DAMELLO
BRENT
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Vent’anni di esperienza per il futuro di una conservazione responsabile
La scadenza dei venti anni dall’entrata in vigore della legge provinciale
n. 18/1988 costituisce un’occasione importante, da un lato, per compiere
un bilancio degli effetti indotti e dei risultati perseguiti sul piano della
conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e, più in generale, del
territorio provinciale e, dall’altro, per dirigere lo sguardo al futuro, anche
20 ANNI DI PA RCO
alla luce della recentissima legge provinciale n. 11/2007 che, tra le altre
cose, ridisegna la disciplina delle aree protette e dei parchi naturali.
Rispetto alla prima parte di questa sintetica riflessione, si può certamente
evidenziare come in questi venti anni i parchi naturali provinciali, attraverso un percorso non facile e spesso caratterizzato, in particolare nella
prima fase, da contrasti e opposizioni anche accesi, abbiano efficacemen
te contribuito a garantire il mantenimento, a livelli di assoluta eccellenza,
ed il miglioramento complessivo dei valori ambientali, naturali, ma anche
storico - culturali che il territorio esprime. Al tempo stesso, è stato favorito un investimento crescente sul versante dell’approfondimento delle
conoscenze e su quello dell’elevazione complessiva dei livelli di qualità,
sia del contesto che dell’agire umano. Attraverso questo percorso e questo approccio consapevole si e’ assistito ad un progressivo cambiamento di atteggiamento delle amministrazioni
e delle popolazioni locali nei confronti del Parco, passando da posizioni di manifesta contrarietà a posizioni di
diffidenza, fino, da ultimo, a posizioni di supporto convinto e di favore rispetto alla presenza e alle iniziative dei
parchi naturali.
In altri termini, attraverso le scelte originarie del forte coinvolgimento delle amministrazioni locali è stato possibile
passare, con concrete azioni quotidiane, da un’idea di Parco associata unicamente ai vincoli ad un’idea di Parco
come laboratorio di qualità e come opportunità di sviluppo equilibrato.
Il Parco, quindi, come laboratorio ambientale ma anche come laboratorio sociale, ove sperimentare modelli di
confronto, di partecipazione responsabile, di coesione sociale e di condivisione di obiettivi comuni per il perseguimento di politiche di sviluppo dei territori attente agli equilibri ecologici e sociali che gli stessi territori e le popolazioni che li abitano esprimono. Sono proprio questo modello e questa esperienza che hanno ispirato il legislatore
provinciale nella definizione dei nodi principali della nuova legge provinciale n. 11/2007 per la materia delle aree
protette: in primo luogo, la conferma di tutti gli elementi positivi che da questi venti anni è possibile ricavare,
considerando i parchi naturali ed i biotopi provinciali, ora denominati riserve, i tasselli di base intorno ai quali costruire il nuovo disegno della conservazione del patrimonio naturale provinciale; la conferma ed il rilancio, anche
al di fuori dei parchi naturali, del modello della partecipazione responsabile nei processi di gestione, ad esempio
attraverso lo strumento della rete delle riserve, ma anche in quelli di individuazione ed attivazione di nuove aree
di conservazione e di valorizzazione territoriale; la costruzione di una rete funzionale delle aree protette, capace di
inserire in un disegno strategico organico, rispetto al quale i parchi rappresentano nodi essenziali e fondamentali,
tutti gli elementi del sistema stesso (parchi, appunto; riserve provinciali e locali; rete natura 2000), assicurando
una regia unitaria e partecipata (cabina di regia delle aree protette), capace anche di guardare e dialogare con le reti
nazionale ed internazionale della conservazione della natura. Tutto questo con un’idea di fondo, con una consapevolezza che esprime senso di responsabilità, ma anche orgoglio, senso di appartenenza, di identità, stimolo all’impegno per il futuro. I valori ambientali, naturali, paesaggistici, intimamente e delicatamente connessi con quelli
sociali, storici, culturali che il territorio trentino esprime ne costituiscono il substrato portante, il valore aggiunto,
non riproducibile e non delocalizzabile pur nell’epoca della globalizzazione. Per questo, rispetto a questi valori
le logiche dei vincoli e delle imposizioni sono perdenti mentre, invece, intorno a questi valori diventa prioritario
investire sempre più, e con maggior convinzione, sull’informazione, affinché evolva in conoscenza, e, quindi, in
consapevolezza, in partecipazione attiva ed in responsabilità, per una politica della conservazione capace di sostenere uno sviluppo sociale ed economico equilibrato per il futuro di questo territorio e per il piccolo contributo che
questo lembo di terra può e deve dare per la salvaguardia del mondo intero.
ADAMELLO BRENTA
ANNO 12 – N. 2
ANNO 12 – N. 2
MAGGIO 2008
MAGGIO 2008
20 ANNI
DI
PARCO
20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA
Stampato su carta fornita da Cartiere del Garda Spa, azienda specializzata nella produzione di carte patinate senza legno. Certificata ISO 14001, Registrazione
EMAS (30 giugno 2005). Cartiere del Garda pone molta attenzione alla scelta delle materie prime e impiega prevalentemente cellulose selezionate provenienti da
fornitori che attuano una buona gestione delle risorse forestali. Tutte le carte sono prodotte in ambiente neutro senza acidi (acid-free). Interno GardaPat 13 Klassica
90g/m2 - Copertina: GardaPat 13 Klassica 200g/m2
POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007
Mauro Gilmozzi
assessore provinciale all’urbanistica, ambiente e lavori pubblici
ADAMELLO BRENTA PARCO - NUMERO SPECIALE “20 ANNI DI PARCO”
POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007
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20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA
“...Scopo dei parchi
è la tutela delle caratteristiche
naturali e ambientali,
la promozione dello
studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali...”
(art. 1 della legge Prov.le n° 18/1988,
istitutiva dei parchi naturali trentini)
ADAMELLO BRENTA PARCO
quadrimestrale
del Parco Adamello
Brenta
Autorizzazione del
Tribunale di Trento
n. 670 Aprile 1997
Redazione e Amministrazione:
via Nazionale, 24 - 38080 Strembo (TN)
tel. 0465.806666
Direttore responsabile:
Sergio Franceschinelli
Numero speciale “20 anni di Parco”
Coordinamento editoriale:
Claudio Ferrari e Astrid Mazzola
Editing:
Astrid Mazzola e Alberta Voltolini
Hanno collaborato a questo numero:
Laura Andreolli, Francesco Borzaga,
Nadia Caliari, Carmen Caola, Franco
De Battaglia, Maddalena Di Tolla
Deflorian, Guido Ferrara, Mauro
Gilmozzi, Catia Hvala, Monica Marinelli,
Walter Micheli, Lorenzo Mosca, Renzo
Moschini, Andrea Mustoni, Pino Oss
Cazzador, Ettore Sartori, Franco Viola,
Michele Zeni, Filippo Zibordi,
Diego Zorzi, Antonello Zulberti
Foto di copertina:
G. Volcan, N. Angeli, C. Scalfi,
D. Ballardini
Stampa:
Litografia EFFE e ERRE
38100 Trento, Via Brennero 169/17
Tel. 0461 821356
DAMELLO BRENTA
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DAMELLO
BRENTA
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PARCO
n. 2 - Maggio 2008
Sommario
2.
6. Il Parco: modello di vite possibili
E-Venti
16.
Introduzione
di Claudio Ferrari
di Franco de Battaglia
Vent’anni di storia raccontati dalle cronache giornalistiche e
dalla voce dei testimoni
a cura di Astrid Mazzola
70. Il Parco in cifre
72. Il Parco dei protagonisti
I numeri e i dati più significativi di vent’anni di attività
Interviste ad attori e spettatori della vita del Parco
a cura di Astrid Mazzola e Alberta Voltolini
96.
98. La finestra sul Parco
108. Cinque parole e un’idea
110. Il Parco che verrà
Donne e uomini del Parco
I nomi dei componenti di Giunta e dei dipendenti di lungo corso
Il Parco visto da lontano
Pensieri e parole della gente del Parco
di Antonello Zulberti
3
INTRODUZIONE
di Claudio Ferrari
direttore del Parco
Malga San Giuliano, Val di Nardis - L. Malesani
Nel 2008 il Parco compie vent’anni. Si tratta di una ricorrenza che
vogliamo celebrare, perché crediamo che questi vent’anni meritino di essere festeggiati e raccontati come una storia importante
e positiva che stimola bilanci,
offrendo lo spunto per riflessioni
proiettate verso il futuro.
Ripercorrendo la nostra storia,
come abbiamo fatto per costruire
questo numero speciale, emergono con chiarezza tre fasi.
Nei primi anni il Parco ha molto
stentato ad essere riconosciuto
come qualcosa di più rispetto
a un’espressione cartografica
e, avendo a disposizione pochi
strumenti per operare, è stato a
lungo criticato per la sua latitan-
2
za, quasi fosse un “fantasma”.
Poi, nella seconda metà degli
anni Novanta, durante la difficile fase di approvazione del
Piano del Parco, ha conquistato la concretezza del “nemico”
da contrastare, da abbattere. E,
come ci dicono le cronache e le
parole dei testimoni di allora,
l’obiettivo è stato mancato di
poco.
Sul finire degli anni Novanta,
vinta la battaglia del Piano del
Parco, alla fine accettato e applicato, ha inizio la terza fase,
che continua tuttora. Il Parco
cambia marcia e, potremmo
dire, prende l’iniziativa. Attraverso tanti progetti di successo
- dal Life Ursus alla Certifica-
zione ambientale, dai progetti
di mobilità sostenibile a quelli
di educazione ambientale, dal
Progetto “Qualità Parco” alla
Carta Europea del Turismo
sostenibile, fino al recentissimo Geoparco - assume via via
sempre maggiore autorevolezza
e convinzione di essere sulla
strada giusta e, svolgendo un
ruolo di apripista e di laboratorio, promuove un modello di
sviluppo meno aggressivo, in
cui il rapporto con la natura da
parassitario diventa di simbiosi,
perché è dall’ambiente stesso
che trae la sua forza. Sentendo
forte la responsabilità di essere “Parco”, in questo processo
promuove una moderna cultura
Achille Riccadonna - Adolfo Artini - Adriana Ceranelli - Adriana Valenti - Adriano Maraner - Adriano Pinamonti -
limitato: gli speculatori edilizi, gli imprenditori del mordi
e fuggi, in definitiva quelli a
cui ogni tipo di regola provoca
l’orticaria.
Credo che su questo fronte serva davvero un’azione profonda
di recupero culturale, che si rivela tanto più faticosa quanto
più è in controtendenza rispetto
ai modelli di vita “televisivi”.
Occorre far comprendere la necessità dei limiti a un certo tipo
di sviluppo, alla predazione del
capitale ambientale, forse anche
all’antropocentrismo assoluto,
arginando un utilizzo modernista, chiassoso e ignorante dei
valori della montagna, che li banalizza ed omologa. E, quindi,
accanto al sì ai motocoltivatori
carichi di legna delle “part”, il
Parco dice no all’assalto motorizzato e volgare alla montagna,
ai quad, alle motoslitte, ai fuoristrada ovunque. Dice no alla
musica a tutto volume a 2000
metri, no alla pubblicità invasiva, no alle pratiche sportive più
disturbanti.
Albert Ballardini - Alberta Voltolini Alberto Agostini - Alberto Aprili - Alberto Berghi - Alberto Dalbon - Alberto Dalpiaz -
Cefalantera rossa - F. Da Trieste
del rispetto, nella convinzione
che le politiche ambientali rappresentino un elemento distintivo del Trentino e svolgano
un ruolo strategico per il suo
sviluppo: la tutela delle specie
e degli habitat non rappresenta solo un dovere istituzionale, ma anche un’opportunità di
crescita economica e civile per
la popolazione.
Non sono mancate, nemmeno in
questa fase, critiche più o meno
velate, a seconda della provenienza, di sviamento dalla missione fondamentale di tutela o di
invasione di campo. Azzarderei
l’ipotesi che si tratta di critiche
riconducibili in qualche modo
al fatto che il Parco in questa
fase è andato “oltre”, sia agli
stereotipi del Parco-riserva, sia
a modelli di sviluppo raffermi,
che mostrano sempre più chiaramente i propri limiti. Già fare
proprio il principio che il Parco
non esclude l’uomo - e men che
meno chi ci vive da sempre e
ha assunto, per questo, titoli e
meriti per rivendicare un ruolo
di protagonista nelle decisioni
che riguardano questo territorio
- scontenta chi intende ancora,
con una visione d’antan, i parchi come riserve indiane da cui
bandire qualsiasi forma di contaminazione antropica. D’altro
canto, il fatto di dichiarare (e
di perseguire quotidianamente)
una politica di rispetto ambientale e di contenimento dell’antropizzazione selvaggia, di regolamentazione del turismo di
massa, di freno all’aggressione
del territorio e agli utilizzi non
sostenibili scontenta di sicuro
chi vede infrangersi contro il
Parco un’idea di sviluppo il-
INTRODUZIONE
ADAMELLO BRENTA
3
Masi sullo sfondo del Carè Alto - A. Dalpez
Non ci illudiamo, con questo,
di salvare il mondo. Crediamo
però sia fondamentale indicare e battere strade alternative a
modelli e a stili di vita che, lo
dicono ormai i fatti, sono perdenti. Anche il nostro territorio
deve domandarsi dove intende
ritrovarsi tra vent’anni, se restare ancorato al passato o investire nell’innovazione: in questo
senso assume sempre più valore
il compito di indicare la via per
un rapporto più rispettoso ed
equilibrato con la nostra terra,
l’unica che abbiamo. In questo
senso deve crescere a più livelli
la consapevolezza del “valore
ambientale”, a cui si dovrebbe attribuire una dignità pari a
4
quella assegnata, per esempio,
alla sicurezza, agli aspetti sociali o a quelli economici.
Siamo consci del rischio che
possano nuovamente risvegliarsi sentimenti di ostilità o diffidenza verso il Parco, perché
spesso tra due messaggi ha la
meglio quello più facile: è più
comodo colpire il bersaglio con
qualche rozzo luogo comune
piuttosto che con il paziente
lavoro di cucitura di un tessuto
culturale.
D’altro canto dobbiamo anche
riconoscere che la nostra gente
non ha ancora interiorizzato del
tutto il valore del Parco, il suo
significato profondo: su questo
occorre fare dell’autocritica.
Ecco che ora la priorità del Parco diventa quella di rendere più
partecipe la comunità, seguendo la strada della concertazione
avviata con la Carta europea del
turismo sostenibile, e di comunicare meglio il senso del proprio operato.
Forse a causa dell’abitudine a
comunicare fra addetti ai lavori, il messaggio della tutela dell’ambiente passa ancora come
una cosa astratta, quasi fine a sé
stessa, e certo non aiutano parole lontane come “habitat” o
“biodiversità”. Invece dobbiamo far comprendere come la tutela dell’ambiente sia una cosa
concreta e sacrosanta, in grado
di incidere in modo decisivo
sulla qualità della vita nostra e
dei nostri figli. E per farlo dobbiamo cominciare a cambiare i
tasti della comunicazione, facendo leva in primo luogo sui
sentimenti di appartenenza ai
propri luoghi e alle proprie radici, sulla passione per la propria terra che caratterizza le
genti delle valli del Parco, sul
piacere e l’orgoglio di gestire
bene la nostra “casa”.
Solo così potrà decollare la
quarta fase, quella di un Parco
non più assente, né contro, né
troppo avanti, ma “accanto” alla
sua comunità, su una strada in
cui le “scelte da Parco” saranno vissute non come costrizioni
ma come opportunità, consapevoli e concertate, di crescita
armoniosa, in cui la tutela ambientale sarà parte integrante
degli obiettivi delle comunità
del Parco e il Parco considerato
autenticamente dagli stessi abitanti come valore aggiunto per
il territorio.
Alberto Fiemozzi - Alberto Flaim - Alberto Giacomoni - Alberto Rosani - Alberto Sartori - Albino Dellaidotti - Albino Tolotti
800 persone, tra amministratori
e lavoratori, che hanno vissuto il
Parco dall’interno. Abbiamo voluto che i loro nomi fossero il filo
conduttore della rivista, scorrendo
in fondo alla pagina, così come lo
sono stati della lunga storia del
Parco: sarebbe impensabile un
Parco senza volto e senza voce.
Abbiamo posto in evidenza coloro che, a nostro (sindacabile) giudizio, hanno maggiormente inciso sul Parco, i componenti delle
Giunte esecutive e i dipendenti
di lunga durata, senza comunque dimenticare che non soltanto
la durata, ma anche la qualità e
l’intensità dell’impegno contano
per ottenere risultati positivi. Per
motivi di spazio abbiamo dovuto
omettere i nomi dei collaboratori occasionali, dei tesisti e degli
operatori estivi che hanno lavorato per una sola stagione.
Abbiamo dedicato grande spazio
alle testimonianze, cercando di
costruire una parte storica “a più
voci”, affidando gli approfondimenti ad esperti, ma dedicando
anche molte pagine ai protagonisti
delle realtà che con il Parco hanno
collaborato. Proprio all’esigenza
di restituire su carta la polifonia
e la vivacità dell’universo-Parco
rispondono le interviste, i quattro “sguardi esterni” e l’invito a
inviarci cinque parole che descrivano il Parco del presente e una
proposta per il Parco del futuro.
La complessa risposta che abbiamo dato alla domanda “Che cos’è
il Parco?” copre necessariamente
solo una parte di ciò che il Parco
è stato nel corso di questi vent’anni. Sicuramente ci sono giorni e
testimoni importanti che, forse
perché rimasti distanti dai riflettori, forse per nostra incolpevole
disattenzione, sono scivolati via.
Se non trovano posto su queste
pagine restano, comunque, nella
storia non scritta del Parco.
Orma d’orso - Matteo Zeni
Questo numero “speciale” della
rivista serve anche a questo.
Per comporre questo “difficile”
numero ci siamo dovuti porre una
domanda difficile: “Che cosa è, e
che cosa è stato, il “nostro” Parco?”. La risposta che abbiamo arrischiato ci ha condotti a definire
le varie parti di cui questo numero
speciale si compone.
Innanzitutto, il Parco è vent’anni
di storia. Abbiamo rispolverato
questi vent’anni uno ad uno, ripercorrendo le rassegne stampa, i
vecchi numeri della rivista, le delibere, i programmi e i rendiconti;
abbiamo quindi raccolto le notizie
che ci sembravano più rilevanti o
curiose in brevi cronistorie, arricchendole con approfondimenti
dedicati alle tematiche salienti. E
poi abbiamo “dato i numeri” sulle
attività del Parco: su tutti spiccano i 54 milioni di euro che il Parco ha investito in questi 20 anni
sul proprio territorio. E le oltre
INTRODUZIONE
ADAMELLO BRENTA
- Aldo Collizzolli - Aldo Zanolini - Aldo Zanoni - Alessandro Dalpiaz - Alessandro Frizzi - Alessandro Ghezzo -
5
IL PARCO:
MODELLO DI VITE POSSIBILI
di Franco de Battaglia
giornalista
Val Breguzzo, foto aerea - Siriofilm
6
Alessandro Morandi - Alessandro Togni - Alessandro Zanini - Alessia Azzalini - Alessia Leone - Alfonso Bonincontro -
la montagna si è impoverita sotto il profilo umano, trasformandosi in una cornice di evasione
per il tempo libero delle moltitudini cittadine, sempre più simile a un “non luogo” e sempre
più lontana dalla capacità – che
costituiva la sua forza – di creare “luoghi”, esperienze vere e
quindi una sua cultura originaria, di fatica sì, ma anche di libertà. Lo stesso alpinismo, che
per quasi duecento anni ha segnato l’incontro, sia pure dialettico, fra la realtà urbana e quella
alpestre, sembra sempre più una
pratica ripetitiva e stanca, carente di ispirazioni, nel momento in
cui gli sono venuti a mancare i
tempi e gli spazi dell’avvicinamento, la fatica dell’approccio,
la necessità di un’immersione
totale nell’ambiente per poterlo conoscere e conquistare. Gli
exploit sportivi e i record di velocità che il nuovo alpinismo
insegue denunciano sgradevoli
aspetti di narcisismo e appaiono ben lontani da quello stile
di vita (anche interiore, come
interiore era anche la fatica del
pastore, del malgaro) che l’alpinismo ha saputo costruire lungo
la sua storia.
La vera rivoluzione di questi vent’anni è però venuta dai
mutamenti nei sistemi di comunicazione e interrelazione, che
hanno cambiato non solo la percezione degli spazi e dei tempi,
ma il modo di vivere dei singoli.
Pare quasi incredibile oggi, ma
nel 1988 non c’erano i telefonini, uno per persona, che strappano i silenzi dai sentieri, non
c’erano i videogiochi, davanti ai
quali i più giovani provano lunghissimi smarrimenti solitari,
non c’era internet che ha espropriato l’identità dei rifugi, togliendo loro spazi e tempi e parificandoli a un qualsiasi ufficio
casalingo. In appena vent’anni
anche la natura, la montagna è
finita sotto l’ombrello mediatico, è entrata nel suo cono d’ombra, imprigionata dalla rete del
grande fratello.
Alfonso Fantoma - Ana Paula Vieira - Andrea Bonn - Andrea Dalbon - Andrea De Paoli - Andrea Masè - Andrea Mochen -
Pradalago - R. Cozzini
Le comunità del Parco Brenta
Adamello (e sono quelle che
comprendono nei loro territori i Comuni delle Giudicarie,
dell’Anaunia, della Val di Sole)
festeggiano con legittimo orgoglio, assieme a tutto il Trentino,
i vent’anni dell’istituzione ufficiale del Parco, attraverso una
legge approvata dal Consiglio
provinciale, e confermata poi
dal Governo, nel maggio 1988.
Vent’anni sono una generazione, portano alla ribalta esistenze
ed esigenze nuove, ma “questi”
vent’anni hanno segnato un mutamento ancora più profondo,
una rivoluzione totale nel modo
di vivere e di percepire il mondo, di relazionarsi con la natura,
di comunicare. È cambiata la
geopolitica globale, sono mutati
i sistemi di produzione e di lavoro, ma anche di amministrare
le comunità locali.
Nel 1988 la Cortina di Ferro
divideva ancora in due l’Europa, ora la globalizzazione ha
rimescolato le popolazioni e
le imprese, rendendo marginali attività che per secoli erano
state strategiche alle possibilità
di vita sulla montagna. Pascoli
e malghe, acque e legno ne costituivano i pilastri. E invece il
grande saccheggio globale che
sta portando alla distruzione
della casa di vita dell’uomo, con
i gas inquinanti e l’effetto serra che prosciugano l’acqua sul
pianeta, con i dissennati tagli
delle grandi foreste equatoriali,
condotti da regimi che tengono
le loro popolazioni in schiavitù,
ha avuto come sua prima vittima la montagna, i valori della
montagna, improntati a sobrietà, rinnovabilità, equilibrio fra
uomo, animali, natura. Di fatto
MODELLO
M
ODELLO DI
DI VITE
VITE POSSIBILI
POSSIBILI
ADAMELLO BRENTA
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Alba sul Brenta - E. Pedretti
UN MODELLO
ALTERNATIVO
Questa premessa era necessaria
per giustificare l’ “orgoglio” che
le popolazioni del Parco possono
riconoscersi, anche se, in questi
vent’anni, non sono mancati gli
errori e le occasioni perdute.
Perché complessivamente l’area
a Parco, con la grande spina rocciosa del Brenta, con l’acrocoro
ghiacciato dell’Adamello Presanella incardinato sulla Rendena dal suo sistema vallivo a
pettine (Genova, Borzago, San
Valentino, Breguzzo, Daone), è
riuscita a porsi come alternativa
all’omologazione globalizzante che ha imposto un pedaggio
pesantissimo anche al Trentino.
“Alternativa” non significa soltanto natura bella e libera, di
fronte a un territorio costruito e
meccanizzato, in una montagna
sempre più usurata perché mercificata, e quindi priva dei suoi
8
richiami. Non significa neppure
che, grazie a questo suo “blocco” di bellezze reali, non virtuali,
il Parco è riuscito a porsi come
richiamo di immaginazione forte per una società mediatica, interloquendo come strumento di
marketing nell’offerta delle comunità circostanti sullo scenario economico e turistico della
globalizzazione. “Alternativa” è
soprattutto un’altra cosa. Significa che attorno al Parco e alla
sua gestione le comunità sono
riuscite a individuare un sistema
di relazioni fra uomo e natura
in grado di mettere in moto una
macchina virtuosa rispetto ai dissennati consumi globali. Il Parco
è servito (serve) a trasmettere
un’idea di equilibrio, di risorse
rinnovabili. Serve a rilanciare le
attività tradizionali e la sapienza
delle manualità, strappandole a
un destino di violenza economica
e scientifica (dai mercati manipo-
lati dalla finanza ai cibi manipolati dall’ingegneria genetica) che
altrimenti le porta a soccombere.
Serve a salvare la dimensione
umana, oltre che naturale, che la
modernità altrimenti scippa alle
comunità, impoverendole. Sempre più, nella globalizzazione,
l’uomo tende ad essere ridotto a
consumatore, invece che cittadino, mentre il Parco si pone come
motore di iniziative radicate e
autentiche, diventando anche
esempio di una sobrietà necessaria nei comportamenti (e basti
pensare all’impoverimento delle
acque, che il Parco custodisce
come bene prezioso, o ai consumi energetici, che nel Parco
vengono limitati). Non si tratta
quindi solo di “difendere la natura”, che pur è cosa decisiva
per un futuro che sta riducendo
ogni biodiversità, ma di proporsi come modello di vita, di vite
possibili.
Andrea Mustoni - Andrea Paoli - Angela Ferrazza - Angelo Alberti - Angelo Bertelli - Angelo Collini - Angelo Fedrizzi -
Il Parco quindi non è una vetrina, è
un pegno di vita, un marchio di civiltà, un laboratorio per la ricerca
di nuovi equilibri e al tempo stesso un investimento per il futuro da
parte di comunità che si trovano a
confrontarsi con lo spreco, la distruzione dissennata delle risorse,
ma non vogliono soccombervi.
Chi riuscirà a mantenere integro,
bello, naturale il proprio territorio
nei prossimi vent’anni, chi saprà
non smarrire la sobrietà risulterà il vero vincitore della partita
mondiale in corso. A sottolineare
questa prospettiva serve la celebrazione dei “primi vent’anni”
del Parco, a capirne la funzione
“multiuso” oggi, dove la prima
funzione è proprio quella di essere
laboratorio di una nuova civiltà di
equilibri e la seconda di dare valore aggiunto ad un turismo che, lasciato a se stesso, tende anch’esso
verso l’artificialità, il “non luogo”
intercambiabile, l’usura. Occorre
esserne consapevoli. Un turismo
sempre meno motivato potrebbe anche accontentarsi di parchi
attrezzati, artificiali, ma il punto
è proprio questo, che non si possono confondere i “luoghi” con i
“non luoghi”, i parchi naturali con
quelli artificiali. È la grande lezione che i vent’anni dell’Adamello
Brenta trasmettono: non si possono mescolare le due cose. Il Parco
è un luogo di vita e di lavoro e di
percorsi ed esperienze, non è un
giardino pubblico in quota, non è
l’estensione facilitata del fondovalle. È stato merito delle comunità locali, e dei dirigenti del Parco,
capire la necessità, in questa prospettiva, di mantenere il Parco unitario, forte, capace di porsi come
massa di richiamo. Magari non
Pastore in Val di Non - E. Dorigatti
MARCHIO DI CIVILTÀ
senza incertezze si è capito che
stare insieme arricchisce tutti e che
i campanilismi, pur legittimi, meglio possono indirizzarsi verso altri confronti. Del resto è stata questa la grande, difficile scommessa
del Parco Brenta Adamello all’atto
della sua costituzione. Sarebbe
riuscito a funzionare il Parco, in
presenza di tanti protagonisti, Comuni, associazioni, valli diverse,
o un sistema tanto assembleare
avrebbe procurato tensioni, fratture, divorzi? Non sarebbe stato
meglio seguire l’esempio che più
o meno tutto il mondo segue, in
primis gli Stati Uniti, e istituire un
“ente parco” autonomo? Chi partecipò al dibattito politico, culturale, giornalistico attorno al Parco
nel 1988 era ben conscio di questi
pericoli, ma decise di correrli con
fiducia. Comunità alpine che per
millenni avevano segnato con il
loro operare, fin dai tempi retici,
la cultura delle Alpi non potevano
perdere l’occasione che il Parco
offriva, quale nuova “carta di regola” per i tempi moderni: non
espropriazione di un territorio, ma
sua valorizzazione, nel rispetto di
una cultura del limite che proprio
le carte di regola hanno introdotto
e che costituisce il “marchio” della
cultura alpina e la ragione della sua
sopravvivenza. Del resto, senza il
coinvolgimento delle popolazioni
il Parco sarebbe stato destinato al
fallimento, ad una sorta di bracconaggio istituzionale e materiale.
Anna Bonardi Anna Rita Cristoforetti - Anna Salmi - Anna Stanchina - Annamaria Chesi - Antonella Agostini -
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MODELLO
M
ODELLO DI
DI VITE
VITE POSSIBILI
POSSIBILI
ADAMELLO BRENTA
Brenta - A. Toffaletta
LE IDEE DI PARCO
Lungo questo percorso l’idea di
Parco, e lo stesso Parco concretamente, si sono evoluti nel corso degli anni, così come lo stesso
concetto di “difesa” della natura è
cambiato. Già nel libretto di Sat,
Susat e Sosat del 1967, “Brenta da
salvare”, si individuava nel Parco lo
strumento non solo per salvaguardare “questa” montagna, unica al
mondo, dal trasformarsi in catena di
montaggio del turismo industrializzato, ma per difendere e rivendicare
le attività tradizionali, preziose non
per una sentimentale nostalgia, ma
perché frutto di un lunghissimo apprendistato dell’uomo nella natura.
Il Parco non era visto come statico,
museale, né solo naturalistico e alpinistico, ma doveva servire a dare
prospettiva nobile alle comunità e
alle valli, posto che la modernità
non può essere solo artificialità, ma
è anche storia, memoria.
Perché il Parco del Brenta Adamello, che oggi si festeggia, ha in realtà
una storia ben più lunga di vent’anni, ed occorre esserne consapevoli
per capire ciò che esso significa e
attraverso quante battaglie locali,
di tutto il Trentino e nazionali, è
stato preservato.
10
La prima idea (e proposta ufficiale)
di Parco risale al 1919, all’indomani della Grande Guerra che proprio
sui ghiacciai dell’Adamello aveva
scritto pagine di eroismo e di tragedia, di inutili stragi e di anticipazione quasi profetica di riscatti nuovi,
come hanno poi confermato i due
– non casuali – viaggi di Giovanni Paolo II alle Lobbie, nel 1984 e
nel 1988. Le ricerche di Luciano
Colombo, assieme ai promotori
della ricostruzione del Rifugio alle
Lobbie, hanno mostrato in maniera
precisa il rapporto che – attraverso
Papa Wojtyla – lega questi luoghi
alla profezia di Fatima. Il Parco dell’Adamello e del Brenta non è solo
di natura, ma di spiritualità.
La prima proposta di Parco – in un
ambiente che la guerra aveva degradato e offeso – si richiamava alle
già famose esperienze americane e
a quelle svizzere del Parco dell’Engadina, dove una discarica mineraria, riconquistata alla natura, stava
proponendosi come attrattiva internazionale. La proposta di Parco non
andava contro le comunità locali,
ma sottolineava la dimensione nazionale, internazionale e unica delle
risorse naturali del comprensorio
Adamello Brenta. Risorse fragili,
appetite da chi voleva dominarle
ma irripetibili, come confermano
la grandiosità anche alpinistica delle Dolomiti di Brenta e l’unicità
della Val Genova con le sue acque
libere, senza paragoni nelle Alpi.
Altre “unicità” mondiali venivano
dall’arrossamento del Lago di Tovel - fino al 1964 - e dalla presenza
dell’orso bruno autoctono, salvatosi
dall’estinzione, in tutte le Alpi, solo
nel comprensorio Brenta Adamello.
Queste “unicità” hanno costituito
anche i motivi per la scelta strategica del “Grande Pup” del 1967
(Bruno Kessler) di istituire i parchi naturali, riconoscendovi valori capaci di trascendere l’usuale
pratica turistica, per porsi come
richiamo internazionale. Anche in
questo caso non venivano scippate le risorse tradizionali delle comunità, ma veniva suggerito alle
stesse che le loro risorse avevano
una “marcia in più”. L’invito era
di nutrire ambizioni alte, di cultura naturalistica (e turistica) mondiale. La Val Genova, ad esempio,
per la sua maestosità, merita un
viaggio, non di finire, come troppo spesso accade, quale complemento frettoloso di una vacanza a
Pinzolo o a Campiglio.
Antonella Bonapace - Antonella Diprè - Antonello Zulberti - Antonietta Cunaccia - Antonio Bosetti - Antonio Caola -
MODELLO
M
ODELLO DI
DI VITE
VITE POSSIBILI
POSSIBILI
ADAMELLO BRENTA
Questa scommessa è stata poi
il filo conduttore di tutte le battaglie ambientali condotte per
il Parco. L’obiettivo non era di
“chiuderlo”, ma di dargli un respiro ampio (oggi si parla tanto
di internazionalizzazione del Sistema Trentino), all’altezza della proposta di vita che l’unicità
del suo paesaggio, naturale ed
umano, trasmette. Sotto questo
profilo la storia del Parco, nella
sua prima fase di incubazione (il
ventennio dal 1968 al 1988) e nel
successivo faticoso assestamento
(1988-2008) fino a raggiungere
l’attuale misura, grazie alla consapevolezza dei suoi consiglieri
e all’impegno dei suoi dirigenti
(in primo luogo il presidente Antonello Zulberti, di cui occorre
riconoscere la pazienza e la capacità di mediazione, sempre
sorretta da una “visione”, non
al ribasso, e l’attuale direttore
Claudio Ferrari, energico, a volte irruente, ma schiettamente appassionato ad un Parco aperto al
godimento di tutti, ma al tempo
stesso rigoroso nello stile e nella
tutela, secondo la migliore tradizione trentina dei Forestali), è
stata una serie di battaglie non
solo ambientali (senza contare che “solo” con un ambiente
integro è possibile un marchio
di marketing globale forte) ma
una delle pagine più significative per la costruzione di una
nuova identità trentina. Il Parco, infatti, nelle intenzioni, doveva anche servire a diventare
una sorta di scuola di buone
pratiche per tutto il territorio
trentino. Nel senso che un Par-
Antichi mestieri in Val Rendena - L. Bosetti
AMBIENTE E
IDENTITÀ TRENTINA
co si salva se si salvano e si
consolidano i paesi ai quali si
appoggia. Un Parco funziona
se i paesi con le loro strutture,
i loro servizi, la loro offerta di
ospitalità e di cultura reggono e
assorbono il primo impatto dei
visitatori, fanno da filtro alle
spinte di arrogante motorizzazione e aggressione alla montagna. Se il Parco diventa la via
di fuga da paesi trasformati in
dormitori, o che poco a poco
assumono connotazioni urbane,
sarà inevitabile che il degrado
si estenda in alto, venga “esportato” sempre più su. Per questo
è stato più volte scritto che uno
degli scopi di un Parco è quello di rendere armoniosi i paesi,
arricchendoli poi con le giornate trascorse nel Parco. Questo
resta ancora uno degli obiettivi principali del Parco e forse i
tempi sono maturi perché possa
essere raggiunto, fermando la
corsa folle della speculazione
immobiliare.
Antonio Fedrizzi - Antonio Leonardi - Antonio Masè - Antonio Scarazzini - Antonio Valentini - Apollonia Baldessari -
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Lago Lamola - Michele Zeni
DALLA CARTA
ALLA LEGGE
Il Parco del 1967 restò però, come si
scriveva allora, “sulla carta”, anche
se la sua istituzione si rivelò fondamentale (dopo che la Val Genvoa
era stata salvata dallo sfruttamento
idroelettrico dell’Enel negli anni
Sessanta e la Val Rendena dalle ricerche e dalle cave di uranio nella
grande battaglia popolare e mediatica del 1978) perché risparmiò le aree
più pregiate da quel grande assalto
alla diligenza territoriale che aggredì la montagna con una mentalità da
catena di montaggio e punteggiò le
valli di villaggi in quota, residence,
strutture ricettive che oggi, nel loro
aspetto spettrale, impoveriscono
l’offerta trentina (il confronto con il
vicino Alto Adige è facile) e attendono di essere abbattuti. Fu quella
che venne chiamata la “riminizzazione” della montagna.
Passare dal “Parco sulla carta” a un
Parco gestito, capace di coinvolgere le amministrazioni e le popolazioni, sentito come proprio, come
una nobiltà derivata dalla grande,
antica tradizione delle comunità
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valligiane e della loro fatica, non
fu però facile. C’erano problemi
obiettivamente difficili da affrontare (come la caccia, o la meccanizzazione di uno sci sempre più
invasivo e artificiale), c’era soprattutto il confronto con una mentalità portata a vedere nella montagna
sempre più un “terreno di gioco”,
invece che un ambiente di vita.
C’erano gelosie da superare, rivendicazioni amministrative anche
legittime, egoismi forse giustificati
da situazioni d’emergenza, ma che
si ritorcevano contro chi li manifestava, tipo – a puro titolo d’esempio
– il famoso “Tovel l’è nòs”, quando
venne abbattuta la soglia del lago
provocando lo svaso di un metro
d’acqua, non perché il “lago rosso” non fosse di Tuenno, che già lo
aveva salvato da deleterie iniziative alberghiere, ma perché sfuggiva
ai picconatori quanto il panorama
complessivo fosse mutato, quanto
aumentata la capacità distruttiva
della nuova società di massa, con
meccanismi del tutto diversi rispetto alla realtà contadina. La massa
cambia la qualità dei problemi, non
solo la loro quantità, così come la
rivoluzione mediatica sta cambiando la sostanza delle relazioni interpersonali, non solo la velocità delle
informazioni.
Fu merito della giunta provinciale
Angeli (con Walter Micheli assessore all’Ambiente e Mario Malossini al Turismo) nella stagione degli
anni Ottanta, prima del grande ribaltone del 1989 (caduta del Muro
di Berlino) e del 1992 (Tangentopoli) essere arrivata alla legge istituiva
del Parco. Se una legge non fosse
stata promulgata allora, a riflettere
su ciò che avvenne poi, non ci sarebbe più stato spazio politico per
alcuna legge e l’ambiente dei parchi
si sarebbe frantumato, parcellizzato, privatizzato. È un altro motivo
per ricordare la data del 1988 con
legittima soddisfazione, anche per
la visione politica (nel senso di bene
comune) che lo sforzo di avviare
una gestione capace di coinvolgere
amministrazioni locali e associazioni culturali racchiudeva.
Con un territorio frantumato l’identità di un popolo si disperde, ed anche la sua autonomia.
Arianna Castellani - Armando Dalpiaz - Armando Morelli - Arnaldo Miclet - Arrigo Dallago - Arrigo Franceschi -
Le difficoltà da affrontare erano
ben note, gli scettici molti, quelli
pronti ad aggrapparsi ad un pretesto per rompere tutto non pochi.
Ma la “costruzione” del Parco,
in quanto struttura di riferimento per il territorio, proseguì negli
anni successivi, sostenuta dalla
passione dei migliori che, con
aggiustamenti progressivi, riuscirono a disinnescare “bombe” potenzialmente distruttive (la viabilità all’arrembaggio delle valli del
Brenta, la caccia da rendere compatibile con una visone naturalistica, non solo venatoria del territorio, Tovel, la Val Genova…)
e a difendere la passione che animava il progetto di Parco. Tranne
forse in un’occasione, quella del
baratto delle zone a parco di Plaza in Val Brenta, sotto il ricatto
dei funiviari, che mise in pericolo
l’esistenza stessa del Parco (ma
anche in quell’occasione il Parco
riuscì ad evitare il peggio: cedette, ma fu in grado di impedire la
costruzione a Plaza di una stazione di smistamento funiviario,
che avrebbe scardinato l’accesso
a tutte le valli del Brenta, sostituendovi una soluzione di passaggio diretto, senza sosta, della
navette verso Campiglio), sostanzialmente il Parco ha tenuto, e
questo resta l’importante, perché
questa “tenuta” consente altri aggiustamenti, via via che crescerà
la consapevolezza ambientale.
Quello di Plaza-Val Brenta, peraltro, resta il nodo più delicato e
occorrerà vigilare (anche dal punto di vista estetico, senza lasciare
il progetto ai soli ingegneri) perché con un pretesto o con l’altro,
seguendo la ben nota “politica del
Impianti di risalita, Madonna di Campiglio - Archivio Pnab
COSTRUZIONE E
DIFFICOLTÀ
carciofo”, anche questa soluzione
di compromesso minimale non
venga travolta. Così per la viabilità in Val Genova e in Flavona:
le soluzioni individuate (bus-navetta, jeep, concessioni ai residenti) funzionano nelle stagioni
di più intenso turismo, ed hanno
ridotto l’impatto automobilistico
– che resta il vero, grande nemico
dei parchi - ma sono per così dire
soluzioni “in progress”, con ampi
e necessari margini di miglioramento.
In questo quadro, sostanzialmente positivo, non sono mancati gli
errori,soprattutto nella fase iniziale: è possibile che molti siano
stati compiuti in buona fede, per
non andare allo scontro diretto
con alcuni gruppi locali, per far
sentire il Parco come cosa “vicina”, non imposta. Ma l’incerto
avvio ha contribuito a sfocare,
anche presso le popolazioni dei
Comuni interessati, il significato
vero del Parco, la sua immagine e
la sua missione principale: quella
di “alternativa”, nella natura, ai
comportamenti di consumo, ed è
per questo, per portare avanti una
politica diversa da quella dell’ usa
e getta”, o del “vendi e compera”,
che esso ottiene finanziamenti e
contributi pubblici.
Il fatto, ad esempio, che il primo
atto del Parco sia stato l’asfaltatura della Val Genova, nel 1991,
senza neppure prevedere un percorso pedonale a fianco, ha gettato un’ombra sull’idea stessa di
Parco, sanata solo recentemente
dal completamento dell’affascinante Sentiero delle Cascate e
dall’avvio del servizio di navetta.
Un Parco può fare tante cose, ma
di certo non incoraggiare il traffico automobilistico al suo inter-
Astrid Mazzola - Augusto Gallucci - Aurora Trentini - Barbara Chiarenti - Barbara Ferrazza - Benvenuto Maistrelli -
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MODELLO
M
ODELLO DI
DI VITE
VITE POSSIBILI
POSSIBILI
ADAMELLO BRENTA
Orso bruno - Campora, Galasso
no, nella sua valle più bella, cuore
di tutto il sistema naturalistico.
Che le polveri andassero abbattute è vero, ma fu un’iniziativa
anche psicologicamente negativa
facilitare l’accesso alle auto in
mancanza di un piano preciso. Se
l’asfaltatura non mandò tutto all’aria lo si deve peraltro, oltre che
alla civile protesta delle associazioni ambientali e alpinistiche (vi
partecipò anche l’indimenticabile
guida alpina di Pinzolo “Gueret”)
alla grande e onesta buona fede
dell’allora presidente Carlo Eligio
Valentini, alla sua passione genuina per la propria terra, agli sforzi
che egli esercitò per disciplinare
poi l’accesso delle auto, per trovare alternative, per mantenere aperto un dialogo.
Altri momenti di crisi - di confronto - vanno ricordati. Nel
1990, mentre si preparava il piano
del Parco (affidato al prof. Ferrara) e quello faunistico (affidato al
prof. Schroeder) esplosero subito
problemi che si sarebbero rivelati
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endemici: quello della viabilità,
troppo aggressiva non solo in Val
Genova, ma anche nelle valli di
Flavona e Algone, quello delle
cave di granito in Val Genova e
quello della caccia, con la difficoltà a contemperare una selezione tecnica venatoria, con una
visione naturalistica. Contemporaneamente, però, il Parco si
radicava nella realtà locale, promovendo assunzioni di giovani
residenti nei Comuni interessati:
non era solo una prospettiva offerta alle giovani generazioni ma
anche un volerle coinvolgere in
una nuova dimensione esistenziale e culturale.
