ARCHITETTURA
Scultori siciliani del Settecento
Esperti nel realizzare statue e gruppi lignei e marmorei, gli Orlando, nella ricostruzione postterremoto, intrecciano rapporti e collaborazioni con i maggiori artisti catanesi. La loro attività,
comunque, si svolge in tutta la Sicilia soprattutto quando Giuseppe, figlio di Michele, si imparenta
con Giovan Battista Marino.
di Salvatore Maria Calogero
1) G. POLICASTRO, Catania nel Settecento, Catania 1950, p.
290.
2) Andrea Garofalo (anni 60), figlio del defunto Paolo e di
Agata, sposato con Potenzia (Romeo). Ha i seguenti figli:
Paolo (23), Vito (21), Domenico (12), Ignazio (10), Agata
e Giuseppa (A RCHIVIO DI STATO DI P ALERMO (=A.S. PA),
Deputazione del regno, Riveli 1714-1715, Vol. 1405, f. 74,
9 luglio 1714).
3) Paolo, Giuseppe, Diego Garofalo, figlio di Andrea e
Potenzia Romeo. Padrino Giuseppe Sciò (ARCHIVIO STORICO
DIOCESANO DI CATANIA (=A.S.D. CT), Registri canonici, S.
Tommaso, battesimi, f. 1, 15 ottobre 1690).
4) Sull’argomento cfr. E. M AGNANO DI S AN L IO , Giovan
Battista Vaccarini, architetto siciliano del Settecento, Siracusa
2010.
5) ARCHIVIO DI STATO DI CATANIA (=A.S. CT), 1° vers. not., b.
2309, cc. 833-834 v., 6 giugno 1741 – notaio Giuseppe
Capaci. Documento citato in G. POLICASTRO, Op. cit., p. 291.
6) Ibidem.
7) Questa notizia si evince dal contratto del 27 aprile 1741,
stipulato presso il notaio Alfio Politi di Catania, con il quale
i mastri Pasquale Lo Jacono e Pietro Monaco si obbligarono
a consegnare «numero milleduecento palmi di pietra nera,
seu pezzi lavorati della pietra e pezzi lavorati … dalla
cantonera di levante e mezzogiorno del Bastione che
presentemente li sovradetti di Lo Jacono e Monaco insimul
ed assieme con detti suoi prenominati compagni stanno
diroccando a frontespizio della ven.le cappella sotto titolo
del SS.mo Crocifisso della Buonanova per abbellire e
sprolongare il magnifico stradone della Corsa di questa
suddetta città secondo l’ordine ottenuto». Il bastione cui si
riferisce il documento era quello di San Giuliano, posto
nell’area oggi occupata dal Collegio Cutelli, e per la sua
realizzazione il principe di Cerami presentò al Tribunale
del Real Patrimonio una perizia di stima r edatta
dall’architetto Vaccarini, allora architetto della città. (A.S.
CT, 1° vers. not., b. 6428, da c. 687 r. a c. 688 v., 2 gennaio
1741 - notaio Alfio Politi senior).
8) Cfr. L. SARULLO, Dizionario degli artisti siciliani. Scultura,
Palermo, 1995, p. 251.
9) La somma pattuita per la sola manodopera fu di 190
onze e ci vollero 14 mesi di lavoro per il completamento
dell’opera disegnata da Giuseppe Turrisi e Gioacchino
Cirolli (Notizie tratte dal sito internet
www.mariadellegrazie.altervista.org/coroligneo.htm).
10) A.S. CT, 1° vers. not., b. 2315, c. 521 r. e v., 18 aprile
1747 – notaio Giuseppe Capaci. Il contratto è stato citato
in E. MAGNANO DI SAN LIO, op. cit., p. 555.
11) A.S. CT, 1° vers. not., b. 2455, c. 117 r. e v., 15 aprile
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AGORÀ n. 42/2012
1732 – notaio Ignazio Russo. Ibidem., p. 559.
12) C. N A S E L L I , Divagazioni storiche sulla fontana
dell’Elefante, in “Catania, Rivista del Comune”, anno 1931,
p. 10.
13) A.S. CT, Fondo Benedettini, b. 1202, c. 11 e 12 - settembre
1739. Oltre alla fontana inserita nel corridoio di tramontana
del monastero dei benedettini, progettata anche questa dal
Vaccarini, furono corrisposte «A detto (Michele Orlando)
per il pavimento di marmo onze 8.9.10 per canne 3.5 once
4 ad onze 2.8 / per due pezzi di pietra rossa di Tavormina
per situarla nelli centri del pavimento, venduti da mastro
Francesco Viola tarì 10 / … / per serratura di palmi 7 2/1
di pietra per complemento delli scalini del fenestrone e
sedile di detta fontana, grana 15».
14) A.S. CT, 2° vers. not., b. 1150, c. 228 r., 21 maggio 1745
– notaio Vincenzo Arcidiacono. Documento citato in F.
COSTA, San Francesco all’Immacolata di Catania , guida
storico-artistica, Palermo 2007, p. 119.
15) A.S.CT, 2° vers. not., b. 1289, c. 356 r., 29 agosto 1748
– notaio Vincenzo Russo.
