REGOLAMENTI PER LA CLASSIFICAZIONE
DELLE NAVI
Parte E
Notazioni di servizio
Capitoli 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
NAVI DA CARICO RO - RO
NAVI PORTACONTENITORI
NAVI PER TRASPORTO DI BESTIAME VIVO
NAVI PORTARINFUSA
NAVI MINERALIERE
NAVI PER SERVIZIO COMBINATO
NAVI CISTERNA PER IL TRASPORTO DI PRODOTTI PETROLIFERI
NAVI CHIMICHIERE
NAVI PER IL TRASPORTO DI GAS LIQUEFATTI
NAVI CISTERNA
NAVI DA PASSEGGERI
NAVI DA PASSEGGERI RO - RO
NAVI PER ATTIVITÀ DI DRAGAGGIO
RIMORCHIATORI
NAVI APPOGGIO
NAVI ANTINCENDIO
NAVI PER IL RECUPERO DI SOSTANZE OLEOSE
NAVI POSACAVI
NAVI PRIVE DI PROPULSIONE PROPRIA
NAVI DA PESCA
NAVI PER ATTIVITA’ DI RICERCA
NAVI POSATUBI
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 1
NAVI DA CARICO RO - RO
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 3
MACCHINARI
SEZIONE 4
IMPIANTI ELETTRICI
Regolamenti RINA 2005
21
Parte E, Cap 1, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Tabella 1
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio ro-ro cargo ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.3], può essere assegnata
alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni
del presente Capitolo, che sono specifiche per navi da
carico di tipo “ro-ro”.
Oggetto
Sistemazione generale della nave
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di
tipo “ro-ro”.
Regolamenti RINA 2005
(1)
Scafo e stabilità
Sez 2
Macchinari
Sez 3
Impianti elettrici
Sez 4
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(2)
(1)
1.2
Riferimento
(2)
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo “ro-ro”
Le prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo “roro” sono date in Parte C, Capitolo 4
23
Parte E, Cap 1, Sez 2
SEZIONE 2
1
SCAFO E STABILITÀ
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano a
navi a più ponti, con doppio fondo e, in alcuni casi, con
cisterne laterali estendentesi dal fondo fino al ponte più
basso al di sopra dell’immersione di pieno carico, destinate
al trasporto di:
• veicoli con imbarco e sbarco sulle proprie ruote e/o
carichi disposti su pianali (pallets) o in containers, caricati e scaricati per mezzo di veicoli dotati di ruote,
• rotabili ferroviari su rotaie fisse, con imbarco e sbarco
sulle proprie ruote.
1.2
Definizioni
1.2.1
Locali da carico ro-ro (1/1/2005)
I locali da carico Ro-ro sono spazi normalmente non suddivisi in alcun modo e che si estendono per tutta la lunghezza
della nave o per una parte sostanziale della stessa, nei quali
autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione e/o merci (in colli o alla rinfusa, entro o su carri ferroviari o stradali, veicoli, incluse le cisterne stradali o
ferroviarie, rimorchi, contenitori, piattaforme mobili (pallets), cisterne smontabili o entro o su unità di stivaggio simili
o altri mezzi di contenimento) possono essere caricate o
scaricate con movimentazione normalmente orizzontale.
1.2.2
Locali di categoria speciale (1/1/2005)
I locali di categoria speciale sono spazi chiusi, situati sopra
o sotto il ponte delle paratie, destinati al trasporto di autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione, nei quali e dai quali gli autoveicoli possono entrare o
uscire guidati dai conducenti e ai quali i passeggeri possono
accedere. I locali di categoria speciale possono essere sistemati su più di un ponte, a condizione che la loro altezza
libera complessiva non sia superiore a 10 m.
2
Stabilità
2.1
2.1.1
Stabilità in caso di avaria
Generalità
Qualsiasi tipo di nave ro-ro da carico aventi lunghezza
maggiore di o uguale a 80 m deve soddisfare i criteri di
compartimentazione e di stabilità in caso di falla specificati
in Parte B, Cap 3, App 3.
24
3
Criteri di progetto delle strutture
3.1
Generalità
3.1.1 Si raccomanda la protezione dei ponti per il trasporto di veicoli cingolati e veicoli non usuali mediante
controfasciame in legno.
Si raccomanda di sistemare, al di sotto di ogni cavalletto di
sostegno dei semi-rimorchi, un pannello di legno di adeguato spessore in modo da distribuire la massa sul fasciame
e sui rinforzi ordinari sistemati in corrispondenza.
3.2
Strutture dello scafo
3.2.1
Tipo di struttura
In generale, il ponte di resistenza e il fondo devono essere a
struttura longitudinale.
Qualora tuttavia sia utilizzata, per tali navi, la struttura trasversale, questa deve essere considerata nei singoli casi
dalla Società.
4
Carichi di progetto
4.1
Carichi su ruote
4.1.1 I carichi su ruote indotti dai veicoli trasportati sono
specificati in Parte B, Cap 5, Sez 6, [6]
5
Robustezza della trave nave
5.1
5.1.1
Criteri di base
Ponte di resistenza
In aggiunta alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 6,
Sez 1, [2.2], il contributo fornito alla robustezza della trave
nave dalle strutture dello scafo fino al ponte di resistenza
deve essere determinato mediante una analisi ad elementi
finiti della nave intera nei seguenti casi:
• quando le finestrature sui fasciami di fianchi e/o di paratie longitudinali, ubicate al di sotto del ponte designato
come ponte di resistenza dal progettista, siano di entità
tale da far diminuire in modo significativo la capacità
dei fasciami di trasmettere gli sforzi di taglio al ponte di
resistenza,
• quando le estremità di sovrastrutture che devono efficacemente contribuire alla robustezza longitudinale possono essere considerate non collegate efficacemente
alle corrispondenti strutture dello scafo.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 1, Sez 2
6
Dimensionamenti dello scafo
6.1
Fasciame
6.1.1 Spessori minimi netti
Lo spessore netto dei fasciami del ponte esposto di resistenza e dei ponti di cofani deve essere non minore del
valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula:
t = 2,1 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s
dove:
s
: lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di fasciame.
6.1.2 Fasciame soggetto a carichi su ruote
Lo spessore netto dei pannelli di fasciame soggetti a carichi
su ruote deve essere ottenuto in accordo con le specifiche
prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 1.
6.2
Rinforzi ordinari
6.2.1 Rinforzi ordinari soggetti a carichi su ruote
I controlli della resistenza di rinforzi ordinari soggetti a carichi su ruote devono essere eseguiti in accordo con le specifiche prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 2.
6.3
Travi rinforzate
separati che segnalino che i portelloni sono chiusi ed i loro
dispositivi di fissaggio e bloccaggio sono correttamente
posizionati.
Il pannello di segnalazione deve essere provvisto di mezzi
idonei per provare le lampade di indicazione. Deve essere
impedito lo spegnimento delle segnalazioni ottiche.
7.2.5
L'alimentazione per il dispositivo di segnalazione di apertura e chiusura delle porte deve essere indipendente da
quella per le operazioni di apertura e chiusura delle porte
stesse e deve essere provvista di una alimentazione di energia elettrica di sostegno (back-up) fornita dalla sorgente di
energia elettrica di emergenza o da altra sorgente sicura di
energia, per esempio UPS.
I sensori dei dispositivi di segnalazione devono essere protetti dall'acqua, da formazioni di ghiaccio e da danni meccanici.
Nota 1: Il dispositivo di segnalazione è considerato progettato in
modo da rispondere al principio della "sicurezza in caso di guasto"
(fail-safe) quando si verificano le seguenti condizioni:
•
6.3.1 Travi rinforzate soggette a carichi su ruote
I controlli della resistenza di travi rinforzate soggette a carichi su ruote devono essere eseguiti in accordo con le specifiche prescrizioni applicabili Parte B, Cap 7, Sez 3 e in
Parte B, Cap 7, App 2.
7
7.1
Altre strutture
Portelloni prodieri e porte interne
Portelloni laterali e poppieri
7.2.1 I portelloni laterali e poppieri possono essere situati
sia sotto, sia sopra il ponte di bordo libero.
7.2.2 I portelloni laterali e poppieri devono soddisfare le
specifiche prescrizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 6.
7.2.3
(1/1/2005)
Le prescrizioni di cui da [7.2.4] a [7.2.7] si applicano a portelloni, sistemati sui contorni di locali da carico ro-ro e di
locali di categoria speciale, definiti in [1.2.1] e [1.2.2],
attraverso i quali tali locali possano essere allagati.
Non è necessario applicare le prescrizioni di cui da [7.2.4]
a [7.2.7] ai portelloni, nessuna parte dei quali si trovi al di
sotto della più alta linea di galleggiamento e la cui area
libera di apertura non superi 6 m2.
7.2.4 Devono essere previsti, in plancia e su ogni quadro
di comando, lampade di indicazione e allarmi acustici
Regolamenti RINA 2005
Il pannello di segnalazione è provvisto di:
-
un allarme per mancanza di alimentazione
-
un allarme per avaria al sistema di messa a massa
-
una lampadina di prova
-
indicazioni separate per: "porta chiusa", "porta bloccata",
"porta non chiusa" e "porta non bloccata".
•
Interruttori di limitazione chiusi elettricamente quando la porta
è chiusa (quando siano provvisti più interruttori di limitazione,
essi possono essere collegati in serie).
•
Interruttori di limitazione chiusi elettricamente quando i
sistemi di fissaggio sono in posto (quando siano provvisti più
interruttori di limitazione, essi possono essere collegati in
serie).
•
Due circuiti elettrici (anche in un cavo con anima multipla),
uno per l'indicazione di "porta chiusa" o di "porta non chiusa"
e l'altro per l'indicazione di "porta bloccata" o di "porta non
bloccata".
•
Nel caso di spostamento degli interruttori di limitazione,
segnalazione che indichi: "porta non chiusa" o "porta non bloccata" o "sistemi di fissaggio non in posto", come appropriato.
7.1.1 I portelloni prodieri e le porte interne devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 9, Sez 5.
7.2
(1/1/2005)
Il dispositivo di segnalazione deve essere progettato in
modo da rispondere al principio della "sicurezza in caso di
guasto" (fail-safe) e deve mostrare, con allarmi ottici, se la
porta non è completamente chiusa e bloccata e, con
allarmi acustici, se i dispositivi di fissaggio si aprono o se i
dispositivi di bloccaggio si disinseriscono.
7.2.6
(1/1/2005)
Il pannello di segnalazione in plancia deve essere munito di
un selettore "porto/navigazione", predisposto in modo che
venga emesso un allarme acustico in plancia se la nave
lascia il porto con il portellone di prora o la porta interna
non chiusi o con uno qualsiasi dei dispositivi di fissaggio
non in posizione corretta.
7.2.7 Deve essere sistemato un dispositivo di rivelazione
di entrate d'acqua, con un allarme acustico e una sorveglianza televisiva, che segnalino alla plancia e alla centrale
di comando delle macchine eventuali perdite d’acqua attraverso la porta interna.
25
Parte E, Cap 1, Sez 2
7.3
Ponti mobili e rampe mobili interne
7.3.1 Le prescrizioni applicabili ai ponti mobili e alle
rampe mobili interne sono specificate in Parte B, Cap 9,
Sez 8, [1].
7.4
Rampe esterne
7.4.1 Le prescrizioni applicabili alle rampe esterne sono
specificate in Parte B, Cap 9, Sez 8, [2].
26
8
Allestimento
8.1
8.1.1
Armamento marinaresco
Numero dei cavi di ormeggio
Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 10, Sez 4, [3.5.7] specifiche per le navi con notazione
di servizio ro-ro cargo ship.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 1, Sez 3
SEZIONE 3
1
MACCHINARI
Ombrinali e scarichi sanitari
1.1
Scarichi dai locali da carico ro-ro destinati al trasporto di veicoli a motore con
combustibile liquido nei loro serbatoi
per la loro propulsione
1.1.1
Prevenzione della formazione di specchi
liquidi
Ni locali da carico destinati al trasporto di veicoli a motore
con combustibile liquido nei loro serbatoi per la loro propulsione, in cui sia sistemato un impianto fisso di estinzione
incendi ad acqua spruzzata in pressione, l’impianto di pro-
Regolamenti RINA 2005
sciugamento deve essere tale da impedire il formarsi di
specchi liquidi. Se ciò non fosse possibile, l’effetto negativo
del peso aggiunto e dello specchio liquido sulla stabilità
dovrà essere tenuto in considerazione, come ritenuto
necessario dalla Società, nella sua approvazione delle informazioni sulla stabilità. Vedere anche Sez 2, [2].
1.1.2
Scarichi dagli ombrinali
Gli ombrinali scaricanti dai locali da carico destinati al trasporto di veicoli a motore con combustibile liquido nei loro
serbatoi per la loro propulsione, non devono scaricare in
locali macchine o in altre posizioni dove possono essere
presenti fonti di ignizione.
27
Parte E, Cap 1, Sez 4
SEZIONE 4
1
1.1
IMPIANTI ELETTRICI
Generalità
Norme applicabili
1.1.1 Gli impianti elettrici nei locali destinati al trasporto
di autoveicoli con combustibile nei serbatoi per la loro propulsione devono rispondere, oltre che alle pertinenti norme
della Parte C, Capitolo 2 e a quelle contenute nella presente Sezione anche a quelle della Parte C, Capitolo 4.
1.2
Documentazione da inviare
1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C,
Cap 2, Sez 1, Tab 1, la seguente deve essere inviata per
approvazione:
Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.1.6] e cavi elettrici del tipo indicato in Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.2.3], a condizione che
l’impianto di ventilazione sia progettato e funzioni in modo
da garantire una ventilazione continua dei locali da carico
con un numero di ricambi d’aria all’ora non inferiore a 10
per tutto il tempo in cui i veicoli sono a bordo.
2.1.3 Le apparecchiature ed i cavi elettrici entro le condotte di estrazione d’aria devono essere del tipo indicato in
[2.1.1].
2.1.4 Le prescrizioni contenute in questo Sotto-articolo
sono riassunte in Tab 1.
2.2
a) Piano dei luoghi pericolosi
b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche
installate nei luoghi pericolosi.
1.3
Caratteristiche di sicurezza
1.3.1 Il gruppo di esplosione e la classe di temperatura
delle costruzioni elettriche di tipo certificato di sicurezza
per impiego in miscele esplosive di benzina devono essere
almeno IIA e T3.
2
2.1
Installazione
2.1.2 Al di sopra di 450 mm dal ponte e da ciascuna piattaforma per veicoli, se sistemata, eccetto piattaforme dotate
di aperture di dimensioni sufficienti che permettano la
penetrazione verso il basso di vapori di benzina, sono
ammesse apparecchiature elettriche del tipo indicato in
28
2.2.1 Si applicano le norme di cui in [2.1].
2.2.2 Tutti i circuiti elettrici che terminano nelle stive per il
carico devono essere provvisti di interruttori multipolari di
sezionamento ubicati fuori delle stive. Devono essere previsti mezzi per il blocco di tali dispositivi nella posizione di
aperto.
Questa prescrizione non si applica a impianti installati per
ragioni di sicurezza come gli impianti di rivelazione di
incendio, fumo o gas.
3
Installazione in locali da carico ro-ro
2.1.1 Ad eccezione di quanto prescritto in [2.1.2], le
apparecchiature elettriche devono essere dei tipi certificati
di sicurezza indicati in Parte C, Cap 2, Sez 3, [10.1.5] ed i
cavi elettrici dei tipi indicati in Parte C, Cap 2, Sez 3,
[10.2.2].
Impianti in locali da carico diversi dai
locali da carico ro-ro, ma destinati al trasporto di autoveicoli
Componenti per i quali è richiesta
l’approvazione di tipo
3.1
3.1.1 I sistemi di allarme per i mezzi di chiusura delle
aperture ed i sistemi per la rivelazione di entrate d’acqua se
di tipo elettronico, e gli impianti per la sorveglianza televisiva devono essere di tipo approvato o in accordo con
[3.1.2].
3.1.2 Caso per caso una accettazione basata sull’invio di
una documentazione adeguata e sull’esecuzione di prove
può essere concessa a discrezione della Società.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 1, Sez 4
Tabella 1 : Apparecchiatura elettrica permessa nei locali da carico ro-ro chiusi
Luoghi
pericolosi
Zona 1
Spazi
N°
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Locali da carico ro-ro chiusi eccetto
gli spazi di cui in 3.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, cassette di collegamento, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza
intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare
energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d);
e) apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p);
f)
apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e);
g) apparecchiature certificate incapsulate Ex(m);
h) apparecchiature certificate a riempimento di sabbia Ex(q);
i)
apparecchiature certificate a protezione speciale Ex(s);
j)
Zona 1
Zona 2
2
3
Regolamenti RINA 2005
Condotte di estrazione d’aria.
A condizione che l’impianto di ventilazione sia progettato e funzioni in
modo da garantire una ventilazione
continua dei locali da carico con un
numero di ricambi d’aria all’ora non
inferiore a 10 per tutto il tempo in
cui i veicoli sono a bordo:
• al di sopra di 450 mm dal ponte
• al di sopra di 450 mm da ciascuna piattaforma per veicoli, se
sistemata, non dotata di aperture
di dimensioni sufficienti che permettano la penetrazione verso il
basso di vapori di benzina
• al di sopra di ciascuna piattaforma per veicoli, se sistemata,
dotata di aperture di dimensioni
sufficienti che permettano la
penetrazione verso il basso di
vapori di benzina.
cavi elettrici protetti con almeno uno dei seguenti rivestimenti:
• una guaina non metallica impermeabile in combinazione con
trecce o altro rivestimento metallico
• una guaina in rame o in acciaio inossidabile (per cavi ad isolamento minerale soltanto)
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 1.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
b) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2
(p.e. protezione di tipo "n");
c) apparecchiature elettriche a sovrapressione interna;
d) apparecchiature elettriche incapsulate;
e) apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri l’assenza di scintille,
archi e punti caldi durante il loro normale funzionamento (grado
minimo di protezione IP55).
f)
cavi elettrici rivestiti con almeno una guaina impermeabile esterna
non metallica.
29
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 2
NAVI PORTACONTENITORI
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SCAFO E STABILITÀ (NAVI PORTACONTENITORI)
SEZIONE 3
MACCHINARI
Regolamenti RINA 2005
31
Parte E, Cap 2, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Applicabilità
1.2
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di
tipo portacontenitori.
1.1.1 La notazione di servizio container ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.5] può essere assegnata
alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
Tabella 1
Oggetto
Sistemazione generale della nave
1.1.2 Le navi alle quali è stata assegnata la notazione addizionale equipped for carriage of containers devono soddisfare le prescrizioni applicabili del presente Capitolo ed in
particolare con le prescrizioni in Sez 2, [3.2.1], Sez 2,
[3.3.1], Sez 2, [3.5.4] e Sez 2, [4.2].
1.1.3 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni
del presente Capitolo che sono specifiche per navi da
carico di tipo portacontenitori.
Regolamenti RINA 2005
Riferimento
(1)
Scafo e stabilità
Sez 2
Macchinari
Sez 3
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
(1)
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portacontenitori
33
Parte E, Cap 2, Sez 2
SEZIONE 2
1
1.1
SCAFO E STABILITÀ
Generalità
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano
alle navi con doppio fondo e con fianchi a doppio o singolo
fasciame, destinate al trasporto di contenitori nelle stive o
sui ponti. Quando è adottato la tipologia con fianchi a singolo fasciame, deve essere realizzata nella parte alta del
fianco una trave scatolare longitudinale resistente a torsione
oppure una struttura equivalente. Sezioni maestre tipiche
sono illustrate in Fig 1 e in Fig 2.
L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di navi è
considerata nei singoli casi dalla Società.
Figura 1 : Nave portacontenitori con fianchi a
doppio fasciame
2.1.2 Criteri addizionali
In aggiunta a [2.1.1], l’altezza metacentrica iniziale deve
essere uguale o maggiore di 0,20 m.
2.1.3
Criteri alternativi per navi di lunghezza
maggiore di 100 m
Per navi di lunghezza maggiore di 100 m, il RINA può applicare i seguenti criteri invece di quelli della Parte B, Cap 3,
Sez 2:
• l’area sottesa dalla curva dei bracci di stabilità (curva
GZ), in m.rad, non deve essere inferiore a 0,009/C fino
ad un angolo d’inclinazione di 30°, né minore di
0,016/C fino a 40° ovvero fino all’angolo di allagamento
θf se quest’ultimo è inferiore a 40°,
•
l’area sottesa dalla curva dei bracci di stabilità (curva
GZ), in m.rad, fra gli angoli di inclinazione di 30° e 40°
ovvero fra 30° e θf, se quest’ultimo è minore di 40°, non
deve essere inferiore a 0,006/C,
• il braccio di stabilità GZ, in m, deve essere almeno
0,033/C ad un angolo d’inclinazione uguale o maggiore
di 30°,
• il massimo braccio di stabilità GZ, in m, deve essere
almeno 0,042/C,
• l’area totale sottesa dalla curva dei bracci di stabilità
(curva GZ), in m.rad, fino all’angolo di allagamento θf
non deve essere inferiore a 0,029/C.
dove:
C
: coefficiente definito da:
′
Figura 2 : Nave portacontenitori con fianchi a
singolo fasciame
C =
T
KG
CB
CW
D’
2
Stabilità
Stabilità allo stato integro
2.1.1 Criteri generali
La stabilità per le condizioni di caricazione definite in
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.4] deve soddisfare le prescrizioni in Parte B, Cap 3, Sez 2.
34
: immersione media, in m,
: altezza del centro di massa dalla linea di costruzione, in m, corretta per l’effetto degli specchi
liquidi liberi, da assumere non inferiore a T,
: coefficiente di finezza totale,
: coefficiente di finezza della figura di galleggiamento,
: altezza di costruzione dalla L.C., in m, corretta
per determinate parti di volumi dentro le mastre
delle boccaporte ottenuta con la formula
seguente:
2b – B
2Σl
′
D = D + ⎛ ------------------D-⎞ ⎛ ------------H-⎞ h
⎝ BD ⎠ ⎝ L ⎠
h
2.1
2
T 100 C TD
-------- ---------- ⎛ ------B-⎞ --------2KG L ⎝ C W⎠ B m
b
Bm, BD
: altezza media, in m, delle mastre delle boccaporte entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al
mezzo, (ved. Fig 3),
: larghezza media, in m, delle mastre delle boccaporte entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al
mezzo, (ved. Fig 3),
: larghezze, in m, definite in Fig 3,
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 2, Sez 2
lH
: lunghezza, in m, di ciascuna mastra di boccaporta entro L/4 avanti e addietro dalla Pp al
mezzo, (ved. Fig 4).
Figura 3 : Definizione delle dimensioni
b
h
B/4
D'
D
KG
T
trollo della chiusura di tali portelli sia affidabile ed efficace a
soddisfazione della Società.
Per la condizione a stive allagate relativa alla nave integra,
gli specchi liberi possono essere determinati come segue:
• le stive devono essere considerate completamente cariche di contenitori,
• l’acqua di mare che entra nei contenitori non deve fuoriuscire durante l’inclinazione, condizione simulata definendo i quantitativi d’acqua nei contenitori come pesi
fissi,
• lo spazio libero intorno ai contenitori deve essere considerato allagato,
• lo spazio libero deve essere uniformemente distribuito
lungo tutta la lunghezza delle stive aperte.
T/2
2.2
Bm
B
BD
Figura 4 : Definizione delle dimensioni
H
H
L/4
H
Stabilità in allagamento
2.2.1 Generalità
Qualunque tipo di nave portacontenitori di lunghezza maggiore od uguale a 80 m, deve soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in allagamento in Parte B, Cap 3,
App 3.
Per le navi portacontenitori con stive senza boccaporte, la
mastra delle stive aperte deve essere considerata come
zona di allagamento progressivo.
L/4
3
Criteri di progetto delle strutture
L
3.1
2.1.4
Prescrizioni addizionali per navi
portacontenitori con stive senza boccaporte
La stabilità a nave integra dovrà essere esaminata considerando l’effetto dell’ingresso di acqua per effetto delle onde
attraverso le boccaporte aperte nel seguente modo:
•
per la condizione di nave integra descritta in [2.1.5] con
le ipotesi di cui in [2.1.6], la stabilità della nave deve
essere conforme ai criteri di sopravvivenza della Parte B,
Cap 3, App 3: il fattore di sopravvivenza "s" deve
essere uguale ad uno.
2.1.5
Condizioni di carico per navi portacontenitori
a ponte aperto
Materiali
3.1.1 Acciai per le strutture dello scafo
Le classi dei materiali, richieste in Parte B, Cap 4, Sez 1,
[2.4] per il fasciame del ponte di resistenza, della cinta e
delle travi scatolari longitudinali resistenti a torsione nella
zona entro lo 0,4 L al mezzo, devono essere mantenute per
tutta la zona delle stive.
3.2
Criteri di resistenza
3.2.1 Generalità
Devono essere previsti rinforzi locali sotto gli angoli dei
contenitori e le eventuali guide cellulari.
La nave deve trovarsi alla linea di carico corrispondente al
minimo bordo libero assegnato, in aggiunta tutte le stive
aperte devono essere assunte completamente piene
d’acqua, con una permeabilità di 0,70 per le stive contenitori, fino al livello del margine superiore del fianco della
boccaporta o della mastra della boccaporta ovvero, nel
caso di una nave munita di portelli di scarico acqua per le
stive del carico, al livello di tali portelli.
3.2.2 Continuità strutturale
Nelle navi con fianchi a doppio fasciame, i fianchi interni
devono in generale proseguire entro il locale apparato
motore quando questo è situato tra due stive del carico.
Quando l’apparato motore è situato a poppa, i fianchi
interni devono estendersi il più possibile verso poppa e
devono essere rastremati alle estremità.
Devono essere prese in considerazione condizioni intermedie di allagamento delle stive aperte (varie percentuali di
riempimento delle stive aperte con acqua dei marosi).
3.3
2.1.6
Ipotesi per i calcoli di stabilità delle navi
portacontenitori con stive senza boccaporte
Quando sono previsti portelli di scarico acqua per le stive
del carico, essi devono essere considerati chiusi al fine della
determinazione dell’angolo di allagamento, purché il con-
Regolamenti RINA 2005
Strutture del fondo
3.3.1 Intervallo tra i madieri e tra i paramezzali
I madieri devono essere intervallati in modo tale da essere
situati in corrispondenza degli angoli dei contenitori.
Devono essere sistemati madieri anche in corrispondenza
delle paratie trasversali stagne.
I paramezzali devono in generale essere situati in corrispondenza degli angoli dei contenitori.
35
Parte E, Cap 2, Sez 2
3.3.2
Rinforzi in corrispondenza delle guide
cellulari
Le strutture del fondo e del cielo del doppio fondo che
sostengono le guide cellulari devono essere adeguatamente
rinforzati mediante raddoppi, squadre o altri rinforzi equivalenti.
3.4
Figura 5 : Strutture del ponte tra le boccaporte
Sezione di trasferimento
delle forze
Strutture dei fianchi
3.4.1 Sistemazione dei rinforzi ordinari
Le strutture scatolari resistenti a torsione, situate nella parte
alta dei fianchi, devono essere a struttura longitudinale.
Struttura del ponte
tra le boccaporte
trave rinforzata
del fianco
Quando i fianchi sono a struttura longitudinale, le travi rinforzate verticali dei fianchi devono essere allineate coi
madieri.
3.5
Struttura del ponte
3.5.1 Travi rinforzate longitudinali tra le boccaporte
La larghezza delle travi rinforzate longitudinali situate tra le
boccaporte e quella delle piattabande delle mastre devono
essere tali da consentire la sistemazione delle coperture e la
manovra dei loro dispositivi di chiusura.
Figura 6 : Collegamento delle travi rinforzate longitudinali con le strutture trasversali del ponte tra le
boccaporte
piattabanda dell’anguilla
piattabanda della struttura
trasversale del ponte
I collegamenti tra le travi rinforzate longitudinali e le mastre
delle boccaporte con le strutture del locale apparato motore
e delle zone avanti e addietro della nave devono garantire
un’appropriata trasmissione delle tensioni tra le travi stesse
e le strutture adiacenti.
3.5.2 Strutture del ponte tra le boccaporte
Le strutture del ponte tra le boccaporte sono soggette alle
forze, trasmesse dalle travi rinforzate longitudinali, centrali
e laterali, dovute alla flessione della trave nave e alla flessione locale delle travi stesse.
Qualora la sistemazione delle boccaporte comporti l’interruzione delle travi rinforzate longitudinali (come nel caso di
una stiva con due boccaporte adiacente a una stiva con una
sola boccaporta), le strutture del ponte tra le boccaporte
devono essere in grado di sopportare le forze longitudinali
trasmesse dalle travi interrotte. In tal caso, la resistenza
delle strutture deve essere verificata mediante calcolo
diretto.
Le strutture del ponte tra le boccaporte sono anche soggette
a una forza di taglio indotta dalla torsione della trave nave.
Pertanto la resistenza di tali strutture deve essere verificata
tenendo conto anche di tale forza.
Le strutture del ponte tra le boccaporte devono essere adeguatamente sovrapposte alle estremità. Si deve verificare
che le forze trasmesse da tali strutture possano essere trasferite alle strutture dei fianchi (vedere Fig 5).
3.5.3
Collegamento delle travi rinforzate
longitudinali con le strutture trasversali del
ponte tra le boccaporte
Dove le travi rinforzate longitudinali si uniscono alle strutture trasversali del ponte tra le boccaporte, il collegamento
tra le loro piattabande deve in generale essere eseguito
come illustrato in Fig 6. Se necessario, l’altezza delle travi
rinforzate longitudinali deve essere gradualmente modificata per consentire il suddetto collegamento.
36
piatto " a diamante"
3.5.4
Rinforzi del ponte e delle coperture delle
boccaporte
Le strutture del ponte e delle coperture delle boccaporte
devono essere adeguatamente rinforzate per sostenere i
carichi trasmessi dagli angoli dei contenitori e dalle guide
cellulari.
3.6
Struttura delle paratie
3.6.1
Strutture scatolari trasversali situate in
corrispondenza delle paratie trasversali
In corrispondenza delle paratie trasversali devono, in generale, essere sistemate strutture scatolari trasversali, al livello
del doppio fondo e del ponte.
3.6.2 Travi rinforzate
Le travi rinforzate delle paratie trasversali devono essere
allineate con le anguille e i paramezzali corrispondenti.
3.6.3
Rinforzi in corrispondenza delle guide
cellulari
Le strutture delle paratie longitudinali o trasversali delimitanti la stiva che sostengono guide cellulari devono essere
adeguatamente rinforzate per sostenere i carichi trasmessi
dalle guide stesse.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 2, Sez 2
4
Carichi di progetto
4.1
4.1.1
Tabella 2 : Livello “i” di contenitori - Forze in acqua
tranquilla e d’inerzia
Sollecitazioni di trave nave
Sollecitazioni in acqua tranquilla
Cond.
di
carico
Condiz.
della nave
FS,i = Mig
Deve essere considerato il momento torcente di progetto in
acqua tranquilla indotto dalla disuniforme distribuzione del
carico, dai liquidi di consumo e dalla zavorra. In assenza di
più precise valutazioni fornite dal Progettista, tale momento
deve essere ottenuto, in ogni sezione trasversale della trave
nave, in kN.m, dalla seguente formula:
Acqua tranquilla
M SW, T = 31 ,4 F T STB
Nave inclinata (angolo
di rollio
negativo)
dove:
FT
: fattore di distribuzione definito in Tab 1 in funzione della coordinata x della sezione trasversale della trave nave, rispetto al sistema di
coordinate di riferimento definito in Parte B,
Cap 1, Sez 2, [4],
S
: numero di pile di contenitori nella larghezza B,
T
: numero di strati di contenitori nella stiva del
carico in mezzeria nave (esclusi, quindi, i contenitori trasportati sul ponte o sulle coperture
delle boccaporte).
Se il valore del momento torcente MSW,T ottenuto dalla precedente formula è maggiore di 49000 kN.m, la Società può
richiedere che tale momento torcente sia calcolato dal Progettista mediante analisi più precise.
Tabella 1 : Fattore di distributione FT
Posizione della sezione trasversale della nave
Fattore di distribuzione FT
0 ≤ x < 0,5L
x/L
0,5L ≤ x ≤ L
(1- x / L)
4.2
4.2.1
Forze agenti sui contenitori
Nave diritta
(moto di sussulto positivo)
Nota 1:
g
:
Mi
:
CFA
:
aX1, aZ1
:
aY2, aZ2
:
“a”
Nessuna forza d’inerzia
“b”
F W ,X ,i = M i a X1
in direzione x
F W ,Z ,i = – M i a Z1
in direzione z
“c”
“d”
Quando sono sistemati contenitori vuoti sulla sommità
della pila, le pressioni e le forze interne devono essere calcolate considerando la massa dei contenitori vuoti uguale
a:
• 0,14 volte la massa di un contenitore pieno, in caso di
contenitori in acciaio,
• 0,08 volte la massa di un contenitore pieno, in caso di
contenitori in alluminio,
Regolamenti RINA 2005
F W ,Y ,i = M i C FA a Y2 in direzione y
F W ,Z ,i = M i C FA a Z2
in direzione z
accelerazione di gravità, in m/s2:
g = 9,81 m/s2,
massa, in t, del contenitore considerato situato al
livello “i”,
fattore di combinazione, da assumere uguale a:
• CFA = 0,7 per la condizione di carico “c”
• CFA = 1,0 per la condizione di carico “d”
accelerazioni, in m/s2, calcolate nel baricentro
del contenitore per condizioni di nave diritta e
definite in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4],
accelerazioni, in m/s2, calcolate nel baricentro
del contenitore per condizioni di nave inclinata
e definite in Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4]
Figura 7 : Livelli di contenitori in una pila
Rizzaggio
al livello N
Contenitore
al livello N
Rizzaggio
al livello i
Contenitore
al livello i
Forze in acqua tranquilla e d’inerzia agenti su
un contenitore
Le forze in acqua tranquilla e d’inerzia agenti su un contenitore situato al livello “i”, come specificato in Fig 7,
devono essere calcolate sulla base delle forze specificate, in
kN, in Tab 2.
Forza in acqua tranquilla FS e d’inerzia FW , in kN
Rizzaggio
al livello i - 1
Rizzaggio
al livello 2
Contenitore
al livello 2
Rizzaggio
al livello1
Contenitore
al livello 1
37
Parte E, Cap 2, Sez 2
conto del numero di pile al livello considerato (vedere
esempio in Fig 8).
4.2.2 Forze del vento agenti su un contenitore
Le forze dovute all’effetto del vento, agenti su un contenitore stivato sul ponte al livello “i” della pila, devono essere
ottenute, in kN, dalle seguenti fomule:
• in direzione x:
Fx,wind,i = 1,2hCbC
Figura 8 : Distribuzione delle forze del vento nel caso
di pile aventi altezze diverse
Fy, wind distribuita su 3 pile
• in direzione y:
Fy,wind,i = 1,2 hClC
dove:
hC
Fy, wind distribuita su 4 pile
Fy, wind distribuita su 5 pile
: altezza, in m, di un contenitore,
lC, bC
Fy, wind distribuita su 5 pile
: dimensioni, in m, della pila di contenitori,rispettivamente nelle direzioni longitudinale e trasversale della nave.
Tali forze agiscono solamente sulla pila esposta all’azione
del vento. Nel caso di M pile, affiancate e collegate tra loro,
aventi la stessa altezza, le forze del vento devono essere
distribuite sulle M pile.
4.2.3
Pile di contenitori
Le forze in acqua tranquilla, d’inerzia e del vento, da considerarsi agenti nel baricentro di una pila di contenitori, e
quelle trasmesse agli angoli di tale pila devono essere ottenute, in kN, come specificato in Tab 3.
In caso di pile, affiancate e collegate tra loro, aventi diverse
altezze, le forze del vento devono essere distribuite tenendo
Tabella 3 : Pile di contenitori - Forze in acqua tranquilla, d’inerzia e del vento
Condizione della nave
Condizione
di carico
Forza in acqua tranquilla FS e forza d’inerzia e del vento FW, in kN, agenti su
ciascuna pila di contenitori
Acqua tranquilla
Forza verticale in acqua tranquilla RS e
forza d’inerzia e del vento RW, in kN,
trasmesse agli angoli di ciascuna pila di
contenitori
N
FS =
∑F
F
R S = ----S
4
S ,i
i=1
Nave diritta
(vedere Fig 9)
“a”
Nessuna forza d’inerzia
“b”
•
Nessuna forza d’inerzia
in direzione x
N
F W ,X =
∑ (F
W ,X ,i
+ F X ,wind ,i )
i=1
•
F W, Z N C h C F W, X
- + -----------------------R W ,1 = --------4
4l C
F W, Z N C h C F W, X
R W ,2 = --------- – -----------------------4
4l C
in direzione z
N
F W ,Z =
∑F
W , Z ,i
i=1
Nave inclinata (angolo di
rollio negativo) (vedere
Fig 10)
“c” e “d”
•
in direzione y
N
F W ,Y =
∑ (F
W ,Y ,i
i=1
•
+ F Y ,wind ,i )
F W, Z N C h C F W, Y
- + -----------------------R W ,1 = --------4
4b C
F W, Z N C h C F W, Y
R W ,2 = --------- – -----------------------4
4b C
in direzione z
N
F W ,Z =
∑F
W , Z ,i
i=1
Nota 1:
N
:
hC
:
lC , b C :
38
numero di contenitori in ciascuna pila,
altezza, in m, di un contenitore,
dimensioni, in m, della pila di contenitori, rispettivamente, nelle direzioni longitudinale e trasversale della nave.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 2, Sez 2
4.2.4
Effetto delle guide cellulari
Quando sono sistemate guide cellulari per sostenere i contenitori entro le stive, i valori di RW,1 e RW,2 calcolati in
accordo con [4.2.3] per condizioni di nave inclinata possono essere assunti non maggiori di (FW,Z / 4 + 160), a condizione che la sistemazione delle guide e delle travi
trasversali, in accordo con [7.2], garantiscano il bloccaggio
degli angoli dei contenitori.
Altre sistemazioni possono essere accettate, a giudizio della
Società.
5
Dimensionamenti dello scafo
5.1
Fasciame
5.1.1
6.1.3 Gli interstizi non stagni tra i pannelli delle coperture
delle boccaporte devono essere considerati come aperture
non dotate di chiusura ai fini dei calcoli di stabilità allo
stato integro e in allagamento.
Le dimensioni dei suddetti interstizi devono essere il più
possibile contenute, in rapporto alla quantità d’acqua che si
prevede possa entrare nelle stive e alla capacità
dell’impianto di sentina, nonché alla capacità e all’efficienza operativa del sistema di protezione anti-incendio. In
generale, comunque, tali interstizi devono essere minori di
50 mm.
Figura 9 : Forze d’inerzia e del vento - Condizioni di
nave diritta
Spessore del corso di fasciame sotto la cinta
Lo spessore del corso di fasciame sotto la cinta non può
essere minore di 0,7 volte quello della cinta stessa.
5.1.2
Spessore del corso di fasciame sotto il corso
superiore delle travi scatolari longitudinali
resistenti a torsione
Lo spessore del corso di fasciame sotto il corso superiore
delle travi scatolari longitudinali resistenti a torsione non
può essere minore di 0,7 volte quello del suddetto corso
superiore.
5.2
Travi rinforzate
5.2.1 I dimensionamenti delle travi rinforzate di navi di
lunghezza superiore a 150 m devono essere analizzati in
accordo con Parte B, Cap 7, App 3, come ritenuto necessario dalla Società nei singoli casi.
6
6.1
Altre strutture
Figura 10 : Forze d’inerzia e del vento - Condizioni di
nave inclinata
Coperture non stagne delle boccaporte
sul ponte delle sovrastrutture
6.1.1 Coperture non stagne possono essere sistemate sulle
boccaporte dei ponti esposti che si trovano almeno due
altezze standard di sovrastruttura al di sopra del ponte di
bordo libero assunto in modo tale che a partire da esso
possa essere calcolato un bordo libero risultante in un
immersione non minore di quella corrispondente al bordo
libero assegnato. Se una boccaporta è situata interamente o
in parte a proravia di 0,25L dalla perpendicolare avanti, la
boccaporta può essere dotata di coperture non stagne se
appartiene a un ponte esposto che si trova almeno tre
altezze standard di sovrastruttura al di sopra del ponte di
bordo libero reale o assunto.
Il ponte di bordo libero assunto è utilizzato soltanto allo
scopo di misurare l’altezza del ponte al quale appartiene la
boccaporta e può essere un ponte reale o un ponte virtuale;
in quest’ultimo caso, tale ponte non può essere utilizzato
per l’assegnazione del bordo libero.
6.1.2 L’altezza delle mastre delle boccaporte deve essere
non minore di 600 mm.
Regolamenti RINA 2005
6.1.4 Sistemi di scolo a labirinto, ghiotte o equivalenti
devono essere realizzati in prossimità dei margini dei pannelli delle coperture in corrispondenza degli interstizi non
stagni, in modo tale da minimizzare la quantità d’acqua
39
Parte E, Cap 2, Sez 2
che può entrare nelle stive dei contenitori scorrendo sulla
superificie superiore dei pannelli stessi.
relativi supporti deve essere approvato e verificato sulla
base dei criteri di cui in [7.2] e [7.3].
6.1.5 I dimensionamenti dei pannelli delle coperture e
delle sistemazioni di fissaggio alle strutture di supporto e
alle mastre devono essere equivalenti a quelli richiesti per
le coperture stagne e devono essere ottenuti in accordo con
le prescrizioni applicabili in Parte B, Cap 9, Sez 7.
7.2
7
7.2.2 Le guide devono essere collegate fra loro e alle strutture di supporto dello scafo per mezzo di travi trasversali e
longitudinali che ne impediscano la deformazione sotto
l’azione delle forze trasmesse dai contenitori.
In generale, l’intervallo tra le travi trasversali di collegamento delle guide deve essere non maggiore di 5 m e la
loro posizione deve coincidere per quanto possibile con
quella dei blocchi d’angolo dei contenitori (vedere Fig 12).
7.1
Guide cellulari fisse
Generalità
7.1.1 I contenitori possono essere sistemati entro guide
cellulari fisse, permanentemente collegate alle strutture
dello scafo mediante saldatura, che impediscono lo spostamento e il ribaltamento dei contenitori stessi (vedere
Fig 11).
7.1.2 Quando i contenitori sono tenuti in posizione da
guide cellulari fisse, il dimensionamento di tali guide e dei
Sistemazione delle guide cellulari fisse
7.2.1 Le guide verticali sono, in generale, costituite da
angolari a lati uguali, aventi spessore non minore di 12 mm,
estese per una altezza sufficiente a fornire un appoggio
continuo ai contenitori.
Le travi trasversali devono essere vincolate logitudinalmente in uno o più punti, in modo che la loro deformazione elastica dovuta all’azione della spinta longitudinale
dei contenitori, sia, in ogni punto, non maggiore di 20 mm.
Figura 11 : Contenitori sistemati entro guide cellulari fisse
40
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 2, Sez 2
Figura 12 : Struttura tipica di guide cellulari
Guide cellulari
7.2.4 L’estremità superiore delle guide deve essere munita
di un dispositivo atto a facilitare l’entrata del contenitore.
Tale dispositivo deve essere di costruzione robusta per resistere agli urti e agli sfregamenti.
Massimo 5 m
7.3
Squadre
Travi
trasversali
A
A
Criteri di resistenza
7.3.1 Le tensioni locali agenti negli elementi delle guide
cellulari, delle travi trasversali e longitudinali e dei collegamenti con le strutture dello scafo devono essere minori dei
seguenti valori:
• tensione normale: 150/k N/mm2,
• tensione tangenziale: 100/k N/mm2,
• tensione equivalente di von Mises: 175/k N/mm2,
dove k è il coefficiente dipendente dal materiale, definito in
Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3].
8
Costruzione e prove
Sezione A -A
8.1
7.2.3 Nella sistemazione dei contenitori all’interno delle
guide, il gioco tra il contenitore e la guida deve essere non
maggiore di 25 mm in senso trasversale e di 38 mm in
senso longitudinale.
Regolamenti RINA 2005
Dettagli strutturali speciali
8.1.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.7] specifiche per le navi con notazione di
servizio container ship.
41
Parte E, Cap 2, Sez 3
SEZIONE 3
1
MACCHINARI
Navi portacontenitori con stive
senza boccaporte
porte devono soddisfare le prescrizioni relative contenute
nella pubblicazione IMO MSC/Circ.608/rev.1 “Interim guidelines for open top container ships”.
1.1
1.1.1 L’impianto di sentina e le sistemazioni di estinzione
incendi delle navi portacontenitori con stive prive di bocca-
42
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 3
NAVI PER TRASPORTO DI BESTIAME VIVO
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 3
MACCHINARI ED IMPIANTI RELATIVI AGLI SPAZI PER IL
TRASPORTO DEL BESTIAME
SEZIONE 4
PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI, RIVELAZIONE ED
ESTINZIONE DEGLI INCENDI
Regolamenti RINA 2005
43
Parte E, Cap 3, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio livestock carrier, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.2.6] può essere assegnata
alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni
del presente Capitolo che sono specifiche per navi per il trasporto di bestiame vivo.
1.2
Tabella 1
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi per il trasporto
di bestiame vivo.
Regolamenti RINA 2005
Oggetto
Sistemazione generale della nave
Riferimento
(1)
Scafo e stabilità
Sez 2
Macchinari e impianti relativi agli
spazi per il trasporto di bestiame
vivo
Sez 3
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
Sez 4
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi per il trasporto di bestiame vivo
45
Parte E, Cap 3, Sez 2
SEZIONE 2
1
SCAFO E STABILITÀ
Sistemazioni generali
1.1
Sistemazione del bestiame
1.1.1 Il bestiame deve essere trasportato chiuso entro
recinti, di dimensioni adeguate al tipo di bestiame. In generale, la larghezza e la lunghezza dei recinti non possono
essere maggiori rispettivamente di 4,5 m e 9 m.
Il bestiame non può essere trasportato sulle coperture delle
boccaporte a meno che queste ultime non siano efficacemente protette.
1.2
1.2.1
Sistemazione dei compartimenti destinati al trasporto del bestiame
Generalità
Le prescrizioni del presente sottoarticolo si applicano alla
sistemazione dei compartimenti destinati al trasporto del
bestiame. Quando ritenuto necessario dalla Società, tali
compartimenti possono dover essere adattati o integrati in
funzione del tipo di animali di cui si prevede il trasporto.
1.2.2
Sistemazione del bestiame
Il bestiame non può essere né trasportato, né caricato per il
trasporto, in zone della nave in cui il bestiame stesso, le
relative attrezzature e le sistemazioni per il trasporto possano:
• ostruire l’accesso ai locali di alloggio o di lavoro necessari per il sicuro funzionamento della nave o la sfuggita
dalle stive o dai locali sottostanti,
• interferire con le sistemazioni di salvataggio o di protezione anti-incendio,
• interferire con le apparecchiature di sondaggio delle
cisterne o di pompaggio dalle sentine,
1.3.1 Generalità
Devono essere sistemati almeno due mezzi di sfuggita per
le persone da ogni locale in cui il bestiame è trasportato,
distanti tra loro e che conducano a un ponte scoperto.
Gli accessi ai locali per il bestiame devono essere sicuri per
le persone. Se sono combinati con rampe utilizzate per spostare il bestiame tra i vari ponti, gli accessi per le persone
devono essere separati da quelli per il bestiame per mezzo
di recinzioni protettive.
1.3.2 Sistemazioni di chiusura
Recinti, stalle e analoghe sistemazioni devono essere provviste di un mezzo di accesso per le persone dotato di sistemazioni di chiusura la cui resistenza strutturale deve essere
considerata dalla Società nei singoli casi.
1.3.3 Larghezza delle vie di passaggio
Se, ai fini di una corretta e sicura condotta della nave, è
richiesto il passaggio tra i fianchi della nave e recinti, stalle
o analoghe sistemazioni, la larghezza di tale passaggio
deve essere non minore di 550 mm, misurata al netto tra le
ringhiere o i parapetti della nave e le ringhiere o contenitori
dei recinti, delle stalle o delle analoghe sistemazioni.
2
2.1
2.2
Stabilità in condizioni di avaria
2.2.1 Generalità
Le navi di lunghezza superiore o uguale a 80 m devono
soddisfare le prescrizioni in Parte B, Cap 3, Sez 3.
• limitare la funzionalità della aperture per lo scarico di
grandi masse,
3.1
• interferire con la corretta condotta della nave.
Stabilità allo stato integro
2.1.2 Criteri addizionali
Nel caso in cui si applichino Norme nazionali o internazionali, la Società può applicare le Norme dello Stato in cui la
nave è registrata o in cui effettua servizio.
3
• interferire con l’illuminazione o la ventilazione di altre
parti della nave,
Stabilità
2.1.1 Generalità
La stabilità per le condizioni di caricazione definite nel
manuale di stabilità e assetto deve soddisfare le prescrizioni
in Parte B, Cap 3, Sez 2.
• interferire con la movimentazione dei mezzi di chiusura,
46
Mezzi di sfuggita e di accesso
Protezione del bestiame
Devono essere adottate sistemazioni che proteggano il
bestiame da ferite, sofferenze evitabili ed esposizione alle
intemperie, al mare o a parti dello scafo a elevata temperatura.
1.2.3
1.3
Robustezza della trave nave
Applicabilità
3.1.1 In generale, i ponti e i copertini situati al di sopra del
ponte di resistenza e utilizzati per il trasporto del bestiame
non possono essere tenuti in conto nel calcolo del modulo
di resistenza della trave nave.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 3, Sez 2
4
Dimensionamenti dello scafo
4.1
4.1.1
Dimensionamenti del fasciame, dei rinforzi ordinari e delle travi rinforzate
Elementi strutturali rimovibili o rientranti al di
sopra del ponte di resistenza
In generale, gli elementi strutturali rimovibili o rientranti
situati al di sopra del ponte di resistenza, e utilizzati per lo
Regolamenti RINA 2005
stoccaggio e la distribuzione del bestiame sui ponti o sui
copertini della nave, non sono oggetto di classe.
Nonostante ciò, quando la sicurezza della nave può essere
compromessa da un’eventuale cedimento strutturale dei
suddetti elmenti, questi ultimi devono essere verificati in
accordo coi criteri in Parte B, Capitolo 7 o Parte B,
Capitolo 8, come applicabili. In tal caso, i dimensionamenti
delle barriere che circondano ogni recinto devono tener
conto dei carichi applicati dal bestiame a causa dei moti di
rollio e di beccheggio della nave.
47
Parte E, Cap 3, Sez 3
SEZIONE 3
1
MACCHINARI ED IMPIANTI RELATIVI AGLI SPAZI
PER IL TRASPORTO DEL BESTIAME
Generalità
1.1
2.2.2
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano
agli impianti delle navi con notazione di servizio livestock
carrier in relazione alla:
• fornitura alimenti, acqua ed aria al bestiame,
in base al volume lordo dello spazio, avendo dedotto, se
applicabile, il volume di ogni cassa o condotta in quello
spazio.
• pulizia degli spazi occupati dal bestiame,
• drenaggio dei rifiuti organici prodotti dal bestiame.
1.2
Nota 1: Qualora l’altezza netta dello spazio sia inferiore a 2,30 m,
la Società può richiedere un numero più alto di ricambi d’aria, con
un massimo di:
Documenti da inviare
1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti
elencati nella Tab 1.
2
Progetto degli impianti
2.1
Generalità
2.1.1 Gli impianti di tubolature coperti dalla presente
Sezione devono essere progettati, costruiti e provati in
accordo con le prescrizioni applicabili in Parte C, Cap 1,
Sez 10.
2.2
Impianto di ventilazione
2.2.1
Portata dell’impianto di ventilazione
meccanica
La portata dell’impianto di ventilazione meccanica non
deve essere inferiore a:
• 20 ricambi d’aria all’ora per gli spazi chiusi,
• 15 ricambi d’aria all’ora per ciascuno spazio parzialmente chiuso,
•
30 ricambi all’ora per gli spazi chiusi,
•
22,5 ricambi all’ora per gli spazi parzialmente chiusi.
2.2.3 Ventilatori
a) I circuiti di ventilazione devono essere alimentati da
almeno due ventilatori indipendenti, ciascuno dei quali
con una portata tale da mantenere la ventilazione normale di tutti gli spazi con un ventilatore non funzionante.
b) I ventilatori azionati da motori elettrici devono essere
considerati ausiliari essenziali. La loro alimentazione
elettrica deve essere in accordo con le prescrizioni in
Parte C, Cap 2, Sez 3.
2.3
Generalità
2.3.1
Deve essere previsto un impianto di ventilazione meccanica per gli spazi seguenti contenenti bestiame:
• spazi chiusi,
• spazi parzialmente chiusi muniti di recinti che si estendono per più di un livello di ponti con una larghezza
maggiore di 20 m,
Impianti per il mangime e l’acqua dolce
Generalità
a) Gli spazi utilizzati per il bestiame devono avere contenitori per nutrire ed abbeverare gli animali.
b) La capacità di ciascun contenitore deve essere non inferiore al 33% del consumo giornaliero degli animali da
esso serviti, a meno che non vi sia un impianto d’alimentazione automatico.
Tabella 1 : Documenti da inviare
No.
(1)
48
Descrizione del documento (1)
1
Schema dell’impianto di ventilazione con indicazione del volume lordo degli spazi chiusi
2
Schema degli impianti per l’immagazzinamento e la distribuzione del mangime e dell’acqua
3
Schema dell’impianto dell’acqua per la pulizia
4
Schema dell’impianto di drenaggio
Gli schemi devono comprendere, se applicabile:
• gli impianti di comando e controllo (locali e a distanza) e gli impianti d’automazione,
• le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione dell’impianto in questione (per informazione).
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 3, Sez 3
2.3.2 Impianto d’acqua dolce
a) L’impianto d’acqua dolce per gli spazi del bestiame
deve essere totalmente indipendente dall’impianto
d’acqua dolce che serve i locali dell’equipaggio.
b) L’impianto di drenaggio che serve gli spazi utilizzati per
il trasporto del bestiame deve essere indipendente da
ogni altro impianto di tubolature che serva altre parti
della nave ed in particolare l’impianto di sentina.
b) Tutti gli spazi per il bestiame devono essere provvisti di
sistema di distribuzione dell’acqua dolce.
2.5.2 Materiali
I tubi e gli altri componenti dell’impianto di drenaggio
devono essere di materiali resistenti alla corrosione che
potrebbe essere provocata dalle sostanze scaricate.
c) L’impianto d’acqua dolce deve comprendere almeno:
• una pompa principale di alimentazione, di capacità
sufficiente a fornire acqua dolce con continuità al
bestiame,
• una pompa di riserva avente almeno la stessa portata.
Nota 1: Quando l’impianto di alimentazione dell’acqua non è
automatico, la pompa di riserva può essere sostituita con una
pompa portatile che possa essere collegata rapidamente ad
almeno una cisterna di acqua dolce.
d) Qualora la mandata d’acqua sia automatica, gli abbeveratoi devono essere forniti di:
• mezzi per il controllo automatico del livello
dell’acqua,
• dispositivi che impediscano il ritorno dell’acqua
dagli abbeveratoi nei depositi dell’acqua dolce.
2.4
Impianto di lavaggio
2.5.3 Tubi di drenaggio e di scarico
a) Gli scarichi dagli spazi utilizzati per il trasporto del
bestiame sono soggetti alle prescrizioni in Parte C,
Cap 1, Sez 10, [8].
b) I canali di drenaggio e le parti superiori dei tubi di drenaggio devono essere coperti da una grata, quando
necessario.
c) I tubi di drenaggio dagli spazi utilizzati per il trasporto
del bestiame devono scaricare entro casse di raccolta,
pozzetti o fuori bordo.
Nota 1: Gli scarichi fuori bordo sono soggetti alle prescrizioni della
MARPOL Annex IV - “Regulations for the Prevention of Pollution by Sewage”. Vedere anche Parte F, Cap 7, Sez 1.
d) Devono essere previsti mezzi per arrestare lo scarico
fuori bordo quando la nave è in porto.
2.4.1 Deve essere previsto un impianto di lavaggio ad
acqua munito dei collegamenti appropriati per lavare gli
spazi occupati dal bestiame.
2.5.4 Casse di raccolta
a) Le casse di raccolta devono essere munite di mezzi per
indicare visivamente la quantità del loro contenuto.
2.5
b) Le casse e i pozzetti di drenaggio devono essere accessibili dal di fuori dei recinti degli animali per ispezione
e pulizia.
Impianto di drenaggio
2.5.1 Generalità
a) Ogni spazio utilizzato per il trasporto del bestiame deve
essere munito di un tubo o canale di scolo di dimensioni sufficienti per drenare i rifiuti organici e gli scarichi di lavaggio.
Regolamenti RINA 2005
2.5.5 Pompe ed eiettori
Le pompe e gli eiettori che servono le casse o i pozzetti di
raccolta devono avere la capacità di convogliare sostanze
semisolide.
49
Parte E, Cap 3, Sez 4
SEZIONE 4
1
1.1
PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI, RIVELAZIONE ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La presente Sezione contiene prescrizioni specifiche
per l’estinzione degli incendi negli spazi adibiti al trasporto
di bestiame, per navi con la notazione di servizio livestock
carrier.
Tali prescrizioni sono in aggiunta a quelle date in Parte C,
Capitolo 4.
1.2
2.1
2.1.3 Le manichette devono essere sistemate in posizioni
ben visibili, vicino alle prese da incendio, e vicino agli
ingressi dei vari locali.
2.2
Sistemi antincendio addizionali
2.2.1
Documenti da inviare
1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti
elencati in Tab 1.
2
2.1.2 Devono essere sistemate manichette per:
• ciascuna presa da incendio sistemata in uno spazio
chiuso, e
• per ogni 50 m di lunghezza, o frazione, di area di ponte
scoperto.
Sistemazioni antincendio
Manichette
Spazi per il bestiame contenenti fieno o
paglia
Se fieno o paglia sono caricati o adoperati negli spazi per il
trasporto del bestiame, deve essere previsto uno dei
seguenti impianti antincendio:
• un impianto antincendio ad acqua fisso, o
• estintori ad acqua portatili distanziati fra loro di non più
di 18 m; uno di tali estintori deve essere sistemato in
prossimità dell’ingresso dello spazio in questione.
2.2.2
2.1.1 Il numero e la posizione delle prese da incendio
devono essere tali che almeno due getti d’acqua non provenienti dalla stessa presa da incendio possano raggiungere
qualsiasi parte degli spazi destinati al bestiame. Almeno
uno di questi getti deve provenire da un’unica lunghezza di
manichetta.
Spazi per il trasporto del bestiame contenenti
apparecchiature elettriche diverse dagli
impianti d’illuminazione
Se in uno spazio chiuso per il trasporto del bestiame sono
sistemate apparecchiature elettriche diverse da quelle di cui
alla Parte C, Cap 2, Sez 10, [2], devono essere sistemati
mezzi antincendio che siano adatti a tali apparecchiature.
Tabella 1 : Documenti da inviare
50
No.
Descrizione del documento
1
Disegno con l’indicazione della posizione delle apparecchiature antincendio sistemate negli spazi adoperati per il
trasporto del bestiame
2
Specifica delle sistemazioni antincendio
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 4
NAVI PORTARINFUSA
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 4
MACCHINARI
APPENDICE 1
Regolamenti RINA 2005
CRITERI DI STABILITÀ ALLO STATO INTEGRO PER CARICAZIONE
DI GRANAGLIE
51
Parte E, Cap 4, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio bulk carrier, come definita
in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.2] può essere assegnata alle
navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D, per quanto applicabile, nonché le prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per navi da carico di
tipo portarinfusa (bulk carriers).
1.2
Tabella 1 (1/1/2003)
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi da carico di
tipo portarinfusa.
Regolamenti RINA 2005
Oggetto
Riferimento
Sistemazione generale della nave
Sez 2
Scafo e stabilità
Sez 3
Macchinari
Sez 4
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
Stabilità allo stato integro per il trasporto di grano
App 1
(1)
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico di tipo portarinfusa
53
Parte E, Cap 4, Sez 2
SEZIONE 2
1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1
(1/7/2001)
Le prescrizioni di cui in Sez 2 e Sez 3 si applicano alle navi
con un ponte, con fianchi a singolo o doppio fasciame, con
doppio fondo e con casse longitudinali alte e basse, destinate prevalentemente al trasporto di carichi secchi alla rinfusa. Sezioni maestre tipiche sono illustrate in Fig 1.
Una nave portarinfusa a scafo non a doppio fasciame è una
nave portarinfusa nella quale una o più stive del carico
sono delimitate solo dal fasciame del fianco o da due delimitazioni stagne all'acqua, una delle quali è il fasciame del
fianco, che distano meno di 1000 mm in almeno una posizione. La distanza tra le due delimitazioni stagne all'acqua
deve essere misurata perpendicolarmente al fasciame del
fianco.
L'applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave è
considerata nei singoli casi dalla Società.
Figura 1 : Navi portarinfusa
Struttura del fianco a singolo e doppio fasciame
Comunque, essi devono essere evitati nelle zone dove
potrebbero verificarsi alte sollecitazioni di taglio.
2.2
2.2.1
Sistemazione degli accessi alle stive del
carico
Mezzi d’accesso
Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti o
mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive
del carico e, in particolare, della parte inferiore delle
costole del fianco nelle stive del carico.
2.2.2
Boccaportelli d’accesso a grandi stive del
carico
Se sono usati boccaportelli separati come accesso alle scale,
come richiesto in [2.2.3], ciascun boccaportello deve avere
una luce libera di almeno 600mm x 600mm.
Quando l’accesso ad una stiva del carico è attraverso la
boccaporta di carico, l’estremità superiore della scala deve
essere sistemata il più vicino possibile alla mastra della boccaporta.
Gli accessi e le scale devono essere sistemati in modo tale
che il personale equipaggiato con autorespiratori possa
facilmente entrare nella ed uscire dalla stiva del carico.
Le mastre di boccaportelli aventi un’altezza maggiore di
900 mm devono avere gradini all’esterno in congiunzione
con la scala di stiva.
2.2.3
2
Sistemazioni generali
2.1
2.1.1
Sistemazione degli accessi al doppio
fondo e alle gallerie tubi
Mezzi d’accesso
Devono essere previsti adeguati mezzi d’accesso al doppio
fondo e alla galleria tubi.
2.1.2
Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo, nei
madieri e nei paramezzali
I passi d’uomo tagliati sul cielo del doppio fondo devono
distare dal cassonetto inferiore della paratia trasversale, o
dalla paratia in assenza di cassonetto, non meno di un
intervallo fra i madieri.
Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei
madieri e paramezzali devono essere determinati in modo
da facilitare l’accesso al doppio fondo e la sua ventilazione.
54
Scale entro grandi stive del carico
Ciascuna stiva del carico deve essere provvista di almeno
due scale distanziate longitudinalmente il massimo possibile. Tali scale devono possibilmente essere disposte diagonalmente, cioè una scala vicino alla paratia prodiera a
sinistra nave, l’altra vicino alla paratia poppiera a dritta,
rispetto al piano di simmetria della nave.
Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale
da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature
di manovra del carico.
Possono essere consentite scale verticali purché siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse
formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri.
Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere
dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della
stiva cosicchè il personale possa scavalcare tali gallerie.
Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico
in preparazione della caricazione, devono essere prese in
considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in sicurezza di ponteggi e piattaforme mobili.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
Simboli
D1
: Distanza, in m, dalla linea di costruzione al
ponte di bordo libero in corrispondenza della
murata, in mezzeria nave (vedere Fig 13)
hDB
: Altezza, in m, del doppio fondo
hLS
: Altezza media, in m, del cassonetto inferiore,
misurata dal cielo del doppio fondo
k
: Coefficiente dipendente dal materiale definito
in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
tC
: Sovraspessore di corrosione in mm, definito in
Parte B, Cap 4, Sez 2, Tab 2
2
2.1
l
: Campata, in m, delle costole, vedere [3.2.3]
d
: Altezza, in mm, dell’anima delle costole,
vedere [3.2.3]
lC
: Campata, in m, delle corrugazioni delle paratie
trasversali stagne corrugate verticalmente,
vedere [3.5.2]
sC
: Intervallo delle corrugazioni, in m, vedere Fig 5
ReH
: Tensione minima di snervamento del materiale,
in N/mm2, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2]
E
: Modulo di Young, in N/mm2, da assumere
uguale a:
• E = 2,06.105 N/mm2 per gli acciai in genere
• E = 1,95.105 N/mm2 per gli acciai inossidabili
ρB
: Densità, in t/m3, del carico secco alla rinfusa;
devono essere assunti, in generale, i seguenti
valori:
• ρΒ = 3,0 t/m3 per il minerale di ferro
• ρΒ = 1,3 t/m3 per il cemento
ϕ
: Angolo di natural declivio, in gradi, del carico
secco alla rinfusa; in assenza di più precise
valutazioni si possono assumere i seguenti
valori:
• ϕ = 30° in generale
• ϕ = 35° per il minerale di ferro
• ϕ = 25° per il cemento
ρ
: Densità dell’acqua di mare, t/m3
hF, zF
: Battente di allagamento e sua distanza dalla
linea di costruzione, in m, definiti in [4.6.3] per
le paratie trasversali e in [4.7.3] per il doppio
fondo
hB, zB
: Altezza della superficie di compenso del carico
secco alla rinfusa e sua distanza dalla linea di
costruzione, in m, definite in [4.6.4] per le paratie trasversali e in [7.2.6] per il doppio fondo
g
: Accelerazione di gravità, in m/s2, da assumere
uguale a 9,81 m/s2.
Regolamenti RINA 2005
1
1.1
Generalità
Manuale di caricazione e strumento per
il controllo della caricazione
1.1.1 Le navi con notazione di servizio bulk carrier ESP di
lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare
le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2.
Stabilità
Definizioni
2.1.1 Granaglie
Il termine granaglie comprende frumento, mais (granoturco), avena, segala, orzo, riso, legumi, sementi e forme
lavorate di ciò, il cui comportamento è simile a quello del
grano al suo stato naturale.
2.1.2 Compartimenti pieni stivati
Il termine compartimento pieno stivato si riferisce ad ogni
spazio per il carico nel quale, a caricazione e stivaggio ultimati in accordo all’ App 1, le granaglie alla rinfusa sono al
loro più alto livello possibile.
2.1.3 Compartimenti pieni non stivati
Il termine compartimento pieno non stivato si riferisce ad
uno spazio del carico che è pieno al massimo livello possibile in corrispondenza dell’apertura della boccaporta, ma
che non è stato stivato al di là della periferia dell’apertura
della boccaporta.
2.1.4 Compartimenti riempiti parzialmente
Il termine compartimento riempito parzialmente si riferisce
ad ogni spazio per il carico dove le granaglie alla rinfusa
non sono state caricate come prescritto in [2.1.2] o [2.1.3].
2.1.5 Fattore di stivaggio
Il termine fattore di stivaggio, allo scopo di calcolare il
momento inclinante delle granaglie dovuto allo spostamento delle stesse, indica il volume per unità di peso del
carico come indicato dai servizi di carico, cioè non viene
dato credito allo spazio perso quando lo spazio del carico è
riempito nominalmente.
2.1.6 Compartimenti specialmente idonei
Il termine compartimento specialmente idoneo si riferisce
ad uno spazio per il carico avente almeno due divisioni longitudinali verticali o inclinate, stagne alle granaglie che coincidono con le anguille ai lati delle boccaporte oppure sono
posizionate in modo tale da limitare l’effetto di qualunque
spostamento trasversale delle granaglie stesse. Se inclinate,
le divisioni devono avere un’inclinazione non inferiore a 30°
sull’orizzontale.
55
Parte E, Cap 4, Sez 3
2.2
Stabilità allo stato integro
2.2.1 Generalità
La stabilità della nave per le condizioni di carico in Parte B,
Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della
Parte B, Cap 3, Sez 2. In aggiunta, devono essere soddisfatte
le prescrizioni di cui in [2.2.2] e [2.2.3].
Libretto di stabilità per caricazione di
granaglie
Devono essere disponibili a bordo informazioni, sotto forma
di fascicolo stampato, che permettano al Comandante di
assicurarsi che la nave soddisfi alle norme di stabilità indicate nei Regolamenti, in caso di caricazioni di granaglie alla
rinfusa. Tale fascicolo è comunemente denominato Libretto
di stabilità per caricazione di granaglie e deve contenere le
seguenti informazioni:
maniera descritta in App 1 e nella Fig 1, dei momenti sbandanti dovuti allo spostamento delle granaglie:
•
l’angolo di sbandamento dovuto allo spostamento delle
granaglie non deve risultare maggiore di 12° ovvero
dell’angolo al quale si verifica l’immersione del ponte a
murata, se minore;
•
nel diagramma di stabilità statica, l’area netta o residua
fra la curva dei bracci sbandanti e la curva dei bracci
raddrizzanti fino all’angolo di sbandamento corrispondente alla massima differenza fra le ordinate delle due
curve, ovvero 40° o l’angolo di allagamento, scegliendo
il valore minore, deve risultare in tutte le condizioni di
carico non inferiore a 0,075 m.rad;
•
l’altezza metacentrica trasversale iniziale, corretta per
l’effetto degli specchi liberi dei liquidi nelle casse
cisterne, come specificato nella Parte B, Cap 3, Sez 2,
[4], non deve risultare inferiore a 0,30 m.
2.2.2
•
caratteristiche principali della nave;
•
dislocamento della nave vacante e l’ordinata del centro
di gravità (KG) della nave vacante rispetto alla L.C;
•
tabella delle correzioni per gli specchi liberi dei liquidi;
•
capacità e centri di gravità;
•
curva o tabella degli angoli di allagamento, se minori di
40°, per tutti i dislocamenti ammissibili;
•
curve o tabelle delle carene diritte adeguate al campo
d’immersioni operative;
•
curve delle carene inclinate trasversalmente, sufficienti
per gli scopi relativi ai requisiti in [2.2.3] e comprendenti
le curve a 12° e 40°;
•
curve o tabelle dei volumi, ordinate dei centri di volume
e momenti sbandanti volumetrici assunti per ogni stiva,
completamente o parzialmente piene, oppure ogni
combinazione di ciò, incluso l’effetto di divisioni temporanee;
•
tabelle o curve dei massimi momenti sbandanti ammissibili per vari dislocamenti e varie ordinate del centro di
gravità che permettano al Comandante di dimostrare la
conformità con le prescrizioni specificate in [2.2.3];
•
istruzioni per la caricazione in forma di note riassumenti
le prescrizioni del presente Regolamento;
•
un esempio dettagliato per guida del Comandante;
•
condizioni di carico tipiche di servizio, partenza e
arrivo, e, se necessario, le peggiori condizioni di servizio
intermedie.
Si raccomanda che le condizioni di carico siano preparate per almeno tre fattori di stivaggio rappresentativi.
Il Libretto di stabilità per caricazione di granaglie può essere
preparato nella lingua, o lingue, ufficiale(i) dell’Amministrazione del Paese emittente; se la lingua usata non è né
inglese né francese, il testo deve comprendere una traduzione in una di queste lingue.
2.2.3
Criteri di stabilità allo stato integro per
caricazione di granaglie
Le caratteristiche di stabilità allo stato integro di qualunque
nave trasportante granaglie alla rinfusa devono essere dimostrate soddisfacenti, per tutta la durata del viaggio, ad
almeno i seguenti criteri dopo aver tenuto conto, nella
56
A caricazione ultimata, il Comandante deve assicurarsi che
la nave sia diritta prima di uscire in mare.
2.3
Stabilità in allagamento
2.3.1 Generalità
Navi portarinfusa di lunghezza superiore od uguale a 80 m
sono soggette al metodo probabilistico riportato nella
Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, App 3.
2.3.2 Bordo libero ridotto
Navi portarinfusa di lunghezza maggiore di 100 m, a cui sia
stato assegnato un bordo libero ridotto come permesso
dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul Bordo
Libero, 1966, come indicato nella Parte B, Cap 3, Sez 3,
[2.1.2] devono soddisfare alle prescrizioni specificate nella
Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la verifica dell’ottemperanza delle prescrizioni di cui in [2.3.1] non è richiesta.
2.3.3
Prescrizioni addizionali per navi portarinfusa
con fianchi a fasciame singolo di lunghezza
superiore od uguale a 150 m
Le prescrizioni specificate in [2.3.4] a [2.3.6] si applicano a
navi portarinfusa con fianchi a fasciame singolo, di lunghezza superiore od uguale a 150 m, destinate alla caricazione di carichi alla rinfusa aventi una massa volumica alla
rinfusa a secco pari a 1,0 t/m3, o maggiore.
Navi che soddisfano le prescrizioni di cui in [2.3.2] non
devono soddisfare le prescrizioni di cui in [2.3.4] a [2.3.6].
2.3.4 Allagamento delle stive del carico
Le navi portarinfusa specificate in [2.3.3], se caricate al
bordo libero estivo, devono essere in grado di sopportare
l’allagamento di una qualunque stiva del carico in ogni condizione di carico e rimanere galleggianti in soddisfacenti
condizioni di equilibrio come specificato in [2.3.5].
2.3.5 Criteri d’allagamento
Dopo l’allagamento, la nave deve soddisfare alle prescrizioni della Parte B, Cap 3, App 4.
L’allagamento assunto deve tener conto soltanto dell’allagamento dello spazio delle stive del carico, considerando i
valori di permeabilità specificati in [2.3.6].
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 1 : Diagramma di stabilità
bracci raddrizzanti
curva dei bracci
raddrizzanti
angolo di sbandamento
dovuto allo spostamento
delle granaglie
curva dei bracci sbandanti
dovuta allo spostamento
trasversale della granaglia
che può essere approssimata
dalla linea retta AB
stabilità dinamica residua
A
B
l0
l40
40
0
2.3.6
Ipotesi relative all’allagamento
La permeabilità di una stiva carica deve essere assunta pari
a 0,9, a meno che una permeabilità relativa ad un particolare carico venga assunta per il volume di una stiva allagata
occupato dal carico e una permeabilità di 0,95 venga
assunta per il rimanente volume vuoto della stiva.
Nell’ultimo caso, devono essere assunte le permeabilità e i
corrispondenti pesi specifici del carico specificate in
[4.4.2].
angolo di sbandamento, in gradi
casi. In tal caso, comunque, l’intervallo dei madieri deve
essere non maggiore di 2 volte l’intervallo di ossatura.
3.1.3
Madieri in corrispondenza delle paratie
trasversali
La permeabilità di una stiva vuota deve essere assunta pari a
0,95.
Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri in
corrispondenza delle paratie trasversali e delle travi rinforzate delle gallerie tubi devono essere non minori di quelle
richieste per il fasciame delle paratie o, nel caso sia previsto
un cassonetto inferiore, del fasciame laterale del cassonetto.
3
3.2
Criteri di progetto delle strutture
3.1
3.1.1
Strutture del doppio fondo
Doppio fondo a struttura longitudinale
Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, il doppio
fondo e la paratia inclinata delle casse laterali basse devono
essere a struttura longitudinale.
L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4
volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del
doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non
maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
3.1.2
Doppio fondo a struttura longitudinale
Il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse laterali
basse possono essere a struttura trasversale nella navi di
lunghezza minore di o uguale a 120 m, quando questa
soluzione è ritenuta accettabile dalla Società nei singoli
Regolamenti RINA 2005
3.2.1
Strutture dei fianchi a singolo fasciame
Generalità
I fianchi all’interno delle casse longitudinali alte e basse
devono in generale essere a struttura longitudinale. Possono
essere a struttura trasversale quando tale struttura è adottata
per il doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamentecon [3.1.2] e [3.4.1] .
3.2.2
Intervallo delle costole (1/7/2001)
In generale, l'intervallo delle costole nelle stive del carico
delimitate solo dal fasciame del fianco deve essere non
superiore ai valori ottenuti, in m, dalle seguenti formule:
L
s = 0, 6 + ---------320
L
s = 0, 9 + 1, 25 ⎛ ----------⎞
⎝ 100⎠
3.2.3
per L < 90 m
0, 25
per L ≥ 90 m
Campata delle costole e altezza dell’anima
La campata delle costole l e l’altezza dell’anima d devono
essere misurate come indicato in Fig 2.
57
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 2 : Geometria delle costole e delle squadre di
estremità
Cassa
longitudinale alta
0,5d
(in generale)
Sezione B -B
Z BB
0,25l
r
0,125l
Z
r
Z AA
l
d
3.2.7
Squadre di collegamento entro le casse
laterali basse e alte
Devono essere sistemate squadre di collegamento entro le
casse laterali basse e alte, come indicato in Fig 3, in modo
tale da garantire continuità strutturale alle estremità delle
costole.
Figura 3 : Collegamento con le squadre entro le
casse laterali basse e alte
0,25l
Sezione A -A
Cassa
longitudinale bassa
"SOFT TOE"
3.2.4 Costole a sezione simmetrica
La sezione delle costole deve essere simmetrica e integrare,
alle estremità inferiore e superiore, squadre sagomate con
“soft toes” in modo tale da evitare punti rigidi ai piedi delle
squadre stesse.
Il rapporto tra l’altezza e lo spessore dell’anima deve essere
non maggiore di 60 k0,5. La larghezza della piattabanda a
sbalzo rispetto all’anima deve essere non maggiore di 10
k0,5 volte lo spessore della piattabanda stessa. Le estremità
della piattabanda devono essere smentate.
Il raccordo tra la piattabanda delle costole e quella delle
squadre deve essere circolare (non a spigolo). Il raggio di
curvatura, vedere Fig 2, deve essere non minore del valore
ottenuto, in mm, dalla seguente formula:
3.2.8 Squadre anti-instabilità
Entro la stiva più a prua, le costole a sezione non simmetrica devono essere provviste di squadre inclinate anti-instabilità, posizionate ogni due costole, come indicato in Fig 4.
Entro le altre stive, le costole a sezione non simmetrica
devono essere provviste di squadre inclinate anti-instabilità,
posizionate ogni due costole, se l’altezza d dell’anima è
maggiore di 600 mm o la campata l è maggiore di 6 m.
0, 4b
r = ---------------f
tf
2
Figura 4 : Squadre anti-instabilità
dove bf e tf sono, rispettivamente, la larghezza e lo spessore
della piattabanda in mm.
3.2.5 Costole a sezione non simmetrica
Nella navi di lunghezza minore di 190 m, la sezione delle
costole in acciaio ordinario può essere non simmetrica e le
squadre di estremità possono essere saldate alle costole. La
piattabanda delle squadre deve essere smentata a entrambe
le estremità. Le squadre devono essere sagomate con “soft
toes” in modo tale da evitare punti rigidi ai piedi delle squadre stesse.
Il rapporto tra l’altezza e lo spessore dell’anima deve essere
non maggiore di 50 k0,5. La larghezza della piattabanda a
sbalzo rispetto all’anima deve essere non maggiore di 10
k0,5 volte lo spessore della piattabanda stessa.
3.2.6 Squadre alle estremità inferiore e superiore
Il modulo di resistenza di ogni squadra di estremità o che
sia parte integrante della costola, calcolato, con una striscia
di fasciame associato in accordo con Parte B, Cap 4, Sez 3,
[3.3], alle estremità della campata l (sezioni AA e BB in
Fig 2), deve essere non minore di due volte il modulo di
resistenza richiesto per la costola a metà campata in
Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei
casi.
Le dimensioni delle squadre alle estremità inferiore e superiore devono essere non minori di quelle indicate in Fig 2.
58
3.3
Strutture dei fianchi a doppio fasciame
3.3.1 Generalità
I fianchi all’interno delle casse laterali alte e basse devono
in generale essere a struttura longitudinale. Possono essere
a struttura trasversale quando tale struttura è adottata per il
doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamente con
[3.1.2] e [3.4.1] .
3.3.2 Strutture rinforzate dei fianchi
L’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere
non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
In ogni caso, le strutture rinforzate trasversali dei fianchi
devono essere allineate con quelle delle casse laterali basse
e alte.
3.4
Strutture del ponte
3.4.1
Zona del ponte al di fuori della linea delle
boccaporte e lamiere inclinate delle casse
laterali alte
Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, la zona del
ponte al di fuori della linea delle boccaporte e le lamiere
inclinate delle casse laterali alte devono essere a struttura
longitudinale.
L’intervallo delle strutture rinforzate nelle casse laterali alte
deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura.
dall’estremità superiore del cassonetto inferiore non minore
di 0,15lC.
Gli spessori della parte intermedia delle corrugazioni, considerati nell’applicazione delle disposizioni di cui in
[3.5.10] e [7.1.3], devono essere mantenuti per una
distanza dal ponte (se non c’è cassonetto superiore) o
dall’estremità inferiore del cassonetto superiore non maggiore di 0,3lC.
Il modulo di resistenza della corrugazione, nella rimanente
parte superiore della paratia, deve essere non minore del
75% di quello richiesto per la parte intermedia, corretto
eventualmente per una diversa tensione minima di snervamento del materiale.
Figura 5 : Geometria delle corrugazioni
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
3.4.2
Zona del ponte entro la linea delle boccaporte
La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in
generale essere a struttura trasversale.
CL
Il collegamento della zona laterale del ponte di resistenza
con la zona di ponte tra le boccaporte deve essere assicurato da una lamiera di spessore intermedio.
Collegamento tra le travi in corrispondenza
delle mastre delle boccaporte e le strutture del
ponte
Un adeguato collegamento tra le travi in corrispondenza
delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte deve
essere assicurato mediante la sistemazione di strutture trasversali o squadre addizionali all’interno delle casse laterali
alte.
A
C
3.4.3
3.4.4 Struttura delle casse laterali alte
Le strutture delle casse laterali alte devono estendersi il più
possibile all’interno della zona dell’apparato motore e
devono essere adeguatamente rastremate.
3.5
Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente
3.5.1 Generalità (1/7/2004)
Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 190 m, le
paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono
essere dotate di un cassonetto inferiore e, in generale, di un
cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave. Nelle
navi di minori dimensioni, le corrugazioni si possono estendere dal cielo del doppio fondo fino al ponte; se sistemato,
il cassonetto deve soddisfare le prescrizioni di cui da
[3.5.1] a [3.5.5].
L’angolo ϕ della corrugazione, indicato in Fig 5, deve
essere non minore di 55°.
Gli spessori della parte bassa delle corrugazioni considerati
nell’applicazione delle disposizioni di cui in [3.5.9] e
[7.1.3] devono essere mantenuti per una distanza dal cielo
del doppio fondo (se non c’è cassonetto inferiore) o
Regolamenti RINA 2005
j £ 55°
tw
SC
3.5.2
tF
Campata delle corrugazioni
La campata lC delle corrugazioni deve essere assunta
uguale alla distanza specificata in Fig 6. Ai fini della definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto superiore
non può essere assunta ad una distanza dal ponte in mezzeria maggiore di:
• 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale,
• 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare.
3.5.3
Cassonetto inferiore (1/7/2001)
Il cassonetto inferiore, se adottato, deve, in generale, avere
altezza non inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione.
Lo spessore e il materiale della lamiera superiore del cassonetto devono essere non inferiori a quelli richiesti per il
fasciame della paratia soprastante. Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte superiore del fasciame
laterale, verticale o inclinato, del cassonetto inferiore, per
una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla
larghezza della piattabanda della corrugazione, devono
essere non minori di quelli della piattabanda stessa, per
soddisfare le prescrizioni di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione.
Le estremità dei rinforzi ordinari dello scivolo devono
essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e
inferiore del cassonetto.
59
Parte E, Cap 4, Sez 3
La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame
costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere in accordo con
quanto indicato in Fig 7.
La base del cassonetto basso deve essere posta in corrispondenza dei madieri del doppio fondo e deve avere larghezza
non inferiore a 2,5 volte l'altezza media delle corrugazioni
della paratia. All'interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con i paramezzali del doppio
fondo al fine di garantire un supporto efficace alla paratia
corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e nei
diaframmi all'unione con il fasciame costituente la parte
superiore del cassonetto. Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati alla
lamiera superiore del cassonetto in accordo con [11.1].
Le estremità dei rinforzi ordinari laterali del cassonetto
devono essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto.
All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno
essere efficacemente collegati, estesi sino alle mastre delle
boccaporte al fine di garantire un supporto efficace alla
paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e
nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte
inferiore del cassonetto.
Figura 6 : Campata delle corrugazioni
Il fasciame laterale del cassonetto inferiore e i sottostanti
madieri devono essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1].
lc
lc
n
3.5.4 Cassonetto superiore
Il cassonetto superiore, se adottato, deve, in generale, avere
altezza non minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte
l’altezza della corrugazione. I cassonetti rettangolari
devono avere, in generale, un’altezza, misurata a livello del
ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta,
pari a 2 volte l’altezza della corrugazione.
n
asse neutro delle
corrugazioni
Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte.
La larghezza della lamiera inferiore del cassonetto superiore deve, in generale, essere uguale a quella della lamiera
superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti non rettangolari deve avere una larghezza non minore
di 2 volte l’altezza della corrugazione.
Lo spessore e il materiale della lamiera inferiore del cassonetto superiore devono essere uguali a quelli richiesti per il
fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte
inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere
non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta
della paratia quando viene usato lo stesso materiale.
60
(*)
lc
lc
lc
lc
lc
(*) Vedere [3.5.2]
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 7 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del
cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001)
Piattabanda della
corrugazione
d
Piattabanda della
corrugazione
t fg
t fg
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
t fg
d
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
d ≤ t fg
d
t fg : spessore adottato della piattabanda (as built)
3.5.5 Allineamento
Sul ponte, in prosecuzione delle flange delle corrugazioni,
nel caso in cui non ci sia il cassonetto superiore, devono
essere sistemati due bagli rinforzati.
Sul cielo del doppio fondo, nel caso in cui non sia sistemato il cassonetto inferiore, le piattabande delle corrugazioni devono essere allineate con i madieri di sostegno. Le
corrugazioni e i madieri devono essere saldati al fasciame
del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di sostegno devono essere non minori di quelli delle piattabande
delle corrugazioni. Inoltre gli intagli sui madieri per il passaggio dei longitudinali del cielo del doppio fondo devono
essere chiusi con mascherine. I madieri di sostegno devono
essere collegati tra di loro tramite diaframmi atti ad assorbire il taglio.
Il fasciame laterale del cassonetto inferiore deve essere allineato con le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle pareti del cassonetto stesso e le relative squadre
devono essere allineate con i longitudinali del cielo del
doppio fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello sforzo tra i suddetti elementi di rinforzo. Il
fasciame laterale del cassonetto inferiore non può presentare pieghe tra il cielo del doppio fondo e la lamiera superiore del cassonetto stesso.
3.5.6
Larghezza efficace della piattabanda
compressa
La larghezza efficace della piattabanda della corrugazione
da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia
deve essere ottenuta, in m, dalla seguente formula:
: coefficiente uguale a:
3 A R eH
β = 10 ---- ------tf E
A
tf
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 5),
: spessore netto della piattabanda, in mm.
3.5.7 ”Shedders” efficaci
“Shedders” efficaci sono quelli che hanno le seguenti caratteristiche:
• non sono piegate,
• sono saldate alle corrugazioni e all’estremità del cassonetto basso in accordo con [11.1],
• sono sistemate con un minimo angolo di inclinazione di
45° e la loro estremità inferiore è allineata con il
fasciame laterale del cassonetto inferiore,
• hanno spessore non inferiore al 75% di quello richiesto
per le piattabande delle corrugazioni,
• sono costituite da materiale con caratteristiche almeno
equivalenti a quello delle piattabande delle corrugazioni.
3.5.8 “Gussets” efficaci
“Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche:
• sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di
materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.5.7],
• hanno altezza non inferiore a metà della larghezza
della piattabanda della corrugazione,
• sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto
inferiore,
b EF = C E A
dove:
CE
β
• sono saldate alla lamiera del cassonetto inferiore, alle
corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [11.1],
: coefficiente uguale a:
, 25- – -----------1, 25CE = 2
-----------2
β
β
per β > 1,25
C E = 1, 0
per β ≤ 1, 25
Regolamenti RINA 2005
• hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno
equivalenti a quelli delle piattabande delle corrugazioni.
61
Parte E, Cap 4, Sez 3
3.5.9
Modulo di resistenza all’estremità inferiore
delle corrugazioni
a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 8 a Fig 12) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una
larghezza efficace bef non superiore a quanto specificato in [3.5.6].
b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre.
Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate da squadre poste sotto la
lamiera superiore del cassonetto inferiore (o sotto il
cielo del doppio fondo), il modulo di resistenza deve
essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 30%.
c) “Shedders” efficaci.
Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in
[3.5.7] (ved. Fig 8 e Fig 9), nel calcolo del modulo di
resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore
(sezioni 1 in Fig 8 e Fig 9), l’area della piattabanda può
essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla
seguente formula:
caci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia
dell’anima potrà essere ottenuta tramite interpolazione
lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del
modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della
piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può
essere tenuta in considerazione per aumentare l’area
della piattabanda.
Figura 8 : “Shedders” simmetriche
"shedder"
hg
1
I SH = 2 ,5A t F t SH
da assumersi non superiore a 2,5AtF,
dove:
A
tSH
tF
Cassonetto
basso
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (ved. Fig 5),
: spessore netto delle “shedders”, in mm,
: spessore netto della piattabanda, in mm.
d) “Gussets” efficaci.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in
[3.5.8] (vedere da Fig 10 a Fig 12), nel calcolo del
modulo di resistenza delle corrugazioni all’estremità
inferiore (sezioni 1 da Fig 10 a Fig 12), l’area della piattabanda può essere aumentata del valore ottenuto, in
cm2, dalla seguente formula:
Figura 9 : “Shedders” non simmetriche
I G = 7h G t F
dove:
hG
SGU
tF
: altezza delle “gussets”, in m, (ved. da Fig 10
a Fig 12), da assumersi non superiore a
(10/7)SGU,
: larghezza delle “gussets”, in m,
: spessore netto della piattabanda, in mm,
ricavato dallo spessore adottato.
e) Lamiera superiore del cassonetto inferiore inclinata
Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad una
lamiera superiore di cassonetto inferiore inclinata di un
angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale,
il modulo di resistenza della corrugazione deve essere
calcolato considerando le anime delle corrugazioni effi-
62
"shedder"
hg
1
Cassonetto
basso
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 10 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche
Figura 12 : “Gussets” con “Shedders” non simmetriche - Lamiera superiore del cassonetto inferiore
inclinata
"gusset"
hg
gusset
"gusset"
plate
pl
1
Cassonetto
basso
1
hg
=
=
Cassonetto
basso
Figura 11 : “Gussets” con “Shedders” non
simmetriche
3.5.11 Area a taglio
L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per
tenere conto di possibili non perpendicolarità tra le anime e
le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale, l’area
a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando l’area
dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra l’anima e la piattabanda della corrugazione (vedere Fig 5).
4
4.1
hg
"gusset"
1
Cassonetto
basso
3.5.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle
sezioni diverse da quella all’estremità
inferiore della corrugazione
Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando
l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la
piattabanda compressa una larghezza efficace bEF non
superiore a quanto specificato in [3.5.6].
Regolamenti RINA 2005
Carichi di progetto
Sollecitazioni sulla trave nave
4.1.1 Campo di applicazione (1/7/2003)
In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2,
[2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono essere
calcolate per le condizioni di caricazione indicate in [4.2] e
in [4.3].
Ai fini dell'applicazione delle prescrizioni di cui in [4.2] e
in [4.3], l'immersione massima deve essere assunta uguale
all'mmersione del bordo libero estivo riferita alla linea di
costruzione.
4.1.2 Generalità (1/7/2003)
Una nave portarinfusa può essere caricata, nelle effettive
condizioni operative, in modo diverso dalle condizioni di
caricazione di progetto indicate nel manuale di caricazione, a condizione che non siano superati i limiti per la
robustezza longitudinale e locale indicati nel manuale di
caricazione e nello strumento elettronico di bordo e siano
rispettate le prescrizioni applicabili relative alla stabilità.
63
Parte E, Cap 4, Sez 3
4.1.3
Condizioni alla partenza ed all'arrivo
(1/7/2003)
A meno che non sia diversamente indicato, ciascuna delle
condizioni di caricazione di progetto definite in [4.2] e in
[4.3] deve essere verificata per le condizioni alla partenza
ed all'arrivo, definite come segue:
• Condizione alla partenza: con cisterne del combustibile
liquido riempite non meno del 95% e con gli altri materiali di consumo al 100%
• Condizione all'arrivo: con materiali di consumo al
10%.
4.2
Sollecitazioni sulla trave nave in condizioni di stive cariche
Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con
caratteristica addizionale di servizio BC-C
(1/7/2003)
Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono
essere calcolate in condizioni omogenee di carico, con la
massa volumica del carico corrispondente a tutte le stive,
comprese le boccaporte, riempite al 100% alla massima
immersione e con tutte le cisterne di zavorra vuote.
carico che la nave è autorizzata a trasportare deve
essere indicata nella caratteristica assegnata; per esempio: caratteristica addizionale di servizio allowed combination of specified empty holds, with maximum
cargo density (in t/m3).
4.2.4
Cisterne di zavorra parzialmente riempite in
condizioni di stive cariche (1/7/2003)
Per condizioni di caricazione che prevedono gavoni e/o
altre cisterne di zavorra parzialmente riempiti, le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b) si applicano
solo ai gavoni.
4.3
Sollecitazioni sulla trave nave in condizioni di zavorra
4.2.1
4.2.2
Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con
caratteristica addizionale di servizio BC-B
(1/7/2003)
Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono
essere calcolate nelle seguenti condizioni di caricazione:
• condizioni omogenee di carico, come definite in [4.2.1]
• condizioni omogenee di carico con massa volumica del
carico uguale a 3,0 t/m3, e con il medesimo grado di
riempimento (rapporto tra la massa del carico ed il
volume della stiva) in tutte le stive del carico, alla massima immersione e con tutte le cisterne di zavorra
vuote.
Nel caso in cui la massa volumica del carico considerata per questa condizione di caricazione sia inferiore a
3,0 t/m3, deve essere indicata la massima massa volumica del carico che la nave è autorizzata a trasportare
con la caratteristica addizionale di servizio maximum
cargo density (in t/m3).
4.3.1
Capacità e disposizione delle cisterne di
zavorra (1/7/2003)
Tutte le navi portarinfusa devono avere cisterne di zavorra
di sufficiente capacità e disposte in modo da soddisfare pienamente le prescrizioni di cui in [4.3.2] e in [4.3.3].
4.3.2
Condizione normale di zavorra (1/7/2003)
Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono
essere calcolate per la condizione normale di zavorra. La
condizione normale di zavorra è una condizione di zavorra
(senza carico) in cui:
• le cisterne di zavorra possono essere piene, parzialmente riempite o vuote. Quando si scelga il riempimento parziale delle cisterne, devono essere soddisfatte
le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b)
• qualsiasi stiva del carico e le stive del carico adattate
per il trasporto di acqua di zavorra in navigazione
devono essere vuote
• l'elica deve essere totalmente immersa, e
• l'assetto deve essere con nave appoppata per non più di
0,015LLL, essendo LLL la lunghezza tra le perpendicolari
della nave, come definita in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.2].
Nella valutazione dell'immersione dell'elica e dell'assetto,
possono essere usate le immesioni in corrispondenza delle
perpendicolari avanti e addietro.
4.2.3
Sollecitazioni in acqua tranquilla per navi con
caratteristica addizionale di servizio BC-A
(1/7/2003)
Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono
essere calcolate nelle seguenti condizioni di caricazione:
In aggiunta alle prescrizioni di cui sopra, le sollecitazioni in
acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate
considerando una condizione con cisterne di zavorra riempite al 100 %.
• condizioni omogenee di carico, come definite in [4.2.2]
4.3.3
• almeno una condizione di caricazione con determinate
stive vuote, con massa volumica del carico uguale a 3,0
t/m3, e con il medesimo grado di riempimento (rapporto
tra la massa del carico ed il volume della stiva) in tutte
le stive del carico, riempite, alla massima immersione e
con tutte le cisterne di zavorra vuote.
Le sollecitazioni in acqua tranquilla sulla trave nave devono
essere calcolate per la condizione di zavorra pesante. La
condizione di zavorra pesante è una condizione di zavorra
(senza carico) in cui:
La combinazione di determinate stive vuote deve essere
indicata con la caratteristica addizionale di servizio
allowed combination of specified empty holds
In tali casi, se la massa volumica del carico considerata
è inferiore a 3,0 t/m3, la massima massa volumica del
64
Condizione di zavorra pesante (1/7/2003)
a) le cisterne di zavorra possono essere piene, parzialmente riempite o vuote. Quando si scelga il riempimento parziale delle cisterne, devono essere soddisfatte
le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1.2], b)
b) almeno una stiva del carico adattata per il trasporto di
acqua di zavorra in navigazione, quando richiesta o
prevista, deve essere piena
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
c) l'immersione dell'elica I/D deve essere almeno del
60%, essendo:
• I = la distanza dall'asse dell'elica alla linea di galleggiamento
• D = diametro dell'elica
d) l'assetto deve essere con nave appoppata per non più di
0.015LLL, essendo LLL la lunghezza tra le perpendicolari
della nave, come definita in Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.2].
e) l'immersione prodiera riferita alla linea di costruzione,
nella condizione di zavorra pesante, non deve essere
inferiore a 0,03L o a 8 m.
In aggiunta alle prescrizioni di cui sopra, le sollecitazioni in
acqua tranquilla sulla trave nave devono essere calcolate
per:
• una condizione con tutte le cisterne di zavorra riempite
al 100 % e una stiva del carico adattata o destinata al
trasporto di acqua di zavorra in navigazione, se prevista,
riempita al 100 %, e
• qualora più di una cisterna sia adattata e destinata al trasporto di acqua di zavorra in navigazione, non è richiesto che due o più stive siano assunte simultaneamente
caricate al 100 % nel cacolo delle sollecitazioni in
acqua tranquilla sulla trave nave, a meno che tali condizioni non siano previste nella condizione di zavorra
pesante. A meno che ciascuna stiva non sia verificata
individualmente, la stiva destinata ad essere caricata di
zavorra pesante e qualsiasi restrizione o tutte le restrizioni per l'uso di altre stive di zavorra devono essere
indicate sul manuale di caricazione.
4.4
Sollecitazioni della trave nave in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di
lunghezza uguale o superiore a 150 m
4.4.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2003)
Le seguenti prescrizioni si applicano in aggiunta a quelle di
cui in Parte B, Cap 6, Sez 2, alle navi portarinfusa con caratteristica addizionale di servizio BC-A o BC-B.
4.4.2 Ipotesi di allagamento (1/7/2003)
Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente
allagata fino alla linea di galleggiamento di equilibrio,
eccettuate le eventuali stive del carico a doppio fasciame di
larghezza non inferiore a 1000 mm, in qualsiasi posizione
entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco.
Per calcolare la quantità di acqua imbarcata, devono essere
rispettate le seguenti ipotesi.
Si devono assumere adeguate permeabilità e masse volumiche alla rinfusa a seconda del tipo di carico trasportato. Per
minerali di ferro, si deve assumere una permeabilità
minima di 0,3 e una corrispondente massa volumica alla
rinfusa di 3,0 t/m3. Per il cemento, si deve assumere una
permeabilità minima di 0,3 e una corrispondente massa
volumica alla rinfusa di 1,3 t/m3. In questo contesto, "permeabilità" per carichi solidi alla rinfusa è da intendersi
come il rapporto tra il volume allagabile tra le varie parti di
carico, granuli o ogni altra più grossa parte di carico e il
volume totale occupato dal carico.
Regolamenti RINA 2005
La permeabilità di ogni spazio destinato al carico rimasto
vuoto e di ogni volume sovrastante il carico in ogni spazio
destinato al carico, deve essere assunta pari a 0,95.
Per carichi stivati (come acciai laminati), si deve assumere
la massa volumica propria del carico unitamente ad una
permeabilità pari a zero.
4.4.3
Sollecitazioni di trave nave in acqua
tranquilla (1/7/2003)
Le sollecitazioni in acqua tranquilla in condizioni di allagamento devono essere calcolate per ciascuna delle condizioni di carico e di zavorra considerate nei calcoli di
robustezza longitudinale allo stato integro come specificato
in [4.1], [4.2] e [4.3].
4.4.4 Sollecitazioni di trave nave d’onda (1/7/2003)
I carichi d'onda in condizioni di allagamento devono essere
assunti pari all'80% di quelli definiti in Parte B, Cap 5,
Sez 2, [3.1].
4.5
Pressioni interne e forze dovute ai carichi secchi alla rinfusa
4.5.1 Campo di applicazione (1/7/2003)
Le prescrizioni del presente punto [4.5] si applicano per la
valutazione della massa del carico da considerare per il calcolo delle pressioni e delle forze in acqua tranquilla e
d'onda dovute ai carichi secchi alla rifusa.
4.5.2 Definizioni (1/7/2003)
La massa massima ammissibile e quella minima richiesta
del carico in una stiva, o in due stive adiacenti caricate, è
riferita al carico netto sul doppio fondo. Il carico netto sul
doppio fondo è una funzione dell'immersione, della massa
del carico nella stiva, così come della massa del combustibile liquido e dell'acqua di zavorra contenuta nelle cisterne
del doppio fondo.
Si applicano le seguenti definizioni:
MH
: massa effettiva del carico in una stiva, corrispondente ad una condizione di caricazione
omogenea alla massima immersione.
MFull
: massa del carico in una stiva, corrispondente al
carico con massa volumica virtuale (rapporto
tra massa e volume della stiva omogeneo, con
minimo di 1,0 t/m3) riempita fino al lembo
superiore della mastra della boccaporta. In nessun caso MFull deve essere inferiore a MH.
MHD
: massa massima ammissibile del carico da trasportare in una stiva, secondo le condizioni di
carico di progetto, con determinate stive vuote
ed alla massima immersione.
4.5.3
Condizioni generali applicabili a tutte le navi
(1/7/2003)
Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare MFull
con le eventuali cisterne del combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, riempite al
100% e con le cisterne per acqua di zavorra nel doppio
fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote alla massima immersione.
65
Parte E, Cap 4, Sez 3
Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare il
50% di MH, con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote alla massima immersione.
Ogni stiva del carico deve essere capace di essere vuota,
con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza
della stiva stessa, vuote alla immersione corrispondente alla
massima zavorra.
4.5.4
Condizione applicabile per tutte le notazioni,
eccetto il caso in cui alla nave sia assegnata
la caratteristica addizionale di servizio no MP
(1/7/2003)
Ogni stiva del carico deve essere capace di trasportare MFull
con le eventuali cisterne del combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva stessa, riempite al
100% e con le cisterne per acqua di zavorra nel doppio
fondo, in corrispondenza della stiva stessa, vuote al 67%
della massima immersione.
Ogni stiva del carico deve essere capace di essere vuota,
con tutte le cisterne nel doppio fondo, in corrispondenza
della stiva stessa, vuote all'87% della massima immersione.
Ogni due cisterne adiacenti devono essere capaci di trasportare MFull con le eventuali cisterne del combustibile
liquido nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva
stessa, riempite al 100% e con le cisterne per acqua di
zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza della stiva
stessa, vuote al 67% della massima immersione. Questa
prescrizione relativa alla massa del carico ed al combustibile liquido nelle cisterne del doppio fondo in corrispondenza della stiva del carico considerata vale anche per la
condizione in cui la stiva del carico adiacente è riempita
con acqua di zavorra, se applicabile.
Ogni due stive del carico adiacenti devono essere capaci di
essere vuote con tutte le cisterne del doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse vuote al 75% della massima
immersione.
4.5.5
Condizioni addizionali applicabili solo alle
navi con caratteristica addizionale di servizio
BC-A (1/7/2003)
Tutte le stive del carico che sono previste essere vuote alla
massima immersione devono essere capaci di essere vuote
con tutte le cisterne del doppio fondo in corrispondenza
delle stive stesse ugualmente vuote.
Le stive del carico che sono previste essere caricate con
carico ad alta massa volumica devono essere capaci di trasportare MHD più il 10% di MH, con le eventuali cisterne per
combustibile liquido nel doppio fondo in corrispondenza
delle stive stesse riempite al 100% e con le cisterne per
acqua di zavorra in corrispondenza delle stive stesse vuote
alla massima immersione. In esercizio, la massima massa
ammissibile del carico deve essere limitata a MHD.
Ogni due stive adiacenti che, in accordo con una condizione di carico di progetto, possono essere riempite,
essendo la stive ad esse adiacenti vuote, devono essere
capaci di trasportare il 10% di MH in ciascuna stiva in
aggiunta al massimo carico corrispondente a quella condizione di carico di progetto, con le eventuali cisterne per
66
combustibile liquido nel doppio fondo, in corrispondenza
delle stive stesse, riempite al 100% e con le cisterne di
zavorra nel doppio fondo, in corrispondenza delle stive
stesse, vuote, alla massima immersione. In esercizio, la
massima massa ammissibile deve essere limitata al massimo carico previsto dalle condizioni di carico di progetto.
4.5.6
Condizioni addizionali applicabili solo per le
stive adibite a zavorra (1/7/2003)
Le stive del carico che sono progettate come stive adibite ad
acqua di zavorra devono essere capaci di essere riempite
con acqua di zavorra al 100% della loro capacità, comprese le boccaporte, con tutte le cisterne del doppio fondo
in corrispondenza delle stive stesse piene al 100 %, a qualsiasi immersione corrispondente alla zavorra pesante. Per le
stive adibite a zavorra, adiacenti alle casse laterali alte, alle
case laterali basse ed alle cisterne del doppio fondo, è
accettabile dal punto di vista della robustezza che le stive
adibite a zavorra siano riempite quando le casse laterali
alte, le casse laterali basse e le cisterne del doppio fondo
sono vuote.
4.5.7
Condizioni addizionali applicabili solo durante
le operazioni di caricazione e scaricazione in
porto (1/7/2003)
Ogni singola stiva del carico deve essere capace di contenere la massima massa ammissibile in navigazione al 67%
dell'immersione massima, in condizioni di nave in porto.
Ogni due stive adiacenti devono essere capaci di trasportare MFull, con le eventuali cisterne per combustibile liquido
nel doppio fondo in corrispondenza delle stive stesse riempite al 100% e con le cisterne di zavorra nel doppio fondo
in corrispondenza delle stive stesse vuote, al 67% della
massima immersione, in condizioni di nave in porto.
Ad immersione ridotta, durante la caricazione e la scaricazione in porto, la massa massima ammissibile in una stiva
del carico può essere incrementata del 15% della massa
massima ammissibile in condizioni di navigazione ma non
non può essere superiore alla massa ammissibile all'immersione massima nelle condizioni di navigazione. La massa
minima richiesta può essere ridotta della stessa quantità.
4.5.8
Curve delle masse nelle stive (1/7/2003)
Sulla base dei carichi di progetto per la robustezza locale,
come precisato da [4.5.1] a [4.5.7], eccetto [4.5.6], le curve
delle masse nelle stive devono essere incluse nel Manuale
di caricazione e nello strumento elettronico e devono indicare la massa massima ammissibile e quella minima richiesta in funzione dell'immersione, nelle condizioni di
navigazione così come durante la caricazione e la scaricazione in porto (Vedere Parte B, Cap 11, Sez 2).
Ad immersioni diverse da quelle indicate nelle condizioni
di carico di progetto di cui sopra, la massa massima ammissibile e quella minima richiesta devono essere corrette per il
cambio della spinta agente sul fondo. Il cambio della spinta
deve essere calcolato usando l'area di galleggiamento a ciascuna immersione.
Devono essere incluse anche le curve delle masse per ciascuna singola stiva, così come per ogni due stive adiacenti.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
4.6
4.6.1
Carichi locali sulle paratie trasversali
stagne corrugate in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza
uguale o superiore a 150 m
Applicabilità (1/7/2001)
Queste prescrizioni si applicano, al posto di quelle di cui in
Parte B, Cap 5, Sez 6, [9] a tutte le navi con fianchi a singolo fasciame, di lunghezza uguale o superiore a 150 m,
destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con
massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3,
con paratie trasversali stagne corrugate verticalmente.
Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente
allagata, eccettuate le eventuali stive del carico a doppio
fasciame di larghezza non inferiore a 1000 mm in qualsiasi
posizione entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco.
4.6.2
Generalità
I carichi da considerarsi agenti sulle paratie sono quelli
dovuti alla combinazione di quelli indotti dal carico trasportato con quelli indotti dall’allagamento di una stiva
adiacente alla paratia in esame. In ogni caso, si deve considerare la pressione dovuta all’allagamento della stiva
agente da sola.
Ai fini del dimensionamento di ogni paratia, si devono considerare le più sfavorevoli combinazioni di carico trasportato e allagamento sulla base delle condizioni di
caricazione incluse nel Manuale di Caricazione e cioè:
• condizioni di caricazione omogenee,
• condizioni di caricazione non omogenee,
per ognuna considerando l’allagamento singolo sia delle
stive piene, sia delle stive vuote.
Ai fini del presente calcolo, condizione di caricazione
omogenea significa una condizione di caricazione nella
quale il rapporto tra il maggiore e il minore grado di riempimento, tra quelli di ogni stiva, è minore o uguale a 1,20,
tenendo eventualmente conto della correzione per le differenti masse volumiche dei carichi trasportati nelle varie
stive.
Non è necessario considerare ai fini delle presenti prescrizioni condizioni di caricazione non-omogenee parziali
associate a operazioni di caricazione e/o scaricazione tra
più porti per condizioni di caricazione omogenee.
I limiti dei carichi di progetto specificati per le stive del
carico, devono essere rappresentati dalle condizioni di
carico definite dal progettista nel Manuale di Caricazione.
Stive caricate con carichi stivati devono essere considerate
vuote ai fini di questo calcolo.
A meno che la nave trasporti solo minerale di ferro o
comunque carico avente massa volumica alla rinfusa supe-
Regolamenti RINA 2005
riore o uguale a 1,78 t/m3 in condizioni non omogenee, si
dovrà considerare anche la condizione di stiva riempita fino
al livello del ponte col massimo carico trasportabile dalla
stiva stessa.
4.6.3
Battente di allagamento
Il battente di allagamento hF (vedere Fig 13) è la distanza, in
m, misurata verticalmente a nave dritta, tra il punto di calcolo e una quota situata a una distanza zF, in m, dalla linea
di costruzione uguale a:
• in generale:
-
D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera,
-
0,9D1 per le altre paratie,
nel caso in cui la nave debba trasportare carichi aventi
massa volumica alla rinfusa minore di 1,78 t/m3 in condizioni di caricazione non omogenee, si possono assumere i seguenti valori:
-
0,95D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera,
-
0,85D1 per le altre paratie,
• per navi aventi portata lorda inferiore a 50000 t e bordo
libero di tipo B:
-
0,95D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera,
-
0,85D1 per le altre paratie,
nel caso in cui la nave debba trasportare carichi aventi
massa volumica alla rinfusa minore di 1,78 t/m3 in condizioni di caricazione non omogenee, si possono assumere i seguenti valori:
-
0,9D1 per la paratia trasversale corrugata prodiera,
-
0,8D1 per le altre paratie.
4.6.4
Altezza di compenso del carico secco alla
rinfusa
L’altezza di compenso hB del carico secco alla rinfusa è la
distanza verticale, in m, dal punto di calcolo al piano orizzontale di compenso del carico, situato a una distanza zB
(vedere Fig 13), dalla linea di costruzione.
In assenza di più precise valutazioni, zB può essere ottenuta
come specificato in Parte B, Cap 5, Sez 6, [3.1.2].
4.6.5
Pressioni e forze su una corrugazione nelle
stive caricate con carico alla rinfusa non
allagate
In ogni punto della paratia, la pressione deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
2
ϕ
p B = ρ B g z B tan ⎛ 45 – ---⎞
⎝
2⎠
La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta,
in kN, dalla seguente formula:
2
( z B – h DB – h LS )
- tan ⎛ 45 – ϕ
---⎞
F B = ρ B g s C --------------------------------------⎝
2
2⎠
2
67
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 13 : Paratie trasversali - Battente di allagamento e altezza di compenso del carico secco alla rinfusa
h
D1
h
F
B
h
z
V
B
F
zB
zB
P
V= Volume occupato dal carico
P = Punto di calcolo
4.6.6
Pressioni e forze su una corrugazione nelle
stive caricate con carico alla rinfusa allagate
Si devono considerare due casi, in funzione dei valori di zF
e zB (vedere [4.6.3] e [4.6.4]):
• zF ≥ zB
dove perm è la permeabilità del carico, da assumere
uguale a 0,3 per il minerale di ferro, il carbone e il
cemento.
La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula:
2
( zB – zF )
- tan ⎛ 45 – ϕ
F B ,F = s C ρ B g ------------------------⎞
⎝
2
2⎠
2
In ogni punto della paratia situato a una distanza compresa tra zB e zF dalla linea di costruzione, la pressione
deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
2
ϕ
ρ B g ( z B -z F ) tan ⎛ 45 – ---⎞ + ( p B ,F ) LE
⎝
2⎠
+s C ----------------------------------------------------------------------------------- ( z F -h DB -h LS )
2
p B ,F = ρgh F
In ogni punto della paratia situato a una distanza
minore di zB dalla linea di costruzione, la pressione
deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
2
ϕ
p B ,F = ρ g h F + [ ρ B – ρ ( 1 – perm ) ]g h B tan ⎛ 45 – ---⎞
⎝
2⎠
dove perm è la permeabilità del carico, da assumere
uguale a 0,3 per il minerale di ferro, il carbone e il
cemento.
La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula:
2
ρg ( z F -z B )+ ( p B ,F ) LE
( z F -z B )
- + ---------------------------------------------- ( z B -h DB -h LS )
F B ,F =s C ρg ------------------2
2
dove (pB,F)LE è la pressione pB,F, in kN/m2, calcolata
all’estremità inferiore della corrugazione.
• zF < zB
In ogni punto della paratia situato a una distanza compresa tra zF e zB dalla linea di costruzione, la pressione
deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
2
ϕ
p B ,F = ρ B g z B tan ⎛ 45 – ---⎞
⎝
2⎠
In ogni punto della paratia situato a una distanza
minore di zF dalla linea di costruzione, la pressione
deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
ϕ
p B ,F =ρ g h F + [ ρ B h B – ρ ( 1-perm ) h F ] g tan ⎛ 45 – ---⎞
⎝
2⎠
2
68
dove (pB,F)LE è la pressione pB,F, in kN/m2, calcolata
all’estremità inferiore della corrugazione.
4.6.7
Pressioni e forze su una corrugazione nelle
stive vuote allagate
In ogni punto della paratia, la pressione in acqua tranquilla
indotta dal battente di allagamento hF da considerare deve
essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente formula:
p F = ρgh F
La forza agente su una corrugazione deve essere ottenuta,
in kN, dalla seguente formula:
( z F – h DB – h LS ) 2
F F = s C ρg ------------------------------------2
4.6.8 Pressioni e forze risultanti
Le pressioni e le forze risultanti devono essere calcolate per
condizioni di caricazione omogenee e non omogenee utilizzando le seguenti formule:
• Condizioni di caricazione omogenee
In ogni punto delle strutture della paratia, la pressione
risultante da considerarsi per il dimensionamento della
paratia deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente
formula:
p = p B ,F – 0 ,8p B
La forza risultante agente su una corrugazione deve
essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula:
F = F B ,F – 0 ,8F B
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
dove:
2
: pressione nelle stive non allagate, in kN/m ,
da calcolarsi come specificato in [4.6.5],
pB
2
pB,F
: pressione nelle stive allagate, in kN/m , da
calcolarsi come specificato in [4.6.6],
FB,F
: forza agente su una corrugazione nelle stive
allagate, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.6].
• Condizioni di caricazione non omogenee
In ogni punto delle strutture della paratia, la pressione
risultante da considerarsi per il dimensionamento della
paratia deve essere ottenuta, in kN/m2, dalla seguente
formula:
m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con
massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3.
Ogni stiva del carico deve essere considerata singolarmente
allagata, eccettuate le eventuali stive del carico a doppio
fasciame di larghezza non inferiore a 1000 mm in qualsiasi
posizione entro l'intera lunghezza della stiva, misurata perpendicolarmente al fasciame del fianco.
4.7.2
Generalità
I carichi da considerarsi agenti sul doppio fondo sono quelli
dovuti alla pressione esterna del mare e alla combinazione
di quelli indotti dal carico trasportato con quelli indotti
dall’allagamento della stiva alla quale il doppio fondo
appartiene.
La forza risultante agente su una corrugazione deve
essere ottenuta, in kN, dalla seguente formula:
Si devono considerare le più sfavorevoli combinazioni di
carico trasportato e allagamento, sulla base delle condizioni di caricazione incluse nel Manuale di Caricazione e
cioè:
F = F B ,F
• condizioni di caricazione omogenee,
dove:
• condizioni di caricazione non omogenee,
p = p B ,F
pB,F
: pressione nelle stive allagate, in kN/m2, da
calcolarsi come specificato in [4.6.6],
• condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di
carichi stivati (acciai laminati e simili).
FB,F
: forza agente su una corrugazione nelle stive
allagate, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.6].
Per ciascuna condizione di caricazione, nel calcolo del
carico ammissibile nella stiva si deve considerare, tra i carichi che possono essere trasportati, quello avente la massa
volumica alla rinfusa maggiore.
4.6.9
Momento flettente, taglio e tensioni
tangenziali in una corrugazione
Il momento flettente di progetto in una corrugazione deve
essere ottenuto, in kN.m, dalla seguente formula:
Fl
M = -------C8
dove F è la forza risultante, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.8].
Il taglio di progetto in una corrugazione deve essere ottenuto, in kN, dalla seguente formula:
Q = 0 ,8F
Le tensioni tangenziali in una corrugazione devono essere
ottenute, in N/mm2, dalla seguente formula:
Q
τ = 10 --------A SH
4.7.3
• in generale:
-
D1 per la stiva prodiera,
-
0,9D1 per le altre stive.
• per le navi avente portata lorda inferiore a 50000 t e
bordo libero di tipo B:
-
0,95D1 per la stiva prodiera,
-
0,85D1 per le altre stive.
4.8
dove ASH è l’area a taglio, in cm2, da calcolarsi come specificato in [3.5.11]
4.7
4.7.1
Carichi locali sul doppio fondo in condizioni di allagamento per le navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di
lunghezza uguale o superiore a 150 m
Applicabilità (1/7/2001)
Queste prescrizioni si applicano, al posto di quelle di cui in
Parte B, Cap 5, Sez 6, [9], alle navi portarinfusa con fianchi
a singolo fasciame, di lunghezza uguale o superiore a 150
Regolamenti RINA 2005
Battente di allagamento
Il battente di allagamento hF (vedere Fig 14) è la distanza, in
m, misurata verticalmente a nave diritta, tra il cielo del doppio fondo e una quota situata a una distanza zF, in m, dalla
linea di costruzione uguale a:
4.8.1
Prescrizioni addizionali relative ai carichi locali per le navi con la notazione di
servizio completata dalla caratteristica
addizionale di servizio heavycargo
Applicazione
Per le navi con la notazione di servizio completata dalla
caratteristica addizionale di servizio heavycargo [HOLDi,
Xi kN/m2, ρi kN/m3 - HATCHi, Yi kN/m2] (vedere Parte A,
Cap 1, Sez 2, [4.3.2]), i valori Xi e ρi, relativi al carico alla
rinfusa trasportato nelle stive, e Yi, relativi al carico uniforme trasportato sulle coperture delle boccaporte, devono
essere calcolati come specificato rispettivamente in [4.8.2]
e [4.8.3], .
69
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 14 : Doppio fondo - Battente di allagamento e altezza di compenso del carico secco alla rinfusa
hB
D1
hF h
B
ZF
V
V = Volume occupato dal carico
4.8.2
Caratteristiche del carico alla rinfusa
trasportato nelle stive
ρi è, per ciascuna stiva, la densità del carico che riempie la
stiva, fino al livello del ponte superiore in mezzeria, con la
massa massima trasportabile nella stiva stessa. In generale,
ρi deve essere definita dal Progettista.
Xi è la pressione locale massima ammissibile sul cielo del
doppio fondo di ciascuna stiva e deve essere definita dal
Progettista. In ogni caso, essa deve essere non minore del
valore ottenuto, per ciascuna stiva, dalla formula per pS sul
cielo del doppio fondo riportata in Parte B, Cap 5, Sez 6,
[3.1.1]. Nell’applicazione di tale formula, la stiva deve
essere considerata completamente riempita e ρB deve essere
assunta uguale al valore ρi sopra definito.
4.8.3
Caratteristiche del carico uniforme trasportato
sulle coperture delle boccaporte
Yi è la pressione locale massima ammissibile su ciascuna
copertura e deve essere definita dal Progettista. Per ciascuna copertura, essa deve essere uguale al valore pS utilizzato in Parte B, Cap 5, Sez 6, [4.1.1] per il
dimensionamento della copertura stessa.
4.9
Condizione di caricazione per l’analisi
della struttura rinforzata
4.9.1 Nell’analisi della struttura rinforzata devono essere
considerate le seguenti condizioni di caricazione:
• caricazione omogenea
• caricazione a stive alterne, essendo la stiva carica completamente riempita dal carico
• caricazione a stive alterne, essendo la massa volumica
del carico quella minima ottenuta dal manuale di caricazione, ma assunta non inferiore a 3 t/m3
• zavorra pesante, essendo la stiva della zavorra completamente piena.
Qualora non altrimenti specificato, queste condizioni di
caricazione devono essere associate alle condizioni di nave
diritta.
70
5
Robustezza della trave nave
5.1
Robustezza longitudinale della trave
nave in condizioni di allagamento per le
navi portarinfusa con caratteristica addizionale di servizio BC-A o BC-B
5.1.1 Applicabilità (1/7/2003)
Le presenti prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle di
cui in Parte B, Cap 6, Sez 2, alle navi portarinfusa con una
delle caratteristiche addizionali di servizio BC-A o BC-B.
Dette navi devono avere la robustezza della loro trave nave
verificata per specifiche condizioni di allagamento, in ciascuna delle condizioni di carico e di zavorra definite in
Parte B, Cap 6, Sez 2, [2.1] e in [4.1], [4.2] e [4.3] ed in
ogni altra condizione considerata nei calcoli di robustezza
longitudinale a nave integra, incluse quelle comprese nel
Manuale di caricazione, in accordo con le disposizioni di
cui in Parte B, Cap 11, Sez 2, eccetto che non devono
essere considerate le condizioni in porto, le condizioni di
visita di carena a nave galleggiante, le condizioni transitorie
di caricazione e scaricazione in porto e le condizioni che si
verificano durante il cambio dell'acqua di zavorra.
Si assume che la struttura danneggiata rimanga pienamente
efficiente nel resistere ai carichi applicati.
5.1.2 Tensioni
Le tensioni normali in ogni punto devono essere ottenute,
in N/mm2, dalla seguente formula:
M SW, F + M WV, F 3
- 10
σ 1F = ----------------------------------ZA
dove:
MSW,F
MWV,F
: momento flettente in acqua tranquilla, in kNm,
in condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi
in accordo come specificato in [4.4],
: momento flettente d’onda verticale, in kNm, in
condizioni di allagamento, nella sezione trasversale della trave nave in esame, da assumere,
in accordo con [4.4], uguale a:
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
• momento inarcante:
6
MWV,F = 0,8MWV,H
• momento insellante:
MWV,F = 0,8MWV,S
MWV,H, MWV,S : momenti flettenti verticali d’onda, in kN.m,
inarcante e insellante, nella sezione trasversale
della trave nave in esame, definiti in Parte B,
Cap 5, Sez 2, [3.1],
ZA
: modulo di resistenza, in cm3, nel punto della
trave nave in esame.
Le tensioni tangenziali in ogni punto devono essere ottenute, in N/mm2, dalla seguente formula:
S
τ 1F = 0, 5 ( Q SW, F + Q WV, F – ε∆Q C ) -----IY t
dove:
QSW,F
QWV,F
: taglio in acqua tranquilla, in kN, in condizioni
di allagamento, nella sezione trasversale della
trave nave in esame, da calcolarsi in accordo
con [4.4],
: taglio verticale d’onda, in kN, in condizioni di
allagamento, nella sezione trasversale della
trave nave in esame, da assumere, in accordo
con [4.4], uguale a:
QWV,F = 0,8QWV
QWV
: taglio verticale d’onda, in kN, nella sezione trasversale della trave nave in esame, definito in
Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.4],
ε = sgn(QSW,F)
∆QC
: correzione del taglio, in kN, da calcolarsi come
specificato in Parte B, Cap 6, Sez 2, [2.4.1],
dove la massa P deve includere la massa
dell’acqua imbarcata nella stiva e l’immersione
T1 deve essere misurata alla linea di galleggiamento di equilibrio,
IY
: momento d’inerzia, in m4, della sezione trasversale della nave intorno al suo asse neutro orizzontale, da calcolarsi come specificato in
Parte B, Cap 6, Sez 1, [2.4],
S
: momento statico, in m3, della sezione trasversale della nave intorno al suo asse neutro orizzontale, da calcolarsi come specificato Parte B,
Cap 6, Sez 1, [2.5],
t
: spessore, in mm, del fasciame dei fianchi.
5.1.3
Criteri di verifica
Le tensioni σ1F e τ1F, calcolate come specificato in [5.1.2],
devono soddisfare le seguenti condizioni:
σ1F ≤ σ1,ALL
τ1F ≤ τ1,ALL
dove σ1,ALL e τ1,ALL sono le tensioni ammissibili normali e
tangenziali definite rispettivamente in Parte B, Cap 6, Sez 2,
[3.1] e Parte B, Cap 6, Sez 2, [3.2].
Regolamenti RINA 2005
Dimensionamenti delle navi portarinfusa con fianchi a singolo fasciame
6.1
Fasciame
6.1.1
Spessore minimo netto del fasciame dei
fianchi
Lo spessore netto del fasciame dei fianchi compreso tra le
casse laterali basse e quelle alte deve essere non minore del
valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula:
tMIN = L0,5 - tC
6.1.2
Verifica a instabilità per le navi portarinfusa
con fianchi a singolo fasciame di lunghezza
maggiore o uguale a 150 m
Queste prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle in
Parte B, Cap 7, Sez 1, [5], alle navi portarinfusa con fianchi
a singolo fasciame di lunghezza superiore o uguale a 150
m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con
massa volumica alla rinfusa superiore o uguale a 1,0 t/m3.
Per tali navi, la resistenza a instabilità del fasciame che contribuisce alla robustezza longitudinale della trave nave deve
essere verificata anche nelle condizioni di allagamento specificate in [4.4]. Tale verifica deve essere eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, Sez 1, [5.4.1] e Parte B, Cap 7,
Sez 1, [5.4.2], calcolando le tensioni di compressione
mediante la seguente formula:
σ X1, F = γ S1 σ S1, F + γ W1 σ WV1, F
dove:
γS1, γW1 : coefficienti parziali di sicurezza, definiti in
Parte B, Cap 7, Sez 1, [1.2] per le verifiche a
instabilità,
σS1,F, σWV1,F : tensioni normali di trave nave, in N/mm2, definite in Tab 1.
