Comunità Pastorale SS.Trinità in cammino... E’ tutto ciò che si può fare? Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. PASQUA 2013 In cammino... L’utile inutilità del “lavarsi le mani” ... e l’ inutilità utile dell’arrivare fino alla fine Chi si oppone a Gesù sono senzaltro i Sommi Sacerdoti, gli Scribi e gli Anziani e cioè coloro che detengono il potere religioso, politico ed economico, ma è anche chi non sceglie in questo momento determinante della storia. Forse il più grande contrasto nella Passione è quello tra la figura di Gesù e quella di Pilato. Gesù è colui che sceglie e va fino alla fine sulla strada che ha scelto e ancora di più dà la sua risposta al invito e al comando del Padre, che gli chiede di offrirsi per l’uomo. Attraverso questa fedeltà alla Verità contemplata e scelta, Gesù libera l’uomo dalla morte. Pilato invece è l’uomo che incontra la Verità e la riconosce eppure non sceglie di stare dalla parte della Verità. Gli passa tra mano in un momento tutta la storia e tutto in questo momento dipende da lui, ma egli spreca la grande occasione che potrebbe rendere significativa la sua vita e collocarlo per sempre al cuore della storia. La storia dunque è salvata dalla “responsabilità di Cristo”, ma è anche pesantemente segnata dall’irresponsabilità di Pilato. In queste due figure vive tutto il dramma umano. la grande possibilità che è offerta all’uomo e la sua tragica assenza, la sua sconcertante incapacità di scegliere, il silenzio assordante della sua irresponsabilità. Dobbiamo raccogliere questa sfida perché la tragica irresponsabilità di Pilato vive anche in noi e nella nostra cultura. E’ allora un preciso dovere cercare di snidare questa tentazione e di riconoscere i segni con cui si rende presente nella nostra vita. La cultura dell’irresponsabilità guarda esclusivamente al presente. Non ha respiro e forza per occuparsi del futuro che giudica un tempo troppo precario e rischioso. Confonde sistematicamente il bene con il benessere immediato e con la comodità della vita. Così pure riduce la Verità alla convenienza e giudica ogni cosa a partire dal proprio interesse personale. Questo modo di vivere si alimenta con le giustificazioni che ben conosciamo perché sempre presenti anche nei momenti drammatici della storia: non tocca a noi, non abbiamo forze sufficienti per poter intervenire, c’è un comando e una costrizione dal alto a cui noi semplicemente dobbiamo obbedire, dobbiamo scegliere il male minore... Ed è proprio così che il male estende il suo potere negativo nella vita e nella storia del uomo. Da Pilato in avanti così sono nate tutte le persecuzioni ingiuste del uomo, tutti i grandi drammi della storia umana: dalle persecuzioni dei cristiani, alle persecuzioni dei cristiani nei confronti degli altri, al male assoluto di Auschwitz, alle ingiustizie quotidiane in cui il male si rafforza e non sono certo cose piccole Editoriale e di poca importanza. Alla base di tutte queste cose c’è sempre un’assenza colpevole, l’incapacità di cogliere la responsabilità nei confronti della Verità conosciuta, una mancanza di vigilanza attorno alla menzogna che è la via maestra attraverso cui il male entra nella vita. La Passione di Cristo ci invita a diventare critici nei confronti di tutti questi atteggiamenti, fa emergere al di là delle nostre giustificazioni la nostra colpa, ci mette davanti un nuovo modo di vivere, una cultura diversa. La cultura della responsabilità cerca la grande “occasione della vita” non nelle fughe e nelle evasioni sognati, ma nella fedeltà e nella costante attenzione alle occasioni e alle sfide della concretezza quotidiana. E’ proprio in queste sfide, che noi ci ostiniamo a definire assolutamente insignificanti, che si decide il destino della vita e del mondo. Anche a noi accade ciò che è accaduto a Pilato in un giorno qualsiasi e nell’esercizio del suo potere e del suo compito: passa tra mano la storia del mondo e dobbiamo essere pronti a rispondere, a lasciare in questa storia la traccia indelebile della nostra responsabilità, della nostra creatività della nostra rettitudine. Non altrove, ma qui nella concretezza di ogni giorno noi siamo chiamati a dare la nostra risposta. Questa cultura della responsabilità ci porta a dare la nostra risposta là dove siamo e come concretamente possiamo. Ognuno può dire una parola di condanna della menzogna e può esprimere una parola di solidarietà a chi è ingiustamente perseguitato. Ed ognuno può tirare le estreme conseguenze di questa parola che deve pronunciare. A che serve che Gesù vada a morire sulla Croce? In fondo quel giorno apparentemente non cambia nulla, eppure e proprio a questa responsabilità di Cristo che noi attingiamo la salvezza della nostra vita. Questa responsabilità fa di lui un uomo libero in mezzo alle mille costrizioni dell’essere consegnato, lo rende il vero protagonista della storia, che sa trasformare la costrizione della persecuzione e dell’uccisione in un atto libero d’amore. Esteriormente non cambia nulla eppure le persone intuiscono 2 la novità e incominciano a riconoscere che proprio lì bisogna guardare se si vuole vedere la vita in modo diverso. E così il Centurione riconosce in lui il Dio presente nella vita dell’uomo, il buon ladrone la possibilità concreta che in lui ci è data di ritrovare la via del Paradiso, le folle trovano qualcuno a cui confessare il proprio peccato trovando il perdono. tutto parte dalla responsabilità vissuta da Gesù con generosità, disponibilità e libertà totali. Che cosa ci può determinare a resistere alla cultura dell’irresponsabilità e a fare fino in fondo la nostra parte nella storia? Soltanto l’amore appassionato per la Verità che abbiamo incontrato e che ci ha affascinato. Questa Verità ci fa vedere la nostra grandezza e la grandezza della storia, ci rende sensibili nei confronti di ogni offesa che viene recata a questa grandezza. Noi siamo responsabili della bellezza che ci è stata rivelata e del dolore che ci passa davanti. Sono queste le motivazioni vere che ci devono spingere ad agire e ad andare fino in fondo e non invece il consenso, la convenienza, l’approvazione degli altri. Pilato non ha saputo vedere nè il In cammino... dolore innocente che gli stava davanti e chiedeva la sua risposta, nè la bellezza dell’amore infinito e trasgressivo di Gesù che lo portava a donare molto di più di ciò che la ragionevolezza poteva esigere. Incapace di cogliere questa Ve r i t à , a n z i scettico nei suoi confronti, si è rivelato incapace di vivere all ’a l t e z z a della storia in cui era c o i nv o l t o. Non ha “cambiato” la storia, ma non si è nemmeno realizzato come persona. E’ diventato responsabile non della Verità, ma del male. Perchè nella vita non c’è una posizione neutrale. Ognuno deve prendere posizione e schierarsi: o dalla parte della Verità o dalla parte del male. Questa Pasqua ci risvegli dalla nostra indifferenza che poi tanta indifferenza non è, ma è piuttosto una porta aperta al male. Gesù Crocifisso e Risorto ci renda appassionati discepoli di quella Verità che va servita fino alla fine, se vogliamo davvero salvare la grandezza della nostra vita e del nostro mondo. don Piero La chiamiamo Settimana Autentica Nei più antichi documenti della liturgia ambrosiana la Settimana che precede la Pasqua è chiamata Settimana autentica. L’interpretazione che di questo termine viene data oscilla fra i seguenti significati: «settimana eminente» fra tutte le settimane dell’anno liturgico, «settimana tipica o normativa» sulla quale è stata modellata ogni altra settimana dell’anno liturgico, «settimana dell’offerta sacrificale» che 3 il Signore ha fatto di se stesso nella Pasqua. Cuore e vertice della Settimana santa e dell’intero anno liturgico è il sacro Triduo pasquale, che si apre con la Messa in Cœna Domini. La liturgia ambrosiana include questa particolare celebrazione eucaristica all’interno dei Vespri e già nell’inno iniziale ricorda il tradimento di Giuda e il clima sinistro di quella notte in cui il Salvatore fu consegnato in mano ai peccatori. Sono temi questi che ricorrono insistentemente anche nel successivo responsorio, nell’orazione iniziale della Messa, nei canti fra le letture e nell’antifona dopo il vangelo. In effetti la Messa «in Cœna Domini» ambrosiana si caratterizza più come primo atto commemorativo della Passione del Signore che non come ricordo "autonomo" dell’istituzione dell’Eucaristia. Ne è coerente riprova il fatto che, come brano evangelico, venga proclamata la prima sezione della Passione secondo Matteo, dall’ultima Cena fino al rinnegamento di Pietro. Anche le altre letture si inseriscono in questa logica: in particolare la lettura antologica del libro del profeta Giona propone la singolare vicenda di