : Standard di avaria Lunghezza della nave, in m Avaria ovunque lungo la nave Avaria tra le paratie trasversali Soltanto apparato motore allagato L ≤ 100 No Si (1) (2) No 100 < L ≤ 150 No Si (1) No 150 < L ≤ 225 Si No Si L > 225 Si No No (1) (2) Apparato motore non allagato. Esenzioni dalle prescrizioni di cui in [2.3.8] possono essere accettate dalla Società caso per caso. c) La stabilità deve essere esaminata e può essere considerata sufficiente se la curva dei bracci raddrizzanti ha almeno un’estensione di 20° oltre la posizione di equilibrio in unione con un massimo residuo braccio raddrizzante, in m, di almeno 0,1 entro l’estensione di 20°; l’area, in m.rad, sotto la curva entro questa estensione non deve essere inferiore a 0,0175. 2.3.10 Stadio intermedio di allagamento la Società deve essere convinto che la stabilità sia sufficiente durante gli stadi intermedi di allagamento. A tal fine la Società applica gli stessi criteri relativi allo stadio finale di allagamento anche durante gli stadi intermedi di allagamento. Tabella 3 : Permeabilità 2.3.11 Avaria allo slancio del fondo Compartimenti Permeabilità Adatti a magazzini 0,60 Occupati da alloggi 0,95 Occupati da macchinari 0,85 Compartimenti vuoti 0,95 Destinati a liquidi consumabili da 0 a 0,95 (1) Destinati ad altri liquidi da 0 a 0,95 (1) (1) 2.3.8 Requisiti di sopravvivenza Stadio finale di allagamento a) Il galleggiamento finale, tenendo conto di affondamento, sbandamento e assetto, deve risultare sotto al margine inferiore di ogni apertura attraverso la quale si può verificare un allagamento progressivo. L’allagamento progressivo deve essere considerato in accordo con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3]. b) L’angolo di sbandamento dovuto ad allagamento asimmetrico non può superare 25°, tuttavia tale angolo può 120 Le ipotesi di avaria relative all’avaria al fondo prescritte in [2.3.2] devono essere integrate dall’avaria allo slancio del fondo ipotizzato di Tab 4. I requisiti di [2.3.8] devono essere soddisfatti per l’avaria di raking al fondo ipotizzata. Tabella 4 : Estensione dell’avaria al fondo La permeabilità di compartimenti parzialmente pieni deve essere coerente con il quantitativo di liquido trasportato nel compartimento. Navi miste petroliere-portarinfusa, nel caso di avaria di cui a [2.3], devono essere considerate come soddisfacenti i criteri di stabilità in condizioni di avaria se i requisiti di [2.3.9] e [2.3.10] sono soddisfatti. 2.3.9 Questa prescrizione si applica a navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale o superiore a 20000 t. Portata lorda Estensione longitudinale Estensione trasversale Estensione verticale < 75000 t 0,4 L (1) B/3 (2) ≥ 75000 t 0,6 L (1) B/3 (2) (1) (2) Misurata dalla perpendicolare avanti. Rottura dello scafo esterno. 2.3.12 Impianti di equalizzazione Impianti di equalizzazione richiedenti mezzi meccanici come valvole o tubi di livellamento, se collocati, non possono essere considerati per ridurre l’angolo di sbandamento o per raggiungere la minima stabilità residua che soddisfi i requisiti di [2.3.9] e sufficiente stabilità residua deve essere mantenuta durante tutti gli stadi dove è usata equalizzazione. Compartimenti che sono collegati da condotti di grande sezione trasversale possono essere considerati in comune. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 2.3.13 Informazioni al Comandante Il Comandante di ogni nave cisterna deve essere fornito, in forma approvata, di: • informazioni relative alla caricazione e distribuzione del carico necessarie per assicurare la conformità ai requisiti relativi alla stabilità, • dati circa l’abilità della nave di soddisfare i criteri di stabilità in condizioni di avaria come determinati in [2.3.8] incluso l’effetto di esenzioni che possono essere state concesse come specificato in Tab 2. 3 Criteri di progetto delle strutture delle navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP 3.1 Strutture del doppio fondo 3.1.1 Doppio fondo a struttura longitudinale Nella navi di lunghezza maggiore di 120 m, il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse basse laterali devono essere a struttura longitudinale. L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4 volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 3.1.2 Doppio fondo a struttura trasversale Il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse basse laterali possono essere a struttura trasversale nella navi di lunghezza minore di o uguale a 120 m, quando questa soluzione è ritenuta accettabile dalla Società nei singoli casi. In tal caso, comunque, l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 2 volte l’intervallo di ossatura. 3.1.3 Madieri in corrispondenza delle paratie trasversali Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri in corrispondenza delle paratie trasversali e delle travi rinforzate delle chiglie condotto devono essere non minori di quelle richieste per il fasciame delle paratie o, nel caso sia previsto un cassonetto inferiore, del fasciame laterale del cassonetto. 3.2 Strutture dei fianchi a doppio fasciame 3.2.1 Generalità I fianchi all’interno delle casse laterali alte e basse devono in generale essere a struttura longitudinale. Possono essere a struttura trasversale quando tale struttura è adottata per il doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamente con [3.1.2] e [3.3.1]. 3.2.2 Strutture rinforzate dei fianchi L’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Regolamenti RINA 2005 Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. In ogni caso, le strutture rinforzate trasversali dei fianchi devono essere allineate con quelle delle casse laterali basse e alte. 3.3 Strutture del ponte 3.3.1 Zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte e lamiere inclinate delle casse alte laterali Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, la zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte e le lamiere inclinate delle casse laterali alte devono essere a struttura longitudinale. L’intervallo delle strutture rinforzate nelle casse laterali alte deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura. Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 3.3.2 Zona del ponte entro la linea delle boccaporte La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in generale essere a struttura trasversale. 3.3.3 Collegamento tra le travi in corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte Un adeguato collegamento tra le travi in corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte deve essere assicurato mediante la sistemazione di costole o squadre addizionali all’interno delle casse laterali alte. 3.3.4 Strutture delle classi laterali alte Le strutture delle casse laterali alte devono estendersi il più possibile all’interno della zona dell’apparato motore e devono essere adeguatamente rastremate. 3.4 Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente 3.4.1 Generalità (1/7/2004) Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 190 m, le paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono essere dotate di un cassonetto inferiore e, in generale, di un cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave. Nelle navi di minori dimensioni, le corrugazioni si possono estendere dal cielo del doppio fondo fino al ponte; se sistemato, il cassonetto deve soddisfare le prescrizioni di cui in [3.4.1] a [3.4.5]. L’angolo ϕ della corrugazione indicato in Fig 1 deve essere non minore di 55°. 3.4.2 Campata delle corrugazioni La campata lC delle corrugazioni (da utilizzare nelle verifiche di resistenza in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi) deve essere assunta uguale alla distanza specificata in Fig 2. Ai fini della definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto 121 Parte E, Cap 6, Sez 3 superiore non può essere assunta ad una distanza dal ponte in mezzeria maggiore di: Figura 1 : Geometria delle corrugazioni • 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale, • 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare. 3.4.3 Cassonetto inferiore (1/7/2001) Il cassonetto inferiore deve, in generale, avere altezza non inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione. CL Lo spessore e il materiale del fasciame superiore del cassonetto inferiore devono essere non inferiori a quelli richiesti per il fasciame della paratia soprastante. Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte superiore del fasciame laterale, verticale o inclinato, del cassonetto inferiore, per una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla larghezza della piattabanda della corrugazione, devono essere non minori di quelli della piattabanda stessa, per soddisfare i requisiti di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione. A C j £ 55° tw tF SC Figura 2 : Campata delle corrugazioni Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto devono essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto stesso. lc La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere quella indicata in Fig 3. n n La base del cassonetto inferiore deve essere posta in corrispondenza di madieri del doppio fondo e deve avere larghezza non inferiore a 2,5 volte l’altezza media delle corrugazioni della paratia. All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati coi paramezzali del doppio fondo al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte superiore del cassonetto. Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati al fasciame superiore del cassonetto inferiore in accordo con [11.1]. Il fasciame del cassonetto inferiore e i sottostanti madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. 122 lc n= asse neutro delle corrugazioni (*) lc lc lc lc lc (*) Ved. [3.4.2]. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 Figura 3 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001) Piattabanda della corrugazione d Piattabanda della corrugazione t fg t fg lamiera della parte superiore del cassonetto t fg d lamiera della parte superiore del cassonetto d ≤ t fg d t fg : spessore adottato della piattabanda (as built) 3.4.4 Cassonetto superiore Il cassonetto superiore, se adottato, deve, in generale, avere altezza non minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte l’altezza della corrugazione. I cassonetti rettangolari devono avere, in generale, un’altezza, misurata a livello del ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta, pari a 2 volte l’altezza della corrugazione. Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte. La larghezza del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve, in generale, essere uguale a quella del fasciame superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti non rettangolari deve avere una larghezza non minore di 2 volte l’altezza della corrugazione. Lo spessore e il materiale del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve essere uguale a quello richiesto per il fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta della paratia quando viene usato lo stesso materiale. Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto. All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno essere efficacemente collegati, estesi sino ai rinforzi delle mastre di estremità delle boccaporte al fine di garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte inferiore del cassonetto. 3.4.5 Allineamento Sul ponte, in prosecuzione delle piattabande delle corrugazioni, nel caso in cui non ci sia il cassonetto superiore, devono essere sistemati due bagli rinforzati. Regolamenti RINA 2005 Sul cielo del doppio fondo, nel caso in cui non sia sistemato il cassonetto inferiore, le piattabande delle corrugazioni devono essere allineate con i madieri di sostegno. Le corrugazioni e i madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di sostegno devono essere non minori di quelli delle piattabande delle corrugazioni. Inoltre gli intagli sui madieri per il passaggio dei longitudinali del cielo del doppio fondo devono essere chiusi con mascherine. I madieri di sostegno devono essere collegati tra di loro tramite diaframmi atti ad assorbire il taglio. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore deve essere allineato con le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle pareti del cassonetto stesso e le relative squadre devono essere allineate con i longitudinali del cielo del doppio fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello sforzo tra i suddetti elementi di rinforzo. Il fasciame laterale del cassonetto non può presentare pieghe tra il cielo del doppio fondo e il fasciame superiore del cassonetto stesso. 3.4.6 Larghezza efficace della piattabanda compressa La larghezza efficace della piattabanda compressa da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia deve essere ottenuta, in m, dalla seguente formula: b EF = C E A dove: CE β : coefficiente uguale a: 2, 25 1, 25 C E = ------------- – -----------2 β β per β > 1,25 C E = 1, 0 per β ≤ 1, 25 : coefficiente uguale a: 3 A R eH β = 10 ---- ------tf E 123 Parte E, Cap 6, Sez 3 A tf ReH : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1), : spessore netto della piattabanda, in mm, : tensione minima di snervamento, in N/mm2, del materiale della piattabanda, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2]. 3.4.7 “Shedders” efficaci “Shedders” efficaci sono quelli che hanno le seguenti caratteristiche: • non sono piegate, • sono saldate alle corrugazioni e alla lamiera superiore del cassonetto inferiore in accordo con [11.1], • sono sistemate con un angolo di inclinazione di almeno 45° e la loro estremità inferiore è allineata con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, • hanno spessore non inferiore al 75% di quello prescritto per le piattabande delle corrugazioni, • siano costituite da materiale con caratteristiche almeno equivalenti a quelle prescritte per le piattabande delle corrugazioni. 3.4.8 “Gussets” efficaci “Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche: • sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.4.7], • hanno altezza non inferiore a metà della larghezza della piattabanda della corrugazione, • sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto inferiore, • sono saldate alla lamiera del cassonetto inferiore, alle corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [11.1], • hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno equivalenti a quelli prescritti per le piattabande delle corrugazioni. 3.4.9 Modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 4 a Fig 8) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una larghezza efficace bef, non superiore a quanto specificato in [3.4.6]. b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre. Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate nella parte inferiore da squadre poste sotto il pannello di fasciame costituente l’estremità superiore del cassonetto inferiore (o sotto il cielo del doppio fondo), il modulo di resistenza delle corrugazioni deve essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 30%. c) “Shedders” efficaci. Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in [3.4.7] (vedere Fig 4 e Fig 5), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 in Fig 4 e Fig 5), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: 124 I SH = 2 ,5A t F t SH da assumersi non superiore a 2,5AtF, dove: A : larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1), : spessore netto delle “shedders”, in mm, : spessore netto della piattabanda, in mm. tSH tF d) “Gussets” efficaci. Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in [3.4.8] (vedere da Fig 6 a Fig 8), nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore (sezioni 1 da Fig 6 a Fig 8), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: I G = 7h G t F dove: hG : altezza delle “gussets”, in m, (vedere da Fig 6 a Fig 8), da assumersi non superiore a (10/7)SGU, : larghezza delle “gussets”, in m, : spessore netto della piattabanda, in mm, ricavato dallo spessore adottato. SGU tF e) Lamiera superiore inclinata del cassonetto Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad un cassonetto inferiore avente la lamiera superiore inclinata di un angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale, il modulo di resistenza della corrugazione deve essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia dell’anima potrà essere ottenuta tramite interpolazione lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°. Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può essere tenuta in considerazione per aumentare l’area della piattabanda. Figura 4 : “Shedders” simmetriche "shedder" hg 1 Cassonetto basso Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 Figura 5 : “Shedders” asimmetriche e le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale, l’area a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando l’area di sezione dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra l’anima e la piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1). Figura 7 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche "shedder" hg 1 Cassonetto basso "gusset" hg Figura 6 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche 1 Cassonetto basso "gusset" Figura 8 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche Lamiera superiore del cassonetto inclinata hg 1 Cassonetto basso gusset "gusset" plate 3.4.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle sezioni diverse da quella all’estremità inferiore della corrugazione Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la piattabanda compressa una larghezza efficace, bEF, non superiore a quanto specificato in [3.4.6]. 1 hg = = Cassonetto basso 3.4.11 Area a taglio L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per tenere conto di eventuali non perpendicolarità tra le anime Regolamenti RINA 2005 125 Parte E, Cap 6, Sez 3 4 4.1 Criteri di progetto delle strutture delle navi con notazione di servizio combination carrier/OOC ESP Strutture del doppio fondo 4.4.2 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, le paratie longitudinali devono essere a struttura longitudinale. 4.4.3 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 4.1.1 Il doppio fondo deve essere a struttura longitudinale. L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4 volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura. Devono essere sistemati madieri pieni allineati con le strutture rinforzate trasversali delle cisterne laterali; a metà intervallo tra le strutture rinforzate devono essere sistemati madieri intermedi. 4.1.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 4.1.3 Deve essere assicurata un’adeguata rastremazione della struttura del doppio fondo entro le cisterne laterali. In generale, in corrispondenza dei madieri devono essere sistemate squadre orizzontali di dimensionamento adeguato in prosecuzione del cielo del doppio fondo. 4.2 Strutture dei fianchi 4.2.1 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m i fianchi devono essere a struttura longitudinale. In generale, l’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura. 4.2.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo con Parte B, Cap 7, App 1. 4.3 Strutture del ponte 4.3.1 La zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte deve essere a struttura longitudinale. 4.3.2 La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in generale essere a struttura trasversale. 4.3.3 Un adeguato collegamento tra i bagli rinforzati in corrispondenza delle mastre di estremità delle boccaporte e le strutture del ponte deve essere assicurato mediante la sistemazione di costole o squadre addizionali all’interno delle cisterne laterali. 4.4 Strutture delle paratie longitudinali 4.4.1 Le paratie longitudinali devono essere piane, ma possono essere piegate nella parte inferiore o superiore per assumere una forma a tramoggia che favorisca lo stivaggio e lo scarico. In tal caso, la sistemazione delle pieghe e delle strutture adiacenti deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. 126 4.5 Strutture delle paratie trasversali 4.5.1 Qualora la sistemazione strutturale delle paratie trasversali entro le cisterne laterali sia diversa da quella entro le stive centrali, deve essere garantita un’adeguata continuità strutturale della paratia trasversale attraverso quella longitudinale. 4.6 Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente 4.6.1 Si applicano le prescrizioni in [3.4], con l’eccezione che i cassonetti inferiori e superiori sono in generale richiesti, indipendentemente dalla lunghezza della nave (vedere [3.4.1]). 5 5.1 Carichi di progetto Sollecitazioni di trave nave 5.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2002) In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono essere calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all'arrivo: • condizioni di caricazione a stive alterne con carichi leggeri e pesanti (carichi secchi e carichi petroliferi) alla massima immersione, quando ciò è ammesso, • condizioni di caricazione omogeneee alla massima immersione, con carichi sia leggeri, sia pesanti (carichi secchi e carichi petroliferi), • condizioni di zavorra. Per navi aventi stive di zavorra adiacenti alle casse laterali alte e basse, o alle cisterne laterali, e ai doppi fondi, è accettabile, dal punto di vista della robustezza strutturale, che le stive di zavorra siano piene quando i suddetti compartimenti sono vuoti. • condizioni di caricazione adottate per brevi viaggi, nelle quali la nave è caricata alla massima immersione, ma con una quantità ridotta di combustibile, • condizioni di caricazione adottate per operazione di carico e scarico tra più porti, • condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di carichi sul ponte, quando ciò è ammesso, • sequenze tipiche di caricazione della nave, dall’inizio delle operazioni fino al raggiungimento della massima portata lorda, per condizioni di caricazione omogenee, per condizioni di caricazione parziali e, se ammesse, per condizioni di caricazione a stive alterne. Devono anche essere considerate sequenze tipiche di scaricazione della nave per le suddette caricazioni. Le sequenze tipiche di carico e scarico devono essere definite in modo tale che i limiti di resistenza ammissibili Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 non siano superati. Le sequenze tipiche di carico devono essere definite anche tenendo in considerazione la velocità di caricazione e la capacità di sbarco della zavorra. • sequenze tipiche di cambio della zavorra in mare, quando ciò è ammesso. 6.2 Rinforzi ordinari 6.2.1 Spessori minimi netti Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle seguenti formule: tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275 m 5.2 Carichi locali 5.2.1 tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s dove s è l’intervallo, in m, tra i rinforzi ordinari. Pressione d’impatto sul fondo Nelle navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda maggiore di o uguale a 20000 t, l’immersione TF, da considerare nel calcolo della pressione d’impatto sul fondo in accordo con Parte B, Cap 9, Sez 1, [3.2], è quella calcolata considerando la zavorra nelle sole cisterne di zavorra segregata. 5.2.2 Densità del carico (prodotti petroliferi) In assenza di più precise valutazioni, la densità del carico petrolifero da utilizzare nel calcolo delle pressioni e delle forze interne nelle cisterne del carico, in accordo con Parte B, Cap 5, Sez 6, deve essere assunta uguale a 0,9 t/m3. 6 Dimensionamenti dello scafo 6.1 Fasciame 6.1.1 Spessori minimi netti (1/7/2002) Lo spessore netto del fasciame del cielo del doppio fondo entro le stive destinate a trasportare carico minerale, del ponte di resistenza e delle paratie entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico deve essere non minore dei valori indicati in Tab 5. Tabella 5 : Spessore minimo netto del fasciame del cielo del doppio fondo entro le stive destinate a trasportare carico minerale, del ponte di resistenza e delle paratie Fasciame Cielo del doppio fondo entro le stive destinate a trasportare carico minerale Ponte di resistenza Struttura longitudinale 2,15 (L1/3 k1/6) + 4,5 s Struttura trasversale 2,35 (L1/3 k1/6) + 4,5 s per L < 275 m per L ≥ 275 m Paratie di compartimentazione 0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 7,5 + s per L < 275 m per L ≥ 275 m Paratie di sbattimento 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275 m per L ≥ 275 m 3,0 k1/2 + 4,5 + s lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di fasciame. Regolamenti RINA 2005 Travi rinforzate 6.3.1 Spessori minimi netti Lo spessore netto del fasciame che costituisce l’anima delle travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: tMIN = 1,45 L1/3 k1/6 6.3.2 Verifica di resistenza dei madieri della struttura delle cisterne del carico con casse basse laterali analizzate mediante modelli tridimensionali a travi Quando la struttura di una cisterna con casse basse laterali è analizzata mediante un modello tridimensionale a travi, in accordo con Parte B, Cap 7, App 1, per ogni madiere l’area di sezione netta a taglio entro 0,1 l dalle estremità (vedere Fig 9 per la definizione di l) deve essere non minore del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: Q A Sh = 2 ----------------γR γm Ry dove: Q : taglio, in kN, nel madiere alle estremità di l, ottenuto dall’analisi strutturale, γR : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γm : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γR = 1,2 γm = 1,02 Figura 9 : Zone di estremità dei madieri per L < 200 m per L ≥ 200 m Paratie di cisterne L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 8,2 + s Nota 1: s : 6.3 Spessore minimo netto, in mm (5,5 + 0,02 L) k1/2 (8 + 0,0085 L) k1/2 per L ≥ 275 m ³0,1 6.3.3 Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli tridimensionali a travi a) Un puntone verificato mediante in un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 deve, nel caso più generale, essere considerato soggetto a una forza assiale e a un momento flettente intorno all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone stesso. Questo asse è identificato come asse y, mentre 127 Parte E, Cap 6, Sez 3 quello nel piano dell’anima è l’asse x (vedere le Figure in Tab 6). La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi di verifica, rispettivamente in accordo con b) o c). 1 Φ = ----------------F 1 – ------CF EX FEX b) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di trazione e a momenti flettenti. I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: Ry F 3 M 10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m A ct FT : forza assiale di trazione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area netta di sezione, in cm2, del puntone, M : max (|M1|, |M2|), M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, wyy : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, γR : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 γm π 2 EI xx F EX = -------------5 2 10 l Ixx : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x, l : campata, in m, del puntone, : distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse x, : max (|M0|, |M1|, |M2|), e dove: www Mmax 1 + t 2 ( M1 + M2 ) M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u ) M 2 – M 1⎞ 1 t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠ π F u = --- ------C2 F EY FEY : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare le seguenti condizioni: Iyy M1,M2 Ry 1 Φe 10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m wyy F Ry 3 M max - ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct w yy γ R γ m γR dove: FC : forza assiale di compressione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area netta di sezione, in cm2, del puntone, 128 : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse y: π 2 EI yy F EY = -------------5 2 10 l γm = 1,02 c) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di compressione e a momenti flettenti. : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse x: γm : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y, : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 Tabella 6 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni Sezione del puntone e y0 J IW 0 0 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f h w2 b f3 --------------24 0 0 1 --- ( b 1 + b 2 )t f3 + h w t w3 3 t f h w2 b 1f b 2f ------------------------------3 3 12 ( b 1f + b 2f ) b 2 tf -----------------------ht w + 2bt f 3b f2 t f ----------------------------6b f t f + h w t w 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w -------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w T simmetrica bf X tf tw hw Y O tf T asimmetrica b 1f X tf Y O tw hw 3 3 tf b 2f Asimmetrica bf X tf yo hw e O G Y tw 6.3.4 Verifica di resistenza dei puntoni mediante analisi con modelli tridimensionali a elementi finiti a) In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4] e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei puntoni soggetti a tensioni assiali di compressione devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: σC σ ≤ ---------γR γm dove: Regolamenti RINA 2005 σ : tensione di compressione, in N/mm2, ottenuta dall’analisi tridimensionale a elementi finiti a schematizzazione fine in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7, App 1, σc : tensione critica, in N/mm2, definita nel seguente punto b), γR : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 129 Parte E, Cap 6, Sez 3 γm : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 b) La tensione critica di instabilità dei puntoni deve essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule: R per σ E ≤ -----y 2 σc = σE Ry ⎞ σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝ 4σ E⎠ per R σ E > -----y 2 6.4.2 Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono soddisfare le verifiche di resistenza in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3]. 7 Altre strutture 7.1 Locale apparato motore 7.1.1 dove: σE = min (σE1, σE2), σE1 dell'acqua di mare deve essere assunta uguale a 0°C. I calcoli devono essere inviati alla Società per informazione. : tensione di Eulero di instabilità flessionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: π 2 EI σ E1 = --------------------4 2 10 A ct l Estensione delle strutture dello scafo entro il locale apparato motore Le paratie longitudinali o i fianchi interni, a seconda dei casi, passanti attraverso i cofani devono continuare entro il locale apparato motore e devono, per quanto possibile, costituire le paratie longitudinali delle casse per trasporto di liquidi ivi situate. In ogni caso, l’estensione delle suddette strutture entro il locale apparato motore deve essere compatibile con la forma delle strutture del doppio fondo, dei ponti e dei copertini. I : min (Ixx, Iyy), Ixx : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x definito in [6.3.3] a), Iyy : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y definito in [6.3.3] a), Act : area netta di sezione, in cm2, del puntone, 7.2 l : campata, in m, del puntone, 7.2.1 Collegamento a terra per il servizio del carico Porte d’ingresso, prese d’aria e aperture dei locali di alloggio, dei locali di servizio, delle stazioni di comando e dei locali macchine non possono essere prospicienti la zona del collegamento a terra, a prora o a poppa, per le operazioni di carico e scarico. Essi devono essere ubicati sulle delimitazioni esterne di sovrastrutture e di tughe ad una distanza pari ad almeno il 4% della lunghezza della nave, ma in nessun caso inferiore a 3 m, dalla estremità della sovrastruttura o tuga prospiciente la zona del collegamento a terra a prora o a poppa. Non è tuttavia necessario che tale distanza sia superiore a 5 m. Finestre e portellini prospicienti la zona del collegamento a terra o sistemati su delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe entro i limiti sopra specificati devono essere di tipo fisso (non apribile). Inoltre, durante le operazioni di carico e scarico a prora o a poppa tutte le porte, tutti i portellini e tutte le altre aperture sulle delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe devono essere tenute chiuse. la Società può consentire deroghe alle suddette prescrizioni nel caso di piccole navi, quando, a suo giudizio, il loro soddisfacimento richieda soluzioni praticamente non realizzabili. Sfoghi d’aria e altre aperture di locali chiusi, diversi da quelli sopra specificati, devono essere protette da spruzzi che potrebbero scaturire da eventuali tubi o collegamenti scoppiati. σE2 : tensione di Eulero di instabilità torsionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: J π 2 EI w -2 + 0 ,41 E --σ E2 = ----------------4 I o 10 I o l Iw : momento d’inerzia settoriale netto, in cm6, del puntone, specificato in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, Io : momento d’inerzia polare netto, in cm4, del puntone, I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2 yo : distanza, in cm, dal centro di torsione all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, e : distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, J : momento d’inerzia di St. Venant netto, in cm4, del puntone, specificato in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone. 6.4 Verifica di resistenza nei confronti delle tensioni indotte dai gradienti di temperatura 6.4.1 (1/7/2001) Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono essere determinate, mediante calcoli diretti, nelle navi destinate al trasporto di carichi a temperatura maggiore di 75°C. In tali calcoli, la temperatura 130 Quando sono presenti casse laterali alte, le loro strutture devono estendersi il più possibile entro il locale apparato motore e devono essere adeguatamente rastremate. Sistemazione delle aperture 7.2.2 Locale dell’ impianto fisso di estinzione incendi a schiuma per il ponte E’ permesso un accesso al locale dell’impianto fisso di estinzione incendi a schiuma per il ponte (comprendente le casse della schiuma e la stazione di comando) entro i limiti specificati in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2], a condizione che la porta di accesso a tale locale sia sistemata a raso con la parete. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 3 7.2.3 Coperchi delle aperture nelle cisterne del carico I coperchi delle aperture nelle cisterne del carico devono essere robusti e in grado di assicurare la tenuta stagna agli idrocarburi e all’acqua. Tali coperchi non possono essere costruiti in alluminio. L’uso di coperchi in fibra di vetro è considerato nei singoli casi dalla Società. lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 10). 9 Allestimento 9.1 Armamento marinaresco 9.1.1 8 Allestimento dello scafo 8.1 8.1.1 Castello di prora Generalità (1/1/2004) Le navi con notazione di servizio combination carrier ESP devono essere provviste di un castello di prora chiuso sul ponte di bordo libero. Sistemazioni per il rimorchio d’emergenza Le navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP di portata lorda maggiore di o uguale a 20000 t devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4]. Figura 10 : Sistemazione del castello di prora (1/1/2004) Estremità superiore alla mastra della boccaporta Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate in [8.1.2]. HB HF HC Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in Parte B, Cap 10, Sez 2. lF Paratia prodiera 8.1.2 Dimensioni (1/1/2004) Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo libero con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come indicato in Fig 10. L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti due valori: 10 Protezione delle strutture metalliche dello scafo • l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o 10.1 Protezione delle cisterne contenenti acqua di mare di zavorra • HC + 0.5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico No.1. Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora devono essere ubicati ad una distanza lF , dalla lamiera della mastra della boccaporta tale da poter applicare il carico ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva No.1 ed alla copertura della boccaporta No.1 quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8], rispettivamente. La suddetta distanza lF , in m, deve essere: lF ≤ 5 HF – H C Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del Regolamenti RINA 2005 10.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente. E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione. La protezione catodica mediante anodi sacrificali può essere utilizzate quando adeguata. 10.2 Protezione mediante pitture a base di alluminio 10.2.1 L’uso di pitture a base di alluminio non è permesso nelle cisterne per il carico, nelle zone del ponte in corrispondenza delle cisterne per il carico, nel locale pompe, nei cofani e in ogni altra zona dove i vapori del carico si possono accumulare. 131 Parte E, Cap 6, Sez 3 11 Costruzione e prove 11.1 Saldature e collegamenti saldati 11.1.1 In Tab 7 sono specificati i coefficienti di saldatura da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2 per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 7 devono essere eseguiti mediante saldature continue a cordoni d’angolo. 11.2 Dettagli strutturali speciali 11.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.6] specifiche per le navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP. Tabella 7 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002) Zona della nave Collegamento Coefficiente di saldatura wF di con Doppi fondi in corrispondenza delle stive del carico e delle cisterne paramezzali fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 madieri (paramezzali interrotti) 0,35 Paratie delle stive del carico secco strutture dei cassonetti inferiori e superiori madieri “shedders” efficaci (vedere [3.4.7]) “gussets” efficaci (vedere [3.4.8]) Paratie delle cisterne del carico petrolifero 132 rinforzi ordinari fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori, in generale 0,45 paramezzali (madieri interrotti) 0,35 contorni 0,45 corrugazioni verticali e lamiere superiori dei cassonetti inferiori lamiere superiori dei cassonetti inferiori fasciame delle paratie Saldatura con penetrazione da un solo lato o equivalente Saldatura a piena penetrazione 0,35 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 6, Sez 4 SEZIONE 4 1 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO Generalità 1.1 Applicabilità 2 Prescrizioni generali 2.1 Ventilazione e rilevazione gas 1.1.1 Le navi con notazione di servizio combination carrier sono soggette alle prescrizioni in Cap 7, Sez 4 relative alle navi con notazione di servizio oil tankers o oil tankers flash point > 60°C, come appropriato. 2.1.1 Ventilazione Tutti gli spazi adibiti al carico e tutti gli spazi chiusi adiacenti a quelli adibiti al carico devono poter essere ventilati meccanicamente. La ventilazione meccanica può essere provvista mediante ventilatori portatili. Vedere anche Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3]. Inoltre esse sono soggette alle prescrizioni della presente Sezione. 2.1.2 1.2 Documenti 1.2.1 Documenti da inviare Devono essere inviati all’approvazione, in aggiunta a quelli indicati in Cap 7, Sez 4, Tab 2, i documenti elencati nella seguente Tab 1. Rivelazione dei gas a) Le sistemazioni per la rivelazione dei gas devono essere in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3]. b) Gli allarmi ottici ed acustici relativi agli impianti rivelatori di gas devono essere sistemati in plancia o in un altro spazio opportuno continuamente presidiato. 2.2 Sistemazione delle tubolature del carico 2.2.1 Tabella 1 : Documenti da inviare Nr Descrizione del documento (1) 1 Schema degli impianti di ventilazione per gli spazi adibiti al carico e gli spazi chiusi adiacenti agli spazi adibiti al carico 2 Schema degli impianti per la rivelazione dei gas nei locali pompe del carico, gallerie tubi ed intercapedini adiacenti alle casse e cisterne residui (slop tanks) 3 Schema degli impianti di riempimento d’acqua e drenaggio per le intercapedini 4 Schema degli impianti di pompaggio e tubolature per le casse e cisterne residui (slop tanks) (1) 1.2.2 I diagrammi devono comprendere anche, se applicabile: • l’impianto di comando e controllo (locale e a distanza) e l’impianto d’automazione, • le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione degli impianti in questione (per informazione). Manuale d’istruzioni Deve essere tenuto a bordo un manuale che dia tutte le istruzioni per il trasporto sicuro delle morchie contaminate nelle casse e cisterne residui (slop tanks) quando la nave si trova in condizioni di carico secco. Regolamenti RINA 2005 a) Quando sono previste cisterne laterali per il carico, le tubolature del carico sotto il ponte devono essere installate in dette cisterne. Tuttavia la Società può permettere che le tubolature del carico siano sistemate in condotte speciali che siano in grado di essere adeguatamente pulite, ventilate e che siano a soddisfazione della Società. Tali condotte, se collegate al locale pompe del carico, devono essere considerate come locali pompe del carico ai fini della sicurezza. b) Nel caso in cui non siano previste cisterne laterali per il carico, le tubolature del carico al di sotto del ponte possono essere sistemate in condotte speciali. c) 2.3 Vedere anche Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1]. Aperture per il carico 2.3.1 Aperture che possano essere utilizzate per le operazioni di carico non sono premesse nelle paratie e nei ponti che separano le zone del carico petrolifero dagli altri spazi non progettati ed equipaggiati per il trasporto di carichi petroliferi, a meno che non siano provvisti mezzi alternativi approvati che assicurino un’integrità equivalente. 2.4 Riempimento e drenaggio delle intercapedini 2.4.1 Devono essere previsti mezzi per riempire d’acqua e drenare le intercapedini che circondano le casse e le cisterne per i residui (slop tanks). Vedere Sez 2, [2.1.3]. 133 Parte E, Cap 6, Sez 4 3 3.1 Cisterne residui (slop tanks) Segregazione delle tubolature 3.1.1 a) I tubi per le casse e cisterne residui devono essere segregati dalle altre parti degli impianti di pompaggio e tubolature mediante dispositivi d’intercettazione in accordo con le prescrizioni in b) o c). b) Le sistemazioni per l’isolamento delle casse e cisterne dei residui contenenti prodotti petroliferi o residui di prodotti petroliferi dalle altre cisterne del carico devono consistere in flange cieche da mantenere in posizione tutte le volte che vengono trasportati carichi diversi dai carichi liquidi indicati in Parte C, Cap 4, Sez 1, [2.5.1]. c) Devono essere previsti mezzi per isolare le tubolature che uniscono i locali pompe alle casse e cisterne residui. I dispositivi d’isolamento devono consistere in una valvola seguita da una flangia a otto o in un branchetto di tubo mobile con appropriate flange cieche. Tale dispositivo deve essere sistemato in una posizione adia- 134 cente alle casse e alle cisterne residui, ma quando ciò non è ragionevole o non è possibile, esso può essere sistemato nel locale pompe immediatamente dopo che il tubo ha attraversato la paratia. 3.2 Impianti di sfogo dei gas 3.2.1 Le casse e cisterne residui devono avere un impianto di sfogo dei gas separato che soddisfi le prescrizioni in Cap 7, Sez 4, [4.2]. 3.3 Sistemazioni delle pompe e delle tubolature di scarico 3.3.1 Deve essere previsto un impianto di pompe e tubolature separato comprendente un collettore di scarico per scaricare il contenuto delle casse e delle cisterne residui direttamente alla coperta e quindi in una stazione di raccolta terrestre mentre la nave si trova in condizioni di caricazione secca. Vedere anche Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1]. Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 7 NAVI CISTERNA PER IL TRASPORTO DI PRODOTTI PETROLIFERI SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SISTEMAZIONI DELLA NAVE SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 4 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO SEZIONE 5 IMPIANTI ELETTRICI SEZIONE 6 PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI APPENDICE 1 DISPOSITIVI PER IMPEDIRE IL PASSAGGIO DI FIAMMA NELLE CISTERNE DEL CARICO APPENDICE 2 PROGETTO DEGLI IMPIANTI DI LAVAGGIO CON PETROLIO GREGGIO APPENDICE 3 ELENCHI DEI PRODOTTI PETROLIFERI E DELLE SOSTANZE SIMILI A PRODOTTI PETROLIFERI APPENDICE 4 ELENCO DEGLI "EASY CHEMICALS" Regolamenti RINA 2005 135 Parte E, Cap 7, Sez 1 SEZIONE 1 1 GENERALITÀ Generalità 1.1 1.1.1 Applicabilità Notazione di servizio oil tanker a) Le prescrizioni del presente Capitolo si applicano a navi che hanno la notazione di servizio oil tanker, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.2]. Esse si applicano anche a navi con le notazioni addizionali di servizio FP > 60 °C e asphalt carrier, tenendo conto delle attenuazioni date nelle varie Sezioni. Nota 1: Le attenuazioni indicate in a) non si applicano a navi adibite al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa ad una temperatura al di sopra del punto di infiammabilità del prodotto trasportato. b) Ulteriori attenuazioni sono concesse alle navi con notazione addizionale di servizio oil tanker, FP > 60 °C adibite esclusivamente al trasporto di prodotti liquidi alla rinfusa: • che siano trasportati ad una temperatura di almeno 15 °C al di sotto del loro punto d’infiammabilità, o • che abbiano un punto d’infiammabilità al di sopra di 100 °C. tura al di sopra del punto di infiammabilità del prodotto trasportato. b) Ulteriori prescrizioni per navi con notazioni di servizio FLS tanker e FLS tanker, FP > 60 °C che trasportano sostanze di categoria D per quanto riguarda il rischio d’inquinamento sono date in Sez 4, [9]. c) L’elenco delle sostanze il cui trasporto alla rinfusa è permesso per navi con notazione di servizio FLS tanker e FLS tanker, FP > 60 °C è dato in App 4. Nota 2: La notazione di servizio FLS tanker non copre carichi contenenti quantità di benzene pari al 10% o più. Le navi che trasportano tali carichi devono soddisfare le prescrizioni del Capitolo 8. Nota 3: Quando sono soddisfatte contemporaneamente le prescrizioni di questo Capitolo per la notazione di servizio oil tanker e per la notazione di servizio FLS tanker, possono essere assegnate alla nave entrambe le notazioni oil tanker - FLS tanker o oil tanker - FLS tanker, FP > 60 °C, come applicabile. 1.2 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi con le seguenti notazioni di servizio: c) Ulteriori prescrizioni per navi con notazione di servizio oil tanker, asphalt carrier sono contenute in Sez 4, [8]. • oil tanker d) L’elenco delle sostanze il cui trasporto alla rinfusa è permesso per navi con notazioni di servizio oil tanker, oil tanker, FP>60 °C e oil tanker, asphalt carrier è dato in App 3, Tab 1. • oil tanker, asphalt carrier Nota 2: I prodotti elencati in App 3, Tab 2 (sostanze simili a prodotti petroliferi), benché siano trattati nel Capitolo 8, possono anche essere trasportati da navi con notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP > 60 °C, come applicabile, purché siano soddisfatte le condizioni seguenti: • la nave soddisfi le prescrizioni del presente Capitolo per quanto riguarda le navi porta prodotti, come definite in [1.3.12], • nel caso di sostanze di categoria C la nave soddisfi le prescrizioni in Sez 3, [1.3] o in Cap 8, Sez 2 per una nave di tipo 3, e • il misuratore del contenuto di olio dell’impianto di comando e controllo degli scarichi d’olio in mare della nave sia approvato per l’uso nel controllo delle sostanze simili ai prodotti petroliferi che si intendono trasportare. 1.1.2 Notazione di servizio FLS tanker a) Le prescrizioni del presente Capitolo si applicano alle navi con notazione di servizio FLS tanker, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.5]. Esse si applicano anche alle navi con la notazione addizionale FP > 60 °C, tenendo conto delle attenuazioni date in Sez 4. Nota 1: Le attenuazioni indicate in a) non si applicano a navi adibite al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa ad una tempera- Regolamenti RINA 2005 • oil tanker, FP > 60 °C • FLS tanker • FLS tanker, FP > 60 °C 1.3 1.3.1 Definizioni Zona del carico La zona del carico è quella parte della nave che contiene le cisterne del carico nonché le cisterne dei residui (slop tanks), i locali pompe del carico, comprendenti i locali pompe, le intercapedini, gli spazi, sia vuoti che adibiti a zavorra adiacenti alle cisterne del carico o cisterne residui, nonché l’area di ponte per tutta la larghezza e per tutta la lunghezza della parte di nave al di sopra degli spazi sopra definiti. Qualora nelle stive del carico siano installate cisterne indipendenti, le intercapedini, gli spazi vuoti o adibiti a zavorra sistemati all’estremità poppiera della stiva del carico poppiera o all’estremità prodiera della stiva del carico prodiera sono escluse dalla zona del carico. 1.3.2 Locale pompe del carico Il locale pompe del carico è uno spazio che contiene le pompe, comprensive dei loro accessori, per la movimentazione dei prodotti coperti dalla notazione di servizio assegnata alla nave. 137 Parte E, Cap 7, Sez 1 Tabella 1 : Contenuto del Capitolo 7 Oggetto Sistemazione generale della nave Scafo e stabilità Macchinari e impianti del carico Impianti elettrici Automazione Sez 2 Nave petroliera per greggio significa una nave petroliera impiegata per il trasporto di greggio. Sez 3 1.3.7 Stive del carico Stive del carico sono gli spazi racchiusi dalle strutture della nave nei quali sono sistemate le cisterne indipendenti. Sez 4 (1) Sez 5 (2) Sez 6 Dispositivi per impedire il passaggio di fiamme entro cisterne del carico App 1 1.3.8 App 2 Elenco dei prodotti petroliferi e delle sostanze simili a prodotti petroliferi App 3 Elenco degli “Easy chemicals” App 4 Nella sezione è contenuta una tabella indicante l’elenco delle attenuazioni applicabili a ciascuna notazione di servizio Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi con notazione di servizio oil tanker e FLS tanker Combustibile liquido Combustibile liquido significa qualsiasi prodotto petrolifero impiegato come combustibile per i macchinari di propulsione e ausiliari della nave sulla quale tale prodotto petrolifero viene trasportato. 1.3.9 Impianto di lavaggio col greggio (2) Nave petroliera per greggio (crude oil tanker) Riferimento Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) 1.3.6 Impianto integrato del carico e di zavorra (1/1/2004) Un impianto integrato del carico e di zavorra è qualsiasi impianto integrato idraulico e/o elettrico utilizzato per azionare entrambe le pompe del carico e di zavorra (compresi i sistemi attivi di comando e di sicurezza ed esclusi i componenti passivi come, ad esempio, le tubolature). 1.3.10 Sostanze simili a prodotti petroliferi Sostanze simili a prodotti petroliferi sono le sostanze elencate in App 3, Tab 2. 1.3.11 Miscela oleosa 1.3.3 Locali di servizio per il carico I locali di servizio per il carico sono spazi entro la zona del carico adoperati per officine, armadi e depositi di più di 2 m2 d’area, adibiti agli equipaggiamenti relativi alla movimentazione del carico. 1.3.4 Zavorra pulita Zavorra pulita significa la zavorra in una cisterna che, avendo in precedenza contenuto prodotti petroliferi, è stata pulita in modo tale che gli effluenti dalla cisterna stessa, se fossero scaricati da una nave ferma in acqua calma pulita in un giorno chiaro non darebbero luogo a tracce oleose visibili sulla superficie dell'acqua o sulle linee di costa adiacenti o a depositi di morchie o emulsioni sotto la superficie dell'acqua o sulle linee di costa adiacenti. Se la zavorra viene scaricata attraverso un impianto di comando e controllo degli scarichi di olio in mare approvato dalla Società, la prova basata su tale impianto dimostrante che il contenuto di olio nell'effluente non supera le 15 parti per milione deve essere determinante per dimostrare che la zavorra era pulita, nonostante la presenza di tracce visibili. Miscela oleosa significa una miscela con qualsiasi contenuto di prodotti petroliferi. 1.3.12 Nave porta prodotti (product carrier) Nave porta prodotti significa una nave petroliera per il trasporto di prodotti diversi dal greggio. 1.3.13 Locale pompe Il locale pompe è un locale, sistemato nella zona del carico, contenente le pompe ed i loro accessori per la movimentazione della zavorra e del combustibile liquido, o carichi diversi da quelli per i quali è stata assegnata la notazione di servizio alla nave. 1.3.14 Zavorra segregata Zavorra segregata significa l'acqua di zavorra introdotta in una cisterna che sia completamente separata dall'impianto del carico di prodotti petroliferi e da quello del combustibile liquido e che sia destinata in modo permanente al trasporto di zavorra o al trasporto di zavorra o carichi diversi da prodotti petroliferi o sostanze nocive come variamente definite nel Capitolo 7 e nel Capitolo 8. 1.3.15 Cisterna residui (slop tank) 1.3.5 Greggio Greggio significa qualsiasi miscela liquida di idrocarburi che si trova naturalmente nella terra, sia che venga o non venga trattata per renderla trasportabile e comprende: a) greggio dal quale possono essere state rimosse certe frazioni distillate; e b) greggio al quale possono essere state aggiunte alcune frazioni distillate. 138 Cisterna residui significa una cisterna destinata in modo specifico alla raccolta di drenaggi delle cisterne, lavaggi delle cisterne e altre miscele oleose. 1.3.16 Spazio vuoto Spazio vuoto è uno spazio chiuso nella zona del carico esterna alle cisterne del carico, che non sia una stiva del carico, uno spazio adibito a zavorra, una cassa del combustibile liquido, un locale pompe del carico, un locale pompe o uno spazio normalmente adoperato dal personale. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 2 SEZIONE 2 1 1.1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Generalità Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni di cui in Sez 2 e Sez 3 si applicano a navi ad un ponte, con l’apparato motore a poppa, doppio fondo in tutta la zona delle cisterne del carico, doppio fasciame del fianco ed eventuali paratie longitudinali, oppure semplice fasciame del fianco e una o più paratie longitudinali lungo la zona delle cisterne del carico. Il ponte può essere a semplice o doppio fasciame, con o senza cofano. L’applicazione di dette prescrizioni ad altri tipi di navi deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. 1.1.2 Le prescrizioni di questa Sezione si applicano a navi con notazione di servizio oil tanker ESP, ad eccezione delle prescrizioni di cui in [2.1] e [6.2.2], che si applicano alle navi con notazione di servizio FLS tanker. 2 2.1 Sistemazioni generali Generalità 2.1.1 Applicabilità Le prescrizioni di cui da [2.1.2] a [2.1.4] si applicano anche alle navi con notazione di servizio FLS tanker. 2.1.2 Intercapedini Una intercapedine o simile compartimento di larghezza non inferiore a 760 mm deve essere prevista alla estremità posteriore della zona delle cisterne del carico. Le sue paratie devono estendersi dalla chiglia al ponte per tutta la larghezza della nave. Con il termine "intercapedine" s’intende, per gli scopi di questa prescrizione, un compartimento isolante fra due paratie o ponti d’acciaio adiacenti. La distanza minima tra le due paratie o ponti deve essere sufficiente per un accesso ed ispezione in sicurezza. Dove alloggi e compartimenti di servizio sono previsti immediatamente sopra i compartimenti contenenti liquidi infiammabili, l’intercapedine può essere omessa soltanto dove il ponte non ha aperture d’accesso ed è rivestito con uno strato di materiale riconosciuto adeguato dalla Società. L’intercapedine può essere omessa anche dove tali compartimenti sono adiacenti ad un passaggio, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni: • gli spessori delle lamiere del comune contorno delle casse adiacenti siano aumentati , rispetto a quelli ottenuti in base alle prescrizioni applicabili della Parte B e della Sez 3, di 2 mm nel caso di casse per l’acqua dolce o acqua d’alimento della caldaia, e di 1 mm in tutti gli altri casi, • la somma delle gole dei cordoni di saldatura ai margini di tali lamiere non sia minore dello spessore delle lamiere stesse, • la prova idrostatica sia effettuata con un battente aumentato di 1 m rispetto a quello richiesto nella Parte B, Cap 12, Sez 3. 2.1.4 Traboccamenti sul ponte Devono essere previsti mezzi per tenere lontano dagli alloggi e dalle aree di servizio i traboccamenti sul ponte. Ciò può essere ottenuto sistemando una mastra permanente e continua di altezza adeguata che si estenda da fianco a fianco della nave. Se ghiotte sono installate sul ponte di coperta di navi petroliere in corrispondenza dei collettori del carico e sono estese verso poppa fino alla paratia poppiera delle soprastrutture, allo scopo di contenere i traboccamenti di carico sul ponte durante le operazioni di carico e scarico, gli effetti delle superfici liquidi libere, causati dal contenimento di un traboccamento del carico durante operazioni di trasferimento di liquidi ovvero da mare in coperta durante il viaggio, devono essere presi in considerazione nei confronti del margine disponibile della stabilità iniziale positiva della nave (GMo). Le intercapedini devono essere costruite in modo da assicurare un’adeguata ventilazione. Se le ghiotte installate sono più alte di 300 mm, esse devono essere trattate come parapetti con aperture per lo scarico di masse d’acqua in accordo a Parte B, Cap 9, Sez 9, [5] e chiusure efficienti da usarsi durante le operazioni di carico e scarico. Le chiusure fisse devono essere predisposte in modo tale che non possa verificarsi un bloccaggio mentre la nave è in mare, con la sicurezza che le aperture di scarico rimangano sempre efficienti. 2.1.3 Segregazione del carico Salvo dove espressamente indicato altrimenti, cisterne contenenti carico o residui di carico devono essere segregate dagli spazi destinati ad alloggi, servizi e locali macchinari, casse di acqua potabile e depositi destinati a carichi per consumi umani per mezzo di una intercapedine, od ogni altro simile compartimento. Su navi senza bolzone, o dove l’altezza delle ghiotte supera il bolzone, e per navi petroliere aventi le cisterne del carico eccedenti il 60% della larghezza massima della nave alla sezione maestra qualunque sia l’altezza delle ghiotte, queste non possono essere accettate senza una verifica della stabilità iniziale (GMo) per conformità con le relative prescrizioni di stabilità, tenendo conto degli effetti degli specchi liquidi liberi causati dai liquidi trattenuti da tali ghiotte. Allo scopo di soddisfare il principio della singola avaria, nel caso particolare che si verifichi una situazione di angolo contro angolo, tale principio può essere soddisfatto saldando una lamiera diagonale attraverso l’angolo. Regolamenti RINA 2005 139 Parte E, Cap 7, Sez 2 2.2 Casse o compartimenti del doppio fondo 2.2.1 Generalità Casse del doppio fondo adiacenti alle cisterne del carico non possono essere usate come casse per olio combustibile. 2.2.2 T1 : minima immersione operativa, in m, fra quelle di tutte le previste condizioni di carico, ρ : densità dell’acqua di mare, in t/m3. 2.2.3 Navi petroliere di portata lorda uguale o maggiore di 5000 t Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o compartimento del doppio fondo deve essere tale che la distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, non deve essere minore di B/15, in m, con un valore minimo di 0,76 m. a) Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o compartimento del doppio fondo deve essere tale che la distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, come indicato in Fig 1, non deve essere minore di B/15, in m, ovvero 2,0 m, se minore. La distanza h non deve essere minore di 1,0 m. Nella zona del ginocchio e nelle posizioni senza un ginocchio definito, la linea di contorno della cisterna del carico deve correre parallela alla linea del fondo piatto in sezione maestra, come indicato in Fig 2. b) Le casse o i compartimenti del doppio fondo come richiesti da a) possono non essere richiesti, purché il progetto della nave cisterna sia tale che la pressione del carico e dei vapori esercitata sul fasciame del fondo formante una singola linea di confine fra il carico e il mare non superi la pressione idrostatica esterna dell’acqua, come espressa dalla seguente formula: 2.3 dove: 3 : coefficiente di sicurezza uguale ad 1,1, hc : altezza, in m, del carico in contatto con il fasciame del fondo, ρc : massima densità del carico, in t/m3, g : accelerazione standard di gravità uguale a 9,81 m/s2, ∆p : massima pressione di taratura, in MPa, della valvola di pressione/vuoto sistemata sulla cisterna del carico, Stazione di navigazione 2.3.1 Quando si dimostra necessario installare una stazione di navigazione sopra la zona del carico, tale stazione deve essere impiegata soltanto ai fini della navigazione e deve essere separata dal ponte della cisterna del carico da uno spazio aperto di almeno 2 m di altezza. fh c ρ c g + 1000∆p ≤ T 1 ρg f Navi petroliere di portata lorda inferiore a 5000 t ma uguale o superiore a 600 t Dimensionamento e sistemazione delle cisterne del carico e “slop” 3.1 3.1.1 Cisterne del carico Generalità Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 600 t non possono trasportare prodotti petroliferi in qualsiasi compartimento esteso a proravia della paratia di collisione sistemata secondo Parte B, Cap 2, Sez 1, [2]. Figura 1 : Linee delimitanti le cisterne del carico w w w h>w h w h h<w h h 1.5 . h linea di costruzione 140 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 2 Figura 2 : Linee delimitanti le cisterne del carico 3.1.4 Impianto di trasferimento del carico Allo scopo di non superare i limiti di volume stabiliti in [3.1.2] o [3.1.3] e indipendentemente dal tipo accettato di impianto di trasferimento del carico installato, quando tale impianto collega due o più cisterne del carico, valvole o altri simili mezzi di chiusura devono essere previsti per separare le cisterne una dall’altra. 3.1.5 h h Linee di tubolature che attraversano le cisterne del carico liquido ad una distanza uguale a o minore di tC dalla murata o uguale a o minore di vC dal fondo della nave devono essere dotate di valvole o simili mezzi di chiusura nel punto in cui esse entrano in qualunque cisterna del carico. Tali valvole devono essere mantenute sempre chiuse in navigazione quando le cisterne contengono carico di prodotti petroliferi, eccetto che esse possono venire aperte soltanto per trasferire il carico allo scopo di cambiare l’assetto della nave. linea di costruzione 3.1.2 Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t a) Le cisterne del carico nelle navi petroliere devono avere dimensioni e sistemazione tali che l’ipotetico efflusso OC ovvero OS calcolato in accordo con le prescrizioni di [3.2] in qualsiasi punto lungo la nave non superi il maggiore dei due valori seguenti: I valori di tC e vC sono rispettivamente l’estensione trasversale e verticale della penetrazione dell’avaria laterale come definita in Sez 3, [1.3.2]. 3 • 30000 m , o • 400 3 DW Tubolature attraversanti le cisterne del carico 3.1.6 dove DW è la portata lorda, in t, ma in ogni caso tale efflusso non deve superare 40000 m3. Pozzetti d’aspirazione nelle cisterne del carico I pozzetti di aspirazione nelle cisterne del carico possono sporgere nel doppio fondo sotto la linea limite definita dalla distanza h di cui in [2.2.2] o [2.2.3], come applicabile, purchè tali pozzetti siano quanto più piccoli possibile e la distanza fra il fondo del pozzetto e il fasciame del fondo sia non minore di 0,5 h. b) La lunghezza di ciascuna cisterna del carico non deve superare 10 m o uno dei valori della Tab 1, in quanto applicabile, scegliendo il valore maggiore. 3.1.3 Navi petroliere di portata lorda minore di 5000 t ma uguale a o maggiore di 600 t Tali navi petroliere devono avere le cisterne del carico dimensionate in modo che la capacità di ciascuna cisterna non superi 700 m3 a meno che le cisterne o compartimenti laterali siano in accordo con [4.2.2] in conformità di quanto segue: 3.2 3.2.1 Fuoriuscita di prodotti petroliferi Generalità Allo scopo di limitare l’inquinamento da idrocarburi causato da navi petroliere dovuto a falle sui fianchi o sul fondo, l’ipotetica fuoriuscita OC e OS come indicato in [3.1.2] deve essere calcolata con le formule di [3.2.2] rispetto ai compartimenti interessati dalla falla in ogni possibile posizione lungo lo scafo e per l’estensione definita in Sez 3, [1.3.2]. 2 ,4 DW w = 0 ,4 + ------------------- con un valore minimo di 0,76 m 20000 dove w è la distanza descritta in Fig 1 e DW è la portata lorda. Tabella 1 : Lunghezza delle cisterne del carico Disposizione delle paratie longitudinali Cisterna del carico Condizione (1) Disposizione della paratia centrale Nessuna paratia - - - (0,5 bi / B + 0,1) L (2) Paratia centrale - - - (0,25 bi / B + 0,15) L Cisterna laterale - - 0,2 L Cisterna centrale bi / B ≥ 1/5 - 0,2 L bi / B < 1/5 No (0,5 bi / B + 0,1) L Si (0,25 bi / B + 0,15) L Due o più paratie (1) (2) Lunghezza delle cisterne del carico, in m bi è la minima distanza dalla murata alla paratia stagna longitudinale laterale della i-esima cisterna, misurata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Non deve superare 0,2 L. Regolamenti RINA 2005 141 Parte E, Cap 7, Sez 2 3.2.2 Calcolo generale della fuoriuscita di prodotti petroliferi La fuoriuscita di prodotti petroliferi per falla sul fianco e sul fondo è calcolato con le seguenti formule: a) per falla sul fianco: b) per falla sul fondo: dove Zi, Wi, Ci sono definiti in [3.2.2]. 1 O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i ) 3 Ci Ki : volume di una cisterna laterale in metri cubi assunta danneggiata come indicato in Sez 3, [1.3.2]; Wi per una cisterna di zavorra segregata può essere assunto uguale a zero, : volume di una cisterna centrale in metri cubi assunta danneggiata come indicato in Sez 3, [1.3.2]; Ci per unacisterna di zavorra segregata può essere assunto uguale a zero. : coefficiente: • 1 - bi / tC per bi < tC , • 0 per bi ≥ tC , Zi : coefficiente definito come: • 1 - hi / vS per hi < vS , bi : larghezza in m, della cisterna laterale considerata misurata dalla murata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Nel caso in cui la larghezza bi non sia costante lungo una particolare cisterna laterale, per la determinazione degli efflussi ipotetici di Oc e Os deve essere impiegato il minimo valore di bi nella cisterna, : altezza minima, in m, del doppio fondo considerato; se non esiste doppio fondo hi deve essere assunta uguale a zero, : estensione trasversale dell’avaria al fianco come definita in Sez 3, [1.3.2], : estensione verticale dell’avaria al fondo come definita in Sez 3, [1.3.2]. • hi tC vS 0 per hi ≥ vS , 3.2.3 Compartimento fra cisterne laterali che trasportano prodotti petroliferi Se un compartimento vuoto o cisterna di zavorra segregata di lunghezza inferiore ad lC, come definita in Sez 3, [1.3.2], è situato fra cisterne laterali trasportanti prodotti petroliferi, OC nella formula di [3.2.2] può essere calcolato sulla base del volume Wi essendo il volume effettivo di una di tali cisterne (dove esse sono di eguale capacità) o la più piccola delle due cisterne (se esse sono di capacità differenti) adiacenti a tale compartimento, moltiplicato per Si come definito sotto e prendendo per tutte le altre cisterne laterali interessate da tale collisione il valore del volume effettivo totale. Si = 1 - li / lC dove li è la lunghezza, in m, del compartimento vuoto o cisterna di zavorra segregata considerata. 142 Falla simultanea al fondo in quattro cisterne centrali Nel caso in cui la falla del fondo interessi simultaneamente quattro cisterne centrali, il valore di OS può essere calcolato con la seguente formula: 1 O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i ) 4 O C = ΣW i + ΣK i C i dove: Wi 3.2.4 3.2.5 Ipotesi Allo scopo di calcolare OS , si può dare credito soltanto a casse del doppio fondo vuote ovvero contenenti acqua pulita, quando le cisterne soprastanti contengono del carico. Se il doppio fondo non si estende per tutta la lunghezza e larghezza della cisterna interessata, il doppio fondo è considerato non esistente e il volume delle cisterne sopra la zona dell’avaria al fondo deve includersi nella formula di Os in [3.2.2] anche se la cisterna non è considerata sfondata a causa dell’installazione di tale doppio fondo parziale. I pozzetti di aspirazione possono essere trascurati nel determinare il valore di hi purché tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si estendano sotto la cisterna per una distanza minima in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio fondo. Se l’altezza di tali pozzetti supera metà dell’altezza del doppio fondo, hi deve essere assunto uguale all’altezza del doppio fondo meno l’altezza dei pozzetti. Tubolature che servono tali pozzetti se installate dentro il doppio fondo devono essere munite di valvole o altri mezzi di chiusura situati nel punto di collegamento alla cassa servita per impedire un efflusso nel caso di danno alla tubolatura. 3.2.6 Riduzione dell’efflusso di prodotti petroliferi la Società può tener conto, come mezzo per ridurre la fuoriuscita di prodotti petroliferi nel caso di falla sul fondo, di un impianto di trasferimento del carico avente una forte aspirazione di emergenza installato in ciascuna cisterna del carico, che possa effettuare il trasferimento da una cisterna/e danneggiata/e a cisterne di zavorra segregata ovvero a cisterne del carico disponibili se può essere assicurato che tali cisterne abbiano spazio sufficiente. L’efficienza di tale impianto verrebbe determinato dall’abilità di trasferire in due ore di funzionamento una quantità di carico uguale a metà della maggiore delle cisterne danneggiate interessate e dalla disponibilità di una equivalente capacità di ricezione nelle cisterne del carico o di zavorra. L’efficienza deve essere limitata a permettere il calcolo di Os secondo la formula in [3.2.4]. I tubi di tali aspirazioni devono essere installati almeno ad una altezza non inferiore all’estensione verticale vs del danno del fondo. vs è l’estensione verticale del danno al fianco come definita in Sez 3, [1.3.2]. 3.2.7 Metodi alternativi per calcolare l’efflusso di prodotti petroliferi In alternativa alle formule indicate in [3.2.2] ovvero [3.2.4], può essere applicato il metodo probabilistico per calcolare l’efflusso di prodotti petroliferi come descritto nella IMO Resolution MEPC.66(37). Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 2 3.3 Cisterne “slop” 3.3.1 Navi cisterna di stazza lorda uguale a o maggiore di 150 t Le sistemazioni delle cisterne "slop" o combinazioni di cisterne "slop" devono avere una capacità necessaria per contenere le acque sporche generate dal lavaggio delle cisterne, residui oleosi e di zavorra sporca. La capacità totale della cisterna o cisterne "slop" non deve essere inferiore al 3% della capacità di carico di prodotti petroliferi della nave, eccetto che la Società può accettare: • • 2% per quelle navi cisterna dove il sistema di lavaggio delle cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto, 2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata in accordo con [5]. Questa capacità può essere ulteriormente ridotta a 1,5% per quelle navi petroliere dove il sistema di lavaggio cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto. presente. Essi devono essere sistemati in modo tale che le cisterne del carico siano poste all’interno della linea del garbo del fasciame del fianco, in nessun punto a meno della distanza w che, come indicato in Fig 1, è misurata in ogni sezione trasversale perpendicolarmente al fasciame del fianco, come sotto specificato: • w = 0,5 + DW / 20000, oppure • w = 2,0 m assumendo il valore minore. Il valore di w non deve essere minore di 1,0 m. 4.2.3 La posizione delle cisterne o compartimenti laterali di navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t che sono esentate dalle prescrizioni di [2.2.2] a) deve essere come definita in [4.2.2], eccetto che, sotto ad un livello pari a 1,5 h sopra la linea di costruzione dove h è definita in [2.2.2] a), la linea di contorno della cisterna del carico può essere verticale fino al fasciame del fondo, come indicato in Fig 3. Dette cisterne o compartimenti laterali non possono contenere carico o combustibile liquido. 4.2.4 3.3.2 Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 70000 t Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 70000 t devono essere dotate di almeno due cisterne "slop". 4 Dimensionamento e sistemazione delle cisterne di zavorra di protezione o compartimenti di protezione 4.1 Generalità 4.1.1 Questa prescrizione si applica a navi cisterna di portata lorda uguale a o maggiore di 600 t. 4.2 4.2.1 Dimensionamento e sistemazione di cisterne di zavorra o compartimenti Generalità Le cisterne del carico devono essere protette per l’intera lunghezza da cisterne di zavorra o compartimenti diversi da quelli del carico e del combustibile liquido come indicato in [4.2.2] fino a [4.2.6] per navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t, oppure [4.2.7] per le navi petroliere di portata lorda minore di 5000 t. 4.2.2 Cisterne o compartimenti laterali Le cisterne o compartimenti laterali devono estendersi per tutta l’altezza della murata oppure dal cielo del doppio fondo al ponte più alto, trascurando il trincarino curvo se Regolamenti RINA 2005 Cisterne o compartimenti laterali di navi petroliere conformi a 2.2.2 b) Casse o compartimenti del doppio fondo Si applicano le prescrizioni di cui in [2.2.1] e [2.2.2]. 4.2.5 Capacità totale delle cisterne di zavorra Sulle navi petroliere per greggio di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 t e sulle navi portaprodotti (product carriers) di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t, la capacità totale delle cisterne laterali, delle casse del doppio fondo e dei gavoni di prora e di poppa non deve essere inferiore alla capacità delle cisterne di zavorra segregata necessaria per soddisfare le prescrizioni di cui in [5]. Le cisterne o compartimenti laterali e le casse del doppio fondo impiegati per soddisfare le prescrizioni di cui in [5] devono essere distribuiti in maniera più uniforme possibile lungo la zona delle cisterne del carico. Zavorra segregata addizionale da impiegarsi per ridurre le sollecitazioni di flessione longitudinali della trave nave, l’assetto, ecc. può essere ubicata in ogni punto della nave. Nel calcolare la capacità totale, deve tenersi conto di quanto segue: • la capacità delle casse zavorra nel locale apparato motore deve essere esclusa dalla capacità totale delle cisterne di zavorra; • la capacità delle casse di zavorra poste dentro il doppio scafo deve essere esclusa dalla capacità totale delle cisterne di zavorra (vedere Fig 4). Ogni zavorra trasportata in estensioni entro bordo localizzate, rientranze o recessi del doppio scafo, come i cassonetti delle paratie, può considerarsi zavorra in eccesso oltre il minimo richiesto per la capacità di zavorra segregata in accordo con [5]. 143 Parte E, Cap 7, Sez 2 Figura 3 : Linee di contorno delle cisterne del carico W W 1.5. h linea di costruzione Figura 4 : Cisterne di zavorra segregata poste dentro il doppio scafo A SBT SBT SBT SBT SBT SBT APT P/R E/R FPT SBT SBT SBT SBT SBT SBT A SBT COT COT SBT linea del doppio scafo assunta SEZIONE A - A 4.2.6 Criteri alternativi di progettazione e costruzione Altri criteri di progettazione e costruzione di navi petroliere possono essere accettati come alternative alle prescrizioni di cui in [4.2.2] fino a [4.2.5], purché tali metodi assicurino almeno lo stesso livello di protezione contro l’inquinamento da idrocarburi nel caso di collisione o incaglio. Tali metodi devono essere ritenuti accettabili per la Società. 5 5.1 Dimensionamento e sistemazione delle cisterne di zavorra segregata (SBT) Generalità IMO MEPC.66(37) come accettabile. 5.1.1 Ogni nave petroliera per greggio di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 t e ogni nave porta prodotti di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t deve essere dotata di cisterne di zavorra segregata e deve soddisfare [5.2] ovvero [5.3], come appropriato. 4.2.7 5.2 Nota 1: la Società considera il metodo descritto nella Risoluzione Navi petroliere di portata lorda minore di 5000 t Navi petroliere di portata lorda minore di 5000 t devono soddisfare le prescrizioni in [2.2.3] e [3.1.3]. 144 Capacità delle SBT per navi petroliere di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m 5.2.1 La capacità delle cisterne della zavorra segregata deve essere determinata in modo tale che la nave possa Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 2 operare in sicurezza nei viaggi in zavorra senza far ricorso all’uso delle cisterne del carico per l’acqua di zavorra. In tutti i casi, tuttavia, la capacità delle cisterne della zavorra segregata deve essere almeno tale che, in qualunque condizione di zavorra in qualunque parte del viaggio, compresa la condizione di nave vacante più la sola zavorra segregata, le immersioni e l’assetto della nave soddisfino ciascuna delle prescrizioni seguenti: • l’immersione dalla linea di costruzione a metà nave, dm in m (trascurando ogni deformazione della nave) deve essere non minore di 2,0 + 0,02 L, • le immersioni sulle perpendicolari AV e AD devono corrispondere a quelle determinate per mezzo dell’immersione al mezzo dm suddetta, unitamente ad un assetto appoppato non maggiore di 0,015 L, L’immersione media minima, in m, e l’assetto massimo, in m, sono ottenuti rispettivamente dalle seguenti formule: dm = 0,2 + 0,032 L tm = (0,024 - 6,0.10-5L) L 5.3.3 Formulazione B Le seguenti formule risultano da investigazioni basate su ricerche teoriche, prove su modelli e al vero. Queste formule sono basate su di un mare forza 6 (Scala internazionale dello stato del mare). Le immersioni minime, in m, a poppa e a prora sono ottenute rispettivamente dalle seguenti formule: dm,S = 2,3 + 0,030 L dm,B = 0,7 + 0,0170 L • in ogni caso l’immersione alla perpendicolare addietro deve essere non minore di quella necessaria per ottenere la completa immersione dell’elica o delle eliche, oppure l’immersione media minima, in m, e l’assetto massimo, in m, sono ottenuti rispettivamente dalle seguenti formule: • in nessun caso l’acqua di zavorra deve essere trasportata nelle cisterne del carico, eccetto: tm = 1,6 + 0,013 L - in quei rari viaggi quando le condizioni meteorologiche sono così severe che, a giudizio del Comandante, sia necessario imbarcare acqua di zavorra addizionale nelle cisterne del carico per la sicurezza della nave, - in casi eccezionali dove il particolare carattere dell’operazione di una nave petroliera renda necessario imbarcare acqua di zavorra in eccesso della quantità richiesta per soddisfare i requisiti suddetti, purché tale operazione della nave petroliera rientri nella categoria dei casi eccezionali. 5.3 Capacità delle SBT per navi petroliere di lunghezza minore di 150 m 5.3.1 Generalità La capacità delle cisterne della zavorra segregata deve essere considerata dalla Società nei singoli casi. In generale, la capacità delle cisterne della zavorra segregata deve essere almeno tale che, in qualunque condizione di zavorra in qualunque parte del viaggio, compresa la condizione di nave vacante più la sola zavorra segregata, l’immersione e l’assetto della nave soddisfino i requisiti sui minimi e massimi valori forniti, per sola guida, in [5.3.2], [5.3.3] e [5.3.4]. Questi valori sono i risultati di differenti formulazioni. Le formulazioni sono basate sia su ricerche teoriche sia su studi della pratica reale riguardanti navi petroliere di differenti configurazioni, che considerano vari gradi di affioramento dell’elica, vibrazioni, "slamming", perdita di velocità, rollio, entrata in bacino e altro. Inoltre, sono comprese informazioni concernenti lo stato del mare ipotizzato. 5.3.2 Formulazione A Le seguenti formule furono derivate da uno studio di 26 navi petroliere di lunghezza da 50 a 150 m. Le immersioni vennero estratte dai libretti d’istruzioni relative alla stabilità e rappresentano casi di zavorra alla partenza. I casi di zavorra rappresentano condizioni di navigazione con tempo fino a Beaufort 5 compreso. Regolamenti RINA 2005 dm = 1,55 + 0,023 L 5.3.4 Formulazione C Le seguenti formule forniscono, per certe immersioni aumentate, un aiuto nella prevenzione dell’affioramento dell’elica e dello "slamming" nelle navi di maggior lunghezza. Le immersioni minime, in m, a poppa e a prora sono ottenute rispettivamente dalle seguenti formule: dm,S = 2,0 + 0,0275 L dm,B = 0,5 + 0,0225 L 6 Sistemazione degli accessi 6.1 Generalità 6.1.1 Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti o mobili conservati a bordo devono essere forniti per assicurare una adeguata sorveglianza e manutenzione delle cisterne del carico e dei compartimenti zavorra. 6.1.2 Mezzi d’accesso alle cisterne centrale e laterali non devono essere posti nella stessa sezione trasversale. 6.2 Accessi alla galleria tubi e sistemazione delle aperture 6.2.1 Accesso alla galleria tubi nel doppio fondo La galleria tubi posta nel doppio fondo deve soddisfare i seguenti requisiti: • essa non deve comunicare con il locale macchine, • devono essere previste almeno due uscite sul ponte aperto sistemate alla massima distanza l’una dall’altra. Una di queste uscite, munita di chiusura stagna all’acqua, può condurre nel locale pompe del carico. 6.2.2 Porte fra la galleria tubi e il locale pompe principale Questa prescrizione si applica alle navi con notazione di servizio FLS tanker. 145 Parte E, Cap 7, Sez 2 Dove esiste un accesso permanente da una galleria tubi al locale pompe principale, deve essere sistemata una porta stagna che soddisfi i requisiti in Parte B, Cap 2, Sez 1, [6.2.1] per le porte stagne aperte in mare e poste sotto il ponte di bordo libero. Inoltre devono essere soddisfatti i seguenti punti: • in aggiunta al comando dalla plancia, la porta stagna deve potersi chiudere manualmente dall’esterno dell’entrata del locale pompe, • la porta stagna deve essere mantenuta chiusa durante le normali operazioni della nave eccetto quando sia richiesto di accedere alla galleria tubi. Un avviso deve essere affisso alla porta, informante che essa non può essere lasciata aperta. 6.3 Accesso ai compartimenti nella zona del carico 6.3.1 Generalità L’accesso alle intercapedini, cisterne di zavorra, cisterne del carico e altri compartimenti nella zona del carico deve avvenire direttamente dal ponte scoperto e deve essere tale da consentire una loro completa ispezione. L’accesso ai compartimenti del doppio fondo può avvenire attraverso un locale pompe del carico, un locale pompe, un’intercapedine alta, una galleria tubi o compartimenti simili, soggetti a considerazione degli aspetti della ventilazione. 6.3.2 Accesso al gavone di prora (1/7/2001) L'accesso al gavone di prora deve avvenire direttamente dal ponte scoperto. Se il gavone di prora è separato mediante intercapedini dalle cisterne del carico, può essere accettato un accesso attraverso un passo d'uomo imbullonato stagno ai gas, ubicato in uno spazio chiuso. In tal caso, deve essere posto un avviso in corrispondenza del passo d’uomo che informi che la cisterna può essere aperta solamente dopo che sia stato verificato che è libera da gas o dopo che le apparecchiature elettriche ubicate nel locale chiuso che non siano elettricamente sicure siano state isolate. 146 6.3.3 Accessi attraverso aperture orizzontali Per gli accessi attraverso aperture orizzontali, le dimensioni devono essere sufficienti da permettere ad una persona indossante un autorespiratore ed equipaggiamento protettivo di salire e scendere ogni scala senza impedimenti e inoltre da provvedere un’apertura libera che faciliti il sollevamento di una persona ferita dal fondo del compartimento. La minima luce libera deve essere non inferiore a 600 mm x 600 mm. 6.3.4 Accessi attraverso aperture verticali Per gli accessi attraverso aperture verticali la minima luce libera deve essere non inferiore a 600 mm x 800 mm ad un’altezza di non più di 600 mm dal fasciame del fondo a meno che siano installati grigliati o altri punti d’appoggio per i piedi. 6.3.5 Navi petroliere di portata lorda inferiore a 5000 t Per navi petroliere di portata lorda inferiore a 5000 t la Società può approvare dimensioni inferiori in speciali circostanze, se la capacità di attraversare tali aperture o di rimuovere una persona ferita può essere provata a soddisfazione della stessa Società. 6.4 Accessi agli spazi della prora 6.4.1 Le navi petroliere devono essere fornite di una passerella fra la sovrastruttura o tuga poppiera e il castello di prora, ovvero una sistemazione equivalente in accordo con la Convenzione internazionale sul Bordo Libero, 1966, e relativi emendamenti. 6.4.2 Le navi cisterna devono essere dotate dei mezzi per permettere all’equipaggio di accedere in sicurezza alla prora anche in cattive condizioni meteorologiche. Tali mezzi devono essere a soddisfazione della Società. Nota 1: la Società considera accettabili mezzi che siano conformi alle "Guidelines" adottate dal "Maritime Safety Committee" dell’IMO con la Risoluzione MSC.62(67) del 5/12/1996. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 3 SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ Simboli : Minima tensione di snervamento, in N/mm2, del materiale, da assumere uguale a 235/k N/mm2, salvo ove diversamente specificato Ry k : Coefficiente dipendente dal materiale definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] E : Modulo di Young, in N/mm2, da assumersi uguale a: 5 c) La nave deve essere caricata come segue: • tutte le cisterne del carico riempite fino ad un livello corrispondente al massimo totale combinato del momento verticale del volume più il momento d’inerzia degli specchi liberi dei liquidi a 0° di sbandamento, per ogni singola cisterna, • la massa volumica del carico deve corrispondere alla portata di carico disponibile al dislocamento per il quale il valore di KM trasversale raggiunge il minimo, • dotazioni di consumo complete alla partenza, • 1% della capacità totale dell’acqua di zavorra. Per tutte le cisterne di zavorra deve essere assunto il massimo momento degli specchi liberi dei liquidi. 2 • E = 2,06.10 N/mm per acciai in generale, • E = 1,95.105 N/mm2 per acciai inossidabili. 1 Stabilità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni di cui in [1.2.2] e [1.3] si applicano alle navi con notazione di servizio oil tanker ESP. 1.3 1.3.1 1.2 1.2.1 Stabilità allo stato integro Generalità La stabilità della nave per le condizioni di carico in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.6] deve soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2. Inoltre devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in [1.2.2]. 1.2.2 Operazione di trasferimento dei liquidi Navi con compartimentazione particolare possono essere soggette a ingavonarsi durante le operazioni di trasferimento dei liquidi come caricazione, scaricazione o zavorramento. Allo scopo di prevenire gli effetti dell’ingavonamento, il progetto di navi cisterna di portata lorda uguale o superiore a 5000 t deve soddisfare i seguenti criteri: a) I criteri di stabilità allo stato integro riportati in b) devono essere rispettati per la peggiore condizione di carico e zavorra come definita in c), in accordo con la buona pratica operativa, compresi gli stadi intermedi delle operazioni di trasferimento dei liquidi. In tutte le condizioni le cisterne di zavorra devono ipotizzarsi smezzate. b) L’altezza metacentrica iniziale GMo, in m, corretta per gli specchi liberi dei liquidi misurati a 0° di sbandamento, deve essere non inferiore a 0,15. Allo scopo di calcolare GMo, le correzioni per gli specchi liberi dei liquidi devono essere basate sugli appropriati momenti d’inerzia degli specchi liberi dei liquidi a nave diritta. Regolamenti RINA 2005 Stabilità in condizioni di avaria Generalità Ogni nave petroliera deve soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in condizioni di avaria specificati in [1.3.8], dopo l’avaria ipotizzata al fondo o al fianco specificata in [1.3.2], per lo standard di avaria descritto in [1.3.3], e per ogni immersione operativa che rifletta le reali condizioni di pieno o parziale carico compatibili con l’assetto e la robustezza della nave come pure con le masse volumiche del carico. Le condizioni effettive di pieno o parziale carico da considerarsi sono quelle specificate in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.6], ma le condizioni di zavorra nelle quali la nave petroliera non trasporta liquidi nelle cisterne del carico, esclusi i residui oleosi, non devono essere considerate. 1.3.2 Dimensioni dell’avaria L’estensione ipotizzata dell’avaria è definita nella Tab 1. L’estensione trasversale dell’avaria è misurata dalla murata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello del bordo libero estivo. Allo scopo di determinare l’estensione dell’avaria ipotizzata, i pozzetti d’aspirazione possono essere trascurati, purché tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si estendano al di sotto della cisterna per una distanza minima in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio fondo. L’estensione verticale dell’avaria è misurata dalla linea del garbo del fasciame del fondo sul piano di simmetria della nave. 147 Parte E, Cap 7, Sez 3 Tabella 1 : Estensione dell’avaria Avaria Fianco Fondo (1) Estensione longitudinale lC = 1/3 L ogni altra parte lS = 1/3 L 2/3 o 5 m tS = B/6 o 5 m vS = B/15 o 6 m (1) Standard di avaria Metodo di calcolo Assunzioni relative all’allagamento Se il danno fra paratie stagne trasversali adiacenti è considerato come specificato in [1.3.3], non deve assumersi danneggiata alcuna paratia trasversale principale che delimiti le cisterne laterali o quelle del doppio fondo, a meno che: esista uno scalino oppure un recesso in una paratia trasversale di lunghezza maggiore di 3,05 metri, posto entro l’estensione della penetrazione dell’avaria ipotizzata. Lo scalino formato dalla paratia del gavone di poppa e dal cielo del gavone stesso non deve essere considerato come tale. Allagamento progressivo Se tubolature, condotti o gallerie sono situati entro l’estensione ipotizzata della penetrazione dell’avaria di cui in [1.3.2], devono essere prese disposizioni in modo che un allagamento progressivo non possa di conseguenza esten- 148 (1) dersi a compartimenti diversi da quelli ipotizzati allagabili nel calcolo per ciascun caso di danno. 1.3.7 Permeabilità Le masse volumiche dei carichi trasportati, così come ogni efflusso di liquidi dai compartimenti danneggiati, devono essere tenuti in considerazione per ogni cisterna vuota o parzialmente piena. La permeabilità di compartimenti ipotizzati come allagati devono essere come indicato nella Tab 3. 