AZIONE STUDENTESCA BERZILLA E' ARRIVATO. ALLA FRUTTA. La riforma della scuola AZIONE STUDENTESCA AZIONE STUDENTESCA PREMESSA E' il 1993. Il Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino, un pilastro della Prima Repubblica, introduce nelle scuole il concetto di Autonomia con una bozza di riforma che fa scaldare non poco gli animi. Contro l'eccessiva burocratizzazione delle scuole, il progetto prevede che ogni scuola possa gestire autonomamente l'amministrazione, la didattica e la finanza. Dopo più di settant'anni di Riforma Gentile il progetto sembra una rivoluzione, ma agli studenti non va giù. Nell'ambito dell'autonomia finanziaria, la riforma prevede il finanziamento delle scuole da parte di terzi, ossia di aziende, e permette addirittura l'entrata in Giunta Esecutiva del Consiglio d'Istituto di un membro dell'Azienda sovvenzionatrice... E' guerra. Gli studenti di tutta Italia si ribellano ad un progetto che rischia di creare "scuole di serie A e scuole di serie B", e che soprattutto li trasforma in anelli della catena di montaggio di qualche fabbrica. Tutte (o quasi) le scuole d'Italia vengono autogestite e/o occupate, e si assiste a tre mesi di continue, oceaniche, manifestazioni di piazza. Si parla di un nuovo sessantotto, contro una "Jurassic School" troppo vecchia per le esigenze del nostro Paese. La riforma non viene approvata. Il 24 marzo 1994 il Polo vince le elezioni. Nuovo Ministro della Pubblica Istruzione viene nominato Francesco D'Onofrio, rappresentante del CCD, che subito si prodiga in favore delle scuole private, parlando di diminuire lo sgravio fiscale di chi le frequenta. Il progetto di Autonomia della Jervolino viene riproposto, senza il passaggio incriminato ma con altrettante genericità, e si arriva a parlare di una diminuzione della rappresentanza studentesca in Consiglio d'Istituto. La situazione non cambia. Scuole occupate, cortei, assemblee continuano a proliferare in tutta Italia, e la contestazione continua ad essere al centro dell'interesse pubblico. Ma al Ministro D'Onofrio non viene lasciato il tempo di replicare. A seguito del "ribaltone" operato dalla sinistra dopo appena sei mesi di Governo Berlusconi, viene istituito un Governo "tecnico" di transizione, al capo del quale troviamo Lamberto Dini, "Ranatan". A sfogare le sue frustrazioni sulla pelle degli studenti stavolta c'è Giancarlo Lombardi, ex membro della Confindustria, che non fa che scimmiottare qua e là i suoi predecessori. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 3 AZIONE STUDENTESCA Il tempo passa e gli studenti, ancora scontenti, continuano la loro battaglia in difesa del diritto allo studio. Fino a quando, il 21 aprile '96, l'Ulivo vince le elezioni. Dopo due anni di Governo Prodi e, di conseguenza, di Luigi Berlinguer Ministro della Pubblica Istruzione, non possiamo far altro che rimpiangere i precedenti Ministri... In due anni Berlinguer, con la pretesa di attuare una riforma globale dell'Istruzione distruggendo l'apparato gentiliano, sforna decine di decreti e di riforme che si occupano, più o meno, di tutti i campi dell'istruzione. Questa volta la posta in gioco è molto più alta. Le organizzazioni studentesche di sinistra si appiattiscono completamente sulle posizioni del Governo, salvo accordarsi di volta in volta con il Ministro per conservare un minimo di dignità. Ci troviamo così con una coalizione governativa che tenta di fare da sola Governo e opposizione, sotto gli occhi di studenti ignari di ciò che sta accadendo. Ad un certo punto nessuno si interessa più del movimento studentesco, e gli stessi studenti, convinti che sia finalmente arrivato il salvatore della scuola italiana, finiscono di protestare. Quelli che non si lasciano abbindolare dalle favole dell'UdS, Unione degli Studenti, capiscono che cosa c'è sotto a questo complessivo progetto di riforma della scuola. Quella di Berlinguer non è la solita riforma burocratica tesa a una riorganizzazione della scuola. E non è neanche dettata dalla volontà di adattare la scuola italiana ai tempi che cambiano. La Riforma Berlinguer è qualcosa di più grande, qualcosa che fa parte di un disegno politico e dottrinale degno dei migliori regimi Comunisti e che attraverso riforme apparentemente scollegate tra loro, come dice lo stesso Berlinguer, fanno parte di un unico "mosaico" ed hanno l'obiettivo ultimo di minare la cultura e l'identità del nostro popolo. "L'organicità delle riforme operate dall'Ulivo sono il frutto di un'elaborazione teorica e di un'azione politica almeno decennale, cui è da aggiungere l'opera di almeno venti ex funzionari - esperti di politiche educative del PDS, della CGIL e di area - che, a seguito della vittoria elettorale dell'Ulivo, operano all'interno dei tre Ministeri educativi del paese", scrive David Botti. Nella tesi n°66 del Programma elettorale del 1996 si parla di tre idee cardine sulle quali basare gli interventi pedagogici: "educazione permanente, diritto allo studio e al sapere come diritto di cittadinanza, eguaglianza delle opportunità". Il concetto di eguaglianza delle opportunità può essere visto Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 4 AZIONE STUDENTESCA come il tentativo di eliminare ogni tipo di differenziazione degli studi, di abbattere ogni tipo di disparità, da quella economica a quella politica, da quella sociale a quella culturale. Analogamente il concetto di diritto allo studio prevede la possibilità da parte di tutti di frequentare la scuola, ed è riconducibile ai temi della obbligatorietà e della gratuità dell'insegnamento, alla lotta all'abbandono scolastico etc. Per quanto riguarda invece il concetto di educazione permanente, se è vero che esiste un apprendimento costante impartito dalla società e, prima di tutto, dalla famiglia, è anche vero che in questo senso l'educazione permanente non è vista come un fenomeno naturale e comunitario, ma come uno strumento nelle mani dello Stato. Difatti l'educazione permanente viene definita come "un sistema nel quale la formazione iniziale e le varie formazioni degli adulti saranno ripensate, riformulate in modo tale che lavoro, tempo libero e formazione si confondono e durano per tutta la vita". Insomma, un'educazione, imposta dallo Stato, che accompagna l'uomo dalla nascita alla morte! Domanda: "A quando il libretto rosso di Prodi?" Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 5 AZIONE STUDENTESCA LE TRE RIFORME PRINCIPALI L'AUTONOMIA Il progetto di autonomia scolastica previsto da Berlinguer non è altro che un semplice decentramento. Essendo solamente organizzativa e didattica l'autonomia rimane inquadrata negli obiettivi del Ministero, con tanto di controlli finalizzati ad "assicurare l'unità di indirizzo dei programmi di sviluppo [e] individuare i criteri omogenei di attuazione delle iniziative". Ma il problema principale che si pone nei confronti dell'autonomia scolastica è che a tutt'oggi, dopo due anni dall'emanazione del decreto sull'autonomia, ancora non esiste una proposta di riforma degli Organi Collegiali che avrebbe dovuto essere presentata ancora prima di quella sull'autonomia. Anche non essendo contrari al concetto di Autonomia delle scuole, non potremo dare un parere favorevole in merito fino a quando non avremo garanzie sul Governo dell'Autonomia, soprattutto con l'introduzione dell'Autonomia finanziaria. Dallo schema di regolamento "Autonomia delle istituzioni scolastiche" (bozza) "Gli stanziamenti iscritti nello stato di previsione della spesa del Ministero della P.I. per il funzionamento didattico e amministrativo della scuola sono ripartiti [...] su base regionale [...] e distinti in assegnazioni ordinarie, determinate proporzionalmente alla popolazione scolastica e al numero di istituti di istruzione, e in assegnazioni perequative, calcolate in relazione alle condizioni demografiche, orografiche, economiche e socioculturali del territorio". Una volta che questi fondi sono stati stanziati alle scuole non viene ancora chiarito chi abbia il compito di gestirli. Gli organi collegiali presenti all'interno della scuola sono insufficienti per il tipo di responsabilità che ci si trova di fronte. Soprattutto è completamente insufficiente la rappresentanza studentesca (4 studenti a fronte di 8 docenti); cioè non viene rappresentata quella categoria che usufruisce dell'istruzione e quindi anche direttamente dei fondi che per essa vengono stanziati. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 6 AZIONE STUDENTESCA Chiediamo una riforma degli organi collegiali che abbia il compito di chiarire con esattezza a chi spetta il governo dell'autonomia e che preveda paritetica rappresentanza studenti-docenti nei consigli di ogni ordine e grado, compreso il Consiglio d'Istituto. "Nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale." Viene quindi data tutta la gestione della scuola in mano al Capo d'Istituto (come da Capo IV, Art. 11, comma 1), senza che vi sia un effettivo controllo da parte degli altri organi della scuola. Il che, considerati i Presidi che ci sono nelle scuole italiane, è tutt'altro che rassicurante... "Le disposizioni del seguente articolo (Art.6 Dotazione finanziaria di Istituto n.d.r.) non escludono l'apporto di ulteriori risorse finanziarie da parte dello Stato, delle Regioni, degli Enti Locali, di altri enti e di privati, per l'attuazione di progetti promossi e finanziati con risorse a destinazione specifica". "Possono partecipare agli accordi di rete anche istituzioni scolastiche non statali [...] enti, agenzie che intendano dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi. Tali enti ed agenzie possono avere, ove l'accordo di rete lo preveda, un loro rappresentante nell'organo di amministrazione". Non è molto chiara la dicitura "di altri enti e privati" che fa pensare all'idea già presentata dall'ex Ministro Jervolino in merito al sovvenzionamento delle scuole da parte di aziende private, cui veniva riconosciuto, a fronte della loro sovvenzione, la possibilità di mettere mano ai programmi didattici... In questo modo, oltre all'immancabile creazione di scuole di diversi livelli di istruzione, si rischia di trasformare la cultura in un normale corso per operai di qualche fabbrica. Stesso concetto si ripropone, ma in modo più pericoloso, nel Capo III, Art.1, c.6. "L'orario complessivo e quello destinato alle singole attività e discipline è organizzato in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale previsto". Di chi sono le esigenze sulle quali si baserà una così eccessiva flessibilità delle lezioni? Degli studenti e delle loro famiglie, soggetti passivi di sperimentazioni incontrollabili troppo poco rappresentati negli organi collegiali, o del corpo docente e del Preside, che nella scuola svolgono un lavoro retribuito. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 7 AZIONE STUDENTESCA IL RIORDINO DEI CICLI SCOLASTICI Il decreto sul riordino dei cicli scolastici è forse la riforma più pericolosa voluta da Berlinguer, perché denota una volontà palese di distruggere l'identità e la memoria nei giovani delle generazioni future in virtù di una eccessiva specializzazione che, invece di permettere un maggiore raccordo tra scuola e mondo del lavoro, causerà inevitabilmente un aumento del tasso di disoccupazione nel nostro Paese. Già all'inizio del suo mandato Berlinguer aveva palesato la volontà di abolire il Liceo Classico, bollandolo come inutile perché non fornisce una specializzazione. La necessità di "manualità" nella scuola rimane un caposaldo della Riforma Berlinguer. Ma in un panorama come quello verso il quale si muove il nostro Paese, che vede la scomparsa del posto fisso in un clima di completa recessione, gli studenti non hanno bisogno di una specializzazione "manuale" (tra l'altro già da tempo sapientemente sostituita dalle macchine). Hanno bisogno di qualcuno che insegni loro la capacità di adattamento e di apprendimento, la versatilità, la sintesi e la critica; c'è bisogno di una cultura classica di base che infonda nei giovani dei valori spirituali, una memoria storica, un senso di appartenenza. In sostanza la riforma prevede un ciclo primario di sei anni complessivi (dall'ultimo anno della materna all'ultimo anno delle elementari) e di un ciclo secondario di cinque anni (dalla prima media al secondo anno delle superiori) che rappresentano la scuola dell'obbligo, complessivamente di undici anni, per poi lasciare gli ultimi tre anni delle attuali scuole superiori alla scelta dell'indirizzo di specializzazione. Dalla "Legge quadro sul riordino dei cicli" del 4 luglio 1997 "L'anno iniziale (del ciclo secondario n.d.r.) si caratterizza per la prevalenza degli insegnamenti fondamentali e per la varietà di proposte selettive e coordinate di approfondimento di temi specifici, attraverso le quali ciascuno possa cominciare ad elaborare scelte che corrispondano a una piena valorizzazione personale fondata sulla pari dignità delle possibili opzioni culturali e di vita". Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 8 AZIONE STUDENTESCA Rimaniamo perplessi all'idea che un ragazzino di dodici anni abbia la maturità per elaborare delle scelte di vita... Il comma non è comunque molto chiaro. Quante e quali saranno le materie fondamentali? E come sarà possibile sviluppare in un solo anno un programma così impegnativo, che prevede anche degli orientamenti selettivi? Sarà forse a discapito dello studio delle materie umanistiche che ragazzi di dodici anni potranno decidere che cosa fare da grandi? "Il secondo e il terzo anno [...] si caratterizzano per l'approfondimento degli insegnamenti comuni e per la progressiva estensione dell'area degli insegnamenti disciplinari specifici dell'indirizzo prescelto, al fine di consentire capacità progettuali personali, il rafforzamento della motivazione allo studio e alla formazione e la verifica delle scelte e delle vocazioni culturali [...]" Come sopra. Da una parte si parla di ampliamento delle discipline di base e dall'altra si pretende quello degli insegnamenti specifici. Come? Semplicemente riducendo la