Centrale è stata anche la tutela
dell’orso, la volontà di evitarne
l’estinzione, fino a varare con la
Provincia autonoma il Piano Life
Ursus, che può considerarsi, al di
là di alcune tensioni minori, un
autentico successo internazionale,
oltre che il maggior investimento
di immagine che il Trentino abbia
compiuto sul suo territorio. La
gestione del progetto, negli anni,
ha mostrato che il Parco è troppo
stretto per gli orsi, giunti ad una
ventina di esemplari, per cui è stata istituita una “task-force” specifica impegnata a seguire il plantigrado. E però il Progetto Orso
deve sempre rimanere agganciato
al Parco, alla sua idea di fondo, ai
suoi uomini, non solo perché proprio il territorio del Brenta e dell’Adamello resta il “cuore” della
presenza dell’orso (e delle delicatissime tane del suo svernamento)
ma soprattutto perché la presenza
(e l’immagine) dell’orso non può
risultare svincolata da una progetto complessivo di gestione del
territorio, di stile nuovo, attento,
nel vivere la montagna nella modernità, pena il trasformarsi in una
curiosità erratica. Anche i pacchetti di proposte escursionistiche
che il Parco offre vanno in questa
direzione: non è la solita gita, ma
la volontà di legare l’ambiente a
un modo diverso di vederlo e di
viverlo.
Con il Piano del 1999 e con il
successivo regolamento il Parco
è entrato nella maturità, fissando i
comportamenti, e i limiti necessari
per frequentarlo. Devono saperlo
tutti che una strada di Parco è cosa
diversa da una pista per “Quad”,
per “Suv” o per motoslitte, anche
se l’arroganza dei proprietari di
superautomobili che sulle strade
non possono più andare (perché
intasate dalle code) si scatenano (e basti vedere gli allucinanti
cartelloni pubblicitari ai margini
delle piste, sulle riviste, o addirittura alla partenza degli impianti di
risalita) contro le aree dedicate ai
legittimi diritti di chi vuole andare
a piedi, in silenzio, nel rispetto di
una propria dignità di uomo.
Bruno Batocchi - Bruno Dipré - Bruno Lorenzetti - Bruno Mochen - Bruno Moratti - Bruno Ramponi - Bruno Sandri -
MODELLO
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ODELLO DI
DI VITE
VITE POSSIBILI
POSSIBILI
ADAMELLO BRENTA
Una visione di Parco quale si
è delineata in questi vent’anni,
dal 1988 al 2008, quale abbiamo
cercato di esporre in alcuni suoi
aspetti, racchiude in sé anche le
ragioni del suo futuro.
Il Parco è un patrimonio di identità territoriale e al tempo stesso
un’ “assicurazione” su un futuro
incerto per mutamenti climatici
e mode che cambiano. Per tutte
le cose della vita - lavoro, amicizia, amore, scienza, sport, avventura - è il “metodo” con cui
si affrontano le esperienze a plasmarne la “sostanza”. Il metodo
è sostanza.
Per un Parco sono i comportamenti di rispetto, i tempi lenti
e attenti di frequentazione, che
danno sostanza alla sua progettualità. L’importante è “come
“ si entra nel Parco, più che
“cosa” si fa. È un principio da
non smarrire, da porre a monte
di tutte le iniziative. Il Parco
deve offrire un “altro tempo”
alle esperienze dei visitatori.
Tracciare le prospettive per il
futuro richiederebbe un nuovo,
lungo articolo, e forse sarebbe
inutile – almeno oggi - perché i
tempi cambiano più in fretta dei
progetti. Ma non sembra inutile
fissare tre priorità di orientamento generale:
1. Il Parco deve intensificare a
tutti i livelli, valligiani e provinciali, una campagna di informazione su ciò che è la sua vera
“mission”. Per mettersi a fuoco.
Troppi ancora lo vedono come
un giardino pubblico in quota,
un marchio solo turistico, magari da trattare disinvoltamente,
una realtà che, quando impone
qualche limite, si può ignorare.
Parco avventura Tovel - Archivio Pnab
PROSPETTIVE
2. Le arroganze di una motorizzazione e di una frequentazione
“mordi e fuggi” non possono
assolutamente avere cittadinanza. Non dovrebbero averla neppure fuori del Parco.
3. Viabilità e mobilità vanno
prese per mano un pezzo alla
volta, non solo per limitare la
motorizzazione, ma anche per
esplorare nuovi, più adeguati
mezzi di trasporto. Per la Val
Genova, ad esempio, sicuramente esistono mezzi di trasporto più adeguati di un autobus urbano, per Cornisello
perché non ripristinare l’impianto a fune?
Sono solo spunti, l’importante è
che il Parco, dopo il ventennale, inizi con entusiasmo la sua
nuova fase di vita. È l’augurio
che tutti, nel Trentino, gli rivolgono.
Bruno Simoni - Bruno Tisi - Bruno Valentini - Bruno Vidi - Candido Deromedi - Candido Ghezzi - Carlo Belletti -
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E-VENTI
Vent’anni non sono mai pochi, se si pensa che
sono composti di mesi, di settimane e giorni,
ognuno dei quali ha portato qualche nuova sfida,
qualche nuovo progetto da attuare fuori e dentro il
Parco, fuori e dentro l’edificio che è divenuto sede
dell’attività nevralgica dell’Ente.
Quella del Parco è una storia di piccole e grandi sfide, di nascite e reintroduzioni, di scontro e
confronto, di persone, parole e fiumi che scorro-
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no. Dalla Val Genova al lago di Tovel, dall’orso
alla reintroduzione dall’orso allo stambecco, alcuni temi principali ne hanno accompagnato tutta
la storia fin nel ventunesimo secolo, quando importanti svolte si sono compiute, consegnandoci
un’immagine del Parco sempre più definita.
E forse non è un caso che sui giornali il nome
“Parco” sia stato scritto minuscolo per tanto tempo, conquistando l’iniziale maiuscola solo negli
Carlo Carè - Carlo Devigli - Carlo Eligio Valentini - Carlo Franceschetti - Carlo Franchi - Carlo Martini - Carlo Ravelli -
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ADAMELLO BRENTA
anni Novanta: il Parco, nella coscienza di tanti,
ha dovuto fare molta strada prima di essere riconosciuto come entità autonoma e come soggetto,
più che oggetto, di azione.
Un ulteriore percorso, che lo ha portato fin sulla soglia del ventunesimo secolo, è quello che
gli ha fatto acquistare l’aggettivo “naturale”, in
precedenza omesso: il Parco Naturale Adamello
Brenta, nel nuovo secolo, rivendica con orgoglio
la propria specificità rispetto ad un qualsiasi altro “parco”.
Dopo il fatidico 1988, ogni anno è un passo in
più verso il Parco che è oggi: seguiamone dunque la crescita e l’arricchimento, scoprendo
quando e come sono nate le attività e le proposte
che oggi lo caratterizzano e richiamando alla nostra memoria gli ostacoli che ha dovuto superare
per giungere fin qui.
Paesaggio, sullo sfondo il gruppo Adamello Presanella -. Archivio Pnab
Carlo Speccher - Carmen Caola - Carola Dall’Orto - Catia Hvala - Celso Maffei - Cesare Salvaterra - Chiara Bertarelli -
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Cresta Croce - G. Alberti
Due fiocchi verdi in Trentino
I
l processo di nascita dei due Parchi regionali Adamello Brenta
e Paneveggio Pale di San Martino non è semplice né immediato. Prima di giungere alla sua approvazione definitiva la proposta
della legge istitutiva dei due parchi, fatta nel 1987 dall’assessore
all’ambiente e territorio Walter Micheli a nome della giunta provinciale, viene integrata con forti elementi innovativi. Le difficoltà principali sono legate ad alcuni suoi aspetti controversi, primo
tra tutti il ruolo rivestito dalle comunità locali nella gestione dei
parchi. È il 6 maggio quando la legge, precedentemente accettata
dal Consiglio Provinciale, riceve infine l’approvazione del Governo. Nel frattempo il territorio che entrerà a far parte del Parco
Adamello Brenta è al centro di un’attenzione ambientalista che
delinea già alcune delle importanti questioni successive: le cave e
l’asfalto in val di Genova, il mancato rossore del Lago di Tovel e
il recupero turistico della zona che lo circonda.
NEL PARCO
“La battaglia dei Parchi”
Così viene definito il vivace dibattito che precede l’approvazione del disegno di legge proposto dall’assessore Micheli: vi si oppongono l’Uatt e il Comitato Parchi
nato in Valli Giudicarie, accomunati dalla richiesta di
un maggiore protagonismo delle comunità locali nelle
decisioni riguardanti i Parchi; tali rivendicazioni conducono a una serie di migliorie alla legge, nell’ottica di
un maggior radicamento locale dei neonati Parchi.
Enel, dall’acqua l’energia
La necessità di approvvigionamento di acqua per la
produzione di energia elettrica da parte dell’Enel causa
problemi a corsi d’acqua e laghi della Valle del Chiese e della Val Rendena: mentre i fiumi Sarca e Chiese
sono vittime di avvelenamento, il livello di alcuni laghi è eccessivamente basso; questo spinge la Provincia
a cercare un accordo con l’Enel.
Le Alpi, tante, una sola
Numerosi sono i dibattiti sul futuro delle Alpi, che
sottolineano l’importanza di un’unione costruttiva
tra le differenti realtà alpine per valorizzare il proprio territorio incanalando le energie delle popolazioni residenti.
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Il Parco ancora non c’è. I problemi sì
Il Parco è una realtà a malapena tratteggiata ma già si
affrontano i primi problemi cruciali. In capo a tutti c’è
la situazione della Val Genova, difesa dagli ambientalisti che ne denunciano il maltrattamento ad opera di
cave e asfaltatura; ma si parla anche dello sfruttamento
turistico della Val di Tovel e del suo lago.
Sopra i monti, sopra le guerre, sopra al Parco neonato
Molto attesa, la visita del Papa in Trentino tocca anche il Parco appena nato; Giovanni Paolo II tiene una
messa sulla linea del fronte dell’Adamello, invocando la pace e ricordando come le montagne richiamino il senso dell’Infinito.
IN ITALIA E NEL MONDO
Dove siamo diretti?
È trascorso solo un anno da un evento molto importante per i successivi sviluppi della coscienza ecologica: il Rapporto Brundtland – Il futuro di noi tutti,
pubblicato in Italia nel 1988. È un allarmante rapporto, stilato da un gruppo di studio internazionale, sugli
effetti ambientali dello sviluppo incontrollato caratteristico della modernità. Tale rapporto è alla base del
futuro concetto di sviluppo sostenibile.
Chiara Maestri - Chiara Scalfi - Christian Giongo - Cinzia Catturani - Cirillo Moratti - Clara Campestrini - Clara Tattoni -
ADAMELLO BRENTA
E-VENTI
E
-VENTI
Una grande scommessa
di futuro
di Walter Micheli
promotore della legge istitutiva dei Parchi
fondamentale per la gestione del
territorio trentino, votato nell’autunno dell’anno precedente, indicava come provvedimenti necessari per il raggiungimento dei
suoi obiettivi la legge sui parchi
naturali e quella sulla valutazione
d’impatto ambientale.
Non si poteva fallire un’altra volta, dissipare le speranze accese
dopo le delusioni che avevano
frustrato, nei decenni precedenti,
tutti i tentativi di fare dei parchi
trentini qualcosa di più di una patinata esercitazione cartografica.
Per questo l’ordinamento sui parchi divenne il banco di prova di
una legislazione condivisa: dalla
Provincia autonoma (che non abdicava alle proprie responsabilità
statutarie, che divennero la cornice portante della legge), dalle
comunità locali (cui fu affidato il
compito prevalente della gestione a responsabilità diffusa), dal
mondo ambientalista (che tanta
parte aveva avuto nell’alimentare
sensibilità e richiami alla responsabilità). Con un alacre lavoro di
pochi mesi (la giunta provinciale
aveva presentato la sua proposta
di legge il 28 ottobre dell’anno
precedente) si superarono contrapposizioni e pregiudizi di antica data.
La legge fu, dunque, il risultato di
una fertile stagione, un sussulto
di impegno civile che coinvolse
larga parte della comunità. Con
essa fu possibile disincagliare
la gestione dei parchi naturali dalle secche di una polemica
deprimente e senza prospettive,
per farne, come si scrisse nei
documenti programmatici votati contestualmente alla legge,
sperimentazione di un equilibrio
naturale e sociale capace di coinvolgere il territorio e l’intera comunità trentina.
Claudia Zoanetti - Claudio Alberti - Claudio Bonenti - Claudio Borsetti - Claudio Capelli - Claudio Chemini -
Presentazione della legge sui Parchi, Villa Welsperg, Primiero
Il 30 marzo 1988 il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento
approvava a larga maggioranza il
disegno di legge sull’ordinamento dei parchi naturali del Trentino. Ventidue furono i voti a favore, quattro gli astenuti, due soli i
contrari.
Proprio perché la legge aveva
avuto un itinerario difficile e in
qualche momento tormentato, auspicata da molti, ma anche da tanti contrastata e temuta, ci fu, quel
giorno, la percezione che era stata
raggiunta una tappa importante
nella storia del Trentino civile e
comunitario; che con quel voto
si realizzava l’esortazione di un
grande precursore dell’ambientalismo italiano, Renzo Videsott,
che ancora nel 1946 aveva scritto:
«La creazione del Parco Brenta
Adamello è un impegno morale
della gente trentina».
Il compito sostanziale e formale
di tutela dei siti più delicati del
nostro territorio alpino, individuati, fin dal piano urbanistico del
1967, nei due parchi naturali di
Paneveggio Pale di San Martino e
dell’Adamello Brenta, passava, in
quel momento, dal fervore dei pochi alla diffusa responsabilità delle comunità locali. Era la scommessa di futuro, di tenuta sociale
e di equilibro del Trentino cui si
erano appassionati grandi uomini della cultura italiana: Giorgio
Bassani, Antonio Cederna, Dino
Buzzati.
Alle spalle, in quel marzo del
1988, il Trentino aveva, da meno
di tre anni, la tragedia di Stava. Il
nuovo piano urbanistico, la carta
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Rosa alpina - F. Da Trieste
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Viaggio nel Parco che
(ancora) non c’è
“Il Parco esiste veramente? Ad eccezione di un cartello non si vedono indicazioni che lo possano individuare”, sostiene il quotidiano l’Adige nel mese di
agosto. Se, da un lato, lo Stato italiano sembra ignorare ancora l’esistenza del Parco Naturale Adamello
Brenta, agli occhi di molti sembra davvero che esso
“sia solo fantasia”: sono le associazioni ambientaliste, che vedono deluse le proprie elevate aspettative,
NEL PARCO
Il Parco che non c’è
Numerose sono le contestazioni da parte degli ambientalisti, che accusano il Parco di spettralità e ne
criticano i rapporti con l’Ente pubblico; ironia della
sorte, lo Stato non si è ancora accorto che esiste: lo
colloca difatti nella lista dei Parchi progettati nella
legge-quadro delle aree protette.
Progettare un Parco
All’ombra delle contestazioni il Parco sta iniziando
ad operare: viene indetto un concorso per deciderne
il logo, si stampano 30mila dépliant e vengono organizzate le prime serate naturalistiche. L’inizio è faticoso: il Parco deve operare all’interno di un bilancio
particolarmente esiguo, con scarsi poteri e avvalendosi di personale “preso in prestito” dalla Provincia.
Continua l’avventura della Val Genova
Nonostante il Parco non abbia ancora la possibilità di
occuparsene, quello della viabilità della Val Genova
è un problema da affrontare con urgenza. La soluzione adottata dal consorzio dei comuni interessati alla
questione è l’istituzione di un pedaggio di 3000 lire.
“Il territorio è svenduto”
Il Wwf delle Giudicarie denuncia la “svendita del
territorio” della Val Rendena e delle Valli Giudicarie: essa è plateale nel “sistema Campiglio” (la pro-
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a scagliarsi contro la scarsa efficacia del Parco e la
sua dipendenza immobilizzante dall’ente pubblico.
Nel frattempo il Parco sta cercando di organizzarsi:
è un percorso lungo e difficile, che si deve costruire
attraverso il consenso di numerosi attori e la formazione del personale. Viene disegnato il logo del Parco
(l’ormai famoso orso sullo sfondo delle montagne) e
si tengono diversi incontri di progettazione.
posta, da parte della Giunta provinciale, di un trenino monorotaia di superficie per snellire la viabilità),
più nascosta ma comunque evidente in altri scempi
ambientali perpetrati nel silenzio generale: la costruzione di un muro tra i laghetti Garzonè e S. Giuliano da parte dell’Enel, che impedirebbe l’afflusso di
acqua a S. Giuliano e lo condannerebbe alla morte;
la concessione data alla cava Maffei dal Comune di
Massimeno e, infine, la questione della viabilità in
Val Genova. Nel frattempo si affronta la questione
del recupero naturalistico dei fiumi.
Siamo su una brutta strada
Mountain Wilderness organizza una manifestazione a
favore della chiusura al traffico della strada della Val
d’Ambiez, sulla quale – nonostante sia previsto il passaggio esclusivamente per alpeggio e altre ragioni di
lavoro ed esista un servizio di taxi privato su fuoristrada – attualmente multe troppo basse e controlli quasi
inesistenti permettono di circolare liberamente; la strada, che attraversa un ambiente ancora intatto, diviene
simbolo del degrado delle strade di alta montagna.
IN ITALIA E NEL MONDO
I nuovi Parchi nazionali
Il governo italiano approva il progetto per altri nove
parchi nazionali.
Claudio Cominotti - Claudio Ferrari - Claudio Franzoi - Claudio Groff - Claudio Maffei - Claudio Marchiori - Cornelio Simoni
ADAMELLO BRENTA
Orso bruno - G. Volcan
Una decina di anni prima della nascita del Progetto Life Ursus, nelle valli del Parco arrivò un nuovo
orso.
Quell’orso oggi è ormai famoso.
Compare sui siti, sui dépliant,
sulla carta intestata, ma anche su
magliette e zaini, mostrine e locandine. È divenuto il simbolo di
un Parco che sulla reintroduzione
dell’orso e la cura della fauna selvatica ha puntato e punta molto.
Alle sue spalle, nel logo nato quasi assieme al Parco, si scorge l’altra caratteristica essenziale dell’Adamello Brenta: le montagne,
verdi e azzurre, forse splendenti
della neve di un ghiacciaio.
Ma da dove proviene l’orso più
antico del Parco?
Quella del marchio del Parco è
una storia un po’ curiosa, che data
ai primi anni di vita dell’Ente: la
sua adozione, abbastanza faticosa, ricalca le difficoltà iniziali incontrate dal Parco nel costituirsi e
iniziare ad “agire”.
Fin dall’inizio si delineò la necessità di dotare il Parco di un simbolo ben riconoscibile, che desse
una precisa indicazione su ciò che
il Parco era e voleva essere e potesse essere usato per identificare
le realtà che si richiamavano ad
esso: tant’è vero che già nel 1989,
tra le discussioni su confini, materiale informativo e gestione del
territorio la Giunta Esecutiva inserì anche la creazione di un concorso di idee ad hoc per dotare il
Parco di un logo. Con lungimiranza, si stabilì che i bozzetti del
logo vincitore sarebbero rimasti
all’Ente e avrebbero dovuto essere riproducibili su carta (per carta
E-VENTI
E
-VENTI
Il primo orso del Parco
intestata), legno (per le tabelle),
metallo (per le mostrine) e plastica (per gli adesivi).
Ma evidentemente le aspettative
nei confronti del Parco erano così
elevate che nessuno volle correre
il rischio di scegliere il logo sbagliato. Per due volte venne bandito il concorso; e per ben due volte
la giuria preposta alla scelta del
simbolo migliore rifiutò di scegliere il vincitore.
Il primo concorso, pubblico, venne bandito il 28 marzo; il secondo,
vista la non corrispondenza del
materiale pervenuto con le esigenze del Parco, iniziò il 7 luglio e fu
riservato ad un numero ristretto di
studi professionali e artisti, con lo
scopo dichiarato di garantire una
miglior qualità del prodotto. L’11
dicembre la Giunta Esecutiva, con
una punta di amarezza, accettò la
decisione della commissione giudicatrice di non scegliere il vincitore neppure questa volta, “in
quanto nelle opere presentate prevalgono astrattezza di immagini e
difficoltà di riproduzione”.
Tuttavia la necessità di uno stemma era percepita con una certa
urgenza: a gennaio del 1990 si
decise quindi di affidare allo studio APR & B di Trento, autore dei
bozzetti che avevano maggiormente convinto la giuria, l’incarico di progettare un nuovo logo
per il Parco.
Nacque così, da un concorso dai
risultati poco soddisfacenti, l’ormai celebre orso, che nel momento dell’adozione ufficiale, il 18
aprile 1990, fece la sua comparsa
nel linguaggio formale della delibera come un “disegno complessivo racchiudibile in una forma a
bordo circolare, comprendente in
primo piano un profilo di orso color grigio scuro sullo sfondo due
ordini di montagne le une di colore verde e le seconde, più arretrate, di colore azzurro”. (A.Ma.)
- Corradino Fanti - Corrado Maturi - Corrado Paoli - Corrado Poda - Costantino Odorizzi - Cristel Meneghini -
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Vedretta di Lares - B. Tassoni
Un “puzzle” di territori
Lento e poco amato: questo potrebbe essere
lo slogan del Parco nel 1990. La strada che il
Parco deve compiere per essere accettato, tanto
all’interno del suo territorio quanto all’esterno,
nella società trentina, è in grande salita. Mentre
iniziano le prime assunzioni, che danno la preferenza – come richiesto dai sindaci delle valli
del Parco – ai locali, e i due importanti Piani
(quello faunistico e quello di gestione) vengo-
NEL PARCO
Il Parco si costruisce
L’iter di costruzione del Parco prosegue. Si decide
la creazione di cinque centri visitatori e tre strutture
specialistiche, basata sulla ripartizione di competenze tra i vari territori del Parco. Viene istituito il Comitato scientifico, un organo che avrà il compito di
offrire una consulenza tecnico-scientifica alla Giunta
e agli enti di gestione. La giunta del Parco approva
la nuova pianta organica dell’ente, che prevede l’assunzione di quasi settanta persone; la redazione del
Piano faunistico viene affidata al professor Schröder,
quella del Piano del Parco al professor Ferrara.
Incontro al territorio
Iniziano i lavori per creare il catasto dei ghiacciai,
realizzato per conto del Parco dalla Sat, e prende
avvio una serie di visite guidate al Parco.
Parco ancora allo stop
Sono molti i problemi evidenziati, più volte, dalle associazioni ambientaliste che ruotano attorno al Parco: dal deperimento del Lago Nero alla discarica di
baita Flavona, tutte ragioni per accusare il Parco di
immobilismo.
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no affidati a due professori, gli ambientalisti e
la popolazione continuano a mostrarsi scettici
nei confronti delle sue possibilità. Si iniziano a
prendere in considerazione alcune problematiche importanti, in special modo quelle connesse
alla viabilità; tuttavia il consenso è molto basso: qualsiasi situazione di degrado o crisi viene
imputata all’incapacità del Parco di prendere
decisioni e di agire di conseguenza.
L’orso: da salvare
Una delle prime preoccupazioni del nuovo Parco è l’orso bruno, che, isolato nella sua zona di competenza, rischia l’estinzione: inizia un dibattito sempre più vivace
sulla necessità di misure di protezione per la specie e di
contemplare, eventualmente, l’immissione di alcuni individui. Nel frattempo il Parco assume la gestione dello
spazio di San Romedio: qui viene costruito un nuovo recinto per l’orso Charlie, fino ad ora confinato in gabbia.
Tre valli e un problema comune: la viabilità
Val Ambiez, Val di Tovel e Val Genova condividono il
problema di una viabilità troppo aggressiva; si tenta di
diminuirne il peso istituendo un servizio di bus navetta
a Tovel e fissando un costo di trasporto su jeep più basso
ad orari fissi per la Val d’Ambiez; in Val Genova è polemica sul ripristino dei ponti della Rocchetta e di Ragada, considerati eccessivamente pesanti per l’ambiente, e
sulle cave di granito in località Ponte Maria.
Cave nel Parco
Franca Berger, assessore provinciale dei Verdi, presenta
una proposta di legge per la cessazione di ogni attività
estrattiva nei Parchi Adamello Brenta e Paneveggio; la
proposta tuttavia rimane bloccata.
Cristian Dassa - Cristian Zanella - Cristina Castellani - Cristina Moschetti - Daiana Barbacovi - Daniela De Concini -
ADAMELLO BRENTA
dendo nuove edificazioni (a parte
piccoli impianti); 3) la scelta tra
manufatti, dal punto di vista tecnico-funzionale, consoni ad alloggiarvi le strutture proposte.
Si stabilì, inoltre, un ordine di priorità per l’attuazione delle varie
strutture. Si diede cioè precedenza
alle strutture che avessero l’accordo localizzativo della zona di competenza e alle strutture che non
comportassero, per l’attivazione,
alcun esborso per l’Ente Parco.
Ogni area potè così contare sulla
presenza di importanti strutture
“di supporto all’attività del Parco, idonee a svolgere il compito
di divulgazione delle particolarità
naturalistiche del Parco e più in
generale di educazione ecologica,
attività imprescindibili per il raggiungimento, in maniera corretta,
del proprio compito istitutivo di
tutela -delle caratteristiche naturali e ambientali del Parco”.
I criteri di individuazione delle
strutture seguirono la suddivisione dell’area del Parco nelle zone
Orme di tasso - Archivio Pnab
La realizzazione, sul territorio
dei comuni del Parco, dei Centri
visitatori, oggi ribattezzati Case
del Parco, parte da lontano. Con
delibera del Comitato di gestione n° 6 del 1990 si approvava un
documento contenente “i criteri
e gli indirizzi per la realizzazione
di strutture di supporto all’attività
dell’Ente”. L’elenco delle strutture da realizzare, il loro ambito di
influenza, i criteri localizzativi da
seguire per la distribuzione sul territorio, nonché i criteri di priorità
per l’esecuzione erano già stati approvati dalla Giunta esecutiva il 6
novembre 1989.
La delibera traduceva, concretamente, le richieste avanzate dai
territori – Val Rendena, Valle del
Chiese-Busa di Tione, Giudicarie
Esteriori e Altopiano della Paganella-Val di Non – che ambivano
ad ottenere, dalla presenza del
Parco, opportunità equamente distribuite. La localizzazione specifica delle strutture all’interno
dei vari areali venne lasciata
alla libera scelta dei componenti
della Giunta del Parco afferenti a ciascuna delle quattro zone,
previa consultazione con gli altri
componenti del Comitato e/o i sindaci dell’areale stesso. Nel caso di
controversie prolungate la Giunta
si riservava comunque il potere di
decidere. I criteri stabiliti erano i
seguenti: 1) il mantenimento di una
certa omogeneità di distribuzione
delle due strutture nella zona; 2)
l’utilizzo, per la realizzazione delle
strutture, esclusivamente di edifici esistenti da ristrutturare, esclu-
E-VENTI
E
-VENTI
Gli areali: ad ogni ambito territoriale
una struttura del Parco
d’influenza politica già stabilite
per la nomina della Giunta esecutiva. Le zone erano quattro,
pertanto in ognuna vennero collocate due strutture. (A.V.)
ZONA POLITICA
STRUTTURE
Val Rendena
Valle del Chiese-Busa
di Tione
Giudicarie Esteriori
Valle di Non-Altopiano
della Paganella
Casa del Parco “Uomo” + Centro faunistico
Casa del Parco “Fauna” + Centro di educazione
ambientale
Casa del Parco “Flora” + biblioteca
Casa del Parco “Orso” + Casa del Parco “Uomo
e Ambiente”
La Casa del Parco “Uomo” prevista a Carisolo è poi diventata Casa del Parco
“Acqua”, ancora da realizzare, mentre la biblioteca prevista a San Lorenzo è stata sostituita dalla Casa del Parco “C’era una volta”, inaugurata a novembre 2007.
Il Centro di educazione ambientale “Villa Santi” a Montagne e la Casa del Parco
“Uomo e ambiente” a Tuenno sono in corso di realizzazione. Il Centro faunistico
è in fase di progettazione. Tutte le altre strutture sono operative.
Daniele Armani - Daniele Bassan - Daniele Berti - Daniele Bertolini - Daniele Bolza - Daniele Daldoss - Daniele Gattuso -
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Danni ambientali - Liverani
Salvate la Val Genova!
Le discussioni che hanno accompagnato il Parco
fin dalla sua nascita proseguono: la situazione di
congestione estiva ormai frequente in Val di Tovel e Val Genova richiede una rapida soluzione
al problema del trasporto privato, mentre la Val
d’Ambiez è al centro di dibattito perché la soluzione del trasporto tramite jeep e con costi elevati non è ottimale. Parco, Comuni e Provincia
NEL PARCO
Un ambiente da salvare, con coraggio
Il Parco è ancora al centro delle polemiche, mentre
si susseguono le denunce di sfregi ambientali nel
suo territorio: la grossa presa d’acqua sul rio Algone,
dopo la costruzione della quale non sono ancora stati
fatti i lavori di ripristino ambientale; la strada forestale sul monte Ritorto, considerata impattante sull’ambiente. Il presidente Valentini è però ottimista:
pur ammettendo la lentezza dovuta alle scarse risorse
a disposizione e alle resistenze locali, si dice certo
che il piano del Parco verrà approvato entro i termini
previsti dalla legge – due anni dall’istituzione.
Orso: protetto e “in mostra”
Continua la discussione sull’orso: ad esso si vorrebbe dedicare un areale caratterizzato da speciali vincoli per proteggerlo dall’estinzione, rischio molto
forte per una popolazione ursina trentina stimata in
una quindicina di esemplari. L’orso autoctono viene
fotografato in Val di Tovel da Fabio Osti, dipendente del Servizio Parchi della Provincia.
Asfalto o numero chiuso in Genova?
La Val Genova è ancora cardine del dibattito: l’amministrazione di Strembo dà l’aut-aut al Parco, minacciando di chiudere al traffico la strada a meno
24
cercano un difficile accordo sulla mobilità della
Val Genova, ma una soluzione definitiva è ancora
lungi dall’essere trovata.
Nel frattempo prosegue il dibattito sull’orso, che
ci si propone di proteggere creando un areale di
100 chilometri quadrati protetto grazie a vincoli e
divieti, all’interno del quale il plantigrado possa
vivere indisturbato.
che non si prendano decisioni per la soluzione del
problema della viabilità. In un primo momento
sembra plausibile la possibilità dell’asfaltatura di
un tratto di strada; infine viene tentata la chiusura
oraria al traffico, che molti visitatori aggirano presentandosi in massa negli orari liberi, nonostante
la soddisfazione di numerosi turisti.
Tovel, no alle auto
L’amministrazione di Tuenno inizia a muoversi per
risolvere il problema della ressa dell’alta stagione
a Tovel, approvando un divieto di transito annuale
sulla strada circumlacuale per i non residenti.
Tutti per il Sarca
Wwf, Legambiente e Italia Nostra si oppongono al
progetto del consorzio elettrico di Stenico di realizzare una nuova centrale idroelettrica sul Sarca di Campiglio, già sfruttato dall’Enel: il rischio è quello della
compromissione dell’equilibrio idrogeologico di un
territorio di grande pregio.
Parchi che lavorano assieme
Il Parco aderisce al Coordinamento Nazionale dei
Parchi Regionali (Federparchi dal 1998), svolgendo
una intensa attività di collaborazione, in particolare
grazie al direttore Flaim, e facendo così conoscere il
Parco a livello nazionale.
Daniele Mantovani - Daniele Prevedel - Danilo Castellani - Danilo Daldoss - Dario Cicalini - Dario Pallaoro - Dario Pellizzari
ADAMELLO BRENTA
E-VENTI
La natura: un valore per le comunità
Il 6 dicembre nasce la II Legge quadro sulle aree protette:
un documento fondamentale per la tutela del patrimonio
naturale italiano, in quanto riconosce l’importanza della
natura per le comunità umane, affiancando la valorizzazione delle risorse culturali e sociali a quelle delle risorse
naturali, e stimolando la nascita di molti parchi naturali.
Sarca di Genova - M. Sotgiu
IN ITALIA E NEL MONDO
Come sviluppare le Alpi
La Comunità economica europea firma la Convenzione per la Protezione delle Alpi, che si pone gli
obiettivi della protezione e dello sviluppo sostenibile delle aree alpine, nell’interesse delle popolazioni che vi vivono.
25
25
di Francesco Borzaga
presidente del Wwf trentino
Il rapporto tra Parco e ambientalisti, nel corso della sua vita, è
sempre stato molto intenso: se, da
un lato, spesso voci ambientaliste si sono levate per denunciare
quelle che loro ritenevano dimenticanze o concessioni troppo generose ad interessi opposti alla
tutela dell’ambiente, dall’altro
lato il continuo confronto con le
esigenze espresse dalle componenti protezioniste dell’opinione
pubblica ha spesso indotto il Parco a riflettere più profondamente
sul proprio ruolo e, talvolta, a
“osare”. L’esempio più eclatante di incontro-scontro tra Parco
e ambientalismo è costituito dalla questione della Val Genova,
che si sviluppa attraverso forti
tensioni relative alla presenza di
cave di tonalite e alla contrastata mobilità nell’alta stagione, per
approdare infine, nel ventunesimo
secolo, a un ambizioso progetto di
mobilità sostenibile, avanguardia
di tutta la riflessione sulla mobilità sostenibile del Parco.
Riportiamo di seguito la riflessione di un ambientalista, storico
interlocutore del Parco, sulla sua
utilità nel corso del tempo.
“È certo una cosa importante, un
ventesimo anniversario. A venti
anni un giovane è indipendente,
ha una personalità già formata
ed è pronto a seguire la propria
strada. Non diversamente, da un
certo punto di vista, avviene per
il Parco naturale, la cui struttura
amministrativa e burocratica appare ormai consolidata. Il tempo
trascorso permette di valutarne
le possibilità e i limiti, l’opera
26
Un Parco di vent’anni,
tra tutela e compromesso
Masi nella piana di Caderzone - L. Imperadori
1
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19
compiuta ci dà modo di prevederne in certo qual modo il futuro. Sembra piccola cosa, in realtà è già molto.
Per tutti gli amici della natura, categoria alla quale appartengo, già
con l’inserimento nell’ordinamento urbanistico i parchi naturali sono
stati una grande conquista. Grazie
a essi sono stati possibili successi
fondamentali e quasi impensabili, che ancor oggi rappresentano
quanto di meglio si sia ottenuto
nella storia trentina di difesa della
natura. Senza i Parchi naturali la
Val Genova non si sarebbe salvata, in luogo del fiume vivo e delle
cascate ci ritroveremmo il deserto. Non diversamente è accaduto
per la Val di Tovel, sottratta alla
speculazione, alle lottizzazioni e
allo stradone di valico. Non sono
questi successi modesti.
Se tuttavia considero l’istituto
del Parco naturale, ente preposto
istituzionalmente alla tutela ambientale, nel più vasto contesto
della politica urbanistica e turistica perseguita e realizzata negli
anni dalla Provincia, non posso
non riconoscervi un equivoco di
fondo e un contrasto. Dopotutto la
tutela ambientale è dovuta a tutto
il territorio, e non solo ad una sua
abbastanza modesta parte. Invece nella realtà i Parchi non sono
stati, come avrebbero dovuto, un
esempio ed un incitamento ad un
uso corretto delle risorse, ma piuttosto sono apparsi un alibi volto a
distogliere l’attenzione da quanto
anche nei pressi si realizzava. Il
vero specchio del turismo trentino
non è la Valle di Tovel, è piuttosto
il Passo del Tonale.
A distanza di venti anni dall’entrata in funzione dei Parchi, avvenuta tra accesi contrasti e in mez-
- Dario Trentini - David Colotti - Davide Aldrighetti - Davide Calvetti - Davide Cominotti - Davide Fantoma - Deborah Pellizzari
Campanula dei ghiaioni - A. Rivalta
zo a non poche difficoltà, questa
contraddizione di fondo stride e
permane. Tuttavia la presenza e
l’opera dei Parchi naturali, e segnatamente del Brenta Adamello,
costituiscono un punto fermo, un
indiscutibile segnale di speranza.
Nel momento in cui l’intrinseca
debolezza e i pericoli di un programma di illimitata espansione
economica, basata essenzialmente sul cemento, sull’automobile e
sullo spreco, stanno diventando
finalmente palesi, la presenza e
l’opera di un istituto volto alla
tutela e alla valorizzazione della
natura è cosa insostituibile e preziosa.
Il Parco naturale è per larga parte
espressione dei Comuni e delle
realtà locali. Questa caratteristica,
affermatasi e consolidatasi durante i venti anni di attività, appare
per molti versi paralizzante, per il
peso che le influenze politiche locali e gli interessi economici inevitabilmente vengono ad assumere. Tuttavia la presenza e l’operare
del Parco in mezzo e dentro alle
comunità risultano ugualmente preziosi, soprattutto perché il
Parco ha saputo talvolta superare
i condizionamenti e soprattutto
perché esso si sta dimostrando in
grado di dare alla propria opera
un respiro più vasto di quello, micro comunale o al più di valle, che
normalmente contraddistingue il
mondo della montagna trentina.
Come giustamente ha rilevato il
Presidente Antonello Zulberti, il
Parco naturale Brenta Adamello
è una realtà viva e presente non
solo in Rendena, ma anche in Val
di Non, nel Banale e a Molveno.
Anche perché il Parco è inserito
nella realtà locale, la sua opera
guadagna efficacia, indicando vie
diverse e ponendo le basi per un
E-VENTI
E
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ADAMELLO BRENTA
turismo non distruttivo. Poiché il
Parco insegna ai giovani, e anche
a chi giovane non è più, il valore e la bellezza della natura, esso
propone modelli e valori diversi,
in contrasto con quanto imposto
dall’industria turistica di massa.
Ugualmente nel campo dell’agricoltura di montagna il Parco può
avere un ruolo analogo ed importante, a supporto delle piccole
economie famigliari, della qualità
e tipicità dei prodotti, in definitiva
della valorizzazione del territorio.
In quanto offre lavoro, e quindi
possibilità di operare, a quanti (e
sono più di quanto si creda) amano la natura e sono convinti della
necessità di difenderla, il Parco
alimenta fermenti destinati col
tempo a dare frutto. È peraltro
importante che questo entusia-
smo non venga misconosciuto e
frustrato.
Esiste ormai nelle Alpi una rete
di parchi nazionali e di aree protette, della quale il Parco BrentaAdamello fa parte. Soprattutto a
questo riguardo l’istituto, pur radicato nella realtà locale, supera
tuttavia la medesima e acquista
un respiro più vasto. Quale peso
il Parco possa assumere da questo punto di vista lo sta mostrando
l’operazione Life Ursus, dovuta
ad una coraggiosa iniziativa del
Brenta-Adamello e che appare
ormai piuttosto bene avviata. Sia
pure tra ostilità e allarmi, l’orso
si sta espandendo fuori dal Trentino, fino in Svizzera, Austria e
Germania. È questa un’ottima ragione per festeggiare i venti anni
del Parco naturale.
- Dennis Valentini - Diana Bonapace - Diego Bleggi - Diego Bolza - Diego Dorna - Diego Tisi - Diego Trentini - Diego Zorzi
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Il contenitore-Parco si riempie
Impreparato al suo difficile ruolo di mediatore, incerto tra il desiderio di sostenere le rivendicazioni
ambientaliste, che vorrebbero una protezione più
decisa del territorio, e la consapevolezza della necessità di inserirsi con delicatezza nella realtà delle valli su cui la sua autorità è stata praticamente
“imposta dall’alto”: così i suoi detrattori, e spesso
anche l’informazione, dipingono il Parco durante
questo faticoso 1992. Questo avviene nel caso delle numerose “punzecchiature” lanciate all’Ente
a proposito di ciò che avviene sul suo territorio,
spesso a sua insaputa; ma, soprattutto, dell’eclatante scontro, perché di vero e proprio scontro si
tratta, sull’asfaltatura della Val Genova, che vede
il Parco barcamenarsi a fatica tra le esigenze
opposte e sovrapposte dei gruppi ambientalisti e
quelle dei Comuni e dei locali, infastiditi dall’ingerenza esterna nei propri affari. Nel frattempo
la sua opera prosegue quasi non notata, con l’assunzione dei suoi primi dipendenti effettivi.
Val di Fumo - L. Bosetti
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- Dino Fasoli - Dino Giovannella - Dino Rigotti - Domenico Beltrami - Domenico Cornella - Domenico Felicetti -
Cava di Val Genova - F. Ballardini
NEL PARCO
La natura in campo
Il Parco inizia ad organizzare
campi natura estivi per i giovani e
a stampare il proprio notiziario.
Avanti Piano
Se il Piano di gestione del Parco, ampiamente contestato, non
riesce a partire, l’Ente avanza a
piccoli passi sulla strada dell’autonomia e assume personale.
Deserto attorno al Parco
Viene criticata l’eccessiva dipendenza delle decisioni del
Parco dai voleri locali; allo
stesso tempo gli amministratori
locali disertano il convegno di
due giorni “Consenso sociale e
buona amministrazione nei parchi di montagna”, organizzato a
Molveno dall’Ente Parco Adamello Brenta e dal Centro internazionale di ricerche sociali sulle aree montane dell’università
di Trento per interrogarsi sul
modo migliore di gestire le aree
protette garantendo la partecipazione della popolazione.
Val Genova, storia di cave e
d’asfalto
Mentre la proposta di legge di
Franca Berger sul blocco delle
cave nei parchi viene bocciata,
continuano numerose le battaglie sulla preservazione della
Val Genova dalle cave e dalla
prevista asfaltatura della strada
d’accesso. Il Comitato di difesa
e tutela della Val Genova dà il
via ad una raccolta di firme e in
luglio cinquecento ambientalisti
tengono una manifestazione nella valle, nonostante il sabotaggio
di un ponte e l’incendio di una
baracca ad opera di ignoti. La
Sat si schiera contro l’asfalto,
a fianco di diverse associazioni
ambientaliste. L’Amministrazione comunale di Strembo impone
E-VENTI
E
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ADAMELLO BRENTA
al Parco, in cambio della gestione nei mesi estivi, di asfaltare la
strada d’accesso alla valle. Gli
albergatori si dicono contrari
allo stop del traffico e mettono
in pratica la “serrata”; alla fine il
traffico privato viene autorizzato
nelle ore centrali della giornata.
La valle della preoccupazione
La Val di Fumo – minacciata dal
progetto di un carosello sciistico
nel vicino Parco dell’Adamello
bresciano – suscita la preoccupazione di molti.
Gli orsi, nostrani e immigrati
Si continua a parlare di orsi: dell’investimento di Spormaggiore
sull’area attrezzata loro dedicata e, durante la realizzazione del
Piano Faunistico, della proposta
di una reintroduzione di orsi nel
territorio del Parco.
Orsi al Sait
Viene criticato l’appoggio alla
creazione, da parte del Sait, di
una raccolta punti per un orset-
to di peluche, che garantisce al
Parco 1.000 lire per ogni orsetto
regalato; l’iniziativa tuttavia funziona e raccoglie fondi.
IN ITALIA E NEL MONDO
Lo Stelvio, Parco “a quattro
mani”
A Lucca si firma un protocollo d’intesa sul Parco nazionale
dello Stelvio, il più grande italiano, che ne prevede una “gestione a quattro” tra le province
di Bolzano, Trento, Sondrio e
Brescia.
Il Rio dello sviluppo sostenibile
A Rio de Janeiro una grande conferenza delle nazioni sviluppate
traccia linee-guida comuni per le
politiche ambientali.
Isole in rete
Una direttiva europea, la “Direttiva habitat”, costituisce una rete di
aree protette in tutta Europa, mutando radicalmente il loro modo
di pensarsi: da isole a rete.
Domenico Ferrari - Domenico Italo Bonapace - Donata Sartori - Edi Roiatti Stelio - Edi Sicheri - Edoardo Floriani -
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9
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Tutti gli uomini del Parco
Quando si parla di Parco, per
l’esattezza, si parla di persone: persone che ogni mattina si
svegliano e si recano alla sede
o in uno degli altri “luoghi del
Parco” per iniziare le loro attività. Alcune sono più visibili
di altre: sono i guardaparco, i
punti di contatto tra Ente e territorio, quelli che “si sporcano
le scarpe” letteralmente camminandolo giorno dopo giorno, in
estate come in inverno. Molte
altre persone, meno visibili, si
occupano di tutti gli altri aspetti, più e meno piacevoli, della
conduzione dell’Ente: dagli
operatori della didattica, costantemente impegnati ad escogitare nuovi modi per portare la
natura nella vita altrui, ai contabili, ai membri dell’ufficio
tecnico, di quello ambientale,
dell’ufficio fauna e dell’ufficio
comunicazione.
Senza tutti coloro che quotidianamente hanno creduto nel
Parco e lavorato per renderlo
com’è ora non sarebbe mai
esistito.
Nel corso della sua storia il
Parco ha raccolto attorno a sé
tanti nomi, tanti contributi e
tante storie: storie di ragazzi
che vengono da lontano inseguendo il sogno di studiare un
ambiente incantevole, storie di
valligiani che trovano un lavoro
vicino a casa e a contatto con il
proprio territorio. Un giornale
locale, a undici anni di distanza dall’istituzione dell’Ente,
sosterrà che la sua presenza ha
determinato in pochi anni una
crescita del tasso demografico
30
Dipendenti e collaboratori in Val di Fumo (2007)
in una delle sue zone; verità
o leggenda, resta il fatto che
la presenza del Parco ha sicuramente costituito per molte
persone una ragione in più per
restare e un fattore di attrazione per altre che, in sua assenza,
mai si sarebbero sognate di trasferirsi tra le montagne.