1.3.8 Prescrizioni di sopravvivenza Le navi petroliere devono essere considerate come soddisfacenti i criteri di stabilità in condizioni di avaria se sono soddisfatte le prescrizioni di cui in [1.3.9] e [1.3.10]. Tabella 2 : Standard di avaria Lunghezza della nave, in m Avaria ovunque lungo la nave Avaria tra le paratie trasversali Soltanto apparato motore allegato L ≤ 100 No Si (1) (2) No 100 < L ≤ 150 No Si (1) No 150 < L ≤ 225 Si No Si L > 225 Si No No (1) (2) Apparato motore non allagato. Esenzioni dalle prescrizioni di cui in [1.3.8] possono essere accettate dalla Società caso per caso. Tabella 3 : Permeabilità l’intervallo tra le paratie adiacenti sia inferiore all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in [1.3.2] oppure, 1.3.6 (1) Assumendo il valore minore Se l’avaria interessante paratie trasversali è considerato come specificato in [1.3.3], le paratie stagne trasversali devono essere poste almeno ad una distanza uguale all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in [1.3.2] al fine di essere considerate efficaci. Dove le paratie trasversali sono poste a distanza minore, una o più di queste paratie entro tale estensione di danno deve essere assunta come inesistente allo scopo di determinare i compartimenti allagati. • vC = senza limite vS = B/15 o 6 m (1) Le prescrizioni di cui in [1.3.8] devono essere confermate da calcoli che tengano in considerazione le caratteristiche di progetto della nave , le sistemazioni, configurazione e contenuti dei compartimenti allagati e la distribuzione, masse volumiche ed effetto degli specchi liberi dei liquidi. • tC = B/5 o 11,5 m (1) tS = B/6 o 10 m (1) Le altezze metacentriche (GM), i bracci di stabilità (GZ) e le posizioni del centro di gravità (KG) per giudicare le condizioni finali di sopravvivenza devono essere calcolate col metodo del dislocamento costante (perdita di spinta). 1.3.5 o 14,5 m (1) Estensione verticale lS = 1/3 L2/3 o 14,5 m (1) L’avaria in [1.3.2] deve essere applicata a tutte le concepibili posizioni lungo lo scafo, in accordo con la Tab 2. 1.3.4 Estensione trasversale Per 0,3 L dalla perpendicolare avanti Se da un’avaria di estensione inferiore alla massima estensione di avaria specificata nella Tab 2 derivasse una condizione più severa, si dovrà prendere in considerazione tale avaria di minore estensione. 1.3.3 2/3 Compartimenti Permeabilità Adatti a magazzini 0,60 Occupati da alloggi 0,95 Occupati da macchinari 0,85 Compartimenti vuoti 0,95 Destinati a liquidi di consumo da 0 a 0,95 (1) Destinati ad altri liquidi da 0 a 0,95 (1) (1) La permeabilità di compartimenti parzialmente pieni deve essere coerente con il quantitativo di liquido trasportato nel compartimento. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 3 1.3.9 Stadio finale di allagamento a) Il galleggiamento finale, tenendo conto di affondamento, sbandamento e assetto, deve risultare sotto al margine inferiore di ogni apertura attraverso la quale si possa verificare un allagamento progressivo. L’allagamento progressivo deve essere considerato in accordo con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3]. b) L’angolo di sbandamento dovuto ad allagamento asimmetrico non può superare 25°, tuttavia tale angolo può essere aumentato a 30° se non si verifica l’immersione del margine del ponte. c) La stabilità deve essere esaminata e può essere considerata sufficiente se la curva dei bracci raddrizzanti ha almeno un’estensione di 20° oltre la posizione di equilibrio unitamente a un massimo residuo braccio raddrizzante, in m, di almeno 0,1 m entro l’estensione di 20°; l’area, in m.rad, sotto la curva entro questa estensione non deve essere inferiore a 0,0175. 1.3.10 Stadio intermedio di allagamento la Società deve essere convinto che la stabilità sia sufficiente durante gli stadi intermedi di allagamento. A questo proposito la Società applica gli stessi criteri relativi allo stadio finale di allagamento anche durante gli stadi intermedi di allagamento. 1.3.11 Danno allo slancio del fondo La presente prescrizione si applica a navi petroliere di portata lorda uguale o superiore a 20000 t. Le ipotesi di avaria relative all’avaria al fondo prescritte in [1.3.2] devono essere integrate dall’avaria ipotizzata allo slancio del fondo di Tab 4. Per l’avaria ipotizzata allo slancio del fondo devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui in [1.3.8]. 1.3.12 Sistemi di equalizzazione Sistemi di equalizzazione richiedenti mezzi meccanici come valvole o tubi di livellamento, se collocati, non possono essere considerati per ridurre l’angolo di sbandamento o per raggiungere la minima stabilità residua che soddisfi le prescrizioni di cui in [1.3.9] e sufficiente stabilità residua deve essere mantenuta durante tutti gli stadi dove è impiegata l’equalizzazione. Compartimenti che siano collegati da condotti di grande sezione trasversale possono essere considerati in comune. Tabella 4 : Estensione dell’avaria al fondo Portata lorda Estensione longitudinale Estensione trasversale Estensione verticale < 75000 t 0,4 L (1) B/3 (2) ≥ 75000 t 0,6 L (1) B/3 (2) (1) (2) Misurata dalla perpendicolare avanti. Rottura dello scafo esterno. Regolamenti RINA 2005 1.3.13 Informazioni al Comandante Il Comandante di ogni nave petroliera deve essere fornito, in forma approvata, di: • Informazioni relative alla caricazione e distribuzione del carico necessarie per assicurare la conformità con le prescrizioni relative alla stabilità, • dati circa la capacità della nave di soddisfare i criteri di stabilità in condizioni di avaria come determinati in [1.3.8] compreso l’effetto di esenzioni che possono essere state concesse come specificato in Tab 2. 2 2.1 Criteri di progetto delle strutture Sistemazione dei rinforzi ordinari 2.1.1 In generale, il fondo, il doppio fondo e il ponte devono essere a struttura longitudinale nella zona del carico delle navi di lunghezza maggiore di 90 m. Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, se giustificate dai risultati di calcoli diretti. 2.2 Strutture delle paratie 2.2.1 Generalità Le paratie trasversali possono essere piane o corrugate. 2.2.2 Paratie corrugate (1/7/2002) Nelle navi di lunghezza minore di 120 m, le paratie trasversali o longitudinali con corrugazioni verticali possono essere collegate direttamente al doppio fondo e al ponte. Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 120 m, devono essere sistemati, in generale, un cassonetto inferiore e un cassonetto superiore. La Società può considerare sistemazioni diverse, caso per caso, a condizione che esse siano supportate da calcoli diretti eseguiti in accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 7, Sez 3. Detti calcoli devono verificare in particolare le zone di collegamento della paratia con il fasciame del ponte e del doppio fondo e devono essere sottoposti all'esame della Società. 3 3.1 Carichi di progetto Sollecitazioni di trave nave 3.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono esser calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all’arrivo come appropriato: • condizioni di caricazione omogenee (escludendo le cisterne destinate unicamente a zavorra segregata) alla massima immersione, • condizioni di caricazione parziali, • ogni specificata condizione di caricazione non omogenea, • condizioni di zavorra leggere e pesanti, 149 Parte E, Cap 7, Sez 3 • condizioni intermedie durante il viaggio utilizzate per la pulizia delle cisterne o altre operazioni se, a giudizio della Società, tali condizioni sono significativamente diverse da quelle di zavorra. tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275 m tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s per L ≥ 275 m dove s è l’intervallo, in m, tra i rinforzi ordinari. 3.2 Carichi locali 4.3 3.2.1 Travi rinforzate Pressione d’impatto sul fondo Nelle navi petroliere di portata lorda maggiore di o uguale a 20000 t e nelle navi petroliere porta prodotti di portata lorda maggiore di o uguale a 30000 t, l’immersione TF, da considerare nel calcolo della pressione d’impatto sul fondo in accordo con Parte B, Cap 9, Sez 1, [3.2], è quella calcolata considerando soltanto le cisterne di zavorra segregata. 4.3.1 3.2.2 4.3.2 Densità del carico In assenza di più precise valutazioni, la densità del carico da utilizzare nel calcolo delle pressioni e delle forze interne indotte nelle cisterne dai prodotti petroliferi trasportati, in accordo con Parte B, Cap 5, Sez 6, deve essere assunta uguale a 0,9 t/m3. 4 Dimensionamenti dello scafo 4.1 4.1.1 Spessori minimi netti (1/7/2002) Lo spessore netto del ponte di resistenza e del fasciame delle paratie entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico deve essere non minore dei valori indicati in Tab 5. Tabella 5 : Spessore minimo netto del fasciame del ponte di resistenza e delle paratie (5,5 + 0,02 L) k1/2 (8 + 0,0085 L) k1/2 per L < 200 per L ≥ 200 Paratie di cisterne L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 8,2 + s per L < 275 per L ≥ 275 Paratie di compartimentazione 0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 7,5 + s per L < 275 per L ≥ 275 Paratie di sbattimento 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275 3,0 k1/2 + 4,5 + s per L ≥ 275 4.2 4.2.1 lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di fasciame. Rinforzi ordinari Condizioni di caricazione da considerare nell’analisi delle travi rinforzate I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per le condizioni di caricazione più gravose che, tra quelle specificate nel manuale di caricazione, inducono le maggiori tensioni nelle strutture longitudinali e nelle travi rinforzate. • Fig 1 per le navi di lunghezza minore di 200 m • Fig 2 e Fig 3 per le navi di lunghezza maggiore di o uguale a 200 m. 4.3.3 Verifica di resistenza dei madieri della struttura delle cisterne del carico con cisterne basse laterali nei modelli tridimensionali a travi Quando la struttura di una cisterna con casse basse laterali è analizzata mediante un modello tridimensionale a travi, in accordo con Parte B, Cap 7, App 1, per ogni madiere l’area di sezione netta a taglio entro 0,1 l dalle estremità (vedere Fig 4 per la definizione di l) deve essere non minore del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula: Q A Sh = 2 ----------------γR γm Ry dove: Q : taglio, in kN, nel madiere alle estremità di l, ottenuto dall’analisi strutturale, γR : coefficiente parziale di resistenza sulla resistenza: γR = 1,2 Spessori minimi netti Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle seguenti formule: 150 tMIN = 1,45 L1/3 k1/6 Spessore minimo netto, in mm Ponte di resistenza Nota 1: s : Lo spessore netto del fasciame che costituisce l’anima delle travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: In assenza di manuale di caricazione, le condizioni di caricazione da considerare nell’analisi delle travi rinforzate delle cisterne del carico e della zavorra sono quelle specificate in: Fasciame Fasciame Spessori minimi netti γm : coefficiente parziale di resistenza sul materiale: γm = 1,02 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 3 Figura 1 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m (1/7/2002) Condizione di pieno carico uniforme all'immersione T Condizione di pieno carico non uniforme all'immersione T Condizione di caricazione parziale a un'immersione uguale a 0,5 D Condizione di zavorra leggera alla relativa immersione Caricazione a scacchiera a un'immersione uguale a 0,5 D Figura 2 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m (1/7/2002) Condizione di pieno carico uniforme all'immersione T Condizione di pieno carico non uniforme all'immersione T Condizione di zavorra leggera alla relativa immersione Caricazione a scacchiera a un'immersione uguale a 0,5D Regolamenti RINA 2005 151 Parte E, Cap 7, Sez 3 Figura 3 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m Condizioni di caricazione parziali a un'immersione uguale a 0,5 D Condizioni di caricazione parziali a un'immersione uguale a 0,4 D Condizioni di zavorra pesante (quando applicabili) alle relative immersioni Figura 4 : Zone di estremità dei madieri ³0,1 M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, wyy : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, γR : cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: 4.3.4 Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli tridimensionali a travi a) Un puntone verificato mediante un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 deve, nel caso più generale, essere considerato soggetto a una forza assiale e a un momento flettente intorno all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone stesso. Questo asse è identificato come asse y, mentre quello nel piano dell’anima è l’asse x (vedere le Figure in Tab 6). La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi di verifica, rispettivamente, in accordo con b) o c). b) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di trazione e a momenti flettenti. I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: Ry F 3 M 10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m A ct dove: FT : forza assiale di trazione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area di sezione netta, in cm2, del puntone, M : max (|M1|, |M2|), 152 γR = 1,02 γm : cefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 c) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale di compressione e a momenti flettenti. I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da soddisfare le seguenti condizioni: Ry 1 Φe 10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m F Ry 3 M max - ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct w yy γ R γ m dove: FC : forza assiale di compressione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale, Act : area di sezione netta, in cm2, del puntone, 1 Φ = ----------------F 1 – ------CF EX FEX : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse x: π 2 EI xx F EX = -------------5 2 10 l Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 3 Ixx : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x, l : campata, in m, del puntone, : distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse x, : max (|M0|, |M1|, |M2|), e www Mmax 1 + t 2 ( M1 + M2 ) M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u ) b) La tensione critica di instabilità dei puntoni deve essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule: R per σ E ≤ -----y 2 σc = σE Ry ⎞ σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝ 4σ E⎠ per R σ E > -----y 2 dove: σE = min (σE1, σE2), σE1 M 2 – M 1⎞ 1 t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠ : tensione di Eulero di instabilità flessionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: π 2 EI σ E1 = --------------------4 2 10 A ct l π F u = --- ------C2 F EY I : min (Ixx, Iyy), FEY Ixx : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x definito in [4.3.4] a), Iyy : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y definito in [4.3.4] a), Act : area netta, in cm2, del puntone, l : campata, in m, del puntone, σE2 : tensione di Eulero di instabilità torsionale, da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula: : carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno all’asse y: π 2 EI yy F EY = -------------5 2 10 l Iyy M1,M2 wyy γR : momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y, : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m, intorno all’asse y alle estremità del puntone, ottenuti dall’analisi strutturale, : modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y, : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 J π 2 EI w σ E2 = -----------------2 + 0 ,41 E --4 Io 10 I o l Iw : momento d’inerzia settoriale netto, in cm6, del puntone, specificato in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 Io : momento d’inerzia polare netto, in cm4, del puntone, Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli tridimensionali a elementi finiti a) In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4] e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei puntoni soggetti a tensioni assiali di compressione devono essere tali da soddisfare la seguente condizione: yo : distanza, in cm, dal centro di torsione all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, e : distanza, in cm, dal baricentro all’anima del puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone, J : momento d’inerzia di St. Venant netto, in cm4, del puntone, specificato in Tab 6 per vari tipi di sezione trasversale del puntone. 4.4 Verifica di resistenza nei confronti delle tensioni indotte dai gradienti di temperatura γm 4.3.5 σC σ ≤ ---------γR γm dove: σ σc γR γm : tensione di compressione, in N/mm2, ottenuta dall’analisi tridimensionale a elementi finiti a schematizzazione fine in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7, App 1, : tensione critica, in N/mm2, definita nel seguente punto b), : coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza: γR = 1,02 : coefficiente parziale di sicurezza sul materiale: γm = 1,02 Regolamenti RINA 2005 I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2 4.4.1 (1/7/2001) Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono essere determinate, mediante calcoli diretti, nelle navi destinate al trasporto di carichi a temperatura maggiore di 75 °C. In tali calcoli, la temperatura dell'acqua di mare deve essere assunta uguale a 0 °C. I calcoli devono essere sottoposti alla Società per informazione. 153 Parte E, Cap 7, Sez 3 Tabella 6 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni Sezione del puntone e y0 J IW 0 0 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f h w2 b f3 --------------24 0 0 1 --- ( b 1f + b 2f )t f3 + h w t w3 3 t f h w2 b 1f b 2f ------------------------------3 3 12 ( b 1f + b 2f ) b 2 tf -----------------------ht w + 2bt f 3b f2 t f ----------------------------6b f t f + h w t w 1 --- ( 2b f t f3 + h w t w3 ) 3 t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w -------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w T simmetrica bf X tf tw hw Y O tf T asimmetrica b 1f X tf Y O tw hw 3 3 tf b 2f Asimmetrica bf X tf hw yo e O G Y tw 154 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 3 4.4.2 Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono soddisfare le verifiche di resistenza in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3]. Tali coperchi non possono essere costruiti in alluminio. L’uso di coperchi in fibra di vetro rinforzata è considerato nei singoli casi dalla Società. 5 6 Altre strutture 5.1 Locale apparato motore 5.1.1 Estensione delle strutture dello scafo entro il locale apparato motore Le paratie longitudinali passanti attraverso le intercapedini devono continuare entro il locale apparato motore e devono, per quanto possibile, costituire le paratie longitudinali delle casse per liquidi ivi situate. In ogni caso, l’estensione delle suddette strutture entro il locale apparato motore deve essere compatibile con la forma delle strutture del doppio fondo, dei ponti e dei copertini del locale apparato motore. 5.2 Sistemazione delle aperture 5.2.1 Collegamento a terra Porte d’ingresso, prese d’aria e aperture dei locali di alloggio, dei locali di servizio, delle stazioni di comando e dei locali macchine non possono essere prospicienti la zona del collegamento a terra, a prua o a poppa, per le operazioni di carico e scarico. Essi devono essere ubicati sulle delimitazioni esterne di sovrastrutture e di tughe ad una distanza pari ad almeno il 4% della lunghezza della nave, ma in nessun caso inferiore a 3 m, dalla estremità della sovrastruttura o tuga prospiciente la zona del collegamento a terra a prora o a poppa per le operazioni di carico e scarico. Non è tuttavia necessario che tale distanza sia superiore a 5 m. Finestre e portellini prospicienti la zona del collegamento a terra o sistemati su delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe entro i limiti sopra specificati devono essere di tipo fisso (non apribile). Inoltre, durante le operazioni di carico e scarico di prora e di poppa tutte le porte, tutti i portellini e tutte le altre aperture sulle delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe devono essere tenute chiuse. la Società può consentire deroghe alle suddette prescrizioni nel caso di piccole navi, quando il loro soddisfacimento richieda soluzioni praticamente non realizzabili. Prese d’aria e altre aperture di locali chiusi, diversi da quelli sopra specificati, devono essere protette da spruzzi che potrebbero scaturire da eventuali tubi o collegamenti scoppiati. 5.2.2 Locale dell’ impianto fisso di estinzione incendi a schiuma per il ponte E’ permesso un accesso al locale dell’impianto fisso di estinzione incendi a schiuma per il ponte (comprendente le casse della schiuma e la stazione di comando) entro i limiti specificati in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2], a condizione che la porta di accesso a tale locale sia sistemata a raso con la parete. 5.2.3 Coperchi delle aperture nelle cisterne del carico I coperchi delle aperture nelle cisterne del carico devono essere robusti e in grado di assicurare la tenuta stagna agli idrocarburi e all’acqua. Regolamenti RINA 2005 Allestimento 6.1 Armamento marinaresco 6.1.1 Sistemazioni per il rimorchio d’emergenza Le navi con notazione di servizio oil tanker ESP or FLS tanker di portata lorda maggiore di o uguale a 20000 t devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4]. 7 7.1 Protezione delle strutture metalliche dello scafo Protezione delle cisterne contenenti acqua di mare di zavorra 7.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere esclusivamente acqua di mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente. E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione. La protezione catodica mediante anodi sacrificali può essere utilizzate quando adeguata. 7.2 Protezione mediante pitture a base di alluminio 7.2.1 L’impiego di pitture a base di alluminio non è permesso nelle cisterne del carico, nelle zone del ponte in corrispondenza delle cisterne del carico, nel locale pompe, nelle intercapedini e in ogni altra zona dove i vapori del carico si possono accumulare. 8 8.1 Costruzione e prove Saldature e collegamenti saldati 8.1.1 In Tab 7 sono specificati i coefficienti di saldatura da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2 per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 7 devono essere eseguiti mediante saldature d’angolo continue a cordoni d’angolo. 8.2 Dettagli strutturali speciali 8.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.3] specifiche per le navi con notazione di servizio oil tanker ESP. 155 Parte E, Cap 7, Sez 3 Tabella 7 : Coefficiente di saldatura wF Zona della nave Doppi fondi in corrispondenza delle cisterne del carico Collegamento di paramezzali madieri Paratie (1) (1) 156 rinforzi ordinari Coefficiente di saldatura wF con fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 madieri (paramezzali interrotti) 0,35 fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo 0,35 fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di paratie o dei loro cassonetti inferiori 0,45 paramezzali (madieri interrotti) 0,35 fasciame delle paratie 0,35 o Non richiesto per le navi con caratteristica addizionale di servizio flash point > 60 C Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 SEZIONE 4 1 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Attenuazioni relative a certe notazioni di servizio Le norme seguenti da [2] a [7] forniscono prescrizioni applicabili a navi con notazione di servizio oil tanker, e, quando indicato nelle note relative, le attenuazioni che possono essere accettate per navi di stazza lorda inferiore a 500 ton e per navi con le notazioni di servizio seguenti: • oil tanker, Flashpoint > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, • FLS tanker, Flashpoint > 60 °C. Tali attenuazioni sono riassunte nella Tab 1. 1.1.2 Ulteriori prescrizioni Ulteriori prescrizioni sono contenute in: • [8] per navi con notazione di servizio oil tanker, asphalt carrier, • [9] per navi adibite al trasporto di sostanze inquinanti di categoria D. 1.2 Documenti da inviare 1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti elencati nella Tab 2. 1.3 Abbreviazioni 1.3.1 In questa Sezione è adoperata l’abbreviazione seguente. FP : Punto d’infiammabilità (in °C) Tabella 1 Riferimento al regolamento Notazione di servizio o altre caratteristiche della nave alla quale si applicano le attenuazioni Pompe azionate meccanicamente per sentina, zavorra, ecc. [2.1.4] <500 ton di stazza lorda Possono essere accettate sistemazioni equivalenti Drenaggio delle intercapedini [2.2.5] <500 ton di stazza lorda Permesse pompe a mano Pompe di zavorra [2.3.2] • • • oil tanker, Flashpoint > 60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint > 60 °C Non sono richiesti dispositivi di compensazione dei disallineamenti degli alberi, tenuta ai gas delle tenute sugli alberi e sensori di temperatura Sfoghi d’aria e tubi sonda di spazi diversi dalle cisterne del carico [2.4] • • • oil tanker, Flashpoint > 60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint > 60 °C NA (1) Pompe del carico [3.2.3] [3.2.4] [3.2.5] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint>60 °C Non sono richiesti dispositivi di compensazione dei disallineamenti degli alberi, tenuta ai gas delle tenute sugli alberi e sensori di temperatura Generazione di elettricità statica [3.4.4] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint>60 °C NA (1) Sistemazioni per la caricazione e scaricazione da prora o da poppa [3.4.5] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint>60 °C NA (1) Sfoghi gas delle cisterne del carico [4.2] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint>60 °C vedere Tab 4 Oggetto Regolamenti RINA 2005 Attenuazioni 157 Parte E, Cap 7, Sez 4 Oggetto Riferimento al regolamento Notazione di servizio o altre caratteristiche della nave alla quale si applicano le attenuazioni Attenuazioni Spurghi e degassificazione delle cisterne del carico [4.3] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint>60 °C NA (1) Indicatori di livello delle cisterne del carico [4.4] • • • oil tanker, Flashpoint>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, Flashpoint > 60 °C vedere Tab 4 Lavaggio delle cisterne del carico [4.6] • • FLS tanker, FLS tanker, Flashpoint>60 °C NA (1) Ritenzione di olio a bordo [5.2] • • • oil tanker, asphalt carrier FLS tanker, FLS tanker, Flashpoint>60 °C NA (1) Impianto di controllo e comando degli scarichi d’olio in mare [5.3] • NA (1) • • • oil tanker, con stazza lorda minore di 150 ton oil tanker, Flashpoint>60 °C, e con stazza lorda minore di 150 ton oil tanker, asphalt carrier FLS tanker FLS tanker, Flashpoint > 60 °C • Sistemazioni per lo scarico di acque contaminate [5.4] • • FLS tanker FLS tanker, Flashpoint > 60 °C NA (1) Sorveglianza delle apparecchiature per la prevenzione dell’inquinamento [6.3.2] • • FLS tanker FLS tanker, Flashpoint > 60 °C NA (1) (1) NA significa che le prescrizioni indicate nella seconda colonna della tabella non sono applicabili Tabella 2 : Documenti da inviare No. (1) 158 Descrizione del documento (1) 1 Vista generale del locale pompe del carico con i particolari: • degli attraversamenti delle paratie • dell’impianto di rivelazione di gas • di altri allarmi e sistemazioni di sicurezza 2 Diagramma dell’impianto delle tubolature del carico 3 Diagramma dell’impianto di sfogo gas dalle cisterne del carico con: • indicazione delle posizioni degli sbocchi • particolari delle valvole di pressione/depressione e dei dispositivi per impedire il passaggio di fiamma • particolari degli impianti di drenaggio, se esistenti 4 Schemi degli impianti degli indicatori di livello delle cisterne del carico e dei sistemi di controllo del rigurgito 5 Schema dell’impianto di lavaggio delle cisterne del carico 6 Schema dell’impianto di sentina e zavorra per gli spazi sistemati nella zona del carico 7 Schema dell’impianto di riscaldamento del carico 8 Schemi dell’impianto di gas inerte con i particolari della sua installazione 9 Schema dell’impianto di rivelazione dei gas negli spazi compresi entro il doppio scafo ed il doppio fondo Gli schemi devono anche comprendere, se applicabile, l’impianto di comandi e controlli (locali ed a distanza) e l’impianto d’automazione Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 2 Impianti di tubolature diversi dagli impianti delle tubolature del carico 2.1 Generalità 2.1.1 Materiali (1/7/2002) a) I materiali sono soggetti alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 1, Sez 10. b) La ghisa sferoidale può essere accettata per tubolature di sentina o di zavorra. 2.1.2 Indipendenza degli impianti di tubolature a) Gli impianti di sentina, zavorra ed ombrinali relativi a spazi nella zona del carico: • devono essere indipendenti da qualsiasi impianto di tubolatura relativo a spazi sistemati al di fuori della zona del carico, • non devono essere estesi al di fuori della zona del carico. b) Le pompe di sentina per i locali entro le zone del carico devono essere sistemate nel locale pompe del carico o in un altro locale opportuno nella zona del carico. 2.2.2 Prosciugamento dei locali situati al di fuori della zona del carico Per l’esaurimento della sentina dei locali sistemati al di fuori della zona del carico fare riferimento a Parte C, Cap 1, Sez 10, [6]. Nota 1: Quando le pompe di sentina devono provvedere al solo esaurimento del locale macchine, il diametro interno d, in mm, del collettore principale di sentina può essere inferiore a quello calcolato con la formula in Parte C, Cap 1, Sez 10, [6.8.1]], ma non deve essere, in ogni caso, inferiore a quello calcolato con la seguente formula: d = 35 + 3 L 0 ( B + D ) essendo: L0 : Lunghezza del locale macchine, in m B : Larghezza della nave, in m b) Gli impianti del combustibile liquido devono: • essere indipendenti dall’impianto delle tubolature del carico, • non avere collegamenti con le tubolature relative a cisterne del carico o cisterne residui (slop tanks). D : Altezza di costruzione della nave misurata al ponte delle paratie, in m 2.1.3 Deve essere prestata attenzione a quanto stabilito in Parte C, Capitolo 4 per quanto riguarda il diametro da adottare per la determinazione della capacità delle pompe da incendio Passaggi attraverso cisterne del carico e cisterne residui (slop tanks) a) Eccetto quando altrimenti specificato, le tubolature di sentina, zavorra e del combustibile liquido relative a spazi sistemati al di fuori della zona del carico non devono passare attraverso cisterne del carico o cisterne residui. Esse possono passare attraverso cisterne di zavorra o spazi vuoti sistemati entro la zona del carico. b) Quando esplicitamente permesso, i tubi di zavorra che passano attraverso le cisterne del carico devono soddisfare le prescrizioni seguenti: • devono avere giunti saldati o robustamente flangiati il cui numero deve essere il minimo possibile, • devono avere spessore extra-rinforzato secondo quanto indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 5, • devono essere adeguatamente sopportati e protetti contro i danneggiamenti meccanici. 2.1.4 Pompe Devono essere sistemate, in adatto locale a proravia delle cisterne del carico, una o più pompe azionate da energia meccanica per i servizi di sentina, di zavorra ed eventualmente del combustibile liquido. Nota 1: Per navi cisterna aventi una stazza lorda inferiore a 500 ton, la pompa o le pompe di cui sopra possono essere omesse, purché si provveda ai citati servizi con sistemazioni equivalenti da sottoporre, di volta in volta, all’approvazione della Società. 2.2 In ogni caso la sezione interna del collettore di sentina non deve essere inferiore a due volte quella dei branchetti d’aspirazione della sentina determinata con la formula Parte C, Cap 1, Sez 10, [6.8.3]. 2.2.3 Prosciugamento dei locali pompe a) Nel locale pompe deve essere prevista una sistemazione per l’esaurimento della sentina per mezzo di pompe o di eiettori. Nota 1: Nel caso di navi cisterna aventi una stazza lorda inferiore a 500 ton, l’esaurimento della sentina del locale pompe può essere effettuato con una pompa a mano avente il condotto di aspirazione di diametro non inferiore a 50 mm. b) Per l’aspirazione della sentina dei locali pompe possono essere usate anche le pompe per il carico, o quelle per il prosciugamento delle cisterne, purché: • l’aspirazione di sentina sia munita di valvole conmandate di non ritorno, e • sia sistemata una valvola comandata a distanza sulla tubolatura di collegamento della predetta pompa con la cassa valvole di sentina. c) Il diametro interno dei tubi di aspirazione di sentina deve, in ogni caso, essere non inferiore a 50 mm. d) L’impianto di sentina dei locali pompe del carico deve poter essere comandato dall’esterno. e) L’alto livello della sentina deve attivare un allarme ottico ed acustico nella centrale di controllo del carico e in plancia. Impianti di sentina 2.2.4 2.2.1 Pompe di sentina a) Deve essere sistemata almeno una pompa di sentina per drenare gli spazi sistemati entro la zona del carico. Possono essere adoperate a tale scopo le pompe del carico o le pompe d’esaurimento . Regolamenti RINA 2005 Prosciugamento delle gallerie e dei locali pompe diversi dai locali pompe del carico Devono essere previste sistemazioni per prosciugare le gallerie tubi ed i locali pompe diversi dai locali pompe del carico. Possono essere adoperate per questo servizio le pompe del carico secondo le prescrizioni in [2.2.3], b). 159 Parte E, Cap 7, Sez 4 2.2.5 Prosciugamento delle intercapedini sistemate alle estremità prodiere e poppiere della zona del carico a) Le intercapedini sistemate alle estremità prodiera e poppiera della zona del carico, che non siano destinate ad essere riempite con acqua di zavorra, devono essere munite di sistemazioni per il prosciugamento. b) Le intercapedini poppiere adiacenti al locale pompe del carico possono essere esaurite mediante una pompa del carico in accordo con le prescrizioni in [2.2.3], b) e c), o con eiettori di sentina. c) L’esaurimento della sentina delle intercapedini a proravia delle cisterne del carico può essere effettuato con le pompe di sentina o di zavorra indicate in [2.1.4], o con eiettori di sentina. d) Non è permesso il prosciugamento dell’intercapedine poppiera mediante l’impianto di sentina di macchina. Nota 1: Nelle navi petroliere con una stazza lorda inferiore a 500 ton, le intercapedini possono essere prosciugate mediante pompe a mano con un diametro d’aspirazione non minore di 50 mm. 2.2.6 Prosciugamento delle altre intercapedini o spazi vuoti ubicati nella zona del carico Le altre intercapedini e gli spazi vuoti ubicati nella zona del carico e non destinati ad essere riempiti con acqua di zavorra devono essere muniti di adeguati mezzi d’esaurimento. 2.3 2.3.1 Impianto di zavorra Generalità Nota 1: Le prescrizioni di cui sopra non si applicano alle navi cisterna che hanno una delle notazioni seguenti: • oil tanker, FP > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. 2.3.3 Impianti di pompaggio per le cisterne di zavorra entro la zona del carico a) Gli impianti per la zavorra segregata nella zona del carico devono essere sistemati interamente entro la zona del carico e non devono essere collegati ad altri impianti di tubolature. b) Le cisterne per la zavorra segregata sistemate entro la zona del carico devono avere due impianti. Almeno uno di essi deve essere costituito da una pompa o un eiettore adoperato esclusivamente per la zavorra. 2.3.4 Sistemazioni di pompaggio per intercapedini situate alle estremità prodiera e poppiera degli spazi del carico Se le intercapedini sistemate alle estremità poppiera e prodiera degli spazi del carico possono essere riempite con acqua di zavorra, una pompa di zavorra del locale macchine o nel locale prodiero menzionato in [2.1.4] può essere usata per l’esaurimento, purché: • la tubolatura di zavorra sia collegata direttamente alla detta pompa e non agli impianti di tubolatura dei locali macchine, • la pompa stessa abbia uno scarico diretto fuori bordo indipendente. b) Eccetto quando esplicitamente permesso. gli impianti di zavorra per le cisterne di zavorra segregata devono essere completamente separati dagli impianti del carico e del combustibile liquido. 2.3.5 Scarico della zavorra segregata in emergenza Può essere previsto uno scarico di emergenza della zavorra segregata per mezzo di un collegamento ad una pompa del carico attraverso un branchetto smontabile, purché: • sui collegamenti della zavorra segregata siano sistemate valvole di non ritorno per impedire il passaggio del prodotto petrolifero nelle cisterne di zavorra, e • siano previste valvole di intercettazione per intercettare le tubolature del carico e di zavorra prima che il branchetto smontabile venga rimosso. c) Nelle navi petroliere di stazza lorda uguale a o maggiore di 150 ton, non deve essere normalmente caricata acqua di zavorra in alcuna cisterna del combustibile liquido. Vedere Parte C, Cap 1, Sez 10, [7.1.3]. Il branchetto smontabile deve essere sistemato in una posizione ben visibile nel locale pompe e in prossimità di esso deve essere affisso, in posizione prominente, un cartello permanente che ne limiti l’impiego. a) Ogni nave petroliera per greggio di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 tonnellate ed ogni nave per prodotti di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 tonnellate deve essere munita di cisterne di zavorra segregata. d) Nelle: • navi petroliere per greggio di portata lorda uguale a o maggiore di 20000 tonnellate, • navi per prodotti di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 tonnellate, non deve essere caricata acqua di zavorra nelle cisterne del carico se non in casi eccezionali. 2.3.2 Pompe di zavorra a) Le pompe di zavorra devono essere sistemate nel locale pompe del carico o in uno spazio simile entro la zona del carico non contenente alcuna sorgente di ignizione. b) Se le pompe di zavorra sono sistemate nel locale pompe del carico devono essere soddisfatte le prescrizioni applicabili in [3.2.3] e [3.2.4]. 160 2.3.6 Trasporto di acqua di zavorra nelle cisterne del carico a) Devono essere previsti mezzi per riempire le cisterne del carico con acqua di mare, quando ciò è permesso. Tale acqua di mare deve essere trattata e scaricata adoperando le apparecchiature indicate in [5]. b) Le prese a mare e gli scarichi fuori bordo delle cisterne del carico per quanto riguarda la prescrizione in a) non devono avere collegamenti con l’impianto di zavorra per le cisterne di zavorra segregata. c) Le pompe del carico possono essere utilizzate per pompare acqua di zavorra da o per le cisterne del carico, purché siano sistemate due valvole d’intercettazione per isolare l’impianto del carico dalle prese a mare e dagli scarichi fuori bordo. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 d) Le pompe di zavorra per la zavorra segregata possono essere utilizzate per riempire le cisterne del carico con acqua di mare purché il collegamento sia effettuato sopra il cielo delle cisterne e consista in un branchetto smontabile ed una valvola comandata di non ritorno in modo da evitare l’effetto sifone. 2.3.7 Tubi di zavorra passanti attraverso le cisterne a) Nelle navi petroliere aventi una portata lorda uguale a o maggiore di 600 tonnellate, i tubi di zavorra non devono passare attraverso le cisterne del carico, eccetto per il caso di tubi che soddisfino le prescrizioni in [2.1.3], b). b) Non devono essere adoperati, per compensare le dilatazioni, accoppiatoi a scorrimento quando le tubolature di zavorra passano attraverso le cisterne del carico. Sono esclusivamente permesse curve di dilatazione. 2.3.8 Impianto di zavorra per il gavone di prora nelle navi petroliere (1/7/2001) Il gavone di prora può essere zavorrato utilizzando l'impianto che serve le cisterne del carico entro la zona del carico, a condizione che: a) il gavone sia considerato luogo pericoloso, b) le aperture per lo sfogo gas siano ubicate sul ponte scoperto ad almeno 3 metri di distanza da sorgenti di agnizione, c) siano provvisti mezzi, sul ponte scoperto, per permettere la misurazione della concentrazione di gas infiammabili entro il gavone mediante un idoneo strumento portatile, d) le sistemazioni per il sondaggio sono azionate direttamente dal ponte scoperto. 2.3.9 Impianto integrato del carico e di zavorra (1/1/2004) Le prescrizioni per gli impianti integrati del carico e di zavorra sono contenute in [3.5]. 2.4 Sfoghi d’aria e sonde in spazi diversi dalle cisterne del carico 2.4.1 Applicabilità Le seguenti prescrizioni in [2.4] non si applicano a navi con una delle notazioni di servizio seguenti: • oil tanker, FP > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. 2.4.2 Generalità Gli sfoghi d’aria e tubi sonda negli spazi seguenti: • intercapedini sistemate alle estremità prodiera e poppiera della zona del carico, • cisterne ed intercapedini sistemate entro la zona del carico non destinate al carico, devono essere portati all’aperto. 2.4.3 Sfoghi d’aria Gli sfoghi d’aria indicati in [2.4.2] devono essere sistemati come indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e devono Regolamenti RINA 2005 avere al loro sbocco un dispositivo tagliafiamma facilmente smontabile. 2.4.4 Passaggi attraverso le cisterne del carico Nelle petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 600 ton, gli sfoghi d’aria ed i tubi sonda indicati in [2.4.2] non devono passare attraverso le cisterne del carico, ad eccezione che nei casi seguenti; • brevi tratti di tubolature per le cisterne di zavorra, • tubolature che servono le casse nei doppi fondi della zona del carico, eccetto nel caso di navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 tonnellate, purché siano soddisfatte le prescrizioni in [2.1.3], b). 2.5 Ombrinali 2.5.1 I tubi degli ombrinali non devono passare attraverso le cisterne del carico, eccetto, quando ciò non è possibile, nel caso di brevi tratti di tubi che soddisfino le prescrizioni seguenti: • devono essere di acciaio, • devono essere solamente saldati o uniti con flange robuste il cui numero deve essere ridotto al minimo, • devono essere di spessore rinforzato in accordo con quanto indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 23, colonna 1. 2.6 2.6.1 Impianti di riscaldamento del carico Generalità (1/7/2001) a) Gli impianti di riscaldamento del carico sono soggetti alle prescrizioni pertinenti di cui in Parte C, Cap 1, Sez 10. b) La temperatura del vapore e del fluido riscaldante nella zona del carico non deve superare 220 °C. c) Flange cieche o dispositivi simili devono essere sistemati sui circuiti di riscaldamento installati nelle cisterne che trasportano carichi che non devono essere riscaldati. d) Gli impianti di riscaldamento devono essere progettati in modo che la pressione mantenuta nei circuiti riscaldanti sia maggiore di quella esercitata dal carico. Ciò può non essere applicato ai circuiti di riscaldamento che non sono in servizio, purché essi siano drenati ed intercettati con flange cieche. e) Devono essere previste valvole di intercettazione sui collegamenti d’entrata e d’uscita dei circuiti di riscaldamento delle cisterne. Devono essere previste sistemazioni per permettere la regolazione manuale del flusso. f) I tubi e le serpentine di riscaldamento entro le cisterne devono essere costruite di un materiale compatibile con i prodotti riscaldati e di spessore rinforzato in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 5. Essi devono avere unicamente collegamenti saldati. 2.6.2 Riscaldamento a vapore Al fine di ridurre il rischio di entrate di carico liquido o gassoso entro i locali macchine o caldaie, l’impianto di riscal- 161 Parte E, Cap 7, Sez 4 damento a vapore delle cisterne del carico deve soddisfare una delle prescrizioni seguenti: • essere indipendente dagli altri servizi della nave, eccettuati gli impianti di riscaldamento o raffreddamento del carico senza ritorno del condensato nel locale macchine, o • essere munito di una cassa di osservazione in corrispondenza del ritorno del condensato situata nella zona del carico. Tuttavia tale cassa può essere situata nel locale macchine in zona ben ventilata, lontana dalle caldaie e da altre fonti di ignizione. Il suo sfogo d’aria deve essere portato all’aperto e munito di dispositivo tagliafiamma. 2.6.3 Riscaldamento ad acqua calda Gli impianti ad acqua calda per le cisterne del carico devono essere indipendenti dagli altri impianti. Essi non devono ritornare nei locali macchine a meno che non sia sistemata una cassa d’espansione munita di: • mezzi per la rivelazione di vapori infiammabili, • uno sfogo d’aria portato all’aperto e munito di dispositivo tagliafiamma. 2.6.4 Riscaldamento con olio diatermico Gli impianti di riscaldamento con olio diatermico per le cisterne del carico devono essere costituiti da un sistema secondario separato completamente contenuto nella zona del carico. Tuttavia un unico circuito può essere accettato purché: • l’impianto sia sistemato in modo tale da assicurare una pressione positiva nelle serpentine pari ad una colonna d’acqua di almeno 3 m al di sopra dell’altezza statica del carico quando la pompa di circolazione non è in funzione, • siano previsti nella cassa d’espansione dispositivi per la rivelazione di gas infiammabili; a tale scopo possono essere accettate apparecchiature portatili; • siano previste valvole per le serpentine di riscaldamento individuali con sistema di bloccaggio per assicurare che le serpentine siano in ogni momento sotto pressione statica. 3 Pompe e tubolature del carico 3.1 Generalità 3.1.1 Deve essere sistemato, per il servizio del carico liquido, un impianto completo di pompe e tubolature. Eccetto quando esplicitamente permesso, e precisamente per le stazioni di carico prodiere e poppiere, tale impianto non deve essere esteso al di fuori della zona del carico e deve essere indipendente dagli altri impianti di tubolature di bordo. 3.2 3.2.1 Pompe del carico Numero e sistemazione delle pompe del carico a) Ciascuna cisterna del carico deve avere almeno due sistemi fissi separati per la scaricazione e l’esaurimento. Tuttavia, il secondo sistema può essere costituito da una pompa barellabile per le cisterne munite di pompe sommerse individuali. 162 b) Le pompe del carico devono essere sistemate in: • un locale pompe dedicato, o • sul ponte, o • dentro le cisterne del carico, quando sono appositamente progettate a tale fine. 3.2.2 Impiego delle pompe del carico a) Eccetto per quanto esplicitamente permesso in [2.2] e [2.3], le pompe del carico liquido devono essere impiegate esclusivamente per tale scopo e non devono avere collegamenti con spazi diversi dalle cisterne del carico. b) Se compatibile con le loro prestazioni, le pompe del carico possono essere adoperate come pompe d’esaurimento. c) Se necessario, le pompe del carico possono essere adoperate per lavare le cisterne del carico. 3.2.3 Motori primi delle pompe del carico a) I motori primi delle pompe del carico non devono essere sistemati nella zona del carico, eccetto che nei casi seguenti: • macchine a vapore azionate da vapore con una temperatura non superiore a 220 °C, • motori oleodinamici. b) Non sono permesse nelle cisterne del carico pompe con motori elettrici sommersi. c) Quando le pompe del carico sono azionate da motori sistemati al di fuori del locale pompe del carico, devono essere previste le sistemazioni seguenti: 1) gli alberi di trasmissione devono essere muniti di giunti elastici o altri mezzi atti a mantenere l’allineamento, 2) i passaggi a paratia o a ponte devono essere di tipo stagno ai gas, di tipo approvato dalla Società e muniti di un efficace mezzo di lubrificazione ubicato fuori del locale pompe e devono essere progettati in modo tale da prevenire surriscaldamenti. Le parti costituenti le tenute del passaggio a paratia o a ponte deve essere di un materiale che non dia luogo a scintille, 3) per i cuscinetti dei passaggi a paratia devono essere previsti dei sensori di temperatura. Vedere [3.2.5]. Nota 1: Le prescrizioni di cui sopra si applicano anche alle pompe di zavorra ed alle pompe di esaurimento. Nota 2: Le prescrizioni di cui al punto c) non si applicano a navi con una delle notazioni di servizio seguenti: • oil tanker, FP > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. 3.2.4 Progetto delle pompe del carico a) I materiali adoperati per la costruzione delle pompe del carico devono essere compatibili con i prodotti trasportati. b) Le pompe del carico devono essere munite di valvole automatiche di ritorno dalla mandata all’aspirazione della pompa stessa (by-pass), debitamente regolate in modo da realizzare un circuito chiuso. Tali valvole possono essere omesse nel caso di pompe centrifughe Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 aventi una pressione massima sulla mandata, con la valvola di mandata chiusa, non maggiore di quella di progetto della tubolatura. c) Sensori di temperatura devono essere sistemati sulle casse delle pompe. Vedere [3.2.5]. Nota 1: Le prescrizioni di cui alla voce c) non si applicano a navi con una delle notazioni di servizio seguenti: misure per impedire la generazione di cariche elettrostatiche. 3.3.3 Collegamenti dei tratti di tubolatura I tratti delle tubolature del carico possono essere collegati soltanto mediante giunti saldati o, eccetto quando altrimenti specificato, mediante collegamenti flangiati. oil tanker, FP > 60 °C, 3.3.4 • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. a) Le tubolature per il carico, dove necessario, devono essere provviste di giunti o curve di dilatazione. • 3.2.5 Controlli delle pompe del carico Le pompe del carico devono essere dotate di controlli, come definiti nella Tab 3. 3.2.6 Comandi delle pompe del carico Giunti di dilatazione b) I giunti di dilatazione, compresi quelli a soffietto devono essere di un tipo approvato dalla Società. c) I giunti di dilatazione di materiale non-metallico possono essere accettati unicamente entro le cisterne purché essi siano: Deve essere possibile arrestare le pompe del carico da: • di un tipo approvato, • una posizione al di fuori del locale pompe, e • progettati per resistere alla pressione massima esterna ed interna, • una posizione vicino alle pompe. • elettricamente conduttivi. 3.3 3.3.1 Progetto della tubolatura del carico Generalità a) Eccetto quando altrimenti specificato, le tubolature del carico devono essere progettate e costruite in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10 relative agli impianti di tubolature di: • classe III, per navi con la notazione di servizio oil tanker, • classe II, per navi con notazione di servizio FLS tanker, con l’eccezione dei tubi del carico e degli accessori ad estremità aperta o che siano situati entro le cisterne del carico, per i quali può essere accettata la classe III. b) Per le prove, fare riferimento a [6]. 3.3.2 Materiali (1/7/2002) a) In generale le tubolature del carico devono essere in acciaio o ghisa. d) Nelle navi con notazione di servizio oil tanker, non devono essere adoperati giunti di tipo scorrevole ai fini di permettere la dilatazione quando le tubolature del carico passano attraverso cisterne per zavorra segregata. e) Nelle navi con notazione di servizio FLS tanker, non devono essere adoperati giunti di tipo scorrevole per le tubolature del carico con l’eccezione delle sezioni di tubolatura entro le cisterne del carico servite da dette sezioni di tubolatura. 3.3.5 Valvole con comandi a distanza a) Le valvole con comandi a distanza sono soggette alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.7.3] b) Le valvole sommerse devono essere comandate a distanza. Nel caso vi sia un impianto oleodinamico di comando a distanza, le cassette di azionamento devono essere sistemate al di fuori della cisterna in modo tale da poter permettere i comandi delle valvole in emergenza. b) I terminali dei tubi, le valvole, i giunti e gli altri accessori, ai quali vengono collegate le manichette per l'imbarco e lo sbarco del carico, devono essere di acciaio o di altro idoneo materiale tenace. c) Gli azionatori delle valvole situati all’interno delle cisterne del carico non devono essere azionati con aria compressa. c) La ghisa sferoidale può essere impiegata per le tubolature del carico. 3.3.6 d) La ghisa grigia può essere accettata per le tubolature del carico: • entro le cisterne del carico, e • sul ponte esposto per pressioni fino a 1,6 Mpa. Essa non può essere adoperata per le traverse collegate alle manichette per l'imbarco e lo sbarco del carico, nonché per le valvole ed accessori. e) Possono essere adoperati tubi di plastica alle condizioni indicate in Parte C, Cap 1, App 3. Devono essere prese Regolamenti RINA 2005 Manichette del carico a) Le manichette del carico devono essere di un tipo approvato dalla Società per le condizioni d’uso previste. b) Le manichette sottoposte alla pressione della cisterna o alla pressione di mandata delle pompe devono essere progettate per una pressione di scoppio non minore di 5 volte la pressione massima durante il trasferimento del carico. c) A meno che non sia previsto un sistema di messa a terra in accordo con le prescrizioni in Section 6, la resistenza elettrica delle manichette del carico non deve superare 106 Ω. 163 Parte E, Cap 7, Sez 4 Tabella 3 : Controlli delle pompe del carico Apparecchiatura, parametro Allarme (1) Pompa, pressione alla mandata Indicazione (2) Commenti L • • sulla pompa (3), o vicino alla stazione di comando della scaricazione Cassa della pompa, temperatura (4) H (4) ottico ed acustico, nella stazione di controllo del carico o nella postazione di comando delle pompe Cuscinetti dei passaggi a paratia, temperatura (4) H (4) ottico ed acustico, nella stazione di controllo del carico o nella postazione di comando delle pompe (1) (2) (3) (4) 3.4 H=alto L=basso e vicino al motore primo, se questo è sistemato in un compartimento separato non richiesto per le cisterne con una delle notazioni di servizio seguenti: • oil tanker, FP > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. Sistemazione ed installazione delle tubolature del carico Tubi del carico che passano attraverso cisterne o compartimenti Prevenzione della generazione di cariche elettrostatiche a) Al fine di impedire la generazione di cariche elettrostatiche, i tubi di riempimento devono essere portati il più in basso possibile nella cisterna. a) Le tubolature del carico non devono passare attraverso cisterne o compartimenti sistemati al di fuori della zona del carico. b) I tratti di tubolature del carico ed i loro accessori devono essere collegati elettricamente fra di loro ed allo scafo della nave. 3.4.1 b) Le tubolature del carico e le tubolature similari per le cisterne del carico non devono passare attraverso le cisterne di zavorra eccetto che per tratti di tubi che soddisfino le prescrizioni in [2.1.3], b). c) Le tubolature del carico possono passare attraverso cisterne del combustibile verticali adiacenti alle cisterne del carico purché siano soddisfatte le prescrizioni in [2.1.3], b). 3.4.2 Tubolature del carico che passano attraverso le paratie Le tubolature del carico che attraversano le paratie devono essere sistemate in modo da impedire sollecitazioni eccessive sulla paratia. Non possono essere adoperate flange imbullonate sulle paratie. 3.4.3 Valvole a) Devono essere sistemate valvole d’intercettazione per isolare ciascuna cisterna. b) Deve essere sistemata una valvola d’intercettazione a ciascuna estremità delle traverse del carico. c) Quando una pompa del carico nel locale delle pompe del carico serve più di una cisterna del carico, deve essere sistemata una valvola d’intercettazione nel locale pompe del carico sulla tubolatura che porta a ciascuna cisterna. d) Le valvole principali del carico sistemate nel locale pompe del carico del carico al di sotto del pagliolato del fondo, devono essere comandate a distanza da una posizione al di sopra del pagliolato stesso. 164 3.4.4 Nota 1: Le prescrizioni in [3.4.4] non si applicano alle navi con una della notazioni di servizio seguenti: • oil tanker, FP > 60 °C, • oil tanker, asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C. 3.4.5 Sistemazioni per la caricazione e la scaricazione da prora o da poppa (1/7/2001) Quando la nave è munita di sistemazioni per la caricazione e scaricazione al di fuori della zona del carico devono essere soddisfatte le seguenti prescrizioni: a) la tubolatura al di fuori della zona del carico deve essere munita di una valvola d'intercettazione al suo collegamento con la tubolatura entro la zona del carico e devono essere provvisti mezzi di separazione quali flange cieche o branchetti smontabili o mezzi equivalenti (vedere Nota 1) quando la tubolatura entro la zona del carico non è in uso, Nota 1: I mezzi indicati nella pubblicazione IMO MSC/Circ. 474 sono considerati equivalenti. b) il collegamento a terra deve essere munito di flangia cieca e valvola d'intercettazione, c) i collegamenti dei tubi al di fuori della zona del carico devono essere esclusivamente di tipo saldato, d) devono essere previste sistemazioni per permettere che le tubolature al di fuori della zona del carico siano efficacemente prosciugate e spurgate. Nota 2: Le prescrizioni di cui in [3.4.5] non si applicano a navi con una delle notazioni di servizio seguenti: • oil tanker / FP > 60 °C,, • oil tanker / asphalt carrier, • FLS tanker, FP > 60 °C.. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 3.4.6 cano ai sistemi di comando e di sicurezza delle valvole del carico e di zavorra. Prosciugamento delle pompe e delle tubolature del carico Ogni nave cisterna per la quale sono richieste cisterne di zavorra segregata o munite di impianto di lavaggio col greggio deve soddisfare le prescrizioni seguenti: a) deve essere equipaggiata con tubolature del carico progettate ed installate in modo che sia ridotta al minimo la ritenzione di carico, e b) siano previsti mezzi per prosciugare tutte le pompe del carico e tutte le tubolature del carico al completamento della scaricazione, quando necessario mediante un dispostivo d’esaurimento. I drenaggi dalle tubolature e dalle pompe devono poter essere scaricati a terra e in una cisterna del carico o in una cisterna residui. Per lo scarico a terra deve essere prevista una tubolatura speciale di piccolo diametro con una sezione non superiore al 10% della tubolatura principale di scaricazione e collegata a valle della valvola delle traversa del carico su entrambi i lati, mentre il carico viene scaricato. Vedere Fig 1. Per le navi cisterna con impianto di lavaggio col greggio, fare riferimento anche all’ App 2, [2.4.5]. 3.4.7 Pulizia e degassificazione a) L’impianto delle tubolature del carico deve essere progettato e sistemato in modo da permettere la sua pulizia e degassificazione efficace. b) Le prescrizioni per l’impianto di gas inerte sono date in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5] e Parte C, Cap 4, Sez 13, [15]. Figura 1 : Collegamento della tubolatura di piccolo diametro alla valvola della traversa a terra ponte di coperta s/p p/c= pompa del carico p/c p/c a) i circuiti di arresto di emergenza degli impianti del carico e di zavorra devono essere indipendenti dai circuiti per i sistemi di comando. Una singola avaria nei sistemi di comando o nei circuiti di arresto di emergenza non devono mettere fuori servizio l'impianto integrato del carico e di zavorra; b) l'arresto manuale di emergenza delle pompe del carico deve essere sistemato in modo che esso non possa causare l'arresto dell’unità di potenza mettendo fuori servizio le pompe di zavorra; c) i sistemi di commando devono essere provvisti con una sorgente di energia di sostegno, che può essere realizzata con una alimentazione di energia duplicata dal quadro elettrico principale. L'avaria di una qualunque sorgente di energia deve attivare un allarme acustico ed ottico in qualsiasi posizione in cui sia sistemato il pannello di controllo; d) nel caso di avaria dei sistemi di commando automatico o a distanza, deve essere reso disponibile un secondo sistema di comando per il funzionamento dell'impianto integrato del carico e di zavorra. Ciò può essere realizzato mediante un cavallottamento manuale e/o sistemazioni ridondanti nei sistemi di comando. 4 4.1 locale cisterna pompe del carico tubolatura del carico dalla cisterna residui ( slop tank) 3.5.1 Impianti integrati del carico e di zavorra Prescrizioni operative (1/1/2004) Il funzionamento degli impianti del carico e/o di zavorra può essere necessario, in particolari situazioni di emergenza o nel corso della navigazione, per aumentare la sicurezza delle navi cisterna. Come tali, devono essere adottate misure per impedire che le pompe del carico e di zavorra vadano contemporaneamente fuori servizio a seguito di una singola avaria nell'impianto integrato del carico e di zavorra, compresi i sistemi di comando e di sicurezza. Gli stessi criteri si appli- Regolamenti RINA 2005 Applicabilità 4.1.1 b) Le prescrizioni del presente Articolo [4] si applicano secondo le varie notazioni di servizio in accordo con quanto indicato nella Tab 4. 4.2 3.5 Cisterne del carico ed accessori a) Le prescrizioni del presente Articolo [4] si applicano alle cisterne del carico ed alle cisterne residui (slop tanks). tubolatura di piccolo diametro s/p= pompa di prosciugamento 3.5.2 Caratteristiche di progetto (1/1/2004) Devono essere previste, tra l'altro, le seguenti caratteristiche: Sfoghi gas delle cisterne del carico 4.2.1 Principi Le cisterne del carico devono essere munite di impianti di sfogo gas completamente separati dai tubi di sfogo aria di altri compartimenti della nave. Le sistemazioni e la posizione delle aperture sul ponte delle cisterne del carico, dalle quali può verificarsi l’emissione di vapori infiammabili, devono essere tali da ridurre al minimo la possibilità che i detti vapori infiammabili penetrino in spazi chiusi che contengano fonti di ignizione, oppure che si raccolgano in prossimità di macchinari di coperta e di apparecchiature che possano costituire pericolo di ignizione. 4.2.2 Progetto della sistemazione degli sfoghi gas Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere progettate e funzionare in modo tale da assicurare che le cisterne del carico non siano assoggettate a valori di pressione e vuoto 165 Parte E, Cap 7, Sez 4 superiori a quelli di progetto e devono essere tali da permettere: a) il flusso di piccoli volumi di miscele di vapori di idrocarburi, aria o gas inerte, causato da variazioni termiche in una cisterna del carico, in tutte le condizioni, attraverso valvole di pressione e depressione, e b) il passaggio di grandi volumi di miscele di vapori di idrocarburi, aria o gas inerte, durante le operazioni di caricazione e zavorramento o di scaricazione, c) il rilascio del pieno flusso, attraverso un mezzo alternativo, di vapori, aria o miscele di gas inerte, tale da preve- nire sovrappressioni o depressioni nel caso di avaria dei dispositivi previsti per soddisfare quanto richiesto nel punto b) di cui sopra. In alternativa possono essere installati sensori di pressione per ciascuna cisterna del carico per la quale sono previsti i dispositivi di cui in b). I valori della pressione devono essere segnalati nella centrale di controllo del carico, oppure nella posizione dalla quale vengono normalmente effettuate le operazioni del carico. Nel sistema di segnalazione deve essere inoltre previsto un allarme che venga attivato allorchè all’interno di una cisterna si verificano condizioni di sovrappressione o depressione. Tabella 4 : Prescrizioni applicabili alle cisterne del carico in accordo con le notazioni di servizio Riferimento [4.2] Oggetto sfoghi gas delle cisterne Prescrizioni alternative per le notazioni di servizio alle quali non si applica la norma in riferimento Notazioni di servizio alle quale si applica il riferimento • • oil tanker FLS tanker • • • Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e Parte C, Cap 1, Sez 10, [11]. Gli impianti di sfoghi gas devono essere aperti all’atmosfera ad un’altezza di almeno 760 mm al di sopra del ponte di coperta. (1) Le cisterne possono essere munite di impianto di sfogo gas di tipo aperto munito di dispositivo tagliafiamma. (2) [4.3] spurghi e degassificazione delle cisterne • • oil tanker FLS tanker Nessuna prescrizione [4.4] indicatori di livello delle cisterne • • oil tanker FLS tanker • • [4.5] protezione contro il rigurgito delle cisterne • • • • • oil tanker oil tanker, FP>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker FLS tanker, FP>60 °C [4.6] lavaggio delle cisterne • • • • oil tanker oil tanker, FP>60 °C oil tanker, asphalt carrier FLS tanker and FLS tanker, FP>60 °C quando caricano sostanze simili a prodotti petroliferi come definite in Sez 1, [1.3.10] (1) (2) 166 Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e Parte C, Cap 1, Sez 10, [11]. Le cisterne possono avere indicatori di livello di tipo aperto, quali tubi di sondaggio manuale o indicatori di livello portatili. Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti in [9.2.2] quando vengono trasportate sostanze simili a prodoti petroliferi come definiti in Sez 1, [1.3.10]. Per navi con notazione oil tanker, FP>60 °C che trasportano carichi con temperatura superiore a FP-15 °C, questa altezza deve essere aumentata a 2,4 m. Per navi che hanno al notazione oil tanker, FP>60 °C che trasportano carichi conFP>100°C, il dispositivo tagliafiamma può essere omesso. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 4.2.3 Combinazione degli impianti di sfogo gas a) Le sistemazioni per lo sfogo gas di ciascuna cisterna del carico possono essere indipendenti oppure combinate con quelle di altre cisterne del carico e possono essere incorporate nel sistema di tubolature per il gas inerte. b) Se le sistemazioni per lo sfogo gas sono in comune con quelle di altre cisterne del carico, devono essere previste valvole di intercettazione o altri mezzi equivalenti, per isolare ogni cisterna del carico. Quando vengono installate valvole di intercettazione, devono essere sistemate per le stesse dispositivi di bloccaggio che devono essere sotto il controllo di un ufficiale responsabile della nave. Deve esservi una chiara indicazione visiva dello stato operativo delle valvole o altri dispositivi accettabili. Quando delle cisterne sono state isolate, ci si deve assicurare che le relative valvole d’intercettazione vengano aperte prima dell’inizio della caricazione, dello zavorramento e della scaricazione di tali cisterne. Ogni intercettazione deve comunque permettere il flusso causato dalle variazioni termiche nelle cisterne del carico, in accordo con il comma a) del punto [4.2.2] a). c) Se è prevista la caricazione e lo zavorramento o la scaricazione di una cisterna del carico o di un gruppo di cisterne isolate dall’impianto comune di sfogo gas, detta cisterna o gruppo di cisterne deve essere munita di mezzi per la protezione contro la sovrapressione o depressione come prescritto al comma c) del punto [4.2.2] c). 4.2.4 Sistemazione delle tubolature di sfogo gas Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere collegate al cielo di ciascuna cisterna del carico e devono essere autodrenanti verso le cisterne del carico in tutte le normali condizioni di assetto e sbandamento della nave. Nel caso in cui non sia possibile sistemare tubolature autodrenanti, devono essere previste sistemazioni permanenti per drenare le tubolature di sfogo gas e convogliare i drenaggi in una cisterna del carico. Tappi o mezzi equivalenti devono essere sistemati sulle tubolature a valle delle valvole di sicurezza. 4.2.5 Aperture per il controllo della pressione (1/7/2002) Le aperture per il controllo della pressione prescritte in [4.2.2] a) devono: a) avere la massima altezza possibile rispetto al ponte delle cisterne del carico, allo scopo di ottenere la massima dispersione dei vapori infiammabili; tale altezza non deve essere, in alcun caso, inferiore a 2 m, b) essere sistemate il più distante possibile, ed in nessun caso a meno di 5 m, dalle più vicine prese d'aria ed aperture di spazi chiusi che contengono sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta ed apparecchiature che possano costituire pericolo di ignizione. I verricelli salpancore e le aperture dei pozzi catene costituiscono sorgenti d'ignizione. Regolamenti RINA 2005 4.2.6 Valvole di pressione e depressione (1/7/2002) a) Uno o più dispositivi di rilascio della pressione/depressione devono essere sistemati per impedire che le cisterne del carico siano assoggettate a: 1) una pressione positiva superiore alla pressione di pressatura delle cisterne del carico, se il carico deve essere caricato alla massima portata delle pompe del carico e tutte le altre aperture di scarico sono state lasciate chiuse; e 2) una pressione negativa superiore a 700 mm di colonna d'acqua, qualora il carico dovesse essere scaricato alla massima portata delle pompe del carico e le soffianti dell'impianto di gas inerte dovessero andare in avaria Tali dispositivi devono essere installati sul collettore dell'impianto di gas inerte, a meno che essi non siano installati nell'impianto di sfogo gas richiesto dal presente [4.2] o sulle singole cisterne del carico. b) Le valvole di pressione e depressione devono essere tarate ad un valore di pressione non superiore a 0,021 MPa e ad un valore di depressione non superiore a 0,007 MPa. Valori di taratura più alti, ma non superiori a 0,07 MPa di pressione positiva, possono essere accettati se i dimensionamenti delle cisterne sono adeguati. c) Le valvole di pressione/depressione richieste in [4.2.2] a), quando siano installate sui collettori di sfogo gas oppure all'estremità verticale degli stessi, possono essere provviste di dispositivi per il loro sorpasso. Se tale dispositivo è previsto, devono essere installati idonei indicatori che segnalino se il sorpasso è aperto o chiuso. d) Le valvole di pressione/depressione devono essere di un tipo approvato dalla Società secondo quanto indicato in App 1. e) Le valvole di pressione/depressione devono essere facilmente accessibili. f) Le valvole di pressione/depressione devono essere provviste di un dispositivo di apertura manuale in modo da poter essere bloccate in posizione aperta. Non sono ammissibili dispositivi di blocco in posizione chiusa. 4.2.7 Sbocchi degli sfoghi gas (1/7/2002) Gli scarichi all'aperto degli sfoghi gas per le operazioni di caricazione, scaricazione e zavorramento richiesti in [4.2.2] b) devono: a) assicurare: 1) il libero efflusso di miscele di vapori di idrocarburi, oppure 2) uno strozzamento allo scarico delle miscele di vapori di idrocarburi tale da realizzare una velocità di efflusso non inferiore a 30 m/s, b) essere sistemati in modo tale che la miscela di vapore venga scaricata verticalmente verso l'alto, c) qualora sia impiegato il metodo di libero efflusso delle miscele di vapori di idrocarburi, essere tali che lo sbocco all'aperto sia a non meno di 6 m sopra il ponte delle cisterne del carico, oppure sopra le passerelle prodiera e poppiera se lo sbocco è sistemato entro 4 m dalle passerelle stesse. Devono inoltre essere sistemati ad una distanza non inferiore a 10 m, misurata orizzon- 167 Parte E, Cap 7, Sez 4 talmente, dalle più vicine prese d'aria ed aperture di spazi chiusi che contengano sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta che possono comprendere verricelli salpancore, aperture per pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un pericolo di ignizione, d) qualora sia impiegato il metodo di scarico ad alta velocità di efflusso, essere sistemati ad una altezza non inferiore a 2 m rispetto al ponte delle cisterne del carico e ad una distanza non inferiore a 10 m, misurata orizzontalmente, dalle più vicine prese d'aria ed aperture di spazi chiusi che contengano sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta che possono comprendere verricelli salpancore, aperture per pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un pericolo di ignizione. Tali scarichi all'aperto devono essere provvisti di dispositivi di scarico ad alta velocità di tipo approvato dalla Società, e) essere progettati sulla base della massima portata di caricazione di progetto moltiplicata per un fattore pari ad almeno 1,25, per tener conto dello sviluppo di gas. Ciò allo scopo di impedire che la pressione in qualsiasi cisterna del carico superi la pressione di progetto. Al Comandante della nave devono essere fornite istruzioni circa la massima portata di caricazione ammissibile per ciascuna cisterna e, nel caso di sfoghi gas combinati, per ciascun gruppo di cisterne. f) Le sistemazioni per lo sfogo dei vapori emessi dalle cisterne del carico durante le operazioni di caricazione e di zavorramento devono soddisfare le prescrizioni del presente [4.2] e devono consistere in uno o più collettori verticali o in un certo numero di valvole ad alta velocità di efflusso. Per tale sistema di sfogo può essere utilizzato il collettore di alimentazione del gas inerte. 4.2.8 Valvole ad alta velocità di efflusso a) Le valvole ad alta velocità di efflusso devono essere facilmente accessibili. b) Le valvole ad alta velocità di efflusso per le quali non siano necessari i dispositivi tagliafiamma (vedere [4.2.9]) non devono poter essere bloccate in posizione aperta. 4.2.10 Prevenzione delle risalite di liquidi nell’impianto di sfogo gas a) Devono essere prese precauzioni per impedire la risalita di liquidi nell’impianto di sfogo gas. Fare riferimento a [4.5]. b) L’impianto di sfogo gas delle cisterne del carico non può essere adoperato come impianto rigurgiti. c) Le spill valves non possono essere considerate come equivalenti ad un impianto dei rigurgiti. 4.3 4.3.1 Spurgo e/o degassificazione delle cisterne del carico Generalità a) Devono essere previste sistemazioni per lo spurgo e/o la degassificazione delle cisterne del carico. Tali sistemazioni devono essere tali da ridurre al minimo i rischi dovuti alla dispersione di vapori infiammabili nell’atmosfera ed alla presenza di miscele infiammabili in una cisterna del carico. Pertanto devono essere soddisfatte le prescrizioni in [4.3.2] e [4.3.3], come applicabile. b) Le tubolature di ventilazione/degassificazione, fra i ventilatori e le cisterne del carico, devono essere munite di mezzi, quali branchetti smontabili, che impediscano il riflusso di idrocarburi gassosi attraverso i ventilatori quando essi non sono in uso. c) Gli sbocchi degli scarichi devono essere sistemati ad almeno 10 m, misurati orizzontalmente, dalle prese d’aria più vicine e dalle aperture verso spazi interni nei quali potrebbero essere presenti fonti d’ignizione, nonchè dai macchinari di coperta che possono costituire un pericolo d’ignizione. 4.3.2 Navi provviste di impianto di gas inerte Nel caso di navi provviste di impianto di gas inerte, le cisterne del carico devono essere dapprima spurgate in conformità con quanto prescritto in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5] fino a quando la concentrazione di vapori di idrocarburi nelle cisterne stesse sia stata ridotta a meno del 2% in volume; successivamente la degassificazione può avvenire al livello del ponte delle cisterne del carico. 4.3.3 4.2.9 Prevenzione del passaggio delle fiamme entro le cisterne del carico (1/7/2002) a) Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere munite di dispositivi per impedire il passaggio di fiamma nelle cisterne del carico. La progettazione, le prove e l'ubicazione di detti dispositivi devono soddisfare i requisiti di cui in App 1. Le aperture per la misurazione del livello del carico nelle cisterne non possono essere utilizzate per bilanciare la pressione. Esse devono essere provviste di mezzi di auto-chiusura e di coperchi a chiusura ermetica. Non sono ammessi su dette aperture retine o altri dispositivi tagliafiamma. b) Può essere accettato un dispositivo tagliafiamma integrato nell'impianto di sfogo gas. c) Le reti ed i dispostivi tagliafiamma devono essere progettati per una facile manutenzione e pulizia. 168 Navi sprovviste di impianti di gas inerte (1/7/2002) Nel caso di navi non provviste di impianti di gas inerte, la procedura per lo spurgo e/o la degassificazione delle cisterne del carico deve essere tale che i vapori infiammabili vengano dapprima scaricati: a) attraverso gli scarichi degli sfoghi gas prescritti in [4.2.7], oppure b) attraverso aperture poste ad almeno 2 m di altezza sul livello del ponte delle cisterne del carico, con una velocità di efflusso verticale di almeno 30 m/s, mantenuta durante le operazioni di degassificazione; oppure c) attraverso aperture poste ad almeno 2 m di altezza sul livello del ponte delle cisterne del carico, con una velocità di efflusso verticale di almeno 20 m/s, che siano protette da idonei dispositivi per impedire di passaggio della fiamma. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 Le suddette aperture devono essere ubicate ad una distanza misurata in orizzontale non inferiore a 10 metri dalle più vicine prese d'aria e aperture di spazi chiusi che contengono sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta che possono comprendere verricelli salpancore, aperture per pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un pericolo di ignizione. Quando la concentrazione di vapori infiammabili in corrispondenza delle suddette aperture si sia ridotta al 30% del limite inferiore di infiammabilità, la degassificazione può successivamente essere continuata al livello del ponte delle cisterne del carico. 4.4 4.4.1 Impianto di indicatori di livello delle cisterne del carico b) I dispositivi misuratori di livello e l’impianto di lettura a distanza devono essere di tipo approvato. c) Le aperture per sonde e gli altri dispositivi di misura che potrebbero sviluppare vapori del carico all’atmosfera non devono essere sistemati in spazi chiusi. Definizioni a) Un “dispositivo di misura ad efflusso limitato” è un dispositivo che entra nella cisterna e che, quando in uso, permette che una piccola quantità di vapore o liquido venga rilasciata all’atmosfera. Quando non in uso, il dispositivo deve essere completamente chiuso. Esempio sono i tubi sonda. b) Un “dispositivo di misura chiuso” è un dispositivo che è separato dall’atmosfera della cisterna ed impedisce che il contenuto della cisterna stessa possa essere rilasciato. Esso può: • penetrare nella cisterna, quale un impianto a galleggiare, sonde elettriche, sonde magnetiche o vetri d’osservazione protetti, • non penetrare nella cisterna, per esempio dispositivi a radar o ultrasonici. c) Un “dispositivo di misura indiretto” è un dispositivo che determina il livello di liquido per esempio mediante misuratori di peso o di portata. 4.4.3 Navi cisterna con impianto di gas inerte a) In una nave cisterna con impianto di gas inerte, i dispositivi di misura devono essere di tipo chiuso. b) Sarà oggetto di considerazione speciale l’uso di impianti di misura indiretti. 4.4.4 b) Quando vengono adoperati dispositivi di misura ristretti, devono essere prese precauzioni al fine di: • impedire pericolose sfuggite di liquido o vapore in pressione attraverso il dispositivo, • scaricare la pressione nella cisterna prima che il dispositivo venga adoperato. c) I tubi sonda, quando usati, devono essere muniti di dispositivo di chiusura automatico. 4.5 Protezione contro i sovraccarichi delle cisterne Generalità a) Ciascuna cisterna del carico o cisterna residui (slop tank) deve avere un impianto di indicatori di livello che indichi il livello di liquido per tutta l’altezza della cisterna. Eccetto quando altrimenti specificato, l’indicatore di livello può essere portatile o fisso a lettura locale. 4.4.2 efflusso limitato. Le aperture per sonde possono essere usate unicamente come un mezzo di sondaggio di riserva e devono avere un dispositivo di chiusura stagno. Navi cisterna sprovviste di impianto di gas inerte a) Nelle navi cisterna senza impianto di gas inerte, i dispositivi di misura devono essere di tipo chiuso o ad Regolamenti RINA 2005 4.5.1 Generalità a) Devono essere prese precauzioni per impedire la risalita di liquidi nell’impianto di sfogo gas delle cisterne del carico e delle cisterne residui (slop tanks) fino ad un’altezza che potrebbe superare il battente di progetto delle cisterne stesse. Ciò può essere ottenuto mediante un allarme di alto livello o con un impianto di controllo dei rigurgiti o altri mezzi equivalenti, insieme con dispositivi misuratori di livello e procedure di riempimento del carico. Nota 1: Per navi con notazione di servizio FLS tanker, sono permessi solamente allarmi di alto livello. b) Deve essere lasciato spazio sufficiente al termine del riempimento della cisterna per permettere la libera espansione del carico durante il trasporto. c) Gli allarmi di alto livello, il sistema di controllo dei rigurgiti e le altre sistemazioni indicate in a) devono essere indipendenti dall’impianto di misura indicato in [4.4]. 4.5.2 Allarmi di alto livello a) Gli allarmi di alto livello devono essere di tipo approvato. b) Gli allarmi di alto livello devono dare luogo a segnali ottici ed acustici nella stazione di controllo, se esistente. 4.5.3 Altri mezzi di protezione a) Quando gli impianti degli indicatori di livello, i comandi delle pompe del carico e di zavorra e gli impianti di comando delle valvole sono riuniti in un’unica posizione, le prescrizioni in [4.5.1] possono essere soddisfatte sistemando un indicatore di livello che segnali il termine della caricazione, in aggiunta a quelli richiesti per ciascuna cisterna in [4.4]. Le letture di entrambi gli indicatori devono essere per ciascuna cisterna le più vicine possibile tra di loro e sistemate in modo tale che qualsiasi discordanza fra di esse possa essere facilmente rilevata. b) Qualora una cisterna sia riempita solamente dalle altre cisterne, le prescrizioni in [4.5.1] possono considerrsi soddisfatte. 169 Parte E, Cap 7, Sez 4 4.6 Impianto di lavaggio delle cisterne 4.6.1 Generalità a) Devono essere previsti mezzi adeguati per pulire le cisterne del carico. b) Ogni nave petroliera per greggio con una portata lorda uguale a o maggiore di 20000 tonnellate deve essere munita di un impianto di pulizia delle cisterne del carico che utilizzi il lavaggio con il greggio e che sia in accordo con le prescrizioni in App 2. c) Gli impianti di lavaggio col greggio sistemati su petroliere diverse dalle navi cisterna per greggio con una portata lorda uguale a o maggiore di 20000 tons devono essere in accordo con le prescrizioni in App 2 che riguardano la sicurezza. 4.6.2 Macchinette per il lavaggio a) Le macchinette per il lavaggio delle cisterne devono essere di un tipo approvato dalla Società. b) Le macchinette per il lavaggio devono essere in acciaio o altro materiale elettricamente conduttivo con limitata attitudine a produrre scintille per contatto. 4.6.3 Tubi di lavaggio a) I tubi di lavaggio devono essere costruiti, installati, ispezionati e provati in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, secondo il tipo di fluido di lavaggio impiegato, acqua o greggio. b) I tubi di lavaggio col greggio sono anche soggetti alle prescrizioni in [3.3]. 4.6.4 Impiego di macchinette per il lavaggio con greggio per operazioni di lavaggio con acqua Le macchinette per il lavaggio con greggio possono essere collegate ai tubi di lavaggio con acqua, purchè siano previste sistemazioni d’isolamento, quali una valvola e un branchetto smontabile, per isolare i tubi dell’acqua. 4.6.5 Installazione degli impianti di lavaggio a) Le aperture per la pulizia delle cisterne non possono essere sistemate in spazi chiusi. b) L’installazione completa deve essere permanentemente collegata a massa allo scafo. 5 Prevenzione dell’inquinamento dal carico 5.1 Generalità 5.1.1 Applicabilità (1/7/2001) Eccetto quando specificato altrimenti, le prescrizioni di cui in [5.2] e [5.3] si applicano esclusivamente a navi con notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C di stazza lorda uguale a o superiore a 150 ton. 5.1.2 Prescrizioni per navi cisterna di stazza lorda inferiore a 150 ton Il controllo dello scarico per navi con la notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C di stazza lorda minore di 150 ton deve essere ottenuto mediante ritenzione a bordo dei prodotti petroliferi con conseguente scaricazione 170 dei residui di pulizia contaminati in una stazione di ricezione a terra, a meno che non siano previste installazioni adeguate che assicurino che lo scarico di ogni effluente in mare, quando permesso, sia controllato efficacemente in modo da assicurare che la quantità totale di olio scaricato in mare non superi 1/30000 della quantità totale di quel particolare carico di cui il residuo ha fatto parte. 5.1.3 Deroghe a) le prescrizioni in [5.2] e [5.3] possono essere derogate nei casi seguenti: • navi petroliere impiegate unicamente in viaggi entro 50 miglia dalla costa più vicina e di durata pari a o minore di 72 ore e limitati a rotte fra porti o terminali concordati con la Società, purché le miscele oleose siano ritenute a bordo per susseguente scaricazione in una stazione di ricezione, • navi petroliere che trasportano prodotti soggetti alle prescrizioni del Capitolo 7 che a causa delle loro caratteristiche fisiche impediscano l’efficace separazione del prodotto dall’acqua e relativo controllo, per le quali il controllo dello scarico deve essere effettuato mediante la ritenzione dei residui a bordo con la scaricazione di tutti i residui contaminati del lavaggio in una stazione di ricezione, • le petroliere con notazione di servizio oil tanker, asphalt carrier. b) Qualora, a parere della Società, le apparecchiature indicate in [5.3.1] e [5.3.2] non siano disponibili per il controllo dello scarico di prodotti raffinati (oli bianchi), tali prescrizioni possono essere derogate purché lo scarico sia permesso solamente secondo le procedure applicabili. 5.2 Ritenzione dell’olio a bordo 5.2.1 Generalità Devono essere previsti mezzi adeguati per trasferire i residui della zavorra sporca ed i residui del lavaggio delle cisterne dalle cisterne del carico a una cisterna residui (slop tank) approvata dalla Società. 5.2.2 Capacità delle cisterne residui La sistemazione della cisterna residui o combinazione di cisterne residui deve avere la capacità necessaria a ritenere i residui generati dal lavaggio delle cisterne, i residui oleosi ed i residui di zavorra sporca. La capacità totale della o delle cisterne residui non deve essere inferiore al 3% della capacità di carico di prodotti petroliferi della nave, con l’eccezione che la Società potrà accettare: a) il 2% per quelle navi petroliere nelle quali la sistemazione dell’impianto di lavaggio delle cisterne sia tale che, una volta che la o le cisterne residui siano cariche di acqua di lavaggio, quest’acqua sia sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, quando applicabile, per fornire il fluido di azionamento degli eiettori senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto, b) il 2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata in accordo con Sez 2, [5], o quando l’impianto di pulizia delle cisterne del carico che impieghi greggio per il lavaggio sia sistemato in accordo con le prescrizioni in Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 [4.6]. Tale capacità può essere ulteriormente ridotta all’1,5% per quelle petroliere nelle quali la sistemazione per il lavaggio delle cisterne sia tale che, una volta che la o le cisterne residui siano cariche di acqua di lavaggio, tale acqua sia sufficiente per il lavaggio delle cisterne stesse, e, quando applicabile, per provvedere fluido di azionamento degli eiettori, senza introduzione di ulteriore acqua nell’impianto. Le petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 70000 tonnellate devono avere almeno due cisterne residui. 5.2.3 Progetto delle cisterne residui Le cisterne residui devono essere progettate con particolare considerazione alla posizione delle prese, sbocchi, deflettori o stramazzi, quando sistemati, in modo da impedire l’eccessiva turbolenza e l’intrappolamento di olio o emulsioni nell’acqua. 5.3 5.3.1 Impianti di comando e controllo dello scarico dell’olio Generalità a) Deve essere sistemato un impianto per il comando e controllo dello scarico dell’olio. b) Deve essere previsto un mezzo alternativo azionato manualmente. 5.3.2 Progetto dell’impianto di comando e controllo dello scarico a) L’impianto di comando e controllo dello scarico deve essere di un tipo approvato in accordo con le prescrizioni della Risoluzione A.586(14) dell’IMO. Nota 1: Quando vengono trasportate sostanze simili a prodotti petroliferi (vedere Sez 1, [1.1.1]), devono essere effettuate prove specifiche per dimostrare che l’impianto può controllare le concentrazioni di tali sostanze in accordo con le prescrizioni della Risoluzione A.586 dell’IMO. Se è necessario regolare l’impianto di controllo quando si passa da prodotti petroliferi a sostanze simili a prodotti petroliferi, devono essere provviste informazioni circa le regolazioni da effettuare. b) L’impianto di comando e controllo dello scarico deve essere munito di un dispositivo di registrazione che provveda una registrazione continua dello scarico in litri per miglio marino e la quantità totale scaricata o il contenuto d’olio e la portata di scarico. Deve essere identificabile il tempo e la data della registrazione. c) L’impianto di comando e controllo dello scarico dell’olio deve entrare in funzione quando vi sono scarichi d’effluenti in mare e deve essere tale da assicurare che qualsiasi scarico di miscela oleosa sia bloccato automaticamente quando la portata istantanea di scarico del contenuto di olio supera i 30 litri per miglio marino. d) Qualsiasi avaria all’impianto di comando e controllo deve bloccare lo scarico. 5.3.3 Rilevatori dell’interfaccia olio/acqua Rilevatori efficaci dell’interfaccia olio/acqua approvati dalla Società devono essere previsti per una determinazione rapida ed accurata dell’interfaccia olio/acqua nelle cisterne Regolamenti RINA 2005 residui e devono essere disponibili per l’uso nelle altre cisterne in cui si effettua la separazione dell’olio e dell’acqua e dalle quali si intenda scaricare l’effluente direttamente in mare. 5.4 5.4.1 Sistemazioni di pompaggio, tubolature e scarichi Collettore di scarico In ciascuna petroliera deve essere sistemato sul ponte scoperto in corrispondenza di entrambi i lati della nave un collettore di scarico per il collegamento alla stazione di ricezione per lo scarico dell’acqua sporca di zavorra o delle acque contaminate da sostanze oleose. 5.4.2 Tubolature di scarico In ogni petroliera le tubolature per lo scarico di acqua di zavorra o acqua contaminata da residui oleosi dalle zone delle cisterne del carico al mare, quando permesso, devono portare al ponte scoperto o ai lati della nave al di sopra della linea di galleggiamento in condizioni di zavorra pesante, con l’eccezione che: a) La zavorra segregata e la zavorra pulita possono essere scaricate al di sotto della linea di galleggiamento: • nei porti e nei terminali offshore, oppure • in mare per gravità, purché la superficie dell’acqua di zavorra sia stata esaminata immediatamente prima dello scarico per assicurare che non vi sia stata alcuna contaminazione con sostanze oleose. b) Su ciascuna petroliera in mare, l’acqua di zavorra sporca o l’acqua contaminata dalle cisterne nella zona del carico, diverse dalle cisterne residui possono essere scaricate per gravità al di sotto della linea di galleggiamento, purché sia passato un tempo sufficiente per permettere la separazione fra acqua e sostanze oleose e l’acqua di zavorra sia stata esaminata immediatamente prima dello scarico con un rilevatore dell’interfaccia olio/acqua, come indicato in [5.3.3], al fine di assicurare che l’altezza dell’interfaccia sia tale che lo scarico non porti ad un aumento del rischio di danni per l’ambiente marino. 