cultura umanistica all'osso, tralasciando intere parti di letteratura, di arte e di storia (cosa già fatta, per altro, con il Decreto sul '900). Risultato: gli studenti che decideranno di abbandonare la scuola (il terzo anno del ciclo secondario è anche l'ultimo della scuola dell'obbligo) non avranno una cultura né una specializzazione sufficienti, mentre quelli che decideranno di continuare... "Nel triennio finale l'offerta formativa è caratterizzata dalla prosecuzione, dall'ampliamento e dall'approfondimento, anche per temi specifici, degli insegnamenti, con particolare riguardo a quelli di indirizzo e all'area progettuale, al fine di assicurare agli studi la necessaria terminalità culturale e professionale. Nel corso dell'ultimo anno gli istituti secondari, anche di intesa con le università, con altre agenzie formative, col mondo della ricerca e delle professioni, attivano percorsi di approfondimento mirati a fornire agli studenti gli elementi conoscitivi necessari per l'elaborazione delle ulteriori scelte". ...passeranno i successivi due anni sperimentando le possibili professioni, facendo ricerche sull'indirizzo che hanno scelto a dodici anni (ci viene da chiedere che cosa accade se non maturano una scelta), parlando, conoscendo, informandosi... Usciranno da scuola pieni di notizie sul mondo del lavoro, preparatissimi Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 9 AZIONE STUDENTESCA sulla loro professione ideale, e completamente privi di cultura (non dimentichiamo che la cultura classica, ammesso che venga realmente presa in considerazione in una scuola dell'obbligo che somiglia più allo stage formativo di un'azienda, è stata abbandonata quasi completamente a quindici anni!). Saranno degli automi incapaci realmente di costruirsi un percorso e, quando scopriranno che entrare nel mondo del lavoro non è facile ma soprattutto che il posto fisso è oramai una chimera, andranno allo sbando, perché non avranno una formazione versatile, cioè una Cultura, capace di farli adattare al mondo che cambia. "Nel secondo e terzo anno è garantita la possibilità di passare da un modulo all'altro anche di indirizzo diverso mediante l'attivazione di apposite iniziative didattiche […]" A parte che non è chiaro il concetto di modulo, è ovvio che viene data la possibilità ai famosi dodicenni di cambiare indirizzo; ma che cosa succede se uno studente pensa per due anni di voler prendere un indirizzo e poi decide di cambiarlo all'ultimo momento? Succede che negli ultimi due anni della scuola dell'obbligo questo studente avrà inutilmente rinunciato ad uno studio approfondito delle materie umanistiche. "Negli ultimi anni, ferme restando le materie fondamentali e le materie di indirizzo, esercitazioni pratiche, esperienze lavorative e stage possono essere realizzati anche con brevi periodi di inserimento nelle realtà culturali, produttive, professionali e dei servizi" Negli ultimi due anni, al già gravoso programma che prevedeva l'approfondimento delle discipline di base e quello delle discipline di indirizzo si aggiungono gli stage, corsi precoci di addestramento professionale, sempre per consentire allo studente di fossilizzarsi su una professione che probabilmente non riuscirà mai a portare avanti. Complimenti! I costi previsti per il riordino dei cicli nei prossimi anni? 1999 L. 2000 L. 175.553.014.000 2001 L. 175.553.014.000 Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 57.852.048.000 10 AZIONE STUDENTESCA LA RIFORMA DEI PROGRAMMI D'INSEGNAMENTO Nel suo generale progetto di riforma della scuola Berlinguer ha dimenticato di mettere mano ai programmi didattici, che in assoluto avrebbero dovuto essere la prima cosa da "riformare" nella scuola italiana. Il Ministro invece si è limitato a delegare ad una commissione "tecnico-scientifica" di "saggi" (se così si possono definire i migliori esponenti dell'intellighenzia di sinistra) la responsabilità di individuare "le conoscenze fondamentali su cui si baserà l'apprendimento dei giovani nelle scuole italiane nei prossimi decenni”, il cui resoconto, tra l'altro, si scontra spesso con alcuni principi sanciti dalla riforma Berlinguer. E, a chi si lamentava perché i programmi di storia e letteratura non permettevano uno studio approfondito del nostro secolo, ha risposto imponendo, con un decreto già entrato in vigore lo scorso anno, lo studio esclusivo del Novecento nelle classi dell'ultimo anno, causando inevitabilmente l'abbandono di interi secoli della nostra storia che, peraltro, il Novecento l'hanno preceduto e, quindi, l'hanno preparato (come pretendere di capire un secolo controverso e mistificato come il Novecento, se non studiando le sue premesse?). Il tutto in un disegno progressivo di riforma che da una parte impone nelle scuole una "verità di Stato" che rischia di trasformarsi in vero e proprio indottrinamento delle future generazioni, e dall'altra annulla ogni forma di Identità in virtù di una massificazione progressista che appiattisce ogni tipo di valore morale e spirituale. Dalla Sintesi dei lavori della Commissione tecnico-scientifica incaricata dal Ministro della P.I. di individuare "le conoscenze fondamentali su cui si baserà l'apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni" (DM n.50 del 21 gennaio 1997 e n.84 del 5 febbraio 1997) "Nella società del presente, ampiamente differenziata e aperta a un mutamento costante, l'individuo deve orientarsi sulla base di un gran Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 11 AZIONE STUDENTESCA numero di modelli, talvolta anche contrastanti e, lungo tutto il corso della vita, deve assumere, di volta in volta, ruoli diversi, a seconda dei contesti di esperienza e attività. E' dunque assai più difficile, oggi, proporre e far sì che un individuo mantenga una sua identità definita [...] (bisognerà n.d.r.) promuovere un fondamento di solidarietà universale che si anticipi alla definizione delle identità particolari e favorisca il riconoscimento reciproco delle differenze". Non siamo assolutamente d'accordo con il significato che si dà al concetto di identità particolare (o individuale), che in questo caso consiste nell'identità collettiva di una Comunità. Proprio a fronte di una società, come quella italiana, soffocata da molteplici spinte e incapace di mantenere sotto il peso dei mutamenti costanti una sua identità definita, si deve puntare su un recupero delle identità "particolari". Solamente quando un individuo (o una collettività) mantiene una sua identità specifica, l'incontro con un costante mutamento non rappresenta un pericolo per la sua crescita culturale. E proprio quando si ha coscienza della propria identità diventa costruttivo l'incontro con altre identità e si favorisce "il riconoscimento specifico delle differenze". "Di fronte alla crisi del rapporto qualità della vita - qualità del lavoro qualità dello sviluppo, alla scuola si chiede di operare in vista della promozione della 'cittadinanza attiva' […]". Per cittadinanza attiva deve intendersi non il "saper fare" meccanico, come