DAMELLO BRENT A A Vent’anni di esperienza per il futuro di una conservazione responsabile La scadenza dei venti anni dall’entrata in vigore della legge provinciale n. 18/1988 costituisce un’occasione importante, da un lato, per compiere un bilancio degli effetti indotti e dei risultati perseguiti sul piano della conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e, più in generale, del territorio provinciale e, dall’altro, per dirigere lo sguardo al futuro, anche 20 ANNI DI PA RCO alla luce della recentissima legge provinciale n. 11/2007 che, tra le altre cose, ridisegna la disciplina delle aree protette e dei parchi naturali. Rispetto alla prima parte di questa sintetica riflessione, si può certamente evidenziare come in questi venti anni i parchi naturali provinciali, attraverso un percorso non facile e spesso caratterizzato, in particolare nella prima fase, da contrasti e opposizioni anche accesi, abbiano efficacemen te contribuito a garantire il mantenimento, a livelli di assoluta eccellenza, ed il miglioramento complessivo dei valori ambientali, naturali, ma anche storico - culturali che il territorio esprime. Al tempo stesso, è stato favorito un investimento crescente sul versante dell’approfondimento delle conoscenze e su quello dell’elevazione complessiva dei livelli di qualità, sia del contesto che dell’agire umano. Attraverso questo percorso e questo approccio consapevole si e’ assistito ad un progressivo cambiamento di atteggiamento delle amministrazioni e delle popolazioni locali nei confronti del Parco, passando da posizioni di manifesta contrarietà a posizioni di diffidenza, fino, da ultimo, a posizioni di supporto convinto e di favore rispetto alla presenza e alle iniziative dei parchi naturali. In altri termini, attraverso le scelte originarie del forte coinvolgimento delle amministrazioni locali è stato possibile passare, con concrete azioni quotidiane, da un’idea di Parco associata unicamente ai vincoli ad un’idea di Parco come laboratorio di qualità e come opportunità di sviluppo equilibrato. Il Parco, quindi, come laboratorio ambientale ma anche come laboratorio sociale, ove sperimentare modelli di confronto, di partecipazione responsabile, di coesione sociale e di condivisione di obiettivi comuni per il perseguimento di politiche di sviluppo dei territori attente agli equilibri ecologici e sociali che gli stessi territori e le popolazioni che li abitano esprimono. Sono proprio questo modello e questa esperienza che hanno ispirato il legislatore provinciale nella definizione dei nodi principali della nuova legge provinciale n. 11/2007 per la materia delle aree protette: in primo luogo, la conferma di tutti gli elementi positivi che da questi venti anni è possibile ricavare, considerando i parchi naturali ed i biotopi provinciali, ora denominati riserve, i tasselli di base intorno ai quali costruire il nuovo disegno della conservazione del patrimonio naturale provinciale; la conferma ed il rilancio, anche al di fuori dei parchi naturali, del modello della partecipazione responsabile nei processi di gestione, ad esempio attraverso lo strumento della rete delle riserve, ma anche in quelli di individuazione ed attivazione di nuove aree di conservazione e di valorizzazione territoriale; la costruzione di una rete funzionale delle aree protette, capace di inserire in un disegno strategico organico, rispetto al quale i parchi rappresentano nodi essenziali e fondamentali, tutti gli elementi del sistema stesso (parchi, appunto; riserve provinciali e locali; rete natura 2000), assicurando una regia unitaria e partecipata (cabina di regia delle aree protette), capace anche di guardare e dialogare con le reti nazionale ed internazionale della conservazione della natura. Tutto questo con un’idea di fondo, con una consapevolezza che esprime senso di responsabilità, ma anche orgoglio, senso di appartenenza, di identità, stimolo all’impegno per il futuro. I valori ambientali, naturali, paesaggistici, intimamente e delicatamente connessi con quelli sociali, storici, culturali che il territorio trentino esprime ne costituiscono il substrato portante, il valore aggiunto, non riproducibile e non delocalizzabile pur nell’epoca della globalizzazione. Per questo, rispetto a questi valori le logiche dei vincoli e delle imposizioni sono perdenti mentre, invece, intorno a questi valori diventa prioritario investire sempre più, e con maggior convinzione, sull’informazione, affinché evolva in conoscenza, e, quindi, in consapevolezza, in partecipazione attiva ed in responsabilità, per una politica della conservazione capace di sostenere uno sviluppo sociale ed economico equilibrato per il futuro di questo territorio e per il piccolo contributo che questo lembo di terra può e deve dare per la salvaguardia del mondo intero. ADAMELLO BRENTA ANNO 12 – N. 2 ANNO 12 – N. 2 MAGGIO 2008 MAGGIO 2008 20 ANNI DI PARCO 20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA Stampato su carta fornita da Cartiere del Garda Spa, azienda specializzata nella produzione di carte patinate senza legno. Certificata ISO 14001, Registrazione EMAS (30 giugno 2005). Cartiere del Garda pone molta attenzione alla scelta delle materie prime e impiega prevalentemente cellulose selezionate provenienti da fornitori che attuano una buona gestione delle risorse forestali. Tutte le carte sono prodotte in ambiente neutro senza acidi (acid-free). Interno GardaPat 13 Klassica 90g/m2 - Copertina: GardaPat 13 Klassica 200g/m2 POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007 Mauro Gilmozzi assessore provinciale all’urbanistica, ambiente e lavori pubblici ADAMELLO BRENTA PARCO - NUMERO SPECIALE “20 ANNI DI PARCO” POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007 8 8 19 8 0 0 DAMELLO BRENTA A 2 - 20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA “...Scopo dei parchi è la tutela delle caratteristiche naturali e ambientali, la promozione dello studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali...” (art. 1 della legge Prov.le n° 18/1988, istitutiva dei parchi naturali trentini) ADAMELLO BRENTA PARCO quadrimestrale del Parco Adamello Brenta Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 670 Aprile 1997 Redazione e Amministrazione: via Nazionale, 24 - 38080 Strembo (TN) tel. 0465.806666 Direttore responsabile: Sergio Franceschinelli Numero speciale “20 anni di Parco” Coordinamento editoriale: Claudio Ferrari e Astrid Mazzola Editing: Astrid Mazzola e Alberta Voltolini Hanno collaborato a questo numero: Laura Andreolli, Francesco Borzaga, Nadia Caliari, Carmen Caola, Franco De Battaglia, Maddalena Di Tolla Deflorian, Guido Ferrara, Mauro Gilmozzi, Catia Hvala, Monica Marinelli, Walter Micheli, Lorenzo Mosca, Renzo Moschini, Andrea Mustoni, Pino Oss Cazzador, Ettore Sartori, Franco Viola, Michele Zeni, Filippo Zibordi, Diego Zorzi, Antonello Zulberti Foto di copertina: G. Volcan, N. Angeli, C. Scalfi, D. Ballardini Stampa: Litografia EFFE e ERRE 38100 Trento, Via Brennero 169/17 Tel. 0461 821356 DAMELLO BRENTA A DAMELLO BRENTA A PARCO n. 2 - Maggio 2008 Sommario 2. 6. Il Parco: modello di vite possibili E-Venti 16. Introduzione di Claudio Ferrari di Franco de Battaglia Vent’anni di storia raccontati dalle cronache giornalistiche e dalla voce dei testimoni a cura di Astrid Mazzola 70. Il Parco in cifre 72. Il Parco dei protagonisti I numeri e i dati più significativi di vent’anni di attività Interviste ad attori e spettatori della vita del Parco a cura di Astrid Mazzola e Alberta Voltolini 96. 98. La finestra sul Parco 108. Cinque parole e un’idea 110. Il Parco che verrà Donne e uomini del Parco I nomi dei componenti di Giunta e dei dipendenti di lungo corso Il Parco visto da lontano Pensieri e parole della gente del Parco di Antonello Zulberti 3 INTRODUZIONE di Claudio Ferrari direttore del Parco Malga San Giuliano, Val di Nardis - L. Malesani Nel 2008 il Parco compie vent’anni. Si tratta di una ricorrenza che vogliamo celebrare, perché crediamo che questi vent’anni meritino di essere festeggiati e raccontati come una storia importante e positiva che stimola bilanci, offrendo lo spunto per riflessioni proiettate verso il futuro. Ripercorrendo la nostra storia, come abbiamo fatto per costruire questo numero speciale, emergono con chiarezza tre fasi. Nei primi anni il Parco ha molto stentato ad essere riconosciuto come qualcosa di più rispetto a un’espressione cartografica e, avendo a disposizione pochi strumenti per operare, è stato a lungo criticato per la sua latitan- 2 za, quasi fosse un “fantasma”. Poi, nella seconda metà degli anni Novanta, durante la difficile fase di approvazione del Piano del Parco, ha conquistato la concretezza del “nemico” da contrastare, da abbattere. E, come ci dicono le cronache e le parole dei testimoni di allora, l’obiettivo è stato mancato di poco. Sul finire degli anni Novanta, vinta la battaglia del Piano del Parco, alla fine accettato e applicato, ha inizio la terza fase, che continua tuttora. Il Parco cambia marcia e, potremmo dire, prende l’iniziativa. Attraverso tanti progetti di successo - dal Life Ursus alla Certifica- zione ambientale, dai progetti di mobilità sostenibile a quelli di educazione ambientale, dal Progetto “Qualità Parco” alla Carta Europea del Turismo sostenibile, fino al recentissimo Geoparco - assume via via sempre maggiore autorevolezza e convinzione di essere sulla strada giusta e, svolgendo un ruolo di apripista e di laboratorio, promuove un modello di sviluppo meno aggressivo, in cui il rapporto con la natura da parassitario diventa di simbiosi, perché è dall’ambiente stesso che trae la sua forza. Sentendo forte la responsabilità di essere “Parco”, in questo processo promuove una moderna cultura Achille Riccadonna - Adolfo Artini - Adriana Ceranelli - Adriana Valenti - Adriano Maraner - Adriano Pinamonti - limitato: gli speculatori edilizi, gli imprenditori del mordi e fuggi, in definitiva quelli a cui ogni tipo di regola provoca l’orticaria. Credo che su questo fronte serva davvero un’azione profonda di recupero culturale, che si rivela tanto più faticosa quanto più è in controtendenza rispetto ai modelli di vita “televisivi”. Occorre far comprendere la necessità dei limiti a un certo tipo di sviluppo, alla predazione del capitale ambientale, forse anche all’antropocentrismo assoluto, arginando un utilizzo modernista, chiassoso e ignorante dei valori della montagna, che li banalizza ed omologa. E, quindi, accanto al sì ai motocoltivatori carichi di legna delle “part”, il Parco dice no all’assalto motorizzato e volgare alla montagna, ai quad, alle motoslitte, ai fuoristrada ovunque. Dice no alla musica a tutto volume a 2000 metri, no alla pubblicità invasiva, no alle pratiche sportive più disturbanti. Albert Ballardini - Alberta Voltolini Alberto Agostini - Alberto Aprili - Alberto Berghi - Alberto Dalbon - Alberto Dalpiaz - Cefalantera rossa - F. Da Trieste del rispetto, nella convinzione che le politiche ambientali rappresentino un elemento distintivo del Trentino e svolgano un ruolo strategico per il suo sviluppo: la tutela delle specie e degli habitat non rappresenta solo un dovere istituzionale, ma anche un’opportunità di crescita economica e civile per la popolazione. Non sono mancate, nemmeno in questa fase, critiche più o meno velate, a seconda della provenienza, di sviamento dalla missione fondamentale di tutela o di invasione di campo. Azzarderei l’ipotesi che si tratta di critiche riconducibili in qualche modo al fatto che il Parco in questa fase è andato “oltre”, sia agli stereotipi del Parco-riserva, sia a modelli di sviluppo raffermi, che mostrano sempre più chiaramente i propri limiti. Già fare proprio il principio che il Parco non esclude l’uomo - e men che meno chi ci vive da sempre e ha assunto, per questo, titoli e meriti per rivendicare un ruolo di protagonista nelle decisioni che riguardano questo territorio - scontenta chi intende ancora, con una visione d’antan, i parchi come riserve indiane da cui bandire qualsiasi forma di contaminazione antropica. D’altro canto, il fatto di dichiarare (e di perseguire quotidianamente) una politica di rispetto ambientale e di contenimento dell’antropizzazione selvaggia, di regolamentazione del turismo di massa, di freno all’aggressione del territorio e agli utilizzi non sostenibili scontenta di sicuro chi vede infrangersi contro il Parco un’idea di sviluppo il- INTRODUZIONE ADAMELLO BRENTA 3 Masi sullo sfondo del Carè Alto - A. Dalpez Non ci illudiamo, con questo, di salvare il mondo. Crediamo però sia fondamentale indicare e battere strade alternative a modelli e a stili di vita che, lo dicono ormai i fatti, sono perdenti. Anche il nostro territorio deve domandarsi dove intende ritrovarsi tra vent’anni, se restare ancorato al passato o investire nell’innovazione: in questo senso assume sempre più valore il compito di indicare la via per un rapporto più rispettoso ed equilibrato con la nostra terra, l’unica che abbiamo. In questo senso deve crescere a più livelli la consapevolezza del “valore ambientale”, a cui si dovrebbe attribuire una dignità pari a 4 quella assegnata, per esempio, alla sicurezza, agli aspetti sociali o a quelli economici. Siamo consci del rischio che possano nuovamente risvegliarsi sentimenti di ostilità o diffidenza verso il Parco, perché spesso tra due messaggi ha la meglio quello più facile: è più comodo colpire il bersaglio con qualche rozzo luogo comune piuttosto che con il paziente lavoro di cucitura di un tessuto culturale. D’altro canto dobbiamo anche riconoscere che la nostra gente non ha ancora interiorizzato del tutto il valore del Parco, il suo significato profondo: su questo occorre fare dell’autocritica. Ecco che ora la priorità del Parco diventa quella di rendere più partecipe la comunità, seguendo la strada della concertazione avviata con la Carta europea del turismo sostenibile, e di comunicare meglio il senso del proprio operato. Forse a causa dell’abitudine a comunicare fra addetti ai lavori, il messaggio della tutela dell’ambiente passa ancora come una cosa astratta, quasi fine a sé stessa, e certo non aiutano parole lontane come “habitat” o “biodiversità”. Invece dobbiamo far comprendere come la tutela dell’ambiente sia una cosa concreta e sacrosanta, in grado di incidere in modo decisivo sulla qualità della vita nostra e dei nostri figli. E per farlo dobbiamo cominciare a cambiare i tasti della comunicazione, facendo leva in primo luogo sui sentimenti di appartenenza ai propri luoghi e alle proprie radici, sulla passione per la propria terra che caratterizza le genti delle valli del Parco, sul piacere e l’orgoglio di gestire bene la nostra “casa”. Solo così potrà decollare la quarta fase, quella di un Parco non più assente, né contro, né troppo avanti, ma “accanto” alla sua comunità, su una strada in cui le “scelte da Parco” saranno vissute non come costrizioni ma come opportunità, consapevoli e concertate, di crescita armoniosa, in cui la tutela ambientale sarà parte integrante degli obiettivi delle comunità del Parco e il Parco considerato autenticamente dagli stessi abitanti come valore aggiunto per il territorio. Alberto Fiemozzi - Alberto Flaim - Alberto Giacomoni - Alberto Rosani - Alberto Sartori - Albino Dellaidotti - Albino Tolotti 800 persone, tra amministratori e lavoratori, che hanno vissuto il Parco dall’interno. Abbiamo voluto che i loro nomi fossero il filo conduttore della rivista, scorrendo in fondo alla pagina, così come lo sono stati della lunga storia del Parco: sarebbe impensabile un Parco senza volto e senza voce. Abbiamo posto in evidenza coloro che, a nostro (sindacabile) giudizio, hanno maggiormente inciso sul Parco, i componenti delle Giunte esecutive e i dipendenti di lunga durata, senza comunque dimenticare che non soltanto la durata, ma anche la qualità e l’intensità dell’impegno contano per ottenere risultati positivi. Per motivi di spazio abbiamo dovuto omettere i nomi dei collaboratori occasionali, dei tesisti e degli operatori estivi che hanno lavorato per una sola stagione. Abbiamo dedicato grande spazio alle testimonianze, cercando di costruire una parte storica “a più voci”, affidando gli approfondimenti ad esperti, ma dedicando anche molte pagine ai protagonisti delle realtà che con il Parco hanno collaborato. Proprio all’esigenza di restituire su carta la polifonia e la vivacità dell’universo-Parco rispondono le interviste, i quattro “sguardi esterni” e l’invito a inviarci cinque parole che descrivano il Parco del presente e una proposta per il Parco del futuro. La complessa risposta che abbiamo dato alla domanda “Che cos’è il Parco?” copre necessariamente solo una parte di ciò che il Parco è stato nel corso di questi vent’anni. Sicuramente ci sono giorni e testimoni importanti che, forse perché rimasti distanti dai riflettori, forse per nostra incolpevole disattenzione, sono scivolati via. Se non trovano posto su queste pagine restano, comunque, nella storia non scritta del Parco. Orma d’orso - Matteo Zeni Questo numero “speciale” della rivista serve anche a questo. Per comporre questo “difficile” numero ci siamo dovuti porre una domanda difficile: “Che cosa è, e che cosa è stato, il “nostro” Parco?”. La risposta che abbiamo arrischiato ci ha condotti a definire le varie parti di cui questo numero speciale si compone. Innanzitutto, il Parco è vent’anni di storia. Abbiamo rispolverato questi vent’anni uno ad uno, ripercorrendo le rassegne stampa, i vecchi numeri della rivista, le delibere, i programmi e i rendiconti; abbiamo quindi raccolto le notizie che ci sembravano più rilevanti o curiose in brevi cronistorie, arricchendole con approfondimenti dedicati alle tematiche salienti. E poi abbiamo “dato i numeri” sulle attività del Parco: su tutti spiccano i 54 milioni di euro che il Parco ha investito in questi 20 anni sul proprio territorio. E le oltre INTRODUZIONE ADAMELLO BRENTA - Aldo Collizzolli - Aldo Zanolini - Aldo Zanoni - Alessandro Dalpiaz - Alessandro Frizzi - Alessandro Ghezzo - 5 IL PARCO: MODELLO DI VITE POSSIBILI di Franco de Battaglia giornalista Val Breguzzo, foto aerea - Siriofilm 6 Alessandro Morandi - Alessandro Togni - Alessandro Zanini - Alessia Azzalini - Alessia Leone - Alfonso Bonincontro - la montagna si è impoverita sotto il profilo umano, trasformandosi in una cornice di evasione per il tempo libero delle moltitudini cittadine, sempre più simile a un “non luogo” e sempre più lontana dalla capacità – che costituiva la sua forza – di creare “luoghi”, esperienze vere e quindi una sua cultura originaria, di fatica sì, ma anche di libertà. Lo stesso alpinismo, che per quasi duecento anni ha segnato l’incontro, sia pure dialettico, fra la realtà urbana e quella alpestre, sembra sempre più una pratica ripetitiva e stanca, carente di ispirazioni, nel momento in cui gli sono venuti a mancare i tempi e gli spazi dell’avvicinamento, la fatica dell’approccio, la necessità di un’immersione totale nell’ambiente per poterlo conoscere e conquistare. Gli exploit sportivi e i record di velocità che il nuovo alpinismo insegue denunciano sgradevoli aspetti di narcisismo e appaiono ben lontani da quello stile di vita (anche interiore, come interiore era anche la fatica del pastore, del malgaro) che l’alpinismo ha saputo costruire lungo la sua storia. La vera rivoluzione di questi vent’anni è però venuta dai mutamenti nei sistemi di comunicazione e interrelazione, che hanno cambiato non solo la percezione degli spazi e dei tempi, ma il modo di vivere dei singoli. Pare quasi incredibile oggi, ma nel 1988 non c’erano i telefonini, uno per persona, che strappano i silenzi dai sentieri, non c’erano i videogiochi, davanti ai quali i più giovani provano lunghissimi smarrimenti solitari, non c’era internet che ha espropriato l’identità dei rifugi, togliendo loro spazi e tempi e parificandoli a un qualsiasi ufficio casalingo. In appena vent’anni anche la natura, la montagna è finita sotto l’ombrello mediatico, è entrata nel suo cono d’ombra, imprigionata dalla rete del grande fratello. Alfonso Fantoma - Ana Paula Vieira - Andrea Bonn - Andrea Dalbon - Andrea De Paoli - Andrea Masè - Andrea Mochen - Pradalago - R. Cozzini Le comunità del Parco Brenta Adamello (e sono quelle che comprendono nei loro territori i Comuni delle Giudicarie, dell’Anaunia, della Val di Sole) festeggiano con legittimo orgoglio, assieme a tutto il Trentino, i vent’anni dell’istituzione ufficiale del Parco, attraverso una legge approvata dal Consiglio provinciale, e confermata poi dal Governo, nel maggio 1988. Vent’anni sono una generazione, portano alla ribalta esistenze ed esigenze nuove, ma “questi” vent’anni hanno segnato un mutamento ancora più profondo, una rivoluzione totale nel modo di vivere e di percepire il mondo, di relazionarsi con la natura, di comunicare. È cambiata la geopolitica globale, sono mutati i sistemi di produzione e di lavoro, ma anche di amministrare le comunità locali. Nel 1988 la Cortina di Ferro divideva ancora in due l’Europa, ora la globalizzazione ha rimescolato le popolazioni e le imprese, rendendo marginali attività che per secoli erano state strategiche alle possibilità di vita sulla montagna. Pascoli e malghe, acque e legno ne costituivano i pilastri. E invece il grande saccheggio globale che sta portando alla distruzione della casa di vita dell’uomo, con i gas inquinanti e l’effetto serra che prosciugano l’acqua sul pianeta, con i dissennati tagli delle grandi foreste equatoriali, condotti da regimi che tengono le loro popolazioni in schiavitù, ha avuto come sua prima vittima la montagna, i valori della montagna, improntati a sobrietà, rinnovabilità, equilibrio fra uomo, animali, natura. Di fatto MODELLO M ODELLO DI DI VITE VITE POSSIBILI POSSIBILI ADAMELLO BRENTA 7 Alba sul Brenta - E. Pedretti UN MODELLO ALTERNATIVO Questa premessa era necessaria per giustificare l’ “orgoglio” che le popolazioni del Parco possono riconoscersi, anche se, in questi vent’anni, non sono mancati gli errori e le occasioni perdute. Perché complessivamente l’area a Parco, con la grande spina rocciosa del Brenta, con l’acrocoro ghiacciato dell’Adamello Presanella incardinato sulla Rendena dal suo sistema vallivo a pettine (Genova, Borzago, San Valentino, Breguzzo, Daone), è riuscita a porsi come alternativa all’omologazione globalizzante che ha imposto un pedaggio pesantissimo anche al Trentino. “Alternativa” non significa soltanto natura bella e libera, di fronte a un territorio costruito e meccanizzato, in una montagna sempre più usurata perché mercificata, e quindi priva dei suoi 8 richiami. Non significa neppure che, grazie a questo suo “blocco” di bellezze reali, non virtuali, il Parco è riuscito a porsi come richiamo di immaginazione forte per una società mediatica, interloquendo come strumento di marketing nell’offerta delle comunità circostanti sullo scenario economico e turistico della globalizzazione. “Alternativa” è soprattutto un’altra cosa. Significa che attorno al Parco e alla sua gestione le comunità sono riuscite a individuare un sistema di relazioni fra uomo e natura in grado di mettere in moto una macchina virtuosa rispetto ai dissennati consumi globali. Il Parco è servito (serve) a trasmettere un’idea di equilibrio, di risorse rinnovabili. Serve a rilanciare le attività tradizionali e la sapienza delle manualità, strappandole a un destino di violenza economica e scientifica (dai mercati manipo- lati dalla finanza ai cibi manipolati dall’ingegneria genetica) che altrimenti le porta a soccombere. Serve a salvare la dimensione umana, oltre che naturale, che la modernità altrimenti scippa alle comunità, impoverendole. Sempre più, nella globalizzazione, l’uomo tende ad essere ridotto a consumatore, invece che cittadino, mentre il Parco si pone come motore di iniziative radicate e autentiche, diventando anche esempio di una sobrietà necessaria nei comportamenti (e basti pensare all’impoverimento delle acque, che il Parco custodisce come bene prezioso, o ai consumi energetici, che nel Parco vengono limitati). Non si tratta quindi solo di “difendere la natura”, che pur è cosa decisiva per un futuro che sta riducendo ogni biodiversità, ma di proporsi come modello di vita, di vite possibili. Andrea Mustoni - Andrea Paoli - Angela Ferrazza - Angelo Alberti - Angelo Bertelli - Angelo Collini - Angelo Fedrizzi - Il Parco quindi non è una vetrina, è un pegno di vita, un marchio di civiltà, un laboratorio per la ricerca di nuovi equilibri e al tempo stesso un investimento per il futuro da parte di comunità che si trovano a confrontarsi con lo spreco, la distruzione dissennata delle risorse, ma non vogliono soccombervi. Chi riuscirà a mantenere integro, bello, naturale il proprio territorio nei prossimi vent’anni, chi saprà non smarrire la sobrietà risulterà il vero vincitore della partita mondiale in corso. A sottolineare questa prospettiva serve la celebrazione dei “primi vent’anni” del Parco, a capirne la funzione “multiuso” oggi, dove la prima funzione è proprio quella di essere laboratorio di una nuova civiltà di equilibri e la seconda di dare valore aggiunto ad un turismo che, lasciato a se stesso, tende anch’esso verso l’artificialità, il “non luogo” intercambiabile, l’usura. Occorre esserne consapevoli. Un turismo sempre meno motivato potrebbe anche accontentarsi di parchi attrezzati, artificiali, ma il punto è proprio questo, che non si possono confondere i “luoghi” con i “non luoghi”, i parchi naturali con quelli artificiali. È la grande lezione che i vent’anni dell’Adamello Brenta trasmettono: non si possono mescolare le due cose. Il Parco è un luogo di vita e di lavoro e di percorsi ed esperienze, non è un giardino pubblico in quota, non è l’estensione facilitata del fondovalle. È stato merito delle comunità locali, e dei dirigenti del Parco, capire la necessità, in questa prospettiva, di mantenere il Parco unitario, forte, capace di porsi come massa di richiamo. Magari non Pastore in Val di Non - E. Dorigatti MARCHIO DI CIVILTÀ senza incertezze si è capito che stare insieme arricchisce tutti e che i campanilismi, pur legittimi, meglio possono indirizzarsi verso altri confronti. Del resto è stata questa la grande, difficile scommessa del Parco Brenta Adamello all’atto della sua costituzione. Sarebbe riuscito a funzionare il Parco, in presenza di tanti protagonisti, Comuni, associazioni, valli diverse, o un sistema tanto assembleare avrebbe procurato tensioni, fratture, divorzi? Non sarebbe stato meglio seguire l’esempio che più o meno tutto il mondo segue, in primis gli Stati Uniti, e istituire un “ente parco” autonomo? Chi partecipò al dibattito politico, culturale, giornalistico attorno al Parco nel 1988 era ben conscio di questi pericoli, ma decise di correrli con fiducia. Comunità alpine che per millenni avevano segnato con il loro operare, fin dai tempi retici, la cultura delle Alpi non potevano perdere l’occasione che il Parco offriva, quale nuova “carta di regola” per i tempi moderni: non espropriazione di un territorio, ma sua valorizzazione, nel rispetto di una cultura del limite che proprio le carte di regola hanno introdotto e che costituisce il “marchio” della cultura alpina e la ragione della sua sopravvivenza. Del resto, senza il coinvolgimento delle popolazioni il Parco sarebbe stato destinato al fallimento, ad una sorta di bracconaggio istituzionale e materiale. Anna Bonardi Anna Rita Cristoforetti - Anna Salmi - Anna Stanchina - Annamaria Chesi - Antonella Agostini - 9 MODELLO M ODELLO DI DI VITE VITE POSSIBILI POSSIBILI ADAMELLO BRENTA Brenta - A. Toffaletta LE IDEE DI PARCO Lungo questo percorso l’idea di Parco, e lo stesso Parco concretamente, si sono evoluti nel corso degli anni, così come lo stesso concetto di “difesa” della natura è cambiato. Già nel libretto di Sat, Susat e Sosat del 1967, “Brenta da salvare”, si individuava nel Parco lo strumento non solo per salvaguardare “questa” montagna, unica al mondo, dal trasformarsi in catena di montaggio del turismo industrializzato, ma per difendere e rivendicare le attività tradizionali, preziose non per una sentimentale nostalgia, ma perché frutto di un lunghissimo apprendistato dell’uomo nella natura. Il Parco non era visto come statico, museale, né solo naturalistico e alpinistico, ma doveva servire a dare prospettiva nobile alle comunità e alle valli, posto che la modernità non può essere solo artificialità, ma è anche storia, memoria. Perché il Parco del Brenta Adamello, che oggi si festeggia, ha in realtà una storia ben più lunga di vent’anni, ed occorre esserne consapevoli per capire ciò che esso significa e attraverso quante battaglie locali, di tutto il Trentino e nazionali, è stato preservato. 10 La prima idea (e proposta ufficiale) di Parco risale al 1919, all’indomani della Grande Guerra che proprio sui ghiacciai dell’Adamello aveva scritto pagine di eroismo e di tragedia, di inutili stragi e di anticipazione quasi profetica di riscatti nuovi, come hanno poi confermato i due – non casuali – viaggi di Giovanni Paolo II alle Lobbie, nel 1984 e nel 1988. Le ricerche di Luciano Colombo, assieme ai promotori della ricostruzione del Rifugio alle Lobbie, hanno mostrato in maniera precisa il rapporto che – attraverso Papa Wojtyla – lega questi luoghi alla profezia di Fatima. Il Parco dell’Adamello e del Brenta non è solo di natura, ma di spiritualità. La prima proposta di Parco – in un ambiente che la guerra aveva degradato e offeso – si richiamava alle già famose esperienze americane e a quelle svizzere del Parco dell’Engadina, dove una discarica mineraria, riconquistata alla natura, stava proponendosi come attrattiva internazionale. La proposta di Parco non andava contro le comunità locali, ma sottolineava la dimensione nazionale, internazionale e unica delle risorse naturali del comprensorio Adamello Brenta. Risorse fragili, appetite da chi voleva dominarle ma irripetibili, come confermano la grandiosità anche alpinistica delle Dolomiti di Brenta e l’unicità della Val Genova con le sue acque libere, senza paragoni nelle Alpi. Altre “unicità” mondiali venivano dall’arrossamento del Lago di Tovel - fino al 1964 - e dalla presenza dell’orso bruno autoctono, salvatosi dall’estinzione, in tutte le Alpi, solo nel comprensorio Brenta Adamello. Queste “unicità” hanno costituito anche i motivi per la scelta strategica del “Grande Pup” del 1967 (Bruno Kessler) di istituire i parchi naturali, riconoscendovi valori capaci di trascendere l’usuale pratica turistica, per porsi come richiamo internazionale. Anche in questo caso non venivano scippate le risorse tradizionali delle comunità, ma veniva suggerito alle stesse che le loro risorse avevano una “marcia in più”. L’invito era di nutrire ambizioni alte, di cultura naturalistica (e turistica) mondiale. La Val Genova, ad esempio, per la sua maestosità, merita un viaggio, non di finire, come troppo spesso accade, quale complemento frettoloso di una vacanza a Pinzolo o a Campiglio. Antonella Bonapace - Antonella Diprè - Antonello Zulberti - Antonietta Cunaccia - Antonio Bosetti - Antonio Caola - MODELLO M ODELLO DI DI VITE VITE POSSIBILI POSSIBILI ADAMELLO BRENTA Questa scommessa è stata poi il filo conduttore di tutte le battaglie ambientali condotte per il Parco. L’obiettivo non era di “chiuderlo”, ma di dargli un respiro ampio (oggi si parla tanto di internazionalizzazione del Sistema Trentino), all’altezza della proposta di vita che l’unicità del suo paesaggio, naturale ed umano, trasmette. Sotto questo profilo la storia del Parco, nella sua prima fase di incubazione (il ventennio dal 1968 al 1988) e nel successivo faticoso assestamento (1988-2008) fino a raggiungere l’attuale misura, grazie alla consapevolezza dei suoi consiglieri e all’impegno dei suoi dirigenti (in primo luogo il presidente Antonello Zulberti, di cui occorre riconoscere la pazienza e la capacità di mediazione, sempre sorretta da una “visione”, non al ribasso, e l’attuale direttore Claudio Ferrari, energico, a volte irruente, ma schiettamente appassionato ad un Parco aperto al godimento di tutti, ma al tempo stesso rigoroso nello stile e nella tutela, secondo la migliore tradizione trentina dei Forestali), è stata una serie di battaglie non solo ambientali (senza contare che “solo” con un ambiente integro è possibile un marchio di marketing globale forte) ma una delle pagine più significative per la costruzione di una nuova identità trentina. Il Parco, infatti, nelle intenzioni, doveva anche servire a diventare una sorta di scuola di buone pratiche per tutto il territorio trentino. Nel senso che un Par- Antichi mestieri in Val Rendena - L. Bosetti AMBIENTE E IDENTITÀ TRENTINA co si salva se si salvano e si consolidano i paesi ai quali si appoggia. Un Parco funziona se i paesi con le loro strutture, i loro servizi, la loro offerta di ospitalità e di cultura reggono e assorbono il primo impatto dei visitatori, fanno da filtro alle spinte di arrogante motorizzazione e aggressione alla montagna. Se il Parco diventa la via di fuga da paesi trasformati in dormitori, o che poco a poco assumono connotazioni urbane, sarà inevitabile che il degrado si estenda in alto, venga “esportato” sempre più su. Per questo è stato più volte scritto che uno degli scopi di un Parco è quello di rendere armoniosi i paesi, arricchendoli poi con le giornate trascorse nel Parco. Questo resta ancora uno degli obiettivi principali del Parco e forse i tempi sono maturi perché possa essere raggiunto, fermando la corsa folle della speculazione immobiliare. Antonio Fedrizzi - Antonio Leonardi - Antonio Masè - Antonio Scarazzini - Antonio Valentini - Apollonia Baldessari - 11 Lago Lamola - Michele Zeni DALLA CARTA ALLA LEGGE Il Parco del 1967 restò però, come si scriveva allora, “sulla carta”, anche se la sua istituzione si rivelò fondamentale (dopo che la Val Genvoa era stata salvata dallo sfruttamento idroelettrico dell’Enel negli anni Sessanta e la Val Rendena dalle ricerche e dalle cave di uranio nella grande battaglia popolare e mediatica del 1978) perché risparmiò le aree più pregiate da quel grande assalto alla diligenza territoriale che aggredì la montagna con una mentalità da catena di montaggio e punteggiò le valli di villaggi in quota, residence, strutture ricettive che oggi, nel loro aspetto spettrale, impoveriscono l’offerta trentina (il confronto con il vicino Alto Adige è facile) e attendono di essere abbattuti. Fu quella che venne chiamata la “riminizzazione” della montagna. Passare dal “Parco sulla carta” a un Parco gestito, capace di coinvolgere le amministrazioni e le popolazioni, sentito come proprio, come una nobiltà derivata dalla grande, antica tradizione delle comunità 12 valligiane e della loro fatica, non fu però facile. C’erano problemi obiettivamente difficili da affrontare (come la caccia, o la meccanizzazione di uno sci sempre più invasivo e artificiale), c’era soprattutto il confronto con una mentalità portata a vedere nella montagna sempre più un “terreno di gioco”, invece che un ambiente di vita. C’erano gelosie da superare, rivendicazioni amministrative anche legittime, egoismi forse giustificati da situazioni d’emergenza, ma che si ritorcevano contro chi li manifestava, tipo – a puro titolo d’esempio – il famoso “Tovel l’è nòs”, quando venne abbattuta la soglia del lago provocando lo svaso di un metro d’acqua, non perché il “lago rosso” non fosse di Tuenno, che già lo aveva salvato da deleterie iniziative alberghiere, ma perché sfuggiva ai picconatori quanto il panorama complessivo fosse mutato, quanto aumentata la capacità distruttiva della nuova società di massa, con meccanismi del tutto diversi rispetto alla realtà contadina. La massa cambia la qualità dei problemi, non solo la loro quantità, così come la rivoluzione mediatica sta cambiando la sostanza delle relazioni interpersonali, non solo la velocità delle informazioni. Fu merito della giunta provinciale Angeli (con Walter Micheli assessore all’Ambiente e Mario Malossini al Turismo) nella stagione degli anni Ottanta, prima del grande ribaltone del 1989 (caduta del Muro di Berlino) e del 1992 (Tangentopoli) essere arrivata alla legge istituiva del Parco. Se una legge non fosse stata promulgata allora, a riflettere su ciò che avvenne poi, non ci sarebbe più stato spazio politico per alcuna legge e l’ambiente dei parchi si sarebbe frantumato, parcellizzato, privatizzato. È un altro motivo per ricordare la data del 1988 con legittima soddisfazione, anche per la visione politica (nel senso di bene comune) che lo sforzo di avviare una gestione capace di coinvolgere amministrazioni locali e associazioni culturali racchiudeva. Con un territorio frantumato l’identità di un popolo si disperde, ed anche la sua autonomia. Arianna Castellani - Armando Dalpiaz - Armando Morelli - Arnaldo Miclet - Arrigo Dallago - Arrigo Franceschi - Le difficoltà da affrontare erano ben note, gli scettici molti, quelli pronti ad aggrapparsi ad un pretesto per rompere tutto non pochi. Ma la “costruzione” del Parco, in quanto struttura di riferimento per il territorio, proseguì negli anni successivi, sostenuta dalla passione dei migliori che, con aggiustamenti progressivi, riuscirono a disinnescare “bombe” potenzialmente distruttive (la viabilità all’arrembaggio delle valli del Brenta, la caccia da rendere compatibile con una visone naturalistica, non solo venatoria del territorio, Tovel, la Val Genova…) e a difendere la passione che animava il progetto di Parco. Tranne forse in un’occasione, quella del baratto delle zone a parco di Plaza in Val Brenta, sotto il ricatto dei funiviari, che mise in pericolo l’esistenza stessa del Parco (ma anche in quell’occasione il Parco riuscì ad evitare il peggio: cedette, ma fu in grado di impedire la costruzione a Plaza di una stazione di smistamento funiviario, che avrebbe scardinato l’accesso a tutte le valli del Brenta, sostituendovi una soluzione di passaggio diretto, senza sosta, della navette verso Campiglio), sostanzialmente il Parco ha tenuto, e questo resta l’importante, perché questa “tenuta” consente altri aggiustamenti, via via che crescerà la consapevolezza ambientale. Quello di Plaza-Val Brenta, peraltro, resta il nodo più delicato e occorrerà vigilare (anche dal punto di vista estetico, senza lasciare il progetto ai soli ingegneri) perché con un pretesto o con l’altro, seguendo la ben nota “politica del Impianti di risalita, Madonna di Campiglio - Archivio Pnab COSTRUZIONE E DIFFICOLTÀ carciofo”, anche questa soluzione di compromesso minimale non venga travolta. Così per la viabilità in Val Genova e in Flavona: le soluzioni individuate (bus-navetta, jeep, concessioni ai residenti) funzionano nelle stagioni di più intenso turismo, ed hanno ridotto l’impatto automobilistico – che resta il vero, grande nemico dei parchi - ma sono per così dire soluzioni “in progress”, con ampi e necessari margini di miglioramento. In questo quadro, sostanzialmente positivo, non sono mancati gli errori,soprattutto nella fase iniziale: è possibile che molti siano stati compiuti in buona fede, per non andare allo scontro diretto con alcuni gruppi locali, per far sentire il Parco come cosa “vicina”, non imposta. Ma l’incerto avvio ha contribuito a sfocare, anche presso le popolazioni dei Comuni interessati, il significato vero del Parco, la sua immagine e la sua missione principale: quella di “alternativa”, nella natura, ai comportamenti di consumo, ed è per questo, per portare avanti una politica diversa da quella dell’ usa e getta”, o del “vendi e compera”, che esso ottiene finanziamenti e contributi pubblici. Il fatto, ad esempio, che il primo atto del Parco sia stato l’asfaltatura della Val Genova, nel 1991, senza neppure prevedere un percorso pedonale a fianco, ha gettato un’ombra sull’idea stessa di Parco, sanata solo recentemente dal completamento dell’affascinante Sentiero delle Cascate e dall’avvio del servizio di navetta. Un Parco può fare tante cose, ma di certo non incoraggiare il traffico automobilistico al suo inter- Astrid Mazzola - Augusto Gallucci - Aurora Trentini - Barbara Chiarenti - Barbara Ferrazza - Benvenuto Maistrelli - 13 MODELLO M ODELLO DI DI VITE VITE POSSIBILI POSSIBILI ADAMELLO BRENTA Orso bruno - Campora, Galasso no, nella sua valle più bella, cuore di tutto il sistema naturalistico. Che le polveri andassero abbattute è vero, ma fu un’iniziativa anche psicologicamente negativa facilitare l’accesso alle auto in mancanza di un piano preciso. Se l’asfaltatura non mandò tutto all’aria lo si deve peraltro, oltre che alla civile protesta delle associazioni ambientali e alpinistiche (vi partecipò anche l’indimenticabile guida alpina di Pinzolo “Gueret”) alla grande e onesta buona fede dell’allora presidente Carlo Eligio Valentini, alla sua passione genuina per la propria terra, agli sforzi che egli esercitò per disciplinare poi l’accesso delle auto, per trovare alternative, per mantenere aperto un dialogo. Altri momenti di crisi - di confronto - vanno ricordati. Nel 1990, mentre si preparava il piano del Parco (affidato al prof. Ferrara) e quello faunistico (affidato al prof. Schroeder) esplosero subito problemi che si sarebbero rivelati 14 endemici: quello della viabilità, troppo aggressiva non solo in Val Genova, ma anche nelle valli di Flavona e Algone, quello delle cave di granito in Val Genova e quello della caccia, con la difficoltà a contemperare una selezione tecnica venatoria, con una visione naturalistica. Contemporaneamente, però, il Parco si radicava nella realtà locale, promovendo assunzioni di giovani residenti nei Comuni interessati: non era solo una prospettiva offerta alle giovani generazioni ma anche un volerle coinvolgere in una nuova dimensione esistenziale e culturale. Centrale è stata anche la tutela dell’orso, la volontà di evitarne l’estinzione, fino a varare con la Provincia autonoma il Piano Life Ursus, che può considerarsi, al di là di alcune tensioni minori, un autentico successo internazionale, oltre che il maggior investimento di immagine che il Trentino abbia compiuto sul suo territorio. La gestione del progetto, negli anni, ha mostrato che il Parco è troppo stretto per gli orsi, giunti ad una ventina di esemplari, per cui è stata istituita una “task-force” specifica impegnata a seguire il plantigrado. E però il Progetto Orso deve sempre rimanere agganciato al Parco, alla sua idea di fondo, ai suoi uomini, non solo perché proprio il territorio del Brenta e dell’Adamello resta il “cuore” della presenza dell’orso (e delle delicatissime tane del suo svernamento) ma soprattutto perché la presenza (e l’immagine) dell’orso non può risultare svincolata da una progetto complessivo di gestione del territorio, di stile nuovo, attento, nel vivere la montagna nella modernità, pena il trasformarsi in una curiosità erratica. Anche i pacchetti di proposte escursionistiche che il Parco offre vanno in questa direzione: non è la solita gita, ma la volontà di legare l’ambiente a un modo diverso di vederlo e di viverlo. Con il Piano del 1999 e con il successivo regolamento il Parco è entrato nella maturità, fissando i comportamenti, e i limiti necessari per frequentarlo. Devono saperlo tutti che una strada di Parco è cosa diversa da una pista per “Quad”, per “Suv” o per motoslitte, anche se l’arroganza dei proprietari di superautomobili che sulle strade non possono più andare (perché intasate dalle code) si scatenano (e basti vedere gli allucinanti cartelloni pubblicitari ai margini delle piste, sulle riviste, o addirittura alla partenza degli impianti di risalita) contro le aree dedicate ai legittimi diritti di chi vuole andare a piedi, in silenzio, nel rispetto di una propria dignità di uomo. Bruno Batocchi - Bruno Dipré - Bruno Lorenzetti - Bruno Mochen - Bruno Moratti - Bruno Ramponi - Bruno Sandri - MODELLO M ODELLO DI DI VITE VITE POSSIBILI POSSIBILI ADAMELLO BRENTA Una visione di Parco quale si è delineata in questi vent’anni, dal 1988 al 2008, quale abbiamo cercato di esporre in alcuni suoi aspetti, racchiude in sé anche le ragioni del suo futuro. Il Parco è un patrimonio di identità territoriale e al tempo stesso un’ “assicurazione” su un futuro incerto per mutamenti climatici e mode che cambiano. Per tutte le cose della vita - lavoro, amicizia, amore, scienza, sport, avventura - è il “metodo” con cui si affrontano le esperienze a plasmarne la “sostanza”. Il metodo è sostanza. Per un Parco sono i comportamenti di rispetto, i tempi lenti e attenti di frequentazione, che danno sostanza alla sua progettualità. L’importante è “come “ si entra nel Parco, più che “cosa” si fa. È un principio da non smarrire, da porre a monte di tutte le iniziative. Il Parco deve offrire un “altro tempo” alle esperienze dei visitatori. Tracciare le prospettive per il futuro richiederebbe un nuovo, lungo articolo, e forse sarebbe inutile – almeno oggi - perché i tempi cambiano più in fretta dei progetti. Ma non sembra inutile fissare tre priorità di orientamento generale: 1. Il Parco deve intensificare a tutti i livelli, valligiani e provinciali, una campagna di informazione su ciò che è la sua vera “mission”. Per mettersi a fuoco. Troppi ancora lo vedono come un giardino pubblico in quota, un marchio solo turistico, magari da trattare disinvoltamente, una realtà che, quando impone qualche limite, si può ignorare. Parco avventura Tovel - Archivio Pnab PROSPETTIVE 2. Le arroganze di una motorizzazione e di una frequentazione “mordi e fuggi” non possono assolutamente avere cittadinanza. Non dovrebbero averla neppure fuori del Parco. 