La nostra lingua
è sessuata?
Come parliamo
a cura di Graziella Priulla
Si racconta che un giorno i discepoli di Confucio gli
domandarono: Quale sarebbe la tua prima mossa, se tu
diventassi imperatore della Cina?
Rispose: Comincerei col fissare il senso delle parole.
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Premessa
L’ipotesi generale è che la lingua non solo manifesta, ma anche
condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del
mondo e ce la impone. Nella lingua, dunque, la posta in gioco è
l’interpretazione del mondo che mette in gioco il senso.
Le categorie fondamentali in base alle quali la nostra lingua prende
forma sono ideologicamente condizionate.
Scriveva il famoso linguista Giulio Lepschy nel 1989:
Mentre gli uomini sentono che la lingua manifesta nello stesso tempo
sia la loro condizione di esseri umani sia la loro condizione di maschi,
le donne trovano che la stessa lingua non corrisponde ugualmente
alla loro condizione specifica di donne e che perciò è inficiata anche la
sua presunta universalità umana.
Significato:
Significato modo in cui gli individui
comprendono ciò che comunicano e ciò che
viene comunicato
L’insieme delle conoscenze implicate nell’uso dei
significati concerne la totalità delle conoscenze
enciclopediche prodotte dalla propria esperienza
personale e dall’appartenenza a una determinata
cultura
L’esperienza personale, in quanto attività influenzata e
governata in modo costante e intrinseco dalla
cultura di appartenenza, è una lente che
ingrandisce o rimpicciolisce, modificando i dati di
realtà in funzione dei propri schemi mentali, valori e
pratiche conoscitive
Il sistema dei significati non è in sé concluso, ma è in
continuo divenire in funzione delle esperienze
generate nell’interazione e nello scambio fra i
comunicatori
Il significato si configura come un percorso
interpretativo per spiegare e dare senso agli
accadimenti che rappresentano il contenuto delle
proprie esperienze personali e sociali, oggetto della
comunicazione
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Il dizionario non raccoglie
semplicemente le parole e le
locuzioni di una lingua,
dandone le definizioni, ma è
un’opera ideologica, che
riflette la mentalità di chi l’ha
scritto e contribuisce a
forgiare quella di chi lo
consulta.
Un cambiamento può avvenire
con il passaggio
generazionale.
Fondamentali sono l’educazione
da parte delle docenti e le
soluzioni da parte delle
linguiste.
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La funzione modellizzante della lingua
La lingua modifica le mentalità o occorre modificare prima le
mentalità per ottenere le adeguate trasformazioni
linguistiche?
E' un falso problema: i due fenomeni sono intrecciati, qualora si
consideri la lingua non solo come strumento di informazione e
comunicazione, ma come uno dei più importanti sistemi
simbolici a nostra disposizione, che costituisce uno degli
strumenti privilegiati per la costruzione della soggettività
individuale e collettiva e in primo luogo dell'identità di genere.
La lingua non ha solo la funzione di rispecchiare i valori, ma anche
quella di concorrere a determinarli, organizzando le nostre
menti.
Ogni lingua storico-naturale reca in sé la sedimentazione di tutti i
significati individuali e collettivi attribuiti alle parole nel corso
del tempo, ma è anche un deposito di tutti gli elementi: giudizi
di valore, fantasie, emozioni, affetti, paure, desideri, speranze,
idee e comportamenti, cui veniamo socializzati fin dalla nascita.
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Se la lingua è il luogo in cui una cultura
stabilisce, fissa e tramanda le proprie
rappresentazioni simboliche,
riflettendo e alimentando anche gli
stereotipi e i pregiudizi che la
connotano, è nella lingua che vanno
cercate le risposte in merito allo
statuto dell’uomo e della donna in
una società strutturata.
Le riflessioni sulla sessuazione della
lingua sono coeve alla nascita dei
movimenti femministi, e alla loro
volontà di decostruirne il
condizionamento.
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Costruzionismo sociale
Le relazioni sociali si basano sul linguaggio.
La questione che si pone qui è quella
dell’asimmetria nelle designazioni.
Espressioni differenziate portano a ruoli differenti
entro il gruppo sociale, rafforzano le
sottostanti disuguaglianze e inducono un
pensiero di sé che spesso ricade negli
stereotipi e in attribuzione di altri.
Discorsi diversi costruiscono diversamente il
mondo offrendone diverse rappresentazioni,
classificazioni e descrizioni.
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La discriminazione passa per la lingua
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Il linguaggio quotidiano è
l’ideologia sociale fossilizzata
La lingua è il binario su cui viaggia il pensiero; parlare non è
mai neutro. Ciò che non si dice non esiste. Il pregiudizio si
annida spesso nel linguaggio. La discriminazione, prima
che sostanziale, è linguistica.
Parole che controllano l’immaginario, che producono e
regolano il mondo, che si dicono a nome di tutti, si
presentano neutre, negano la differenza di genere e
permettono dunque al maschile di sottrarsi alle relazioni.
Interrogarsi sul sessismo nei linguaggi significa chiedersi se
l’uso che facciamo del linguaggio avere un’influenza sul
nostro modo di pensare e, di conseguenza, sul nostro
modo di agire.
Nella quotidianità si gioca lo spazio più importante della
nostra esistenza.
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LINGUAGGIO come artefatto simbolico per
rappresentare e ricostruire la REALTÀ
È il risultato di un processo storico e culturale in cui il modello maschile
predomina sia nelle strutture sia nelle forme linguistiche
l’uno e l’unicità
il due come non-uno o alterità
l’uno e l’unicità sono divenuti neutro/universalità che
comprendono in sé la differenza nascondendola
fino a considerare il soggetto femminile
come compreso nell’umanità universale
che è in realtà soggetto maschile
logica
logica
aristotelica
aristotelica
categoria centrale
l’uno e l’unicità
logica
logica
cartesiana
cartesiana
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Libertà femminile significa questo: usare l’intelletto
senza negare che esso è in un corpo di donna, per
costruire un pensiero che si radichi nella propria
esperienza reale, per stare al mondo non in maniera
subalterna o concorrenziale o paritaria con i maschi
ma in maniera autentica e sensata, secondo un ordine
simbolico che dia alle donne parola sul mondo e su se
stesse.
Questo pensiero fornisce possibilità di ordine e senso
anche ai maschi, perché, indicando la parzialità del
loro essere ne limita la presunzione di assoluto.
Il primo ambito nel quale tale libertà è coartata è il
‘linguaggio’, depositario di un ordine simbolico
patriarcale, cioè un sistema di rappresentazioni
speculari alla soggettività maschile.
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LINGUAGGIO SESSUATO
ALL’ORIGINE DELLE DIFFERENZE NEL LINGUAGGIO NON CI SONO
MOTIVI DI ORDINE LINGUISTICO, MA MOTIVAZIONI SOCIALI
genere
generegrammaticale
grammaticale
la superiorità del maschile
nella struttura della lingua
genere
generesociale
sociale
corrisponde alla superiorità
maschile nella società
Þ IL LINGUAGGIO CONTRIBUISCE A CREARE e REIFICARE LE REALTÀ, ANCHE LE
REALTÀ DEI GENERI
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Le donne e i linguaggi
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•
Il campo della comunicazione è ancora poco scandagliato attraverso la
dimensione di genere, nonostante le importanti posizioni che le donne
hanno conquistato come protagoniste della società.
Lo fece a suo tempo il movimento femminista (quello italiano fu uno dei
più vivaci d’Europa), cercando - dopo aver ricostruito una storia sessuata di inventare nuovi linguaggi e nuove pratiche. Si profilò un’idea
radicalmente diversa di cultura, di democrazia, di libertà, che incise sulla
politica dei partiti di sinistra ma poi fu messa ai margini, finì per sembrare
un ingombro.