un uomo rimasto tre giorni e tre notti nel ventre di un pesce prima di essere restituito alla luce, vicenda che lo stesso Signore Gesù nel vangelo indicò come «segno» profetico del mistero della propria morte e risurrezione (cfr. Mt. 12,40). Se la celebrazione vespertina del Giovedì santo commemora il primo atto della Passione del Signore, quella vespertina del Venerdì ne è la naturale continuazione nonché il compimento, e trova il suo vertice nell’annuncio della morte di Cristo in croce. Al rito del lucernario, segue la liturgia della Parola, che prevede la proclamazione di due pericopi tratte dal libro del profeta Isaia, nelle quali viene presentata alla riflessione della Chiesa la figura misteriosa del «Servo di Dio schiacciato per le nostre iniquità», quale prefigurazione profetica della Passione di Cristo (capp. 49, 50 e 53 passim). La lettura della Passione secondo Matteo riprende dal punto in cui era stata interrotta il giorno prima e prosegue fino al momento della sepoltura del Signore. Tuttavia quando il brano evangelico giunge all’istante in cui Gesù spirò in croce, la proclamazione si sospende: in segno di lutto tutti i lumi della chiesa vengono spenti, viene tolto ogni addobbo dall’altare e tutti sostano qual- In cammino... che istante in adorante silenzio. Anche le campane suonano a morto, e da quel momento fino all’annuncio della risurrezione nella Veglia pasquale resteranno “legate”. Segue l’adorazione della Croce al canto suggestivo dell’antifona «Ecce lignum crucis» e, a conclusione della celebrazione, la grande preghiera universale, nella quale la preghiera della Chiesa raccolta ai piedi della Croce sembra quasi allargarsi fino ad abbracciare il mondo intero. Va ricordato inoltre che il Venerdì santo ambrosiano (come del resto ogni altro venerdì di Quaresima) è rigorosamente aneucaristico, cioè privo della comunione eucaristica. Anche il Sabato santo è giorno aliturgico: è infatti interamente riservato al silenzio davanti al sepolcro di Cristo e all’attesa orante della risurrezione del Signore. Dopo il tramonto si celebra la Veglia pasquale, tra tutte le veglie liturgiche la più santa e la più solenne. Essa inizia con la benedizione del fuoco, al quale viene poi acceso il cero pasquale, alla cui luce si svolge la processione di ingresso all’altare. Segue il canto solenne del Preconio pasquale, un antico testo poetico, tipico della tradizione ambrosiana, che ci offre, per così dire, la chiave di lettura dell’intera Veglia. Il mistero pasquale di Cristo vi è presentato sinteticamente a partire dalla rilettura di tutta la storia della salvezza. Interessante è l’interpretazione che il Preconio ci offre del simbolismo del cero pasquale e che permette di comprendere la struttura stessa della Veglia ambrosiana: esso raffigura infatti la «colonna di fuoco» che, come guidò l’antico Israele verso la liberazione, così guida «i redenti alle acque che danno salvezza», con esplicito richiamo alla rinascita battesimale; oppure – continua il Preconio – esso richiama la stella dei Magi che, come guidò i primi pagani alla fede nel vero Dio, così, in questa notte, guida i credenti all’incontro con Cristo risorto. Nell’attesa di incontrare Cristo risorto la Chiesa, nella prima parte della Veglia, vive la sua fase di preparazione attraverso la lunga catechesi biblica tratta dai due Testamenti. Alla catechesi dell’Antico Testamento segue l’annuncio della risurrezione: il sacerdote canta per tre volte e in tono sempre più alto, dai tre lati dell’altare, le parole «Christus Dominus resurrexit!», a cui i fedeli rispondono «Deo gratias!». Subito l’organo suona e vengono “sciolte” le campane della chiesa; quindi la liturgia continua con la catechesi neotestamentaria. L’incontro con Cristo risorto si compie poi e si perfeziona nella parte più propriamente sacramentale della Veglia: prima il Battesimo e poi la partecipazione all’Eucaristia. La struttura e la dinamica interna del Triduo pasquale ambrosiano permettono alcune considerazioni di un certo interesse circa la determinazione cronologica dei tre giorni più importanti, dell’anno liturgico. Concludendo e nello stesso tempo riprendendo una terminologia tradizionale di ascendenza agostiniana, potremmo dunque dire che il Triduo pasquale ambrosiano mette in evidenza chiaramente e con perfetta coerenza liturgica tale successione di tempi: dalla celebrazione vespertina del Giovedì santo fino a quella del Venerdì santo inclusa decorre il primo giorno del Triduo, quello del «Christus patiens»; dal Venerdì santo sera fino all’inizio della Veglia pasquale Editoriale esclusa decorre il secondo giorno, quello del «Christus dormiens»; infine dalla Veglia pasquale ai secondi Vespri della Domenica di Pasqua decorre il terzo giorno, quello del «Christus resurgens» don Andrea Gariboldi Buona sera, sono papà Francesco Il 265 successore di San Pietro, Jorge Mario Bergoglio, da 15 anni vescovo si Buenos Aires, figlio di Regina Sivori casalinga e di Mario funzionario delle ferrovie e originario di Portacomaro, in provincia di Asti, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre del 1936, quarto di cinque fratelli. Ha studiato e lavorato da perito chimico. A 22 anni è entrato nei gesuiti e si è laureato in filosofia. Nel 1969 fu ordinato sacerdote, nel 1973 eletto provinciale della Compagnia di Gesù, nel 1979 si oppose tenacemente contro la teologia della liberazione e fu nominato rettore del Collegio Massimo e delle facoltà di filosofia e teologia. Poi andò in Germania per prendere il dottorato. Ritornato in Argentina ha lavorato in una parrocchia di Cordoba. Nel 1992 diventa vescovo ausiliare del primate cardinale Antonio Quarracino. Alla sua morte nel 1998 diventa arcivescovo di Buenos Aires. Nel 2001 viene nominato cardinale da Giovanni Paolo II e guida la conferenza episcopale argentina. Da febbraio 2013 è membro della Pontificia Commissione per l’America Latina. Fin dall’inizio del suo ministero episcopale ha scelto uno stile di vita semplice e austero, quasi monacale vivendo in un piccolo appartamento. Era solito andare in giro con la tonaca da semplice prete con autobus e metrò. È abituato ad alzarsi alle 4,30 e dopo la messa, rispondere alle lettere dei fedeli. Di lui dicono che parla poco ma sa ascoltare molto. È un predicatore molto popolare, autore di vari libri, crede che le sfide che attendono la Chiesa moderna richiedano di scendere per le strade a cercare la gente. Ha saputo ridare credibilità alla Chiesa, mantenendo una distanza critica nei confronti del potere politico e conquistando la stima e l’affetto soprattutto dei più poveri. 4 In cammino... Non si può essere Pilato davanti alla Pasqua L’esempio di Pilato, della sua incapacità di prendere una decisione “giusta” per salvaguardare il proprio Ego, la propria Carriera, per non accattivarsi le antipatie del popolo ebreo che avrebbero compromesso la sua posizione di Governatore di Roma ed anche per paura, decide di condannare Gesù nonostante la consapevolezza della Sua innocenza, è ancor presente ai giorni nostri. Quanti Pilato abbiamo incontrato lungo il cammino della nostra Vita? Molti, troppi … personaggi che anziché pensare di aiutare i propri simili (avendone le possibilità), consentendo loro una vita serena e priva di pericoli hanno preferito ingrassare le proprie tasche, gli avanzi di Carriera, annullando la propria dignità, e aiutare il Demonio contro la preziosità della Vita! Quanta povera gente per colpa dei Pilato del momento hanno preferito “spegnere” la propria esistenza non potendo sopportare i disagi ma soprattutto la vergogna di non riuscire più a far fronte agli impegni verso la Famiglia, verso la Società? Troppi … ed è un numero purtroppo destinato a salire… Quanta tristezza proviamo nel vedere l’impoverimento dell’uomo! I beni materiali sono importanti per una vita dignitosa, la Fede è importante per esaltare la nostra esistenza e vivere secondo le regole di Dio. Quanto sopra vuole solo essere una modesta, piccola riflessione a non essere anche noi dei Pilato, avviciniamoci alla Chiesa con Fede, con Umiltà, ed in occasione della S. Pasqua dimentichiamo per un momento il proprio benessere, la corsa ad un sfrenato consumismo mettendo al centro di tutto il proprio io, prendiamo le nostre responsabilità, apriamo il nostro cuore alla Fede, alla consapevolezza del momento tragico e meraviglioso qual’ è il periodo della S. Pasqua. Troviamoci preparati davanti all’Altare, puliamo le nostre coscienze e accogliamo con grande gioia il Miracolo della Resurrezione! Emanuela Albè Lalia Chi avrà perduto la sua vita Pilato se lo trova davanti a un tratto. Ecce Homo, - dice, guardato dai Suoi occhi. Ecco l’Uomo, così come l’ha concepito Dio. Non come sofferente