6.2
Rinforzi ordinari
6.2.1 Spessore netto minimo delle costole
Lo spessore netto delle costole e delle loro squadre, entro le
stive del carico, deve essere non minore dei valori specificati in Tab 2.
6.2.2
Dimensionamento delle costole adiacenti alla
paratia di collisione
I dimensionamenti netti delle costole, nella stiva del carico
prodiera, immediatamente adiacenti alla paratia di collisione devono essere aumentati del 25% rispetto a quelli
determinati in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B,
Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi, al fine di prevenire eccessive deformazioni del fasciame dei fianchi.
In alternativa, devono essere sistemate strutture di sostegno
delle costole che assicurino la continuità strutturale, entro
la stiva prodiera, dei correnti nel gavone di prora.
6.2.3
Rinforzi ordinari delle casse laterali alte e
basse
Queste prescrizioni si applicano ai rinforzi ordinari dei fianchi e delle paratie longitudinali inclinate delle casse laterali
alte e basse, che svolgono funzione di sostegno delle squa-
71
Parte E, Cap 4, Sez 3
dre di collegamento sistemate in corrispondenza delle
squadre delle costole, in accordo con [3.2.7].
m, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con
massa volumica alla rinfusa superiore o uguale a 1,0 t/m3.
I dimensionamenti di tali rinforzi ordinari devono essere
determinati in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o Parte B,
Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi, con la loro campata misurata in accordo con Parte B, Cap 4, Sez 3, [3.2] tra gli elementi rinforzati delle casse laterali alte e basse.
Per tali navi, la resistenza dei rinforzi ordinari che contribuiscono alla robustezza longitudinale della trave nave deve
essere verificata anche nelle condizioni di allagamento specificate in [4.4]. Tale verifica deve essere eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2, [4.4.1], dove le tensioni
di compressione devono essere calcolate in accordo con la
seguente formula:
Sistemazioni alternative possono essere considerate nei singoli casi dalla Società. Ad ogni modo, i dimensionamenti
dei rinforzi ordinari devono essere determinati sufficienti a
garantire un efficace supporto delle suddette squadre di collegamento.
6.2.4
Verifica a instabilità per le navi portarinfusa
con fianchi a singolo fasciame di lunghezza
superiore o uguale a 150 m
Queste prescrizioni si applicano, in aggiunta a quelle in
Parte B, Cap 7, Sez 2, [4], alle navi portarinfusa con fianchi
a singolo fasciame, di lunghezza superiore o uguale a 150
σ X1, F = γ S1 σ S1, F + γ W1 σ WV1, F
dove:
γS1, γW1 : coefficienti parziali di sicurezza, definiti in
Parte B, Cap 7, Sez 2, [1.2] per le verifiche a
instabilità,
σS1,F, σWV1,F : tensioni normali di trave nave, in N/mm2, definite in Tab 1.
Tabella 1 : Tensioni normali di compressione nella trave nave in condizioni di allagamento
Condizione
σS1,F in N/mm2
σWV1,F in N/mm2
z≥N
M SW ,FS
---------------- ( z – N ) 10 –3
IY
0 ,5M WV ,S
------------------------ ( z – N ) 10 –3
IY
z<N
M SW ,FH
----------------- ( z – N ) 10 –3
IY
0 ,5M WV ,H
------------------------- ( z – N ) 10 –3
IY
Nota 1:
MSW,FS, MSW,FH : momenti flettenti in acqua tranquilla, in kNm, in condizioni di allagamento, rispettivamente insellante e inarcante,
nella sezione trasversale della trave nave in esame, da calcolarsi in accordo con [4.4],
MWV,S, MWV,H : momenti flettenti verticali d’onda, in kN.m, rispettivamente insellante e inarcante, nella sezione trasversale della trave
nave in esame, da calcolarsi in accordo con Parte B, Cap 5, Sez 2, [3.1],
Tabella 2 : Minimo spessore netto delle costole
Elemento
Spessore minimo netto, in mm
Anima delle costole
CL (7,0 + 0,03L1) - tC
Squadra inferiore
Il maggiore tra:
• CL (7,0 + 0,03L1) + 2 - tC
• lo spessore netto adottato
per l’anima delle costole
Squadra superiore
Nota 1:
:
CL
L1
72
:
7
Il maggiore tra:
• CL (7,0 + 0,03L1) - tC
• lo spessore netto adottato
per l’anima delle costole
coefficiente uguale a:
• 1,15 per le costole entro la stiva del carico
prodiera,
• 1,0 per le costole entro le altre stive del
carico,
lunghezza della nave, in m, definita in Parte B,
Cap 1, Sez 2, [2].
7.1
Dimensionamento delle paratie trasversali stagne corrugate verticalmente e del doppio fondo delle navi
portarinfusa con fianchi a singolo
fasciame di lunghezza uguale o
superiore a 150 m
Dimensionamento delle paratie trasversali stagne corrugate verticalmente in
condizioni di allagamento
7.1.1 Applicabilità (1/7/2001)
Queste prescrizioni si applicano alle paratie trasversali stagne corrugate delle navi portarinfusa con fianchi a singolo
fasciame di lunghezza uguale o superiore 150 m, destinate
al trasporto di carichi secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o superiore a 1,0 t/m3, che sono
delimitate da almeno una stiva del carico, che deve essere
considerata singolarmente allagata in accordo con le prescrizioni di cui in [4.6.1].
7.1.2 Fasciame
Lo spessore netto locale della paratia t deve essere non
minore del valore ottenuto, in mm, dalla seguente formula:
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
“gussets”, a seconda dei casi, come specificato
in [3.5.10],
1, 05p
t = 14, 9s W ---------------R eH
dove:
Q
: taglio in una corrugazione, da calcolarsi come
specificato in [4.6.9],
p
: pressione risultante, in kN/m2, definita in
[4.6.8],
hG
sW
: larghezza del pannello, in m, da assumere
uguale alla maggiore tra quella della piattabanda e quella dell’anima della corrugazione
(vedere Fig 5 ).
: altezza, in m, delle “shedders” o delle “gussets”, a seconda dei casi (vedere da Fig 8 a
Fig 12),
pG
: pressione risultante, in kN/m2, da calcolarsi a
metà altezza delle “shedders” o delle “gussets”,
a seconda dei casi, come specificato in [4.6.8],
WM
: modulo di resistenza netto, in cm3, di metà
passo di una corrugazione, da calcolarsi a metà
campata delle corrugazioni come specificato in
[3.5.10], senza assumerlo maggiore di 1,15WLE.
7.1.4
Verifica a snervamento a taglio delle
corrugazioni
Per corrugazioni costituite da lamiere saldate, se gli spessori
della piattabanda e dell’anima sono diversi:
• lo spessore netto del pannello di larghezza minore deve
essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalla
seguente formula:
1, 05p
t N = 14, 9s N ---------------R eH
• lo spessore netto del pannello di larghezza maggiore
deve essere non minore del maggiore tra i valori ottenuti, in mm, dalle seguenti formule:
, 05p
t W = 14, 9s W 1
---------------R eH
τ ≤ τC
dove:
: spessore netto adottato per il pannello di
larghezza minore, in mm, da assumere non
maggiore di:
dove:
τC
1, 05p
t NP = 14, 9s W ---------------R eH
7.1.3
Capacità flessionale delle corrugazioni
M
3
10 ------------------------------------------------ ≤ 0 ,95
( 0 ,5W LE + W M )R eH
R eH ⎛
R eH ⎞
- 1 – --------------τ c = ------3⎝
4 3τ E⎠
τE
dove:
M
: momento flettente in una corrugazione, da calcolarsi come specificato in [4.6.9],
F
: forza risultante, in kN, da calcolarsi come specificato in [4.6.8],
WLE
: modulo di resistenza netto, in cm3, di metà
passo di una corrugazione, da calcolarsi
all’estremità inferiore delle corrugazioni come
specificato in [3.5.9], senza assumerlo maggiore del valore ottenuto, in cm3, dalla seguente
formula:
2
G C
3 Qh G – 0 ,5h s p G⎞
W LE, M = W G + 10 ⎛ -------------------------------------------⎝
⎠
R eH
: modulo di resistenza netto, in cm3, di metà
passo di una corrugazione, da calcolarsi
all’estremità superiore delle “shedders” o delle
Regolamenti RINA 2005
: tensione tangenziale critica di instabilità, che
deve essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti
formule:
τc = τE
La capacità flessionale delle corrugazioni deve essere tale
da soddisfare la seguente condizione:
WG
Verifica a instabilità a taglio delle anime delle
corrugazioni
La tensione tangenziale τ, calcolata come specificato in
[4.6.9], deve soddisfare la seguente condizione:
2
tNP
R eH
τ ≤ ------2
7.1.5
462sW p 2
---------------------- – t NP
R eH
tW =
La tensione tangenziale τ, calcolata come specificato in
[4.6.9], deve soddisfare la seguente condizione:
R eH
per τ E ≤ ---------2 3
R eH
per τ E > ---------2 3
: tensione di instabilità tangenziale di Eulero, che
deve essere ottenuta, in N/mm2, dalla seguente
formula:
tW ⎞ 2
τ E = 0 ,9k t E ⎛ -----------⎝ 10 3 C⎠
kt
: coefficiente da assumere uguale a 6,34,
tW
: spessore netto, in mm, delle anime delle corrugazioni,
C
: larghezza, in m, dell’anima delle corrugazioni
(vedere Fig 5).
7.1.6
Fasciame e rinforzi ordinari dei cassonetti
inferiore e superiore
Quando sono sistemati cassonetti inferiore e superiore in
accordo rispettivamente con [3.5.3] e [3.5.4], lo spessore
netto dei loro fasciami laterali e il modulo di resistenza dei
loro rinforzi ordinari devono essere non minori di quelli
richiesti in Parte B, Cap 7, Sez 1, [3.5] e Parte B, Cap 7,
Sez 2, [3.8] per condizioni di allagamento, considerando il
modello di carico in [4.6].
73
Parte E, Cap 4, Sez 3
7.2
Valutazione della resistenza del doppio
fondo e del carico ammissibile nella
stiva in condizioni di allagamento
7.2.1 Applicabilità (1/7/2001)
Queste prescrizioni si applicano al doppio fondo delle navi
portarinfusa con fianchi a singolo fasciame di lunghezza
uguale o superiore a 150 m, destinate al trasporto di carichi
secchi alla rinfusa con massa volumica alla rinfusa uguale o
superiore a 1,0 t/m3, che appartiene alle stive che devono
essere considerate singolarmente allagate in accordo con le
prescrizioni di cui in [4.7.1].
7.2.2 Resistenza a taglio del doppio fondo
La resistenza a taglio del doppio fondo deve essere calcolata come la somma delle resistenze a taglio, ad ambedue
le estremità, di:
• ogni madiere esteso tra le casse laterali basse meno
metà della resistenza a taglio dei due madieri adiacenti
ai cassonetti inferiori delle paratie trasversali, o alle due
paratie trasversali stesse della stiva se non esiste cassonetto inferiore (ved. Fig 15); la resistenza a taglio dei
madieri deve essere calcolata come specificato in
[7.2.4],
• ogni paramezzale del doppio fondo esteso tra i due cassonetti inferiori delle paratie trasversali, o tra le due
paratie trasversali stesse della stiva se non esiste cassonetto inferiore; la resistenza a taglio dei paramezzali
deve essere calcolata come specificato in [7.2.5].
Nelle stive di estremità, ove paramezzali e madieri si interrompono e non sono direttamente uniti ai cassonetti inferiori di estremità delle paratie trasversali o ai paramezzali
delle casse laterali basse, la loro resistenza al taglio dovrà
essere calcolata a una sola estremità.
I paramezzali e i madieri da considerare ai fini del suddetto
calcolo sono quelli posti entro i confini della stiva formati
dalle casse laterali basse e dai cassonetti inferiori delle
paratie trasversali (o dalle paratie trasversali stesse se queste
non sono dotate di cassonetti inferiori). I paramezzali delle
casse laterali basse e i madieri sottostanti i cassonetti inferiori delle paratie trasversali (o sottostanti le paratie trasversali stesse se queste non sono dotate di cassonetti inferiori)
non possono essere considerati ai fini di questo calcolo.
Qualora la geometria e/o la struttura stessa del doppio
fondo siano tali da rendere inadeguate le suddette assunzioni, la resistenza a taglio del doppio fondo deve essere
calcolata mediante calcolo diretto in accordo con Parte B,
Cap 7, App 1, per quanto applicabile.
74
7.2.3 Spessori netti
La resistenza a taglio dei madieri e dei paramezzali deve
essere calcolata considerando le anime di tali elementi con
i loro spessori netti, da ottenersi, in mm, dalla seguente formula:
t N = t – 2 ,5
dove:
t
: spessore lordo, in mm, adottato per l’anima dei
madieri e dei paramezzali.
7.2.4 Resistenza a taglio dei madieri
La resistenza a taglio dei madieri, in kN, deve essere ottenuta dalle seguenti formule:
• in corrispondenza dei pannelli, che costituiscono le
anime dei madieri, adiacenti alle casse laterali basse:
τ
–3
S F1 = A F -----A 10
η1
• in corrispondenza delle aperture più esterne (cioè
quelle nei pannelli, che costituiscono le anime dei
madieri, più vicini alle casse laterali basse):
τ
–3
S F2 = A F, H -----A 10
η2
dove:
AF
: area di sezione netta, in mm2, del pannello
adiacente alla cassa laterale bassa,
AF,H
: area di sezione netta, in mm2, del pannello in
corrispondenza dell’apertura più esterna (cioè
quella più vicina alla cassa laterale bassa),
τA
: tensione tangenziale ammissibile, in N/mm2, da
assumere uguale alla minore tra:
0 ,6
R eH
τ A = 0, 645 -------------------0 ,8
( s ⁄ tN )
e
R eH
τ A = ------3
tN
: spessore netto dell’anima del madiere, in mm,
definito in [7.2.3],
s
: intervallo, in m, degli elementi di irrigidimento
del pannello di madiere in esame,
η1
: coefficiente da assumere uguale a 1,1,
η2
: coefficiente da assumere uguale, in generale, a
1,2; può essere ridotto a 1,1 quando sono sistemati idonei rinforzi in corrispondenza
dell’apertura più esterna, la cui adeguatezza
deve essere esaminata dalla Società nei singoli
casi.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 15 : Struttura del doppio fondo
Cassonetto basso
Paratia trasversale
Madiere adiacente Madiere adiacente alla
al cassonetto
paratia trasversale
CL
Paramezzali
Madieri
7.2.5
La resistenza a taglio dei paramezzali, in kN, deve essere
ottenuta dalle seguenti formule:
• in corrispondenza dei pannelli, che costituiscono le
anime dei paramezzali, adiacenti ai cassonetti inferiori
(o alle paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori):
τ
–3
S G1 = A G -----A 10
η1
τ
–3
S G2 = A G, H -----A 10
η2
AG,H
τA
7.2.6 Carico ammissibile nella stiva
Il carico ammissibile nella stiva, deve essere ottenuto, in t,
dalla seguente formula:
1
W = ρ B V --F
dove:
• in corrispondenza delle più grandi aperture esterne
(cioè quelle nei pannelli, che costituiscono le anime dei
paramezzali, più vicini ai cassonetti inferiori, o alle
paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori):
AG
deve essere esaminata dalla Società nei singoli
casi.
Resistenza a taglio dei paramezzali
: area di sezione netta, in mm2, del pannello
adiacente al cassonetto inferiore (o alla paratia
trasversale se non è sistemato un cassonetto
inferiore),
F
• F = 1,1 in generale,
• F = 1,05 per acciai laminati,
V
: volume, in m3, occupato dal carico all’altezza
hB (vedere Fig 14),
hB
: altezza di compenso del carico, in m, da ottenersi dalla seguente formula:
X
h B = --------ρB g
X
Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F )
X = --------------------------------------------------------ρ
1 + ----- ( perm – 1 )
ρB
X = Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F perm )
• per acciai laminati:
2
: tensione tangenziale ammissibile, in N/mm ,
definita in [7.2.4], dove tN è lo spessore netto
dell’anima del paramezzale,
: coefficiente da assumere uguale a 1,1,
η2
: coefficiente da assumere uguale, in generale, a
1,15; può essere ridotto a 1,1 quando sono
sistemati idonei rinforzi in corrispondenza
dell’apertura più esterna, la cui adeguatezza
Regolamenti RINA 2005
: pressione, in kN/m2, da ottenersi dalle seguenti
formule:
• per carichi secchi alla rinfusa, il minore tra:
: area di sezione netta, in mm2, del pannello in
corrispondenza della più grande apertura
esterna (cioè quella più vicina al cassonetto
inferiore, o alla paratia trasversale se non è
sistemato un cassonetto inferiore),
η1
: coefficiente da assumere uguale a:
Z + ρg ( z F – 0 ,1D 1 – h F )
X = --------------------------------------------------------ρ
1 – ----ρB
perm
: permeabilità del carico, che può essere assunta
non maggiore di 0,3,
Z
: pressione, in kN/m2, da assumere uguale alla
minore tra:
75
Parte E, Cap 4, Sez 3
8
CH
Z = -----------A DB ,H
CE
Z = ----------A DB ,E
8.1
Parte prodiera
Rinforzo dell'area prodiera del fondo
piatto
CH
: resistenza a taglio del doppio fondo, in kN, da
calcolarsi come specificato in [7.2.2], considerando, per ogni madiere, la minore delle resistenze a taglio SF1 ed SF2 (vedere [7.2.4]) e, per
ogni paramezzale, la minore delle resistenze a
taglio SG1 e SG2 (vedere [7.2.5]),
8.1.1 Immersione minima a prora (1/7/2003)
La struttura del fondo a prora deve essere rinforzata in
accordo con le disposizioni di cui in Parte B, Cap 9, Sez 1,
[3] contro le pressioni dinamiche dovute all'impatto sul
fondo per la condizione indicata in [4.3.2] alla immersione
minima a prora.
CE
: resistenza a taglio del doppio fondo, in kN, da
calcolarsi come specificato in [7.2.2], considerando, per ogni madiere, la resistenza a taglio
SF1 (vedere [7.2.4]) e, per ogni paramezzale, la
minore delle resistenze a taglio SG1 e SG2
(vedere [7.2.5])
9
n
A DB ,H =
∑S B
i
DB ,i
n
∑ S (B
i
DB
9.1.1 Generalità (1/1/2004)
Le navi con notazione di servizio bulk carrier ESP devono
essere provviste di un castello di prora chiuso sul ponte di
bordo libero.
Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del
castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in
Parte B, Cap 10, Sez 2.
– s)
i=1
n
: numero dei madieri tra i cassonetti inferiori (o le
paratie trasversali se non sono sistemati cassonetti inferiori),
Si
: intervallo dell’i-esimo madiere, in m,
BDB,i
: lunghezza, in m, da assumere uguale a:
• BDB,i = BDB - s per i madieri per i quali SF1 <
SF2 (vedere [7.2.4]),
• BDB,i = BDB,h
per i madieri per i quali SF1 ≥
SF2 (vedere [7.2.4]),
BDB
: larghezza, in m, del doppio fondo tra le casse
laterali basse (vedere Fig 16),
BDB,h
: distanza, in m, tra due aperture prese in esame
(vedere Fig 16),
s
: intervallo, in m, dei rinforzi ordinari longitudinali del cielo del doppio fondo adiacenti alle
casse laterali basse.
Figura 16 : Dimensioni BDB e BDB,h
B DB,h
B DB
76
Castello di prora
Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate
in [9.1.2].
i=1
A DB ,E =
9.1
Allestimento dello scafo
9.1.2 Dimensioni (1/1/2004)
Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo
libero con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come
indicato in Fig 17.
L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti
due valori:
• l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato
in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o
• HC + 0.5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico
No.1.
Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora
devono essere ubicati ad una distanza lF dalla lamiera della
mastra della boccaporta tale da poter applicare il carico
ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta
della stiva No.1 ed alla copertura della boccaporta No.1
quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B,
Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8],
rispettivamente.
La suddetta distanza lF , in m, deve essere:
lF ≤ 5 HF – HC
Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un
paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve
essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella
mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del
lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza
del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 17).
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Figura 17 : Sistemazione del castello di prora
(1/1/2004)
Estremità superiore alla
mastra della boccaporta
HB
Figura 18 : Fianchi a singolo fasciame - Aree da
pitturare
Cassa
longitudinale alta
HF
HC
lF
Paratia
prodiera
10 Protezione delle strutture metalliche
dello scafo
Area da pitturare
30
0
m
m
10.1 Protezione delle cisterne contenenti
acqua di mare di zavorra
10.1.1
Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di
mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione
per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente.
E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro
che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione.
Cassa longitudinale bassa
10.2.4 Aree dei fianchi a doppio fasciame da
pitturare
Le aree da pitturare sono le superfici interne di:
• fasciame dei fianchi interni,
La protezione catodica mediante anodi sacrificali può
essere utilizzate quando adeguata.
• le superfici interne delle lamiere inclinate delle casse
laterali alte e delle casse longitudinali basse fino a una
distanza di 300 mm al di sotto della loro estremità superiore.
10.2 Protezione delle stive del carico
Tali aree sono illustrate in Fig 19.
10.2.1 Pitturazione
La scelta della pitturazione adeguata al carico di cui si prevede il trasporto, in particolare per quanto riguarda la sua
compatibilità col carico stesso, e le modalità di applicazione in accordo con le raccomandazioni del produttore
sono responsabilità del Cantiere e dell’Armatore.
Figura 19 : Fianchi a doppio fasciame - Aree da
pitturare
Cassa
longitudinale alta
10.2.2 Applicabilità
Tutte le superfici interne ed esterne delle mastre e delle
coperture delle boccaporte e tutte le superfici interne delle
stive del carico (fianchi e paratie trasversali) devono essere
protette per mezzo di un efficace pitturazione, di tipo epossidico o equivalente, applicata in accordo con le raccomandazioni del produttore.
Area da pitturare
Le aree dei fianchi (a singolo o doppio fasciame) e delle
paratie trasversali da pitturare sono specificate da [10.2.3] a
[10.2.5].
10.2.3 Aree dei fianchi a singolo fasciame da
pitturare
Le aree da pitturare sono:
• le superfici interne del fasciame dei fianchi,
• le costole con relative squadre di estremità,
• le superfici interne delle lamiere inclinate delle casse
laterali alte e, fino a una distanza di 300 mm al di sotto
delle lamiere inclinate delle casse laterali basse.
Tali aree sono illustrate in Fig 18.
Regolamenti RINA 2005
30
0
m
m
Cassa longitudinale bassa
10.2.5 Aree delle paratie trasversali da pitturare
Le aree da pitturare sono la parte superiore fino a 300 mm
al di sotto delle estremità superiori dei cassonetti inferiori.
Quando non sono sistemati cassonetti inferiori, le paratie
77
Parte E, Cap 4, Sez 3
trasversali devono essere pitturate interamente. Le aree da
pitturare sono illustrate in Fig 20.
11 Costruzione e prove
11.1 Saldature e collegamenti saldati
per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della
gola delle saldature a cordoni d’angolo dei collegamenti a
T, in accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 3 devono essere eseguiti mediante saldature
continue a cordoni d’angolo.
11.2 Particolari strutturali speciali
11.1.1 In Tab 3 sono specificati i coefficienti di saldatura
da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello
scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al
posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2
11.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.5] specifiche per le navi con notazione di
servizio bulk carrier ESP.
Figura 20 : Paratie trasversali - Aree da pitturare
Area da pitturare
300 mm
Area da pitturare
Area da pitturare
300 mm
300 mm
300 mm
300 mm
300 mm
Figura 21 : Zone “a” e “b” delle saldature delle costole
Cassa longitudinale
alta
Zona "a"
0,25l
l
Zona "b"
Zona "a"
0,25l
Cassa
longitudinale bassa
78
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, Sez 3
Tabella 3 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002)
Collegamento
Zona dello
scafo
Doppi fondi
in corrispondenza delle
stive del
carico
Paratie
di
paramezzali
madieri
strutture delle paratie di
cisterne e delle paratie
stagne (di compartimentazione)
strutture dei cassonetti
inferiori
con
Coeff. di saldatura wF
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
madieri (paramezzali interrotti)
0,35
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di
paratie o dei loro cassonetti inferiori, in generale
0,45
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di
paratie stagne corrugate o dei loro cassonetti inferiori
Saldatura a piena o parziale penetrazione
madieri (paramezzali interrotti)
0,35
lamiere superiori dei
cassonetti inferiori o, se
non sono sistemati cassonetti inferiori, cielo
del doppio fondo e
lamiere inclinate delle
casse basse laterali
fasciami e rinforzi ordinari (paratie
piane)
0,45
corrugazioni verticali (paratie corrugate)
Saldatura a piena penetrazione
lamiere inferiori dei cassonetti superiori o, se non sono sistemati cassonetti superiori, strutture del ponte e lamiere inclinate delle casse laterali alte
0,45
strutture dei fianchi
0,35
contorni
fasciame dei cassonetti inferiori,
in generale
0,45
Saldatura a piena o parfasciame dei cassonetti inferiori
che supportano paratie stagne cor- ziale penetrazione
rugate
rinforzi ordinari e diaframmi
Fianchi
(1)
(2)
0,45
strutture dei cassonetti
superiori
contorni
0,45
“shedders” efficaci
(vedere [3.5.7])
corrugazioni verticali e lamiere superiori dei cassonetti inferiori
Saldatura con penetrazione da un solo lato o
equivalente
“gussets” efficaci (vedere
[3.5.8])
lamiere superiori dei cassonetti inferiori
Saldatura a piena penetrazione
corrugazioni verticali e “shedders”
Saldatura con penetrazione da un solo lato o
equivalente
anima delle costole e
relative squadre di estremità
fasciame dei fianchi,
delle lamiere inclinate
delle casse laterali basse
e alte, delle piattabande
nella zona “a” (1)
0,45 (2)
nella zona “b” (1)
0,4
(2)
Le zone “a” e “b” sono definite in Fig 21.
Qualora le forme dello scafo siano tali da impedire la realizzazione di un efficiente cordone di saldatura d’angolo, la Società
può richiedere una preparazione adeguata delle anime delle costole e delle relative squadre di estremità, al fine di assicurare
lo stesso grado di efficienza di quello della saldatura richiesta.
Regolamenti RINA 2005
79
Parte E, Cap 4, Sez 4
SEZIONE 4
1
1.1
MACCHINARI
Drenaggio e svuotamento dei locali
prodieri
Applicabilità
1.1.1
(1/1/2005)
Le presenti prescrizioni si applicano alle navi portarinfusa
che devono soddisfare le disposizioni della Regola 13 del
Capitolo XII della Convenzione SOLAS.
80
1.2
Capacità di rimozione dell'acqua
1.2.1
(1/1/2005)
L'impianto di rimozione dell'acqua per le cisterne di
zavorra ubicate a proravia della paratia di collisione e per le
sentine di spazi asciutti, qualsiasi parte dei quali si estenda
a proravia della stiva ubicata più verso prora, deve essere
progettato per rimuovere l'acqua dagli spazi prodieri con
una portata che non sia inferiore a 320A m3/h, essendo A
l'area, in m2, della sezione trasversale del più grande dei
tubi di sfogo d'aria o della più grande tromba di ventilazione collegati dal ponte esposto ad uno spazio chiuso prodiero per il quale sia richiesta la rimozione dell'acqua
mediante detto impianto.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
APPENDICE 1
1
CRITERI DI STABILITÀ ALLO STATO INTEGRO
PER CARICAZIONE DI GRANAGLIE
Calcolo dei momenti inclinanti
assunti dovuti allo spostamento del
carico
A caricazione ultimata, tutte le superfici libere delle granaglie nei "compartimenti parzialmente pieni" devono essere
livellate.
1.1.5
1.1
1.1.1
Stivaggio delle granaglie alla rinfusa
Generalità
Tutte le operazioni necessarie e ragionevoli devono essere
eseguite per livellare tutte le superfici libere delle granaglie e
per ridurre al minimo l’effetto dello spostamento delle granaglie (stivaggio).
1.1.2
Compartimenti pieni stivati
In ogni "compartimento pieno stivato", come definito in
Sez 3, [2.1.2], le granaglie alla rinfusa devono essere stivate
in modo da riempire tutti gli spazi sotto i ponti e i coperchi
delle boccaporte fino al massimo possibile.
1.1.3
Compartimenti pieni non stivati
In ogni "compartimento pieno non stivato", come definito
in Sez 3, [2.1.3], si deve riempire di granaglie alla rinfusa
fino al massimo possibile lo spazio in corrispondenza
dell’apertura della boccaporta, ma le granaglie possono
essere al loro angolo di natural declivio al di fuori della periferia dell’apertura della boccaporta. Un "compartimento
pieno" può qualificarsi come tale se ricade in una delle
seguenti categorie:
a) la Società può, in base a [1.7], dispensare dallo stivaggio
in quei casi dove viene tenuto conto, nel calcolare le
altezze dei vuoti, della geometria del vuoto sotto il
ponte risultante dal libero fluire delle granaglie in un
compartimento, che può essere provvisto di condotti di
alimentazione, ponti perforati o altri simili mezzi,
oppure
b) il compartimento è "specialmente idoneo" come definito in Sez 3, [2.1.6], nel qual caso si possono dispensare dallo stivaggio le estremità di detto compartimento.
1.1.4
Granaglie in compartimenti parzialmente
pieni
Se non vi sono granaglie alla rinfusa o altri carichi al di sopra
di uno spazio inferiore per il carico contenente granaglie, le
coperture delle boccaporte devono essere assicurate chiuse
in modo approvato con riguardo alla massa e alle sistemazioni permanenti fornite per assicurare chiusi tali coperchi.
Quando le granaglie alla rinfusa sono stivate sopra ai coperchi chiusi di boccaporte d’interponte che non sono stagni
alle granaglie, tali coperchi devono essere resi stagni alle
granaglie sigillando i giunti, coprendo l’intera boccaporta
con incerate o teli di separazione o altri mezzi adatti.
Regolamenti RINA 2005
Fissaggio del carico
A meno che si tenga conto dello sfavorevole effetto dello
sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie in
accordo con il presente Regolamento, la superficie delle
granaglie alla rinfusa in ogni "compartimento parzialmente
pieno" deve essere fissata per prevenire un movimento
delle granaglie, con un fermacarico come descritto in
[1.9.1] a [1.9.3]. In alternativa, nei "compartimenti parzialmente pieni", la superficie delle granaglie alla rinfusa può
essere fissata per mezzo di fascette o legature come
descritto in [1.9.4] o [1.9.5].
Gli spazi inferiori del carico e gli interponti in corrispondenza degli stessi possono essere caricati come un unico
compartimento purché, nel calcolare i momenti sbandanti
trasversali, sia tenuto debito conto del fluire delle granaglie
negli spazi inferiori.
1.1.6
Divisioni longitudinali
Nei "compartimenti pieni, stivati", "compartimenti pieni,
non stivati" e "compartimenti parzialmente pieni" possono
essere installate divisioni longitudinali come mezzo per
ridurre l’avverso effetto di sbandamento dovuto allo spostamento delle granaglie, purché:
a) la divisione sia stagna alle granaglie,
b) la costruzione soddisfi le norme della Parte B per le
paratie longitudinali; se non è prevista nessuna norma
particolare vedere MSC Res. 23(59) sect.11-14; e
c) se installate negli interponti, le divisioni devono estendersi da ponte a ponte e negli altri spazi del carico le
divisioni devono estendersi verso il basso dalla faccia
inferiore del ponte o copertura di boccaporta, come
descritto in [1.3.2] a) (secondo punto), Nota 2 , [1.3.2]
b), Nota 7, oppure [1.6.1] b), in quanto applicabili.
1.2
1.2.1
Ipotesi generali
Vuoti negli spazi caricati con granaglie
Allo scopo di calcolare lo sfavorevole momento sbandante
dovuto ad uno spostamento della superficie del carico nelle
navi che trasportano granaglie alla rinfusa si assume che:
a) Nei compartimenti pieni che sono stati stivati in accordo
con [1.1.2], esista un vuoto sotto tutte le superfici di
contorno, che hanno un’inclinazione rispetto all’orizzontale inferiore a 30°, e quel vuoto è parallelo alla
81
Parte E, Cap 4, App 1
superficie di contorno avendo un’altezza media calcolata con la formula:
V d = V d1 + 0 ,75 ( d – 600 )
dove:
Tabella 1 : Altezza standard del vuoto
Distanza, in m, dall’estremità o dal
fianco della boccaporta al contorno del
compartimento
Altezza standard
del vuoto Vd1,
in mm
Vd
: altezza media del vuoto, in mm,
0,5
570
Vd1
: altezza standard del vuoto, in mm, dalla
Tab 1,
1,0
530
1,5
500
: altezza effettiva della trave, in mm.
2,0
480
In ogni caso, Vd deve essere assunto maggiore od uguale
a 100 mm.
2,5
450
3,0
440
b) Entro le boccaporte piene e in aggiunta ad ogni vuoto
aperto entro il coperchio della boccaporta, esista un
vuoto di altezza media pari a 150 mm misurato verso il
basso fino alla superficie del grano, dalla parte inferiore
della copertura della boccaporta ovvero dal punto più
alto della mastra laterale della boccaporta, assumendo il
valore minore.
3,5
430
4,0
430
4,5
430
5,0
430
5,5
450
6,0
470
c) In un "compartimento pieno, non stivato" che è esentato dallo stivaggio al di fuori della periferia della boccaporta in base alle disposizioni in [1.1.3] a), si deve
assumere che la superficie delle granaglie a caricazione
ultimata sia inclinata, entro lo spazio vuoto sottoponte
in tutte le direzioni, con un angolo di 30° sull’orizzontale a partire dal margine dell’apertura che determina il
vuoto.
6,5
490
7,0
520
7,5
550
8,0
590
d
d) In un "compartimento pieno, non stivato" che sia esentato dallo stivaggio nelle estremità del compartimento in
base alle disposizioni in [1.1.3] b), si deve assumere che
la superficie delle granaglie a caricazione ultimata sia
inclinata in tutte le direzioni dalla zona di riempimento
con un angolo di 30° dal margine inferiore del baglio di
testa della boccaporta. Peraltro, se sono praticati fori di
alimentazione nei bagli di testa della boccaporta in
accordo con la Tab 2, allora si deve assumere che la
superficie delle granaglie, dopo la caricazione, sia inclinata in tutte le direzioni con un angolo di 30° da una
linea sul baglio di testa che è la media dei picchi e degli
avvallamenti della superficie reale delle granaglie, come
indicato nella Fig 1.
La descrizione del modo di comportarsi della superficie
delle granaglie da assumersi nei compartimenti parzialmente pieni è contenuta in [1.6].
82
Nota 1:
Per distanze dal contorno maggiori di 8,0 m, l’altezza standard del vuoto Vd1 deve essere estrapolata linearmente con
incrementi di 80 mm per ciascun 1,0 m di aumento della lunghezza.
Nota 2:
Nella zona d’angolo di un compartimento la distanza del
contorno è la distanza perpendicolare dalla linea
dell’anguilla laterale della boccaporta ovvero dalla linea del
baglio di testa della boccaporta al contorno del compartimento, se maggiore. L’altezza della trave d da assumersi è
l’altezza dell’anguilla laterale della boccaporta ovvero del
baglio di testa, se minore.
Nota 3:
Laddove esista un ponte rialzato al di là della boccaporta, la
profondità media del vuoto misurata dalla faccia inferiore del
ponte rialzato deve essere calcolata sulla base dell’altezza
standard in associazione con un’altezza di trave del baglio di
testa più l’altezza del ponte rialzato.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
tro del volume dell’intero compartimento di carico senza
tener conto dei vuoti. In tutti i casi il peso del carico deve
essere il volume del carico (risultante dalle ipotesi indicate
in [1.2.1] c) oppure [1.2.1] d)) diviso per il fattore di stivaggio.
Tabella 2 : Prescrizioni per i fori di alimentazione
Diametro minimo,
in mm
Area, in cm2
Intervallo massimo, in m
90
63,6
0,60
100
78,5
0,75
110
95,0
0,90
120
113,1
1,07
130
133,0
1,25
140
154,0
1,45
150
177,0
1,67
160
201,0
1,90
dove MH,T e MH,C sono definiti in [1.2.2].
≥ 170
227,0
2,00
1.2.5 Metodi equivalenti
Ogni altro metodo egualmente efficace può essere adottato
per ottenere le compensazioni prescritte in [1.2.2] e [1.2.4].
1.2.4
Ipotesi per i “compartimenti parzialmente
pieni”
Nei compartimenti parzialmente pieni dello sfavorevole
effetto dello spostamento verticale della superficie delle granaglie deve essere tenuto conto come segue:
M H ,T = 1 ,12 M H ,C
1.2.2 Ipotesi per i “compartimenti pieni, stivati”
Nelle verifiche dei criteri di stabilità specificati in Sez 3,
[2.2.3], i calcoli di stabilità della nave devono normalmente
essere basati sull’ipotesi che il centro di gravità del carico in
un "compartimento pieno, stivato" corrisponda al centro
volumetrico dell’intero spazio di carico. In quei casi dove la
Società autorizza a tenere conto dell’effetto dei vuoti
assunti sottoponte sulla posizione verticale del centro di
gravità del carico nei "compartimenti pieni, stivati", è
necessario compensare lo sfavorevole effetto dello spostamento verticale della superficie delle granaglie aumentando
l’assunto momento inclinante dovuto allo spostamento trasversale delle granaglie come segue:
1.3
Momenti volumetrici inclinanti assunti
per un compartimento pieno, stivato
1.3.1 Generalità
Il movimento della superficie delle granaglie è riferito alla
sezione trasversale della parte di compartimento presa in
considerazione e il momento inclinante che ne risulta deve
essere moltiplicato per la lunghezza della stessa parte di
compartimento per ottenere il momento inclinante relativo.
Il momento inclinante trasversale dovuto allo spostamento
delle granaglie è una conseguenza dei cambiamenti finali di
forma e posizione dei vuoti dopo che le granaglie si sono
mosse trasversalmente.
M H ,T = 1 ,06 M H ,C
dove:
: momento inclinante totale, in t.m
MH,T
MH,C
: momento inclinante trasversale calcolato, in t.m
In tutti i casi il peso del carico in un "compartimento pieno,
stivato" deve essere il volume dell’intero spazio di carico
diviso per il fattore di stivaggio.
La superficie risultante delle granaglie dopo lo spostamento
deve essere assunta inclinata a 15° sull’orizzontale.
Nel calcolare l’area del massimo vuoto che si può formare
contro un elemento strutturale longitudinale, gli effetti di
ogni superficie orizzontale, per esempio le flange o le piattabande, devono essere ignorati.
1.2.3 Ipotesi per i “compartimenti pieni non stivati”
Il centro di gravità del carico in un "compartimento pieno
non stivato” deve essere assunto in corrispondenza del cen-
Le aree totali dei vuoti iniziali e finali devono risultare
uguali.
Figura 1 : Superficie efficace delle granaglie da assumersi
Regolamenti RINA 2005
83
Parte E, Cap 4, App 1
Elementi strutturali longitudinali stagni alle granaglie possono essere considerati efficaci per tutta la loro altezza
eccetto dove essi sono intesi come mezzo per ridurre
l’effetto sfavorevole dello spostamento delle granaglie, nel
qual caso si applicano le disposizioni di [1.1.6].
Una divisione longitudinale discontinua può essere considerata efficace per tutta la sua lunghezza.
1.3.2
Nota 3: AB: Ogni area in eccesso di quella che può formarsi contro
l’anguilla in B deve essere trasferita nell’area finale del vuoto entro
la boccaporta.
Nota 4: CD: Ogni area in eccesso di quella che può formarsi contro l’anguilla in E deve essere trasferita nell’area finale del vuoto del
lato alto.
Figura 4 : Andamento finale del vuoto
150 mm più ogni vuoto aperto della
copertura entro il vuoto della boccaporta
Ipotesi
C
Nei paragrafi seguenti si assume che il momento inclinante
totale per un compartimento si ottenga sommando i risultati
delle singole parti seguenti:
a) avanti e addietro le boccaporte:
•
•
se un compartimento ha due o più boccaporte principali attraverso le quali può effettuarsi la caricazione, l’altezza del vuoto sottoponte per la parte o le
parti fra dette boccaporte deve essere determinata
usando la distanza in senso longitudinale al punto di
mezzo fra le boccaporte,
dopo lo spostamento ipotizzato delle granaglie
l’andamento finale del vuoto è come indicato in
Fig 2.
b) All’interno e a fianco delle boccaporte senza divisione
longitudinale, dopo lo spostamento ipotizzato delle granaglie l’andamento finale del vuoto è come mostrato in
Fig 3 oppure in Fig 4.
Figura 2 : Andamento finale del vuoto
B
A
lato alto
E
D
CLdivisione longitudinale
Nota 1: Se l’area del massimo vuoto che si può formare contro
l’anguilla in B è inferiore all’area iniziale del vuoto sotto AB, cioè
AB.Vd, si assume che l’area in eccesso si trasferisca nel vuoto finale
del lato alto.
Nota 2: Se, per esempio, la divisione longitudinale in C è stata
sistemata in accordo con [1.1.6], essa deve essere estesa almeno
fino a 0,6 m sotto D ovvero E se ne risulta un’altezza maggiore.
Figura 3 : Andamento finale del vuoto
C
A
B
150 mm più ogni vuoto aperto
della copertura entro il vuoto della boccaporta
D
E
F
Vd
lato alto
lato basso
84
B
lato
basso
E
F
H
G
lato alto
J
0.6 m
C
L
Nota 5: L’area del vuoto in eccesso da AB deve trasferirsi nella
metà verso il lato basso della boccaporta nella quale si formano
due aree separate del vuoto finale: una contro la divisione in mezzeria e l’altra contro la mastra longitudinale della boccaporta e
l’anguilla del lato alto.
Nota 6: Se viene formata una scodella di granaglie in sacchi
oppure un imballaggio riempito di granaglie alla rinfusa dentro una
boccaporta si deve assumere, allo scopo di calcolare il momento
inclinante trasversale, che tale dispositivo sia almeno equivalente
alla divisione in mezzeria.
Nota 7: Se la divisione in mezzeria è stata sistemata in accordo con
[1.1.6], essa deve estendersi ad almeno 0,6 m sotto H ovvero J, se
ne risulta un’altezza maggiore.
C
Vd
lato basso
A
Vd
D
1.3.3 Compartimenti caricati in combinazione
I seguenti paragrafi descrivono la maniera di comportarsi
dei vuoti che devono essere assunti quando i compartimenti
vengono caricati in combinazione:
a) Senza efficace divisione in mezzeria:
• Sotto il ponte superiore:
come nel caso di ponte singolo descritto in [1.3.2] a)
(secondo punto) e [1.3.2] b).
• Sotto il secondo ponte (se applicabile):
l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal
lato basso, cioè l’area del vuoto originale meno
l’area contro l’anguilla sotto la mastra della boccaporta deve assumersi che si trasferisca come segue:
una metà nella boccaporta del ponte superiore e un
quarto ciascuno verso il lato alto sotto il ponte superiore e il secondo ponte.
• Sotto il terzo ponte e ponti inferiori (se applicabile):
le aree dei vuotì disponibilì per il trasferimento dal
lato basso di ciascuno di questi ponti devono assumersi che si trasferiscano in quantità uguali in tutti i
vuoti sotto i ponti nel lato alto e nel vuoto nella boccaporta del ponte superiore.
b) Con effettiva divisione in mezzeria che si estende nella
boccaporta del ponte superiore:
• A livello di tutti i ponti ai lati della divisione le aree
dei vuoti disponibili per il trasferimento dal lato
basso devono assumersi che si trasferiscano nel
vuoto sotto la metà dal lato basso della boccaporta
del ponte superiore
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
•
•
A livello del ponte immediatamente sotto il fondo
della divisione, l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal lato basso deve assumersi che si trasferisca come segue: una metà nel vuoto sotto la
metà dal lato basso della boccaporta del ponte
superiore e il rimanente in eguali quantità nei vuoti
sotto i ponti nel lato alto
a) La superficie risultante delle granaglie a fianco della boccaporta dopo lo spostamento deve assumersi inclinata
di 15° sull’orizzontale
A livello dei ponti più bassi di quelli descritti sopra,
l’area del vuoto disponibile per il trasferimento dal
lato basso di ciascuno di quei ponti deve assumersi
che si trasferisca in eguali quantità nei vuoti in ciascuna delle due metà della boccaporta del ponte
superiore per ciascun lato della divisione e i vuoti
sotto i ponti nel lato alto.
1.5
c) Con efficaci divisioni in mezzeria che non si estendano
nella boccaporta del ponte superiore:
Poiché si può assumere che non si verifichino trasferimenti orizzontali di vuoti allo stesso livello del ponte
come della divisione, l’area di vuoto disponibile per il
trasferimento dal lato basso a questo livello deve assumersi che si trasferisca sopra la divisione nei vuoti nel
lato alto in accordo con i principi di a) e b).
1.4
1.4.1
Momenti inclinanti volumetrici assunti
per un compartimento pieno non stivato
Generalità
Tutte le disposizioni per i "compartimenti pieni, stivati" stabilite in [1.3] si applicano anche ai "compartimenti pieni
non stivati" eccetto come indicato in [1.4.2].
1.4.2
Prescrizioni addizionali
Nei "compartimenti pieni, non stivati" che sono esentati
dallo stivaggio fuori della periferia della boccaporta
secondo le disposizioni di [1.1.3] a) si applicano le seguenti
ipotesi:
a) La superficie risultante delle granaglie dopo lo spostamento deve assumersi inclinata di 25° sull’orizzontale.
Comunque, se in una qualunque sezione del compartimento, avanti, addietro o di fianco alla boccaporta,
l’area trasversale media del vuoto in quella sezione è
uguale o inferiore all’area che si otterrebbe applicando
la [1.2.1] a), allora l’angolo della superficie delle granaglie dopo lo spostamento in quella sezione deve essere
assunto pari a 15° sull’orizzontale,
b) L’area del vuoto in ogni sezione trasversale del compartimento deve assumersi essere la stessa sia prima che
dopo lo spostamento delle granaglie, cioè si deve assumere che non si verifichi un’alimentazione addizionale
al momento dello spostamento delle granaglie.
Nei "compartimenti pieni, non stivati" che sono esentati
dallo stivaggio nelle estremità, avanti e addietro della boccaporta, secondo le disposizioni in [1.1.3] b) si applicano le
seguenti ipotesi:
Regolamenti RINA 2005
b) La superficie risultante delle granaglie alle estremità,
avanti e addietro della boccaporta dopo lo spostamento
deve assumersi inclinata di 25° sull’orizzontale.
Momenti inclinanti volumetrici assunti
per i cofani delle boccaporte
1.5.1 Dopo lo spostamento assunto delle granaglie l’andamento finale del vuoto è come indicato nella Fig 5.
Nota 1: Se gli spazi laterali in corrispondenza del cofano non possono essere opportunamente stivati in accordo con [1.1], si deve
assumere che si verifichi uno spostamento della superficie a 25°.
1.6
Momenti incliananti volumetrici assunti
per un compartimento parzialmente
pieno
1.6.1
a) Quando la superficie libera delle granaglie alla rinfusa
non è stata bloccata in accordo ai paragrafi da [1.9.1] a
[1.9.3], [1.9.4], o [1.9.5], si deve assumere che la superficie delle granaglie dopo lo spostamento sia inclinata di
25° sull’orizzontale.
b) In un compartimento parzialmente pieno, una divisione,
se sistemata, deve estendersi da un ottavo della massima larghezza del compartimento sopra il livello della
superficie delle granaglie fino alla stessa distanza sotto la
superficie delle granaglie.
c) In un compartimento nel quale le divisioni longitudinali
non sono continue fra i limiti trasversali, la lunghezza
per la quale ogni tale divisione è efficace come mezzo
per prevenire spostamenti a piena larghezza della superficie delle granaglie deve essere assunta la lunghezza
reale della parte di divisione in considerazione meno
due settimi della maggiore delle distanze trasversali fra
la divisione e quelle adiacenti ovvero il fianco della
nave. Questa correzione non si applica nei compartimenti inferiori di ogni carico in combinazione nel quale
il compartimento superiore è o un compartimento pieno
o uno parzialmente pieno.
1.7
Altre ipotesi
1.7.1 la Società può autorizzare deroghe alle ipotesi contenute in questo Regolamento in quei casi dove esso consideri
cìò giustificato avendo riguardo alle disposizioni di caricazione oppure per le sistemazioni strutturali, purché siano
soddisfatti i criteri di stabilità in Sez 3, [2.2.3] .
Quando tale autorizzazione è concessa in base a questa
regola, i particolari relativi devono esseri inclusi nel
"Libretto di stabilità per la caricazione di granaglie".
Tali particolari comprendono i calcoli addizionali dei
momenti inclinanti per stive piene con estremità non stivate; un esempio dei quali è riportato in [2.1].
85
Parte E, Cap 4, App 1
Figura 5 : Andamento finale del vuoto
15˚
15˚
lato alto
lato basso
Vedere nota
25˚
Vedere nota
15˚
15˚
2 area del vuoto in eccesso in mezzeria
3
1
3 area del vuoto sul lato alto
1.8
Scodelle
1.8.1 Allo scopo di ridurre il momento inclinante può
essere usata una scodella al posto di una divisione longitudinale, in corrispondenza dell’apertura di una boccaporta,
soltanto in un compartimento "pieno e stivato" come definito in Sez 3, [2.1.2], eccetto nel caso di semi di lino e altri
semi aventi caratteristiche analoghe, dove una divisione longitudinale non può essere sostituita con una scodella. Se
viene sistemata una divisione longitudinale, essa deve soddisfare i requisiti di [1.1.6].
1.8.2 L’altezza della scodella, misurata dal fondo della
stessa fino alla linea del ponte, deve essere come segue:
•
per navi aventi larghezza fuori ossatura fino a 9,1 m,
non meno di 1,2 m,
•
per navi aventi larghezza fuori ossatura di 18,3 m o più,
non meno di 1,8 m,
•
per navi aventi larghezza fuori ossatura fra 9,1 m e 18,3
m, la minima altezza della coppa deve essere ricavata
per interpolazione.
1.8.3 La parte superiore della scodella (bocca) deve essere
formata dalla struttura sottoponte in corrispondenza della
boccaporta, cioè anguille laterali o mastre e bagli di testa
della boccaporta. La scodella e la boccaporta soprastante
devono essere completamente riempite di granaglie in sacchi, o altro carico adatto, steso su teli di separazione o equivalenti e stivato strettamente contro le strutture adiacenti, in
modo tale da avere una superficie di contatto con tali strutture per un’altezza uguale a o maggiore della metà
dell’altezza specificata in [1.8.2].
Se la struttura dello scafo non è adatta per procurare tale
superficie di contatto, la coppa deve essere fissata in posizione per mezzo di cavi d’acciaio, catene, o doppi nastri
d’acciaio come specificato in [1.9.4] d) ad intervalli non
superiori a 2,4 m.
86
1.8.4 In alternativa al riempimento della scodella con granaglie in sacchi o altro carico adatto, in un compartimento
"pieno e stivato" si può usare un imballaggio di granaglie
alla rinfusa purché:
a) le dimensioni e i mezzi per mantenere l’imballaggio in
posto siano gli stessi specificati per la scodella in [1.8.2]
e [1.8.3],
b) la scodella sia foderata con materiale a soddisfazione
della Società avente un carico di rottura per trazione
non inferiore a 2,687 N per striscia di 5 cm e che sia
provvisto di mezzi di fissaggio adatti alla sommità,
c) come alternativa a b), un materiale a soddisfazione
della Società avente un carico di rottura non inferiore a
1,344 N per striscia di 5 cm si può usare se la scodella è
costruita come segue:
•
legature trasversali a soddisfazione della Società
siano sistemate entro la scodella formata nelle granaglie alla rinfusa a intervalli non superiori a 2,4 m.
Queste legature devono essere di lunghezza sufficiente da permettere di venire tirate saldamente e
assicurate alla sommità della scodella,
•
un pagliolo in legno di spessore non inferiore a 25
mm o altro materiale adatto di egual robustezza,
largo tra 150 mm e 300 mm, deve essere sistemato
longitudinalmente sopra queste legature per prevenire tagli o logoramento del materiale che deve
essere impiegato per foderare la scodella,
d) la scodella deve essere riempita con granaglie alla rinfusa e assicurata alla sommità eccetto che, quando
viene usato materiale approvato in conformità con c),
un ulteriore pagliolo deve essere sovrapposto dopo il
posizionamento del materiale prima che la scodella sia
chiusa saldamente sistemando le legature,
e) se viene usato pìù di uno strato di materiale per foderare
la scodella, essi devono essere uniti in fondo o cucendoli o raddoppiando il lembo,
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
f) la sommità della scodella deve coincidere con il lato
inferiore dei bagli quando questi sono in posto e un
adatto carico generale o granaglie alla rinfusa possono
essere posti fra i bagli sopra la scodella.
1.9
Fermacarico e fissaggio
1.9.1 Granaglie in sacchi
Quando vengono utilizzate granaglie in sacchi o altri carichi
adatti allo scopo di fissare saldamente "compartimenti parzialmente pieni", la superficie libera delle granaglie deve
essere spianata e deve essere coperta da un telo di separazione o equivalente o da un’adeguata piattaforma. Tale piattaforma deve consistere di supporti a intervalli di non pìù di
1,2 m e di tavole da 25 mm posate sopra tali supporti e
intervallate non pìù di 100 mm. Le piattaforme possono
essere costruite di altri materiali purché ritenuti equivalenti
dalla Società.
1.9.2 Piattaforme di separazione
La piattaforma o il telo di separazione deve essere coperto
con granaglie in sacchi strettamente stivati ed estendentisi
fino ad un’altezza non inferiore ad un sedicesimo della massima larghezza della superficie libera delle granaglie ovvero
1,2 m, se quest’ultimo valore risulta maggiore.
1.9.3 Carico equivalente
Le granaglie in sacchi devono essere sistemate in sacchi
robusti che devono essere ben riempiti e chiusi con sicurezza.
Invece di granaglie in sacchi, possono essere usati altri
adatti carichi strettamente stivati ed esercitanti almeno la
stessa pressione delle granaglie in sacchi stivati in accordo
con [1.9.2].
1.9.4 Nastrature o legature
Quando, allo scopo di eliminare i momenti inclinanti nei
compartimenti parzialmente pieni, viene utilizzata una
nastratura o legatura, il fissaggio deve essere ottenuto come
segue:
a) le granaglie devono essere stivate e livellate fino al
punto che risultino molto leggermente convesse e
coperte con teli di separazione di canapa o iuta, incerate o equivalenti,
b) i teli di separazione e/o le incerate devono avere i lembi
sovrapposti per almeno 1,8 m,
c) due paglioli solidi di tavole di circa 25 mm larghe da
150 mm a 300 mm devono esseri sistemati con il
pagliolo superiore in senso longitudinale e inchiodato a
quello inferiore sistemato trasversalmente. In alternativa,
può essere usato un solo pagliolo pieno di tavole da 50
mm, sistemato in senso longitudinale e inchiodato su un
supporto da 50 mm, largo non meno di 150 mm. I supporti devono estendersi per tutta la larghezza del compartimento e devono avere intervalli di non più di 2,4
m. Possono essere accettate sistemazioni utilizzanti altri
materiali se ritenuti equivalenti dalla Società,
d) possono essere usati come legature cavi d’acciaio (19
mm di diametro o equivalente), doppia nastratura
d’acciaio (50 mm x 1,3 mm avente carico di rottura di
almeno 49 kN), oppure catene di robustezza equiva-
Regolamenti RINA 2005
lente, ciascuno di questi teso per mezzo di arridatoio da
32 mm. Un tenditore a manovella, usato assieme con un
braccio di bloccaggio, può sostituire l’arridatoio da 32
mm quando è usata nastratura d’acciaio, purché siano
disponibili chiavi adatte per montare il tutto come
necessario. Quando vengono usate nastrature in
acciaio, per bloccare le estremità devono essere usate
non meno di tre tenute pieghettate.
Quando viene usato il cavo d’acciaio, per formare le
gasse delle legature devono essere usati non meno di
quattro serrafili.
e) prima del completamento della caricazione, le legature
devono essere collegate in modo sicuro alle ossature in
un punto approssimativamente 450 mm sotto la prevista
superficie finale delle granaglie per mezzo di un maniglione da 25 mm oppure di una staffa di robustezza
equivalente,
f) le legature devono avere intervalli di non pìù di 2,4 m e
ciascuna di esse deve essere sostenuta da un supporto
inchiodato sul pagliolo longitudinale. Questo supporto
deve consistere di una tavola non inferiore a 25 mm per
150 mm o equivalente e deve estendersi per tutta la larghezza del compartimento,
g) durante il viaggio, la nastratura deve essere regolarmente ispezionata e tesa se necessario.
1.9.5
Fissaggio con rete metallica
Quando, allo scopo di eliminare i momenti inclinanti delle
granaglie nei compartimenti "parzialmente pieni", vengono
utilizzate nastrature o legature, il fissaggio può, in alternativa al metodo descritto in [1.9.4], essere ottenuto come
segue:
a) le granaglie devono essere stivate e livellate fino al
punto che siano molto leggermente convesse lungo la
mezzeria longitudinale del compartimento,
b) l’intera superficie delle granaglie deve essere coperta
con teli di separazione di canapa o iuta, incerate, o
equivalenti. Il materiale di copertura deve avere un
carico di rottura non inferiore a 1,344 N per striscia di 5
cm,
c) due strati di rete metallica di rinforzo devono essere
stesi sopra ai teli o altre coperture. Lo strato inferiore
deve essere steso trasversalmente e lo strato superiore
longitudinalmente. Le lunghezze di rete metallica
devono sovrapporsi almeno per 75 mm. Lo strato superiore di rete deve essere posizionato sopra quello inferiore in maniera tale che i quadrati formati dagli strati
alternati misurino approssimativamente 75 mm per 75
mm. La rete metallica di rinforzo deve essere del tipo
usato nelle costruzioni in cemento armato. Essa è fabbricata con filo d’acciaio da 3 mm di diametro avente
carico di rottura non inferiore a 52 kN/cm2, saldato in
quadrati da 150 mm x 150 mm. Reti metalliche presentanti ossido d’officina possono essere usate, ma reti presentanti ruggine in scaglie staccate non possono essere
usate,
d) i contorni delle reti metalliche, sui lati di dritta e di sinistra del compartimento, devono essere fermati da assi di
legno 150 mm x 50 mm,
87
Parte E, Cap 4, App 1
e) legature di fermo, stese da fianco a fianco attraverso il
compartimento, devono essere intervallate non più di
2,4 m eccetto la prima e l’ultima legatura che non
devono essere a più di 300 mm rispettivamente dalla
paratia prodiera o poppiera. Prima del completamento
della caricazione, ciascuna legatura deve essere collegata in modo positivo alle ossature, in un punto approssimativamente a 450 mm sotto la prevista superficie
finale delle granaglie, per mezzo di un maniglione da 25
mm oppure una staffa di robustezza equivalente. La
legatura deve essere condotta da questo punto sopra gli
assi di legno di contorno descritti in d), che hanno la
funzione di distribuire la pressione verso il basso esercitata dalla legatura. Due strati di tavole da 150 mm x 25
mm devono essere stesi trasversalmente centrati al di
sotto di ciascuna legatura ed estesi per tutta la larghezza
del compartimento,
f) le legature di fermo devono consistere di tondino
d’acciaio (19 mm di diametro o equivalente), doppia
nastratura d’acciaio (50 mm x 1,3 mm avente un carico
di rottura di almeno 49 kN), oppure catene di robustezza equivalente, ciascuno dei quali teso per mezzo di
arridatoio da 32 mm. Un tenditore a manovella, usato
assieme a un braccio di bloccaggio, può sostituire l’arridatoio da 32 mm quando è usata nastratura d’acciaio,
purché chiavi adatte siano disponibili per montare il
tutto come necessario. Quando vengono usate nastrature in acciaio, non meno di tre tenute pieghettate
devono essere usate per bloccare le estremità. Quando
viene usato il cavo d’acciaio, non meno di quattro serrafili devono essere usati per formare le gasse delle legature,
g) durante il viaggio le legature di fermo devono essere
regolarmente ispezionate e tese se necessario.
2
Dispensa dallo stivaggio delle estremità delle stive in certe navi
2.1
2.1.1
Esempi di calcolo
Nel calcolare la geometria dei vuoti oltre l’estremità della
boccaporta, si può tener conto dei fori di alimentazione nei
bagli di testa della boccaporta, purché soddisfino i requisiti
indicati nella Tab 2.
La effettiva profondità deve essere assunta uguale alla
distanza tra la faccia inferiore del ponte ed una linea orizzontale sul baglio di testa tracciata a compenso dei picchi e
degli avallamenti della superficie effettiva delle granaglie,
come indicato nella Fig 1.
2.1.2
Ipotesi
Nello sviluppare il calcolo del momento inclinante volumetrico, si assume che le granaglie nella boccaporta siano al
massimo livello e la superficie risultante sia inclinata di un
angolo di 15° sull’orizzontale.
Nelle estremità non stivate la superficie delle granaglie si
dispone a mucchio attorno all’area di alimentazione, con
un angolo di inclinazione di 30° sull’orizzontale dal punto
più basso dei bagli di testa oppure, in certi casi, dal più alto
livello in cui sono praticati i fori di alimentazione.
La somma dei momenti calcolati per le estremità e i
momenti calcolati per la boccaporta fornisce il momento
inclinante volumetrico totale per il compartimento "pieno
con le estremità non stivate", che deve essere incluso per
ogni compartimento simile nel "Libretto di stabilità per la
caricazione delle granaglie”.
Le informazioni concernenti stive piene assunte stivate e
stive parzialmente piene devono rimanere le stesse come al
presente.
2.1.3
Calcolo delle aree dei vuoti
Nelle navi aventi casse laterali alte inclinate in ciascuna
stiva, la superficie delle granaglie va a lambire le casse laterali alte se queste sono inclinate rispetto all’orizzontale di
un angolo uguale o superiore a 30°; in questo caso non si
ha la presenza di vuoti e la disposizione della superficie
delle granaglie è quella indicata nella Fig 6.
Figura 6 : Profondità del vuoto - Sezione trasversale
Generalità
Come risultato di quanto specificato in [1.1.3] e [1.7.1], può
essere concessa deroga allo stivare le estremità delle stive in
navi specialmente adatte, quando richiesto, purché dati
addizionali circa i momenti inclinanti per "stive piene con
estremità non stivate" vengano approvati e inclusi nel
"Libretto di stabilità per caricazione di granaglie" richiesto
in Sez 3, [2.2.2]. Le estremità non stivate devono essere trattate come spazi parzialmente pieni e, perciò, la superficie
delle granaglie in queste parti di stiva deve assumersi spostata fino ad un angolo di 25° dall’orizzontale.
Vd
AA
BB
Dopo aver tenuto conto dei momenti inclinanti dovuti allo
spostamento delle granaglie nelle estremità non stivate, la
deroga dello stivaggio può essere concessa purché la nave
soddisfi i criteri di stabilità specificati in Sez 3, [2.2.3].
Nella zona avanti e addietro della boccaporta, la superficie
delle granaglie si dispone in modo che l’altezza del vuoto
standard Vd aumenta con la distanza dalla boccaporta,
come indicato nella Fig 7.
La deroga può essere concessa solo a navi con paratie inclinate formanti a dritta e sinistra i contorni longitudinali
interni delle casse alte laterali e la cui inclinazione sia superiore od uguale a 30° sull’orizzontale.
Per il calcolo dell’altezza del vuoto, si prendono in considerazione tre diverse sezioni trasversali, AA, BB e CC e per
ciascuna di queste sezioni ci si deve riferire a tre punti (A1,
A2, A3, B1, B2, B3, e C1, C2, C3) come indicato nella Fig 8.
88
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
La distanza tra i punti C3 e B2, in m, risulta:
C3 B2 =
• Area AV,II, in m2, relativa al vuoto II, eguale a:
AV,II = 5 ⋅ 2,91 = 14,55
( 3 + 2 ) = 3 ,61
2
2
e l’altezza del vuoto Vd2, in m, misurata in B2 risulta:
o
V d2 = 3 ,61 tan 30 + 0 ,60 = 2 ,68
AT,AA = 2 (7,64 + 14,55) = 44,38
2
L’area della cassa alta AW, in m , (I + II) risulta:
Con la stessa procedura si calcola il vuoto relativo alla
sezione BB che risulta:
6 ( tan 30 )6
A W = ( 6 + 0 ,60 ) + ------------------------------ = 13 ,99
2
o
Le altezze dei vuoti Vd3, Vd2, Vd1, in m, relative ai punti A3,
A2, A1 della sezione AA risultano:
o
V d1 = ( 6 + 4 ) tan 30 + 0 ,60 = 4 ,76
2
2
AT,BB = 22,98
AT,CC = 2 (5 ⋅ 0,60) = 6,00
V d2 = ( 3 + 4 ) tan 30 + 0 ,60 = 3 ,49
2
• Area totale AT,BB del vuoto, dritta e sinistra, in m2, nella
sezione BB,
• Area totale AT,CC del vuoto, dritta e sinistra, in m2, nella
sezione CC,
o
V d3 = 4 tan 30 + 0 ,60 = 2 ,91
2
• Area totale AT,AA del vuoto dritta e sinistra, in m2, nella
sezione AA, eguale a:
o
L’area AV,AA, in m2, del vuoto della sezione trasversale AA
(calcolata per integrazione con la Regola di Simpson)
risulta:
Figura 7 : Profondità del vuoto - Sezione
longitudinale
A1 A2
A V ,AA = -----------⋅ ( V d3 + 4 ⋅ V d2 + V d1 ) = 21 ,63
3
Con riferimento alla Fig 9 e alla Fig 10 sono calcolate le
seguenti aree:
• Area A1A3G1G3 (che è l’area AV,AA calcolata sopra), in
m2, eguale a: 21,63
• Area della cassa laterale alta AW , in m2, eguale a: 13,99
• Area AV,I, in m2, relativa al vuoto I, eguale a:
AV,I = 21,63 - 13,99 = 7,64
Figura 8 : Geometria per il calcolo della profondità del vuoto
B
B1
B2
B3
C
C1
C2
C3
3
6
A
A1
A2
A3
22
6
6
10
Angolo della boccaporta
2
0,6 [1]
2
B
A
[1] Questa altezza può essere ridotta se sono
sistemati fori di alimentazione
C
6
3,6t
B2
C3
I
30˚
II
0,60
30˚
0,60
Vd2
Superficie delle granaglie
Regolamenti RINA 2005
89
Parte E, Cap 4, App 1
Figura 9 : Geometria per il calcolo della profondità
del vuoto
)
!
)
)!
!
#
• Area A2, in m2, relativa alla zona 2:
13 ( tan 25 )13
A 2 = ------------------------------------- – 13 ,99 = 25 ,41
2
o
• Area A3, in m2, relativa alla zona 3:
16 ( tan 25 )16- – 13 ,99 = 45 ,70
A 3 = -----------------------------------2
o
I momenti delle aree M1, M2, M3, in m3, relativi alle aree A1,
A2 ed A3, riferiti all’asse di simmetria risultano:
/!
• Momento dell’area M1:
11
/
2
2
M 1 = 17 ,81 ⎛ --- .8 ,74 + 2 ,26⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞
⎝3
⎠
⎝3
⎠
1
= 21 ,80
/
• Momento dell’area M2:
Figura 10 : Geometria per il calcolo della profondità
del vuoto
2
2
M 2 = 39 ,39 ⎛ --- .13 – 2⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞
⎝3
⎠
⎝3
⎠
= 140 ,38
• Momento dell’area M3:
5
C3
2
2
M 3 = 59 ,68 ⎛ --- .16 – 5⎞ – 3 ,6 ( 3 + 5 ) – 10 ,38 ⎛ --- .6 + 5⎞
⎝3
⎠
⎝3
⎠
0,6
= 215 ,97
Nella Tab 3 è riportato il sommario dei valori ottenuti.
2.1.4
Calcolo delle aree e dei momenti delle aree
Trovare la superficie di ciascuna sezione dopo lo scorrimento, che porta ad un’area del vuoto esattamente uguale a
quella precedente allo scorrimento, è un calcolo complicato se eseguito direttamente.
Tuttavia se le aree e i corrispondenti momenti delle aree
sono calcolati per una serie di angoli di scorrimento
dall’orizzontale fino a 25°, e si traccia una curva delle aree
in funzione dei momenti delle aree, entrando nella curva
con il valore dell’area del vuoto per ogni posizione prima
dello scorrimento, si può ottenere con buona approssimazione il momento dell’area dopo lo scorrimento. Un esempio di tale curva è riportato nella Fig 11.
Un altro vantaggio di questo metodo consiste nel fatto che
mentre le lunghezze delle sezioni di estremità possono
variare, le dimensioni delle sezioni trasversali sono generalmente uniformi lungo la maggior parte della nave. Pertanto
la stessa curva delle aree in funzione dei momenti delle
aree può essere usata in diverse posizioni.
Con riferimento alla Fig 12, le aree relative alle zone 1,2 e 3
risultano:
• Area A1, in m2, relativa alla zona 1:
8 ,74 ( tan 25 )8 ,74- – 13 ,99 = 3 ,82
A 1 = ---------------------------------------------2
o
90
2.1.5 Calcolo del momento inclinante volumetrico
a) Momento inclinante volumetrico nelle estremità non stivate.
Nella Tab 4 sono riportati i valori delle aree e dei
momenti delle aree ricavati dalla curva della Fig 11.
Pertanto, essendo la distanza longitudinale fra i punti A,
B, C, uguale a 2 m, il momento inclinante volumetrico
nella estremità non stivata MI, in m4, risulta:
2
I
M = --- [ 1 ⋅ 34 + 4 ⋅ 128 + 1 ⋅ 212 ] = 505 ,33
3
b) Momento inclinante volumetrico nella boccaporta.
Il calcolo seguente è valido per spazi vuoti entro la boccaporta (ved. Fig 13).
• L’area del vuoto AH, in m2, risulta:
A H = 10 ( 0 ,4 + 0 ,15 ) = 5 ,5
• Centro di gravità x, in m, relativo ad AH:
x =
5 ,5 ⋅ 2
-----------------o = 6 ,41
tan 15
• Il momento dell’area MH, in m3, risulta:
6 ,41
M H = 5 ,5 ⎛ 5 – -----------⎞ = 15 ,75
⎝
3 ⎠
Essendo la lunghezza della boccaporta uguale a 15 m, il
momento inclinante volumetrico dentro la boccaporta
MII, in m4, risulta:
M = 15 ,75 ⋅ 15 = 236 ,25
II
Inoltre, si deve tener conto dell’eventuale vuoto relativo
ad una anguilla come descritto in Fig 14, così come
dell’eventuale vuoto relativo alla geometria della cassa
alta laterale come descritto in Fig 15; al contrario,
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 4, App 1
l’eventuale vuoto relativo ai rinforzi longitudinali della
cassa alta laterale come descritti in Fig 16 può essere
trascurato.
c) Momento inclinante volumetrico.
Il momento inclinante volumetrico totale in una stiva,
come riportato nella Tab 4, è la somma dei contributi di
a) e b) di cui sopra.
Figura 14 : Vuoto eventuale dovuto ad un’anguilla
25˚
30˚
Anguilla
Figura 11 : Curva delle aree in funzione dei momenti
delle aree
Area, in m2
50
Figura 15 : Vuoto eventuale dovuto alla geometria
della cassa alta laterale
A
40
25˚
30
B
30˚
20
10
C
20
40
80
60
160
120
200
Momento dell'area, in m 3
Figura 16 : Vuoto eventuale dovuto ai rinforzi longitudinali della cassa alta laterale
Figura 12 : Geometria per il calcolo della profondità
del vuoto
11
6
5
5
25˚
3,6m2
25˚
30˚
2
10,38m
1
2
3
Tabella 3 : Aree e momenti delle aree
Zona
Figura 13 : Momento inclinante volumetrico nella
boccaporta
0,4
0,15
10,0
15˚
Copertura
della boccaporta
Momento dell’area, in m3
1
3,83
21,80
2
25,41
140,38
3
45,70
215,97
Tabella 4 : Momento volumetrico totale in una stiva,
con estremità non stivate
X
30˚
Area, in m2
Zona di stiva
Momento sbandante in m4
Estremità prodiera
505,33
Boccaporta
236,25
Livello delle granaglie prima dello spostamento
Estremità poppiera
505,33
Livello delle granaglie dopo lo spostamento
Totale
1246,91
Regolamenti RINA 2005
91
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 5
NAVI MINERALIERE
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
Regolamenti RINA 2005
93
Parte E, Cap 5, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Tabella 1
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio ore carrier, come definita in
Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.3], può essere assegnata alle
navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi che sono oggetto del presente Capitolo
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le
prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per
navi da carico per il trasporto alla rinfusa di minerali (mineraliere).
Oggetto
Sistemazione generale della nave
Sez 2
Scafo e stabilità
Sez 3
Macchinari
(1)
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
(1)
1.2
Tabella riassuntiva
Riferimento
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da carico mineraliere
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni applicabili alle navi mineraliere.
Regolamenti RINA 2005
95
Parte E, Cap 5, Sez 2
SEZIONE 2
1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni della Sez 2 e Sez 3 si applicano alle
navi con un ponte, con due paratie longitudinali e con doppio fondo esteso nella zona del carico, destinate al trasporto di carichi secchi alla rinfusa, inclusi minerali, nelle
sole stive centrali. Una sezione maestra tipica è illustrata in
Fig 1.
L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave
deve essere considerata nei singoli casi dalla Società.
2
Sistemazioni generali
2.1
2.1.1
Sistemazione degli accessi al doppio
fondo e alla galleria tubi
Mezzi d’accesso
Devono essere previsti adeguati mezzi d’accesso al doppio
fondo e alla galleria tubi.
2.1.2
Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo,
madieri e paramezzali
I passi d’uomo aperti sul cielo del doppio fondo devono
distare dal cassonetto inferiore alla paratia trasversale non
meno di un intervallo tra i madieri.
Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei
madieri e paramezzali devono essere determinati in modo
da facilitare l’accesso alle strutture del doppio fondo e la
sua ventilazione. Comunque, essi devono essere evitati
nelle zone dove potrebbero verificarsi alte sollecitazioni di
taglio.
Quando l’accesso ad una stiva del carico avviene attraverso
la boccaporta di carico, l’estremità superiore della scala
deve essere sistemata il più vicino possibile alla mastra della
boccaporta.
Gli accessi e le scale devono essere sistemati in modo tale
che il personale equipaggiato con autorespiratori possa
facilmente entrare ed uscire dalla stiva del carico.
Le mastre dei boccaportelli di accesso aventi un’altezza
maggiore di 900 mm devono avere gradini all’esterno in
corrispondenza della scala di stiva.
2.2.3
Scale entro grandi stive del carico
Ciascuna stiva del carico deve essere provvista di almeno
due scale distanziate longitudinalmente il massimo possibile. Tali scale devono possibilmente essere disposte diagonalmente, cioè una scala vicino alla paratia prodiera a
sinistra nave, l’altra vicino alla paratia poppiera a dritta,
rispetto al piano di simmetria della nave.
Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale
da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature
di manovra del carico.
Possono essere consentite scale verticali purchè siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse
formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri.
Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere
dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della
stiva cosicchè il personale possa attraversare tali gallerie.
Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico
in preparazione della caricazione, devono essere prese in
considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in sicurezza di ponteggi mobili o piattaforme mobili.
Figura 1 : Nave per il trasporto di minerale
2.2
2.2.1
Sistemazione degli accessi alle stive del
carico
Mezzi d’accesso
Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti o
mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive
del carico.
2.2.2
Boccaportelli d’accesso a grandi stive del
carico
Se sono usati boccaportelli separati come accesso alle scale,
come richiesto in [2.2.3], ciascun boccaportello deve avere
una luce libera di almeno 600 mm x 600 mm.
96
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 5, Sez 3
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
Simboli
: Tensione minima di snervamento, in N/mm2,
del materiale utilizzato, da assumere uguale a
235/k N/mm2, salvo ove diversamente specificato
3
k
: Coefficiente dipendente dal materiale definito
in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
3.1.1 Il doppio fondo deve essere a struttura longitudinale.
E
: Modulo di Young, in N/mm2, da assumere
uguale a:
Ry
• E = 2,06.105 N/mm2 per gli acciai in genere,
• E = 1,95.105 N/mm2 per gli acciai inossidabili.
1
Generalità
1.1
Manuale di caricazione e strumento per
il controllo della caricazione
1.1.1 Le navi con notazione di servizio ore carrier ESP di
lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare
le specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2.
2
Stabilità
2.1
2.1.1
2.2.1
Strutture del doppio fondo
L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4
volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del
doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non
maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Devono essere sistemati madieri pieni allineati con le strutture rinforzate delle cisterne laterali; a metà intervallo tra le
strutture rinforzate devono essere sistemati madieri intermedi.
3.1.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
3.1.3 Deve essere assicurata un’adeguata rastremazione
della struttura del doppio fondo entro le cisterne laterali. In
generale, il fasciame del cielo del doppio fondo deve essere
prolungato entro le cisterne laterali in corrispondenza dei
madieri mediante squadre orizzontali adeguatamente
dimensionate.
Stabilità allo stato integro
Generalità
La stabilità della nave per le condizioni di carico indicate
nella Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, Sez 2. Nel caso in cui la nave
debba anche trasportare granaglie, devono essere soddisfatte le prescrizioni del Cap 4, Sez 3, [2.2.2] e Cap 4,
Sez 3, [2.2.3].
2.2
3.1
Criteri di progetto delle strutture
Stabilità in condizioni di avaria
3.2
Strutture dei fianchi
3.2.1 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m i fianchi
devono essere a struttura longitudinale.
In generale, l’intervallo delle strutture rinforzate trasversali
deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura.
3.2.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
Generalità
Navi trasporto minerali di lunghezza superiore od uguale a
80 m sono soggette al metodo probabilistico riportato nella
Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare le prescrizioni di Parte B, Cap 3, App 3.
3.3
2.2.2
3.3.2 La zona del ponte entro la linea delle boccaporte
deve in generale essere a struttura trasversale.
Bordo libero ridotto
Navi trasporto minerali di lunghezza maggiore di 100 m, a
cui sia stato assegnato un bordo libero ridotto come permesso dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul
Bordo Libero, 1966, come indicato nella Parte B, Cap 3,
Sez 3, [2.1.2] devono soddisfare le prescrizioni specificate
nella Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la verifica della rispondenza alle prescrizioni di cui in [2.2.1] non è richiesta.
Regolamenti RINA 2005
Strutture del ponte
3.3.1 La zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte deve essere a struttura longitudinale.
3.3.3 Un adeguato collegamento tra i bagli rinforzati in
corrispondenza delle mastre delle boccaporte e le strutture
del ponte deve essere assicurato mediante la sistemazione
di costole o squadre addizionali all’interno delle cisterne
laterali.
97
Parte E, Cap 5, Sez 3
3.4
Strutture delle paratie longitudinali
3.4.1 Le paratie longitudinali devono essere piane, ma
possono essere piegate nella parte inferiore o superiore per
assumere una forma a tramoggia che favorisca lo stivaggio e
lo scarico. In tal caso, la sistemazione delle pieghe e delle
strutture adiacenti deve essere considerata nei singoli casi
dalla Società.
• 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale,
• 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare.
Figura 2 : Campata delle corrugazioni
(*)
3.4.2 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, le paratie longitudinali devono essere a struttura longitudinale.
3.4.3 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
lc
lc
lc
n
n
3.5
Strutture delle paratie trasversali
3.5.1 Qualora la sistemazione strutturale delle paratie trasversali entro le cisterne laterali sia diversa da quella entro
le stive centrali, deve essere garantita un’adeguata continuità strutturale della paratia trasversale attraverso quella
longitudinale.
3.6
Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente
3.6.1 Generalità
Le paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono
in generale essere dotate di cassonetto inferiore e di un cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave.
L’angolo ϕ della corrugazione definito nella Fig 1 deve
essere non minore di 55°.
Figura 1 : Geometria delle corrugazioni
n= asse neutro
delle corrugazioni
(*) Ved. [3.6.2]
3.6.3 Cassonetto inferiore (1/7/2002)
Il cassonetto inferiore deve, in generale, avere altezza non
inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione.
Lo spessore e il materiale del fasciame superiore del cassonetto inferiore deve essere non minore di quello richiesto
per il fasciame della paratia soprastante.
Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte
superiore del fasciame laterale, verticale o inclinato, del
cassonetto inferiore, per una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla larghezza della piattabanda
della corrugazione, devono essere non minori di quelli
della piattabanda stessa, per soddisfare i requisiti di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione.
Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto
devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto stesso.
La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame
costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere quella indicata in
Fig 3.
CL
La base del cassonetto inferiore deve essere posta in corrispondenza di madieri del doppio fondo e deve avere larghezza non inferiore a 2,5 volte l’altezza media delle
corrugazioni della paratia.
A
C
j £ 55°
tw
SC
tF
3.6.2 Campata delle corrugazioni
La campata lC delle corrugazioni (da utilizzare nelle verifiche di resistenza in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o
Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi) deve essere
assunta quale la distanza specificata in Fig 2. Ai fini della
definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto superiore non può essere assunta ad una distanza dal ponte in
mezzeria maggiore di:
98
All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati coi paramezzali del doppio fondo al fine di
garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si
devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi
all’unione con il fasciame costituente la parte superiore del
cassonetto.
Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati al fasciame superiore del
cassonetto inferiore in accordo con [8.1]. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore e i sottostanti madieri devono
essere saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in
accordo con [8.1].
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 5, Sez 3
Figura 3 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del
cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001)
Piattabanda della
corrugazione
d
Piattabanda della
corrugazione
t fg
t fg
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
t fg
d
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
d ≤ t fg
d
t fg : spessore adottato della piattabanda (as built)
3.6.4
Cassonetto superiore
Il cassonetto superiore, deve, in generale, avere altezza non
minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte l’altezza della
corrugazione. I cassonetti rettangolari devono avere, in
generale, un’altezza, misurata a livello del ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta, pari a 2 volte
l’altezza della corrugazione.
Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte.
La larghezza del fasciame inferiore del cassonetto superiore
deve, in generale, essere uguale a quella del fasciame superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti
non rettangolari deve avere una larghezza non minore di 2
volte l’altezza della corrugazione.
3.6.5
Il fasciame laterale del cassonetto deve essere allineato con
le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle
pareti del cassonetto inferiore e le relative squadre devono
essere allineate con i longitudinali del cielo del doppio
fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello
sforzo tra i suddetti elementi. Il fasciame laterale del cassonetto inferiore non può presentare pieghe tra il fasciame del
cielo del doppio fondo e il fasciame superiore del cassonetto stesso.
3.6.6
b EF = C E A
dove:
Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto
devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto.
β
Regolamenti RINA 2005
Larghezza efficace della piattabanda
compressa
La larghezza efficace della piattabanda compressa da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia deve essere
ottenuta, in m, dalla seguente formula:
Lo spessore e il materiale del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve essere uguale a quello richiesto per il
fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte
inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere
non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta
della paratia quando viene usato lo stesso materiale.
All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno
essere efficacemente collegati, estesi sino alle mastre delle
boccaporte al fine di garantire un supporto efficace alla
paratia corrugata. Si devono evitare scarichi nelle squadre e
nei diaframmi all’unione con il fasciame costituente la parte
inferiore del cassonetto.
Allineamento
CE
: coefficiente uguale a:
2, 25 1, 25
C E = ------------- – -----------2
β
β
per β > 1,25
C E = 1, 0
per β ≤ 1, 25
: coefficiente uguale a:
3 A R eH
β = 10 ---- ------tf E
A
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (ved. Fig 1),
tf
: spessore netto della piattabanda, in mm,
ReH
: tensione minima di snervamento, in N/mm2, del
materiale delle piattabande, definita in Parte B,
Cap 4, Sez 1, [2].
99
Parte E, Cap 5, Sez 3
3.6.7
“Shedders” efficaci
“Shedders” efficaci sono quelle che hanno le seguenti
caratteristiche:
• non sono piegate,
• sono saldate alle corrugazioni e al fasciame superiore
del cassonetto inferiore in accordo con [8.1],
• sono sistemate con un angolo di inclinazione di almeno
45° e la loro estremità inferiore è allineata con il
fasciame laterale del cassonetto inferiore,
• hanno spessore non inferiore al 75% di quello prescritto
per le piattabande delle corrugazioni,
• siano costituite da materiale con caratteristiche almeno
equivalenti a quelle prescritte per le piattabande delle
corrugazioni.
3.6.8
“Gussets” efficaci
A
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1),
tSH
: spessore netto delle “shedders”, in mm,
tF
: spessore netto della piattabanda, in mm.
d) “Gussets” efficaci.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in
[3.6.8], (vedere da Fig 6 a Fig 8), nel calcolo del modulo
di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore
(sezioni 1 da Fig 6 a Fig 8), l’area della piattabanda può
essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla
seguente formula:
I G = 7h G t F
dove:
hG
: altezza delle “gussets”, in m, (vedere da
Fig 6 a Fig 8), da assumersi non superiore a
(10/7)SGU,
SGU
: larghezza delle “gussets”, in m,
tF
: spessore netto della piattabanda, in mm,
ricavato dallo spessore adottato.
“Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche:
• sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di
materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.6.7],
• hanno altezza non inferiore a metà della larghezza
della piattabanda della corrugazione,
• sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto
inferiore,
• sono saldate all’estremità del cassonetto inferiore, alle
corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [8.1],
• hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno
equivalente a quelli prescritti per le piattabande delle
corrugazioni.
3.6.9
Modulo di resistenza all’estremità inferiore
delle corrugazioni
a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 4 a Fig 8) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una
larghezza efficace bef , non superiore a quanto specificato in [3.6.6].
e) Lamiera superiore inclinata del cassonetto
Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad un cassonetto inferiore avente la lamiera superiore inclinata di
un angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale, il modulo di resistenza della corrugazione può
essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia dell’anima potrà essere ottenuta tramite
interpolazione lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del
modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della
piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può
essere tenuta in considerazione per aumentare l’area
della piattabanda.
b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre.
Figura 4 : “Shedders” simmetriche
Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate nella parte inferiore da squadre locali poste sotto il pannello di fasciame costituente
l’estremità superiore del cassonetto inferiore, il modulo
di resistenza delle corrugazioni deve essere calcolato
considerando le anime delle corrugazioni efficaci al
30%.
"shedder"
c) “Shedders” efficaci.
Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in
[3.6.7], (vedere Fig 4 e Fig 5), nel calcolo del modulo di
resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore
(sezioni 1 in Fig 4 e Fig 5), l’area della piattabanda può
essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla
seguente formula:
I SH = 2 ,5A t F t SH
hg
1
Cassonetto
basso
da assumersi non superiore a 2,5AtF,
dove:
100
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 5, Sez 3
Figura 5 : “Shedders” asimmetriche
e le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale,
l’area a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando
l’area dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra l’anima e
la flangia della corrugazione (vedere Fig 1).
Figura 7 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche
"shedder"
hg
1
Cassonetto
basso
"gusset"
hg
Figura 6 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche
1
Cassonetto
basso
"gusset"
plate
Figura 8 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche Lamiera superiore del cassonetto inclinata
hg
1
Cassonetto
basso
gusset
plate
"gusset"
3.6.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle
sezioni diverse da quella all’estremità
inferiore della corrugazione
Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando
l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la
piattabanda compressa una larghezza efficace, bEF, non
maggiore di quella specificata in [3.6.6].
1
hg
=
=
Cassonetto
basso
3.6.11 Area a taglio
L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per
tenere conto di eventuali non perpendicolarità tra le anime
Regolamenti RINA 2005
101
Parte E, Cap 5, Sez 3
4
Carichi di progetto
4.1
Sollecitazioni di trave nave
4.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2002)
In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2,
[2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono esser
calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all'arrivo,
come appropriato:
• condizioni di caricazione a stive alterne (carichi leggeri
e pesanti) alla massima immersione,
• condizioni di caricazione omogenee alla massima
immersione, con carichi sia leggeri, sia pesanti, alla
massima immersione,
• condizioni di zavorra;
• condizioni di caricazioni adottate per brevi viaggi, nelle
quali la nave è caricata alla massima immersione, ma
con una quantità ridotta di combustibile,
• condizioni di caricazione adottate per operazione di
carico e scarico tra più porti ,
• condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di
carichi sul ponte, quando ciò è ammesso,
• sequenze tipiche di caricazione della nave, dall’inizio
delle operazioni fino al raggiungimento della massima
portata lorda, per condizioni di caricazione omogenee,
per condizioni di caricazione parziali e, se ammesse,
per condizioni di caricazione a stive alterne. Devono
anche essere considerate sequenze tipiche di scaricazione della nave per le suddette caricazioni. Le
sequenze tipiche di carico e scarico devono essere definite in modo tale che i limiti di resistenza ammissibili
non siano superati. Le sequenze tipiche di carico
devono essere definite anche tenendo in considerazione
la velocità di caricazione e la capacità di sbarco della
zavorra.
• sequenze tipiche di cambio della zavorra in mare,
quando ciò è ammesso.
5
Dimensionamenti dello scafo
5.1
Prescrizioni addizionali
5.1.1
Spessore minimo netto del fasciame del cielo
del doppio fondo
Lo spessore netto del fasciame del cielo del doppio fondo
entro le stive del carico deve essere non minore dei valori
in Tab 1.
5.2
Verifica di resistenza dei puntoni
mediante analisi con modelli tridimensionali a travi
5.2.1 Generalità
Un puntone verificato mediante in un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3 deve, nel
caso più generale, essere considerato soggetto a una forza
assiale e a un momento flettente intorno all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone stesso. Questo asse è
102
identificato come asse y, mentre quello nel piano
dell’anima è l’asse x (vedere le figure in Tab 2).
La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In
funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi di verifica,
rispettivamente in accordo con [5.2.2] o [5.2.3].
Tabella 1 : Spessore minimo netto del fasciame del
cielo del doppio fondo entro le stive
Fasciame
Spessore minimo netto, in mm
Cielo del doppio fondo
entro le stive
Nota 1:
s
:
Struttura longitudinale
2,15 (L1/3 k1/6) + 4,5 s
Struttura trasversale
2,35 (L1/3 k1/6) + 4,5 s
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di fasciame.
5.2.2
Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a
forza assiale di trazione e a momenti flettenti
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da
soddisfare la seguente condizione:
Ry
F
3 M
10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m
A ct
dove:
FT
: forza assiale di trazione, in kN, nel puntone,
ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area netta di sezione, in cm2, del puntone,
M
: max (|M1|, |M2|),
M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
wyy
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone
intorno all’asse y,
γR
: cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
γm
: cefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
5.2.3
Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a
forza assiale di compressione e a momenti
flettenti
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali da
soddisfare le seguenti condizioni:
Ry
1 Φe
10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m
F
Ry
3 M max
- ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct
w yy γ R γ m
dove:
FC
: forza assiale di compressione, in kN, nel puntone, ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area netta di sezione, in cm2, del puntone,
1
Φ = ----------------F
1 – ------CF EX
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 5, Sez 3
FEX
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse x:
π 2 EI xx
F EX = -------------5 2
10 l
schematizzazione fine in accordo con Parte B,
Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7, App 1,
σc
: Tensione critica, in N/mm2, definita in [5.3.2],
γR
: Coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
4
Ixx
: momento d’inerzia netto, in cm , del puntone
intorno all’asse x,
l
: campata, in m, del puntone,
e
: distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 2 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
γR = 1,02
γm
3
www
: modulo di resistenza netto, in cm , del puntone
intorno all’asse x,
Mmax
: max (|M0|, |M1|, |M2|),
γm = 1,02
5.3.2 La tensione critica di instabilità dei puntoni deve
essere ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule:
Ry ⎞
σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝
4σ E⎠
M 2 – M 1⎞
1
t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠
R
σ E > -----y
2
σE = Min (σE1, σE2),
σE1
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse y:
π 2 EI yy
F EY = -------------5 2
10 l
Iyy
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone
intorno all’asse y,
M1,M2
: momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
wyy
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone
intorno all’asse y,
γR
: cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
I
: Min (Ixx, Iyy),
Ixx
: Momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone
intorno all’asse x definito in [5.2.1],
Iyy
: Momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone
intorno all’asse y definito in [5.2.1],
Act,
: Area netta di sezione, in cm2, del puntone,
l
: Campata, in m, del puntone,
σE2
: Tensione di Eulero di instabilità torsionale, da
ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
J
π 2 EI w
-2 + 0 ,41 E --σ E2 = ----------------4
Io
10 I o l
: cefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02.
Verifica di resistenza dei puntoni
mediante analisi con modelli tridimensionali a elementi finiti
: Tensione di Eulero di instabilità flessionale, da
ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
π 2 EI
σ E1 = --------------------4
2
10 A ct l
γR = 1,02
5.3
per
dove:
π F
u = --- ------C2 F EY
γm
R
per σ E ≤ -----y
2
σc = σE
1 + t 2 ( M1 + M2 )
M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u )
FEY
: Coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
Iw
: Momento d’inerzia settoriale netto, in cm4, del
puntone, specificato in Tab 2 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
Io
: Momento d’inerzia polare netto, in cm4, del
puntone,
I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2
5.3.1 In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3,
[4] e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei
puntoni soggetti a tensoni assiali di compressione devono
essere tali da soddisfare la seguente condizione:
σC
σ ≤ ---------γR γm
dove:
σ
2
: Tensione di compressione, in N/mm , ottenuta
dall’analisi tridimensionale a elementi finiti a
Regolamenti RINA 2005
yo
: Distanza, in cm, dal centro di torsione
all’anima del puntone, specificata in Tab 2 per
vari tipi di sezione trasversale del puntone,
e
: Distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 2 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
J
: Momento d’inerzia di St. Venant netto, in cm4,
del puntone, specificato in Tab 2 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone.
103
Parte E, Cap 5, Sez 3
Tabella 2 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni
Sezione del puntone
e
y0
J
IW
0
0
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f h w2 b f3
--------------24
0
0
1
--- ( b 1 + b 2 )t f3 + h w t w3
3
t f h w2 b 1f b 2f
------------------------------3
3
12 ( b 1f + b 2f )
b 2 tf
-----------------------ht w + 2bt f
3b f2 t f
----------------------------6b f t f + h w t w
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w
--------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w
T simmetrica
bf
X
tf
tw
hw
Y
O
tf
T asimmetrica
b 1f
X
tf
Y
O
tw
hw
3
3
tf
b2 f
Asimmetrica
bf
X
tf
hw
yo
e
O
G
Y
tw
6
6.1
Allestimento dello scafo
Castello di prora
6.1.2
Dimensioni (1/1/2004)
Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo
libero, con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come
indicato in Fig 9.
6.1.1 Generalità (1/1/2004)
Le navi con notazione di servizio ore carrier ESP devono
essere provviste di un castello di prora chiuso sul ponte di
bordo libero.
L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti
due valori:
Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate
in [6.1.2].
• l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato
in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o
Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del
castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in
Parte B, Cap 10, Sez 2.
• HC + 0,5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico
N. 1.
104
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 5, Sez 3
Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora
devono essere ubicati ad una distanza lF , dalla lamiera
della mastra della boccaporta tale da poter applicare il
carico ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva N.1 ed alla copertura della boccaporta N.1
quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B,
Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8],
rispettivamente.
La suddetta distanza lF , in m, deve essere:
lF ≤ 5 HF – H C
Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un
paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve
essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella
mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del
lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza
del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 9).
Figura 9 : Sistemazione del castello di prora
(1/1/2004)
Estremità superiore alla
mastra della boccaporta
HB
HF
HC
7
7.1
Protezione delle strutture metalliche
dello scafo
Protezione delle cisterne contenenti
acqua di mare di zavorra
7.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di mare
di zavorra devono essere protette contro la corrosione per
mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o
altro sistema equivalente.
E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro
che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione.
La protezione catodica mediante anodi sacrificali può
essere utilizzata quando adeguata.
8
8.1
Costruzione e prove
Saldature e collegamenti saldati
8.1.1 In Tab 3 sono specificati i coefficienti di saldatura da
adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo.
Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto
di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2, per gli
stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola
delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in accordo
con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 3
devono essere eseguiti mediante saldature continue a cordoni d’angolo.
lF
Paratia
prodiera
8.2
Dettagli strutturali speciali
8.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.6] specifiche per le navi con notazione di
servizio ore carrier ESP.
Regolamenti RINA 2005
105
Parte E, Cap 5, Sez 3
Tabella 3 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002)
Zona dello
scafo
Doppi fondi
in corrispondenza delle
stive del
carico
Paratie nelle
stive del
carico
Collegamento
di
paramezzali
madieri
strutture delle paratie stagne
strutture dei cassonetti inferiori
con
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
madieri (paramezzali interrotti)
0,35
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori, in generale
0,45
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori di paratie stagne corrugate
Saldatura a piena o parziale penetrazione
paramezzali (madieri interrotti)
0,35
lamiere superiori dei cassonetti bassi
fasciami e rinforzi ordinari (paratie
piane)
0,45
lamiere delle corrugazioni verticali
(paratie corrugate)
Saldatura a piena penetrazione
lamiere inferiori dei cassonetti alti
0,45
paratie longitudinali
0,35
contorni
fasciame dei cassonetti inferiori, in
generale
0,45
fasciame dei cassonetti inferiori di
paratie stagne corrugate
Saldatura a piena o parziale penetrazione
rinforzi ordinari e diaframmi
strutture dei cassonetti superiori
contorni
“shedders” efficaci
(vedere [3.6.7])
lamiere delle corrugazioni verticali e lamiere superiori dei cassonetti inferiori
“gussets” efficaci
(vedere [3.6.8])
106
Coeff. di saldatura wF
0,45
0,45
Saldatura con penetrazione da un solo lato o
equivalente
lamiere superiori dei cassonetti inferiori
Saldatura a piena penetrazione
lamiere delle corrugazioni verticali e “shedders”
Saldatura con penetrazione da un solo lato o
equivalente
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 6
NAVI PER SERVIZIO COMBINATO
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SISTEMAZIONI DELLA NAVE (NAVI TRASPORTO CARICHI
COMBINATI)
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 4
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
Regolamenti RINA 2005
107
Parte E, Cap 6, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Tabella 1
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio combination carrier, come
definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.3.4], e Parte A, Cap 1,
Sez 2, [4.3.5], può essere assegnata alle navi progettate
secondo le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo,
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D, per quanto applicabile, nonché le ulteriori prescrizioni
del presente Capitolo che sono specifiche per navi miste
petroliere-portarinfusa (combination carriers).
Oggetto
Sistemazione generale della nave
Sez 2
Scafo e stabilità
Sez 3
Macchinari e impianti del carico
Sez 4
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(2)
(1)
1.2
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi miste petroliere-portarinfusa.
Regolamenti RINA 2005
Riferimento
(2)
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi miste petroliere-portarinfuse
Le prescrizioni specifiche per navi miste petroliereportarinfusa sono date in Parte C, Capitolo 4
109
Parte E, Cap 6, Sez 2
SEZIONE 2
1
1.1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Generalità
2.1.2
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni in Sez 2 e Sez 3 si applicano alle:
• navi con un ponte, con fianchi a doppio fasciame, con
doppio fondo, con casse laterali basse a tramoggia e
casse laterali alte, destinate al trasporto di carichi secchi
alla rinfusa, inclusi minerali, o carichi petroliferi alla
rinfusa (navi con notazione combination carrier/OBO
ESP); una sezione maestra tipica è illustrata in Fig 1,
• navi con un ponte, con due paratie longitudinali e con
doppio fondo esteso nella zona del carico, destinate al
trasporto di carichi secchi alla rinfusa, inclusi minerali,
o carichi petroliferi nelle stive centrali (navi con notazione di servizio combination carrier/OOC ESP);
sezioni maestre tipiche sono illustrate in Fig 2.
L’applicazione di queste prescrizioni ad altri tipi di nave è
considerata nei singoli casi dalla Società.
2
2.1
Sistemazioni generali
Segregazione del carico
Salvo dove espressamente indicato altrimenti, cisterne contenenti prodotti petroliferi o residui di prodotti petroliferi
devono essere segregate dagli spazi destinati ad alloggi, servizi e locali macchinari, casse di acqua potabile e depositi
destinati a carichi per consumi umani per mezzo di una
intercapedine, od ogni altro simile compartimento.
Dove alloggi e compartimenti di servizio sono previsti
immediatamente sopra i compartimenti contenenti liquidi
infiammabili, l’intercapedine può essere omessa soltanto
dove il ponte non ha aperture d’accesso ed è rivestito con
uno strato di materiale riconosciuto adeguato dalla Società.
L’intercapedine può essere omessa anche dove tali compartimenti sono adiacenti ad un passaggio, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
• gli spessori delle lamiere del comune contorno delle
casse adiacenti siano aumentati, rispetto a quelli ottenuti in base alle prescrizioni applicabili della Parte B,
Cap 6, Sez 2, di 2 mm nel caso di casse per l’acqua
dolce o acqua d’alimento della caldaia, e di 1 mm in
tutti gli altri casi,
• la somma delle gole dei cordoni di saldatura ai margini
di tali lamiere non sia minore dello spessore delle
lamiere stesse,
Generalità
2.1.1 Intercapedini
Una intercapedine o simile compartimento di larghezza
non inferiore a 760 mm deve essere prevista alla estremità
posteriore della zona delle cisterne del carico. La sua paratia deve estendersi dalla chiglia al ponte per tutta la larghezza della nave.
• la prova idrostatica sia effettuata con un battente
aumentato di 1 m rispetto a quello prescritto nella
Parte B, Cap 12, Sez 3.
Figura 1 : Nave petroliera-portarinfusa
Con il termine "intercapedine" s’intende, per gli scopi di
questo paragrafo, un compartimento isolante tra due paratie
d’acciaio o ponti adiacenti. La distanza minima tra le due
paratie o ponti deve essere sufficiente per un sicuro accesso
e ispezione.
Allo scopo di soddisfare il principio della singola avaria, nel
caso particolare che si verifichi una situazione di angolo
contro angolo, tale principio può essere soddisfatto saldando una lamiera diagonale attraverso l’angolo.
Le intercapedini devono anche essere costruite in modo da
assicurare un’adeguata ventilazione.
Figura 2 : Nave mista petroliera-portarinfusa
110
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 2
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale o
superiore a 600 t non sono autorizzate a trasportare prodotti petroliferi in alcun compartimento estendentesi a proravia della paratia di collisione situata in accordo con la
Parte B, Cap 2, Sez 1, [2].
zeria, le ghiotte non possono essere accettate senza una
verifica della stabilità iniziale (GMo) in accordo con le relative prescrizioni, tenendo conto degli effetti di superficie
libera causati dai liquidi contenuti dalle ghiotte stesse.
2.1.5
2.1.3
Cisterne “slop”
Le cisterne "slop" devono essere delimitate da intercapedini
eccetto quando le delimitazioni di tali cisterne, nei casi in
cui esse possano contenere slops (acque sporche di lavaggio cisterne) mentre la nave trasporta carico secco, siano
costituiti dallo scafo, dal ponte principale sopra il carico,
dalla paratia del locale pompe del carico oppure di un
deposito d’olio combustibile. Tali intercapedini non devono
avere aperture di comunicazione con doppi fondi, gallerie
tubi, locali pompe od altri spazi chiusi.
Devono essere previsti mezzi per riempire d’acqua le intercapedini e per svuotarle.
Quando il contorno di una cisterna "slop" è la paratia del
locale pompe del carico, il locale pompe non deve avere
aperture di comunicazione con il doppio fondo, galleria
tubi od altro spazio chiuso; tuttavia, aperture provviste di
mezzi di chiusura imbullonati stagni ai gas possono essere
ammesse.
2.1.4
Traboccamenti sul ponte
Devono essere previsti mezzi per tenere lontano dagli
alloggi e dalle aree di servizio i traboccamenti sul ponte.
Ciò può essere ottenuto sistemando una mastra permanente
e continua di altezza adeguata che si estenda da fianco a
fianco della nave.
Si devono provvedere mezzi per intercettare le tubolature
che collegano il locale pompe alle cisterne "slop". I mezzi
d’intercettazione devono consistere in una valvola seguita
da una flangia ad occhiale ovvero un branchetto smontabile
con appropriate flange cieche.
Tali mezzi devono essere situati adiacenti alle cisterne
"slop", ma dove ciò è irragionevole o impraticabile essi possono essere situati entro il locale pompe direttamente dopo
che la tubolatura attraversa la paratia.
Un sistema separato di pompe e tubolature deve essere
installato per scaricare il contenuto delle cisterne "slop"
direttamente al di sopra del ponte aperto quando la nave
effettua il trasporto di solo carico secco.
Le tubolature del carico petrolifero sotto il ponte devono
essere sistemate in condotti speciali.
2.1.6
Se le ghiotte installate sono più alte di 300 mm, esse
devono essere trattate come parapetti con aperture per lo
scarico di masse d’acqua in accordo a Parte B, Cap 9,
Sez 9, [5] e devono essere dotate di chiusure efficienti da
usarsi durante le operazioni di carico e scarico. I mezzi di
chiusura permanenti devono essere predisposti in modo
tale che non possa verificarsi un bloccaggio mentre la nave
è in mare, con la sicurezza che le aperture di scarico rimangano sempre efficienti.
Nelle navi senza bolzone o quando l’altezza delle ghiotte
supera quella del bolzone e, indipendentemente
dall’altezza di tali mastre, quando la larghezza delle
cisterne del carico delle navi miste petroliere-portarinfusa
supera il 60% della massima larghezza della nave in mez-
Regolamenti RINA 2005
Aperture nelle paratie stagne e nei ponti
Aperture intese per la manovra del carico secco non sono
permesse nelle paratie e nei ponti che separano le cisterne
del carico petrolifero da altri compartimenti non designati
ed equipaggiati per il trasporto di prodotti petroliferi, a
meno che tali aperture siano equipaggiate con mezzi alternativi approvati dalla Società che assicurino una equivalente integrità.
2.1.7
Se sono installate ghiotte sul ponte di coperta di navi miste
petroliere-portarinfusa in corrispondenza dei collettori delle
tubolature del carico e sono estese a poppa fino ad una
paratia poppiera di sovrastrutture, allo scopo di contenere i
traboccamenti di carico sul ponte durante le operazioni di
carico e scarico, gli effetti delle superfici liquide libere, causati dal contenimento di un traboccamento del carico
durante operazioni di trasferimento ovvero dell’acqua di
mare intrappolata in coperta durante il viaggio, devono
essere presi in considerazione nei confronti del margine
disponibile della stabilità inziale positiva della nave (GMo).
Tubolature
Aperture per il lavaggio delle cisterne
Boccaporte ed aperture per il lavaggio delle cisterne "slop"
sono permesse soltanto sul ponte aperto e devono essere
dotate di mezzi di chiusura.
Eccetto quando questi consistono di lamiere imbullonate
con bulloni ad intervallo stagno, tali mezzi di chiusura
devono essere dotati di sistemi di bloccaggio che devono
essere sotto il controllo dell’ufficiale della nave responsabile.
2.2
2.2.1
Casse e compartimenti del doppio fondo
Generalità
Casse del doppio fondo adiacenti alle cisterne del carico
non possono essere usate come casse per olio combustibile.
2.2.2
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata
lorda uguale a o maggiore di 5000 t
Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o
deposito del doppio fondo deve essere tale che la distanza
h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente
al fasciame del fondo, come indicato in Fig 3, non deve
essere minore di B/15, in m, ovvero 2,0 m, se minore. La
distanza h non deve essere minore di 1,0 m.
111
Parte E, Cap 6, Sez 2
Figura 3 : Linee delimitanti le cisterne del carico
w
w
w
h>w
w
h
h<w
h
h
h
1.5 . h
Linea di
costruzione
2.2.3
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata
lorda inferiore a 5000 t e uguale a o maggiore
di 600 t
Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o
deposito del doppio fondo deve essere tale che la distanza
h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente
al fasciame del fondo, non deve essere minore di B/15, in
m, con un valore minimo di 0,76 m.
Nella zona del ginocchio e nelle posizioni senza un ginocchio definito, la linea di contorno della cisterna del carico
deve correre parallela alla linea del fondo piatto in sezione
maestra, come indicato in Fig 4.
Figura 4 : Linee delimitanti le cisterne del carico
3
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne del carico e “slop”
3.1
Cisterne del carico
3.1.1 Le cisterne del carico nelle navi miste petroliere-portarinfusa devono essere di dimensioni e sistemazione tali
che l’ipotetico efflusso OC ovvero OS calcolato in accordo
con le disposizioni di [3.2] in ogni punto della nave non
deve eccedere:
•
30000 m3, o
•
400 3 DW
dove DW è la portata lorda, in t,
scegliendo il valore maggiore, ma soggetto ad un massimo
di 40000 m3.
3.1.2 La lunghezza di ciascuna cisterna del carico non
deve superare 10 m o uno dei valori della Tab 1, per quanto
applicabile, scegliendo il valore maggiore.
Tabella 1 : Lunghezza delle cisterne del carico
h
Disposizione delle
paratie longitudinali
h
Linea di
costruzione
2.3
Stazione di navigazione
2.3.1 Quando si dimostra necessario installare una stazione di navigazione sopra la zona del carico, tale stazione
deve essere usata soltanto ai fini della navigazione e deve
essere separata dal ponte della cisterna del carico da uno
spazio aperto di almeno 2 m di altezza.
112
Condizione
(1)
Lunghezza delle
cisterne del carico, in
m
Nessuna paratia
(combination carrier/OBO ESP)
-
(0,5 bi / B + 0,1) L
(2)
Due paratie
(combination carrier/OOC ESP)
bi / B ≥ 1/5
0,2 L
bi / B < 1/5
(0,5 bi / B + 0,1) L
(1)
(2)
bi è la minima distanza dalla murata alla paratia stagna
longitudinale laterale della i-esima cisterna, misurata
perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al
livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato.
Non deve superare 0,2 L.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 2
3.1.3 Impianto di trasferimento del carico
Allo scopo di non superare i limiti di volume stabiliti in
[3.1.1] e indipendentemente dal tipo accettato di impianto
di trasferimento del carico installato, quando tale impianto
collega due o più cisterne del carico, valvole o altri simili
mezzi di chiusura devono essere previsti per separare le
cisterne una dall’altra.
3.1.4 Tubolature attraversanti le cisterne del carico
Linee di tubolature che attraversano le cisterne del carico
liquido a una distanza dalla murata minore di tC o ad una
distanza minore di vC dal fondo della nave devono essere
dotate di valvole o simili mezzi di chiusura al punto in cui
esse entrano in qualunque cisterna del carico. Tali valvole
devono essere mantenute sempre chiuse in navigazione
quando le cisterne contengono carico di prodotti petroliferi,
eccetto che esse possono venire aperte soltanto per trasferire il carico allo scopo di cambiare l’assetto della nave.
I valori di tC e vC sono rispettivamente l’estensione trasversale e verticale della penetrazione della falla laterale come
definita in Sez 3, [2.3.2].
Pozzetti d’aspirazione nelle cisterne del
carico
I pozzetti di aspirazione nelle cisterne del carico possono
sporgere nel doppio fondo sotto la linea di delimitazione
definita dalla distanza h di cui a [2.2.2] o [2.2.3], come
applicabile, purchè tali pozzetti siano piccoli il più possibile
e la distanza fra il fondo del pozzetto e il fasciame del fondo
sia non minore di 0,5 h.
dove:
Wi
: volume di una cisterna laterale in metri cubi
assunta danneggiata come indicato in Sez 3,
[2.3.2]; Wi per una cisterna di zavorra segregata può essere assunto uguale a zero,
Ci
: volume di una cisterna centrale in metri cubi
assunta danneggiata come indicato in Sez 3,
[2.3.2]; Ci per una cisterna di zavorra segregata
può essere assunto uguale a zero,
Ki
: coefficiente:
Zi
Fuoriuscita di prodotti petroliferi
3.2.1 Generalità
Allo scopo di limitare l’inquinamento da idrocarburi causato da navi miste petroliere-portarinfusa dovuto a falle sul
fianco o sul fondo, le ipotetiche fuoriuscite OC e OS come
indicate in [3.1.1] devono essere calcolate con le formule di
[3.2.2] rispetto ai compartimenti interessati dalla falla in
ogni possibile posizione lungo lo scafo e per l’estensione
definita in Sez 3, [2.3.2].
Nel calcolare la fuoriuscita ipotetica di prodotti petroliferi,
deve essere considerato quanto segue:
• il volume di una cisterna del carico deve includere il
volume della boccaporta fino al lembo superiore delle
mastre della stessa, indipendentemente dalla costruzione della boccaporta, ma il volume di ogni copertura
della boccaporta può essere escluso,
• per misurare il volume fuori ossatura, non è ammessa
alcuna deduzione per il volume delle strutture interne.
3.2.2
Calcolo generale della fuoriuscita di prodotti
petroliferi
La fuoriuscita di prodotti petroliferi per falla sul fianco e sul
fondo è calcolata con le seguenti formule:
a) per falla sul fianco:
O C = ΣW i + ΣK i C i
b) per falla sul fondo:
1
O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i )
3
Regolamenti RINA 2005
1 - bi / tC per bi < tC ,
•
0
per bi ≥ tC ,
: coefficiente:
•
1 - hi / vS per hi < vS ,
•
0
per hi ≥ vS ,
bi
: larghezza in m, della cisterna laterale in esame
misurata dalla murata perpendicolarmente al
piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Nel
caso in cui la larghezza bi non sia costante
lungo una particolare cisterna laterale, per la
determinazione delle fuoriuscite ipotetiche OC
ed OS, deve essere usato il minimo valore di bi
nella cisterna,
hi
: altezza minima, in m, del doppio fondo in
esame; se non esiste doppio fondo hi deve
essere assunto uguale a zero,
tC
: estensione trasversale della falla sul fianco come
definita in Sez 3, [2.3.2],
vS
: estensione verticale della falla sul fondo come
definita in Sez 3, [2.3.2].
3.1.5
3.2
•
3.2.3
Falla simultanea del fondo in quattro cisterne
centrali
Nel caso in cui la falla del fondo interessi simultaneamente
quattro cisterne centrali, il valore di OS può essere calcolato
con la seguente formula:
1
O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i )
4
dove Zi, Wi, Ci sono definiti in [3.2.2].
3.2.4 Ipotesi
Nel calcolo di OS , si può tener conto soltanto delle casse
del doppio fondo tenute vuote ovvero contenenti acqua
pulita, quando le cisterne soprastanti contengono del
carico.
I pozzetti di aspirazione possono essere trascurati nel determinare il valore di hi purchè tali pozzetti non abbiano una
superficie eccessiva e si estendano sotto la cisterna per una
distanza minima ma in nessun caso maggiore di metà
dell’altezza del doppio fondo. Se l’altezza di tali pozzetti
supera metà dell’altezza del doppio fondo hi deve essere
assunto uguale all’altezza del doppio fondo meno l’altezza
del pozzetto.
Tubolature che servono tali pozzetti, se installate dentro il
doppio fondo, devono essere munite di valvole o altri mezzi
di chiusura situati nel punto di collegamento alla cassa ser-
113
Parte E, Cap 6, Sez 2
vita per prevenire un efflusso di prodotti petroliferi nel caso
di danno alla tubolatura.
3.2.5 Riduzione dell’efflusso di prodotti petroliferi
la Società può tener conto, come mezzo per ridurre la fuoriuscita di prodotti petroliferi in caso di falla sul fondo, di un
impianto di trasferimento del carico avente una forte aspirazione di emergenza installato in ciascuna cisterna del
carico, capace di trasferire da una cisterna/e danneggiata/e
a cisterne di zavorra segregata ovvero a cisterne del carico
disponibili se può essere assicurato che tali cisterne abbiano
spazio sufficiente. L’efficienza di tale impianto verrebbe
determinato dalla capacità di trasferire in due ore una quantità di carico uguale a metà della maggiore delle cisterne
danneggiate interessate e dalla disponibilità di una equivalente capacità di ricevimento nelle cisterne del carico o di
zavorra. L’efficienza deve essere limitata per permettere il
calcolo di Os in accordo con la formula in [3.2.3]. I tubi di
tali aspirazioni devono essere installati almeno ad una
altezza non inferiore all’estensione verticale vs del danno
del fondo.
vs è l’estensione verticale del danno del fianco come definita in Sez 3, [2.3.2].
gio cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o le
cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è
sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile,
per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori,
senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto.
Il termine "cisterne a pareti lisce" comprende le cisterne
principali del carico petrolifero di navi miste petroliereportarinfusa che sono costruite con ossature verticali di
piccola altezza. Le paratie corrugate verticalmente sono
considerate pareti lisce.
3.3.2
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata
lorda uguale a o maggiore di 70000 t
Le navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale
a o maggiore di 70000 t devono essere dotate di almeno
due cisterne "slop".
4
4.1
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne di zavorra o compartimenti di protezione
Generalità
Metodi alternativi per calcolare l’efflusso di
prodotti petroliferi
In alternativa alle formule indicate in [3.2.2] ovvero [3.2.3],
può essere applicato il metodo probabilistico per calcolare
l’efflusso di prodotti petroliferi come descritto nella IMO
Resolution MEPC.66(37).
4.1.1 Queste prescrizioni si applicano a navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di
600 t.
3.3
4.2.1 Generalità
Le cisterne del carico devono essere protette per l’intera lunghezza da cisterne di zavorra o compartimenti diversi da
quelli del carico e del combustibile come indicato in [4.2.2]
fino a [4.2.5] per navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t, oppure [4.2.6] se
di portata lorda minore di 5000 t.
3.2.6
3.3.1
Cisterne “slop”
Navi miste petroliere-portarinfusa di stazza
lorda uguale a o maggiore di 150 t
Le sistemazioni delle cisterne "slop" o combinazioni di
cisterne "slop" devono avere una capacità necessaria per
contenere le acque sporche generate dal lavaggio delle
cisterne, residui oleosi e di zavorra sporca. La capacità
totale della cisterna o cisterne "slop" non deve essere inferiore al 3% della capacità di carico di prodotti petroliferi
della nave, eccetto che la Società può accettare:
• 2% per quelle navi miste petroliere-portarinfusa dove il
sistema di lavaggio delle cisterne è tale che, una volta
caricata la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di
lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle
cisterne e, se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua
addizionale nell’impianto,
• 2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata
in accordo con [5]. Questa capacità può essere ulteriormente ridotta a 1,5% per quelle navi miste petroliereportarinfusa dove il sistema di lavaggio cisterne è tale
che, una volta caricata la cisterna o le cisterne "slop"
con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è sufficiente per il
lavaggio delle cisterne e, se applicabile, per fornire il
fluido per il funzionamento degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto,
• 1% per navi miste petroliere-portarinfusa dove il carico
di prodotti petroliferi è trasportato soltanto in cisterne a
pareti lisce. Questa capacità può essere ulteriormente
ridotta a 0,8% per quelle navi dove il sistema di lavag-
114
4.2
Dimensionamento e sistemazione di
cisterne di zavorra o compartimenti
4.2.2 Cisterne o compartimenti laterali
Le cisterne o compartimenti laterali devono estendersi per
tutta l’altezza della murata oppure dal cielo del doppio
fondo al ponte più alto, trascurando il trincarino curvo se
presente. Essi devono essere sistemati in modo tale che le
cisterne del carico petrolifero siano poste all’interno della
superficie interna del fasciame del fianco, in nessun punto a
meno della distanza w che, come indicato in Fig 3, è misurata in ogni sezione trasversale perpendicolarmente al
fasciame del fianco, come sotto specificato, essendo DW la
portata lorda in t:
• w = 0,5 + DW / 20000, o
• w = 2,0 m
scegliendo il valore minore.
Il valore di w non deve essere minore di 1,0 m.
4.2.3 Casse o compartimenti del doppio fondo
Si applicano le prescrizioni di cui in [2.2.1] e [2.2.2].
4.2.4 Capacità totale delle cisterne zavorra
Sulle navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda
uguale a o maggiore di 20000 t e sulle "product carriers"
di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t, la capacità
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 2
totale delle cisterne laterali, casse del doppio fondo, gavoni
di prora e di poppa non deve essere inferiore alla capacità
delle cisterne di zavorra segregata necessaria per soddisfare
le prescrizioni di [5]. Le cisterne laterali o i compartimenti
laterali e le casse del doppio fondo usati per soddisfare le
prescrizioni di [5] devono essere distribuiti in maniera più
uniforme possibile lungo la zona delle cisterne del carico.
Zavorra segregata addizionale da impiegarsi per ridurre le
sollecitazioni di flessione longitudinali della trave nave,
l’assetto, ecc. può essere sistemata in ogni punto della nave.
cisterne del carico per l’ acqua di zavorra. In tutti i casi, tuttavia, la capacità delle SBT deve essere almeno tale che, in
qualunque condizione di zavorra in qualunque parte del
viaggio, compresa la condizione di nave vacante più la sola
zavorra segregata, le immersioni e l’assetto della nave soddisfino ciascuno dei requisiti seguenti:
•
l’immersione dalla linea di costruzione a metà nave, dm,
in m (trascurando ogni deformazione della nave) deve
essere non minore di 2,0 + 0,02 L,
Nel calcolare la capacità totale, si deve tener conto di
quanto segue:
•
la capacità delle casse zavorra nel locale apparato
motore deve essere esclusa dalla capacità totale delle
cisterne di zavorra;
le immersioni sulle perpendicolari AV e AD devono corrispondere a quelle determinate per mezzo dell’immersione al mezzo dm suddetta, in unione con l’assetto
appoppato non maggiore di 0,015 L,
•
la capacità delle cisterne di zavorra poste dentro il doppio scafo deve essere esclusa dalla capacità totale delle
cisterne di zavorra (vedere Fig 5).
in ogni caso l’immersione alla perpendicolare addietro
deve essere non minore di quella necessaria per ottenere la completa immersione dell’elica o delle eliche,
•
in nessun caso l’acqua di zavorra deve essere trasportata nelle cisterne del carico, eccetto:
•
•
Ogni zavorra trasportata in estensioni localizzate, rientranze
o recessi del doppio scafo, come i cassonetti delle paratie,
può considerarsi zavorra in eccesso sopra il minimo richiesto per la capacità di zavorra segregata in accordo con [5].
4.2.5
Criteri alternativi di progettazione e
costruzione
Altri criteri di progettazione e costruzione di navi miste
petroliere-portarinfusa possono essere accettati come alternative alle prescrizioni di cui in [4.2.2] fino a [4.2.4], purché
tali metodi assicurino almeno lo stesso livello di protezione
contro l’inquinamento da idrocarburi nel caso di collisione
o incaglio. Tali metodi devono essere ritenuti accettabili
dalla Società.
Nota 1: la Società considera accettabile il metodo descritto nella
Risoluzione IMO MEPC.66(37).
4.2.6
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata
lorda minore di 5000 t
-
in quei rari viaggi quando le condizioni meteorologiche sono così severe che, a giudizio del Comandante, sia necessario imbarcare acqua di zavorra
addizionale nelle cisterne del carico per la sicurezza
della nave,
-
in casi eccezionali dove il particolare carattere
dell’operazione di una nave mista petroliera-portarinfusa renda necessario imbarcare acqua di zavorra
in eccesso della quantità richiesta per soddisfare le
prescrizioni suddette, purché tale operazione delle
navi miste petroliere-portarinfusa rientri nella categoria dei casi eccezionali.
5.2.2
La capacità delle cisterne di zavorra segregata deve essere
considerata dalla Società nei singoli casi.
Navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda minore di
5000 t devono soddisfare le prescrizioni in [2.2.3].
6
5
6.1
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne di zavorra segregata
(SBT)
5.1
Generalità
5.1.1 Ogni nave mista petroliera-portarinfusa di portata
lorda uguale a o maggiore di 20000 t e ogni "product carrier" di di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t
devono essere dotate di cisterne di zavorra segregata e
devono soddisfare le prescrizioni in [5.2].
5.2
5.2.1
Capacità delle SBT
Navi miste petroliere-portarinfusa di
lunghezza maggiore di o uguale a 150 m
La capacità delle cisterne per zavorra segregata deve essere
determinata in modo tale che la nave possa operare in sicurezza nei viaggi in zavorra senza far ricorso all’uso delle
Regolamenti RINA 2005
Navi miste petroliere-portarinfusa di
lunghezza minore di 150 m
Sistemazione degli accessi
6.1.1
Accessi al doppio fondo e alla galleria
tubi
Mezzi di accesso
Devono essere previsti adeguati mezzi di accesso al doppio
fondo e alla galleria tubi.
6.1.2
Passi d’uomo sul cielo del doppio fondo,
madieri e paramezzali
Passi d’uomo non possono essere tagliati nel cielo del doppio fondo in corrispondenza delle cisterne del carico;
l’accesso al doppio fondo deve essere, in generale, fornito
di garitte che conducano al ponte di coperta.
Il posizionamento e le dimensioni dei passi d’uomo nei
paramezzali e nei madieri devono essere determinati in
modo da facilitare l’accesso alle strutture del doppio fondo
e la sua ventilazione. Comunque, essi devono essere evitati
nelle aree dove potrebbero verificarsi alte sollecitazione di
taglio.
115
Parte E, Cap 6, Sez 2
Figura 5 : Cisterne di zavorra segregata poste dentro il doppio scafo
A
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
APT
P/R
F/R
FPT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
A
SBT
COT
COT
SBT
Linea del doppio scafo assunta
SEZIONE A-A
6.1.3
Accesso alla galleria tubi sotto le cisterne del
carico
La galleria tubi posta nel doppio fondo sotto le cisterne del
carico deve soddisfare le seguenti prescrizioni:
• non deve comunicare con il locale apparato motore,
• devono essere previste almeno due uscite sul ponte
aperto sistemate alla massima distanza una dall’altra.
Una di queste uscite, munita di chiusura stagna
all’acqua, può condurre nel locale pompe del carico.
6.1.4
Porte fra la galleria tubi e il locale pompe
principale
Dove esiste un accesso permanente da una galleria tubi al
locale pompe principale, deve essere sistemata una porta
stagna che soddisfi le prescrizioni in Parte B, Cap 2, Sez 1,
[6.2.1] per le porte stagne aperte in navigazione e poste
sotto il ponte di bordo libero. Inoltre devono essere soddisfatti i seguenti punti:
•
•
in aggiunta al comando dalla plancia, la porta stagna
deve potersi chiudere manualmente dall’esterno
dell’entrata del locale pompe principale,
la porta stagna deve essere mantenuta chiusa durante le
normali operazioni della nave eccetto quando sia richiesto di accedere alla galleria tubi. Un avviso deve essere
affisso alla porta, informante che essa non può essere
lasciata aperta.
6.2
6.2.1
Accesso alle stive del carico secco
Mezzi d’accesso
Per quanto praticabile, mezzi di accesso permanenti o
mobili e conservati a bordo devono essere previsti per assicurare un’adeguata sorveglianza e manutenzione delle stive
del carico secco.
116
6.2.2
Boccaporte delle grandi stive del carico
Quando l’accesso ad una stiva del carico secco avviene
attraverso la boccaporta di carico, l’estremità superiore
della scala deve essere sistemata il più vicino possibile alla
mastra della boccaporta, come richiesto in [6.2.3].