Forse la complessità del suo pensiero, forse la sua estraneità alla sfera
istituzionale, per non parlare delle sue divisioni interne, impedirono che la
riflessione diventasse patrimonio di tutte, trasformasse i modi della
convivenza e si traducesse in nuovi canali di rappresentanza, in presenza
diversa nei luoghi del potere e della comunicazione. Passare dal
“movimento femminista” al “femminismo diffuso” si rivelò difficilissimo.
La fine della “prima Repubblica” interruppe il rapporto che faticosamente si
era creato tra movimenti delle donne e mediazione politica. Ridurre i primi
a caricatura fu una mossa formidabile per denigrarli e screditarli.
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La nozione di sessismo linguistico è abbastanza recente: se
la lotta per l’emancipazione femminile ha una storia
secolare, solo nella seconda metà del ‘900 è sorto un
dibattito sulle implicazioni linguistiche della
differenziazione storica dei ruoli tra maschio e femmina.
Presa coscienza dell’invisibilità linguistica delle donne,si è
avviato un processo di valorizzazione di una lingua non
discriminatoria e sessuata.
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I gender studies nella sociolinguistica e nella
linguistica applicata si sono sviluppati molto
soprattutto in America a partire dagli anni ‘70
con la pubblicazione del libro della linguista
Robin Lakoff “Il linguaggio e il posto della
donna” , e sono proseguiti con le opere di
Deborah Tannen (“Ma perché non mi capisci?”) e
di Jennifer Coates, tra le altre.
Il movimento femminista sollevava la questione
delle parole con cui le donne venivano
designate,e chiedeva alle istituzioni, alle scuole,
ai media, un uso non sessista della lingua,
richiedendo, quando necessari, cambiamenti
linguistici adeguati.
Il rapporto tra linguaggio e genere non è invece mai
stato particolarmente approfondito in Italia,
dove solo nel 1987 furono pubblicate le
“Raccomandazioni per un uso non sessista della
lingua”, a cura di Alma Sabatini .
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Nel mondo anglosassone, a partire dagli Stati Uniti negli
anni ‘70 del secolo scorso, le iniziative per contrastare
il sessismo nella lingua hanno comportato sia interventi
istituzionali, sia un’attenzione massiccia, nei luoghi di
diffusione di cultura e informazione (scuole, case
editrici, redazioni di giornali, associazioni culturali,
istituzioni giuridiche), verso l’uso di certe forme
criticabili e la predilezione per nuove altre non
discriminatorie.
In Italia ci si è mossi con ritardo, perché i mutamenti
economico-sociali e la consapevolezza culturale sono
maturati con più lentezza.
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Riflettere sugli automatismi
A metà degli anni ‘80 gli studi di Alma Sabatini e di Patrizia Violi
pongono la questione di come la lingua neutra, espellendo da
sé ogni traccia di differenza, dia voce ad un solo soggetto,
apparentemente neutro e universale, in realtà maschile […]
e ripensano alla lingua in una prospettiva diversa, mirante a fare
emergere e liberare le possibilità creative e vitali che la
differenza sessuale racchiude in sé, nel momento in cui essa
diviene luogo ove si esprimono due diversi soggetti, non
simmetricamente definiti.
I lavori sulla questione non sono molti, ma è opportuno ricordare
almeno Donna & Linguaggio (1995), una raccolta di saggi curata
da Gianna Marcato e articolata in cinque sezioni nelle quali si
esaminano, rispettivamente, i rapporti lingua-genere-sesso, la
scrittura al femminile, l’uso linguistico e le matrici culturali, la
fonetica e gestualità al femminile, e gli approcci lessicali alle
tematiche della femminilità.
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Non si usa la sessuazione del linguaggio perché il nome è
potere, esistenza, possibilità di diventare degne di
entrare nella storia in quanto donne, trasmettitrici della
vita ad altri a prezzo dell’oscurità della propria. Questo
infatti è il potere simbolico del nome, dell’esercizio della
parola: trasmettere la storia sessuando il linguaggio è
narrarsi, dirsi, obbligare ad essere dette con il proprio
nome di genere.
Se non abbiamo nome e siamo possesso di un uomo,
dell’etnia, della nazione, della religione, possiamo
essere violentate nei molti modi in cui ciò avviene: se
abbiamo nome e potestà di noi stesse la cosa è più
difficile.
Così Lidia Menapace nella postfazione di Parole per giovani donne - 18 femministe
parlano alle ragazze d’oggi, scritto nel 1990.
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Sguardi sulle differenze
L’opposizione
maschile/femminile è
investita da un sistema di
valorizzazioni che ne
delinea lo spazio semantico.
Può non esser percepito, ma la
forma linguistica funziona
come generatrice di senso
e di metafore: queste sono
il residuo di un simbolismo
che perdura.
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L’invisibile parzialità
Le lingue non registrano proprietà intrinseche della natura, ma
categorie che in esse si sono formate e che sono state proiettate
poi sulla natura; le stesse distinzioni che percepiamo tra oggetti e
eventi esistono per noi perché abbiamo nella nostra lingua nomi
specifici atti a indicarle, ma l’appartenenza a una serie o all’altra
non è universale: dipende dalla formulazione che ne danno le
diverse lingue.
Le lingue sono anche i luoghi della codificazione dei ruoli sessuali
nelle diverse culture e società, ruoli vissuti come naturali e quindi
ritenuti immutabili proprio perché appresi dalla e nella lingua
materna: qualità, caratteristiche psicofisiche, disposizioni d’animo,
atteggiamenti, modelli di comportamento, aspettative e
sentimenti pertinenti alle immagini del femminile e del maschile
secondo i canoni dell’educazione di genere, cui dovrebbero
conformarsi le donne e gli uomini reali.
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La linguistica, così come tutte le discipline in cui il pensiero
raggiunge la massima astrattezza e generalità possibile,
fonda le proprie teorie su un soggetto universale che
dovrebbe valere quale paradigma dell’intero genere
umano.
La fragilità che si cela dietro questa parvenza di soggetto
forte si svela però non appena è una donna a prendere la
parola.
L’irrompere della differenza sessuale nel linguaggio infrange
l’illusione di un locutore puramente formale, mettendo in
luce il nesso inscindibile fra physis e ratio, scoprendo
nuove dimensioni di significazione, nuovi collegamenti fra
la linguistica e altri campi del sapere, oltre alla sociologia
e alla psicologia, quali la filosofia, la psicanalisi e le
neuroscienze.
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Il linguaggio è “genderizzato”, e ogni lingua ha un modo di esprimere
la propria “genderizzazione”.
In inglese la maggior parte dei sostantivi è neutra, ma pronomi e
aggettivi possessivi rimarcano l’importanza di definire il genere
del soggetto o dell’oggetto di cui si parla.
Nelle lingue latine (italiano, spagnolo, francese, portoghese e
romeno) le parole sono invece quasi sempre declinate al
maschile o al femminile, costringendo gli attori di una
comunicazione ad intendere la forma maschile come se fosse
inclusiva di entrambi i generi e quindi neutra.
L’entrata delle donne in ambiti tradizionalmente considerati maschili
provoca imbarazzi linguistici in una società che ha dato per
scontata l’immutabilità nella divisione dei ruoli.
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Il privilegio maschile sembra consistere
proprio nel non aver bisogno di pensare
in termini di genere, al contrario di
quanto succede alle donne: questo è
quello che sosteneva Georg Simmel nel
1911 e che si può dire riconfermato nello
studio di Pierre Bourdieu, Il dominio
maschile, datato 1998.
Gli uomini non si pongono il problema del
genere, anzi spesso cercano di
contrastare la stessa tematizzazione,
tentando di opacizzare la messa in
questione del linguaggio.
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Ho sempre visto nel dominio maschile, nel modo in cui viene
imposto e subìto, l‘esempio per eccellenza di questa
sottomissione paradossale, effetto di quella che chiamo la
violenza simbolica, violenza dolce, insensibile, invisibile per
le stesse vittime, che si esercita essenzialmente attraverso
le vie puramente simboliche della comunicazione e della
conoscenza o, più precisamente, della misconoscenza, del
riconoscimento e della riconoscenza o, al limite, del
sentimento.
