A PAGINA 3 Catania - anno XXXI - n. 25 - 28 giugno 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità GENETICA. I MECCANISMI DELL'EVOLUZIONE “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” La nuova enciclica di Papa Francesco: LAUDATO SI’ Parole per rinverdire la speranza Foto AFP/SIR Un’ecologia integrale richiede di dedicare un pò di tempo a una riflessione sul nostro stile di vita e i nostri ideali. C on questo twitter Papa Francesco lancia un messaggio di attenzione alla “casa comune”, bene da custodire e proteggere. L’etimologia del termine “ecologia” dal greco: (oikos) “casa” o anche “ambiente”; e (logos) “discorso” o “studio” dà ragione all’operazione culturale e sociale che l’enciclica verde di Papa Francesco: “Laudato Si” ha avviato, facendo risuonare un campanello di allarme per “salvare il pianeta” e garantire ai giovani un futuro di vivibilità nella Terra, dono di Dio. La lezione di “ecologia umana” che il Vescovo di Roma ha dettato investe tutti gli uomini anche di religioni e credi diversi, perché tratta il tema della vita umana, della sopravvivenza, denunciando la disparità tra Paesi ricchi del Nord e Paesi poveri nel Sud del mondo. L’insegnamento di Papa Francesco è la conferma della validità di un impegno: Il richiamo, forte, alla responsabilità che si inscrive nell’insegnamento evangelico, nella tradizione cristiana, nella dottrina sociale della Chiesa e nei valori etici universali. L’enciclica richiama la responsabilità di tutte le istituzioni - internazionali, nazionali, locali - per la salvaguardia dell’ambiente naturale e per quello umano, entrambi aspetti dell’unica realtà che è il Creato. «Molte cose devono riorientare la propria rotta», afferma Francesco nell’ultimo capitolo della sua enciclica. «Ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare». Come? Educandosi alla coscienza di un’origine comune, di un’apparenza alla comune famiglia e di un futuro condiviso. E questo è possibile facendo proprie le motivazioni profonde e la consapevolezza che può permettere lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Papa Francesco elenca i piccoli gesti ordinari che possono essere compiuti da tutti: «Evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura ne ma non hanno oltrepassato i confini del loro Paese (Internally Displaced Peoples), gli apolidi e coloro che hanno fatto ritorno al Paese di origine, ma non sono ancora stati reintegrati (Returnees). In sintesi, i dati citati fanno riferimento alle migrazioni “forzate” e non tengono conto degli ulteriori milioni di individui che si mettono in cammino per “motivi economici”, spinti non da guerre e persecuzioni ma dalla fame e dalla povertà estrema, o dal legittimo desiderio di costruirsi un futuro migliore al di fuori del proprio Pae- se, e dei “profughi ambientali”, costretti a migrare a causa di catastrofi ambientali. A livello globale, dunque, il fenomeno migratorio costituisce una questione di primaria importanza, che riguarda tutte le latitudini del pianeta e coinvolge inevitabilmente tutte le popolazioni. Si tratta peraltro di un fenomeno in crescita, che vede aumentare ogni anno il numero di persone in movimento o in fuga. Per quanto una certa retorica sostenga che la crescita economica globale dovrebbe garantire una maggiore stabilità internazionale e una pace diffusa, la verità è che il numero dei conflitti armati è in costante crescita. A quanto afferma l’Istituto Verso il SINODO ORDINARIO sulla FAMIGLIA a pagina 7 La mobilità umana fenomeno globale econdo il nuovo Rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends, alla fine del 2014 erano 59,5 milioni le persone costrette ad emigrare dai luoghi di origine, a causa di conflitti armati, persecuzioni, violenze generalizzate e violazioni dei diritti umani. Un numero impressionante, che esprime chiaramente il dramma della realtà migratoria: in media ogni 4 secondi, nel mondo, una persona è costretta a fuggire dalla propria casa. Va considerato, peraltro, che le statistiche fornite dalle Nazioni Unite considerano soltanto alcune categorie di migranti: coloro che sono riconosciuti come rifugiati secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, i richiedenti asilo, coloro che sono stati costretti alla fuga dal luogo di origi- a pagina 7 Giuseppe Adernò (segue a pag. 2) 60 milioni le persone in fuga nel mondo: una ogni 4 secondi S PRESENTATO IL LIBRO di Mons. A. LEGNAME Internazionale di Ricerca sui Confitti di Heidelberg, in Germania, il 2013 è stato caratterizzato dal più alto numero di scontri armati dopo la Seconda Guerra Mondiale: 414 conflitti nel mondo. Come afferma Antonio Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, viviamo in «un’epoca in cui il numero di persone in fuga dalle guerre ha raggiunto livelli record». Secondo le stime delle autorità (segue a pagina 2) A “L’Istrioneˮ “L’EREDITÀ DELLO ZIO CANONICO” a pagina 11 2 Prospettive - 28 giugno 2015 sommario al n. 25 PRIMO PIANO A Maletto un museo dedicato a Salvo Nibali _____3 Indietro nel tempo intervistando Prisuliana e il castello piangente ______5 La Casa dei Giovani gestisce beni confiscati alla mafia________________5 Giornalisti e garibaldini nella grande guerra ricordo di 150 eroi_________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________9 Iniziative della Caritas______9 DIOCESI Ricordate le due guerre mondiali al collegio Sacro Cuore di Gesù _______9 I militari della Guardia Costiera di Catania donano li sangue __________9 Happening all’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania ______________11 La IX sinfonia di Beethoven al “Bellini” _____________12 Direzione amministrazione e redazione: via Etnea, 8 95121 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via Etnea, 8 95121 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Grafica e impaginazione: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4 95124 Catania Pubblicità: a mod. 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La plastica grande scoperta che ha migliorato la qualità della vita, costituisce una delle prime cause di inquinamento del pianeta, un numero consistente di tartarughe e un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno dalla plastica, per ingestione o intrappolamento. Una corretta prassi di smaltimento diventa la proposta per contrastare il fenomeno. CARTA. Risparmiare sulla carta è un piccolo gesto che può produrre enormi benefici. Per ottenere una tonnellata di carta nuova servono infatti 15 alberi, 440mila litri d’acqua e 7.600 Kwh di energia elettrica. Un processo che comporta innanzitutto il disboscamento delle grandi foreste e quindi l’aumento delle emissioni inquinanti che queste sono capaci di assorbire. La produzione di carta riciclata invece, riduce l’inquinamento atmosferico. ACQUA. L’acqua, ha sottolineato il Papa nell’enciclica, è un bene prezioso ma limitato e sempre più persone rischiano di non averne a sufficienza. Negli ultimi decenni i consumi mondiali di acqua sono aumentati di quasi dieci volte. Nell’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie basterebbe prediligere il ciclo ecologico o quello breve, ma sempre a pieno carico, oltre a comprare modelli che necessitano di meno acqua: per le lavabiancheria si possono risparmiare anche 100 litri. Quando si lava l’auto meglio usare un secchio pieno invece di acqua corrente: risparmieremo circa 130 litri di acqua potabile ogni volta. Per lavare frutta e verdure si può riempire una ciotola con dell’acqua e un po’ di bicarbonato. Mentre fare la doccia invece del bagno significa un altro risparmio di 50 litri a volta. RIFIUTI. Una volta si buttava tutto insieme, senza pensarci troppo. Oggi fare raccolta differenziata è un comportamento virtuoso, a livello individuale e collettivo, e anche economicamente rilevante. Differenziare umido, carta e cartone, plastica, alluminio, vetro, metalli ferrosi, significa prima di tutto diminuire il consumo di materie prime. CIBO. Cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, non è solo un modo per rispettare chi ha meno, ma per creare le condizioni perché gli alimenti possano entrare in un circolo di ridistribuzione. C’è dunque molto che possiamo fare per limitare questo spreco. L’invito non è solo a sprecare meno, ma a fare il possibile per rimettere in circolo le eccedenze e ridistribuirle, come ad esempio fanno la Caritas o le organizzazioni tipo Banco alimentare. ANIMALI. Trattare con cura gli altri esseri viventi, si legge nella Laudato si’. Gli allevamenti intensivi, fabbriche di carne dove gli animali sono tenuti in condizioni innaturali, sottoposti a privazioni e sofferenze, sono tra le attività che più contribuiscono al degrado del pianeta. TRASPORTI. La maggioranza delle persone che si muove in auto lo fa per necessità. Partendo da questo bisogno si sono sviluppate nuove forme di mobilità basate sull’automobile: l’auto di gruppo e l’auto in condivisione. Meglio conosciute coi nomi internazionali di car pooling si indica l’utilizzo di una vettura tra un gruppo di persone allo scopo di ridurre i costi. Mentre Il car sharing, suggerisce un sistema di noleggio a brevissima durata: limitato al singolo spostamento. Avviato per ora solo in grandi città, prevede la presenza diffusa sul territorio di auto (di società private) che vengono utilizzate per brevi tragitti. ALBERI. Piantare un albero è un gesto fondamentale per esprimere la volontà di prendersi cura del nostro pianeta. Molte aziende impegnate nella sostenibilità, in particolare quelle industriali, decidono di piantare alberi per compensare le emissioni legate alla loro attività. L’albero, inoltre, che in città aiuta ad abbattere le temperature, è un potente fattore di ri-naturalizzazione del territorio, che permette di combattere e prevenire il consumo di suolo. Piantare un albero è poi un gesto simbolico: significa avere fiducia nel futuro. E impegnarsi perché sia migliore. LUCI. Quante luci utilizziamo quando siamo a casa? È una delle domande che Papa Francesco invita a porsi. Il tema è quello del risparmio energetico. Utilizzare solo la luce di cui abbiamo bisogno, e non sprecarla, significa infatti dover produrre meno energia, impiegare meno risorse energetiche. Non si tratta solo di spegnere lampade e lampadari quando si esce, ma di prendere quei piccoli accorgimenti che possono fare grandi differenze: l’utilizzo di lampadine a Led, che abbattono fino al 90% il consumo di energia; o le ciabatte con interruttore, che possono spegnere contemporaneamente molti dispositivi che utilizzano corrente elettrica (televisore, impianto stereo, computer). CONDIZIONATORI. Un passaggio della Laudato si’, paragrafo 55, cita il crescente uso dei condizionatori d’aria come esempio di «abitudini nocive di consumo». Più che una condanna dell’oggetto è un esempio di come, nella ricerca di un «profitto immediato», i mercati stimolano la domanda di oggetti il cui abuso può far danni. Nessuna condanna ai condizionatori, ma la moderazione in certi casi è necessaria. I guasti all’ambiente naturale ed umano, prodotti da una tecnologia asservita ad un’economia finanziaria, consumistica, selvaggia, sono esaminati dal Papa con profonda attenzione: dai cambiamenti climatici alla scomparsa di biodiversità allo sfruttamento della Terra - di Sorella Terra, allo spreco, ai rifiuti abbandonati a se stessi, a milioni di esseri umani deprivati di cibo ed acqua. Il Papa vede