Accessi e scale devono essere sistemati in modo tale che il
personale equipaggiato con autorespiratori possa facilmente
entrare nella e uscire dalla stiva del carico secco.
Le mastre dei boccaportelli d’accesso aventi altezza maggiore di 900 mm devono avere anche dei gradini all’esterno
in corrispondenza della scala di stiva del carico secco.
6.2.3
Scale
Ciascuna stiva per carico secco deve essere provvista di
almeno due scale alla massima distanza praticabile in senso
longitudinale. Se possibile queste scale devono essere sistemate diagonalmente, per esempio una scala vicino alla
paratia prodiera a sinistra, l’altra vicino alla paratia poppiera
a dritta, rispetto al piano di simmetria della nave.
Le scale devono essere progettate e sistemate in modo tale
da minimizzare il rischio di danni da parte delle attrezzature
di manovra del carico.
Possono essere consentite scale verticali purché siano sistemate una sopra l’altra in linea con altre scale alle quali esse
formano accesso e siano previste posizioni di sosta ad intervalli non superiori a 9 metri.
Gallerie attraversanti le stive del carico devono essere
dotate di scale oppure di gradini a ciascuna estremità della
stiva in modo che il personale possa scavalcare tali gallerie.
Quando fosse necessario lavorare entro una stiva del carico
secco per la preparazione della caricazione, devono essere
prese in considerazione sistemazioni atte ad un maneggio in
sicurezza di ponteggi mobili o piattaforme mobili.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 2
6.3
Accessi a compartimenti nella zona del
carico petrolifero
6.3.1 Generalità
Gli accessi alle intercapedini, cisterne di zavorra, stive per
carico secco, cisterne per prodotti petroliferi e altri compartimenti nella zona del carico petrolifero devono essere
diretti dal ponte aperto e tali da assicurare la loro completa
ispezione.
6.3.2 Accesso al gavone di prora (1/7/2001)
L'accesso al gavone di prora deve avvenire direttamente dal
ponte scoperto. Se il gavone di prora è separato mediante
intercapedini dalle cisterne del carico, può essere accettato
un accesso attraverso un passo d'uomo imbullonato stagno
ai gas, ubicato in uno spazio chiuso. In tal caso, deve essere
posto un avviso in corrispondenza del passo d’uomo che
informi che la cisterna può essere aperta solamente dopo
che sia stato verificato che è libera da gas o dopo che le
apparecchiature elettriche ubicate nel locale chiuso che
non siano elettricamente sicure sono state isolate.
6.3.3 Accessi attraverso aperture orizzontali
Per gli accessi attraverso aperture orizzontali, le dimensioni
devono essere sufficienti da permettere ad una persona
Regolamenti RINA 2005
indossante un autorespiratore ed equipaggiamento protettivo di salire e scendere ogni scala senza impedimenti e
inoltre per provvedere un’apertura libera che consenta un
facile sollevamento di una persona ferita dal fondo del compartimento. La minima luce libera deve essere non inferiore
a 600 mm x 600 mm.
6.3.4
Accessi attraverso aperture verticali
Per gli accessi attraverso aperture verticali la minima luce
libera deve essere non inferiore a 600 mm x 800 mm ad
un’altezza di non più di 600 mm dal fasciame del fondo a
meno che siano installati grigliati o altri punti d’appoggio.
6.4
Accessi agli spazi della prora
6.4.1 Le navi miste petroliere-portarinfusa devono essere
dotate dei mezzi per permettere all’equipaggio di accedere
in sicurezza alla prora anche in cattive condizioni meteorologiche. Tali mezzi devono essere a soddisfazione della
Società.
Nota 1: la Società considera accettabili mezzi che siano conformi
alle "Guidelines" adottate dal "Maritime Safety Committee"
dell’IMO con la Risoluzione MSC.62(67) del 5/12/1996.
117
Parte E, Cap 6, Sez 3
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
Simboli
Ry
: Tensione minima di snervamento, in N/mm2,
del materiale utilizzato, da assumere uguale a
235/k N/mm2, salvo ove diversamente specificato
k
: Coefficiente dipendente dal materiale definito
in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
E
: Modulo di Young, in N/mm2, da assumere
uguale a:
• E = 2,06.105 N/mm2, per gli acciai in
genere,
condizioni le cisterne di zavorra devono assumersi
smezzate.
b) L’altezza metacentrica iniziale GMo, in m, corretta per
gli specchi liberi dei liquidi misurati a 0° di sbandamento, deve essere non inferiore a 0,15. Allo scopo di
calcolare GMo, le correzioni per gli specchi liberi dei
liquidi devono essere basate sugli appropriati momenti
d’inerzia delle superfici libere a nave diritta.
c) La nave deve essere caricata come segue:
•
tutte le cisterne riempite fino ad un livello corrispondente al massimo totale combinato del momento
verticale del volume più il momento d’inerzia degli
specchi liberi a 0° di sbandamento, per ogni singola
cisterna,
•
la massa volumica del carico deve corrispondere alla
portata di carico disponibile al dislocamento per il
quale il valore del KM trasversale raggiunge il
minimo,
•
consumabili completi alla partenza,
•
1% della capacità totale dell’acqua di zavorra. Il
massimo momento degli specchi liberi deve essere
assunto per tutte le cisterne di zavorra.
• E = 1,95.105 N/mm2, per gli acciai inossidabili.
1
1.1
Generalità
Manuale di caricazione e strumento per
il controllo della caricazione
1.1.1 Le navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP di lunghezza maggiore di o uguale a 150 m devono soddisfare le
specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2.
2
2.1
Stabilità
Stabilità allo stato integro
2.1.1 Generalità
La stabilità della nave per le condizioni di carico di cui alla
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.5] deve soddisfare le prescrizioni della Parte B, Cap 3, Sez 2. Nel caso in cui la nave
debba trasportare anche granaglie, devono essere soddisfatte le prescrizioni di cui al Cap 4, Sez 3, [2.2.2] e Cap 4,
Sez 3, [2.2.3].
2.1.3
Prescrizioni alternative per le operazioni di
movimentazione di liquidi
In alternativa alle prescrizioni in [2.1.2], semplici procedure operative supplementari devono essere seguite quando
la nave trasporta carichi petroliferi oppure durante le operazioni di movimentazione di liquidi.
Semplici procedure operative supplementari per le operazioni di trasferimento di liquidi significano procedure scritte
a disposizione del Comandante che:
•
siano approvate dalla Società,
•
indichino quelle cisterne del carico o di zavorra che
possono, in ogni specifica condizione di movimentazione di liquidi e possibile campo di masse volumiche
del carico, risultare smezzata continuando a permettere
che i criteri di stabilità siano soddisfatti. Le cisterne
smezzate possono variare durante le operazioni di
movimentazione di liquidi e formare qualsiasi combinazione purchè esse soddisfino i criteri,
•
siano prontamente comprensibili all’ufficiale in carico
delle operazioni di movimentazione di liquidi,
•
forniscano sequenze pianificate per operazioni di movimentazione di carico/zavorra,
•
permettano di confrontare la stabilità conseguita con
quella richiesta usando criteri di verifica della stabilità in
forma grafica o tabulare,
•
non richiedano estesi calcoli matematici da parte
dell’ufficiale in carico,
Inoltre, per il trasporto di liquidi, devono essere soddisfatte
le prescrizioni di cui in [2.1.3].
2.1.2 Operazioni di trasferimento dei liquidi
Navi con compartimentazione particolare possono essere
soggette a ingavonarsi durante le operazioni di movimentazione di liquidi come caricazione, discarica o zavorramento.
Allo
scopo
di
prevenire
gli
effetti
dell’ingavonamento, il progetto delle petroliere di portata
lorda uguale o superiore a 5000 t deve soddisfare i seguenti
criteri:
a) I criteri di stabilità allo stato integro riportati in b)
devono essere rispettati per la peggiore condizione di
carico e zavorra come definita in c), in accordo con la
buona pratica operativa, includendo gli stadi intermedi
delle operazioni di movimentazione di liquidi. In tutte le
118
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
•
•
forniscano azioni correttive da adottarsi da parte
dell’ufficiale in carico nel caso di scostamento dai valori
raccomandati ed in caso di situazioni di emergenza,
siano esposte in maniera prominente nel fascicolo
approvato delle istruzioni relative alla stabilità, nella stazione di controllo della movimentazione di
carico/zavorra e nei programmi di ogni "computer" per
mezzo di cui si eseguono i calcoli di stabilità.
2.2
Stabilità in condizioni di avaria - Condizioni di carico secco o di zavorra
2.2.1 Generalità
Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza maggiore
di od uguale a 80 m sono soggette al metodo probabilistico
riportato in Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.3] e devono soddisfare ai requisiti in Parte B, Cap 3, App 3, per le condizioni
di carico che comportano trasporto di carichi secchi o di
zavorra, a meno che soddisfino le prescrizioni di cui in
[2.2.2] ovvero [2.3].
2.2.2 Bordo libero ridotto
Navi miste petroliere-portarinfusa di lunghezza maggiore di
100 m, a cui sia stato assegnato un bordo libero ridotto
come permesso dalla regola 27 della Convenzione Internazionale sul Bordo Libero, 1966, come indicato nella
Parte B, Cap 3, Sez 3, [2.1.2] devono soddisfare alle prescrizioni specificate nella Parte B, Cap 3, App 4. Pertanto la
verifica dei requisiti in Cap 5, Sez 3, [2.2.1] non è richiesta.
2.3
Stabilità in condizioni di avaria - Carichi
liquidi
2.3.1 Generalità
Nelle condizioni di carico che comportano il trasporto di
carichi liquidi, le navi miste petroliere-portarinfusa devono
soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in condizioni di avaria specificati in [2.3.8], dopo l’avaria ipotizzatadel fondo o del fianco specificata in [2.3.2], per lo
standard di avaria descritto in [2.3.3], e per ogni immersione
operativa che rifletta le condizioni effettive di pieno o parziale carico compatibili con l’assetto e la robustezza della
nave come pure con le masse volumiche del carico.
Le effettive condizioni di pieno o parziale carico da considerarsi sono quelle specificate in Parte B, Cap 3, App 2,
[1.2.6], ma le condizioni di zavorra nelle quali la nave non
trasporta liquidi nelle cisterne del carico, esclusi i residui
oleosi, non devono essere considerate.
2.3.2 Dimensioni dell’avaria
L’estensione ipotizzata dell’avaria è definita nella Tab 1.
L’estensione trasversale dell’avaria è misurata dalla murata
perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al
livello del bordo libero estivo.
L’estensione verticale dell’avaria è misurata dalla linea del
garbo del fasciame del fondo sul piano di simmetria della
nave.
Allo scopo di determinare l’estensione dell’avaria ipotizzata, i pozzetti d’aspirazione possono essere trascurati, purché tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si
estendano al di sotto della cisterna per una distanza minima
Regolamenti RINA 2005
in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio
fondo.
Se da un’avaria di estensione inferiore alla massima estensione di danno specificata nella Tab 1 derivasse una più
severa condizione, si dovrà prendere in considerazione tale
avaria.
2.3.3 Standard di avaria
Il danno in [2.3.2] deve essere applicato a tutte le concepibili posizioni lungo lo scafo, in accordo con la Tab 2.
2.3.4 Metodo di calcolo
Le altezze metacentriche (GM), i bracci di stabilità (GZ) e
le posizioni del centro di gravità (KG) per giudicare le condizioni finali di sopravvivenza devono essere calcolate col
metodo del dislocamento costante (perdita di spinta).
2.3.5 Ipotesi relative all’allagamento
I requisiti di [2.3.8] devono essere confermati da calcoli che
tengano in considerazione le caratteristiche di progetto
della nave, le sistemazioni trasversali, configurazione e i
contenuti dei compartimenti allagati e distribuzione, masse
volumiche ed effetto degli specchi liberi dei liquidi.
Dove il danno interessante paratie trasversali è considerato
come specificato in [2.3.3], le paratie stagne trasversali
devono essere poste almeno ad una distanza uguale
all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata
in [2.3.2] al fine di essere considerate efficaci. Dove le paratie trasversali sono poste a distanza minore, una o più di
queste paratie entro tale estensione di avaria deve essere
assunta come inesistente allo scopo di determinare i compartimenti allagati.
Dove il danno fra paratie stagne trasversali adiacenti è considerato come specificato in [2.3.3], non deve assumersi
danneggiata alcuna paratia trasversale principale che delimiti le cisterne laterali o quelle del doppio fondo, a meno
che:
• l’intervallo tra le paratie adiacenti sia inferiore all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in
[2.3.2] oppure
• esista uno scalino oppure un recesso in una paratia trasversale di lunghezza maggiore di 3,05 metri, posto
entro l’estensione della penetrazione dell’avaria ipotizzata. Lo scalino formato dalla paratia del gavone di
poppa e del cielo del gavone di poppa non deve essere
considerato come tale.
2.3.6 Allagamento progressivo
Se tubolature, condotti o gallerie sono situati entro l’estensione ipotizzata della penetrazione dell’avaria di cui in
[2.3.2], devono essere prese disposizioni in modo che un
allagamento progressivo non possa di conseguenza estendersi in compartimenti diversi da quelli ipotizzati allagabili
nel calcolo per ciascun caso di avaria.
2.3.7 Permeabilità
Le masse volumiche dei carichi trasportati, così come ogni
efflusso di liquidi dai compartimenti danneggiati, devono
essere tenuti in conto per ogni cisterna vuota o parzialmente piena.
La permeabilità di compartimenti assunti come allagati
devono essere come indicato nella Tab 3.
119
Parte E, Cap 6, Sez 3
Tabella 1 : Estensione dell’avaria
Avaria
Estensione longitudinale
Fianco
Fondo
(1)
Estensione trasversale
Estensione verticale
2/3
o 14,5 m (1)
tC = B/5 o 11,5 m (1)
vC = senza limite
2/3
o 14,5 m (1)
tS = B/6 o 10 m
(1)
vS = B/15 o 6 m (1)
tS = B/6 o 5 m
(1)
vS = B/15 o 6 m (1)
lC = 1/3 L
Per 0,3 L dalla PpAV
lS = 1/3 L
ogni altra parte
lS = 1/3 L2/3 o 5 m
(1)
Scegliendo il valore minore
essere aumentato fino a 30° se non si verifica l’immersione del margine del ponte.
Tabella 2 : Standard di avaria
Lunghezza
della nave,
in m
Avaria ovunque lungo la
nave
Avaria tra le
paratie trasversali
Soltanto
apparato
motore allagato
L ≤ 100
No
Si (1) (2)
No
100 < L ≤ 150
No
Si (1)
No
150 < L ≤ 225
Si
No
Si
L > 225
Si
No
No
(1)
(2)
Apparato motore non allagato.
Esenzioni dalle prescrizioni di cui in [2.3.8] possono
essere accettate dalla Società caso per caso.
c) La stabilità deve essere esaminata e può essere considerata sufficiente se la curva dei bracci raddrizzanti ha
almeno un’estensione di 20° oltre la posizione di equilibrio in unione con un massimo residuo braccio raddrizzante, in m, di almeno 0,1 entro l’estensione di 20°;
l’area, in m.rad, sotto la curva entro questa estensione
non deve essere inferiore a 0,0175.
2.3.10 Stadio intermedio di allagamento
la Società deve essere convinto che la stabilità sia sufficiente
durante gli stadi intermedi di allagamento. A tal fine la
Società applica gli stessi criteri relativi allo stadio finale di
allagamento anche durante gli stadi intermedi di allagamento.
Tabella 3 : Permeabilità
2.3.11 Avaria allo slancio del fondo
Compartimenti
Permeabilità
Adatti a magazzini
0,60
Occupati da alloggi
0,95
Occupati da macchinari
0,85
Compartimenti vuoti
0,95
Destinati a liquidi consumabili
da 0 a 0,95 (1)
Destinati ad altri liquidi
da 0 a 0,95 (1)
(1)
2.3.8
Requisiti di sopravvivenza
Stadio finale di allagamento
a) Il galleggiamento finale, tenendo conto di affondamento, sbandamento e assetto, deve risultare sotto al
margine inferiore di ogni apertura attraverso la quale si
può verificare un allagamento progressivo. L’allagamento progressivo deve essere considerato in accordo
con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3].
b) L’angolo di sbandamento dovuto ad allagamento asimmetrico non può superare 25°, tuttavia tale angolo può
120
Le ipotesi di avaria relative all’avaria al fondo prescritte in
[2.3.2] devono essere integrate dall’avaria allo slancio del
fondo ipotizzato di Tab 4.
I requisiti di [2.3.8] devono essere soddisfatti per l’avaria di
raking al fondo ipotizzata.
Tabella 4 : Estensione dell’avaria al fondo
La permeabilità di compartimenti parzialmente pieni
deve essere coerente con il quantitativo di liquido trasportato nel compartimento.
Navi miste petroliere-portarinfusa, nel caso di avaria di cui a
[2.3], devono essere considerate come soddisfacenti i criteri
di stabilità in condizioni di avaria se i requisiti di [2.3.9] e
[2.3.10] sono soddisfatti.
2.3.9
Questa prescrizione si applica a navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda uguale o superiore a 20000 t.
Portata
lorda
Estensione
longitudinale
Estensione
trasversale
Estensione
verticale
< 75000 t
0,4 L (1)
B/3
(2)
≥ 75000 t
0,6 L (1)
B/3
(2)
(1)
(2)
Misurata dalla perpendicolare avanti.
Rottura dello scafo esterno.
2.3.12 Impianti di equalizzazione
Impianti di equalizzazione richiedenti mezzi meccanici
come valvole o tubi di livellamento, se collocati, non possono essere considerati per ridurre l’angolo di sbandamento
o per raggiungere la minima stabilità residua che soddisfi i
requisiti di [2.3.9] e sufficiente stabilità residua deve essere
mantenuta durante tutti gli stadi dove è usata equalizzazione. Compartimenti che sono collegati da condotti di
grande sezione trasversale possono essere considerati in
comune.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
2.3.13 Informazioni al Comandante
Il Comandante di ogni nave cisterna deve essere fornito, in
forma approvata, di:
•
informazioni relative alla caricazione e distribuzione del
carico necessarie per assicurare la conformità ai requisiti
relativi alla stabilità,
•
dati circa l’abilità della nave di soddisfare i criteri di stabilità in condizioni di avaria come determinati in [2.3.8]
incluso l’effetto di esenzioni che possono essere state
concesse come specificato in Tab 2.
3
Criteri di progetto delle strutture
delle navi con notazione di servizio
combination carrier/OBO ESP
3.1
Strutture del doppio fondo
3.1.1 Doppio fondo a struttura longitudinale
Nella navi di lunghezza maggiore di 120 m, il doppio
fondo e la paratia inclinata delle casse basse laterali devono
essere a struttura longitudinale.
L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4
volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del
doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non
maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
3.1.2 Doppio fondo a struttura trasversale
Il doppio fondo e la paratia inclinata delle casse basse laterali possono essere a struttura trasversale nella navi di lunghezza minore di o uguale a 120 m, quando questa
soluzione è ritenuta accettabile dalla Società nei singoli
casi. In tal caso, comunque, l’intervallo dei madieri deve
essere non maggiore di 2 volte l’intervallo di ossatura.
3.1.3
Madieri in corrispondenza delle paratie
trasversali
Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri in
corrispondenza delle paratie trasversali e delle travi rinforzate delle chiglie condotto devono essere non minori di
quelle richieste per il fasciame delle paratie o, nel caso sia
previsto un cassonetto inferiore, del fasciame laterale del
cassonetto.
3.2
Strutture dei fianchi a doppio fasciame
3.2.1 Generalità
I fianchi all’interno delle casse laterali alte e basse devono
in generale essere a struttura longitudinale. Possono essere
a struttura trasversale quando tale struttura è adottata per il
doppio fondo e il ponte, in accordo rispettivamente con
[3.1.2] e [3.3.1].
3.2.2 Strutture rinforzate dei fianchi
L’intervallo delle strutture rinforzate trasversali deve essere
non maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Regolamenti RINA 2005
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
In ogni caso, le strutture rinforzate trasversali dei fianchi
devono essere allineate con quelle delle casse laterali basse
e alte.
3.3
Strutture del ponte
3.3.1
Zona del ponte al di fuori della linea delle
boccaporte e lamiere inclinate delle casse alte
laterali
Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, la zona del
ponte al di fuori della linea delle boccaporte e le lamiere
inclinate delle casse laterali alte devono essere a struttura
longitudinale.
L’intervallo delle strutture rinforzate nelle casse laterali alte
deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura.
Intervalli maggiori possono essere accettati nei singoli casi
dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in accordo
con Parte B, Cap 7, App 1.
3.3.2 Zona del ponte entro la linea delle boccaporte
La zona del ponte entro la linea delle boccaporte deve in
generale essere a struttura trasversale.
3.3.3
Collegamento tra le travi in corrispondenza
delle mastre delle boccaporte e le strutture del
ponte
Un adeguato collegamento tra le travi in corrispondenza
delle mastre delle boccaporte e le strutture del ponte deve
essere assicurato mediante la sistemazione di costole o
squadre addizionali all’interno delle casse laterali alte.
3.3.4 Strutture delle classi laterali alte
Le strutture delle casse laterali alte devono estendersi il più
possibile all’interno della zona dell’apparato motore e
devono essere adeguatamente rastremate.
3.4
Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente
3.4.1 Generalità (1/7/2004)
Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 190 m, le
paratie trasversali stagne corrugate verticalmente devono
essere dotate di un cassonetto inferiore e, in generale, di un
cassonetto superiore posto sotto il ponte della nave. Nelle
navi di minori dimensioni, le corrugazioni si possono estendere dal cielo del doppio fondo fino al ponte; se sistemato,
il cassonetto deve soddisfare le prescrizioni di cui in [3.4.1]
a [3.4.5].
L’angolo ϕ della corrugazione indicato in Fig 1 deve essere
non minore di 55°.
3.4.2 Campata delle corrugazioni
La campata lC delle corrugazioni (da utilizzare nelle verifiche di resistenza in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 2 o
Parte B, Cap 8, Sez 4, a seconda dei casi) deve essere
assunta uguale alla distanza specificata in Fig 2. Ai fini
della definizione di lC, l’estremità inferiore del cassonetto
121
Parte E, Cap 6, Sez 3
superiore non può essere assunta ad una distanza dal ponte
in mezzeria maggiore di:
Figura 1 : Geometria delle corrugazioni
• 3 volte l’altezza delle corrugazioni, in generale,
• 2 volte l’altezza delle corrugazioni, nel caso di cassonetti superiori a sezione rettangolare.
3.4.3
Cassonetto inferiore (1/7/2001)
Il cassonetto inferiore deve, in generale, avere altezza non
inferiore a 3 volte l'altezza della corrugazione.
CL
Lo spessore e il materiale del fasciame superiore del cassonetto inferiore devono essere non inferiori a quelli richiesti
per il fasciame della paratia soprastante.
Lo spessore e le caratteristiche del materiale della parte
superiore del fasciame laterale, verticale o inclinato, del
cassonetto inferiore, per una altezza dall'estremità superiore del cassonetto pari alla larghezza della piattabanda
della corrugazione, devono essere non minori di quelli
della piattabanda stessa, per soddisfare i requisiti di rigidezza della paratia all'estremità inferiore della corrugazione.
A
C
j £ 55°
tw
tF
SC
Figura 2 : Campata delle corrugazioni
Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto
devono essere collegati tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto stesso.
lc
La distanza tra il margine esterno del pannello di fasciame
costituente la parte superiore del cassonetto e la piattabanda della corrugazione deve essere quella indicata in
Fig 3.
n
n
La base del cassonetto inferiore deve essere posta in corrispondenza di madieri del doppio fondo e deve avere larghezza non inferiore a 2,5 volte l’altezza media delle
corrugazioni della paratia.
All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati coi paramezzali del doppio fondo al fine di
garantire un supporto efficace alla paratia corrugata. Si
devono evitare scarichi nelle squadre e nei diaframmi
all’unione con il fasciame costituente la parte superiore del
cassonetto.
Dove le corrugazioni sono interrotte sul cassonetto inferiore, le corrugazioni stesse e lo scivolo laterale del cassonetto devono essere saldati al fasciame superiore del
cassonetto inferiore in accordo con [11.1]. Il fasciame del
cassonetto inferiore e i sottostanti madieri devono essere
saldati al fasciame del cielo del doppio fondo in accordo
con [11.1].
122
lc
n= asse neutro
delle corrugazioni
(*)
lc
lc
lc
lc
lc
(*) Ved. [3.4.2].
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
Figura 3 : Distanza ammessa, d, tra il margine esterno del pannello di fasciame costituente la parte superiore del
cassonetto e la piattabanda della corrugazione (1/7/2001)
Piattabanda della
corrugazione
d
Piattabanda della
corrugazione
t fg
t fg
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
t fg
d
lamiera della
parte superiore
del cassonetto
d ≤ t fg
d
t fg : spessore adottato della piattabanda (as built)
3.4.4
Cassonetto superiore
Il cassonetto superiore, se adottato, deve, in generale, avere
altezza non minore di 2 volte e non maggiore di 3 volte
l’altezza della corrugazione. I cassonetti rettangolari
devono avere, in generale, un’altezza, misurata a livello del
ponte in prossimità dell’anguilla laterale della boccaporta,
pari a 2 volte l’altezza della corrugazione.
Il cassonetto superiore deve essere adeguatamente supportato da anguille o da squadre alte collegate ai bagli adiacenti alle boccaporte.
La larghezza del fasciame inferiore del cassonetto superiore
deve, in generale, essere uguale a quella del fasciame superiore del cassonetto inferiore. La parte alta dei cassonetti
non rettangolari deve avere una larghezza non minore di 2
volte l’altezza della corrugazione.
Lo spessore e il materiale del fasciame inferiore del cassonetto superiore deve essere uguale a quello richiesto per il
fasciame della paratia sottostante. Lo spessore della parte
inferiore del fasciame laterale del cassonetto deve essere
non minore dell’80% di quello richiesto per la parte alta
della paratia quando viene usato lo stesso materiale.
Le estremità dei rinforzi ordinari dei fianchi del cassonetto
devono essere collegate tramite squadre alle estremità superiore e inferiore del cassonetto.
All’interno del cassonetto devono essere sistemati diaframmi allineati con le anguille del ponte, a cui dovranno
essere efficacemente collegati, estesi sino ai rinforzi delle
mastre di estremità delle boccaporte al fine di garantire un
supporto efficace alla paratia corrugata. Si devono evitare
scarichi nelle squadre e nei diaframmi all’unione con il
fasciame costituente la parte inferiore del cassonetto.
3.4.5
Allineamento
Sul ponte, in prosecuzione delle piattabande delle corrugazioni, nel caso in cui non ci sia il cassonetto superiore,
devono essere sistemati due bagli rinforzati.
Regolamenti RINA 2005
Sul cielo del doppio fondo, nel caso in cui non sia sistemato il cassonetto inferiore, le piattabande delle corrugazioni devono essere allineate con i madieri di sostegno. Le
corrugazioni e i madieri devono essere saldati al fasciame
del cielo del doppio fondo in accordo con [11.1]. Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di sostegno devono essere non minori di quelli delle piattabande
delle corrugazioni. Inoltre gli intagli sui madieri per il passaggio dei longitudinali del cielo del doppio fondo devono
essere chiusi con mascherine. I madieri di sostegno devono
essere collegati tra di loro tramite diaframmi atti ad assorbire il taglio.
Il fasciame laterale del cassonetto inferiore deve essere allineato con le piattabande delle corrugazioni e i rinforzi verticali delle pareti del cassonetto stesso e le relative squadre
devono essere allineate con i longitudinali del cielo del
doppio fondo, il tutto per garantire una efficace trasmissione dello sforzo tra i suddetti elementi di rinforzo. Il
fasciame laterale del cassonetto non può presentare pieghe
tra il cielo del doppio fondo e il fasciame superiore del cassonetto stesso.
3.4.6
Larghezza efficace della piattabanda
compressa
La larghezza efficace della piattabanda compressa da considerarsi nella verifica di resistenza della paratia deve essere
ottenuta, in m, dalla seguente formula:
b EF = C E A
dove:
CE
β
: coefficiente uguale a:
2, 25 1, 25
C E = ------------- – -----------2
β
β
per β > 1,25
C E = 1, 0
per β ≤ 1, 25
: coefficiente uguale a:
3 A R eH
β = 10 ---- ------tf E
123
Parte E, Cap 6, Sez 3
A
tf
ReH
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1),
: spessore netto della piattabanda, in mm,
: tensione minima di snervamento, in N/mm2, del
materiale della piattabanda, definita in Parte B,
Cap 4, Sez 1, [2].
3.4.7 “Shedders” efficaci
“Shedders” efficaci sono quelli che hanno le seguenti caratteristiche:
• non sono piegate,
• sono saldate alle corrugazioni e alla lamiera superiore
del cassonetto inferiore in accordo con [11.1],
• sono sistemate con un angolo di inclinazione di almeno
45° e la loro estremità inferiore è allineata con il
fasciame laterale del cassonetto inferiore,
• hanno spessore non inferiore al 75% di quello prescritto
per le piattabande delle corrugazioni,
• siano costituite da materiale con caratteristiche almeno
equivalenti a quelle prescritte per le piattabande delle
corrugazioni.
3.4.8 “Gussets” efficaci
“Gussets” efficaci sono quelle che hanno le seguenti caratteristiche:
• sono sistemate insieme a “shedders” di spessore, tipo di
materiale e collegamenti saldati in accordo con [3.4.7],
• hanno altezza non inferiore a metà della larghezza
della piattabanda della corrugazione,
• sono allineate con il fasciame laterale del cassonetto
inferiore,
• sono saldate alla lamiera del cassonetto inferiore, alle
corrugazioni e alle “shedders” in accordo con [11.1],
• hanno spessore e caratteristiche del materiale almeno
equivalenti a quelli prescritti per le piattabande delle
corrugazioni.
3.4.9
Modulo di resistenza all’estremità inferiore
delle corrugazioni
a) Il modulo di resistenza all’estremità inferiore delle corrugazioni (sezioni 1 da Fig 4 a Fig 8) deve essere calcolato considerando per la piattabanda compressa una
larghezza efficace bef, non superiore a quanto specificato in [3.4.6].
b) Anime delle corrugazioni non scontrate da squadre.
Ad eccezione del caso e), se le anime delle corrugazioni non sono scontrate nella parte inferiore da squadre poste sotto il pannello di fasciame costituente
l’estremità superiore del cassonetto inferiore (o sotto il
cielo del doppio fondo), il modulo di resistenza delle
corrugazioni deve essere calcolato considerando le
anime delle corrugazioni efficaci al 30%.
c) “Shedders” efficaci.
Se sono sistemate “shedders” efficaci, come definite in
[3.4.7] (vedere Fig 4 e Fig 5), nel calcolo del modulo di
resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore
(sezioni 1 in Fig 4 e Fig 5), l’area della piattabanda può
essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla
seguente formula:
124
I SH = 2 ,5A t F t SH
da assumersi non superiore a 2,5AtF,
dove:
A
: larghezza, in m, della piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1),
: spessore netto delle “shedders”, in mm,
: spessore netto della piattabanda, in mm.
tSH
tF
d) “Gussets” efficaci.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, come definite in
[3.4.8] (vedere da Fig 6 a Fig 8), nel calcolo del modulo
di resistenza delle corrugazioni all’estremità inferiore
(sezioni 1 da Fig 6 a Fig 8), l’area della piattabanda può
essere aumentata del valore ottenuto, in cm2, dalla
seguente formula:
I G = 7h G t F
dove:
hG
: altezza delle “gussets”, in m, (vedere da
Fig 6 a Fig 8), da assumersi non superiore a
(10/7)SGU,
: larghezza delle “gussets”, in m,
: spessore netto della piattabanda, in mm,
ricavato dallo spessore adottato.
SGU
tF
e) Lamiera superiore inclinata del cassonetto
Se le anime delle corrugazioni sono saldate ad un cassonetto inferiore avente la lamiera superiore inclinata di
un angolo non inferiore a 45° rispetto al piano orizzontale, il modulo di resistenza della corrugazione deve
essere calcolato considerando le anime delle corrugazioni efficaci al 100%. Per angoli inferiori a 45°, l’efficacia dell’anima potrà essere ottenuta tramite
interpolazione lineare tra 30% per 0° e 100% per 45°.
Se sono sistemate “gussets” efficaci, nel calcolo del
modulo di resistenza delle corrugazioni, l’area della
piattabanda può essere aumentata secondo quanto specificato in d). La presenza di sole “shedders” non può
essere tenuta in considerazione per aumentare l’area
della piattabanda.
Figura 4 : “Shedders” simmetriche
"shedder"
hg
1
Cassonetto
basso
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
Figura 5 : “Shedders” asimmetriche
e le piattabande delle corrugazioni stesse. In generale,
l’area a taglio ridotta può essere ottenuta moltiplicando
l’area di sezione dell’anima per (sin ϕ), ove ϕ è l’angolo tra
l’anima e la piattabanda della corrugazione (vedere Fig 1).
Figura 7 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche
"shedder"
hg
1
Cassonetto
basso
"gusset"
hg
Figura 6 : “Gussets” con “Shedders” simmetriche
1
Cassonetto
basso
"gusset"
Figura 8 : “Gussets” con “Shedders” asimmetriche Lamiera superiore del cassonetto inclinata
hg
1
Cassonetto
basso
gusset
"gusset"
plate
3.4.10 Modulo di resistenza delle corrugazioni nelle
sezioni diverse da quella all’estremità
inferiore della corrugazione
Il modulo di resistenza deve essere calcolato considerando
l’anima della corrugazione pienamente efficace e per la
piattabanda compressa una larghezza efficace, bEF, non
superiore a quanto specificato in [3.4.6].
1
hg
=
=
Cassonetto
basso
3.4.11 Area a taglio
L’area a taglio deve essere opportunamente ridotta per
tenere conto di eventuali non perpendicolarità tra le anime
Regolamenti RINA 2005
125
Parte E, Cap 6, Sez 3
4
4.1
Criteri di progetto delle strutture
delle navi con notazione di servizio
combination carrier/OOC ESP
Strutture del doppio fondo
4.4.2 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m, le paratie longitudinali devono essere a struttura longitudinale.
4.4.3 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
4.1.1 Il doppio fondo deve essere a struttura longitudinale.
L’intervallo tra i paramezzali deve essere non maggiore di 4
volte quello dei rinforzi ordinari del fondo o del cielo del
doppio fondo e l’intervallo dei madieri deve essere non
maggiore di 3 volte l’intervallo di ossatura.
Devono essere sistemati madieri pieni allineati con le strutture rinforzate trasversali delle cisterne laterali; a metà intervallo tra le strutture rinforzate devono essere sistemati
madieri intermedi.
4.1.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
4.1.3 Deve essere assicurata un’adeguata rastremazione
della struttura del doppio fondo entro le cisterne laterali. In
generale, in corrispondenza dei madieri devono essere
sistemate squadre orizzontali di dimensionamento adeguato in prosecuzione del cielo del doppio fondo.
4.2
Strutture dei fianchi
4.2.1 Nelle navi di lunghezza maggiore di 120 m i fianchi
devono essere a struttura longitudinale.
In generale, l’intervallo delle strutture rinforzate trasversali
deve essere non maggiore di 6 volte l’intervallo di ossatura.
4.2.2 Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi dalla Società, in funzione dei risultati dell’analisi
delle strutture rinforzate nelle stive del carico, eseguita in
accordo con Parte B, Cap 7, App 1.
4.3
Strutture del ponte
4.3.1 La zona del ponte al di fuori della linea delle boccaporte deve essere a struttura longitudinale.
4.3.2 La zona del ponte entro la linea delle boccaporte
deve in generale essere a struttura trasversale.
4.3.3 Un adeguato collegamento tra i bagli rinforzati in
corrispondenza delle mastre di estremità delle boccaporte e
le strutture del ponte deve essere assicurato mediante la
sistemazione di costole o squadre addizionali all’interno
delle cisterne laterali.
4.4
Strutture delle paratie longitudinali
4.4.1 Le paratie longitudinali devono essere piane, ma
possono essere piegate nella parte inferiore o superiore per
assumere una forma a tramoggia che favorisca lo stivaggio e
lo scarico. In tal caso, la sistemazione delle pieghe e delle
strutture adiacenti deve essere considerata nei singoli casi
dalla Società.
126
4.5
Strutture delle paratie trasversali
4.5.1 Qualora la sistemazione strutturale delle paratie trasversali entro le cisterne laterali sia diversa da quella entro
le stive centrali, deve essere garantita un’adeguata continuità strutturale della paratia trasversale attraverso quella
longitudinale.
4.6
Paratie trasversali stagne corrugate verticalmente
4.6.1 Si applicano le prescrizioni in [3.4], con l’eccezione
che i cassonetti inferiori e superiori sono in generale richiesti, indipendentemente dalla lunghezza della nave (vedere
[3.4.1]).
5
5.1
Carichi di progetto
Sollecitazioni di trave nave
5.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla (1/7/2002)
In aggiunta alle prescrizioni di cui in Parte B, Cap 5, Sez 2,
[2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono essere
calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all'arrivo:
• condizioni di caricazione a stive alterne con carichi leggeri e pesanti (carichi secchi e carichi petroliferi) alla
massima immersione, quando ciò è ammesso,
• condizioni di caricazione omogeneee alla massima
immersione, con carichi sia leggeri, sia pesanti (carichi
secchi e carichi petroliferi),
• condizioni di zavorra. Per navi aventi stive di zavorra
adiacenti alle casse laterali alte e basse, o alle cisterne
laterali, e ai doppi fondi, è accettabile, dal punto di
vista della robustezza strutturale, che le stive di zavorra
siano piene quando i suddetti compartimenti sono
vuoti.
• condizioni di caricazione adottate per brevi viaggi,
nelle quali la nave è caricata alla massima immersione,
ma con una quantità ridotta di combustibile,
• condizioni di caricazione adottate per operazione di
carico e scarico tra più porti,
• condizioni di caricazione che prevedono il trasporto di
carichi sul ponte, quando ciò è ammesso,
• sequenze tipiche di caricazione della nave, dall’inizio
delle operazioni fino al raggiungimento della massima
portata lorda, per condizioni di caricazione omogenee,
per condizioni di caricazione parziali e, se ammesse,
per condizioni di caricazione a stive alterne. Devono
anche essere considerate sequenze tipiche di scaricazione della nave per le suddette caricazioni. Le
sequenze tipiche di carico e scarico devono essere definite in modo tale che i limiti di resistenza ammissibili
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
non siano superati. Le sequenze tipiche di carico
devono essere definite anche tenendo in considerazione
la velocità di caricazione e la capacità di sbarco della
zavorra.
• sequenze tipiche di cambio della zavorra in mare,
quando ciò è ammesso.
6.2
Rinforzi ordinari
6.2.1 Spessori minimi netti
Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve
essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle
seguenti formule:
tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275 m
5.2
Carichi locali
5.2.1
tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s
dove s è l’intervallo, in m, tra i rinforzi ordinari.
Pressione d’impatto sul fondo
Nelle navi miste petroliere-portarinfusa di portata lorda
maggiore di o uguale a 20000 t, l’immersione TF, da considerare nel calcolo della pressione d’impatto sul fondo in
accordo con Parte B, Cap 9, Sez 1, [3.2], è quella calcolata
considerando la zavorra nelle sole cisterne di zavorra segregata.
5.2.2
Densità del carico (prodotti petroliferi)
In assenza di più precise valutazioni, la densità del carico
petrolifero da utilizzare nel calcolo delle pressioni e delle
forze interne nelle cisterne del carico, in accordo con
Parte B, Cap 5, Sez 6, deve essere assunta uguale a 0,9 t/m3.
6
Dimensionamenti dello scafo
6.1
Fasciame
6.1.1
Spessori minimi netti (1/7/2002)
Lo spessore netto del fasciame del cielo del doppio fondo
entro le stive destinate a trasportare carico minerale, del
ponte di resistenza e delle paratie entro o delimitanti
l'estensione longitudinale della zona del carico deve essere
non minore dei valori indicati in Tab 5.
Tabella 5 : Spessore minimo netto del fasciame del
cielo del doppio fondo entro le stive destinate a trasportare carico minerale, del ponte di resistenza e
delle paratie
Fasciame
Cielo del doppio
fondo entro le
stive destinate a
trasportare carico
minerale
Ponte di resistenza
Struttura longitudinale
2,15 (L1/3 k1/6) + 4,5 s
Struttura trasversale
2,35 (L1/3 k1/6) + 4,5 s
per L < 275 m
per L ≥ 275 m
Paratie di compartimentazione
0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 7,5 + s
per L < 275 m
per L ≥ 275 m
Paratie di sbattimento
0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275 m
per L ≥ 275 m
3,0 k1/2 + 4,5 + s
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di fasciame.
Regolamenti RINA 2005
Travi rinforzate
6.3.1 Spessori minimi netti
Lo spessore netto del fasciame che costituisce l’anima delle
travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto,
in mm, dalla seguente formula:
tMIN = 1,45 L1/3 k1/6
6.3.2
Verifica di resistenza dei madieri della
struttura delle cisterne del carico con casse
basse laterali analizzate mediante modelli
tridimensionali a travi
Quando la struttura di una cisterna con casse basse laterali
è analizzata mediante un modello tridimensionale a travi,
in accordo con Parte B, Cap 7, App 1, per ogni madiere
l’area di sezione netta a taglio entro 0,1 l dalle estremità
(vedere Fig 9 per la definizione di l) deve essere non
minore del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula:
Q
A Sh = 2 ----------------γR γm Ry
dove:
Q
: taglio, in kN, nel madiere alle estremità di l,
ottenuto dall’analisi strutturale,
γR
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γm
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γR = 1,2
γm = 1,02
Figura 9 : Zone di estremità dei madieri
per L < 200 m
per L ≥ 200 m
Paratie di cisterne L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 8,2 + s
Nota 1:
s
:
6.3
Spessore minimo netto, in mm
(5,5 + 0,02 L) k1/2
(8 + 0,0085 L) k1/2
per L ≥ 275 m
³0,1
6.3.3
Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli
tridimensionali a travi
a) Un puntone verificato mediante in un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3
deve, nel caso più generale, essere considerato soggetto
a una forza assiale e a un momento flettente intorno
all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone
stesso. Questo asse è identificato come asse y, mentre
127
Parte E, Cap 6, Sez 3
quello nel piano dell’anima è l’asse x (vedere le Figure
in Tab 6).
La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi
di verifica, rispettivamente in accordo con b) o c).
1
Φ = ----------------F
1 – ------CF EX
FEX
b) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale
di trazione e a momenti flettenti.
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali
da soddisfare la seguente condizione:
Ry
F
3 M
10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m
A ct
FT
: forza assiale di trazione, in kN, nel puntone,
ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area netta di sezione, in cm2, del puntone,
M
: max (|M1|, |M2|),
M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
wyy
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y,
γR
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
γm
π 2 EI xx
F EX = -------------5 2
10 l
Ixx
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x,
l
: campata, in m, del puntone,
: distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse x,
: max (|M0|, |M1|, |M2|),
e
dove:
www
Mmax
1 + t 2 ( M1 + M2 )
M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u )
M 2 – M 1⎞
1
t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠
π F
u = --- ------C2 F EY
FEY
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali
da soddisfare le seguenti condizioni:
Iyy
M1,M2
Ry
1 Φe
10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m
wyy
F
Ry
3 M max
- ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct
w yy γ R γ m
γR
dove:
FC
: forza assiale di compressione, in kN, nel
puntone, ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area netta di sezione, in cm2, del puntone,
128
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse y:
π 2 EI yy
F EY = -------------5 2
10 l
γm = 1,02
c) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale
di compressione e a momenti flettenti.
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse x:
γm
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y,
: momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y,
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
Tabella 6 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni
Sezione del puntone
e
y0
J
IW
0
0
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f h w2 b f3
--------------24
0
0
1
--- ( b 1 + b 2 )t f3 + h w t w3
3
t f h w2 b 1f b 2f
------------------------------3
3
12 ( b 1f + b 2f )
b 2 tf
-----------------------ht w + 2bt f
3b f2 t f
----------------------------6b f t f + h w t w
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w
-------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w
T simmetrica
bf
X
tf
tw
hw
Y
O
tf
T asimmetrica
b 1f
X
tf
Y
O
tw
hw
3
3
tf
b 2f
Asimmetrica
bf
X
tf
yo
hw
e
O
G
Y
tw
6.3.4
Verifica di resistenza dei puntoni mediante
analisi con modelli tridimensionali a elementi
finiti
a) In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4]
e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei
puntoni soggetti a tensioni assiali di compressione
devono essere tali da soddisfare la seguente condizione:
σC
σ ≤ ---------γR γm
dove:
Regolamenti RINA 2005
σ
: tensione di compressione, in N/mm2, ottenuta dall’analisi tridimensionale a elementi
finiti a schematizzazione fine in accordo
con Parte B, Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7,
App 1,
σc
: tensione critica, in N/mm2, definita nel
seguente punto b),
γR
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
129
Parte E, Cap 6, Sez 3
γm
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
b) La tensione critica di instabilità dei puntoni deve essere
ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule:
R
per σ E ≤ -----y
2
σc = σE
Ry ⎞
σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝
4σ E⎠
per
R
σ E > -----y
2
6.4.2 Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono soddisfare le verifiche di resistenza in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3].
7
Altre strutture
7.1
Locale apparato motore
7.1.1
dove:
σE = min (σE1, σE2),
σE1
dell'acqua di mare deve essere assunta uguale a 0°C. I calcoli devono essere inviati alla Società per informazione.
: tensione di Eulero di instabilità flessionale,
da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
π 2 EI
σ E1 = --------------------4
2
10 A ct l
Estensione delle strutture dello scafo entro il
locale apparato motore
Le paratie longitudinali o i fianchi interni, a seconda dei
casi, passanti attraverso i cofani devono continuare entro il
locale apparato motore e devono, per quanto possibile,
costituire le paratie longitudinali delle casse per trasporto di
liquidi ivi situate. In ogni caso, l’estensione delle suddette
strutture entro il locale apparato motore deve essere compatibile con la forma delle strutture del doppio fondo, dei
ponti e dei copertini.
I
: min (Ixx, Iyy),
Ixx
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x definito in [6.3.3] a),
Iyy
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y definito in [6.3.3] a),
Act
: area netta di sezione, in cm2, del puntone,
7.2
l
: campata, in m, del puntone,
7.2.1 Collegamento a terra per il servizio del carico
Porte d’ingresso, prese d’aria e aperture dei locali di alloggio, dei locali di servizio, delle stazioni di comando e dei
locali macchine non possono essere prospicienti la zona
del collegamento a terra, a prora o a poppa, per le operazioni di carico e scarico. Essi devono essere ubicati sulle
delimitazioni esterne di sovrastrutture e di tughe ad una
distanza pari ad almeno il 4% della lunghezza della nave,
ma in nessun caso inferiore a 3 m, dalla estremità della
sovrastruttura o tuga prospiciente la zona del collegamento
a terra a prora o a poppa. Non è tuttavia necessario che tale
distanza sia superiore a 5 m. Finestre e portellini prospicienti la zona del collegamento a terra o sistemati su delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe entro i limiti
sopra specificati devono essere di tipo fisso (non apribile).
Inoltre, durante le operazioni di carico e scarico a prora o a
poppa tutte le porte, tutti i portellini e tutte le altre aperture
sulle delimitazioni laterali di sovrastrutture o tughe devono
essere tenute chiuse. la Società può consentire deroghe alle
suddette prescrizioni nel caso di piccole navi, quando, a
suo giudizio, il loro soddisfacimento richieda soluzioni praticamente non realizzabili.
Sfoghi d’aria e altre aperture di locali chiusi, diversi da
quelli sopra specificati, devono essere protette da spruzzi
che potrebbero scaturire da eventuali tubi o collegamenti
scoppiati.
σE2
: tensione di Eulero di instabilità torsionale,
da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
J
π 2 EI w
-2 + 0 ,41 E --σ E2 = ----------------4
I
o
10 I o l
Iw
: momento d’inerzia settoriale netto, in cm6,
del puntone, specificato in Tab 6 per vari
tipi di sezione trasversale del puntone,
Io
: momento d’inerzia polare netto, in cm4, del
puntone,
I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2
yo
: distanza, in cm, dal centro di torsione
all’anima del puntone, specificata in Tab 6
per vari tipi di sezione trasversale del puntone,
e
: distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
J
: momento d’inerzia di St. Venant netto, in
cm4, del puntone, specificato in Tab 6 per
vari tipi di sezione trasversale del puntone.
6.4
Verifica di resistenza nei confronti delle
tensioni indotte dai gradienti di temperatura
6.4.1
(1/7/2001)
Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di
temperatura devono essere determinate, mediante calcoli
diretti, nelle navi destinate al trasporto di carichi a temperatura maggiore di 75°C. In tali calcoli, la temperatura
130
Quando sono presenti casse laterali alte, le loro strutture
devono estendersi il più possibile entro il locale apparato
motore e devono essere adeguatamente rastremate.
Sistemazione delle aperture
7.2.2
Locale dell’ impianto fisso di estinzione
incendi a schiuma per il ponte
E’ permesso un accesso al locale dell’impianto fisso di
estinzione incendi a schiuma per il ponte (comprendente le
casse della schiuma e la stazione di comando) entro i limiti
specificati in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2], a condizione
che la porta di accesso a tale locale sia sistemata a raso con
la parete.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 3
7.2.3
Coperchi delle aperture nelle cisterne del
carico
I coperchi delle aperture nelle cisterne del carico devono
essere robusti e in grado di assicurare la tenuta stagna agli
idrocarburi e all’acqua.
Tali coperchi non possono essere costruiti in alluminio.
L’uso di coperchi in fibra di vetro è considerato nei singoli
casi dalla Società.
lembo poppiero del castello di prora, essendo HB l'altezza
del paraonde al di sopra del castello (vedere Fig 10).
9
Allestimento
9.1
Armamento marinaresco
9.1.1
8
Allestimento dello scafo
8.1
8.1.1
Castello di prora
Generalità (1/1/2004)
Le navi con notazione di servizio combination carrier ESP
devono essere provviste di un castello di prora chiuso sul
ponte di bordo libero.
Sistemazioni per il rimorchio d’emergenza
Le navi con notazione di servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP di portata
lorda maggiore di o uguale a 20000 t devono soddisfare le
specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4].
Figura 10 : Sistemazione del castello di prora
(1/1/2004)
Estremità superiore alla
mastra della boccaporta
Le dimensioni richieste del castello di prora sono indicate
in [8.1.2].
HB
HF
HC
Le sistemazioni strutturali ed il dimensionamento del
castello di prora devono soddisfare le disposizioni di cui in
Parte B, Cap 10, Sez 2.
lF
Paratia
prodiera
8.1.2
Dimensioni (1/1/2004)
Il castello di prora deve essere ubicato sul ponte di bordo
libero con la sua paratia poppiera collocata in corrispondenza della paratia prodiera della stiva più a proravia, come
indicato in Fig 10.
L'altezza del castello di prora HF al di sopra del ponte principale non deve essere inferiore al maggiore tra i seguenti
due valori:
10 Protezione delle strutture metalliche
dello scafo
• l'altezza standard di una sovrastruttura, come precisato
in Parte B, Cap 1, Sez 2, Tab 2, o
10.1 Protezione delle cisterne contenenti
acqua di mare di zavorra
• HC + 0.5 m, essendo HC l'altezza della mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva del carico
No.1.
Tutti i punti dell'estremità poppiera del castello di prora
devono essere ubicati ad una distanza lF , dalla lamiera
della mastra della boccaporta tale da poter applicare il
carico ridotto alla mastra trasversale prodiera della boccaporta della stiva No.1 ed alla copertura della boccaporta
No.1 quando si applichino le disposizioni di cui in Parte B,
Cap 9, Sez 7, [6.2.1] e in Parte B, Cap 9, Sez 7, [7.3.8],
rispettivamente.
La suddetta distanza lF , in m, deve essere:
lF ≤ 5 HF – H C
Sul ponte del castello di prora può non essere sistemato un
paraonde per proteggere la mastra e la copertura della boccaporta. Se esso viene sistemato per altre ragioni, deve
essere ubicato in modo che il suo lembo superiore nella
mezzeria nave non sia inferiore a HB / tan 20° a proravia del
Regolamenti RINA 2005
10.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere acqua di
mare di zavorra devono essere protette contro la corrosione
per mezzo di un efficace sistema, quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente.
E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro
che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione.
La protezione catodica mediante anodi sacrificali può
essere utilizzate quando adeguata.
10.2 Protezione mediante pitture a base di
alluminio
10.2.1 L’uso di pitture a base di alluminio non è permesso
nelle cisterne per il carico, nelle zone del ponte in corrispondenza delle cisterne per il carico, nel locale pompe,
nei cofani e in ogni altra zona dove i vapori del carico si
possono accumulare.
131
Parte E, Cap 6, Sez 3
11 Costruzione e prove
11.1 Saldature e collegamenti saldati
11.1.1 In Tab 7 sono specificati i coefficienti di saldatura
da adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello
scafo. Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al
posto di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2
per gli stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della
gola delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in
accordo con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in
Tab 7 devono essere eseguiti mediante saldature continue a
cordoni d’angolo.
11.2 Dettagli strutturali speciali
11.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.6] specifiche per le navi con notazione di
servizio combination carrier/OBO ESP o combination carrier/OOC ESP.
Tabella 7 : Coefficiente di saldatura wF (1/7/2002)
Zona della
nave
Collegamento
Coefficiente di saldatura wF
di
con
Doppi fondi
in corrispondenza delle
stive del
carico e delle
cisterne
paramezzali
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
madieri (paramezzali interrotti)
0,35
Paratie delle
stive del
carico secco
strutture dei cassonetti
inferiori e superiori
madieri
“shedders” efficaci
(vedere [3.4.7])
“gussets” efficaci (vedere
[3.4.8])
Paratie delle
cisterne del
carico
petrolifero
132
rinforzi ordinari
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza dei cassonetti inferiori, in generale
0,45
paramezzali (madieri interrotti)
0,35
contorni
0,45
corrugazioni verticali e lamiere superiori dei
cassonetti inferiori
lamiere superiori dei cassonetti inferiori
fasciame delle paratie
Saldatura con penetrazione da un
solo lato o equivalente
Saldatura a piena penetrazione
0,35
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 6, Sez 4
SEZIONE 4
1
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
Generalità
1.1
Applicabilità
2
Prescrizioni generali
2.1
Ventilazione e rilevazione gas
1.1.1 Le navi con notazione di servizio combination carrier sono soggette alle prescrizioni in Cap 7, Sez 4 relative
alle navi con notazione di servizio oil tankers o oil tankers
flash point > 60°C, come appropriato.
2.1.1 Ventilazione
Tutti gli spazi adibiti al carico e tutti gli spazi chiusi adiacenti a quelli adibiti al carico devono poter essere ventilati
meccanicamente. La ventilazione meccanica può essere
provvista mediante ventilatori portatili. Vedere anche
Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3].
Inoltre esse sono soggette alle prescrizioni della presente
Sezione.
2.1.2
1.2
Documenti
1.2.1
Documenti da inviare
Devono essere inviati all’approvazione, in aggiunta a quelli
indicati in Cap 7, Sez 4, Tab 2, i documenti elencati nella
seguente Tab 1.
Rivelazione dei gas
a) Le sistemazioni per la rivelazione dei gas devono essere
in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C,
Cap 4, Sez 2, [1.4.3].
b) Gli allarmi ottici ed acustici relativi agli impianti rivelatori di gas devono essere sistemati in plancia o in un
altro spazio opportuno continuamente presidiato.
2.2
Sistemazione delle tubolature del carico
2.2.1
Tabella 1 : Documenti da inviare
Nr
Descrizione del documento (1)
1
Schema degli impianti di ventilazione per gli spazi
adibiti al carico e gli spazi chiusi adiacenti agli
spazi adibiti al carico
2
Schema degli impianti per la rivelazione dei gas
nei locali pompe del carico, gallerie tubi ed intercapedini adiacenti alle casse e cisterne residui
(slop tanks)
3
Schema degli impianti di riempimento d’acqua e
drenaggio per le intercapedini
4
Schema degli impianti di pompaggio e tubolature
per le casse e cisterne residui (slop tanks)
(1)
1.2.2
I diagrammi devono comprendere anche, se applicabile:
• l’impianto di comando e controllo (locale e a
distanza) e l’impianto d’automazione,
• le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione degli impianti in questione (per informazione).
Manuale d’istruzioni
Deve essere tenuto a bordo un manuale che dia tutte le
istruzioni per il trasporto sicuro delle morchie contaminate
nelle casse e cisterne residui (slop tanks) quando la nave si
trova in condizioni di carico secco.
Regolamenti RINA 2005
a) Quando sono previste cisterne laterali per il carico, le
tubolature del carico sotto il ponte devono essere installate in dette cisterne. Tuttavia la Società può permettere
che le tubolature del carico siano sistemate in condotte
speciali che siano in grado di essere adeguatamente
pulite, ventilate e che siano a soddisfazione della
Società.
Tali condotte, se collegate al locale pompe del carico,
devono essere considerate come locali pompe del
carico ai fini della sicurezza.
b) Nel caso in cui non siano previste cisterne laterali per il
carico, le tubolature del carico al di sotto del ponte possono essere sistemate in condotte speciali.
c)
2.3
Vedere anche Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1].
Aperture per il carico
2.3.1 Aperture che possano essere utilizzate per le operazioni di carico non sono premesse nelle paratie e nei ponti
che separano le zone del carico petrolifero dagli altri spazi
non progettati ed equipaggiati per il trasporto di carichi
petroliferi, a meno che non siano provvisti mezzi alternativi
approvati che assicurino un’integrità equivalente.
2.4
Riempimento e drenaggio delle intercapedini
2.4.1 Devono essere previsti mezzi per riempire d’acqua e
drenare le intercapedini che circondano le casse e le
cisterne per i residui (slop tanks). Vedere Sez 2, [2.1.3].
133
Parte E, Cap 6, Sez 4
3
3.1
Cisterne residui (slop tanks)
Segregazione delle tubolature
3.1.1
a) I tubi per le casse e cisterne residui devono essere segregati dalle altre parti degli impianti di pompaggio e tubolature mediante dispositivi d’intercettazione in accordo
con le prescrizioni in b) o c).
b) Le sistemazioni per l’isolamento delle casse e cisterne
dei residui contenenti prodotti petroliferi o residui di
prodotti petroliferi dalle altre cisterne del carico devono
consistere in flange cieche da mantenere in posizione
tutte le volte che vengono trasportati carichi diversi dai
carichi liquidi indicati in Parte C, Cap 4, Sez 1, [2.5.1].
c) Devono essere previsti mezzi per isolare le tubolature
che uniscono i locali pompe alle casse e cisterne residui. I dispositivi d’isolamento devono consistere in una
valvola seguita da una flangia a otto o in un branchetto
di tubo mobile con appropriate flange cieche. Tale
dispositivo deve essere sistemato in una posizione adia-
134
cente alle casse e alle cisterne residui, ma quando ciò
non è ragionevole o non è possibile, esso può essere
sistemato nel locale pompe immediatamente dopo che
il tubo ha attraversato la paratia.
3.2
Impianti di sfogo dei gas
3.2.1 Le casse e cisterne residui devono avere un impianto
di sfogo dei gas separato che soddisfi le prescrizioni in
Cap 7, Sez 4, [4.2].
3.3
Sistemazioni delle pompe e delle tubolature di scarico
3.3.1 Deve essere previsto un impianto di pompe e tubolature separato comprendente un collettore di scarico per
scaricare il contenuto delle casse e delle cisterne residui
direttamente alla coperta e quindi in una stazione di raccolta terrestre mentre la nave si trova in condizioni di caricazione secca. Vedere anche Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1].
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 7
NAVI CISTERNA PER IL TRASPORTO DI
PRODOTTI PETROLIFERI
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 4
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
SEZIONE 5
IMPIANTI ELETTRICI
SEZIONE 6
PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI
APPENDICE 1
DISPOSITIVI PER IMPEDIRE IL PASSAGGIO DI FIAMMA NELLE
CISTERNE DEL CARICO
APPENDICE 2
PROGETTO DEGLI IMPIANTI DI LAVAGGIO CON PETROLIO
GREGGIO
APPENDICE 3
ELENCHI DEI PRODOTTI PETROLIFERI E DELLE SOSTANZE
SIMILI A PRODOTTI PETROLIFERI
APPENDICE 4
ELENCO DEGLI "EASY CHEMICALS"
Regolamenti RINA 2005
135
Parte E, Cap 7, Sez 1
SEZIONE 1
1
GENERALITÀ
Generalità
1.1
1.1.1
Applicabilità
Notazione di servizio oil tanker
a) Le prescrizioni del presente Capitolo si applicano a navi
che hanno la notazione di servizio oil tanker, come
definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.2]. Esse si applicano anche a navi con le notazioni addizionali di servizio FP > 60 °C e asphalt carrier, tenendo conto delle
attenuazioni date nelle varie Sezioni.
Nota 1: Le attenuazioni indicate in a) non si applicano a navi adibite al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa ad una temperatura al di sopra del punto di infiammabilità del prodotto
trasportato.
b) Ulteriori attenuazioni sono concesse alle navi con notazione addizionale di servizio oil tanker, FP > 60 °C adibite esclusivamente al trasporto di prodotti liquidi alla
rinfusa:
• che siano trasportati ad una temperatura di almeno
15 °C al di sotto del loro punto d’infiammabilità, o
• che abbiano un punto d’infiammabilità al di sopra
di 100 °C.
tura al di sopra del punto di infiammabilità del prodotto
trasportato.
b) Ulteriori prescrizioni per navi con notazioni di servizio
FLS tanker e FLS tanker, FP > 60 °C che trasportano
sostanze di categoria D per quanto riguarda il rischio
d’inquinamento sono date in Sez 4, [9].
c) L’elenco delle sostanze il cui trasporto alla rinfusa è permesso per navi con notazione di servizio FLS tanker e
FLS tanker, FP > 60 °C è dato in App 4.
Nota 2: La notazione di servizio FLS tanker non copre carichi contenenti quantità di benzene pari al 10% o più. Le navi che trasportano tali carichi devono soddisfare le prescrizioni del
Capitolo 8.
Nota 3: Quando sono soddisfatte contemporaneamente le prescrizioni di questo Capitolo per la notazione di servizio oil tanker
e per la notazione di servizio FLS tanker, possono essere assegnate alla nave entrambe le notazioni oil tanker - FLS tanker o
oil tanker - FLS tanker, FP > 60 °C, come applicabile.
1.2
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per
navi con le
seguenti notazioni di servizio:
c) Ulteriori prescrizioni per navi con notazione di servizio
oil tanker, asphalt carrier sono contenute in Sez 4, [8].
• oil tanker
d) L’elenco delle sostanze il cui trasporto alla rinfusa è permesso per navi con notazioni di servizio oil tanker, oil
tanker, FP>60 °C e oil tanker, asphalt carrier è dato in
App 3, Tab 1.
• oil tanker, asphalt carrier
Nota 2: I prodotti elencati in App 3, Tab 2 (sostanze simili a prodotti petroliferi), benché siano trattati nel Capitolo 8, possono
anche essere trasportati da navi con notazione di servizio oil
tanker o oil tanker, FP > 60 °C, come applicabile, purché siano
soddisfatte le condizioni seguenti:
•
la nave soddisfi le prescrizioni del presente Capitolo per
quanto riguarda le navi porta prodotti, come definite in
[1.3.12],
•
nel caso di sostanze di categoria C la nave soddisfi le prescrizioni in Sez 3, [1.3] o in Cap 8, Sez 2 per una nave di
tipo 3, e
•
il misuratore del contenuto di olio dell’impianto di
comando e controllo degli scarichi d’olio in mare della
nave sia approvato per l’uso nel controllo delle sostanze
simili ai prodotti petroliferi che si intendono trasportare.
1.1.2
Notazione di servizio FLS tanker
a) Le prescrizioni del presente Capitolo si applicano alle
navi con notazione di servizio FLS tanker, come definita
in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.5]. Esse si applicano
anche alle navi con la notazione addizionale FP >
60 °C, tenendo conto delle attenuazioni date in Sez 4.
Nota 1: Le attenuazioni indicate in a) non si applicano a navi adibite al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa ad una tempera-
Regolamenti RINA 2005
• oil tanker, FP > 60 °C
• FLS tanker
• FLS tanker, FP > 60 °C
1.3
1.3.1
Definizioni
Zona del carico
La zona del carico è quella parte della nave che contiene le
cisterne del carico nonché le cisterne dei residui (slop
tanks), i locali pompe del carico, comprendenti i locali
pompe, le intercapedini, gli spazi, sia vuoti che adibiti a
zavorra adiacenti alle cisterne del carico o cisterne residui,
nonché l’area di ponte per tutta la larghezza e per tutta la
lunghezza della parte di nave al di sopra degli spazi sopra
definiti.
Qualora nelle stive del carico siano installate cisterne indipendenti, le intercapedini, gli spazi vuoti o adibiti a
zavorra sistemati all’estremità poppiera della stiva del
carico poppiera o all’estremità prodiera della stiva del
carico prodiera sono escluse dalla zona del carico.
1.3.2
Locale pompe del carico
Il locale pompe del carico è uno spazio che contiene le
pompe, comprensive dei loro accessori, per la movimentazione dei prodotti coperti dalla notazione di servizio assegnata alla nave.
137
Parte E, Cap 7, Sez 1
Tabella 1 : Contenuto del Capitolo 7
Oggetto
Sistemazione generale della nave
Scafo e stabilità
Macchinari e impianti del carico
Impianti elettrici
Automazione
Sez 2
Nave petroliera per greggio significa una nave petroliera
impiegata per il trasporto di greggio.
Sez 3
1.3.7
Stive del carico
Stive del carico sono gli spazi racchiusi dalle strutture della
nave nei quali sono sistemate le cisterne indipendenti.
Sez 4 (1)
Sez 5
(2)
Sez 6
Dispositivi per impedire il passaggio
di fiamme entro cisterne del carico
App 1
1.3.8
App 2
Elenco dei prodotti petroliferi e delle
sostanze simili a prodotti petroliferi
App 3
Elenco degli “Easy chemicals”
App 4
Nella sezione è contenuta una tabella indicante
l’elenco delle attenuazioni applicabili a ciascuna notazione di servizio
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi con notazione di servizio oil tanker e FLS
tanker
Combustibile liquido
Combustibile liquido significa qualsiasi prodotto petrolifero
impiegato come combustibile per i macchinari di propulsione e ausiliari della nave sulla quale tale prodotto petrolifero viene trasportato.
1.3.9
Impianto di lavaggio col greggio
(2)
Nave petroliera per greggio (crude oil tanker)
Riferimento
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
1.3.6
Impianto integrato del carico e di zavorra
(1/1/2004)
Un impianto integrato del carico e di zavorra è qualsiasi
impianto integrato idraulico e/o elettrico utilizzato per azionare entrambe le pompe del carico e di zavorra (compresi i
sistemi attivi di comando e di sicurezza ed esclusi i componenti passivi come, ad esempio, le tubolature).
1.3.10 Sostanze simili a prodotti petroliferi
Sostanze simili a prodotti petroliferi sono le sostanze elencate in App 3, Tab 2.
1.3.11 Miscela oleosa
1.3.3
Locali di servizio per il carico
I locali di servizio per il carico sono spazi entro la zona del
carico adoperati per officine, armadi e depositi di più di 2
m2 d’area, adibiti agli equipaggiamenti relativi alla movimentazione del carico.
1.3.4
Zavorra pulita
Zavorra pulita significa la zavorra in una cisterna che,
avendo in precedenza contenuto prodotti petroliferi, è stata
pulita in modo tale che gli effluenti dalla cisterna stessa, se
fossero scaricati da una nave ferma in acqua calma pulita in
un giorno chiaro non darebbero luogo a tracce oleose visibili sulla superficie dell'acqua o sulle linee di costa adiacenti o a depositi di morchie o emulsioni sotto la superficie
dell'acqua o sulle linee di costa adiacenti. Se la zavorra
viene scaricata attraverso un impianto di comando e controllo degli scarichi di olio in mare approvato dalla Società,
la prova basata su tale impianto dimostrante che il contenuto di olio nell'effluente non supera le 15 parti per milione
deve essere determinante per dimostrare che la zavorra era
pulita, nonostante la presenza di tracce visibili.
Miscela oleosa significa una miscela con qualsiasi contenuto di prodotti petroliferi.
1.3.12 Nave porta prodotti (product carrier)
Nave porta prodotti significa una nave petroliera per il trasporto di prodotti diversi dal greggio.
1.3.13 Locale pompe
Il locale pompe è un locale, sistemato nella zona del
carico, contenente le pompe ed i loro accessori per la
movimentazione della zavorra e del combustibile liquido, o
carichi diversi da quelli per i quali è stata assegnata la notazione di servizio alla nave.
1.3.14 Zavorra segregata
Zavorra segregata significa l'acqua di zavorra introdotta in
una cisterna che sia completamente separata dall'impianto
del carico di prodotti petroliferi e da quello del combustibile liquido e che sia destinata in modo permanente al trasporto di zavorra o al trasporto di zavorra o carichi diversi
da prodotti petroliferi o sostanze nocive come variamente
definite nel Capitolo 7 e nel Capitolo 8.
1.3.15 Cisterna residui (slop tank)
1.3.5
Greggio
Greggio significa qualsiasi miscela liquida di idrocarburi
che si trova naturalmente nella terra, sia che venga o non
venga trattata per renderla trasportabile e comprende:
a) greggio dal quale possono essere state rimosse certe frazioni distillate; e
b) greggio al quale possono essere state aggiunte alcune
frazioni distillate.
138
Cisterna residui significa una cisterna destinata in modo
specifico alla raccolta di drenaggi delle cisterne, lavaggi
delle cisterne e altre miscele oleose.
1.3.16 Spazio vuoto
Spazio vuoto è uno spazio chiuso nella zona del carico
esterna alle cisterne del carico, che non sia una stiva del
carico, uno spazio adibito a zavorra, una cassa del combustibile liquido, un locale pompe del carico, un locale
pompe o uno spazio normalmente adoperato dal personale.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 2
SEZIONE 2
1
1.1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Generalità
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni di cui in Sez 2 e Sez 3 si applicano a
navi ad un ponte, con l’apparato motore a poppa, doppio
fondo in tutta la zona delle cisterne del carico, doppio
fasciame del fianco ed eventuali paratie longitudinali,
oppure semplice fasciame del fianco e una o più paratie
longitudinali lungo la zona delle cisterne del carico. Il
ponte può essere a semplice o doppio fasciame, con o
senza cofano.
L’applicazione di dette prescrizioni ad altri tipi di navi deve
essere considerata nei singoli casi dalla Società.
1.1.2 Le prescrizioni di questa Sezione si applicano a navi
con notazione di servizio oil tanker ESP, ad eccezione
delle prescrizioni di cui in [2.1] e [6.2.2], che si applicano
alle navi con notazione di servizio FLS tanker.
2
2.1
Sistemazioni generali
Generalità
2.1.1 Applicabilità
Le prescrizioni di cui da [2.1.2] a [2.1.4] si applicano anche
alle navi con notazione di servizio FLS tanker.
2.1.2 Intercapedini
Una intercapedine o simile compartimento di larghezza
non inferiore a 760 mm deve essere prevista alla estremità
posteriore della zona delle cisterne del carico. Le sue paratie devono estendersi dalla chiglia al ponte per tutta la larghezza della nave.
Con il termine "intercapedine" s’intende, per gli scopi di
questa prescrizione, un compartimento isolante fra due
paratie o ponti d’acciaio adiacenti. La distanza minima tra
le due paratie o ponti deve essere sufficiente per un accesso
ed ispezione in sicurezza.
Dove alloggi e compartimenti di servizio sono previsti
immediatamente sopra i compartimenti contenenti liquidi
infiammabili, l’intercapedine può essere omessa soltanto
dove il ponte non ha aperture d’accesso ed è rivestito con
uno strato di materiale riconosciuto adeguato dalla Società.
L’intercapedine può essere omessa anche dove tali compartimenti sono adiacenti ad un passaggio, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:
• gli spessori delle lamiere del comune contorno delle
casse adiacenti siano aumentati , rispetto a quelli ottenuti in base alle prescrizioni applicabili della Parte B e
della Sez 3, di 2 mm nel caso di casse per l’acqua dolce
o acqua d’alimento della caldaia, e di 1 mm in tutti gli
altri casi,
• la somma delle gole dei cordoni di saldatura ai margini
di tali lamiere non sia minore dello spessore delle
lamiere stesse,
• la prova idrostatica sia effettuata con un battente
aumentato di 1 m rispetto a quello richiesto nella
Parte B, Cap 12, Sez 3.
2.1.4 Traboccamenti sul ponte
Devono essere previsti mezzi per tenere lontano dagli
alloggi e dalle aree di servizio i traboccamenti sul ponte.
Ciò può essere ottenuto sistemando una mastra permanente
e continua di altezza adeguata che si estenda da fianco a
fianco della nave.
Se ghiotte sono installate sul ponte di coperta di navi petroliere in corrispondenza dei collettori del carico e sono
estese verso poppa fino alla paratia poppiera delle soprastrutture, allo scopo di contenere i traboccamenti di carico
sul ponte durante le operazioni di carico e scarico, gli effetti
delle superfici liquidi libere, causati dal contenimento di
un traboccamento del carico durante operazioni di trasferimento di liquidi ovvero da mare in coperta durante il viaggio, devono essere presi in considerazione nei confronti del
margine disponibile della stabilità iniziale positiva della
nave (GMo).
Le intercapedini devono essere costruite in modo da assicurare un’adeguata ventilazione.
Se le ghiotte installate sono più alte di 300 mm, esse
devono essere trattate come parapetti con aperture per lo
scarico di masse d’acqua in accordo a Parte B, Cap 9,
Sez 9, [5] e chiusure efficienti da usarsi durante le operazioni di carico e scarico. Le chiusure fisse devono essere
predisposte in modo tale che non possa verificarsi un bloccaggio mentre la nave è in mare, con la sicurezza che le
aperture di scarico rimangano sempre efficienti.
2.1.3 Segregazione del carico
Salvo dove espressamente indicato altrimenti, cisterne contenenti carico o residui di carico devono essere segregate
dagli spazi destinati ad alloggi, servizi e locali macchinari,
casse di acqua potabile e depositi destinati a carichi per
consumi umani per mezzo di una intercapedine, od ogni
altro simile compartimento.
Su navi senza bolzone, o dove l’altezza delle ghiotte supera
il bolzone, e per navi petroliere aventi le cisterne del carico
eccedenti il 60% della larghezza massima della nave alla
sezione maestra qualunque sia l’altezza delle ghiotte, queste non possono essere accettate senza una verifica della
stabilità iniziale (GMo) per conformità con le relative prescrizioni di stabilità, tenendo conto degli effetti degli specchi liquidi liberi causati dai liquidi trattenuti da tali ghiotte.
Allo scopo di soddisfare il principio della singola avaria, nel
caso particolare che si verifichi una situazione di angolo
contro angolo, tale principio può essere soddisfatto saldando una lamiera diagonale attraverso l’angolo.
Regolamenti RINA 2005
139
Parte E, Cap 7, Sez 2
2.2
Casse o compartimenti del doppio
fondo
2.2.1
Generalità
Casse del doppio fondo adiacenti alle cisterne del carico
non possono essere usate come casse per olio combustibile.
2.2.2
T1
: minima immersione operativa, in m, fra
quelle di tutte le previste condizioni di
carico,
ρ
: densità dell’acqua di mare, in t/m3.
2.2.3
Navi petroliere di portata lorda uguale o
maggiore di 5000 t
Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o
compartimento del doppio fondo deve essere tale che la
distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea
fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, non deve essere minore di
B/15, in m, con un valore minimo di 0,76 m.
a) Ad ogni sezione trasversale, l’altezza di ciascuna cassa o
compartimento del doppio fondo deve essere tale che la
distanza h fra il fondo delle cisterne del carico e la linea
fuori ossatura del fasciame del fondo, misurata perpendicolarmente al fasciame del fondo, come indicato in
Fig 1, non deve essere minore di B/15, in m, ovvero 2,0
m, se minore. La distanza h non deve essere minore di
1,0 m.
Nella zona del ginocchio e nelle posizioni senza un ginocchio definito, la linea di contorno della cisterna del carico
deve correre parallela alla linea del fondo piatto in sezione
maestra, come indicato in Fig 2.
b) Le casse o i compartimenti del doppio fondo come
richiesti da a) possono non essere richiesti, purché il
progetto della nave cisterna sia tale che la pressione del
carico e dei vapori esercitata sul fasciame del fondo formante una singola linea di confine fra il carico e il mare
non superi la pressione idrostatica esterna dell’acqua,
come espressa dalla seguente formula:
2.3
dove:
3
: coefficiente di sicurezza uguale ad 1,1,
hc
: altezza, in m, del carico in contatto con il
fasciame del fondo,
ρc
: massima densità del carico, in t/m3,
g
: accelerazione standard di gravità uguale a
9,81 m/s2,
∆p
: massima pressione di taratura, in MPa, della
valvola di pressione/vuoto sistemata sulla
cisterna del carico,
Stazione di navigazione
2.3.1 Quando si dimostra necessario installare una stazione di navigazione sopra la zona del carico, tale stazione
deve essere impiegata soltanto ai fini della navigazione e
deve essere separata dal ponte della cisterna del carico da
uno spazio aperto di almeno 2 m di altezza.
fh c ρ c g + 1000∆p ≤ T 1 ρg
f
Navi petroliere di portata lorda inferiore a
5000 t ma uguale o superiore a 600 t
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne del carico e “slop”
3.1
3.1.1
Cisterne del carico
Generalità
Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 600 t
non possono trasportare prodotti petroliferi in qualsiasi
compartimento esteso a proravia della paratia di collisione
sistemata secondo Parte B, Cap 2, Sez 1, [2].
Figura 1 : Linee delimitanti le cisterne del carico
w
w
w
h>w
h
w
h
h<w
h
h
1.5 . h
linea di
costruzione
140
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 2
Figura 2 : Linee delimitanti le cisterne del carico
3.1.4
Impianto di trasferimento del carico
Allo scopo di non superare i limiti di volume stabiliti in
[3.1.2] o [3.1.3] e indipendentemente dal tipo accettato di
impianto di trasferimento del carico installato, quando tale
impianto collega due o più cisterne del carico, valvole o altri
simili mezzi di chiusura devono essere previsti per separare
le cisterne una dall’altra.
3.1.5
h
h
Linee di tubolature che attraversano le cisterne del carico
liquido ad una distanza uguale a o minore di tC dalla murata
o uguale a o minore di vC dal fondo della nave devono
essere dotate di valvole o simili mezzi di chiusura nel punto
in cui esse entrano in qualunque cisterna del carico. Tali valvole devono essere mantenute sempre chiuse in navigazione quando le cisterne contengono carico di prodotti
petroliferi, eccetto che esse possono venire aperte soltanto
per trasferire il carico allo scopo di cambiare l’assetto della
nave.
linea di
costruzione
3.1.2
Navi petroliere di portata lorda uguale a o
maggiore di 5000 t
a) Le cisterne del carico nelle navi petroliere devono avere
dimensioni e sistemazione tali che l’ipotetico efflusso OC
ovvero OS calcolato in accordo con le prescrizioni di
[3.2] in qualsiasi punto lungo la nave non superi il maggiore dei due valori seguenti:
I valori di tC e vC sono rispettivamente l’estensione trasversale e verticale della penetrazione dell’avaria laterale come
definita in Sez 3, [1.3.2].
3
•
30000 m , o
•
400 3 DW
Tubolature attraversanti le cisterne del carico
3.1.6
dove DW è la portata lorda, in t,
ma in ogni caso tale efflusso non deve superare
40000 m3.
Pozzetti d’aspirazione nelle cisterne del
carico
I pozzetti di aspirazione nelle cisterne del carico possono
sporgere nel doppio fondo sotto la linea limite definita dalla
distanza h di cui in [2.2.2] o [2.2.3], come applicabile, purchè tali pozzetti siano quanto più piccoli possibile e la
distanza fra il fondo del pozzetto e il fasciame del fondo sia
non minore di 0,5 h.
b) La lunghezza di ciascuna cisterna del carico non deve
superare 10 m o uno dei valori della Tab 1, in quanto
applicabile, scegliendo il valore maggiore.
3.1.3
Navi petroliere di portata lorda minore di 5000
t ma uguale a o maggiore di 600 t
Tali navi petroliere devono avere le cisterne del carico
dimensionate in modo che la capacità di ciascuna cisterna
non superi 700 m3 a meno che le cisterne o compartimenti
laterali siano in accordo con [4.2.2] in conformità di quanto
segue:
3.2
3.2.1
Fuoriuscita di prodotti petroliferi
Generalità
Allo scopo di limitare l’inquinamento da idrocarburi causato da navi petroliere dovuto a falle sui fianchi o sul fondo,
l’ipotetica fuoriuscita OC e OS come indicato in [3.1.2] deve
essere calcolata con le formule di [3.2.2] rispetto ai compartimenti interessati dalla falla in ogni possibile posizione
lungo lo scafo e per l’estensione definita in Sez 3, [1.3.2].
2 ,4 DW
w = 0 ,4 + ------------------- con un valore minimo di 0,76 m
20000
dove w è la distanza descritta in Fig 1 e DW è la portata
lorda.
Tabella 1 : Lunghezza delle cisterne del carico
Disposizione delle paratie
longitudinali
Cisterna del carico
Condizione (1)
Disposizione della
paratia centrale
Nessuna paratia
-
-
-
(0,5 bi / B + 0,1) L (2)
Paratia centrale
-
-
-
(0,25 bi / B + 0,15) L
Cisterna laterale
-
-
0,2 L
Cisterna centrale
bi / B ≥ 1/5
-
0,2 L
bi / B < 1/5
No
(0,5 bi / B + 0,1) L
Si
(0,25 bi / B + 0,15) L
Due o più paratie
(1)
(2)
Lunghezza delle cisterne del
carico, in m
bi è la minima distanza dalla murata alla paratia stagna longitudinale laterale della i-esima cisterna, misurata perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato.
Non deve superare 0,2 L.
Regolamenti RINA 2005
141
Parte E, Cap 7, Sez 2
3.2.2
Calcolo generale della fuoriuscita di prodotti
petroliferi
La fuoriuscita di prodotti petroliferi per falla sul fianco e sul
fondo è calcolato con le seguenti formule:
a) per falla sul fianco:
b) per falla sul fondo:
dove Zi, Wi, Ci sono definiti in [3.2.2].
1
O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i )
3
Ci
Ki
: volume di una cisterna laterale in metri cubi
assunta danneggiata come indicato in Sez 3,
[1.3.2]; Wi per una cisterna di zavorra segregata
può essere assunto uguale a zero,
: volume di una cisterna centrale in metri cubi
assunta danneggiata come indicato in Sez 3,
[1.3.2]; Ci per unacisterna di zavorra segregata
può essere assunto uguale a zero.
: coefficiente:
• 1 - bi / tC per bi < tC ,
•
0
per bi ≥ tC ,
Zi
: coefficiente definito come:
• 1 - hi / vS per hi < vS ,
bi
: larghezza in m, della cisterna laterale considerata misurata dalla murata perpendicolarmente
al piano di simmetria della nave al livello corrispondente al bordo libero estivo assegnato. Nel
caso in cui la larghezza bi non sia costante
lungo una particolare cisterna laterale, per la
determinazione degli efflussi ipotetici di Oc e Os
deve essere impiegato il minimo valore di bi
nella cisterna,
: altezza minima, in m, del doppio fondo considerato; se non esiste doppio fondo hi deve
essere assunta uguale a zero,
: estensione trasversale dell’avaria al fianco come
definita in Sez 3, [1.3.2],
: estensione verticale dell’avaria al fondo come
definita in Sez 3, [1.3.2].
•
hi
tC
vS
0
per hi ≥ vS ,
3.2.3
Compartimento fra cisterne laterali che
trasportano prodotti petroliferi
Se un compartimento vuoto o cisterna di zavorra segregata
di lunghezza inferiore ad lC, come definita in Sez 3, [1.3.2],
è situato fra cisterne laterali trasportanti prodotti petroliferi,
OC nella formula di [3.2.2] può essere calcolato sulla base
del volume Wi essendo il volume effettivo di una di tali
cisterne (dove esse sono di eguale capacità) o la più piccola delle due cisterne (se esse sono di capacità differenti)
adiacenti a tale compartimento, moltiplicato per Si come
definito sotto e prendendo per tutte le altre cisterne laterali
interessate da tale collisione il valore del volume effettivo
totale.
Si = 1 - li / lC
dove li è la lunghezza, in m, del compartimento vuoto o
cisterna di zavorra segregata considerata.
142
Falla simultanea al fondo in quattro cisterne
centrali
Nel caso in cui la falla del fondo interessi simultaneamente
quattro cisterne centrali, il valore di OS può essere calcolato
con la seguente formula:
1
O S = --- ( ΣZ i W i + ΣZ i C i )
4
O C = ΣW i + ΣK i C i
dove:
Wi
3.2.4
3.2.5 Ipotesi
Allo scopo di calcolare OS , si può dare credito soltanto a
casse del doppio fondo vuote ovvero contenenti acqua
pulita, quando le cisterne soprastanti contengono del
carico.
Se il doppio fondo non si estende per tutta la lunghezza e
larghezza della cisterna interessata, il doppio fondo è considerato non esistente e il volume delle cisterne sopra la zona
dell’avaria al fondo deve includersi nella formula di Os in
[3.2.2] anche se la cisterna non è considerata sfondata a
causa dell’installazione di tale doppio fondo parziale.
I pozzetti di aspirazione possono essere trascurati nel determinare il valore di hi purché tali pozzetti non abbiano una
superficie eccessiva e si estendano sotto la cisterna per una
distanza minima in nessun caso maggiore di metà
dell’altezza del doppio fondo. Se l’altezza di tali pozzetti
supera metà dell’altezza del doppio fondo, hi deve essere
assunto uguale all’altezza del doppio fondo meno l’altezza
dei pozzetti.
Tubolature che servono tali pozzetti se installate dentro il
doppio fondo devono essere munite di valvole o altri mezzi
di chiusura situati nel punto di collegamento alla cassa servita per impedire un efflusso nel caso di danno alla tubolatura.
3.2.6 Riduzione dell’efflusso di prodotti petroliferi
la Società può tener conto, come mezzo per ridurre la fuoriuscita di prodotti petroliferi nel caso di falla sul fondo, di
un impianto di trasferimento del carico avente una forte
aspirazione di emergenza installato in ciascuna cisterna del
carico, che possa effettuare il trasferimento da una
cisterna/e danneggiata/e a cisterne di zavorra segregata
ovvero a cisterne del carico disponibili se può essere assicurato che tali cisterne abbiano spazio sufficiente. L’efficienza
di tale impianto verrebbe determinato dall’abilità di trasferire in due ore di funzionamento una quantità di carico
uguale a metà della maggiore delle cisterne danneggiate
interessate e dalla disponibilità di una equivalente capacità
di ricezione nelle cisterne del carico o di zavorra. L’efficienza deve essere limitata a permettere il calcolo di Os
secondo la formula in [3.2.4]. I tubi di tali aspirazioni
devono essere installati almeno ad una altezza non inferiore
all’estensione verticale vs del danno del fondo.
vs è l’estensione verticale del danno al fianco come definita
in Sez 3, [1.3.2].
3.2.7
Metodi alternativi per calcolare l’efflusso di
prodotti petroliferi
In alternativa alle formule indicate in [3.2.2] ovvero [3.2.4],
può essere applicato il metodo probabilistico per calcolare
l’efflusso di prodotti petroliferi come descritto nella IMO
Resolution MEPC.66(37).
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 2
3.3
Cisterne “slop”
3.3.1
Navi cisterna di stazza lorda uguale a o
maggiore di 150 t
Le sistemazioni delle cisterne "slop" o combinazioni di
cisterne "slop" devono avere una capacità necessaria per
contenere le acque sporche generate dal lavaggio delle
cisterne, residui oleosi e di zavorra sporca. La capacità
totale della cisterna o cisterne "slop" non deve essere inferiore al 3% della capacità di carico di prodotti petroliferi
della nave, eccetto che la Società può accettare:
•
•
2% per quelle navi cisterna dove il sistema di lavaggio
delle cisterne è tale che, una volta caricata la cisterna o
le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio, quest’acqua è
sufficiente per il lavaggio delle cisterne e, se applicabile,
per fornire il fluido per il funzionamento degli eiettori,
senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto,
2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata
in accordo con [5]. Questa capacità può essere ulteriormente ridotta a 1,5% per quelle navi petroliere dove il
sistema di lavaggio cisterne è tale che, una volta caricata
la cisterna o le cisterne "slop" con l’acqua di lavaggio,
quest’acqua è sufficiente per il lavaggio delle cisterne e,
se applicabile, per fornire il fluido per il funzionamento
degli eiettori, senza l’introduzione di acqua addizionale
nell’impianto.
presente. Essi devono essere sistemati in modo tale che le
cisterne del carico siano poste all’interno della linea del
garbo del fasciame del fianco, in nessun punto a meno della
distanza w che, come indicato in Fig 1, è misurata in ogni
sezione trasversale perpendicolarmente al fasciame del
fianco, come sotto specificato:
•
w = 0,5 + DW / 20000, oppure
•
w = 2,0 m
assumendo il valore minore.
Il valore di w non deve essere minore di 1,0 m.
4.2.3
La posizione delle cisterne o compartimenti laterali di navi
petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 5000 t
che sono esentate dalle prescrizioni di [2.2.2] a) deve essere
come definita in [4.2.2], eccetto che, sotto ad un livello pari
a 1,5 h sopra la linea di costruzione dove h è definita in
[2.2.2] a), la linea di contorno della cisterna del carico può
essere verticale fino al fasciame del fondo, come indicato in
Fig 3.
Dette cisterne o compartimenti laterali non possono contenere carico o combustibile liquido.
4.2.4
3.3.2
Navi petroliere di portata lorda uguale a o
maggiore di 70000 t
Navi petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di
70000 t devono essere dotate di almeno due cisterne
"slop".
4
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne di zavorra di protezione o compartimenti di protezione
4.1
Generalità
4.1.1 Questa prescrizione si applica a navi cisterna di portata lorda uguale a o maggiore di 600 t.
4.2
4.2.1
Dimensionamento e sistemazione di
cisterne di zavorra o compartimenti
Generalità
Le cisterne del carico devono essere protette per l’intera lunghezza da cisterne di zavorra o compartimenti diversi da
quelli del carico e del combustibile liquido come indicato in
[4.2.2] fino a [4.2.6] per navi petroliere di portata lorda
uguale a o maggiore di 5000 t, oppure [4.2.7] per le navi
petroliere di portata lorda minore di 5000 t.
4.2.2
Cisterne o compartimenti laterali
Le cisterne o compartimenti laterali devono estendersi per
tutta l’altezza della murata oppure dal cielo del doppio
fondo al ponte più alto, trascurando il trincarino curvo se
Regolamenti RINA 2005
Cisterne o compartimenti laterali di navi
petroliere conformi a 2.2.2 b)
Casse o compartimenti del doppio fondo
Si applicano le prescrizioni di cui in [2.2.1] e [2.2.2].
4.2.5
Capacità totale delle cisterne di zavorra
Sulle navi petroliere per greggio di portata lorda uguale a o
maggiore di 20000 t e sulle navi portaprodotti (product carriers) di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t, la
capacità totale delle cisterne laterali, delle casse del doppio
fondo e dei gavoni di prora e di poppa non deve essere inferiore alla capacità delle cisterne di zavorra segregata necessaria per soddisfare le prescrizioni di cui in [5]. Le cisterne o
compartimenti laterali e le casse del doppio fondo impiegati per soddisfare le prescrizioni di cui in [5] devono essere
distribuiti in maniera più uniforme possibile lungo la zona
delle cisterne del carico. Zavorra segregata addizionale da
impiegarsi per ridurre le sollecitazioni di flessione longitudinali della trave nave, l’assetto, ecc. può essere ubicata in
ogni punto della nave.
Nel calcolare la capacità totale, deve tenersi conto di
quanto segue:
•
la capacità delle casse zavorra nel locale apparato
motore deve essere esclusa dalla capacità totale delle
cisterne di zavorra;
•
la capacità delle casse di zavorra poste dentro il doppio
scafo deve essere esclusa dalla capacità totale delle
cisterne di zavorra (vedere Fig 4).
Ogni zavorra trasportata in estensioni entro bordo localizzate, rientranze o recessi del doppio scafo, come i cassonetti delle paratie, può considerarsi zavorra in eccesso oltre
il minimo richiesto per la capacità di zavorra segregata in
accordo con [5].
143
Parte E, Cap 7, Sez 2
Figura 3 : Linee di contorno delle cisterne del carico
W
W
1.5. h
linea di
costruzione
Figura 4 : Cisterne di zavorra segregata poste dentro il doppio scafo
A
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
APT
P/R
E/R
FPT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
SBT
A
SBT
COT
COT
SBT
linea del doppio
scafo assunta
SEZIONE A - A
4.2.6
Criteri alternativi di progettazione e
costruzione
Altri criteri di progettazione e costruzione di navi petroliere
possono essere accettati come alternative alle prescrizioni
di cui in [4.2.2] fino a [4.2.5], purché tali metodi assicurino
almeno lo stesso livello di protezione contro l’inquinamento
da idrocarburi nel caso di collisione o incaglio. Tali metodi
devono essere ritenuti accettabili per la Società.
5
5.1
Dimensionamento e sistemazione
delle cisterne di zavorra segregata
(SBT)
Generalità
IMO MEPC.66(37) come accettabile.
5.1.1 Ogni nave petroliera per greggio di portata lorda
uguale a o maggiore di 20000 t e ogni nave porta prodotti
di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 t deve essere
dotata di cisterne di zavorra segregata e deve soddisfare
[5.2] ovvero [5.3], come appropriato.
4.2.7
5.2
Nota 1: la Società considera il metodo descritto nella Risoluzione
Navi petroliere di portata lorda minore di
5000 t
Navi petroliere di portata lorda minore di 5000 t devono
soddisfare le prescrizioni in [2.2.3] e [3.1.3].
144
Capacità delle SBT per navi petroliere di
lunghezza maggiore di o uguale a 150 m
5.2.1 La capacità delle cisterne della zavorra segregata
deve essere determinata in modo tale che la nave possa
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 2
operare in sicurezza nei viaggi in zavorra senza far ricorso
all’uso delle cisterne del carico per l’acqua di zavorra. In
tutti i casi, tuttavia, la capacità delle cisterne della zavorra
segregata deve essere almeno tale che, in qualunque condizione di zavorra in qualunque parte del viaggio, compresa
la condizione di nave vacante più la sola zavorra segregata,
le immersioni e l’assetto della nave soddisfino ciascuna
delle prescrizioni seguenti:
•
l’immersione dalla linea di costruzione a metà nave, dm
in m (trascurando ogni deformazione della nave) deve
essere non minore di 2,0 + 0,02 L,
•
le immersioni sulle perpendicolari AV e AD devono corrispondere a quelle determinate per mezzo dell’immersione al mezzo dm suddetta, unitamente ad un assetto
appoppato non maggiore di 0,015 L,
L’immersione media minima, in m, e l’assetto massimo, in
m, sono ottenuti rispettivamente dalle seguenti formule:
dm = 0,2 + 0,032 L
tm = (0,024 - 6,0.10-5L) L
5.3.3 Formulazione B
Le seguenti formule risultano da investigazioni basate su
ricerche teoriche, prove su modelli e al vero. Queste formule sono basate su di un mare forza 6 (Scala internazionale dello stato del mare).
Le immersioni minime, in m, a poppa e a prora sono ottenute rispettivamente dalle seguenti formule:
dm,S = 2,3 + 0,030 L
dm,B = 0,7 + 0,0170 L
•
in ogni caso l’immersione alla perpendicolare addietro
deve essere non minore di quella necessaria per ottenere la completa immersione dell’elica o delle eliche,
oppure l’immersione media minima, in m, e l’assetto massimo, in m, sono ottenuti rispettivamente dalle seguenti formule:
•
in nessun caso l’acqua di zavorra deve essere trasportata nelle cisterne del carico, eccetto:
tm = 1,6 + 0,013 L
-
in quei rari viaggi quando le condizioni meteorologiche sono così severe che, a giudizio del Comandante, sia necessario imbarcare acqua di zavorra
addizionale nelle cisterne del carico per la sicurezza
della nave,
-
in casi eccezionali dove il particolare carattere
dell’operazione di una nave petroliera renda necessario imbarcare acqua di zavorra in eccesso della
quantità richiesta per soddisfare i requisiti suddetti,
purché tale operazione della nave petroliera rientri
nella categoria dei casi eccezionali.
5.3
Capacità delle SBT per navi petroliere di
lunghezza minore di 150 m
5.3.1 Generalità
La capacità delle cisterne della zavorra segregata deve
essere considerata dalla Società nei singoli casi. In generale, la capacità delle cisterne della zavorra segregata deve
essere almeno tale che, in qualunque condizione di zavorra
in qualunque parte del viaggio, compresa la condizione di
nave vacante più la sola zavorra segregata, l’immersione e
l’assetto della nave soddisfino i requisiti sui minimi e massimi valori forniti, per sola guida, in [5.3.2], [5.3.3] e
[5.3.4]. Questi valori sono i risultati di differenti formulazioni.
Le formulazioni sono basate sia su ricerche teoriche sia su
studi della pratica reale riguardanti navi petroliere di differenti configurazioni, che considerano vari gradi di affioramento dell’elica, vibrazioni, "slamming", perdita di
velocità, rollio, entrata in bacino e altro. Inoltre, sono comprese informazioni concernenti lo stato del mare ipotizzato.
5.3.2 Formulazione A
Le seguenti formule furono derivate da uno studio di 26 navi
petroliere di lunghezza da 50 a 150 m. Le immersioni vennero estratte dai libretti d’istruzioni relative alla stabilità e
rappresentano casi di zavorra alla partenza. I casi di zavorra
rappresentano condizioni di navigazione con tempo fino a
Beaufort 5 compreso.
Regolamenti RINA 2005
dm = 1,55 + 0,023 L
5.3.4 Formulazione C
Le seguenti formule forniscono, per certe immersioni
aumentate, un aiuto nella prevenzione dell’affioramento
dell’elica e dello "slamming" nelle navi di maggior lunghezza.
Le immersioni minime, in m, a poppa e a prora sono ottenute rispettivamente dalle seguenti formule:
dm,S = 2,0 + 0,0275 L
dm,B = 0,5 + 0,0225 L
6
Sistemazione degli accessi
6.1
Generalità
6.1.1 Per quanto praticabile, mezzi d’accesso permanenti
o mobili conservati a bordo devono essere forniti per assicurare una adeguata sorveglianza e manutenzione delle
cisterne del carico e dei compartimenti zavorra.
6.1.2 Mezzi d’accesso alle cisterne centrale e laterali non
devono essere posti nella stessa sezione trasversale.
6.2
Accessi alla galleria tubi e sistemazione
delle aperture
6.2.1 Accesso alla galleria tubi nel doppio fondo
La galleria tubi posta nel doppio fondo deve soddisfare i
seguenti requisiti:
• essa non deve comunicare con il locale macchine,
• devono essere previste almeno due uscite sul ponte
aperto sistemate alla massima distanza l’una dall’altra.
Una di queste uscite, munita di chiusura stagna
all’acqua, può condurre nel locale pompe del carico.
6.2.2
Porte fra la galleria tubi e il locale pompe
principale
Questa prescrizione si applica alle navi con notazione di
servizio FLS tanker.
145
Parte E, Cap 7, Sez 2
Dove esiste un accesso permanente da una galleria tubi al
locale pompe principale, deve essere sistemata una porta
stagna che soddisfi i requisiti in Parte B, Cap 2, Sez 1,
[6.2.1] per le porte stagne aperte in mare e poste sotto il
ponte di bordo libero. Inoltre devono essere soddisfatti i
seguenti punti:
•
in aggiunta al comando dalla plancia, la porta stagna
deve potersi chiudere manualmente dall’esterno
dell’entrata del locale pompe,
•
la porta stagna deve essere mantenuta chiusa durante le
normali operazioni della nave eccetto quando sia richiesto di accedere alla galleria tubi. Un avviso deve essere
affisso alla porta, informante che essa non può essere
lasciata aperta.
6.3
Accesso ai compartimenti nella zona del
carico
6.3.1 Generalità
L’accesso alle intercapedini, cisterne di zavorra, cisterne del
carico e altri compartimenti nella zona del carico deve
avvenire direttamente dal ponte scoperto e deve essere tale
da consentire una loro completa ispezione. L’accesso ai
compartimenti del doppio fondo può avvenire attraverso un
locale pompe del carico, un locale pompe, un’intercapedine alta, una galleria tubi o compartimenti simili, soggetti a
considerazione degli aspetti della ventilazione.
6.3.2 Accesso al gavone di prora (1/7/2001)
L'accesso al gavone di prora deve avvenire direttamente dal
ponte scoperto. Se il gavone di prora è separato mediante
intercapedini dalle cisterne del carico, può essere accettato
un accesso attraverso un passo d'uomo imbullonato stagno
ai gas, ubicato in uno spazio chiuso. In tal caso, deve essere
posto un avviso in corrispondenza del passo d’uomo che
informi che la cisterna può essere aperta solamente dopo
che sia stato verificato che è libera da gas o dopo che le
apparecchiature elettriche ubicate nel locale chiuso che
non siano elettricamente sicure siano state isolate.
146
6.3.3 Accessi attraverso aperture orizzontali
Per gli accessi attraverso aperture orizzontali, le dimensioni
devono essere sufficienti da permettere ad una persona
indossante un autorespiratore ed equipaggiamento protettivo di salire e scendere ogni scala senza impedimenti e
inoltre da provvedere un’apertura libera che faciliti il sollevamento di una persona ferita dal fondo del compartimento. La minima luce libera deve essere non inferiore a
600 mm x 600 mm.
6.3.4 Accessi attraverso aperture verticali
Per gli accessi attraverso aperture verticali la minima luce
libera deve essere non inferiore a 600 mm x 800 mm ad
un’altezza di non più di 600 mm dal fasciame del fondo a
meno che siano installati grigliati o altri punti d’appoggio
per i piedi.
6.3.5
Navi petroliere di portata lorda inferiore a
5000 t
Per navi petroliere di portata lorda inferiore a 5000 t la
Società può approvare dimensioni inferiori in speciali circostanze, se la capacità di attraversare tali aperture o di rimuovere una persona ferita può essere provata a soddisfazione
della stessa Società.
6.4
Accessi agli spazi della prora
6.4.1 Le navi petroliere devono essere fornite di una passerella fra la sovrastruttura o tuga poppiera e il castello di
prora, ovvero una sistemazione equivalente in accordo con
la Convenzione internazionale sul Bordo Libero, 1966, e
relativi emendamenti.
6.4.2 Le navi cisterna devono essere dotate dei mezzi per
permettere all’equipaggio di accedere in sicurezza alla
prora anche in cattive condizioni meteorologiche. Tali
mezzi devono essere a soddisfazione della Società.
Nota 1: la Società considera accettabili mezzi che siano conformi
alle "Guidelines" adottate dal "Maritime Safety Committee"
dell’IMO con la Risoluzione MSC.62(67) del 5/12/1996.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 3
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
Simboli
: Minima tensione di snervamento, in N/mm2, del
materiale, da assumere uguale a 235/k N/mm2,
salvo ove diversamente specificato
Ry
k
: Coefficiente dipendente dal materiale definito
in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
E
: Modulo di Young, in N/mm2, da assumersi
uguale a:
5
c) La nave deve essere caricata come segue:
•
tutte le cisterne del carico riempite fino ad un livello
corrispondente al massimo totale combinato del
momento verticale del volume più il momento
d’inerzia degli specchi liberi dei liquidi a 0° di sbandamento, per ogni singola cisterna,
•
la massa volumica del carico deve corrispondere alla
portata di carico disponibile al dislocamento per il
quale il valore di KM trasversale raggiunge il minimo,
•
dotazioni di consumo complete alla partenza,
•
1% della capacità totale dell’acqua di zavorra. Per
tutte le cisterne di zavorra deve essere assunto il
massimo momento degli specchi liberi dei liquidi.
2
• E = 2,06.10 N/mm per acciai in generale,
• E = 1,95.105 N/mm2 per acciai inossidabili.
1
Stabilità
1.1
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni di cui in [1.2.2] e [1.3] si applicano
alle navi con notazione di servizio oil tanker ESP.
1.3
1.3.1
1.2
1.2.1
Stabilità allo stato integro
Generalità
La stabilità della nave per le condizioni di carico in Parte B,
Cap 3, App 2, [1.2.6] deve soddisfare le prescrizioni di cui
in Parte B, Cap 3, Sez 2. Inoltre devono essere soddisfatte
le prescrizioni di cui in [1.2.2].
1.2.2
Operazione di trasferimento dei liquidi
Navi con compartimentazione particolare possono essere
soggette a ingavonarsi durante le operazioni di trasferimento dei liquidi come caricazione, scaricazione o zavorramento.
Allo
scopo
di
prevenire
gli
effetti
dell’ingavonamento, il progetto di navi cisterna di portata
lorda uguale o superiore a 5000 t deve soddisfare i seguenti
criteri:
a) I criteri di stabilità allo stato integro riportati in b)
devono essere rispettati per la peggiore condizione di
carico e zavorra come definita in c), in accordo con la
buona pratica operativa, compresi gli stadi intermedi
delle operazioni di trasferimento dei liquidi. In tutte le
condizioni le cisterne di zavorra devono ipotizzarsi
smezzate.
b) L’altezza metacentrica iniziale GMo, in m, corretta per
gli specchi liberi dei liquidi misurati a 0° di sbandamento, deve essere non inferiore a 0,15. Allo scopo di
calcolare GMo, le correzioni per gli specchi liberi dei
liquidi devono essere basate sugli appropriati momenti
d’inerzia degli specchi liberi dei liquidi a nave diritta.
Regolamenti RINA 2005
Stabilità in condizioni di avaria
Generalità
Ogni nave petroliera deve soddisfare i criteri di compartimentazione e stabilità in condizioni di avaria specificati in
[1.3.8], dopo l’avaria ipotizzata al fondo o al fianco specificata in [1.3.2], per lo standard di avaria descritto in [1.3.3],
e per ogni immersione operativa che rifletta le reali condizioni di pieno o parziale carico compatibili con l’assetto e la
robustezza della nave come pure con le masse volumiche
del carico.
Le condizioni effettive di pieno o parziale carico da considerarsi sono quelle specificate in Parte B, Cap 3, App 2,
[1.2.6], ma le condizioni di zavorra nelle quali la nave
petroliera non trasporta liquidi nelle cisterne del carico,
esclusi i residui oleosi, non devono essere considerate.
1.3.2
Dimensioni dell’avaria
L’estensione ipotizzata dell’avaria è definita nella Tab 1.
L’estensione trasversale dell’avaria è misurata dalla murata
perpendicolarmente al piano di simmetria della nave al
livello del bordo libero estivo.
Allo scopo di determinare l’estensione dell’avaria ipotizzata, i pozzetti d’aspirazione possono essere trascurati, purché tali pozzetti non abbiano una superficie eccessiva e si
estendano al di sotto della cisterna per una distanza minima
in nessun caso maggiore di metà dell’altezza del doppio
fondo.
L’estensione verticale dell’avaria è misurata dalla linea del
garbo del fasciame del fondo sul piano di simmetria della
nave.
147
Parte E, Cap 7, Sez 3
Tabella 1 : Estensione dell’avaria
Avaria
Fianco
Fondo
(1)
Estensione longitudinale
lC = 1/3 L
ogni altra parte
lS = 1/3 L 2/3 o 5 m
tS = B/6 o 5 m
vS = B/15 o 6 m (1)
Standard di avaria
Metodo di calcolo
Assunzioni relative all’allagamento
Se il danno fra paratie stagne trasversali adiacenti è considerato come specificato in [1.3.3], non deve assumersi danneggiata alcuna paratia trasversale principale che delimiti le
cisterne laterali o quelle del doppio fondo, a meno che:
esista uno scalino oppure un recesso in una paratia trasversale di lunghezza maggiore di 3,05 metri, posto
entro l’estensione della penetrazione dell’avaria ipotizzata. Lo scalino formato dalla paratia del gavone di
poppa e dal cielo del gavone stesso non deve essere
considerato come tale.
Allagamento progressivo
Se tubolature, condotti o gallerie sono situati entro l’estensione ipotizzata della penetrazione dell’avaria di cui in
[1.3.2], devono essere prese disposizioni in modo che un
allagamento progressivo non possa di conseguenza esten-
148
(1)
dersi a compartimenti diversi da quelli ipotizzati allagabili
nel calcolo per ciascun caso di danno.
1.3.7
Permeabilità
Le masse volumiche dei carichi trasportati, così come ogni
efflusso di liquidi dai compartimenti danneggiati, devono
essere tenuti in considerazione per ogni cisterna vuota o
parzialmente piena.
La permeabilità di compartimenti ipotizzati come allagati
devono essere come indicato nella Tab 3.
1.3.8
Prescrizioni di sopravvivenza
Le navi petroliere devono essere considerate come soddisfacenti i criteri di stabilità in condizioni di avaria se sono soddisfatte le prescrizioni di cui in [1.3.9] e [1.3.10].
Tabella 2 : Standard di avaria
Lunghezza
della nave, in
m
Avaria
ovunque
lungo la
nave
Avaria tra le
paratie
trasversali
Soltanto
apparato
motore
allegato
L ≤ 100
No
Si (1) (2)
No
100 < L ≤ 150
No
Si (1)
No
150 < L ≤ 225
Si
No
Si
L > 225
Si
No
No
(1)
(2)
Apparato motore non allagato.
Esenzioni dalle prescrizioni di cui in [1.3.8] possono
essere accettate dalla Società caso per caso.
Tabella 3 : Permeabilità
l’intervallo tra le paratie adiacenti sia inferiore all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata in
[1.3.2] oppure,
1.3.6
(1)
Assumendo il valore minore
Se l’avaria interessante paratie trasversali è considerato
come specificato in [1.3.3], le paratie stagne trasversali
devono essere poste almeno ad una distanza uguale
all’estensione longitudinale dell’avaria ipotizzata specificata
in [1.3.2] al fine di essere considerate efficaci. Dove le paratie trasversali sono poste a distanza minore, una o più di
queste paratie entro tale estensione di danno deve essere
assunta come inesistente allo scopo di determinare i compartimenti allagati.
•
vC = senza limite
vS = B/15 o 6 m (1)
Le prescrizioni di cui in [1.3.8] devono essere confermate da
calcoli che tengano in considerazione le caratteristiche di
progetto della nave , le sistemazioni, configurazione e contenuti dei compartimenti allagati e la distribuzione, masse
volumiche ed effetto degli specchi liberi dei liquidi.
•
tC = B/5 o 11,5 m (1)
tS = B/6 o 10 m (1)
Le altezze metacentriche (GM), i bracci di stabilità (GZ) e
le posizioni del centro di gravità (KG) per giudicare le condizioni finali di sopravvivenza devono essere calcolate col
metodo del dislocamento costante (perdita di spinta).
1.3.5
o 14,5 m (1)
Estensione verticale
lS = 1/3 L2/3 o 14,5 m (1)
L’avaria in [1.3.2] deve essere applicata a tutte le concepibili
posizioni lungo lo scafo, in accordo con la Tab 2.
1.3.4
Estensione trasversale
Per 0,3 L dalla perpendicolare avanti
Se da un’avaria di estensione inferiore alla massima estensione di avaria specificata nella Tab 2 derivasse una condizione più severa, si dovrà prendere in considerazione tale
avaria di minore estensione.
1.3.3
2/3
Compartimenti
Permeabilità
Adatti a magazzini
0,60
Occupati da alloggi
0,95
Occupati da macchinari
0,85
Compartimenti vuoti
0,95
Destinati a liquidi di consumo
da 0 a 0,95 (1)
Destinati ad altri liquidi
da 0 a 0,95 (1)
(1)
La permeabilità di compartimenti parzialmente pieni
deve essere coerente con il quantitativo di liquido trasportato nel compartimento.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 3
1.3.9
Stadio finale di allagamento
a) Il galleggiamento finale, tenendo conto di affondamento, sbandamento e assetto, deve risultare sotto al
margine inferiore di ogni apertura attraverso la quale si
possa verificare un allagamento progressivo. L’allagamento progressivo deve essere considerato in accordo
con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3].
b) L’angolo di sbandamento dovuto ad allagamento asimmetrico non può superare 25°, tuttavia tale angolo può
essere aumentato a 30° se non si verifica l’immersione
del margine del ponte.
c) La stabilità deve essere esaminata e può essere considerata sufficiente se la curva dei bracci raddrizzanti ha
almeno un’estensione di 20° oltre la posizione di equilibrio unitamente a un massimo residuo braccio raddrizzante, in m, di almeno 0,1 m entro l’estensione di 20°;
l’area, in m.rad, sotto la curva entro questa estensione
non deve essere inferiore a 0,0175.
1.3.10 Stadio intermedio di allagamento
la Società deve essere convinto che la stabilità sia sufficiente
durante gli stadi intermedi di allagamento. A questo proposito la Società applica gli stessi criteri relativi allo stadio
finale di allagamento anche durante gli stadi intermedi di
allagamento.
1.3.11 Danno allo slancio del fondo
La presente prescrizione si applica a navi petroliere di portata lorda uguale o superiore a 20000 t.
Le ipotesi di avaria relative all’avaria al fondo prescritte in
[1.3.2] devono essere integrate dall’avaria ipotizzata allo
slancio del fondo di Tab 4.
Per l’avaria ipotizzata allo slancio del fondo devono essere
soddisfatte le prescrizioni di cui in [1.3.8].
1.3.12 Sistemi di equalizzazione
Sistemi di equalizzazione richiedenti mezzi meccanici
come valvole o tubi di livellamento, se collocati, non possono essere considerati per ridurre l’angolo di sbandamento
o per raggiungere la minima stabilità residua che soddisfi le
prescrizioni di cui in [1.3.9] e sufficiente stabilità residua
deve essere mantenuta durante tutti gli stadi dove è impiegata l’equalizzazione. Compartimenti che siano collegati da
condotti di grande sezione trasversale possono essere considerati in comune.
Tabella 4 : Estensione dell’avaria al fondo
Portata
lorda
Estensione
longitudinale
Estensione
trasversale
Estensione
verticale
< 75000 t
0,4 L (1)
B/3
(2)
≥ 75000 t
0,6 L (1)
B/3
(2)
(1)
(2)
Misurata dalla perpendicolare avanti.
Rottura dello scafo esterno.
Regolamenti RINA 2005
1.3.13 Informazioni al Comandante
Il Comandante di ogni nave petroliera deve essere fornito, in
forma approvata, di:
•
Informazioni relative alla caricazione e distribuzione del
carico necessarie per assicurare la conformità con le
prescrizioni relative alla stabilità,
•
dati circa la capacità della nave di soddisfare i criteri di
stabilità in condizioni di avaria come determinati in
[1.3.8] compreso l’effetto di esenzioni che possono
essere state concesse come specificato in Tab 2.
2
2.1
Criteri di progetto delle strutture
Sistemazione dei rinforzi ordinari
2.1.1 In generale, il fondo, il doppio fondo e il ponte
devono essere a struttura longitudinale nella zona del
carico delle navi di lunghezza maggiore di 90 m.
Altre sistemazioni possono essere accettate nei singoli casi
dalla Società, se giustificate dai risultati di calcoli diretti.
2.2
Strutture delle paratie
2.2.1 Generalità
Le paratie trasversali possono essere piane o corrugate.
2.2.2 Paratie corrugate (1/7/2002)
Nelle navi di lunghezza minore di 120 m, le paratie trasversali o longitudinali con corrugazioni verticali possono
essere collegate direttamente al doppio fondo e al ponte.
Nelle navi di lunghezza uguale o superiore a 120 m,
devono essere sistemati, in generale, un cassonetto inferiore
e un cassonetto superiore.
La Società può considerare sistemazioni diverse, caso per
caso, a condizione che esse siano supportate da calcoli
diretti eseguiti in accordo con le prescrizioni di cui in
Parte B, Cap 7, Sez 3. Detti calcoli devono verificare in particolare le zone di collegamento della paratia con il
fasciame del ponte e del doppio fondo e devono essere sottoposti all'esame della Società.
3
3.1
Carichi di progetto
Sollecitazioni di trave nave
3.1.1 Sollecitazioni in acqua tranquilla
In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2,
[2.1.2], le sollecitazioni in acqua tranquilla devono esser
calcolate per le seguenti condizioni di caricazione, distinguendo tra condizioni alla partenza e condizioni all’arrivo
come appropriato:
• condizioni di caricazione omogenee (escludendo le
cisterne destinate unicamente a zavorra segregata) alla
massima immersione,
• condizioni di caricazione parziali,
• ogni specificata condizione di caricazione non omogenea,
• condizioni di zavorra leggere e pesanti,
149
Parte E, Cap 7, Sez 3
• condizioni intermedie durante il viaggio utilizzate per la
pulizia delle cisterne o altre operazioni se, a giudizio
della Società, tali condizioni sono significativamente
diverse da quelle di zavorra.
tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275 m
tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s
per L ≥ 275 m
dove s è l’intervallo, in m, tra i rinforzi ordinari.
3.2
Carichi locali
4.3
3.2.1
Travi rinforzate
Pressione d’impatto sul fondo
Nelle navi petroliere di portata lorda maggiore di o uguale a
20000 t e nelle navi petroliere porta prodotti di portata
lorda maggiore di o uguale a 30000 t, l’immersione TF, da
considerare nel calcolo della pressione d’impatto sul fondo
in accordo con Parte B, Cap 9, Sez 1, [3.2], è quella calcolata considerando soltanto le cisterne di zavorra segregata.
4.3.1
3.2.2
4.3.2
Densità del carico
In assenza di più precise valutazioni, la densità del carico
da utilizzare nel calcolo delle pressioni e delle forze interne
indotte nelle cisterne dai prodotti petroliferi trasportati, in
accordo con Parte B, Cap 5, Sez 6, deve essere assunta
uguale a 0,9 t/m3.
4
Dimensionamenti dello scafo
4.1
4.1.1
Spessori minimi netti (1/7/2002)
Lo spessore netto del ponte di resistenza e del fasciame
delle paratie entro o delimitanti l'estensione longitudinale
della zona del carico deve essere non minore dei valori
indicati in Tab 5.
Tabella 5 : Spessore minimo netto del fasciame del
ponte di resistenza e delle paratie
(5,5 + 0,02 L) k1/2
(8 + 0,0085 L) k1/2
per L < 200
per L ≥ 200
Paratie di cisterne
L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 8,2 + s
per L < 275
per L ≥ 275
Paratie di compartimentazione
0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 7,5 + s
per L < 275
per L ≥ 275
Paratie di
sbattimento
0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275
3,0 k1/2 + 4,5 + s
per L ≥ 275
4.2
4.2.1
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di fasciame.
Rinforzi ordinari
Condizioni di caricazione da considerare
nell’analisi delle travi rinforzate
I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per le condizioni di caricazione più gravose che, tra
quelle specificate nel manuale di caricazione, inducono le
maggiori tensioni nelle strutture longitudinali e nelle travi
rinforzate.
•
Fig 1 per le navi di lunghezza minore di 200 m
•
Fig 2 e Fig 3 per le navi di lunghezza maggiore di o
uguale a 200 m.
4.3.3
Verifica di resistenza dei madieri della
struttura delle cisterne del carico con cisterne
basse laterali nei modelli tridimensionali a
travi
Quando la struttura di una cisterna con casse basse laterali
è analizzata mediante un modello tridimensionale a travi,
in accordo con Parte B, Cap 7, App 1, per ogni madiere
l’area di sezione netta a taglio entro 0,1 l dalle estremità
(vedere Fig 4 per la definizione di l) deve essere non
minore del valore ottenuto, in cm2, dalla seguente formula:
Q
A Sh = 2 ----------------γR γm Ry
dove:
Q
: taglio, in kN, nel madiere alle estremità di l,
ottenuto dall’analisi strutturale,
γR
: coefficiente parziale di resistenza sulla resistenza:
γR = 1,2
Spessori minimi netti
Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve
essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle
seguenti formule:
150
tMIN = 1,45 L1/3 k1/6
Spessore minimo netto, in mm
Ponte di
resistenza
Nota 1:
s
:
Lo spessore netto del fasciame che costituisce l’anima delle
travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto,
in mm, dalla seguente formula:
In assenza di manuale di caricazione, le condizioni di caricazione da considerare nell’analisi delle travi rinforzate
delle cisterne del carico e della zavorra sono quelle specificate in:
Fasciame
Fasciame
Spessori minimi netti
γm
: coefficiente parziale di resistenza sul materiale:
γm = 1,02
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 3
Figura 1 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m (1/7/2002)
Condizione di pieno carico
uniforme all'immersione T
Condizione di pieno carico
non uniforme all'immersione T
Condizione di caricazione parziale
a un'immersione uguale a 0,5 D
Condizione di zavorra leggera
alla relativa immersione
Caricazione a scacchiera a un'immersione uguale a 0,5 D
Figura 2 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m (1/7/2002)
Condizione di pieno carico uniforme all'immersione T
Condizione di pieno carico non uniforme all'immersione T
Condizione di zavorra leggera alla relativa immersione
Caricazione a scacchiera a un'immersione uguale a 0,5D
Regolamenti RINA 2005
151
Parte E, Cap 7, Sez 3
Figura 3 : Condizioni di caricazione per le navi di lunghezza uguale o superiore a 200 m
Condizioni di caricazione parziali a un'immersione uguale a 0,5 D
Condizioni di caricazione parziali a un'immersione uguale a 0,4 D
Condizioni di zavorra pesante (quando applicabili) alle relative immersioni
Figura 4 : Zone di estremità dei madieri
³0,1
M1, M2 : momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
wyy
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y,
γR
: cefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
4.3.4
Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli
tridimensionali a travi
a) Un puntone verificato mediante un modello tridimensionale a travi in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3
deve, nel caso più generale, essere considerato soggetto
a una forza assiale e a un momento flettente intorno
all’asse neutro perpendicolare all’anima del puntone
stesso. Questo asse è identificato come asse y, mentre
quello nel piano dell’anima è l’asse x (vedere le Figure
in Tab 6).
La forza assiale può essere di trazione o di compressione. In funzione di ciò, devono essere eseguiti due tipi
di verifica, rispettivamente, in accordo con b) o c).
b) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale
di trazione e a momenti flettenti.
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali
da soddisfare la seguente condizione:
Ry
F
3 M
10 ------T- + 10 -------- ≤ ---------w yy γ R γ m
A ct
dove:
FT
: forza assiale di trazione, in kN, nel puntone,
ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area di sezione netta, in cm2, del puntone,
M
: max (|M1|, |M2|),
152
γR = 1,02
γm
: cefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
c) Verifica di resistenza dei puntoni soggetti a forza assiale
di compressione e a momenti flettenti.
I dimensionamenti netti dei puntoni devono essere tali
da soddisfare le seguenti condizioni:
Ry
1 Φe
10F C ⎛ ------- + --------⎞ ≤ ---------⎝ A ct w xx⎠ γ R γ m
F
Ry
3 M max
- ≤ ---------10 ------C- + 10 ----------A ct
w yy γ R γ m
dove:
FC
: forza assiale di compressione, in kN, nel
puntone, ottenuta dall’analisi strutturale,
Act
: area di sezione netta, in cm2, del puntone,
1
Φ = ----------------F
1 – ------CF EX
FEX
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse x:
π 2 EI xx
F EX = -------------5 2
10 l
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 3
Ixx
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x,
l
: campata, in m, del puntone,
: distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi
di sezione trasversale del puntone,
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse x,
: max (|M0|, |M1|, |M2|),
e
www
Mmax
1 + t 2 ( M1 + M2 )
M 0 = ------------------------------------------2 cos ( u )
b) La tensione critica di instabilità dei puntoni deve essere
ottenuta, in N/mm2, dalle seguenti formule:
R
per σ E ≤ -----y
2
σc = σE
Ry ⎞
σ c = R y ⎛ 1 – -------⎝
4σ E⎠
per
R
σ E > -----y
2
dove:
σE = min (σE1, σE2),
σE1
M 2 – M 1⎞
1
t = ----------------- ⎛ -------------------tan ( u ) ⎝ M 2 + M 1⎠
: tensione di Eulero di instabilità flessionale,
da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
π 2 EI
σ E1 = --------------------4
2
10 A ct l
π F
u = --- ------C2 F EY
I
: min (Ixx, Iyy),
FEY
Ixx
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse x definito in [4.3.4] a),
Iyy
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y definito in [4.3.4] a),
Act
: area netta, in cm2, del puntone,
l
: campata, in m, del puntone,
σE2
: tensione di Eulero di instabilità torsionale,
da ottenersi, in N/mm2, dalla seguente formula:
: carico di instabilità di Eulero, in kN, intorno
all’asse y:
π 2 EI yy
F EY = -------------5 2
10 l
Iyy
M1,M2
wyy
γR
: momento d’inerzia netto, in cm4, del puntone intorno all’asse y,
: momenti flettenti (coi loro segni), in kN.m,
intorno all’asse y alle estremità del puntone,
ottenuti dall’analisi strutturale,
: modulo di resistenza netto, in cm3, del puntone intorno all’asse y,
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
J
π 2 EI w
σ E2 = -----------------2 + 0 ,41 E --4
Io
10 I o l
Iw
: momento d’inerzia settoriale netto, in cm6,
del puntone, specificato in Tab 6 per vari
tipi di sezione trasversale del puntone,
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
Io
: momento d’inerzia polare netto, in cm4, del
puntone,
Verifica di resistenza dei puntoni nei modelli
tridimensionali a elementi finiti
a) In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4]
e Parte B, Cap 7, Sez 3, [6], i dimensionamenti netti dei
puntoni soggetti a tensioni assiali di compressione
devono essere tali da soddisfare la seguente condizione:
yo
: distanza, in cm, dal centro di torsione
all’anima del puntone, specificata in Tab 6
per vari tipi di sezione trasversale del puntone,
e
: distanza, in cm, dal baricentro all’anima del
puntone, specificata in Tab 6 per vari tipi di
sezione trasversale del puntone,
J
: momento d’inerzia di St. Venant netto, in
cm4, del puntone, specificato in Tab 6 per
vari tipi di sezione trasversale del puntone.
4.4
Verifica di resistenza nei confronti delle
tensioni indotte dai gradienti di temperatura
γm
4.3.5
σC
σ ≤ ---------γR γm
dove:
σ
σc
γR
γm
: tensione di compressione, in N/mm2, ottenuta dall’analisi tridimensionale a elementi
finiti a schematizzazione fine in accordo
con Parte B, Cap 7, Sez 3 e Parte B, Cap 7,
App 1,
: tensione critica, in N/mm2, definita nel
seguente punto b),
: coefficiente parziale di sicurezza sulla resistenza:
γR = 1,02
: coefficiente parziale di sicurezza sul materiale:
γm = 1,02
Regolamenti RINA 2005
I o = I xx + I yy + A ct ( y o + e ) 2
4.4.1
(1/7/2001)
Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di
temperatura devono essere determinate, mediante calcoli
diretti, nelle navi destinate al trasporto di carichi a temperatura maggiore di 75 °C. In tali calcoli, la temperatura
dell'acqua di mare deve essere assunta uguale a 0 °C.