16) Michele Orlando (palermitano e abitante a Catania),
figlio di Alberto e di Caterina Sansone, si sposa con Giuseppa
Galofaro (catanese) figlia del defunto Andrea e della defunta
Potenzia Romeo. Testimoni il chierico Baldassare Gumina,
Antonino Giunta e Nicolò Lucchenza (A.S.D. CT, Registri
canonici, S. Biagio, matrimoni, f. 2, 31 dicembre 1722).
17) Giovanna, Giuseppa, Maria Garofalo, figlio di Andrea
e Potenzia Romeo. Padrino Giovan Battista Caponnetto
(A.S.D. CT, Registri canonici, S. Tommaso, battesimi, f. 4,
19 dicembre 1703).
18) Don Michele Orlando (di anni 63), figlio dei defunti
Alberto e Caterina Sansone della città di Trapani. Sposato
con Giuseppa Garofalo, figlia di Andrea e di Potenza
Romeo. I figli sono Giuseppe (di anni 23), Alberto (di anni
10), Caterina, Marisa, Potenza, Concetta e Rosaria (A.S.
PA, Deputazione del regno, Riveli 1748-1753, Vol. 2380, f.
100, 7 aprile 1753).
19) Giuseppe Romano, figlio di Giuseppe e Giuseppa di
Paola, si sposa con Maria Idria figlia di mastro Agostino e
Maria Manusanta. Testimone don Michele Orlando (A.S.D.
CT, Registri canonici, SS. Filippo e Giacomo, matrimoni
1714-1741, f. 9, 15 maggio 1723).
20) Magister Agostino d’Itria (anni 30), figlio del defunto
Giacinto e della vivente Rosa. Sposato con Agata (Maria)
Manusanta ha i seguenti figli: Andrea (8), Maria, Rosa
(figliastra). Tiene una casa terranea in contrada S. Geronimo
(A.S. PA, Deputazione del Regno, Riveli 1714, vol. 1404, f.
500, 6 luglio 1714).
21) Mastro Giuseppe Romano (di anni 48), figlio postumo
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del defunto Giuseppe, e della defunta Giuseppa Romano e
di Paula. Sposato con Maria (Idria) ha i seguenti figli:
Antonino (20), Benedetto (16), Silvestro (13), Filippo (9),
Agostino (5) e Domenica. Possiede una casa consistente in
due stanze terrane posta in questa suddetta Città e contrada
del Carmine confinante con la casa di suor Maria Greco
per mezzogiorno, e colla casa di mastro Agostino d’Itria
per levante, ed altri confini di sua abitazione (A.S. PA,
Deputazione del Regno, Riveli 1748-1753, vol. 2373, f. 389,
marzo 1753).
22) Paolo Garofano, figlio di Andrea e Potenza Romeo, si
sposa con Rosaria Scuderi, figlia di Salvatore e Vincenza
Romano (A.S.D. CT, registri canonici, Cattedrale, matrimoni
1694-1770, f. 11, 23 febbraio 1716).
23) Paolo Garofalo (anni 62), figlio del defunto Andrea e di
Potenza (Romeo). Sposato con Rosaria (Scuderi) e vive con
sua figlia Agata. Ha una casa consistente in sette stanze terrane
poste in questa città nel quartiero della Carcarella e contrada
del Carmine (A.S. PA, Deputazione del regno, Riveli 17481753, Vol. 2383, f. 416, (28 aprile 1753 data atto).
24) Caterina, Filippa, Potenzia Orlando, figlia di don
Michele (di Palermo) e di Giuseppa Garofalo (catanese).
Padrino Antonino Giunta di Messina (A.S.D. CT, Registri
canonici, Collegiata, battesimi, f. 2, 13 settembre 1725).
25) Caterina, Agata, Potenziana Orlando, figlia di don
Michele (catanese per C. J) e di Giuseppa Garofalo
(catanese). Padrino Domenico Panza di Napoli (A.S.D. CT,
Registri canonici, Collegiata, battesimi, f. 5, 26 novembre
1730).
26) Si sposò con Mattia Saporito nel 1672 (Registro chiesa
di S. Nicola). Dal testamento pubblicato nell’atto del 14
agosto 1699 presso il notaio Bartolomeo Cosenza, si rileva
che quando morì lasciò cinque figli: Filippa, di anni 19;
Francesca, di anni 14; Caterina, di anni 12; Giuseppe, di
anni 9 e Brigida, di anni 7 (M. SERRAINO, Trapani nella vita
civile e religiosa, 1968, pp. 132-133). La parentela di Alberto
con Pietro, messa in discussione da alcuni autori, è
confermata dai registri di matrimonio, in cui furono riportati
i nomi dei genitori. Come pure la parentela di Michele
Orlando con Alberto è documentata nei registri di
matrimonio della chiesa di San Biagio a Catania, in cui
viene individuato esplicitamente figlio di Alberto e di
Caterina Sansone.