e flagellato, naturalmente. Ma nel senso del più bello dei figli dell’uomo, che ama. Ecco l’Uomo che ama. L’Uomo che dà tutto, che si dà interamente, che ancora oggi nell’Eucarestia ci chiede di essere mangiato, vuole essere nostro nutrimento. Prendete e mangiate, questo è il mio Editoriale Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Gesù svuota l’amore da ogni sentimentalismo, che oggi c’è e domani non c’è più. AmarLo vuol dire fare ciò che ci dice. Amare il nemico, offrire la tunica a chi ci toglie il mantello, porgere l’altra guancia a chi ci ha colpito la destra con un manrovescio, una ferita nell’onore. Perché, citando S. Paolo, l’Amore è paziente, è benigno, non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Ma noi non possiamo amare i nostri nemici. Possiamo solo supplicarLo, con le stesse mani vuote del cieco Bartimeo, che scongiura: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!. Radicarci in Lui o meglio chiederGli di essere radicati, pregarLo che ci innesti nel Suo amore, perché sia Gesù stesso ad amare in noi. Per questo Cristo ci ricorda: corpo”, chiama. “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me. Sono le parole di Colui che ama. Noi troviamo consolazione nel nutrirci di Lui e Gesù nel darsi. Come il Padre mio ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” Non per nostra volontà può compiersi in noi l’immagine dell’Uomo che Pilato guarda e che ha contribuito a sfigurare, come noi, non per nostra volontà possiamo assomigliare a Gesù Cristo. Solo per Sua grazia. Comprendiamo dal sangue sul Suo volto che la strada è non rispondere al male col male, fino al limite di subire oltraggi. Perché Lui sa amare, e noi no. Dev’essere Cristo a compiere in noi la promessa “Amerai” – “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. Qual è l’alternativa al seme che Noi siamo radicalmente egoisti, e al non muore? Lo sappiamo. Rimamassimo pensiamo all’altro dopo aver nere soli. pensato a noi stessi. Eppure Gesù sa c’è in noi qualcosa che è di Dio soltanto, qualcosa che è stato fatto a immagine e somiglianza Sua. Gesù vuole conservare questa perla, coltivarla. Solo stando radicati in Cristo è possibile coltivarla. Solo Cristo può maturarla in noi. 5 GuardiamoLo, l’Uomo. ChiediamoGli che il Suo amore spalanchi la nostra sordità. Troveremo Lui in tutte le nostre ferite, e in tutte le nostre fioriture, che sempre avvengono nel Suo amare soltanto. Roberta Lentà In cammino... Editoriale moniva Gesù. Il primo passo per accoglierLo è forse smetterla di credere di essere bravi, è incominciare a pensare ai nostri giudizi, alle mormorazioni, al poco amore che siamo capaci di dare. Senza questa resa pensiamo di salvarci da soli, come se Gesù non venisse per noi. Ci piaccia o meno, noi non siamo Gesù, ma Barabba. Non chiniamo la testa, ma l’alziamo. Noi vogliamo giustizia, e con essa intendiamo la nostra volontà e non la Sua. Ma Gesù è venuto per salvare Barabba. Conosce il suo cuore, non si scandalizza. Ma è venuto anche per insegnarci ad amare, ci chiede di essere perfetti e misericordiosi come il Padre. Cioè sfida, sovverte i nostri egoismi sterili, ci insegna a decentrarci con la rinuncia a noi stessi, ai nostri desideri, alla nostra volontà, con il non rispondere al male col male. Gesù desidera farci più simili a Lui, perché la nostra vita abbia un senso. Gesù vuole insegnarci a perderci per ritrovarci, a dimenticare se stessi. Ciò non può avvenire per nostra volontà, ma per Sua grazia. L’unica volontà è un sì da rinnovare ogni istante, un amen anche doloroso, sorretti da Cristo. Che l’augurio di questa Pasqua sia riconoscere la nostra miseria. Il nostro bisogno. Forse la sola ricchezza che c’è in noi è la nostra mancanza, perché venga colmata. Forse questo significa vivere la beatitudine. Solo chi sa di essere povero può chiedere di essere dissetato e Gesù promette che chi ha fame e sete di giustizia, cioè di Amore, sarà saziato. Roberta Lentà Per le sue piaghe siamo stati guariti Il popolo chiede di liberare Barabba. Barabba, letteralmente, è il “figlio di padre (ignoto)”. Chi non sa di avere Dio come Padre deve imparare a difendersi da solo: noi crediamo davvero che Dio è nostro Padre, che provvede e scrive la nostra storia? Ci abbandoniamo al Suo agire? Abbiamo la sensazione, quasi fisica, che in Dio “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”, che siamo cosa Sua? Gesù non si difende, non risponde niente. Non chiama le dodici legioni di angeli a salvarLo. Davanti alle accuse non risponde, perché prende su di Sé tutto il peccato, come il serpente innalzato nel deserto. Quando sarà innalzato attirerà tutti a Sé: Solo nel Suo darsi totale e incondizionato riconosciamo la Verità, l’Identità di Dio che è l’Amore. Non nei miracoli spesso fraintesi, non nell’eccezionale. Ma nel prendere il posto di Barabba, scontare per lui e farlo diventare in Sé “figlio del Padre”. Così ci insegna l’amore. Pilato non sa gestire la situazione, rifiuta di prendere una posizione. La folla grida, all’incertezza di Pilato, che il Suo sangue ricada su di essa e sui propri figli. E la Scrittura si compie: perché il Suo sangue sconta il nostro peccato, inchiodandolo con il Suo corpo alla croce. Al banchetto di una parabola di Gesù si presentano solo gli zoppi, gli storpi. Gli ultimi. Cioè quelli che sanno nel cuore di essere gli ultimi, perché guardano le loro miserie e il loro peccato. Uno zoppo sperimenta che non è capace di camminare da solo, chi non lo è può pensare di bastarsi e inorgoglirsi, restando sterile. “I pubblicani e le prostitute vi passeranno davanti”, am- Un aiuto per vivere la liturgia Domenica delle Palme 6 La Settimana Santa, la “principale” di tutto l’anno liturgico, si apre con la domenica delle Palme. Questa festa nasce a Gerusalemme dove si ripeteva il cammino fatto da Gesù, quando con i suoi discepoli che cantavano e portavano rami di ulivo e di palme, entrò in Gerusalemme come un re, ma un re povero che cavalcava un asino. La festa si estese dappertutto. La gente si ritrovava fuori dalla città, su una piccola altura e da lì faceva una processione fino alla chiesa. Veniva preferibilmente usata la palma perché ha una vita lunghissima e produce frutti molto dolci e sostanziosi che permettono di sopravvivere alle fatiche e ristrettezze del deserto. Quale immagine migliore per simboleggiare la vittoria del bene sul male, della speranza sulla disperazione, della vita sulla morte? Con una bellissima immagine il Salmo 92 canta “il giusto fiorirà come palma”. L’evangelista Giovanni nel descrivere l’ingresso di Gesù in Gerusalemme pochi giorni prima della sua passione, morte e risurrezione, precisa che la folla “prese dei rami di palma”, mentre Matteo e Marco parlano più genericamente di “rami e fronde”. Il Vangelo secondo Giovanni, l’ultimo ad essere scritto, (anno 90 circa) intende evidenziare, più fortemente degli altri, il significato messianico di questo evento che prelude alla passione. Non si tratta dell’ingresso di un perdente, ma di un vincitore che elevato da terra sarà in grado di attirare tutti a sé. In cammino... Editoriale Gesù “l’ora della croce ha lasciato il passo al giorno senza fine della risurrezione. La morte è sconfitta per sempre e inizia una nuova vita per tutti noi”. È il giorno che inizia con il nostro battesimo e che risorgiamo alla luce della nuova creazione. Ti ringraziamo Padre, perché ogni anno nella Pasqua e ogni domenica ci offri il “giorno” del tuo Figlio per farci toccare con mano cosa sei capace di costruire e di realizzare con la tua potenza di amore che è più forte del peccato e della morte: riedifichi il tempio, il luogo di incontro tra te e l’umanità che è il Cristo tuo Figlio. Ecco dunque perché nel libro dell’apocalisse i martiri, coloro che hanno testimoniato la fedeltà a Dio fino a dare la vita e che agli occhi del mondo sono apparsi come degli sconfitti, vengono invece descritti avvolti in bianche vesti (il colore della vita e della vittoria) mentre portano nelle mani rami di palme. Infatti alcune raffigurazioni tombali cristiane presentano una palma ricca di frutti (datteri) posta fra due croci. È chiaro il riferimento a Cristo che con il suo sacrificio ha elargito a tutta l’umanità i frutti della grazia divina. La palma, sempre verde, è quindi segno della fede per chi crede alla parola del Risorto: “chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. Ci fai vedere che le opere che da te compiute sono meravigliose, sono eterne e per sempre Gesù vivrà, tornato dalla morte. Pasqua di Risurrezione La Pasqua è una festa importante per la religione cristiana e il suo significato è quello del passaggio, della liberazione dalla schiavitù del peccato, attraverso la morte e la risurrezione di Cristo. Questo giorno è quello del Signore Se la palma è segno del trionfo della vita sulla morte per tutti i fedeli, a maggior ragione diventa il segno della vittoria sulla crudeltà, sulla stoltezza degli uomini e sulla morte per coloro che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo con la vita. Per questo i martiri sono rappresentati con un ramo di palma nelle mani. Ancora oggi, questa domenica inizia con la benedizione dei rami di ulivo e di palme, cui segue una Messa propria che interpreta il mistero dell’entrata di Gesù in Gerusalemme e ci prepara a ricevere “Colui che viene nel nome del Signore”. 