Le assunzioni iniziano nel
1992, dopo che per breve tempo l’Ente ha funzionato grazie
a personale “preso in prestito”
dalla Provincia: come richiesto
più volte, viene data la preferenza a persone provenienti dai
comuni del Parco.
Le incombenze da affrontare,
in un territorio così ampio,
sono molte e crescenti: lo dimostra la crescita rapida del
personale, dalle poche unità
dei primi anni alle oltre cinquanta odierne.
Fin dai primi anni l’Ente si avvale delle duplici prestazioni
del personale di ruolo (che oggi
ha raggiunto le trenta unità) e
di quello con contratto di diritto privato: i vari operai stagionali, gli addetti alla didattica,
borsisti, tesisti, collaboratori
autonomi e ricercatori, cui in
tempi più recenti si aggiungono i CoCoCo.
Possiamo immaginarlo, il
grande orso simbolo del Parco,
composto di tanti piccoli tasselli che si incastrano assieme:
sono le persone, ognuna delle
quali dotata di una storia, di
propri pensieri, di un proprio
sentimento individuale nei
confronti del territorio che in
piccola parte contribuisce a valorizzare. Il grande miracolo,
come in ogni organizzazione, è
come da tutto questo sia nato e
cresciuto il Parco che è oggi:
e non lo avrebbe fatto senza i
suoi piccoli ma indispensabili
tasselli. (A.Ma.)
Edoardo Lattuada - Egidio Bonapace - Egildo Podetti - Eileen Zeni - Elena Bianchi - Elena Guella - Elena Maffini -
Il Parco che ricordo
Ricordi e suggestioni dei primi tre assunti del Parco
Laura Andreolli lavora nel settore amministrativo
Gigi Maffei lavora presso l’ufficio tecnico
Maria Scalfi è responsabile del
settore amministrativo
c’erano molte cose da fare…
GIGI
L’Ente era giovane e anche la gente che vi lavorava: questo ha determinato un clima di entusiasmo,
siamo cresciuti con il Parco.
LAURA
Io sono stata la prima assunta, nel
novembre del 1990: inizialmente
dalla cooperativa Ascoop e poi,
nel 1992, direttamente dal Parco.
Ero stata assunta come stenodattilografa e lavoravo part-time.
Oltre a me c’erano alcune persone in comando dalla Provincia,
tra cui il direttore Flaim, che era
presente il lunedì e il venerdì.
MARIA
Io ho sempre lavorato nella contabilità e amministrazione, anche
se all’inizio facevo tutto quello
che serviva: eravamo in pochi e
COME SI LAVORAVA
LAURA
La sede del Parco si trovava al
terzo piano dell’edificio attuale,
nel sottotetto; il piano terra e il
primo piano ospitavano gli uffici
del Comune. A quell’epoca c’erano solo l’ufficio tecnico, l’ufficio
amministrativo e quello del direttore. Nei nostri uffici, prima
che arrivassero i computer, utilizzavamo una macchina da scrivere elettronica, il cui schermo
veniva fissato al tavolo mediante
un braccio. È su quella macchina
che ho fatto il concorso per en-
UN MONDO NUOVO, SOSTENIBILE
“Gli esseri umani sono al centro delle problematiche per lo sviluppo
sostenibile. Essi hanno diritto a una vita sana e produttiva in armonia
con la natura”: questo è il primo principio della Dichiarazione di Rio
su Ambiente e Sviluppo, che definisce una serie di linee-guida da
rispettare per garantire lo sviluppo sostenibile. A giugno le Nazioni
Unite si riuniscono a Rio de Janeiro nella “Conferenza sull’ambiente
e lo sviluppo”: essa nasce dalla consapevolezza che le problematiche ambientali devono essere affrontate a livello globale, con la partecipazione di tutti i paesi e il coinvolgimento delle rispettive popolazioni. Viene prodotta una serie di accordi che i paesi si impegnano
a rispettare e la cui verifica viene sottoposta alla Commissione per
lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: oltre alla Dichiarazione
su Ambiente e Sviluppo, l’Agenda 21, un programma di azioni per
il 21° secolo fondato sulla centralità della partecipazione; la Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste; la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, che pone obblighi di
carattere generale per limitare e stabilizzare le emissioni inquinanti
e la Convenzione quadro sulla biodiversità.
trare di ruolo.
Si faceva già la rassegna stampa, di cui all’inizio mi occupavo io: tenevamo i documenti in
una stanza il cui soffitto, in certi
punti, era così basso che battevi
sempre la testa.
MARIA
I computer arrivarono nel 1994,
assieme al nuovo programma di
contabilità, mentre prima i calcoli li facevamo tutti a mano. Lo
stesso valeva per i mandati e per
la contabilità delle paghe. Adesso non sarebbe possibile, siamo
oltre quaranta e il lavoro è troppo
complesso.
GIGI
Il nostro lavoro principale consisteva nel redigere il Piano del
Parco; fino a quando il Piano non
c’è stato la nostra possibilità di
agire era limitata.
Disegnavamo le tavole del Piano
su fogli di carta lucida: dovevamo
fare tutto a mano, anche i simboli,
e se commettevamo errori dovevamo grattarli via con una lametta.
VITA DEGLI INIZI
MARIA
Il Parco è sempre stato un ambiente di lavoro abbastanza sereno, in particolare per quanto
riguarda l’amministrazione.
LAURA
Sul tetto non avevamo lucernari
ma soltanto velux; un giorno la
neve aveva coperto totalmente i
velux e, oltretutto, era saltata la
luce. Ci venne in aiuto il segretario comunale: mettemmo un telo
e dei giornali per terra, quindi il
segretario aprì il velux… e un sac-
Elena Pasquin - Elena Puspan - Elena Righi - Elena Sartori - Elia Nardelli - Elio Ballardini - Elio Caola - Elio Polli -
31
E-VENTI
E
-VENTI
ADAMELLO BRENTA
venne fatto un concorso sia scritto che orale, al termine del quale
vennero selezionati sei guardaparco.
STORIE DI PERSONE
LAURA
Ho un bel ricordo di Tranquillo Giustina, collaboratore della rivista: una persona davvero
splendida, che purtroppo ora non
c’è più. Componeva gli articoli con la macchina da scrivere,
me li passava e io li copiavo per
poi consegnarli al responsabile
della rivista. Si rifiutava di essere pagato per i suoi contributi e,
quando aveva bisogno di qualche copia in più, nonostante noi
insistessimo per fargliela avere
gratis cercava in ogni modo di
pagarla: giunse addirittura ad
abbonarsi alla rivista sotto falso
nome!
I TEMPI SONO CAMBIATI
GIGI
All’inizio la popolazione ha fatto fatica ad accettare il Parco, lo
percepiva come un’imposizione;
ora la mentalità sta cambiando.
Anche noi collaboriamo maggiormente con il territorio. Bella
è la collaborazione, secondo me,
con le Asuc e i piccoli Comuni,
per i quali spesso curiamo la progettazione di qualche intervento
di miglioramento ambientale.
Larice, Valle del Chiese - G. Scandolari
co di neve piombò sul pavimento
dell’ufficio amministrativo!
GIGI
Val Genova e Val di Tovel erano
i punti più importanti del Parco.
All’inizio avevamo solo alcuni
operai in Val di Tovel, che dovevano autogestirsi: era come se
fossero due realtà diverse.
MARIA
Il primo concorso per guardaparco fu molto impegnativo tanto
per noi quanto per i partecipanti
e suscitò molte aspettative. Era
un corso-concorso. Dopo un test
iniziale, cui presero parte molte
persone e che ne selezionò una
cinquantina, si tenne un corso di
un mese e mezzo a Trento; infine
32
Elisa Cattani - Elisabetta Romagnoni - Elisabetta Tosoni - Elisabetta Trenti - Elsa Ferrari - Elvio Busatti - Elvio Masè -
ADAMELLO BRENTA
19
NEL PARCO
Piano, ce n’è per tutti
Il Piano del Parco viene sottoposto ai consigli dei
comuni, avvolto da continue critiche e perplessità;
il direttore ne promette una rapida approvazione,
nonostante la discordia e nonostante gli ambientalisti continuino a sostenere l’inconsistenza dei
Parchi regionali. Anche per il Piano faunistico la
strada non è del tutto liscia: il Wwf lo accusa di rispecchiare gli interessi dei cacciatori e di un’analisi
poco precisa della specificità del Parco.
Il Parco si promuove
Il Parco compie uno sforzo di visibilità, preparando materiale informativo per descrivere la propria attività e diffondere la cultura ecologica.
Di chi è il Parco?
Proseguono le polemiche: gli ambientalisti continuano a sostenere le loro accuse di debolezza ai Parchi,
mentre le amministrazioni locali lamentano l’allontanamento del Parco dalla popolazione e la sua trasformazione in “carrozzone politico”.
Tutti per l’orso…
Mentre sembra in atto una progressiva migrazione
degli orsi sloveni verso ovest, gli autoctoni sono a
Foresteria di Valagola - Archivio Pnab
Nel 1993 il Parco cerca di rispondere alla
carenza di sostegno con la creazione di materiale informativo e promozionale, per presentarsi all’esterno e alla popolazione che
si raccoglie tra i suoi confini. Il Piano del
Parco, redatto dal professor Guido Ferrara,
E-VENTI
Parola di Parco
93
inizia un lungo e travagliato iter di confronto con gli amministratori locali in cerca della loro approvazione; tuttavia è abbastanza
controverso, così come il Piano faunistico.
Proseguono i tentativi di valorizzazione delle valli importanti.
rischio di estinzione: nonostante il piano faunistico
non piaccia, si decide di intervenire per salvare gli
ultimi orsi delle Alpi.
… e l’orso per tutti
Viene stabilito il trasferimento dei due orsi di Gocciadoro e dei due orsi di Sardagna in un’area appositamente attrezzata a Spormaggiore.
Segnali di Fumo
Viene costruita la Foresteria di Valagola; in Val di
Fumo e Val di Tovel, entrambe oppresse da un turismo
poco controllato, iniziano lavori di sistemazione.
Una collana per il Parco
Inizia la collana di quaderni d’informazione scientifica e divulgativa del Parco.
IN ITALIA E NEL MONDO
Il naufragio della speranza per il Parco del Lagorai
Le tensioni nei confronti del Parco Adamello Brenta e di quello di Paneveggio producono un effetto
negativo indiretto: i sindaci della Bassa Valsugana
si oppongono alla creazione della riserva del Lagorai, sostenendo che debba essere la popolazione,
come è sempre successo, a tutelare e custodire il
proprio territorio.
Elvio Morelli - Emanuele Bernardi - Emanuele Iob - Emiliano Facchini - Emilio Mosca - Enrico Bonazza - Enrico Dalsass
33
3
9
19
Primo numero della rivista - 1997
Siamo all’inizio degli anni Novanta,
il Parco Naturale Adamello Brenta
è un Ente giovane, regolamentato
dalla legge provinciale che lo ha
istituito nel 1988, ma che fatica a
dialogare con il territorio e a costruire quella rete di relazioni interpersonali e tra istituzioni necessaria
per cominciare ad essere operativo.
Sono anni cruciali, e il Parco si apre
al territorio anche attraverso la prima rivista (1992), un magazine che
informa i residenti delle prime decisioni e attività dell’Ente, ma anche delle problematiche in essere.
Nel 1997 viene pubblicato il primo
numero della nuova rivista, che si
34
Comunicare il Parco
propone non solo come informativa
sulle attività e i progetti attuati dal
Parco, ma anche come vetrina sulla
variegata realtà della cultura della
montagna. Contemporaneamente
alla rivista si realizzano i primi depliant informativi sulle valli del Parco e nasce la prima collana editoriale dedicata agli approfondimenti
naturalistici, scientifici e di carattere
generale. Si chiama “Documenti”
e propone, all’attenzione dei lettori, numerosi temi: dalle acque agli
animali del Parco fino alle attese
e alle motivazioni dei visitatori
dell’area protetta. Intanto, mentre
l’operatività dell’Ente cresce, anche
il ventaglio di strumenti a supporto
della comunicazione si amplia e diversifica. Viene realizzato il primo
sito internet, poi completamente
rinnovato alla fine del 2007, e si stabilisce una grafica coordinata che
caratterizzi l’immagine del Parco
nel variegato mondo della depliantistica e dell’editoria. Fino ad oggi
e ad una vera e propria “libreria del
Parco”, che annovera innumerevoli
pubblicazioni: dai depliant informativi alle guide e alle collane di approfondimento.
La comunicazione è uno dei cardini
della politica ambientale del Parco
ed è intesa non solo come capacità di far conoscere idee, iniziative e
progetti per dimostrare l’importanza
e il ruolo del Parco, ma soprattutto
come mezzo per veicolare valori e
buone pratiche che possano effettivamente far crescere una “cultura”
da Parco. La comunicazione è dunque intesa non solo come attività
tramite la quale si diffondono conoscenze già acquisite, bensì come
attività attraverso cui quelle conoscenze si condividono.
Il Parco comunica con il proprio
territorio attraverso: la rivista “Adamello Brenta Parco”; l’inserto “Parco Informa”; le iniziative di educazione ambientale; la depliantistica, a
supporto di ogni attività e iniziativa;
la presenza, sul territorio, di una segnaletica coordinata, che rappresenta una sorta di “mini-guida” su come
comportarsi nei confronti dell’ambiente; le collane di carattere scientifico che divulgano gli studi e le ricerche condotti dal Parco in ambito
naturalistico; le collane di approfondimento su singoli temi specifici (ad
esempio i manuali tipologici); il sito
internet; le newsletter. (A.V.)
- Enrico Dorigatti - Enrico Ferrari -
ADAMELLO BRENTA
19
94
NEL PARCO
Franceschi direttore
Il direttore del Parco è ora Arrigo Franceschi, che
prende il posto di Sandro Flaim. Viene costituito
l’ufficio tecnico del Parco con l’assunzione di un ingegnere forestale e vengono formate le squadre di
operai nelle tre macroaree di riferimento del Parco.
Cave chiuse, sequestrate, restituite
Si approfondisce la questione delle cave in Val Genova.
In un primo momento la Corte di Cassazione ne stabilisce definitivamente la chiusura, causando numerose
polemiche: persino il decanato della Val Rendena prende posizione sulla questione, pronunciandosi a favore
dei lavoratori ora privi di un’occupazione. Il Parco non
si pronuncia contro le cave, ma condiziona la sua approvazione alla compatibilità con l’alto livello ambientale. In seguito viene sancita la riapertura delle cave ma
l’attività estrattiva rimane bloccata a causa dell’assenza
dell’autorizzazione paesaggistica.
Meno auto, più Parco
Il Parco prosegue con la sua politica di contingentamento delle auto nelle valli di Tovel, Algone, Genova e Ambiez. Nel corso di quest’anno vengono creati
i primi percorsi di autoistruzione e, a San Lorenzo in
Felce penna di struzzo - F. Da Trieste
Ancora nulla di fatto per il Piano del Parco,
conteso tra le esigenze diverse, spesso opposte,
degli ambientalisti e delle amministrazioni comunali, che ne temono i vincoli eccessivi; allo
stesso tempo la questione delle cave in Val Genova sale alla ribalta, seguendo un percorso tormentoso di processi, chiusure e riaperture. La
situazione di tensione relativa alle cave, in cui il
E-VENTI
Il Parco in equilibrio
Parco ha un ruolo marginale ma importante, e
quella di stallo del Piano pone l’Ente in un difficile equilibrio, in cui è facile suscitare critiche
da parte delle varie forze politiche e ambientaliste in gioco. Ma nel frattempo il Parco è operativo: progetta la mobilità delle sue valli più belle
e approfondisce la questione della salvaguardia
dell’orso alpino.
Banale, si realizza il parcheggio di San Larì.
Piano, troppe urla
Il Piano del Parco, fortemente contestato, non riesce
ad essere approvato: i Comuni del Parco lamentano
eccessivi vincoli e nessun indennizzo e il professor
Ferrara reagisce alle modifiche apportate destituendosi dall’incarico. La Provincia minaccia di inviare
un commissario per seguire l’approvazione del Piano. Anche il Piano faunistico, bocciato dal Comitato
scientifico dei parchi, conosce una battuta d’arresto.
La squadra dell’orso è pronta
Viene formato un comitato tecnico che si occuperà
del rinsanguamento della popolazione di orsi alpina,
altrimenti destinata all’estinzione.
La triste vicenda degli orsi di Spormaggiore
A Spormaggiore la Pro loco inaugura un’area attrezzata di 7000 metri quadrati, dedicata agli orsi; cinque
sono i plantigradi trasferiti nella nuova struttura. Pochi
mesi dopo, a causa di carne di maiale infetta, quattro
di essi muoiono improvvisamente.
Vogliono una funivia
A Pinzolo viene avanzata la proposta della costruzione di un impianto funiviario con relativa pista che
colleghi Pinzolo con Campiglio.
Enrico Mattarei - Enrico Viola - Enrico Zeni - Enzo Bellotti - Enzo Gasperetti - Enzo Giovanella - Enzo Giovanella -
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4
9
19
Ricerche nel Parco
2.500.000 euro spesi: ogni anno
porta con sé nuove proposte per
una ricerca mai fine a se stessa,
ma sempre orientata a dare indirizzi scintifici alla gestione del
territorio. A fianco delle ricerche,
e spesso a loro completamento,
si sviluppa l’importante ruolo di
sostegno a lavori di tesi che il
Parco ha avuto nel corso di tutta la sua storia, permettendo allo
stesso tempo, grazie alla creazione di borse di studio ad hoc, la
formazione alla ricerca di diversi
neo-laureati.
Così come mutata è la concezione del Parco, col passare del
tempo sono mutate le tematiche
su cui si sono concentrati gli
studi: se l’importanza attribuita
alla zoologia è rimasta costante, accresciuto interesse hanno
riscosso il ruolo del turismo nel
Parco e nelle sue valli più conosciute e quello del Parco stesso
nella promozione del turismo.
Sono aumentati anche gli sforzi
dedicati alla tutela e alla valorizzazione del territorio e di alcuni
suoi aspetti, come gli alpeggi, i
sentieri didattici e le malghe, ad
indicare una concezione di Parco
che si allarga sempre più, fino a
comprendere la sua storia e le sue
tradizioni.
Inoltre il Parco sembra divenire sempre più l’attore principale
nelle ricerche che lo riguardano.
In un primo periodo della sua
storia molte ricerche vengono af-
Attrezzature per la ricerca sul Lago di Tovel - P. Oss Cazzador
Una delle principali funzioni che,
tanto in Italia quanto in Trentino,
sono attribuite a un Parco naturale è la creazione di sapere a
partire dalla conoscenza di sé,
del proprio territorio e di tutte le
sue componenti. La produzione
di conoscenza si concretizza soprattutto attraverso la ricerca.
Tale funzione ha caratterizzato il
Parco Naturale Adamello Brenta
fin dalla sua creazione, tanto che
le ricerche, iniziate quasi subito
e in parte confluite, già nel 1993,
nella collana editoriale Parco
Documenti, hanno raccolto una
quantità crescente di finanziamenti, passando dai 21.000 euro
del 1990 ai 184.000 del 2007,
per giungere a un totale di oltre
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Ermanno Pellizzari - Erminia Biffi - Ernesto Pellizzari - Ernesto Pezzi - Ervino Lorenzi- Ester Coltoti - Ettore Moser -
A partire dal 2004, infine, il Parco diviene attore in prima persona della ricerca; il professor
Viola dell’università di Padova
redige le apposite Linee per la
ricerca promossa dal Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco
si dota di un proprio Gruppo di
Ricerca e Conservazione dell’Orso. Cresce l’interesse, tanto tra i
tesisti quanto tra i ricercatori, per
gli aspetti turistici della vita nel
Parco e per la valorizzazione e la
tutela ambientale, dimostrando
l’accresciuta consapevolezza della multilateralità dell’Ente, dei
suoi aspetti più culturali; fatto testimoniato anche dall’aumento di
indagini dedicate alla dimensione
sociale e culturale. (A.Ma.)
Eugenio Carlini - Eugenio Ghezzi - Ezio Cova - Ezio Dolzani - Ezio Loranzi - Ezio Rampanelli - Ezio Valentini - Ezio Viviani
Ricerche sul Salmerino in Val Nambrone - Michele Zeni
fidate ad esperti riconosciuti operanti all’esterno dell’Ente; molte
tesi riguardano specifici ambienti,
come la Val Genova e il lago di
Tovel, oppure i ghiacciai, e due
sono concernenti la geologia. É
in questo periodo che viene istituita la collana editoriale Parco
Documenti, rivolta alla pubblicazione delle ricerche più significative e alla divulgazione della
conoscenza e della cultura ecologiche, che in dodici anni pubblica sedici volumi.
Nel 1995, in corrispondenza con
il progetto di reintroduzione dello stambecco sul massiccio dell’Adamello, ha inizio una fase
particolarmente importante, soprattutto per ciò che riguarda i
progetti nell’ambito della fauna,
caratterizzata dalla collaborazione del Parco con diversi organismi
in numerose ricerche di ampio respiro: punto focale di questa fase
è il progetto di reintroduzione
dell’orso bruno, iniziato già nel
1994, che permette l’istituzione
di sette borse di studio e addestramento alla ricerca per laureati in
materie ambientali. A fianco del
grande boom delle tesi sulla valorizzazione e la tutela ambientale,
in questo periodo si moltiplicano
gli studi riguardanti l’agronomia
e la zootecnia e gli studi idrogeologici, tra i quali il progetto SALTO, dedicato al lago di Tovel. Tovel è la “star” degli anni a cavallo
del nuovo millennio e concentra
su di sé numerosi sforzi, compreso quello del progetto per la valorizzazione della valle, Life Tovel,
tra 2002 e 2003.
E-VENTI
E
-VENTI
ADAMELLO BRENTA
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Liberazione di stambecchi in Val Genova - Michele Zeni
La fauna in Piano
Attraversando il fuoco incrociato delle contestazioni, in particolar modo ambientaliste, nel 1995 il
Parco subisce diversi mutamenti: il riassestamento del Piano del Parco, l’accettazione del Piano
faunistico e il cambio di Presidente. Al contempo
NEL PARCO
Il Piano torna nei binari, arriva il Piano faunistico
Dopo momenti di tensione le modifiche al Piano
vengono ritirate e il professor Ferrara si riappacifica
con il Parco: si ricomincia a lavorare sulla bozza
del Piano. Approvato dal Comitato di Gestione è il
Piano faunistico.
Impegnato o inadempiente?
Continuano le contestazioni al Parco, accusato da più parti di inadempienza e tendenza all’eccessivo compromesso
politico; il presidente Valentini risponde alle accuse invitando i detrattori a lasciar operare il Parco: le contestazioni renderebbero soltanto più difficile superare il momento
delicato. Vengono assunti i primi sei guardaparco.
Si realizza il parcheggio Pianone in Val di Breguzzo e
viene ricostruita parte dello stallone di Malga Spora.
Esce Valentini, entra Zulberti
Il nuovo presidente del Parco, come annunciato dai
pronostici, è Antonello Zulberti, che presenta il suo
“decalogo” per il Parco futuro.
Il Parco c’è tutto l’anno
Il Progetto Parchi 1995 si pone l’ambizioso obiettivo di promuovere i Parchi nella bassa stagione, con
offerte speciali per fine settimana nella natura.
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un film presentato al Filmfestival della montagna
racconta il Parco: si può dire che esso sia entrato stabilmente nell’immaginario collettivo, come
attore o quantomeno come “contenitore” di un
ambiente di elevata qualità naturale.
Il ritorno dello stambecco
Dieci stambecchi provenienti dall’Argentera, cinque
maschi e cinque femmine, vengono liberati sul Massiccio dell’Adamello in contemporanea con il rilascio
di venti esemplari sul versante bresciano: è l’inizio di
un importante progetto di reintroduzione.
Orsi in fuga, orsi in attesa
Mentre l’orso Chicco tenta per due volte la fuga dal
recinto di San Romedio, il progetto “Ursus: tutela
della popolazione di Orso bruno del Brenta”, presentato ufficialmente all’Unione Europea, subisce
un arresto da parte del Ministero della Sanità italiano.
Parco star della Montagna
È proprio il Parco il protagonista di un film presentato al Filmfestival della Montagna di Trento da
Graziano Daldoss.
IN ITALIA E NEL MONDO
Il Parco in Parlamento europeo
Alla sede del Parlamento europeo pervengono seimila firme a favore della creazione di un grande Parco internazionale, che comprenda anche l’Adamello
Brenta.
- Fabio Albasini - Fabio Bodio - Fabio Depaoli - Fabio Dolzani - Fabio Osti - Fabio Scalet - Fabio Scalet - Fabio Simoni -
ADAMELLO BRENTA
E-VENTI
E
-VENTI
Il piano faunistico, un passaggio
importante nella crescita del Parco
di Andrea Mustoni
responsabile del settore fauna del Parco
duzione dello stambecco, specie
estinta sulle montagne del Parco
dal diciottesimo secolo ma che,
secondo le analisi contenute nel
piano, avrebbe potuto trovare ancora un habitat idoneo alla sua presenza. Per questo motivo, già nel
1995 in Val di San Valentino vennero liberati i primi dieci stambecchi provenienti dal Parco Naturale
delle Alpi Marittime, in provincia
di Cuneo. Questo primo importante progetto faunistico, coordinato
dal gruppo di lavoro del professor
Tosi dell’Università degli Studi di
Milano, proseguì poi fino al 1999,
avvalendosi della collaborazione
dell’allora Servizio Faunistico della Provincia di Trento e portando al
rilascio complessivo di cinquantacinque animali.
Da un punto di vista storico, il
Progetto Stambecco può essere
considerato come “l’anticamera”
del progetto che forse ha caratterizzato maggiormente i vent’anni
di vita del Parco: la reintroduzione dell’orso bruno. Anche questo
progetto, difatti, era stato indicato
con chiarezza dal Piano Faunistico di Schröeder, tanto che alla sua
organizzazione era stata dedicata
una parte speciale, che può essere
considerata la prima “piattaforma”
sulla quale negli anni successivi è
stata realizzata l’operazione.
In rapporto all’importanza delle
tematiche faunistiche nel Parco,
nel suo Piano il professor Schroeder indicava anche la necessità di
dotarsi di un apposto ufficio, che
potesse appoggiare il progetto di
reintroduzione e, più in generale, la presenza dell’orso nel lungo
periodo. È anche in seguito a questo tipo di “spinta” che nel 2004 il
Parco ha formalizzato la creazione
del Gruppo di Ricerca e Conservazione dell’Orso Bruno . Tra i primi
lavori affrontati dal GRICO va sicuramente menzionata la revisione
del Piano faunistico che, nel 2006,
ha portato a individuare nuovi
obiettivi di conservazione per favorire la già eccezionale presenza
degli animali nel Parco.
Fabrizio Batocchi - Fabrizio Dagostino - Fabrizio Dolzani - Fabrizio Rossi - Faustino Pedretti - Fausto Job - Fausto Valentini
Moscardino - Paolucci
A distanza di vent’anni dalla sua
approvazione, è possibile affermare che la legge di ordinamento
dei Parchi naturali del Trentino
(LP 18/88) ha rappresentato un
momento di grande innovatività e
lungimiranza anche nei confronti
della pianificazione in materia di
fauna.
Nell’articolo 28 di tale legge veniva infatti prevista la realizzazione
di un Piano Faunistico, rivolto al
tentativo di “… realizzare nel territorio a Parco l’equilibrio fra fauna
selvatica ed ambiente”.
Un’indicazione di questo tipo,
rispettosa allo stesso tempo dell’uomo e della natura, avrebbe caratterizzato profondamente la vita
nel Parco anche negli anni successivi. È infatti in questo contesto
che nel 1995 venne approvato il
primo Piano Faunistico del Parco,
realizzato dal professor Schroeder
dell’Università di Monaco e dalla
sua équipe.
Al momento della sua approvazione il Piano venne in parte contestato, soprattutto per la sua eccessiva
impostazione a carattere venatorio
e per la sinteticità nella descrizione
del patrimonio faunistico dell’area
protetta.
Nonostante questo è indiscutibile
che i contenuti del piano realizzato
da Schröeder abbiano caratterizzato in modo notevole la vita del
Parco negli anni successivi, tanto
da portare ad una sua complessiva
rivalutazione tecnica.
Uno dei primi obiettivi che veniva
indicato era quello della reintro-
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9
1
Contestazione -D. Povinelli
L’anno della contestazione
Nel 1996 lo scontento e le tensioni accumulati negli anni precedenti esplodono: è l’anno-discrimine, che segna un mutamento nella storia del Parco
Naturale Adamello Brenta. Quando il Parco rifiuta
di inserire nel proprio Piano il progettato impianto tra Pinzolo e Campiglio senza la previsione nel
Pup e un’adeguata valutazione d’incidenza ambientale, esplode la protesta della popolazione della
Val Rendena contro un Ente percepito come estraNEL PARCO
Questo Piano non s’ha da fare
Le contrarietà al Piano del Parco, approvato anche dalla Giunta esecutiva, si coagulano attorno alla questione della pista tra Pinzolo e Campiglio, dando origine
a numerose e forti contestazioni all’autorità del Parco
concentrate soprattutto in Val Rendena; la Provincia
viene accusata di non sostenere l’Ente contro le rivendicazioni di gruppi d’interesse opportunisti.
Piano, un sacco di rumore
Le numerosissime proteste fanno capo al neonato Comitato per la difesa dei diritti e delle tradizioni e culminano in una manifestazione presso la sede del Parco
in occasione della riunione per l’adozione del Piano,
bloccata dai manifestanti. Alcuni comuni chiedono di
lasciare il Parco e non mancano le lettere di minacce.
In cerca di un accordo
Il Presidente Zulberti incontra tutti i consigli comunali per
cercare di trovare un accordo e il Parco stampa migliaia di
opuscoli informativi sulle proprie attività da inviare a tutte
le famiglie. Verso la fine dell’anno viene approvata una
bozza del Piano ed inizia l’iter di approvazione.
C’è chi vuole il Parco
Non ci sono, però, solo voci contrarie: in Val Rendena
si forma un “Comitato pro Parco”, che riunisce diversi
sostenitori del Parco con l’intento di dimostrare che
non ci sono solo opinioni contrarie ad esso; anche Sat
ed ambientalisti lo sostengono. Quattro comuni della
Val di Non decidono di pronunciarsi favorevolmente
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neo ed impositivo. Nasce un Comitato che riunisce
i dissidenti e le proteste culminano in una caotica
manifestazione presso la sede. Ironia della sorte,
sembra che proprio da questo scontro, che ne ha
minacciato l’esistenza, il Parco esca rafforzato: gli
ambientalisti, precedentemente critici, ma soprattutto parte della popolazione lo sostengono e l’Apt
della Val Rendena ne sottolinea l’importanza dal
punto di vista della promozione turistica.
nei confronti dell’approvazione del Piano. L’Apt della
Val Rendena, nell’ambito delle sue politiche turistiche,
attribuisce una grande importanza alla presenza del
Parco e del suo simbolo.
Il Parco all’opera
A Campodenno il Parco si dedica alla ristrutturazione
di Malga Campa e, a Bissina, di un parcheggio e della
relativa strada di accesso.
Cave, ok di Provincia e Tar
Dopo l’assoluzione dei lavoratori e la condanna dell’ex sindaco di Strembo, la Provincia si pronuncia a
favore della riapertura delle cave della Val Genova e il
Tar boccia il ricorso del Wwf.
Un Topolino per l’orso
Si fa attendere l’assenso ministeriale al progetto di
reintroduzione dell’orso bruno, mentre il settimanale
per bambini “Topolino” raccoglie quasi 14000 firme
per sostenerlo.
Fiocchi rosa a San Romedio
L’orsa Chicca, tenuta in cattività presso il santuario di
San Romedio, dà alla luce due orsette, Cleo e Cora,
che attirano numerosi visitatori.
IN ITALIA E NEL MONDO
L’orso trentino priorità europea
A Bruxelles viene approvato formalmente da parte
dell’Unione Europa un progetto di salvaguardia per
l’orso bruno del Brenta: i finanziamenti Life Natura
prevedono il sostegno al progetto del Parco.
- Federica Castellani - Federica Masè - Federica Mosca - Federico Brunelli - Federico Cereghini - Federico Ferrazza -
ADAMELLO BRENTA
– restava ancora un ultimo nodo
da sciogliere: il Piano del Parco. I
più scettici erano alcuni amministratori della Val Rendena e della
Val di Non. Gli uni temevano infatti che il piano limitasse lo sviluppo turistico invernale, ponendo eccessivi vincoli all’utilizzo del
territorio; gli altri si opponevano
alle limitazioni di gestione del territorio a seguito dell’introduzione
dell’area speciale per la tutela
dell’orso bruno delle Alpi. C’era
anche chi, piuttosto attivo, faceva
volantinaggio e attaccava striscioni contro il Parco. Dopo una
giornata all’insegna delle grandi
tensioni l’undici giugno 1998 si
arrivò all’approvazione del Piano
del Parco, grazie anche alla presenza del professor Guido Ferrara, redattore del Piano, il quale
riuscì a far placare gli animi e a
mediare fra le diverse posizioni
presenti in assemblea. Il Piano
prevedeva le riserve speciali di
tutela dell’orso, del lago di Tovel
e dei biotopi, le riserve integrali
e le riserve integrate, le zone a
bosco e a pascolo. Individuava le
aree sciabili e catalogava il patrimonio edilizio esistente: le “case
da mont esistenti” e i ruderi. Per
ogni categoria prevedeva il tipo
di intervento che poteva essere
realizzato: ricostruzione, ristrutturazione, recupero conservativo
e la possibilità del cambio di destinazione d’uso…, dando certezze ai proprietari e criteri obiettivi
ai vari organi di controllo. Alla
fine anche la Provincia approvò
il Piano del Parco”. Il Piano del
Parco, risultato di una sintesi tra le
esigenze di tutela ambientale per
le quali il Parco era nato e i diritti
delle amministrazioni comunali
sulla gestione del territorio, è stato
approvato nel 1999, ponendo fine
alla contestazione. (A.V.)
Federico Polla - Fernando Ballardini - Fernando Dalfovo - Fernando Leonardi - Ferruccio Dalpiaz - Ferruccio Masè -
Manifesti di contestazione -D. Povinelli
Attorno alla redazione del Piano
di Parco (approvato nel 1999), lo
strumento gestionale che contiene
gli indirizzi, i divieti, i limiti e le
prescrizioni per l’uso del territorio
compreso all’interno dei confini
dell’area protetta, si concentra, nel
1996, la contestazione dei comuni e della gente nei confronti del
Parco Naturale Adamello Brenta.
La paura di essere costretti ad accettare un Ente imposto dall’alto e
il timore di non essere più protagonisti nella gestione del territorio
creano un clima di diffidenza che
poco a poco si trasforma in vera e
propria contestazione. Nasce, per
iniziativa popolare, il “Comitato
per la conservazione dei diritti e
delle tradizioni dell’area Adamello-Brenta” e le forme di protesta si
moltiplicano: dalle prese di posizione di alcuni consigli comunali
contro il Piano di Parco ai volantinaggi e a riunioni piuttosto animate. Dall’altra parte, in Consiglio
provinciale, vengono presentate
alcune mozioni che condannano
“le azioni di contestazione violenta nei confronti dell’Ente Parco”
e sottolineano “l’enorme valore
strategico dei parchi come risorsa
ambientale ed opportunità economica per le popolazioni che vi risiedono e per l’intera provincia”.
In mezzo gli amministratori del
Parco Naturale Adamello Brenta
si impegnano a tessere rapporti
per trovare condivisione e a concertare le questioni più spinose del
Piano del Parco.
“Approvata la legge del Parco
– racconta Gianfranco Pederzolli
E-VENTI
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Striscioni e urla fuori dal Parco
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Zafferano alpino - A. Rivalta
Raggi di sole
NEL PARCO
Parco, lascia o…
All’indomani dell’approvazione del Piano da parte del comitato di gestione, parallelamente all’iter di approvazione
da parte dei Comuni proseguono le contestazioni, che si
ricollegano ad alcune rivendicazioni, come quelle relative
all’impianto Pinzolo-Campiglio e ad una nuova strada e
un elettrodotto nei pressi del lago di Tovel: alcuni comuni
esprimono l’intenzione di uscire dal Parco e Monclassico
si appella al Presidente della Republica contro l’esclusione del proprio rappresentante, appena nominato, dal
comitato di gestione; centinaia sono le osservazioni prodotte dai consigli comunali al Piano, ancora bloccato ma
approvato in Giunta provinciale. Festeggia il Carnevale
in Rendena un carro allegorico recante lo striscione “Parco Nato Male Adamello-Brenta”.
… entra anche tu
In controtendenza, il comune di Commezzadura
chiede e ottiene di poter avere un proprio rappresentante nel Comitato di gestione per poter inoltrare
le proprie osservazioni al Piano, mentre Tione contende con Breguzzo una fetta di territorio che gli
permetterebbe di venir annesso al Parco.
Il Parco che parla e fa
Nasce la rivista del Parco: trimestrale, si sostituisce al
precedente notiziario; il Parco apre il suo primo sito
internet. Numerosi sono i progetti attivati: vengono acquistate l’ex area Bersaglio a Stenico e Casa Grandi a
Tuenno e iniziano i lavori di ristrutturazione nel Palazzo
di Corte Franca a Spormaggiore, per farne i futuri centri
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Nonostante le contestazioni al
Parco siano ancora diffuse, si
fanno sentire anche diverse
voci positive su di esso. Le osservazioni elaborate in seno ai
consigli comunali sul Piano,
molte delle quali più che altro
prese di posizione, raggiungono quasi il migliaio; tuttavia
sembra che i comuni contrari siano una minoranza. Nel
frattempo la Giunta provinciale approva il Piano e numerose sono le iniziative avviate dal
Parco, che progetta i propri
centri visitatori, inaugura la
sua rivista, istituisce diversi
legami con altre realtà e prosegue nei progetti sull’orso.
del Parco; inoltre viene ricostruito il ponte Saft dei Can
a Strembo e viene ristrutturata la Cascina Stablei a Bleggio Inferiore. A Tovel iniziano sperimentazioni volte a
capire le cause del mancato arrossamento.
Tra l’acqua e l’albero, il Parco
Il Parco ha due importanti sponsor: sono Cartiere
del Garda e l’acqua Surgiva.
Insoddisfazione per la Val Genova
Il pedaggio in Val Genova viene abolito e la gestione
del traffico affidata ai Comuni proprietari del territorio della valle; la strada viene riaperta. La soluzione
lascia insoddisfatti molti, mentre fa discutere anche
la decisione del comune di Bleggio Inferiore di chiudere la strada per la malga Movlina in Val d’Algone.
Orso in forse
Nonostante le difficoltà di ordine burocratico, prosegue
– anche se lentamente – l’iter di realizzazione del progetto Life Ursus. Una apposita indagine dell’Istituto Doxa di
Milano mostra che le popolazioni locali sono favorevoli
all’orso e al progetto di reintroduzione, mentre uno studio
redatto dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica stabilisce che esistono ancora vaste aree idonee alla presenza del
plantigrado. Non mancano le voci contrarie e, nel frattempo, ci si accontenta delle brevi apparizioni di orsi locali.
IN ITALIA E NEL MONDO
Ci interessa il clima del futuro
A Kyoto, in Giappone, numerosi stati stilano il primo testo
di una Convenzione sul clima che mira a ridurre le emissioni di gas serra, ponendosi come data ultima il 2010.
Filippo Zibordi - Fiorenzo Melchiori - Flavio Bonazza - Flavio Lucio Masè - Flavio Mezzena - Flavio Periotto - Fortunato Zeppa
Tanti legami, tante realtà
Un Parco non è un’isola: dal momento che si distingue dal territorio circostante, e forse proprio
per questo, se non vuole esaurire
la propria carica e il proprio potenziale deve necessariamente
istituire una serie di rapporti con
altre realtà.
Già nel 1997, superata la fase di
costruzione, il Parco inizia ad intessere rapporti. Innanzitutto esso
stipula importanti e durature convenzioni, a tutt’oggi salde, con
due sponsor che guardano lontano: Cartiere del Garda si impegna a fornire la carta per la rivista
e Nambrone le Fonti, l’azienda
che imbottiglia l’acqua Surgiva,
si impegna a dare un contributo
finanziario ai progetti del Parco;
d’altronde fin dal 1988, anno in
cui i fratelli Lunelli hanno acquisito l’acqua Surgiva, le sue bottiglie
presentano la scritta “Parco Naturale Adamello Brenta”.
Vale la pena di ricordare come
proprio in questo stesso anno una
delegazione del centro di ricerca
sul panda di Chengdu, in Cina,
giunga in visita al Parco: il parallelismo tra gli obiettivi primari delle
due realtà non sfugge ai giornalisti, che titolano “gemellaggio tra
orso e panda”. Tuttavia per attendere il primo dei veri e propri “gemelli del Parco” si deve attendere
il decennio successivo e un anno
importante: il 2002, Anno Internazionale delle Montagne, nel corso
del quale due parchi la cui attività
ruota attorno alle montagne s’incontrano superando l’oceano e le
differenze, legando Italia e Patagonia, grazie al viaggio a spese
proprie di una delegazione del
Parco. Il gemello si chiama Parque
Nacional de Los Glaciares, è il più
vasto (oltre 700mila ettari) e uno
tra i più famosi dell’Argentina;
comprende difatti, oltre a grandi
ghiacciai e laghi, due montagne il
cui nome è noto a tutto il mondo:
il Fitz Roy e il Cerro Torre. Verso
l’obiettivo del gemellaggio, quello
di istituire una stretta collaborazione che promuova il turismo di entrambe le aree, viene fatto un passo
importante nel 2007, con la visita
dell’alpinista Ermanno Salvaterra
a Los Glaciares in rappresentanza
del Parco per determinare le possibili azioni comuni e inaugurare un
sentiero per il trekking.
Risale al 2004 il gemellaggio con
l’Ente Parco regionale del Lazio
“Romanatura”, suggellato dalla firma di un protocollo d’intesa
volto a promuovere lo scambio di
esperienze, il turismo ambientale e
quello agro-alimentare di entrambe le aree protette. Romanatura,
nato nel 1997, gestisce e protegge
un territorio di 14000 ettari, caratterizzato da una forte commistione
di natura, archeologia, etnologia e
arte. Di respiro sociale è infine il
gemellaggio del 2005 con il Parco
di Kozara, in Bosnia Erzegovina.
Un’associazione d’intenti nella direzione non solo della protezione
della natura, ma anche della costruzione di pace: difatti il Parco di
Kozara, creato attorno all’omonima montagna (alta meno di 1000
m) ed esteso per circa 3500 ettari, si situa a nord di Prijedor, città
devastata dalla pulizia etnica nel
corso della guerra serbo-croata.
Il rapporto tra i due parchi punta
quindi al futuro, a una protezione
della natura sempre più intrecciata
all’ideale di uno sviluppo sociale
pacifico e propositivo.
Oltre ai gemellaggi “ufficiali” il
Parco ha nel tempo istituito rapporti
anche con altri Parchi grazie all’adesione a Federparchi, la federazione
italiana dei parchi, e alla Rete Alpina delle Aree Protette, oltre che ad
altre iniziative, come “Il cuore verde delle Alpi”, nata nel 2005 con lo
scopo di incentivare lo scambio di
informazioni e la collaborazione in
materia di politiche ambientali con
il Parco Nazionale dello Stelvio, il
Parco Nazionale Svizzero e il Parco
Regionale dell’Adamello. Ma non
solo di una rete di parchi si parla: il
Parco collabora costantemente con
tutti gli Istituti comprensivi del proprio territorio, progettando con essi
percorsi didattici di avvicinamento
all’ambiente, con le amministrazioni comunali, le Apt ed inoltre,
per quanto concerne la progettazione di ricerche e la formazione di
giovani alla ricerca, con numerose
università in tutta Italia (da Trento
a Sassari). A queste collaborazioni
si aggiungono i legami sempre più
forti con il tessuto di produttori e
operatori economici locali, attraverso la creazione del marchio
“Qualità Parco” e l’impegno a promuovere quelle realtà che garantiscono un alto livello qualitativo
alla propria offerta.
Un Parco non è un’isola: è, invece,
il nodo importante di una grande
rete viva, piena di comunicazione e
di idee, che continua a costruirsi e a
mutare. (A.Ma.)
- Francesca Masè - Francesco Borzaga - Francesco De Concini - Francesco Dellagiacoma - Francesco Righi -
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ADAMELLO BRENTA
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Tovel tornerà rosso?