nell’impegno solidale, nell’economia solidale, in un’educazione che recuperi i valori di amore per il Creato, che è natura ed umanità, la via da perseguire con urgenza per evitare catastrofi. Certamente il documento del Papa, esige analisi approfondite ed ampie, e al di là dei commenti di effetto che accompagnano l’evento della pubblicazione, occorre uno studio diligente e accurato e l’eccezionalità delle modalità di presentazione: il Papa, con a fianco un grande teologo cristiano ortodosso e due scienziati, diventa metafora interpretativa di un’Umanità capace di Custodire il Creato! (continua da pag. 1) MOBILITÀ... Dal 1° gennaio alla fine di novembre 2014, nella regione del Corno d’Africa 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nella rotta che dall’Etiopia e dalla Somalia permette di raggiungere lo Yemen o successivamente l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo Persico. Nel sud-est asiatico, si stima che siano 54 mila le persone che hanno intrapreso queste traversate via mare nel 2014. In molti casi si tratta di persone in fuga dal Bangladesh e dal Myanmar e intenzionate a raggiungere la Thailandia, la Malesia o l’Indonesia. Nei Caraibi, inoltre, sono circa 4.475 le persone che hanno preso la via del mare dal 1 gennaio al 1 dicembre. Oltre alle traversate via mare, continuano le migrazioni attraverso i deserti (in Africa e in America), le steppe dell’Asia centrale, i corsi d’acqua, le montagne e i grandi valichi che la natura ha posto come ostacoli al movimento umano. (Fonte: Dossier Caritas Giornata Mondiale Rifugiato 2015) costiere e le informazioni confermate da altre attività di monitoraggio, nel 2014 almeno 348 mila persone nel mondo hanno tentato queste traversate per via mare. L’Europa, che confina con importanti conflitti a Sud (Libia) e Sud-est (Siria/Iraq), è stata destinataria del numero più elevato di arrivi via mare. Sono più di 200 mila le persone che hanno attraversato il Mediterraneo nel corso del 2014, quasi tre volte in più rispetto al precedente picco di circa 70 mila persone nel 2011, quando la guerra civile libica era in pieno svolgimento. «Nel 2014, i richiedenti asilo rappresentano la componente maggioritaria di questo tragico flusso. Il 50% circa degli arrivi è composto infatti da persone provenienti da Paesi di origine dei rifugiati (principalmente Siria ed Eritrea). Oltre al Mediterraneo, ci sono attualmente almeno altre tre rotte marittime utilizzate in via prioritaria sia dai migranti che dalle persone in fuga da conflitti o persecuzioni. ® ® 3 Prospettive - 28 giugno 2015 Genetica. I meccanismi dell’evoluzione Lo sviluppo regolato da piccole differenze ell’ottobre scorso, “NATURE” pubblicò un articolo dal titolo: La teoria dell’evoluzione ha bisogno di un ripensamento? I suoi autori sono i più eminenti Etologi ed Evoluzionisti contemporanei che studiano i processi evolutivi. I progressi nella comprensione dei meccanismi evolutivi di questi ultimi anni dipendono soprattutto dalla composizione dei genomi di molti organismi e dell’uomo, dalla conoscenza dell’espressione dei geni che compongono un genoma e delle loro mutazioni. Oggi, la biologia evolutiva dello sviluppo verifica in chiave evolutiva la struttura e le funzioni del genoma, analizzando il rapporto tra lo sviluppo embrionale e fetale di un organismo e l’evoluzione della popolazione cui tale organismo appartiene. Un apporto è stato dato dall’evoluzione molecolare cioè dalle modificazioni del DNA e delle proteine subìte nel corso dei millenni, le quali hanno modificato la regolazione dello sviluppo, subendo forti pressioni selettive per evolvere rapidamente nei diversi individui di una popolazione, i quali hanno evoluto adattamenti differenti soprattutto per sfruttare ogni fonte di cibo del loro ambiente, per la loro sopravvivenza, per riprodursi. Questo è quello che ha notato, ad es., Darwin nel 1832, studiando le moltissime diversificazioni dei fringuelli e il loro adattamento in lunghi archi di tempo evolutivo. L’enorme aumento dei dati molecolari disponibili e le loro analisi hanno permesso di affrontare molti punti irrisolti della ramificazione dell’albero evolutivo. Nuove morfologie possono emergere da nuove combinazioni di espressione genica e dall’enorme variabilità genetica sia normale che patologica. A ciò si aggiungono l’aumentata disponibilità di reperti paleontologici e la ricostru- N La diversità tra gli organismi è regolata dalla diversa espressione dei loro geni, piuttosto che dalla presenza di geni diversi zione delle condizioni climatiche ed ecologiche in cui l’intero processo si è svolto. Quando si parla di genoma si intende l’insieme dei geni di un organismo vivente ovvero del patrimonio genetico, contenuto nel DNA, il quale è presente in tutte le cellule che formano gli organismi viventi. È composto da una successione lineare di migliaia o milioni di 4 lettere, A,G,C, T, le quali rappresentano i caratteri alfabetici dell’informazione genetica. Una sequenza di tali caratteri, necessaria a formare almeno una proteina, costituisce un gene. E i geni, tramite l’RNA, in cui viene trascritta l’informazione genetica, forniscono alle cellule le istruzioni per costruire le proteine - che sono i costituenti fondamentali degli organismi viventi e sono ciò di cui è fatta la vita. Questo è il motivo per cui si dice che nel DNA sono racchiuse tutte le informazioni necessarie alla vita di ogni essere vivente. Questa organizzazione è comune a ogni essere vivente: dagli animali alle piante, dai batteri all’uomo. Ed è l’unica forma di vita che vi è sulla terra. Gli studi di genomica hanno dimostrato che i genomi sono ridondanti, modulari e soggetti a rimaneggiamento e rimodellamento. Questa plasticità è assicurata da fenomeni intragenomici, quali: le mutazioni geniche, la trasposizione, la conversione genica, la ricombinazione ineguale tra sequenze di filamenti di DNA non fratelli, e da stimoli ambientali, i quali interagendo col genoma ne modificano la risposta attraverso i meccanismi epigenetici. Tali meccanismi molecolari sono stati notati, ad es., nel sequenziamento dei genomi dei pesci cicladi, e pare siano coinvolti nei processi evolutivi di questi pesci e sulla loro strabiliante diversificazione nelle oltre 2500 specie esistenti. La genomica comparata ha dimostrato che esiste anche una grande conservazione di intere famiglie di geni, anche se si prendono in considerazione specie diversissime tra loro. Se ne deduce chiaramente che la diversità tra gli organismi è regolata dalla diversa espressione dei loro geni, piuttosto che dalla presenza di geni diversi. In questo secolo, ad es., sono stati completati il sequenziamento del genoma dell’uomo, del topo, del ratto e dello scimpanzè. Tutti e quattro questi mammiferi possiedono all’incirca lo stesso numero di geni. La loro sequenza rivela che il 99% circa di DNA di topo e del ratto ha una controparte diretta nell’uomo, inclusi i geni associati alle malattie. Eppure, esiste una grande differenza biologica tra questi esseri viventi. Solo l’1% dei geni di uomo, topo e scimpanzè è specificatamente presente in una delle tre specie. Inoltre, è stata scoperta nei genomi degli esseri viventi la funzione importantissima dei microRNA non codificanti, i quali agiscono da interruttori o accensori dei geni in specifici tessuti e organi. Molti di questi micro RNA ed es., sono pre- culum professionale spiccano gli incarichi di attività di protezione civile avuti durante il servizio svolto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri quale capo del Centro Operativo Emergenze e Mare: organizzazione del ponte aereo con le zone del sud-est asiatico colpite dallo tsumani al fine di garantire il rientro dei connazionali e degli altri cittadini stranieri present in zona, nonché per l’invio di primi aiuti alle popolazioni della Thailandia, dello Sri Lanka e delle Maldive. È insignito di tante onorificenze e decorazioni, tra cui il cavalierato negli Ordini di Malta e del Santo Sepolcro riconosciuti dalla Santa Sede. L’ammiraglio martello è sposato con la signora Maria Rosa Falcone e ha due figli: Elisa di 28 anni e Francesco di 25. ca, dalla possibilità di ricostituire un corredo cromosomico che consenta una corretta segregazione meiotica. E, in accordo col concetto biologico di specie, l’insieme dei genomi di questi individui interfecondi costituisce un pool genetico. In tali pool esiste una variabilità genetica determinata dalla presenza di diverse forme alleliche e di piccole variazioni strutturali nei genomi degli individui della stessa specie. Ed è tale variabilità allelica che determina caratteristiche fisiche di maggiore successo nella sopravvivenza e nella riproduzione rispetto ad altre, determinando un vantaggio selettivo; inoltre, la composizione del pool genetico nella generazione successiva dipende dalla composizione dell’insieme dei genomi degli individui che si sono riprodotti in virtù del loro maggiore vantaggio selettivo. In questo sta la selezione naturale di Darwin, il quale, però, non conosceva l’esistenza dei geni. La conclusione che si può trarre dall’articolo e dalle note soprascritte è che negli ultimi 20 anni si sono accumulate scoperte non più confutabili che mostrano come non tutto il gioco evolutivo sia di tipo genetico e selettivo. In particolare, lo sviluppo e le morfologie di una popolazione di individui, dai batteri all’uomo, dipendono in gran parte dal rapporto tra plasticità fenotipica, cioè, tra le svariate condizioni fisiche che un individuo può produrre se esposto a diverse condizioni ambientali ed epigenoma, che consiste in quei meccanismi cellulari che, in base alle modificazioni ambientali, sono in grado di accendere o spegnere l’azione dei geni, senza modificare la loro composizione; tale rapporto può causare anche la diversificazione delle specie. Alcune di queste variazioni nell’espressione e nella regolazione dei geni vengono in seguito stabilizzate dalla selezione e sono in grado di trasmettersi per più generazioni. Il punto della discussione sul futuro della teoria dell’evoluzione, che spazia dalle molecole ai fossili, mira a comprendere da dove veniamo e come si è evoluta la vita sulla Terra. Comunque, con l’Uomo l’evoluzione biologica si è fermata, è subentrata l’evoluzione culturale, cioè la sua capacità, unica tra tutti gli animali, di utilizzare le esperienze passate e costruire modelli scientifici sempre più nuovi. Così, si è passati dalla scoperta della ruota ai dispositivi informatici elettronici, alla computazione quantistica, alla conquista dello spazio. A.B. Filippo Uccellatore senti nell’Uomo ma non nello scimpanzè. Tali dati indicano che l’Evoluzione si sia basata sulla variazione più che sulla trasformazione dovute non alla trasformazione del singolo da una condizione ad un’altra bensì alla modifica della composizione del gruppo, del loro pool genetico attraverso le generazioni, del differenziamento biologico dovuto alla riproduzione all’interno di specie o popolazioni in assenza di selezione naturale. È stato evidenziato che tutti gli individui in uno stesso ambiente sono esposti a pressione selettiva e ha successo chi riesce a riprodursi. Non sopravvive il più adatto ma vengono eliminate le forme inadatte. Ciò è la sintesi delle mirabili intuizioni di Darwin che non conosceva i meccanismi di trasmissione genetica. Per quanto riguarda la riproduzione, un individuo appartiene