7 Oggi dunque è un giorno di gioia, la gioia di Gesù risorto, glorioso, è la gioia di Dio stesso che entra nel nostro cuore. Buona Pasqua: passaggio di Gesù risorto tra le sue creature, pronto a camminare con noi, a rasserenare i nostri cuori, a portare nuove speranze. La redazione di Oltrona In cammino... Editoriale Purtroppo mentre il fascino della tecnologia induce i figli della Luce ad allentare la tensione verso il bene, Satana aumenta la sua presenza e la sua forza di persuasione con fanatici pronti a diffondere la sua influenza a gente che si vende per avere subito: salute, piaceri, denaro, potere anche a costo di nuocere al prossimo. La disperazione di Dio Dio è disperato. Ha donato la saggezza e gli uomini ne hanno tratto solo scienza e tecnica, ha mandato numerosi profeti e glieli hanno perseguitati o addirittura uccisi e si sono rivolti ad altri dei, ha mandato suo figlio e glielo hanno ucciso, poi alcuni hanno negato che fosse suo figlio e altri hanno detto che mai era venuto. Eppure è appena passato un secolo in cui hanno inneggiando alla scienza, alla tecnica e allo sviluppo contro la superstizione della religione ma hanno avuto due guerre mondiali con oltre 300 milioni di vittime tra combattimenti, genocidi e civili, e la miseria non è scomparsa. Ma non capiscono ancora! Dio si domanda: Ma cosa posso fare ancora perché capiscano il mio amore per loro? Come fanno a non capire che da quel granello di polvere dell’universo che è la Terra da cui non riescono a vedere nulla oltre al buio che li circonda, possono invece con altri occhi vedere la luce? Così l’uomo, libero di sbagliare abbandona il Dio che non rinuncia a indicargli la strada del bene affinché eviti di precipitare solo per sentire il brivido della caduta ma ignora che alla fine non potrà evitare di sfracellarsi. Come fanno a non capire che Satana non è una favola per bambini che molti s’illudono di avere ucciso col ridicolo, ma è il capo di uno sterminato numero di falliti senza corpo ma di natura e capacità superiore a quella umana che vogliono allontanare l’uomo da Dio e dal suo prossimo, seminando l’odio o almeno l’indifferenza, perché non sopporta chi si ama e gli piace seminare zizzania in ogni forma di comunità e vorrebbe fare di questa Terra il suo regno cercando con rabbia di mettere ogni persona contro Dio per poi godere della loro sofferenza? E Dio si dispera perché sa che di molti non troverà traccia nel libro della vita e alla fine dei tempi non potrà evirate di applicare loro la sua giustizia perché sprecarono la sua abbondante misericordia. La firma della sconfitta e 150 anni spesi bene Anche quest’anno, secondo un ormai antica tradizione, alla sera del terzo giovedì di Quaresima la Comunità della Santissima Trinità è salita in processione Satana ha ricevuto un potere grande ma rimane comunque una piccola creatura che sarà sconfitta definitivamente alla fine dei tempi. I cristiani non sanno esattamente come andarono le cose, poiché la Bibbia fa solo un racconto simbolico del peccato originale e ha lasciato nel mistero quello che realmente avvenne, ma sanno comunque che anche l’uomo e la donna erano stati creati liberi di scegliere e, quando furono sottoposti alla prova, tradirono la fiducia di Dio. Sanno anche che Dio, vedendo che i loro poteri erano molto inferiori a quelli degli angeli, concesse loro delle attenuanti per non essere stati la causa prima del loro tradimento. Così dopo l’originario tradimento ogni uomo continua a vivere un tempo di prova con Satana sempre pronto a tentarlo, ma mai con una forza cui non possa resistere. al suo piccolo sacro Monte dove, superata una pregevole e suggestiva Via Matris, li attende la chiesetta di san Carlo al Lazzaretto. Anche quest’anno nonostante il tempo avesse reso il sentiero una striscia di fango, una piccola processione vi è salita alla luce delle torce avendo la pioggia concesso una tregua. Così usando male la sua libertà corre il rischio di sciupare la vita nella ricerca d’immediati piaceri per un’illusoria felicità con azioni seducenti ma contrarie ai comandamenti di Dio. Se lui pecca è perché lo vuole, quindi per sua colpa poiché la tentazione non può privarlo della libertà di decidere altrimenti, se non fosse libero, non avrebbe né la colpa del male, né il merito del bene che avesse compiuto. Gesù ha già vinto Satana con la sua morte e risurrezione, ma il suo contrasto continua a ripetersi nella coscienza di ognuno, dove si ode la voce del bene e del male, perché Dio non obbliga a essere buoni per forza, ma ama e offre il suo aiuto a tutti mentre il Demonio tenta. Un piccolo incidente di percorso è sembrato profetico, come a sottolineato don Piero. Terminata la strada dove il sentiero si biforca, la processione seguì la via più facile, da poco sistemata per nuovi insediamenti, e si trovò la strada sbarrata. Comprese di avere sbagliato percorso e quindi dovette fare una conversione e ritornare sui suoi passi in una specie di divertente invito alla conversione personale. 8 La prima notizia di questo luogo, come riferisce Paolo In cammino... Crosta nel suo libro Incontri di civiltà, si trova su uno scritto del parroco Antonio Porta del 1863 che indica che lì sono sepolti 1500 vittime probabilmente quelle della peste del 1630 e delle epidemie degli anni 1589, 1593, 1855. Inoltre precisa che sul luogo quell’anno un gruppo di volontari guidati dal muratore Giuseppe Paronelli vi costruì una piccola cappella che poi nel 1964 fu restaurata e ampliata dal Gruppo Alpini con alcuni volontari e il parroco Carlo Bai la dedicò a san Carlo, che fece raffigurare all’interno della cappella, mentre sulla facciata pose il quadro della Madonna di Luigi Lucchetti padre di Enzo, noto come Lucenz e per un breve periodo direttore del chiostro di Voltorre. Poi nel 1983 la famiglia Buzzi donò alla parrocchia il terreno. Nel 1999 Luigi Terrugi di Milano realizzò i sette dolori di Maria con sette bei medaglioni in bronzo collocati sulle pietre della via Matris e benedetti il 4 luglio in occasione della tradizionale festa degli Alpini generosi donatori dell’opera ai gaviratesi anche con l’intento di soddisfare il grande desiderio, che poi risulterà essere l’ultimo, del parroco don Tiziano Arioli che voleva concludere il triennio di preparazione al giubileo del 2000 con un’opera significativa dedicata a Maria. Ebbene in questo luogo immerso nel verde, dove di giorno si respira un’atmosfera di pace e alla sera con la Via Matris e la chiesetta illuminate si respira un’aria d’incanto, da almeno 30 anni è in corso una battaglia tra quella bella gente degli Alpini e le anime morte di quei vandali che coi loro sadici scarabocchi deturpano la piccola chiesetta per gridare ai morti la loro sconfitta mentre san Carlo e le vittime sepolte pregano per loro perché ritrovino la gioia nella loro vita. Poi gli alpini con la loro proverbiale pazienza ogni volta la ritornano linda non solo in onore delle vittime lì sepolte. Luciano Folpini La Vergine Maria e la Settimana Santa Tempo di quaresima, quanta gente all’altare dell’Addolorata del suo santuario in san Giovanni. Ma danno uno sguardo anche al figlio steso lì sotto? L’unico simulacro di Cristo Deposto in tutta la Comunità pastorale. Una realistica ed emozionate statua di legno della Editoriale fine del 1600. Eppure Lei è Addolorata proprio per Lui. La chiesa appare, sin dati tempi antichi, timida nelle liturgia quando si tratta di parlare di Maria proprio per il timore che le fosse rivolto un culto improprio. Basti osservare che nei Vangeli e nei testi degli Apostoli e dei padri apostolici a Maria sono riservati rari cenni poiché il Cristo è il centro di tutto. Inizialmente l’accento era posto soprattutto sul Risorto e solo dopo l’editto di Costantino del 314, quando la madre Elena ritrovò la croce si cominciò a rappresentare con frequenza il Crocifisso ma chi avesse la pazienza di scorrere i testi della liturgia della Settimana Santa, scoprirebbe che Maria è la grande assente. Solo dopo l’anno 1000 cominciarono le cerimonie popolari parallele come le vie Crucis, Matris e le processioni dove è