5.4.3 Arresto della scaricazione Devono essere previsti mezzi per arrestare la scaricazione in mare dell’acqua di zavorra o dell’acqua contaminata da sostanze oleose provenienti dalla zona delle cisterne del carico, diverse da quelle scaricate al di sotto della linea di galleggiamento secondo la prescrizione in [5.4.2], da una posizione sul ponte di coperta o al di sopra di esso situata in modo tale che possano essere osservati visivamente il collettore in funzione indicato in [5.4.1] e lo scarico in mare dalle tubolature indicate in [5.4.2]. Non occorre che siano previsti mezzi per arrestare la scaricazione nella posizione d’osservazione nel caso in cui sia previsto un sistema di comunicazioni efficace, quale un telefono o un impianto radio, fra il punto d’osservazione e la stazione di controllo dello scarico. 171 Parte E, Cap 7, Sez 4 6 Certificazione, ispezioni e prove 6.1 Applicabilità 6.1.1 Le prescrizioni del presente Articolo sono relative alle tubolature del carico ed alle altre apparecchiature sistemate nella zona del carico. Esse sono addizionali rispetto a quelle date in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20] per gli impianti di tubolature. 6.2 6.3.2 Sorveglianza delle apparecchiature per la prevenzione dell’inquinamento Ogni nave con la notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C e con stazza lorda uguale a o superiore a 150 ton deve essere sottoposta ad una visita iniziale prima che la nave entri in servizio per assicurare che le apparecchiature, gli impianti, gli accessori, le sistemazioni e i materiali siano in pieno accordo con le prescrizioni di cui in [4.6] e [5]. Prove in officina 6.2.1 Prove sui materiali Quando richiesto nella Tab 5, i materiali utilizzati per i tubi, valvole ed accessori sono soggetti alle prove richieste in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.3.2]. 7 Organi di governo 7.1 Generalità 6.2.2 Ispezione dei giunti saldati Quando richiesto in Tab 5, i giunti saldati devono essere sottoposti agli esami specificati in Parte C, Cap 1, Sez 10, [3.6] per i tubi di classe II. 7.1.1 In aggiunta alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 11, gli organi di governo delle navi con notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C, di stazza lorda uguale a o maggiore di 10000 ton sono soggette alle prescrizioni del presente Articolo [7]. 6.2.3 Prove idrostatiche a) Quando richiesto in Tab 5, i tubi del carico, le valvole, gli accessori, e le casse delle pompe devono essere sottoposte a prove idrostatiche in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.4]. 7.2 b) Giunti di dilatazione e manichette del carico devono essere sottoposti a prove idrostatiche secondo le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.4]. c) Quando sistemate, le parti a soffietto delle tenute stagne ai gas dei passaggi stagni devono essere provate a pressione. 6.2.4 Prove di tenuta Deve essere controllata la tenuta dei dispositivi seguenti: • passaggi stagni ai gas, • valvole di pressione/depressione e valvole ad alta velocità di efflusso per le cisterne del carico. Progetto degli organi di governo 7.2.1 Tutte le navi cisterna di stazza lorda uguale o superiore a 10000 ton devono, subordinatamente alle prescrizioni in [7.3], soddisfare alle prescrizioni seguenti: a) La macchina di governo principale deve essere realizzata in modo che, nel caso di perdita della capacità di governare dovuta ad una singola avaria in qualsiasi parte di uno degli impianti di azionamento meccanico della macchina di governo principale, ad eccezione della barra, del settore o di altri componenti destinati allo stesso scopo, o del blocco degli azionatori del timone, sia possibile ripristinare la capacità di governare in non più di 45 s dopo la perdita di un impianto di azionamento meccanico; Nota 1: Tali prove possono essere eseguite o in officina o a bordo. b) la macchina di governo principale deve comprendere: 6.2.5 Controllo della taratura delle valvole di sicurezza La taratura della pressione delle valvole di pressione/depressione deve essere controllata prestando particolare attenzione alle prescrizioni in [4.2.6]. 6.2.6 Tabella riassuntiva Le ispezioni e le prove richieste per le tubolature del carico e per le altre apparecchiature sistemate nella zona del carico sono riassunte in Tab 5. 6.3 Prove a bordo 6.3.1 Prove di pressatura a) Dopo l’installazione a bordo le tubolature del carico devono essere controllate per eventuali perdite in condizioni operative. b) Le tubolature adoperate per il lavaggio con olio devono essere sottoposte a prove idrostatiche in accordo con le prescrizioni in App 2, [3.2.1]. 172 1) due impianti di azionamento meccanico separati e indipendenti, ciascuno in grado di soddisfare alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.2.1]; o 2) almeno due impianti identici di azionamento meccanico che, funzionando simultaneamente nelle normali condizioni operative, siano capaci di soddisfare alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.2.1]. Se necessario per soddisfare a questa prescrizione, devono essere sistemate interconnessioni tra i sistemi idraulici di azionamento. Nel caso di perdita del fluido idraulico da un impianto, essa deve poter essere segnalata, e l’impianto in avaria deve poter essere isolato automaticamente in modo che l’altro o gli altri impianti di azionamento rimangano completamente funzionanti; c) macchine di governo diverse da quelle idrauliche devono avere uno standard equivalente. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 Tabella 5 : Ispezioni e prove in officina Prove sui materiali N. 1 Voce Tubi, valvole ed accessori di classe II (vedere [3.3.1]) Y/N (1) Y Tipo del certificato per il materiale (2) • • C quando ND > 100 mm W quando ND ≤ 100 mm (ND = diametro nominale) Ispezioni e prove sui prodotti Durante la fabbricazione (1) Dopo il completamento (1) (3) Tipo del certificato di prodotto (2) Riferimenti [6.2.1] [6.2.1] Y (4) [6.2.2] [6.2.3] Y C 2 3 Giunti di dilatazione e manichette del carico Pompe del carico Y (5) W [6.2.1] N Y [6.2.3] C Y C Y (6) vedere nota (6) [6.2.3] Y C 4 5 6 Tenute stagne ai gas nei passaggi a paratia e a ponte N N Y [6.2.3], [6.2.4] C Valvole di pressione/depressione e ad alta velocità di efflusso delle cisterne del carico Y Dispositivi tagliafiamma N C [6.2.1] [6.2.2] [6.2.3], [6.2.4] Y Y C N Y vedere nota (3) C 7 8 (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) Impianto di comando e controllo dello scarico di sostanze oleose N Rivelatore dell’interfaccia olio/acqua N Y (7) vedere nota (3) C Y (7) vedere nota (3) C Y= richiesto, N= non richiesto C=certificato di classe, W=certificato d’officina comprende il controllo delle caratteristiche regolamentari in accordo con i disegni approvati solamente nel caso di costruzione saldata se metallico deve essere eseguita l’ispezione durante la costruzione secondo un programma approvato dalla Società. può anche essere eseguito a bordo Regolamenti RINA 2005 173 Parte E, Cap 7, Sez 4 7.3 Progetto alternativo per navi di portata lorda inferiore a 100000 tonnellate 7.3.1 Generalità Per le navi cisterna di stazza lorda uguale a o superiore a 10.000 ton, ma aventi portata lorda inferiore a 100.000 t, possono essere accettate soluzioni diverse da quelle stabilite nel precedente [7.2], per le quali non è necessaria l’applicazione del criterio della singola avaria all’azionatore od agli azionatori del timone, purché sia raggiunto uno standard di sicurezza equivalente e purché: a) in caso di perdita della capacità di governare dovuta ad una singola avaria in qualunque parte delle tubolature o in una delle unità di potenza sia possibile ripristinare la capacità di governare in non più di 45 s; e b) quando la macchina di governo comprende un solo azionatore del timone, sia preso in particolare considerazione un metodo di analisi delle tensioni per il progetto che comprenda l’analisi della fatica e l’analisi della meccanica della frattura, come appropriato, i materiali impiegati, la sistemazione di dispositivi di tenuta, il collaudo, le ispezioni ed i provvedimenti per una efficace manutenzione. 7.3.2 Materiali Le parti soggette a pressione interna idraulica o che trasmettono forze meccaniche all’asta del timone, devono essere costruite con materiali tenaci debitamente collaudati e rispondenti a normative riconosciute. I materiali per parti in pressione devono corrispondere a standard riconosciuti per recipienti in pressione. Tali materiali non devono avere un allungamento inferiore al 12% né un carico di rottura per trazione superiore a 650 N/mm2. 7.3.3 c) Tensioni ammissibili Per la determinazione del dimensionamento generale delle parti degli azionatori del timone soggette a pressione interna idraulica, le tensioni ammissibili non devono superare i seguenti valori: • • • • • σm ≤ f σl ≤ 1,5.f σb ≤ 1,5.f σl +σb ≤ 1,5.f σm +σb ≤ 1,5.f essendo: σm : Tensione ideale primaria generale di membrana σl : Tensione ideale primaria locale di membrana σb : Tensione ideale primaria di flessione, f : Il minore fra σB/A e σy/B σB : Valore di specifica del minimo carico unitario di rottura per trazione del materiale alla temperatura ambiente σy : Valore di specifica del minimo carico unitario di snervamento, o carico al quale corrisponde un allungamento permanente dello 0,2%, del materiale alla temperatura ambiente A : uguale a: B a) Pressione di progetto 1) 1,25 volte la massima pressione di esercizio prevista nelle condizioni operative prescritte in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.3.1], 2) la pressione di taratura della valvola o delle valvole di sicurezza. b) Analisi 1) I costruttori degli azionatori dei timoni devono presentare calcoli particolareggiati dimostranti l’idoneità del progetto al servizio previsto. 2) Deve essere eseguita una analisi particolareggiata delle tensioni delle parti in pressione dell’azionatore al fine di determinare le tensioni alla pressione di calcolo. 3) Ove ritenuto necessario a causa della complessità del progetto o dei procedimenti costruttivi, possono essere richieste un’analisi di fatica e un’analisi di meccanica della frattura. In relazione a tali analisi devono essere considerati tutti i carichi dinamici previsti. In dipendenza della complessità del progetto può essere richiesta, in aggiunta o in sostituzione dei calcoli teorici, un’analisi sperimentale delle tensioni. 174 4 per l’acciaio • 4,6 per l’acciaio fuso • 5,8 per la ghisa sferoidale : uguale a: Progetto La pressione di progetto deve essere assunta almeno uguale al maggiore dei seguenti due valori: • • 2 per l’acciaio • 2,3 per l’acciaio fuso • 3,5 per la ghisa sferoidale d) Prova di scoppio 1) Le parti in pressione per le quali non viene richiesta l’analisi di fatica e l’analisi di meccanica della frattura possono essere accettate, a giudizio della Società, in base a una prova di scoppio certificata; in tal caso non è necessario effettuare l’analisi particolareggiata prescritta in [7.3.3], b). 2) La minima pressione di scoppio deve essere calcolata con la seguente formula: σ Ba P b = P ⋅ A ⋅ ------σB essendo: Pb : Pressione minima di scoppio, P : Pressione di progetto, come definita in [7.3.3], a) A : Coefficiente di cui in [7.3.3], c) σBa : Valore effettivo del minimo carico unitario di rottura per trazione del materiale σB : Valore del minimo carico unitario di rottura per trazione del materiale come definito in [7.3.3], c). Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 4 7.3.4 Particolari di costruzione b) Altre prove 1) Devono essere eseguite prove idrostatiche a 1,5 volte la pressione di progetto su tutte le parti soggette a pressione. a) Generalità La costruzione deve essere tale da ridurre al minimo le concentrazioni di tensioni locali. 2) Dopo l’installazione a bordo, l’azionatore del timone deve essere sottoposto ad una prova idrostatica e ad una prova di funzionamento. b) Saldature 1) I particolari di saldatura ed i relativi procedimenti devono essere approvati. 2) Tutti i giunti saldati entro la zona soggetta a pressione di un azionatore del timone o colleganti organi che trasmettono carichi meccanici devono essere a piena penetrazione o di resistenza equivalente. c) Tenute oleodinamiche 1) Le tenute oleodinamiche tra parti non in movimento, che impediscono la fuoriuscita del fluido idraulico in pressione, devono essere del tipo metallo su metallo o di tipo equivalente. 2) Le tenute oleodinamiche tra parti in movimento, che impediscono la fuoriuscita del fluido idraulico in pressione, devono essere duplicate, in modo che l’avaria ad una tenuta non metta fuori servizio l’azionatore. Sistemazioni alternative che diano una protezione equivalente contro le perdite possono essere accettate a giudizio della Società. d) Valvole d’intercettazione In corrispondenza del collegamento dei tubi all’azionatore devono essere sistemate valvole d’intercettazione montate direttamente sull’azionatore. e) Valvole di sicurezza 8 8.1 Prescrizioni aggiuntive per navi con caratteristica addizionale di servizio “asphalt carrier” Applicabilità 8.1.1 Le prescrizioni del presente Articolo si applicano in aggiunta a quelle contenute negli Articoli da [1] a [7], a navi petroliere con caratteristica addizionale di servizio asphalt carrier. 8.2 Prescrizioni aggiuntive 8.2.1 Impianto di riscaldamento a) Le cisterne del carico destinate al trasporto di soluzioni bituminose devono essere dotate di un impianto di riscaldamento in grado di mantenere dette soluzioni allo stato liquido. Devono essere sistemate valvole alle entrate ed alle uscite dell’impianto di riscaldamento. b) Le tubolature del carico ed i relativi accessori, fuori dalle cisterne, devono essere dotati di idonei mezzi di riscaldamento. Fare riferimento a [3.4.7]. Le valvole di sicurezza per la protezione dell’azionatore del timone dalle sovrappressioni, come richiesto in Parte C, Cap 1, Sez 11, [2.2.5], devono soddisfare le seguenti prescrizioni: 8.2.2 Termometri Ogni cisterna del carico deve essere dotata di non meno di due termometri per rilevare la temperatura delle soluzioni bituminose. 1) La pressione di taratura non deve essere inferiore a 1,25 volte la massima pressione di esercizio prevista nelle condizioni di funzionamento prescritte in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.3.1], b), 8.2.3 Coibentazione Le tubolature del carico ed i relativi accessori, fuori dalle cisterne, devono essere adeguatamente coibentati, dove necessario. 2) la minima capacità di scarico delle valvole di sicurezza non deve essere minore della portata totale di tutte le pompe dell’olio che forniscono energia all’azionatore, aumentata del 10%. In tali condizioni l’aumento di pressione non deve superare il 10% della pressione di taratura. A tale riguardo devono essere tenute in considerazione le condizioni ambientali estreme previste in relazione alla viscosità dell’olio. 7.3.5 Ispezioni e prove a) Prove non distruttive L’azionatore del timone deve essere sottoposto ad idonee e complete prove non distruttive intese a rivelare difetti sia superficiali che interni. La procedura e i criteri di accettazione per le prove non distruttive devono essere conformi alle prescrizioni di normative riconosciute. Se ritenuto necessario può essere effettuata, la determinazione della massima entità ammissibile dei difetti applicando un’analisi di meccanica della frattura. Regolamenti RINA 2005 9 9.1 Prescrizioni specifiche per navi con notazione di servizio “FLS tanker” o “FLS tanker, flashpoint >60°C” Applicabilità 9.1.1 Le prescrizioni del presente Articolo, derivate dall’Appendice II della MARPOL 73/78, sono relative alla prevenzione dell’inquinamento da sostanze liquide nocive. Esse si applicano come segue: a) Quando ad una nave è assegnata la notazione di servizio FLS tanker o FLS tanker, flashpoint > 60 °C, le prescrizioni seguenti sostituiscono quelle in [5] relative alla prevenzione dell’inquinamento da sostanze oleose. b) Quando ad una nave sono assegnate entrambe le notazione di servizio oil tanker - FLS tanker, o oil tanker FLS, flashpoint > 60 °C, queste prescrizioni sono aggiuntive a quelle in [5]. 175 Parte E, Cap 7, Sez 4 9.2 il fondo della cisterna. La Fig 2 può essere adoperata per valutare l’adeguatezza dell’apparecchiatura di ventilazione impiegata per ventilare una cisterna di una data altezza. Prescrizioni di progetto 9.2.1 Generalità Le prescrizioni del presente [9.2] si applicano a navi che trasportano sostanze di categoria D (vedere Sez 3, Tab 6). c) L’apparecchiatura di ventilazione deve essere sistemata in corrispondenza dell’apertura della cisterna più vicina al pozzetto della cisterna stessa o al punto d’aspirazione. 9.2.2 Apparecchiature di ventilazione a) Se i residui sono rimossi dalle cisterne del carico mediante ventilazione, devono essere sistemate apparecchiature di ventilazione in accordo con le prescrizioni seguenti. d) Quando possibile, l’apparecchiatura di ventilazione deve essere posizionata in modo che il getto d’aria sia diretto verso il pozzetto della cisterna o verso il punto d’aspirazione e che sia impedito per quanto possibile che il getto d’aria colpisca le strutture della cisterna. Nota 1: Le procedure di ventilazione possono essere applicate solamente per quelle sostanze che hanno una pressione di vapore superiore a 5.103 Pa a 20 °C. b) Le apparecchiature di ventilazione devono essere in grado di produrre un getto d’aria che possa raggiungere PORTATA MINIMA PER CIASCUNA ENTRATA DI CISTERNA (m 3/ min.) Figura 2 : Portata minima in funzione della profondità di penetrazione del getto 600 500 diametro di entrata =61 cm 400 300 46 cm 200 30 cm 23 cm 100 15 cm 10 20 30 38,1 ALTEZZA DI PENETRAZIONE DEL GETTO ALL’ENTRATA (m) Nota: la profondità di penetrazione del getto deve essere confrontata con l’altezza della cisterna. 176 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 SEZIONE 5 1 1.1 IMPIANTI ELETTRICI Generalità Applicabilità 1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano in aggiunta a quelle contenute in Parte C, Capitolo 2 alle navi petroliere o a quelle con notazione FLS. 1.2 Documentazione da inviare 1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C, Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviata all’approvazione la seguente: a) Piano dei luoghi pericolosi b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche installate nei luoghi pericolosi c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti. 2 2.1 Norme particolari per le navi petroliere adibite al trasporto di liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità inferiore od uguale a 60°C (prova in vaso chiuso) Impianti di alimentazione 2.1.1 Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e di distribuzione dell’energia elettrica: a) a corrente continua: • a due conduttori isolati b) a corrente alternata: • monofase a due conduttori isolati • trifase a tre conduttori isolati. 2.1.2 Non sono ammessi impianti con collegamento a massa e ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a soddisfazione della Società: a) impianti di protezione catodica a corrente impressa b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come i sistemi di avviamento e di accensione dei motori a combustione interna, purché qualsiasi possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente di circolazione non superi 30 mA nelle condizioni più sfavorevoli. 2.1.3 Non sono ammessi impianti a massa senza ritorno attraverso lo scafo salvo: Regolamenti RINA 2005 a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa ed a soddisfazione della Società, b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a non più di 5 A; o c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario connesso a massa, purché qualunque possibile corrente di scafo risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; o d) impianti di potenza in corrente alternata a tensione pari o superiore a 1,000 V valore efficace (tra le fasi) purché qualunque possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a tale scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a spazi lontani dei locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati. 2.1.4 Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in tensione di sistemi di distribuzione isolati eccetto che: a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento b) attraverso componenti usati per la soppressione delle interferenze nei circuiti radio. 2.2 Dispositivi per la verifica dello stato di isolamento verso massa 2.2.1 I dispositivi per il controllo continuo dello stato di isolamento verso massa di tutti i sistemi di distribuzione, devono anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a sicurezza intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi pericolosi o che attraversano tali luoghi. I dispositivi devono fornire una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in una postazione presidiata, in caso di livello di isolamento eccessivamente basso. 2.3 Ventilazione meccanica dei luoghi pericolosi 2.3.1 I motori elettrici dei ventilatori per la ventilazione di locali pericolosi devono essere sistemati esternamente alle condotte di ventilazione. 2.3.2 A soddisfazione della Società, possono essere ubicati entro le condotte di ventilazione i motori dei ventilatori purché siano di tipo certificato di sicurezza e siano provvisti di una custodia addizionale (avente grado di protezione almeno IP 44) che impedisca al flusso d’aria entro la condotta di colpire direttamente la custodia del motore. 177 Parte E, Cap 7, Sez 5 2.3.3 I materiali utilizzati per i ventilatori e le loro casse devono essere in accordo con quanto specificato in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.4]. 2.4 3 Precauzioni per gli impianti elettrici 3.1 2.4.1 Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o vapori Norme particolari per le navi petroliere adibite al trasporto di liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C Prodotti non riscaldati e prodotti riscaldati ad una temperatura inferiore di almeno 15° C dal loro punto di infiammabilità Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a soddisfazione della Società, che gas o vapori possano passare da un locale pericoloso ad un altro locale attraverso le aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le loro condotte. 3.1.1 Per gli impianti di alimentazione e per i dispositivi per la verifica dello stato di isolamento a massa si applicano le prescrizioni di cui in [2.1] e [2.2]. 2.5 3.1.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 2 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi 3.2 2.5.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. 2.5.2 Le apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza devono avere al minimo il gruppo di esplosione IIA e la classe di temperatura T3 nel caso di navi adibite al trasporto di greggio o altri prodotti petroliferi. Altre caratteristiche potrebbero essere necessarie per prodotti pericolosi diversi dai suddetti. 2.5.3 I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti sorgenti di pericolo) aventi aperture dirette, comprese quelle per la ventilazione su un qualsiasi luogo pericoloso, devono essere considerati luoghi pericolosi allo stesso modo dello spazio verso cui è posizionata l’apertura. Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso. Nota 1: Per le aperture, gli accessi e le condizioni di ventilazione che possono avere influenza sull’estensione dei luoghi pericolosi, vedere la Pubblicazione IEC 60092-502. 178 Prodotti riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro punto di infiammabilità 3.2.1 Per gli impianti di alimentazione ed i dispositivi per la verifica dello stato di isolamento a massa si applicano le prescrizioni di cui in [2.1] e [2.2]. 3.2.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 3 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. 3.3 Prodotti riscaldati ad una temperatura superiore al loro punto di infiammabilità 3.3.1 Si applicano le prescrizioni di cui in [2]. 4 4.1 Norme particolari per le navi cisterna FLS Generalità, luoghi pericolosi e tipi di apparecchiature 4.1.1 Si applicano le prescrizioni di cui in Cap 8, Sez 10. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità inferiore od uguale a 60°C (1/7/2003) Luoghi pericolosi Zona 0 Zona 1 Spazi N° 1 2 Apparecchiature elettriche Descrizione L’interno delle cisterne del carico, le cisterne per residui (slop tanks), qualsiasi tubolatura per il controllo della pressione delle cisterne del carico o altri impianti di sfogo gas per le cisterne del carico e le cisterne residui, le tubolature e gli impianti contenenti il carico o che sviluppano gas o vapori infiammabili. a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); Spazi vuoti al di sopra, al di sotto o adiacenti a cisterne o depositi strutturali per il carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per l’utilizzo nella Zona 0. b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e); e) cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. Zona 1 3 Stive contenenti le cisterne o i depositi indipendenti per il carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso; e) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società; f) Regolamenti RINA 2005 cavi elettrici attraversanti detti locali. 179 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N° 4 Apparecchiature elettriche Descrizione Intercapedini e cisterne di zavorra permanenti (per esempio zavorra segregata) adiacenti alle cisterne del carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e); e) cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. In compartimenti che possono essere riempiti con acqua di mare (p.e. cisterne di zavorra permanente) devono essere impiegati tubi di materiale resistente alla corrosione che forniscano una adeguata protezione meccanica. Zona 1 5 Locali pompe del carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto g); e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione. L’impianto di illuminazione normale deve essere interbloccato con la ventilazione in modo che esso non possa essere messo in funzione senza ventilazione. Un guasto dell’impianto di ventilazione non deve causare la perdita dell’illuminazione. L’impianto di illuminazione di emergenza, se previsto, non deve essere interbloccato; f) indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di sicurezza (p.e. per l’allarme generale, per l’allarme di immissione dell’agente estinguente, ecc.); g) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas. h) cavi elettrici diversi da quelli di alimentazione degli apparecchi di illuminazione e da quelli dei circuiti a sicurezza intrinseca se è necessario che attraversino il locale pompe del carico. Essi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunti stagni ai gas. 180 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N° 6 Apparecchiature elettriche Descrizione Locali chiusi o parzialmente chiusi, immediatamente sovrastanti le cisterne del carico (p.e. spazi di interponte) o aventi paratie in prosecuzione verso l’alto di paratie di cisterne del carico, a meno che non siano protette da una lamiera diagonale a soddisfazione della Società. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; e) cavi elettrici attraversanti detti locali; f) Zona 1 7 Locali chiusi o parzialmente chiusi immediatamente sovrastanti i locali pompe o le intercapedini verticali adiacenti alle cisterne del carico, se non separati da un ponte stagno ai gas e ventilati in maniera adeguata. negli spazi di interponte immediatamente sovrastanti le cisterne del carico, qualsiasi apparecchiatura elettrica diversa da quella di cui ai punti (a), (b), (c) e (d), purché sia ubicata entro un compartimento: • ventilato meccanicamente in modo adeguato, • accessibile solamente dal ponte sovrastante, • il cui pavimento sia separato dalle cisterne del carico da una intercapedine, • le cui delimitazioni siano stagne agli idrocarburi ed ai gas rispetto alle intercapedini ed agli spazi di interponte. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; e) cavi elettrici attraversanti detti locali. Regolamenti RINA 2005 181 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N° 8 Apparecchiature elettriche Descrizione Locali diversi dalle interca- a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; pedini adiacenti alle b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); cisterne e sottostanti il c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, cielo di queste (p.e. cofani, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circorridoi di passaggio e cuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o stive) così come i doppi generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme fondi e le gallerie sottorelative. stanti le cisterne del carico. d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto f); e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; f) Zona 1 182 9 Spazi sul ponte scoperto o entro locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m da qualunque apertura delle cisterne del carico (portelli delle cisterne, portellini di visita, aperture per il lavaggio delle cisterne, aperture per il sondaggio delle cisterne, tubi sonda ecc.), valvole dei collettori del carico, valvole del carico, flange sulle tubolature del carico, ingressi e scarichi della ventilazione dei locali pompe del carico e di altri locali pericolosi chiusi ed aperture per il controllo della pressione nelle cisterne del carico previste per permettere il flusso di piccoli volumi di gas o vapori causato da variazioni termiche. cavi elettrici attraversanti detti locali; tali attraversamenti costituiranno oggetto di particolare considerazione da parte della Società, eccetto quelli relativi a cavi associati ad apparecchiature a sicurezza intrinseca. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria "ib" incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d); e) apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p); f) apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e); g) apparecchiature certificate incapsulate Ex(m); h) apparecchiature certificate a riempimento di sabbia Ex(q); i) apparecchiature certificate a protezione speciale Ex(s); j) cavi elettrici attraversanti detti spazi. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Spazi Apparecchiature elettriche N° Descrizione Zona 1 10 Spazi sul ponte scoperto, o locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto sopra ed in prossimità delle aperture degli scarichi degli sfoghi per il passaggio di grandi volumi di miscele di gas o vapori durante le operazioni di caricazione e zavorramento o durante la discarica, entro un cilindro verticale di altezza illimitata avente raggio di 6 m centrato in corrispondenza del centro dello scarico, ed entro una semisfera avente raggio di 6 m al di sotto dello scarico. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. Zona 1 11 Luoghi su ponti scoperti o entro spazi parzialmente chiusi su ponti scoperti entro 1,5 m dagli accessi al locale pompe del carico, dalle aperture di ventilazione del locale pompe del carico, dalle aperture delle intercapedini o altri spazi di Zona 1. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. Zona 1 12 Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. Spazi su ponti scoperti entro 3 m dalle mastre antispandimento sistemate attorno ai collegamenti del collettore del carico. Zona 1 13 Spazi sul ponte scoperto sopra a tutte le cisterne ed a tutti i depositi del carico (comprese tutte le cisterne di zavorra entro la zona delle cisterne e dei depositi per il carico) dove le strutture limitano la ventilazione naturale ed estesi per tutta la larghezza della nave più 3 m sia avanti la paratia più a prora delle cisterne del carico che addietro la paratia più a poppa delle cisterne del carico, fino ad una altezza di 2,4 m sopra il ponte. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9 con l’eccezione che in tali spazi sono permesse curve di dilatazione. Zona 1 14 Compartimenti per le manichette del carico. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 7. Zona 1 15 Locali chiusi o parzialmente chiusi nei quali sono ubicate le tubolature contenenti carico. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 7. Regolamenti RINA 2005 183 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Zona 2 Spazi N° Descrizione 16 Luoghi che circondano per 1,5 m gli spazi di Zona 1 definiti in 9. Apparecchiature elettriche a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e punti caldi durante il loro normale funzionamento; c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n"); d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettabili dalla Società. Zona 2 17 Aree 4 m oltre il cilindro e 4 m oltre la sfera definiti in 10. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. Zona 2 18 Luoghi su ponti scoperti che si estendono dalle mastre destinate a trattenere gli spandimenti del ponte lontani dai locali alloggio e di servizio e 3 m oltre questi fino ad una altezza di 2,4 m al di sopra del ponte. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. 184 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 Luoghi pericolosi Spazi N° Apparecchiature elettriche Descrizione Zona 2 19 Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. Spazi sul ponte scoperto sopra a tutte le cisterne ed a tutti i depositi per il carico (comprese tutte le cisterne di zavorra entro la zona delle cisterne e dei depositi del carico) dove la ventilazione naturale non è limitata da strutture o altro ed estesi per tutta la larghezza della nave più 3 m sia avanti la paratia più a prora delle cisterne del carico che addietro la paratia più a poppa delle cisterne del carico, fino ad una altezza di 2,4 m sopra il ponte che circondano le aree o gli spazi parzialmente chiusi di Zona 1. Zona 2 20 Locali a proravia delle zone del ponte esposto di cui in 13 e 19, sottostanti il livello del ponte principale, ed aventi un’apertura sul ponte principale o a un livello inferiore a 0,5 m sopra il ponte principale, a meno che: Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. a) gli accessi a tali spazi non siano prospicienti la zona delle cisterne del carico e, unitamente a tutti gli altri accessi a tali locali, compresi le aperture di aspirazione e gli sfoghi per l'impianto di ventilazione, siano situati ad almeno 5 m dalla cisterna per il carico prodiera ed almeno 10 m misurati orizzontalmente da qualunque sbocco delle cisterne per il carico o sbocco di gas o vapori. b) i locali siano meccanicamente ventilati. Regolamenti RINA 2005 185 Parte E, Cap 7, Sez 5 Tabella 2 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C non riscaldati o riscaldati ad una temperatura inferiore di almeno 15°C dal loro punto di infiammabilità Luoghi pericolosi Spazi N° Zona 1 Zona 2 1 2 Apparecchiature elettriche Descrizione All’interno delle cisterne del carico, delle cisterne residui (slop tanks), qualsiasi tubolatura per il controllo della pressione o altro impianto di sfogo gas per le cisterne del carico e quelle per residui, tubi ed apparecchiature contenenti il carico o che sviluppano gas o vapori infiammabili. Locali pompe per il carico. a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia) o Ex(ib); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” o “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) cavi elettrici attraversanti detti spazi. Tali cavi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e punti caldi durante il loro normale funzionamento; c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n"); d) apparecchiature elettriche per atmosfere gas-aria potenzialmente esplosive con modo di protezione per incapsulamento "m". 186 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 5 Tabella 3 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro punto di infiammabilità (1/7/2003) Luoghi pericolosi Spazi N° Zona 0 1 Apparecchiature elettriche Descrizione Cisterne e depositi per il carico e tubolature per il carico. a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. Zona 1 2 Locali pompe del carico. a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza. Zona 1 3 Spazi sul ponte scoperto o entro locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m dalle aperture di accesso o di ventilazione dei locali pompe del carico e di altri locali pericolosi chiusi. a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza. Zona 1 4 Spazi sul ponte scoperto o entro locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m dalle aperture di accesso o di ventilazione dei locali pompe del carico e di altri locali pericolosi chiusi. a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza. Regolamenti RINA 2005 187 Parte E, Cap 7, Sez 6 SEZIONE 6 1 PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 La presente sezione contiene per ciascuna delle notazioni di servizio seguenti: • oil tanker • oil tanker, FP>60 °C • oil tanker, asphalt carrier • FLS tanker • FLS tanker, FP>60 °C le prescrizioni applicabili relative alla protezione contro gli incendi. 1.2 Documenti da inviare 1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti elencati in Tab 1. 2 Prescrizioni generali per zone o spazi pericolosi 2.1 Sorgenti d’ignizione 2.1.1 Le zone o spazi pericolosi non devono contenere: • motori a combustione interna, • turbine a vapore e tubolature di vapore con una temperatura del vapore maggiore di 220 °C, • altre tubolature e scambiatori di calore con una temperatura del fluido maggiore di 220 °C, • qualsiasi altra fonte d’ignizione. 3.1.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”, “oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker, FP>60°C” Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1] devono essere sostituite con le seguenti: a) Le cisterne che contengono carico o residui del carico devono essere segregate dai locali di alloggio e di servizio, locali macchine, casse d’acqua potabile e cambuse mediante intercapedini o altri spazi simili. b) I doppi fondi adiacenti alle cisterne del carico non possono essere usati come casse del combustibile liquido. c) Devono essere previsti mezzi per mantenere eventuali perdite sul ponte lontane dalle zone di alloggio e di servizio. Vedere anche Sez 2, [2]. 3.2 Aperture 3.2.1 Navi con notazione di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” Su navi con notazioni di servizio oil tanker o FLS tanker, le aperture nelle pareti perimetrali devono essere sistemate in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2]. Vedere anche Sez 2, [6]. 3.2.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”, “oil tanker, asphalt carrier” or “FLS tanker, FP>60°C” Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier or FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2] devono essere sostituite con la seguente: Nota 1: Le zone e gli spazi pericolosi sono definiti in Sez 5. Le porte d’accesso, le prese d’aria e le aperture per i locali d’alloggio, i locali di servizio e le stazioni di comando non devono essere prospicienti alla zona del carico. 2.2 Vedere anche Sez 2, [6]. Apparecchiature elettriche 2.2.1 Per l’installazione delle apparecchiature elettriche vedere Sez 5. 3.3 Ventilazione 3.3.1 3 Separazione delle cisterne del carico, aperture e ventilazione 3.1 3.1.1 Separazione delle cisterne del carico Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” Per navi con notazione di servizio “oil tanker” o “FLS tanker”, le zone del carico devono essere separate dagli altri spazi in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1]. Vedere anche Sez 2, [2]. 188 Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” Per le navi con notazione di servizio oil tanker o FLS tanker, la ventilazione dei locali sistemati nelle zone del carico è soggetta alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3] e delle seguenti: a) I locali sistemati nella zona del carico devono essere ventilati efficacemente. Eccetto quando specificato altrimenti, sono permessi sistemi di ventilazione portatili. I ventilatori devono essere di tipo antiscintilla. b) Gli impianti di ventilazione relativi ai locali delle pompe del combustibile liquido e delle pompe zavorra Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, Sez 6 sono soggetti alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1], a). Le prese d’aria devono essere sistemate ad una distanza non inferiore a 3 m dagli scarichi della ventilazione dei locali delle pompe del carico. 3.3.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”, “oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker, FP>60°C” a) Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C destinate unicamente al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa aventi punto d’infiammabilità maggiore di 100 °C, le prescrizioni di cui alla Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3] devono essere sostituite con le seguenti: è soggetta alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.6], e [4.3] della presente Sezione. 4.2.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”, “oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker, FP>60°C” L’installazione di apparecchiature per la rivelazione dei gas su navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C è soggetta a: • Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.6], e [4.3] della presente Sezione, nel caso di trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità uguale a o minore di 100 °C, • I locali sistemati entro la zona del carico devono essere efficacemente ventilati. Eccetto quando altrimenti specificato altrimenti, sono permessi sistemi di ventilazione portatili. • nessuna prescrizione nel caso di trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità superiore a 100 °C. • Il locale delle pompe del carico deve essere ventilato meccanicamente. 4.3 b) Le navi con notazioni di servizio oil tanker, FP> 60 °C, oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C destinate al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità uguale a o minore di 100 °C sono soggette alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3] ed alle prescrizioni seguenti: • gli spazi sistemati entro la zona del carico devono essere ventilati efficacemente. Eccetto quando specificato altrimenti sono permessi sistemi di ventilazione portatili. I ventilatori devono essere del tipo antiscintilla. 4 Impianti del gas inerte, rivelazione e controllo del gas 4.1 Impianti del gas inerte 4.1.1 Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” L’installazione dell’impianto di gas inerte su navi con notazione di servizio oil tanker o FLS tanker è soggetta alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5]. 4.1.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”, “oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker, FP>60°C” Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5], da a) a d), devono essere sostituite con le prescrizioni seguenti: • gli impianti di gas inerte, quando installati, devono essere in accordo con le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 13, [15]. 4.2 Rivelazione del gas 4.2.1 Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” L’installazione delle apparecchiature per la rivelazione del gas su navi con notazioni di servizio oil tanker o FLS tanker Regolamenti RINA 2005 Controllo della concentrazione dei gas di idrocarburi 4.3.1 Deve essere installato un impianto per il controllo continuo della concentrazione dei gas di idrocarburi. Punti di campionatura o testine rivelatrici devono essere sistemate in posizioni opportune al fine di rivelare prontamente perdite potenzialmente pericolose. Una campionatura sequenziale è accettabile quando essa è dedicata esclusivamente al locale pompe, condotte di estrazione incluse, e il tempo di campionatura è ragionevolmente breve. Posizioni idonee possono essere le condotte di estrazione e la parte bassa del locale pompe al di sopra del pagliolato. L'impianto deve dare un allarme se la concentrazione dei gas di idrocarburi supera il 10 % del limite inferiore di infiammabilità (LFL). I segnali di allarme (ottici ed acustici) devono essere previsti nella stazione di controllo del carico e in plancia. Nota 1: Le prescrizioni del presente punto [4.3.1] non si applicano alle FLS tankers non destinate al trasporto di prodotti che generano gas di idrocarburi. In questo caso gli specifici prodotti trasportati devono essere indicati nelle caratteristiche addizionali di servizio in accordo con le disposizioni di cui in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.5]. 5 Impianti d’estinzione incendi 5.1 5.1.1 Impianto idrico antincendio (1/7/2003) a) L’impianto idrico antincendio per navi con notazione di servizio oil tanker, oil tanker, FP>60 °C, oil tanker, asphalt carrier, FLS tanker o FLS tanker, FP>60 °C è soggetto alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 13, [15] Parte C, Cap 4, Sez 13, [7]. b) Devono essere sistemate valvole d’intercettazione sul collettore principale, in corrispondenza della parete frontale del cassero poppiero, in posizione protetta e sul ponte al di sopra delle cisterne, ad intervalli di non più di 40 m, allo scopo di preservare l’integrità del collettore antincendio nel caso di incendio o esplosione. 189 Parte E, Cap 7, Sez 6 5.2 Protezione della zona delle cisterne del carico 5.2.1 Notazione di servizio “oil tanker” Le navi con notazione di servizio oil tanker devono essere provviste di un impianto fisso d’estinzione a schiuma sul ponte in accordo con le prescrizioni di cui alla Parte C, Cap 4, Sez 13, [14] o di un’altra installazione fissa equivalente. Vedere Parte C, Cap 4, Sez 13, [7.1]. 5.2.2 Notazioni di servizio “FLS tanker” o “FLS tanker, FP>60°C” (1/7/2003) Le navi con notazioni di servizio FLS tanker o FLS tanker, FP>60 °C devono essere provviste di un impianto fisso d'estinzione a schiuma sul ponte in accordo con le prescrizioni di cui in [11.3] dell'IBC Code, costruito il 1° luglio 2002 o successivamente, salvo che può essere accettato una portata inferiore di schiuma sulla base degli esiti di prove di funzionamento. Per le FLS tanker provviste di impianto a gas inerte, può essere accettata una quantità di liquido schiumogeno sufficiente per la generazione di schiuma della durata di 20 minuti. Il tipo di schiumogeno da utilizzare è indicato in App 4, Tab 1. Quando sono considerati accettabili liquidi schiumogeni di tipo "regular", sono accettabili impianti di estinzione incendi a schiuma in accordo con le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 13, [14]. Navi aventi notazioni di servizio FLS tanker o FLS tanker, FP>60 °C, costruite prima del 1° luglio 2002 devono essere provviste con un impianto fisso di estinzione incendi a schiuma per il ponte rispondente alle prescrizioni di cui in [5.2.1]. 5.2.3 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C” o “oil tanker, asphalt carrier” Navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C o oil tanker, asphalt carrier devono essere provviste di un impianto fisso d’estinzione a schiuma sul ponte in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13, [14] o con un impianto fisso equivalente ad eccezione dei casi seguenti: • navi di stazza lorda inferiore a 2000 ton, • navi adibite solamente al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità maggiore di 100°C, purché le cisterne del carico siano munite di coperture di boccaporte in acciaio e di dispositivi di chiusura opportuni per tutte le aperture di scarico dei gas per tutte le altre aperture delle cisterne del carico. 5.3 Protezione dei locali pompe del carico 5.3.1 Notazione di servizio “oil tanker” o “FLS tanker” I locali delle pompe del carico delle navi con notazione di servizio oil tanker o FLS tanker devono essere provvisti di un impianto fisso d’estinzione incendi in accordo con Parte C, Cap 4, Sez 7, [8]. 5.3.2 Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C” o “oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker, FP>60°C” I locali pompe del carico di navi con notazione di servizio oil tanker, FP>60 °C o oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C devono essere provvisti di un impianto fisso d’estinzione incendi in accordo con Parte C, Cap 4, Sez 7, [8], eccetto quando il carico è trasportato ad una temperatura inferiore di almeno 15 °C al di sotto del suo punto d’infiammabilità. Tabella 1 : Documenti da inviare No (1) 190 Documento (1) 1 Schema dell’impianto idrico antincendio nella zona del carico 2 Per l’impianto d’estinzione a schiuma nella zona del carico: • schema di sistemazione • relazione di calcolo • specifica del liquido schiumogeno • caratteristiche delle spingarde e delle manichette 3 Per l’impianto d’estinzione incendi nel locale pompe del carico: • schema della sistemazione • relazione di calcolo 4 Disegni della ventilazione naturale e meccanica con l’indicazione di: • prese e scarichi d’aria • numero di ricambi d’aria all’ora • posizione dei comandi dei ventilatori Gli schemi devono anche comprendere, se applicabile, gli impianti di comando e controllo (locale ed a distanza) e gli impianti d’automazione Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 1 APPENDICE 1 1 1.1 DISPOSITIVI PER IMPEDIRE IL PASSAGGIO DI FIAMMA NELLE CISTERNE DEL CARICO Generalità Applicabilità 1.1.1 La presente Appendice è relativa alla progettazione, alle prove, all’ubicazione ed alla manutenzione dei "dispositivi per impedire il passaggio di fiamma nelle cisterne del carico" (nel seguito richiamati semplicemente come "dispositivi") di navi aventi le notazioni di servizio oil tanker o combination carrier, che trasportano greggio e prodotti petroliferi aventi punto di infiammabilità non superiore a 60 °C (prova in vaso chiuso) e tensione di vapore Reid inferiore alla pressione atmosferica, e altri prodotti liquidi che presentano rischi di incendio similari. Essa si applica anche a navi aventi la notazione di servizio FLS tanker che trasportano prodotti infiammabili aventi il suddetto punto di infiammabilità. 1.1.2 Le navi aventi le notazioni di servizio oil tanker, combination carrier o FLS tanker dotate di impianto di gas inerte conforme alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13, [15], devono essere munite di dispositivi che devono soddisfare le norme della presente Appendice ad eccezione di quelle relative alle prove di cui in [4.2.3] e [4.3.3], che non sono richieste. Tali dispositivi devono essere ubicati solamente in corrispondenza delle aperture, a meno che essi non siano stati sottoposti a prova in conformità con quanto previsto in [4.4]. b) aperture destinate ad evitare pressione o vuoto eccessivi durante le operazioni di caricazione, zavorramento e scaricazione (vedere Sez 4, [4.2.2], b)); c) scarichi destinati alle operazioni di degassificazione (vedere Sez 4, [4.3.3]). 1.1.6 I dispositivi devono essere tali da non poter essere sorpassati o bloccati aperti, a meno che essi non siano stati sottoposti, in tali condizioni, alle prove previste in [4]. 1.1.7 La presente Appendice non prende in esame le sorgenti di ignizione quali le scariche elettriche atmosferiche, in quanto mancano informazioni sufficienti alla formulazione di idonei requisiti per i dispositivi stessi. Tutte le operazioni di movimentazione del carico, di pulizia e zavorramento delle cisterne devono essere sospese all’avvicinarsi di una tempesta elettrica. 1.1.8 La presente Appendice non prende in esame la possibilità del passaggio di fiamma da una cisterna del carico ad un’altra su navi petroliere dotate di un impianto di sfogo gas in comune per più cisterne. 1.1.9 Quando è richiesto che le aperture di scarico di impianti di degassificazione su navi cisterna, non munite di impianto di gas inerte, vengano protette con dispositivi, essi devono soddisfare alle norme della presente Appendice, tranne che le prove specificate in in [4.2.3] e [4.3.3] non sono richieste. 1.1.10 Alcune delle prove prescritte in [4] della presente Appendice sono potenzialmente pericolose, ma la presente Appendice non è intesa a formulare prescrizioni di sicurezza per tali prove. 1.1.3 La presente Appendice si applica ai dispositivi per la protezione delle cisterne del carico contenenti greggio, prodotti petroliferi e prodotti chimici infiammabili. Nel caso di trasporto di prodotti chimici, possono essere usati i fluidi di prova previsti in [4]. Tuttavia, i dispositivi per le navi chimichiere adibite al trasporto di prodotti con MESG inferiore a 0,9 mm devono essere provati con fluidi appropriati. 1.2 Definizioni 1.2.1 Premessa Nota 1: Per MESG "Maximum Experimental Safe Gap (Massimo gioco di sicurezza sperimentale)", fare riferimento alla Pubblicazione IEC 79-1. 1.2.2 Agli effetti della presente Appendice, si applicano le definizioni di cui ai seguenti paragrafi. Filtro tagliafiamma 1.1.4 I dispositivi devono essere sottoposti a prove ed ubicati in accordo con la presente Appendice. Un filtro tagliafiamma è un dispositivo per impedire il passaggio di fiamma in accordo con una norma di funzionamento specificata. Il suo elemento tagliafiamma è basato sul principio dell’assorbimento di calore. 1.1.5 I dispositivi sono installati per proteggere: 1.2.3 a) aperture destinate ad evitare pressione o vuoto eccessivi causati da variazioni termiche (vedere Sez 4, [4.2.2], a)); Una rete tagliafiamma è un dispositivo a maglie metalliche per impedire il passaggio di fiamma causata da un incendio o da un’esplosione all’aperto in accordo con una norma di funzionamento specificata. Regolamenti RINA 2005 Rete tagliafiamma 191 Parte E, Cap 7, App 1 1.2.4 Velocità della fiamma La velocità della fiamma è la velocità con la quale la fiamma si propaga in un tubo od in un altro ambiente. 1.2.5 Passaggio di fiamma Passaggio di fiamma è il passaggio della fiamma attraverso un dispositivo. 1.2.6 Valvola ad alta velocità d’efflusso 2) spegnersi. 2.1.3 Allo scopo di impedire il passaggio di fiamma in una cisterna del carico, i dispositivi devono essere in grado di svolgere una o più delle seguenti funzioni: a) permettere ai vapori di attraversare il dispositivo senza passaggio di fiamma e senza ignizione dei vapori sul lato protetto, quando il dispositivo è soggetto a riscaldamento per un determinato periodo di tempo; Una valvola ad alta velocità d’efflusso è un dispositivo atto ad impedire il passaggio di fiamma, consistente in una valvola meccanica che regola la sezione di passaggio dei gas, in funzione della pressione a monte della valvola stessa, in modo tale che la velocità di efflusso non sia inferiore a 30 m/s. b) mantenere l’efflusso dei vapori ad una velocità superiore a quella della fiamma relativa ai vapori stessi, qualunque sia la configurazione geometrica del dispositivo, e senza ignizione dei vapori sul lato protetto, quando il dispositivo è soggetto a riscaldamento per un determinato periodo di tempo; e 1.2.7 c) impedire l’ingresso di fiamma quando all’interno delle cisterne del carico si verificano condizioni di depressione. Valvola di pressione-depressione Una valvola di pressione-depressione è un dispositivo progettato per mantenere la pressione ed il vuoto in un contenitore chiuso entro valori prefissati. Nota 1: Le valvole di pressione/depressione sono dispositivi atti ad impedire il passaggio di fiamma quando progettati e provati in accordo con la presente Appendice. 1.3 Manuale d’istruzioni 1.3.1 Il Costruttore deve fornire una copia del manuale d’istruzioni, che deve essere tenuto a bordo della nave cisterna e deve contenere: a) 2.2 Caratteristiche costruttive 2.2.1 L’involucro esterno o il corpo del dispositivo deve soddisfare ai requisiti di robustezza, resistenza al calore e resistenza alla corrosione simili a quelli relativi alla tubolatura sulla quale esso è installato. 2.2.2 I dispositivi devono essere di costruzione tale da permettere una facile ispezione e rimozione degli elementi interni per la loro sostituzione, pulizia o riparazione. istruzioni per l’installazione; b) istruzioni operative; c) prescrizioni per la manutenzione, compresa la pulizia (vedere [2.3.3]); d) copia dei rapporti del laboratorio indicati in [4.6]; e e) dati delle prove d’efflusso, comprese le portate d’efflusso a pressione positiva e negativa, la sensibilità operativa, la resistenza al flusso e la velocità. 2 Progettazione dei dispositivi 2.1 Principi 2.1.1 In funzione del loro servizio e della loro ubicazione, i dispositivi devono proteggere contro la propagazione di: a) fiamme in movimento; e/o b) fiamme stazionarie di vapori premiscelati a seguito dell’ignizione dei vapori, qualunque ne sia la causa. 2.1.2 Quando vapori infiammabili, uscenti da un’apertura, vengono accesi, si possono verificare le seguenti situazioni: a) con bassa velocità di efflusso dei vapori la fiamma può: 1) propagarsi all’interno; o 2.2.3 Tutte le giunzioni piane del corpo devono essere completamente lavorate di macchina ed avere contatto metallo su metallo adeguato. 2.2.4 L’elemento tagliafiamma deve essere sistemato nel corpo in modo tale che la fiamma non possa passare tra l’elemento ed il corpo stesso. 2.2.5 Tenute elastiche possono essere usate solo se progettate in modo tale che il dispositivo sia ancora in grado di impedire efficacemente il passaggio di fiamma, anche quando esse sono parzialmente o totalmente danneggiate o bruciate. 2.2.6 I dispositivi devono permettere un efficiente drenaggio della condensa senza che la loro efficienza nell’impedire il passaggio di fiamma venga menomata. 2.2.7 I materiali del corpo, dell’elemento tagliafiamma e delle guarnizioni devono essere idonei per le più alte pressioni e temperature alle quali il dispositivo può essere sottoposto sia in condizioni normali che in quelle specifiche di prova al fuoco. 2.2.8 I dispositivi sistemati all’estremità terminale della tubolatura devono essere costruiti in modo tale da dirigere l’efflusso dei vapori verticalmente verso l’alto. 2) stabilizzarsi come se l’apertura fosse un bruciatore; b) con alta velocità di efflusso dei vapori la fiamma può: 1) bruciare ad una certa distanza sopra l’apertura; o 192 2.2.9 I mezzi di fissaggio essenziali per il funzionamento del dispositivo, cioè i bulloni ecc, devono essere protetti contro l’allentamento. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 1 2.2.10 Devono essere previsti mezzi per accertare che le valvole si aprano facilmente senza rimanere in posizione aperta. 2.2.11 I dispositivi nei quali l’arresto della fiamma viene ottenuto mediante il funzionamento di una valvola e che non sono muniti di filtri tagliafiamma (p.e. valvole ad alta velocità di efflusso) devono avere una larghezza della zona di contatto del seggio della valvola non inferiore a 5 mm. 2.2.12 I dispositivi devono essere resistenti alla corrosione, in conformità con quanto previsto in [4.5.1]. 2.2.13 Gli elementi, le guarnizioni e le tenute devono essere di materiale resistente sia all’azione dell’acqua di mare che a quella dei prodotti trasportati. 2.2.14 L’involucro esterno od il corpo devono essere in grado di superare la prova di pressatura idrostatica richiesta in [4.5.2]. 2.2.15 I dispositivi sistemati lungo la tubolatura devono essere in grado di resistere, senza danneggiamenti o deformazioni permanenti, alla pressione interna di detonazione quando sono sottoposti a prova in conformità a quanto previsto in [4.4]. 2.2.16 La progettazione dei dispositivi deve prevedere un controllo di qualità durante la produzione in modo da garantire la corrispondenza delle loro caratteristiche al prototipo sottoposto alle prove previste dalla presente Appendice. 2.3.3 I dispositivi devono essere progettati e costruiti in modo da ridurre al minimo le conseguenze dell’intasamento nelle normali condizioni operative. Il manuale di istruzioni del costruttore deve contenere, per ciascun dispositivo, istruzioni circa i metodi di pulizia e per stabilire quando la pulizia stessa è necessaria. 2.3.4 I dispositivi devono essere in grado di funzionare in condizioni di gelo. I dispositivi muniti di mezzi di riscaldamento tali che la temperatura della superficie possa superare gli 85 °C, devono essere sottoposti alle prove alla massima temperatura operativa. 2.3.5 I dispositivi basati sul mantenimento di una velocità di efflusso minima devono aprirsi in modo da realizzare immediatamente una velocità di efflusso di 30 m/s e devono mantenere almeno tale velocità a tutte le portate e, quando il flusso di gas è interrotto, devono chiudersi in modo da mantenere questa velocità minima fino alla completa chiusura della valvola. 2.3.6 Per le valvole ad alta velocità di efflusso deve essere considerata la possibilità di involontario e dannoso martellamento che può portare al danneggiamento e/o all’avaria delle valvole stesse, al fine di eliminarlo. Nota 1: Per martellamento si intende una rapida completa apertura/chiusura non prevista dal fabbricante durante il funzionamento normale. 2.4 Reti tagliafiamma 2.4.1 Le reti tagliafiamma devono: 2.3 Caratteristiche di funzionamento 2.3.1 I dispositivi devono essere sottoposti alle prove specificate in [4.5] ed essere successivamente in grado di superare le pertinenti prove da [4.2] a [4.4], come appropriato. Nota 1: La prova di resistenza alle fiamme stazionarie specificata in [4.2.3] non è richiesta per dispositivi di estremità da installare solamente allo sbocco all’atmosfera di aperture di cisterne inertizzate. Nota 2: Quando cuffie, cappellotti contro l’ingresso degli agenti atmosferici, deflettori, ecc. sono previsti per i dispositivi ubicati all’estremità degli sfoghi gas, le prove descritte in [4.2] devono essere effettuate con tali accessori in loco. Nota 3: Quando lo scarico all’atmosfera non viene effettuato attraverso un dispositivo ubicato all’estremità dello sfogo gas secondo Nota 2, o attraverso un dispositivo resistente alla detonazione secondo [3.2.2], il dispositivo ubicato lungo la tubolatura deve essere sottoposto a prova specifica, includendo tutti i tubi, raccordi a T, curve, cuffie, cappellotti contro l’ingresso degli agenti atmosferici ecc, che possono essere sistemati tra il dispositivo stesso e l’atmosfera. La prova deve consistere in una prova di resistenza al passaggio di fiamma di cui in [4.2.2] e, se per una data installazione è possibile la permanenza di una fiamma stazionaria in corrispondenza del dispositivo stesso, la prova deve comprendere anche la prova di resistenza alle fiamme stazionarie di cui in [4.2.3]. 2.3.2 Le caratteristiche di funzionamento quali la portata in condizioni sia di pressione che di depressione, la rispondenza operativa, la resistenza dell’efflusso e la velocità devono essere dimostrati mediante idonee prove. Regolamenti RINA 2005 a) essere progettate in modo da non poter essere inserite impropriamente sull’apertura; b) essere saldamente sistemate sull’apertura in modo che la fiamma non possa aggirare la rete stessa; c) essere conformi alle prescrizioni della presente Appendice. La prova specificata in [4.2.3] non è richiesta per le reti tagliafiamma sistemate sulle aperture di entrata aria per depressione, attraverso le quali non possa esservi fuoriuscita di vapori; d) essere protette contro i danneggiamenti meccanici. 2.5 Marcatura dei dispositivi 2.5.1 Su ciascun dispositivo devono essere indicati, con marcatura permanente o su targhetta in acciaio inossidabile o altro materiale resistente alla corrosione fissata in modo permanente, i seguenti dati: a) nome del fabbricante o marchio di fabbrica; b) versione, tipo, modello, od altra designazione data dal fabbricante del dispositivo; c) dimensioni dell’apertura per la quale il dispositivo è approvato; d) posizione di installazione per la quale il dispositivo è stato approvato con l’indicazione della massima o minima lunghezza dell’eventuale tubolatura che può essere sistemata tra il dispositivo e l’atmosfera; e) direzione del flusso dei vapori attraverso il dispositivo; 193 Parte E, Cap 7, App 1 f) indicazione del laboratorio che ha effettuato le prove e del numero del relativo rapporto; e di bordo di raggiungere i dispositivi situati ad una altezza sul ponte superiore a 2 m. g) indicazione che il dispositivo è conforme alle prescrizioni della presente Appendice. 4 3 4.1 Dimensionamento, ubicazione ed installazione dei dispositivi 3.1 Dimensionamento dei dispositivi 3.1.1 Per la determinazione delle dimensioni dei dispositivi, al fine di evitare eccessive pressioni o depressioni nelle cisterne del carico durante le operazioni di caricazione e di scaricazione, si deve effettuare un calcolo delle cadute di pressione. Devono essere tenuti in considerazione i seguenti parametri: a) portata di caricazione e di scaricazione; b) sviluppo di vapori; c) caduta di pressione attraverso i dispositivi, tenendo conto del coefficiente di resistenza; d) caduta di pressione nella tubolatura di sfogo gas; e) pressione di apertura dello sfogo gas nel caso di valvole ad alta velocità di efflusso, e f) massa volumica della miscela satura di aria e vapori di idrocarburi; g) eventuali intasamenti dei filtri tagliafiamma; il calcolo delle cadute di pressione nell’impianto deve essere effettuato considerando il 70% delle caratteristiche nominali. 3.2 3.2.1 Ubicazione ed installazione dei dispositivi Generalità Procedure per le prove di tipo Principi 4.1.1 Le prove devono essere effettuate da un laboratorio riconosciuto dalla Società. 4.1.2 Ciascuna dimensione di ciascun modello di dispositivo deve essere sottoposta alle prove di tipo. Tuttavia, nel caso di filtri tagliafiamma le prove possono essere limitate alla dimensione più piccola, alla dimensione più grande e ad una dimensione intermedia scelta dalla Società. I dispositivi devono avere le stesse dimensioni e le tolleranze più sfavorevoli previste in produzione. Qualora il dispositivo sottoposto alle prove venga modificato nel corso delle prove stesse, le prove devono essere ripetute dall’inizio. 4.1.3 Le prove descritte nel presente Articolo [4] che prevedono l’uso di vapori di benzina (distillato di petrolio senza piombo consistente essenzialmente di composti di idrocarburi alifatici con un punto di ebollizione approssimativamente compreso nel campo 65 °C ÷ 75 °C), di vapori di esano commerciale, o di propano commerciale, come appropriato, sono idonee per tutti i dispositivi che proteggono le cisterne contenenti atmosfere infiammabili dei prodotti ai quali si fa riferimento in Sez 1, [1.1.1]. Quanto sopra non preclude l’impiego di vapori di benzina o di vapori di esano commerciale per tutte le prove indicate nel presente Articolo [4]. 4.1.4 A conclusione delle prove il dispositivo non deve evidenziare danneggiamenti meccanici che compromettano le prestazioni originali. 4.1.5 Prima di iniziare le prove devono essere tarate le seguenti apparecchiature, come appropriato: a) misuratori di concentrazione dei vapori; a) I dispositivi devono essere ubicati allo sbocco all’atmosfera dello sfogo gas, a meno che essi non siano stati sottoposti a prove ed approvati per essere installati lungo la tubolatura. b) b) Dispositivi destinati ad essere installati lungo la tubolatura non possono essere ubicati allo sbocco all’atmosfera, a meno che essi non siano stati anche sottoposti alle prove previste ed approvati per quella posizione. e) dispositivi per la registrazione del tempo. 3.2.2 Dispositivi resistenti alla detonazione Quando vengono installati dispositivi resistenti alla detonazione, come dispositivi ubicati lungo la tubolatura con sbocco all’atmosfera, essi devono essere situati ad una sufficiente distanza dall’estremità terminale aperta della tubolatura stessa, in modo da impedire la possibilità di permanenza di fiamme stazionarie in corrispondenza del dispositivo. 3.2.3 Accesso ai dispositivi Per facilitare la manutenzione, la riparazione e l’ispezione, devono essere previsti mezzi che permettano al personale 194 termometri; c) misuratori di portata; d) misuratori di pressione e 4.1.6 Nel corso delle prove devono essere registrati i seguenti parametri, come appropriato: a) concentrazione di combustibile nella miscela infiammabile; b) temperatura della miscela infiammabile di prova all’entrata del dispositivo e c) portata di miscela infiammabile di prova, quando applicabile. 4.1.7 Il passaggio di fiamma deve essere rilevato registrando, ad esempio, la temperatura, la pressione o l’emissione di luce con idonei sensori sistemati sul lato protetto del dispositivo; in alternativa il passaggio di fiamma può essere registrato su video-nastro. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 1 4.2 Procedure di prova dei filtri tagliafiamma sistemati allo sbocco all’atmosfera 4.2.1 Impianto di prova L’impianto di prova deve consistere in una apparecchiatura per la produzione della miscela esplosiva, un piccolo serbatoio con diaframma, un prototipo del filtro tagliafiamma con flangia di accoppiamento, un sacco di plastica ed una fonte di ignizione in tre posizioni (vedere Fig 1). Impianti di prova diversi possono essere impiegati purché le prove richieste nel presente Articolo [4] possano essere eseguite a soddisfazione della Società. Nota 1: Le dimensioni del sacco di plastica dipendono da quelle del filtro tagliafiamma. Per filtri tagliafiamma normalmente usati sulle navi cisterna, il sacco di plastica può avere una circonferenza di 2 m, una lunghezza di 2,5 m ed uno spessore di 0,05 mm. Nota 2: Al fine di evitare che residui del sacco di plastica ricadano sul dispositivo provato dopo l’ignizione della miscela combustibile/aria, può essere utile montare un telaio grossolano di filo metallico attraverso il dispositivo entro il sacco di plastica. Il telaio deve essere costruito in modo tale da non interferire con il risultato della prova. 4.2.2 Prova di resistenza al passaggio della fiamma La prova di resistenza al passaggio di fiamma deve essere eseguita con le seguenti modalità. a) Il serbatoio, il filtro tagliafiamma ed il sacco di plastica (vedere [4.2.1]) che avvolge il prototipo del filtro devono essere riempiti in modo tale che il loro volume contenga la miscela aria/propano di massima combustibilità (Vedere Pubblicazione IEC - 79/1). La concentrazione della miscela deve essere verificata mediante un appropriato controllo della composizione dei gas nel sacco di plastica. Per le prove da effettuarsi sui dispositivi di cui in [2.3.1] Nota 3, il sacco di plastica deve essere sistemato allo sbocco all’atmosfera. Devono essere previste tre fonti di ignizione lungo l’asse del sacco, una vicina al filtro tagliafiamma, un’altra il più lontano possibile e la terza in posizione intermedia tra le due precedenti. Le tre fonti devono essere accese in successione, due volte in ciascuna delle tre posizioni richieste. La temperatura del fluido di prova deve essere compresa tra 15 °C e 40 °C. b) Nel caso in cui si verifichi passaggio di fiamma, il diaframma sulla cisterna viene rotto dall’esplosione interna e ciò è udibile e visibile dall’operatore in seguito alla fuoriuscita di fiamma. Sensori rivelatori di fiamma, calore e pressione possono essere usati in alternativa al diaframma che scoppia. 4.2.3 dispositivi di cui in [2.3.1] Nota 3, il filtro tagliafiamma deve essere posizionato in modo da riflettere il suo orientamento finale. b) Le fiamme stazionarie devono essere ottenute usando la miscela aria/vapori di benzina di massima combustibilità o la miscela aria/vapori di esano commerciale di massima combustibilità con l’ausilio di una fiamma pilota mantenuta continuamente accesa o di un accendino a scintilla mantenuto continuamente in funzione allo sbocco. Il gas di prova deve essere introdotto a monte del contenitore indicato nella Fig 1. Mantenendo la concentrazione della miscela infiammabile al valore sopra indicato, variando la portata, il filtro tagliafiamma deve essere riscaldato fino a raggiungere la massima temperatura ottenibile sul lato carico del dispositivo. Le temperature devono essere misurate, ad esempio, in corrispondenza del lato protetto della matrice del filtro assorbente il calore della fiamma (o in corrispondenza del seggio della valvola nel caso di prove di valvole ad alta velocità di efflusso eseguite in conformità al punto [4.3]). Si considera raggiunta la massima temperatura ottenibile quando l’aumento di temperatura non supera 0,5 °C al minuto, per un periodo di dieci minuti. Questa temperatura deve essere mantenuta per un periodo di dieci minuti dopo di che si arresterà il flusso e si osserveranno le condizioni. La temperatura del fluido di prova deve essere compresa tra 15 °C e 40 °C. Nel caso in cui non avvenga alcun incremento di temperatura deve essere trovata una più adeguata posizione per il sensore di temperatura, tenendo conto della posizione della fiamma stazionaria, come memorizzata visivamente, durante la prima parte della prova. Devono essere considerate posizioni che richiedono di realizzare piccoli fori nelle parti fisse del filtro. Qualora la modifica della posizione del sensore di temperatura non dia alcun risultato, il detto sensore deve essere sistemato in corrispondenza del lato a valle del filtro vicino alla fiamma stazionaria. Qualora insorgano difficoltà nel realizzare condizioni di temperatura stazionaria (per valori elevati della temperatura stessa) deve essere seguito il seguente criterio: utilizzando il flusso che ha prodotto la temperatura massima durante le precedenti fasi di prova, le fiamme stazionarie devono essere mantenute per un periodo di due ore dal momento in cui si è stabilito il detto flusso. Dopo tale periodo si arresterà il flusso e si osserveranno le condizioni. Durante tale prova non deve verificarsi passaggio di fiamma. Prova di resistenza alle fiamme stazionarie La prova di resistenza alle fiamme stazionarie deve essere effettuata, in aggiunta alla prova di resistenza al passaggio di fiamma, per i filtri tagliafiamma destinati alle aperture attraverso le quali si può prevedere fuoriuscita di vapori infiammabili. a) Può essere impiegato lo stesso impianto di prova di cui in [4.2.1], senza sacco di plastica. Il filtro tagliafiamma deve essere installato in modo che l’efflusso della miscela sia verticale. In questa posizione la miscela deve essere incendiata. Per la prova da effettuarsi sui Regolamenti RINA 2005 4.2.4 Caso in cui una valvola pressione/vuoto è integrata con un filtro tagliafiamma Nei casi in cui una valvola pressione/vuoto è integrata con un filtro tagliafiamma, la prova di resistenza al passaggio di fiamma deve essere effettuata con la valvola pressione/vuoto bloccata aperta. Qualora non vi sia alcun elemento addizionale che assorba calore, integrato nella valvola lato pressione, la valvola stessa deve essere considerata e provata come valvola ad alta velocità di efflusso in conformità a quanto indicato in [4.3]. 195 Parte E, Cap 7, App 1 4.3 Prove delle valvole ad alta velocità d’efflusso impianti di prova appropriati. Impianti diversi possono essere usati purché le prove possano essere eseguite a soddisfazione della Società. 4.3.1 Impianto di prova L’impianto di prova deve essere in grado di fornire le portate richieste. Nelle Fig 2 e Fig 3 sono riportati gli schemi di Figura 1 : Impianto di prova per prova di resistenza al passaggio della fiamma 6 5 4 3 1 2 (1): Diaframma a rottura di plastica (2): Ingresso della miscela esplosiva (3): Serbatoio (4): Dispositivo di arresto della fiamma (5): Sacco di plastica (6): Fonte d’ignizione 196 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 1 Figura 2 : Piano schematico dell’impianto di prova per le valvole ad alta velocità d’efflusso (unicamente prove di resistenza alla fiamme stazionarie) M 1 11 ARIA 13 2 12 10 MISCELA aria/vapori 9 13 15 5 4 3 VAPORI 8 14 N2 VAPORE ACQUEO 6 CONDENSATO BENZINA (1): Ventilatore a velocità variabile (2): Indicatore di portata volumetrica (3): Tubo (diametro=500 mm, lunghezza=30 m) (4): Tubo riscaldato per i vapori (5): Sorpasso dell’aria (6): Evaporatore e serbatoio benzina (7): Sorpasso miscela aria vapori (8): Fluidi estinguenti (9): Valvola automatica di comando e ad azionamento rapido (10): Filtro tagliafiamma a nastro increspato con sensori di temperatura per la protezione dell’impianto di prova (11): Valvola ad alta velocità di efflusso da provare (12): Rivelatore di fiamma (13): Diaframma a rottura (14): Indicatore di concentrazione (15): Serbatoio Regolamenti RINA 2005 197 Parte E, Cap 7, App 1 Figura 3 : Impianto di prova per gli sfoghi gas ad alta velocità d’efflusso ! * ! & " % # ' (1): Fonte di ignizione primaria (2): Fonte di ignizione secondaria (3): Rubinetti (4): Portello di antiesplosione (5): Alimentazione del gas (6): Rivelatore del passaggio di fiamma (7): Registratore grafico (8): Misuratore di flusso (9): Ventilatore (10): Serranda e linea di sorpasso per le basse portate (11): Manometro (12): Analizzatore del gas (13): Valvola ad alta velocità di efflusso da provare 4.3.2 Prova di efflusso La prova di efflusso deve essere effettuata per le valvole ad alta velocità di efflusso usando aria compressa o gas alle predeterminate portate. Devono essere registrati i seguenti parametri: a) la portata. Quando per la prova è usata aria od un gas in luogo dei vapori dei prodotti per i quali il dispositivo è destinato, la portata ottenuta deve essere corretta per riferirla alla massa volumica dei vapori di tali prodotti; b) la pressione prima dell’apertura della valvola. La pressione nella cisterna di prova sulla quale il dispositivo è installato non deve avere un incremento maggiore di 0,01 MPa al minuto; c) la pressione di apertura della valvola; d) la pressione di chiusura della valvola; e) la velocità di efflusso allo sbocco. Essa non deve essere inferiore a 30 m/s per tutto il tempo durante il quale la valvola rimane aperta. 4.3.3 Prove di sicurezza contro il passaggio della fiamma Le seguenti prove di sicurezza contro il passaggio di fiamma devono essere effettuate, tenendo conto di quanto indicato in [2.3.6], impiegando una miscela di vapori di benzina ed aria o di vapore di esano commerciale ed aria che realizza la miscela di massima combustibilità in corri- 198 spondenza del punto di ignizione. Tale miscela deve essere accesa con l’ausilio di una fiamma pilota permanente o di un accendino a scintilla allo sbocco. a) La prova di resistenza al passaggio di fiamma nella quale, invece che benzina o esano, può essere utilizzato propano deve essere effettuata con lo sfogo gas in posizione verticale e poi con lo sfogo gas inclinato di 10° rispetto alla verticale. Per soluzioni particolari dell’impianto di sfogo gas può essere necessaria l’esecuzione di ulteriori prove con lo sfogo gas inclinato in più di una direzione. In ciascuna di queste prove, che devono essere almeno 50, il flusso di miscela deve essere ridotto fino alla chiusura della valvola ed all’estinzione della fiamma. Il lato in depressione di valvole con più funzioni deve essere sottoposto a prova in conformità con quanto previsto in [4.2.2] con la valvola di depressione mantenuta aperta per tutta la durata della prova stessa, allo scopo di accertare l’efficienza del dispositivo installato. b) La prova di resistenza alle fiamme stazionarie deve essere effettuata in conformità a quanto previsto in [4.2.3]. In prosecuzione di questa prova la fiamma sul dispositivo deve essere spenta e quindi, con la fiamma pilota mantenuta accesa, o con un accendino a scintilla in funzione, devono essere fatte uscire, per un periodo di dieci minuti, piccole quantità di miscela di massima combustibilità, mantenendo la pressione a monte della Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 1 valvola al 90% della sua pressione di apertura. Durante il suddetto periodo non deve verificarsi passaggio di fiamma. Per l’esecuzione di questa prova devono essere rimossi tenute o seggi morbidi. 4.4 Impianto e procedure di prova dei filtri tagliafiamma resistenti alle detonazioni installati lungo le tubolature 4.4.1 Il filtro tagliafiamma deve essere installato ad una estremità di un tubo di lunghezza appropriata e dello stesso diametro della flangia del dispositivo. La flangia opposta del dispositivo deve essere collegata a un tubo avente lunghezza pari a dieci volte il diametro del tubo la cui estremità deve essere chiusa con un sacco di plastica od un diaframma. Il tubo deve essere riempito con una miscela aria/propano di massima combustibilità, che deve quindi essere accesa. Deve essere misurata la velocità di propagazione della fiamma vicino al filtro tagliafiamma. Tale velocità deve avere il valore corrispondente alle condizioni di stabile detonazione. Nota 1: Le dimensioni del sacco di plastica devono essere almeno 4 m di circonferenza, 4 m di lunghezza, 0,05 mm di spessore. 4.4.2 Devono essere effettuate tre prove di resistenza alla detonazione, durante le quali non si deve verificare passaggio di fiamma attraverso il dispositivo. Il filtro tagliafiamma non deve risultare danneggiato nè evidenziare deformazioni permanenti in alcuna sua parte. 4.4.3 Impianti di prova diversi possono essere impiegati purchè le prove possano essere eseguite a soddisfazione della Società. Uno schema dell’impianto di prova è riportato in Fig 4. Regolamenti RINA 2005 4.5 Procedure per le prove funzionali 4.5.1 Prova di resistenza alla corrosione Deve essere effettuata una prova di resistenza alla corrosione. In questa prova il dispositivo completo, comprensivo di un tratto del tubo al quale è collegato, deve essere esposto ad uno spruzzo di soluzione di cloruro di sodio al 5%, ad una temperatura di 25 °C per un periodo di 240 ore e fatto quindi asciugare per 48 ore. Può essere effettuata una prova equivalente a soddisfazione della Società. Al termine della prova tutte le parti mobili devono funzionare correttamente e non devono esservi depositi di corrosione che non possano essere eliminati con il lavaggio. 4.5.2 Prova di pressatura idrostatica Sull’involucro esterno o sul corpo di un dispositivo campione deve essere effettuata una prova di pressatura idrostatica in accordo con [2.2.15]. 4.6 Rapporto del laboratorio 4.6.1 Il rapporto del laboratorio deve comprendere: a) disegni dettagliati del dispositivo; b) tipi di prove effettuate. Se vengono provati dispositivi installati lungo le tubolature, devono essere indicate anche le massime pressioni e velocità rilevate durante la prova; c) informazioni specifiche sugli accessori approvati; d) tipi di prodotti per i quali il dispositivo è approvato; e) schemi dell’impianto di prova; f) pressioni di apertura e di chiusura e velocità di efflusso, nel caso di valvole ad alta velocità di efflusso; g) tutte le altre informazioni riportate sul dispositivo di cui in [2.5]. 199 Parte E, Cap 7, App 1 Figura 4 : Impianto di prova dei filtri tagliafiamma installati lungo la tubolatura 4 6 5.2 3 5 5.1 0.1 2 d 0.1 7 1 SEZIONE A- A (1): Ingresso della miscela esplosiva (2): Fonte di ignizione; ignizione entro la miscela non fluente (3): Serbatoio (4): Sistema di misura per la velocità della fiamma di una detonazione stabile (5): Dispositivo tagliafiamma sistemato sulla tubolatura; (5.1): Elemento tagliafiamma; (5.2): Smorzatore dell’onda d’urto (6): Sacco di plastica (7): l/d = 100 200 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 2 APPENDICE 2 1 1.1 PROGETTO DEGLI IMPIANTI DI LAVAGGIO CON PETROLIO GREGGIO essi possono essere assoggettate e devono essere adeguatamente collegate e sopportate. Generalità Applicabilità 1.1.1 La presente Appendice si applica a navi aventi la notazione oil tanker nelle condizioni di cui in Sez 4, [4.6.1]. 1.2 Definizioni 1.2.1 Zavorra all’arrivo Ai fini della presente Appendice, “zavorra all’arrivo” significa zavorra pulita come definita in Sez 1, [1.3.4]. 1.2.2 Zavorra alla partenza Ai fini della presente Appendice, “zavorra alla partenza” significa zavorra di tipo diverso dalla zavorra all’arrivo. 1.3 Manuale operativo e delle apparecchiature 1.3.1 Deve essere inviato alla Società per conoscenza il manuale operativo e delle apparecchiature relativo all’impianto di lavaggio con petrolio greggio. Tale manuale deve contenere almeno le informazioni seguenti: a) piano schematico dell’impianto di lavaggio con petrolio greggio con l’indicazione delle posizioni rispettive delle pompe, tubolature e macchinette di lavaggio relative all’impianto di lavaggio con greggio, b) una descrizione dell’impianto ed un elenco di procedure per controllare che le apparecchiature funzionino soddisfacentemente durante le operazioni di lavaggio col petrolio greggio. Esso deve contenere un elenco dei parametri degli impianti e delle apparecchiature che devono essere controllati, quali pressione nelle tubolature, livelli d’ossigeno, numero di giri delle macchine, durata dei cicli, ecc. Devono essere inclusi i valori stabiliti per tali parametri. Devono anche essere indicati i risultati delle prove effettuate in accordo con [3.3] ed i valori di tutti i parametri controllati durante tali prove, c) le altre informazioni indicate in [2.1.8], [2.3.2], [2.3.5], [2.4.3] e [3.3.1]. 2 2.1 [2.2.2], Progetto ed installazione Tubolature 2.1.1 Le tubolature del petrolio greggio per il lavaggio e tutte le valvole inserite nell’impianto d’alimento devono essere d’acciaio o altro materiale equivalente, devono avere robustezza adeguata per quanto riguarda la pressione a cui Regolamenti RINA 2005 Nota 1: Potrà essere accettata ghisa grigia nell’impianto d’alimentazione del petrolio greggio di lavaggio quand’essa è in accordo con normative nazionali approvate. 2.1.2 L’impianto di lavaggio con petrolio greggio deve essere costituito da tubolature permanentemente installate e deve essere indipendente dal collettore d’incendio e da qualsiasi altro impianto diverso dall’impianto per il lavaggio delle cisterne, ad eccezione di sezioni dell’impianto del carico della nave che possono essere incorporate nell’impianto di lavaggio col petrolio greggio purché esse soddisfino le prescrizioni per le tubolature di petrolio greggio. Come eccezione alle prescrizioni precedenti, possono essere permesse per le navi miste petroliere-portarinfusa le seguenti sistemazioni: a) la possibilità di rimozione per le apparecchiature, se necessario, durante il trasporto di carichi diversi dal petrolio greggio, purché quando dette apparecchiature vengono reinstallate, l’impianto sia come installato originariamente e sia provata la sua tenuta al petrolio; b) l’impiego di manichette flessibili per collegare l’impianto di lavaggio con petrolio greggio alle macchinette di lavaggio, se è necessario sistemare tali macchinette sulle coperture delle boccaporte delle cisterne del carico. Tali manichette flessibili devono avere collegamenti flangiati, devono essere costruite e provate secondo una norma accettabile dalla Società, e devono essere compatibili con i compiti che dovranno svolgere. La lunghezza di tali manichette non deve essere maggiore di quella necessaria a collegare le macchinette di lavaggio ad un punto adiacente appena al di fuori della mastra della boccaporta. Tali manichette devono essere sistemate in un deposito appositamente preparato e protetto quando non vengono adoperate. 2.1.3 Devono essere prese misure per impedire sovrapressioni nella tubolatura di alimento di petrolio greggio per il lavaggio. Le valvole di sicurezza sistemate per impedire la sovrapressione devono scaricare sul lato di aspirazione delle pompe di alimento. Possono essere accettati metodi alternativi a soddisfazione della Società purché essi provvedano un grado equivalente di sicurezza e di protezione dell’ambiente. Nota 1: Per impianti muniti esclusivamente di pompe centrifughe progettate in modo tale che la loro pressione non possa superare la pressione di progetto della tubolatura è richiesto un sensore di temperatura sistemato nella cassa della pompa che possa azionare un dispositivo di arresto della pompa nel caso di surriscaldamento. 2.1.4 Quando sulle prese da incendio sono sistemate valvole per la pulizia ad acqua delle tubolature di lavaggio delle cisterne, tali valvole devono essere di robustezza ade- 201 Parte E, Cap 7, App 2 guata e devono essere prese misure affinché tali collegamenti possano essere chiusi con flange cieche quando le tubolature di lavaggio contengono petrolio greggio. In alternativa le valvole delle prese da incendio devono essere isolate dall’impianto di lavaggio con petrolio greggio mediante flange cieche. 2.1.5 Tutti i collegamenti per i manometri o per altra strumentazione devono essere provvisti di valvole d’intercettazione adiacenti alle tubolature a meno che gli accessori non siano di tipo autosigillante. 2.1.6 Nessuna parte dell’impianto di lavaggio con petrolio greggio può entrare nei locali macchine. Quando l’impianto di lavaggio delle cisterne è munito di riscaldatore a vapore per l’uso durante il lavaggio con acqua, il riscaldatore deve essere sistemato al di fuori dei locali macchine e deve essere efficacemente isolato durante il lavaggio col petrolio greggio da una doppia valvola d’intercettazione o da flange cieche facilmente identificabili. 2.1.7 Qualora sia adoperato un impianto combinato di lavaggio delle cisterne con greggio e acqua, la tubolatura di alimento deve essere progettata in modo tale da poter permettere, per quanto possibile, il drenaggio del petrolio greggio in uno spazio apposito, prima di incominciare il lavaggio con acqua. Tali spazi possono essere casse residui (slop tanks) o altre cisterne del carico. 2.1.8 Le tubolature devono essere di un diametro tale da poter far funzionare contemporaneamente il numero massimo di macchinette di lavaggio prescritte ed indicate nel manuale operativo e delle apparecchiature alla loro pressione e portata di progetto. La sistemazione della tubolatura deve essere tale che il numero richiesto delle macchinette di lavaggio delle cisterne sistemate in ciascuna cisterna in accordo con quanto indicato nel manuale operativo e delle apparecchiature possa essere fatto funzionare simultaneamente. 2.1.9 Le tubolature di alimento di petrolio greggio per il lavaggio devono essere ancorate (collegate solidamente) alle strutture della nave in posizioni appropriate e devono essere previsti mezzi per permettere la libertà di movimento nei punti non sopportati per compensare le dilatazioni termiche e le flessioni della nave. L’ancoraggio deve essere tale da assorbire qualsiasi colpo d’ariete senza indebiti movimenti della tubolatura d’alimento. Gli ancoraggi devono essere sistemati generalmente in corrispondenza dell’estremità più lontana dall’ingresso del petrolio greggio nella tubolatura d’alimento. Qualora le macchinette di lavaggio siano adoperate come ancoraggio dei branchetti, devono essere previste sistemazioni particolari per ancorare tali branchetti quando le macchinette di lavaggio vengono rimosse per qualsiasi ragione. 202 2.2 Macchinette per il lavaggio delle cisterne 2.2.1 Le macchinette per il lavaggio col petrolio greggio devono essere montate permanentemente e devono essere di un progetto accettabile dalla Società. 