necessariamente a un gruppo riproduttivo, il quale gli offre la possibilità di contribuire alla generazione successiva. L’appartenenza a tale gruppo dipende, tra l’altro, dalla scelta dell’abitat, dal riconoscimento del partner riproduttivo, dalla compatibilità gameti- Insediato a Catania il nuovo Direttore Marittimo Sicilia Orientale a mattina del 29 maggio ha avuto luogo nella base aeromobili della Guardia Costiera di Fontanarossa la cerimonia del passaggio delle consegne tra Direttori Marittimi, presieduta dal comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, Ammiraglio ispettore capo Felicio Angrisano. A cedere il comando, dopo quasi 7 anni di prestigioso e apprezzato servizio, è stato l’Ammiraglio ispettore dott. Domenico De Michele originario di Messina, promosso direttore marittimo della Puglia e capo del compartimento marittimo e comandante del porto di Bari. Ad assumere il comando della Direzione marittima della Sicilia orientale e del Compartimento Marittimo e del porto di Catania il Contrammiraglio Nunzio Martello, messinese di 56 anni, laureato in Giurisprudenza e abilitato alla professione di avvocato. Nel suo brillante curri- L 4 Prospettive - 28 giugno 2015 PRIMOPIANO A Maletto un museo dedicato a Salvo Nibali I reperti dell’Identità storica etnea er onorare e tenere vivo il ricordo del giornalista (fu caposervizio del settimanale “Prospettive”) e scrittore Salvo Nibali, nato a Maletto nel 1955 e scomparso prematuramente nel 2005 a Catania, l’amministrazione comunale malettese ha voluto dedicare a lui il museo civico che, riqualificato grazie al progetto “I musei dell’Identità storica etnea” del Distretto Taormina-Etna cofinanziato dall’Unione europea, è stato inaugurato il 30 maggio - nella ristrutturata sede di via Umberto, 409 - alla presenza delle autorità cittadine (con a capo il sindaco Salvatore Barbagiovanni), di Nino Borzi (presidente del Distretto Taormina Etna), dell’archeologa Maria Turco (intervenuta per conto della P Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Catania), della professoressa Simona Modeo (presidente regionale di SiciliAntica) e di un folto pubblico. Per l’occasione è stato promosso - curato e coordinato dalla sezione di Bronte-Maletto dell’Associazione SiciliAntica - un convegno di presentazione dal titolo “Il museo Civico Salvo Nibali di Maletto. Testimonianze dell’antica presenza umana, per la conoscenza, tutela e valorizzazione del comprensorio nord-ovest dell’Etna”. Dopo i saluti di rito e i ringraziamenti a quanti si sono prodigati nell’attuare il progetto, il sindaco Salvatore Barbagiovanni ha ribadito dopo aver evidenziato che quanto rinvenuto a Maletto costituisce un patrimonio di eccezionale impor- tanza e ricchezza - che «la sede, perfettamente restaurata e adeguata Riflessioni sulla disposizione d’animo di chi calca le orme di Cristo Lo sguardo amorevole della Chiesa il Signore, il buon Gesù che ancora una volta con la sua rete fitta vuole catturare la nostra attenzione; egli che insistentemente la getta in mare perché ha speranza di raccoglierci e perché desidera che noi non cadiamo nel trabocchetto doloroso dell’amo. Iniziamo da una scena, la prima: “Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc 10, 21). L’evangelista Marco descrivendo tutta la scena mostra un Gesù che come un bravo regista orienta l’obiettivo verso “un tale” stringendo la scena e fissandolo negli occhi per poi, nuovamente, allargare la scena e dare una panoramica d’insieme mostrando l’uditorio presente. 1. “Fissatolo”. Non certamente uno sguardo vago ma uno sguardo profondo e attento ai nostri bisogni; lo fissa negli occhi non per incutere timore ma per aprire un dialogo che da lì a poco si mostrerà ricco di contenuti; egli, il Signore fissa perché non sfugge, non si agita ma vuole penetrare discretamente dentro ciascuno di noi per stravolgere la nostra vita. Viviamo di tanti sguardi, forse troppo maliziosi ed evasivi, rivolti verso il vuoto; vediamo sguardi persi, disperati, tristi e malinconici. Così non siamo più in grado di fissare negli occhi per paura di essere scoperti, spogliati di È mille corazze che indossiamo. L’incrocio dei nostri sguardi è come un fulmine, un attimo che ci sfiora nel silenzio delle nostre metropoli. Quante persone vorrebbero sentirsi guardate dentro e non solo esteriormente? Quante persone per il modo di apparire vogliono attirare l’attenzione su di loro perché mai nessuno ha avuto il coraggio di guardarle dentro? C’è chi vorrebbe essere fissato negli occhi perché desidera essere ascoltato, perché desidera condividere le proprie ferite; eppure questo sfogo viene represso perché manca lo sguardo di chi apre la strada al dialogo. E in tutto questo c’è un dramma: un mancato incrocio di sguardi dialoganti. Ed è il Signore che fissa negli occhi con un desiderio ben preciso: vorrebbe che l’uomo, che io, guardasse fisso negli occhi di chi è perduto! Un insegnamento forte. Imparare a vedere gli occhi dell’anima, imparare a saper aprire gli occhi di chi è ancora nelle tenebre: solo con uno sguardo. 2. “lo amò”! Solo dopo aver ottenuto la complicità degli sguardi che apre al dialogo, il Signore ama di un amore incommensurabile, ma se questo amore non è corrisposto allora la parola è repressa. Solo quando il Signore Gesù trova un cuore disponibile dona se stesso in maniera incondizionata tale da infiammare chi ne è colpito. E solo così valgono le parole di Gesù: «Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Mc 10, 17-27). Sac. Fausto Grimaldi Scuola Maria Ausiliatrice Festa fine anno G li studenti della scuola secondaria di 1° grado dell’istituto paritario “Maria Ausiliatrice” al Borgo hanno vissuto, a conclusione dell’anno scolastico, un indimenticabile momento di gioa e di festa: i giovanissimi allievi si sono impegnati con entusiasmo per presentare ai familiari i prodotti delle diverse attività elaborate durante i lunghi mesi di lezione: laboratori di chitarra, latino, scrittura creativa, giornalismo, poesia, arte, danza e recitazione. Il momento più atteso è stata l’origi- nale interpretazione teatrale di “Peter Pan”, curata dalla maestra Rosaria Fallico: gli alunni si sono cimentati in ruoli di attori per dar vita al pittoresco mondo di sirene, fate, indiani e pirati in cui vive Peter Pan, il bambino che non vuole mai crescere. Accanto a lui Wendy e i suoi fratelli vivono una coinvolgente avventura nell’isola che non c’è; insieme a Peter i ragazzi decidono di crescere per diventare grandi...ma prima si divertono davvero tanto a danno dei pirati. La direttrice, sr Maria Trigila, e la preside, sr Margherita Di Rosa, hanno ringraziato i genitori intervenuti e hanno elogiato i ragazzi per l’impegno e la bravura dimostrati. Un grazie particolare è stato rivolto anche ai docenti Gaetano Cavallaro, Daniela Cirino, Angela Fichera, Laura Seminara, Elena Tarascio, Mario Condorelli, sr M. Lucia Mazzaglia e sr Angela Di Grazia per la dedizione dimostrata nell’azione educativa degli allievi e ai genitori rappresentanti delle classi per la collaborazione e la disponibilità dimostrate. Memorex alle nuove funzioni, accoglie - dopo una lunga attesa e una forte aspettativa da parte della comunità locale e degli addetti ai lavori - le testimonianze della plurisecolare frequentazione del territorio malettese» e ha poi affermato che occorre «sostenere la sinergia fra pubblico e privato, permettendo uno sviluppo culturale - grazie soprattutto alla tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-archeologico - che sostenga l’economia locale e che dia seguito agli sforzi di quanti si sono adoperati per preservare la memoria della comunità malettese». Il presidente del Distretto Taormina-Etna, Nino Borzì, ha invece sottolineato - dopo aver evidenziato come la destinazione a sede museale dell’ex macello ne ha favorito il completo recupero dal punto di vista strutturaleconservativo favorendo così la pubblica fruizione definitiva dei reperti archeologi - che «il compito del Distretto Taormina-Etna è stato quello di sviluppare una rete di musei d’eccellenza, e in quest’otti- ca si continuerà a utilizzare l’Ente come strumento di accesso alle risorse comunitarie che mirano alla valorizzazione del territorio» e che tra gli scopi precipui vi è «quella di puntare sulle aree vaste che hanno come attrattori i beni patrimoni dell’umanità, nei quali rientriamo perfettamente, e su questa linea faremo sistema, unendo le forze tra istituzioni e imprese». Realizzato nell’ex Macello comunale costruito nel 1952, il museo dedicato a Nibali, che fu anche cultore di archeologia e storia patria, accoglie - collocati in vetrine espositive di media e grande dimensione - reperti archeologici rinvenuti nel territorio malettese risalenti perlopiù a un arco cronologico che va dal Neolitico (tarda età del Rame e del Bronzo antico) al tardo Medioevo. Oltre a manufatti provenienti dagli scavi archeologici compiuti dal 1987 in poi dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania, nel museo che comprende anche una sezione demo-etno-antropologica costituita perlopiù da oggetti, manufatti e costumi della vita e della cultura contadina etnea che sono un formidabile strumento di conoscenza diretta delle usanze e tradizioni del passato nei paesi del versante occidentale dell’Etna - sono esposti reperti recuperati grazie a ricognizioni di superficie effettuate, nell’ambito di una fattiva collaborazione col Comune e con la stessa Soprintendenza, dalla Durham University. Si tratta di reperti rinvenuti, tra l’altro, in contrada Balze Sottane, in diverse grotte di scorrimento lavico e nelle contrade CavallaroGalatesa. Fortunato Orazio Signorello 5 Prospettive - 28 giugno 2015 PRIMOPIANO l’intervista Indietro nel tempo intervistando Prisuliana e il castello piangente vete mai udito il lamento di un castello? Non mi riferisco a storie di fantasmi che popolano turrite dimore svettanti su solitari promontori come atavici signori dominanti un borgo remoto o una campagna selvaggia e incolta. Questa che sto per riferirvi è una storia al confine tra leggenda e realtà conosciuta anche dai naviganti che sogliono veleggiare nelle notti silenziose lungo la costa dove si erge il maniero di Scilla. E così animata dalla curiosità di sondare la veridicità di questo fenomeno e approfittando di una giornata esente da impegni lavorativi, mi reco nella città di Messina. Qui mi accoglie il vento, brezza marina che piace e che ristora dalla canicola. È il respiro dello Stretto che dondola le foglie d’ulivo come una carezza materna al sole. È l’alito di una terra sempre viva che schiuma il mare e lo alza contro i monti, scuote la zagara e gioca con le nuvole. Sono lì nel Bosforo di Sicilia e vado alla ricerca di vestigia antiche, ataviche pietre in grado di raccontare fatti del passato. Quale passato? Cerco la Messina distrutta da un terremoto disastroso, non quello del 1908, ma un altro ben catastrofico, ancora indietro nel tempo. Era l’anno 1783. Vado alla foce dello Stretto, lì dove la terra assume la forma della falce, caratteristica che in epoca sicana fece attribuire il nome alla città di zankle e in lontananza scorgo un promontorio austero e da cui severo si erge un turrito maniero. Il sole sta tramontando e mostra all’osservatore il suo disco rosso che pian piano viene inghiottito dall’orizzonte. Il mare assume il color del vino, come nelle descrizioni omeriche. E lì feci un