I calcoli devono essere sottoposti alla Società per informazione.
153
Parte E, Cap 7, Sez 3
Tabella 6 : Calcolo delle caratteristiche geometriche dei puntoni
Sezione del puntone
e
y0
J
IW
0
0
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f h w2 b f3
--------------24
0
0
1
--- ( b 1f + b 2f )t f3 + h w t w3
3
t f h w2 b 1f b 2f
------------------------------3
3
12 ( b 1f + b 2f )
b 2 tf
-----------------------ht w + 2bt f
3b f2 t f
----------------------------6b f t f + h w t w
1
--- ( 2b f t f3 + h w t w3 )
3
t f b f3 h 2 3b f t f + 2h w t w
-------------- --------------------------------12 6b f t f + h w t w
T simmetrica
bf
X
tf
tw
hw
Y
O
tf
T asimmetrica
b 1f
X
tf
Y
O
tw
hw
3
3
tf
b 2f
Asimmetrica
bf
X
tf
hw
yo
e
O
G
Y
tw
154
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 3
4.4.2 Le tensioni indotte nelle strutture dello scafo dai gradienti di temperatura devono soddisfare le verifiche di resistenza in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3].
Tali coperchi non possono essere costruiti in alluminio.
L’uso di coperchi in fibra di vetro rinforzata è considerato
nei singoli casi dalla Società.
5
6
Altre strutture
5.1
Locale apparato motore
5.1.1
Estensione delle strutture dello scafo entro il
locale apparato motore
Le paratie longitudinali passanti attraverso le intercapedini
devono continuare entro il locale apparato motore e
devono, per quanto possibile, costituire le paratie longitudinali delle casse per liquidi ivi situate. In ogni caso, l’estensione delle suddette strutture entro il locale apparato
motore deve essere compatibile con la forma delle strutture
del doppio fondo, dei ponti e dei copertini del locale apparato motore.
5.2
Sistemazione delle aperture
5.2.1 Collegamento a terra
Porte d’ingresso, prese d’aria e aperture dei locali di alloggio, dei locali di servizio, delle stazioni di comando e dei
locali macchine non possono essere prospicienti la zona
del collegamento a terra, a prua o a poppa, per le operazioni di carico e scarico. Essi devono essere ubicati sulle
delimitazioni esterne di sovrastrutture e di tughe ad una
distanza pari ad almeno il 4% della lunghezza della nave,
ma in nessun caso inferiore a 3 m, dalla estremità della
sovrastruttura o tuga prospiciente la zona del collegamento
a terra a prora o a poppa per le operazioni di carico e scarico. Non è tuttavia necessario che tale distanza sia superiore a 5 m. Finestre e portellini prospicienti la zona del
collegamento a terra o sistemati su delimitazioni laterali di
sovrastrutture o tughe entro i limiti sopra specificati devono
essere di tipo fisso (non apribile). Inoltre, durante le operazioni di carico e scarico di prora e di poppa tutte le porte,
tutti i portellini e tutte le altre aperture sulle delimitazioni
laterali di sovrastrutture o tughe devono essere tenute
chiuse. la Società può consentire deroghe alle suddette prescrizioni nel caso di piccole navi, quando il loro soddisfacimento richieda soluzioni praticamente non realizzabili.
Prese d’aria e altre aperture di locali chiusi, diversi da quelli
sopra specificati, devono essere protette da spruzzi che
potrebbero scaturire da eventuali tubi o collegamenti scoppiati.
5.2.2
Locale dell’ impianto fisso di estinzione
incendi a schiuma per il ponte
E’ permesso un accesso al locale dell’impianto fisso di
estinzione incendi a schiuma per il ponte (comprendente le
casse della schiuma e la stazione di comando) entro i limiti
specificati in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2], a condizione
che la porta di accesso a tale locale sia sistemata a raso con
la parete.
5.2.3
Coperchi delle aperture nelle cisterne del
carico
I coperchi delle aperture nelle cisterne del carico devono
essere robusti e in grado di assicurare la tenuta stagna agli
idrocarburi e all’acqua.
Regolamenti RINA 2005
Allestimento
6.1
Armamento marinaresco
6.1.1
Sistemazioni per il rimorchio d’emergenza
Le navi con notazione di servizio oil tanker ESP or FLS
tanker di portata lorda maggiore di o uguale a 20000 t
devono soddisfare le specifiche prescrizioni in Parte B,
Cap 10, Sez 4, [4].
7
7.1
Protezione delle strutture metalliche
dello scafo
Protezione delle cisterne contenenti
acqua di mare di zavorra
7.1.1 Tutte le cisterne destinate a contenere esclusivamente acqua di mare di zavorra devono essere protette
contro la corrosione per mezzo di un efficace sistema,
quale pitturazione resistente o altro sistema equivalente.
E’ raccomandato che la pitturazione sia di un colore chiaro
che permetta di individuare la ruggine e faciliti l’ispezione.
La protezione catodica mediante anodi sacrificali può
essere utilizzate quando adeguata.
7.2
Protezione mediante pitture a base di
alluminio
7.2.1 L’impiego di pitture a base di alluminio non è permesso nelle cisterne del carico, nelle zone del ponte in corrispondenza delle cisterne del carico, nel locale pompe,
nelle intercapedini e in ogni altra zona dove i vapori del
carico si possono accumulare.
8
8.1
Costruzione e prove
Saldature e collegamenti saldati
8.1.1 In Tab 7 sono specificati i coefficienti di saldatura da
adottare per alcuni collegamenti tra le strutture dello scafo.
Tali coefficienti di saldatura devono essere adottati, al posto
di quelli specificati in Parte B, Cap 12, Sez 1, Tab 2 per gli
stessi collegamenti, per calcolare lo spessore della gola
delle saldature a cordoni d’angolo di giunti a T, in accordo
con Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.3]. I collegamenti in Tab 7
devono essere eseguiti mediante saldature d’angolo continue a cordoni d’angolo.
8.2
Dettagli strutturali speciali
8.2.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.3] specifiche per le navi con notazione di
servizio oil tanker ESP.
155
Parte E, Cap 7, Sez 3
Tabella 7 : Coefficiente di saldatura wF
Zona della nave
Doppi fondi in corrispondenza delle
cisterne del carico
Collegamento
di
paramezzali
madieri
Paratie (1)
(1)
156
rinforzi ordinari
Coefficiente di saldatura wF
con
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
madieri (paramezzali interrotti)
0,35
fasciame del fondo e del cielo del doppio fondo
0,35
fasciame del cielo del doppio fondo in corrispondenza di paratie o dei loro cassonetti inferiori
0,45
paramezzali (madieri interrotti)
0,35
fasciame delle paratie
0,35
o
Non richiesto per le navi con caratteristica addizionale di servizio flash point > 60 C
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
SEZIONE 4
1
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1
Attenuazioni relative a certe notazioni di
servizio
Le norme seguenti da [2] a [7] forniscono prescrizioni
applicabili a navi con notazione di servizio oil tanker, e,
quando indicato nelle note relative, le attenuazioni che
possono essere accettate per navi di stazza lorda inferiore a
500 ton e per navi con le notazioni di servizio seguenti:
• oil tanker, Flashpoint > 60 °C,
• oil tanker, asphalt carrier,
• FLS tanker,
• FLS tanker, Flashpoint > 60 °C.
Tali attenuazioni sono riassunte nella Tab 1.
1.1.2 Ulteriori prescrizioni
Ulteriori prescrizioni sono contenute in:
•
[8] per navi con notazione di servizio oil tanker,
asphalt carrier,
• [9] per navi adibite al trasporto di sostanze inquinanti
di categoria D.
1.2
Documenti da inviare
1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti
elencati nella Tab 2.
1.3
Abbreviazioni
1.3.1
In questa Sezione è adoperata l’abbreviazione
seguente.
FP
: Punto d’infiammabilità (in °C)
Tabella 1
Riferimento al
regolamento
Notazione di servizio o altre caratteristiche della nave alla quale si applicano le attenuazioni
Pompe azionate meccanicamente per sentina, zavorra,
ecc.
[2.1.4]
<500 ton di stazza lorda
Possono essere accettate sistemazioni
equivalenti
Drenaggio delle intercapedini
[2.2.5]
<500 ton di stazza lorda
Permesse pompe a mano
Pompe di zavorra
[2.3.2]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint > 60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
Non sono richiesti dispositivi di compensazione dei disallineamenti degli alberi,
tenuta ai gas delle tenute sugli alberi e
sensori di temperatura
Sfoghi d’aria e tubi sonda di
spazi diversi dalle cisterne
del carico
[2.4]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint > 60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
NA (1)
Pompe del carico
[3.2.3]
[3.2.4]
[3.2.5]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
Non sono richiesti dispositivi di compensazione dei disallineamenti degli alberi,
tenuta ai gas delle tenute sugli alberi e
sensori di temperatura
Generazione di elettricità
statica
[3.4.4]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
NA (1)
Sistemazioni per la caricazione e scaricazione da
prora o da poppa
[3.4.5]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
NA (1)
Sfoghi gas delle cisterne del
carico
[4.2]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
vedere Tab 4
Oggetto
Regolamenti RINA 2005
Attenuazioni
157
Parte E, Cap 7, Sez 4
Oggetto
Riferimento al
regolamento
Notazione di servizio o altre caratteristiche della nave alla quale si applicano le attenuazioni
Attenuazioni
Spurghi e degassificazione
delle cisterne del carico
[4.3]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
NA (1)
Indicatori di livello delle
cisterne del carico
[4.4]
•
•
•
oil tanker, Flashpoint>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
vedere Tab 4
Lavaggio delle cisterne del
carico
[4.6]
•
•
FLS tanker,
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
NA (1)
Ritenzione di olio a bordo
[5.2]
•
•
•
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker,
FLS tanker, Flashpoint>60 °C
NA (1)
Impianto di controllo e
comando degli scarichi
d’olio in mare
[5.3]
•
NA (1)
•
•
•
oil tanker, con stazza lorda minore
di 150 ton
oil tanker, Flashpoint>60 °C, e con
stazza lorda minore di 150 ton
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
•
Sistemazioni per lo scarico
di acque contaminate
[5.4]
•
•
FLS tanker
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
NA (1)
Sorveglianza delle apparecchiature per la prevenzione
dell’inquinamento
[6.3.2]
•
•
FLS tanker
FLS tanker, Flashpoint > 60 °C
NA (1)
(1)
NA significa che le prescrizioni indicate nella seconda colonna della tabella non sono applicabili
Tabella 2 : Documenti da inviare
No.
(1)
158
Descrizione del documento (1)
1
Vista generale del locale pompe del carico con i particolari:
• degli attraversamenti delle paratie
• dell’impianto di rivelazione di gas
• di altri allarmi e sistemazioni di sicurezza
2
Diagramma dell’impianto delle tubolature del carico
3
Diagramma dell’impianto di sfogo gas dalle cisterne del carico con:
• indicazione delle posizioni degli sbocchi
• particolari delle valvole di pressione/depressione e dei dispositivi per impedire il passaggio di fiamma
• particolari degli impianti di drenaggio, se esistenti
4
Schemi degli impianti degli indicatori di livello delle cisterne del carico e dei sistemi di controllo del rigurgito
5
Schema dell’impianto di lavaggio delle cisterne del carico
6
Schema dell’impianto di sentina e zavorra per gli spazi sistemati nella zona del carico
7
Schema dell’impianto di riscaldamento del carico
8
Schemi dell’impianto di gas inerte con i particolari della sua installazione
9
Schema dell’impianto di rivelazione dei gas negli spazi compresi entro il doppio scafo ed il doppio fondo
Gli schemi devono anche comprendere, se applicabile, l’impianto di comandi e controlli (locali ed a distanza) e l’impianto
d’automazione
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
2
Impianti di tubolature diversi dagli
impianti delle tubolature del carico
2.1
Generalità
2.1.1 Materiali (1/7/2002)
a) I materiali sono soggetti alle prescrizioni di cui in
Parte C, Cap 1, Sez 10.
b) La ghisa sferoidale può essere accettata per tubolature
di sentina o di zavorra.
2.1.2 Indipendenza degli impianti di tubolature
a) Gli impianti di sentina, zavorra ed ombrinali relativi a
spazi nella zona del carico:
• devono essere indipendenti da qualsiasi impianto di
tubolatura relativo a spazi sistemati al di fuori della
zona del carico,
• non devono essere estesi al di fuori della zona del
carico.
b) Le pompe di sentina per i locali entro le zone del carico
devono essere sistemate nel locale pompe del carico o
in un altro locale opportuno nella zona del carico.
2.2.2
Prosciugamento dei locali situati al di fuori
della zona del carico
Per l’esaurimento della sentina dei locali sistemati al di
fuori della zona del carico fare riferimento a Parte C,
Cap 1, Sez 10, [6].
Nota 1: Quando le pompe di sentina devono provvedere al solo
esaurimento del locale macchine, il diametro interno d, in mm, del
collettore principale di sentina può essere inferiore a quello calcolato con la formula in Parte C, Cap 1, Sez 10, [6.8.1]], ma non
deve essere, in ogni caso, inferiore a quello calcolato con la
seguente formula:
d = 35 + 3 L 0 ( B + D )
essendo:
L0
:
Lunghezza del locale macchine, in m
B
:
Larghezza della nave, in m
b) Gli impianti del combustibile liquido devono:
• essere indipendenti dall’impianto delle tubolature
del carico,
• non avere collegamenti con le tubolature relative a
cisterne del carico o cisterne residui (slop tanks).
D
:
Altezza di costruzione della nave misurata al ponte
delle paratie, in m
2.1.3
Deve essere prestata attenzione a quanto stabilito in Parte C,
Capitolo 4 per quanto riguarda il diametro da adottare per la determinazione della capacità delle pompe da incendio
Passaggi attraverso cisterne del carico e
cisterne residui (slop tanks)
a) Eccetto quando altrimenti specificato, le tubolature di
sentina, zavorra e del combustibile liquido relative a
spazi sistemati al di fuori della zona del carico non
devono passare attraverso cisterne del carico o cisterne
residui. Esse possono passare attraverso cisterne di
zavorra o spazi vuoti sistemati entro la zona del carico.
b) Quando esplicitamente permesso, i tubi di zavorra che
passano attraverso le cisterne del carico devono soddisfare le prescrizioni seguenti:
• devono avere giunti saldati o robustamente flangiati
il cui numero deve essere il minimo possibile,
• devono avere spessore extra-rinforzato secondo
quanto indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 5,
• devono essere adeguatamente sopportati e protetti
contro i danneggiamenti meccanici.
2.1.4 Pompe
Devono essere sistemate, in adatto locale a proravia delle
cisterne del carico, una o più pompe azionate da energia
meccanica per i servizi di sentina, di zavorra ed eventualmente del combustibile liquido.
Nota 1: Per navi cisterna aventi una stazza lorda inferiore a 500
ton, la pompa o le pompe di cui sopra possono essere omesse, purché si provveda ai citati servizi con sistemazioni equivalenti da sottoporre, di volta in volta, all’approvazione della Società.
2.2
In ogni caso la sezione interna del collettore di sentina non deve
essere inferiore a due volte quella dei branchetti d’aspirazione
della sentina determinata con la formula Parte C, Cap 1, Sez 10,
[6.8.3].
2.2.3
Prosciugamento dei locali pompe
a) Nel locale pompe deve essere prevista una sistemazione per l’esaurimento della sentina per mezzo di
pompe o di eiettori.
Nota 1: Nel caso di navi cisterna aventi una stazza lorda inferiore a
500 ton, l’esaurimento della sentina del locale pompe può
essere effettuato con una pompa a mano avente il condotto di
aspirazione di diametro non inferiore a 50 mm.
b) Per l’aspirazione della sentina dei locali pompe possono
essere usate anche le pompe per il carico, o quelle per il
prosciugamento delle cisterne, purché:
• l’aspirazione di sentina sia munita di valvole conmandate di non ritorno, e
• sia sistemata una valvola comandata a distanza sulla
tubolatura di collegamento della predetta pompa
con la cassa valvole di sentina.
c) Il diametro interno dei tubi di aspirazione di sentina
deve, in ogni caso, essere non inferiore a 50 mm.
d) L’impianto di sentina dei locali pompe del carico deve
poter essere comandato dall’esterno.
e) L’alto livello della sentina deve attivare un allarme ottico
ed acustico nella centrale di controllo del carico e in
plancia.
Impianti di sentina
2.2.4
2.2.1 Pompe di sentina
a) Deve essere sistemata almeno una pompa di sentina per
drenare gli spazi sistemati entro la zona del carico. Possono essere adoperate a tale scopo le pompe del carico
o le pompe d’esaurimento .
Regolamenti RINA 2005
Prosciugamento delle gallerie e dei locali
pompe diversi dai locali pompe del carico
Devono essere previste sistemazioni per prosciugare le gallerie tubi ed i locali pompe diversi dai locali pompe del
carico. Possono essere adoperate per questo servizio le
pompe del carico secondo le prescrizioni in [2.2.3], b).
159
Parte E, Cap 7, Sez 4
2.2.5
Prosciugamento delle intercapedini sistemate
alle estremità prodiere e poppiere della zona
del carico
a) Le intercapedini sistemate alle estremità prodiera e poppiera della zona del carico, che non siano destinate ad
essere riempite con acqua di zavorra, devono essere
munite di sistemazioni per il prosciugamento.
b) Le intercapedini poppiere adiacenti al locale pompe del
carico possono essere esaurite mediante una pompa del
carico in accordo con le prescrizioni in [2.2.3], b) e c),
o con eiettori di sentina.
c) L’esaurimento della sentina delle intercapedini a proravia delle cisterne del carico può essere effettuato con le
pompe di sentina o di zavorra indicate in [2.1.4], o con
eiettori di sentina.
d) Non è permesso il prosciugamento dell’intercapedine
poppiera mediante l’impianto di sentina di macchina.
Nota 1: Nelle navi petroliere con una stazza lorda inferiore a 500
ton, le intercapedini possono essere prosciugate mediante pompe a
mano con un diametro d’aspirazione non minore di 50 mm.
2.2.6
Prosciugamento delle altre intercapedini o
spazi vuoti ubicati nella zona del carico
Le altre intercapedini e gli spazi vuoti ubicati nella zona del
carico e non destinati ad essere riempiti con acqua di
zavorra devono essere muniti di adeguati mezzi d’esaurimento.
2.3
2.3.1
Impianto di zavorra
Generalità
Nota 1: Le prescrizioni di cui sopra non si applicano alle navi
cisterna che hanno una delle notazioni seguenti:
•
oil tanker, FP > 60 °C,
•
oil tanker, asphalt carrier,
•
FLS tanker, FP > 60 °C.
2.3.3
Impianti di pompaggio per le cisterne di
zavorra entro la zona del carico
a) Gli impianti per la zavorra segregata nella zona del
carico devono essere sistemati interamente entro la
zona del carico e non devono essere collegati ad altri
impianti di tubolature.
b) Le cisterne per la zavorra segregata sistemate entro la
zona del carico devono avere due impianti. Almeno
uno di essi deve essere costituito da una pompa o un
eiettore adoperato esclusivamente per la zavorra.
2.3.4
Sistemazioni di pompaggio per intercapedini
situate alle estremità prodiera e poppiera degli
spazi del carico
Se le intercapedini sistemate alle estremità poppiera e prodiera degli spazi del carico possono essere riempite con
acqua di zavorra, una pompa di zavorra del locale macchine o nel locale prodiero menzionato in [2.1.4] può
essere usata per l’esaurimento, purché:
• la tubolatura di zavorra sia collegata direttamente alla
detta pompa e non agli impianti di tubolatura dei locali
macchine,
• la pompa stessa abbia uno scarico diretto fuori bordo
indipendente.
b) Eccetto quando esplicitamente permesso. gli impianti di
zavorra per le cisterne di zavorra segregata devono
essere completamente separati dagli impianti del carico
e del combustibile liquido.
2.3.5 Scarico della zavorra segregata in emergenza
Può essere previsto uno scarico di emergenza della zavorra
segregata per mezzo di un collegamento ad una pompa del
carico attraverso un branchetto smontabile, purché:
• sui collegamenti della zavorra segregata siano sistemate
valvole di non ritorno per impedire il passaggio del prodotto petrolifero nelle cisterne di zavorra, e
• siano previste valvole di intercettazione per intercettare
le tubolature del carico e di zavorra prima che il branchetto smontabile venga rimosso.
c) Nelle navi petroliere di stazza lorda uguale a o maggiore di 150 ton, non deve essere normalmente caricata
acqua di zavorra in alcuna cisterna del combustibile
liquido. Vedere Parte C, Cap 1, Sez 10, [7.1.3].
Il branchetto smontabile deve essere sistemato in una posizione ben visibile nel locale pompe e in prossimità di esso
deve essere affisso, in posizione prominente, un cartello
permanente che ne limiti l’impiego.
a) Ogni nave petroliera per greggio di portata lorda uguale
a o maggiore di 20000 tonnellate ed ogni nave per prodotti di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 tonnellate deve essere munita di cisterne di zavorra
segregata.
d) Nelle:
• navi petroliere per greggio di portata lorda uguale a
o maggiore di 20000 tonnellate,
• navi per prodotti di portata lorda uguale a o maggiore di 30000 tonnellate,
non deve essere caricata acqua di zavorra nelle cisterne
del carico se non in casi eccezionali.
2.3.2
Pompe di zavorra
a) Le pompe di zavorra devono essere sistemate nel locale
pompe del carico o in uno spazio simile entro la zona
del carico non contenente alcuna sorgente di ignizione.
b) Se le pompe di zavorra sono sistemate nel locale pompe
del carico devono essere soddisfatte le prescrizioni
applicabili in [3.2.3] e [3.2.4].
160
2.3.6
Trasporto di acqua di zavorra nelle cisterne
del carico
a) Devono essere previsti mezzi per riempire le cisterne
del carico con acqua di mare, quando ciò è permesso.
Tale acqua di mare deve essere trattata e scaricata adoperando le apparecchiature indicate in [5].
b) Le prese a mare e gli scarichi fuori bordo delle cisterne
del carico per quanto riguarda la prescrizione in a) non
devono avere collegamenti con l’impianto di zavorra
per le cisterne di zavorra segregata.
c) Le pompe del carico possono essere utilizzate per pompare acqua di zavorra da o per le cisterne del carico,
purché siano sistemate due valvole d’intercettazione per
isolare l’impianto del carico dalle prese a mare e dagli
scarichi fuori bordo.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
d) Le pompe di zavorra per la zavorra segregata possono
essere utilizzate per riempire le cisterne del carico con
acqua di mare purché il collegamento sia effettuato
sopra il cielo delle cisterne e consista in un branchetto
smontabile ed una valvola comandata di non ritorno in
modo da evitare l’effetto sifone.
2.3.7 Tubi di zavorra passanti attraverso le cisterne
a) Nelle navi petroliere aventi una portata lorda uguale a o
maggiore di 600 tonnellate, i tubi di zavorra non
devono passare attraverso le cisterne del carico, eccetto
per il caso di tubi che soddisfino le prescrizioni in
[2.1.3], b).
b) Non devono essere adoperati, per compensare le dilatazioni, accoppiatoi a scorrimento quando le tubolature
di zavorra passano attraverso le cisterne del carico.
Sono esclusivamente permesse curve di dilatazione.
2.3.8
Impianto di zavorra per il gavone di prora nelle
navi petroliere (1/7/2001)
Il gavone di prora può essere zavorrato utilizzando
l'impianto che serve le cisterne del carico entro la zona del
carico, a condizione che:
a) il gavone sia considerato luogo pericoloso,
b) le aperture per lo sfogo gas siano ubicate sul ponte scoperto ad almeno 3 metri di distanza da sorgenti di agnizione,
c) siano provvisti mezzi, sul ponte scoperto, per permettere la misurazione della concentrazione di gas infiammabili entro il gavone mediante un idoneo strumento
portatile,
d) le sistemazioni per il sondaggio sono azionate direttamente dal ponte scoperto.
2.3.9
Impianto integrato del carico e di zavorra
(1/1/2004)
Le prescrizioni per gli impianti integrati del carico e di
zavorra sono contenute in [3.5].
2.4
Sfoghi d’aria e sonde in spazi diversi
dalle cisterne del carico
2.4.1 Applicabilità
Le seguenti prescrizioni in [2.4] non si applicano a navi
con una delle notazioni di servizio seguenti:
• oil tanker, FP > 60 °C,
• oil tanker, asphalt carrier,
• FLS tanker, FP > 60 °C.
2.4.2 Generalità
Gli sfoghi d’aria e tubi sonda negli spazi seguenti:
• intercapedini sistemate alle estremità prodiera e poppiera della zona del carico,
• cisterne ed intercapedini sistemate entro la zona del
carico non destinate al carico,
devono essere portati all’aperto.
2.4.3 Sfoghi d’aria
Gli sfoghi d’aria indicati in [2.4.2] devono essere sistemati
come indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e devono
Regolamenti RINA 2005
avere al loro sbocco un dispositivo tagliafiamma facilmente
smontabile.
2.4.4 Passaggi attraverso le cisterne del carico
Nelle petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 600
ton, gli sfoghi d’aria ed i tubi sonda indicati in [2.4.2] non
devono passare attraverso le cisterne del carico, ad eccezione che nei casi seguenti;
• brevi tratti di tubolature per le cisterne di zavorra,
• tubolature che servono le casse nei doppi fondi della
zona del carico, eccetto nel caso di navi petroliere di
portata lorda uguale a o maggiore di 5000 tonnellate,
purché siano soddisfatte le prescrizioni in [2.1.3], b).
2.5
Ombrinali
2.5.1 I tubi degli ombrinali non devono passare attraverso
le cisterne del carico, eccetto, quando ciò non è possibile,
nel caso di brevi tratti di tubi che soddisfino le prescrizioni
seguenti:
• devono essere di acciaio,
• devono essere solamente saldati o uniti con flange robuste il cui numero deve essere ridotto al minimo,
• devono essere di spessore rinforzato in accordo con
quanto indicato in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 23,
colonna 1.
2.6
2.6.1
Impianti di riscaldamento del carico
Generalità (1/7/2001)
a) Gli impianti di riscaldamento del carico sono soggetti
alle prescrizioni pertinenti di cui in Parte C, Cap 1,
Sez 10.
b) La temperatura del vapore e del fluido riscaldante nella
zona del carico non deve superare 220 °C.
c) Flange cieche o dispositivi simili devono essere sistemati sui circuiti di riscaldamento installati nelle cisterne
che trasportano carichi che non devono essere riscaldati.
d) Gli impianti di riscaldamento devono essere progettati
in modo che la pressione mantenuta nei circuiti riscaldanti sia maggiore di quella esercitata dal carico. Ciò
può non essere applicato ai circuiti di riscaldamento
che non sono in servizio, purché essi siano drenati ed
intercettati con flange cieche.
e) Devono essere previste valvole di intercettazione sui
collegamenti d’entrata e d’uscita dei circuiti di riscaldamento delle cisterne. Devono essere previste sistemazioni per permettere la regolazione manuale del flusso.
f)
I tubi e le serpentine di riscaldamento entro le cisterne
devono essere costruite di un materiale compatibile con
i prodotti riscaldati e di spessore rinforzato in accordo
con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, Tab 5. Essi
devono avere unicamente collegamenti saldati.
2.6.2 Riscaldamento a vapore
Al fine di ridurre il rischio di entrate di carico liquido o gassoso entro i locali macchine o caldaie, l’impianto di riscal-
161
Parte E, Cap 7, Sez 4
damento a vapore delle cisterne del carico deve soddisfare
una delle prescrizioni seguenti:
• essere indipendente dagli altri servizi della nave, eccettuati gli impianti di riscaldamento o raffreddamento del
carico senza ritorno del condensato nel locale macchine, o
• essere munito di una cassa di osservazione in corrispondenza del ritorno del condensato situata nella zona del
carico. Tuttavia tale cassa può essere situata nel locale
macchine in zona ben ventilata, lontana dalle caldaie e
da altre fonti di ignizione. Il suo sfogo d’aria deve essere
portato all’aperto e munito di dispositivo tagliafiamma.
2.6.3 Riscaldamento ad acqua calda
Gli impianti ad acqua calda per le cisterne del carico
devono essere indipendenti dagli altri impianti. Essi non
devono ritornare nei locali macchine a meno che non sia
sistemata una cassa d’espansione munita di:
• mezzi per la rivelazione di vapori infiammabili,
• uno sfogo d’aria portato all’aperto e munito di dispositivo tagliafiamma.
2.6.4 Riscaldamento con olio diatermico
Gli impianti di riscaldamento con olio diatermico per le
cisterne del carico devono essere costituiti da un sistema
secondario separato completamente contenuto nella zona
del carico. Tuttavia un unico circuito può essere accettato
purché:
• l’impianto sia sistemato in modo tale da assicurare una
pressione positiva nelle serpentine pari ad una colonna
d’acqua di almeno 3 m al di sopra dell’altezza statica
del carico quando la pompa di circolazione non è in
funzione,
• siano previsti nella cassa d’espansione dispositivi per la
rivelazione di gas infiammabili; a tale scopo possono
essere accettate apparecchiature portatili;
• siano previste valvole per le serpentine di riscaldamento
individuali con sistema di bloccaggio per assicurare che
le serpentine siano in ogni momento sotto pressione statica.
3
Pompe e tubolature del carico
3.1
Generalità
3.1.1 Deve essere sistemato, per il servizio del carico
liquido, un impianto completo di pompe e tubolature.
Eccetto quando esplicitamente permesso, e precisamente
per le stazioni di carico prodiere e poppiere, tale impianto
non deve essere esteso al di fuori della zona del carico e
deve essere indipendente dagli altri impianti di tubolature
di bordo.
3.2
3.2.1
Pompe del carico
Numero e sistemazione delle pompe del
carico
a) Ciascuna cisterna del carico deve avere almeno due
sistemi fissi separati per la scaricazione e l’esaurimento.
Tuttavia, il secondo sistema può essere costituito da una
pompa barellabile per le cisterne munite di pompe sommerse individuali.
162
b) Le pompe del carico devono essere sistemate in:
• un locale pompe dedicato, o
• sul ponte, o
• dentro le cisterne del carico, quando sono appositamente progettate a tale fine.
3.2.2 Impiego delle pompe del carico
a) Eccetto per quanto esplicitamente permesso in [2.2] e
[2.3], le pompe del carico liquido devono essere impiegate esclusivamente per tale scopo e non devono avere
collegamenti con spazi diversi dalle cisterne del carico.
b) Se compatibile con le loro prestazioni, le pompe del
carico possono essere adoperate come pompe d’esaurimento.
c) Se necessario, le pompe del carico possono essere adoperate per lavare le cisterne del carico.
3.2.3 Motori primi delle pompe del carico
a) I motori primi delle pompe del carico non devono
essere sistemati nella zona del carico, eccetto che nei
casi seguenti:
• macchine a vapore azionate da vapore con una temperatura non superiore a 220 °C,
• motori oleodinamici.
b) Non sono permesse nelle cisterne del carico pompe con
motori elettrici sommersi.
c) Quando le pompe del carico sono azionate da motori
sistemati al di fuori del locale pompe del carico, devono
essere previste le sistemazioni seguenti:
1) gli alberi di trasmissione devono essere muniti di
giunti elastici o altri mezzi atti a mantenere l’allineamento,
2) i passaggi a paratia o a ponte devono essere di tipo
stagno ai gas, di tipo approvato dalla Società e
muniti di un efficace mezzo di lubrificazione ubicato fuori del locale pompe e devono essere progettati in modo tale da prevenire surriscaldamenti. Le
parti costituenti le tenute del passaggio a paratia o a
ponte deve essere di un materiale che non dia luogo
a scintille,
3) per i cuscinetti dei passaggi a paratia devono essere
previsti dei sensori di temperatura. Vedere [3.2.5].
Nota 1: Le prescrizioni di cui sopra si applicano anche alle pompe
di zavorra ed alle pompe di esaurimento.
Nota 2: Le prescrizioni di cui al punto c) non si applicano a navi
con una delle notazioni di servizio seguenti:
•
oil tanker, FP > 60 °C,
•
oil tanker, asphalt carrier,
•
FLS tanker, FP > 60 °C.
3.2.4 Progetto delle pompe del carico
a) I materiali adoperati per la costruzione delle pompe del
carico devono essere compatibili con i prodotti trasportati.
b) Le pompe del carico devono essere munite di valvole
automatiche di ritorno dalla mandata all’aspirazione
della pompa stessa (by-pass), debitamente regolate in
modo da realizzare un circuito chiuso. Tali valvole possono essere omesse nel caso di pompe centrifughe
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
aventi una pressione massima sulla mandata, con la valvola di mandata chiusa, non maggiore di quella di progetto della tubolatura.
c) Sensori di temperatura devono essere sistemati sulle
casse delle pompe. Vedere [3.2.5].
Nota 1: Le prescrizioni di cui alla voce c) non si applicano a navi
con una delle notazioni di servizio seguenti:
misure per impedire la generazione di cariche elettrostatiche.
3.3.3
Collegamenti dei tratti di tubolatura
I tratti delle tubolature del carico possono essere collegati
soltanto mediante giunti saldati o, eccetto quando altrimenti specificato, mediante collegamenti flangiati.
oil tanker, FP > 60 °C,
3.3.4
•
oil tanker, asphalt carrier,
•
FLS tanker, FP > 60 °C.
a) Le tubolature per il carico, dove necessario, devono
essere provviste di giunti o curve di dilatazione.
•
3.2.5
Controlli delle pompe del carico
Le pompe del carico devono essere dotate di controlli,
come definiti nella Tab 3.
3.2.6
Comandi delle pompe del carico
Giunti di dilatazione
b) I giunti di dilatazione, compresi quelli a soffietto
devono essere di un tipo approvato dalla Società.
c) I giunti di dilatazione di materiale non-metallico possono essere accettati unicamente entro le cisterne purché essi siano:
Deve essere possibile arrestare le pompe del carico da:
• di un tipo approvato,
• una posizione al di fuori del locale pompe, e
• progettati per resistere alla pressione massima
esterna ed interna,
• una posizione vicino alle pompe.
• elettricamente conduttivi.
3.3
3.3.1
Progetto della tubolatura del carico
Generalità
a) Eccetto quando altrimenti specificato, le tubolature del
carico devono essere progettate e costruite in accordo
con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10 relative
agli impianti di tubolature di:
• classe III, per navi con la notazione di servizio oil
tanker,
• classe II, per navi con notazione di servizio FLS
tanker, con l’eccezione dei tubi del carico e degli
accessori ad estremità aperta o che siano situati
entro le cisterne del carico, per i quali può essere
accettata la classe III.
b) Per le prove, fare riferimento a [6].
3.3.2
Materiali (1/7/2002)
a) In generale le tubolature del carico devono essere in
acciaio o ghisa.
d) Nelle navi con notazione di servizio oil tanker, non
devono essere adoperati giunti di tipo scorrevole ai fini
di permettere la dilatazione quando le tubolature del
carico passano attraverso cisterne per zavorra segregata.
e) Nelle navi con notazione di servizio FLS tanker, non
devono essere adoperati giunti di tipo scorrevole per le
tubolature del carico con l’eccezione delle sezioni di
tubolatura entro le cisterne del carico servite da dette
sezioni di tubolatura.
3.3.5
Valvole con comandi a distanza
a) Le valvole con comandi a distanza sono soggette alle
prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.7.3]
b) Le valvole sommerse devono essere comandate a
distanza. Nel caso vi sia un impianto oleodinamico di
comando a distanza, le cassette di azionamento devono
essere sistemate al di fuori della cisterna in modo tale
da poter permettere i comandi delle valvole in emergenza.
b) I terminali dei tubi, le valvole, i giunti e gli altri accessori, ai quali vengono collegate le manichette per
l'imbarco e lo sbarco del carico, devono essere di
acciaio o di altro idoneo materiale tenace.
c) Gli azionatori delle valvole situati all’interno delle
cisterne del carico non devono essere azionati con aria
compressa.
c) La ghisa sferoidale può essere impiegata per le tubolature del carico.
3.3.6
d) La ghisa grigia può essere accettata per le tubolature del
carico:
• entro le cisterne del carico, e
• sul ponte esposto per pressioni fino a 1,6 Mpa.
Essa non può essere adoperata per le traverse collegate
alle manichette per l'imbarco e lo sbarco del carico,
nonché per le valvole ed accessori.
e) Possono essere adoperati tubi di plastica alle condizioni
indicate in Parte C, Cap 1, App 3. Devono essere prese
Regolamenti RINA 2005
Manichette del carico
a) Le manichette del carico devono essere di un tipo
approvato dalla Società per le condizioni d’uso previste.
b) Le manichette sottoposte alla pressione della cisterna o
alla pressione di mandata delle pompe devono essere
progettate per una pressione di scoppio non minore di 5
volte la pressione massima durante il trasferimento del
carico.
c) A meno che non sia previsto un sistema di messa a terra
in accordo con le prescrizioni in Section 6, la resistenza
elettrica delle manichette del carico non deve superare
106 Ω.
163
Parte E, Cap 7, Sez 4
Tabella 3 : Controlli delle pompe del carico
Apparecchiatura, parametro
Allarme
(1)
Pompa, pressione alla mandata
Indicazione
(2)
Commenti
L
•
•
sulla pompa (3), o
vicino alla stazione di comando della scaricazione
Cassa della pompa, temperatura
(4)
H (4)
ottico ed acustico, nella stazione di controllo del carico o
nella postazione di comando delle pompe
Cuscinetti dei passaggi a paratia,
temperatura (4)
H (4)
ottico ed acustico, nella stazione di controllo del carico o
nella postazione di comando delle pompe
(1)
(2)
(3)
(4)
3.4
H=alto
L=basso
e vicino al motore primo, se questo è sistemato in un compartimento separato
non richiesto per le cisterne con una delle notazioni di servizio seguenti:
• oil tanker, FP > 60 °C,
• oil tanker, asphalt carrier,
• FLS tanker, FP > 60 °C.
Sistemazione ed installazione delle
tubolature del carico
Tubi del carico che passano attraverso
cisterne o compartimenti
Prevenzione della generazione di cariche
elettrostatiche
a) Al fine di impedire la generazione di cariche elettrostatiche, i tubi di riempimento devono essere portati il più in
basso possibile nella cisterna.
a) Le tubolature del carico non devono passare attraverso
cisterne o compartimenti sistemati al di fuori della zona
del carico.
b) I tratti di tubolature del carico ed i loro accessori
devono essere collegati elettricamente fra di loro ed allo
scafo della nave.
3.4.1
b) Le tubolature del carico e le tubolature similari per le
cisterne del carico non devono passare attraverso le
cisterne di zavorra eccetto che per tratti di tubi che soddisfino le prescrizioni in [2.1.3], b).
c) Le tubolature del carico possono passare attraverso
cisterne del combustibile verticali adiacenti alle cisterne
del carico purché siano soddisfatte le prescrizioni in
[2.1.3], b).
3.4.2
Tubolature del carico che passano attraverso
le paratie
Le tubolature del carico che attraversano le paratie devono
essere sistemate in modo da impedire sollecitazioni eccessive sulla paratia. Non possono essere adoperate flange
imbullonate sulle paratie.
3.4.3
Valvole
a) Devono essere sistemate valvole d’intercettazione per
isolare ciascuna cisterna.
b) Deve essere sistemata una valvola d’intercettazione a
ciascuna estremità delle traverse del carico.
c) Quando una pompa del carico nel locale delle pompe
del carico serve più di una cisterna del carico, deve
essere sistemata una valvola d’intercettazione nel locale
pompe del carico sulla tubolatura che porta a ciascuna
cisterna.
d) Le valvole principali del carico sistemate nel locale
pompe del carico del carico al di sotto del pagliolato
del fondo, devono essere comandate a distanza da una
posizione al di sopra del pagliolato stesso.
164
3.4.4
Nota 1: Le prescrizioni in [3.4.4] non si applicano alle navi con
una della notazioni di servizio seguenti:
•
oil tanker, FP > 60 °C,
•
oil tanker, asphalt carrier,
•
FLS tanker, FP > 60 °C.
3.4.5
Sistemazioni per la caricazione e la
scaricazione da prora o da poppa (1/7/2001)
Quando la nave è munita di sistemazioni per la caricazione
e scaricazione al di fuori della zona del carico devono
essere soddisfatte le seguenti prescrizioni:
a) la tubolatura al di fuori della zona del carico deve
essere munita di una valvola d'intercettazione al suo
collegamento con la tubolatura entro la zona del carico
e devono essere provvisti mezzi di separazione quali
flange cieche o branchetti smontabili o mezzi equivalenti (vedere Nota 1) quando la tubolatura entro la zona
del carico non è in uso,
Nota 1: I mezzi indicati nella pubblicazione IMO MSC/Circ. 474
sono considerati equivalenti.
b) il collegamento a terra deve essere munito di flangia
cieca e valvola d'intercettazione,
c) i collegamenti dei tubi al di fuori della zona del carico
devono essere esclusivamente di tipo saldato,
d) devono essere previste sistemazioni per permettere che
le tubolature al di fuori della zona del carico siano efficacemente prosciugate e spurgate.
Nota 2: Le prescrizioni di cui in [3.4.5] non si applicano a navi con
una delle notazioni di servizio seguenti:
•
oil tanker / FP > 60 °C,,
•
oil tanker / asphalt carrier,
•
FLS tanker, FP > 60 °C..
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
3.4.6
cano ai sistemi di comando e di sicurezza delle valvole del
carico e di zavorra.
Prosciugamento delle pompe e delle
tubolature del carico
Ogni nave cisterna per la quale sono richieste cisterne di
zavorra segregata o munite di impianto di lavaggio col greggio deve soddisfare le prescrizioni seguenti:
a) deve essere equipaggiata con tubolature del carico progettate ed installate in modo che sia ridotta al minimo la
ritenzione di carico, e
b) siano previsti mezzi per prosciugare tutte le pompe del
carico e tutte le tubolature del carico al completamento
della scaricazione, quando necessario mediante un
dispostivo d’esaurimento. I drenaggi dalle tubolature e
dalle pompe devono poter essere scaricati a terra e in
una cisterna del carico o in una cisterna residui. Per lo
scarico a terra deve essere prevista una tubolatura speciale di piccolo diametro con una sezione non superiore al 10% della tubolatura principale di scaricazione
e collegata a valle della valvola delle traversa del carico
su entrambi i lati, mentre il carico viene scaricato.
Vedere Fig 1.
Per le navi cisterna con impianto di lavaggio col greggio,
fare riferimento anche all’ App 2, [2.4.5].
3.4.7
Pulizia e degassificazione
a) L’impianto delle tubolature del carico deve essere progettato e sistemato in modo da permettere la sua pulizia
e degassificazione efficace.
b) Le prescrizioni per l’impianto di gas inerte sono date in
Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5] e Parte C, Cap 4, Sez 13,
[15].
Figura 1 : Collegamento della tubolatura di piccolo
diametro alla valvola della traversa
a terra
ponte di coperta
s/p
p/c= pompa
del carico
p/c
p/c
a) i circuiti di arresto di emergenza degli impianti del
carico e di zavorra devono essere indipendenti dai circuiti per i sistemi di comando. Una singola avaria nei
sistemi di comando o nei circuiti di arresto di emergenza non devono mettere fuori servizio l'impianto
integrato del carico e di zavorra;
b) l'arresto manuale di emergenza delle pompe del carico
deve essere sistemato in modo che esso non possa causare l'arresto dell’unità di potenza mettendo fuori servizio le pompe di zavorra;
c) i sistemi di commando devono essere provvisti con una
sorgente di energia di sostegno, che può essere realizzata con una alimentazione di energia duplicata dal
quadro elettrico principale. L'avaria di una qualunque
sorgente di energia deve attivare un allarme acustico ed
ottico in qualsiasi posizione in cui sia sistemato il pannello di controllo;
d) nel caso di avaria dei sistemi di commando automatico
o a distanza, deve essere reso disponibile un secondo
sistema di comando per il funzionamento dell'impianto
integrato del carico e di zavorra. Ciò può essere realizzato mediante un cavallottamento manuale e/o sistemazioni ridondanti nei sistemi di comando.
4
4.1
locale cisterna
pompe del carico
tubolatura
del carico
dalla cisterna residui
( slop tank)
3.5.1
Impianti integrati del carico e di zavorra
Prescrizioni operative (1/1/2004)
Il funzionamento degli impianti del carico e/o di zavorra
può essere necessario, in particolari situazioni di emergenza o nel corso della navigazione, per aumentare la sicurezza delle navi cisterna.
Come tali, devono essere adottate misure per impedire che
le pompe del carico e di zavorra vadano contemporaneamente fuori servizio a seguito di una singola avaria
nell'impianto integrato del carico e di zavorra, compresi i
sistemi di comando e di sicurezza. Gli stessi criteri si appli-
Regolamenti RINA 2005
Applicabilità
4.1.1
b) Le prescrizioni del presente Articolo [4] si applicano
secondo le varie notazioni di servizio in accordo con
quanto indicato nella Tab 4.
4.2
3.5
Cisterne del carico ed accessori
a) Le prescrizioni del presente Articolo [4] si applicano
alle cisterne del carico ed alle cisterne residui (slop
tanks).
tubolatura di piccolo diametro
s/p= pompa di
prosciugamento
3.5.2 Caratteristiche di progetto (1/1/2004)
Devono essere previste, tra l'altro, le seguenti caratteristiche:
Sfoghi gas delle cisterne del carico
4.2.1 Principi
Le cisterne del carico devono essere munite di impianti di
sfogo gas completamente separati dai tubi di sfogo aria di
altri compartimenti della nave. Le sistemazioni e la posizione delle aperture sul ponte delle cisterne del carico, dalle
quali può verificarsi l’emissione di vapori infiammabili,
devono essere tali da ridurre al minimo la possibilità che i
detti vapori infiammabili penetrino in spazi chiusi che contengano fonti di ignizione, oppure che si raccolgano in prossimità di macchinari di coperta e di apparecchiature che
possano costituire pericolo di ignizione.
4.2.2 Progetto della sistemazione degli sfoghi gas
Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere progettate e
funzionare in modo tale da assicurare che le cisterne del
carico non siano assoggettate a valori di pressione e vuoto
165
Parte E, Cap 7, Sez 4
superiori a quelli di progetto e devono essere tali da permettere:
a) il flusso di piccoli volumi di miscele di vapori di idrocarburi, aria o gas inerte, causato da variazioni termiche in
una cisterna del carico, in tutte le condizioni, attraverso
valvole di pressione e depressione, e
b) il passaggio di grandi volumi di miscele di vapori di idrocarburi, aria o gas inerte, durante le operazioni di caricazione e zavorramento o di scaricazione,
c) il rilascio del pieno flusso, attraverso un mezzo alternativo, di vapori, aria o miscele di gas inerte, tale da preve-
nire sovrappressioni o depressioni nel caso di avaria dei
dispositivi previsti per soddisfare quanto richiesto nel
punto b) di cui sopra. In alternativa possono essere
installati sensori di pressione per ciascuna cisterna del
carico per la quale sono previsti i dispositivi di cui in b).
I valori della pressione devono essere segnalati nella
centrale di controllo del carico, oppure nella posizione
dalla quale vengono normalmente effettuate le operazioni del carico. Nel sistema di segnalazione deve essere
inoltre previsto un allarme che venga attivato allorchè
all’interno di una cisterna si verificano condizioni di
sovrappressione o depressione.
Tabella 4 : Prescrizioni applicabili alle cisterne del carico in accordo con le notazioni di servizio
Riferimento
[4.2]
Oggetto
sfoghi gas delle
cisterne
Prescrizioni alternative per le notazioni di
servizio alle quali non si applica la norma in
riferimento
Notazioni di servizio alle quale si applica il
riferimento
•
•
oil tanker
FLS tanker
•
•
•
Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e Parte C,
Cap 1, Sez 10, [11].
Gli impianti di sfoghi gas devono essere aperti
all’atmosfera ad un’altezza di almeno 760 mm
al di sopra del ponte di coperta. (1)
Le cisterne possono essere munite di impianto
di sfogo gas di tipo aperto munito di dispositivo
tagliafiamma. (2)
[4.3]
spurghi e degassificazione delle
cisterne
•
•
oil tanker
FLS tanker
Nessuna prescrizione
[4.4]
indicatori di
livello delle
cisterne
•
•
oil tanker
FLS tanker
•
•
[4.5]
protezione contro il rigurgito
delle cisterne
•
•
•
•
•
oil tanker
oil tanker, FP>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker
FLS tanker, FP>60 °C
[4.6]
lavaggio delle
cisterne
•
•
•
•
oil tanker
oil tanker, FP>60 °C
oil tanker, asphalt carrier
FLS tanker and FLS tanker, FP>60 °C
quando caricano sostanze simili a prodotti petroliferi come definite in Sez 1,
[1.3.10]
(1)
(2)
166
Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [9] e Parte C,
Cap 1, Sez 10, [11].
Le cisterne possono avere indicatori di livello di
tipo aperto, quali tubi di sondaggio manuale o
indicatori di livello portatili.
Devono essere soddisfatte le prescrizioni pertinenti
in [9.2.2] quando vengono trasportate sostanze
simili a prodoti petroliferi come definiti in Sez 1,
[1.3.10].
Per navi con notazione oil tanker, FP>60 °C che trasportano carichi con temperatura superiore a FP-15 °C, questa altezza deve
essere aumentata a 2,4 m.
Per navi che hanno al notazione oil tanker, FP>60 °C che trasportano carichi conFP>100°C, il dispositivo tagliafiamma può
essere omesso.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
4.2.3
Combinazione degli impianti di sfogo gas
a) Le sistemazioni per lo sfogo gas di ciascuna cisterna del
carico possono essere indipendenti oppure combinate
con quelle di altre cisterne del carico e possono essere
incorporate nel sistema di tubolature per il gas inerte.
b) Se le sistemazioni per lo sfogo gas sono in comune con
quelle di altre cisterne del carico, devono essere previste
valvole di intercettazione o altri mezzi equivalenti, per
isolare ogni cisterna del carico. Quando vengono installate valvole di intercettazione, devono essere sistemate
per le stesse dispositivi di bloccaggio che devono essere
sotto il controllo di un ufficiale responsabile della nave.
Deve esservi una chiara indicazione visiva dello stato
operativo delle valvole o altri dispositivi accettabili.
Quando delle cisterne sono state isolate, ci si deve assicurare che le relative valvole d’intercettazione vengano
aperte prima dell’inizio della caricazione, dello zavorramento e della scaricazione di tali cisterne. Ogni intercettazione deve comunque permettere il flusso causato
dalle variazioni termiche nelle cisterne del carico, in
accordo con il comma a) del punto [4.2.2] a).
c) Se è prevista la caricazione e lo zavorramento o la scaricazione di una cisterna del carico o di un gruppo di
cisterne isolate dall’impianto comune di sfogo gas, detta
cisterna o gruppo di cisterne deve essere munita di
mezzi per la protezione contro la sovrapressione o
depressione come prescritto al comma c) del punto
[4.2.2] c).
4.2.4
Sistemazione delle tubolature di sfogo gas
Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere collegate al
cielo di ciascuna cisterna del carico e devono essere autodrenanti verso le cisterne del carico in tutte le normali condizioni di assetto e sbandamento della nave. Nel caso in cui
non sia possibile sistemare tubolature autodrenanti, devono
essere previste sistemazioni permanenti per drenare le tubolature di sfogo gas e convogliare i drenaggi in una cisterna
del carico.
Tappi o mezzi equivalenti devono essere sistemati sulle
tubolature a valle delle valvole di sicurezza.
4.2.5
Aperture per il controllo della
pressione (1/7/2002)
Le aperture per il controllo della pressione prescritte in
[4.2.2] a) devono:
a) avere la massima altezza possibile rispetto al ponte delle
cisterne del carico, allo scopo di ottenere la massima
dispersione dei vapori infiammabili; tale altezza non
deve essere, in alcun caso, inferiore a 2 m,
b) essere sistemate il più distante possibile, ed in nessun
caso a meno di 5 m, dalle più vicine prese d'aria ed
aperture di spazi chiusi che contengono sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta ed apparecchiature
che possano costituire pericolo di ignizione. I verricelli
salpancore e le aperture dei pozzi catene costituiscono
sorgenti d'ignizione.
Regolamenti RINA 2005
4.2.6 Valvole di pressione e depressione (1/7/2002)
a) Uno o più dispositivi di rilascio della pressione/depressione devono essere sistemati per impedire che le
cisterne del carico siano assoggettate a:
1) una pressione positiva superiore alla pressione di
pressatura delle cisterne del carico, se il carico deve
essere caricato alla massima portata delle pompe del
carico e tutte le altre aperture di scarico sono state
lasciate chiuse; e
2) una pressione negativa superiore a 700 mm di
colonna d'acqua, qualora il carico dovesse essere
scaricato alla massima portata delle pompe del
carico e le soffianti dell'impianto di gas inerte dovessero andare in avaria
Tali dispositivi devono essere installati sul collettore
dell'impianto di gas inerte, a meno che essi non siano
installati nell'impianto di sfogo gas richiesto dal presente
[4.2] o sulle singole cisterne del carico.
b) Le valvole di pressione e depressione devono essere
tarate ad un valore di pressione non superiore a 0,021
MPa e ad un valore di depressione non superiore a
0,007 MPa. Valori di taratura più alti, ma non superiori
a 0,07 MPa di pressione positiva, possono essere accettati se i dimensionamenti delle cisterne sono adeguati.
c) Le valvole di pressione/depressione richieste in [4.2.2]
a), quando siano installate sui collettori di sfogo gas
oppure all'estremità verticale degli stessi, possono
essere provviste di dispositivi per il loro sorpasso. Se tale
dispositivo è previsto, devono essere installati idonei
indicatori che segnalino se il sorpasso è aperto o chiuso.
d) Le valvole di pressione/depressione devono essere di un
tipo approvato dalla Società secondo quanto indicato in
App 1.
e) Le valvole di pressione/depressione devono essere facilmente accessibili.
f) Le valvole di pressione/depressione devono essere provviste di un dispositivo di apertura manuale in modo da
poter essere bloccate in posizione aperta. Non sono
ammissibili dispositivi di blocco in posizione chiusa.
4.2.7 Sbocchi degli sfoghi gas (1/7/2002)
Gli scarichi all'aperto degli sfoghi gas per le operazioni di
caricazione, scaricazione e zavorramento richiesti in [4.2.2]
b) devono:
a) assicurare:
1) il libero efflusso di miscele di vapori di idrocarburi,
oppure
2) uno strozzamento allo scarico delle miscele di
vapori di idrocarburi tale da realizzare una velocità
di efflusso non inferiore a 30 m/s,
b) essere sistemati in modo tale che la miscela di vapore
venga scaricata verticalmente verso l'alto,
c) qualora sia impiegato il metodo di libero efflusso delle
miscele di vapori di idrocarburi, essere tali che lo
sbocco all'aperto sia a non meno di 6 m sopra il ponte
delle cisterne del carico, oppure sopra le passerelle prodiera e poppiera se lo sbocco è sistemato entro 4 m
dalle passerelle stesse. Devono inoltre essere sistemati
ad una distanza non inferiore a 10 m, misurata orizzon-
167
Parte E, Cap 7, Sez 4
talmente, dalle più vicine prese d'aria ed aperture di
spazi chiusi che contengano sorgenti di ignizione e da
macchinari di coperta che possono comprendere verricelli salpancore, aperture per pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un pericolo di ignizione,
d) qualora sia impiegato il metodo di scarico ad alta velocità di efflusso, essere sistemati ad una altezza non inferiore a 2 m rispetto al ponte delle cisterne del carico e
ad una distanza non inferiore a 10 m, misurata orizzontalmente, dalle più vicine prese d'aria ed aperture di
spazi chiusi che contengano sorgenti di ignizione e da
macchinari di coperta che possono comprendere verricelli salpancore, aperture per pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un pericolo di ignizione.
Tali scarichi all'aperto devono essere provvisti di dispositivi di scarico ad alta velocità di tipo approvato dalla
Società,
e) essere progettati sulla base della massima portata di
caricazione di progetto moltiplicata per un fattore pari
ad almeno 1,25, per tener conto dello sviluppo di gas.
Ciò allo scopo di impedire che la pressione in qualsiasi
cisterna del carico superi la pressione di progetto. Al
Comandante della nave devono essere fornite istruzioni
circa la massima portata di caricazione ammissibile per
ciascuna cisterna e, nel caso di sfoghi gas combinati, per
ciascun gruppo di cisterne.
f) Le sistemazioni per lo sfogo dei vapori emessi dalle
cisterne del carico durante le operazioni di caricazione
e di zavorramento devono soddisfare le prescrizioni del
presente [4.2] e devono consistere in uno o più collettori
verticali o in un certo numero di valvole ad alta velocità
di efflusso. Per tale sistema di sfogo può essere utilizzato
il collettore di alimentazione del gas inerte.
4.2.8
Valvole ad alta velocità di efflusso
a) Le valvole ad alta velocità di efflusso devono essere
facilmente accessibili.
b) Le valvole ad alta velocità di efflusso per le quali non
siano necessari i dispositivi tagliafiamma (vedere
[4.2.9]) non devono poter essere bloccate in posizione
aperta.
4.2.10 Prevenzione delle risalite di liquidi
nell’impianto di sfogo gas
a) Devono essere prese precauzioni per impedire la risalita
di liquidi nell’impianto di sfogo gas. Fare riferimento a
[4.5].
b) L’impianto di sfogo gas delle cisterne del carico non può
essere adoperato come impianto rigurgiti.
c) Le spill valves non possono essere considerate come
equivalenti ad un impianto dei rigurgiti.
4.3
4.3.1
Spurgo e/o degassificazione delle
cisterne del carico
Generalità
a) Devono essere previste sistemazioni per lo spurgo e/o la
degassificazione delle cisterne del carico. Tali sistemazioni devono essere tali da ridurre al minimo i rischi
dovuti alla dispersione di vapori infiammabili nell’atmosfera ed alla presenza di miscele infiammabili in una
cisterna del carico. Pertanto devono essere soddisfatte le
prescrizioni in [4.3.2] e [4.3.3], come applicabile.
b) Le tubolature di ventilazione/degassificazione, fra i ventilatori e le cisterne del carico, devono essere munite di
mezzi, quali branchetti smontabili, che impediscano il
riflusso di idrocarburi gassosi attraverso i ventilatori
quando essi non sono in uso.
c) Gli sbocchi degli scarichi devono essere sistemati ad
almeno 10 m, misurati orizzontalmente, dalle prese
d’aria più vicine e dalle aperture verso spazi interni nei
quali potrebbero essere presenti fonti d’ignizione, nonchè dai macchinari di coperta che possono costituire un
pericolo d’ignizione.
4.3.2 Navi provviste di impianto di gas inerte
Nel caso di navi provviste di impianto di gas inerte, le
cisterne del carico devono essere dapprima spurgate in conformità con quanto prescritto in Parte C, Cap 4, Sez 2,
[1.4.5] fino a quando la concentrazione di vapori di idrocarburi nelle cisterne stesse sia stata ridotta a meno del 2% in
volume; successivamente la degassificazione può avvenire
al livello del ponte delle cisterne del carico.
4.3.3
4.2.9
Prevenzione del passaggio delle fiamme entro
le cisterne del carico (1/7/2002)
a) Le sistemazioni per lo sfogo gas devono essere munite di
dispositivi per impedire il passaggio di fiamma nelle
cisterne del carico. La progettazione, le prove e l'ubicazione di detti dispositivi devono soddisfare i requisiti di
cui in App 1. Le aperture per la misurazione del livello
del carico nelle cisterne non possono essere utilizzate
per bilanciare la pressione. Esse devono essere provviste
di mezzi di auto-chiusura e di coperchi a chiusura ermetica. Non sono ammessi su dette aperture retine o altri
dispositivi tagliafiamma.
b) Può essere accettato un dispositivo tagliafiamma integrato nell'impianto di sfogo gas.
c) Le reti ed i dispostivi tagliafiamma devono essere progettati per una facile manutenzione e pulizia.
168
Navi sprovviste di impianti di gas
inerte (1/7/2002)
Nel caso di navi non provviste di impianti di gas inerte, la
procedura per lo spurgo e/o la degassificazione delle
cisterne del carico deve essere tale che i vapori infiammabili
vengano dapprima scaricati:
a) attraverso gli scarichi degli sfoghi gas prescritti in
[4.2.7], oppure
b) attraverso aperture poste ad almeno 2 m di altezza sul
livello del ponte delle cisterne del carico, con una velocità di efflusso verticale di almeno 30 m/s, mantenuta
durante le operazioni di degassificazione; oppure
c) attraverso aperture poste ad almeno 2 m di altezza sul
livello del ponte delle cisterne del carico, con una velocità di efflusso verticale di almeno 20 m/s, che siano
protette da idonei dispositivi per impedire di passaggio
della fiamma.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
Le suddette aperture devono essere ubicate ad una distanza
misurata in orizzontale non inferiore a 10 metri dalle più
vicine prese d'aria e aperture di spazi chiusi che contengono sorgenti di ignizione e da macchinari di coperta che
possono comprendere verricelli salpancore, aperture per
pozzi catene ed apparecchiature che possono costituire un
pericolo di ignizione.
Quando la concentrazione di vapori infiammabili in corrispondenza delle suddette aperture si sia ridotta al 30% del
limite inferiore di infiammabilità, la degassificazione può
successivamente essere continuata al livello del ponte delle
cisterne del carico.
4.4
4.4.1
Impianto di indicatori di livello delle
cisterne del carico
b) I dispositivi misuratori di livello e l’impianto di lettura a
distanza devono essere di tipo approvato.
c) Le aperture per sonde e gli altri dispositivi di misura che
potrebbero sviluppare vapori del carico all’atmosfera
non devono essere sistemati in spazi chiusi.
Definizioni
a) Un “dispositivo di misura ad efflusso limitato” è un
dispositivo che entra nella cisterna e che, quando in
uso, permette che una piccola quantità di vapore o
liquido venga rilasciata all’atmosfera. Quando non in
uso, il dispositivo deve essere completamente chiuso.
Esempio sono i tubi sonda.
b) Un “dispositivo di misura chiuso” è un dispositivo che è
separato dall’atmosfera della cisterna ed impedisce che
il contenuto della cisterna stessa possa essere rilasciato.
Esso può:
• penetrare nella cisterna, quale un impianto a galleggiare, sonde elettriche, sonde magnetiche o vetri
d’osservazione protetti,
• non penetrare nella cisterna, per esempio dispositivi
a radar o ultrasonici.
c) Un “dispositivo di misura indiretto” è un dispositivo che
determina il livello di liquido per esempio mediante
misuratori di peso o di portata.
4.4.3
Navi cisterna con impianto di gas inerte
a) In una nave cisterna con impianto di gas inerte, i dispositivi di misura devono essere di tipo chiuso.
b) Sarà oggetto di considerazione speciale l’uso di
impianti di misura indiretti.
4.4.4
b) Quando vengono adoperati dispositivi di misura
ristretti, devono essere prese precauzioni al fine di:
• impedire pericolose sfuggite di liquido o vapore in
pressione attraverso il dispositivo,
• scaricare la pressione nella cisterna prima che il
dispositivo venga adoperato.
c) I tubi sonda, quando usati, devono essere muniti di
dispositivo di chiusura automatico.
4.5
Protezione contro i sovraccarichi delle
cisterne
Generalità
a) Ciascuna cisterna del carico o cisterna residui (slop
tank) deve avere un impianto di indicatori di livello che
indichi il livello di liquido per tutta l’altezza della
cisterna. Eccetto quando altrimenti specificato, l’indicatore di livello può essere portatile o fisso a lettura locale.
4.4.2
efflusso limitato. Le aperture per sonde possono essere
usate unicamente come un mezzo di sondaggio di
riserva e devono avere un dispositivo di chiusura stagno.
Navi cisterna sprovviste di impianto di gas
inerte
a) Nelle navi cisterna senza impianto di gas inerte, i dispositivi di misura devono essere di tipo chiuso o ad
Regolamenti RINA 2005
4.5.1
Generalità
a) Devono essere prese precauzioni per impedire la risalita
di liquidi nell’impianto di sfogo gas delle cisterne del
carico e delle cisterne residui (slop tanks) fino ad
un’altezza che potrebbe superare il battente di progetto
delle cisterne stesse. Ciò può essere ottenuto mediante
un allarme di alto livello o con un impianto di controllo
dei rigurgiti o altri mezzi equivalenti, insieme con
dispositivi misuratori di livello e procedure di riempimento del carico.
Nota 1: Per navi con notazione di servizio FLS tanker, sono permessi solamente allarmi di alto livello.
b) Deve essere lasciato spazio sufficiente al termine del
riempimento della cisterna per permettere la libera
espansione del carico durante il trasporto.
c) Gli allarmi di alto livello, il sistema di controllo dei
rigurgiti e le altre sistemazioni indicate in a) devono
essere indipendenti dall’impianto di misura indicato in
[4.4].
4.5.2
Allarmi di alto livello
a) Gli allarmi di alto livello devono essere di tipo approvato.
b) Gli allarmi di alto livello devono dare luogo a segnali
ottici ed acustici nella stazione di controllo, se esistente.
4.5.3
Altri mezzi di protezione
a) Quando gli impianti degli indicatori di livello, i
comandi delle pompe del carico e di zavorra e gli
impianti di comando delle valvole sono riuniti in
un’unica posizione, le prescrizioni in [4.5.1] possono
essere soddisfatte sistemando un indicatore di livello
che segnali il termine della caricazione, in aggiunta a
quelli richiesti per ciascuna cisterna in [4.4]. Le letture
di entrambi gli indicatori devono essere per ciascuna
cisterna le più vicine possibile tra di loro e sistemate in
modo tale che qualsiasi discordanza fra di esse possa
essere facilmente rilevata.
b) Qualora una cisterna sia riempita solamente dalle altre
cisterne, le prescrizioni in [4.5.1] possono considerrsi
soddisfatte.
169
Parte E, Cap 7, Sez 4
4.6
Impianto di lavaggio delle cisterne
4.6.1 Generalità
a) Devono essere previsti mezzi adeguati per pulire le
cisterne del carico.
b) Ogni nave petroliera per greggio con una portata lorda
uguale a o maggiore di 20000 tonnellate deve essere
munita di un impianto di pulizia delle cisterne del
carico che utilizzi il lavaggio con il greggio e che sia in
accordo con le prescrizioni in App 2.
c) Gli impianti di lavaggio col greggio sistemati su petroliere diverse dalle navi cisterna per greggio con una portata lorda uguale a o maggiore di 20000 tons devono
essere in accordo con le prescrizioni in App 2 che
riguardano la sicurezza.
4.6.2 Macchinette per il lavaggio
a) Le macchinette per il lavaggio delle cisterne devono
essere di un tipo approvato dalla Società.
b) Le macchinette per il lavaggio devono essere in acciaio
o altro materiale elettricamente conduttivo con limitata
attitudine a produrre scintille per contatto.
4.6.3 Tubi di lavaggio
a) I tubi di lavaggio devono essere costruiti, installati, ispezionati e provati in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, secondo il tipo di fluido
di lavaggio impiegato, acqua o greggio.
b) I tubi di lavaggio col greggio sono anche soggetti alle
prescrizioni in [3.3].
4.6.4
Impiego di macchinette per il lavaggio con
greggio per operazioni di lavaggio con acqua
Le macchinette per il lavaggio con greggio possono essere
collegate ai tubi di lavaggio con acqua, purchè siano previste sistemazioni d’isolamento, quali una valvola e un branchetto smontabile, per isolare i tubi dell’acqua.
4.6.5 Installazione degli impianti di lavaggio
a) Le aperture per la pulizia delle cisterne non possono
essere sistemate in spazi chiusi.
b) L’installazione completa deve essere permanentemente
collegata a massa allo scafo.
5
Prevenzione dell’inquinamento dal
carico
5.1
Generalità
5.1.1 Applicabilità (1/7/2001)
Eccetto quando specificato altrimenti, le prescrizioni di cui
in [5.2] e [5.3] si applicano esclusivamente a navi con
notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C di
stazza lorda uguale a o superiore a 150 ton.
5.1.2
Prescrizioni per navi cisterna di stazza lorda
inferiore a 150 ton
Il controllo dello scarico per navi con la notazione di servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C di stazza lorda minore
di 150 ton deve essere ottenuto mediante ritenzione a
bordo dei prodotti petroliferi con conseguente scaricazione
170
dei residui di pulizia contaminati in una stazione di ricezione a terra, a meno che non siano previste installazioni
adeguate che assicurino che lo scarico di ogni effluente in
mare, quando permesso, sia controllato efficacemente in
modo da assicurare che la quantità totale di olio scaricato
in mare non superi 1/30000 della quantità totale di quel
particolare carico di cui il residuo ha fatto parte.
5.1.3 Deroghe
a) le prescrizioni in [5.2] e [5.3] possono essere derogate
nei casi seguenti:
• navi petroliere impiegate unicamente in viaggi entro
50 miglia dalla costa più vicina e di durata pari a o
minore di 72 ore e limitati a rotte fra porti o terminali concordati con la Società, purché le miscele
oleose siano ritenute a bordo per susseguente scaricazione in una stazione di ricezione,
• navi petroliere che trasportano prodotti soggetti alle
prescrizioni del Capitolo 7 che a causa delle loro
caratteristiche fisiche impediscano l’efficace separazione del prodotto dall’acqua e relativo controllo,
per le quali il controllo dello scarico deve essere
effettuato mediante la ritenzione dei residui a bordo
con la scaricazione di tutti i residui contaminati del
lavaggio in una stazione di ricezione,
• le petroliere con notazione di servizio oil tanker,
asphalt carrier.
b) Qualora, a parere della Società, le apparecchiature indicate in [5.3.1] e [5.3.2] non siano disponibili per il
controllo dello scarico di prodotti raffinati (oli bianchi),
tali prescrizioni possono essere derogate purché lo scarico sia permesso solamente secondo le procedure
applicabili.
5.2
Ritenzione dell’olio a bordo
5.2.1 Generalità
Devono essere previsti mezzi adeguati per trasferire i residui della zavorra sporca ed i residui del lavaggio delle
cisterne dalle cisterne del carico a una cisterna residui (slop
tank) approvata dalla Società.
5.2.2 Capacità delle cisterne residui
La sistemazione della cisterna residui o combinazione di
cisterne residui deve avere la capacità necessaria a ritenere
i residui generati dal lavaggio delle cisterne, i residui oleosi
ed i residui di zavorra sporca. La capacità totale della o
delle cisterne residui non deve essere inferiore al 3% della
capacità di carico di prodotti petroliferi della nave, con
l’eccezione che la Società potrà accettare:
a) il 2% per quelle navi petroliere nelle quali la sistemazione dell’impianto di lavaggio delle cisterne sia tale
che, una volta che la o le cisterne residui siano cariche
di acqua di lavaggio, quest’acqua sia sufficiente per il
lavaggio delle cisterne e, quando applicabile, per fornire il fluido di azionamento degli eiettori senza l’introduzione di acqua addizionale nell’impianto,
b) il 2% quando sono previste cisterne di zavorra segregata
in accordo con Sez 2, [5], o quando l’impianto di pulizia delle cisterne del carico che impieghi greggio per il
lavaggio sia sistemato in accordo con le prescrizioni in
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
[4.6]. Tale capacità può essere ulteriormente ridotta
all’1,5% per quelle petroliere nelle quali la sistemazione per il lavaggio delle cisterne sia tale che, una
volta che la o le cisterne residui siano cariche di acqua
di lavaggio, tale acqua sia sufficiente per il lavaggio
delle cisterne stesse, e, quando applicabile, per provvedere fluido di azionamento degli eiettori, senza introduzione di ulteriore acqua nell’impianto.
Le petroliere di portata lorda uguale a o maggiore di 70000
tonnellate devono avere almeno due cisterne residui.
5.2.3
Progetto delle cisterne residui
Le cisterne residui devono essere progettate con particolare
considerazione alla posizione delle prese, sbocchi, deflettori o stramazzi, quando sistemati, in modo da impedire
l’eccessiva turbolenza e l’intrappolamento di olio o emulsioni nell’acqua.
5.3
5.3.1
Impianti di comando e controllo dello
scarico dell’olio
Generalità
a) Deve essere sistemato un impianto per il comando e
controllo dello scarico dell’olio.
b) Deve essere previsto un mezzo alternativo azionato
manualmente.
5.3.2
Progetto dell’impianto di comando e controllo
dello scarico
a) L’impianto di comando e controllo dello scarico deve
essere di un tipo approvato in accordo con le prescrizioni della Risoluzione A.586(14) dell’IMO.
Nota 1: Quando vengono trasportate sostanze simili a prodotti
petroliferi (vedere Sez 1, [1.1.1]), devono essere effettuate
prove specifiche per dimostrare che l’impianto può controllare
le concentrazioni di tali sostanze in accordo con le prescrizioni della Risoluzione A.586 dell’IMO. Se è necessario regolare l’impianto di controllo quando si passa da prodotti
petroliferi a sostanze simili a prodotti petroliferi, devono essere
provviste informazioni circa le regolazioni da effettuare.
b) L’impianto di comando e controllo dello scarico deve
essere munito di un dispositivo di registrazione che
provveda una registrazione continua dello scarico in
litri per miglio marino e la quantità totale scaricata o il
contenuto d’olio e la portata di scarico. Deve essere
identificabile il tempo e la data della registrazione.
c) L’impianto di comando e controllo dello scarico
dell’olio deve entrare in funzione quando vi sono scarichi d’effluenti in mare e deve essere tale da assicurare
che qualsiasi scarico di miscela oleosa sia bloccato
automaticamente quando la portata istantanea di scarico del contenuto di olio supera i 30 litri per miglio
marino.
d) Qualsiasi avaria all’impianto di comando e controllo
deve bloccare lo scarico.
5.3.3
Rilevatori dell’interfaccia olio/acqua
Rilevatori efficaci dell’interfaccia olio/acqua approvati dalla
Società devono essere previsti per una determinazione
rapida ed accurata dell’interfaccia olio/acqua nelle cisterne
Regolamenti RINA 2005
residui e devono essere disponibili per l’uso nelle altre
cisterne in cui si effettua la separazione dell’olio e
dell’acqua e dalle quali si intenda scaricare l’effluente direttamente in mare.
5.4
5.4.1
Sistemazioni di pompaggio, tubolature e
scarichi
Collettore di scarico
In ciascuna petroliera deve essere sistemato sul ponte scoperto in corrispondenza di entrambi i lati della nave un collettore di scarico per il collegamento alla stazione di
ricezione per lo scarico dell’acqua sporca di zavorra o delle
acque contaminate da sostanze oleose.
5.4.2
Tubolature di scarico
In ogni petroliera le tubolature per lo scarico di acqua di
zavorra o acqua contaminata da residui oleosi dalle zone
delle cisterne del carico al mare, quando permesso, devono
portare al ponte scoperto o ai lati della nave al di sopra
della linea di galleggiamento in condizioni di zavorra
pesante, con l’eccezione che:
a) La zavorra segregata e la zavorra pulita possono essere
scaricate al di sotto della linea di galleggiamento:
• nei porti e nei terminali offshore, oppure
• in mare per gravità,
purché la superficie dell’acqua di zavorra sia stata esaminata immediatamente prima dello scarico per assicurare che non vi sia stata alcuna contaminazione con
sostanze oleose.
b) Su ciascuna petroliera in mare, l’acqua di zavorra
sporca o l’acqua contaminata dalle cisterne nella zona
del carico, diverse dalle cisterne residui possono essere
scaricate per gravità al di sotto della linea di galleggiamento, purché sia passato un tempo sufficiente per permettere la separazione fra acqua e sostanze oleose e
l’acqua di zavorra sia stata esaminata immediatamente
prima dello scarico con un rilevatore dell’interfaccia
olio/acqua, come indicato in [5.3.3], al fine di assicurare che l’altezza dell’interfaccia sia tale che lo scarico
non porti ad un aumento del rischio di danni per
l’ambiente marino.
5.4.3
Arresto della scaricazione
Devono essere previsti mezzi per arrestare la scaricazione
in mare dell’acqua di zavorra o dell’acqua contaminata da
sostanze oleose provenienti dalla zona delle cisterne del
carico, diverse da quelle scaricate al di sotto della linea di
galleggiamento secondo la prescrizione in [5.4.2], da una
posizione sul ponte di coperta o al di sopra di esso situata
in modo tale che possano essere osservati visivamente il
collettore in funzione indicato in [5.4.1] e lo scarico in
mare dalle tubolature indicate in [5.4.2]. Non occorre che
siano previsti mezzi per arrestare la scaricazione nella posizione d’osservazione nel caso in cui sia previsto un sistema
di comunicazioni efficace, quale un telefono o un impianto
radio, fra il punto d’osservazione e la stazione di controllo
dello scarico.
171
Parte E, Cap 7, Sez 4
6
Certificazione, ispezioni e prove
6.1
Applicabilità
6.1.1 Le prescrizioni del presente Articolo sono relative
alle tubolature del carico ed alle altre apparecchiature sistemate nella zona del carico. Esse sono addizionali rispetto a
quelle date in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20] per gli impianti
di tubolature.
6.2
6.3.2
Sorveglianza delle apparecchiature per la
prevenzione dell’inquinamento
Ogni nave con la notazione di servizio oil tanker o oil
tanker, FP>60 °C e con stazza lorda uguale a o superiore a
150 ton deve essere sottoposta ad una visita iniziale prima
che la nave entri in servizio per assicurare che le apparecchiature, gli impianti, gli accessori, le sistemazioni e i materiali siano in pieno accordo con le prescrizioni di cui in
[4.6] e [5].
Prove in officina
6.2.1 Prove sui materiali
Quando richiesto nella Tab 5, i materiali utilizzati per i tubi,
valvole ed accessori sono soggetti alle prove richieste in
Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.3.2].
7
Organi di governo
7.1
Generalità
6.2.2 Ispezione dei giunti saldati
Quando richiesto in Tab 5, i giunti saldati devono essere
sottoposti agli esami specificati in Parte C, Cap 1, Sez 10,
[3.6] per i tubi di classe II.
7.1.1 In aggiunta alle prescrizioni in Parte C, Cap 1,
Sez 11, gli organi di governo delle navi con notazione di
servizio oil tanker o oil tanker, FP>60 °C, di stazza lorda
uguale a o maggiore di 10000 ton sono soggette alle prescrizioni del presente Articolo [7].
6.2.3 Prove idrostatiche
a) Quando richiesto in Tab 5, i tubi del carico, le valvole,
gli accessori, e le casse delle pompe devono essere sottoposte a prove idrostatiche in accordo con le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.4].
7.2
b) Giunti di dilatazione e manichette del carico devono
essere sottoposti a prove idrostatiche secondo le prescrizioni pertinenti in Parte C, Cap 1, Sez 10, [20.4].
c) Quando sistemate, le parti a soffietto delle tenute stagne
ai gas dei passaggi stagni devono essere provate a pressione.
6.2.4 Prove di tenuta
Deve essere controllata la tenuta dei dispositivi seguenti:
• passaggi stagni ai gas,
• valvole di pressione/depressione e valvole ad alta velocità di efflusso per le cisterne del carico.
Progetto degli organi di governo
7.2.1 Tutte le navi cisterna di stazza lorda uguale o superiore a 10000 ton devono, subordinatamente alle prescrizioni in [7.3], soddisfare alle prescrizioni seguenti:
a) La macchina di governo principale deve essere realizzata in modo che, nel caso di perdita della capacità di
governare dovuta ad una singola avaria in qualsiasi
parte di uno degli impianti di azionamento meccanico
della macchina di governo principale, ad eccezione
della barra, del settore o di altri componenti destinati
allo stesso scopo, o del blocco degli azionatori del
timone, sia possibile ripristinare la capacità di governare
in non più di 45 s dopo la perdita di un impianto di
azionamento meccanico;
Nota 1: Tali prove possono essere eseguite o in officina o a bordo.
b) la macchina di governo principale deve comprendere:
6.2.5
Controllo della taratura delle valvole di
sicurezza
La taratura della pressione delle valvole di pressione/depressione deve essere controllata prestando particolare attenzione alle prescrizioni in [4.2.6].
6.2.6 Tabella riassuntiva
Le ispezioni e le prove richieste per le tubolature del carico
e per le altre apparecchiature sistemate nella zona del
carico sono riassunte in Tab 5.
6.3
Prove a bordo
6.3.1 Prove di pressatura
a) Dopo l’installazione a bordo le tubolature del carico
devono essere controllate per eventuali perdite in condizioni operative.
b) Le tubolature adoperate per il lavaggio con olio devono
essere sottoposte a prove idrostatiche in accordo con le
prescrizioni in App 2, [3.2.1].
172
1) due impianti di azionamento meccanico separati e
indipendenti, ciascuno in grado di soddisfare alle
prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.2.1]; o
2) almeno due impianti identici di azionamento meccanico che, funzionando simultaneamente nelle normali condizioni operative, siano capaci di soddisfare
alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.2.1].
Se necessario per soddisfare a questa prescrizione,
devono essere sistemate interconnessioni tra i
sistemi idraulici di azionamento. Nel caso di perdita
del fluido idraulico da un impianto, essa deve poter
essere segnalata, e l’impianto in avaria deve poter
essere isolato automaticamente in modo che l’altro
o gli altri impianti di azionamento rimangano completamente funzionanti;
c) macchine di governo diverse da quelle idrauliche
devono avere uno standard equivalente.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
Tabella 5 : Ispezioni e prove in officina
Prove sui materiali
N.
1
Voce
Tubi, valvole ed
accessori di classe
II (vedere [3.3.1])
Y/N
(1)
Y
Tipo del certificato per
il materiale (2)
•
•
C quando ND >
100 mm
W quando ND ≤
100 mm
(ND = diametro
nominale)
Ispezioni e prove sui prodotti
Durante la fabbricazione (1)
Dopo il completamento (1) (3)
Tipo del certificato di prodotto
(2)
Riferimenti
[6.2.1]
[6.2.1]
Y (4)
[6.2.2]
[6.2.3]
Y
C
2
3
Giunti di dilatazione e manichette del carico
Pompe del carico
Y (5)
W
[6.2.1]
N
Y
[6.2.3]
C
Y
C
Y (6)
vedere nota (6)
[6.2.3]
Y
C
4
5
6
Tenute stagne ai
gas nei passaggi a
paratia e a ponte
N
N
Y
[6.2.3], [6.2.4]
C
Valvole di pressione/depressione e ad alta
velocità di
efflusso delle
cisterne del
carico
Y
Dispositivi tagliafiamma
N
C
[6.2.1]
[6.2.2]
[6.2.3], [6.2.4]
Y
Y
C
N
Y
vedere nota (3)
C
7
8
(1)
(2)
(3)
(4)
(5)
(6)
(7)
Impianto di
comando e controllo dello scarico
di sostanze oleose
N
Rivelatore
dell’interfaccia
olio/acqua
N
Y (7)
vedere nota (3)
C
Y (7)
vedere nota (3)
C
Y= richiesto, N= non richiesto
C=certificato di classe, W=certificato d’officina
comprende il controllo delle caratteristiche regolamentari in accordo con i disegni approvati
solamente nel caso di costruzione saldata
se metallico
deve essere eseguita l’ispezione durante la costruzione secondo un programma approvato dalla Società.
può anche essere eseguito a bordo
Regolamenti RINA 2005
173
Parte E, Cap 7, Sez 4
7.3
Progetto alternativo per navi di portata
lorda inferiore a 100000 tonnellate
7.3.1 Generalità
Per le navi cisterna di stazza lorda uguale a o superiore a
10.000 ton, ma aventi portata lorda inferiore a 100.000 t,
possono essere accettate soluzioni diverse da quelle stabilite nel precedente [7.2], per le quali non è necessaria
l’applicazione del criterio della singola avaria all’azionatore
od agli azionatori del timone, purché sia raggiunto uno standard di sicurezza equivalente e purché:
a) in caso di perdita della capacità di governare dovuta ad
una singola avaria in qualunque parte delle tubolature o
in una delle unità di potenza sia possibile ripristinare la
capacità di governare in non più di 45 s; e
b) quando la macchina di governo comprende un solo
azionatore del timone, sia preso in particolare considerazione un metodo di analisi delle tensioni per il progetto che comprenda l’analisi della fatica e l’analisi della
meccanica della frattura, come appropriato, i materiali
impiegati, la sistemazione di dispositivi di tenuta, il collaudo, le ispezioni ed i provvedimenti per una efficace
manutenzione.
7.3.2 Materiali
Le parti soggette a pressione interna idraulica o che trasmettono forze meccaniche all’asta del timone, devono essere
costruite con materiali tenaci debitamente collaudati e
rispondenti a normative riconosciute. I materiali per parti in
pressione devono corrispondere a standard riconosciuti per
recipienti in pressione. Tali materiali non devono avere un
allungamento inferiore al 12% né un carico di rottura per
trazione superiore a 650 N/mm2.
7.3.3
c) Tensioni ammissibili
Per la determinazione del dimensionamento generale
delle parti degli azionatori del timone soggette a pressione interna idraulica, le tensioni ammissibili non
devono superare i seguenti valori:
•
•
•
•
•
σm ≤ f
σl ≤ 1,5.f
σb ≤ 1,5.f
σl +σb ≤ 1,5.f
σm +σb ≤ 1,5.f
essendo:
σm
: Tensione ideale primaria generale di
membrana
σl
: Tensione ideale primaria locale di membrana
σb
: Tensione ideale primaria di flessione,
f
: Il minore fra σB/A e σy/B
σB
: Valore di specifica del minimo carico
unitario di rottura per trazione del materiale alla temperatura ambiente
σy
: Valore di specifica del minimo carico
unitario di snervamento, o carico al
quale corrisponde un allungamento permanente dello 0,2%, del materiale alla
temperatura ambiente
A
: uguale a:
B
a) Pressione di progetto
1) 1,25 volte la massima pressione di esercizio prevista
nelle condizioni operative prescritte in Parte C,
Cap 1, Sez 11, [3.3.1],
2) la pressione di taratura della valvola o delle valvole
di sicurezza.
b) Analisi
1) I costruttori degli azionatori dei timoni devono presentare calcoli particolareggiati dimostranti l’idoneità del progetto al servizio previsto.
2) Deve essere eseguita una analisi particolareggiata
delle tensioni delle parti in pressione dell’azionatore
al fine di determinare le tensioni alla pressione di
calcolo.
3) Ove ritenuto necessario a causa della complessità
del progetto o dei procedimenti costruttivi, possono
essere richieste un’analisi di fatica e un’analisi di
meccanica della frattura. In relazione a tali analisi
devono essere considerati tutti i carichi dinamici previsti. In dipendenza della complessità del progetto
può essere richiesta, in aggiunta o in sostituzione dei
calcoli teorici, un’analisi sperimentale delle tensioni.
174
4 per l’acciaio
•
4,6 per l’acciaio fuso
•
5,8 per la ghisa sferoidale
: uguale a:
Progetto
La pressione di progetto deve essere assunta almeno
uguale al maggiore dei seguenti due valori:
•
•
2 per l’acciaio
•
2,3 per l’acciaio fuso
•
3,5 per la ghisa sferoidale
d) Prova di scoppio
1) Le parti in pressione per le quali non viene richiesta
l’analisi di fatica e l’analisi di meccanica della frattura possono essere accettate, a giudizio della
Società, in base a una prova di scoppio certificata;
in tal caso non è necessario effettuare l’analisi particolareggiata prescritta in [7.3.3], b).
2) La minima pressione di scoppio deve essere calcolata con la seguente formula:
σ Ba
P b = P ⋅ A ⋅ ------σB
essendo:
Pb
: Pressione minima di scoppio,
P
: Pressione di progetto, come definita in
[7.3.3], a)
A
: Coefficiente di cui in [7.3.3], c)
σBa
: Valore effettivo del minimo carico unitario di rottura per trazione del materiale
σB
: Valore del minimo carico unitario di rottura per trazione del materiale come
definito in [7.3.3], c).
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 4
7.3.4
Particolari di costruzione
b) Altre prove
1) Devono essere eseguite prove idrostatiche a 1,5
volte la pressione di progetto su tutte le parti soggette a pressione.
a) Generalità
La costruzione deve essere tale da ridurre al minimo le
concentrazioni di tensioni locali.
2) Dopo l’installazione a bordo, l’azionatore del
timone deve essere sottoposto ad una prova idrostatica e ad una prova di funzionamento.
b) Saldature
1) I particolari di saldatura ed i relativi procedimenti
devono essere approvati.
2) Tutti i giunti saldati entro la zona soggetta a pressione di un azionatore del timone o colleganti organi
che trasmettono carichi meccanici devono essere a
piena penetrazione o di resistenza equivalente.
c) Tenute oleodinamiche
1) Le tenute oleodinamiche tra parti non in movimento,
che impediscono la fuoriuscita del fluido idraulico in
pressione, devono essere del tipo metallo su metallo
o di tipo equivalente.
2) Le tenute oleodinamiche tra parti in movimento, che
impediscono la fuoriuscita del fluido idraulico in
pressione, devono essere duplicate, in modo che
l’avaria ad una tenuta non metta fuori servizio l’azionatore. Sistemazioni alternative che diano una protezione equivalente contro le perdite possono essere
accettate a giudizio della Società.
d) Valvole d’intercettazione
In corrispondenza del collegamento dei tubi all’azionatore devono essere sistemate valvole d’intercettazione
montate direttamente sull’azionatore.
e) Valvole di sicurezza
8
8.1
Prescrizioni aggiuntive per navi con
caratteristica addizionale di servizio
“asphalt carrier”
Applicabilità
8.1.1 Le prescrizioni del presente Articolo si applicano in
aggiunta a quelle contenute negli Articoli da [1] a [7], a
navi petroliere con caratteristica addizionale di servizio
asphalt carrier.
8.2
Prescrizioni aggiuntive
8.2.1 Impianto di riscaldamento
a) Le cisterne del carico destinate al trasporto di soluzioni
bituminose devono essere dotate di un impianto di
riscaldamento in grado di mantenere dette soluzioni
allo stato liquido. Devono essere sistemate valvole alle
entrate ed alle uscite dell’impianto di riscaldamento.
b) Le tubolature del carico ed i relativi accessori, fuori
dalle cisterne, devono essere dotati di idonei mezzi di
riscaldamento. Fare riferimento a [3.4.7].
Le valvole di sicurezza per la protezione dell’azionatore
del timone dalle sovrappressioni, come richiesto in
Parte C, Cap 1, Sez 11, [2.2.5], devono soddisfare le
seguenti prescrizioni:
8.2.2 Termometri
Ogni cisterna del carico deve essere dotata di non meno di
due termometri per rilevare la temperatura delle soluzioni
bituminose.
1) La pressione di taratura non deve essere inferiore a
1,25 volte la massima pressione di esercizio prevista
nelle condizioni di funzionamento prescritte in
Parte C, Cap 1, Sez 11, [3.3.1], b),
8.2.3 Coibentazione
Le tubolature del carico ed i relativi accessori, fuori dalle
cisterne, devono essere adeguatamente coibentati, dove
necessario.
2) la minima capacità di scarico delle valvole di sicurezza non deve essere minore della portata totale di
tutte le pompe dell’olio che forniscono energia
all’azionatore, aumentata del 10%. In tali condizioni l’aumento di pressione non deve superare il
10% della pressione di taratura. A tale riguardo
devono essere tenute in considerazione le condizioni ambientali estreme previste in relazione alla
viscosità dell’olio.
7.3.5
Ispezioni e prove
a) Prove non distruttive
L’azionatore del timone deve essere sottoposto ad idonee e complete prove non distruttive intese a rivelare
difetti sia superficiali che interni. La procedura e i criteri
di accettazione per le prove non distruttive devono
essere conformi alle prescrizioni di normative riconosciute. Se ritenuto necessario può essere effettuata, la
determinazione della massima entità ammissibile dei
difetti applicando un’analisi di meccanica della frattura.
Regolamenti RINA 2005
9
9.1
Prescrizioni specifiche per navi con
notazione di servizio “FLS tanker” o
“FLS tanker, flashpoint >60°C”
Applicabilità
9.1.1
Le prescrizioni del presente Articolo, derivate
dall’Appendice II della MARPOL 73/78, sono relative alla
prevenzione dell’inquinamento da sostanze liquide nocive.
Esse si applicano come segue:
a) Quando ad una nave è assegnata la notazione di servizio FLS tanker o FLS tanker, flashpoint > 60 °C, le prescrizioni seguenti sostituiscono quelle in [5] relative
alla prevenzione dell’inquinamento da sostanze oleose.
b) Quando ad una nave sono assegnate entrambe le notazione di servizio oil tanker - FLS tanker, o oil tanker FLS, flashpoint > 60 °C, queste prescrizioni sono
aggiuntive a quelle in [5].
175
Parte E, Cap 7, Sez 4
9.2
il fondo della cisterna. La Fig 2 può essere adoperata
per valutare l’adeguatezza dell’apparecchiatura di ventilazione impiegata per ventilare una cisterna di una
data altezza.
Prescrizioni di progetto
9.2.1 Generalità
Le prescrizioni del presente [9.2] si applicano a navi che
trasportano sostanze di categoria D (vedere Sez 3, Tab 6).
c) L’apparecchiatura di ventilazione deve essere sistemata
in corrispondenza dell’apertura della cisterna più vicina
al pozzetto della cisterna stessa o al punto d’aspirazione.
9.2.2 Apparecchiature di ventilazione
a) Se i residui sono rimossi dalle cisterne del carico
mediante ventilazione, devono essere sistemate apparecchiature di ventilazione in accordo con le prescrizioni seguenti.
d) Quando possibile, l’apparecchiatura di ventilazione
deve essere posizionata in modo che il getto d’aria sia
diretto verso il pozzetto della cisterna o verso il punto
d’aspirazione e che sia impedito per quanto possibile
che il getto d’aria colpisca le strutture della cisterna.
Nota 1: Le procedure di ventilazione possono essere applicate
solamente per quelle sostanze che hanno una pressione di
vapore superiore a 5.103 Pa a 20 °C.
b) Le apparecchiature di ventilazione devono essere in
grado di produrre un getto d’aria che possa raggiungere
PORTATA MINIMA PER CIASCUNA ENTRATA DI CISTERNA (m 3/ min.)
Figura 2 : Portata minima in funzione della profondità di penetrazione del getto
600
500
diametro di entrata =61 cm
400
300
46 cm
200
30 cm
23 cm
100
15 cm
10
20
30
38,1
ALTEZZA DI PENETRAZIONE DEL GETTO ALL’ENTRATA (m)
Nota: la profondità di penetrazione del getto deve essere confrontata con l’altezza della cisterna.
176
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
SEZIONE 5
1
1.1
IMPIANTI ELETTRICI
Generalità
Applicabilità
1.1.1 Le prescrizioni della presente Sezione si applicano
in aggiunta a quelle contenute in Parte C, Capitolo 2 alle
navi petroliere o a quelle con notazione FLS.
1.2
Documentazione da inviare
1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C,
Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviata all’approvazione la
seguente:
a) Piano dei luoghi pericolosi
b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche
installate nei luoghi pericolosi
c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di
cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto
livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti.
2
2.1
Norme particolari per le navi petroliere adibite al trasporto di liquidi
infiammabili aventi punto di infiammabilità inferiore od uguale a 60°C
(prova in vaso chiuso)
Impianti di alimentazione
2.1.1 Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e
di distribuzione dell’energia elettrica:
a) a corrente continua:
• a due conduttori isolati
b) a corrente alternata:
• monofase a due conduttori isolati
• trifase a tre conduttori isolati.
2.1.2 Non sono ammessi impianti con collegamento a
massa e ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a soddisfazione della Società:
a) impianti di protezione catodica a corrente impressa
b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come i sistemi di avviamento e di accensione
dei motori a combustione interna, purché qualsiasi possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso
c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente di circolazione non superi 30 mA nelle
condizioni più sfavorevoli.
2.1.3 Non sono ammessi impianti a massa senza ritorno
attraverso lo scafo salvo:
Regolamenti RINA 2005
a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa ed a
soddisfazione della Società,
b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione
in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo
scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a
non più di 5 A; o
c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle
cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario connesso a massa,
purché qualunque possibile corrente di scafo risultante
non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo
pericoloso; o
d) impianti di potenza in corrente alternata a tensione pari
o superiore a 1,000 V valore efficace (tra le fasi) purché
qualunque possibile corrente risultante non fluisca
direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a
tale scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a
spazi lontani dei locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati.
2.1.4 Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in
tensione di sistemi di distribuzione isolati eccetto che:
a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento
b) attraverso componenti usati per la soppressione delle
interferenze nei circuiti radio.
2.2
Dispositivi per la verifica dello stato di
isolamento verso massa
2.2.1 I dispositivi per il controllo continuo dello stato di
isolamento verso massa di tutti i sistemi di distribuzione,
devono anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a
sicurezza intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi
pericolosi o che attraversano tali luoghi. I dispositivi
devono fornire una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in una postazione presidiata, in caso di livello di isolamento eccessivamente basso.
2.3
Ventilazione meccanica dei luoghi pericolosi
2.3.1 I motori elettrici dei ventilatori per la ventilazione di
locali pericolosi devono essere sistemati esternamente alle
condotte di ventilazione.
2.3.2 A soddisfazione della Società, possono essere ubicati entro le condotte di ventilazione i motori dei ventilatori
purché siano di tipo certificato di sicurezza e siano provvisti
di una custodia addizionale (avente grado di protezione
almeno IP 44) che impedisca al flusso d’aria entro la condotta di colpire direttamente la custodia del motore.
177
Parte E, Cap 7, Sez 5
2.3.3 I materiali utilizzati per i ventilatori e le loro casse
devono essere in accordo con quanto specificato in Parte C,
Cap 4, Sez 2, [1.4.4].
2.4
3
Precauzioni per gli impianti elettrici
3.1
2.4.1
Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o
vapori
Norme particolari per le navi petroliere adibite al trasporto di liquidi
infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C
Prodotti non riscaldati e prodotti riscaldati ad una temperatura inferiore di
almeno 15° C dal loro punto di infiammabilità
Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a
soddisfazione della Società, che gas o vapori possano passare da un locale pericoloso ad un altro locale attraverso le
aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le loro condotte.
3.1.1 Per gli impianti di alimentazione e per i dispositivi
per la verifica dello stato di isolamento a massa si applicano
le prescrizioni di cui in [2.1] e [2.2].
2.5
3.1.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 2
possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
Apparecchiature elettriche permesse nei
luoghi pericolosi
3.2
2.5.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1
possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
2.5.2 Le apparecchiature elettriche di tipo certificato di
sicurezza devono avere al minimo il gruppo di esplosione
IIA e la classe di temperatura T3 nel caso di navi adibite al
trasporto di greggio o altri prodotti petroliferi.
Altre caratteristiche potrebbero essere necessarie per prodotti pericolosi diversi dai suddetti.
2.5.3 I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti
sorgenti di pericolo) aventi aperture dirette, comprese
quelle per la ventilazione su un qualsiasi luogo pericoloso,
devono essere considerati luoghi pericolosi allo stesso
modo dello spazio verso cui è posizionata l’apertura.
Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme
degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso.
Nota 1: Per le aperture, gli accessi e le condizioni di ventilazione
che possono avere influenza sull’estensione dei luoghi pericolosi,
vedere la Pubblicazione IEC 60092-502.
178
Prodotti riscaldati ad una temperatura
entro 15°C dal loro punto di infiammabilità
3.2.1 Per gli impianti di alimentazione ed i dispositivi per
la verifica dello stato di isolamento a massa si applicano le
prescrizioni di cui in [2.1] e [2.2].
3.2.2 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 3
possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
3.3
Prodotti riscaldati ad una temperatura
superiore al loro punto di infiammabilità
3.3.1 Si applicano le prescrizioni di cui in [2].
4
4.1
Norme particolari per le navi cisterna
FLS
Generalità, luoghi pericolosi e tipi di
apparecchiature
4.1.1 Si applicano le prescrizioni di cui in Cap 8, Sez 10.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di
liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità inferiore od uguale a 60°C (1/7/2003)
Luoghi pericolosi
Zona 0
Zona 1
Spazi
N°
1
2
Apparecchiature elettriche
Descrizione
L’interno delle cisterne del
carico, le cisterne per residui (slop tanks), qualsiasi
tubolatura per il controllo
della pressione delle
cisterne del carico o altri
impianti di sfogo gas per le
cisterne del carico e le
cisterne residui, le tubolature e gli impianti contenenti il carico o che
sviluppano gas o vapori
infiammabili.
a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia);
Spazi vuoti al di sopra, al
di sotto o adiacenti a
cisterne o depositi strutturali per il carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente
per l’utilizzo nella Zona 0.
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi elettrici e componenti (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi
o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i
trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi
siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas
e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali
entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono
essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti
come indicato al punto e);
e) cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi
di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi
non devono essere sistemate curve di dilatazione.
Zona 1
3
Stive contenenti le cisterne
o i depositi indipendenti
per il carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso;
e) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi
o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i
trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi
siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas
e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali
entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono
essere a soddisfazione della Società;
f)
Regolamenti RINA 2005
cavi elettrici attraversanti detti locali.
179
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Zona 1
Spazi
N°
4
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Intercapedini e cisterne di
zavorra permanenti (per
esempio zavorra segregata)
adiacenti alle cisterne del
carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi
o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i
trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi
siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas
e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali
entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono
essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti
come indicato al punto e);
e) cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi devono essere installati in tubi
di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi
non devono essere sistemate curve di dilatazione.
In compartimenti che possono essere riempiti con acqua di mare (p.e. cisterne
di zavorra permanente) devono essere impiegati tubi di materiale resistente
alla corrosione che forniscano una adeguata protezione meccanica.
Zona 1
5
Locali pompe del carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi
o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi
siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas
e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali
entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono
essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti
come indicato al punto g);
e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono
essere opportunamente targhettati per la loro identificazione.
L’impianto di illuminazione normale deve essere interbloccato con la ventilazione in modo che esso non possa essere messo in funzione senza ventilazione. Un guasto dell’impianto di ventilazione non deve causare la perdita
dell’illuminazione. L’impianto di illuminazione di emergenza, se previsto,
non deve essere interbloccato;
f)
indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di sicurezza (p.e. per l’allarme
generale, per l’allarme di immissione dell’agente estinguente, ecc.);
g) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas.
h) cavi elettrici diversi da quelli di alimentazione degli apparecchi di illuminazione e da quelli dei circuiti a sicurezza intrinseca se è necessario che attraversino il locale pompe del carico. Essi devono essere installati in tubi di
acciaio di forte spessore con giunti stagni ai gas.
180
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Zona 1
Spazi
N°
6
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Locali chiusi o parzialmente chiusi, immediatamente sovrastanti le
cisterne del carico (p.e.
spazi di interponte) o
aventi paratie in prosecuzione verso l’alto di paratie
di cisterne del carico, a
meno che non siano protette da una lamiera diagonale a soddisfazione della
Società.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su
almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono
essere opportunamente targhettati per la loro identificazione;
e) cavi elettrici attraversanti detti locali;
f)
Zona 1
7
Locali chiusi o parzialmente chiusi immediatamente sovrastanti i locali
pompe o le intercapedini
verticali adiacenti alle
cisterne del carico, se non
separati da un ponte stagno
ai gas e ventilati in maniera
adeguata.
negli spazi di interponte immediatamente sovrastanti le cisterne del carico,
qualsiasi apparecchiatura elettrica diversa da quella di cui ai punti (a), (b), (c)
e (d), purché sia ubicata entro un compartimento:
• ventilato meccanicamente in modo adeguato,
• accessibile solamente dal ponte sovrastante,
• il cui pavimento sia separato dalle cisterne del carico da una intercapedine,
• le cui delimitazioni siano stagne agli idrocarburi ed ai gas rispetto alle
intercapedini ed agli spazi di interponte.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su
almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono
essere opportunamente targhettati per la loro identificazione;
e) cavi elettrici attraversanti detti locali.
Regolamenti RINA 2005
181
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Zona 1
Spazi
N°
8
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Locali diversi dalle interca- a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
pedini adiacenti alle
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
cisterne e sottostanti il
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
cielo di queste (p.e. cofani,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circorridoi di passaggio e
cuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o
stive) così come i doppi
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
fondi e le gallerie sottorelative.
stanti le cisterne del carico.
d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi
o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi
siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas
e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali
entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono
essere a soddisfazione della Società. I cavi associati devono essere protetti
come indicato al punto f);
e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono
essere opportunamente targhettati per la loro identificazione;
f)
Zona 1
182
9
Spazi sul ponte scoperto o
entro locali parzialmente
chiusi sul ponte scoperto
entro 3 m da qualunque
apertura delle cisterne del
carico (portelli delle
cisterne, portellini di visita,
aperture per il lavaggio
delle cisterne, aperture per
il sondaggio delle cisterne,
tubi sonda ecc.), valvole
dei collettori del carico,
valvole del carico, flange
sulle tubolature del carico,
ingressi e scarichi della
ventilazione dei locali
pompe del carico e di altri
locali pericolosi chiusi ed
aperture per il controllo
della pressione nelle
cisterne del carico previste
per permettere il flusso di
piccoli volumi di gas o
vapori causato da variazioni termiche.
cavi elettrici attraversanti detti locali; tali attraversamenti costituiranno oggetto
di particolare considerazione da parte della Società, eccetto quelli relativi a
cavi associati ad apparecchiature a sicurezza intrinseca.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria "ib" incapaci di immagazzinare o
generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme
relative.
d) apparecchiature certificate a prova di esplosione Ex(d);
e) apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p);
f)
apparecchiature certificate a sicurezza aumentata Ex(e);
g) apparecchiature certificate incapsulate Ex(m);
h) apparecchiature certificate a riempimento di sabbia Ex(q);
i)
apparecchiature certificate a protezione speciale Ex(s);
j)
cavi elettrici attraversanti detti spazi.
In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Spazi
Apparecchiature elettriche
N°
Descrizione
Zona 1
10
Spazi sul ponte scoperto, o
locali parzialmente chiusi
sul ponte scoperto sopra ed
in prossimità delle aperture
degli scarichi degli sfoghi
per il passaggio di grandi
volumi di miscele di gas o
vapori durante le operazioni di caricazione e
zavorramento o durante la
discarica, entro un cilindro
verticale di altezza illimitata avente raggio di 6 m
centrato in corrispondenza
del centro dello scarico, ed
entro una semisfera avente
raggio di 6 m al di sotto
dello scarico.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
Zona 1
11
Luoghi su ponti scoperti o
entro spazi parzialmente
chiusi su ponti scoperti
entro 1,5 m dagli accessi al
locale pompe del carico,
dalle aperture di ventilazione del locale pompe del
carico, dalle aperture delle
intercapedini o altri spazi
di Zona 1.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
Zona 1
12
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
Spazi su ponti scoperti
entro 3 m dalle mastre antispandimento sistemate
attorno ai collegamenti del
collettore del carico.
Zona 1
13
Spazi sul ponte scoperto
sopra a tutte le cisterne ed
a tutti i depositi del carico
(comprese tutte le cisterne
di zavorra entro la zona
delle cisterne e dei depositi
per il carico) dove le strutture limitano la ventilazione naturale ed estesi per
tutta la larghezza della
nave più 3 m sia avanti la
paratia più a prora delle
cisterne del carico che
addietro la paratia più a
poppa delle cisterne del
carico, fino ad una altezza
di 2,4 m sopra il ponte.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9 con l’eccezione che in tali spazi
sono permesse curve di dilatazione.
Zona 1
14
Compartimenti per le
manichette del carico.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 7.
Zona 1
15
Locali chiusi o parzialmente chiusi nei quali sono
ubicate le tubolature contenenti carico.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 7.
Regolamenti RINA 2005
183
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Zona 2
Spazi
N°
Descrizione
16
Luoghi che circondano per
1,5 m gli spazi di Zona 1
definiti in 9.
Apparecchiature elettriche
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e
punti caldi durante il loro normale funzionamento;
c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n");
d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettabili dalla Società.
Zona 2
17
Aree 4 m oltre il cilindro e
4 m oltre la sfera definiti in
10.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
Zona 2
18
Luoghi su ponti scoperti
che si estendono dalle
mastre destinate a trattenere gli spandimenti del
ponte lontani dai locali
alloggio e di servizio e 3 m
oltre questi fino ad una
altezza di 2,4 m al di sopra
del ponte.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
184
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
Luoghi pericolosi
Spazi
N°
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Zona 2
19
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
Spazi sul ponte scoperto
sopra a tutte le cisterne ed
a tutti i depositi per il
carico (comprese tutte le
cisterne di zavorra entro la
zona delle cisterne e dei
depositi del carico) dove la
ventilazione naturale non è
limitata da strutture o altro
ed estesi per tutta la larghezza della nave più 3 m
sia avanti la paratia più a
prora delle cisterne del
carico che addietro la paratia più a poppa delle
cisterne del carico, fino ad
una altezza di 2,4 m sopra
il ponte che circondano le
aree o gli spazi parzialmente chiusi di Zona 1.
Zona 2
20
Locali a proravia delle
zone del ponte esposto di
cui in 13 e 19, sottostanti il
livello del ponte principale,
ed aventi un’apertura sul
ponte principale o a un
livello inferiore a 0,5 m
sopra il ponte principale, a
meno che:
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
a) gli accessi a tali spazi
non siano prospicienti
la zona delle cisterne
del carico e, unitamente a tutti gli altri
accessi a tali locali,
compresi le aperture di
aspirazione e gli sfoghi
per l'impianto di ventilazione, siano situati ad
almeno 5 m dalla
cisterna per il carico
prodiera ed almeno 10
m misurati orizzontalmente da qualunque
sbocco delle cisterne
per il carico o sbocco
di gas o vapori.
b) i locali siano meccanicamente ventilati.
Regolamenti RINA 2005
185
Parte E, Cap 7, Sez 5
Tabella 2 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di
liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C non riscaldati o riscaldati ad una temperatura
inferiore di almeno 15°C dal loro punto di infiammabilità
Luoghi
pericolosi
Spazi
N°
Zona 1
Zona 2
1
2
Apparecchiature elettriche
Descrizione
All’interno delle cisterne del
carico, delle cisterne residui
(slop tanks), qualsiasi tubolatura per il controllo della
pressione o altro impianto di
sfogo gas per le cisterne del
carico e quelle per residui,
tubi ed apparecchiature contenenti il carico o che sviluppano gas o vapori
infiammabili.
Locali pompe per il carico.
a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia) o Ex(ib);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” o “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle
norme relative.
c) cavi elettrici attraversanti detti spazi. Tali cavi devono essere installati in
tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas.
In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e
punti caldi durante il loro normale funzionamento;
c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione di tipo "n");
d) apparecchiature elettriche per atmosfere gas-aria potenzialmente esplosive
con modo di protezione per incapsulamento "m".
186
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 5
Tabella 3 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi per navi petroliere adibite al trasporto di
liquidi infiammabili aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro
punto di infiammabilità (1/7/2003)
Luoghi pericolosi
Spazi
N°
Zona 0
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Cisterne e depositi
per il carico e tubolature per il carico.
a) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza
intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o
energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
Zona 1
2
Locali pompe del
carico.
a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza.
Zona 1
3
Spazi sul ponte scoperto o entro locali
parzialmente chiusi
sul ponte scoperto
entro 3 m dalle
aperture di accesso
o di ventilazione dei
locali pompe del
carico e di altri
locali pericolosi
chiusi.
a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza.
Zona 1
4
Spazi sul ponte scoperto o entro locali
parzialmente chiusi
sul ponte scoperto
entro 3 m dalle
aperture di accesso
o di ventilazione dei
locali pompe del
carico e di altri
locali pericolosi
chiusi.
a) apparecchiature elettriche di tipo certificato di sicurezza.
Regolamenti RINA 2005
187
Parte E, Cap 7, Sez 6
SEZIONE 6
1
PROTEZIONE CONTRO GLI INCENDI
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1 La presente sezione contiene per ciascuna delle
notazioni di servizio seguenti:
• oil tanker
• oil tanker, FP>60 °C
• oil tanker, asphalt carrier
• FLS tanker
• FLS tanker, FP>60 °C
le prescrizioni applicabili relative alla protezione contro gli
incendi.
1.2
Documenti da inviare
1.2.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti
elencati in Tab 1.
2
Prescrizioni generali per zone o
spazi pericolosi
2.1
Sorgenti d’ignizione
2.1.1 Le zone o spazi pericolosi non devono contenere:
• motori a combustione interna,
• turbine a vapore e tubolature di vapore con una temperatura del vapore maggiore di 220 °C,
• altre tubolature e scambiatori di calore con una temperatura del fluido maggiore di 220 °C,
• qualsiasi altra fonte d’ignizione.
3.1.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”,
“oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker,
FP>60°C”
Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil
tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.1] devono essere
sostituite con le seguenti:
a) Le cisterne che contengono carico o residui del carico
devono essere segregate dai locali di alloggio e di servizio, locali macchine, casse d’acqua potabile e cambuse
mediante intercapedini o altri spazi simili.
b) I doppi fondi adiacenti alle cisterne del carico non possono essere usati come casse del combustibile liquido.
c) Devono essere previsti mezzi per mantenere eventuali
perdite sul ponte lontane dalle zone di alloggio e di servizio.
Vedere anche Sez 2, [2].
3.2
Aperture
3.2.1
Navi con notazione di servizio “oil tanker” o
“FLS tanker”
Su navi con notazioni di servizio oil tanker o FLS tanker, le
aperture nelle pareti perimetrali devono essere sistemate in
accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2,
[1.4.2]. Vedere anche Sez 2, [6].
3.2.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”,
“oil tanker, asphalt carrier” or “FLS tanker,
FP>60°C”
Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil
tanker, asphalt carrier or FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.2] devono essere
sostituite con la seguente:
Nota 1: Le zone e gli spazi pericolosi sono definiti in Sez 5.
Le porte d’accesso, le prese d’aria e le aperture per i locali
d’alloggio, i locali di servizio e le stazioni di comando non
devono essere prospicienti alla zona del carico.
2.2
Vedere anche Sez 2, [6].
Apparecchiature elettriche
2.2.1 Per l’installazione delle apparecchiature elettriche
vedere Sez 5.
3.3
Ventilazione
3.3.1
3
Separazione delle cisterne del
carico, aperture e ventilazione
3.1
3.1.1
Separazione delle cisterne del carico
Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”
Per navi con notazione di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”, le zone del carico devono essere separate dagli
altri spazi in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 4,
Sez 2, [1.4.1]. Vedere anche Sez 2, [2].
188
Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”
Per le navi con notazione di servizio oil tanker o FLS
tanker, la ventilazione dei locali sistemati nelle zone del
carico è soggetta alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2,
[1.4.3] e delle seguenti:
a) I locali sistemati nella zona del carico devono essere
ventilati efficacemente. Eccetto quando specificato altrimenti, sono permessi sistemi di ventilazione portatili. I
ventilatori devono essere di tipo antiscintilla.
b) Gli impianti di ventilazione relativi ai locali delle
pompe del combustibile liquido e delle pompe zavorra
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, Sez 6
sono soggetti alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4,
Sez 2, [1.4.1], a). Le prese d’aria devono essere sistemate ad una distanza non inferiore a 3 m dagli scarichi
della ventilazione dei locali delle pompe del carico.
3.3.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”,
“oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker,
FP>60°C”
a) Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C,
oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C destinate unicamente al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa aventi punto d’infiammabilità maggiore di 100 °C,
le prescrizioni di cui alla Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3]
devono essere sostituite con le seguenti:
è soggetta alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2,
[1.4.6], e [4.3] della presente Sezione.
4.2.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”,
“oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker,
FP>60°C”
L’installazione di apparecchiature per la rivelazione dei gas
su navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil
tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C è soggetta a:
•
Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.6], e [4.3] della presente
Sezione, nel caso di trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità uguale a o minore di
100 °C,
• I locali sistemati entro la zona del carico devono
essere efficacemente ventilati. Eccetto quando altrimenti specificato altrimenti, sono permessi sistemi
di ventilazione portatili.
• nessuna prescrizione nel caso di trasporto di carichi
liquidi alla rinfusa con punto d’infiammabilità superiore
a 100 °C.
• Il locale delle pompe del carico deve essere ventilato meccanicamente.
4.3
b) Le navi con notazioni di servizio oil tanker, FP> 60 °C,
oil tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C destinate al trasporto di carichi liquidi alla rinfusa con punto
d’infiammabilità uguale a o minore di 100 °C sono soggette alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.3]
ed alle prescrizioni seguenti:
• gli spazi sistemati entro la zona del carico devono
essere ventilati efficacemente. Eccetto quando specificato altrimenti sono permessi sistemi di ventilazione portatili. I ventilatori devono essere del tipo
antiscintilla.
4
Impianti del gas inerte, rivelazione e
controllo del gas
4.1
Impianti del gas inerte
4.1.1
Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”
L’installazione dell’impianto di gas inerte su navi con notazione di servizio oil tanker o FLS tanker è soggetta alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5].
4.1.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C”,
“oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker,
FP>60°C”
Per navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C, oil
tanker, asphalt carrier o FLS tanker, FP>60 °C, le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5], da a) a d),
devono essere sostituite con le prescrizioni seguenti:
• gli impianti di gas inerte, quando installati, devono
essere in accordo con le prescrizioni di cui in Parte C,
Cap 4, Sez 13, [15].
4.2
Rivelazione del gas
4.2.1
Notazioni di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”
L’installazione delle apparecchiature per la rivelazione del
gas su navi con notazioni di servizio oil tanker o FLS tanker
Regolamenti RINA 2005
Controllo della concentrazione dei gas
di idrocarburi
4.3.1 Deve essere installato un impianto per il controllo
continuo della concentrazione dei gas di idrocarburi. Punti
di campionatura o testine rivelatrici devono essere sistemate in posizioni opportune al fine di rivelare prontamente
perdite potenzialmente pericolose. Una campionatura
sequenziale è accettabile quando essa è dedicata esclusivamente al locale pompe, condotte di estrazione incluse, e il
tempo di campionatura è ragionevolmente breve. Posizioni
idonee possono essere le condotte di estrazione e la parte
bassa del locale pompe al di sopra del pagliolato.
L'impianto deve dare un allarme se la concentrazione dei
gas di idrocarburi supera il 10 % del limite inferiore di
infiammabilità (LFL). I segnali di allarme (ottici ed acustici)
devono essere previsti nella stazione di controllo del carico
e in plancia.
Nota 1: Le prescrizioni del presente punto [4.3.1] non si applicano
alle FLS tankers non destinate al trasporto di prodotti che generano
gas di idrocarburi. In questo caso gli specifici prodotti trasportati
devono essere indicati nelle caratteristiche addizionali di servizio
in accordo con le disposizioni di cui in Parte A, Cap 1, Sez 2,
[4.5.5].
5
Impianti d’estinzione incendi
5.1
5.1.1
Impianto idrico antincendio
(1/7/2003)
a) L’impianto idrico antincendio per navi con notazione di
servizio oil tanker, oil tanker, FP>60 °C, oil tanker,
asphalt carrier, FLS tanker o FLS tanker, FP>60 °C è
soggetto alle prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4,
Sez 13, [15] Parte C, Cap 4, Sez 13, [7].
b) Devono essere sistemate valvole d’intercettazione sul
collettore principale, in corrispondenza della parete
frontale del cassero poppiero, in posizione protetta e sul
ponte al di sopra delle cisterne, ad intervalli di non più
di 40 m, allo scopo di preservare l’integrità del collettore antincendio nel caso di incendio o esplosione.
189
Parte E, Cap 7, Sez 6
5.2
Protezione della zona delle cisterne del
carico
5.2.1
Notazione di servizio “oil tanker”
Le navi con notazione di servizio oil tanker devono essere
provviste di un impianto fisso d’estinzione a schiuma sul
ponte in accordo con le prescrizioni di cui alla Parte C,
Cap 4, Sez 13, [14] o di un’altra installazione fissa equivalente. Vedere Parte C, Cap 4, Sez 13, [7.1].
5.2.2
Notazioni di servizio “FLS tanker” o “FLS
tanker, FP>60°C” (1/7/2003)
Le navi con notazioni di servizio FLS tanker o FLS tanker,
FP>60 °C devono essere provviste di un impianto fisso
d'estinzione a schiuma sul ponte in accordo con le prescrizioni di cui in [11.3] dell'IBC Code, costruito il 1° luglio
2002 o successivamente, salvo che può essere accettato
una portata inferiore di schiuma sulla base degli esiti di
prove di funzionamento. Per le FLS tanker provviste di
impianto a gas inerte, può essere accettata una quantità di
liquido schiumogeno sufficiente per la generazione di
schiuma della durata di 20 minuti. Il tipo di schiumogeno
da utilizzare è indicato in App 4, Tab 1. Quando sono considerati accettabili liquidi schiumogeni di tipo "regular",
sono accettabili impianti di estinzione incendi a schiuma in
accordo con le prescrizioni di cui in Parte C, Cap 4, Sez 13,
[14]. Navi aventi notazioni di servizio FLS tanker o FLS
tanker, FP>60 °C, costruite prima del 1° luglio 2002
devono essere provviste con un impianto fisso di estinzione
incendi a schiuma per il ponte rispondente alle prescrizioni
di cui in [5.2.1].
5.2.3
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C” o
“oil tanker, asphalt carrier”
Navi con notazioni di servizio oil tanker, FP>60 °C o oil
tanker, asphalt carrier devono essere provviste di un
impianto fisso d’estinzione a schiuma sul ponte in accordo
con le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13, [14] o con un
impianto fisso equivalente ad eccezione dei casi seguenti:
• navi di stazza lorda inferiore a 2000 ton,
• navi adibite solamente al trasporto di carichi liquidi alla
rinfusa con punto d’infiammabilità maggiore di 100°C,
purché le cisterne del carico siano munite di coperture
di boccaporte in acciaio e di dispositivi di chiusura
opportuni per tutte le aperture di scarico dei gas per
tutte le altre aperture delle cisterne del carico.
5.3
Protezione dei locali pompe del carico
5.3.1
Notazione di servizio “oil tanker” o “FLS
tanker”
I locali delle pompe del carico delle navi con notazione di
servizio oil tanker o FLS tanker devono essere provvisti di
un impianto fisso d’estinzione incendi in accordo con
Parte C, Cap 4, Sez 7, [8].
5.3.2
Notazioni di servizio “oil tanker, FP>60°C” o
“oil tanker, asphalt carrier” o “FLS tanker,
FP>60°C”
I locali pompe del carico di navi con notazione di servizio
oil tanker, FP>60 °C o oil tanker, asphalt carrier o FLS
tanker, FP>60 °C devono essere provvisti di un impianto
fisso d’estinzione incendi in accordo con Parte C, Cap 4,
Sez 7, [8], eccetto quando il carico è trasportato ad una
temperatura inferiore di almeno 15 °C al di sotto del suo
punto d’infiammabilità.
Tabella 1 : Documenti da inviare
No
(1)
190
Documento (1)
1
Schema dell’impianto idrico antincendio nella zona del carico
2
Per l’impianto d’estinzione a schiuma nella zona del carico:
• schema di sistemazione
• relazione di calcolo
• specifica del liquido schiumogeno
• caratteristiche delle spingarde e delle manichette
3
Per l’impianto d’estinzione incendi nel locale pompe del carico:
• schema della sistemazione
• relazione di calcolo
4
Disegni della ventilazione naturale e meccanica con l’indicazione di:
• prese e scarichi d’aria
• numero di ricambi d’aria all’ora
• posizione dei comandi dei ventilatori
Gli schemi devono anche comprendere, se applicabile, gli impianti di comando e controllo (locale ed a distanza) e gli impianti
d’automazione
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 1
APPENDICE 1
1
1.1
DISPOSITIVI PER IMPEDIRE IL PASSAGGIO DI
FIAMMA NELLE CISTERNE DEL CARICO
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La presente Appendice è relativa alla progettazione,
alle prove, all’ubicazione ed alla manutenzione dei "dispositivi per impedire il passaggio di fiamma nelle cisterne del
carico" (nel seguito richiamati semplicemente come "dispositivi") di navi aventi le notazioni di servizio oil tanker o
combination carrier, che trasportano greggio e prodotti
petroliferi aventi punto di infiammabilità non superiore a 60
°C (prova in vaso chiuso) e tensione di vapore Reid inferiore
alla pressione atmosferica, e altri prodotti liquidi che presentano rischi di incendio similari. Essa si applica anche a
navi aventi la notazione di servizio FLS tanker che trasportano prodotti infiammabili aventi il suddetto punto di
infiammabilità.
1.1.2 Le navi aventi le notazioni di servizio oil tanker,
combination carrier o FLS tanker dotate di impianto di gas
inerte conforme alle prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13,
[15], devono essere munite di dispositivi che devono soddisfare le norme della presente Appendice ad eccezione di
quelle relative alle prove di cui in [4.2.3] e [4.3.3], che
non sono richieste. Tali dispositivi devono essere ubicati
solamente in corrispondenza delle aperture, a meno che
essi non siano stati sottoposti a prova in conformità con
quanto previsto in [4.4].
b) aperture destinate ad evitare pressione o vuoto eccessivi
durante le operazioni di caricazione, zavorramento e
scaricazione (vedere Sez 4, [4.2.2], b));
c) scarichi destinati alle operazioni di degassificazione
(vedere Sez 4, [4.3.3]).
1.1.6 I dispositivi devono essere tali da non poter essere
sorpassati o bloccati aperti, a meno che essi non siano stati
sottoposti, in tali condizioni, alle prove previste in [4].
1.1.7 La presente Appendice non prende in esame le sorgenti di ignizione quali le scariche elettriche atmosferiche,
in quanto mancano informazioni sufficienti alla formulazione di idonei requisiti per i dispositivi stessi. Tutte le operazioni di movimentazione del carico, di pulizia e
zavorramento delle cisterne devono essere sospese all’avvicinarsi di una tempesta elettrica.
1.1.8 La presente Appendice non prende in esame la possibilità del passaggio di fiamma da una cisterna del carico
ad un’altra su navi petroliere dotate di un impianto di sfogo
gas in comune per più cisterne.
1.1.9 Quando è richiesto che le aperture di scarico di
impianti di degassificazione su navi cisterna, non munite di
impianto di gas inerte, vengano protette con dispositivi, essi
devono soddisfare alle norme della presente Appendice,
tranne che le prove specificate in in [4.2.3] e [4.3.3] non
sono richieste.
1.1.10 Alcune delle prove prescritte in [4] della presente
Appendice sono potenzialmente pericolose, ma la presente
Appendice non è intesa a formulare prescrizioni di sicurezza per tali prove.
1.1.3 La presente Appendice si applica ai dispositivi per la
protezione delle cisterne del carico contenenti greggio, prodotti petroliferi e prodotti chimici infiammabili. Nel caso di
trasporto di prodotti chimici, possono essere usati i fluidi di
prova previsti in [4]. Tuttavia, i dispositivi per le navi chimichiere adibite al trasporto di prodotti con MESG inferiore a
0,9 mm devono essere provati con fluidi appropriati.
