Comunità Pastorale SS.Trinità
in cammino...
E’ tutto ciò che si
può fare?
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua
e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui
nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare
Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
PASQUA 2013
In cammino...
L’utile inutilità
del “lavarsi le mani” ...
e l’ inutilità utile
dell’arrivare fino alla fine
Chi si oppone a Gesù sono senzaltro i Sommi Sacerdoti, gli Scribi e gli Anziani e cioè coloro che detengono
il potere religioso, politico ed economico, ma è anche
chi non sceglie in questo momento determinante della
storia. Forse il più grande contrasto nella Passione è
quello tra la figura di Gesù e quella di Pilato.
Gesù è colui che sceglie e va fino alla fine sulla strada
che ha scelto e ancora di più dà la sua risposta al invito
e al comando del Padre, che gli chiede di offrirsi per
l’uomo. Attraverso questa fedeltà alla Verità contemplata e scelta, Gesù libera l’uomo dalla morte.
Pilato invece è l’uomo che incontra la Verità e la riconosce eppure non sceglie di stare dalla parte della Verità. Gli passa tra mano in un momento tutta la storia
e tutto in questo momento dipende da lui, ma egli
spreca la grande occasione che potrebbe rendere significativa la sua vita e collocarlo per sempre al cuore
della storia. La storia dunque è salvata dalla “responsabilità di Cristo”, ma è anche pesantemente segnata
dall’irresponsabilità di Pilato. In queste due figure vive
tutto il dramma umano. la grande possibilità che è offerta all’uomo e la sua tragica assenza, la sua sconcertante incapacità di scegliere, il silenzio assordante
della sua irresponsabilità.
Dobbiamo raccogliere questa sfida perché la tragica
irresponsabilità di Pilato vive anche in noi e nella nostra cultura. E’ allora un preciso dovere cercare di snidare questa tentazione e di riconoscere i segni con cui
si rende presente nella nostra vita. La cultura dell’irresponsabilità guarda esclusivamente al presente. Non
ha respiro e forza per occuparsi del futuro che giudica
un tempo troppo precario e rischioso. Confonde sistematicamente il bene con il benessere immediato e con
la comodità della vita. Così pure riduce la Verità alla
convenienza e giudica ogni cosa a partire dal proprio
interesse personale. Questo modo di vivere si alimenta
con le giustificazioni che ben conosciamo perché sempre presenti anche nei momenti drammatici della storia: non tocca a noi, non
abbiamo forze sufficienti per poter intervenire,
c’è un comando e una costrizione dal alto a cui
noi semplicemente dobbiamo obbedire, dobbiamo scegliere il male minore... Ed è proprio
così che il male estende il suo potere negativo
nella vita e nella storia del uomo.
Da Pilato in avanti così sono nate tutte le persecuzioni ingiuste del uomo, tutti i grandi
drammi della storia umana: dalle persecuzioni dei cristiani, alle persecuzioni dei cristiani nei confronti degli altri, al male assoluto
di Auschwitz, alle ingiustizie quotidiane in cui
il male si rafforza e non sono certo cose piccole
Editoriale
e di poca importanza. Alla base di tutte queste cose c’è
sempre un’assenza colpevole, l’incapacità
di cogliere la responsabilità nei confronti della Verità
conosciuta, una mancanza di vigilanza attorno
alla menzogna che è la via maestra attraverso cui il
male entra nella vita.
La Passione di Cristo ci invita a diventare critici nei
confronti di tutti questi atteggiamenti, fa emergere al
di là delle nostre giustificazioni la nostra colpa, ci
mette davanti un nuovo modo di vivere, una cultura
diversa.
La cultura della responsabilità cerca la grande “occasione della vita” non nelle fughe e nelle evasioni sognati, ma nella fedeltà e nella costante attenzione alle
occasioni e alle sfide della concretezza quotidiana. E’
proprio in queste sfide, che noi ci ostiniamo a definire
assolutamente insignificanti, che si decide il destino
della vita e del mondo. Anche a noi accade ciò che è
accaduto a Pilato in un giorno qualsiasi e nell’esercizio del suo potere e del suo compito: passa tra mano
la storia del mondo e dobbiamo essere pronti a rispondere, a lasciare in questa storia la traccia indelebile della nostra responsabilità, della nostra
creatività della nostra rettitudine. Non altrove, ma
qui nella concretezza di ogni giorno noi siamo chiamati a dare la nostra risposta. Questa cultura della
responsabilità ci porta a dare la nostra risposta là
dove siamo e come concretamente possiamo. Ognuno
può dire una parola di condanna della menzogna e
può esprimere una parola di solidarietà a chi è ingiustamente perseguitato. Ed ognuno può tirare le
estreme conseguenze di questa parola che deve pronunciare. A che serve che Gesù vada a morire sulla
Croce? In fondo quel giorno apparentemente non
cambia nulla, eppure e proprio a questa responsabilità di Cristo che noi attingiamo la salvezza della nostra vita. Questa responsabilità fa di lui un uomo
libero in mezzo alle mille costrizioni dell’essere consegnato, lo rende il vero protagonista della storia, che
sa trasformare la costrizione della persecuzione e
dell’uccisione in un atto libero d’amore. Esteriormente non cambia nulla eppure le persone intuiscono
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la novità e incominciano
a
riconoscere che
proprio lì bisogna guardare se si
vuole vedere la vita
in modo
diverso. E
così il
Centurione riconosce in lui il
Dio presente nella vita dell’uomo, il buon ladrone la possibilità concreta che in lui ci è data
di ritrovare la via del Paradiso,
le folle trovano qualcuno a cui
confessare il proprio peccato trovando il perdono. tutto parte
dalla responsabilità vissuta da
Gesù con generosità, disponibilità e libertà totali.
Che cosa ci può determinare a resistere alla cultura dell’irresponsabilità e a fare fino in fondo la
nostra parte nella storia? Soltanto
l’amore appassionato per la Verità
che abbiamo incontrato e che ci
ha affascinato. Questa Verità ci fa
vedere la nostra grandezza e la
grandezza della storia, ci rende
sensibili nei confronti di ogni offesa che viene recata a questa
grandezza. Noi siamo responsabili
della bellezza che ci è stata rivelata e del dolore che ci passa davanti. Sono queste le motivazioni
vere che ci devono spingere ad
agire e ad andare fino in fondo e
non invece il consenso, la convenienza, l’approvazione degli altri.
Pilato non ha saputo vedere nè il
In cammino...
dolore innocente che
gli stava davanti e
chiedeva la sua risposta, nè la bellezza
dell’amore infinito e
trasgressivo di Gesù
che lo portava a donare molto di più di
ciò che la ragionevolezza poteva esigere. Incapace di
cogliere questa
Ve r i t à ,
a n z i
scettico
nei suoi
confronti,
si è rivelato incapace
di
vivere all ’a l t e z z a
della storia
in cui era
c o i nv o l t o.
Non
ha
“cambiato”
la storia, ma
non si è nemmeno realizzato come
persona. E’ diventato responsabile
non della Verità, ma del male. Perchè nella vita non c’è una posizione
neutrale. Ognuno deve prendere posizione e schierarsi: o dalla parte
della Verità o dalla parte del male.
Questa Pasqua ci risvegli dalla nostra indifferenza che poi tanta indifferenza non è, ma è piuttosto una
porta aperta al male. Gesù Crocifisso e Risorto ci renda appassionati
discepoli di quella Verità che va servita fino alla fine, se vogliamo davvero salvare la grandezza della
nostra vita e del nostro mondo.
don Piero
La chiamiamo
Settimana Autentica
Nei più antichi documenti della liturgia
ambrosiana la Settimana che precede
la Pasqua è chiamata Settimana autentica. L’interpretazione che di questo
termine viene data oscilla fra i seguenti significati: «settimana eminente» fra tutte le settimane dell’anno
liturgico, «settimana tipica o normativa» sulla quale è stata modellata ogni
altra settimana dell’anno liturgico,
«settimana dell’offerta sacrificale» che
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il Signore ha fatto di se stesso nella
Pasqua. Cuore e vertice della Settimana santa e dell’intero anno liturgico
è il sacro Triduo pasquale, che si apre
con la Messa in Cœna Domini. La liturgia ambrosiana include questa particolare celebrazione eucaristica
all’interno dei Vespri e già nell’inno iniziale ricorda il tradimento di Giuda e il
clima sinistro di quella notte in cui il
Salvatore fu consegnato in mano ai
peccatori. Sono temi questi che ricorrono insistentemente anche nel successivo responsorio, nell’orazione
iniziale della Messa, nei canti fra le letture e nell’antifona dopo il vangelo. In
effetti la Messa «in Cœna Domini»
ambrosiana si caratterizza più come
primo atto commemorativo della Passione del Signore che non come ricordo "autonomo" dell’istituzione
dell’Eucaristia. Ne è coerente riprova
il fatto che, come brano evangelico,
venga proclamata la prima sezione
della Passione secondo Matteo, dall’ultima Cena fino al rinnegamento di
Pietro. Anche le altre letture si inseriscono in questa logica: in particolare
la lettura antologica del libro del profeta Giona propone la singolare vicenda di un uomo rimasto tre giorni e
tre notti nel ventre di un pesce prima
di essere restituito alla luce, vicenda
che lo stesso Signore Gesù nel vangelo indicò come «segno» profetico
del mistero della propria morte e risurrezione (cfr. Mt. 12,40). Se la celebrazione vespertina del Giovedì santo
commemora il primo atto della Passione del Signore, quella vespertina
del Venerdì ne è la naturale continuazione nonché il compimento, e trova il
suo vertice nell’annuncio della morte
di Cristo in croce. Al rito del lucernario,
segue la liturgia della Parola, che prevede la proclamazione di due pericopi
tratte dal libro del profeta Isaia, nelle
quali viene presentata alla riflessione
della Chiesa la figura misteriosa del
«Servo di Dio schiacciato per le nostre
iniquità», quale prefigurazione profetica della Passione di Cristo (capp. 49,
50 e 53 passim). La lettura della Passione secondo Matteo riprende dal
punto in cui era stata interrotta il
giorno prima e prosegue fino al momento della sepoltura del Signore.