3. Viabilità e mobilità vanno prese per mano un pezzo alla volta, non solo per limitare la motorizzazione, ma anche per esplorare nuovi, più adeguati mezzi di trasporto. Per la Val Genova, ad esempio, sicuramente esistono mezzi di trasporto più adeguati di un autobus urbano, per Cornisello perché non ripristinare l’impianto a fune? Sono solo spunti, l’importante è che il Parco, dopo il ventennale, inizi con entusiasmo la sua nuova fase di vita. È l’augurio che tutti, nel Trentino, gli rivolgono. Bruno Simoni - Bruno Tisi - Bruno Valentini - Bruno Vidi - Candido Deromedi - Candido Ghezzi - Carlo Belletti - 15 8 8 19 8 0 0 2 - E-VENTI Vent’anni non sono mai pochi, se si pensa che sono composti di mesi, di settimane e giorni, ognuno dei quali ha portato qualche nuova sfida, qualche nuovo progetto da attuare fuori e dentro il Parco, fuori e dentro l’edificio che è divenuto sede dell’attività nevralgica dell’Ente. Quella del Parco è una storia di piccole e grandi sfide, di nascite e reintroduzioni, di scontro e confronto, di persone, parole e fiumi che scorro- 16 16 no. Dalla Val Genova al lago di Tovel, dall’orso alla reintroduzione dall’orso allo stambecco, alcuni temi principali ne hanno accompagnato tutta la storia fin nel ventunesimo secolo, quando importanti svolte si sono compiute, consegnandoci un’immagine del Parco sempre più definita. E forse non è un caso che sui giornali il nome “Parco” sia stato scritto minuscolo per tanto tempo, conquistando l’iniziale maiuscola solo negli Carlo Carè - Carlo Devigli - Carlo Eligio Valentini - Carlo Franceschetti - Carlo Franchi - Carlo Martini - Carlo Ravelli - E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA anni Novanta: il Parco, nella coscienza di tanti, ha dovuto fare molta strada prima di essere riconosciuto come entità autonoma e come soggetto, più che oggetto, di azione. Un ulteriore percorso, che lo ha portato fin sulla soglia del ventunesimo secolo, è quello che gli ha fatto acquistare l’aggettivo “naturale”, in precedenza omesso: il Parco Naturale Adamello Brenta, nel nuovo secolo, rivendica con orgoglio la propria specificità rispetto ad un qualsiasi altro “parco”. Dopo il fatidico 1988, ogni anno è un passo in più verso il Parco che è oggi: seguiamone dunque la crescita e l’arricchimento, scoprendo quando e come sono nate le attività e le proposte che oggi lo caratterizzano e richiamando alla nostra memoria gli ostacoli che ha dovuto superare per giungere fin qui. Paesaggio, sullo sfondo il gruppo Adamello Presanella -. Archivio Pnab Carlo Speccher - Carmen Caola - Carola Dall’Orto - Catia Hvala - Celso Maffei - Cesare Salvaterra - Chiara Bertarelli - 17 8 8 9 1 Cresta Croce - G. Alberti Due fiocchi verdi in Trentino I l processo di nascita dei due Parchi regionali Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino non è semplice né immediato. Prima di giungere alla sua approvazione definitiva la proposta della legge istitutiva dei due parchi, fatta nel 1987 dall’assessore all’ambiente e territorio Walter Micheli a nome della giunta provinciale, viene integrata con forti elementi innovativi. Le difficoltà principali sono legate ad alcuni suoi aspetti controversi, primo tra tutti il ruolo rivestito dalle comunità locali nella gestione dei parchi. È il 6 maggio quando la legge, precedentemente accettata dal Consiglio Provinciale, riceve infine l’approvazione del Governo. Nel frattempo il territorio che entrerà a far parte del Parco Adamello Brenta è al centro di un’attenzione ambientalista che delinea già alcune delle importanti questioni successive: le cave e l’asfalto in val di Genova, il mancato rossore del Lago di Tovel e il recupero turistico della zona che lo circonda. NEL PARCO “La battaglia dei Parchi” Così viene definito il vivace dibattito che precede l’approvazione del disegno di legge proposto dall’assessore Micheli: vi si oppongono l’Uatt e il Comitato Parchi nato in Valli Giudicarie, accomunati dalla richiesta di un maggiore protagonismo delle comunità locali nelle decisioni riguardanti i Parchi; tali rivendicazioni conducono a una serie di migliorie alla legge, nell’ottica di un maggior radicamento locale dei neonati Parchi. Enel, dall’acqua l’energia La necessità di approvvigionamento di acqua per la produzione di energia elettrica da parte dell’Enel causa problemi a corsi d’acqua e laghi della Valle del Chiese e della Val Rendena: mentre i fiumi Sarca e Chiese sono vittime di avvelenamento, il livello di alcuni laghi è eccessivamente basso; questo spinge la Provincia a cercare un accordo con l’Enel. Le Alpi, tante, una sola Numerosi sono i dibattiti sul futuro delle Alpi, che sottolineano l’importanza di un’unione costruttiva tra le differenti realtà alpine per valorizzare il proprio territorio incanalando le energie delle popolazioni residenti. 18 Il Parco ancora non c’è. I problemi sì Il Parco è una realtà a malapena tratteggiata ma già si affrontano i primi problemi cruciali. In capo a tutti c’è la situazione della Val Genova, difesa dagli ambientalisti che ne denunciano il maltrattamento ad opera di cave e asfaltatura; ma si parla anche dello sfruttamento turistico della Val di Tovel e del suo lago. Sopra i monti, sopra le guerre, sopra al Parco neonato Molto attesa, la visita del Papa in Trentino tocca anche il Parco appena nato; Giovanni Paolo II tiene una messa sulla linea del fronte dell’Adamello, invocando la pace e ricordando come le montagne richiamino il senso dell’Infinito. IN ITALIA E NEL MONDO Dove siamo diretti? È trascorso solo un anno da un evento molto importante per i successivi sviluppi della coscienza ecologica: il Rapporto Brundtland – Il futuro di noi tutti, pubblicato in Italia nel 1988. È un allarmante rapporto, stilato da un gruppo di studio internazionale, sugli effetti ambientali dello sviluppo incontrollato caratteristico della modernità. Tale rapporto è alla base del futuro concetto di sviluppo sostenibile. Chiara Maestri - Chiara Scalfi - Christian Giongo - Cinzia Catturani - Cirillo Moratti - Clara Campestrini - Clara Tattoni - ADAMELLO BRENTA E-VENTI E -VENTI Una grande scommessa di futuro di Walter Micheli promotore della legge istitutiva dei Parchi fondamentale per la gestione del territorio trentino, votato nell’autunno dell’anno precedente, indicava come provvedimenti necessari per il raggiungimento dei suoi obiettivi la legge sui parchi naturali e quella sulla valutazione d’impatto ambientale. Non si poteva fallire un’altra volta, dissipare le speranze accese dopo le delusioni che avevano frustrato, nei decenni precedenti, tutti i tentativi di fare dei parchi trentini qualcosa di più di una patinata esercitazione cartografica. Per questo l’ordinamento sui parchi divenne il banco di prova di una legislazione condivisa: dalla Provincia autonoma (che non abdicava alle proprie responsabilità statutarie, che divennero la cornice portante della legge), dalle comunità locali (cui fu affidato il compito prevalente della gestione a responsabilità diffusa), dal mondo ambientalista (che tanta parte aveva avuto nell’alimentare sensibilità e richiami alla responsabilità). Con un alacre lavoro di pochi mesi (la giunta provinciale aveva presentato la sua proposta di legge il 28 ottobre dell’anno precedente) si superarono contrapposizioni e pregiudizi di antica data. La legge fu, dunque, il risultato di una fertile stagione, un sussulto di impegno civile che coinvolse larga parte della comunità. Con essa fu possibile disincagliare la gestione dei parchi naturali dalle secche di una polemica deprimente e senza prospettive, per farne, come si scrisse nei documenti programmatici votati contestualmente alla legge, sperimentazione di un equilibrio naturale e sociale capace di coinvolgere il territorio e l’intera comunità trentina. Claudia Zoanetti - Claudio Alberti - Claudio Bonenti - Claudio Borsetti - Claudio Capelli - Claudio Chemini - Presentazione della legge sui Parchi, Villa Welsperg, Primiero Il 30 marzo 1988 il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento approvava a larga maggioranza il disegno di legge sull’ordinamento dei parchi naturali del Trentino. Ventidue furono i voti a favore, quattro gli astenuti, due soli i contrari. Proprio perché la legge aveva avuto un itinerario difficile e in qualche momento tormentato, auspicata da molti, ma anche da tanti contrastata e temuta, ci fu, quel giorno, la percezione che era stata raggiunta una tappa importante nella storia del Trentino civile e comunitario; che con quel voto si realizzava l’esortazione di un grande precursore dell’ambientalismo italiano, Renzo Videsott, che ancora nel 1946 aveva scritto: «La creazione del Parco Brenta Adamello è un impegno morale della gente trentina». Il compito sostanziale e formale di tutela dei siti più delicati del nostro territorio alpino, individuati, fin dal piano urbanistico del 1967, nei due parchi naturali di Paneveggio Pale di San Martino e dell’Adamello Brenta, passava, in quel momento, dal fervore dei pochi alla diffusa responsabilità delle comunità locali. Era la scommessa di futuro, di tenuta sociale e di equilibro del Trentino cui si erano appassionati grandi uomini della cultura italiana: Giorgio Bassani, Antonio Cederna, Dino Buzzati. Alle spalle, in quel marzo del 1988, il Trentino aveva, da meno di tre anni, la tragedia di Stava. Il nuovo piano urbanistico, la carta 19 9 8 9 Rosa alpina - F. Da Trieste 1 Viaggio nel Parco che (ancora) non c’è “Il Parco esiste veramente? Ad eccezione di un cartello non si vedono indicazioni che lo possano individuare”, sostiene il quotidiano l’Adige nel mese di agosto. Se, da un lato, lo Stato italiano sembra ignorare ancora l’esistenza del Parco Naturale Adamello Brenta, agli occhi di molti sembra davvero che esso “sia solo fantasia”: sono le associazioni ambientaliste, che vedono deluse le proprie elevate aspettative, NEL PARCO Il Parco che non c’è Numerose sono le contestazioni da parte degli ambientalisti, che accusano il Parco di spettralità e ne criticano i rapporti con l’Ente pubblico; ironia della sorte, lo Stato non si è ancora accorto che esiste: lo colloca difatti nella lista dei Parchi progettati nella legge-quadro delle aree protette. Progettare un Parco All’ombra delle contestazioni il Parco sta iniziando ad operare: viene indetto un concorso per deciderne il logo, si stampano 30mila dépliant e vengono organizzate le prime serate naturalistiche. L’inizio è faticoso: il Parco deve operare all’interno di un bilancio particolarmente esiguo, con scarsi poteri e avvalendosi di personale “preso in prestito” dalla Provincia. Continua l’avventura della Val Genova Nonostante il Parco non abbia ancora la possibilità di occuparsene, quello della viabilità della Val Genova è un problema da affrontare con urgenza. La soluzione adottata dal consorzio dei comuni interessati alla questione è l’istituzione di un pedaggio di 3000 lire. “Il territorio è svenduto” Il Wwf delle Giudicarie denuncia la “svendita del territorio” della Val Rendena e delle Valli Giudicarie: essa è plateale nel “sistema Campiglio” (la pro- 20 a scagliarsi contro la scarsa efficacia del Parco e la sua dipendenza immobilizzante dall’ente pubblico. Nel frattempo il Parco sta cercando di organizzarsi: è un percorso lungo e difficile, che si deve costruire attraverso il consenso di numerosi attori e la formazione del personale. Viene disegnato il logo del Parco (l’ormai famoso orso sullo sfondo delle montagne) e si tengono diversi incontri di progettazione. posta, da parte della Giunta provinciale, di un trenino monorotaia di superficie per snellire la viabilità), più nascosta ma comunque evidente in altri scempi ambientali perpetrati nel silenzio generale: la costruzione di un muro tra i laghetti Garzonè e S. Giuliano da parte dell’Enel, che impedirebbe l’afflusso di acqua a S. Giuliano e lo condannerebbe alla morte; la concessione data alla cava Maffei dal Comune di Massimeno e, infine, la questione della viabilità in Val Genova. Nel frattempo si affronta la questione del recupero naturalistico dei fiumi. Siamo su una brutta strada Mountain Wilderness organizza una manifestazione a favore della chiusura al traffico della strada della Val d’Ambiez, sulla quale – nonostante sia previsto il passaggio esclusivamente per alpeggio e altre ragioni di lavoro ed esista un servizio di taxi privato su fuoristrada – attualmente multe troppo basse e controlli quasi inesistenti permettono di circolare liberamente; la strada, che attraversa un ambiente ancora intatto, diviene simbolo del degrado delle strade di alta montagna. IN ITALIA E NEL MONDO I nuovi Parchi nazionali Il governo italiano approva il progetto per altri nove parchi nazionali. Claudio Cominotti - Claudio Ferrari - Claudio Franzoi - Claudio Groff - Claudio Maffei - Claudio Marchiori - Cornelio Simoni ADAMELLO BRENTA Orso bruno - G. Volcan Una decina di anni prima della nascita del Progetto Life Ursus, nelle valli del Parco arrivò un nuovo orso. Quell’orso oggi è ormai famoso. Compare sui siti, sui dépliant, sulla carta intestata, ma anche su magliette e zaini, mostrine e locandine. È divenuto il simbolo di un Parco che sulla reintroduzione dell’orso e la cura della fauna selvatica ha puntato e punta molto. Alle sue spalle, nel logo nato quasi assieme al Parco, si scorge l’altra caratteristica essenziale dell’Adamello Brenta: le montagne, verdi e azzurre, forse splendenti della neve di un ghiacciaio. Ma da dove proviene l’orso più antico del Parco? Quella del marchio del Parco è una storia un po’ curiosa, che data ai primi anni di vita dell’Ente: la sua adozione, abbastanza faticosa, ricalca le difficoltà iniziali incontrate dal Parco nel costituirsi e iniziare ad “agire”. Fin dall’inizio si delineò la necessità di dotare il Parco di un simbolo ben riconoscibile, che desse una precisa indicazione su ciò che il Parco era e voleva essere e potesse essere usato per identificare le realtà che si richiamavano ad esso: tant’è vero che già nel 1989, tra le discussioni su confini, materiale informativo e gestione del territorio la Giunta Esecutiva inserì anche la creazione di un concorso di idee ad hoc per dotare il Parco di un logo. Con lungimiranza, si stabilì che i bozzetti del logo vincitore sarebbero rimasti all’Ente e avrebbero dovuto essere riproducibili su carta (per carta E-VENTI E -VENTI Il primo orso del Parco intestata), legno (per le tabelle), metallo (per le mostrine) e plastica (per gli adesivi). Ma evidentemente le aspettative nei confronti del Parco erano così elevate che nessuno volle correre il rischio di scegliere il logo sbagliato. Per due volte venne bandito il concorso; e per ben due volte la giuria preposta alla scelta del simbolo migliore rifiutò di scegliere il vincitore. Il primo concorso, pubblico, venne bandito il 28 marzo; il secondo, vista la non corrispondenza del materiale pervenuto con le esigenze del Parco, iniziò il 7 luglio e fu riservato ad un numero ristretto di studi professionali e artisti, con lo scopo dichiarato di garantire una miglior qualità del prodotto. L’11 dicembre la Giunta Esecutiva, con una punta di amarezza, accettò la decisione della commissione giudicatrice di non scegliere il vincitore neppure questa volta, “in quanto nelle opere presentate prevalgono astrattezza di immagini e difficoltà di riproduzione”. Tuttavia la necessità di uno stemma era percepita con una certa urgenza: a gennaio del 1990 si decise quindi di affidare allo studio APR & B di Trento, autore dei bozzetti che avevano maggiormente convinto la giuria, l’incarico di progettare un nuovo logo per il Parco. Nacque così, da un concorso dai risultati poco soddisfacenti, l’ormai celebre orso, che nel momento dell’adozione ufficiale, il 18 aprile 1990, fece la sua comparsa nel linguaggio formale della delibera come un “disegno complessivo racchiudibile in una forma a bordo circolare, comprendente in primo piano un profilo di orso color grigio scuro sullo sfondo due ordini di montagne le une di colore verde e le seconde, più arretrate, di colore azzurro”. (A.Ma.) - Corradino Fanti - Corrado Maturi - Corrado Paoli - Corrado Poda - Costantino Odorizzi - Cristel Meneghini - 21 0 9 9 1 Vedretta di Lares - B. Tassoni Un “puzzle” di territori Lento e poco amato: questo potrebbe essere lo slogan del Parco nel 1990. La strada che il Parco deve compiere per essere accettato, tanto all’interno del suo territorio quanto all’esterno, nella società trentina, è in grande salita. Mentre iniziano le prime assunzioni, che danno la preferenza – come richiesto dai sindaci delle valli del Parco – ai locali, e i due importanti Piani (quello faunistico e quello di gestione) vengo- NEL PARCO Il Parco si costruisce L’iter di costruzione del Parco prosegue. Si decide la creazione di cinque centri visitatori e tre strutture specialistiche, basata sulla ripartizione di competenze tra i vari territori del Parco. Viene istituito il Comitato scientifico, un organo che avrà il compito di offrire una consulenza tecnico-scientifica alla Giunta e agli enti di gestione. La giunta del Parco approva la nuova pianta organica dell’ente, che prevede l’assunzione di quasi settanta persone; la redazione del Piano faunistico viene affidata al professor Schröder, quella del Piano del Parco al professor Ferrara. Incontro al territorio Iniziano i lavori per creare il catasto dei ghiacciai, realizzato per conto del Parco dalla Sat, e prende avvio una serie di visite guidate al Parco. Parco ancora allo stop Sono molti i problemi evidenziati, più volte, dalle associazioni ambientaliste che ruotano attorno al Parco: dal deperimento del Lago Nero alla discarica di baita Flavona, tutte ragioni per accusare il Parco di immobilismo. 22 no affidati a due professori, gli ambientalisti e la popolazione continuano a mostrarsi scettici nei confronti delle sue possibilità. Si iniziano a prendere in considerazione alcune problematiche importanti, in special modo quelle connesse alla viabilità; tuttavia il consenso è molto basso: qualsiasi situazione di degrado o crisi viene imputata all’incapacità del Parco di prendere decisioni e di agire di conseguenza. L’orso: da salvare Una delle prime preoccupazioni del nuovo Parco è l’orso bruno, che, isolato nella sua zona di competenza, rischia l’estinzione: inizia un dibattito sempre più vivace sulla necessità di misure di protezione per la specie e di contemplare, eventualmente, l’immissione di alcuni individui. Nel frattempo il Parco assume la gestione dello spazio di San Romedio: qui viene costruito un nuovo recinto per l’orso Charlie, fino ad ora confinato in gabbia. Tre valli e un problema comune: la viabilità Val Ambiez, Val di Tovel e Val Genova condividono il problema di una viabilità troppo aggressiva; si tenta di diminuirne il peso istituendo un servizio di bus navetta a Tovel e fissando un costo di trasporto su jeep più basso ad orari fissi per la Val d’Ambiez; in Val Genova è polemica sul ripristino dei ponti della Rocchetta e di Ragada, considerati eccessivamente pesanti per l’ambiente, e sulle cave di granito in località Ponte Maria. Cave nel Parco Franca Berger, assessore provinciale dei Verdi, presenta una proposta di legge per la cessazione di ogni attività estrattiva nei Parchi Adamello Brenta e Paneveggio; la proposta tuttavia rimane bloccata. Cristian Dassa - Cristian Zanella - Cristina Castellani - Cristina Moschetti - Daiana Barbacovi - Daniela De Concini - ADAMELLO BRENTA dendo nuove edificazioni (a parte piccoli impianti); 3) la scelta tra manufatti, dal punto di vista tecnico-funzionale, consoni ad alloggiarvi le strutture proposte. Si stabilì, inoltre, un ordine di priorità per l’attuazione delle varie strutture. Si diede cioè precedenza alle strutture che avessero l’accordo localizzativo della zona di competenza e alle strutture che non comportassero, per l’attivazione, alcun esborso per l’Ente Parco. Ogni area potè così contare sulla presenza di importanti strutture “di supporto all’attività del Parco, idonee a svolgere il compito di divulgazione delle particolarità naturalistiche del Parco e più in generale di educazione ecologica, attività imprescindibili per il raggiungimento, in maniera corretta, del proprio compito istitutivo di tutela -delle caratteristiche naturali e ambientali del Parco”. I criteri di individuazione delle strutture seguirono la suddivisione dell’area del Parco nelle zone Orme di tasso - Archivio Pnab La realizzazione, sul territorio dei comuni del Parco, dei Centri visitatori, oggi ribattezzati Case del Parco, parte da lontano. Con delibera del Comitato di gestione n° 6 del 1990 si approvava un documento contenente “i criteri e gli indirizzi per la realizzazione di strutture di supporto all’attività dell’Ente”. L’elenco delle strutture da realizzare, il loro ambito di influenza, i criteri localizzativi da seguire per la distribuzione sul territorio, nonché i criteri di priorità per l’esecuzione erano già stati approvati dalla Giunta esecutiva il 6 novembre 1989. La delibera traduceva, concretamente, le richieste avanzate dai territori – Val Rendena, Valle del Chiese-Busa di Tione, Giudicarie Esteriori e Altopiano della Paganella-Val di Non – che ambivano ad ottenere, dalla presenza del Parco, opportunità equamente distribuite. La localizzazione specifica delle strutture all’interno dei vari areali venne lasciata alla libera scelta dei componenti della Giunta del Parco afferenti a ciascuna delle quattro zone, previa consultazione con gli altri componenti del Comitato e/o i sindaci dell’areale stesso. Nel caso di controversie prolungate la Giunta si riservava comunque il potere di decidere. I criteri stabiliti erano i seguenti: 1) il mantenimento di una certa omogeneità di distribuzione delle due strutture nella zona; 2) l’utilizzo, per la realizzazione delle strutture, esclusivamente di edifici esistenti da ristrutturare, esclu- E-VENTI E -VENTI Gli areali: ad ogni ambito territoriale una struttura del Parco d’influenza politica già stabilite per la nomina della Giunta esecutiva. Le zone erano quattro, pertanto in ognuna vennero collocate due strutture. (A.V.) ZONA POLITICA STRUTTURE Val Rendena Valle del Chiese-Busa di Tione Giudicarie Esteriori Valle di Non-Altopiano della Paganella Casa del Parco “Uomo” + Centro faunistico Casa del Parco “Fauna” + Centro di educazione ambientale Casa del Parco “Flora” + biblioteca Casa del Parco “Orso” + Casa del Parco “Uomo e Ambiente” La Casa del Parco “Uomo” prevista a Carisolo è poi diventata Casa del Parco “Acqua”, ancora da realizzare, mentre la biblioteca prevista a San Lorenzo è stata sostituita dalla Casa del Parco “C’era una volta”, inaugurata a novembre 2007. Il Centro di educazione ambientale “Villa Santi” a Montagne e la Casa del Parco “Uomo e ambiente” a Tuenno sono in corso di realizzazione. Il Centro faunistico è in fase di progettazione. Tutte le altre strutture sono operative. Daniele Armani - Daniele Bassan - Daniele Berti - Daniele Bertolini - Daniele Bolza - Daniele Daldoss - Daniele Gattuso - 23 1 9 9 1 Danni ambientali - Liverani Salvate la Val Genova! Le discussioni che hanno accompagnato il Parco fin dalla sua nascita proseguono: la situazione di congestione estiva ormai frequente in Val di Tovel e Val Genova richiede una rapida soluzione al problema del trasporto privato, mentre la Val d’Ambiez è al centro di dibattito perché la soluzione del trasporto tramite jeep e con costi elevati non è ottimale. Parco, Comuni e Provincia NEL PARCO Un ambiente da salvare, con coraggio Il Parco è ancora al centro delle polemiche, mentre si susseguono le denunce di sfregi ambientali nel suo territorio: la grossa presa d’acqua sul rio Algone, dopo la costruzione della quale non sono ancora stati fatti i lavori di ripristino ambientale; la strada forestale sul monte Ritorto, considerata impattante sull’ambiente. Il presidente Valentini è però ottimista: pur ammettendo la lentezza dovuta alle scarse risorse a disposizione e alle resistenze locali, si dice certo che il piano del Parco verrà approvato entro i termini previsti dalla legge – due anni dall’istituzione. Orso: protetto e “in mostra” Continua la discussione sull’orso: ad esso si vorrebbe dedicare un areale caratterizzato da speciali vincoli per proteggerlo dall’estinzione, rischio molto forte per una popolazione ursina trentina stimata in una quindicina di esemplari. L’orso autoctono viene fotografato in Val di Tovel da Fabio Osti, dipendente del Servizio Parchi della Provincia. Asfalto o numero chiuso in Genova? La Val Genova è ancora cardine del dibattito: l’amministrazione di Strembo dà l’aut-aut al Parco, minacciando di chiudere al traffico la strada a meno 24 cercano un difficile accordo sulla mobilità della Val Genova, ma una soluzione definitiva è ancora lungi dall’essere trovata. Nel frattempo prosegue il dibattito sull’orso, che ci si propone di proteggere creando un areale di 100 chilometri quadrati protetto grazie a vincoli e divieti, all’interno del quale il plantigrado possa vivere indisturbato. che non si prendano decisioni per la soluzione del problema della viabilità. In un primo momento sembra plausibile la possibilità dell’asfaltatura di un tratto di strada; infine viene tentata la chiusura oraria al traffico, che molti visitatori aggirano presentandosi in massa negli orari liberi, nonostante la soddisfazione di numerosi turisti. Tovel, no alle auto L’amministrazione di Tuenno inizia a muoversi per risolvere il problema della ressa dell’alta stagione a Tovel, approvando un divieto di transito annuale sulla strada circumlacuale per i non residenti. Tutti per il Sarca Wwf, Legambiente e Italia Nostra si oppongono al progetto del consorzio elettrico di Stenico di realizzare una nuova centrale idroelettrica sul Sarca di Campiglio, già sfruttato dall’Enel: il rischio è quello della compromissione dell’equilibrio idrogeologico di un territorio di grande pregio. Parchi che lavorano assieme Il Parco aderisce al Coordinamento Nazionale dei Parchi Regionali (Federparchi dal 1998), svolgendo una intensa attività di collaborazione, in particolare grazie al direttore Flaim, e facendo così conoscere il Parco a livello nazionale. Daniele Mantovani - Daniele Prevedel - Danilo Castellani - Danilo Daldoss - Dario Cicalini - Dario Pallaoro - Dario Pellizzari ADAMELLO BRENTA E-VENTI La natura: un valore per le comunità Il 6 dicembre nasce la II Legge quadro sulle aree protette: un documento fondamentale per la tutela del patrimonio naturale italiano, in quanto riconosce l’importanza della natura per le comunità umane, affiancando la valorizzazione delle risorse culturali e sociali a quelle delle risorse naturali, e stimolando la nascita di molti parchi naturali. Sarca di Genova - M. Sotgiu IN ITALIA E NEL MONDO Come sviluppare le Alpi La Comunità economica europea firma la Convenzione per la Protezione delle Alpi, che si pone gli obiettivi della protezione e dello sviluppo sostenibile delle aree alpine, nell’interesse delle popolazioni che vi vivono. 25 25 di Francesco Borzaga presidente del Wwf trentino Il rapporto tra Parco e ambientalisti, nel corso della sua vita, è sempre stato molto intenso: se, da un lato, spesso voci ambientaliste si sono levate per denunciare quelle che loro ritenevano dimenticanze o concessioni troppo generose ad interessi opposti alla tutela dell’ambiente, dall’altro lato il continuo confronto con le esigenze espresse dalle componenti protezioniste dell’opinione pubblica ha spesso indotto il Parco a riflettere più profondamente sul proprio ruolo e, talvolta, a “osare”. L’esempio più eclatante di incontro-scontro tra Parco e ambientalismo è costituito dalla questione della Val Genova, che si sviluppa attraverso forti tensioni relative alla presenza di cave di tonalite e alla contrastata mobilità nell’alta stagione, per approdare infine, nel ventunesimo secolo, a un ambizioso progetto di mobilità sostenibile, avanguardia di tutta la riflessione sulla mobilità sostenibile del Parco. Riportiamo di seguito la riflessione di un ambientalista, storico interlocutore del Parco, sulla sua utilità nel corso del tempo. “È certo una cosa importante, un ventesimo anniversario. A venti anni un giovane è indipendente, ha una personalità già formata ed è pronto a seguire la propria strada. Non diversamente, da un certo punto di vista, avviene per il Parco naturale, la cui struttura amministrativa e burocratica appare ormai consolidata. Il tempo trascorso permette di valutarne le possibilità e i limiti, l’opera 26 Un Parco di vent’anni, tra tutela e compromesso Masi nella piana di Caderzone - L. Imperadori 1 9 19 compiuta ci dà modo di prevederne in certo qual modo il futuro. Sembra piccola cosa, in realtà è già molto. Per tutti gli amici della natura, categoria alla quale appartengo, già con l’inserimento nell’ordinamento urbanistico i parchi naturali sono stati una grande conquista. Grazie a essi sono stati possibili successi fondamentali e quasi impensabili, che ancor oggi rappresentano quanto di meglio si sia ottenuto nella storia trentina di difesa della natura. Senza i Parchi naturali la Val Genova non si sarebbe salvata, in luogo del fiume vivo e delle cascate ci ritroveremmo il deserto. Non diversamente è accaduto per la Val di Tovel, sottratta alla speculazione, alle lottizzazioni e allo stradone di valico. Non sono questi successi modesti. Se tuttavia considero l’istituto del Parco naturale, ente preposto istituzionalmente alla tutela ambientale, nel più vasto contesto della politica urbanistica e turistica perseguita e realizzata negli anni dalla Provincia, non posso non riconoscervi un equivoco di fondo e un contrasto. Dopotutto la tutela ambientale è dovuta a tutto il territorio, e non solo ad una sua abbastanza modesta parte. Invece nella realtà i Parchi non sono stati, come avrebbero dovuto, un esempio ed un incitamento ad un uso corretto delle risorse, ma piuttosto sono apparsi un alibi volto a distogliere l’attenzione da quanto anche nei pressi si realizzava. Il vero specchio del turismo trentino non è la Valle di Tovel, è piuttosto il Passo del Tonale. A distanza di venti anni dall’entrata in funzione dei Parchi, avvenuta tra accesi contrasti e in mez- - Dario Trentini - David Colotti - Davide Aldrighetti - Davide Calvetti - Davide Cominotti - Davide Fantoma - Deborah Pellizzari Campanula dei ghiaioni - A. Rivalta zo a non poche difficoltà, questa contraddizione di fondo stride e permane. Tuttavia la presenza e l’opera dei Parchi naturali, e segnatamente del Brenta Adamello, costituiscono un punto fermo, un indiscutibile segnale di speranza. Nel momento in cui l’intrinseca debolezza e i pericoli di un programma di illimitata espansione economica, basata essenzialmente sul cemento, sull’automobile e sullo spreco, stanno diventando finalmente palesi, la presenza e l’opera di un istituto volto alla tutela e alla valorizzazione della natura è cosa insostituibile e preziosa. Il Parco naturale è per larga parte espressione dei Comuni e delle realtà locali. Questa caratteristica, affermatasi e consolidatasi durante i venti anni di attività, appare per molti versi paralizzante, per il peso che le influenze politiche locali e gli interessi economici inevitabilmente vengono ad assumere. Tuttavia la presenza e l’operare del Parco in mezzo e dentro alle comunità risultano ugualmente preziosi, soprattutto perché il Parco ha saputo talvolta superare i condizionamenti e soprattutto perché esso si sta dimostrando in grado di dare alla propria opera un respiro più vasto di quello, micro comunale o al più di valle, che normalmente contraddistingue il mondo della montagna trentina. Come giustamente ha rilevato il Presidente Antonello Zulberti, il Parco naturale Brenta Adamello è una realtà viva e presente non solo in Rendena, ma anche in Val di Non, nel Banale e a Molveno. Anche perché il Parco è inserito nella realtà locale, la sua opera guadagna efficacia, indicando vie diverse e ponendo le basi per un E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA turismo non distruttivo. Poiché il Parco insegna ai giovani, e anche a chi giovane non è più, il valore e la bellezza della natura, esso propone modelli e valori diversi, in contrasto con quanto imposto dall’industria turistica di massa. Ugualmente nel campo dell’agricoltura di montagna il Parco può avere un ruolo analogo ed importante, a supporto delle piccole economie famigliari, della qualità e tipicità dei prodotti, in definitiva della valorizzazione del territorio. In quanto offre lavoro, e quindi possibilità di operare, a quanti (e sono più di quanto si creda) amano la natura e sono convinti della necessità di difenderla, il Parco alimenta fermenti destinati col tempo a dare frutto. È peraltro importante che questo entusia- smo non venga misconosciuto e frustrato. Esiste ormai nelle Alpi una rete di parchi nazionali e di aree protette, della quale il Parco BrentaAdamello fa parte. Soprattutto a questo riguardo l’istituto, pur radicato nella realtà locale, supera tuttavia la medesima e acquista un respiro più vasto. Quale peso il Parco possa assumere da questo punto di vista lo sta mostrando l’operazione Life Ursus, dovuta ad una coraggiosa iniziativa del Brenta-Adamello e che appare ormai piuttosto bene avviata. Sia pure tra ostilità e allarmi, l’orso si sta espandendo fuori dal Trentino, fino in Svizzera, Austria e Germania. È questa un’ottima ragione per festeggiare i venti anni del Parco naturale. - Dennis Valentini - Diana Bonapace - Diego Bleggi - Diego Bolza - Diego Dorna - Diego Tisi - Diego Trentini - Diego Zorzi 27 2 9 9 1 Il contenitore-Parco si riempie Impreparato al suo difficile ruolo di mediatore, incerto tra il desiderio di sostenere le rivendicazioni ambientaliste, che vorrebbero una protezione più decisa del territorio, e la consapevolezza della necessità di inserirsi con delicatezza nella realtà delle valli su cui la sua autorità è stata praticamente “imposta dall’alto”: così i suoi detrattori, e spesso anche l’informazione, dipingono il Parco durante questo faticoso 1992. Questo avviene nel caso delle numerose “punzecchiature” lanciate all’Ente a proposito di ciò che avviene sul suo territorio, spesso a sua insaputa; ma, soprattutto, dell’eclatante scontro, perché di vero e proprio scontro si tratta, sull’asfaltatura della Val Genova, che vede il Parco barcamenarsi a fatica tra le esigenze opposte e sovrapposte dei gruppi ambientalisti e quelle dei Comuni e dei locali, infastiditi dall’ingerenza esterna nei propri affari. Nel frattempo la sua opera prosegue quasi non notata, con l’assunzione dei suoi primi dipendenti effettivi. Val di Fumo - L. Bosetti 28 - Dino Fasoli - Dino Giovannella - Dino Rigotti - Domenico Beltrami - Domenico Cornella - Domenico Felicetti - Cava di Val Genova - F. Ballardini NEL PARCO La natura in campo Il Parco inizia ad organizzare campi natura estivi per i giovani e a stampare il proprio notiziario. Avanti Piano Se il Piano di gestione del Parco, ampiamente contestato, non riesce a partire, l’Ente avanza a piccoli passi sulla strada dell’autonomia e assume personale. Deserto attorno al Parco Viene criticata l’eccessiva dipendenza delle decisioni del Parco dai voleri locali; allo stesso tempo gli amministratori locali disertano il convegno di due giorni “Consenso sociale e buona amministrazione nei parchi di montagna”, organizzato a Molveno dall’Ente Parco Adamello Brenta e dal Centro internazionale di ricerche sociali sulle aree montane dell’università di Trento per interrogarsi sul modo migliore di gestire le aree protette garantendo la partecipazione della popolazione. Val Genova, storia di cave e d’asfalto Mentre la proposta di legge di Franca Berger sul blocco delle cave nei parchi viene bocciata, continuano numerose le battaglie sulla preservazione della Val Genova dalle cave e dalla prevista asfaltatura della strada d’accesso. Il Comitato di difesa e tutela della Val Genova dà il via ad una raccolta di firme e in luglio cinquecento ambientalisti tengono una manifestazione nella valle, nonostante il sabotaggio di un ponte e l’incendio di una baracca ad opera di ignoti. La Sat si schiera contro l’asfalto, a fianco di diverse associazioni ambientaliste. L’Amministrazione comunale di Strembo impone E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA al Parco, in cambio della gestione nei mesi estivi, di asfaltare la strada d’accesso alla valle. Gli albergatori si dicono contrari allo stop del traffico e mettono in pratica la “serrata”; alla fine il traffico privato viene autorizzato nelle ore centrali della giornata. La valle della preoccupazione La Val di Fumo – minacciata dal progetto di un carosello sciistico nel vicino Parco dell’Adamello bresciano – suscita la preoccupazione di molti. Gli orsi, nostrani e immigrati Si continua a parlare di orsi: dell’investimento di Spormaggiore sull’area attrezzata loro dedicata e, durante la realizzazione del Piano Faunistico, della proposta di una reintroduzione di orsi nel territorio del Parco. Orsi al Sait Viene criticato l’appoggio alla creazione, da parte del Sait, di una raccolta punti per un orset- to di peluche, che garantisce al Parco 1.000 lire per ogni orsetto regalato; l’iniziativa tuttavia funziona e raccoglie fondi. IN ITALIA E NEL MONDO Lo Stelvio, Parco “a quattro mani” A Lucca si firma un protocollo d’intesa sul Parco nazionale dello Stelvio, il più grande italiano, che ne prevede una “gestione a quattro” tra le province di Bolzano, Trento, Sondrio e Brescia. Il Rio dello sviluppo sostenibile A Rio de Janeiro una grande conferenza delle nazioni sviluppate traccia linee-guida comuni per le politiche ambientali. Isole in rete Una direttiva europea, la “Direttiva habitat”, costituisce una rete di aree protette in tutta Europa, mutando radicalmente il loro modo di pensarsi: da isole a rete. Domenico Ferrari - Domenico Italo Bonapace - Donata Sartori - Edi Roiatti Stelio - Edi Sicheri - Edoardo Floriani - 29 2 9 9 1 Tutti gli uomini del Parco Quando si parla di Parco, per l’esattezza, si parla di persone: persone che ogni mattina si svegliano e si recano alla sede o in uno degli altri “luoghi del Parco” per iniziare le loro attività. Alcune sono più visibili di altre: sono i guardaparco, i punti di contatto tra Ente e territorio, quelli che “si sporcano le scarpe” letteralmente camminandolo giorno dopo giorno, in estate come in inverno. Molte altre persone, meno visibili, si occupano di tutti gli altri aspetti, più e meno piacevoli, della conduzione dell’Ente: dagli operatori della didattica, costantemente impegnati ad escogitare nuovi modi per portare la natura nella vita altrui, ai contabili, ai membri dell’ufficio tecnico, di quello ambientale, dell’ufficio fauna e dell’ufficio comunicazione. Senza tutti coloro che quotidianamente hanno creduto nel Parco e lavorato per renderlo com’è ora non sarebbe mai esistito. Nel corso della sua storia il Parco ha raccolto attorno a sé tanti nomi, tanti contributi e tante storie: storie di ragazzi che vengono da lontano inseguendo il sogno di studiare un ambiente incantevole, storie di valligiani che trovano un lavoro vicino a casa e a contatto con il proprio territorio. Un giornale locale, a undici anni di distanza dall’istituzione dell’Ente, sosterrà che la sua presenza ha determinato in pochi anni una crescita del tasso demografico 30 Dipendenti e collaboratori in Val di Fumo (2007) in una delle sue zone; verità o leggenda, resta il fatto che la presenza del Parco ha sicuramente costituito per molte persone una ragione in più per restare e un fattore di