2.2.2 Le caratteristiche di comportamento di una macchinetta per il lavaggio delle cisterne dipende dal diametro dell’ugello, dalla pressione di esercizio, dal tipo e dalla tempistica del suo movimento. Ciascuna macchinetta di lavaggio installata deve avere caratteristiche tali da assicurare che la parte di cisterna coperta da tale macchinetta possa essere lavata efficacemente entro il tempo indicato nel manuale operativo e delle apparecchiature. 2.2.3 Le macchinette di lavaggio devono essere sistemate in ciascuna cisterna del carico ed il metodo di sostegno deve essere a soddisfazione della Società. Qualora le macchinette di lavaggio siano sistemate molto al di sotto del cielo nelle cisterne del carico per scavalcare protuberanze nelle cisterne, deve essere presa in considerazione la necessità di provvedere un supporto addizionale per la macchinetta e per la sua tubolatura d’alimentazione. 2.2.4 Ciascuna macchinetta deve poter essere isolata mediante valvole d’intercettazione nelle tubolature d’alimento. Se per qualche ragione viene rimossa una macchinetta di lavaggio montata sul ponte, deve essere previsto un dispositivo per intercettare la tubolatura d’alimentazione del petrolio alla macchinetta per il periodo in cui la macchinetta stessa è rimossa. Allo stesso modo devono essere prese misure per intercettare le aperture delle cisterne con lamiere o metodi equivalenti. Nota 1: Quando più di una macchinetta immersa è collegata alla stessa tubolatura d’alimento, può essere accettabile un’unica valvola d’intercettazione nella tubolatura d’alimento purché possa essere verificata la rotazione della macchinetta sommersa secondo quanto indicato in [2.2.10] 2.2.5 Il numero e la sistemazione delle macchinette di lavaggio delle cisterne deve essere a soddisfazione della Società. 2.2.6 La posizione delle macchinette dipende dalle caratteristiche descritte in [2.2.2] e dalla configurazione delle strutture interne della cisterna. 2.2.7 Il numero e la sistemazione delle macchinette in ciascuna cisterna del carico deve essere tale che tutte le aree verticali ed orizzontali possano essere lavate o dal getto diretto o da deviazione o spruzzo efficace del getto. Nella valutazione di un grado accettabile di deviazione del getto e degli spruzzi deve essere prestata particolare attenzione al lavaggio delle parti orizzontali rivolte verso l’alto e devono essere adoperati i parametri seguenti: a) Per le aree orizzontali del fondo delle cisterne e per la superficie superiore delle traverse o altre travi rinforzate delle cisterne, l’area totale schermato al getto diretto da traverse del ponte o del fondo, anguille rinforzate, correnti del fianco o altre simili travi rinforzate non deve essere maggiore del 10% dell’area totale della superficie orizzontale del fondo della cisterna, della superficie superiore dei correnti e delle altre travi rinforzate. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 2 b) Per le aree verticali dei fianchi delle cisterne, l’area totale dei fianchi della cisterna schermata al getto diretto dal ponte o dalle traverse del ponte o del fondo, anguille rinforzate, correnti del fianco o altre simili travi rinforzate non deve essere maggiore del 15% dell’area totale dei fianchi della cisterna. In alcune installazioni può essere necessario considerare la sistemazione di più di un tipo di macchinette di lavaggio al fine di ottenere una copertura adeguata. Nota 1: Per quanto riguarda l’applicazione di tale prescrizione, una cisterna residui (slop tank) deve essere considerata come una cisterna del carico. 2.2.8 In fase di progetto deve essere utilizzata la procedura seguente minima per determinare l’area della superficie della cisterna bagnata dal getto diretto: a) utilizzando un piano strutturale adatto devono essere tracciate delle linee dalla punta della macchinetta a quelle parti della cisterna che si trovino nel campo raggiungibile dai getti; b) quando la configurazione della cisterna è considerata complicata dalla Società, può essere adoperata una sorgente di luce puntiforme situata in corrispondenza delle punte delle macchinette di lavaggio in un modello in scala della cisterna. 2.2.9 Il progetto delle macchinette di lavaggio montate sul ponte deve essere tale che vi siano dispositivi esterni alla cisterna che indichino la rotazione e l’arco di movimento delle macchinette stesse, mentre l’operazione di lavaggio col petrolio greggio è in corso. Qualora le macchinette montate sul ponte siano di tipo non programmabile, con ugelli di tipo doppio, potranno essere accettati mezzi alternativi a soddisfazione della Società purché sia possibile ottenere un grado di verifica equivalente. 2.2.10 Qualora siano richieste macchinette sommerse, esse devono essere di tipo non programmabile e, allo scopo di verificare le prescrizioni in [2.2.7], deve essere possibile verificare la loro rotazione mediante uno dei metodi seguenti: a) indicatori esterni alla cisterna; b) controllo delle caratteristiche dell’andamento del suono della macchinetta, nel qual caso il funzionamento della macchinetta deve essere verificato verso la fine di ciascun ciclo di lavaggio. Quando sulla stessa tubolatura d’alimento sono installate due o più macchinette sommerse, devono essere sistemate valvole in modo tale che il funzionamento di ciascuna macchinetta possa essere verificato indipendentemente dalle altre macchinette sulla stessa tubolatura d’alimento; c) degassificazione della cisterna e controllo del funzionamento delle macchinette con acqua durante il viaggio in zavorra. 2.3 Pompe 2.3.1 Le pompe che inviano il petrolio greggio alle macchinette per il lavaggio delle cisterne devono essere o pompe del carico o pompe specifiche per questa operazione. Regolamenti RINA 2005 2.3.2 La capacità delle pompe deve essere sufficiente a provvedere la portata necessaria alla pressione prescritta per il numero massimo delle macchinette che devono funzionare simultaneamente come specificato nel manuale operativo e delle apparecchiature. Oltre a quanto qui sopra prescritto, le pompe devono avere la capacità di alimentare gli eiettori, nel caso in cui sia adottato un impianto con eiettori, in accordo con le prescrizioni in [2.4.2] per esaurire le cisterne. 2.3.3 La capacità delle pompe deve essere tale che le prescrizioni in [2.3.2] possano essere soddisfatte con una qualsiasi pompa non funzionante. Gli impianti di pompe e tubolature devono essere tali che l’impianto di lavaggio con petrolio greggio possa essere fatto funzionare efficacemente con una pompa qualsiasi non funzionante. 2.3.4 Il trasporto di diversi tipi di carico non deve impedire il lavaggio delle cisterne con petrolio greggio. 2.3.5 Allo scopo di permettere che il lavaggio con petrolio greggio possa essere eseguito in modo efficace quando la contropressione del terminale di terra è minore della pressione richiesta per il lavaggio con il greggio, devono essere prese misure per mantenere una pressione adeguata nelle macchinette di lavaggio secondo quanto indicato in [2.3.2]. Tale prescrizione deve essere soddisfatta con una qualsiasi pompa del carico non funzionante. La pressione d’alimentazione minima prescritta per il lavaggio con petrolio greggio deve essere indicata nel manuale operativo e delle apparecchiature. Nel caso in cui non sia possibile ottenere detta pressione minima d’alimento, non devono essere eseguite le operazioni di lavaggio col petrolio greggio. 2.4 Impianto d’esaurimento 2.4.1 Il progetto dell’impianto per l’esaurimento del petrolio greggio dal fondo di ciascuna cisterna del carico deve essere a soddisfazione della Società. 2.4.2 Il progetto e la capacità dell’impianto di easurimento devono essere tali che il fondo della cisterna nella quale si esegue il lavaggio sia privo di accumuli di petrolio e di sedimenti verso il completamento del processo di lavaggio. 2.4.3 L’impianto di easurimento deve avere una capacità pari ad almeno 1,25 volte la portata totale di tutte le macchinette di lavaggio delle cisterne che sono fatte funzionare simultaneamente durante il lavaggio del fondo delle cisterne del carico come descritto nel manuale operativo e delle apparecchiature. 2.4.4 Dispositivi quali indicatori di livello, sonde manuali, ed indicatori del funzionamento dell’impianto d’esaurimento descritto in [2.4.8] devono essere previsti onde verificare che il fondo di ciascuna cisterna del carico sia asciutto dopo il lavaggio con petrolio greggio. Devono essere previste sistemazioni adeguate per sondaggi manuali nella zona poppiera della cisterna ed in tre altre posizioni opportune a meno che non siano sistemati mezzi approvati per assicurare in modo efficace che il fondo di ogni cisterna sia asciutto. Ai fini del presente paragrafo, il fondo delle cisterne del carico è considerato “asciutto” quando vi sia 203 Parte E, Cap 7, App 2 non più di piccole quantità di petrolio vicino alle aspirazioni di esaurimento senza accumuli di petrolio in altre zone della cisterna. 2.4.5 Devono essere previsti mezzi per drenare tutte le pompe e tubolature del carico al completamento della scaricazione, se necessario mediante collegamento con un dispositivo di esaurimento. Deve essere possibile scaricare il drenaggio delle tubolature e delle pompe in una cisterna del carico o a terra. Per lo scarico a terra, deve essere prevista una tubolatura speciale di piccolo diametro collegata alla valvola esterna della traversa di scaricazione. L’area della sezione di questa tubolatura non deve essere maggiore del 10% della tubolatura principale di scaricazione. Nota 1: Per le petroliere per il trasporto di petrolio greggio che hanno una pompa individuale collegata ad un impianto individuale di tubolatura in ciascuna cisterna del carico, può essere considerata l’esenzione dalla tubolatura speciale di piccolo diametro prescritta, qualora la quantità totale di petrolio residuo nella cisterna dopo l’esaurimento e nella tubolatura dalla cisterna alla traversa di scaricazione sia inferiore a 0,00085 volte il volume della cisterna del carico. La considerazione di cui sopra si applica anche nel caso in cui sia previsto un impianto di pompe del carico sommerse provviste di un dispositivo per l’evacuazione del petrolio residuo. 2.4.6 L’esaurimento del petrolio nelle cisterne del carico può essere ottenuto mediante pompe volumetriche, pompe centrifughe autoadescanti, eiettori o altri metodi a soddisfazione della Società. Qualora una tubolatura d’esaurimento sia collegata a diverse cisterne, devono essere previsti mezzi idonei ad isolare ciascuna cisterna che non debba essere esaurita in quel particolare momento. 2.4.7 Il trasporto di più di un tipo di carico non deve impedire la possibilità di lavare le cisterne con il greggio. 2.4.8 Devono essere sistemate apparecchiature idonee a controllare l’efficienza dell’impianto d’esaurimento. Tali apparecchiature devono avere mezzi di lettura a distanza sistemati nella centrale di controllo del carico o in qualche altro locale sicuro, comodo e di facile accesso per l’ufficiale responsabile delle operazioni di caricazione e di lavaggio con petrolio greggio. Qualora sia prevista una pompa d’esaurimento, le apparecchiature di controllo devono comprendere o un indicatore di flusso, o un contatore di cicli o un contatore di giri, come appropriato, nonché manometri ai collegamenti di ingresso e di mandata della pompa o equivalente apparecchiatura. Qualora siano previsti eiettori, le apparecchiature di controllo devono comprendere manometri all’ingresso ed all’uscita del fluido d’azionamento ed un misuratore di pressione/depressione in corrispondenza della presa d’aspirazione. 2.4.9 La struttura interna della cisterna deve essere tale che il drenaggio del petrolio in corrispondenza delle bocche d’aspirazione dell’impianto di esaurimento sia adeguato a soddisfare le prescrizioni in [2.4.2] e [2.4.4]. 2.5 Tubolature di zavorra 2.5.1 Qualora non sia previsto un impianto di zavorra separato per zavorrare le cisterne del carico, l’impianto deve essere tale che le pompe del carico, i collettori e i tubi 204 per lo zavorramento possano essere drenati in modo sicuro ed efficace dal petrolio, prima di essere adoperati per operazioni di zavorra. 3 3.1 Ispezioni e prove Visita iniziale 3.1.1 La visita iniziale richiesta in Sez 4, [6.3.2] deve comprendere un’ispezione completa delle apparecchiature e della sistemazione dell’impianto per il lavaggio con petrolio greggio e deve comprendere, eccetto che nei casi contemplati in [3.3.3], un esame delle cisterne dopo che esse siano state lavate con petrolio greggio ed i controlli aggiuntivi specificati in [3.3.1] e [3.3.2] onde assicurare che l’efficienza dell’impianto di lavaggio sia in accordo con le prescrizioni della presente Appendice. 3.2 Tubolature 3.2.1 Le tubolature devono essere sottoposte a prova idrostatica ad una pressione pari a 1,5 volte la pressione d’esercizio dopo l’installazione a bordo. 3.3 Macchinette per il lavaggio delle cisterne 3.3.1 Allo scopo di verificare la pulizia della cisterna ed il progetto con riferimento al numero ed al posizionamento delle macchinette di lavaggio deve essere eseguita un’ispezione visiva entrando nella cisterna dopo il lavaggio con petrolio greggio, ma prima di un eventuale risciacquo con acqua che potrebbe essere richiesto nel manuale operativo e delle apparecchiature. Il fondo della cisterna da ispezionare può tuttavia essere lavato con acqua ed esaurito allo scopo di rimuovere qualsiasi residuo di petrolio greggio liquido sul fondo stesso prima della degassificazione necessaria per l’accesso. Tale ispezione deve assicurare che la cisterna sia essenzialmente priva di scorie e depositi. Se viene adottata una procedura di lavaggio per la prova specificata in [3.3.2], deve essere utilizzata una cisterna simile non innaffiata. 3.3.2 Per verificare l’efficacia delle sistemazioni di esaurimento e drenaggio, deve essere misurata la quantità di petrolio galleggiante sulla superficie della zavorra alla partenza. Il rapporto tra il volume del petrolio greggio sulla superficie dell’acqua di zavorra alla partenza ed il volume delle cisterne contenenti tale acqua non deve essere maggiore di 0,00085. Questa prova deve essere eseguita dopo il lavaggio con petrolio greggio ed esaurimento in una cisterna simile in tutti i rispetti alla cisterna esaminata in accordo con [3.3.1], che non sia stata assoggettata a risciacquo con acqua o al lavaggio con acqua se permesso in [3.3.1]. 3.3.3 Quando la Società è convinto che le navi sono simili per tutti gli aspetti rilevanti, le prescrizioni in [3.3.1] e [3.3.2] possono essere applicate ad una nave solamente. Inoltre quando una nave ha una serie di cisterne che sono simili per tutti gli aspetti rilevanti, allora per quella serie di Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 2 cisterne le prescrizioni in [3.3.1] possono essere applicate ad un’unica cisterna della serie solamente. 3.4 Impianto d’esaurimento 3.4.1 Deve essere prestata particolare cura affinché il drenaggio trasversale e longitudinale sia soddisfacente e ciò deve essere verificato durante la visita prescritta in [3.3]. Regolamenti RINA 2005 205 Parte E, Cap 7, App 3 APPENDICE 3 1 1.1 ELENCHI DEI PRODOTTI PETROLIFERI E DELLE SOSTANZE SIMILI A PRODOTTI PETROLIFERI Applicabilità Estensione degli elenchi dei prodotti petroliferi e delle sostanze simili a prodotti petroliferi 1.1.1 Gli elenchi nella presente appendice comprendono i nomi commerciali in inglese: • dei prodotti petroliferi, e • delle sostanze simili a prodotti petroliferi il cui trasporto alla rinfusa è coperto dalle notazioni di servizio oil tanker o oil tanker, flashpoint >60 °C o oil tanker, asphalt carrier, secondo le prescrizioni in Sez 1, [1.1.1]. 206 2 2.1 Elenchi dei prodotti Elenco dei prodotti petroliferi 2.1.1 L’elenco in Tab 1 è estratto dall’Appendice 1 della Convenzione MARPOL 73/78, con l’eccezione che è opinione della Società che il prodotto “naphtha solvent” debba essere considerato un prodotto chimico soggetto alle prescrizioni del Capitolo 8. Tale elenco non è necessariamente comprensivo di tutti i prodotti petroliferi. 2.2 Elenco delle sostanze simili a prodotti petroliferi 2.2.1 L’elenco in Tab 2 è estratto dall’Interpretazione unificata 7 dell’Annesso II della Convenzione MARPOL 73/78. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 3 Tabella 1 : Elenco dei prodotti petroliferi Asphalt solutions • Blending stocks • Roofers flux • Straight run residue Oils • Clarified • Crude oil • Mixtures containing crude oil • Diesel oil • Fuel oil n° 4 • Fuel oil n° 5 • Fuel oil n° 6 • Residual fuel oil • Road oil • Transformer oil • Aromatic oil (excluding vegetable oil) • Lubricating oils and blending stocks • Mineral oil • Spindle oil • Turbine oil Distillates • Straight run • Flashed feed stocks Gas oil • Cracked Gasoline blending stock • Alkylates - fuel • Reformates • Polymer - fuel Gasolines • Casinghead (natural) • Automotive • Aviation • Straight run • Fuel oil n° 1 (kerosene) • Fuel oil n° 1-D • Fuel oil n° 2 • Fuel oil n° 2-D Jet fuels • JP-1 (kerosene) • JP-3 • JP-4 • JP-5 (kerosene, heavy) • Turbo fuel • Kerosene • Mineral spirit Naphtha • Petroleum • Heartcut distillate oil Regolamenti RINA 2005 Tabella 2 : Elenco delle sostanze simili a prodotti petroliferi Category C substances • Aviation alkylates • Cycloheptane • Cyclohexane • Cyclopentane • p-Cymene • Diethylbenzene • Dipentene • Ethylbenzene • Ethylcyclohexane • Heptene (all isomers) • Hexane (all isomers) • Hexene (all isomers) • Isopropyl cyclohexane • Methylcyclohexane • 2-Methyl-1-pentene • Nonane (all isomers) • Octane (all isomers) • Olein mixtures (C5 - C7) • Pentane (all isomers) • Pentene (all isomers) • 1-Pheny-l-xylylethane • Propylene dimer • Tetrahydronaphtalene • Toluene • Xylenes Category D substances • Alkyl (C9 - C17) benzenes • Diisopropyl naphtalene • Dodecane (all isomers) Nota 1: Le sostanze di categoria C e D si riferiscono alle categorie di inquinamento definite nell’Annesso II della MARPOL 73/78. 207 Parte E, Cap 7, App 4 APPENDICE 4 1 ELENCO DEGLI “EASY CHEMICALS” 1.1 Estensione dell’elenco degli “easy chemicals” 1.1.1 L’elenco nella presente Appendice comprende i prodotti chimici per i quali l’IBC Code non è applicabile. Tali prodotti definiti come “easy chemicals” possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker o, qualora il loro punto di infiammabilità sia superiore a 60 °C, anche da navi con notazione di servizio FLS tanker flashpoint > 60 °C. Quando indicato nell’elenco, è anche permesso che alcuni prodotti siano trasportati da navi con notazione di servizio tanker. 1.2 Pericoli relativi alla sicurezza e all’inquinamento 1.2.1 a) I prodotti seguenti sono prodotti chimici che sono stati valutati per quanto riguarda i loro pericoli relativi alla sicurezza e all’inquinamento e per i quali è stato riscontrato che non presentano rischi di tale ampiezza da richiedere l’applicazione dell’IBC Code. L’elenco può essere adoperato come una guida per la considerazione del trasporto di prodotti chimici alla rinfusa i cui rischi non siano stati ancora valutati. b) Benché i prodotti chimici elencati nella presente Appendice non richiedano l’applicazione dell’IBC Code, alcune precauzioni possono essere necessarie per il loro 208 trasporto in sicurezza. In tal caso la Società potrebbe richiedere prescrizioni di sicurezza appropriate. Applicabilità c) Alcuni prodotti chimici appartengono alla categoria d’inquinamento D e pertanto sono soggetti a certe prescrizioni operative dell’Annesso II della MARPOL 73/78. d) Le miscele liquide che sono provvisoriamente valutate ricadere sotto le prescrizioni della Regola 3(4) dell’Annesso II della MARPOL 73/78 per quanto riguarda la categoria d’inquinamento D, e che non presentano pericoli per la sicurezza, possono essere trasportati secondo le prescrizioni per “liquidi nocivi, non altrimenti specificati” nella presente Appendice. In modo simile quelle miscele, provvisoriamente valutate non ricadere nelle categorie d’inquinamento A, B, C or D, e che non presentano pericoli per la sicurezza, possono essere trasportati secondo le prescrizioni per “liquidi non nocivi, non altrimenti specificati” nella presente Appendice. e) I prodotti che appartengono alla categoria d’inquinamento III non sono soggetti alle prescrizioni dell’Annesso II della MARPOL 73/78 con particolare riguardo a: • lo scarico dell’acqua di sentina o di zavorra o altri residui o miscele contenenti unicamente tali prodotti, • lo scarico in mare di zavorra pulita o segregata. 2 Elenco degli “easy chemicals” 2.1 2.1.1 L’elenco degli “easy chemicals” è dato in Tab 1. I simboli e le notazioni relativi impiegati in Tab 1 sono indicati in Tab 2. Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 (a) - - - - 2-Amino-2-hydroxymethyl-1,3 propanediol solution (40% or less) Ammonium hydrogen phosphate solution Ammonium polyphosphate solution Ammonium sulphate solution 1105 - Aminoethyldiethanolamine/Aminoethylethanolamine solution Amyl alcohol, primary - Aluminium sulphate solution 1105 - Alkyldithiodathiadizole (C6 - C24) tert-Amyl alcohol - Alkyl (C9+) benzenes 1105 - Alkyl (C8+) amine, Alkenyl (C12+) acid ester mixture 1105 - Alkenyl (C11+) amide sec-Amyl alcohol - n-Alkanes (C10+) n-Amyl alcohol - 3065 Alcoholic beverages, not otherwise specified. Alcohols (C13+) - 1090 (b) Nome del prodotto Acrylonitrile-Styrene copolymer dispersion in polyether polyol Acetone Numero ONU D III D D D D D III III D D III D D III III III D III (c) Categoria d’inquinamento Cont Cont Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Aperti Cont Aperti Cont (d) Sfoghi gas delle cisterne T2 T2 T2 T2 - - - - - - - - - - - - - - T1 (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche IIA IIA IIA IIA - - - - - - - - - - - - - - IIA (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche abt 40 20 33 48 NF NF NF NF >60 NF >60 >60 >60 >60 <60 >60 da 20 a 60 (1) >60 -18 (g) Punto di infiammabilità (°C) R R R R O O O O O O O O O O R O R O R (h) Indicatori di livello F F F F - - - - - - - - - - F - F - F (i) Rivelazione dei vapori Tabella 1 : Elenco degli “easy chemicals” A A A A - - - A A - - A, B - A A A A - A (j) Protezione antincendio Y Y Y Y N N N N N N N N N N Y N Y N Y (k) Allarme di alto livello 20 20 20 20 43 43 - 8 43 43 - 32 - - - 20 - 15 18 (l) Famiglia chimica 0,82 0,81 0,82 0,81 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 0,00 0,86 1,50 0,90 1,50 1,00 1,00 1,50 0,79 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - - - - - -30 - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS FLS FLS FLS T T T T FLS>60 T FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS FLS>60 FLS FLS>60 FLS (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 209 210 (b) - - - - - - Nome del prodotto (a) Animal and fish acid oils and distillates, not otherwise specified (n.o.s.), including: • Animal acid oil • Fish acid oil • Lard acid oil • Mixed acid oil • Mixed general acid oil • Mixed hard acid oil • Mixed soft acid oil Animal and fish oils, n.o.s., including: • Cod liver oil • Lanolin • Neatsfoot oil • Pilchard oil • Sperm oil Apple juice Aryl polyolefins (C11 - C50) Behenil alcohol Benzenetricarboxylic acid, ester - - 1120 1120 1120 - - - Brake fluid base mix: (Poly(2-8)alkylene (C2 - C3) glycols / Polyalkylene (C2 - C10) glycols monoalkyl (C1 - C4) ethers and their borate esters sec-Butyl acetate n-Butyl alcohol sec-Butyl alcohol tert-Butyl alcohol Butylene glycol Butyl stearate gamma-Butyrolactone trioctyl Numero ONU D III D III III III - D III - D III D D (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Cont Cont Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne T1 - T2 T1 T2 T2 - - - - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - IIA IIA IIA IIA - - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 >60 4 24 29 17 >60 >60 >60 >60 NF >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O R R R - O O - O O O O (h) Indicatori di livello - - - F F F - - - - - - - - (i) Rivelazione dei vapori A B, C A A A A A A A, B A - - A, B - (j) Protezione antincendio N N N Y Y Y Y N N N N N N N (k) Allarme di alto livello 99 - 20 20 20 20 - - - - - - 34 34 (l) Famiglia chimica 1,12 1,50 1,01 0,79 0,81 0,81 - 1,50 1,50 - 1,50 1,00 1,00 1,00 (m) (t/m3) Massa volumica - - 16 25 - - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS FLS FLS FLS FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 - - - - - - - - - - - - Calcium long-chain alkyl phenate sulphide (C8 - C40) Calcium long-chain alkyl phenolic amine (C8 - C40) Calcium nitrate / Magnesium nitrate / Potassium chloride solution epsilon-Caprolactam (molten or aqueous solutions) Cetyl / Stedryl alcohol Chlorinated paraffins (C14 - C17) (with 52% chlorine) Choline chloride solutions Citric acid (70% or less) Clay slurry Coal slurry Coconut oil fatty acid methyl ester Cyclohexanol - - Dialkyl (C7-C13) phthalates Diethylene glycol 1148 - Dextrose solution Diacetone alcohol - Decylbenzene 1147 - Calcium long-chain alkaryl sulphonate (C11 - C50) Decahydronaphthalene - Calcium hydroxide slurry (a) - (b) Nome del prodotto Calcium carbonate slurry Numero ONU D D D III - D D D III III D D III - D III III D D D III (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti - Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne T3 - T1 - - - T2 - - - - - - - - - - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche IIB - IIA - - - IIA - - - - - - - - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 8 to 60 (4) NF >60 57 >60 >60 NF NF >60 NF >60 >60 >60 NF >60 >60 >60 NF NF (g) Punto di infiammabilità (°C) O O R O - R O O O O O O O - O O O O O O O (h) Indicatori di livello - - F - - F - - - - - - - - - - - - - - - (i) Rivelazione dei vapori A B, C A - A, B A, B - A A, B - - - A, B A A - - - - - - (j) Protezione antincendio N N Y N N Y N N N N N N N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello 40 34 20 43 - - 20 - - - - 20 - - 22 - - - - - 33 (l) Famiglia chimica 1,12 0,96 0,94 1,30 - 0,89 0,95 1,00 1,50 1,50 1,54 1,10 1,50 - 0,70 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - 25 - - - - - - - 70 - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS>60 FLS T FLS>60 FLS FLS>60 FLS>60 T T FLS>60 T FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 FLS>60 FLS>60 T T (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 211 212 - - - - - - - - Diethylene glycol ethyl ether Diethylene glycol ethyl ether acetate Diethylene glycol methyl ether acetate Diethylene glycol phthalate Diethylenetriamine pentaacetic acid, pentasodium salt solution Di-(2-ethylhexyl) adipate Diheptyl phthalate Dihexyl phthalate 1,4-Dihydro-9,10-dihydroxy anthracene, disodium salt solution - - - - - - 2,2-Dimethylpropane-1,3-diol Dinonyl phthalate Dioctyl phthalate Dipropylene glycol - Diisooctyl phthalate Dimethyl polysiloxane - Diisononyl adipate Diisopropyl naphthalene - Diisodecyl phthalate 1157 - Diethylene glycol diethyl ether Diisobutyl ketone - - Diethylene glycol dibutyl ether - Diethylene glycol butyl ether acetate (a) - (b) Nome del prodotto Diethylene glycol butyl ether Numero ONU III III D D III D III D D D III III III D III D - - - III D - - (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - T2 - - - - T1 - - T2 - - - - - - - - - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - IIA - - IIA - - - - - - - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 49 NF >60 >60 >60 NF >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O O O O O O O R O O O O O O - - - - O - - (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - F - - - - - - - - - - - - - (i) Rivelazione dei vapori A B, C B, C A - A, B B, C A A, B, C A, B, D+C - B, C B, C A - - A A A A A A A (j) Protezione antincendio N N N N N N N N N Y N N N N N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello 40 34 34 20 34 32 34 34 34 18 - 34 34 - 43 - - - - - 40 - - (l) Famiglia chimica 1,02 0,99 0,97 1,50 1,50 0,96 0,98 1,50 097 0,81 1,50 1,00 0,99 0,93 1,30 1,50 - - - - 1,50 - - (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS T FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 (a) - - Ethylene glycol Ethylene glycol acetate - - Ethylene glycol methyl ether Ethylene glycol phenyl ether Ethylene glycol methyl butyl ether - - Ethylenediamine tetraacetic acid tetrasodium salt solution Ethylene glycol isopropyl ether - 1195 Ethyl propionate Ethylene carbonate 1170 - Ethyl alcohol Ethyl acetoacetate 1173 - Drilling brines: • calcium bromide solution • calcium chloride solution • sodium chloride solution Ethyl acetate - Dodecyl xylene 1171 - Dodecyl benzene 2-Ethoxyethanol - Dodecenyl succinic acid, dipotassium salt solution - - Diundecyl phthalate Dodecane (all isomers) - Ditridecyl phthalate - (b) Nome del prodotto Dipropylene glycol methyl ether Numero ONU D - D D D D D III D III D D D III III III D III D D - (c) Categoria d’inquinamento Aperti Cont Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Cont Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - T2 T2 T2 - T2 T3 T1 T3 - - - - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - IIB IIA - - IIA - IIA IIB - - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 42 da 22 a 40 (2) 43 >60 >60 NF >60 12 13 >60 -5 50 NF >60 NF da 43 a 74 (1) >60 >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O - R R O O O O R R O R R - O O R O O - (h) Indicatori di livello - - F F - - - - F F - F F - - - F - - - (i) Rivelazione dei vapori B, C - A, C, D+C A A A - A A A A A A - A, B - B, D B, C B, C A, C, D+C (j) Protezione antincendio N - Y Y - N N N Y Y N Y Y - N N Y N N - (k) Allarme di alto livello 40 - 40 40 34 20 43 - 34 20 34 34 20 - 32 - 31 34 - - (l) Famiglia chimica 1,10 - 0,85 1,50 1,50 1,12 1,31 1,32 1,50 0,79 1,03 0,90 0,93 - 0,86 1,50 0,76 1,50 1,50 - (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - 36 - - - - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 - FLS FLS FLS>60 FLS>60 T FLS>60 FLS FLS FLS>60 FLS FLS FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS FLS>60 FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 213 214 - - - - - - - - - - - - - - - Fatty acids (saturated C13+) Ferric hydroxyethylethylene diamine triacetic acid, trisodium salt solution Fish solubles Formamide Glucose solution Glycerine Glycerine (83%), Dioxanedimethanol (17%) mixture Glycerol polyalkoxylate Glyceryl triacetate Glycine, sodium salt solution Glyoxal solution (40% or less) n-Heptanoic acid Hexamethylenediamine adipate (50% in water) Hexamethylene glycol Hexamethylenetetramine solutions - - N-(Hydroxyethyl) ethylenediamine triacetic acid, trisodium salt solution 2282 Hexylene glycol Hexanol - - 2-Ethylhexanoic acid Hexanoic acid - Ethylene-vinyl acetate copolymer (emulsion) (a) - (b) Nome del prodotto Ethylene glycol phenyl ether /Diethylene glycol phenyl ether mixture Numero ONU D III D D D III D D D III III III D III III D III D III D III D (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne T2 - - - - - - - - - - - T2 - - - - - T2 - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche IIA - - - - - - - - - - - IIA - - - - - IIA - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche NF >60 >60 >60 NF >60 NF >60 NF NF >60 >60 >60 >60 NF >60 NF NF >60 >60 NF >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O O O O O O O O O O O O O O O O O O O O (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - (i) Rivelazione dei vapori - B, C A A - A - A - - A A - A - B, C - - A B, C A, C, D+C B, C (j) Protezione antincendio N N N N N N N N N N N N N N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello 43 20 20 - 7 - - 4 19 - 34 - - 20 - 10 34 - - 4 41 40 (l) Famiglia chimica 1,29 0,92 0,82 1,50 1,50 1,50 1,08 1,50 1,50 1,27 1,50 1,50 1,50 1,26 1,50 1,13 1,50 1,50 1,00 0,91 1,08 1,50 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - - - 18 - 2 - - - - - 14 (n) Punto di fusione (°C) T FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 T FLS>60 T T FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 T T FLS>60 FLS>60 T FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 2393 Isobutyl formate - - - - - - - - - - - - - Lactic acid Lard Latex, ammonia (1% or less) inhibited Latex: • carboxylated styrene-butadiene copolymer • styrene-butadiene rubber Lignin sulphonic acid, sodium salt solution Long chain alkaryl sulphonic acid (C16C60) Long chain alkylphenate/phenol sulfide mixture Magnesium chloride solution Magnesium hydroxide slurry Magnesium long chain alkaryl sulphonate (C11-C50) 3-Methoxy-1-butanol 3-Methoxybutyl acetate 1219 Isopropyl alcohol Kaolin slurry 1220 Isopropyl acetate - 1212 Isobutyl alcohol Isophorone 1105 Isoamyl alcohol - Iso- and cyclo-alkanes (C12+) (a) - (b) Nome del prodotto Iso- and cyclo-alkanes (C10-C11) Numero ONU D III D III III III D III III D III D III III III D D III D III D (c) Categoria d’inquinamento Aperti Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Cont Aperti Cont Cont Cont Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - - - - - - - T1 T2 (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - - - - - - IIA (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 >60 NF NF >60 >60 NF NF NF >60 >60 NF 22 16 >60 10 28 45 (3) >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O R O O O O O O O O O O O R R O R R R O O (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - - - - - F F - F F F - - (i) Rivelazione dei vapori A A - - - - - - - - A, B A - A A A, B A A A A A (j) Protezione antincendio N Y N N N N N N N N N N N Y Y N Y Y Y N N (k) Allarme di alto livello - - - - 99 - - - 43 - 34 4 43 20 34 18 34 20 20 - - (l) Famiglia chimica 1,50 1,50 1,50 1,23 1,25 1,00 1,50 1,23 1,01 1,10 1,50 1,24 1,50 0,78 0,87 0,92 0,87 0,80 0,81 1,50 1,50 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - 17 - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS FLS>60 T T FLS>60 FLS>60 T T T FLS>60 FLS>60 T FLS FLS FLS>60 FLS FLS FLS FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 215 216 (a) - - - - - - - - - - - - - 3-Methyl-3-methoxy butanol 3-Methyl-3-methoxy butyl acetate Methyl propyl ketone N-Methyl-2-pyrrolidone Molasses Myrcene Naphthalene sulphonic acid/Formaldehyde copolimer, sodium salt solution Nitrilotriacetic acid, trisodium salt solution Nonanoic acid (all isomers) Nonyl methacrylate monomer Noxious liquid, not otherwise specified, Cat. D Non-noxious liquid, not otherwise specified, Cat. III Octanoic acid (all isomers) 1245 Methyl isobutyl ketone - 1193 Methyl butynol Methyl ethyl ketone - 2398 - - 1230 - Methyl butyl ketone Methyl tert-butyl ether Methyl butenol Methyl amyl ketone Methyl alcohol Methyl acetoacetate 1231 (b) Nome del prodotto Methyl acetate Numero ONU D III D D D D D D III D D III III D III D D D D D D D III (c) Categoria d’inquinamento Aperti Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Cont Cont Cont Cont Cont Cont Cont Cont Aperti Cont (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - - - - - - - T2 T2 T1 T1 - - T1 - T1 T1 - T1 (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - - - - - - - - IIA IIA - - IIB - IIA IIA - IIA (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 <60 <60 >60 >60 NF NF <60 >60 >60 <60 >60 >60 23 -7 25 (3) 35 (3) -10 da 123 a 43 (1) <60 12 (3) >60 -9 (g) Punto di infiammabilità (°C) O R R O O O O R O O R O O R R R R R R R R O R (h) Indicatori di livello - F F - - - - F - - F - - F F F F F F F F - F (i) Rivelazione dei vapori A A A A A - - A A A A A A A A A A A A A A A A (j) Protezione antincendio N Y Y N N N N Y N N Y N N Y Y Y Y Y Y Y Y N Y (k) Allarme di alto livello - - - - 4 - - - 20 9 18 - - 18 18 - 18 41 - 18 20 34 34 (l) Famiglia chimica 1,50 1,00 1,00 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 1,45 1,03 0,82 0,96 0,93 0,80 0,80 1,50 1,50 0,74 1,50 0,81 0,79 1,50 0,93 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS FLS FLS>60 T T T FLS FLS>60 FLS>60 FLS FLS>60 FLS>60 FLS FLS FLS FLS FLS FLS FLS FLS FLS>60 FLS (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 - Pentanoic acid - - - - - - - - - Polyethylene glycol Polyethylene glycol dimethyl ether Polyglycerin, sodium salt solution (containing less than 3% sodium hydroxide) Polyglycerol Poly (4+) isobutylene Polyolefin (molecular mass 300+) Polyolefin amide alkeneamine (C28+) Polyolefin amide alkeneamine borate (C28-C250) - - Polyether (molecular mass 2000+) Polybutene Polyaluminium chloride solution - - Pentaethylenehexamine Petrolatum - - Paraffin wax - Palm oil fatty acid methyl ester Palm stearin - - Oleic acid Olefins (C13+, all isomers) - Olefin/Alkyl ester copolymer (molecular mass 2000+) (a) - (b) Nome del prodotto Octyl decyl adipate Numero ONU D D III III III III III III D III III III D D III D D D III D III (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - - T3 T1 T6 T1 - - - - T3 - - T2 - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - IIA IIA - IIA - - - - - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 NF >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 ? >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O O O O O O O O O O O O O O O O O O O (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ? - (i) Rivelazione dei vapori - - A - - - A A A B, D+C - B, C, D+C A A B A A B, C B, C, D+C A A (j) Protezione antincendio N N N N N N N N N N N N N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello - - - - - - - 40 - 30 - 33 - - 31 - - 4 - - - (l) Famiglia chimica 0,90 0,99 1,50 1,35 1,50 1,27 1,04 1,50 1,50 0,91 1,25 0,82 1,50 1,50 0,90 1,50 1,00 0,90 0,80 1,50 1,50 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - - - - - 49 - - 50 - - 14 - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 T FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 217 218 - - Polyolefin ester (C28-C250) Polyolefin phenolic amine (C28-C250) Poly (20) oxyethylene sorbitan monooleate - - - Sorbitol solution Sulphohydrocarbon (C3-C88) Sulpholane - Sodium carbonate solution - - Sodium benzoate Sodium sulphate solutions - Sodium aluminosilicate slurry - - Sodium acetate solutions Sodium poly (4+) acrylate solutions - - - Propylene glycol methyl ether Propylene glycol monoalkyl ether - Propylene glycol Propylene glycol methyl ether acetate - 1274 n-Propyl alcohol Propylene/Butylene copolymer 1276 n-Propyl acetate - - Polyolefin anhydride Polysiloxane - Polyolefin amide alkeneamine polyol - - Polyolefin amide alkeneamine/molybdenum oxysulfide mixture - - (a) Polypropylene glycol (b) Nome del prodotto Poly (5+) propylene Numero ONU D D III III III D D III D D D D III III III D III D III III D D D D III (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Cont Cont Aperti Aperti Cont Cont Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - - - - - - - - T2 - T2 T1 - T3 - - - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - - - - - - - IIA - IIA IIA - IIA - - - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 >60 >60 NF NF NF >60 NF NF >36 (1) <60 33 >60 >60 abt 20 15 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O O O O O O O R R R O O R R O O O O O O O O O (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - F F F - - F F - - - - - - - - - (i) Rivelazione dei vapori B, C - A - - - A - - A A A A B A A A A A - - - - - - (j) Protezione antincendio N N N N N N N N N Y Y Y N N Y Y N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello 39 - 20 - 43 5 - - - - - 40 20 30 20 34 - 40 - - - - - - - (l) Famiglia chimica 1,26 1,50 1,50 1,45 1,50 1,50 1,50 1,38 1,45 1,50 0,90 0,92 1,03 1,50 0,80 0,88 1,50 1, 05 1,50 1,50 0,90 0,90 0,91 0,92 0,90 (m) (t/m3) Massa volumica 27 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 FLS>60 FLS>60 T T T FLS>60 T T FLS FLS FLS FLS>60 FLS>60 FLS FLS FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 - - - - - - - - - - - - - - - Tallow fatty acid Tetraethylene glycol Tridecane Tridecyl acetate Triethylene glycol Triethyl phosphate Triisopropanolamine Trimethylol propane polyethoxylate 2,2,4-Trimethyl-1,3-pentanediol diisobutyrate Tripropylene glycol Urea/Ammonium mono- and di-hydrogen phosphate/Potassium chloride solution Urea/Ammonium nitrate solution Urea/Ammonium phosphate solution Urea formaldehyde resin solution Urea solution (a) - (b) Nome del prodotto Tallow Numero ONU III III D D D III III D III D III III III III D D (c) Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Aperti Cont Aperti Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - - - - - - - - T2 - - - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - - - - - - - - IIA - - - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche NF NF NF NF NF >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O O O O O O O O O R? O O O O (h) Indicatori di livello - - - - - - - - - - - F? - - - - (i) Rivelazione dei vapori - - - - - A, B, C - A A - A - B A A AB (j) Protezione antincendio N N N N N N N N N N N N N N N N (k) Allarme di alto livello - - 43 43 - 40 - - 8 34 40 - 34 40 34 34 (l) Famiglia chimica 1,50 1,50 1,50 1,50 1,50 1,02 1,50 1,50 0,99 1,07 1,12 1,50 1,50 1,50 1,00 1,00 (m) (t/m3) Massa volumica - - - - - - - 58 - - - - - - - (n) Punto di fusione (°C) T T FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 219 220 (a) - (b) Nome del prodotto Vegetable acid oils and distillates not otherwise specified, including: • corn acid oil • cotton seed acid oil • dark mixed acid oil • groundnut acid oil • mixed acid oil • mixed general acid oil • mixed hard acid oil • mixed soft acid oil • rapeseed acid oil • safflower acid oil • soya acid oil • sunflower acid oil Numero ONU D (c) Categoria d’inquinamento Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O (h) Indicatori di livello - (i) Rivelazione dei vapori D (j) Protezione antincendio N (k) Allarme di alto livello - (l) Famiglia chimica 1,00 (m) (t/m3) Massa volumica - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Regolamenti RINA 2005 D (b) - - - Nome del prodotto (a) Vegetable oils, not otherwise specified, including: • babassu oil • beech nut oil • castor oil • cocoa butter • coconut oil • corn oil • cotton seed oil • groundnut oil • hazelnut oil • linseed oil • nutmeg butter • oiticica oil • olive oil • palm oil • palm nut oil • peel oil (oranges and lemons) • perilla oil • poppy oil • raisin seed oil • rape seed oil • rice bran oil • safflower oil • salad oil • sesame oil • soya bean oil • sunflower oil • tucum oil • tung oil • walnut oil Vegetable protein solution (hydrolysed) Water III III (c) Numero ONU Categoria d’inquinamento Aperti Aperti Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - - - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche - - - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche NF NF >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O O O (h) Indicatori di livello - - - (i) Rivelazione dei vapori - - A, D+C (j) Protezione antincendio N N N (k) Allarme di alto livello - - 34 (l) Famiglia chimica 1,00 1,20 1,00 (m) (t/m3) Massa volumica - - - (n) Punto di fusione (°C) T T FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 221 222 (1) (2) (3) (4) (a) - (b) Nome del prodotto D (c) Aperti (d) Sfoghi gas delle cisterne - (e) Classe di temperatura per apparecchiature elettriche Secondo la composizione Secondo l’isomero Punto d’infiammabilità non determinato col metodo a recipiente chiuso Secondo il contenuto d’acetato Waxes Numero ONU Categoria d’inquinamento - (f) Gruppo delle apparecchiature elettriche >60 (g) Punto di infiammabilità (°C) O (h) Indicatori di livello - (i) Rivelazione dei vapori - (j) Protezione antincendio N (k) Allarme di alto livello - (l) Famiglia chimica 1,50 (m) (t/m3) Massa volumica - (n) Punto di fusione (°C) FLS>60 (o) Notazione di servizio Parte E, Cap 7, App 4 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 7, App 4 Tabella 2 : Simboli e notazioni adoperati nell’elenco degli “easy chemicals” Voce Col. Commento Nome del prodotto (a) Fornisce il nome commerciale in lingua inglese del prodotto (in ordine alfabetico) Numero ONU (b) Il numero relativo a ciascun prodotto indicato nelle raccomandazioni proposte dall’ ”United Nations Committee of Experts on the Transport of Dangerous Goods”. I numeri ONU, quando disponibili, sono dati esclusivamente per conoscenza. Categoria d’inquinamento (c) La lettera D fa riferimento alla categoria d’inquinamento D come definita nell’Annesso II della MARPOL 73/78. Il simbolo III indica che il prodotto è stato valutato e trovato non appartenete alle categorie A, B, C e D definite nell’Annesso II della MARPOL 73/78. Sfoghi gas delle cisterne (d) Cont = sfoghi gas controllati Classe di temperatura delle apparecchiature elettriche (e) I simboli da T1 a T6 fanno riferimento alla classe di apparecchiature elettriche relativa alla temperatura secondo quanto definito nella pubblicazione IEC 79-0. Gruppo delle apparecchiature elettriche (f) I simboli IIA e IIB fanno riferimento ai gruppi di apparecchiature elettriche secondo quanto definito nella pubblicazione IEC 79-0. Punto d’infiammabilità (g) Indicatori di livello (h) Rivelazione dei vapori (i) Protezione antincendio (j) Allarmi di alto livello (k) Famiglia chimica (l) Massa volumica (m) Punto di fusione (n) Notazione di servizio (o) O = indicatori di livello di tipo aperto R = indicatori di livello ad efflusso limitato Le lettere A, B, C e D fanno riferimento ai seguenti agenti estinguenti, che sono stati riscontrati efficaci per certi prodotti: A : schiume resistenti all’alcool (o schiume per scopi multipli), B : schiuma normale, comprende tutte le schiume che non sono resistenti agli alcool, comprese le fluoro-proteine e le schiume che formano una pellicola acquosa (AFFF), C : acqua spruzzata, D : polveri chimiche. I simboli FLS, FLS>60 e T sono definiti come segue: FLS : prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker, FLS>60 : prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker, T Regolamenti RINA 2005 : flashpoint > 60 °C, prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio tanker. 223 Parte E Notazioni di Servizio Capitolo 8 NAVI CHIMICHIERE SEZIONE 1 SEZIONE 2 GENERALITÀ CAPACITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E POSIZIONE DELLE CISTERNE DEL CARICO SEZIONE 3 SEZIONE 4 SEZIONE 5 SEZIONE 6 SEZIONE 7 SEZIONE 8 SISTEMAZIONI DELLA NAVE CONTENIMENTO DEL CARICO MOVIMENTAZIONE DEL CARICO MATERIALI PER LA COSTRUZIONE CONTROLLO DELLA TEMPERATURA DEL CARICO IMPIANTI DI SFOGO GAS E SISTEMAZIONI DI DEGASSIFICAZIONE PER LE CISTERNE DEL CARICO CONTROLLO DELL’ATMOSFERA ALL’INTERNO DELLE CISTERNE IMPIANTI ELETTRICI PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO STRUMENTAZIONE MEZZI PER LA PROTEZIONE DEL PERSONALE PRESCRIZIONI PARTICOLARI PRESCRIZIONI OPERATIVE ED ULTERIORI MISURE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE MARINO RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME ELENCO DEI PRODOTTI CHIMICI AI QUALI NON SI APPLICA IL PRESENTE CAPITOLO PRESCRIZIONI PER NAVI ADIBITE ALL’INCENERIMENTO IN MARE DI RESIDUI DI PRODOTTI CHIMICI LIQUIDI TRASPORTO DI RESIDUI LIQUIDI DI PRODOTTI CHIMICI INDICE DEI PRODOTTI CHIMICI PERICOLOSI TRASPORTATI ALLA RINFUSA SEZIONE 9 SEZIONE 10 SEZIONE 11 SEZIONE 12 SEZIONE 13 SEZIONE 14 SEZIONE 15 SEZIONE 16 SEZIONE 17 SEZIONE 18 SEZIONE 19 SEZIONE 20 SEZIONE 21 Regolamenti RINA 2005 225 Parte E, Cap 8, Sez 1 SEZIONE 1 1 GENERALITÀ Campo di applicazione 1.1 1.1.1 Applicabilità Navi chimichiere (1/7/2002) La notazione di servizio chemical tanker, secondo quanto indicato in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.3], può essere assegnata alle navi progettate per il trasporto dei prodotti elencati nella tabella della Sezione 17 del presente Capitolo. Tali navi devono essere in accordo con le prescrizioni della versione più aggiornata dell' "International Code for the Construction and Equipment of Ships Carrying Dangerous Chemicals in Bulk (IBC Code)", compreso il primo gruppo di emendamenti all'IBC-Code di cui alle Risoluzioni IMO MEPC.32(27) e MEPC.55(33) e degli Emendamenti 2000, in accordo con la Risoluzione MSC 102(73) e le Risoluzioni MEPC 79(43) e MEPC 90(45). Nel presente Capitolo la dizione "IBC Code" è usata per fare riferimento a detto Codice ed ai suoi emendamenti. 1.1.2 Prescrizioni dell’IBC Code e prescrizioni della Società 1.1.4 Trasporto di prodotti non elencati nell’IBC Code Le prescrizioni dell’IBC Code e le prescrizioni aggiuntive del presente Capitolo sono anche applicabili a prodotti nuovi, che possono essere considerati nel campo di applicazione dei presenti Regolamenti, ma che non sono al momento elencati nelle tabelle dei Capitoli 17 o 18 dell’IBC Code. 1.1.5 Prodotti di particolare pericolosità La Società si riserva il diritto di stabilire prescrizioni e/o condizioni aggiuntive a quelle delle presenti norme per il trasporto alla rinfusa di prodotti, non elencati nelle tabelle dei Capitoli 17 o 18 dell’IBC Code, che potrebbero presentare pericoli superiori a quelli contemplati per i prodotti coperti dall’IBC Code. 1.1.6 Corrispondenza dell’IBC Code con le prescrizioni del presente Capitolo 8 Tutte le prescrizioni del presente Capitolo fanno riferimento al Capitolo, Sezione o Paragrafo dell’IBC Code applicabile, come appropriato. a) Per le navi con notazione di servizio chemical tanker, le prescrizioni dell’IBC Code devono essere considerate come prescrizioni di classe, con le eccezioni indicate in [1.1.3]. 1.1.7 Equivalenze Per quanto riguarda le prescrizioni per la classificazione, alle espressioni dell’IBC Code di cui alla Tab 1 deve essere dato il significato indicato nella Tab 1 stessa. b) Le prescrizioni del presente Capitolo sono aggiuntive rispetto alle prescrizioni dell’IBC Code. Le presenti prescrizioni comprendono prescrizioni di classe aggiuntive obbligatorie, nonché interpretazioni dell’IBC Code da parte della Società che sono anche considerate obbligatorie ai fini della classificazione. 1.1.8 c) In generale il presente Capitolo si applica alle sistemazioni per il contenimento e la movimentazione del carico nonché all’interfacciamento fra queste sistemazioni ed il resto della nave, che deve essere in accordo con le sezioni applicabili dei Regolamenti relativi allo scafo ed ai macchinari. 1.1.3 Prescrizioni dell’IBC Code che non fanno parte delle prescrizioni per la classificazione Le seguenti prescrizioni dell’IBC-Code non devono essere considerate prescrizioni per la classificazione: • Capitolo 1, Sezione1.4 - Equivalenze Certificate of Fitness a) La responsabilità delle interpretazioni delle prescrizioni dell’IBC Code allo scopo dell’emissione di un "International Certificate of Fitness for the Carriage of Dangerous Chemicals in Bulk" è dell’Amministrazione di bandiera della nave. b) Qualora la Società sia delegata da un’Amministrazione ad emettere il "Certificate of Fitness for the Carriage of Dangerous Chemicals in Bulk" per suo conto, o qualora la Società sia autorizzata a svolgere esami e visite per conto di un’Amministrazione allo scopo di dare a quest’ultima la possibilità di emanare il "Certificate of Fitness for the Carriage of Dangerous Chemicals in Bulk", o qualora alla Società sia richiesto di certificare l’aderenza alla prescrizioni dell’IBC Code, la Società garantirà la piena rispondenza alle prescrizioni dell’IBC Code, comprese le prescrizioni operative indicate in [1.1.3]. • Capitolo 1, Sezione 1.5 - Visite e certificazione • Capitolo16 - Prescrizioni operative 2 • Capitolo 16A - Misure addizionali per la protezione dell’ambiente marino. 2.1 Queste prescrizioni saranno applicate dalla Società, qualora esso agisca per conto dell’Amministrazione di bandiera della nave, entro i limiti della delega (vedere [1.1.8]). 2.1.1 Sistemazioni per il rimorchio in emergenza devono essere previste per le navi chimichiere di portata lorda Regolamenti RINA 2005 Prescrizioni aggiuntive Sistemazioni per il rimorchio in emergenza 227 Parte E, Cap 8, Sez 1 uguale o superiore a 20.000 tonnellate, in accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4]. 2.2 richieste in altre parti dei Regolamenti per quelle parti della nave che non siano influenzate dal carico trasportato, come applicabile. Macchine di governo 2.2.1 Prescrizioni addizionali per le macchine di governo delle navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore a 10000 tonnellate sono date in Cap 7, Sez 4, [7]. Tabella 1 Significato valido solo ai fini della classificazione Espressione dell’IBC Code 3 Documentazione da inviare Amministrazione Società 3.1 IGC Code o Gas Code Capitolo 9 della Parte E dei Regolamenti 3.1.1 La Tab 2 elenca i disegni, le informazioni, le analisi, ecc. che devono essere inviati in aggiunta alle informazioni Normativa riconosciuta Regolamenti Tabella 2 : Documenti da inviare N. A/I Documento 1 I Elenco dei prodotti da trasportare, comprendente l’indicazione di pressione massima di vapore, temperatura massima del carico liquido e di altre condizioni di progetto importanti 2 I Piano generale, indicante la posizione delle cisterne (o casse) del carico, del combustibile liquido, della zavorra e per altri servizi 3 A Piano delle zone pericolose per la possibile presenza di gas 4 A Posizione dei locali vuoti ed accessi alle zone pericolose 5 A Sistemazione delle condotte di ventilazione negli spazi pericolosi per la possibile presenza di gas e nelle zone adiacenti a detti spazi 6 A Particolari della struttura della nave in corrispondenza delle cisterne del carico, compresa la sistemazione dei supporti delle cisterne, le selle, i dispositivi anti-galleggiamento ed anti sollevamento, i dispositivi di tenuta del ponte, le cisterne indipendenti, ecc. 7 A Analisi delle tensioni dello scafo 8 A Analisi del movimento della nave in mare ondoso, quando un calcolo diretto è preferibile ai metodi indicati in Sez 4 9 A Calcoli della stabilità in condizioni di nave integra e di nave in avaria 10 A Dimensionamenti, materiali e sistemazione del sistema di contenimento del carico 11 A Particolari dei riporti in acciaio o dei rivestimenti 12 A Disegni e calcoli delle valvole di sicurezza 13 A Particolari della movimentazione del carico, compresi le sistemazioni e i particolari delle tubolature ed accessori 14 A Particolari delle pompe del carico 15 A Particolari dei recipienti in pressione di processo e del sistema di valvole relativo 16 A Impianto di sentina e di zavorra nella zona del carico 17 A Impianto di degassificazione nelle cisterne del carico compreso l’impianto di gas inerte 18 A Impianto di ventilazione nella zona del carico 19 A Particolari delle apparecchiature elettriche installate nella zona del carico, compreso l’elenco delle apparecchiature e degli impianti con certificati di sicurezza per l’uso in zone pericolose ed i particolari della messa a terra delle cisterne del carico e delle tubolature 20 A Schema diagrammatico dei circuiti elettrici 21 A Impianto di rivelazione gas 22 A Strumentazione delle cisterne del carico 23 A Particolari degli impianti e delle apparecchiature antincedio nella zona del carico 24 I Descrizione delle operazioni di carico e scarico, compresi i limiti di riempimento delle cisterne, quando applicabile Nota 1: A = da inviare all’approvazione in quadruplice copia I = da inviare per conoscenza in duplice copia 228 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 2 SEZIONE 2 1 CAPACITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E POSIZIONE DELLE CISTERNE DEL CARICO Bordo libero e stabilità allo stato integro 1.1 Stabilità allo stato integro 1.1.1 Generalità RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.2 La stabilità della nave, nelle condizioni di carico definite in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.7], deve soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2. 1.1.2 Effetto degli specchi liberi dei liquidi sentina contaminata del locale pompe del carico oppure acqua di lavaggio delle cisterne, come eccezione alle prescrizioni in IBC 2.6.1.1. 3.2 Pozzetti d’aspirazione 3.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.6.2 In generale, l’area dei pozzetti d’aspirazione non deve essere maggiore di quella richiesta per alloggiare le pompe del carico, i tubi di aspirazione, le valvole, le serpentine di riscaldamento, ecc., e per assicurare un flusso efficace ed il necessario accesso per la pulizia e la manutenzione. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.3 L’effetto degli specchi liberi dei liquidi deve essere calcolato in accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2, [4]. 1.1.3 4 Ipotesi relative all’allagamento 4.1 Gallerie, condotte e tubi in zona di falla Informazioni da fornire RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.5 4.1.1 Al Comandante della nave devono essere forniti un Manuale di caricazione come specificato in Parte B, Cap 11, Sez 2, [3] ed un Fascicolo di informazioni sull’assetto e la stabilità come specificato in Parte B, Cap 3, App 2. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.7.7 2 Condizioni di carico 2.1 Condizioni di carico addizionali 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9.2.3 I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie di allagamento sono quelli relativi alla fase finale di allagamento come descritta in IBC Code 2.9.3. Tuttavia piccole deviazioni da questi criteri possono essere accettate dalla Società caso per caso. 3 Posizione delle cisterne del carico 3.1 3.1.1 Minima distanza delle cisterne del carico dal fasciame esterno Eccezioni RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.6.1 Qualunque cisterna del carico, indipendentemente dalla sua posizione, può essere usata per raccogliere acqua di Regolamenti RINA 2005 Robustezza delle strutture interne Gallerie, condotte, tubi, porte, paratie e ponti che possano formare contorni stagni di spazi intatti in caso di un’avaria convenzionale, devono avere robustezza minima adeguata a resistere alla pressione corrispondente al battente del massimo galleggiamento di equilibrio in condizioni di avaria. 4.1.2 Allagamento progressivo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.7.7 L’allagamento progressivo deve essere considerato in accordo con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3]. 5 Norme relative alla falla 5.1 Falla sulla paratia prodiera con scalino del locale macchine 5.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8 Il concetto di scalino nella paratia prodiera del locale macchine è già implicito nelle prescrizioni in IBC Code 3.2.1 e nella Regola II-2/56 della SOLAS 74(83). A fini della stabilità in caso di falla, quando il recesso per il locale pompe o locale pompe del carico si estende nell’adiacente locale macchine o cisterna del carico per più di 3 m, la falla deve essere trattata come definito in Fig 1. 229 Parte E, Cap 8, Sez 2 Figura 1 : Falla sulla paratia prodiera con scalino del locale macchine PARATIA RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9 AVARIA 2 Le navi devono essere in grado di sopravvivere nel caso di falla come specificata in IBC Code 2.5.1 e 2.5.2 secondo le norme in IBC Code 2.8.1 e per le condizioni di carico di cui nella Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.7] in condizioni di equilibrio stabile verificando i criteri in IBC 2.9. PARATIA >3 m 6.2 AVARIA 2 MURATA O FONDO Fasi intermedie di allagamento 6.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9.2.3 I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie dell’allagamento devono essere gli stessi relativi alla fase finale di allagamento come specificato in IBC Code 2.9.3. PARATIA >3 m AVARIA 1 Generalità 6.1.1 MURATA O FONDO AVARIA 1 Criteri di sopravvivenza 6.1 ≤ 3m AVARIA 1 6 AVARIA 2 6.3 MURATA O FONDO Definizione del campo di stabilità positiva 6.3.1 >3 m PARATIA AVARIA 1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9 >3 m AVARIA 2 Il campo di 20° può essere misurato a partire da ogni angolo iniziando tra la posizione di equilibrio e l’angolo di 25° (o 30° se non si verifica l’immersione del ponte) (vedi Fig 3). MURATA O FONDO 6.4 5.2 Estensione longitudinale della falla nella sovrastruttura 5.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8 L’estensione longitudinale della falla nella sovrastruttura, in caso di falla sul fianco in un locale macchine poppiero, con la falla convenzionale dell’IBC Code 2.8.1, deve essere, in generale, uguale all’estensione longitudinale della falla a murata nel locale macchine (vedere Fig 2). Navi di tipo 3 di lunghezza inferiore a 125 m 6.4.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8.1.6 L’allagamento del locale macchine se collocato a poppa, in una nave di tipo 3 di lunghezza inferiore a 125 m, deve soddisfare per quanto possibile i criteri di cui in IBC 2.9. Deroghe parziali a queste prescrizioni possono essere concesse caso per caso. Figura 3 : Campo di stabilità positiva h = braccio di stabilità G = angolo al quale si ha l'allagamento progressivo Figura 2 : Estensione longitudinale della falla nella sovrastruttura h(m) 0.1m h max-0,1 LOCALE MACCHINE H 25˚ 20˚ 230 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 3 SEZIONE 3 1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Segregazione dei carichi 1.1 Segregazione di carichi che possono reagire fra di loro 1.1.1 Angoli in comune RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.2 Un angolo in comune in un giunto cruciforme, sia verticale che orizzontale, può essere considerato “una barriera doppia” ai fini della segregazione: • fra prodotti che possono reagire fra di loro (vedi Fig 1), • fra prodotti che reagiscono con l’acqua e l’acqua (vedi Fig 1). 1.1.2 Pozzi catene 2.2 Finestrini, portellini e porte 2.2.1 Prescrizioni generali RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.3 a) Gli accessi prospicienti la zona del carico o altre zone proibilte devono essere limitati ai depositi di apparecchiature relative al carico o alla sicurezza, alle stazioni di controllo del carico ed ai locali per le docce d’emergenza. b) Gli ingressi e le aperture dei locali di servizio sistemati a proravia della zona del carico non devono essere prospicienti a detta zona. Tuttavia per navi piccole soluzioni alternative potranno essere oggetto di considerazioni particolari da parte della Società. c) La distanza fra i bulloni delle lamiere indicate nel paragrafo 3.2.3 dell’IBC Code deve essere tale da garantire una idonea tenuta al passaggio dei gas. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.2 2.2.2 I pozzi catene devono essere sistemati al di fuori della zona del carico. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.3 1.2 Sistemazione delle tubolature del carico 1.2.1 Sistemazioni per la caricazione da prora o da poppa RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.3 Le prescrizioni del paragrafo 3.1.3 dell’IBC Code possono considerarsi soddisfatte se sono soddisfatte le prescrizioni relative alla caricazione e scaricazione da prora o da poppa del paragrafo 3.7 dell’IBC Code. Su tutte le navi chimichiere, indipendentemente dal tipo di prodotto trasportato, qualora sia sistemata una tuga sul ponte principale in luogo di una sovrastruttura ed i prodotti liquidi potrebbero scorrere lungo i lati della tuga, la parete frontale della tuga deve essere prolungata fino ai lati della nave in modo da formare una mastra, oppure deve essere sistemata una barriera permanente contro il gocciolamento come descritto in “Regulation II-2/56.6 della SOLAS 74(83)”. 3 Locali per le pompe del carico 3.1 2 Locali d’alloggio, locali per macchinari e di servizio e stazioni di comando Navi con una tuga al di sopra del ponte principale 3.1.1 Prescrizione generale Mezzi di sfuggita RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.1 2.1.1 In genere nel locale delle pompe del carico deve essere sistemata una scala di accesso e/o di fuga. Quando si prevede che nel locale delle pompe del carico debba esserci personale in permanenza o quando il locale pompe è più grande del normale, può essere prescritto un mezzo di sfuggita addizionale. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.2 3.1.2 Le prescrizioni relative alle prese d’aria nel paragrafo 3.2.2 dell’IBC Code devono essere considerate applicabili anche agli sbocchi della ventilazione. Tale interpretazione si applica anche alle prescrizioni dei paragrafi 3.2.3, 3.7.4, 8.3, 15.12.1.3 e 19.3.8 dell’IBC Code. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.1 2.1 Ubicazione delle prese d’aria ed altre aperture dei locali d’alloggio Regolamenti RINA 2005 Segregazione I locali delle pompe del carico e gli altri locali pompe non devono avere un accesso diretto agli altri locali della nave e devono essere separati dai locali adiacenti mediante paratie e/o ponti stagni ai gas. 231 Parte E, Cap 8, Sez 3 Figura 1 : Segregazione fra carichi che possono reagire fra di loro PRIMO TIPO DI CARICO SECONDO TIPO DI CARICO PRIMO TIPO DI CARICO DOPPIO FONDO 3.2 SECONDO TIPO DI CARICO Macchinari azionati da alberi che attraversano le paratie del locale pompe 3.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.7 a) Gli attraversamenti delle paratie o dei ponti dei locali delle pompe del carico o di altri locali pompe azionanti gli alberi delle pompe e/o ventilatori devono essere muniti di tenute stagne ai gas a soddisfazione della Società. b) La lubrificazione delle suddette tenute stagne o gli altri dispositivi che assicurano il mantenimento della loro tenuta stagna ai gas devono essere sistemati in modo tale da poter essere ispezionati dal di fuori del locale pompe del carico. 4 Accessi ai locali nella zona del carico 4.1 Generalità 4.1.1 Accesso ai depositi del combustibile liquido RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.1 Le prescrizioni del paragrafo 3.4.1 dell’IBC Code si applicano ai depositi del combustibile liquido adiacenti alle cisterne del carico, anche se tali depositi non sono compresi nella “zona del carico” come definita nel paragrafo 1.3.5 dell’IBC Code. essere approvata in circostanze speciali, purché, restando inteso che le sfuggite hanno le dimensioni prescritte, possa essere provato a soddisfazione della Società che gli spazi in questione possano essere attraversati rapidamente in modo da poter portare fuori una persona ferita. 4.2 Aperture orizzontali 4.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.2 La Fig 2 indica la forma della minima apertura netta accettabile da 600 mm per 600 mm. 4.3 Aperture verticali 4.3.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.3 Solo per le cisterne del carico in pressione, le aperture d’accesso possono essere aperture circolari di diametro non minore di 600 mm. La Fig 3 indica le dimensioni minime delle aperture verticali. 5 5.1 Sistemazione degli impianti di sentina e di zavorra Segregazione della zavorra 4.1.2 5.1.1 Eiettori RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.1 Allo scopo di tener conto delle limitazioni di movimento del personale e per ridurre il tempo necessario per una possibile fuga in emergenza dalle casse dei doppi fondi o da spazi similari nei quali le ostruzioni potrebbero rendere difficili i movimenti, devono essere sistemati due accessi separati. I due accessi devono essere lontani fra di loro per quanto possibile. La sistemazione di un unico accesso può Un eiettore sistemato nella zona del carico azionato da acqua pompata dalle pompe sistemate nel locale macchine, può essere accettato come mezzo per lo scarico della zavorra permanente dalle cisterne e/o dai doppi fondi adiacenti alle cisterne del carico, purché la tubolatura d’alimento sia sistemata al di sopra del livello del ponte ed una valvola di non ritorno ed un branchetto smontabile siano sistemati nella tubolatura d’alimento al di fuori del locale macchine (vedere Fig 4). Accessi e sfuggite dalle casse dei doppi fondi e/o da spazi similari RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.1 232 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 3 Figura 2 : Forma della minima apertura netta accettabile da 600 mm per 600 mm Figura 4 : Sistemazione di scarico LOCALE MACCHINE 100 LOCALE POMPE 600 P CISTERNA ACQUA DI ZAVORRA 5.3.2 Uso delle pompe del carico come pompe di sentina RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.3 a) Le pompe del carico possono essere adoperate anche come pompe di sentina purché esse siano collegate alla tubolatura di sentina attraverso una valvola di intercettazione ed una valvola di non ritorno sistemate in serie. 600 Figura 3 : Dimensioni minime delle aperture verticali 800 300 300 600 5.2 5.2.1 Sistemazione di riempimento della zavorra Il riempimento delle cisterne del carico con zavorra può essere eseguito dal livello del ponte per mezzo di pompe che normalmente servono le cisterne e/o le casse di zavorra permanente, come indicato nel paragrafo 3.5.2 dell’IBC Code, purché sia sistemato in corrispondenza dell’ingresso nella cisterna del carico un branchetto smontabile o un tubo flessibile con una valvola di intercettazione. La valvola di intercettazione è in aggiunta alla prescritta valvola di non ritorno. Deve essere considerata con attenzione la sistemazione delle tubolature entro le cisterne e la possibilità che si creino cariche elettrostatiche (vedere Fig 4). 5.3.1 c) Nei locali pompe del carico delle navi che trasportano prodotti tossici o corrosivi devono essere previsti mezzi adeguati per convogliare stillicidi dalle pompe del carico e dalle valvole in raccoglitori di contenimento. I raccoglitori possono anche consistere in parte del fondo del locale pompe, opportunamente delimitata e protetta dall’azione dei prodotti corrosivi. Lo stillicidio può essere eliminato per mezzo di pompe adeguate o eiettori adeguati. Nel caso di trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili fra di loro, i sistemi per raccogliere ed eliminare gli stillicidi, indicati sopra, devono essere differenti e separati fra di loro. Chiarimento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.2 5.3 b) Nel caso di trasporto di liquidi corrosivi, una delle pompe del carico, come previsto nel paragrafo 3.5.3 dell’IBC Code, può essere adoperata per il servizio di sentina purché essa sia collegata alla tubolatura di sentina tramite due valvole di intercettazione più una valvola di non ritorno sistemate in serie. Sentina Sistemazione 6 Sistemazioni per la caricazione e scaricazione da prora o da poppa 6.1 Mastre 6.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.7.7 In genere l’altezza della mastra non deve essere inferiore a 150 mm. In ogni caso, essa non deve essere inferiore a 50 mm misurata dal margine superiore della cinta. 7 Sistemazioni di scafo 7.1 Equipaggiamento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.3 7.1.1 Le deroghe relative all’impianto di sentina per gli spazi che sono separati dalle cisterne del carico da una paratia doppia sono limitate a quegli spazi che non abbiano al loro interno tubolature contenenti carico. Per le navi con notazione di servizio chemical tanker aventi portata lorda non inferiore a 20000 tonnellate devono essere osservate le prescrizioni specifiche in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4]. Regolamenti RINA 2005 Sistemazioni di rimorchio d’emergenza 233 Parte E, Cap 8, Sez 4 SEZIONE 4 CONTENIMENTO DEL CARICO Simboli k 1 : Coefficiente dipendente dal materiale per l’acciaio, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] Criteri di progetto delle strutture 1.1 Materiali 1.1.1 Acciai per strutture di scafo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 In aggiunta alle prescrizioni di Parte B, Cap 4, Sez 1, [2], i materiali delle cisterne del carico devono essere considerati dalla Società caso per caso per tutti i prodotti che si vogliono trasportare. tamente al fasciame del doppio fondo e del ponte (vedi Fig 1). Per navi aventi L ≥ 120 m, devono generalmente essere installati un cassonetto inferiore ed uno superiore (vedi Fig 2). Diverse sistemazioni possono essere considerate dalla Società caso per caso, purché siano supportate da calcoli diretti eseguiti in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3. Questi calcoli devono investigare, in particolare, le zone di collegamento della paratia col fasciame del fondo e del ponte e devono essere inviati alla Società per esame. Figura 1 : Collegamenti delle paratie corrugate senza cassonetto 1.1.2 Lamiere laminate RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Lamiere laminate di acciaio non legato oppure acciaio inossidabile possono essere usate per la costruzione delle cisterne. Caratteristiche meccaniche, procedura d’approvazione e collaudi di queste lamiere devono soddisfare i requisiti applicabili della Parte D. 1.1.3 Modulo di elasticità longitudinale per acciai inossidabili RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Figura 2 : Collegamenti delle paratie corrugate con cassonetto superiore ed inferiore Per acciai inossidabili il modulo di elasticità longitudinale deve essere assunto uguale a 193000 N/mm2. 1.1.4 Rivestimento di gomma e materiali sintetici RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 L’adeguatezza del rivestimento di gomma o materiale sintetico deve essere considerata dalla Società caso per caso. 1.2 Strutture dello scafo 1.2.1 Tipo di struttura RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 2 Sollecitazioni di trave nave In generale, entro la zona delle cisterne del carico di navi chimichiere di lunghezza superiore a 90 m, il fondo, il cielo del doppio fondo e il ponte devono avere struttura longitudinale. 2.1 Differenti tipi di struttura possono essere considerati dalla Società caso per caso, purché siano supportati da calcoli diretti. In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1], i carichi in acqua tranquilla devono essere calcolati per le seguenti condizioni di carico: 1.3 • condizioni di carico omogeneo (escludendo le cisterne destinate esclusivamente a zavorra segregata) alla massima immersione, Struttura delle paratie 1.3.1 Collegamenti delle paratie corrugate RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Per navi aventi L < 120 m, le paratie trasversali o longitudinali corrugate verticalmente possono essere collegate diret- 234 Sollecitazioni in acqua tranquilla 2.1.1 Condizioni di carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 • condizioni di carico parziale, • condizioni di carico con carico di alta massa volumica, carico riscaldato e carichi segregati, Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 4 • qualunque condizione di carico non omogeneo specificata, EI : modulo d’elasticità, in N/mm2, della lamiera d’acciaio inossidabile laminata, • condizioni di zavorra leggera e pesante, tS : spessore, in mm, della placcatura d’acciaio inossidabile, da assumere non inferiore a 2,0 mm. • condizioni a metà del viaggio relative a lavaggio delle cisterne o altre operazioni se queste differiscono sensibilmente dalle condizioni di zavorra. 3 Dimensionamento delle cisterne strutturali 3.1 Fasciame 3.1.1 Spessori netti minimi (1/7/2002) Lo spessore netto del fasciame del ponte di resistenza e delle paratie entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico non deve essere inferiore ai valori indicati in Tab 1. Tabella 1 : Spessore netto minimo del fasciame del ponte di resistenza e delle paratie Fasciame (5,5 + 0,02 L) k1/2 per L < 200 (8 + 0,0085 L) k1/2 per L ≥ 200 Paratia di cisterna L1/3 k1/6 + 4,5 s Paratia stagna 0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s Paratia di sbattimento 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di lamiera. 3.1.2 Calcolo dello spessore equivalente per lamiere placcate di acciaio non legato acciaio inossidabile RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Lo spessore di lamiere placcate non deve essere inferiore a quello ottenuto con la seguente formula: EI ⎞ t P = t + t S ⎛ 1 – ------------------⎝ 206000⎠ dove: t : spessore, in mm, della lamiera placcata, da ottenersi con le formule applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 1, come se essa fosse costituita di materiale omogeneo con le seguenti caratteristiche: • modulo di elasticità, in N/mm2, da assumere uguale a: E = 206000 • coefficiente dipendente dal materiale, da ottenere con la formula seguente: EI k 0 = k ------------------206000 k 3.2 Rinforzi ordinari 3.2.1 Spessori netti minimi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari non deve essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con la seguente formula: tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari. 3.3 Travi rinforzate Spessore netto minimo, in mm Ponte di resistenza Nota 1: s : Spessori di placcatura in acciaio inossidabile diversi da quelli suddetti devono essere considerati dalla Società caso per caso. : coefficiente dipendente dal materiale della lamiera d’acciaio inossidabile laminata, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] Regolamenti RINA 2005 3.3.1 Spessori minimi netti RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle travi rinforzate non deve essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con la seguente formula: tMIN = 1,45 L1/3 k1/6 3.3.2 Condizioni di carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per la più severa delle condizioni di carico specificate in [2.1.1], allo scopo di massimizzare le sollecitazioni nella struttura longitudinale e nelle travi rinforzate. 3.3.3 Struttura delle cisterne del carico con parte inferiore a tramoggia analizzata per mezzo di un modello di trave tridimensionale RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Se la struttura di una cisterna del carico inferiormente configurata a tramoggia viene analizzata con un modello di trave tridimensionale, in accordo con le prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1, l’area netta resistente al taglio della sezione dei madieri entro una zona pari a 0,1l dalle estremità del madiere (vedi Fig 3 per la definizione di l) non deve essere inferiore al valore ottenuto, in cm2, con la seguente formula: Q A Sh = 2 ----------------γR γm Ry dove: Q : massimo sforzo di taglio, in kN, ottenuto dai calcoli diretti, γR : coefficiente parziale di sicurezza di resistenza: γR = 1,2 γm : coefficiente parziale di sicurezza del materiale: γm = 1,02 235 Parte E, Cap 8, Sez 4 Figura 3 : Zona all’estremità dei madieri in [2.1.1], allo scopo di massimizzare le tensioni nella struttura longitudinale e nelle travi rinforzate. 4.3.2 Controlli di robustezza RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 ³0,1 4 Dimensionamento delle strutture delle cisterne indipendenti 4.1 Fasciame I dimensionamenti netti delle travi rinforzate sia dello scafo sia delle cisterne indipendenti devono essere ottenuti per mezzo di calcoli diretti basati su criteri concordati con la Società caso per caso. 5 Supporti delle cisterne indipendenti 5.1 Sistemazioni strutturali 4.1.1 Controlli di robustezza RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 5.1.1 In generale, lo spessore netto del fasciame delle cisterne indipendenti non deve essere inferiore a quello ottenuto con le formule applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 1, dove le pressioni laterali devono essere calcolate in accordo con Parte B, Capitolo 5 e le sollecitazioni della trave nave possono essere assunte uguali a zero. Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne devono essere trasmesse il più direttamente possibile alle travi rinforzate di scafo, minimizzando le concentrazioni di tensioni. Se, a causa della sistemazione delle cisterne, l’approssimazione suddetta è ritenuta non accettabile dalla Società, devono essere tenute in conto le sollecitazioni nella cisterna dovute ai carichi della trave nave . Queste sollecitazioni devono in generale essere calcolate per mezzo di calcoli diretti basati su un modello a elementi finiti dello scafo e della cisterna con il suo sistema di supporto e bloccaggio. 4.1.2 Calcolo dello spessore equivalente per lamiere placcate di acciaio non legato acciaio inossidabile RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Si applicano le prescrizioni in [3.1.2]. 4.2 Rinforzi ordinari 4.2.1 Controlli di robustezza RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 In generale, lo spessore netto dei rinforzi ordinari delle cisterne indipendenti non deve essere inferiore a quello ottenuto con le formule applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 2, dove le pressioni laterali devono essere calcolate in accordo con Parte B, Capitolo 5 e le tensioni della trave nave possono essere assunte uguali a zero. Se, a causa della sistemazione delle cisterne, l’approssimazione suddetta è ritenuta non accettabile dalla Società, deve essere tenuto conto delle tensioni nella cisterna dovute ai carichi della trave nave. Tali tensioni devono, in generale, essere calcolate come specificato in [4.1.1]. Generalità RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Se le forze di reazione non sono nel piano delle travi rinforzate, devono essere installate lamiere di rinforzo e squadre in modo da trasmettere questi carichi per mezzo degli sforzi di taglio. 5.1.2 Aperture RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Nei supporti delle cisterne e nelle strutture di scafo in corrispondenza degli stessi, le aperture devono essere ridotte al massimo possibile e possono essere necessari rinforzi locali. 5.2 Calcolo delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne 5.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne devono essere ottenuti dall’analisi strutturale della cisterna, considerando i carichi specificati in Parte B, Capitolo 5. Se i supporti della cisterna non hanno la possibilità di reagire in trazione, la distribuzione finale delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti può non evidenziare sforzi di trazione. 5.3 5.3.1 Dimensionamento dei supporti delle cisterne indipendenti e delle strutture di scafo in corrispondenza degli stessi Dimensionamento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 4.3 Travi rinforzate 4.3.1 Condizioni di carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per la più severa delle condizioni di carico specificate 236 I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate dei supporti delle cisterne e delle strutture di scafo in corrispondenza degli stessi, devono essere non inferiori a quelli ottenuti applicando i criteri in Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e le pressioni laterali sono da calcolare secondo Parte B, Capitolo 5. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 4 I valori delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne, da considerare per il dimensionamento di questi elementi strutturali, sono definiti in [5.2]. 6 Altre strutture 6.1 Locale Macchine 6.1.1 Prolungamento delle strutture di scafo entro il locale macchine RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Paratie longitudinali prolungate attraverso le intercapedini devono continuare entro il locale macchine ed essere usate preferibilmente come paratie longitudinali di cisterne per carico liquido. Tale prolungamento deve essere compatibile con la forma delle strutture del doppio fondo, del ponte e di copertini nel locale macchine. 7 Protezione delle strutture metalliche dello scafo 7.1 Pitture all’alluminio 7.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 L’impiego di pitture all’alluminio è proibito nelle cisterne del carico, nell’area di ponte delle cisterne del carico, nei locali pompe, nelle intercapedini o in ogni altra zona dove possono accumularsi i vapori del carico. 7.2 Trattamento di passivazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Per una struttura di acciaio inossidabile, un trattamento di passivazione deve essere eseguito con attenzione in tutta la zona delle cisterne in una nave nuova e in tutta la zona riparata in caso di riparazioni. Ciò vale in particolare anche per il trattamento di passivazione delle saldature. Costruzione e collaudo 8.1 8.1.1 Saldature e collegamenti saldati Saldatura delle paratie delle cisterne del carico di navi chimichiere di tipo 1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 I contorni delle paratie delle cisterne del carico di navi chimichiere di tipo 1 devono essere collegati, per la loro intera lunghezza, alle strutture di scafo per mezzo di saldature a piena penetrazione, come definite in "Guida per la saldatura". 8.1.2 La parte rimanente dei contorni della cisterna può essere collegata per mezzo di saldature d'angolo, come definite in Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.4.1]. Tuttavia la saldatura a parziale penetrazione, così come definita in Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.4.1], può essere presa in considerazione sulla base dei risultati di analisi di robustezza. Inoltre, qualsiasi altra prescrizione più severa stabilita per specifici tipi di collegamento in Parte B, Cap 12, Sez 1 e Parte B, Cap 12, Sez 2, a seconda dei casi, deve essere soddisfatta. 8.1.3 Saldature dei rinforzi in acciaio non legato a lamiere di acciaio inossidabile RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 In generale, rinforzi in acciaio non legato non possono essere saldati direttamente a lamiere sottili di acciaio inossidabile. Tuttavia, se la saldatura dei rinforzi e dei componenti di scafo in acciaio di normale robustezza a lamiere di acciaio inossidabile è ritenuta accettabile dalla Società, la saldatura deve essere eseguita usando elettrodi austeno-ferritici con elevato contenuto di nichel e cromo come, per esempio, il tipo di elettrodo con 24% Cr, 14% Ni e 3% Mo. 8.1.4 Saldatura su lamiere placcate RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 7.2.1 8 esistente) e il collegamento con la parte inferiore degli scivoli, deve essere collegata, su navi chimichiere di tipo 2, per la sua intera lunghezza, alle strutture di scafo per mezzo di saldature a piena penetrazione, come definite in Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.4.1]. Saldatura delle paratie delle cisterne del carico di navi chimichiere di tipo 2 (1/7/2003) Saldature eseguite su lamiere placcate devono essere considerate dalla Società caso per caso. In particolare, quando la saldatura d’angolo è eseguita direttamente sulla lamiera laminata, l’esame con ultrasuoni del collegamento deve essere effettuato su una striscia del collegamento larga 100 mm, centrata sulla lamiera perpendicolare al fasciame. Questo esame con ultrasuoni deve essere eseguito in accordo con Parte D, Cap 2, Sez 1, [8.9]. 8.2 Particolari strutturali speciali 8.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 Devono essere soddisfatte le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.3] per navi con notazione di servizio chemical tanker. 8.3 8.3.1 Collaudi Collaudo di cisterne RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4 La parte inferiore dei contorni delle paratie di cisterne del carico, cioè il collegamento col fondo (o doppio fondo, se In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 3, [2] il collaudo di cisterne deve soddisfare la Tab 2. Regolamenti RINA 2005 237 Parte E, Cap 8, Sez 4 Tabella 2 : Prescrizioni addizionali per il collaudo di cisterne di navi chimichiere Struttura da collaudare Cisterne strutturali o indipendenti 238 Prescrizioni di collaudo Pressione per il collaudo strutturale Collaudo strutturale dei contorni delle cisterne del carico da almeno un lato, come definito in Parte B, Cap 12, Sez 3, [2.2]. La maggiore delle seguenti: • 2,4 m di battente d’acqua sopra il punto più alto della cisterna, • pressione di taratura delle valvole di sicurezza, se pertinente. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 5 SEZIONE 5 1 1.1 MOVIMENTAZIONE DEL CARICO austenitico o austenitico-ferritico, tubi con rivestimento interno o, se applicabile, con un rivestimento o una pittura protettiva esterno(a) accettabile. Dimensionamenti delle tubolature Calcolo dello spessore dei tubi 1.2 1.1.1 Tubi soggetti a colpi di mare RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1.1 1.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1 Per i tubi che possono essere soggetti ai colpi di mare, la pressione di progetto P, in bar, indicata nella formula del paragrafo 5.1.1 dell’IBC-Code deve essere sostituita da una pressione equivalente P’ data dalla formula seguente: In accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [1.5.2], i tubi del carico e gli accessori relativi sono considerati di: D 1 P' = --- ⎛ P + P 2 + 0 ,006R'K ------C-⎞ 2⎝ D⎠ a) Classe I quando la pressione di progetto è superiore a 1,5 MPa, o il tubo è utilizzato per convogliare sostanze tossiche, essendo: DC : Diametro esterno del tubo tenendo conto della coibentazione (in mm), il cui spessore deve essere assunto almeno uguale a: 40 mm se D ≤ 50 mm 80 mm se D ≥ 150 mm valori intermedi devono mediante interpolazione R’ K Classi dei tubi essere b) Classe II quando la pressione di progetto è uguale o inferiore a 1,5 MPa, c) Classe III quando i tubi terminano con un’esremità aperta o quando sono sistemati all’interno delle cisterne del carico. ottenuti 2 : Resistenza al trascinamento corrispondente all’effetto del colpo di mare, in daN/m2, come indicato nella Tab 1 in funzione della posizione del tubo e della sua altezza H (in m) al di sopra dell’immersione di pieno carico; valori intermedi possono essere ottenuti mediante interpolazione. 2.1 Fabbricazione dei tubi e particolari delle giunzioni Tubi che non richiedono giunzioni saldate 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.2 : Sollecitazione ammissibile, in N/mm2 I tronchi delle tubolature per il carico devono essere collegati mediante saldatura ad eccezione, in aggiunta a quelli flangiati per valvole di intercettazione e giunti di dilatazione (come permessi nel paragrafo 5.2.2.1 dell’IBC Code), di quelli flangiati per branchetti smontabili o sistemazioni similari o di quelli necessari per pitturazioni protettive, rivestimenti interni, costruzioni particolari, ispezioni e manutenzione. 1.1.2 Costante di corrosione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1.1 Il coefficiente c (incremento di spessore per la corrosione) della formula nel paragrafo 5.1.1 dell’IBC Code, deve normalmente essere non minore di 3 mm. La Società potrà accettare valori inferiori per tubi in acciaio inossidabile Tabella 1 Diametro esterno del tubo (1) (1) A poppavia di un quarto della lunghezza della nave A proravia di un quarto della lunghezza della nave H≤8 H=13 H≥18 H≤8 H=13 H≥18 ≤25 1500 250 150 2200 350 150 50 1400 250 150 2000 350 150 75 1100 250 150 1600 350 150 100 700 250 150 700 350 150 ≥150 500 250 150 700 350 150 DC se il tubo è coibentato, D negli altri casi Regolamenti RINA 2005 239 Parte E, Cap 8, Sez 5 2.2 Giunti di dilatazione 2.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.4 Non è permesso l’impiego di giunti a soffietto per prodotti corrosivi o polimerizzanti, a meno che non siano previsti mezzi che impediscano la stagnazione di liquidi. 2.3 Controlli non distruttivi delle saldature 2.3.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.5 a) I tubi saldati testa a testa e gli accessori devono essere sottoposti ad esami a campione mediante raggi X ed esame completo mediante liquidi penetranti o altra metodologia equivalente. b) Gli esami mediante raggi X devono comprendere almeno il 10% dei collegamenti e possono essere estesi a richiesta del Tecnico in dipendenza dei risultati delle ispezioni. c) Deroghe alle prescrizioni di cui sopra potranno essere considerate caso per caso dalla Società per tubi saldati in officina. Tuttavia tali deroghe potranno essere concesse dalla Società solamente per navi progettate esclusivamente per il trasporto di carichi con basso rischio d’incendio. 