La go di Tovel - Archivio Pnab
L’atmosfera che si respira attorno al Parco
sta lentamente cambiando: nonostante qualche contestazione si faccia ancora sentire,
tuttavia la voglia di costruire ora vince sul
desiderio di annullare gli sforzi fatti: sembra
che il Parco stia iniziando a venir accettato
come attore autonomo all’interno della società trentina e locale. I lavori per l’approvazione del Piano, gli studi sull’arrossamento
mancato del lago di Tovel e la costruzione
delle future case del Parco proseguono, mentre sembra che la questione della Val Genova
conosca una svolta. Il progetto orso prosegue,
anche se rallentato dalla complessità dell’iter
amministrativo: viene concluso lo “Studio di
fattibilità per la reintroduzione dell’orso bruno sulle Alpi centrali” dell’INFS e si redigono
le linee-guida del progetto. Sullo sfondo della
storia del Parco prosegue l’importante dibattito sul collegamento Pinzolo-Campiglio.
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Franco Andreis - Franco Antolini - Franco Armanini - Franco Brentari - Franco Brunelli - Franco Chiodega -
Val d’Algone - A. Dalpez
NEL PARCO
Piano verso l’approvazione
Il Piano, dopo il vaglio delle seicento osservazioni portate dai
Comuni, viene approvato a larga maggioranza e si avvia verso
l’adozione. Mentre Tione e Breguzzo continuano a disputarsi
il lembo di terra che permette a
Tione di far parte del Parco, l’attività nel Parco e la costruzione
dei Centri visitatori proseguono.
Una Casa storica
A Spormaggiore si ristruttura
l’edificio storico “Corte Franca”,
destinato a sede della Casa del
Parco “Orso”. Presso il municipio di Daone si allestisce il Centro visite multimediale “Fauna”.
Uniti per la Val Genova
Parco e amministrazioni locali
della Val Rendena muovono i
primi passi verso una gestione
congiunta della Val Genova; si
prevede inoltre di costruire un
parcheggio in località Bedole.
In val d’Algone la strada è ora
accessibile ad un numero limitato di visitatori ed è in funzione un apparecchio per il rilascio di un ticket automatico.
Collegamenti che dividono
Continuano, spesso violenti, gli
scontri verbali sul previsto impianto Pinzolo-Campiglio. Il Comune di Pinzolo, avversato dagli
ambientalisti, sostiene il diritto
degli abitanti locali a decidere
del proprio territorio. L’assessore provinciale al turismo Moser
rilancia l’idea di un collegamento tra le piste di Andalo e quelle
di Madonna di Campiglio, suscitando vivaci reazioni.
L’orso ritorna da solo?
Dopo le ultime autorizzazioni
da parte degli organi competenti, per motivi di carattere orga-
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ADAMELLO BRENTA
nizzativo il progetto Life Ursus
viene affidato direttamente al
Parco; esso lo conduce in stretta
collaborazione con il Servizio
delle Foreste della Repubblica
Slovena, il quale desidera attendere il 1999 per “esportare”
i suoi orsi. Nel frattempo alcuni esemplari dell’Est vengono
avvistati ai confini del Trentino
e proseguono le reintroduzioni
degli stambecchi.
Fosforo al lago di Tovel
Un nuovo studio attribuisce alla
mancanza di fosforo la sparizione della famosa alga rossa
nel lago di Tovel; si sperimenta quindi la reintroduzione dell’elemento.
IN ITALIA E NEL MONDO
La convenzione di Aarhus…
Ad Aarhus, in Danimarca, viene
stipulata una convenzione sul diritto di ognuno all’informazione,
alla partecipazione ai processi
decisionali e all’accesso alla giustizia in materia ambientale.
… e la Convenzione delle Alpi
Entra in vigore la Convenzione
delle Alpi, firmata nel 1991 dalla
Comunità economica europea.
Franco Dalpiaz - Franco Donato - Franco Litterini - Franco Masè - Franco Pellizzari - Franco Ridolfi - Franco Zanini -
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Il progetto LIFE TOVEL
di Monica Marinelli
vicesindaco di Tuenno 2000-2005 e coordinatrice del progetto Life Tovel
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rali che può incontrare visitando
l’ambiente circostante e diventa
partecipe di un percorso culturale
sulle caratteristiche naturali della Valle di Tovel. Con il Museo
Tridentino di Scienze Naturali
è stato inoltre realizzato un laboratorio scientifico utilizzando
una “baita” di proprietà comunale che, sia per la dislocazione
in adiacenza al sentiero del lungo lago, sia per le caratteristiche
strutturali interamente in legno, è
diventata un punto di riferimento
per il turista che vuole sperimentare come le acque acquisivano,
un tempo, la caratteristica colorazione rossastra per la quale il
lago viene ricordato a livello internazionale.
Il Comune di Tuenno, intestatario del progetto, ha assunto il
ruolo di coordinatore fra i vari
partner e ha gestito l’intero iter
riguardante l’assegnazione e la
liquidazione del contributo.
Punto chiave del progetto è stata
l’individuazione del “Patto per Tovel”, un accordo tra i settori pubblico e privato, in cui le imprese
locali hanno firmato con il pubblico un vero e proprio contratto
d’impegno per il rispetto di un
protocollo di buona gestione ambientale e di garanzia di qualità del
servizio erogato. Le “buone pratiche” a cui le imprese hanno potuto
rifarsi, descritte in un decalogo,
prevedevano la possibilità sia di
realizzare interventi di tipo strutturale sia, soprattutto, di adottare
comportamenti e procedure organizzative per migliorare la soddisfazione della clientela, riqualificando i servizi/prodotti forniti,
educando l’ospite ad un corretto
comportamento verso l’ambiente
naturale. Compito dell’Agenzia
pro Tovel, istituita dal comune di
Tuenno come previsto dal progetto, era quello di effettuare le
verifiche ispettive per garantire il
Barca sul Lago di Tovel - S. De Barba
Il progetto Life Tovel nasce dalla
volontà del Comune di Tuenno,
dell’Ente Parco Naturale Adamello Brenta e del Museo Tridentino di Scienze Naturali di
dare risposte concrete all’esigenza di far conoscere e valorizzare
le peculiari caratteristiche naturali che fanno, della Val di Tovel
e del suo lago, un unicum per
bellezza ed esemplarità.
In una logica di stretta e fattiva
collaborazione, i tre partner hanno perseguito l’obiettivo di creare un modello di sviluppo turistico sostenibile. Costituto da varie
azioni e con concreti obiettivi, il
progetto ha avuto il contributo
della Commissione Europea che,
di fronte a più di 300 progetti internazionali presentati, ha valutato positivamente i contenuti di
Life Tovel facendolo rientrare nei
28 ammessi a contributo.
Di risonanza internazionale, il
progetto ha visto la realizzazione
di tutte le azioni, tra cui da ricordare, l’allestimento dei sentieri
tematici che percorrono l’intera
Valle di Tovel sino a giungere
al lago omonimo. I sentieri sono
stati realizzati dall’Ente Parco,
mentre il Museo di Scienze Naturali ha predisposto il materiale
didattico. Un ulteriore concreto
investimento è stata la ristrutturazione del Centro visitatori
situato lungo le rive del lago in
cui, oltre a predisporre un’innovativa mostra interattiva, è stata
pensata anche una sala didattica
multimediale. Qui il visitatore
interagisce con le bellezze natu-
Fulvio Ballardini - Gabriele Paolin - Gabriella Rivaben - Gaudenzio Sartori - Genny Valentini - Gerri Stefani - Giacomino Maffei
Val di Tovel - F. Faganello
rispetto degli impegni assunti. Il
“Patto per Tovel” era corredato da
un disciplinare d’uso del marchio
“Progetto Tovel”, logo che veniva concesso alle imprese convenzionate. Il marchio ha assunto nel
tempo un carattere distintivo delle
peculiarità dell’offerta del territorio e ha rappresentato, durante tutto il periodo di attività del progetto, una garanzia per gli ospiti delle
strutture turistiche e i clienti delle
imprese locali. È importante evidenziare come il marchio di qualità “Progetto Tovel” abbia dato il
via all’attuale marchio del Parco
e abbia aperto la strada alla Carta
Europea del Turismo Sostenibile
attivata dall’Ente Parco Adamello
Brenta. Strumenti, quest’ultimi, di
elevato pregio per quanto concerne il rispetto ambientale nel panorama internazionale.
Tavoli di concertazione, forme
compartecipate e gruppi di lavoro
fra i gli enti economici locali, gli
enti pubblici e la popolazione sono
state alla base dei risultati ottenuti
da Life Tovel.
Dal progetto, interamente dedicato
allo sviluppo di tecniche e metodi
innovativi in materia di ambiente
e promozione turistica in grado di
preservare e valorizzare le risorse
naturali e il patrimonio storicoculturale della zona, è emersa una
forte caratterizzazione territoriale.
L’obiettivo, quale quello di proporre una formula turistica meno
invasiva (concentrata lungo le
sponde del Lago di Tovel), più articolata e distribuita lungo l’intera
valle di Tovel, a distanza di anni
si può dire quasi raggiunto nonostante il totale abbandono delle varie attività progettuali a partire dal
E-VENTI
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ADAMELLO BRENTA
2005. I campi estivi, realizzati
in collaborazione con il Museo
Tridentino di Scienze Naturali e
le varie Università internazionali, proseguono e sono il chiaro
esempio di come un ente pubblico possa fare del proprio patrimonio naturale uno strumento
di comunicazione turistica nel
rispetto ambientale.
Con il progetto Life Tovel è stata data al territorio la possibilità
di attivare un sistema di gestione e protezione dell’ambiente,
finalizzato alla conservazione
e valorizzazione delle risorse
ambientali, e soprattutto capace di promuovere uno sviluppo
economico locale dedicato all’ospitalità.
- Giacomo Fiora - Giacomo Maffei - Giacomo Polla Giampaolo Mosca - Giampiero Chiodega - Giampietro Amadei -
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Orso bruno con radiocollare in Val di Tovel - G. Volcan
Il Piano è servito!
Dopo nove anni di fatiche il Piano del Parco può
finalmente dirsi concluso: superate contestazioni e difficoltà, finalmente è operativo. Lo sblocco della lunga situazione di stallo porta con sé
nuove energie e ottimismo, che influiscono sulla
grande progettualità del Parco nel corso di tutto l’anno. Il progetto Life Ursus entra nel vivo:
i primi due orsi – un maschio e una femmina
– vengono trasferiti nel territorio del Parco; proNEL PARCO
Abbiamo un Piano
Finalmente, dopo lunghi anni di difficoltà, il Piano del Parco viene definitivamente approvato dalla
Giunta provinciale; è un periodo di grande fermento,
che vede sbocciare proposte ed idee, come l’avvio
della procedura di richiesta del certificato di qualità
ambientale per il Parco.
Proseguono i lavori sul territorio
A Stenico si realizza la struttura dell’area Natura e a
Daone il wc della malga Bissina, mentre a San Lorenzo in Banale si inizia il posizionamento del selciato
sulla strada della Val Ambiez.
Passaporto sloveno per due orsi
Kirka e Masun: sono i nomi dei primi due orsi “immigrati” dalla Slovenia in Trentino. Il loro arrivo,
in primavera, dà il via alla fase operativa del progetto di reintroduzione dell’orso e decreta l’inizio
di un intenso periodo di dibattito sul progetto, avvistamenti e monitoraggi da parte delle squadre del
Life Ursus, in contatto con i due esemplari grazie
ai radio collari.
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segue la ridiscussione della mobilità della Val
Genova, nella quale l’esperimento delle giornate senz’auto ottiene buoni risultati, e si tenta di
regolamentare anche la mobilità della Val d’Algone. Nel frattempo tutta una serie di iniziative
parallele cresce al riparo dei riflettori: proseguono i lavori per la creazione dei centri visitatori e
San Romedio e Spormaggiore vengono ottimizzati per i loro ospiti plantigradi.
Una valle senza ruote, che piaccia o no
Nell’ambito dei progetti di viabilità in Val Genova, la
strada viene chiusa alle auto per due giorni, in luglio e
agosto.
Parco e cacciatori: difendiamo l’autonomia
Il Parco decide di assistere legalmente due cacciatori
regolari, multati per caccia nel Parco in ossequio a
una legge nazionale, dato che a livello provinciale la
caccia all’interno dei Parchi è permessa.
Tovel ucciso dagli erbicidi?
Proseguono le discussioni sulle cause del mancato arrossamento del lago di Tovel: alcuni studiosi
sostengono che l’alga responsabile del fenomeno è
stata uccisa dai fitofarmaci, mentre altri osservano
che “l’alga del rossore” esiste tuttora nel lago.
IN ITALIA E NEL MONDO
Una gigantesca estinzione
Il Worldwatch Institute (Istituto di Osservazione Mondiale) afferma che sette scienziati su dieci sono del parere che la Terra sia nel mezzo della più grande estinzione di massa mai avvenuta nella storia del pianeta.
Giancarlo Balestra - Giancarlo Cereghini - Giancarlo Fedrizzi - Giancarlo Rodigari - Gianfranco Bonapace -
ADAMELLO BRENTA
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Chi ha paura del “piano” cattivo?
di Guido Ferrara
coordinatore generale del Piano del Parco
tare opportuno e a volte assolutamente necessario; non si poteva
ignorare, inoltre, che dentro il Parco vivono intere collettività insediate, portatrici di tradizioni, oltre
che di aspirazioni, che meritano
di essere ascoltate, confrontate e
discusse; né era ipotizzabile escludere a priori le attività produttive,
con particolare riferimento a quelle storicamente legate alla società
rurale-montana e alla riproduzione
dinamica degli ecosistemi, anche
se effettuate in zone di particolare pregio ambientale o naturale;
infine il più grave errore di tutti
ci sembrava quello di impedire la
fruizione dei beni ambientali, naturali, dei monumenti e dei siti, invece di garantire una gestione equilibrata che ne assicurasse l’accesso e
il godimento in termini compatibili
con la loro conservazione.
Ci si propose allora un sistema di
obiettivi comprendente in primo
luogo la conservazione dell’ambiente, attuata, dove necessario,
con l’intervento umano, perché
fondato sulla conoscenza di tutte
le componenti del territorio; in secondo luogo la promozione della
ricerca scientifica, poiché il con-
Maso - L. Bosetti
Com’è noto, il Piano del Parco
Adamello Brenta è da tempo operante, collaudato e revisionato: può
oggi considerarsi archiviata una
significativa fase di responsabile
considerazione delle grandi risorse naturali e culturali disponibili
entro questo territorio d’eccezione.
Ma vale la pena ricordare gli errori
(evitati) e le finalità (perseguite).
A suo tempo, si pensò che fosse
sbagliato credere ad un progetto
di conservazione che intendesse
mantenere ogni cosa esattamente
com’è su un areale tanto ampio,
mentre il cambiamento può risul-
Gianfranco Ferrazza - Gianfranco Pederzolli - Gianfranco Rigotti - Gianluca Leone - Gianluigi Bonazza -
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Stambecco - Michele Zeni
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trollo dei sistemi viventi nell’area
del Parco comporta lo studio e la
verifica costante dei rapporti fra
uomo e natura; in terzo luogo il sostegno della didattica educativa, dal
momento che il Parco costituisce
di per sé un laboratorio per la for-
mazione di esperti in problemi ambientali e di gestione del territorio;
in quarto luogo la sperimentazione
di nuove tecniche di agricoltura, di
zootecnia, di selvicoltura naturalistica, di insediamenti produttivi
non inquinanti, di turismo estensi-
GLI OBIETTIVI STRATEGICI DEL PIANO DEL PARCO
Il Piano del Parco ha redatto fra l’altro alcune inedite indagini diagnostiche di livello territoriale riguardanti in particolare:
- la frequentazione turistica, per l’evidenza dei punti di congestione e di stress
ambientale (OBIETTIVO STRATEGICO: riequilibrio dei comportamenti dei
visitatori in funzione dell’ottimizzazione della domanda in rapporto all’offerta
di natura e d’ambiente e in rapporto ai limiti a questa caratteristici);
- la schedatura completa dei manufatti edilizi presenti nel Parco, per la gestione
del patrimonio esistente (OBIETTIVO STRATEGICO: non si ammette di norma nessuna nuova costruzione dentro il Parco, con l’eccezione di limitatissime
ricostruzioni finalizzate di fabbricati già esistenti, mentre si favorisce sostanzialmente il recupero e l’ottimizzazione del patrimonio disponibile);
- la valutazione dell’ecotessuto, con l’indicazione dei parametri valore/vulnerabilità (OBIETTIVO STRATEGICO: valutazione globale dei valori ecologici
esistenti, ancorché questi siano dovuti all’azione umana, rispetto alla vulnerabilità cui sono soggetti);
- le proposte di conservazione ambientale (OBIETTIVO STRATEGICO: ridefinizione puntuale delle perimetrazioni delle riserve integrali, controllate e guidate all’interno del Parco);
- la gestione selvicolturale dell’area di primaria importanza dell’habitat dell’orso delle Alpi (OBIETTIVO STRATEGICO: la salvaguardia dell’ultima popolazione di Ursus arctos di tutta la catena alpina, da coordinare con le azioni di
ripopolamento);
- la destinazione delle aree a pascolo (OBIETTIVO STRATEGICO: tutela degli
ultimi lembi di paesaggio culturale delle aree di alpeggio, pari al 6% di tutta
l’area protetta).
50
vo, mediante l’utilizzazione equilibrata delle risorse territoriali disponibili; e infine l’incentivazione e il
sostegno della funzione ricreativa,
perché il Parco rappresenta, complessivamente, un servizio sociale
qualificato e qualificante per stabilire un contatto proficuo tra la cultura urbana e la cultura rurale.
Confesso che mi è capitato di partecipare personalmente a questo
processo altre volte, in Liguria
(Beigua), in Basilicata e Calabria
(Pollino), in Sicilia (Madonie), che
sono oggi, come l’Adamello Brenta, parchi regionali e nazionali in
piena attività, in cui l’obiettivo era
ed è selezionare volta a volta scelte
compatibili, produttive e condivise, nell’interesse della natura, certamente, ma non solo.
E allora, chi ha più paura – oggi
– del “piano” cattivo? Si trattava
semplicemente non di approvare
regolamenti e carte colorate, ma di
provocare discussioni e verifiche, di
lavorare sul corpo vivo delle idee,
di mettere sul piatto della bilancia
pregi e difetti di scelte strategiche
alternative, nel gioco dei ruoli fra
tecnici e rappresentanze locali.
Gianni Cisaro Martinoli - Gianni Daprà - Gianni Nicolini - Gianni Valentini - Gianni Valerio - Gianpaolo D’Acquisto -
00
È un Parco sempre più radicato nel proprio territorio, quello che si presenta all’apertura del millennio: un Ente dotato di propri punti fermi, i Centri
visitatori già esistenti o programmati, e il cui nome
si lega a tante iniziative. Sta, insomma, diventando
un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono
parlare di sostenibilità, di naturalità, di ecologia e
NEL PARCO
Zulberti - Ferrari, la “nuova coppia” del Parco
Mentre Antonello Zulberti viene riconfermato alla
presidenza del Parco, la direzione viene affidata, in
seguito ad un concorso, a Claudio Ferrari.
Esserci, ovunque
All’unico centro visitatori esistente, quello di Tovel, si
aggiungono il Museo faunistico inaugurato a Daone
e il Museo Etnografico presso “Casa Grandi” a Tuenno. Nel frattempo a Nembia nasce un’oasi naturalistica, grazie all’accordo tra Enel e Wwf; in Val genova
iniziano il rifacimento della passerella Pedruc e la
ristrutturazione del punto informativo Ponte Rosso,
mentre viene costruito il Ponte Broca in Val Ambiez.
Il Parco compare anche nella realtà virtuale, dove il
suo sito attira sempre più visitatori.
Tante novità sul territorio
Sono numerose le novità che sorgono nel territorio
del Parco: tra queste lo yoghurt biologico di Giustino, che ottiene la possibilità di usare il marchio del
Parco, e la prima Ecofiera di Montagna a Tione.
Cinque orsi, e altri in arrivo
Mentre i due orsi immessi nel 1999 si sono ormai ambientati nel territorio del Parco e nelle aree limitrofe, vengono liberati tre nuovi plantigradi: Daniza, Joze e Irma.
Balcone addobbato a Molveno - S. De Barba
Il Parco sul territorio
rispetto della Natura. Con impegno e pazienza è riuscito infine a ritagliarsi il proprio spazio, anche tra
i suoi detrattori, e ora la sua presenza non viene più
messa in discussione.
Suo punto focale e centro gravitazionale dell’opinione pubblica è ora il progetto Life Ursus, che porta in
Trentino tre nuovi orsi.
Perché Tovel arrossi
La Provincia stanzia fondi per uno studio sull’arrossamento del lago di Tovel; gli studi più recenti contemplano
l’influenza di temperatura e luce sul fenomeno. Si auspica l’avvio di una ricerca interdisciplinare per scoprire le
diverse concause alla base della fine dell’arrossamento.
Pista no, pista sì
Quando la Provincia di Trento, in un primo momento,
rifiuta l’approvazione del collegamento Pinzolo-Campiglio, Pinzolo insorge, minacciando di uscire dal Parco. In
seguito ad una serie di incontri la Provincia dà il proprio
assenso all’impianto inserendolo nella variante al Pup.
La Sat denuncia il lento scempio della Val Rendena.
IN ITALIA E NEL MONDO
I prossimi mille anni
A New York le Nazioni Unite firmano la Dichiarazione
del Millennio, che stabilisce le responsabilità ed i valori
internazionali condivisi dagli stati nell’affrontare il nuovo
millennio; il rispetto per la natura ha una parte importante.
Liberi di scegliere cosa mangiare
A Montreal le Nazioni Unite stipulano l’accordo
sulla biosicurezza, il quale stabilisce che ogni stato
possa respingere l’importazione di cibi geneticamente modificati.
Gilberto Masè - Gilberto Volcan - Gino Ghezzi - Gino Mazzoleni - Gino Simoni - Gino Tomasi - Giorgio Batocchi -
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Una nuova convivenza
L’idea di istituire un’area protetta
nel Trentino Occidentale è nata
nei primi decenni del ‘900; uno
degli obiettivi che già allora si
proponeva era la salvaguardia degli ultimi orsi presenti sulle Alpi.
È quindi evidente il motivo per il
quale il Parco Naturale Adamello
Brenta è legato all’orso in modo
indissolubile, tanto da considerarlo come una parte essenziale del
proprio “patrimonio genetico”.
Già negli anni ‘30 del secolo
scorso la specie era ormai estinta
sull’intero Arco Alpino e gli ultimi esemplari vivevano confinati
nella porzione settentrionale delle
Dolomiti di Brenta.
Nonostante questo si dovettero
attendere alcuni decenni prima di
arrivare all’istituzione del Parco
(LP 18/88), che di lì a poco decise di inserire la figura dell’orso
nel proprio logo, a conferma delle ferme intenzioni nei confronti
della conservazione della specie.
Nel 1996, circa un decennio dopo
l’istituzione formale dell’Ente,
grazie al supporto dell’Unione
Europea ha preso avvio il Progetto Life Ursus, promosso dal Parco
stesso e condotto in collaborazione con la Provincia Autonoma di
Trento e l’Istituto Nazionale per
la Fauna Selvatica.
L’intervento è stato basato su
di uno Studio di fattibilità, che
ha individuato la reintroduzione
come l’unico metodo in grado
di “salvare” la presenza degli
orsi sul Brenta.
In base a tale studio e dopo approfondite indagini preparatorie, tra il 1999 e il 2002 sono
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Orso bruno, Spormaggiore - R. D’Arpe
di Andrea Mustoni
responsabile del settore fauna del Parco
stati rilasciati nel territorio del
Parco dieci esemplari di orso
bruno, catturati nelle riserve di
caccia della Slovenia meridionale grazie all’indispensabile
collaborazione del Servizio Foreste Sloveno. Tutti gli orsi rilasciati sono stati dotati di radiotrasmettitori utili a monitorarne
gli spostamenti. Anche grazie a
tale strumentazione è stato successivamente possibile verificare l’ottimo adattamento degli
esemplari al nuovo territorio di
vita, testimoniato anche dalla
rapida espansione numerica e
territoriale della neocolonia.
Nonostante il ritorno definitivo
della specie sulle Alpi sia an-
cora lontano, il progetto è oggi
considerato un successo sia da
parte della comunità internazionale, che guarda al Life Ursus
come ad un esempio di buone
pratiche nella conservazione di
una specie “di interesse comunitario”, sia nel contesto locale,
dove il Parco è stato in grado di
sperimentare un modello esemplare di convivenza tra uomini
e orsi.
Per il futuro della specie, la speranza è che i criteri di conservazione adottati in questi anni
possano essere utilizzati anche
in altri contesti territoriali. Il
lavoro del “Parco degli orsi” va
avanti…
Giorgio Beltrami - Giorgio Ducoli - Giorgio Faustini - Giorgio Ferrari - Giorgio Ferrazza - Giorgio Fostini -
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Direzione: Qualità
Nuove soddisfazioni per il Parco: a fianco dei diversi progetti già avviati, l’ottenimento della certificazione ambientale Iso 14001 segna l’inizio di
un periodo in cui il Parco si pone a sostegno del
territorio nella sua totalità, come unione inscindibile di ambiente e società. Tuttavia non mancano
NEL PARCO
Più volte Centro
Vengono inaugurati due nuovi Centri visitatori: il
Centro visite “Orso Signore dei Boschi” a Spormaggiore e, a Stenico, il giardino botanico, situato presso
l’ex Imperial Regio Casino di Bersaglio; al contempo il Parco acquista Villa Santi, sopra Montagne,
con l’intenzione di istituirvi un centro didattico, e le
ex scuole elementari di Sant’Antonio di Mavignola,
che diverranno un centro di educazione ambientale.
A Spiazzo si ristruttura la malga Pagarola.
L’orso a fumetti
Il Parco elegge a propria mascotte l’orso Osvaldo, creato dal cartoonist Fulvio Bernardini, in arte Fulber.
Un territorio da curare
Viene commissionato dal Parco uno studio di recupero ambientale delle tre cave di tonalite della Val Genova e si inizia a progettare un manuale tipologico per la
ristrutturazione degli edifici del Parco.
Il Parco è di Qualità
Il Parco, primo in Europa, ottiene la certificazione
ambientale secondo la normativa Iso 14001; assumendo progressivamente il ruolo di mediatore tra
un’offerta naturale e qualitativa del territorio e la
domanda turistica, studia un progetto per la regolamentazione dell’utilizzo del proprio marchio, sempre più richiesto.
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le voci contrarie tra gli ambientalisti, non ancora
soddisfatti del ruolo rivestito dal Parco nel campo
della tutela ambientale. Prosegue a gonfie vele il
progetto Life Ursus, suscitando entusiasmi, critiche e commenti in territorio trentino e l’ammirazione degli osservatori esterni.
“No, è inadempiente”
Wwf e Italia Nostra accusano il Parco di essere un
contenitore vuoto, e presentano un ricorso al Tar su
dieci previsioni inserite nel suo Piano di gestione. Il ricorso viene accettato solo su un punto: la necessità di
regolamentare l’utilizzo delle cave in Val Genova. La
polemica prosegue e si concentra in particolare sulla
creazione prevista di tre strade forestali.
Tovel, tra internazionale e locale
Una ricerca internazionale e interdisciplinare, individuata
dall’acronimo SALTO (Studio mancato Arrossamento
del Lago di Tovel) e alla quale il Parco prende parte, si
propone di spiegare i problemi dell’arrossamento del lago
di Tovel; al contempo nasce un progetto pilota di turismo
ecocompatibile (Life Tovel), finanziato dall’Unione Europea, che viene promosso dal comune di Tuenno assieme al
Parco e al Museo Tridentino di Scienze Naturali.
L’orso piace o fa paura?
Sono due “ragazze” le nuove orse liberate nell’ambito
del progetto Life Ursus: Jurka e Vida. L’orso non lascia
indifferente quasi nessuno: i promotori turistici ne apprezzano la forza attrattiva e lo inseriscono tra le offerte
promozionali, la popolazione è divisa tra il fascino e la
paura di aggressioni, che – incentivata da alcune incursioni di orsi alla ricerca di cibo in prossimità dei centri
abitati – porta la stampa a parlare di “psicosi da orso”. Il
Parco organizza il primo workshop sui grandi carnivori.
Giorgio Ioris - Giorgio Leonardelli - Giorgio Maffei - Giorgio Sartori - Giovanna Dorna - Giovanna Molinari -
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Un’attenta gestione del territorio
di Pino Oss Cazzador
responsabile del Sistema di Gestione Ambientale del Parco
Nei fini istituzionali del Parco
Naturale Adamello Brenta rientra, oltre alla tutela delle caratteristiche ambientali e naturali, anche lo sviluppo socio-economico
sostenibile e durevole delle collettività del Parco. All’inizio degli anni 2000 ne è scaturita l’opportunità di sperimentare nuove
forme di gestione ambientale del
territorio basate sull’attiva partecipazione delle comunità locali
al perseguimento dello sviluppo
sostenibile attraverso il coinvolgimento volontario dei cittadini,
delle imprese, delle amministrazioni, superando la vecchia logica del tradizionale approccio
“comando e controllo” da parte
dell’ente pubblico.
A tale nuova logica si ascrive il
Progetto di Certificazione Ambientale intrapreso nel 2001 dal
Parco secondo la norma UNI EN
ISO 14001, prima esperienza, non
solo in Italia ma anche in Europa,
di applicazione di un Sistema di
Gestione Ambientale (SGA) ad
una “Organizzazione a Parco”.
È nell’anno ’99 che è nata l’idea,
da parte della presidenza del Parco, di certificare ambientalmente
l’Ente per dare risalto al suo impegno e alla sua cura nei confronti del territorio. Dopo un primo
studio di fattibilità, si è costituito
un gruppo di lavoro sotto la guida
della società Take Care di Milano, che ha iniziato ad operare all’inizio del 2000.
Le azioni per lo sviluppo del SGA
per l’organizzazione a Parco hanno previsto lo svolgimento di
quattro fasi fondamentali. Innan-
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zitutto si è proceduto ad un’analisi ambientale, comprendente
un’analisi della propria organizzazione ed un’analisi ecologica e
socioeconomica del proprio territorio: essa è stata enormemente
facilitata dalla presenza del Piano
di Parco. In secondo luogo è stato
necessario assumere una propria
Politica Ambientale, che nel caso
dell’Ente Parco è in parte definita dalla propria legge istitutiva.
Il terzo passo è consistito nella
pianificazione, attuazione, misurazione, valutazione e riesame
del SGA (comprese anche tutte
le procedure gestionali ed operative), nella logica del miglioramento continuo. Infine sono stati
definiti dei programmi ambientali, comprendenti obiettivi e traguardi di miglioramento.
Una volta che tutte le regole necessarie a soddisfare i requisiti
della norma ISO 14001 sono state
applicate, è iniziata la fase di valutazione da parte dell’organismo
internazionale di certificazione
Det Norske Veritas (DNV) che,
nel luglio 2001, ha rilasciato la
certificazione.
Mentre il Parco implementava
la propria certificazione era stato
costituito un gruppo di lavoro, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che assegnava all’ENEA
la responsabilità di preparare delle linee guida per l’applicazione
della ISO 14001 alle aree protette.
Esse ribadivano che un miglioramento significativo della qualità
ambientale del territorio protetto si
ha quando al Sistema di Gestione
Ambientale dell’organizzazione
Parco possono partecipare anche
tutti coloro che svolgono attività
produttive o di servizio nel territorio protetto; tale convinzione
nasce dalla constatazione che tutti coloro che interagiscono con le
risorse ambientali (imprese, altri
enti territoriali ecc.) possono contribuire al degrado dell’ambiente
o al suo miglioramento. Possono,
in altri termini, togliere o “fornire” qualità ambientale.
Tali linee guida sono state da subito utilizzate dal Parco, che ha
avviato un processo di coinvolgimento dei “fornitori di qualità ambientale” attraverso l’attribuzione
del Marchio “Qualità Parco”.
Da quanto illustrato emerge come
la certificazione ambientale ottenuta dall’Ente Parco rappresenti
il primo passo verso una certificazione “territoriale” che tenga
conto di tutti gli impatti causati
sia dalle proprie attività, sia da
tutte le altre attività antropiche e
che coinvolga il maggior numero possibile di attori locali in un
processo di continuo miglioramento ambientale.
Giovanni Bazzoli - Giovanni Bonapace - Giovanni Brie Amadei - Giovanni Carlet Mosca - Giovanni Gasperetti -
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C’è un orso tra noi
È l’orso, ciò di cui parlano maggiormente i giornali.
L’orso vero, che continua a suscitare – e lo fa sempre
più spesso – sentimenti e reazioni opposti: c’è chi ne
ha paura e chi è entusiasta per l’evidente stato di salute
degli orsi reintrodotti e il buon andamento dell’intera
operazione, testimoniato dall’arrivo dei primi orsetti
nati in Trentino dal 1989. E poi l’orso disegnato, quello che fa parte del marchio del Parco e che sempre
più spesso si fa protagonista, e l’orso Osvaldo, cui è
NEL PARCO
L’orso di qualità
Mentre, a S. Antonio di Mavignola, viene aperta la
foresteria e centro di educazione del Parco, a Commezzadura viene ristrutturata la malga Vaglianella. Si
elabora un progetto che lega ancor più strettamente
Parco e territorio: quello dei marchi “Qualità Parco”.
Un legame di roccia e di ghiaccio
È il Los Glaciares in Argentina il primo gemello
del Parco Naturale Adamello Brenta: in occasione
dell’Anno internazionale della montagna due realtà
diverse, ma accomunate dalle cime, si uniscono attraverso l’oceano, grazie al viaggio in Argentina di
una delegazione del Parco.
Tovel, un patto per la vita
Diverse aziende ottengono il marchio qualità “Life Tovel”; il Patto per Tovel, una sorta di contratto d’impegno
tra l’Agenzia pubblica pro Tovel e le aziende private
che intendono aderire all’iniziativa Life Tovel, prescrive il rispetto di un decalogo di buone pratiche cui ogni
operatore dovrà aderire. Si studia un nuovo tracciato
della strada attorno al lago per togliere il traffico dalle
sponde, rendendo pedonabile la strada precedente.
Muoversi nel Parco
In Val d’Algone, dove ormai la gestione del traffico
è consolidata, Parco e amministrazione si accordano
per gestire il traffico garantendo ai residenti una certa
accessibilità della valle e delle rispettive proprietà. Nel
frattempo la situazione non è così positiva per quanto
riguarda la Val Genova: gli ambientalisti denunciano
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affidato il compito di veicolare i messaggi educativi al
grande pubblico. Il marchio “Qualità Parco”, attribuito ai primi ristoratori del territorio del Parco che
rispettano una serie di requisiti, mostra chiaramente
l’intenzione di proseguire sulla strada dell’elevazione
di qualità dell’offerta turistica, oltre che ambientale,
del territorio. Analogamente, il progetto Life Tovel assegna i primi marchi di qualità ad alcuni ristoratori
di Tuenno.
la mancata attenzione al problema della mobilità.
A caccia del calore di orsetti
Grandi sono le aspettative per le nascite del 2002. Le
squadre di monitoraggio del Life Ursus individuano i
cuccioli grazie al radiocollare posizionato al momento
del rilascio sulla madre, l’orsa Kirka. I cuccioli, avvistati,
sono due: si scopriranno in seguito essere figli di Joze.
Chi arriva e chi se ne va
L’orsa Irma viene trovata morta sotto una valanga, episodio risalente al 2001, mentre Vida l’avventurosa, dopo
essere stata investita in autostrada, sconfina in Austria, destando grande simpatia; a primavera giungono gli ultimi
tre esemplari reintrodotti dalla Slovenia: Gasper, Maja e
Brenta. Nel frattempo viene trovata la carcassa di quello
che potrebbe essere l’ultimo degli orsi autoctoni trentini.
L’orso di città
L’orso Gasper, nel corso dei suoi vagabondaggi, capita sul Doss Trent, alla periferia di Trento, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica.
IN ITALIA E NEL MONDO
Sviluppo sostenibile nel mondo
In Sudafrica, a Johannesburg, si tiene la Conferenza
Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, centrata sulle sfide
della povertà e della crescente carenza di risorse. Essa è
preceduta dalla Conferenza di Monterrey dell’ONU.
La montagna, patrimonio del mondo
L’ONU proclama il 2002 Anno internazionale della
montagna: un omaggio ad ambienti “di confine” la
cui importanza è sempre più riconosciuta.
Giovanni Nebl - Giovanni Viviani - Giulia Andina - Giulia Chini - Giuliana Pincelli - Giuliano Beltrami - Giuliano Casagrande
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Educare all’ambiente e al territorio
di Lorenzo Mosca
educatore ambientale Pnab
ha elaborato una propria offerta
didattica, che ha incoraggiato le
scuole, in special modo quelle
situate nel territorio del Parco, a
inserire tra le proprie attività incontri, gite naturalistiche ed esperienze a contatto con la natura;
parallelamente sono state organizzate innumerevoli attività di
esperienza del territorio dedicate
ai visitatori del Parco, pensate per
“iniziare” ai luoghi del Parco chi
non li conosce.
L’apertura del punto informativo di Sant’Antonio di Mavignola, avvenuta l’8 agosto 2002, ha
sancito l’inizio di un progetto più
articolato di educazione alla natura, di cui l’edificio è divenuto il
centro focale. L’interesse raccolto attorno alle iniziative didattiche del Parco è stato dimostrato
dai molti spettatori, tanto turisti
quanto locali, che hanno affollato
la presentazione.
Se, da un lato, molti turisti erano
soddisfatti di poter avere finalmente un punto di riferimento per
programmare le proprie escursioni e passeggiate, dall’altro gli abitanti di Mavignola, inizialmente
diffidenti nei confronti della destinazione dell’edificio a Foresteria del Parco, erano curiosi di sapere come si intendesse utilizzare
quello che consideravano un loro
“bene comune”.
Anche per questo motivo si è subito
Malga Movlina, Val Algone - P. Mazzucchelli
Consapevole dell’importanza fondamentale del conoscere e del fare
esperienza, fin dalla su a istituzione il Parco si è presentato come
educatore; mentre cresceva, contemporaneamente si approfondiva e mutava anche il suo ruolo
nell’educazione ambientale. Già
nel 1989, praticamente all’inizio
della vita del Parco, iniziarono
le prime serate naturalistiche; in
seguito queste si sono circondate
di attività sempre più interattive,
molte delle quali centrate su un
pubblico specifico: le giovani generazioni.
Allo scopo di formare i più giovani alla cura del proprio territorio,
a partire dagli anni ’90 il Parco
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- Giuliano Consolini - Giuliano Dalbon - Giuliano Leonardi - Giuliano Orlandi - Giulietto Chini - Giulio Ferrazza -
Foresteria di Sant’Antonio di Mavignola - Archivio Pnab
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cercato di legare in modo significativo e originale lo svolgimento dei
progetti di educazione ambientale
– che, dopo un’iniziale sperimentazione in primavera, sono iniziati
nell’autunno successivo – al paese
e ai suoi dintorni: si è voluto creare
una forte connessione tra le risorse
ambientali, culturali, tradizionali e
umane del territorio limitrofo e le
proposte didattiche, fin da subito
rivolte a conoscere non solo il Parco nelle sue molteplici attrazioni
naturali, ma anche gli aspetti legati
all’attività dell’uomo sul territorio
nel corso del tempo. In particolare
gli educatori ambientali e i guardaparco, con il prezioso contributo
del maestro elementare Claudio
Cominotti, hanno elaborato progetti didattici i cui contenuti hanno
dato risalto agli spunti che il paese di Sant’Antonio di Mavignola
offre per la conoscenza della vita
di un tempo, delle sue tradizioni e
dell’economia di sussistenza che
la caratterizzava.
È il caso della rappresentazione
del filò nel progetto “Parco d’inverno – sentieri sotto la neve”
che, nella stalla di Davide e Danilo Caola, ha illustrato ai bambini e ai ragazzi delle scuole ospiti
della Foresteria il modo di vivere
e le usanze dei nonni attraverso
un laboratorio d’intaglio curato da Luigi Aldrighetti, Nicola
Cozzio, Mario Collini e Felice
Maganzini, ma anche antichi oggetti di lavoro e testimonianze di
personaggi come Delfo Collini
che, con particolare passione, ha
narrato al pubblico aneddoti della
vita contadina passata, da lui vissuti in prima persona. Ma anche
della visita ai masi di Clemp, nel
corso della quale i ragazzi hanno
imparato come l’uomo utilizzava
i materiali del posto per costruire
con raffinato ingegno stalle e casine, e dell’orienteering nei boschi
della Val Brenta, dove le calchere,
il vivaio forestale, le stalle, i pascoli e le malghe hanno permesso
agli studenti di immergersi in un
ambiente che l’uomo del passato
ha sempre vissuto con il massimo
rispetto delle sue risorse.
A fianco di queste attività, occasioni di stampo più strettamente
naturalistico, come le uscite alla
scoperta dei pipistrelli alla sera
o l’ascolto del bramito dei cervi
in autunno, l’arrampicata con le
Guide Alpine della Scuola italiana alpinismo e Sci alpinismo o
gli incontri sulle caratteristiche
del manto nevoso con l’Ufficio
previsione e organizzazione della Provincia autonoma di Trento
hanno lasciato agli studenti emozioni bellissime.
Giulio Parolari - Giulio Pizzolli - Giuseppe Alberti - Giuseppe Bonazza - Giuseppe Corradi - Giuseppe Dalpiaz -
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Escursionisti in Val Algone - Archivio Pnab
Auto o silenzio nelle valli?
Il Parco incentiva la qualità. E piace, stando all’indagine Doxa sulla rinnovata viabilità limitata della Val Genova e se si deve credere al numero crescente di visitatori che prende d’assalto il
territorio del Parco nella stagione estiva.
Se l’orso fa paura a qualcuno, suscitando le ire
di alcuni pastori contrari al progetto, attira al
NEL PARCO
I primi alberghi con il marchio
Con l’estate del 2003 ha inizio il progetto “Qualità
Parco” rivolto agli albergatori: il marchio del Parco,
simbolo di elevata qualità dei servizi offerti e rispetto
per l’ambiente, viene attribuito a nove strutture.
Il Parco che piace
Quest’anno è caratterizzato dal boom dei visitatori del
Parco: la sua offerta piace e Legambiente gli assegna la
sua bandiera verde, indice di elevata qualità ambientale.
Cresce, il Parco
Tione ottiene che la variante al Pup accetti l’inserimento nel territorio del Parco dell’area dei laghi di Valbona, mentre si procede al recupero ambientale di altri
specchi d’acqua, i laghi di Cornisello. Numerosi sono
gli interventi sul territorio: l’allestimento del sentiero
didattico Thun a Stenico, la posa della segnaletica in
Val Genova, la costruzione del parcheggio delle Bedole e, inoltre, la ristrutturazione della Casa del Parco
Flora a Stenico e della malga Amola a Giustino.
Una valle in comune
Si giunge finalmente ad un accordo organico sulla viabilità in Val Genova: una cogestione tra Parco e Comuni, che prevede la gestione di parcheggi e viabilità da
parte dell’Ente. Il progetto di mobilità sostenibile viene inaugurato in luglio assieme all’affascinate sentiero
delle Cascate. un’indagine Doxa condotta tra i turisti
conferma l’apprezzamento per l’iniziativa.
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contempo l’attenzione dei visitatori e l’apprezzamento di coloro che sperano nel successo del
progetto Life Ursus per ripopolare l’intera zona
alpina. Gli orsi trentini, infatti, come da previsioni, si accoppiano, vagano e sconfinano, tornando a occupare i boschi in cui erano stati sterminati decenni orsono.
Ricordo di un rossore
Una proposta curiosa giunge dagli studiosi del progetto SALTO: invitano a presentarsi tutti coloro che
possiedano una delle storiche cartoline del lago che
si usava immergere nelle sue acque, in modo tale da
permettere l’analisi dei pigmenti depositati su di essa.
Si fa strada l’ipotesi che siano state le deiezioni del
bestiame allevato nei pressi del lago a dare origine al
famoso fenomeno dell’arrossamento delle sue acque.
Il Parco, pace a colori
Il Parco si schiera contro la guerra in Iraq e issa la
bandiera della pace.
L’orso prosegue, da protagonista
L’Unione Europea accorda al Parco il finanziamento
per il progetto Life Co-op Natura denominato “Criteri per la creazione di una metapopolazione alpina
di orso bruno”. Il progetto, promosso dal Parco per
il biennio 2004-2005, prevede la collaborazione di
WWF Austria, Servizio Foreste della Repubblica di
Slovenia e Dipartimento di Scienze della Produzione
Animale dell’Università degli Studi di Udine.
IN ITALIA E NEL MONDO
Tanta natura protetta.