attrazione per altre che, in sua assenza, mai si sarebbero sognate di trasferirsi tra le montagne. Le assunzioni iniziano nel 1992, dopo che per breve tempo l’Ente ha funzionato grazie a personale “preso in prestito” dalla Provincia: come richiesto più volte, viene data la preferenza a persone provenienti dai comuni del Parco. Le incombenze da affrontare, in un territorio così ampio, sono molte e crescenti: lo dimostra la crescita rapida del personale, dalle poche unità dei primi anni alle oltre cinquanta odierne. Fin dai primi anni l’Ente si avvale delle duplici prestazioni del personale di ruolo (che oggi ha raggiunto le trenta unità) e di quello con contratto di diritto privato: i vari operai stagionali, gli addetti alla didattica, borsisti, tesisti, collaboratori autonomi e ricercatori, cui in tempi più recenti si aggiungono i CoCoCo. Possiamo immaginarlo, il grande orso simbolo del Parco, composto di tanti piccoli tasselli che si incastrano assieme: sono le persone, ognuna delle quali dotata di una storia, di propri pensieri, di un proprio sentimento individuale nei confronti del territorio che in piccola parte contribuisce a valorizzare. Il grande miracolo, come in ogni organizzazione, è come da tutto questo sia nato e cresciuto il Parco che è oggi: e non lo avrebbe fatto senza i suoi piccoli ma indispensabili tasselli. (A.Ma.) Edoardo Lattuada - Egidio Bonapace - Egildo Podetti - Eileen Zeni - Elena Bianchi - Elena Guella - Elena Maffini - Il Parco che ricordo Ricordi e suggestioni dei primi tre assunti del Parco Laura Andreolli lavora nel settore amministrativo Gigi Maffei lavora presso l’ufficio tecnico Maria Scalfi è responsabile del settore amministrativo c’erano molte cose da fare… GIGI L’Ente era giovane e anche la gente che vi lavorava: questo ha determinato un clima di entusiasmo, siamo cresciuti con il Parco. LAURA Io sono stata la prima assunta, nel novembre del 1990: inizialmente dalla cooperativa Ascoop e poi, nel 1992, direttamente dal Parco. Ero stata assunta come stenodattilografa e lavoravo part-time. Oltre a me c’erano alcune persone in comando dalla Provincia, tra cui il direttore Flaim, che era presente il lunedì e il venerdì. MARIA Io ho sempre lavorato nella contabilità e amministrazione, anche se all’inizio facevo tutto quello che serviva: eravamo in pochi e COME SI LAVORAVA LAURA La sede del Parco si trovava al terzo piano dell’edificio attuale, nel sottotetto; il piano terra e il primo piano ospitavano gli uffici del Comune. A quell’epoca c’erano solo l’ufficio tecnico, l’ufficio amministrativo e quello del direttore. Nei nostri uffici, prima che arrivassero i computer, utilizzavamo una macchina da scrivere elettronica, il cui schermo veniva fissato al tavolo mediante un braccio. È su quella macchina che ho fatto il concorso per en- UN MONDO NUOVO, SOSTENIBILE “Gli esseri umani sono al centro delle problematiche per lo sviluppo sostenibile. Essi hanno diritto a una vita sana e produttiva in armonia con la natura”: questo è il primo principio della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo, che definisce una serie di linee-guida da rispettare per garantire lo sviluppo sostenibile. A giugno le Nazioni Unite si riuniscono a Rio de Janeiro nella “Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo”: essa nasce dalla consapevolezza che le problematiche ambientali devono essere affrontate a livello globale, con la partecipazione di tutti i paesi e il coinvolgimento delle rispettive popolazioni. Viene prodotta una serie di accordi che i paesi si impegnano a rispettare e la cui verifica viene sottoposta alla Commissione per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: oltre alla Dichiarazione su Ambiente e Sviluppo, l’Agenda 21, un programma di azioni per il 21° secolo fondato sulla centralità della partecipazione; la Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste; la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, che pone obblighi di carattere generale per limitare e stabilizzare le emissioni inquinanti e la Convenzione quadro sulla biodiversità. trare di ruolo. Si faceva già la rassegna stampa, di cui all’inizio mi occupavo io: tenevamo i documenti in una stanza il cui soffitto, in certi punti, era così basso che battevi sempre la testa. MARIA I computer arrivarono nel 1994, assieme al nuovo programma di contabilità, mentre prima i calcoli li facevamo tutti a mano. Lo stesso valeva per i mandati e per la contabilità delle paghe. Adesso non sarebbe possibile, siamo oltre quaranta e il lavoro è troppo complesso. GIGI Il nostro lavoro principale consisteva nel redigere il Piano del Parco; fino a quando il Piano non c’è stato la nostra possibilità di agire era limitata. Disegnavamo le tavole del Piano su fogli di carta lucida: dovevamo fare tutto a mano, anche i simboli, e se commettevamo errori dovevamo grattarli via con una lametta. VITA DEGLI INIZI MARIA Il Parco è sempre stato un ambiente di lavoro abbastanza sereno, in particolare per quanto riguarda l’amministrazione. LAURA Sul tetto non avevamo lucernari ma soltanto velux; un giorno la neve aveva coperto totalmente i velux e, oltretutto, era saltata la luce. Ci venne in aiuto il segretario comunale: mettemmo un telo e dei giornali per terra, quindi il segretario aprì il velux… e un sac- Elena Pasquin - Elena Puspan - Elena Righi - Elena Sartori - Elia Nardelli - Elio Ballardini - Elio Caola - Elio Polli - 31 E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA venne fatto un concorso sia scritto che orale, al termine del quale vennero selezionati sei guardaparco. STORIE DI PERSONE LAURA Ho un bel ricordo di Tranquillo Giustina, collaboratore della rivista: una persona davvero splendida, che purtroppo ora non c’è più. Componeva gli articoli con la macchina da scrivere, me li passava e io li copiavo per poi consegnarli al responsabile della rivista. Si rifiutava di essere pagato per i suoi contributi e, quando aveva bisogno di qualche copia in più, nonostante noi insistessimo per fargliela avere gratis cercava in ogni modo di pagarla: giunse addirittura ad abbonarsi alla rivista sotto falso nome! I TEMPI SONO CAMBIATI GIGI All’inizio la popolazione ha fatto fatica ad accettare il Parco, lo percepiva come un’imposizione; ora la mentalità sta cambiando. Anche noi collaboriamo maggiormente con il territorio. Bella è la collaborazione, secondo me, con le Asuc e i piccoli Comuni, per i quali spesso curiamo la progettazione di qualche intervento di miglioramento ambientale. Larice, Valle del Chiese - G. Scandolari co di neve piombò sul pavimento dell’ufficio amministrativo! GIGI Val Genova e Val di Tovel erano i punti più importanti del Parco. All’inizio avevamo solo alcuni operai in Val di Tovel, che dovevano autogestirsi: era come se fossero due realtà diverse. MARIA Il primo concorso per guardaparco fu molto impegnativo tanto per noi quanto per i partecipanti e suscitò molte aspettative. Era un corso-concorso. Dopo un test iniziale, cui presero parte molte persone e che ne selezionò una cinquantina, si tenne un corso di un mese e mezzo a Trento; infine 32 Elisa Cattani - Elisabetta Romagnoni - Elisabetta Tosoni - Elisabetta Trenti - Elsa Ferrari - Elvio Busatti - Elvio Masè - ADAMELLO BRENTA 19 NEL PARCO Piano, ce n’è per tutti Il Piano del Parco viene sottoposto ai consigli dei comuni, avvolto da continue critiche e perplessità; il direttore ne promette una rapida approvazione, nonostante la discordia e nonostante gli ambientalisti continuino a sostenere l’inconsistenza dei Parchi regionali. Anche per il Piano faunistico la strada non è del tutto liscia: il Wwf lo accusa di rispecchiare gli interessi dei cacciatori e di un’analisi poco precisa della specificità del Parco. Il Parco si promuove Il Parco compie uno sforzo di visibilità, preparando materiale informativo per descrivere la propria attività e diffondere la cultura ecologica. Di chi è il Parco? Proseguono le polemiche: gli ambientalisti continuano a sostenere le loro accuse di debolezza ai Parchi, mentre le amministrazioni locali lamentano l’allontanamento del Parco dalla popolazione e la sua trasformazione in “carrozzone politico”. Tutti per l’orso… Mentre sembra in atto una progressiva migrazione degli orsi sloveni verso ovest, gli autoctoni sono a Foresteria di Valagola - Archivio Pnab Nel 1993 il Parco cerca di rispondere alla carenza di sostegno con la creazione di materiale informativo e promozionale, per presentarsi all’esterno e alla popolazione che si raccoglie tra i suoi confini. Il Piano del Parco, redatto dal professor Guido Ferrara, E-VENTI Parola di Parco 93 inizia un lungo e travagliato iter di confronto con gli amministratori locali in cerca della loro approvazione; tuttavia è abbastanza controverso, così come il Piano faunistico. Proseguono i tentativi di valorizzazione delle valli importanti. rischio di estinzione: nonostante il piano faunistico non piaccia, si decide di intervenire per salvare gli ultimi orsi delle Alpi. … e l’orso per tutti Viene stabilito il trasferimento dei due orsi di Gocciadoro e dei due orsi di Sardagna in un’area appositamente attrezzata a Spormaggiore. Segnali di Fumo Viene costruita la Foresteria di Valagola; in Val di Fumo e Val di Tovel, entrambe oppresse da un turismo poco controllato, iniziano lavori di sistemazione. Una collana per il Parco Inizia la collana di quaderni d’informazione scientifica e divulgativa del Parco. IN ITALIA E NEL MONDO Il naufragio della speranza per il Parco del Lagorai Le tensioni nei confronti del Parco Adamello Brenta e di quello di Paneveggio producono un effetto negativo indiretto: i sindaci della Bassa Valsugana si oppongono alla creazione della riserva del Lagorai, sostenendo che debba essere la popolazione, come è sempre successo, a tutelare e custodire il proprio territorio. Elvio Morelli - Emanuele Bernardi - Emanuele Iob - Emiliano Facchini - Emilio Mosca - Enrico Bonazza - Enrico Dalsass 33 3 9 19 Primo numero della rivista - 1997 Siamo all’inizio degli anni Novanta, il Parco Naturale Adamello Brenta è un Ente giovane, regolamentato dalla legge provinciale che lo ha istituito nel 1988, ma che fatica a dialogare con il territorio e a costruire quella rete di relazioni interpersonali e tra istituzioni necessaria per cominciare ad essere operativo. Sono anni cruciali, e il Parco si apre al territorio anche attraverso la prima rivista (1992), un magazine che informa i residenti delle prime decisioni e attività dell’Ente, ma anche delle problematiche in essere. Nel 1997 viene pubblicato il primo numero della nuova rivista, che si 34 Comunicare il Parco propone non solo come informativa sulle attività e i progetti attuati dal Parco, ma anche come vetrina sulla variegata realtà della cultura della montagna. Contemporaneamente alla rivista si realizzano i primi depliant informativi sulle valli del Parco e nasce la prima collana editoriale dedicata agli approfondimenti naturalistici, scientifici e di carattere generale. Si chiama “Documenti” e propone, all’attenzione dei lettori, numerosi temi: dalle acque agli animali del Parco fino alle attese e alle motivazioni dei visitatori dell’area protetta. Intanto, mentre l’operatività dell’Ente cresce, anche il ventaglio di strumenti a supporto della comunicazione si amplia e diversifica. Viene realizzato il primo sito internet, poi completamente rinnovato alla fine del 2007, e si stabilisce una grafica coordinata che caratterizzi l’immagine del Parco nel variegato mondo della depliantistica e dell’editoria. Fino ad oggi e ad una vera e propria “libreria del Parco”, che annovera innumerevoli pubblicazioni: dai depliant informativi alle guide e alle collane di approfondimento. La comunicazione è uno dei cardini della politica ambientale del Parco ed è intesa non solo come capacità di far conoscere idee, iniziative e progetti per dimostrare l’importanza e il ruolo del Parco, ma soprattutto come mezzo per veicolare valori e buone pratiche che possano effettivamente far crescere una “cultura” da Parco. La comunicazione è dunque intesa non solo come attività tramite la quale si diffondono conoscenze già acquisite, bensì come attività attraverso cui quelle conoscenze si condividono. Il Parco comunica con il proprio territorio attraverso: la rivista “Adamello Brenta Parco”; l’inserto “Parco Informa”; le iniziative di educazione ambientale; la depliantistica, a supporto di ogni attività e iniziativa; la presenza, sul territorio, di una segnaletica coordinata, che rappresenta una sorta di “mini-guida” su come comportarsi nei confronti dell’ambiente; le collane di carattere scientifico che divulgano gli studi e le ricerche condotti dal Parco in ambito naturalistico; le collane di approfondimento su singoli temi specifici (ad esempio i manuali tipologici); il sito internet; le newsletter. (A.V.) - Enrico Dorigatti - Enrico Ferrari - ADAMELLO BRENTA 19 94 NEL PARCO Franceschi direttore Il direttore del Parco è ora Arrigo Franceschi, che prende il posto di Sandro Flaim. Viene costituito l’ufficio tecnico del Parco con l’assunzione di un ingegnere forestale e vengono formate le squadre di operai nelle tre macroaree di riferimento del Parco. Cave chiuse, sequestrate, restituite Si approfondisce la questione delle cave in Val Genova. In un primo momento la Corte di Cassazione ne stabilisce definitivamente la chiusura, causando numerose polemiche: persino il decanato della Val Rendena prende posizione sulla questione, pronunciandosi a favore dei lavoratori ora privi di un’occupazione. Il Parco non si pronuncia contro le cave, ma condiziona la sua approvazione alla compatibilità con l’alto livello ambientale. In seguito viene sancita la riapertura delle cave ma l’attività estrattiva rimane bloccata a causa dell’assenza dell’autorizzazione paesaggistica. Meno auto, più Parco Il Parco prosegue con la sua politica di contingentamento delle auto nelle valli di Tovel, Algone, Genova e Ambiez. Nel corso di quest’anno vengono creati i primi percorsi di autoistruzione e, a San Lorenzo in Felce penna di struzzo - F. Da Trieste Ancora nulla di fatto per il Piano del Parco, conteso tra le esigenze diverse, spesso opposte, degli ambientalisti e delle amministrazioni comunali, che ne temono i vincoli eccessivi; allo stesso tempo la questione delle cave in Val Genova sale alla ribalta, seguendo un percorso tormentoso di processi, chiusure e riaperture. La situazione di tensione relativa alle cave, in cui il E-VENTI Il Parco in equilibrio Parco ha un ruolo marginale ma importante, e quella di stallo del Piano pone l’Ente in un difficile equilibrio, in cui è facile suscitare critiche da parte delle varie forze politiche e ambientaliste in gioco. Ma nel frattempo il Parco è operativo: progetta la mobilità delle sue valli più belle e approfondisce la questione della salvaguardia dell’orso alpino. Banale, si realizza il parcheggio di San Larì. Piano, troppe urla Il Piano del Parco, fortemente contestato, non riesce ad essere approvato: i Comuni del Parco lamentano eccessivi vincoli e nessun indennizzo e il professor Ferrara reagisce alle modifiche apportate destituendosi dall’incarico. La Provincia minaccia di inviare un commissario per seguire l’approvazione del Piano. Anche il Piano faunistico, bocciato dal Comitato scientifico dei parchi, conosce una battuta d’arresto. La squadra dell’orso è pronta Viene formato un comitato tecnico che si occuperà del rinsanguamento della popolazione di orsi alpina, altrimenti destinata all’estinzione. La triste vicenda degli orsi di Spormaggiore A Spormaggiore la Pro loco inaugura un’area attrezzata di 7000 metri quadrati, dedicata agli orsi; cinque sono i plantigradi trasferiti nella nuova struttura. Pochi mesi dopo, a causa di carne di maiale infetta, quattro di essi muoiono improvvisamente. Vogliono una funivia A Pinzolo viene avanzata la proposta della costruzione di un impianto funiviario con relativa pista che colleghi Pinzolo con Campiglio. Enrico Mattarei - Enrico Viola - Enrico Zeni - Enzo Bellotti - Enzo Gasperetti - Enzo Giovanella - Enzo Giovanella - 35 4 9 19 Ricerche nel Parco 2.500.000 euro spesi: ogni anno porta con sé nuove proposte per una ricerca mai fine a se stessa, ma sempre orientata a dare indirizzi scintifici alla gestione del territorio. A fianco delle ricerche, e spesso a loro completamento, si sviluppa l’importante ruolo di sostegno a lavori di tesi che il Parco ha avuto nel corso di tutta la sua storia, permettendo allo stesso tempo, grazie alla creazione di borse di studio ad hoc, la formazione alla ricerca di diversi neo-laureati. Così come mutata è la concezione del Parco, col passare del tempo sono mutate le tematiche su cui si sono concentrati gli studi: se l’importanza attribuita alla zoologia è rimasta costante, accresciuto interesse hanno riscosso il ruolo del turismo nel Parco e nelle sue valli più conosciute e quello del Parco stesso nella promozione del turismo. Sono aumentati anche gli sforzi dedicati alla tutela e alla valorizzazione del territorio e di alcuni suoi aspetti, come gli alpeggi, i sentieri didattici e le malghe, ad indicare una concezione di Parco che si allarga sempre più, fino a comprendere la sua storia e le sue tradizioni. Inoltre il Parco sembra divenire sempre più l’attore principale nelle ricerche che lo riguardano. In un primo periodo della sua storia molte ricerche vengono af- Attrezzature per la ricerca sul Lago di Tovel - P. Oss Cazzador Una delle principali funzioni che, tanto in Italia quanto in Trentino, sono attribuite a un Parco naturale è la creazione di sapere a partire dalla conoscenza di sé, del proprio territorio e di tutte le sue componenti. La produzione di conoscenza si concretizza soprattutto attraverso la ricerca. Tale funzione ha caratterizzato il Parco Naturale Adamello Brenta fin dalla sua creazione, tanto che le ricerche, iniziate quasi subito e in parte confluite, già nel 1993, nella collana editoriale Parco Documenti, hanno raccolto una quantità crescente di finanziamenti, passando dai 21.000 euro del 1990 ai 184.000 del 2007, per giungere a un totale di oltre 36 Ermanno Pellizzari - Erminia Biffi - Ernesto Pellizzari - Ernesto Pezzi - Ervino Lorenzi- Ester Coltoti - Ettore Moser - A partire dal 2004, infine, il Parco diviene attore in prima persona della ricerca; il professor Viola dell’università di Padova redige le apposite Linee per la ricerca promossa dal Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco si dota di un proprio Gruppo di Ricerca e Conservazione dell’Orso. Cresce l’interesse, tanto tra i tesisti quanto tra i ricercatori, per gli aspetti turistici della vita nel Parco e per la valorizzazione e la tutela ambientale, dimostrando l’accresciuta consapevolezza della multilateralità dell’Ente, dei suoi aspetti più culturali; fatto testimoniato anche dall’aumento di indagini dedicate alla dimensione sociale e culturale. (A.Ma.) Eugenio Carlini - Eugenio Ghezzi - Ezio Cova - Ezio Dolzani - Ezio Loranzi - Ezio Rampanelli - Ezio Valentini - Ezio Viviani Ricerche sul Salmerino in Val Nambrone - Michele Zeni fidate ad esperti riconosciuti operanti all’esterno dell’Ente; molte tesi riguardano specifici ambienti, come la Val Genova e il lago di Tovel, oppure i ghiacciai, e due sono concernenti la geologia. É in questo periodo che viene istituita la collana editoriale Parco Documenti, rivolta alla pubblicazione delle ricerche più significative e alla divulgazione della conoscenza e della cultura ecologiche, che in dodici anni pubblica sedici volumi. Nel 1995, in corrispondenza con il progetto di reintroduzione dello stambecco sul massiccio dell’Adamello, ha inizio una fase particolarmente importante, soprattutto per ciò che riguarda i progetti nell’ambito della fauna, caratterizzata dalla collaborazione del Parco con diversi organismi in numerose ricerche di ampio respiro: punto focale di questa fase è il progetto di reintroduzione dell’orso bruno, iniziato già nel 1994, che permette l’istituzione di sette borse di studio e addestramento alla ricerca per laureati in materie ambientali. A fianco del grande boom delle tesi sulla valorizzazione e la tutela ambientale, in questo periodo si moltiplicano gli studi riguardanti l’agronomia e la zootecnia e gli studi idrogeologici, tra i quali il progetto SALTO, dedicato al lago di Tovel. Tovel è la “star” degli anni a cavallo del nuovo millennio e concentra su di sé numerosi sforzi, compreso quello del progetto per la valorizzazione della valle, Life Tovel, tra 2002 e 2003. E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA 37 5 9 9 1 Liberazione di stambecchi in Val Genova - Michele Zeni La fauna in Piano Attraversando il fuoco incrociato delle contestazioni, in particolar modo ambientaliste, nel 1995 il Parco subisce diversi mutamenti: il riassestamento del Piano del Parco, l’accettazione del Piano faunistico e il cambio di Presidente. Al contempo NEL PARCO Il Piano torna nei binari, arriva il Piano faunistico Dopo momenti di tensione le modifiche al Piano vengono ritirate e il professor Ferrara si riappacifica con il Parco: si ricomincia a lavorare sulla bozza del Piano. Approvato dal Comitato di Gestione è il Piano faunistico. Impegnato o inadempiente? Continuano le contestazioni al Parco, accusato da più parti di inadempienza e tendenza all’eccessivo compromesso politico; il presidente Valentini risponde alle accuse invitando i detrattori a lasciar operare il Parco: le contestazioni renderebbero soltanto più difficile superare il momento delicato. Vengono assunti i primi sei guardaparco. Si realizza il parcheggio Pianone in Val di Breguzzo e viene ricostruita parte dello stallone di Malga Spora. Esce Valentini, entra Zulberti Il nuovo presidente del Parco, come annunciato dai pronostici, è Antonello Zulberti, che presenta il suo “decalogo” per il Parco futuro. Il Parco c’è tutto l’anno Il Progetto Parchi 1995 si pone l’ambizioso obiettivo di promuovere i Parchi nella bassa stagione, con offerte speciali per fine settimana nella natura. 38 un film presentato al Filmfestival della montagna racconta il Parco: si può dire che esso sia entrato stabilmente nell’immaginario collettivo, come attore o quantomeno come “contenitore” di un ambiente di elevata qualità naturale. Il ritorno dello stambecco Dieci stambecchi provenienti dall’Argentera, cinque maschi e cinque femmine, vengono liberati sul Massiccio dell’Adamello in contemporanea con il rilascio di venti esemplari sul versante bresciano: è l’inizio di un importante progetto di reintroduzione. Orsi in fuga, orsi in attesa Mentre l’orso Chicco tenta per due volte la fuga dal recinto di San Romedio, il progetto “Ursus: tutela della popolazione di Orso bruno del Brenta”, presentato ufficialmente all’Unione Europea, subisce un arresto da parte del Ministero della Sanità italiano. Parco star della Montagna È proprio il Parco il protagonista di un film presentato al Filmfestival della Montagna di Trento da Graziano Daldoss. IN ITALIA E NEL MONDO Il Parco in Parlamento europeo Alla sede del Parlamento europeo pervengono seimila firme a favore della creazione di un grande Parco internazionale, che comprenda anche l’Adamello Brenta. - Fabio Albasini - Fabio Bodio - Fabio Depaoli - Fabio Dolzani - Fabio Osti - Fabio Scalet - Fabio Scalet - Fabio Simoni - ADAMELLO BRENTA E-VENTI E -VENTI Il piano faunistico, un passaggio importante nella crescita del Parco di Andrea Mustoni responsabile del settore fauna del Parco duzione dello stambecco, specie estinta sulle montagne del Parco dal diciottesimo secolo ma che, secondo le analisi contenute nel piano, avrebbe potuto trovare ancora un habitat idoneo alla sua presenza. Per questo motivo, già nel 1995 in Val di San Valentino vennero liberati i primi dieci stambecchi provenienti dal Parco Naturale delle Alpi Marittime, in provincia di Cuneo. Questo primo importante progetto faunistico, coordinato dal gruppo di lavoro del professor Tosi dell’Università degli Studi di Milano, proseguì poi fino al 1999, avvalendosi della collaborazione dell’allora Servizio Faunistico della Provincia di Trento e portando al rilascio complessivo di cinquantacinque animali. Da un punto di vista storico, il Progetto Stambecco può essere considerato come “l’anticamera” del progetto che forse ha caratterizzato maggiormente i vent’anni di vita del Parco: la reintroduzione dell’orso bruno. Anche questo progetto, difatti, era stato indicato con chiarezza dal Piano Faunistico di Schröeder, tanto che alla sua organizzazione era stata dedicata una parte speciale, che può essere considerata la prima “piattaforma” sulla quale negli anni successivi è stata realizzata l’operazione. In rapporto all’importanza delle tematiche faunistiche nel Parco, nel suo Piano il professor Schroeder indicava anche la necessità di dotarsi di un apposto ufficio, che potesse appoggiare il progetto di reintroduzione e, più in generale, la presenza dell’orso nel lungo periodo. È anche in seguito a questo tipo di “spinta” che nel 2004 il Parco ha formalizzato la creazione del Gruppo di Ricerca e Conservazione dell’Orso Bruno . Tra i primi lavori affrontati dal GRICO va sicuramente menzionata la revisione del Piano faunistico che, nel 2006, ha portato a individuare nuovi obiettivi di conservazione per favorire la già eccezionale presenza degli animali nel Parco. Fabrizio Batocchi - Fabrizio Dagostino - Fabrizio Dolzani - Fabrizio Rossi - Faustino Pedretti - Fausto Job - Fausto Valentini Moscardino - Paolucci A distanza di vent’anni dalla sua approvazione, è possibile affermare che la legge di ordinamento dei Parchi naturali del Trentino (LP 18/88) ha rappresentato un momento di grande innovatività e lungimiranza anche nei confronti della pianificazione in materia di fauna. Nell’articolo 28 di tale legge veniva infatti prevista la realizzazione di un Piano Faunistico, rivolto al tentativo di “… realizzare nel territorio a Parco l’equilibrio fra fauna selvatica ed ambiente”. Un’indicazione di questo tipo, rispettosa allo stesso tempo dell’uomo e della natura, avrebbe caratterizzato profondamente la vita nel Parco anche negli anni successivi. È infatti in questo contesto che nel 1995 venne approvato il primo Piano Faunistico del Parco, realizzato dal professor Schroeder dell’Università di Monaco e dalla sua équipe. Al momento della sua approvazione il Piano venne in parte contestato, soprattutto per la sua eccessiva impostazione a carattere venatorio e per la sinteticità nella descrizione del patrimonio faunistico dell’area protetta. Nonostante questo è indiscutibile che i contenuti del piano realizzato da Schröeder abbiano caratterizzato in modo notevole la vita del Parco negli anni successivi, tanto da portare ad una sua complessiva rivalutazione tecnica. Uno dei primi obiettivi che veniva indicato era quello della reintro- 39 6 9 9 1 Contestazione -D. Povinelli L’anno della contestazione Nel 1996 lo scontento e le tensioni accumulati negli anni precedenti esplodono: è l’anno-discrimine, che segna un mutamento nella storia del Parco Naturale Adamello Brenta. Quando il Parco rifiuta di inserire nel proprio Piano il progettato impianto tra Pinzolo e Campiglio senza la previsione nel Pup e un’adeguata valutazione d’incidenza ambientale, esplode la protesta della popolazione della Val Rendena contro un Ente percepito come estraNEL PARCO Questo Piano non s’ha da fare Le contrarietà al Piano del Parco, approvato anche dalla Giunta esecutiva, si coagulano attorno alla questione della pista tra Pinzolo e Campiglio, dando origine a numerose e forti contestazioni all’autorità del Parco concentrate soprattutto in Val Rendena; la Provincia viene accusata di non sostenere l’Ente contro le rivendicazioni di gruppi d’interesse opportunisti. Piano, un sacco di rumore Le numerosissime proteste fanno capo al neonato Comitato per la difesa dei diritti e delle tradizioni e culminano in una manifestazione presso la sede del Parco in occasione della riunione per l’adozione del Piano, bloccata dai manifestanti. Alcuni comuni chiedono di lasciare il Parco e non mancano le lettere di minacce. In cerca di un accordo Il Presidente Zulberti incontra tutti i consigli comunali per cercare di trovare un accordo e il Parco stampa migliaia di opuscoli informativi sulle proprie attività da inviare a tutte le famiglie. Verso la fine dell’anno viene approvata una bozza del Piano ed inizia l’iter di approvazione. C’è chi vuole il Parco Non ci sono, però, solo voci contrarie: in Val Rendena si forma un “Comitato pro Parco”, che riunisce diversi sostenitori del Parco con l’intento di dimostrare che non ci sono solo opinioni contrarie ad esso; anche Sat ed ambientalisti lo sostengono. Quattro comuni della Val di Non decidono di pronunciarsi favorevolmente 40 neo ed impositivo. Nasce un Comitato che riunisce i dissidenti e le proteste culminano in una caotica manifestazione presso la sede. Ironia della sorte, sembra che proprio da questo scontro, che ne ha minacciato l’esistenza, il Parco esca rafforzato: gli ambientalisti, precedentemente critici, ma soprattutto parte della popolazione lo sostengono e l’Apt della Val Rendena ne sottolinea l’importanza dal punto di vista della promozione turistica. nei confronti dell’approvazione del Piano. L’Apt della Val Rendena, nell’ambito delle sue politiche turistiche, attribuisce una grande importanza alla presenza del Parco e del suo simbolo. Il Parco all’opera A Campodenno il Parco si dedica alla ristrutturazione di Malga Campa e, a Bissina, di un parcheggio e della relativa strada di accesso. Cave, ok di Provincia e Tar Dopo l’assoluzione dei lavoratori e la condanna dell’ex sindaco di Strembo, la Provincia si pronuncia a favore della riapertura delle cave della Val Genova e il Tar boccia il ricorso del Wwf. Un Topolino per l’orso Si fa attendere l’assenso ministeriale al progetto di reintroduzione dell’orso bruno, mentre il settimanale per bambini “Topolino” raccoglie quasi 14000 firme per sostenerlo. Fiocchi rosa a San Romedio L’orsa Chicca, tenuta in cattività presso il santuario di San Romedio, dà alla luce due orsette, Cleo e Cora, che attirano numerosi visitatori. IN ITALIA E NEL MONDO L’orso trentino priorità europea A Bruxelles viene approvato formalmente da parte dell’Unione Europa un progetto di salvaguardia per l’orso bruno del Brenta: i finanziamenti Life Natura prevedono il sostegno al progetto del Parco. - Federica Castellani - Federica Masè - Federica Mosca - Federico Brunelli - Federico Cereghini - Federico Ferrazza - ADAMELLO BRENTA – restava ancora un ultimo nodo da sciogliere: il Piano del Parco. I più scettici erano alcuni amministratori della Val Rendena e della Val di Non. Gli uni temevano infatti che il piano limitasse lo sviluppo turistico invernale, ponendo eccessivi vincoli all’utilizzo del territorio; gli altri si opponevano alle limitazioni di gestione del territorio a seguito dell’introduzione dell’area speciale per la tutela dell’orso bruno delle Alpi. C’era anche chi, piuttosto attivo, faceva volantinaggio e attaccava striscioni contro il Parco. Dopo una giornata all’insegna delle grandi tensioni l’undici giugno 1998 si arrivò all’approvazione del Piano del Parco, grazie anche alla presenza del professor Guido Ferrara, redattore del Piano, il quale riuscì a far placare gli animi e a mediare fra le diverse posizioni presenti in assemblea. Il Piano prevedeva le riserve speciali di tutela dell’orso, del lago di Tovel e dei biotopi, le riserve integrali e le riserve integrate, le zone a bosco e a pascolo. Individuava le aree sciabili e catalogava il patrimonio edilizio esistente: le “case da mont esistenti” e i ruderi. Per ogni categoria prevedeva il tipo di intervento che poteva essere realizzato: ricostruzione, ristrutturazione, recupero conservativo e la possibilità del cambio di destinazione d’uso…, dando certezze ai proprietari e criteri obiettivi ai vari organi di controllo. Alla fine anche la Provincia approvò il Piano del Parco”. Il Piano del Parco, risultato di una sintesi tra le esigenze di tutela ambientale per le quali il Parco era nato e i diritti delle amministrazioni comunali sulla gestione del territorio, è stato approvato nel 1999, ponendo fine alla contestazione. (A.V.) Federico Polla - Fernando Ballardini - Fernando Dalfovo - Fernando Leonardi - Ferruccio Dalpiaz - Ferruccio Masè - Manifesti di contestazione -D. Povinelli Attorno alla redazione del Piano di Parco (approvato nel 1999), lo strumento gestionale che contiene gli indirizzi, i divieti, i limiti e le prescrizioni per l’uso del territorio compreso all’interno dei confini dell’area protetta, si concentra, nel 1996, la contestazione dei comuni e della gente nei confronti del Parco Naturale Adamello Brenta. La paura di essere costretti ad accettare un Ente imposto dall’alto e il timore di non essere più protagonisti nella gestione del territorio creano un clima di diffidenza che poco a poco si trasforma in vera e propria contestazione. Nasce, per iniziativa popolare, il “Comitato per la conservazione dei diritti e delle tradizioni dell’area Adamello-Brenta” e le forme di protesta si moltiplicano: dalle prese di posizione di alcuni consigli comunali contro il Piano di Parco ai volantinaggi e a riunioni piuttosto animate. Dall’altra parte, in Consiglio provinciale, vengono presentate alcune mozioni che condannano “le azioni di contestazione violenta nei confronti dell’Ente Parco” e sottolineano “l’enorme valore strategico dei parchi come risorsa ambientale ed opportunità economica per le popolazioni che vi risiedono e per l’intera provincia”. In mezzo gli amministratori del Parco Naturale Adamello Brenta si impegnano a tessere rapporti per trovare condivisione e a concertare le questioni più spinose del Piano del Parco. “Approvata la legge del Parco – racconta Gianfranco Pederzolli E-VENTI E -VENTI Striscioni e urla fuori dal Parco 41 7 9 9 1 Zafferano alpino - A. Rivalta Raggi di sole NEL PARCO Parco, lascia o… All’indomani dell’approvazione del Piano da parte del comitato di gestione, parallelamente all’iter di approvazione da parte dei Comuni proseguono le contestazioni, che si ricollegano ad alcune rivendicazioni, come quelle relative all’impianto Pinzolo-Campiglio e ad una nuova strada e un elettrodotto nei pressi del lago di Tovel: alcuni comuni esprimono l’intenzione di uscire dal Parco e Monclassico si appella al Presidente della Republica contro l’esclusione del proprio rappresentante, appena nominato, dal comitato di gestione; centinaia sono le osservazioni prodotte dai consigli comunali al Piano, ancora bloccato ma approvato in Giunta provinciale. Festeggia il Carnevale in Rendena un carro allegorico recante lo striscione “Parco Nato Male Adamello-Brenta”. … entra anche tu In controtendenza, il comune di Commezzadura chiede e ottiene di poter avere un proprio rappresentante nel Comitato di gestione per poter inoltrare le proprie osservazioni al Piano, mentre Tione contende con Breguzzo una fetta di territorio che gli permetterebbe di venir annesso al Parco. Il Parco che parla e fa Nasce la rivista del Parco: trimestrale, si sostituisce al precedente notiziario; il Parco apre il suo primo sito internet. Numerosi sono i progetti attivati: vengono acquistate l’ex area Bersaglio a Stenico e Casa Grandi a Tuenno e iniziano i lavori di ristrutturazione nel Palazzo di Corte Franca a Spormaggiore, per farne i futuri centri 42 Nonostante le contestazioni al Parco siano ancora diffuse, si fanno sentire anche diverse voci positive su di esso. Le osservazioni elaborate in seno ai consigli comunali sul Piano, molte delle quali più che altro prese di posizione, raggiungono quasi il migliaio; tuttavia sembra che i comuni contrari siano una minoranza. Nel frattempo la Giunta provinciale approva il Piano e numerose sono le iniziative avviate dal Parco, che progetta i propri centri visitatori, inaugura la sua rivista, istituisce diversi legami con altre realtà e prosegue nei progetti sull’orso. del Parco; inoltre viene ricostruito il ponte Saft dei Can a Strembo e viene ristrutturata la Cascina Stablei a Bleggio Inferiore. A Tovel iniziano sperimentazioni volte a capire le cause del mancato arrossamento. Tra l’acqua e l’albero, il Parco Il Parco ha due importanti sponsor: sono Cartiere del Garda e l’acqua Surgiva. Insoddisfazione per la Val Genova Il pedaggio in Val Genova viene abolito e la gestione del traffico affidata ai Comuni proprietari del territorio della valle; la strada viene riaperta. La soluzione lascia insoddisfatti molti, mentre fa discutere anche la decisione del comune di Bleggio Inferiore di chiudere la strada per la malga Movlina in Val d’Algone. Orso in forse Nonostante le difficoltà di ordine burocratico, prosegue – anche se lentamente – l’iter di realizzazione del progetto Life Ursus. Una apposita indagine dell’Istituto Doxa di Milano mostra che le popolazioni locali sono favorevoli all’orso e al progetto di reintroduzione, mentre uno studio redatto dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica stabilisce che esistono ancora vaste aree idonee alla presenza del plantigrado. Non mancano le voci contrarie e, nel frattempo, ci si accontenta delle brevi apparizioni di orsi locali. IN ITALIA E NEL MONDO Ci interessa il clima del futuro A Kyoto, in Giappone, numerosi stati stilano il primo testo di una Convenzione sul clima che mira a ridurre le emissioni di gas serra, ponendosi come data ultima il 2010. Filippo Zibordi - Fiorenzo Melchiori - Flavio Bonazza - Flavio Lucio Masè - Flavio Mezzena - Flavio Periotto - Fortunato Zeppa Tanti legami, tante realtà Un Parco non è un’isola: dal momento che si distingue dal territorio circostante, e forse proprio per questo, se non vuole esaurire la propria carica e il proprio potenziale deve necessariamente istituire una serie di rapporti con altre realtà. Già nel 1997, superata la fase di costruzione, il Parco inizia ad intessere rapporti. Innanzitutto esso stipula importanti e durature convenzioni, a tutt’oggi salde, con due sponsor che guardano lontano: Cartiere del Garda si impegna a fornire la carta per la rivista e Nambrone le Fonti, l’azienda che imbottiglia l’acqua Surgiva, si impegna a dare un contributo finanziario ai progetti del Parco; d’altronde fin dal 1988, anno in cui i fratelli Lunelli hanno acquisito l’acqua Surgiva, le sue bottiglie presentano la scritta “Parco Naturale Adamello Brenta”. Vale la pena di ricordare come proprio in questo stesso anno una delegazione del centro di ricerca sul panda di Chengdu, in Cina, giunga in visita al Parco: il parallelismo tra gli obiettivi primari delle due realtà non sfugge ai giornalisti, che titolano “gemellaggio tra orso e panda”. Tuttavia per attendere il primo dei veri e propri “gemelli del Parco” si deve attendere il decennio successivo e un anno importante: il 2002, Anno Internazionale delle Montagne, nel corso del quale due parchi la cui attività ruota attorno alle montagne s’incontrano superando l’oceano e le differenze, legando Italia e Patagonia, grazie al viaggio a spese proprie di una delegazione del Parco. Il gemello si chiama Parque Nacional de Los Glaciares, è il più vasto (oltre 700mila ettari) e uno tra i più famosi dell’Argentina; comprende difatti, oltre a grandi ghiacciai e laghi, due montagne il cui nome è noto a tutto il mondo: il Fitz Roy e il Cerro Torre. Verso l’obiettivo del gemellaggio, quello di istituire una stretta collaborazione che promuova il turismo di entrambe le aree, viene fatto un passo importante nel 2007, con la visita dell’alpinista Ermanno Salvaterra a Los Glaciares in rappresentanza del Parco per determinare le possibili azioni comuni e inaugurare un sentiero per il trekking. Risale al 2004 il gemellaggio con l’Ente Parco regionale del Lazio “Romanatura”, suggellato dalla firma di un protocollo d’intesa volto a promuovere lo scambio di esperienze, il turismo ambientale e quello agro-alimentare di entrambe le aree protette. Romanatura, nato nel 1997, gestisce e protegge un territorio di 14000 ettari, caratterizzato da una forte commistione di natura, archeologia, etnologia e arte. Di respiro sociale è infine il gemellaggio del 2005 con il Parco di Kozara, in Bosnia Erzegovina. Un’associazione d’intenti nella direzione non solo della protezione della natura, ma anche della costruzione di pace: difatti il Parco di Kozara, creato attorno all’omonima montagna (alta meno di 1000 m) ed esteso per circa 3500 ettari, si situa a nord di Prijedor, città devastata dalla pulizia etnica nel corso della guerra serbo-croata. Il rapporto tra i due parchi punta quindi al futuro, a una protezione della natura sempre più intrecciata all’ideale di uno sviluppo sociale pacifico e propositivo. Oltre ai gemellaggi “ufficiali” il Parco ha nel tempo istituito rapporti anche con altri Parchi grazie all’adesione a Federparchi, la federazione italiana dei parchi, e alla Rete Alpina delle Aree Protette, oltre che ad altre iniziative, come “Il cuore verde delle Alpi”, nata nel 2005 con lo scopo di incentivare lo scambio di informazioni e la collaborazione in materia di politiche ambientali con il Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco Nazionale Svizzero e il Parco Regionale dell’Adamello. Ma non solo di una rete di parchi si parla: il Parco collabora costantemente con tutti gli Istituti comprensivi del proprio territorio, progettando con essi percorsi didattici di avvicinamento all’ambiente, con le amministrazioni comunali, le Apt ed inoltre, per quanto concerne la progettazione di ricerche e la formazione di giovani alla ricerca, con numerose università in tutta Italia (da Trento a Sassari). A queste collaborazioni si aggiungono i legami sempre più forti con il tessuto di produttori e operatori economici locali, attraverso la creazione del marchio “Qualità Parco” e l’impegno a promuovere quelle realtà che garantiscono un alto livello qualitativo alla propria offerta. Un Parco non è un’isola: è, invece, il nodo importante di una grande rete viva, piena di comunicazione e di idee, che continua a costruirsi e a mutare. (A.Ma.) - Francesca Masè - Francesco Borzaga - Francesco De Concini - Francesco Dellagiacoma - Francesco Righi - 43 E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA 8 9 9 1 Tovel tornerà rosso? La go di Tovel - Archivio Pnab L’atmosfera che si respira attorno al Parco sta lentamente cambiando: nonostante qualche contestazione si faccia ancora sentire, tuttavia la voglia di costruire ora vince sul desiderio di annullare gli sforzi fatti: sembra che il Parco stia iniziando a venir accettato come attore autonomo all’interno della società trentina e locale. I lavori per l’approvazione del Piano, gli studi sull’arrossamento mancato del lago di Tovel e la costruzione delle future case del Parco proseguono, mentre sembra che la questione della Val Genova conosca una svolta. Il progetto orso prosegue, anche se rallentato dalla complessità dell’iter amministrativo: viene concluso lo “Studio di fattibilità per la reintroduzione dell’orso bruno sulle Alpi centrali” dell’INFS e si redigono le linee-guida del progetto. Sullo sfondo della storia del Parco prosegue l’importante dibattito sul collegamento Pinzolo-Campiglio. 