Pierre Bourdieu, Il dominio maschile
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29
«Il paradosso implicito nella dichiarazione degli
inalienabili diritti umani consisteva nel prendere in
considerazione un uomo “astratto” in realtà
inesistente … dato che noi conosciamo gli esseri
umani solo in forma di uomini e di donne, e quindi il
concetto di uomo, per essere politicamente valido,
deve sempre comprendere la pluralità degli esseri
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umani»
In altre parole, il sé viene socialmente costruito attraverso il
linguaggio e ogni individuo è chiamato a tessere la trama
della propria storia personale sul telaio delle più ampie
costruzioni narrative imposte dalla società in cui vive.
Dunque, se è vero che la nostra stessa identità e le relazioni
sono costruite per mezzo del linguaggio che parliamo,
possiamo pensare che la strada che conduce al
cambiamento e ad un ampliamento di prospettiva sia
quella di forgiare relazioni nuove mettendo in discussione
le forme dominanti di discorso e aprendo spazi linguistici
che permettano l'emergere di altre visioni del mondo?
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Il nostro intento, nella segnalazione di tali problemi, è quello di far
riflettere su automatismi della lingua, e quindi di pensiero, che
non sono così innocenti quanto si è indotte a credere.
Anche se non è possibile modificare con semplici atti volontaristici le
strutture profonde di senso inscritte nel sistema linguistico,
l’adozione di meccanismi e dispositivi che segnalino alcune
disimmetrie grammaticali e semantiche tra il maschile e il
femminile presenti nel linguaggio, è l’inizio di un percorso di
riflessione e pratica, individuale e collettiva, volto a permettere il
libero formarsi ed esprimersi della soggettività femminile.
I cambiamenti della società hanno influenzato profondamente la
lingua, si pensi solo alla diffusione dell'istruzione, dei giornali, di
radio e tv. La lingua cambia continuamente, ma rimane sempre
uno spicchio di possibilità, per ciascuno, di usare la lingua come
vuole: può scegliere la varietà che desidera, le parole che vuole,
addirittura inventarne, nella pubblicità, senza rispettarne appieno
le regole ... la lingua italiana permette di creare tutte le parole
femminili che vogliamo: la resistenza al loro uso non dipende
certo da fattori linguistici!
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Il senso comune
La fitta e complessa trama delle conoscenze
condivise e largamente interiorizzate a
livello sociale costituisce il senso
comune.
Il senso comune può essere considerato
come l’insieme delle certezze tacite e
indubitabili che ciascun componente di
un gruppo condivide con i suoi simili.
I contenuti e le assunzioni sulle quali si basa
sono ritenute auto-evidenti; le domande
che lo mettono in discussione sono
“prive di senso”; le persone che se ne
discostano sono “dissennate” .
Il linguaggio parlato è un veicolo importante
del senso comune.
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Gli aforismi
(brevi frasi che condensano princìpi “morali” o di senso comune)
“L’uomo è per natura superiore, la donna inferiore; il primo comanda, l'altra ubbidisce,
nell’uno v’è il coraggio della deliberazione, nell’altra quello della subordinazione”
(Aristotele)
“C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che
ha creato il caos, le tenebre e la donna” (Pitagora)
“La donna è un male necessario” (Aulo Gellio)
“Nelle chiese le donne tacciano” (Paolo di Tarso)
“ La donna è la porta dell’inferno“ (Tertulliano)
“Oggetto necessario, la donna, per preservare la specie” (Tommaso d’Aquino)
“Una donna deve a suo marito la deferenza che un suddito deve al suo principe”
(Shakespeare)
“L’uomo deve essere addestrato alla guerra, la donna al riposo del guerriero” (Nietzsche)
“Le donne sono nate per badare alla casa, mettere al mondo figli e portare le corna”
(Mussolini)
“Le donne hanno sempre bisogno di un tutore: perciò in nessun caso dovrebbero
ottenere la tutela dei figli” (Schopenhauer)
“ La donna non è niente più che alcune parole scritte da un ragazzino in un cesso pubblico
“ (Bukowski)
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Pilastri di misoginia
L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna
invece è gloria dell'uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la
donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo.
Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza.
san Paolo di Tarso, Lettere ai Corinzi
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna
donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in
atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e
non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese
colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a
condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con
modestia.
san Paolo di Tarso, Lettere a Timoteo
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La donna è un tempio costruito su una cloaca (…) Tu, donna, sei la porta
del Diavolo, tu hai circuito quello stesso che il diavolo non osava
attaccare di fronte. È a causa tua che il figlio di Dio ha dovuto morire;
tu dovrai fuggire per sempre in gramaglie e coperta di cenci.
Tertulliano, scrittore latino cristiano, padre della Chiesa e santo
Le donne non dovrebbero essere illuminate od educate in nessun modo.
Dovrebbero, in realtà, essere segregate, poiché sono loro la causa di
orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.
Sant’Agostino
Adamo è stato condotto al peccato da Eva, non Eva da Adamo. È giusto,
quindi, che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare.
Ambrogio, padre della chiesa e santo
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I precedenti illustri
C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio
cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna.
Pitagora
L'uomo è per natura superiore, la donna inferiore; il primo comanda, l'altra
ubbidisce, nell'uno v'è il coraggio della deliberazione, nell'altra quello della
subordinazione.
Aristotele
Chi si affida ad una femmina si affida ai ladri.
Esiodo
Alla donna il silenzio reca grazia.
Sofocle
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Antica preghiera del mattino dei maschi ebrei
Che tu sia benedetto, o Dio nostro
Signore, re dell’Universo, per non
avermi fatto nascere gentile.
Che tu sia benedetto, o Dio nostro
Signore, re dell’Universo, per non
avermi fatto nascere schiavo.
Che tu sia benedetto, o Dio nostro
Signore, re dell’Universo, per non
avermi fatto nascere donna.
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Le donne sono al mondo
per piacere e obbedire
agli uomini
Jean-Jacques Rousseau
La straordinaria influenza di
Rousseau sul XVIII e XIX secolo
ha avuto la conseguenza di
fondare l’inferiorità della donna
non più sulla volontà di Dio, così
come accadeva nel Medioevo, ma
sulla costituzione stessa della
natura, che ha sancito le differenze
tra genere maschile e femminile.
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Così «autorevolmente» parlavano
cent’anni fa
La donna è un uomo arretrato nel suo sviluppo. E’ tanto infantile
mentalmente quanto lo è fisicamente: le manca la barba, è
microcefala, stupida e pigra. Sa disporre i fiori, s’intende di cucina,
ma i grandi cuochi e i grandi maestri dell’arte sono uomini. (Teorie
«scientifiche» di Lombroso e Ferrero)
Il cinese è preistorico, la donna extra storica; l’uno è escluso dalla
storia a causa della tradizione, l’altra del sesso (Lezioni di Storia di
Giovanni Bovio)
La donna, pena grossi guai, non deve essere distolta dalla sua naturale
missione, ossia quella di allevare figli (Rivista di Filosofia Scientifica)
La donna è inferiore all’uomo perché il suo cervello pesa cento grammi
in meno di quello dell’uomo (Prof. Mingazzini - Giornale d’Italia del
7/11/1911)
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Così alcuni parlano
oggi
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Si intitola Le donne da Platone a Derrida (Plon editore, Parigi 2001)
un’antologia curata da tre studiose (Françoise Collin, Evelyne
Pisier e Eleni Varikas - una filosofa, una giurista e una storica )
che analizza la secolare misoginia dei maestri del pensiero.
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I proverbi
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Abbi donna di te minore, se vuoi essere signore.
Chi dice donna dice danno.
Donne e oche tienine poche.
Donne, asini e noci voglion le mani atroci.
La donna ha più capricci che ricci.
Donna che sa il latino è rara cosa, ma guardati dal prenderla in sposa.
Chi donne pratica, giudizio perde.
Le donne hanno lunghi i capelli e corto il cervello.
Chi vuol vivere e star sano, dalle donne stia lontano.