27) Realizzò il Crocifisso in legno, nella chiesa-Basilica
dell’Annunziata; il Crocifisso in legno, nella chiesa dell’Itria;
la statua in legno di S. Antonio di Padova, nella chiesa di
San Francesco d’Assisi, il Cristo in croce tra i due ladroni
che in origine si trovava nel salone degli infermi
dell’ospedale di S. Nicola, il Cristo in croce tra le Vergini
Addolorate e S. Giovanni, situato nella chiesa del Carmine,
sempr e a Trapani. Il Cristo morto nella chiesa dei
Cappuccini, il gruppo scultoreo raffigurante il Cristo morto
tra la madre e S. Giovanni addolorati nel Convento dei
Padri Agostiniani, sempre a Trapani, le statue in legno di
Gesù, Maria e Giuseppe, che si trovano nella chiesa di Santa
Maria dell’Itria a Trapani e un Crocifisso presente nella
cappella del Santissimo Crocifisso della stessa chiesa. A
Erice lo scultore scolpisce in legno una “mirabile” statua
raffigurante S. Giuliano, collocata nella chiesa del Santo,
un San Giuseppe nell’altare del Patriarca San Giuseppe che
in origine era del SS. Crocifisso …, dono del celebre Antonio
Palma fatto alla chiesa del Castello Ericino” e un Crocifisso
nella chiesa di Sant’Antonio (Cfr. L SARULLO, Op. cit., p.
252).
28) Pietro Orlando realizzò anche la decorazione in stucco
della Cattedrale di Mazara, con le statue dell’Addolorata e
di San Giovanni del gruppo scultoreo e fu maestro degli
scultori Leonardo Bongiorno, Mario Ciotta e di altri artisti
trapanesi. Sembra, inoltre, che abbia pubblicato un libro
sulla pittura e sulla scultura di Trapani e fu iscritto, insieme
ad Alberto, alla corporazione dei Corallari. Quindi, un
artista che creò una scuola che spaziava dalla scultura del
legno ai tanti materiali, compresa la lavorazione del corallo
(Ibidem).
29) G. CASTRONOVO, 1864, p. 3 (Ibidem, p. 250).
30) Da un documento del 1690 riportato dal Millunzi (1907,
p. 508), l’Arcivescovo di Monreale affidò ad Antonio Rallo
l’incarico di «lavorare di scultura una delle porte della
sacristia della Cappella del SS. Crocifisso … cioè li quattro
quadretti con li misteri della passione di N. Signore Gesù
Cristo, … li sei scutetti intagliati e lavorati e tutte le cornici
intagliate con questo però che detto Ill.mo Sig. Arciv. habbi
a dare a detto obligato la ligname per lavorarsi detta porta»
e ad Alberto Orlando l’altra porta. Per analogia stilistica è
attribuito agli stessi scultori il grande armadio che si trova
nella sacrestia (Ibidem).
31) Ad esempio don Francesco Battaglia studiò in seminario
e poi divenne architetto. Oppure, dopo aver studiato in
seminario divennero chierici coniugati: don Alonzo di
Benedetto, don Nicolò Mignemi, don Antonio Emanuele e
don Giovan Battista Piparo, solo per citarne alcuni.
32) L. SARULLO, Op. cit., p. 250.
33) V. SCUDERI, La Madonna di Trapani e G. Bongiovanni,
Vicende della cappella della Madonna di Trapani, in “Il
tesoro nascosto. Gioie e argenti per la madonna di Trapani”,
catalogo della mostra (2 dicembre 1995-3 marzo 1996) a
cura di M. C. DI NATALE, V. ABBATE, Palermo 1995, pp. 6267 e pp. 67-75.
34) Giuseppe Orlando (catanese), figlio di Michele e della
defunta Giuseppa Garofalo, si sposa con Rosalia Marino
(palermitana, da piccola abitante a Catania), figlia di Giovan
Battista e Francesca Bonerba. Testimoni don Silvestro
Romano e don Domenico Fassari (A.S.D. CT, Registri
canonici, S. Gaetano, matrimoni, f. 2, 11 settembre 1755).
Nei Registri di battesimo risulta che la coppia ebbe un figlio
battezzato nella Cattedrale il 22 marzo 1758 (A.S.D. CT,
Registri canonici, Cattedrale, battesimi 1719-1770, f. 11,
22 marzo 1758).
35) Lo scultore Giovan Battista Marino per realizzare il
gruppo statuario ricevette un’onza a settimana dal 10
novembre 1748 al 5 agosto 1749, per complessive ventisei
onze 120 (Cfr. S. CALOGERO, La Badia di San Giuliano in via
Crociferi, Editoriale Agorà, Palermo 2010, p. 50).
36) L. SARULLO, Op. cit., p. 211.