44 Franco Andreis - Franco Antolini - Franco Armanini - Franco Brentari - Franco Brunelli - Franco Chiodega - Val d’Algone - A. Dalpez NEL PARCO Piano verso l’approvazione Il Piano, dopo il vaglio delle seicento osservazioni portate dai Comuni, viene approvato a larga maggioranza e si avvia verso l’adozione. Mentre Tione e Breguzzo continuano a disputarsi il lembo di terra che permette a Tione di far parte del Parco, l’attività nel Parco e la costruzione dei Centri visitatori proseguono. Una Casa storica A Spormaggiore si ristruttura l’edificio storico “Corte Franca”, destinato a sede della Casa del Parco “Orso”. Presso il municipio di Daone si allestisce il Centro visite multimediale “Fauna”. Uniti per la Val Genova Parco e amministrazioni locali della Val Rendena muovono i primi passi verso una gestione congiunta della Val Genova; si prevede inoltre di costruire un parcheggio in località Bedole. In val d’Algone la strada è ora accessibile ad un numero limitato di visitatori ed è in funzione un apparecchio per il rilascio di un ticket automatico. Collegamenti che dividono Continuano, spesso violenti, gli scontri verbali sul previsto impianto Pinzolo-Campiglio. Il Comune di Pinzolo, avversato dagli ambientalisti, sostiene il diritto degli abitanti locali a decidere del proprio territorio. L’assessore provinciale al turismo Moser rilancia l’idea di un collegamento tra le piste di Andalo e quelle di Madonna di Campiglio, suscitando vivaci reazioni. L’orso ritorna da solo? Dopo le ultime autorizzazioni da parte degli organi competenti, per motivi di carattere orga- E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA nizzativo il progetto Life Ursus viene affidato direttamente al Parco; esso lo conduce in stretta collaborazione con il Servizio delle Foreste della Repubblica Slovena, il quale desidera attendere il 1999 per “esportare” i suoi orsi. Nel frattempo alcuni esemplari dell’Est vengono avvistati ai confini del Trentino e proseguono le reintroduzioni degli stambecchi. Fosforo al lago di Tovel Un nuovo studio attribuisce alla mancanza di fosforo la sparizione della famosa alga rossa nel lago di Tovel; si sperimenta quindi la reintroduzione dell’elemento. IN ITALIA E NEL MONDO La convenzione di Aarhus… Ad Aarhus, in Danimarca, viene stipulata una convenzione sul diritto di ognuno all’informazione, alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alla giustizia in materia ambientale. … e la Convenzione delle Alpi Entra in vigore la Convenzione delle Alpi, firmata nel 1991 dalla Comunità economica europea. Franco Dalpiaz - Franco Donato - Franco Litterini - Franco Masè - Franco Pellizzari - Franco Ridolfi - Franco Zanini - 45 8 9 19 Il progetto LIFE TOVEL di Monica Marinelli vicesindaco di Tuenno 2000-2005 e coordinatrice del progetto Life Tovel 46 rali che può incontrare visitando l’ambiente circostante e diventa partecipe di un percorso culturale sulle caratteristiche naturali della Valle di Tovel. Con il Museo Tridentino di Scienze Naturali è stato inoltre realizzato un laboratorio scientifico utilizzando una “baita” di proprietà comunale che, sia per la dislocazione in adiacenza al sentiero del lungo lago, sia per le caratteristiche strutturali interamente in legno, è diventata un punto di riferimento per il turista che vuole sperimentare come le acque acquisivano, un tempo, la caratteristica colorazione rossastra per la quale il lago viene ricordato a livello internazionale. Il Comune di Tuenno, intestatario del progetto, ha assunto il ruolo di coordinatore fra i vari partner e ha gestito l’intero iter riguardante l’assegnazione e la liquidazione del contributo. Punto chiave del progetto è stata l’individuazione del “Patto per Tovel”, un accordo tra i settori pubblico e privato, in cui le imprese locali hanno firmato con il pubblico un vero e proprio contratto d’impegno per il rispetto di un protocollo di buona gestione ambientale e di garanzia di qualità del servizio erogato. Le “buone pratiche” a cui le imprese hanno potuto rifarsi, descritte in un decalogo, prevedevano la possibilità sia di realizzare interventi di tipo strutturale sia, soprattutto, di adottare comportamenti e procedure organizzative per migliorare la soddisfazione della clientela, riqualificando i servizi/prodotti forniti, educando l’ospite ad un corretto comportamento verso l’ambiente naturale. Compito dell’Agenzia pro Tovel, istituita dal comune di Tuenno come previsto dal progetto, era quello di effettuare le verifiche ispettive per garantire il Barca sul Lago di Tovel - S. De Barba Il progetto Life Tovel nasce dalla volontà del Comune di Tuenno, dell’Ente Parco Naturale Adamello Brenta e del Museo Tridentino di Scienze Naturali di dare risposte concrete all’esigenza di far conoscere e valorizzare le peculiari caratteristiche naturali che fanno, della Val di Tovel e del suo lago, un unicum per bellezza ed esemplarità. In una logica di stretta e fattiva collaborazione, i tre partner hanno perseguito l’obiettivo di creare un modello di sviluppo turistico sostenibile. Costituto da varie azioni e con concreti obiettivi, il progetto ha avuto il contributo della Commissione Europea che, di fronte a più di 300 progetti internazionali presentati, ha valutato positivamente i contenuti di Life Tovel facendolo rientrare nei 28 ammessi a contributo. Di risonanza internazionale, il progetto ha visto la realizzazione di tutte le azioni, tra cui da ricordare, l’allestimento dei sentieri tematici che percorrono l’intera Valle di Tovel sino a giungere al lago omonimo. I sentieri sono stati realizzati dall’Ente Parco, mentre il Museo di Scienze Naturali ha predisposto il materiale didattico. Un ulteriore concreto investimento è stata la ristrutturazione del Centro visitatori situato lungo le rive del lago in cui, oltre a predisporre un’innovativa mostra interattiva, è stata pensata anche una sala didattica multimediale. Qui il visitatore interagisce con le bellezze natu- Fulvio Ballardini - Gabriele Paolin - Gabriella Rivaben - Gaudenzio Sartori - Genny Valentini - Gerri Stefani - Giacomino Maffei Val di Tovel - F. Faganello rispetto degli impegni assunti. Il “Patto per Tovel” era corredato da un disciplinare d’uso del marchio “Progetto Tovel”, logo che veniva concesso alle imprese convenzionate. Il marchio ha assunto nel tempo un carattere distintivo delle peculiarità dell’offerta del territorio e ha rappresentato, durante tutto il periodo di attività del progetto, una garanzia per gli ospiti delle strutture turistiche e i clienti delle imprese locali. È importante evidenziare come il marchio di qualità “Progetto Tovel” abbia dato il via all’attuale marchio del Parco e abbia aperto la strada alla Carta Europea del Turismo Sostenibile attivata dall’Ente Parco Adamello Brenta. Strumenti, quest’ultimi, di elevato pregio per quanto concerne il rispetto ambientale nel panorama internazionale. Tavoli di concertazione, forme compartecipate e gruppi di lavoro fra i gli enti economici locali, gli enti pubblici e la popolazione sono state alla base dei risultati ottenuti da Life Tovel. Dal progetto, interamente dedicato allo sviluppo di tecniche e metodi innovativi in materia di ambiente e promozione turistica in grado di preservare e valorizzare le risorse naturali e il patrimonio storicoculturale della zona, è emersa una forte caratterizzazione territoriale. L’obiettivo, quale quello di proporre una formula turistica meno invasiva (concentrata lungo le sponde del Lago di Tovel), più articolata e distribuita lungo l’intera valle di Tovel, a distanza di anni si può dire quasi raggiunto nonostante il totale abbandono delle varie attività progettuali a partire dal E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA 2005. I campi estivi, realizzati in collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali e le varie Università internazionali, proseguono e sono il chiaro esempio di come un ente pubblico possa fare del proprio patrimonio naturale uno strumento di comunicazione turistica nel rispetto ambientale. Con il progetto Life Tovel è stata data al territorio la possibilità di attivare un sistema di gestione e protezione dell’ambiente, finalizzato alla conservazione e valorizzazione delle risorse ambientali, e soprattutto capace di promuovere uno sviluppo economico locale dedicato all’ospitalità. - Giacomo Fiora - Giacomo Maffei - Giacomo Polla Giampaolo Mosca - Giampiero Chiodega - Giampietro Amadei - 47 9 9 9 1 Orso bruno con radiocollare in Val di Tovel - G. Volcan Il Piano è servito! Dopo nove anni di fatiche il Piano del Parco può finalmente dirsi concluso: superate contestazioni e difficoltà, finalmente è operativo. Lo sblocco della lunga situazione di stallo porta con sé nuove energie e ottimismo, che influiscono sulla grande progettualità del Parco nel corso di tutto l’anno. Il progetto Life Ursus entra nel vivo: i primi due orsi – un maschio e una femmina – vengono trasferiti nel territorio del Parco; proNEL PARCO Abbiamo un Piano Finalmente, dopo lunghi anni di difficoltà, il Piano del Parco viene definitivamente approvato dalla Giunta provinciale; è un periodo di grande fermento, che vede sbocciare proposte ed idee, come l’avvio della procedura di richiesta del certificato di qualità ambientale per il Parco. Proseguono i lavori sul territorio A Stenico si realizza la struttura dell’area Natura e a Daone il wc della malga Bissina, mentre a San Lorenzo in Banale si inizia il posizionamento del selciato sulla strada della Val Ambiez. Passaporto sloveno per due orsi Kirka e Masun: sono i nomi dei primi due orsi “immigrati” dalla Slovenia in Trentino. Il loro arrivo, in primavera, dà il via alla fase operativa del progetto di reintroduzione dell’orso e decreta l’inizio di un intenso periodo di dibattito sul progetto, avvistamenti e monitoraggi da parte delle squadre del Life Ursus, in contatto con i due esemplari grazie ai radio collari. 48 segue la ridiscussione della mobilità della Val Genova, nella quale l’esperimento delle giornate senz’auto ottiene buoni risultati, e si tenta di regolamentare anche la mobilità della Val d’Algone. Nel frattempo tutta una serie di iniziative parallele cresce al riparo dei riflettori: proseguono i lavori per la creazione dei centri visitatori e San Romedio e Spormaggiore vengono ottimizzati per i loro ospiti plantigradi. Una valle senza ruote, che piaccia o no Nell’ambito dei progetti di viabilità in Val Genova, la strada viene chiusa alle auto per due giorni, in luglio e agosto. Parco e cacciatori: difendiamo l’autonomia Il Parco decide di assistere legalmente due cacciatori regolari, multati per caccia nel Parco in ossequio a una legge nazionale, dato che a livello provinciale la caccia all’interno dei Parchi è permessa. Tovel ucciso dagli erbicidi? Proseguono le discussioni sulle cause del mancato arrossamento del lago di Tovel: alcuni studiosi sostengono che l’alga responsabile del fenomeno è stata uccisa dai fitofarmaci, mentre altri osservano che “l’alga del rossore” esiste tuttora nel lago. IN ITALIA E NEL MONDO Una gigantesca estinzione Il Worldwatch Institute (Istituto di Osservazione Mondiale) afferma che sette scienziati su dieci sono del parere che la Terra sia nel mezzo della più grande estinzione di massa mai avvenuta nella storia del pianeta. Giancarlo Balestra - Giancarlo Cereghini - Giancarlo Fedrizzi - Giancarlo Rodigari - Gianfranco Bonapace - ADAMELLO BRENTA E-VENTI E -VENTI Chi ha paura del “piano” cattivo? di Guido Ferrara coordinatore generale del Piano del Parco tare opportuno e a volte assolutamente necessario; non si poteva ignorare, inoltre, che dentro il Parco vivono intere collettività insediate, portatrici di tradizioni, oltre che di aspirazioni, che meritano di essere ascoltate, confrontate e discusse; né era ipotizzabile escludere a priori le attività produttive, con particolare riferimento a quelle storicamente legate alla società rurale-montana e alla riproduzione dinamica degli ecosistemi, anche se effettuate in zone di particolare pregio ambientale o naturale; infine il più grave errore di tutti ci sembrava quello di impedire la fruizione dei beni ambientali, naturali, dei monumenti e dei siti, invece di garantire una gestione equilibrata che ne assicurasse l’accesso e il godimento in termini compatibili con la loro conservazione. Ci si propose allora un sistema di obiettivi comprendente in primo luogo la conservazione dell’ambiente, attuata, dove necessario, con l’intervento umano, perché fondato sulla conoscenza di tutte le componenti del territorio; in secondo luogo la promozione della ricerca scientifica, poiché il con- Maso - L. Bosetti Com’è noto, il Piano del Parco Adamello Brenta è da tempo operante, collaudato e revisionato: può oggi considerarsi archiviata una significativa fase di responsabile considerazione delle grandi risorse naturali e culturali disponibili entro questo territorio d’eccezione. Ma vale la pena ricordare gli errori (evitati) e le finalità (perseguite). A suo tempo, si pensò che fosse sbagliato credere ad un progetto di conservazione che intendesse mantenere ogni cosa esattamente com’è su un areale tanto ampio, mentre il cambiamento può risul- Gianfranco Ferrazza - Gianfranco Pederzolli - Gianfranco Rigotti - Gianluca Leone - Gianluigi Bonazza - 49 9 Stambecco - Michele Zeni 9 9 1 trollo dei sistemi viventi nell’area del Parco comporta lo studio e la verifica costante dei rapporti fra uomo e natura; in terzo luogo il sostegno della didattica educativa, dal momento che il Parco costituisce di per sé un laboratorio per la for- mazione di esperti in problemi ambientali e di gestione del territorio; in quarto luogo la sperimentazione di nuove tecniche di agricoltura, di zootecnia, di selvicoltura naturalistica, di insediamenti produttivi non inquinanti, di turismo estensi- GLI OBIETTIVI STRATEGICI DEL PIANO DEL PARCO Il Piano del Parco ha redatto fra l’altro alcune inedite indagini diagnostiche di livello territoriale riguardanti in particolare: - la frequentazione turistica, per l’evidenza dei punti di congestione e di stress ambientale (OBIETTIVO STRATEGICO: riequilibrio dei comportamenti dei visitatori in funzione dell’ottimizzazione della domanda in rapporto all’offerta di natura e d’ambiente e in rapporto ai limiti a questa caratteristici); - la schedatura completa dei manufatti edilizi presenti nel Parco, per la gestione del patrimonio esistente (OBIETTIVO STRATEGICO: non si ammette di norma nessuna nuova costruzione dentro il Parco, con l’eccezione di limitatissime ricostruzioni finalizzate di fabbricati già esistenti, mentre si favorisce sostanzialmente il recupero e l’ottimizzazione del patrimonio disponibile); - la valutazione dell’ecotessuto, con l’indicazione dei parametri valore/vulnerabilità (OBIETTIVO STRATEGICO: valutazione globale dei valori ecologici esistenti, ancorché questi siano dovuti all’azione umana, rispetto alla vulnerabilità cui sono soggetti); - le proposte di conservazione ambientale (OBIETTIVO STRATEGICO: ridefinizione puntuale delle perimetrazioni delle riserve integrali, controllate e guidate all’interno del Parco); - la gestione selvicolturale dell’area di primaria importanza dell’habitat dell’orso delle Alpi (OBIETTIVO STRATEGICO: la salvaguardia dell’ultima popolazione di Ursus arctos di tutta la catena alpina, da coordinare con le azioni di ripopolamento); - la destinazione delle aree a pascolo (OBIETTIVO STRATEGICO: tutela degli ultimi lembi di paesaggio culturale delle aree di alpeggio, pari al 6% di tutta l’area protetta). 50 vo, mediante l’utilizzazione equilibrata delle risorse territoriali disponibili; e infine l’incentivazione e il sostegno della funzione ricreativa, perché il Parco rappresenta, complessivamente, un servizio sociale qualificato e qualificante per stabilire un contatto proficuo tra la cultura urbana e la cultura rurale. Confesso che mi è capitato di partecipare personalmente a questo processo altre volte, in Liguria (Beigua), in Basilicata e Calabria (Pollino), in Sicilia (Madonie), che sono oggi, come l’Adamello Brenta, parchi regionali e nazionali in piena attività, in cui l’obiettivo era ed è selezionare volta a volta scelte compatibili, produttive e condivise, nell’interesse della natura, certamente, ma non solo. E allora, chi ha più paura – oggi – del “piano” cattivo? Si trattava semplicemente non di approvare regolamenti e carte colorate, ma di provocare discussioni e verifiche, di lavorare sul corpo vivo delle idee, di mettere sul piatto della bilancia pregi e difetti di scelte strategiche alternative, nel gioco dei ruoli fra tecnici e rappresentanze locali. Gianni Cisaro Martinoli - Gianni Daprà - Gianni Nicolini - Gianni Valentini - Gianni Valerio - Gianpaolo D’Acquisto - 00 È un Parco sempre più radicato nel proprio territorio, quello che si presenta all’apertura del millennio: un Ente dotato di propri punti fermi, i Centri visitatori già esistenti o programmati, e il cui nome si lega a tante iniziative. Sta, insomma, diventando un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono parlare di sostenibilità, di naturalità, di ecologia e NEL PARCO Zulberti - Ferrari, la “nuova coppia” del Parco Mentre Antonello Zulberti viene riconfermato alla presidenza del Parco, la direzione viene affidata, in seguito ad un concorso, a Claudio Ferrari. Esserci, ovunque All’unico centro visitatori esistente, quello di Tovel, si aggiungono il Museo faunistico inaugurato a Daone e il Museo Etnografico presso “Casa Grandi” a Tuenno. Nel frattempo a Nembia nasce un’oasi naturalistica, grazie all’accordo tra Enel e Wwf; in Val genova iniziano il rifacimento della passerella Pedruc e la ristrutturazione del punto informativo Ponte Rosso, mentre viene costruito il Ponte Broca in Val Ambiez. Il Parco compare anche nella realtà virtuale, dove il suo sito attira sempre più visitatori. Tante novità sul territorio Sono numerose le novità che sorgono nel territorio del Parco: tra queste lo yoghurt biologico di Giustino, che ottiene la possibilità di usare il marchio del Parco, e la prima Ecofiera di Montagna a Tione. Cinque orsi, e altri in arrivo Mentre i due orsi immessi nel 1999 si sono ormai ambientati nel territorio del Parco e nelle aree limitrofe, vengono liberati tre nuovi plantigradi: Daniza, Joze e Irma. Balcone addobbato a Molveno - S. De Barba Il Parco sul territorio rispetto della Natura. Con impegno e pazienza è riuscito infine a ritagliarsi il proprio spazio, anche tra i suoi detrattori, e ora la sua presenza non viene più messa in discussione. Suo punto focale e centro gravitazionale dell’opinione pubblica è ora il progetto Life Ursus, che porta in Trentino tre nuovi orsi. Perché Tovel arrossi La Provincia stanzia fondi per uno studio sull’arrossamento del lago di Tovel; gli studi più recenti contemplano l’influenza di temperatura e luce sul fenomeno. Si auspica l’avvio di una ricerca interdisciplinare per scoprire le diverse concause alla base della fine dell’arrossamento. Pista no, pista sì Quando la Provincia di Trento, in un primo momento, rifiuta l’approvazione del collegamento Pinzolo-Campiglio, Pinzolo insorge, minacciando di uscire dal Parco. In seguito ad una serie di incontri la Provincia dà il proprio assenso all’impianto inserendolo nella variante al Pup. La Sat denuncia il lento scempio della Val Rendena. IN ITALIA E NEL MONDO I prossimi mille anni A New York le Nazioni Unite firmano la Dichiarazione del Millennio, che stabilisce le responsabilità ed i valori internazionali condivisi dagli stati nell’affrontare il nuovo millennio; il rispetto per la natura ha una parte importante. Liberi di scegliere cosa mangiare A Montreal le Nazioni Unite stipulano l’accordo sulla biosicurezza, il quale stabilisce che ogni stato possa respingere l’importazione di cibi geneticamente modificati. Gilberto Masè - Gilberto Volcan - Gino Ghezzi - Gino Mazzoleni - Gino Simoni - Gino Tomasi - Giorgio Batocchi - E-VENTI ADAMELLO BRENTA 20 51 0 0 0 2 Una nuova convivenza L’idea di istituire un’area protetta nel Trentino Occidentale è nata nei primi decenni del ‘900; uno degli obiettivi che già allora si proponeva era la salvaguardia degli ultimi orsi presenti sulle Alpi. È quindi evidente il motivo per il quale il Parco Naturale Adamello Brenta è legato all’orso in modo indissolubile, tanto da considerarlo come una parte essenziale del proprio “patrimonio genetico”. Già negli anni ‘30 del secolo scorso la specie era ormai estinta sull’intero Arco Alpino e gli ultimi esemplari vivevano confinati nella porzione settentrionale delle Dolomiti di Brenta. Nonostante questo si dovettero attendere alcuni decenni prima di arrivare all’istituzione del Parco (LP 18/88), che di lì a poco decise di inserire la figura dell’orso nel proprio logo, a conferma delle ferme intenzioni nei confronti della conservazione della specie. Nel 1996, circa un decennio dopo l’istituzione formale dell’Ente, grazie al supporto dell’Unione Europea ha preso avvio il Progetto Life Ursus, promosso dal Parco stesso e condotto in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. L’intervento è stato basato su di uno Studio di fattibilità, che ha individuato la reintroduzione come l’unico metodo in grado di “salvare” la presenza degli orsi sul Brenta. In base a tale studio e dopo approfondite indagini preparatorie, tra il 1999 e il 2002 sono 52 Orso bruno, Spormaggiore - R. D’Arpe di Andrea Mustoni responsabile del settore fauna del Parco stati rilasciati nel territorio del Parco dieci esemplari di orso bruno, catturati nelle riserve di caccia della Slovenia meridionale grazie all’indispensabile collaborazione del Servizio Foreste Sloveno. Tutti gli orsi rilasciati sono stati dotati di radiotrasmettitori utili a monitorarne gli spostamenti. Anche grazie a tale strumentazione è stato successivamente possibile verificare l’ottimo adattamento degli esemplari al nuovo territorio di vita, testimoniato anche dalla rapida espansione numerica e territoriale della neocolonia. Nonostante il ritorno definitivo della specie sulle Alpi sia an- cora lontano, il progetto è oggi considerato un successo sia da parte della comunità internazionale, che guarda al Life Ursus come ad un esempio di buone pratiche nella conservazione di una specie “di interesse comunitario”, sia nel contesto locale, dove il Parco è stato in grado di sperimentare un modello esemplare di convivenza tra uomini e orsi. Per il futuro della specie, la speranza è che i criteri di conservazione adottati in questi anni possano essere utilizzati anche in altri contesti territoriali. Il lavoro del “Parco degli orsi” va avanti… Giorgio Beltrami - Giorgio Ducoli - Giorgio Faustini - Giorgio Ferrari - Giorgio Ferrazza - Giorgio Fostini - 01 Direzione: Qualità Nuove soddisfazioni per il Parco: a fianco dei diversi progetti già avviati, l’ottenimento della certificazione ambientale Iso 14001 segna l’inizio di un periodo in cui il Parco si pone a sostegno del territorio nella sua totalità, come unione inscindibile di ambiente e società. Tuttavia non mancano NEL PARCO Più volte Centro Vengono inaugurati due nuovi Centri visitatori: il Centro visite “Orso Signore dei Boschi” a Spormaggiore e, a Stenico, il giardino botanico, situato presso l’ex Imperial Regio Casino di Bersaglio; al contempo il Parco acquista Villa Santi, sopra Montagne, con l’intenzione di istituirvi un centro didattico, e le ex scuole elementari di Sant’Antonio di Mavignola, che diverranno un centro di educazione ambientale. A Spiazzo si ristruttura la malga Pagarola. L’orso a fumetti Il Parco elegge a propria mascotte l’orso Osvaldo, creato dal cartoonist Fulvio Bernardini, in arte Fulber. Un territorio da curare Viene commissionato dal Parco uno studio di recupero ambientale delle tre cave di tonalite della Val Genova e si inizia a progettare un manuale tipologico per la ristrutturazione degli edifici del Parco. Il Parco è di Qualità Il Parco, primo in Europa, ottiene la certificazione ambientale secondo la normativa Iso 14001; assumendo progressivamente il ruolo di mediatore tra un’offerta naturale e qualitativa del territorio e la domanda turistica, studia un progetto per la regolamentazione dell’utilizzo del proprio marchio, sempre più richiesto. E-VENTI ADAMELLO BRENTA 20 le voci contrarie tra gli ambientalisti, non ancora soddisfatti del ruolo rivestito dal Parco nel campo della tutela ambientale. Prosegue a gonfie vele il progetto Life Ursus, suscitando entusiasmi, critiche e commenti in territorio trentino e l’ammirazione degli osservatori esterni. “No, è inadempiente” Wwf e Italia Nostra accusano il Parco di essere un contenitore vuoto, e presentano un ricorso al Tar su dieci previsioni inserite nel suo Piano di gestione. Il ricorso viene accettato solo su un punto: la necessità di regolamentare l’utilizzo delle cave in Val Genova. La polemica prosegue e si concentra in particolare sulla creazione prevista di tre strade forestali. Tovel, tra internazionale e locale Una ricerca internazionale e interdisciplinare, individuata dall’acronimo SALTO (Studio mancato Arrossamento del Lago di Tovel) e alla quale il Parco prende parte, si propone di spiegare i problemi dell’arrossamento del lago di Tovel; al contempo nasce un progetto pilota di turismo ecocompatibile (Life Tovel), finanziato dall’Unione Europea, che viene promosso dal comune di Tuenno assieme al Parco e al Museo Tridentino di Scienze Naturali. L’orso piace o fa paura? Sono due “ragazze” le nuove orse liberate nell’ambito del progetto Life Ursus: Jurka e Vida. L’orso non lascia indifferente quasi nessuno: i promotori turistici ne apprezzano la forza attrattiva e lo inseriscono tra le offerte promozionali, la popolazione è divisa tra il fascino e la paura di aggressioni, che – incentivata da alcune incursioni di orsi alla ricerca di cibo in prossimità dei centri abitati – porta la stampa a parlare di “psicosi da orso”. Il Parco organizza il primo workshop sui grandi carnivori. Giorgio Ioris - Giorgio Leonardelli - Giorgio Maffei - Giorgio Sartori - Giovanna Dorna - Giovanna Molinari - 53 53 1 0 0 2 Un’attenta gestione del territorio di Pino Oss Cazzador responsabile del Sistema di Gestione Ambientale del Parco Nei fini istituzionali del Parco Naturale Adamello Brenta rientra, oltre alla tutela delle caratteristiche ambientali e naturali, anche lo sviluppo socio-economico sostenibile e durevole delle collettività del Parco. All’inizio degli anni 2000 ne è scaturita l’opportunità di sperimentare nuove forme di gestione ambientale del territorio basate sull’attiva partecipazione delle comunità locali al perseguimento dello sviluppo sostenibile attraverso il coinvolgimento volontario dei cittadini, delle imprese, delle amministrazioni, superando la vecchia logica del tradizionale approccio “comando e controllo” da parte dell’ente pubblico. A tale nuova logica si ascrive il Progetto di Certificazione Ambientale intrapreso nel 2001 dal Parco secondo la norma UNI EN ISO 14001, prima esperienza, non solo in Italia ma anche in Europa, di applicazione di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) ad una “Organizzazione a Parco”. È nell’anno ’99 che è nata l’idea, da parte della presidenza del Parco, di certificare ambientalmente l’Ente per dare risalto al suo impegno e alla sua cura nei confronti del territorio. Dopo un primo studio di fattibilità, si è costituito un gruppo di lavoro sotto la guida della società Take Care di Milano, che ha iniziato ad operare all’inizio del 2000. Le azioni per lo sviluppo del SGA per l’organizzazione a Parco hanno previsto lo svolgimento di quattro fasi fondamentali. Innan- 54 zitutto si è proceduto ad un’analisi ambientale, comprendente un’analisi della propria organizzazione ed un’analisi ecologica e socioeconomica del proprio territorio: essa è stata enormemente facilitata dalla presenza del Piano di Parco. In secondo luogo è stato necessario assumere una propria Politica Ambientale, che nel caso dell’Ente Parco è in parte definita dalla propria legge istitutiva. Il terzo passo è consistito nella pianificazione, attuazione, misurazione, valutazione e riesame del SGA (comprese anche tutte le procedure gestionali ed operative), nella logica del miglioramento continuo. Infine sono stati definiti dei programmi ambientali, comprendenti obiettivi e traguardi di miglioramento. Una volta che tutte le regole necessarie a soddisfare i requisiti della norma ISO 14001 sono state applicate, è iniziata la fase di valutazione da parte dell’organismo internazionale di certificazione Det Norske Veritas (DNV) che, nel luglio 2001, ha rilasciato la certificazione. Mentre il Parco implementava la propria certificazione era stato costituito un gruppo di lavoro, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che assegnava all’ENEA la responsabilità di preparare delle linee guida per l’applicazione della ISO 14001 alle aree protette. Esse ribadivano che un miglioramento significativo della qualità ambientale del territorio protetto si ha quando al Sistema di Gestione Ambientale dell’organizzazione Parco possono partecipare anche tutti coloro che svolgono attività produttive o di servizio nel territorio protetto; tale convinzione nasce dalla constatazione che tutti coloro che interagiscono con le risorse ambientali (imprese, altri enti territoriali ecc.) possono contribuire al degrado dell’ambiente o al suo miglioramento. Possono, in altri termini, togliere o “fornire” qualità ambientale. Tali linee guida sono state da subito utilizzate dal Parco, che ha avviato un processo di coinvolgimento dei “fornitori di qualità ambientale” attraverso l’attribuzione del Marchio “Qualità Parco”. Da quanto illustrato emerge come la certificazione ambientale ottenuta dall’Ente Parco rappresenti il primo passo verso una certificazione “territoriale” che tenga conto di tutti gli impatti causati sia dalle proprie attività, sia da tutte le altre attività antropiche e che coinvolga il maggior numero possibile di attori locali in un processo di continuo miglioramento ambientale. Giovanni Bazzoli - Giovanni Bonapace - Giovanni Brie Amadei - Giovanni Carlet Mosca - Giovanni Gasperetti - 02 C’è un orso tra noi È l’orso, ciò di cui parlano maggiormente i giornali. L’orso vero, che continua a suscitare – e lo fa sempre più spesso – sentimenti e reazioni opposti: c’è chi ne ha paura e chi è entusiasta per l’evidente stato di salute degli orsi reintrodotti e il buon andamento dell’intera operazione, testimoniato dall’arrivo dei primi orsetti nati in Trentino dal 1989. E poi l’orso disegnato, quello che fa parte del marchio del Parco e che sempre più spesso si fa protagonista, e l’orso Osvaldo, cui è NEL PARCO L’orso di qualità Mentre, a S. Antonio di Mavignola, viene aperta la foresteria e centro di educazione del Parco, a Commezzadura viene ristrutturata la malga Vaglianella. Si elabora un progetto che lega ancor più strettamente Parco e territorio: quello dei marchi “Qualità Parco”. Un legame di roccia e di ghiaccio È il Los Glaciares in Argentina il primo gemello del Parco Naturale Adamello Brenta: in occasione dell’Anno internazionale della montagna due realtà diverse, ma accomunate dalle cime, si uniscono attraverso l’oceano, grazie al viaggio in Argentina di una delegazione del Parco. Tovel, un patto per la vita Diverse aziende ottengono il marchio qualità “Life Tovel”; il Patto per Tovel, una sorta di contratto d’impegno tra l’Agenzia pubblica pro Tovel e le aziende private che intendono aderire all’iniziativa Life Tovel, prescrive il rispetto di un decalogo di buone pratiche cui ogni operatore dovrà aderire. Si studia un nuovo tracciato della strada attorno al lago per togliere il traffico dalle sponde, rendendo pedonabile la strada precedente. Muoversi nel Parco In Val d’Algone, dove ormai la gestione del traffico è consolidata, Parco e amministrazione si accordano per gestire il traffico garantendo ai residenti una certa accessibilità della valle e delle rispettive proprietà. Nel frattempo la situazione non è così positiva per quanto riguarda la Val Genova: gli ambientalisti denunciano E-VENTI ADAMELLO BRENTA 20 affidato il compito di veicolare i messaggi educativi al grande pubblico. Il marchio “Qualità Parco”, attribuito ai primi ristoratori del territorio del Parco che rispettano una serie di requisiti, mostra chiaramente l’intenzione di proseguire sulla strada dell’elevazione di qualità dell’offerta turistica, oltre che ambientale, del territorio. Analogamente, il progetto Life Tovel assegna i primi marchi di qualità ad alcuni ristoratori di Tuenno. la mancata attenzione al problema della mobilità. A caccia del calore di orsetti Grandi sono le aspettative per le nascite del 2002. Le squadre di monitoraggio del Life Ursus individuano i cuccioli grazie al radiocollare posizionato al momento del rilascio sulla madre, l’orsa Kirka. I cuccioli, avvistati, sono due: si scopriranno in seguito essere figli di Joze. Chi arriva e chi se ne va L’orsa Irma viene trovata morta sotto una valanga, episodio risalente al 2001, mentre Vida l’avventurosa, dopo essere stata investita in autostrada, sconfina in Austria, destando grande simpatia; a primavera giungono gli ultimi tre esemplari reintrodotti dalla Slovenia: Gasper, Maja e Brenta. Nel frattempo viene trovata la carcassa di quello che potrebbe essere l’ultimo degli orsi autoctoni trentini. L’orso di città L’orso Gasper, nel corso dei suoi vagabondaggi, capita sul Doss Trent, alla periferia di Trento, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica. IN ITALIA E NEL MONDO Sviluppo sostenibile nel mondo In Sudafrica, a Johannesburg, si tiene la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, centrata sulle sfide della povertà e della crescente carenza di risorse. Essa è preceduta dalla Conferenza di Monterrey dell’ONU. La montagna, patrimonio del mondo L’ONU proclama il 2002 Anno internazionale della montagna: un omaggio ad ambienti “di confine” la cui importanza è sempre più riconosciuta. Giovanni Nebl - Giovanni Viviani - Giulia Andina - Giulia Chini - Giuliana Pincelli - Giuliano Beltrami - Giuliano Casagrande 55 55 2 0 20 Educare all’ambiente e al territorio di Lorenzo Mosca educatore ambientale Pnab ha elaborato una propria offerta didattica, che ha incoraggiato le scuole, in special modo quelle situate nel territorio del Parco, a inserire tra le proprie attività incontri, gite naturalistiche ed esperienze a contatto con la natura; parallelamente sono state organizzate innumerevoli attività di esperienza del territorio dedicate ai visitatori del Parco, pensate per “iniziare” ai luoghi del Parco chi non li conosce. L’apertura del punto informativo di Sant’Antonio di Mavignola, avvenuta l’8 agosto 2002, ha sancito l’inizio di un progetto più articolato di educazione alla natura, di cui l’edificio è divenuto il centro focale. L’interesse raccolto attorno alle iniziative didattiche del Parco è stato dimostrato dai molti spettatori, tanto turisti quanto locali, che hanno affollato la presentazione. Se, da un lato, molti turisti erano soddisfatti di poter avere finalmente un punto di riferimento per programmare le proprie escursioni e passeggiate, dall’altro gli abitanti di Mavignola, inizialmente diffidenti nei confronti della destinazione dell’edificio a Foresteria del Parco, erano curiosi di sapere come si intendesse utilizzare quello che consideravano un loro “bene comune”. Anche per questo motivo si è subito Malga Movlina, Val Algone - P. Mazzucchelli Consapevole dell’importanza fondamentale del conoscere e del fare esperienza, fin dalla su a istituzione il Parco si è presentato come educatore; mentre cresceva, contemporaneamente si approfondiva e mutava anche il suo ruolo nell’educazione ambientale. Già nel 1989, praticamente all’inizio della vita del Parco, iniziarono le prime serate naturalistiche; in seguito queste si sono circondate di attività sempre più interattive, molte delle quali centrate su un pubblico specifico: le giovani generazioni. Allo scopo di formare i più giovani alla cura del proprio territorio, a partire dagli anni ’90 il Parco 56 - Giuliano Consolini - Giuliano Dalbon - Giuliano Leonardi - Giuliano Orlandi - Giulietto Chini - Giulio Ferrazza - Foresteria di Sant’Antonio di Mavignola - Archivio Pnab E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA cercato di legare in modo significativo e originale lo svolgimento dei progetti di educazione ambientale – che, dopo un’iniziale sperimentazione in primavera, sono iniziati nell’autunno successivo – al paese e ai suoi dintorni: si è voluto creare una forte connessione tra le risorse ambientali, culturali, tradizionali e umane del territorio limitrofo e le proposte didattiche, fin da subito rivolte a conoscere non solo il Parco nelle sue molteplici attrazioni naturali, ma anche gli aspetti legati all’attività dell’uomo sul territorio nel corso del tempo. In particolare gli educatori ambientali e i guardaparco, con il prezioso contributo del maestro elementare Claudio Cominotti, hanno elaborato progetti didattici i cui contenuti hanno dato risalto agli spunti che il paese di Sant’Antonio di Mavignola offre per la conoscenza della vita di un tempo, delle sue tradizioni e dell’economia di sussistenza che la caratterizzava. È il caso della rappresentazione del filò nel progetto “Parco d’inverno – sentieri sotto la neve” che, nella stalla di Davide e Danilo Caola, ha illustrato ai bambini e ai ragazzi delle scuole ospiti della Foresteria il modo di vivere e le usanze dei nonni attraverso un laboratorio d’intaglio curato da Luigi Aldrighetti, Nicola Cozzio, Mario Collini e Felice Maganzini, ma anche antichi oggetti di lavoro e testimonianze di personaggi come Delfo Collini che, con particolare passione, ha narrato al pubblico aneddoti della vita contadina passata, da lui vissuti in prima persona. Ma anche della visita ai masi di Clemp, nel corso della quale i ragazzi hanno imparato come l’uomo utilizzava i materiali del posto per costruire con raffinato ingegno stalle e casine, e dell’orienteering nei boschi della Val Brenta, dove le calchere, il vivaio forestale, le stalle, i pascoli e le malghe hanno permesso agli studenti di immergersi in un ambiente che l’uomo del passato ha sempre vissuto con il massimo rispetto delle sue risorse. A fianco di queste attività, occasioni di stampo più strettamente naturalistico, come le uscite alla scoperta dei pipistrelli alla sera o l’ascolto del bramito dei cervi in autunno, l’arrampicata con le Guide Alpine della Scuola italiana alpinismo e Sci alpinismo o gli incontri sulle caratteristiche del manto nevoso con l’Ufficio previsione e organizzazione della Provincia autonoma di Trento hanno lasciato agli studenti emozioni bellissime. Giulio Parolari - Giulio Pizzolli - Giuseppe Alberti - Giuseppe Bonazza - Giuseppe Corradi - Giuseppe Dalpiaz - 57 3 0 0 2 Escursionisti in Val Algone - Archivio Pnab Auto o silenzio nelle valli? Il Parco incentiva la qualità. E piace, stando all’indagine Doxa sulla rinnovata viabilità limitata della Val Genova e se si deve credere al numero crescente di visitatori che prende d’assalto il territorio del Parco nella stagione estiva. Se l’orso fa paura a qualcuno, suscitando le ire di alcuni pastori contrari al progetto, attira al NEL PARCO I primi alberghi con il marchio Con l’estate del 2003 ha inizio il progetto “Qualità Parco” rivolto agli albergatori: il marchio del Parco, simbolo di elevata qualità dei servizi offerti e rispetto per l’ambiente, viene attribuito a nove strutture. Il Parco che piace Quest’anno è caratterizzato dal boom dei visitatori del Parco: la sua offerta piace e Legambiente gli assegna la sua bandiera verde, indice di elevata qualità ambientale. Cresce, il Parco Tione ottiene che la variante al Pup accetti l’inserimento nel territorio del Parco dell’area dei laghi di Valbona, mentre si procede al recupero ambientale di altri specchi d’acqua, i laghi di Cornisello. Numerosi sono gli interventi sul territorio: l’allestimento del sentiero didattico Thun a Stenico, la posa della segnaletica in Val Genova, la costruzione del parcheggio delle Bedole e, inoltre, la ristrutturazione della Casa del Parco Flora a Stenico e della malga Amola a Giustino. Una valle in comune Si giunge finalmente ad un accordo organico sulla viabilità in Val Genova: una cogestione tra Parco e Comuni, che prevede la gestione di parcheggi e viabilità da parte dell’Ente. Il progetto di mobilità sostenibile viene inaugurato in luglio assieme all’affascinate sentiero delle Cascate. un’indagine Doxa condotta tra i turisti conferma l’apprezzamento per l’iniziativa. 