3 Sistemazione delle tubolature 3.1 Sistemazione delle tubolature del carico 3.1.1 Sistemazione delle tubolature del carico sotto il ponte RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5.2 Lo scopo delle prescrizioni contenute nel paragrafo 5.5.2 dell’IBC Code è quello di prevenire il rischio di eventuali gocciolamenti del carico, attraverso il dispositivo di tenuta di una valvola di intercettazione, nel locale nel quale detta valvola è sistemata. 3.1.2 Sistemazione delle tubolature del carico sul ponte RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5.2 Le tubolature del carico sistemate sopra le cisterne del carico devono essere prolungate fino al fondo delle singole cisterne. 3.1.3 Tubi con rivestimento d’alluminio RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5 particolari per i quali può essere dimostrato alla Società che non sono disponibili soluzioni alternative efficienti. In questi casi particolari le misure di sicurezza ritenute necessarie dalla Società saranno considerate caso per caso. 4 4.1 Impianti di comando per la movimentazione del carico Generalità 4.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.6.1 a) Una flangia cieca deve essere sistemata in aggiunta alla valvola d’intercettazione prescritta nel paragrafo 5.6.1.2 dell’IBC Code in corrispondenza di ciascun collegamento alle manichette del carico. b) Le prescrizioni del paragrafo 5.6.1 dell’IBC Code non devono essere considerate come aggiuntive rispetto a quelle per le tubolature al di sotto dei ponti menzionate nei paragrafi 5.5.2 e 5.5.3 dell’IBC Code. 4.2 Dispositivi di comando, controllo ed allarme e centrale di controllo del carico 4.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.6 a) Il comando delle pompe del carico deve essere ubicato in una posizione che sia prontamente accessibile, anche in caso di rottura delle tubolature o delle manichette del carico. La suddetta posizione deve essere chiaramente indicata. b) Qualora esista una centrale di controllo del carico, in essa devono essere sistemati i seguenti comandi, indicazioni ed allarmi: • comando delle pompe del carico • comando delle valvole di caricazione e di scaricazione • indicatori di livello • indicatori di temperatura • allarmi di alto livello • allarmi di altissimo livello • allarmi di alta/bassa temperatura • allarmi di alta/bassa pressione • allarmi dell’impianto fisso di rivelazione dei gas. c) In genere gli allarmi di alta/bassa temperatura devono essere riportati anche in plancia. 3.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5 d) La centrale di controllo del carico deve essere ubicata al di sopra del ponte di coperta e può essere considerata come locale pericoloso o locale sicuro in base alla sua ubicazione e alla possibile presenza in essa di prodotto o di suoi vapori. Qualora sia considerata un locale pericoloso, essa deve essere provvista di impianto di ventilazione in grado di effettuare non meno di 20 ricambi d’aria all’ora, non deve essere ubicata nella zona degli alloggi e le apparecchiature elettriche ammesse devono essere soltanto del tipo di sicurezza. Le pompe, le tubolature ed i relativi accessori devono costituire un impianto permanentemente installato; in genere non sono permesse parti smontabili, eccettuati alcuni casi e) Una centrale di controllo del carico priva del comando delle pompe e delle valvole del carico è definita "stazione di controllo del carico". I tubi con rivestimento di alluminio sono accettabili nelle cisterne di zavorra, nelle cisterne del carico inertizzate, nonché, purché siano protetti da urti accidentali, nelle zone pericolose sui ponti scoperti. 3.2 240 Impianti di tubolature smontabili Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 5 5 5.1 Manichette del carico a bordo della nave Compatibilità 5.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.7.1 Le prescrizioni del paragrafo 5.7.1 dell’IBC Code si applicano alle manichette del carico sistemate a bordo della nave e la loro prescritta "compatibilità con il carico" richiede che: a) la manichetta non perda la sua resistenza meccanica o subisca indebiti deterioramenti qualora venga in contatto con i prodotti trasportati, e dui, delle tubolature e delle apparecchiature e lo scafo della nave non deve essere maggiore di106 Ω.. 6.1.2 Piattine per la messa a terra RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 10, 10.3 Devono essere sistemate piattine per la messa a terra per le cisterne del carico, le cisterne per i residui, le tubolature e le apparecchiature che non siano collegate permanentemente allo scafo della nave, come per esempio: a) cisterne del carico indipendenti; b) tubolature delle cisterne del carico che siano elettricamente separate dallo scafo della nave; c) collegamenti dei tubi mediante branchetti smontabili: b) il materiale di cui sono fabbricate le manichette non reagisca pericolosamente con i prodotti trasportati. Con riferimento ai suddetti requisiti, deve essere posta particolare attenzione alle superfici interna ed esterna delle manichette quando le stesse possono essere impiegate come parti integranti di, o collegate a, pompe di emergenza per il carico e possono essere immerse all’interno di cisterne o depositi per il carico. Quando le piattine per la messa a terra sono prescritte, esse devono essere: 6 c) facili da sistemare e sostituire. 6.1 Messa a terra Elettricità statica 6.1.1 Resistenza accettabile RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 10, 10.3 Allo scopo di evitare i rischi di scariche elettriche dovute al formarsi di elettricità statica risultante dal flusso dei liquidi/gas/vapori, la resistenza fra qualsiasi punto della superficie delle cisterne del carico, delle cisterne dei resi- Regolamenti RINA 2005 a) chiaramente visibili in modo che qualsiasi interruzione possa essere chiaramente rivelata; b) progettate e sistemate in modo da essere protette contro danneggiamenti meccanici e da non essere influenzate negativamente da contaminazioni ad alta resistività, per esempio prodotti corrosivi o pitture; 7 7.1 Impianto integrato del carico e di zavorra Generalità 7.1.1 (1/1/2004) Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5]. 241 Parte E, Cap 8, Sez 6 SEZIONE 6 1 MATERIALI PER LA COSTRUZIONE esito di accertamenti e prove preliminari, a soddisfazione della Società, che può richiedere anche l’effettuazione di visite ad intervalli più ristretti di quelli normali. Nella valutazione della idoneità del sistema protettivo, la Società potrà anche richiedere che sia drasticamente ridotta l’area catodica (ad esempio, proteggendo adeguatamente anche le strutture di acciaio inossidabile) al fine di evitare corrosioni fortemente localizzate nelle zone delle strutture di acciaio da scafo che eventualmente potrebbero risultare, per varie ragioni, non protette dal rivestimento. Generalità 1.1 Caratteristiche dei materiali e dei rivestimenti 1.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 1 a) La scelta dei materiali e le metodologie di rivestimento delle strutture e delle apparecchiature che possono venire in contatto col carico liquido o col vapore devono essere basate sull’elenco dei carichi che possono essere trasportati. b) Per quanto riguarda le prescrizioni generali, valgono le norme di cui alla Parte D del Regolamento. I materiali delle cisterne devono comunque avere caratteristiche non inferiori a quelle degli acciai da scafo adottati secondo le prescrizioni della Parte D del Regolamento; se di qualità diversa da quanto ivi prescritto, la loro adozione sarà considerata caso per caso dalla Società. c) I materiali suddetti devono essere di per se stessi resistenti alle azioni dei prodotti da trasportare. Possono, tuttavia, essere impiegati materiali di per se stessi non resistenti, ma protetti con altri materiali resistenti, dopo buon esito di preventivi accertamenti e prove da condurre a soddisfazione della Società. In tal caso la Società può richiedere anche l’effettuazione di visite ad intervalli più ristretti di quelli normali. d) Nella costruzione di cisterne del carico, destinate alternativamente al carico ed ad acqua di mare di zavorra, dovrà essere posta la massima cura nella scelta del materiale delle strutture (in genere acciaio inossidabile austenitico) con particolare riguardo alla resistenza dello stesso ai vari tipi di corrosione localizzata: • vaiolatura (pitting), • corrosione sotto tensione, • corrosione interstiziale. Dette strutture dovranno inoltre essere realizzate con lo stesso tipo di materiale onde evitare corrosioni galvaniche che si genererebbero in presenza di materiali dissimili. Quanto sopra si intende esteso, oltre che alle strutture, anche ai materiali costituenti gli impianti, i dispositivi e gli apparecchi sistemati in dette cisterne. e) Le cisterne per acqua di mare di zavorra possono avere struttura in parte di acciaio inossidabile ed in parte di acciaio da scafo, sempre che siano prese idonee misure contro la corrosione dell’acciaio da scafo. L’impiego di appositi rivestimenti protettivi è subordinato al buon 242 f) L’impiego di rivestimenti contenenti alluminio non è permesso nelle cisterne del carico, nelle zone del ponte in corrispondenza delle cisterne del carico, nei locali pompe, nelle intercapedini ed in qualsiasi altra zona dove potrebbero accumularsi gas provenienti dal carico. 2 Prescrizioni particolari per i materiali 2.1 Deroghe 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2 Parti strutturali, accessori ed apparecchiature dei locali pompe del carico diverse dalle apparecchiature elettriche che sono normalmente esposti solo ai vapori dei prodotti presenti nelle sentine dei locali pompe non sono soggetti alle prescrizioni di cui ai paragrafi 6.2.2 e 6.2.4 dell’IBC Code. I materiali delle apparecchiature elettriche devono soddisfare le prescrizioni del paragrafo 6.2.3 dell’IBC Code. 2.2 2.2.1 Prescrizioni varie Materiali non metallici RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2 I materiali non metallici adoperati nelle cisterne del carico e apparecchiature relative devono essere compatibili con i liquidi ed i vapori cui possono essere esposti. 2.2.2 Prima mano di pittura (Primers) RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2 Per gli acciai inossidabili non possono essere adoperati primers contenenti zinco. Nel caso in cui tali primers siano adoperati per altre parti saldate ad acciaio inossidabile, devono essere prese misure per impedire che l’acciaio inossidabile sia contaminato dallo zinco. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 7 SEZIONE 7 1 CONTROLLO DELLA TEMPERATURA DEL CARICO Generalità 1.1.4 Ridondanza (1/7/2002) RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1 1.1 Impianti di riscaldamento e di raffreddamento del carico 1.1.1 Mezzi per il controllo della temperatura del carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1 Qualora sia necessario mantenere una determinata temperatura (più alta o più bassa di quella ambiente) per la conservazione del carico, deve essere adottato uno dei sistemi seguenti: a) Cisterne isolate termicamente atte a mantenere la temperatura del carico entro limiti accettabili per tutta la durata del viaggio. b) Un impianto di riscaldamento o raffreddamento o un impianto frigorifero. c) Una combinazione dei sistemi indicati in a) e b). Prescrizioni addizionali per gli impianti di riscaldamento e raffreddamento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1 Qualora gli impianti di riscaldamento o di raffreddamento siano essenziali per la conservazione del carico, i componenti seguenti devono essere duplicati: a) Fonti di riscaldamento o raffreddamento; negli impianti di riscaldamento del carico, la Società può permettere solo una caldaia a fiamma in grado di fornire la potenzialità di riscaldamento che si richiede di installare, a condizione che siano disponibili a bordo sufficienti parti di rispetto per i bruciatori ed i relativi accessori al fine di rendere possibile la riparazione di qualsiasi avaria da parte del personale del bordo. b) Pompe di circolazione per il carico e per il fluido riscaldante o raffreddante. Se adatte all'impiego, le pompe del carico possono essere utilizzate come pompe di circolazione del fluido riscaldante o raffreddante c) Impianto di refrigerazione. 1.1.2 a) I collettori per la mandata e quelli per il ritorno del fluido riscaldante devono essere sistemati sul ponte di coperta; le derivazioni per l’entrata nelle e l’uscita dalle cisterne del carico devono attraversare queste ultime in corrispondenza del loro cielo. b) Qualora il locale scambiatori di calore sia sistemato nella zona dei locali di alloggio, e considerato sicuro da gas, esso deve essere trattato come fosse un locale macchine (non di categoria A) e deve essere provvisto di ventilazione meccanica indipendente in estrazione e di ombrinali scaricanti direttamente nel locale macchine. 1.1.3 Temperature di riferimento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 1.1 Qualora la temperatura del carico sia mantenuta per mezzo di un impianto di riscaldamento o di raffreddamento, l’impianto deve essere progettato tenendo conto delle temperature di riferimento indicate nella Tab 1, a meno che non sia indicato diversamente nella specifica contrattuale della nave. Tabella 1 Temperatura di riferimento (°C) Impianti di riscaldamento Impianti di raffreddamento Mare 0 32 Aria 5 45 Regolamenti RINA 2005 1.2 1.2.1 Valvole ed altri accessori Impianti di spurgo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.3 Gli impianti per il riscaldamento od il raffreddamento del carico, devono essere dotati degli attacchi necessari per poter lavare il circuito riscaldante o raffreddante di ciascuna cisterna o di ciascun deposito per il carico, mediante gas inerte oppure aria compressa, e per poter effettuare pressature di prova dell’impianto. 1.3 1.3.1 Impianti di misura della temperatura del carico Allarmi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 1.5 a) Un impianto di allarme è prescritto per quei prodotti che vengono trasportati riscaldati (vedere paragrafo 15.13.6 dell’IBC Code) e per i quali nella colonna "o" delle Tabelle del Capitolo 17 dell’IBC Code, si richiamano le prescrizioni di cui al paragrafo 15.13 dell’IBC Code. b) Un impianto di allarme è anche richiesto per quei prodotti per i quali, nel sopracitato Capitolo 15 dell’IBC Code, è prescritta una temperatura di trasporto non superiore a determinati limiti, come, ad esempio, il fosforo elementare e lo zolfo fuso. c) L’allarme deve essere trasdotto in plancia e nella stazione di controllo del carico, se esistente. 243 Parte E, Cap 8, Sez 7 1.4 Prescrizioni per prodotti speciali 1.4.1 Prodotti che possono danneggiare l’impianto di riscaldamento o di raffreddamento del carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.6 a) Le prescrizioni del paragrafo 7.1.6 dell’IBC Code si applicano anche a quei prodotti che potrebbero danneggiare l’impianto di riscaldamento o di raffreddamento. b) Se il dispositivo per il prelievo dei campioni di cui al paragrafo 7.1.6.3 dell’IBC Code è costituito da una 244 cassa di osservazione degli spurghi, detta cassa deve, in generale, soddisfare le seguenti prescrizioni: • deve essere ubicata nella zona del carico ed essere dotata di un tubo di sfogo aria il cui sbocco sia provvisto di una rete tagliafiamma regolamentare e sia ubicato ad una distanza non inferiore a 3 m da aperture di locali di alloggio e da fonti di ignizione; • deve essere dotata di un collegamento per lo scarico nelle "slop tanks" con le relative valvole di intercettazione, nonché di un vetro spia e deve essere provvista di un rubinetto per il prelievo di campioni per l’analisi del fluido di ritorno. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 8 SEZIONE 8 1 IMPIANTI DI SFOGO GAS E SISTEMAZIONI DI DEGASSIFICAZIONE PER LE CISTERNE DEL CARICO Sfoghi gas delle cisterne del carico 1.1 Drenaggio dell’impianto di sfogo gas 1.1.1 Grandi quantità di drenaggi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.2.2 Qualora siano previsti drenaggi in grande quantità dagli sfoghi gas delle cisterne e dei depositi del carico, deve essere provveduto un attacco per manichetta da collegarsi alla tubolatura spurghi della cisterna per i residui. 2 condotte di immissione serventi locali pompe e locali pompe per il carico Tipi di impianti di sfogo gas 2.1 Posizioni degli sbocchi degli sfoghi gas 2.1.1 Sfoghi gas di cisterne per il trasporto di prodotti infiammabili e tossici RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.3.3 Lo sbocco degli sfoghi gas delle cisterne e dei depositi per il carico adibiti al trasporto di prodotti infiammabili o tossici deve essere sistemato ad una distanza non inferiore a 3 m dalle condotte di estrazione ed il più distante possibile dalle Regolamenti RINA 2005 3 Degassificazione delle cisterne del carico 3.1 Ventilatori 3.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.5 a) Le ventole e le casse dei ventilatori, sia portatili che fissi, sistemati in spazi pericolosi, devono essere costruite in materiale antiscintilla avente le caratteristiche prescritte nel paragrafo 12.1.8 dell’IBC Code. b) Nel caso di ventilatori ubicati in locali sicuri, devono essere installati due dispositivi di non ritorno atti ad evitare il ritorno nel locale di vapori del carico infiammabili e/o tossici quando l’impianto di ventilazione è fermo. Tali dispositivi di non-ritorno devono garantire la tenuta stagna in qualsiasi condizione normale di assetto e sbandamento della nave. 245 Parte E, Cap 8, Sez 9 SEZIONE 9 1 CONTROLLO DELL’ATMOSFERA ALL’INTERNO DELLE CISTERNE Generalità 1.1 1.1.1 Controllo mediante inertizzazione e separazione dall’aria Fluido di separazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1.3 Il fluido di separazione deve essere compatibile, dal punto di vista della sicurezza, con i prodotti da trasportare, non deve reagire con essi e con l’aria e deve avere caratteristiche chimiche e fisiche ritenute idonee dalla Società. L’impianto deve rispondere alle prescrizioni relative agli impianti di gas inerte, per quanto applicabile. 1.2 1.2.1 Controllo mediante deumidificazione Trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1.4 Nel caso di trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili tra di loro, le tubolature di mandata del gas secco ai singoli spazi per il carico devono essere separate tra di loro. 1.3 1.3.1 Prescrizioni speciali per gli impianti di gas inerte sulle navi chimichiere Applicabilità RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1 a) Le navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore a 20000 tonnellate progettate per il trasporto di idrocarburi liquidi con un punto d’infiammabilità non superiore a 60 °C devono avere un impianto fisso di gas inerte installato in accordo con le prescrizioni di Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5]. b) Le navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore a 20000 tonnellate che trasportano i liquidi elencati nei Capitoli 17 e 18 dell’IBC Code, diversi da idrocarburi, con un punto d’infiammabilità non superiore a 60 °C devono avere un impianto fisso di gas inerte installato in accordo con le prescrizioni di Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5], alle condizioni che: • La capacità delle cisterne del carico sia maggiore di 3000 m3, o • La portata totale combinata delle macchinette di lavaggio adoperate contemporaneamente in una cisterna del carico sia superiore a 110 m3/h. 246 1.3.2 Trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1 L’impianto del gas inerte deve essere in accordo con le prescrizioni del paragrafo 9.1.5.1 dell’IBC Code, adattate, a giudizio della Società, alle caratteristiche individuali dei prodotti da trasportare. Nel caso di trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili fra di loro, le tubolature di mandata di gas inerte in ciascuna cisterna del carico devono essere separate fra di loro. 1.3.3 Navi prive di un impianto fisso di gas inerte RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1 Qualora non siano previste a bordo sistemazioni fisse per la produzione di gas inerte o di gas secco, la quantità minima da tenere a bordo deve essere stabilita dal Comandante in base alla durata del viaggio, alle variazioni giornaliere di temperatura previste, alle perdite di gas attraverso le tenute delle cisterne del carico e all’esperienza proveniente da casi similari precedenti. 1.3.4 Prescrizioni addizionali RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1 a) Le presenti prescrizioni si applicano quando a bordo di una nave chimichiera è installato un impianto di gas inerte basato su un generatore di gas inerte a combustibile liquido. Sarà oggetto di considerazione speciale qualsiasi proposta relativa all’uso di altre fonti di gas inerte. b) Oltre a quanto indicato nel paragrafo 9.1.5.1 dell’IBC Code, l’impianto di gas inerte deve essere in accordo con le prescrizioni dell’ “IMO Resolution A 567(14)”. Alla parola "Administration" nella “Resolution” deve essere dato il significato “la Società”. c) In alternativa alla tenuta ad acqua nella tubolatura di gas inerte sul ponte, può essere accettata una sistemazione consistente in due valvole d’intercettazione in serie con una valvola di sfogo interposta fra di loro. A tale sistemazione si applicano le condizioni seguenti: • L’azionamento della valvola deve essere automatico. Le indicazioni per l’apertura/chiusura devono essere originate direttamente dal processo, per esempio dal flusso di gas inerte o dalla sua pressione differenziale. • Deve essere sistemato un allarme per funzionamento difettoso delle valvole, per esempio le condizioni di “fermo delle soffianti” e “valvole (valvola) di mandata aperte (aperta)” devono essere considerate condizioni d’allarme. d) Oltre alle prescrizioni della “Resolution A567(14)”, devono essere soddisfatte le prescrizioni seguenti: Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 9 1) Devono essere inviati per valutazione disegni diagrammatici comprendenti: • particolari e sistemazioni dell’impianto di generazione di gas inerte compresi i dispositivi di controllo, • la sistemazione delle tubolature per la distribuzione del gas inerte. 2) In ogni caso deve essere sistemato un dispositivo per il controllo automatico della combustione che sia atto a mantenere una produzione adeguata di gas inerte in ogni condizione di servizio. 3) Quando sono sistemate due soffianti, la portata totale di gas inerte richiesta deve essere preferibilmente divisa in parti uguali fra le due soffianti; in nessun caso una soffiante può avere una portata inferiore a 1/3 della portata totale richiesta. 4) I materiali impiegati per l’impianto di gas inerte devono essere adeguati al loro servizio in accordo con le prescrizioni del Regolamento. In particolare quelle parti delle torri di lavaggio, soffianti, dispositivi di non ritorno, tubi uscenti dalle torri di lavaggio ed altri tubi di drenaggio che potrebbero essere sog- Regolamenti RINA 2005 getti all’azione corrosiva dei gas e/o dei liquidi devono essere costruiti con materiali resistenti alla corrosione o rivestiti di gomma, fibra di vetro, resine epossidiche o altro materiale di rivestimento equivalente. 5) Per quanto riguarda la protezione antincendio, il locale nel quale è installato un generatore di gas inerte a combustibile liquido deve essere considerato come locale macchine di categoria A. 6) Tutte le apparecchiature devono essere installate a bordo e provate in condizioni di funzionamento a soddisfazione del Tecnico. 1.4 Ventilazione 1.4.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1 Quando è richiesto dalle presenti norme un impianto di ventilazione degli spazi per il carico, diverso dall’impianto di sfogo gas di cui al paragrafo 8.2 dell’IBC Code, tale impianto deve rispondere alle prescrizioni che caso per caso vengono date dalla Società. 247 Parte E, Cap 8, Sez 10 SEZIONE 10 1 IMPIANTI ELETTRICI Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Le norme della presente Sezione si applicano alle navi chimichiere, in aggiunta a quelle contenute in Parte C, Capitolo 2. 1.2 Documentazione da inviare 1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C, Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviato all’approvazione quanto segue: a) Piano dei luoghi pericolosi b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche installate nei luoghi pericolosi c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti. 1.3 Impianti di alimentazione 1.3.1 Impianti di alimentazione ammessi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1 Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e di distribuzione dell’energia elettrica: a) a corrente continua: • a due conduttori isolati b) a corrente alternata: • monofase a due conduttori isolati • trifase a tre conduttori isolati. Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in tensione di impianti di distribuzione isolati eccetto che: a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento b) attraverso componenti usati per la soppressione delle interferenze nei circuiti radio. 1.3.2 impianti con collegamento a massa e ritorno attraverso lo scafo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1 Non sono ammessi impianti con collegamento a massa e ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a giudizio della Società: c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente circolante non superi 30 mA nelle condizioni più sfavorevoli. 1.3.3 Impianti con collegamento a massa senza ritorno attraverso lo scafo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1 Non sono ammessi impianti con collegamento a massa senza ritorno attraverso lo scafo salvo: a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa e, a giudizio della Società, i seguenti altri impianti b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a non più di 5 A; o c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario collegato a massa, purché qualunque possibile corrente di scafo risultante non passi direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; o d) impianti di potenza in corrente alternata a tensione pari a 1000 V valore efficace (tra le fasi) o superiore, purché qualunque possibile corrente risultante non passi direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a tale scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a spazi lontani dai locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati. 1.4 Dispositivi per la verifica dello stato di isolamento verso massa 1.4.1 Controllo dei circuiti nei luoghi pericolosi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1 I dispositivi per il controllo continuo dello stato di isolamento verso massa di tutti gli impianti di distribuzione devono anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a sicurezza intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi pericolosi o che attraversino tali luoghi. I dispositivi devono fornire una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in una postazione presidiata, in caso di livello di isolamento eccessivamente basso. 1.5 Precauzioni per gli impianti elettrici a) impianti di protezione catodica a corrente impressa b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come gli impianti di avviamento e di accensione dei motori a combustione interna, purché qualsiasi eventuale corrente risultante non passi direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso 248 1.5.1 Precauzioni contro la corrosione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.1.2 Quando i prodotti possono, per loro natura, danneggiare i materiali usualmente impiegati negli impianti elettrici, si deve porre speciale cura nella scelta dei materiali per con- Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 10 duttori, isolanti e parti metalliche da installare nei luoghi pericolosi a causa dei gas. Le parti elettriche in rame o in alluminio e gli isolanti devono essere protetti quanto più possibile in modo da impedirne il contatto con i prodotti e/o con i loro vapori corrosivi (per esempio. mediante incapsulamento). Tali disposizioni si applicano ai prodotti per i quali, nella colonna "m" delle Tabelle del Cap. 17 dell’IBC Code, è riportata l’indicazione Z. Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o vapori RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.1.2 2.1.2 I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti fonti di pericolo) aventi aperture dirette, comprese quelle per la ventilazione verso un qualsiasi luogo pericoloso, devono essere considerati luoghi pericolosi allo stesso modo del locale in cui è posizionata l’apertura. Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso. 1.5.2 2.2 Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a soddisfazione della Società, che gas o vapori possano passare da un locale pericoloso ad un altro locale attraverso le aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le loro condotte. 2 2.1 Luoghi pericolosi e tipi di apparecchiature Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità inferiore o uguale a 60°C e di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati oltre il loro punto di infiammabilità 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. Regolamenti RINA 2005 Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C non riscaldati o riscaldati ad una temperatura inferiore di almeno 15°C dal loro punto di infiammabilità 2.2.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 2 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. 2.3 Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro punto di infiammabilità 2.3.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 3 possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati. 249 Parte E, Cap 8, Sez 10 Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità inferiore o uguale a 60°C e di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati oltre il loro punto di infiammabilità (1/7/2003) Luoghi pericolosi Zona 0 Spazi N. 1 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.1 Cisterne, depositi e tubolature del carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio. termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per l’utilizzo nella Zona 0. Zona 1 2 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.2 Spazi vuoti al di sopra, al di sotto o adiacenti a cisterne o depositi strutturali per il carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.2, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e); e) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.1, cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. Zona 1 3 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.3 Stive contenenti depositi indipendenti per il carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) in base a IBC CODE: 10.2.3.3.2, apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso; e) in base a IBC CODE: 10.2.3.3.3, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società; f) 250 in base a IBC CODE: 10.2.3.3.1, cavi elettrici attraversanti detti locali. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N. 4 Apparecchiature elettriche Descrizione Intercapedini e cisterne di zavorra permanenti (per esempio zavorra segregata) adiacenti alle cisterne del carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: , 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.2, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e); e) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.1, cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. In compartimenti che possono essere riempiti con acqua di mare (per esempio cisterne di zavorra permanente) devono essere impiegati tubi di materiale resistente alla corrosione che forniscano una adeguata protezione meccanica. Zona 1 5 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.4 Locali pompe del carico e locali pompe nella zona del carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.4.2 i motori elettrici per le pompe del carico ed ogni altra pompa ausiliaria associata devono essere separati da questi spazi per mezzo di paratie o ponti stagni ai gas. Giunti elastici, o altri mezzi per mantenere l’allineamento, devono essere sistemati sugli alberi di trasmissione tra il macchinario condotto e i suoi motori primi e, inoltre, devono essere sistemati dispositivi di tenuta in accordo con standard riconosciuti in corrispondenza degli attraversamenti di paratie o ponti da parte degli alberi suddetti. Tali motori elettrici devono essere sistemati in un compartimento dotato di impianto di ventilazione capace di realizzare una sovrapressione nel compartimento stesso; e) in base a IBC CODE: 10.2.3.4.1, apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. f) in base a IBC CODE: 10.2.3.4.3, indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di sicurezza (per esempio per l’allarme generale, per l’allarme di immissione dell’agente estinguente, ecc.). g) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas. Regolamenti RINA 2005 251 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Zona 1 Zona 1 Spazi N. 6 7 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.6 Locali chiusi o parzialmente chiusi, immediatamente sovrastanti le cisterne del carico (per esempio spazi di interponte) o aventi paratie in prosecuzione verso l’alto di paratie di cisterne del carico, a meno che non siano protette da una lamiera diagonale a soddisfazione della Società. RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.6 Locali chiusi o parzialmente chiusi immediatamente sovrastanti i locali pompe del carico o le intercapedini verticali adiacenti alle cisterne del carico, se non separati da un ponte stagno ai gas e ventilati in maniera adeguata. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; e) cavi elettrici attraversanti detti locali; f) negli spazi di interponte immediatamente sovrastanti le cisterne del carico, qualsiasi apparecchiatura elettrica diversa da quella di cui ai punti (a), (b), (c) e (d), purché sia ubicata entro un compartimento: • ventilato meccanicamente in modo adeguato, • accessibile solamente dal ponte sovrastante, • il cui pavimento sia separato dalle cisterne del carico da una intercapedine, • le cui delimitazioni siano stagne agli idrocarburi ed ai gas rispetto all’intercapedine ed agli spazi di interponte. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; e) cavi elettrici attraversanti detti locali. 252 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N. 8 Apparecchiature elettriche Descrizione Locali diversi dalle intercapedini adiacenti alle cisterne e sottostanti il cielo di queste (per esempio cofani, corridoi di passaggio e stive) così come i doppi fondi e le gallerie per le tubolature sottostanti le cisterne del carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi relativi devono essere protetti come indicato al punto f); e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso. Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere opportunamente targhettati per la loro identificazione; f) Zona 1 9 In base a IBC CODE 10.2.3.5 Spazi sul ponte scoperto o entro locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m da qualunque apertura delle cisterne del carico, flange sulle tubolature del carico, valvole del carico o accesso ed apertura per la ventilazione dei locali pompe del carico o di altri locali pericolosi chiusi. cavi elettrici attraversanti detti locali; gli attraversamenti di cavi, con l’eccezione di quelli per apparecchiature a sicurezza intrinseca, saranno considerati in modo particolare dalla Società. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria "ib" incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d); e) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a sovrappressione interna Ex(p); f) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e); g) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate incapsulate Ex(m); h) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a riempimento di sabbia Ex(q); Regolamenti RINA 2005 i) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature a protezione speciale Ex(s); j) in base a IBC CODE 10.2.3.5.2, cavi elettrici attraversanti detti locali. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione. 253 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Spazi Apparecchiature elettriche N. Descrizione Zona 1 10 Spazi sul ponte scoperto, o locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto sopra ed in prossimità delle aperture degli scarichi degli sfoghi gas del carico per il passaggio di grandi volumi di miscele di gas o vapori durante le operazioni di caricazione e zavorramento o durante la scaricazione, entro un cilindro verticale di altezza illimitata avente raggio di 6 m centrato in corrispondenza del centro dello scarico, ed entro una emisfera avente raggio di 6 m al di sotto dello scarico. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. Zona 1 11 Luoghi su ponti scoperti o entro spazi parzialmente chiusi su ponti scoperti entro 3 m da qualunque apertura per il controllo della pressione delle cisterne del carico prevista per permettere il flusso di piccoli volumi di miscele di gas o vapori causato da variazioni termiche. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. Zona 1 12 Spazi su ponti scoperti Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9. entro 3 m dalle mastre antispandimento sistemate attorno ai collegamenti del collettore del carico. 254 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Spazi Apparecchiature elettriche N. Descrizione Zona 1 13 In base a IBC CODE 10.2.3.5 Zona del carico sul ponte scoperto sopra a tutte le cisterne ed a tutti i depositi per il carico ed a tutte le stive contenenti i depositi indipendenti per il carico, comprese tutte le cisterne di zavorra e le intercapedini entro la zona delle cisterne e dei depositi per il carico, per l’intera larghezza della nave, fino a 3 m a proravia ed a poppavia della suddetta zona e fino ad un’altezza di 2.4 m al di sopra del ponte. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9 con l’eccezione che in tali spazi sono permesse curve di dilatazione. Zona 1 14 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 Compartimenti per le manichette del carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IBC CODE: , 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) in base a IBC CODE 10.2.3.6.1, apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza. L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso; e) in base a IBC CODE 10.2.3.6.2, cavi elettrici attraversanti detti locali. Zona 1 15 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.6 Locali chiusi o parzialmente chiusi nei quali sono ubicate le tubolature contenenti carico. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 14. Zona 2 16 Spazi circondanti per 1,5 m gli spazi di Zona 1 definiti in 9 e 11. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri l’assenza di scintille, archi e “punti caldi” durante il loro normale funzionamento; c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (per esempio protezione di tipo "n"); d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettate dalla Società. Zona 2 17 Aree 4 m oltre il cilindro e 4 m oltre la sfera definiti in 10. Regolamenti RINA 2005 Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. 255 Parte E, Cap 8, Sez 10 Luoghi pericolosi Spazi Apparecchiature elettriche N. Descrizione Zona 2 18 Luoghi su ponti scoperti che si estendono fino alle mastre destinate a trattenere gli spandimenti del ponte lontani dai locali alloggio e di servizio e 3 m oltre questi fino ad una altezza di 2,4 m al di sopra del ponte. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. Zona 2 19 Locali a proravia delle zone del ponte esposto di cui in 13, sottostanti il ponte principale, ed aventi un’apertura sul ponte principale o a un livello inferiore a 0,5 m sopra il ponte principale, a meno che: Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16. a) gli accessi a tali spazi non siano prospicienti la zona delle cisterne del carico e, unitamente a tutti gli altri accessi a tali locali, inclusi le aperture e gli sfoghi per l'impianto di ventilazione, siano situati ad almeno 5 m dalla cisterna del carico prodiera e ad almeno 10 m misurati orizzontalmente da qualunque sbocco dalle cisterne del carico o sbocco di gas o vapori; e b) i locali siano ventilati meccanicamente. 256 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 10 Tabella 2 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punti di infiammabilità superiore a 60°C non riscaldati o riscaldati ad una temperatura inferiore di almeno 15°C dal loro punto di infiammabilità Luoghi pericolosi Spazi N. Zona 1 1 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.1 Cisterne, depositi e tubolature per il carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia) o Ex(ib); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” o “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.1 i motori delle pompe del carico di tipo sommerso ed i relativi cavi possono, in circostanze eccezionali e per un determinato prodotto o per una ben definita gamma di prodotti, essere ammessi dalla Società, tenuto conto delle caratteristiche chimiche e fisiche dei prodotti. Devono essere presi provvedimenti atti ad impedire che i motori ed i relativi cavi vengano energizzati in presenza di miscele infiammabili di aria e gas e a far sì che gli stessi motori e cavi siano disenergizzati in caso di basso livello del liquido. Tale disenergizzazione deve essere segnalata mediante un allarme nella stazione di controllo del carico. Zona 2 2 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.2 Locali pompe del carico. a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; b) in base a IBC CODE: 10.2.2.2, apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri l’assenza di scintille, archi e punti caldi durante il loro funzionamento normale; c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (per esempio protezione di tipo "n"); d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettabili dalla Società. Regolamenti RINA 2005 257 Parte E, Cap 8, Sez 10 Tabella 3 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro punto di infiammabilità Luoghi pericolosi Spazi N. Zona 0 1 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.1 Cisterne, depositi e tubolature del carico. a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza. b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. Zona 1 2 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.3 Locali pompe del carico. Zona 1 3 a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di RIFERIMENTO IBC sicurezza. CODE: 10.2.2.3 Aree sul ponte scoperto, o locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m dalle aperture delle cisterne o dei depositi entro cui è riscaldato il carico. Zona 1 4 RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.3 Aree sul ponte scoperto, o locali parzialmente chiusi sul ponte scoperto entro 3 m dagli accessi o dalle aperture per la ventilazione dei locali pompe del carico. 258 a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 11 SEZIONE 11 1 PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI Locali delle pompe del carico 1.1 Impianti fissi per l’estinzione degli incendi 1.1.1 Impianti ad idrocarburi alogenati RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.2.1.2 Con riferimento al paragrafo 11.2.1.2 dell’IBC Code si precisa che l’installazione di nuovi impianti ad idrocarburi alogenati non è più ammessa a partire dal 1° ottobre 1994 su qualsiasi nave (nuova o esistente). 2.3 2.3.1 Numero richiesto di getti d’acqua RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.12 L’impiego contemporaneo del minimo numero di getti d’acqua richiesto deve essere, in generale, possibile sul ponte per tutta la lunghezza della nave, nei locali di alloggio e di servizio, nelle stazioni di comando e nei locali macchine. 2.4 2 Zona del carico 2.1 Temperatura del vapore e dei fluidi per il riscaldamento entro la zona del carico 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3 La temperatura massima del vapore e dei fluidi per il riscaldamento nella zona del carico deve essere definita in funzione della classe di temperatura del carico. 2.2 Spingarde fisse e lance mobili per l’erogazione della schiuma 2.2.1 Portata per navi di portata lorda inferiore a 4000 tonnellate RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.7 Nel caso di navi di portata lorda inferiore a 4000 t, la portata minima richiesta di una spingarda fissa deve essere di 1000 litri/min e ciascuna spingarda fissa deve essere capace di erogare non meno di 10 litri/min per ogni metro quadrato dell’area da essa protetta. Regolamenti RINA 2005 Impiego contemporaneo degli impianti a schiuma e ad acqua Apparecchi portatili per l’estinzione degli incendi 2.4.1 Capacità degli apparecchi portatili per l’estinzione degli incendi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.14 La capacità di ciascun apparecchio portatile per l’estinzione degli incendi deve essere quella richiesta dalle pertinenti disposizioni della Convenzione SOLAS 1974, come emendata. 2.5 Navi che trasportano prodotti infiammabili 2.5.1 Motori a combustione interna RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.15 Nei locali pompe del carico, nei locali pompe e negli altri spazi adiacenti alle o soprastanti le cisterne per il carico, non devono essere sistemati motori a combustione interna. In tutti i suddetti locali e spazi possono tuttavia essere sistemate motrici a vapore con temperatura di funzionamento inferiore alla temperatura indicata in [2.1]. 259 Parte E, Cap 8, Sez 12 SEZIONE 12 1 VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO Locali normalmente frequentati durante le operazioni di movimentazione del carico 1.1 Prescrizioni varie 1.1.5 Alternativa agli impianti di ventilazione del tipo ad estrazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 In alternativa agli impianti di ventilazione del tipo ad estrazione, richiesti in 12.1.4 dell’IBC Code, può essere accettato un impianto di ventilazione funzionante in mandata: RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 • nel caso di locali pompe del carico adiacenti a cisterne o depositi per il carico o ad altri locali pericolosi a causa dei gas; o Tutti gli impianti di ventilazione prescritti devono poter essere fermati da una posizione ubicata al di fuori dei locali serviti e al di sopra del ponte di coperta. • nel caso in cui, nei locali adiacenti sicuri da gas, ivi compresi i locali contenenti i motori delle pompe del carico, sia mantenuta una adeguata sovrappressione rispetto ai locali pompe del carico stessi. 1.1.2 1.1.6 1.1.1 Arresto dell’impianto di ventilazione Targhe d’avvertimento RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Deve essere apposta in vicinanza dell’ingresso di tutti i locali serviti dagli impianti di ventilazione meccanica prescritti, una targa ben visibile segnalante che l’accesso a tali locali deve avvenire soltanto dopo che essi siano stati adeguatamente preventilati e che i relativi impianti di ventilazione devono essere mantenuti continuamente in funzione per tutto il tempo di permanenza delle persone nei locali stessi. 1.1.3 Precauzioni contro il funzionamento dei motori elettrici in condizione di pericolo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Deve essere sistemato un idoneo dispositivo automatico che impedisca il funzionamento di motori elettrici azionanti le pompe del carico e di altre apparecchiature elettriche non certificate di sicurezza prima che i locali ove sono ubicati tali motori ed apparecchiature siano stati preventilati in modo da renderli sicuri da gas (a tale riguardo si precisa che le norme internazionali dell’IEC richiedono una immissione di una quantità d’aria pari ad almeno 10 volte il volume del locale servito). 1.1.4 Precauzioni contro il funzionamento delle pompe del carico in condizione di pericolo RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 1 Deve essere sistemato un idoneo dispositivo automatico mediante il quale si arrestino i motori azionanti le pompe del carico e vengano disenergizzate le altre eventuali apparecchiature elettriche non certificate di sicurezza, in caso di arresto della ventilazione nei locali ove siano ubicati tali motori ed apparecchiature. Tali prescrizioni non si applicano ai motori e alle altre apparecchiature elettriche sistemati nel locale apparato motore. 260 Posizione dell’estremità superiore delle condotte d’immissione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Con riferimento a quanto richiesto in 12.1.5 dell’IBC Code, l’estremità superiore delle condotte di immissione, deve, in generale, essere ubicata a distanza non inferiore a 3 m dalle condotte di ventilazione e dalle prese d’aria serventi i locali sicuri menzionati nel suddetto paragrafo. 1.1.7 Distanza minima fra le estremità superiori delle condotte di immissione ed estrazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Con riferimento al paragrafo 12, 12.1.6 dell’IBC Code, le estremità superiori delle condotte di ventilazione (estrazione ed immissione) serventi uno stesso locale devono essere a distanza l’una dall’altra non inferiore a 3 m, misurati orizzontalmente, e devono, in generale, essere ubicate ad una adeguata altezza sul ponte di coperta, in ogni caso non inferiore a 2,4 m. Altezze superiori sono richieste nel paragrafo 15.17 dell’IBC Code. 1.1.8 Estremità superiori delle condotte di ventilazione su navi che trasportano prodotti che possono produrre vapori infiammabili RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Per prodotti infiammabili o che possono reagire con i materiali della nave dando luogo a vapori infiammabili (quali ad esempio gli acidi forti), le estremità superiori delle condotte di ventilazione devono essere ubicate a distanza non inferiore a 3 m da qualsiasi fonte di ignizione secondo le prescrizioni in Sez 8, [2.1]. 1.1.9 Serrande RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Le condotte di ventilazione devono essere munite di serrande metalliche d’intercettazione, provviste degli indici di "aperto" e "chiuso". Dette serrande devono essere ubicate al Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 12 di sopra del ponte di coperta, in posizione prontamente accessibile. 1.1.10 Posizione dei motori elettrici che azionano i ventilatori RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 austenitici) con una distanza di progetto fra le estremità della girante e cassa non inferiore a 13 mm. d) Le seguenti giranti e casse non sono considerate anti scintilla e non sono permesse: • giranti costruite con leghe di alluminio o leghe di magnesio e casse costruite con materiali ferrosi, qualunque sia la distanza fra le estremità della girante e cassa, Motori elettrici che azionino i ventilatori devono essere sistemati all’esterno dei locali serviti ed all’esterno delle condotte di ventilazione, in posizione adeguata in relazione alla presenza di vapori infiammabili. • casse costruite con leghe di alluminio o leghe di magnesio e giranti costruite con materiali ferrosi, qualunque sia la distanza fra le estremità della girante e la cassa, 1.1.11 Passaggi degli alberi dei motori attraverso le paratie RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Il passaggio dell’albero di trasmissione dei motori elettrici azionanti i ventilatori attraverso le paratie o i ponti dei locali pericolosi a causa dei gas o attraverso le condotte di ventilazione deve essere munito di dispositivo di tenuta stagna ai gas, a bagno d’olio o equivalente, ritenuto idoneo dalla Società. 1.2 Prescrizioni addizionali per i ventilatori antiscintilla 1.2.1 Ventilatori antiscintilla RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 a) Un ventilatore è considerato antiscintilla se risulta improbabile la possibilità che esso possa produrre scintille sia in condizioni di funzionamento normali che in condizioni di funzionamento anormali. b) La distanza fra la girante e la cassa del ventilatore deve essere non minore di 0,1 volte il diametro dell’albero della girante in corrispondenza del cuscinetto della girante stessa, ma non inferiore a 2 mm. Non è necessario che questa distanza sia superiore a 13 mm. 1.2.2 Materiali per i ventilatori antiscintilla RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 a) Le giranti e le casse in corrispondenza delle giranti devono essere costruite in leghe riconosciute antiscintilla sulla base di prove appropriate. b) Deve essere impedita la formazione di cariche elettrostatiche sia nei corpi rotanti che nelle casse mediante l’uso di materiali antistatici. Inoltre l’installazione a bordo delle unità di ventilazione deve essere eseguita in modo da assicurare la loro messa a terra in maniera sicura. c) Possono non essere richieste prove per i ventilatori che hanno le combinazioni seguenti: • giranti e/o casse costruite con materiali non metallici, tenuto conto dell’eliminazione dell’elettricità statica, • giranti e casse costruite con materiali non ferrosi, • giranti costruite con leghe d’alluminio o leghe di magnesio con una cassa costruita con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili austenitici), purché un anello di spessore appropriato di materiale non ferroso sia sistemato in corrispondenza della girante, • qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili Regolamenti RINA 2005 • qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite con materiali ferrosi con una distanza di progetto fra le estremità della girante e la cassa inferiore a 13 mm. 1.2.3 Prove di tipo per i ventilatori antiscintilla RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1 Prove di tipo sui prodotti finiti devono essere eseguite in accordo con le prescrizioni della Società o con altre normative nazionali o internazionali equivalenti. 2 2.1 Locali pompe ed altri locali chiusi normalmente frequentati Chiarimenti delle prescrizioni generali 2.1.1 (1/1/2001) RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.2 a) Le sistemazioni per l’impianto di ventilazione dei locali ai quali si applica il paragrafo 12.2 dell’IBC Code devono soddisfare, in generale, le disposizioni indicate nel precedente articolo 1, come applicabili. b) Le disposizioni di cui al paragrafo 12.2 dell’IBC Code, si applicano a tutti i locali pompe, indipendentemente dal fatto che il comando delle pompe e delle valvole in essi sistemate avvenga o no dall’esterno di detti locali. c) La distanza delle estremità superiori delle condotte di estrazione e di immissione da prese d’aria ed altre aperture dei locali menzionati nel paragrafo 12.1.5 dell’IBC Code non deve essere inferiore a 3 m misurati orizzontalmente. Tali impianti devono poter essere comandati dal di fuori dei locali serviti e deve essere apposta in vicinanza dell’ingresso dei locali stessi la targa di cui in [1.1.2]. 3 3.1 Locali normalmente non frequentati Ventilatori portatili 3.1.1 (1/1/2001) RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.3 a) Il tipo dei ventilatori portatili ed il loro collegamento ai locali da essi serviti devono essere ritenuti idonei dalla Società. In ogni caso non sono ammessi ventilatori portatili azionati da motori elettrici o da motori a combustione interna. b) Le sistemazioni per la ventilazione di tali locali devono soddisfare, in generale, le disposizioni indicate nel precedente articolo 1, come applicabili. 261 Parte E, Cap 8, Sez 13 SEZIONE 13 1 STRUMENTAZIONE Indicatori di livello 1.1 Tipi di indicatori di livello 1.1.1 Sistemazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.1.1 a) In quasi tutti i casi un prodotto che richieda un allarme di alto livello ed un controllo del rigurgito richiede anche un indicatore di livello di tipo chiuso. Una cisterna od un deposito del carico contenente un tale prodotto richiede perciò tre sensori: 1) un indicatore di livello 2) un allarme di alto livello 3) un controllo del rigurgito b) I sensori di 1), 2) e 3) devono essere separati sebbene i sensori di 2) e 3) (interruttori a lamella, camere di tipo galleggiante, dispositivi elettronici, ecc.) possano essere contenuti nello stesso tubo. c) I circuiti elettronici, pneumatici, idraulici richiesti per i sensori 1), 2) e 3) devono essere indipendenti gli uni dagli altri in modo tale che un guasto di uno di essi non renda nessuno degli altri inoperativo. d) Quando vengono utilizzate unità di processo per fornire indicazioni ottiche o digitali, come per esempio in una zona della plancia, l’indipendenza dei circuiti deve essere mantenuta almeno oltre questo punto. e) L’alimentazione deve essere derivata da un quadro di distribuzione. f) Quando sono previsti una sala controllo od una zona della plancia contenenti una unità modulare, devono essere previste indicazioni di livello separate ed allarmi ottici separati per ciascuna delle funzioni 1), 2) o 3). Deve essere previsto anche un allarme acustico ma dato che non è direzionale non è necessario che sia separato. g) Deve essere previsto un allarme acustico anche nella zona del carico. h) Quando non esiste una centrale del carico deve essere previsto un allarme ottico ed acustico nella stazione di controllo del carico. i) Dispositivi per la prova dei sensori devono essere sistemati al di fuori delle cisterne anche se non è impedito l’ingresso nelle cisterne pulite dai prodotti. j) E’ accettabile la prova di simulazione dei circuiti elettronici o dei circuiti che sono auto-segnalatori di guasto. 262 1.1.2 Esempio di indicatore ad efflusso limitato RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.1.1 Un indicatore di livello del tipo ad efflusso limitato può essere costituito da un tubo sonda avente il diametro interno non superiore a 200 mm e munito di un tappo a tenuta stagna ai vapori. Detto tubo sonda deve essere forato in modo da eguagliare la pressione esistente al suo interno con quella esistente all’interno della cisterna o del deposito del carico. A tal fine, i fori devono essere praticati all’interno della cisterna o del deposito, in prossimità del cielo di detti spazi per il carico. 2 Rivelazione della presenza di vapori 2.1 2.1.1 Dispositivi per la rivelazione della presenza di vapori Locali da controllare RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.2.1 I dispositivi, fissi o portatili, per la rivelazione della presenza di vapori, devono essere di tipo riconosciuto idoneo dalla Società per i prodotti da trasportare. I locali da controllare sono: • locali pompe del carico, • locali contenenti i motori azionanti le pompe del carico, escluso il locale macchine, • locali chiusi contenenti tubolature del carico, apparecchiature relative alla movimentazione del carico, intercapedini, locali chiusi e doppi fondi adiacenti a cisterne o depositi per il carico, • gallerie di tubi, • altri locali a giudizio della Società, in relazione al tipo di nave. Qualora venga installato un impianto fisso, lo stesso deve servire i locali, tra quelli sopra elencati, che siano normalmente frequentati dall’equipaggio. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 14 SEZIONE 14 1 1.1 MEZZI PER LA PROTEZIONE DEL PERSONALE Equipaggiamento protettivo Ubicazione dell’equipaggiamento protettivo 1.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.1.2 a) I depositi per abiti da lavoro o equipaggiamenti protettivi che non siano nuovi o non siano stati sottoposti ad un accurato lavaggio non devono avere accesso diretto ai locali di alloggio. b) Qualora il deposito per tali indumenti non sottoposti ad un accurato lavaggio sia sistemato nella zona dei locali di alloggio, esso deve essere delimitato da paratie e ponti di Classe A-0 e provvisto di ventilazione meccanica indipendente in estrazione. L’eventuale comunicazione con i locali di alloggio, se ammessa, deve avvenire tramite due porte di acciaio sostanzialmente stagne ai gas, a chiusura automatica e senza alcun mezzo di ritenuta in posizione di apertura. 2 2.1 Equipaggiamento di sicurezza Equipaggiamento addizionale per navi che trasportano prodotti tossici 2.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.4 Con riferimento al paragrafo 14.2.4 dell’IBC Code, in luogo dell’impianto di tubolature d’aria a bassa pressione, la Regolamenti RINA 2005 quantità d’aria equivalente delle bombole di aria compressa di rispetto deve essere non inferiore a 4800 litri. 2.2 Presidi medici di pronto soccorso 2.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.9 I presidi medici di pronto soccorso, della cui buona conservazione è responsabile il Comando della nave, devono essere tenuti in un apposito deposito chiaramente segnalato. 2.3 Docce per decontaminazione 2.3.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.10 a) Affinché le docce e le apparecchiature per il lavaggio degli occhi possano essere utilizzati in qualsiasi condizione ambientale, deve essere sistemato un impianto di riscaldamento dei tubi dell’acqua o un’ altra sistemazione adeguata che impedisca la formazione di ghiaccio all’interno dei tubi stessi. b) Le docce di decontaminazione e le apparecchiature per il lavaggio degli occhi devono essere sistemate almeno su entrambi i lati del ponte principale in corrispondenza del collettore di imbarco e sbarco del carico e davanti la parete frontale di sovrastrutture o tughe. 263 Parte E, Cap 8, Sez 15 SEZIONE 15 1 PRESCRIZIONI PARTICOLARI Nitrato d’ammonio in soluzioni al 93% o inferiori 1.1 Immissione dell’ammoniaca nel carico 1.1.1 Procedure d’immissione 3.2 Giunzioni nelle tubolature del carico 3.2.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.12 Giunti filettati possono essere ammessi soltanto su linee accessorie e per la strumentazione aventi diametro esterno non superiore a 25 mm. RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.2.6 L’ammoniaca gassosa può essere immessa nel carico mentre questo viene fatto circolare mediante la pompa del carico. 1.2 Pompe del carico 1.2.1 Tenute RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.2.7 I dispositivi di tenuta (ad acqua) per le pompe centrifughe devono essere a pressatrecce provvisti di lanterna. L’acqua dolce deve essere iniettata sotto pressione nel pressatrecce in corrispondenza della lanterna (vedere Fig 1). 2 3.3 Contenuto d’ossigeno nelle parti delle cisterne occupate da vapori 3.3.1 Apparecchiature di analisi RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.28 Le apparecchiature di analisi per rilevare il contenuto di ossigeno e di ossido di propilene devono essere di tipo riconosciuto idoneo dalla Società. Qualora siano impiegate apparecchiature portatili, esse devono essere almeno due. Qualora invece sia sistemato un impianto fisso, deve essere provveduta anche una apparecchiatura portatile. 3.4 Valvole al collegamento con le manichette del carico Soluzioni di perossido d’idrogeno 3.4.1 2.1 Perossido d’idrogeno in soluzioni superiori al 60% ma non superiori al 70% 2.1.1 Impianto ad acqua spruzzata RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.5.10 Si precisa che, allo scopo della valutazione dell’entità delle perdite del carico nel caso di avaria delle tubolature o manichette del carico, tale avaria deve essere assunta totale. 3 Ossido di propilene e miscele di ossido di etilene e ossido di propilene aventi un contenuto di ossido di etilene non superiore al 30% in massa 3.1 Pulizia delle cisterne 3.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.3 Nell’attesa di un emendamento al riguardo da parte dell’IMO, si precisa che la formulazione iniziale del testo del paragrafo 15.8.3 dell’IBC Code "Prima di trasportare questi prodotti, ........" deve essere intesa come segue: "Prima della caricazione iniziale con questi prodotti e prima di ogni caricazione con questi prodotti successiva alla caricazione con altri prodotti". 264 Tempo di chiusura delle valvole d’intercettazione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.30 Il tempo di chiusura delle valvole di intercettazione sistemate in corrispondenza di ogni attacco per manichette deve tener conto della portata di caricazione o di scaricazione e deve essere tale da evitare pericolose sovrapressioni nelle tubolature e nelle manichette per il carico. 4 4.1 Zolfo (fuso) Impianti antincendio 4.1.1 Protezione delle cisterne del carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.10 Le cisterne del carico devono essere protette da un impianto fisso di estinzione incendi a CO2, secondo le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13, [5] o da un impianto d’estinzione a vapore. In quest’ultimo caso deve essere previsto un impianto d’essiccamento delle cisterne per impedirne la corrosione dopo l’uso del vapore. 4.1.2 Ugelli per il CO2 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.10 Nelle condizioni normali d’esercizio gli ugelli che mandano il CO2 alle cisterne del carico devono essere chiusi con un disco di rottura allo scopo di impedire l’eventualità che i tubi di mandata possano essere tappati dallo zolfo. Gli ugelli devono essere situati nella parte superiore della cisterna, al di sopra del livello del liquido. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 15 Figura 1 : Tenuta GIRANTE ALIMENTAZIONE D’ACQUA LANTERNA GUARNIZIONE CAMICIA ALBERO 5 Acidi 5.1 Apparecchiature elettriche 5.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.11.5 Negli spazi chiusi adiacenti alle cisterne ed ai depositi del carico sono ammessi materiali ed apparecchiature elettriche conformi a quanto precisato nel paragrafo 10.1.2 dell’IBC Code. 5.2 Apparecchiature per la rivelazione delle perdite del carico 5.2.1 7 Carichi protetti da addittivi 7.1 Precauzioni contro l’ostruzione dovuto alla polimerizzazione 7.1.1 Sistemazioni RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.13.6 I suddetti impianti, oltre ad essere progettati in modo da evitare di essere ostruiti internamente a causa della formazione di polimeri, devono avere le valvole di pressione/vuoto ed i dispositivi tagliafiamma sistemati in modo da essere facilmente accessibili per l’ispezione e la manutenzione. 8 Rivelatori delle perdite Prodotti che hanno una tensione di vapore maggiore di 0,1013 MPa (1,013 bar) assoluti a 37,8 °C RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.11.7 Le apparecchiature per la rivelazione delle perdite suddette devono essere almeno due e devono essere progettate e tarate per rivelare perdite del carico negli spazi adiacenti alle cisterne ed ai depositi del carico. Tali apparecchiature possono essere costituite da un pHmetro, da un rivelatore di gas, atto a rivelare la presenza di miscele di aria e di idrogeno, ritenuto di tipo idoneo dalla Società, o da altri sistemi idonei. Le apparecchiature possono essere di tipo fisso o portatile; qualora sia installato un impianto fisso, deve essere provveduta anche un’apparecchiatura portatile. 6 Prodotti tossici 6.1 Tubolature di ritorno a terra 8.1 8.1.1 Sistemazioni per mantenere la temperatura del carico al di sotto del punto d’ebollizione RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.14.1 a) Qualsiasi impianto installato al fine di mantenere la temperatura del carico al di sotto della sua temperatura di ebollizione deve essere realizzato a soddisfazione della Società. b) Qualora si intenda, invece, progettare le cisterne ed i depositi per il carico specificatamente per il trasporto dei prodotti trattati nel paragrafo 15.7 dell’IBC Code, le cisterne ed i depositi per il carico devono essere in grado di resistere alla tensione di vapore dei prodotti stessi corrispondente alla temperatura di 45 °C. 8.2 6.1.1 Generalità Ritorno a terra dei vapori Valvole sui collegamenti per il ritorno a terra RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.12.2 8.2.1 Valvole sul collegamento per il ritorno a terra RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.14.4 I suddetti impianti devono essere dotati di una valvola di intercettazione e di una flangia cieca in corrispondenza del ritorno a terra dei vapori. I suddetti impianti devono essere dotati di una valvola di intercettazione e di una flangia cieca in corrispondenza del ritorno a terra dei vapori. Regolamenti RINA 2005 265 Parte E, Cap 8, Sez 15 9 9.1 Prescrizioni particolari per i locali pompe del carico Chiarimenti 9.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.18 In merito alla possibilità di accettare in casi particolari la sistemazione di locali pompe del carico al di sotto del ponte, si precisa che non vi sono in pratica casi in cui si possa accettare tale sistemazione. 10 Controllo dei rigurgiti del carico 10.1 Indipendenza fra gli impianti 10.1.1 Indicatori di livello RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 In quasi tutti casi in cui, per il trasporto di un prodotto, è prescritto un allarme di alto livello o il controllo del rigurgito del carico, è prescritto anche un indicatore di livello di tipo chiuso. 10.1.2 Separazione dei sensori degli indicatori di livello RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 zione dati per fornire indicazioni digitali o analogiche ubicate ad esempio in una zona della plancia, l’indipendenza dei circuiti deve essere mantenuta almeno fino a queste unità. L’alimentazione deve essere derivata da un quadro di distribuzione. 10.1.4 Allarmi nella centrale di controllo del carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 Qualora nella centrale di controllo del carico o in una zona della plancia sia installata una unità modulare, devono essere date, per ciascuna delle funzioni di cui in a), b) o c), indicazioni separate per il livello e per gli allarmi ottici. Deve essere dato anche un allarme acustico; non è necessario che esso sia singolo per ogni funzione non essendo distinguibile. Deve essere previsto un allarme acustico anche nella zona del carico. 10.1.5 Allarmi quando non è prevista una centrale per il controllo del carico RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 a) Qualora non esista la centrale di controllo del carico, un allarme ottico ed acustico deve essere posizionato nella stazione di controllo del carico, che generalmente coincide con la plancia. c) controllo del rigurgito. I sensori per i dispositivi di cui in a), b) e c) devono essere separati; tuttavia quelli per i dispositivi di cui in b) e c) (micro-interruttori, camere di tipo galleggiante, dispositivi elettronici, ecc.) possono essere contenuti in una stessa sezione di tubo metallico. b) Gli allarmi ottici ed acustici di alto livello e di controllo del rigurgito del carico devono essere posizionati in modo tale da poter essere facilmente uditi e notati dal personale addetto alle operazioni di caricazione e scaricazione. Si richiama l’attenzione sul fatto che tali allarmi sono generalmente raggruppati in due segnali indipendenti per cui non è possibile individuare direttamente la cisterna del carico dalla quale proviene la segnalazione di allarme. In tali casi il Comando di bordo deve provvedere affinchè una persona sia presente presso la stazione di controllo del carico al fine di poter avvisare il personale addetto alle operazioni di caricazione sul ponte di coperta. 10.1.3 Circuiti elettronici ed idraulici per i sensori RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 10.1.6 Prove dei sensori RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19 I circuiti elettronici pneumatici od idraulici richiesti per i sensori dei dispositivi di cui in a), b) e c) devono essere indipendenti tra loro in modo tale che un guasto ad uno qualsiasi di essi non metta fuori servizio anche qualsiasi degli altri. Qualora vengano impiegate unità di elabora- I dispositivi per la prova dei sensori devono essere sistemati al di fuori delle cisterne, anche se non è proibito l’ingresso entro le cisterne pulite dai prodotti. Sono accettabili prove di simulazione dei circuiti elettronici o dei circuiti che sono dotati di dispositivi di autocontrollo. Pertanto una cisterna destinata al trasporto del suddetto prodotto deve essere provvista di: a) indicatore di livello b) allarme di alto livello 266 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 16 SEZIONE 16 1 PRESCRIZIONI OPERATIVE ED ULTERIORI MISURE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE MARINO Generalità 1.1 1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione, in quanto le prescrizioni dei Capitoli 16 e 16A dell’IBC Code contengono disposizioni operative che non sono obbligatorie per la classifica. Regolamenti RINA 2005 267 Parte E, Cap 8, Sez 17 SEZIONE 17 1 1.1 SOMMARIO DELLE PRESCRIZIONI MINIME Prodotti soggetti alle prescrizioni del presente capitolo Informazioni addizionali L’elenco indicato nella Tab 1 fornisce le proprietà dei prodotti puri. La massa volumica da considerare per il progetto di una nave potrebbe essere differente considerando le proprietà effettive dei prodotti commerciali. 1.1.2 1.1.1 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 17 RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 17 Tab 1 elenca alcune informazioni aggiuntive per i prodotti elencati nella tabella del Capitolo 17 dell’IBC Code. La Tab 2 elenca tutte le famiglie di prodotti chimici alle quali si fa riferimento nella Tab 1. Tabella 1 Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco Acetic acid 4 1,05 17 NO Acetic anhydride 11 1,06 -70 NO Acetone cyanohydrin 99 0,93 -10 NO Acetonitrile 37 0,78 -40 NO Acrylamide solution (50% or less) 10 1,05 -10 NO Acrylic acid 4 1,05 8 NO Acrylonitrile 15 0,80 -80 NO Adiponitrile 37 0,95 2 NO Alachlor technical (90% or more) 1,13 38 NO Alcohol (C12-C15) poly (1-6) ethoxylates 0,90 NO Alcohol (C12-C15) poly (20+) ethoxylates 1,00 NO Alcohol (C12-C15) poly (7-19) ethoxylates 1,00 NO Alcohol (C6-C17) (secondary) poly (3-6)ethoxylates 0,95 NO Alcohol (C6-C17) (secondary) poly (7-12)ethoxylates 1,00 Alkane (C14-C17) sulfonic acid, sodium salt 60-65% in water 1,07 Alkanes (C6-C9) Secondary poly (7-12) ethoxylate 0,70 -50 NO Alkaryl polyethers (C6-C20) 1,06 -1 NO Alkyl (C3-C4) benzenes 0,86 -60 NO Alkyl (C5-C8) benzenes 0,90 Alkyl (C7-C9) nitrates 1,00 Nome del prodotto 5 NO NO NO -60 NO Alkyl acrylate / vinyl pyridine copolymer in toluene 32 0,90 Alkyl benzene sulphonic acid 99 1,00 -10 NO Alkyl benzene sulphonic acid, sodium salt solution - 1,00 20 NO Alkylbenzene, alkylindane, alkylindene mixture (each.C12-C17) - 0,90 -40 NO 15 0,85 -120 NO Allyl alcohol 268 NO Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 15 0,94 -130 NO Aluminium chloride (30% or less), hydrochloric acid (20% or less) - 1,24 2-(2-Aminoethoxy)ethanol 8 1,06 2-Amino-2-methyl-1-propanol (90% or less) 8 0,95 Aminoethyl ethanolamine 8 1,03 N-aminoethylpiperazine 7 0,98 Ammonia aqueous (28% or less) 6 0,90 Ammonium sulphide solution (45% or less) 99 1,60 Ammonium nitrate solution (93% or less) 5 0,99 Nome del prodotto Allyl chloride Ammonium thiocyanate (25% or less) / Ammonium thiosulphate (20% or less) solution 12 NO NO -20 NO NO -70 NO NO -10 NO 1,20 NO NO Ammonium thiosulphate solution (60% or less) 43 1,50 Amyl acetate (all isomers) 34 0,88 Aniline 9 1,02 Aviation alkylates (C8 paraffins and iso-paraffins BPT 95-120°C) NO -70 NO NO 0,70 -60 NO Benzene and mixtures having 10% benzene or more 32 0,88 6 NO Benzene sulphonyl chloride 99 1,38 14 NO 1,06 -50 NO Benzyl acetate Benzyl alcohol 21 1,04 -10 NO Benzyl chloride 36 1,01 -30 NO Butene olygomer - 0,73 Butyl acetate (all isomers) 34 0,90 -60 NO Butyl acrylate (all isomers) 14 0,90 -60 NO Butyl benzenes (all isomers) 32 0,85 Butyl benzyl phthalate 34 1,12 -30 NO 0,87 -90 NO Butyl butyrate (all isomers) NO NO Butyl methacrylate 14 0,80 -70 NO n-Butyl ether 41 0,77 -90 NO 0,88 -70 NO n-Butyl propionate Butyl/decyl/cetyl-eicosyl methacrylate mixture 14 0,90 20 NO Butylamine (all isomers) 7 0,73 -50 NO 1,2-Butylene oxide 16 0,83 -50 NO Butyraldehyde (all isomers) 19 0,80 -60 NO Butyric acid 4 0,96 NO Calcium alkyl (C9) phenol sulphide / polyolefin phosphorosulphide mixture 0,94 -20 NO Calcium hypochlorite solution (15% or less) 1,14 -10 NO Calcium hypochlorite solution (more than 15%) 1,20 NO Calcium long chain alkyl salicylate (C 13+) 0,99 NO Regolamenti RINA 2005 269 Parte E, Cap 8, Sez 17 Possibilità di trasporto con navi da carico secco Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Camphor oil 18 0,92 Carbolic oil 21 1,06 41 NO Carbon disulphide 38 1,26 -110 NO Carbon tetrachloride 36 1,59 -20 NO Cashew nut shell oil (untreated) 4 0,95 25 NO Cetyl-eicosyl methacrylate mixture 14 0,86 20 NO 1,10 30 NO Nome del prodotto Chlorinated paraffins (C10-C13) Punto di fusione (°C) NO 4-Chloro-2-methylphenoxyacetic acid dimethylamine salt solution 9 1,35 NO Chloroacetic acid (80% or less) 4 1,33 15 NO Chlorobenzene 36 1,11 -40 NO Chloroform 36 1,48 -60 NO Chlorohydrins, crude 17 1,20 -10 NO o-Chloronitrobenzene 42 1,20 32 NO 2 or 3 Chloropropionic acid 4 1,26 40 NO Chlorosulphonic acid 99 1,75 -80 NO m-Chlorotoluene 36 1,08 -40 NO o-Chlorotoluene 36 1,07 -30 NO p-Chlorotoluene 36 1,07 7 NO Chlorotoluenes (mixed isomers) 36 1,08 7 NO Coal tar 33 1,30 NO Coal tar naphta solvent 33 0,87 NO Coal tar pitch (molten) 33 1,20 Cobalt naphtenate in solvent naphta - 0,87 Coconut oil fatty acid - 0,90 Creosote (coal tar) 21 1,07 NO Creosote (wood) 21 1,10 NO Cresols (all isomers) 21 1,04 50 NO NO 21 34 NO NO Cresylic acid, sodium salt solution 1,40 Cresylic acid, dephenolized 1,04 -10 NO 0,85 -70 NO 1,5,9-Cyclododecatriene 0,89 -10 NO Cycloheptane 0,81 -10 NO Crotonaldehyde 19 NO Cyclohexane 31 0,78 6 NO Cyclohexanone 18 0,95 -30 NO Cyclohexanone, cyclohexanol mixture 0,95 NO Cyclohexyl acetate 0,97 -60 NO Cyclohexylamine 7 0,86 -10 NO 1,3-Cyclopentadiene dimer (molten) 30 0,98 34 NO 270 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco Cyclopentane 0,74 -90 NO Cyclopentene 0,75 -130 NO 0,86 -70 NO 0,90 31 NO 0,74 -60 NO 0,87 -60 NO Nome del prodotto p-Cymene Famiglia di prodotti chimici 32 Decanoic acid Decene 30 Decyl acetate Decyl acrylate 14 0,89 100 NO Decyl alcohol (all isomers) 20 0,83 7 NO Decyloxytetrahydro-thiophene dioxide 1,03 NO Di(2-ethylhexyl) phosphoric acid 1 0,97 -60 NO Di-n-hexyl adipate 34 0,93 -40 NO Dibutyl hydrogen phosphonate 0,98 NO Dibutyl phthalate 34 1,05 -30 NO Dibutylamine 7 0,77 -50 NO Dichlorobenzenes (all isomers) 36 1,46 53 NO 1,1-Dichloroethane 36 1,17 -90 NO Dichloroethyl ether 41 1,22 -50 NO 1,07 -10 NO 1,6-Dichlorohexane 2,2-Dichloroisopropyl ether 36 1,13 -90 NO Dichloromethane 36 1,34 -90 NO 2,4-Dichlorophenol 21 1,40 45 NO 2.4-Dichlorophenoxy acetic acid, diethanolamine salt solution 43 1,28 2.4-Dichlorophenoxy acetic acid, dimethylamine salt (solution 70% or less) 99 1,24 2,4-Dichlorophenoxy acetic acid, triisopropanolamine salt solution 43 1,22 1,1-Dichloropropane 36 1,32 -30 NO 1,2-Dichloropropane 36 1,16 -80 NO 1,3-Dichloropropane 36 1,18 -90 NO 1,20 -70 NO Dichloropropene / dichloropropane mixtures NO 13 NO NO 1,3-Dichloropropene 15 1,23 -60 NO 2,2-Dichloropropionic acid 4 1,40 8 NO Diethanolamine 8 1,09 28 NO Diethyl ether 41 0,70 -110 NO Diethyl phthalate 34 1,12 -40 NO Diethyl sulphate 34 1,18 -20 NO Diethylamine 7 0,71 -50 NO Diethylaminoethanol 8 0,88 -70 NO 0,96 3 NO 2,6-Diethylaniline Regolamenti RINA 2005 271 Parte E, Cap 8, Sez 17 Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco Diethylbenzene 32 0,87 -30 NO Diethylenetriamine 7 0,95 -30 NO Diglycidyl ether of bisphenol A 41 1,16 Nome del prodotto Diglycidyl ether of bisphenol F NO 1,20 -20 NO Diisobutyl phthalate 34 1,04 -50 NO Diisobutylamine 7 0,75 -70 NO Diisobutylene 30 0,72 -90 NO Diisopropanolamine 8 0,98 44 NO Diisopropylamine 7 0,72 -80 NO Diisopropylbenzene (all isomers) 32 0,86 94 NO Dimethyl adipate 34 1,07 8 NO Dimethyl glutarate 34 1,07 -30 NO Dimethyl hydrogen phosphite 34 1,20 Dimethyl octanoic acid 4 0,89 30 NO Dimethyl phthalate 34 1,19 2 NO Dimethyl succinate 34 1,12 20 NO -N,N-Dimethylacetamide solution (40% or less) 10 1,00 -N,N-Dimethylamine solution (45% or less) 7 0,90 -40 NO -N,N-Dimethylamine solution (>45% but not >55%) 7 0,80 -50 NO -N,N-Dimethylamine solution (>55% but not >65%) 7 0,80 -60 NO -N,N-Dimethylcyclohexylamine 7 0,85 -50 NO Dimethylethanolamine 8 0,89 -60 NO Dimethylformamide 10 0,95 -50 NO Dinitrotoluenes (molten) 42 1,30 55 NO 1,4-Dioxane 41 1,04 12 NO Dipentene 30 0,85 -90 NO Diphenyl 32 1,04 70 NO 1,06 12 NO 1,07 28 NO Diphenyl ether / diphenyl phenyl ether mixtures 1,20 4 NO Diphenylamine, alkylate 1,00 22 Diphenylamine, react. prod with 2,2,4-trimethylpentene diph. alk 0,98 5 NO 37 NO Diphenyl / diphenyl ether mixtures Diphenyl ether 41 NO Diphenylmethane diisocyanate 12 1,20 Diphenylol propane epichlorohydrin resins 99 1,30 DI-n-propylamine 7 0,72 -60 NO Dodecene (all isomers) 30 0,76 -30 NO Dodecyl / pentadecyl methacrylate mixtures 14 0,86 -30 NO Dodecyl alcohol 20 0,83 24 NO 272 NO Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Nome del prodotto Famiglia di prodotti chimici Dodecyl diphenyl ether disulphonate solution Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 1,16 25 NO -20 NO Dodecyl methacrylate 14 0,87 Dodecyl phenol 21 0,94 Dodecylamine / tetradecylamine mixture 7 0,80 21 NO Dodecyldimethylamine / tetradecyl dimethylamine mixtures 0,80 -10 NO Drilling brines containing zinc salts 2,00 NO NO Epichlorohydrin 17 1,18 -20 NO Ethanolamine 8 1,02 10 NO 2-Ethoxyethyl acetate 34 0,97 -60 NO Ethyl acrylate 14 0,92 -70 NO Ethyl amyl ketone 0,82 NO Ethyl butyrate 34 0,88 -90 NO Ethyl methacrylate 14 0,92 -50 NO 2-Ethyl 3-propylacrolein 19 0,85 3 NO Ethyl-3- ethoxypropionate 34 0,94 -50 NO Ethylamine 7 0,69 -80 NO Ethylamine solutions (72% or less) 7 0,80 -80 NO Ethylbenzene 32 0,87 -90 NO N-Ethylbutylamine 7 0,74 -70 NO Ethylcyclohexane 31 0,79 -110 NO N-ethylcyclohexylamine 7 0,85 -40 NO Ethylene chlorohydrin 20 1,25 -60 NO Ethylene cyanohydrin 20 1,04 -40 NO Ethylene dibromide 36 2,17 10 NO Ethylene dichloride 36 1,26 -30 NO Ethylene glycol butyl ether acetate 34 0,94 -60 NO Ethylene glycol diacetate 34 1,00 -40 NO Ethylene glycol methyl ether acetate 0,98 -60 NO Ethylene glycol monoalkyl ethers 0,90 NO Ethylene oxide / propylene oxide mixt (ethyl. oxide ≤ 30% mass) 16 0,87 -110 NO Ethylenediamine 7 0,91 11 NO 2-Ethylhexyl acrylate 14 0,89 -80 NO 2-Ethylhexylamine 7 0,79 -70 NO Ethylidene norbornene 30 0,90 -80 NO o-Ethylphenol 21 1,04 4 NO Ethyltoluene 32 0,86 -60 NO Ferric chloride solution 1,41 2 NO Ferric nitrate / nitric acid solution 1,29 -10 NO Regolamenti RINA 2005 273 Parte E, Cap 8, Sez 17 Nome del prodotto Famiglia di prodotti chimici Fluorosilicic acid (20-30%) in water solution Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) 1,20 Possibilità di trasporto con navi da carico secco NO Formaldehyde solutions (45% or less) 19 1,11 Formic acid 4 1,22 NO Fumaric adduct of rosin, water dispersion 43 1,06 NO Furfural 19 1,20 -30 NO Furfuryl alcohol 20 1,13 -10 NO Glutaraldehyde solutions (50% or less) 19 1,12 -10 NO 1,10 -60 NO Glycidyl ester of C10 trialkylacetic acid 8 NO Heptane (all isomers) 31 0,70 90 NO Heptanol (all isomers) 20 0,80 -30 NO Heptene (all isomers) 30 0,70 -120 NO Heptyl acetate 34 0,88 -50 NO Hexamethylenediamine solution 7 0,90 40 NO Hexamethyleneimine 7 0,88 -30 NO Hexane (all isomers) 31 0,66 -90 NO Hexene (all isomers) 30 0,70 -100 NO Hexyl acetate 34 0,86 -60 NO Hydrochloric acid 1 1,21 -70 NO Hydrogen peroxide solution (over 60% but not over 70%) 99 1,20 -40 NO Hydrogen peroxide solution (over 8% but not over 60%) 99 1,20 -50 NO 0,94 -50 NO 2-Hydroxy -4-(methylthio) butanoic acid 2-Hydroxyethyl acrylate 99 1,10 -30 NO Isophorone diisocyanate 12 1,06 -60 NO Isophoronediamine 7 0,92 10 NO Isoprene 30 0,68 -140 NO Isopropanolamine 8 0,96 2 NO 0,80 90 NO 0,72 -80 NO 0,69 -90 NO 0,99 -40 NO Lauric acid 0,86 48 NO Liquid chemical wastes 1,10 NO Long chain alkaryl polyether (C11-C20) 1,50 NO Long chain polyetheramine in alkyl (C2-C4) benzenes 0,93 NO Long chain polyetheramine in aromatic solvent 0,90 NO Magnesium long chain alkyl salicylate (C11+) 0,94 NO Isopropyl cyclohexane Isopropyl ether 41 Isopropylamine Lactonitrile solution (80% or less) 37 Maleic anhydride 11 1,48 Mercaptobenzothiazol, sodium salt solution 5 1,25 274 53 NO NO Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Nome del prodotto Mesityl oxide Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 18 0,86 -50 NO Metam sodium solution Methacrylic acid 1,15 4 Methacrylic resin in ethylene dichloride 1,01 NO 14 1,20 NO NO Methacrylonitrile 15 0,80 -30 NO Methyl acrylate 14 1,00 -70 NO Methyl butyrate 34 0,89 -90 NO Methyl diethanolamine 8 1,04 -20 NO Methyl formate 34 0,98 -100 NO Methyl heptyl ketone 18 0,82 Methyl methacrylate 14 0,94 -40 NO Methyl naphtalene (molten) 32 1,00 34 NO Methyl salicylate 34 1,18 2-Methyl-6-ethyl aniline 9 0,97 -20 NO 2-Methyl-5-ethyl pyridine 9 0,92 -70 NO 2-Methyl-2-hydroxy-3-butyne 20 0,87 3 NO Methylamine solutions, 42% or less 7 0,90 -40 NO Methylamyl acetate 34 0,86 -60 NO Methylamyl alcohol 20 0,81 -90 NO Methylcyclohexane 0,77 -120 NO Methylcyclopentadiene dimer 0,98 -50 NO NO NO 2-Methylpyridine 9 0,95 -60 NO 3-Methylpyridine 9 0,96 -10 NO 4-Methylpyridine 9 0,96 4 NO alpha-Methylstyrene 30 0,90 -20 NO Morpholine 7 1,00 Motor fuel anti-knock compounds (containing lead alkyls) 99 1,80 -30 NO Naphtalene (molten) 32 1,15 80 NO Naphtenic acid 4 0,96 Neodecanoic acid 4 0,92 -40 NO Nitrating acid (mixture of sulphuric and nitric acids) 99 1,90 -10 NO Nitric acid (70% and over) 99 1,50 -50 NO Nitric acid (less than 70%) 3 1,40 -30 NO Nitrobenzene 42 1,20 5 NO o-Nitrophenol (molten) 99 1,50 45 NO 1-or-2-Nitropropane 42 1,00 -90 NO Nitropropane (60%) / Nitroethane (40%) mixture 42 1,01 -60 NO o-or-p-Nitrotoluenes 42 1,20 50 NO Regolamenti RINA 2005 NO NO 275 Parte E, Cap 8, Sez 17 Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco Nonane (all isomers) 31 0,70 -50 NO Nonene (all isomers) 30 0,70 -80 NO 0,87 -60 NO Nome del prodotto Nonyl acetate Nonyl alcohol (all isomers) 20 0,83 NO Nonyl phenol 21 0,94 2 NO Nonyl phenol poly-(4,12)-ethoxylates 40 1,07 35 NO Noxious liquid, F, (2) N.O.S.,S.T.1, cat A 1,00 NO Noxious liquid, F, (4) N.O.S.,S.T.2, cat A 1,00 NO Noxious liquid, F, (7) N.O.S.,S.T.2, cat B 1,00 NO Noxious liquid, F, (8) N.O.S.,S.T.2, cat B, MP 15°C+ 1,00 NO Noxious liquid, F, (10) N.O.S.,S.T.3, cat A 1,00 NO Noxious liquid, F, (13) N.O.S.,S.T.3, cat B 1,00 NO Noxious liquid, F, (14) N.O.S.,S.T.3, cat B, MP 15°C+ 1,00 NO Noxious liquid, F, (16) N.O.S.,S.T.3, cat C 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (1) N.O.S.,S.T.1, cat A 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (3) N.O.S.,S.T.2, cat A 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (5) N.O.S.,S.T.2, cat B 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (6) N.O.S.,S.T.2, cat B, MP 15°C+ 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (9) N.O.S.,S.T.3, cat A 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (11) N.O.S.,S.T.3, cat B 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (12) N.O.S.,S.T.3, cat B, MP 15°C+ 1,00 NO Noxious liquid, N.F., (15) N.O.S.,S.T.3, cat C 1,00 NO Octane (all isomers) 0,70 -50 NO Octanol (all isomers) 0,83 -10 NO Octene (all isomers) 0,70 -90 NO Octyl aldehydes 0,83 15 NO n-Octyl acetate 0,87 NO Olefin mixtures (C5-C15) 0,80 NO Olefin mixtures (C5-C7) 0,70 NO alpha-Olefins (C6-C18 mixtures) 1,00 NO 1,98 NO Oleum 99 Oleylamine 0,82 21 NO Palm kernel acid oil 0,87 25 NO Paraldehyde 19 0,99 13 NO Pentachloroethane 36 1,68 -20 NO 1,3-Pentadiene 30 0,68 -80 NO Pentane (all isomers) 31 0,63 -150 NO Pentene (all isomers) 30 0,62 -120 NO 276 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Nome del prodotto Famiglia di prodotti chimici n-Pentyl propionate Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 0,87 -70 NO Perchloroethylene 36 1,60 -20 NO Phenol 21 1,07 41 NO 1-Phenyl 1-xylyl ethane 32 0,99 -50 NO Phosphoric acid 1 1,70 28 NO Phosphous, yellow or white 99 1,80 44 NO Phthalic anhydride (molten) 11 1,50 131 NO Pine oil 33 0,93 alpha-Pinene 30 0,86 -40 NO beta-Pinene 0,88 -60 NO Poly (2+) cyclic aromatics 0,93 Polyalkyl (C18-C22) acrylate in xylene 0,90 27 NO Polyalkylene oxide polyol 1,06 -20 NO Polyethylene polyamines 7 Polyferric sulphate solution Polymethylene polyphenyl isocyanate NO 0,95 1,46 NO -10 NO 1,20 NO Polyolefin phosphorosulphide- barium derivative (C28-C250) 1,08 NO Polyolefinamine in alkyl (C2-C4) benzenes 0,90 NO Polyolefinamine in aromatic solvent 1,00 NO Potassium chloride solution (10% or more) 1,00 NO Potassium hydroxide solution 12 NO 5 Potassium oleate n-Propanolamine 1,50 29 1,00 8 beta-Propiolactone NO NO 0,98 12 NO 1,15 -30 NO Propionaldehyde 19 0,80 -80 NO Propionic acid 4 0,99 -20 NO Propionic anhydride 11 1,01 -40 NO Propionitrile 37 0,78 -90 NO 0,80 -120 NO 0,72 -80 NO 0,86 -100 NO n-Propyl chloride n-Propylamine 7 Propylbenzene (all isomers) Propylene dimer 30 0,72 -50 NO Propylene oxide 16 0,86 -110 NO Propylene tetramer 30 0,76 -30 NO Propylene trimer 30 0,74 -80 NO Pyridine 9 0,96 -40 NO Rosin 33 1,10 150 NO Rosin soap (disproportionated) solution 43 1,05 Regolamenti RINA 2005 NO 277 Parte E, Cap 8, Sez 17 Nome del prodotto Famiglia di prodotti chimici Sodium aluminate solution Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 1,00 NO NO Sodium borohydride (15% or less) / Sodium hydroxide solution 5 1,40 Sodium chlorate solution (50% or less) 99 1,50 20 NO Sodium dichromate solution (70% or less) 99 1,70 -40 NO Sodium hydrogen sulphide (≤6%) / sodium carbonate (≤3%) solution 43 1,00 NO Sodium hydrogen sulphite solution (45% or less) 43 1,30 NO Sodium hydrosulphide solution (45% or less) 5 1,30 40 NO Sodium hydrosulphide, ammonium sulphide solution 5 1,30 -10 NO Sodium hydroxide solution 5 1,50 60 NO Sodium hypochlorite solution (15% or less) 5 1,25 NO Sodium nitrite solution 1,27 NO Sodium petroleum sulphonate 1,05 NO 1,00 NO Sodium sulphide solution (15% or less) 1,00 NO Sodium sulphite solution (25% or less) 1,00 NO Sodium tartrates / sodium succinates solutions 1,40 NO NO Sodium silicate solution 43 Sodium thiocyanate (56% or less) solution 99 1,00 Styrene monomer 30 0,92 Sulpho hydrocarbon long chain (C18+) alkylamine mixture -30 1,07 NO NO Sulphur (molten) 99 1,80 115 NO Sulphuric acid 2 1,84 10 NO Sulphuric acid, spent 2 1,10 Tall oil (crude and distilled) 34 1,00 15 NO 0,90 60 NO -10 NO Tall oil fatty acid (resin acids less than 20%) Tall oil fatty acid, barium salt NO Tall oil soap (disproportionated) solution 43 1,04 Tetrachloroethane 36 1,60 -40 NO Tetraethylene pentamine 7 1,00 -30 NO Tetrahydrofuran 41 0,89 -100 NO Tetrahydronaphtalene 32 0,98 -20 NO 0,90 80 NO Tetramethylbenzene (all isomers) NO Toluene 32 0,87 -90 NO Toluene diisocyanate 12 1,21 14 NO Toluenediamine 9 1,00 96 NO o-Toluidine 9 1,01 -10 NO Tributyl phosphate 34 0,98 -80 NO 1,40 -30 NO 1,46 18 NO 1,1,2-Trichloro - 1,2,2-trifluoroethane 1,2,4-Trichlorobenzene 278 36 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 17 Famiglia di prodotti chimici Massa volumica (t/m3) Punto di fusione (°C) Possibilità di trasporto con navi