incontro insolito, straordinario. Mi venne incontro una fanciulla, la cui innocenza si leggeva nel suo volto soave. Pareva creatura più divina che terrena, un’anima che ben si sposava con A Tra realtà e leggenda Messina, precedente al terremoto del 1783 quel paesaggio che andava assumendo contorni irreali e così parlò: <<Il mio nome è Prisuliana nata dal vicerè di Sicilia. Mio padre irruento e imperioso mi volle rinchiudere in questo castello>>. Sono sorpresa, perché sento parlare di vicerè e noto che la fanciulla veste abiti di foggia settecentesca. L’incontro però m’incuriosisce e pertanto stimolo quella misteriosa e soave interlocutrice a parlare. Costei rivolge il suo sguardo blu verso il mare, i suoi fluenti capelli si muovono dolcemente al vento e con tono di mestizia soddisfa la mia richiesta: <<Al secolo, respinsi la proposta di matrimonio di uno dei prepotenti signorotti vestiti d’armatura e fasciati d’ingiustizia e la mia punizione fu questa prigione dorata in compagnia dei gabbiani e delle stelle, qui tra cielo e mare. E questa dimora sede di agguati e di violenze, pare fosse diventato nido di pensosa e amabile tristezza, compagno della mia sventura, queste pietre riuscivano quasi a comprendere il mio dolore, la mia solitudine>>. Mi scusi, ma la gente del posto parla di castello piangente? C’è un motivo particolare che motiva questa affermazione o trattasi di leggenda? <<Correva l’anno 1783 quando la città di Messina e il territorio limitrofo venne piagato dal terribile terremoto che sconquassò i centri abi- tati. Quei superstiti alla sciagura vennero soccorsi dalle mie mani, medicai le loro ferite, portai del pane agli affamati, vestii le loro nudità. Al calar delle ombre della sera, eludevo la vigilanza delle sentinelle e mi calavo dalla finestra della mia camera grazie a una lunga corda che ero riuscita a ricavare intrecciando le mie lenzuola e così mi consacravo a questo sacerdozio d’amore. Quegli sventurati mi consideravano I prodotti della conversione I prodotti dei terreni confiscati alla mafia di Castelvetrano, gestiti dalla Casa dei giovani, in vendita a Torino e a Londra, grazie alla collaborazione di una delle più antiche enoteche d’Italia. L’iniziativa nasce a seguito di una visita dell’imprenditore Francesco Rabbezzana, titolare dell’enoteca storica piemontese, attiva dal 1911 che nei mesi scorsi si era recato presso la “Casa dei giovani”, fondata e diretta da padre Salvatore l’Europa e il mondo. Tra i caduti, personaggi di primo piano: patrioti, nazionalisti, interventisti, neutralisti, politici, sindacalisti, massoni, radicali, socialisti, democratici, repubblicani, liberali, mazziniani, irredenti, garibaldini, poeti, scrittori, letterati, umoristi, vignettisti, disegnatori satirici, musicisti, registi del cinema muto, pittori anche futuristi, un consigliere comunale e segretario del partito radicale di Torino. Sono stati identificati il fratello dell’inventore del fotogiornalismo in Italia (Porry Pastore), l’autore di “Addio giovinezza” (Oxilia), il figlio dell’autore dell’inno della Federazione nazionale della Stampa Italiana (Vizzotto), nonché un colonnello dell’ufficio stampa del Ministero della Guerra (Giulio Bechi), ecc.. L’elenco dei giornalisti caduti comprende cattolici, non credenti convertiti al fronte, ebrei, un cappellano militare dell’Ordine di Malta, aristocratici, ecc.. Alcuni di loro erano nati all’estero, come il brasiliano Amerigo Rotellini, gli argentini Alfredo Casoli e Felice Suigo, redattori del Corriere della Sera e residenti in Italia, Vezio Lucchesi pilota di guerra e corrispondente dall’Egitto del Corsera. Lo Bue per constatare da vicino il ciclo produttivo. L’imprenditore, appreso che la comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti, produce prodotti biologici come olio, vino, olive in barattolo e anche conserve ha proposto al direttore don Salvatore Lo Bue di esporli a Torino. E nei giorni scorsi presso l’enoteca di Torino si è svolta una degustazione guidata ed esclusiva di vini e prodotti bio - nati dai terreni confiscati ai capi della mafia siciliana, accompagnati da pane nero di Castelvetrano, presidio Slow food della “Casa dei giovani” che utilizza i fondi confiscati per un progetto di agricoltura sociale. Nel corso della manifestazione è stato stretto un accordo in base al quale i prodotti coltivati nelle terre confiscate alla mafia saranno commercializzati. “La mia attività principale è quella di produttore di vini tipici piemontesi – afferma Francesco Rabbezzana – e non solo in Italia, ma anche a Londra, dove ho rilevato un’azienda e penso sia interessante allineare anche i vini siciliani. Per questo motivo stiamo redigendo un progetto di sviluppo e innovazione a livello nazionale e internazionale con cui intendiamo coinvolgere in una collaborazione commerciale la “Casa dei giovani” che produce prodotti biologici”. Alla manifestazione torinese era presente lo stesso don Salvatore Lo Bue, il vice direttore Biagio Sciortino, il sindaco di Castelvetrano Felice Errante ed altri operatori. Ringraziamo Francesco Rabbezzana che si è offerto di darci una mano – dichiara don Salvatore Lo Bue – che quando è venuto in Sicilia si è reso conto che non siamo imprenditori. Il suo aiuto si concretizza nella vendita del nostro vino speriamo di fare grazie a lui progetti europei”. Antonino Blandini Pino Grasso Per passione e non per professione Reggio Emilia, in occasione del centenario della prima guerra mondiale si è tenuto un seminario di formazione per giornalisti dal tema “Giornalisti e garibaldini nella Grande Guerra” con relazioni di Claudio Santini, giornalista e docente di deontologia al master di giornalismo Università di Bologna, su “La guerra tra informazione e propaganda”, Roesler Franz, storico del giornalismo, su “Anche i giornalisti muoiono in guerra. 150 eroi”, Anita Garibaldi, pronipote dell’Eroe dei due mondi su “I 6 fratelli Garibaldi e le legioni garibaldine nella Grande Guerra”. Furono tanti i giornalisti italiani che si arruolarono come volontari; il primo di loro a cadere in combattimento, però sul fronte dell’Argonne nella trincea di Four-de-Paris il 15 gennaio 1915, fu l’anconetano Lamberto Duranti, esempio di grande passione professionale e uno dei più noti rappresentanti del garibaldinismo post-risorgimentale. Era stato redattore della “Ragione” di Roma e collaboratore di testate come “La Luce Repubblicana”, “Il Popolo”, “La Provincia Romana”, “La Libertà”. Il suo infaticabile lavoro di cronista lo portò a fare il corrispondente nelle zone più a rischio: a Messina dopo il catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908, volontario in Albania nel 1911, durante la guerra greco-turca del 1912. Le ricerche effettuate da Pierluigi Franz, dirigente dell’Istituto nazionale previdenza giornalisti italiani (INPGI), in seguito al casuale ritrovamento negli scantinati del palazzo INPGI a Roma, di un lapide marmorea con incisi i nomi di 83 giornalisti caduti arruolati Nella foto Lamberto Duranti Stefania Bonifacio BAGHERIA. La Casa dei Giovani gestisce beni confiscati alla mafia Giornalisti e garibaldini nella grande guerra ricordo di 150 eroi A un angelo sceso dal cielo a consolare le loro lacrime, a lenire i loro dolori. Una notte la corda si ruppe e annegai nel profondo pelago di questa città. I gabbiani volavano basso, il vento soffiava e quello che si sentì fu un tonfo. E allora quel castello emise un gemito, un lamento, sì quella severa prigione mi chiamava con dolore, si perché quelle austere mura si erano affezionate alla mia persona. A distanza di due secoli e mezzo, ancora oggi sul far del vespro, il maniero piange, singhiozza il mio nome>>. Detto questo lentamente scomparve, lasciando una sensazione di mestizia e di speranza. L’ospite buona di quella turrita dimora era svanita tra i flutti. Il vento increspava le onde…. nell’esercito italiano, hanno appurato che sono stati 150 i giornalisti morti in guerra e i rappresentanti tutte le regioni d’Italia e numerose testate ancora attive: figurano direttori, vice direttori, redattori, corrispondenti ed inviati. Tante le onorificenze loro assegnate per le gesta eroiche compiute in prima linea, al fronte: 9 medaglie d’oro, 63 d’argento, 29 di bronzo, 4 croci di guerra, 5 promozioni al merito di guerra, una menzione dell’Ordine militare francese, una Croce britannica. Molti di loro, paradossalmente non sono stati scritti nell’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra. Lo storico Luciano Zani, con un gruppo di colleghi del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche de “La Sapienza”, si sta occupando di completare il lavoro di ricostruzione biografica per riprodurre una nuova lapide aggiornata con i nomi dei 150 giornalisti. Il seminario ha costituito anche un prezioso contributo sul silenzioso e spesso anonimo lavoro svolto dai tanti giornalisti inviati nelle zone di operazioni dai loro giornali per raccontare senza retorica e da vicino la cronaca nuda e cruda dell’immane tragedia vissuta dall’umanità nei 4 anni di guerra, feroce e fratricida, che insanguinò follemente 6 Prospettive - 28 giugno 2015 7 Prospettive - 28 giugno 2015 Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia LA RIVOLUZIONE della Tenerezza on abbiate paura della tenerezza.” Con queste parole don Carlo Rocchetta, teologo, già docente di Sacramentaria presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e fondatore del Centro Familiare “Casa della Tenerezza” di Perugia, ha accolto al Centro Congressi di Nicolosi, lo scorso 21 giugno, le famiglie della Diocesi di Catania intervenute al Convegno in preparazione al Sinodo ordinario sulla Famiglia e al Giubileo straordinario della Misericordia. L’incontro è stato organizzato dall’Ufficio per la Pastorale della Famiglia di Catania, dal Direttore Padre Salvatore Bucolo con la coppia responsabile Giorgio e Rosetta Amantia, in collaborazione con Padre Antonino Nicoloso e le famiglie della parrocchia “Spirito Santo” – Chiesa Madre di Nicolosi. Il relatore ha esordito ribadendo la necessità che il terzo millennio diventi tempo della tenerezza e della misericordia e l’audacia di Papa Francesco che, con la “Evangelii Gaudium”, ha inaugurato la “rivoluzione della tenerezza”, evidenziando il modo in cui l’uomo contemporaneo mendica apertamente il desiderio e la gioia di amare e di essere amato e come la tenerezza non sia una virtù del debole, ma un aspetto fondamentale del “volto materno di Dio e della Chiesa.” L’attenzione che la Chiesa nutre verso la tenerezza ha origine dalla Sacra Scrittura, dal termine raham, indicante il sentimento localizzato nella parte più profonda della persona, nelle sue viscere, e dal verbo “tendere”, cioè accoglienza dell’altro da sé, capacità di fare vuoto per diventare spazio ospitale per l’altro. Ecco quindi come la tenerezza sia intesa come “grembo di Dio Amore”, che non si stanca mai di perdonare. Da S. Margherita Maria Alacoque fino a S. Faustina Kowalska e alla Beata Madre Speranza, vi è stato uno sviluppo continuo della comprensione della misericordia di Dio, da cui ha avuto origine la riflessione teologica e pastorale della Chiesa, contenuta nel Magistero, sulla reciprocità fra la misericordia, intesa come comprensione verso gli ultimi, capacità di amare col cuore, attenzione ai bisogni dell’altro, e la tenerezza, sublime manifestazione del “pathos della sensibilità affettiva.” Dinanzi