Tuttavia quando il brano evangelico
giunge all’istante in cui Gesù spirò in
croce, la proclamazione si sospende:
in segno di lutto tutti i lumi della chiesa
vengono spenti, viene tolto ogni addobbo dall’altare e tutti sostano qual-
In cammino...
che istante in adorante silenzio. Anche le campane suonano a morto, e da quel momento fino all’annuncio della
risurrezione nella Veglia pasquale resteranno “legate”.
Segue l’adorazione della Croce al canto suggestivo
dell’antifona «Ecce lignum crucis» e, a conclusione della
celebrazione, la grande preghiera universale, nella quale
la preghiera della Chiesa raccolta ai piedi della Croce
sembra quasi allargarsi fino ad abbracciare il
mondo intero. Va ricordato inoltre che il Venerdì santo ambrosiano (come del resto ogni
altro venerdì di Quaresima) è rigorosamente
aneucaristico, cioè privo della comunione eucaristica. Anche il Sabato santo è giorno aliturgico: è infatti interamente riservato al
silenzio davanti al sepolcro di Cristo e all’attesa orante della risurrezione del Signore.
Dopo il tramonto si celebra la Veglia pasquale,
tra tutte le veglie liturgiche la più santa e la più
solenne. Essa inizia con la benedizione del
fuoco, al quale viene poi acceso il cero pasquale, alla cui luce si svolge la processione
di ingresso all’altare. Segue il canto solenne
del Preconio pasquale, un antico testo poetico, tipico della tradizione ambrosiana, che ci
offre, per così dire, la chiave di lettura dell’intera Veglia. Il mistero pasquale di Cristo vi è
presentato sinteticamente a partire dalla rilettura di tutta la storia della salvezza. Interessante è l’interpretazione che il Preconio ci offre del
simbolismo del cero pasquale e che permette di comprendere la struttura stessa della Veglia ambrosiana:
esso raffigura infatti la «colonna di fuoco» che, come
guidò l’antico Israele verso la liberazione, così guida «i
redenti alle acque che danno salvezza», con esplicito richiamo alla rinascita battesimale; oppure – continua il
Preconio – esso richiama la stella dei Magi che, come
guidò i primi pagani alla fede nel vero Dio, così, in questa
notte, guida i credenti all’incontro con Cristo risorto.
Nell’attesa di incontrare Cristo risorto la Chiesa, nella
prima parte della Veglia, vive la sua fase di preparazione
attraverso la lunga catechesi biblica tratta dai due Testamenti. Alla catechesi dell’Antico Testamento segue l’annuncio della risurrezione: il sacerdote canta per tre volte
e in tono sempre più alto, dai tre lati dell’altare, le parole
«Christus Dominus resurrexit!», a cui i fedeli rispondono
«Deo gratias!». Subito l’organo suona e vengono
“sciolte” le campane della chiesa; quindi la liturgia continua con la catechesi neotestamentaria. L’incontro con
Cristo risorto si compie poi e si perfeziona nella parte più
propriamente sacramentale della Veglia: prima il Battesimo e poi la partecipazione all’Eucaristia. La struttura e
la dinamica interna del Triduo pasquale ambrosiano permettono alcune considerazioni di un certo interesse circa
la determinazione cronologica dei tre giorni più importanti, dell’anno liturgico. Concludendo e nello stesso
tempo riprendendo una terminologia tradizionale di
ascendenza agostiniana, potremmo dunque dire che il
Triduo pasquale ambrosiano mette in evidenza chiaramente e con perfetta coerenza liturgica tale successione
di tempi: dalla celebrazione vespertina del Giovedì santo
fino a quella del Venerdì santo inclusa decorre il primo
giorno del Triduo, quello del «Christus patiens»; dal Venerdì santo sera fino all’inizio della Veglia pasquale
Editoriale
esclusa decorre il secondo giorno, quello del «Christus
dormiens»; infine dalla Veglia pasquale ai secondi Vespri
della Domenica di Pasqua decorre il terzo
giorno, quello del «Christus resurgens»
don Andrea Gariboldi
Buona sera,
sono papà Francesco
Il 265 successore di San Pietro, Jorge Mario Bergoglio,
da 15 anni vescovo si Buenos Aires, figlio di Regina Sivori casalinga e di Mario funzionario delle ferrovie e originario di Portacomaro, in provincia di Asti, è nato a
Buenos Aires il 17 dicembre del 1936, quarto di cinque
fratelli.
Ha studiato e lavorato da perito chimico. A 22 anni è entrato nei gesuiti e si è laureato in filosofia. Nel 1969 fu
ordinato sacerdote, nel 1973 eletto provinciale della
Compagnia di Gesù, nel 1979 si oppose tenacemente
contro la teologia della liberazione e fu nominato rettore
del Collegio Massimo e delle facoltà di filosofia e teologia. Poi andò in Germania per prendere il dottorato. Ritornato in Argentina ha lavorato in una parrocchia di
Cordoba. Nel 1992 diventa vescovo ausiliare del primate
cardinale Antonio Quarracino. Alla sua morte nel 1998
diventa arcivescovo di Buenos Aires. Nel 2001 viene nominato cardinale da Giovanni Paolo II e guida la conferenza episcopale argentina. Da febbraio 2013 è membro
della Pontificia Commissione per l’America Latina.
Fin dall’inizio del suo ministero episcopale ha scelto uno
stile di vita semplice e austero, quasi monacale vivendo
in un piccolo appartamento. Era solito andare in giro con
la tonaca da semplice prete con autobus e metrò. È abituato ad alzarsi alle 4,30 e dopo la messa, rispondere
alle lettere dei fedeli. Di lui dicono che parla poco ma sa
ascoltare molto. È un predicatore molto popolare, autore
di vari libri, crede che le sfide che attendono la Chiesa
moderna richiedano di scendere per le strade a cercare
la gente. Ha saputo ridare credibilità alla Chiesa, mantenendo una distanza critica nei confronti del potere politico e conquistando la stima e l’affetto soprattutto dei più
poveri.
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In cammino...
Non si può essere
Pilato davanti
alla Pasqua
L’esempio di Pilato, della sua incapacità di
prendere una decisione “giusta” per salvaguardare il proprio Ego, la propria Carriera,
per non accattivarsi le antipatie del popolo
ebreo che avrebbero compromesso la sua posizione di Governatore di Roma ed anche per
paura, decide di condannare Gesù nonostante
la consapevolezza della Sua innocenza, è
ancor presente ai giorni nostri.
Quanti Pilato abbiamo incontrato lungo il
cammino della nostra Vita? Molti, troppi …
personaggi che anziché pensare di
aiutare i propri simili (avendone le possibilità), consentendo loro una
vita serena e priva
di pericoli hanno
preferito ingrassare le proprie
tasche, gli avanzi
di Carriera, annullando la propria dignità, e
aiutare il Demonio contro la preziosità della Vita!
Quanta povera
gente per colpa
dei Pilato del momento hanno preferito “spegnere” la
propria esistenza non
potendo sopportare i disagi ma soprattutto la vergogna di
non riuscire più a far fronte agli impegni verso
la Famiglia, verso la Società?
Troppi … ed è un numero purtroppo destinato
a salire…
Quanta tristezza proviamo nel vedere l’impoverimento dell’uomo! I beni materiali sono importanti per una vita dignitosa, la Fede è
importante per esaltare la nostra esistenza e
vivere secondo le regole di Dio.
Quanto sopra vuole solo essere una modesta,
piccola riflessione a non essere anche noi dei
Pilato, avviciniamoci alla Chiesa con Fede,
con Umiltà, ed in occasione della S. Pasqua
dimentichiamo per un momento il proprio benessere, la corsa ad un sfrenato consumismo
mettendo al centro di tutto il proprio io, prendiamo le nostre responsabilità, apriamo il nostro cuore alla Fede, alla consapevolezza del
momento tragico e meraviglioso qual’ è il periodo della S. Pasqua.
Troviamoci preparati davanti all’Altare, puliamo le nostre coscienze e accogliamo con
grande gioia il Miracolo della Resurrezione!
Emanuela Albè Lalia
Chi avrà perduto
la sua vita
Pilato se lo trova davanti a un tratto.
Ecce Homo, - dice, guardato dai Suoi
occhi.
Ecco l’Uomo, così come l’ha concepito
Dio. Non come sofferente e flagellato,
naturalmente. Ma nel senso del più
bello dei figli dell’uomo, che ama. Ecco
l’Uomo che ama. L’Uomo che dà tutto,
che si dà interamente, che ancora oggi
nell’Eucarestia ci chiede di essere mangiato, vuole essere nostro nutrimento.
Prendete e
mangiate,
questo è
il mio
Editoriale
Se mi amate, osserverete
i miei comandamenti.