Nel corso del Summit mondiale sulle aree protette a Durban (Sudafrica) viene sottolineato come le aree protette
del mondo hanno superato le centomila, pari a un 10%
della superficie delle terre emerse.
Giuseppe Dorigatti - Giuseppe Giongo - Giuseppe Mendini - Giuseppe Peder - Giuseppe Sevignani - Giuseppe Stefani -
ADAMELLO BRENTA
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Una strada da percorrere con coraggio
(e senza auto)
di Maddalena Di Tolla Deflorian
presidente della sezione trentina di Legambiente
cessariamente uno strumento che
stabilisce le priorità e gli indirizzi
nell’uso del territorio, e crea le misure per favorire alcuni sviluppi e
non altri, di conseguenza uno strumento flessibile e partecipato.
Legambiente ha sempre condiviso
questa visione complessa e dinamica dei Parchi, e aggiungo che
da un Parco ci aspettiamo adesso
che esso sappia agire come agenzia
territoriale, per esempio elaborando e offrendo servizi che le amministrazioni tradizionali (regioni,
provincie, comuni e magari anche
comunità montane) non agiscono,
per diverse ragioni.
Un Parco ha un vantaggio: la sua
multifunzionalità e la sua estensione oltre i confini amministrativi,
condensate in un unico soggetto,
lo rendono potenzialmente molto
flessibile.
Legambiente ha riconosciuto ai
Parchi trentini in due fasi il merito
di avere agito prassi e pianificazioni di servizi di mobilità sostenibile,
agendo come agenzie territoriali. È
stata attribuita la bandiera verde ai
Parchi trentini nel 2003 e nel 2005
su questo tema.
Il Parco Naturale Adamello Brenta
(insieme ai Comuni) è partito con
la valle simbolo della crisi del traffico turistico: Val Genova. Ricordo
le manifestazioni degli anni passati,
cariche di tensioni. La gente del posto, va detto, ancora non capiva il
futuro, su questo tema. Il futuro è
adesso, e adesso tutti (soprattutto i
residenti) sanno che bisogna frenare
il traffico, e i vantaggi della mobilità con meno uso del mezzo privato,
che pone anche dei limiti dunque, si
vedono oggi in Val Genova, in Val
di Tovel e in Vallesinella. Il lavoro
di prassi pianificatoria è appena iniziato. Si deve proseguire, anche su
altri aspetti, e il Parco deve diventare un autorevole interlocutore del
territorio, su questo.
Nei prossimi anni è auspicabile che
i Parchi sappiano proporre altri servizi sostitutivi delle prassi esistenti
e non sostenibili, di reindirizzo del
modo di usare il territorio, come in
parte già accade con l’offerta di fruizione turistica da parte del Parco.
Guido Angeli - Guido Botteri - Guido Tisi - Iginio Giuliani - Ilaria Rigatti - Ilaria Salvadori - Imerio Pellizzari -
Bus navetta in Val di Tovel - Archivio Pnab
Una delle sfide intellettuali più
affascinanti per una ecologista,
quale la vita mi ha condotto ad
essere, è senza dubbio data dalla
domanda: “Cos’è e a cosa serve
un Parco Naturale?”.
La domanda ha tutt’oggi motivo
di porsi, poiché la risposta ad essa
non è ancora comune e maggioritaria nelle comunità interessate
dai Parchi.
Negli anni sono giunta a definire
una mia sintesi, quale risposta.
La base della mia risposta è costituita da due elementi: l’esperienza sul campo di lavoro politico e
di partecipazione in alcune oasi e
aree protette regionali, italiane e
straniere, e la disamina di un testo fondamentale, purtroppo poco
conosciuto e discusso: “Uomini e
Parchi” di Valerio Giacomini e Valerio Romani.
E’ notevole rileggere gli scritti di
Valerio Giacomini, risalenti agli
anni Settanta e Ottanta, dove delineava già i Parchi come territori di
prassi pianificatoria, dove si faccia
conservazione della biodiversità e
del paesaggio ma anche della qualità del territorio (inteso come ambito
antropico, economico, sociale, culturale) e della produzione, ovvero
dove sperimentare una autorevole
capacità di pianificare il territorio, il
suo sviluppo, le sue priorità, in definitiva anche il suo futuro.
In questi termini un Parco deve essere un ambito di studio e pratica
di molteplici funzioni ecologiche,
ma anche necessariamente economiche e sociali.
Così il Piano del Parco diventa ne-
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Una nuova casa per il Parco
Mentre si svolge lo scontro sulle funivie di Pinzolo-Campiglio, definite “un’altra Jumela” dagli ambientalisti,
procede il progetto per il lago di Tovel, a fianco di tutta una serie di interventi che, un po’ alla volta, trasportano
“pezzi di Parco” nelle vite dei Comuni che ne fanno parte: viene ultimata la sede di Strembo, proseguono i lavori di ristrutturazione degli altri edifici. Si fanno proposte concrete per restituire a Tovel la sua bellezza originaria,
e prende piede un progetto finalizzato al ritorno della famosa “alga dell’arrossamento” e alla liberazione delle
sponde del lago dal traffico. Gli orsi, inutile dirlo, continuano a rimanere al centro dell’attenzione di tutti.
NEL PARCO
Novità nel Parco
La nuova sede del Parco, a Strembo, è pronta, mentre
proseguono i lavori per gli edifici che porteranno le attività del Parco a Montagne, Stenico e Breguzzo. Il Parco
si gemella con il Sistema dei Parchi romani “Romanatura” e decide di aderire ad Europark. Il Parco ospita la
nona edizione del trofeo “Danilo Re”, gara sulla neve
dei Parchi delle Alpi, preceduto da un convegno dal titolo “I parchi per la sostenibilità: esperienze di mobilità
e turismo durevole”. Il trofeo si conclude con la vittoria
della squadra del Parco Naturale Adamello Brenta.
L’orso con il panda
Il Wwf consegna al Parco Naturale Adamello Brenta il
Panda d’Oro, Diploma per la Conservazione della Biodiversità, per il progetto Life Ursus.
Vacche ed autobus per il lago di Tovel
Lo studio del progetto “SALTO” evidenzia in un primo momento come sia stato il pascolo delle mucche
sulle sponde del lago a favorire la proliferazione dell’alga responsabile dell’arrossamento; si progetta la
reintroduzione del pascolo sugli argini del fiume; tuttavia i risultati definitivi mostrano come le responsabili
dell’arrossamento siano state due alghe, la “Baldina
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Ananìuniense” e la “Tovellia Sanguinea”, unite ad una
serie di particolari condizioni ambientali; e non l’ormai famoso “Glenodinium Sanguineum”. In definitiva
l’uomo non ha alcuna responsabilità nella cessazione
dell’arrossamento delle acque del lago.
Lavori e mobilità
A Carisolo vengono realizzati i ponti di Cornisello,
oltre che un impianto di fitodepurazione per i servizi
a Ponte Verde; a Strembo il parcheggio Bedole viene
dotato di una tettoia.
Vengono inaugurati il nuovo Centro Visitatori di Tovel
e tre nuovi percorsi natura e si ripensa la viabilità della
valle introducendo un bus navetta dalla località Capriolo; la reazione generale è positiva. In Val Genova, nel
frattempo, il progetto di mobilità sostenibile iniziato nel
2003 dà frutti positivi. Il Comitato di gestione del Parco, tra le proteste degli ambientalisti, accorda alle cave
di Val Genova un permesso di altri ventitrè anni.
IN ITALIA E NEL MONDO
Trentino protetto dall’Europa
L’Unione Europea mette sotto tutela 165 oasi del
Trentino: divenengono Sic (Siti d’Interesse Comunitario), tra gli altri, la Val Genova, Tovel e il Brenta.
Italo Cozzini - Ivan Callovi - Ivan Tevini - Ivano Tanel - Ivo Cornella - Ivo Zanetti - Juri Giovanazzi - Katherina Cozza
ADAMELLO BRENTA
qualità dei servizi e dei prodotti
offerti con il rispetto dell’ambiente, oltre a collaborare con il
Parco nel diffondere una nuova
cultura di rispetto e di salvaguardia del territorio.
In particolare le strutture certificate si impegnano a proporre nei
loro menù i prodotti certificati
“Qualità Parco”, in modo da collegare direttamente produttore e
consumatore, valorizzare al meglio salubrità e tipicità e favorire
un’economia maggiormente so-
stenibile e a misura di ambiente.
Alla fine del 2007 le strutture
ricettive certificate “Qualità Parco” erano 31: 23 alberghi, 5 garnì
e 3 campeggi. Sempre nello stesso anno ha ottenuto il marchio
la prima struttura tipica, mentre
4 sono i produttori di miele che
hanno ottenuto il marchio per il
settore agroalimentare-prodotto
miele e 6 le scuole certificate.
Nel 2008 il progetto coinvolgerà
anche i produttori di formaggio
di malga. (A.V.)
- Lara Zambanini - Laura Andreolli - Laura Chiodega - Laura Masè - Laura Maturi - Laura Nave - Laura Valentini -
Attività casearia - G. Volcan
Il progetto “Qualità Parco” nasce
nel 2003 per la volontà di condividere con il territorio una sempre più diffusa consapevolezza
dell’importanza dell’ambiente e
di trasferire al contesto economico un metodo di operare improntato alla qualità. Per il Parco
questo metodo si era già concretizzato nel 2001 con l’ottenimento della certificazione ambientale
secondo la normativa ISO 14001.
Attraverso questo progetto di
marketing territoriale la “qualità
certificata” conseguita dal Parco
si traduce in “qualità diffusa” a
beneficio di tutto il territorio.
Il “Qualità Parco” viene dapprima proposto alle strutture ricettive, poi alle scuole dei comuni del
Parco, quindi alle aziende agroalimentari produttrici di miele e alle
strutture tipiche che privilegiano,
nell’ospitalità, il contatto diretto
con il cliente e la valorizzazione
dell’identità locale.
Per poter aderire al progetto le
aziende devono dimostrare il loro
impegno nel prevenire l’inquinamento e nel diminuire progressivamente i propri impatti sull’ambiente. Le aziende candidate a
diventare “Qualità Parco” sono
sottoposte, da parte di Dnv (l’Ente che ha certificato il Parco), ad
un’analisi iniziale e a periodiche
valutazioni che verificano il rispetto delle leggi in materia ambientale e la presenza di precisi
requisiti di qualità del servizio e
di rispetto della natura.
Chi aderisce al progetto deve
dimostrare di saper coniugare la
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Un Parco di qualità
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Cavalli in Val di Tovel - M. Nardelli
Che grinta!
NEL PARCO
Tutto il Parco in una Card
Viene presentata la Parco Card: una carta prepagata
che comprende un ricco pacchetto di offerte estive
all’interno del territorio del Parco. Il marchio Qualità
Parco viene consegnato ad alcune scuole.
I prodotti della concordia
Il Parco mostra la propria disponibilità a dialogare e interagire con le realtà economiche locali: la Giunta esecutiva
approva l’elenco dei “prodotti del Parco Naturale Adamello Brenta”, un modo per dar valore alle esperienze
agroalimentari locali e accrescere l’offerta territoriale.
Dalla Bosnia un “fratello verde”
Un nuovo gemello per l’Adamello-Brenta: è il Parco
di Kozara, in Bosnia Erzegovina, che invia in Trentino due propri funzionari per uno stage.
Il territorio del Parco piace
La Val Brenta risulta in cima alla lista dei “luoghi del cuore 2004” del Trentino Alto-Adige redatta dal Fai, mentre il
Parco riceve per la seconda volta la bandiera verde di Legambiente. Si iniziano i lavori per la realizzazione del punto informativo a Breguzzo e viene creata la falegnameria
Pesort a Spormaggiore. A Tovel vengono realizzati nuovi
sentieri didattici. Viene pubblicata la Guida del Parco.
Quegli orsi vagabondi dei trentini
In Trentino gli orsi già numerosi, e tuttora molto curiosi del territorio in cui sono capitati. Molti sono gli
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È un Parco grintoso, quello che sta crescendo:
un Parco che propone e si propone, cercando di
porsi come riferimento per il proprio territorio
e per i visitatori. L’iniziativa di un pacchetto di
offerte per gustare il Parco in tutte le sue sfumature testimonia il forte desiderio di dare un’unità
ai territori riuniti sotto il suo nome e di suggerire
al visitatore un modo per “entrare” nel Parco,
in tutto ciò che esso è ed offre: natura, sapori,
esperienze suggestive. Prosegue l’apertura verso
l’oltre-Parco, suggellata dal gemellaggio con il
Parco bosniaco di Kozara. Mentre i turisti apprezzano il Parco e lo visitano di buon grado gli
orsi, nel corso dei loro vagabondaggi, si spingono fin oltre provincia.
avvistamenti, compresi quelli di nuclei famigliari; un
orso si spinge fin nella zona di Bolzano, un altro tenta la fortuna in Svizzera, mentre l’orsa Jurka sembra
essere la responsabile di diverse incursioni in pollai,
alveari e nei pressi di abitazioni.
IN ITALIA E NEL MONDO
Parchi al… verde?
I Parchi regionali attraversano un periodo di crisi per
scarsità di fondi; questo li conduce ad iniziare la via
dell’autofinanziamento. Il Parco aderisce quindi al
Progetto SelfPas.
Un cuore di roccia
Viene depositata la candidatura delle Dolomiti all’iscrizione nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità
dell’UNESCO, che comprende i beni naturali e culturali considerati di valore eccezionale per l’umanità.
Lina Buratti - Linda Bollini - Lino Domenico Daldoss - Lino Riccadonna - Lisa Valentini - Livio Donati - Livio Negherbon -
L’asso nella manica della natura
Un tempo si diceva: guardare e non
toccare. E’ un principio su cui, si
potrebbe dire, si è fondata una certa
idea di Parco, che lo voleva esposizione, vetrina di bellezze troppo fragili per rischiare di venire a
contatto con l’osservatore; quindi
Parco delle foto, dei divieti e dei
cancelli. Che, nelle zone turistiche,
si è trovato a convivere e scontrarsi
con la realtà parallela del turismo di
massa, in cui il rapporto è ribaltato:
le foto si trasformano in rapina delle ricchezze locali, i divieti si fanno permissivismo, i cancelli strade
asfaltate e impianti.
Di recente si è iniziato a scorgere
l’esistenza di nuove possibilità: si è
riconosciuto nel turismo un possibile catalizzatore di benessere, conoscenza e rispetto per l’ambiente.
Non quello di massa, ovviamente:
è necessario che la prospettiva da
cui si guarda al rapporto tra visitatore e territorio muti radicalmente.
Il luogo non dev’essere più “reso
adeguato” alle esigenze del turista:
deve invece conservare ed esaltare le proprie specifiche qualità,
permettendo al nuovo arrivato di
conoscerle e insegnandogli a rispettarle. Tutto cambia se, al posto
di un turismo guidato alla cieca da
una domanda volitiva, si diffonde
un turismo fondato sulla creatività,
l’innovatività e l’amore per il proprio territorio di chi offre prodotti
e servizi e sulla voglia del turista di
mettersi in gioco e farsi “trascinare”
alla scoperta di posti ed atmosfere.
Questa nuova concezione è il fertilizzante della proposta della ParcoCard: una carta prepagata acquistabile presso tutte le case e i punti
informativi del Parco che, a prezzo
contenuto, dà al visitatore e al residente la possibilità di partecipare a
numerose attività sparse sul territorio: degustazioni di prodotti tipici,
escursioni guidate, visite a musei,
castelli e case del Parco, tragitti sui
bus navetta delle valli e in bici. La
Parco Card è un modo originale per
scoprire il Parco, che offre a chi non
lo conosce non una vetrina, bensì
un Parco da assaggiare, percorrere, curiosare, addentrandosi nella
sua intimità. Con la stessa logica
nel 2005 viene avviato il processo
della Carta Europea del Turismo
Sostenibile.
Insegnare al turista che un luogo
è diverso dall’altro, insegnargli il
piacere di ascoltare la sua specifica voce: questo è il “turismo ecocompatibile”, che ben si accorda
con l’essenza di un Parco votato
non solo alla tutela ma, sempre
più, all’educazione. Se per rispettare una cosa è necessario conoscerla, e per conoscerla è necessario sperimentarla, questa è una
proposta non solo piacevole, ma
altamente educativa.
Guardare e... toccare, assaggiare,
annusare, quindi, è il nuovo motto.
Ma anche limitarsi a chiudere gli
occhi e farsi trasportare nelle suggestioni della natura e dei ricordi
della sua passata storia intrecciata
con quella dell’uomo. (A.Ma.)
Livio Salvaterra - Lorenzo Bonfatti - Lorenzo Comini - Lorenzo Cozzio - Lorenzo Leonardi - Lorenzo Mosca - Lorenzo Stefli
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Vallesinella d’autunno - T. Bosio
Un anno sostenibile
Mentre il Parco affronta il percorso per l’ottenimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile, che
riceverà a Oxford verso la fine dell’anno, a Daone e
Stenico si inaugurano due nuove case del Parco, con
lo scopo di far conoscere ai visitatori i vari aspetti del
suo territorio; il Parco ottiene la certificazione Emas
e nelle sue valli, poco alla volta, il rumore delle auto
si smorza per lasciar posto ad una mobilità sempre
NEL PARCO
Un Parco fatto di Case
A Stenico vengono aperti il nuovo centro botanico
ed il Centro visitatori del Parco “Flora” a Daone il
Centro visitatori dedicato alla fauna; a Breguzzo il
punto informativo trasloca e si rinnova. Prendono
avvio i lavori di ristrutturazione di Villa Santi ed
il rifacimento della passerella Barant sul sentiero
della fauna di Daone; la realizzazione della fontana a Prada e la creazione del sentiero didattico
“Orso” a Spormaggiore. La firma di un protocollo
d’intesa con il Parco di Kozara formalizza l’accordo del 2005.
A caccia di qualità
Dopo aver superato una serie di fasi, verso la fine
dell’anno il Parco riceve ad Oxford la Carta del Turismo Sostenibile; esso ottiene inoltre la registrazione
ambientale comunitaria Emas, mentre nuove scuole
entrano a far parte delle Scuole Qualità Parco. I comuni di Caderzone e Molveno ottengono le bandiere
arancioni del Touring Club.
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più regolata e sempre meno impattante.
Non mancano, però, gli eventi critici: uno degli orsi
di seconda generazione, il vagabondo Bruno, è al
centro dell’attenzione per il suo sconfinamento in
Baviera, che viene seguito con apprensione fino alla
contestata decisione del suo abbattimento da parte
delle autorità tedesche: grande è l’ondata emotiva
suscitata dall’evento.
Sempre più piedi nelle valli
In Vallesinella parte un progetto di mobilità sostenibile, che fa uso di bus navetta; l’aumento dei visitatori in Val di Tovel premia la scelta dei bus.
Un orso troppo cosmopolita
Uno dei figli degli orsi reintrodotti Jurka e Joze, JJ1,
forse alla ricerca di una nuova area nella quale stabilirsi, vagabonda fino in Baviera, dove viene ribattezzato “Bruno”; qui la sua presenza e le sue incursioni
in cerca di cibo creano allarme, al punto che, dopo
aver tentato inutilmente la sua cattura, i bavaresi ne
decretano l’abbattimento. La vicenda suscita forti
reazioni dell’opinione pubblica in tutta Europa.
Jurka sotto osservazione
La madre di Bruno, Jurka, che a sua volta tende ad
avvicinarsi eccessivamente agli insediamenti umani,
viene catturata e nuovamente dotata di radiocollare.
Come finanziare un Parco?
A Caderzone un convegno nazionale sottolinea la
nuova esigenza dei parchi di autofinanziarsi, a fronte
dei tagli ai contributi statali.
- Lorenzo Valentini - Loris Cattani - Luca Castellani - Luca Dorna - Luca Ducoli - Luca Franchini - Luca Malesani - Luca Nave
ADAMELLO BRENTA
Estate in Val Genova - G. Alberti
Cosa significa “proteggere un luogo”? Forse evitare che esso entri
in contatto con l’essere umano e la
sua forza modificatrice? Su questo
tema il confronto è stato lungo e, talvolta, aspro. Oggi si riconosce che
l’azione dell’uomo non sempre ha
un effetto negativo sull’ambiente;
anzi: in alcuni casi un’azione antropica moderata e guidata può accrescere la ricchezza e le possibilità di
sopravvivenza di determinati ambienti. Inoltre gli effetti dell’azione
umana sono ormai globalizzati al
punto che si deve prendere atto del
fatto che non esistono più ambienti
che si possano dire “inviolati”.
È nell’ambito di questa riflessione e
sulla scia dell’Agenda 21 di Rio de
Janeiro che è nata la Carta Europea
del Turismo Sostenibile: un documento che, riconosciute le potenzialità del turismo, traccia uno schema
di azione per la promozione di un
turismo ecologicamente sostenibile
nelle aree protette. La Carta, il cui
acronimo è Cets, è promossa dalla federazione dei parchi nazionali
e naturali europei, Europarc, ed è
l’espressione di una visione rinnovata dell’area protetta come di una
zona in continuo cambiamento,
aperta agli stimoli che provengono
dall’esterno e dal proprio substrato
sociale oltre che al mercato turistico, non più nemico e pericolo ma
possibilità di sopravvivenza e vitalità. È una possibilità d’incontro
con gli altri, intesi come tutte le altre persone che si occupano, a vario
titolo, del territorio, soddisfacendo
anche l’esigenza della creazione
di consenso attorno all’area protet-
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Una carta tra turismo e natura
ta. Apertura “verso il basso” che,
coinvolgendo gli attori locali in uno
sviluppo equilibrato del proprio territorio, li incoraggia a conoscerlo e
imparare come rispettarlo. Apertura “verso l’alto”, permettendo al
singolo Parco di entrare in relazione produttiva con una rete di aree
protette a livello internazionale.
Il turismo, oltre che possibilità di
miglioramento qualitativo dell’ambiente, diviene quindi cardine dello
sviluppo locale, catalizzatore di dinamismo in tutti i settori, da quello
economico a quello sociale: stuzzica la creatività e il dialogo, rende
possibili gli investimenti economici, crea e promuove nuove opportunità d’impiego, e in definitiva
crea i presupposti per un “ritorno
alla patria” degli abitanti, costretti
per lungo tempo dalla marginalità
(caratteristica di molti dei territori
inseriti nei parchi naturali) a migrare verso i centri e a privare i propri
territori delle loro energie e del loro
vigore. Per aderire alla Carta il Par-
co ha dovuto seguire un percorso
fatto di tappe ben precise, iniziato
nel 2004 e accompagnato da un
continuo e fitto dialogo con i partner territoriali.
La prima fase è stata costituita da
un’indagine conoscitiva, che a partire da dati turistici ed economici e
interviste ad attori delle amministrazioni locali ha cercato di comprendere e valutare risorse, potenzialità
e aspettative del territorio. Essa ha
prodotto un rapporto diagnostico
sullo stato del turismo nel Parco,
discusso in seguito con i suoi operatori e amministratori; una serie di
forum territoriali ha definito quindi
una stategia di turismo sostenibile,
confluita in un Programma di azioni condivise. Nel 2006 Europarc,
preso atto del percorso fatto, ha
consegnato la Cets al Parco: è solo
l’inizio di una strada verso la sostenibilità del turismo, che il Parco ed
i suoi partner si impegnano a perseguire con dedizione e costanza nei
prossimi anni. (A.Ma.)
- Luca Simoni - Luca Trainotti - Lucia Odorizzi - Luciano Caola - Luciano Fin - Luciano Giovannini - Luciano Paoli -
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Il Parco su due ruote
Dolomiti di Brenta Bike nelle Giudicarie Esteriori - R. Kiaulehn
2
NEL PARCO
Il Piano dell’anno
Viene approvata la Variante 2007 al Piano del Parco.
Muoversi leggeri
Mentre, coerentemente con le linee della Carta
Europea del Turismo Sostenibile, la mobilità del
Parco viene ripensata in modo da dare importanza
al trasporto pubblico, viene creato e collaudato il
percorso cicloturistico della Dolomiti Brenta Bike.
A San Lorenzo in Banale viene allestita la Casa del
Parco “C’era una volta” e vengono appaltati i lavori di ristrutturazione di “Casa Grandi” a Tuenno.
A Stablo Marc di Tione si svolgono interventi di
manutenzione del sentiero e recupero del pascolo,
mentre prosegue la demolizione degli incongrui.
Un sentiero tra i continenti
L’alpinista Ermanno Salvaterra si reca in Argentina
in rappresentanza del Parco per rinsaldare il rapporto con il Parque Nacional de Los Glaciares.
La naturalità è premiata
L’associazione Legambiente di Trento sceglie il comune di Tuenno per la festa dei piccoli comuni “Voler bene all’Italia”, per la gestione sostenibile del turismo attorno al lago di Tovel; inoltre il lago ed il Parco
ricevono le bandiere verdi di Legambiente. Decollano
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Si parla di nuovo del Piano del Parco: nel 2007
viene approvata la sua Variante. I progetti, nel
frattempo, proseguono, arricchendosi di nuove
idee: alternativo alla gita in macchina, l’anello
cicloturistico Dolomiti Brenta Bike viene collaudato; inoltre c’è anche la linea di trasporto
pubblico che collega tra loro le zone del Parco.
Nel frattempo l’Ente cerca di conoscere più a
fondo le opinioni ed i desideri dei suoi abitanti,
affidandosi alla ricerca sociologica qualitativa.
Continuano a emergere anche alcuni “elementi
critici” di vecchia data: il rischio di scioglimento
del ghiacciaio dell’Adamello, legato ai cambiamenti climatici, e l’annosa questione delle cave
in Val Genova continuano a far discutere. Ad essi
si aggiunge la vicenda di Jurka, l’orsa vivace, la
cui attività di predatrice rende infine necessari la
cattura dell’orsa da parte dei Servizi provinciali e
il suo isolamento nel recinto di San Romedio.
i progetti di ricerca scientifica su galliformi, ungulati
e salmerrino alpino in collaborazione con la Pat.
Cosa pensa il territorio del Parco?
L’avvicinamento tra Parco e territorio prosegue: in
quest’ottica, accanto alla prosecuzione della consegna degli attestati Qualità Parco a nuove strutture e
la presentazione del protocollo per la concessione del
marchio Qualità Parco ai produttori di miele, si colloca il progetto di ricerca sull’accettazione e l’apprezzamento del Parco da parte della popolazione locale
iniziata assieme al Dipartimento di Scienze Umane e
Sociali dell’Università di Trento.
Luciano Pilati - Luciano Ramponi - Luciano Zeni - Lucio Bertolini - Lucio Maganzini - Lucio Serafini - Lucio Sottovia -
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ADAMELLO BRENTA
Jurka, che tanti danni addusse ai trentini
A gennaio Jurka compare assieme ai suoi piccoli
sulle piste da sci del monte Spinale, affascinando
i turisti. Ma il comportamento sfrontato dell’orsa
è sempre meno tollerato: all’inizio dell’estate viene
catturata dal personale del Corpo Forestale Provinciale
e rinchiusa nel recinto di San Romedio. Là è al riparo
dagli sguardi ma non dalle furiose polemiche sulla sua
cattura: forte è la tensione tra il presidente della provincia di Trento Dellai e gli ambientalisti, che raccolgono
diciottomila firme e organizzano marce chiedendone la
liberazione.
Ancora cave
A quattordici anni di distanza tornano i sigilli alle cave
in Val Genova: è il risultato del ricorso del Wwf al presidente Napolitano, poi dirottato al Tar di Trento, contro l’attività estrattiva.
IN ITALIA E NEL MONDO
I Parchi nella legge
La Giunta provinciale trentina vara la nuova legge sulla montagna e le aree protette, la L.P. 11/07.
Il destino del ghiacciaio
Nel film documentario “Una verità scomoda”, Al Gore
cita il ghiacciaio Adamello tra quelli destinati a scoparire in seguito al riscaldamento globale.
Dolomiti di Brenta Bike - R. Kiaulehn
Luigi Armanini - Luigi Dallago - Luigi Darin D’Iseppo - Luigi Fabbri - Luigi Fedrizzi - Luigi Job - Luigi Maffei - Luigi Masè
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lontaria che l’Unione Europea ha
introdotto per incentivare le organizzazioni a migliorare continuamente la conduzione delle proprie
attività, il rapporto con l’ambiente
e la relazione con il pubblico.
Allo scopo di ottenere tale certificazione, il Parco s’impegna in
una riconsiderazione delle proprie
attività e nell’adeguamento del
proprio sistema di gestione ambientale. Tale percorso culmina
nella pubblicazione di un numero
speciale della rivista contenente la
Dichiarazione ambientale: un documento estremamente dettagliato, attraverso il quale il Parco fa il
punto su ciò che è e ciò che vorrebbe essere. La Dichiarazione in-
dividua alcuni obiettivi strategici,
fatti derivare da una precisa politica ambientale: la tutela dell’ambiente e della biodiversità, la prosecuzione della ricerca scientifica,
un’intensa educazione ambientale
affiancata dall’incentivazione della comunicazione e della partecipazione, la valorizzazione del
territorio, lo sviluppo sostenibile e
inoltre l’innalzamento della qualità, non solo obiettivo verso cui
tendere, ma anche valore fondante
l’azione stessa del Parco. Dai traguardi strategici derivano traguardi ambientali specifici, decisi alla
luce della valutazione degli impatti ambientali diretti e indiretti
cui è sottoposto il territorio.
Prato di zafferano alpino - Benigni
Il 2007 è un anno all’insegna
della tutela ambientale, nel corso
del quale ben tre traguardi vengono raggiunti: la certificazione
Emas (ottenuta alla fine del 2006
e consegnata all’inizio del 2007),
la modifica al Piano del Parco e
quella al Piano Faunistico.
Primo Parco in Europa ad ottenere
una certificazione (l’Iso 14001 del
2001), il Parco fa un altro passo
importante su questa strada quando, a dicembre 2005, inizia il percorso della certificazione Emas. Il
termine Emas, acronimo di EcoManagement and Audit Scheme,
“schema di gestione ecologica e
rendiconto”, indica un insieme
di regole per la certificazione vo-
Tra tutela e qualità
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- Luigi Pedri - Luigi Todeschini - Luigina Elena Armani - Luigino Valentini - Luisa Pedretti - Luisa Romeri - Manuel Alberti
ADAMELLO BRENTA
mune di “dolcezza ambientale”:
difatti, mentre nel “lontano” 1996
l’intento di limitare l’aggressione
all’ambiente veniva interpretato
come prepotenza del Parco nei
confronti delle amministrazioni
locali, a distanza di undici anni
l’approvazione della variante al
Piano è avvenuta all’unanimità,
sintomo di un’accresciuta consapevolezza che il bene dell’ambiente è bene di tutti. (A. Ma.)
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A dicembre, infine, il Comitato di
Gestione adotta la variante 2007
al Piano del Parco, principalmente volta a specificare, chiarire e
integrare i divieti generali vigenti
sul territorio del Parco. Un nuovo
passo nella direzione della difesa del territorio da una fruizione
“d’assalto”, irresponsabile e priva
di considerazione per la dignità
dell’ambiente; un passo ancora
più grande verso una filosofia co-
Capriolo - N. Angeli
La Dichiarazione Ambientale viene quindi convalidata da Det Norske Veritas Italia SpA di Milano,
verificatore ambientale accreditato Apat, ed esattamente un anno
dopo l’inizio del processo, il 19
dicembre 2006, la sezione Emas
Italia del Comitato per l’Ecolabel
e l’Ecoaudit delibera la registrazione Emas del Parco, valida fino
al 10 luglio 2009.
A novembre viene portato a compimento un altro percorso importante, iniziato nel 2004: la revisione del Piano Faunistico, la cui
supervisione è affidata al dottor
Guido Tosi dell’Università degli
Studi dell’Insubria. Il documento, il cui scopo è “realizzare nel
territorio a Parco l’equilibrio fra
fauna selvatica ed ambiente”, si
pone l’obiettivo di individuare
azioni atte a favorire la conservazione dello stato di salute dell’ambiente e delle popolazioni
ecosistemiche in coesistenza con
le popolazioni umane del Parco;
non vincoli e regolamenti (previsti soltanto in casi di forte necessità), dunque, ma piani d’azione
sono gli strumenti privilegiati di
questo piano.
LA LEGGE 11 DEL 23 MAGGIO 2007
La legge provinciale 11 del 23 maggio 2007
(Governo del territorio forestale e montano,
dei corsi d’acqua e delle aree protette) si pone
come finalità la permanenza dell’uomo nei territori montani, permanenza che si può attuare
soltanto se l’equilibrio di tali territori ed il loro
sviluppo socioeconomico vengono garantiti;
in quanto aree particolarmente fragili e complesse, infatti, le zone montane e forestali necessitano di una gestione attenta e in grado di
considerarne i molteplici aspetti: la particolare
vulnerabilità dei bacini idrografici, le modificazioni introdotte dai cambiamenti climatici e
dallo sviluppo antropico, ma anche le esigenze
delle popolazioni che vi vivono. Per garantire
il raggiungimento di tutte queste finalità è necessaria una precisa pianificazione, ottenibile
attraverso il rafforzamento dei già esistenti piani forestali e montani, la cui predisposizione è
compito della Provincia. Nel caso dei territori
soggetti ai piani che rientrano nel territorio dei
parchi provinciali o di quello dello Stelvio, è
previsto che essi prendano parte alla loro redazione. Secondo il testo della legge l’organizzazione e il funzionamento dei Parchi Adamello
Brenta e Paneveggio Pale di San Martino continuano ad essere disciplinati dalla legge istitutiva del 1988. (A.Ma.)
- Manuel Simoni - Manuel Zambanini - Manuela Pasquin - Manuela Sartori - Mara Doddi - Mara Maffei Gueret -
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IL PARCO IN CIFRE
In vent’anni di operatività il Parco ha attivato
numerosi progetti e iniziative investendo, sul territorio, numerose risorse economiche che hanno
permesso la realizzazione dei progetti proposti,
ma anche la valorizzazione delle risorse umane
necessarie a concretizzarli.
La cifra complessiva degli investimenti effettuati tra il 1988 e il 2007 ha raggiunto la somma
ragguardevole di 54 milioni di euro, oltre 100
miliardi delle vecchie lire. Di questa somma la
percentuale più importante ha riguardato le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, di
riqualificazione e recupero del territorio (oltre
10 milioni di euro) e le spese per l’acquisto, la
ristrutturazione e gli allestimenti delle Case del
Parco (quasi 8 milioni di euro, di cui 2 milioni e
247mila euro relativi all’acquisto e alla ristrutturazione della sede dell’Ente).
Contemporaneamente le spese di funzionamento
sono rimaste contenute entro il 30% della spesa
complessiva, un dato certamente basso se raffrontato a quello di altri enti pubblici, che testimonia l’attenzione posta nella gestione finanziaria.
Negli ultimi anni il Parco ha condotto una decisa
politica di contenimento delle spese e di aumento delle entrate proprie derivanti dai servizi di
mobilità sostenibile, dalle attività didattiche e di
educazione naturalistica, dalle sponsorizzazioni e
dal merchandising. L’obiettivo, raggiunto, di contenere la spesa e di aumentare le entrate proprie
ha permesso al Parco di ottenere, per quattro anni
consecutivi, l’incentivo provinciale che premia
gli enti che presentano bilanci “virtuosi”.
In questi vent’anni il Parco ha investito molto sul
capitale umano, diventando un’importante risorsa
occupazionale se si considera che, durante la stagione estiva gli occupati, per lo più locali, superano le 100 unità. Ma oltre al dato numerico, è significativa l’opportunità formativa e di valorizzazione
delle professionalità presenti sul territorio: numerosi giovani hanno avuto la possibilità di formarsi
e crescere lavorando con il Parco e alcuni di loro,
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anche laureati, da un’occupazione avventizia sono
riusciti via via ad approdare ad un posto di ruolo,
trovando nel Parco il lavoro della propria vita.
Alla voce ricerca scientifica troviamo un altro
numero importante con 2 milioni e 597mila euro
di investimenti comprese le spese che si riferiscono ai progetti finanziati dall’Unione Europea quali “Life Selfpas”, “Life Co-op”, “Salto”,
“Life Tovel”, “Eurotrail”. Per il progetto Life
Ursus di reintroduzione dell’orso bruno, finanziato dall’Unione Europea, la spesa è stata di 1
milione e 618mila euro.
Il capitolo “indennizzi e accordi relativi agli immobili del Parco” (1 milione e 31mila euro) sotto
il quale, per alcuni anni, hanno figurato le spese
Marco Benvenuti - Marco Bertini - Marco Bindo - Marco Boni - Marco Bugna - Marco Cantonati - Marco Collini - Marco Dalpiaz -
ADAMELLO BRENTA
RIPARTIZIONE SPESE DAL 1989 AL 2007
relative agli indennizzi per le mancate utilizzazioni forestali in conseguenza di vincoli imposti dall’Ente Parco, compresi quindi gli indennizzi per la
tutela dell’orso bruno nella riserva speciale S1, è
andato via via esaurendosi.
Una tendenza contraria ha invece caratterizzato le spese per l’educazione ambientale, la promozione dell’immagine del Parco, le pubbliche
relazioni e le pubblicazioni: sono stati impiegati
4 milioni e 251mila euro con una forte crescita
negli ultimi anni.
Ma accanto alle cifre finanziarie, altri numeri esprimono il bilancio sociale e ambientale di
vent’anni di Parco.
Per esempio le oltre 800 persone che, a vario titolo, sono entrate all’interno dell’organizzazione
Parco, come dipendenti o come amministratori.
Oppure, i 537 chilometri di sentieri che, dal 1988
al 2007 sono stati oggetto di manutenzione e interventi di riqualificazione da parte degli operari
del Parco, o i 95 ettari di pascoli che sono stati
migliorati e i 90 ettari di prati abbandonati che il
Parco ha ripreso a sfalciare e curare.
E, ancora, i numeri sempre crescenti degli alunni delle scuole coinvolti nei progetti didattici che
hanno superato la soglia dei 30.000, dei quali quasi la metà appartenenti alle scuole del Parco.
E le 200.000 e più persone trasportate sulle navette in Val Genova, Val di Tovel e Vallesinella o
i 300.000 visitatori che, ogni anno, i nostri operatori contano presso le Case del Parco, gli infoparco, i parcheggi, o come partecipanti alle attività di
educazione ambientale.
Numerose le pubblicazioni sfornate dal Parco in
vent’anni, dai libri delle collane “Guide”, “ParcoGrafie”, “ParcoDocumenti”, “I quaderni” alla
ricca depliantistica suddivisa nei settori tematici
“Attività”, “Progetti”, “Vademecum”, “Percorsi”,
“Vivere il Parco”, “Luoghi” e “Visite”fino alla rivista che quest’anno compie il dodicesimo anno di
pubblicazione.
In conclusione il numero incalcolabile delle persone per le quali il Parco, con le sue acque, i boschi e le montagne, i segni dell’uomo, per il suo
irresistibile fascino e la sua incredibile ricchezza,
è stato fonte di emozione, momento di gioia, occasione di scoperta.
Marco Donini - Marco Endrizzi - Marco Facinelli - Marco Gabos - Marco Maganzini - Marco Nicolodi -
71
IL PARCO DEI PROTAGONISTI
una visione del Parco come un Ente già abbastanza
maturo, che di recente ha iniziato un fruttuoso dialogo con le varie facce del proprio territorio, ma al quale si richiedono anche alcuni sforzi di adeguamento
e conciliazione con gli interessi e i bisogni altrui. E
qui s’innesta il secondo significato di “Parco dei protagonisti”: ai nostri intervistati abbiamo infatti anche
domandato di misurarsi con l’immagine del Parco
del futuro, su ciò che vorrebbero vedere e ancora
Acetosella, Breguzzo - M. Ferrari
Il titolo di questa sezione gioca su un duplice significato. Innanzitutto, le persone che abbiamo intervistato danno voce ad alcune categorie – ci dispiace che
non possano essere tutte – che con il Parco coltivano
o hanno coltivato rapporti privilegiati: amministratori passati e presenti e persone che operano sul territorio, ai quali abbiamo chiesto una descrizione del
Parco di cui sono spettatori e interlocutori, sulla cui
scena sono, in definitiva, i protagonisti. Ne è uscita
72
Marco Odorizzi - Marco Pasquin - Marco Povinelli - Marco Sartori - Marco Schergna - Marco Tisi - Marco Zeni - Marco Zorzi -
non c’è: li abbiamo voluti un po’ “visionari” perché,
come si sa, i sogni di oggi possono essere la realtà
di domani. Tutti hanno messo in evidenza come sia
fondamentale procedere verso un Parco che appartenga ancora più a fondo alla propria gente: che sia
“dei protagonisti”, delle persone.
Un tema è stato riproposto a più voci: l’importanza
dell’educazione ambientale delle nuove generazioni, strumento non soltanto di rispetto per l’ambiente
in senso stretto, ma di acquisizione di senso per la
propria vita e di una visuale più ampia sull’universo, che conduca al rispetto per ogni forma di vita. A
testimonianza di come oggi ad un Parco maturo e capace venga chiesto sempre più di andare al di là della
tutela ambientale per diventare autentico portatore e
promotore di cultura e senso esistenziale. È una responsabilità notevole, che dovrà essere raccolta con
responsabilità e cura.
Maria Santa Calabrese - Maria Scalfi - Mariangela Dalbon - Marianna Colucci - Mariano Polli - Mario Bazzanella -
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
73
73
“I parchi: esempi di equilibrio
da esportare anche all’esterno”
Quali sono state le motivazioni che hanno portato, nel 1988, alla nascita dei parchi in Trentino
e ad una presa di coscienza dell’importanza dell’ambiente mai affermata prima di allora?
La storia delle rivendicazioni e dell’intuizione che
ha ispirato la protezione delle nostre aree più belle
e fragili è antica, ma la data di riferimento operativa si colloca nel 1967 con l’individuazione dei due
parchi (il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino) nel
primo Piano urbanistico provinciale, la carta fondamentale della pianificazione territoriale del Trentino. A questa scelta corrisposero, successivamente,
vent’anni di speranze e delusioni durante i quali i
parchi rimasero solo un’espressione cartografica,
privi di qualsiasi gestione e di scelte operative. In
quegli anni sui due parchi del Trentino si accesero
anche i riflettori dell’opinione pubblica e del mondo
della cultura nazionale.
Poi, nel 1985, con la tragedia di Stava, l’atteggiamento nei confronti dell’ambiente cambiò e il Trentino prese coscienza che si doveva recuperare un
equilibrio perduto nel tumultuoso sviluppo economico di quegli anni. Si comprese, in modo drammatico, che la vita comunitaria trentina aveva perso il
controllo delle dinamiche d’uso del suo territorio.
Tra il 1985 e il 1988 vi fu un momento di riflessione generale, uno scatto d’orgoglio, un’attenzione
maggiore e una disponibilità nuova a riflettere sulle
misure di gestione ambientale. Il Trentino non volle
perdere l’occasione di riscattarsi e di cogliere una
speranza che si accese dopo la tragedia.
Quando si cominciò a parlare della legge istitutiva dei due parchi provinciali, come reagirono le
comunità locali?
Il nuovo Piano urbanistico provinciale varato nell’autunno del 1987 prevedeva che venissero introdotte una legge sui parchi e una legge di valutazione
di impatto ambientale, un nuovo strumento (il primo
introdotto in Italia) in grado di valutare lo sviluppo
economico in rapporto alla delicatezza ambientale.
I contenuti della proposta di legge sui parchi furono
illustrati per la prima volta a Strembo, in un clima
74
WALTER MICHELI
promotore della legge istitutiva dei Parchi
Dal 1978 al 1993 consigliere della Regione Trentino
Alto Adige. Vicepresidente e assessore all’ambiente,
territorio e foreste della Provincia autonoma di Trento dal 1985 al 1994, porta a compimento un pacchetto
legislativo per la tutela e la gestione dell’ambiente trentino che comprende la legge istitutiva dei due parchi naturali del Trentino e la proposta di legge che introduce
la valutazione d’impatto ambientale (VIA).
di palese diffidenza. Ricordo che gli interlocutori
locali, in quel contesto, mi permisero di parlare solo
“per cortesia”. Questa era la situazione generale
dalla quale si partiva.
La legge sui parchi richiedeva di superare antichi
pregiudizi: e per approdare ad una conclusione
positiva necessariamente fu un provvedimento di
concertazione, dove tutti gli interlocutori ebbero un
ruolo: i Comuni come enti proprietari del territorio;
la Provincia come responsabile, in base allo Statuto di autonomia, della tutela dei parchi; il mondo
ambientalista che, nel tempo, tenne alta l’idea della
necessità inderogabile dell’istituzione e della tutela
dei parchi. La legge sulle aree protette rappresentò
l’equilibrio più avanzato in quel momento possibile,
dentro la cornice di regole ormai affermate nella gestione dei parchi a livello nazionale ed europeo.