alla violenza che invade prepotentemente la nostra quotidianità, al linguaggio aspro e negativo che connota molte volte le relazioni sociali e “N familiari, all’egoismo e al clima pesante che generano senso di vuoto, depressione e paura, all’“analfabetismo affettivo” dirompente e dissacratorio, la Chiesa si fa portavoce del progetto di Dio per l’umanità attraverso la famiglia, sogno del Creatore nella storia, e gli sposi, nuclei di felicità, icona perfetta del Suo amore per l’uomo. Dunque, quale relazione tra gli sposi, la famiglia e la tenerezza? Come la relazione all’interno della Trinità può essere concretizzata dai verbi “accoglie- re, donare e condividere”, così all’interno della coppia e della famiglia la relazione è condivisione fatta carne attraverso il dono gratuito e incondizionato di sé e accoglienza senza riserve dell’altro da sé. Il legame che unisce e rafforza tale dinamica è il “linguaggio polifonico delle carezze nuziali”, carezze verbali, gestuali, comportamentali e simboliche. “Questo linguaggio”, afferma don Carlo Rocchetta, “ha un valore sacramentale, perché gli sposi, uniti nel sacramento del matrimonio, lo celebrano e lo rendono visibile attraverso la tenerezza. Più gli sposi si amano e si perdonano, più Dio è presente ed essi stessi diventano segno della presenza di Dio nella loro vita. L’azione dello Spirito Santo, soffio amante di Dio per la tenerezza degli sposi, è il testimone dell’amorevolezza del Padre e del Figlio e si effonde sugli sposi, affinché siano in grado di ri-innamorarsi ogni giorno”. Don Carlo Rocchetta ha concluso la sua relazione regalando alle famiglie intervenute preziosi consigli per coltivare quotidianamente la “spiritualità della tenerezza” attraverso l’ascolto, la positività, la sapienza e l’amore, la ricerca di “tempi forti” per la coppia e per la preghiera, la vicinanza ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia, culmine e centro della famiglia. L’intervento è stato seguito da un dibattito che ha focalizzato l’attenzione sui “vissuti concreti” degli sposi e della famiglia, che devono rifuggire dal “tenerume”, cioè dalle sdolcinatezze superficiali ed immature che tendono a soddisfare le proprie esigenze attraverso l’appropriazione dell’altro per sé, per giungere alla tenerezza, dono completo di sé per la felicità dell’altro. Durante l’incontro Padre Salvatore Bucolo ha presentato il nuovo sito della Pastorale per la Famiglia della diocesi di Catania (www.diocesi.catania.it/famiglia), inteso come “luogo di comunione”, dove “tutti si mettono al servizio di tutti” per far conoscere le iniziative della diocesi, perché la famiglia possa essere al centro dell’azione pastorale delle parrocchie e degli interventi di associazioni e organismi che si adoperano per il bene della famiglia e della società. Infine Mons. Genchi, Vicario Generale, ha celebrato l’Eucarestia fra canti di gioia e preghiere di gratitudine delle famiglie che hanno vissuto un momento forte di riscoperta della tenerezza e dell’amore fedele di Dio Amore per l’umanità. Giuseppe e Mariella Magrì Presentato nei locali della parrocchia Cuore Immacolato di Maria l’ultimo libro di mons. Antonio Legname LA FAMIGLIA àncora di salvezza della società a presentazione del volume “Salviamo la famiglia, tesoro e patrimonio dell’umanità. Dialogando con Papa Francesco sull’ecologia umana della famiglia” di mons. Antonio Legname ha raccolto, dopo la messa domenicale, nel cortile della parrocchia Cuore Immacolato di Maria al Viale Vittorio Veneto un numeroso pubblico di fedeli, amici e numerose coppie di fidanzati a conclusione del corso di preparazione al matrimonio. La presenza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, che ha scritto anche la presentazione del L volume, ha dato solennità all’evento. Dopo l’intervento del preside Giuseppe Adernò, tendente ad illustrare il contenuto del volume, la giornalista Adelaide Barbagallo ha guidato una speciale intervista all’autore, il quale ha risposto chiarendo il messaggio che la pubblicazione intende offrire all’attenzione dei lettori. L’atteggiamento di attenzione verso le famiglie “ferite”, la cultura dell’accoglienza e della misericordia che caratterizzano le linee guida del documento di preparazione al Sinodo di ottobre costituisce il file rouge del volume di mons Leg- name, quasi in continuità con la precedente pubblicazione “Francesco il traghettatore di Dio e percorre il magistero di Papa Francesco, attraverso l’originale dialogointervista immaginario tra il giovane Thomas e il Santo Padre. Il volume, edito da “Le nove muse” e dedicato ai Genitori Maria e Salvatore nel 57° anniversario di matrimonio, è strutturato in quattro parti, ponendo al centro la bellezza del matrimonio cristiano, il tema della comunione ai divorziati, l’atteggiamento di misericordia della Chiesa che diventa “zattera” di salvataggio e PGS per il cammino delle coppie ed infine la pastorale della giustizia con espliciti riferimenti ai problemi delle nullità matrimoniali. In appendice, dopo un ampio capitolo di conclusioni, si affronta anche il tema dell’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali e la teoria del gender che minaccia la famiglia. L’S.O.S. che richiama l’attenzione e sollecita un impegno a “salvare, difendere, proteggere la famiglia e prendersi cura dei figli, in risposta all’emergenza educativa, accende i riflettori sulla famiglia, soggetto di (segue a pagina 8) 8 Prospettive - 28 giugno 2015 DIOCESI Ricordate le due guerre mondiali al collegio Sacro Cuore di Gesù Dalla memoria un monito per il futuro La sera di venerdì 29 maggio, nella ricorrenza del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, maggio 1915, nel salone del Collegio Sacro Cuore di Gesù di via Milano, per iniziativa dell’associazione delle ex allieve della scuola curata dalle suore domenicane, è stata ricordata l’immane tragedia dei due conflitti mondiali che, nella prima metà del secolo XX, causarono decine di milioni di morti, con la presentazione del volume dell’Editore Agorà dal titolo “Quegli anni del Novecento. Guerre ed amori nel turbine del ‘Secolo breve’”, di cui è autore lo storico, filosofo e regista Giuseppe Paradiso che, con tale impegnativo lavoro, ha completato la trilogia di romanzi storici riguardanti vicende ed eventi svoltisi tra Ottocento e Novecento. La prof. Santuzza Quattrocchi, attivissima presidente del benemerito sodalizio, ha presentato l’autore che ha esposto le finalità socio-culturali del suo nuovo romanzo e il giornalista Antonino Blandini, intervenuto per focalizzare i principali episodi di storie di lacrime, di amori e di speranze narrati nel libro, tra le pieghe della follia militaresca e liberticida dei regimi autoritari e polizieschi. per quasi un anno l’Italia cercò di sottrarsi con la neutralità escogitata da quel grande statista che è stato Antonino di San Giuliano), alla ces- Fatti esposti nel contesto rigorosamente storico dei dolorosi ed epocali eventi, dall’attentato di Sarajevo, che diede l’avvio all “inutile strage tra i popoli belligeranti (alla quale (continua da pag. 7) LA FAMIGLIA... di Thomas, dall’adolescenza alla maturità. In questo libro-dialogo, Thomas chi rappresenta? Thomas è il portavoce della gente comune che, attraverso il linguaggio semplice e colloquiale, si pone tante domande, anche inquietanti e provocatorie, che avrebbe voluto rivolgere direttamente a Papa Francesco, qualora ne avesse avuto la possibilità. Ma sul tema della famiglia e anche sui divorziati risposati c’è un’abbondante letteratura. Qual è la novità del suo libro? Come ha scritto l’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, nella presentazione al libro, la peculiarità di questo libro è quella di trattare il tema del matrimonio e della famiglia sullo sfondo degli insegnamenti di Papa Francesco. Il libro è un compendio dell’insegnamento di Papa Bergoglio sulla famiglia. «Salviamo la famiglia», dice il titolo del libro. Da cosa bisogna salvare la famiglia d’oggi? Salviamo la famiglia dagli attacchi e dagli equivoci che la insidiano da ogni parte! Salviamo la famiglia da tutti i virus che la distruggono: divorzio, infedeltà, mentalità edonista, individualismo postmoderno e globalizzato. Salviamo la famiglia formando i giovani all’amore vero e responsabile. Salviamo la famiglia anche dai facili matrimoni, fatti in maniera superficiale, senza convinzione, senza fede e a volte solo per tradizione o per coreografia. Salviamo la famiglia dalle «nuove colonizzazioni ideologiche». Cosa si deve intendere per «colonizzazioni ideologiche»?. Per esempio, la «teoria del gender», della quale tratto nell’Appendice del libro, è una reale e pericolosa minaccia culturale e antropologica, capace di distruggere la famiglia nelle sue fondamenta. Il Papa ne ha accennato in diverse occasioni. Il rischio dell’uomo d’oggi è quello di sentirsi il “padrone del mondo” fino al punto da voler ribaltare il salvezza, tesoro e patrimonio dell’umanità, garanzia di futuro e di salvezza. La moda e la prassi dell’ordinaria strumentalizzazione dei valori connessi alla famiglia: fedeltà, amore, armonia, condivisione, non potrà andare contro l’istituto naturale della famiglia che unisce in un vincolo di amore un uomo e una donna e li rende genitori e artefici di nuove vite. “Il libro è una lunga intervista virtuale a Papa Francesco sul tema della famiglia. Perché ha scelto questo genere letterario? Questo libro nasce dal desiderio di dialogare con Papa Francesco su alcune tematiche di attualità che riguardano le sfide pastorali sulla famiglia. Non potendo colloquiare realmente con il Papa ho voluto immaginare questo dialogo come se fosse una lunga intervista virtuale del giovane Thomas, personaggio immaginario, al Vescovo di Roma. Ovviamente, quasi tutte le risposte alle domande di Thomas sono tratte dagli insegnamenti di Papa Francesco. Chi è Thomas? Thomas è figlio di genitori divorziati risposati, il quale ricorda che quando era adolescente, tutte le volte che partecipava alla Messa si rattristava nel vedere sua madre rimanere al suo posto senza poter fare la Comunione. «Mamma, perché non puoi fare la Comunione?» – le domandava «Chiedilo al Papa» – gli rispondeva puntualmente con tono amareggiato - «Lui riuscirà a trovare le parole giuste per spiegartelo». Questo è un dialogo immaginario in riferimento agli interlocutori, ma reale in quanto alla problematica trattata! Con questo lavoro letterario, mi sono voluto mettere «Nei panni di Pietro», per usare il titolo dell’omonimo romanzo di Morris West. Nel dialogo si alternano questioni elementari e questioni più complesse sul matrimonio e sulla famiglia, che seguono l’evoluzione culturale e linguistica sazione del mostruoso mattatoio della seconda guerra mondiale, all’inizio del maggio 1945. Le tragiche vicende che hanno insanguinato l’Europa e il mondo, ha precisato il prof. Paradiso, furono causate dai comportamenti schizofrenici di personaggi storici senza scrupoli, giunti al potere, i quali durante il loro governo tirannico cancellarono ogni regola e forma di umanità e calpestarono il valore immutabile dei principi universali del diritto naturale delle genti. Le vicissitudini personali e familiari dei protagonisti del romanzo (che fanno riferimento anche a personaggi siciliani come l’ambasciatore Filippo Anfuso, la contessa Maria Gravina Cruyllas, amante di D’Annunzio, ecc.) ripercorrono “l’infausto tragitto che condusse l’umanità verso una catastrofe di proporzioni storiche inaudite per crudeltà e ferocia”. Il libro narra episodi reali e verosimili relativi ai bui anni del “Secolo lupo” e ha come trama gli accadimenti che incendiarono il vecchio mondo della Belle Epoque, fino al crollo del nazifascismo. Infauste vicende causate dalla paranoia di arbitri sciagurati ed irresponsabili del governo di popoli di antica cultu- ra che imposero alle popolazioni obbedienza cieca e ignobili regimi che spensero il lume dell’intelletto ed imbarbarirono ogni possibilità di civile convivenza, in un travolgente furore infernale di morte e di violenza criminale. L’autore, che ha proiettato un interessantissimo videodocumentario sugli avvenimenti rievocati nel libro, con imparziale criterio di giudizio, ha focalizzato le dolorose e pietose vicissitudini dei personaggi, con l’intento educativo di perpetuare il ricordo di quell’aberrante periodo che insanguinò il mondo, affinché “non si perda la memoria di ciò che accadde in quei folli decenni e per dare soprattutto ai giovani la consapevolezza di quanto possa essere perverso il potere”, nella consapevolezza che, come ammonisce Primo Levi, “la memoria è un dovere per tutti gli uomini in quanto tali. Sarebbe mancare a un dovere il non trasmettere memoria di ciò che è accaduto”. piano della creazione. Qual è lo scopo del libro? Con questo libro voglio offrire una riflessione teologica, giuridica e soprattutto pastorale per riproporre la bellezza del sacramento del matrimonio e la gioia del Vangelo della famiglia specialmente a coloro che sono sfiduciati e a quanti preferiscono la semplice convivenza o il matrimonio solo civile. È un dato di fatto che molte famiglie cristiane siano ammalate e che è compito della Chiesa curarle. Ma come? Non ci sono ricette preconfezionate! Il Sinodo sulla famiglia ci sta aiutando a fare una buona diagnosi della malattia di cui soffre la famiglia oggi. Si tratta di una vera epidemia a livello mondiale. Non c’è dubbio che una delle cause della malattia della famiglia cristiana sia la crisi di fede. Non si deve neppure sottovalutare il virus dell’individualismo eccessivo che indebolisce i legami familiari e che trasforma ogni componente della famiglia in una monade di egoismo. La cultura del provvisorio e dell’usa e getta raffredda i sentimenti e rende tutto intercambiabile, non solo gli oggetti ma purtroppo anche le persone e le famiglie. Oggi c’è la tendenza a svalutare il sacramento del matrimonio e a ridurlo a un semplice rito con appannaggi coreografici e risvolti sociali! Bisogna ammettere che oggi c’è un forte divario, almeno nella prassi, tra l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia e il modo di pensare e di vivere il matrimonio di tanti cristiani. Lo so che sembra impossibile fare scelte per tutta la vita, dato che oggi tutto cambia rapidamente e niente dura a lungo. Come dice Papa Francesco: “questa mentalità porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: «stiamo insieme finché dura l’amore», e poi? Tanti saluti e ci vediamo. E finisce così il matrimonio”. Ma è bene dire che “il «per sempre» non è solo una questione di durata! Un matrimonio non è riuscito solo se dura, ma è importante la sua qualità”. La Chiesa deve fare i conti con i tanti fallimenti matrimoniali. È una vera sfida pastorale! Purtroppo! Un matrimonio naufragato è una profonda ferita nel corpo ecclesiale e sociale. In un certo senso è come una «bancarotta dolorosa» di tutto un capitale di propositi, impegni, sentimenti e sogni. E a questo va aggiunto il dramma dei figli che sono le vittime più colpite e più penalizzate dalla separazione e dal divorzio dei loro genitori. Lei ha scritto che la crisi della famiglia è anche una crisi di ecologia umana, in che senso? Oggi sono a rischio non solo gli ambienti naturali, ma anche gli ambienti sociali e tra questi l’ambiente familiare. Per questo occorre promuovere una nuova e sana ecologia degli ambienti umani per creare spazi idonei allo sviluppo e alla crescita delle nuove generazioni, che hanno il diritto di maturare in una famiglia con un papà e una mamma. Spero che non si arrivi mai a dire: “C’era una volta mamma e papà…”. In alcuni Paesi europei, per esempio in Francia, ma anche in qualche scuola materna e primaria in Italia, è stata abolita la festa della mamma e la festa del papà. Non è forse vero che il matrimonio e la famiglia stanno rischiando la devastazione a livello spirituale ma anche a livello materiale? Questo è un dato di fatto! Papa Francesco ha ricordato che in questo tempo di profonda crisi della famiglia appare sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. La famiglia tradizionale è destinata a scomparire di fronte alle molteplici nuove forme di famiglie riconosciute recentemente anche dal Parlamento Europeo di Stra- sburgo? La famiglia non è retaggio di un passato che non ritorna, ma è un bene da valorizzare, da custodire e da difendere contro gli attacchi della “società liquida”, nella quale il pensiero debole, i sentimenti e i legami familiari mancano di solidità. Uno dei fenomeni sociali più preoccupanti che stiamo sperimentando nel nostro tempo è il continuo aumento delle separazioni e dei divorzi anche tra i cattolici praticanti. E tanti giovani neppure si sposano e preferiscono convivere. Non si possono chiudere gli occhi di fronte ai drammi familiari, alla distruzione delle famiglie, ai bambini che soffrono per i conflitti, la separazione e il divorzio dei genitori; anche il crescente numero delle convivenze e dei matrimoni solo civili sono nuove forme limitative della grandezza del matrimonio. Ma per fortuna ci sono tantissimi matrimoni riusciti e in buona salute e su questi la Chiesa deve puntare con tutti i suoi mezzi pastorali. D’altra parte è responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia. Il libro è volutamente provocatorio sulle tematiche più dibattute che riguardano la pastorale familiare nelle situazioni più difficili, come per esempio i conviventi senza matrimonio, i divorziati risposati, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ecc. Alcune problematiche sulla famiglia interpellano la Chiesa con urgenza. Non possiamo verniciare le questioni più spinose. Come dice Papa Francesco, ci vuole più audacia e coraggio apostolico. I tempi lo richiedono! Sono convinto che il futuro della società passi attraverso la famiglia, “capolavoro di Dio”; se vogliamo salvare la nostra civiltà dobbiamo fare di tutto per salvare la famiglia, «tesoro e patrimonio dell’umanità». Blanc Adelaide Barbagallo 9 Prospettive - 28 giugno 2015 DIOCESI I militari della Guardia Costiera di Catania disponibili alla donazione di sangue Una goccia nel mare del bisogno militari e il personale della Base Aeromobili e 2° Nucleo Aereo della Guardia Costiera di Catania, in linea con il principio che contraddistingue la loro professione, ovvero “la salvaguardia della vita umana in mare”, si sono resi disponibili alla donazione del sangue e rinnovato anche quest’anno il gesto di solidarietà iniziato nel giugno del 2012 e da allora, per due tre volte l’anno, oltre 40 militari e personale della Base donano il sangue permettendo la raccolta di circa 12 unità di sangue per giornata di raccolta. Quest’anno l’ottava giornata è stata realizzata il 16 giu- I Fondaz. Beato Card. Dusmet Fondo di Solidarietà Antiusura Via Porticello 10 95131 Catania (CT) Tel. Segreteria 095 7169067 Tel. Primo Ascolto 345 2995483 gno. Grazie all’autoemoteca, Vincenzo Caruso, direttore UOD Talassemia dell’Arnas Garibaldi e direttore sanitario donatori di sangue Advs – Fidas, con i suoi collaboratori ha eseguito le donazioni e i controlli sanitari previsti dalle vigenti norme. Il Comandante della Base Aeromobili GC, Alfio Distefano ha incoraggiato l’iniziativa, in quanto “rappresenta un’occasione per essere vicini alle persone che hanno bisogno. Le Istituzioni devono essere esempio a sostenere i più deboli”. Vincenzo Caruso ha spiegato che “in Sicilia abbiamo quasi un’autosufficienza, non importiamo più sangue da altre regioni, anche se occorre ridistribuire le disponibilità in quanto Catania e Messina sono carenti, mentre Ragusa e Palermo sono più autosufficienti. Donare è importante ma ancora oggi s’incontrano resistenze culturali, paure, timore del mercato nero del sangue ormai di un passato lontano. Per dare maggiore incoraggiamento a donare, la Regione Sicilia in questi giorni d’estate, ha messo su una Presidente Commissione Diritti Umani Assemblea Parlamentare Osce in visita all’Help Center Giornata Mondiale del Rifugiato a Caritas di Catania come uno degli esempi virtuosi da seguire nel campo dell’accoglienza ai migranti in Europa”. Questo è quanto emerso dalla visita dell’On. Isabel Santos, Presidente della Commissione Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che si è recata all’Help Center, sabato 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. La visita istituzionale si è inserita in un fitto calendario di incontri tra Roma, Catania, Lampedusa e Mineo ed ha coinvolto numerose ONG impegnate ad alleviare la crisi umanitaria nel Mediterraneo. Il Direttore della Caritas, don Piero Galvano, durante l’incontro ha presentato i vari servizi che vengono svolti all’Help Center per i cittadini catanesi in difficoltà, i migranti e i senzatetto della città. Soprattutto ha esposto problematiche e probabili soluzioni per risolvere le numerose emergenze umanitarie in atto. In particolare al dramma dei minori stranieri non accompagnati che una volta sbarcati in Sicilia possono finire preda della criminalità organizzata. Al termine il Direttore Caritas ha auspicato come la visita istituzionale dell’On. Santos possa servire a svegliare le coscienze dell’Europa e spingere i governi a trovare adeguate soluzioni per risolvere l’emergenza migranti. All’incontro erano presenti anche la senatrice italiana, Cristina De Pietro, membro dell’Assemblea Parlamentare Osce, Antonella Usiello, Ufficio dei Rapporti con le Istituzioni dell’Unione Europea, Angelo Villari, Assessore al Welfare del Comu- “L ne di Catania e Giulio Ciccia, componente della Commissione territoriale per i richiedenti asilo. ® campagna di promozione per la donazione del sangue. La consapevolezza è importante: non costa nulla donare, necessario è essere in buona salute, avere un’età compresa tra i n occasione del Ramadan si rinsalda la collaborazione tra la Caritas Diocesana e la Comunità Islamica di Catania. Alla vigilia del mese sacro dei musulmani, dedicato alla preghiera e al digiuno da mattino a sera, sono stati donati alimenti di prima necessità per la Moschea di piazza Cutelli n° 6. Cosi, grazie alla donazione effettuata, nei locali adiacenti alla moschea, anche i fratelli musulmani che non potranno recarsi alla mensa dell’Help Center, riceveranno un pasto caldo. Una scelta dettata dal fatto che la mensa chiude alle 20:00, orario che non si concilia con il tempo dell’ultima preghiera giornaliera. Un gesto che rinsalda il dialogo religioso con la Comunità Islamica di Catania ribadendo l’impegno della Caritas a costruire un ponte tra due cul- donazione “multicomponent”, cioè due o più emocomponenti (plasma, piastrine, globuli rossi e piastrine). I dati della talassemia in Sicilia continuano a essere molto alti. “Al Garibaldi – aggiunge Caruso - sono circa 250 i pazienti talassemici in cura. Lo scorso