Gesù svuota l’amore da ogni sentimentalismo, che oggi c’è e domani
non c’è più. AmarLo vuol dire fare
ciò che ci dice. Amare il nemico, offrire la tunica a chi ci toglie il mantello, porgere l’altra guancia a chi ci
ha colpito la destra con un manrovescio, una ferita nell’onore. Perché, citando S. Paolo, l’Amore è
paziente, è benigno, non è invidioso, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il
suo interesse, non si adira, non
tiene conto del male ricevuto, non
gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto
crede, tutto spera, tutto sopporta.
Ma noi non possiamo amare i
nostri nemici. Possiamo solo
supplicarLo, con le stesse mani
vuote del cieco Bartimeo,
che scongiura:
Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di
me!.
Radicarci in Lui o
meglio chiederGli
di essere radicati,
pregarLo che ci innesti nel Suo
amore, perché sia
Gesù stesso ad amare
in noi. Per questo Cristo
ci ricorda:
corpo”, chiama. “Chi ha sete venga
a me e beva chi crede in me.
Sono le parole di Colui che ama. Noi
troviamo consolazione nel nutrirci di
Lui e Gesù nel darsi.
Come il Padre mio ha amato
me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”
Non per nostra volontà può compiersi in noi l’immagine dell’Uomo
che Pilato guarda e che ha contribuito a sfigurare, come noi, non per
nostra volontà possiamo assomigliare a Gesù Cristo. Solo per Sua
grazia. Comprendiamo dal sangue
sul Suo volto che la strada è non rispondere al male col male, fino al
limite
di
subire
oltraggi.
Perché Lui sa amare, e noi no. Dev’essere Cristo a compiere in noi la
promessa
“Amerai” – “Amerai il Signore Dio
tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente e
il prossimo tuo come te stesso”. Qual è l’alternativa al seme che
Noi siamo radicalmente egoisti, e al non muore? Lo sappiamo. Rimamassimo pensiamo all’altro dopo aver nere soli.
pensato a noi stessi. Eppure Gesù sa
c’è in noi qualcosa che è di Dio soltanto, qualcosa che è stato fatto a immagine e somiglianza Sua. Gesù vuole
conservare questa perla, coltivarla.
Solo stando radicati in Cristo è possibile
coltivarla. Solo Cristo può maturarla
in noi.
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GuardiamoLo, l’Uomo. ChiediamoGli che il Suo amore spalanchi la
nostra sordità. Troveremo Lui in
tutte le nostre ferite, e in tutte le
nostre fioriture, che sempre avvengono nel Suo amare soltanto.
Roberta Lentà
In cammino...
Editoriale
moniva Gesù. Il primo passo per accoglierLo è forse
smetterla di credere di essere bravi, è incominciare a
pensare ai nostri giudizi, alle mormorazioni, al poco
amore che siamo capaci di dare. Senza questa resa
pensiamo di salvarci da soli, come se Gesù non venisse
per noi.
Ci piaccia o meno, noi non siamo Gesù, ma Barabba.
Non chiniamo la testa, ma l’alziamo. Noi vogliamo giustizia, e con essa intendiamo la nostra volontà e non la
Sua.
Ma Gesù è venuto per salvare Barabba. Conosce il suo
cuore, non si scandalizza.
Ma è venuto anche per insegnarci ad amare, ci chiede
di essere perfetti e misericordiosi come il Padre. Cioè
sfida, sovverte i nostri egoismi sterili, ci insegna a decentrarci con la rinuncia a noi stessi, ai nostri desideri,
alla nostra volontà, con il non rispondere al male col
male. Gesù desidera farci più simili a Lui, perché la nostra vita abbia un senso.
Gesù vuole insegnarci a perderci per ritrovarci, a dimenticare se stessi. Ciò non può avvenire per nostra volontà,
ma per Sua grazia. L’unica volontà è un sì da rinnovare
ogni istante, un amen anche doloroso, sorretti da Cristo.
Che l’augurio di questa Pasqua sia riconoscere la nostra
miseria. Il nostro bisogno. Forse la sola ricchezza che
c’è in noi è la nostra mancanza, perché venga colmata.
Forse questo significa vivere la beatitudine. Solo chi sa
di essere povero può chiedere di essere dissetato e
Gesù promette che chi ha fame e sete di giustizia, cioè
di Amore, sarà saziato.
Roberta Lentà
Per le sue piaghe
siamo stati guariti
Il popolo chiede di liberare Barabba. Barabba, letteralmente, è il “figlio di padre (ignoto)”. Chi non sa di avere
Dio come Padre deve imparare a difendersi da solo: noi
crediamo davvero che Dio è nostro Padre, che provvede
e scrive la nostra storia? Ci abbandoniamo al Suo agire?
Abbiamo la sensazione, quasi fisica, che in Dio “viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo”, che siamo cosa Sua?
Gesù non si difende, non risponde niente. Non chiama
le dodici legioni di angeli a salvarLo. Davanti alle accuse
non risponde, perché prende su di Sé tutto il peccato,
come il serpente innalzato nel deserto. Quando sarà innalzato attirerà tutti a Sé:
Solo nel Suo darsi totale e incondizionato riconosciamo
la Verità, l’Identità di Dio che è l’Amore. Non nei miracoli
spesso fraintesi, non nell’eccezionale. Ma nel prendere
il posto di Barabba, scontare per lui e farlo diventare in
Sé “figlio del Padre”. Così ci insegna l’amore.
Pilato non sa gestire la situazione, rifiuta di prendere una
posizione.
La folla grida, all’incertezza di Pilato, che il Suo sangue
ricada su di essa e sui propri figli.
E la Scrittura si compie: perché il Suo sangue sconta il
nostro peccato, inchiodandolo con il Suo corpo alla
croce.
Al banchetto di una parabola di Gesù si presentano solo
gli zoppi, gli storpi. Gli ultimi. Cioè quelli che sanno nel
cuore di essere gli ultimi, perché guardano le loro miserie
e il loro peccato. Uno zoppo sperimenta che non è capace di camminare da solo, chi non lo è può pensare di
bastarsi e inorgoglirsi, restando sterile.
“I pubblicani e le prostitute vi passeranno davanti”, am-
Un aiuto per vivere la liturgia
Domenica delle Palme
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La Settimana Santa, la “principale” di tutto l’anno liturgico, si apre con la domenica delle Palme. Questa
festa nasce a Gerusalemme dove si ripeteva il cammino
fatto da Gesù, quando con i suoi discepoli che cantavano
e portavano rami di ulivo e di palme, entrò in Gerusalemme come un re, ma un re povero che cavalcava un
asino. La festa si estese dappertutto. La gente si ritrovava fuori dalla città, su una piccola altura e da lì faceva
una processione fino alla chiesa.
Veniva preferibilmente usata la palma perché ha una
vita lunghissima e produce frutti molto dolci e sostanziosi che permettono di sopravvivere alle fatiche e ristrettezze del deserto. Quale immagine migliore per
simboleggiare la vittoria del bene sul male, della speranza sulla disperazione, della vita sulla morte? Con
una bellissima immagine il Salmo 92 canta “il giusto
fiorirà come palma”.
L’evangelista Giovanni nel descrivere l’ingresso di Gesù
in Gerusalemme pochi giorni prima della sua passione,
morte e risurrezione, precisa che la folla “prese dei rami
di palma”, mentre Matteo e Marco parlano più genericamente di “rami e fronde”. Il Vangelo secondo Giovanni, l’ultimo ad essere scritto, (anno 90 circa) intende
evidenziare, più fortemente degli altri, il significato messianico di questo evento che prelude alla passione. Non
si tratta dell’ingresso di un perdente, ma di un vincitore
che elevato da terra sarà in grado di attirare tutti a sé.
In cammino...
Editoriale
Gesù “l’ora della croce ha lasciato il passo
al giorno senza fine della risurrezione. La
morte è sconfitta per sempre e inizia una
nuova vita per tutti noi”.
È il giorno che inizia con il nostro battesimo e che risorgiamo alla luce della
nuova creazione.
Ti ringraziamo Padre, perché ogni anno
nella Pasqua e ogni domenica ci offri il
“giorno” del tuo Figlio per farci toccare con
mano cosa sei capace di costruire e di realizzare con la tua potenza di amore che è
più forte del peccato e della morte: riedifichi
il tempio, il luogo di incontro tra te e
l’umanità che è il Cristo tuo Figlio.
Ecco dunque perché nel libro dell’apocalisse i martiri, coloro che hanno testimoniato la fedeltà a Dio fino a dare la
vita e che agli occhi del mondo sono apparsi come degli sconfitti, vengono invece descritti avvolti in bianche vesti (il
colore della vita e della vittoria) mentre
portano nelle mani rami di palme.
Infatti alcune raffigurazioni tombali cristiane presentano una palma ricca di
frutti (datteri) posta fra due croci. È
chiaro il riferimento a Cristo che con il
suo sacrificio ha elargito a tutta l’umanità i frutti della grazia divina. La
palma, sempre verde, è quindi segno
della fede per chi crede alla parola del
Risorto: “chiunque vive e crede in me
non morirà in eterno”.
Ci fai vedere che le opere che da te compiute sono meravigliose, sono eterne e per
sempre Gesù vivrà, tornato dalla morte.
Pasqua
di Risurrezione
La Pasqua è una festa importante per la
religione cristiana e il suo significato è
quello del passaggio, della liberazione
dalla schiavitù del peccato, attraverso la
morte e la risurrezione di Cristo.