Mentre le belle si guardano, le brutte si sposano.
Le donne sono sante in chiesa, angeli in strada, diavole in casa, civette alla finestra
e gazze alla porta.
Le donne sono una certa mercanzia da non le tener troppo in casa.
Tempo, vento, signor, donna, fortuna, voltano e tornan come fa la luna.
Se le donne fosser d’oro, non varrebbero un quattrino.
Cu' asini caccia e fimmini cridi, faccia di paradisu nun ni vidi.
Buono o cattivo che sia, al cavallo si dà di sprone. Buona o cattiva che sia, alla
moglie si dà con il bastone.
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Un etimo
Matrimonio è parola di origine recente.
Nella Politica Aristotele osservava che l’unione dell'uomo e della
donna non ha un nome. Più in generale, noi oggi sappiamo che
nelle lingue indoeuropee (che si sono diffuse dall'Asia centrale
all'Atlantico per circa quattro millenni) mancava una parola per
dire 'matrimonio'.
In queste lingue venivano usati termini completamente diversi a
seconda del sesso: verbali per l’uomo, nominali per la donna. Per
l'uomo si adoperavano dei verbi che significavano 'condurre una
donna a casa propria'. Per la donna invece non si usavano verbi,
ma forme nominali, per indicare che essa 'non si sposa, ma è
sposata', che non compie un atto, ma cambia condizione.
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Parlante o parlata?
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Che strano: le donne hanno poca
autostima
“Signora maestra, come si forma il femminile?”
“Partendo dal maschile: alla ‘o’ finale si sostituisce
semplicemente una 'a'”
“Signora maestra, e il maschile come si forma?”
“Il maschile non si forma, esiste”
Le bambine e le donne nella propria vita dovranno
spesso fare i conti non solo con gli eventuali vincoli
sociali opposti alla propria piena realizzazione e
autodeterminazione, ma anche e soprattutto con le
proprie schiavitù interiori, indotte dalla fragilità dei
sentimenti di autostima e di stima per le donne in
generale, interiorizzata attraverso le rappresentazioni
depositate nella lingua.
Questa svalorizzazione costituisce il primo gradino verso
la strutturazione psichica della dipendenza dagli
uomini.
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Il maschile è inclusivo?
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Disegno di una ragazza di 15 anni
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Perfino nel linguaggio della parità
“La donna dev’essere uguale all’uomo”
Perché non si dice
“L’uomo dev’essere uguale alla donna” o
“L’uomo e la donna devono essere uguali”
?????????
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Stereotipi linguistici
• I termini “neutri” sono pochi
• Le “etichette” rischiano di far scattare immagini
complessive non corrispondenti alla realtà
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È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio
(Albert Einstein)
… tuttavia, vogliamo provarci
Stereotipi palesi:
Donna al volante, pericolo costante
Chi dice donna dice danno
Donne e motori, gioie e dolori
Il silenzio è il miglior ornamento delle donne
La donna è mobile qual piuma al vento
Stereotipi nascosti:
I diritti dell’uomo
La paternità di un’opera d’arte
Il signore e la signora Rossi
La governante; il governante
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1951
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1994 - 2011
Un linguaggio a forte connotazione
sessuale viene utilizzato anche
dalla politica della “seconda
Repubblica”, senza alcun
imbarazzo.
Ricompaiono termini e battute che si
pensavano appartenere ad
epoche premoderne, come quelle
immortalate dalle commedie
cinematografiche degli anni ’50, o
quelle usate dai maschi riuniti al
bar dello Sport.
Questi comportamenti pubblici sono
stati censurati dai governi e dalla
stampa internazionale.
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Modi di dire e frasi idiomatiche discriminanti,
anche in situazioni confidenziali e scherzose
Restare zitella
Essere una “vecchia” zitella
Essere uno scapolo
(d’oro!)
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Sulle bustine dello zucchero
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Traduzione?
Il libro di Caitlin Moran, How to be a
woman, è stato tradotto in italiano
“Ci vogliono le palle ad essere una
donna”.
L’editore spera così di vendere di più, e
naturalmente difende la propria
scelta con la scusa dell’ironia.
Per il commercio il linguaggio sessista è
pur sempre un valido alleato.
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Se l'uomo non è "vergine" è considerato più "uomo"; se non lo è la donna, è
perché è “facile”.
Se un uomo ha molte donne è "tosto", se una donna ha molti uomini è una
"puttana".
Se una donna veste in modo stravagante è poco seria, se lo fa l’uomo è un
originale.
Se un uomo arriva al successo è stato bravissimo, se ci arriva una donna è
perché è andata a letto con qualcuno.
Se un uomo dice parolacce è cosa normale, se lo fa una donna è volgare.
La prostituta è una donna senza morale, il gigolò è un uomo che ha
esperienza.
L’adulterio: per l’uomo un’avventura, per la donna una vergogna.
Il tempo libero: gli hobby maschili sono seri e impegnativi, quelli femminili
sono stupidi.
E infine
Le donne italiane hanno vinto tre volte il campionato europeo di calcio, ma
nessuno lo sa.
71
Sciupafemmine, termine derivato dal dialetto
napoletano.
Traduzione inglese: lady killer (vi pare verosimile?)
72
Provocante
Si dice in genere di una donna, dei suoi abiti, dei suoi atteggiamenti.
Se cerchi ‘provocare un uomo’ il vocabolario cita come sinonimo
‘sedurre’, o ‘conquistare’.
Ma se cerchi solo ‘provocare’ trovi ‘spingere a comportamenti
aggressivi’.
Come la mettiamo?
Sinonimi trovati: allettante, erotico, scollacciato, seducente, sexy, stuzzicante,
succinto, trasgressivo, audace.
Altri termini correlati: affascinante, ammaliante, irresistibile, maliardo,
indecente, indecoroso, osceno, eccitante, attraente, sensuale, inverecondo,
scollato, anticonformista, disinibito, ribelle.
Contrari trovati: castigato, pudico.
Altri termini contrari correlati: modesto, serio, sobrio, casto, decente, decoroso,
verecondo.
73
Dignità?
E’ interessante notare, come fa Daria
Martelli, lo slittamento semantico
dell’espressione ‘dignità femminile’,
che connotava originariamente un
pudore tradotto in reticenza, per cui la
maggior parte delle vittime non
denunciava reati come le violenze
maritali, gli stupri e gli incesti.
Solo dagli anni ’70 in poi la dignità è
divenuta per la donna il diritto di
essere protagonista nel mondo e di
essere rispettata in quanto persona.
74
75
La rete è moderna?
76
Anche nel web
Se digiti su Google
“giornalisti”: appaiono i siti dell’Ordine e della
Federazione
“giornaliste”: cercansi giornaliste sexy per
pornotv; le giornaliste più sexy della tv
77
Se oggi rivolgere commenti come i riferimenti al colore della pelle
in termini volgari crea finalmente scalpore rispetto a decenni
fa, lo stesso non si può dire per gli epiteti sessisti.
“Che bella gnocca” non fa scandalo, “negro” sì. La stessa cosa per
le differenze di classe. Non si dice più “serva” per la
collaboratrice domestica, ma pare normale dire “è passato un
bel culo”.
Se alla lingua viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella
costruzione sociale della realtà, questo vale anche per
l’identità di genere: è perciò necessario che non privilegi più,
come fa da secoli, il maschile, né continui a tramandare
pregiudizi negativi nei confronti delle donne, ma diventi
rispettosa di entrambi i generi.
Il problema non è la difesa di una morale, ma il significato sociale
di un’immagine dei rapporti uomo-donna in cui il secondo dei
termini si costruisca a partire dall’immaginario del primo.
78
Perché la figata è buona e bella mentre la cazzata è stupida e
cattiva?
Forse perché si ritiene buono e giusto che la donna sia sintetizzata
nella propria parte sessuale (non ha altra funzione sociale se
non di amante o di moglie); per l’uomo invece è degradante, e
quindi limitativo, confinarsi in quella importante ma non unica
qualità maschile.