37) Nei riveli del 26 aprile 1753 risulta che Giovan Battista
Marino era palermitano e aveva 38 anni (A .S. PA ,
Deputazione del regno, Riveli 1748-53, Vol. 2368, f. 211,
26 aprile 1753. Giovan Battista Marino (di anni 38), figlio
del defunto Paolo e di Isabella Siracusa della città di
Palermo. Sposato con Francesca (Bonerba). Aveva i seguenti
figli: Ignazio (di anni 10), Paolo (di anni 2), Carlo (di anni
3), Giovanni (di anni 1) e Rosalia. Dal matrimonio con
AGORÀ n. 42/2012
- II -
ARCHITETTURA
Francesca Bonerba, celebrato prima del 1742, nacquero
Ignazio, Rosalia, Carlo, Paolo e Giovanni quest’ultimo fu
battezzato nella Collegiata di Catania il 9 novembre 1752 ed
ebbe come padrino lo scultore palermitano Ignazio Marabitti
(A.S.D. CT, Registri canonici, Collegiata, battesimi, f. 7, 9
novembre 1752). Dal matrimonio con Francesca Bonerba,
dopo il 1753 nacquero altri tre figli: due maschi e una
femmina. Fra i padrini risultano Domenico Garofalo (A.S.D.
CT, Registri canonici, S. Tommaso, battesimi, f. 27, 29 aprile
1755); Olivio Sozzi (A.S.D. CT, Registri canonici, S.
Tommaso, battesimi, f. 39, 4 giugno 1756); Paolo Garofalo
(A.S.D. CT, Registri canonici, S. Maria dell’Idria, battesimi
1740-1769, f. 12, 1 dicembre 1760).
38) Giovan Battista, Francesco, Mercurio Viola, figlio di
Orazio e Barbara Viola e Chiofalo. Padrino Giovan Battista
Marino, palermitano (A.S.D. CT, Registri canonici, S.Biagio,
battesimi, f. 7, 25 febbraio 1744).
Orazio Viola era figlio del lapidum incisore catanese
Francesco Viola. I Registri di battesimo documentano anche
i rapporti di amicizia che Giovan Battista Marino strinse
con le più importanti maestranze catanesi, che chiesero allo
scultore palermitano di battezzare i loro figli. Il marmoraro
Domenico Battaglia nel 1747 (A.S.D. CT, Registri canonici,
S. Maria dell’Itria, battesimi 1740-1769, f. 23, 19 agosto
1747), nel 1750 (A.S.D. CT, Registri canonici, S.Biagio,
battesimi, f. 9, 29 ottobre 1750) e nel 1752 (A.S.D. CT,
Registri canonici, Collegiata, battesimi, f. 12, 1 marzo 1752),
il pittore Ludovico Swirech nel 1749 (A.S.D. CT, Registri
canonici, S. Maria dell’Aiuto, battesimi, f. 10, 26 ottobre
1749), l’architetto Giuseppe Serafino nel 1750 (A.S.D. CT,
Registri canonici, S. Maria dell’Aiuto, battesimi, f. 28, 19
febbraio 1750) e don Francesco Battaglia nel 1752 (A.S.D.
CT, Registri canonici, S.Biagio, battesimi 1740-1760, f. 35,
23 giugno 1752).
39) G. POLICASTRO, Op. cit., p. 295.
40) I lavori delle cappelle di S. Ignazio e S. Francesco Saverio
iniziarono prima del 1719. Infatti a questa data Tommaso
Amato realizzò due lapidi sepolcrali in entrambe le cappelle
(A.S.CT, 2° vers. not., b. 1261, c. 777 e segg., 4 luglio 1719
– notaio Vincenzo Russo). L’altare di San Francesco Saverio
fu modificato nel 1739, come si evince da contratto stipulato
nel 1742 con Francesco Viola per il suo completamento
(A.S.CT, 2° vers. not., b. 1283, c. 333 r. a 335 r., 12 febbraio
1742 – notaio Vincenzo Russo). L’altare fu completato dai
mastri Domenico Caruso e Ignazio Boscarino, collaboratori
del Viola (A.S.CT, 2° vers. not., b. 1284, c. 195 v. e 196 v.,
12 marzo 1743 – notaio Vincenzo Russo). Cfr. G. DATO E
G. PAGNANO, L’Architettura dei gesuiti a Catania, Milano
1992, p. 43.
41) A.S. CT, 1° vers. not., b. 3694, c. 408 r. e v., 27 aprile
1749 – notaio Carmine Puglisi. Cfr. E. MAGNANO DI SAN LIO,
Op. cit., p. 628). Vicolo della Maura, traversa di via Carlo
Ardizzoni.
42) Ibidem, b. 3695, c. 473 r. e v., 23 aprile 1750 – notaio
Carmine Puglisi.
43) Ibidem, b. 7927, cc. 367-368, 4 marzo 1755 – notaio
Alessandro Niceforo.
44) Don Antonino Paternò Castello marchese di San
Giuliano, barone di Camopietro, Patrizio e Conservatore
«Almae Universitatis Studiorum» e lo spettabile don
Gioacchino Paternò Castello barone della Sigona e
- III -
AGORÀ n. 42/2012
«Bonincontri Senator Senior Ill.mi Senatus» della città di
Catania, e i deputati della Deputazione dell’Università della
città di Catania, devono ricevere «uncias duas, et tarenos
tres p. J. P., a’ Thomas Privitera (absente), comprehensi in
eis illis onze 1 - 3 - solutis pro Joannes Baptistam Marino
etiam absenti et per manus Sancti Ferro custodis ipsius
Universitatis … computum juris logherij mensis Aprilis p.
p. 1769, illius Apothecas … existentis subtus Palatium ipsius
Universitatis ex parte Occidentis eidem de Privitera locatae
ad r.one tarì 6 singulo mense…» (A.S. CT, 1° vers. not., b.