Questo giorno è quello del Signore
Se la palma è segno del trionfo della vita
sulla morte per tutti i fedeli, a maggior
ragione diventa il segno della vittoria
sulla crudeltà, sulla stoltezza degli uomini e sulla morte per coloro che hanno
testimoniato la loro fedeltà a Cristo con
la vita. Per questo i martiri sono rappresentati con un ramo di palma nelle
mani.
Ancora oggi, questa domenica inizia
con la benedizione dei rami di ulivo e di
palme, cui segue una Messa propria che
interpreta il mistero dell’entrata di Gesù
in Gerusalemme e ci prepara a ricevere
“Colui che viene nel nome del Signore”.
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Oggi dunque è un giorno di gioia, la gioia
di Gesù risorto, glorioso, è la gioia di Dio
stesso che entra nel nostro cuore.
Buona Pasqua: passaggio di Gesù risorto
tra le sue creature, pronto a camminare
con noi, a rasserenare i nostri cuori, a
portare nuove speranze.
La redazione di Oltrona
In cammino...
Editoriale
Purtroppo mentre il fascino della tecnologia induce i
figli della Luce ad allentare la tensione verso il bene,
Satana aumenta la sua presenza e la sua forza di
persuasione con fanatici pronti a diffondere la sua influenza a gente che si vende per avere subito: salute,
piaceri, denaro, potere anche a costo di nuocere al
prossimo.
La disperazione di Dio
Dio è disperato. Ha donato la saggezza e gli uomini ne
hanno tratto solo scienza e tecnica, ha mandato numerosi profeti e glieli hanno perseguitati o addirittura uccisi
e si sono rivolti ad altri dei, ha mandato suo figlio e glielo
hanno ucciso, poi alcuni hanno negato che fosse suo figlio e altri hanno detto che mai era venuto.
Eppure è appena passato un secolo in cui hanno inneggiando alla scienza, alla tecnica e allo sviluppo
contro la superstizione della religione ma hanno
avuto due guerre mondiali con oltre 300 milioni di vittime tra combattimenti, genocidi e civili, e la miseria
non è scomparsa. Ma non capiscono ancora!
Dio si domanda:
Ma cosa posso fare ancora perché capiscano il
mio amore per loro?
Come fanno a non capire che da quel granello di
polvere dell’universo che è la Terra da cui non
riescono a vedere nulla oltre al buio che li circonda, possono invece con altri occhi vedere la
luce?
Così l’uomo, libero di sbagliare abbandona il Dio che
non rinuncia a indicargli la strada del bene affinché
eviti di precipitare solo per sentire il brivido della caduta ma ignora che alla fine non potrà evitare di sfracellarsi.
Come fanno a non capire che Satana non è una
favola per bambini che molti s’illudono di avere
ucciso col ridicolo, ma è il capo di uno sterminato numero di falliti senza corpo ma di natura e
capacità superiore a quella umana che vogliono
allontanare l’uomo da Dio e dal suo prossimo,
seminando l’odio o almeno l’indifferenza, perché
non sopporta chi si ama e gli piace seminare zizzania in ogni forma di comunità e vorrebbe fare
di questa Terra il suo regno cercando con rabbia
di mettere ogni persona contro Dio per poi godere della loro sofferenza?
E Dio si dispera perché sa che di molti non troverà
traccia nel libro della vita e alla fine dei tempi non
potrà evirate di applicare loro la sua giustizia perché
sprecarono la sua abbondante misericordia.
La firma della sconfitta e
150 anni spesi bene
Anche quest’anno, secondo un ormai antica tradizione, alla sera del terzo giovedì di Quaresima la Comunità della Santissima Trinità è salita in processione
Satana ha ricevuto un potere grande ma rimane comunque una piccola creatura che sarà sconfitta definitivamente alla fine dei tempi.
I cristiani non sanno esattamente come andarono le
cose, poiché la Bibbia fa solo un racconto simbolico del
peccato originale e ha lasciato nel mistero quello che realmente avvenne, ma sanno comunque che anche
l’uomo e la donna erano stati creati liberi di scegliere e,
quando furono sottoposti alla prova, tradirono la fiducia
di Dio.
Sanno anche che Dio, vedendo che i loro poteri erano
molto inferiori a quelli degli angeli, concesse loro delle
attenuanti per non essere stati la causa prima del loro
tradimento. Così dopo l’originario tradimento ogni uomo
continua a vivere un tempo di prova con Satana sempre
pronto a tentarlo, ma mai con una forza cui non possa
resistere.
al suo piccolo sacro Monte dove, superata una pregevole e suggestiva Via Matris, li attende la chiesetta
di san Carlo al Lazzaretto. Anche quest’anno nonostante il tempo avesse reso il sentiero una striscia di
fango, una piccola processione vi è salita alla luce
delle torce avendo la pioggia concesso una tregua.
Così usando male la sua libertà corre il rischio di sciupare la vita nella ricerca d’immediati piaceri per un’illusoria felicità con azioni seducenti ma contrarie ai
comandamenti di Dio. Se lui pecca è perché lo vuole,
quindi per sua colpa poiché la tentazione non può privarlo della libertà di decidere altrimenti, se non fosse libero, non avrebbe né la colpa del male, né il merito del
bene che avesse compiuto.
Gesù ha già vinto Satana con la sua morte e risurrezione, ma il suo contrasto continua a ripetersi nella coscienza di ognuno, dove si ode la voce del bene e del
male, perché Dio non obbliga a essere buoni per forza,
ma ama e offre il suo aiuto a tutti mentre il Demonio
tenta.
Un piccolo incidente di percorso è sembrato profetico, come a sottolineato don Piero. Terminata la
strada dove il sentiero si biforca, la processione seguì
la via più facile, da poco sistemata per nuovi insediamenti, e si trovò la strada sbarrata. Comprese di
avere sbagliato percorso e quindi dovette fare una
conversione e ritornare sui suoi passi in una specie di
divertente invito alla conversione personale.
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La prima notizia di questo luogo, come riferisce Paolo
In cammino...
Crosta nel suo libro Incontri di civiltà, si trova su uno
scritto del parroco Antonio Porta del 1863 che indica
che lì sono sepolti 1500 vittime probabilmente quelle
della peste del 1630 e delle epidemie degli anni 1589,
1593, 1855. Inoltre precisa che sul luogo quell’anno un
gruppo di volontari guidati dal muratore Giuseppe Paronelli vi costruì una piccola cappella che poi nel 1964
fu restaurata e ampliata dal Gruppo Alpini con alcuni
volontari e il parroco Carlo Bai la dedicò a san Carlo,
che fece raffigurare all’interno della cappella, mentre
sulla facciata pose il quadro della Madonna di Luigi
Lucchetti padre di Enzo, noto come Lucenz e per un
breve periodo direttore del chiostro di Voltorre.
Poi nel 1983 la famiglia Buzzi donò alla parrocchia il
terreno. Nel 1999 Luigi Terrugi di Milano realizzò i sette
dolori di Maria con sette bei medaglioni in bronzo collocati sulle pietre della via Matris e benedetti il 4 luglio in
occasione della tradizionale festa degli Alpini generosi
donatori dell’opera ai gaviratesi anche con l’intento di
soddisfare il grande desiderio, che poi risulterà essere
l’ultimo, del parroco don Tiziano Arioli che voleva concludere il triennio di preparazione al giubileo del 2000
con un’opera significativa dedicata a Maria.
Ebbene in questo luogo immerso nel verde, dove di
giorno si respira un’atmosfera di pace e alla sera con
la Via Matris e la chiesetta illuminate si respira un’aria
d’incanto, da almeno 30 anni è in corso una battaglia
tra quella bella gente degli Alpini e le anime morte di
quei vandali che coi loro sadici scarabocchi deturpano
la piccola chiesetta per gridare ai morti la loro sconfitta
mentre san Carlo e le vittime sepolte pregano per loro
perché ritrovino la gioia nella loro vita. Poi gli alpini con
la loro proverbiale pazienza ogni volta la ritornano linda
non solo in onore delle vittime lì sepolte.
Luciano Folpini
La Vergine Maria e
la Settimana Santa
Tempo di quaresima, quanta gente all’altare dell’Addolorata del suo santuario in san Giovanni. Ma danno
uno sguardo anche al figlio steso lì sotto? L’unico simulacro di Cristo Deposto in tutta la Comunità pastorale. Una realistica ed emozionate statua di legno della
Editoriale
fine del 1600. Eppure Lei è Addolorata proprio per Lui.
La chiesa appare, sin dati tempi antichi, timida nelle liturgia quando si tratta di parlare di Maria proprio per il timore che le fosse rivolto un culto improprio. Basti
osservare che nei Vangeli e nei testi degli Apostoli e dei
padri apostolici a Maria sono riservati rari cenni poiché il
Cristo è il centro di tutto.
Inizialmente l’accento era posto soprattutto sul Risorto e
solo dopo l’editto di Costantino del 314, quando la
madre Elena ritrovò la croce si cominciò a rappresentare
con frequenza il Crocifisso ma chi avesse la pazienza di
scorrere i testi della liturgia della Settimana Santa, scoprirebbe che Maria è la grande assente.
Solo dopo l’anno 1000 cominciarono le cerimonie popolari parallele come le vie Crucis, Matris e le processioni
dove è spesso grande protagonista Maria a cui è dedicato il canto dello Stabat Mater composto nel 1233 anno
delle fondazione dei Servi di Maria che diffusero il culto
dell’Addolorata.