anno hanno consumato oltre 6000 unità di sangue se consideriamo che il fabbisogno di un paziente è di 1-3 unità di sangue ogni 15-20 giorni”. “I gruppi sanguigni più carenti sono quelli negativi. La collaborazione di più donatori ci permette di soddisfare le esigenze soprattutto in emergenza”. Donare il sangue fa anche bene al donatore, un gesto che gli consente di controllare anche il suo stato di salute. Margherita Montalto Notizie in breve dal 29 giugno al luglio Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 29 • Ore 18.30 Gravina di Catania, parrocchia S. Paolo: celebra la S. Messa. Signore: saluta i ragazzi del Grest parrocchiale. • Ore 19.00 S. Pietro Clarenza, Chiesa Madre: celebra la S. Messa. Martedì 30 • Ore 13.00 Catania, Ristorante Mangia: prende parte ad un momento di fraternità organizzato dal Circolo Femminile S. Agata. Venerdì 3 • Ore 9.30 Arcivescovado: presiede l’incontro della Commissione per la Formazione permanente del Clero. Mercoledì 1 • Ore 12.00 Catania, Arcivescovado: incontra i sacerdoti che celebrano il X Anniversario di ordinazione e celebra la S. Messa. • Ore 18.30 Troina, OASI: concelebra per il 70° anniversario di ordinazione del Fondatore, P. Luigi Ferlauto. Sabato 4 • Ore 19.00 Sarro, parrocchia S. Vincenzo Ferreri: celebra la S. Messa. Giovedì 2 • Ore 9.30 Catania, Seminario: incontra i professori del S. Paolo. • Ore 17.30 Catania, parrocchia Risurrezione del Ramadan, dalla Caritas alimenti PER LA MOSCHEA DI CATANIA I 18 anni e i 65 anni. Si può donare tre o quattro volte l’anno, con cadenza trimestrale. Non bisogna avere timore di donare, perché per rendere omogenea la raccolta di sangue, i centri sono accreditati dalla Regione e seguono le disposizioni legislative, in allineamento con le raccomandazioni europee, che definiscono i protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore. Questo permette di creare parametri di sicurezza per chi riceve”. In base alle caratteristiche fisiche ed ematologiche del soggetto, il candidato donatore può anche essere indirizzato alla ture per la promozione di valori come pace e solidarietà. “Ma soprattutto – ha sottolineato il Direttore Caritas, don Piero Galvano - è l’inizio di una collaborazione a livello ‘culturale’a beneficio di tanti immigrati che vivono nella nostra città. Dio è Misericordioso e Provvidenza. Siamo tutti figli dell’unico Dio: come noi abbiamo ricevuto cosi doniamo ai fratelli musulmani”. Sentito ringraziamento è stato espresso da Ismail Bouchnafa, Direttore della Moschea di Catania e Vice Presidente della Comunità Islamica di Sicilia: “La Caritas in questi anni ha sempre offerto ospitalità ai fratelli musulmani in difficoltà, ringraziamo per la donazione fatta in occasione del Ramadan, testimonianza di un’integrazione positiva tra cristiani e musulmani”. ® AVVISO AI SACERDOTI Non esiste alcuna convenzione ne accordo da parte della diocesi che accrediti rivenditori di protesi acustiche. IL VICARIO GENERALE Domenica 5 • Ore 18.30 Valcorrente, parrocchia S. Maria delle Grazie: celebra la S. Messa. • Ore 20.30 Catania, parrocchia S. Croce: saluta i partecipanti alla conclusione dei giochi senza frontiera organizzati dalla parrocchia. ® 10 Prospettive - 28 giugno 2015 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo DIO AMA L’UOMO XIII DOM T.O. / B - Sap1,13-15;2,23-24;Sal 29,2.4;5-6;11-20a- 13b;2Cor 8,7.9.13-15;Mc5,21-43 Secondo la Sapienza Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi: Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano, non solo ma le cose create sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra. La giustizia è immortale. Come se queste dichiarazioni non bastassero, afferma ancora che Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità e lo ha fatto immagine della propria natura. Da parte di Dio c’è tutta la buona volontà di bene, l’uomo addirittura è immagine della natura di Dio. L’invidia del demonio ha introdotto nel mondo la morte e ne fanno esperienza coloro che le appartengono. Se la creazione è avvenuta secondo quanto il libro della Sapienza descrive, le differenze sono dovute alle opere del diavolo. Paolo mette in questione il comportamento dei cristiani. Scrive ai Corinti che sono stati ricchi in ogni cosa nella fede, nella parola, nella conoscenza in ogni zelo e nella carità così come egli ha insegnato. Debbono essere larghi anche in quest’opera generosa: la colletta per i poveri di Gerusalemme. Come Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per loro perché diventassero ricchi, anche loro devono fare altrettanto perché vi sia uguaglianza. Per il momento la loro abbondanza supplisca alla loro indigenza come sta scritto: “Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno”. Questa reciprocità è stupenda. Gesù nel vangelo dimostra a Giairo e ai presenti che l’umiltà porta la salvezza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporre le mani perché sia salvata e viva”. Anche l’umiltà della donna sofferente delle perdite di sangue dimostra che con l’umiltà si può avere la salvezza: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. Il dare ed il chiedere con umiltà e la reciprocità fanno parte della logica di Dio e del suo amore, che noi dobbiamo realizzare sulla terra. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Il fondamento Tt 2,11-15 In pochi versetti Paolo sintetizza la vita cristiana. Alla base degli insegnamenti precedenti c’è un fondamento: È apparsa la grazia di Dio, che porta la salvezza a tutti gli uomini. Questo è il fondamento della nostra fede. In conseguenza di ciò i comportamenti devono essere: rinnegare l’empietà e i desideri mondani, vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Il tutto nell’attesa della bella speranza e della manife- stazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Segue l’annuncio: Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. “Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi”. L.C. Il contrario della paura non è il coraggio, da scovare a fatica nel fondo dell’animo, ma è la fede Il Signore che porta salvezza Fede Gesù cammina verso la casa dove una bambina è morta. Cammina ed è Giairo, il padre, a dettare il ritmo; Gesù gli cammina vicino, offre un cuore perché possa appoggiarvi il suo dolore: «Non temere, soltanto continua ad aver fede». Ritorniamo alla Parola di Dio. Dallo sguardo alla realtà come opera della santissima Trinità, mediante la Parola di Dio, possiamo comprendere le parole dell’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» . È molto bello osservare come già tutto l’Antico Testamento si presenti a noi come storia nella quale Dio comunica la sua Parola: infatti, «mediante l’alleanza stretta con Abramo e per mezzo di Mosè col popolo d’Israele , egli si rivelò, in parole e in atti, al popolo che così s’era acquistato, come l’unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti . Nato da donna Questa condiscendenza di Dio si compie in modo insuperabile nell’incarnazione del Verbo. La Parola eterna che si esprime nella creazione e che si comunica nella storia della salvezza è diventata in Cristo un uomo, «nato da donna» . La Parola qui non si esprime innanzitutto in un discorso, in concetti o regole. Qui siamo posti di fronte alla persona stessa di Gesù. La sua storia unica e singolare è la Parola definitiva che Dio dice all’umanità. Da qui si capisce perché all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Il rinnovarsi di questo incontro e di questa consapevolezza genera nel cuore dei credenti lo stupore per l’iniziativa divina che l’uomo con le proprie capacità razionali e la propria immaginazione non avrebbe mai potuto escogitare. Si tratta di una novità inaudita e umanamente inconcepibile: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Queste espressioni non indicano una figura retorica, ma un’esperienza vissuta! A riferirla è san Giovanni, testimone oculare: «noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità». La fede apostolica testimonia che la Parola eterna si è fatta Uno di noi. La Parola divina si esprime davvero in parole umane. La tradizione patristica e medievale, nel contemplare questa «Cristologia della Parola», ha utilizzato un’espressione suggestiva: il Verbo si è abbreviato. I Padri della Chiesa, nella loro traduzione greca dell’Antico Testamento, trovavano una parola del profeta Isaia, che anche san Paolo cita per mostrare come le vie nuove di Dio fossero già preannunciate nell’Antico Testamento. Lì si leggeva: “Dio ha reso breve la sua Parola, l’ha abbreviata”. Il Figlio stesso è la Parola, è il Logos: la Parola eterna si è fatta piccola – così piccola da entrare in una mangiatoia. Si è fatta bambino, affinché la Parola diventi per noi afferrabile. Adesso, la Parola non solo è udibile, non solo possiede una voce, ora la Parola ha un volto, che dunque possiamo vedere: Gesù di Nazareth. Seguendo il racconto dei Vangeli, notiamo come la stessa umanità di Gesù si mostri in tutta la sua singolarità proprio in riferimento alla Parola di Dio. Egli, infatti, realizza nella sua perfet- ta umanità la volontà del Padre istante per istante; Gesù ascolta la sua voce e vi obbedisce con tutto se stesso; egli conosce il Padre e osserva la sua parola ; racconta a noi le cose del Padre ; «le parole che hai dato a me io le ho date a loro» . Pertanto Gesù mostra di essere veramente la Parola di Dio che si dona a noi, ma anche il nuovo Adamo, l’uomo vero, colui che compie in ogni istante non la propria volontà ma quella del Padre. Egli «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» . In modo perfetto, ascolta, realizza in sé e comunica a noi la Parola divina. La missione di Gesù trova infine il suo compimento nel Mistero Pasquale: qui siamo posti di fronte alla «Parola della croce» . Il Verbo ammutolisce, diviene silenzio mortale, poiché si è «detto» fino a tacere, non trattenendo nulla di ciò che ci doveva comunicare. Suggestivamente i Padri della Chiesa, contemplando questo mistero, mettono sulle labbra della Madre di Dio questa espressione: «È senza parola la Parola del Padre, che ha fatto ogni creatura che parla; senza vita sono gli occhi spenti di colui alla cui parola e al cui cenno si muove tutto ciò che ha vita». Qui ci è davvero comunicato l’amore «più grande», quello che dà la vita per i propri amici . In questo grande mistero Gesù si manifesta come la Parola della Nuova ed Eterna Alleanza: la libertà di Dio e la libertà dell’uomo si sono incontrate nella sua carne crocifissa, in un patto indissolubile. P. Angelico Savarino 11 Prospettive - 28 giugno 2015 Al teatro L’Istrione “L’eredità dello zio canonico” chiude la stagione l teatro L’Istrione gran successo per “L’eredità dello zio canonico” commedia in tre atti con la regia di Valerio Santi e Francesco Russo. L’eredità Dello Zio Canonico scritto da Antonino Russo Giusti nel 1923 è una commedia la cui ironia scaturisce dalla drammaticità della vita, una vita d’altri tempi, una vita diversa, quella del dopoguerra. Un’opera che ha mantenuto nel tempo il suo A ci hanno lasciato”. L’esilarante commedia che oltre a mettere in evidenza il talento raffinato di attori del nostro panorama, sprona il pubblico a riflettere su quel mondo impoverito dal “dio denaro” e così tra gag ed equivoci assumendo a tratti i toni della farsa, la commedia racconta le disgrazie di Antonio Favazza, dopo aver dedicato la vita allo zio canonico, si ritrova