1.2
Definizioni
1.2.1
Premessa
Nota 1: Per MESG "Maximum Experimental Safe Gap (Massimo
gioco di sicurezza sperimentale)", fare riferimento alla Pubblicazione IEC 79-1.
1.2.2
Agli effetti della presente Appendice, si applicano le definizioni di cui ai seguenti paragrafi.
Filtro tagliafiamma
1.1.4 I dispositivi devono essere sottoposti a prove ed ubicati in accordo con la presente Appendice.
Un filtro tagliafiamma è un dispositivo per impedire il passaggio di fiamma in accordo con una norma di funzionamento specificata. Il suo elemento tagliafiamma è basato
sul principio dell’assorbimento di calore.
1.1.5 I dispositivi sono installati per proteggere:
1.2.3
a) aperture destinate ad evitare pressione o vuoto eccessivi
causati da variazioni termiche (vedere Sez 4, [4.2.2],
a));
Una rete tagliafiamma è un dispositivo a maglie metalliche
per impedire il passaggio di fiamma causata da un incendio
o da un’esplosione all’aperto in accordo con una norma di
funzionamento specificata.
Regolamenti RINA 2005
Rete tagliafiamma
191
Parte E, Cap 7, App 1
1.2.4
Velocità della fiamma
La velocità della fiamma è la velocità con la quale la
fiamma si propaga in un tubo od in un altro ambiente.
1.2.5
Passaggio di fiamma
Passaggio di fiamma è il passaggio della fiamma attraverso
un dispositivo.
1.2.6
Valvola ad alta velocità d’efflusso
2) spegnersi.
2.1.3 Allo scopo di impedire il passaggio di fiamma in una
cisterna del carico, i dispositivi devono essere in grado di
svolgere una o più delle seguenti funzioni:
a) permettere ai vapori di attraversare il dispositivo senza
passaggio di fiamma e senza ignizione dei vapori sul
lato protetto, quando il dispositivo è soggetto a riscaldamento per un determinato periodo di tempo;
Una valvola ad alta velocità d’efflusso è un dispositivo atto
ad impedire il passaggio di fiamma, consistente in una valvola meccanica che regola la sezione di passaggio dei gas,
in funzione della pressione a monte della valvola stessa, in
modo tale che la velocità di efflusso non sia inferiore a 30
m/s.
b) mantenere l’efflusso dei vapori ad una velocità superiore a quella della fiamma relativa ai vapori stessi, qualunque sia la configurazione geometrica del dispositivo,
e senza ignizione dei vapori sul lato protetto, quando il
dispositivo è soggetto a riscaldamento per un determinato periodo di tempo; e
1.2.7
c) impedire l’ingresso di fiamma quando all’interno delle
cisterne del carico si verificano condizioni di depressione.
Valvola di pressione-depressione
Una valvola di pressione-depressione è un dispositivo progettato per mantenere la pressione ed il vuoto in un contenitore chiuso entro valori prefissati.
Nota 1: Le valvole di pressione/depressione sono dispositivi atti ad
impedire il passaggio di fiamma quando progettati e provati in
accordo con la presente Appendice.
1.3
Manuale d’istruzioni
1.3.1 Il Costruttore deve fornire una copia del manuale
d’istruzioni, che deve essere tenuto a bordo della nave
cisterna e deve contenere:
a)
2.2
Caratteristiche costruttive
2.2.1 L’involucro esterno o il corpo del dispositivo deve
soddisfare ai requisiti di robustezza, resistenza al calore e
resistenza alla corrosione simili a quelli relativi alla tubolatura sulla quale esso è installato.
2.2.2 I dispositivi devono essere di costruzione tale da permettere una facile ispezione e rimozione degli elementi
interni per la loro sostituzione, pulizia o riparazione.
istruzioni per l’installazione;
b) istruzioni operative;
c) prescrizioni per la manutenzione, compresa la pulizia
(vedere [2.3.3]);
d) copia dei rapporti del laboratorio indicati in [4.6]; e
e) dati delle prove d’efflusso, comprese le portate
d’efflusso a pressione positiva e negativa, la sensibilità
operativa, la resistenza al flusso e la velocità.
2
Progettazione dei dispositivi
2.1
Principi
2.1.1 In funzione del loro servizio e della loro ubicazione,
i dispositivi devono proteggere contro la propagazione di:
a) fiamme in movimento; e/o
b) fiamme stazionarie di vapori premiscelati a seguito
dell’ignizione dei vapori, qualunque ne sia la causa.
2.1.2 Quando vapori infiammabili, uscenti da un’apertura,
vengono accesi, si possono verificare le seguenti situazioni:
a) con bassa velocità di efflusso dei vapori la fiamma può:
1) propagarsi all’interno; o
2.2.3 Tutte le giunzioni piane del corpo devono essere
completamente lavorate di macchina ed avere contatto
metallo su metallo adeguato.
2.2.4 L’elemento tagliafiamma deve essere sistemato nel
corpo in modo tale che la fiamma non possa passare tra
l’elemento ed il corpo stesso.
2.2.5 Tenute elastiche possono essere usate solo se progettate in modo tale che il dispositivo sia ancora in grado di
impedire efficacemente il passaggio di fiamma, anche
quando esse sono parzialmente o totalmente danneggiate o
bruciate.
2.2.6 I dispositivi devono permettere un efficiente drenaggio della condensa senza che la loro efficienza nell’impedire il passaggio di fiamma venga menomata.
2.2.7 I materiali del corpo, dell’elemento tagliafiamma e
delle guarnizioni devono essere idonei per le più alte pressioni e temperature alle quali il dispositivo può essere sottoposto sia in condizioni normali che in quelle specifiche di
prova al fuoco.
2.2.8 I dispositivi sistemati all’estremità terminale della
tubolatura devono essere costruiti in modo tale da dirigere
l’efflusso dei vapori verticalmente verso l’alto.
2) stabilizzarsi come se l’apertura fosse un bruciatore;
b) con alta velocità di efflusso dei vapori la fiamma può:
1) bruciare ad una certa distanza sopra l’apertura; o
192
2.2.9 I mezzi di fissaggio essenziali per il funzionamento
del dispositivo, cioè i bulloni ecc, devono essere protetti
contro l’allentamento.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 1
2.2.10 Devono essere previsti mezzi per accertare che le
valvole si aprano facilmente senza rimanere in posizione
aperta.
2.2.11 I dispositivi nei quali l’arresto della fiamma viene
ottenuto mediante il funzionamento di una valvola e che
non sono muniti di filtri tagliafiamma (p.e. valvole ad alta
velocità di efflusso) devono avere una larghezza della zona
di contatto del seggio della valvola non inferiore a 5 mm.
2.2.12 I dispositivi devono essere resistenti alla corrosione, in conformità con quanto previsto in [4.5.1].
2.2.13 Gli elementi, le guarnizioni e le tenute devono
essere di materiale resistente sia all’azione dell’acqua di
mare che a quella dei prodotti trasportati.
2.2.14 L’involucro esterno od il corpo devono essere in
grado di superare la prova di pressatura idrostatica richiesta
in [4.5.2].
2.2.15 I dispositivi sistemati lungo la tubolatura devono
essere in grado di resistere, senza danneggiamenti o deformazioni permanenti, alla pressione interna di detonazione
quando sono sottoposti a prova in conformità a quanto previsto in [4.4].
2.2.16 La progettazione dei dispositivi deve prevedere un
controllo di qualità durante la produzione in modo da
garantire la corrispondenza delle loro caratteristiche al prototipo sottoposto alle prove previste dalla presente Appendice.
2.3.3 I dispositivi devono essere progettati e costruiti in
modo da ridurre al minimo le conseguenze dell’intasamento nelle normali condizioni operative. Il manuale di
istruzioni del costruttore deve contenere, per ciascun dispositivo, istruzioni circa i metodi di pulizia e per stabilire
quando la pulizia stessa è necessaria.
2.3.4 I dispositivi devono essere in grado di funzionare in
condizioni di gelo. I dispositivi muniti di mezzi di riscaldamento tali che la temperatura della superficie possa superare gli 85 °C, devono essere sottoposti alle prove alla
massima temperatura operativa.
2.3.5 I dispositivi basati sul mantenimento di una velocità
di efflusso minima devono aprirsi in modo da realizzare
immediatamente una velocità di efflusso di 30 m/s e
devono mantenere almeno tale velocità a tutte le portate e,
quando il flusso di gas è interrotto, devono chiudersi in
modo da mantenere questa velocità minima fino alla completa chiusura della valvola.
2.3.6 Per le valvole ad alta velocità di efflusso deve essere
considerata la possibilità di involontario e dannoso martellamento che può portare al danneggiamento e/o all’avaria
delle valvole stesse, al fine di eliminarlo.
Nota 1: Per martellamento si intende una rapida completa apertura/chiusura non prevista dal fabbricante durante il funzionamento normale.
2.4
Reti tagliafiamma
2.4.1 Le reti tagliafiamma devono:
2.3
Caratteristiche di funzionamento
2.3.1 I dispositivi devono essere sottoposti alle prove specificate in [4.5] ed essere successivamente in grado di
superare le pertinenti prove da [4.2] a [4.4], come appropriato.
Nota 1: La prova di resistenza alle fiamme stazionarie specificata
in [4.2.3] non è richiesta per dispositivi di estremità da installare
solamente allo sbocco all’atmosfera di aperture di cisterne inertizzate.
Nota 2: Quando cuffie, cappellotti contro l’ingresso degli agenti
atmosferici, deflettori, ecc. sono previsti per i dispositivi ubicati
all’estremità degli sfoghi gas, le prove descritte in [4.2] devono
essere effettuate con tali accessori in loco.
Nota 3: Quando lo scarico all’atmosfera non viene effettuato attraverso un dispositivo ubicato all’estremità dello sfogo gas secondo
Nota 2, o attraverso un dispositivo resistente alla detonazione
secondo [3.2.2], il dispositivo ubicato lungo la tubolatura deve
essere sottoposto a prova specifica, includendo tutti i tubi, raccordi
a T, curve, cuffie, cappellotti contro l’ingresso degli agenti atmosferici ecc, che possono essere sistemati tra il dispositivo stesso e
l’atmosfera. La prova deve consistere in una prova di resistenza al
passaggio di fiamma di cui in [4.2.2] e, se per una data installazione è possibile la permanenza di una fiamma stazionaria in corrispondenza del dispositivo stesso, la prova deve comprendere
anche la prova di resistenza alle fiamme stazionarie di cui in
[4.2.3].
2.3.2 Le caratteristiche di funzionamento quali la portata
in condizioni sia di pressione che di depressione, la rispondenza operativa, la resistenza dell’efflusso e la velocità
devono essere dimostrati mediante idonee prove.
Regolamenti RINA 2005
a) essere progettate in modo da non poter essere inserite
impropriamente sull’apertura;
b) essere saldamente sistemate sull’apertura in modo che
la fiamma non possa aggirare la rete stessa;
c) essere conformi alle prescrizioni della presente Appendice. La prova specificata in [4.2.3] non è richiesta per
le reti tagliafiamma sistemate sulle aperture di entrata
aria per depressione, attraverso le quali non possa
esservi fuoriuscita di vapori;
d) essere protette contro i danneggiamenti meccanici.
2.5
Marcatura dei dispositivi
2.5.1 Su ciascun dispositivo devono essere indicati, con
marcatura permanente o su targhetta in acciaio inossidabile
o altro materiale resistente alla corrosione fissata in modo
permanente, i seguenti dati:
a) nome del fabbricante o marchio di fabbrica;
b) versione, tipo, modello, od altra designazione data dal
fabbricante del dispositivo;
c) dimensioni dell’apertura per la quale il dispositivo è
approvato;
d) posizione di installazione per la quale il dispositivo è
stato approvato con l’indicazione della massima o
minima lunghezza dell’eventuale tubolatura che può
essere sistemata tra il dispositivo e l’atmosfera;
e) direzione del flusso dei vapori attraverso il dispositivo;
193
Parte E, Cap 7, App 1
f)
indicazione del laboratorio che ha effettuato le prove e
del numero del relativo rapporto; e
di bordo di raggiungere i dispositivi situati ad una altezza
sul ponte superiore a 2 m.
g) indicazione che il dispositivo è conforme alle prescrizioni della presente Appendice.
4
3
4.1
Dimensionamento, ubicazione ed
installazione dei dispositivi
3.1
Dimensionamento dei dispositivi
3.1.1 Per la determinazione delle dimensioni dei dispositivi, al fine di evitare eccessive pressioni o depressioni nelle
cisterne del carico durante le operazioni di caricazione e di
scaricazione, si deve effettuare un calcolo delle cadute di
pressione.
Devono essere tenuti in considerazione i seguenti parametri:
a) portata di caricazione e di scaricazione;
b) sviluppo di vapori;
c) caduta di pressione attraverso i dispositivi, tenendo
conto del coefficiente di resistenza;
d) caduta di pressione nella tubolatura di sfogo gas;
e) pressione di apertura dello sfogo gas nel caso di valvole
ad alta velocità di efflusso, e
f)
massa volumica della miscela satura di aria e vapori di
idrocarburi;
g) eventuali intasamenti dei filtri tagliafiamma; il calcolo
delle cadute di pressione nell’impianto deve essere
effettuato considerando il 70% delle caratteristiche
nominali.
3.2
3.2.1
Ubicazione ed installazione dei dispositivi
Generalità
Procedure per le prove di tipo
Principi
4.1.1 Le prove devono essere effettuate da un laboratorio
riconosciuto dalla Società.
4.1.2 Ciascuna dimensione di ciascun modello di dispositivo deve essere sottoposta alle prove di tipo. Tuttavia, nel
caso di filtri tagliafiamma le prove possono essere limitate
alla dimensione più piccola, alla dimensione più grande e
ad una dimensione intermedia scelta dalla Società. I dispositivi devono avere le stesse dimensioni e le tolleranze più
sfavorevoli previste in produzione. Qualora il dispositivo
sottoposto alle prove venga modificato nel corso delle
prove stesse, le prove devono essere ripetute dall’inizio.
4.1.3 Le prove descritte nel presente Articolo [4] che prevedono l’uso di vapori di benzina (distillato di petrolio
senza piombo consistente essenzialmente di composti di
idrocarburi alifatici con un punto di ebollizione approssimativamente compreso nel campo 65 °C ÷ 75 °C), di vapori
di esano commerciale, o di propano commerciale, come
appropriato, sono idonee per tutti i dispositivi che proteggono le cisterne contenenti atmosfere infiammabili dei prodotti ai quali si fa riferimento in Sez 1, [1.1.1]. Quanto
sopra non preclude l’impiego di vapori di benzina o di
vapori di esano commerciale per tutte le prove indicate nel
presente Articolo [4].
4.1.4 A conclusione delle prove il dispositivo non deve
evidenziare danneggiamenti meccanici che compromettano le prestazioni originali.
4.1.5 Prima di iniziare le prove devono essere tarate le
seguenti apparecchiature, come appropriato:
a) misuratori di concentrazione dei vapori;
a) I dispositivi devono essere ubicati allo sbocco all’atmosfera dello sfogo gas, a meno che essi non siano stati
sottoposti a prove ed approvati per essere installati
lungo la tubolatura.
b)
b) Dispositivi destinati ad essere installati lungo la tubolatura non possono essere ubicati allo sbocco all’atmosfera, a meno che essi non siano stati anche sottoposti
alle prove previste ed approvati per quella posizione.
e) dispositivi per la registrazione del tempo.
3.2.2
Dispositivi resistenti alla detonazione
Quando vengono installati dispositivi resistenti alla detonazione, come dispositivi ubicati lungo la tubolatura con
sbocco all’atmosfera, essi devono essere situati ad una sufficiente distanza dall’estremità terminale aperta della tubolatura stessa, in modo da impedire la possibilità di
permanenza di fiamme stazionarie in corrispondenza del
dispositivo.
3.2.3
Accesso ai dispositivi
Per facilitare la manutenzione, la riparazione e l’ispezione,
devono essere previsti mezzi che permettano al personale
194
termometri;
c) misuratori di portata;
d) misuratori di pressione e
4.1.6 Nel corso delle prove devono essere registrati i
seguenti parametri, come appropriato:
a) concentrazione di combustibile nella miscela infiammabile;
b)
temperatura della miscela infiammabile di prova
all’entrata del dispositivo e
c) portata di miscela infiammabile di prova, quando applicabile.
4.1.7 Il passaggio di fiamma deve essere rilevato registrando, ad esempio, la temperatura, la pressione o l’emissione di luce con idonei sensori sistemati sul lato protetto
del dispositivo; in alternativa il passaggio di fiamma può
essere registrato su video-nastro.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 1
4.2
Procedure di prova dei filtri tagliafiamma
sistemati allo sbocco all’atmosfera
4.2.1 Impianto di prova
L’impianto di prova deve consistere in una apparecchiatura
per la produzione della miscela esplosiva, un piccolo serbatoio con diaframma, un prototipo del filtro tagliafiamma
con flangia di accoppiamento, un sacco di plastica ed una
fonte di ignizione in tre posizioni (vedere Fig 1). Impianti di
prova diversi possono essere impiegati purché le prove
richieste nel presente Articolo [4] possano essere eseguite a
soddisfazione della Società.
Nota 1: Le dimensioni del sacco di plastica dipendono da quelle
del filtro tagliafiamma. Per filtri tagliafiamma normalmente usati
sulle navi cisterna, il sacco di plastica può avere una circonferenza
di 2 m, una lunghezza di 2,5 m ed uno spessore di 0,05 mm.
Nota 2: Al fine di evitare che residui del sacco di plastica ricadano
sul dispositivo provato dopo l’ignizione della miscela combustibile/aria, può essere utile montare un telaio grossolano di filo
metallico attraverso il dispositivo entro il sacco di plastica. Il telaio
deve essere costruito in modo tale da non interferire con il risultato
della prova.
4.2.2
Prova di resistenza al passaggio della fiamma
La prova di resistenza al passaggio di fiamma deve essere
eseguita con le seguenti modalità.
a) Il serbatoio, il filtro tagliafiamma ed il sacco di plastica
(vedere [4.2.1]) che avvolge il prototipo del filtro
devono essere riempiti in modo tale che il loro volume
contenga la miscela aria/propano di massima combustibilità (Vedere Pubblicazione IEC - 79/1). La concentrazione della miscela deve essere verificata mediante un
appropriato controllo della composizione dei gas nel
sacco di plastica. Per le prove da effettuarsi sui dispositivi di cui in [2.3.1] Nota 3, il sacco di plastica deve
essere sistemato allo sbocco all’atmosfera. Devono
essere previste tre fonti di ignizione lungo l’asse del
sacco, una vicina al filtro tagliafiamma, un’altra il più
lontano possibile e la terza in posizione intermedia tra
le due precedenti. Le tre fonti devono essere accese in
successione, due volte in ciascuna delle tre posizioni
richieste. La temperatura del fluido di prova deve essere
compresa tra 15 °C e 40 °C.
b) Nel caso in cui si verifichi passaggio di fiamma, il diaframma sulla cisterna viene rotto dall’esplosione interna
e ciò è udibile e visibile dall’operatore in seguito alla
fuoriuscita di fiamma. Sensori rivelatori di fiamma,
calore e pressione possono essere usati in alternativa al
diaframma che scoppia.
4.2.3
dispositivi di cui in [2.3.1] Nota 3, il filtro tagliafiamma
deve essere posizionato in modo da riflettere il suo
orientamento finale.
b) Le fiamme stazionarie devono essere ottenute usando la
miscela aria/vapori di benzina di massima combustibilità o la miscela aria/vapori di esano commerciale di
massima combustibilità con l’ausilio di una fiamma
pilota mantenuta continuamente accesa o di un accendino a scintilla mantenuto continuamente in funzione
allo sbocco. Il gas di prova deve essere introdotto a
monte del contenitore indicato nella Fig 1. Mantenendo la concentrazione della miscela infiammabile al
valore sopra indicato, variando la portata, il filtro tagliafiamma deve essere riscaldato fino a raggiungere la
massima temperatura ottenibile sul lato carico del
dispositivo. Le temperature devono essere misurate, ad
esempio, in corrispondenza del lato protetto della
matrice del filtro assorbente il calore della fiamma (o in
corrispondenza del seggio della valvola nel caso di
prove di valvole ad alta velocità di efflusso eseguite in
conformità al punto [4.3]). Si considera raggiunta la
massima temperatura ottenibile quando l’aumento di
temperatura non supera 0,5 °C al minuto, per un periodo di dieci minuti. Questa temperatura deve essere
mantenuta per un periodo di dieci minuti dopo di che si
arresterà il flusso e si osserveranno le condizioni. La
temperatura del fluido di prova deve essere compresa
tra 15 °C e 40 °C.
Nel caso in cui non avvenga alcun incremento di temperatura deve essere trovata una più adeguata posizione
per il sensore di temperatura, tenendo conto della posizione della fiamma stazionaria, come memorizzata visivamente, durante la prima parte della prova. Devono
essere considerate posizioni che richiedono di realizzare piccoli fori nelle parti fisse del filtro. Qualora la
modifica della posizione del sensore di temperatura non
dia alcun risultato, il detto sensore deve essere sistemato in corrispondenza del lato a valle del filtro vicino
alla fiamma stazionaria.
Qualora insorgano difficoltà nel realizzare condizioni
di temperatura stazionaria (per valori elevati della temperatura stessa) deve essere seguito il seguente criterio:
utilizzando il flusso che ha prodotto la temperatura
massima durante le precedenti fasi di prova, le fiamme
stazionarie devono essere mantenute per un periodo di
due ore dal momento in cui si è stabilito il detto flusso.
Dopo tale periodo si arresterà il flusso e si osserveranno
le condizioni. Durante tale prova non deve verificarsi
passaggio di fiamma.
Prova di resistenza alle fiamme stazionarie
La prova di resistenza alle fiamme stazionarie deve essere
effettuata, in aggiunta alla prova di resistenza al passaggio
di fiamma, per i filtri tagliafiamma destinati alle aperture
attraverso le quali si può prevedere fuoriuscita di vapori
infiammabili.
a) Può essere impiegato lo stesso impianto di prova di cui
in [4.2.1], senza sacco di plastica. Il filtro tagliafiamma
deve essere installato in modo che l’efflusso della
miscela sia verticale. In questa posizione la miscela
deve essere incendiata. Per la prova da effettuarsi sui
Regolamenti RINA 2005
4.2.4
Caso in cui una valvola pressione/vuoto è
integrata con un filtro tagliafiamma
Nei casi in cui una valvola pressione/vuoto è integrata con
un filtro tagliafiamma, la prova di resistenza al passaggio di
fiamma deve essere effettuata con la valvola pressione/vuoto bloccata aperta. Qualora non vi sia alcun elemento addizionale che assorba calore, integrato nella
valvola lato pressione, la valvola stessa deve essere considerata e provata come valvola ad alta velocità di efflusso in
conformità a quanto indicato in [4.3].
195
Parte E, Cap 7, App 1
4.3
Prove delle valvole ad alta velocità
d’efflusso
impianti di prova appropriati. Impianti diversi possono
essere usati purché le prove possano essere eseguite a soddisfazione della Società.
4.3.1 Impianto di prova
L’impianto di prova deve essere in grado di fornire le portate
richieste. Nelle Fig 2 e Fig 3 sono riportati gli schemi di
Figura 1 : Impianto di prova per prova di resistenza al passaggio della fiamma
6
5
4
3
1
2
(1): Diaframma a rottura di plastica
(2): Ingresso della miscela esplosiva
(3): Serbatoio
(4): Dispositivo di arresto della fiamma
(5): Sacco di plastica
(6): Fonte d’ignizione
196
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 1
Figura 2 : Piano schematico dell’impianto di prova per le valvole ad alta velocità d’efflusso (unicamente prove di
resistenza alla fiamme stazionarie)
M
1
11
ARIA
13
2
12
10
MISCELA aria/vapori
9
13
15
5
4
3
VAPORI
8
14
N2
VAPORE ACQUEO
6
CONDENSATO
BENZINA
(1): Ventilatore a velocità variabile
(2): Indicatore di portata volumetrica
(3): Tubo (diametro=500 mm, lunghezza=30 m)
(4): Tubo riscaldato per i vapori
(5): Sorpasso dell’aria
(6): Evaporatore e serbatoio benzina
(7): Sorpasso miscela aria vapori
(8): Fluidi estinguenti
(9): Valvola automatica di comando e ad azionamento rapido
(10): Filtro tagliafiamma a nastro increspato con sensori di temperatura per la protezione dell’impianto di prova
(11): Valvola ad alta velocità di efflusso da provare
(12): Rivelatore di fiamma
(13): Diaframma a rottura
(14): Indicatore di concentrazione
(15): Serbatoio
Regolamenti RINA 2005
197
Parte E, Cap 7, App 1
Figura 3 : Impianto di prova per gli sfoghi gas ad alta velocità d’efflusso
!
*
!
&
"
%
#
'
(1): Fonte di ignizione primaria
(2): Fonte di ignizione secondaria
(3): Rubinetti
(4): Portello di antiesplosione
(5): Alimentazione del gas
(6): Rivelatore del passaggio di fiamma
(7): Registratore grafico
(8): Misuratore di flusso
(9): Ventilatore
(10): Serranda e linea di sorpasso per le basse portate
(11): Manometro
(12): Analizzatore del gas
(13): Valvola ad alta velocità di efflusso da provare
4.3.2 Prova di efflusso
La prova di efflusso deve essere effettuata per le valvole ad
alta velocità di efflusso usando aria compressa o gas alle
predeterminate portate. Devono essere registrati i seguenti
parametri:
a) la portata. Quando per la prova è usata aria od un gas in
luogo dei vapori dei prodotti per i quali il dispositivo è
destinato, la portata ottenuta deve essere corretta per
riferirla alla massa volumica dei vapori di tali prodotti;
b) la pressione prima dell’apertura della valvola. La pressione nella cisterna di prova sulla quale il dispositivo è
installato non deve avere un incremento maggiore di
0,01 MPa al minuto;
c) la pressione di apertura della valvola;
d) la pressione di chiusura della valvola;
e) la velocità di efflusso allo sbocco. Essa non deve essere
inferiore a 30 m/s per tutto il tempo durante il quale la
valvola rimane aperta.
4.3.3
Prove di sicurezza contro il passaggio della
fiamma
Le seguenti prove di sicurezza contro il passaggio di
fiamma devono essere effettuate, tenendo conto di quanto
indicato in [2.3.6], impiegando una miscela di vapori di
benzina ed aria o di vapore di esano commerciale ed aria
che realizza la miscela di massima combustibilità in corri-
198
spondenza del punto di ignizione. Tale miscela deve essere
accesa con l’ausilio di una fiamma pilota permanente o di
un accendino a scintilla allo sbocco.
a) La prova di resistenza al passaggio di fiamma nella
quale, invece che benzina o esano, può essere utilizzato propano deve essere effettuata con lo sfogo gas in
posizione verticale e poi con lo sfogo gas inclinato di
10° rispetto alla verticale. Per soluzioni particolari
dell’impianto di sfogo gas può essere necessaria l’esecuzione di ulteriori prove con lo sfogo gas inclinato in più
di una direzione. In ciascuna di queste prove, che
devono essere almeno 50, il flusso di miscela deve
essere ridotto fino alla chiusura della valvola ed
all’estinzione della fiamma. Il lato in depressione di valvole con più funzioni deve essere sottoposto a prova in
conformità con quanto previsto in [4.2.2] con la valvola di depressione mantenuta aperta per tutta la durata
della prova stessa, allo scopo di accertare l’efficienza
del dispositivo installato.
b) La prova di resistenza alle fiamme stazionarie deve
essere effettuata in conformità a quanto previsto in
[4.2.3]. In prosecuzione di questa prova la fiamma sul
dispositivo deve essere spenta e quindi, con la fiamma
pilota mantenuta accesa, o con un accendino a scintilla
in funzione, devono essere fatte uscire, per un periodo
di dieci minuti, piccole quantità di miscela di massima
combustibilità, mantenendo la pressione a monte della
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 1
valvola al 90% della sua pressione di apertura. Durante
il suddetto periodo non deve verificarsi passaggio di
fiamma. Per l’esecuzione di questa prova devono essere
rimossi tenute o seggi morbidi.
4.4
Impianto e procedure di prova dei filtri
tagliafiamma resistenti alle detonazioni
installati lungo le tubolature
4.4.1 Il filtro tagliafiamma deve essere installato ad una
estremità di un tubo di lunghezza appropriata e dello stesso
diametro della flangia del dispositivo. La flangia opposta
del dispositivo deve essere collegata a un tubo avente lunghezza pari a dieci volte il diametro del tubo la cui estremità deve essere chiusa con un sacco di plastica od un
diaframma. Il tubo deve essere riempito con una miscela
aria/propano di massima combustibilità, che deve quindi
essere accesa. Deve essere misurata la velocità di propagazione della fiamma vicino al filtro tagliafiamma. Tale velocità deve avere il valore corrispondente alle condizioni di
stabile detonazione.
Nota 1: Le dimensioni del sacco di plastica devono essere almeno
4 m di circonferenza, 4 m di lunghezza, 0,05 mm di spessore.
4.4.2 Devono essere effettuate tre prove di resistenza alla
detonazione, durante le quali non si deve verificare passaggio di fiamma attraverso il dispositivo. Il filtro tagliafiamma
non deve risultare danneggiato nè evidenziare deformazioni permanenti in alcuna sua parte.
4.4.3 Impianti di prova diversi possono essere impiegati
purchè le prove possano essere eseguite a soddisfazione
della Società. Uno schema dell’impianto di prova è riportato in Fig 4.
Regolamenti RINA 2005
4.5
Procedure per le prove funzionali
4.5.1 Prova di resistenza alla corrosione
Deve essere effettuata una prova di resistenza alla corrosione. In questa prova il dispositivo completo, comprensivo
di un tratto del tubo al quale è collegato, deve essere esposto ad uno spruzzo di soluzione di cloruro di sodio al 5%,
ad una temperatura di 25 °C per un periodo di 240 ore e
fatto quindi asciugare per 48 ore. Può essere effettuata una
prova equivalente a soddisfazione della Società. Al termine
della prova tutte le parti mobili devono funzionare correttamente e non devono esservi depositi di corrosione che non
possano essere eliminati con il lavaggio.
4.5.2 Prova di pressatura idrostatica
Sull’involucro esterno o sul corpo di un dispositivo campione deve essere effettuata una prova di pressatura idrostatica in accordo con [2.2.15].
4.6
Rapporto del laboratorio
4.6.1 Il rapporto del laboratorio deve comprendere:
a) disegni dettagliati del dispositivo;
b) tipi di prove effettuate. Se vengono provati dispositivi
installati lungo le tubolature, devono essere indicate
anche le massime pressioni e velocità rilevate durante la
prova;
c) informazioni specifiche sugli accessori approvati;
d) tipi di prodotti per i quali il dispositivo è approvato;
e) schemi dell’impianto di prova;
f)
pressioni di apertura e di chiusura e velocità di efflusso,
nel caso di valvole ad alta velocità di efflusso;
g) tutte le altre informazioni riportate sul dispositivo di cui
in [2.5].
199
Parte E, Cap 7, App 1
Figura 4 : Impianto di prova dei filtri tagliafiamma installati lungo la tubolatura
4
6
5.2
3
5
5.1
0.1
2
d
0.1
7
1
SEZIONE A- A
(1): Ingresso della miscela esplosiva
(2): Fonte di ignizione; ignizione entro la miscela non fluente
(3): Serbatoio
(4): Sistema di misura per la velocità della fiamma di una detonazione stabile
(5): Dispositivo tagliafiamma sistemato sulla tubolatura; (5.1): Elemento tagliafiamma; (5.2): Smorzatore dell’onda d’urto
(6): Sacco di plastica
(7): l/d = 100
200
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 2
APPENDICE 2
1
1.1
PROGETTO DEGLI IMPIANTI DI LAVAGGIO CON
PETROLIO GREGGIO
essi possono essere assoggettate e devono essere adeguatamente collegate e sopportate.
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La presente Appendice si applica a navi aventi la
notazione oil tanker nelle condizioni di cui in Sez 4,
[4.6.1].
1.2
Definizioni
1.2.1 Zavorra all’arrivo
Ai fini della presente Appendice, “zavorra all’arrivo” significa zavorra pulita come definita in Sez 1, [1.3.4].
1.2.2 Zavorra alla partenza
Ai fini della presente Appendice, “zavorra alla partenza”
significa zavorra di tipo diverso dalla zavorra all’arrivo.
1.3
Manuale operativo e delle apparecchiature
1.3.1 Deve essere inviato alla Società per conoscenza il
manuale operativo e delle apparecchiature relativo
all’impianto di lavaggio con petrolio greggio. Tale manuale
deve contenere almeno le informazioni seguenti:
a) piano schematico dell’impianto di lavaggio con petrolio
greggio con l’indicazione delle posizioni rispettive delle
pompe, tubolature e macchinette di lavaggio relative
all’impianto di lavaggio con greggio,
b) una descrizione dell’impianto ed un elenco di procedure per controllare che le apparecchiature funzionino
soddisfacentemente durante le operazioni di lavaggio
col petrolio greggio. Esso deve contenere un elenco dei
parametri degli impianti e delle apparecchiature che
devono essere controllati, quali pressione nelle tubolature, livelli d’ossigeno, numero di giri delle macchine,
durata dei cicli, ecc. Devono essere inclusi i valori stabiliti per tali parametri. Devono anche essere indicati i
risultati delle prove effettuate in accordo con [3.3] ed i
valori di tutti i parametri controllati durante tali prove,
c) le altre informazioni indicate in [2.1.8],
[2.3.2], [2.3.5], [2.4.3] e [3.3.1].
2
2.1
[2.2.2],
Progetto ed installazione
Tubolature
2.1.1 Le tubolature del petrolio greggio per il lavaggio e
tutte le valvole inserite nell’impianto d’alimento devono
essere d’acciaio o altro materiale equivalente, devono avere
robustezza adeguata per quanto riguarda la pressione a cui
Regolamenti RINA 2005
Nota 1: Potrà essere accettata ghisa grigia nell’impianto d’alimentazione del petrolio greggio di lavaggio quand’essa è in accordo
con normative nazionali approvate.
2.1.2 L’impianto di lavaggio con petrolio greggio deve
essere costituito da tubolature permanentemente installate e
deve essere indipendente dal collettore d’incendio e da
qualsiasi altro impianto diverso dall’impianto per il lavaggio
delle cisterne, ad eccezione di sezioni dell’impianto del
carico della nave che possono essere incorporate
nell’impianto di lavaggio col petrolio greggio purché esse
soddisfino le prescrizioni per le tubolature di petrolio greggio. Come eccezione alle prescrizioni precedenti, possono
essere permesse per le navi miste petroliere-portarinfusa le
seguenti sistemazioni:
a) la possibilità di rimozione per le apparecchiature, se
necessario, durante il trasporto di carichi diversi dal
petrolio greggio, purché quando dette apparecchiature
vengono reinstallate, l’impianto sia come installato originariamente e sia provata la sua tenuta al petrolio;
b) l’impiego di manichette flessibili per collegare
l’impianto di lavaggio con petrolio greggio alle macchinette di lavaggio, se è necessario sistemare tali macchinette sulle coperture delle boccaporte delle cisterne del
carico. Tali manichette flessibili devono avere collegamenti flangiati, devono essere costruite e provate
secondo una norma accettabile dalla Società, e devono
essere compatibili con i compiti che dovranno svolgere.
La lunghezza di tali manichette non deve essere maggiore di quella necessaria a collegare le macchinette di
lavaggio ad un punto adiacente appena al di fuori della
mastra della boccaporta. Tali manichette devono essere
sistemate in un deposito appositamente preparato e protetto quando non vengono adoperate.
2.1.3 Devono essere prese misure per impedire sovrapressioni nella tubolatura di alimento di petrolio greggio per il
lavaggio. Le valvole di sicurezza sistemate per impedire la
sovrapressione devono scaricare sul lato di aspirazione
delle pompe di alimento. Possono essere accettati metodi
alternativi a soddisfazione della Società purché essi provvedano un grado equivalente di sicurezza e di protezione
dell’ambiente.
Nota 1: Per impianti muniti esclusivamente di pompe centrifughe
progettate in modo tale che la loro pressione non possa superare la
pressione di progetto della tubolatura è richiesto un sensore di temperatura sistemato nella cassa della pompa che possa azionare un
dispositivo di arresto della pompa nel caso di surriscaldamento.
2.1.4 Quando sulle prese da incendio sono sistemate valvole per la pulizia ad acqua delle tubolature di lavaggio
delle cisterne, tali valvole devono essere di robustezza ade-
201
Parte E, Cap 7, App 2
guata e devono essere prese misure affinché tali collegamenti possano essere chiusi con flange cieche quando le
tubolature di lavaggio contengono petrolio greggio. In alternativa le valvole delle prese da incendio devono essere isolate dall’impianto di lavaggio con petrolio greggio mediante
flange cieche.
2.1.5 Tutti i collegamenti per i manometri o per altra strumentazione devono essere provvisti di valvole d’intercettazione adiacenti alle tubolature a meno che gli accessori
non siano di tipo autosigillante.
2.1.6 Nessuna parte dell’impianto di lavaggio con petrolio
greggio può entrare nei locali macchine. Quando
l’impianto di lavaggio delle cisterne è munito di riscaldatore
a vapore per l’uso durante il lavaggio con acqua, il riscaldatore deve essere sistemato al di fuori dei locali macchine e
deve essere efficacemente isolato durante il lavaggio col
petrolio greggio da una doppia valvola d’intercettazione o
da flange cieche facilmente identificabili.
2.1.7 Qualora sia adoperato un impianto combinato di
lavaggio delle cisterne con greggio e acqua, la tubolatura di
alimento deve essere progettata in modo tale da poter permettere, per quanto possibile, il drenaggio del petrolio greggio in uno spazio apposito, prima di incominciare il
lavaggio con acqua. Tali spazi possono essere casse residui
(slop tanks) o altre cisterne del carico.
2.1.8 Le tubolature devono essere di un diametro tale da
poter far funzionare contemporaneamente il numero massimo di macchinette di lavaggio prescritte ed indicate nel
manuale operativo e delle apparecchiature alla loro pressione e portata di progetto. La sistemazione della tubolatura
deve essere tale che il numero richiesto delle macchinette
di lavaggio delle cisterne sistemate in ciascuna cisterna in
accordo con quanto indicato nel manuale operativo e delle
apparecchiature possa essere fatto funzionare simultaneamente.
2.1.9 Le tubolature di alimento di petrolio greggio per il
lavaggio devono essere ancorate (collegate solidamente)
alle strutture della nave in posizioni appropriate e devono
essere previsti mezzi per permettere la libertà di movimento
nei punti non sopportati per compensare le dilatazioni termiche e le flessioni della nave. L’ancoraggio deve essere
tale da assorbire qualsiasi colpo d’ariete senza indebiti
movimenti della tubolatura d’alimento. Gli ancoraggi
devono essere sistemati generalmente in corrispondenza
dell’estremità più lontana dall’ingresso del petrolio greggio
nella tubolatura d’alimento. Qualora le macchinette di
lavaggio siano adoperate come ancoraggio dei branchetti,
devono essere previste sistemazioni particolari per ancorare
tali branchetti quando le macchinette di lavaggio vengono
rimosse per qualsiasi ragione.
202
2.2
Macchinette per il lavaggio delle
cisterne
2.2.1 Le macchinette per il lavaggio col petrolio greggio
devono essere montate permanentemente e devono essere
di un progetto accettabile dalla Società.
2.2.2 Le caratteristiche di comportamento di una macchinetta per il lavaggio delle cisterne dipende dal diametro
dell’ugello, dalla pressione di esercizio, dal tipo e dalla
tempistica del suo movimento. Ciascuna macchinetta di
lavaggio installata deve avere caratteristiche tali da assicurare che la parte di cisterna coperta da tale macchinetta
possa essere lavata efficacemente entro il tempo indicato
nel manuale operativo e delle apparecchiature.
2.2.3 Le macchinette di lavaggio devono essere sistemate
in ciascuna cisterna del carico ed il metodo di sostegno
deve essere a soddisfazione della Società. Qualora le macchinette di lavaggio siano sistemate molto al di sotto del
cielo nelle cisterne del carico per scavalcare protuberanze
nelle cisterne, deve essere presa in considerazione la necessità di provvedere un supporto addizionale per la macchinetta e per la sua tubolatura d’alimentazione.
2.2.4 Ciascuna macchinetta deve poter essere isolata
mediante valvole d’intercettazione nelle tubolature d’alimento. Se per qualche ragione viene rimossa una macchinetta di lavaggio montata sul ponte, deve essere previsto un
dispositivo per intercettare la tubolatura d’alimentazione
del petrolio alla macchinetta per il periodo in cui la macchinetta stessa è rimossa. Allo stesso modo devono essere
prese misure per intercettare le aperture delle cisterne con
lamiere o metodi equivalenti.
Nota 1: Quando più di una macchinetta immersa è collegata alla
stessa tubolatura d’alimento, può essere accettabile un’unica valvola d’intercettazione nella tubolatura d’alimento purché possa
essere verificata la rotazione della macchinetta sommersa secondo
quanto indicato in [2.2.10]
2.2.5 Il numero e la sistemazione delle macchinette di
lavaggio delle cisterne deve essere a soddisfazione della
Società.
2.2.6 La posizione delle macchinette dipende dalle caratteristiche descritte in [2.2.2] e dalla configurazione delle
strutture interne della cisterna.
2.2.7 Il numero e la sistemazione delle macchinette in ciascuna cisterna del carico deve essere tale che tutte le aree
verticali ed orizzontali possano essere lavate o dal getto
diretto o da deviazione o spruzzo efficace del getto. Nella
valutazione di un grado accettabile di deviazione del getto
e degli spruzzi deve essere prestata particolare attenzione al
lavaggio delle parti orizzontali rivolte verso l’alto e devono
essere adoperati i parametri seguenti:
a) Per le aree orizzontali del fondo delle cisterne e per la
superficie superiore delle traverse o altre travi rinforzate
delle cisterne, l’area totale schermato al getto diretto da
traverse del ponte o del fondo, anguille rinforzate, correnti del fianco o altre simili travi rinforzate non deve
essere maggiore del 10% dell’area totale della superficie orizzontale del fondo della cisterna, della superficie
superiore dei correnti e delle altre travi rinforzate.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 2
b) Per le aree verticali dei fianchi delle cisterne, l’area
totale dei fianchi della cisterna schermata al getto
diretto dal ponte o dalle traverse del ponte o del fondo,
anguille rinforzate, correnti del fianco o altre simili travi
rinforzate non deve essere maggiore del 15% dell’area
totale dei fianchi della cisterna.
In alcune installazioni può essere necessario considerare la
sistemazione di più di un tipo di macchinette di lavaggio al
fine di ottenere una copertura adeguata.
Nota 1: Per quanto riguarda l’applicazione di tale prescrizione,
una cisterna residui (slop tank) deve essere considerata come una
cisterna del carico.
2.2.8 In fase di progetto deve essere utilizzata la procedura seguente minima per determinare l’area della superficie della cisterna bagnata dal getto diretto:
a) utilizzando un piano strutturale adatto devono essere
tracciate delle linee dalla punta della macchinetta a
quelle parti della cisterna che si trovino nel campo raggiungibile dai getti;
b) quando la configurazione della cisterna è considerata
complicata dalla Società, può essere adoperata una sorgente di luce puntiforme situata in corrispondenza delle
punte delle macchinette di lavaggio in un modello in
scala della cisterna.
2.2.9 Il progetto delle macchinette di lavaggio montate sul
ponte deve essere tale che vi siano dispositivi esterni alla
cisterna che indichino la rotazione e l’arco di movimento
delle macchinette stesse, mentre l’operazione di lavaggio
col petrolio greggio è in corso. Qualora le macchinette
montate sul ponte siano di tipo non programmabile, con
ugelli di tipo doppio, potranno essere accettati mezzi alternativi a soddisfazione della Società purché sia possibile
ottenere un grado di verifica equivalente.
2.2.10 Qualora siano richieste macchinette sommerse,
esse devono essere di tipo non programmabile e, allo scopo
di verificare le prescrizioni in [2.2.7], deve essere possibile
verificare la loro rotazione mediante uno dei metodi
seguenti:
a) indicatori esterni alla cisterna;
b) controllo delle caratteristiche dell’andamento del suono
della macchinetta, nel qual caso il funzionamento della
macchinetta deve essere verificato verso la fine di ciascun ciclo di lavaggio. Quando sulla stessa tubolatura
d’alimento sono installate due o più macchinette sommerse, devono essere sistemate valvole in modo tale
che il funzionamento di ciascuna macchinetta possa
essere verificato indipendentemente dalle altre macchinette sulla stessa tubolatura d’alimento;
c) degassificazione della cisterna e controllo del funzionamento delle macchinette con acqua durante il viaggio
in zavorra.
2.3
Pompe
2.3.1 Le pompe che inviano il petrolio greggio alle macchinette per il lavaggio delle cisterne devono essere o
pompe del carico o pompe specifiche per questa operazione.
Regolamenti RINA 2005
2.3.2 La capacità delle pompe deve essere sufficiente a
provvedere la portata necessaria alla pressione prescritta
per il numero massimo delle macchinette che devono funzionare simultaneamente come specificato nel manuale
operativo e delle apparecchiature. Oltre a quanto qui sopra
prescritto, le pompe devono avere la capacità di alimentare
gli eiettori, nel caso in cui sia adottato un impianto con
eiettori, in accordo con le prescrizioni in [2.4.2] per esaurire le cisterne.
2.3.3 La capacità delle pompe deve essere tale che le prescrizioni in [2.3.2] possano essere soddisfatte con una
qualsiasi pompa non funzionante. Gli impianti di pompe e
tubolature devono essere tali che l’impianto di lavaggio con
petrolio greggio possa essere fatto funzionare efficacemente
con una pompa qualsiasi non funzionante.
2.3.4 Il trasporto di diversi tipi di carico non deve impedire il lavaggio delle cisterne con petrolio greggio.
2.3.5 Allo scopo di permettere che il lavaggio con petrolio greggio possa essere eseguito in modo efficace quando
la contropressione del terminale di terra è minore della
pressione richiesta per il lavaggio con il greggio, devono
essere prese misure per mantenere una pressione adeguata
nelle macchinette di lavaggio secondo quanto indicato in
[2.3.2]. Tale prescrizione deve essere soddisfatta con una
qualsiasi pompa del carico non funzionante. La pressione
d’alimentazione minima prescritta per il lavaggio con petrolio greggio deve essere indicata nel manuale operativo e
delle apparecchiature. Nel caso in cui non sia possibile
ottenere detta pressione minima d’alimento, non devono
essere eseguite le operazioni di lavaggio col petrolio greggio.
2.4
Impianto d’esaurimento
2.4.1 Il progetto dell’impianto per l’esaurimento del petrolio greggio dal fondo di ciascuna cisterna del carico deve
essere a soddisfazione della Società.
2.4.2 Il progetto e la capacità dell’impianto di easurimento
devono essere tali che il fondo della cisterna nella quale si
esegue il lavaggio sia privo di accumuli di petrolio e di sedimenti verso il completamento del processo di lavaggio.
2.4.3 L’impianto di easurimento deve avere una capacità
pari ad almeno 1,25 volte la portata totale di tutte le macchinette di lavaggio delle cisterne che sono fatte funzionare
simultaneamente durante il lavaggio del fondo delle
cisterne del carico come descritto nel manuale operativo e
delle apparecchiature.
2.4.4 Dispositivi quali indicatori di livello, sonde manuali,
ed indicatori del funzionamento dell’impianto d’esaurimento descritto in [2.4.8] devono essere previsti onde verificare che il fondo di ciascuna cisterna del carico sia
asciutto dopo il lavaggio con petrolio greggio. Devono
essere previste sistemazioni adeguate per sondaggi manuali
nella zona poppiera della cisterna ed in tre altre posizioni
opportune a meno che non siano sistemati mezzi approvati
per assicurare in modo efficace che il fondo di ogni cisterna
sia asciutto. Ai fini del presente paragrafo, il fondo delle
cisterne del carico è considerato “asciutto” quando vi sia
203
Parte E, Cap 7, App 2
non più di piccole quantità di petrolio vicino alle aspirazioni di esaurimento senza accumuli di petrolio in altre
zone della cisterna.
2.4.5 Devono essere previsti mezzi per drenare tutte le
pompe e tubolature del carico al completamento della scaricazione, se necessario mediante collegamento con un
dispositivo di esaurimento. Deve essere possibile scaricare
il drenaggio delle tubolature e delle pompe in una cisterna
del carico o a terra. Per lo scarico a terra, deve essere prevista una tubolatura speciale di piccolo diametro collegata
alla valvola esterna della traversa di scaricazione. L’area
della sezione di questa tubolatura non deve essere maggiore del 10% della tubolatura principale di scaricazione.
Nota 1: Per le petroliere per il trasporto di petrolio greggio che
hanno una pompa individuale collegata ad un impianto individuale di tubolatura in ciascuna cisterna del carico, può essere considerata l’esenzione dalla tubolatura speciale di piccolo diametro
prescritta, qualora la quantità totale di petrolio residuo nella
cisterna dopo l’esaurimento e nella tubolatura dalla cisterna alla
traversa di scaricazione sia inferiore a 0,00085 volte il volume
della cisterna del carico. La considerazione di cui sopra si applica
anche nel caso in cui sia previsto un impianto di pompe del carico
sommerse provviste di un dispositivo per l’evacuazione del petrolio
residuo.
2.4.6 L’esaurimento del petrolio nelle cisterne del carico
può essere ottenuto mediante pompe volumetriche, pompe
centrifughe autoadescanti, eiettori o altri metodi a soddisfazione della Società. Qualora una tubolatura d’esaurimento
sia collegata a diverse cisterne, devono essere previsti
mezzi idonei ad isolare ciascuna cisterna che non debba
essere esaurita in quel particolare momento.
2.4.7 Il trasporto di più di un tipo di carico non deve
impedire la possibilità di lavare le cisterne con il greggio.
2.4.8 Devono essere sistemate apparecchiature idonee a
controllare l’efficienza dell’impianto d’esaurimento. Tali
apparecchiature devono avere mezzi di lettura a distanza
sistemati nella centrale di controllo del carico o in qualche
altro locale sicuro, comodo e di facile accesso per l’ufficiale responsabile delle operazioni di caricazione e di
lavaggio con petrolio greggio. Qualora sia prevista una
pompa d’esaurimento, le apparecchiature di controllo
devono comprendere o un indicatore di flusso, o un contatore di cicli o un contatore di giri, come appropriato, nonché manometri ai collegamenti di ingresso e di mandata
della pompa o equivalente apparecchiatura. Qualora siano
previsti eiettori, le apparecchiature di controllo devono
comprendere manometri all’ingresso ed all’uscita del fluido
d’azionamento ed un misuratore di pressione/depressione
in corrispondenza della presa d’aspirazione.
2.4.9 La struttura interna della cisterna deve essere tale
che il drenaggio del petrolio in corrispondenza delle bocche d’aspirazione dell’impianto di esaurimento sia adeguato a soddisfare le prescrizioni in [2.4.2] e [2.4.4].
2.5
Tubolature di zavorra
2.5.1 Qualora non sia previsto un impianto di zavorra
separato per zavorrare le cisterne del carico, l’impianto
deve essere tale che le pompe del carico, i collettori e i tubi
204
per lo zavorramento possano essere drenati in modo sicuro
ed efficace dal petrolio, prima di essere adoperati per operazioni di zavorra.
3
3.1
Ispezioni e prove
Visita iniziale
3.1.1 La visita iniziale richiesta in Sez 4, [6.3.2] deve comprendere un’ispezione completa delle apparecchiature e
della sistemazione dell’impianto per il lavaggio con petrolio
greggio e deve comprendere, eccetto che nei casi contemplati in [3.3.3], un esame delle cisterne dopo che esse siano
state lavate con petrolio greggio ed i controlli aggiuntivi
specificati in [3.3.1] e [3.3.2] onde assicurare che l’efficienza dell’impianto di lavaggio sia in accordo con le prescrizioni della presente Appendice.
3.2
Tubolature
3.2.1 Le tubolature devono essere sottoposte a prova idrostatica ad una pressione pari a 1,5 volte la pressione d’esercizio dopo l’installazione a bordo.
3.3
Macchinette per il lavaggio delle
cisterne
3.3.1 Allo scopo di verificare la pulizia della cisterna ed il
progetto con riferimento al numero ed al posizionamento
delle macchinette di lavaggio deve essere eseguita un’ispezione visiva entrando nella cisterna dopo il lavaggio con
petrolio greggio, ma prima di un eventuale risciacquo con
acqua che potrebbe essere richiesto nel manuale operativo
e delle apparecchiature. Il fondo della cisterna da ispezionare può tuttavia essere lavato con acqua ed esaurito allo
scopo di rimuovere qualsiasi residuo di petrolio greggio
liquido sul fondo stesso prima della degassificazione necessaria per l’accesso. Tale ispezione deve assicurare che la
cisterna sia essenzialmente priva di scorie e depositi. Se
viene adottata una procedura di lavaggio per la prova specificata in [3.3.2], deve essere utilizzata una cisterna simile
non innaffiata.
3.3.2 Per verificare l’efficacia delle sistemazioni di esaurimento e drenaggio, deve essere misurata la quantità di
petrolio galleggiante sulla superficie della zavorra alla partenza. Il rapporto tra il volume del petrolio greggio sulla
superficie dell’acqua di zavorra alla partenza ed il volume
delle cisterne contenenti tale acqua non deve essere maggiore di 0,00085. Questa prova deve essere eseguita dopo il
lavaggio con petrolio greggio ed esaurimento in una
cisterna simile in tutti i rispetti alla cisterna esaminata in
accordo con [3.3.1], che non sia stata assoggettata a
risciacquo con acqua o al lavaggio con acqua se permesso
in [3.3.1].
3.3.3 Quando la Società è convinto che le navi sono simili
per tutti gli aspetti rilevanti, le prescrizioni in [3.3.1] e
[3.3.2] possono essere applicate ad una nave solamente.
Inoltre quando una nave ha una serie di cisterne che sono
simili per tutti gli aspetti rilevanti, allora per quella serie di
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 2
cisterne le prescrizioni in [3.3.1] possono essere applicate
ad un’unica cisterna della serie solamente.
3.4
Impianto d’esaurimento
3.4.1 Deve essere prestata particolare cura affinché il drenaggio trasversale e longitudinale sia soddisfacente e ciò
deve essere verificato durante la visita prescritta in [3.3].
Regolamenti RINA 2005
205
Parte E, Cap 7, App 3
APPENDICE 3
1
1.1
ELENCHI DEI PRODOTTI PETROLIFERI E DELLE
SOSTANZE SIMILI A PRODOTTI PETROLIFERI
Applicabilità
Estensione degli elenchi dei prodotti
petroliferi e delle sostanze simili a prodotti petroliferi
1.1.1 Gli elenchi nella presente appendice comprendono i
nomi commerciali in inglese:
• dei prodotti petroliferi, e
• delle sostanze simili a prodotti petroliferi
il cui trasporto alla rinfusa è coperto dalle notazioni di servizio oil tanker o oil tanker, flashpoint >60 °C o oil tanker,
asphalt carrier, secondo le prescrizioni in Sez 1, [1.1.1].
206
2
2.1
Elenchi dei prodotti
Elenco dei prodotti petroliferi
2.1.1 L’elenco in Tab 1 è estratto dall’Appendice 1 della
Convenzione MARPOL 73/78, con l’eccezione che è opinione della Società che il prodotto “naphtha solvent” debba
essere considerato un prodotto chimico soggetto alle prescrizioni del Capitolo 8. Tale elenco non è necessariamente
comprensivo di tutti i prodotti petroliferi.
2.2
Elenco delle sostanze simili a prodotti
petroliferi
2.2.1 L’elenco in Tab 2 è estratto dall’Interpretazione unificata 7 dell’Annesso II della Convenzione MARPOL 73/78.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 3
Tabella 1 : Elenco dei prodotti petroliferi
Asphalt solutions
• Blending stocks
• Roofers flux
• Straight run residue
Oils
• Clarified
• Crude oil
• Mixtures containing crude oil
• Diesel oil
• Fuel oil n° 4
• Fuel oil n° 5
• Fuel oil n° 6
• Residual fuel oil
• Road oil
• Transformer oil
• Aromatic oil (excluding vegetable oil)
• Lubricating oils and blending stocks
• Mineral oil
• Spindle oil
• Turbine oil
Distillates
• Straight run
• Flashed feed stocks
Gas oil
• Cracked
Gasoline blending stock
• Alkylates - fuel
• Reformates
• Polymer - fuel
Gasolines
• Casinghead (natural)
• Automotive
• Aviation
• Straight run
• Fuel oil n° 1 (kerosene)
• Fuel oil n° 1-D
• Fuel oil n° 2
• Fuel oil n° 2-D
Jet fuels
• JP-1 (kerosene)
• JP-3
• JP-4
• JP-5 (kerosene, heavy)
• Turbo fuel
• Kerosene
• Mineral spirit
Naphtha
• Petroleum
• Heartcut distillate oil
Regolamenti RINA 2005
Tabella 2 : Elenco delle sostanze simili a prodotti
petroliferi
Category C substances
• Aviation alkylates
• Cycloheptane
• Cyclohexane
• Cyclopentane
• p-Cymene
• Diethylbenzene
• Dipentene
• Ethylbenzene
• Ethylcyclohexane
• Heptene (all isomers)
• Hexane (all isomers)
• Hexene (all isomers)
• Isopropyl cyclohexane
• Methylcyclohexane
• 2-Methyl-1-pentene
• Nonane (all isomers)
• Octane (all isomers)
• Olein mixtures (C5 - C7)
• Pentane (all isomers)
• Pentene (all isomers)
• 1-Pheny-l-xylylethane
• Propylene dimer
• Tetrahydronaphtalene
• Toluene
• Xylenes
Category D substances
• Alkyl (C9 - C17) benzenes
• Diisopropyl naphtalene
• Dodecane (all isomers)
Nota 1: Le sostanze di categoria C e D si riferiscono alle
categorie di inquinamento definite nell’Annesso II della
MARPOL 73/78.
207
Parte E, Cap 7, App 4
APPENDICE 4
1
ELENCO DEGLI “EASY CHEMICALS”
1.1
Estensione dell’elenco degli “easy chemicals”
1.1.1 L’elenco nella presente Appendice comprende i prodotti chimici per i quali l’IBC Code non è applicabile. Tali
prodotti definiti come “easy chemicals” possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker o,
qualora il loro punto di infiammabilità sia superiore a
60 °C, anche da navi con notazione di servizio FLS tanker
flashpoint > 60 °C.
Quando indicato nell’elenco, è anche permesso che alcuni
prodotti siano trasportati da navi con notazione di servizio
tanker.
1.2
Pericoli relativi alla sicurezza e all’inquinamento
1.2.1
a) I prodotti seguenti sono prodotti chimici che sono stati
valutati per quanto riguarda i loro pericoli relativi alla
sicurezza e all’inquinamento e per i quali è stato riscontrato che non presentano rischi di tale ampiezza da
richiedere l’applicazione dell’IBC Code. L’elenco può
essere adoperato come una guida per la considerazione
del trasporto di prodotti chimici alla rinfusa i cui rischi
non siano stati ancora valutati.
b) Benché i prodotti chimici elencati nella presente Appendice non richiedano l’applicazione dell’IBC Code,
alcune precauzioni possono essere necessarie per il loro
208
trasporto in sicurezza. In tal caso la Società potrebbe
richiedere prescrizioni di sicurezza appropriate.
Applicabilità
c) Alcuni prodotti chimici appartengono alla categoria
d’inquinamento D e pertanto sono soggetti a certe prescrizioni operative dell’Annesso II della MARPOL 73/78.
d) Le miscele liquide che sono provvisoriamente valutate
ricadere sotto le prescrizioni della Regola 3(4)
dell’Annesso II della MARPOL 73/78 per quanto
riguarda la categoria d’inquinamento D, e che non presentano pericoli per la sicurezza, possono essere trasportati secondo le prescrizioni per “liquidi nocivi, non
altrimenti specificati” nella presente Appendice. In
modo simile quelle miscele, provvisoriamente valutate
non ricadere nelle categorie d’inquinamento A, B, C or
D, e che non presentano pericoli per la sicurezza, possono essere trasportati secondo le prescrizioni per
“liquidi non nocivi, non altrimenti specificati” nella presente Appendice.
e) I prodotti che appartengono alla categoria d’inquinamento III non sono soggetti alle prescrizioni
dell’Annesso II della MARPOL 73/78 con particolare
riguardo a:
• lo scarico dell’acqua di sentina o di zavorra o altri
residui o miscele contenenti unicamente tali prodotti,
• lo scarico in mare di zavorra pulita o segregata.
2
Elenco degli “easy chemicals”
2.1
2.1.1 L’elenco degli “easy chemicals” è dato in Tab 1. I
simboli e le notazioni relativi impiegati in Tab 1 sono indicati in Tab 2.
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
(a)
-
-
-
-
2-Amino-2-hydroxymethyl-1,3 propanediol solution (40% or less)
Ammonium hydrogen phosphate solution
Ammonium polyphosphate solution
Ammonium sulphate solution
1105
-
Aminoethyldiethanolamine/Aminoethylethanolamine solution
Amyl alcohol, primary
-
Aluminium sulphate solution
1105
-
Alkyldithiodathiadizole (C6 - C24)
tert-Amyl alcohol
-
Alkyl (C9+) benzenes
1105
-
Alkyl (C8+) amine, Alkenyl (C12+) acid
ester mixture
1105
-
Alkenyl (C11+) amide
sec-Amyl alcohol
-
n-Alkanes (C10+)
n-Amyl alcohol
-
3065
Alcoholic beverages, not otherwise specified.
Alcohols (C13+)
-
1090
(b)
Nome del prodotto
Acrylonitrile-Styrene copolymer dispersion in polyether polyol
Acetone
Numero
ONU
D
III
D
D
D
D
D
III
III
D
D
III
D
D
III
III
III
D
III
(c)
Categoria
d’inquinamento
Cont
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Cont
Aperti
Cont
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
T2
T2
T2
T2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T1
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
IIA
IIA
IIA
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
abt 40
20
33
48
NF
NF
NF
NF
>60
NF
>60
>60
>60
>60
<60
>60
da 20 a
60 (1)
>60
-18
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
R
R
R
R
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
R
O
R
O
R
(h)
Indicatori di
livello
F
F
F
F
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
F
-
F
-
F
(i)
Rivelazione
dei
vapori
Tabella 1 : Elenco degli “easy chemicals”
A
A
A
A
-
-
-
A
A
-
-
A, B
-
A
A
A
A
-
A
(j)
Protezione
antincendio
Y
Y
Y
Y
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
Y
N
Y
N
Y
(k)
Allarme
di alto
livello
20
20
20
20
43
43
-
8
43
43
-
32
-
-
-
20
-
15
18
(l)
Famiglia
chimica
0,82
0,81
0,82
0,81
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
0,00
0,86
1,50
0,90
1,50
1,00
1,00
1,50
0,79
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-30
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS
FLS
FLS
FLS
T
T
T
T
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS
FLS>60
FLS
FLS>60
FLS
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
209
210
(b)
-
-
-
-
-
-
Nome del prodotto
(a)
Animal and fish acid oils and distillates,
not otherwise specified (n.o.s.), including:
• Animal acid oil
• Fish acid oil
• Lard acid oil
• Mixed acid oil
• Mixed general acid oil
• Mixed hard acid oil
• Mixed soft acid oil
Animal and fish oils, n.o.s., including:
• Cod liver oil
• Lanolin
• Neatsfoot oil
• Pilchard oil
• Sperm oil
Apple juice
Aryl polyolefins (C11 - C50)
Behenil alcohol
Benzenetricarboxylic acid,
ester
-
-
1120
1120
1120
-
-
-
Brake fluid base mix:
(Poly(2-8)alkylene (C2 - C3) glycols / Polyalkylene (C2 - C10) glycols monoalkyl
(C1 - C4) ethers and their borate esters
sec-Butyl acetate
n-Butyl alcohol
sec-Butyl alcohol
tert-Butyl alcohol
Butylene glycol
Butyl stearate
gamma-Butyrolactone
trioctyl
Numero
ONU
D
III
D
III
III
III
-
D
III
-
D
III
D
D
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
T1
-
T2
T1
T2
T2
-
-
-
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
IIA
IIA
IIA
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
>60
4
24
29
17
>60
>60
>60
>60
NF
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
R
R
R
-
O
O
-
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
F
F
F
-
-
-
-
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
A
B, C
A
A
A
A
A
A
A, B
A
-
-
A, B
-
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
Y
Y
Y
Y
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
99
-
20
20
20
20
-
-
-
-
-
-
34
34
(l)
Famiglia
chimica
1,12
1,50
1,01
0,79
0,81
0,81
-
1,50
1,50
-
1,50
1,00
1,00
1,00
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
16
25
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Calcium long-chain alkyl phenate sulphide (C8 - C40)
Calcium long-chain alkyl phenolic
amine (C8 - C40)
Calcium nitrate / Magnesium nitrate /
Potassium chloride solution
epsilon-Caprolactam (molten or aqueous solutions)
Cetyl / Stedryl alcohol
Chlorinated paraffins (C14 - C17) (with
52% chlorine)
Choline chloride solutions
Citric acid (70% or less)
Clay slurry
Coal slurry
Coconut oil fatty acid methyl ester
Cyclohexanol
-
-
Dialkyl (C7-C13) phthalates
Diethylene glycol
1148
-
Dextrose solution
Diacetone alcohol
-
Decylbenzene
1147
-
Calcium long-chain alkaryl sulphonate
(C11 - C50)
Decahydronaphthalene
-
Calcium hydroxide slurry
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Calcium carbonate slurry
Numero
ONU
D
D
D
III
-
D
D
D
III
III
D
D
III
-
D
III
III
D
D
D
III
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
-
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
T3
-
T1
-
-
-
T2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
IIB
-
IIA
-
-
-
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
8 to 60
(4)
NF
>60
57
>60
>60
NF
NF
>60
NF
>60
>60
>60
NF
>60
>60
>60
NF
NF
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
R
O
-
R
O
O
O
O
O
O
O
-
O
O
O
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
F
-
-
F
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
A
B, C
A
-
A, B
A, B
-
A
A, B
-
-
-
A, B
A
A
-
-
-
-
-
-
(j)
Protezione
antincendio
N
N
Y
N
N
Y
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
40
34
20
43
-
-
20
-
-
-
-
20
-
-
22
-
-
-
-
-
33
(l)
Famiglia
chimica
1,12
0,96
0,94
1,30
-
0,89
0,95
1,00
1,50
1,50
1,54
1,10
1,50
-
0,70
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
25
-
-
-
-
-
-
-
70
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS>60
FLS
T
FLS>60
FLS
FLS>60
FLS>60
T
T
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
T
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
211
212
-
-
-
-
-
-
-
-
Diethylene glycol ethyl ether
Diethylene glycol ethyl ether acetate
Diethylene glycol methyl ether acetate
Diethylene glycol phthalate
Diethylenetriamine pentaacetic acid,
pentasodium salt solution
Di-(2-ethylhexyl) adipate
Diheptyl phthalate
Dihexyl phthalate
1,4-Dihydro-9,10-dihydroxy anthracene, disodium salt solution
-
-
-
-
-
-
2,2-Dimethylpropane-1,3-diol
Dinonyl phthalate
Dioctyl phthalate
Dipropylene glycol
-
Diisooctyl phthalate
Dimethyl polysiloxane
-
Diisononyl adipate
Diisopropyl naphthalene
-
Diisodecyl phthalate
1157
-
Diethylene glycol diethyl ether
Diisobutyl ketone
-
-
Diethylene glycol dibutyl ether
-
Diethylene glycol butyl ether acetate
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Diethylene glycol butyl ether
Numero
ONU
III
III
D
D
III
D
III
D
D
D
III
III
III
D
III
D
-
-
-
III
D
-
-
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
T2
-
-
-
-
T1
-
-
T2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
IIA
-
-
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
49
NF
>60
>60
>60
NF
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
O
O
O
O
O
O
R
O
O
O
O
O
O
-
-
-
-
O
-
-
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
F
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
A
B, C
B, C
A
-
A, B
B, C
A
A, B, C
A, B,
D+C
-
B, C
B, C
A
-
-
A
A
A
A
A
A
A
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
N
N
N
N
N
N
Y
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
40
34
34
20
34
32
34
34
34
18
-
34
34
-
43
-
-
-
-
-
40
-
-
(l)
Famiglia
chimica
1,02
0,99
0,97
1,50
1,50
0,96
0,98
1,50
097
0,81
1,50
1,00
0,99
0,93
1,30
1,50
-
-
-
-
1,50
-
-
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
(a)
-
-
Ethylene glycol
Ethylene glycol acetate
-
-
Ethylene glycol methyl ether
Ethylene glycol phenyl ether
Ethylene glycol methyl butyl ether
-
-
Ethylenediamine tetraacetic acid tetrasodium salt solution
Ethylene glycol isopropyl ether
-
1195
Ethyl propionate
Ethylene carbonate
1170
-
Ethyl alcohol
Ethyl acetoacetate
1173
-
Drilling brines:
• calcium bromide solution
• calcium chloride solution
• sodium chloride solution
Ethyl acetate
-
Dodecyl xylene
1171
-
Dodecyl benzene
2-Ethoxyethanol
-
Dodecenyl succinic acid, dipotassium
salt solution
-
-
Diundecyl phthalate
Dodecane (all isomers)
-
Ditridecyl phthalate
-
(b)
Nome del prodotto
Dipropylene glycol methyl ether
Numero
ONU
D
-
D
D
D
D
D
III
D
III
D
D
D
III
III
III
D
III
D
D
-
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
T2
T2
T2
-
T2
T3
T1
T3
-
-
-
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
IIB
IIA
-
-
IIA
-
IIA
IIB
-
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
42
da 22 a
40 (2)
43
>60
>60
NF
>60
12
13
>60
-5
50
NF
>60
NF
da 43 a
74 (1)
>60
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
-
R
R
O
O
O
O
R
R
O
R
R
-
O
O
R
O
O
-
(h)
Indicatori di
livello
-
-
F
F
-
-
-
-
F
F
-
F
F
-
-
-
F
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
B, C
-
A, C,
D+C
A
A
A
-
A
A
A
A
A
A
-
A, B
-
B, D
B, C
B, C
A, C,
D+C
(j)
Protezione
antincendio
N
-
Y
Y
-
N
N
N
Y
Y
N
Y
Y
-
N
N
Y
N
N
-
(k)
Allarme
di alto
livello
40
-
40
40
34
20
43
-
34
20
34
34
20
-
32
-
31
34
-
-
(l)
Famiglia
chimica
1,10
-
0,85
1,50
1,50
1,12
1,31
1,32
1,50
0,79
1,03
0,90
0,93
-
0,86
1,50
0,76
1,50
1,50
-
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
36
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
-
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
FLS
FLS
FLS>60
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
213
214
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Fatty acids (saturated C13+)
Ferric hydroxyethylethylene diamine
triacetic acid, trisodium salt solution
Fish solubles
Formamide
Glucose solution
Glycerine
Glycerine (83%), Dioxanedimethanol
(17%) mixture
Glycerol polyalkoxylate
Glyceryl triacetate
Glycine, sodium salt solution
Glyoxal solution (40% or less)
n-Heptanoic acid
Hexamethylenediamine adipate (50%
in water)
Hexamethylene glycol
Hexamethylenetetramine solutions
-
-
N-(Hydroxyethyl) ethylenediamine triacetic acid, trisodium salt solution
2282
Hexylene glycol
Hexanol
-
-
2-Ethylhexanoic acid
Hexanoic acid
-
Ethylene-vinyl acetate copolymer
(emulsion)
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Ethylene glycol phenyl ether /Diethylene glycol phenyl ether mixture
Numero
ONU
D
III
D
D
D
III
D
D
D
III
III
III
D
III
III
D
III
D
III
D
III
D
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
T2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T2
-
-
-
-
-
T2
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
-
-
-
-
-
IIA
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
NF
>60
>60
>60
NF
>60
NF
>60
NF
NF
>60
>60
>60
>60
NF
>60
NF
NF
>60
>60
NF
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
-
B, C
A
A
-
A
-
A
-
-
A
A
-
A
-
B, C
-
-
A
B, C
A, C,
D+C
B, C
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
43
20
20
-
7
-
-
4
19
-
34
-
-
20
-
10
34
-
-
4
41
40
(l)
Famiglia
chimica
1,29
0,92
0,82
1,50
1,50
1,50
1,08
1,50
1,50
1,27
1,50
1,50
1,50
1,26
1,50
1,13
1,50
1,50
1,00
0,91
1,08
1,50
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
18
-
2
-
-
-
-
-
14
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
T
FLS>60
T
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
T
T
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
2393
Isobutyl formate
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Lactic acid
Lard
Latex, ammonia (1% or less) inhibited
Latex:
• carboxylated styrene-butadiene
copolymer
• styrene-butadiene rubber
Lignin sulphonic acid, sodium salt solution
Long chain alkaryl sulphonic acid (C16C60)
Long chain alkylphenate/phenol sulfide
mixture
Magnesium chloride solution
Magnesium hydroxide slurry
Magnesium long chain alkaryl sulphonate (C11-C50)
3-Methoxy-1-butanol
3-Methoxybutyl acetate
1219
Isopropyl alcohol
Kaolin slurry
1220
Isopropyl acetate
-
1212
Isobutyl alcohol
Isophorone
1105
Isoamyl alcohol
-
Iso- and cyclo-alkanes (C12+)
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Iso- and cyclo-alkanes (C10-C11)
Numero
ONU
D
III
D
III
III
III
D
III
III
D
III
D
III
III
III
D
D
III
D
III
D
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Aperti
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T1
T2
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
>60
NF
NF
>60
>60
NF
NF
NF
>60
>60
NF
22
16
>60
10
28
45 (3)
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
R
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
R
R
O
R
R
R
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
F
F
-
F
F
F
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
A
A
-
-
-
-
-
-
-
-
A, B
A
-
A
A
A, B
A
A
A
A
A
(j)
Protezione
antincendio
N
Y
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
Y
Y
N
Y
Y
Y
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
-
-
-
99
-
-
-
43
-
34
4
43
20
34
18
34
20
20
-
-
(l)
Famiglia
chimica
1,50
1,50
1,50
1,23
1,25
1,00
1,50
1,23
1,01
1,10
1,50
1,24
1,50
0,78
0,87
0,92
0,87
0,80
0,81
1,50
1,50
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
17
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS
FLS>60
T
T
FLS>60
FLS>60
T
T
T
FLS>60
FLS>60
T
FLS
FLS
FLS>60
FLS
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
215
216
(a)
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
3-Methyl-3-methoxy butanol
3-Methyl-3-methoxy butyl acetate
Methyl propyl ketone
N-Methyl-2-pyrrolidone
Molasses
Myrcene
Naphthalene sulphonic acid/Formaldehyde copolimer, sodium salt solution
Nitrilotriacetic acid, trisodium salt solution
Nonanoic acid (all isomers)
Nonyl methacrylate monomer
Noxious liquid, not otherwise specified,
Cat. D
Non-noxious liquid, not otherwise specified, Cat. III
Octanoic acid (all isomers)
1245
Methyl isobutyl ketone
-
1193
Methyl butynol
Methyl ethyl ketone
-
2398
-
-
1230
-
Methyl butyl ketone
Methyl tert-butyl ether
Methyl butenol
Methyl amyl ketone
Methyl alcohol
Methyl acetoacetate
1231
(b)
Nome del prodotto
Methyl acetate
Numero
ONU
D
III
D
D
D
D
D
D
III
D
D
III
III
D
III
D
D
D
D
D
D
D
III
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Cont
Cont
Cont
Cont
Cont
Cont
Aperti
Cont
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T2
T2
T1
T1
-
-
T1
-
T1
T1
-
T1
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
IIA
-
-
IIB
-
IIA
IIA
-
IIA
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
<60
<60
>60
>60
NF
NF
<60
>60
>60
<60
>60
>60
23
-7
25 (3)
35 (3)
-10
da 123
a 43 (1)
<60
12 (3)
>60
-9
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
R
R
O
O
O
O
R
O
O
R
O
O
R
R
R
R
R
R
R
R
O
R
(h)
Indicatori di
livello
-
F
F
-
-
-
-
F
-
-
F
-
-
F
F
F
F
F
F
F
F
-
F
(i)
Rivelazione
dei
vapori
A
A
A
A
A
-
-
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
A
(j)
Protezione
antincendio
N
Y
Y
N
N
N
N
Y
N
N
Y
N
N
Y
Y
Y
Y
Y
Y
Y
Y
N
Y
(k)
Allarme
di alto
livello
-
-
-
-
4
-
-
-
20
9
18
-
-
18
18
-
18
41
-
18
20
34
34
(l)
Famiglia
chimica
1,50
1,00
1,00
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
1,45
1,03
0,82
0,96
0,93
0,80
0,80
1,50
1,50
0,74
1,50
0,81
0,79
1,50
0,93
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS
FLS
FLS>60
T
T
T
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS
FLS>60
FLS
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
-
Pentanoic acid
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Polyethylene glycol
Polyethylene glycol dimethyl ether
Polyglycerin, sodium salt solution (containing less than 3% sodium hydroxide)
Polyglycerol
Poly (4+) isobutylene
Polyolefin (molecular mass 300+)
Polyolefin amide alkeneamine (C28+)
Polyolefin amide alkeneamine borate
(C28-C250)
-
-
Polyether (molecular mass 2000+)
Polybutene
Polyaluminium chloride solution
-
-
Pentaethylenehexamine
Petrolatum
-
-
Paraffin wax
-
Palm oil fatty acid methyl ester
Palm stearin
-
-
Oleic acid
Olefins (C13+, all isomers)
-
Olefin/Alkyl ester copolymer (molecular mass 2000+)
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Octyl decyl adipate
Numero
ONU
D
D
III
III
III
III
III
III
D
III
III
III
D
D
III
D
D
D
III
D
III
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
-
T3
T1
T6
T1
-
-
-
-
T3
-
-
T2
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
IIA
IIA
-
IIA
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
NF
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
?
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
?
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
-
-
A
-
-
-
A
A
A
B,
D+C
-
B, C,
D+C
A
A
B
A
A
B, C
B, C,
D+C
A
A
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
-
-
-
-
-
-
40
-
30
-
33
-
-
31
-
-
4
-
-
-
(l)
Famiglia
chimica
0,90
0,99
1,50
1,35
1,50
1,27
1,04
1,50
1,50
0,91
1,25
0,82
1,50
1,50
0,90
1,50
1,00
0,90
0,80
1,50
1,50
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
49
-
-
50
-
-
14
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
217
218
-
-
Polyolefin ester (C28-C250)
Polyolefin phenolic amine (C28-C250)
Poly (20) oxyethylene sorbitan monooleate
-
-
-
Sorbitol solution
Sulphohydrocarbon (C3-C88)
Sulpholane
-
Sodium carbonate solution
-
-
Sodium benzoate
Sodium sulphate solutions
-
Sodium aluminosilicate slurry
-
-
Sodium acetate solutions
Sodium poly (4+) acrylate solutions
-
-
-
Propylene glycol methyl ether
Propylene glycol monoalkyl ether
-
Propylene glycol
Propylene glycol methyl ether acetate
-
1274
n-Propyl alcohol
Propylene/Butylene copolymer
1276
n-Propyl acetate
-
-
Polyolefin anhydride
Polysiloxane
-
Polyolefin amide alkeneamine polyol
-
-
Polyolefin amide alkeneamine/molybdenum oxysulfide mixture
-
-
(a)
Polypropylene glycol
(b)
Nome del prodotto
Poly (5+) propylene
Numero
ONU
D
D
III
III
III
D
D
III
D
D
D
D
III
III
III
D
III
D
III
III
D
D
D
D
III
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Cont
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T2
-
T2
T1
-
T3
-
-
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
-
IIA
IIA
-
IIA
-
-
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
>60
>60
NF
NF
NF
>60
NF
NF
>36 (1)
<60
33
>60
>60
abt 20
15
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
O
O
O
O
O
O
R
R
R
O
O
R
R
O
O
O
O
O
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
F
F
F
-
-
F
F
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
B, C
-
A
-
-
-
A
-
-
A
A
A
A
B
A
A
A
A
A
-
-
-
-
-
-
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
N
N
N
N
N
N
Y
Y
Y
N
N
Y
Y
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
39
-
20
-
43
5
-
-
-
-
-
40
20
30
20
34
-
40
-
-
-
-
-
-
-
(l)
Famiglia
chimica
1,26
1,50
1,50
1,45
1,50
1,50
1,50
1,38
1,45
1,50
0,90
0,92
1,03
1,50
0,80
0,88
1,50
1, 05
1,50
1,50
0,90
0,90
0,91
0,92
0,90
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
27
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
FLS>60
FLS>60
T
T
T
FLS>60
T
T
FLS
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS
FLS
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
Tallow fatty acid
Tetraethylene glycol
Tridecane
Tridecyl acetate
Triethylene glycol
Triethyl phosphate
Triisopropanolamine
Trimethylol propane polyethoxylate
2,2,4-Trimethyl-1,3-pentanediol diisobutyrate
Tripropylene glycol
Urea/Ammonium mono- and di-hydrogen phosphate/Potassium chloride solution
Urea/Ammonium nitrate solution
Urea/Ammonium phosphate solution
Urea formaldehyde resin solution
Urea solution
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Tallow
Numero
ONU
III
III
D
D
D
III
III
D
III
D
III
III
III
III
D
D
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
Cont
Aperti
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
T2
-
-
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IIA
-
-
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
NF
NF
NF
NF
NF
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
R?
O
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
F?
-
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
-
-
-
-
-
A, B, C
-
A
A
-
A
-
B
A
A
AB
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
-
43
43
-
40
-
-
8
34
40
-
34
40
34
34
(l)
Famiglia
chimica
1,50
1,50
1,50
1,50
1,50
1,02
1,50
1,50
0,99
1,07
1,12
1,50
1,50
1,50
1,00
1,00
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
-
-
-
-
58
-
-
-
-
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
T
T
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
219
220
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
Vegetable acid oils and distillates not
otherwise specified, including:
• corn acid oil
• cotton seed acid oil
• dark mixed acid oil
• groundnut acid oil
• mixed acid oil
• mixed general acid oil
• mixed hard acid oil
• mixed soft acid oil
• rapeseed acid oil
• safflower acid oil
• soya acid oil
• sunflower acid oil
Numero
ONU
D
(c)
Categoria
d’inquinamento
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
(h)
Indicatori di
livello
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
D
(j)
Protezione
antincendio
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
(l)
Famiglia
chimica
1,00
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Regolamenti RINA 2005
D
(b)
-
-
-
Nome del prodotto
(a)
Vegetable oils, not otherwise specified,
including:
• babassu oil
• beech nut oil
• castor oil
• cocoa butter
• coconut oil
• corn oil
• cotton seed oil
• groundnut oil
• hazelnut oil
• linseed oil
• nutmeg butter
• oiticica oil
• olive oil
• palm oil
• palm nut oil
• peel oil (oranges and lemons)
• perilla oil
• poppy oil
• raisin seed oil
• rape seed oil
• rice bran oil
• safflower oil
• salad oil
• sesame oil
• soya bean oil
• sunflower oil
• tucum oil
• tung oil
• walnut oil
Vegetable protein solution (hydrolysed)
Water
III
III
(c)
Numero
ONU
Categoria
d’inquinamento
Aperti
Aperti
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
-
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
-
-
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
NF
NF
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
O
O
(h)
Indicatori di
livello
-
-
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
-
-
A,
D+C
(j)
Protezione
antincendio
N
N
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
-
34
(l)
Famiglia
chimica
1,00
1,20
1,00
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
-
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
T
T
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
221
222
(1)
(2)
(3)
(4)
(a)
-
(b)
Nome del prodotto
D
(c)
Aperti
(d)
Sfoghi
gas delle
cisterne
-
(e)
Classe di
temperatura per
apparecchiature
elettriche
Secondo la composizione
Secondo l’isomero
Punto d’infiammabilità non determinato col metodo a recipiente chiuso
Secondo il contenuto d’acetato
Waxes
Numero
ONU
Categoria
d’inquinamento
-
(f)
Gruppo
delle
apparecchiature
elettriche
>60
(g)
Punto di
infiammabilità
(°C)
O
(h)
Indicatori di
livello
-
(i)
Rivelazione
dei
vapori
-
(j)
Protezione
antincendio
N
(k)
Allarme
di alto
livello
-
(l)
Famiglia
chimica
1,50
(m)
(t/m3)
Massa
volumica
-
(n)
Punto
di
fusione
(°C)
FLS>60
(o)
Notazione di
servizio
Parte E, Cap 7, App 4
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 7, App 4
Tabella 2 : Simboli e notazioni adoperati nell’elenco degli “easy chemicals”
Voce
Col.
Commento
Nome del prodotto
(a)
Fornisce il nome commerciale in lingua inglese del prodotto (in ordine alfabetico)
Numero ONU
(b)
Il numero relativo a ciascun prodotto indicato nelle raccomandazioni proposte dall’ ”United
Nations Committee of Experts on the Transport of Dangerous Goods”.
I numeri ONU, quando disponibili, sono dati esclusivamente per conoscenza.
Categoria d’inquinamento
(c)
La lettera D fa riferimento alla categoria d’inquinamento D come definita nell’Annesso II della
MARPOL 73/78.
Il simbolo III indica che il prodotto è stato valutato e trovato non appartenete alle categorie A, B,
C e D definite nell’Annesso II della MARPOL 73/78.
Sfoghi gas delle
cisterne
(d)
Cont = sfoghi gas controllati
Classe di temperatura
delle apparecchiature
elettriche
(e)
I simboli da T1 a T6 fanno riferimento alla classe di apparecchiature elettriche relativa alla temperatura secondo quanto definito nella pubblicazione IEC 79-0.
Gruppo delle apparecchiature elettriche
(f)
I simboli IIA e IIB fanno riferimento ai gruppi di apparecchiature elettriche secondo quanto definito nella pubblicazione IEC 79-0.
Punto d’infiammabilità
(g)
Indicatori di livello
(h)
Rivelazione dei vapori
(i)
Protezione antincendio
(j)
Allarmi di alto livello
(k)
Famiglia chimica
(l)
Massa volumica
(m)
Punto di fusione
(n)
Notazione di servizio
(o)
O = indicatori di livello di tipo aperto
R = indicatori di livello ad efflusso limitato
Le lettere A, B, C e D fanno riferimento ai seguenti agenti estinguenti, che sono stati riscontrati
efficaci per certi prodotti:
A
: schiume resistenti all’alcool (o schiume per scopi multipli),
B
: schiuma normale, comprende tutte le schiume che non sono resistenti agli alcool,
comprese le fluoro-proteine e le schiume che formano una pellicola acquosa (AFFF),
C
: acqua spruzzata,
D
: polveri chimiche.
I simboli FLS, FLS>60 e T sono definiti come segue:
FLS
: prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker,
FLS>60 : prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio FLS tanker,
T
Regolamenti RINA 2005
:
flashpoint > 60 °C,
prodotti che possono essere trasportati da navi con notazione di servizio tanker.
223
Parte E
Notazioni di Servizio
Capitolo 8
NAVI CHIMICHIERE
SEZIONE 1
SEZIONE 2
GENERALITÀ
CAPACITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E POSIZIONE DELLE
CISTERNE DEL CARICO
SEZIONE 3
SEZIONE 4
SEZIONE 5
SEZIONE 6
SEZIONE 7
SEZIONE 8
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
CONTENIMENTO DEL CARICO
MOVIMENTAZIONE DEL CARICO
MATERIALI PER LA COSTRUZIONE
CONTROLLO DELLA TEMPERATURA DEL CARICO
IMPIANTI DI SFOGO GAS E SISTEMAZIONI DI DEGASSIFICAZIONE PER LE
CISTERNE DEL CARICO
CONTROLLO DELL’ATMOSFERA ALL’INTERNO DELLE CISTERNE
IMPIANTI ELETTRICI
PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI
VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO
STRUMENTAZIONE
MEZZI PER LA PROTEZIONE DEL PERSONALE
PRESCRIZIONI PARTICOLARI
PRESCRIZIONI OPERATIVE ED ULTERIORI MISURE PER LA PROTEZIONE
DELL’AMBIENTE MARINO
RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME
ELENCO DEI PRODOTTI CHIMICI AI QUALI NON SI APPLICA IL PRESENTE
CAPITOLO
PRESCRIZIONI PER NAVI ADIBITE ALL’INCENERIMENTO IN MARE DI
RESIDUI DI PRODOTTI CHIMICI LIQUIDI
TRASPORTO DI RESIDUI LIQUIDI DI PRODOTTI CHIMICI
INDICE DEI PRODOTTI CHIMICI PERICOLOSI
TRASPORTATI ALLA RINFUSA
SEZIONE 9
SEZIONE 10
SEZIONE 11
SEZIONE 12
SEZIONE 13
SEZIONE 14
SEZIONE 15
SEZIONE 16
SEZIONE 17
SEZIONE 18
SEZIONE 19
SEZIONE 20
SEZIONE 21
Regolamenti RINA 2005
225
Parte E, Cap 8, Sez 1
SEZIONE 1
1
GENERALITÀ
Campo di applicazione
1.1
1.1.1
Applicabilità
Navi chimichiere (1/7/2002)
La notazione di servizio chemical tanker, secondo quanto
indicato in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.3], può essere assegnata alle navi progettate per il trasporto dei prodotti elencati nella tabella della Sezione 17 del presente Capitolo.
Tali navi devono essere in accordo con le prescrizioni della
versione più aggiornata dell' "International Code for the
Construction and Equipment of Ships Carrying Dangerous
Chemicals in Bulk (IBC Code)", compreso il primo gruppo
di emendamenti all'IBC-Code di cui alle Risoluzioni IMO
MEPC.32(27) e MEPC.55(33) e degli Emendamenti 2000, in
accordo con la Risoluzione MSC 102(73) e le Risoluzioni
MEPC 79(43) e MEPC 90(45). Nel presente Capitolo la
dizione "IBC Code" è usata per fare riferimento a detto
Codice ed ai suoi emendamenti.
1.1.2
Prescrizioni dell’IBC Code e prescrizioni della
Società
1.1.4
Trasporto di prodotti non elencati nell’IBC
Code
Le prescrizioni dell’IBC Code e le prescrizioni aggiuntive
del presente Capitolo sono anche applicabili a prodotti
nuovi, che possono essere considerati nel campo di applicazione dei presenti Regolamenti, ma che non sono al
momento elencati nelle tabelle dei Capitoli 17 o 18
dell’IBC Code.
1.1.5 Prodotti di particolare pericolosità
La Società si riserva il diritto di stabilire prescrizioni e/o
condizioni aggiuntive a quelle delle presenti norme per il
trasporto alla rinfusa di prodotti, non elencati nelle tabelle
dei Capitoli 17 o 18 dell’IBC Code, che potrebbero presentare pericoli superiori a quelli contemplati per i prodotti
coperti dall’IBC Code.
1.1.6
Corrispondenza dell’IBC Code con le
prescrizioni del presente Capitolo 8
Tutte le prescrizioni del presente Capitolo fanno riferimento
al Capitolo, Sezione o Paragrafo dell’IBC Code applicabile,
come appropriato.
a) Per le navi con notazione di servizio chemical tanker, le
prescrizioni dell’IBC Code devono essere considerate
come prescrizioni di classe, con le eccezioni indicate in
[1.1.3].
1.1.7 Equivalenze
Per quanto riguarda le prescrizioni per la classificazione,
alle espressioni dell’IBC Code di cui alla Tab 1 deve essere
dato il significato indicato nella Tab 1 stessa.
b) Le prescrizioni del presente Capitolo sono aggiuntive
rispetto alle prescrizioni dell’IBC Code. Le presenti prescrizioni comprendono prescrizioni di classe aggiuntive
obbligatorie, nonché interpretazioni dell’IBC Code da
parte della Società che sono anche considerate obbligatorie ai fini della classificazione.
1.1.8
c) In generale il presente Capitolo si applica alle sistemazioni per il contenimento e la movimentazione del
carico nonché all’interfacciamento fra queste sistemazioni ed il resto della nave, che deve essere in accordo
con le sezioni applicabili dei Regolamenti relativi allo
scafo ed ai macchinari.
1.1.3
Prescrizioni dell’IBC Code che non fanno
parte delle prescrizioni per la classificazione
Le seguenti prescrizioni dell’IBC-Code non devono essere
considerate prescrizioni per la classificazione:
• Capitolo 1, Sezione1.4 - Equivalenze
Certificate of Fitness
a) La responsabilità delle interpretazioni delle prescrizioni
dell’IBC Code allo scopo dell’emissione di un "International Certificate of Fitness for the Carriage of Dangerous Chemicals in Bulk" è dell’Amministrazione di
bandiera della nave.
b) Qualora la Società sia delegata da un’Amministrazione
ad emettere il "Certificate of Fitness for the Carriage of
Dangerous Chemicals in Bulk" per suo conto, o qualora
la Società sia autorizzata a svolgere esami e visite per
conto di un’Amministrazione allo scopo di dare a
quest’ultima la possibilità di emanare il "Certificate of
Fitness for the Carriage of Dangerous Chemicals in
Bulk", o qualora alla Società sia richiesto di certificare
l’aderenza alla prescrizioni dell’IBC Code, la Società
garantirà la piena rispondenza alle prescrizioni dell’IBC
Code, comprese le prescrizioni operative indicate in
[1.1.3].
• Capitolo 1, Sezione 1.5 - Visite e certificazione
• Capitolo16 - Prescrizioni operative
2
• Capitolo 16A - Misure addizionali per la protezione
dell’ambiente marino.
2.1
Queste prescrizioni saranno applicate dalla Società, qualora esso agisca per conto dell’Amministrazione di bandiera
della nave, entro i limiti della delega (vedere [1.1.8]).
2.1.1 Sistemazioni per il rimorchio in emergenza devono
essere previste per le navi chimichiere di portata lorda
Regolamenti RINA 2005
Prescrizioni aggiuntive
Sistemazioni per il rimorchio in emergenza
227
Parte E, Cap 8, Sez 1
uguale o superiore a 20.000 tonnellate, in accordo con le
prescrizioni di cui in Parte B, Cap 10, Sez 4, [4].
2.2
richieste in altre parti dei Regolamenti per quelle parti della
nave che non siano influenzate dal carico trasportato, come
applicabile.
Macchine di governo
2.2.1 Prescrizioni addizionali per le macchine di governo
delle navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore a
10000 tonnellate sono date in Cap 7, Sez 4, [7].
Tabella 1
Significato valido solo ai fini
della classificazione
Espressione dell’IBC Code
3
Documentazione da inviare
Amministrazione
Società
3.1
IGC Code o Gas Code
Capitolo 9 della Parte E dei
Regolamenti
3.1.1 La Tab 2 elenca i disegni, le informazioni, le analisi,
ecc. che devono essere inviati in aggiunta alle informazioni
Normativa riconosciuta
Regolamenti
Tabella 2 : Documenti da inviare
N.
A/I
Documento
1
I
Elenco dei prodotti da trasportare, comprendente l’indicazione di pressione massima di vapore, temperatura massima
del carico liquido e di altre condizioni di progetto importanti
2
I
Piano generale, indicante la posizione delle cisterne (o casse) del carico, del combustibile liquido, della zavorra e per
altri servizi
3
A
Piano delle zone pericolose per la possibile presenza di gas
4
A
Posizione dei locali vuoti ed accessi alle zone pericolose
5
A
Sistemazione delle condotte di ventilazione negli spazi pericolosi per la possibile presenza di gas e nelle zone adiacenti a detti spazi
6
A
Particolari della struttura della nave in corrispondenza delle cisterne del carico, compresa la sistemazione dei supporti delle cisterne, le selle, i dispositivi anti-galleggiamento ed anti sollevamento, i dispositivi di tenuta del ponte, le
cisterne indipendenti, ecc.
7
A
Analisi delle tensioni dello scafo
8
A
Analisi del movimento della nave in mare ondoso, quando un calcolo diretto è preferibile ai metodi indicati in Sez 4
9
A
Calcoli della stabilità in condizioni di nave integra e di nave in avaria
10
A
Dimensionamenti, materiali e sistemazione del sistema di contenimento del carico
11
A
Particolari dei riporti in acciaio o dei rivestimenti
12
A
Disegni e calcoli delle valvole di sicurezza
13
A
Particolari della movimentazione del carico, compresi le sistemazioni e i particolari delle tubolature ed accessori
14
A
Particolari delle pompe del carico
15
A
Particolari dei recipienti in pressione di processo e del sistema di valvole relativo
16
A
Impianto di sentina e di zavorra nella zona del carico
17
A
Impianto di degassificazione nelle cisterne del carico compreso l’impianto di gas inerte
18
A
Impianto di ventilazione nella zona del carico
19
A
Particolari delle apparecchiature elettriche installate nella zona del carico, compreso l’elenco delle apparecchiature e
degli impianti con certificati di sicurezza per l’uso in zone pericolose ed i particolari della messa a terra delle cisterne
del carico e delle tubolature
20
A
Schema diagrammatico dei circuiti elettrici
21
A
Impianto di rivelazione gas
22
A
Strumentazione delle cisterne del carico
23
A
Particolari degli impianti e delle apparecchiature antincedio nella zona del carico
24
I
Descrizione delle operazioni di carico e scarico, compresi i limiti di riempimento delle cisterne, quando applicabile
Nota 1: A = da inviare all’approvazione in quadruplice copia
I = da inviare per conoscenza in duplice copia
228
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 2
SEZIONE 2
1
CAPACITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E
POSIZIONE DELLE CISTERNE DEL CARICO
Bordo libero e stabilità allo stato
integro
1.1
Stabilità allo stato integro
1.1.1
Generalità
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.2
La stabilità della nave, nelle condizioni di carico definite in
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.7], deve soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2.
1.1.2
Effetto degli specchi liberi dei liquidi
sentina contaminata del locale pompe del carico oppure
acqua di lavaggio delle cisterne, come eccezione alle prescrizioni in IBC 2.6.1.1.
3.2
Pozzetti d’aspirazione
3.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.6.2
In generale, l’area dei pozzetti d’aspirazione non deve
essere maggiore di quella richiesta per alloggiare le pompe
del carico, i tubi di aspirazione, le valvole, le serpentine di
riscaldamento, ecc., e per assicurare un flusso efficace ed il
necessario accesso per la pulizia e la manutenzione.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.3
L’effetto degli specchi liberi dei liquidi deve essere calcolato in accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3,
Sez 2, [4].
1.1.3
4
Ipotesi relative all’allagamento
4.1
Gallerie, condotte e tubi in zona di falla
Informazioni da fornire
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.5
4.1.1
Al Comandante della nave devono essere forniti un
Manuale di caricazione come specificato in Parte B,
Cap 11, Sez 2, [3] ed un Fascicolo di informazioni
sull’assetto e la stabilità come specificato in Parte B, Cap 3,
App 2.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.7.7
2
Condizioni di carico
2.1
Condizioni di carico addizionali
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9.2.3
I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie di allagamento sono quelli relativi alla fase finale di
allagamento come descritta in IBC Code 2.9.3. Tuttavia piccole deviazioni da questi criteri possono essere accettate
dalla Società caso per caso.
3
Posizione delle cisterne del carico
3.1
3.1.1
Minima distanza delle cisterne del carico
dal fasciame esterno
Eccezioni
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.6.1
Qualunque cisterna del carico, indipendentemente dalla
sua posizione, può essere usata per raccogliere acqua di
Regolamenti RINA 2005
Robustezza delle strutture interne
Gallerie, condotte, tubi, porte, paratie e ponti che possano
formare contorni stagni di spazi intatti in caso di un’avaria
convenzionale, devono avere robustezza minima adeguata
a resistere alla pressione corrispondente al battente del
massimo galleggiamento di equilibrio in condizioni di avaria.
4.1.2
Allagamento progressivo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.7.7
L’allagamento progressivo deve essere considerato in
accordo con Parte B, Cap 3, Sez 3, [3.3].
5
Norme relative alla falla
5.1
Falla sulla paratia prodiera con scalino
del locale macchine
5.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8
Il concetto di scalino nella paratia prodiera del locale macchine è già implicito nelle prescrizioni in IBC Code 3.2.1 e
nella Regola II-2/56 della SOLAS 74(83). A fini della stabilità in caso di falla, quando il recesso per il locale pompe o
locale pompe del carico si estende nell’adiacente locale
macchine o cisterna del carico per più di 3 m, la falla deve
essere trattata come definito in Fig 1.
229
Parte E, Cap 8, Sez 2
Figura 1 : Falla sulla paratia prodiera con scalino del
locale macchine
PARATIA
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9
AVARIA 2
Le navi devono essere in grado di sopravvivere nel caso di
falla come specificata in IBC Code 2.5.1 e 2.5.2 secondo le
norme in IBC Code 2.8.1 e per le condizioni di carico di cui
nella Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.7] in condizioni di equilibrio stabile verificando i criteri in IBC 2.9.
PARATIA
>3 m
6.2
AVARIA 2
MURATA O FONDO
Fasi intermedie di allagamento
6.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9.2.3
I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie dell’allagamento devono essere gli stessi relativi alla
fase finale di allagamento come specificato in IBC Code
2.9.3.
PARATIA
>3 m
AVARIA 1
Generalità
6.1.1
MURATA O FONDO
AVARIA 1
Criteri di sopravvivenza
6.1
≤ 3m
AVARIA 1
6
AVARIA 2
6.3
MURATA O FONDO
Definizione del campo di stabilità
positiva
6.3.1
>3 m
PARATIA
AVARIA 1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.9
>3 m
AVARIA 2
Il campo di 20° può essere misurato a partire da ogni
angolo iniziando tra la posizione di equilibrio e l’angolo di
25° (o 30° se non si verifica l’immersione del ponte) (vedi
Fig 3).
MURATA O FONDO
6.4
5.2
Estensione longitudinale della falla nella
sovrastruttura
5.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8
L’estensione longitudinale della falla nella sovrastruttura, in
caso di falla sul fianco in un locale macchine poppiero, con
la falla convenzionale dell’IBC Code 2.8.1, deve essere, in
generale, uguale all’estensione longitudinale della falla a
murata nel locale macchine (vedere Fig 2).
Navi di tipo 3 di lunghezza inferiore a
125 m
6.4.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 2, 2.8.1.6
L’allagamento del locale macchine se collocato a poppa, in
una nave di tipo 3 di lunghezza inferiore a 125 m, deve
soddisfare per quanto possibile i criteri di cui in IBC 2.9.
Deroghe parziali a queste prescrizioni possono essere concesse caso per caso.
Figura 3 : Campo di stabilità positiva
h = braccio di stabilità
G = angolo al quale si ha l'allagamento progressivo
Figura 2 : Estensione longitudinale della falla nella
sovrastruttura
h(m)
0.1m
h max-0,1
LOCALE
MACCHINE
H
25˚
20˚
230
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 3
SEZIONE 3
1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Segregazione dei carichi
1.1
Segregazione di carichi che possono
reagire fra di loro
1.1.1
Angoli in comune
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.2
Un angolo in comune in un giunto cruciforme, sia verticale
che orizzontale, può essere considerato “una barriera doppia” ai fini della segregazione:
• fra prodotti che possono reagire fra di loro (vedi Fig 1),
• fra prodotti che reagiscono con l’acqua e l’acqua (vedi
Fig 1).
1.1.2
Pozzi catene
2.2
Finestrini, portellini e porte
2.2.1
Prescrizioni generali
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.3
a) Gli accessi prospicienti la zona del carico o altre zone
proibilte devono essere limitati ai depositi di apparecchiature relative al carico o alla sicurezza, alle stazioni
di controllo del carico ed ai locali per le docce d’emergenza.
b) Gli ingressi e le aperture dei locali di servizio sistemati a
proravia della zona del carico non devono essere prospicienti a detta zona. Tuttavia per navi piccole soluzioni alternative potranno essere oggetto di
considerazioni particolari da parte della Società.
c) La distanza fra i bulloni delle lamiere indicate nel paragrafo 3.2.3 dell’IBC Code deve essere tale da garantire
una idonea tenuta al passaggio dei gas.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.2
2.2.2
I pozzi catene devono essere sistemati al di fuori della zona
del carico.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.3
1.2
Sistemazione delle tubolature del carico
1.2.1
Sistemazioni per la caricazione da prora o da
poppa
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.1.3
Le prescrizioni del paragrafo 3.1.3 dell’IBC Code possono
considerarsi soddisfatte se sono soddisfatte le prescrizioni
relative alla caricazione e scaricazione da prora o da poppa
del paragrafo 3.7 dell’IBC Code.
Su tutte le navi chimichiere, indipendentemente dal tipo di
prodotto trasportato, qualora sia sistemata una tuga sul
ponte principale in luogo di una sovrastruttura ed i prodotti
liquidi potrebbero scorrere lungo i lati della tuga, la parete
frontale della tuga deve essere prolungata fino ai lati della
nave in modo da formare una mastra, oppure deve essere
sistemata una barriera permanente contro il gocciolamento
come descritto in “Regulation II-2/56.6 della SOLAS
74(83)”.
3
Locali per le pompe del carico
3.1
2
Locali d’alloggio, locali per macchinari e di servizio e stazioni di
comando
Navi con una tuga al di sopra del ponte
principale
3.1.1
Prescrizione generale
Mezzi di sfuggita
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.1
2.1.1
In genere nel locale delle pompe del carico deve essere
sistemata una scala di accesso e/o di fuga. Quando si prevede che nel locale delle pompe del carico debba esserci
personale in permanenza o quando il locale pompe è più
grande del normale, può essere prescritto un mezzo di sfuggita addizionale.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.2.2
3.1.2
Le prescrizioni relative alle prese d’aria nel paragrafo 3.2.2
dell’IBC Code devono essere considerate applicabili anche
agli sbocchi della ventilazione. Tale interpretazione si
applica anche alle prescrizioni dei paragrafi 3.2.3, 3.7.4,
8.3, 15.12.1.3 e 19.3.8 dell’IBC Code.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.1
2.1
Ubicazione delle prese d’aria ed altre
aperture dei locali d’alloggio
Regolamenti RINA 2005
Segregazione
I locali delle pompe del carico e gli altri locali pompe non
devono avere un accesso diretto agli altri locali della nave e
devono essere separati dai locali adiacenti mediante paratie
e/o ponti stagni ai gas.
231
Parte E, Cap 8, Sez 3
Figura 1 : Segregazione fra carichi che possono reagire fra di loro
PRIMO TIPO
DI CARICO
SECONDO TIPO
DI CARICO
PRIMO TIPO
DI CARICO
DOPPIO FONDO
3.2
SECONDO TIPO
DI CARICO
Macchinari azionati da alberi che attraversano le paratie del locale pompe
3.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.3.7
a) Gli attraversamenti delle paratie o dei ponti dei locali
delle pompe del carico o di altri locali pompe azionanti
gli alberi delle pompe e/o ventilatori devono essere
muniti di tenute stagne ai gas a soddisfazione della
Società.
b) La lubrificazione delle suddette tenute stagne o gli altri
dispositivi che assicurano il mantenimento della loro
tenuta stagna ai gas devono essere sistemati in modo
tale da poter essere ispezionati dal di fuori del locale
pompe del carico.
4
Accessi ai locali nella zona del
carico
4.1
Generalità
4.1.1 Accesso ai depositi del combustibile liquido
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.1
Le prescrizioni del paragrafo 3.4.1 dell’IBC Code si applicano ai depositi del combustibile liquido adiacenti alle
cisterne del carico, anche se tali depositi non sono compresi nella “zona del carico” come definita nel paragrafo
1.3.5 dell’IBC Code.
essere approvata in circostanze speciali, purché, restando
inteso che le sfuggite hanno le dimensioni prescritte, possa
essere provato a soddisfazione della Società che gli spazi in
questione possano essere attraversati rapidamente in modo
da poter portare fuori una persona ferita.
4.2
Aperture orizzontali
4.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.2
La Fig 2 indica la forma della minima apertura netta accettabile da 600 mm per 600 mm.
4.3
Aperture verticali
4.3.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.3
Solo per le cisterne del carico in pressione, le aperture
d’accesso possono essere aperture circolari di diametro non
minore di 600 mm.
La Fig 3 indica le dimensioni minime delle aperture verticali.
5
5.1
Sistemazione degli impianti di sentina e di zavorra
Segregazione della zavorra
4.1.2
5.1.1 Eiettori
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.1
Allo scopo di tener conto delle limitazioni di movimento
del personale e per ridurre il tempo necessario per una possibile fuga in emergenza dalle casse dei doppi fondi o da
spazi similari nei quali le ostruzioni potrebbero rendere difficili i movimenti, devono essere sistemati due accessi separati. I due accessi devono essere lontani fra di loro per
quanto possibile. La sistemazione di un unico accesso può
Un eiettore sistemato nella zona del carico azionato da
acqua pompata dalle pompe sistemate nel locale macchine, può essere accettato come mezzo per lo scarico
della zavorra permanente dalle cisterne e/o dai doppi fondi
adiacenti alle cisterne del carico, purché la tubolatura d’alimento sia sistemata al di sopra del livello del ponte ed una
valvola di non ritorno ed un branchetto smontabile siano
sistemati nella tubolatura d’alimento al di fuori del locale
macchine (vedere Fig 4).
Accessi e sfuggite dalle casse dei doppi fondi
e/o da spazi similari
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.4.1
232
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 3
Figura 2 : Forma della minima apertura netta
accettabile da 600 mm per 600 mm
Figura 4 : Sistemazione di scarico
LOCALE
MACCHINE
100
LOCALE
POMPE
600
P
CISTERNA
ACQUA
DI ZAVORRA
5.3.2
Uso delle pompe del carico come pompe di
sentina
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.3
a) Le pompe del carico possono essere adoperate anche
come pompe di sentina purché esse siano collegate alla
tubolatura di sentina attraverso una valvola di intercettazione ed una valvola di non ritorno sistemate in serie.
600
Figura 3 : Dimensioni minime delle aperture verticali
800
300
300
600
5.2
5.2.1
Sistemazione di riempimento della
zavorra
Il riempimento delle cisterne del carico con zavorra può
essere eseguito dal livello del ponte per mezzo di pompe
che normalmente servono le cisterne e/o le casse di zavorra
permanente, come indicato nel paragrafo 3.5.2 dell’IBC
Code, purché sia sistemato in corrispondenza dell’ingresso
nella cisterna del carico un branchetto smontabile o un
tubo flessibile con una valvola di intercettazione. La valvola
di intercettazione è in aggiunta alla prescritta valvola di non
ritorno. Deve essere considerata con attenzione la sistemazione delle tubolature entro le cisterne e la possibilità che si
creino cariche elettrostatiche (vedere Fig 4).
5.3.1
c) Nei locali pompe del carico delle navi che trasportano
prodotti tossici o corrosivi devono essere previsti mezzi
adeguati per convogliare stillicidi dalle pompe del
carico e dalle valvole in raccoglitori di contenimento. I
raccoglitori possono anche consistere in parte del fondo
del locale pompe, opportunamente delimitata e protetta
dall’azione dei prodotti corrosivi. Lo stillicidio può
essere eliminato per mezzo di pompe adeguate o eiettori adeguati. Nel caso di trasporto contemporaneo di
prodotti incompatibili fra di loro, i sistemi per raccogliere ed eliminare gli stillicidi, indicati sopra, devono
essere differenti e separati fra di loro.
Chiarimento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.2
5.3
b) Nel caso di trasporto di liquidi corrosivi, una delle
pompe del carico, come previsto nel paragrafo 3.5.3
dell’IBC Code, può essere adoperata per il servizio di
sentina purché essa sia collegata alla tubolatura di sentina tramite due valvole di intercettazione più una valvola di non ritorno sistemate in serie.
Sentina
Sistemazione
6
Sistemazioni per la caricazione e
scaricazione da prora o da poppa
6.1
Mastre
6.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.7.7
In genere l’altezza della mastra non deve essere inferiore a
150 mm. In ogni caso, essa non deve essere inferiore a 50
mm misurata dal margine superiore della cinta.
7
Sistemazioni di scafo
7.1
Equipaggiamento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 3, 3.5.3
7.1.1
Le deroghe relative all’impianto di sentina per gli spazi che
sono separati dalle cisterne del carico da una paratia doppia sono limitate a quegli spazi che non abbiano al loro
interno tubolature contenenti carico.
Per le navi con notazione di servizio chemical tanker aventi
portata lorda non inferiore a 20000 tonnellate devono
essere osservate le prescrizioni specifiche in Parte B,
Cap 10, Sez 4, [4].
Regolamenti RINA 2005
Sistemazioni di rimorchio d’emergenza
233
Parte E, Cap 8, Sez 4
SEZIONE 4
CONTENIMENTO DEL CARICO
Simboli
k
1
: Coefficiente dipendente dal materiale per
l’acciaio, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
Criteri di progetto delle strutture
1.1
Materiali
1.1.1 Acciai per strutture di scafo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
In aggiunta alle prescrizioni di Parte B, Cap 4, Sez 1, [2], i
materiali delle cisterne del carico devono essere considerati
dalla Società caso per caso per tutti i prodotti che si
vogliono trasportare.
tamente al fasciame del doppio fondo e del ponte (vedi
Fig 1).
Per navi aventi L ≥ 120 m, devono generalmente essere
installati un cassonetto inferiore ed uno superiore (vedi
Fig 2). Diverse sistemazioni possono essere considerate
dalla Società caso per caso, purché siano supportate da calcoli diretti eseguiti in accordo con Parte B, Cap 7, Sez 3.
Questi calcoli devono investigare, in particolare, le zone di
collegamento della paratia col fasciame del fondo e del
ponte e devono essere inviati alla Società per esame.
Figura 1 : Collegamenti delle paratie corrugate senza
cassonetto
1.1.2 Lamiere laminate
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Lamiere laminate di acciaio non legato oppure acciaio
inossidabile possono essere usate per la costruzione delle
cisterne. Caratteristiche meccaniche, procedura d’approvazione e collaudi di queste lamiere devono soddisfare i
requisiti applicabili della Parte D.
1.1.3
Modulo di elasticità longitudinale per acciai
inossidabili
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Figura 2 : Collegamenti delle paratie corrugate con
cassonetto superiore ed inferiore
Per acciai inossidabili il modulo di elasticità longitudinale
deve essere assunto uguale a 193000 N/mm2.
1.1.4 Rivestimento di gomma e materiali sintetici
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
L’adeguatezza del rivestimento di gomma o materiale sintetico deve essere considerata dalla Società caso per caso.
1.2
Strutture dello scafo
1.2.1 Tipo di struttura
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
2
Sollecitazioni di trave nave
In generale, entro la zona delle cisterne del carico di navi
chimichiere di lunghezza superiore a 90 m, il fondo, il cielo
del doppio fondo e il ponte devono avere struttura longitudinale.
2.1
Differenti tipi di struttura possono essere considerati dalla
Società caso per caso, purché siano supportati da calcoli
diretti.
In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2, [2.1], i
carichi in acqua tranquilla devono essere calcolati per le
seguenti condizioni di carico:
1.3
• condizioni di carico omogeneo (escludendo le cisterne
destinate esclusivamente a zavorra segregata) alla massima immersione,
Struttura delle paratie
1.3.1 Collegamenti delle paratie corrugate
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Per navi aventi L < 120 m, le paratie trasversali o longitudinali corrugate verticalmente possono essere collegate diret-
234
Sollecitazioni in acqua tranquilla
2.1.1 Condizioni di carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
• condizioni di carico parziale,
• condizioni di carico con carico di alta massa volumica,
carico riscaldato e carichi segregati,
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 4
• qualunque condizione di carico non omogeneo specificata,
EI
: modulo d’elasticità, in N/mm2, della lamiera
d’acciaio inossidabile laminata,
• condizioni di zavorra leggera e pesante,
tS
: spessore, in mm, della placcatura d’acciaio
inossidabile, da assumere non inferiore a 2,0
mm.
• condizioni a metà del viaggio relative a lavaggio delle
cisterne o altre operazioni se queste differiscono sensibilmente dalle condizioni di zavorra.
3
Dimensionamento delle cisterne
strutturali
3.1
Fasciame
3.1.1 Spessori netti minimi (1/7/2002)
Lo spessore netto del fasciame del ponte di resistenza e
delle paratie entro o delimitanti l'estensione longitudinale
della zona del carico non deve essere inferiore ai valori
indicati in Tab 1.
Tabella 1 : Spessore netto minimo del fasciame del
ponte di resistenza e delle paratie
Fasciame
(5,5 + 0,02 L) k1/2 per L < 200
(8 + 0,0085 L) k1/2 per L ≥ 200
Paratia di cisterna
L1/3 k1/6 + 4,5 s
Paratia stagna
0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s
Paratia di sbattimento
0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di lamiera.
3.1.2
Calcolo dello spessore equivalente per
lamiere placcate di acciaio non legato acciaio inossidabile
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Lo spessore di lamiere placcate non deve essere inferiore a
quello ottenuto con la seguente formula:
EI ⎞
t P = t + t S ⎛ 1 – ------------------⎝
206000⎠
dove:
t
: spessore, in mm, della lamiera placcata, da
ottenersi con le formule applicabili in Parte B,
Cap 7, Sez 1, come se essa fosse costituita di
materiale omogeneo con le seguenti caratteristiche:
• modulo di elasticità, in N/mm2, da assumere
uguale a:
E = 206000
• coefficiente dipendente dal materiale, da
ottenere con la formula seguente:
EI
k 0 = k ------------------206000
k
3.2
Rinforzi ordinari
3.2.1 Spessori netti minimi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari non deve
essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con la seguente
formula:
tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s
dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari.
3.3
Travi rinforzate
Spessore netto minimo, in mm
Ponte di resistenza
Nota 1:
s
:
Spessori di placcatura in acciaio inossidabile
diversi da quelli suddetti devono essere considerati dalla Società caso per caso.
: coefficiente dipendente dal materiale della
lamiera d’acciaio inossidabile laminata, definito
in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
Regolamenti RINA 2005
3.3.1 Spessori minimi netti
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle
travi rinforzate non deve essere inferiore al valore ottenuto,
in mm, con la seguente formula:
tMIN = 1,45 L1/3 k1/6
3.3.2 Condizioni di carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per la più severa delle condizioni di carico specificate
in [2.1.1], allo scopo di massimizzare le sollecitazioni nella
struttura longitudinale e nelle travi rinforzate.
3.3.3
Struttura delle cisterne del carico con parte
inferiore a tramoggia analizzata per mezzo di
un modello di trave tridimensionale
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Se la struttura di una cisterna del carico inferiormente configurata a tramoggia viene analizzata con un modello di trave
tridimensionale, in accordo con le prescrizioni in Parte B,
Cap 7, App 1, l’area netta resistente al taglio della sezione
dei madieri entro una zona pari a 0,1l dalle estremità del
madiere (vedi Fig 3 per la definizione di l) non deve essere
inferiore al valore ottenuto, in cm2, con la seguente formula:
Q
A Sh = 2 ----------------γR γm Ry
dove:
Q
: massimo sforzo di taglio, in kN, ottenuto dai
calcoli diretti,
γR
: coefficiente parziale di sicurezza di resistenza:
γR = 1,2
γm
: coefficiente parziale di sicurezza del materiale:
γm = 1,02
235
Parte E, Cap 8, Sez 4
Figura 3 : Zona all’estremità dei madieri
in [2.1.1], allo scopo di massimizzare le tensioni nella struttura longitudinale e nelle travi rinforzate.
4.3.2
Controlli di robustezza
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
³0,1
4
Dimensionamento delle strutture
delle cisterne indipendenti
4.1
Fasciame
I dimensionamenti netti delle travi rinforzate sia dello scafo
sia delle cisterne indipendenti devono essere ottenuti per
mezzo di calcoli diretti basati su criteri concordati con la
Società caso per caso.
5
Supporti delle cisterne indipendenti
5.1
Sistemazioni strutturali
4.1.1 Controlli di robustezza
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
5.1.1
In generale, lo spessore netto del fasciame delle cisterne
indipendenti non deve essere inferiore a quello ottenuto
con le formule applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 1, dove le
pressioni laterali devono essere calcolate in accordo con
Parte B, Capitolo 5 e le sollecitazioni della trave nave possono essere assunte uguali a zero.
Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle
cisterne devono essere trasmesse il più direttamente possibile alle travi rinforzate di scafo, minimizzando le concentrazioni di tensioni.
Se, a causa della sistemazione delle cisterne, l’approssimazione suddetta è ritenuta non accettabile dalla Società,
devono essere tenute in conto le sollecitazioni nella
cisterna dovute ai carichi della trave nave . Queste sollecitazioni devono in generale essere calcolate per mezzo di
calcoli diretti basati su un modello a elementi finiti dello
scafo e della cisterna con il suo sistema di supporto e bloccaggio.
4.1.2
Calcolo dello spessore equivalente per
lamiere placcate di acciaio non legato acciaio inossidabile
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Si applicano le prescrizioni in [3.1.2].
4.2
Rinforzi ordinari
4.2.1 Controlli di robustezza
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
In generale, lo spessore netto dei rinforzi ordinari delle
cisterne indipendenti non deve essere inferiore a quello
ottenuto con le formule applicabili in Parte B, Cap 7, Sez 2,
dove le pressioni laterali devono essere calcolate in
accordo con Parte B, Capitolo 5 e le tensioni della trave
nave possono essere assunte uguali a zero.
Se, a causa della sistemazione delle cisterne, l’approssimazione suddetta è ritenuta non accettabile dalla Società,
deve essere tenuto conto delle tensioni nella cisterna
dovute ai carichi della trave nave. Tali tensioni devono, in
generale, essere calcolate come specificato in [4.1.1].
Generalità
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Se le forze di reazione non sono nel piano delle travi rinforzate, devono essere installate lamiere di rinforzo e squadre
in modo da trasmettere questi carichi per mezzo degli sforzi
di taglio.
5.1.2
Aperture
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Nei supporti delle cisterne e nelle strutture di scafo in corrispondenza degli stessi, le aperture devono essere ridotte al
massimo possibile e possono essere necessari rinforzi
locali.
5.2
Calcolo delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne
5.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle
cisterne devono essere ottenuti dall’analisi strutturale della
cisterna, considerando i carichi specificati in Parte B,
Capitolo 5.
Se i supporti della cisterna non hanno la possibilità di reagire in trazione, la distribuzione finale delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti può non evidenziare
sforzi di trazione.
5.3
5.3.1
Dimensionamento dei supporti delle
cisterne indipendenti e delle strutture di
scafo in corrispondenza degli stessi
Dimensionamento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
4.3
Travi rinforzate
4.3.1 Condizioni di carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
I carichi in acqua tranquilla e d’onda devono essere calcolati per la più severa delle condizioni di carico specificate
236
I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e
delle travi rinforzate dei supporti delle cisterne e delle strutture di scafo in corrispondenza degli stessi, devono essere
non inferiori a quelli ottenuti applicando i criteri in Parte B,
Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e le pressioni
laterali sono da calcolare secondo Parte B, Capitolo 5.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 4
I valori delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti delle cisterne, da considerare per il dimensionamento
di questi elementi strutturali, sono definiti in [5.2].
6
Altre strutture
6.1
Locale Macchine
6.1.1
Prolungamento delle strutture di scafo entro il
locale macchine
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Paratie longitudinali prolungate attraverso le intercapedini
devono continuare entro il locale macchine ed essere usate
preferibilmente come paratie longitudinali di cisterne per
carico liquido. Tale prolungamento deve essere compatibile
con la forma delle strutture del doppio fondo, del ponte e di
copertini nel locale macchine.
7
Protezione delle strutture metalliche
dello scafo
7.1
Pitture all’alluminio
7.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
L’impiego di pitture all’alluminio è proibito nelle cisterne
del carico, nell’area di ponte delle cisterne del carico, nei
locali pompe, nelle intercapedini o in ogni altra zona dove
possono accumularsi i vapori del carico.
7.2
Trattamento di passivazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Per una struttura di acciaio inossidabile, un trattamento di
passivazione deve essere eseguito con attenzione in tutta la
zona delle cisterne in una nave nuova e in tutta la zona
riparata in caso di riparazioni. Ciò vale in particolare anche
per il trattamento di passivazione delle saldature.
Costruzione e collaudo
8.1
8.1.1
Saldature e collegamenti saldati
Saldatura delle paratie delle cisterne del
carico di navi chimichiere di tipo 1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
I contorni delle paratie delle cisterne del carico di navi chimichiere di tipo 1 devono essere collegati, per la loro intera
lunghezza, alle strutture di scafo per mezzo di saldature a
piena penetrazione, come definite in "Guida per la saldatura".
8.1.2
La parte rimanente dei contorni della cisterna può essere
collegata per mezzo di saldature d'angolo, come definite in
Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.4.1]. Tuttavia la saldatura a parziale penetrazione, così come definita in Parte B, Cap 12,
Sez 1, [2.4.1], può essere presa in considerazione sulla
base dei risultati di analisi di robustezza. Inoltre, qualsiasi
altra prescrizione più severa stabilita per specifici tipi di
collegamento in Parte B, Cap 12, Sez 1 e Parte B, Cap 12,
Sez 2, a seconda dei casi, deve essere soddisfatta.
8.1.3
Saldature dei rinforzi in acciaio non legato a
lamiere di acciaio inossidabile
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
In generale, rinforzi in acciaio non legato non possono
essere saldati direttamente a lamiere sottili di acciaio inossidabile.
Tuttavia, se la saldatura dei rinforzi e dei componenti di
scafo in acciaio di normale robustezza a lamiere di acciaio
inossidabile è ritenuta accettabile dalla Società, la saldatura
deve essere eseguita usando elettrodi austeno-ferritici con
elevato contenuto di nichel e cromo come, per esempio, il
tipo di elettrodo con 24% Cr, 14% Ni e 3% Mo.
8.1.4
Saldatura su lamiere placcate
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
7.2.1
8
esistente) e il collegamento con la parte inferiore degli scivoli, deve essere collegata, su navi chimichiere di tipo 2,
per la sua intera lunghezza, alle strutture di scafo per
mezzo di saldature a piena penetrazione, come definite in
Parte B, Cap 12, Sez 1, [2.4.1].
Saldatura delle paratie delle cisterne del
carico di navi chimichiere di tipo 2 (1/7/2003)
Saldature eseguite su lamiere placcate devono essere considerate dalla Società caso per caso.
In particolare, quando la saldatura d’angolo è eseguita
direttamente sulla lamiera laminata, l’esame con ultrasuoni
del collegamento deve essere effettuato su una striscia del
collegamento larga 100 mm, centrata sulla lamiera perpendicolare al fasciame. Questo esame con ultrasuoni deve
essere eseguito in accordo con Parte D, Cap 2, Sez 1, [8.9].
8.2
Particolari strutturali speciali
8.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
Devono essere soddisfatte le specifiche prescrizioni in
Parte B, Cap 12, Sez 2, [2.3] per navi con notazione di servizio chemical tanker.
8.3
8.3.1
Collaudi
Collaudo di cisterne
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 4
La parte inferiore dei contorni delle paratie di cisterne del
carico, cioè il collegamento col fondo (o doppio fondo, se
In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 12, Sez 3, [2] il
collaudo di cisterne deve soddisfare la Tab 2.