previsto dalla riforma Berlinguer, ma la capacità di adattarsi ad una società in continua evoluzione, attraverso l'insegnamento di una cultura di base capace di creare operatori versatili. "Si tratta di introdurre nella didattica alcuni contenuti innovativi propri di questo approccio: il superamento della "cultura del posto" a vantaggio di un nuova visione delle opportunità e delle professioni; la cultura della flessibilità attraverso la conoscenza delle nuove forme di organizzazione dei processi lavorativi; le nuove forme del lavoro, da quello autonomo a quello artigianale, a quello atipico; la preparazione all'autoimprenditorialità". Come si concilia tutto questo con una riforma che impone a dodici anni la Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 12 AZIONE STUDENTESCA scelta di una "professione" da portare avanti fino al termine degli studi? Come si concilia con l'abbandono progressivo di tutti quegli insegnamenti che permettono una visione "flessibile" della società? "Sezioni diverse del sistema scolastico hanno livelli e scopi diversi, ma in ognuno di essi la regola dovrebbe essere l'insegnamento di alcune cose bene e a fondo, non molte cose male e superficialmente: si deve avere il coraggio di scegliere e concentrarsi". "E' necessario operare un forte alleggerimento dei contenuti disciplinari". Si ricorda che il riordino dei cicli di Berlinguer prevede, soprattutto negli ultimi due anni, lo studio contemporaneo delle materie fondamentali e di quelle di indirizzo, lasciando inoltre ampio spazio alla possibilità di trascorrere interi periodi presso "terzi" per assistere a stage formativi. Ma allora quali saranno le poche cose studiate bene e a fondo? Quali discipline verranno sfoltite dei loro contenuti essenziali per lasciare spazio allo studio delle altre? Chi decide quali sono i "traguardi irrinunciabili" e le "tematiche portanti"? Quali saranno i contenuti disciplinari che dovranno essere alleggeriti? "La tradizione orale e retorica dell'istruzione e della cultura italiana non sono buone basi per una moderna educazione". Non è chiaro il significato di questa affermazione, che comunque suona molto pericolosa. La tradizione orale italiana è il modo migliore attraverso il quale insegnare agli studenti la capacità di elaborazione di un discorso, di un'idea, di una critica. Soprattutto, di insegnargli a comunicare. "Il Novecento può essere affrontato in assoluta serenità se ci si rende conto che nessun insegnante è al di sopra delle parti, qualunque sia l'argomento o il secolo, ma che tutti gli insegnanti hanno l'obbligo (è la loro versione del giuramento di lppocrate) di presentare idee avverse alle loro, nel modo più intellettualmente onesto possibile". Affermazione pericolosissima! Considerato il fatto che già molti, troppi docenti utilizzano la posizione che hanno per imporre la "loro verità" nelle classi, arrivare a dire che questi hanno il diritto di esprimere le proprie idee (politiche) di fronte a ragazzi che nella maggior parte dei casi sono troppo giovani per aver maturato una scelta in questo senso, significa Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 13 AZIONE STUDENTESCA accettare e anzi proporre una sorta di indottrinamento portato avanti, tra l'altro, in un'istituzione costituzionalmente pluralista come la scuola. Se già accade che gli studenti, quei pochi politicizzati, vengano spesso giudicati a causa delle loro idee politiche dal corpo docente in sede di scrutinio, cosa accadrà quando questo processo avrà un riconoscimento "istituzionale"? Il resoconto in questione, una volta che la commissione, non unanime, è stata "epurata dei dissidenti", è stato riproposto in versione ridotta (I contenuti essenziali per la formazione di base) nel marzo 1998, con concetti più generici e tralasciando la maggior parte dei commenti in merito alle singole tematiche. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 14 AZIONE STUDENTESCA LA RIFORMA DEGLI ESAMI DI MATURITA' Anche la riforma degli esami di maturità, che diventata Legge entra in vigore quest'anno, si inserisce in un più ampio disegno progettato dal Ministro Berlinguer, che mira alla distruzione della cultura intesa in senso proprio e della capacità critica, riducendo gli studenti, futura classe dirigente del nostro Paese, a veri e propri robot incapaci di ragionare. E il fatto stesso che il disegno di legge, dopo le pesanti contestazioni studentesche dello scorso anno, non sia stato modificato o abolito, ma ne sia semplicemente stata rinviata l'applicazione, è l'ennesima riprova di un accordo fatto tra i finti studenti dell'UdS e il Ministro, che permette da una parte di mantenere salda la coalizione governativa e dall'altra di non intaccare la dignità di un movimento che si dichiara a tutela dei diritti degli studenti. Legge 10 dicembre 1997, n. 425 "L'esame di Stato comprende tre prove scritte e un colloquio. La prima prova scritta è intesa ad accertare la padronanza delle lingua italiana [...] nonché le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche del candidato, consentendo la libera espressione della personale creatività". Molto vaga la definizione, non è chiaro se viene mantenuta la formula tradizionale del tema, nei confronti della quale il Ministro Berlinguer ha più di una volta espresso le sue perplessità. Dal nostro punto di vista la formula del tema rimane la migliore attraverso la quale valutare capacità di utilizzo e la padronanza della lingua italiana, capacità di sintesi e di critica. Soprattutto è il modo migliore di valutare la "maturità" del candidato. Siamo assolutamente contrari alla sostituzione del tema con qualsiasi altra formula. "[...] la terza (prova scritta - la seconda rimane invariata rispetto a quella attuale n.d.r.), a carattere pluridisciplinare, verte sulle materie dell'ultimo Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 15 AZIONE STUDENTESCA anno di corso e consiste nella trattazione sintetica di argomenti, nella risposta a quesiti singoli o multipli ovvero nella soluzione di problemi o di casi pratici o professionali o nello sviluppo di progetti; tale ultima prova è strutturata in modo da consentire, di norma, anche l'accertamento della conoscenza di una lingua straniera". Formulata com'è la terza prova sembra essere niente di più di una sorta di "Quizzone" alla Mike Bongiorno nel quale viene chiesto niente di tutto e tutto di niente. Anche a seguito delle spiegazioni del Ministro in merito a questa terza prova, non possiamo fare a meno che immaginarci una sorta di minestrone che comprende domande (sotto forma di quiz) su tutte le materie, compresa, tra l'altro, la lingua straniera. Una prova d'esame di 60 pagine oppure 10 domande prese a caso qua e là nel programma didattico? Auguriamo a tutti buona fortuna! "Il colloquio si svolge su argomenti di interesse multidisciplinare attinenti ai programmi e al lavoro didattico dell'ultimo anno di corso". Significa semplicemente che da quest'anno si dovrà sostenere un esame orale su tutte le materie didattiche. "La