E lo sfigato? Ciò che disturba nello stigma implicito nell’attributo è
duplice.
Da un lato l’implicita, primitiva gerarchizzazione dei maschi in base
all’accesso alle donne: lo ‘sfigato’ sta in basso, escluso dal
godimento, mentre chi conta e comanda è baciato dalla
fortuna e in grado di godere. Dall’altro lato, una riduzione della
donna a oggetto di possesso, collezione, vanteria maschile: lo
‘sfigato’ è il contrario di un macho o di uno sciupafemmine,
non potrà mai disporre né di un palmarès di conquiste,
avventure, storie da esibire, né tanto meno di un harem.
79
Anche gli insulti costruiscono
l’immaginario
Le invettive indirizzate ai maschi si basano
prevalentemente sulla stupidità,
sull’inefficienza, sulla disonestà, sul
crimine, sulla cattiveria, sulla
vecchiaia, sullo sport. O sulle donne
della sua famiglia. Quelle che
riguardano la bruttezza sono
pochissime.
Quelle che riguardano invece le donne si
riferiscono praticamente tutte
all’aspetto fisico e/o al sesso. È un
elenco che, nella sua ossessiva
insistenza, fa impressione.
80
Un cortigiano: un uomo che vive a corte
Una cortigiana: una donnaccia
Un professionista: un uomo che conosce bene la sua
professione
Una professionista: una donnaccia
Un uomo pubblico: un uomo famoso
Una donna pubblica: una donnaccia
Un uomo di strada: un uomo duro
Una donna di strada: una donnaccia
Un uomo facile: un uomo col quale è facile vivere
Una donna facile: una donnaccia
Un intrattenitore: un uomo socievole
Un’intrattenitrice: una donnaccia
Un uomo molto disponibile: un uomo gentile
Una donna molto disponibile: una donnaccia
81
Perché “figlio di buona donna” e non
“figlio di buon uomo”?
Perché “figlio di puttana” e non “figlio di
evasore fiscale”?
Non servono scuse come “l’ho detto per
scherzo” o “volevo dire che”: c’è
sicuramente un altro modo di dire le
cose.
Dietro ogni insulto si può leggere un
pezzo di storia della società che lo
produce.
82
Titoli di giornale su donne importanti
83
Dietro all’offesa, la paura
L’insulto rivolto a un uomo chiama spesso in causa le “sue” donne,
la sorella o la madre (direttamente, in figlio di puttana, o
indirettamente, ‘a bucchina ‘e mammeta - ‘a bucchina ‘e
soreta), o la fidanzata/moglie (indirettamente,
nell’apostrofarlo come becco o cornuto).
Dal Medioevo in poi chi subisce un tradimento è oggetto di
scherno e di irrisione mediante l’abbassamento a un livello
animalesco-grottesco, che serve a esorcizzare diverse paure, e
soprattutto l’angoscia di essere traditi per inadeguata o scarsa
virilità.
Non è usuale “cornuta”, non esiste “becca”: l’esser tradita forse è
troppo usuale per esser degno di nota, e poi solo i maschi
possono temere che il figlio non sia loro.
84
«Fatti una ragazza»
“Inesperto perché ha scopato poco”: tipico modello della mentalità
patriarcale, paternalista e “maschia” che attribuisce all’abilità e alla
pratica nel consumo del sesso (sesso etero, sia ben chiaro) un
particolare valore sociale, etico, iniziatico persino.
“Fatti una ragazza”, pronunciata da un uomo verso un altro uomo con
l’atteggiamento paternalista di chi ne sa di più, di chi non considera
l’interlocutore alla sua altezza, al suo grado di maturità. Quindi chi la
pronuncia usa il classico luogo comune sessista secondo il quale, per
“crescere”, per “maturare”, serva fare sesso; se non eiaculi un po’
dentro qualcuna, non sei “uomo”. Niente male eh?
“Fatti” una ragazza. Già “tròvati” sarebbe stato meno violento. La ragazza
quindi uno se la deve fare come “ci si fa” la macchina, la moto, un
viaggio. La ragazza la si acquista, la si prende, è lì a disposizione, ce ne
sono tante. Scegli marca e modello, considera se puoi permetterti gli
optional e fattela.
“Una” ragazza, non “la” ragazza. Non è richiesto alcun grado di
particolarità, va bene una qualunque. Lo scopo è svezzare il
ragazzetto, quindi chi sia lei è indifferente, va bene una qualunque
alla bisogna.
85
Fa male anche il silenzio
Un amico dice: “Senti questa barzelletta, è divertente”. Sorridi e ti
aspetti di fare una bella risata, invece ti trovi ad ascoltare una
barzelletta umiliante per le donne. Le descrive come
incompetenti, deboli, isteriche, oppure come semplici
strumenti sessuali. Molte barzellette parlano di cose terribili
come lo stupro in un modo “scherzoso”.
Il sorriso ti si è gelato sulle labbra e ti senti a disagio; sai che tutto
questo non è giusto. Vorresti dire qualcosa ma ti sembra che
agli altri presenti la barzelletta sia piaciuta. Sorridono e tu non
vuoi fare il guastafeste.
Ma forse, forse, forse, alcuni di loro stanno pensando le stesse
cose che pensi tu; forse quel sorriso che hanno stampato in
faccia è imbarazzato quanto il tuo.
86
Titoli di cortesia
87
Hanno un attimo di esitazione. Poi, con un
sorriso gentile, ti chiedono quasi galanti:
“signora o signorina?”. È come se pensassero
che chiamarti signora quando sei signorina sia
un po’ indelicato.
E chiamarti signorina quando sei signora sia
invece un po’ troppo lusinghiero. Si
confondono, si impappinano, si perdono nel
dettaglio: gli uomini.
Silvia Ballestra
88
Il lessico
89
Le forme sessiste derivano da:
• Asimmetrie grammaticali, come l’uso del maschile
generico
es. i cittadini: si usa il maschile per denotare sia maschi che
femmine
• Asimmetrie semantiche, che riflettono gli stereotipi
sociali
es. un governante/una governante
90
In italiano non esiste il neutro
Si sostiene, salomonicamente, che il maschile si può usare 'in
senso neutro' o che 'tanto ci si riferisce al lavoro, non alla
persona, quindi non importa specificare se si tratta di maschile
o femminile'.
Ma il 'maschile neutro' non esiste, e per ragioni squisitamente
linguistiche: in italiano il genere grammaticale corrisponde,
per gli 'esseri animati', a quello biologico. Il genere
grammaticale maschile si lega a un referente biologicamente
maschile, quello femminile a un referente femminile.
Semplificando molto, il genere grammaticale maschile evoca
nella nostra mente un uomo, quello femminile una donna.
In italiano il genere grammaticale dei nomi è comunemente
congruo con il genere biologico del referente.
91
Paradossi quotidiani
RaiTre ha un nuovo direttore (Bianca Berlinguer)
Il marito dell’assessore sarà presidente
Il sindaco di Cosenza ha partorito una bambina
Il ministro indossava un tailleur rosa
Il segretario di Stato (Hillary Clinton) ha accolto la
notizia con animo virile
• Il primo ministro indiano (Indira Gandhi) è stato
assassinato
•
•
•
•
•
92
I femminili che mancano
ÆNella nostra lingua mancano i femminili relativi alle professioni e alle
cariche che le donne hanno via via assunto nel corso di questo secolo. I
femminili sono invece ben presenti e radicati per ruoli e mestieri
tradizionalmente svolti dalle donne quali: casalinga, massaia, governante,
lavandaia, infermiera, merlettaia, segretaria, nutrice, levatrice, etc. Per
molti di questi, manca significativamente il maschile, oppure esso assume
un significato totalmente diverso.