Qual è stata la funzione della legge nei vent’anni
della sua attuazione?
Mario Caliari - Mario Chiodega - Mario Fedrolli - Mario Franzoi - Mario Lorenzi - Mario Pedrolli - Mario Sartori -
Oggi, a distanza di vent’anni, si può affermare che
la legge è accettata e in molti casi anche apprezzata. Sulla strada della condivisione sono stati fatti
importanti passi in avanti, ma poi, inevitabilmente,
dalla poesia, spesso, si passa alla prosa. Sui parchi
sono state scaricate tensioni che con i parchi poco
avevano a che spartire. E mi riferisco a pressioni
economiche di parte. Più volte si è assistito alla contraddizione tra i parchi che esprimono, per loro natura, interessi generali e i tentativi di imporre interessi
particolari o esasperatamente orientati a dinamiche
solo economiche della vita comunitaria. Tuttavia le
regole fissate dalla legge hanno quasi sempre retto a
questa pressione.
Cave e impianti sciistici si inseriscono difficilmente
in un delicato contesto di tutela ambientale, sono un
elemento di contraddizione che la legge prevede di
contenere per l’esistente e di vietare per il futuro.
Per questo motivo avere una cornice di riferimento
e rispettare il patto siglato con l’approvazione della
legge, è un’esigenza fondamentale per il futuro dei
parchi. Si sapeva che la legge non sarebbe stata accolta con un tappeto rosso e petali di fiori, ha avuto
una vita accidentata, ma è stata un’ importante bussola per tutti. Sarà la lezione della storia, la forza
delle cose, a confermare, anche per il futuro che non
si possono sprecare le risorse ambientali e che la
rigorosa applicazione delle norme di tutela ambientale è alla fine utile per tutti.
Quanto sono stati importanti i parchi nella diffusione della cultura ambientale tra i trentini? Le
pressioni sul territorio continuano. Tra ambiente
ed economia si può trovare un punto di equilibrio oppure ci sono delle scelte da fare?
Oggi, dopo la sperimentazione che è stata fatta in
questi vent’anni e in presenza di emergenze ambientali drammaticamente visibili, come il ritiro dei
ghiacciai e la scarsità di acqua, è più facile comprendere il valore dei parchi e dell’ambiente. C’è
poi da considerare che il Trentino sta vivendo una
stagione di benessere e c’è, quindi, un bisogno minore di stressare il territorio per sostenere la vita
della popolazione. Se non ora quando tenere conto
della fragilità dei nostri beni ambientali?
Le regole, le misure stabilite che disciplinano le
aree protette non hanno costretto nessuno a dover
riprendere l’amara strada dell’emigrazione o a veder regredire il tenore di vita raggiunto. L’attuale
situazione economica di prosperità dovrebbe, dun-
que, indurre a fare dei parchi luoghi di sperimentazione di equilibri da esportare anche all’esterno dei loro
confini. Le aree protette non devono e non possono
essere considerate come torri d’avorio da vivere in
modo separato. Se, infatti, la qualità del fondovalle
è poco apprezzabile questo influisce negativamente
anche sul territorio gestito a Parco. Oggi, inoltre, c’è
una maggiore consapevolezza della drammaticità dei
fenomeni ambientali legati all’inquinamento e dei disastri provocati dallo spreco delle risorse ambientali.
Il nostro territorio è limitato, molto limitato rispetto al
carico antropico, se lo sprechiamo male ci troveremo
con un pugno di mosche in mano. All’inizio, per dare
avvio all’esperienza, la legge, una buona legge, è stata
importante, ma il risultato deve essere consolidato tutti
i giorni dalla coscienza comune. Abbiamo la responsabilità di tutelare e gestire bene il territorio: per noi e
per tutti. Se la comunità si apre a questa dimensione, si
superano le contraddizioni e i rischi, sempre presenti,
di piegare un bene di tutti all’interesse di pochi.
I parchi non devono essere un alibi per giustificare
squilibri fuori di essi, sarebbe una scelta sciagurata.
Piuttosto devono rappresentare una sollecitazione
per la comunità locale e provinciale a sentirsi tutti
responsabili.
Nei giorni di approvazione della legge sui parchi
furono adottati dal Consiglio provinciale anche alcuni documenti di programmazione, validi ancora
oggi, che incentivavano i comuni a gestire il proprio
territorio in modo coerente alla gestione del Parco.
Questo per affermare che ci si salva insieme.
Quale ruolo hanno i parchi nella società trentina
contemporanea? Quali le prospettive future?
I parchi rappresentano un patto fondamentale che è
il destino di tutti. Sono un qualcosa di prezioso per
il quale ci sarà sempre da lavorare, da impegnarsi.
La salvaguardia dell’ambiente non è mai conquistata una volta per tutte. L’atteggiamento più sbagliato
sarebbe quello di piegare i parchi a scelte e decisioni incoerenti con i propri fini istituzionali, scritti nel
primo articolo della legge istitutiva.
I parchi e l’attenzione all’ambiente sono anche un
modo per mostrare che il Trentino si merita l’autonomia, un modo per dire che il Trentino utilizza
bene l’autonomia.
Infine le aree protette possono anche proporre una
chiave di lettura diversa della storia del Trentino,
fuori dalle congiunture delle vicende politiche del
momento. (A.V.)
Mario Schergna - Mario Tomasi - Mario Viola - Martina Turri - Martino Maffei - Mary Binelli -
75
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
“Il Parco valorizzi tutte le realtà
ambientali”
CARLO ELIGIO VALENTINI
presidente del Parco 1988-1995
Carlo Eligio Valentini è stato presidente del Parco dall’ottobre del 1988 all’ottobre del 1995. Amministratore
dell’Asuc di Javrè per moltissimi anni, è stato eletto nella prima Giunta del Comprensorio delle Giudicarie, dal
1980 al 1990 è stato sindaco del Comune di Villa Rendena e dal 1985 al 1990 presidente del BIM del Sarca-Garda-Mincio. Oltre all’attività istituzionale la sua attenzione si è sempre rivolta al volontariato e specificatamente a
quello sportivo nella realtà di Javrè.
Lago di San Giuliano - A. Toffaletti
I primi anni dell’istituzione del Parco sono stati
difficili. La contestazione da parte del territorio
(Comuni, Asuc, Associazione cacciatori) era forte. Perché il Parco faticava ad essere accettato?
La contestazione da parte di Comuni, Asuc e Associazione cacciatori all’istituzione del Parco Adamello Brenta era dovuta soprattutto alle proposte di
legge presentate dall’assessore provinciale Walter
Micheli. Infatti i tecnici e i politici della Provincia
puntavano ad affidare la gestione del Parco ad una
realtà pubblica simile ad una “stazione forestale”.
Gli amministratori locali, invece, ritenevano che
l’amministrazione dei loro territori ricompresi nel
perimetro del Parco dovesse rimanere nelle mani
degli Enti proprietari.
Come si è agito per cercare di far comprendere al
territorio l’importanza di avere un Parco?
Al momento della presentazione della proposta di
legge sul Parco dell’assessore Micheli si costituì
un gruppo di amministratori locali che comprendeva rappresentanti di tutte le varie realtà del Parco: sia Giudicariesi, che della Val di Non e Sole.
Dopo numerosi incontri con gli amministratori e il
gruppo di esperti, il Consiglio provinciale accettò le
76
Marzia Pin - Massimiliano Trenti - Massimo Corradi - Massimo Wegher - Matteo Bonapace - Matteo Brunelli - Matteo Iob -
Cima d’armi, Torre di Brenta – G. Alberti
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
richieste del territorio. La nuova
assemblea così come il consiglio
direttivo risultarono costituiti per
i due terzi dai rappresentanti dei
Comuni. Venne consentita anche
la caccia e le contestazioni nei
confronti del Parco gradualmente si affievolirono.
Anche il rapporto con gli ambientalisti non era semplice,
soprattutto in riferimento alla
Val Genova. In che modo ci si è
posti nei loro confronti?
I rapporti con il WWF e Italia
Nostra sono sempre stati molto difficili. Infatti dialogare con
chi ritiene di essere “depositario
della verità” non è cosa semplice. Gli ambientalisti, nonostante
il varo della legge quadro sulle
aree protette, mantenevano delle
posizioni non condivisibili.
Quale giudizio si può dare dei
primi vent’anni del Parco? Il
Parco ha avuto ricadute positive sul territorio?
Il mio giudizio sui primi vent’anni del Parco è critico. Infatti,
anche sulla scorta di quanto visto nascere in regioni come il
Piemonte, il Parco avrebbe dovuto favorire la nascita di varie
iniziative di imprenditorialità.
Nell’ambito del Parco Adamello Brenta ogni attività rimane
all’interno del Parco stesso.
Inoltre l’Ente Parco, a distanza
di vent’anni dalla sua nascita,
anziché favorire la crescita complessiva del suo territorio punta
tutt’ora sulle aree già forti di Val
Genova e Tovel.
Come vede il Parco del futuro? Su cosa l’Ente dovrà la-
vorare nei prossimi anni?
Il Parco del futuro lo vedo molto positivamente. È però necessaria la valorizzazione di tutte le
realtà ambientali ricomprese nel
perimetro dell’area protetta. Per
l’immediato vedrei molto positivamente il miglioramento dei
rapporti tra gli Enti proprietari
delle aree del Parco. Vedrei positivamente anche la predisposizione di progetti studiati per
le cosiddette realtà minori del
Parco. Al Parco affiderei la concretizzazione di alcune proposte
miranti alla valorizzazione di
produzioni agricole abbandonate negli ultimi cinquant’anni, ma anche l’inserimento di
attività come la coltivazione e
la commercializzazione delle
piante officinali. (A.V.)
Matteo Pizzini - Matteo Viviani - Matteo Zeni - Mattia Altieri - Maura Sartori - Maurizio Esposito - Maurizio Nicolli -
77
“Una storia di difficoltà e
soddisfazioni”
Il Parco compie vent’anni. Confrontandolo con il
Parco della fine degli anni ’80, come vede il Parco di oggi?
Vent’anni sono un bel traguardo, raggiunto dal Parco sull’onda di un vero successo. Oggi è ormai una
presenza consolidata, sia per la gente delle nostre
valli che per i visitatori. Ma, ancor più, una presenza importante nel suo ruolo di “conservazione di un
ambiente più unico che raro”.
Dai suoi esordi l’Ente è cresciuto, nell’ultimo decennio tanto da non poter fare paragoni con i primi
anni di vita. Negli anni in cui ho avuto l’onore di dirigerlo il Parco era, per la maggior parte della popolazione, un’entità sconosciuta e, come si sa, da buoni montanari siamo propensi a diffidare delle novità.
Ma la distanza verso il Parco era data soprattutto dal
suo essere visto allora come un prodotto di matrice
“urbana”: un insieme di vincoli “inventati” da una
cultura lontana dalla montagna, insegnata a forza a
chi spesso in montagna dell’uso equilibrato delle risorse aveva, purtroppo, dovuto fare la propria condizione di vita. Grazie al lavoro appassionato dei
tanti che nel Parco hanno creduto e che per il Parco
hanno lavorato si è riusciti a far capire che il Parco,
oltre ad essere una forma attiva di tutela del territorio, è anche e soprattutto un’occasione di sviluppo
alternativo e/o integrativo per gli abitanti locali.
Quali sono le principali difficoltà che il Parco ha
dovuto affrontare nei primi anni della sua costituzione?
Le difficoltà iniziali furono tante: dalle più banali,
legate alla mancanza di personale e risorse (le prime
convocazioni degli organi le ho scritte sulla vecchia
“macchina da scrivere” di casa mia e spedite con i
bolli comperati al tabacchino vicino a casa!), alla
necessità di avviare un’attività che nessuno aveva
ben chiaro quale dovesse essere, al tentativo di far
conoscere il Parco, all’esigenza di allacciare una serie di rapporti virtuosi con altri Parchi ed organismi
simili, dai quali poter trarre utili suggerimenti. Sono
stati anni difficili, ma anche di grande soddisfazione, umana e professionale.
L’impegno più importante fu sicuramente quello di
78
SANDRO FLAIM
direttore del Parco 1988 - 1994
Direttore del Parco Naturale Adamello Brenta dal 1988
al 1994, è l’attuale presidente della Federcaccia trentina
dell’UNCZA (Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi).
dover far partire il Piano del Parco, anche quello un
emerito sconosciuto al di là delle poche indicazioni
di legge.
Reputo di grande importanza, per quel periodo, due
scelte fortunate fatte dall’Ente in questo campo:
l’aver voluto, pur attraverso una serie di qualificate
consulenze, elaborare al proprio interno la produzione del Piano, facendola diventare elemento di
crescita di operatori, amministratori e cittadini; ed
oltre a ciò l’aver potuto contare, nel coordinamento
dei lavori, sull’autorevolezza, sulla preparazione e
sulla grande umanità del prof. Guido Ferrara, firmatario del Piano, che si è sobbarcato, a quel tempo, innumerevoli viaggi in macchina da Firenze a
Strembo e lunghe scarpinate sui sentieri delle nostre
montagne.
I cacciatori hanno costituito un interlocutore
particolarmente importante per il Parco, nel
corso della sua storia. Quali crede siano stati gli
aspetti costruttivi, e quelli critici, del rapporto
tra l’Ente e i cacciatori?
I cacciatori hanno costituito da sempre un interlocutore importante, se pur difficile, del Parco. Le
presenze faunistiche nel territorio del Parco sono di
grande rilievo, sia in termini quantitativi, sia come
Maurizio Polla - Maurizio Zanin - Mauro Alberti - Mauro Fezzi - Mauro Monfredini - Michael Ruppert - Michela Masè -
ADAMELLO BRENTA
I PROTAGONISTI
è sempre stata un partner attivo del Parco; ricordo
solo, ad esempio, che l’ACT è stata uno dei tre promotori, assieme al Parco e alla Provincia, del progetto di reintroduzione dell’orso. Ma è stata anche
parte attiva in varie ricerche scientifiche promosse
di comune accordo: mobilità del capriolo, habitat
del muflone…
Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in futuro,
per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio?
Ormai la fama del Parco, sia per le sue bellezze naturali che per l’attività dell’Ente, ha varcato anche i
confini nazionali; è una struttura consolidata a tutti
i livelli. Ciò non toglie che vi possano ancora essere
nel futuro situazioni puntuali di “conflitto”; l’importante è che ciò rimanga sul piano dialettico della
composizione degli interessi nella ricerca comune di una vita migliore. Adesso il Parco Adamello
Brenta è il nostro Parco. (A.Ma.)
Esemplare di capriolo - Campora
numero di specie presenti; è sicuramente uno dei
compendi territoriali più ricchi dell’Arco Alpino.
La caccia è una presenza antica nelle valli che compongono il Parco, attuata da tempo secondo metodi
rigorosi di conservazione delle specie, attraverso
protocolli normativi ormai sperimentati e standardizzati di uso parsimonioso ed intelligente del
bene. La pianificazione del Parco in campo faunistico ha potuto pertanto lavorare su di un campo già
ben seminato; la stessa legge istitutiva, con grande
lungimiranza, ha previsto il recepimento della buona situazione in essere, non imponendo un divieto
generalizzato all’attività venatoria come nel caso
degli altri Parchi italiani.
Non per questo non ci sono stati negli anni, e non
ci sono tutt’ora, momenti di tensione dialettica fra
Parco e cacciatori locali. Spesso al Parco i cacciatori rinfacciano una visione poco pragmatica delle cose. Al di là di ciò l’Associazione Cacciatori
Michela Paoli - Michela Salvagni - Michele Anzelini - Michele Berti - Michele Cadona - Michele Cova - Michele Cozzio -
79
La storia del Parco, nei primi dieci anni, è stata
caratterizzata dal confronto, a volte teso, con il
territorio. Durante la sua direzione quale è stato
il rapporto tra il Parco e i residenti? Come era
percepito l’Ente dal contesto locale?
La situazione era difficile e non si riusciva a colloquiare con le amministrazioni comunali. In alcune
valli il Parco era malvisto perchè la gente vedeva in
esso l’affermazione di ulteriori limitazioni all’utilizzo del territorio e nuovi vincoli. Eravamo considerati come degli sfruttatori, la popolazione non lo
diceva chiaramente, ma ci faceva capire che pensava
al Parco come ad un’imposizione. A causa di questa
situazione generale il presidente e fondatore del Parco, Carlo Eligio Valentini, faceva fatica a dialogare
con le amministrazioni comunali e c’era, inoltre, il
problema del personale. I dipendenti erano pochi,
quasi tutti con contratto temporaneo e il frequente
turn over si rifletteva negativamente sull’operatività
dell’Ente. In un secondo tempo arrivarono i guardaparco, che lavorando quotidianamente sul territorio
ebbero l’ingrato compito di raccogliere le lamentele
e i risentimenti della gente che incontravano. Fu a
causa di questo diffuso contesto generale che il primo tentativo di approvazione del Piano di Parco fallì.
Bisogna però aggiungere che gli amministratori della
Giunta del Parco sono sempre stati piuttosto bravi.
All’inizio, forse, erano poco interessati, ma a partire
dalla presidenza Zulberti in poi il loro attaccamento
nei confronti del Parco è cresciuto sempre di più.
Quali sono state le tappe più significative dell’iter
di approvazione del Piano di Parco, quali gli elementi che lo hanno caratterizzato?
La redazione del Piano di Parco era stata affidata al
prof. Guido Ferrara, docente presso il dipartimento di urbanistica e pianificazione del territorio dell’Università degli Studi di Firenze, e la sua prima
stesura era stata preparata ancora sotto la direzione di Sandro Flaim. Le amministrazioni comunali
non ne volevano sentir parlare e Ferrara, ad un certo
punto, decise di mollare e lasciar perdere tutto. A
Strembo la prima seduta per l’approvazione del Piano venne sospesa e si dovette ricominciare il giro
80
Val d’Ambiez - Benigni
“Il Piano del Parco è realtà”
ARRIGO FRANCESCHI
direttore del Parco 1994 - 2000
Assume la direzione del Parco nel 1994, succedendo
al primo direttore Sandro Flaim. Dirige l’Ente fino al
2000. La sua direzione si contraddistingue per l’approvazione del Piano di Parco che avviene nel 1999.
di colloqui con i comuni. Tra i nodi principali di discussione, sui quali non si trovava un accordo, c’era
la strada circumlacuale del lago di Tovel. Il Piano
era di fatto bloccato e rimase fermo fino a quando
non decidemmo di ricontattare Ferrara. Per incontralo andammo a Firenze, gli parlammo e lo convincemmo a tornare.
A quel punto la redazione del Piano di Parco ricominciò da capo, con la collaborazione di tutti gli
amministratori, in prima fila Gianfranco Pederzolli,
Diego Zorzi e i dirigenti della Provincia. Gli articoli
vennero riesaminati uno ad uno e alla fine risultarono
un po’ all’acqua di rose, ma anche Ferrara comprese
che per adottare il Piano e rendere il Parco operativo
sul territorio non c’era altra strada: o così o niente.
Ognuno rivendicava qualcosa per il proprio Comune.
Furono bravi e determinanti gli amministratori del
Parco che fecero opera di persuasione sui cittadini e
sui loro rappresentanti comunali. Senza qualche concessione come, ad esempio, la possibilità di mantenere le casette costruite attorno al lago di Tovel, non
si sarebbe potuto concordare alcun Piano. Dopo un
anno e mezzo di colloqui il Piano venne approvato.
Solo il WWF, Italia Nostra e le Asuc non lo accetta-
Michele Donati - Michele Felicetti - Michele Lanzingher - Michele Lorenzoni - Michele Nella - Michele Povinelli -
nessuno lo voleva. Abbiamo ristabilito il controllo
degli accessi, ma sia la Val Genova che Vallesinella
venivano gestite da un privato. Abbiamo fatto un
solo tentativo di una giornata di ingresso utilizzando il pullman da Carisolo. Per il Piano Faunistico,
previsto dalla legge provinciale, non c’è stato invece alcun problema. Solo quando abbiamo rilasciato
gli stambecchi in Val San Valentino qualcuno ha
tagliato degli alberi per impedirci di entrare in valle, ma dopo quel fatto il rapporto con i cacciatori è
cambiato, in meglio. Il “Life Ursus” è stato un progetto molto importante, anche dal punto di vista organizzativo. Dovevamo monitorare gli spostamenti
dell’orso in tempo reale e i guardaparco erano in
servizio venti ore al giorno.
Come considera il Parco oggi?
Quando il Parco si è ingrandito e ha ampliato la
sua capacità di progettare non è più stato attaccato.
Quello che doveva essere fatto per i comuni è stato
fatto. Altri parchi, dal punto di vista della gestione
del territorio, sono più facilitati, ad esempio quello
dell’Engadina gestisce un territorio che è tutto suo,
il Parco Dolomiti Ampezzane è tutto delle Regole
che hanno concordato con la Regione la gestione
del bosco, mentre metà del Parco di Paneveggio è
del demanio provinciale. Sul nostro Parco premono,
invece, numerosi e reali diritti di uso civico. Oggi
l’importante è che non se ne parli più male. (A.V.)
Michele Schgraffer - Michele Terzi - Michele Zeni - Mirco Armanini - Mirco Pomarolli - Mirco Tolotti - Miriam Aricocchi -
Fienile a Sant’Antonio di Mavignola - L. Imperadori
rono. Le amministrazioni separate di uso civico di
Stenico e Fisto, che erano le più potenti, concordavano, ad essere contrarie erano le Asuc di piccole
zone della Val di Non e i motivi di questo non li ho
mai capiti. Il Piano l’ho letto cento volte, può avere
dei difetti e applicandolo sono emerse anche alcune
incongruenze, ma è stato molto importante per vitalizzare l’Ente. Quella fase della storia del Parco si è
caratterizzata per la faticosa adozione del Piano di
Parco e per il tentativo di tessere i primi rapporti personali con la gente.
Dal momento dell’approvazione del Piano di
Parco il rapporto tra il Parco e il territorio cominciò a cambiare, in positivo. Quale il motivo
di questo cambiamento?
Quando il Parco iniziò ad operare anche il rapporto
con la gente migliorò. Con l’arrivo dei primi finanziamenti si cominciò a lavorare su cose concrete
come la manutenzione delle strade di accesso alle
valli del Parco. Le prime opere che iniziarono, ancora sotto la direzione di Flaim per poi proseguire
con me, furono la sistemazione delle malghe: la
prima fu Valagola, poi Malga Campa, Malga Spora
e via via le altre.
Attraverso l’organizzazione delle prime squadre
di operai fummo maggiormente presenti e la gente
cominciò a vedere nel Parco non più una struttura
burocratica, ma un Ente che interagiva positivamente con il territorio, maggiormente propositivo,
che dava nuove possibilità. Poco a poco i residenti
cominciarono anche a capire che il Parco aggiungeva pochi vincoli a quelli già stabiliti dalle leggi
provinciali in materia di pianificazione del territorio e dai piani regolatori comunali. All’interno dei
confini dell’area protetta furono garantite la possibilità di tagliare la legna, di cacciare e di ricostruire
i ruderi censiti dal Piano di Parco. Anche i Centri
visitatori (oggi Case del Parco), la cui realizzazione
fu stabilita nel Piano del Parco e sui quali iniziammo a lavorare subito, furono importanti per creare
consenso.
Uno dei problemi più urgenti da affrontare riguardava la Val Genova. Contemporaneamente è
stato approvato il primo Piano Faunistico e iniziato il progetto “Life Ursus”. Tra il 1995 e il 1999 il
Parco comincia a proporre progetti e iniziative…
Già nei primi anni di operatività del Parco si era
tentato di risolvere il problema degli accessi automobilistici con la proposta del bus navetta, ma
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
81
“I comuni, protagonisti attivi nella
gestione del Parco”
Perché l’iter di istituzione delle aree protette fu
così lungo e tortuoso?
I motivi per i quali le proposte dei vari assessori provinciali di istituire i parchi in Trentino non venivano
mai accettate dalle comunità locali erano essenzialmente due. In quegli anni il tema “ambiente” non era
prioritario e le comunità locali temevano di perdere
la gestione dei territori a scapito del potere provinciale; in secondo luogo l’opposizione dei cacciatori era
molto forte. Fra di loro era diffusa la convinzione che
l’istituzione del Parco avrebbe portato ad una limitazione della caccia. La catastrofe di Stava del luglio
1985 segnò la svolta; da allora degrado ambientale,
salvaguardia del patrimonio naturale e sicurezza delle persone divennero temi d’attualità.
Dopo quel tragico evento il nuovo assessore all’ambiente Walter Micheli riunì a Stenico, presso l’Albergo “Al
Castello”, i sindaci dei Comuni di Stenico, Dorsino, S.
Lorenzo e Bleggio, nonché i presidenti delle varie Asuc
per capire quale fosse il pensiero dei residenti e valutare
la possibilità di proporre una legge da applicare nell’area
Parco. In quell’occasione emerse la volontà di ragionare purché le popolazioni locali, all’interno della legge,
avessero avuto il controllo del loro territorio.
Quando vi fu presentata la proposta di legge di
Micheli? Su cosa non eravate d’accordo?
All’incontro successivo, avvenuto nel municipio di Ragoli, parteciparono anche i rappresentanti delle Regole
Spinale-Manez, del Comune di Ragoli e di parte della
Val Rendena. In quell’occasione l’assessore Micheli
anticipò qualche contenuto della legge: essa prevedeva una Giunta composta da 4 dirigenti provinciali e da
3 rappresentanti dei Comuni facenti parte dell’area del
Parco. Chiarito che il rapporto era sbilanciato a favore
della Provincia e a sfavore del territorio e che un cambio di rotta fosse indispensabile, decidemmo di appoggiare il percorso di istituzione del Parco ponendo, però,
alcune condizioni: nessuna nuova ulteriore limitazione
alla gestione del territorio se non concordata e il mantenimento della caccia all’interno del Parco. Chiedevamo inoltre l’impegno del Parco a garantire una ricaduta economica sulle diverse aree del territorio al fine
di favorire un miglioramento delle condizioni sociali
82
GIANFRANCO PEDERZOLLI
assessore del Parco 1988 - 2005
Componente della Giunta del Parco dalla sua costituzione al
2005, oggi ne è membro supplente. Presidente dell’Asuc di
Stenico dagli anni Ottanta e del Bim Sarca, Mincio e Garda
dal 2000, attualmente fa parte della Giunta esecutiva nazionale di Federbim.
della gente. Principio, quest’ultimo, che noi amministratori abbiamo voluto confluisse nell’articolo 1 della
Legge istitutiva (L.P. 18 del 6 maggio 1988) (“… Scopo dei parchi è la tutela della caratteristiche naturali
e ambientali, la promozione dello studio scientifico e
l’uso sociale dei beni ambientali”). Il messaggio che
noi amministratori volevamo dare era questo: “La salvaguardia dell’ambiente è sicuramente un principio da
non sottovalutare, ma contemporaneamente bisogna
porre grande attenzione alla popolazione locale; bisogna favorire la sua permanenza sul territorio”. Micheli
sosteneva quest’idea nelle varie riunioni periferiche,
e la proposta di legge continuava nella sua elaborazione, ma tornato a Trento cambiava il numero della
componente territoriale all’interno della futura Giunta.
Senza assecondare la nostra richiesta riguardo la necessità che la maggioranza dei rappresentanti dovesse
appartenere ai comuni facenti parte dell’area Parco,
Micheli iniziò a far girare la proposta di legge. L’unica
possibilità che si prospettava era incaricare un legale
per la difesa legittima dei diritti della popolazione locale sul proprio territorio. Da qui una riunione a Tione,
presso la sede del Comprensorio delle Giudicarie, con
la partecipazione dell’avvocato Amorosino e di tutti
Mirko Bonapace - Mirko Serafini - Modesto Simoni - Monia Beltrami - Monica Caola - Nadia Caliari - Nadia Dallavalle -
i Comuni interessati. L’avvocato Amorosino, nostro
portavoce, attaccò quel disegno di legge fortemente
centralista e dichiarò la piena legittimità delle popolazioni locali a gestire il loro territorio. Micheli comprese che l’unico modo per un’approvazione definitiva
della legge era dialogare con i Comuni e soddisfare le
richieste della popolazione locale. Predispose, quindi, un disegno di legge che prevedeva: maggioranza
dei componenti della Giunta del Parco alle comunità
locali; assenza di ulteriori vincoli alla gestione del territorio e salvaguardia dell’esercizio della caccia. Fra
le nostre richieste vi era anche una maggiorazione del
10% della base contributiva provinciale sulla realizzazione delle opere pubbliche nei Comuni compresi
nell’area del Parco, con territorio superiore ai 2.500
ettari, e del 5% per quelli aventi superficie inferiore.
Di fronte a questo “privilegio”, anche i sindaci fino ad
allora più scettici, cominciarono ad essere meno ostili
nei confronti del Parco; il disegno di legge fu accettato
e la legge approvata.
Cosa successe dopo l’approvazione della legge?
Come si arrivò alla scelta della sede di Strembo,
all’idea e alla localizzazione dei Centri visitatori?
Quali furono gli “accordi di Stenico”?
Il 6 maggio 1988, il Consiglio Provinciale approvò la
legge; restava ora il grande problema della sede e della suddivisione dei rappresentanti. Micheli proponeva
come sede il castello di Stenico perché di proprietà
provinciale e in posizione baricentrica tra la Val di
Non e la Val Rendena. In quell’occasione l’Altopiano
della Paganella, la Val di Non e le Giudicarie sostenevano Stenico, ma la Val Rendena rivendicava la sede
sul suo territorio rimarcando il fatto che, all’interno
dei confini del Parco, la sua area era la maggiore. La
prima riunione ebbe luogo al Castello di Stenico ma,
vista l’impossibilità di raggiungere un accordo, venne
sospesa temporaneamente; il futuro presidente Carlo Eligio Valentini e alcuni rappresentanti della Val
Rendena dichiararono la loro astensione da qualsiasi
riunione finché non fosse stata individuata la sede. Sì
concordò di localizzare la sede in un Comune della
Val Rendena, purché venissero al contempo individuati cinque areali (Val di Non, Altopiano della Paganella, Giudicarie Esteriori, Busa di Tione e Daone,
Val Rendena) a ciascuno dei quali dovevano essere
assegnati un Centro visitatori e due rappresentanti comunali nella Giunta esecutiva, con l’eccezione della
Rendena che richiedeva tre rappresentanti.
Stenico riuscì ad ottenere il Centro visitatori incentrato sul tema della flora, vista la sua predisposizione
naturale ad ospitare un giardino botanico e un ampio
sentiero panoramico che si snoda lungo tre sorgenti,
nonché la condizione favorevole di essere territorio di
proprietà Asuc e quindi pubblico. Si decise inoltre che
doveva essere il singolo areale ad individuare la sede
del centro, il quale doveva essere situato in un paese e
non all’interno dell’area del Parco, sempre in virtù del
principio di sostegno dell’economia sociale.
Cosa pensa del Parco oggi?
Il Parco è un’opportunità che tutti dovremmo apprezzare.
Per le Giudicarie Esteriori il connubio con questo Ente
aiuta ad incrementare e valorizzare un turismo che è ancora debole. Ritengo che l’impegno del Parco a mantenere aperti i Centri visitatori, a realizzare pubblicazioni, organizzare serate informative, nonché a fornire ai visitatori
e a tutte le scuole che ne facciano richiesta l’accompagnamento di personale qualificato, sia molto importante per
crescere culturalmente e socialmente. (A.V.)
Nadia De Marco - Nadia Nicolli - Nadia Ramponi - Narciso Maestri - Natalia Bragalanti - Nello Lolli - Nicola Campidelli -
83
I PROTAGONISTI
Lago Nero, Val Nambrone - S. Longo
ADAMELLO BRENTA
“Educhiamo alla cura della terra”
Il Parco compie vent’anni. Come pensa sia cambiata la sua comunicazione, dal 1988 ad oggi?
Il Parco è da molti anni un Ente molto attento alla
comunicazione. All’inizio comunicava praticamente solo attraverso gli atti amministrativi e la cronaca
locale; poi, per alcuni anni, tramite un foglio informativo. Negli anni ’90 è avvenuto il “salto” comunicativo: in seguito all’implementazione delle sue
funzioni il Parco ha iniziato a sentire la necessità di
una strategia articolata di comunicazione sviluppata
su diversi canali: i comunicati stampa, il sito internet ma, soprattutto, la rivista del Parco. È nata nel
1997 e l’abbiamo chiamata volutamente “Adamello
Brenta Parco”: ponendo il territorio prima del Parco
volevamo esprimere il suo desiderio di non usurpare
il ruolo delle comunità nel territorio.
In una società dominata dalla comunicazione, in
cui il pubblico è soverchiato dai messaggi e sempre
più indifferente ad essi, è ancora possibile coinvolgerlo in argomenti che riguardano l’ambiente? Se
sì, come è possibile riuscirci, secondo Lei?
Sì, sicuramente. C’è una forte domanda d’informazione di carattere ambientale, per rispondere alla
quale è necessaria professionalità. Oggi un buon
Parco, come qualunque Ente che voglia comunicare
efficacemente, dev’essere in grado di utilizzare tutti i
mezzi a disposizione. L’Adamello Brenta è un Parco
ancora “giovane”, ma mi sembra stia facendo già un
buon lavoro in questo senso, come dimostra anche il
nuovo sito internet, bello e molto professionale.
Lei ha sostenuto il Parco fin dall’inizio. Quali
sono state, secondo Lei, le difficoltà nel far accettare alla popolazione locale il nuovo Ente?
La maggiore è stata proprio, secondo me, nel campo comunicativo. In Val Rendena il Parco è stato il
fattore innovativo più importante degli ultimi cinquant’anni, anche se l’efficacia di un Parco si misura
nei decenni e quindi il suo valore probabilmente lo
vedranno i nostri figli. Il problema è stato far capire
alla popolazione che non è nato contro, ma a favore
delle attività locali: è stato necessario uno straordinario sforzo per comunicare che il Parco è “cosa
buona”, la “Carta di Regola del nuovo millennio”, il
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ROBERTO BOMBARDA
direttore della rivista del Parco 1997 - 2004
Roberto Bombarda è nato e risiede a Bleggio Inferiore.
Per dodici anni membro del Comitato di gestione del
Parco, è oggi consigliere regionale e provinciale.
miglior strumento per gestire il territorio e non per
sottrarne i diritti.
Il Parco è soprattutto un Parco nato “attorno”,
e in stretto rapporto con due gruppi montuosi:
Brenta e Adamello. In quanto membro della Sat,
come vede il rapporto tra Parco e montagna? A
cosa è stata data la giusta importanza, cosa, a
Suo parere, è stato trascurato?
Ogni Parco è unico e irripetibile perché ogni montagna lo è; e devo dire una cosa: fino ad ora ho visitato
più di cento Parchi, ma per me l’Adamello Brenta rimane il più bel Parco del mondo, perché è il “mio”. Il
ruolo del Parco nei confronti della montagna consiste
nel riconoscerla non soltanto come dato geografico,
ma come sistema di valori: il vero montanaro ha sempre rispettato la montagna, anche senza rendersene
conto, nel difendere la propria cultura, fatta anche del
rapporto con la montagna. Il ruolo del Parco consiste semplicemente nel farsi interprete della difesa del
senso della montagna e del sistema di valori ad essa
collegato: è uno strumento per la piena valorizzazione della cultura della montagna.
Nicola Chiappani - Nicola Ciardi - Nicola Ghezzi - Onorio Giacomini - Oreste Masè - Oreste Rigotti - Orlando Dalfovo -
Lo sforzo comunicativo del Parco è sempre stato
intenso. Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in
futuro, per riuscire a comunicare con più efficacia con il suo pubblico?
I pubblici sono molti; quindi è necessario continuare ad utilizzare canali diversificati: l’ufficio
stampa, il periodico, il sito internet, le newsletter.
Secondo me sarebbe importante concentrare gli
sforzi soprattutto sulla popolazione locale: il Parco
ha già notorietà nazionale e internazionale, mentre ha bisogno di comunicare di più con i locali.
Questo potrebbe avvenire rafforzando il ruolo di
contatto tra Parco e residenti rivestito dal guardaparco. Persino nell’era di Internet il passaparola e
il rapporto interpersonale sono straordinari mezzi
per creare conoscenza ed affezione. Si potrebbe
investire sulla formazione del personale, spingendo soprattutto quello che si muove fuori dagli uffici a relazionarsi con la cittadinanza.
Un pubblico su cui è importante investire sono gli
adolescenti: la loro è una fascia di età tanto ricca
di opportunità quanto debole e indifesa; è il periodo in cui si sceglie come si condurrà la propria
esistenza e quali valori si seguiranno. Per questo è
importante concentrare sugli adolescenti gli sforzi
educativi: se non si educa alla cura una persona in
questa fascia d’età, difficilmente lo si potrà fare
quando sarà adulta. (A.Ma.)
Omino di pietra in Val di Borzago - M. Ruzzenenti
Un rischio che i Parchi corrono attualmente è quello
di scivolare verso la pura promozione del territorio;
il loro primo obiettivo dev’essere invece la tutela
del territorio, su cui si fonda anche la promozione.
La cultura della montagna rischia di essere schiacciata da fenomeni culturali come quello del villaggio globale, per il quale un territorio vale l’altro; la
montagna ha bisogno di alleati, tra i quali i Parchi.
Se un Parco non riesce ad impedire la violazione di
angoli di natura straordinari perde la sua funzione
di difesa del territorio e comunica incapacità di essere tutore di natura e cultura.
Nonostante la cultura ambientale sia oggi diffusa, le aggressioni nei confronti dell’ambiente sono all’ordine del giorno. Che ruolo ha un
“Parco di oggi” nella protezione dell’ambiente?
La funzione che gli viene assegnata dalla legge:
un’educazione al rispetto dell’ambiente che è, innanzitutto, educazione civica, insegnamento a “prendersi
cura della terra”, come dice il teologo della liberazione Boff. I Parchi sono laboratori in cui sperimentare
modelli di gestione territoriale più dolci.
Credo che il Parco stia interpretando bene il suo
ruolo di “educatore”. Il merito va al lavoro di ottime persone, preparate e motivate, molte delle quali
giovani. Il Parco è solo uno strumento, sono le persone che fanno di uno strumento una cosa buona,
che fanno camminare i progetti.
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
Ornella Sartori - Ottorino Angeli - Paola Cozzini - Paola Dalbon - Paola Franchini - Paola Gallazzini - Paola Matonti -
85
“Non allontanatevi dal bosco!”
Il Parco compie vent’anni. Che ruolo ha avuto, secondo Lei, la Val di Non nel costruirlo com’è adesso? Il rapporto con il Parco è mutato nel tempo?
Credo che in Val di Non il rapporto tra Parco e territorio sia maturato più lentamente che in Val Rendena. La popolazione nonesa ha vissuto con fatica
l’arrivo del Parco, visto più come un vincolo, come
una privazione dei diritti sul territorio, che come
un’opportunità. Mi sembra che questo sia legato
all’assenza di un fattore economico trainante come
quello del turismo, che è invece caratteristico della
Val Rendena, in cui il rapporto con il Parco si è
sviluppato più rapidamente.
È anche vero che proprio il turismo ha costituito
motivo di tensioni tra Parco e Val Rendena.
Certo, è vero: in realtà ha avuto due effetti paralleli e opposti. Inizialmente è stato un deterrente,
in un secondo momento motivo di avvicinamento,
dal momento che il Parco costituisce un notevole
richiamo turistico.
Comunque, a prescindere dalla posizione critica
della popolazione della Val di Non nei confronti
del Parco, sicuramente ha avuto una posizione fondamentale per il suo decollo.
Sta parlando dell’iter di approvazione del Piano di gestione del Parco negli anni ‘90?
Esatto: in quell’occasione la Val di Non ha costituito l’ago della bilancia. Quasi tutte le amministrazioni nonese sostenevano il Piano; può darsi
che ciò abbia indotto anche alcune amministrazioni che inizialmente erano critiche a votare l’approvazione.
L’economia della Val di Non, e in special modo
della parte compresa nel Parco, è prevalentemente agricola. Crede che il Parco abbia valorizzato adeguatamente la sua specificità? Pensa
che potrebbe essere di stimolo ad un turismo
che salvaguardi il suo ambiente?
Abbiamo sempre cercato di trasmettere l’immagine
di una valle pulita e sana. Nell’immaginario collettivo anche l’ambiente del Parco è pulito e puro, quindi
sicuramente la presenza del Parco ha fatto risaltare la
particolarità della valle. Inoltre il Parco è certamente
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PAOLO CIARDI
Vicepresidente del Parco
Paolo Ciardi è membro del Comitato di gestione e vicepresidente della Giunta del Parco, cui appartiene da
tredici anni in rappresentanza della Val di Non.
un ottimo propulsore per un turismo di qualità, che
salvaguardi la specificità della Val di Non.
Tra gli obiettivi fondamentali del Parco c’è sempre stata la salvaguardia della val di Tovel e del
lago. Crede siano stati fatti progressi in questo?
Cosa non è ancora stato fatto, a suo parere?
La mia convinzione è che il Parco non possa e non
debba “prendere le redini” della gestione del territorio: è la popolazione, rappresentata dalle amministrazioni locali, a dover prendersi cura del
proprio territorio. Non bisogna dimenticare che,
se abbiamo trovato il lago di Tovel com’è, è anche merito della popolazione! Per cultura l’abitante del Trentino ha sempre avuto un rapporto con
l’ambiente e l’ha salvaguardato, anche se spesso
più per interesse che per amore: ad esempio penso
alla persona che si recava nei boschi per fare “farlet”, raccogliere foglie secche per fare il giaciglio
agli animali di stalla. Ciò che il Parco deve fare,
e a mio parere ha fatto, è partire da questo stretto
rapporto per creare una cultura ambientale radicata
nella popolazione. (A.Ma.)
Paola Salvaterra - Paolo Ciardi - Paolo Dalpiaz - Paolo Franzoni - Paolo Mayr - Paolo Paletti - Paolo Scalfi - Paolo Venturini
ADAMELLO BRENTA
Gli anni antecedenti all’approvazione del Piano
di Parco furono caratterizzati dalle tensioni tra
il nuovo Ente da una parte, le amministrazioni
comunali e la gente dall’altra. Quali furono i
motivi di questa situazione e della contestazione
contro il neonato Parco?
All’inizio non fu spiegato nel modo giusto cosa
il Parco sarebbe stato e la gente vide in esso solamente l’imposizione di nuovi vincoli. I comuni
si sentivano depauperati dei poteri urbanistici e di
gestione del territorio da sempre esercitati, senza
comprendere che i piani regolatori generali continuavano a mantenere le loro prerogative. Un
passo importante verso il dialogo fu la decisione
di nominare, nella Giunta del Parco, 9 componenti in rappresentanza dei comuni e delle Asuc e 3
membri di nomina provinciale. Gli equilibri tra
le diverse aree del Parco erano così stabiliti, pur
mantenendo un collegamento diretto e importante
con la Provincia. Tutti i dirigenti provinciali che
si sono succeduti hanno lavorato affinché il Parco
collaborasse con le amministrazioni comunali. Nei
primi anni il Parco veniva percepito come un Ente
calato dall’alto, io stesso avevo dubbi sull’idea di
Parco, ma poi ho iniziato a condividerne operatività e progetti, a conoscere le norme che stabiliva
e la gente che ci lavorava. Tutti insieme abbiamo
iniziato a lavorare in modo costruttivo per fare un
Parco più vicino alla gente e rispettoso dell’identità e delle tradizioni del territorio.
A partire dalla metà degli anni Novanta il Parco
iniziò a proporre i primi progetti e ad essere operativo…
Il primo direttore che ho conosciuto è stato Arrigo Franceschi, con lui si è cominciato a costruire
un percorso che ancora oggi sta dando i suoi frutti. A metà anni Novanta abbiamo iniziato a sperimentare per la prima volta la mobilità sostenibile
proponendo, con una “giornata particolare” in
Val Genova, un’alternativa all’accesso in automobile. Quell’iniziativa fu un bel momento in
quanto ci vide tutti impegnati in prima linea. Da
allora si cominciò a valutare la regolamentazione
I PROTAGONISTI
“Dalla contestazione alla
concertazione”
ANTONIO CAOLA
assessore del Parco
Dal 1995 componente del Comitato di gestione del
Parco, entra a far parte della Giunta nel 1997 in qualità di assessore referente dell’area Val Rendena, carica
che ricopre tuttora.
degli accessi anche in altre valli del Parco. Anche
con questi progetti le amministrazioni comunali
cominciarono gradualmente a comprendere l’importanza di fare un turismo di qualità. Con il direttore Claudio Ferrari, arrivato nel 2000, c’è stata
un’altra spinta al Parco e alla sua progettualità.
Come vede, oggi, il rapporto tra il Parco e le amministrazioni comunali?