spesso grande protagonista Maria a cui è dedicato il canto dello Stabat Mater composto nel 1233 anno delle fondazione dei Servi di Maria che diffusero il culto dell’Addolorata. Continuiamo pure a chiedere a Maria di pregare per noi, ma non dimentichiamo che le stiamo chiedendo di dire a suo figlio di perdonarci e niente ci impedisce di rivolgergli pentiti uno sguardo affwttuoso. da Storia di una lunga fede e Maria nella grande storia, ebook, Kairòs. Nato cieco Mi è capitato tra mano una rilettura interessante della parabola del cieco nato e ho quindi pensato di condividerla con voi in questa sede. Si comincia con i discepoli che, come al solito, hanno la mentalità di tutti: Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?” Gesù risponde: “Ne lui ne i suoi genitori hanno peccato ma è così perché potessero manifestarsi le opere di Dio Poi fa del fango e lo manda alla piscina di Siloe; lui va e torna che ci vede. Qui si scatena la bagarre. I vicini e quelli che l’avevano visto prima dicono: Non è quello che stava seduto chiedere l’elemosina? É lui” oppure “No ma gli assomiglia”. Il cieco dice di sé “Sono io, non confondetevi, sono proprio io. Allora gli chiedono in che modo gli si sono aperti gli occhi; 9 In cammino... Gesù ha fatto del fango, me l’ha posto sugli occhi, mi sono lavato e ora ci vedo”. Le cose si complicano. Lo conducono dai farisei perché quel giorno era sabato e anche loro vogliono sapere com’è andata; il cieco di nuovo a raccontare i fatti nudi e crudi. Alcuni farisei però obbiettano: Quest’uomo non viene da Dio perche non osserva il sabato” (i formalisti) ma altri replicano “Come può un peccatore compiere simili miracoli? (già) e c’era dissenso tra di loro visto che non avevano la lealtà verso se stessi di stare ai fatti. Bel problema per i farisei di tutti i tempi. Che si fa? Interroghiamo ancora il cieco, magari cambia idea… Che cosa dici di Lui? É’un profeta Ma non vogliono credere che l’uomo sia nato cieco e abbia riacquistato la vista, ne va del loro prestigio. Per cancellare la vicenda devono per forza imporsi di essere loro stessi ciechi, devono essere sleali col dato di fatto .Vediamo se alzando un polverone, spostando l’attenzione, si riesce a cavarne qualcosa di buono: Chiamiamo i genitori Questo non è forse vostro figlio che (attenzione) voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede? Facciamo un piccolo sforzo di realismo, immaginiamoci i genitori impauriti che vengono interrogati e che sanno che i loro interlocutori vogliono una risposta, altrimenti fuori dalla sinagoga. Rispondono cercando di non compromettersi più di tanto: Questo è sicuramente nostro figlio ma come mai ora ci veda non lo sappiamo, è adulto, domandatelo a lui Non ne abbiamo cavato un bel niente, torniamo dal cieco e cerchiamo di dissuaderlo con toni concilianti. Allora, dà gloria a Dio (su fai il bravo, par di sentire) noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore. Se sia un peccatore non lo so però prima non ci vedevo ma ora sì. Allora gli chiedono per l’ennesima volta (e basta dai…) Cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi? (al cieco tra un po’ gli manca la parola) Ve l’ho già detto (teste quadrate) e non mi avete ascoltato, volete udirlo di nuovo? Volete diventare anche voi suoi discepoli? Messi alle strette i farisei si stracciano le vesti, perdono le staffe e passano agli insulti: Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè Incredibile, uomini di fede che attendevano il messia si attaccano a Mosè pur di non arrendersi all’evidenza, ai segni che lo annunciano. Ma l’altro ribatte, non può più sottrarsi al dialogo ormai serrato e li contrasta sul loro terreno perché è diventato anche scaltro, intelligente (nel senso che capisce la realtà): Ma questo è strano; voi non sapete di dove sia eppure mi ha aperto gli occhi. É la vittoria dei fatti sulle opinioni, dell’evidenza sulla ideologia, del dato sulla sua interpretazione. E infatti continua: Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è di Lui timorato e fa la sua volontà Egli lo ascolta. Da che è mondo è mondo non si è mai visto un cieco che abbia riacquistato la vista. Quasi a dire “Signori miei, guardate quello che è successo senza pregiudizi, fate i conti col reale e non met- Editoriale tetevi il paraocchi”. I farisei sono al colmo del furore e sicuramente avrebbero voluto dargliene una pelle (quando non si riesce a imporsi con la dialettica e la logica si passa inesorabilmente alla violenza e alla sopraffazione) Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi? (che siamo i capi e quindi per definizione abbiamo sempre ragione?) A questo punto ai poveri ciechi di tutti i tempi non resta che la fuga, il dileguarsi per sfuggire. Sappiamo però come va a finire, come Gesù lo tratta, come la sua vita venga trasformata. A ogni uomo di questo mondo è chiesto di decidersi da che parte stare, quale atteggiamento tenere: Che non ci capiti di fare troppe volte scelte sbagliate. Emilio Coser La Comunità della Santissima in festa Il percorso che la chiesa locale, nella sua struttura, sta facendo verso la costituzione delle comunità pastorali risponde a un motivo molto concreto, inutile negarlo, che è quello di sopperire alla mancanza di sacerdoti da dispiegare sul territorio. Potremmo disquisire sull’opportunità di investire i laici di certe funzioni ma non è questo il luogo per poterlo fare ed è un problema solo tangente al fine di queste righe. Vero è che quello che si presenta come necessità ineluttabile può trasformarsi in opportunità se riusciamo a viverlo come dono e non come una maledizione. Se la realtà che abbiamo da vivere è ultimamente positiva perché voluta da Colui che desidera il nostro vero bene, allora l’impegno per ciascuno è “leggere” dentro le situazioni i “dati” che abbiamo a disposizione affinché sia possibile documentare questo nel dispiegarsi degli avvenimenti. Si ascoltano altre posizioni che concentrano l’attenzione su ciò che era, sul passato, piuttosto che proiettarsi sul divenire, in ciò che potremmo denominare “operazione nostalgia”. Posizione legittima, comprensibile e, per certi aspetti, condivisibile ma direi di retroguardia e che non tien conto di almeno due fattori: l’uno, è quasi scontato dirlo, è il dato di fatto che il passato è andato e non torna più; l’altro è che non rende ragione al presente e alle potenzialità per il futuro. Certamente tutte le macchine nuove hanno bisogno di un periodo di rodaggio, occorre mettere a punto tante cose, occorre oliare laddove si generano attriti, adattarsi da parte degli occupanti; ma intanto si viaggia, le ruote girano, la partenza sempre più dietro, il paesaggio regala vaste e ampie prospettive e l’orizzonte si va delineando. Non si tratta qui di nascondere reali punti di criticità e ostinarsi in un ottimismo di facciata guardandosi attorno con il paraocchi, in una direzione solamente; ma davanti alla novità non ci si può trincerare dietro un: “abbiamo sempre fatto così” quasi che questo sia di per sé garanzia di efficacia. Ciò che andava bene o si è potuto fare in un certo momento non è detto che si possa fare o sia adeguato sempre: cambiano i tempi, cambiano le persone, cambia 10 In cammino... la società, cambiano le urgenze, le necessità… Ciò a cui la chiesa tende ed ha come missione è l’annuncio della novità del vangelo per l’uomo di ogni tempo, il resto sono forme che l’intelligenza della fede muta in funzione della loro opportunità. Per scendere nel concreto mi permetto di fare un elenco, sicuramente incompleto e volutamente ridotto, di possibilità che la CP offre: le celebrazioni comunitarie dell’eucarestia, della via crucis…, la messa serale del giovedì sera, la catechesi bisettimanale, l’organizzazione puntuale e organica del servizio dei lettori e del canto, l’alternarsi di diversi sacerdoti celebranti, i vesperi d’avvento e di quaresima, le recentissime forme di convivenza tra ragazzi nella casa parrocchiale… Forme nuove, stimolanti che sfidano libertà di ognuno ad aprirsi, che aprono prospettive inaspettate, che ridestano e interrogano la ragione. Ho voluto dilungarmi perché da quanto sopra esposto si intuisce, almeno spero di aver raggiunto questo risultato, che ci sono buoni motivi per far festa. La comunità pastorale SS. Trinità vuole celebrare la sua festa il mese di maggio, ringraziamento a Dio per aver assicurato a ciascuno un luogo educativo all’altezza dei tempi. Esultiamo e gioiamo perché nulla ci manca, l’essenziale non è venuto meno. Se qualcuno ha delle recriminazioni le lasci da parte, non dia spazio al rancore ma si spalanchi alla gioia di aver incontrato altri fratelli nella fede e insieme a loro si incammini con passo deciso, con animo vigoroso, con rinnovato