58 contempo l’attenzione dei visitatori e l’apprezzamento di coloro che sperano nel successo del progetto Life Ursus per ripopolare l’intera zona alpina. Gli orsi trentini, infatti, come da previsioni, si accoppiano, vagano e sconfinano, tornando a occupare i boschi in cui erano stati sterminati decenni orsono. Ricordo di un rossore Una proposta curiosa giunge dagli studiosi del progetto SALTO: invitano a presentarsi tutti coloro che possiedano una delle storiche cartoline del lago che si usava immergere nelle sue acque, in modo tale da permettere l’analisi dei pigmenti depositati su di essa. Si fa strada l’ipotesi che siano state le deiezioni del bestiame allevato nei pressi del lago a dare origine al famoso fenomeno dell’arrossamento delle sue acque. Il Parco, pace a colori Il Parco si schiera contro la guerra in Iraq e issa la bandiera della pace. L’orso prosegue, da protagonista L’Unione Europea accorda al Parco il finanziamento per il progetto Life Co-op Natura denominato “Criteri per la creazione di una metapopolazione alpina di orso bruno”. Il progetto, promosso dal Parco per il biennio 2004-2005, prevede la collaborazione di WWF Austria, Servizio Foreste della Repubblica di Slovenia e Dipartimento di Scienze della Produzione Animale dell’Università degli Studi di Udine. IN ITALIA E NEL MONDO Tanta natura protetta. Nel corso del Summit mondiale sulle aree protette a Durban (Sudafrica) viene sottolineato come le aree protette del mondo hanno superato le centomila, pari a un 10% della superficie delle terre emerse. Giuseppe Dorigatti - Giuseppe Giongo - Giuseppe Mendini - Giuseppe Peder - Giuseppe Sevignani - Giuseppe Stefani - ADAMELLO BRENTA E-VENTI E -VENTI Una strada da percorrere con coraggio (e senza auto) di Maddalena Di Tolla Deflorian presidente della sezione trentina di Legambiente cessariamente uno strumento che stabilisce le priorità e gli indirizzi nell’uso del territorio, e crea le misure per favorire alcuni sviluppi e non altri, di conseguenza uno strumento flessibile e partecipato. Legambiente ha sempre condiviso questa visione complessa e dinamica dei Parchi, e aggiungo che da un Parco ci aspettiamo adesso che esso sappia agire come agenzia territoriale, per esempio elaborando e offrendo servizi che le amministrazioni tradizionali (regioni, provincie, comuni e magari anche comunità montane) non agiscono, per diverse ragioni. Un Parco ha un vantaggio: la sua multifunzionalità e la sua estensione oltre i confini amministrativi, condensate in un unico soggetto, lo rendono potenzialmente molto flessibile. Legambiente ha riconosciuto ai Parchi trentini in due fasi il merito di avere agito prassi e pianificazioni di servizi di mobilità sostenibile, agendo come agenzie territoriali. È stata attribuita la bandiera verde ai Parchi trentini nel 2003 e nel 2005 su questo tema. Il Parco Naturale Adamello Brenta (insieme ai Comuni) è partito con la valle simbolo della crisi del traffico turistico: Val Genova. Ricordo le manifestazioni degli anni passati, cariche di tensioni. La gente del posto, va detto, ancora non capiva il futuro, su questo tema. Il futuro è adesso, e adesso tutti (soprattutto i residenti) sanno che bisogna frenare il traffico, e i vantaggi della mobilità con meno uso del mezzo privato, che pone anche dei limiti dunque, si vedono oggi in Val Genova, in Val di Tovel e in Vallesinella. Il lavoro di prassi pianificatoria è appena iniziato. Si deve proseguire, anche su altri aspetti, e il Parco deve diventare un autorevole interlocutore del territorio, su questo. Nei prossimi anni è auspicabile che i Parchi sappiano proporre altri servizi sostitutivi delle prassi esistenti e non sostenibili, di reindirizzo del modo di usare il territorio, come in parte già accade con l’offerta di fruizione turistica da parte del Parco. Guido Angeli - Guido Botteri - Guido Tisi - Iginio Giuliani - Ilaria Rigatti - Ilaria Salvadori - Imerio Pellizzari - Bus navetta in Val di Tovel - Archivio Pnab Una delle sfide intellettuali più affascinanti per una ecologista, quale la vita mi ha condotto ad essere, è senza dubbio data dalla domanda: “Cos’è e a cosa serve un Parco Naturale?”. La domanda ha tutt’oggi motivo di porsi, poiché la risposta ad essa non è ancora comune e maggioritaria nelle comunità interessate dai Parchi. Negli anni sono giunta a definire una mia sintesi, quale risposta. La base della mia risposta è costituita da due elementi: l’esperienza sul campo di lavoro politico e di partecipazione in alcune oasi e aree protette regionali, italiane e straniere, e la disamina di un testo fondamentale, purtroppo poco conosciuto e discusso: “Uomini e Parchi” di Valerio Giacomini e Valerio Romani. E’ notevole rileggere gli scritti di Valerio Giacomini, risalenti agli anni Settanta e Ottanta, dove delineava già i Parchi come territori di prassi pianificatoria, dove si faccia conservazione della biodiversità e del paesaggio ma anche della qualità del territorio (inteso come ambito antropico, economico, sociale, culturale) e della produzione, ovvero dove sperimentare una autorevole capacità di pianificare il territorio, il suo sviluppo, le sue priorità, in definitiva anche il suo futuro. In questi termini un Parco deve essere un ambito di studio e pratica di molteplici funzioni ecologiche, ma anche necessariamente economiche e sociali. Così il Piano del Parco diventa ne- 59 4 0 0 2 Una nuova casa per il Parco Mentre si svolge lo scontro sulle funivie di Pinzolo-Campiglio, definite “un’altra Jumela” dagli ambientalisti, procede il progetto per il lago di Tovel, a fianco di tutta una serie di interventi che, un po’ alla volta, trasportano “pezzi di Parco” nelle vite dei Comuni che ne fanno parte: viene ultimata la sede di Strembo, proseguono i lavori di ristrutturazione degli altri edifici. Si fanno proposte concrete per restituire a Tovel la sua bellezza originaria, e prende piede un progetto finalizzato al ritorno della famosa “alga dell’arrossamento” e alla liberazione delle sponde del lago dal traffico. Gli orsi, inutile dirlo, continuano a rimanere al centro dell’attenzione di tutti. NEL PARCO Novità nel Parco La nuova sede del Parco, a Strembo, è pronta, mentre proseguono i lavori per gli edifici che porteranno le attività del Parco a Montagne, Stenico e Breguzzo. Il Parco si gemella con il Sistema dei Parchi romani “Romanatura” e decide di aderire ad Europark. Il Parco ospita la nona edizione del trofeo “Danilo Re”, gara sulla neve dei Parchi delle Alpi, preceduto da un convegno dal titolo “I parchi per la sostenibilità: esperienze di mobilità e turismo durevole”. Il trofeo si conclude con la vittoria della squadra del Parco Naturale Adamello Brenta. L’orso con il panda Il Wwf consegna al Parco Naturale Adamello Brenta il Panda d’Oro, Diploma per la Conservazione della Biodiversità, per il progetto Life Ursus. Vacche ed autobus per il lago di Tovel Lo studio del progetto “SALTO” evidenzia in un primo momento come sia stato il pascolo delle mucche sulle sponde del lago a favorire la proliferazione dell’alga responsabile dell’arrossamento; si progetta la reintroduzione del pascolo sugli argini del fiume; tuttavia i risultati definitivi mostrano come le responsabili dell’arrossamento siano state due alghe, la “Baldina 60 Ananìuniense” e la “Tovellia Sanguinea”, unite ad una serie di particolari condizioni ambientali; e non l’ormai famoso “Glenodinium Sanguineum”. In definitiva l’uomo non ha alcuna responsabilità nella cessazione dell’arrossamento delle acque del lago. Lavori e mobilità A Carisolo vengono realizzati i ponti di Cornisello, oltre che un impianto di fitodepurazione per i servizi a Ponte Verde; a Strembo il parcheggio Bedole viene dotato di una tettoia. Vengono inaugurati il nuovo Centro Visitatori di Tovel e tre nuovi percorsi natura e si ripensa la viabilità della valle introducendo un bus navetta dalla località Capriolo; la reazione generale è positiva. In Val Genova, nel frattempo, il progetto di mobilità sostenibile iniziato nel 2003 dà frutti positivi. Il Comitato di gestione del Parco, tra le proteste degli ambientalisti, accorda alle cave di Val Genova un permesso di altri ventitrè anni. IN ITALIA E NEL MONDO Trentino protetto dall’Europa L’Unione Europea mette sotto tutela 165 oasi del Trentino: divenengono Sic (Siti d’Interesse Comunitario), tra gli altri, la Val Genova, Tovel e il Brenta. Italo Cozzini - Ivan Callovi - Ivan Tevini - Ivano Tanel - Ivo Cornella - Ivo Zanetti - Juri Giovanazzi - Katherina Cozza ADAMELLO BRENTA qualità dei servizi e dei prodotti offerti con il rispetto dell’ambiente, oltre a collaborare con il Parco nel diffondere una nuova cultura di rispetto e di salvaguardia del territorio. In particolare le strutture certificate si impegnano a proporre nei loro menù i prodotti certificati “Qualità Parco”, in modo da collegare direttamente produttore e consumatore, valorizzare al meglio salubrità e tipicità e favorire un’economia maggiormente so- stenibile e a misura di ambiente. Alla fine del 2007 le strutture ricettive certificate “Qualità Parco” erano 31: 23 alberghi, 5 garnì e 3 campeggi. Sempre nello stesso anno ha ottenuto il marchio la prima struttura tipica, mentre 4 sono i produttori di miele che hanno ottenuto il marchio per il settore agroalimentare-prodotto miele e 6 le scuole certificate. Nel 2008 il progetto coinvolgerà anche i produttori di formaggio di malga. (A.V.) - Lara Zambanini - Laura Andreolli - Laura Chiodega - Laura Masè - Laura Maturi - Laura Nave - Laura Valentini - Attività casearia - G. Volcan Il progetto “Qualità Parco” nasce nel 2003 per la volontà di condividere con il territorio una sempre più diffusa consapevolezza dell’importanza dell’ambiente e di trasferire al contesto economico un metodo di operare improntato alla qualità. Per il Parco questo metodo si era già concretizzato nel 2001 con l’ottenimento della certificazione ambientale secondo la normativa ISO 14001. Attraverso questo progetto di marketing territoriale la “qualità certificata” conseguita dal Parco si traduce in “qualità diffusa” a beneficio di tutto il territorio. Il “Qualità Parco” viene dapprima proposto alle strutture ricettive, poi alle scuole dei comuni del Parco, quindi alle aziende agroalimentari produttrici di miele e alle strutture tipiche che privilegiano, nell’ospitalità, il contatto diretto con il cliente e la valorizzazione dell’identità locale. Per poter aderire al progetto le aziende devono dimostrare il loro impegno nel prevenire l’inquinamento e nel diminuire progressivamente i propri impatti sull’ambiente. Le aziende candidate a diventare “Qualità Parco” sono sottoposte, da parte di Dnv (l’Ente che ha certificato il Parco), ad un’analisi iniziale e a periodiche valutazioni che verificano il rispetto delle leggi in materia ambientale e la presenza di precisi requisiti di qualità del servizio e di rispetto della natura. Chi aderisce al progetto deve dimostrare di saper coniugare la E-VENTI E -VENTI Un Parco di qualità 61 5 0 0 2 Cavalli in Val di Tovel - M. Nardelli Che grinta! NEL PARCO Tutto il Parco in una Card Viene presentata la Parco Card: una carta prepagata che comprende un ricco pacchetto di offerte estive all’interno del territorio del Parco. Il marchio Qualità Parco viene consegnato ad alcune scuole. I prodotti della concordia Il Parco mostra la propria disponibilità a dialogare e interagire con le realtà economiche locali: la Giunta esecutiva approva l’elenco dei “prodotti del Parco Naturale Adamello Brenta”, un modo per dar valore alle esperienze agroalimentari locali e accrescere l’offerta territoriale. Dalla Bosnia un “fratello verde” Un nuovo gemello per l’Adamello-Brenta: è il Parco di Kozara, in Bosnia Erzegovina, che invia in Trentino due propri funzionari per uno stage. Il territorio del Parco piace La Val Brenta risulta in cima alla lista dei “luoghi del cuore 2004” del Trentino Alto-Adige redatta dal Fai, mentre il Parco riceve per la seconda volta la bandiera verde di Legambiente. Si iniziano i lavori per la realizzazione del punto informativo a Breguzzo e viene creata la falegnameria Pesort a Spormaggiore. A Tovel vengono realizzati nuovi sentieri didattici. Viene pubblicata la Guida del Parco. Quegli orsi vagabondi dei trentini In Trentino gli orsi già numerosi, e tuttora molto curiosi del territorio in cui sono capitati. Molti sono gli 62 È un Parco grintoso, quello che sta crescendo: un Parco che propone e si propone, cercando di porsi come riferimento per il proprio territorio e per i visitatori. L’iniziativa di un pacchetto di offerte per gustare il Parco in tutte le sue sfumature testimonia il forte desiderio di dare un’unità ai territori riuniti sotto il suo nome e di suggerire al visitatore un modo per “entrare” nel Parco, in tutto ciò che esso è ed offre: natura, sapori, esperienze suggestive. Prosegue l’apertura verso l’oltre-Parco, suggellata dal gemellaggio con il Parco bosniaco di Kozara. Mentre i turisti apprezzano il Parco e lo visitano di buon grado gli orsi, nel corso dei loro vagabondaggi, si spingono fin oltre provincia. avvistamenti, compresi quelli di nuclei famigliari; un orso si spinge fin nella zona di Bolzano, un altro tenta la fortuna in Svizzera, mentre l’orsa Jurka sembra essere la responsabile di diverse incursioni in pollai, alveari e nei pressi di abitazioni. IN ITALIA E NEL MONDO Parchi al… verde? I Parchi regionali attraversano un periodo di crisi per scarsità di fondi; questo li conduce ad iniziare la via dell’autofinanziamento. Il Parco aderisce quindi al Progetto SelfPas. Un cuore di roccia Viene depositata la candidatura delle Dolomiti all’iscrizione nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, che comprende i beni naturali e culturali considerati di valore eccezionale per l’umanità. Lina Buratti - Linda Bollini - Lino Domenico Daldoss - Lino Riccadonna - Lisa Valentini - Livio Donati - Livio Negherbon - L’asso nella manica della natura Un tempo si diceva: guardare e non toccare. E’ un principio su cui, si potrebbe dire, si è fondata una certa idea di Parco, che lo voleva esposizione, vetrina di bellezze troppo fragili per rischiare di venire a contatto con l’osservatore; quindi Parco delle foto, dei divieti e dei cancelli. Che, nelle zone turistiche, si è trovato a convivere e scontrarsi con la realtà parallela del turismo di massa, in cui il rapporto è ribaltato: le foto si trasformano in rapina delle ricchezze locali, i divieti si fanno permissivismo, i cancelli strade asfaltate e impianti. Di recente si è iniziato a scorgere l’esistenza di nuove possibilità: si è riconosciuto nel turismo un possibile catalizzatore di benessere, conoscenza e rispetto per l’ambiente. Non quello di massa, ovviamente: è necessario che la prospettiva da cui si guarda al rapporto tra visitatore e territorio muti radicalmente. Il luogo non dev’essere più “reso adeguato” alle esigenze del turista: deve invece conservare ed esaltare le proprie specifiche qualità, permettendo al nuovo arrivato di conoscerle e insegnandogli a rispettarle. Tutto cambia se, al posto di un turismo guidato alla cieca da una domanda volitiva, si diffonde un turismo fondato sulla creatività, l’innovatività e l’amore per il proprio territorio di chi offre prodotti e servizi e sulla voglia del turista di mettersi in gioco e farsi “trascinare” alla scoperta di posti ed atmosfere. Questa nuova concezione è il fertilizzante della proposta della ParcoCard: una carta prepagata acquistabile presso tutte le case e i punti informativi del Parco che, a prezzo contenuto, dà al visitatore e al residente la possibilità di partecipare a numerose attività sparse sul territorio: degustazioni di prodotti tipici, escursioni guidate, visite a musei, castelli e case del Parco, tragitti sui bus navetta delle valli e in bici. La Parco Card è un modo originale per scoprire il Parco, che offre a chi non lo conosce non una vetrina, bensì un Parco da assaggiare, percorrere, curiosare, addentrandosi nella sua intimità. Con la stessa logica nel 2005 viene avviato il processo della Carta Europea del Turismo Sostenibile. Insegnare al turista che un luogo è diverso dall’altro, insegnargli il piacere di ascoltare la sua specifica voce: questo è il “turismo ecocompatibile”, che ben si accorda con l’essenza di un Parco votato non solo alla tutela ma, sempre più, all’educazione. Se per rispettare una cosa è necessario conoscerla, e per conoscerla è necessario sperimentarla, questa è una proposta non solo piacevole, ma altamente educativa. Guardare e... toccare, assaggiare, annusare, quindi, è il nuovo motto. Ma anche limitarsi a chiudere gli occhi e farsi trasportare nelle suggestioni della natura e dei ricordi della sua passata storia intrecciata con quella dell’uomo. (A.Ma.) Livio Salvaterra - Lorenzo Bonfatti - Lorenzo Comini - Lorenzo Cozzio - Lorenzo Leonardi - Lorenzo Mosca - Lorenzo Stefli 63 E-VENTI E -VENTI ADAMELLO BRENTA 6 0 0 2 Vallesinella d’autunno - T. Bosio Un anno sostenibile Mentre il Parco affronta il percorso per l’ottenimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile, che riceverà a Oxford verso la fine dell’anno, a Daone e Stenico si inaugurano due nuove case del Parco, con lo scopo di far conoscere ai visitatori i vari aspetti del suo territorio; il Parco ottiene la certificazione Emas e nelle sue valli, poco alla volta, il rumore delle auto si smorza per lasciar posto ad una mobilità sempre NEL PARCO Un Parco fatto di Case A Stenico vengono aperti il nuovo centro botanico ed il Centro visitatori del Parco “Flora” a Daone il Centro visitatori dedicato alla fauna; a Breguzzo il punto informativo trasloca e si rinnova. Prendono avvio i lavori di ristrutturazione di Villa Santi ed il rifacimento della passerella Barant sul sentiero della fauna di Daone; la realizzazione della fontana a Prada e la creazione del sentiero didattico “Orso” a Spormaggiore. La firma di un protocollo d’intesa con il Parco di Kozara formalizza l’accordo del 2005. A caccia di qualità Dopo aver superato una serie di fasi, verso la fine dell’anno il Parco riceve ad Oxford la Carta del Turismo Sostenibile; esso ottiene inoltre la registrazione ambientale comunitaria Emas, mentre nuove scuole entrano a far parte delle Scuole Qualità Parco. I comuni di Caderzone e Molveno ottengono le bandiere arancioni del Touring Club. 64 più regolata e sempre meno impattante. Non mancano, però, gli eventi critici: uno degli orsi di seconda generazione, il vagabondo Bruno, è al centro dell’attenzione per il suo sconfinamento in Baviera, che viene seguito con apprensione fino alla contestata decisione del suo abbattimento da parte delle autorità tedesche: grande è l’ondata emotiva suscitata dall’evento. Sempre più piedi nelle valli In Vallesinella parte un progetto di mobilità sostenibile, che fa uso di bus navetta; l’aumento dei visitatori in Val di Tovel premia la scelta dei bus. Un orso troppo cosmopolita Uno dei figli degli orsi reintrodotti Jurka e Joze, JJ1, forse alla ricerca di una nuova area nella quale stabilirsi, vagabonda fino in Baviera, dove viene ribattezzato “Bruno”; qui la sua presenza e le sue incursioni in cerca di cibo creano allarme, al punto che, dopo aver tentato inutilmente la sua cattura, i bavaresi ne decretano l’abbattimento. La vicenda suscita forti reazioni dell’opinione pubblica in tutta Europa. Jurka sotto osservazione La madre di Bruno, Jurka, che a sua volta tende ad avvicinarsi eccessivamente agli insediamenti umani, viene catturata e nuovamente dotata di radiocollare. Come finanziare un Parco? A Caderzone un convegno nazionale sottolinea la nuova esigenza dei parchi di autofinanziarsi, a fronte dei tagli ai contributi statali. - Lorenzo Valentini - Loris Cattani - Luca Castellani - Luca Dorna - Luca Ducoli - Luca Franchini - Luca Malesani - Luca Nave ADAMELLO BRENTA Estate in Val Genova - G. Alberti Cosa significa “proteggere un luogo”? Forse evitare che esso entri in contatto con l’essere umano e la sua forza modificatrice? Su questo tema il confronto è stato lungo e, talvolta, aspro. Oggi si riconosce che l’azione dell’uomo non sempre ha un effetto negativo sull’ambiente; anzi: in alcuni casi un’azione antropica moderata e guidata può accrescere la ricchezza e le possibilità di sopravvivenza di determinati ambienti. Inoltre gli effetti dell’azione umana sono ormai globalizzati al punto che si deve prendere atto del fatto che non esistono più ambienti che si possano dire “inviolati”. È nell’ambito di questa riflessione e sulla scia dell’Agenda 21 di Rio de Janeiro che è nata la Carta Europea del Turismo Sostenibile: un documento che, riconosciute le potenzialità del turismo, traccia uno schema di azione per la promozione di un turismo ecologicamente sostenibile nelle aree protette. La Carta, il cui acronimo è Cets, è promossa dalla federazione dei parchi nazionali e naturali europei, Europarc, ed è l’espressione di una visione rinnovata dell’area protetta come di una zona in continuo cambiamento, aperta agli stimoli che provengono dall’esterno e dal proprio substrato sociale oltre che al mercato turistico, non più nemico e pericolo ma possibilità di sopravvivenza e vitalità. È una possibilità d’incontro con gli altri, intesi come tutte le altre persone che si occupano, a vario titolo, del territorio, soddisfacendo anche l’esigenza della creazione di consenso attorno all’area protet- E-VENTI E -VENTI Una carta tra turismo e natura ta. Apertura “verso il basso” che, coinvolgendo gli attori locali in uno sviluppo equilibrato del proprio territorio, li incoraggia a conoscerlo e imparare come rispettarlo. Apertura “verso l’alto”, permettendo al singolo Parco di entrare in relazione produttiva con una rete di aree protette a livello internazionale. Il turismo, oltre che possibilità di miglioramento qualitativo dell’ambiente, diviene quindi cardine dello sviluppo locale, catalizzatore di dinamismo in tutti i settori, da quello economico a quello sociale: stuzzica la creatività e il dialogo, rende possibili gli investimenti economici, crea e promuove nuove opportunità d’impiego, e in definitiva crea i presupposti per un “ritorno alla patria” degli abitanti, costretti per lungo tempo dalla marginalità (caratteristica di molti dei territori inseriti nei parchi naturali) a migrare verso i centri e a privare i propri territori delle loro energie e del loro vigore. Per aderire alla Carta il Par- co ha dovuto seguire un percorso fatto di tappe ben precise, iniziato nel 2004 e accompagnato da un continuo e fitto dialogo con i partner territoriali. La prima fase è stata costituita da un’indagine conoscitiva, che a partire da dati turistici ed economici e interviste ad attori delle amministrazioni locali ha cercato di comprendere e valutare risorse, potenzialità e aspettative del territorio. Essa ha prodotto un rapporto diagnostico sullo stato del turismo nel Parco, discusso in seguito con i suoi operatori e amministratori; una serie di forum territoriali ha definito quindi una stategia di turismo sostenibile, confluita in un Programma di azioni condivise. Nel 2006 Europarc, preso atto del percorso fatto, ha consegnato la Cets al Parco: è solo l’inizio di una strada verso la sostenibilità del turismo, che il Parco ed i suoi partner si impegnano a perseguire con dedizione e costanza nei prossimi anni. (A.Ma.) - Luca Simoni - Luca Trainotti - Lucia Odorizzi - Luciano Caola - Luciano Fin - Luciano Giovannini - Luciano Paoli - 65 7 0 0 Il Parco su due ruote Dolomiti di Brenta Bike nelle Giudicarie Esteriori - R. Kiaulehn 2 NEL PARCO Il Piano dell’anno Viene approvata la Variante 2007 al Piano del Parco. Muoversi leggeri Mentre, coerentemente con le linee della Carta Europea del Turismo Sostenibile, la mobilità del Parco viene ripensata in modo da dare importanza al trasporto pubblico, viene creato e collaudato il percorso cicloturistico della Dolomiti Brenta Bike. A San Lorenzo in Banale viene allestita la Casa del Parco “C’era una volta” e vengono appaltati i lavori di ristrutturazione di “Casa Grandi” a Tuenno. A Stablo Marc di Tione si svolgono interventi di manutenzione del sentiero e recupero del pascolo, mentre prosegue la demolizione degli incongrui. Un sentiero tra i continenti L’alpinista Ermanno Salvaterra si reca in Argentina in rappresentanza del Parco per rinsaldare il rapporto con il Parque Nacional de Los Glaciares. La naturalità è premiata L’associazione Legambiente di Trento sceglie il comune di Tuenno per la festa dei piccoli comuni “Voler bene all’Italia”, per la gestione sostenibile del turismo attorno al lago di Tovel; inoltre il lago ed il Parco ricevono le bandiere verdi di Legambiente. Decollano 66 Si parla di nuovo del Piano del Parco: nel 2007 viene approvata la sua Variante. I progetti, nel frattempo, proseguono, arricchendosi di nuove idee: alternativo alla gita in macchina, l’anello cicloturistico Dolomiti Brenta Bike viene collaudato; inoltre c’è anche la linea di trasporto pubblico che collega tra loro le zone del Parco. Nel frattempo l’Ente cerca di conoscere più a fondo le opinioni ed i desideri dei suoi abitanti, affidandosi alla ricerca sociologica qualitativa. Continuano a emergere anche alcuni “elementi critici” di vecchia data: il rischio di scioglimento del ghiacciaio dell’Adamello, legato ai cambiamenti climatici, e l’annosa questione delle cave in Val Genova continuano a far discutere. Ad essi si aggiunge la vicenda di Jurka, l’orsa vivace, la cui attività di predatrice rende infine necessari la cattura dell’orsa da parte dei Servizi provinciali e il suo isolamento nel recinto di San Romedio. i progetti di ricerca scientifica su galliformi, ungulati e salmerrino alpino in collaborazione con la Pat. Cosa pensa il territorio del Parco? L’avvicinamento tra Parco e territorio prosegue: in quest’ottica, accanto alla prosecuzione della consegna degli attestati Qualità Parco a nuove strutture e la presentazione del protocollo per la concessione del marchio Qualità Parco ai produttori di miele, si colloca il progetto di ricerca sull’accettazione e l’apprezzamento del Parco da parte della popolazione locale iniziata assieme al Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università di Trento. Luciano Pilati - Luciano Ramponi - Luciano Zeni - Lucio Bertolini - Lucio Maganzini - Lucio Serafini - Lucio Sottovia - E-VENTI E-VENTI ADAMELLO BRENTA Jurka, che tanti danni addusse ai trentini A gennaio Jurka compare assieme ai suoi piccoli sulle piste da sci del monte Spinale, affascinando i turisti. Ma il comportamento sfrontato dell’orsa è sempre meno tollerato: all’inizio dell’estate viene catturata dal personale del Corpo Forestale Provinciale e rinchiusa nel recinto di San Romedio. Là è al riparo dagli sguardi ma non dalle furiose polemiche sulla sua cattura: forte è la tensione tra il presidente della provincia di Trento Dellai e gli ambientalisti, che raccolgono diciottomila firme e organizzano marce chiedendone la liberazione. Ancora cave A quattordici anni di distanza tornano i sigilli alle cave in Val Genova: è il risultato del ricorso del Wwf al presidente Napolitano, poi dirottato al Tar di Trento, contro l’attività estrattiva. IN ITALIA E NEL MONDO I Parchi nella legge La Giunta provinciale trentina vara la nuova legge sulla montagna e le aree protette, la L.P. 11/07. Il destino del ghiacciaio Nel film documentario “Una verità scomoda”, Al Gore cita il ghiacciaio Adamello tra quelli destinati a scoparire in seguito al riscaldamento globale. Dolomiti di Brenta Bike - R. Kiaulehn Luigi Armanini - Luigi Dallago - Luigi Darin D’Iseppo - Luigi Fabbri - Luigi Fedrizzi - Luigi Job - Luigi Maffei - Luigi Masè 67 7 0 0 2 lontaria che l’Unione Europea ha introdotto per incentivare le organizzazioni a migliorare continuamente la conduzione delle proprie attività, il rapporto con l’ambiente e la relazione con il pubblico. Allo scopo di ottenere tale certificazione, il Parco s’impegna in una riconsiderazione delle proprie attività e nell’adeguamento del proprio sistema di gestione ambientale. Tale percorso culmina nella pubblicazione di un numero speciale della rivista contenente la Dichiarazione ambientale: un documento estremamente dettagliato, attraverso il quale il Parco fa il punto su ciò che è e ciò che vorrebbe essere. La Dichiarazione in- dividua alcuni obiettivi strategici, fatti derivare da una precisa politica ambientale: la tutela dell’ambiente e della biodiversità, la prosecuzione della ricerca scientifica, un’intensa educazione ambientale affiancata dall’incentivazione della comunicazione e della partecipazione, la valorizzazione del territorio, lo sviluppo sostenibile e inoltre l’innalzamento della qualità, non solo obiettivo verso cui tendere, ma anche valore fondante l’azione stessa del Parco. Dai traguardi strategici derivano traguardi ambientali specifici, decisi alla luce della valutazione degli impatti ambientali diretti e indiretti cui è sottoposto il territorio. Prato di zafferano alpino - Benigni Il 2007 è un anno all’insegna della tutela ambientale, nel corso del quale ben tre traguardi vengono raggiunti: la certificazione Emas (ottenuta alla fine del 2006 e consegnata all’inizio del 2007), la modifica al Piano del Parco e quella al Piano Faunistico. Primo Parco in Europa ad ottenere una certificazione (l’Iso 14001 del 2001), il Parco fa un altro passo importante su questa strada quando, a dicembre 2005, inizia il percorso della certificazione Emas. Il termine Emas, acronimo di EcoManagement and Audit Scheme, “schema di gestione ecologica e rendiconto”, indica un insieme di regole per la certificazione vo- Tra tutela e qualità 68 - Luigi Pedri - Luigi Todeschini - Luigina Elena Armani - Luigino Valentini - Luisa Pedretti - Luisa Romeri - Manuel Alberti ADAMELLO BRENTA mune di “dolcezza ambientale”: difatti, mentre nel “lontano” 1996 l’intento di limitare l’aggressione all’ambiente veniva interpretato come prepotenza del Parco nei confronti delle amministrazioni locali, a distanza di undici anni l’approvazione della variante al Piano è avvenuta all’unanimità, sintomo di un’accresciuta consapevolezza che il bene dell’ambiente è bene di tutti. (A. Ma.) E-VENTI A dicembre, infine, il Comitato di Gestione adotta la variante 2007 al Piano del Parco, principalmente volta a specificare, chiarire e integrare i divieti generali vigenti sul territorio del Parco. Un nuovo passo nella direzione della difesa del territorio da una fruizione “d’assalto”, irresponsabile e priva di considerazione per la dignità dell’ambiente; un passo ancora più grande verso una filosofia co- Capriolo - N. Angeli La Dichiarazione Ambientale viene quindi convalidata da Det Norske Veritas Italia SpA di Milano, verificatore ambientale accreditato Apat, ed esattamente un anno dopo l’inizio del processo, il 19 dicembre 2006, la sezione Emas Italia del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit delibera la registrazione Emas del Parco, valida fino al 10 luglio 2009. A novembre viene portato a compimento un altro percorso importante, iniziato nel 2004: la revisione del Piano Faunistico, la cui supervisione è affidata al dottor Guido Tosi dell’Università degli Studi dell’Insubria. Il documento, il cui scopo è “realizzare nel territorio a Parco l’equilibrio fra fauna selvatica ed ambiente”, si pone l’obiettivo di individuare azioni atte a favorire la conservazione dello stato di salute dell’ambiente e delle popolazioni ecosistemiche in coesistenza con le popolazioni umane del Parco; non vincoli e regolamenti (previsti soltanto in casi di forte necessità), dunque, ma piani d’azione sono gli strumenti privilegiati di questo piano. LA LEGGE 11 DEL 23 MAGGIO 2007 La legge provinciale 11 del 23 maggio 2007 (Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d’acqua e delle aree protette) si pone come finalità la permanenza dell’uomo nei territori montani, permanenza che si può attuare soltanto se l’equilibrio di tali territori ed il loro sviluppo socioeconomico vengono garantiti; in quanto aree particolarmente fragili e complesse, infatti, le zone montane e forestali necessitano di una gestione attenta e in grado di considerarne i molteplici aspetti: la particolare vulnerabilità dei bacini idrografici, le modificazioni introdotte dai cambiamenti climatici e dallo sviluppo antropico, ma anche le esigenze delle popolazioni che vi vivono. Per garantire il raggiungimento di tutte queste finalità è necessaria una precisa pianificazione, ottenibile attraverso il rafforzamento dei già esistenti piani forestali e montani, la cui predisposizione è compito della Provincia. Nel caso dei territori soggetti ai piani che rientrano nel territorio dei parchi provinciali o di quello dello Stelvio, è previsto che essi prendano parte alla loro redazione. Secondo il testo della legge l’organizzazione e il funzionamento dei Parchi Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino continuano ad essere disciplinati dalla legge istitutiva del 1988. (A.Ma.) - Manuel Simoni - Manuel Zambanini - Manuela Pasquin - Manuela Sartori - Mara Doddi - Mara Maffei Gueret - 69 IL PARCO IN CIFRE In vent’anni di operatività il Parco ha attivato numerosi progetti e iniziative investendo, sul territorio, numerose risorse economiche che hanno permesso la realizzazione dei progetti proposti, ma anche la valorizzazione delle risorse umane necessarie a concretizzarli. La cifra complessiva degli investimenti effettuati tra il 1988 e il 2007 ha raggiunto la somma ragguardevole di 54 milioni di euro, oltre 100 miliardi delle vecchie lire. Di questa somma la percentuale più importante ha riguardato le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, di riqualificazione e recupero del territorio (oltre 10 milioni di euro) e le spese per l’acquisto, la ristrutturazione e gli allestimenti delle Case del Parco (quasi 8 milioni di euro, di cui 2 milioni e 247mila euro relativi all’acquisto e alla ristrutturazione della sede dell’Ente). Contemporaneamente le spese di funzionamento sono rimaste contenute entro il 30% della spesa complessiva, un dato certamente basso se raffrontato a quello di altri enti pubblici, che testimonia l’attenzione posta nella gestione finanziaria. Negli ultimi anni il Parco ha condotto una decisa politica di contenimento delle spese e di aumento delle entrate proprie derivanti dai servizi di mobilità sostenibile, dalle attività didattiche e di educazione naturalistica, dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. L’obiettivo, raggiunto, di contenere la spesa e di aumentare le entrate proprie ha permesso al Parco di ottenere, per quattro anni consecutivi, l’incentivo provinciale che premia gli enti che presentano bilanci “virtuosi”. In questi vent’anni il Parco ha investito molto sul capitale umano, diventando un’importante risorsa occupazionale se si considera che, durante la stagione estiva gli occupati, per lo più locali, superano le 100 unità. Ma oltre al dato numerico, è significativa l’opportunità formativa e di valorizzazione delle professionalità presenti sul territorio: numerosi giovani hanno avuto la possibilità di formarsi e crescere lavorando con il Parco e alcuni di loro, 70 anche laureati, da un’occupazione avventizia sono riusciti via via ad approdare ad un posto di ruolo, trovando nel Parco il lavoro della propria vita. Alla voce ricerca scientifica troviamo un altro numero importante con 2 milioni e 597mila euro di investimenti comprese le spese che si riferiscono ai progetti finanziati dall’Unione Europea quali “Life Selfpas”, “Life Co-op”, “Salto”, “Life Tovel”, “Eurotrail”. Per il progetto Life Ursus di reintroduzione dell’orso bruno, finanziato dall’Unione Europea, la spesa è stata di 1 milione e 618mila euro. Il capitolo “indennizzi e accordi relativi agli immobili del Parco” (1 milione e 31mila euro) sotto il quale, per alcuni anni, hanno figurato le spese Marco Benvenuti - Marco Bertini - Marco Bindo - Marco Boni - Marco Bugna - Marco Cantonati - Marco Collini - Marco Dalpiaz - ADAMELLO BRENTA RIPARTIZIONE SPESE DAL 1989 AL 2007 relative agli indennizzi per le mancate utilizzazioni forestali in conseguenza di vincoli imposti dall’Ente Parco, compresi quindi gli indennizzi per la tutela dell’orso bruno nella riserva speciale S1, è andato via via esaurendosi. Una tendenza contraria ha invece caratterizzato le spese per l’educazione ambientale, la promozione dell’immagine del Parco, le pubbliche relazioni e le pubblicazioni: sono stati impiegati 4 milioni e 251mila euro con una forte crescita negli ultimi anni. Ma accanto alle cifre finanziarie, altri numeri esprimono il bilancio sociale e ambientale di vent’anni di Parco. Per esempio le oltre 800 persone che, a vario titolo, sono entrate all’interno dell’organizzazione Parco, come dipendenti o come amministratori. Oppure, i 537 chilometri di sentieri che, dal 1988 al 2007 sono stati oggetto di manutenzione e interventi di riqualificazione da parte degli operari del Parco, o i 95 ettari di pascoli che sono stati migliorati e i 90 ettari di prati abbandonati che il Parco ha ripreso a sfalciare e curare. E, ancora, i numeri sempre crescenti degli alunni delle scuole coinvolti nei progetti didattici che hanno superato la soglia dei 30.000, dei quali quasi la metà appartenenti alle scuole del Parco. E le 200.000 e più persone trasportate sulle navette in Val Genova, Val di Tovel e Vallesinella o i 300.000 visitatori che, ogni anno, i nostri operatori contano presso le Case del Parco, gli infoparco, i parcheggi, o come partecipanti alle attività di educazione ambientale. Numerose le pubblicazioni sfornate dal Parco in vent’anni, dai libri delle collane “Guide”, “ParcoGrafie”, “ParcoDocumenti”, “I quaderni” alla ricca depliantistica suddivisa nei settori tematici “Attività”, “Progetti”, “Vademecum”, “Percorsi”, “Vivere il Parco”, “Luoghi” e “Visite”fino alla rivista che quest’anno compie il dodicesimo anno di pubblicazione. In conclusione il numero incalcolabile delle persone per le quali il Parco, con le sue acque, i boschi e le montagne, i segni dell’uomo, per il suo irresistibile fascino e la sua incredibile ricchezza, è stato fonte di emozione, momento di gioia, occasione di scoperta. Marco Donini - Marco Endrizzi - Marco Facinelli - Marco Gabos - Marco Maganzini - Marco Nicolodi - 71 IL PARCO DEI PROTAGONISTI una visione del Parco come un Ente già abbastanza maturo, che di recente ha iniziato un fruttuoso dialogo con le varie facce del proprio territorio, ma al quale si richiedono anche alcuni sforzi di adeguamento e conciliazione con gli interessi e i bisogni altrui. E qui s’innesta il secondo significato di “Parco dei protagonisti”: ai nostri intervistati abbiamo infatti anche domandato di misurarsi con l’immagine del Parco del futuro, su ciò che vorrebbero vedere e ancora Acetosella, Breguzzo - M. Ferrari Il titolo di questa sezione gioca su un duplice significato. Innanzitutto, le persone che abbiamo intervistato danno voce ad alcune categorie – ci dispiace che non possano essere tutte – che con il Parco coltivano o hanno coltivato rapporti privilegiati: amministratori passati e presenti e persone che operano sul territorio, ai quali abbiamo chiesto una descrizione del Parco di cui sono spettatori e interlocutori, sulla cui scena sono, in definitiva, i protagonisti. Ne è uscita 72 Marco Odorizzi - Marco Pasquin - Marco Povinelli - Marco Sartori - Marco Schergna - Marco Tisi - Marco Zeni - Marco Zorzi - non c’è: li abbiamo voluti un po’ “visionari” perché, come si sa, i sogni di oggi possono essere la realtà di domani. Tutti hanno messo in evidenza come sia fondamentale procedere verso un Parco che appartenga ancora più a fondo alla propria gente: che sia “dei protagonisti”, delle persone. Un tema è stato riproposto a più voci: l’importanza dell’educazione ambientale delle nuove generazioni, strumento non soltanto di rispetto per l’ambiente in senso stretto, ma di acquisizione di senso per la propria vita e di una visuale più ampia sull’universo, che conduca al rispetto per ogni forma di vita. A testimonianza di come oggi ad un Parco maturo e capace venga chiesto sempre più di andare al di là della tutela ambientale per diventare autentico portatore e promotore di cultura e senso esistenziale. È una responsabilità notevole, che dovrà essere raccolta con responsabilità e cura. Maria Santa Calabrese - Maria Scalfi - Mariangela Dalbon - Marianna Colucci - Mariano Polli - Mario Bazzanella - I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA 73 73 “I parchi: esempi di equilibrio da esportare anche all’esterno” Quali sono state le motivazioni che hanno portato, nel 1988, alla nascita dei parchi in Trentino e ad una presa di coscienza dell’importanza dell’ambiente mai affermata prima di allora? La storia delle rivendicazioni e dell’intuizione che ha ispirato la protezione delle nostre aree più belle e fragili è antica, ma la data di riferimento operativa si colloca nel 1967 con l’individuazione dei due parchi (il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino) nel primo Piano urbanistico provinciale, la carta fondamentale della pianificazione territoriale del Trentino. A questa scelta corrisposero, successivamente, vent’anni di speranze e delusioni durante i quali i parchi rimasero solo un’espressione cartografica, privi di qualsiasi gestione e di scelte operative. In quegli anni sui due parchi del Trentino si accesero anche i riflettori dell’opinione pubblica e del mondo della cultura nazionale. Poi, nel 1985, con la tragedia di Stava, l’atteggiamento nei confronti dell’ambiente cambiò e il Trentino prese coscienza che si doveva recuperare un equilibrio perduto nel tumultuoso sviluppo economico di quegli anni. Si comprese, in modo drammatico, che la vita comunitaria trentina aveva perso il controllo delle dinamiche d’uso del suo territorio. Tra il 1985 e il 1988 vi fu un momento di riflessione generale, uno scatto d’orgoglio, un’attenzione maggiore e una disponibilità nuova a riflettere sulle misure di gestione ambientale. Il Trentino non volle perdere l’occasione di riscattarsi e di cogliere una speranza che si accese dopo la tragedia. Quando si cominciò a parlare della legge istitutiva dei due parchi provinciali, come reagirono le comunità locali? Il nuovo Piano urbanistico provinciale varato nell’autunno del 1987 prevedeva che venissero introdotte una legge sui parchi e una legge di valutazione di impatto ambientale, un nuovo strumento (il primo introdotto in Italia) in grado di valutare lo sviluppo economico in rapporto alla delicatezza ambientale. I contenuti della proposta di legge sui parchi furono illustrati per la prima volta a Strembo, in un clima 74 WALTER MICHELI promotore della legge istitutiva dei Parchi Dal 1978 al 1993 consigliere della Regione Trentino Alto Adige. Vicepresidente e assessore all’ambiente, territorio e foreste della Provincia autonoma di Trento dal 1985 al 1994, porta a compimento un pacchetto legislativo per la tutela e la gestione dell’ambiente trentino che comprende la legge istitutiva dei due parchi naturali del Trentino e la proposta di legge che introduce la valutazione d’impatto ambientale (VIA). di palese diffidenza. Ricordo che gli interlocutori locali, in quel contesto, mi permisero di parlare solo “per cortesia”. Questa era la situazione generale dalla quale si partiva. La legge sui parchi richiedeva di superare antichi pregiudizi: e per approdare ad una conclusione positiva necessariamente fu un provvedimento di concertazione, dove tutti gli interlocutori ebbero un ruolo: i Comuni come enti proprietari del territorio; la Provincia come responsabile, in base allo Statuto di autonomia, della tutela dei parchi; il mondo ambientalista che, nel tempo, tenne alta l’idea della necessità inderogabile dell’istituzione e della tutela dei parchi. La legge sulle aree protette rappresentò l’equilibrio più avanzato in quel momento possibile, dentro la cornice di regole ormai