Continuiamo pure a chiedere a Maria di pregare per noi,
ma non dimentichiamo che le stiamo chiedendo di dire a
suo figlio di perdonarci e niente ci impedisce di rivolgergli pentiti uno sguardo affwttuoso.
da Storia di una lunga fede e Maria nella grande storia, ebook, Kairòs.
Nato cieco
Mi è capitato tra mano una rilettura interessante della
parabola del cieco nato e ho quindi pensato di condividerla con voi in questa sede.
Si comincia con i discepoli che, come al solito, hanno la
mentalità di tutti:
Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse
cieco?” Gesù risponde: “Ne lui ne i suoi genitori
hanno peccato ma è così perché potessero manifestarsi le opere di Dio
Poi fa del fango e lo manda alla piscina di Siloe; lui va e
torna che ci vede. Qui si scatena la bagarre. I vicini e
quelli che l’avevano visto prima dicono:
Non è quello che stava seduto chiedere l’elemosina?
É lui” oppure “No ma gli assomiglia”. Il cieco dice di
sé “Sono io, non confondetevi, sono proprio io.
Allora gli chiedono in che modo gli si sono aperti gli
occhi;
9
In cammino...
Gesù ha fatto del fango, me l’ha posto sugli occhi, mi
sono lavato e ora ci vedo”.
Le cose si complicano. Lo conducono dai farisei perché
quel giorno era sabato e anche loro vogliono sapere
com’è andata; il cieco di nuovo a raccontare i fatti nudi e
crudi. Alcuni farisei però obbiettano:
Quest’uomo non viene da Dio perche non osserva il
sabato” (i formalisti) ma altri replicano “Come può un
peccatore compiere simili miracoli?
(già) e c’era dissenso tra di loro visto che non avevano
la lealtà verso se stessi di stare ai fatti. Bel problema per
i farisei di tutti i tempi. Che si fa? Interroghiamo ancora il
cieco, magari cambia idea…
Che cosa dici di Lui? É’un profeta
Ma non vogliono credere che l’uomo sia nato cieco e
abbia riacquistato la vista, ne va del loro prestigio. Per
cancellare la vicenda devono per forza imporsi di essere
loro stessi ciechi, devono essere sleali col dato di fatto
.Vediamo se alzando un polverone, spostando l’attenzione, si riesce a cavarne qualcosa di buono:
Chiamiamo i genitori Questo non è forse vostro figlio
che (attenzione) voi dite essere nato cieco? Come
mai ora ci vede?
Facciamo un piccolo sforzo di realismo, immaginiamoci i
genitori impauriti che vengono interrogati e che sanno
che i loro interlocutori vogliono una risposta, altrimenti
fuori dalla sinagoga. Rispondono cercando di non compromettersi più di tanto:
Questo è sicuramente nostro figlio ma come mai ora
ci veda non lo sappiamo, è adulto, domandatelo a lui
Non ne abbiamo cavato un bel niente, torniamo dal
cieco e cerchiamo di dissuaderlo con toni concilianti.
Allora, dà gloria a Dio (su fai il bravo, par di sentire)
noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore. Se sia
un peccatore non lo so però prima non ci vedevo ma
ora sì.
Allora gli chiedono per l’ennesima volta (e basta dai…)
Cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi? (al
cieco tra un po’ gli manca la parola) Ve l’ho già detto
(teste quadrate) e non mi avete ascoltato, volete
udirlo di nuovo? Volete diventare anche voi suoi discepoli?
Messi alle strette i farisei si stracciano le vesti, perdono
le staffe e passano agli insulti:
Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè
Incredibile, uomini di fede che attendevano il messia si
attaccano a Mosè pur di non arrendersi all’evidenza, ai
segni che lo annunciano. Ma l’altro ribatte, non può più
sottrarsi al dialogo ormai serrato e li contrasta sul loro
terreno perché è diventato anche scaltro, intelligente
(nel senso che capisce la realtà):
Ma questo è strano; voi non sapete di dove sia eppure mi ha aperto gli occhi.
É la vittoria dei fatti sulle opinioni, dell’evidenza sulla
ideologia, del dato sulla sua interpretazione. E infatti
continua:
Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se
uno è di Lui timorato e fa la sua volontà Egli lo
ascolta. Da che è mondo è mondo non si è mai visto
un cieco che abbia riacquistato la vista.
Quasi a dire “Signori miei, guardate quello che è successo senza pregiudizi, fate i conti col reale e non met-
Editoriale
tetevi il paraocchi”.
I farisei sono al colmo del furore e sicuramente avrebbero voluto dargliene una pelle (quando non si riesce a
imporsi con la dialettica e la logica si passa inesorabilmente alla violenza e alla sopraffazione)
Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?
(che siamo i capi e quindi per definizione abbiamo
sempre ragione?)
A questo punto ai poveri ciechi di tutti i tempi non resta
che la fuga, il dileguarsi per sfuggire. Sappiamo però
come va a finire, come Gesù lo tratta, come la sua vita
venga trasformata.
A ogni uomo di questo mondo è chiesto di decidersi da
che parte stare, quale atteggiamento tenere:
Che non ci capiti di fare troppe volte scelte sbagliate.
Emilio Coser
La Comunità della
Santissima in festa
Il percorso che la chiesa locale, nella sua struttura, sta
facendo verso la costituzione delle comunità pastorali risponde a un motivo molto concreto, inutile negarlo, che
è quello di sopperire alla mancanza di sacerdoti da dispiegare sul territorio.
Potremmo disquisire sull’opportunità di investire i laici di
certe funzioni ma non è questo il luogo per poterlo fare
ed è un problema solo tangente al fine di queste righe.
Vero è che quello che si presenta come necessità ineluttabile può trasformarsi in opportunità se riusciamo a viverlo come dono e non come una maledizione.
Se la realtà che abbiamo da vivere è ultimamente positiva perché voluta da Colui che desidera il nostro vero
bene, allora l’impegno per ciascuno è “leggere” dentro le
situazioni i “dati” che abbiamo a disposizione affinché
sia possibile documentare questo nel dispiegarsi degli
avvenimenti.
Si ascoltano altre posizioni che concentrano l’attenzione
su ciò che era, sul passato, piuttosto che proiettarsi sul
divenire, in ciò che potremmo denominare “operazione
nostalgia”.
Posizione legittima, comprensibile e, per certi aspetti,
condivisibile ma direi di retroguardia e che non tien
conto di almeno due fattori: l’uno, è quasi scontato dirlo,
è il dato di fatto che il passato è andato e non torna più;
l’altro è che non rende ragione al presente e alle potenzialità per il futuro.
Certamente tutte le macchine nuove hanno bisogno di
un periodo di rodaggio, occorre mettere a punto tante
cose, occorre oliare laddove si generano attriti, adattarsi
da parte degli occupanti; ma intanto si viaggia, le ruote
girano, la partenza sempre più dietro, il paesaggio regala vaste e ampie prospettive e l’orizzonte si va delineando.
Non si tratta qui di nascondere reali punti di criticità e
ostinarsi in un ottimismo di facciata guardandosi attorno
con il paraocchi, in una direzione solamente; ma davanti
alla novità non ci si può trincerare dietro un: “abbiamo
sempre fatto così” quasi che questo sia di per sé garanzia di efficacia.
Ciò che andava bene o si è potuto fare in un certo momento non è detto che si possa fare o sia adeguato
sempre: cambiano i tempi, cambiano le persone, cambia
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In cammino...
la società, cambiano le urgenze, le necessità…
Ciò a cui la chiesa tende ed ha come missione è l’annuncio della novità del vangelo per l’uomo di ogni
tempo, il resto sono forme che l’intelligenza della fede
muta in funzione della loro opportunità.
Per scendere nel concreto mi permetto di fare un elenco,
sicuramente incompleto e volutamente ridotto, di possibilità che la CP offre: le celebrazioni comunitarie dell’eucarestia, della via crucis…, la messa serale del giovedì
sera, la catechesi bisettimanale, l’organizzazione puntuale e organica del servizio dei lettori e del canto, l’alternarsi di diversi sacerdoti celebranti, i vesperi
d’avvento e di quaresima, le recentissime forme di convivenza tra ragazzi nella casa parrocchiale…
Forme nuove, stimolanti che sfidano libertà di ognuno
ad aprirsi, che aprono prospettive inaspettate, che ridestano e interrogano la ragione.
Ho voluto dilungarmi perché da quanto sopra esposto
si intuisce, almeno spero di aver raggiunto questo risultato, che ci sono buoni motivi per far festa. La comunità pastorale SS. Trinità vuole celebrare la sua
festa il mese di maggio, ringraziamento a Dio per aver
assicurato a ciascuno un luogo educativo all’altezza
dei tempi.
Esultiamo e gioiamo perché nulla ci manca, l’essenziale non è venuto meno. Se qualcuno ha delle recriminazioni le lasci da parte, non dia spazio al rancore
ma si spalanchi alla gioia di aver incontrato altri fratelli
nella fede e insieme a loro si incammini con passo deciso, con animo vigoroso, con rinnovato entusiasmo.
Se questi sono gli intenti che ci animano allora ha
senso ed è doveroso fare festa, allora il gesto che
compiremo sarà la manifestazione esteriore del nostro
essere.
Anche se qualcuno è perplesso, si lasci andare, sci
sciolga, partecipi lo stesso, si lasci vincere dalla bellezza e dall’attrattiva della comunità, si coinvolga in
prima persona in qualche attività, partecipi attivamente
col desiderio di costruire insieme, sia accogliente verso
gli altri e le loro idee.
Appuntamento a maggio dunque e buona festa.