senza una lira perché l’eredità milionaria è attori eclettici. Tra egoismo, servilismo, maldicenza, arroganza ed ipocrisia lo spettatore si diverte ma riflette. Una scenografia molto curata: casa Favazza con i paralumi decorati comprati a credito e poltrone damascate; lo studio notarile in cui si svolge la tragedia del personag- Una COMMEDIA tra satira e divertimento valore grazie anche alla maestria di interpreti del calibro di Angelo Musco che nel 1934 ne interpretò persino una versione cinematografica con l’ineguagliabile Rosina Anselmi della quale ricorre quest’anno il 50° anniversario della sua scomparsa, e dell’altrettanto ineguagliabile Turi Ferro che nel 1984 restituì al teatro una sua memorabile rivisitazione, o altri come Mangiù la cui edizione è tra le più ricordate dai catanesi. I registi sono riusciti a creare dinamiche teatrali di effetto attraverso una trama narrativa tradizionale, ma aggiungendo freschezza tipica del nuovo, trasformandola in un vero e proprio evento teatrale, un’Eredità assolutamente diversa, come viene sottolineato da Valerio Santi e Francesco Russo, poiché partendo da ciò che - appunto - “abbiamo ereditato dai padri e dalle madri del teatro di tradizione, riproponiamo al pubblico una versione totalmente nuova ricca di lazzi e di trovate non più fossilizzati nella memoria e soprattutto ricca di energia, un’energia giovane, quella che serve a risollevare il nostro teatro dal baratro dell’indecenza in cui purtroppo – grazie all’abuso di molti – è finito da un pezzo”. L’impianto registico della commedia è un impianto musicale, la cui partitura si dipana atto per atto come una nuvola magica un’area di suoni ricchi di vivace popolarità, creando nell’immagine collettiva luoghi come il Fortino, la Civita, accanto alla modernità della confusione tragica degli ospedali, del mercato e delle strade. Il pubblico si riconosce nel suo territorio catanese intrecciato nei complessi meccanismi della sopravvivenza, ed ecco il mix di antico e moderno che riporta quelle pagine fascinose di Antonino Russo Giusti e magari, come osservano i registi “Giusti riderebbe insieme a noi su ciò che lo ha reso così celebre e immortale”. “Portare in scena, osserva Valerio Santi che ha curato anche la scenografia, un testo di tradizione popolare come L’eredità può a primo impatto sembrare una scelta facile e scontata, ma ciò lo è solo ed esclusivamente quando lo si ripropone con leggerezza, sottovalutando il valore drammaturgico e soprattutto quando si tende a rappresentare la brutta copia di ciò che i nostri predecessori contesa da due famiglie e, dopo una serie di peripezie riusciranno a trovare un accordo per accaparrarsi gli averi del defunto. Sul palco con l’istrionico cavaliere Amore interpretato da Valerio Santi, coinvolgente ed entusiasmante, un cast brillante di gio che si scopre pieno di debiti invece che di possedimenti; di nuovo la casa ormai spoglia in cui si consuma la miseria ritrovata della famiglia, ma si realizza il ribaltamento finale. La vicenda dell’eredità contesa dai tre nipoti del ruvido zio prela- to si intreccia con storie parallele che affascinano il pubblico in quell’emisfero tragico-comico. La pazienza e l’ingenuità del cavaliere Amore si oppongono alla prepotenza dei cugini la straordinaria Maddalena (Rosaria Francese) e Don Santo (Aldo Mangiù) malandrino di facciata, o alla violenza iperbolica di Turi Nasca (Aurelio Rapisarda). In tutto ciò si impone la sinergia di intenti fra la regia che è riuscita a impostare i movimenti scenici e gli abili attori che hanno sviluppato i personaggi interpretandoli in modo efficace, rispettando i tempi rigidi della necessità del comico. Artemisia Happening all’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania La scuola apre all’ascolto e alla comunicazione stato realizzato un happening all’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” che ha richiamato molti partecipanti riscuotendo notevole successo. Un evento inserito nel progetto “Una scuola per pensarsi: teatro ascolto e comunicazione” per la creazione di un laboratorio teatrale e all’apertura di uno spazio-ascolto per studenti, alle tecniche di modellamento per insegnare e apprendere. Responsabile dello spazio-ascolto, comunicazione al servizio della scuola, Dott. Antonio Pittalà insieme alla prof. Enza Ciraldo, entrambi garanti del progetto. Una giornata dedicata dalla scuola ai ragazzi per pensare “got talent Alberghiero’s”, per esprimere le loro emozioni ma anche per scaricare i loro problemi, le loro difficoltà in sinergia con il mondo della famiglia, degli amici, attraverso il canto, la danza, la musica e le poesie. È una possibilità offerta dall’Istituto di incontro e confronto che ha avuto la condivisione di tanto pubblico, con performance alquanto creative e innovative; tutti hanno cantato e ballato insieme personale È docente e collaboratori in modo libero …. È un modo anche per agganciare i giovani all’esterno attraverso lo spettacolo, offrendo un servizio territoriale. Si sono esibiti nei loro virtuosismi alla chitarra il prof. Di Stefano Salvatore, docente di inglese con il figlio Giuseppe. Hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo finale: La danzaterapista Stefania Micale la Musicoterapista Vera Loiacono insieme agli allievi dell’istituto alberghiero e i ragazzi del corso serale: Consoli Agata, Diblanca Andrea, Faro Ele, Greco Greta, La Rosa Cristal, Nicotra Gaia, Panebianco Marco, Platania Giorgio, Pellegrino Simona, Tosato Costanza; per il corso serale Astorina Federica, Strazzulla Graziella, Cuba Peppe. Il Dirigente scolastico Dott. Daniela Di Piazza entusiasta per la partecipazione e il successo dell’evento ha sottolineato “La Scuola rappresenta uno spazio indispensabile per la crescita sia di studenti che di insegnanti. Questo avviene all’interno di un contesto di relazione in cui “essere” diviene spunto di osservazione per colui che osserva. I cambiamenti sociali a cui assistiamo richiedono grandi capacità di adattamento sia da parte di chi insegna che da parte di chi apprende. Nella scuola si sente sempre più l’esigenza di fare esperienza pratica e apprendere strategie per poi potersi spendere sia nell’interazione con gli altri che nel mondo del lavoro”, continua soddisfatta “ci sono ragazzi che in classe non parlano, qui hanno espresso le loro pulsioni emotive, hanno parlato dando il meglio di se stessi”. Pittalà fa notare con rammarico che c’è stata una richiesta di partecipa- zione talmente alta, che alla fine non si è potuto soddisfare per tempo e si augura al prossimo incontro di recuperare. Rimarca con toni incisivi “un’attività altamente formativa che grazie all’Istituto, offre con lo spazio di ascolto a tutti gli studenti e non solo, il laboratorio di teatro per sviluppare competenze pratiche in un clima relazionale positivo, volto all’apprendimento e al benessere; l’esibizione fiale è stata la sintesi della positività dell’iniziativa per far conoscere competenze sociali e assertive nel rapportarsi con gli altri”. Il progetto durante l’anno ha offerto la possibilità di incontro e confronto con i genitori per comprendere le difficoltà che naturalmente possono sorgere nei rapporti con i figli. È un sostegno alla crescita. Lella Battiato 12 Prospettive - 28 giugno 2015 RUBRICHE La IX sinfonia di Beethoven, quinto titolo della stagione di lirica e balletti del “Bellini” Un gioco di canto e controcanto per armonie evocative a partitura pianistica delle sinfonie di Beethoven (strumento col quale il genio musicale di Bonn appuntava e componeva) è di sorprendente linearità e semplicità, a differenza di quella delle 32 meravigliose sonate per pianoforte. Immaginiamo e arguiamo, quindi, che il Grande Maestro, nel fissare le sue immortali armonie, sapesse già a quali poderose orchestrazioni avrebbe dato vita nelle sue mitiche sinfonie. Ben altra cifra e spessore troviamo nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt “copia d’autore” come chiosa acutamente Giuseppe Montemagno nel pregevole testo redatto per il libretto di sala distribuito a supporto dell’operazione immaginata e realizzata dalla Compagnia Zappalà Danza La Nona (dal caos, il corpo), quinto appuntamento della stagione di lirica e balletti 2015 del Teatro Massimo “Bellini” di Catania. Il terzo step del progetto Transiti Humanitatis di Nello Calabrò e Roberto Zappalà evolve ed esula dalle precedenti riflessioni al femminile (Invenzioni a tre voci e Oratorio per Eva) verso l’umanità tutta, al cospetto dell’immortale innovativo monumento musicale sinfonico di Ludwig Van Beethoven, culminante nell’Inno alla gioia di Friedrich Schiller, ripreso e richiamato, con motivazioni e intenti celebrativi diversi, nell’inno d’Europa. Straordinaria e bene a registro l’esecuzione dei due pianisti, Luca Ballerini e Simona Cafaro, che nel gioco di canto e controcanto hanno fatto risuonare nella straordinaria sala armonie significative ed evocative a sostegno dell’azione scenica coreutica: la “copia d’autore” è ben altro e di più delle parafrasi e trasposizioni pianistiche che Liszt ha tracciato per i virtuosi della tastiera; qui il geniale pianista compositore trascrive, un’espressione e indicazione calligrafica scelta che esprime significativamente l’ammirazione che il musicista ungherese nutrì nei confronti di Beethoven (da lui, non ancora dodicenne, incontrato a Vienna nell’aprile del 1823). Il titolo La Nona (dal caos, il corpo) dice e suggerisce la chiave di lettura di Nello Calabrò (autore dei testi) e Roberto Zappalà (coreografo, regista, scenografo e light designer); la loro nuova invenzione, eseguita in “prima” assoluta al “Bellini” di Catania, evita di equivocare su corpo e corposità sostituendo, con scelta culturale intelligente e raffinata, l’orchestra con i due pianoforti, coro e solisti con l’incantevole voce del controtenore Angelo Strano, studioso e cultore del repertorio barocco con interessanti incursioni su testi moderni e contemporanei. L’approdo nel Massimo teatro di Catania della Compagnia Zappalà Danza, fondata nel 1990 ospitata dal 2002 in Scenario Pubblico International Choreographic Centre Sicily (acronimo Scenario Pubbl.i.co) dove pensa, produce, forma e informa, è un importante riconoscimento, tra i tanti conseguiti, per un’attività prestigiosa di livello internazionale che l’ha portata di frequente a calcare le scene di Europa, Medio Oriente, Centro e Sud America, Sudafrica. La Nona di Zappalà e Calabrò è andata in scena con i danzatori Maud De La Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi, Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano Montecasino, Gioia Maria Morisco Castelli, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan, Valeria Zampardi, che hanno interpretato e collaborato alla costruzione coreutica; scene e costumi Debora Privitera, assistente alle coreografie Ilenia Romano, L direzione tecnica Sammy Torrisi, ingegnere del suono Gaetano Leonardi, produzione e management Maria Inguscio, assistente di produzione Salvo Noto. Un’esecuzione emozionante e coinvolgente per rivivere e riconsiderare, con nuova chiave di lettura, riflettendo, note immortali accompagnate da movenze ieratiche e simboliche. La scena, suggestiva, messi in primo piano i danzatori, è stata dominata dai due strumenti; sopra tutto una luminosa croce latina, dietro una menorah ebraica, al fianco una poltrona liberty. Carlo Majorana Gravina