entusiasmo. Se questi sono gli intenti che ci animano allora ha senso ed è doveroso fare festa, allora il gesto che compiremo sarà la manifestazione esteriore del nostro essere. Anche se qualcuno è perplesso, si lasci andare, sci sciolga, partecipi lo stesso, si lasci vincere dalla bellezza e dall’attrattiva della comunità, si coinvolga in prima persona in qualche attività, partecipi attivamente col desiderio di costruire insieme, sia accogliente verso gli altri e le loro idee. Appuntamento a maggio dunque e buona festa. Emilio Coser Siate lieti nel signore! Caro Padre Ugo, te ne sei andato la vigilia della Festa dell’Immacolata: eri solito dire che le date più belle della tua vita erano legate alle feste della Madonna, perché, dicevi sempre, Lei ti aveva amato, incoraggiato, protetto in ogni occasione della tua vita dopo che, ancora ragazzo, avevi voluto con tutto te stesso che le fosse costruita una piccola cappelletta nel giardino di casa tua a Rancate. Se ripenso a te mi vengono in mente le volte in cui da bambina la nonna mi portava a casa di tua sorella Angela quando tornavi dalla tua missione in America e venivi a passare qualche settimana di “riposo” tra di noi: mi accoglievi sempre con un largo sorriso, mi facevi una carezza e poi dalla tua tasca compariva sempre per me qualcosa di “Americano”… una collanina di perline fatta dagli Indiani, una piccola bambola messicana e l’immancabile pacchetto di gomme americane Editoriale che masticavi dopo aver fumato la sigaretta in cortile. Poi, scomparivi giusto il tempo di prendere la tua Polaroid perché, dicevi, in America volevano vedere sempre foto aggiornate dei tuoi parenti italiani. E ogni volta, seduto su una poltroncina, mi raccontavi qualche episodio della tua vita in cui spesso parlavi anche dei miei nonni e bisnonni che io non ho mai conosciuto, come quella volta che ridendo mi hai detto che il mio bisnonno che faceva l’idraulico, ti aveva insegnato ad aggiustare i tubi dell’acqua e per fortuna!, visto che nella missione tra i Messicani dove ti avevano mandato nessuno era in grado di cambiare neanche una guarnizione ad un rubinetto!. Il tuo volto, sempre sorridente, s’illuminava quando raccontavi come i tuoi genitori avessero scelto per te un nome profetico, quell’Ugo che gli Americani pronunciavano you go – tu vai -: quello era il tuo stile di vita, sempre pronto a partire, con il cuore contento e con il sorriso, senza chiedere mai a nessuno un aiuto o avanzare pretese perché ti rimettevi totalmente alla volontà del Signore, l’unica alla quale non si può dire di no. Così ricordavi per me gli otto anni passati in Sudan tra le tribù dei “niam – niam” come le chiamavi ridendo, fino a quando una notte i tuoi confratelli ti avevano fatto fuggire di nascosto e riportato in Italia perché accusato di stregoneria… in fondo avevi avuto solo la sfortuna di dire che il giorno dopo non si sarebbe fatta nessuna festa al villaggio perché avrebbe piovuto, cosa che avvenne! Ammettevi di aver avuto paura in quei momenti ma poi alzavi le spalle e dicevi che la cara Madonna aveva provveduto a te ancora una volta. Il tuo essere you go ti aveva portato in diverse missioni in America, prima a Cincinnati nelle riserve Indiane, poi a Compton tra i messicani e ancora in New Jersey, fino a Blue Island, sobborgo della famosa Chicago della mafia dove ricordavi sempre i furti, le rapine, la droga che circolava ovunque, ma dove puntualmente dicevi che la gente ti voleva molto bene perché voi missionari aiutavate sempre tutti e con tutto quello che avevate a disposizione. 11 In cammino... Le ultime volte che sei tornato tra di noi durante l’estate mi aveva colpito il fatto che, appena arrivato, dovevi subito andare dal Parroco a metterti a disposizione della Parrocchia: amavi celebrare la S. Messa ad Armino la domenica mattina, in quella chiesetta raccolta e tranquilla che preferivi alla chiesa principale perché non ti piaceva parlare davanti a troppe persone per le quali dovevi preparare una predica articolata e complessa mentre tu preferivi un linguaggio semplice ed essenziale. Editoriale compiaciuto che ciò avvenga nell’Anno della fede, indetto dal Papa emerito Benedetto XVI. Per l’occasione mons. Inos Biffi ha sviluppato una sua Lectio magistralis Ti piaceva visitare gli ammalati, cosa che non mancavi mai di fare durante i tuoi soggiorni a Gavirate, chiacchierare con loro e andare incontro alle persone che incontravi per strada sempre con il sorriso. Anche gli ultimi anni della tua vita sono stati consoni a quel you go che era la tua missione: non deve essere stato facile per te accettare di rientrare in Italia per problemi di salute, impossibilitato a muoverti e ad aiutare gli altri dopo più di 50 anni di apostolato di amore al servizio degli altri. Ma tu avevi un grande senso di obbedienza, umiltà e generosità, la tua fede era profonda, abbandonata alla volontà di Dio che era per te motivo di grande conforto e gioia. Così anche ultimamente a chiunque ti chiedesse come stavi rispondevi in inglese Fine Thanks e il tuo volto si illuminava del tuo immancabile sorriso. E infine quando l’anno scorso te ne sei andato lo hai fatto come era nel tuo stile, in silenzio, restando un passo indietro agli altri, mai in prima fila, tanto che i tuoi stessi confratelli all’annuncio di una morte tra di loro si chiedevano stupiti chi fosse morto… tu, che hai impersonato in tutta la tua vita l’esortazione di S. Paolo. Siate lieti! Cristina Premio internazionale Tommaso d’Aquino a mons. Inos Biffi I gaviratesi hanno appreso con grande piacere che Il 9 marzo scorso mons. Inos Biffi, coadiutore per 20 anni, nel periodo 59-79, della parrocchia di san Giovanni di Gavirate, ha ricevuto il Premio Internazionale Tommaso d’Aquino, nel contesto delle celebrazioni della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo dedicate al santo teologo domenicano. La cerimonia di conferimento ha avuto luogo presso la chiesa romanica di santa Maria della Libera, cappella degli d’Aquino, in cui secondo la tradizione orale sarebbe stato battezzato colui che la Scolastica seguente avrebbe salutato come Doctor Angelicus. Il Consiglio di presidenza del Circolo san Tommaso, fondato nel 2009 con lo scopo di promuovere la figura e il pensiero dell’Aquinate nella società contemporanea, accogliendo la proposta del Comitato scientifico, ha deliberato all’unanimità di conferire a mons. Biffi il Premio, giunto ormai alla sua terza edizione, con la seguente motivazione: Per i risultati conseguiti nello studio, nell’esegesi e nella divulgazione del pensiero di Tommaso d’Aquino. In quanto arciprete del Capitolo Metropolitano di Milano, sono orgoglioso di questo nuovo riconoscimento attribuito al nostro Canonico teologo. E sono ancor più sul tema: Il senso teologico della filosofia e la liberazione della ragione. La ragione, infatti, non è una via veritativa alternativa o concorrenziale alla fede, ma lo strumento preordinato dal Dio creatore alla consegna che ha il suo compimento nell’atto di fede. I gaviratesi, orgogliosi di aver avuto mons. Inos Biffi come concittadino, gli esprimono i loro complimenti e gli augurano che possa efficacemente continuare la sua opera con sua soddisfazione. da Incroci News, Gianantonio Borgonovo, Arciprete del Duomo di Milano Il fine e la fine della scuola Le leggi dello Stato progrediscono. Ho fiducia nelle leggi degli uomini. Abbiamo progredito a vista d’occhi. Condanniamo oggi tante cose cattive che ieri sancivamo. Oggi condanniamo la pena di morte, l’assolutismo, la monarchia, la censura, le colonie, il razzismo, l’inferiorità della donna, la prostituzione, il lavoro dei bambini. Non sono le parole di un inguaribile ottimista e neppure di un superficialone, ma di uno dei più grandi educatori del secolo scorso, don Milani. E noi potremmo aggiungere, 40 anni dopo, che i progressi sono anche altri. Oggi condanniamo apertamente la pedofilia, la tortura, la corruzione, l’inquinamento, lo sfruttamento, la segregazione, la guerra, l’esilio, l’obbedienza cieca alle leggi … e cominciamo a sperimentare una giustizia penale meno retributiva (carcere) e più riparativa (percorsi di recupero vero) e a delineare interventi di cittadinanza attiva fin dai primi anni di vita. Tuttavia pur in presenza di buone leggi, straordinarie in certi campi, l’uguaglianza fra gli uomini non c’è. Non c’è fra uomini e donne, non c’è verso lo straniero, il profugo, il debole, il povero. La nostra Costituzione aveva piena coscienza che il cammino sarebbe stato lungo e faticoso per arrivare alla meta e infatti ammoniva: «È compito della Repubblica 12 In cammino... rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Ecco il punto: se io non sono uguale a te nei diritti e nei