4067, c. 486 r. e v., 8 giugno 1769: – notaio Santo Strano).
45) L’attribuzione, in mancanza di documentazione, deriva
da quanto riportò nel 1755 dallo storico messinese Cajo
Domenico Gallo (C. D. GALLO, Apparato agli annali della
città di Messina , Napoli 1755). Nel 1826, il Grosso
Cacopardo scrisse: «Da qui passando nella strada del Corso,
nella piazza immediata sono da osservarsi le quattro fonti
marmoree, in ognuna delle quali si vede magistrevolmente
scolpito un cavallo marino versante acqua dalla bocca, quale
porta sul dorso un vago amorino, sculture di Giovan Battista
Marino catanese: meriterebbe di essere meglio conosciuto
questo bravissimo artista» (GROSSO - CACOPARDO, Guida per
la città di Messina, 1826).
46) J. HOUEL, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte
et de Lipari …, Parigi 1782.
47) Riguardo alla fontana del Lauro, Francesco La Farina
riporta l’iscrizione datata 1724 «[…] la quale era in un
fonte vicino la Chiesa di S. Francesco di Paola» (G. LA
FARINA, Messina ed i suoi Monumenti, Messina 1840, p.
35), che verosimilmente doveva trovarsi murata proprio sulla
fontana di cui oggi rimangono gli avanzi: Nel 1884 vi furono
collocati per ornamento i cosiddetti “Quattro Cavallucci”
che facevano parte delle altrettante fontane site nella piazza
di Santa Maria La Porta (l’attuale Largo Seguenza), realizzate
nel 1742 dallo scultore catanese Giovan Battista Marino su
progetto dell’architetto Gaetano Ungaro. Si trattava di puttini
che cavalcavano dei cavalli marini all’interno di vasche ovali
(due di queste vasche sono state recentemente collocate in
Largo San Giacomo, alle spalle del Duomo), che venivano
qui trasportate nel 1896 e sistemate in un laghetto artificiale
appositamente costruito (A. PRINCIPATO, La fontana del Lauro,
in “Messina 7”, 17 febbraio 2012).
48) «Ex actis Mangalaviti Arcangeli (Archivio Prov. Di
Siracusa), die septimo julii, Sept. Ind. anno millesimo
septingentesimo quadrigesimo quarto, fol. 253: Joannes
Baptista Marino felicis urbis Panormi hic Syracusis modo
repertus … promisit et promittit … di lavorare secondo il
disegno della venerabile cappella di S. Luigi di Roma fatto
dal fratello Andrea d’Apuzzo li marmi necessari per lavoro
ed adorno della ven.le Cappella di S. Ignazio» (documento
pubblicato da Giuseppe Agnello in “Per l’Arte Sacra, Arte
gesuitica”, Roma, luglio-settembre 1930, Nota 3). Nel
«Libretto di note d’introiti ed esiti delle onze 48 annuali
dovute dalla città di Siracusa al Collegio di Siracusa della
Compagnia di Gesù lasciate dal fondatore D. Alfonso Eredia
per la Cappella di N. S. Padre Ignazio nella Chiesa di detto
Collegio dal 1729 al 1767» (Archivio Prov. Di Stato di
Siracusa) si legge che Giovan Battista Marino fu pagato «in
conto del travaglio della Cappella» il 30 aprile 1745 (onze
4.24), il 6 maggio 1745 (onze 2), il 17 maggio 1745 (onze
8), il 22 ottobre 1748 (onze 10.19.15) «per saldo e compim
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ento del suo travaglio nella fabrica della Cappella di S.
Ignazio in marmi che si lasciò imperfetta, perché il marmo
giallo non riusciva e si tarlava» (Cfr. G. AGNELLO, La Chiesa
del Collegio di Siracusa, in “Per l’Arte Sacra, Arte gesuitica”,
Roma, Gennaio-Febbraio 1928).
49) A. POZZO, Prospettiva de’ Pittori et Architetti, parte II,
Roma 1723, tav. 62.
50) G. AGNELLO, Scultori e marmorari catanesi del Settecento
a Siracusa, in “Catania, Rivista del Comune”, anno IV – n.
4, luglio-agosto 1932, p. 165.
51) Fra le spese straordinarie e minute si trova quella «per
aver fatto fare un modello di Custodia in Pal[ermo] e suo
trasporto, onze 5», e quella registrata il 23 ottobre 1749
«Per il disegno della custodia venuto da Roma onze 1.24»
(Cfr. S. CALOGERO, La Badia … cit., p. 50).
52) «Ex actis Mangalaviti Arcangeli (Archivio Prov. Di
Siracusa), die vigesimo quinto Junij, Nonae Ind. anno
millesimo septingentesimo quadrigesimo sexto, fol. 291: Rev.