Le amministrazioni comunali comprendono di più
il valore del rispetto ambientale. Numerosi comuni richiedono al Parco di intervenire con progetti
di riqualificazione ambientale e compartecipano
insieme all’Ente alle spese per la manutenzione
e il miglioramento della rete sentieristica. Dovremmo però migliorare la comunicazione con la
nostra gente, trasmettere di più cosa il Parco è e
cosa sta facendo. (A.V.)
- Paolo Volcan - Peter Mantovani - Pier Giorgio Mattei - Pierangelo Delaidelli - Pierernesto Righi - Piergiorgio Ferrari -
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“Il Parco ideale?
Quello costruito assieme”
QUATTRO SINDACI DEL PARCO
A CONFRONTO
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Abbiamo pensato di mettere a confronto l’opinione
di quattro sindaci del Parco: tre di essi sono i sindaci
“storici”, in carica fin dalla sua istituzione; il quarto è
il sindaco di Tione, il primo comune ad aver scelto, nel
2004, di entrare a far parte del Parco.
Bruno Simoni è sindaco del comune di Montagne; è
stato membro della Giunta esecutiva dal 2000 al 2005
Arnaldo Miclet è sindaco del comune di Terres
Vittorio Martini è sindaco del comune di Ragoli; è
stato membro della Giunta esecutiva dal 1995 al 2000.
Vincenzo Zubani è sindaco del comune di Tione.
suoi aspetti a una fetta crescente di giovani.
Miclet - Nella nostra zona sarebbe necessario incentivare uno sviluppo turistico, naturalmente compatibile
con lo sviluppo ecologico. Fino ad ora, contrariamente
alle aspettative, non si è verificato, anche a causa della
scarsità di iniziative “nate dal basso”.
Martini - Come nella vita di ogni persona, è necessario che il Parco continui a migliorare. Ritengo abbia
necessità di diventare meno amministrativo e tecnico
e più compartecipato: sarebbe auspicabile un’evoluzione verso una situazione in cui è la popolazione a
costruire qualcosa. Il Parco come Ente è un valore
proprio perché rappresenta il Parco come gente.
Simoni - Fino ad ora il Parco ha lavorato tanto sulla
sua “immagine verso l’esterno”; ora credo sia importante lavorare sul rapporto con i residenti del
Parco. Posso solo aggiungere un caloroso in bocca
al lupo… o, meglio, all’orso! (A.Ma.)
Piergiorgio Mattei - Pierluigi Bruni - Pierluigi Zambanini - Pierluigi Zanotelli - Pietro Angeli - Pietro Dall’Orto - Pietro Foccoli -
Pascolo fiorito – M. Nardelli
Il Parco compie vent’anni.
Come pensa sia cambiato il suo rapporto con il territorio in cui Lei risiede?
Zubani - Oggi è diffusa una maggiore attenzione
alla preservazione del proprio territorio. Per quanto
concerne il rapporto tra Parco e amministrazioni, all’inizio caratterizzato da molti sospetti reciproci e dal
rifiuto del Parco da parte di diversi comuni, ora si
fonda su molte sinergie e la condivisione di obiettivi.
Al nostro comune, ad esempio, le tematiche ambientali stanno molto a cuore: per questo ogni anno il Parco viene coinvolto nelle nostre attività.
Miclet - Nel nostro territorio il Parco ha fatto interventi di miglioramento e manutenzione e la maggioranza
della popolazione lo vede con favore; le maggiori perplessità riguardano la presenza dell’orso.
In generale, il rapporto del Parco con le amministrazioni comunali è abbastanza stretto: gli amministratori del
Parco sono sempre stati capaci e disponibili al dialogo.
Martini - Oggi il Parco è capito e accettato dalla popolazione. Inizialmente esisteva una contrarietà legata alla disinformazione: oggi vi sono una maggior
conoscenza e compartecipazione. Anche il rapporto
con le amministrazioni è migliorato. Ad ogni modo
credo sia importante che il Parco possieda una certa
autonomia amministrativa e politica e sia in rapporto
dialettico con le amministrazioni.
Simoni - Dal punto di vista della gestione del territorio
non mi sembra sia cambiato molto. Ciò che è mutato è
invece la coscienza di ciò che il territorio è dal punto di
vista ambientale, anche grazie all’opera del Parco. Per
quello che mi riguarda, in quanto sindaco del Comune
di Montagne fin dall’istituzione del Parco posso dire
che tra il Parco e l’amministrazione ci sono sempre stati
ottimi rapporti e un forte spirito di collaborazione.
Come immagina il Parco del futuro?
Zubani - Secondo la mia opinione il Parco sta lavorando bene. Ci sarebbe però bisogno, dal mio punto di vista, di ampliarne l’area fino al limitare degli
abitati, non tanto per porre i temuti vincoli quanto
per accrescere la partecipazione della popolazione:
in fin dei conti il Parco siamo noi! Inoltre credo sia
fondamentale far fruire il tema del Parco in tutti i
ADAMELLO BRENTA
Il Parco compie vent’anni. Crede il suo rapporto
con l’educazione ambientale sia mutato, nel tempo? Se sì, come?
Nel corso del nostro rapporto con il Parco abbiamo
visto crescere le competenze didattiche degli operatori del Parco. Ora prima di svolgere le attività vengono organizzati incontri tra operatori ed insegnanti:
questo secondo me è molto positivo.
L’Istituto Comprensivo di Tione un tempo usufruiva
dell’offerta didattica del Parco in modo discontinuo,
seguendo quella che definisco “logica del supermercato”. Nel 2002, ascoltando i ragazzi è emersa la necessità di trovare una forma di collaborazione che garantisse una continuità dell’offerta ed evitasse il rischio della
ripetitività. Assieme al Parco abbiamo quindi elaborato il progetto di un curricolo verticale, che affrontasse
le tematiche ambientali con un approccio graduale e “a
spirale”, approfondendole progressivamente. Il nostro
Collegio Docenti ha deciso di appoggiarsi al Parco per
quanto concerne tutte le attività di educazione ambientale, attraverso una convenzione.
Un ulteriore passo positivo è stata la creazione del
marchio Scuole Qualità Parco, che favorisce la creazione di una mentalità ecologica.
Ci troviamo in un momento storico in cui la discussione sull’ambiente sta assumendo toni forti,
spesso allarmati. In che modo viene percepita dai
più giovani, secondo Lei? Cosa sta facendo o potrebbe fare il Parco, in questo senso?
Perché il rapporto con l’educazione ambientale sia
percepito positivamente dagli studenti è importante che gli incontri educativi siano ben organizzati e
soprattutto che l’insegnante sia motivato ed interessato alle tematiche.
L’approccio dei nostri alunni al territorio non può
essere quello del turista, ma dev’essere fondato su
un “curricolo locale”: è importante indurre i ragazzi
ad osservare e conoscere il proprio ambiente, a proteggerlo “perché è mio e voglio continuare a rimanerci” e a conservare questa particolare attenzione
per l’ambiente anche nell’età adulta. Ciò cui si deve
puntare è la formazione di una mentalità ecologica. Il Parco sta già facendo molto in questo senso,
I PROTAGONISTI
“Formiamo attraverso
la responsabilità ambientale”
DARIO GELMINI
dirigente scolastico
Dario Gelmini, laureato in Scienze Naturali, è dirigente scolastico dal 1992; ha lavorato a Pinzolo, Pieve di Bono e Tione, dove attualmente dirige l’Istituto
Comprensivo.
diffondendo una cultura ambientale fondata non sul
protezionismo bensì sull’idea di un equilibrio tra
uomo e ambiente. Credo dovrebbe puntare maggiormente sulla diffusione di questa cultura.
Il Parco e l’educazione ambientale dei prossimi
anni. Secondo Lei, quali sono le sfide che il Parco
dovrà affrontare? Quali i “punti di forza” su cui
fare affidamento?
Il mio è un sogno, una provocazione: sarebbe bello
che tra le scuole che operano sul nostro territorio si
creasse una sinergia volta ad incoraggiare la nascita
di un gruppetto composto di ragazzi interessati alle
tematiche ambientali, affidando loro il compito di
guidare nella visita al Parco classi provenienti da altre zone. D’estate potrebbero collaborare con gli operatori del Parco. La responsabilizzazione paga molto:
formeremmo delle persone fortemente interessate all’ambiente. In tal modo potremmo valorizzare anche
quelle persone che hanno altri interessi al di là dello
studio e, magari, una simile iniziativa potrebbe orientare la loro vita, le loro successive scelte di studio e di
lavoro. Cosa ci sarebbe di meglio? (A.Ma.)
Pino Oss Cazzador - Pio Paoli - Placido Corradi - Pompeo Lorenzoni - Quinto Leonardi - Raffaele Botteri - Raffaella Masè -
89
“Collaboriamo assieme per un
turismo di qualità”
Per ottenere il marchio “Qualità Parco” avete
dovuto compiere uno “sforzo” di adeguamento a
determinate condizioni, oppure lo avete ottenuto
grazie ad abitudini già radicate nella vostra gestione?
Mia sorella e io, che gestiamo assieme l’albergo, siamo sempre stati sensibili alla tematica della salvaguardia dell’ambiente; il nostro albergo
possedeva già la certificazione Iso 9001, che ci
ha facilitati, fornendoci l’ordine mentale utile per
assolvere alle esigenze di registrazione. Il percorso per ottenere il marchio ci ha permesso di fare
un passo in più, coinvolgendoci in pratiche per
noi nuove come la contabilizzazione dei consumi,
il risparmio dell’acqua, l’utilizzo di detersivi con
marchio Ecolabel.
Secondo Lei, quali sono i vantaggi che una struttura come la Sua ottiene dall’istituzione di un
forte legame con il Parco Adamello Brenta?
Non c’è dubbio che il Parco abbia un “effetto trascinamento” nei confronti del turista; il turismo estivo,
particolarmente attento alla qualità del territorio,
presenta ampie possibilità di crescita, che la presenza del Parco può concretizzare. Inoltre la rete del
Club “Qualità Parco” ha a sua volta ricadute molto
positive: permette a noi albergatori di promuovere
più efficacemente le nostre strutture, di mettere in
comune le nostre conoscenze e migliorarci.
Anche il Parco, tuttavia, ricava vantaggi dal rapporto
con noi. Il fatto di potersi confrontare con strutture
che hanno un intenso contatto quotidiano con i turisti
e le loro esigenze gli ha permesso di orientare meglio
la sua offerta, come nel caso della “ParcoCard”.
Anche questo Parco, come molti altri, faceva paura.
Non c’è dubbio che il suo recente interessamento al
turismo gli abbia permesso di fare un passo avanti
verso una collaborazione costruttiva.
Quanto conta il rapporto dell’albergatore con il
cliente per legarlo al territorio?
L’ospitalità è una via fondamentale per trasmettere
il rispetto per la natura e il territorio. L’albergo è
un luogo in cui il turista si confronta continuamente
con gestore e dipendenti, quindi l’albergatore ha la
90
FAUSTO ALDRIGHETTI
albergatore Qualità Parco
Fausto Aldrighetti è gestore dell’albergo Alpina di Madonna di Campiglio. La sua collaborazione di lunga
durata con il Parco si è intensificata con l’ottenimento
del marchio “Qualità Parco” (nel 2003) e con la creazione del Club “Qualità Parco”.
responsabilità di guidare il cliente alla scoperta del
territorio. Inoltre l’ospitalità è importante perché
al visitatore piace sentire di essere considerato una
persona: su questo si gioca la scelta della località e
dell’azienda ospite.
Come vede il Parco dei prossimi vent’anni? Nel
rapporto con gli albergatori, su quali aspetti crede dovrà puntare per riuscire a diffondere la cultura della “qualità ambientale”?
Nel rapporto degli albergatori con il Parco c’è anche
qualche aspetto da migliorare. Uno di questi è, mi sembra, una certa macchinosità dei processi decisionali,
che rende il Parco poco flessibile nel recepire gli aspetti
critici emergenti dal confronto con gli albergatori mentre nel settore turistico, caratterizzato da un continuo
e rapido mutamento, è importante riuscire a prendere
decisioni efficaci in tempi brevi. Per quanto concerne il
marchio “Qualità Parco” io sostengo l’idea di un marchio a più livelli, che preveda impegni meno gravosi per
i livelli più bassi permettendo in tal modo a molte più
strutture di ricevere il marchio e fare rete. (A.Ma.)
Raul Giacomelli - Redy Pollini - Remigio Carli - Remo Ballardini - Remo Bella - Remo Simoni - Renata Zanini -
ADAMELLO BRENTA
La filosofia della naturalità dei prodotti su cui
si basa la Sua attività è stata, in qualche modo,
incoraggiata dalla relazione con il Parco oppure
tale relazione si è innestata su una filosofia già
esistente?
La prima certificazione di biologicità del nostro
latte risale al 1992 e mio fratello è stato un pioniere nel campo dell’agriturismo. La nostra è da
lungo tempo una filosofia di naturalità: ad esempio, anche se la legge permetterebbe di decornare gli animali, io non lo voglio fare, mi sembra
contro natura. La nostra azienda è stata la prima
a chiedere al Parco la possibilità di apporre il suo
marchio sui prodotti, nel 1999, quando ancora
non esisteva uno schema di convenzione per il
suo utilizzo. Con il Parco c’è una buona collaborazione: incoraggia chi, come me, ha una visione
“ecologica” della propria attività a proseguire su
questa strada.
Secondo Lei, quali sono i vantaggi che una struttura come la Sua ottiene dall’istituzione di un
forte legame con il Parco Adamello Brenta?
Il vantaggio principale è la valorizzazione di ciò che
si fa. Il “ritorno” che viene dalla collaborazione con
il Parco, più che essere economico e immediato, è
legato alla promozione, che paga nel lungo periodo. Io credo che le sinergie che nascono sul territorio abbiano un’importanza fondamentale. Un Ente
come il Parco, molto sensibile a questo argomento,
tenta di incoraggiarle; purtroppo quello del “non ci
guadagno molto” – un ragionamento che io definisco “corto” – è tuttora diffuso nella nostra valle.
Crede che il Parco possa essere un valido sostegno agli operatori economici che investono sul
recupero della tradizione?
Certamente, anche perché può accedere a risorse
e sviluppare progetti non accessibili al singolo. È
dotato di una buona équipe e di una buona capacità di valutazione del territorio, qualità che gli permettono di scorgere possibilità invisibili al singolo
operatore.
Come vede il Parco dei prossimi vent’anni? Nel
rapporto con gli allevatori, su quali aspetti crede
I PROTAGONISTI
“I protagonisti siamo noi e
dobbiamo dimostrarlo”
MANUEL COSI
allevatore
La famiglia di Manuel Cosi, proprietaria della Fattoria
Antica Rendena, alleva da molti anni vacche di razza
Rendena per la produzione di carne, latte biologico e yoghurt biologico; inoltre gestisce l’agriturismo “La Trisa”,
che utilizza prodotti biologici di produzione propria.
dovrà puntare per riuscire a diffondere la cultura della “qualità ambientale”?
Credo che le visite guidate a malghe e alpeggi
siano ottime iniziative, così come il coinvolgimento di allevatori e agricoltori nei progetti: penso sarebbe buona cosa renderli ulteriormente protagonisti e cercare un dialogo più fitto; a volte un
dialogo supplementare può fornire utili spunti.
Confrontandomi con gli altri allevatori mi rendo conto che spesso il Parco è percepito come
un’imposizione di vincoli e divieti su attività che
si sono sempre fatte e un territorio che è sempre
appartenuto alla popolazione. Per questo penso
che si dovrebbero adeguare i regolamenti alla
realtà locale, anche attraverso il continuo confronto con le persone che vivono sul territorio:
i divieti posti senza capire significano la fine del
dialogo. D’altro canto gli stessi allevatori non si
rendono conto che il Parco significa non soltanto
vincoli ma anche opportunità e, soprattutto, che
il Parco siamo noi, che noi siamo i protagonisti e
dobbiamo dimostrarlo. (A.Ma.)
Renato Bosetti - Renato Concini - Renato Endrizzi - Renato Masè Calcagn - Renato Mazzoleni - Renato Menapace -
91
“Un alleato importante per un
nuovo turismo”
Il Parco compie vent’anni. Come ritiene sia cambiato in questi anni?
In questo arco di tempo il Parco è stato protagonista
di un cambiamento reale e progressivo. All’inizio si
proponeva ed era percepito solamente come un Ente
che imponeva divieti e vincoli, mentre oggi il suo
ruolo è riconosciuto non solo in direzione della salvaguardia dell’ambiente, ma anche in funzione della
valorizzazione del territorio.
Il fatto che il Parco si occupi di turismo ha ricadute positive sul territorio?
Il Parco rappresenta un valore aggiunto per il turismo
locale. Cerca di orientare il turismo a logiche maggiormente sostenibili, sperimentando nuovi modi di vivere
il territorio, senza limitarne la fruizione. Ad esempio per
quanto riguarda le valli più problematiche dal punto di
vista dell’afflusso dei turisti, il Parco non ha deciso per
la chiusura o la limitazione degli accessi, ma ha proposto una fruizione alternativa delle valli medesime.
Nell’orientare i turisti ad una fruizione più dolce dell’ambiente, il Parco ha assunto un ruolo attivo anche nei
confronti del territorio che oggi ne riconosce la positiva presenza. Inoltre la presenza del Parco è importante quando ci presentiamo al turista che non ci conosce
e ci vede da lontano. Una delle principali motivazioni
che spingono a scegliere una mèta di vacanza piuttosto
che un’altra è proprio la qualità ambientale, soprattutto
quando a scegliere è la famiglia. Ancora, il Parco è, per
il territorio, un partner importante nell’offrire servizi, nel
mettere a disposizione strutture e nell’essere parte attiva
nell’ideare progetti innovativi come i recenti “Dolomiti
di Brenta Bike” e “Parchi da vivere”.
Secondo Lei, un Parco interessato alle tematiche
inerenti al turismo piace agli operatori economici locali? Crede che questo interessamento possa
“avvicinare l’Ente Parco” e le realtà economiche o
c’è il rischio che si creino sovrapposizioni di competenze e di interessi?
Credo che l’attenzione del Parco nei confronti del turismo sia percepita positivamente. Penso, tuttavia, che
ci vorrebbe un po’ più di capacità nel guardare dentro
il Parco, oltre ciò che è immediatamente percettibile.
Spesso al Parco si chiedono cose che non può fare e che
92
ALESSANDRA ODORIZZI
direttrice Apt Terme di Comano
Dopo il diploma ed un master in Promozione turistica
internazionale presso l’Accademia commercio e turismo di Trento, nel 1989 assume l’incarico di responsabile marketing della neo costituita Apt Terme di Comano-Dolomiti di Brenta di cui è direttrice dal 2000.
non fanno parte dei suoi compiti, per questo è importante sedersi attorno ad un tavolo e parlarsi, dialogare
insieme. Questo stiamo cercando di fare con il progetto
“Un Parco da vivere”, che si inserisce nel più generale
“Parchi da vivere” e mira a valorizzare l’identità e la
specificità di San Lorenzo in Banale. Le piccole località legate alla presenza dell’Adamello Brenta possono
oggi giocarsi carte importanti sul fronte del turismo sostenibile. La sensibilità ambientale è un fenomeno sempre più ampio che fa parte del bagaglio culturale di un
numero sempre maggiore di turisti. Per questo motivo
è fondamentale fare nascere negli operatori turistici la
consapevolezza della loro ricchezza e, quindi, pensare
ad un futuro nel quale le vacanze legate alla natura e
senz’auto possano ritagliarsi uno spazio importante.
Su cosa crede il Parco dovrà puntare, in futuro,
per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio?
Lavorare sui giovani è e sarà fondamentale. Penso
sia importante fare nascere nei bambini l’amore per
la natura, ancora prima che nasca la consapevolezza
dell’importanza dell’ambiente. (A.V.)
Renato Paoli - Renato Scarazzini - Renzo Bonafini - Renzo Cristoforetti - Renzo Dapra’ - Renzo Terzi - Renzo Zeni -
ADAMELLO BRENTA
La filosofia della naturalità dei prodotti su cui
si basa la Sua attività è stata, in qualche modo,
incoraggiata dalla relazione con il Parco oppure
tale relazione si è innestata su una filosofia già
esistente?
Anche se è probabile che la mia attività sia stata
facilitata dalla presenza del Parco, io lo frequento
fin da prima della sua istituzione: in genere sposto le mie api nella zona di Spormaggiore e Cavedago. Il logo della mia azienda, un orso circondato dalle api, testimonia come da molti anni io
abbia ricollegato il mio lavoro al territorio, oltre
che alla tradizione, producendo il miele in modo
artigianale; fin dall’inizio ho sposato una filosofia
di naturalità, alta qualità del prodotto e rapporto
personale con i clienti.
La sopravvivenza di un’attività tradizionale
come quella dell’apicoltore è difficile? In questo
senso, si sente in qualche modo tutelato o protetto dalla presenza del Parco?
La sopravvivenza dell’apicoltore è difficile soprattutto in un periodo come questo, caratterizzato
da una vasta e preoccupante morìa di api; questo
fenomeno tuttora inspiegabile e nuove malattie
rendono indispensabile il continuo affinamento
della tecnica. Inoltre durante i primi anni della
mia attività ho incontrato difficoltà nell’ottenere le
autorizzazioni necessarie per spostare le mie api,
nonostante il loro importante ruolo di impollinatrici. Di recente le difficoltà sono diminuite, forse
anche grazie ad una maggior conoscenza di ciò che
faccio; spero che il possesso del marchio “Qualità Parco” le riduca ulteriormente, garantendomi la
comprensione del valore di ciò che faccio.
Secondo Lei, quali sono i vantaggi che ha ottenuto dal marchio “Qualità Parco” e dal legame con
il Parco Naturale Adamello Brenta?
Dal mio punto di vista il marchio non porta un
beneficio immediato, ma di lungo respiro. Il vantaggio più grande sta nel poter dire di vivere e
produrre il miele in un ambiente tutelato, protetto
e salubre. Produrre il miele nel Parco, certamente, comporta un costo più elevato: io ad esempio
I PROTAGONISTI
“Il Parco è garanzia di salubrità”
FAUSTINO MAINES
apicoltore “Qualità Parco”
Faustino Maines è apicoltore e frutticoltore da quasi
trent’anni. La sede della sua azienda agricola e apicoltura è a Dercolo di Campodenno, ma il miele viene
prodotto spostando le api in luoghi non coltivati intensivamente. Nel 2007 il suo miele ha ottenuto il marchio
“Qualità Parco”.
devo portare i miei alveari in montagna con un
fuoristrada, se diminuisce la temperatura riportare a valle le arnie, e ho dovuto mettere un recinto
elettrificato per proteggerle dall’orso. Ho bisogno, quindi, di ammortizzare il costo del miele
che produco, e l’etichetta del Parco è per me una
pezza d’appoggio per il prezzo che faccio al consumatore. Poterla avere sui miei vasetti è, in più,
un motivo di orgoglio.
Come vede il Parco dei prossimi vent’anni?
Credo e mi auguro che il turismo maniacale di massa lasci il posto a un turismo “di riflessione”, quello
che già il Parco sta incoraggiando mediante l’educazione delle scolaresche e l’utilizzo dei pullmini per
accedere alle valli. Io ho sempre avuto con la natura
un rapporto di rispetto, che credo sia l’atteggiamento più corretto: la gente ha il diritto di usufruire di
un ambiente sano, ma per poterlo mantenere tale bisogna porre e rispettare delle regole. (A.Ma.)
Riccardo Vidi - Rino Collini - Rino Villi - Robert Polli - Roberta Chirichella - Roberto Ballardini -
93
“Noi e il Parco, alleati in nome
della purezza”
Il rapporto tra Surgiva e il Parco Adamello Brenta è ormai consolidato. Quali crede siano stati gli
elementi virtuosi che hanno permesso questa lunga collaborazione?
Tra Surgiva e Parco c’è sempre stata una grande sinergia, un’alleanza volta a mantenere il territorio il
più incontaminato possibile.
Noi consideriamo il Parco lo “scrigno” di Surgiva, il
garante della purezza dell’ambiente da cui proviene:
per questo ci impegniamo a diffondere nel mondo il
nome del Parco Naturale Adamello Brenta, anche tramite le etichette dei nostri quasi cinquanta milioni di
bottiglie che ogni anno raggiungono l’Italia e quaranta Paesi stranieri. Esiste quindi una sinergia di comunicazione: noi diffondiamo il nome e l’immagine del
Parco che a sua volta conferisce un valore aggiunto al
nostro marchio, garantendone l’elevata qualità.
Siamo orgogliosi di essere stati i primi sponsor del
Parco. Questo rapporto è stato un’esperienza positiva di cooperazione e comunione d’intenti tra una
realtà pubblica e una realtà privata, oltre ad essere
stato un tipo di collaborazione all’avanguardia nel
panorama nazionale.
L’acqua è senza dubbio una ricchezza incalcolabile per l’ambiente naturale e la società. In che
modo, secondo Lei, la presenza di un Parco influisce sulla consapevolezza di questa ricchezza?
L’acqua è una risorsa molto preziosa; il dibattito, a
livello mondiale, sulla questione della sua preservazione accresce la consapevolezza della necessità
della sua tutela e, allo stesso tempo, sensibilizza i
consumatori e suscita in loro il desiderio e la curiosità di scoprire le qualità delle diverse acque. Noi
desideriamo promuovere una vera e propria cultura
dell’acqua perché non tutte le acque sono uguali ma,
al contrario ognuna possiede caratteristiche uniche e
distintive della sorgente di provenienza.
Il rapporto di lunga durata con il Parco, secondo
Lei, ha avuto un’influenza sull’atteggiamento dell’azienda Surgiva nei confronti dell’ambiente?
Sicuramente. Da anni Surgiva collabora con il Parco
sia nell’individuare che nel sostenere nuovi progetti
che mirano alla salvaguardia dell’inestimabile patri-
94
MATTEO LUNELLI
delegato della Surgiva
vicepresidente delle Cantine Ferrari
La Surgiva, azienda nata nel 1975 e che dal 1988 porta
la firma della famiglia Lunelli, è sponsor “storico” del
Parco Adamello Brenta. La sua acqua sgorga da una
sorgente d’alta quota in Val Nambrone; il rapporto con
il Parco è nato nel 1997 e si è sviluppato attraverso numerose iniziative, ultima delle quali l’allestimento del
percorso natura “Amolacqua” in Val Nambrone.
monio naturale di queste montagne.
Inoltre, in un’ottica di sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente, abbiamo scelto di non utilizzare la
plastica ma esclusivamente bottiglie in vetro, che tra
l’altro garantiscono la perfetta conservazione delle
caratteristiche organolettiche della nostra acqua.
Su cosa, pensa, il Parco dovrà puntare, in futuro,
per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio?
Dovrà certamente continuare a puntare alla difesa
dell’ambiente ma, allo stesso tempo, ritengo importante che il Parco continui a promuovere la possibilità
di visitare e vivere il suo territorio. Il turismo è un’ottima opportunità di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali e, come la nostra esperienza dimostra,
possono esserci molte sinergie con le altre attività e
realtà della valle. (A.Ma.)
Roberto Bombarda - Roberto Borsari - Roberto Genovese - Roberto Gottardi - Roberto Moreschini - Roberto Zoanetti -
ADAMELLO BRENTA
Il rapporto tra Cartiere del Garda e il Parco
Adamello Brenta è ormai consolidato. Quali crede siano stati gli elementi virtuosi che hanno permesso questa lunga “convivenza”?
Il fatto di credere in un progetto comune. La nostra è
una grande industria di processo situata in un gioiello come Riva del Garda, praticamente ai confini del
Parco: non era possibile che le nostre due realtà si
ignorassero reciprocamente. Nonostante Parco e Cartiere del Garda abbiano scopi e missioni differenti,
condividono un obiettivo comune: la sostenibilità,
vocazione che Cartiere del Garda ha già da tempi
“non sospetti”, precedenti all’incontro con il Parco.
Il Parco compie vent’anni. Da “interlocutore privilegiato”, esterno al Parco ma in rapporto con esso,
ha assistito a mutamenti nell’immagine del Parco?
È mutato il suo rapporto con gli attori economici?
Vent’anni fa il Parco era “improvvisato”, non strutturato organicamente; il desiderio di migliorarsi ha
portato a maturazione il suo nocciolo di genuina progettualità ambientale, trasformandolo in un soggetto
maturo e sistemico, disposto a proporsi come importante esempio ed attore di progetti territoriali.
La visibilità del Parco è mutata soprattutto in corrispondenza con un passo fondamentale: il Progetto
“Orso”, che ha corrisposto con un salto qualitativo
dell’offerta del Parco. Da Parco di Yellowstone dell’orso Yoghi, luogo di pic-nic, merendine e fungaioli, è divenuto oggi un’importante risorsa per la società e in particolar modo per le nuove generazioni:
è il polmone della sostenibilità, oltre che una palestra di formazione, istruzione e ristoro. Dal momento in cui il Parco ha acquisito questo ruolo ha avuto,
di ritorno, un afflusso turistico più elevato.
Il rapporto di lunga durata con il Parco, secondo Lei, ha avuto un’influenza sull’atteggiamento dell’azienda Cartiere del Garda nei confronti
dell’ambiente?
Diciamo di sì, anche se, come ho detto, Cartiere del
Garda vanta un proprio percorso personale di certificazioni ambientali. Lo stretto contatto con il Parco
ha costituito lo stimolo a una reciproca emulazione
che ci ha indotti a migliorarci.
I PROTAGONISTI
“Abbiamo un obiettivo comune:
la sostenibilità”
PAOLO MATTEI
presidente e amministratore delegato
di Cartiere del Garda
Cartiere del Garda, azienda creata oltre cinquant’anni
fa, è divenuta sponsor del Parco Naturale Adamello
Brenta nel 1997; da allora fornisce al Parco la carta su
cui viene stampata la rivista e partecipa ai suoi progetti,
come nel caso dell’adozione dell’orsetta Kiara, nata nel
2005 in seno al progetto Life Ursus.
Ha avuto ricadute positive sull’immagine dell’azienda?
Collegare la nostra immagine a un attore di alta
credibilità quale il Parco, è per noi un ottimo investimento, e per questo motivo il sostegno al Parco
è solo un costo apparente. Ma, al di là dell’interesse commerciale, noi crediamo nel progetto Parco e
nei suoi valori.
Su cosa pensa il Parco dovrà puntare, in futuro,
per conservare un ruolo importante nella protezione della natura e del territorio?
Credo sia importante che prosegua la politica che ha
fatto fino ad ora, evitando di far prevalere un’anima ambientalista radicale, intransigente, e di farsi
tentare da azioni “ad effetto” (cosa d’altronde mai
successa finora), magari lodevoli ma puramente
propagandistiche. Che invece continui a “volare più
in alto”, votandosi all’ambientalità: è importante il
ruolo che riveste nell’educazione all’ambiente delle
giovani generazioni. (A.Ma.)
Rodolfo Alberti - Rodolfo Carolli - Rodolfo Grandi - Rodolfo Polli - Rodolfo Zambiasi - Rolando Valentini - Romano Masè -
95
DONNE E UOMINI DEL PARCO
I nomi dei componenti di Giunta e dei dipendenti di lungo corso
GLI AMMINISTRATORI
DELLA GIUNTA ESECUTIVA
I giunta (1989-1990)
Carlo Eligio Valentini, presidente
Costantino Odorizzi, vicepresidente
Valter Berghi
Egidio Bonapace
Fabrizio Dolzani
Candido Ghezzi
Antonio Leonardi
Gianfranco Pederzolli
Sistilio Terzi
Mario Tomasi
Giuliano Casagrande
Diego Zorzi
II giunta (1990-1995)
Carlo Eligio Valentini, presidente
Fabrizio Dolzani, poi Tullio Zanoni, vicepresidente
Walter Berghi
Gianfranco Bonapace, poi Giancarlo Cereghini
Giulietto Chini
Piergiorgio Ferrari
Antonio Leonardi
Gianfranco Pederzolli
Sistilio Terzi, poi Annamaria Chesi
Mario Tomasi
Giuliano Casagrande, poi Domenico Felicetti
Diego Zorzi
Brenta sopra le nuvole - L. Sartori
III giunta (1995-2000)
Antonello Zulberti, presidente
Alessandro Dalpiaz, vicepresidente
Paolo Ciardi
Vittorio Martini
Franco Masè
Giuliano Orlandi
Gianfranco Pederzolli
Ugo Pellizzari
Marco Povinelli, poi Antonio Caola
96
Mario Tomasi, poi Giuseppe Sevignani
Domenico Felicetti, poi Roberto Zoanetti
Diego Zorzi
IV giunta (2000-2005)
Antonello Zulberti, presidente
Paolo Ciardi, vicepresidente
Gianluigi Bonazza
Antonio Caola
Alfonso Fantoma
Alberto Flaim
Gianfranco Pederzolli
Donata Sartori
Bruno Simoni
Giuseppe Sevignani
Roberto Zoanetti
Diego Zorzi, poi Francesco Dellagiacoma, poi Lucio
Sottovia
V giunta (2005-oggi)
Antonello Zulberti, presidente
Paolo Ciardi, vicepresidente
Federico Brunelli
Nicola Campidelli
Antonio Caola
Michele Cova
Alberto Flaim
Enzo Giovanella, poi Daniele Bolza
Ugo Pellizzari
Giuseppe Sevignani
Roberto Zoanetti
Lucio Sottovia
Romedio Menghini - Rosella Vender - Rubens Cunaccia - Rudi Bevilacqua - Rudi Tonelli - Rudy Chiodega -
DIPENDENTI DI RUOLO
Paola Salvaterra, A (1989-1992)
Miriam Aricocchi, A (1989-1994)
Sandro Flaim, D (1989-1994)
Fabio Bodio, T (1989-1995)
Adriano Maraner, T (1991-1992)
Teddy Polloni, T (1992)
Nicola Chiappani, T (1992-1993)
Edoardo Floriani, T (1992-1993)
Laura Andreolli, A (1992-oggi)
Paola Franchini, A (1992-oggi)
Luigi Maffei, T (1992-oggi)
Maria Scalfi, A (1992-oggi)
Diana Bonapace, A (1993)
Lorenzo Bonfatti, T (1993)
Adriana Valenti, A (1993)
Laura Chiodega, A (1993-1995)
Luca Malesani, T (1993-1998)
Laura Masè, T (1993-2001)
Antonella Diprè, A (1993-oggi)
Michela Paoli, A (1994-1996)
Arrigo Franceschi, D (1994-2000)
Massimo Corradi, T (1994-oggi)
Gabriella Rivaben, GP (1995-1996)
Elisabetta Romagnoni, GP (1995-1998)
Katherina Cozza, GP (1995-1999)
Alberto Aprili, GP (1995-oggi)
Bruno Battocchi, T (1995-oggi)
Alessandro Ghezzo, GP (1995-oggi)
Flavio Periotto, C (1995-oggi)
Gilberto Volcan, GP (1995-oggi)
Luciano Ramponi, GP (1996-oggi)
Nadia Caliari, A (1997-oggi)
Maria Santa Calabrese, GP (1998-2000)
Fernando Ballardini, GP (1998-oggi)
Rudy Cozzini, GP (1998-oggi)
Pino Oss Cazzador, T (1998-oggi)
Marzia Pin, GP (1998-oggi)
Cristian Zanella, T (1999)
Federico Polla, T (1999-oggi)
Mattia Altieri, GP (2000-2002)
Claudio Groff, GP (2000-2003)
Claudio Ferrari, D (2000-oggi)
Giuliana Pincelli, GP (2000-oggi)
Federico Cereghini, T (2001-oggi)
Andrea Mustoni, F (2001-oggi)
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
Luca Nave, C (2002-2004)
Elsa Ferrari, A (2002-2007)
Enrico Dorigatti, GP (2002-oggi)
Iginio Giuliani, GP (2002-oggi)
Chiara Scalfi, C (2002-oggi)
Matteo Zeni, GP (2002-oggi)
Michele Zeni, GP (2003-oggi)
Carmen Caola, A (2004-oggi)
Catia Hvala, C (2004-oggi)
Sabrina Incapo, A (2007-oggi)
Matteo Viviani, T (2007-oggi)
COLLABORATORI A VARIO TITOLO
Ilaria Salvadori, C (1995-2004)
Michele Lorenzoni, C (1995-oggi)
Genny Valentini, A (1996-2005)
Barbara Chiarenzi, F (1998-2004)
Eugenio Carlini, F (1998-2007)
Simonetta Chiozzini, F (1998-oggi)
Edoardo Lattuada, F (1999-2006)
Elisa Cattani, C (2000-oggi)
Luigina Elena Armani, C (2001-oggi)
Claudio Cominotti, C (2002-2006)
Lorenzo Mosca, C (2002-oggi)
Laura Nave, C (2002-oggi)
Eileen Zeni, C (2002-oggi)
Federica Castellani, C (2003-oggi)
Valentina Cunaccia, C (2003-oggi)
Vajolet Masè, C (2003-oggi)
Filippo Zibordi, F (2003-oggi)
Lina Buratti, C (2004-oggi)
Roberta Chirichella, F (2004-oggi)
Ilaria Rigatti, C (2004-oggi)
Giulia Andina, C (2005-2006)
Valentina Maestranzi, C (2005-oggi)
Alberta Voltolini, C (2005-oggi)
Daniele Armani, C (2007-oggi)
A = amministrazione
GP = guardaparco
C = comunicazione e didattica
D = direttore
T = ufficio tecnico-ambientale
F = ufficio fauna
Rudy Cozzini - Ruggero Dorna - Ruggero Franchi - Ruggero Righi - Saba Terzi - Sabrina Incapo - Sabrina Righi
97
LA FINESTRA SUL PARCO
Quattro prospettive sul Parco
I Parchi del Trentino non sono chiusi nel cerchio,
ma svolgendosi dal loro nucleo, a spirale, toccano
i territori confinanti, la loro regione e quindi la scena nazionale e internazionale: sono parchi di grande visibilità, e sui quali molti sguardi sono puntati,
98
98
anche grazie al loro ruolo delicatissimo di tutela di
un ambiente molto amato e molto fragile.
A quattro testimoni esterni, che hanno avuto modo
di conoscere il Parco ed il suo operare nel corso
del suo lungo sviluppo, abbiamo domandato di
- Sandro Flaim - Sandro Osti - Sara Beltrami - Sara Davini - Sara Dellantonio - Sergio Barbacovi - Sergio Cozzini -
aprire la loro finestra sul Parco e dirci che cosa
vedevano; ne sono risultate quattro ardite prospettive, ognuna dotata di originalità e compiutezza:
quattro “scorci di Parco” che hanno immortalato
la sua storia e il suo aspetto, mostrando come di
Parco ce ne sia uno per ogni persona che viene in
contatto con esso: un’altra delle numerose magie
della natura.
I PROTAGONISTI
ADAMELLO BRENTA
Lago di Tovel, Val di Non - T. Martini
Sergio Franceschinelli - Sergio Lorenzoni - Sergio Meneghini - Sergio Scarpiello - Sergio Toscana -
99
99
I ricordi e le esperienze di un viaggio
Diego Zorzi
dirigente del Servizio Parchi e Foreste Demaniali della Provincia di Trento
Pastore in Val di Non - A. Inzani
I PREPARATIVI
È una luminosa giornata di maggio
del 1988 quando, lungo il consueto
tragitto a piedi per la pausa pranzo, vengo attratto da una vistosa
affissione – marcata Provincia
– che annuncia il varo della nuova, dibattutissima legge sull’Ordinamento dei Parchi naturali del
Trentino istituiti nel lontano 1967
come prodotto avanzato del primo
Piano Urbanistico Provinciale. Mi
avvicino al manifesto per mettere
a fuoco i dettagli del suadente paesaggio di natura che fa da sfondo
al messaggio scritto e mi trovo di
fronte all’annuncio che il “treno”
dei parchi è stato finalmente dotato
dei binari per cominciare a muoversi e viene affidato alla guida
delle comunità che ne costituiscono il maturo contesto sociale. Non
mi resta, dunque, che augurargli
buon viaggio!
Da quel momento, per i Parchi e
indirettamente per il sottoscritto, gli accadimenti si muovono in
fretta tanto da portarmi, nell’aprile
dell’89, ad essere preposto all’al-
100
lora Servizio Parchi e Foreste demaniali e, in tale funzione, a condividere le esperienze e le realtà dei
rappresentanti territoriali, insediati
da qualche mese nei Comitati di
gestione e nelle Giunte esecutive dei due Enti Parco: organi che
– insieme ai Presidenti – la legge
ordinamentale dell’88 ha reso depositari di tutte le funzioni rilevanti per la guida e l’affermazione del
nuovo istituto.
Le considerazioni che cercherò di
sviluppare nelle righe a seguire sono
circoscritte alle esperienze maturate
nel ruolo di membro esterno della
Giunta esecutiva del Parco Adamello Brenta e sono riferite ad un arco
temporale esteso (fino al 2002) che
copre le fasi primarie di affermazione di questa realtà.
LA PARTENZA DEL
CONVOGLIO
Prende le mosse dalle scelte iniziali per assicurare la disponibilità immediata di una sede di
lavoro e delle figure operative
essenziali, per la definizione del
disegno di pianta organica del
personale e per la ricognizione
delle relative priorità. In successione, si ha il subentro dell’Ente
Parco nelle attività nel territorio precedentemente gestite dal
Servizio Parchi della Provincia
e prende avvio il piano d’investimento sulla logistica, a partire
da quanto in essere. Ancora in
questa fase, si perfezionano le
scelte sull’affidamento tecnico
dei due strumenti pianificatori
fondamentali – Piano Faunistico
e Piano del Parco – e prendono
avvio le analisi e le elaborazioni
progettuali relative.
Questa fase d’avvio dell’esecutivo dell’Ente gestore si identifica con la personalità forte del
suo primo presidente Carlo Eligio Valentini, a rappresentare
la determinazione delle comunità del Parco ad essere titolari
e interpreti del nuovo soggetto
gestionale ed a garantire una
condizione esterna di non belligeranza da parte delle aree di
contrapposizione ideologica e/o
Silvana Battocchi - Silvana Riccadonna - Silvano Aldrighetti - Silvano Bottamedi - Silvano Brunelli -
IL “TRENO” IN CORSA
Già dopo i primi anni si curano le
condizioni organizzative affinché
il Parco possa garantirsi capacità
tecniche e risorse finanziarie sufficienti ad avvicinare il vasto programma di investimenti costitutivo del “patto d’onore” originario
fra il Parco nascente e le singole,
diversificate realtà territoriali.
In parallelo, prende corpo un tavolo di lavoro permanente per
valutare, interpretare e dibattere
le ipotesi progettuali – per il Piano Faunistico e per il Piano del
Parco – prodotte dalle due équipe d’esperti. Per quanto riguarda
il clima di lavoro nella Giunta
esecutiva, vi è la consapevolezza
che il percorso formativo dei due
strumenti rappresenti un passaggio fondamentale per far uscire
l’istituto del Parco dalle nebbie
dell’incertezza e del pregiudizio,
ma al tempo stesso se ne percepisce la pericolosità per l’innesco di
vecchie e nuove conflittualità.
Puntualmente, sul territorio si rianimano i fuochi di sbarramento
antiParco, riuniti sotto un fantomatico “Comitato per la difesa degli
usi e delle tradizioni” e rinvigoriti
dal drastico avvicendamento della
compagine politica, ai vertici della
Provincia, che sembra tutelarne la
visibilità. Ma il movente inciden-
tale non risparmia la reggenza del
Parco, tanto da far emergere alcune posizioni di conflitto insanabili
nella stessa Giunta esecutiva e da
far stallare il processo di avanzamento del progetto territoriale.
Lo stesso non vale per il Piano
faunistico, che getterà le basi per
il progetto di rinsanguamento dell’orso bruno e che giunge a superare l’iter di approvazione.
Situazione opposta per il Piano
del Parco, obbligato ad una lunga
immobilità che viene sbloccata
solamente a seguito del rinnovo
dei Consigli comunali ed alla conseguente turnazione degli organi
amministrativi del Parco, con il
subentro alla presidenza di Antonello Zulberti e con un sostanziale
ricambio dei membri elettivi della
Giunta esecutiva.
Riprende così il percorso formativo del Piano, che viene via via
perfezionato ed integrato con la
“traduzione” delle osservazioni
critiche che pervengono dal rapporto ricercato con le vicine realtà territoriali. Non cessano, anche
durante questo passaggio, le voci
demolitorie e le intimidazioni non
proprio velate e, tuttavia, si arriva
alla data fatidica di convocazione
del Comitato del Parco, l’organo
assembleare cui comporta l’adozione della proposta di Piano.