Regolamenti RINA 2005
237
Parte E, Cap 8, Sez 4
Tabella 2 : Prescrizioni addizionali per il collaudo di cisterne di navi chimichiere
Struttura da collaudare
Cisterne strutturali o
indipendenti
238
Prescrizioni di collaudo
Pressione per il collaudo strutturale
Collaudo strutturale dei contorni delle
cisterne del carico da almeno un lato,
come definito in Parte B, Cap 12,
Sez 3, [2.2].
La maggiore delle seguenti:
• 2,4 m di battente d’acqua sopra il punto più alto della
cisterna,
• pressione di taratura delle valvole di sicurezza, se pertinente.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 5
SEZIONE 5
1
1.1
MOVIMENTAZIONE DEL CARICO
austenitico o austenitico-ferritico, tubi con rivestimento
interno o, se applicabile, con un rivestimento o una pittura
protettiva esterno(a) accettabile.
Dimensionamenti delle tubolature
Calcolo dello spessore dei tubi
1.2
1.1.1 Tubi soggetti a colpi di mare
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1.1
1.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1
Per i tubi che possono essere soggetti ai colpi di mare, la
pressione di progetto P, in bar, indicata nella formula del
paragrafo 5.1.1 dell’IBC-Code deve essere sostituita da una
pressione equivalente P’ data dalla formula seguente:
In accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10,
[1.5.2], i tubi del carico e gli accessori relativi sono considerati di:
D
1
P' = --- ⎛ P + P 2 + 0 ,006R'K ------C-⎞
2⎝
D⎠
a) Classe I quando la pressione di progetto è superiore a
1,5 MPa, o il tubo è utilizzato per convogliare sostanze
tossiche,
essendo:
DC
: Diametro esterno del tubo tenendo conto della
coibentazione (in mm), il cui spessore deve
essere assunto almeno uguale a:
40 mm
se D ≤ 50 mm
80 mm
se D ≥ 150 mm
valori intermedi devono
mediante interpolazione
R’
K
Classi dei tubi
essere
b) Classe II quando la pressione di progetto è uguale o
inferiore a 1,5 MPa,
c) Classe III quando i tubi terminano con un’esremità
aperta o quando sono sistemati all’interno delle cisterne
del carico.
ottenuti
2
: Resistenza al trascinamento corrispondente
all’effetto del colpo di mare, in daN/m2, come
indicato nella Tab 1 in funzione della posizione
del tubo e della sua altezza H (in m) al di sopra
dell’immersione di pieno carico; valori intermedi possono essere ottenuti mediante interpolazione.
2.1
Fabbricazione dei tubi e particolari
delle giunzioni
Tubi che non richiedono giunzioni saldate
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.2
: Sollecitazione ammissibile, in N/mm2
I tronchi delle tubolature per il carico devono essere collegati mediante saldatura ad eccezione, in aggiunta a quelli
flangiati per valvole di intercettazione e giunti di dilatazione (come permessi nel paragrafo 5.2.2.1 dell’IBC Code),
di quelli flangiati per branchetti smontabili o sistemazioni
similari o di quelli necessari per pitturazioni protettive, rivestimenti interni, costruzioni particolari, ispezioni e manutenzione.
1.1.2 Costante di corrosione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.1.1
Il coefficiente c (incremento di spessore per la corrosione)
della formula nel paragrafo 5.1.1 dell’IBC Code, deve normalmente essere non minore di 3 mm. La Società potrà
accettare valori inferiori per tubi in acciaio inossidabile
Tabella 1
Diametro esterno
del tubo (1)
(1)
A poppavia di un quarto della lunghezza della nave
A proravia di un quarto della lunghezza della nave
H≤8
H=13
H≥18
H≤8
H=13
H≥18
≤25
1500
250
150
2200
350
150
50
1400
250
150
2000
350
150
75
1100
250
150
1600
350
150
100
700
250
150
700
350
150
≥150
500
250
150
700
350
150
DC se il tubo è coibentato, D negli altri casi
Regolamenti RINA 2005
239
Parte E, Cap 8, Sez 5
2.2
Giunti di dilatazione
2.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.4
Non è permesso l’impiego di giunti a soffietto per prodotti
corrosivi o polimerizzanti, a meno che non siano previsti
mezzi che impediscano la stagnazione di liquidi.
2.3
Controlli non distruttivi delle saldature
2.3.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.2.5
a) I tubi saldati testa a testa e gli accessori devono essere
sottoposti ad esami a campione mediante raggi X ed
esame completo mediante liquidi penetranti o altra
metodologia equivalente.
b) Gli esami mediante raggi X devono comprendere
almeno il 10% dei collegamenti e possono essere estesi
a richiesta del Tecnico in dipendenza dei risultati delle
ispezioni.
c) Deroghe alle prescrizioni di cui sopra potranno essere
considerate caso per caso dalla Società per tubi saldati
in officina. Tuttavia tali deroghe potranno essere concesse dalla Società solamente per navi progettate esclusivamente per il trasporto di carichi con basso rischio
d’incendio.
3
Sistemazione delle tubolature
3.1
Sistemazione delle tubolature del carico
3.1.1
Sistemazione delle tubolature del carico sotto
il ponte
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5.2
Lo scopo delle prescrizioni contenute nel paragrafo 5.5.2
dell’IBC Code è quello di prevenire il rischio di eventuali
gocciolamenti del carico, attraverso il dispositivo di tenuta
di una valvola di intercettazione, nel locale nel quale detta
valvola è sistemata.
3.1.2
Sistemazione delle tubolature del carico sul
ponte
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5.2
Le tubolature del carico sistemate sopra le cisterne del
carico devono essere prolungate fino al fondo delle singole
cisterne.
3.1.3 Tubi con rivestimento d’alluminio
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5
particolari per i quali può essere dimostrato alla Società che
non sono disponibili soluzioni alternative efficienti. In questi casi particolari le misure di sicurezza ritenute necessarie
dalla Società saranno considerate caso per caso.
4
4.1
Impianti di comando per la movimentazione del carico
Generalità
4.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.6.1
a) Una flangia cieca deve essere sistemata in aggiunta alla
valvola d’intercettazione prescritta nel paragrafo 5.6.1.2
dell’IBC Code in corrispondenza di ciascun collegamento alle manichette del carico.
b) Le prescrizioni del paragrafo 5.6.1 dell’IBC Code non
devono essere considerate come aggiuntive rispetto a
quelle per le tubolature al di sotto dei ponti menzionate
nei paragrafi 5.5.2 e 5.5.3 dell’IBC Code.
4.2
Dispositivi di comando, controllo ed
allarme e centrale di controllo del carico
4.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.6
a) Il comando delle pompe del carico deve essere ubicato
in una posizione che sia prontamente accessibile,
anche in caso di rottura delle tubolature o delle manichette del carico. La suddetta posizione deve essere
chiaramente indicata.
b) Qualora esista una centrale di controllo del carico, in
essa devono essere sistemati i seguenti comandi, indicazioni ed allarmi:
• comando delle pompe del carico
• comando delle valvole di caricazione e di scaricazione
• indicatori di livello
• indicatori di temperatura
• allarmi di alto livello
• allarmi di altissimo livello
• allarmi di alta/bassa temperatura
• allarmi di alta/bassa pressione
• allarmi dell’impianto fisso di rivelazione dei gas.
c) In genere gli allarmi di alta/bassa temperatura devono
essere riportati anche in plancia.
3.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.5
d) La centrale di controllo del carico deve essere ubicata al
di sopra del ponte di coperta e può essere considerata
come locale pericoloso o locale sicuro in base alla sua
ubicazione e alla possibile presenza in essa di prodotto
o di suoi vapori. Qualora sia considerata un locale pericoloso, essa deve essere provvista di impianto di ventilazione in grado di effettuare non meno di 20 ricambi
d’aria all’ora, non deve essere ubicata nella zona degli
alloggi e le apparecchiature elettriche ammesse devono
essere soltanto del tipo di sicurezza.
Le pompe, le tubolature ed i relativi accessori devono costituire un impianto permanentemente installato; in genere
non sono permesse parti smontabili, eccettuati alcuni casi
e) Una centrale di controllo del carico priva del comando
delle pompe e delle valvole del carico è definita "stazione di controllo del carico".
I tubi con rivestimento di alluminio sono accettabili nelle
cisterne di zavorra, nelle cisterne del carico inertizzate,
nonché, purché siano protetti da urti accidentali, nelle zone
pericolose sui ponti scoperti.
3.2
240
Impianti di tubolature smontabili
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 5
5
5.1
Manichette del carico a bordo della
nave
Compatibilità
5.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 5, 5.7.1
Le prescrizioni del paragrafo 5.7.1 dell’IBC Code si applicano alle manichette del carico sistemate a bordo della
nave e la loro prescritta "compatibilità con il carico"
richiede che:
a) la manichetta non perda la sua resistenza meccanica o
subisca indebiti deterioramenti qualora venga in contatto con i prodotti trasportati, e
dui, delle tubolature e delle apparecchiature e lo scafo
della nave non deve essere maggiore di106 Ω..
6.1.2 Piattine per la messa a terra
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 10, 10.3
Devono essere sistemate piattine per la messa a terra per le
cisterne del carico, le cisterne per i residui, le tubolature e
le apparecchiature che non siano collegate permanentemente allo scafo della nave, come per esempio:
a) cisterne del carico indipendenti;
b) tubolature delle cisterne del carico che siano elettricamente separate dallo scafo della nave;
c) collegamenti dei tubi mediante branchetti smontabili:
b) il materiale di cui sono fabbricate le manichette non
reagisca pericolosamente con i prodotti trasportati.
Con riferimento ai suddetti requisiti, deve essere posta particolare attenzione alle superfici interna ed esterna delle
manichette quando le stesse possono essere impiegate
come parti integranti di, o collegate a, pompe di emergenza
per il carico e possono essere immerse all’interno di
cisterne o depositi per il carico.
Quando le piattine per la messa a terra sono prescritte, esse
devono essere:
6
c) facili da sistemare e sostituire.
6.1
Messa a terra
Elettricità statica
6.1.1 Resistenza accettabile
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 10, 10.3
Allo scopo di evitare i rischi di scariche elettriche dovute al
formarsi di elettricità statica risultante dal flusso dei
liquidi/gas/vapori, la resistenza fra qualsiasi punto della
superficie delle cisterne del carico, delle cisterne dei resi-
Regolamenti RINA 2005
a) chiaramente visibili in modo che qualsiasi interruzione
possa essere chiaramente rivelata;
b) progettate e sistemate in modo da essere protette contro
danneggiamenti meccanici e da non essere influenzate
negativamente da contaminazioni ad alta resistività, per
esempio prodotti corrosivi o pitture;
7
7.1
Impianto integrato del carico e di
zavorra
Generalità
7.1.1
(1/1/2004)
Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di
zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5].
241
Parte E, Cap 8, Sez 6
SEZIONE 6
1
MATERIALI PER LA COSTRUZIONE
esito di accertamenti e prove preliminari, a soddisfazione della Società, che può richiedere anche l’effettuazione di visite ad intervalli più ristretti di quelli normali.
Nella valutazione della idoneità del sistema protettivo,
la Società potrà anche richiedere che sia drasticamente
ridotta l’area catodica (ad esempio, proteggendo adeguatamente anche le strutture di acciaio inossidabile) al
fine di evitare corrosioni fortemente localizzate nelle
zone delle strutture di acciaio da scafo che eventualmente potrebbero risultare, per varie ragioni, non protette dal rivestimento.
Generalità
1.1
Caratteristiche dei materiali e dei
rivestimenti
1.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 1
a) La scelta dei materiali e le metodologie di rivestimento
delle strutture e delle apparecchiature che possono
venire in contatto col carico liquido o col vapore
devono essere basate sull’elenco dei carichi che possono essere trasportati.
b) Per quanto riguarda le prescrizioni generali, valgono le
norme di cui alla Parte D del Regolamento. I materiali
delle cisterne devono comunque avere caratteristiche
non inferiori a quelle degli acciai da scafo adottati
secondo le prescrizioni della Parte D del Regolamento;
se di qualità diversa da quanto ivi prescritto, la loro adozione sarà considerata caso per caso dalla Società.
c) I materiali suddetti devono essere di per se stessi resistenti alle azioni dei prodotti da trasportare. Possono,
tuttavia, essere impiegati materiali di per se stessi non
resistenti, ma protetti con altri materiali resistenti, dopo
buon esito di preventivi accertamenti e prove da condurre a soddisfazione della Società. In tal caso la
Società può richiedere anche l’effettuazione di visite ad
intervalli più ristretti di quelli normali.
d) Nella costruzione di cisterne del carico, destinate alternativamente al carico ed ad acqua di mare di zavorra,
dovrà essere posta la massima cura nella scelta del
materiale delle strutture (in genere acciaio inossidabile
austenitico) con particolare riguardo alla resistenza
dello stesso ai vari tipi di corrosione localizzata:
• vaiolatura (pitting),
• corrosione sotto tensione,
• corrosione interstiziale.
Dette strutture dovranno inoltre essere realizzate con lo
stesso tipo di materiale onde evitare corrosioni galvaniche che si genererebbero in presenza di materiali dissimili. Quanto sopra si intende esteso, oltre che alle
strutture, anche ai materiali costituenti gli impianti, i
dispositivi e gli apparecchi sistemati in dette cisterne.
e) Le cisterne per acqua di mare di zavorra possono avere
struttura in parte di acciaio inossidabile ed in parte di
acciaio da scafo, sempre che siano prese idonee misure
contro la corrosione dell’acciaio da scafo. L’impiego di
appositi rivestimenti protettivi è subordinato al buon
242
f)
L’impiego di rivestimenti contenenti alluminio non è
permesso nelle cisterne del carico, nelle zone del ponte
in corrispondenza delle cisterne del carico, nei locali
pompe, nelle intercapedini ed in qualsiasi altra zona
dove potrebbero accumularsi gas provenienti dal
carico.
2
Prescrizioni particolari per i materiali
2.1
Deroghe
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2
Parti strutturali, accessori ed apparecchiature dei locali
pompe del carico diverse dalle apparecchiature elettriche
che sono normalmente esposti solo ai vapori dei prodotti
presenti nelle sentine dei locali pompe non sono soggetti
alle prescrizioni di cui ai paragrafi 6.2.2 e 6.2.4 dell’IBC
Code. I materiali delle apparecchiature elettriche devono
soddisfare le prescrizioni del paragrafo 6.2.3 dell’IBC Code.
2.2
2.2.1
Prescrizioni varie
Materiali non metallici
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2
I materiali non metallici adoperati nelle cisterne del carico
e apparecchiature relative devono essere compatibili con i
liquidi ed i vapori cui possono essere esposti.
2.2.2
Prima mano di pittura (Primers)
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap 6, 2
Per gli acciai inossidabili non possono essere adoperati primers contenenti zinco. Nel caso in cui tali primers siano
adoperati per altre parti saldate ad acciaio inossidabile,
devono essere prese misure per impedire che l’acciaio inossidabile sia contaminato dallo zinco.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 7
SEZIONE 7
1
CONTROLLO DELLA TEMPERATURA DEL CARICO
Generalità
1.1.4
Ridondanza (1/7/2002)
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1
1.1
Impianti di riscaldamento e di raffreddamento del carico
1.1.1
Mezzi per il controllo della temperatura del
carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1
Qualora sia necessario mantenere una determinata temperatura (più alta o più bassa di quella ambiente) per la conservazione del carico, deve essere adottato uno dei sistemi
seguenti:
a) Cisterne isolate termicamente atte a mantenere la temperatura del carico entro limiti accettabili per tutta la
durata del viaggio.
b) Un impianto di riscaldamento o raffreddamento o un
impianto frigorifero.
c) Una combinazione dei sistemi indicati in a) e b).
Prescrizioni addizionali per gli impianti di
riscaldamento e raffreddamento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.1
Qualora gli impianti di riscaldamento o di raffreddamento
siano essenziali per la conservazione del carico, i componenti seguenti devono essere duplicati:
a) Fonti di riscaldamento o raffreddamento; negli impianti
di riscaldamento del carico, la Società può permettere
solo una caldaia a fiamma in grado di fornire la potenzialità di riscaldamento che si richiede di installare, a
condizione che siano disponibili a bordo sufficienti
parti di rispetto per i bruciatori ed i relativi accessori al
fine di rendere possibile la riparazione di qualsiasi avaria da parte del personale del bordo.
b) Pompe di circolazione per il carico e per il fluido riscaldante o raffreddante. Se adatte all'impiego, le pompe
del carico possono essere utilizzate come pompe di circolazione del fluido riscaldante o raffreddante
c) Impianto di refrigerazione.
1.1.2
a) I collettori per la mandata e quelli per il ritorno del
fluido riscaldante devono essere sistemati sul ponte di
coperta; le derivazioni per l’entrata nelle e l’uscita dalle
cisterne del carico devono attraversare queste ultime in
corrispondenza del loro cielo.
b) Qualora il locale scambiatori di calore sia sistemato
nella zona dei locali di alloggio, e considerato sicuro da
gas, esso deve essere trattato come fosse un locale macchine (non di categoria A) e deve essere provvisto di
ventilazione meccanica indipendente in estrazione e di
ombrinali scaricanti direttamente nel locale macchine.
1.1.3 Temperature di riferimento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 1.1
Qualora la temperatura del carico sia mantenuta per
mezzo di un impianto di riscaldamento o di raffreddamento, l’impianto deve essere progettato tenendo conto
delle temperature di riferimento indicate nella Tab 1, a
meno che non sia indicato diversamente nella specifica
contrattuale della nave.
Tabella 1
Temperatura di riferimento (°C)
Impianti di
riscaldamento
Impianti di
raffreddamento
Mare
0
32
Aria
5
45
Regolamenti RINA 2005
1.2
1.2.1
Valvole ed altri accessori
Impianti di spurgo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.3
Gli impianti per il riscaldamento od il raffreddamento del
carico, devono essere dotati degli attacchi necessari per
poter lavare il circuito riscaldante o raffreddante di ciascuna
cisterna o di ciascun deposito per il carico, mediante gas
inerte oppure aria compressa, e per poter effettuare pressature di prova dell’impianto.
1.3
1.3.1
Impianti di misura della temperatura del
carico
Allarmi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 1.5
a) Un impianto di allarme è prescritto per quei prodotti
che vengono trasportati riscaldati (vedere paragrafo
15.13.6 dell’IBC Code) e per i quali nella colonna "o"
delle Tabelle del Capitolo 17 dell’IBC Code, si richiamano le prescrizioni di cui al paragrafo 15.13 dell’IBC
Code.
b) Un impianto di allarme è anche richiesto per quei prodotti per i quali, nel sopracitato Capitolo 15 dell’IBC
Code, è prescritta una temperatura di trasporto non
superiore a determinati limiti, come, ad esempio, il
fosforo elementare e lo zolfo fuso.
c) L’allarme deve essere trasdotto in plancia e nella stazione di controllo del carico, se esistente.
243
Parte E, Cap 8, Sez 7
1.4
Prescrizioni per prodotti speciali
1.4.1
Prodotti che possono danneggiare l’impianto
di riscaldamento o di raffreddamento del
carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 7, 7.1.6
a) Le prescrizioni del paragrafo 7.1.6 dell’IBC Code si
applicano anche a quei prodotti che potrebbero danneggiare l’impianto di riscaldamento o di raffreddamento.
b) Se il dispositivo per il prelievo dei campioni di cui al
paragrafo 7.1.6.3 dell’IBC Code è costituito da una
244
cassa di osservazione degli spurghi, detta cassa deve, in
generale, soddisfare le seguenti prescrizioni:
• deve essere ubicata nella zona del carico ed essere
dotata di un tubo di sfogo aria il cui sbocco sia provvisto di una rete tagliafiamma regolamentare e sia
ubicato ad una distanza non inferiore a 3 m da aperture di locali di alloggio e da fonti di ignizione;
• deve essere dotata di un collegamento per lo scarico
nelle "slop tanks" con le relative valvole di intercettazione, nonché di un vetro spia e deve essere provvista di un rubinetto per il prelievo di campioni per
l’analisi del fluido di ritorno.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 8
SEZIONE 8
1
IMPIANTI DI SFOGO GAS E SISTEMAZIONI DI
DEGASSIFICAZIONE PER LE CISTERNE DEL
CARICO
Sfoghi gas delle cisterne del carico
1.1
Drenaggio dell’impianto di sfogo gas
1.1.1 Grandi quantità di drenaggi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.2.2
Qualora siano previsti drenaggi in grande quantità dagli sfoghi gas delle cisterne e dei depositi del carico, deve essere
provveduto un attacco per manichetta da collegarsi alla
tubolatura spurghi della cisterna per i residui.
2
condotte di immissione serventi locali pompe e locali
pompe per il carico
Tipi di impianti di sfogo gas
2.1
Posizioni degli sbocchi degli sfoghi gas
2.1.1
Sfoghi gas di cisterne per il trasporto di
prodotti infiammabili e tossici
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.3.3
Lo sbocco degli sfoghi gas delle cisterne e dei depositi per il
carico adibiti al trasporto di prodotti infiammabili o tossici
deve essere sistemato ad una distanza non inferiore a 3 m
dalle condotte di estrazione ed il più distante possibile dalle
Regolamenti RINA 2005
3
Degassificazione delle cisterne del
carico
3.1
Ventilatori
3.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 8, 8.5
a) Le ventole e le casse dei ventilatori, sia portatili che
fissi, sistemati in spazi pericolosi, devono essere costruite in materiale antiscintilla avente le caratteristiche prescritte nel paragrafo 12.1.8 dell’IBC Code.
b) Nel caso di ventilatori ubicati in locali sicuri, devono
essere installati due dispositivi di non ritorno atti ad evitare il ritorno nel locale di vapori del carico infiammabili e/o tossici quando l’impianto di ventilazione è
fermo. Tali dispositivi di non-ritorno devono garantire la
tenuta stagna in qualsiasi condizione normale di assetto
e sbandamento della nave.
245
Parte E, Cap 8, Sez 9
SEZIONE 9
1
CONTROLLO DELL’ATMOSFERA ALL’INTERNO
DELLE CISTERNE
Generalità
1.1
1.1.1
Controllo mediante inertizzazione e
separazione dall’aria
Fluido di separazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1.3
Il fluido di separazione deve essere compatibile, dal punto
di vista della sicurezza, con i prodotti da trasportare, non
deve reagire con essi e con l’aria e deve avere caratteristiche chimiche e fisiche ritenute idonee dalla Società.
L’impianto deve rispondere alle prescrizioni relative agli
impianti di gas inerte, per quanto applicabile.
1.2
1.2.1
Controllo mediante deumidificazione
Trasporto contemporaneo di prodotti
incompatibili
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1.4
Nel caso di trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili tra di loro, le tubolature di mandata del gas secco ai singoli spazi per il carico devono essere separate tra di loro.
1.3
1.3.1
Prescrizioni speciali per gli impianti di
gas inerte sulle navi chimichiere
Applicabilità
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1
a) Le navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore
a 20000 tonnellate progettate per il trasporto di idrocarburi liquidi con un punto d’infiammabilità non superiore a 60 °C devono avere un impianto fisso di gas
inerte installato in accordo con le prescrizioni di
Parte C, Cap 4, Sez 2, [1.4.5].
b) Le navi chimichiere di portata lorda uguale o superiore
a 20000 tonnellate che trasportano i liquidi elencati nei
Capitoli 17 e 18 dell’IBC Code, diversi da idrocarburi,
con un punto d’infiammabilità non superiore a 60 °C
devono avere un impianto fisso di gas inerte installato in
accordo con le prescrizioni di Parte C, Cap 4, Sez 2,
[1.4.5], alle condizioni che:
• La capacità delle cisterne del carico sia maggiore di
3000 m3, o
• La portata totale combinata delle macchinette di
lavaggio adoperate contemporaneamente in una
cisterna del carico sia superiore a 110 m3/h.
246
1.3.2
Trasporto contemporaneo di prodotti
incompatibili
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1
L’impianto del gas inerte deve essere in accordo con le prescrizioni del paragrafo 9.1.5.1 dell’IBC Code, adattate, a
giudizio della Società, alle caratteristiche individuali dei
prodotti da trasportare. Nel caso di trasporto contemporaneo di prodotti incompatibili fra di loro, le tubolature di
mandata di gas inerte in ciascuna cisterna del carico
devono essere separate fra di loro.
1.3.3 Navi prive di un impianto fisso di gas inerte
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1
Qualora non siano previste a bordo sistemazioni fisse per la
produzione di gas inerte o di gas secco, la quantità minima
da tenere a bordo deve essere stabilita dal Comandante in
base alla durata del viaggio, alle variazioni giornaliere di
temperatura previste, alle perdite di gas attraverso le tenute
delle cisterne del carico e all’esperienza proveniente da
casi similari precedenti.
1.3.4 Prescrizioni addizionali
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1
a) Le presenti prescrizioni si applicano quando a bordo di
una nave chimichiera è installato un impianto di gas
inerte basato su un generatore di gas inerte a combustibile liquido. Sarà oggetto di considerazione speciale
qualsiasi proposta relativa all’uso di altre fonti di gas
inerte.
b) Oltre a quanto indicato nel paragrafo 9.1.5.1 dell’IBC
Code, l’impianto di gas inerte deve essere in accordo
con le prescrizioni dell’ “IMO Resolution A 567(14)”.
Alla parola "Administration" nella “Resolution” deve
essere dato il significato “la Società”.
c) In alternativa alla tenuta ad acqua nella tubolatura di
gas inerte sul ponte, può essere accettata una sistemazione consistente in due valvole d’intercettazione in
serie con una valvola di sfogo interposta fra di loro. A
tale sistemazione si applicano le condizioni seguenti:
• L’azionamento della valvola deve essere automatico. Le indicazioni per l’apertura/chiusura devono
essere originate direttamente dal processo, per
esempio dal flusso di gas inerte o dalla sua pressione differenziale.
• Deve essere sistemato un allarme per funzionamento difettoso delle valvole, per esempio le condizioni di “fermo delle soffianti” e “valvole (valvola) di
mandata aperte (aperta)” devono essere considerate
condizioni d’allarme.
d)
Oltre alle prescrizioni della “Resolution A567(14)”,
devono essere soddisfatte le prescrizioni seguenti:
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 9
1) Devono essere inviati per valutazione disegni diagrammatici comprendenti:
• particolari e sistemazioni dell’impianto di generazione di gas inerte compresi i dispositivi di
controllo,
• la sistemazione delle tubolature per la distribuzione del gas inerte.
2) In ogni caso deve essere sistemato un dispositivo per
il controllo automatico della combustione che sia
atto a mantenere una produzione adeguata di gas
inerte in ogni condizione di servizio.
3) Quando sono sistemate due soffianti, la portata
totale di gas inerte richiesta deve essere preferibilmente divisa in parti uguali fra le due soffianti; in
nessun caso una soffiante può avere una portata
inferiore a 1/3 della portata totale richiesta.
4) I materiali impiegati per l’impianto di gas inerte
devono essere adeguati al loro servizio in accordo
con le prescrizioni del Regolamento. In particolare
quelle parti delle torri di lavaggio, soffianti, dispositivi di non ritorno, tubi uscenti dalle torri di lavaggio
ed altri tubi di drenaggio che potrebbero essere sog-
Regolamenti RINA 2005
getti all’azione corrosiva dei gas e/o dei liquidi
devono essere costruiti con materiali resistenti alla
corrosione o rivestiti di gomma, fibra di vetro, resine
epossidiche o altro materiale di rivestimento equivalente.
5) Per quanto riguarda la protezione antincendio, il
locale nel quale è installato un generatore di gas
inerte a combustibile liquido deve essere considerato come locale macchine di categoria A.
6) Tutte le apparecchiature devono essere installate a
bordo e provate in condizioni di funzionamento a
soddisfazione del Tecnico.
1.4
Ventilazione
1.4.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 9, 9.1
Quando è richiesto dalle presenti norme un impianto di
ventilazione degli spazi per il carico, diverso dall’impianto
di sfogo gas di cui al paragrafo 8.2 dell’IBC Code, tale
impianto deve rispondere alle prescrizioni che caso per
caso vengono date dalla Società.
247
Parte E, Cap 8, Sez 10
SEZIONE 10
1
IMPIANTI ELETTRICI
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1 Le norme della presente Sezione si applicano alle
navi chimichiere, in aggiunta a quelle contenute in Parte C,
Capitolo 2.
1.2
Documentazione da inviare
1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C,
Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviato all’approvazione
quanto segue:
a) Piano dei luoghi pericolosi
b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche
installate nei luoghi pericolosi
c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di
cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto
livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti.
1.3
Impianti di alimentazione
1.3.1 Impianti di alimentazione ammessi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1
Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e di distribuzione dell’energia elettrica:
a) a corrente continua:
• a due conduttori isolati
b) a corrente alternata:
• monofase a due conduttori isolati
• trifase a tre conduttori isolati.
Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in tensione di impianti di distribuzione isolati eccetto che:
a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento
b) attraverso componenti usati per la soppressione delle
interferenze nei circuiti radio.
1.3.2
impianti con collegamento a massa e ritorno
attraverso lo scafo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1
Non sono ammessi impianti con collegamento a massa e
ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a giudizio della
Società:
c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente circolante non superi 30 mA nelle condizioni più sfavorevoli.
1.3.3
Impianti con collegamento a massa senza
ritorno attraverso lo scafo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1
Non sono ammessi impianti con collegamento a massa
senza ritorno attraverso lo scafo salvo:
a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa e, a
giudizio della Società, i seguenti altri impianti
b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione
in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo
scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a
non più di 5 A; o
c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle
cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario collegato a massa,
purché qualunque possibile corrente di scafo risultante
non passi direttamente attraverso un qualsiasi luogo
pericoloso; o
d) impianti di potenza in corrente alternata a tensione pari
a 1000 V valore efficace (tra le fasi) o superiore, purché
qualunque possibile corrente risultante non passi direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a tale
scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a spazi
lontani dai locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati.
1.4
Dispositivi per la verifica dello stato di
isolamento verso massa
1.4.1 Controllo dei circuiti nei luoghi pericolosi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 1.1
I dispositivi per il controllo continuo dello stato di isolamento verso massa di tutti gli impianti di distribuzione
devono anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a
sicurezza intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi
pericolosi o che attraversino tali luoghi. I dispositivi devono
fornire una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in
una postazione presidiata, in caso di livello di isolamento
eccessivamente basso.
1.5
Precauzioni per gli impianti elettrici
a) impianti di protezione catodica a corrente impressa
b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come gli impianti di avviamento e di accensione
dei motori a combustione interna, purché qualsiasi
eventuale corrente risultante non passi direttamente
attraverso un qualsiasi luogo pericoloso
248
1.5.1 Precauzioni contro la corrosione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.1.2
Quando i prodotti possono, per loro natura, danneggiare i
materiali usualmente impiegati negli impianti elettrici, si
deve porre speciale cura nella scelta dei materiali per con-
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 10
duttori, isolanti e parti metalliche da installare nei luoghi
pericolosi a causa dei gas. Le parti elettriche in rame o in
alluminio e gli isolanti devono essere protetti quanto più
possibile in modo da impedirne il contatto con i prodotti
e/o con i loro vapori corrosivi (per esempio. mediante
incapsulamento). Tali disposizioni si applicano ai prodotti
per i quali, nella colonna "m" delle Tabelle del Cap. 17
dell’IBC Code, è riportata l’indicazione Z.
Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o
vapori
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.1.2
2.1.2 I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti
fonti di pericolo) aventi aperture dirette, comprese quelle
per la ventilazione verso un qualsiasi luogo pericoloso,
devono essere considerati luoghi pericolosi allo stesso
modo del locale in cui è posizionata l’apertura.
Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme
degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso.
1.5.2
2.2
Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a
soddisfazione della Società, che gas o vapori possano passare da un locale pericoloso ad un altro locale attraverso le
aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le loro condotte.
2
2.1
Luoghi pericolosi e tipi di apparecchiature
Apparecchiature elettriche permesse nei
luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti
chimici liquidi pericolosi aventi punto di
infiammabilità inferiore o uguale a 60°C
e di prodotti chimici liquidi pericolosi
aventi punto di infiammabilità superiore
a 60°C riscaldati oltre il loro punto di
infiammabilità
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 10, 10.2
Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1 possono
essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
Regolamenti RINA 2005
Apparecchiature elettriche permesse nei
luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti
chimici liquidi pericolosi aventi punto di
infiammabilità superiore a 60°C non
riscaldati o riscaldati ad una temperatura inferiore di almeno 15°C dal loro
punto di infiammabilità
2.2.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 2
possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
2.3
Apparecchiature elettriche permesse nei
luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti
chimici liquidi pericolosi aventi punto di
infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal
loro punto di infiammabilità
2.3.1 Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 3
possono essere installate nei luoghi pericolosi ivi indicati.
249
Parte E, Cap 8, Sez 10
Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità inferiore o uguale a 60°C e di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati oltre il loro punto di
infiammabilità (1/7/2003)
Luoghi
pericolosi
Zona 0
Spazi
N.
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.1
Cisterne, depositi e
tubolature del carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ia);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio. termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per l’utilizzo nella Zona 0.
Zona 1
2
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.2
Spazi vuoti al di sopra,
al di sotto o adiacenti a
cisterne o depositi
strutturali per il carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.2, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi
a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali
dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai
gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione
di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e
qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione
della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e);
e) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.1, cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi
devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione.
Zona 1
3
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.3
Stive contenenti depositi indipendenti per il
carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) in base a IBC CODE: 10.2.3.3.2, apparecchi di illuminazione a sovrapressione
interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali
indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso;
e) in base a IBC CODE: 10.2.3.3.3, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi
a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un impianto di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali
dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai
gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione
di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e
qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione
della Società;
f)
250
in base a IBC CODE: 10.2.3.3.1, cavi elettrici attraversanti detti locali.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Zona 1
Spazi
N.
4
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Intercapedini e cisterne
di zavorra permanenti
(per esempio zavorra
segregata) adiacenti
alle cisterne del carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: , 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.2, dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi
a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali
dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai
gas e non siano adiacenti ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione
di tali dispositivi o delle loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e
qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione
della Società. I cavi associati devono essere protetti come indicato al punto e);
e) in base a IBC CODE: 10.2.3.2.1, cavi elettrici attraversanti detti locali. Tali cavi
devono essere installati in tubi di acciaio di forte spessore con giunzioni a tenuta stagna ai gas. In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione.
In compartimenti che possono essere riempiti con acqua di mare (per esempio
cisterne di zavorra permanente) devono essere impiegati tubi di materiale resistente
alla corrosione che forniscano una adeguata protezione meccanica.
Zona 1
5
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.4
Locali pompe del
carico e locali pompe
nella zona del carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3.4.2 i motori elettrici per le pompe del carico ed
ogni altra pompa ausiliaria associata devono essere separati da questi spazi per
mezzo di paratie o ponti stagni ai gas. Giunti elastici, o altri mezzi per mantenere
l’allineamento, devono essere sistemati sugli alberi di trasmissione tra il macchinario
condotto e i suoi motori primi e, inoltre, devono essere sistemati dispositivi di tenuta
in accordo con standard riconosciuti in corrispondenza degli attraversamenti di
paratie o ponti da parte degli alberi suddetti. Tali motori elettrici devono essere sistemati in un compartimento dotato di impianto di ventilazione capace di realizzare
una sovrapressione nel compartimento stesso;
e) in base a IBC CODE: 10.2.3.4.1, apparecchi di illuminazione a sovrapressione
interna (Exp) o a prova di esplosione (Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali
indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
f)
in base a IBC CODE: 10.2.3.4.3, indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di
sicurezza (per esempio per l’allarme generale, per l’allarme di immissione
dell’agente estinguente, ecc.).
g) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas.
Regolamenti RINA 2005
251
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Zona 1
Zona 1
Spazi
N.
6
7
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.6
Locali chiusi o parzialmente chiusi, immediatamente sovrastanti le
cisterne del carico (per
esempio spazi di interponte) o aventi paratie
in prosecuzione verso
l’alto di paratie di
cisterne del carico, a
meno che non siano
protette da una lamiera
diagonale a soddisfazione della Società.
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.6
Locali chiusi o parzialmente chiusi immediatamente sovrastanti i
locali pompe del carico
o le intercapedini verticali adiacenti alle
cisterne del carico, se
non separati da un
ponte stagno ai gas e
ventilati in maniera
adeguata.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due
circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere
opportunamente targhettati per la loro identificazione;
e) cavi elettrici attraversanti detti locali;
f)
negli spazi di interponte immediatamente sovrastanti le cisterne del carico, qualsiasi
apparecchiatura elettrica diversa da quella di cui ai punti (a), (b), (c) e (d), purché sia
ubicata entro un compartimento:
• ventilato meccanicamente in modo adeguato,
• accessibile solamente dal ponte sovrastante,
• il cui pavimento sia separato dalle cisterne del carico da una intercapedine,
• le cui delimitazioni siano stagne agli idrocarburi ed ai gas rispetto all’intercapedine ed agli spazi di interponte.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) apparecchi di illuminazione di tipo certificato di sicurezza suddivisi su almeno due
circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere
opportunamente targhettati per la loro identificazione;
e) cavi elettrici attraversanti detti locali.
252
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Zona 1
Spazi
N.
8
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Locali diversi dalle
intercapedini adiacenti
alle cisterne e sottostanti il cielo di queste
(per esempio cofani,
corridoi di passaggio e
stive) così come i doppi
fondi e le gallerie per le
tubolature sottostanti le
cisterne del carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) dispositivi a scafo contenenti i terminali o i passaggi a fasciame per gli anodi o gli
elettrodi di un sistema di protezione catodica a corrente impressa, o i trasduttori
come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti
ad una paratia delle cisterne del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle
loro custodie e dei mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società. I cavi relativi devono essere protetti come indicato al punto f);
e) apparecchi di illuminazione a sovrapressione interna (Exp) o a prova di esplosione
(Exd) suddivisi su almeno due circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso.
Gli apparecchi di illuminazione, di interruzione e di protezione devono essere
opportunamente targhettati per la loro identificazione;
f)
Zona 1
9
In base a IBC CODE
10.2.3.5
Spazi sul ponte scoperto o entro locali parzialmente chiusi sul
ponte scoperto entro 3
m da qualunque apertura delle cisterne del
carico, flange sulle
tubolature del carico,
valvole del carico o
accesso ed apertura per
la ventilazione dei
locali pompe del carico
o di altri locali pericolosi chiusi.
cavi elettrici attraversanti detti locali; gli attraversamenti di cavi, con l’eccezione di
quelli per apparecchiature a sicurezza intrinseca, saranno considerati in modo particolare dalla Società.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria "ib" incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a prova di esplosione
Ex(d);
e) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a sovrappressione
interna Ex(p);
f)
in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a sicurezza aumentata
Ex(e);
g) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate incapsulate Ex(m);
h) in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature certificate a riempimento di sabbia
Ex(q);
Regolamenti RINA 2005
i)
in base a IBC CODE 10.2.3.5.1, apparecchiature a protezione speciale Ex(s);
j)
in base a IBC CODE 10.2.3.5.2, cavi elettrici attraversanti detti locali.
In tali spazi non devono essere sistemate curve di dilatazione.
253
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Spazi
Apparecchiature elettriche
N.
Descrizione
Zona 1
10
Spazi sul ponte scoperto, o locali parzialmente chiusi sul ponte
scoperto sopra ed in
prossimità delle aperture degli scarichi degli
sfoghi gas del carico
per il passaggio di
grandi volumi di
miscele di gas o vapori
durante le operazioni
di caricazione e zavorramento o durante la
scaricazione, entro un
cilindro verticale di
altezza illimitata avente
raggio di 6 m centrato
in corrispondenza del
centro dello scarico, ed
entro una emisfera
avente raggio di 6 m al
di sotto dello scarico.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
Zona 1
11
Luoghi su ponti scoperti o entro spazi parzialmente chiusi su
ponti scoperti entro 3
m da qualunque apertura per il controllo
della pressione delle
cisterne del carico prevista per permettere il
flusso di piccoli volumi
di miscele di gas o
vapori causato da
variazioni termiche.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
Zona 1
12
Spazi su ponti scoperti Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9.
entro 3 m dalle mastre
antispandimento sistemate attorno ai collegamenti del collettore del
carico.
254
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Spazi
Apparecchiature elettriche
N.
Descrizione
Zona 1
13
In base a IBC CODE
10.2.3.5
Zona del carico sul
ponte scoperto sopra a
tutte le cisterne ed a
tutti i depositi per il
carico ed a tutte le stive
contenenti i depositi
indipendenti per il
carico, comprese tutte
le cisterne di zavorra e
le intercapedini entro
la zona delle cisterne e
dei depositi per il
carico, per l’intera larghezza della nave, fino
a 3 m a proravia ed a
poppavia della suddetta zona e fino ad
un’altezza di 2.4 m al
di sopra del ponte.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 9 con l’eccezione che in tali spazi sono permesse curve di dilatazione.
Zona 1
14
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3
Compartimenti per le
manichette del carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.3 qualsiasi tipo considerato per la Zona 0;
b) RIFERIMENTO IBC CODE: , 10.2.3 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza
intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule,
estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di
categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia
eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) in base a IBC CODE 10.2.3.6.1, apparecchi di illuminazione di tipo certificato di
sicurezza. L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due circuiti
terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i poli o
tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso;
e) in base a IBC CODE 10.2.3.6.2, cavi elettrici attraversanti detti locali.
Zona 1
15
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.3.6
Locali chiusi o parzialmente chiusi nei quali
sono ubicate le tubolature contenenti carico.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 14.
Zona 2
16
Spazi circondanti per
1,5 m gli spazi di Zona
1 definiti in 9 e 11.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri l’assenza di scintille, archi e “punti
caldi” durante il loro normale funzionamento;
c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (per esempio protezione di tipo "n");
d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettate dalla Società.
Zona 2
17
Aree 4 m oltre il cilindro e 4 m oltre la sfera
definiti in 10.
Regolamenti RINA 2005
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
255
Parte E, Cap 8, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Spazi
Apparecchiature elettriche
N.
Descrizione
Zona 2
18
Luoghi su ponti scoperti che si estendono
fino alle mastre destinate a trattenere gli
spandimenti del ponte
lontani dai locali alloggio e di servizio e 3 m
oltre questi fino ad una
altezza di 2,4 m al di
sopra del ponte.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
Zona 2
19
Locali a proravia delle
zone del ponte esposto
di cui in 13, sottostanti
il ponte principale, ed
aventi un’apertura sul
ponte principale o a un
livello inferiore a 0,5 m
sopra il ponte principale, a meno che:
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 16.
a) gli accessi a tali
spazi non siano
prospicienti la zona
delle cisterne del
carico e, unitamente a tutti gli
altri accessi a tali
locali, inclusi le
aperture e gli sfoghi
per l'impianto di
ventilazione, siano
situati ad almeno 5
m dalla cisterna del
carico prodiera e
ad almeno 10 m
misurati orizzontalmente da qualunque sbocco dalle
cisterne del carico
o sbocco di gas o
vapori; e
b) i locali siano ventilati meccanicamente.
256
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 10
Tabella 2 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punti di infiammabilità superiore a 60°C non riscaldati o riscaldati
ad una temperatura inferiore di almeno 15°C dal loro punto di infiammabilità
Luoghi pericolosi
Spazi
N.
Zona 1
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.2.1
Cisterne, depositi e
tubolature per il
carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia) o Ex(ib);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza
intrinseca di categoria “ia” o “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
c) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.2.1 i motori delle pompe del carico di tipo
sommerso ed i relativi cavi possono, in circostanze eccezionali e per un
determinato prodotto o per una ben definita gamma di prodotti, essere
ammessi dalla Società, tenuto conto delle caratteristiche chimiche e fisiche
dei prodotti. Devono essere presi provvedimenti atti ad impedire che i motori
ed i relativi cavi vengano energizzati in presenza di miscele infiammabili di
aria e gas e a far sì che gli stessi motori e cavi siano disenergizzati in caso di
basso livello del liquido. Tale disenergizzazione deve essere segnalata
mediante un allarme nella stazione di controllo del carico.
Zona 2
2
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.2.2
Locali pompe del
carico.
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
b) in base a IBC CODE: 10.2.2.2, apparecchiature elettriche il cui tipo assicuri
l’assenza di scintille, archi e punti caldi durante il loro funzionamento normale;
c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (per esempio
protezione di tipo "n");
d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettabili dalla Società.
Regolamenti RINA 2005
257
Parte E, Cap 8, Sez 10
Tabella 3 : Apparecchiature elettriche permesse nei luoghi pericolosi delle navi cisterna adibite al trasporto alla rinfusa di prodotti chimici liquidi pericolosi aventi punto di infiammabilità superiore a 60°C riscaldati ad una temperatura entro 15°C dal loro punto di infiammabilità
Luoghi
pericolosi
Spazi
N.
Zona 0
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.2.1
Cisterne, depositi e tubolature del carico.
a) RIFERIMENTO IBC CODE: 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a sicurezza intrinseca Ex(ia);
a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di
sicurezza.
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (per esempio termocoppie, fotocellule, estensimetri, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza
intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
Zona 1
2
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.2.3
Locali pompe del carico.
Zona 1
3
a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di
RIFERIMENTO IBC
sicurezza.
CODE: 10.2.2.3
Aree sul ponte scoperto,
o locali parzialmente
chiusi sul ponte scoperto
entro 3 m dalle aperture
delle cisterne o dei depositi entro cui è riscaldato
il carico.
Zona 1
4
RIFERIMENTO IBC
CODE: 10.2.2.3
Aree sul ponte scoperto,
o locali parzialmente
chiusi sul ponte scoperto
entro 3 m dagli accessi o
dalle aperture per la ventilazione dei locali
pompe del carico.
258
a) in base a IBC CODE: 10.2.2.3, apparecchiature elettriche di tipo certificato di
sicurezza.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 11
SEZIONE 11
1
PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE
DEGLI INCENDI
Locali delle pompe del carico
1.1
Impianti fissi per l’estinzione degli
incendi
1.1.1 Impianti ad idrocarburi alogenati
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.2.1.2
Con riferimento al paragrafo 11.2.1.2 dell’IBC Code si precisa che l’installazione di nuovi impianti ad idrocarburi alogenati non è più ammessa a partire dal 1° ottobre 1994 su
qualsiasi nave (nuova o esistente).
2.3
2.3.1 Numero richiesto di getti d’acqua
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.12
L’impiego contemporaneo del minimo numero di getti
d’acqua richiesto deve essere, in generale, possibile sul
ponte per tutta la lunghezza della nave, nei locali di alloggio e di servizio, nelle stazioni di comando e nei locali
macchine.
2.4
2
Zona del carico
2.1
Temperatura del vapore e dei fluidi per il
riscaldamento entro la zona del carico
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3
La temperatura massima del vapore e dei fluidi per il riscaldamento nella zona del carico deve essere definita in funzione della classe di temperatura del carico.
2.2
Spingarde fisse e lance mobili per l’erogazione della schiuma
2.2.1
Portata per navi di portata lorda inferiore a
4000 tonnellate
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.7
Nel caso di navi di portata lorda inferiore a 4000 t, la portata minima richiesta di una spingarda fissa deve essere di
1000 litri/min e ciascuna spingarda fissa deve essere capace
di erogare non meno di 10 litri/min per ogni metro quadrato
dell’area da essa protetta.
Regolamenti RINA 2005
Impiego contemporaneo degli impianti a
schiuma e ad acqua
Apparecchi portatili per l’estinzione
degli incendi
2.4.1
Capacità degli apparecchi portatili per
l’estinzione degli incendi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.14
La capacità di ciascun apparecchio portatile per l’estinzione degli incendi deve essere quella richiesta dalle pertinenti disposizioni della Convenzione SOLAS 1974, come
emendata.
2.5
Navi che trasportano prodotti infiammabili
2.5.1 Motori a combustione interna
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 11, 11.3.15
Nei locali pompe del carico, nei locali pompe e negli altri
spazi adiacenti alle o soprastanti le cisterne per il carico,
non devono essere sistemati motori a combustione interna.
In tutti i suddetti locali e spazi possono tuttavia essere sistemate motrici a vapore con temperatura di funzionamento
inferiore alla temperatura indicata in [2.1].
259
Parte E, Cap 8, Sez 12
SEZIONE 12
1
VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL
CARICO
Locali normalmente frequentati
durante le operazioni di movimentazione del carico
1.1
Prescrizioni varie
1.1.5
Alternativa agli impianti di ventilazione del
tipo ad estrazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
In alternativa agli impianti di ventilazione del tipo ad estrazione, richiesti in 12.1.4 dell’IBC Code, può essere accettato un impianto di ventilazione funzionante in mandata:
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
• nel caso di locali pompe del carico adiacenti a cisterne
o depositi per il carico o ad altri locali pericolosi a
causa dei gas; o
Tutti gli impianti di ventilazione prescritti devono poter
essere fermati da una posizione ubicata al di fuori dei locali
serviti e al di sopra del ponte di coperta.
• nel caso in cui, nei locali adiacenti sicuri da gas, ivi
compresi i locali contenenti i motori delle pompe del
carico, sia mantenuta una adeguata sovrappressione
rispetto ai locali pompe del carico stessi.
1.1.2
1.1.6
1.1.1
Arresto dell’impianto di ventilazione
Targhe d’avvertimento
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Deve essere apposta in vicinanza dell’ingresso di tutti i
locali serviti dagli impianti di ventilazione meccanica prescritti, una targa ben visibile segnalante che l’accesso a tali
locali deve avvenire soltanto dopo che essi siano stati adeguatamente preventilati e che i relativi impianti di ventilazione devono essere mantenuti continuamente in funzione
per tutto il tempo di permanenza delle persone nei locali
stessi.
1.1.3
Precauzioni contro il funzionamento dei
motori elettrici in condizione di pericolo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Deve essere sistemato un idoneo dispositivo automatico
che impedisca il funzionamento di motori elettrici azionanti le pompe del carico e di altre apparecchiature elettriche non certificate di sicurezza prima che i locali ove sono
ubicati tali motori ed apparecchiature siano stati preventilati in modo da renderli sicuri da gas (a tale riguardo si precisa che le norme internazionali dell’IEC richiedono una
immissione di una quantità d’aria pari ad almeno 10 volte il
volume del locale servito).
1.1.4
Precauzioni contro il funzionamento delle
pompe del carico in condizione di pericolo
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 1
Deve essere sistemato un idoneo dispositivo automatico
mediante il quale si arrestino i motori azionanti le pompe
del carico e vengano disenergizzate le altre eventuali apparecchiature elettriche non certificate di sicurezza, in caso di
arresto della ventilazione nei locali ove siano ubicati tali
motori ed apparecchiature. Tali prescrizioni non si applicano ai motori e alle altre apparecchiature elettriche sistemati nel locale apparato motore.
260
Posizione dell’estremità superiore delle
condotte d’immissione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Con riferimento a quanto richiesto in 12.1.5 dell’IBC Code,
l’estremità superiore delle condotte di immissione, deve, in
generale, essere ubicata a distanza non inferiore a 3 m dalle
condotte di ventilazione e dalle prese d’aria serventi i locali
sicuri menzionati nel suddetto paragrafo.
1.1.7
Distanza minima fra le estremità superiori
delle condotte di immissione ed estrazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Con riferimento al paragrafo 12, 12.1.6 dell’IBC Code, le
estremità superiori delle condotte di ventilazione (estrazione ed immissione) serventi uno stesso locale devono
essere a distanza l’una dall’altra non inferiore a 3 m, misurati orizzontalmente, e devono, in generale, essere ubicate
ad una adeguata altezza sul ponte di coperta, in ogni caso
non inferiore a 2,4 m. Altezze superiori sono richieste nel
paragrafo 15.17 dell’IBC Code.
1.1.8
Estremità superiori delle condotte di
ventilazione su navi che trasportano prodotti
che possono produrre vapori infiammabili
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Per prodotti infiammabili o che possono reagire con i materiali della nave dando luogo a vapori infiammabili (quali ad
esempio gli acidi forti), le estremità superiori delle condotte
di ventilazione devono essere ubicate a distanza non inferiore a 3 m da qualsiasi fonte di ignizione secondo le prescrizioni in Sez 8, [2.1].
1.1.9 Serrande
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Le condotte di ventilazione devono essere munite di serrande metalliche d’intercettazione, provviste degli indici di
"aperto" e "chiuso". Dette serrande devono essere ubicate al
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 12
di sopra del ponte di coperta, in posizione prontamente
accessibile.
1.1.10 Posizione dei motori elettrici che azionano i
ventilatori
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
austenitici) con una distanza di progetto fra le estremità della girante e cassa non inferiore a 13 mm.
d) Le seguenti giranti e casse non sono considerate anti
scintilla e non sono permesse:
• giranti costruite con leghe di alluminio o leghe di
magnesio e casse costruite con materiali ferrosi,
qualunque sia la distanza fra le estremità della
girante e cassa,
Motori elettrici che azionino i ventilatori devono essere
sistemati all’esterno dei locali serviti ed all’esterno delle
condotte di ventilazione, in posizione adeguata in relazione alla presenza di vapori infiammabili.
• casse costruite con leghe di alluminio o leghe di
magnesio e giranti costruite con materiali ferrosi,
qualunque sia la distanza fra le estremità della
girante e la cassa,
1.1.11 Passaggi degli alberi dei motori attraverso le
paratie
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Il passaggio dell’albero di trasmissione dei motori elettrici
azionanti i ventilatori attraverso le paratie o i ponti dei
locali pericolosi a causa dei gas o attraverso le condotte di
ventilazione deve essere munito di dispositivo di tenuta stagna ai gas, a bagno d’olio o equivalente, ritenuto idoneo
dalla Società.
1.2
Prescrizioni addizionali per i ventilatori
antiscintilla
1.2.1 Ventilatori antiscintilla
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
a) Un ventilatore è considerato antiscintilla se risulta
improbabile la possibilità che esso possa produrre scintille sia in condizioni di funzionamento normali che in
condizioni di funzionamento anormali.
b) La distanza fra la girante e la cassa del ventilatore deve
essere non minore di 0,1 volte il diametro dell’albero
della girante in corrispondenza del cuscinetto della
girante stessa, ma non inferiore a 2 mm. Non è necessario che questa distanza sia superiore a 13 mm.
1.2.2 Materiali per i ventilatori antiscintilla
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
a) Le giranti e le casse in corrispondenza delle giranti
devono essere costruite in leghe riconosciute antiscintilla sulla base di prove appropriate.
b) Deve essere impedita la formazione di cariche elettrostatiche sia nei corpi rotanti che nelle casse mediante
l’uso di materiali antistatici. Inoltre l’installazione a
bordo delle unità di ventilazione deve essere eseguita in
modo da assicurare la loro messa a terra in maniera
sicura.
c) Possono non essere richieste prove per i ventilatori che
hanno le combinazioni seguenti:
• giranti e/o casse costruite con materiali non metallici, tenuto conto dell’eliminazione dell’elettricità
statica,
• giranti e casse costruite con materiali non ferrosi,
• giranti costruite con leghe d’alluminio o leghe di
magnesio con una cassa costruita con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili austenitici), purché
un anello di spessore appropriato di materiale non
ferroso sia sistemato in corrispondenza della girante,
• qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite
con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili
Regolamenti RINA 2005
• qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite
con materiali ferrosi con una distanza di progetto fra
le estremità della girante e la cassa inferiore a 13
mm.
1.2.3 Prove di tipo per i ventilatori antiscintilla
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.1
Prove di tipo sui prodotti finiti devono essere eseguite in
accordo con le prescrizioni della Società o con altre normative nazionali o internazionali equivalenti.
2
2.1
Locali pompe ed altri locali chiusi
normalmente frequentati
Chiarimenti delle prescrizioni generali
2.1.1
(1/1/2001)
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.2
a) Le sistemazioni per l’impianto di ventilazione dei locali
ai quali si applica il paragrafo 12.2 dell’IBC Code
devono soddisfare, in generale, le disposizioni indicate
nel precedente articolo 1, come applicabili.
b) Le disposizioni di cui al paragrafo 12.2 dell’IBC Code, si
applicano a tutti i locali pompe, indipendentemente dal
fatto che il comando delle pompe e delle valvole in essi
sistemate avvenga o no dall’esterno di detti locali.
c) La distanza delle estremità superiori delle condotte di
estrazione e di immissione da prese d’aria ed altre aperture dei locali menzionati nel paragrafo 12.1.5 dell’IBC
Code non deve essere inferiore a 3 m misurati orizzontalmente. Tali impianti devono poter essere comandati
dal di fuori dei locali serviti e deve essere apposta in
vicinanza dell’ingresso dei locali stessi la targa di cui in
[1.1.2].
3
3.1
Locali normalmente non frequentati
Ventilatori portatili
3.1.1
(1/1/2001)
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12, 12.3
a) Il tipo dei ventilatori portatili ed il loro collegamento ai
locali da essi serviti devono essere ritenuti idonei dalla
Società. In ogni caso non sono ammessi ventilatori portatili azionati da motori elettrici o da motori a combustione interna.
b) Le sistemazioni per la ventilazione di tali locali devono
soddisfare, in generale, le disposizioni indicate nel precedente articolo 1, come applicabili.
261
Parte E, Cap 8, Sez 13
SEZIONE 13
1
STRUMENTAZIONE
Indicatori di livello
1.1
Tipi di indicatori di livello
1.1.1 Sistemazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.1.1
a) In quasi tutti i casi un prodotto che richieda un allarme
di alto livello ed un controllo del rigurgito richiede
anche un indicatore di livello di tipo chiuso. Una
cisterna od un deposito del carico contenente un tale
prodotto richiede perciò tre sensori:
1) un indicatore di livello
2) un allarme di alto livello
3) un controllo del rigurgito
b) I sensori di 1), 2) e 3) devono essere separati sebbene i
sensori di 2) e 3) (interruttori a lamella, camere di tipo
galleggiante, dispositivi elettronici, ecc.) possano essere
contenuti nello stesso tubo.
c) I circuiti elettronici, pneumatici, idraulici richiesti per i
sensori 1), 2) e 3) devono essere indipendenti gli uni
dagli altri in modo tale che un guasto di uno di essi non
renda nessuno degli altri inoperativo.
d) Quando vengono utilizzate unità di processo per fornire
indicazioni ottiche o digitali, come per esempio in una
zona della plancia, l’indipendenza dei circuiti deve
essere mantenuta almeno oltre questo punto.
e) L’alimentazione deve essere derivata da un quadro di
distribuzione.
f)
Quando sono previsti una sala controllo od una zona
della plancia contenenti una unità modulare, devono
essere previste indicazioni di livello separate ed allarmi
ottici separati per ciascuna delle funzioni 1), 2) o 3).
Deve essere previsto anche un allarme acustico ma dato
che non è direzionale non è necessario che sia separato.
g) Deve essere previsto un allarme acustico anche nella
zona del carico.
h) Quando non esiste una centrale del carico deve essere
previsto un allarme ottico ed acustico nella stazione di
controllo del carico.
i)
Dispositivi per la prova dei sensori devono essere sistemati al di fuori delle cisterne anche se non è impedito
l’ingresso nelle cisterne pulite dai prodotti.
j)
E’ accettabile la prova di simulazione dei circuiti elettronici o dei circuiti che sono auto-segnalatori di guasto.
262
1.1.2
Esempio di indicatore ad efflusso limitato
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.1.1
Un indicatore di livello del tipo ad efflusso limitato può
essere costituito da un tubo sonda avente il diametro
interno non superiore a 200 mm e munito di un tappo a
tenuta stagna ai vapori. Detto tubo sonda deve essere forato
in modo da eguagliare la pressione esistente al suo interno
con quella esistente all’interno della cisterna o del deposito
del carico. A tal fine, i fori devono essere praticati
all’interno della cisterna o del deposito, in prossimità del
cielo di detti spazi per il carico.
2
Rivelazione della presenza di vapori
2.1
2.1.1
Dispositivi per la rivelazione della presenza di vapori
Locali da controllare
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 13, 13.2.1
I dispositivi, fissi o portatili, per la rivelazione della presenza di vapori, devono essere di tipo riconosciuto idoneo
dalla Società per i prodotti da trasportare. I locali da controllare sono:
• locali pompe del carico,
• locali contenenti i motori azionanti le pompe del
carico, escluso il locale macchine,
• locali chiusi contenenti tubolature del carico, apparecchiature relative alla movimentazione del carico, intercapedini, locali chiusi e doppi fondi adiacenti a cisterne
o depositi per il carico,
• gallerie di tubi,
• altri locali a giudizio della Società, in relazione al tipo
di nave.
Qualora venga installato un impianto fisso, lo stesso deve
servire i locali, tra quelli sopra elencati, che siano normalmente frequentati dall’equipaggio.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 14
SEZIONE 14
1
1.1
MEZZI PER LA PROTEZIONE DEL PERSONALE
Equipaggiamento protettivo
Ubicazione dell’equipaggiamento protettivo
1.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.1.2
a) I depositi per abiti da lavoro o equipaggiamenti protettivi che non siano nuovi o non siano stati sottoposti ad
un accurato lavaggio non devono avere accesso diretto
ai locali di alloggio.
b) Qualora il deposito per tali indumenti non sottoposti ad
un accurato lavaggio sia sistemato nella zona dei locali
di alloggio, esso deve essere delimitato da paratie e
ponti di Classe A-0 e provvisto di ventilazione meccanica indipendente in estrazione. L’eventuale comunicazione con i locali di alloggio, se ammessa, deve
avvenire tramite due porte di acciaio sostanzialmente
stagne ai gas, a chiusura automatica e senza alcun
mezzo di ritenuta in posizione di apertura.
2
2.1
Equipaggiamento di sicurezza
Equipaggiamento addizionale per navi
che trasportano prodotti tossici
2.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.4
Con riferimento al paragrafo 14.2.4 dell’IBC Code, in luogo
dell’impianto di tubolature d’aria a bassa pressione, la
Regolamenti RINA 2005
quantità d’aria equivalente delle bombole di aria compressa
di rispetto deve essere non inferiore a 4800 litri.
2.2
Presidi medici di pronto soccorso
2.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.9
I presidi medici di pronto soccorso, della cui buona conservazione è responsabile il Comando della nave, devono
essere tenuti in un apposito deposito chiaramente segnalato.
2.3
Docce per decontaminazione
2.3.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 14, 14.2.10
a) Affinché le docce e le apparecchiature per il lavaggio
degli occhi possano essere utilizzati in qualsiasi condizione ambientale, deve essere sistemato un impianto di
riscaldamento dei tubi dell’acqua o un’ altra sistemazione adeguata che impedisca la formazione di ghiaccio all’interno dei tubi stessi.
b) Le docce di decontaminazione e le apparecchiature per
il lavaggio degli occhi devono essere sistemate almeno
su entrambi i lati del ponte principale in corrispondenza
del collettore di imbarco e sbarco del carico e davanti la
parete frontale di sovrastrutture o tughe.
263
Parte E, Cap 8, Sez 15
SEZIONE 15
1
PRESCRIZIONI PARTICOLARI
Nitrato d’ammonio in soluzioni al
93% o inferiori
1.1
Immissione dell’ammoniaca nel carico
1.1.1
Procedure d’immissione
3.2
Giunzioni nelle tubolature del carico
3.2.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.12
Giunti filettati possono essere ammessi soltanto su linee
accessorie e per la strumentazione aventi diametro esterno
non superiore a 25 mm.
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.2.6
L’ammoniaca gassosa può essere immessa nel carico mentre questo viene fatto circolare mediante la pompa del
carico.
1.2
Pompe del carico
1.2.1
Tenute
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.2.7
I dispositivi di tenuta (ad acqua) per le pompe centrifughe
devono essere a pressatrecce provvisti di lanterna. L’acqua
dolce deve essere iniettata sotto pressione nel pressatrecce
in corrispondenza della lanterna (vedere Fig 1).
2
3.3
Contenuto d’ossigeno nelle parti delle
cisterne occupate da vapori
3.3.1 Apparecchiature di analisi
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.28
Le apparecchiature di analisi per rilevare il contenuto di
ossigeno e di ossido di propilene devono essere di tipo riconosciuto idoneo dalla Società. Qualora siano impiegate
apparecchiature portatili, esse devono essere almeno due.
Qualora invece sia sistemato un impianto fisso, deve essere
provveduta anche una apparecchiatura portatile.
3.4
Valvole al collegamento con le manichette del carico
Soluzioni di perossido d’idrogeno
3.4.1
2.1
Perossido d’idrogeno in soluzioni superiori al 60% ma non superiori al 70%
2.1.1
Impianto ad acqua spruzzata
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.5.10
Si precisa che, allo scopo della valutazione dell’entità delle
perdite del carico nel caso di avaria delle tubolature o
manichette del carico, tale avaria deve essere assunta
totale.
3
Ossido di propilene e miscele di
ossido di etilene e ossido di propilene aventi un contenuto di ossido di
etilene non superiore al 30% in
massa
3.1
Pulizia delle cisterne
3.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.3
Nell’attesa di un emendamento al riguardo da parte
dell’IMO, si precisa che la formulazione iniziale del testo
del paragrafo 15.8.3 dell’IBC Code "Prima di trasportare
questi prodotti, ........" deve essere intesa come segue:
"Prima della caricazione iniziale con questi prodotti e
prima di ogni caricazione con questi prodotti successiva
alla caricazione con altri prodotti".
264
Tempo di chiusura delle valvole
d’intercettazione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.8.30
Il tempo di chiusura delle valvole di intercettazione sistemate in corrispondenza di ogni attacco per manichette
deve tener conto della portata di caricazione o di scaricazione e deve essere tale da evitare pericolose sovrapressioni
nelle tubolature e nelle manichette per il carico.
4
4.1
Zolfo (fuso)
Impianti antincendio
4.1.1 Protezione delle cisterne del carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.10
Le cisterne del carico devono essere protette da un
impianto fisso di estinzione incendi a CO2, secondo le prescrizioni in Parte C, Cap 4, Sez 13, [5] o da un impianto
d’estinzione a vapore. In quest’ultimo caso deve essere previsto un impianto d’essiccamento delle cisterne per impedirne la corrosione dopo l’uso del vapore.
4.1.2 Ugelli per il CO2
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.10
Nelle condizioni normali d’esercizio gli ugelli che mandano il CO2 alle cisterne del carico devono essere chiusi
con un disco di rottura allo scopo di impedire l’eventualità
che i tubi di mandata possano essere tappati dallo zolfo. Gli
ugelli devono essere situati nella parte superiore della
cisterna, al di sopra del livello del liquido.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 15
Figura 1 : Tenuta
GIRANTE
ALIMENTAZIONE D’ACQUA
LANTERNA
GUARNIZIONE
CAMICIA
ALBERO
5
Acidi
5.1
Apparecchiature elettriche
5.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.11.5
Negli spazi chiusi adiacenti alle cisterne ed ai depositi del
carico sono ammessi materiali ed apparecchiature elettriche conformi a quanto precisato nel paragrafo 10.1.2
dell’IBC Code.
5.2
Apparecchiature per la rivelazione delle
perdite del carico
5.2.1
7
Carichi protetti da addittivi
7.1
Precauzioni contro l’ostruzione dovuto
alla polimerizzazione
7.1.1 Sistemazioni
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.13.6
I suddetti impianti, oltre ad essere progettati in modo da
evitare di essere ostruiti internamente a causa della formazione di polimeri, devono avere le valvole di pressione/vuoto ed i dispositivi tagliafiamma sistemati in modo
da essere facilmente accessibili per l’ispezione e la manutenzione.
8
Rivelatori delle perdite
Prodotti che hanno una tensione di
vapore maggiore di 0,1013 MPa
(1,013 bar) assoluti a 37,8 °C
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.11.7
Le apparecchiature per la rivelazione delle perdite suddette
devono essere almeno due e devono essere progettate e
tarate per rivelare perdite del carico negli spazi adiacenti
alle cisterne ed ai depositi del carico. Tali apparecchiature
possono essere costituite da un pHmetro, da un rivelatore di
gas, atto a rivelare la presenza di miscele di aria e di idrogeno, ritenuto di tipo idoneo dalla Società, o da altri sistemi
idonei. Le apparecchiature possono essere di tipo fisso o
portatile; qualora sia installato un impianto fisso, deve
essere provveduta anche un’apparecchiatura portatile.
6
Prodotti tossici
6.1
Tubolature di ritorno a terra
8.1
8.1.1
Sistemazioni per mantenere la temperatura
del carico al di sotto del punto d’ebollizione
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.14.1
a) Qualsiasi impianto installato al fine di mantenere la
temperatura del carico al di sotto della sua temperatura
di ebollizione deve essere realizzato a soddisfazione
della Società.
b) Qualora si intenda, invece, progettare le cisterne ed i
depositi per il carico specificatamente per il trasporto
dei prodotti trattati nel paragrafo 15.7 dell’IBC Code, le
cisterne ed i depositi per il carico devono essere in
grado di resistere alla tensione di vapore dei prodotti
stessi corrispondente alla temperatura di 45 °C.
8.2
6.1.1
Generalità
Ritorno a terra dei vapori
Valvole sui collegamenti per il ritorno a terra
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.12.2
8.2.1 Valvole sul collegamento per il ritorno a terra
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.14.4
I suddetti impianti devono essere dotati di una valvola di
intercettazione e di una flangia cieca in corrispondenza del
ritorno a terra dei vapori.
I suddetti impianti devono essere dotati di una valvola di
intercettazione e di una flangia cieca in corrispondenza del
ritorno a terra dei vapori.
Regolamenti RINA 2005
265
Parte E, Cap 8, Sez 15
9
9.1
Prescrizioni particolari per i locali
pompe del carico
Chiarimenti
9.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.18
In merito alla possibilità di accettare in casi particolari la
sistemazione di locali pompe del carico al di sotto del
ponte, si precisa che non vi sono in pratica casi in cui si
possa accettare tale sistemazione.
10 Controllo dei rigurgiti del carico
10.1 Indipendenza fra gli impianti
10.1.1 Indicatori di livello
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
In quasi tutti casi in cui, per il trasporto di un prodotto, è
prescritto un allarme di alto livello o il controllo del rigurgito del carico, è prescritto anche un indicatore di livello di
tipo chiuso.
10.1.2 Separazione dei sensori degli indicatori di
livello
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
zione dati per fornire indicazioni digitali o analogiche ubicate ad esempio in una zona della plancia, l’indipendenza
dei circuiti deve essere mantenuta almeno fino a queste
unità. L’alimentazione deve essere derivata da un quadro di
distribuzione.
10.1.4 Allarmi nella centrale di controllo del carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
Qualora nella centrale di controllo del carico o in una zona
della plancia sia installata una unità modulare, devono
essere date, per ciascuna delle funzioni di cui in a), b) o c),
indicazioni separate per il livello e per gli allarmi ottici.
Deve essere dato anche un allarme acustico; non è necessario che esso sia singolo per ogni funzione non essendo
distinguibile. Deve essere previsto un allarme acustico
anche nella zona del carico.
10.1.5 Allarmi quando non è prevista una centrale
per il controllo del carico
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
a) Qualora non esista la centrale di controllo del carico,
un allarme ottico ed acustico deve essere posizionato
nella stazione di controllo del carico, che generalmente
coincide con la plancia.
c) controllo del rigurgito.
I sensori per i dispositivi di cui in a), b) e c) devono essere
separati; tuttavia quelli per i dispositivi di cui in b) e c)
(micro-interruttori, camere di tipo galleggiante, dispositivi
elettronici, ecc.) possono essere contenuti in una stessa
sezione di tubo metallico.
b) Gli allarmi ottici ed acustici di alto livello e di controllo
del rigurgito del carico devono essere posizionati in
modo tale da poter essere facilmente uditi e notati dal
personale addetto alle operazioni di caricazione e scaricazione. Si richiama l’attenzione sul fatto che tali
allarmi sono generalmente raggruppati in due segnali
indipendenti per cui non è possibile individuare direttamente la cisterna del carico dalla quale proviene la
segnalazione di allarme. In tali casi il Comando di
bordo deve provvedere affinchè una persona sia presente presso la stazione di controllo del carico al fine di
poter avvisare il personale addetto alle operazioni di
caricazione sul ponte di coperta.
10.1.3 Circuiti elettronici ed idraulici per i sensori
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
10.1.6 Prove dei sensori
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 15, 15.19
I circuiti elettronici pneumatici od idraulici richiesti per i
sensori dei dispositivi di cui in a), b) e c) devono essere
indipendenti tra loro in modo tale che un guasto ad uno
qualsiasi di essi non metta fuori servizio anche qualsiasi
degli altri. Qualora vengano impiegate unità di elabora-
I dispositivi per la prova dei sensori devono essere sistemati
al di fuori delle cisterne, anche se non è proibito l’ingresso
entro le cisterne pulite dai prodotti. Sono accettabili prove
di simulazione dei circuiti elettronici o dei circuiti che sono
dotati di dispositivi di autocontrollo.
Pertanto una cisterna destinata al trasporto del suddetto prodotto deve essere provvista di:
a) indicatore di livello
b) allarme di alto livello
266
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 16
SEZIONE 16
1
PRESCRIZIONI OPERATIVE ED ULTERIORI
MISURE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE
MARINO
Generalità
1.1
1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione, in
quanto le prescrizioni dei Capitoli 16 e 16A dell’IBC Code
contengono disposizioni operative che non sono obbligatorie per la classifica.
Regolamenti RINA 2005
267
Parte E, Cap 8, Sez 17
SEZIONE 17
1
1.1
SOMMARIO DELLE PRESCRIZIONI MINIME
Prodotti soggetti alle prescrizioni del
presente capitolo
Informazioni addizionali
L’elenco indicato nella Tab 1 fornisce le proprietà dei prodotti puri. La massa volumica da considerare per il progetto
di una nave potrebbe essere differente considerando le proprietà effettive dei prodotti commerciali.
1.1.2
1.1.1
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 17
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 17
Tab 1 elenca alcune informazioni aggiuntive per i prodotti
elencati nella tabella del Capitolo 17 dell’IBC Code.
La Tab 2 elenca tutte le famiglie di prodotti chimici alle
quali si fa riferimento nella Tab 1.
Tabella 1
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
Acetic acid
4
1,05
17
NO
Acetic anhydride
11
1,06
-70
NO
Acetone cyanohydrin
99
0,93
-10
NO
Acetonitrile
37
0,78
-40
NO
Acrylamide solution (50% or less)
10
1,05
-10
NO
Acrylic acid
4
1,05
8
NO
Acrylonitrile
15
0,80
-80
NO
Adiponitrile
37
0,95
2
NO
Alachlor technical (90% or more)
1,13
38
NO
Alcohol (C12-C15) poly (1-6) ethoxylates
0,90
NO
Alcohol (C12-C15) poly (20+) ethoxylates
1,00
NO
Alcohol (C12-C15) poly (7-19) ethoxylates
1,00
NO
Alcohol (C6-C17) (secondary) poly (3-6)ethoxylates
0,95
NO
Alcohol (C6-C17) (secondary) poly (7-12)ethoxylates
1,00
Alkane (C14-C17) sulfonic acid, sodium salt 60-65% in water
1,07
Alkanes (C6-C9) Secondary poly (7-12) ethoxylate
0,70
-50
NO
Alkaryl polyethers (C6-C20)
1,06
-1
NO
Alkyl (C3-C4) benzenes
0,86
-60
NO
Alkyl (C5-C8) benzenes
0,90
Alkyl (C7-C9) nitrates
1,00
Nome del prodotto
5
NO
NO
NO
-60
NO
Alkyl acrylate / vinyl pyridine copolymer in toluene
32
0,90
Alkyl benzene sulphonic acid
99
1,00
-10
NO
Alkyl benzene sulphonic acid, sodium salt solution
-
1,00
20
NO
Alkylbenzene, alkylindane, alkylindene mixture (each.C12-C17)
-
0,90
-40
NO
15
0,85
-120
NO
Allyl alcohol
268
NO
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
15
0,94
-130
NO
Aluminium chloride (30% or less), hydrochloric acid (20% or less)
-
1,24
2-(2-Aminoethoxy)ethanol
8
1,06
2-Amino-2-methyl-1-propanol (90% or less)
8
0,95
Aminoethyl ethanolamine
8
1,03
N-aminoethylpiperazine
7
0,98
Ammonia aqueous (28% or less)
6
0,90
Ammonium sulphide solution (45% or less)
99
1,60
Ammonium nitrate solution (93% or less)
5
0,99
Nome del prodotto
Allyl chloride
Ammonium thiocyanate (25% or less) / Ammonium thiosulphate
(20% or less) solution
12
NO
NO
-20
NO
NO
-70
NO
NO
-10
NO
1,20
NO
NO
Ammonium thiosulphate solution (60% or less)
43
1,50
Amyl acetate (all isomers)
34
0,88
Aniline
9
1,02
Aviation alkylates (C8 paraffins and iso-paraffins BPT 95-120°C)
NO
-70
NO
NO
0,70
-60
NO
Benzene and mixtures having 10% benzene or more
32
0,88
6
NO
Benzene sulphonyl chloride
99
1,38
14
NO
1,06
-50
NO
Benzyl acetate
Benzyl alcohol
21
1,04
-10
NO
Benzyl chloride
36
1,01
-30
NO
Butene olygomer
-
0,73
Butyl acetate (all isomers)
34
0,90
-60
NO
Butyl acrylate (all isomers)
14
0,90
-60
NO
Butyl benzenes (all isomers)
32
0,85
Butyl benzyl phthalate
34
1,12
-30
NO
0,87
-90
NO
Butyl butyrate (all isomers)
NO
NO
Butyl methacrylate
14
0,80
-70
NO
n-Butyl ether
41
0,77
-90
NO
0,88
-70
NO
n-Butyl propionate
Butyl/decyl/cetyl-eicosyl methacrylate mixture
14
0,90
20
NO
Butylamine (all isomers)
7
0,73
-50
NO
1,2-Butylene oxide
16
0,83
-50
NO
Butyraldehyde (all isomers)
19
0,80
-60
NO
Butyric acid
4
0,96
NO
Calcium alkyl (C9) phenol sulphide / polyolefin phosphorosulphide
mixture
0,94
-20
NO
Calcium hypochlorite solution (15% or less)
1,14
-10
NO
Calcium hypochlorite solution (more than 15%)
1,20
NO
Calcium long chain alkyl salicylate (C 13+)
0,99
NO
Regolamenti RINA 2005
269
Parte E, Cap 8, Sez 17
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Camphor oil
18
0,92
Carbolic oil
21
1,06
41
NO
Carbon disulphide
38
1,26
-110
NO
Carbon tetrachloride
36
1,59
-20
NO
Cashew nut shell oil (untreated)
4
0,95
25
NO
Cetyl-eicosyl methacrylate mixture
14
0,86
20
NO
1,10
30
NO
Nome del prodotto
Chlorinated paraffins (C10-C13)
Punto di
fusione (°C)
NO
4-Chloro-2-methylphenoxyacetic acid dimethylamine salt solution
9
1,35
NO
Chloroacetic acid (80% or less)
4
1,33
15
NO
Chlorobenzene
36
1,11
-40
NO
Chloroform
36
1,48
-60
NO
Chlorohydrins, crude
17
1,20
-10
NO
o-Chloronitrobenzene
42
1,20
32
NO
2 or 3 Chloropropionic acid
4
1,26
40
NO
Chlorosulphonic acid
99
1,75
-80
NO
m-Chlorotoluene
36
1,08
-40
NO
o-Chlorotoluene
36
1,07
-30
NO
p-Chlorotoluene
36
1,07
7
NO
Chlorotoluenes (mixed isomers)
36
1,08
7
NO
Coal tar
33
1,30
NO
Coal tar naphta solvent
33
0,87
NO
Coal tar pitch (molten)
33
1,20
Cobalt naphtenate in solvent naphta
-
0,87
Coconut oil fatty acid
-
0,90
Creosote (coal tar)
21
1,07
NO
Creosote (wood)
21
1,10
NO
Cresols (all isomers)
21
1,04
50
NO
NO
21
34
NO
NO
Cresylic acid, sodium salt solution
1,40
Cresylic acid, dephenolized
1,04
-10
NO
0,85
-70
NO
1,5,9-Cyclododecatriene
0,89
-10
NO
Cycloheptane
0,81
-10
NO
Crotonaldehyde
19
NO
Cyclohexane
31
0,78
6
NO
Cyclohexanone
18
0,95
-30
NO
Cyclohexanone, cyclohexanol mixture
0,95
NO
Cyclohexyl acetate
0,97
-60
NO
Cyclohexylamine
7
0,86
-10
NO
1,3-Cyclopentadiene dimer (molten)
30
0,98
34
NO
270
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
Cyclopentane
0,74
-90
NO
Cyclopentene
0,75
-130
NO
0,86
-70
NO
0,90
31
NO
0,74
-60
NO
0,87
-60
NO
Nome del prodotto
p-Cymene
Famiglia di
prodotti
chimici
32
Decanoic acid
Decene
30
Decyl acetate
Decyl acrylate
14
0,89
100
NO
Decyl alcohol (all isomers)
20
0,83
7
NO
Decyloxytetrahydro-thiophene dioxide
1,03
NO
Di(2-ethylhexyl) phosphoric acid
1
0,97
-60
NO
Di-n-hexyl adipate
34
0,93
-40
NO
Dibutyl hydrogen phosphonate
0,98
NO
Dibutyl phthalate
34
1,05
-30
NO
Dibutylamine
7
0,77
-50
NO
Dichlorobenzenes (all isomers)
36
1,46
53
NO
1,1-Dichloroethane
36
1,17
-90
NO
Dichloroethyl ether
41
1,22
-50
NO
1,07
-10
NO
1,6-Dichlorohexane
2,2-Dichloroisopropyl ether
36
1,13
-90
NO
Dichloromethane
36
1,34
-90
NO
2,4-Dichlorophenol
21
1,40
45
NO
2.4-Dichlorophenoxy acetic acid, diethanolamine salt solution
43
1,28
2.4-Dichlorophenoxy acetic acid, dimethylamine salt (solution 70%
or less)
99
1,24
2,4-Dichlorophenoxy acetic acid, triisopropanolamine salt solution
43
1,22
1,1-Dichloropropane
36
1,32
-30
NO
1,2-Dichloropropane
36
1,16
-80
NO
1,3-Dichloropropane
36
1,18
-90
NO
1,20
-70
NO
Dichloropropene / dichloropropane mixtures
NO
13
NO
NO
1,3-Dichloropropene
15
1,23
-60
NO
2,2-Dichloropropionic acid
4
1,40
8
NO
Diethanolamine
8
1,09
28
NO
Diethyl ether
41
0,70
-110
NO
Diethyl phthalate
34
1,12
-40
NO
Diethyl sulphate
34
1,18
-20
NO
Diethylamine
7
0,71
-50
NO
Diethylaminoethanol
8
0,88
-70
NO
0,96
3
NO
2,6-Diethylaniline
Regolamenti RINA 2005
271
Parte E, Cap 8, Sez 17
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
Diethylbenzene
32
0,87
-30
NO
Diethylenetriamine
7
0,95
-30
NO
Diglycidyl ether of bisphenol A
41
1,16
Nome del prodotto
Diglycidyl ether of bisphenol F
NO
1,20
-20
NO
Diisobutyl phthalate
34
1,04
-50
NO
Diisobutylamine
7
0,75
-70
NO
Diisobutylene
30
0,72
-90
NO
Diisopropanolamine
8
0,98
44
NO
Diisopropylamine
7
0,72
-80
NO
Diisopropylbenzene (all isomers)
32
0,86
94
NO
Dimethyl adipate
34
1,07
8
NO
Dimethyl glutarate
34
1,07
-30
NO
Dimethyl hydrogen phosphite
34
1,20
Dimethyl octanoic acid
4
0,89
30
NO
Dimethyl phthalate
34
1,19
2
NO
Dimethyl succinate
34
1,12
20
NO
-N,N-Dimethylacetamide solution (40% or less)
10
1,00
-N,N-Dimethylamine solution (45% or less)
7
0,90
-40
NO
-N,N-Dimethylamine solution (>45% but not >55%)
7
0,80
-50
NO
-N,N-Dimethylamine solution (>55% but not >65%)
7
0,80
-60
NO
-N,N-Dimethylcyclohexylamine
7
0,85
-50
NO
Dimethylethanolamine
8
0,89
-60
NO
Dimethylformamide
10
0,95
-50
NO
Dinitrotoluenes (molten)
42
1,30
55
NO
1,4-Dioxane
41
1,04
12
NO
Dipentene
30
0,85
-90
NO
Diphenyl
32
1,04
70
NO
1,06
12
NO
1,07
28
NO
Diphenyl ether / diphenyl phenyl ether mixtures
1,20
4
NO
Diphenylamine, alkylate
1,00
22
Diphenylamine, react. prod with 2,2,4-trimethylpentene diph. alk
0,98
5
NO
37
NO
Diphenyl / diphenyl ether mixtures
Diphenyl ether
41
NO
Diphenylmethane diisocyanate
12
1,20
Diphenylol propane epichlorohydrin resins
99
1,30
DI-n-propylamine
7
0,72
-60
NO
Dodecene (all isomers)
30
0,76
-30
NO
Dodecyl / pentadecyl methacrylate mixtures
14
0,86
-30
NO
Dodecyl alcohol
20
0,83
24
NO
272
NO
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Nome del prodotto
Famiglia di
prodotti
chimici
Dodecyl diphenyl ether disulphonate solution
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
1,16
25
NO
-20
NO
Dodecyl methacrylate
14
0,87
Dodecyl phenol
21
0,94
Dodecylamine / tetradecylamine mixture
7
0,80
21
NO
Dodecyldimethylamine / tetradecyl dimethylamine mixtures
0,80
-10
NO
Drilling brines containing zinc salts
2,00
NO
NO
Epichlorohydrin
17
1,18
-20
NO
Ethanolamine
8
1,02
10
NO
2-Ethoxyethyl acetate
34
0,97
-60
NO
Ethyl acrylate
14
0,92
-70
NO
Ethyl amyl ketone
0,82
NO
Ethyl butyrate
34
0,88
-90
NO
Ethyl methacrylate
14
0,92
-50
NO
2-Ethyl 3-propylacrolein
19
0,85
3
NO
Ethyl-3- ethoxypropionate
34
0,94
-50
NO
Ethylamine
7
0,69
-80
NO
Ethylamine solutions (72% or less)
7
0,80
-80
NO
Ethylbenzene
32
0,87
-90
NO
N-Ethylbutylamine
7
0,74
-70
NO
Ethylcyclohexane
31
0,79
-110
NO
N-ethylcyclohexylamine
7
0,85
-40
NO
Ethylene chlorohydrin
20
1,25
-60
NO
Ethylene cyanohydrin
20
1,04
-40
NO
Ethylene dibromide
36
2,17
10
NO
Ethylene dichloride
36
1,26
-30
NO
Ethylene glycol butyl ether acetate
34
0,94
-60
NO
Ethylene glycol diacetate
34
1,00
-40
NO
Ethylene glycol methyl ether acetate
0,98
-60
NO
Ethylene glycol monoalkyl ethers
0,90
NO
Ethylene oxide / propylene oxide mixt (ethyl. oxide ≤ 30% mass)
16
0,87
-110
NO
Ethylenediamine
7
0,91
11
NO
2-Ethylhexyl acrylate
14
0,89
-80
NO
2-Ethylhexylamine
7
0,79
-70
NO
Ethylidene norbornene
30
0,90
-80
NO
o-Ethylphenol
21
1,04
4
NO
Ethyltoluene
32
0,86
-60
NO
Ferric chloride solution
1,41
2
NO
Ferric nitrate / nitric acid solution
1,29
-10
NO
Regolamenti RINA 2005
273
Parte E, Cap 8, Sez 17
Nome del prodotto
Famiglia di
prodotti
chimici
Fluorosilicic acid (20-30%) in water solution
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
1,20
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
NO
Formaldehyde solutions (45% or less)
19
1,11
Formic acid
4
1,22
NO
Fumaric adduct of rosin, water dispersion
43
1,06
NO
Furfural
19
1,20
-30
NO
Furfuryl alcohol
20
1,13
-10
NO
Glutaraldehyde solutions (50% or less)
19
1,12
-10
NO
1,10
-60
NO
Glycidyl ester of C10 trialkylacetic acid
8
NO
Heptane (all isomers)
31
0,70
90
NO
Heptanol (all isomers)
20
0,80
-30
NO
Heptene (all isomers)
30
0,70
-120
NO
Heptyl acetate
34
0,88
-50
NO
Hexamethylenediamine solution
7
0,90
40
NO
Hexamethyleneimine
7
0,88
-30
NO
Hexane (all isomers)
31
0,66
-90
NO
Hexene (all isomers)
30
0,70
-100
NO
Hexyl acetate
34
0,86
-60
NO
Hydrochloric acid
1
1,21
-70
NO
Hydrogen peroxide solution (over 60% but not over 70%)
99
1,20
-40
NO
Hydrogen peroxide solution (over 8% but not over 60%)
99
1,20
-50
NO
0,94
-50
NO
2-Hydroxy -4-(methylthio) butanoic acid
2-Hydroxyethyl acrylate
99
1,10
-30
NO
Isophorone diisocyanate
12
1,06
-60
NO
Isophoronediamine
7
0,92
10
NO
Isoprene
30
0,68
-140
NO
Isopropanolamine
8
0,96
2
NO
0,80
90
NO
0,72
-80
NO
0,69
-90
NO
0,99
-40
NO
Lauric acid
0,86
48
NO
Liquid chemical wastes
1,10
NO
Long chain alkaryl polyether (C11-C20)
1,50
NO
Long chain polyetheramine in alkyl (C2-C4) benzenes
0,93
NO
Long chain polyetheramine in aromatic solvent
0,90
NO
Magnesium long chain alkyl salicylate (C11+)
0,94
NO
Isopropyl cyclohexane
Isopropyl ether
41
Isopropylamine
Lactonitrile solution (80% or less)
37
Maleic anhydride
11
1,48
Mercaptobenzothiazol, sodium salt solution
5
1,25
274
53
NO
NO
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Nome del prodotto
Mesityl oxide
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
18
0,86
-50
NO
Metam sodium solution
Methacrylic acid
1,15
4
Methacrylic resin in ethylene dichloride
1,01
NO
14
1,20
NO
NO
Methacrylonitrile
15
0,80
-30
NO
Methyl acrylate
14
1,00
-70
NO
Methyl butyrate
34
0,89
-90
NO
Methyl diethanolamine
8
1,04
-20
NO
Methyl formate
34
0,98
-100
NO
Methyl heptyl ketone
18
0,82
Methyl methacrylate
14
0,94
-40
NO
Methyl naphtalene (molten)
32
1,00
34
NO
Methyl salicylate
34
1,18
2-Methyl-6-ethyl aniline
9
0,97
-20
NO
2-Methyl-5-ethyl pyridine
9
0,92
-70
NO
2-Methyl-2-hydroxy-3-butyne
20
0,87
3
NO
Methylamine solutions, 42% or less
7
0,90
-40
NO
Methylamyl acetate
34
0,86
-60
NO
Methylamyl alcohol
20
0,81
-90
NO
Methylcyclohexane
0,77
-120
NO
Methylcyclopentadiene dimer
0,98
-50
NO
NO
NO
2-Methylpyridine
9
0,95
-60
NO
3-Methylpyridine
9
0,96
-10
NO
4-Methylpyridine
9
0,96
4
NO
alpha-Methylstyrene
30
0,90
-20
NO
Morpholine
7
1,00
Motor fuel anti-knock compounds (containing lead alkyls)
99
1,80
-30
NO
Naphtalene (molten)
32
1,15
80
NO
Naphtenic acid
4
0,96
Neodecanoic acid
4
0,92
-40
NO
Nitrating acid (mixture of sulphuric and nitric acids)
99
1,90
-10
NO
Nitric acid (70% and over)
99
1,50
-50
NO
Nitric acid (less than 70%)
3
1,40
-30
NO
Nitrobenzene
42
1,20
5
NO
o-Nitrophenol (molten)
99
1,50
45
NO
1-or-2-Nitropropane
42
1,00
-90
NO
Nitropropane (60%) / Nitroethane (40%) mixture
42
1,01
-60
NO
o-or-p-Nitrotoluenes
42
1,20
50
NO
Regolamenti RINA 2005
NO
NO
275
Parte E, Cap 8, Sez 17
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
Nonane (all isomers)
31
0,70
-50
NO
Nonene (all isomers)
30
0,70
-80
NO
0,87
-60
NO
Nome del prodotto
Nonyl acetate
Nonyl alcohol (all isomers)
20
0,83
NO
Nonyl phenol
21
0,94
2
NO
Nonyl phenol poly-(4,12)-ethoxylates
40
1,07
35
NO
Noxious liquid, F, (2) N.O.S.,S.T.1, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, F, (4) N.O.S.,S.T.2, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, F, (7) N.O.S.,S.T.2, cat B
1,00
NO
Noxious liquid, F, (8) N.O.S.,S.T.2, cat B, MP 15°C+
1,00
NO
Noxious liquid, F, (10) N.O.S.,S.T.3, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, F, (13) N.O.S.,S.T.3, cat B
1,00
NO
Noxious liquid, F, (14) N.O.S.,S.T.3, cat B, MP 15°C+
1,00
NO
Noxious liquid, F, (16) N.O.S.,S.T.3, cat C
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (1) N.O.S.,S.T.1, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (3) N.O.S.,S.T.2, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (5) N.O.S.,S.T.2, cat B
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (6) N.O.S.,S.T.2, cat B, MP 15°C+
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (9) N.O.S.,S.T.3, cat A
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (11) N.O.S.,S.T.3, cat B
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (12) N.O.S.,S.T.3, cat B, MP 15°C+
1,00
NO
Noxious liquid, N.F., (15) N.O.S.,S.T.3, cat C
1,00
NO
Octane (all isomers)
0,70
-50
NO
Octanol (all isomers)
0,83
-10
NO
Octene (all isomers)
0,70
-90
NO
Octyl aldehydes
0,83
15
NO
n-Octyl acetate
0,87
NO
Olefin mixtures (C5-C15)
0,80
NO
Olefin mixtures (C5-C7)
0,70
NO
alpha-Olefins (C6-C18 mixtures)
1,00
NO
1,98
NO
Oleum
99
Oleylamine
0,82
21
NO
Palm kernel acid oil
0,87
25
NO
Paraldehyde
19
0,99
13
NO
Pentachloroethane
36
1,68
-20
NO
1,3-Pentadiene
30
0,68
-80
NO
Pentane (all isomers)
31
0,63
-150
NO
Pentene (all isomers)
30
0,62
-120
NO
276
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Nome del prodotto
Famiglia di
prodotti
chimici
n-Pentyl propionate
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
0,87
-70
NO
Perchloroethylene
36
1,60
-20
NO
Phenol
21
1,07
41
NO
1-Phenyl 1-xylyl ethane
32
0,99
-50
NO
Phosphoric acid
1
1,70
28
NO
Phosphous, yellow or white
99
1,80
44
NO
Phthalic anhydride (molten)
11
1,50
131
NO
Pine oil
33
0,93
alpha-Pinene
30
0,86
-40
NO
beta-Pinene
0,88
-60
NO
Poly (2+) cyclic aromatics
0,93
Polyalkyl (C18-C22) acrylate in xylene
0,90
27
NO
Polyalkylene oxide polyol
1,06
-20
NO
Polyethylene polyamines
7
Polyferric sulphate solution
Polymethylene polyphenyl isocyanate
NO
0,95
1,46
NO
-10
NO
1,20
NO
Polyolefin phosphorosulphide- barium derivative (C28-C250)
1,08
NO
Polyolefinamine in alkyl (C2-C4) benzenes
0,90
NO
Polyolefinamine in aromatic solvent
1,00
NO
Potassium chloride solution (10% or more)
1,00
NO
Potassium hydroxide solution
12
NO
5
Potassium oleate
n-Propanolamine
1,50
29
1,00
8
beta-Propiolactone
NO
NO
0,98
12
NO
1,15
-30
NO
Propionaldehyde
19
0,80
-80
NO
Propionic acid
4
0,99
-20
NO
Propionic anhydride
11
1,01
-40
NO
Propionitrile
37
0,78
-90
NO
0,80
-120
NO
0,72
-80
NO
0,86
-100
NO
n-Propyl chloride
n-Propylamine
7
Propylbenzene (all isomers)
Propylene dimer
30
0,72
-50
NO
Propylene oxide
16
0,86
-110
NO
Propylene tetramer
30
0,76
-30
NO
Propylene trimer
30
0,74
-80
NO
Pyridine
9
0,96
-40
NO
Rosin
33
1,10
150
NO
Rosin soap (disproportionated) solution
43
1,05
Regolamenti RINA 2005
NO
277
Parte E, Cap 8, Sez 17
Nome del prodotto
Famiglia di
prodotti
chimici
Sodium aluminate solution
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
1,00
NO
NO
Sodium borohydride (15% or less) / Sodium hydroxide solution
5
1,40
Sodium chlorate solution (50% or less)
99
1,50
20
NO
Sodium dichromate solution (70% or less)
99
1,70
-40
NO
Sodium hydrogen sulphide (≤6%) / sodium carbonate (≤3%) solution
43
1,00
NO
Sodium hydrogen sulphite solution (45% or less)
43
1,30
NO
Sodium hydrosulphide solution (45% or less)
5
1,30
40
NO
Sodium hydrosulphide, ammonium sulphide solution
5
1,30
-10
NO
Sodium hydroxide solution
5
1,50
60
NO
Sodium hypochlorite solution (15% or less)
5
1,25
NO
Sodium nitrite solution
1,27
NO
Sodium petroleum sulphonate
1,05
NO
1,00
NO
Sodium sulphide solution (15% or less)
1,00
NO
Sodium sulphite solution (25% or less)
1,00
NO
Sodium tartrates / sodium succinates solutions
1,40
NO
NO
Sodium silicate solution
43
Sodium thiocyanate (56% or less) solution
99
1,00
Styrene monomer
30
0,92
Sulpho hydrocarbon long chain (C18+) alkylamine mixture
-30
1,07
NO
NO
Sulphur (molten)
99
1,80
115
NO
Sulphuric acid
2
1,84
10
NO
Sulphuric acid, spent
2
1,10
Tall oil (crude and distilled)
34
1,00
15
NO
0,90
60
NO
-10
NO
Tall oil fatty acid (resin acids less than 20%)
Tall oil fatty acid, barium salt
NO
Tall oil soap (disproportionated) solution
43
1,04
Tetrachloroethane
36
1,60
-40
NO
Tetraethylene pentamine
7
1,00
-30
NO
Tetrahydrofuran
41
0,89
-100
NO
Tetrahydronaphtalene
32
0,98
-20
NO
0,90
80
NO
Tetramethylbenzene (all isomers)
NO
Toluene
32
0,87
-90
NO
Toluene diisocyanate
12
1,21
14
NO
Toluenediamine
9
1,00
96
NO
o-Toluidine
9
1,01
-10
NO
Tributyl phosphate
34
0,98
-80
NO
1,40
-30
NO
1,46
18
NO
1,1,2-Trichloro - 1,2,2-trifluoroethane
1,2,4-Trichlorobenzene
278
36
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 17
Famiglia di
prodotti
chimici
Massa
volumica
(t/m3)
Punto di
fusione (°C)
Possibilità di
trasporto con
navi da carico
secco
1,1,1-Tricloroethane
36
1,40
-30
NO
1,1,2-Trichloroethane
36
1,44
-30
NO
Trichloroethylene
36
1,47
-70
NO
1,2,3-Trichloropropane
36
1,39
-10
NO
1,16
-30
NO
1,16
-30
NO
0,85
45
NO
19
NO
Nome del prodotto
Tricresyl phosphate (containing 1% or more ortho-isomer)
Tricresyl phosphate (containing less than 1% ortho-isomer)
34
Tridecanoic acid
Triethanolamine
8
1,13
Triethyl phosphite
34
0,97
Triethylamine
7
0,73
-110
NO
Triethylbenzene
32
0,86
-70
NO
Triethylenetetramine
7
0,98
-10
NO
1,10
-20
NO
Triisopropylated phenyl phosphates
NO
Trimethyl phosphite
34
1,05
-70
NO
2,2,4-Trimethyl 1,3-pentanediol 1-isobutyrate
34
0,95
-60
NO
Trimethylacetic acid
4
0,90
34
NO
Trimethylamine solution (30% or less)
0,90
NO
Trimethylbenzene (all isomers)
32
0,90
-20
NO
Trimethylhexamethylene diisocyanate (2,2,4-e 2,4,4-isomers)
12
1,01
-80
NO
Trimethylhexamethylene diamine (2,2,4-e 2,4,4-isomers)
7
0,86
-80
NO
1,3,5-Trioxane
1,17
61
NO
Trixylyl phosphate
1,15
-30
NO
0,86
-50
NO
0,89
29
NO
Turpentine
30
Undecanoic acid
1-Undecene
30
0,70
-80
NO
Undecyl alcohol
20
0,83
20
NO
Urea, ammonium nitrate solution (containing aqua ammonia)
6
1,30
Valeraldehyde (all isomers)
19
0,80
-50
NO
Vinyl acetate
13
0,94
-100
NO
Vinyl ethyl ether
13
0,76
-110
NO
Vinyl neodecanoate
13
0,87
-20
NO
Vinyl toluene
13
0,90
-70
NO
Vinylidene chloride
35
1,21
-120
NO
White spirit, low (15-20%) aromatic
33
0,75
Xylenes
32
0,89
13
NO
Xylenol
21
1,05
70
NO
NO
NO
Zinc alkaryl dithiophosphate (C7 - C16)
1,00
NO
Zink alkyl dithiophosphate (C3 - C14)
1,10
NO
Regolamenti RINA 2005
279
Parte E, Cap 8, Sez 17
Tabella 2
Famiglia di prodotti chimici
Numero
Non-oxiding mineral acids
1
Sulfuric acid
2
Nitric acid
3
Organic acids
4
Caustics
5
Ammonia
6
Aliphatic amines
7
Alkanolamines
8
Aromatic amines
9
Amides
10
Organic anhydrides
11
Isocyanates
12
Vinyl acetate
13
Acrylates
14
Substituted allyls
15
Alkylene oxides
16
Epichlorohydrin
17
Ketones
18
Aldehydes
19
Alcohols, glycols
20
Phenols, cresols
21
Caprolactam solution
22
Olefins
30
Paraffins
31
Aromatic hydrocarbons
32
Miscellaneous hydrocarbon mixtures
33
Esters
34
Vinyl halides
35
Halogenated hydrocarbons
36
Nitriles
37
Carbon disulfide
38
Sulfolane
39
Glycol ethers
40
Ethers
41
Nitrocompounds
42
Varie soluzioni acquose
43
Prodotti non classificabili
280
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 18
SEZIONE 18
1
ELENCO DEI PRODOTTI CHIMICI AI QUALI NON SI
APPLICA IL PRESENTE CAPITOLO
Generalità
1.1
1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano
in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo
18 dell’IBC Code.
Regolamenti RINA 2005
281
Parte E, Cap 8, Sez 19
SEZIONE 19
1
PRESCRIZIONI PER NAVI ADIBITE ALL’INCENERIMENTO IN MARE DI RESIDUI DI PRODOTTI CHIMICI LIQUIDI
Generalità
1.1
1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano
in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo
19 dell’IBC Code.
282
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 20
SEZIONE 20
1
TRASPORTO DI RESIDUI LIQUIDI DI PRODOTTI
CHIMICI
Generalità
1.1
1.1.1 Non vi sono prescrizioni in questa Sezione che siano
in aggiunta o in alternativa a quanto prescritto nel Capitolo
20 dell’IBC Code.
Regolamenti RINA 2005
283
Parte E, Cap 8, Sez 21
SEZIONE 21
1
1.1
INDICE DEI PRODOTTI CHIMICI PERICOLOSI
TRASPORTATI ALLA RINFUSA
c) I prefissi che non sono considerati ai fini dell’ordine
alfabetico sono separati con un trattino dal nome del
prodotto chimico. Tali prefissi comprendono i seguenti:
Spiegazione dell’indice
Colonne 1 e 2
• n-
(normale-)
• sec-
(secondario-)
• tert-
(terziario-)
a) I prodotti chimici elencati nelle tabelle di tali Capitoli
dell’IBC Code, come anche le abbreviazioni, sono indicati con lettere maiuscole. I nomi alternativi sono indicati con lettere minuscole ed iniziale maiuscola.
Se il prodotto chimico indicato nella colonna 1 è elencato nel capitolo 17 o 18 dell’IBC Code (nome scritto
con lettere maiuscole), la colonna 2 indica il Capitolo
dell’IBC Code applicabile a quel particolare prodotto.
Se il prodotto chimico indicato nella colonna 1 non è
elencato nel capitolo 17 o 18 dell’IBC Code (nome
scritto con lettere minuscole), la colonna 2 indica il
nome del prodotto chimico base, al quale occorre fare
riferimento per determinare le prescrizioni applicabili al
prodotto in questione. Un asterisco (*) prima del nome
del prodotto chimico indica che tale nome è in conformità con la nomenclatura dell’ ”International Union of
Pure and Applied Chemistry (IUPAC)”.
• o-
(orto-)
• m-
(meta-)
• p-
(para-)
• alpha-
(α)
b) I prefissi che sono parte integrante del nome sono indicati con caratteri ordinari e vanno considerati
nell’ordine alfabetico di presentazione. Tali prefissi
comprendono le voci seguenti:
• Mono
• Di
• Tri
• Tetra
• Penta
• Iso
• Bis
• Neo
• Ortho
• beta-
(β)
1.1.1 La colonna 1 dell’indice (Tab 1) indica i nomi delle
sostanze chimiche e dei prodotti chimici elencati nei Capitoli 17 e 18 dell’IBC Code.
• N• O• sym• uns• dl• cis• trans• (E)• (Z)-
• gamma- (γ)
• epsilon-
1.2
(ε)
Colonne 3, 4 e 5
1.2.1 La colonna 3 dell’indice (Tab 1) indica il numero
ONU del prodotto chimico, quando disponibile. La
colonna 4 indica il numero appropriato della tabella nella
pubblicazione “MEDICAL FIRST AID GUIDE FOR USE IN
ACCIDENTS
INVOLVING DANGEROUS
GOODS”
( numero MFAG ). La colonna 5 si riferisce all’ultimo anno
di revisione della voce. Qualora l’anno non sia indicato ciò
significa che il prodotto è stato introdotto prima del 1993.
Tabella 1
Nome
Riferimento
Acetaldehyde cyanohydrin
LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS)
*ACETIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*ACETIC ANHYDRIDE
IBC Code - Capitolo 17
Acetic ester
ETHYL ACETATE
Acetic ether
ETHYL ACETATE
284
N.
ONU
MFAG
Rev.
700
1715
700
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Acetic oxide
ACETIC ANHYDRIDE
Acetoacetic ester
ETHYL ACETOACETATE
*ACETONE
IBC Code - Capitolo 18
1090
300
ACETONE CYANOHYDRIN
IBC Code - Capitolo 17
1541
215
*ACETONITRILE
IBC Code - Capitolo 17
1648
215
Acetylene tetrachloride
TETRACHLOROETHANE
Acetyl oxide
ACETIC ANHYDRIDE
Acroleic acid
ACRYLIC ACID
*ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
2074
323
*ACRYLIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
2218
700
Acrylic acid, 2-hydroxyethyl ester
2-HYDROXYETHYL ACRYLATE
Acrylic amide solution, 50% or less
ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS)
Acrylic resin monomer
METHYL METHACRYLATE
*ACRYLONITRILE
IBC Code - Capitolo 17
1093
215
ACRYLONITRILE-STYRENE COPOLYMER
DISPERSION IN POLYETHER POLYOL
IBC Code - Capitolo 18
*ADIPONITRILE
IBC Code - Capitolo 17
ALACHLOR TECHNICAL (90% OR MORE)
IBC Code - Capitolo 17
Alcohol
ETHYL ALCOHOL
Alcohol C7
HEPTANOL (ALL ISOMERS)
Alcohol C8
OCTANOL (ALL ISOMERS)
Alcohol C9
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Alcohol C10
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Alcohol C11
UNDECYL ALCOHOL
Alcohol C12
DODECYL ALCOHOL
ALCOHOLIC BEVERAGES, N.O.S.
IBC Code - Capitolo 18
ALCOHOL (C12-C15) POLY (1-6) ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALCOHOL (C12-C15) POLY (20+) ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALCOHOL (C12-C15) POLY (7-19) ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALCOHOLS (C13+)
IBC Code - Capitolo 18
1993
ALCOHOL (C6-C17) (SECONDARY) POLY (3-6)
ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
ALCOHOL (C6-C17) (SECONDARY) POLY (7-12)
ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
Aldehyde collidine
2-METHYL-5-ETHYLPYRIDINE
Aldehydine
2-METHYL-5-ETHYLPYRIDINE
ALKANES (C6-C9)
IBC Code - Capitolo 17
1993
n-ALKANES (C10+)
IBC Code - Capitolo 18
1993
ALKARYL POLYETHERS(C9-C20)
IBC Code - Capitolo 17
ALKENYL (C11+) AMIDE
IBC Code - Capitolo 18
Regolamenti RINA 2005
1993
2205
215
1993
3065
305
1993
285
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
ALKYL ACRYLATE-VINYLPYRIDINE COPOLYMER IN TOLUENE
IBC Code - Capitolo 17
ALKYL (C8+) AMINE, ALKENYL (C12+) ACID ESTER
MIXTURE
IBC Code - Capitolo 18
ALKYLBENZENE, ALKYLINDANE, ALKYLINDENE
MIXTURE (EACH C12 - C17)
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALKYL (C3 - C4) BENZENES
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALKYL (C5 - C8) BENZENES
IBC Code - Capitolo 17
1993
ALKYL (C9+) BENZENES
IBC Code - Capitolo 18
1993
ALKYLBENZENESULPHONIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
700
ALKYLBENZENESULPHONIC ACID, SODIUM
SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
700
ALKYL DITHIOTHIADIAZOLE (C6 - C24)
IBC Code - Capitolo 18
ALKYL (C7 - C9) NITRATES
IBC Code - Capitolo 17
*ALLYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
1098
307
*ALLYL CHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
1100
340
*ALUMINIUM CHLORIDE (30% OR
LESS)/HYDROCHLORIC ACID (20% OR LESS)
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*ALUMINIUM SULPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Aminoacetic acid, sodium salt solution
GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION
Aminobenzene
ANILINE
1-Aminobutane
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
2-Aminobutane
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
Aminocyclohexane
CYCLOHEXYLAMINE
Aminoethane
ETHYLAMINE
Aminoethane solutions, 72% or less
ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS)
*2-Aminethanol
ETHANOLAMINE
*2-(2-AMINOETHOXY)ETHANOL
IBC Code - Capitolo 17
3055
320
*2-(2-Aminoethylamino)ethanol
AMINOETHYLETHANOLAMINE
AMINOETHYLDIETHANOLAMINE/AMINOETHYLETHANOLAMINE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
AMINOETHYLETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
N-AMINOETHYLPIPERAZINE
IBC Code - Capitolo 17
1-(2-Aminoethyl)piperazine
N-AMINOETHYLPIPERAZINE
*2-AMINO-2-HYDROXYMETHYL-1,3-PROPANEDIOL SOLUTION (40% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 18
2-Aminoisobutane
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
Aminomethane solutions, 42% or less
METHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS)
1-Amino-2-methylbenzene
o-TOLUIDINE
2-Amino-2-methylbenzene
o-TOLUIDINE
286
1993
320
2815
325
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*2-AMINO-2-METHYL-1-PROPANOL (90% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Aminophen
ANILINE
1-Aminopropane
n-PROPYLAMINE
2-Aminopropane
ISOPROPYLAMINE
*1-Aminopropan-2-ol
ISOPROPANOLAMINE
*1-Amino-2-propanol
ISOPROPANOLAMINE
*3-Aminopropan-1-ol
n-PROPANOLAMINE
2-Aminotoluene
o-TOLUIDINE
o-Aminotoluene
o-TOLUIDINE
*AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Ammonia water, 28% or less
AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS)
AMMONIUM HYDROGEN PHOSPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*Ammonium hydroxide, 28% or less
AMMONIA AQUEOUS (28% OR LESS)
*AMMONIUM NITRATE SOLUTION (93% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*AMMONIUM POLYPHOSPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*AMMONIUM SULPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*AMMONIUM SULPHIDE SOLUTION (45% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*AMMONIUM THIOCYANATE (25% OR
LESS)/AMMONIUM THIOSULPHATE (20% OR
LESS) SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*AMMONIUM THIOSULPHATE SOLUTION
(60% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
n-Amyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
sec-Amyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Amyl acetate, commercial
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
Amylacetic ester
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
Amyl alcohol
n-AMYL ALCOHOL
n-AMYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1105
305
sec-AMYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1105
305
tert-AMYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1105
305
AMYL ALCOHOL, PRIMARY
IBC Code - Capitolo 18
1105
305
Amyl aldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
Amyl carbinol
HEXANOL
alpha-n-Amylene
PENTENE (ALL ISOMERS)
Amylene hydrate
tert-AMYL ALCOHOL
tert-Amylene
PENTENE (ALL ISOMERS)
Amyl ethyl ketone
ETHYL AMYL KETONE
Regolamenti RINA 2005
2672
725
235
2683
1104
225
330
287
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Amyl hydrate
n-AMYL ALCOHOL
Amyl hydride
PENTANE (ALL ISOMERS)
Anaesthetic ether
DYETHYL ETHER
*ANILINE
IBC Code - Capitolo 17
Aniline oil
ANILINE
Animal acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S
IBC Code - Capitolo 18
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S
IBC Code - Capitolo 18
Anthracene oil (coal tar fraction)
COAL TAR
Ant oil, artificial
FURFURAL
APPLE JUICE
IBC Code - Capitolo 18
Aqua fortis
NITRIC ACID (70% AND OVER)
ARYL POLYOLEFIN (C11 - C50)
IBC Code - Capitolo 18
AVIATION ALKYLATES (C8 PARAFFINS AND ISOPARAFFINS B.PT. 95-120 °C)
IBC Code - Capitolo 17
*Azepane
HEXAMETHYLENEIMINE
Azotic acid
NITRIC ACID (70% AND OVER)
Babbasu oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Banana oil
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
Battery acid
SULPHURIC ACID
Beech nut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Beechwood creosote
CREOSOTE
Behenyl alcohol
ALCOHOLS (C13+)
Benzenamine
2-METHYL-6-ETHYLANILINE
*BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
IBC Code - Capitolo 17
1114
312
*BENZENESULPHONYL CHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
2225
700
BENZENE TRICARBOXYLIC ACID, TRIOCTYL
ESTER
IBC Code - Capitolo 18
Benzol
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
Benzole
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
Benzophenol
PHENOL
(2-Benzothiazolylthio) sodium solution
MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT
SOLUTION
*BENZYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*BENZYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
*Benzyl butyl phthalate
BUTYL BENZYL PHTHALATE
*BENZYL CHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
288
1547
Rev.
335
1993
1993
1993
305
1738
740
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Betula oil
METHYL SALICYLATE
*Biphenyl
DIPHENYL
*Bis(2-aminoethyl)amine
DIETHYLENETRIAMINE
Bis(chloroethyl) ether
DICHLOROETHYL ETHER
*Bis(2-chloroethyl) ether
DICHLOROETHYL ETHER
*Bis(2-chloro-1-methylethyl) ether
2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER
*1,1-Bis[4-(2,3-epoxypropoxy)phenyl]-ethane
DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL A
*Bis[2-(2,3-epoxypropoxy)phenyl]-methane
DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL F
*Bis(2-ethoxyethyl) ether
DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER
*Bis(2-ethylhexyl) adipate
DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE
*Bis(2-ethylhexyl) hydrogen phosphate
DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID
*Bis(2-ethylhexyl) phthalate
DIOCTYL PHTHALATE
*Bis(2-hydroxyethyl) amine
DIETHANOLAMINE
*Bis(6-methylheptyl) phthalate
DIOCTYL PHTHALATE
BRAKE FLUID BASE MIX
IBC Code - Capitolo 18
Bran oil
FURFURAL
Butaldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
*Butanal
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
n-Butanal
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
*Butane-1,3-diol
BUTYLENE GLYCOL
*1,3-Butanediol
BUTYLENE GLYCOL
*1,4-Butanediol
BUTYLENE GLYCOL
*Butane-1,4-diol
BUTYLENE GLYCOL
*2,3-Butanediol
BUTYLENE GLYCOL
*Butane-2,3-diol
BUTYLENE GLYCOL
*Butanoic acid
BUTYRIC ACID
Butanol
n-BUTYL ALCOHOL
*2-Butanol
sec-BUTYL ALCOHOL
*Butan-1-ol
n-BUTYL ALCOHOL
*Butan-2-ol
sec-BUTYL ALCOHOL
n-Butanol
n-BUTYL ALCOHOL
sec-Butanol
sec-BUTYL ALCOHOL
tert-Butanol
tert-BUTYL ALCOHOL
Butanol acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
2-Butanol acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
1,4 Butanolide
gamma-BUTYROLACTONE
*Butan-4-olide
gamma-BUTYROLACTONE
*Butanone
METHYL ETHYL KETONE
*Butan-2-one
METHYL ETHYL KETONE
Regolamenti RINA 2005
1993
289
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*2-Butenal
CROTONALDEHYDE
*(E)-But-2-enal
CROTONALDEHYDE
Butene dimer
OCTENE (ALL ISOMERS)
*cis-Butenedioic anhydride
MALEIC ANHYDRIDE
BUTENE OLIGOMER
IBC Code - Capitolo 17
*1-Butoxybutane
n-BUTYL ETHER
*2-Butoxyethanol
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
*2-tert-Butoxyethanol
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
*2-(2-Butoxyethoxy)ethanol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
*2-(2-Butoxyethoxy)ethyl acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
*2-Butoxyethyl acetate
ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE
*Butyl acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
*BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
n-Butyl acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
*sec-Butyl acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
*tert-Butyl acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
n-Butyl acrylate
BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS)
1993
BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Butyl alcohol
n-BUTYL ALCOHOL
n-BUTYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1120
305
*sec-BUTYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1120
305
*tert-BUTYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1120
305
n-Butyl aldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
n-Butylamine
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
*sec-Butylamine
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
*tert-Butylamine
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
*tert-Butylbenzene
BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS)
*BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
BUTYL BENZYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 17
*Butyl butanoate
BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS)
1993
n-Butyl butyrate
BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS)
1993
BUTYL BUTYRATE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
n-Butylcarbinol
n-AMYL ALCOHOL
Butyl “carbitol”
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Butyl “carbitol” acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Butyl “cellosolve”
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
290
1993
330
330
1993
1993
320
1993
2709
310
1993
330
330
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Butyl “cellosolve” acetate
ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE
BUTYL/DECYL/CETYL/EICOSYL METHACRYLATE
MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
*Butyl/decyl/hexadecyl/icosyl methacrylate mixture
BUTYL/DECYL/CETYL/EICOSYL METHACRYLATE
MIXTURE
Butyl diglycol acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
BUTYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
alpha-Butylene glycol
BUTYLENE GLYCOL
beta-Butylene glycol
BUTYLENE GLYCOL
1,2-BUTYLENE OXYDE
IBC Code - Capitolo 17
Butyl ester
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
*Butyl ethanoate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
Butyl ether
n-BUTYL ETHER
n-BUTYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
Butylethylacetic acid
OCTANOID ACID (ALL ISOMERS)
*Butyl(ethyl)amine
N-ETHYLBUTYLAMINE
N-Butylethylamine
N-ETHYLBUTYLAMINE
Butylethylene
HEXENE (ALL ISOMERS)
Butylic ether
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
*BUTYL METHACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*Butyl 2-methoxyethyl ether
ETHYLENE GLYCOL METHYL BUTYL ETHER
*tert-Butyl-methyl ether
METHYL tert-BUTYL ETHER
*Butyl octadecanoate
BUTYL STEARATE
Butyl phthalate
DIBUTYL PHTHALATE
n-BUTYL PROPIONATE
IBC Code - Capitolo 17
*BUTYL STEARATE
IBC Code - Capitolo 18
n-Butyraldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
1993
*BUTYRIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
n-Butyric acid
BUTYRIC ACID
Butyric alcohol
n-BUTYL ALCOHOL
Butyric aldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*gamma-BUTYROLACTONE
IBC Code - Capitolo 18
Cajeputene
DIPENTENE
CALCIUM ALKYL (C9) PHENOL SULPHIDE/POLYOLEFIN PHOSPOROSULPHIDE
MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
1993
Calcium alkyl salicylate
CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE
(C13+)
1993
*Calcium bis(O-alkylsalicylate)
CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE
(C13+)
1993
Regolamenti RINA 2005
1993
330
1993
308
3022
1149
365
1993
330
1993
330
1993
1914
2820
330
1993
700
1993
330
291
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Calcium bromide/zinc bromide solution
DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS)
*CALCIUM CARBONATE SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
*CALCIUM HYDROXIDE SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
*CALCIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (15%
OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
741
*CALCIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (MORE
THAN 15%)
IBC Code - Capitolo 17
741
CALCIUM LONG CHAIN ALKARYL SULPHONATE (C11 - C50)
IBC Code - Capitolo 18
CALCIUM LONG CHAIN ALKYL PHENATE SULPHIDE (C8 - C40)
IBC Code - Capitolo 18
CALCIUM LONG CHAIN ALKYL PHENOLIC
AMINE (C8 - C40)
IBC Code - Capitolo 18
1993
CALCIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE
(C13+)
IBC Code - Capitolo 17
1993
*CALCIUM NITRATE/MAGNESIUM
NITRATE/POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Camphor liquid
CAMPHOR OIL
CAMPHOR OIL
IBC Code - Capitolo 17
Capric acid
DECANOIC ACID
alpha-Caproic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
Caprolactam
epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS)
*epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS)
IBC Code - Capitolo 18
Capryl alcohol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
Caprylic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
Caprylyl acetate
n-OCTYL ACETATE
Carbinol
METHYL ALCOHOL
“Carbitol” acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
“Carbitol solvent”
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER PHENOL
1993
Carbolic acid
PHENOL
CARBOLIC OIL
IBC Code - Capitolo 17
Carbon bisulphide
CARBON DISULPHIDE
*CARBON DISULPHIDE
IBC Code - Capitolo 17
1131
210
*CARBON TETRACHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
1846
340
CASHEW NUT SHELL OIL (UNTREATED)
IBC Code - Capitolo 17
Castor oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Caustic potash solution
POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION
Caustic soda
SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
“Cellosolve” acetate
2-ETHOXYETHYL ACETATE
292
331
1993
710
710
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
“Cellosolve” solvent
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
Cetyl/stearyl alcohol
ALCOHOLS (C13+)
CHLORINATED PARAFFINS (C10 - C13)
IBC Code - Capitolo 17
CHLORINATED PARAFFINS (C14 - C17) (WITH
52% CHLORINE)
IBC Code - Capitolo 18
*CHLOROACETIC ACID (80% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
alpha-Chloroallyl chloride
1,3-DICHLOROPROPENE
Chloroallylene
ALLYL CHLORIDE
*CHLOROBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
Chlorobenzol
CHLOROBENZENE
*1-Chloro-2,3-epoxypropane
EPICHLOROHYDRIN
Chloroethanol-2
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
*2-Chloroethanol
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
*2-Chloroethyl alcohol
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
beta-Chloroethyl alcohol
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
*CHLOROFORM
IBC Code - Capitolo 17
CHLOROHYDRINS (CRUDE)
IBC Code - Capitolo 17
m-Chloromethylbenzene
m-CHLOROTOLUENE
o-Chloromethylbenzene
o-CHLOROTOLUENE
p-Chloromethylbenzene
p-CHLOROTOLUENE
Chloromethylethylene oxide
EPICHLOROHYDRIN
(2-Chloro-1-methylethyl) ether
2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER
*Chloromethyloxirane
EPICHLOROHYDRIN
4-CHLORO-2-METHYLPHENOXYACETIC ACID,
DIMETHYLAMINE SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo17
o-CHLORONITROBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
*1-Chloro-2-nitrobenzene
o-CHLORONITROBENZENE
*2- or 3-Chloropropanoic acid
2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID
*3-Chloropropene
ALLYL CHLORIDE
2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
alpha- or beta-Chloropropionic acid
2- or 3-CHLOROPROPIONIC ACID
3-Chloropropylene
ALLYL CHLORIDE
alpha-Chloropropylene
ALLYL CHLORIDE
Chloropropylene oxide
EPICHLOROHYDRIN
CHLOROSULPHONIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*Chlorosulphuric acid
CHLOROSULPHONIC ACID
*alpha-Chlorotoluene
BENZYL CHLORIDE
*m-CHLOROTOLUENE
*o-CHLOROTOLUENE
Regolamenti RINA 2005
N.
ONU
MFAG
Rev.
1993
330
1993
1750
700
1134
340
1888
340
740
1993
1578
335
700
1754
700
IBC Code - Capitolo 17
2238
340
IBC Code - Capitolo 17
2238
340
293
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
*p-CHLOROTOLUENE
IBC Code - Capitolo 17
2238
340
*CHLOROTOLUENES (MIXED ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
2238
340
*CHOLINE CHLORIDE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 18
Cinene
DIPENTENE
Cinnamene
STYRENE MONOMER
Cinnamol
STYRENE MONOMER
*CITRIC ACID (70% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 18
CLAY SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
Cleaning solvents
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
COAL SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
COAL TAR
IBC Code - Capitolo 17
Coal tar distillate
COAL TAR NAPHTHA SOLVENT
COAL TAR NAPHTHA SOLVENT
IBC Code - Capitolo 17
COAL TAR PITCH (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
COBALT NAPHTHENATE IN SOLVENT
NAPHTHA
IBC Code - Capitolo 17
Cocoa butter
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Coconut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
COCONUT OIL FATTY ACID
IBC Code - Capitolo 17
COCONUT OIL FATTY ACID METHYL ESTER
IBC Code - Capitolo 18
Cod liver oil
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S
Colamine
ETHANOLAMINE
Cologne spirits
ETHYL ALCOHOL
Columbian spirits
METHYL ALCOHOL
Corn acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Corn oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Corn sugar solution
DEXTROSE SOLUTION
Cotton seed acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Cotton seed oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
CREOSOTE (COAL TAR)
IBC Code - Capitolo 17
710
CREOSOTE (WOOD)
IBC Code - Capitolo 17
710
Creosote salts
NAPHTHALENE (MOLTEN)
*CRESOLS (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
CRESYLIC ACID, DEPHENOLIZED
IBC Code - Capitolo 17
Cresylic acids
CRESOLS (ALL ISOMERS)
CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
Cresylols
CRESOLS (ALL ISOMERS)
*CROTONALDEHYDE
IBC Code - Capitolo 17
Crotonic aldehyde
CROTONALDEHYDE
294
Rev.