ÆChe fare per colmare queste lacune? Le linguiste suggeriscono di puntare
direttamente alla creazione del femminile che manca, anche se questo
inizialmente “suona male”. Più è rara la presenza femminile in questi ruoli
più è difficile accettarne il femminile. Guarda caso, i femminili che risultano
più strani e più forzati sono proprio quelli relativi ai ruoli di potere più
elevati e alle professioni. Nessuno si stupisce più di mestieri di livello
medio-basso declinate al femminile come cameriera, impiegata, cassiera,
commessa, parrucchiere, ragioniera.
9
Molti incarichi professionali sono stati
tradizionalmente affidati a uomini, per cui il
problema della desinenza al femminile si è
creato tardi.
Ruoli professionali,
cariche istituzionali e politiche sono quindi
espresse col genere maschile anche se
ricoperte da donne.
94
Angela Merkel vuole essere nominata al
femminile, perché lo ritiene un
genere di tutto rispetto, anzi di gran
rispetto. E non teme di perdere di
autorevolezza venendo apostrofata
Kanzlerin, cioè Cancelliera.
Merkel è dunque al
contempo Cancelliera e una delle
persone più potenti del mondo. Si
può fare.
95
• Non sempre vi è stato un cambiamento nell’etichetta
linguistica che potesse includere le donne.
• All’inverso per altre professioni, tipicamente femminili,
l’ingresso degli uomini ha comportato una ridefinizione
dell’etichetta linguistica designante la categoria.
• Per esempio: hostess --> tipicamente femminile, dopo
l’ingresso degli uomini -->assistenti di volo.
96
Le differenze riscontrabili negli usi linguistici
riflettono spesso le più importanti distinzioni
esistenti all'interno della comunità.
Non si mette in dubbio che l’uso del maschile con
doppia valenza faccia parte integrante della
lingua italiana, così come è entrata nell’uso.
Ciò che meraviglia è quanto le conseguenze sulla
mente di chi scrive e di chi legge, di chi parla e
di chi ascolta, siano state completamente
ignorate: che non ci si sia accorti di come tale
abitudine linguistica riesca a cancellare
completamente la presenza delle donne in un
testo, che si tratti di storia, di cronaca, di
attualità politica od altro, rendendo, per
converso, ancor più massiccia la già
preponderante presenza maschile.
97
Che brutto termine, suona male
Un termine nuovo è spesso giudicato brutto solo in quanto
nuovo, cioè urta contro la purezza, la continuità e la
tradizione … Bruno Migliorini, linguista
In molti casi è proprio la mancanza del termine nuovo a
causare scorrettezza e dissonanze
98
Resistenze: ministro o ministra?
Le esitazioni puntualmente provocate da qualsiasi tentativo di
'cambiare la lingua' per definire i nuovi ruoli delle donne a
livello di comunicazione sia istituzionale sia individuale e
quotidiano, per quanto si dichiari l'assenza di intenzioni
discriminatorie, rivelano in sostanza un'ancora diffusa
diffidenza ad accettare il riconoscimento di uno status sociale
di piena dignità socio-professionale per le donne e, in termini
più generali, una profonda resistenza a mutare i modelli di
genere tradizionali.
In ambito protestante è stata coniato il termine pastora per
indicare il ministero pastorale esercitato da una donna. In
pochi anni il termine è entrato nell'uso comune e non suona
più "stonato".
La lingua è viva e si adatta alla realtà: le resistenze sono simboliche
e non grammaticali.
99
il ministro Elsa Fornero, il magistrato Ilda Bocassini,
l’avvocato Giulia Bongiorno, il rettore Stefania
Giannini
Qual è la ragione di questo atteggiamento linguistico? Le risposte più
frequenti adducono l’incertezza di fronte all’uso di forme femminili
nuove rispetto a quelle tradizionali maschili (è il caso di ingegnera), la
presunta bruttezza delle nuove forme (ministra proprio non piace!),
o la convinzione che la forma maschile possa essere usata
tranquillamente anche in riferimento alle donne.
Ma non è vero, perché maestra, infermiera, modella, cuoca, nuotatrice,
ecc. non suscitano alcuna obiezione: nessuno definirebbe mai
Federica Pellegrini nuotatore.
Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli
professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano
poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente,
di tipo culturale.
100
101
Il lessico dell’italiano prevede sia un repertorio ormai radicato di
forme femminili, sia una serie di neoformazioni. La maggior
parte dei nuovi termini femminili per professioni o ruoli
istituzionali si è “modellata” su quanto ha proposto Alma
Sabatini :
- i termini -o, - aio/-ario mutano in-a, - aia/-aria
es. architetta, avvocata, chirurga, commissaria, deputata,
impiegata, ministra, prefetta, notaia, primaria, sindaca
- i termini in -iere mutano in -iera
es. consigliera, infermiera, pioniera, portiera
- i termini in -sore mutano in -sora
es. assessora, difensora, evasora, revisora
- i termini in –tore mutano in -trice
es. ambasciatrice, amministratrice, ispettrice, redattrice, senatrice
102
Nei casi seguenti la forma del termine non cambia e si ha
soltanto l’anteposizione dell’articolo femminile:
- termini in -e /-a
es. la custode, giudice, interprete, parlamentare, preside,
poeta, vigile
-forme italianizzate di participi presenti latini
es. agente, dirigente, inserviente, presidente,
rappresentante
-composti
-es. capofamiglia, caposervizi
103
Il suffisso -essa
• Nasce per indicare “la moglie di chi esercita la funzione e non già
chi è idonea a esercitarla direttamente” (Leone)
• Si è stabilizzato un tempo soprattutto nei titoli nobiliari
baronessa; contessa; principessa; duchessa
• È entrato nell’uso comune con parole come
professoressa; dottoressa; studentessa
Dottoressa però in tutto il corso della sua storia fino ai primi del ‘900 è stato usato in
modo prevalentemente negativo e beffardo, per indicare donne saccenti e
presuntuose.
Il Rigutini - Fanfani (1880) annota: «femm. di Professore; ma si userebbe più spesso per
ischerzo: “Vuol far la professora, ma non sa nulla”»
• Conserva una sfumatura ironica e discriminante
ministressa; medichessa, deputatessa
• Tende a perdere vitalità e produttività
104
In segreteria
Pensate alla parola segretaria: declinata da subito al femminile,
dagli anni ’60 in poi è stata spesso svilita e vilipesa nel ruolo.
Come sappiamo, esiste anche il segretario, ma non in
quell’accezione. E infatti ecco che il vocabolo si nobilita e
diventa Franco Siddi, segretario della Fnsi.
E deve essere davvero nobile se anche Susanna Camusso ci tiene
a farsi chiamare segretario della Cgil, e guai a chiamarla
segretaria. Ma perché? Perché se declinata al maschile la
parola immediatamente assume un connotato nobile, se al
femminile no?
Fortuna che ogni tanto qualcuna si sveglia e allora ecco Angela
Merkel che si fa chiamare cancelliera.
105
L’uso in evoluzione
106
Ondeggiamenti - Ricerche da internet
• Carabiniera (28.600), donna carabiniere (372), carabiniere
donna (288), carabiniere in gonnella (31), carabiniere in rosa
(1)
• Poliziotta (162.000), donna poliziotto (6.830), poliziotto
donna (500), poliziotto in gonnella (142), poliziotto al
femminile (1)
• Avvocato Giulia Bongiorno (4.640), avvocata Giulia Bongiorno
(133), avvocatessa Giulia Bongiorno (93)
• Il ministro Carfagna (352.000), la ministra Carfagna (17.600),
107
la ministressa Carfagna (83)
La lentezza culturale
e la velocità tecnologica
Fino al 2009, se si cercava in Google la voce “imprenditrici di
successo”, il motore di ricerca non ne voleva sapere e
tentava di riportarti sulla retta via suggerendoti che “forse
cercavi imprenditori di successo”.