L’appuntamento, come molti ricordano, coinciderà con una imboscata
della “piazza”: ad intimidire i convocati del Comitato, ad assediare
Silvano Campidelli - Silvano Campidelli - Silvano Dalbon - Silvano Daldoss - Silvano Maestranzi -
Genzianella - F. Da Trieste
strumentale latenti. La stessa
fase coincide con una posizione
del Governo provinciale, rappresentata dalla figura di Walter
Micheli, di assoluta coerenza nei
confronti della delega amministrativa sui Parchi sancita dalla
legge dell’88 e semmai impegnata a garantire le occasioni ed
i mezzi per un utile rapporto di
collaborazione.
LA FINESTRA SUL PARCO
ADAMELLO BRENTA
101
Arvicola delle nevi - Paolucci
la sala consiliare del Municipio
di Strembo che ospita la seduta
e a dare uno schiaffo all’istituto
del Parco. Nei fatti, la clamorosa
comparsata, se da un lato produce l’inevitabile scioglimento della
seduta, finirà per rappresentare,
dall’altro, un non meno clamoroso crollo di credibilità dei suoi
ispiratori ed artefici.
Non la pensa in questo modo
l’esecutivo della nostra Provincia, che prontamente provvede a
convocare al Palazzo, per un incontro riservato, i sindaci di tutti i
Comuni rappresentati nell’istituto
del Parco. La scena ed il relativo
ricordo si spostano così, dal municipio di Strembo ad una delle
sale del piano rialzato del palazzo
della Regione, dove un gruppo di
una quarantina di sindaci è chiamato a rapportarsi con il Presidente e l’estensore incaricato sul tema
rimbalzato nei quotidiani. Dopo i
preliminari introduttivi ed un pro-
102
lungato quanto generico confronto
di opinioni, prende forma il giudizio di sintesi del Presidente, il cui
significato suona nel modo che
segue: “… L’episodio di Strembo
rivela una situazione di difficoltà
grave di cui Noi eravamo già avvertiti e, se non ci saranno improbabili svolte in positivo, il Parco
dovrà prepararsi a fare un passo
indietro”.
L’incidente strumentale di Strembo, contrariamente alle attese dei
suoi ispiratori ed alle proiezioni
della autorevole diagnosi causale
appena ricordata, si traduce per gli
organi esecutivi del Parco in ulteriore, potente stimolo per migliorare la coesione e l’impegno verso
gli obiettivi di crescita e affermazione dell’istituto.
E così, il treno del Parco riprende
la sua corsa nel tratto in salita che
lo separa dalla stazione di valico,
rappresentata dall’atto di adozione
ufficiale del Piano del Parco del
giugno ’98, a raccogliere la condivisione delle scelte contenute nella
proposta finale di organizzazione e
di sviluppo del territorio.
Con il raggiungimento di questo
traguardo, posto a metà strada
del tragitto ventennale del Parco,
si può ritenere concluso il suo
percorso iniziale di crescita e di
assestamento… e si esaurisce la
mia retrospettiva.
In questo momento il convoglio
del Parco può assumere una andatura più spedita e puntare ai traguardi di operatività e di visibilità
che ne costituiscono l’identità attuale e che ne fanno riconoscere
– ora – il ruolo anche nella dimensione allargata del contesto economico di riferimento.
Certo “l’avventura” non finisce
qui perché il treno del Parco, con
il suo collaudato equipaggio, è già
in marcia verso i nuovi traguardi: e
per me, adesso come allora, il piacere di augurargli buon viaggio.
Silvano Menapace - Silvano Simoni - Silvia Calvetti - Silvio Buzzi - Silvio Rossi - Simonetta Chiozzini -
Un Parco oltre le sfide
Renzo Moschini
Osservatorio dei Parchi europei, Federparchi
Mandria, l’Uccellina, Migliarino,
San Rossore Massaciuccoli, l’Etna
e molti altri.
Lo è diventato anche l’Adamello
Brenta, che opera in un territorio
stupendo ma anche di dimensioni
che pochi parchi regionali possono vantare. Chi vada a consultare
la rivista “Parchi” di quegli anni
resterà probabilmente sorpreso
dei numerosi interventi sui più
vari aspetti della vita del Parco,
dalla fauna ai centri visita, al coordinamento dei parchi alpini che la
Convenzione delle Alpi avrebbe
sanzionato anni dopo.
Da quelle ricerche e riflessioni si
può cogliere, in tutta la sua specificità, l’importanza innovativa dei
parchi regionali che presero avvio
in quegli anni, ben sancita dall’art. 24 della legge provinciale 6
maggio 1998 n. 18 in cui è detto
che l’attività annuale dell’Ente
Parco dell’Adamello Brenta deve
essere regolata dall’approvazione
di un “Programma annuale di gestione”. I parchi regionali, a diffe-
renza dei parchi storici, nascono
infatti all’insegna di una gestione
“attiva” della programmazione e
pianificazione, che ha bisogno di
quel “consenso” di cui si parlò a
Molveno, le cui ragioni di fondo
sono ben documentate e approfondite nel libro di Osti. Il nuovo
Parco gioca in un certo senso una
doppia partita: all’interno, dove
ci si deve cimentare per la prima volta con la tutela “attiva” e
non meramente vincolistica, e all’esterno, perché nessuna “isola”,
per quanto grande – e l’Adamello
Brenta lo è senza ombra di dubbio
– può resistere all’accerchiamento se rimane passiva e estranea
all’ambiente circostante.
Il Parco che oggi taglia felicemente il traguardo dei suoi primi
vent’anni ha saputo affrontare
efficacemente entrambe le sfide
e non possiamo dubitare che continuerà a farlo altrettanto bene nel
prossimo futuro, in riferimento
anche al sistema dei parchi alpini,
chiamati oggi a nuove sfide.
Sistilio Terzi - Stefano Armani - Stefano Baitella - Stefano Flor - Stefano Gattuso -
Lunaria odorosa - F. Da Trieste
Il mio sguardo da fuori si avvantaggia della frequentazione di un
territorio in cui torno quasi ogni
anno. Ma dei 20 anni del Parco non mi si chiede ovviamente
di parlare come appassionato di
montagna. In effetti per i ruoli
svolti nel Coordinamento dei parchi regionali prima e in Federparchi poi, e soprattutto come direttore della rivista “Parchi”, ricordo
vicende precise ed anche un clima che caratterizzò una stagione
ormai lontana, che è bene però
ricordare perché connotò quella
fase di ‘supplenza costituzionale’
nei confronti dello Stato da parte
delle regioni e province autonome
di cui avrebbe parlato il presidente della Repubblica Scalfaro alla
prima conferenza nazionale dei
parchi nel 1994 a Roma.
Del Parco dell’Adamello Brenta ricordo ad esempio un bel convegno
a Molveno nel 1992 su “Consenso
sociale e buona amministrazione
nei parchi di montagna” dove discutemmo dei problemi che per la
prima volta furono affrontati con
taglio scientifico nel bel libro “I parchi in vetrina” di Giulio Osti, opera
che segnò una fase di riflessione e
di ricerca che avrebbe aperto finalmente la strada all’approvazione
della legge quadro nazionale. Una
vetrina non ancora guarnitissima,
certo, ma nella quale figuravano già
un bel po’ dei parchi regionali che
possiamo tranquillamente e senza
eccessi enfatici definire ‘storici’.
Lo erano eccome, o lo sarebbero
diventati, il Ticino lombardo, la
LA FINESTRA SUL PARCO
ADAMELLO BRENTA
103
L’anima di un Parco da respirare
Franco Viola
Comitato scientifico dei Parchi
Papavero alpino - F. Da Trieste
Stai seduto in poltrona e Google
Maps ti porta in giro per il mondo.
Provate.
È un sistema meraviglioso, che
può dare forti emozioni. Con l’opzione 3D puoi anche ammirare in
tutta la sua spettacolare verticalità
il Crozon di Brenta, così vicino che
ti pare di toccarlo, oppure in un attimo puoi scivolare senza fatica nel
gelido candore del Pian di Neve, e
sei al caldo a casa tua. Docilmente
il mouse ti porta in un salto fino a
Tovel, e poi su a Malga Flavona,
di corsa sui prati o a volo radente
appena sopra le chiome di larici e
di abeti.
L’esperto dirà che vi sono programmi più evoluti, capaci di restituire
il territorio con maggior dettaglio,
giocando con gli scorci e le prospettive che preferisci.
Il Parco, sempre attento all’innovazione, ne ha di recente acquisito uno, e l’ha adattato alle proprie
104
esigenze tecniche e a quelle scientifiche dei suoi operatori. I pigri, o
i turisti, lo potranno usare per “navigare” tra questi monti, tra rocce,
ghiacciai, laghi e foreste, e chissà,
dopo un po’ forse verrà loro la voglia di sentire anche il soffio del
vento, il profumo della resina, il
canto degli uccelli. Sapranno, allora, quale è la ricchezza del Parco,
quella che insieme alle visuali, ai
panorami mozzafiato, alla lucentezza dei ghiacciai e delle acque scroscianti sono (rappresenta?) i valori
più importanti di questa terra.
Sono i valori di cui tutti vogliono
godere. E molti pagano per poterlo
fare.
Molti altri invece s’ingegnano e
s’impegnano perché questo possa
avvenire, oggi ed anche domani.
Il Parco è nato per questo.
Google non lo dice. Fa vedere immagini meravigliose, ma non ti restituisce l’anima di questa terra, né
lo spirito che tanti mettono nel proprio lavoro perchè questi monti e
queste valli diano il massimo di sé.
Mi è stato chiesto di riportare qualche pensiero sul Parco, e di farlo
come osservatore esterno, cioè non
coinvolto nelle vicende che da venti anni segnano l’impegno dell’Ente sul territorio.
In poche righe (metà le ho già consumate) potrei dunque raccontare
l’anima del Parco ricordando il lavoro della gente che vi opera.
Molti altri, immagino, diranno
quanto lavoro è stato realizzato. Io
potrei dire come si è lavorato.
Lo posso fare perché ho veduto e
seguito la storia di questo Parco
molto da vicino, in maniera certamente “privilegiata”. Ho sofferto infatti dapprima la sfida della
redazione del Piano ambientale
previsto dalla legge trentina per le
aree protette quando, consulente
del Parco Paneveggio Pale di San
Stefano Giacomini - Stefano Losa - Stefano Maffei - Stefano Maturi - Stefano Pangrazzi -
pranazionale, della qualità della
gestione del proprio territorio, i cui
risultati vanno anche a beneficio di
parti consistenti dell’imprenditoria
di queste valli che si fregiano dell’immagine del Parco.
Va però detto che i più significativi
successi sono quelli che, pur non
ottenendo risalto sui media, finiscono per incidere sulle scelte strategiche di rango provinciale. Tra
questi colloco la continua richiesta
del Parco perché i piani di gestione
forestale entro i suoi confini possano diventare mezzi di conoscenza
della struttura più intima del territorio e strumenti di monitoraggio dei
suoi cambiamenti, con una reale
integrazione tra i piani per ottenere
il massimo beneficio col minimo
consumo di preziose risorse. Così
dovrebbe essere nel prossimo futuro, dentro e fuori dei confini delle
aree protette.
Chi vola con Google sopra i boschi
e i pascoli del Parco, e indugia a
cercarvi luoghi già conosciuti, magari seguendo sentieri ben disegnati
sul terreno, forse coglie anche qualche segno del buon equilibrio che
qui la saggezza delle genti ha saputo mantenere con la Natura.
L’entusiasmo che gli uomini e
le donne del Parco spendono per
rinnovare questa tradizione di saggezza forse non si vede nelle immagini che scorrono sul computer,
ma si respira di certo percorrendo
con attenzione, e in silenzio, quei
sentieri.
Stefano Pizzolli - Stefano Simoni - Stefano Tisi - Stefano Troggio - Stefano Zambotti -
Rio Bianco, Stenico - Archivio Pnab
Martino, ho contribuito alla stesura di quel piano e ho colto, da lontano, la qualità di quello costruito
per il Parco. Poi, da quasi 15 anni,
come membro del Comitato Scientifico dei Parchi, mi è stata data la
possibilità d’essere spettatore e di
apprezzare la continua, bellissima,
sfida tra i due Parchi trentini, impegnati a dimostrare chi fa di più, chi
fa prima e fa meglio nella missione
loro affidata.
Parco ha affrontato la sfida con le
armi dell’invenzione e dell’innovazione, con l’obiettivo di portare
il Parco sempre più nel cuore della
sua gente e con l’intento di dimostrare come la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente
possano significare anche crescita
economica, non solo nel comparto turistico. Basta scorrere la gran
quantità di progetti e di iniziative
portate dal Parco al giudizio del
Comitato Scientifico.
C’è dentro un vulcano di idee, mi
pare tutte coronate da successo, le
cui ricadute positive si sono viste
in termini di flusso di risorse sul
territorio, in termini di efficienza
di spesa (a parità di benefici guadagnati), di contributi comunitari
conquistati, di miglioramento dell’immagine di queste valli nello
scenario internazionale, e spesso
con beneficio di imprese economiche cui l’Ente, per altro, non è
tenuto a prestare attenzione.
Mi hanno molto interessato i progetti LIFE, i cui risultati sono stati
apprezzati ben oltre i confini provinciali; importante è stata la partecipazione a progetti di ricerca di
spessore nazionale e internazionale, tra i più citati nella letteratura scientifica di settore, oppure
ancora il riconoscimento, tramite
certificazione, ancora di rango so-
LA FINESTRA SUL PARCO
ADAMELLO BRENTA
105
Il Parco Naturale Adamello Brenta
visto da Oriente
Erioforo di Scheuchzer - C. Groff
Ettore Sartori
direttore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino
“Dipende dai punti di vista”. Questa frase siamo soliti usarla per
esprimere la differenza tra due opinioni contrastanti tra di loro. Oggi
invece la voglio usare proprio nel
senso fisico del termine, indicando
il punto topografico dal quale uno
guarda un qualsivoglia oggetto.
Qualche decennio fa, quando non
ero coinvolto professionalmente
con i parchi del Trentino ma mi
occupavo di quelli altoatesini - o
sudtirolesi che dir si voglia -, spesso mi recavo nella casa in montagna di famiglia a Soprabolzano,
sull’Altopiano del Renon. Da lì,
seduti su una panca davanti a casa,
si ammira ancora oggi, nonostante
anche in questo luogo negli ultimi
30-40 anni vi sia stato un notevole
incremento di nuova edilizia, un
panorama di quasi 300 gradi a dir
poco eccezionale.
Di fronte, nella sella tra il Catinaccio-Rosengarten ed il Latemar che
coincide con Passo Costalunga, ap-
106
pare la silhouette di una montagna
a forma di dente canino che solo
recentemente ho realizzato essere
il Cimon della Pala, nelle Dolomiti di San Martino di Castrozza: la
montagna simbolo del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Girando lo sguardo di poco
più di 90 gradi oltre la Mendola si
distingue chiaramente, nella sua
possenza e compattezza, il Gruppo del Brenta e quindi il Parco
Naturale Adamello Brenta. Più ad
ovest ancora il Cevedale, al centro
del Parco Nazionale dello Stelvio,
discrimine tra la parte trentina e
quella sudtirolese del Parco.
Dal mio “punto di vista” la visione
su questo piccolo lembo di territorio delle Alpi che comprende i Parchi del Trentino era equidistante
appunto perché distante e perché,
data la scala della visuale, non entrava nel dettaglio e nel particolare
delle cose e delle passioni umane.
Dal 1992, da quando casualmente
- ma credo che nulla sia casuale mi sono dovuto occupare del Parco
Paneveggio Pale di San Martino in
qualità di direttore, le visuali sono
mutate: da una prospettiva di lungo respiro sono passato ad una più
ravvicinata, da una equidistante
ad una, giocoforza, più interessata
e particolare. Ho avuto la fortuna
di essere stato, in questi lunghi
anni di vita dei due parchi naturali
trentini, testimone dell’evoluzione
delle diverse sensibilità che sui due
versanti, quello orientale e quello
occidentale, si sono succedute.
Il Parco Adamello Brenta da oriente
veniva visto come il “fattore 3”: tre
volte più grande, tre volte più finanziamenti, tre volte più personale, ma
anche tre volte più problemi. Per il
Parco Paneveggio Pale di San Martino, invece, nei primi anni 90 del ‘900
i problemi erano minori e si soleva
dire che funzionava. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che nell’immaginario dei trentini la montagna con
Susanna Merzek - Teddy Polloni - Teodoro Serafini - Thomas Leonardi - Tiziana Binelli -
globalizzazione dobbiamo agire a
livello locale e che i problemi di
un territorio sono strettamente correlati ad un altro che solo concettualmente o per “punto di vista” o
d’abitudine ci appare lontano.
Siamo tutti, noi operatori della protezione e conservazione dell’ambiente del Trentino, in un ecosistema montano, quello delle Alpi,
che, a detta dell’UNESCO - cui
abbiamo chiesto, assieme alle altre
province dolomitiche, la dichiarazione delle Dolomiti a patrimonio
dell’umanità - è il sistema montuoso più a rischio del pianeta Terra. È
arrivato quindi il momento, credo,
sulla base dei dati che via via registriamo, di cambiare il punto di
vista ravvicinato e condizionato
dai fattori minimalisti contingenti e di allontanarci quel tanto da
non esserne condizionati. E cambiare la mentalità che fino ad ora
si è spesso applicata: questo sarà
l’ultimo progetto, perché è “indispensabile”. Sappiamo tutti invece
che è stato e sarà il penultimo, e
così si applica il “famoso” metodo
del salame: a forza di tagliare l’ultima fetta si arriva inesorabilmente
a non avere più salame a disposizione. I problemi dei parchi sono
analoghi e sono quotidianamente
sulle pagine degli organi di stampa locali; quando arriveranno su
quelli nazionali sarà stato inutile
promuovere a caro prezzo il nostro
territorio con promesse che non
abbiamo saputo mantenere.
Recentemente a Dro si è svolta
l’VIIIa Festa dei Parchi: un incontro delle persone che hanno
fatto della propria professione
una missione a favore di tutte le
componenti della nostra società,
anche di coloro che caparbiamente lavorano per distruggere e non
LA FINESTRA SUL PARCO
la “m” maiuscola è senza dubbio il
Brenta e questo, volenti o nolenti, ha
avuto ed ha il suo peso.
Ma è indiscutibile che negli ultimi
anni, dall’inizio del terzo millennio, il Parco Adamello Brenta abbia iniziato una performance che
ha del sorprendente: ha conquistato una grande visibilità in tutti i
sensi (gran parte del successo mediatico la si deve indiscutibilmente
alle vicende della reintroduzione
dell’orso), ma ha anche intrapreso
tutta una serie d’attività che hanno
suscitato il consenso degli Amministratori e dei Cittadini, un tempo
inimmaginabile.
Contemporaneamente si è assistito ad un maggior dialogo tra i due
Parchi trentini nati con la lungimirante legge provinciale numero
18 del 6 maggio 1988, una delle
tappe fondamentali di quella prolifica stagione che aveva portato
senz’altro il Trentino, dopo il disastro di Stava, ad essere all’avanguardia nella tutela dell’ambiente
a livello non solo nazionale ma, in
parte, anche europeo.
Da qualche anno, poi, finalmente,
si è capita la necessità di presentarsi all’esterno in maniera coordinata
come “sistema” trentino delle aree
protette, background fondamentale di quella politica di marketing
del territorio da tutti riconosciuta
strategica in un settore importante
qual è il turismo. Questa però non
deve essere la sola preoccupazione, ma nell’ambito del lavoro in
rete, che ci è imposto anche da
precise direttive e normative europee, si deve passare dalle parole ai
fatti per non incorrere nella pessima figura di promettere all’ospite,
sempre più esigente, qualcosa che
poi esso non trova nella realtà.
Sappiamo tutti che nell’era della
Campanellino - C. Groff
ADAMELLO BRENTA
per mantenere o conservare un
patrimonio che, senz’altro, in un
futuro prossimo aumenterà di valore per i loro figli e per i figli dei
loro figli. Parlando con alcuni colleghi mi sono reso conto di come
l’entusiasmo “giovanile” dei più
stia scemando. Questo dovrebbe
essere un campanello d’allarme
per coloro che hanno la responsabilità delle politiche ambientali di
un territorio quale potrebbe essere
l’ambito provinciale, perché non
c’è peggior cosa che deludere e
scoraggiare chi deve operare per il
bene comune. A questo proposito
si dovrebbe qualche volta essere
capaci di dire dei NO in maniera
coerente, perché la coerenza non
è qualcosa di disdicevole, fino a
qualche anno fa era una virtù.
Concludendo, come si usa ad ogni
compleanno che si rispetti, auguro cent’anni come quelli passati al
Parco Naturale Adamello Brenta; e che si riverberino ad oriente
fino ad arrivare a Villa Welsperg,
sede del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.
Tiziana Moratti - Tiziana Traldi - Tiziano Armani - Tiziano Falagiarda - Tiziano Menapace -
107
CINQUE PAROLE
Polline sull’acqua - M. Pin
Cinque parole da associare al Parco di oggi e al suo territorio e un’idea per il Parco del futuro. Questo l’invito rivolto, in occasione della festa per i vent’anni, alla gente del Parco che ha risposto inviandoci i messaggi
pubblicati in queste due pagine. Il concorso “Il Parco in 5 parole” e “1 idea per il Parco del futuro” continua
per tutto il 2008. I pensieri e le idee che giungeranno saranno presentati sui prossimi numeri della rivista
“Adamello Brenta Parco”.
108
·
Armonia, rispetto, bellezza, pace, equilibrio
·
Nei boschi verdi e freschi profumo di vita
·
Aquila, vento e roccia unico spirito
·
Pensa Alla Ricchezza Che Osservi
·
L’Adamello Brenta è un Parco a volte maestoso, silenzioso, sorprendente… si lascia percorrere,
tranquillo (Sandra Bellini, Villa Banale)
·
Scheggia dell’Eden caduta in Trentino (Carlo Carresi, San Giovanni Valdarno-Arezzo)
·
Quello che hai avuto in eredità dai tuoi padri devi riconquistarlo di nuovo (Giuseppe Leonardi,
Pinzolo)
·
Foreste, torrenti, cascate, prati, vette ([email protected])
·
Libertà, bellezza, armonia, ariapura, forza ([email protected])
·
Rispetto, futuro, condividere, conoscere, economia ([email protected])
·
Rigoglioso, quiete, incantevole, pace, attraente ([email protected])
·
Incontaminato, riflessivo, distensivo, vivo, lussureggiante ([email protected])
·
Spazio, libertà, conoscenza, scoperta, pace ([email protected])
·
Meraviglia, orsi, foreste, vette, silenzi ([email protected])
·
Acque, cieli, vette, maestosi, vibranti di vita ([email protected])
·
Spinel, brocon, rasa, avezi, larsi ([email protected])
·
Profumi, colori, suoni, incontri, ricordi ([email protected])
·
Vita, Rispetto, emozioni, colori, profumi ([email protected])
·
Aria, sole, flora, fauna, benessere (Franca Salvaterra)
·
Paesaggio, aquila, ramarro, capriolo, orso (Grazia Garizzo, Dorsino)
Tiziano Pedo’ - Tiziano Tomasini - Tullio Serafini - Tullio Zanoni - Ugo Castellani - Ugo Pellizzari - Uldarico Fantelli -
ADAMELLO BRENTA
E UN’IDEA
·
Vorrei trovare nel Parco qualche panchina in più per chi, come me, ama camminare,
ma anche ascoltare e godere dei rumori della natura (Sandra Bellini, Villa Banale)
·
Allestire punti dai quali si possano osservare le specie animali più caratteristiche del
Parco. Far riferimento a scuole e sezioni Cai anche dell’Italia centro-meridionale. Organizzare gite di tre-cinque giorni, proponendo ogni giorno una valle e un aspetto diverso del Parco. Gli alberghi, per queste escursioni itineranti, non mancano (Carlo Carresi, San Giovanni
Valdarno-Arezzo)
·
Il futuro è un territorio del passato (Giuseppe Leonardi, Pinzolo, da una citazione di
Walter Joseph Ong)
·
Convenzioni pernottamenti e cene con rifugi per trekking per tutti, durata due-tre giorni con guida alpina ([email protected])
·
Mare, monti e città: come i giovani d’oggi difendono l’ambiente vivendo nelle tre diverse realtà ([email protected])
·
Il Parco deve poter essere visto da tutti, ma non nell’eccesso come sta succedendo
da un po’ di tempo. Io proporrei un numero chiuso di ingressi al giorno altrimenti si rischia
di trovare il caos e non la tranquillità che ci si aspetterebbe da un Parco. Basti pensare alla
marea di gente che affolla, specialmente in agosto, il lago di Tovel ([email protected])
·
Una provocazione, una necessità: impegnarsi per far modificare la legge che permette la caccia nel Parco, vietandola. Solo così il Parco diventerà adulto, vero e moderno
([email protected])
·
Propongo di incrementare le attività pratiche per i frequentatori di tutte le età, organizzando anche laboratori tematici per bambini e adulti, cacce al tesoro con domande su piante e
animali, riconoscendone le tracce. Per gli adulti cacce fotografiche ([email protected])
·
Riproporre agli amministratori e ai residenti la lettura del testo “Uomini e parchi”,
forse organizzando anche una tenzone giornalistica dedicata a questo tema (maddalena.
[email protected])
·
Forse non sapremo mai chi ha creato le meraviglie che la natura ci lascia ammirare
nel Parco, ma conosceremo l’ignoranza di chi deturpa questi luoghi. Che i vostri occhi siano
silenziosi guardiani e le vostre parole risuonino da monito per la gente. A mio parere è questo
l’aiuto che il Parco ci chiede ([email protected])
·
Il Parco per vivere. Pensa oggi il Parco di domani. Lo scrigno delle bellezze della
montagna (Franca Salvaterra)
Ulisse Marzatico - Vajolet Masè - Valentina Beltrami - Valentina Cunaccia - Valentina Ducoli - Valentina Leonardi -
109
IL PARCO CHE VERRÀ
di Antonello Zulberti
Il Peller in fiore - T. Martini
presidente del Parco
Giunti a vent’anni viene il momento di pensare al domani. Ognuno, di
fronte al futuro, cerca di ancorarsi
alle certezze del passato, certezze
che ormai, anche per il Parco, si
sono consolidate grazie al lavoro e
alla dedizione delle molte persone
che in questi anni hanno creduto
in questo Ente, ai buoni rapporti
instaurati con le comunità locali,
all’autorevolezza conquistata sul
campo grazie alla capacità progettuale e operativa. Sembrano così
vicini i giorni in cui non c’era luogo pubblico dove sostenere il Parco era pura eresia, in cui con il Parco sembrava dovesse arrivare una
catastrofe capace di spazzare via in
pochi mesi il vissuto, le tradizioni,
l’economia costruiti in tanti anni.
Mi tornano alla mente le riunioni
infuocate durante alcuni consigli
comunali in cui, mentre si cercava
di spiegare le ragioni del Parco, si
raccoglievano solo insulti e dove
solo il fatto che io fossi sindaco
mi poneva al riparo dalle ingiurie. Quei giorni sono ormai passati
ed in parte cancellati dalle molte
110
soddisfazioni avute per i progetti
andati a buon fine, per i pubblici
riconoscimenti ottenuti nei molti
campi in cui abbiamo operato e per
le molte collaborazioni avviate.
Mi auguro che in questi venti anni
siamo riusciti a dimostrare a cosa
serve un Parco.
Per il Parco, però, non c’è tregua, il
suo destino o meglio la sua credibilità è sempre in equilibrio precario
soprattutto ora che il futuro ci pone
di fronte a scenari inediti. Guardando al domani il Parco si trova
ad affrontare nuove sfide di carattere globale (cambiamenti climatici,
crisi petrolifera, politiche di tutela
comunitarie, ecc.) che presuppongono scelte nuove, difficili da attuare, in quanto non più sorretto
dall’incosciente entusiasmo giovanile, ma solo dalla consapevolezza
delle proprie forze e potenzialità.
In un momento così importante il
Parco non può correre il rischio di
essere un fortino assediato dalle
proprie comunità, non può e non
deve esser sempre costretto a giocare sulla difensiva. È il momento
di costruire un progetto insieme al
territorio per affrontare compatti le
sfide future e non subirle.
Dunque, in tempo di grandi cambiamenti che interessano l’ambiente, i parchi non possono restare alla
finestra e soprattutto il nostro Parco, che è sempre stato pronto ad
intuire ciò che accade intorno ad
esso, dovrà attivarsi per cercare di
essere protagonista attivo di questi
cambiamenti. Occorre, partendo
dalle molte esperienze positive che
abbiamo alle spalle, individuare un
“nuovo modo di essere Parco”. La
grande sfida è rimettersi in gioco a
vent’anni, cercando tutti insieme
di decidere il Parco che vogliamo.
Se nella fase costituente, un processo di questo tipo non avrebbe
portato a nulla ed anzi avrebbe
affossato il Parco per sempre, in
quanto le aspettative ed i timori
erano troppi e troppo diversi; ades-
Valentina Maestranzi - Valentino Cunaccia - Valerio Bonazza - Vanessa Donnini - Vigilio Pinamonti - Vincenzo Cattani -
so che il Parco ha dimostrato il suo
valore, le sue capacità, la sua progettualità e soprattutto la concretezza delle sue azioni, è giunto il
momento di condividere insieme
al territorio, con tutte le sue componenti e all’interno del quadro
legislativo esistente, la scelta e la
responsabilità del proprio futuro;
un futuro da costruire con spirito altruista, pensando a chi verrà
dopo, con uno sguardo più lungimirante di quello che abbiamo utilizzato finora.
Questo processo partecipativo fatto di concertazione, condivisione e
collaborazione è senza dubbio un
percorso faticoso, ma anche quello
con maggiori garanzie di riuscita.
Alla luce di queste premesse quale
sarà il futuro del Parco o meglio il
Parco del futuro?
Innanzitutto il Parco rimane un
luogo ben definito dal punto di vista geografico e dal punto di vista
normativo, con regole chiare, ma
soprattutto luogo ideale e privilegiato dove poter sperimentare
nuovi modelli di fruizione del territorio e attivare le buone pratiche.
Un primo obiettivo è quello di
evitare di isolarsi e di saper andare
oltre i propri confini, per contaminare culturalmente il territorio
circostante.
Dato che il metodo per disegnare
il futuro del Parco presuppone la
concertazione con un grande coinvolgimento dal basso, non è il caso
di proporre ricette preconfezionate, ma piuttosto evidenziare alcune
idee che possono costituire la base
di un patto con il territorio del Parco che verrà.
Parco luogo di tutela dell’ambiente in tutte le sue sfacettature
(biodiversità, paesaggio, produzioni, luoghi...).
Occorre intendere la tutela non
come insieme di vincoli fini a se
stessi, ma come scelta obbligata
e lungimirante, un valore fondamentale, indispensabile per le
ricadute positive soprattutto per
le generazioni future. Perché la
tutela sia efficace occorre andare
oltre la conservazione di un singolo elemento in un determinato
luogo che, seppur importante, di
fronte a cambiamenti globali è
riduttiva; occorre che il concetto
di conservazione esca dai confini
del Parco e sia considerato prassi e
quindi valore per tutto il territorio.
La tutela deve essere sistemica, sia
in termini geografici (sistema aree
protette, corridoi ecologici, rete
natura 2000, ecc.) sia in termini
di valori (ecologici, naturalistici,
paesaggistici, antropici, tradizionali, ecc.). La tutela ambientale
dovrà diventare parte integrante
degli obiettivi delle comunità del
Parco e il Parco stesso essere considerato come autentico valore aggiunto per il territorio.
Parco distretto della sostenibilità e dell’innovazione in cui
il fare non pregiudica l’ambiente, ma lo valorizza e le cui parole chiave sono: qualità, sviluppo
compatibile, mobilità integrata,
risparmio energetico. Parco come
luogo di sperimentazione e monitoraggio continuo delle dinamiche
ambientali e socio-economiche.
Luogo dove si attuano le politiche
europee in termini di emissioni,
consumi, tutela, ecc. Luogo in cui
si investe sui sistemi di mobilità
alternativa. Luogo in cui si cerca
di minimizzare il consumo di territorio naturale. Luogo in cui si
vogliono promuovere stili di vita
sobri, consumi consapevoli, cittadinanza attiva e solidale, parte-
cipazione democratica. Luogo in
cui si dà slancio all’innovazione
tecnologica per dare risposta ai
problemi ambientali (efficienza
energetica, riduzione dei consumi
e dei rifiuti, miglioramento della
qualità ambientale, diffusione di
buone pratiche e tecnologie sostenibili).
La ricerca di nuovi modelli di
sviluppo presuppone conoscenza,
lungimiranza, coerenza e sinergia
col tessuto socio-economico del
territorio. Il Parco, in quanto Ente
sovra-comprensoriale, si candida
a sperimentare e percorrere strade
nuove e a monitorarne i risultati
nella speranza di offrire alle generazioni future almeno le stesse
opportunità che abbiamo avuto
noi. Solo seguendo questa strada, impegnativa ma innovativa, le
“scelte da Parco” saranno vissute
non come costrizioni, ma come
opportunità, consapevoli e concertate, di crescita armoniosa per
tutto il territorio.
Parco luogo educante dove l’educazione ambientale diventa educazione alla sostenibilità, affrontando temi di più ampio respiro; dove
nelle “Case del Parco” e attraverso
laboratori, mostre e attività si può
dimostrare che le buone pratiche
sono effettivamente attuabili. Luogo in cui, oltre che gli argomenti
naturalistici legati alla biodiversità, si affrontano temi di grande
attualità (cambiamenti climatici,
fonti rinnovabili, ecc) con l’obiettivo di sensibilizzare e informare
su ciò che sta avvenendo, senza
catastrofismi, con un approccio il
più scientifico possibile, evidenziando ed incentivando l’azione
del singolo, veicolando il messaggio che ognuno può e deve fare la
sua parte.
Vincenzo Manini - Vincenzo Zubani - Vito Binelli - Vittorio Leonardi - Vittorio Martini - Viviana Viviani - Valter Berghi -
IL PARCO CHE VERRÀ
ADAMELLO BRENTA
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Prato primaverile - M. Cocconcelli
Parco come luogo di formazione, cultura ed informazione capace di interfacciarsi con il territorio
e diventare punto di riferimento
e di aggregazione. Parco come
luogo di ricerca applicata e di alta
formazione realizzata attraverso
collaborazioni con musei, università, fondazioni ed aziende.
Parco impresa capace, con l’efficienza e l’efficacia delle migliori
realtà produttive, di attuare progetti per il territorio. Parco attento
alla sostenibilità economica della
sua azione ed in grado di migliorare la sua capacità di autofinanziamento attraverso progetti mirati, accesso a contributi comunitari,
attività di merchandising e gestione di servizi.
Parco capace di creare opportunità di lavoro qualificato e in grado
di esternalizzare alcuni servizi per
aumentare le possibilità operative
e per favorire l’imprenditoria giovanile.
Parco capace di rapportarsi con
il mondo, anche questa è una
sfida importante. In un mondo
sempre più globale non ci si può
chiudere nei propri recinti, ma occorre affacciarsi all’esterno con la
consapevolezza che ci sia molto
da imparare, ma anche qualcosa
da insegnare. Occorre tessere rapporti con altre realtà sia a livello
nazionale che internazionale, orgogliosi delle proprie origini e del
proprio vissuto, ma disponibili al
confronto e in alcuni casi alla solidarietà. È importante riuscire a
fare massa critica, a comunicare
su scala nazionale e a veicolare le
nostre idee, affrontando i grandi
temi ambientali non individualmente, ma in maniera sistemica
(Alpi, bacini idrografici, regione
mediterranea, etc.). Solo attraver-
so un’azione sinergica con le altre
realtà sarà possibile contare oltre
che sulle coscienze individuali e
collettive anche sulla programmazione politica ai vari livelli.
Queste sono le idee del Parco del
futuro, idee che avranno gambe solo se condivise con il territorio, attraverso una politica di
concertazione che chiamerà tutti
ad assumersi la responsabilità di
partecipare alla costruzione del
proprio futuro. In questo scenario
il Parco dovrà essere uno stimolo
continuo, cercando di evidenziare
i problemi, fornire conoscenze e
strumenti per scegliere le soluzioni migliori ed infine fare sintesi.
Riguardo a questo percorso sono
cosciente delle difficoltà che il
Parco dovrà affrontare, ma nello
stesso tempo sono ottimista, soprattutto, visto che si tratta di un
processo a lungo termine, nei confronti delle giovani generazioni,
su cui il Parco ha potuto investire.
Spero che gli sforzi fatti in questi
anni nel campo dell’educazione
ambientale e della crescita culturale abbiano creato una maggiore
sensibilità nei confronti dell’am-
biente e la consapevolezza del suo
immenso valore.
Mi auguro che i giovani abbiano
la saggezza e la maturità dei nostri
padri (noi, forse, in campo ambientale abbiamo rappresentato
le generazioni più dissennate) che
consenta loro di salvaguardare il
patrimonio ambientale anche nei
momenti di difficoltà e ristrettezza
economica, non facendosi incantare dalle sirene di facili guadagni
e ricordando che l’ambiente è una
risorsa delicata e non rinnovabile.
Se siamo arrivati ai primi vent’anni, il merito è di tutte le donne e gli
uomini del Parco di ieri e di oggi,
persone che ringrazio pubblicamente in quanto hanno lavorato a
vari livelli, anche in contesti difficili, sempre convinti della bontà
della loro azione.
Mi auguro che tra vent’anni alla
domanda: “Serve ancora un Parco?” si possa rispondere: “Ora
non serve più!”. Se così sarà
avremmo raggiunto il nostro scopo, perché vorrà dire che tutto ciò
per cui si è lavorato in questi anni
e negli anni futuri sarà diventato
patrimonio di tutti.
Walter Brocchetti - Walter Failoni - Walter Ferrazza - Walter Sauda - Walter Vidi - Walter Viola - Yuri Viviani
“...Scopo dei parchi
è la tutela delle caratteristiche
naturali e ambientali,
la promozione dello
studio scientifico e l’uso sociale dei beni ambientali...”
(art. 1 della legge Prov.le n° 18/1988,
istitutiva dei parchi naturali trentini)
ADAMELLO BRENTA PARCO
quadrimestrale
del Parco Adamello
Brenta
Autorizzazione del
Tribunale di Trento
n. 670 Aprile 1997
Redazione e Amministrazione:
via Nazionale, 24 - 38080 Strembo (TN)
tel. 0465.806666
Direttore responsabile:
Sergio Franceschinelli
Numero speciale “20 anni di Parco”
Coordinamento editoriale:
Claudio Ferrari e Astrid Mazzola
Editing:
Astrid Mazzola e Alberta Voltolini
Hanno collaborato a questo numero:
Laura Andreolli, Francesco Borzaga,
Nadia Caliari, Carmen Caola, Franco
De Battaglia, Maddalena Di Tolla
Deflorian, Guido Ferrara, Mauro
Gilmozzi, Catia Hvala, Monica Marinelli,
Walter Micheli, Lorenzo Mosca, Renzo
Moschini, Andrea Mustoni, Pino Oss
Cazzador, Ettore Sartori, Franco Viola,
Michele Zeni, Filippo Zibordi,
Diego Zorzi, Antonello Zulberti
Foto di copertina:
G. Volcan, N. Angeli, C. Scalfi,
D. Ballardini
Stampa:
Litografia EFFE e ERRE
38100 Trento, Via Brennero 169/17
Tel. 0461 821356
DAMELLO
BRENT
A
A
Vent’anni di esperienza per il futuro di una conservazione responsabile
La scadenza dei venti anni dall’entrata in vigore della legge provinciale
n. 18/1988 costituisce un’occasione importante, da un lato, per compiere
un bilancio degli effetti indotti e dei risultati perseguiti sul piano della
conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e, più in generale, del
territorio provinciale e, dall’altro, per dirigere lo sguardo al futuro, anche
20 ANNI DI PA RCO
alla luce della recentissima legge provinciale n. 11/2007 che, tra le altre
cose, ridisegna la disciplina delle aree protette e dei parchi naturali.
Rispetto alla prima parte di questa sintetica riflessione, si può certamente
evidenziare come in questi venti anni i parchi naturali provinciali, attraverso un percorso non facile e spesso caratterizzato, in particolare nella
prima fase, da contrasti e opposizioni anche accesi, abbiano efficacemen
te contribuito a garantire il mantenimento, a livelli di assoluta eccellenza,
ed il miglioramento complessivo dei valori ambientali, naturali, ma anche
storico - culturali che il territorio esprime. Al tempo stesso, è stato favorito un investimento crescente sul versante dell’approfondimento delle
conoscenze e su quello dell’elevazione complessiva dei livelli di qualità,
sia del contesto che dell’agire umano. Attraverso questo percorso e questo approccio consapevole si e’ assistito ad un progressivo cambiamento di atteggiamento delle amministrazioni
e delle popolazioni locali nei confronti del Parco, passando da posizioni di manifesta contrarietà a posizioni di
diffidenza, fino, da ultimo, a posizioni di supporto convinto e di favore rispetto alla presenza e alle iniziative dei
parchi naturali.
In altri termini, attraverso le scelte originarie del forte coinvolgimento delle amministrazioni locali è stato possibile
passare, con concrete azioni quotidiane, da un’idea di Parco associata unicamente ai vincoli ad un’idea di Parco
come laboratorio di qualità e come opportunità di sviluppo equilibrato.
Il Parco, quindi, come laboratorio ambientale ma anche come laboratorio sociale, ove sperimentare modelli di
confronto, di partecipazione responsabile, di coesione sociale e di condivisione di obiettivi comuni per il perseguimento di politiche di sviluppo dei territori attente agli equilibri ecologici e sociali che gli stessi territori e le popolazioni che li abitano esprimono. Sono proprio questo modello e questa esperienza che hanno ispirato il legislatore
provinciale nella definizione dei nodi principali della nuova legge provinciale n. 11/2007 per la materia delle aree
protette: in primo luogo, la conferma di tutti gli elementi positivi che da questi venti anni è possibile ricavare,
considerando i parchi naturali ed i biotopi provinciali, ora denominati riserve, i tasselli di base intorno ai quali costruire il nuovo disegno della conservazione del patrimonio naturale provinciale; la conferma ed il rilancio, anche
al di fuori dei parchi naturali, del modello della partecipazione responsabile nei processi di gestione, ad esempio
attraverso lo strumento della rete delle riserve, ma anche in quelli di individuazione ed attivazione di nuove aree
di conservazione e di valorizzazione territoriale; la costruzione di una rete funzionale delle aree protette, capace di
inserire in un disegno strategico organico, rispetto al quale i parchi rappresentano nodi essenziali e fondamentali,
tutti gli elementi del sistema stesso (parchi, appunto; riserve provinciali e locali; rete natura 2000), assicurando
una regia unitaria e partecipata (cabina di regia delle aree protette), capace anche di guardare e dialogare con le reti
nazionale ed internazionale della conservazione della natura. Tutto questo con un’idea di fondo, con una consapevolezza che esprime senso di responsabilità, ma anche orgoglio, senso di appartenenza, di identità, stimolo all’impegno per il futuro. I valori ambientali, naturali, paesaggistici, intimamente e delicatamente connessi con quelli
sociali, storici, culturali che il territorio trentino esprime ne costituiscono il substrato portante, il valore aggiunto,
non riproducibile e non delocalizzabile pur nell’epoca della globalizzazione. Per questo, rispetto a questi valori
le logiche dei vincoli e delle imposizioni sono perdenti mentre, invece, intorno a questi valori diventa prioritario
investire sempre più, e con maggior convinzione, sull’informazione, affinché evolva in conoscenza, e, quindi, in
consapevolezza, in partecipazione attiva ed in responsabilità, per una politica della conservazione capace di sostenere uno sviluppo sociale ed economico equilibrato per il futuro di questo territorio e per il piccolo contributo che
questo lembo di terra può e deve dare per la salvaguardia del mondo intero.
ADAMELLO BRENTA
ANNO 12 – N. 2
ANNO 12 – N. 2
MAGGIO 2008
MAGGIO 2008
20 ANNI
DI
PARCO
20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA
Stampato su carta fornita da Cartiere del Garda Spa, azienda specializzata nella produzione di carte patinate senza legno. Certificata ISO 14001, Registrazione
EMAS (30 giugno 2005). Cartiere del Garda pone molta attenzione alla scelta delle materie prime e impiega prevalentemente cellulose selezionate provenienti da
fornitori che attuano una buona gestione delle risorse forestali. Tutte le carte sono prodotte in ambiente neutro senza acidi (acid-free). Interno GardaPat 13 Klassica
90g/m2 - Copertina: GardaPat 13 Klassica 200g/m2
POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007
Mauro Gilmozzi
assessore provinciale all’urbanistica, ambiente e lavori pubblici
ADAMELLO BRENTA PARCO - NUMERO SPECIALE “20 ANNI DI PARCO”
POSTE ITALIANE SPA – Tariffa Pagata – Pubblicità diretta non indirizzata SMA NE/TN0137/2007 del 08/03/2007
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20 ANNI DI PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA
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damello brent - Parco Naturale Adamello Brenta