311
310
1993
2076
710
1993
1993
700
1143
300
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Cumene
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
Cumol
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
Cyanoethylene
ACRYLONITRILE
2-Cyanopropan-2-ol
ACETONE CYANOHYDRIN
*1,5,9-CYCLODODECATRIENE
IBC Code - Capitolo 17
*CYCLOHEPTANE
IBC Code - Capitolo 17
2241
310
*CYCLOHEXANE
IBC Code - Capitolo 17
1145
310
*Cyclohexanecarboxylic acid
NAPHTENIC ACIDS
*CYCLOHEXANOL
IBC Code - Capitolo 18
*CYCLOHEXANONE
IBC Code - Capitolo 17
*CYCLOHEXANONE, CYCLOHEXANOL MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
Cyclohexatriene
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
*CYCLOHEXYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
2243
330
*CYCLOHEXYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
2357
320
*Cyclohexylmethylamine
N,N-DIMETHYLCYCLOHEXYLAMINE
*Cyclohexyl(ethyl)amine
N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE
Cyclohexyl ketone
CYCLOHEXANONE
1,3-CYCLOPENTADIENE DIMER (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
* CYCLOPENTANE
IBC Code - Capitolo 17
1146
310
1993
*CYCLOPENTENE
IBC Code - Capitolo 17
2246
310
1993
*p-CYMENE
IBC Code - Capitolo 17
2046
310
Cymol
p-CYMENE
Dalapon (ISO)
2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID
Dark mixed acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
“D-D Soil fumigan”
DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE
MIXTURES
Deanol
DIMETHYLETHANOLAMINE
*decahydronaphthalene
IBC Code - Capitolo 18
1147
310
*Decane
n-ALKANES (C10+)
*DECANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
n-Decanol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
*Decan-1-ol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
DECENE
IBC Code - Capitolo 17
Decoic acid
DECANOIC ACID
*DECYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*DECYL ACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*Decyl alcohol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
*DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
1993
1993
305
1915
300
1993
1993
1993
1993
305
1993
295
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Decylbenzene
ALKYL (C9+) BENZENES
Decylic acid
DECANOIC ACID
*Decyl octyl adipate
OCTYL DECYL ADIPATE
DECYLOXYTETRAHYDROTHIOPHENE DIOXIDE
IBC Code - Capitolo 17
1993
Detergent alkylate
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
DEXTROSE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Diacetic ester
ETHYL ACETOACETATE
Diacetone
DIACETONE ALCOHOL
DIACETONE ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
DIALKYL (C7 - C13) PHTHALATES
IBC Code - Capitolo 18
1,2-Diaminoethane
ETHYLENEDIAMINE
1,6-Diaminohexane solutions
HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTIONS
Diaminotoluene
TOLUENEDIAMINE
*4,6-Diamino-3,5,5-trimethylcyclohex-2-enone
ISOPHORONEDIAMINE
*1,2-Dibromoethane
ETHYLENE DIBROMIDE
*DIBUTYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
Dibutyl carbinol
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
*Dibutyl ether
n-BUTYL ETHER
n-Dibutyl ether
n-BUTYL ETHER
DIBUTYL HYDROGEN PHOSPHONATE
IBC Code - Capitolo 17
*DIBUTYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 17
*1,2-Dichlorobenzene
DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS)
*m-Dichlorobenzene
DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS)
*o-Dichlorobenzene
DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS)
*DICHLOROBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
2,2’-Dichlorodiethyl ether
DICHLOROETHYL ETHER
*1,1-DICHLOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
*1,2-Dichloroethane
ETHYLENE DICHLORIDE
sym-Dichloroethane
ETHYLENE DICHLORIDE
Dichloroether
DICHLOROETHYL ETHER
*1,1-Dichloroethylene
VINYLIDENE CHLORIDE
DICHLOROETHYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
sym-Dichloroethyl ether
DICHLOROETHYL ETHER
Dichloroether
DICHLOROETHYL ETHER
*1,6-DICHLOROHEXANE
IBC Code - Capitolo 17
2,2'-DICHLOROISOPROPYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
2490
340
*DICHLOROMETHANE
IBC Code - Capitolo 17
1593
340
*2,4-DICHLOROPHENOL
IBC Code - Capitolo 17
2021
711
2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID,
DIETHANOLAMINE SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
296
1993
1148
305
320
1993
330
340
2362
1993
340
340
340
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID,
DIMETHYLAMINE SALT SOLUTION (70% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
2,4-DICHLOROPHENOXYACETIC ACID, TRIISOPROPANOLAMINE SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*1,1-DICHLOROPROPANE
IBC Code - Capitolo 17
*1,2-DICHLOROPROPANE
IBC Code - Capitolo 17
*1,3-DICHLOROPROPANE
IBC Code - Capitolo 17
Dichloropropane/dichloropropene mixtures
DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE
MIXTURES
*2,2-Dichloropropanoic acid
2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID
*1,3-DICHLOROPROPENE
IBC Code - Capitolo 17
DICHLOROPROPENE/DICHLOROPROPANE
MIXTURES
IBC Code - Capitolo 17
340
*2,2-DICHLOROPROPIONIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
700
Dichloropropylene
1,3-DICHLOROPROPENE
1,4-Dicyanobutane
ADIPONITRILE
Dicyclopentadiene
1,3-CYCLOPENTADIENE DIMER (MOLTEN)
*Didecyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
*Didodecyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
*DIETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*DIETHYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*2-Diethylaminoethanol
DIETHYLAMINOETHANOL
DIETHYLAMINOETHANOL
IBC Code - Capitolo 17
*2,6-DIETHYLANILINE
IBC Code - Capitolo 17
DIETHYLBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
Diethyl carbitol
DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER
1,4-Diethylene dioxide
1,4-DIOXANE
Diethylene ether
1,4-DIOXANE
DIETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
Diethylene glycol butyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Diethylene glycol butyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
DIETHYLENE GLYCOL DIBUTYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
DIETHYLENE GLYCOL DIETHYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
Diethylene glycol ethyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Diethylene glycol ethyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Diethylene glycol methyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Regolamenti RINA 2005
1993
340
1279
1993
340
340
2047
340
320
1154
320
2686
320
1993
2049
310
308
330
297
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Diethylene glycol methyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Diethylene glycol monobutyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Diethylene glycol monobutyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Diethylene glycol monoethyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Diethylene glycol monoethyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Diethylene glycol monomethyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Diethylene glycol monomethyl ether acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
DIETHYLENE GLYCOL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
1993
Diethylene oxide
1,4-DIOXANE
DIETHYLENETRIAMINE
IBC Code - Capitolo 17
DIETHYLENETRIAMINE PENTAACETIC ACID,
PENTASODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Diethylethanolamine
DIETHYLAMINOETHANOL
N,N-Diethylethanolamine
DIETHYLAMINOETHANOL
*DIETHYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE
IBC Code - Capitolo 18
DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Di-(2-ethylhexyl) phthalate
DIOCTYL PHTHALATE
Diethyl oxide
DIETHYL ETHER
*DIETHYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 17
*DIETHYL SULPHATE
IBC Code - Capitolo 17
DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL A
IBC Code - Capitolo 17
DIGLYCIDYL ETHER OF BISPHENOL F
IBC Code - Capitolo 17
Diglycol
DIETHYLENE GLYCOL
Diglycolamine
2-(2-AMINOETHOXY)ETHANOL
*DIHEPTYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
DI-n-HEXYL ADIPATE
IBC Code - Capitolo 17
*DIHEXYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY- ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
2,3-Dihydroxybutane
BUTYLENE GLYCOL
2,2’-Dihydroxydiethylamine
DIETHANOLAMINE
Di-(2-hydroxyethyl)amine
DIETHANOLAMINE
Dihydroxyethyl ether
DIETHYLENE GLYCOL
1,2-Dihydroxypropane
PROPYLENE GLYCOL
298
2079
320
1155
330
1902
700
1594
315
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
*DIISOBUTYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
Diisolbutylcarbinol
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
DIISOBUTYLENE
IBC Code - Capitolo 17
alpha-Diisobutylene
DIISOBUTYLENE
beta-Diisobutylene
DIISOBUTYLENE
*DIISOBUTYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
*DIISOBUTYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 17
2,4-Diisocyanatotoluene
TOLUENE DIISOCYANATE
Diisodecyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
DIISONONYL ADIPATE
IBC Code - Capitolo 18
Diisononyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
DIISOOCTYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
DIISOPROPANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*DIISOPROPYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*DIISOPROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Diisopropyl ether
ISOPROPYL ETHER
DIISOPROPYLNAPHTHALENE
IBC Code - Capitolo 18
Diisopropyl oxide
ISOPROPYL ETHER
*N,N-DIMETHYLACETAMIDE SOLUTION (40%
OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*DIMETHYL ADIPATE
IBC Code - Capitolo 17
*DIMETHYLAMINE SOLUTION (45% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
1160
320
*DIMETHYLAMINE SOLUTION (GREATER THAN
45% BUT NOT GREATER THAN 55%)
IBC Code - Capitolo 17
1160
320
* DIMETHYLAMINE SOLUTION (GREATER
THAN 55% BUT NOT GREATER THAN 65%)
IBC Code - Capitolo 17
1160
320
Dimethylaminoethanol
DIMETHYLETHANOLAMINE
*2-Dimethylaminoethanol
DIMETHYLETHANOLAMINE
Dimethylbenzenes
XYLENES
*1,3-Dimethylbutyl acetate
METHYL AMYL ACETATE
Dimethylcarbinol
ISOPROPYL ALCOHOL
N,N-DIMETHYLCYCLOHEXYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
2264
320
DIMETHYLETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
2051
320
1,1-Dimethylethanol
tert-BUTYL ALCOHOL
1,1-Dimethylethyl alcohol
tert-BUTYL ALCOHOL
Dimethyl ethyl carbinol
tert-AMYL ALCOHOL
sym-Dimethylethylene glycol
BUTYLENE GLYCOL
*DIMETHYLFORMAMIDE
IBC Code - Capitolo 17
2265
321
*DIMETHYL GLUTARATE
IBC Code - Capitolo 17
*2,6-Dimethyl-4-heptanone
DIISOBUTYL KETONE
Regolamenti RINA 2005
2361
320
2050
310
1157
300
Rev.
330
1993
320
1158
320
310
299
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*2,6-Dimethylheptan-4-one
DIISOBUTYL KETONE
*DIMETHYL HYDROGEN PHOSPHITE
IBC Code - Capitolo 17
Dimethylhydroxybenzenes
XYLENOL
*1,1-’-Dimethyl-2,2’-iminodiethanol
DIISOPROPANOLAMINE
*Dimethyl ketone
ACETONE
DIMETHYL OCTANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*Dimethylphenols
XYLENOL
*DIMETHYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 17
DIMETHYLPOLYSILOXANE
IBC Code - Capitolo 18
*2,2-DIMETHYLPROPANE-1,3-DIOL
IBC Code - Capitolo 18
*2,2-Dimethylpropionic acid
TRIMETHYLACETIC ACID
*DIMETHYL SUCCINATE
IBC Code - Capitolo 17
DINITROTOLUENE (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
*DINONYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
*Dioctyl adipate
DI-(2-ETHYLHEXYL) ADIPATE
*Dioctyl hydrogen phosphate
DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID
Dioctyl phosphoric acid
DI-(2-ETHYLHEXYL) PHOSPHORIC ACID
*DIOCTYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
1,4-Dioxan
1,4-DIOXANE
*1,4-DIOXANE
IBC Code - Capitolo 17
*1,3-Dioxolan-2-one
ETHYLENE CARBONATE
Dioxolone
ETHYLENE CARBONATE
Dioxyethylene ether
1,4-DIOXANE
DIPENTENE
IBC Code - Capitolo 17
DIPHENYL
IBC Code - Capitolo 17
DIPHENYLAMINE, REACTION PRODUCT WITH
2,2,4-TRIMETHYLPENTENE
IBC Code - Capitolo 17
1993
DIPHENYLAMINES, ALKYLATED
IBC Code - Capitolo 17
1993
DIPHENYL/DIPHENYL ETHER MIXTURES
IBC Code - Capitolo 17
Diphenyl/diphenyl oxide mixtures
DIPHENYL/DIPHENYL ETHER MIXTURES
Diphenyl dodecyl ether disulphonate solution
DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE
SOLUTION
Diphenyl dodecyl oxide disulphonate solution
DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE
SOLUTION
*DIPHENYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
DIPHENYL ETHER/DIPHENYL PHENYL ETHER
MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE
IBC Code - Capitolo 17
DIPHENYLOL PROPANE-EPICHLOROHYDRIN
RESINS
IBC Code - Capitolo 17
*Diphenyl oxide
DIPHENYL ETHER
300
700
1993
1600
335
1993
1165
330
2052
310
330
2489
370
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Diphenyl oxide/diphenyl phenyl ether mixture
DIPHENYL ETHER/DIPHENYL PHENYL ETHER
MIXTURE
*Dipropylamine
DI-n-PROPYLAMINE
DI-n-PROPYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
n-Dipropylamine
DI-n-PROPYLAMINE
DIPROPYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
Dipropylene glycol methyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Dipropylene glycol monomethyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Dipropylmethane
HEPTANE (ALL ISOMERS)
Disodium 1,4-dihydroanthracene-9,10-diyl dioxide
1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION
*DITRIDECYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
1993
*DIUNDECYL PHTHALATE
IBC Code - Capitolo 18
1993
*Docosan-1-ol
ALCOHOLS (C13+)
1993
*1-Docosanol
ALCOHOLS (C13+)
1993
*DODECANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 18
*Dodecanoic acid
LAURIC ACID
*Dodecan-1-ol
DODECYL ALCOHOL
*1-Dodecanol
DODECYL ALCOHOL
n-Dodecanol
DODECYL ALCOHOL
*DODECENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
DODECENYL SUCCINIC ACID, DIPOTASSIUM
SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*DODECYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
n-Dodecyl alcohol
DODECYL ALCOHOL
*DODECYLAMINE/TETRADECYLAMINE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
1993
* DODECYLDIMETHYLAMINE/TETRADECYLDIMETHYLAMINE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
1993
DODECYL BENZENE
IBC Code - Capitolo 18
1993
DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
Dodecyl diphenyl oxide disulphonate solution
DODECYL DIPHENYL ETHER DISULPHONATE
SOLUTION
Dodecylene
DODECENE (ALL ISOMERS)
DODECYL METHACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
Dodecyl 2-methyl-2-propenoate
DODECYL METHACRYLATE
Dodecyl 2-methylprop-2-enoate
DODECYL METHACRYLATE
*DODECYL/PENTADECYL METHACRYLATE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
330
DODECYL PHENOL
IBC Code - Capitolo 17
710
Regolamenti RINA 2005
2383
320
308
310
1993
305
700
330
301
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
DODECYL XYLENE
IBC Code - Capitolo 18
DRILLING BRINE: CALCIUM BROMIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
N.
ONU
MFAG
Rev.
DRILLING BRINES : CALCIUM CHLORIDE SOLU- IBC Code - Capitolo 18
TION
Drilling brine: potassium chloride solution
POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR
MORE)
DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS)
IBC Code - Capitolo 17
DRILLING BRINE: SODIUM CHLORIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Dutch liquid
ETHYLENE DICHLORIDE
Dutch oil
ETHYLENE DICHLORIDE
Enanthic acid
n-HEPTANOIC ACID
Enanthyl alcohol
HEPTANOL (ALL ISOMERS)
Engravers’ acid
NITRIC ACID (70% AND OVER)
EPICHLOROHYDRIN
IBC Code - Capitolo 17
*1,2-Epoxybutane
1,2-BUTYLENE OXIDE
*1,2-Epoxypropane
PROPYLENE OXIDE
*Ethanamine solutions, 72% or less
ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS)
*1,2-Ethanediol
ETHYLENE GLYCOL
*Ethanoic acid
ACETIC ACID
*Ethanoic anhydride
ACETIC ANHYDRIDE
*Ethanol
ETHYL ALCOHOL
ETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
Ether
DIETHYL ETHER
Ethinyl tricloride
TRICHLOROETHYLENE
*2-ETHOXYETHANOL
IBC Code - Capitolo 18
*2-(2-Ethoxyethoxy)ethanol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
*2-(2-Ethoxyethoxy)ethyl acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
*2-ETHOXYETHYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*1-Ethoxypropan-2-ol
PROPYLENE GLYCOL MONO-ALKYL ETHER
*ETHYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
*ETHYL ACETOACETATE
IBC Code - Capitolo 18
*ETHYL ACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
1917
330
*ETHYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1170
305
*ETHYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
1036
320
*ETHYLAMINE SOLUTIONS (72% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
2270
320
Ethylaminocyclohexane
N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE
ETHYL AMYL KETONE
IBC Code - Capitolo 17
2271
227
*ETHYLBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
1175
310
302
1993
2023
740
2491
320
1171
330
1172
330
1993
1173
330
330
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Ethyl benzol
ETHYLBENZENE
*Ethylbutanoate
ETHYL BUTYRATE
*N-ETHYLBUTYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*ETHYL BUTYRATE
IBC Code - Capitolo 17
Ethyl cyanide
PROPIONITRILE
*ETHYLCYCLOHEXANE
IBC Code - Capitolo 17
310
*N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
320
Ethyl(Cyclohexyl)amine
N-ETHYLCYCLOHEXYLAMINE
Ethyldimethylmethane
PENTANE (ALL ISOMERS)
Ethylene alcohol
ETHYLENE GLYCOL
Ethylenebisiminodiacetic acid tetrasodium salt
solution
ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION
Ethylene bromide
ETHYLENE DIBROMIDE
*ETHYLENE CARBONATE
IBC Code - Capitolo 18
Ethylenecarboxylic acid
ACRYLIC ACID
Ethylene chloride
ETHYLENE DICHLORIDE
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
IBC Code - Capitolo 17
ETHYLENE CYANOHYDRIN
IBC Code - Capitolo 17
*Ethylene diacetate
ETHYLENE GLYCOL DIACETATE
*ETHYLENEDIAMINE
IBC Code - Capitolo 17
ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*ETHYLENE DIBROMIDE
IBC Code - Capitolo 17
1605
345
*ETHYLENE DICHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
1184
340
2,2’-Ethylenedi-iminodi(ethylamine)
TRIETHYLENETETRAMINE
Ethylenedinitriloteatraacetic acid tetrasodium salt
solution
ETHYLENEDIAMINETETRAACETIC ACID TETRASODIUM SALT SOLUTION
*2,2’-Ethylenodioxydiethanol
TRIETHYLENE GLYCOL
ETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
ETHYLENE GLYCOL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
Ethylene glycol acrylate
2-HYDROXYETHYL ACETATE
Ethylene glycol butyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Ethylene glycol tert-butyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
ETHYLENE GLYCOL BUTYL ETHER ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
ETHYLENE GLYCOL DIACETATE
IBC Code - Capitolo 17
Ethylene glycol ethyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
Ethylene glycol ethyl ether acetate
2-ETHOXYETHYL ACETATE
Ethylene glycol isopropyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
ETHYLENE GLYCOL METHYL BUTYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
Ethylene glycol methyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
320
1180
330
1993
330
1135
740
215
1604
320
1993
308
330
1993
1993
330
1993
330
1993
303
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
IBC Code - Capitolo 17
1993
Ethylene glycol monobutyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Ethylene glycol mono-tert-butyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Ethylene glycol monoethyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Ethylene glycol monoethyl ether acetate
2-ETHOXYETHYL ACETATE
Ethylene glycol monomethyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
Ethylene glycol monomethyl ether acetate
ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE
Ethylene glycol monophenyl ether
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER/DIETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER MIXTURE
IBC Code - Capitolo 18
ETHYLENE OXIDE/PROPYLENE OXIDE MIXTURE
WITH AN ETHYLENE OXIDE CONTENT OF NOT
MORE THAN 30% BY MASS
IBC Code - Capitolo 17
Ethylene trichloride
TRICHLOROETHYLENE
*ETHYLENE-VINYL ACETATE COPOLYMER
(EMULSION)
IBC Code - Capitolo 18
*Ethyl ethanoate
ETHYL ACETATE
Ethyl ether
DIETHYL ETHER
*ETHYL-3-ETHOXYPROPIONATE
IBC Code - Capitolo 17
1993
Ethyl fluid
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
1993
Ethyl glycol
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
2-Ethylhexaldehyde
OCTYL ALDEHYDES
*2-Ethylhexanal
OCTYL ALDEHYDES
*2-ETHYLHEXANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
2-Ethylhexanol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
2-Ethylhexenal
2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN
*2-Ethylhex-2-enal
2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN
2-Ethylhexoic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
*2-ETHYLHEXYL ACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*2-Ethylhexyl alcohol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
*2-ETHYLHEXYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*5-Ethylidenebicyclo(2,2,1)hept-2-ene
ETHYLIDENE NORBORNENE
Ethylidene chloride
1,1-DICHLOROETHANE
*Ethylidene dichloride
1,1-DICHLOROETHANE
ETHYLIDENE NORBORNENE
IBC Code - Capitolo 17
*ETHYL METHACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*2-Ethyl-6-methylaniline
2-METHYL-6-ETHYL ANILINE
*Ethyl methyl ketone
METHYL ETHYL KETONE
*5-Ethyl-2-methylpyridine
2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE
304
1993
330
2983
365
1993
330
2276
320
310
2277
330
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Ethyl oxide
DIETHYL ETHER
o-ETHYLPHENOL
IBC Code - Capitolo 17
*2-Ethylphenol
o-ETHYLPHENOL
Ethyl phthalate
DIETHYL PHTHALATE
5-Ethyl-2-picoline
2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE
*Ethyl propeonate
ETHYL ACRYLATE
*ETHYL PROPIONATE
IBC Code - Capitolo 18
2-ETHYL-3-PROPYLACROLEIN
IBC Code - Capitolo 17
Ethyl sulphate
DIETHYL SULPHATE
ETHYLTOLUENE
IBC Code - Capitolo 17
1993
6-Ethyl-o-toluidine
2-METHYL-6-ETHYL ANILINE
1993
*Ethyl vinyl ether
VINYL ETHYL ETHER
FATTY ACIDS (SATURATED C13+)
IBC Code - Capitolo 18
Fatty alcohols (C12 - C20)
DODECYL ALCOHOL (IBC Code - Capitolo 17) e
ALCOHOL (C13+) (IBC Code - Capitolo 18)
Fermentation alcohol
ETHYL ALCOHOL
FERRIC CHLORIDE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 17
FERRIC HYDROXYETHYLETHYLENE DIAMINE
TRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
FERRIC NITRATE/NITRIC ACID SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
Fish acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S
FISH SOLUBLES
IBC Code - Capitolo 18
FLUOROSILICIC ACID (20-30%) IN WATER
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
* FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Formalin
FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS)
*FORMAMIDE
IBC Code - Capitolo 18
Formdimethylamide
DIMETHYLFORMAMIDE
*FORMIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Formic aldehyde
FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS)
FUMARIC ADDUCT OF ROSIN, WATER DISPERSION
IBC Code - Capitolo 17
Fural
FURFURAL
*2-Furaldehyde
FURFURAL
*Furan-2,5-dione
MALEIC ANHYDRIDE
*2,5-Furandione
MALEIC ANHYDRIDE
FURFURAL
IBC Code - Capitolo 17
2-Furfuraldehyde
FURFURAL
FURFURYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
Furylcarbinol
FURFURYL ALCOHOL
Regolamenti RINA 2005
710
1195
330
1993
300
1993
2582
700
1778
700
1993
300
321
1779
700
1199
300
2874
305
305
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Gaultheria oil
METHYL SALICYLATE
Glacial acetic acid
ACETIC ACID
*Glucitol solution
SORBITOL SOLUTION
*GLUCOSE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*GLUTARALDEHYDE SOLUTIONS (50% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
GLYCERINE
IBC Code - Capitolo 18
GLYCERINE (83%), DIOXANEDIMETHANOL
(17%) MIXTURE
IBC Code - Capitolo 18
*Glycerol
GLYCERINE
GLYCEROL POLYALKOXYLATE
IBC Code - Capitolo 18
*Glycerol triacetate
GLYCERYL TRIACETATE
GLYCERYL TRIACETATE
IBC Code - Capitolo 18
GLYCIDYL ESTER OF C10 TRIALKYLACETIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Glycol
ETHYLENE GLYCOL
Glycol carbonate
ETHYLENE CARBONATE
Glycol chlorohydrin
ETHYLENE CHLOROHYDRIN
Glycol dichloride
ETHYLENE DICHLORIDE
Glycol monobutyl ether
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Glycyl alcohol
GLYCERINE
1993
*GLYOXAL SOLUTION (40% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 18
Grain alcohol
ETHYL ALCOHOL
Grape sugar solution
DEXTROSE SOLUTION
Groundnut acid oil
VEGETABLE ACID OILS, AND DISTILLATES
N.O.S.
Groundnut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Hazelnut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Hendecanoic acid
UNDECANOIC ACID
Heptamethylene
CYCLOHEPTANE
*Heptane
HEPTANE (ALL ISOMERS)
n-Heptane
HEPTANE (ALL ISOMERS)
HEPTANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
3-Heptanecarboxylic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
*Heptanoic acid
n-HEPTANOIC ACID
n-HEPTANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
*HEPTANOL (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Heptan-2-one
METHYL AMYL KETONE
*2-Heptanone
METHYL AMYL KETONE
HEPTENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
306
1993
300
1993
1206
310
305
1993
311
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
Heptoic acid
n-HEPTANOIC ACID
* HEPTYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*Heptyl alcohol, all isomers
HEPTANOL (ALL ISOMERS)
Heptylcarbinol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
Heptylene, mixed isomers
HEPTENE (ALL ISOMERS)
n-Heptylic acid
n-HEPTANOIC ACID
*Hepthyl methyl ketone
METHYL HEPTYL KETONE
*1-Hexadecene
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
*Hexadecyl and icosyl methacrylate mixture
CETYL/EICOSYL METHACRYLATE MIXTURE
Hexadecyl/octadecyl alcohol
ALCOHOL (C13+)
Hexaethylene glycol
POLYETHYLENE GLYCOL
Hexahydroaniline
CYCLOHEXXYLAMINE
Hexahydro-1-H-azepine
HEXAMETHYLENEIMINE
Hexahydrobenzene
CYCLOHEXANE
Hexahydrophenol
CYCLOHEXANOL
Hexahydrotoluene
METHYLCYCLOHEXANE
Hexamethylene
CYCLOHEXANE
HEXAMETHYLENEDIAMINE ADIPATE (50% IN
WATER)
IBC Code - Capitolo 18
*HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
1,6-Hexamethylenediamine solution
HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION
HEXAMETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
HEXAMETHYLENEIMINE
IBC Code - Capitolo 17
*HEXAMETHYLENETETRAMINE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 18
Hexanaphtene
CYCLOHEXANE
n-Hexane
HEXANE (ALL ISOMERS)
*HEXANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Hexane-1,6-diamine solutions
HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION
*1,6-Hexanediamine solutions
HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION
*1,6-Hexanediol
HEXAMETHYLENE GLYCOL
*Hexane-1,6-diol
HEXAMETHYLENE GLYCOL
*HEXANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
HEXANOL
IBC Code - Capitolo 18
*Hexan-1-ol
HEXANOL
*Hexan-6-olide
epsilon-CAPROLACTAM (MOLTEN OR AQUEOUS SOLUTIONS)
*2-Hexanone
METHYL BUTYL KETONE
*Hexan-2-one
METHYL BUTYL KETONE
*1-Hexene
HEXENE (ALL ISOMERS)
Hexene-1
HEXENE (ALL ISOMERS)
Regolamenti RINA 2005
N.
ONU
MFAG
Rev.
1993
1993
1783
320
2493
320
1208
310
1993
1993
1993
2282
305
1993
307
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Hex-1-ene
HEXENE (ALL ISOMERS)
1993
*2-Hexene
HEXENE (ALL ISOMERS)
1993
*HEXENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
1993
Hexone
METHYL ISOBUTYL KETONE
*HEXYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
sec-Hexyl acetate
METHYLAMYL ACETATE
*Hexyl alcohol
HEXANOL
Hexylene
HEXENE (ALL ISOMERS)
HEXYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
*HYDROCHLORIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Hydrogencarboxylic acid
FORMIC ACID
*Hydrogen chloride, aqueous
HYDROCHLORIC ACID
* HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER
8% BUT NOT OVER 60%)
1233
330
308
1789
700
IBC Code - Capitolo 17
2014
735
Hydrogen peroxide solutions (over 8% but less
than 20%)
HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER 8%
BUT NOT OVER 60%)
2984
*HYDROGEN PEROXIDE SOLUTIONS (OVER
60% BUT NOT OVER 70%)
IBC Code - Capitolo 17
2015
Hydrogen sulphate
SULPHURIC ACID
Hydroxybenzene
PHENOL
4-Hydroxybutanoic acid lactone
gamma-BUTYROLACTONE
4-Hydroxybutyric acid lactone
gamma-BUTYROLACTONE
gamma-Hydroxybutyric acid lactone
gamma-BUTYROLACTONE
Hydroxydimethylbenzenes
XYLENOL
*2-Hydroxyethyl acetate
ETHYLENE GLYCOL ACETATE
*2-HYDROXYETHYL ACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
2-Hydroxyethylamine
ETHANOLAMINE
N-(HYDROXYETHYL) ETHYLENEDIAMINE TRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
N-beta-Hydroxyethylethylenediamine
AMINOETHYLETHANOLAMINE
beta-Hydroxyethyl phenyl ether
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
alpha-Hydroxyisobutyronitrile
ACETONE CYANOHYDRIN
4-Hydroxy-2-keto-4-methylpentane
DIACETONE ALCOHOL
4-Hydroxy-4-methylpentanone-2
DIACETONE ALCOHOL
*4-Hydroxy-4-methylpentan-2-one
DIACETONE ALCOHOL
2-(Hydroxymethyl)propane
ISOBUTYL ALCOHOL
*2-Hydroxy-2-methylpropiononitrile
ACETONE CYANOHYDRIN
2-HYDROXY-4-(METHYLTHIO) BUTANOIC ACID
Sezione 17
2-Hydroxynitrobenzene (molten)
o-NITROPHENOL (MOLTEN)
1-Hydroxy-2-phenoxyethane
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
alpha-Hydroxypropionic acid
LACTIC ACID
308
1993
735
330
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
alpha-Hydroxypropionitrile
LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS)
beta-Hydroxypropionitrile
ETHYLENE CYANOHYDRIN
*3-Hydroxypropionitrile
ETHYLENE CYANOHYDRIN
2-Hydroxypropylamine
ISOPROPANOLAMINE
3-Hydroxypropylamine
n-PROPANOLAMINE
alpha-Hydroxytoluene
BENZYL ALCOHOL
*3-Hydroxy-2,2,4-trimethylpentyl isobutyrate
2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL 1-ISOBUTYRATE
*2,2’-Iminobis(ethyleneimino)diethyl-amine
TETRAETHYLENEPENTAMINE
*2,2’-Iminodiethanol
DIETHANOLAMINE
*2,2’-Iminodi(ethylamine)
DIETHYLENETRIAMINE
*1,1’-Iminodipropan -2-ol
DIISOPROPANOLAMINE
*Iron(III) chloride solutions
FERRIC CHLORIDE SOLUTIONS
*Iron(III) nitrate/nitric acid solution
FERRIC NITRATE/NITRIC ACID SOLUTION
Isoamyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
ISOAMYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
Isobutaldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
Isobutanal
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
Isobutanol
ISOBUTYL ALCOHOL
Isobutanolamine
2-AMINO-2-METHYL-1-PROPANOL (90% OR
LESS)
*Isobutyl acetate
BUTYL ACETATE (ALL ISOMERS)
*Isobutyl acrylate
BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS)
*ISOBUTYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
Isobutyl aldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*Isobutylamine
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
Isobutylcarbinol
ISOAMYL ALCOHOL
* ISOBUTYL FORMATE
IBC Code - Capitolo 18
*Isobutyl methyl ketone
METHYL ISOBUTYL KETONE
*Isobutyraldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
Isobutyric aldehyde
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
*3-Isocyanatomethyl-3,5,5-trimethylcyclohexyl
isocyanate
ISOPHORONE DIISOCYANATE
ISO- & CYCLO-ALKANES (C10 - C11)
IBC Code - Capitolo 18
1993
ISO- & CYCLO-ALKANES (C12+)
IBC Code - Capitolo 18
1993
Isodecanol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Isodecyl alcohol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Isododecane
DODECANE (ALL ISOMERS)
Isodurene
TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
Isoheptane
HEPTANE (ALL ISOMERS)
Regolamenti RINA 2005
1993
1105
305
1993
1212
305
2393
330
309
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Isononanoic acid
NONANOIC ACID (ALL ISOMERS)
Isononanol
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Isoctanol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
*Isopentane
PENTANE (ALL ISOMERS)
Isopentanol
ISOAMYL ALCOHOL
Isopentene
PENTENE (ALL ISOMERS)
*Isopentyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
*Isopentyl alcohol
ISOAMYL ALCOHOL
ISOPHORONE
IBC Code - Capitolo 18
ISOPHORONEDIAMINE
IBC Code - Capitolo 17
2289
320
ISOPHORONE DIISOCYANATE
IBC Code - Capitolo 17
2290
370
*ISOPRENE
IBC Code - Capitolo 17
1218
310
Isopropanol
ISOPROPYL ALCOHOL
ISOPROPANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
Isopropenylbenzene
alpha-METHYLSTYRENE
*2-Isopropoxyethanol
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
*2-Isopropoxypropane
ISOPROPYL ETHER
*ISOPROPYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
Isopropylacetone
METHYL ISOBUTYL KETONE
*ISOPROPYL ALCOHOL
Rev.
1993
1993
300
320
1993
1220
330
IBC Code - Capitolo 18
1219
305
*ISOPROPYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
1221
320
*Isopropylbenzene
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
Isopropyl carbinol
ISOBUTYL ALCOHOL
* ISOPROPYLCYCLOHEXANE
IBC Code - Capitolo 17
ISOPROPYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
Isopropylideneacetone
MESITYL OXIDE
4-Isopropyltoluene
p-CYMENE
4-Isopropyltoluol
p-CYMENE
Isovaleral
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
*Isovaleraldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
Isovaleric aldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
1993
Isovalerone
DIISOBUTYL KETONE
Kaolin clay slurry
KAOLIN SLURRY
KAOLIN SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
Ketohexamethylene
CYCLOHEXANONE
Ketone propane
ACETONE
Ketopropane
ACETONE
*LACTIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
*LACTONITRILE SOLUTION (80% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
310
1993
1159
330
700
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Lanolin
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S
LARD
IBC Code - Capitolo 18
Lard acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S
LATEX, AMMONIA (1% OR LESS) INHIBITED
IBC Code - Capitolo 18
LATEX: CARBOXYLATED STYRENE-BUTADIENECOPOLYMER
IBC Code - Capitolo 18
725
LATEX: STYRENE-BUTADIENE RUBBER
IBC Code - Capitolo 18
725
*LAURIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Lauryl alcohol
DODECYL ALCOHOL
Lauryl methacrylate
DODECYL METHACRYLATE
Lead alkyils
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
1993
Lead tetraethyl
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
1993
Lead tetramethyl
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
1993
LIGNINSULPHONIC ACID, SODIUM SALT
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Limonene
DIPENTENE
Linseed oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
LIQUID CHEMICAL WASTES
IBC Code - Capitolo 17
1993
LONG CHAIN ALKARYL POLYETHER (C11 - C20)
IBC Code - Capitolo 17
1993
LONG CHAIN ALKARYL SULPHONIC ACID
(C16 - C60)
IBC Code - Capitolo 18
LONG CHAIN ALKYLPHENATE/PHENOL SULPHIDE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 18
1993
LONG CHAIN POLYETHERAMINE IN ALKYL
(C2 - C4) BENZENES
IBC Code - Capitolo 17
1993
LONG CHAIN POLYETHERAMINE IN AROMATIC SOLVENT
IBC Code - Capitolo 17
1993
Lye, potash
POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION
Lye, soda
SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
*MAGNESIUM CHLORIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*MAGNESIUM HYDROXIDE SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
MAGNESIUM LONG CHAIN ALKARYL SULPHO- IBC Code - Capitolo 18
NATE (C11 - C50)
MAGNESIUM LONG CHAIN ALKYL SALICYLATE
(C11+)
IBC Code - Capitolo 17
*MALEIC ANHYDRIDE
IBC Code - Capitolo 17
*dl-p-Metha-1,8-diene
DIPENTENE
MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
MESITYL OXIDE
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
1993
2215
700
375
1229
300
311
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Metaformaldehyde
1,3,5-TRIOXANE
METAM SODIUM SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*METHACRYLIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
alpha-Methacrylic acid
METHACRYLIC ACID
Methacrylic acid, dodecyl ester
DODECYL METHACRYLATE
Methacrylic acid, lauryl ester
DODECYL METHACRYLATE
METHACRYLIC RESIN IN ETHYLENE DICHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
METHACRYLONITRILE
IBC Code - Capitolo 17
*Methanal
FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS)
Methanamide
FORMAMIDE
Methanecarboxylic acid
ACETIC ACID
*Methanoic acid
FORMIC ACID
*Methanol
METHYL ALCOHOL
*3-METHOXY-1-BUTANOL
IBC Code - Capitolo 18
*3-Methoxybutan-1-ol
3-METHOXY-1-BUTANOL
*3-METHOXY BUTYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
*2-Methoxyethanol
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
*2-(2-Methoxyethoxy)ethanol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
*2-[2-(2-Methoxyethoxy)ethoxy]ethanol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
*2-(2-Methoxyethoxy)ethyl acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
*2-Methoxyethyl acetate
ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE
*3-Methoxy-3-methylbutan-1-ol
3-METHYL-3-METHOXY BUTANOL
*3-Methoxy-3-methylbutyl acetate
3-METHYL-3-METHOXY BUTYL ACETATE
*1-Methoxypropan-2-ol
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
*1-(2-Methoxypropoxy)propan-2-ol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
*3-[3-(3-Methoxypropoxy)propoxy]propan-1-ol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Methoxytriglycol
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Methylacetaldehyde
PROPIONALDEHYDE
*METHYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
Methylacetic acid
PROPIONIC ACID
*METHYL ACETOACETATE
IBC Code - Capitolo 18
beta-Methylacrolein
CROTONALDEHYDE
*METHYL ACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*2-Methylacrylic acid
METHACRYLIC ACID
2-Methylacrylic acid, dodecyl ester
DODECYL METHACRYLATE
312
1993
2531
700
1993
3079
215
330
1231
330
1919
330
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
2-Methylacrylic acid, lauryl ester
DODECYL METHACRYLATE
*METHYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1230
306
*METHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
1235
320
1-Methyl-2-aminobenzene
o-TOLUIDINE
2-Methyl-1-aminobenzene
o-TOLUIDINE
METHYLAMYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
1233
330
METHYLAMYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
2053
305
METHYL AMYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
1110
300
*2-Methylaniline
o-TOLUIDINE
o-Methylaniline
o-TOLUIDINE
2-Methylbenzeneamine
o-TOLUIDINE
o-Methylbenzeneamine
o-TOLUIDINE
Methylbenzene
TOLUENE
Methylbenzenediamine
TOLUENEDIAMINE
Methylbenzol
TOLUENE
*2-Methyl-1,3-butadiene
ISOPRENE
3-Methyl-1,3-butadiene
ISOPRENE
*2-Methylbutane
PENTANE (ALL ISOMERS)
*2-Methylbutan-2-ol
tert-AMYL ALCOHOL
*2-Methyl-2-butanol
tert-AMYL ALCOHOL
2-Methyl-4-butanol
ISOAMYL ALCOHOL
*3-Methyl-1-butanol
ISOAMYL ALCOHOL
*3-Methylbutan-1-ol
ISOAMYL ALCOHOL
3-Methylbutan-3-ol
tert-AMYL ALCOHOL
*3-Methylbut-1-ene
PENTENE (ALL ISOMERS)
Methylbutenes
PENTENE (ALL ISOMERS)
METHYLBUTENOL
IBC Code - Capitolo 18
*1-Methylbutyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
2-Methyl-2-butyl alcohol
tert-AMYL ALCOHOL
2-Methyl-4-butyl alcohol
ISOAMYL ALCOHOL
3-Methyl-1-butyl alcohol
ISOAMYL ALCOHOL
3-Methyl-3-butyl alcohol
tert-AMYL ALCOHOL
METHYL tert-BUTYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
METHYL BUTYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
*2-Methyl-3-butyn-2-ol
METHYL BUTYNOL
*2-Methylbut-3-yn-2-ol
METHYL BUTYNOL
METHYL BUTYNOL
IBC Code - Capitolo 18
*3-Methylbutyraldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*METHYL BUTYRATE
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
Rev.
1993
1993
2398
330
1993
1237
330
313
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
2-beta-Methyl “carbitol”
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Methyl “carbitol” acetate
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
1993
Methyl “cellosolve”
ETHYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHERS
1993
Methyl “cellosolve” acetate
ETHYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE
Methylchloroform
1,1,1-TRICHLOROETHANE
*Methyl cyanide
ACETONITRILE
*METHYLCYCLOHEXANE
IBC Code - Capitolo17
Methyl-1,3-cyclopentadiene dimer
METHYLCYCLOPENTADIENE DIMER
METHYLCYCLOPENTADIENE DIMER
IBC Code - Capitolo17
METHYL DIETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo17
Methylenebis(phenylene isocyanate)
DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE
Methylenebis(phenyl isocyanate)
DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE
Methylene chloride
DICHLOROMETHANE
Methylene dichloride
DICHLOROMETHANE
Methylenedi-p-phenylene diisocyanate
DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE
4,4’-Methylenediphenyl isocyanate
DIPHENYLMETHANE DIISOCYANATE
2-METHYL-6-ETHYL ANILINE
IBC Code - Capitolo 17
Methylethylcarbinol
sec-BUTYL ALCOHOL
Methylethylene glycol
PROPYLENE GLYCOL
METHYL ETHYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
1193
300
2-METHYL-5-ETHYL PYRIDINE
IBC Code - Capitolo 17
2300
325
*METHYL FORMATE
IBC Code - Capitolo 17
1243
330
Methyl glycol
PROPYLENE GLYCOL
*5-Methyl-3-heptanone
ETHYL AMYL KETONE
*5-Methylheptan-3-one
ETHYL AMYL KETONE
METHYL HEPTYL KETONE
IBC Code - Capitolo 17
*5-Methylhexan-2-one
METHYL AMYL KETONE
Methylhexylcarbinol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
2-METHYL-2-HYDROXY-3-BUTYNE
IBC Code - Capitolo 17
Methyl isoamyl ketone
METHYL AMYL KETONE
Methyl isobutenyl ketone
MESITYL OXIDE
Methyl isobutylcarbinol
METHYLAMYL ALCOHOL
Methyl isobutylcarbinol acetate
METHYLAMYL ACETATE
METHYL ISOBUTYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
*2-Methyllactonitrile
ACETONE CYANOHYDRIN
*METHYL METHACRYLATE
IBC Code - Capitolo 17
*Methyl methanoate
METHYL FORMATE
3-METHYL-3-METHOXYBUTANOL
IBC Code - Capitolo 18
314
2296
310
1993
335
1993
1245
300
1247
330
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
3-METHIL-3-METHOXYBUTYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
METHYL NAPHTHALENE (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
(o- and p-)Methylnitrobenzene
(o and p)NITROTOLUENE
*8-Methylnonan-1-ol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Methylolpropane
n-BUTYL ALCOHOL
*2-Methylpentane
HEXANE (ALL ISOMERS)
*2-Methylpentane-2,4-diol
HEXYLENE GLYCOL
*2-Methyl-2,4-pentanediol
HEXYLENE GLYCOL
Methylpentan-2-ol
METHYLAMYL ALCOHOL
4-Methylpentanol-2
METHYLAMYL ALCOHOL
4-Methylpentan-2-ol
METHYLAMYL ALCOHOL
4-Methyl-2-pentanol acetate
METHYLAMYL ACETATE
*4-Methylpentan-2-one
METHYL ISOBUTYL KETONE
*4-Methyl-2-pentanone
METHYL ISOBUTYL KETONE
2-Methylpentene
HEXENE (ALL ISOMERS)
*2-Methylpent-1-ene
HEXENE (ALL ISOMERS)
*2-Methyl-1-pentene
HEXENE (ALL ISOMERS)
*4-Methyl-1-pentene
HEXENE (ALL ISOMERS)
*4-Methylpent-3-en-2-one
MESITYL OXIDE
*4-Methyl-3-penten-2-one
MESITYL OXIDE
*Methylpentyl acetates
METHYLAMYL ACETATE
*Methyl pentyl ketone
METHYL AMYL KETONE
Methylphenylenediamine
TOLUENEDIAMINE
Methylphenylene diisocyanate
TOLUENE DIISOCYANATE
2-Methyl-2-phenylpropane
BUTYLBENZENES (ALL ISOMERS)
Methyl phosphite
TRIMETHYL PHOSPHITE
*2-Methylpropanal
BUTYRALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*2-Methylpropan-1-ol
ISOBUTYL ALCOHOL
*2-Methyl-1-propanol
ISOBUTYL ALCOHOL
*2-Methyl-2-propanol
tert-BUTYL ALCOHOL
*2-Methylpropan-2-ol
tert-BUTYL ALCOHOL
*2-Methylpropenoic acid
METHACRYLIC ACID
*2-Methylpropyl acrylate
BUTYL ACRYLATE (ALL ISOMERS)
2-Methyl-1-propyl alcohol
ISOBUTYL ALCOHOL
2-Methyl-2-propyl alcohol
tert-BUTYL ALCOHOL
Methylpropylbenzene
p-CYMENE
Methylpropylcarbinol
sec-AMYL ALCOHOL
1-Methyl-1-propylethylene
HEXENE (ALL ISOMERS)
METHYL PROPYL KETONE
IBC Code - Capitolo 18
Regolamenti RINA 2005
N.
ONU
MFAG
310
Rev.
1993
1993
1993
1993
1993
1249
300
1993
315
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
*2-METHYLPYRIDINE
IBC Code - Capitolo 17
2313
325
*3-METHYLPYRIDINE
IBC Code - Capitolo 17
2313
325
*4-METHYLPYRIDINE
IBC Code - Capitolo 17
2313
325
alpha-Methylpyridine
2-METHYLPYRIDINE
N-Methylpyrrolidinone
N-METHYL-2-PYRROLIDONE
*1-Methylpyrrolidin-2-one
N-METHYL-2-PYRROLIDONE
N-METHYL-2-PYRROLIDONE
IBC Code - Capitolo 18
*1-Methyl-2-pyrrolidone
N-METHYL-2-PYRROLIDONE
*METHYL SALICYLATE
IBC Code - Capitolo 17
Methylstyrene
VINYLTOLUENE
*alpha-METHYLSTYRENE
IBC Code - Capitolo 17
Middle oil
CARBOLIC OIL
Milk acid
LACTIC ACID
Mineral jelly
PETROLATUM
Mineral wax
PETROLATUM
Mixed acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND
DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN
Mixed general acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND
DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN
Mixed hard acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND
DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN
Mixed soft acid oil
ANIMAL AND FISH ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S OR VEGETABLE ACID OILS AND
DISTILLATES, N.O.S. DEPENDING ON SUBSTANCE ORIGIN
MOLASSES
IBC Code - Capitolo 18
Monochlorobenzene
CHLOROBENZENE
Monochlorobenzol
CHLOROBENZENE
Monoethanolamine
ETHANOLAMINE
Monethylamine
ETHYLAMINE
Monethylamine solutions, 42% or less
ETHYLAMINE SOLUTIONS (42% OR LESS)
Monopropylamine
n-PROPYLAMINE
*MORPHOLINE
1993
325
2303
310
IBC Code - Capitolo 17
2054
322
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
IBC Code - Capitolo 17
1649
111
Muriatic acid
HYDROCHLORIC ACID
MYRCENE
IBC Code - Capitolo 18
Naphtha, coal tar
COAL TAR NAPHTHA SOLVENT
316
Rev.
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
*NAPHTHALENE (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
NAPHTHALENE SULPHONIC ACID/FORMALDEHYDE COPOLYMER, SODIUM SALT SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Naphtha safety solvent
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
NAPHTHENIC ACIDS
IBC Code - Capitolo 17
Neatsfoot oil
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S
NEODECANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Neodecanoic acid vinyl ester
VINYL NEODECANOATE
Neopentanoic acid
TRIMETHYLACETIC ACID
NITRATING ACID (MIXTURE OF SULPHURIC
AND NITRIC ACIDS)
IBC Code - Capitolo 17
*Nitric acid fuming
NITRIC ACID (70% AND OVER)
*NITRIC ACID (70% AND OVER)
N.
ONU
2304
MFAG
Rev.
314
700
1796
700
IBC Code - Capitolo 17
2031
610
Nitric acid red fuming
NITRIC ACID (70% AND OVER)
2032
700
NITRIC ACID (LESS THAN 70%)
IBC Code - Capitolo 17
2031
700
NITRILOTRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*2,2’,2”-Nitrilotriethanol
TRIETHANOLAMINE
*1,1’,1”-Nitrilotri-2-propanol
TRIISOPROPANOLAMINE
*1,1’,1”-Nitrilotripropan-2-ol
TRIISOPROPANOLAMINE
* NITROBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
1662
335
o-Nitrochlorobenzene
o-CHLORONITROBENZENE
*o-NITROPHENOL (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
1663
710
*2-Nitrophenol (molten)
o-NITROPHENOL (MOLTEN)
*1- or 2-NITROPROPANE
IBC Code - Capitolo 17
2608
335
NITROPROPANE (60%)/NITROETHANE (40%)
MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
*o- or p-NITROTOLUENES
IBC Code - Capitolo 17
1664
335
*NONANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
1920
310
n-Nonane
NONANE (ALL ISOMERS)
*NONANOIC ACID (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 18
1993
*Nonanols
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
1993
*Nonan-2-one
METHYL HEPTYL KETONE
*NONENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
NON-NOXIUOS LIQUID, N.O.S. (18) (TRADE
NAME...,CONTAINS...) APPENDIX III
IBC Code - Capitolo 18
*NONYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Nonylcarbinol
DECYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
Nonylene
NONENE (ALL ISOMERS)
Nonyl hydride
NONANE (ALL ISOMERS)
Regolamenti RINA 2005
335
1993
1993
1993
305
1993
317
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
*NONYL METHACRYLATE MONOMER
IBC Code - Capitolo 18
NONYLPHENOL
IBC Code - Capitolo 17
NONYL PHENOL POLY (4-12) ETHOXYLATES
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (1) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 1, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (2) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 1, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (3) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (4) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (5) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (6) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B, M.P. 15°C+
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (7) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (8) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 2, CAT. B, M.P. 15°C+
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (9) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (10) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. A
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (11) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, N.F., (12) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B, M.P. 15+
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (13) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B
IBC Code - Capitolo 17
N.
ONU
MFAG
Rev.
710
NOXIOUS LIQUID, F., (14) N.O.S. (TRADE
IBC Code - Capitolo 17
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. B, M.P. 15 °C+
NOXIOUS LIQUID, N.F., (15) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. C
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, F., (16) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...) S.T. 3, CAT. C
IBC Code - Capitolo 17
NOXIOUS LIQUID, (17) N.O.S. (TRADE
NAME...,CONTAINS...), CAT. D
IBC Code - Capitolo 18
Nutmeg butter
VEGETABLE OILS N.O.S.
*1-Octadecanol
ALCOHOLS (C13+)
*Octadecan-1-ol
ALCOHOLS (C13+)
*cis-9-Octadecenoic acid
OLEIC ACID
1993
*(Z)-Octadec-9-enoic acid
OLEIC ACID
1993
*Octanal
OCTYL ALDEHYDES
*OCTANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 18
*Octan-1-ol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
318
1262
310
1993
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
*OCTANOL (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
* OCTENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Octoic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
*Octyl acetate
n-OCTYL ACETATE
n-OCTYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*Octyl acrylate
2-ETHYLHEXYL ACRYLATE
*Octyl alcohol
OCTANOL (ALL ISOMERS)
*OCTYL ALDEHYDES
IBC Code - Capitolo 17
Octylcarbynol
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
OCTYL DECYL ADIPATE
IBC Code - Capitolo 18
Octyl decyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
Octylic acid
OCTANOIC ACID (ALL ISOMERS)
*Octyl nitrate
ALKYL (C7-C9) NITRATES
1993
*Octyl nitrates (all isomers)
ALKYL (C7-C9) NITRATES
1993
Octyl phthalate
DIALKYL (C7-C13) PHTHALATES
Oil of mirbane
NITROBENZENE
Oil of vitriol
SULPHURIC ACID
Oiticica oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
OLEFIN/ALKYL ESTER COPOLYMER (MOLECULAR MASS 2000+)
IBC Code - Capitolo 18
OLEFIN MIXTURES (C5 - C7)
IBC Code - Capitolo 17
OLEFIN MIXTURES (C5 - C15)
IBC Code - Capitolo 17
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 18
alpha-OLEFINS (C6 - C18) MIXTURES
IBC Code - Capitolo 17
OLEIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
OLEUM
IBC Code - Capitolo 17
OLEYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
Olive oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
*Orthophosphoric acid
PHOSPHORIC ACID
*1,4-Oxazinane
MORPHOLINE
2,2’-Oxybispropane
ISOPROPYL ETHER
*2,2’-Oxydiethanol
DIETHYLENE GLYCOL
*1,1’-Oxydipropan-2-ol
DIPROPYLENE GLYCOL
Oxymethylene
FORMALDEHYDE SOLUTIONS (45% OR LESS)
PALM KERNEL ACID OIL
IBC Code - Capitolo 17
Palm nut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Palm oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Palm oil fatty acid
PALM KERNEL ACID OIL
PALM OIL FATTY ACID METHYL ESTER
IBC Code - Capitolo 18
Regolamenti RINA 2005
305
Rev.
1993
1993
1191
300
1993
1993
1993
1831
700
1993
1993
319
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Palm oil methyl ester
PALM OIL FATTY ACID METHYL ESTER
PALM STEARIN
IBC Code - Capitolo 18
Paraffin
PARAFFIN WAX
n-Paraffins (C10 - C20)
n-ALKANES (C10+)
Paraffin scale
PARAFFIN WAX
PARAFFIN WAX
IBC Code - Capitolo 18
PARALDEHYDE
IBC Code - Capitolo 17
Peanut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Pear oil
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
Peel oil (oranges and lemons)
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Pelargonic acid
NONANOIC ACID (ALL ISOMERS)
Pelargonic alcohol
NONYL ALCOHOL (ALL ISOMERS)
*PENTACHLOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
Pentadecanol
ALCOHOLS (C13+)
1993
*1-Pentadecene
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
1993
*Pentadec-1-ene
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
1993
*Penta-1,3-diene
1,3-PENTADIENE
*1,3-PENTADIENE
IBC Code - Capitolo 17
Pentaethylene glycol
POLYETHYLENE GLYCOL
PENTAETHYLENEHEXAMINE
IBC Code - Capitolo 18
Pentalin
PENTACHLOROETHANE
Pentamethylene
CYCLOPENTANE
*Pentanal
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*Pentane
PENTANE (ALL ISOMERS)
n-Pentane
PENTANE (ALL ISOMERS)
*PENTANE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Pentanedial solutions, 50% or less
GLUTARALDEHYDE SOLUTIONS (50% OR LESS)
*PENTANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 18
n-Pentanol
n-AMYL ALCOHOL
*Pentan-1-ol
n-AMYL ALCOHOL
*1-Pentanol
n-AMYL ALCOHOL
*Pentan-2-ol
sec-AMYL ALCOHOL
1993
*2-Pentanol
sec-AMYL ALCOHOL
1993
*Pentan-3-ol
sec-AMYL ALCOHOL
1993
*3-Pentanol
sec-AMYL ALCOHOL
1993
sec-Pentanol
sec-AMYL ALCOHOL
tert-Pentanol
tert-AMYL ALCOHOL
1-Pentanol acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
n-Pentene
PENTENE (ALL ISOMERS)
1993
320
1993
1264
300
1993
1669
340
310
1993
1265
310
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Pentenes
PENTENE (ALL ISOMERS)
*PENTENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
*Pent-1-ene
PENTENE (ALL ISOMERS)
*Pentyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
sec-Pentyl acetate
AMYL ACETATE (ALL ISOMERS)
1993
*Pentyl alcohol
n-AMYL ALCOHOL
sec-Pentyl alcohol
sec-AMYL ALCOHOL
*tert-Pentyl alcohol
tert-AMYL ALCOHOL
n-PENTYL PROPIONATE
IBC Code - Capitolo 17
*PERCHLOROETHYLENE
IBC Code - Capitolo 17
*Perchloromethane
CARBON TETRACHLORIDE
*Perhydroazepine
HEXAMETHYLENEIMINE
Perilla oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
PETROLATUM
IBC Code - Capitolo 18
Petroleum jelly
PETROLATUM
Phene
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
*PHENOL
IBC Code - Capitolo 17
*2-Phenoxyethanol
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
Phenylamine
ANILINE
*1-Phenylbutane
BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
*2-Phenylbutane
BUTYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
Phenylcarbinol
BENZYL ALCOHOL
Phenyl “cellosolve”
ETHYLENE GLYCOL PHENYL ETHER
*Phenyl chloride
CHLOROBENZENE
*1-Phenyldecane
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
*Phenyldodecane
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
*1-Phenylethane
ETHYLBENZENE
Phenyl ether
DIPHENYL ETHER
Phenylethylene
STYRENE MONOMER
Phenyl hydride
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
Phenylic acid
PHENOL
Phenylmethane
TOLUENE
Phenylmethanol
BENZYL ALCOHOL
Phenylmethyl acetate
BENZYL ACETATE
*1-Phenylpropane
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
*2-Phenylpropane
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
1993
*1-Phenyltetradecane
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
*1-Phenyltridecane
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
Regolamenti RINA 2005
1993
1897
340
2312
710
321
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
*1-Phenylundecane
ALKYL (C9+) BENZENES
1-PHENYL-1-XYLYLETHANE
IBC Code - Capitolo 17
*PHOSPHORIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*PHOSPHORUS, YELLOW OR WHITE
IBC Code - Capitolo 17
*PHTHALIC ANHYDRIDE (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
2-Picoline
2-METHYLPYRIDINE
alpha-Picoline
2-METHYLPYRIDINE
3-Picoline
3-METHYLPYRIDINE
beta-Picoline
3-METHYLPYRIDINE
4-Picoline
4-METHYLPYRIDINE
gamma-Picoline
4-METHYLPYRIDINE
Pilchard oil
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S.
Pimelic ketone
CYCLOHEXANONE
alpha-PINENE
IBC Code - Capitolo 17
beta-PINENE
IBC Code - Capitolo 17
PINE OIL
IBC Code - Capitolo 17
*2-Piperazin-1-ylethylamine
N-AMINOETHYLPIPERAZINE
Piperylene
1,3-PENTADIENE
*Pivalic acid
TRIMETHYLACETIC ACID
*POLYALKYL (C18 - C22) ACRYLATE IN XYLENE
IBC Code - Capitolo 17
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1 - C6) ETHER
IBC Code - Capitolo 18
Poly(2-8)alkylene (C2 - C3) glycols/Polyalkylene
(C2 - C10) glycol monoalkyl (C1 - C4) ethers and
their borate esters
BRAKE FLUID BASE MIX
POLYALKYLENE OXIDE POLYOL
IBC Code - Capitolo 17
POLYALUMINIUM CHLORIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*POLYBUTENE
IBC Code - Capitolo 18
POLY (2+) CYCLIC AROMATICS
IBC Code - Capitolo 17
POLYETHER (MOLECULAR MASS 2000+)
IBC Code - Capitolo 18
POLYETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
POLYETHYLENE GLYCOL DIMETHYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
*Polyethyleneimines
POLYETHYLENE POLYAMINES
POLYETHYLENE POLYAMINES
IBC Code - Capitolo 17
POLYFERRIC SULPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
POLYGLYCERIN, SODIUM SALT SOLUTION
(CONTAINING LESS THAN 3% SODIUM
HYDROXIDE)
IBC Code - Capitolo 18
POLYGLYCEROL
IBC Code - Capitolo 18
322
N.
ONU
MFAG
Rev.
1993
1805
700
200
2214
700
2368
313
1993
313
1993
1272
1993
1993
1993
1993
320
1993
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Poly(iminoethylene)s
POLYETHYLENE POLYAMINES
*Polyisobutylene
POLY (4+) ISOBUTYLENE
POLY (4+) ISOBUTYLENE
IBC Code - Capitolo 18
POLYMETHYLENE POLYPHENYL ISOCYANATE
IBC Code - Capitolo 17
POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE (C28+)
IBC Code - Capitolo 18
POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE BORATE
(C28 - C250)
IBC Code - Capitolo 18
POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE/MOLYBDENUM OXYSULFIDE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFIN AMIDE ALKENEAMINE POLYOL
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFINAMINE IN ALKYL (C2-C4) BENZENES
IBC Code - Capitolo 17
1993
POLYOLEFINAMINE IN AROMATIC SOLVENT
IBC Code - Capitolo 17
1993
POLYOLEFIN ANHYDRIDE
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFIN ESTER (C28 - C250)
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFIN (MOLECULAR MASS 300+)
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFIN PHENOLIC AMINE (C28 - C250)
IBC Code - Capitolo 18
1993
POLYOLEFIN PHOSPHOROSULPHIDE - BARIUM
DERIVATIVE (C28 - C250)
IBC Code - Capitolo 17
1993
POLY (20) OXYETHYLENE SORBITAN MONOOLEATE
IBC Code - Capitolo 18
1993
*Polypropylene
POLY (5+) PROPYLENE
1993
Polyphenyl-polymethylene isocyanate
POLYMETHYLENE POLYPHENYL ISOCYANATE
POLY (5+) PROPYLENE
IBC Code - Capitolo 18
POLYPROPYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
POLYSILOXANE
IBC Code - Capitolo 18
Poppy oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
1993
Potassium chloride drilling brine
POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR
MORE)
1993
*POTASSIUM CHLORIDE SOLUTION (10% OR
MORE)
IBC Code - Capitolo 17
1993
*POTASSIUM HYDROXIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*POTASSIUM OLEATE
IBC Code - Capitolo 17
*Propanal
PROPIONALDEHYDE
*Propane-1,2-diol
PROPYLENE GLYCOL
*1,2-Propanediol
PROPYLENE GLYCOL
*Propanenitrile
PROPIONITRILE
*1,2,3-Propanetriol
GLYCERINE
1993
*Propanoic acid
PROPIONIC ACID
1993
Propanol
n-PROPYL ALCOHOL
*Propan-1-ol
n-PROPYL ALCOHOL
*1-Propanol
n-PROPYL ALCOHOL
Regolamenti RINA 2005
1993
370
1814
705
1993
323
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
n-Propanol
n-PROPYL ALCOHOL
*Propan-2-ol
ISOPROPYL ALCOHOL
*2-Propanol
ISOPROPYL ALCOHOL
n-PROPANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*Propan-2-one
ACETONE
*2-Propanone
ACETONE
*Propenamide solution, 50% or less
ACRYLAMIDE SOLUTION (50% OR LESS)
Propenenitrile
ACRYLONITRILE
Propene oxide
PROPYLENE OXIDE
*Propenoic acid
ACRYLIC ACID
1-Propenol-3
ALLYL ALCOHOL
*Prop-2-en-1-ol
ALLYL ALCOHOL
*2-Propen-1-ol
ALLYL ALCOHOL
Propenyl alcohol
ALLYL ALCOHOL
beta-PROPIOLACTONE
IBC Code - Capitolo 17
*PROPIONALDEHYDE
IBC Code - Capitolo 17
1275
300
*PROPIONIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
1848
700
Propionic aldehyde
PROPIONALDEHYDE
*PROPIONIC ANHYDRIDE
IBC Code - Capitolo 17
2496
700
*PROPIONITRILE
IBC Code - Capitolo 17
2404
215
beta-Propionolactone
beta-PROPIOLACTONE
*Propionitrile
PROPIONITRILE
*Propyl acetate
n-PROPYL ACETATE
n-PROPYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
1276
330
Propylacetone
METHYL BUTYL KETONE
*Propyl alcohol
n-PROPYL ALCOHOL
2-Propyl alcohol
ISOPROPYL ALCOHOL
n-PROPYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 18
1274
305
sec-Propyl alcohol
ISOPROPYL ALCOHOL
Propyl aldehyde
PROPIONALDEHYDE
*Propylamine
n-PROPYLAMINE
n-PROPYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
1277
320
n-Propylbenzene
PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
*PROPYLBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Propylcarbinol
n-BUTYL ALCOHOL
n-PROPYL CHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
Propylene aldehyde
CROTONALDEHYDE
PROPYLENE-BUTYLENE COPOLYMER
IBC Code - Capitolo 18
Propylene chloride
1,2-DICHLOROPROPANE
324
Rev.
320
1993
330
1993
310
1278
1993
340
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*Propylene dichloride
1,2-DICHLOROPROPANE
PROPYLENE DIMER
IBC Code - Capitolo 17
*PROPYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
1,2-Propylene glycol
PROPYLENE GLYCOL
Propylene glycol n-butyl ether
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
1993
Propylene glycol ethyl ether
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
1993
Propylene glycol methyl ether
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
1993
PROPYLENE GLYCOL METHYL ETHER ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
1993
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
IBC Code - Capitolo 18
Propylene glycol propyl ether
PROPYLENE GLYCOL MONOALKYL ETHER
PROPYLENE OXIDE
IBC Code - Capitolo 17
1280
365
PROPYLENE TETRAMER
IBC Code - Capitolo 17
2850
310
PROPYLENE TRIMER
IBC Code - Capitolo 17
2057
310
Propylethylene
PENTENE (ALL ISOMERS)
N-Propyl-1-propanamine
DI-n-PROPYLAMINE
Pseudobutylene glycol
BUTYLENE GLYCOL
Pseudocumene
TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
*PYRIDINE
IBC Code - Capitolo 17
1282
325
Pyrolysis gasoline, containing 10% or more benzene
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
Pyrolysis gasoline (steam-cracked naphtha)
BENZENE AND MIXTURES HAVING 10% BENZENE OR MORE
Pyromucic aldehyde
FURFURAL
Raisin seed oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Rape seed acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Rape seed oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Rice bran oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
ROSIN
IBC Code - Capitolo 17
Rosin fumaric adduct in water dispersion
FUMARIC ADDUCT OF ROSIN, WATER DISPERSION
ROSIN SOAP (DISPROPORTIONATED) SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
Rubbing alcohol
ISOPROPYL ALCOHOL
Safety solvent
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
Safflower acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Safflower oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Salad oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Saturated fatty acid (C13 and above)
FATTY ACIDS (SATURATED C13+)
Sesame oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Sludge acid
SULPHURIC ACID, SPENT
Regolamenti RINA 2005
308
1993
325
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
*SODIUM ACETATE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 18
Sodium alkylbenzene sulphonate
ALKYLBENZENESULPHONIC ACID, SODIUM
SALT SOLUTION
SODIUM ALKYL (C14 - C17) SULPHONATES 6065% SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
SODIUM ALUMINATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
SODIUM ALUMINOSILICATE SLURRY
IBC Code - Capitolo 18
*SODIUM BENZOATE
IBC Code - Capitolo 18
*Sodium 1,3-benzothiazole-2-thiolate solution
MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT
SOLUTION
Sodium 1,3-benzothiazol-2yl-sulphide solution
MERCAPTOBENZOTHIAZOL, SODIUM SALT
SOLUTION
Sodium bichromate
SODIUM DICHROMATE SOLUTION (70% OR
LESS)
SODIUM BOROHYDRIDE (15% OR
LESS)/SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*SODIUM CARBONATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*SODIUM CHLORATE SOLUTION (50% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Sodium cresylate
CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION
*SODIUM DICHROMATE SOLUTION (70% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*di/Sodium 1,4-dihydroanthracene 9,10-diyl dioxide
1,4-DIHYDRO-9,10-DIHYDROXY- ANTHRACENE, DISODIUM SALT SOLUTION
*Sodium glycinate solution
GLYCINE, SODIUM SALT SOLUTION
Sodium hydrate
SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
SODIUM HYDROGEN SULPHIDE (6% OR
LESS)/SODIUM CARBONATE (3% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*SODIUM HYDROGEN SULPHITE SOLUTION
(45% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
2693
635
*SODIUM HYDROSULPHIDE SOLUTION (45%
OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
2949
225
SODIUM HYDROSULPHIDE/AMMONIUM SULPHIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
*SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
1824
705
*SODIUM HYPOCHLORITE SOLUTION (15%
OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
1791
741
Sodium lignosulphonate
LIGNINSULPHONIC ACID, SODIUM SALT
SOLUTION
*Sodium methyldithiocarbamate solution
METAM SODIUM SOLUTION
*SODIUM NITRITE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
SODIUM PETROLEUM SULFONATE
IBC Code - Capitolo 17
SODIUM POLY (4+) ACRYLATE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 18
*SODIUM SILICATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
326
Rev.
1993
1819
705
1993
705
1993
2428
745
155
1993
1993
235
1993
1993
1993
1997
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
*SODIUM SULPHATE SOLUTIONS
IBC Code - Capitolo 18
*SODIUM SULPHIDE SOLUTION (15% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
*SODIUM SULPHITE SOLUTION (25% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Sodium sulphydrate
SODIUM HYDROSULPHIDE SOLUTION (45%
OR LESS)
Sodium tartrates and mono-/di-succinate solution
SODIUM TARTRATES/SODIUM SUCCINATES
SOLUTION
1993
*SODIUM TARTRATES/SODIUM SUCCINATES
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
1993
*Sodium tetrahydroborate (15% or less)/sodium
hydroxide solution
SODIUM BOROHYDRIDE (15% OR
LESS)/SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
*SODIUM THIOCYANATE SOLUTION (56% OR
LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Sodium tolyl oxides
CRESYLIC ACID, SODIUM SALT SOLUTION
1993
SORBITOL SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
1993
Soya acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Soya bean oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Sperm oil
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S.
Spirits of wine
ETHYL ALCOHOL
Stoddard solvent
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
*STYRENE MONOMER
IBC Code - Capitolo 17
Suberane
CYCLOHEPTANE
SULPHOHYDROCARBON (C3 - C88)
IBC Code - Capitolo 18
SULPHO HYDROCARBON LONG CHAIN (C18+)
ALKYLAMINE MIXTURE
IBC Code - Capitolo 17
SULPHOLANE
IBC Code - Capitolo 18
*SULPHURIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*Sulphuric acid, fuming
OLEUM
*SULPHURIC ACID, SPENT
IBC Code - Capitolo 17
Sulphuric chlorohydrin
CHLOROSULPHONIC ACID
Sulphuric ether
DIETHYL ETHER
*SULPHUR (MOLTEN)
IBC Code - Capitolo 17
Sunflower oil
VEGETABLE OILS, N.O.S.
Sunflower seed acid oil
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES,
N.O.S.
Sweet-birch oil
METHYL SALICYILATE
Talleol
TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED)
TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED)
IBC Code - Capitolo 17
TALL OIL FATTY ACID, BARIUM SALT
IBC Code - Capitolo 17
TALL OIL FATTY ACID (RESIN ACIDS LESS THAN
20%)
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
225
1993
1993
2055
310
1993
635
1830
700
1832
700
2448
635
700
1993
327
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
TALL OIL SOAP (DISPROPORTIONATED) SOLUTION
IBC Code - Capitolo 17
Tallol
TALL OIL (CRUDE AND DISTILLED)
TALLOW
IBC Code - Capitolo 18
TALLOW FATTY ACID
IBC Code - Capitolo 18
Tar acids
CRESOLS (ALL ISOMERS)
Tar camphor
NAPHTHALENE (MOLTEN)
*3,6,9,12-Tetraazatetradecane-1,14-diamine
PENTAETHYLENEHEXAMINE
*1,3,5,7-Tetraazatricyclo[3.3.1.13,7]-decane
HEXAMETHYLENEDIAMINE SOLUTION
TETRACHLOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
*Tetrachloroethylene
PERCHLOROETHYLENE
*Tetrachloromethane
CARBON TETRACHLORIDE
*Tetradecan-1-ol
ALCOHOLS (C13+)
1993
*1-Tetradecanol
ALCOHOLS (C13+)
1993
Tetradecene
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
1993
Tetradecylbenzene
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
TETRAETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
TETRAETHYLENEPENTAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*Tetraethyllead
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
*TETRAHYDROFURAN
IBC Code - Capitolo 17
*3a,4,7,7a-Tetrahydro-4,7-methanoindene
DICYCLOPENTADIENE
TETRAHYDRONAPHTHALENE
IBC Code - Capitolo 17
*1,2,3,4-Tetrahydronaphthalene
TETRAHYDRONAPHTHALENE
Tetrahydro-1,4-oxazine
MORPHOLINE
Tetrahydrothiophene-1-dioxide
SULPHOLANE
*Tetrahydrothiophene-1,1-dioxide
SULPHOLANE
Tetralin
TETRAHYDRONAPHTHALENE
*1,2,3,5-Tetramethylbenzene
TETRAMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
*TETRAMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Tetramethylene cyanide
ADIPONITRILE
*Tetramethylene dicyanide
ADIPONITRILE
Tetramethylene glycol
BUTYLENE GLYCOL
Tetramethylene oxide
TETRAHYDROFURAN
Tetramethylene sulphone
SULPHOLANE
*Tetramethyllead
MOTOR FUEL ANTI-KNOCK COMPOUNDS
(CONTAINING LEAD ALKYLS)
Tetrapropylbenzene
ALKYL (C9+) BENZENES
*Tiophan sulphone
SULPHOLANE
*TOLUENE
IBC Code - Capitolo 17
328
1702
2320
340
320
1993
2056
330
310
1993
1993
1294
310
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
TOLUENEDIAMINE
IBC Code - Capitolo 17
1709
335
TOLUENE DIISOCYANATE
IBC Code - Capitolo 17
2078
370
*2-Toluidine
o-TOLUIDINE
*o-TOLUIDINE
IBC Code - Capitolo 17
1708
335
Toluol
TOLUENE
o-Tolylamine
o-TOLUIDINE
(m-,o- and p-)Tolyl chlorides
(m-, o- and p-)CHLOROTOLUENES
Tolylenediisocyanate
TOLUENE DIISOCYANATE
Toxilic anhydride
MALEIC ANHYDRIDE
Triacetin
GLOXAL SOLUTION (40% OR LESS)
*3,6,9-Triazaundecamethylenediamine
TETRAETHYLENEPENTAMINE
*TRIBUTYL PHOSPHATE
IBC Code - Capitolo 17
*1,2,4-TRICHLOROBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
2321
340
*1,1,1-TRICHLOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
2831
340
*1,1,2-TRICHLOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
beta-Trichloroethane
1,1,2-TRICHLOROETHANE
*TRICHLOROETHYLENE
IBC Code - Capitolo 17
*Trichloromethane
CHLOROFORM
*1,2,3-TRICHLOROPROPANE
IBC Code - Capitolo 17
*1,1,3-TRICHLORO-1,2,2-TRIFLUOROETHANE
IBC Code - Capitolo 17
TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING LESS
THAN 1% ortho-ISOMER)
IBC Code - Capitolo 17
TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING 1% OR
MORE ortho-ISOMER)
IBC Code - Capitolo 17
*TRIDECANE
IBC Code - Capitolo 18
*TRIDECANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
Tridecanol
ALCOHOLS (C13+)
Tridecene
OLEFINS (C13+, ALL ISOMERS)
1993
Tridecoic acid
TRIDECANOIC ACID
1993
*TRIDECYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 18
*Tridecyl alcohol
ALCOHOLS (C13+)
*Tridecylbenzene
ALKYL (C9+) BENZENES
1993
Tridecyl acid
FATTY ACIDS (SATURATED C13+)
1993
TRIETHANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*TRIETHYLAMINE
IBC Code - Capitolo 17
TRIETHYLBENZENE
IBC Code - Capitolo 17
310
TRIETHYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
308
Triethylene glycol butyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Triethylene glycol monobutyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Regolamenti RINA 2005
330
340
1710
340
340
355
2574
355
1993
320
1296
320
329
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
N.
ONU
MFAG
Rev.
Triethylene glycol ethyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
Triethylene glycol methyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
1993
TRIETHYLENETETRAMINE
IBC Code - Capitolo 17
*TRIETHYL PHOSPHATE
IBC Code - Capitolo 18
*TRIETHYL PHOSPHITE
IBC Code - Capitolo 17
Triformol
1,3,5-TRIOXANE
Tri(2-hydroxyethyl)amine
TRIETHANOLAMINE
Trihydroxypropane
GLYCERINE
TRIISOPROPANOLAMINE
IBC Code - Capitolo 18
TRIISOPROPYLATED PHENYL PHOSPHATES
IBC Code - Capitolo 17
Trimethoxyphosphine
TRIMETHYL PHOSPHITE
TRIMETHYLACETIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*TRIMETHYLAMINE SOLUTION (30% OR LESS)
IBC Code - Capitolo 17
Trimethylaminomethane
BUTYLAMINE (ALL ISOMERS)
*1,2,4-Trimethylbenzene
TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
*TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
uns-Trimethylbenzene
TRIMETHYLBENZENE (ALL ISOMERS)
Trimethylcarbinol
tert-BUTYL ALCOHOL
*3,5,5-Trimethylcyclohex-2-en-1-one
ISOPHORONE
Trimethylene chloride
1,3-DICHLOROPROPANE
*3,3’-Trimethylenedioxydipropan-1-ol
TRIPROPYLENE GLYCOL
*TRIMETHYLHEXAMETHYLENEDIAMINE (2,2,4AND 2,4,4-ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
2327
320
*TRIMETHYLHEXAMETHYLENE DIISOCYANATE
(2,2,4- AND 2,4,4-ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
2328
370
TRIMETHYLOLPROPANE POLYETHOXYLATE
IBC Code - Capitolo 18
2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL-1-ISOBUTYRATE
IBC Code - Capitolo 17
2,2,4-TRIMETHYL-1,3-PENTANEDIOL DIISOBUTYRATE
IBC Code - Capitolo 18
2,4,4-Trimethylpentene-1
DIISOBUTYLENE
*2,4,4-Trimethylpent-1-ene
DIISOBUTYLENE
2,4,4-Trimethylpentene-2
DIISOBUTYLENE
*2,4,4-Trimethylpent-2-ene
DIISOBUTYLENE
*TRIMETHYL PHOSPHITE
IBC Code - Capitolo 17
*2,4,6-Trimethyl-1,3,5-trioxane
PARALDEHYDE
*1,3,5-TRIOXANE
IBC Code - Capitolo 17
1993
sym-Trioxane
1,3,5-TRIOXANE
1993
Trioxin
1,3,5-TRIOXANE
1993
Tripropylene
PROPYLENE TRIMER
330
2259
320
2323
320
1993
1993
320
1993
700
1297
320
1993
1993
310
1993
1993
1993
1993
2329
330
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
TRIPROPYLENE GLYCOL
IBC Code - Capitolo 18
Tripropylene glycol methyl ether
POLY (2-8) ALKYLENE GLYCOL MONOALKYL
(C1-C6) ETHER
Tris(dimethylphenyl) phosphate
TRIXYLYL PHOSPHATE
Tris(hydroxymethyl)aminomethane
*2-AMINO-2-HYDROXYMETHYL-1,3-PROPANEDIOL SOLUTION (40% OR LESS)
Tris(2-hydroxypropyl)amine
TRIISOPROPANOLAMINE
Tris(2-hydroxy-1-propyl)amine
TRIISOPROPANOLAMINE
*Trisodium nitrilotriacetate solution
NITRILOTRIACETIC ACID, TRISODIUM SALT
SOLUTION
*Tritolyl phosphate containing 1% or more orthoisomer
TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING 1% OR
MORE ortho-ISOMER)
N.
ONU
MFAG
Rev.
308
1993
*Tritolyl phosphate containing less than 1% ortho- TRICRESYL PHOSPHATE (CONTAINING LESS
isomer
THAN 1% ortho-ISOMER)
Trixylenyl phosphate
TRIXYLYL PHOSPHATE
TRIXYLYL PHOSPHATE
IBC Code - Capitolo 17
Tucum oil
VEGETABLE OILS, N.O.S
Tung oil
VEGETABLE OILS, N.O.S
TURPENTINE
IBC Code - Capitolo 17
Turpentine oil
TURPENTINE
Turps
TURPENTINE
*Undecane
n-ALKANES (C10+)
*UNDECANOIC ACID
IBC Code - Capitolo 17
*1-UNDECENE
IBC Code - Capitolo 17
*UNDECYL ALCOHOL
IBC Code - Capitolo 17
*Undecylbenzene
ALKYL (C9+) BENZENES
n-Undecylic acid
UNDECANOIC ACID
Urea, ammonia liquor
UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA)
Urea, ammonium carbamate solutions
UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA)
UREA/AMMONIUM MONO- AND DI-HYDROGEN PHOSPHATE/POTASSIUM CHLORIDE
SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
*UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
235
UREA/AMMONIUM NITRATE SOLUTION (CONTAINING AQUA AMMONIA)
IBC Code - Capitolo 17
725
UREA/AMMONIUM PHOSPHATE SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
UREA FORMALDEHYDE RESIN SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Urea resin solution
UREA FORMALDEHYDE RESIN SOLUTION
*UREA SOLUTION
IBC Code - Capitolo 18
Valeral
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
IBC Code - Capitolo 17
Regolamenti RINA 2005
355
1299
313
1993
1993
1993
2058
300
1993
331
Parte E, Cap 8, Sez 21
Nome
Riferimento
n-Valeraldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
*Valeric acid
PENTANOIC ACID
n-Valeric acid
PENTANOIC ACID
Valeric aldehyde
VALERALDEHYDE (ALL ISOMERS)
Varnoline
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
N.
ONU
MFAG
Rev.
1993
1993
VEGETABLE ACID OILS AND DISTILLATES, N.O.S IBC Code - Capitolo 18
VEGETABLE OILS, N.O.S
IBC Code - Capitolo 18
VEGETABLE PROTEIN SOLUTION (HYDROLYSED)
IBC Code - Capitolo 18
Vinegar acid
ACETIC ACID
Vinegar naphtha
ETHYL ACETATE
*VINYL ACETATE
IBC Code - Capitolo 17
*Vinylbenzene
STYRENE MONOMER
Vinylcarbinol
ALLYL ALCOHOL
*Vinyl cyanide
ACRYLONITRILE
VINYL ETHYL ETHER
IBC Code - Capitolo 17
Vinylformic acid
ACRYLIC ACID
VINYL NEODECANOATE
IBC Code - Capitolo 17
VINYLIDENE CHLORIDE
IBC Code - Capitolo 17
1303
340
VINYLTOLUENE
IBC Code - Capitolo 17
2618
310
Vinyl trichloride
1,1,2-TRICHLOROETHANE
Walnut oil
VEGETABLE OILS, N.O.S
WATER
IBC Code - Capitolo 18
Water-based fish meal extract
FISH SOLUBLES
WAXES
IBC Code - Capitolo 18
1993
Whale oil
ANIMAL AND FISH OILS, N.O.S.
1993
White caustic
SODIUM HYDROXIDE SOLUTION
WHITE SPIRIT, LOW (15-20%) AROMATIC
IBC Code - Capitolo 17
Wine
ALCOHOLIC BEVERAGES, N.O.S.
Wintergreen oil
METHYL SALICYLATE
Wood alcohol
METHYL ALCOHOL
Wood tar creosote
CREOSOTE (WOOD)
*XYLENES
1301
330
1993
1302
330
330
1300
311
IBC Code - Capitolo 17
1307
310
*XYLENOL
IBC Code - Capitolo 17
2261
710
Xylols
XYLENES
ZINC ALKARYL DITHIOPHOSPHATE (C7 - C16)
IBC Code - Capitolo 17
1993
*ZINC ALKYL DITHIOPHOSPHATE (C3 - C14)
IBC Code - Capitolo 17
1993
Zinc bromide drilling brine
DRILLING BRINES (CONTAINING ZINC SALTS)
332
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 9
NAVI PER IL TRASPORTO DI GAS LIQUEFATTI
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA
DELLE CISTERNE DEL CARICO
SEZIONE 3
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
SEZIONE 4
CONTENIMENTO DEL CARICO
SEZIONE 5
RECIPIENTI IN PRESSIONE DI PROCESSO E IMPIANTI DI
TUBOLATURE IN PRESSIONE PER LIQUIDI E VAPORI
SEZIONE 6
MATERIALI PER LA COSTRUZIONE
SEZIONE 7
CONTROLLO DELLA PRESSIONE E DELLA TEMPERATURA DEL
CARICO
SEZIONE 8
IMPIANTI DI SFOGO GAS PER I DEPOSITI DEL CARICO
SEZIONE 9
CONTROLLO DELL’ATMOSFERA
SEZIONE 10
IMPIANTI ELETTRICI
SEZIONE 11
PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE DEGLI INCENDI
SEZIONE 12
VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL CARICO
SEZIONE 13
STRUMENTAZIONE (INDICATORI DI LIVELLO, DISPOSITIVI PER LA
RIVELAZIONE DELLA PRESENZA DI VAPORI)
SEZIONE 14
PROTEZIONE DEL PERSONALE
SEZIONE 15
LIMITI DI RIEMPIMENTO DEI DEPOSITI DEL CARICO
SEZIONE 16
IMPIEGO DEL CARICO COME COMBUSTIBILE
SEZIONE 17
PRESCRIZIONI PARTICOLARI
SEZIONE 18
PRESCRIZIONI OPERATIVE
SEZIONE 19
RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME
Regolamenti RINA 2005
NAVE E POSIZIONE
333
Parte E, Cap 9, Sez 1
SEZIONE 1
1
GENERALITÀ
Campo di applicazione
• Capitolo 1, Sezione1.4 - Equivalenze
• Capitolo 1, Sezione 1.5 - Visite e certificazione
1.1
1.1.1
Applicabilità
Prescrizioni dell’IGC Code e prescrizioni della
Società (1/7/2002)
a) Le navi progettate per il trasporto di gas liquefatti
devono essere in accordo con le prescrizioni della versione più aggiornata dell' “International Code for the
Construction and Equipment of Ships Carrying Liquefied
Gases in Bulk (IGC Code)” compreso il primo gruppo di
emendamenti all’IGC Code di cui alla risoluzione IMO
MSC 30(61) e degli emendamenti 2000, in accordo con
la risoluzione IMO MSC 103(73).
Nel presente Regolamento la dizione “IGC Code” è
usata per fare riferimento a detto Codice ad ai suoi
emendamenti. Pertanto per le navi per le quali è richiesta la notazione di servizio liquefied gas carrier,
secondo quanto indicato in Parte A, Cap 1, Sez 2,
[4.5.4], le prescrizioni dell'IGC Code devono essere
considerate come prescrizioni regolamentari con le
eccezioni indicate in [1.1.2].
b) Le prescrizioni del presente Capitolo sono addizionali
rispetto alle prescrizioni dell'IGC Code, compresi il
primo gruppo di emendamenti di cui alla Risoluzione
IMO MSC.30(61) e gli emendamenti 2000 di cui alla
Risoluzione MSC 103(73). Le presenti prescrizioni comprendono prescrizioni addizionali obbligatorie ai fini
della classificazione, nonché interpretazioni dell'IGC
Code da parte della Società che sono anche considerate
obbligatorie per la classificazione.
c) Il presente Capitolo e l’IGC Code si riferiscono a navi
che trasportano quei prodotti che sono elencati nel
Capitolo 19 dell’IGC Code e nella Sez 19 del presente
Capitolo.
d) Il presente Capitolo e l’IGC Code comprendono prescrizioni per il trasporto del carico entro sistemi di contenimento costituiti da depositi strutturali, depositi a
membrana o depositi indipendenti come descritto in
dettaglio nel Capitolo 4 dell’IGC Code e in Sez 4.
e) In generale il presente Capitolo si applica alle sistemazioni per il contenimento e la movimentazione del
carico nonché all’interfacciamento fra queste sistemazioni ed il resto della nave, che deve essere in accordo
con le sezioni applicabili dei Regolamenti relativi allo
scafo ed ai macchinari.
1.1.2
Prescrizioni dell’IGC Code che non fanno
parte delle prescrizioni per la classificazione
Le seguenti prescrizioni dell’IGC Code non devono essere
considerate prescrizioni per la classificazione:
Regolamenti RINA 2005
• Capitolo18 - Prescrizioni operative.
Queste prescrizioni vengono applicate dalla Società, qualora esso agisca per conto dell’Amministrazione di bandiera
della nave, entro i limiti della delega (vedere [1.1.7]).
1.1.3
Caricazione di prodotti non elencati nell’IGC
Code
Le prescrizioni dell’IGC Code e le prescrizioni addizionali
del presente Capitolo sono anche applicabili a prodotti
nuovi, che possono essere considerati rientranti nel campo
di applicazione delle presenti norme, ma che non sono al
momento elencati nella tabella del Capitolo 19 dell’IGC
Code.
1.1.4 Prodotti di particolare pericolosità
La Società si riserva il diritto di stabilire prescrizioni e/o
condizioni addizionali a quelle delle presenti norme per il
trasporto alla rinfusa di prodotti, non elencati nella tabella
del Capitolo 19 dell’IGC Code, che presentino pericoli
superiori a quelli contemplati per i prodotti coperti dall’IGC
Code.
1.1.5
Corrispondenza dell’IGC Code con le
prescrizioni del presente Capitolo 9
Tutte le prescrizioni del presente Capitolo fanno riferimento
al Capitolo, Sezione o Paragrafo dell’IGC Code applicabile,
come appropriato.
1.1.6 Equivalenze
Per quanto riguarda le prescrizioni per la classificazione,
alle espressioni dell’IGC Code di cui alla Tab 1 deve essere
dato il significato indicato nella Tab 1 stessa.
1.1.7
Certificate of Fitness
a) La responsabilità delle interpretazioni delle prescrizioni
dell’IGC Code allo scopo dell’emissione di un "International Certificate of Fitness for the Carriage of Liquefied
Gases in Bulk" resta dell’Amministrazione di bandiera
della nave.
b) Qualora la Società sia delegata da un’Amministrazione
ad emettere il "Certificate of Fitness for the Carriage of
Liquefied Gases in Bulk" per suo conto, o qualora la
Società sia autorizzata a svolgere verifiche o visite per
conto di un’Amministrazione allo scopo di dare a
quest’ultima la possibilità di emanare il "Certificate of
Fitness for the Carriage of Liquefied Gases in Bulk", o
qualora alla Società sia richiesto di certificare l’aderenza alle prescrizioni dell’IGC Code, la Società garantirà la piena rispondenza alle prescrizioni dell’IGC
Code, comprese le prescrizioni operative indicate in
[1.1.2].
335
Parte E, Cap 9, Sez 1
2
Prescrizioni aggiuntive
2.1
4
Sistemazioni per il rimorchio in emergenza
2.1.1 Sistemazioni per il rimorchio in emergenza devono
essere previste per le navi gasiere con portata lorda uguale
o superiore a 20000 t, in accordo con le prescrizioni in
Parte B, Cap 10, Sez 4, [4].
Significato valido solo ai fini
della classificazione
Amministrazione
Società
IBC Code o Chemical Code
Capitolo 8 della Parte E dei
Regolamenti
Normativa riconosciuta
Regolamento
2.2
Scopo
4.1.1
Prove in condizioni di esercizio
Tutte le apparechiature a cui si applica il presente Capitolo
devono essere provate in condizioni di esercizio effettive.
Prove da effettuare quando la nave viene
caricata
Le prove che possono essere eseguite solo quando la nave
viene caricata devono essere eseguite in occasione della
prima caricazione della nave.
4.2
Estensione delle prove
4.2.1
Procedure di prova delle apparecchiature del
carico
La procedura di prova delle apparecchiature per il carico
deve essere inviata alla Società per esame.
Macchine di governo
2.2.1 Ulteriori prescrizioni per le macchine di governo
delle navi gasiere con portata lorda uguale o superiore a
10000 t sono in Cap 7, Sez 4, [7].
3
4.1
4.1.2
Tabella 1
Espressione dell’IGC Code
Prove delle apparecchiature per il
carico
Documentazione da inviare
3.1
3.1.1 La Tab 2 elenca i disegni, le informazioni. le analisi,
ecc. che devono essere inviati in aggiunta alle informazioni
richieste in altre parti dei Regolamenti per quelle parti della
nave che non sono influenzate dal carico trasportato, come
applicabile.
4.2.2
Navi con impianti di refrigerazione meccanica
Le navi con unità di refrigerazione meccanica devono
essere sottoposte ad una procedura di prova iniziale per
controllare l’idoneità dell’impianto rispetto alle prescrizioni
applicabili. L’annotazione dei dati dell’impianto di reliquefazione, come pure la durata di funzionamento e le condizioni ambiente, può essere effettuata durante il primo
viaggio con carico.
4.2.3
Impiego del carico come combustibile
Gli impianti per l’uso del carico come combustibile sono
soggetti a procedure speciali di prova.
Tabella 2 : Documenti da inviare
N.
A/I
Documento
1
I
Elenco dei prodotti da trasportare, comprendente l’indicazione di massima pressione di vapore, temperatura massima del liquido e di altre condizioni di progetto importanti
2
I
Piano generale, indicante la posizione dei depositi del carico, delle casse del combustibile liquido, delle casse e
cisterne di zavorra e per altri servizi
3
A
Piano delle zone pericolose per la possibile presenza di gas
4
A
Posizione degli spazi vuoti ed accessi alle zone pericolose per la possibile presenza di gas
5
A
“Air locks” fra zone sicure e zone pericolose per la possibile presenza di gas
6
A
Sistemazione delle condotte di ventilazione negli spazi pericolosi per la possibile presenza di gas e nelle zone adiacenti a detti spazi
7
A
Particolari della struttura dello scafo in corrispondenza dei depositi del carico, compresa la sistemazione dei supporti e delle selle dei depositi, i dispositivi anti-galleggiamento ed anti sollevamento, i dispositivi di tenuta del
ponte, ecc.
8
A
Calcoli delle temperature dello scafo in tutte le condizioni di progetto del carico
9
A
Distribuzione dei tipi e qualità di acciaio determinata in relazione alle temperature effettive previste, ottenute
mediante i calcoli di cui alla voce 8
10
A
Analisi delle tensioni dello scafo
11
A
Analisi del movimento della nave in mare ondoso, quando un calcolo diretto è preferibile al metodo indicato in
Sez 4
12
A
Calcoli della stabilità in condizioni di nave integra e di nave in avaria
336
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 1
N.
A/I
Documento
13
A
Dimensionamenti, materiali e sistemazione del sistema di contenimento del carico, compresa la barriera secondaria, se prevista.
14
A
Analisi delle tensioni delle cisterne del carico comprese l’analisi a fatica e l’analisi di propagazione della frattura
per le cisterne di tipo “B”. Questa analisi può essere congiunta con l’analisi indicata alla voce 10
15
I
Calcolo dell’adeguatezza della coibentazione, comprendente il tasso d’evaporazione del gas e la potenzialità
dell’impianto di refrigerazione, se esistente, le procedure di raffreddamento ed i gradienti di temperatura durante le
operazioni di carico e scarico
16
A
Particolari della coibentazione
17
A
Particolari delle scale, accessori e torri nei depositi e nelle cisterne e relativa analisi delle tensioni, se necessario
18
A
Particolari dei duomi dei depositi e delle tenute in corrispondenza del ponte
19
A
Disegni e calcoli delle valvole di sicurezza
20
A
Particolari delle sistemazioni per la movimentazione del carico e per il vapore, comprese le sistemazioni ed i particolari delle tubolature e degli accessori
21
A
Particolari delle pompe e dei compressori del carico
22
A
Particolari dei recipienti in pressione di processo e della sistemazione delle valvole ad essi relative
23
A
Impianti di sentina e di zavorra nella zona del carico
24
A
Impianto di degassificazione nei depositi del carico compreso l’impianto di gas inerte
25
A
Impianti di drenaggio, inertizzazione e pressurizzazione degli spazi fra le barriere
26
A
Impianto di ventilazione nella zona del carico
27
A
Impianto di riscaldamento della struttura dello scafo, se esistente
28
A
Disegno diagrammatico dell’impianto di refrigerazione e reliquefazione, se esistente
29
A
Particolari delle apparecchiature elettriche installate nella zona del carico, compreso l’elenco delle apparecchiature
certificate di sicurezza per l’uso in zone pericolose ed i particolari della messa a terra delle cisterne e delle tubolature del carico
30
A
Diagramma dell’impianto elettrico nella zona del carico
31
A
Impianto per la rivelazione dei gas
32
A
Strumentazione dei depositi, compreso l’impianto per il controllo delle temperature del carico e delle strutture
dello scafo
33
A
Impianto degli arresti in emergenza
34
A
Impianto di scaricazione d’emergenza del carico a mare, se esistente
35
A
Particolari delle apparecchiature e degli impianti antincendio nella zona del carico
36
A
Descrizione delle operazioni di caricazione e scaricazione, compresi i limiti di riempimento dei depositi del carico
37
A
Procedure per le prove e l’ispezione dei depositi del carico
Per i macchinari che usano gas come combustibile
38
I
a) Piano generale dell’impianto dei macchinari
I
b) Descrizione dell’intero impianto
A
c) Schema delle tubolature del gas per i macchinari
A
d) Elenco completo delle apparecchiature di sicurezza, rivelazione dei gas e d’avvertimento
A
e) Disegni delle caldaie
I
f)
Disegni particolareggiati delle apparecchiature per l’immissione del gas e del combustibile liquido
I
g) Caratteristiche del gas
A
h) Piano generale dell’impianto per il trattamento del gas, compresi i compressori del gas, i motori primi ed i preriscaldatori del gas
A
i)
Disegni dei depositi del gas
A
j)
Disegni dei compressori del gas e preriscaldatori
Nota 1: A = da inviare all’approvazione in quadruplice copia
I = da inviare per conoscenza in duplice copia
Regolamenti RINA 2005
337
Parte E, Cap 9, Sez 2
SEZIONE 2
1
POSSIBILITÀ DI SOPRAVVIVENZA DELLA NAVE E
POSIZIONE DELLE CISTERNE DEL CARICO
Bordo libero e stabilità allo stato
integro
4
4.1
1.1
Stabilità allo stato integro
1.1.1
Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.2
La stabilità della nave per le condizioni di carico definite in
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.8], deve soddisfare le prescrizioni definite in Parte B, Cap 3, Sez 2.
1.1.2
Effetto degli specchi liberi dei liquidi
Ipotesi relative all’allagamento
Tubi, condotte e cofani nella zona
dell’avaria
4.1.1 Robustezza delle strutture interne
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.7.7
Gallerie, condotte, tubi, porte, paratie e ponti che possono
formare contorni stagni di spazi intatti in caso di un’avaria
ipotizzata convenzionale, devono avere robustezza minima
adeguata a resistere alla pressione corrispondente al massimo galleggiamento di equilibrio in condizioni di avaria.
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.3
5
L’effetto degli specchi liquidi liberi deve essere calcolato in
accordo con le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2,
[4].
5.1
1.1.3
5.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.8
Informazioni da fornire
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.2.5
Al Comandante della nave devono essere forniti un
Manuale di caricazione come specificato in Parte B,
Cap 11, Sez 2, [3] ed un fascicolo di istruzioni sulla stabilità e sull’assetto come specificato in Parte B, Cap 3, App 2.
2
Condizioni di carico
2.1
Norme relative all’avaria
Estensione longitudinale delle falle nella
sovrastruttura
L’estensione longitudinale delle falle nella sovrastruttura
(ved. anche IGC 2.7.8), nel caso di falla sul fianco di un
locale macchine poppiero, come specificato in IGC 2.8.1,
deve essere uguale all’ estensione longitudinale della falla
sul fianco locale macchine (vedere Fig 1).
Figura 1 : Estensione longitudinale della falla nella
sovrastruttura
Condizioni di carico addizionali
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.4
Condizioni di carico diverse da quelle del Manuale di caricazione e del fascicolo di istruzioni sulla stabilità e assetto
devono essere inviate preventivamente alla Società. In alternativa, tali casi possono essere esaminati dal Comandante o
da un ufficiale delegato quando è installato a bordo uno
strumento per il controllo della caricazione approvato in
accordo con le prescrizioni in Parte B, Cap 11, Sez 2, [4].
6
3
6.1
Posizione delle cisterne del carico
3.1
Depositi del carico sul ponte
3.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.6.1
I depositi del carico poste sul ponte devono distare non
meno di 760 mm dalla murata.
338
LOCALE
MACCHINE
Criteri di sopravvivenza
Generalità
6.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9
Le navi devono essere in grado di sopravvivere nel caso di
falla come specificata in IGC 2.5.1 e 2.5.2 secondo le
norme in IGC 2.8.1 e per le condizioni di carico di cui in
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.8] in condizioni di equilibrio
stabile e a soddisfazione dei criteri di cui in IGC Code 2.9.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 2
6.2
Fasi intermedie di allagamento
6.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9.2.3
I criteri applicati alla stabilità residua durante le fasi intermedie dell’allagamento devono essere gli stessi relativi alla
fase finale di allagamento come specificato in IGC 2.9.3.
Tuttavia, piccole deviazioni da questi criteri possono essere
accettate dalla Società caso per caso.
6.3
Definizione del campo di stabilità positiva
L’allagamento del locale macchine, se collocato a poppa in
una nave di tipo 3G di lunghezza inferiore a 125 m, deve
soddisfare per quanto possibile i criteri di cui in IGC 2.9.
Deroghe parziali a queste prescrizioni possono essere concesse caso per caso.
Figura 2 : Campo di stabilità positiva
h = braccio di stabilità
= angolo al quale si ha l'allagamento progressivo
G
h(m)
6.3.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.9.2
Il campo di 20° può essere misurato a partire da ogni
angolo iniziando tra la posizione di equilibrio e l’angolo di
25° (o 30° se non si verifica l’immersione del ponte) (vedere
Fig 2).
6.4
0.1m
h max-0,1
Navi di tipo 3G di lunghezza inferiore a
125 m
6.4.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 2, 2.8.1.6
Regolamenti RINA 2005
H
25˚
20˚
339
Parte E, Cap 9, Sez 3
SEZIONE 3
1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Segregazione della zona del carico
1.1
1.1.1
2
Segregazione delle stive
Posizione dell’elica trasversale di prora
Locali d’alloggio, locali di servizio,
locali macchine e stazioni di
comando
2.1
Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.1
2.1.1 Locali di alloggio
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.1
E’ permesso sistemare eliche trasversali di manovra a proravia dei depositi del carico.
La Fig 1 indica alcune sistemazioni accettabili ed alcune
sistemazioni non accettabili dei locali d’alloggio rispetto ai
depositi del carico.
1.2
1.2.1
Sistemi di contenimento del carico per i
quali la barriera secondaria non è richiesta
Separazione fra i depositi del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.2
I depositi del carico possono essere separati fra di loro da
un’unica paratia. Qualora sia sistemata un’intercapedine, in
luogo di una paratia semplice, la stessa può essere utilizzata come cisterna di zavorra purché essa sia approvata
dalla Società in base a considerazioni speciali.
1.3
1.3.1
Sistemi di contenimento del carico per i
quali è richiesta la barriera secondaria
Separazione fra i depositi del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.1.3
La prescrizione di cui in [1.2.1] è applicabile anche in questo caso.
2.1.2 Precauzioni contro i vapori pericolosi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.2
La rispondenza alle disposizioni applicabili nei paragrafi
dell’IGC Code ed in particolare nei paragrafi 3.2.4, 3.8,
8.2.10 e 12.1.6, come applicabile, garantisce anche la
rispondenza alle disposizioni di cui nel paragrafo 3.2.2
dell’IGC Code relative alle precauzioni contro i vapori pericolosi.
2.1.3
Spazi sistemati a proravia della zona del
carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4
Gli accessi e le aperture a locali di servizio ubicati a proravia della zona del carico non devono essere prospicienti a
tale zona.
2.1.4 Sbocchi d’aria
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4
Le prescrizioni relative alle prese d’aria nel paragrafo 3.2.4
dell’IGC Code devono essere considerate applicabili anche
agli sbocchi della ventilazione. Questa interpretazione si
applica anche alle prescrizioni dei paragrafi 3.2.2, 3.8.4 e
8.2.10 dell’IGC Code.
Figura 1 : Accettabilità di angoli in comune fra le stive del carico e gli altri spazi
ACCETTABILE
LOCALI ALLOGGIO
LOCALE
MACCHINE
ACCETTABILE
LOCALI ALLOGGIO
STIVA SENZA
BARRIERA SECONDARIA
LOCALE
MACCHINE
ACCETTABILE
340
NON ACCETTABILE
LOCALI
LOCALIALLOGGIO
ALLOGGIO
LOCALI ALLOGGIO
LOCALE
MACCHINE
STIVA SENZA
BARRIERA SECONDARIA
STIVA CON BARRIERA
SECONDARIA
LOCALE
MACCHINE
STIVA SENZA
BARRIERA SECONDARIA
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 3
Qualora tali porte siano permesse, detti locali non devono
dare accesso ad altri spazi coperti dalle prescrizioni del
paragrafo 3.2.4 dell’IGC Code e le pareti comuni con detti
spazi devono essere costituite da paratie di classe A60.
2.1.6
Deroghe, aperture di ventilazione e tipi di
chiusure
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.6
La prescrizione di sistemare sulle prese d’aria e sulle aperture di ventilazione di navi che trasportano prodotti tossici
dispositivi di chiusura azionabili dall’interno dello spazio
servito si applica ai locali nei quali sono sistemati le apparecchiature radio, le apparecchiature principali per la navigazione, le cabine, le mense dell’equipaggio, i locali
igiene, gli ospedali, le cucine, ecc. ma non si applica agli
spazi che non sono normalmente frequentati, quali depositi
sul ponte, depositi nel castello di prora, cofani dei motori,
locali macchine di governo, officine. La prescrizione non si
applica alle centrali per il comando delle operazioni del
carico sistemate nella zona del carico.
Quando è prescitta una chiusura interna, detta prescrizione
è applicabile sia alle prese che agli sbocchi d’aria di ventilazione.
I dispositivi di chiusura devono essere ragionevolmente stagni ai gas. Normali valvole d’acciaio incernierate prive di
guarnizioni/tenute non sono considerate in genere accettabili.
2.1.7 Aperture per la rimozione di macchinari
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.6
Possono essere accettate lamiere imbullonate di classe A 60
per la rimozione di macchinari sulle paratie prospicienti la
zona del carico, purché sia sistemata una targa con l’avvertimento che dette lamiere possono essere aperte solamente
quando la nave si trova in condizione libera da gas.
3
3.1
Locali pompe del carico e locali
compressori del carico
Sistemazione dei locali pompe del
carico e dei locali compressori del
carico
3.1.1 Concetto del guasto singolo
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.3
Quando viene ammessa la sistemazione di locali pompe
del carico e di locali compressori del carico all’estremità
poppiera dell’ultima stiva di poppa, la paratia che separa i
suddetti locali dai locali di alloggio e di servizio, dalle stazioni di comando e dai locali macchine di Categoria A
deve essere ubicata in modo tale da evitare che i gas penetrino nei locali sicuri suddetti attraverso una singola rottura
Regolamenti RINA 2005
3.1.2
Apparecchiature elettriche nei locali pompe
del carico e nei locali compressori del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.3
I locali pompe del carico e/o i locali compressori del carico
di navi adibite al trasporto di gas infiammabili non devono
contenere apparecchiature elettriche, salvo quanto stabilito
nel capitolo 10 dell’IGC Code, od altre fonti di ignizione
quali motori a combustione interna o motrici a vapore con
temperatura di funzionamento che possa provocare
l’accensione o l’esplosione di eventuali miscele di tali gas
con l’aria.
4
4.1
Accessi ai locali nella zona del
carico
Spazi liberi fra i depositi del carico
4.1.1 Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
Le vie di passaggio previste al di sopra al di sotto dei depositi del carico devono avere almeno l’area di sezione prescritta nel paragrafo 3.5.3.1 dell’IGC Code.
4.1.2 Passaggi attraverso i depositi del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
Allo scopo di soddisfare le disposizioni dei paragrafi 3.5.1 e
3.5.2 dell’IGC Code si applicano le prescrizioni seguenti:
a) Qualora sia richiesto che il Tecnico possa passare fra la
superficie piana o curva da ispezionare ed elementi
strutturali, quali bagli, rinforzi, costole, anguille, ecc., la
distanza fra la superficie ed il lembo libero degli elementi strutturali deve essere pari ad almeno 380 mm. La
distanza fra la superficie da ispezionare e la superficie
alla quale sono collegati i sopra menzionati elementi
strutturali, p.e. ponte, paratia o fasciame, deve essere
pari ad almeno 450 mm nel caso che la superficie del
deposito sia curva (p es. nel caso di depositi di tipo C) o
600 mm nel caso che la superficie del deposito sia
piana (p.e. nel caso di cisterne di tipo A) (vedere Fig 2).
Figura 2 : Passaggio minimo al di sopra dei
depositi del carico
struttura della nave
600/450
Le porte prospicienti la zona del carico o sistemate in zone
proibite sui lati della nave devono esclusivamente dare
accesso a depositi di apparecchiature relative al carico o
alla sicurezza, centrali di comando delle operazioni del
carico, locali contenenti docce di decontaminazione o
dispositivi per il lavaggio degli occhi.
di un ponte o di una paratia. Le stesse condizioni devono
essere soddisfatte anche quando i locali pompe del carico e
i locali compressori del carico, ubicati nella zona del
carico, hanno una paratia in comune con i locali di alloggio
e di servizio, le stazioni di comando e i locali macchine di
Categoria A.
380
2.1.5 Porte prospicienti la zona del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.2.4
passaggio
deposito del carico
b) Qualora non sia richiesto che il Tecnico possa passare
fra la superficie da ispezionare e qualsiasi parte della
struttura, per ragioni di visibilità la distanza fra il lembo
libero degli elementi strutturali e la superficie da ispe-
341
Parte E, Cap 9, Sez 3
zionare deve essere almeno pari al maggiore fra 50 mm
e metà della larghezza della piattabanda della struttura
(vedere Fig 3).
600/450
Figura 3 : Distanza minima delle strutture dai
depositi del carico per permettere l’ispezione
visiva
380
b
passaggio
il maggiore tra b/2 e 50
deposito del carico
ed approssimativamente parallele alle quali non siano
applicati rinforzi strutturali, la distanza fra queste superfici deve essere pari ad almeno 600 mm (vedere Fig 5).
e) La distanza minima tra il pozzetto del deposito del
carico e la struttura adiacente del doppio fondo in corrispondenza del pozzetto d’aspirazione non deve essere
minore di quanto indicato in Fig 6. In caso di assenza di
un pozzetto d’aspirazione la distanza fra il pozzetto del
deposito del carico ed il cielo del doppio fondo non
deve essere inferiore a 50 mm.
f)
c) Qualora per ispezionare una superficie curva il Tecnico
debba passare tra detta superficie ed un’altra superficie
piana o curva sulla quale non vi siano rinforzi strutturali, la distanza fra le due superfici deve essere pari ad
almeno 380 mm (vedere Fig 4). Qualora non sia richiesto che il Tecnico passi fra la superficie curva e l’altra
superficie, potrà essere accettata una distanza minore di
380 mm tenendo conto della forma della superficie
curva.
d) Se per l’ispezione di una superficie pressoché piana il
Tecnico deve passare fra due superfici pressoché piane,
La distanza fra il duomo dei depositi del carico e la
struttura del ponte non deve essere inferiore a 150 mm
(vedere Fig 7).
g) Se necessarie per l’ispezione possono essere sistemate
impalcature fisse o mobili. Tali impalcature non devono
ridurre le distanze prescritte nel paragrafo 3.5.3
dell’IGC Code.
h) Se sono sistemate condotte di ventilazione fisse o
mobili in accordo con le prescrizioni del paragrafo 12.2
dell’IGC Code tali condotte non devono ridurre le
distanze prescritte nel paragrafo 3.5.3 dell’IGC Code.
Figura 4 : Passaggio minimo fra superfici curve
superficie piana della
struttura della nave
380
deposito del carico
380
Figura 5 : Passaggio minimo fra superfici piane
Figura 6 : Distanza minima tra il pozzetto del
deposito del carico ed il cielo del doppio fondo
600
450
0
superficie piana
della struttura
della nave
38
600
gradino
della
scala di
accesso
342
cielo del doppio fondo
150
superficie
piana del
deposito
del carico
150
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 3
Figura 7 : Distanza minima fra il duomo del carico
e le strutture del ponte
4.2
Intercapedini e gallerie tubi
4.2.1 Intercapedini
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
(6)
Le intercapedini, quando sistemate, devono avere dimensioni sufficienti per dare libero accesso a tutte le loro parti.
La larghezza delle intercapedini non deve essere minore di
600 mm.
150
struttura del ponte
4.2.2 Gallerie tubi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
4.1.3
Passaggi attraverso boccaportelli e passi
d’uomo
Le gallerie tubi devono avere spazio sufficiente da permettere le ispezioni dei tubi. I tubi di dette gallerie devono
essere installati il più in alto possibile rispetto al fondo della
nave.
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
4.2.3 Accessi alle gallerie tubi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.5
Le seguenti prescrizioni si applicano per soddisfare le prescrizioni nel paragrafo 3.5.3 dell’IGC Code:
Non sono permessi accessi alle gallerie tubi mediante passi
d’uomo nel locale macchine.
a) La locuzione “apertura minima libera non inferiore a
600 x 600 mm” significa che tali aperture possono avere
gli angoli arrotondati con un raggio non maggiore di
100 mm (vedere Fig 8).
b) la locuzione “apertura minima libera non inferiore a
600 x 800 mm” comprende anche un’apertura delle
dimensioni indicate in Fig 9:
c) Aperture circolari di accesso in depositi del carico di
tipo C devono avere un diametro non inferiore a 600
mm.
Figura 8 : Dimensione minima di un boccaportello
orizzontale
5
“Air locks”
5.1
5.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.1
Gli “air locks” devono essere sistemati in modo da provvedere un facile passaggio e devono coprire una superficie di
ponte non minore di 1,5 m2. Gli “air locks” devono essere
mantenuti privi di ostruzioni e non possono essere utilizzati
per altri usi, quale zona di deposito.
5.2
600
Gli impianti di allarme devono essere del tipo a sicurezza
intrinseca. Tuttavia, le lampade di segnalazione possono
essere dei tipi di sicurezza autorizzati per i luoghi pericolosi in cui sono installate.
5.3
Alternative accettabili alla pressione
differenziale
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.4
Figura 9 : Dimensione minima dei passi d’uomo
800
300
Regolamenti RINA 2005
Apparecchiature elettriche
5.3.1
600
600
Allarmi
5.2.1 Lampade di segnalazione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.3
100
300
Sistemazione
Le seguenti condizioni sono accettabili quale alternativa ai
dispositivi di controllo della sovrapressione nei locali provvisti di impianto di ventilazione in grado di effettuare non
meno di 30 ricambi d’aria all’ora:
• controllo della corrente o potenza sul circuito di alimentazione ai motori elettrici dei ventilatori; o
• sensori di flusso dell’aria ubicati nelle condotte di ventilazione.
Nei locali in cui il tasso di ventilazione è inferiore a 30
ricambi d’aria all’ora o qualora sia sistemata una delle alternative di cui sopra, oltre agli allarmi richiesti nel paragrafo
3.6.3 dell’IGC Code, devono essere prese misure per dise-
343
Parte E, Cap 9, Sez 3
nergizzare le apparecchiature elettriche che non siano di
tipo certificato sicuro, qualora più di una porta dell’“air
lock” venga spostata dalla posizione di chiusura.
5.3.2
Compressori per l’impianto del gas evaporato
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.4
L’assenza della sovrapressione o del flusso d’aria non deve
comportare l’arresto dei motori dei compressori utilizzati
per l’impianto del gas evaporato (boil-off) di cui al capitolo
16 dell’IGC Code; pertanto, detti motori devono essere del
tipo certificato sicuro e la relativa apparecchiatura di
comando deve essere ubicata in luogo non pericoloso.
Quanto sopra non è applicabile qualora, durante le manovre o le operazioni in porto, sia utilizzato esclusivamente
combustibile liquido, oppure qualora il sistema di passaggio automatico da gas a combustibile liquido, di cui al
paragrafo 16.5.4 dell’IGC Code, entri in funzione anche nel
caso di arresto dei suddetti motori elettrici senza comportare lo spegnimento della caldaia.
5.4
6.2.2
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7
Con riferimento ai mezzi per accertareperdite entro le stive
e/o gli spazi fra le barriere, si precisa quanto segue:
• i suddetti mezzi devono essere idonei ad accertare la
presenza di acqua:
Ricambi d’aria
6.1
6.1.1
Sistemazione dei drenaggi
-
nelle stive e negli spazi fra le barriere al di fuori
della barriera secondaria;
Qualora i suddetti mezzi siano livellostati di tipo elettrico, i relativi circuiti devono essere del tipo a sicurezza
intrinseca e le segnalazioni con relativi allarmi devono
essere trasdotti in plancia e nella stazione di controllo
del carico, se sistemata.
Il locale protetto da "air lock" deve essere preventilato per il
tempo necessario ad effettuare almeno 10 ricambi d’aria
prima di energizzare le apparecchiature elettriche "non di
sicurezza".
Sistemazioni degli impianti di sentina, zavorra e combustibile liquido
nelle stive contenenti depositi indipendenti di tipo
C;
Qualora i suddetti spazi possano essere interessati da
perdite di acqua dalle adiacenti strutture della nave, i
mezzi in questione devono essere idonei anche a poter
accertare la presenza di acqua.
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.6.5
6
-
• i suddetti mezzi devono essere idonei ad accertare la
presenza di carico liquido negli spazi adiacenti a depositi del carico diversi dai depositi indipendenti di tipo C.
Ventilazione
5.4.1
Mezzi per rilevare le perdite
7
Sistemazioni per la caricazione e la
scaricazione da prora e da poppa
7.1
Posizione dei dispositivi d’arresto per le
pompe del carico ed i compressori del
carico
Drenaggio di spazi asciutti nella zona del
carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7
7.1.1
Gli spazi asciutti nella zona del carico devono avere un
impianto di sentina o drenaggio non collegato col locale
macchine.
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.8.7
Devono essere sistemati mezzi di sondaggio negli spazi che
non sono sempre accessibili.
Deve essere sistemato un impianto di sicurezza contro le
sovrapressioni e le depressioni o tubi di sfogo d’aria negli
spazi privi di un impianto di ventilazione permanente.
Devono essere sistemati dispositivi per l’arresto delle
pompe del carico e dei compressori del carico e per la
chiusura delle valvole del carico da una posizione dalla
quale sia possibile tenere sotto controllo le rampe di
carico/scarico.
8
6.2
6.2.1
Prescrizioni addizionali relative
all’impianto di sentina
Funzionamento dell’impianto di sentina negli
spazi del carico e negli spazi fra le barriere
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 3, 3.7
Il servizio sentina per le stive contenenti i depositi del
carico e per gli spazi interbarriera deve essere azionabile
dal ponte di coperta.
344
Allestimento
8.1
8.1.1
Equipaggiamenti
Sistemazioni per il rimorchio in emergenza
Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 10, Sez 4, [4] per le navi con notazione di servizio
liquefied gas carrier con una portata lorda non minore di
20000 t.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
SEZIONE 4
CONTENIMENTO DEL CARICO
Simboli
k
1
: Coefficiente dipendente dal materiale per
l’acciaio, definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3]
Definizioni
1.1
Pressione di progetto per le condizioni
in porto
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.2.6.4
2.2
2.2.1
Pressione interna per depositi indipendenti di tipo B e C
Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2
La pressione interna inerziale del liquido deve essere calcolata considerando la nave nelle seguenti condizioni mutualmente escludentisi:
Se la pressione del vapore nelle condizioni “in porto” è
maggiore di p0, definito in IGC 4.2.6.4, questo valore deve
essere specificato nelle Istruzioni operative per il Comandante della Nave.
• condizione di nave diritta (vedere [2.2.2]),
1.2
In queste condizioni, la nave incontra onde che producono
movimenti della nave nel piano X-Z, cioè: "surge" (avanzo),
"sussulto" e beccheggio.
Temperatura di progetto
1.2.1
Uso di riscaldatori del carico per aumentare la
temperatura del carico
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.2.7
Qualora sia previsto un riscaldatore del carico, per aumentare la temperatura dello stesso ad un valore accettabile per
i depositi del carico, devono essere soddisfatte le seguenti
prescrizioni:
• le tubolature e le valvole interessate devono essere
adatte per la temperatura di caricazione di progetto;
• un termometro deve essere installato all’uscita del
riscaldatore. Deve essere tarato alla temperatura di progetto dei depositi e, quando attivato, deve azionare un
allarme sia acustico che ottico. Questo allarme deve
essere installato nella stazione di controllo del carico
oppure, quando tale stazione non è prevista, in timoneria;
• la nota seguente deve essere scritta sul "Certificate of fitness": "La minima temperatura ammissibile nel preriscaldatore del carico è....°C".
2
2.1
Carichi di progetto
Pressione interna per le cisterne strutturali, cisterne a membrana e cisterne indipendenti di tipo A
2.1.1 Generalità
La pressione interna inerziale del liquido deve essere calcolata in accordo con le specifiche prescrizioni in Parte B,
Capitolo 5.
Regolamenti RINA 2005
• condizione di nave inclinata (vedere [2.2.3]).
2.2.2
Accelerazioni in condizioni di nave diritta
L’accelerazione adimensionale aβ deve essere ottenuta, per
una arbitraria direzione β, in accordo con la Fig 1, nella
quale le accelerazioni d’onda trasversale e verticale rispettivamente aX e aZ, sono calcolate con la formula in IGC 4.12.
2.2.3
Accelerazioni in condizioni di nave inclinata
In queste condizioni, la nave incontra onde che producono
movimenti della nave nei piani X-Y e Y-Z, cioè: scarroccio,
sussulto, rollio e imbardata.
L’accelerazione adimensionale aβ deve essere ottenuta, per
una arbitraria direzione β, in accordo con la Fig 2, nella
quale le accelerazioni d’onda longitudinale e verticale
rispettivamente aY e aZ, sono calcolate con la formula in
IGC 4.12.
2.2.4
Altezze e pressione del liquido
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2.2
Le altezze del liquido Zβ devono essere calcolate in
accordo con la Fig 3 in ciascun punto di calcolo del deposito.
In ciascun punto di calcolo, la pressione interna massima
(Pgd)max deve essere ottenuta per la direzione β che fornisce
il massimo valore di Pgd, in accordo con IGC 4.3.2.2
(vedere Fig 4).
345
Parte E, Cap 9, Sez 4
Figura 1 : Accelerazione adimensionale in condizione
di nave diritta
Figura 2 : Accelerazione adimensionale
in condizione di nave inclinata
Piano diametrale
Piano diametrale
Centro di gravità del deposito
Centro di gravità del deposito
β
βm
β
βmax
aβ
a
β
1.0
1.0
ax
a
y
az
az
ax
Ellissi
MEZZERIA
NAVE
In mezzeria
nave
Ellissi
A 0,05L dalla AE
A 0,05L dalla AE
Figura 3 : Determinazione dell’altezza del liquido Zβ per i punti di pressione 1, 2 e 3
Z
Z b3
3
z
Zb2
ab
2
Zb1
Zb1
b
1
b
1
Zb2
Z b3
Z b3
2
ab
3
346
Zb1
Zb2
b
3
b
ab
y
2
1
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
Figura 4 : Determinazione della pressione interna
per i punti di pressione 1, 2 e 3
1
2
Pg
d
1
3
3.3
Travi rinforzate
3.3.1 Spessori minimi netti
Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle
travi rinforzate deve essere non minore del valore ottenuto,
in mm, dalla seguente formula:
tMIN = 4,1 + 0,015 L k1/2
Densità del carico
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.2.2
Quando la massima massa volumica del liquido trasportato
non è nota, devono essere presi in considerazione i
seguenti valori, in t/m3:
• ρL = 0,50 t/m3 per il metano,
• ρL = 0,58 t/m per il propano,
3
• ρL = 0,60 t/m3 per il butano,
• ρL = 0,70 t/m3 per l’ammoniaca (anidra).
Dimensionamenti di scafo
3.1.1
per L ≥ 220 m
dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari.
2
>max
3.1
3.2.1 Spessori netti minimi
Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari deve
essere non minore del valore ottenuto, in mm, dalle
seguenti formule:
tMIN = 3 k1/2 + 4,5 + s
>
3
Rinforzi ordinari
tMIN = 0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 220 m
3
2.2.5
3.2
Fasciame
4
Analisi strutturale dei depositi strutturali
4.1
4.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.1
I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e
delle travi rinforzate dei depositi strutturali devono essere
non minori di quelli ottenuti dalle prescrizioni in Parte B,
Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e la pressione
interna devono essere calcolati in accordo con Parte B,
Capitolo 5.
5
Analisi strutturale dei depositi a
membrana
Spessori minimi netti (1/7/2002)
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4
Lo spessore netto del fasciame del ponte esposto di resistenza, del ponte del cofano, delle paratie di cisterna e
delle paratie stagne, entro o delimitanti l'estensione longitudinale della zona del carico, deve essere non minore dei
valori specificati in Tab 1.
Dimensionamento
5.1
Generalità
5.1.1 Le sollecitazioni specifiche ammissibili e/o le deformazioni della trave nave indicate dal Progettista, devono
essere tenute in considerazione nel determinare i dimensionamenti.
Tabella 1 : Spessore minimo netto del fasciame del ponte di coperta di resistenza, del ponte del cofano, delle
paratie di cisterna e stagne
Fasciame
Ponte di coperta resistente e ponte del cofano in sezione maestra
Spessore minimo netto, in mm
Struttura longitudinale
1,6 + 0,032 L k1/2 + 4,5 s per L < 220
6 k1/2 + 5,7 + s
per L ≥ 220
Struttura trasversale
1,6 + 0,04 L k1/2 + 4,5 s per L < 220
6 k1/2 + 7,5 + s
per L ≥ 220
Ponte di coperta resistente e ponte del cofano alle estremità e tra le
boccaporte
2,1 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s
Paratie di cisterna
1,7 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s
Paratie stagne
1,3 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s
Nota 1:
s
:
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello di lamiera.
Regolamenti RINA 2005
347
Parte E, Cap 9, Sez 4
5.2
Dimensionamenti
5.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.2
I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e
delle travi rinforzate dei depositi a membrana devono
essere non minori di quelli ottenuti dalle prescrizioni in
Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave nave e la pressione interna devono essere calcolati in accordo con le specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 5.
6
Analisi strutturale delle cisterne indipendenti di tipo A
6.1
Dimensionamenti
6.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.4
I dimensionamenti netti del fasciame, dei rinforzi ordinari e
delle travi rinforzate dei depositi indipendenti di tipo A
devono essere non minori di quelli ottenuti dalle specifiche
prescrizioni in Parte B, Capitolo 7, dove i carichi della trave
nave e la pressione interna devono essere calcolati in
accordo alle specifiche prescrizioni in Parte B, Capitolo 5.
Nel calcolare la pressione interna, la presenza del duomo
può essere trascurata.
7
Analisi strutturale dei depositi indipendenti di tipo B
7.1
Fasciame e rinforzi ordinari
7.1.1
Verifica di robustezza del fasciame e dei
rinforzi ordinari soggetti a pressione laterale
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
I dimensionamenti netti del fasciame e dei rinforzi ordinari
dei depositi indipendenti di tipo B devono essere non
minori di quelli ottenuti dalle specifiche prescrizioni in
Parte B, Capitolo 7, dove la pressione interna deve essere
calcolata in accordo a [2.2].