affermate nella gestione dei parchi a livello nazionale ed europeo. Qual è stata la funzione della legge nei vent’anni della sua attuazione? Mario Caliari - Mario Chiodega - Mario Fedrolli - Mario Franzoi - Mario Lorenzi - Mario Pedrolli - Mario Sartori - Oggi, a distanza di vent’anni, si può affermare che la legge è accettata e in molti casi anche apprezzata. Sulla strada della condivisione sono stati fatti importanti passi in avanti, ma poi, inevitabilmente, dalla poesia, spesso, si passa alla prosa. Sui parchi sono state scaricate tensioni che con i parchi poco avevano a che spartire. E mi riferisco a pressioni economiche di parte. Più volte si è assistito alla contraddizione tra i parchi che esprimono, per loro natura, interessi generali e i tentativi di imporre interessi particolari o esasperatamente orientati a dinamiche solo economiche della vita comunitaria. Tuttavia le regole fissate dalla legge hanno quasi sempre retto a questa pressione. Cave e impianti sciistici si inseriscono difficilmente in un delicato contesto di tutela ambientale, sono un elemento di contraddizione che la legge prevede di contenere per l’esistente e di vietare per il futuro. Per questo motivo avere una cornice di riferimento e rispettare il patto siglato con l’approvazione della legge, è un’esigenza fondamentale per il futuro dei parchi. Si sapeva che la legge non sarebbe stata accolta con un tappeto rosso e petali di fiori, ha avuto una vita accidentata, ma è stata un’ importante bussola per tutti. Sarà la lezione della storia, la forza delle cose, a confermare, anche per il futuro che non si possono sprecare le risorse ambientali e che la rigorosa applicazione delle norme di tutela ambientale è alla fine utile per tutti. Quanto sono stati importanti i parchi nella diffusione della cultura ambientale tra i trentini? Le pressioni sul territorio continuano. Tra ambiente ed economia si può trovare un punto di equilibrio oppure ci sono delle scelte da fare? Oggi, dopo la sperimentazione che è stata fatta in questi vent’anni e in presenza di emergenze ambientali drammaticamente visibili, come il ritiro dei ghiacciai e la scarsità di acqua, è più facile comprendere il valore dei parchi e dell’ambiente. C’è poi da considerare che il Trentino sta vivendo una stagione di benessere e c’è, quindi, un bisogno minore di stressare il territorio per sostenere la vita della popolazione. Se non ora quando tenere conto della fragilità dei nostri beni ambientali? Le regole, le misure stabilite che disciplinano le aree protette non hanno costretto nessuno a dover riprendere l’amara strada dell’emigrazione o a veder regredire il tenore di vita raggiunto. L’attuale situazione economica di prosperità dovrebbe, dun- que, indurre a fare dei parchi luoghi di sperimentazione di equilibri da esportare anche all’esterno dei loro confini. Le aree protette non devono e non possono essere considerate come torri d’avorio da vivere in modo separato. Se, infatti, la qualità del fondovalle è poco apprezzabile questo influisce negativamente anche sul territorio gestito a Parco. Oggi, inoltre, c’è una maggiore consapevolezza della drammaticità dei fenomeni ambientali legati all’inquinamento e dei disastri provocati dallo spreco delle risorse ambientali. Il nostro territorio è limitato, molto limitato rispetto al carico antropico, se lo sprechiamo male ci troveremo con un pugno di mosche in mano. All’inizio, per dare avvio all’esperienza, la legge, una buona legge, è stata importante, ma il risultato deve essere consolidato tutti i giorni dalla coscienza comune. Abbiamo la responsabilità di tutelare e gestire bene il territorio: per noi e per tutti. Se la comunità si apre a questa dimensione, si superano le contraddizioni e i rischi, sempre presenti, di piegare un bene di tutti all’interesse di pochi. I parchi non devono essere un alibi per giustificare squilibri fuori di essi, sarebbe una scelta sciagurata. Piuttosto devono rappresentare una sollecitazione per la comunità locale e provinciale a sentirsi tutti responsabili. Nei giorni di approvazione della legge sui parchi furono adottati dal Consiglio provinciale anche alcuni documenti di programmazione, validi ancora oggi, che incentivavano i comuni a gestire il proprio territorio in modo coerente alla gestione del Parco. Questo per affermare che ci si salva insieme. Quale ruolo hanno i parchi nella società trentina contemporanea? Quali le prospettive future? I parchi rappresentano un patto fondamentale che è il destino di tutti. Sono un qualcosa di prezioso per il quale ci sarà sempre da lavorare, da impegnarsi. La salvaguardia dell’ambiente non è mai conquistata una volta per tutte. L’atteggiamento più sbagliato sarebbe quello di piegare i parchi a scelte e decisioni incoerenti con i propri fini istituzionali, scritti nel primo articolo della legge istitutiva. I parchi e l’attenzione all’ambiente sono anche un modo per mostrare che il Trentino si merita l’autonomia, un modo per dire che il Trentino utilizza bene l’autonomia. Infine le aree protette possono anche proporre una chiave di lettura diversa della storia del Trentino, fuori dalle congiunture delle vicende politiche del momento. (A.V.) Mario Schergna - Mario Tomasi - Mario Viola - Martina Turri - Martino Maffei - Mary Binelli - 75 I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA “Il Parco valorizzi tutte le realtà ambientali” CARLO ELIGIO VALENTINI presidente del Parco 1988-1995 Carlo Eligio Valentini è stato presidente del Parco dall’ottobre del 1988 all’ottobre del 1995. Amministratore dell’Asuc di Javrè per moltissimi anni, è stato eletto nella prima Giunta del Comprensorio delle Giudicarie, dal 1980 al 1990 è stato sindaco del Comune di Villa Rendena e dal 1985 al 1990 presidente del BIM del Sarca-Garda-Mincio. Oltre all’attività istituzionale la sua attenzione si è sempre rivolta al volontariato e specificatamente a quello sportivo nella realtà di Javrè. Lago di San Giuliano - A. Toffaletti I primi anni dell’istituzione del Parco sono stati difficili. La contestazione da parte del territorio (Comuni, Asuc, Associazione cacciatori) era forte. Perché il Parco faticava ad essere accettato? La contestazione da parte di Comuni, Asuc e Associazione cacciatori all’istituzione del Parco Adamello Brenta era dovuta soprattutto alle proposte di legge presentate dall’assessore provinciale Walter Micheli. Infatti i tecnici e i politici della Provincia puntavano ad affidare la gestione del Parco ad una realtà pubblica simile ad una “stazione forestale”. Gli amministratori locali, invece, ritenevano che l’amministrazione dei loro territori ricompresi nel perimetro del Parco dovesse rimanere nelle mani degli Enti proprietari. Come si è agito per cercare di far comprendere al territorio l’importanza di avere un Parco? Al momento della presentazione della proposta di legge sul Parco dell’assessore Micheli si costituì un gruppo di amministratori locali che comprendeva rappresentanti di tutte le varie realtà del Parco: sia Giudicariesi, che della Val di Non e Sole. Dopo numerosi incontri con gli amministratori e il gruppo di esperti, il Consiglio provinciale accettò le 76 Marzia Pin - Massimiliano Trenti - Massimo Corradi - Massimo Wegher - Matteo Bonapace - Matteo Brunelli - Matteo Iob - Cima d’armi, Torre di Brenta – G. Alberti I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA richieste del territorio. La nuova assemblea così come il consiglio direttivo risultarono costituiti per i due terzi dai rappresentanti dei Comuni. Venne consentita anche la caccia e le contestazioni nei confronti del Parco gradualmente si affievolirono. Anche il rapporto con gli ambientalisti non era semplice, soprattutto in riferimento alla Val Genova. In che modo ci si è posti nei loro confronti? I rapporti con il WWF e Italia Nostra sono sempre stati molto difficili. Infatti dialogare con chi ritiene di essere “depositario della verità” non è cosa semplice. Gli ambientalisti, nonostante il varo della legge quadro sulle aree protette, mantenevano delle posizioni non condivisibili. Quale giudizio si può dare dei primi vent’anni del Parco? Il Parco ha avuto ricadute positive sul territorio? Il mio giudizio sui primi vent’anni del Parco è critico. Infatti, anche sulla scorta di quanto visto nascere in regioni come il Piemonte, il Parco avrebbe dovuto favorire la nascita di varie iniziative di imprenditorialità. Nell’ambito del Parco Adamello Brenta ogni attività rimane all’interno del Parco stesso. Inoltre l’Ente Parco, a distanza di vent’anni dalla sua nascita, anziché favorire la crescita complessiva del suo territorio punta tutt’ora sulle aree già forti di Val Genova e Tovel. Come vede il Parco del futuro? Su cosa l’Ente dovrà la- vorare nei prossimi anni? Il Parco del futuro lo vedo molto positivamente. È però necessaria la valorizzazione di tutte le realtà ambientali ricomprese nel perimetro dell’area protetta. Per l’immediato vedrei molto positivamente il miglioramento dei rapporti tra gli Enti proprietari delle aree del Parco. Vedrei positivamente anche la predisposizione di progetti studiati per le cosiddette realtà minori del Parco. Al Parco affiderei la concretizzazione di alcune proposte miranti alla valorizzazione di produzioni agricole abbandonate negli ultimi cinquant’anni, ma anche l’inserimento di attività come la coltivazione e la commercializzazione delle piante officinali. (A.V.) Matteo Pizzini - Matteo Viviani - Matteo Zeni - Mattia Altieri - Maura Sartori - Maurizio Esposito - Maurizio Nicolli - 77 “Una storia di difficoltà e soddisfazioni” Il Parco compie vent’anni. Confrontandolo con il Parco della fine degli anni ’80, come vede il Parco di oggi? Vent’anni sono un bel traguardo, raggiunto dal Parco sull’onda di un vero successo. Oggi è ormai una presenza consolidata, sia per la gente delle nostre valli che per i visitatori. Ma, ancor più, una presenza importante nel suo ruolo di “conservazione di un ambiente più unico che raro”. Dai suoi esordi l’Ente è cresciuto, nell’ultimo decennio tanto da non poter fare paragoni con i primi anni di vita. Negli anni in cui ho avuto l’onore di dirigerlo il Parco era, per la maggior parte della popolazione, un’entità sconosciuta e, come si sa, da buoni montanari siamo propensi a diffidare delle novità. Ma la distanza verso il Parco era data soprattutto dal suo essere visto allora come un prodotto di matrice “urbana”: un insieme di vincoli “inventati” da una cultura lontana dalla montagna, insegnata a forza a chi spesso in montagna dell’uso equilibrato delle risorse aveva, purtroppo, dovuto fare la propria condizione di vita. Grazie al lavoro appassionato dei tanti che nel Parco hanno creduto e che per il Parco hanno lavorato si è riusciti a far capire che il Parco, oltre ad essere una forma attiva di tutela del territorio, è anche e soprattutto un’occasione di sviluppo alternativo e/o integrativo per gli abitanti locali. Quali sono le principali difficoltà che il Parco ha dovuto affrontare nei primi anni della sua costituzione? Le difficoltà iniziali furono tante: dalle più banali, legate alla mancanza di personale e risorse (le prime convocazioni degli organi le ho scritte sulla vecchia “macchina da scrivere” di casa mia e spedite con i bolli comperati al tabacchino vicino a casa!), alla necessità di avviare un’attività che nessuno aveva ben chiaro quale dovesse essere, al tentativo di far conoscere il Parco, all’esigenza di allacciare una serie di rapporti virtuosi con altri Parchi ed organismi simili, dai quali poter trarre utili suggerimenti. Sono stati anni difficili, ma anche di grande soddisfazione, umana e professionale. L’impegno più importante fu sicuramente quello di 78 SANDRO FLAIM direttore del Parco 1988 - 1994 Direttore del Parco Naturale Adamello Brenta dal 1988 al 1994, è l’attuale presidente della Federcaccia trentina dell’UNCZA (Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi). dover far partire il Piano del Parco, anche quello un emerito sconosciuto al di là delle poche indicazioni di legge. Reputo di grande importanza, per quel periodo, due scelte fortunate fatte dall’Ente in questo campo: l’aver voluto, pur attraverso una serie di qualificate consulenze, elaborare al proprio interno la produzione del Piano, facendola diventare elemento di crescita di operatori, amministratori e cittadini; ed oltre a ciò l’aver potuto contare, nel coordinamento dei lavori, sull’autorevolezza, sulla preparazione e sulla grande umanità del prof. Guido Ferrara, firmatario del Piano, che si è sobbarcato, a quel tempo, innumerevoli viaggi in macchina da Firenze a Strembo e lunghe scarpinate sui sentieri delle nostre montagne. I cacciatori hanno costituito un interlocutore particolarmente importante per il Parco, nel corso della sua storia. Quali crede siano stati gli aspetti costruttivi, e quelli critici, del rapporto tra l’Ente e i cacciatori? I cacciatori hanno costituito da sempre un interlocutore importante, se pur difficile, del Parco. Le presenze faunistiche nel territorio del Parco sono di grande rilievo, sia in termini quantitativi, sia come Maurizio Polla - Maurizio Zanin - Mauro Alberti - Mauro Fezzi - Mauro Monfredini - Michael Ruppert - Michela Masè - ADAMELLO BRENTA I PROTAGONISTI è sempre stata un partner attivo del Parco; ricordo solo, ad esempio, che l’ACT è stata uno dei tre promotori, assieme al Parco e alla Provincia, del progetto di reintroduzione dell’orso. Ma è stata anche parte attiva in varie ricerche scientifiche promosse di comune accordo: mobilità del capriolo, habitat del muflone… Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in futuro, per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio? Ormai la fama del Parco, sia per le sue bellezze naturali che per l’attività dell’Ente, ha varcato anche i confini nazionali; è una struttura consolidata a tutti i livelli. Ciò non toglie che vi possano ancora essere nel futuro situazioni puntuali di “conflitto”; l’importante è che ciò rimanga sul piano dialettico della composizione degli interessi nella ricerca comune di una vita migliore. Adesso il Parco Adamello Brenta è il nostro Parco. (A.Ma.) Esemplare di capriolo - Campora numero di specie presenti; è sicuramente uno dei compendi territoriali più ricchi dell’Arco Alpino. La caccia è una presenza antica nelle valli che compongono il Parco, attuata da tempo secondo metodi rigorosi di conservazione delle specie, attraverso protocolli normativi ormai sperimentati e standardizzati di uso parsimonioso ed intelligente del bene. La pianificazione del Parco in campo faunistico ha potuto pertanto lavorare su di un campo già ben seminato; la stessa legge istitutiva, con grande lungimiranza, ha previsto il recepimento della buona situazione in essere, non imponendo un divieto generalizzato all’attività venatoria come nel caso degli altri Parchi italiani. Non per questo non ci sono stati negli anni, e non ci sono tutt’ora, momenti di tensione dialettica fra Parco e cacciatori locali. Spesso al Parco i cacciatori rinfacciano una visione poco pragmatica delle cose. Al di là di ciò l’Associazione Cacciatori Michela Paoli - Michela Salvagni - Michele Anzelini - Michele Berti - Michele Cadona - Michele Cova - Michele Cozzio - 79 La storia del Parco, nei primi dieci anni, è stata caratterizzata dal confronto, a volte teso, con il territorio. Durante la sua direzione quale è stato il rapporto tra il Parco e i residenti? Come era percepito l’Ente dal contesto locale? La situazione era difficile e non si riusciva a colloquiare con le amministrazioni comunali. In alcune valli il Parco era malvisto perchè la gente vedeva in esso l’affermazione di ulteriori limitazioni all’utilizzo del territorio e nuovi vincoli. Eravamo considerati come degli sfruttatori, la popolazione non lo diceva chiaramente, ma ci faceva capire che pensava al Parco come ad un’imposizione. A causa di questa situazione generale il presidente e fondatore del Parco, Carlo Eligio Valentini, faceva fatica a dialogare con le amministrazioni comunali e c’era, inoltre, il problema del personale. I dipendenti erano pochi, quasi tutti con contratto temporaneo e il frequente turn over si rifletteva negativamente sull’operatività dell’Ente. In un secondo tempo arrivarono i guardaparco, che lavorando quotidianamente sul territorio ebbero l’ingrato compito di raccogliere le lamentele e i risentimenti della gente che incontravano. Fu a causa di questo diffuso contesto generale che il primo tentativo di approvazione del Piano di Parco fallì. Bisogna però aggiungere che gli amministratori della Giunta del Parco sono sempre stati piuttosto bravi. All’inizio, forse, erano poco interessati, ma a partire dalla presidenza Zulberti in poi il loro attaccamento nei confronti del Parco è cresciuto sempre di più. Quali sono state le tappe più significative dell’iter di approvazione del Piano di Parco, quali gli elementi che lo hanno caratterizzato? La redazione del Piano di Parco era stata affidata al prof. Guido Ferrara, docente presso il dipartimento di urbanistica e pianificazione del territorio dell’Università degli Studi di Firenze, e la sua prima stesura era stata preparata ancora sotto la direzione di Sandro Flaim. Le amministrazioni comunali non ne volevano sentir parlare e Ferrara, ad un certo punto, decise di mollare e lasciar perdere tutto. A Strembo la prima seduta per l’approvazione del Piano venne sospesa e si dovette ricominciare il giro 80 Val d’Ambiez - Benigni “Il Piano del Parco è realtà” ARRIGO FRANCESCHI direttore del Parco 1994 - 2000 Assume la direzione del Parco nel 1994, succedendo al primo direttore Sandro Flaim. Dirige l’Ente fino al 2000. La sua direzione si contraddistingue per l’approvazione del Piano di Parco che avviene nel 1999. di colloqui con i comuni. Tra i nodi principali di discussione, sui quali non si trovava un accordo, c’era la strada circumlacuale del lago di Tovel. Il Piano era di fatto bloccato e rimase fermo fino a quando non decidemmo di ricontattare Ferrara. Per incontralo andammo a Firenze, gli parlammo e lo convincemmo a tornare. A quel punto la redazione del Piano di Parco ricominciò da capo, con la collaborazione di tutti gli amministratori, in prima fila Gianfranco Pederzolli, Diego Zorzi e i dirigenti della Provincia. Gli articoli vennero riesaminati uno ad uno e alla fine risultarono un po’ all’acqua di rose, ma anche Ferrara comprese che per adottare il Piano e rendere il Parco operativo sul territorio non c’era altra strada: o così o niente. Ognuno rivendicava qualcosa per il proprio Comune. Furono bravi e determinanti gli amministratori del Parco che fecero opera di persuasione sui cittadini e sui loro rappresentanti comunali. Senza qualche concessione come, ad esempio, la possibilità di mantenere le casette costruite attorno al lago di Tovel, non si sarebbe potuto concordare alcun Piano. Dopo un anno e mezzo di colloqui il Piano venne approvato. Solo il WWF, Italia Nostra e le Asuc non lo accetta- Michele Donati - Michele Felicetti - Michele Lanzingher - Michele Lorenzoni - Michele Nella - Michele Povinelli - nessuno lo voleva. Abbiamo ristabilito il controllo degli accessi, ma sia la Val Genova che Vallesinella venivano gestite da un privato. Abbiamo fatto un solo tentativo di una giornata di ingresso utilizzando il pullman da Carisolo. Per il Piano Faunistico, previsto dalla legge provinciale, non c’è stato invece alcun problema. Solo quando abbiamo rilasciato gli stambecchi in Val San Valentino qualcuno ha tagliato degli alberi per impedirci di entrare in valle, ma dopo quel fatto il rapporto con i cacciatori è cambiato, in meglio. Il “Life Ursus” è stato un progetto molto importante, anche dal punto di vista organizzativo. Dovevamo monitorare gli spostamenti dell’orso in tempo reale e i guardaparco erano in servizio venti ore al giorno. Come considera il Parco oggi? Quando il Parco si è ingrandito e ha ampliato la sua capacità di progettare non è più stato attaccato. Quello che doveva essere fatto per i comuni è stato fatto. Altri parchi, dal punto di vista della gestione del territorio, sono più facilitati, ad esempio quello dell’Engadina gestisce un territorio che è tutto suo, il Parco Dolomiti Ampezzane è tutto delle Regole che hanno concordato con la Regione la gestione del bosco, mentre metà del Parco di Paneveggio è del demanio provinciale. Sul nostro Parco premono, invece, numerosi e reali diritti di uso civico. Oggi l’importante è che non se ne parli più male. (A.V.) Michele Schgraffer - Michele Terzi - Michele Zeni - Mirco Armanini - Mirco Pomarolli - Mirco Tolotti - Miriam Aricocchi - Fienile a Sant’Antonio di Mavignola - L. Imperadori rono. Le amministrazioni separate di uso civico di Stenico e Fisto, che erano le più potenti, concordavano, ad essere contrarie erano le Asuc di piccole zone della Val di Non e i motivi di questo non li ho mai capiti. Il Piano l’ho letto cento volte, può avere dei difetti e applicandolo sono emerse anche alcune incongruenze, ma è stato molto importante per vitalizzare l’Ente. Quella fase della storia del Parco si è caratterizzata per la faticosa adozione del Piano di Parco e per il tentativo di tessere i primi rapporti personali con la gente. Dal momento dell’approvazione del Piano di Parco il rapporto tra il Parco e il territorio cominciò a cambiare, in positivo. Quale il motivo di questo cambiamento? Quando il Parco iniziò ad operare anche il rapporto con la gente migliorò. Con l’arrivo dei primi finanziamenti si cominciò a lavorare su cose concrete come la manutenzione delle strade di accesso alle valli del Parco. Le prime opere che iniziarono, ancora sotto la direzione di Flaim per poi proseguire con me, furono la sistemazione delle malghe: la prima fu Valagola, poi Malga Campa, Malga Spora e via via le altre. Attraverso l’organizzazione delle prime squadre di operai fummo maggiormente presenti e la gente cominciò a vedere nel Parco non più una struttura burocratica, ma un Ente che interagiva positivamente con il territorio, maggiormente propositivo, che dava nuove possibilità. Poco a poco i residenti cominciarono anche a capire che il Parco aggiungeva pochi vincoli a quelli già stabiliti dalle leggi provinciali in materia di pianificazione del territorio e dai piani regolatori comunali. All’interno dei confini dell’area protetta furono garantite la possibilità di tagliare la legna, di cacciare e di ricostruire i ruderi censiti dal Piano di Parco. Anche i Centri visitatori (oggi Case del Parco), la cui realizzazione fu stabilita nel Piano del Parco e sui quali iniziammo a lavorare subito, furono importanti per creare consenso. Uno dei problemi più urgenti da affrontare riguardava la Val Genova. Contemporaneamente è stato approvato il primo Piano Faunistico e iniziato il progetto “Life Ursus”. Tra il 1995 e il 1999 il Parco comincia a proporre progetti e iniziative… Già nei primi anni di operatività del Parco si era tentato di risolvere il problema degli accessi automobilistici con la proposta del bus navetta, ma I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA 81 “I comuni, protagonisti attivi nella gestione del Parco” Perché l’iter di istituzione delle aree protette fu così lungo e tortuoso? I motivi per i quali le proposte dei vari assessori provinciali di istituire i parchi in Trentino non venivano mai accettate dalle comunità locali erano essenzialmente due. In quegli anni il tema “ambiente” non era prioritario e le comunità locali temevano di perdere la gestione dei territori a scapito del potere provinciale; in secondo luogo l’opposizione dei cacciatori era molto forte. Fra di loro era diffusa la convinzione che l’istituzione del Parco avrebbe portato ad una limitazione della caccia. La catastrofe di Stava del luglio 1985 segnò la svolta; da allora degrado ambientale, salvaguardia del patrimonio naturale e sicurezza delle persone divennero temi d’attualità. Dopo quel tragico evento il nuovo assessore all’ambiente Walter Micheli riunì a Stenico, presso l’Albergo “Al Castello”, i sindaci dei Comuni di Stenico, Dorsino, S. Lorenzo e Bleggio, nonché i presidenti delle varie Asuc per capire quale fosse il pensiero dei residenti e valutare la possibilità di proporre una legge da applicare nell’area Parco. In quell’occasione emerse la volontà di ragionare purché le popolazioni locali, all’interno della legge, avessero avuto il controllo del loro territorio. Quando vi fu presentata la proposta di legge di Micheli? Su cosa non eravate d’accordo? All’incontro successivo, avvenuto nel municipio di Ragoli, parteciparono anche i rappresentanti delle Regole Spinale-Manez, del Comune di Ragoli e di parte della Val Rendena. In quell’occasione l’assessore Micheli anticipò qualche contenuto della legge: essa prevedeva una Giunta composta da 4 dirigenti provinciali e da 3 rappresentanti dei Comuni facenti parte dell’area del Parco. Chiarito che il rapporto era sbilanciato a favore della Provincia e a sfavore del territorio e che un cambio di rotta fosse indispensabile, decidemmo di appoggiare il percorso di istituzione del Parco ponendo, però, alcune condizioni: nessuna nuova ulteriore limitazione alla gestione del territorio se non concordata e il mantenimento della caccia all’interno del Parco. Chiedevamo inoltre l’impegno del Parco a garantire una ricaduta economica sulle diverse aree del territorio al fine di favorire un miglioramento delle condizioni sociali 82 GIANFRANCO PEDERZOLLI assessore del Parco 1988 - 2005 Componente della Giunta del Parco dalla sua costituzione al 2005, oggi ne è membro supplente. Presidente dell’Asuc di Stenico dagli anni Ottanta e del Bim Sarca, Mincio e Garda dal 2000, attualmente fa parte della Giunta esecutiva nazionale di Federbim. della gente. Principio, quest’ultimo, che noi amministratori abbiamo voluto confluisse nell’articolo 1 della Legge istitutiva (L.P. 18 del 6 maggio 1988) (“… Scopo dei parchi è la tutela della caratteristiche naturali e ambientali, la promozione dello studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali”). Il messaggio che noi amministratori volevamo dare era questo: “La salvaguardia dell’ambiente è sicuramente un principio da non sottovalutare, ma contemporaneamente bisogna porre grande attenzione alla popolazione locale; bisogna favorire la sua permanenza sul territorio”. Micheli sosteneva quest’idea nelle varie riunioni periferiche, e la proposta di legge continuava nella sua elaborazione, ma tornato a Trento cambiava il numero della componente territoriale all’interno della futura Giunta. Senza assecondare la nostra richiesta riguardo la necessità che la maggioranza dei rappresentanti dovesse appartenere ai comuni facenti parte dell’area Parco, Micheli iniziò a far girare la proposta di legge. L’unica possibilità che si prospettava era incaricare un legale per la difesa legittima dei diritti della popolazione locale sul proprio territorio. Da qui una riunione a Tione, presso la sede del Comprensorio delle Giudicarie, con la partecipazione dell’avvocato Amorosino e di tutti Mirko Bonapace - Mirko Serafini - Modesto Simoni - Monia Beltrami - Monica Caola - Nadia Caliari - Nadia Dallavalle - i Comuni interessati. L’avvocato Amorosino, nostro portavoce, attaccò quel disegno di legge fortemente centralista e dichiarò la piena legittimità delle popolazioni locali a gestire il loro territorio. Micheli comprese che l’unico modo per un’approvazione definitiva della legge era dialogare con i Comuni e soddisfare le richieste della popolazione locale. Predispose, quindi, un disegno di legge che prevedeva: maggioranza dei componenti della Giunta del Parco alle comunità locali; assenza di ulteriori vincoli alla gestione del territorio e salvaguardia dell’esercizio della caccia. Fra le nostre richieste vi era anche una maggiorazione del 10% della base contributiva provinciale sulla realizzazione delle opere pubbliche nei Comuni compresi nell’area del Parco, con territorio superiore ai 2.500 ettari, e del 5% per quelli aventi superficie inferiore. Di fronte a questo “privilegio”, anche i sindaci fino ad allora più scettici, cominciarono ad essere meno ostili nei confronti del Parco; il disegno di legge fu accettato e la legge approvata. Cosa successe dopo l’approvazione della legge? Come si arrivò alla scelta della sede di Strembo, all’idea e alla localizzazione dei Centri visitatori? Quali furono gli “accordi di Stenico”? Il 6 maggio 1988, il Consiglio Provinciale approvò la legge; restava ora il grande problema della sede e della suddivisione dei rappresentanti. Micheli proponeva come sede il castello di Stenico perché di proprietà provinciale e in posizione baricentrica tra la Val di Non e la Val Rendena. In quell’occasione l’Altopiano della Paganella, la Val di Non e le Giudicarie sostenevano Stenico, ma la Val Rendena rivendicava la sede sul suo territorio rimarcando il fatto che, all’interno dei confini del Parco, la sua area era la maggiore. La prima riunione ebbe luogo al Castello di Stenico ma, vista l’impossibilità di raggiungere un accordo, venne sospesa temporaneamente; il futuro presidente Carlo Eligio Valentini e alcuni rappresentanti della Val Rendena dichiararono la loro astensione da qualsiasi riunione finché non fosse stata individuata la sede. Sì concordò di localizzare la sede in un Comune della Val Rendena, purché venissero al contempo individuati cinque areali (Val di Non, Altopiano della Paganella, Giudicarie Esteriori, Busa di Tione e Daone, Val Rendena) a ciascuno dei quali dovevano essere assegnati un Centro visitatori e due rappresentanti comunali nella Giunta esecutiva, con l’eccezione della Rendena che richiedeva tre rappresentanti. Stenico riuscì ad ottenere il Centro visitatori incentrato sul tema della flora, vista la sua predisposizione naturale ad ospitare un giardino botanico e un ampio sentiero panoramico che si snoda lungo tre sorgenti, nonché la condizione favorevole di essere territorio di proprietà Asuc e quindi pubblico. Si decise inoltre che doveva essere il singolo areale ad individuare la sede del centro, il quale doveva essere situato in un paese e non all’interno dell’area del Parco, sempre in virtù del principio di sostegno dell’economia sociale. Cosa pensa del Parco oggi? Il Parco è un’opportunità che tutti dovremmo apprezzare. Per le Giudicarie Esteriori il connubio con questo Ente aiuta ad incrementare e valorizzare un turismo che è ancora debole. Ritengo che l’impegno del Parco a mantenere aperti i Centri visitatori, a realizzare pubblicazioni, organizzare serate informative, nonché a fornire ai visitatori e a tutte le scuole che ne facciano richiesta l’accompagnamento di personale qualificato, sia molto importante per crescere culturalmente e socialmente. (A.V.) Nadia De Marco - Nadia Nicolli - Nadia Ramponi - Narciso Maestri - Natalia Bragalanti - Nello Lolli - Nicola Campidelli - 83 I PROTAGONISTI Lago Nero, Val Nambrone - S. Longo ADAMELLO BRENTA “Educhiamo alla cura della terra” Il Parco compie vent’anni. Come pensa sia cambiata la sua comunicazione, dal 1988 ad oggi? Il Parco è da molti anni un Ente molto attento alla comunicazione. All’inizio comunicava praticamente solo attraverso gli atti amministrativi e la cronaca locale; poi, per alcuni anni, tramite un foglio informativo. Negli anni ’90 è avvenuto il “salto” comunicativo: in seguito all’implementazione delle sue funzioni il Parco ha iniziato a sentire la necessità di una strategia articolata di comunicazione sviluppata su diversi canali: i comunicati stampa, il sito internet ma, soprattutto, la rivista del Parco. È nata nel 1997 e l’abbiamo chiamata volutamente “Adamello Brenta Parco”: ponendo il territorio prima del Parco volevamo esprimere il suo desiderio di non usurpare il ruolo delle comunità nel territorio. In una società dominata dalla comunicazione, in cui il pubblico è soverchiato dai messaggi e sempre più indifferente ad essi, è ancora possibile coinvolgerlo in argomenti che riguardano l’ambiente? Se sì, come è possibile riuscirci, secondo Lei? Sì, sicuramente. C’è una forte domanda d’informazione di carattere ambientale, per rispondere alla quale è necessaria professionalità. Oggi un buon Parco, come qualunque Ente che voglia comunicare efficacemente, dev’essere in grado di utilizzare tutti i mezzi a disposizione. L’Adamello Brenta è un Parco ancora “giovane”, ma mi sembra stia facendo già un buon lavoro in questo senso, come dimostra anche il nuovo sito internet, bello e molto professionale. Lei ha sostenuto il Parco fin dall’inizio. Quali sono state, secondo Lei, le difficoltà nel far accettare alla popolazione locale il nuovo Ente? La maggiore è stata proprio, secondo me, nel campo comunicativo. In Val Rendena il Parco è stato il fattore innovativo più importante degli ultimi cinquant’anni, anche se l’efficacia di un Parco si misura nei decenni e quindi il suo valore probabilmente lo vedranno i nostri figli. Il problema è stato far capire alla popolazione che non è nato contro, ma a favore delle attività locali: è stato necessario uno straordinario sforzo per comunicare che il Parco è “cosa buona”, la “Carta di Regola del nuovo millennio”, il 84 ROBERTO BOMBARDA direttore della rivista del Parco 1997 - 2004 Roberto Bombarda è nato e risiede a Bleggio Inferiore. Per dodici anni membro del Comitato di gestione del Parco, è oggi consigliere regionale e provinciale. miglior strumento per gestire il territorio e non per sottrarne i diritti. Il Parco è soprattutto un Parco nato “attorno”, e in stretto rapporto con due gruppi montuosi: Brenta e Adamello. In quanto membro della Sat, come vede il rapporto tra Parco e montagna? A cosa è stata data la giusta importanza, cosa, a Suo parere, è stato trascurato? Ogni Parco è unico e irripetibile perché ogni montagna lo è; e devo dire una cosa: fino ad ora ho visitato più di cento Parchi, ma per me l’Adamello Brenta rimane il più bel Parco del mondo, perché è il “mio”. Il ruolo del Parco nei confronti della montagna consiste nel riconoscerla non soltanto come dato geografico, ma come sistema di valori: il vero montanaro ha sempre rispettato la montagna, anche senza rendersene conto, nel difendere la propria cultura, fatta anche del rapporto con la montagna. Il ruolo del Parco consiste semplicemente nel farsi interprete della difesa del senso della montagna e del sistema di valori ad essa collegato: è uno strumento per la piena valorizzazione della cultura della montagna. Nicola Chiappani - Nicola Ciardi - Nicola Ghezzi - Onorio Giacomini - Oreste Masè - Oreste Rigotti - Orlando Dalfovo - Lo sforzo comunicativo del Parco è sempre stato intenso. Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in futuro, per riuscire a comunicare con più efficacia con il suo pubblico? I pubblici sono molti; quindi è necessario continuare ad utilizzare canali diversificati: l’ufficio stampa, il periodico, il sito internet, le newsletter. Secondo me sarebbe importante concentrare gli sforzi soprattutto sulla popolazione locale: il Parco ha già notorietà nazionale e internazionale, mentre ha bisogno di comunicare di più con i locali. Questo potrebbe avvenire rafforzando il ruolo di contatto tra Parco e residenti rivestito dal guardaparco. Persino nell’era di Internet il passaparola e il rapporto interpersonale sono straordinari mezzi per creare conoscenza ed affezione. Si potrebbe investire sulla formazione del personale, spingendo soprattutto quello che si muove fuori dagli uffici a relazionarsi con la cittadinanza. Un pubblico su cui è importante investire sono gli adolescenti: la loro è una fascia di età tanto ricca di opportunità quanto debole e indifesa; è il periodo in cui si sceglie come si condurrà la propria esistenza e quali valori si seguiranno. Per questo è importante concentrare sugli adolescenti gli sforzi educativi: se non si educa alla cura una persona in questa fascia d’età, difficilmente lo si potrà fare quando sarà adulta. (A.Ma.) Omino di pietra in Val di Borzago - M. Ruzzenenti Un rischio che i Parchi corrono attualmente è quello di scivolare verso la pura promozione del territorio; il loro primo obiettivo dev’essere invece la tutela del territorio, su cui si fonda anche la promozione. La cultura della montagna rischia di essere schiacciata da fenomeni culturali come quello del villaggio globale, per il quale un territorio vale l’altro; la montagna ha bisogno di alleati, tra i quali i Parchi. Se un Parco non riesce ad impedire la violazione di angoli di natura straordinari perde la sua funzione di difesa del territorio e comunica incapacità di essere tutore di natura e cultura. Nonostante la cultura ambientale sia oggi diffusa, le aggressioni nei confronti dell’ambiente sono all’ordine del giorno. Che ruolo ha un “Parco di oggi” nella protezione dell’ambiente? La funzione che gli viene assegnata dalla legge: un’educazione al rispetto dell’ambiente che è, innanzitutto, educazione civica, insegnamento a “prendersi cura della terra”, come dice il teologo della liberazione Boff. I Parchi sono laboratori in cui sperimentare modelli di gestione territoriale più dolci. Credo che il Parco stia interpretando bene il suo ruolo di “educatore”. Il merito va al lavoro di ottime persone, preparate e motivate, molte delle quali giovani. Il Parco è solo uno strumento, sono le persone che fanno di uno strumento una cosa buona, che fanno camminare i progetti. I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA Ornella Sartori - Ottorino Angeli - Paola Cozzini - Paola Dalbon - Paola Franchini - Paola Gallazzini - Paola Matonti - 85 “Non allontanatevi dal bosco!” Il Parco compie vent’anni. Che ruolo ha avuto, secondo Lei, la Val di Non nel costruirlo com’è adesso? Il rapporto con il Parco è mutato nel tempo? Credo che in Val di Non il rapporto tra Parco e territorio sia maturato più lentamente che in Val Rendena. La popolazione nonesa ha vissuto con fatica l’arrivo del Parco, visto più come un vincolo, come una privazione dei diritti sul territorio, che come un’opportunità. Mi sembra che questo sia legato all’assenza di un fattore economico trainante come quello del turismo, che è invece caratteristico della Val Rendena, in cui il rapporto con il Parco si è sviluppato più rapidamente. È anche vero che proprio il turismo ha costituito motivo di tensioni tra Parco e Val Rendena. Certo, è vero: in realtà ha avuto due effetti paralleli e opposti. Inizialmente è stato un deterrente, in un secondo momento motivo di avvicinamento, dal momento che il Parco costituisce un notevole richiamo turistico. Comunque, a prescindere dalla posizione critica della popolazione della Val di Non nei confronti del Parco, sicuramente ha avuto una posizione fondamentale per il suo decollo. Sta parlando dell’iter di approvazione del Piano di gestione del Parco negli anni ‘90? Esatto: in quell’occasione la Val di Non ha costituito l’ago della bilancia. Quasi tutte le amministrazioni nonese sostenevano il Piano; può darsi che ciò abbia indotto anche alcune amministrazioni che inizialmente erano critiche a votare l’approvazione. L’economia della Val di Non, e in special modo della parte compresa nel Parco, è prevalentemente agricola. Crede che il Parco abbia valorizzato adeguatamente la sua specificità? Pensa che potrebbe essere di stimolo ad un turismo che salvaguardi il suo ambiente? Abbiamo sempre cercato di trasmettere l’immagine di una valle pulita e sana. Nell’immaginario collettivo anche l’ambiente del Parco è pulito e puro, quindi sicuramente la presenza del Parco ha fatto risaltare la particolarità della valle. Inoltre il Parco è certamente 86 PAOLO CIARDI Vicepresidente del Parco Paolo Ciardi è membro del Comitato di gestione e vicepresidente della Giunta del Parco, cui appartiene da tredici anni in rappresentanza della Val di Non. un ottimo propulsore per un turismo di qualità, che salvaguardi la specificità della Val di Non. Tra gli obiettivi fondamentali del Parco c’è sempre stata la salvaguardia della val di Tovel e del lago. Crede siano stati fatti progressi in questo? Cosa non è ancora stato fatto, a suo parere? La mia convinzione è che il Parco non possa e non debba “prendere le redini” della gestione del territorio: è la popolazione, rappresentata dalle amministrazioni locali, a dover prendersi cura del proprio territorio. Non bisogna dimenticare che, se abbiamo trovato il lago di Tovel com’è, è anche merito della popolazione! Per cultura l’abitante del Trentino ha sempre avuto un rapporto con l’ambiente e l’ha salvaguardato, anche se spesso più per interesse che per amore: ad esempio penso alla persona che si recava nei boschi per fare “farlet”, raccogliere foglie secche per fare il giaciglio agli animali di stalla. Ciò che il Parco deve fare, e a mio parere ha fatto, è partire da questo stretto rapporto per creare una cultura ambientale radicata nella popolazione. (A.Ma.) Paola Salvaterra - Paolo Ciardi - Paolo Dalpiaz - Paolo Franzoni - Paolo Mayr - Paolo Paletti - Paolo Scalfi - Paolo Venturini ADAMELLO BRENTA Gli anni antecedenti all’approvazione del Piano di Parco furono caratterizzati dalle tensioni tra il nuovo Ente da una parte, le amministrazioni comunali e la gente dall’altra. Quali furono i motivi di questa situazione e della contestazione contro il neonato Parco? All’inizio non fu spiegato nel modo giusto cosa il Parco sarebbe stato e la gente vide in esso solamente l’imposizione di nuovi vincoli. I comuni si sentivano depauperati dei poteri urbanistici e di gestione del territorio da sempre esercitati, senza comprendere che i piani regolatori generali continuavano a mantenere le loro prerogative. Un passo importante verso il dialogo fu la decisione di nominare, nella Giunta del Parco, 9 componenti in rappresentanza dei comuni e delle Asuc e 3 membri di nomina provinciale. Gli equilibri tra le diverse aree del Parco erano così stabiliti, pur mantenendo un collegamento diretto e importante con la Provincia. Tutti i dirigenti provinciali che si sono succeduti hanno lavorato affinché il Parco collaborasse con le amministrazioni comunali. Nei primi anni il Parco veniva percepito come un Ente calato dall’alto, io stesso avevo dubbi sull’idea di Parco, ma poi ho iniziato a condividerne operatività e progetti, a conoscere le norme che stabiliva e la gente che ci lavorava. Tutti insieme abbiamo iniziato a lavorare in modo costruttivo per fare un Parco più vicino alla gente e rispettoso dell’identità e delle tradizioni del territorio. A partire dalla metà degli anni Novanta il Parco iniziò a proporre i primi progetti e ad essere operativo… Il primo direttore che ho conosciuto è stato