108
109
LINGUAGGIO SESSUATO: esempi (T. De Mauro, 2005)
Dall’analisi di queste definizioni sembrerebbe che il ministro-uomo abbia uno
status superiore rispetto alla ministra-donna
MI·NÌ·STRO - s.m. FO
1a. chi, come subalterno al servizio di un potente, di un'autorità politica e sim., ricopre cariche
ufficiali; chi esercita un alto ufficio agendo in nome e per conto di un'autorità superiore: ministro
del re; 1b. fig., chi svolge un'opera attiva per la diffusione di qcs., chi compie una missione: essere,
farsi ministro di pace; 1c. LE chi si fa carico di compiere un'azione, di portare a compimento un
progetto per ordine o per conto altrui: il Nibbio, uno de' più destri e arditi ministri delle sue
enormità (Manzoni); 2. FO ciascuno dei membri del governo cui è affidato il compito di dirigere
uno dei rami della pubblica amministrazione e di partecipare all'esercizio del potere esecutivo
(abbr. Min.): ministro degli interni, ministro degli esteri; 3. CO chi cura l'amministrazione di un
patrimonio, di un'azienda, ecc. | i ministri della giustizia, i magistrati; 4. TS dir.intern. diplomatico
di grado inferiore a quello di ambasciatore; 5. TS eccl. il superiore di alcuni ordini religiosi; 6. TS lit.
ministrante
MI·NÌ·STRA - s.f.
1. BU spreg. o scherz., ministressa; 2a. LE sacerdotessa di un culto pagano, destinata al servizio del
tempio di una divinità: l'armonia della bellezza e il vivo | spirar de' vezzi nelle tre ministre
(Foscolo); 2b. LE entità astratta spec. personificata che si immagina reggere il governo degli
avvenimenti umani o intervenire nelle vicende del mondo: la ministra | de l'alto Sire infallibil
giustizia (Dante)
110
Il dizionario
Nel 1994 il dizionario Zingarelli, con un ribaltamento storico, ha
inserito la declinazione al femminile di 800 parole maschili,
nonostante il fastidio di diversi accademici della Crusca e il
leggero ribrezzo di non poche studiose e studiosi.
Sono nate così l'avvocata e l'ingegnera, la ministra e l'assessora,
la notaia e la chirurga, la giudice e la carpentiera.
E a chi sostiene che certi femminili suonano male, vale la pena
rispondere che non si tratta solo di fonetica, perché se
suonano bene parole come parrucchiera, coniglietta o
monaca, non si capisce perché non dovrebbero suonare bene
cariche come direttrice, assessora, sindaca o questora.
111
I docenti sono uomini,
gli amministrativi donne!
112
Storica, ma direttore
113
Cambia la realtà
=
cambia il linguaggio
Le istituzioni promuovono la
femminilizzazione della lingua
114
115
116
Onu, Dichiarazione universale dei diritti umani
(1948)
• l’art. 1 affermava che tutti gli uomini nascono
liberi e uguali in dignità e diritti
grazie alle pressioni delle donne delle lobbies e
delle delegazioni sovietiche e indiane la
dizione fu cambiata in
tutti gli esseri umani
117
Orientamenti europei
Parlamento Europeo: Vademecum per evitare un uso
sessista delle lingue (2009)
Commissione Europea per i diritti della donna e
l’uguaglianza di genere (2008): Risoluzione
“ Sull’impatto del Marketing e della pubblicità sulla
parità tra donne e uomini”
Commissione Europea (2006)” Una tabella di marcia
per la parità tra donne e uomini”
Europa (Commissione e Parlamento europeo, altri Stati)
•
•
•
•
Raccomandazione R(90)4, 1990, del Comitato dei Ministri sull’eliminazione
del sessismo nel linguaggio
Donne e linguaggio, di Patricia Niedzwecki, 1993, pubblicato dalla Ce
Raccomandazione REC(2003)3 del Comitato dei Ministri agli Stati membri
sulla partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini ai processi
decisionali politici e pubblici (cita buone pratiche: Francia, Svizzera, Austria,
Germania)
La neutralità di genere nel linguaggio usato dal Parlamento europeo, Linee
guida del Parlamento europeo, maggio 2008
(http://ec.europa.eu/dgs/translation/rei/documenti/rete/neutralitagenere.pdf)
•
Spagna, 2007: Legge costituzionale 3/2007 per la parità effettiva tra gli
uomini e le donne, cita tra i criteri generali di attuazione dei poteri pubblici
l’adozione di un linguaggio non sessista in ambito amministrativo e la
promozione dello stesso nella totalità dei rapporti sociali, culturali ed
artistici
119
Secondo la Decisione del
Parlamento europeo 397.475
IT, deve essere usato un
linguaggio senza sessi, per una
lingua che rifletta in modo
appropriato la sua adesione al
principio dell’uguaglianza di
genere.
Ad esempio, i traduttori e i
redattori degli atti legislativi
devono saper riconoscere ed
evitare il significato
discriminatorio che dipende
dall’uso di alcuni vocaboli ed
espressioni di uso comune
nelle diverse lingue.
120
Scrive il Parlamento Europeo …
121
In Spagna e in Lichtenstein la lotta contro il sessismo
passa anche attraverso i segnali stradali
122
In Italia, a livello centrale
Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (Alma
Sabatini, Commissione nazionale per la parità e le PO tra uomo e donna, 1987)
http://www.innovazionepa.it/dipartimento/documentazione/documen
tazione_pari_opportunita.htm
•
•
•
•
La società cambia, è necessario cambiare l’atteggiamento
Le scelte linguistiche coerentemente devono veicolare questo cambiamento
È necessario avere la consapevolezza che la lingua è stata androcentrica
Proposte
123
Bisogna risalire a un momento importante del
dibattito sulla “lingua sessuata”, che ha
impegnato, dagli anni ‘70 in poi, studiosi e
intellettuali, sotto la spinta delle elaborazioni
teoriche delle donne.
Il momento coincide con la formulazione delle
Raccomandazioni per un uso non sessista della
lingua italiana (1987) della studiosa Alma Sabatini.
Dietro il meritorio lavoro svolto da Sabatini premeva
una realtà in mutamento, un mondo di valori in
subbuglio, nel quale si cominciava a percepire con
chiarezza, per esempio, che i suffissi in -essa e in trice avevano sempre indicato le poche attività
svolte dalle donne con il benevolo e spesso
ipocrita benestare degli uomini: dottoressa,
professoressa, badessa, studentessa, poetessa;
levatrice, ricamatrice, scrittrice.
124
Le proposte contenute nel volumetto di Sabatini
trovarono eco nel Codice di stile delle
comunicazioni scritte ad uso delle
amministrazioni pubbliche pubblicato presso il
Dipartimento per la Funzione Pubblica della
Presidenza del Consiglio dei Ministri (1993) e
successivamente nel Manuale di Stile.
Strumenti per semplificare il linguaggio delle
amministrazioni pubbliche. Proposta e
materiali di studio, a cura di Alfredo Fioritto
(1997).
C. Robustelli, Pari trattamento linguistico di uomo e donna,
coerenza terminologica e linguaggio giuridico, in La
buona scrittura delle leggi, a cura di Roberto Zaccaria,
2012
125
A livello locale
Statuti dei Comuni di Pisa, Reggio Emilia, Roma, Venezia e
altri (dal 2000): “in tutti gli atti del comune si deve usare un
linguaggio non discriminante, in particolare sono espresse al
femminile le denominazioni di incarichi e funzioni ricoperte
da donne”
Esempio recente (novembre 2010) del Comune di Imola, che riscrive il proprio
Regolamento esplicitando la differenza di genere
126
Regione Lombardia
127
Mentre il lessico è più sensibile ai cambiamenti nella
percezione della realtà, le strutture morfosintattiche si
possono modificare solo in un arco temporale più lungo e
con maggiore difficoltà
128
Esempi
Tutti i giorni donne e uomini dicono almeno una frase del tipo
"devo andare dal medico", "hai bisogno di un avvocato", "gli
studenti hanno protestato", "i viaggiatori in partenza per
Roma" , "siamo cittadini europei …
Si osservi ora questo caso:
“Hermann Hesse è uno dei più grandi scrittori.”
“Doris Lessing è una delle più grandi scrittrici.”