Emilio Coser
Siate lieti nel signore!
Caro Padre Ugo,
te ne sei andato la vigilia della Festa dell’Immacolata: eri solito dire che le date più belle della tua
vita erano legate alle feste della Madonna, perché, dicevi sempre, Lei ti aveva amato, incoraggiato, protetto
in ogni occasione della tua vita dopo che, ancora ragazzo, avevi voluto con tutto te stesso che le fosse costruita una piccola cappelletta nel giardino di casa tua
a Rancate.
Se ripenso a te mi vengono in mente le volte in cui da
bambina la nonna mi portava a casa di tua sorella Angela quando tornavi dalla tua missione in America e
venivi a passare qualche settimana di “riposo” tra di
noi: mi accoglievi sempre con un largo sorriso, mi facevi una carezza e poi dalla tua tasca compariva sempre per me qualcosa di “Americano”… una collanina di
perline fatta dagli Indiani, una piccola bambola messicana e l’immancabile pacchetto di gomme americane
Editoriale
che masticavi dopo aver fumato la sigaretta in cortile.
Poi, scomparivi giusto il tempo di prendere la tua Polaroid perché, dicevi, in America volevano vedere sempre
foto aggiornate dei tuoi parenti italiani.
E ogni volta, seduto su una poltroncina, mi raccontavi
qualche episodio della tua vita in cui spesso parlavi
anche dei miei nonni e bisnonni che io non ho mai conosciuto, come quella volta che ridendo mi hai detto che il
mio bisnonno che faceva l’idraulico, ti aveva insegnato
ad aggiustare i tubi dell’acqua e per fortuna!, visto che
nella missione tra i Messicani dove ti avevano mandato
nessuno era in grado di cambiare neanche una guarnizione ad un rubinetto!.
Il tuo volto, sempre sorridente, s’illuminava quando raccontavi come i tuoi genitori avessero scelto per te un
nome profetico, quell’Ugo che gli Americani pronunciavano you go – tu vai -: quello era il tuo stile di vita, sempre pronto a partire, con il cuore contento e con il
sorriso, senza chiedere mai a nessuno un aiuto o avanzare pretese perché ti rimettevi totalmente alla volontà
del Signore, l’unica alla quale non si può dire di no.
Così ricordavi per me gli otto anni passati in Sudan tra le
tribù dei “niam – niam” come le chiamavi ridendo, fino a
quando una notte i tuoi confratelli ti avevano fatto fuggire
di nascosto e riportato in Italia perché accusato di stregoneria… in fondo avevi avuto solo la sfortuna di dire
che il giorno dopo non si sarebbe fatta nessuna festa al
villaggio perché avrebbe piovuto, cosa che avvenne!
Ammettevi di aver avuto paura in quei momenti ma poi
alzavi le spalle e dicevi che la cara Madonna aveva
provveduto a te ancora una volta.
Il tuo essere you go ti aveva portato in diverse missioni
in America, prima a Cincinnati nelle riserve Indiane, poi a
Compton tra i messicani e ancora in New Jersey, fino a
Blue Island, sobborgo della famosa Chicago della mafia
dove ricordavi sempre i furti, le rapine, la droga che circolava ovunque, ma dove puntualmente dicevi che la
gente ti voleva molto bene perché voi missionari aiutavate sempre tutti e con tutto quello che avevate a disposizione.
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In cammino...
Le ultime volte che sei tornato tra di noi durante l’estate
mi aveva colpito il fatto che, appena arrivato, dovevi subito andare dal Parroco a metterti a disposizione della
Parrocchia: amavi celebrare la S. Messa ad Armino la
domenica mattina, in quella chiesetta raccolta e tranquilla che preferivi alla chiesa principale perché non ti
piaceva parlare davanti a troppe persone per le quali
dovevi preparare una predica articolata e complessa
mentre tu preferivi un linguaggio semplice ed essenziale.
Editoriale
compiaciuto che ciò avvenga nell’Anno della fede, indetto dal Papa emerito Benedetto XVI. Per l’occasione
mons. Inos Biffi ha sviluppato una sua Lectio magistralis
Ti piaceva visitare gli ammalati, cosa che non mancavi
mai di fare durante i tuoi soggiorni a Gavirate, chiacchierare con loro e andare incontro alle persone che incontravi per strada sempre con il sorriso.
Anche gli ultimi anni della tua vita sono stati consoni a
quel you go che era la tua missione: non deve essere
stato facile per te accettare di rientrare in Italia per problemi di salute, impossibilitato a muoverti e ad aiutare
gli altri dopo più di 50 anni di apostolato di amore al servizio degli altri.
Ma tu avevi un grande senso di obbedienza, umiltà e
generosità, la tua fede era profonda, abbandonata alla
volontà di Dio che era per te motivo di grande conforto
e gioia. Così anche ultimamente a chiunque ti chiedesse come stavi rispondevi in inglese Fine Thanks e il
tuo volto si illuminava del tuo immancabile sorriso.
E infine quando l’anno scorso te ne sei andato lo hai
fatto come era nel tuo stile, in silenzio, restando un
passo indietro agli altri, mai in prima fila, tanto che i tuoi
stessi confratelli all’annuncio di una morte tra di loro si
chiedevano stupiti chi fosse morto… tu, che hai impersonato in tutta la tua vita l’esortazione di S. Paolo.
Siate lieti!
Cristina
Premio internazionale Tommaso
d’Aquino a mons. Inos Biffi
I gaviratesi hanno appreso con grande piacere che Il 9
marzo scorso mons. Inos Biffi, coadiutore per 20 anni,
nel periodo 59-79, della parrocchia di san Giovanni di
Gavirate, ha ricevuto il Premio Internazionale Tommaso
d’Aquino, nel contesto delle celebrazioni della diocesi di
Sora-Aquino-Pontecorvo dedicate al santo teologo domenicano. La cerimonia di conferimento ha avuto luogo
presso la chiesa romanica di santa Maria della Libera,
cappella degli d’Aquino, in cui secondo la tradizione
orale sarebbe stato battezzato colui che la Scolastica
seguente avrebbe salutato come Doctor Angelicus.
Il Consiglio di presidenza del Circolo san Tommaso,
fondato nel 2009 con lo scopo di promuovere la figura e
il pensiero dell’Aquinate nella società contemporanea,
accogliendo la proposta del Comitato scientifico, ha deliberato all’unanimità di conferire a mons. Biffi il Premio,
giunto ormai alla sua terza edizione, con la seguente
motivazione:
Per i risultati conseguiti nello studio, nell’esegesi e
nella divulgazione del pensiero di Tommaso
d’Aquino.
In quanto arciprete del Capitolo Metropolitano di Milano,
sono orgoglioso di questo nuovo riconoscimento attribuito al nostro Canonico teologo. E sono ancor più
sul tema:
Il senso teologico della filosofia e la liberazione
della ragione.
La ragione, infatti, non è una via veritativa alternativa o
concorrenziale alla fede, ma lo strumento preordinato
dal Dio creatore alla consegna che ha il suo compimento nell’atto di fede.
I gaviratesi, orgogliosi di aver avuto mons. Inos Biffi
come concittadino, gli esprimono i loro complimenti e gli
augurano che possa efficacemente continuare la sua
opera con sua soddisfazione.
da Incroci News, Gianantonio Borgonovo, Arciprete
del Duomo di Milano
Il fine e la fine della scuola
Le leggi dello Stato progrediscono. Ho fiducia nelle
leggi degli uomini. Abbiamo progredito a vista d’occhi. Condanniamo oggi tante cose cattive che ieri
sancivamo. Oggi condanniamo la pena di morte, l’assolutismo, la monarchia, la censura, le colonie, il razzismo, l’inferiorità della donna, la prostituzione, il
lavoro dei bambini.
Non sono le parole di un inguaribile ottimista e neppure
di un superficialone, ma di uno dei più grandi educatori
del secolo scorso, don Milani.
E noi potremmo aggiungere, 40 anni dopo, che i progressi sono anche altri. Oggi condanniamo apertamente
la pedofilia, la tortura, la corruzione, l’inquinamento, lo
sfruttamento, la segregazione, la guerra, l’esilio, l’obbedienza cieca alle leggi … e cominciamo a sperimentare
una giustizia penale meno retributiva (carcere) e più riparativa (percorsi di recupero vero) e a delineare interventi di cittadinanza attiva fin dai primi anni di vita.
Tuttavia pur in presenza di buone leggi, straordinarie in
certi campi, l’uguaglianza fra gli uomini non c’è. Non c’è
fra uomini e donne, non c’è verso lo straniero, il profugo,
il debole, il povero.
La nostra Costituzione aveva piena coscienza che il
cammino sarebbe stato lungo e faticoso per arrivare alla
meta e infatti ammoniva: «È compito della Repubblica
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In cammino...
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona
umana». Ecco il punto: se io non sono uguale a te nei
diritti e nei doveri, allora ne risente il corpo tutto della
democrazia, oltre che il cittadino svantaggiato. Perché
un popolo di privilegiati e di disagiati non potrà che
avere al suo interno tensioni pericolose, rancori, conflitti
pronti ad esplodere alla più piccola scintilla e a trasformarsi in un incendio devastante. E attenzione: è la Repubblica che deve rimuovere gli ostacoli, non lo Stato,
non il Governo o il Parlamento, ma in prima battuta ciascuno di noi è chiamato a fare quel che può per far
sbocciare libertà e uguaglianza nelle nostre città e nei
nostri paesi.