Pater Salvator Maurici uti Rector Ven.lis collegij Societatis
Iesu huius urbis fidelissimae Syracusarum parte ex una et
Joannes Baptista Marino et Ignatius Marabitti urbis Panormi
hic Syracusis modo repertis parte ex altera … regulaverunt
et regulant … di lavorare secondo il disegno della venerabile
Cappella di S. Luigi di Roma fatto dal fratello Andrea
d’Apuzzo li marmi necessarij per lavoro ed adorno della
ven.le Cappella di S. Ignazio» (documento pubblicato da
G. AGNELLO in “Per l’Arte Sacra, Arte gesuitica”, Roma,
luglio-settembre 1930, Nota 4).
53) «Ex actis Not. Diego Romano, die duodecimo Aprilis
nonae Ind. anno millesimo septingentesimo quadragesimo
sexto», fol. 653 (documento pubblicato da G. AGNELLO ,
Capolavori ignorati del Vanvitelli e del Valle nella Cattedrale
di Siracusa, not. 17, in “Per l’Arte Sacra”, Milano, SettembreOttobre 1927.
54) S. LANZA DI TRABIA, La scultura in Sicilia nel secolo
XVII, XVIII, XIX, discorso letto in Palermo il 20 luglio
1879 nell’Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti. F. VERZÌ,
Monografia della Chiesa di S. Francesco Borgia degli ex PP.
Gesuiti, Catania 1916, pp. 19-20.
55) A.S. PA, ex Case gesuitiche, vol. 44 MM, ff. 115
– 128- 130, 15 e 31 ottobre 1747.
56) A.S. PA, ex Case gesuitiche, vol. 45 MM, f. 63, 31 agosto
1749. I lavori di rivestimento in pietra bianca della facciata
nella chiesa dei gesuiti in via Crociferi progettata da Angelo
Italia, iniziarono alla fine del 1718 (A.S. CT, 2° vers. not.,
b. 1260, cc. 669-671, 13 giugno 1718 – notaio Vincenzo
Russo). Infatti, lo stesso anno fu stipulato il contratto,
confermato nell’ottobre del 1720, con i mastri Artale di
Trapani (A.S. CT, 2° vers. not., b. 1263, c. 59, 2 ottobre
1720 – notaio Vincenzo Russo). Il materiale arrivò a Catania
nel 1721 (A.S. CT, 2° vers. not., b. 1263, c. 665, 8 giugno
1721 – notaio Vincenzo Russo). e nel 1723 arrivarono anche
le colonne per la facciata della chiesa (A.S. PA, Ex case
gesuitiche di Catania, inv. N. 60, vol. 32 MM. 1723). Cfr. G.
DATO e G. PAGNANO, Op. cit.. Le statue della facciata furono
realizzate in pietra bianca di Siracusa rivestita con vernice
marmorea, come risulta dal contratto stipulato dalla
Deputazione della Casa Senatoria con il figlio maggiore di
Michele Orlando, Giuseppe; il quale si impegnò nel 1762 a
realizzare le «figure seu statue» in pietra di Siracusa, rivestite
di «vernice marmorea ugualmente a quelle che si ritrovano
nel prospetto del venerabile collegio della Compagnia di
Gesù di questa suddetta Città», da collocarsi sopra il
«fenestrone di suddetta Casa Senatoria» (A.S. CT., 1° vers.
not., b. 4305, da c. 12 r. a 13 r., 10 dicembre 1762 – notaio
Serafino Politi).
57) A.S. PA, ex Case gesuitiche, vol 45 MM, f.98, 30 giugno
1750 (Cfr. G. DATO e G. PAGNANO, Op. cit., p. 46).
58) Ibidem, vol 47 MM, f.113, 30 settembre 1754 (Ibidem,
p. 49).
59) Alcuni studiosi gli attribuiscono i bassorilievi posti nelle
pareti laterali della cappella del Crocifisso nella cattedrale
di Monreale scolpiti nel 1729, quando aveva quindici anni.
60) Ignazio Marabitti nacque a Palermo il 6 gennaio 1719
e morì nella stessa città il 9 gennaio 1797 (L. SARULLO, Op.
cit., p. 206).
61) Ignazio Marabitti battezzò Giovanni Marino, figlio di
Giovan Battista, nel 1752.
62) Domenico Battaglia, figlio di Paolo e di Angela Biundo,
nacque a Catania il 21 luglio 1710 (A.S.D. CT, Ragistri
canonici, San Biagio, battesimi, f. 23, 21 luglio 1710).
63) ARCHIVIO DI STATO DI CALTANISSETTA, Corporazioni religiose
soppresse, vol. 190, ff. 331 r. – 332 r, 4 agosto 1753.
(documento pubblicato da Giuseppe Giugno nell’articolo:
Storia e arte nel Collegio della Compagnia di Gesù di
Caltanissetta. Francesco Natale Juvarra e Giovanni Battista
Marino e le decorazioni marmoree della chiesa di S. Agata,
in “TECLA” rivista di temi di Critica e Letteratura artistica,
n. 5, 3 luglio 2012, pp. 12-28).
64) G. POLICASTRO, Op. cit., p. 292.
65) A. BONANNO, Vita dei tre santi fratelli Alfio, Filadelfo e
Cirino, Catania 1878.
66) Le altre otto furono consegnate nel 1715 dallo scultore
messinese Antonino Amato; mentre quelle della balaustra
furono realizzate nel 1753 da Giovan Battista Marino (S.