commissione d'esame è nominata dal Ministero della Pubblica Istruzione ed è composta da non più di otto membri, dei quali un 50 per cento interni e il restante 50 per cento esterni all'istituto, più il presidente esterno". E qui casca l'asino! Dovendo sostenere un esame su tutte le materie, la commissione avrebbe dovuto essere completamente interna alla scuola, fatto salvo per il presidente, che avrebbe fatto da supervisore, per controllare che non ci fossero scorrettezze. Invece ci ritroviamo a dover discutere di tutto e di più con dei perfetti sconosciuti che non hanno idea del nostro percorso scolastico. Così formulato, questo esame di maturità non solo è un massacro per chi deve sostenerlo, ma il suo superamento è tragicamente subordinato non alle effettive capacità del candidato, ma quasi esclusivamente alla sua fortuna, o, nei casi migliori, alla "prima impressione" che questi suscita. "La commissione d'esame dispone di 45 punti per la valutazione delle prove scritte e di 35 per la valutazione del colloquio. Ciascun candidato Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 16 AZIONE STUDENTESCA può far valere un credito scolastico massimo di 20 punti. Il punteggio minimo complessivo per superare l'esame è di 60/100". "Il consiglio di classe attribuisce ad ogni alunno che ne sia meritevole, nello scrutinio finale di ciascuno degli ultimi tre anni della scuola secondaria superiore, un credito per l'andamento degli studi, denominato credito scolastico. Tale credito non può essere complessivamente superiore a 20 punti […]". Nonostante ci troviamo complessivamente favorevoli sull'introduzione del credito scolastico, riteniamo che, a fronte di una commissione d'esame per maggioranza esterna, un punteggio massimo di venti punti su un voto complessivo che può raggiungere i 100 punti sia insufficiente a valutare l'intero percorso scolastico. Tra l'altro hanno un valore molto maggiore le capacità dimostrate in tre anni a docenti che ci conoscono e sanno interpretare la nostra personale maturazione, che quelle dimostrate in un quarto d'ora di fronte a degli sconosciuti. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 17 AZIONE STUDENTESCA LA PIATTAFORMA RIVENDICATIVA DI AZIONE STUDENTESCA ZITTI ORA… ZITTI SEMPRE Autonomia scolastica Concordiamo con il principio dell'autonomia scolastica, benché molti aspetti specifici e di attuazione dell'autonomia ci trovano contrari o quantomeno perplessi. Il giudizio sull'autonomia didattica deve essere subordinato ad una dettagliata analisi delle proposte di riforma dei programmi, senza la quale il testo presentato rimane troppo generico ed approssimativo. In merito all'autonomia organizzativa e finanziaria, proprio perché pensata prima della riforma degli organi collegiali, unica forma di garanzia reale, non possiamo che sottolineare il rischio di una svendita degli istituti agli interessi di aziende private e della mancanza di tutela del carattere pubblico dell'istruzione. E' necessario ribadire in questo senso alcuni punti che hanno caratterizzato il Movimento Studentesco. E' necessario che i finanziamenti siano sottoposti al controllo preventivo, con parere vincolante, da parte della componente studentesca: gli studenti non possono essere cavie passive di percorsi sperimentali e di ricerca. Bisogna realizzare una reale integrazione della scuola con il territorio circostante attraverso convenzioni tra distretti e biblioteche, palestre, discoteche, cinema e mediante l'apertura generalizzata pomeridiana extra-scolastica degli istituti per attività autogestite al fine di sfruttare al meglio le strutture, trasformandoli in luoghi di aggregazione socioculturale nei quartieri e costruire cosi una cultura studentesca del tempo libero. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 18 AZIONE STUDENTESCA IL GOVERNO DELL'AUTONOMIA Il ruolo dello studente e la rappresentanza studentesca Il ministero ha fornito la bozza dello statuto dello studente, redatto senza la partecipazione ufficiale della categoria interessata. Risultato ottenuto: un misto di paternalismo e principi generali estremamente banali, che non pongono certamente lo studente nel ruolo di protagonista del vivere sociale ma lo pongono come soggetto passivo. E' ora di finirla con l'esclusione sistematica degli organi rappresentativi degli studenti da ogni scelta sull'indirizzo della P.I. soprattutto quando sono direttamente interessati. • Paritetica rappresentanza docenti-studenti nel consigli scolastici. • Istituzionalizzazione in ogni scuola secondaria superiore del Comitato degli Studenti, investito di ogni provvedimento in discussione al consiglio d'istituto, consentendone l'esame e la possibilità di acquisirne il parere preventivo. Detto parere, su argomenti di particolare rilievo, deve essere vincolante. • Il ministero deve riconoscere formalmente le associazioni studentesche maggiormente rappresentative, dotandole di mezzi e strutture per garantire loro di esercitare una azione concreta di tutela del diritto allo studio. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 19 DISEGNO DI LEGGE PER L'ISTITUZIONE DELLE A.S.R. AZIONE STUDENTESCA (Associazioni studentesche rappresentative) II Ministro della Pubblica Istruzione riconosce le associazioni studentesche rappresentative nella loro opera di difesa del diritto allo studio fornendo loro strutture e fondi per il perseguimento del proprio fine. La rappresentanza studentesca nel seno degli organi collegiali è equiparata alla rappresentanza dei docenti ed estesa ai consigli di ogni ordine e grado. Il riconoscimento quale associazione studentesca rappresentativa (A.S.R.) viene concesso dal Ministero alle associazioni che in occasione del rinnovo dei Consigli Scolastici Provinciali presentino liste e ottengano seggi in almeno venti Provincie distribuite in cinque o più Regioni. Le A.S.R. avranno a disposizione, al fine di svolgere le attività di difesa e tutela dei diritti degli studenti, locali presso il Provveditorato e presso i singoli Istituti. Per il finanziamento ed il sostegno delle attività delle A.S.R. è istituito un Fondo Nazionale al quale verrà destinato il 10% degli introiti derivanti dalle tasse di iscrizione agli Istituti secondari superiori. Il fondo verrà distribuito alle A.S.R. in quote proporzionali facendo riferimento ai risultati elettorali conseguiti nel Consigli Provinciali. L'utilizzo di tali fondi dovrà essere regolarmente documentato. E' convocata semestralmente l'Assemblea Nazionale Studentesca alla quale partecipano con pienezza di diritti gli eletti nei Consigli Provinciali. Le due sessioni della durata di almeno tre giorni (autunnale tra ottobre e novembre, primaverile tra aprile e maggio), hanno lo scopo di stabilire un momento di confronto e di crescita tra gli studenti nell'esame dei problemi e nella formulazione di proposte per il miglioramento del sistema educativo nazionale; riflessioni e proposte che si concludono alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione. Le A.S.R. verranno regolarmente consultate dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalle Commissioni Cultura di Camera e Senato per acquisirne il parere su provvedimenti che interessano il mondo dell'istruzione. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 20 AZIONE STUDENTESCA Norme tecniche per il riconoscimento Tra il 15° e il 5° giorno antecedente le elezioni per il rinnovo dei Consigli Scolastici Provinciali, le associazioni che intendono concorrere per ottenere il riconoscimento, presentano una richiesta al Ministero, firmata dal delegato nazionale, alla quale verranno allegate copie della avvenuta presentazione delle venti o più liste distribuite in almeno cinque Regioni. Il Ministero provvederà entro trenta giorni dalle elezioni a comunicare l'avvenuto o il non avvenuto riconoscimento. Il riconoscimento viene automaticamente concesso quando i richiedenti ottengano almeno un seggio in non meno di venti Provincie di cinque Regioni. Eventuali ricorsi o contenziosi dovranno essere presentati entro 60 giorni dall'avvenuta comunicazione del Ministero. Le liste aderenti ad una richiesta di riconoscimento possono recare tutte lo stesso motto e simbolo oppure avere diversi motti o simboli. Nel secondo caso, insieme alla documentazione di cui sopra, il delegato nazionale, all'atto della richiesta, dovrà allegare anche le domande di applicazione dell'aspirante A.S.R., domanda che verrà certificata ed autenticata dalla commissione elettorale provinciale. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 21 AZIONE STUDENTESCA PARITA' SCOLASTICA Strutture equivalenti, pluralismo dappertutto, il percorso verso la parità tra istituti pubblici e privati L'esigenza di regolamentare il rapporto tra scuola pubblica e privata e di definire dal punto di vista legislativo i contorni del "pluralismo e della parità" dell'istruzione chiama il governo a dare risposte chiare e non inquinate dalla logica del vantaggio elettorale. Le tensioni suscitate dalle proposte finora prodotte sono l'evidente frutto di un'incapacità di creare un percorso lineare ed a tappe per il raggiungimento dell'obbiettivo della parità. Non siamo certamente contrari in linea di principio a che le scuole private siano considerate come offerenti un servizio e che quindi possano beneficiare di finanziamenti oltre l'ottenere la parità, ma questo non può avvenire oggi, dal momento che la scuola pubblica non solo non è competitiva ma nel complesso non è, essa stessa, sufficientemente finanziata. L'esistenza di scuole private con una caratterizzazione culturale specifica (laica o religiosa che sia) arricchisce la scelta e rappresenta comunque un'espressione di libertà che viene esercitata da comunità che intendono in tal modo tramandare una propria tradizione. L'obiezione che si muove a questo aspetto è che la scuola con un "particolare" indirizzo si trasforma in una sorta di plagio sugli studenti, e gli si contrappone una scuola pubblica in grado di offrire una preparazione "generale" su cui successivamente operare approfondimenti specifici. Questa obiezione risente di una impostazione culturale tipicamente "illuminista", tutta convinta che possa esistere una "cultura neutra" alla quale attingere ognuno allo stesso modo. Nella realtà questa neutralità non esiste, i docenti quasi sempre propongono agli studenti la propria personale convinzione ed i testi utilizzati sono, nella maggior parte dei casi, veri e propri manuali di indottrinamento. Nella situazione italiana, poi, grazie al concorso di più cause ben note ma che non sviluppiamo in questa sede, si è creata tra case editrici e corpo docente una egemonia della cultura di sinistra, Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 22 AZIONE STUDENTESCA spacciata come una sorta di verità rivelata dello Stato. L'uguaglianza dell'insegnamento non è, quindi, di per sé garanzia di libertà. Se lo Stato non deve rappresentare tutta l'offerta possibile di servizi educativi, deve però garantire l'esistenza e la qualità dell'istruzione pubblica, accessibile a chiunque. Questo rappresenta per noi il compito primario da svolgere: rafforzare e riqualificare l'istruzione pubblica. Non è pensabile che si possa sciogliere il nodo della scuola privata prima di aver gettato solide basi per risanare quella statale. E' chiaro quindi che i finanziamenti diretti alla scuola privata dovranno restare subordinati alle necessità di quella pubblica. Secondo la Costituzione la scuola privata non deve costituire alcun onere per lo Stato. Le scuole private lamentano l'impossibilità di garantire il pluralismo e l'effettivo esercizio della libertà di scelta se non si modifica la situazione attuale. E' necessario, stante il fatto che spesso le strutture private suppliscono in termini di presenza alle strutture pubbliche, trovare una via di sintesi tra le due diverse posizioni. L'ipotesi che ad oggi appare percorribile, è quella della "detassazione" di chi fruisce di scuole private relativamente ad una quota parte dell'iscrizione. Anche se i mancati introiti graveranno, comunque, sul bilancio, il meccanismo consentirà di evitare alle famiglie una doppia spesa, potendo scaricare direttamente la cifra stabilita dalla dichiarazione dei redditi. AI fine di utilizzare questo meccanismo per dare la possibilità di scelta ai meno abbienti, riteniamo opportuno calcolare la "detassazione" in termini inversamente proporzionali al reddito. Tuttavia riteniamo opportuno che lo Stato intervenga subito per eliminare i tanti "esamifici", che si spacciano per scuole private. Problema funzionale al riconoscimento, soprattutto in termini finanziari, deve essere la garanzia di partecipazione studentesca agli organi collegiali delle private. Gli strumenti riconosciuti agli studenti delle statali debbono essere estesi anche a quelli delle private, dove oggi le forme di tutela sono estremamente marginali. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 23 AZIONE STUDENTESCA ESAME DI STATO La riforma degli esami di maturità ci vede completamente in disaccordo, sia sulla struttura sia sui tempi di applicazione. Avremo atteso volentieri il realizzarsi dell'intera riforma del ciclo di studi, prima di guardare al momento finale: la valutazione di un percorso. Infatti se viene modificato il sistema scolastico l'esame fondamentale deve essere ad esso collegato, appare invece questo un abbozzo redatto in fretta e di carattere transitorio. Si chiedeva una riforma dal 1969 e qualche mese in più non avrebbe cambiato la storia. Così come è stato impostato, il nuovo esame appare essere più simile ad un gioco a premi, in cui la fortuna regna sovrana, più che ad un passaggio con il quale venga valutata la reale preparazione degli studenti. La commissione composta per metà da professori interni e metà esterni, più un presidente anche esso esterno, creerà solo caos nella valutazione che deriverà, più che da una disamina del percorso, da lunghe contrattazioni. La proposta che noi vediamo realizzabile, è una commissione formata tutta da docenti interni