Non chiedere quello che il tuo Paese può fare per te,
chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese, scriveva J.F.
Kennedy.Ora, viene da chiedersi quale sia il luogo più
adatto per allenarsi a una così esigente cittadinanza e
la risposta cade sempre lì, nella scuola. Oggi, bene o
male, va così. Eppure, mentre in Europa e soprattutto
in Francia si sta varando la “grande riforma” della
scuola con un aumento di insegnanti e insegnamenti, in
Italia si procede lentamente ma inesorabilmente verso il
suo smantellamento. Nell’immediato futuro (10 anni?)
la scuola come la
conosciamo noi, per
varie ragioni, non
escluso l’eccessivo
costo in tempi di
crisi permanente,
ma soprattutto il
puro disinteresse di
tanto mondo adulto
che vede il mondo
della scuola come
un fastidio, se va
bene, potrebbe se
non sparire, certo
rarefarsi e al suo
posto imporsi
un’istruzione semplificata e diversificata
con degli istituti simili alle charter school (specie di scuole pubbliche gestite da privati, i quali sulla base di un progetto
ottengono finanziamenti statali) oppure la scuola intesa
come classi, orario scolastico, diplomi etc. potrebbe lasciare il posto all’educazione/istruzione on line, chissà
se solitaria o a piccoli gruppi. Oggi sono 25 milioni gli
italiani che usano la Rete e il numero cresce. Ma una
scuola ridotta a monitor o a faceschool potrà avviare
all’educazione comunitaria? Già, perché è solo il riconoscimento diretto dell’altro (non uno virtuale) che può
creare trame di rapporti tra persone e un ordito condiviso di leggi. E la Chiesa non ha nulla da dire? Discorsi
e documenti a parte, francamente sembra più intenta a
coltivarsi i piccoli orticelli (elevando più spesso muri che
lanciando ponti all’esterno) che a prendersi carico dell’emergenza educativa che comunque sta tanto fuori
che dentro le nostre comunità, inevitabilmente.
Angela Lischetti
Editoriale
Varcare la soglia: il cammino dei
giovani nell’Anno della Fede
L’incertezza che attraversa la vita giovanile e la certezza
che è il Signore, «roccia a cui aggrapparsi», «relazione
costitutiva» sulla quale costruire una vita aperta agli altri
a 360°, al «noi e al futuro». E, poi, la dimensione del dono,
della gratuità, e quella domanda radicale sul dolore fisico
e morale che chiede una risposta non facile: fidarsi e affidarsi al Dio vicino, con una fede che vince e convince. Il
cardinale Scola arriva nella grande “Area gruppi” dell’aeroporto di Malpensa per il secondo Dialogo della fede con
i giovani, che si affollano numerosi per un incontro che diviene scambio di idee, di interrogativi ed esperienze: insomma quel «giocarsi in prima persona» che «è cifra lo
dice più volte l’Arcivescovo - della vera testimonianza». E
quando in apertura, Giulia, racconta in un bel docu-film la
malattia della zia e come un evento così tragico l’abbia
segnata e costretta a porsi domande su «come sia compatibile il male con Dio», il Cardinale subito dice: «L’unica
risposta a questo immenso interrogativo è Gesù, che non
ha elaborato teorie sul male, ma lo ha preso su di sé in
un abbraccio carico di amore, salendo sulla croce». È qui
che nasce quella “relazione costitutiva”, che è il filo rosso
che annoda tutto il dialogo, e, per così dire, scioglie i “nodi”
creati dall’altro filo che
continua a emergere dalle
parole dei ragazzi: l’incertezza, il timore del domani, la paura di non
capire a pieno quello che
Pavese definiva il «mestiere di vivere». Mestiere
che deve diventare, invece, arte dell’esistenza,
pare suggerire l’Arcivescovo quando, riflettendo
sul significato di ritrovarsi
in un aeroporto, richiama
il simbolo del viaggio. Itinerario che, nel suo breve
intervento,
monsignor
Pierantonio Tremolada,
vicario episcopale per la
Pastorale giovanile, definisce «emblema della vita che è
movimento e continuo cambiamento» Con queste piccole
ma anche grandi certezze, i giovani si sono lasciati interrogare durante il corso dell’anno; riprendendo durante gli
incontri di catechesi le forti provocazioni ricevute negli incontri con l’Arcivescovo e cercando di approfondire sempre di più nella fede, quella “relazione costitutiva”, tante
volte richiamata alla nostra attenzione, con Cristo l’uomo
vero.
don Andrea Gariboldi
Ado settimana di vita comune
Liberi di… diventare grandi
Con la quaresima di quast’anno sono iniziate le
esperienze di vita Comune nella casa parrocchiale di Comerio. Per cinque settimane, altrettanti gruppi di ragazzi hanno scelto di vivere
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In cammino...
Editoriale
insieme quattro giorni all’insegna della preghiera e dell’ascolto di compagni di cammino e
testimoni, in un clima di famiglia ...
tre giorni, il cui tema era la libertà, e, con l’aiuto dei catechisti, riflettevamo su quello che avevamo vissuto quel
giorno. Dopo cena, le proposte erano molteplici: mercoledì siamo andati all’ospedale Niguarda a visitare il reparto dell’Unità Spinale e sentire la testimonianza di
Luca Barisonzi, alpino colpito da quel tipo di affezione a
A quindici anni sei un’esplosione di vita, un’energia che
zampilla, un terremoto che ha voglia di scuotere il mondo.
Se sei fortunato a quindici anni un amico o un educatore
ti invita a un’esperienza particolare…
La proposta di qualche giorno di vita comunitaria può lasciare all’inizio un po’ perplessi, ma basta fidarsi e provare
a partecipare per capire che la vita comunitaria è come un
cioccolatino di buona qualità: è buono nel momento in cui
lo mangi e poi ti lascia a lungo il buon sapore in bocca…
l’unica cosa da fare è assaggiare.
Lodi e colazione per iniziare bene la giornata, poi ciascuno
alle proprie attività. Alla sera la Messa, qualche riflessione
insieme, la cena. I canti con la chitarra si alternano alla
musica dell’iPod … Vivere qualche giorno in comune è
sentire finalmente che la Chiesa sono anch’io. Sentire che
la mia giornata, quella fatta di pane e Nutella, treno alle
7.33, scuola, pranzo al volo, compiti, allenamento e poi
un’oretta di PSP s’intreccia bene con la giornata della comunità cristiana. Il bello è che alla fine scopri che Dio non
è il quadro dipinto in fondo alla chiesa, ma piuttosto assomiglia ad un compagno di banco e se ascolti cosa ha da
dire senti che, come te, vuole vederti diventare grande.
“Tu sei il sale della terra” dice e “prendi il largo!”. Io?!! E
allora la Fede diventa il tuo navigatore, il tuo fendinebbia,
il canale che raccoglie e convoglia tutta l’energia dei tuoi
quindici anni nelle tue passioni, nelle tue capacità, nelle
piccole cose che sai fare bene, perché tu possa “diventare
qualcuno”.
causa di uno scontro in Afghanistan. Giovedì, invece, abbiamo visto il film “Cielo d’ottobre”, che parlava proprio
della libertà, per darci degli spunti di riflessione. Venerdì
sera, infine, si concludeva la prima settimana, con la Via
Crucis in parrocchia a Comerio. Per concludere, la vita
comune è stata una bellissima esperienza, da rifare
anche l’anno prossimo!
Marco Mastrorilli (I Superiore)
L’esperienza di vita comune non è stata solo un’occasione di condivisione ma anche di crescita. la giornata
“tipo” prevedeva diversi momenti di preghiera: ci si svegliava alle 6.15 per recitare le lodi, alle 17 si andava a
Messa, prima di cena si faceva un momento di riflessione e infine si recitava compieta prima di andare a
letto. Ogni serata aveva un tema diverso: fede e politica,
la mostra su Costantino a Milano in occasione dei 1700
anni dall’Editto ... Il poco sonno è stato compensato da
una moka perennemente sul fornello e i momenti sia di
studio che di svago sono serviti a creare o consolidare
l’amicizia tra noi ragazzi. Un’esperienza sicuramente da
ripetere!
Giulia Rovedatti
Ho incontrato un gruppo di Ado che mi hanno accolto nella
loro settimana comune. Tra una carbonara e un caffè, una
chiacchierata per dire “provare per credere!”. Pochi anni
fa ero al loro posto, e posso garantire che le esperienze
belle lasciano un buon segno. Sono un giovane medico
ancora in cammino. Sono esattamente lì dove vorrei essere grazie ai Maestri incontrati lungo la strada (per caso?)
che hanno dato l’esempio, indicato la via, spremuto il
meglio di me. Se hai un sogno in alto e lontano, a
quindici anni è il momento di mettersi in viaggio…
Serena Ossola
Durante la prima settimana di Quaresima, più precisamente da martedì 19 a venerdì 22 febbraio, cominciava la
vita comune, ovvero la possibilità di passare alcuni giorni
in compagnia dei propri amici, di Don Andrea e di alcuni
catechisti nello studio, nel divertimento e nella preghiera,
per vivere al meglio il periodo in preparazione alla Pasqua. Saremmo stati nella casa parrocchiale di Comerio,
tirata a lucido per l’occasione da un gruppo di parrocchiani. Don Andrea aveva proposto a noi adolescenti della
comunità Pastorale questa esperienza e così… Preparate
le valigie e salutati i genitori, i primi otto ragazzi si sono diretti a Comerio martedì sera, alla fine del catechismo. L’indomani la sveglia squillò presto, anche troppo, e dopo le
Lodi mattutine le lezioni scolastiche ci aspettavano. Tornati
in casa, il pranzo, come del resto la cena, era preparato
dalle mamme. La prima parte del pomeriggio era dedicata
allo studio, fino alle 17:00, quando celebravamo la Messa
in casa di riposo o in Chiesa. Verso sera, ci concentravamo sul libretto che Don Andrea aveva dato all’inizio dei
... e ad aprile insieme a Roma
Quest'anno noi ragazzi del gruppo pre-ado di catechismo andremo a Roma dove saremo ricevuti da Papa
Francesco per il cammino riguardante la nostra professione di fede. Durante questi mesi che precedono la
nostra visita al Papa abbiamo approfondito e analizzato la preghiera del Credo capendo meglio il suo significato. In particolare ci siamo soffermati sul Padre,
sul Figlio, sullo Spirito Santo e sulla Chiesa Cattolica, i
quattro punti della professione di fede di un cristiano.