doveri, allora ne risente il corpo tutto della democrazia, oltre che il cittadino svantaggiato. Perché un popolo di privilegiati e di disagiati non potrà che avere al suo interno tensioni pericolose, rancori, conflitti pronti ad esplodere alla più piccola scintilla e a trasformarsi in un incendio devastante. E attenzione: è la Repubblica che deve rimuovere gli ostacoli, non lo Stato, non il Governo o il Parlamento, ma in prima battuta ciascuno di noi è chiamato a fare quel che può per far sbocciare libertà e uguaglianza nelle nostre città e nei nostri paesi. Non chiedere quello che il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese, scriveva J.F. Kennedy.Ora, viene da chiedersi quale sia il luogo più adatto per allenarsi a una così esigente cittadinanza e la risposta cade sempre lì, nella scuola. Oggi, bene o male, va così. Eppure, mentre in Europa e soprattutto in Francia si sta varando la “grande riforma” della scuola con un aumento di insegnanti e insegnamenti, in Italia si procede lentamente ma inesorabilmente verso il suo smantellamento. Nell’immediato futuro (10 anni?) la scuola come la conosciamo noi, per varie ragioni, non escluso l’eccessivo costo in tempi di crisi permanente, ma soprattutto il puro disinteresse di tanto mondo adulto che vede il mondo della scuola come un fastidio, se va bene, potrebbe se non sparire, certo rarefarsi e al suo posto imporsi un’istruzione semplificata e diversificata con degli istituti simili alle charter school (specie di scuole pubbliche gestite da privati, i quali sulla base di un progetto ottengono finanziamenti statali) oppure la scuola intesa come classi, orario scolastico, diplomi etc. potrebbe lasciare il posto all’educazione/istruzione on line, chissà se solitaria o a piccoli gruppi. Oggi sono 25 milioni gli italiani che usano la Rete e il numero cresce. Ma una scuola ridotta a monitor o a faceschool potrà avviare all’educazione comunitaria? Già, perché è solo il riconoscimento diretto dell’altro (non uno virtuale) che può creare trame di rapporti tra persone e un ordito condiviso di leggi. E la Chiesa non ha nulla da dire? Discorsi e documenti a parte, francamente sembra più intenta a coltivarsi i piccoli orticelli (elevando più spesso muri che lanciando ponti all’esterno) che a prendersi carico dell’emergenza educativa che comunque sta tanto fuori che dentro le nostre comunità, inevitabilmente. Angela Lischetti Editoriale Varcare la soglia: il cammino dei giovani nell’Anno della Fede L’incertezza che attraversa la vita giovanile e la certezza che è il Signore, «roccia a cui aggrapparsi», «relazione costitutiva» sulla quale costruire una vita aperta agli altri a 360°, al «noi e al futuro». E, poi, la dimensione del dono, della gratuità, e quella domanda radicale sul dolore fisico e morale che chiede una risposta non facile: fidarsi e affidarsi al Dio vicino, con una fede che vince e convince. Il cardinale Scola arriva nella grande “Area gruppi” dell’aeroporto di Malpensa per il secondo Dialogo della fede con i giovani, che si affollano numerosi per un incontro che diviene scambio di idee, di interrogativi ed esperienze: insomma quel «giocarsi in prima persona» che «è cifra lo dice più volte l’Arcivescovo - della vera testimonianza». E quando in apertura, Giulia, racconta in un bel docu-film la malattia della zia e come un evento così tragico l’abbia segnata e costretta a porsi domande su «come sia compatibile il male con Dio», il Cardinale subito dice: «L’unica risposta a questo immenso interrogativo è Gesù, che non ha elaborato teorie sul male, ma lo ha preso su di sé in un abbraccio carico di amore, salendo sulla croce». È qui che nasce quella “relazione costitutiva”, che è il filo rosso che annoda tutto il dialogo, e, per così dire, scioglie i “nodi” creati dall’altro filo che continua a emergere dalle parole dei ragazzi: l’incertezza, il timore del domani, la paura di non capire a pieno quello che Pavese definiva il «mestiere di vivere». Mestiere che deve diventare, invece, arte dell’esistenza, pare suggerire l’Arcivescovo quando, riflettendo sul significato di ritrovarsi in un aeroporto, richiama il simbolo del viaggio. Itinerario che, nel suo breve intervento, monsignor Pierantonio Tremolada, vicario episcopale per la Pastorale giovanile, definisce «emblema della vita che è movimento e continuo cambiamento» Con queste piccole ma anche grandi certezze, i giovani si sono lasciati interrogare durante il corso dell’anno; riprendendo durante gli incontri di catechesi le forti provocazioni ricevute negli incontri con l’Arcivescovo e cercando di approfondire sempre di più nella fede, quella “relazione costitutiva”, tante volte richiamata alla nostra attenzione, con Cristo l’uomo vero. don Andrea Gariboldi Ado settimana di vita comune Liberi di… diventare grandi Con la quaresima di quast’anno sono iniziate le esperienze di vita Comune nella casa parrocchiale di Comerio. Per cinque settimane, altrettanti gruppi di ragazzi hanno scelto di vivere 13 In cammino... Editoriale insieme quattro giorni all’insegna della preghiera e dell’ascolto di compagni di cammino e testimoni, in un clima di famiglia ... tre giorni, il cui tema era la libertà, e, con l’aiuto dei catechisti, riflettevamo su quello che avevamo vissuto quel giorno. Dopo cena, le proposte erano molteplici: mercoledì siamo andati all’ospedale Niguarda a visitare il reparto dell’Unità Spinale e sentire la testimonianza di Luca Barisonzi, alpino colpito da quel tipo di affezione a A quindici anni sei un’esplosione di vita, un’energia che zampilla, un terremoto che ha voglia di scuotere il mondo. Se sei fortunato a quindici anni un amico o un educatore ti invita a un’esperienza particolare… La proposta di qualche giorno di vita comunitaria può lasciare all’inizio un po’ perplessi, ma basta fidarsi e provare a partecipare per capire che la vita comunitaria è come un cioccolatino di buona qualità: è buono nel momento in cui lo mangi e poi ti lascia a lungo il buon sapore in bocca… l’unica cosa da fare è assaggiare. Lodi e colazione per iniziare bene la giornata, poi ciascuno alle proprie attività. Alla sera la Messa, qualche riflessione insieme, la cena. I canti con la chitarra si alternano alla musica dell’iPod … Vivere qualche giorno in comune è sentire finalmente che la Chiesa sono anch’io. Sentire che la mia giornata, quella fatta di pane e Nutella, treno alle 7.33, scuola, pranzo al volo, compiti, allenamento e poi un’oretta di PSP s’intreccia bene con la giornata della comunità cristiana. Il bello è che alla fine scopri che Dio non è il quadro dipinto in fondo alla chiesa, ma piuttosto assomiglia ad un compagno di banco e se ascolti cosa ha da dire senti che, come te, vuole vederti diventare grande. “Tu sei il sale della terra” dice e “prendi il largo!”. Io?!! E allora la Fede diventa il tuo navigatore, il tuo fendinebbia, il canale che raccoglie e convoglia tutta l’energia dei tuoi quindici anni nelle tue passioni, nelle tue capacità, nelle piccole cose che sai fare bene, perché tu possa “diventare qualcuno”. causa di uno scontro in Afghanistan. Giovedì, invece, abbiamo visto il film “Cielo d’ottobre”, che parlava proprio della libertà, per darci degli spunti di riflessione. Venerdì sera, infine, si concludeva la prima settimana, con la Via Crucis in parrocchia a Comerio. Per concludere, la vita comune è stata una bellissima esperienza, da rifare anche l’anno prossimo! Marco Mastrorilli (I Superiore) L’esperienza di vita comune non è stata solo un’occasione di condivisione ma anche di crescita. la giornata “tipo” prevedeva diversi momenti di preghiera: ci si svegliava alle 6.15 per recitare le lodi, alle 17 si andava a Messa, prima di cena si faceva un momento di riflessione e infine si recitava compieta prima di andare a letto. Ogni serata aveva un tema diverso: fede e politica, la mostra su Costantino a Milano in occasione dei 1700 anni dall’Editto ... Il poco sonno è stato compensato da una moka perennemente sul fornello e i momenti sia di studio che di svago sono serviti a creare o consolidare l’amicizia tra noi ragazzi. Un’esperienza sicuramente da ripetere! Giulia Rovedatti Ho incontrato un gruppo di Ado che mi hanno accolto nella loro settimana comune. Tra una carbonara e un caffè, una chiacchierata per dire “provare per credere!”