Hermann Hesse viene messo in risalto fra scrittrici e scrittori,
Doris Lessing solo fra le scrittrici. Quindi si dovrebbe dire
“Doris Lessing è tra i più grandi scrittori e scrittrici.”
129
Invisibilità
L’uomo primitivo? Donne non ce n’erano?
Il maschile neutro occulta la presenza delle
donne, così come ne occulta l’assenza
Quando si parla, ad esempio, della democrazia
ateniese sottolineando che «gli Ateniesi» avevano
diritto al voto, viene di fatto nascosta la realtà
che questo era negato al 50% circa della
popolazione, le donne.
Vedi «suffragio universale» ai tempi giolittiani,
quando le donne erano totalmente escluse dal
voto.
130
Chi guida la grammatica?
• E’ il maschile che guida le regole della concordanza
(l’aggettivo diventa maschile se in un gruppo c’è anche solo
un sostantivo maschile).
• La regola è stata fissata in Francia a metà del ‘600 da
Dominique Bouhours, prete gesuita e grammatico, nato nel
1628 e morto nel 1702, che l’ha giustificata affermando beatamente ignaro del politically correct di là da venire - che
quando due generi si incontrano, bisogna che il più
nobile prevalga
131
Se l’insegnante si rivolge alla
propria classe mista dicendo
“Ragazzi, ora faremo...”, tutta
la classe si sente chiamata in
causa, ma se dice “Ragazze,
ora faremo...” solo la
componente femminile si
sente interpellata.
132
Facciamo un semplice esperimento mentale: supponiamo che
nella cultura X la gente usi pronomi diversi in funzione non
del sesso, ma del colore della pelle. Per puro caso il
pronome generico è quello usato per riferirsi ai bianchi e,
per puro caso, il gruppo sociale privilegiato è quello dei
bianchi.
Come reagiremmo alle proteste della gente di colore per l’uso
dei pronomi "bianchi" per riferirsi a un individuo generico?
133
Traduzione?
Un esempio indicativo del
rovesciamento simbolico che
spesso si accompagna al
cambio di genere nel
passaggio dal latino
all’italiano.
Nella lingua latina, i nomi di albero
sono femminili e i frutti, loro
prodotto, sono di genere neutro.
In quella italiana, invece, gli alberi
sono per lo più maschili e i loro
frutti sono femminili.
Dunque il melo crea, genera, produce
… la mela. E’ una forma simbolica
di appropriazione della maternità,
fenomeno noto a chi frequenta i
miti.
134
Il maschile neutro
• evitare l’uso del maschile come genere non marcato (diritti
dell’uomo > umani, della persona)
• anteporre il femminile nelle coppie oppositive (uomini e
donne > donne e uomini, alternare)
• evitare parole tipo fratellanza > solidarietà
• accordare aggettivi e participi al femminile se la
maggioranza dei nomi, o l’ultimo nome, sono femminili:
Maria, Francesco e Giovanna sono arrivate
• evitare di citare le donne come categoria a parte (questi
popoli si spostavano con donne e bambini in cerca… come
se le donne non fossero popolo)
135
Nomi, cognomi, titoli
• evitare segnalazioni asimmetriche di donne e uomini (es. la
Gelmini e Tremonti > Gelmini e Tremonti)
• usare signora (simmetrico di signore) e non signorina
• usare il titolo professionale e non signora, specie se lo si fa per
i nomi maschili (la signora Rossi e il prof. Bianchi > la prof.
Rossi e il prof. Bianchi)
• parlando di una coppia usare anche il cognome della donna (il
signore e la signora Curie > la coppia Curie-Slodowska)
Il Ministro del Welfare chiede di non essere chiamata “la”
Fornero: l’articolo davanti al cognome le sembra espressione
di maschilismo
136
137
Anche negli studi sul linguaggio ci sono modelli
differenti
Modello del dominio (Lakoff) e modello della differenza (Tannen) appartengono
storicamente a due fasi del movimento femminista: il primo corrisponde al
momento della testimonianza dell'oppressione delle donne in ogni aspetto della
loro vita, il secondo al momento della rivalutazione della tradizione culturale delle
donne.
I due modelli possono però essere visti come complementari: se anche è vero che
donne e uomini sono socializzati in sotto-culture diverse, così come sostiene il
modello della differenza, le relazioni sociali patriarcali influiscono tuttavia sui due
gruppi in modo diverso, privilegiando gli uomini, così come affermato dal modello
del dominio.
Si mette allora in guardia dall'assumere una sola prospettiva a detrimento delle altre:
un'attenzione esclusiva alla differenza conduce a sottovalutare il ruolo del
dominio e del privilegio maschili; ma focalizzarsi esclusivamente sul dominio
porta a disconoscere le differenze di esperienza e di credenze. E così concentrarsi
solo sulle strutture sociali porta a ignorare il fatto che le identità di genere sono
fluide e instabili, mantenute solo da certe pratiche; ma sottolineare troppo il
cambiamento e la creatività potrebbe far sottovalutare il peso di un sistema
percepito come statico e di forza normativa.
138
Bibliografia
Ø AA.VV. (De Mauro, Tullio): Come parlano gli italiani. Firenze (La Nuova Italia), 1994
ØAA. VV. (Sobrero, Alberto A.) Introduzione all’italiano contemporaneo, Le strutture, Roma- Bari
(Laterza), 1993
Ø Berruto, Giuseppe: La sociolinguistica dell’italiano contemporaneo. Roma (La Nuova Italia
Scientifica), 1992
ØChiti, Eleonora, Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi . In: Educare ad essere donne e
uomini: Intreccio tra teoria e pratica, Torino (Rosenberg e Sellier), 1998
ØCortelazzo, Michele A.: Italiano d’oggi. Padova (Esedra editrice s.r.l.), 2000
Ø D’Achille, Paolo: L’italiano contemporaneo. Bologna (il Mulino), 2003
ØDella Valle, Valeria/ Patota, Giuseppe: Il Salvalingua. Il manuale più aggiornato per risolvere tutti i
dubbi dell’italiano parlato e scritto. Milano (Sperling Paperback), 1995
ØMarcato G. (a cura di), Donna e linguaggio, Padova (CLEUP), 1995
ØPerrotta Rabissi, A. e Perucci, M.B., Linguaggiodonna . Primo Thesaurus di Genere in lingua
Italiana, Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, Milano, 1991
ØRobustelli, Cecilia, Il genere femminile nell’Italiano di oggi: la norma e l’uso, Commissione
Europea, 2007
ØSapegno, Maria Teresa, Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole, Roma
(Carocci), 2010
ØSerravalle, Ethel (a cura di), Saperi e libertà, Progetto Polite (Associazione Italiana Editori), Milano,
139
2000
140
141
Il sessismo nella lingua italiana (pdf scaricabile della
Commissione Pari Opportunità della Presidenza del
Consiglio): risale al 1993 ma è ancora attuale.
Linee guida per l'uso del genere nel linguaggio
amministrativo (pdf scaricabile della Commissione
Pari Opportunità del Comune di Firenze in
collaborazione con l'Accademia della Crusca), 2012.
142
143
Il Glossario Lessico della differenza, a cura di Aida Ribero
(Centro studi e documentazione pensiero femminile della
Regione Piemonte) contiene 51 voci in ordine alfabetico
che definiscono alcuni concetti-chiave inerenti alle
tematiche di genere.
Come si legge nell’introduzione, il glossario intende
sintetizzare una serie di ‘voci’ relative al pensiero della
differenza, in modo semplice e chiaro, ma affidabile
scientificamente, sia nell’esposizione che nei contenuti.
Inoltre, ha lo scopo di rendere fruibile la terminologia di
genere alle giovani e ai giovani che affrontano tesi di
laurea su questi temi, nonché alle nuove generazioni che
intendono operare nell’ambito dei progetti sulle pari
opportunità e di una società che si prefigge una
democrazia sempre più equa e solidale.
E’ possibile scaricare la versione integrale del testo.
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La lingua sessuata - Comune di Lentini