BELLA, La facciata di S. Sebastiano ad Acireale, in “Agorà”
n.29-30 2007, p. 51). Alberto Orlando, oltre a Michele, aveva
altri figli dei quali uno prese il nome del nonno Giuseppe e
l’altro dello zio Pietro.
67) A.S. CT, 1° vers. not., b. 13223, cc. 51 – 53 v., 18
settembre 1755 – notaio Francesco Malerba. Cfr. E.
MAGNANO DI SAN LIO, Op. cit., p. 628.
68) A.S. CT, 1° vers. not., b. 3274, cc. 87-88, 31 marzo
1756 – notaio Pietro de Marco. Ibidem, p. 646).
69) A.S. CT, 1° vers. not., b. 8823, c. 360 r. e v., 17 dicembre
1756 – notaio Domenico Ronsisvalle.
70) S. NICOLOSI, Vecchie foto di Catania, vol. III, p. 46.
71) Sulle vicende relative alla costruzione della fontana di
Cerere e al suo spostamento in piazza Borgo vedi E.
MAGNANO DI SAN LIO, Op. cit., p. 514.
72) ARCHIVIO STORICO UNIVERSITÀ DI CATANIA (=A.S.U. CT),
fondo Casagrandi, n. 69, cc. 45 v. – 46 v (Cfr. E. MAGNANO
DI SAN LIO, Op. cit., p. 514).
73) Nel contratto si legge che Giuseppe Orlando si obbligò
a «farci una fontana de marmo bianco di Carrara secondo il
modello fatto di Creta dal sud.o di Orlando, … debba essere
composta d’una statua d’Ercole con un scudo a suo lato
mostrando l’insegna di q.a Città come sta formata nel d.o
Modello seduta sopra quattro Masceroni che dovranno
gettare acqua nella quattro Carciole di Marmo le quali sono
sostenute da quattro Tironi o siano puttini, medietà di essi
nella parte soltana formate a guisa di sirene sedute sopra
AGORÀ n. 42/2012
- IV -
ARCHITETTURA
quattro Teste di Delfini, che in una portano quattro insegne
o scudi per imprimervi delle descrizioni, tutto il restante
della fontana va formando scogli come nel d.o modello. La
proporzione della statua col suo piedestallo debba essere
d’altezza palmi tredeci … ». Volume secondo sopra la
querende a carico de’ deputati de’ acqua e strade della città
di Noto. (B IBLIOTECA C OMUNALE DI N OTO , Ms 1750-95
trascritto in S. TOBRINER, The Genesis of Noto, Bari 1989, p.
235).
74) A.S. CT, 1° vers. not., b. 4057, c. 868 r. e v., 24 luglio
1759 - notaio Santo Strano.
75) «… se obligavit, et obligat per se.. illustri Deputazione
viariu, et fabbricae Domus Senatoriae Catanae, et pro ea D.
Placido Reitano huius predectae urbi eius deputazioni et
dicto nomine presente … di doverci fare un scudo di marmo
in due pezzi ben costorati, e le figure seu statue, che dovrai
situarsi nel fenestrone di suddetta Casa Senatoria di questa
surriferita città, quali statue devono essere di pietra di
Siracusa immornite di vernice marmoria ugualmente a quelle
che si ritrovano nel prospetto del venerabile Collegio della
Compagnia di Gesù di questa suddetta Città; dovendo essere
tanto di grandezza, quanto di qualità, e modo a tenore del
disegno, e modello a tale oggetto fatto, e ben di manifattura
magistrevolmente come richiede l’arte, e specialmente ben
viste, ed a piacere dell’illustri Deputati di detta illustre
Deputazione, e all’Architetti di questa città riferita,
obligandosi di più il detto d’ Orlando stagliante di situare a
suo risico e pericolo, ed a sue proprie spese detti scudo, e
statue a di loro luogo, e similmente fare pure a sue spese
tutti li bronconi, e ferri necessari pella situazione delle
suddette statue, e scudo, quali il cennato di Orlando
stipulante sta tenuto, ed obligato conforme s’obliga
consegnarli disbrigati di tutto punto, e situarli a loro luogo
come sopra per tutti li 20 gennaro 1763 …» (A.S. CT, 1°
vers. not., b. 4305, c. 12 r. a 13 r., 10 dicembre 1762 –
notaio Serafino Politi). Cfr. S. CALOGERO, Il Palazzo degli
Elefanti a Catania, in “Agorà” Aprile-Giugno 2011, Anno
XII n. 36, p. 19.
76) La biblioteca fu iniziata nel 1760 e ultimata nel 1765.
La città di realizzazione (Messina), il nome dell’autore
(Giuseppe Orlando) e la data (1767) sono incise nel
piedistallo della statua (cfr. F. PILLITTERI e D. TESTA, Andrea
Vescovo di Girgenti e la Biblioteca Lucchesiana, Palermo
1986).