. Pochi anni fa ero al loro posto, e posso garantire che le esperienze belle lasciano un buon segno. Sono un giovane medico ancora in cammino. Sono esattamente lì dove vorrei essere grazie ai Maestri incontrati lungo la strada (per caso?) che hanno dato l’esempio, indicato la via, spremuto il meglio di me. Se hai un sogno in alto e lontano, a quindici anni è il momento di mettersi in viaggio… Serena Ossola Durante la prima settimana di Quaresima, più precisamente da martedì 19 a venerdì 22 febbraio, cominciava la vita comune, ovvero la possibilità di passare alcuni giorni in compagnia dei propri amici, di Don Andrea e di alcuni catechisti nello studio, nel divertimento e nella preghiera, per vivere al meglio il periodo in preparazione alla Pasqua. Saremmo stati nella casa parrocchiale di Comerio, tirata a lucido per l’occasione da un gruppo di parrocchiani. Don Andrea aveva proposto a noi adolescenti della comunità Pastorale questa esperienza e così… Preparate le valigie e salutati i genitori, i primi otto ragazzi si sono diretti a Comerio martedì sera, alla fine del catechismo. L’indomani la sveglia squillò presto, anche troppo, e dopo le Lodi mattutine le lezioni scolastiche ci aspettavano. Tornati in casa, il pranzo, come del resto la cena, era preparato dalle mamme. La prima parte del pomeriggio era dedicata allo studio, fino alle 17:00, quando celebravamo la Messa in casa di riposo o in Chiesa. Verso sera, ci concentravamo sul libretto che Don Andrea aveva dato all’inizio dei ... e ad aprile insieme a Roma Quest'anno noi ragazzi del gruppo pre-ado di catechismo andremo a Roma dove saremo ricevuti da Papa Francesco per il cammino riguardante la nostra professione di fede. Durante questi mesi che precedono la nostra visita al Papa abbiamo approfondito e analizzato la preghiera del Credo capendo meglio il suo significato. In particolare ci siamo soffermati sul Padre, sul Figlio, sullo Spirito Santo e sulla Chiesa Cattolica, i quattro punti della professione di fede di un cristiano. Ad aprile partiremo con Don Andrea e i nostri educatori per Roma: ci aspetterà un bellissimo soggiorno dove ci divertiremo e pregheremo per e con il nostro Papa Francesco. Alla prossima vi racconterò come è andata. Francesco Caprioli (III media) 14 Dopo la cresima nell'ottobre 2011, noi ragazzi abbiamo compiuto insieme ai nostri educatori un percorso di crescita e avvicinamento alla professione di fede, che faremo nell’ambito della festa dell’oratorio. Il motivo per cui andiamo a Roma è proprio questo. Il giorno dopo Pasqua partiremo per Roma e lì staremo tre giorni. In cammino... Quello che andremo a fare è un cammino per rafforzare la nostra fede, per capire alcune decisioni per il nostro stile di vita, ma soprattutto per vivere un'esperienza di amicizia. Durante quei tre giorni percorreremo un cammino nella città, visitando le catacombe, la basilica di San Paolo , la città del Vaticano, ma ci aspetta soprattutto un’udienza con il papa Francesco. Quest'esperienza del viaggio a Roma mi ha da subito colpito per diversi aspetti ; innanzitutto per il motivo di vivere un'avventura speciale con persone speciali cioè i miei educatori e i miei amici e coetanei , ma il perchè che mi ha spinto da quando ho saputo della dimissione di Papa Benedetto XVI, è stato quello di conoscere in prima persona questo nuovo successore di Pietro . Ascoltando le prime parole di Papa Francesco, infatti, mi ha colpito la sua simpatia. Il saluto che ha fatto dicendo " a presto", mi ha coinvolto, infatti mi sono sentita presa in considerazione anche perchè noi saremo fra le prime persone che lo incontreranno. Martina Zaninelli (III media) Il punto sul MUSICAL “Non per Andrea, ma CON Andrea...” questa è la motivazione che ha spinto un gruppo di 60 ragazzi ha portare in scena il musical “La Bella e la Bestia”. Questa esperienza è nata 4 anni fa quando si è deciso di portare in scena lo spettacolo teatrale “Aggiungi un Posto a Tavola”, dopo la morte di Andrea, un ragazzo di soli 18 anni che ci ha lasciato dopo aver combattuto contro la leucemia. Per proseguire nella nostra esperienza poi, abbiamo scelto un nuovo testo: “La Bella e La Bestia” Ormai quest’ ultimo spettacolo è andato in scena sia in provincia sia fuori. Il ricavato delle prime 5 repliche è stato donato all'oratorio di Gavirate per le sue varie spese durante la progettazione per migliorarlo; la replica si è tenuta a Caronno Varesino è servita per finanziare le spese di restauro dell'oratorio; la replica che si è svolta lo scorso 3 marzo 2013 a Lugano nel Centro Congressi è servita come donazione all'Associazione ABAETE, un'associazione che si occupa di alcuni bambini Brasiliani. Infine lo spettacolo che si è tenuto il 17 marzo 2013 servirà per aiutare a costruire il progetto “Spazio Vita” dell'ospedale Niguarda di Milano, che come figura promotrice ha Luca Barisonzi un alpino ferito in Af- ghanistan di soli 23 anni. Uno degli stupori più grandi per i ragazzi oltre a tutte le conoscenze che hanno fatto, oltre a tutto il “bagaglio” umano che si son fatti, è stato il fatto di vedere che per ogni replica si verificasse un sold-out ovvero un tutto esaurito in ogni sala sia che tenesse 400 posti a sedere sia 1200 come è accaduto a Varese. Ad alcuni ragazzi durante questo progetto è stato chiesto di raccontare agli alunni di alcune scuole sia elementari, che medie e anche superiore che cosa volesse significare partecipare e fare questo musical. Il fatto più bello di questa iniziativa è stata la partecipazione che i ragazzi e i professori delle diverse scuole avevano nei confronti di chi era lì a raccontare la sua esperienza. Raccontare ad altri ragazzi cosa stiamo vivendo ci ha aiutati ad andare ancora più in profondità nella nostra esperienza così da dare un giudizio sempre più preciso. Elisabetta Magrin e Federico Fazzini ADO a Siena Pronti per la partenza. Un viaggio di tre giorni attraverso luoghi importanti per la cultura, la paesaggistica e la religione; un percorso sotto la guida di 15 Editoriale tre santi speciali in Siena, Orvieto e La Verna. Un’esperienza nuova- la prima vacanzina invernale del gruppo adolescenti della Comunità Pastorale- per conoscere e conoscersi, riscoprire Cristo nel sacramento dell’Eucarestia e la vita dei tre santi: Santa Caterina da Siena, San Tommaso d’Aquino e San Francesco d’Assisi. Loro hanno incontrato Gesù e si sono dedicati completamente alla vita cristiana; ognuno potrebbe essere capace, come loro, di lasciare la propria vita e scegliere di portare avanti l’ideale cristiano secondo l’esempio degli apostoli, primi veri testimoni dell’opera di Gesù. Questa è stata inoltre un’occasione di confronto in merito al tema dell’Eucarestia e alla partecipazione attiva alla Santa Messa: essa non dovrebbe essere motivo di vergogna, ma non è semplicissimo alla nostra età alzarsi e dire: “Oggi vado al catechismo” o “Domani ho le prove del coretto della Chiesa”, ma dobbiamo riuscire a superare questa nostra difficoltà. Uscire della quotidianità e dalla normalità, per andare ad annunciare la nostra fede. Ciò che mi ha colpito di più della vacanzina è stato conoscere la vita di Santa Caterina da Siena e visitare la chiesa di Orvieto con opere artistiche al suo interno e anche fuori. Camminare per la città, ammirare il paesaggio, i monumenti e le Chiese; e riscoprire i misteri eucaristici avvenuti in questi luoghi sono stati momenti seri ma piacevoli; correre per la città, la sera, per la caccia al tesoro: una risata dietro l’altra! Certo non sempre è stato semplice: il pensiero dei compiti non ancora finiti e l’inizio della scuola imminente hanno cercato di rovinarci la vacanza, ma senza successo! “Vacanzina” poi è occasione per creare nuove amicizie e per consolidare le vecchie. Questa, come molte altre, è stata un’iniziativa a cui non mi sono pentita di aver aderito, al contrario: mi ha fatto scoprire cose nuove, crescere e maturare. Letizia Civelli e Sofia Cataffo Settimana Santa Venerdì 22 ore 21 Confessioni a Voltorre Domenica Delle Palme ore 9.45 ore 10.00 ore 10.45 ore 11.00 Processione a Voltorre da san Michele Antico Gavirate da casa Bernacchi Oltrona dall’oratorio Comerio da san Celso Martedì 26 ore 21 Via Crucis al Sacro Monte Pulman da Armino ore 20, dalla scuole ore 20.10, da Comerio ore 20.15 Lunedì Martedì Mercoledì 25 26 ore 21 ore 21 Confessioni a Gavirate Confessioni a Comerio 27 ore 21 Confessioni a Oltrona Giovedì Santo ore 8 Gavirate - Lodi e Introduzione Della Giornata ore 17 ore 17 ore 21 Oltrona Voltorre Gavirate S. Messa Comunitaria In Coena Domini ore 8 ore 15 ore 15 ore 15 ore 15 ore 21 Gavirate Lodi e introduzione della Giornata Comerio Gavirate Voltorre Oltrona Gavirate - Via Crucis Comunitaria dalla casa parrocchiale ore 8 ore 15 Gavirate Liturgia e Lodi Gavirate Oratorio Accoglienza degli Oli Ragazzi a Comerio ore 10.00 Confessioni ore 14.30 Lavanda dei piedi ore 16.00 S. Messa In Coena Domini per ragazzi Venerdì Santo Sabato Santo Confessioni Oltrona ore 9-10 Gavirate ore 15-18 Comerio ore 10-11 Voltorre ore 10-11 Veglia Pasquale ore 21 Voltorre ore 21 Oltrona ore 21 Gavirate ore 21 Comerio 16-18 14.30-15.30 14.30-16.00