• l’estensione del modello deve essere conforme alle prescrizioni in [7.2.2],
• i carichi d’onda sulla trave nave e le pressioni dovute
all’onda da applicare al modello devono essere conformi alle prescrizioni in [7.2.3],
• i carichi inerziali da applicare al modello devono essere
conformi alle prescrizioni in [7.2.4].
7.2.2 Estensione del modello
L’estensione longitudinale del modello strutturale deve
essere conforme alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1,
[3.2]. In ogni caso, il modello strutturale deve comprendere
lo scafo e il deposito con i suoi sistemi di supporto e bloccaggio.
7.2.3
Carichi di trave nave d’onda e pressioni
d’onda
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
I carichi di trave nave d’onda e le pressioni d’onda devono
essere ottenuti mediante un’analisi completa dei movimenti
e delle accelerazioni della nave in onde irregolari, da sottoporre per approvazione alla Società, salvo ove tali dati
siano ottenibili da navi simili.
Questi carichi devono essere ottenuti come i più probabili
che la nave possa subire durante la sua vita operativa, per
un livello di probabilità di 10-8.
7.2.4 Carichi inerziali
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
I carichi inerziali devono essere ottenuti dalle formule specificate in IGC 4.3.2.
7.2.5
Verifica a snervamento di travi rinforzate di
depositi indipendenti di tipo B formate
prevalentemente da solidi di rivoluzione
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
Le tensioni ideali agenti nelle travi rinforzate devono soddisfare la seguente relazione:
σE ≤ σALL
dove:
σE
7.1.2 Verifica a instabilità
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
I dimensionamenti del fasciame e dei rinforzi ordinari di
depositi indipendenti di tipo B devono essere non minori di
quelli ottenuti dalle specifiche prescrizioni in Parte B,
Capitolo 7.
: tensione ideale, in N/mm2, ottenuta dalla formula specificata in IGC 4.5.1.8 per ciascuna
delle seguenti categorie di tensione, definite in
IGC 4.13:
• tensione generale primaria di membrana,
• tensione locale primaria di membrana,
• tensione primaria di flessione,
• tensione secondaria,
7.2
Travi rinforzate
σALL
7.2.1 Criteri di analisi
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
L’analisi delle travi rinforzate del deposito soggette a pressione laterale basata su di un modello tridimensionale deve
essere eseguita in accordo alle seguenti prescrizioni:
• il modello strutturale deve essere conforme alle prescrizioni da Parte B, Cap 7, App 1, [1] a Parte B, Cap 7,
App 1, [3],
• il calcolo delle tensioni deve essere conforme alle prescrizioni in Parte B, Cap 7, App 1, [5],
348
: tensione ammissibile, definita in IGC 4.5.1.4
per ciascuna delle categorie di tensione suddette.
7.2.6
Verifica a snervamento di travi rinforzate di
depositi indipendenti di tipo B formate
prevalentemente da superfici piane
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
Le tensioni ideali agenti nelle travi rinforzate devono soddisfare la seguente relazione:
σE ≤ σALL
dove:
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
σE
: tensione ideale, in N/mm2, ottenuta dalla formula specificata in Parte B, Cap 7, App 1, [5.1],
come risultato di calcoli diretti da effettuarsi in
accordo alle prescrizioni in [7.2.1],
σALL
: tensione ammissibile, in N/mm2, ottenuta dalla
Tab 2.
7.2.7
Verifica locale a instabilità di pannelli di
lamiera di travi rinforzate
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.5
Per i pannelli di lamiera che costituiscono travi rinforzate
deve essere effettuata la verifica ad instabilità in accordo
alle specifiche prescrizioni in Parte B, Cap 7, Sez 1, [5] .
Nell’effettuare tale verifica, le tensioni nei pannelli di
lamiera devono essere ottenute da calcoli diretti effettuati in
accordo con le prescrizioni in [7.2.1].
7.3
7.3.1
Analisi a fatica
Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6
L’analisi a fatica deve essere eseguita per le zone dove sono
previste alte tensioni indotte dai carichi d’onda o dove sono
previste alte concentrazioni di tensione, per giunti saldati e
materiale base. Tali zone devono essere definite dal Progettista e concordate nei singoli casi con la Società.
Tabella 2 : Tensione ammissibile per travi rinforzate
formate prevalentemente da superfici piane
Materiali
Tensione ammissibile, in
N/mm2
Acciai al C-Mn e acciai al Ni La minore di:
• 0,75 ReH
• 0,5 Rm
Acciai austenitici
Leghe d’alluminio
Nota 1:
ReH
:
Rm
7.3.2
:
La minore di:
• 0,80 ReH
• 0,4 Rm
7.3.4
Distribuzione semplificata delle tensioni per
l’analisi a fatica
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.4.3
La distribuzione a lungo termine semplificata dei carichi
d’onda specificata in IGC 4.3.4.3 può essere rappresentata
per mezzo di 8 variazioni di tensione, ciascuna caratterizzata da una tensione alterna ±σi ed un numero di cicli ni
(vedere Fig 5). I valori corrispondenti di σi e ni devono
essere ottenuti dalle seguenti formule:
i
σ i = σ 0 ⎛ 1 ,0625 – ---⎞
⎝
8⎠
n i = 0 ,9 ⋅ 10
dove:
σi
σ0
ni
Caratteristiche dei materiali
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6
Le caratteristiche dei materiali che hanno effetto sulla fatica
dei particolari verificati devono essere documentate.
Quando questa documentazione non è disponibile, la
Società può richiedere di ricavare tali proprietà da esperimenti effettuati in accordo con norme riconosciute.
i
: tensione (i = 1, 2,..., 8), in N/mm2 (vedere
Fig 5),
: massima tensione più probabile lungo la vita
della nave, in N/mm2, per un livello di probabilità di 10-8,
: numero dei cicli per ciascuna tensione σi considerata (i = 1, 2,..., 8).
Figura 5 : Distribuzione semplificata dalle tensioni
per l’analisi a fatica
I
La minore di:
• 0,75 ReH
• 0,35 Rm
carico minimo di snervamento, in N/mm2, del
materiale, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1,
[2.1].
carico di rottura per trazione, in N/mm2, del
materiale, definita in Parte B, Cap 4, Sez 1,
[2.1].
Regolamenti RINA 2005
7.3.3 Carichi d’onda
In condizioni di nave diritta e nave inclinata i carichi
d’onda da considerare per l’analisi a fatica del deposito
comprendono:
• massimi e minimi carichi di trave nave d’onda e pressioni d’onda, da ottenere da una completa analisi dei
movimenti e delle accelerazioni della nave in onde irregolari, da sottoporre per approvazione alla Società,
salvo ove tali dati siano ottenibili da navi simili. Questi
carichi devono essere ottenuti come i più probabili che
la nave possa subire durante la sua vita operativa, per
un livello di probabilità di 10-8,
• massime e minime pressioni inerziali, da ottenersi dalle
formule specificate in IGC 4.3.2 in funzione della direzione arbitraria β.
n
I
I
I
10
I!
102
I"
103
I#
104
I%
I$
105
106
I&
107 108
7.3.5 Danno cumulativo convenzionale
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5.6
Per ciascun dettaglio strutturale per il quale deve essere
effettuata l’analisi a fatica, il danno cumulativo convenzionale deve essere calcolato in accordo con la seguente procedura:
• Il valore a lungo termine della variazione di tensione di
“hot spot” ∆σS,0 deve essere ottenuto dalla seguente formula:
349
Parte E, Cap 9, Sez 4
Devono essere eseguite le seguenti verifiche:
∆σ S, 0 = σ S, MAX – σ S, MIN
• propagazione di cricche da un difetto iniziale, in modo
da verificare che il difetto non si accresca fino a causare
la rottura fragile prima che il difetto possa essere individuato. Tale verifica deve essere effettuata in accordo
con le prescrizioni in [7.4.4];
dove:
σS,MAX, σS,MIN: massima e minima tensione di “hot spot”
da ottenersi per mezzo di un’analisi strutturale effettuata in accordo con le prescrizioni
in Parte B, Cap 7, App 1, dove i carichi
d’onda sono quelli specificati in [7.3.3].
• propagazione di cricche da un difetto iniziale interessante l’intero spessore dell’elemento, in modo da verificare che il difetto che dà luogo ad una perdita non si
accresca fino a causare la rottura fragile prima di 15
giorni dopo che è stato individuato. Tale verifica deve
essere effettuata in accordo con le prescrizioni in
[7.4.5].
• Il valore a lungo termine della variazione di tensione
∆σN,0 d’intaglio è ottenuto dalle formule specificate in
Parte B, Cap 7, Sez 4, [3.3] in funzione della variazione
di tensione di “hot spot” ∆σS,0.
• Deve essere calcolata la distribuzione a lungo termine
delle variazioni di tensione d’intaglio ∆σN,i. Ciascuna
variazione di tensione ∆σN,i della distribuzione, corrispondente a ni cicli di tensione, è ottenuta dalle formule
specificate in [7.3.4], dove σ0 è assunta uguale a ∆σN,0.
7.4.2 Caratteristiche dei materiali
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5
Le caratteristiche di meccanica della frattura dei materiali
considerate per l’analisi di propagazione delle cricche,
ossia le caratteristiche che definiscono la relazione tra la
velocità di propagazione di cricche e la variazione di tensione all’apice della cricca, devono essere documentate per
i vari spessori sia del materiale base sia del materiale
d’apporto. Quando questa documentazione non è disponibile, la Società può richiedere di ricavare tali proprietà da
esperimenti effettuati in accordo con norme riconosciute.
• Per ciascuna variazione di tensione d’intaglio ∆σN,i, il
numero di cicli di tensione Ni che causa la rottura a
fatica deve essere ottenuto per mezzo delle curve S-N
corrispondenti agli acciai grezzi di laminazione (vedere
Fig 6). I criteri adottati per ottenere le curve S-N devono
essere documentati. Se tale documentazione non è
disponibile, la Società può richiedere che tali curve
siano ottenute da esperimenti effettuati in accordo con
norme riconosciute.
7.4.3
Distribuzione semplificata delle tensioni per
l’analisi di propagazione di cricche
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.3.4.4
• Il danno cumulativo convenzionale per la i-esima variazione di tensione d’intaglio ∆σN,i deve essere ottenuto
dalla formula specificata in IGC 4.4.5.6.
Il danno cumulativo convenzionale, da calcolarsi in
accordo con [7.3.5], deve essere minore di o uguale a CW,
definito in IGC 4.4.5.6.
La distribuzione semplificata dei carichi d’onda specificata
in IGC 4.3.4.4 può essere rappresentata per un periodo di
15 giorni per mezzo di 5 variazioni di tensione, ciascuna
caratterizzata da una tensione alterna ±σi ed un numero di
cicli ni (vedere Fig 7). I valori corrispondenti di σi e ni
devono essere ottenuti dalle seguenti formule:
7.4
i
σ i = σ 0 ⎛ 1 ,1 – --------⎞
⎝
5 ,3⎠
7.3.6
7.4.1
Criteri di verifica
Analisi di propagazione delle cricche
n i = 0 ,913 ⋅ 10
Generalità
i
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5
dove:
Per zone molto sollecitate deve essere effettuata l’analisi di
propagazione di cricche. Tali zone devono essere definite
dal Progettista e concordate nei singoli casi con la Società.
Devono essere considerate le velocità di propagazione
delle cricche nel materiale base, nel materiale d’apporto e
nella zona termicamente alterata.
σi
: tensione (i = 1,06; 2,12; 3,18; 4,24; 5,30), in
N/mm2, (vedere Fig 7),
σ0
: tensione definita in [7.3.4],
ni
: numero di cicli per ciascuna tensione σi considerata (i = 1,06; 2,12; 3,18; 4,24; 5,30).
Figura 6 : Verifica a fatica basata sul metodo del danno cumulativo convenzionale
log∆σ
log∆σ
∆σN,O
∆σN
∆σN
i
i
i
log n
Ni
logN
ni
Distribuzione delle variazioni di tensione di intaglio
350
Curva S-N corrispondente al materiale grezzo di laminazione
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
Figura 7 : Distribuzione semplificata delle tensioni
per l’analisi di propagazione delle cricche
∆σ
σo
10
-8
10
-7
10
-6
10
-5
10
-4
10
-3
10
-2
10
-1
Livello di
probabilità
1
l’analisi strutturale eseguita in accordo alle prescrizioni in
[7.2.1].
8
Analisi strutturale dei depositi indipendenti di tipo C
8.1
Anelli di rinforzo in corrispondenza dei
supporti dei depositi
8.1.1 Modello strutturale
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
∆σ1 ∆σ2 ∆σ3
0
1
10
1
10
2
,σ4 ∆I5
10
3
10
4
2.10 5
10
5
10
N
6
10
7
10
8
ni
15 giorni
7.4.4
Analisi di propagazione delle cricche da un
difetto iniziale
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5
Deve essere verificato che un difetto iniziale, soggetto alla
distribuzione di tensioni specificata in [7.3.4], non si accresca oltre la dimensione della cricca ammissibile.
La forma e la dimensione iniziale della cricca devono
essere considerate nei singoli casi dalla Società, tenendo
conto del tipo di dettaglio strutturale e delle relative metodologie di controllo.
La dimensione della cricca ammissibile deve essere considerata nei singoli casi dalla Società e, in ogni caso, deve
essere assunta minore della dimensione della cricca che
può indurre la perdita di efficacia dell’elemento strutturale
considerato.
7.4.5
Analisi di propagazione delle cricche da un
difetto iniziale interessante l’intero spessore
dell’elemento
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5
Deve essere verificato che un difetto iniziale interessante
l’intero spessore dell’elemento, soggetto a carichi dinamici
con la distribuzione di tensioni specificata in [7.4.3], non si
accresca oltre la dimensione della cricca ammissibile.
La dimensione iniziale della cricca interessante l’intero
spessore dell’elemento deve essere assunta non minore
della dimensione della cricca attraverso la quale passa la
quantità minima di carico che può essere individuata dal
sistema di controllo (ad esempio rivelatori di gas)
La dimensione della cricca ammissibile deve essere considerata nei singoli casi dalla Società e, in ogni caso, deve
essere assunta molto minore della dimensione critica della
cricca, definita in [7.4.6].
7.4.6 Dimensione critica della cricca
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.5
La dimensione critica della cricca è la dimensione della
cricca dalla quale può iniziare la frattura fragile e deve
essere considerata nei singoli casi dalla Società. In ogni
caso, essa deve essere calcolata per la massima tensione
più probabile a cui è soggetto l’elemento strutturale durante
la vita della nave, la quale è uguale alla tensione, agente
nel dettaglio strutturale considerato, ottenuta mediante
Regolamenti RINA 2005
Gli anelli di rinforzo in corrispondenza dei supporti di
depositi cilindrici orizzontali devono essere modellati come
travi circonferenziali costituite da anima, piattabanda,
eventuali raddoppi e fasciame associato agli anelli.
8.1.2 Larghezza di fasciame associato
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
La larghezza di fasciame associato da considerare, su ciascun lato dell’anima, per le verifiche di snervamento e di
instabilità dell’anello di rinforzo, specificate rispettivamente
in [8.1.5] e in [8.1.6], deve essere ottenuta, in mm, dalle
seguenti formule:
•
b = 0 ,78 rt
• b = 20 tb
depositi lobati),
per il fasciame cilidrico,
per le paratie longitudinali (in caso di
dove:
r
: raggio medio, in mm, del fasciame cilindrico,
t
: spessore del fasciame, in mm,
tb
: spessore delle paratie, in mm.
Gli eventuali raddoppi possono essere considerati appartenenti al fasciame associato.
8.1.3 Condizioni di vincolo
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
Le condizioni di vincolo dell’anello di rinforzo devono
essere modellate in accordo alle seguenti prescrizioni:
• forze circonferenziali applicate su ciascun lato
dell’anello, calcolate mediante la teoria del flusso del
taglio bi-dimensionale, la risultante delle quali è uguale
alla forza di taglio nel deposito,
• forze di reazione in corrispondenza dei supporti del
deposito, ottenute in accordo con le prescrizioni in
[9.2].
8.1.4 Pressione laterale
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
La pressione laterale che deve essere considerata per la
verifica degli anelli di rinforzo devve essere ottenuta dalle
prescrizioni in [2.2].
8.1.5 Verifica a snervamento
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
Le tensioni equivalenti agenti negli anelli di rinforzo in corrispondenza dei supporti devono soddisfare la seguente formula:
σ E ≤ σ ALL
dove:
351
Parte E, Cap 9, Sez 4
σE
: tensione equivalente negli anelli di rinforzo,
calcolata per le condizioni di carico specificate
in IGC 4.6.2 e in IGC 4.6.3, in N/mm2, ottenuta
dalla seguente formula:
σE =
( σ N + σ B ) + 3τ 2
9.2
9.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6
Le forze di reazioni i corrispondenza dei supporti dei depositi devono essere ottenute mediante l’analisi strutturale dei
depositi stessi o degli anelli di rinforzo in corrispondenza
dei relativi supporti, considerando i carichi specificati in:
σN
: tensione normale, in N/mm , nella direzione
circonferenziale dell’anello di rinforzo,
σB
: tensione di flessione, in N/mm2, nella direzione
circonferenziale dell’anello di rinforzo,
•
τ
: tensione tangenziale, in N/mm2, nell’anello di
rinforzo,
•
σALL
: tensione ammissibile, in N/mm2, da assumere
uguale al minore tra i due seguenti valori:
2
• 0,57 Rm
• 0,85 ReH,
Calcolo delle forze di reazione in corrispondenza dei supporti dei depositi
[6], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di
tipo A,
[7], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di
tipo B,
• [8], per l’analisi strutturale di depositi indipendenti di
tipo C.
Nella distribuzione finale delle forze di reazione agenti sui
supporti non possono essere considerate forze di trazione.
Rm
: definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1],
9.3
ReH
: definita in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.1].
8.1.6
Verifica ad instabilità
9.3.1 Generalità
Per depositi non aventi scontri per il rollio in sommità, non
sono in generale accettabili livelli di riempimento minori
del 90%.
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.4.6
Scontri
Le verifiche ad instabilità degli anelli di rinforzo devono
essere effettuate in accordo con le formule applicabili specificate in Parte B, Cap 7, Sez 2.
Le strutture dei depositi e della nave in corrispondenza
degli scontri devono essere rinforzate, in modo da resistere
alle corrispondenti reazioni vincolari e ai corrispondenti
momenti.
9
9.3.2 Scontri per il rollio
Gli scontri per il rollio devono essere verificati per l’azione
delle accelerazioni trasversali e verticali, specificate in
Parte B, Cap 5, Sez 3, [3.4.1] per la condizione di nave
inclinata, e applicate al massimo peso previsto del deposito
pieno.
Supporti
9.1
9.1.1
Sistemazione strutturale
Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 6
Le forze di reazione in corrispondenza dei supporti del
deposito devono essere trasmesse in modo quanto più possibile diretto alle travi rinforzate della nave, minimizzando
le concentrazioni di tensione.
Qualora le forze di reazione non agiscano nel piano delle
travi rinforzate, devono essere sistemate lamiere d’anima e
squadre in modo da trasmettere tali forze mediante tensioni
tangenziali.
9.1.2
Continuità strutturale
Particolare attenzione deve essere rivolta ad assicurare la
continuità strutturale tra i supporti di depositi circolari e le
travi rinforzate della nave.
9.1.3
Aperture
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6
Nelle travi rinforzate di supporti di depositi e nelle strutture
situate in corrispondenza di tali supporti devono essere evitate aperture e possono essere richiesti rinforzi locali.
9.1.4
Sistemazioni anti-galleggiamento
Deve essere verificato che la tensione combinata agente
negli scontri per il rollio soddisfi la seguente relazione:
σALL > σC
dove:
σALL
: Tensione ammissibile, N/mm2, da assumere
uguale al minimo tra 0,75 ReH e 0,5 Rm
ReH
: Carico minimo di snervamento, in N/mm2, del
materiale a 20 °C
Rm
: Carico di rottura per trazione, in N/mm2, del
materiale a 20 °C
9.3.3 Scontri per il beccheggio
Gli scontri per il beccheggio devono essere verificati per
l’azione delle accelerazioni longitudinali, da assumere non
minori di 0,3, e verticali, specificate in Parte B, Cap 5,
Sez 3, [3.4.1] per la condizione di nave diritta, e applicate
al massimo peso previsto della cisterna piena.
Deve essere verificato che la tensione combinata agente
negli scontri per il beccheggio soddisfi la seguente relazione:
σALL > σC
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6.7
dove:
Deve essere prevista, per tutte le condizioni operative, una
adeguata distanza tra i depositi e le strutture dello scafo.
σALL
352
: Tensione ammissibile, N/mm2,
[9.3.2]
definita in
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
9.4
Dimensionamenti dei supporti di depositi indipendenti di tipo C e delle strutture dello scafo situate in
corrispondenza
9.4.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.6
I dimensionamenti netti di fasciame, reinforzi ordinari e
travi rinforzate dei supporti dei depositi e delle strutture
dello scafo situate in corrispondenza dei depositi stessi
devono essere non minori di quelli ottenuti dalle formule
specificate in Parte B, Capitolo 7.
Le sollecitazioni di trave nave e le pressioni laterali da considerare nelle formule di cui sopra devono essere ottenuti
dalle formule specificate in Parte B, Capitolo 5.
I valori delle reazioni vincolari in corrispondenza dei supporti dei depositi da considerare per i dimensionamenti
degli elementi strutturali di cui sopra devono essere ottenute dall’analisi strutturale del deposito (vedere [9.2]) in cui
le accelerazioni della nave definite in [2.2] sono moltiplicate per il fattore 0,625.
10 Barriera secondaria
10.1 Estensione della barriera secondaria
10.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.7
L’estensione della barriera secondaria deve essere non
minore di quella necessaria a proteggere le strutture dello
scafo nell’ipotesi che il carico liquido fuoriuscito dalla falla
nel deposito del carico sia in equilibrio ad un angolo statico
di sbandamento trasversale uguale a 30° (vedere Fig 8).
Figura 8 : Estensione della barriera secondaria
11 Isolamento
11.1 Sistema per il riscaldamento delle strutture
11.1.1 Segregazione dell’impianto di riscaldamento
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.8.4
Qualora sia installato un impianto per il riscaldamento
delle strutture dello scafo in conformità con le prescrizioni
specificate in IGC 4.8.4, tale impianto deve essere sistemato solo all’interno della zona del carico, ovvero i fluidi di
ritorno dalle serpentine dell’impianto di riscaldamento
dello scafo sistemate nelle casse laterali, nelle intercapedini
e nel doppio fondo devono essere convogliati in una
cisterna di de-gassificazione. Tale cisterna deve essere
situata nella zona del carico e gli sfoghi gas devono essere
situati in posizione sicura e provvisti di retine tagliafiamma.
12 Materiali
12.1 Caratteristiche dei materiali per l’isolamento
12.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6
I materiali per l’isolamento devono essere approvati dalla
Società. L’approvazione di materiali per adesione, sigillatura, rivestimento costituenti barriera al vapore o protezione
meccanica deve essere considerata nei singoli casi dalla
Società. In ogni caso, tali materiali devono essere chimicamente compatibili con il materiale utilizzato per l’isolamento.
12.1.2
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6
Prima dell’applicazione dell’isolamento, le superfici delle
strutture del deposito o dello scafo devono essere accuratamente pulite.
12.1.3
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6
Il sistema di isolamento deve essere ispezionabile mediante
esame visivo da almeno un lato, dove applicabile.
12.1.4
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.9.5 E 4.9.6
LIVELLO DEL
LIQUIDO
30
BARRIERA SECONDARIA
Quando l’isolamento è spruzzato o schiumato, la temperatura minima delle strutture in acciaio al momento
dell’applicazione deve essere non minore della temperatura
indicata nelle specifiche dell’isolamento.
13 Costruzione e prove
13.1 Prove dei depositi strutturali
13.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.6
CISTERNA DEL CARICO DANNEGGIATA
Regolamenti RINA 2005
Le prove dei depositi strutturali devono essere eseguite in
conformità alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 12,
Sez 3.
353
Parte E, Cap 9, Sez 4
13.2 Prove dei depositi a membrana e a semimembrana
14 Dettagli strutturali
13.2.1
14.1 Dettagli strutturali speciali
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.7
Le prove dei depositi a membrana e a semi-membrana
devono essere eseguite in conformità alle prescrizioni specificate in Parte B, Cap 12, Sez 3.
13.3 Prove dei depositi indipendenti
13.3.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.10
Le condizioni di esecuzione delle prove devono simulare,
per quanto possibile, la caricazione effettiva del deposito e
dei relativi supporti.
13.3.2
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10.10
14.1.1 Devono essere soddisfatte le prescrizioni in Parte B,
Cap 12, Sez 2, [2.4] specifiche per le navi con notazione di
servizio liquefied gas carrier.
14.2 Collegamento del fasciame del cielo del
doppio fondo e del fianco interno con
lamiere intermedie
14.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Il collegamento del fasciame del cielo del doppio fondo e
del fianco interno con lamiere intermedie deve essere effettuato in accordo con le prescrizioni specificate in:
Qualora le prove siano eseguite dopo che il deposito è stato
installato, devono essere presi adeguati provvedimenti,
prima del varo della nave, al fine di evitare tensioni eccessive nelle strutture della nave.
• tavole da 4.5 a 4.7 in Parte B, Cap 12, App 1 per la posizione 1 in Fig 9
13.4 Prove finali
• per le posizioni 3 e 4 in Fig 9 in modo analogo alle
posizioni 1 e 2.
13.4.1
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Le prove finali sulla sistemazione completata devono essere
eseguite alla presenza di un Tecnico e devono dimostrare
che le sistemazioni di contenimento del carico siano in
grado di essere inertizzate, raffreddate, caricate e scaricate
in modo soddisfacente e che tutti i dispositivi di sicurezza
operino correttamente.
• tavole da 6.8 a 6.9 in Parte B, Cap 12, App 1 per la posizione 2 in Fig 9
Figura 9 : Posizione dei collegamenti
"
!
13.4.2
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Le prove devono essere eseguite alla minima temperatura di
esercizio o ad una temperatura ad essa molto prossima.
13.4.3
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
L’eventuale impianto di ri-liquefazione e di produzione di
gas inerte e l’eventuale installazione di impianti per l’utilizzo di gas come combustibile per caldaie o per motori a
combustione interna devono essere provati a soddisfazione
del Tecnico.
13.4.4
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Tutti i dati e le temperature operativi registrati durante il
primo viaggio della nave con il carico devono essere inviati
alla Società.
13.4.5
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Tutti i dati e le temperature operativi registrati durante i
viaggi seguenti al primo devono essere conservati e messi a
disposizione della Società per un adeguato periodo di
tempo.
354
14.2.2 Qualora non siano sistemate squadre di prolungamento in corrispondenza dei giunti di spigolo in posizione
1 e/o 2, il collegamento delle lamiere d’anima trasversali al
fasciame del cielo del doppio fondo, del fianco interno e ai
paramezzali deve essere eseguito mediante saldature a parziale penetrazione aventi lunghezza non minore di 400
mm.
14.3 Collegamento del fasciame del cielo del
doppio fondo con paratie trasversali di
intercapedini
14.3.1 Generalità
In aggiunta alla prescrizioni specificate nella tavola 3.5 in
Parte B, Cap 12, App 1, devono essere applicate le prescrizioni specificate da [14.3.2] a [14.3.4].
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 4
14.3.2 Madieri
14.4 Fori e collegamenti
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
14.4.1 Fori
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Lo spessore e le caratteristiche del materiale dei madieri di
supporto devono essere almeno uguali a quello del
fasciame delle paratie trasversali dell’intercapedine.
14.3.3 Lamiere d’anima verticali sistemate su paratie
di intercapedini
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Le lamiere d’anima verticali sistemate su paratie di intercapedini devono essere allineate con i paramezzali del doppio fondo.
14.3.4 Passi d’uomo
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
I passi d’uomo praticati nei madieri del doppio fondo allineati con le paratie trasversali di intercapedini devono
essere situati il più in basso possibile e a metà intervallo tra
due paramezzali adiacenti.
Regolamenti RINA 2005
I fori praticati per il passaggio di rinforzi ordinari del cielo
del doppio fondo, del fianco interno e delle paratie
dell’intercapedine attraverso le lamiere d’anima verticali
devono essere chiusi da mascherine saldate al fasciame del
cielo del doppio fondo o del fianco interno.
14.4.2 Collegamento della sistemazione di
contenimento del carico alle strutture dello
scafo
RIFERIMENTO IGC CODE : Cap. 4, 4.10
Quando ritenuto necessario, devono essere sistemati adeguati rinforzi sul cielo del doppio fondo, sul fianco interno
e sulle paratie trasversali delle intercapedini in corrispondenza del collegamento della sistemazione di contenimento del carico con le strutture dello scafo. I particolari di
tale collegamento devono essere sottoposti per approvazione alla Società.
355
Parte E, Cap 9, Sez 5
SEZIONE 5
1
RECIPIENTI IN PRESSIONE DI PROCESSO E
IMPIANTI DI TUBOLATURE IN PRESSIONE PER
LIQUIDI E VAPORI
Generalità
1.1
Recipienti in pressione di processo del
carico
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.1.2
I recipienti in pressione di processo del carico devono
essere considerati almeno recipienti in pressione di Classe 2
in accordo con le prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 3,
[1.4.1].
2
Tubolature del carico e di processo
2.1
Generalità
2.1.1
Precauzioni per la protezione delle tubolature
contro le sollecitazioni termiche
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.2
2.1.5
Mezzi per rivelare la presenza di carico liquido
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1
I mezzi di rivelazione della presenza di carico liquido possono essere costituiti da livellostati di tipo elettrico il cui circuito deve essere del tipo a sicurezza intrinseca. Le
segnalazioni di allarme date dai livellostati devono essere
trasmesse in plancia e nella stazione di controllo del carico,
se esistente.
2.1.6
Attacchi degli scarichi delle valvole di
sicurezza ai depositi del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1
Gli eventuali attacchi ai depositi del carico degli scarichi
delle valvole di sicurezza sistemate sulla tubolatura del
carico per la fase liquida, non devono essere muniti di valvole di intercettazione, ma devono essere muniti di valvole
di non ritorno in prossimità dei depositi stessi.
2.1.7 Pompe centrifughe
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1
I giunti di dilatazione devono essere protetti contro dilatazioni e compressioni superiori ai limiti per essi stabiliti e le
tubolature ad essi collegate devono essere convenientemente sopportate ed ancorate. I giunti di espansione a soffietto devono essere protetti contro danneggiamenti
meccanici.
Le valvole di sicurezza contro la sovrapressione nelle
pompe del carico possono essere omesse nel caso di
pompe centrifughe aventi una pressione massima di mandata, con la valvola di mandata tutta chiusa, non maggiore
di quella consentita dalla tubolatura stessa.
2.1.2
2.2
Segregazione delle tubolature ad alta
temperatura
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.3
I tubi ad alta temperatura devono essere termicamente isolati dalle strutture adiacenti. In particolare la temperatura
delle tubolature non deve superare i 220 °C nelle zone
nelle quali possono esservi gas pericolosi.
2.1.3 Taratura delle valvole di sicurezza
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1.6
Le valvole di sicurezza devono essere tarate ad una pressione non superiore alla pressione di progetto in modo tale
che la sovrapressione durante lo scarico non superi il 110%
di detta pressione di progetto.
2.1.4 Protezione contro le perdite
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.1
Qualora un impianto di tubolature sia progettato per liquidi
con un punto di ebollizione minore di - 30 °C, devono
essere sistemati dispositivi permanenti che impediscano il
verificarsi della possibilità di contatto fra le perdite e le
strutture dello scafo in tutte quelle posizioni nelle quali
potrebbe verificarsi uno stillicidio, quali, per esempio, collegamenti a terra, tenute delle pompe, flange soggette a frequenti smontaggi, ecc.
356
Dimensionamento basato sulla pressione interna
2.2.1 Tubolature soggette a colpi di mare
RIFERIMENTO IBC-CODE 5.2.2
Per le tubolature che possono essere soggette ai colpi di
mare, la pressione di progetto P, in bar, indicata nella formula del paragrafo 5.2.2.1 dell’IGC Code deve essere sostituita da una pressione equivalente P’ data dalla formula
seguente:
D
1
P' = --- ⎛ P + P 2 + 0 ,006R'K ------C-⎞
2⎝
D⎠
essendo:
: Diametro esterno del tubo tenendo conto della
DC
coibentazione (in mm), il cui spessore deve
essere assunto almeno uguale a:
40 mm se D ≤ 50 mm
80 mm se D ≥ 150 mm
Valori intermedi devono essere ottenuti
mediante interpolazione
R’
: Resistenza al trascinamento corrispondente
all’effetto del colpo di mare, in daN/m2, come
indicato nella Tabella 1 in funzione della posi-
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 5
b) tubolature soggette ai colpi di mare che potrebbero
essere in esercizio sia in mare che in porto:
zione del tubo e della sua altezza H (in m) al di
sopra dell’immersione di pieno carico; valori
intermedi devono essere ottenuti mediante
interpolazione lineare.
: Sollecitazione ammissibile, in N/mm2
K
2.3
• pressione,
• peso della tubolatura e del fluido al suo interno,
• colpi di mare,
Pressione di progetto
• contrazioni,
• accelerazioni dovute ai movimenti della nave;
2.3.1 Definizione della pressione di progetto
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.3.1
c) tubolature soggette ai colpi di mare che sono in esercizio esclusivamente in porto: la più severa fra le due
combinazioni di carico seguenti:
Per ogni tratto di tubolatura deve essere considerato il
valore maggiore fra quelli applicabili indicati nel paragrafo
5.2.2.1 dell’IGC Code.
2.4
• pressione,
• peso della tubolatura e del fluido al suo interno,
Sollecitazioni ammissibili
• contrazioni,
2.4.1
Flange non costruite in accordo con una
normativa
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.4.5
e
• peso dei tubolatura,
Per le flange non costruite secondo una normativa, il tipo e
le dimensioni delle guarnizioni devono essere a soddisfazione della Società.
2.5
• colpi di mare,
• dilatazioni, assumendo che le sollecitazioni termiche siano completamente eliminate.
2.5.4
Analisi delle sollecitazioni
Direzione dei colpi di mare
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
2.5.1
Calcoli eseguiti in accordo con normative
riconosciute
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
Quando si considerano i colpi di mare, devono essere considerati i loro effetti nelle tre direzioni seguenti, a meno che
non sia altrimenti giustificato:
Qualora tale analisi sia richiesta, essa deve essere eseguita
in accordo con le prescrizioni seguenti. Subordinatamente
a tale condizione, calcoli secondo normative riconosciute
possono essere accettati dalla Società.
• asse della nave,
• verticale,
• orizzontale, perpendicolare all’asse della nave. Il carico
sui tubi è il carico R’ definito in [2.2.1].
2.5.2 Condizioni per il calcolo
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
2.5.5
I calcoli devono essere eseguiti per ogni possibile condizione operativa; tuttavia devono essere inviati solamente
quelli relativi alle condizioni d’esercizio che portano ai
risultati più sfavorevoli.
Livello delle sollecitazioni
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
Il livello delle sollecitazioni deve essere determinato come
indicato nelle formule in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.3.2] per
i tubi progettati per alte temperature;
2.5.3 Carichi da assumere per i calcoli
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
a) per le sollecitazioni primarie risultanti da:
I calcoli devono essere eseguiti tenendo conto dei carichi
seguenti:
• pressione,
• peso,
a) tubolature non soggette ai colpi di mare:
• pressione,
• peso della tubolatura e del fluido al suo interno,
• contrazioni;
• colpi di mare;
b) per le sollecitazioni primarie e secondarie risultanti
dalle contrazioni.
Tabella 1
Diametro esterno
del tubo (1)
(1)
A poppavia di un quarto della lunghezza della nave
A proravia di un quarto della lunghezza della nave
H≤8
H=13
H≥18
H≤8
H=13
H≥18
≤25
1500
250
150
2200
350
150
50
1400
250
150
2000
350
150
75
1100
250
150
1600
350
150
100
700
250
150
700
350
150
≥150
500
250
150
700
350
150
DC se il tubo è coibentato, D negli altri casi
Regolamenti RINA 2005
357
Parte E, Cap 9, Sez 5
2.5.6
Limiti dei livelli di sollecitazione
3.2
Arresti in caso d’emergenza
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
3.2.1
a) Nel primo caso il livello di sollecitazione deve essere
limitato dal minore fra:
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.6.4
0,8 Re
e
0,4 Rm
b) Nel secondo caso il livello di sollecitazione deve essere
limitato dal minore fra:
1,6 Re
2.5.7
e
Per le stazioni di caricazione in corrispondenza delle quali
devono essere sistemati gli elementi fusibili di cui al paragrafo 5.6.4 dell’IGC Code devono intendersi le rampe di
caricazione e scaricazione.
0,8 Rm
Tubolature con dispositivi d’espansione
4
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
Per tubi con dispositivi d’espansione, le caratteristiche di
detti dispositivi devono essere inviate alla Società. Qualora
queste caratteristiche siano tali che le forze ed i momenti
alle estremità di detti dispositivi siano trascurabili a seguito
delle contrazioni che devono assorbire, non è richiesto il
calcolo dei carichi dovuti alle contrazioni per le tubolature
ad essi corrispondenti. Deve, tuttavia, essere controllato
che il livello di sollecitazione corrispondente alle sollecitazioni primarie non superi i limiti dati in [2.5.6].
2.5.8
Coefficiente di flessibiltà
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
Il coefficiente di flessibiltà dei gomiti deve essere determinato con le formule date in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.3.2]
per i tubi progettati per alte temperature.
2.5.9
Chiarimenti sulla posizione degli elementi
fusibili
Tensioni locali
Metodi per la movimentazione del
carico
4.1
Scarico attraverso collettori comuni
4.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.8
Quando più di una pompa, sistemate in differenti depositi
del carico funzionano contemporaneamente scaricando
attraverso un collettore comune, l’arresto delle pompe deve
dar luogo ad un allarme nella centrale di comando delle
operazioni del carico.
5
Messa a terra
5.1
5.1.1
Elettricità statica
Resistenza accettabile
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.5
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.3
Deve essere portata attenzione particolare ai calcoli delle
sollecitazioni locali nelle sistemazioni soggette a forze
assiali e momenti flettenti. La Società si riserva il diritto di
richiedere giustificazioni addizionali o rinforzi locali,
quando ritenuto necessario.
Allo scopo di evitare i rischi di scariche elettriche dovute al
formarsi di elettricità statica risultante dal flusso dei
liquidi/gas/vapori, la resistenza fra qualsiasi punto della
superficie dei depositi del carico, delle cisterne dei residui,
delle tubolature e delle apparecchiature e lo scafo della
nave non deve essere maggiore di106 Ω..
2.6
5.1.2
Tubi con rivestimento d’alluminio
Piattine per la messa a terra
2.6.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.3
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.2.6
Devono essere sistemate piattine per la messa a terra per i
depositi del carico, le cisterne per i residui, le tubolature e
le apparecchiature che non siano permanentemente collegate alle strutture della nave, come per esempio:
I tubi con rivestimento di alluminio sono accettabili nelle
cisterne di zavorra, nei depositi del carico inertizzato, nonché, purché siano protetti da urti accidentali, nelle zone
pericolose sui ponti esposti.
3
Prescrizioni relative alle valvole negli
impianti del carico
3.1
3.1.1
Collegamenti degli strumenti ai depositi
del carico
Deroghe
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 5, 5.6.2
Le prescrizioni di cui al paragrafo 5.6.2 dell’IGC Code, relative agli attacchi ai depositi del carico per manometri e strumenti di misura, non si applicano ai depositi con un
MARVS non superiore a 0,07 MPa.
358
a) depositi del carico indipendenti;
b) tubolature dei depositi del carico che sono elettricamente separate dalle strutture della nave;
c) collegamenti dei tubi mediante branchetti smontabili.
Quando le piattine per la messa a terra sono prescritte, esse
devono essere:
a) chiaramente visibili in modo che qualsiasi interruzione
possa essere chiaramente rilevata;
b) progettate e sistemate in modo da essere protette contro
danni meccanici e da non essere influenzate negativamente da contaminazioni da parte di sostanze ad alta
resistività, per esempio prodotti corrosivi o pitture;
c) facili da sistemare e sostituire.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 5
6
6.1
Impianto integrato del carico e di
zavorra
Generalità
6.1.1
(1/1/2004)
Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di
zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5].
Regolamenti RINA 2005
359
Parte E, Cap 9, Sez 6
SEZIONE 6
1
1.1
MATERIALI PER LA COSTRUZIONE
Prescrizioni relative ai materiali
Tubi, fucinati e getti per tubolature del
carico e di processo
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, Tabella 6.4
a) In genere non sono richieste prove di resilienza per fucinati, laminati e tubi senza saldatura in acciai inossidabili austenitici dei gradi 304, 304L, 316, 316L, 321 e
347.
b) Sono richieste prove di resilienza per:
• getti di acciai di grado 304, 304L, 321 e 347
quando la temperatura d’esercizio è minore di -60
°C;
• getti di acciaio di tipo 316 e 316L (con contenuto di
molibdeno) a qualsiasi temperatura. Una riduzione
delle prove può essere considerata caso per caso
dalla Società per temperature di progetto maggiori
di -60 °C.
1.2
Rivestimenti d’alluminio
1.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.2
L’uso di rivestimenti contenenti alluminio è proibito nei
depositi del carico, nelle zone di ponte al di sopra dei
360
depositi del carico, nei locali pompe, nelle intercapedini e
in qualsiasi altra zona nella quale potrebbero accumularsi
gas provenienti dal carico.
2
Saldature e controlli non distruttivi
2.1
Materiali d’apporto
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.3.2
Il contenuto del paragrafo 6.3.2 dell’IGC Code si applica
anche ai recipienti in pressione per il processo ed alle barriere secondarie.
2.2
2.2.1
Prescrizioni per le prove
Prove di piega
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 6, 6.3.4.2
In alternativa alla prova di piega descritta nel paragrafo
6.3.4.2 dell’IGC Code, può essere richiesta una prova su
mandrino di diametro pari a 3 volte lo spessore fino ad un
angolo di piega di 120°.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 7
SEZIONE 7
1
CONTROLLO DELLA PRESSIONE E DELLA TEMPERATURA DEL CARICO
Prescrizioni addizionali per gli
impianti di refrigerazione
1.1
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2
In generale oltre che alle prescrizioni nel capitolo 7.2
dell’IGC Code, gli impianti di refrigerazione sono anche
soggetti alle prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 13 e
Parte F, Capitolo 8, come applicabile.
2
2.1
Impianti di reliquefazione di motonavi per il trasporto di gas naturali
liquefatti (LNG)
Refrigerazione meccanica intesa come
sistema primario di controllo della pressione del carico
2.1.1 Generalità
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2
Il paragrafo 7.2 dell’IGC Code relativo agli impianti di refrigerazione si basa sull’ipotesi che il mantenimento della
pressione del carico indicata nel paragrafo 7.1 dell’IGC
Code possa essere conseguito utilizzando i mezzi definiti
nel paragrafo 7.1.1.2 dell’IGC Code. Ciò significa che un
impianto di refrigerazione meccanica è utilizzato come
mezzo primario per il mantenimento della pressione nei
depositi del carico al di sotto del “MARVS”.
2.1.2 Unità refrigeranti di riserva
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2
Il paragrafo 7.2 dell’IGC Code si applica agli impianti di
refrigerazione sistemati sulle navi per il trasporto di gas
naturali liquefatti (LNG), cioè la capacità di riserva richiesta
deve essere come prescritto nel paragrafo 7.2.1 dell’IGC
Code. Non è necessario che lo scambiatore di calore che
usa LNG come liquido refrigerante abbia una capacità del
25% in eccesso rispetto a quella normalmente richiesta e
Regolamenti RINA 2005
non è richiesto un ulteriore scambiatore di calore di riserva
che usi LNG come liquido refrigerante. Gli altri scambiatori
di calore che utilizzano acqua di raffreddamento devono
avere la riserva o devono avere almeno un 25% di capacità
superiore a quella richiesta.
2.1.3
Metodi alternativi per il controllo della
pressione/temperatura del carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2
Il paragrafo 7.2.1 dell’IGC Code stabilisce che a meno che
non vi sia un metodo alternativo per controllare la pressione/temperatura del carico a soddisfazione dell’Amministrazione, devono essere sistemate un’unità (o più unità) di
riserva che diano una capacità di riserva pari almeno a
quella richiesta per l’unità singola maggiore.
Al fine di soddisfare detta prescrizione, possono essere considerati appropriati mezzi alternativi per il controllo della
pressione/temperatura del carico e cioè:
a) Una o più caldaie ausiliarie in grado di bruciare i vapori
evaporati dal carico (boil-off) e di scaricare il vapore
d’acqua così generato o un sistema alternativo per la
dispersione del calore accettato dalla Società. Potrà
essere considerato un impianto che bruci solamente
parte del “boil-off” generato purché possa essere dimostrato che il “MARVS” non venga raggiunto entro un
periodo di 21 giorni.
b) Lo sfogo controllato dei vapori del carico come precisato nel paragrafo 7.1.1.5 dell’IGC Code se permesso
dall’Amministrazione di competenza.
2.2
Impianto di refrigerazione meccanica
adoperato come sistema secondario di
controllo della pressione del carico
2.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 7, 7.2
Qualora un impianto di refrigerazione sia utilizzato come
mezzo per lo smaltimento dell’eccesso di energia come
indicato nella seconda frase del paragrafo 7.1.1.2 dell’IGC
Code, non è richiesta l’unità di riserva per l’impianto di
refrigerazione.
361
Parte E, Cap 9, Sez 8
SEZIONE 8
1
1.1
IMPIANTI DI SFOGO GAS PER I DEPOSITI DEL
CARICO
Impianti di sicurezza contro la sovrapressione
Spazi fra le barriere
1.1.1 Protezione degli spazi fra le barriere
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.2
a) La formula per la determinazione della capacità di scarico data nel paragrafo 8.3.2 dell’IGC Code è sviluppata
per spazi fra le barriere che delimitano depositi del
carico indipendenti di tipo A in cui la coibentazione è
sistemata sui depositi stessi.
b) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro
la sovrapressione degli spazi fra le barriere che delimitano i depositi del carico indipendenti di tipo B può
essere determinata in base al metodo dato nel paragrafo
8.2 dell’IGC Code, tuttavia il tasso di perdita deve
essere determinato in accordo con le prescrizioni del
paragrafo 4.7.6.1 dell’IGC Code.
1.1.2
Dimensioni dei dispositivi di sicurezza contro
la sovrapressione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.2
La capacità di scarico combinata (in m3/s) dei dispositivi di
sicurezza contro la sovrapressione degli spazi tra le barriere
intorno ai depositi del carico indipendenti di tipo A con la
coibentazione sistemata sui depositi del carico stessi può
essere determinata con la formula seguente:
ρ
Q sa = 3 ,4 ⋅ A C ⋅ ----- ⋅ h
ρV
essendo:
Qsa
: Portata minima richiesta dello scarico in aria
alle condizioni standard di 273 K e 0,1013 MPa
AC
: Area di apertura della crina di progetto (m2)
π
A C = --- ⋅ δ ⋅ l
4
con:
δ
c) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro
la sovrapressione degli spazi tra le barriere dei depositi
del carico a membrana o a semi-membrana deve essere
valutata in base al progetto specifico del deposito a
membrana o semi-membrana.
d) La capacità di scarico dei dispositivi di sicurezza contro
la sovrapressione degli spazi fra le barriere adiacenti ai
depositi del carico strutturali può essere determinata, se
applicabile, come per i depositi del carico indipendenti
di tipo A.
e) Ai fini di questa interpretazione, i dispositivi di sicurezza contro la sovrapressione negli spazi fra le barriere
sono dispositivi di emergenza che proteggono le strutture della nave da indebite sovrasollecitazioni derivanti
da un innalzamento della pressione nello spazio fra le
barriere dovuto ad un’avaria della barriera primaria.
Pertanto non è necessario che tali dispositivi siano conformi alle prescrizioni dei paragrafi 8.2.9 e 8.2.10
dell’IGC Code.
362
: Massima larghezza della crina in
(m)
δ = 0 ,2 ⋅ t
t
h
ρ
ρV
: Spessore del fasciame
del fondo del deposito
(m)
l
: Lunghezza di progetto della crina
(m) uguale alla diagonale del pannello di lamiera più grande del
fondo del deposito (vedere Fig 1)
: Altezza massima del liquido al di sopra del
fondo del deposito più 10 × MARVS in (m)
: Massa volumica della fase liquida del prodotto
(t/m3) alla pressione di taratura del dispositivo di
sicurezza dello spazio fra le barriere
: Massa volumica della fase vapore del prodotto
(t/m3) alla pressione di taratura del dispositivo di
sicurezza dello spazio fra le barriere e alla temperatura di 273 K.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 8
Figura 1 : Determinazione di l
trave
principale
l
(t)
b
pannello di fasciame tipico
bxs
trave
principale
S
S
S
rinforzi
1.2
Sfoghi gas
1.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.9
L’altezza degli scarichi degli sfoghi gas indicata nel paragrafo 8.2.9 dell’IGC Code, deve essere misurata anche a
partire dal cielo dei depositi, del carico in coperta e delle
tubolature del carico liquido, come applicabile.
1.3
2
Segregazione degli sfoghi gas
1.3.1
Prescrizioni addizionali sulla posizione degli
sfoghi gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.10
a) Le distanze degli scarichi degli sfoghi gas devono essere
misurate orizzontalmente.
b) Nel caso di trasporto di prodotti infiammabili e/o tossici
lo scarico degli sfoghi gas deve essere sistemato ad una
distanza non inferiore a 5 m dalle condotte di estrazione e a 10 m dalle condotte di immissione serventi
locali pompe del carico e/o locali compressori del
carico.
c) Le distanze devono intendersi riferite anche agli scarichi
delle condotte di ventilazione dei locali sicuri.
1.4
tura della valvola. Per valvole di sicurezza non bilanciate la
contropressione nella tubolatura di scarico non deve superare il 10% della pressione manometrica all’ingresso della
valvola di sicurezza quando le tubolature degli sfoghi gas
sono esposte al fuoco.
Contropressione
1.4.1
Cadute di pressione nelle tubolature degli
sfoghi gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.2.16
La caduta di pressione nelle tubolature degli sfoghi gas fra i
depositi del carico e l’ingresso delle valvole di sicurezza
contro la sovrapressione non deve superare il 3% della tara-
Regolamenti RINA 2005
Impianti addizionali di sicurezza contro la sovrapressione per il controllo
del livello del liquido
2.1
Generalità
2.1.1
Ulteriori sistemi per scaricare la
sovrapressione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.3.1.2
Il sistema di sorpasso indicato nel paragrafo 8.3.1.2
dell’IGC Code deve essere azionabile manualmente. In
alternativa devono essere previsti mezzi di sfogo gas ad
azionamento manuale.
2.1.2 Limiti di riempimento dei depositi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 8, 8.3.1
La frase "al fine di impedire che i depositi possano riempirsi
di liquido" nel paragrafo 8.3.1 dell’IGC Code ha il seguente
significato:
In nessun momento durante le fasi di caricazione, trasporto
e di scaricazione, comprese anche le condizioni di incendio, i depositi devono raggiungere un grado di riempimento
maggiore del 98% eccetto quanto permesso nel paragrafo
15.1.3 dell’IGC Code. Questa prescrizione, assieme a
quella di cui al paragrafo 8.2.17 dell’IGC Code, è intesa ad
assicurare che le valvole di sicurezza contro la sovrapressione rimangano nella fase vapore.
363
Parte E, Cap 9, Sez 9
SEZIONE 9
1
CONTROLLO DELL’ATMOSFERA
1.1
1.1.1
Generalità
Punto di rugiada
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.4.1
In merito a quanto prescritto dall’IGC Code relativamente al
punto di rugiada, si applicano le seguenti disposizioni addizionali:
a) qualora l’isolamento dei depositi del carico non sia protetto contro la penetrazione del vapore d’acqua
mediante un’efficace barriera al vapore, accettata dalla
Società, il valore massimo del punto di rugiada deve
essere minore della temperatura di progetto;
b) qualora l’isolamento dei depositi del carico sia protetto
con un’efficace barriera al vapore, accettata dalla
Società, il valore massimo del punto di rugiada deve
essere minore della minima temperatura che si può verificare su qualunque superficie all’interno degli spazi
riempiti con il gas inerte secco o con l’aria secca;
c) la temperatura delle strutture dello scafo adiacenti ai
depositi del carico non deve scendere al di sotto della
minima temperatura di esercizio ammissibile, indicata
364
nel capitolo 6 dell’IGC Code, per il tipo di acciaio per
esse impiegato.
Inertizzazione
1.1.2 Precauzioni contro il rischio d’incendio
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.4.1
Devono essere prese precauzioni per rendere minimo il
rischio che elettricità statica generata dall’impianto di gas
inerte possa diventare una fonte d’ignizione.
2
2.1
Produzione di gas inerte a bordo
Deroghe
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 9, 9.5
a) Gli impianti generatori di gas inerte sono da considerare
servizi essenziali e devono rispondere alle Sezioni
applicabili del Regolamento per quanto applicabile.
b) Qualora, in aggiunta al gas inerte prodotto a bordo, sia
possibile immettere negli spazi in argomento aria secca,
nei casi in cui quest’ultima sia accettabile in dipendenza del tipo di deposito del carico adottato, oppure
gas inerte fornito da una scorta esistente a bordo, non è
necessario che vi siano a bordo componenti di riserva o
di rispetto per l’impianto di gas inerte.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 10
SEZIONE 10
1
IMPIANTI ELETTRICI
Generalità
1.1
Applicabilità
1.1.1 Le norme della presente Sezione si applicano alle
navi gassiere in aggiunta a quelle contenute in Parte C,
Capitolo 2.
1.2
Documentazione da inviare
1.2.1 In aggiunta alla documentazione richiesta in Parte C,
Cap 2, Sez 1, Tab 1, deve essere inviata per approvazione
quanto segue:
a) Piano dei luoghi pericolosi
b) Documenti che specifichino i tipi di cavi e le caratteristiche di sicurezza delle apparecchiature elettriche
installate nei luoghi pericolosi
c) Schemi degli impianti di indicazione del livello di
cisterne e depositi, degli impianti di allarme di alto
livello e quelli di controllo del rigurgito ove richiesti.
1.3
Impianti di alimentazione
1.3.1 Impianti di alimentazione ammessi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1
Sono ammessi i seguenti impianti di generazione e di distribuzione dell’energia elettrica:
a) a corrente continua:
• a due conduttori isolati
b) a corrente alternata:
• monofase a due conduttori isolati
• trifase a tre conduttori isolati.
Non sono ammessi collegamenti a massa di parti in tensione di impianti di distribuzione isolati eccetto che:
a) attraverso un dispositivo per la verifica dello stato di isolamento
b) attraverso componenti usati per la soppressione delle
interferenze nei circuiti radio.
1.3.2
Impianti con collegamento a massa e ritorno
attraverso lo scafo
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1
Non sono ammessi impianti con collegamento a massa e
ritorno attraverso lo scafo salvo i seguenti a soddisfazione
della Società:
a) impianti di protezione catodica a corrente impressa
b) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come gli impianti di avviamento e di accensione
dei motori a combustione interna, purché qualsiasi possibile corrente risultante non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso
Regolamenti RINA 2005
c) dispositivi per la verifica dello stato di isolamento purché la corrente circolante non superi 30 mA nelle condizioni più sfavorevoli.
1.3.3
Impianti con collegamento a massa senza
ritorno attraverso lo scafo
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1
Non sono ammessi impianti con collegamento a massa
senza ritorno attraverso lo scafo salvo:
a) i circuiti a sicurezza intrinseca collegati a massa e
impianti a giudizio della Società i seguenti altri sistemi
b) alimentazioni, circuiti di comando e di strumentazione
in luoghi non pericolosi, se ragioni tecniche o di sicurezza non consentono l’impiego di impianti senza collegamenti a massa, purché la corrente attraverso lo
scafo in condizioni normali e di guasto sia limitata a
non più di 5 A; o
c) impianti di limitata estensione e collegati a massa localmente, come impianti di distribuzione dell’energia nelle
cucine o nelle lavanderie alimentati tramite trasformatori di isolamento con secondario collegato a massa,
purché qualunque possibile corrente di scafo risultante
non fluisca direttamente attraverso un qualsiasi luogo
pericoloso; o
d) reti di potenza a corrente alternata a tensione pari a
1,000 V valore efficace (tra le fasi) o superiore, purché
qualunque possibile corrente risultante non fluisca
direttamente attraverso un qualsiasi luogo pericoloso; a
tale scopo, se l’impianto di distribuzione si estende a
spazi lontani dei locali macchine, devono essere previsti trasformatori di isolamento o altri mezzi adeguati.
1.4
Dispositivi per la verifica dello stato di
isolamento verso massa
1.4.1 Controllo dei circuiti nei luoghi pericolosi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.1.1
I dispositivi per il controllo continuo dello stato di isolamento verso massa di tutti i sistemi di distribuzione, devono
anche controllare tutti i circuiti, eccetto quelli a sicurezza
intrinseca, collegati ad apparecchiature in luoghi pericolosi
o che attraversino tali luoghi. I dispositivi devono fornire
una segnalazione di allarme ottica ed acustica, in una
postazione presidiata, in caso di livello di isolamento
eccessivamente basso.
1.5
Precauzioni per gli impianti elettrici
1.5.1
Precauzioni contro le infiltrazioni di gas o
vapori
REFERENCE IGC CODE 10.1.2
Deve essere impedito, mediante opportuni accorgimenti, a
soddisfazione della Società, che gas o vapori possano pas-
365
Parte E, Cap 9, Sez 10
sare da un locale pericoloso per gas ad un altro locale attraverso le aperture per il passaggio dei cavi o attraverso le
loro condotte.
• etere dietilico
2
• ossido di propilene
2.1
Luoghi pericolosi e tipi di apparecchiature
Apparecchiature elettriche permesse
nelle zone e spazi pericolosi per gas
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2
Le apparecchiature elettriche specificate in Tab 1 possono
essere installate nei luoghi pericolosi per gas ivi indicati.
2.1.2
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.3
I locali chiusi o parzialmente chiusi (non contenenti fonti di
pericolo) aventi aperture dirette, comprese quelle per la
ventilazione su un qualsiasi luogo pericoloso, devono
essere considerati luoghi pericolosi allo stesso modo del
locale in cui è posizionata l’apertura.
Le apparecchiature elettriche devono soddisfare le norme
degli spazi o dei locali ai quali l’apertura dà accesso.
2.1.3
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.4
Le apparecchiature elettriche sistemate entro spazi protetti
da “airlocks” devono essere di tipo certificato di sicurezza,
salvo quando siano tali da essere disenergizzate in seguito
ad una perdita di sovrapressione all’interno dello spazio.
2.2
Pompe del carico sommerse
2.2.1 Eccezioni
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2
Le pompe del carico sommerse non sono ammesse con i
seguenti prodotti:
366
• etere viniletilico
• ossido di etilene
• miscela di ossido di etilene e ossido di propilene.
2.2.2
Motori elettrici sommersi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2
a) Quando vengono impiegati motori elettrici sommersi,
devono essere previste sistemazioni, p.e. mediante gli
accorgimenti indicati al paragrafo 17.6 dell’IGC Code al
fine di evitare la formazione di miscele esplosive
durante le operazioni di carico, scarico e maneggio del
carico.
b) Vi devono essere dispositivi per arrestare automaticamente i motori in caso di basso livello del liquido. Ciò
può essere effettuato in base ad un segnale di bassa
pressione sulla mandata della pompa, di bassa corrente
al motore o di basso livello del liquido. Tale arresto
deve essere segnalato sotto forma di allarme alla stazione di controllo del carico. I motori delle pompe del
carico devono poter rimanere sezionati dalla loro alimentazione elettrica durante le operazioni di degassificazione.
3
Classificazione dei prodotti
3.1
Classe di temperatura e gruppo di esplosione
3.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, Cap. 19
La Tab 2 riporta i dati relativi alla classe di temperatura ed il
gruppo di esplosione dei prodotti indicati nel Capitolo 19.
I valori indicati fra parentesi sono stati dedotti da prodotti
simili.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 10
Tabella 1 : Apparecchiature elettriche permesse nelle zone e spazi pericolosi per gas (1/7/2003)
Luoghi
pericolosi
Zona 0
Spazi
N.
1
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.2
Sistemazioni per il contenimento del carico.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ia);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per
l’utilizzo nella Zona 0;
d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.2 nelle sistemazioni per il contenimento del carico possono essere sistemati motori sommersi per le pompe del
carico ed i loro cavi di alimentazione.
Zona 0
2
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.3.1
Nelle stive quando il
carico è trasportato in
sistemazioni che richiedono una barriera secondaria.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ia);
b) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ia” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
c) apparecchi particolarmente progettati e certificati dall’autorità competente per
l’utilizzo nella Zona 0;
d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.1 cavi di alimentazione per i motori
sommersi delle pompe per il carico.
Zona 1
3
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.3.2
Nelle stive quando il
carico è trasportato in
sistemazioni che non
richiedono una barriera
secondaria.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la
Zona 0;
b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) basato su IGC CODE 10.2.3.2.1 cavi elettrici attraversanti detti locali.
e) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.2 gli apparecchi di illuminazione
devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due
circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas;
f)
Zona 1
4
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.3.2
Luoghi separati dalle stive
per mezzo di un’unica
paratia in acciaio stagna
ai gas, quando il carico è
trasportato in sistemazioni di contenimento che
richiedono una barriera
secondaria.
Regolamenti RINA 2005
sulla base dell’ IGC CODE 10.2.3.2.3 dispositivi a scafo contenenti i terminali o
i passaggi a fasciame per gli anodi o gli elettrodi di un sistema di protezione
catodica a corrente impressa, o i trasduttori come quelli per ecoscandagli o solcometri, purché tali dispositivi siano di costruzione stagna ai gas o racchiusi
entro una custodia stagna ai gas e non siano adiacenti ad una paratia dei depositi del carico. La progettazione di tali dispositivi o delle loro custodie e dei
mezzi attraverso i quali entrano i cavi, e qualsiasi prova per stabilirne la tenuta
stagna ai gas, devono essere a soddisfazione della Società.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per gli
spazi indicati in 3;
b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.4 motori del tipo a prova di esplosione per l’azionamento di valvole installate su sistemazioni per il carico o per
la zavorra; e
c) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.3.2.5 avvisatori acustici dell’impianto
d’allarme generale del tipo a prova di esplosione.
367
Parte E, Cap 9, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Zona 1
Spazi
N.
5
Apparecchiature elettriche
Descrizione
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.4
Locali pompe e compressori per il carico.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la
Zona 0;
b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule,
estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a
sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare
energia elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.1 gli apparecchi di illuminazione
devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due
circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas;
e) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.2 i motori elettrici che azionano le
pompe od i compressori del carico devono essere separati dai locali ove sono
sistemate le pompe ed i compressori stessi, mediante un ponte od una paratia
stagni ai gas. Giunti elastici o altri mezzi atti a mantenere l’allineamento devono
essere installati sugli alberi, tra il macchinario condotto ed il relativo motore;
inoltre, appropriate tenute stagne devono essere sistemate in corrispondenza del
passaggio degli alberi attraverso la paratia od il ponte stagni ai gas. Tali motori
elettrici e le relative apparecchiature devono essere ubicati in un compartimento
che soddisfi le disposizioni di cui al Capitolo 12 dell’IGC Code;
f)
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3 quando le disposizioni relative
alle operazioni o alle strutture sono tali da rendere impossibile soddisfare le prescrizioni di cui in e), possono essere installati motori di tipo certificato sicuro dei
seguenti tipi di sicurezza:
• RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3.1 del tipo a sicurezza aumentata con custodia a prova di esplosione Ex(de); e
• RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.4.3.2 del tipo a sovrapressione.
g) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.4.4 indicatori ottici e/o acustici di tipo certificato di sicurezza (p.e. per l’allarme generale, per l’allarme di immissione
dell’agente estinguente, ecc.);
h) sensori di tipo certificato di sicurezza per impianti di rivelazione gas.
Zona 1
6
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.5.1
Zone sui ponti scoperti, o
entro spazi parzialmente
chiusi situati sul ponte
scoperto, entro un raggio
di 3 m da qualsiasi apertura di depositi per il
carico, scarichi di gas o
vapori, flange delle tubolature del carico e valvole
per il carico o da aperture
per accesso e ventilazione
di locali pompe o compressori per il carico.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la
Zona 0;
b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a prova di
esplosione Ex(d);
e) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a sovrapressione interna Ex(p);
f)
sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature certificate a sicurezza
aumentata Ex(e);
g) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature incapsulate Ex(m);
h) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature a riempimento di sabbia
Ex(q);
368
i)
sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.1 apparecchiature a protezione speciale
Ex(s);
j)
sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.1.2 cavi elettrici attraversanti detti locali.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Spazi
N.
Apparecchiature elettriche
Descrizione
Zona 1
7
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.5.1
Zone sul ponte scoperto al
di sopra della zona per il
carico, fino a 3 m a proravia ed a poppavia della
suddetta zona e fino ad
un’altezza di 2.4 m al di
sopra del ponte.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 6.
Zona 1
8
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.5.1
Zona entro 2.4 m dalla
superficie esterna del
sistema di contenimento
del carico, quando tale
superficie è esposta
all’aria libera.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 6.
Zona 1
9
Aree sui ponti scoperti, o
spazi parzialmente chiusi
situati sul ponte scoperto,
entro un raggio di 3 m da
qualsiasi scarico delle valvole per il controllo della
pressione dei depositi per
il carico, ingressi ed aperture per la ventilazione di
locali pompe per il carico,
locali per i compressori
del carico ed altri locali
pericolosi chiusi.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 5.
Zona 1
10
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.5.2
Locali contenenti le manichette per il carico.
a) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 qualsiasi tipo considerato per la
Zona 0;
b) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.1 apparecchiature di tipo certificato a
sicurezza intrinseca Ex(ib);
c) semplici apparecchi e componenti elettrici (p.e. termocoppie, fotocellule, estensimetri a resistenza elettrica, dispositivi di interruzione), inclusi in circuiti a sicurezza intrinseca di categoria “ib” incapaci di immagazzinare o generare energia
elettrica o energia eccedente i limiti stabiliti nelle norme relative.
d) RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 10, 10.2.5.2.1 gli apparecchi di illuminazione
devono avere custodie a sovrapressione interna Ex(p) o essere a prova di esplosione Ex(d). L’impianto di illuminazione deve essere suddiviso su almeno due
circuiti terminali indipendenti.
Tutti gli apparecchi di interruzione e di protezione devono interrompere tutti i
poli o tutte le fasi e devono essere installati in luogo non pericoloso per gas;
e) sulla base dell’ IGC CODE 10.2.5.2.2 cavi elettrici attraversanti detti locali.
Zona 1
11
RIFERIMENTO IGC
CODE: Cap. 10, 10.2.5.2
Spazi chiusi o parzialmente chiusi in cui sono
sistemate tubolature contenenti il carico.
Regolamenti RINA 2005
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 10.
369
Parte E, Cap 9, Sez 10
Luoghi
pericolosi
Zona 2
Spazi
N.
12
Apparecchiature elettriche
Descrizione
a) qualsiasi tipo considerato per la Zona 1;
Aree circondanti per 1,5
m gli spazi di Zona 1 defi- b) apparecchiature elettriche il cui tipo assicura l’assenza di scintille, archi e “punti
niti in 6.
caldi” durante il loro normale funzionamento;
c) apparecchiature elettriche appositamente provate per la Zona 2 (p.e. protezione
di tipo "n");
d) apparecchiature elettriche incapsulate ed accettate dalla Società.
Zona 2
13
Spazi di 22 m o (B - 3 m),
se minore, oltre gli spazi
di Zona 1 definiti in 9.
Le stesse ammesse per gli spazi descritti in 12.
Tabella 2 : Classe di temperatura e gruppo di esplosione di alcuni prodotti
Classe di
temperatura
Gruppo di
esplosione
Acetaldeide
T4
II A
Etere viniletilico
T3
II B
Ammoniaca anidra
T1
II A
Etilammina
T2
II A
Anidride solforosa
(T3)
(II B)
Azoto
NF
NF
Bromuro di metile
T3
Butadiene
T2
Nome Prodotto
Nome Prodotto
Classe di
temperatura
Gruppo di
esplosione
Etilene
T2
II B
Gas refrigeranti
NF
NF
II A
Isoprene
T3
II B
II B
Isopropilammina
T2
II A
Butano
T2
II A
Metano
T2
II A
Butileni
T3
II A
Miscele di butano-propano
T2
II A
Cloro
NF
NF
Miscela di metilacetilene-propadiene
T4
II A
Cloruro di etile
T2
II A
Miscela di ossido di etilene e ossido di propilene con ossido di
etilene ≤ 30% in massa
T2
II B
Cloruro di metile
T1
II A
Ossido di etilene
T2
II B
Cloruro di vinile
T2
II A
Ossido di propilene
T2
II B
Cloruro di vinilidene
T2
II A
Pentano (tutti gli isomeri)
(T2)
(II A)
Dimetilammina
T2
II A
Pentene (tutti gli isomeri)
(T3)
(II B)
Etano
T2
II A
Propano
T2
II A
Etere dietilico
T4
II B
Propilene
T2
II B
370
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 11
SEZIONE 11
1
PROTEZIONE ANTINCENDIO ED ESTINZIONE
DEGLI INCENDI
Prescrizioni per la sicurezza antincendio
1.1
Temperatura del vapore d’acqua e dei
fluidi riscaldanti nella zona del carico
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.1.2
La temperatura massima del vapore d’acqua e dei fluidi per
il riscaldamento nelle zone del carico deve essere definita
in funzione della classe di temperatura del carico.
2
Impianto ad acqua spruzzata
2.1
Estensione della protezione
dell’impianto ad acqua spruzzata
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3.1
L’impianto fisso ad acqua spruzzata di cui al paragrafo
11.3.1 dell’IGC Code deve proteggere anche le delimitazioni di locali contenenti motori a combustione interna e/o
gruppi per il trattamento del combustibile, di depositi per
liquidi infiammabili con punto di infiammabilità minore di
o uguale a 60 °C e di depositi di pitture.
2.2
Capacità dell’impianto d’acqua spruzzata
3
3.1
Impianto fisso d’estinzione incendi a
polvere chimica
Capacità dell’impianto
3.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.4.2
Ogni punto all’aperto della zona del carico, comprese le
tubolature del carico, deve essere raggiungibile dalla polvere proveniente da almeno due manichette oppure da un
cannone fisso e da una manichetta, non alimentati dalla
stessa unità a polvere.
3.2
Sistemazione dell’impianto
3.2.1 Prescrizioni addizionali sulle unità a polvere
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.4.3
a) Due unità a polvere, anche se messe in comunicazione
da un collettore in comune, possono essere considerate
indipendenti a condizione che siano sistemate valvole
di non ritorno o altri dispositivi atti ad impedire il passaggio della polvere da una unità all’altra.
b) Le unità a polvere costituenti l’impianto devono contenere, in generale, la stessa quantità di polvere e, quando
non siano raggruppate in un’unica posizione, devono
essere dislocate uniformemente nella zona da proteggere
c) Qualora le unità a polvere siano raggruppate in
un’unica posizione, oppure, nel caso di navi aventi
capacità di carico inferiore a 1000 m3, venga installata
una singola unità a polvere, dette unità devono essere
ubicate a poppavia della zona del carico
2.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3.2
4
Generalmente la distanza verticale fra le file degli ugelli
dell’acqua spruzzata per la protezione delle superfici verticali non deve superare i 3,7 m.
4.1
2.3
4.1.1 Allarmi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.5.1
Protezione della parete frontale del cassero poppiero
2.3.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.3
Una valvola di intercettazione deve essere sistemata sul collettore dell’acqua spruzzata in vicinanza del frontale del
cassero o della tuga poppieri in modo tale che, in caso di
avaria al collettore, il frontale dei locali di alloggio possa
sempre essere protetto dall’impianto ad acqua spruzzata.
Regolamenti RINA 2005
Locali pompe e compressori del
carico
Impianti ad anidride carbonica
Gli allarmi acustici che segnalano il rilascio del fluido estinguente nel locale pompe devono essere di tipo pneumatico
o elettrico.
a) Nel caso in cui siano richieste prove periodiche degli
allarmi azionati pneumaticamente, non devono essere
utilizzati allarmi azionati dal CO2 per impedire la possibilità che si generino cariche di elettricità statica nella
nuvola di CO2. Allarmi azionati ad aria possono essere
adoperati purché l’aria fornita sia pulita e secca.
371
Parte E, Cap 9, Sez 11
b) Qualora siano adoperati allarmi elettrici, la loro sistemazione deve essere tale che il meccanismo elettrico
azionante l’allarme sia ubicato al di fuori del locale
pompe, a meno che l’allarme non sia certificato intrinsecamente sicuro.
372
4.2
Estintori portatili
4.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 11, 11.5
Nei locali pompe e compressori del carico devono essere
sistemati almeno due estintori portatili di tipo approvato.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 12
SEZIONE 12
1
VENTILAZIONE MECCANICA NELLA ZONA DEL
CARICO
Spazi frequentati durante le normali
operazioni di movimentazione del
carico
1.1
Posizione degli scarichi dalle zone pericolose
1.1.1
Sistemazione delle condotte di ventilazione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.6
a) Le condotte di ventilazione devono essere ubicate ad
una adeguata altezza sul ponte di coperta. Tale altezza
non deve essere inferiore a 2,4 m per le condotte di
immissione.
b) le condotte di ventilazione devono essere munite di serrande metalliche di intercettazione provviste di indici di
"aperto" e "chiuso". Dette serrande devono essere ubicate all’aperto, in posizione prontamente accessibile.
c) Ai fini della voce a) sono considerati spazi pericolosi
per la presenza di gas quegli spazi indicati nel paragrafo
12.1.5 dell’IGC Code. Per altri spazi, che sono spazi
pericolosi per i gas, esclusivamente in relazione alla
loro posizione, potranno essere concesse delle attenuazioni.
1.2
Precauzioni contro il ricircolo
1.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.7
a) Le condotte di estrazione di locali pericolosi per gas
devono essere ubicate ad una distanza, misurata orizzontalmente, di almeno 10 m da scarichi di ventilazione di locali sicuri da gas. Distanze inferiori possono
essere accettate per scarichi di ventilazione di locali
sicuri protetti da "air locks".
b) Le condotte di immissione di locali pericolosi per gas
devono essere ubicate ad una distanza, misurata orizzontalmente, di almeno 3 m da prese e scarichi di ventilazione e da aperture di locali di alloggio, di stazioni di
comando e di altri spazi sicuri da gas.
c) Le condotte di estrazione ed immissione di uno stesso
locale pericoloso per gas o di uno stesso locale reso
sicuro da "air locks" devono essere a distanza reciproca,
misurata orizzontalmente, non inferiore a 3 m.
Regolamenti RINA 2005
1.3
Prescrizioni addizionali per i ventilatori
anti scintilla
1.3.1 Ventilatori anti scintilla
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9
a) Un ventilatore è considerato antiscintilla se risulta
improbabile che esso possa produrre scintille sia in condizioni di funzionamento normale che in condizioni di
funzionamento anormali.
b) La distanza fra la girante e la cassa del ventilatore non
deve essere minore di 0,1 volte il diametro dell’albero
della girante in corrispondenza del cuscinetto, ma non
inferiore a 2 mm. Non è necessario che questa distanza
sia superiore a 13 mm.
c) All’entrata e all’uscita delle condotte di ventilazione
devono essere sistemati schermi protettivi aventi maglie
di dimensioni non superiori a 13 mm2 al fine di impedire l’entrata di oggetti estranei nella cassa del ventilatore.
1.3.2 Materiali per i ventilatori antiscintilla
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9
a) Le giranti e le casse in corrispondenza delle giranti
devono essere costruite in leghe riconosciute antiscintilla sulla base di prove appropriate.
b) Deve essere impedita la formazione di cariche elettrostatiche sia nei corpi rotanti che nelle casse mediante
l’uso di materiali antistatici. Inoltre l’installazione a
bordo delle unità di ventilazione deve essere eseguita in
modo da assicurare la loro messa a terra in maniera
sicura.
c) Possono non essere richieste prove per i ventilatori che
hanno le combinazioni seguenti:
• giranti e/o casse costruite con materiali non metallici, tenuto debito conto dell’eliminazione dell’elettricità statica,
• giranti e casse costruite con materiali non ferrosi,
• giranti costruite con leghe d’alluminio o leghe di
magnesio con una cassa costruita con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili austenitici), purché
un anello di spessore appropriato di materiale non
ferroso sia sistemato in corrispondenza della girante,
• qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite
con materiali ferrosi (compresi acciai inossidabili
austenitici) con una distanza di progetto fra le estremità delle giranti e la cassa non minore di 13 mm..
d) Le seguenti giranti e casse non sono considerate antiscintilla e non sono permesse:
• giranti costruite con leghe di alluminio o leghe di
magnesio e casse costruite con materiali ferrosi,
373
Parte E, Cap 9, Sez 12
qualunque sia la distanza fra le estremità della
girante e la cassa,
• casse costruite con leghe di alluminio o leghe di
magnesio e giranti costruite con materiali ferrosi,
qualunque sia la distanza fra le estremità della
girante e la cassa,
• qualsiasi combinazione di giranti e casse costruite
con materiali ferrosi con una distanza di progetto fra
le estremità delle girante e la cassa minore di 13
mm.
1.3.3 Prove di tipo per i ventilatori antiscintilla
RIFERIMENTO IBC CODE: Cap. 12.1.9
Prove di tipo sui prodotti finiti devono essere eseguite in
accordo con le prescrizioni della Società o con altre normative nazionali o internazionali equivalenti.
1.3.4 Alberi di trasmissione dei motori
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.1.9
Il passaggio dell’albero di trasmissione dei motori azionanti
i ventilatori attraverso le paratie o i ponti dei locali perico-
374
losi o attraverso le condotte di ventilazione, deve essere
munito di dispositivo di tenuta stagna ai gas, del tipo a
bagno d’olio o equivalente, ritenuto idoneo dalla Società.
2
Spazi normalmente non frequentati
2.1
2.1.1
Prescrizioni generali
Numero minimo di ricambi d’aria
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 12, 12.2
Sia gli impianti fissi che quelli portatili devono garantire
un’efficace ventilazione dei locali in relazione alla densità,
rispetto all’aria, ed alla tossicità dei gas trasportati. Detti
impianti di ventilazione devono essere in grado di assicurare non meno di 8 ricambi d’aria all’ora. Il tipo di ventilatori portatili ed il loro collegamento agli spazi da essi serviti
devono essere approvati dalla Società. In ogni caso non
sono ammessi ventilatori portatili elettrici.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 13
SEZIONE 13
1
STRUMENTAZIONE (INDICATORI DI LIVELLO,
DISPOSITIVI PER LA RIVELAZIONE DELLA PRESENZA DI VAPORI)
Generalità
1.1
Strumentazione delle cisterne e dei
depositi del carico
1.1.1 La strumentazione deve essere di tipo approvato
dalla Società.
1.2
Rivelazione di perdite attraverso la barriera secondaria
1.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.1.2
Quando la temperatura del carico non è inferiore a – 55 °C,
possono essere accettati dalla Società appropriati dispositivi
di indicazione della temperatura sulla base di una speciale
approvazione al posto di dispositivi di rivelazione della presenza di vapori.
1.3
Ubicazione degli indicatori
1.3.1 Elenco delle indicazioni
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.1.3
Le informazioni e gli allarmi elencati di seguito devono
essere raggruppati nelle posizioni precisate.
a) Nel "locale per il controllo del carico" e nella "posizione
di comando" quali definiti in 3.4.1 dell’IGC Code
devono essere trasdotti:
1) l’indicazione che segnala la presenza di acqua e/o
carico liquido nelle stive o negli spazi tra le barriere;
2) l’allarme di bassa temperatura del riscaldatore del
carico di cui in 4.10.19 dell’IGC Code;
3) l’allarme che segnala la presenza di carico liquido
nel collettore di sfogo gas di cui in 5.2.1.7 dell’IGC
Code;
4) l’indicazione della temperatura dello scafo e
l’allarme di bassa temperatura delle strutture dello
scafo di cui in 13.5.2 dell’IGC Code;
5) l’allarme che segnala l’arresto automatico delle
pompe sommerse azionate da motori elettrici di cui
in 10.2.2 dell’IGC Code;
6) l’indicazione del livello del carico e l’allarme di alto
livello dei depositi del carico di cui in 13.3.1
dell’IGC Code;
7) l’indicazione della pressione della fase gassosa ed i
misuratori della pressione della fase gassosa di ogni
deposito del carico e relativi allarmi di alta e bassa
pressione di cui in 13.4.1 dell’IGC Code;
Regolamenti RINA 2005
8) l’allarme per le apparecchiature per la rivelazione
gas di cui in 13.6.4 dell’IGC Code;
9) l’allarme di alta temperatura dei compressori del
carico di cui in 17.4.2.2 dell’IGC Code;
10) l’allarme di intervento del dispositivo di arresto dei
compressori per alta pressione e per alta temperatura di cui in 17.18.4.4 dell’IGC Code.
Quando l’impianto del carico non è comandato a
distanza e quindi non sono richieste le "posizioni di
comando" suddette, i comandi, le informazioni e gli
allarmi di cui sopra devono essere ubicati in una conveniente posizione facilmente accessibile.
Se tale "posizione" è un locale chiuso, questo deve
rispondere alle prescrizioni di cui in 3.3.4 dell’IGC
Code. E’ preferibile che tale posizione sia ubicata in
plancia.
b) Indipendentemente da quanto sopra detto, devono
essere trasdotti in plancia:
1) l’allarme che segnala la presenza di acqua e/o
carico liquido nelle stive o negli spazi tra le barriere;
2) l’allarme di bassa temperatura del riscaldatore del
carico di cui in 4.2.7.2 dell’IGC Code;
3) l’allarme che segnala la presenza di carico liquido
nel collettore di sfogo gas di cui in 5.2.1.7 dell’IGC
Code;
4) l’indicazione del valore della pressione nello spazio
contenente la fase gassosa di ciascun deposito del
carico di cui in 13.4.1 dell’IGC Code. In corrispondenza di tale indicazione devono essere precisati il
valore della pressione di taratura della valvola di
sicurezza e quello della pressione minima ammissibile nel deposito del carico considerato;
5) gli allarmi di alta pressione e di bassa pressione,
quando richiesti, dei depositi del carico di cui in
13.4.1 dell’IGC Code;
6) l’allarme di bassa temperatura delle strutture dello
scafo di cui in 13.5.2 dell’IGC Code;
7) l’allarme delle apparecchiature per la rivelazione
gas di cui in 13.6.4 dell’IGC Code;
8) l’allarme di alta temperatura dei compressori del
carico di cui in 17.4.2.2 dell’IGC Code;
9) l’allarme di intervento del dispositivo automatico di
arresto dei compressori del carico per alta pressione
e per alta temperatura di cui in 17.18.4.4 dell’IGC
Code.
c) Se il locale per il controllo del carico è ubicato nei
locali di alloggio ed è facilmente raggiungibile, gli
375
Parte E, Cap 9, Sez 13
allarmi di cui in b) possono essere raggruppati in un
unico allarme ottico ed acustico ad eccezione degli
allarmi di cui in 4), 5) e 7) che devono essere comunque
indipendenti tra di loro.
d) Gli allarmi acustici ed ottici di alto livello e di alta e
bassa pressione dei depositi del carico di cui in 13.3.1 e
13.4.1 dell’IGC Code e l’allarme che segnala la presenza di liquido nel collettore di sfogo gas devono
essere ubicati in posizione tale da essere chiaramente
uditi ed individuati dal personale addetto al controllo
delle operazioni di caricazione.
2
Indicatori di livello i depositi del
carico
bracci del carico, l’impianto delle tubolature della nave e di
terra, ove applicabile.
4
4.1
Anche l’allarme di bassa pressione indicato nel paragrafo
13.4.1 dell’IGC Code deve essere ubicato nella centrale di
controllo del carico.
Generalità
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.2.1
a) Per verificare se un indicatore di livello sia accettabile o
no, l’espressione "qualsiasi manutenzione necessaria"
deve essere interpretata con il significato che qualsiasi
parte dell’indicatore di livello possa essere revisionata
mentre il deposito del carico è in servizio.
b) Quando gli indicatori di livello che contengono il
carico sono sistemati al di fuori del deposito del carico
che essi servono, devono essere previsti mezzi per intercettarli automaticamente in caso di guasto.
3
Controllo del rigurgito
3.1
3.1.1
Allarme di rigurgito e blocco
Valvola di intercettazione per il controllo del
rigurgito
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.3.1
Il sensore per la chiusura automatica della valvola di caricazione per il controllo del rigurgito può essere combinato
con gli indicatori di livello del liquido richiesti dal paragrafo 13.2.1 dell’IGC Code.
3.1.2
Tempo di chiusura delle valvola di
intercettazione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.3.1
Il tempo di chiusura in secondi della valvola di cui in
13.3.1 (cioè il tempo che intercorre tra l’inizio del segnale
di arresto e la chiusura completa della valvola) non deve
essere superiore di:
Dispositivi di indicazione della pressione nei depositi del carico
4.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.4.1
5
2.1
Dispositivi di indicazione della pressione
5.1
Dispositivi per l’indicazione di temperatura
Generalità
5.1.1 Registrazione di temperatura
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.5.1
Le temperature devono essere registrate con continuità ad
intervalli regolari. Si devono attivare automaticamente
allarmi ottici ed acustici quando la temperatura dello scafo
in acciaio raggiunge la temperatura minima per la quale è
stato approvato l’acciaio stesso.
6
6.1
Prescrizioni per la rivelazione di gas
Posizionamento delle sonde di campionatura
6.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.2
Le sonde di campionatura nelle stive del carico non devono
essere ubicate in posizioni in cui potrebbe essere raccolta
l’acqua di sentina.
6.2
Linee di campionatura del gas
6.2.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.5
Le linee di campionatura del gas devono essere ubicate al
di fuori dei locali alloggio, a meno che esse non siano collocate entro tubolature stagne ai gas.
6.3
Locali protetti
6.3.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.7
In aggiunta alla lista del paragrafo 13.6.7 dell’IGC Code,
l’impianto di rivelazione gas deve servire anche i locali
adiacenti a locali pompe e/o compressori del carico.
3600 ⋅ U
---------------------L⋅R
dove:
U
: volume non occupato dal liquido al livello del
segnale di funzionamento (m3)
6.4
LR
: portata massima di caricazione concordata tra
la nave e l’impianto di terra (m3/h)
6.4.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 13, 13.6.13
La velocità di caricazione deve essere regolata per limitare
la sovrapressione alla chiusura della valvola ad un livello
accettabile tenendo in considerazione le manichette e i
376
Apparecchi portatili per la rivelazione di
gas
Per le navi destinate al trasporto di gas tossici ed infiammabili, gli apparecchi portatili di rivelazione gas devono essere
due per i prodotti tossici e due per i prodotti infiammabili.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 14
SEZIONE 14
1
1.1
PROTEZIONE DEL PERSONALE
Prescrizioni per la protezione del
personale relative a singoli prodotti
appropriata, che impediscano la formazione di ghiaccio
entro le relative tubolature.
Docce e vaschette per il lavaggio degli
occhi
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 14, 14.4.3
Le docce e le vaschette per il lavaggio degli occhi devono
avere un impianto di riscaldamento, o altra sistemazione
Regolamenti RINA 2005
377
Parte E, Cap 9, Sez 15
SEZIONE 15
1
LIMITI DI RIEMPIMENTO DEI DEPOSITI DEL
CARICO
Generalità
1.1
1.1.1 La presente Sezione è senza contenuto, poiché non
vi sono prescrizioni addizionali o alternative a quelle contenute nel Capitolo 15 dell’IGC Code.
378
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 16
SEZIONE 16
1
1.1
IMPIEGO DEL CARICO COME COMBUSTIBILE
Alimentazione del combustibile gassoso
b) Nel caso in cui si verifichi una delle seguenti situazioni
di guasto:
1) Mandata del gas ai bruciatori delle caldaie
• aria insufficiente per completare la combustione
del gas;
• spegnimento della fiamma pilota di un bruciatore in funzione, a meno che l’alimentazione del
gas a ciascun singolo bruciatore sia fornita di
una valvola a chiusura rapida che intercetti automaticamente il gas;
• bassa pressione del gas.
Tubolature
1.1.1 Percorsi dei tubi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1
a) La tubolatura del gas fra la stazione di preparazione del
gas ed il locale apparato motore deve essere il più corto
possibile.
b) La tubolatura del gas deve essere installata nel locale il
più in alto possibile e il più distante possibile dalle strutture della nave.
2) Mandata del gas ai motori a combustione interna
• mancata alimentazione alla pompa d’iniezione
del combustibile pilota;
• caduta della velocità del motore al di sotto della
minima velocità di esercizio;
• indicazione di un rivelatore di gas nella tubolatura di sfogo gas del carter che la concentrazione di gas nel carter si avvicina al limite
inferiore di esplosività.
1.1.2 Segregazione delle tubolature
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1
La tubolatura del gas deve essere indipendente da altri
impianti e può essere utilizzata esclusivamente per il convogliamento del gas. Essa deve essere sistemata in maniera
tale da essere protetta contro danneggiamenti esterni.
1.1.3 Messa a terra
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1
La tubolatura del gas deve essere messa a terra in maniera
appropriata.
2
Impianto di preparazione del gas e
relativi serbatoi di stoccaggio
2.1
Generalità
1.1.4 Prove
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.1
2.1.1
Le tubolature, le valvole e gli accessori devono essere sottoposti dopo l’installazione a bordo ad una prova idrostatica
ad una pressione pari a 1,5 volte la pressione d’esercizio,
ma non inferiore a 0,7 MPa. Devono quindi essere sottoposti ad una prova pneumatica in modo da accertare che tutte
le giunzioni siano perfettamente stagne.
Le apparecchiature per la preparazione del gas devono
essere munite di dispositivi atti a spurgare gas infiammabili
prima della loro apertura.
1.2
Valvole
1.2.1 Operazioni manuali
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.6
Le tre valvole indicate nel paragrafo 16.3.6.1 dell’IGC Code
devono poter essere azionate manualmente.
Posizione delle apparecchiature per la
preparazione del gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.1
2.1.2
Apparecchiature sistemate sul ponte di
coperta
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.1
Nel caso in cui apparecchiature per la preparazione del gas
per l’uso come combustibile (riscaldatori, compressori, filtri) e i serbatoi di stoccaggio siano sistemati sul ponte di
coperta, essi devono essere opportunamente protetti dagli
agenti atmosferici e dal mare.
1.2.2 Operazioni automatiche
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.3.6
2.2
Deve essere possibile azionare le valvole indicate nel
paragrafo 16.3.6.1 dell’IGC Code localmente e da ciascuna
stazione di comando. Esse si devono chiudere
automaticamente nelle condizioni di esercizio seguenti:
2.2.1 Prescrizioni varie
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.2
a) Qualora la pressione del gas vari per più del 10 % o, nel
caso di motori sovralimentati, se la pressione differenziale fra il gas e l’aria di sovralimentazione non si mantenga costante.
Regolamenti RINA 2005
Compressori
a) I compressori devono poter essere arrestati a distanza da
una posizione all’aperto non pericolosa sempre e facilmente accessibile e anche dal locale apparato motore.
b) Inoltre i compressori devono avere un dispositivo di
arresto automatico quando la pressione all’aspirazione
raggiunge un certo valore che dipende dalla pressione
379
Parte E, Cap 9, Sez 16
di taratura delle valvole di sicurezza contro il vuoto nei
depositi del carico.
c) Deve essere possibile ricaricare manualmente il dispositivo automatico di arresto dei compressori.
d) I compressori del tipo a stantuffo devono essere muniti
di valvole di sicurezza scaricanti in una posizione
all’aperto e tale da non introdurre pericoli.
e) I compressori volumetrici devono essere muniti di valvola di sicurezza contro le sovrapressioni e le depressioni scaricante entro la tubolatura d’aspirazione del
compressore.
f)
La dimensione della valvola di sicurezza deve essere
determinata in modo tale che la massima pressione non
superi la massima pressione d’esercizio per più del 10%
con la valvola di mandata in posizione chiusa.
g) I compressori devono essere arrestati automaticamente
dal sistema di arresti d’emergenza delle valvole del
carico.
h) I compressori devono essere dotati di valvole di intercettazione e reti parafiamma sia sul lato aspirazione che
sul lato mandata.
2.3
3.3
Impianti di bruciatori
3.3.1
Dispositivi di sicurezza
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.4
Deve essere sistemato un dispositivo meccanico che impedisca l’apertura della valvola del gas finché i controlli
dell’aria e del combustibile liquido non siano in posizione
di accensione. Sul tubo di ciascun bruciatore a gas deve
essere sistemata una rete tagliafiamma che può essere
incorporata nel bruciatore stesso.
3.3.2
a) Il funzionamento dei riscaldatori deve essere regolato
automaticamente in funzione della temperatura del gas
all’uscita dei riscaldatori stessi.
b) Il fluido riscaldante (vapore o acqua calda) deve passare
attraverso una cassa di degassificazione sistemata nella
zona del carico prima di rientrare nel locale apparato
motore.
c) Devono essere prese misure per rivelare e segnalare la
presenza di gas nella cassa. Lo sbocco dello sfogo gas
deve essere in una posizione sicura e deve avere una
rete tagliafiamma.
Prescrizioni speciali per le caldaie
principali
La mandata del gas deve essere bloccata automaticamente
dal dispositivo d’arresto indicato nel paragrafo 16.3.6
dell’IGC Code.
4
Prescrizioni speciali per motori a
combustione interna e turbine a gas
alimentati a combustibile gassoso
4.1
4.1.1
Le caldaie devono essere sistemate nella parte più alta possibile dei locali ad esse destinati e devono essere di tipo
membranato o equivalente, allo scopo di creare fra la membranatura ed il rivestimento delle caldaie una intercapedine
con circolazione d’aria forzata.
3.2
Camere di combustione
3.2.1
Rivelatori del gas nelle camere di
combustione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.3
A suo giudizio la Società può richiedere la sistemazione di
rivelatori di gas in quelle zone delle camere di combustione
380
Dispositivi tagliafiamma
Devono essere sistemati dispositivi tagliafiamma
all’ingresso della mandata del gas nel collettore del motore.
4.1.2
Arresti manuali
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Devono essere previsti mezzi per arrestare manualmente la
mandata di gas al motore dalla posizione d’avviamento o
da qualsiasi altra posizione di comando.
Sistemazione della caldaia
3.1.1 Circolazione forzata dell’aria
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.1
Mandata di combustibile gassoso al
motore
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
4.1.3
3.1
Arresti
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.5.4
Riscaldatori
2.3.1 Prescrizioni varie addizionali
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.4.3
3
dove potrebbe accumularsi del gas, ed eventualmente può
richiedere anche la sistemazione di adatti ugelli per l’aria.
Precauzioni contro avarie provocate dalla
fatica
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
La sistemazione e l’installazione della tubolatura del gas
deve essere idonea ad assicurare la flessibilità necessaria
della tubolatura di mandata del gas tale da permettere le
oscillazioni del motore senza il rischio di avarie provocate
dalla fatica.
4.1.4
Protezione dei collegamenti delle tubolature
del gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Le tubolature o condotte di protezione delle tubolature del
gas, indicate in [4.2.1] devono essere estese in modo da
provvedere una completa protezione in corrispondenza del
collegamento con le valvole di iniezione del combustibile
gassoso.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 16
4.2
4.2.1
Impianti di tubolature di mandata del
combustibile gassoso
Tubolature del combustibile nei locali
macchine
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Le tubolature del combustibile gassoso possono attraversare
o estendersi entro locali macchine o locali sicuri da gas
diversi dai locali d’alloggio, locali di servizio e stazioni di
comando purché siano soddisfatte le condizioni seguenti:
a) L’impianto deve essere in accordo con le prescrizioni
nel paragrafo 16.3.1.1 dell’IGC Code, ed inoltre con le
prescrizioni 1), 2) e 3) indicate qui di seguito:
1) deve essere controllata continuamente la pressione
entro lo spazio fra i tubi concentrici. Prima che la
pressione cada ad un valore inferiore a quello del
tubo interno, deve essere azionato un allarme e la
valvole automatiche indicate nel paragrafo 16.3.6
dell’IGC Code (da qui in poi indicate come "valvole
interconnesse del gas") e la valvola principale di
mandata del combustibile gassoso indicata nel paragrafo 16.3.7 dell’IGC Code (da qui in poi indicata
come "valvola principale del gas") devono essere
chiuse (tuttavia deve aprirsi una valvola interconnessa collegata allo sfogo del gas);
2) la costruzione e la robustezza dei tubi esterni deve
essere in accordo con le prescrizioni nel paragrafo
5.2 dell’IGC Code;
3) l’impianto deve essere sistemato in maniera tale che
l’interno della tubolatura di alimento del gas fra la
valvola principale del gas e il motore sia automaticamente spurgato con gas inerte quando la valvola
principale del gas è chiusa; o
b) L’impianto deve essere in accordo col sottoparagrafo
16.3.1.2 dell’IGC Code, ed inoltre, con le voci da 1) a
4) date qui di seguito:
1) i materiali, la costruzione e la robustezza
dell’impianto dei tubi o delle condotte di protezione
e dell’impianto di ventilazione meccanica devono
avere una sufficiente resistenza contro l’esplosione e
la crescita rapida dell’alta pressione del gas in caso
di scoppio della tubolatura del gas;
2) la capacità dell’impianto di ventilazione meccanica
deve essere determinata in funzione della portata
del combustibile gassoso e della costruzione e sistemazione dei tubi o condotte protettive, come ritenuto appropriato dalla Società;
3) le prese d’aria dell’impianto di ventilazione meccanica devono essere provviste di dispositivi di non
ritorno efficaci per eventuali trafilamenti di gas. Tuttavia se un rivelatore di gas è sistemato nelle prese
d’aria può essere data deroga da questa prescrizione;
4) il numero dei giunti flangiati dei tubi o delle condotte protettive deve essere ridotto al minimo; o
c) prescrizioni alternative rispetto a quelle particolareggiate alle voci a) e b) saranno oggetto di considerazione
Regolamenti RINA 2005
speciale da parte della Società in base ad un livello di
sicurezza equivalente.
4.2.2
Tubi ad alta pressione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Deve essere controllato mediante un’analisi delle tensioni
che le tubolature del gas ad alta pressione abbiano una
robustezza costruttiva sufficiente, tenendo conto delle tensioni indotte dal peso dell’impianto di tubolatura compresi i
carichi dovuti alle accelerazioni, quando significative, della
pressione interna e dei carichi dovuti all’insellamento e
all’inarcamento della nave.
4.2.3
Valvole e giunti di dilatazione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Tutte le valvole ed i giunti di dilatazione adoperati nelle
tubolature di mandata del gas ad alta pressione devono
essere di tipo approvato.
4.2.4
Giunzioni dei tubi
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Per l’intera lunghezza delle tubolature di mandata del combustibile gassoso, i giunti devono essere saldati testa a testa
con piena penetrazione e radiografati al 100%, salvo
quando specialmente approvato dalla Società.
4.2.5
Giunzioni dei tubi non saldate
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Le giunzioni dei tubi non saldate, nei punti specificamente
approvati dalla Società, devono essere in accordo con normative riconosciute dalla Società, o realizzate con giunti la
cui robustezza strutturale sia stata analizzata e ritenuta adeguata dalla Società mediante l’analisi di prove.
4.2.6
Trattamenti termici di distensione
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Deve essere eseguito per tutte le giunzioni dei tubi ad alta
pressione e delle tubolature di mandata del combustibile
gassoso saldate testa a testa il trattamento termico di distensione qualunque sia il tipo di materiale impiegato.
4.3
4.3.1
Arresti della mandata del combustibile
gassoso
Arresto della mandata del combustibile
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Oltre alla cause elencate nel paragrafo 16.3.6 dell’IGC
Code, la mandata del combustibile gassoso ai motori deve
essere arrestata dalle valvole interconnesse del gas nel caso
in cui si verifichi una delle anomalie seguenti:
a) anomalie specificate in Parte C, Cap 1, App 2;
b) arresti del motore dovuti a qualsiasi causa.
381
Parte E, Cap 9, Sez 16
4.3.2
Chiusura della valvola principale del gas
4.5
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Oltre alle cause elencate nel paragrafo 16.3.7 dell’IGC
Code, la valvola principale del gas deve chiudersi qualora si
verifichi uno degli eventi seguenti:
a) il rivelatore della concentrazione di vapori d’olio nel
carter o l’indicatore di temperatura del cuscinetto specificato in Parte C, Cap 1, App 2 indichino anomalie;
b) venga rilevato qualsiasi genere di perdita di combustibile gassoso;
c) anomalie specificate in Parte C, Cap 1, App 2.
4.3.3
Operazioni automatiche
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
La valvola principale del gas deve chiudersi automaticamente a seguito dell’azionamento delle valvole interconnesse del gas.
4.4
Arresti d’emergenza dei motori ad alimentazione mista
4.4.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
I motori ad alimentazione mista devono essere arrestati
prima che la concentrazione del gas rivelata dai rivelatori di
gas indicati nel paragrafo 16.2.2 dell’IGC Code raggiunga il
60% del limite inferiore di infiammabilità.
382
Impianto di preparazione del gas e serbatoi di stoccaggio relativi
4.5.1 Costruzione delle apparecchiature
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
La costruzione, il comando e le apparecchiature di sicurezza dei compressori del gas ad alta pressione, dei recipienti in pressione e degli scambiatori di calore che
costituiscono l’impianto di preparazione del gas devono
essere a soddisfazione della Società.
4.5.2 Fatica
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Deve essere considerata la possibilità di rotture per fatica
delle tubolature del gas ad alta pressione a causa delle
vibrazioni.
4.5.3 Pulsazioni della pressione del gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Deve essere considerata la possibilità di pulsazioni della
pressione della mandata di combustibile gassoso dovute al
compressore del gas ad alta pressione.
4.6
Prescrizioni per i motori ad alimentazione mista
4.6.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 16, 16.6
Prescrizioni specifiche per i motori a combustione interna
ad alimentazione con combustibile gassoso sono contenute
in Parte C, Cap 1, App 2.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 17
SEZIONE 17
1
PRESCRIZIONI PARTICOLARI
Materiali di costruzione
1.1
Materiali esposti al carico
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.2
3.2
3.2.1 Progetto e fabbricazione della tubolatura
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.2.2
Si riporta, a titolo di esempio, nella Fig 1, un tipo di flangia
a colletto ritenuto idoneo.
Figura 1 : Flangia a colletto idonea
I materiali "esposti al carico" sono quelli costituenti
impianti, apparecchiature per il carico o sistemazioni che
siano a contatto con il carico (liquido o vapore) nelle normali condizioni operative.
2
Impianto di tubolature del carico
Stabilizzazione
2.1
Precauzioni contro la polimerizzazione Prescrizioni alternative
2.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.8.1
a) In alternativa all’aggiunta di liquido stabilizzato può
essere accettato che al termine di ogni periodo di refrigerazione il liquido sia completamente rimosso
dall’impianto di refrigerazione per mezzo dei vapori
provenienti dai compressori o per mezzo di gas inerte.
In tal caso sul “Certificate of Fitness” deve essere annotata la seguente frase:
"Al termine di ciascun periodo di refrigerazione il
liquido
deve
essere
completamente
rimosso
dall’impianto di refrigerazione per mezzo dei vapori
provenienti dai compressori o per mezzo di gas inerte".
b) Sulla mandata del compressore del carico deve essere
sistemato un termostato tarato ad una temperatura idonea, in relazione alle caratteristiche del prodotto trasportato (ad esempio 60 °C per il butadiene), che dia un
allarme ottico ed acustico in plancia e nella stazione di
controllo del carico. se esiste, e che provochi l’arresto
del compressore stesso quando la suddetta temperatura
viene superata.
3
Cloro
3.1
3.1.1
Sistema di contenimento del carico
Valvole di sicurezza
3.3
Strumentazione - Dispositivi di sicurezza
3.3.1 Impianto di rivelazione del gas
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.4.3
L’impianto di rivelazione del gas deve essere permanentemente installato.
3.4
Protezione del personale
3.4.1 Apparecchiature addizionali
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.5
In aggiunta alla riserva d’aria non contaminata, devono
essere provveduti due apparecchi di respirazione ad aria,
completi ed indipendenti, che non impieghino riserve di
ossigeno, aventi ognuno capacità corrispondente ad
almeno 1.200 litri di aria non compressa e due equipaggiamenti protettivi, completi di stivali, guanti ed occhiali a
tenuta stagna ai gas. I suddetti apparecchi ed indumenti
devono essere tenuti nello spazio citato nel paragrafo
17.14.5.1 dell’IGC Code e sono in aggiunta a quelli prescritti in altre parti del presente Capitolo.
3.5
Limiti di riempimento per i depositi del
carico
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.1.4
3.5.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 17, 17.14.6.1
Lo scarico di cloro dalle valvole di sicurezza deve essere
convogliato ad un dispositivo di assorbimento ritenuto idoneo dalla Società.
Quando vengono determinati i limiti di riempimento dei
depositi del carico per il trasporto di cloro, non si deve
tener conto dell’effetto dell’impianto di refrigerazione.
Regolamenti RINA 2005
383
Parte E, Cap 9, Sez 18
SEZIONE 18
1
PRESCRIZIONI OPERATIVE
Generalità
1.1
disposizioni operative che non sono obbligatorie per la
classifica, ad eccezione del contenuto del paragrafo 18.8.2,
che è richiamato in Sez 13, [3.1.2].
1.1.1 La presente Sezione è senza contenuto, in quanto le
prescrizioni del Capitolo 18 dell’IGC Code contengono
384
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 9, Sez 19
SEZIONE 19
1
RIASSUNTO DELLE PRESCRIZIONI MINIME
Informazioni addizionali sui prodotti
1.1
1.1.1
RIFERIMENTO IGC CODE: Cap. 19
La Tab 1 elenca alcune informazioni addizionali per quei
prodotti che sono elencati nella tabella del capitolo 19
dell’IGC Code.
Regolamenti RINA 2005
L’elenco nella Tab 1 indica le proprietà dei prodotti puri. La
massa volumica da considerare nella progettazione della
nave potrebbe essere differente considerando le proprietà
effettive dei prodotti commerciali.
Informazioni sulle classi di temperatura e sui gruppi
d’esplosione per le apparecchiature elettriche in relazione
ai prodotti da trasportare sono indicate in Sez 10, Tab 2.
385
Parte E, Cap 9, Sez 19
Tabella 1
Temperatura
d’ebollizione
(°C)
Massa volumica
alla temperatura
d’ebollizione
(kg/m3)
Rapporto densità
vapore/aria
20,8
780
1,52
Ammoniaca anidra
- 33,4
680
0,60
Anidride solforosa
-10
1460
2,3
Azoto
-196
808
0,97
4,5
1730
3,27
-0,5/11,7
600
2,02
- 4,5
650
1,87
- 6,3/- 7
625
1,94
Cloro
- 34
1560
2,49
Cloruro di etile
12,4
920
2,22
Cloruro di metile
-23,7
1000
1,78
Cloruro di vinilidene
31,7
1250
3,45
Cloruro di vinile
-13,9
970
2,15
Dimetilammina
6,9
670
1,55
- 88,6
549
1,04
Etere dietilico
34,6
640
2,55
Etere viniletilico
35,5
754
2,50
Etilammina
16,6
690
1,56
Etilene
- 104
570
0,97
Gas refrigeranti
Diclorodifluorometano (R12)
Dicloromonofluoroetano (R21)
Diclorotetrafluoroetano (R114)
Monoclorodifluorometano (R22)
Monoclorotetrafluoroetano (R124)
Monoclorotrifluorometano (R13)
-30
8,9
3,8
-42
-81,4
1486
1480
1510
1420
1520
4,26
3,9
1,31
2,98
4,70
3,60
Isoprene
34,5
680
2,35
Isopropilammina
32,5
700
2,03
-161,5
420
0,55
Ossidi di propilene
34,5
860
2.00
Ossido di etilene
-10,7
870
1,52
Pentani (tutti gli isomeri)
36,1
610
2,6
Pentene (tutti gli isomeri)
30,1/37
610
2,6
Propano
-42,3
580
1,56
Propilene
-47,7
610
1,50
Nome del prodotto
Acetaldeide
Bromuro di metile
Butano
Butadiene
Butileni
Etano
Metano (LNG)
386
Regolamenti RINA 2005
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 10
NAVI CISTERNA
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 3
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
Regolamenti RINA 2005
387
Parte E, Cap 10, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Applicabilità
1.2
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi cisterna.
1.1.1 La notazione di servizio tanker, come definita in
Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.5.6] e Parte A, Cap 1, Sez 2,
[4.3.5], può essere assegnata alle navi che soddisfano le
prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo,
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le
prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per
navi cisterna.
1.1.3 I carichi liquidi che è permesso trasportare con le
navi suddette sono indicati Cap 7, App 4.
Tabella 1
Oggetto
Sistemazione generale della nave
(1)
Scafo e stabilità
Sez 2
Macchinari e impianti del carico
Sez 3
Impianti elettrici
(1)
Automazione
(1)
Protezione antincendio, rivelazione
ed estinzione incendi
(1)
(1)
Regolamenti RINA 2005
Riferimento
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi cisterna
389
Parte E, Cap 10, Sez 2
SEZIONE 2
1
1.1
SCAFO E STABILITÀ
Progetto della sistemazione generale
Sistemazione dei compartimenti
1.1.1 Generalità
Le navi cisterna possono essere costruite con cisterne indipendenti o strutturali.
1.1.2 Cisterne strutturali
Si devono sistemare intercapedini tra le cisterne e i compartimenti destinati a liquidi che è probabile che alterino i
liquidi commestibili trasportati.
Le cisterne devono essere separate da ogni compartimento
contenente fonti di calore per mezzo di intercapedini
ovvero paratie debitamente isolate contro il calore.
1.1.3 Sistemazione delle cisterne
In generale, ciascuna cisterna deve avere:
• un’asta metallica graduata di controllo del livello o
qualsiasi altro apparecchio di sondaggio equivalente,
• un portello d’ispezione di dimensioni adeguate munito
di coperchio metallico stagno all’acqua fissato da bulloni snodati od ogni altro dispositivo che offra una sicurezza equivalente,
• un sistema d’espansione inteso ad evitare ogni eccessiva pressione ed ogni rischio di traboccamento dovuto
ad un innalzamento di temperatura o fermentazione
occasionale. La capacità di espansione deve essere
circa 0,5% della capacità in volume della cisterna,
• un pozzetto di drenaggio che può essere eliminato se si
devono prendere precauzioni per migliorare lo scorrimento dei liquidi verso i tubi di aspirazione.
2
2.1
Stabilità
Stabilità allo stato integro
2.1.1 Generalità
La stabilità della nave per le condizioni di carico di cui in
Parte B, Cap 3, App 2, [1.2.3] deve soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2.
In generale, deve essere anche inviato un esempio rappresentativo delle condizioni di carico previste per la nave.
Anche le condizioni di carico addizionali devono soddisfare le prescrizioni di cui in Parte B, Cap 3, Sez 2.
3
3.1
Principi di progetto strutturale
Materiali
3.1.1 Acciai per le strutture dello scafo
Per navi aventi un cassero di poppa, il tipo di acciaio usato
per il fasciame del ponte resistente in corrispondenza della
390
paratia frontale di detto cassero deve essere estesa in avanti
in modo da coprire ogni apertura del locale pompe.
4
4.1
Carichi di progetto
Carichi della trave nave
4.1.1 Carichi in acqua tranquilla
In aggiunta alle prescrizioni in Parte B, Cap 5, Sez 2,
[2.1.2], i carichi in acqua tranquilla devono essere calcolati
per le seguenti condizioni di carico:
• condizioni di carico omogeneo (escludendo le cisterne
destinate esclusivamente a zavorra segregata) alla massima immersione,
• condizioni di carico parziale,
• qualunque condizione specificata di carico non omogeneo,
• condizioni di zavorra leggera e pesante,
• condizioni a metà del viaggio relative a lavaggio delle
cisterne o altre operazioni se, a discrezione della
Società, queste differiscono sensibilmente dalle condizioni di zavorra.
5
5.1
Dimensionamenti di scafo
Fasciame
5.1.1 Spessori netti minimi (1/7/2002)
Lo spessore netto del fasciame del ponte di resistenza e
delle paratie, entro o delimitanti l'estensione longitudinale
della zona del carico, non deve essere inferiore ai valori
indicati in Tab 1.
Tabella 1 : Spessore netto minimo del fasciame del
ponte di resistenza e delle paratie
Fasciame
Spessore netto minimo, in mm
Ponte di resistenza
(5,5 + 0,02 L) k1/2
(8 + 0,0085 L) k1/2
per L < 200
per L ≥ 200
Paratia di cisterna
L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 8,2 + s
per L < 275
per L ≥ 275
Paratia stagna
0,85 L1/3 k1/6 + 4,5 s
1,5 k1/2 + 7,5 + s
per L < 275
per L ≥ 275
Paratia di sbattimento
0,8 + 0,013 L k1/2 + 4,5 s per L < 275
per L ≥ 275
3 k1/2 + 4,5 + s
Nota 1:
k
:
s
:
coefficiente dipendente dal materiale per
l’acciaio definito in Parte B, Cap 4, Sez 1, [2.3].
lunghezza, in m, del lato più corto del pannello
di lamiera.
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 10, Sez 2
5.2
Rinforzi ordinari
5.2.1 Spessori netti minimi
Lo spessore netto dell’anima dei rinforzi ordinari non deve
essere inferiore al valore ottenuto, in mm, con le seguenti
formule:
tMIN = 0,75 L1/3 k1/6 + 4,5 s per L < 275
tMIN = 1,5 k1/2 + 7,0 + s
per L ≥ 275
dove s è l’intervallo, in m, dei rinforzi ordinari.
5.3
Travi rinforzate
5.3.1 Spessori minimi netti
Lo spessore netto delle lamiere che formano le anime delle
travi rinforzate non deve essere inferiore al valore ottenuto,
in mm, con la seguente formula:
tMIN = 1,45 L1/3 k1/6
5.4
Dimensionamento della struttura delle
cisterne indipendenti
Strutture in corrispondenza del collegamento
tra la cisterna e la struttura di scafo
Le cisterne devono essere rinforzate localmente in corrispondenza del loro collegamento alla struttura di scafo e
dei loro punti di fissaggio, se esistenti.
°C. In tali calcoli, la temperatura dell'acqua deve essere
assunta uguale a 0 °C.
I calcoli devono essere inviati alla Società per esame.
5.5.2 Le tensioni indotte nelle strutture di scafo dal gradiente di temperatura devono soddisfare i criteri di verifica
in Parte B, Cap 7, Sez 3, [4.3].
6
6.1
5.5
Verifica di robustezza rispetto alle tensioni dovute al gradiente di temperatura
5.5.1
(1/7/2001)
Calcoli diretti delle tensioni indotte nelle strutture di scafo
dal gradiente di temperatura devono essere eseguiti per navi
destinate a trasportare carichi a temperatura superiore a 75
Regolamenti RINA 2005
Locale macchine
6.1.1
Prolungamento delle strutture di scafo entro il
locale macchine
Paratie longitudinali prolungate attraverso le intercapedini
devono continuare entro il locale macchine ed essere usate
preferibilmente come paratie longitudinali di cisterne per
carico liquido. In ogni caso, tale prolungamento deve
essere compatibile con la forma delle strutture del doppio
fondo, del ponte e di copertini nel locale macchine.
7
5.4.1
La struttura della nave deve essere rinforzata in modo da
evitare deformazioni eccessive, dovute al peso delle
cisterne piene e alle forze d’inerzia dovute ai movimenti
della nave, specificati in Parte B, Capitolo 5.
Altre strutture
7.1
Protezione delle strutture metalliche
di scafo
Pitturazione dell’involucro delle cisterne
7.1.1
La pitturazione dell’interno delle cisterne deve
essere realizzata per mezzo di un’appropriata composizione, a meno che le dimensioni e il tipo della cisterna permettano la smaltatura a fuoco.
La pittura deve essere applicata in accordo alle specifiche
del produttore. Devono essere presi provvedimenti per
rimuovere i solventi completamente prima dell’impiego
delle cisterne.
La pittura deve avere appropriate qualità di resistenza agli
urti ed essere in grado di resistere ad ogni prevedibile
distorsione della struttura della nave o della cisterna senza
il rischio di formazione di criccature.
391
Parte E, Cap 10, Sez 3
SEZIONE 3
1
MACCHINARI ED IMPIANTI DEL CARICO
Generalità
1.1
Documenti da inviare
in modo tale da evitare il rischio di contaminazione del
carico.
2.3
Sfoghi d’aria
1.1.1 Devono essere inviati all’approvazione i documenti
elencati in Tab 1.
2.3.1
2
a) Gli sfoghi d’aria delle cisterne del carico devono essere
muniti di dispositivi di chiusura automatici. Fare riferimento a Parte C, Cap 1, Sez 10, [9.1].
Tubolature
2.1
2.1.1
Generalità
Materiali
b) Gli sfoghi d’aria delle cisterne del carico contenenti
sostanze commestibili devono essere portati il più lontano possibile da:
a) I materiali adoperati per le tubolature sono soggetti alle
prescrizioni in Parte C, Cap 1, Sez 10, [2.1].
• sfoghi d’aria di casse di acque nere e di casse o
cisterne contenenti prodotti infiammabili,
b) Deve essere prestata particolare attenzione ad eventuali
normative o regolamenti nazionali che potrebbero proibire l’impiego di certi materiali quando essi vengano a
contatto con sostanze commestibili.
• sbocchi della ventilazione di macchina.
2.4
Impianti di refrigerazione
2.4.1
2.1.2
Indipendenza delle tubolature
a) Le tubolature del carico devono essere completamente
separate dalle altre tubolature della nave.
b) Nel caso di trasporto di sostanze commestibili, devono
essere prese misure per impedire involontarie contaminazioni del carico. In particolare i collegamenti per il
riempimento e la scaricazione delle cisterne del carico
devono essere sistemati ad una certa distanza da quelli
relativi alle tubolature di macchina.
2.1.3
Passaggio di tubi attraverso le cisterne
Le cisterne del carico contenenti sostanze commestibili non
devono essere attraversate da tubolature che convogliano
altri liquidi.
2.2
2.2.1
Pompe e tubolature del carico
Pompe del carico
a) Qualora sia necessario mantenere il carico refrigerato
per la sua conservazione, l’impianto di refrigerazione
deve soddisfare le prescrizioni applicabili in Parte F,
Capitolo 8.
b) Devono essere previsti mezzi per impedire qualsiasi
contaminazione del carico col fluido refrigerante.
2.5
2.5.1 Devono essere previsti mezzi adeguati per pulire le
cisterne del carico.
2.6
2.7
2.2.2
2.7.1
Gli impianti degli indicatori di livello per le cisterne che
contengono sostanze commestibili devono essere progettati
392
Ulteriori prescrizioni per navi che trasportano sostanze di categoria D
2.6.1 Le navi cisterna che trasportano sostanze di categoria D sono soggette alle prescrizioni in Cap 7, Sez 4, [9.2].
Devono essere previste almeno due pompe del carico per il
trasferimento del carico stesso.
Impianti degli indicatori di livello
Impianti di pulizia delle cisterne del
carico
Impianto integrato del carico e di
zavorra
(1/1/2004)
Le prescrizioni relative agli impianti integrati del carico e di
zavorra sono quelle di cui in Cap 7, Sez 4, [3.5].
Regolamenti RINA 2005
Parte E, Cap 10, Sez 3
Tabella 1 : Documenti da inviare
N.
(1)
Descrizione del documento (1)
1
Schema delle tubolature del carico
2
Schema dell’impianto di sfogo d’aria delle cisterne del carico
3
Schema dell’impianto degli indicatori di livello delle cisterne del carico
4
Schema dell’impianto per la pulizia delle cisterne del carico
5
Schema degli impianti di sentina e zavorra relativi agli spazi del carico
6
Schema degli impianti di riscaldamento e refrigerazione del carico
Gli schemi devono comprendere anche, se applicabile:
• gli impianti di comando e controllo (locale ed a distanza) e gli impianti d’automazione,
• le istruzioni per il funzionamento e la manutenzione relative agli impianti di tubolature (per conoscenza).
Regolamenti RINA 2005
393
Parte E
Notazioni di servizio
Capitolo 11
NAVI DA PASSEGGERI
SEZIONE 1
GENERALITÀ
SEZIONE 2
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
SEZIONE 3
SCAFO E STABILITÀ
SEZIONE 4
MACCHINARI ED IMPIANTI
SEZIONE 5
IMPIANTI ELETTRICI
APPENDICE 1
METODO DI CALCOLO PER I DISPOSITIVI DI BILANCIAMENTO
TRASVERSALE (CROSS - FLOODING ARRANGEMENTS)
APPENDICE 2
CALCOLO DEL FATTORE DI COMPARTIMENTAZIONE
Regolamenti RINA 2005
395
Parte E, Cap 11, Sez 1
SEZIONE 1
1
1.1
GENERALITÀ
Generalità
Applicabilità
1.1.1 La notazione di servizio passenger ship, come definita in Parte A, Cap 1, Sez 2, [4.6.2], può essere assegnata
alle navi che soddisfano le prescrizioni del presente Capitolo.
1.1.2 Le navi, che sono oggetto del presente Capitolo,
devono soddisfare le prescrizioni indicate nelle Parti A, B, C
e D dei Regolamenti, per quanto applicabile, nonché le
prescrizioni del presente Capitolo che sono specifiche per
navi da passeggeri.
1.1.3 In alternativa, su richiesta delle parti interessate, la
Società applica la Direttiva dell'Unione Europea N.
98/18/CE adottata dal Consiglio il 17 marzo 1998 alle navi
soggette a tale Direttiva.
1.2
Tabella 1
Tabella riassuntiva
1.2.1 La Tab 1 indica le Sezioni del presente Capitolo che
contengono prescrizioni specifiche per navi da passeggeri.
Regolamenti RINA 2005
Oggetto
Riferimento
Sistemazione generale della nave
Sez 2
Scafo e stabilità
Sez 3
Macchinari ed impianti
Sez 4
Impianti elettrici
Sez 5
Automazione
(1)
Protezione, rivelazione ed
estinzione incendi
(2)
Metodo di calcolo per i dispositivi di
bilanciamento trasversale
(cross flooding)
App 1
Calcolo del fattore di compartimentazione
App 2
(1)
(2)
Nel presente Capitolo non vi sono prescrizioni specifiche per navi da passeggeri
Le prescrizioni specifiche per navi da passeggeri sono
date in Parte C, Capitolo 4
397
Parte E, Cap 11, Sez 2
SEZIONE 2
1
SISTEMAZIONI DELLA NAVE
Generalità
•
ad una distanza di 3 m a proravia della Pp AV;
assumendo il valore minore.
1.1
Definizioni
1.1.1 Galleggiamento di compartimentazione
Il galleggiamento di compartimentazione è la linea di galleggiamento in base alla quale viene determinata la compartimentazione della nave.
1.1.2
Massimo galleggiamento di
compartimentazione
Il massimo galleggiamento di compartimentazione è la
linea di galleggiamento che corrisponde alla massima
immersione permessa dalle norme di compartimentazione
che sono applicabili.
1.1.3 Lunghezza LS
La lunghezza LS è la lunghezza misurata tra le perpendicolari condotte alle estremità del massimo galleggiamento di
compartimentazione.
La lunghezza a cui si fa riferimento in [2] è la lunghezza LS.
1.1.4 Ponte delle paratie
Il ponte delle paratie è il ponte più alto al quale si estendono le paratie stagne trasversali.
1.1.5 Linea limite
La linea limite è una linea tracciata ad almeno 76 mm sotto
la faccia superiore del ponte delle paratie a murata.
1.1.6 Locali per i passeggeri
Locali per i passeggeri sono quei locali che sono destinati ad
alloggio ed uso dei passeggeri, esclusi i bagagliai, depositi,
locali per le provviste e la posta.
In tutti i casi i volumi e le aree devono essere calcolati fra le
linee fuori ossatura.
2
2.1
Sistemazioni generali
Posizione della paratia di collisione
2.1.1 Deve essere sistemata una paratia del gavone di
prora o di collisione che deve essere stagna fino al ponte
delle paratie. Tale paratia deve essere collocata ad una
distanza, in m, dalla perpendicolare avanti non inferiore al
5% della lunghezza della nave LS e a non più di 3 m più il
5% della lunghezza LS della nave.
Se parte della nave sotto il galleggiamento si prolunga a proravia della perpendicolare avanti, per esempio una prora a
bulbo, le distanze sopra stabilite devono essere misurate da
un punto che sia:
• nel punto di mezzo di tale prolungamento; oppure
• ad una distanza pari a 1,5% della lunghezza della nave
LS a proravia della Pp AV; oppure
398
2.1.2 Se viene sistemata una lunga sovrastruttura prodiera,
la paratia del gavone prodiero o di collisione su tutte le navi
passeggeri deve essere prolungata stagna alle intemperie
fino al prossimo ponte completo sopra il ponte delle paratie. Tale prolungamento deve essere sistemato in modo da
precludere l’eventualità che il portellone di prora lo danneggi nel caso che il portellone stesso subisca un danno o si
distacchi.
Il prolungamento non deve necessariamente essere sistemata direttamente in linea con la sottostante paratia, purché ogni parte del prolungamento non cada a proravia dei
limiti prodieri specificati in [2.1.1].
Rampe che non soddisfino i requisiti suddetti non devono
essere considerate un prolungamento della paratia di collisione.
2.1.3 Non sono permesse porte, passi d’uomo o altre aperture di accesso nella paratia di collisione sotto la linea
limite.
La paratia di collisione può essere perforata al di sotto della
linea limite da non più di un tubo necessario per il passaggio del liquido contenuto nel gavone di prora, purché il
tubo sia munito di valvola del tipo a chiusura a vite e manovrabile da una posizione al di sopra del ponte delle paratie,
la cassa valvola essendo collegata alla paratia di collisione
all’interno del gavone. La Società può, tuttavia, autorizzare
il montaggio di detta valvola sul lato poppiero della paratia
di collisione purché la valvola sia prontamente accessibile
in tutte le condizioni di servizio e lo spazio dove essa è collocata non sia uno spazio per il carico.
Se il gavone di prora è diviso per contenere due diversi tipi
di liquidi, la Società può permettere che la paratia di collisione sia perforata sotto la linea limite da due tubi, ciascuno
dei quali installato come richiesto dal suddetto paragrafo,
purché la Società sia convinta che non esiste pratica alternativa all’installazione di tale secondo tubo e che, considerando la compartimentazione addizionale del gavone di
prora, la sicurezza della nave venga mantenuta.
2.2
Gavone di poppa, paratie del locale A.M.
e astucci degli assi portaelica
2.2.1 Una paratia del gavone di poppa e paratie dividenti
il locale macchine dagli spazi avanti e add
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Parte E Notazioni di servizio