che, conoscendo a fondo il soggetto esaminato, sapranno operare una valutazione obbiettiva e realistica basata non su un'ora di colloquio ma su anni di attività. Controllore della correttezza dello svolgimento dell'esame sarà un presidente esterno, abilitato ad intervenire in ogni fase dell'esame e "specializzato" attraverso appositi concorsi a svolgere questo ruolo. Enormi problemi sorgono di fronte alla proposta dei modelli di prova scritta. Il tema d'italiano deve restare tale, poiché serve a valutare non la libertà di pensiero ma la capacità critica, quella espressiva, la maturità e la conoscenza della materia. Non si può sostituire né con sintesi né con riassunti. La terza prova, frutto di compromessi parlamentari, è stata pensata come un ”Quizzone", con domande scelte dalla commissione: totalmente inutile per valutare le nozioni apprese dallo studente, si dimostra fonte di valutazioni nettamente diseguali da istituto ad istituto, con il risultato di modificare sensibilmente il voto finale. A chi volesse obbiettare che valutazioni diseguali esistono egualmente resta utile ricordare che non debbono essere per questo Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 24 AZIONE STUDENTESCA istituzionalizzate. Riteniamo utile chiarire l'equivoco sul colloquio in tutte o solo in alcune materie. In apparenza esso permette di conoscere la preparazione globale dello studente come sembra avvenisse prima della riforma del 1969, con più giorni d'esame. In realtà con un'ora di colloquio si produrrà solo uno stato confusionale dello studente. E' incomprensibile quali parametri si intenda adottare per classificare le domande orali collegate, soluzione che il ministro vorrebbe adottare al fine di risolvere il suddetto problema. Se non si arrivasse ad una commissione "interna" il valore del credito formativo dovrebbe comunque essere elevato, dato che il punteggio assegnato al percorso scolastico è considerato marginale rispetto a qualche ora di esame. Anche l'esame di maturità, ci appare inserito in un più ampio progetto del ministro, mirante alla distruzione della cultura intesa in senso proprio, come sintesi della preparazione e della capacità critica, per arrivare ad avere non più persone in grado di ragionare ma automi che demandano ad altri la possibilità di pensare. Il rinvio dell'attuazione della legge non ci soddisfa nemmeno un po', anzi è solo l'evidente frutto dell'accordo del ministro con l'UdS al fine di "normalizzare" la contestazione degli studenti che vogliono una riforma vera che tuteli il diritto allo studio ma anche la cultura nazionale. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 25 AZIONE STUDENTESCA IL RIORDINO DEI CICLI Una riforma globale della scuola italiana la chiediamo da anni. Essa deve essere comprensiva di tutti i livelli di istruzione, deve portare ad un'elevazione dell'obbligo scolastico, ma la riforma del ministro Berlinguer sul riordino dei cicli scolastici non solo non risolve alcuna di queste esigenze ma addirittura fa temere un'involuzione del sistema scolastico. In sostanza si parla di un ciclo primario di sei anni complessivi (dall'ultimo anno della materna all'ultimo anno delle elementari) e di un ciclo secondario di cinque anni (dalla prima media al secondo anno delle scuole superiori) che rappresentano la scuola dell'obbligo (undici anni complessivi), per poi lasciare gli ultimi tre anni delle attuali scuole superiori alla scelta dell'indirizzo di specializzazione. La necessità di "specializzazione" e di "manualità" nelle scuole rimane infatti un caposaldo della riforma Berlinguer (già all'inizio dello scorso anno scolastico il ministro aveva palesato la volontà di abolire il liceo classico bollandolo come inutile, perché non forniva agli studenti una specializzazione), che punta ad un migliore rapporto tra scuola e mondo del lavoro. In realtà, poiché si va verso un mercato del lavoro basato sulla mobilità, queste velleità specialistiche appaiono anacronistiche e controproducenti. Il futuro mercato del lavoro ha necessità di operatori "versatili", con sviluppata capacità di adattamento e apprendimento. Gli stati che adottano sistemi scolastici sul modello specialistico stanno convergendo verso riforme di carattere umanistico, che forniscono l'humus intellettuale per veloci canalizzazioni nei nuovi settori occupazionali. Di fronte, poi, a temuti sviluppi delle dottrine disgregatrici dell'unità nazionale, la scuola deve soprattutto offrire agli studenti forme d'apprendimento che sappiano valorizzare la cultura classica, il senso di appartenenza e la memoria storica. Non volendo considerare inutile lo studio dell'informatica e degli strumenti della moderna tecnologia, riteniamo che sia secondario rispetto alla valorizzazione della cultura umanistica. Questo progetto di riforma rischia di cancellare la cultura nazionale, sostituendola con un indottrinamento pedissequo alla cultura del regime ulivista. Libri di testo faziosi e professori sessantottini saranno Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 26 AZIONE STUDENTESCA gli artefici di questo scempio. Esempio lampante risulta essere tanto la circolare su Gramsci, fondatore del partito comunista italiano, con la quale si imponeva ai professori di lettere di celebrarlo in aula, quanto l'esito della commissione incaricata dal ministro di definire le linee guida dell'apprendimento, che ha dichiarato nel suo resoconto: "nell'attuale panorama italiano gli individui non possono avere una loro identità definita". Questo quadro generale ci fa rabbrividire. Chiediamo una riforma dei programmi didattici, ancorata ai principi della riforma Gentile che prevedeva uno studio sereno e completo del passato. Resta il decreto sul novecento, che prevede nell'ultimo anno esclusivamente lo studio di questo secolo. A fronte della condivisibile esigenza di conoscere gli eventi del nostro tempo, abbiamo vissuto la scomparsa di interi secoli di storia, soprattutto nazionale. Un esempio per tutti è lo studio del Risorgimento relegato a qualche pagina di dispense integrative. Per capire il novecento resta comunque necessario conoscere come ci si è arrivati, per evitare mistificazioni storiche, ma chissà se il ministro lo ritiene un obiettivo. Per ovviare al caro libri ed al pericolo di una cultura di regime il primo passo è l'eliminazione del libro di testo obbligatorio. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 27 AZIONE STUDENTESCA ABOLIZIONE DEL TESTO OBBLIGATORIO Dopo aver assistito per anni al fenomeno della truffa editoriale, testi ristampati e modificati solo con irragionevoli aumenti di prezzo, dopo aver letto libri e libercoli che stravolgono eventi storici, ci poniamo di fronte con i nuovi programmi al rischio di vedere nuovi libri costosissimi propagandare visioni faziose di storia, letteratura, storia dell'arte, etc. Da anni si susseguono proposte trasversali per evitare alle famiglie enormi spese e garantire agli studenti la possibilità di vivere a scuola la cultura del confronto. Oggi è necessario inserire alcune soluzioni tra le richieste inderogabili del movimento studentesco. Da anni la nostra organizzazione si batte per l'abolizione del libro di testo obbligatorio, per due motivi, uno di carattere puramente economico, uno di carattere culturale. Motivo economico Stando ai Decreti Delegati del 1974, che regolano le norme relative all'istruzione pubblica, i libri di testo dovrebbero essere solamente consigliati dai docenti e non imposti come di fatto accade. Il fatto è che nella cosiddetta "truffa editoriale", che coinvolge editori, autori e cartolai, anche i docenti hanno un ruolo non indifferente. Ogni anno, in primavera, i docenti sono chiamati a decidere sui testi che adotteranno nelle classi l'anno successivo. Si calcola che in Italia i libri di testo siano circa trentamila, quindi ovviamente la scelta non è semplice. Per ottenere l'adozione del proprio libro di testo ogni Casa Editrice invia nelle scuole un rappresentante incaricato di promuovere presso i docenti il suo "prodotto", e il rappresentante in questione è tenuto a dare in omaggio una copia del suddetto libro. Solo a Roma si regalano testi pari ad un valore di un miliardo di lire, ed è chiaro che questo è un costo che in qualche modo le Case Editrici devono recuperare. Come? Aumentando, come ogni anno accade, il singolo Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 28 AZIONE STUDENTESCA prezzo di copertina. Senza dimenticare il fatto che la maggior parte dei testi regalati vengono venduti dai docenti nei mercatini del libro usato insieme a quelle copie che le case editrici non riescono a vendere attraverso i canali "istituzionali". Altra causa del costo elevato dei libri di testo riguarda le copie invendute. Le case editrici obbligano i rivenditori di libri ad acquistare in anticipo i testi senza permettere loro di restituire gli eventuali invenduti se non per una percentuale inferiore al 5% degli acquisti. Con questi presupposti è ovvio che le librerie siano molto caute nel loro ordini. E questo provoca due effetti: • che nella maggior parte dei casi i libri adottati non si trovano; • che le case editrici ogni anno si trovano alle prese con magazzini pieni di testi invenduti. E magari l'anno seguente li modificano cambiando la copertina o il formato. Ma resta sempre la necessità di recuperare i soldi spesi... e allora non resta che aumentare il prezzo. E, per finire, come se non bastasse, è grave il problema del continuo aumento del costo della carta, che influisce in modo non indifferente sul costo dei testi. Motivo culturale La cultura che ci viene propinata e imposta nelle classi attraverso questi testi è a dir poco scadente, e comunque decisamente faziosa. La stragrande maggioranza dei libri di storia, ad esempio, ha raccontato i trascorsi del nostro paese solo in un senso, tralasciando consapevolmente e colpevolmente di approfondire le reali cause di avvenimenti storici. La ragione risiede ovviamente nei cinquant'anni del dopoguerra, quando la cultura è stata solo quella dell'antifascismo facilmente traducibile in propaganda di sinistra. Anche oggi i libri scolastici continuano a mostrare fiumi di pagine sui soliti avvenimenti, tralasciando accadimenti non meno importanti, almeno ai fini di una corretta e obbiettiva ricostruzione storica (basti pensare alla recente polemica sulle foibe istriane che nei nostri testi non vengono neanche citate). Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 29 AZIONE STUDENTESCA Per questi motivi chiediamo l'abolizione del libro di testo obbligatorio, per frenare la speculazione editoriale e per far sì che ci venga lasciata la libertà di scegliere i libri sui quali studiare. Le proposte • Deve essere lasciata a ogni singolo studente la libertà di scegliere il libro di testo su cui studiare. In ogni modo si spezzerebbero le collusioni affaristiche tra docenti e case editrici e si favorirebbe una cultura basata sul confronto. Per evitare possibili indecisioni da parte degli studenti si potrebbe poi istituire un libro guida scelto dal docente e acquistato dalla scuola stessa. • Il parere degli studenti in merito alla scelta dei libri di testo in consiglio di classe deve essere vincolante. Gli studenti hanno il diritto di esprimere il loro giudizio in merito ai testi sui quali dovranno formare la loro cultura. • L'introduzione della carta riciclata nella stampa dei libri di testo, oltre a rappresentare un momento di salvaguardia dell'ambiente, comporterebbe una notevole riduzione del costo dei testi. • Chiediamo che venga emanata una legge sull'ampliamento delle biblioteche scolastiche, per permettere agli studenti l'approfondimento, attraverso un numero maggiore di testi a disposizione nell'istituto. • Le nuove edizioni che propongono solo aggiornamenti marginali devono essere ridotte al minimo o addirittura vietate. • Comodato dei libri di testo: consiste nell'acquisire testi da parte dell'istituto che li presta allo studente per l'intero anno di corso. Lo studente alla fine dell'anno riconsegna il libro nelle condizioni in cui gli è stato dato o paga il prezzo del testo per permettere alla scuola di riacquisirlo. Per ottenere la dotazione nei singoli istituti senza variarne clamorosamente i bilanci, si è ipotizzato che i testi vengano comprati dal primo anno dall'applicazione dell'eventuale disegno di legge e poi per gli anni successivi così con piccole integrazioni da coprire in cinque anni l'intero corso di studi. La spesa non sarebbe altissima rispetto ai vantaggi ottenuti e comunque si potrebbero modificare le tasse scolastiche per recuperare i costi legati a questa iniziativa. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 30 AZIONE STUDENTESCA CARTA DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE La carta dei diritti degli studenti e delle studentesse rappresenta un raro esempio di demagogia. Innanzitutto è doveroso ricordare che un documento che disciplina il comportamento degli studenti all'interno delle scuole dovrebbe almeno essere discusso con gli studenti, ma evidentemente nel "ruolo fondamentale" che gli studenti hanno secondo Berlinguer non è prevista la capacità di opinione. La carta di diritti è composta da cinque pagine di astrattezze e controsensi, e non sancisce agli studenti altri diritti che quelli già garantiti loro dalla Costituzione Italiana. Si parla di sviluppo della personalità e della capacità critica nell'ambito di una riforma della scuola che tende alla massificazione delle personalità; si parla di valori della libertà di opinione ed espressione in una scuola di regime culturale che tende all'indottrinamento; si parla di identità in una riforma che l'identità, personale e nazionale, punta a distruggerla; si parla di tutela al diritto allo studio in una scuola che considera il parere degli studenti puramente marginale. Vogliamo che sia riscritto con il parere vincolante delle A.S.R., solo così potrà essere considerato valido ed efficace. Versione elettronica a cura della Federazione di Piacenza http://www.piacenza.alleanza-nazionale.it 31