77) Don Giuseppe Orlando, figlio di don Michele, si obbliga
a consegnare ai mastri: Vincenzo e Matteo Bonaventura
(figli di Carmelo), Tommaso Privitera (del quondam Santo),
Giuseppe Viola (figlio di Francesco), Francesco Caruso (del
defunto Antonino), Mario Biondo (figlio di Pietro), tutti
della città di Catania, quella quantità di «Marmoris, et
lapidum diversorum Colorum, ut infra, expressandorum,
eisdem p.ctis de Bonaventura, Privitera, Viola, Caruso, et
Biondo, et cui. Ex.eis cursu s.ctorum annorum quinque
necessariorum, pro adimplendo eorum, et cuius … ipsorum
extalea, propria servitia, consignandorum vero hic Catanae
per eum … de Orlando ad o.em prima, et semplice
requisitionem oretenus ei faciendum, et ea in quantitate
p.ctis emptoribus necessaria ex pacto in pace …
Loguendo pro meliori facti intelligentia=
Marmo bianco, e bardiglio
ad onze 4.24 carrata
Rosso di Francia
a onze 0:28 palmo
-V-
AGORÀ n. 42/2012
Pietra di Trapani
a onze 0:18 palmo
Saravezza rosata
a onze 0.22 palmo
Verde di Calabria e di Pensevera a onze 0:13 palmo
Giallo di Verona
a onze 0:13 palmo
Nero e Giallo di Portovennero e Nero di paragone
a onze 0:14 palmo
Morcatello di Spagna
a onze 1:2
palmo
Burlea di Francia
a onze 1:6 palmo».
(A.S. CT, 1° vers. not., b. 4068, da c. 15 r. a c. 16 r., 5
settembre 1769: – notaio Santo Strano).
78) «Il patrono Vincenzo Pirrone della città di Catania
(Barcam nominata ut d.a S. Agata; e l’Anume S.ae
Purgatorio est.bua arnesijs ornatam, expeditam, et aptam
…) si impegna con don Giuseppe Orlando «dal primo
giorno, che il tempo lo permetterà, e che il mare ci inviterà
a partire dal lido di questa Città, e portarsi con detta sua
Barca, o Barcone che sia in detta Città di Messina, ed uti
dal luogo n.to del fosso di detta Città caricare il pieno del
suo Barcone di pezzi di marmo di detto Orlando, conforme
corrono nella di loro rispettiva grandezza, e peso rispettivo,
ed in tanta quantità caricare, per quanto richiede il carico,
e che fosse atto detto Barcone alla navigazione, e ciò a
proprie spese di detto di Pirrone, e caricato che sarà
intraprender il cammino per la volta di questa Città di
Catania, ove dovrà trasportare detti pezzi di Marmo, e
discaricarli alla spiaggia di questa suddetta Città, e dopo
discaricati subito far ritirare li pezzi di marmo discaricati,
e situarli sotto le mura; e non lasciarli sopra lo
sbarcatore…» (A.S. CT, 1° vers. not., b. 4069, c.169 r. e v.,
28 novembre 1770 – notaio Santo Strano).
79) «Don Joseph Orlando urbe Messana» si obbliga con la
“Ven. Ecc.a divi Sebastiani huius praedicta c.tis Acis” di
realizzare «un Altare di Pietra de marmo bianco della Massa
di Carrara, impellicciato, e commesso di diversi colori vale
a dire di pietra color rosso di Francia di buona qualità,
Pietra Saravezza Rosata, pietra di Trapani di qualità, pietra
verde Cimigliaro di buona qualità, pietra Brulè di Francia,
pietra parte di essa di giarlo …» (A.S. CT, 1° vers. not., b.
11750, da c. 389 r. a c. 390 v., 25 marzo 1783 – notaio
Nunziato Antonio Randazzo di Acireale).
80) A.S. CT, 1° vers. not., b. 4081, c. 744 r. e v., 16 giugno
1784: – notaio Santo Strano.
81) Giovan Battista Marino (di Catania), figlio del defunto
Paolo e di Isabella Siracusa (vedovo della defunta Francesca
Bonerba), si sposa con Caterina Orlando (catanese), figlia
di Michele e di Giuseppa Garofalo. Testimoni m.o Antonino
Castorina, Domenico Battaglia e m.o Blasio lo Sciuto
(A.S.D. CT, Registri canonici, SS. Filippo e Giacomo,
matrimoni, f. 24, 5 aprile 1766).
82) Antonia, Elisabetta, Giuseppa Marino, figlia di Giovan
Battista e di Caterina Orlando. Padrino don Stefano Ittar
(A.S.D. CT, Registri canonici, Collegiata, battesimi, f. 8, 18
gennaio 1769); Giuseppe, Agatino, Bernardo Marino, figlio
di Giovan Battista e di Caterina Orlando. Padrino don
Giuseppe de Stefano (A.S.D. CT, Registri canonici, Collegiata,
battesimi, n. 148, 16 agosto 1772); Gregorio, Lorenzo, Paolo
Marino, figlio di Giovan Battista e di Caterina Orlando.
Padrino Lorenzo Fassari (A.S.D. CT, Registri canonici, S.
Tommaso, battesimi, f. 36, 19 febbraio 1777).
83) AA.VV., Catania fuori campo, Palermo 1988, p. 28.
84) F. DE ROBERTO, Catania, Bergamo 1907, p. 22.
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