Arrigo Franceschi, con lui si è cominciato a costruire un percorso che ancora oggi sta dando i suoi frutti. A metà anni Novanta abbiamo iniziato a sperimentare per la prima volta la mobilità sostenibile proponendo, con una “giornata particolare” in Val Genova, un’alternativa all’accesso in automobile. Quell’iniziativa fu un bel momento in quanto ci vide tutti impegnati in prima linea. Da allora si cominciò a valutare la regolamentazione I PROTAGONISTI “Dalla contestazione alla concertazione” ANTONIO CAOLA assessore del Parco Dal 1995 componente del Comitato di gestione del Parco, entra a far parte della Giunta nel 1997 in qualità di assessore referente dell’area Val Rendena, carica che ricopre tuttora. degli accessi anche in altre valli del Parco. Anche con questi progetti le amministrazioni comunali cominciarono gradualmente a comprendere l’importanza di fare un turismo di qualità. Con il direttore Claudio Ferrari, arrivato nel 2000, c’è stata un’altra spinta al Parco e alla sua progettualità. Come vede, oggi, il rapporto tra il Parco e le amministrazioni comunali? Le amministrazioni comunali comprendono di più il valore del rispetto ambientale. Numerosi comuni richiedono al Parco di intervenire con progetti di riqualificazione ambientale e compartecipano insieme all’Ente alle spese per la manutenzione e il miglioramento della rete sentieristica. Dovremmo però migliorare la comunicazione con la nostra gente, trasmettere di più cosa il Parco è e cosa sta facendo. (A.V.) - Paolo Volcan - Peter Mantovani - Pier Giorgio Mattei - Pierangelo Delaidelli - Pierernesto Righi - Piergiorgio Ferrari - 87 “Il Parco ideale? Quello costruito assieme” QUATTRO SINDACI DEL PARCO A CONFRONTO 88 Abbiamo pensato di mettere a confronto l’opinione di quattro sindaci del Parco: tre di essi sono i sindaci “storici”, in carica fin dalla sua istituzione; il quarto è il sindaco di Tione, il primo comune ad aver scelto, nel 2004, di entrare a far parte del Parco. Bruno Simoni è sindaco del comune di Montagne; è stato membro della Giunta esecutiva dal 2000 al 2005 Arnaldo Miclet è sindaco del comune di Terres Vittorio Martini è sindaco del comune di Ragoli; è stato membro della Giunta esecutiva dal 1995 al 2000. Vincenzo Zubani è sindaco del comune di Tione. suoi aspetti a una fetta crescente di giovani. Miclet - Nella nostra zona sarebbe necessario incentivare uno sviluppo turistico, naturalmente compatibile con lo sviluppo ecologico. Fino ad ora, contrariamente alle aspettative, non si è verificato, anche a causa della scarsità di iniziative “nate dal basso”. Martini - Come nella vita di ogni persona, è necessario che il Parco continui a migliorare. Ritengo abbia necessità di diventare meno amministrativo e tecnico e più compartecipato: sarebbe auspicabile un’evoluzione verso una situazione in cui è la popolazione a costruire qualcosa. Il Parco come Ente è un valore proprio perché rappresenta il Parco come gente. Simoni - Fino ad ora il Parco ha lavorato tanto sulla sua “immagine verso l’esterno”; ora credo sia importante lavorare sul rapporto con i residenti del Parco. Posso solo aggiungere un caloroso in bocca al lupo… o, meglio, all’orso! (A.Ma.) Piergiorgio Mattei - Pierluigi Bruni - Pierluigi Zambanini - Pierluigi Zanotelli - Pietro Angeli - Pietro Dall’Orto - Pietro Foccoli - Pascolo fiorito – M. Nardelli Il Parco compie vent’anni. Come pensa sia cambiato il suo rapporto con il territorio in cui Lei risiede? Zubani - Oggi è diffusa una maggiore attenzione alla preservazione del proprio territorio. Per quanto concerne il rapporto tra Parco e amministrazioni, all’inizio caratterizzato da molti sospetti reciproci e dal rifiuto del Parco da parte di diversi comuni, ora si fonda su molte sinergie e la condivisione di obiettivi. Al nostro comune, ad esempio, le tematiche ambientali stanno molto a cuore: per questo ogni anno il Parco viene coinvolto nelle nostre attività. Miclet - Nel nostro territorio il Parco ha fatto interventi di miglioramento e manutenzione e la maggioranza della popolazione lo vede con favore; le maggiori perplessità riguardano la presenza dell’orso. In generale, il rapporto del Parco con le amministrazioni comunali è abbastanza stretto: gli amministratori del Parco sono sempre stati capaci e disponibili al dialogo. Martini - Oggi il Parco è capito e accettato dalla popolazione. Inizialmente esisteva una contrarietà legata alla disinformazione: oggi vi sono una maggior conoscenza e compartecipazione. Anche il rapporto con le amministrazioni è migliorato. Ad ogni modo credo sia importante che il Parco possieda una certa autonomia amministrativa e politica e sia in rapporto dialettico con le amministrazioni. Simoni - Dal punto di vista della gestione del territorio non mi sembra sia cambiato molto. Ciò che è mutato è invece la coscienza di ciò che il territorio è dal punto di vista ambientale, anche grazie all’opera del Parco. Per quello che mi riguarda, in quanto sindaco del Comune di Montagne fin dall’istituzione del Parco posso dire che tra il Parco e l’amministrazione ci sono sempre stati ottimi rapporti e un forte spirito di collaborazione. Come immagina il Parco del futuro? Zubani - Secondo la mia opinione il Parco sta lavorando bene. Ci sarebbe però bisogno, dal mio punto di vista, di ampliarne l’area fino al limitare degli abitati, non tanto per porre i temuti vincoli quanto per accrescere la partecipazione della popolazione: in fin dei conti il Parco siamo noi! Inoltre credo sia fondamentale far fruire il tema del Parco in tutti i ADAMELLO BRENTA Il Parco compie vent’anni. Crede il suo rapporto con l’educazione ambientale sia mutato, nel tempo? Se sì, come? Nel corso del nostro rapporto con il Parco abbiamo visto crescere le competenze didattiche degli operatori del Parco. Ora prima di svolgere le attività vengono organizzati incontri tra operatori ed insegnanti: questo secondo me è molto positivo. L’Istituto Comprensivo di Tione un tempo usufruiva dell’offerta didattica del Parco in modo discontinuo, seguendo quella che definisco “logica del supermercato”. Nel 2002, ascoltando i ragazzi è emersa la necessità di trovare una forma di collaborazione che garantisse una continuità dell’offerta ed evitasse il rischio della ripetitività. Assieme al Parco abbiamo quindi elaborato il progetto di un curricolo verticale, che affrontasse le tematiche ambientali con un approccio graduale e “a spirale”, approfondendole progressivamente. Il nostro Collegio Docenti ha deciso di appoggiarsi al Parco per quanto concerne tutte le attività di educazione ambientale, attraverso una convenzione. Un ulteriore passo positivo è stata la creazione del marchio Scuole Qualità Parco, che favorisce la creazione di una mentalità ecologica. Ci troviamo in un momento storico in cui la discussione sull’ambiente sta assumendo toni forti, spesso allarmati. In che modo viene percepita dai più giovani, secondo Lei? Cosa sta facendo o potrebbe fare il Parco, in questo senso? Perché il rapporto con l’educazione ambientale sia percepito positivamente dagli studenti è importante che gli incontri educativi siano ben organizzati e soprattutto che l’insegnante sia motivato ed interessato alle tematiche. L’approccio dei nostri alunni al territorio non può essere quello del turista, ma dev’essere fondato su un “curricolo locale”: è importante indurre i ragazzi ad osservare e conoscere il proprio ambiente, a proteggerlo “perché è mio e voglio continuare a rimanerci” e a conservare questa particolare attenzione per l’ambiente anche nell’età adulta. Ciò cui si deve puntare è la formazione di una mentalità ecologica. Il Parco sta già facendo molto in questo senso, I PROTAGONISTI “Formiamo attraverso la responsabilità ambientale” DARIO GELMINI dirigente scolastico Dario Gelmini, laureato in Scienze Naturali, è dirigente scolastico dal 1992; ha lavorato a Pinzolo, Pieve di Bono e Tione, dove attualmente dirige l’Istituto Comprensivo. diffondendo una cultura ambientale fondata non sul protezionismo bensì sull’idea di un equilibrio tra uomo e ambiente. Credo dovrebbe puntare maggiormente sulla diffusione di questa cultura. Il Parco e l’educazione ambientale dei prossimi anni. Secondo Lei, quali sono le sfide che il Parco dovrà affrontare? Quali i “punti di forza” su cui fare affidamento? Il mio è un sogno, una provocazione: sarebbe bello che tra le scuole che operano sul nostro territorio si creasse una sinergia volta ad incoraggiare la nascita di un gruppetto composto di ragazzi interessati alle tematiche ambientali, affidando loro il compito di guidare nella visita al Parco classi provenienti da altre zone. D’estate potrebbero collaborare con gli operatori del Parco. La responsabilizzazione paga molto: formeremmo delle persone fortemente interessate all’ambiente. In tal modo potremmo valorizzare anche quelle persone che hanno altri interessi al di là dello studio e, magari, una simile iniziativa potrebbe orientare la loro vita, le loro successive scelte di studio e di lavoro. Cosa ci sarebbe di meglio? (A.Ma.) Pino Oss Cazzador - Pio Paoli - Placido Corradi - Pompeo Lorenzoni - Quinto Leonardi - Raffaele Botteri - Raffaella Masè - 89 “Collaboriamo assieme per un turismo di qualità” Per ottenere il marchio “Qualità Parco” avete dovuto compiere uno “sforzo” di adeguamento a determinate condizioni, oppure lo avete ottenuto grazie ad abitudini già radicate nella vostra gestione? Mia sorella e io, che gestiamo assieme l’albergo, siamo sempre stati sensibili alla tematica della salvaguardia dell’ambiente; il nostro albergo possedeva già la certificazione Iso 9001, che ci ha facilitati, fornendoci l’ordine mentale utile per assolvere alle esigenze di registrazione. Il percorso per ottenere il marchio ci ha permesso di fare un passo in più, coinvolgendoci in pratiche per noi nuove come la contabilizzazione dei consumi, il risparmio dell’acqua, l’utilizzo di detersivi con marchio Ecolabel. Secondo Lei, quali sono i vantaggi che una struttura come la Sua ottiene dall’istituzione di un forte legame con il Parco Adamello Brenta? Non c’è dubbio che il Parco abbia un “effetto trascinamento” nei confronti del turista; il turismo estivo, particolarmente attento alla qualità del territorio, presenta ampie possibilità di crescita, che la presenza del Parco può concretizzare. Inoltre la rete del Club “Qualità Parco” ha a sua volta ricadute molto positive: permette a noi albergatori di promuovere più efficacemente le nostre strutture, di mettere in comune le nostre conoscenze e migliorarci. Anche il Parco, tuttavia, ricava vantaggi dal rapporto con noi. Il fatto di potersi confrontare con strutture che hanno un intenso contatto quotidiano con i turisti e le loro esigenze gli ha permesso di orientare meglio la sua offerta, come nel caso della “ParcoCard”. Anche questo Parco, come molti altri, faceva paura. Non c’è dubbio che il suo recente interessamento al turismo gli abbia permesso di fare un passo avanti verso una collaborazione costruttiva. Quanto conta il rapporto dell’albergatore con il cliente per legarlo al territorio? L’ospitalità è una via fondamentale per trasmettere il rispetto per la natura e il territorio. L’albergo è un luogo in cui il turista si confronta continuamente con gestore e dipendenti, quindi l’albergatore ha la 90 FAUSTO ALDRIGHETTI albergatore Qualità Parco Fausto Aldrighetti è gestore dell’albergo Alpina di Madonna di Campiglio. La sua collaborazione di lunga durata con il Parco si è intensificata con l’ottenimento del marchio “Qualità Parco” (nel 2003) e con la creazione del Club “Qualità Parco”. responsabilità di guidare il cliente alla scoperta del territorio. Inoltre l’ospitalità è importante perché al visitatore piace sentire di essere considerato una persona: su questo si gioca la scelta della località e dell’azienda ospite. Come vede il Parco dei prossimi vent’anni? Nel rapporto con gli albergatori, su quali aspetti crede dovrà puntare per riuscire a diffondere la cultura della “qualità ambientale”? Nel rapporto degli albergatori con il Parco c’è anche qualche aspetto da migliorare. Uno di questi è, mi sembra, una certa macchinosità dei processi decisionali, che rende il Parco poco flessibile nel recepire gli aspetti critici emergenti dal confronto con gli albergatori mentre nel settore turistico, caratterizzato da un continuo e rapido mutamento, è importante riuscire a prendere decisioni efficaci in tempi brevi. Per quanto concerne il marchio “Qualità Parco” io sostengo l’idea di un marchio a più livelli, che preveda impegni meno gravosi per i livelli più bassi permettendo in tal modo a molte più strutture di ricevere il marchio e fare rete. (A.Ma.) Raul Giacomelli - Redy Pollini - Remigio Carli - Remo Ballardini - Remo Bella - Remo Simoni - Renata Zanini - ADAMELLO BRENTA La filosofia della naturalità dei prodotti su cui si basa la Sua attività è stata, in qualche modo, incoraggiata dalla relazione con il Parco oppure tale relazione si è innestata su una filosofia già esistente? La prima certificazione di biologicità del nostro latte risale al 1992 e mio fratello è stato un pioniere nel campo dell’agriturismo. La nostra è da lungo tempo una filosofia di naturalità: ad esempio, anche se la legge permetterebbe di decornare gli animali, io non lo voglio fare, mi sembra contro natura. La nostra azienda è stata la prima a chiedere al Parco la possibilità di apporre il suo marchio sui prodotti, nel 1999, quando ancora non esisteva uno schema di convenzione per il suo utilizzo. Con il Parco c’è una buona collaborazione: incoraggia chi, come me, ha una visione “ecologica” della propria attività a proseguire su questa strada. Secondo Lei, quali sono i vantaggi che una struttura come la Sua ottiene dall’istituzione di un forte legame con il Parco Adamello Brenta? Il vantaggio principale è la valorizzazione di ciò che si fa. Il “ritorno” che viene dalla collaborazione con il Parco, più che essere economico e immediato, è legato alla promozione, che paga nel lungo periodo. Io credo che le sinergie che nascono sul territorio abbiano un’importanza fondamentale. Un Ente come il Parco, molto sensibile a questo argomento, tenta di incoraggiarle; purtroppo quello del “non ci guadagno molto” – un ragionamento che io definisco “corto” – è tuttora diffuso nella nostra valle. Crede che il Parco possa essere un valido sostegno agli operatori economici che investono sul recupero della tradizione? Certamente, anche perché può accedere a risorse e sviluppare progetti non accessibili al singolo. È dotato di una buona équipe e di una buona capacità di valutazione del territorio, qualità che gli permettono di scorgere possibilità invisibili al singolo operatore. Come vede il Parco dei prossimi vent’anni? Nel rapporto con gli allevatori, su quali aspetti crede I PROTAGONISTI “I protagonisti siamo noi e dobbiamo dimostrarlo” MANUEL COSI allevatore La famiglia di Manuel Cosi, proprietaria della Fattoria Antica Rendena, alleva da molti anni vacche di razza Rendena per la produzione di carne, latte biologico e yoghurt biologico; inoltre gestisce l’agriturismo “La Trisa”, che utilizza prodotti biologici di produzione propria. dovrà puntare per riuscire a diffondere la cultura della “qualità ambientale”? Credo che le visite guidate a malghe e alpeggi siano ottime iniziative, così come il coinvolgimento di allevatori e agricoltori nei progetti: penso sarebbe buona cosa renderli ulteriormente protagonisti e cercare un dialogo più fitto; a volte un dialogo supplementare può fornire utili spunti. Confrontandomi con gli altri allevatori mi rendo conto che spesso il Parco è percepito come un’imposizione di vincoli e divieti su attività che si sono sempre fatte e un territorio che è sempre appartenuto alla popolazione. Per questo penso che si dovrebbero adeguare i regolamenti alla realtà locale, anche attraverso il continuo confronto con le persone che vivono sul territorio: i divieti posti senza capire significano la fine del dialogo. D’altro canto gli stessi allevatori non si rendono conto che il Parco significa non soltanto vincoli ma anche opportunità e, soprattutto, che il Parco siamo noi, che noi siamo i protagonisti e dobbiamo dimostrarlo. (A.Ma.) Renato Bosetti - Renato Concini - Renato Endrizzi - Renato Masè Calcagn - Renato Mazzoleni - Renato Menapace - 91 “Un alleato importante per un nuovo turismo” Il Parco compie vent’anni. Come ritiene sia cambiato in questi anni? In questo arco di tempo il Parco è stato protagonista di un cambiamento reale e progressivo. All’inizio si proponeva ed era percepito solamente come un Ente che imponeva divieti e vincoli, mentre oggi il suo ruolo è riconosciuto non solo in direzione della salvaguardia dell’ambiente, ma anche in funzione della valorizzazione del territorio. Il fatto che il Parco si occupi di turismo ha ricadute positive sul territorio? Il Parco rappresenta un valore aggiunto per il turismo locale. Cerca di orientare il turismo a logiche maggiormente sostenibili, sperimentando nuovi modi di vivere il territorio, senza limitarne la fruizione. Ad esempio per quanto riguarda le valli più problematiche dal punto di vista dell’afflusso dei turisti, il Parco non ha deciso per la chiusura o la limitazione degli accessi, ma ha proposto una fruizione alternativa delle valli medesime. Nell’orientare i turisti ad una fruizione più dolce dell’ambiente, il Parco ha assunto un ruolo attivo anche nei confronti del territorio che oggi ne riconosce la positiva presenza. Inoltre la presenza del Parco è importante quando ci presentiamo al turista che non ci conosce e ci vede da lontano. Una delle principali motivazioni che spingono a scegliere una mèta di vacanza piuttosto che un’altra è proprio la qualità ambientale, soprattutto quando a scegliere è la famiglia. Ancora, il Parco è, per il territorio, un partner importante nell’offrire servizi, nel mettere a disposizione strutture e nell’essere parte attiva nell’ideare progetti innovativi come i recenti “Dolomiti di Brenta Bike” e “Parchi da vivere”. Secondo Lei, un Parco interessato alle tematiche inerenti al turismo piace agli operatori economici locali? Crede che questo interessamento possa “avvicinare l’Ente Parco” e le realtà economiche o c’è il rischio che si creino sovrapposizioni di competenze e di interessi? Credo che l’attenzione del Parco nei confronti del turismo sia percepita positivamente. Penso, tuttavia, che ci vorrebbe un po’ più di capacità nel guardare dentro il Parco, oltre ciò che è immediatamente percettibile. Spesso al Parco si chiedono cose che non può fare e che 92 ALESSANDRA ODORIZZI direttrice Apt Terme di Comano Dopo il diploma ed un master in Promozione turistica internazionale presso l’Accademia commercio e turismo di Trento, nel 1989 assume l’incarico di responsabile marketing della neo costituita Apt Terme di Comano-Dolomiti di Brenta di cui è direttrice dal 2000. non fanno parte dei suoi compiti, per questo è importante sedersi attorno ad un tavolo e parlarsi, dialogare insieme. Questo stiamo cercando di fare con il progetto “Un Parco da vivere”, che si inserisce nel più generale “Parchi da vivere” e mira a valorizzare l’identità e la specificità di San Lorenzo in Banale. Le piccole località legate alla presenza dell’Adamello Brenta possono oggi giocarsi carte importanti sul fronte del turismo sostenibile. La sensibilità ambientale è un fenomeno sempre più ampio che fa parte del bagaglio culturale di un numero sempre maggiore di turisti. Per questo motivo è fondamentale fare nascere negli operatori turistici la consapevolezza della loro ricchezza e, quindi, pensare ad un futuro nel quale le vacanze legate alla natura e senz’auto possano ritagliarsi uno spazio importante. Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in futuro, per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio? Lavorare sui giovani è e sarà fondamentale. Penso sia importante fare nascere nei bambini l’amore per la natura, ancora prima che nasca la consapevolezza dell’importanza dell’ambiente. (A.V.) Renato Paoli - Renato Scarazzini - Renzo Bonafini - Renzo Cristoforetti - Renzo Dapra’ - Renzo Terzi - Renzo Zeni - ADAMELLO BRENTA La filosofia della naturalità dei prodotti su cui si basa la Sua attività è stata, in qualche modo, incoraggiata dalla relazione con il Parco oppure tale relazione si è innestata su una filosofia già esistente? Anche se è probabile che la mia attività sia stata facilitata dalla presenza del Parco, io lo frequento fin da prima della sua istituzione: in genere sposto le mie api nella zona di Spormaggiore e Cavedago. Il logo della mia azienda, un orso circondato dalle api, testimonia come da molti anni io abbia ricollegato il mio lavoro al territorio, oltre che alla tradizione, producendo il miele in modo artigianale; fin dall’inizio ho sposato una filosofia di naturalità, alta qualità del prodotto e rapporto personale con i clienti. La sopravvivenza di un’attività tradizionale come quella dell’apicoltore è difficile? In questo senso, si sente in qualche modo tutelato o protetto dalla presenza del Parco? La sopravvivenza dell’apicoltore è difficile soprattutto in un periodo come questo, caratterizzato da una vasta e preoccupante morìa di api; questo fenomeno tuttora inspiegabile e nuove malattie rendono indispensabile il continuo affinamento della tecnica. Inoltre durante i primi anni della mia attività ho incontrato difficoltà nell’ottenere le autorizzazioni necessarie per spostare le mie api, nonostante il loro importante ruolo di impollinatrici. Di recente le difficoltà sono diminuite, forse anche grazie ad una maggior conoscenza di ciò che faccio; spero che il possesso del marchio “Qualità Parco” le riduca ulteriormente, garantendomi la comprensione del valore di ciò che faccio. Secondo Lei, quali sono i vantaggi che ha ottenuto dal marchio “Qualità Parco” e dal legame con il Parco Naturale Adamello Brenta? Dal mio punto di vista il marchio non porta un beneficio immediato, ma di lungo respiro. Il vantaggio più grande sta nel poter dire di vivere e produrre il miele in un ambiente tutelato, protetto e salubre. Produrre il miele nel Parco, certamente, comporta un costo più elevato: io ad esempio I PROTAGONISTI “Il Parco è garanzia di salubrità” FAUSTINO MAINES apicoltore “Qualità Parco” Faustino Maines è apicoltore e frutticoltore da quasi trent’anni. La sede della sua azienda agricola e apicoltura è a Dercolo di Campodenno, ma il miele viene prodotto spostando le api in luoghi non coltivati intensivamente. Nel 2007 il suo miele ha ottenuto il marchio “Qualità Parco”. devo portare i miei alveari in montagna con un fuoristrada, se diminuisce la temperatura riportare a valle le arnie, e ho dovuto mettere un recinto elettrificato per proteggerle dall’orso. Ho bisogno, quindi, di ammortizzare il costo del miele che produco, e l’etichetta del Parco è per me una pezza d’appoggio per il prezzo che faccio al consumatore. Poterla avere sui miei vasetti è, in più, un motivo di orgoglio. Come vede il Parco dei prossimi vent’anni? Credo e mi auguro che il turismo maniacale di massa lasci il posto a un turismo “di riflessione”, quello che già il Parco sta incoraggiando mediante l’educazione delle scolaresche e l’utilizzo dei pullmini per accedere alle valli. Io ho sempre avuto con la natura un rapporto di rispetto, che credo sia l’atteggiamento più corretto: la gente ha il diritto di usufruire di un ambiente sano, ma per poterlo mantenere tale bisogna porre e rispettare delle regole. (A.Ma.) Riccardo Vidi - Rino Collini - Rino Villi - Robert Polli - Roberta Chirichella - Roberto Ballardini - 93 “Noi e il Parco, alleati in nome della purezza” Il rapporto tra Surgiva e il Parco Adamello Brenta è ormai consolidato. Quali crede siano stati gli elementi virtuosi che hanno permesso questa lunga collaborazione? Tra Surgiva e Parco c’è sempre stata una grande sinergia, un’alleanza volta a mantenere il territorio il più incontaminato possibile. Noi consideriamo il Parco lo “scrigno” di Surgiva, il garante della purezza dell’ambiente da cui proviene: per questo ci impegniamo a diffondere nel mondo il nome del Parco Naturale Adamello Brenta, anche tramite le etichette dei nostri quasi cinquanta milioni di bottiglie che ogni anno raggiungono l’Italia e quaranta Paesi stranieri. Esiste quindi una sinergia di comunicazione: noi diffondiamo il nome e l’immagine del Parco che a sua volta conferisce un valore aggiunto al nostro marchio, garantendone l’elevata qualità. Siamo orgogliosi di essere stati i primi sponsor del Parco. Questo rapporto è stato un’esperienza positiva di cooperazione e comunione d’intenti tra una realtà pubblica e una realtà privata, oltre ad essere stato un tipo di collaborazione all’avanguardia nel panorama nazionale. L’acqua è senza dubbio una ricchezza incalcolabile per l’ambiente naturale e la società. In che modo, secondo Lei, la presenza di un Parco influisce sulla consapevolezza di questa ricchezza? L’acqua è una risorsa molto preziosa; il dibattito, a livello mondiale, sulla questione della sua preservazione accresce la consapevolezza della necessità della sua tutela e, allo stesso tempo, sensibilizza i consumatori e suscita in loro il desiderio e la curiosità di scoprire le qualità delle diverse acque. Noi desideriamo promuovere una vera e propria cultura dell’acqua perché non tutte le acque sono uguali ma, al contrario ognuna possiede caratteristiche uniche e distintive della sorgente di provenienza. Il rapporto di lunga durata con il Parco, secondo Lei, ha avuto un’influenza sull’atteggiamento dell’azienda Surgiva nei confronti dell’ambiente? Sicuramente. Da anni Surgiva collabora con il Parco sia nell’individuare che nel sostenere nuovi progetti che mirano alla salvaguardia dell’inestimabile patri- 94 MATTEO LUNELLI delegato della Surgiva vicepresidente delle Cantine Ferrari La Surgiva, azienda nata nel 1975 e che dal 1988 porta la firma della famiglia Lunelli, è sponsor “storico” del Parco Adamello Brenta. La sua acqua sgorga da una sorgente d’alta quota in Val Nambrone; il rapporto con il Parco è nato nel 1997 e si è sviluppato attraverso numerose iniziative, ultima delle quali l’allestimento del percorso natura “Amolacqua” in Val Nambrone. monio naturale di queste montagne. Inoltre, in un’ottica di sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente, abbiamo scelto di non utilizzare la plastica ma esclusivamente bottiglie in vetro, che tra l’altro garantiscono la perfetta conservazione delle caratteristiche organolettiche della nostra acqua. Su cosa, pensa, il Parco dovrà puntare, in futuro, per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio? Dovrà certamente continuare a puntare alla difesa dell’ambiente ma, allo stesso tempo, ritengo importante che il Parco continui a promuovere la possibilità di visitare e vivere il suo territorio. Il turismo è un’ottima opportunità di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali e, come la nostra esperienza dimostra, possono esserci molte sinergie con le altre attività e realtà della valle. (A.Ma.) Roberto Bombarda - Roberto Borsari - Roberto Genovese - Roberto Gottardi - Roberto Moreschini - Roberto Zoanetti - ADAMELLO BRENTA Il rapporto tra Cartiere del Garda e il Parco Adamello Brenta è ormai consolidato. Quali crede siano stati gli elementi virtuosi che hanno permesso questa lunga “convivenza”? Il fatto di credere in un progetto comune. La nostra è una grande industria di processo situata in un gioiello come Riva del Garda, praticamente ai confini del Parco: non era possibile che le nostre due realtà si ignorassero reciprocamente. Nonostante Parco e Cartiere del Garda abbiano scopi e missioni differenti, condividono un obiettivo comune: la sostenibilità, vocazione che Cartiere del Garda ha già da tempi “non sospetti”, precedenti all’incontro con il Parco. Il Parco compie vent’anni. Da “interlocutore privilegiato”, esterno al Parco ma in rapporto con esso, ha assistito a mutamenti nell’immagine del Parco? È mutato il suo rapporto con gli attori economici? Vent’anni fa il Parco era “improvvisato”, non strutturato organicamente; il desiderio di migliorarsi ha portato a maturazione il suo nocciolo di genuina progettualità ambientale, trasformandolo in un soggetto maturo e sistemico, disposto a proporsi come importante esempio ed attore di progetti territoriali. La visibilità del Parco è mutata soprattutto in corrispondenza con un passo fondamentale: il Progetto “Orso”, che ha corrisposto con un salto qualitativo dell’offerta del Parco. Da Parco di Yellowstone dell’orso Yoghi, luogo di pic-nic, merendine e fungaioli, è divenuto oggi un’importante risorsa per la società e in particolar modo per le nuove generazioni: è il polmone della sostenibilità, oltre che una palestra di formazione, istruzione e ristoro. Dal momento in cui il Parco ha acquisito questo ruolo ha avuto, di ritorno, un afflusso turistico più elevato. Il rapporto di lunga durata con il Parco, secondo Lei, ha avuto un’influenza sull’atteggiamento dell’azienda Cartiere del Garda nei confronti dell’ambiente? Diciamo di sì, anche se, come ho detto, Cartiere del Garda vanta un proprio percorso personale di certificazioni ambientali. Lo stretto contatto con il Parco ha costituito lo stimolo a una reciproca emulazione che ci ha indotti a migliorarci. I PROTAGONISTI “Abbiamo un obiettivo comune: la sostenibilità” PAOLO MATTEI presidente e amministratore delegato di Cartiere del Garda Cartiere del Garda, azienda creata oltre cinquant’anni fa, è divenuta sponsor del Parco Naturale Adamello Brenta nel 1997; da allora fornisce al Parco la carta su cui viene stampata la rivista e partecipa ai suoi progetti, come nel caso dell’adozione dell’orsetta Kiara, nata nel 2005 in seno al progetto Life Ursus. Ha avuto ricadute positive sull’immagine dell’azienda? Collegare la nostra immagine a un attore di alta credibilità quale il Parco, è per noi un ottimo investimento, e per questo motivo il sostegno al Parco è solo un costo apparente. Ma, al di là dell’interesse commerciale, noi crediamo nel progetto Parco e nei suoi valori. Su cosa pensa il Parco dovrà puntare, in futuro, per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio? Credo sia importante che prosegua la politica che ha fatto fino ad ora, evitando di far prevalere un’anima ambientalista radicale, intransigente, e di farsi tentare da azioni “ad effetto” (cosa d’altronde mai successa finora), magari lodevoli ma puramente propagandistiche. Che invece continui a “volare più in alto”, votandosi all’ambientalità: è importante il ruolo che riveste nell’educazione all’ambiente delle giovani generazioni. (A.Ma.) Rodolfo Alberti - Rodolfo Carolli - Rodolfo Grandi - Rodolfo Polli - Rodolfo Zambiasi - Rolando Valentini - Romano Masè - 95 DONNE E UOMINI DEL PARCO I nomi dei componenti di Giunta e dei dipendenti di lungo corso GLI AMMINISTRATORI DELLA GIUNTA ESECUTIVA I giunta (1989-1990) Carlo Eligio Valentini, presidente Costantino Odorizzi, vicepresidente Valter Berghi Egidio Bonapace Fabrizio Dolzani Candido Ghezzi Antonio Leonardi Gianfranco Pederzolli Sistilio Terzi Mario Tomasi Giuliano Casagrande Diego Zorzi II giunta (1990-1995) Carlo Eligio Valentini, presidente Fabrizio Dolzani, poi Tullio Zanoni, vicepresidente Walter Berghi Gianfranco Bonapace, poi Giancarlo Cereghini Giulietto Chini Piergiorgio Ferrari Antonio Leonardi Gianfranco Pederzolli Sistilio Terzi, poi Annamaria Chesi Mario Tomasi Giuliano Casagrande, poi Domenico Felicetti Diego Zorzi Brenta sopra le nuvole - L. Sartori III giunta (1995-2000) Antonello Zulberti, presidente Alessandro Dalpiaz, vicepresidente Paolo Ciardi Vittorio Martini Franco Masè Giuliano Orlandi Gianfranco Pederzolli Ugo Pellizzari Marco Povinelli, poi Antonio Caola 96 Mario Tomasi, poi Giuseppe Sevignani Domenico Felicetti, poi Roberto Zoanetti Diego Zorzi IV giunta (2000-2005) Antonello Zulberti, presidente Paolo Ciardi, vicepresidente Gianluigi Bonazza Antonio Caola Alfonso Fantoma Alberto Flaim Gianfranco Pederzolli Donata Sartori Bruno Simoni Giuseppe Sevignani Roberto Zoanetti Diego Zorzi, poi Francesco Dellagiacoma, poi Lucio Sottovia V giunta (2005-oggi) Antonello Zulberti, presidente Paolo Ciardi, vicepresidente Federico Brunelli Nicola Campidelli Antonio Caola Michele Cova Alberto Flaim Enzo Giovanella, poi Daniele Bolza Ugo Pellizzari Giuseppe Sevignani Roberto Zoanetti Lucio Sottovia Romedio Menghini - Rosella Vender - Rubens Cunaccia - Rudi Bevilacqua - Rudi Tonelli - Rudy Chiodega - DIPENDENTI DI RUOLO Paola Salvaterra, A (1989-1992) Miriam Aricocchi, A (1989-1994) Sandro Flaim, D (1989-1994) Fabio Bodio, T (1989-1995) Adriano Maraner, T (1991-1992) Teddy Polloni, T (1992) Nicola Chiappani, T (1992-1993) Edoardo Floriani, T (1992-1993) Laura Andreolli, A (1992-oggi) Paola Franchini, A (1992-oggi) Luigi Maffei, T (1992-oggi) Maria Scalfi, A (1992-oggi) Diana Bonapace, A (1993) Lorenzo Bonfatti, T (1993) Adriana Valenti, A (1993) Laura Chiodega, A (1993-1995) Luca Malesani, T (1993-1998) Laura Masè, T (1993-2001) Antonella Diprè, A (1993-oggi) Michela Paoli, A (1994-1996) Arrigo Franceschi, D (1994-2000) Massimo Corradi, T (1994-oggi) Gabriella Rivaben, GP (1995-1996) Elisabetta Romagnoni, GP (1995-1998) Katherina Cozza, GP (1995-1999) Alberto Aprili, GP (1995-oggi) Bruno Battocchi, T (1995-oggi) Alessandro Ghezzo, GP (1995-oggi) Flavio Periotto, C (1995-oggi) Gilberto Volcan, GP (1995-oggi) Luciano Ramponi, GP (1996-oggi) Nadia Caliari, A (1997-oggi) Maria Santa Calabrese, GP (1998-2000) Fernando Ballardini, GP (1998-oggi) Rudy Cozzini, GP (1998-oggi) Pino Oss Cazzador, T (1998-oggi) Marzia Pin, GP (1998-oggi) Cristian Zanella, T (1999) Federico Polla, T (1999-oggi) Mattia Altieri, GP (2000-2002) Claudio Groff, GP (2000-2003) Claudio Ferrari, D (2000-oggi) Giuliana Pincelli, GP (2000-oggi) Federico Cereghini, T (2001-oggi) Andrea Mustoni, F (2001-oggi) I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA Luca Nave, C (2002-2004) Elsa Ferrari, A (2002-2007) Enrico Dorigatti, GP (2002-oggi) Iginio Giuliani, GP (2002-oggi) Chiara Scalfi, C (2002-oggi) Matteo Zeni, GP (2002-oggi) Michele Zeni, GP (2003-oggi) Carmen Caola, A (2004-oggi) Catia Hvala, C (2004-oggi) Sabrina Incapo, A (2007-oggi) Matteo Viviani, T (2007-oggi) COLLABORATORI A VARIO TITOLO Ilaria Salvadori, C (1995-2004) Michele Lorenzoni, C (1995-oggi) Genny Valentini, A (1996-2005) Barbara Chiarenzi, F (1998-2004) Eugenio Carlini, F (1998-2007) Simonetta Chiozzini, F (1998-oggi) Edoardo Lattuada, F (1999-2006) Elisa Cattani, C (2000-oggi) Luigina Elena Armani, C (2001-oggi) Claudio Cominotti, C (2002-2006) Lorenzo Mosca, C (2002-oggi) Laura Nave, C (2002-oggi) Eileen Zeni, C (2002-oggi) Federica Castellani, C (2003-oggi) Valentina Cunaccia, C (2003-oggi) Vajolet Masè, C (2003-oggi) Filippo Zibordi, F (2003-oggi) Lina Buratti, C (2004-oggi) Roberta Chirichella, F (2004-oggi) Ilaria Rigatti, C (2004-oggi) Giulia Andina, C (2005-2006) Valentina Maestranzi, C (2005-oggi) Alberta Voltolini, C (2005-oggi) Daniele Armani, C (2007-oggi) A = amministrazione GP = guardaparco C = comunicazione e didattica D = direttore T = ufficio tecnico-ambientale F = ufficio fauna Rudy Cozzini - Ruggero Dorna - Ruggero Franchi - Ruggero Righi - Saba Terzi - Sabrina Incapo - Sabrina Righi 97 LA FINESTRA SUL PARCO Quattro prospettive sul Parco I Parchi del Trentino non sono chiusi nel cerchio, ma svolgendosi dal loro nucleo, a spirale, toccano i territori confinanti, la loro regione e quindi la scena nazionale e internazionale: sono parchi di grande visibilità, e sui quali molti sguardi sono puntati, 98 98 anche grazie al loro ruolo delicatissimo di tutela di un ambiente molto amato e molto fragile. A quattro testimoni esterni, che hanno avuto modo di conoscere il Parco ed il suo operare nel corso del suo lungo sviluppo, abbiamo domandato di - Sandro Flaim - Sandro Osti - Sara Beltrami - Sara Davini - Sara Dellantonio - Sergio Barbacovi - Sergio Cozzini - aprire la loro finestra sul Parco e dirci che cosa vedevano; ne sono risultate quattro ardite prospettive, ognuna dotata di originalità e compiutezza: quattro “scorci di Parco” che hanno immortalato la sua storia e il suo aspetto, mostrando come di Parco ce ne sia uno per ogni persona che viene in contatto con esso: un’altra delle numerose magie della natura. I PROTAGONISTI ADAMELLO BRENTA Lago di Tovel, Val di Non - T. Martini Sergio Franceschinelli - Sergio Lorenzoni - Sergio Meneghini - Sergio Scarpiello - Sergio Toscana - 99 99 I ricordi e le esperienze di un viaggio Diego Zorzi dirigente del Servizio Parchi e Foreste Demaniali della Provincia di Trento Pastore in Val di Non - A. Inzani I PREPARATIVI È una luminosa giornata di maggio del 1988 quando, lungo il consueto tragitto a piedi per la pausa pranzo, vengo attratto da una vistosa affissione – marcata Provincia – che annuncia il varo della nuova, dibattutissima legge sull’Ordinamento dei Parchi naturali del Trentino istituiti nel lontano 1967 come prodotto avanzato del primo Piano Urbanistico Provinciale. Mi avvicino al manifesto per mettere a fuoco i dettagli del suadente paesaggio di natura che fa da sfondo al messaggio scritto e mi trovo di fronte all’annuncio che il “treno” dei parchi è stato finalmente dotato dei binari per cominciare a muoversi e viene affidato alla guida delle comunità che ne costituiscono il maturo contesto sociale. Non mi resta, dunque, che augurargli buon viaggio! Da quel momento, per i Parchi e indirettamente per il sottoscritto, gli accadimenti si muovono in fretta tanto da portarmi, nell’aprile dell’89, ad essere preposto all’al- 100 lora Servizio Parchi e Foreste demaniali e, in tale funzione, a condividere le esperienze e le realtà dei rappresentanti territoriali, insediati da qualche mese nei Comitati di gestione e nelle Giunte esecutive dei due Enti Parco: organi che – insieme ai Presidenti – la legge ordinamentale dell’88 ha reso depositari di tutte le funzioni rilevanti per la guida e l’affermazione del nuovo istituto. Le considerazioni che cercherò di sviluppare nelle righe a seguire sono circoscritte alle esperienze maturate nel ruolo di membro esterno della Giunta esecutiva del Parco Adamello Brenta e sono riferite ad un arco temporale esteso (fino al 2002) che copre le fasi primarie di affermazione di questa realtà. LA PARTENZA DEL CONVOGLIO Prende le mosse dalle scelte iniziali per assicurare la disponibilità immediata di una sede di lavoro e delle figure operative essenziali, per la definizione del disegno di pianta organica del personale e per la ricognizione delle relative priorità. In successione, si ha il subentro dell’Ente Parco nelle attività nel territorio precedentemente gestite dal Servizio Parchi della Provincia e prende avvio il piano d’investimento sulla logistica, a partire da quanto in essere. Ancora in questa fase, si perfezionano le scelte sull’affidamento tecnico dei due strumenti pianificatori fondamentali – Piano Faunistico e Piano del Parco – e prendono avvio le analisi e le elaborazioni progettuali relative. Questa fase d’avvio dell’esecutivo dell’Ente gestore si identifica con la personalità forte del suo primo presidente Carlo Eligio Valentini, a rappresentare la determinazione delle comunità del Parco ad essere titolari e interpreti del nuovo soggetto gestionale ed a garantire una condizione esterna di non belligeranza da parte delle aree di contrapposizione ideologica e/o Silvana Battocchi - Silvana Riccadonna - Silvano Aldrighetti - Silvano Bottamedi - Silvano Brunelli - IL “TRENO” IN CORSA Già dopo i primi anni si curano le condizioni organizzative affinché il Parco possa garantirsi capacità tecniche e risorse finanziarie sufficienti ad avvicinare il vasto programma di investimenti costitutivo del “patto d’onore” originario fra il Parco nascente e le singole, diversificate realtà territoriali. In parallelo, prende corpo un tavolo di lavoro permanente per valutare, interpretare e dibattere le ipotesi progettuali – per il Piano Faunistico e per il Piano del Parco – prodotte dalle due équipe d’esperti. Per quanto riguarda il clima di lavoro nella Giunta esecutiva, vi è la consapevolezza che il percorso formativo dei due strumenti rappresenti un passaggio fondamentale per far uscire l’istituto del Parco dalle nebbie dell’incertezza e del pregiudizio, ma al tempo stesso se ne percepisce la pericolosità per l’innesco di vecchie e nuove conflittualità. Puntualmente, sul territorio si rianimano i fuochi di sbarramento antiParco, riuniti sotto un fantomatico “Comitato per la difesa degli usi e delle tradizioni” e rinvigoriti dal drastico avvicendamento della compagine politica, ai vertici della Provincia, che sembra tutelarne la visibilità. Ma il movente inciden- tale non risparmia la reggenza del Parco, tanto da far emergere alcune posizioni di conflitto insanabili nella stessa Giunta esecutiva e da far stallare il processo di avanzamento del progetto territoriale. Lo stesso non vale per il Piano faunistico, che getterà le basi per il progetto di rinsanguamento dell’orso bruno e che giunge a superare l’iter di approvazione. Situazione opposta per il Piano del Parco, obbligato ad una lunga immobilità che viene sbloccata solamente a seguito del rinnovo dei Consigli comunali ed alla conseguente turnazione degli organi amministrativi del Parco, con il subentro alla presidenza di Antonello Zulberti e con un sostanziale ricambio dei membri elettivi della Giunta esecutiva. Riprende così il percorso formativo del Piano, che viene via via perfezionato ed integrato con la “traduzione” delle osservazioni critiche che pervengono dal rapporto ricercato con le vicine realtà territoriali. Non cessano, anche durante questo passaggio, le voci demolitorie e le intimidazioni non proprio velate e, tuttavia, si arriva alla data fatidica di convocazione del Comitato del Parco, l’organo assembleare cui comporta l’adozione della proposta di Piano. L’appuntamento, come molti ricordano, coinciderà con una imboscata della “piazza”: ad intimidire i convocati del Comitato, ad assediare Silvano Campidelli - Silvano Campidelli - Silvano Dalbon - Silvano Daldoss - Silvano Maestranzi - Genzianella - F. Da Trieste strumentale latenti. La stessa fase coincide con una posizione del Governo provinciale, rappresentata dalla figura di Walter Micheli, di assoluta coerenza nei confronti della delega amministrativa sui Parchi sancita dalla legge dell’88 e semmai impegnata a garantire le occasioni ed i mezzi per un utile rapporto di collaborazione. LA FINESTRA SUL PARCO ADAMELLO BRENTA 101 Arvicola