Ad aprile partiremo con Don Andrea e i nostri educatori
per Roma: ci aspetterà un bellissimo soggiorno dove ci
divertiremo e pregheremo per e con il nostro Papa
Francesco. Alla prossima vi racconterò come è andata.
Francesco Caprioli (III media)
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Dopo la cresima nell'ottobre 2011, noi ragazzi abbiamo
compiuto insieme ai nostri educatori un percorso di
crescita e avvicinamento alla professione di fede, che
faremo nell’ambito della festa dell’oratorio. Il motivo per
cui andiamo a Roma è proprio questo. Il giorno dopo
Pasqua partiremo per Roma e lì staremo tre giorni.
In cammino...
Quello che andremo a fare è un
cammino per rafforzare la nostra
fede, per capire alcune decisioni per
il nostro stile di vita, ma soprattutto
per vivere un'esperienza di amicizia.
Durante quei tre giorni percorreremo
un cammino nella città, visitando le
catacombe, la basilica di San Paolo ,
la città del Vaticano, ma ci aspetta
soprattutto un’udienza con il papa
Francesco. Quest'esperienza del
viaggio a Roma mi ha da subito colpito per diversi aspetti ; innanzitutto
per il motivo di vivere un'avventura
speciale con persone speciali cioè i
miei educatori e i miei
amici e
coetanei , ma
il perchè
che mi
ha spinto
da
quando ho
saputo
della dimissione di
Papa Benedetto XVI, è
stato quello
di conoscere
in prima persona questo
nuovo successore di Pietro
.
Ascoltando le prime parole di Papa
Francesco, infatti, mi ha colpito la sua
simpatia. Il saluto che ha fatto dicendo " a presto", mi ha coinvolto, infatti mi sono sentita presa in
considerazione anche perchè noi saremo fra le prime persone che lo incontreranno.
Martina Zaninelli (III media)
Il punto sul MUSICAL
“Non per Andrea, ma CON Andrea...” questa è la motivazione che
ha spinto un gruppo di 60 ragazzi ha
portare in scena il musical “La Bella
e la Bestia”.
Questa esperienza è nata 4 anni fa
quando si è deciso di portare in scena
lo spettacolo teatrale “Aggiungi un
Posto a Tavola”, dopo la morte di Andrea, un ragazzo di soli 18 anni che ci
ha lasciato dopo aver combattuto
contro la leucemia.
Per proseguire nella nostra esperienza poi, abbiamo scelto un nuovo
testo: “La Bella e La Bestia”
Ormai quest’ ultimo spettacolo è andato in scena sia in provincia sia fuori.
Il ricavato delle prime 5 repliche è
stato donato all'oratorio di Gavirate
per le sue varie spese durante la progettazione per migliorarlo; la replica
si è tenuta a Caronno Varesino è servita per finanziare le spese di restauro
dell'oratorio; la replica che si è svolta
lo scorso 3 marzo 2013 a Lugano nel
Centro Congressi è servita come donazione all'Associazione ABAETE,
un'associazione che si occupa di alcuni bambini Brasiliani. Infine lo spettacolo che si è tenuto il 17 marzo 2013
servirà per aiutare a costruire il progetto “Spazio Vita” dell'ospedale Niguarda di Milano, che come figura
promotrice ha Luca Barisonzi un
alpino ferito in Af-
ghanistan di soli 23
anni. Uno degli stupori più grandi per i
ragazzi oltre a tutte le conoscenze che
hanno fatto, oltre a tutto il “bagaglio”
umano che si son fatti, è stato il fatto
di vedere che per ogni replica si verificasse un sold-out ovvero un tutto
esaurito in ogni sala sia che tenesse
400 posti a sedere sia 1200 come è
accaduto a Varese.
Ad alcuni ragazzi durante questo progetto è stato chiesto di raccontare agli
alunni di alcune scuole sia elementari,
che medie e anche superiore che
cosa volesse significare partecipare e
fare questo musical. Il fatto più bello di
questa iniziativa è stata la partecipazione che i ragazzi e i professori delle
diverse scuole avevano nei confronti
di chi era lì a raccontare la sua esperienza. Raccontare ad altri ragazzi
cosa stiamo vivendo ci ha aiutati ad
andare ancora più in profondità nella
nostra esperienza così da dare un giudizio sempre più preciso.
Elisabetta Magrin e Federico Fazzini
ADO a Siena
Pronti per la partenza. Un viaggio di
tre giorni attraverso luoghi importanti
per la cultura, la paesaggistica e la religione; un percorso sotto la guida di
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Editoriale
tre santi speciali in Siena, Orvieto e
La Verna. Un’esperienza nuova- la
prima vacanzina invernale del gruppo
adolescenti della Comunità Pastorale- per conoscere e conoscersi, riscoprire Cristo nel sacramento
dell’Eucarestia e la vita dei tre santi:
Santa Caterina da Siena, San Tommaso d’Aquino e San Francesco
d’Assisi. Loro hanno incontrato Gesù
e si sono dedicati completamente
alla vita cristiana; ognuno potrebbe
essere capace, come loro, di lasciare
la propria vita e scegliere di portare
avanti l’ideale cristiano secondo
l’esempio degli apostoli, primi veri testimoni dell’opera di Gesù.
Questa è stata inoltre un’occasione
di confronto in merito al tema dell’Eucarestia e alla partecipazione attiva alla
Santa Messa: essa
non dovrebbe essere motivo di vergogna, ma non è
semplicissimo alla
nostra età alzarsi
e dire: “Oggi
vado al catechismo” o “Domani
ho le prove del
coretto della
Chiesa”, ma
dobbiamo riuscire a superare questa nostra difficoltà. Uscire
della quotidianità e dalla normalità,
per andare ad annunciare la nostra
fede.
Ciò che mi ha colpito di più della vacanzina è stato conoscere la vita di
Santa Caterina da Siena e visitare la
chiesa di Orvieto con opere artistiche
al suo interno e anche fuori.
Camminare per la città, ammirare il
paesaggio, i monumenti e le Chiese;
e riscoprire i misteri eucaristici avvenuti in questi luoghi sono stati momenti seri ma piacevoli; correre per
la città, la sera, per la caccia al tesoro: una risata dietro l’altra!
Certo non sempre è stato semplice:
il pensiero dei compiti non ancora finiti e l’inizio della scuola imminente
hanno cercato di rovinarci la vacanza, ma senza successo!
“Vacanzina” poi è occasione per
creare nuove amicizie e per consolidare le vecchie.
Questa, come molte altre, è stata
un’iniziativa a cui non mi sono pentita
di aver aderito, al contrario: mi ha
fatto scoprire cose nuove, crescere e
maturare.
Letizia Civelli e Sofia Cataffo
Settimana Santa
Venerdì 22 ore 21
Confessioni a Voltorre
Domenica Delle Palme
ore 9.45
ore 10.00
ore 10.45
ore 11.00
Processione a Voltorre da san Michele Antico
Gavirate
da casa Bernacchi
Oltrona
dall’oratorio
Comerio
da san Celso
Martedì
26
ore 21
Via Crucis al Sacro Monte
Pulman da Armino ore 20, dalla scuole ore 20.10, da Comerio ore 20.15
Lunedì
Martedì
Mercoledì
25
26
ore 21
ore 21
Confessioni a Gavirate
Confessioni a Comerio
27
ore 21
Confessioni a Oltrona
Giovedì Santo
ore 8
Gavirate - Lodi e Introduzione Della Giornata
ore 17
ore 17
ore 21
Oltrona
Voltorre
Gavirate S. Messa Comunitaria In Coena Domini
ore 8
ore 15
ore 15
ore 15
ore 15
ore 21
Gavirate Lodi e introduzione della Giornata
Comerio
Gavirate
Voltorre
Oltrona
Gavirate - Via Crucis Comunitaria dalla casa parrocchiale
ore 8
ore 15
Gavirate Liturgia e Lodi
Gavirate Oratorio Accoglienza degli Oli
Ragazzi a Comerio
ore 10.00
Confessioni
ore 14.30
Lavanda dei piedi
ore 16.00
S. Messa In Coena Domini per ragazzi
Venerdì Santo
Sabato Santo
Confessioni
Oltrona
ore 9-10
Gavirate
ore 15-18
Comerio
ore 10-11
Voltorre
ore 10-11
Veglia Pasquale
ore 21
Voltorre
ore 21
Oltrona
ore 21
Gavirate
ore 21
Comerio
16-18
14.30-15.30
14.30-16.00
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Pasqua 2013