da carico secco 1,1,1-Tricloroethane 36 1,40 -30 NO 1,1,2-Trichloroethane 36 1,44 -30 NO Trichloroethylene 36 1,47 -70 NO 1,2,3-Trichloropropane 36 1,39 -10 NO 1,16 -30 NO 1,16 -30 NO 0,85 45 NO 19 NO Nome del prodotto Tricresyl phosphate (containing 1% or more ortho-isomer) Tricresyl phosphate (containing less than 1% ortho-isomer) 34 Tridecanoic acid Triethanolamine 8 1,13 Triethyl phosphite 34 0,97 Triethylamine 7 0,73 -110 NO Triethylbenzene 32 0,86 -70 NO Triethylenetetramine 7 0,98 -10 NO 1,10 -20 NO Triisopropylated phenyl phosphates NO Trimethyl phosphite 34 1,05 -70 NO 2,2,4-Trimethyl 1,3-pentanediol 1-isobutyrate 34 0,95 -60 NO Trimethylacetic acid 4 0,90 34 NO Trimethylamine solution (30% or less) 0,90 NO Trimethylbenzene (all isomers) 32 0,90 -20 NO Trimethylhexamethylene diisocyanate (2,2,4-e 2,4,4-isomers) 12 1,01 -80 NO Trimethylhexamethylene diamine (2,2,4-e 2,4,4-isomers) 7 0,86 -80 NO 1,3,5-Trioxane 1,17 61 NO Trixylyl phosphate 1,15 -30 NO 0,86 -50 NO 0,89 29 NO Turpentine 30 Undecanoic acid 1-Undecene 30 0,70 -80 NO Undecyl alcohol 20 0,83 20 NO Urea, ammonium nitrate solution (containing aqua ammonia) 6 1,30 Valeraldehyde (all isomers) 19 0,80 -50 NO Vinyl acetate 13 0,94 -100 NO Vinyl ethyl ether 13 0,76 -110 NO Vinyl neodecanoate 13 0,87 -20 NO Vinyl toluene 13 0,90 -70 NO Vinylidene chloride 35 1,21 -120 NO White spirit, low (15-20%) aromatic 33 0,75 Xylenes 32 0,89 13 NO Xylenol 21 1,05 70 NO NO NO Zinc alkaryl dithiophosphate (C7 - C16) 1,00 NO Zink alkyl dithiophosphate (C3 - C14) 1,10 NO Regolamenti RINA 2005 279 Parte E, Cap 8, Sez 17 Tabella 2 Famiglia di prodotti chimici Numero Non-oxiding mineral acids 1 Sulfuric acid 2 Nitric acid 3 Organic acids 4 Caustics 5 Ammonia 6 Aliphatic amines 7 Alkanolamines 8 Aromatic amines 9 Amides 10 Organic anhydrides 11 Isocyanates 12 Vinyl acetate 13 Acrylates 14 Substituted allyls 15 Alkylene oxides 16 Epichlorohydrin 17 Ketones 18 Aldehydes 19 Alcohols, glycols 20 Phenols, cresols 21 Caprolactam solution 22 Olefins 30 Paraffins 31 Aromatic hydrocarbons 32 Miscellaneous hydrocarbon mixtures 33 Esters 34 Vinyl halides 35 Halogenated hydrocarbons 36 Nitriles 37 Carbon disulfide 38 Sulfolane 39 Glycol ethers 40 Ethers 41 Nitrocompounds 42 Varie soluzioni acquose 43 Prodotti non classificabili 280 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 18 SEZIONE 18 1 ELENCO DEI PRODOTTI CHIMICI AI QUALI NON SI APPLICA IL PRESENTE CAPITOLO Generalità 1.1 1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo 18 dell’IBC Code. Regolamenti RINA 2005 281 Parte E, Cap 8, Sez 19 SEZIONE 19 1 PRESCRIZIONI PER NAVI ADIBITE ALL’INCENERIMENTO IN MARE DI RESIDUI DI PRODOTTI CHIMICI LIQUIDI Generalità 1.1 1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo 19 dell’IBC Code. 282 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 20 SEZIONE 20 1 TRASPORTO DI RESIDUI LIQUIDI DI PRODOTTI CHIMICI Generalità 1.1 1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo 20 dell’IBC Code. Regolamenti RINA 2005 283 Parte E, Cap 8, Sez 21 SEZIONE 21 1 1.1 INDICE DEI PRODOTTI CHIMICI PERICOLOSI TRASPORTATI ALLA RINFUSA c) I prefissi che non sono considerati ai fini dell’ordine alfabetico sono separati con un trattino dal nome del prodotto chimico. Tali prefissi comprendono i seguenti: Spiegazione dell’indice Colonne 1 e 2 • n- (normale-) • sec- (secondario-) • tert- (terziario-) a) I prodotti chimici elencati nelle tabelle di tali Capitoli dell’IBC Code, come anche le abbreviazioni, sono indicati con lettere maiuscole. I nomi alternativi sono indicati con lettere minuscole ed iniziale maiuscola. Se il prodotto chimico indicato nella colonna 1 è elencato nel capitolo 17 o 18 dell’IBC Code (nome scritto con lettere maiuscole), la colonna 2 indica il Capitolo dell’IBC Code applicabile a quel particolare prodotto. Se il prodotto chimico indicato nella colonna 1 non è elencato nel capitolo 17 o 18 dell’IBC Code (nome scritto con lettere minuscole), la colonna 2 indica il nome del prodotto chimico base, al quale occorre fare riferimento per determinare le prescrizioni applicabili al prodotto in questione. Un asterisco (*) prima del nome del prodotto chimico indica che tale nome è in conformità con la nomenclatura dell’ ”International Union of Pure and Applied Chemistry (IUPAC)”. • o- (orto-) • m- (meta-) • p- (para-) • alpha- (α) b) I prefissi che sono parte integrante del nome sono indicati con caratteri ordinari e vanno considerati nell’ordine alfabetico di presentazione. Tali prefissi comprendono le voci seguenti: • Mono • Di • Tri • Tetra • Penta • Iso • Bis • Neo • Ortho • beta- (β) 1.1.1 La colonna 1 dell’indice (Tab 1) indica i nomi delle sostanze chimiche e dei prodotti chimici elencati nei Capitoli 17 e 18 dell’IBC Code. • N• O• sym• uns• dl• cis• trans• (E)• (Z)- • gamma- (γ) • epsilon- 1.2 (ε) Colonne 3, 4 e 5 1.2.1 La colonna 3 dell’indice (Tab 1) indica il numero ONU del prodotto chimico, quando disponibile. La colonna 4 indica il numero appropriato della tabella nella pubblicazione “MEDICAL FIRST AID GUIDE FOR USE IN ACCIDENTS INVOLVING DANGEROUS GOODS” ( numero MFAG ). La colonna 5 si riferisce all’ultimo anno di revisione della voce. Qualora l’anno non sia indicato ciò significa che il prodotto è stato introdotto prima del 1993. Tabella 1 Nome Riferimento Acetaldehyde cyanohydrin LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS) *ACETIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *ACETIC ANHYDRIDE IBC Code - Capitolo 17 Acetic ester ETHYL ACETATE Acetic ether ETHYL ACETATE 284 N. ONU MFAG Rev. 700 1715 700 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Acetic oxide ACETIC ANHYDRIDE Acetoacetic ester ETHYL ACETOACETATE *ACETONE IBC Code - Capitolo 18 1090 300 ACETONE CYANOHYDRIN IBC Code - Capitolo 17 1541 215 *ACETONITRILE IBC Code - Capitolo 17 1648 215 Acetylene tetrachloride TETRACHLOROETHANE Acetyl oxide ACETIC ANHYDRIDE Acroleic acid ACRYLIC ACID *ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 2074 323 *ACRYLIC ACID IBC Code - Capitolo 17 2218 700 Acrylic acid, 2-hydroxyethyl ester 2-HYDROXYETHYL ACRYLATE Acrylic amide solution, 50% or less ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS) Acrylic resin monomer METHYL METHACRYLATE *ACRYLONITRILE IBC Code - Capitolo 17 1093 215 ACRYLONITRILE-STYRENE COPOLYMER DISPERSION IN POLYETHER POLYOL IBC Code - Capitolo 18 *ADIPONITRILE IBC Code - Capitolo 17 ALACHLOR TECHNICAL (90% OR MORE) IBC Code - Capitolo 17 Alcohol ETHYL ALCOHOL Alcohol C7 HEPTANOL (ALL ISOMERS) Alcohol C8 OCTANOL (ALL ISOMERS) Alcohol C9 NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Alcohol C10 DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Alcohol C11 UNDECYL ALCOHOL Alcohol C12 DODECYL ALCOHOL ALCOHOLIC BEVERAGES, N.O.S. IBC Code - Capitolo 18 ALCOHOL (C12-C15) POLY (1-6) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 1993 ALCOHOL (C12-C15) POLY (20+) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 1993 ALCOHOL (C12-C15) POLY (7-19) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 1993 ALCOHOLS (C13+) IBC Code - Capitolo 18 1993 ALCOHOL (C6-C17) (SECONDARY) POLY (3-6) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 ALCOHOL (C6-C17) (SECONDARY) POLY (7-12) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 Aldehyde collidine 2-METHYL-5-ETHYLPYRIDINE Aldehydine 2-METHYL-5-ETHYLPYRIDINE ALKANES (C6-C9) IBC Code - Capitolo 17 1993 n-ALKANES (C10+) IBC Code - Capitolo 18 1993 ALKARYL POLYETHERS(C9-C20) IBC Code - Capitolo 17 ALKENYL (C11+) AMIDE IBC Code - Capitolo 18 Regolamenti RINA 2005 1993 2205 215 1993 3065 305 1993 285 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. ALKYL ACRYLATE-VINYLPYRIDINE COPOLYMER IN TOLUENE IBC Code - Capitolo 17 ALKYL (C8+) AMINE, ALKENYL (C12+) ACID ESTER MIXTURE IBC Code - Capitolo 18 ALKYLBENZENE, ALKYLINDANE, ALKYLINDENE MIXTURE (EACH C12 - C17) IBC Code - Capitolo 17 1993 ALKYL (C3 - C4) BENZENES IBC Code - Capitolo 17 1993 ALKYL (C5 - C8) BENZENES IBC Code - Capitolo 17 1993 ALKYL (C9+) BENZENES IBC Code - Capitolo 18 1993 ALKYLBENZENESULPHONIC ACID IBC Code - Capitolo 17 700 ALKYLBENZENESULPHONIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 700 ALKYL DITHIOTHIADIAZOLE (C6 - C24) IBC Code - Capitolo 18 ALKYL (C7 - C9) NITRATES IBC Code - Capitolo 17 *ALLYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 1098 307 *ALLYL CHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 1100 340 *ALUMINIUM CHLORIDE (30% OR LESS)/HYDROCHLORIC ACID (20% OR LESS) SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *ALUMINIUM SULPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Aminoacetic acid, sodium salt solution GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION Aminobenzene ANILINE 1-Aminobutane BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) 2-Aminobutane BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) Aminocyclohexane CYCLOHEXYLAMINE Aminoethane ETHYLAMINE Aminoethane solutions, 72% or less ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS) *2-Aminethanol ETHANOLAMINE *2-(2-AMINOETHOXY)ETHANOL IBC Code - Capitolo 17 3055 320 *2-(2-Aminoethylamino)ethanol AMINOETHYLETHANOLAMINE AMINOETHYLDIETHANOLAMINE/AMINOETHYLETHANOLAMINE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 AMINOETHYLETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 N-AMINOETHYLPIPERAZINE IBC Code - Capitolo 17 1-(2-Aminoethyl)piperazine N-AMINOETHYLPIPERAZINE *2-AMINO-2-HYDROXYMETHYL-1,3-PROPANEDIOL SOLUTION (40% OR LESS) IBC Code - Capitolo 18 2-Aminoisobutane BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) Aminomethane solutions, 42% or less METHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS) 1-Amino-2-methylbenzene o-TOLUIDINE 2-Amino-2-methylbenzene o-TOLUIDINE 286 1993 320 2815 325 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *2-AMINO-2-METHYL-1-PROPANOL (90% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Aminophen ANILINE 1-Aminopropane n-PROPYLAMINE 2-Aminopropane ISOPROPYLAMINE *1-Aminopropan-2-ol ISOPROPANOLAMINE *1-Amino-2-propanol ISOPROPANOLAMINE *3-Aminopropan-1-ol n-PROPANOLAMINE 2-Aminotoluene o-TOLUIDINE o-Aminotoluene o-TOLUIDINE *AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Ammonia water, 28% or less AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS) AMMONIUM HYDROGEN PHOSPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *Ammonium hydroxide, 28% or less AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS) *AMMONIUM NITRATE SOLUTION (93% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *AMMONIUM POLYPHOSPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *AMMONIUM SULPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *AMMONIUM SULPHIDE SOLUTION (45% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *AMMONIUM THIOCYANATE (25% OR LESS)/AMMONIUM THIOSULPHATE (20% OR LESS) SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *AMMONIUM THIOSULPHATE SOLUTION (60% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 n-Amyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 sec-Amyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Amyl acetate, commercial AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 Amylacetic ester AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 Amyl alcohol n-AMYL ALCOHOL n-AMYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1105 305 sec-AMYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1105 305 tert-AMYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1105 305 AMYL ALCOHOL, PRIMARY IBC Code - Capitolo 18 1105 305 Amyl aldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) Amyl carbinol HEXANOL alpha-n-Amylene PENTENE (ALL ISOMERS) Amylene hydrate tert-AMYL ALCOHOL tert-Amylene PENTENE (ALL ISOMERS) Amyl ethyl ketone ETHYL AMYL KETONE Regolamenti RINA 2005 2672 725 235 2683 1104 225 330 287 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Amyl hydrate n-AMYL ALCOHOL Amyl hydride PENTANE (ALL ISOMERS) Anaesthetic ether DYETHYL ETHER *ANILINE IBC Code - Capitolo 17 Aniline oil ANILINE Animal acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S IBC Code - Capitolo 18 ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S IBC Code - Capitolo 18 Anthracene oil (coal tar fraction) COAL TAR Ant oil, artificial FURFURAL APPLE JUICE IBC Code - Capitolo 18 Aqua fortis NITRIC ACID (70% AND OVER) ARYL POLYOLEFIN (C11 - C50) IBC Code - Capitolo 18 AVIATION ALKYLATES (C8 PARAFFINS AND ISOPARAFFINS B.PT. 95-120 °C) IBC Code - Capitolo 17 *Azepane HEXAMETHYLENEIMINE Azotic acid NITRIC ACID (70% AND OVER) Babbasu oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Banana oil AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) Battery acid SULPHURIC ACID Beech nut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Beechwood creosote CREOSOTE Behenyl alcohol ALCOHOLS (C13+) Benzenamine 2-METHYL-6-ETHYLANILINE *BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE IBC Code - Capitolo 17 1114 312 *BENZENESULPHONYL CHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 2225 700 BENZENE TRICARBOXYLIC ACID, TRIOCTYL ESTER IBC Code - Capitolo 18 Benzol BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE Benzole BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE Benzophenol PHENOL (2-Benzothiazolylthio) sodium solution MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT SOLUTION *BENZYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *BENZYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 *Benzyl butyl phthalate BUTYL BENZYL PHTHALATE *BENZYL CHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 288 1547 Rev. 335 1993 1993 1993 305 1738 740 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Betula oil METHYL SALICYLATE *Biphenyl DIPHENYL *Bis(2-aminoethyl)amine DIETHYLENETRIAMINE Bis(chloroethyl) ether DICHLOROETHYL ETHER *Bis(2-chloroethyl) ether DICHLOROETHYL ETHER *Bis(2-chloro-1-methylethyl) ether 2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER *1,1-Bis[4-(2,3-epoxypropoxy)phenyl]-ethane DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL A *Bis[2-(2,3-epoxypropoxy)phenyl]-methane DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL F *Bis(2-ethoxyethyl) ether DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER *Bis(2-ethylhexyl) adipate DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE *Bis(2-ethylhexyl) hydrogen phosphate DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID *Bis(2-ethylhexyl) phthalate DIOCTYL PHTHALATE *Bis(2-hydroxyethyl) amine DIETHANOLAMINE *Bis(6-methylheptyl) phthalate DIOCTYL PHTHALATE BRAKE FLUID BASE MIX IBC Code - Capitolo 18 Bran oil FURFURAL Butaldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 *Butanal BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 n-Butanal BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 *Butane-1,3-diol BUTYLENE GLYCOL *1,3-Butanediol BUTYLENE GLYCOL *1,4-Butanediol BUTYLENE GLYCOL *Butane-1,4-diol BUTYLENE GLYCOL *2,3-Butanediol BUTYLENE GLYCOL *Butane-2,3-diol BUTYLENE GLYCOL *Butanoic acid BUTYRIC ACID Butanol n-BUTYL ALCOHOL *2-Butanol sec-BUTYL ALCOHOL *Butan-1-ol n-BUTYL ALCOHOL *Butan-2-ol sec-BUTYL ALCOHOL n-Butanol n-BUTYL ALCOHOL sec-Butanol sec-BUTYL ALCOHOL tert-Butanol tert-BUTYL ALCOHOL Butanol acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 2-Butanol acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 1,4 Butanolide gamma-BUTYROLACTONE *Butan-4-olide gamma-BUTYROLACTONE *Butanone METHYL ETHYL KETONE *Butan-2-one METHYL ETHYL KETONE Regolamenti RINA 2005 1993 289 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *2-Butenal CROTONALDEHYDE *(E)-But-2-enal CROTONALDEHYDE Butene dimer OCTENE (ALL ISOMERS) *cis-Butenedioic anhydride MALEIC ANHYDRIDE BUTENE OLIGOMER IBC Code - Capitolo 17 *1-Butoxybutane n-BUTYL ETHER *2-Butoxyethanol ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 *2-tert-Butoxyethanol ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 *2-(2-Butoxyethoxy)ethanol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 *2-(2-Butoxyethoxy)ethyl acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 *2-Butoxyethyl acetate ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE *Butyl acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) *BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 n-Butyl acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 *sec-Butyl acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 *tert-Butyl acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 n-Butyl acrylate BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS) 1993 BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Butyl alcohol n-BUTYL ALCOHOL n-BUTYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1120 305 *sec-BUTYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1120 305 *tert-BUTYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1120 305 n-Butyl aldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) *BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 n-Butylamine BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) *sec-Butylamine BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) *tert-Butylamine BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) *tert-Butylbenzene BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS) *BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 BUTYL BENZYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 17 *Butyl butanoate BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS) 1993 n-Butyl butyrate BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS) 1993 BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 n-Butylcarbinol n-AMYL ALCOHOL Butyl “carbitol” POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Butyl “carbitol” acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Butyl “cellosolve” ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 290 1993 330 330 1993 1993 320 1993 2709 310 1993 330 330 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Butyl “cellosolve” acetate ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE BUTYL/DECYL/CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 *Butyl/decyl/hexadecyl/icosyl methacrylate mixture BUTYL/DECYL/CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE Butyl diglycol acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE BUTYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 alpha-Butylene glycol BUTYLENE GLYCOL beta-Butylene glycol BUTYLENE GLYCOL 1,2-BUTYLENE OXYDE IBC Code - Capitolo 17 Butyl ester BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 *Butyl ethanoate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 Butyl ether n-BUTYL ETHER n-BUTYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 Butylethylacetic acid OCTANOID ACID (ALL ISOMERS) *Butyl(ethyl)amine N-ETHYLBUTYLAMINE N-Butylethylamine N-ETHYLBUTYLAMINE Butylethylene HEXENE (ALL ISOMERS) Butylic ether BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) *BUTYL METHACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *Butyl 2-methoxyethyl ether ETHYLENE GLYCOL METHYL BUTYL ETHER *tert-Butyl-methyl ether METHYL tert-BUTYL ETHER *Butyl octadecanoate BUTYL STEARATE Butyl phthalate DIBUTYL PHTHALATE n-BUTYL PROPIONATE IBC Code - Capitolo 17 *BUTYL STEARATE IBC Code - Capitolo 18 n-Butyraldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 1993 *BUTYRIC ACID IBC Code - Capitolo 17 n-Butyric acid BUTYRIC ACID Butyric alcohol n-BUTYL ALCOHOL Butyric aldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) *gamma-BUTYROLACTONE IBC Code - Capitolo 18 Cajeputene DIPENTENE CALCIUM ALKYL (C9) PHENOL SULPHIDE/POLYOLEFIN PHOSPOROSULPHIDE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 1993 Calcium alkyl salicylate CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE (C13+) 1993 *Calcium bis(O-alkylsalicylate) CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE (C13+) 1993 Regolamenti RINA 2005 1993 330 1993 308 3022 1149 365 1993 330 1993 330 1993 1914 2820 330 1993 700 1993 330 291 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Calcium bromide/zinc bromide solution DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS) *CALCIUM CARBONATE SLURRY IBC Code - Capitolo 18 *CALCIUM HYDROXIDE SLURRY IBC Code - Capitolo 18 *CALCIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (15% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 741 *CALCIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (MORE THAN 15%) IBC Code - Capitolo 17 741 CALCIUM LONG CHAIN ALKARYL SULPHONATE (C11 - C50) IBC Code - Capitolo 18 CALCIUM LONG CHAIN ALKYL PHENATE SULPHIDE (C8 - C40) IBC Code - Capitolo 18 CALCIUM LONG CHAIN ALKYL PHENOLIC AMINE (C8 - C40) IBC Code - Capitolo 18 1993 CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE (C13+) IBC Code - Capitolo 17 1993 *CALCIUM NITRATE/MAGNESIUM NITRATE/POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Camphor liquid CAMPHOR OIL CAMPHOR OIL IBC Code - Capitolo 17 Capric acid DECANOIC ACID alpha-Caproic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) Caprolactam epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS) *epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS) IBC Code - Capitolo 18 Capryl alcohol OCTANOL (ALL ISOMERS) Caprylic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) Caprylyl acetate n-OCTYL ACETATE Carbinol METHYL ALCOHOL “Carbitol” acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 “Carbitol solvent” POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER PHENOL 1993 Carbolic acid PHENOL CARBOLIC OIL IBC Code - Capitolo 17 Carbon bisulphide CARBON DISULPHIDE *CARBON DISULPHIDE IBC Code - Capitolo 17 1131 210 *CARBON TETRACHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 1846 340 CASHEW NUT SHELL OIL (UNTREATED) IBC Code - Capitolo 17 Castor oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Caustic potash solution POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION Caustic soda SODIUM HYDROXIDE SOLUTION “Cellosolve” acetate 2-ETHOXYETHYL ACETATE 292 331 1993 710 710 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento “Cellosolve” solvent ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 Cetyl/stearyl alcohol ALCOHOLS (C13+) CHLORINATED PARAFFINS (C10 - C13) IBC Code - Capitolo 17 CHLORINATED PARAFFINS (C14 - C17) (WITH 52% CHLORINE) IBC Code - Capitolo 18 *CHLOROACETIC ACID (80% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 alpha-Chloroallyl chloride 1,3-DICHLOROPROPENE Chloroallylene ALLYL CHLORIDE *CHLOROBENZENE IBC Code - Capitolo 17 Chlorobenzol CHLOROBENZENE *1-Chloro-2,3-epoxypropane EPICHLOROHYDRIN Chloroethanol-2 ETHYLENE CHLOROHYDRIN *2-Chloroethanol ETHYLENE CHLOROHYDRIN *2-Chloroethyl alcohol ETHYLENE CHLOROHYDRIN beta-Chloroethyl alcohol ETHYLENE CHLOROHYDRIN *CHLOROFORM IBC Code - Capitolo 17 CHLOROHYDRINS (CRUDE) IBC Code - Capitolo 17 m-Chloromethylbenzene m-CHLOROTOLUENE o-Chloromethylbenzene o-CHLOROTOLUENE p-Chloromethylbenzene p-CHLOROTOLUENE Chloromethylethylene oxide EPICHLOROHYDRIN (2-Chloro-1-methylethyl) ether 2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER *Chloromethyloxirane EPICHLOROHYDRIN 4-CHLORO-2-METHYLPHENOXYACETIC ACID, DIMETHYLAMINE SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo17 o-CHLORONITROBENZENE IBC Code - Capitolo 17 *1-Chloro-2-nitrobenzene o-CHLORONITROBENZENE *2- or 3-Chloropropanoic acid 2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID *3-Chloropropene ALLYL CHLORIDE 2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID IBC Code - Capitolo 17 alpha- or beta-Chloropropionic acid 2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID 3-Chloropropylene ALLYL CHLORIDE alpha-Chloropropylene ALLYL CHLORIDE Chloropropylene oxide EPICHLOROHYDRIN CHLOROSULPHONIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *Chlorosulphuric acid CHLOROSULPHONIC ACID *alpha-Chlorotoluene BENZYL CHLORIDE *m-CHLOROTOLUENE *o-CHLOROTOLUENE Regolamenti RINA 2005 N. ONU MFAG Rev. 1993 330 1993 1750 700 1134 340 1888 340 740 1993 1578 335 700 1754 700 IBC Code - Capitolo 17 2238 340 IBC Code - Capitolo 17 2238 340 293 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG *p-CHLOROTOLUENE IBC Code - Capitolo 17 2238 340 *CHLOROTOLUENES (MIXED ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 2238 340 *CHOLINE CHLORIDE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 18 Cinene DIPENTENE Cinnamene STYRENE MONOMER Cinnamol STYRENE MONOMER *CITRIC ACID (70% OR LESS) IBC Code - Capitolo 18 CLAY SLURRY IBC Code - Capitolo 18 Cleaning solvents WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC COAL SLURRY IBC Code - Capitolo 18 COAL TAR IBC Code - Capitolo 17 Coal tar distillate COAL TAR NAPHTHA SOLVENT COAL TAR NAPHTHA SOLVENT IBC Code - Capitolo 17 COAL TAR PITCH (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 COBALT NAPHTHENATE IN SOLVENT NAPHTHA IBC Code - Capitolo 17 Cocoa butter VEGETABLE OILS, N.O.S. Coconut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. COCONUT OIL FATTY ACID IBC Code - Capitolo 17 COCONUT OIL FATTY ACID METHYL ESTER IBC Code - Capitolo 18 Cod liver oil ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S Colamine ETHANOLAMINE Cologne spirits ETHYL ALCOHOL Columbian spirits METHYL ALCOHOL Corn acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Corn oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Corn sugar solution DEXTROSE SOLUTION Cotton seed acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Cotton seed oil VEGETABLE OILS, N.O.S. CREOSOTE (COAL TAR) IBC Code - Capitolo 17 710 CREOSOTE (WOOD) IBC Code - Capitolo 17 710 Creosote salts NAPHTHALENE (MOLTEN) *CRESOLS (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 CRESYLIC ACID, DEPHENOLIZED IBC Code - Capitolo 17 Cresylic acids CRESOLS (ALL ISOMERS) CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 Cresylols CRESOLS (ALL ISOMERS) *CROTONALDEHYDE IBC Code - Capitolo 17 Crotonic aldehyde CROTONALDEHYDE 294 Rev. 311 310 1993 2076 710 1993 1993 700 1143 300 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Cumene PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 Cumol PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 Cyanoethylene ACRYLONITRILE 2-Cyanopropan-2-ol ACETONE CYANOHYDRIN *1,5,9-CYCLODODECATRIENE IBC Code - Capitolo 17 *CYCLOHEPTANE IBC Code - Capitolo 17 2241 310 *CYCLOHEXANE IBC Code - Capitolo 17 1145 310 *Cyclohexanecarboxylic acid NAPHTENIC ACIDS *CYCLOHEXANOL IBC Code - Capitolo 18 *CYCLOHEXANONE IBC Code - Capitolo 17 *CYCLOHEXANONE, CYCLOHEXANOL MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 Cyclohexatriene BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE *CYCLOHEXYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 2243 330 *CYCLOHEXYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 2357 320 *Cyclohexylmethylamine N,N-DIMETHYLCYCLOHEXYLAMINE *Cyclohexyl(ethyl)amine N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE Cyclohexyl ketone CYCLOHEXANONE 1,3-CYCLOPENTADIENE DIMER (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 * CYCLOPENTANE IBC Code - Capitolo 17 1146 310 1993 *CYCLOPENTENE IBC Code - Capitolo 17 2246 310 1993 *p-CYMENE IBC Code - Capitolo 17 2046 310 Cymol p-CYMENE Dalapon (ISO) 2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID Dark mixed acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. “D-D Soil fumigan” DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE MIXTURES Deanol DIMETHYLETHANOLAMINE *decahydronaphthalene IBC Code - Capitolo 18 1147 310 *Decane n-ALKANES (C10+) *DECANOIC ACID IBC Code - Capitolo 17 n-Decanol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) *Decan-1-ol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) DECENE IBC Code - Capitolo 17 Decoic acid DECANOIC ACID *DECYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *DECYL ACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *Decyl alcohol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) *DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 1993 1993 305 1915 300 1993 1993 1993 1993 305 1993 295 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Decylbenzene ALKYL (C9+) BENZENES Decylic acid DECANOIC ACID *Decyl octyl adipate OCTYL DECYL ADIPATE DECYLOXYTETRAHYDROTHIOPHENE DIOXIDE IBC Code - Capitolo 17 1993 Detergent alkylate ALKYL (C9+) BENZENES 1993 DEXTROSE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Diacetic ester ETHYL ACETOACETATE Diacetone DIACETONE ALCOHOL DIACETONE ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 DIALKYL (C7 - C13) PHTHALATES IBC Code - Capitolo 18 1,2-Diaminoethane ETHYLENEDIAMINE 1,6-Diaminohexane solutions HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTIONS Diaminotoluene TOLUENEDIAMINE *4,6-Diamino-3,5,5-trimethylcyclohex-2-enone ISOPHORONEDIAMINE *1,2-Dibromoethane ETHYLENE DIBROMIDE *DIBUTYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 Dibutyl carbinol NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) *Dibutyl ether n-BUTYL ETHER n-Dibutyl ether n-BUTYL ETHER DIBUTYL HYDROGEN PHOSPHONATE IBC Code - Capitolo 17 *DIBUTYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 17 *1,2-Dichlorobenzene DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS) *m-Dichlorobenzene DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS) *o-Dichlorobenzene DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS) *DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 2,2’-Dichlorodiethyl ether DICHLOROETHYL ETHER *1,1-DICHLOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 *1,2-Dichloroethane ETHYLENE DICHLORIDE sym-Dichloroethane ETHYLENE DICHLORIDE Dichloroether DICHLOROETHYL ETHER *1,1-Dichloroethylene VINYLIDENE CHLORIDE DICHLOROETHYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 sym-Dichloroethyl ether DICHLOROETHYL ETHER Dichloroether DICHLOROETHYL ETHER *1,6-DICHLOROHEXANE IBC Code - Capitolo 17 2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 2490 340 *DICHLOROMETHANE IBC Code - Capitolo 17 1593 340 *2,4-DICHLOROPHENOL IBC Code - Capitolo 17 2021 711 2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID, DIETHANOLAMINE SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 296 1993 1148 305 320 1993 330 340 2362 1993 340 340 340 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. 2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID, DIMETHYLAMINE SALT SOLUTION (70% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID, TRIISOPROPANOLAMINE SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *1,1-DICHLOROPROPANE IBC Code - Capitolo 17 *1,2-DICHLOROPROPANE IBC Code - Capitolo 17 *1,3-DICHLOROPROPANE IBC Code - Capitolo 17 Dichloropropane/dichloropropene mixtures DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE MIXTURES *2,2-Dichloropropanoic acid 2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID *1,3-DICHLOROPROPENE IBC Code - Capitolo 17 DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE MIXTURES IBC Code - Capitolo 17 340 *2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID IBC Code - Capitolo 17 700 Dichloropropylene 1,3-DICHLOROPROPENE 1,4-Dicyanobutane ADIPONITRILE Dicyclopentadiene 1,3-CYCLOPENTADIENE DIMER (MOLTEN) *Didecyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES *Didodecyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES *DIETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *DIETHYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *2-Diethylaminoethanol DIETHYLAMINOETHANOL DIETHYLAMINOETHANOL IBC Code - Capitolo 17 *2,6-DIETHYLANILINE IBC Code - Capitolo 17 DIETHYLBENZENE IBC Code - Capitolo 17 Diethyl carbitol DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER 1,4-Diethylene dioxide 1,4-DIOXANE Diethylene ether 1,4-DIOXANE DIETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 Diethylene glycol butyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Diethylene glycol butyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 DIETHYLENE GLYCOL DIBUTYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 Diethylene glycol ethyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Diethylene glycol ethyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Diethylene glycol methyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Regolamenti RINA 2005 1993 340 1279 1993 340 340 2047 340 320 1154 320 2686 320 1993 2049 310 308 330 297 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Diethylene glycol methyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Diethylene glycol monobutyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Diethylene glycol monobutyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Diethylene glycol monoethyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Diethylene glycol monoethyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Diethylene glycol monomethyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Diethylene glycol monomethyl ether acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 DIETHYLENE GLYCOL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 1993 Diethylene oxide 1,4-DIOXANE DIETHYLENETRIAMINE IBC Code - Capitolo 17 DIETHYLENETRIAMINE PENTAACETIC ACID, PENTASODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Diethylethanolamine DIETHYLAMINOETHANOL N,N-Diethylethanolamine DIETHYLAMINOETHANOL *DIETHYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE IBC Code - Capitolo 18 DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Di-(2-ethylhexyl) phthalate DIOCTYL PHTHALATE Diethyl oxide DIETHYL ETHER *DIETHYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 17 *DIETHYL SULPHATE IBC Code - Capitolo 17 DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL A IBC Code - Capitolo 17 DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL F IBC Code - Capitolo 17 Diglycol DIETHYLENE GLYCOL Diglycolamine 2-(2-AMINOETHOXY)ETHANOL *DIHEPTYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 DI-n-HEXYL ADIPATE IBC Code - Capitolo 17 *DIHEXYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY- ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 2,3-Dihydroxybutane BUTYLENE GLYCOL 2,2’-Dihydroxydiethylamine DIETHANOLAMINE Di-(2-hydroxyethyl)amine DIETHANOLAMINE Dihydroxyethyl ether DIETHYLENE GLYCOL 1,2-Dihydroxypropane PROPYLENE GLYCOL 298 2079 320 1155 330 1902 700 1594 315 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG *DIISOBUTYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 Diisolbutylcarbinol NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) DIISOBUTYLENE IBC Code - Capitolo 17 alpha-Diisobutylene DIISOBUTYLENE beta-Diisobutylene DIISOBUTYLENE *DIISOBUTYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 *DIISOBUTYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 17 2,4-Diisocyanatotoluene TOLUENE DIISOCYANATE Diisodecyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES DIISONONYL ADIPATE IBC Code - Capitolo 18 Diisononyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES DIISOOCTYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 DIISOPROPANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *DIISOPROPYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *DIISOPROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Diisopropyl ether ISOPROPYL ETHER DIISOPROPYLNAPHTHALENE IBC Code - Capitolo 18 Diisopropyl oxide ISOPROPYL ETHER *N,N-DIMETHYLACETAMIDE SOLUTION (40% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *DIMETHYL ADIPATE IBC Code - Capitolo 17 *DIMETHYLAMINE SOLUTION (45% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 1160 320 *DIMETHYLAMINE SOLUTION (GREATER THAN 45% BUT NOT GREATER THAN 55%) IBC Code - Capitolo 17 1160 320 * DIMETHYLAMINE SOLUTION (GREATER THAN 55% BUT NOT GREATER THAN 65%) IBC Code - Capitolo 17 1160 320 Dimethylaminoethanol DIMETHYLETHANOLAMINE *2-Dimethylaminoethanol DIMETHYLETHANOLAMINE Dimethylbenzenes XYLENES *1,3-Dimethylbutyl acetate METHYL AMYL ACETATE Dimethylcarbinol ISOPROPYL ALCOHOL N,N-DIMETHYLCYCLOHEXYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 2264 320 DIMETHYLETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 2051 320 1,1-Dimethylethanol tert-BUTYL ALCOHOL 1,1-Dimethylethyl alcohol tert-BUTYL ALCOHOL Dimethyl ethyl carbinol tert-AMYL ALCOHOL sym-Dimethylethylene glycol BUTYLENE GLYCOL *DIMETHYLFORMAMIDE IBC Code - Capitolo 17 2265 321 *DIMETHYL GLUTARATE IBC Code - Capitolo 17 *2,6-Dimethyl-4-heptanone DIISOBUTYL KETONE Regolamenti RINA 2005 2361 320 2050 310 1157 300 Rev. 330 1993 320 1158 320 310 299 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *2,6-Dimethylheptan-4-one DIISOBUTYL KETONE *DIMETHYL HYDROGEN PHOSPHITE IBC Code - Capitolo 17 Dimethylhydroxybenzenes XYLENOL *1,1-’-Dimethyl-2,2’-iminodiethanol DIISOPROPANOLAMINE *Dimethyl ketone ACETONE DIMETHYL OCTANOIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *Dimethylphenols XYLENOL *DIMETHYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 17 DIMETHYLPOLYSILOXANE IBC Code - Capitolo 18 *2,2-DIMETHYLPROPANE-1,3-DIOL IBC Code - Capitolo 18 *2,2-Dimethylpropionic acid TRIMETHYLACETIC ACID *DIMETHYL SUCCINATE IBC Code - Capitolo 17 DINITROTOLUENE (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 *DINONYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 *Dioctyl adipate DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE *Dioctyl hydrogen phosphate DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID Dioctyl phosphoric acid DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID *DIOCTYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 1,4-Dioxan 1,4-DIOXANE *1,4-DIOXANE IBC Code - Capitolo 17 *1,3-Dioxolan-2-one ETHYLENE CARBONATE Dioxolone ETHYLENE CARBONATE Dioxyethylene ether 1,4-DIOXANE DIPENTENE IBC Code - Capitolo 17 DIPHENYL IBC Code - Capitolo 17 DIPHENYLAMINE, REACTION PRODUCT WITH 2,2,4-TRIMETHYLPENTENE IBC Code - Capitolo 17 1993 DIPHENYLAMINES, ALKYLATED IBC Code - Capitolo 17 1993 DIPHENYL/DIPHENYL ETHER MIXTURES IBC Code - Capitolo 17 Diphenyl/diphenyl oxide mixtures DIPHENYL/DIPHENYL ETHER MIXTURES Diphenyl dodecyl ether disulphonate solution DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE SOLUTION Diphenyl dodecyl oxide disulphonate solution DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE SOLUTION *DIPHENYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 DIPHENYL ETHER/DIPHENYL PHENYL ETHER MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE IBC Code - Capitolo 17 DIPHENYLOL PROPANE-EPICHLOROHYDRIN RESINS IBC Code - Capitolo 17 *Diphenyl oxide DIPHENYL ETHER 300 700 1993 1600 335 1993 1165 330 2052 310 330 2489 370 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Diphenyl oxide/diphenyl phenyl ether mixture DIPHENYL ETHER/DIPHENYL PHENYL ETHER MIXTURE *Dipropylamine DI-n-PROPYLAMINE DI-n-PROPYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 n-Dipropylamine DI-n-PROPYLAMINE DIPROPYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 Dipropylene glycol methyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Dipropylene glycol monomethyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Dipropylmethane HEPTANE (ALL ISOMERS) Disodium 1,4-dihydroanthracene-9,10-diyl dioxide 1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION *DITRIDECYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 1993 *DIUNDECYL PHTHALATE IBC Code - Capitolo 18 1993 *Docosan-1-ol ALCOHOLS (C13+) 1993 *1-Docosanol ALCOHOLS (C13+) 1993 *DODECANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 18 *Dodecanoic acid LAURIC ACID *Dodecan-1-ol DODECYL ALCOHOL *1-Dodecanol DODECYL ALCOHOL n-Dodecanol DODECYL ALCOHOL *DODECENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 DODECENYL SUCCINIC ACID, DIPOTASSIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *DODECYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 n-Dodecyl alcohol DODECYL ALCOHOL *DODECYLAMINE/TETRADECYLAMINE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 1993 * DODECYLDIMETHYLAMINE/TETRADECYLDIMETHYLAMINE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 1993 DODECYL BENZENE IBC Code - Capitolo 18 1993 DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 Dodecyl diphenyl oxide disulphonate solution DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE SOLUTION Dodecylene DODECENE (ALL ISOMERS) DODECYL METHACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 Dodecyl 2-methyl-2-propenoate DODECYL METHACRYLATE Dodecyl 2-methylprop-2-enoate DODECYL METHACRYLATE *DODECYL/PENTADECYL METHACRYLATE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 330 DODECYL PHENOL IBC Code - Capitolo 17 710 Regolamenti RINA 2005 2383 320 308 310 1993 305 700 330 301 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento DODECYL XYLENE IBC Code - Capitolo 18 DRILLING BRINE: CALCIUM BROMIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 N. ONU MFAG Rev. DRILLING BRINES : CALCIUM CHLORIDE SOLU- IBC Code - Capitolo 18 TION Drilling brine: potassium chloride solution POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR MORE) DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS) IBC Code - Capitolo 17 DRILLING BRINE: SODIUM CHLORIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Dutch liquid ETHYLENE DICHLORIDE Dutch oil ETHYLENE DICHLORIDE Enanthic acid n-HEPTANOIC ACID Enanthyl alcohol HEPTANOL (ALL ISOMERS) Engravers’ acid NITRIC ACID (70% AND OVER) EPICHLOROHYDRIN IBC Code - Capitolo 17 *1,2-Epoxybutane 1,2-BUTYLENE OXIDE *1,2-Epoxypropane PROPYLENE OXIDE *Ethanamine solutions, 72% or less ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS) *1,2-Ethanediol ETHYLENE GLYCOL *Ethanoic acid ACETIC ACID *Ethanoic anhydride ACETIC ANHYDRIDE *Ethanol ETHYL ALCOHOL ETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 Ether DIETHYL ETHER Ethinyl tricloride TRICHLOROETHYLENE *2-ETHOXYETHANOL IBC Code - Capitolo 18 *2-(2-Ethoxyethoxy)ethanol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 *2-(2-Ethoxyethoxy)ethyl acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 *2-ETHOXYETHYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *1-Ethoxypropan-2-ol PROPYLENE GLYCOL MONO-ALKYL ETHER *ETHYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 *ETHYL ACETOACETATE IBC Code - Capitolo 18 *ETHYL ACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 1917 330 *ETHYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1170 305 *ETHYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 1036 320 *ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 2270 320 Ethylaminocyclohexane N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE ETHYL AMYL KETONE IBC Code - Capitolo 17 2271 227 *ETHYLBENZENE IBC Code - Capitolo 17 1175 310 302 1993 2023 740 2491 320 1171 330 1172 330 1993 1173 330 330 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Ethyl benzol ETHYLBENZENE *Ethylbutanoate ETHYL BUTYRATE *N-ETHYLBUTYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *ETHYL BUTYRATE IBC Code - Capitolo 17 Ethyl cyanide PROPIONITRILE *ETHYLCYCLOHEXANE IBC Code - Capitolo 17 310 *N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 320 Ethyl(Cyclohexyl)amine N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE Ethyldimethylmethane PENTANE (ALL ISOMERS) Ethylene alcohol ETHYLENE GLYCOL Ethylenebisiminodiacetic acid tetrasodium salt solution ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION Ethylene bromide ETHYLENE DIBROMIDE *ETHYLENE CARBONATE IBC Code - Capitolo 18 Ethylenecarboxylic acid ACRYLIC ACID Ethylene chloride ETHYLENE DICHLORIDE ETHYLENE CHLOROHYDRIN IBC Code - Capitolo 17 ETHYLENE CYANOHYDRIN IBC Code - Capitolo 17 *Ethylene diacetate ETHYLENE GLYCOL DIACETATE *ETHYLENEDIAMINE IBC Code - Capitolo 17 ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *ETHYLENE DIBROMIDE IBC Code - Capitolo 17 1605 345 *ETHYLENE DICHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 1184 340 2,2’-Ethylenedi-iminodi(ethylamine) TRIETHYLENETETRAMINE Ethylenedinitriloteatraacetic acid tetrasodium salt solution ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION *2,2’-Ethylenodioxydiethanol TRIETHYLENE GLYCOL ETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 ETHYLENE GLYCOL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 Ethylene glycol acrylate 2-HYDROXYETHYL ACETATE Ethylene glycol butyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Ethylene glycol tert-butyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE IBC Code - Capitolo 17 ETHYLENE GLYCOL DIACETATE IBC Code - Capitolo 17 Ethylene glycol ethyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS Ethylene glycol ethyl ether acetate 2-ETHOXYETHYL ACETATE Ethylene glycol isopropyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS ETHYLENE GLYCOL METHYL BUTYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 Ethylene glycol methyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 320 1180 330 1993 330 1135 740 215 1604 320 1993 308 330 1993 1993 330 1993 330 1993 303 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS IBC Code - Capitolo 17 1993 Ethylene glycol monobutyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Ethylene glycol mono-tert-butyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Ethylene glycol monoethyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Ethylene glycol monoethyl ether acetate 2-ETHOXYETHYL ACETATE Ethylene glycol monomethyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS Ethylene glycol monomethyl ether acetate ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE Ethylene glycol monophenyl ether ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER/DIETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER MIXTURE IBC Code - Capitolo 18 ETHYLENE OXIDE/PROPYLENE OXIDE MIXTURE WITH AN ETHYLENE OXIDE CONTENT OF NOT MORE THAN 30% BY MASS IBC Code - Capitolo 17 Ethylene trichloride TRICHLOROETHYLENE *ETHYLENE-VINYL ACETATE COPOLYMER (EMULSION) IBC Code - Capitolo 18 *Ethyl ethanoate ETHYL ACETATE Ethyl ether DIETHYL ETHER *ETHYL-3-ETHOXYPROPIONATE IBC Code - Capitolo 17 1993 Ethyl fluid MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) 1993 Ethyl glycol ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 2-Ethylhexaldehyde OCTYL ALDEHYDES *2-Ethylhexanal OCTYL ALDEHYDES *2-ETHYLHEXANOIC ACID IBC Code - Capitolo 18 2-Ethylhexanol OCTANOL (ALL ISOMERS) 2-Ethylhexenal 2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN *2-Ethylhex-2-enal 2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN 2-Ethylhexoic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) *2-ETHYLHEXYL ACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *2-Ethylhexyl alcohol OCTANOL (ALL ISOMERS) *2-ETHYLHEXYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *5-Ethylidenebicyclo(2,2,1)hept-2-ene ETHYLIDENE NORBORNENE Ethylidene chloride 1,1-DICHLOROETHANE *Ethylidene dichloride 1,1-DICHLOROETHANE ETHYLIDENE NORBORNENE IBC Code - Capitolo 17 *ETHYL METHACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *2-Ethyl-6-methylaniline 2-METHYL-6-ETHYL ANILINE *Ethyl methyl ketone METHYL ETHYL KETONE *5-Ethyl-2-methylpyridine 2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE 304 1993 330 2983 365 1993 330 2276 320 310 2277 330 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Ethyl oxide DIETHYL ETHER o-ETHYLPHENOL IBC Code - Capitolo 17 *2-Ethylphenol o-ETHYLPHENOL Ethyl phthalate DIETHYL PHTHALATE 5-Ethyl-2-picoline 2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE *Ethyl propeonate ETHYL ACRYLATE *ETHYL PROPIONATE IBC Code - Capitolo 18 2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN IBC Code - Capitolo 17 Ethyl sulphate DIETHYL SULPHATE ETHYLTOLUENE IBC Code - Capitolo 17 1993 6-Ethyl-o-toluidine 2-METHYL-6-ETHYL ANILINE 1993 *Ethyl vinyl ether VINYL ETHYL ETHER FATTY ACIDS (SATURATED C13+) IBC Code - Capitolo 18 Fatty alcohols (C12 - C20) DODECYL ALCOHOL (IBC Code - Capitolo 17) e ALCOHOL (C13+) (IBC Code - Capitolo 18) Fermentation alcohol ETHYL ALCOHOL FERRIC CHLORIDE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 17 FERRIC HYDROXYETHYLETHYLENE DIAMINE TRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 FERRIC NITRATE/NITRIC ACID SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 Fish acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S FISH SOLUBLES IBC Code - Capitolo 18 FLUOROSILICIC ACID (20-30%) IN WATER SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 * FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Formalin FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS) *FORMAMIDE IBC Code - Capitolo 18 Formdimethylamide DIMETHYLFORMAMIDE *FORMIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Formic aldehyde FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS) FUMARIC ADDUCT OF ROSIN, WATER DISPERSION IBC Code - Capitolo 17 Fural FURFURAL *2-Furaldehyde FURFURAL *Furan-2,5-dione MALEIC ANHYDRIDE *2,5-Furandione MALEIC ANHYDRIDE FURFURAL IBC Code - Capitolo 17 2-Furfuraldehyde FURFURAL FURFURYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 Furylcarbinol FURFURYL ALCOHOL Regolamenti RINA 2005 710 1195 330 1993 300 1993 2582 700 1778 700 1993 300 321 1779 700 1199 300 2874 305 305 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Gaultheria oil METHYL SALICYLATE Glacial acetic acid ACETIC ACID *Glucitol solution SORBITOL SOLUTION *GLUCOSE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *GLUTARALDEHYDE SOLUTIONS (50% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 GLYCERINE IBC Code - Capitolo 18 GLYCERINE (83%), DIOXANEDIMETHANOL (17%) MIXTURE IBC Code - Capitolo 18 *Glycerol GLYCERINE GLYCEROL POLYALKOXYLATE IBC Code - Capitolo 18 *Glycerol triacetate GLYCERYL TRIACETATE GLYCERYL TRIACETATE IBC Code - Capitolo 18 GLYCIDYL ESTER OF C10 TRIALKYLACETIC ACID IBC Code - Capitolo 17 GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Glycol ETHYLENE GLYCOL Glycol carbonate ETHYLENE CARBONATE Glycol chlorohydrin ETHYLENE CHLOROHYDRIN Glycol dichloride ETHYLENE DICHLORIDE Glycol monobutyl ether ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Glycyl alcohol GLYCERINE 1993 *GLYOXAL SOLUTION (40% OR LESS) IBC Code - Capitolo 18 Grain alcohol ETHYL ALCOHOL Grape sugar solution DEXTROSE SOLUTION Groundnut acid oil VEGETABLE ACID OILS, AND DISTILLATES N.O.S. Groundnut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Hazelnut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Hendecanoic acid UNDECANOIC ACID Heptamethylene CYCLOHEPTANE *Heptane HEPTANE (ALL ISOMERS) n-Heptane HEPTANE (ALL ISOMERS) HEPTANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 3-Heptanecarboxylic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) *Heptanoic acid n-HEPTANOIC ACID n-HEPTANOIC ACID IBC Code - Capitolo 18 *HEPTANOL (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Heptan-2-one METHYL AMYL KETONE *2-Heptanone METHYL AMYL KETONE HEPTENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 306 1993 300 1993 1206 310 305 1993 311 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento Heptoic acid n-HEPTANOIC ACID * HEPTYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *Heptyl alcohol, all isomers HEPTANOL (ALL ISOMERS) Heptylcarbinol OCTANOL (ALL ISOMERS) Heptylene, mixed isomers HEPTENE (ALL ISOMERS) n-Heptylic acid n-HEPTANOIC ACID *Hepthyl methyl ketone METHYL HEPTYL KETONE *1-Hexadecene OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) *Hexadecyl and icosyl methacrylate mixture CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE Hexadecyl/octadecyl alcohol ALCOHOL (C13+) Hexaethylene glycol POLYETHYLENE GLYCOL Hexahydroaniline CYCLOHEXXYLAMINE Hexahydro-1-H-azepine HEXAMETHYLENEIMINE Hexahydrobenzene CYCLOHEXANE Hexahydrophenol CYCLOHEXANOL Hexahydrotoluene METHYLCYCLOHEXANE Hexamethylene CYCLOHEXANE HEXAMETHYLENEDIAMINE ADIPATE (50% IN WATER) IBC Code - Capitolo 18 *HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 1,6-Hexamethylenediamine solution HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION HEXAMETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 HEXAMETHYLENEIMINE IBC Code - Capitolo 17 *HEXAMETHYLENETETRAMINE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 18 Hexanaphtene CYCLOHEXANE n-Hexane HEXANE (ALL ISOMERS) *HEXANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Hexane-1,6-diamine solutions HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION *1,6-Hexanediamine solutions HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION *1,6-Hexanediol HEXAMETHYLENE GLYCOL *Hexane-1,6-diol HEXAMETHYLENE GLYCOL *HEXANOIC ACID IBC Code - Capitolo 18 HEXANOL IBC Code - Capitolo 18 *Hexan-1-ol HEXANOL *Hexan-6-olide epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS) *2-Hexanone METHYL BUTYL KETONE *Hexan-2-one METHYL BUTYL KETONE *1-Hexene HEXENE (ALL ISOMERS) Hexene-1 HEXENE (ALL ISOMERS) Regolamenti RINA 2005 N. ONU MFAG Rev. 1993 1993 1783 320 2493 320 1208 310 1993 1993 1993 2282 305 1993 307 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Hex-1-ene HEXENE (ALL ISOMERS) 1993 *2-Hexene HEXENE (ALL ISOMERS) 1993 *HEXENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 1993 Hexone METHYL ISOBUTYL KETONE *HEXYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 sec-Hexyl acetate METHYLAMYL ACETATE *Hexyl alcohol HEXANOL Hexylene HEXENE (ALL ISOMERS) HEXYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 *HYDROCHLORIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Hydrogencarboxylic acid FORMIC ACID *Hydrogen chloride, aqueous HYDROCHLORIC ACID * HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER 8% BUT NOT OVER 60%) 1233 330 308 1789 700 IBC Code - Capitolo 17 2014 735 Hydrogen peroxide solutions (over 8% but less than 20%) HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER 8% BUT NOT OVER 60%) 2984 *HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER 60% BUT NOT OVER 70%) IBC Code - Capitolo 17 2015 Hydrogen sulphate SULPHURIC ACID Hydroxybenzene PHENOL 4-Hydroxybutanoic acid lactone gamma-BUTYROLACTONE 4-Hydroxybutyric acid lactone gamma-BUTYROLACTONE gamma-Hydroxybutyric acid lactone gamma-BUTYROLACTONE Hydroxydimethylbenzenes XYLENOL *2-Hydroxyethyl acetate ETHYLENE GLYCOL ACETATE *2-HYDROXYETHYL ACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 2-Hydroxyethylamine ETHANOLAMINE N-(HYDROXYETHYL) ETHYLENEDIAMINE TRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 N-beta-Hydroxyethylethylenediamine AMINOETHYLETHANOLAMINE beta-Hydroxyethyl phenyl ether ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER alpha-Hydroxyisobutyronitrile ACETONE CYANOHYDRIN 4-Hydroxy-2-keto-4-methylpentane DIACETONE ALCOHOL 4-Hydroxy-4-methylpentanone-2 DIACETONE ALCOHOL *4-Hydroxy-4-methylpentan-2-one DIACETONE ALCOHOL 2-(Hydroxymethyl)propane ISOBUTYL ALCOHOL *2-Hydroxy-2-methylpropiononitrile ACETONE CYANOHYDRIN 2-HYDROXY-4-(METHYLTHIO) BUTANOIC ACID Sezione 17 2-Hydroxynitrobenzene (molten) o-NITROPHENOL (MOLTEN) 1-Hydroxy-2-phenoxyethane ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER alpha-Hydroxypropionic acid LACTIC ACID 308 1993 735 330 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. alpha-Hydroxypropionitrile LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS) beta-Hydroxypropionitrile ETHYLENE CYANOHYDRIN *3-Hydroxypropionitrile ETHYLENE CYANOHYDRIN 2-Hydroxypropylamine ISOPROPANOLAMINE 3-Hydroxypropylamine n-PROPANOLAMINE alpha-Hydroxytoluene BENZYL ALCOHOL *3-Hydroxy-2,2,4-trimethylpentyl isobutyrate 2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL 1-ISOBUTYRATE *2,2’-Iminobis(ethyleneimino)diethyl-amine TETRAETHYLENEPENTAMINE *2,2’-Iminodiethanol DIETHANOLAMINE *2,2’-Iminodi(ethylamine) DIETHYLENETRIAMINE *1,1’-Iminodipropan -2-ol DIISOPROPANOLAMINE *Iron(III) chloride solutions FERRIC CHLORIDE SOLUTIONS *Iron(III) nitrate/nitric acid solution FERRIC NITRATE/NITRIC ACID SOLUTION Isoamyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) ISOAMYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 Isobutaldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 Isobutanal BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 Isobutanol ISOBUTYL ALCOHOL Isobutanolamine 2-AMINO-2-METHYL-1-PROPANOL (90% OR LESS) *Isobutyl acetate BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS) *Isobutyl acrylate BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS) *ISOBUTYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 Isobutyl aldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) *Isobutylamine BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) Isobutylcarbinol ISOAMYL ALCOHOL * ISOBUTYL FORMATE IBC Code - Capitolo 18 *Isobutyl methyl ketone METHYL ISOBUTYL KETONE *Isobutyraldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 Isobutyric aldehyde BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 *3-Isocyanatomethyl-3,5,5-trimethylcyclohexyl isocyanate ISOPHORONE DIISOCYANATE ISO- & CYCLO-ALKANES (C10 - C11) IBC Code - Capitolo 18 1993 ISO- & CYCLO-ALKANES (C12+) IBC Code - Capitolo 18 1993 Isodecanol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Isodecyl alcohol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Isododecane DODECANE (ALL ISOMERS) Isodurene TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) Isoheptane HEPTANE (ALL ISOMERS) Regolamenti RINA 2005 1993 1105 305 1993 1212 305 2393 330 309 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Isononanoic acid NONANOIC ACID (ALL ISOMERS) Isononanol NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Isoctanol OCTANOL (ALL ISOMERS) *Isopentane PENTANE (ALL ISOMERS) Isopentanol ISOAMYL ALCOHOL Isopentene PENTENE (ALL ISOMERS) *Isopentyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) *Isopentyl alcohol ISOAMYL ALCOHOL ISOPHORONE IBC Code - Capitolo 18 ISOPHORONEDIAMINE IBC Code - Capitolo 17 2289 320 ISOPHORONE DIISOCYANATE IBC Code - Capitolo 17 2290 370 *ISOPRENE IBC Code - Capitolo 17 1218 310 Isopropanol ISOPROPYL ALCOHOL ISOPROPANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 Isopropenylbenzene alpha-METHYLSTYRENE *2-Isopropoxyethanol ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS *2-Isopropoxypropane ISOPROPYL ETHER *ISOPROPYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 Isopropylacetone METHYL ISOBUTYL KETONE *ISOPROPYL ALCOHOL Rev. 1993 1993 300 320 1993 1220 330 IBC Code - Capitolo 18 1219 305 *ISOPROPYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 1221 320 *Isopropylbenzene PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) Isopropyl carbinol ISOBUTYL ALCOHOL * ISOPROPYLCYCLOHEXANE IBC Code - Capitolo 17 ISOPROPYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 Isopropylideneacetone MESITYL OXIDE 4-Isopropyltoluene p-CYMENE 4-Isopropyltoluol p-CYMENE Isovaleral VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 *Isovaleraldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 Isovaleric aldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) 1993 Isovalerone DIISOBUTYL KETONE Kaolin clay slurry KAOLIN SLURRY KAOLIN SLURRY IBC Code - Capitolo 18 Ketohexamethylene CYCLOHEXANONE Ketone propane ACETONE Ketopropane ACETONE *LACTIC ACID IBC Code - Capitolo 18 *LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 310 1993 1159 330 700 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Lanolin ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S LARD IBC Code - Capitolo 18 Lard acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S LATEX, AMMONIA (1% OR LESS) INHIBITED IBC Code - Capitolo 18 LATEX: CARBOXYLATED STYRENE-BUTADIENECOPOLYMER IBC Code - Capitolo 18 725 LATEX: STYRENE-BUTADIENE RUBBER IBC Code - Capitolo 18 725 *LAURIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Lauryl alcohol DODECYL ALCOHOL Lauryl methacrylate DODECYL METHACRYLATE Lead alkyils MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) 1993 Lead tetraethyl MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) 1993 Lead tetramethyl MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) 1993 LIGNINSULPHONIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Limonene DIPENTENE Linseed oil VEGETABLE OILS, N.O.S. LIQUID CHEMICAL WASTES IBC Code - Capitolo 17 1993 LONG CHAIN ALKARYL POLYETHER (C11 - C20) IBC Code - Capitolo 17 1993 LONG CHAIN ALKARYL SULPHONIC ACID (C16 - C60) IBC Code - Capitolo 18 LONG CHAIN ALKYLPHENATE/PHENOL SULPHIDE MIXTURE IBC Code - Capitolo 18 1993 LONG CHAIN POLYETHERAMINE IN ALKYL (C2 - C4) BENZENES IBC Code - Capitolo 17 1993 LONG CHAIN POLYETHERAMINE IN AROMATIC SOLVENT IBC Code - Capitolo 17 1993 Lye, potash POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION Lye, soda SODIUM HYDROXIDE SOLUTION *MAGNESIUM CHLORIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *MAGNESIUM HYDROXIDE SLURRY IBC Code - Capitolo 18 MAGNESIUM LONG CHAIN ALKARYL SULPHO- IBC Code - Capitolo 18 NATE (C11 - C50) MAGNESIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE (C11+) IBC Code - Capitolo 17 *MALEIC ANHYDRIDE IBC Code - Capitolo 17 *dl-p-Metha-1,8-diene DIPENTENE MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 MESITYL OXIDE IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 1993 2215 700 375 1229 300 311 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Metaformaldehyde 1,3,5-TRIOXANE METAM SODIUM SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *METHACRYLIC ACID IBC Code - Capitolo 17 alpha-Methacrylic acid METHACRYLIC ACID Methacrylic acid, dodecyl ester DODECYL METHACRYLATE Methacrylic acid, lauryl ester DODECYL METHACRYLATE METHACRYLIC RESIN IN ETHYLENE DICHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 METHACRYLONITRILE IBC Code - Capitolo 17 *Methanal FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS) Methanamide FORMAMIDE Methanecarboxylic acid ACETIC ACID *Methanoic acid FORMIC ACID *Methanol METHYL ALCOHOL *3-METHOXY-1-BUTANOL IBC Code - Capitolo 18 *3-Methoxybutan-1-ol 3-METHOXY-1-BUTANOL *3-METHOXY BUTYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 *2-Methoxyethanol ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 *2-(2-Methoxyethoxy)ethanol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 *2-[2-(2-Methoxyethoxy)ethoxy]ethanol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 *2-(2-Methoxyethoxy)ethyl acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 *2-Methoxyethyl acetate ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE *3-Methoxy-3-methylbutan-1-ol 3-METHYL-3-METHOXY BUTANOL *3-Methoxy-3-methylbutyl acetate 3-METHYL-3-METHOXY BUTYL ACETATE *1-Methoxypropan-2-ol PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER *1-(2-Methoxypropoxy)propan-2-ol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 *3-[3-(3-Methoxypropoxy)propoxy]propan-1-ol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Methoxytriglycol POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Methylacetaldehyde PROPIONALDEHYDE *METHYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 Methylacetic acid PROPIONIC ACID *METHYL ACETOACETATE IBC Code - Capitolo 18 beta-Methylacrolein CROTONALDEHYDE *METHYL ACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *2-Methylacrylic acid METHACRYLIC ACID 2-Methylacrylic acid, dodecyl ester DODECYL METHACRYLATE 312 1993 2531 700 1993 3079 215 330 1231 330 1919 330 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG 2-Methylacrylic acid, lauryl ester DODECYL METHACRYLATE *METHYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1230 306 *METHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 1235 320 1-Methyl-2-aminobenzene o-TOLUIDINE 2-Methyl-1-aminobenzene o-TOLUIDINE METHYLAMYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 1233 330 METHYLAMYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 2053 305 METHYL AMYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 1110 300 *2-Methylaniline o-TOLUIDINE o-Methylaniline o-TOLUIDINE 2-Methylbenzeneamine o-TOLUIDINE o-Methylbenzeneamine o-TOLUIDINE Methylbenzene TOLUENE Methylbenzenediamine TOLUENEDIAMINE Methylbenzol TOLUENE *2-Methyl-1,3-butadiene ISOPRENE 3-Methyl-1,3-butadiene ISOPRENE *2-Methylbutane PENTANE (ALL ISOMERS) *2-Methylbutan-2-ol tert-AMYL ALCOHOL *2-Methyl-2-butanol tert-AMYL ALCOHOL 2-Methyl-4-butanol ISOAMYL ALCOHOL *3-Methyl-1-butanol ISOAMYL ALCOHOL *3-Methylbutan-1-ol ISOAMYL ALCOHOL 3-Methylbutan-3-ol tert-AMYL ALCOHOL *3-Methylbut-1-ene PENTENE (ALL ISOMERS) Methylbutenes PENTENE (ALL ISOMERS) METHYLBUTENOL IBC Code - Capitolo 18 *1-Methylbutyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 2-Methyl-2-butyl alcohol tert-AMYL ALCOHOL 2-Methyl-4-butyl alcohol ISOAMYL ALCOHOL 3-Methyl-1-butyl alcohol ISOAMYL ALCOHOL 3-Methyl-3-butyl alcohol tert-AMYL ALCOHOL METHYL tert-BUTYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 METHYL BUTYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 *2-Methyl-3-butyn-2-ol METHYL BUTYNOL *2-Methylbut-3-yn-2-ol METHYL BUTYNOL METHYL BUTYNOL IBC Code - Capitolo 18 *3-Methylbutyraldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) *METHYL BUTYRATE IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 Rev. 1993 1993 2398 330 1993 1237 330 313 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. 2-beta-Methyl “carbitol” POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Methyl “carbitol” acetate POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE 1993 Methyl “cellosolve” ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS 1993 Methyl “cellosolve” acetate ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE Methylchloroform 1,1,1-TRICHLOROETHANE *Methyl cyanide ACETONITRILE *METHYLCYCLOHEXANE IBC Code - Capitolo17 Methyl-1,3-cyclopentadiene dimer METHYLCYCLOPENTADIENE DIMER METHYLCYCLOPENTADIENE DIMER IBC Code - Capitolo17 METHYL DIETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo17 Methylenebis(phenylene isocyanate) DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE Methylenebis(phenyl isocyanate) DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE Methylene chloride DICHLOROMETHANE Methylene dichloride DICHLOROMETHANE Methylenedi-p-phenylene diisocyanate DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE 4,4’-Methylenediphenyl isocyanate DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE 2-METHYL-6-ETHYL ANILINE IBC Code - Capitolo 17 Methylethylcarbinol sec-BUTYL ALCOHOL Methylethylene glycol PROPYLENE GLYCOL METHYL ETHYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 1193 300 2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE IBC Code - Capitolo 17 2300 325 *METHYL FORMATE IBC Code - Capitolo 17 1243 330 Methyl glycol PROPYLENE GLYCOL *5-Methyl-3-heptanone ETHYL AMYL KETONE *5-Methylheptan-3-one ETHYL AMYL KETONE METHYL HEPTYL KETONE IBC Code - Capitolo 17 *5-Methylhexan-2-one METHYL AMYL KETONE Methylhexylcarbinol OCTANOL (ALL ISOMERS) 2-METHYL-2-HYDROXY-3-BUTYNE IBC Code - Capitolo 17 Methyl isoamyl ketone METHYL AMYL KETONE Methyl isobutenyl ketone MESITYL OXIDE Methyl isobutylcarbinol METHYLAMYL ALCOHOL Methyl isobutylcarbinol acetate METHYLAMYL ACETATE METHYL ISOBUTYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 *2-Methyllactonitrile ACETONE CYANOHYDRIN *METHYL METHACRYLATE IBC Code - Capitolo 17 *Methyl methanoate METHYL FORMATE 3-METHYL-3-METHOXYBUTANOL IBC Code - Capitolo 18 314 2296 310 1993 335 1993 1245 300 1247 330 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento 3-METHIL-3-METHOXYBUTYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 METHYL NAPHTHALENE (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 (o- and p-)Methylnitrobenzene (o and p)NITROTOLUENE *8-Methylnonan-1-ol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Methylolpropane n-BUTYL ALCOHOL *2-Methylpentane HEXANE (ALL ISOMERS) *2-Methylpentane-2,4-diol HEXYLENE GLYCOL *2-Methyl-2,4-pentanediol HEXYLENE GLYCOL Methylpentan-2-ol METHYLAMYL ALCOHOL 4-Methylpentanol-2 METHYLAMYL ALCOHOL 4-Methylpentan-2-ol METHYLAMYL ALCOHOL 4-Methyl-2-pentanol acetate METHYLAMYL ACETATE *4-Methylpentan-2-one METHYL ISOBUTYL KETONE *4-Methyl-2-pentanone METHYL ISOBUTYL KETONE 2-Methylpentene HEXENE (ALL ISOMERS) *2-Methylpent-1-ene HEXENE (ALL ISOMERS) *2-Methyl-1-pentene HEXENE (ALL ISOMERS) *4-Methyl-1-pentene HEXENE (ALL ISOMERS) *4-Methylpent-3-en-2-one MESITYL OXIDE *4-Methyl-3-penten-2-one MESITYL OXIDE *Methylpentyl acetates METHYLAMYL ACETATE *Methyl pentyl ketone METHYL AMYL KETONE Methylphenylenediamine TOLUENEDIAMINE Methylphenylene diisocyanate TOLUENE DIISOCYANATE 2-Methyl-2-phenylpropane BUTYLBENZENES (ALL ISOMERS) Methyl phosphite TRIMETHYL PHOSPHITE *2-Methylpropanal BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS) *2-Methylpropan-1-ol ISOBUTYL ALCOHOL *2-Methyl-1-propanol ISOBUTYL ALCOHOL *2-Methyl-2-propanol tert-BUTYL ALCOHOL *2-Methylpropan-2-ol tert-BUTYL ALCOHOL *2-Methylpropenoic acid METHACRYLIC ACID *2-Methylpropyl acrylate BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS) 2-Methyl-1-propyl alcohol ISOBUTYL ALCOHOL 2-Methyl-2-propyl alcohol tert-BUTYL ALCOHOL Methylpropylbenzene p-CYMENE Methylpropylcarbinol sec-AMYL ALCOHOL 1-Methyl-1-propylethylene HEXENE (ALL ISOMERS) METHYL PROPYL KETONE IBC Code - Capitolo 18 Regolamenti RINA 2005 N. ONU MFAG 310 Rev. 1993 1993 1993 1993 1993 1249 300 1993 315 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG *2-METHYLPYRIDINE IBC Code - Capitolo 17 2313 325 *3-METHYLPYRIDINE IBC Code - Capitolo 17 2313 325 *4-METHYLPYRIDINE IBC Code - Capitolo 17 2313 325 alpha-Methylpyridine 2-METHYLPYRIDINE N-Methylpyrrolidinone N-METHYL-2-PYRROLIDONE *1-Methylpyrrolidin-2-one N-METHYL-2-PYRROLIDONE N-METHYL-2-PYRROLIDONE IBC Code - Capitolo 18 *1-Methyl-2-pyrrolidone N-METHYL-2-PYRROLIDONE *METHYL SALICYLATE IBC Code - Capitolo 17 Methylstyrene VINYLTOLUENE *alpha-METHYLSTYRENE IBC Code - Capitolo 17 Middle oil CARBOLIC OIL Milk acid LACTIC ACID Mineral jelly PETROLATUM Mineral wax PETROLATUM Mixed acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN Mixed general acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN Mixed hard acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN Mixed soft acid oil ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN MOLASSES IBC Code - Capitolo 18 Monochlorobenzene CHLOROBENZENE Monochlorobenzol CHLOROBENZENE Monoethanolamine ETHANOLAMINE Monethylamine ETHYLAMINE Monethylamine solutions, 42% or less ETHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS) Monopropylamine n-PROPYLAMINE *MORPHOLINE 1993 325 2303 310 IBC Code - Capitolo 17 2054 322 MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) IBC Code - Capitolo 17 1649 111 Muriatic acid HYDROCHLORIC ACID MYRCENE IBC Code - Capitolo 18 Naphtha, coal tar COAL TAR NAPHTHA SOLVENT 316 Rev. 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento *NAPHTHALENE (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 NAPHTHALENE SULPHONIC ACID/FORMALDEHYDE COPOLYMER, SODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Naphtha safety solvent WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC NAPHTHENIC ACIDS IBC Code - Capitolo 17 Neatsfoot oil ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S NEODECANOIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Neodecanoic acid vinyl ester VINYL NEODECANOATE Neopentanoic acid TRIMETHYLACETIC ACID NITRATING ACID (MIXTURE OF SULPHURIC AND NITRIC ACIDS) IBC Code - Capitolo 17 *Nitric acid fuming NITRIC ACID (70% AND OVER) *NITRIC ACID (70% AND OVER) N. ONU 2304 MFAG Rev. 314 700 1796 700 IBC Code - Capitolo 17 2031 610 Nitric acid red fuming NITRIC ACID (70% AND OVER) 2032 700 NITRIC ACID (LESS THAN 70%) IBC Code - Capitolo 17 2031 700 NITRILOTRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *2,2’,2”-Nitrilotriethanol TRIETHANOLAMINE *1,1’,1”-Nitrilotri-2-propanol TRIISOPROPANOLAMINE *1,1’,1”-Nitrilotripropan-2-ol TRIISOPROPANOLAMINE * NITROBENZENE IBC Code - Capitolo 17 1662 335 o-Nitrochlorobenzene o-CHLORONITROBENZENE *o-NITROPHENOL (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 1663 710 *2-Nitrophenol (molten) o-NITROPHENOL (MOLTEN) *1- or 2-NITROPROPANE IBC Code - Capitolo 17 2608 335 NITROPROPANE (60%)/NITROETHANE (40%) MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 *o- or p-NITROTOLUENES IBC Code - Capitolo 17 1664 335 *NONANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 1920 310 n-Nonane NONANE (ALL ISOMERS) *NONANOIC ACID (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 18 1993 *Nonanols NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) 1993 *Nonan-2-one METHYL HEPTYL KETONE *NONENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 NON-NOXIUOS LIQUID, N.O.S. (18) (TRADE NAME...,CONTAINS...) APPENDIX III IBC Code - Capitolo 18 *NONYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Nonylcarbinol DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) Nonylene NONENE (ALL ISOMERS) Nonyl hydride NONANE (ALL ISOMERS) Regolamenti RINA 2005 335 1993 1993 1993 305 1993 317 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento *NONYL METHACRYLATE MONOMER IBC Code - Capitolo 18 NONYLPHENOL IBC Code - Capitolo 17 NONYL PHENOL POLY (4-12) ETHOXYLATES IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (1) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 1, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (2) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 1, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (3) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (4) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (5) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (6) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B, M.P. 15°C+ IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (7) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (8) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B, M.P. 15°C+ IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (9) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (10) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. A IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (11) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, N.F., (12) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B, M.P. 15+ IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (13) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B IBC Code - Capitolo 17 N. ONU MFAG Rev. 710 NOXIOUS LIQUID, F., (14) N.O.S. (TRADE IBC Code - Capitolo 17 NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B, M.P. 15 °C+ NOXIOUS LIQUID, N.F., (15) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. C IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, F., (16) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. C IBC Code - Capitolo 17 NOXIOUS LIQUID, (17) N.O.S. (TRADE NAME...,CONTAINS...), CAT. D IBC Code - Capitolo 18 Nutmeg butter VEGETABLE OILS N.O.S. *1-Octadecanol ALCOHOLS (C13+) *Octadecan-1-ol ALCOHOLS (C13+) *cis-9-Octadecenoic acid OLEIC ACID 1993 *(Z)-Octadec-9-enoic acid OLEIC ACID 1993 *Octanal OCTYL ALDEHYDES *OCTANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 18 *Octan-1-ol OCTANOL (ALL ISOMERS) 318 1262 310 1993 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG *OCTANOL (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 * OCTENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Octoic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) *Octyl acetate n-OCTYL ACETATE n-OCTYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *Octyl acrylate 2-ETHYLHEXYL ACRYLATE *Octyl alcohol OCTANOL (ALL ISOMERS) *OCTYL ALDEHYDES IBC Code - Capitolo 17 Octylcarbynol NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) OCTYL DECYL ADIPATE IBC Code - Capitolo 18 Octyl decyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES Octylic acid OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS) *Octyl nitrate ALKYL (C7-C9) NITRATES 1993 *Octyl nitrates (all isomers) ALKYL (C7-C9) NITRATES 1993 Octyl phthalate DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES Oil of mirbane NITROBENZENE Oil of vitriol SULPHURIC ACID Oiticica oil VEGETABLE OILS, N.O.S. OLEFIN/ALKYL ESTER COPOLYMER (MOLECULAR MASS 2000+) IBC Code - Capitolo 18 OLEFIN MIXTURES (C5 - C7) IBC Code - Capitolo 17 OLEFIN MIXTURES (C5 - C15) IBC Code - Capitolo 17 OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 18 alpha-OLEFINS (C6 - C18) MIXTURES IBC Code - Capitolo 17 OLEIC ACID IBC Code - Capitolo 18 OLEUM IBC Code - Capitolo 17 OLEYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 Olive oil VEGETABLE OILS, N.O.S. *Orthophosphoric acid PHOSPHORIC ACID *1,4-Oxazinane MORPHOLINE 2,2’-Oxybispropane ISOPROPYL ETHER *2,2’-Oxydiethanol DIETHYLENE GLYCOL *1,1’-Oxydipropan-2-ol DIPROPYLENE GLYCOL Oxymethylene FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS) PALM KERNEL ACID OIL IBC Code - Capitolo 17 Palm nut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Palm oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Palm oil fatty acid PALM KERNEL ACID OIL PALM OIL FATTY ACID METHYL ESTER IBC Code - Capitolo 18 Regolamenti RINA 2005 305 Rev. 1993 1993 1191 300 1993 1993 1993 1831 700 1993 1993 319 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Palm oil methyl ester PALM OIL FATTY ACID METHYL ESTER PALM STEARIN IBC Code - Capitolo 18 Paraffin PARAFFIN WAX n-Paraffins (C10 - C20) n-ALKANES (C10+) Paraffin scale PARAFFIN WAX PARAFFIN WAX IBC Code - Capitolo 18 PARALDEHYDE IBC Code - Capitolo 17 Peanut oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Pear oil AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) Peel oil (oranges and lemons) VEGETABLE OILS, N.O.S. Pelargonic acid NONANOIC ACID (ALL ISOMERS) Pelargonic alcohol NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS) *PENTACHLOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 Pentadecanol ALCOHOLS (C13+) 1993 *1-Pentadecene OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) 1993 *Pentadec-1-ene OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) 1993 *Penta-1,3-diene 1,3-PENTADIENE *1,3-PENTADIENE IBC Code - Capitolo 17 Pentaethylene glycol POLYETHYLENE GLYCOL PENTAETHYLENEHEXAMINE IBC Code - Capitolo 18 Pentalin PENTACHLOROETHANE Pentamethylene CYCLOPENTANE *Pentanal VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) *Pentane PENTANE (ALL ISOMERS) n-Pentane PENTANE (ALL ISOMERS) *PENTANE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Pentanedial solutions, 50% or less GLUTARALDEHYDE SOLUTIONS (50% OR LESS) *PENTANOIC ACID IBC Code - Capitolo 18 n-Pentanol n-AMYL ALCOHOL *Pentan-1-ol n-AMYL ALCOHOL *1-Pentanol n-AMYL ALCOHOL *Pentan-2-ol sec-AMYL ALCOHOL 1993 *2-Pentanol sec-AMYL ALCOHOL 1993 *Pentan-3-ol sec-AMYL ALCOHOL 1993 *3-Pentanol sec-AMYL ALCOHOL 1993 sec-Pentanol sec-AMYL ALCOHOL tert-Pentanol tert-AMYL ALCOHOL 1-Pentanol acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 n-Pentene PENTENE (ALL ISOMERS) 1993 320 1993 1264 300 1993 1669 340 310 1993 1265 310 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Pentenes PENTENE (ALL ISOMERS) *PENTENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 *Pent-1-ene PENTENE (ALL ISOMERS) *Pentyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 sec-Pentyl acetate AMYL ACETATE (ALL ISOMERS) 1993 *Pentyl alcohol n-AMYL ALCOHOL sec-Pentyl alcohol sec-AMYL ALCOHOL *tert-Pentyl alcohol tert-AMYL ALCOHOL n-PENTYL PROPIONATE IBC Code - Capitolo 17 *PERCHLOROETHYLENE IBC Code - Capitolo 17 *Perchloromethane CARBON TETRACHLORIDE *Perhydroazepine HEXAMETHYLENEIMINE Perilla oil VEGETABLE OILS, N.O.S. PETROLATUM IBC Code - Capitolo 18 Petroleum jelly PETROLATUM Phene BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE *PHENOL IBC Code - Capitolo 17 *2-Phenoxyethanol ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER Phenylamine ANILINE *1-Phenylbutane BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 *2-Phenylbutane BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 Phenylcarbinol BENZYL ALCOHOL Phenyl “cellosolve” ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER *Phenyl chloride CHLOROBENZENE *1-Phenyldecane ALKYL (C9+) BENZENES 1993 *Phenyldodecane ALKYL (C9+) BENZENES 1993 *1-Phenylethane ETHYLBENZENE Phenyl ether DIPHENYL ETHER Phenylethylene STYRENE MONOMER Phenyl hydride BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE Phenylic acid PHENOL Phenylmethane TOLUENE Phenylmethanol BENZYL ALCOHOL Phenylmethyl acetate BENZYL ACETATE *1-Phenylpropane PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 *2-Phenylpropane PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) 1993 *1-Phenyltetradecane ALKYL (C9+) BENZENES 1993 *1-Phenyltridecane ALKYL (C9+) BENZENES 1993 Regolamenti RINA 2005 1993 1897 340 2312 710 321 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento *1-Phenylundecane ALKYL (C9+) BENZENES 1-PHENYL-1-XYLYLETHANE IBC Code - Capitolo 17 *PHOSPHORIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *PHOSPHORUS, YELLOW OR WHITE IBC Code - Capitolo 17 *PHTHALIC ANHYDRIDE (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 2-Picoline 2-METHYLPYRIDINE alpha-Picoline 2-METHYLPYRIDINE 3-Picoline 3-METHYLPYRIDINE beta-Picoline 3-METHYLPYRIDINE 4-Picoline 4-METHYLPYRIDINE gamma-Picoline 4-METHYLPYRIDINE Pilchard oil ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S. Pimelic ketone CYCLOHEXANONE alpha-PINENE IBC Code - Capitolo 17 beta-PINENE IBC Code - Capitolo 17 PINE OIL IBC Code - Capitolo 17 *2-Piperazin-1-ylethylamine N-AMINOETHYLPIPERAZINE Piperylene 1,3-PENTADIENE *Pivalic acid TRIMETHYLACETIC ACID *POLYALKYL (C18 - C22) ACRYLATE IN XYLENE IBC Code - Capitolo 17 POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER ACETATE IBC Code - Capitolo 18 POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1 - C6) ETHER IBC Code - Capitolo 18 Poly(2-8)alkylene (C2 - C3) glycols/Polyalkylene (C2 - C10) glycol monoalkyl (C1 - C4) ethers and their borate esters BRAKE FLUID BASE MIX POLYALKYLENE OXIDE POLYOL IBC Code - Capitolo 17 POLYALUMINIUM CHLORIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *POLYBUTENE IBC Code - Capitolo 18 POLY (2+) CYCLIC AROMATICS IBC Code - Capitolo 17 POLYETHER (MOLECULAR MASS 2000+) IBC Code - Capitolo 18 POLYETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 POLYETHYLENE GLYCOL DIMETHYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 *Polyethyleneimines POLYETHYLENE POLYAMINES POLYETHYLENE POLYAMINES IBC Code - Capitolo 17 POLYFERRIC SULPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 POLYGLYCERIN, SODIUM SALT SOLUTION (CONTAINING LESS THAN 3% SODIUM HYDROXIDE) IBC Code - Capitolo 18 POLYGLYCEROL IBC Code - Capitolo 18 322 N. ONU MFAG Rev. 1993 1805 700 200 2214 700 2368 313 1993 313 1993 1272 1993 1993 1993 1993 320 1993 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Poly(iminoethylene)s POLYETHYLENE POLYAMINES *Polyisobutylene POLY (4+) ISOBUTYLENE POLY (4+) ISOBUTYLENE IBC Code - Capitolo 18 POLYMETHYLENE POLYPHENYL ISOCYANATE IBC Code - Capitolo 17 POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE (C28+) IBC Code - Capitolo 18 POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE BORATE (C28 - C250) IBC Code - Capitolo 18 POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE/MOLYBDENUM OXYSULFIDE MIXTURE IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE POLYOL IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFINAMINE IN ALKYL (C2-C4) BENZENES IBC Code - Capitolo 17 1993 POLYOLEFINAMINE IN AROMATIC SOLVENT IBC Code - Capitolo 17 1993 POLYOLEFIN ANHYDRIDE IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFIN ESTER (C28 - C250) IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFIN (MOLECULAR MASS 300+) IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFIN PHENOLIC AMINE (C28 - C250) IBC Code - Capitolo 18 1993 POLYOLEFIN PHOSPHOROSULPHIDE - BARIUM DERIVATIVE (C28 - C250) IBC Code - Capitolo 17 1993 POLY (20) OXYETHYLENE SORBITAN MONOOLEATE IBC Code - Capitolo 18 1993 *Polypropylene POLY (5+) PROPYLENE 1993 Polyphenyl-polymethylene isocyanate POLYMETHYLENE POLYPHENYL ISOCYANATE POLY (5+) PROPYLENE IBC Code - Capitolo 18 POLYPROPYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 POLYSILOXANE IBC Code - Capitolo 18 Poppy oil VEGETABLE OILS, N.O.S. 1993 Potassium chloride drilling brine POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR MORE) 1993 *POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR MORE) IBC Code - Capitolo 17 1993 *POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *POTASSIUM OLEATE IBC Code - Capitolo 17 *Propanal PROPIONALDEHYDE *Propane-1,2-diol PROPYLENE GLYCOL *1,2-Propanediol PROPYLENE GLYCOL *Propanenitrile PROPIONITRILE *1,2,3-Propanetriol GLYCERINE 1993 *Propanoic acid PROPIONIC ACID 1993 Propanol n-PROPYL ALCOHOL *Propan-1-ol n-PROPYL ALCOHOL *1-Propanol n-PROPYL ALCOHOL Regolamenti RINA 2005 1993 370 1814 705 1993 323 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG n-Propanol n-PROPYL ALCOHOL *Propan-2-ol ISOPROPYL ALCOHOL *2-Propanol ISOPROPYL ALCOHOL n-PROPANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *Propan-2-one ACETONE *2-Propanone ACETONE *Propenamide solution, 50% or less ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS) Propenenitrile ACRYLONITRILE Propene oxide PROPYLENE OXIDE *Propenoic acid ACRYLIC ACID 1-Propenol-3 ALLYL ALCOHOL *Prop-2-en-1-ol ALLYL ALCOHOL *2-Propen-1-ol ALLYL ALCOHOL Propenyl alcohol ALLYL ALCOHOL beta-PROPIOLACTONE IBC Code - Capitolo 17 *PROPIONALDEHYDE IBC Code - Capitolo 17 1275 300 *PROPIONIC ACID IBC Code - Capitolo 17 1848 700 Propionic aldehyde PROPIONALDEHYDE *PROPIONIC ANHYDRIDE IBC Code - Capitolo 17 2496 700 *PROPIONITRILE IBC Code - Capitolo 17 2404 215 beta-Propionolactone beta-PROPIOLACTONE *Propionitrile PROPIONITRILE *Propyl acetate n-PROPYL ACETATE n-PROPYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 1276 330 Propylacetone METHYL BUTYL KETONE *Propyl alcohol n-PROPYL ALCOHOL 2-Propyl alcohol ISOPROPYL ALCOHOL n-PROPYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 18 1274 305 sec-Propyl alcohol ISOPROPYL ALCOHOL Propyl aldehyde PROPIONALDEHYDE *Propylamine n-PROPYLAMINE n-PROPYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 1277 320 n-Propylbenzene PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) *PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Propylcarbinol n-BUTYL ALCOHOL n-PROPYL CHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 Propylene aldehyde CROTONALDEHYDE PROPYLENE-BUTYLENE COPOLYMER IBC Code - Capitolo 18 Propylene chloride 1,2-DICHLOROPROPANE 324 Rev. 320 1993 330 1993 310 1278 1993 340 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *Propylene dichloride 1,2-DICHLOROPROPANE PROPYLENE DIMER IBC Code - Capitolo 17 *PROPYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 1,2-Propylene glycol PROPYLENE GLYCOL Propylene glycol n-butyl ether PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER 1993 Propylene glycol ethyl ether PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER 1993 Propylene glycol methyl ether PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER 1993 PROPYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE IBC Code - Capitolo 18 1993 PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER IBC Code - Capitolo 18 Propylene glycol propyl ether PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER PROPYLENE OXIDE IBC Code - Capitolo 17 1280 365 PROPYLENE TETRAMER IBC Code - Capitolo 17 2850 310 PROPYLENE TRIMER IBC Code - Capitolo 17 2057 310 Propylethylene PENTENE (ALL ISOMERS) N-Propyl-1-propanamine DI-n-PROPYLAMINE Pseudobutylene glycol BUTYLENE GLYCOL Pseudocumene TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) *PYRIDINE IBC Code - Capitolo 17 1282 325 Pyrolysis gasoline, containing 10% or more benzene BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE Pyrolysis gasoline (steam-cracked naphtha) BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE Pyromucic aldehyde FURFURAL Raisin seed oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Rape seed acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Rape seed oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Rice bran oil VEGETABLE OILS, N.O.S. ROSIN IBC Code - Capitolo 17 Rosin fumaric adduct in water dispersion FUMARIC ADDUCT OF ROSIN, WATER DISPERSION ROSIN SOAP (DISPROPORTIONATED) SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 Rubbing alcohol ISOPROPYL ALCOHOL Safety solvent WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC Safflower acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Safflower oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Salad oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Saturated fatty acid (C13 and above) FATTY ACIDS (SATURATED C13+) Sesame oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Sludge acid SULPHURIC ACID, SPENT Regolamenti RINA 2005 308 1993 325 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG *SODIUM ACETATE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 18 Sodium alkylbenzene sulphonate ALKYLBENZENESULPHONIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION SODIUM ALKYL (C14 - C17) SULPHONATES 6065% SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 SODIUM ALUMINATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 SODIUM ALUMINOSILICATE SLURRY IBC Code - Capitolo 18 *SODIUM BENZOATE IBC Code - Capitolo 18 *Sodium 1,3-benzothiazole-2-thiolate solution MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT SOLUTION Sodium 1,3-benzothiazol-2yl-sulphide solution MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT SOLUTION Sodium bichromate SODIUM DICHROMATE SOLUTION (70% OR LESS) SODIUM BOROHYDRIDE (15% OR LESS)/SODIUM HYDROXIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *SODIUM CARBONATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *SODIUM CHLORATE SOLUTION (50% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Sodium cresylate CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION *SODIUM DICHROMATE SOLUTION (70% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *di/Sodium 1,4-dihydroanthracene 9,10-diyl dioxide 1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY- ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION *Sodium glycinate solution GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION Sodium hydrate SODIUM HYDROXIDE SOLUTION SODIUM HYDROGEN SULPHIDE (6% OR LESS)/SODIUM CARBONATE (3% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *SODIUM HYDROGEN SULPHITE SOLUTION (45% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 2693 635 *SODIUM HYDROSULPHIDE SOLUTION (45% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 2949 225 SODIUM HYDROSULPHIDE/AMMONIUM SULPHIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 *SODIUM HYDROXIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 1824 705 *SODIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (15% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 1791 741 Sodium lignosulphonate LIGNINSULPHONIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION *Sodium methyldithiocarbamate solution METAM SODIUM SOLUTION *SODIUM NITRITE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 SODIUM PETROLEUM SULFONATE IBC Code - Capitolo 17 SODIUM POLY (4+) ACRYLATE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 18 *SODIUM SILICATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 326 Rev. 1993 1819 705 1993 705 1993 2428 745 155 1993 1993 235 1993 1993 1993 1997 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. *SODIUM SULPHATE SOLUTIONS IBC Code - Capitolo 18 *SODIUM SULPHIDE SOLUTION (15% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 *SODIUM SULPHITE SOLUTION (25% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Sodium sulphydrate SODIUM HYDROSULPHIDE SOLUTION (45% OR LESS) Sodium tartrates and mono-/di-succinate solution SODIUM TARTRATES/SODIUM SUCCINATES SOLUTION 1993 *SODIUM TARTRATES/SODIUM SUCCINATES SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 1993 *Sodium tetrahydroborate (15% or less)/sodium hydroxide solution SODIUM BOROHYDRIDE (15% OR LESS)/SODIUM HYDROXIDE SOLUTION *SODIUM THIOCYANATE SOLUTION (56% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Sodium tolyl oxides CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION 1993 SORBITOL SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 1993 Soya acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Soya bean oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Sperm oil ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S. Spirits of wine ETHYL ALCOHOL Stoddard solvent WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC *STYRENE MONOMER IBC Code - Capitolo 17 Suberane CYCLOHEPTANE SULPHOHYDROCARBON (C3 - C88) IBC Code - Capitolo 18 SULPHO HYDROCARBON LONG CHAIN (C18+) ALKYLAMINE MIXTURE IBC Code - Capitolo 17 SULPHOLANE IBC Code - Capitolo 18 *SULPHURIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *Sulphuric acid, fuming OLEUM *SULPHURIC ACID, SPENT IBC Code - Capitolo 17 Sulphuric chlorohydrin CHLOROSULPHONIC ACID Sulphuric ether DIETHYL ETHER *SULPHUR (MOLTEN) IBC Code - Capitolo 17 Sunflower oil VEGETABLE OILS, N.O.S. Sunflower seed acid oil VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S. Sweet-birch oil METHYL SALICYILATE Talleol TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED) TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED) IBC Code - Capitolo 17 TALL OIL FATTY ACID, BARIUM SALT IBC Code - Capitolo 17 TALL OIL FATTY ACID (RESIN ACIDS LESS THAN 20%) IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 225 1993 1993 2055 310 1993 635 1830 700 1832 700 2448 635 700 1993 327 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. TALL OIL SOAP (DISPROPORTIONATED) SOLUTION IBC Code - Capitolo 17 Tallol TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED) TALLOW IBC Code - Capitolo 18 TALLOW FATTY ACID IBC Code - Capitolo 18 Tar acids CRESOLS (ALL ISOMERS) Tar camphor NAPHTHALENE (MOLTEN) *3,6,9,12-Tetraazatetradecane-1,14-diamine PENTAETHYLENEHEXAMINE *1,3,5,7-Tetraazatricyclo[3.3.1.13,7]-decane HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION TETRACHLOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 *Tetrachloroethylene PERCHLOROETHYLENE *Tetrachloromethane CARBON TETRACHLORIDE *Tetradecan-1-ol ALCOHOLS (C13+) 1993 *1-Tetradecanol ALCOHOLS (C13+) 1993 Tetradecene OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) 1993 Tetradecylbenzene ALKYL (C9+) BENZENES 1993 TETRAETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 TETRAETHYLENEPENTAMINE IBC Code - Capitolo 17 *Tetraethyllead MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) *TETRAHYDROFURAN IBC Code - Capitolo 17 *3a,4,7,7a-Tetrahydro-4,7-methanoindene DICYCLOPENTADIENE TETRAHYDRONAPHTHALENE IBC Code - Capitolo 17 *1,2,3,4-Tetrahydronaphthalene TETRAHYDRONAPHTHALENE Tetrahydro-1,4-oxazine MORPHOLINE Tetrahydrothiophene-1-dioxide SULPHOLANE *Tetrahydrothiophene-1,1-dioxide SULPHOLANE Tetralin TETRAHYDRONAPHTHALENE *1,2,3,5-Tetramethylbenzene TETRAMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) *TETRAMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Tetramethylene cyanide ADIPONITRILE *Tetramethylene dicyanide ADIPONITRILE Tetramethylene glycol BUTYLENE GLYCOL Tetramethylene oxide TETRAHYDROFURAN Tetramethylene sulphone SULPHOLANE *Tetramethyllead MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS (CONTAINING LEAD ALKYLS) Tetrapropylbenzene ALKYL (C9+) BENZENES *Tiophan sulphone SULPHOLANE *TOLUENE IBC Code - Capitolo 17 328 1702 2320 340 320 1993 2056 330 310 1993 1993 1294 310 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. TOLUENEDIAMINE IBC Code - Capitolo 17 1709 335 TOLUENE DIISOCYANATE IBC Code - Capitolo 17 2078 370 *2-Toluidine o-TOLUIDINE *o-TOLUIDINE IBC Code - Capitolo 17 1708 335 Toluol TOLUENE o-Tolylamine o-TOLUIDINE (m-,o- and p-)Tolyl chlorides (m-, o- and p-)CHLOROTOLUENES Tolylenediisocyanate TOLUENE DIISOCYANATE Toxilic anhydride MALEIC ANHYDRIDE Triacetin GLOXAL SOLUTION (40% OR LESS) *3,6,9-Triazaundecamethylenediamine TETRAETHYLENEPENTAMINE *TRIBUTYL PHOSPHATE IBC Code - Capitolo 17 *1,2,4-TRICHLOROBENZENE IBC Code - Capitolo 17 2321 340 *1,1,1-TRICHLOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 2831 340 *1,1,2-TRICHLOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 beta-Trichloroethane 1,1,2-TRICHLOROETHANE *TRICHLOROETHYLENE IBC Code - Capitolo 17 *Trichloromethane CHLOROFORM *1,2,3-TRICHLOROPROPANE IBC Code - Capitolo 17 *1,1,3-TRICHLORO-1,2,2-TRIFLUOROETHANE IBC Code - Capitolo 17 TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING LESS THAN 1% ortho-ISOMER) IBC Code - Capitolo 17 TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING 1% OR MORE ortho-ISOMER) IBC Code - Capitolo 17 *TRIDECANE IBC Code - Capitolo 18 *TRIDECANOIC ACID IBC Code - Capitolo 17 Tridecanol ALCOHOLS (C13+) Tridecene OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS) 1993 Tridecoic acid TRIDECANOIC ACID 1993 *TRIDECYL ACETATE IBC Code - Capitolo 18 *Tridecyl alcohol ALCOHOLS (C13+) *Tridecylbenzene ALKYL (C9+) BENZENES 1993 Tridecyl acid FATTY ACIDS (SATURATED C13+) 1993 TRIETHANOLAMINE IBC Code - Capitolo 17 *TRIETHYLAMINE IBC Code - Capitolo 17 TRIETHYLBENZENE IBC Code - Capitolo 17 310 TRIETHYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 308 Triethylene glycol butyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Triethylene glycol monobutyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Regolamenti RINA 2005 330 340 1710 340 340 355 2574 355 1993 320 1296 320 329 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento N. ONU MFAG Rev. Triethylene glycol ethyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 Triethylene glycol methyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER 1993 TRIETHYLENETETRAMINE IBC Code - Capitolo 17 *TRIETHYL PHOSPHATE IBC Code - Capitolo 18 *TRIETHYL PHOSPHITE IBC Code - Capitolo 17 Triformol 1,3,5-TRIOXANE Tri(2-hydroxyethyl)amine TRIETHANOLAMINE Trihydroxypropane GLYCERINE TRIISOPROPANOLAMINE IBC Code - Capitolo 18 TRIISOPROPYLATED PHENYL PHOSPHATES IBC Code - Capitolo 17 Trimethoxyphosphine TRIMETHYL PHOSPHITE TRIMETHYLACETIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *TRIMETHYLAMINE SOLUTION (30% OR LESS) IBC Code - Capitolo 17 Trimethylaminomethane BUTYLAMINE (ALL ISOMERS) *1,2,4-Trimethylbenzene TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) *TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 uns-Trimethylbenzene TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS) Trimethylcarbinol tert-BUTYL ALCOHOL *3,5,5-Trimethylcyclohex-2-en-1-one ISOPHORONE Trimethylene chloride 1,3-DICHLOROPROPANE *3,3’-Trimethylenedioxydipropan-1-ol TRIPROPYLENE GLYCOL *TRIMETHYLHEXAMETHYLENEDIAMINE (2,2,4AND 2,4,4-ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 2327 320 *TRIMETHYLHEXAMETHYLENE DIISOCYANATE (2,2,4- AND 2,4,4-ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 2328 370 TRIMETHYLOLPROPANE POLYETHOXYLATE IBC Code - Capitolo 18 2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL-1-ISOBUTYRATE IBC Code - Capitolo 17 2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL DIISOBUTYRATE IBC Code - Capitolo 18 2,4,4-Trimethylpentene-1 DIISOBUTYLENE *2,4,4-Trimethylpent-1-ene DIISOBUTYLENE 2,4,4-Trimethylpentene-2 DIISOBUTYLENE *2,4,4-Trimethylpent-2-ene DIISOBUTYLENE *TRIMETHYL PHOSPHITE IBC Code - Capitolo 17 *2,4,6-Trimethyl-1,3,5-trioxane PARALDEHYDE *1,3,5-TRIOXANE IBC Code - Capitolo 17 1993 sym-Trioxane 1,3,5-TRIOXANE 1993 Trioxin 1,3,5-TRIOXANE 1993 Tripropylene PROPYLENE TRIMER 330 2259 320 2323 320 1993 1993 320 1993 700 1297 320 1993 1993 310 1993 1993 1993 1993 2329 330 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento TRIPROPYLENE GLYCOL IBC Code - Capitolo 18 Tripropylene glycol methyl ether POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL (C1-C6) ETHER Tris(dimethylphenyl) phosphate TRIXYLYL PHOSPHATE Tris(hydroxymethyl)aminomethane *2-AMINO-2-HYDROXYMETHYL-1,3-PROPANEDIOL SOLUTION (40% OR LESS) Tris(2-hydroxypropyl)amine TRIISOPROPANOLAMINE Tris(2-hydroxy-1-propyl)amine TRIISOPROPANOLAMINE *Trisodium nitrilotriacetate solution NITRILOTRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION *Tritolyl phosphate containing 1% or more orthoisomer TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING 1% OR MORE ortho-ISOMER) N. ONU MFAG Rev. 308 1993 *Tritolyl phosphate containing less than 1% ortho- TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING LESS isomer THAN 1% ortho-ISOMER) Trixylenyl phosphate TRIXYLYL PHOSPHATE TRIXYLYL PHOSPHATE IBC Code - Capitolo 17 Tucum oil VEGETABLE OILS, N.O.S Tung oil VEGETABLE OILS, N.O.S TURPENTINE IBC Code - Capitolo 17 Turpentine oil TURPENTINE Turps TURPENTINE *Undecane n-ALKANES (C10+) *UNDECANOIC ACID IBC Code - Capitolo 17 *1-UNDECENE IBC Code - Capitolo 17 *UNDECYL ALCOHOL IBC Code - Capitolo 17 *Undecylbenzene ALKYL (C9+) BENZENES n-Undecylic acid UNDECANOIC ACID Urea, ammonia liquor UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA) Urea, ammonium carbamate solutions UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA) UREA/AMMONIUM MONO- AND DI-HYDROGEN PHOSPHATE/POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 *UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 235 UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA) IBC Code - Capitolo 17 725 UREA/AMMONIUM PHOSPHATE SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 UREA FORMALDEHYDE RESIN SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Urea resin solution UREA FORMALDEHYDE RESIN SOLUTION *UREA SOLUTION IBC Code - Capitolo 18 Valeral VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) IBC Code - Capitolo 17 Regolamenti RINA 2005 355 1299 313 1993 1993 1993 2058 300 1993 331 Parte E, Cap 8, Sez 21 Nome Riferimento n-Valeraldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) *Valeric acid PENTANOIC ACID n-Valeric acid PENTANOIC ACID Valeric aldehyde VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS) Varnoline WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC N. ONU MFAG Rev. 1993 1993 VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S IBC Code - Capitolo 18 VEGETABLE OILS, N.O.S IBC Code - Capitolo 18 VEGETABLE PROTEIN SOLUTION (HYDROLYSED) IBC Code - Capitolo 18 Vinegar acid ACETIC ACID Vinegar naphtha ETHYL ACETATE *VINYL ACETATE IBC Code - Capitolo 17 *Vinylbenzene STYRENE MONOMER Vinylcarbinol ALLYL ALCOHOL *Vinyl cyanide ACRYLONITRILE VINYL ETHYL ETHER IBC Code - Capitolo 17 Vinylformic acid ACRYLIC ACID VINYL NEODECANOATE IBC Code - Capitolo 17 VINYLIDENE CHLORIDE IBC Code - Capitolo 17 1303 340 VINYLTOLUENE IBC Code - Capitolo 17 2618 310 Vinyl trichloride 1,1,2-TRICHLOROETHANE Walnut oil VEGETABLE OILS, N.O.S WATER IBC Code - Capitolo 18 Water-based fish meal extract FISH SOLUBLES WAXES IBC Code - Capitolo 18 1993 Whale oil ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S. 1993 White caustic SODIUM HYDROXIDE SOLUTION WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC IBC Code - Capitolo 17 Wine ALCOHOLIC BEVERAGES, N.O.S. Wintergreen oil METHYL SALICYLATE Wood alcohol METHYL ALCOHOL Wood tar creosote CREOSOTE (WOOD) *XYLENES 1301 330 1993 1302 330 330 1300 311 IBC Code - Capitolo 17 1307 310 *XYLENOL IBC Code - Capitolo 17 2261 710 Xylols XYLENES ZINC ALKARYL DITHIOPHOSPHATE (C7 - C16) IBC Code - Capitolo 17 1993 *ZINC ALKYL DITHIOPHOSPHATE (C3 - C14) IBC Code - Capitolo 17 1993 Zinc bromide drilling brine DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS) 332 Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 9 NAVI PER IL TRASPORTO DI GAS LIQUEFATTI SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA DELLE CISTERNE DEL CARICO SEZIONE 3 SISTEMAZIONI DELLA NAVE SEZIONE 4 CONTENIMENTO DEL CARICO SEZIONE 5 RECIPIENTI IN PRESSIONE DI PROCESSO E IMPIANTI DI TUBOLATURE IN PRESSIONE PER LIQUIDI E VAPORI SEZIONE 6 MATERIALI PER LA COSTRUZIONE SEZIONE 7 CONTROLLO DELLA PRESSIONE E DELLA TEMPERATURA DEL CARICO SEZIONE 8 IMPIANTI DI SFOGO GAS PER I DEPOSITI DEL CARICO SEZIONE 9 CONTROLLO DELL’ATMOSFERA SEZIONE 10 IMPIANTI ELETTRICI SEZIONE 11 PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI SEZIONE 12 VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO SEZIONE 13 STRUMENTAZIONE (INDICATORI DI LIVELLO, DISPOSITIVI PER LA RIVELAZIONE DELLA PRESENZA DI VAPORI) SEZIONE 14 PROTEZIONE DEL PERSONALE SEZIONE 15 LIMITI DI RIEMPIMENTO DEI DEPOSITI DEL CARICO SEZIONE 16 IMPIEGO DEL CARICO COME COMBUSTIBILE SEZIONE 17 PRESCRIZIONI PARTICOLARI SEZIONE 18 PRESCRIZIONI OPERATIVE SEZIONE 19 RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME Regolamenti RINA 2005 NAVE E POSIZIONE 333 Parte E, Cap 9, Sez 1 SEZIONE 1 1 GENERALITÀ Campo di applicazione • Capitolo 1, Sezione1.4 - Equivalenze • Capitolo 1, Sezione 1.5 - Visite e certificazione 1.1 1.1.1 Applicabilità Prescrizioni dell’IGC Code e prescrizioni della Società (1/7/2002) a) Le navi progettate per il trasporto di gas liquefatti devono essere in accordo con le prescrizioni della versione più aggiornata dell' “International Code for the Construction and Equipment of Ships Carrying Liquefied Gases in Bulk (IGC Code)” compreso il primo gruppo di emendamenti all’IGC Code di cui alla risoluzione IMO MSC 30(61) e degli emendamenti 2000, in accordo con la risoluzione IMO MSC 103(73). Nel presente Regolamento la dizione “IGC Code” è usata per fare riferimento a detto Codice ad ai suoi emendamenti. Pertanto per le navi per le quali è richiesta la notazione di servizio liquefied gas carrier, secondo quanto indicato in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.4], le prescrizioni dell'IGC Code devono essere considerate come prescrizioni regolamentari con le eccezioni indicate in [1.1.2]. b) Le prescrizioni del presente Capitolo sono addizionali rispetto alle prescrizioni dell'IGC Code, compresi il primo gruppo di emendamenti di cui alla Risoluzione IMO MSC.30(61) e gli emendamenti 2000 di cui alla Risoluzione MSC 103(73). Le presenti prescrizioni comprendono prescrizioni addizionali obbligatorie ai fini della classificazione, nonché interpretazioni dell'IGC Code da parte della Società che sono anche considerate obbligatorie per la classificazione. c) Il presente Capitolo e l’IGC Code si riferiscono a navi che trasportano quei prodotti che sono elencati nel Capitolo 19 dell’IGC Code e nella Sez 19 del presente Capitolo. d) Il presente Capitolo e l’IGC Code comprendono prescrizioni per il trasporto del carico entro sistemi di contenimento costituiti da depositi strutturali, depositi a membrana o depositi indipendenti come descritto in dettaglio nel Capitolo 4 dell’IGC Code e in Sez 4. e) In generale il presente Capitolo si applica alle sistemazioni per il contenimento e la movimentazione del carico nonché all’interfacciamento fra queste sistemazioni ed il resto della nave, che deve essere in accordo con le sezioni applicabili dei Regolamenti relativi allo scafo ed ai macchinari. 1.1.2 Prescrizioni dell’IGC Code che non fanno parte delle prescrizioni per la classificazione Le seguenti prescrizioni dell’IGC Code non devono essere considerate prescrizioni per la classificazione: Regolamenti RINA 2005 • Capitolo18 - Prescrizioni operative. Queste prescrizioni vengono applicate dalla Società, qualora esso agisca per conto dell’Amministrazione di bandiera della nave, entro i limiti della delega (vedere [1.1.7]). 1.1.3 Caricazione di prodotti non elencati nell’IGC Code Le prescrizioni dell’IGC Code e le prescrizioni addizionali del presente Capitolo sono anche applicabili a prodotti nuovi, che possono essere considerati rientranti nel campo di applicazione delle presenti norme, ma che non sono al momento elencati nella tabella del Capitolo 19 dell’IGC Code. 1.1.4 Prodotti di particolare pericolosità La Società si riserva il diritto di stabilire prescrizioni e/o condizioni addizionali a quelle delle presenti norme per il trasporto alla rinfusa di prodotti, non elencati nella tabella del Capitolo 19 dell’IGC Code, che presentino pericoli superiori a quelli contemplati per i prodotti coperti dall’IGC Code. 1.1.5 Corrispondenza dell’IGC Code con le prescrizioni del presente Capitolo 9 Tutte le prescrizioni del presente Capitolo fanno riferimento al Capitolo, Sezione o Paragrafo dell’IGC Code applicabile, come appropriato. 1.1.6 Equivalenze Per quanto riguarda le prescrizioni per la classificazione, alle espressioni dell’IGC Code di cui alla Tab 1 deve essere dato il significato indicato nella Tab 1 stessa. 1.1.7 Certificate of Fitness a) La responsabilità delle interpretazioni delle prescrizioni dell’IGC Code allo scopo dell’emissione di un "International Certificate of Fitness for the Carriage of Liquefied Gases in Bulk" resta dell’Amministrazione di bandiera della nave. b) Qualora la Società sia delegata da un’Amministrazione ad emettere il "Certificate of Fitness for the Carriage of Liquefied Gases in Bulk" per suo conto, o qualora la Società sia autorizzata a svolgere verifiche o visite per conto di un’Amministrazione allo scopo di dare a quest’ultima la possibilità di emanare il "Certificate of Fitness for the Carriage of Liquefied Gases in Bulk", o qualora alla Società sia richiesto di certificare l’aderenza alle prescrizioni dell’IGC Code, la Società garantirà la piena rispondenza alle prescrizioni dell’IGC Code, comprese le prescrizioni operative indicate in [1.1.2]. 335 Parte E, Cap 9, Sez 1 2 Prescrizioni aggiuntive 2.1 4 Sistemazioni per il rimorchio in emergenza 2.1.1 Sistemazioni per il rimorchio in emergenza devono essere previste per le navi gasiere con portata lorda uguale o superiore a 20000 t, in accordo con le prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4]. Significato valido solo ai fini della classificazione Amministrazione Società IBC Code o Chemical Code Capitolo 8 della Parte E dei Regolamenti Normativa riconosciuta Regolamento 2.2 Scopo 4.1.1 Prove in condizioni di esercizio Tutte le apparechiature a cui si applica il presente Capitolo devono essere provate in condizioni di esercizio effettive. Prove da effettuare quando la nave viene caricata Le prove che possono essere eseguite solo quando la nave viene caricata devono essere eseguite in occasione della prima caricazione della nave. 4.2 Estensione delle prove 4.2.1 Procedure di prova delle apparecchiature del carico La procedura di prova delle apparecchiature per il carico deve essere inviata alla Società per esame. Macchine di governo 2.2.1 Ulteriori prescrizioni per le macchine di governo delle navi gasiere con portata lorda uguale o superiore a 10000 t sono in Cap 7, Sez 4, [7]. 3 4.1 4.1.2 Tabella 1 Espressione dell’IGC Code Prove delle apparecchiature per il carico Documentazione da inviare 3.1 3.1.1 La Tab 2 elenca i disegni, le informazioni. le analisi, ecc. che devono essere inviati in aggiunta alle informazioni richieste in altre parti dei Regolamenti per quelle parti della nave che non sono influenzate dal carico trasportato, come applicabile. 4.2.2 Navi con impianti di refrigerazione meccanica Le navi con unità di refrigerazione meccanica devono essere sottoposte ad una procedura di prova iniziale per controllare l’idoneità dell’impianto rispetto alle prescrizioni applicabili. L’annotazione dei dati dell’impianto di reliquefazione, come pure la durata di funzionamento e le condizioni ambiente, può essere effettuata durante il primo viaggio con carico. 4.2.3 Impiego del carico come combustibile Gli impianti per l’uso del carico come combustibile sono soggetti a procedure speciali di prova. Tabella 2 : Documenti da inviare N. A/I Documento 1 I Elenco dei prodotti da trasportare, comprendente l’indicazione di massima pressione di vapore, temperatura massima del liquido e di altre condizioni di progetto importanti 2 I Piano generale, indicante la posizione dei depositi del carico, delle casse del combustibile liquido, delle casse e cisterne di zavorra e per altri servizi 3 A Piano delle zone pericolose per la possibile presenza di gas 4 A Posizione degli spazi vuoti ed accessi alle zone pericolose per la possibile presenza di gas 5 A “Air locks” fra zone sicure e zone pericolose per la possibile presenza di gas 6 A Sistemazione delle condotte di ventilazione negli spazi pericolosi per la possibile presenza di gas e nelle zone adiacenti a detti spazi 7 A Particolari della struttura dello scafo in corrispondenza dei depositi del carico, compresa la sistemazione dei supporti e delle selle dei depositi, i dispositivi anti-galleggiamento ed anti sollevamento, i dispositivi di tenuta del ponte, ecc. 8 A Calcoli delle temperature dello scafo in tutte le condizioni di progetto del carico 9 A Distribuzione dei tipi e qualità di acciaio determinata in relazione alle temperature effettive previste, ottenute mediante i calcoli di cui alla voce 8 10 A Analisi delle tensioni dello scafo 11 A Analisi del movimento della nave in mare ondoso, quando un calcolo diretto è preferibile al metodo indicato in Sez 4 12 A Calcoli della stabilità in condizioni di nave integra e di nave in avaria 336 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 1 N. A/I Documento 13 A Dimensionamenti, materiali e sistemazione del sistema di contenimento del carico, compresa la barriera secondaria, se prevista. 14 A Analisi delle tensioni delle cisterne del carico comprese l’analisi a fatica e l’analisi di propagazione della frattura per le cisterne di tipo “B”. Questa analisi può essere congiunta con l’analisi indicata alla voce 10 15 I Calcolo dell’adeguatezza della coibentazione, comprendente il tasso d’evaporazione del gas e la potenzialità dell’impianto di refrigerazione, se esistente, le procedure di raffreddamento ed i gradienti di temperatura durante le operazioni di carico e scarico 16 A Particolari della coibentazione 17 A Particolari delle scale, accessori e torri nei depositi e nelle cisterne e relativa analisi delle tensioni, se necessario 18 A Particolari dei duomi dei depositi e delle tenute in corrispondenza del ponte 19 A Disegni e calcoli delle valvole di sicurezza 20 A Particolari delle sistemazioni per la movimentazione del carico e per il vapore, comprese le sistemazioni ed i particolari delle tubolature e degli accessori 21 A Particolari delle pompe e dei compressori del carico 22 A Particolari dei recipienti in pressione di processo e della sistemazione delle valvole ad essi relative 23 A Impianti di sentina e di zavorra nella zona del carico 24 A Impianto di degassificazione nei depositi del carico compreso l’impianto di gas inerte 25 A Impianti di drenaggio, inertizzazione e pressurizzazione degli spazi fra le barriere 26 A Impianto di ventilazione nella zona del carico 27 A Impianto di riscaldamento della struttura dello scafo, se esistente 28 A Disegno diagrammatico dell’impianto di refrigerazione e reliquefazione, se esistente 29 A Particolari delle apparecchiature elettriche installate nella zona del carico, compreso l’elenco delle apparecchiature certificate di sicurezza per l’uso in zone pericolose ed i particolari della messa a terra delle cisterne e delle tubolature del carico 30 A Diagramma dell’impianto elettrico nella zona del carico 31 A Impianto per la rivelazione dei gas 32 A Strumentazione dei depositi, compreso l’impianto per il controllo delle temperature del carico e delle strutture dello scafo 33 A Impianto degli arresti in emergenza 34 A Impianto di scaricazione d’emergenza del carico a mare, se esistente 35 A Particolari delle apparecchiature e degli impianti antincendio nella zona del carico 36 A Descrizione delle operazioni di caricazione e scaricazione, compresi i limiti di riempimento dei depositi del carico 37 A Procedure per le prove e l’ispezione dei depositi del carico Per i macchinari che usano gas come combustibile 38 I a) Piano generale dell’impianto dei macchinari I b) Descrizione dell’intero impianto A c) Schema delle tubolature del gas per i macchinari A d) Elenco completo delle apparecchiature di sicurezza, rivelazione dei gas e d’avvertimento A e) Disegni delle caldaie I f) Disegni particolareggiati delle apparecchiature per l’immissione del gas e del combustibile liquido I g) Caratteristiche del gas A h) Piano generale dell’impianto per il trattamento del gas, compresi i compressori del gas, i motori primi ed i preriscaldatori del gas A i) Disegni dei depositi del gas A j) Disegni dei compressori del gas e preriscaldatori Nota 1: A = da inviare all’approvazione in quadruplice copia I = da inviare per conoscenza in duplice copia Regolamenti RINA 2005 337 Parte E, Cap 9, Sez 2 SEZIONE 2 1 POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E POSIZIONE DELLE CISTERNE DEL CARICO Bordo libero e stabilità allo stato integro 4 4.1 1.1 Stabilità allo stato integro 1.1.1 Generalità RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.2 La stabilità della nave per le condizioni di carico definite in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.8], deve soddisfare le prescrizioni definite in Parte B, Cap 3, Sez 2. 1.1.2 Effetto degli specchi liberi dei liquidi Ipotesi relative all’allagamento Tubi, condotte e cofani nella zona dell’avaria 4.1.1 Robustezza delle strutture interne RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.7.7 Gallerie, condotte, tubi, porte, paratie e ponti che possono formare contorni stagni di spazi intatti in caso di un’avaria ipotizzata convenzionale, devono avere robustezza minima adeguata a resistere alla pressione corrispondente al massimo galleggiamento di equilibrio in condizioni di avaria. RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.3 5 L’effetto degli specchi liquidi liberi deve essere calcolato in accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2, [4]. 5.1 1.1.3 5.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.8 Informazioni da fornire RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.5 Al Comandante della nave devono essere forniti un Manuale di caricazione come specificato in Parte B, Cap 11, Sez 2, [3] ed un fascicolo di istruzioni sulla stabilità e sull’assetto come specificato in Parte B, Cap 3, App 2. 2 Condizioni di carico 2.1 Norme relative all’avaria Estensione longitudinale delle falle nella sovrastruttura L’estensione longitudinale delle falle nella sovrastruttura (ved. anche IGC 2.7.8), nel caso di falla sul fianco di un locale macchine poppiero, come specificato in IGC 2.8.1, deve essere uguale all’ estensione longitudinale della falla sul fianco locale macchine (vedere Fig 1). Figura 1 : Estensione longitudinale della falla nella sovrastruttura Condizioni di carico addizionali 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.4 Condizioni di carico diverse da quelle del Manuale di caricazione e del fascicolo di istruzioni sulla stabilità e assetto devono essere inviate preventivamente alla Società. In alternativa, tali casi possono essere esaminati dal Comandante o da un ufficiale delegato quando è installato a bordo uno strumento per il controllo della caricazione approvato in accordo con le prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2, [4]. 6 3 6.1 Posizione delle cisterne del carico 3.1 Depositi del carico sul ponte 3.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.6.1 I depositi del carico poste sul ponte devono distare non meno di 760 mm dalla murata. 338 LOCALE MACCHINE Criteri di sopravvivenza Generalità 6.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9 Le navi devono essere in grado di sopravvivere nel caso di falla come specificata in IGC 2.5.1 e 2.5.2 secondo le norme in IGC 2.8.1 e per le condizioni di carico di cui in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.8] in condizioni di equilibrio stabile e a soddisfazione dei criteri di cui in IGC Code 2.9. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 2 6.2 Fasi intermedie di allagamento 6.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9.2.3 I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie dell’allagamento devono essere gli stessi relativi alla fase finale di allagamento come specificato in IGC 2.9.3. Tuttavia, piccole deviazioni da questi criteri possono essere accettate dalla Società caso per caso. 6.3 Definizione del campo di stabilità positiva L’allagamento del locale macchine, se collocato a poppa in una nave di tipo 3G di lunghezza inferiore a 125 m, deve soddisfare per quanto possibile i criteri di cui in IGC 2.9. Deroghe parziali a queste prescrizioni possono essere concesse caso per caso. Figura 2 : Campo di stabilità positiva h = braccio di stabilità = angolo al quale si ha l'allagamento progressivo G h(m) 6.3.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9.2 Il campo di 20° può essere misurato a partire da ogni angolo iniziando tra la posizione di equilibrio e l’angolo di 25° (o 30° se non si verifica l’immersione del ponte) (vedere Fig 2). 6.4 0.1m h max-0,1 Navi di tipo 3G di lunghezza inferiore a 125 m 6.4.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.8.1.6 Regolamenti RINA 2005 H 25˚ 20˚ 339 Parte E, Cap 9, Sez 3 SEZIONE 3 1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Segregazione della zona del carico 1.1 1.1.1 2 Segregazione delle stive Posizione dell’elica trasversale di prora Locali d’alloggio, locali di servizio, locali macchine e stazioni di comando 2.1 Generalità RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.1 2.1.1 Locali di alloggio RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.1 E’ permesso sistemare eliche trasversali di manovra a proravia dei depositi del carico. La Fig 1 indica alcune sistemazioni accettabili ed alcune sistemazioni non accettabili dei locali d’alloggio rispetto ai depositi del carico. 1.2 1.2.1 Sistemi di contenimento del carico per i quali la barriera secondaria non è richiesta Separazione fra i depositi del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.2 I depositi del carico possono essere separati fra di loro da un’unica paratia. Qualora sia sistemata un’intercapedine, in luogo di una paratia semplice, la stessa può essere utilizzata come cisterna di zavorra purché essa sia approvata dalla Società in base a considerazioni speciali. 1.3 1.3.1 Sistemi di contenimento del carico per i quali è richiesta la barriera secondaria Separazione fra i depositi del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.3 La prescrizione di cui in [1.2.1] è applicabile anche in questo caso. 2.1.2 Precauzioni contro i vapori pericolosi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.2 La rispondenza alle disposizioni applicabili nei paragrafi dell’IGC Code ed in particolare nei paragrafi 3.2.4, 3.8, 8.2.10 e 12.1.6, come applicabile, garantisce anche la rispondenza alle disposizioni di cui nel paragrafo 3.2.2 dell’IGC Code relative alle precauzioni contro i vapori pericolosi. 2.1.3 Spazi sistemati a proravia della zona del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4 Gli accessi e le aperture a locali di servizio ubicati a proravia della zona del carico non devono essere prospicienti a tale zona. 2.1.4 Sbocchi d’aria RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4 Le prescrizioni relative alle prese d’aria nel paragrafo 3.2.4 dell’IGC Code devono essere considerate applicabili anche agli sbocchi della ventilazione. Questa interpretazione si applica anche alle prescrizioni dei paragrafi 3.2.2, 3.8.4 e 8.2.10 dell’IGC Code. Figura 1 : Accettabilità di angoli in comune fra le stive del carico e gli altri spazi ACCETTABILE LOCALI ALLOGGIO LOCALE MACCHINE ACCETTABILE LOCALI ALLOGGIO STIVA SENZA BARRIERA SECONDARIA LOCALE MACCHINE ACCETTABILE 340 NON ACCETTABILE LOCALI LOCALIALLOGGIO ALLOGGIO LOCALI ALLOGGIO LOCALE MACCHINE STIVA SENZA BARRIERA SECONDARIA STIVA CON BARRIERA SECONDARIA LOCALE MACCHINE STIVA SENZA BARRIERA SECONDARIA Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 3 Qualora tali porte siano permesse, detti locali non devono dare accesso ad altri spazi coperti dalle prescrizioni del paragrafo 3.2.4 dell’IGC Code e le pareti comuni con detti spazi devono essere costituite da paratie di classe A60. 2.1.6 Deroghe, aperture di ventilazione e tipi di chiusure RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.6 La prescrizione di sistemare sulle prese d’aria e sulle aperture di ventilazione di navi che trasportano prodotti tossici dispositivi di chiusura azionabili dall’interno dello spazio servito si applica ai locali nei quali sono sistemati le apparecchiature radio, le apparecchiature principali per la navigazione, le cabine, le mense dell’equipaggio, i locali igiene, gli ospedali, le cucine, ecc. ma non si applica agli spazi che non sono normalmente frequentati, quali depositi sul ponte, depositi nel castello di prora, cofani dei motori, locali macchine di governo, officine. La prescrizione non si applica alle centrali per il comando delle operazioni del carico sistemate nella zona del carico. Quando è prescitta una chiusura interna, detta prescrizione è applicabile sia alle prese che agli sbocchi d’aria di ventilazione. I dispositivi di chiusura devono essere ragionevolmente stagni ai gas. Normali valvole d’acciaio incernierate prive di guarnizioni/tenute non sono considerate in genere accettabili. 2.1.7 Aperture per la rimozione di macchinari RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.6 Possono essere accettate lamiere imbullonate di classe A 60 per la rimozione di macchinari sulle paratie prospicienti la zona del carico, purché sia sistemata una targa con l’avvertimento che dette lamiere possono essere aperte solamente quando la nave si trova in condizione libera da gas. 3 3.1 Locali pompe del carico e locali compressori del carico Sistemazione dei locali pompe del carico e dei locali compressori del carico 3.1.1 Concetto del guasto singolo RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.3 Quando viene ammessa la sistemazione di locali pompe del carico e di locali compressori del carico all’estremità poppiera dell’ultima stiva di poppa, la paratia che separa i suddetti locali dai locali di alloggio e di servizio, dalle stazioni di comando e dai locali macchine di Categoria A deve essere ubicata in modo tale da evitare che i gas penetrino nei locali sicuri suddetti attraverso una singola rottura Regolamenti RINA 2005 3.1.2 Apparecchiature elettriche nei locali pompe del carico e nei locali compressori del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.3 I locali pompe del carico e/o i locali compressori del carico di navi adibite al trasporto di gas infiammabili non devono contenere apparecchiature elettriche, salvo quanto stabilito nel capitolo 10 dell’IGC Code, od altre fonti di ignizione quali motori a combustione interna o motrici a vapore con temperatura di funzionamento che possa provocare l’accensione o l’esplosione di eventuali miscele di tali gas con l’aria. 4 4.1 Accessi ai locali nella zona del carico Spazi liberi fra i depositi del carico 4.1.1 Generalità RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 Le vie di passaggio previste al di sopra al di sotto dei depositi del carico devono avere almeno l’area di sezione prescritta nel paragrafo 3.5.3.1 dell’IGC Code. 4.1.2 Passaggi attraverso i depositi del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 Allo scopo di soddisfare le disposizioni dei paragrafi 3.5.1 e 3.5.2 dell’IGC Code si applicano le prescrizioni seguenti: a) Qualora sia richiesto che il Tecnico possa passare fra la superficie piana o curva da ispezionare ed elementi strutturali, quali bagli, rinforzi, costole, anguille, ecc., la distanza fra la superficie ed il lembo libero degli elementi strutturali deve essere pari ad almeno 380 mm. La distanza fra la superficie da ispezionare e la superficie alla quale sono collegati i sopra menzionati elementi strutturali, p.e. ponte, paratia o fasciame, deve essere pari ad almeno 450 mm nel caso che la superficie del deposito sia curva (p es. nel caso di depositi di tipo C) o 600 mm nel caso che la superficie del deposito sia piana (p.e. nel caso di cisterne di tipo A) (vedere Fig 2). Figura 2 : Passaggio minimo al di sopra dei depositi del carico struttura della nave 600/450 Le porte prospicienti la zona del carico o sistemate in zone proibite sui lati della nave devono esclusivamente dare accesso a depositi di apparecchiature relative al carico o alla sicurezza, centrali di comando delle operazioni del carico, locali contenenti docce di decontaminazione o dispositivi per il lavaggio degli occhi. di un ponte o di una paratia. Le stesse condizioni devono essere soddisfatte anche quando i locali pompe del carico e i locali compressori del carico, ubicati nella zona del carico, hanno una paratia in comune con i locali di alloggio e di servizio, le stazioni di comando e i locali macchine di Categoria A. 380 2.1.5 Porte prospicienti la zona del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4 passaggio deposito del carico b) Qualora non sia richiesto che il Tecnico possa passare fra la superficie da ispezionare e qualsiasi parte della struttura, per ragioni di visibilità la distanza fra il lembo libero degli elementi strutturali e la superficie da ispe- 341 Parte E, Cap 9, Sez 3 zionare deve essere almeno pari al maggiore fra 50 mm e metà della larghezza della piattabanda della struttura (vedere Fig 3). 600/450 Figura 3 : Distanza minima delle strutture dai depositi del carico per permettere l’ispezione visiva 380 b passaggio il maggiore tra b/2 e 50 deposito del carico ed approssimativamente parallele alle quali non siano applicati rinforzi strutturali, la distanza fra queste superfici deve essere pari ad almeno 600 mm (vedere Fig 5). e) La distanza minima tra il pozzetto del deposito del carico e la struttura adiacente del doppio fondo in corrispondenza del pozzetto d’aspirazione non deve essere minore di quanto indicato in Fig 6. In caso di assenza di un pozzetto d’aspirazione la distanza fra il pozzetto del deposito del carico ed il cielo del doppio fondo non deve essere inferiore a 50 mm. f) c) Qualora per ispezionare una superficie curva il Tecnico debba passare tra detta superficie ed un’altra superficie piana o curva sulla quale non vi siano rinforzi strutturali, la distanza fra le due superfici deve essere pari ad almeno 380 mm (vedere Fig 4). Qualora non sia richiesto che il Tecnico passi fra la superficie curva e l’altra superficie, potrà essere accettata una distanza minore di 380 mm tenendo conto della forma della superficie curva. d) Se per l’ispezione di una superficie pressoché piana il Tecnico deve passare fra due superfici pressoché piane, La distanza fra il duomo dei depositi del carico e la struttura del ponte non deve essere inferiore a 150 mm (vedere Fig 7). g) Se necessarie per l’ispezione possono essere sistemate impalcature fisse o mobili. Tali impalcature non devono ridurre le distanze prescritte nel paragrafo 3.5.3 dell’IGC Code. h) Se sono sistemate condotte di ventilazione fisse o mobili in accordo con le prescrizioni del paragrafo 12.2 dell’IGC Code tali condotte non devono ridurre le distanze prescritte nel paragrafo 3.5.3 dell’IGC Code. Figura 4 : Passaggio minimo fra superfici curve superficie piana della struttura della nave 380 deposito del carico 380 Figura 5 : Passaggio minimo fra superfici piane Figura 6 : Distanza minima tra il pozzetto del deposito del carico ed il cielo del doppio fondo 600 450 0 superficie piana della struttura della nave 38 600 gradino della scala di accesso 342 cielo del doppio fondo 150 superficie piana del deposito del carico 150 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 3 Figura 7 : Distanza minima fra il duomo del carico e le strutture del ponte 4.2 Intercapedini e gallerie tubi 4.2.1 Intercapedini RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 (6) Le intercapedini, quando sistemate, devono avere dimensioni sufficienti per dare libero accesso a tutte le loro parti. La larghezza delle intercapedini non deve essere minore di 600 mm. 150 struttura del ponte 4.2.2 Gallerie tubi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 4.1.3 Passaggi attraverso boccaportelli e passi d’uomo Le gallerie tubi devono avere spazio sufficiente da permettere le ispezioni dei tubi. I tubi di dette gallerie devono essere installati il più in alto possibile rispetto al fondo della nave. RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 4.2.3 Accessi alle gallerie tubi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5 Le seguenti prescrizioni si applicano per soddisfare le prescrizioni nel paragrafo 3.5.3 dell’IGC Code: Non sono permessi accessi alle gallerie tubi mediante passi d’uomo nel locale macchine. a) La locuzione “apertura minima libera non inferiore a 600 x 600 mm” significa che tali aperture possono avere gli angoli arrotondati con un raggio non maggiore di 100 mm (vedere Fig 8). b) la locuzione “apertura minima libera non inferiore a 600 x 800 mm” comprende anche un’apertura delle dimensioni indicate in Fig 9: c) Aperture circolari di accesso in depositi del carico di tipo C devono avere un diametro non inferiore a 600 mm. Figura 8 : Dimensione minima di un boccaportello orizzontale 5 “Air locks” 5.1 5.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.1 Gli “air locks” devono essere sistemati in modo da provvedere un facile passaggio e devono coprire una superficie di ponte non minore di 1,5 m2. Gli “air locks” devono essere mantenuti privi di ostruzioni e non possono essere utilizzati per altri usi, quale zona di deposito. 5.2 600 Gli impianti di allarme devono essere del tipo a sicurezza intrinseca. Tuttavia, le lampade di segnalazione possono essere dei tipi di sicurezza autorizzati per i luoghi pericolosi in cui sono installate. 5.3 Alternative accettabili alla pressione differenziale RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.4 Figura 9 : Dimensione minima dei passi d’uomo 800 300 Regolamenti RINA 2005 Apparecchiature elettriche 5.3.1 600 600 Allarmi 5.2.1 Lampade di segnalazione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.3 100 300 Sistemazione Le seguenti condizioni sono accettabili quale alternativa ai dispositivi di controllo della sovrapressione nei locali provvisti di impianto di ventilazione in grado di effettuare non meno di 30 ricambi d’aria all’ora: • controllo della corrente o potenza sul circuito di alimentazione ai motori elettrici dei ventilatori; o • sensori di flusso dell’aria ubicati nelle condotte di ventilazione. Nei locali in cui il tasso di ventilazione è inferiore a 30 ricambi d’aria all’ora o qualora sia sistemata una delle alternative di cui sopra, oltre agli allarmi richiesti nel paragrafo 3.6.3 dell’IGC Code, devono essere prese misure per dise- 343 Parte E, Cap 9, Sez 3 nergizzare le apparecchiature elettriche che non siano di tipo certificato sicuro, qualora più di una porta dell’“air lock” venga spostata dalla posizione di chiusura. 5.3.2 Compressori per l’impianto del gas evaporato RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.4 L’assenza della sovrapressione o del flusso d’aria non deve comportare l’arresto dei motori dei compressori utilizzati per l’impianto del gas evaporato (boil-off) di cui al capitolo 16 dell’IGC Code; pertanto, detti motori devono essere del tipo certificato sicuro e la relativa apparecchiatura di comando deve essere ubicata in luogo non pericoloso. Quanto sopra non è applicabile qualora, durante le manovre o le operazioni in porto, sia utilizzato esclusivamente combustibile liquido, oppure qualora il sistema di passaggio automatico da gas a combustibile liquido, di cui al paragrafo 16.5.4 dell’IGC Code, entri in funzione anche nel caso di arresto dei suddetti motori elettrici senza comportare lo spegnimento della caldaia. 5.4 6.2.2 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7 Con riferimento ai mezzi per accertareperdite entro le stive e/o gli spazi fra le barriere, si precisa quanto segue: • i suddetti mezzi devono essere idonei ad accertare la presenza di acqua: Ricambi d’aria 6.1 6.1.1 Sistemazione dei drenaggi - nelle stive e negli spazi fra le barriere al di fuori della barriera secondaria; Qualora i suddetti mezzi siano livellostati di tipo elettrico, i relativi circuiti devono essere del tipo a sicurezza intrinseca e le segnalazioni con relativi allarmi devono essere trasdotti in plancia e nella stazione di controllo del carico, se sistemata. Il locale protetto da "air lock" deve essere preventilato per il tempo necessario ad effettuare almeno 10 ricambi d’aria prima di energizzare le apparecchiature elettriche "non di sicurezza". Sistemazioni degli impianti di sentina, zavorra e combustibile liquido nelle stive contenenti depositi indipendenti di tipo C; Qualora i suddetti spazi possano essere interessati da perdite di acqua dalle adiacenti strutture della nave, i mezzi in questione devono essere idonei anche a poter accertare la presenza di acqua. RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.5 6 - • i suddetti mezzi devono essere idonei ad accertare la presenza di carico liquido negli spazi adiacenti a depositi del carico diversi dai depositi indipendenti di tipo C. Ventilazione 5.4.1 Mezzi per rilevare le perdite 7 Sistemazioni per la caricazione e la scaricazione da prora e da poppa 7.1 Posizione dei dispositivi d’arresto per le pompe del carico ed i compressori del carico Drenaggio di spazi asciutti nella zona del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7 7.1.1 Gli spazi asciutti nella zona del carico devono avere un impianto di sentina o drenaggio non collegato col locale macchine. RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.8.7 Devono essere sistemati mezzi di sondaggio negli spazi che non sono sempre accessibili. Deve essere sistemato un impianto di sicurezza contro le sovrapressioni e le depressioni o tubi di sfogo d’aria negli spazi privi di un impianto di ventilazione permanente. Devono essere sistemati dispositivi per l’arresto delle pompe del carico e dei compressori del carico e per la chiusura delle valvole del carico da una posizione dalla quale sia possibile tenere sotto controllo le rampe di carico/scarico. 8 6.2 6.2.1 Prescrizioni addizionali relative all’impianto di sentina Funzionamento dell’impianto di sentina negli spazi del carico e negli spazi fra le barriere RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7 Il servizio sentina per le stive contenenti i depositi del carico e per gli spazi interbarriera deve essere azionabile dal ponte di coperta. 344 Allestimento 8.1 8.1.1 Equipaggiamenti Sistemazioni per il rimorchio in emergenza Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4] per le navi con notazione di servizio liquefied gas carrier con una portata lorda non minore di 20000 t. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 SEZIONE 4 CONTENIMENTO DEL CARICO Simboli k 1 : Coefficiente dipendente dal materiale per l’acciaio, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3] Definizioni 1.1 Pressione di progetto per le condizioni in porto 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.2.6.4 2.2 2.2.1 Pressione interna per depositi indipendenti di tipo B e C Generalità RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2 La pressione interna inerziale del liquido deve essere calcolata considerando la nave nelle seguenti condizioni mutualmente escludentisi: Se la pressione del vapore nelle condizioni “in porto” è maggiore di p0, definito in IGC 4.2.6.4, questo valore deve essere specificato nelle Istruzioni operative per il Comandante della Nave. • condizione di nave diritta (vedere [2.2.2]), 1.2 In queste condizioni, la nave incontra onde che producono movimenti della nave nel piano X-Z, cioè: "surge" (avanzo), "sussulto" e beccheggio. Temperatura di progetto 1.2.1 Uso di riscaldatori del carico per aumentare la temperatura del carico RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.2.7 Qualora sia previsto un riscaldatore del carico, per aumentare la temperatura dello stesso ad un valore accettabile per i depositi del carico, devono essere soddisfatte le seguenti prescrizioni: • le tubolature e le valvole interessate devono essere adatte per la temperatura di caricazione di progetto; • un termometro deve essere installato all’uscita del riscaldatore. Deve essere tarato alla temperatura di progetto dei depositi e, quando attivato, deve azionare un allarme sia acustico che ottico. Questo allarme deve essere installato nella stazione di controllo del carico oppure, quando tale stazione non è prevista, in timoneria; • la nota seguente deve essere scritta sul "Certificate of fitness": "La minima temperatura ammissibile nel preriscaldatore del carico è....°C". 2 2.1 Carichi di progetto Pressione interna per le cisterne strutturali, cisterne a membrana e cisterne indipendenti di tipo A 2.1.1 Generalità La pressione interna inerziale del liquido deve essere calcolata in accordo con le specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 5. Regolamenti RINA 2005 • condizione di nave inclinata (vedere [2.2.3]). 2.2.2 Accelerazioni in condizioni di nave diritta L’accelerazione adimensionale aβ deve essere ottenuta, per una arbitraria direzione β, in accordo con la Fig 1, nella quale le accelerazioni d’onda trasversale e verticale rispettivamente aX e aZ, sono calcolate con la formula in IGC 4.12. 2.2.3 Accelerazioni in condizioni di nave inclinata In queste condizioni, la nave incontra onde che producono movimenti della nave nei piani X-Y e Y-Z, cioè: scarroccio, sussulto, rollio e imbardata. L’accelerazione adimensionale aβ deve essere ottenuta, per una arbitraria direzione β, in accordo con la Fig 2, nella quale le accelerazioni d’onda longitudinale e verticale rispettivamente aY e aZ, sono calcolate con la formula in IGC 4.12. 2.2.4 Altezze e pressione del liquido RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2.2 Le altezze del liquido Zβ devono essere calcolate in accordo con la Fig 3 in ciascun punto di calcolo del deposito. In ciascun punto di calcolo, la pressione interna massima (Pgd)max deve essere ottenuta per la direzione β che fornisce il massimo valore di Pgd, in accordo con IGC 4.3.2.2 (vedere Fig 4). 345 Parte E, Cap 9, Sez 4 Figura 1 : Accelerazione adimensionale in condizione di nave diritta Figura 2 : Accelerazione adimensionale in condizione di nave inclinata Piano diametrale Piano diametrale Centro di gravità del deposito Centro di gravità del deposito β βm β βmax aβ a β 1.0 1.0 ax a y az az ax Ellissi MEZZERIA NAVE In mezzeria nave Ellissi A 0,05L dalla AE A 0,05L dalla AE Figura 3 : Determinazione dell’altezza del liquido Zβ per i punti di pressione 1, 2 e 3 Z Z b3 3 z Zb2 ab 2 Zb1 Zb1 b 1 b 1 Zb2 Z b3 Z b3 2 ab 3 346 Zb1 Zb2 b 3 b ab y 2 1 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 Figura 4 : Determinazione della pressione interna per i punti di pressione 1, 2 e 3 1 2 Pg d 1 3 3.3 Travi rinforzate 3.3.1 Spessori minimi netti Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula: tMIN = 4,1 + 0,015 L k1/2 Densità del carico RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2.2 Quando la massima massa volumica del liquido trasportato non è nota, devono essere presi in considerazione i seguenti valori, in t/m3: • ρL = 0,50 t/m3 per il metano, • ρL = 0,58 t/m per il propano, 3 • ρL = 0,60 t/m3 per il butano, • ρL = 0,70 t/m3 per l’ammoniaca (anidra). Dimensionamenti di scafo 3.1.1 per L ≥ 220 m dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari. 2 >max 3.1 3.2.1 Spessori netti minimi Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle seguenti formule: tMIN = 3 k1/2 + 4,5 + s > 3 Rinforzi ordinari tMIN = 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 220 m 3 2.2.5 3.2 Fasciame 4 Analisi strutturale dei depositi strutturali 4.1 4.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.1 I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate dei depositi strutturali devono essere non minori di quelli ottenuti dalle prescrizioni in Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e la pressione interna devono essere calcolati in accordo con Parte B, Capitolo 5. 5 Analisi strutturale dei depositi a membrana Spessori minimi netti (1/7/2002) RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4 Lo spessore netto del fasciame del ponte esposto di resistenza, del ponte del cofano, delle paratie di cisterna e delle paratie stagne, entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico, deve essere non minore dei valori specificati in Tab 1. Dimensionamento 5.1 Generalità 5.1.1 Le sollecitazioni specifiche ammissibili e/o le deformazioni della trave nave indicate dal Progettista, devono essere tenute in considerazione nel determinare i dimensionamenti. Tabella 1 : Spessore minimo netto del fasciame del ponte di coperta di resistenza, del ponte del cofano, delle paratie di cisterna e stagne Fasciame Ponte di coperta resistente e ponte del cofano in sezione maestra Spessore minimo netto, in mm Struttura longitudinale 1,6 + 0,032 L k1/2 + 4,5 s per L < 220 6 k1/2 + 5,7 + s per L ≥ 220 Struttura trasversale 1,6 + 0,04 L k1/2 + 4,5 s per L < 220 6 k1/2 + 7,5 + s per L ≥ 220 Ponte di coperta resistente e ponte del cofano alle estremità e tra le boccaporte 2,1 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s Paratie di cisterna 1,7 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s Paratie stagne 1,3 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s Nota 1: s : lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di lamiera. Regolamenti RINA 2005 347 Parte E, Cap 9, Sez 4 5.2 Dimensionamenti 5.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.2 I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate dei depositi a membrana devono essere non minori di quelli ottenuti dalle prescrizioni in Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e la pressione interna devono essere calcolati in accordo con le specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 5. 6 Analisi strutturale delle cisterne indipendenti di tipo A 6.1 Dimensionamenti 6.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.4 I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate dei depositi indipendenti di tipo A devono essere non minori di quelli ottenuti dalle specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e la pressione interna devono essere calcolati in accordo alle specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 5. Nel calcolare la pressione interna, la presenza del duomo può essere trascurata. 7 Analisi strutturale dei depositi indipendenti di tipo B 7.1 Fasciame e rinforzi ordinari 7.1.1 Verifica di robustezza del fasciame e dei rinforzi ordinari soggetti a pressione laterale RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 I dimensionamenti netti del fasciame e dei rinforzi ordinari dei depositi indipendenti di tipo B devono essere non minori di quelli ottenuti dalle specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 7, dove la pressione interna deve essere calcolata in accordo a [2.2]. • l’estensione del modello deve essere conforme alle prescrizioni in [7.2.2], • i carichi d’onda sulla trave nave e le pressioni dovute all’onda da applicare al modello devono essere conformi alle prescrizioni in [7.2.3], • i carichi inerziali da applicare al modello devono essere conformi alle prescrizioni in [7.2.4]. 7.2.2 Estensione del modello L’estensione longitudinale del modello strutturale deve essere conforme alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1, [3.2]. In ogni caso, il modello strutturale deve comprendere lo scafo e il deposito con i suoi sistemi di supporto e bloccaggio. 7.2.3 Carichi di trave nave d’onda e pressioni d’onda RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 I carichi di trave nave d’onda e le pressioni d’onda devono essere ottenuti mediante un’analisi completa dei movimenti e delle accelerazioni della nave in onde irregolari, da sottoporre per approvazione alla Società, salvo ove tali dati siano ottenibili da navi simili. Questi carichi devono essere ottenuti come i più probabili che la nave possa subire durante la sua vita operativa, per un livello di probabilità di 10-8. 7.2.4 Carichi inerziali RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 I carichi inerziali devono essere ottenuti dalle formule specificate in IGC 4.3.2. 7.2.5 Verifica a snervamento di travi rinforzate di depositi indipendenti di tipo B formate prevalentemente da solidi di rivoluzione RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 Le tensioni ideali agenti nelle travi rinforzate devono soddisfare la seguente relazione: σE ≤ σALL dove: σE 7.1.2 Verifica a instabilità RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 I dimensionamenti del fasciame e dei rinforzi ordinari di depositi indipendenti di tipo B devono essere non minori di quelli ottenuti dalle specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 7. : tensione ideale, in N/mm2, ottenuta dalla formula specificata in IGC 4.5.1.8 per ciascuna delle seguenti categorie di tensione, definite in IGC 4.13: • tensione generale primaria di membrana, • tensione locale primaria di membrana, • tensione primaria di flessione, • tensione secondaria, 7.2 Travi rinforzate σALL 7.2.1 Criteri di analisi RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 L’analisi delle travi rinforzate del deposito soggette a pressione laterale basata su di un modello tridimensionale deve essere eseguita in accordo alle seguenti prescrizioni: • il modello strutturale deve essere conforme alle prescrizioni da Parte B, Cap 7, App 1, [1] a Parte B, Cap 7, App 1, [3], • il calcolo delle tensioni deve essere conforme alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1, [5], 348 : tensione ammissibile, definita in IGC 4.5.1.4 per ciascuna delle categorie di tensione suddette. 7.2.6 Verifica a snervamento di travi rinforzate di depositi indipendenti di tipo B formate prevalentemente da superfici piane RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 Le tensioni ideali agenti nelle travi rinforzate devono soddisfare la seguente relazione: σE ≤ σALL dove: Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 σE : tensione ideale, in N/mm2, ottenuta dalla formula specificata in Parte B, Cap 7, App 1, [5.1], come risultato di calcoli diretti da effettuarsi in accordo alle prescrizioni in [7.2.1], σALL : tensione ammissibile, in N/mm2, ottenuta dalla Tab 2. 7.2.7 Verifica locale a instabilità di pannelli di lamiera di travi rinforzate RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5 Per i pannelli di lamiera che costituiscono travi rinforzate deve essere effettuata la verifica ad instabilità in accordo alle specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 1, [5] . Nell’effettuare tale verifica, le tensioni nei pannelli di lamiera devono essere ottenute da calcoli diretti effettuati in accordo con le prescrizioni in [7.2.1]. 7.3 7.3.1 Analisi a fatica Generalità RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6 L’analisi a fatica deve essere eseguita per le zone dove sono previste alte tensioni indotte dai carichi d’onda o dove sono previste alte concentrazioni di tensione, per giunti saldati e materiale base. Tali zone devono essere definite dal Progettista e concordate nei singoli casi con la Società. Tabella 2 : Tensione ammissibile per travi rinforzate formate prevalentemente da superfici piane Materiali Tensione ammissibile, in N/mm2 Acciai al C-Mn e acciai al Ni La minore di: • 0,75 ReH • 0,5 Rm Acciai austenitici Leghe d’alluminio Nota 1: ReH : Rm 7.3.2 : La minore di: • 0,80 ReH • 0,4 Rm 7.3.4 Distribuzione semplificata delle tensioni per l’analisi a fatica RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.4.3 La distribuzione a lungo termine semplificata dei carichi d’onda specificata in IGC 4.3.4.3 può essere rappresentata per mezzo di 8 variazioni di tensione, ciascuna caratterizzata da una tensione alterna ±σi ed un numero di cicli ni (vedere Fig 5). I valori corrispondenti di σi e ni devono essere ottenuti dalle seguenti formule: i σ i = σ 0 ⎛ 1 ,0625 – ---⎞ ⎝ 8⎠ n i = 0 ,9 ⋅ 10 dove: σi σ0 ni Caratteristiche dei materiali RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6 Le caratteristiche dei materiali che hanno effetto sulla fatica dei particolari verificati devono essere documentate. Quando questa documentazione non è disponibile, la Società può richiedere di ricavare tali proprietà da esperimenti effettuati in accordo con norme riconosciute. i : tensione (i = 1, 2,..., 8), in N/mm2 (vedere Fig 5), : massima tensione più probabile lungo la vita della nave, in N/mm2, per un livello di probabilità di 10-8, : numero dei cicli per ciascuna tensione σi considerata (i = 1, 2,..., 8). Figura 5 : Distribuzione semplificata dalle tensioni per l’analisi a fatica I La minore di: • 0,75 ReH • 0,35 Rm carico minimo di snervamento, in N/mm2, del materiale, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1]. carico di rottura per trazione, in N/mm2, del materiale, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1]. Regolamenti RINA 2005 7.3.3 Carichi d’onda In condizioni di nave diritta e nave inclinata i carichi d’onda da considerare per l’analisi a fatica del deposito comprendono: • massimi e minimi carichi di trave nave d’onda e pressioni d’onda, da ottenere da una completa analisi dei movimenti e delle accelerazioni della nave in onde irregolari, da sottoporre per approvazione alla Società, salvo ove tali dati siano ottenibili da navi simili. Questi carichi devono essere ottenuti come i più probabili che la nave possa subire durante la sua vita operativa, per un livello di probabilità di 10-8, • massime e minime pressioni inerziali, da ottenersi dalle formule specificate in IGC 4.3.2 in funzione della direzione arbitraria β. n I I I 10 I! 102 I" 103 I# 104 I% I$ 105 106 I& 107 108 7.3.5 Danno cumulativo convenzionale RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6 Per ciascun dettaglio strutturale per il quale deve essere effettuata l’analisi a fatica, il danno cumulativo convenzionale deve essere calcolato in accordo con la seguente procedura: • Il valore a lungo termine della variazione di tensione di “hot spot” ∆σS,0 deve essere ottenuto dalla seguente formula: 349 Parte E, Cap 9, Sez 4 Devono essere eseguite le seguenti verifiche: ∆σ S, 0 = σ S, MAX – σ S, MIN • propagazione di cricche da un difetto iniziale, in modo da verificare che il difetto non si accresca fino a causare la rottura fragile prima che il difetto possa essere individuato. Tale verifica deve essere effettuata in accordo con le prescrizioni in [7.4.4]; dove: σS,MAX, σS,MIN: massima e minima tensione di “hot spot” da ottenersi per mezzo di un’analisi strutturale effettuata in accordo con le prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1, dove i carichi d’onda sono quelli specificati in [7.3.3]. • propagazione di cricche da un difetto iniziale interessante l’intero spessore dell’elemento, in modo da verificare che il difetto che dà luogo ad una perdita non si accresca fino a causare la rottura fragile prima di 15 giorni dopo che è stato individuato. Tale verifica deve essere effettuata in accordo con le prescrizioni in [7.4.5]. • Il valore a lungo termine della variazione di tensione ∆σN,0 d’intaglio è ottenuto dalle formule specificate in Parte B, Cap 7, Sez 4, [3.3] in funzione della variazione di tensione di “hot spot” ∆σS,0. • Deve essere calcolata la distribuzione a lungo termine delle variazioni di tensione d’intaglio ∆σN,i. Ciascuna variazione di tensione ∆σN,i della distribuzione, corrispondente a ni cicli di tensione, è ottenuta dalle formule specificate in [7.3.4], dove σ0 è assunta uguale a ∆σN,0. 7.4.2 Caratteristiche dei materiali RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5 Le caratteristiche di meccanica della frattura dei materiali considerate per l’analisi di propagazione delle cricche, ossia le caratteristiche che definiscono la relazione tra la velocità di propagazione di cricche e la variazione di tensione all’apice della cricca, devono essere documentate per i vari spessori sia del materiale base sia del materiale d’apporto. Quando questa documentazione non è disponibile, la Società può richiedere di ricavare tali proprietà da esperimenti effettuati in accordo con norme riconosciute. • Per ciascuna variazione di tensione d’intaglio ∆σN,i, il numero di cicli di tensione Ni che causa la rottura a fatica deve essere ottenuto per mezzo delle curve S-N corrispondenti agli acciai grezzi di laminazione (vedere Fig 6). I criteri adottati per ottenere le curve S-N devono essere documentati. Se tale documentazione non è disponibile, la Società può richiedere che tali curve siano ottenute da esperimenti effettuati in accordo con norme riconosciute. 7.4.3 Distribuzione semplificata delle tensioni per l’analisi di propagazione di cricche RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.4.4 • Il danno cumulativo convenzionale per la i-esima variazione di tensione d’intaglio ∆σN,i deve essere ottenuto dalla formula specificata in IGC 4.4.5.6. Il danno cumulativo convenzionale, da calcolarsi in accordo con [7.3.5], deve essere minore di o uguale a CW, definito in IGC 4.4.5.6. La distribuzione semplificata dei carichi d’onda specificata in IGC 4.3.4.4 può essere rappresentata per un periodo di 15 giorni per mezzo di 5 variazioni di tensione, ciascuna caratterizzata da una tensione alterna ±σi ed un numero di cicli ni (vedere Fig 7). I valori corrispondenti di σi e ni devono essere ottenuti dalle seguenti formule: 7.4 i σ i = σ 0 ⎛ 1 ,1 – --------⎞ ⎝ 5 ,3⎠ 7.3.6 7.4.1 Criteri di verifica Analisi di propagazione delle cricche n i = 0 ,913 ⋅ 10 Generalità i RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5 dove: Per zone molto sollecitate deve essere effettuata l’analisi di propagazione di cricche. Tali zone devono essere definite dal Progettista e concordate nei singoli casi con la Società. Devono essere considerate le velocità di propagazione delle cricche nel materiale base, nel materiale d’apporto e nella zona termicamente alterata. σi : tensione (i = 1,06; 2,12; 3,18; 4,24; 5,30), in N/mm2, (vedere Fig 7), σ0 : tensione definita in [7.3.4], ni : numero di cicli per ciascuna tensione σi considerata (i = 1,06; 2,12; 3,18; 4,24; 5,30). Figura 6 : Verifica a fatica basata sul metodo del danno cumulativo convenzionale log∆σ log∆σ ∆σN,O ∆σN ∆σN i i i log n Ni logN ni Distribuzione delle variazioni di tensione di intaglio 350 Curva S-N corrispondente al materiale grezzo di laminazione Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 Figura 7 : Distribuzione semplificata delle tensioni per l’analisi di propagazione delle cricche ∆σ σo 10 -8 10 -7 10 -6 10 -5 10 -4 10 -3 10 -2 10 -1 Livello di probabilità 1 l’analisi strutturale eseguita in accordo alle prescrizioni in [7.2.1]. 8 Analisi strutturale dei depositi indipendenti di tipo C 8.1 Anelli di rinforzo in corrispondenza dei supporti dei depositi 8.1.1 Modello strutturale RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 ∆σ1 ∆σ2 ∆σ3 0 1 10 1 10 2 ,σ4 ∆I5 10 3 10 4 2.10 5 10 5 10 N 6 10 7 10 8 ni 15 giorni 7.4.4 Analisi di propagazione delle cricche da un difetto iniziale RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5 Deve essere verificato che un difetto iniziale, soggetto alla distribuzione di tensioni specificata in [7.3.4], non si accresca oltre la dimensione della cricca ammissibile. La forma e la dimensione iniziale della cricca devono essere considerate nei singoli casi dalla Società, tenendo conto del tipo di dettaglio strutturale e delle relative metodologie di controllo. La dimensione della cricca ammissibile deve essere considerata nei singoli casi dalla Società e, in ogni caso, deve essere assunta minore della dimensione della cricca che può indurre la perdita di efficacia dell’elemento strutturale considerato. 7.4.5 Analisi di propagazione delle cricche da un difetto iniziale interessante l’intero spessore dell’elemento RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5 Deve essere verificato che un difetto iniziale interessante l’intero spessore dell’elemento, soggetto a carichi dinamici con la distribuzione di tensioni specificata in [7.4.3], non si accresca oltre la dimensione della cricca ammissibile. La dimensione iniziale della cricca interessante l’intero spessore dell’elemento deve essere assunta non minore della dimensione della cricca attraverso la quale passa la quantità minima di carico che può essere individuata dal sistema di controllo (ad esempio rivelatori di gas) La dimensione della cricca ammissibile deve essere considerata nei singoli casi dalla Società e, in ogni caso, deve essere assunta molto minore della dimensione critica della cricca, definita in [7.4.6]. 7.4.6 Dimensione critica della cricca RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5 La dimensione critica della cricca è la dimensione della cricca dalla quale può iniziare la frattura fragile e deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. In ogni caso, essa deve essere calcolata per la massima tensione più probabile a cui è soggetto l’elemento strutturale durante la vita della nave, la quale è uguale alla tensione, agente nel dettaglio strutturale considerato, ottenuta mediante Regolamenti RINA 2005 Gli anelli di rinforzo in corrispondenza dei supporti di depositi cilindrici orizzontali devono essere modellati come travi circonferenziali costituite da anima, piattabanda, eventuali raddoppi e fasciame associato agli anelli. 8.1.2 Larghezza di fasciame associato RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 La larghezza di fasciame associato da considerare, su ciascun lato dell’anima, per le verifiche di snervamento e di instabilità dell’anello di rinforzo, specificate rispettivamente in [8.1.5] e in [8.1.6], deve essere ottenuta, in mm, dalle seguenti formule: • b = 0 ,78 rt • b = 20 tb depositi lobati), per il fasciame cilidrico, per le paratie longitudinali (in caso di dove: r : raggio medio, in mm, del fasciame cilindrico, t : spessore del fasciame, in mm, tb : spessore delle paratie, in mm. Gli eventuali raddoppi possono essere considerati appartenenti al fasciame associato. 8.1.3 Condizioni di vincolo RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 Le condizioni di vincolo dell’anello di rinforzo devono essere modellate in accordo alle seguenti prescrizioni: • forze circonferenziali applicate su ciascun lato dell’anello, calcolate mediante la teoria del flusso del taglio bi-dimensionale, la risultante delle quali è uguale alla forza di taglio nel deposito, • forze di reazione in corrispondenza dei supporti del deposito, ottenute in accordo con le prescrizioni in [9.2]. 8.1.4 Pressione laterale RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 La pressione laterale che deve essere considerata per la verifica degli anelli di rinforzo devve essere ottenuta dalle prescrizioni in [2.2]. 8.1.5 Verifica a snervamento RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 Le tensioni equivalenti agenti negli anelli di rinforzo in corrispondenza dei supporti devono soddisfare la seguente formula: σ E ≤ σ ALL dove: 351 Parte E, Cap 9, Sez 4 σE : tensione equivalente negli anelli di rinforzo, calcolata per le condizioni di carico specificate in IGC 4.6.2 e in IGC 4.6.3, in N/mm2, ottenuta dalla seguente formula: σE = ( σ N + σ B ) + 3τ 2 9.2 9.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6 Le forze di reazioni i corrispondenza dei supporti dei depositi devono essere ottenute mediante l’analisi strutturale dei depositi stessi o degli anelli di rinforzo in corrispondenza dei relativi supporti, considerando i carichi specificati in: σN : tensione normale, in N/mm , nella direzione circonferenziale dell’anello di rinforzo, σB : tensione di flessione, in N/mm2, nella direzione circonferenziale dell’anello di rinforzo, • τ : tensione tangenziale, in N/mm2, nell’anello di rinforzo, • σALL : tensione ammissibile, in N/mm2, da assumere uguale al minore tra i due seguenti valori: 2 • 0,57 Rm • 0,85 ReH, Calcolo delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti dei depositi [6], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di tipo A, [7], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di tipo B, • [8], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di tipo C. Nella distribuzione finale delle forze di reazione agenti sui supporti non possono essere considerate forze di trazione. Rm : definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1], 9.3 ReH : definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1]. 8.1.6 Verifica ad instabilità 9.3.1 Generalità Per depositi non aventi scontri per il rollio in sommità, non sono in generale accettabili livelli di riempimento minori del 90%. RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6 Scontri Le verifiche ad instabilità degli anelli di rinforzo devono essere effettuate in accordo con le formule applicabili specificate in Parte B, Cap 7, Sez 2. Le strutture dei depositi e della nave in corrispondenza degli scontri devono essere rinforzate, in modo da resistere alle corrispondenti reazioni vincolari e ai corrispondenti momenti. 9 9.3.2 Scontri per il rollio Gli scontri per il rollio devono essere verificati per l’azione delle accelerazioni trasversali e verticali, specificate in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4.1] per la condizione di nave inclinata, e applicate al massimo peso previsto del deposito pieno. Supporti 9.1 9.1.1 Sistemazione strutturale Generalità RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 6 Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti del deposito devono essere trasmesse in modo quanto più possibile diretto alle travi rinforzate della nave, minimizzando le concentrazioni di tensione. Qualora le forze di reazione non agiscano nel piano delle travi rinforzate, devono essere sistemate lamiere d’anima e squadre in modo da trasmettere tali forze mediante tensioni tangenziali. 9.1.2 Continuità strutturale Particolare attenzione deve essere rivolta ad assicurare la continuità strutturale tra i supporti di depositi circolari e le travi rinforzate della nave. 9.1.3 Aperture RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6 Nelle travi rinforzate di supporti di depositi e nelle strutture situate in corrispondenza di tali supporti devono essere evitate aperture e possono essere richiesti rinforzi locali. 9.1.4 Sistemazioni anti-galleggiamento Deve essere verificato che la tensione combinata agente negli scontri per il rollio soddisfi la seguente relazione: σALL > σC dove: σALL : Tensione ammissibile, N/mm2, da assumere uguale al minimo tra 0,75 ReH e 0,5 Rm ReH : Carico minimo di snervamento, in N/mm2, del materiale a 20 °C Rm : Carico di rottura per trazione, in N/mm2, del materiale a 20 °C 9.3.3 Scontri per il beccheggio Gli scontri per il beccheggio devono essere verificati per l’azione delle accelerazioni longitudinali, da assumere non minori di 0,3, e verticali, specificate in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4.1] per la condizione di nave diritta, e applicate al massimo peso previsto della cisterna piena. Deve essere verificato che la tensione combinata agente negli scontri per il beccheggio soddisfi la seguente relazione: σALL > σC RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6.7 dove: Deve essere prevista, per tutte le condizioni operative, una adeguata distanza tra i depositi e le strutture dello scafo. σALL 352 : Tensione ammissibile, N/mm2, [9.3.2] definita in Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 9.4 Dimensionamenti dei supporti di depositi indipendenti di tipo C e delle strutture dello scafo situate in corrispondenza 9.4.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6 I dimensionamenti netti di fasciame, reinforzi ordinari e travi rinforzate dei supporti dei depositi e delle strutture dello scafo situate in corrispondenza dei depositi stessi devono essere non minori di quelli ottenuti dalle formule specificate in Parte B, Capitolo 7. Le sollecitazioni di trave nave e le pressioni laterali da considerare nelle formule di cui sopra devono essere ottenuti dalle formule specificate in Parte B, Capitolo 5. I valori delle reazioni vincolari in corrispondenza dei supporti dei depositi da considerare per i dimensionamenti degli elementi strutturali di cui sopra devono essere ottenute dall’analisi strutturale del deposito (vedere [9.2]) in cui le accelerazioni della nave definite in [2.2] sono moltiplicate per il fattore 0,625. 10 Barriera secondaria 10.1 Estensione della barriera secondaria 10.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.7 L’estensione della barriera secondaria deve essere non minore di quella necessaria a proteggere le strutture dello scafo nell’ipotesi che il carico liquido fuoriuscito dalla falla nel deposito del carico sia in equilibrio ad un angolo statico di sbandamento trasversale uguale a 30° (vedere Fig 8). Figura 8 : Estensione della barriera secondaria 11 Isolamento 11.1 Sistema per il riscaldamento delle strutture 11.1.1 Segregazione dell’impianto di riscaldamento RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.8.4 Qualora sia installato un impianto per il riscaldamento delle strutture dello scafo in conformità con le prescrizioni specificate in IGC 4.8.4, tale impianto deve essere sistemato solo all’interno della zona del carico, ovvero i fluidi di ritorno dalle serpentine dell’impianto di riscaldamento dello scafo sistemate nelle casse laterali, nelle intercapedini e nel doppio fondo devono essere convogliati in una cisterna di de-gassificazione. Tale cisterna deve essere situata nella zona del carico e gli sfoghi gas devono essere situati in posizione sicura e provvisti di retine tagliafiamma. 12 Materiali 12.1 Caratteristiche dei materiali per l’isolamento 12.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6 I materiali per l’isolamento devono essere approvati dalla Società. L’approvazione di materiali per adesione, sigillatura, rivestimento costituenti barriera al vapore o protezione meccanica deve essere considerata nei singoli casi dalla Società. In ogni caso, tali materiali devono essere chimicamente compatibili con il materiale utilizzato per l’isolamento. 12.1.2 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6 Prima dell’applicazione dell’isolamento, le superfici delle strutture del deposito o dello scafo devono essere accuratamente pulite. 12.1.3 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6 Il sistema di isolamento deve essere ispezionabile mediante esame visivo da almeno un lato, dove applicabile. 12.1.4 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6 LIVELLO DEL LIQUIDO 30 BARRIERA SECONDARIA Quando l’isolamento è spruzzato o schiumato, la temperatura minima delle strutture in acciaio al momento dell’applicazione deve essere non minore della temperatura indicata nelle specifiche dell’isolamento. 13 Costruzione e prove 13.1 Prove dei depositi strutturali 13.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.6 CISTERNA DEL CARICO DANNEGGIATA Regolamenti RINA 2005 Le prove dei depositi strutturali devono essere eseguite in conformità alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 12, Sez 3. 353 Parte E, Cap 9, Sez 4 13.2 Prove dei depositi a membrana e a semimembrana 14 Dettagli strutturali 13.2.1 14.1 Dettagli strutturali speciali RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.7 Le prove dei depositi a membrana e a semi-membrana devono essere eseguite in conformità alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 12, Sez 3. 13.3 Prove dei depositi indipendenti 13.3.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.10 Le condizioni di esecuzione delle prove devono simulare, per quanto possibile, la caricazione effettiva del deposito e dei relativi supporti. 13.3.2 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.10 14.1.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.4] specifiche per le navi con notazione di servizio liquefied gas carrier. 14.2 Collegamento del fasciame del cielo del doppio fondo e del fianco interno con lamiere intermedie 14.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Il collegamento del fasciame del cielo del doppio fondo e del fianco interno con lamiere intermedie deve essere effettuato in accordo con le prescrizioni specificate in: Qualora le prove siano eseguite dopo che il deposito è stato installato, devono essere presi adeguati provvedimenti, prima del varo della nave, al fine di evitare tensioni eccessive nelle strutture della nave. • tavole da 4.5 a 4.7 in Parte B, Cap 12, App 1 per la posizione 1 in Fig 9 13.4 Prove finali • per le posizioni 3 e 4 in Fig 9 in modo analogo alle posizioni 1 e 2. 13.4.1 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Le prove finali sulla sistemazione completata devono essere eseguite alla presenza di un Tecnico e devono dimostrare che le sistemazioni di contenimento del carico siano in grado di essere inertizzate, raffreddate, caricate e scaricate in modo soddisfacente e che tutti i dispositivi di sicurezza operino correttamente. • tavole da 6.8 a 6.9 in Parte B, Cap 12, App 1 per la posizione 2 in Fig 9 Figura 9 : Posizione dei collegamenti " ! 13.4.2 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Le prove devono essere eseguite alla minima temperatura di esercizio o ad una temperatura ad essa molto prossima. 13.4.3 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 L’eventuale impianto di ri-liquefazione e di produzione di gas inerte e l’eventuale installazione di impianti per l’utilizzo di gas come combustibile per caldaie o per motori a combustione interna devono essere provati a soddisfazione del Tecnico. 13.4.4 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Tutti i dati e le temperature operativi registrati durante il primo viaggio della nave con il carico devono essere inviati alla Società. 13.4.5 RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Tutti i dati e le temperature operativi registrati durante i viaggi seguenti al primo devono essere conservati e messi a disposizione della Società per un adeguato periodo di tempo. 354 14.2.2 Qualora non siano sistemate squadre di prolungamento in corrispondenza dei giunti di spigolo in posizione 1 e/o 2, il collegamento delle lamiere d’anima trasversali al fasciame del cielo del doppio fondo, del fianco interno e ai paramezzali deve essere eseguito mediante saldature a parziale penetrazione aventi lunghezza non minore di 400 mm. 14.3 Collegamento del fasciame del cielo del doppio fondo con paratie trasversali di intercapedini 14.3.1 Generalità In aggiunta alla prescrizioni specificate nella tavola 3.5 in Parte B, Cap 12, App 1, devono essere applicate le prescrizioni specificate da [14.3.2] a [14.3.4]. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 4 14.3.2 Madieri 14.4 Fori e collegamenti RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 14.4.1 Fori RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di supporto devono essere almeno uguali a quello del fasciame delle paratie trasversali dell’intercapedine. 14.3.3 Lamiere d’anima verticali sistemate su paratie di intercapedini RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Le lamiere d’anima verticali sistemate su paratie di intercapedini devono essere allineate con i paramezzali del doppio fondo. 14.3.4 Passi d’uomo RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 I passi d’uomo praticati nei madieri del doppio fondo allineati con le paratie trasversali di intercapedini devono essere situati il più in basso possibile e a metà intervallo tra due paramezzali adiacenti. Regolamenti RINA 2005 I fori praticati per il passaggio di rinforzi ordinari del cielo del doppio fondo, del fianco interno e delle paratie dell’intercapedine attraverso le lamiere d’anima verticali devono essere chiusi da mascherine saldate al fasciame del cielo del doppio fondo o del fianco interno. 14.4.2 Collegamento della sistemazione di contenimento del carico alle strutture dello scafo RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10 Quando ritenuto necessario, devono essere sistemati adeguati rinforzi sul cielo del doppio fondo, sul fianco interno e sulle paratie trasversali delle intercapedini in corrispondenza del collegamento della sistemazione di contenimento del carico con le strutture dello scafo. I particolari di tale collegamento devono essere sottoposti per approvazione alla Società. 355 Parte E, Cap 9, Sez 5 SEZIONE 5 1 RECIPIENTI IN PRESSIONE DI PROCESSO E IMPIANTI DI TUBOLATURE IN PRESSIONE PER LIQUIDI E VAPORI Generalità 1.1 Recipienti in pressione di processo del carico 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.1.2 I recipienti in pressione di processo del carico devono essere considerati almeno recipienti in pressione di Classe 2 in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 3, [1.4.1]. 2 Tubolature del carico e di processo 2.1 Generalità 2.1.1 Precauzioni per la protezione delle tubolature contro le sollecitazioni termiche RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.2 2.1.5 Mezzi per rivelare la presenza di carico liquido RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1 I mezzi di rivelazione della presenza di carico liquido possono essere costituiti da livellostati di tipo elettrico il cui circuito deve essere del tipo a sicurezza intrinseca. Le segnalazioni di allarme date dai livellostati devono essere trasmesse in plancia e nella stazione di controllo del carico, se esistente. 2.1.6 Attacchi degli scarichi delle valvole di sicurezza ai depositi del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1 Gli eventuali attacchi ai depositi del carico degli scarichi delle valvole di sicurezza sistemate sulla tubolatura del carico per la fase liquida, non devono essere muniti di valvole di intercettazione, ma devono essere muniti di valvole di non ritorno in prossimità dei depositi stessi. 2.1.7 Pompe centrifughe RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1 I giunti di dilatazione devono essere protetti contro dilatazioni e compressioni superiori ai limiti per essi stabiliti e le tubolature ad essi collegate devono essere convenientemente sopportate ed ancorate. I giunti di espansione a soffietto devono essere protetti contro danneggiamenti meccanici. Le valvole di sicurezza contro la sovrapressione nelle pompe del carico possono essere omesse nel caso di pompe centrifughe aventi una pressione massima di mandata, con la valvola di mandata tutta chiusa, non maggiore di quella consentita dalla tubolatura stessa. 2.1.2 2.2 Segregazione delle tubolature ad alta temperatura RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.3 I tubi ad alta temperatura devono essere termicamente isolati dalle strutture adiacenti. In particolare la temperatura delle tubolature non deve superare i 220 °C nelle zone nelle quali possono esservi gas pericolosi. 2.1.3 Taratura delle valvole di sicurezza RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.6 Le valvole di sicurezza devono essere tarate ad una pressione non superiore alla pressione di progetto in modo tale che la sovrapressione durante lo scarico non superi il 110% di detta pressione di progetto. 2.1.4 Protezione contro le perdite RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1 Qualora un impianto di tubolature sia progettato per liquidi con un punto di ebollizione minore di - 30 °C, devono essere sistemati dispositivi permanenti che impediscano il verificarsi della possibilità di contatto fra le perdite e le strutture dello scafo in tutte quelle posizioni nelle quali potrebbe verificarsi uno stillicidio, quali, per esempio, collegamenti a terra, tenute delle pompe, flange soggette a frequenti smontaggi, ecc. 356 Dimensionamento basato sulla pressione interna 2.2.1 Tubolature soggette a colpi di mare RIFERIMENTO IBC-CODE 5.2.2 Per le tubolature che possono essere soggette ai colpi di mare, la pressione di progetto P, in bar, indicata nella formula del paragrafo 5.2.2.1 dell’IGC Code deve essere sostituita da una pressione equivalente P’ data dalla formula seguente: D 1 P' = --- ⎛ P + P 2 + 0 ,006R'K ------C-⎞ 2⎝ D⎠ essendo: : Diametro esterno del tubo tenendo conto della DC coibentazione (in mm), il cui spessore deve essere assunto almeno uguale a: 40 mm se D ≤ 50 mm 80 mm se D ≥ 150 mm Valori intermedi devono essere ottenuti mediante interpolazione R’ : Resistenza al trascinamento corrispondente all’effetto del colpo di mare, in daN/m2, come indicato nella Tabella 1 in funzione della posi- Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 5 b) tubolature soggette ai colpi di mare che potrebbero essere in esercizio sia in mare che in porto: zione del tubo e della sua altezza H (in m) al di sopra dell’immersione di pieno carico; valori intermedi devono essere ottenuti mediante interpolazione lineare. : Sollecitazione ammissibile, in N/mm2 K 2.3 • pressione, • peso della tubolatura e del fluido al suo interno, • colpi di mare, Pressione di progetto • contrazioni, • accelerazioni dovute ai movimenti della nave; 2.3.1 Definizione della pressione di progetto RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.3.1 c) tubolature soggette ai colpi di mare che sono in esercizio esclusivamente in porto: la più severa fra le due combinazioni di carico seguenti: Per ogni tratto di tubolatura deve essere considerato il valore maggiore fra quelli applicabili indicati nel paragrafo 5.2.2.1 dell’IGC Code. 2.4 • pressione, • peso della tubolatura e del fluido al suo interno, Sollecitazioni ammissibili • contrazioni, 2.4.1 Flange non costruite in accordo con una normativa RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.4.5 e • peso dei tubolatura, Per le flange non costruite secondo una normativa, il tipo e le dimensioni delle guarnizioni devono essere a soddisfazione della Società. 2.5 • colpi di mare, • dilatazioni, assumendo che le sollecitazioni termiche siano completamente eliminate. 2.5.4 Analisi delle sollecitazioni Direzione dei colpi di mare RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 2.5.1 Calcoli eseguiti in accordo con normative riconosciute RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 Quando si considerano i colpi di mare, devono essere considerati i loro effetti nelle tre direzioni seguenti, a meno che non sia altrimenti giustificato: Qualora tale analisi sia richiesta, essa deve essere eseguita in accordo con le prescrizioni seguenti. Subordinatamente a tale condizione, calcoli secondo normative riconosciute possono essere accettati dalla Società. • asse della nave, • verticale, • orizzontale, perpendicolare all’asse della nave. Il carico sui tubi è il carico R’ definito in [2.2.1]. 2.5.2 Condizioni per il calcolo RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 2.5.5 I calcoli devono essere eseguiti per ogni possibile condizione operativa; tuttavia devono essere inviati solamente quelli relativi alle condizioni d’esercizio che portano ai risultati più sfavorevoli. Livello delle sollecitazioni RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 Il livello delle sollecitazioni deve essere determinato come indicato nelle formule in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.3.2] per i tubi progettati per alte temperature; 2.5.3 Carichi da assumere per i calcoli RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 a) per le sollecitazioni primarie risultanti da: I calcoli devono essere eseguiti tenendo conto dei carichi seguenti: • pressione, • peso, a) tubolature non soggette ai colpi di mare: • pressione, • peso della tubolatura e del fluido al suo interno, • contrazioni; • colpi di mare; b) per le sollecitazioni primarie e secondarie risultanti dalle contrazioni. Tabella 1 Diametro esterno del tubo (1) (1) A poppavia di un quarto della lunghezza della nave A proravia di un quarto della lunghezza della nave H≤8 H=13 H≥18 H≤8 H=13 H≥18 ≤25 1500 250 150 2200 350 150 50 1400 250 150 2000 350 150 75 1100 250 150 1600 350 150 100 700 250 150 700 350 150 ≥150 500 250 150 700 350 150 DC se il tubo è coibentato, D negli altri casi Regolamenti RINA 2005 357 Parte E, Cap 9, Sez 5 2.5.6 Limiti dei livelli di sollecitazione 3.2 Arresti in caso d’emergenza RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 3.2.1 a) Nel primo caso il livello di sollecitazione deve essere limitato dal minore fra: RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.6.4 0,8 Re e 0,4 Rm b) Nel secondo caso il livello di sollecitazione deve essere limitato dal minore fra: 1,6 Re 2.5.7 e Per le stazioni di caricazione in corrispondenza delle quali devono essere sistemati gli elementi fusibili di cui al paragrafo 5.6.4 dell’IGC Code devono intendersi le rampe di caricazione e scaricazione. 0,8 Rm Tubolature con dispositivi d’espansione 4 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 Per tubi con dispositivi d’espansione, le caratteristiche di detti dispositivi devono essere inviate alla Società. Qualora queste caratteristiche siano tali che le forze ed i momenti alle estremità di detti dispositivi siano trascurabili a seguito delle contrazioni che devono assorbire, non è richiesto il calcolo dei carichi dovuti alle contrazioni per le tubolature ad essi corrispondenti. Deve, tuttavia, essere controllato che il livello di sollecitazione corrispondente alle sollecitazioni primarie non superi i limiti dati in [2.5.6]. 2.5.8 Coefficiente di flessibiltà RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 Il coefficiente di flessibiltà dei gomiti deve essere determinato con le formule date in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.3.2] per i tubi progettati per alte temperature. 2.5.9 Chiarimenti sulla posizione degli elementi fusibili Tensioni locali Metodi per la movimentazione del carico 4.1 Scarico attraverso collettori comuni 4.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.8 Quando più di una pompa, sistemate in differenti depositi del carico funzionano contemporaneamente scaricando attraverso un collettore comune, l’arresto delle pompe deve dar luogo ad un allarme nella centrale di comando delle operazioni del carico. 5 Messa a terra 5.1 5.1.1 Elettricità statica Resistenza accettabile RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.3 Deve essere portata attenzione particolare ai calcoli delle sollecitazioni locali nelle sistemazioni soggette a forze assiali e momenti flettenti. La Società si riserva il diritto di richiedere giustificazioni addizionali o rinforzi locali, quando ritenuto necessario. Allo scopo di evitare i rischi di scariche elettriche dovute al formarsi di elettricità statica risultante dal flusso dei liquidi/gas/vapori, la resistenza fra qualsiasi punto della superficie dei depositi del carico, delle cisterne dei residui, delle tubolature e delle apparecchiature e lo scafo della nave non deve essere maggiore di106 Ω.. 2.6 5.1.2 Tubi con rivestimento d’alluminio Piattine per la messa a terra 2.6.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.3 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.6 Devono essere sistemate piattine per la messa a terra per i depositi del carico, le cisterne per i residui, le tubolature e le apparecchiature che non siano permanentemente collegate alle strutture della nave, come per esempio: I tubi con rivestimento di alluminio sono accettabili nelle cisterne di zavorra, nei depositi del carico inertizzato, nonché, purché siano protetti da urti accidentali, nelle zone pericolose sui ponti esposti. 3 Prescrizioni relative alle valvole negli impianti del carico 3.1 3.1.1 Collegamenti degli strumenti ai depositi del carico Deroghe RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.6.2 Le prescrizioni di cui al paragrafo 5.6.2 dell’IGC Code, relative agli attacchi ai depositi del carico per manometri e strumenti di misura, non si applicano ai depositi con un MARVS non superiore a 0,07 MPa. 358 a) depositi del carico indipendenti; b) tubolature dei depositi del carico che sono elettricamente separate dalle strutture della nave; c) collegamenti dei tubi mediante branchetti smontabili. Quando le piattine per la messa a terra sono prescritte, esse devono essere: a) chiaramente visibili in modo che qualsiasi interruzione possa essere chiaramente rilevata; b) progettate e sistemate in modo da essere protette contro danni meccanici e da non essere influenzate negativamente da contaminazioni da parte di sostanze ad alta resistività, per esempio prodotti corrosivi o pitture; c) facili da sistemare e sostituire. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 5 6 6.1 Impianto integrato del carico e di zavorra Generalità 6.1.1 (1/1/2004) Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5]. Regolamenti RINA 2005 359 Parte E, Cap 9, Sez 6 SEZIONE 6 1 1.1 MATERIALI PER LA COSTRUZIONE Prescrizioni relative ai materiali Tubi, fucinati e getti per tubolature del carico e di processo 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, Tabella 6.4 a) In genere non sono richieste prove di resilienza per fucinati, laminati e tubi senza saldatura in acciai inossidabili austenitici dei gradi 304, 304L, 316, 316L, 321 e 347. b) Sono richieste prove di resilienza per: • getti di acciai di grado 304, 304L, 321 e 347 quando la temperatura d’esercizio è minore di -60 °C; • getti di acciaio di tipo 316 e 316L (con contenuto di molibdeno) a qualsiasi temperatura. Una riduzione delle prove può essere considerata caso per caso dalla Società per temperature di progetto maggiori di -60 °C. 1.2 Rivestimenti d’alluminio 1.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.2 L’uso di rivestimenti contenenti alluminio è proibito nei depositi del carico, nelle zone di ponte al di sopra dei 360 depositi del carico, nei locali pompe, nelle intercapedini e in qualsiasi altra zona nella quale potrebbero accumularsi gas provenienti dal carico. 2 Saldature e controlli non distruttivi 2.1 Materiali d’apporto 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.3.2 Il contenuto del paragrafo 6.3.2 dell’IGC Code si applica anche ai recipienti in pressione per il processo ed alle barriere secondarie. 2.2 2.2.1 Prescrizioni per le prove Prove di piega RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.3.4.2 In alternativa alla prova di piega descritta nel paragrafo 6.3.4.2 dell’IGC Code, può essere richiesta una prova su mandrino di diametro pari a 3 volte lo spessore fino ad un angolo di piega di 120°. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 7 SEZIONE 7 1 CONTROLLO DELLA PRESSIONE E DELLA TEMPERATURA DEL CARICO Prescrizioni addizionali per gli impianti di refrigerazione 1.1 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2 In generale oltre che alle prescrizioni nel capitolo 7.2 dell’IGC Code, gli impianti di refrigerazione sono anche soggetti alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 13 e Parte F, Capitolo 8, come applicabile. 2 2.1 Impianti di reliquefazione di motonavi per il trasporto di gas naturali liquefatti (LNG) Refrigerazione meccanica intesa come sistema primario di controllo della pressione del carico 2.1.1 Generalità RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2 Il paragrafo 7.2 dell’IGC Code relativo agli impianti di refrigerazione si basa sull’ipotesi che il mantenimento della pressione del carico indicata nel paragrafo 7.1 dell’IGC Code possa essere conseguito utilizzando i mezzi definiti nel paragrafo 7.1.1.2 dell’IGC Code. Ciò significa che un impianto di refrigerazione meccanica è utilizzato come mezzo primario per il mantenimento della pressione nei depositi del carico al di sotto del “MARVS”. 2.1.2 Unità refrigeranti di riserva RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2 Il paragrafo 7.2 dell’IGC Code si applica agli impianti di refrigerazione sistemati sulle navi per il trasporto di gas naturali liquefatti (LNG), cioè la capacità di riserva richiesta deve essere come prescritto nel paragrafo 7.2.1 dell’IGC Code. Non è necessario che lo scambiatore di calore che usa LNG come liquido refrigerante abbia una capacità del 25% in eccesso rispetto a quella normalmente richiesta e Regolamenti RINA 2005 non è richiesto un ulteriore scambiatore di calore di riserva che usi LNG come liquido refrigerante. Gli altri scambiatori di calore che utilizzano acqua di raffreddamento devono avere la riserva o devono avere almeno un 25% di capacità superiore a quella richiesta. 2.1.3 Metodi alternativi per il controllo della pressione/temperatura del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2 Il paragrafo 7.2.1 dell’IGC Code stabilisce che a meno che non vi sia un metodo alternativo per controllare la pressione/temperatura del carico a soddisfazione dell’Amministrazione, devono essere sistemate un’unità (o più unità) di riserva che diano una capacità di riserva pari almeno a quella richiesta per l’unità singola maggiore. Al fine di soddisfare detta prescrizione, possono essere considerati appropriati mezzi alternativi per il controllo della pressione/temperatura del carico e cioè: a) Una o più caldaie ausiliarie in grado di bruciare i vapori evaporati dal carico (boil-off) e di scaricare il vapore d’acqua così generato o un sistema alternativo per la dispersione del calore accettato dalla Società. Potrà essere considerato un impianto che bruci solamente parte del “boil-off” generato purché possa essere dimostrato che il “MARVS” non venga raggiunto entro un periodo di 21 giorni. b) Lo sfogo controllato dei vapori del carico come precisato nel paragrafo 7.1.1.5 dell’IGC Code se permesso dall’Amministrazione di competenza. 2.2 Impianto di refrigerazione meccanica adoperato come sistema secondario di controllo della pressione del carico 2.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2 Qualora un impianto di refrigerazione sia utilizzato come mezzo per lo smaltimento dell’eccesso di energia come indicato nella seconda frase del paragrafo 7.1.1.2 dell’IGC Code, non è richiesta l’unità di riserva per l’impianto di refrigerazione. 361 Parte E, Cap 9, Sez 8 SEZIONE 8 1 1.1 IMPIANTI DI SFOGO GAS PER I DEPOSITI DEL CARICO Impianti di sicurezza contro la sovrapressione Spazi fra le barriere 1.1.1 Protezione degli spazi fra le barriere RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.2 a) La formula per la determinazione della capacità di scarico data nel paragrafo 8.3.2 dell’IGC Code è sviluppata per spazi fra le barriere che delimitano depositi del carico indipendenti di tipo A in cui la coibentazione è sistemata sui depositi stessi. b) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione degli spazi fra le barriere che delimitano i depositi del carico indipendenti di tipo B può essere determinata in base al metodo dato nel paragrafo 8.2 dell’IGC Code, tuttavia il tasso di perdita deve essere determinato in accordo con le prescrizioni del paragrafo 4.7.6.1 dell’IGC Code. 1.1.2 Dimensioni dei dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.2 La capacità di scarico combinata (in m3/s) dei dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione degli spazi tra le barriere intorno ai depositi del carico indipendenti di tipo A con la coibentazione sistemata sui depositi del carico stessi può essere determinata con la formula seguente: ρ Q sa = 3 ,4 ⋅ A C ⋅ ----- ⋅ h ρV essendo: Qsa : Portata minima richiesta dello scarico in aria alle condizioni standard di 273 K e 0,1013 MPa AC : Area di apertura della crina di progetto (m2) π A C = --- ⋅ δ ⋅ l 4 con: δ c) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione degli spazi tra le barriere dei depositi del carico a membrana o a semi-membrana deve essere valutata in base al progetto specifico del deposito a membrana o semi-membrana. d) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione degli spazi fra le barriere adiacenti ai depositi del carico strutturali può essere determinata, se applicabile, come per i depositi del carico indipendenti di tipo A. e) Ai fini di questa interpretazione, i dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione negli spazi fra le barriere sono dispositivi di emergenza che proteggono le strutture della nave da indebite sovrasollecitazioni derivanti da un innalzamento della pressione nello spazio fra le barriere dovuto ad un’avaria della barriera primaria. Pertanto non è necessario che tali dispositivi siano conformi alle prescrizioni dei paragrafi 8.2.9 e 8.2.10 dell’IGC Code. 362 : Massima larghezza della crina in (m) δ = 0 ,2 ⋅ t t h ρ ρV : Spessore del fasciame del fondo del deposito (m) l : Lunghezza di progetto della crina (m) uguale alla diagonale del pannello di lamiera più grande del fondo del deposito (vedere Fig 1) : Altezza massima del liquido al di sopra del fondo del deposito più 10 × MARVS in (m) : Massa volumica della fase liquida del prodotto (t/m3) alla pressione di taratura del dispositivo di sicurezza dello spazio fra le barriere : Massa volumica della fase vapore del prodotto (t/m3) alla pressione di taratura del dispositivo di sicurezza dello spazio fra le barriere e alla temperatura di 273 K. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 8 Figura 1 : Determinazione di l trave principale l (t) b pannello di fasciame tipico bxs trave principale S S S rinforzi 1.2 Sfoghi gas 1.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.9 L’altezza degli scarichi degli sfoghi gas indicata nel paragrafo 8.2.9 dell’IGC Code, deve essere misurata anche a partire dal cielo dei depositi, del carico in coperta e delle tubolature del carico liquido, come applicabile. 1.3 2 Segregazione degli sfoghi gas 1.3.1 Prescrizioni addizionali sulla posizione degli sfoghi gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.10 a) Le distanze degli scarichi degli sfoghi gas devono essere misurate orizzontalmente. b) Nel caso di trasporto di prodotti infiammabili e/o tossici lo scarico degli sfoghi gas deve essere sistemato ad una distanza non inferiore a 5 m dalle condotte di estrazione e a 10 m dalle condotte di immissione serventi locali pompe del carico e/o locali compressori del carico. c) Le distanze devono intendersi riferite anche agli scarichi delle condotte di ventilazione dei locali sicuri. 1.4 tura della valvola. Per valvole di sicurezza non bilanciate la contropressione nella tubolatura di scarico non deve superare il 10% della pressione manometrica all’ingresso della valvola di sicurezza quando le tubolature degli sfoghi gas sono esposte al fuoco. Contropressione 1.4.1 Cadute di pressione nelle tubolature degli sfoghi gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.16 La caduta di pressione nelle tubolature degli sfoghi gas fra i depositi del carico e l’ingresso delle valvole di sicurezza contro la sovrapressione non deve superare il 3% della tara- Regolamenti RINA 2005 Impianti addizionali di sicurezza contro la sovrapressione per il controllo del livello del liquido 2.1 Generalità 2.1.1 Ulteriori sistemi per scaricare la sovrapressione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.3.1.2 Il sistema di sorpasso indicato nel paragrafo 8.3.1.2 dell’IGC Code deve essere azionabile manualmente. In alternativa devono essere previsti mezzi di sfogo gas ad azionamento manuale. 2.1.2 Limiti di riempimento dei depositi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.3.1 La frase "al fine di impedire che i depositi possano riempirsi di liquido" nel paragrafo 8.3.1 dell’IGC Code ha il seguente significato: In nessun momento durante le fasi di caricazione, trasporto e di scaricazione, comprese anche le condizioni di incendio, i depositi devono raggiungere un grado di riempimento maggiore del 98% eccetto quanto permesso nel paragrafo 15.1.3 dell’IGC Code. Questa prescrizione, assieme a quella di cui al paragrafo 8.2.17 dell’IGC Code, è intesa ad assicurare che le valvole di sicurezza contro la sovrapressione rimangano nella fase vapore. 363 Parte E, Cap 9, Sez 9 SEZIONE 9 1 CONTROLLO DELL’ATMOSFERA 1.1 1.1.1 Generalità Punto di rugiada RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.4.1 In merito a quanto prescritto dall’IGC Code relativamente al punto di rugiada, si applicano le seguenti disposizioni addizionali: a) qualora l’isolamento dei depositi del carico non sia protetto contro la penetrazione del vapore d’acqua mediante un’efficace barriera al vapore, accettata dalla Società, il valore massimo del punto di rugiada deve essere minore della temperatura di progetto; b) qualora l’isolamento dei depositi del carico sia protetto con un’efficace barriera al vapore, accettata dalla Società, il valore massimo del punto di rugiada deve essere minore della minima temperatura che si può verificare su qualunque superficie all’interno degli spazi riempiti con il gas inerte secco o con l’aria secca; c) la temperatura delle strutture dello scafo adiacenti ai depositi del carico non deve scendere al di sotto della minima temperatura di esercizio ammissibile, indicata 364 nel capitolo 6 dell’IGC Code, per il tipo di acciaio per esse impiegato. Inertizzazione 1.1.2 Precauzioni contro il rischio d’incendio RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.4.1 Devono essere prese precauzioni per rendere minimo il rischio che elettricità statica generata dall’impianto di gas inerte possa diventare una fonte d’ignizione. 2 2.1 Produzione di gas inerte a bordo Deroghe 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.5 a) Gli impianti generatori di gas inerte sono da considerare servizi essenziali e devono rispondere alle Sezioni applicabili del Regolamento per quanto applicabile. b) Qualora, in aggiunta al gas inerte prodotto a bordo, sia possibile immettere negli spazi in argomento aria secca, nei casi in cui quest’ultima sia accettabile in dipendenza del tipo di deposito del carico adottato, oppure gas inerte fornito da una scorta esistente a bordo, non è necessario che vi siano a bordo componenti di riserva o di rispetto per l’impianto di gas inerte. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 10 SEZIONE 10 1 IMPIANTI ELETTRICI Generalità 1.1 Applicabilità 1.1.1 Le norme della presente Sezione si applicano alle navi gassiere in aggiunta a quelle contenute in Parte C, Capitolo 2. 1.2 Documentazione da inviare 1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C, Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviata per approvazione quanto segue: a) Piano dei luoghi pericolosi b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche installate nei luoghi pericolosi c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti. 1.3 Impianti di alimentazione 1.3.1 Impianti di alimentazione ammessi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1 Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e di distribuzione dell’energia elettrica: a) a corrente continua: • a due conduttori isolati b) a corrente alternata: • monofase a due conduttori isolati • trifase a tre conduttori isolati. Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in tensione di impianti di distribuzione isolati eccetto che: a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento b) attraverso componenti usati per la soppressione delle interferenze nei circuiti radio. 1.3.2 Impianti con collegamento a massa e ritorno attraverso lo scafo RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1 Non sono ammessi impianti con collegamento a massa e ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a soddisfazione della Società: a) impianti di protezione catodica a corrente impressa b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come gli impianti di avviamento e di accensione dei motori a combustione interna, purché qualsiasi possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso Regolamenti RINA 2005 c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente circolante non superi 30 mA nelle condizioni più sfavorevoli. 1.3.3 Impianti con collegamento a massa senza ritorno attraverso lo scafo RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1 Non sono ammessi impianti con collegamento a massa senza ritorno attraverso lo scafo salvo: a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa e impianti a giudizio della Società i seguenti altri sistemi b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a non più di 5 A; o c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario collegato a massa, purché qualunque possibile corrente di scafo risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; o d) reti di potenza a corrente alternata a tensione pari a 1,000 V valore efficace (tra le fasi) o superiore, purché qualunque possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a tale scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a spazi lontani dei locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati. 1.4 Dispositivi per la verifica dello stato di isolamento verso massa 1.4.1 Controllo dei circuiti nei luoghi pericolosi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1 I dispositivi per il controllo continuo dello stato di isolamento verso massa di tutti i sistemi di distribuzione, devono anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a sicurezza intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi pericolosi o che attraversino tali luoghi. I dispositivi devono fornire una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in una postazione presidiata, in caso di livello di isolamento eccessivamente basso. 1.5 Precauzioni per gli impianti elettrici 1.5.1 Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o vapori REFERENCE IGC CODE 10.1.2 Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a soddisfazione della Società, che gas o vapori possano pas- 365 Parte E, Cap 9, Sez 10 sare da un locale pericoloso per gas ad un altro locale attraverso le aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le loro condotte. • etere dietilico 2 • ossido di propilene 2.1 Luoghi pericolosi e tipi di apparecchiature Apparecchiature elettriche permesse nelle zone e spazi pericolosi per gas 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1 possono essere installate nei luoghi pericolosi per gas ivi indicati. 2.1.2 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.3 I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti fonti di pericolo) aventi aperture dirette, comprese quelle per la ventilazione su un qualsiasi luogo pericoloso, devono essere considerati luoghi pericolosi allo stesso modo del locale in cui è posizionata l’apertura. Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso. 2.1.3 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.4 Le apparecchiature elettriche sistemate entro spazi protetti da “airlocks” devono essere di tipo certificato di sicurezza, salvo quando siano tali da essere disenergizzate in seguito ad una perdita di sovrapressione all’interno dello spazio. 2.2 Pompe del carico sommerse 2.2.1 Eccezioni RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2 Le pompe del carico sommerse non sono ammesse con i seguenti prodotti: 366 • etere viniletilico • ossido di etilene • miscela di ossido di etilene e ossido di propilene. 2.2.2 Motori elettrici sommersi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2 a) Quando vengono impiegati motori elettrici sommersi, devono essere previste sistemazioni, p.e. mediante gli accorgimenti indicati al paragrafo 17.6 dell’IGC Code al fine di evitare la formazione di miscele esplosive durante le operazioni di carico, scarico e maneggio del carico. b) Vi devono essere dispositivi per arrestare automaticamente i motori in caso di basso livello del liquido. Ciò può essere effettuato in base ad un segnale di bassa pressione sulla mandata della pompa, di bassa corrente al motore o di basso livello del liquido. Tale arresto deve essere segnalato sotto forma di allarme alla stazione di controllo del carico. I motori delle pompe del carico devono poter rimanere sezionati dalla loro alimentazione elettrica durante le operazioni di degassificazione. 3 Classificazione dei prodotti 3.1 Classe di temperatura e gruppo di esplosione 3.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, Cap. 19 La Tab 2 riporta i dati relativi alla classe di temperatura ed il gruppo di esplosione dei prodotti indicati nel Capitolo 19. I valori indicati fra parentesi sono stati dedotti da prodotti simili. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 10 Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nelle zone e spazi pericolosi per gas (1/7/2003) Luoghi pericolosi Zona 0 Spazi N. 1 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2 Sistemazioni per il contenimento del carico. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per l’utilizzo nella Zona 0; d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2 nelle sistemazioni per il contenimento del carico possono essere sistemati motori sommersi per le pompe del carico ed i loro cavi di alimentazione. Zona 0 2 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.1 Nelle stive quando il carico è trasportato in sistemazioni che richiedono una barriera secondaria. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia); b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per l’utilizzo nella Zona 0; d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.1 cavi di alimentazione per i motori sommersi delle pompe per il carico. Zona 1 3 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2 Nelle stive quando il carico è trasportato in sistemazioni che non richiedono una barriera secondaria. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) basato su IGC CODE 10.2.3.2.1 cavi elettrici attraversanti detti locali. e) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.2 gli apparecchi di illuminazione devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas; f) Zona 1 4 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2 Luoghi separati dalle stive per mezzo di un’unica paratia in acciaio stagna ai gas, quando il carico è trasportato in sistemazioni di contenimento che richiedono una barriera secondaria. Regolamenti RINA 2005 sulla base dell’ IGC CODE 10.2.3.2.3 dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia dei depositi del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per gli spazi indicati in 3; b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.4 motori del tipo a prova di esplosione per l’azionamento di valvole installate su sistemazioni per il carico o per la zavorra; e c) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.5 avvisatori acustici dell’impianto d’allarme generale del tipo a prova di esplosione. 367 Parte E, Cap 9, Sez 10 Luoghi pericolosi Zona 1 Spazi N. 5 Apparecchiature elettriche Descrizione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4 Locali pompe e compressori per il carico. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.1 gli apparecchi di illuminazione devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas; e) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.2 i motori elettrici che azionano le pompe od i compressori del carico devono essere separati dai locali ove sono sistemate le pompe ed i compressori stessi, mediante un ponte od una paratia stagni ai gas. Giunti elastici o altri mezzi atti a mantenere l’allineamento devono essere installati sugli alberi, tra il macchinario condotto ed il relativo motore; inoltre, appropriate tenute stagne devono essere sistemate in corrispondenza del passaggio degli alberi attraverso la paratia od il ponte stagni ai gas. Tali motori elettrici e le relative apparecchiature devono essere ubicati in un compartimento che soddisfi le disposizioni di cui al Capitolo 12 dell’IGC Code; f) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3 quando le disposizioni relative alle operazioni o alle strutture sono tali da rendere impossibile soddisfare le prescrizioni di cui in e), possono essere installati motori di tipo certificato sicuro dei seguenti tipi di sicurezza: • RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3.1 del tipo a sicurezza aumentata con custodia a prova di esplosione Ex(de); e • RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3.2 del tipo a sovrapressione. g) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.4.4 indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di sicurezza (p.e. per l’allarme generale, per l’allarme di immissione dell’agente estinguente, ecc.); h) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas. Zona 1 6 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.1 Zone sui ponti scoperti, o entro spazi parzialmente chiusi situati sul ponte scoperto, entro un raggio di 3 m da qualsiasi apertura di depositi per il carico, scarichi di gas o vapori, flange delle tubolature del carico e valvole per il carico o da aperture per accesso e ventilazione di locali pompe o compressori per il carico. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d); e) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p); f) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e); g) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature incapsulate Ex(m); h) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature a riempimento di sabbia Ex(q); 368 i) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature a protezione speciale Ex(s); j) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.2 cavi elettrici attraversanti detti locali. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 10 Luoghi pericolosi Spazi N. Apparecchiature elettriche Descrizione Zona 1 7 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.1 Zone sul ponte scoperto al di sopra della zona per il carico, fino a 3 m a proravia ed a poppavia della suddetta zona e fino ad un’altezza di 2.4 m al di sopra del ponte. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 6. Zona 1 8 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.1 Zona entro 2.4 m dalla superficie esterna del sistema di contenimento del carico, quando tale superficie è esposta all’aria libera. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 6. Zona 1 9 Aree sui ponti scoperti, o spazi parzialmente chiusi situati sul ponte scoperto, entro un raggio di 3 m da qualsiasi scarico delle valvole per il controllo della pressione dei depositi per il carico, ingressi ed aperture per la ventilazione di locali pompe per il carico, locali per i compressori del carico ed altri locali pericolosi chiusi. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 5. Zona 1 10 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.2 Locali contenenti le manichette per il carico. a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0; b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib); c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative. d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.2.1 gli apparecchi di illuminazione devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due circuiti terminali indipendenti. Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas; e) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.2.2 cavi elettrici attraversanti detti locali. Zona 1 11 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.2 Spazi chiusi o parzialmente chiusi in cui sono sistemate tubolature contenenti il carico. Regolamenti RINA 2005 Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 10. 369 Parte E, Cap 9, Sez 10 Luoghi pericolosi Zona 2 Spazi N. 12 Apparecchiature elettriche Descrizione a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1; Aree circondanti per 1,5 m gli spazi di Zona 1 defi- b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e “punti niti in 6. caldi” durante il loro normale funzionamento; c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n"); d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettate dalla Società. Zona 2 13 Spazi di 22 m o (B - 3 m), se minore, oltre gli spazi di Zona 1 definiti in 9. Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 12. Tabella 2 : Classe di temperatura e gruppo di esplosione di alcuni prodotti Classe di temperatura Gruppo di esplosione Acetaldeide T4 II A Etere viniletilico T3 II B Ammoniaca anidra T1 II A Etilammina T2 II A Anidride solforosa (T3) (II B) Azoto NF NF Bromuro di metile T3 Butadiene T2 Nome Prodotto Nome Prodotto Classe di temperatura Gruppo di esplosione Etilene T2 II B Gas refrigeranti NF NF II A Isoprene T3 II B II B Isopropilammina T2 II A Butano T2 II A Metano T2 II A Butileni T3 II A Miscele di butano-propano T2 II A Cloro NF NF Miscela di metilacetilene-propadiene T4 II A Cloruro di etile T2 II A Miscela di ossido di etilene e ossido di propilene con ossido di etilene ≤ 30% in massa T2 II B Cloruro di metile T1 II A Ossido di etilene T2 II B Cloruro di vinile T2 II A Ossido di propilene T2 II B Cloruro di vinilidene T2 II A Pentano (tutti gli isomeri) (T2) (II A) Dimetilammina T2 II A Pentene (tutti gli isomeri) (T3) (II B) Etano T2 II A Propano T2 II A Etere dietilico T4 II B Propilene T2 II B 370 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 11 SEZIONE 11 1 PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI Prescrizioni per la sicurezza antincendio 1.1 Temperatura del vapore d’acqua e dei fluidi riscaldanti nella zona del carico 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.1.2 La temperatura massima del vapore d’acqua e dei fluidi per il riscaldamento nelle zone del carico deve essere definita in funzione della classe di temperatura del carico. 2 Impianto ad acqua spruzzata 2.1 Estensione della protezione dell’impianto ad acqua spruzzata 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3.1 L’impianto fisso ad acqua spruzzata di cui al paragrafo 11.3.1 dell’IGC Code deve proteggere anche le delimitazioni di locali contenenti motori a combustione interna e/o gruppi per il trattamento del combustibile, di depositi per liquidi infiammabili con punto di infiammabilità minore di o uguale a 60 °C e di depositi di pitture. 2.2 Capacità dell’impianto d’acqua spruzzata 3 3.1 Impianto fisso d’estinzione incendi a polvere chimica Capacità dell’impianto 3.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.4.2 Ogni punto all’aperto della zona del carico, comprese le tubolature del carico, deve essere raggiungibile dalla polvere proveniente da almeno due manichette oppure da un cannone fisso e da una manichetta, non alimentati dalla stessa unità a polvere. 3.2 Sistemazione dell’impianto 3.2.1 Prescrizioni addizionali sulle unità a polvere RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.4.3 a) Due unità a polvere, anche se messe in comunicazione da un collettore in comune, possono essere considerate indipendenti a condizione che siano sistemate valvole di non ritorno o altri dispositivi atti ad impedire il passaggio della polvere da una unità all’altra. b) Le unità a polvere costituenti l’impianto devono contenere, in generale, la stessa quantità di polvere e, quando non siano raggruppate in un’unica posizione, devono essere dislocate uniformemente nella zona da proteggere c) Qualora le unità a polvere siano raggruppate in un’unica posizione, oppure, nel caso di navi aventi capacità di carico inferiore a 1000 m3, venga installata una singola unità a polvere, dette unità devono essere ubicate a poppavia della zona del carico 2.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3.2 4 Generalmente la distanza verticale fra le file degli ugelli dell’acqua spruzzata per la protezione delle superfici verticali non deve superare i 3,7 m. 4.1 2.3 4.1.1 Allarmi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.5.1 Protezione della parete frontale del cassero poppiero 2.3.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3 Una valvola di intercettazione deve essere sistemata sul collettore dell’acqua spruzzata in vicinanza del frontale del cassero o della tuga poppieri in modo tale che, in caso di avaria al collettore, il frontale dei locali di alloggio possa sempre essere protetto dall’impianto ad acqua spruzzata. Regolamenti RINA 2005 Locali pompe e compressori del carico Impianti ad anidride carbonica Gli allarmi acustici che segnalano il rilascio del fluido estinguente nel locale pompe devono essere di tipo pneumatico o elettrico. a) Nel caso in cui siano richieste prove periodiche degli allarmi azionati pneumaticamente, non devono essere utilizzati allarmi azionati dal CO2 per impedire la possibilità che si generino cariche di elettricità statica nella nuvola di CO2. Allarmi azionati ad aria possono essere adoperati purché l’aria fornita sia pulita e secca. 371 Parte E, Cap 9, Sez 11 b) Qualora siano adoperati allarmi elettrici, la loro sistemazione deve essere tale che il meccanismo elettrico azionante l’allarme sia ubicato al di fuori del locale pompe, a meno che l’allarme non sia certificato intrinsecamente sicuro. 372 4.2 Estintori portatili 4.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.5 Nei locali pompe e compressori del carico devono essere sistemati almeno due estintori portatili di tipo approvato. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 12 SEZIONE 12 1 VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO Spazi frequentati durante le normali operazioni di movimentazione del carico 1.1 Posizione degli scarichi dalle zone pericolose 1.1.1 Sistemazione delle condotte di ventilazione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.6 a) Le condotte di ventilazione devono essere ubicate ad una adeguata altezza sul ponte di coperta. Tale altezza non deve essere inferiore a 2,4 m per le condotte di immissione. b) le condotte di ventilazione devono essere munite di serrande metalliche di intercettazione provviste di indici di "aperto" e "chiuso". Dette serrande devono essere ubicate all’aperto, in posizione prontamente accessibile. c) Ai fini della voce a) sono considerati spazi pericolosi per la presenza di gas quegli spazi indicati nel paragrafo 12.1.5 dell’IGC Code. Per altri spazi, che sono spazi pericolosi per i gas, esclusivamente in relazione alla loro posizione, potranno essere concesse delle attenuazioni. 1.2 Precauzioni contro il ricircolo 1.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.7 a) Le condotte di estrazione di locali pericolosi per gas devono essere ubicate ad una distanza, misurata orizzontalmente, di almeno 10 m da scarichi di ventilazione di locali sicuri da gas. Distanze inferiori possono essere accettate per scarichi di ventilazione di locali sicuri protetti da "air locks". b) Le condotte di immissione di locali pericolosi per gas devono essere ubicate ad una distanza, misurata orizzontalmente, di almeno 3 m da prese e scarichi di ventilazione e da aperture di locali di alloggio, di stazioni di comando e di altri spazi sicuri da gas. c) Le condotte di estrazione ed immissione di uno stesso locale pericoloso per gas o di uno stesso locale reso sicuro da "air locks" devono essere a distanza reciproca, misurata orizzontalmente, non inferiore a 3 m. Regolamenti RINA 2005 1.3 Prescrizioni addizionali per i ventilatori anti scintilla 1.3.1 Ventilatori anti scintilla RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9 a) Un ventilatore è considerato antiscintilla se risulta improbabile che esso possa produrre scintille sia in condizioni di funzionamento normale che in condizioni di funzionamento anormali. b) La distanza fra la girante e la cassa del ventilatore non deve essere minore di 0,1 volte il diametro dell’albero della girante in corrispondenza del cuscinetto, ma non inferiore a 2 mm. Non è necessario che questa distanza sia superiore a 13 mm. c) All’entrata e all’uscita delle condotte di ventilazione devono essere sistemati schermi protettivi aventi maglie di dimensioni non superiori a 13 mm2 al fine di impedire l’entrata di oggetti estranei nella cassa del ventilatore. 1.3.2 Materiali per i ventilatori antiscintilla RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9 a) Le giranti e le casse in corrispondenza delle giranti devono essere costruite in leghe riconosciute antiscintilla sulla base di prove appropriate. b) Deve essere impedita la formazione di cariche elettrostatiche sia nei corpi rotanti che nelle casse mediante l’uso di materiali antistatici. Inoltre l’installazione a bordo delle unità di ventilazione deve essere eseguita in modo da assicurare la loro messa a terra in maniera sicura. c) Possono non essere richieste prove per i ventilatori che hanno le combinazioni seguenti: • giranti e/o casse costruite con materiali non metallici, tenuto debito conto dell’eliminazione dell’elettricità statica, • giranti e casse costruite con materiali non ferrosi, • giranti costruite con leghe d’alluminio o leghe di magnesio con una cassa costruita con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili austenitici), purché un anello di spessore appropriato di materiale non ferroso sia sistemato in corrispondenza della girante, • qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili austenitici) con una distanza di progetto fra le estremità delle giranti e la cassa non minore di 13 mm.. d) Le seguenti giranti e casse non sono considerate antiscintilla e non sono permesse: • giranti costruite con leghe di alluminio o leghe di magnesio e casse costruite con materiali ferrosi, 373 Parte E, Cap 9, Sez 12 qualunque sia la distanza fra le estremità della girante e la cassa, • casse costruite con leghe di alluminio o leghe di magnesio e giranti costruite con materiali ferrosi, qualunque sia la distanza fra le estremità della girante e la cassa, • qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite con materiali ferrosi con una distanza di progetto fra le estremità delle girante e la cassa minore di 13 mm. 1.3.3 Prove di tipo per i ventilatori antiscintilla RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12.1.9 Prove di tipo sui prodotti finiti devono essere eseguite in accordo con le prescrizioni della Società o con altre normative nazionali o internazionali equivalenti. 1.3.4 Alberi di trasmissione dei motori RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9 Il passaggio dell’albero di trasmissione dei motori azionanti i ventilatori attraverso le paratie o i ponti dei locali perico- 374 losi o attraverso le condotte di ventilazione, deve essere munito di dispositivo di tenuta stagna ai gas, del tipo a bagno d’olio o equivalente, ritenuto idoneo dalla Società. 2 Spazi normalmente non frequentati 2.1 2.1.1 Prescrizioni generali Numero minimo di ricambi d’aria RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.2 Sia gli impianti fissi che quelli portatili devono garantire un’efficace ventilazione dei locali in relazione alla densità, rispetto all’aria, ed alla tossicità dei gas trasportati. Detti impianti di ventilazione devono essere in grado di assicurare non meno di 8 ricambi d’aria all’ora. Il tipo di ventilatori portatili ed il loro collegamento agli spazi da essi serviti devono essere approvati dalla Società. In ogni caso non sono ammessi ventilatori portatili elettrici. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 13 SEZIONE 13 1 STRUMENTAZIONE (INDICATORI DI LIVELLO, DISPOSITIVI PER LA RIVELAZIONE DELLA PRESENZA DI VAPORI) Generalità 1.1 Strumentazione delle cisterne e dei depositi del carico 1.1.1 La strumentazione deve essere di tipo approvato dalla Società. 1.2 Rivelazione di perdite attraverso la barriera secondaria 1.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.1.2 Quando la temperatura del carico non è inferiore a – 55 °C, possono essere accettati dalla Società appropriati dispositivi di indicazione della temperatura sulla base di una speciale approvazione al posto di dispositivi di rivelazione della presenza di vapori. 1.3 Ubicazione degli indicatori 1.3.1 Elenco delle indicazioni RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.1.3 Le informazioni e gli allarmi elencati di seguito devono essere raggruppati nelle posizioni precisate. a) Nel "locale per il controllo del carico" e nella "posizione di comando" quali definiti in 3.4.1 dell’IGC Code devono essere trasdotti: 1) l’indicazione che segnala la presenza di acqua e/o carico liquido nelle stive o negli spazi tra le barriere; 2) l’allarme di bassa temperatura del riscaldatore del carico di cui in 4.10.19 dell’IGC Code; 3) l’allarme che segnala la presenza di carico liquido nel collettore di sfogo gas di cui in 5.2.1.7 dell’IGC Code; 4) l’indicazione della temperatura dello scafo e l’allarme di bassa temperatura delle strutture dello scafo di cui in 13.5.2 dell’IGC Code; 5) l’allarme che segnala l’arresto automatico delle pompe sommerse azionate da motori elettrici di cui in 10.2.2 dell’IGC Code; 6) l’indicazione del livello del carico e l’allarme di alto livello dei depositi del carico di cui in 13.3.1 dell’IGC Code; 7) l’indicazione della pressione della fase gassosa ed i misuratori della pressione della fase gassosa di ogni deposito del carico e relativi allarmi di alta e bassa pressione di cui in 13.4.1 dell’IGC Code; Regolamenti RINA 2005 8) l’allarme per le apparecchiature per la rivelazione gas di cui in 13.6.4 dell’IGC Code; 9) l’allarme di alta temperatura dei compressori del carico di cui in 17.4.2.2 dell’IGC Code; 10) l’allarme di intervento del dispositivo di arresto dei compressori per alta pressione e per alta temperatura di cui in 17.18.4.4 dell’IGC Code. Quando l’impianto del carico non è comandato a distanza e quindi non sono richieste le "posizioni di comando" suddette, i comandi, le informazioni e gli allarmi di cui sopra devono essere ubicati in una conveniente posizione facilmente accessibile. Se tale "posizione" è un locale chiuso, questo deve rispondere alle prescrizioni di cui in 3.3.4 dell’IGC Code. E’ preferibile che tale posizione sia ubicata in plancia. b) Indipendentemente da quanto sopra detto, devono essere trasdotti in plancia: 1) l’allarme che segnala la presenza di acqua e/o carico liquido nelle stive o negli spazi tra le barriere; 2) l’allarme di bassa temperatura del riscaldatore del carico di cui in 4.2.7.2 dell’IGC Code; 3) l’allarme che segnala la presenza di carico liquido nel collettore di sfogo gas di cui in 5.2.1.7 dell’IGC Code; 4) l’indicazione del valore della pressione nello spazio contenente la fase gassosa di ciascun deposito del carico di cui in 13.4.1 dell’IGC Code. In corrispondenza di tale indicazione devono essere precisati il valore della pressione di taratura della valvola di sicurezza e quello della pressione minima ammissibile nel deposito del carico considerato; 5) gli allarmi di alta pressione e di bassa pressione, quando richiesti, dei depositi del carico di cui in 13.4.1 dell’IGC Code; 6) l’allarme di bassa temperatura delle strutture dello scafo di cui in 13.5.2 dell’IGC Code; 7) l’allarme delle apparecchiature per la rivelazione gas di cui in 13.6.4 dell’IGC Code; 8) l’allarme di alta temperatura dei compressori del carico di cui in 17.4.2.2 dell’IGC Code; 9) l’allarme di intervento del dispositivo automatico di arresto dei compressori del carico per alta pressione e per alta temperatura di cui in 17.18.4.4 dell’IGC Code. c) Se il locale per il controllo del carico è ubicato nei locali di alloggio ed è facilmente raggiungibile, gli 375 Parte E, Cap 9, Sez 13 allarmi di cui in b) possono essere raggruppati in un unico allarme ottico ed acustico ad eccezione degli allarmi di cui in 4), 5) e 7) che devono essere comunque indipendenti tra di loro. d) Gli allarmi acustici ed ottici di alto livello e di alta e bassa pressione dei depositi del carico di cui in 13.3.1 e 13.4.1 dell’IGC Code e l’allarme che segnala la presenza di liquido nel collettore di sfogo gas devono essere ubicati in posizione tale da essere chiaramente uditi ed individuati dal personale addetto al controllo delle operazioni di caricazione. 2 Indicatori di livello i depositi del carico bracci del carico, l’impianto delle tubolature della nave e di terra, ove applicabile. 4 4.1 Anche l’allarme di bassa pressione indicato nel paragrafo 13.4.1 dell’IGC Code deve essere ubicato nella centrale di controllo del carico. Generalità 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.2.1 a) Per verificare se un indicatore di livello sia accettabile o no, l’espressione "qualsiasi manutenzione necessaria" deve essere interpretata con il significato che qualsiasi parte dell’indicatore di livello possa essere revisionata mentre il deposito del carico è in servizio. b) Quando gli indicatori di livello che contengono il carico sono sistemati al di fuori del deposito del carico che essi servono, devono essere previsti mezzi per intercettarli automaticamente in caso di guasto. 3 Controllo del rigurgito 3.1 3.1.1 Allarme di rigurgito e blocco Valvola di intercettazione per il controllo del rigurgito RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.3.1 Il sensore per la chiusura automatica della valvola di caricazione per il controllo del rigurgito può essere combinato con gli indicatori di livello del liquido richiesti dal paragrafo 13.2.1 dell’IGC Code. 3.1.2 Tempo di chiusura delle valvola di intercettazione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.3.1 Il tempo di chiusura in secondi della valvola di cui in 13.3.1 (cioè il tempo che intercorre tra l’inizio del segnale di arresto e la chiusura completa della valvola) non deve essere superiore di: Dispositivi di indicazione della pressione nei depositi del carico 4.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.4.1 5 2.1 Dispositivi di indicazione della pressione 5.1 Dispositivi per l’indicazione di temperatura Generalità 5.1.1 Registrazione di temperatura RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.5.1 Le temperature devono essere registrate con continuità ad intervalli regolari. Si devono attivare automaticamente allarmi ottici ed acustici quando la temperatura dello scafo in acciaio raggiunge la temperatura minima per la quale è stato approvato l’acciaio stesso. 6 6.1 Prescrizioni per la rivelazione di gas Posizionamento delle sonde di campionatura 6.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.2 Le sonde di campionatura nelle stive del carico non devono essere ubicate in posizioni in cui potrebbe essere raccolta l’acqua di sentina. 6.2 Linee di campionatura del gas 6.2.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.5 Le linee di campionatura del gas devono essere ubicate al di fuori dei locali alloggio, a meno che esse non siano collocate entro tubolature stagne ai gas. 6.3 Locali protetti 6.3.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.7 In aggiunta alla lista del paragrafo 13.6.7 dell’IGC Code, l’impianto di rivelazione gas deve servire anche i locali adiacenti a locali pompe e/o compressori del carico. 3600 ⋅ U ---------------------L⋅R dove: U : volume non occupato dal liquido al livello del segnale di funzionamento (m3) 6.4 LR : portata massima di caricazione concordata tra la nave e l’impianto di terra (m3/h) 6.4.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.13 La velocità di caricazione deve essere regolata per limitare la sovrapressione alla chiusura della valvola ad un livello accettabile tenendo in considerazione le manichette e i 376 Apparecchi portatili per la rivelazione di gas Per le navi destinate al trasporto di gas tossici ed infiammabili, gli apparecchi portatili di rivelazione gas devono essere due per i prodotti tossici e due per i prodotti infiammabili. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 14 SEZIONE 14 1 1.1 PROTEZIONE DEL PERSONALE Prescrizioni per la protezione del personale relative a singoli prodotti appropriata, che impediscano la formazione di ghiaccio entro le relative tubolature. Docce e vaschette per il lavaggio degli occhi 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 14, 14.4.3 Le docce e le vaschette per il lavaggio degli occhi devono avere un impianto di riscaldamento, o altra sistemazione Regolamenti RINA 2005 377 Parte E, Cap 9, Sez 15 SEZIONE 15 1 LIMITI DI RIEMPIMENTO DEI DEPOSITI DEL CARICO Generalità 1.1 1.1.1 La presente Sezione è senza contenuto, poiché non vi sono prescrizioni addizionali o alternative a quelle contenute nel Capitolo 15 dell’IGC Code. 378 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 16 SEZIONE 16 1 1.1 IMPIEGO DEL CARICO COME COMBUSTIBILE Alimentazione del combustibile gassoso b) Nel caso in cui si verifichi una delle seguenti situazioni di guasto: 1) Mandata del gas ai bruciatori delle caldaie • aria insufficiente per completare la combustione del gas; • spegnimento della fiamma pilota di un bruciatore in funzione, a meno che l’alimentazione del gas a ciascun singolo bruciatore sia fornita di una valvola a chiusura rapida che intercetti automaticamente il gas; • bassa pressione del gas. Tubolature 1.1.1 Percorsi dei tubi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1 a) La tubolatura del gas fra la stazione di preparazione del gas ed il locale apparato motore deve essere il più corto possibile. b) La tubolatura del gas deve essere installata nel locale il più in alto possibile e il più distante possibile dalle strutture della nave. 2) Mandata del gas ai motori a combustione interna • mancata alimentazione alla pompa d’iniezione del combustibile pilota; • caduta della velocità del motore al di sotto della minima velocità di esercizio; • indicazione di un rivelatore di gas nella tubolatura di sfogo gas del carter che la concentrazione di gas nel carter si avvicina al limite inferiore di esplosività. 1.1.2 Segregazione delle tubolature RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1 La tubolatura del gas deve essere indipendente da altri impianti e può essere utilizzata esclusivamente per il convogliamento del gas. Essa deve essere sistemata in maniera tale da essere protetta contro danneggiamenti esterni. 1.1.3 Messa a terra RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1 La tubolatura del gas deve essere messa a terra in maniera appropriata. 2 Impianto di preparazione del gas e relativi serbatoi di stoccaggio 2.1 Generalità 1.1.4 Prove RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1 2.1.1 Le tubolature, le valvole e gli accessori devono essere sottoposti dopo l’installazione a bordo ad una prova idrostatica ad una pressione pari a 1,5 volte la pressione d’esercizio, ma non inferiore a 0,7 MPa. Devono quindi essere sottoposti ad una prova pneumatica in modo da accertare che tutte le giunzioni siano perfettamente stagne. Le apparecchiature per la preparazione del gas devono essere munite di dispositivi atti a spurgare gas infiammabili prima della loro apertura. 1.2 Valvole 1.2.1 Operazioni manuali RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.6 Le tre valvole indicate nel paragrafo 16.3.6.1 dell’IGC Code devono poter essere azionate manualmente. Posizione delle apparecchiature per la preparazione del gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.1 2.1.2 Apparecchiature sistemate sul ponte di coperta RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.1 Nel caso in cui apparecchiature per la preparazione del gas per l’uso come combustibile (riscaldatori, compressori, filtri) e i serbatoi di stoccaggio siano sistemati sul ponte di coperta, essi devono essere opportunamente protetti dagli agenti atmosferici e dal mare. 1.2.2 Operazioni automatiche RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.6 2.2 Deve essere possibile azionare le valvole indicate nel paragrafo 16.3.6.1 dell’IGC Code localmente e da ciascuna stazione di comando. Esse si devono chiudere automaticamente nelle condizioni di esercizio seguenti: 2.2.1 Prescrizioni varie RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.2 a) Qualora la pressione del gas vari per più del 10 % o, nel caso di motori sovralimentati, se la pressione differenziale fra il gas e l’aria di sovralimentazione non si mantenga costante. Regolamenti RINA 2005 Compressori a) I compressori devono poter essere arrestati a distanza da una posizione all’aperto non pericolosa sempre e facilmente accessibile e anche dal locale apparato motore. b) Inoltre i compressori devono avere un dispositivo di arresto automatico quando la pressione all’aspirazione raggiunge un certo valore che dipende dalla pressione 379 Parte E, Cap 9, Sez 16 di taratura delle valvole di sicurezza contro il vuoto nei depositi del carico. c) Deve essere possibile ricaricare manualmente il dispositivo automatico di arresto dei compressori. d) I compressori del tipo a stantuffo devono essere muniti di valvole di sicurezza scaricanti in una posizione all’aperto e tale da non introdurre pericoli. e) I compressori volumetrici devono essere muniti di valvola di sicurezza contro le sovrapressioni e le depressioni scaricante entro la tubolatura d’aspirazione del compressore. f) La dimensione della valvola di sicurezza deve essere determinata in modo tale che la massima pressione non superi la massima pressione d’esercizio per più del 10% con la valvola di mandata in posizione chiusa. g) I compressori devono essere arrestati automaticamente dal sistema di arresti d’emergenza delle valvole del carico. h) I compressori devono essere dotati di valvole di intercettazione e reti parafiamma sia sul lato aspirazione che sul lato mandata. 2.3 3.3 Impianti di bruciatori 3.3.1 Dispositivi di sicurezza RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.4 Deve essere sistemato un dispositivo meccanico che impedisca l’apertura della valvola del gas finché i controlli dell’aria e del combustibile liquido non siano in posizione di accensione. Sul tubo di ciascun bruciatore a gas deve essere sistemata una rete tagliafiamma che può essere incorporata nel bruciatore stesso. 3.3.2 a) Il funzionamento dei riscaldatori deve essere regolato automaticamente in funzione della temperatura del gas all’uscita dei riscaldatori stessi. b) Il fluido riscaldante (vapore o acqua calda) deve passare attraverso una cassa di degassificazione sistemata nella zona del carico prima di rientrare nel locale apparato motore. c) Devono essere prese misure per rivelare e segnalare la presenza di gas nella cassa. Lo sbocco dello sfogo gas deve essere in una posizione sicura e deve avere una rete tagliafiamma. Prescrizioni speciali per le caldaie principali La mandata del gas deve essere bloccata automaticamente dal dispositivo d’arresto indicato nel paragrafo 16.3.6 dell’IGC Code. 4 Prescrizioni speciali per motori a combustione interna e turbine a gas alimentati a combustibile gassoso 4.1 4.1.1 Le caldaie devono essere sistemate nella parte più alta possibile dei locali ad esse destinati e devono essere di tipo membranato o equivalente, allo scopo di creare fra la membranatura ed il rivestimento delle caldaie una intercapedine con circolazione d’aria forzata. 3.2 Camere di combustione 3.2.1 Rivelatori del gas nelle camere di combustione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.3 A suo giudizio la Società può richiedere la sistemazione di rivelatori di gas in quelle zone delle camere di combustione 380 Dispositivi tagliafiamma Devono essere sistemati dispositivi tagliafiamma all’ingresso della mandata del gas nel collettore del motore. 4.1.2 Arresti manuali RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Devono essere previsti mezzi per arrestare manualmente la mandata di gas al motore dalla posizione d’avviamento o da qualsiasi altra posizione di comando. Sistemazione della caldaia 3.1.1 Circolazione forzata dell’aria RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.1 Mandata di combustibile gassoso al motore RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 4.1.3 3.1 Arresti RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.4 Riscaldatori 2.3.1 Prescrizioni varie addizionali RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.3 3 dove potrebbe accumularsi del gas, ed eventualmente può richiedere anche la sistemazione di adatti ugelli per l’aria. Precauzioni contro avarie provocate dalla fatica RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 La sistemazione e l’installazione della tubolatura del gas deve essere idonea ad assicurare la flessibilità necessaria della tubolatura di mandata del gas tale da permettere le oscillazioni del motore senza il rischio di avarie provocate dalla fatica. 4.1.4 Protezione dei collegamenti delle tubolature del gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Le tubolature o condotte di protezione delle tubolature del gas, indicate in [4.2.1] devono essere estese in modo da provvedere una completa protezione in corrispondenza del collegamento con le valvole di iniezione del combustibile gassoso. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 16 4.2 4.2.1 Impianti di tubolature di mandata del combustibile gassoso Tubolature del combustibile nei locali macchine RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Le tubolature del combustibile gassoso possono attraversare o estendersi entro locali macchine o locali sicuri da gas diversi dai locali d’alloggio, locali di servizio e stazioni di comando purché siano soddisfatte le condizioni seguenti: a) L’impianto deve essere in accordo con le prescrizioni nel paragrafo 16.3.1.1 dell’IGC Code, ed inoltre con le prescrizioni 1), 2) e 3) indicate qui di seguito: 1) deve essere controllata continuamente la pressione entro lo spazio fra i tubi concentrici. Prima che la pressione cada ad un valore inferiore a quello del tubo interno, deve essere azionato un allarme e la valvole automatiche indicate nel paragrafo 16.3.6 dell’IGC Code (da qui in poi indicate come "valvole interconnesse del gas") e la valvola principale di mandata del combustibile gassoso indicata nel paragrafo 16.3.7 dell’IGC Code (da qui in poi indicata come "valvola principale del gas") devono essere chiuse (tuttavia deve aprirsi una valvola interconnessa collegata allo sfogo del gas); 2) la costruzione e la robustezza dei tubi esterni deve essere in accordo con le prescrizioni nel paragrafo 5.2 dell’IGC Code; 3) l’impianto deve essere sistemato in maniera tale che l’interno della tubolatura di alimento del gas fra la valvola principale del gas e il motore sia automaticamente spurgato con gas inerte quando la valvola principale del gas è chiusa; o b) L’impianto deve essere in accordo col sottoparagrafo 16.3.1.2 dell’IGC Code, ed inoltre, con le voci da 1) a 4) date qui di seguito: 1) i materiali, la costruzione e la robustezza dell’impianto dei tubi o delle condotte di protezione e dell’impianto di ventilazione meccanica devono avere una sufficiente resistenza contro l’esplosione e la crescita rapida dell’alta pressione del gas in caso di scoppio della tubolatura del gas; 2) la capacità dell’impianto di ventilazione meccanica deve essere determinata in funzione della portata del combustibile gassoso e della costruzione e sistemazione dei tubi o condotte protettive, come ritenuto appropriato dalla Società; 3) le prese d’aria dell’impianto di ventilazione meccanica devono essere provviste di dispositivi di non ritorno efficaci per eventuali trafilamenti di gas. Tuttavia se un rivelatore di gas è sistemato nelle prese d’aria può essere data deroga da questa prescrizione; 4) il numero dei giunti flangiati dei tubi o delle condotte protettive deve essere ridotto al minimo; o c) prescrizioni alternative rispetto a quelle particolareggiate alle voci a) e b) saranno oggetto di considerazione Regolamenti RINA 2005 speciale da parte della Società in base ad un livello di sicurezza equivalente. 4.2.2 Tubi ad alta pressione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Deve essere controllato mediante un’analisi delle tensioni che le tubolature del gas ad alta pressione abbiano una robustezza costruttiva sufficiente, tenendo conto delle tensioni indotte dal peso dell’impianto di tubolatura compresi i carichi dovuti alle accelerazioni, quando significative, della pressione interna e dei carichi dovuti all’insellamento e all’inarcamento della nave. 4.2.3 Valvole e giunti di dilatazione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Tutte le valvole ed i giunti di dilatazione adoperati nelle tubolature di mandata del gas ad alta pressione devono essere di tipo approvato. 4.2.4 Giunzioni dei tubi RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Per l’intera lunghezza delle tubolature di mandata del combustibile gassoso, i giunti devono essere saldati testa a testa con piena penetrazione e radiografati al 100%, salvo quando specialmente approvato dalla Società. 4.2.5 Giunzioni dei tubi non saldate RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Le giunzioni dei tubi non saldate, nei punti specificamente approvati dalla Società, devono essere in accordo con normative riconosciute dalla Società, o realizzate con giunti la cui robustezza strutturale sia stata analizzata e ritenuta adeguata dalla Società mediante l’analisi di prove. 4.2.6 Trattamenti termici di distensione RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Deve essere eseguito per tutte le giunzioni dei tubi ad alta pressione e delle tubolature di mandata del combustibile gassoso saldate testa a testa il trattamento termico di distensione qualunque sia il tipo di materiale impiegato. 4.3 4.3.1 Arresti della mandata del combustibile gassoso Arresto della mandata del combustibile RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Oltre alla cause elencate nel paragrafo 16.3.6 dell’IGC Code, la mandata del combustibile gassoso ai motori deve essere arrestata dalle valvole interconnesse del gas nel caso in cui si verifichi una delle anomalie seguenti: a) anomalie specificate in Parte C, Cap 1, App 2; b) arresti del motore dovuti a qualsiasi causa. 381 Parte E, Cap 9, Sez 16 4.3.2 Chiusura della valvola principale del gas 4.5 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Oltre alle cause elencate nel paragrafo 16.3.7 dell’IGC Code, la valvola principale del gas deve chiudersi qualora si verifichi uno degli eventi seguenti: a) il rivelatore della concentrazione di vapori d’olio nel carter o l’indicatore di temperatura del cuscinetto specificato in Parte C, Cap 1, App 2 indichino anomalie; b) venga rilevato qualsiasi genere di perdita di combustibile gassoso; c) anomalie specificate in Parte C, Cap 1, App 2. 4.3.3 Operazioni automatiche RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 La valvola principale del gas deve chiudersi automaticamente a seguito dell’azionamento delle valvole interconnesse del gas. 4.4 Arresti d’emergenza dei motori ad alimentazione mista 4.4.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 I motori ad alimentazione mista devono essere arrestati prima che la concentrazione del gas rivelata dai rivelatori di gas indicati nel paragrafo 16.2.2 dell’IGC Code raggiunga il 60% del limite inferiore di infiammabilità. 382 Impianto di preparazione del gas e serbatoi di stoccaggio relativi 4.5.1 Costruzione delle apparecchiature RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 La costruzione, il comando e le apparecchiature di sicurezza dei compressori del gas ad alta pressione, dei recipienti in pressione e degli scambiatori di calore che costituiscono l’impianto di preparazione del gas devono essere a soddisfazione della Società. 4.5.2 Fatica RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Deve essere considerata la possibilità di rotture per fatica delle tubolature del gas ad alta pressione a causa delle vibrazioni. 4.5.3 Pulsazioni della pressione del gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Deve essere considerata la possibilità di pulsazioni della pressione della mandata di combustibile gassoso dovute al compressore del gas ad alta pressione. 4.6 Prescrizioni per i motori ad alimentazione mista 4.6.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6 Prescrizioni specifiche per i motori a combustione interna ad alimentazione con combustibile gassoso sono contenute in Parte C, Cap 1, App 2. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 17 SEZIONE 17 1 PRESCRIZIONI PARTICOLARI Materiali di costruzione 1.1 Materiali esposti al carico 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.2 3.2 3.2.1 Progetto e fabbricazione della tubolatura RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.2.2 Si riporta, a titolo di esempio, nella Fig 1, un tipo di flangia a colletto ritenuto idoneo. Figura 1 : Flangia a colletto idonea I materiali "esposti al carico" sono quelli costituenti impianti, apparecchiature per il carico o sistemazioni che siano a contatto con il carico (liquido o vapore) nelle normali condizioni operative. 2 Impianto di tubolature del carico Stabilizzazione 2.1 Precauzioni contro la polimerizzazione Prescrizioni alternative 2.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.8.1 a) In alternativa all’aggiunta di liquido stabilizzato può essere accettato che al termine di ogni periodo di refrigerazione il liquido sia completamente rimosso dall’impianto di refrigerazione per mezzo dei vapori provenienti dai compressori o per mezzo di gas inerte. In tal caso sul “Certificate of Fitness” deve essere annotata la seguente frase: "Al termine di ciascun periodo di refrigerazione il liquido deve essere completamente rimosso dall’impianto di refrigerazione per mezzo dei vapori provenienti dai compressori o per mezzo di gas inerte". b) Sulla mandata del compressore del carico deve essere sistemato un termostato tarato ad una temperatura idonea, in relazione alle caratteristiche del prodotto trasportato (ad esempio 60 °C per il butadiene), che dia un allarme ottico ed acustico in plancia e nella stazione di controllo del carico. se esiste, e che provochi l’arresto del compressore stesso quando la suddetta temperatura viene superata. 3 Cloro 3.1 3.1.1 Sistema di contenimento del carico Valvole di sicurezza 3.3 Strumentazione - Dispositivi di sicurezza 3.3.1 Impianto di rivelazione del gas RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.4.3 L’impianto di rivelazione del gas deve essere permanentemente installato. 3.4 Protezione del personale 3.4.1 Apparecchiature addizionali RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.5 In aggiunta alla riserva d’aria non contaminata, devono essere provveduti due apparecchi di respirazione ad aria, completi ed indipendenti, che non impieghino riserve di ossigeno, aventi ognuno capacità corrispondente ad almeno 1.200 litri di aria non compressa e due equipaggiamenti protettivi, completi di stivali, guanti ed occhiali a tenuta stagna ai gas. I suddetti apparecchi ed indumenti devono essere tenuti nello spazio citato nel paragrafo 17.14.5.1 dell’IGC Code e sono in aggiunta a quelli prescritti in altre parti del presente Capitolo. 3.5 Limiti di riempimento per i depositi del carico RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.1.4 3.5.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.6.1 Lo scarico di cloro dalle valvole di sicurezza deve essere convogliato ad un dispositivo di assorbimento ritenuto idoneo dalla Società. Quando vengono determinati i limiti di riempimento dei depositi del carico per il trasporto di cloro, non si deve tener conto dell’effetto dell’impianto di refrigerazione. Regolamenti RINA 2005 383 Parte E, Cap 9, Sez 18 SEZIONE 18 1 PRESCRIZIONI OPERATIVE Generalità 1.1 disposizioni operative che non sono obbligatorie per la classifica, ad eccezione del contenuto del paragrafo 18.8.2, che è richiamato in Sez 13, [3.1.2]. 1.1.1 La presente Sezione è senza contenuto, in quanto le prescrizioni del Capitolo 18 dell’IGC Code contengono 384 Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 9, Sez 19 SEZIONE 19 1 RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME Informazioni addizionali sui prodotti 1.1 1.1.1 RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 19 La Tab 1 elenca alcune informazioni addizionali per quei prodotti che sono elencati nella tabella del capitolo 19 dell’IGC Code. Regolamenti RINA 2005 L’elenco nella Tab 1 indica le proprietà dei prodotti puri. La massa volumica da considerare nella progettazione della nave potrebbe essere differente considerando le proprietà effettive dei prodotti commerciali. Informazioni sulle classi di temperatura e sui gruppi d’esplosione per le apparecchiature elettriche in relazione ai prodotti da trasportare sono indicate in Sez 10, Tab 2. 385 Parte E, Cap 9, Sez 19 Tabella 1 Temperatura d’ebollizione (°C) Massa volumica alla temperatura d’ebollizione (kg/m3) Rapporto densità vapore/aria 20,8 780 1,52 Ammoniaca anidra - 33,4 680 0,60 Anidride solforosa -10 1460 2,3 Azoto -196 808 0,97 4,5 1730 3,27 -0,5/11,7 600 2,02 - 4,5 650 1,87 - 6,3/- 7 625 1,94 Cloro - 34 1560 2,49 Cloruro di etile 12,4 920 2,22 Cloruro di metile -23,7 1000 1,78 Cloruro di vinilidene 31,7 1250 3,45 Cloruro di vinile -13,9 970 2,15 Dimetilammina 6,9 670 1,55 - 88,6 549 1,04 Etere dietilico 34,6 640 2,55 Etere viniletilico 35,5 754 2,50 Etilammina 16,6 690 1,56 Etilene - 104 570 0,97 Gas refrigeranti Diclorodifluorometano (R12) Dicloromonofluoroetano (R21) Diclorotetrafluoroetano (R114) Monoclorodifluorometano (R22) Monoclorotetrafluoroetano (R124) Monoclorotrifluorometano (R13) -30 8,9 3,8 -42 -81,4 1486 1480 1510 1420 1520 4,26 3,9 1,31 2,98 4,70 3,60 Isoprene 34,5 680 2,35 Isopropilammina 32,5 700 2,03 -161,5 420 0,55 Ossidi di propilene 34,5 860 2.00 Ossido di etilene -10,7 870 1,52 Pentani (tutti gli isomeri) 36,1 610 2,6 Pentene (tutti gli isomeri) 30,1/37 610 2,6 Propano -42,3 580 1,56 Propilene -47,7 610 1,50 Nome del prodotto Acetaldeide Bromuro di metile Butano Butadiene Butileni Etano Metano (LNG) 386 Regolamenti RINA 2005 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 10 NAVI CISTERNA SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 3 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO Regolamenti RINA 2005 387 Parte E, Cap 10, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Applicabilità 1.2 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi cisterna. 1.1.1 La notazione di servizio tanker, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.6] e Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.5], può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo, devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi cisterna. 1.1.3 I carichi liquidi che è permesso trasportare con le navi suddette sono indicati Cap 7, App 4. Tabella 1 Oggetto Sistemazione generale della nave (1) Scafo e stabilità Sez 2 Macchinari e impianti del carico Sez 3 Impianti elettrici (1) Automazione (1) Protezione antincendio, rivelazione ed estinzione incendi (1) (1) Regolamenti RINA 2005 Riferimento Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi cisterna 389 Parte E, Cap 10, Sez 2 SEZIONE 2 1 1.1 SCAFO E STABILITÀ Progetto della sistemazione generale Sistemazione dei compartimenti 1.1.1 Generalità Le navi cisterna possono essere costruite con cisterne indipendenti o strutturali. 1.1.2 Cisterne strutturali Si devono sistemare intercapedini tra le cisterne e i compartimenti destinati a liquidi che è probabile che alterino i liquidi commestibili trasportati. Le cisterne devono essere separate da ogni compartimento contenente fonti di calore per mezzo di intercapedini ovvero paratie debitamente isolate contro il calore. 1.1.3 Sistemazione delle cisterne In generale, ciascuna cisterna deve avere: • un’asta metallica graduata di controllo del livello o qualsiasi altro apparecchio di sondaggio equivalente, • un portello d’ispezione di dimensioni adeguate munito di coperchio metallico stagno all’acqua fissato da bulloni snodati od ogni altro dispositivo che offra una sicurezza equivalente, • un sistema d’espansione inteso ad evitare ogni eccessiva pressione ed ogni rischio di traboccamento dovuto ad un innalzamento di temperatura o fermentazione occasionale. La capacità di espansione deve essere circa 0,5% della capacità in volume della cisterna, • un pozzetto di drenaggio che può essere eliminato se si devono prendere precauzioni per migliorare lo scorrimento dei liquidi verso i tubi di aspirazione. 2 2.1 Stabilità Stabilità allo stato integro 2.1.1 Generalità La stabilità della nave per le condizioni di carico di cui in Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.3] deve soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2. In generale, deve essere anche inviato un esempio rappresentativo delle condizioni di carico previste per la nave. Anche le condizioni di carico addizionali devono soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2. 3 3.1 Principi di progetto strutturale Materiali 3.1.1 Acciai per le strutture dello scafo Per navi aventi un cassero di poppa, il tipo di acciaio usato per il fasciame del ponte resistente in corrispondenza della 390 paratia frontale di detto cassero deve essere estesa in avanti in modo da coprire ogni apertura del locale pompe. 4 4.1 Carichi di progetto Carichi della trave nave 4.1.1 Carichi in acqua tranquilla In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], i carichi in acqua tranquilla devono essere calcolati per le seguenti condizioni di carico: • condizioni di carico omogeneo (escludendo le cisterne destinate esclusivamente a zavorra segregata) alla massima immersione, • condizioni di carico parziale, • qualunque condizione specificata di carico non omogeneo, • condizioni di zavorra leggera e pesante, • condizioni a metà del viaggio relative a lavaggio delle cisterne o altre operazioni se, a discrezione della Società, queste differiscono sensibilmente dalle condizioni di zavorra. 5 5.1 Dimensionamenti di scafo Fasciame 5.1.1 Spessori netti minimi (1/7/2002) Lo spessore netto del fasciame del ponte di resistenza e delle paratie, entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico, non deve essere inferiore ai valori indicati in Tab 1. Tabella 1 : Spessore netto minimo del fasciame del ponte di resistenza e delle paratie Fasciame Spessore netto minimo, in mm Ponte di resistenza (5,5 + 0,02 L) k1/2 (8 + 0,0085 L) k1/2 per L < 200 per L ≥ 200 Paratia di cisterna L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 8,2 + s per L < 275 per L ≥ 275 Paratia stagna 0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s 1,5 k1/2 + 7,5 + s per L < 275 per L ≥ 275 Paratia di sbattimento 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275 per L ≥ 275 3 k1/2 + 4,5 + s Nota 1: k : s : coefficiente dipendente dal materiale per l’acciaio definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]. lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di lamiera. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 10, Sez 2 5.2 Rinforzi ordinari 5.2.1 Spessori netti minimi Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari non deve essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con le seguenti formule: tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275 tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s per L ≥ 275 dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari. 5.3 Travi rinforzate 5.3.1 Spessori minimi netti Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle travi rinforzate non deve essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con la seguente formula: tMIN = 1,45 L1/3 k1/6 5.4 Dimensionamento della struttura delle cisterne indipendenti Strutture in corrispondenza del collegamento tra la cisterna e la struttura di scafo Le cisterne devono essere rinforzate localmente in corrispondenza del loro collegamento alla struttura di scafo e dei loro punti di fissaggio, se esistenti. °C. In tali calcoli, la temperatura dell'acqua deve essere assunta uguale a 0 °C. I calcoli devono essere inviati alla Società per esame. 5.5.2 Le tensioni indotte nelle strutture di scafo dal gradiente di temperatura devono soddisfare i criteri di verifica in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3]. 6 6.1 5.5 Verifica di robustezza rispetto alle tensioni dovute al gradiente di temperatura 5.5.1 (1/7/2001) Calcoli diretti delle tensioni indotte nelle strutture di scafo dal gradiente di temperatura devono essere eseguiti per navi destinate a trasportare carichi a temperatura superiore a 75 Regolamenti RINA 2005 Locale macchine 6.1.1 Prolungamento delle strutture di scafo entro il locale macchine Paratie longitudinali prolungate attraverso le intercapedini devono continuare entro il locale macchine ed essere usate preferibilmente come paratie longitudinali di cisterne per carico liquido. In ogni caso, tale prolungamento deve essere compatibile con la forma delle strutture del doppio fondo, del ponte e di copertini nel locale macchine. 7 5.4.1 La struttura della nave deve essere rinforzata in modo da evitare deformazioni eccessive, dovute al peso delle cisterne piene e alle forze d’inerzia dovute ai movimenti della nave, specificati in Parte B, Capitolo 5. Altre strutture 7.1 Protezione delle strutture metalliche di scafo Pitturazione dell’involucro delle cisterne 7.1.1 La pitturazione dell’interno delle cisterne deve essere realizzata per mezzo di un’appropriata composizione, a meno che le dimensioni e il tipo della cisterna permettano la smaltatura a fuoco. La pittura deve essere applicata in accordo alle specifiche del produttore. Devono essere presi provvedimenti per rimuovere i solventi completamente prima dell’impiego delle cisterne. La pittura deve avere appropriate qualità di resistenza agli urti ed essere in grado di resistere ad ogni prevedibile distorsione della struttura della nave o della cisterna senza il rischio di formazione di criccature. 391 Parte E, Cap 10, Sez 3 SEZIONE 3 1 MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO Generalità 1.1 Documenti da inviare in modo tale da evitare il rischio di contaminazione del carico. 2.3 Sfoghi d’aria 1.1.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti elencati in Tab 1. 2.3.1 2 a) Gli sfoghi d’aria delle cisterne del carico devono essere muniti di dispositivi di chiusura automatici. Fare riferimento a Parte C, Cap 1, Sez 10, [9.1]. Tubolature 2.1 2.1.1 Generalità Materiali b) Gli sfoghi d’aria delle cisterne del carico contenenti sostanze commestibili devono essere portati il più lontano possibile da: a) I materiali adoperati per le tubolature sono soggetti alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.1]. • sfoghi d’aria di casse di acque nere e di casse o cisterne contenenti prodotti infiammabili, b) Deve essere prestata particolare attenzione ad eventuali normative o regolamenti nazionali che potrebbero proibire l’impiego di certi materiali quando essi vengano a contatto con sostanze commestibili. • sbocchi della ventilazione di macchina. 2.4 Impianti di refrigerazione 2.4.1 2.1.2 Indipendenza delle tubolature a) Le tubolature del carico devono essere completamente separate dalle altre tubolature della nave. b) Nel caso di trasporto di sostanze commestibili, devono essere prese misure per impedire involontarie contaminazioni del carico. In particolare i collegamenti per il riempimento e la scaricazione delle cisterne del carico devono essere sistemati ad una certa distanza da quelli relativi alle tubolature di macchina. 2.1.3 Passaggio di tubi attraverso le cisterne Le cisterne del carico contenenti sostanze commestibili non devono essere attraversate da tubolature che convogliano altri liquidi. 2.2 2.2.1 Pompe e tubolature del carico Pompe del carico a) Qualora sia necessario mantenere il carico refrigerato per la sua conservazione, l’impianto di refrigerazione deve soddisfare le prescrizioni applicabili in Parte F, Capitolo 8. b) Devono essere previsti mezzi per impedire qualsiasi contaminazione del carico col fluido refrigerante. 2.5 2.5.1 Devono essere previsti mezzi adeguati per pulire le cisterne del carico. 2.6 2.7 2.2.2 2.7.1 Gli impianti degli indicatori di livello per le cisterne che contengono sostanze commestibili devono essere progettati 392 Ulteriori prescrizioni per navi che trasportano sostanze di categoria D 2.6.1 Le navi cisterna che trasportano sostanze di categoria D sono soggette alle prescrizioni in Cap 7, Sez 4, [9.2]. Devono essere previste almeno due pompe del carico per il trasferimento del carico stesso. Impianti degli indicatori di livello Impianti di pulizia delle cisterne del carico Impianto integrato del carico e di zavorra (1/1/2004) Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5]. Regolamenti RINA 2005 Parte E, Cap 10, Sez 3 Tabella 1 : Documenti da inviare N. (1) Descrizione del documento (1) 1 Schema delle tubolature del carico 2 Schema dell’impianto di sfogo d’aria delle cisterne del carico 3 Schema dell’impianto degli indicatori di livello delle cisterne del carico 4 Schema dell’impianto per la pulizia delle cisterne del carico 5 Schema degli impianti di sentina e zavorra relativi agli spazi del carico 6 Schema degli impianti di riscaldamento e refrigerazione del carico Gli schemi devono comprendere anche, se applicabile: • gli impianti di comando e controllo (locale ed a distanza) e gli impianti d’automazione, • le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione relative agli impianti di tubolature (per conoscenza). Regolamenti RINA 2005 393 Parte E Notazioni di servizio Capitolo 11 NAVI DA PASSEGGERI SEZIONE 1 GENERALITÀ SEZIONE 2 SISTEMAZIONI DELLA NAVE SEZIONE 3 SCAFO E STABILITÀ SEZIONE 4 MACCHINARI ED IMPIANTI SEZIONE 5 IMPIANTI ELETTRICI APPENDICE 1 METODO DI CALCOLO PER I DISPOSITIVI DI BILANCIAMENTO TRASVERSALE (CROSS - FLOODING ARRANGEMENTS) APPENDICE 2 CALCOLO DEL FATTORE DI COMPARTIMENTAZIONE Regolamenti RINA 2005 395 Parte E, Cap 11, Sez 1 SEZIONE 1 1 1.1 GENERALITÀ Generalità Applicabilità 1.1.1 La notazione di servizio passenger ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.6.2], può essere assegnata alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo. 1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo, devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi da passeggeri. 1.1.3 In alternativa, su richiesta delle parti interessate, la Società applica la Direttiva dell'Unione Europea N. 98/18/CE adottata dal Consiglio il 17 marzo 1998 alle navi soggette a tale Direttiva. 1.2 Tabella 1 Tabella riassuntiva 1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che contengono prescrizioni specifiche per navi da passeggeri. Regolamenti RINA 2005 Oggetto Riferimento Sistemazione generale della nave Sez 2 Scafo e stabilità Sez 3 Macchinari ed impianti Sez 4 Impianti elettrici Sez 5 Automazione (1) Protezione, rivelazione ed estinzione incendi (2) Metodo di calcolo per i dispositivi di bilanciamento trasversale (cross flooding) App 1 Calcolo del fattore di compartimentazione App 2 (1) (2) Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da passeggeri Le prescrizioni specifiche per navi da passeggeri sono date in Parte C, Capitolo 4 397 Parte E, Cap 11, Sez 2 SEZIONE 2 1 SISTEMAZIONI DELLA NAVE Generalità • ad una distanza di 3 m a proravia della Pp AV; assumendo il valore minore. 1.1 Definizioni 1.1.1 Galleggiamento di compartimentazione Il galleggiamento di compartimentazione è la linea di galleggiamento in base alla quale viene determinata la compartimentazione della nave. 1.1.2 Massimo galleggiamento di compartimentazione Il massimo galleggiamento di compartimentazione è la linea di galleggiamento che corrisponde alla massima immersione permessa dalle norme di compartimentazione che sono applicabili. 1.1.3 Lunghezza LS La lunghezza LS è la lunghezza misurata tra le perpendicolari condotte alle estremità del massimo galleggiamento di compartimentazione. La lunghezza a cui si fa riferimento in [2] è la lunghezza LS. 1.1.4 Ponte delle paratie Il ponte delle paratie è il ponte più alto al quale si estendono le paratie stagne trasversali. 1.1.5 Linea limite La linea limite è una linea tracciata ad almeno 76 mm sotto la faccia superiore del ponte delle paratie a murata. 1.1.6 Locali per i passeggeri Locali per i passeggeri sono quei locali che sono destinati ad alloggio ed uso dei passeggeri, esclusi i bagagliai, depositi, locali per le provviste e la posta. In tutti i casi i volumi e le aree devono essere calcolati fra le linee fuori ossatura. 2 2.1 Sistemazioni generali Posizione della paratia di collisione 2.1.1 Deve essere sistemata una paratia del gavone di prora o di collisione che deve essere stagna fino al ponte delle paratie. Tale paratia deve essere collocata ad una distanza, in m, dalla perpendicolare avanti non inferiore al 5% della lunghezza della nave LS e a non più di 3 m più il 5% della lunghezza LS della nave. Se parte della nave sotto il galleggiamento si prolunga a proravia della perpendicolare avanti, per esempio una prora a bulbo, le distanze sopra stabilite devono essere misurate da un punto che sia: • nel punto di mezzo di tale prolungamento; oppure • ad una distanza pari a 1,5% della lunghezza della nave LS a proravia della Pp AV; oppure 398 2.1.2 Se viene sistemata una lunga sovrastruttura prodiera, la paratia del gavone prodiero o di collisione su tutte le navi passeggeri deve essere prolungata stagna alle intemperie fino al prossimo ponte completo sopra il ponte delle paratie. Tale prolungamento deve essere sistemato in modo da precludere l’eventualità che il portellone di prora lo danneggi nel caso che il portellone stesso subisca un danno o si distacchi. Il prolungamento non deve necessariamente essere sistemata direttamente in linea con la sottostante paratia, purché ogni parte del prolungamento non cada a proravia dei limiti prodieri specificati in [2.1.1]. Rampe che non soddisfino i requisiti suddetti non devono essere considerate un prolungamento della paratia di collisione. 2.1.3 Non sono permesse porte, passi d’uomo o altre aperture di accesso nella paratia di collisione sotto la linea limite. La paratia di collisione può essere perforata al di sotto della linea limite da non più di un tubo necessario per il passaggio del liquido contenuto nel gavone di prora, purché il tubo sia munito di valvola del tipo a chiusura a vite e manovrabile da una posizione al di sopra del ponte delle paratie, la cassa valvola essendo collegata alla paratia di collisione all’interno del gavone. La Società può, tuttavia, autorizzare il montaggio di detta valvola sul lato poppiero della paratia di collisione purché la valvola sia prontamente accessibile in tutte le condizioni di servizio e lo spazio dove essa è collocata non sia uno spazio per il carico. Se il gavone di prora è diviso per contenere due diversi tipi di liquidi, la Società può permettere che la paratia di collisione sia perforata sotto la linea limite da due tubi, ciascuno dei quali installato come richiesto dal suddetto paragrafo, purché la Società sia convinta che non esiste pratica alternativa all’installazione di tale secondo tubo e che, considerando la compartimentazione addizionale del gavone di prora, la sicurezza della nave venga mantenuta. 2.2 Gavone di poppa, paratie del locale A.M. e astucci degli assi portaelica 2.2.1 Una paratia del gavone di poppa e paratie dividenti il locale macchine dagli spazi avanti e add