delle nevi - Paolucci la sala consiliare del Municipio di Strembo che ospita la seduta e a dare uno schiaffo all’istituto del Parco. Nei fatti, la clamorosa comparsata, se da un lato produce l’inevitabile scioglimento della seduta, finirà per rappresentare, dall’altro, un non meno clamoroso crollo di credibilità dei suoi ispiratori ed artefici. Non la pensa in questo modo l’esecutivo della nostra Provincia, che prontamente provvede a convocare al Palazzo, per un incontro riservato, i sindaci di tutti i Comuni rappresentati nell’istituto del Parco. La scena ed il relativo ricordo si spostano così, dal municipio di Strembo ad una delle sale del piano rialzato del palazzo della Regione, dove un gruppo di una quarantina di sindaci è chiamato a rapportarsi con il Presidente e l’estensore incaricato sul tema rimbalzato nei quotidiani. Dopo i preliminari introduttivi ed un pro- 102 lungato quanto generico confronto di opinioni, prende forma il giudizio di sintesi del Presidente, il cui significato suona nel modo che segue: “… L’episodio di Strembo rivela una situazione di difficoltà grave di cui Noi eravamo già avvertiti e, se non ci saranno improbabili svolte in positivo, il Parco dovrà prepararsi a fare un passo indietro”. L’incidente strumentale di Strembo, contrariamente alle attese dei suoi ispiratori ed alle proiezioni della autorevole diagnosi causale appena ricordata, si traduce per gli organi esecutivi del Parco in ulteriore, potente stimolo per migliorare la coesione e l’impegno verso gli obiettivi di crescita e affermazione dell’istituto. E così, il treno del Parco riprende la sua corsa nel tratto in salita che lo separa dalla stazione di valico, rappresentata dall’atto di adozione ufficiale del Piano del Parco del giugno ’98, a raccogliere la condivisione delle scelte contenute nella proposta finale di organizzazione e di sviluppo del territorio. Con il raggiungimento di questo traguardo, posto a metà strada del tragitto ventennale del Parco, si può ritenere concluso il suo percorso iniziale di crescita e di assestamento… e si esaurisce la mia retrospettiva. In questo momento il convoglio del Parco può assumere una andatura più spedita e puntare ai traguardi di operatività e di visibilità che ne costituiscono l’identità attuale e che ne fanno riconoscere – ora – il ruolo anche nella dimensione allargata del contesto economico di riferimento. Certo “l’avventura” non finisce qui perché il treno del Parco, con il suo collaudato equipaggio, è già in marcia verso i nuovi traguardi: e per me, adesso come allora, il piacere di augurargli buon viaggio. Silvano Menapace - Silvano Simoni - Silvia Calvetti - Silvio Buzzi - Silvio Rossi - Simonetta Chiozzini - Un Parco oltre le sfide Renzo Moschini Osservatorio dei Parchi europei, Federparchi Mandria, l’Uccellina, Migliarino, San Rossore Massaciuccoli, l’Etna e molti altri. Lo è diventato anche l’Adamello Brenta, che opera in un territorio stupendo ma anche di dimensioni che pochi parchi regionali possono vantare. Chi vada a consultare la rivista “Parchi” di quegli anni resterà probabilmente sorpreso dei numerosi interventi sui più vari aspetti della vita del Parco, dalla fauna ai centri visita, al coordinamento dei parchi alpini che la Convenzione delle Alpi avrebbe sanzionato anni dopo. Da quelle ricerche e riflessioni si può cogliere, in tutta la sua specificità, l’importanza innovativa dei parchi regionali che presero avvio in quegli anni, ben sancita dall’art. 24 della legge provinciale 6 maggio 1998 n. 18 in cui è detto che l’attività annuale dell’Ente Parco dell’Adamello Brenta deve essere regolata dall’approvazione di un “Programma annuale di gestione”. I parchi regionali, a diffe- renza dei parchi storici, nascono infatti all’insegna di una gestione “attiva” della programmazione e pianificazione, che ha bisogno di quel “consenso” di cui si parlò a Molveno, le cui ragioni di fondo sono ben documentate e approfondite nel libro di Osti. Il nuovo Parco gioca in un certo senso una doppia partita: all’interno, dove ci si deve cimentare per la prima volta con la tutela “attiva” e non meramente vincolistica, e all’esterno, perché nessuna “isola”, per quanto grande – e l’Adamello Brenta lo è senza ombra di dubbio – può resistere all’accerchiamento se rimane passiva e estranea all’ambiente circostante. Il Parco che oggi taglia felicemente il traguardo dei suoi primi vent’anni ha saputo affrontare efficacemente entrambe le sfide e non possiamo dubitare che continuerà a farlo altrettanto bene nel prossimo futuro, in riferimento anche al sistema dei parchi alpini, chiamati oggi a nuove sfide. Sistilio Terzi - Stefano Armani - Stefano Baitella - Stefano Flor - Stefano Gattuso - Lunaria odorosa - F. Da Trieste Il mio sguardo da fuori si avvantaggia della frequentazione di un territorio in cui torno quasi ogni anno. Ma dei 20 anni del Parco non mi si chiede ovviamente di parlare come appassionato di montagna. In effetti per i ruoli svolti nel Coordinamento dei parchi regionali prima e in Federparchi poi, e soprattutto come direttore della rivista “Parchi”, ricordo vicende precise ed anche un clima che caratterizzò una stagione ormai lontana, che è bene però ricordare perché connotò quella fase di ‘supplenza costituzionale’ nei confronti dello Stato da parte delle regioni e province autonome di cui avrebbe parlato il presidente della Repubblica Scalfaro alla prima conferenza nazionale dei parchi nel 1994 a Roma. Del Parco dell’Adamello Brenta ricordo ad esempio un bel convegno a Molveno nel 1992 su “Consenso sociale e buona amministrazione nei parchi di montagna” dove discutemmo dei problemi che per la prima volta furono affrontati con taglio scientifico nel bel libro “I parchi in vetrina” di Giulio Osti, opera che segnò una fase di riflessione e di ricerca che avrebbe aperto finalmente la strada all’approvazione della legge quadro nazionale. Una vetrina non ancora guarnitissima, certo, ma nella quale figuravano già un bel po’ dei parchi regionali che possiamo tranquillamente e senza eccessi enfatici definire ‘storici’. Lo erano eccome, o lo sarebbero diventati, il Ticino lombardo, la LA FINESTRA SUL PARCO ADAMELLO BRENTA 103 L’anima di un Parco da respirare Franco Viola Comitato scientifico dei Parchi Papavero alpino - F. Da Trieste Stai seduto in poltrona e Google Maps ti porta in giro per il mondo. Provate. È un sistema meraviglioso, che può dare forti emozioni. Con l’opzione 3D puoi anche ammirare in tutta la sua spettacolare verticalità il Crozon di Brenta, così vicino che ti pare di toccarlo, oppure in un attimo puoi scivolare senza fatica nel gelido candore del Pian di Neve, e sei al caldo a casa tua. Docilmente il mouse ti porta in un salto fino a Tovel, e poi su a Malga Flavona, di corsa sui prati o a volo radente appena sopra le chiome di larici e di abeti. L’esperto dirà che vi sono programmi più evoluti, capaci di restituire il territorio con maggior dettaglio, giocando con gli scorci e le prospettive che preferisci. Il Parco, sempre attento all’innovazione, ne ha di recente acquisito uno, e l’ha adattato alle proprie 104 esigenze tecniche e a quelle scientifiche dei suoi operatori. I pigri, o i turisti, lo potranno usare per “navigare” tra questi monti, tra rocce, ghiacciai, laghi e foreste, e chissà, dopo un po’ forse verrà loro la voglia di sentire anche il soffio del vento, il profumo della resina, il canto degli uccelli. Sapranno, allora, quale è la ricchezza del Parco, quella che insieme alle visuali, ai panorami mozzafiato, alla lucentezza dei ghiacciai e delle acque scroscianti sono (rappresenta?) i valori più importanti di questa terra. Sono i valori di cui tutti vogliono godere. E molti pagano per poterlo fare. Molti altri invece s’ingegnano e s’impegnano perché questo possa avvenire, oggi ed anche domani. Il Parco è nato per questo. Google non lo dice. Fa vedere immagini meravigliose, ma non ti restituisce l’anima di questa terra, né lo spirito che tanti mettono nel proprio lavoro perchè questi monti e queste valli diano il massimo di sé. Mi è stato chiesto di riportare qualche pensiero sul Parco, e di farlo come osservatore esterno, cioè non coinvolto nelle vicende che da venti anni segnano l’impegno dell’Ente sul territorio. In poche righe (metà le ho già consumate) potrei dunque raccontare l’anima del Parco ricordando il lavoro della gente che vi opera. Molti altri, immagino, diranno quanto lavoro è stato realizzato. Io potrei dire come si è lavorato. Lo posso fare perché ho veduto e seguito la storia di questo Parco molto da vicino, in maniera certamente “privilegiata”. Ho sofferto infatti dapprima la sfida della redazione del Piano ambientale previsto dalla legge trentina per le aree protette quando, consulente del Parco Paneveggio Pale di San Stefano Giacomini - Stefano Losa - Stefano Maffei - Stefano Maturi - Stefano Pangrazzi - pranazionale, della qualità della gestione del proprio territorio, i cui risultati vanno anche a beneficio di parti consistenti dell’imprenditoria di queste valli che si fregiano dell’immagine del Parco. Va però detto che i più significativi successi sono quelli che, pur non ottenendo risalto sui media, finiscono per incidere sulle scelte strategiche di rango provinciale. Tra questi colloco la continua richiesta del Parco perché i piani di gestione forestale entro i suoi confini possano diventare mezzi di conoscenza della struttura più intima del territorio e strumenti di monitoraggio dei suoi cambiamenti, con una reale integrazione tra i piani per ottenere il massimo beneficio col minimo consumo di preziose risorse. Così dovrebbe essere nel prossimo futuro, dentro e fuori dei confini delle aree protette. Chi vola con Google sopra i boschi e i pascoli del Parco, e indugia a cercarvi luoghi già conosciuti, magari seguendo sentieri ben disegnati sul terreno, forse coglie anche qualche segno del buon equilibrio che qui la saggezza delle genti ha saputo mantenere con la Natura. L’entusiasmo che gli uomini e le donne del Parco spendono per rinnovare questa tradizione di saggezza forse non si vede nelle immagini che scorrono sul computer, ma si respira di certo percorrendo con attenzione, e in silenzio, quei sentieri. Stefano Pizzolli - Stefano Simoni - Stefano Tisi - Stefano Troggio - Stefano Zambotti - Rio Bianco, Stenico - Archivio Pnab Martino, ho contribuito alla stesura di quel piano e ho colto, da lontano, la qualità di quello costruito per il Parco. Poi, da quasi 15 anni, come membro del Comitato Scientifico dei Parchi, mi è stata data la possibilità d’essere spettatore e di apprezzare la continua, bellissima, sfida tra i due Parchi trentini, impegnati a dimostrare chi fa di più, chi fa prima e fa meglio nella missione loro affidata. Parco ha affrontato la sfida con le armi dell’invenzione e dell’innovazione, con l’obiettivo di portare il Parco sempre più nel cuore della sua gente e con l’intento di dimostrare come la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente possano significare anche crescita economica, non solo nel comparto turistico. Basta scorrere la gran quantità di progetti e di iniziative portate dal Parco al giudizio del Comitato Scientifico. C’è dentro un vulcano di idee, mi pare tutte coronate da successo, le cui ricadute positive si sono viste in termini di flusso di risorse sul territorio, in termini di efficienza di spesa (a parità di benefici guadagnati), di contributi comunitari conquistati, di miglioramento dell’immagine di queste valli nello scenario internazionale, e spesso con beneficio di imprese economiche cui l’Ente, per altro, non è tenuto a prestare attenzione. Mi hanno molto interessato i progetti LIFE, i cui risultati sono stati apprezzati ben oltre i confini provinciali; importante è stata la partecipazione a progetti di ricerca di spessore nazionale e internazionale, tra i più citati nella letteratura scientifica di settore, oppure ancora il riconoscimento, tramite certificazione, ancora di rango so- LA FINESTRA SUL PARCO ADAMELLO BRENTA 105 Il Parco Naturale Adamello Brenta visto da Oriente Erioforo di Scheuchzer - C. Groff Ettore Sartori direttore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino “Dipende dai punti di vista”. Questa frase siamo soliti usarla per esprimere la differenza tra due opinioni contrastanti tra di loro. Oggi invece la voglio usare proprio nel senso fisico del termine, indicando il punto topografico dal quale uno guarda un qualsivoglia oggetto. Qualche decennio fa, quando non ero coinvolto professionalmente con i parchi del Trentino ma mi occupavo di quelli altoatesini - o sudtirolesi che dir si voglia -, spesso mi recavo nella casa in montagna di famiglia a Soprabolzano, sull’Altopiano del Renon. Da lì, seduti su una panca davanti a casa, si ammira ancora oggi, nonostante anche in questo luogo negli ultimi 30-40 anni vi sia stato un notevole incremento di nuova edilizia, un panorama di quasi 300 gradi a dir poco eccezionale. Di fronte, nella sella tra il Catinaccio-Rosengarten ed il Latemar che coincide con Passo Costalunga, ap- 106 pare la silhouette di una montagna a forma di dente canino che solo recentemente ho realizzato essere il Cimon della Pala, nelle Dolomiti di San Martino di Castrozza: la montagna simbolo del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Girando lo sguardo di poco più di 90 gradi oltre la Mendola si distingue chiaramente, nella sua possenza e compattezza, il Gruppo del Brenta e quindi il Parco Naturale Adamello Brenta. Più ad ovest ancora il Cevedale, al centro del Parco Nazionale dello Stelvio, discrimine tra la parte trentina e quella sudtirolese del Parco. Dal mio “punto di vista” la visione su questo piccolo lembo di territorio delle Alpi che comprende i Parchi del Trentino era equidistante appunto perché distante e perché, data la scala della visuale, non entrava nel dettaglio e nel particolare delle cose e delle passioni umane. Dal 1992, da quando casualmente - ma credo che nulla sia casuale mi sono dovuto occupare del Parco Paneveggio Pale di San Martino in qualità di direttore, le visuali sono mutate: da una prospettiva di lungo respiro sono passato ad una più ravvicinata, da una equidistante ad una, giocoforza, più interessata e particolare. Ho avuto la fortuna di essere stato, in questi lunghi anni di vita dei due parchi naturali trentini, testimone dell’evoluzione delle diverse sensibilità che sui due versanti, quello orientale e quello occidentale, si sono succedute. Il Parco Adamello Brenta da oriente veniva visto come il “fattore 3”: tre volte più grande, tre volte più finanziamenti, tre volte più personale, ma anche tre volte più problemi. Per il Parco Paneveggio Pale di San Martino, invece, nei primi anni 90 del ‘900 i problemi erano minori e si soleva dire che funzionava. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che nell’immaginario dei trentini la montagna con Susanna Merzek - Teddy Polloni - Teodoro Serafini - Thomas Leonardi - Tiziana Binelli - globalizzazione dobbiamo agire a livello locale e che i problemi di un territorio sono strettamente correlati ad un altro che solo concettualmente o per “punto di vista” o d’abitudine ci appare lontano. Siamo tutti, noi operatori della protezione e conservazione dell’ambiente del Trentino, in un ecosistema montano, quello delle Alpi, che, a detta dell’UNESCO - cui abbiamo chiesto, assieme alle altre province dolomitiche, la dichiarazione delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità - è il sistema montuoso più a rischio del pianeta Terra. È arrivato quindi il momento, credo, sulla base dei dati che via via registriamo, di cambiare il punto di vista ravvicinato e condizionato dai fattori minimalisti contingenti e di allontanarci quel tanto da non esserne condizionati. E cambiare la mentalità che fino ad ora si è spesso applicata: questo sarà l’ultimo progetto, perché è “indispensabile”. Sappiamo tutti invece che è stato e sarà il penultimo, e così si applica il “famoso” metodo del salame: a forza di tagliare l’ultima fetta si arriva inesorabilmente a non avere più salame a disposizione. I problemi dei parchi sono analoghi e sono quotidianamente sulle pagine degli organi di stampa locali; quando arriveranno su quelli nazionali sarà stato inutile promuovere a caro prezzo il nostro territorio con promesse che non abbiamo saputo mantenere. Recentemente a Dro si è svolta l’VIIIa Festa dei Parchi: un incontro delle persone che hanno fatto della propria professione una missione a favore di tutte le componenti della nostra società, anche di coloro che caparbiamente lavorano per distruggere e non LA FINESTRA SUL PARCO la “m” maiuscola è senza dubbio il Brenta e questo, volenti o nolenti, ha avuto ed ha il suo peso. Ma è indiscutibile che negli ultimi anni, dall’inizio del terzo millennio, il Parco Adamello Brenta abbia iniziato una performance che ha del sorprendente: ha conquistato una grande visibilità in tutti i sensi (gran parte del successo mediatico la si deve indiscutibilmente alle vicende della reintroduzione dell’orso), ma ha anche intrapreso tutta una serie d’attività che hanno suscitato il consenso degli Amministratori e dei Cittadini, un tempo inimmaginabile. Contemporaneamente si è assistito ad un maggior dialogo tra i due Parchi trentini nati con la lungimirante legge provinciale numero 18 del 6 maggio 1988, una delle tappe fondamentali di quella prolifica stagione che aveva portato senz’altro il Trentino, dopo il disastro di Stava, ad essere all’avanguardia nella tutela dell’ambiente a livello non solo nazionale ma, in parte, anche europeo. Da qualche anno, poi, finalmente, si è capita la necessità di presentarsi all’esterno in maniera coordinata come “sistema” trentino delle aree protette, background fondamentale di quella politica di marketing del territorio da tutti riconosciuta strategica in un settore importante qual è il turismo. Questa però non deve essere la sola preoccupazione, ma nell’ambito del lavoro in rete, che ci è imposto anche da precise direttive e normative europee, si deve passare dalle parole ai fatti per non incorrere nella pessima figura di promettere all’ospite, sempre più esigente, qualcosa che poi esso non trova nella realtà. Sappiamo tutti che nell’era della Campanellino - C. Groff ADAMELLO BRENTA per mantenere o conservare un patrimonio che, senz’altro, in un futuro prossimo aumenterà di valore per i loro figli e per i figli dei loro figli. Parlando con alcuni colleghi mi sono reso conto di come l’entusiasmo “giovanile” dei più stia scemando. Questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per coloro che hanno la responsabilità delle politiche ambientali di un territorio quale potrebbe essere l’ambito provinciale, perché non c’è peggior cosa che deludere e scoraggiare chi deve operare per il bene comune. A questo proposito si dovrebbe qualche volta essere capaci di dire dei NO in maniera coerente, perché la coerenza non è qualcosa di disdicevole, fino a qualche anno fa era una virtù. Concludendo, come si usa ad ogni compleanno che si rispetti, auguro cent’anni come quelli passati al Parco Naturale Adamello Brenta; e che si riverberino ad oriente fino ad arrivare a Villa Welsperg, sede del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Tiziana Moratti - Tiziana Traldi - Tiziano Armani - Tiziano Falagiarda - Tiziano Menapace - 107 CINQUE PAROLE Polline sull’acqua - M. Pin Cinque parole da associare al Parco di oggi e al suo territorio e un’idea per il Parco del futuro. Questo l’invito rivolto, in occasione della festa per i vent’anni, alla gente del Parco che ha risposto inviandoci i messaggi pubblicati in queste due pagine. Il concorso “Il Parco in 5 parole” e “1 idea per il Parco del futuro” continua per tutto il 2008. I pensieri e le idee che giungeranno saranno presentati sui prossimi numeri della rivista “Adamello Brenta Parco”. 108 · Armonia, rispetto, bellezza, pace, equilibrio · Nei boschi verdi e freschi profumo di vita · Aquila, vento e roccia unico spirito · Pensa Alla Ricchezza Che Osservi · L’Adamello Brenta è un Parco a volte maestoso, silenzioso, sorprendente… si lascia percorrere, tranquillo (Sandra Bellini, Villa Banale) · Scheggia dell’Eden caduta in Trentino (Carlo Carresi, San Giovanni Valdarno-Arezzo) · Quello che hai avuto in eredità dai tuoi padri devi riconquistarlo di nuovo (Giuseppe Leonardi, Pinzolo) · Foreste, torrenti, cascate, prati, vette ([email protected]) · Libertà, bellezza, armonia, ariapura, forza ([email protected]) · Rispetto, futuro, condividere, conoscere, economia ([email protected]) · Rigoglioso, quiete, incantevole, pace, attraente ([email protected]) · Incontaminato, riflessivo, distensivo, vivo, lussureggiante ([email protected]) · Spazio, libertà, conoscenza, scoperta, pace ([email protected]) · Meraviglia, orsi, foreste, vette, silenzi ([email protected]) · Acque, cieli, vette, maestosi, vibranti di vita ([email protected]) · Spinel, brocon, rasa, avezi, larsi ([email protected]) · Profumi, colori, suoni, incontri, ricordi ([email protected]) · Vita, Rispetto, emozioni, colori, profumi ([email protected]) · Aria, sole, flora, fauna, benessere (Franca Salvaterra) · Paesaggio, aquila, ramarro, capriolo, orso (Grazia Garizzo, Dorsino) Tiziano Pedo’ - Tiziano Tomasini - Tullio Serafini - Tullio Zanoni - Ugo Castellani - Ugo Pellizzari - Uldarico Fantelli - ADAMELLO BRENTA E UN’IDEA · Vorrei trovare nel Parco qualche panchina in più per chi, come me, ama camminare, ma anche ascoltare e godere dei rumori della natura (Sandra Bellini, Villa Banale) · Allestire punti dai quali si possano osservare le specie animali più caratteristiche del Parco. Far riferimento a scuole e sezioni Cai anche dell’Italia centro-meridionale. Organizzare gite di tre-cinque giorni, proponendo ogni giorno una valle e un aspetto diverso del Parco. Gli alberghi, per queste escursioni itineranti, non mancano (Carlo Carresi, San Giovanni Valdarno-Arezzo) · Il futuro è un territorio del passato (Giuseppe Leonardi, Pinzolo, da una citazione di Walter Joseph Ong) · Convenzioni pernottamenti e cene con rifugi per trekking per tutti, durata due-tre giorni con guida alpina ([email protected]) · Mare, monti e città: come i giovani d’oggi difendono l’ambiente vivendo nelle tre diverse realtà ([email protected]) · Il Parco deve poter essere visto da tutti, ma non nell’eccesso come sta succedendo da un po’ di tempo. Io proporrei un numero chiuso di ingressi al giorno altrimenti si rischia di trovare il caos e non la tranquillità che ci si aspetterebbe da un Parco. Basti pensare alla marea di gente che affolla, specialmente in agosto, il lago di Tovel ([email protected]) · Una provocazione, una necessità: impegnarsi per far modificare la legge che permette la caccia nel Parco, vietandola. Solo così il Parco diventerà adulto, vero e moderno ([email protected]) · Propongo di incrementare le attività pratiche per i frequentatori di tutte le età, organizzando anche laboratori tematici per bambini e adulti, cacce al tesoro con domande su piante e animali, riconoscendone le tracce. Per gli adulti cacce fotografiche ([email protected]) · Riproporre agli amministratori e ai residenti la lettura del testo “Uomini e parchi”, forse organizzando anche una tenzone giornalistica dedicata a questo tema (maddalena. [email protected]) · Forse non sapremo mai chi ha creato le meraviglie che la natura ci lascia ammirare nel Parco, ma conosceremo l’ignoranza di chi deturpa questi luoghi. Che i vostri occhi siano silenziosi guardiani e le vostre parole risuonino da monito per la gente. A mio parere è questo l’aiuto che il Parco ci chiede ([email protected]) · Il Parco per vivere. Pensa oggi il Parco di domani. Lo scrigno delle bellezze della montagna (Franca Salvaterra) Ulisse Marzatico - Vajolet Masè - Valentina Beltrami - Valentina Cunaccia - Valentina Ducoli - Valentina Leonardi - 109 IL PARCO CHE VERRÀ di Antonello Zulberti Il Peller in fiore - T. Martini presidente del Parco Giunti a vent’anni viene il momento di pensare al domani. Ognuno, di fronte al futuro, cerca di ancorarsi alle certezze del passato, certezze che ormai, anche per il Parco, si sono consolidate grazie al lavoro e alla dedizione delle molte persone che in questi anni hanno creduto in questo Ente, ai buoni rapporti instaurati con le comunità locali, all’autorevolezza conquistata sul campo grazie alla capacità progettuale e operativa. Sembrano così vicini i giorni in cui non c’era luogo pubblico dove sostenere il Parco era pura eresia, in cui con il Parco sembrava dovesse arrivare una catastrofe capace di spazzare via in pochi mesi il vissuto, le tradizioni, l’economia costruiti in tanti anni. Mi tornano alla mente le riunioni infuocate durante alcuni consigli comunali in cui, mentre si cercava di spiegare le ragioni del Parco, si raccoglievano solo insulti e dove solo il fatto che io fossi sindaco mi poneva al riparo dalle ingiurie. Quei giorni sono ormai passati ed in parte cancellati dalle molte 110 soddisfazioni avute per i progetti andati a buon fine, per i pubblici riconoscimenti ottenuti nei molti campi in cui abbiamo operato e per le molte collaborazioni avviate. Mi auguro che in questi venti anni siamo riusciti a dimostrare a cosa serve un Parco. Per il Parco, però, non c’è tregua, il suo destino o meglio la sua credibilità è sempre in equilibrio precario soprattutto ora che il futuro ci pone di fronte a scenari inediti. Guardando al domani il Parco si trova ad affrontare nuove sfide di carattere globale (cambiamenti climatici, crisi petrolifera, politiche di tutela comunitarie, ecc.) che presuppongono scelte nuove, difficili da attuare, in quanto non più sorretto dall’incosciente entusiasmo giovanile, ma solo dalla consapevolezza delle proprie forze e potenzialità. In un momento così importante il Parco non può correre il rischio di essere un fortino assediato dalle proprie comunità, non può e non deve esser sempre costretto a giocare sulla difensiva. È il momento di costruire un progetto insieme al territorio per affrontare compatti le sfide future e non subirle. Dunque, in tempo di grandi cambiamenti che interessano l’ambiente, i parchi non possono restare alla finestra e soprattutto il nostro Parco, che è sempre stato pronto ad intuire ciò che accade intorno ad esso, dovrà attivarsi per cercare di essere protagonista attivo di questi cambiamenti. Occorre, partendo dalle molte esperienze positive che abbiamo alle spalle, individuare un “nuovo modo di essere Parco”. La grande sfida è rimettersi in gioco a vent’anni, cercando tutti insieme di decidere il Parco che vogliamo. Se nella fase costituente, un processo di questo tipo non avrebbe portato a nulla ed anzi avrebbe affossato il Parco per sempre, in quanto le aspettative ed i timori erano troppi e troppo diversi; ades- Valentina Maestranzi - Valentino Cunaccia - Valerio Bonazza - Vanessa Donnini - Vigilio Pinamonti - Vincenzo Cattani - so che il Parco ha dimostrato il suo valore, le sue capacità, la sua progettualità e soprattutto la concretezza delle sue azioni, è giunto il momento di condividere insieme al territorio, con tutte le sue componenti e all’interno del quadro legislativo esistente, la scelta e la responsabilità del proprio futuro; un futuro da costruire con spirito altruista, pensando a chi verrà dopo, con uno sguardo più lungimirante di quello che abbiamo utilizzato finora. Questo processo partecipativo fatto di concertazione, condivisione e collaborazione è senza dubbio un percorso faticoso, ma anche quello con maggiori garanzie di riuscita. Alla luce di queste premesse quale sarà il futuro del Parco o meglio il Parco del futuro? Innanzitutto il Parco rimane un luogo ben definito dal punto di vista geografico e dal punto di vista normativo, con regole chiare, ma soprattutto luogo ideale e privilegiato dove poter sperimentare nuovi modelli di fruizione del territorio e attivare le buone pratiche. Un primo obiettivo è quello di evitare di isolarsi e di saper andare oltre i propri confini, per contaminare culturalmente il territorio circostante. Dato che il metodo per disegnare il futuro del Parco presuppone la concertazione con un grande coinvolgimento dal basso, non è il caso di proporre ricette preconfezionate, ma piuttosto evidenziare alcune idee che possono costituire la base di un patto con il territorio del Parco che verrà. Parco luogo di tutela dell’ambiente in tutte le sue sfacettature (biodiversità, paesaggio, produzioni, luoghi...). Occorre intendere la tutela non come insieme di vincoli fini a se stessi, ma come scelta obbligata e lungimirante, un valore fondamentale, indispensabile per le ricadute positive soprattutto per le generazioni future. Perché la tutela sia efficace occorre andare oltre la conservazione di un singolo elemento in un determinato luogo che, seppur importante, di fronte a cambiamenti globali è riduttiva; occorre che il concetto di conservazione esca dai confini del Parco e sia considerato prassi e quindi valore per tutto il territorio. La tutela deve essere sistemica, sia in termini geografici (sistema aree protette, corridoi ecologici, rete natura 2000, ecc.) sia in termini di valori (ecologici, naturalistici, paesaggistici, antropici, tradizionali, ecc.). La tutela ambientale dovrà diventare parte integrante degli obiettivi delle comunità del Parco e il Parco stesso essere considerato come autentico valore aggiunto per il territorio. Parco distretto della sostenibilità e dell’innovazione in cui il fare non pregiudica l’ambiente, ma lo valorizza e le cui parole chiave sono: qualità, sviluppo compatibile, mobilità integrata, risparmio energetico. Parco come luogo di sperimentazione e monitoraggio continuo delle dinamiche ambientali e socio-economiche. Luogo dove si attuano le politiche europee in termini di emissioni, consumi, tutela, ecc. Luogo in cui si investe sui sistemi di mobilità alternativa. Luogo in cui si cerca di minimizzare il consumo di territorio naturale. Luogo in cui si vogliono promuovere stili di vita sobri, consumi consapevoli, cittadinanza attiva e solidale, parte- cipazione democratica. Luogo in cui si dà slancio all’innovazione tecnologica per dare risposta ai problemi ambientali (efficienza energetica, riduzione dei consumi e dei rifiuti, miglioramento della qualità ambientale, diffusione di buone pratiche e tecnologie sostenibili). La ricerca di nuovi modelli di sviluppo presuppone conoscenza, lungimiranza, coerenza e sinergia col tessuto socio-economico del territorio. Il Parco, in quanto Ente sovra-comprensoriale, si candida a sperimentare e percorrere strade nuove e a monitorarne i risultati nella speranza di offrire alle generazioni future almeno le stesse opportunità che abbiamo avuto noi. Solo seguendo questa strada, impegnativa ma innovativa, le “scelte da Parco” saranno vissute non come costrizioni, ma come opportunità, consapevoli e concertate, di crescita armoniosa per tutto il territorio. Parco luogo educante dove l’educazione ambientale diventa educazione alla sostenibilità, affrontando temi di più ampio respiro; dove nelle “Case del Parco” e attraverso laboratori, mostre e attività si può dimostrare che le buone pratiche sono effettivamente attuabili. Luogo in cui, oltre che gli argomenti naturalistici legati alla biodiversità, si affrontano temi di grande attualità (cambiamenti climatici, fonti rinnovabili, ecc) con l’obiettivo di sensibilizzare e informare su ciò che sta avvenendo, senza catastrofismi, con un approccio il più scientifico possibile, evidenziando ed incentivando l’azione del singolo, veicolando il messaggio che ognuno può e deve fare la sua parte. Vincenzo Manini - Vincenzo Zubani - Vito Binelli - Vittorio Leonardi - Vittorio Martini - Viviana Viviani - Valter Berghi - IL PARCO CHE VERRÀ ADAMELLO BRENTA 111 112 Prato primaverile - M. Cocconcelli Parco come luogo di formazione, cultura ed informazione capace di interfacciarsi con il territorio e diventare punto di riferimento e di aggregazione. Parco come luogo di ricerca applicata e di alta formazione realizzata attraverso collaborazioni con musei, università, fondazioni ed aziende. Parco impresa capace, con l’efficienza e l’efficacia delle migliori realtà produttive, di attuare progetti per il territorio. Parco attento alla sostenibilità economica della sua azione ed in grado di migliorare la sua capacità di autofinanziamento attraverso progetti mirati, accesso a contributi comunitari, attività di merchandising e gestione di servizi. Parco capace di creare opportunità di lavoro qualificato e in grado di esternalizzare alcuni servizi per aumentare le possibilità operative e per favorire l’imprenditoria giovanile. Parco capace di rapportarsi con il mondo, anche questa è una sfida importante. In un mondo sempre più globale non ci si può chiudere nei propri recinti, ma occorre affacciarsi all’esterno con la consapevolezza che ci sia molto da imparare, ma anche qualcosa da insegnare. Occorre tessere rapporti con altre realtà sia a livello nazionale che internazionale, orgogliosi delle proprie origini e del proprio vissuto, ma disponibili al confronto e in alcuni casi alla solidarietà. È importante riuscire a fare massa critica, a comunicare su scala nazionale e a veicolare le nostre idee, affrontando i grandi temi ambientali non individualmente, ma in maniera sistemica (Alpi, bacini idrografici, regione mediterranea, etc.). Solo attraver- so un’azione sinergica con le altre realtà sarà possibile contare oltre che sulle coscienze individuali e collettive anche sulla programmazione politica ai vari livelli. Queste sono le idee del Parco del futuro, idee che avranno gambe solo se condivise con il territorio, attraverso una politica di concertazione che chiamerà tutti ad assumersi la responsabilità di partecipare alla costruzione del proprio futuro. In questo scenario il Parco dovrà essere uno stimolo continuo, cercando di evidenziare i problemi, fornire conoscenze e strumenti per scegliere le soluzioni migliori ed infine fare sintesi. Riguardo a questo percorso sono cosciente delle difficoltà che il Parco dovrà affrontare, ma nello stesso tempo sono ottimista, soprattutto, visto che si tratta di un processo a lungo termine, nei confronti delle giovani generazioni, su cui il Parco ha potuto investire. Spero che gli sforzi fatti in questi anni nel campo dell’educazione ambientale e della crescita culturale abbiano creato una maggiore sensibilità nei confronti dell’am- biente e la consapevolezza del suo immenso valore. Mi auguro che i giovani abbiano la saggezza e la maturità dei nostri padri (noi, forse, in campo ambientale abbiamo rappresentato le generazioni più dissennate) che consenta loro di salvaguardare il patrimonio ambientale anche nei momenti di difficoltà e ristrettezza economica, non facendosi incantare dalle sirene di facili guadagni e ricordando che l’ambiente è una risorsa delicata e non rinnovabile. Se siamo arrivati ai primi vent’anni, il merito è di tutte le donne e gli uomini del Parco di ieri e di oggi, persone che ringrazio pubblicamente in quanto hanno lavorato a vari livelli, anche in contesti difficili, sempre convinti della bontà della loro azione. Mi auguro che tra vent’anni alla domanda: “Serve ancora un Parco?” si possa rispondere: “Ora non serve più!”. Se così sarà avremmo raggiunto il nostro scopo, perché vorrà dire che tutto ciò per cui si è lavorato in questi anni e negli anni futuri sarà diventato patrimonio di tutti. Walter Brocchetti - Walter Failoni - Walter Ferrazza - Walter Sauda - Walter Vidi - Walter Viola - Yuri Viviani “...Scopo dei parchi è la tutela delle caratteristiche naturali e ambientali, la promozione dello studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali...” (art. 1 della legge Prov.le n° 18/1988, istitutiva dei parchi naturali trentini) ADAMELLO BRENTA PARCO quadrimestrale del Parco Adamello Brenta Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 670 Aprile 1997 Redazione e Amministrazione: via Nazionale, 24 - 38080 Strembo (TN) tel. 0465.806666 Direttore responsabile: Sergio Franceschinelli Numero speciale “20 anni di Parco” Coordinamento editoriale: Claudio Ferrari e Astrid Mazzola Editing: Astrid Mazzola e Alberta Voltolini Hanno collaborato a questo numero: Laura Andreolli, Francesco Borzaga, Nadia Caliari, Carmen Caola, Franco De Battaglia, Maddalena Di Tolla Deflorian, Guido Ferrara, Mauro Gilmozzi, Catia Hvala, Monica Marinelli, Walter Micheli, Lorenzo Mosca, Renzo Moschini, Andrea Mustoni, Pino Oss Cazzador, Ettore Sartori, Franco Viola, Michele Zeni, Filippo Zibordi, Diego Zorzi, Antonello Zulberti Foto di copertina: G. Volcan, N. Angeli, C. Scalfi, D. Ballardini Stampa: Litografia EFFE e ERRE 38100 Trento, Via Brennero 169/17 Tel. 0461 821356 DAMELLO BRENT A A Vent’anni di esperienza per il futuro di una conservazione responsabile La scadenza dei venti anni dall’entrata in vigore della legge provinciale n. 18/1988 costituisce un’occasione importante, da un lato, per compiere un bilancio degli effetti indotti e dei risultati perseguiti sul piano della conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e, più in generale, del territorio provinciale e, dall’altro, per dirigere lo sguardo al futuro, anche 20 ANNI DI PA RCO alla luce della recentissima legge provinciale n. 11/2007 che, tra le altre cose, ridisegna la disciplina delle aree protette e dei parchi naturali. Rispetto alla prima parte di questa sintetica riflessione, si può certamente evidenziare come in questi venti anni i parchi naturali provinciali, attraverso un percorso non facile e spesso caratterizzato, in particolare nella prima fase, da contrasti e opposizioni anche accesi, abbiano efficacemen te contribuito a garantire il mantenimento, a livelli di assoluta eccellenza, ed il miglioramento complessivo dei valori ambientali, naturali, ma anche storico - culturali che il territorio esprime. Al tempo stesso, è stato favorito un investimento crescente sul versante dell’approfondimento delle conoscenze e su quello dell’elevazione complessiva dei livelli di qualità, sia del contesto che dell’agire umano. Attraverso questo percorso e questo approccio consapevole si e’ assistito ad un progressivo cambiamento di atteggiamento delle amministrazioni e delle popolazioni locali nei confronti del Parco, passando da posizioni di manifesta contrarietà a posizioni di diffidenza, fino, da ultimo, a posizioni di supporto convinto e di favore rispetto alla presenza e alle iniziative dei parchi naturali. In altri termini, attraverso le scelte originarie del forte coinvolgimento delle amministrazioni locali è stato possibile passare, con concrete azioni quotidiane, da un’idea di Parco associata unicamente ai vincoli ad un’idea di Parco come laboratorio di qualità e come opportunità di sviluppo equilibrato. Il Parco, quindi, come laboratorio ambientale ma anche come laboratorio sociale, ove sperimentare modelli di confronto, di partecipazione responsabile, di coesione sociale e di condivisione di obiettivi comuni per il perseguimento di politiche di sviluppo dei territori attente agli equilibri ecologici e sociali che gli stessi territori e le popolazioni che li abitano esprimono. Sono proprio questo modello e questa esperienza che hanno ispirato il legislatore provinciale nella definizione dei nodi principali della nuova legge provinciale n. 11/2007 per la materia delle aree protette: in primo luogo, la conferma di tutti gli elementi positivi che da questi venti anni è possibile ricavare, considerando i parchi naturali ed i biotopi provinciali, ora denominati riserve, i tasselli di base intorno ai quali costruire il nuovo disegno della conservazione del patrimonio naturale provinciale; la conferma ed il rilancio, anche al di fuori dei parchi naturali, del modello della partecipazione responsabile nei processi di gestione, ad esempio attraverso lo strumento della rete delle riserve, ma anche in quelli di individuazione ed attivazione di nuove aree di conservazione e di valorizzazione territoriale; la costruzione di una rete funzionale delle aree protette, capace di inserire in un disegno strategico organico, rispetto al quale i parchi rappresentano nodi essenziali e fondamentali, tutti gli elementi del sistema stesso (parchi, appunto; riserve provinciali e locali; rete natura 2000), assicurando una regia unitaria e partecipata (cabina di regia delle aree protette), capace anche di guardare e dialogare con le reti nazionale ed internazionale della conservazione della natura. Tutto questo con un’idea di fondo, con una consapevolezza che esprime senso di responsabilità, ma anche orgoglio, senso di appartenenza, di identità, stimolo all’impegno per il futuro. I valori ambientali, naturali, paesaggistici, intimamente e delicatamente connessi con quelli sociali, storici, culturali che il territorio trentino esprime ne costituiscono il substrato portante, il valore aggiunto, non riproducibile e non delocalizzabile pur nell’epoca della globalizzazione. Per questo, rispetto a questi valori le logiche dei vincoli e delle imposizioni sono perdenti mentre, invece, intorno a questi valori diventa prioritario investire sempre più, e con maggior convinzione, sull’informazione, affinché evolva in conoscenza, e, quindi, in consapevolezza, in partecipazione attiva ed in responsabilità, per una politica della conservazione capace di sostenere uno sviluppo sociale ed economico equilibrato per il futuro di questo territorio e per il piccolo contributo che questo lembo di terra può e deve dare per la salvaguardia del mondo intero. ADAMELLO BRENTA ANNO 12 – N. 2 ANNO 12 – N. 2 MAGGIO 2008 MAGGIO 2008 20 ANNI DI PARCO 20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA Stampato su carta fornita da Cartiere del Garda Spa, azienda specializzata nella produzione di carte patinate senza legno. Certificata ISO 14001, Registrazione EMAS (30 giugno 2005). Cartiere del Garda pone molta attenzione alla scelta delle materie prime e impiega prevalentemente cellulose selezionate provenienti da fornitori che attuano una buona gestione delle risorse forestali. Tutte le carte sono prodotte in ambiente neutro senza acidi (acid-free). Interno GardaPat 13 Klassica 90g/m2 - Copertina: GardaPat 13 Klassica 200g/m2 POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007 Mauro Gilmozzi assessore provinciale all’urbanistica, ambiente e lavori pubblici ADAMELLO BRENTA PARCO - NUMERO SPECIALE “20 ANNI DI PARCO” POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007 8 8 19 8 0 0 DAMELLO BRENTA A 2 - 20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA