A PAGINA 3
Catania - anno XXXI - n. 25 - 28 giugno 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881
settimanale regionale di attualità
GENETICA.
I MECCANISMI
DELL'EVOLUZIONE
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
La nuova enciclica di Papa Francesco: LAUDATO SI’
Parole per rinverdire la speranza
Foto AFP/SIR
Un’ecologia integrale richiede di
dedicare un pò di tempo a una riflessione sul nostro stile di vita e i nostri
ideali.
C
on questo twitter Papa
Francesco lancia un messaggio di attenzione alla
“casa comune”, bene da
custodire e proteggere.
L’etimologia del termine “ecologia”
dal greco:
(oikos) “casa” o anche
“ambiente”; e
(logos) “discorso”
o “studio” dà ragione all’operazione
culturale e sociale che l’enciclica
verde di Papa Francesco: “Laudato
Si” ha avviato, facendo risuonare un
campanello di allarme per “salvare il
pianeta” e garantire ai giovani un
futuro di vivibilità nella Terra, dono
di Dio.
La lezione di “ecologia umana” che
il Vescovo di Roma ha dettato investe tutti gli uomini anche di religioni
e credi diversi, perché tratta il tema
della vita umana, della sopravvivenza, denunciando la disparità tra Paesi ricchi del Nord e Paesi poveri nel
Sud del mondo.
L’insegnamento di Papa Francesco è
la conferma della validità di un
impegno: Il richiamo, forte, alla
responsabilità che si inscrive nell’insegnamento evangelico, nella tradizione cristiana, nella dottrina sociale
della Chiesa e nei valori etici universali.
L’enciclica richiama la responsabilità di tutte le istituzioni - internazionali, nazionali, locali - per la salvaguardia dell’ambiente naturale e per
quello umano, entrambi aspetti dell’unica realtà che è il Creato.
«Molte cose devono riorientare la
propria rotta», afferma Francesco
nell’ultimo capitolo della sua enciclica. «Ma prima di tutto è l’umanità
che ha bisogno di cambiare». Come?
Educandosi alla coscienza di un’origine comune, di un’apparenza alla
comune famiglia e di un futuro condiviso. E questo è possibile facendo
proprie le motivazioni profonde e la
consapevolezza che può permettere
lo sviluppo di nuove convinzioni,
nuovi atteggiamenti e stili di vita.
Papa Francesco elenca i piccoli gesti
ordinari che possono essere compiuti da tutti: «Evitare l’uso di materiale
plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti,
cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura
ne ma non hanno oltrepassato i confini del loro Paese (Internally Displaced Peoples), gli apolidi e coloro
che hanno fatto ritorno al Paese di
origine, ma non sono ancora stati
reintegrati (Returnees). In sintesi, i
dati citati fanno riferimento alle
migrazioni “forzate” e non tengono
conto degli ulteriori milioni di individui che si mettono in cammino per
“motivi economici”, spinti non da
guerre e persecuzioni ma dalla fame
e dalla povertà estrema, o dal legittimo desiderio di costruirsi un futuro
migliore al di fuori del proprio Pae-
se, e dei “profughi ambientali”,
costretti a migrare a causa di catastrofi ambientali.
A livello globale, dunque, il fenomeno migratorio costituisce una
questione di primaria importanza,
che riguarda tutte le latitudini del
pianeta e coinvolge inevitabilmente
tutte le popolazioni.
Si tratta peraltro di un fenomeno in
crescita, che vede aumentare ogni
anno il numero di persone in movimento o in fuga. Per quanto una certa
retorica
sostenga che la
crescita economica globale dovrebbe
garantire una
maggiore stabilità internazionale e una
pace diffusa,
la verità è che
il numero dei
conflitti armati
è in costante
crescita.
A
quanto afferma l’Istituto
Verso il SINODO
ORDINARIO
sulla FAMIGLIA
a pagina 7
La mobilità umana fenomeno globale
econdo il nuovo Rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends, alla fine
del 2014 erano 59,5 milioni le persone costrette ad
emigrare dai luoghi di origine, a
causa di conflitti
armati, persecuzioni, violenze
generalizzate e
violazioni
dei
diritti umani. Un
numero impressionante,
che
esprime chiaramente il dramma
della
realtà
migratoria:
in
media ogni 4 secondi, nel mondo,
una persona è costretta a fuggire
dalla propria casa. Va considerato,
peraltro, che le statistiche fornite
dalle Nazioni Unite considerano
soltanto alcune categorie di migranti: coloro che sono riconosciuti
come rifugiati secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, i richiedenti asilo, coloro che sono stati
costretti alla fuga dal luogo di origi-
a pagina 7
Giuseppe Adernò
(segue a pag. 2)
60 milioni le persone in fuga nel mondo: una ogni 4 secondi
S
PRESENTATO
IL LIBRO di Mons.
A. LEGNAME
Internazionale di Ricerca sui Confitti di Heidelberg, in Germania, il
2013 è stato caratterizzato dal più
alto numero di scontri armati dopo
la Seconda Guerra Mondiale: 414
conflitti nel mondo. Come afferma
Antonio Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, viviamo in «un’epoca in cui il
numero di persone in fuga dalle
guerre ha raggiunto livelli record».
Secondo le stime delle autorità
(segue a pagina 2)
A “L’Istrioneˮ
“L’EREDITÀ
DELLO ZIO
CANONICO”
a pagina 11
2
Prospettive - 28 giugno 2015
sommario al n. 25
PRIMO PIANO
A Maletto un museo
dedicato a Salvo Nibali _____3
Indietro nel tempo
intervistando Prisuliana
e il castello piangente ______5
La Casa dei Giovani
gestisce beni confiscati
alla mafia________________5
Giornalisti e garibaldini
nella grande guerra
ricordo di 150 eroi_________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________9
Iniziative della Caritas______9
DIOCESI
Ricordate le due guerre
mondiali al collegio
Sacro Cuore di Gesù _______9
I militari della Guardia
Costiera di Catania
donano li sangue __________9
Happening all’Istituto
Alberghiero “Karol Wojtyla”
di Catania ______________11
La IX sinfonia di Beethoven
al “Bellini” _____________12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 24 giugno 2015
(continua da pag. 1)
PAROLE...
gli altri esseri viventi, utilizzare il
trasporto pubblico o condividere un
medesimo veicolo tra varie persone,
piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via».
PLASTICA. La plastica grande scoperta che ha migliorato la qualità della vita, costituisce una delle prime
cause di inquinamento del pianeta,
un numero consistente di tartarughe e
un milione di uccelli marini rimangono uccisi ogni anno dalla plastica, per
ingestione o intrappolamento. Una
corretta prassi di smaltimento diventa la proposta per contrastare il fenomeno.
CARTA. Risparmiare sulla carta è un
piccolo gesto che può produrre enormi benefici. Per ottenere una tonnellata di carta nuova servono infatti 15
alberi, 440mila litri d’acqua e 7.600
Kwh di energia elettrica.
Un processo che comporta innanzitutto il disboscamento delle grandi
foreste e quindi l’aumento delle
emissioni inquinanti che queste sono
capaci di assorbire. La produzione di
carta riciclata invece, riduce l’inquinamento atmosferico.
ACQUA. L’acqua, ha sottolineato il
Papa nell’enciclica, è un bene prezioso ma limitato e sempre più persone
rischiano di non averne a sufficienza.
Negli ultimi decenni i consumi mondiali di acqua sono aumentati di quasi dieci volte.
Nell’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie basterebbe prediligere il ciclo
ecologico o quello breve, ma sempre
a pieno carico, oltre a comprare
modelli che necessitano di meno
acqua: per le lavabiancheria si possono risparmiare anche 100 litri. Quando si lava l’auto meglio usare un secchio pieno invece di acqua corrente:
risparmieremo circa 130 litri di acqua
potabile ogni volta. Per lavare frutta e
verdure si può riempire una ciotola
con dell’acqua e un po’ di bicarbonato. Mentre fare la doccia invece del
bagno significa un altro risparmio di
50 litri a volta.
RIFIUTI. Una volta si buttava tutto
insieme, senza pensarci troppo. Oggi
fare raccolta differenziata è un comportamento virtuoso, a livello individuale e collettivo, e anche economicamente rilevante. Differenziare umido, carta e cartone, plastica, alluminio, vetro, metalli ferrosi, significa
prima di tutto diminuire il consumo
di materie prime.
CIBO. Cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, non è
solo un modo per rispettare chi ha
meno, ma per creare le condizioni
perché gli alimenti possano entrare in
un circolo di ridistribuzione. C’è
dunque molto che possiamo fare per
limitare questo spreco.
L’invito non è solo a sprecare meno,
ma a fare il possibile per rimettere in
circolo le eccedenze e ridistribuirle,
come ad esempio fanno la Caritas o le
organizzazioni tipo Banco alimentare.
ANIMALI. Trattare con cura gli altri
esseri viventi, si legge nella Laudato
si’. Gli allevamenti intensivi, fabbriche di carne dove gli animali sono
tenuti in condizioni innaturali, sottoposti a privazioni e sofferenze, sono
tra le attività che più contribuiscono
al degrado del pianeta.
TRASPORTI. La maggioranza delle
persone che si muove in auto lo fa per
necessità. Partendo da questo bisogno si sono sviluppate nuove forme
di mobilità basate sull’automobile:
l’auto di gruppo e l’auto in condivisione. Meglio conosciute coi nomi
internazionali di car pooling si indica
l’utilizzo di una vettura tra un gruppo
di persone allo scopo di ridurre i
costi.
Mentre Il car sharing, suggerisce un
sistema di noleggio a brevissima
durata: limitato al singolo spostamento. Avviato per ora solo in grandi
città, prevede la presenza diffusa sul
territorio di auto (di società private)
che vengono utilizzate per brevi tragitti.
ALBERI. Piantare un albero è un
gesto fondamentale per esprimere la
volontà di prendersi cura del nostro
pianeta. Molte aziende impegnate
nella sostenibilità, in particolare
quelle industriali, decidono di piantare alberi per compensare le emissioni
legate alla loro attività. L’albero,
inoltre, che in città aiuta ad abbattere
le temperature, è un potente fattore di
ri-naturalizzazione del territorio, che
permette di combattere e prevenire il
consumo di suolo. Piantare un albero
è poi un gesto simbolico: significa
avere fiducia nel futuro. E impegnarsi perché sia migliore.
LUCI. Quante luci utilizziamo
quando siamo a casa? È una delle
domande che Papa Francesco invita a porsi. Il tema è quello del
risparmio energetico. Utilizzare
solo la luce di cui abbiamo bisogno,
e non sprecarla, significa infatti
dover produrre meno energia, impiegare meno risorse energetiche.
Non si tratta solo di spegnere lampade e lampadari quando si esce, ma di
prendere quei piccoli accorgimenti
che possono fare grandi differenze:
l’utilizzo di lampadine a Led, che
abbattono fino al 90% il consumo di
energia; o le ciabatte
con interruttore, che
possono spegnere
contemporaneamente molti dispositivi
che utilizzano corrente elettrica (televisore, impianto stereo,
computer).
CONDIZIONATORI. Un passaggio
della Laudato si’,
paragrafo 55, cita il
crescente uso dei
condizionatori d’aria
come esempio di
«abitudini nocive di
consumo». Più che
una condanna dell’oggetto è un esempio di come, nella
ricerca di un «profitto immediato», i
mercati stimolano la
domanda di oggetti il
cui abuso può far
danni. Nessuna condanna ai condizionatori, ma la moderazione in certi casi è
necessaria.
I guasti all’ambiente
naturale ed umano,
prodotti da una tecnologia asservita ad
un’economia finanziaria, consumistica,
selvaggia, sono esaminati dal Papa con
profonda attenzione:
dai cambiamenti climatici alla scomparsa di biodiversità allo
sfruttamento della
Terra - di Sorella
Terra, allo spreco, ai
rifiuti abbandonati a
se stessi, a milioni di
esseri umani deprivati di cibo ed acqua.
Il Papa vede nell’impegno solidale, nell’economia solidale,
in un’educazione che recuperi i valori di amore per il Creato, che è natura ed umanità, la via da perseguire
con urgenza per evitare catastrofi.
Certamente il documento del Papa,
esige analisi approfondite ed ampie,
e al di là dei commenti di effetto che
accompagnano l’evento della pubblicazione, occorre uno studio diligente
e accurato e l’eccezionalità delle
modalità di presentazione: il Papa,
con a fianco un grande teologo cristiano ortodosso e due scienziati,
diventa metafora interpretativa di
un’Umanità capace di Custodire il
Creato!
(continua da pag. 1)
MOBILITÀ...
Dal 1° gennaio alla fine di novembre
2014, nella regione del Corno d’Africa 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso
nella rotta che dall’Etiopia e dalla
Somalia permette di raggiungere lo
Yemen o successivamente l’Arabia
Saudita e i Paesi del Golfo Persico.
Nel sud-est asiatico, si stima che siano 54 mila le persone che hanno
intrapreso queste traversate via mare
nel 2014. In molti casi si tratta di
persone in fuga dal Bangladesh e dal
Myanmar e intenzionate a raggiungere la Thailandia, la Malesia o l’Indonesia.
Nei Caraibi, inoltre, sono circa
4.475 le persone che hanno preso la
via del mare dal 1 gennaio al 1
dicembre. Oltre alle traversate via
mare, continuano le migrazioni
attraverso i deserti (in Africa e in
America), le steppe dell’Asia centrale, i corsi d’acqua, le montagne e i
grandi valichi che la natura ha posto
come ostacoli al movimento umano.
(Fonte: Dossier Caritas Giornata
Mondiale Rifugiato 2015)
costiere e le informazioni confermate da altre attività di monitoraggio, nel 2014 almeno 348 mila persone nel mondo hanno tentato queste traversate per via mare. L’Europa, che confina con importanti conflitti a Sud (Libia) e Sud-est
(Siria/Iraq), è stata destinataria del
numero più elevato di arrivi via
mare. Sono più di 200 mila le persone che hanno attraversato il
Mediterraneo nel corso del 2014,
quasi tre volte in più rispetto al precedente picco di circa 70 mila persone nel 2011, quando la guerra
civile libica era in pieno svolgimento. «Nel 2014, i richiedenti asilo
rappresentano la componente maggioritaria di questo tragico flusso. Il
50% circa degli arrivi è composto
infatti da persone provenienti da
Paesi di origine dei rifugiati (principalmente Siria ed Eritrea). Oltre al
Mediterraneo, ci sono attualmente
almeno altre tre rotte marittime utilizzate in via prioritaria sia dai
migranti che dalle persone in fuga da
conflitti o persecuzioni.
®
®
3
Prospettive - 28 giugno 2015
Genetica. I meccanismi dell’evoluzione
Lo sviluppo regolato da piccole differenze
ell’ottobre
scorso,
“NATURE” pubblicò
un articolo dal titolo: La teoria dell’evoluzione ha bisogno di un ripensamento? I suoi autori sono i più
eminenti Etologi ed Evoluzionisti
contemporanei che studiano i processi evolutivi.
I progressi nella comprensione dei
meccanismi evolutivi di questi ultimi
anni dipendono soprattutto dalla
composizione dei genomi di molti
organismi e dell’uomo, dalla conoscenza dell’espressione dei geni che
compongono un genoma e delle loro
mutazioni. Oggi, la biologia evolutiva dello sviluppo verifica in chiave
evolutiva la struttura e le funzioni del
genoma, analizzando il rapporto tra
lo sviluppo embrionale e fetale di un
organismo e l’evoluzione della
popolazione cui tale organismo
appartiene.
Un apporto è stato dato dall’evoluzione molecolare cioè dalle modificazioni del DNA e delle proteine
subìte nel corso dei millenni, le quali hanno modificato la regolazione
dello sviluppo, subendo forti pressioni selettive per evolvere rapidamente nei diversi individui di una
popolazione, i quali hanno evoluto
adattamenti differenti soprattutto per
sfruttare ogni fonte di cibo del loro
ambiente, per la loro sopravvivenza,
per riprodursi. Questo è quello che
ha notato, ad es., Darwin nel 1832,
studiando le moltissime diversificazioni dei fringuelli e il loro adattamento in lunghi archi di tempo evolutivo.
L’enorme aumento dei dati molecolari disponibili e le loro analisi hanno permesso di affrontare molti punti irrisolti della ramificazione dell’albero evolutivo. Nuove morfologie
possono emergere da nuove combinazioni di espressione genica e dall’enorme variabilità genetica sia normale che patologica. A ciò si aggiungono l’aumentata disponibilità di
reperti paleontologici e la ricostru-
N
La diversità
tra gli organismi
è regolata dalla
diversa espressione
dei loro geni,
piuttosto che dalla
presenza
di geni diversi
zione delle condizioni climatiche ed
ecologiche in cui l’intero processo si
è svolto.
Quando si parla di genoma si intende l’insieme dei geni di un organismo vivente ovvero del patrimonio
genetico, contenuto nel DNA, il quale è presente in tutte le cellule che
formano gli organismi viventi. È
composto da una successione lineare
di migliaia o milioni di 4 lettere,
A,G,C, T, le quali rappresentano i
caratteri alfabetici dell’informazione
genetica. Una sequenza di tali caratteri, necessaria a formare almeno
una proteina, costituisce un gene. E i
geni, tramite l’RNA, in cui viene trascritta l’informazione genetica, forniscono alle cellule le istruzioni per
costruire le proteine - che sono i
costituenti fondamentali degli organismi viventi e sono ciò di cui è fatta la vita. Questo è il motivo per cui
si dice che nel DNA sono racchiuse
tutte le informazioni necessarie alla
vita di ogni essere vivente. Questa
organizzazione è comune a ogni
essere vivente: dagli animali alle
piante, dai batteri all’uomo. Ed è l’unica forma di vita che vi è sulla terra.
Gli studi di genomica hanno dimostrato che i genomi sono ridondanti,
modulari e soggetti a rimaneggiamento e rimodellamento. Questa plasticità è assicurata da fenomeni
intragenomici, quali: le mutazioni
geniche, la trasposizione, la conversione genica, la
ricombinazione ineguale tra sequenze di
filamenti di DNA non
fratelli, e da stimoli
ambientali, i quali
interagendo col genoma ne modificano la
risposta attraverso i
meccanismi epigenetici. Tali meccanismi
molecolari sono stati
notati, ad es., nel
sequenziamento dei
genomi dei pesci
cicladi, e pare siano
coinvolti nei processi
evolutivi di questi
pesci e sulla loro strabiliante diversificazione nelle oltre
2500 specie esistenti.
La genomica comparata ha dimostrato che esiste anche una grande
conservazione di intere famiglie di
geni, anche se si prendono in considerazione specie diversissime tra
loro. Se ne deduce chiaramente che
la diversità tra gli organismi è regolata dalla diversa espressione dei
loro geni, piuttosto che dalla presenza di geni diversi. In questo secolo,
ad es., sono stati completati il
sequenziamento del genoma dell’uomo, del topo, del ratto e dello scimpanzè. Tutti e quattro questi mammiferi possiedono all’incirca lo stesso
numero di geni. La loro sequenza
rivela che il 99% circa di DNA di
topo e del ratto ha una controparte
diretta nell’uomo, inclusi i geni associati alle malattie. Eppure, esiste una
grande differenza biologica tra questi esseri viventi. Solo l’1% dei geni
di uomo, topo e scimpanzè è specificatamente presente in una delle tre
specie. Inoltre, è stata scoperta nei
genomi degli esseri viventi la funzione importantissima dei microRNA
non codificanti, i quali agiscono da
interruttori o accensori dei geni in
specifici tessuti e organi. Molti di
questi micro RNA ed es., sono pre-
culum professionale spiccano gli incarichi di
attività di protezione civile avuti durante il servizio svolto presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri quale capo del Centro Operativo Emergenze e Mare: organizzazione del ponte aereo
con le zone del sud-est asiatico colpite dallo tsumani al fine di garantire il rientro dei connazionali e degli altri cittadini stranieri present in
zona, nonché per l’invio di primi aiuti alle popolazioni della Thailandia, dello Sri Lanka e delle
Maldive.
È insignito di tante onorificenze e decorazioni,
tra cui il cavalierato negli Ordini di Malta e del
Santo Sepolcro riconosciuti dalla Santa Sede.
L’ammiraglio martello è sposato con la signora
Maria Rosa Falcone e ha due figli: Elisa di 28
anni e Francesco di 25.
ca, dalla possibilità di ricostituire un
corredo cromosomico che consenta
una corretta segregazione meiotica. E, in
accordo col concetto
biologico di specie,
l’insieme dei genomi
di questi individui
interfecondi costituisce un pool genetico.
In tali pool esiste una
variabilità genetica
determinata dalla presenza di diverse forme
alleliche e di piccole
variazioni strutturali
nei genomi degli individui della stessa specie. Ed è tale variabilità allelica che determina caratteristiche
fisiche di maggiore successo nella
sopravvivenza e nella riproduzione
rispetto ad altre, determinando un
vantaggio selettivo; inoltre, la composizione del pool genetico nella
generazione successiva dipende dalla composizione dell’insieme dei
genomi degli individui che si sono
riprodotti in virtù del loro maggiore
vantaggio selettivo. In questo sta la
selezione naturale di Darwin, il quale, però, non conosceva l’esistenza
dei geni.
La conclusione che si può trarre dall’articolo e dalle note soprascritte è
che negli ultimi 20 anni si sono accumulate scoperte non più confutabili
che mostrano come non tutto il gioco evolutivo sia di tipo genetico e
selettivo. In particolare, lo sviluppo e
le morfologie di una popolazione di
individui, dai batteri all’uomo,
dipendono in gran parte dal rapporto
tra plasticità fenotipica, cioè, tra le
svariate condizioni fisiche che un
individuo può produrre se esposto a
diverse condizioni ambientali ed epigenoma, che consiste in quei meccanismi cellulari che, in base alle
modificazioni ambientali, sono in
grado di accendere o spegnere l’azione dei geni, senza modificare la
loro composizione; tale rapporto
può causare anche la diversificazione delle specie. Alcune di queste variazioni nell’espressione e
nella regolazione dei geni vengono
in seguito stabilizzate dalla selezione e sono in grado di trasmettersi per più generazioni. Il punto
della discussione sul futuro della
teoria dell’evoluzione, che spazia
dalle molecole ai fossili, mira a
comprendere da dove veniamo e
come si è evoluta la vita sulla Terra.
Comunque, con l’Uomo l’evoluzione biologica si è fermata, è subentrata l’evoluzione culturale, cioè
la sua capacità, unica tra tutti gli
animali, di utilizzare le esperienze
passate e costruire modelli scientifici sempre più nuovi. Così, si è
passati dalla scoperta della ruota ai
dispositivi informatici elettronici,
alla computazione quantistica, alla
conquista dello spazio.
A.B.
Filippo Uccellatore
senti nell’Uomo ma non nello scimpanzè. Tali dati indicano che l’Evoluzione si sia basata sulla variazione
più che sulla trasformazione dovute
non alla trasformazione del singolo
da una condizione ad un’altra bensì
alla modifica della composizione del
gruppo, del loro pool genetico attraverso le generazioni, del differenziamento biologico dovuto alla riproduzione all’interno di specie o popolazioni in assenza di selezione naturale. È stato evidenziato che tutti gli
individui in uno stesso ambiente
sono esposti a pressione selettiva e
ha successo chi riesce a riprodursi.
Non sopravvive il più adatto ma vengono eliminate le forme inadatte.
Ciò è la sintesi delle mirabili intuizioni di Darwin che non conosceva i
meccanismi di trasmissione genetica.
Per quanto riguarda la riproduzione,
un individuo appartiene necessariamente a un gruppo riproduttivo, il
quale gli offre la possibilità di contribuire alla generazione successiva.
L’appartenenza a tale gruppo dipende, tra l’altro, dalla scelta dell’abitat,
dal riconoscimento del partner riproduttivo, dalla compatibilità gameti-
Insediato a Catania il nuovo
Direttore Marittimo Sicilia Orientale
a mattina del 29 maggio ha avuto
luogo nella base aeromobili della
Guardia Costiera di Fontanarossa la cerimonia
del passaggio delle consegne tra Direttori Marittimi, presieduta dal comandante generale del
Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia
Costiera, Ammiraglio ispettore capo Felicio
Angrisano. A cedere il comando, dopo quasi 7
anni di prestigioso e apprezzato servizio, è stato
l’Ammiraglio ispettore dott. Domenico De
Michele originario di Messina, promosso direttore marittimo della Puglia e capo del compartimento marittimo e comandante del porto di
Bari. Ad assumere il comando della Direzione
marittima della Sicilia orientale e del Compartimento Marittimo e del porto di Catania il Contrammiraglio Nunzio Martello, messinese di 56
anni, laureato in Giurisprudenza e abilitato alla
professione di avvocato. Nel suo brillante curri-
L
4
Prospettive - 28 giugno 2015
PRIMOPIANO
A Maletto un museo dedicato a Salvo Nibali
I reperti dell’Identità storica etnea
er onorare e tenere
vivo il ricordo del
giornalista (fu caposervizio del settimanale “Prospettive”) e scrittore
Salvo Nibali, nato a Maletto nel
1955 e scomparso prematuramente
nel 2005 a Catania, l’amministrazione comunale malettese ha voluto
dedicare a lui il museo civico che,
riqualificato grazie al progetto “I
musei dell’Identità storica etnea”
del Distretto Taormina-Etna cofinanziato dall’Unione europea, è stato inaugurato il 30 maggio - nella
ristrutturata sede di via Umberto,
409 - alla presenza delle autorità
cittadine (con a capo il sindaco Salvatore Barbagiovanni), di Nino Borzi (presidente del Distretto Taormina Etna), dell’archeologa Maria
Turco (intervenuta per conto della
P
Soprintendenza ai Beni culturali e
ambientali di Catania), della professoressa Simona Modeo (presidente
regionale di SiciliAntica) e di un
folto pubblico. Per l’occasione è
stato promosso - curato e coordinato dalla sezione di Bronte-Maletto
dell’Associazione SiciliAntica - un
convegno di presentazione dal titolo
“Il museo Civico Salvo Nibali di
Maletto. Testimonianze dell’antica
presenza umana, per la conoscenza,
tutela e valorizzazione del comprensorio nord-ovest dell’Etna”.
Dopo i saluti di rito e i ringraziamenti a quanti si sono prodigati nell’attuare il progetto, il sindaco Salvatore Barbagiovanni ha ribadito dopo aver evidenziato che quanto
rinvenuto a Maletto costituisce un
patrimonio di eccezionale impor-
tanza e ricchezza - che «la sede,
perfettamente restaurata e adeguata
Riflessioni sulla disposizione d’animo di chi calca le orme di Cristo
Lo sguardo amorevole della Chiesa
il Signore, il buon Gesù
che ancora una volta con
la sua rete fitta vuole catturare la nostra
attenzione; egli che insistentemente la
getta in mare perché ha speranza di raccoglierci e perché desidera che noi non
cadiamo nel trabocchetto doloroso
dell’amo.
Iniziamo da una scena, la prima:
“Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli
disse: «Una cosa sola ti manca: va’,
vendi quello che hai, dallo ai poveri
e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e
seguimi». Ma egli, rattristatosi per
quelle parole, se ne andò afflitto,
poiché aveva molti beni” (Mc 10,
21).
L’evangelista Marco descrivendo
tutta la scena mostra un Gesù che
come un bravo regista orienta l’obiettivo verso “un tale” stringendo la
scena e fissandolo negli occhi per
poi, nuovamente, allargare la scena
e dare una panoramica d’insieme
mostrando l’uditorio presente.
1. “Fissatolo”. Non certamente uno
sguardo vago ma uno sguardo profondo
e attento ai nostri bisogni; lo fissa negli
occhi non per incutere timore ma per
aprire un dialogo che da lì a poco si
mostrerà ricco di contenuti; egli, il
Signore fissa perché non sfugge, non si
agita ma vuole penetrare discretamente
dentro ciascuno di noi per stravolgere la
nostra vita. Viviamo di tanti sguardi, forse troppo maliziosi ed evasivi, rivolti
verso il vuoto; vediamo sguardi persi,
disperati, tristi e malinconici. Così non
siamo più in grado di fissare negli occhi
per paura di essere scoperti, spogliati di
È
mille corazze che indossiamo. L’incrocio dei nostri sguardi è come un fulmine,
un attimo che ci sfiora nel silenzio delle
nostre metropoli. Quante persone vorrebbero sentirsi guardate dentro e non
solo esteriormente? Quante persone per
il modo di apparire vogliono attirare l’attenzione su di loro perché mai nessuno
ha avuto il coraggio di guardarle dentro?
C’è chi vorrebbe essere fissato negli
occhi perché desidera essere ascoltato,
perché desidera condividere le proprie
ferite; eppure questo sfogo viene
represso perché manca lo sguardo di chi
apre la strada al dialogo.
E in tutto questo c’è un dramma: un
mancato incrocio di sguardi dialoganti.
Ed è il Signore che fissa negli occhi con
un desiderio ben preciso: vorrebbe che
l’uomo, che io, guardasse fisso negli
occhi di chi è perduto! Un insegnamento forte. Imparare a vedere gli occhi dell’anima, imparare a saper aprire gli
occhi di chi è ancora nelle tenebre: solo
con uno sguardo.
2. “lo amò”! Solo dopo aver ottenuto la
complicità degli sguardi che apre al dialogo, il Signore ama di un amore incommensurabile, ma se questo amore non è
corrisposto allora la
parola è repressa.
Solo quando il
Signore Gesù trova
un cuore disponibile
dona se stesso in
maniera incondizionata tale da infiammare chi ne è colpito.
E solo così valgono
le parole di Gesù:
«Mentre usciva per
mettersi in viaggio,
un tale gli corse
incontro e, gettandosi in ginocchio
davanti a lui, gli
domandò: «Maestro buono, che cosa
devo fare per avere la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Perché mi chiami
buono? Nessuno è buono, se non Dio
solo. Tu conosci i comandamenti: Non
uccidere, non commettere adulterio,
non rubare, non dire falsa testimonianza,
non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte
queste cose le ho osservate fin dalla mia
giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo
amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai
poveri e avrai un tesoro in cielo; poi
vieni e seguimi» (Mc 10, 17-27).
Sac. Fausto Grimaldi
Scuola Maria Ausiliatrice Festa fine anno
G
li studenti della scuola
secondaria di 1° grado
dell’istituto paritario “Maria Ausiliatrice” al Borgo hanno vissuto, a conclusione dell’anno scolastico, un
indimenticabile momento di gioa e di
festa: i giovanissimi allievi si sono
impegnati con entusiasmo per presentare ai familiari i prodotti delle
diverse attività elaborate durante i
lunghi mesi di lezione: laboratori di
chitarra, latino, scrittura creativa,
giornalismo, poesia, arte, danza e
recitazione.
Il momento più atteso è stata l’origi-
nale interpretazione teatrale di “Peter
Pan”, curata dalla maestra Rosaria
Fallico: gli alunni si sono cimentati
in ruoli di attori per dar vita al pittoresco mondo di sirene, fate, indiani e
pirati in cui vive Peter Pan, il bambino che non vuole mai crescere.
Accanto a lui Wendy e i suoi fratelli
vivono una coinvolgente avventura
nell’isola che non c’è; insieme a
Peter i ragazzi decidono di crescere
per diventare grandi...ma prima si
divertono davvero tanto a danno dei
pirati. La direttrice, sr Maria Trigila,
e la preside, sr Margherita Di Rosa,
hanno ringraziato i genitori intervenuti e hanno elogiato i ragazzi per
l’impegno e la bravura dimostrati. Un
grazie particolare è stato rivolto
anche ai docenti Gaetano Cavallaro,
Daniela Cirino, Angela Fichera, Laura Seminara, Elena Tarascio, Mario
Condorelli, sr M. Lucia Mazzaglia e
sr Angela Di Grazia per la dedizione
dimostrata nell’azione educativa
degli allievi e ai genitori rappresentanti delle classi per la collaborazione
e la disponibilità dimostrate.
Memorex
alle nuove funzioni, accoglie - dopo
una lunga attesa e una forte aspettativa da parte della comunità locale e
degli addetti ai lavori - le testimonianze della plurisecolare frequentazione del territorio malettese» e
ha poi affermato che occorre «sostenere la sinergia fra pubblico e privato, permettendo uno sviluppo culturale - grazie soprattutto alla tutela e
la valorizzazione del patrimonio
storico-archeologico - che sostenga
l’economia locale e che dia seguito
agli sforzi di quanti si sono adoperati per preservare la memoria della
comunità malettese». Il presidente
del Distretto Taormina-Etna, Nino
Borzì, ha invece sottolineato - dopo
aver evidenziato come la destinazione a sede museale dell’ex macello ne ha favorito il completo recupero dal punto di vista strutturaleconservativo favorendo così la pubblica fruizione definitiva dei reperti
archeologi - che «il compito del
Distretto Taormina-Etna è stato
quello di sviluppare una rete di
musei d’eccellenza, e in quest’otti-
ca si continuerà a utilizzare l’Ente
come strumento di accesso alle
risorse comunitarie che mirano alla
valorizzazione del territorio» e che
tra gli scopi precipui vi è «quella di
puntare sulle aree vaste che hanno
come attrattori i beni patrimoni dell’umanità, nei quali rientriamo perfettamente, e su questa linea faremo
sistema, unendo le forze tra istituzioni e imprese».
Realizzato nell’ex Macello comunale costruito nel 1952, il museo
dedicato a Nibali, che fu anche cultore di archeologia e storia patria,
accoglie - collocati in vetrine espositive di media e grande dimensione
- reperti archeologici rinvenuti nel
territorio malettese risalenti perlopiù a un arco cronologico che va dal
Neolitico (tarda età del Rame e del
Bronzo antico) al tardo Medioevo.
Oltre a manufatti provenienti dagli
scavi archeologici compiuti dal
1987 in poi dalla Soprintendenza
BB.CC.AA. di Catania, nel museo che comprende anche una sezione
demo-etno-antropologica costituita
perlopiù da oggetti, manufatti e
costumi della vita e della cultura
contadina etnea che sono un formidabile strumento di conoscenza
diretta delle usanze e tradizioni del
passato nei paesi del versante occidentale dell’Etna - sono esposti
reperti recuperati grazie a ricognizioni di superficie effettuate, nell’ambito di una fattiva collaborazione col Comune e con la stessa
Soprintendenza, dalla Durham University. Si tratta di reperti rinvenuti,
tra l’altro, in contrada Balze Sottane, in diverse grotte di scorrimento
lavico e nelle contrade CavallaroGalatesa.
Fortunato Orazio Signorello
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Prospettive - 28 giugno 2015
PRIMOPIANO
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Prisuliana e il castello piangente
vete mai udito il lamento di un castello? Non
mi riferisco a storie di fantasmi che
popolano turrite dimore svettanti su
solitari promontori come atavici
signori dominanti un borgo remoto o
una campagna selvaggia e incolta.
Questa che sto per riferirvi è una storia al confine tra leggenda e realtà
conosciuta anche dai naviganti che
sogliono veleggiare nelle notti silenziose lungo la costa dove si erge il
maniero di Scilla.
E così animata dalla curiosità di sondare la veridicità di questo fenomeno e
approfittando di una giornata esente da
impegni lavorativi, mi reco nella città di
Messina. Qui mi accoglie il vento,
brezza marina che piace e che ristora
dalla canicola. È il respiro dello Stretto
che dondola le foglie d’ulivo come una
carezza materna al sole. È l’alito di una
terra sempre viva che schiuma il mare e
lo alza contro i monti, scuote la zagara
e gioca con le nuvole. Sono lì nel
Bosforo di Sicilia e vado alla ricerca di
vestigia antiche, ataviche pietre in grado di raccontare fatti del passato. Quale passato? Cerco la Messina distrutta
da un terremoto disastroso, non quello
del 1908, ma un altro ben catastrofico,
ancora indietro nel tempo. Era l’anno
1783.
Vado alla foce dello Stretto, lì dove la
terra assume la forma della falce, caratteristica che in epoca sicana fece attribuire il nome alla città di zankle e in lontananza scorgo un promontorio austero
e da cui severo si erge un turrito maniero. Il sole sta tramontando e mostra
all’osservatore il suo disco rosso che
pian piano viene inghiottito dall’orizzonte. Il mare assume il color del vino,
come nelle descrizioni omeriche. E lì
feci un incontro insolito, straordinario.
Mi venne incontro una fanciulla, la cui
innocenza si leggeva nel suo volto soave. Pareva creatura più divina che terrena, un’anima che ben si sposava con
A
Tra realtà e leggenda
Messina, precedente al
terremoto del 1783
quel paesaggio che andava assumendo
contorni irreali e così parlò: <<Il mio
nome è Prisuliana nata dal vicerè di
Sicilia. Mio padre irruento e imperioso mi volle rinchiudere in questo
castello>>.
Sono sorpresa, perché sento parlare di
vicerè e noto che la fanciulla veste abiti di foggia settecentesca.
L’incontro però m’incuriosisce e pertanto stimolo quella misteriosa e soave
interlocutrice a parlare.
Costei rivolge il suo sguardo blu verso
il mare, i suoi fluenti capelli si muovono dolcemente al vento e con tono di
mestizia soddisfa la mia richiesta:
<<Al secolo, respinsi la proposta di
matrimonio di uno dei prepotenti
signorotti vestiti d’armatura e
fasciati d’ingiustizia e la mia punizione fu questa prigione dorata in
compagnia dei gabbiani e delle stelle,
qui tra cielo e mare. E questa dimora
sede di agguati e di violenze, pare fosse diventato nido di pensosa e amabile tristezza, compagno della mia
sventura, queste pietre riuscivano
quasi a comprendere il mio dolore, la
mia solitudine>>.
Mi scusi, ma la gente del posto parla di
castello piangente? C’è un motivo particolare che motiva questa affermazione o trattasi di leggenda?
<<Correva l’anno 1783 quando la
città di Messina e il territorio limitrofo venne piagato dal terribile terremoto che sconquassò i centri abi-
tati. Quei superstiti
alla sciagura vennero
soccorsi dalle mie
mani, medicai le loro
ferite, portai del pane
agli affamati, vestii le
loro nudità. Al calar
delle ombre della sera,
eludevo la vigilanza
delle sentinelle e mi calavo dalla finestra della mia camera grazie a una
lunga corda che ero riuscita a ricavare intrecciando le mie lenzuola e
così mi consacravo a questo sacerdozio d’amore.
Quegli sventurati mi consideravano
I prodotti della conversione
I prodotti dei terreni confiscati alla mafia di Castelvetrano, gestiti dalla Casa dei
giovani, in vendita a Torino
e a Londra, grazie alla collaborazione di una delle più
antiche enoteche d’Italia.
L’iniziativa nasce a seguito
di una visita dell’imprenditore Francesco Rabbezzana, titolare dell’enoteca
storica piemontese, attiva
dal 1911 che nei mesi scorsi si era recato presso la
“Casa dei giovani”, fondata
e diretta da padre Salvatore
l’Europa e il mondo. Tra i caduti, personaggi di primo piano: patrioti, nazionalisti, interventisti, neutralisti, politici,
sindacalisti, massoni, radicali, socialisti, democratici, repubblicani, liberali,
mazziniani, irredenti, garibaldini, poeti, scrittori, letterati, umoristi, vignettisti, disegnatori satirici, musicisti, registi del cinema muto, pittori anche futuristi, un consigliere comunale e segretario del partito radicale di Torino.
Sono stati identificati il fratello dell’inventore del fotogiornalismo in Italia
(Porry Pastore), l’autore di “Addio giovinezza” (Oxilia), il figlio dell’autore
dell’inno della Federazione nazionale
della Stampa Italiana (Vizzotto), nonché un colonnello dell’ufficio stampa
del Ministero della Guerra (Giulio
Bechi), ecc.. L’elenco dei giornalisti
caduti comprende cattolici, non credenti convertiti al fronte, ebrei, un cappellano militare dell’Ordine di Malta,
aristocratici, ecc.. Alcuni di loro erano
nati all’estero, come il brasiliano Amerigo Rotellini, gli argentini Alfredo
Casoli e Felice Suigo, redattori del
Corriere della Sera e residenti in Italia,
Vezio Lucchesi pilota di guerra e corrispondente dall’Egitto del Corsera.
Lo Bue per constatare da
vicino il ciclo produttivo.
L’imprenditore, appreso
che la comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti, produce
prodotti biologici come
olio, vino, olive in barattolo e anche conserve ha
proposto al direttore don
Salvatore Lo Bue di
esporli a Torino. E nei
giorni scorsi presso l’enoteca di Torino si è svolta
una degustazione guidata
ed esclusiva di vini e prodotti bio - nati dai terreni
confiscati ai capi della mafia siciliana, accompagnati da pane nero di
Castelvetrano, presidio Slow food
della “Casa dei giovani” che utilizza
i fondi confiscati per un progetto di
agricoltura sociale. Nel corso della
manifestazione è stato stretto un
accordo in base al quale i prodotti
coltivati nelle terre confiscate alla
mafia saranno commercializzati. “La
mia attività principale è quella di
produttore di vini tipici piemontesi –
afferma Francesco Rabbezzana – e
non solo in Italia, ma anche a Londra, dove ho rilevato un’azienda e
penso sia interessante allineare
anche i vini siciliani. Per questo
motivo stiamo redigendo un progetto
di sviluppo e innovazione a livello
nazionale e internazionale con cui
intendiamo coinvolgere in una collaborazione commerciale la “Casa dei
giovani” che produce prodotti biologici”. Alla manifestazione torinese
era presente lo stesso don Salvatore
Lo Bue, il vice direttore Biagio
Sciortino, il sindaco di Castelvetrano
Felice Errante ed altri operatori. Ringraziamo Francesco Rabbezzana che
si è offerto di darci una mano –
dichiara don Salvatore Lo Bue – che
quando è venuto in Sicilia si è reso
conto che non siamo imprenditori. Il
suo aiuto si concretizza nella vendita
del nostro vino speriamo di fare grazie a lui progetti europei”.
Antonino Blandini
Pino Grasso
Per passione e non per professione
Reggio Emilia, in occasione del centenario della prima guerra mondiale si è tenuto un
seminario di formazione per giornalisti
dal tema “Giornalisti e garibaldini nella Grande Guerra” con relazioni di
Claudio Santini, giornalista e docente di
deontologia al master di giornalismo
Università di Bologna, su “La guerra tra
informazione e propaganda”, Roesler
Franz, storico del giornalismo, su
“Anche i giornalisti muoiono in guerra.
150 eroi”, Anita Garibaldi, pronipote
dell’Eroe dei due mondi su “I 6 fratelli
Garibaldi e le legioni garibaldine nella
Grande Guerra”.
Furono tanti i giornalisti italiani che si
arruolarono come volontari; il primo di
loro a cadere in combattimento, però
sul fronte dell’Argonne nella trincea di
Four-de-Paris il 15 gennaio 1915, fu
l’anconetano Lamberto Duranti, esempio di grande passione professionale e
uno dei più noti rappresentanti del garibaldinismo post-risorgimentale. Era
stato redattore della “Ragione” di
Roma e collaboratore di testate come
“La Luce Repubblicana”, “Il Popolo”,
“La Provincia Romana”, “La Libertà”.
Il suo infaticabile lavoro di cronista lo
portò a fare il corrispondente nelle
zone più a rischio: a Messina dopo il
catastrofico terremoto del 28 dicembre
1908, volontario in Albania nel 1911,
durante la guerra greco-turca del 1912.
Le ricerche effettuate da Pierluigi
Franz, dirigente dell’Istituto nazionale
previdenza giornalisti italiani (INPGI),
in seguito al casuale ritrovamento negli
scantinati del palazzo INPGI a Roma,
di un lapide marmorea con incisi i
nomi di 83 giornalisti caduti arruolati
Nella foto Lamberto Duranti
Stefania Bonifacio
BAGHERIA. La Casa dei Giovani gestisce beni confiscati alla mafia
Giornalisti e garibaldini nella grande guerra ricordo di 150 eroi
A
un angelo sceso dal cielo a consolare
le loro lacrime, a lenire i loro dolori.
Una notte la corda si ruppe e annegai
nel profondo pelago di questa città. I
gabbiani volavano basso, il vento
soffiava e quello che si sentì fu un tonfo. E allora quel castello emise un
gemito, un lamento, sì quella severa
prigione mi chiamava con dolore, si
perché quelle austere mura si erano
affezionate alla mia persona. A
distanza di due secoli e mezzo, ancora oggi sul far del vespro, il maniero
piange, singhiozza il mio nome>>.
Detto questo lentamente scomparve,
lasciando una sensazione di mestizia e
di speranza. L’ospite buona di quella
turrita dimora era svanita tra i flutti. Il
vento increspava le onde….
nell’esercito italiano, hanno appurato
che sono stati 150 i giornalisti morti in
guerra e i rappresentanti tutte le regioni
d’Italia e numerose testate ancora attive: figurano direttori, vice direttori,
redattori, corrispondenti ed inviati.
Tante le onorificenze loro assegnate per
le gesta eroiche compiute in prima
linea, al fronte: 9 medaglie d’oro, 63
d’argento, 29 di bronzo, 4 croci di
guerra, 5 promozioni al merito di guerra, una menzione dell’Ordine militare
francese, una Croce britannica. Molti di
loro, paradossalmente non sono stati
scritti nell’Albo d’Oro dei Caduti della
Grande Guerra. Lo storico Luciano
Zani, con un gruppo di colleghi del
Dipartimento di Scienze Sociali ed
Economiche de “La Sapienza”, si sta
occupando di completare il lavoro di
ricostruzione biografica per riprodurre
una nuova lapide aggiornata con i nomi
dei 150 giornalisti.
Il seminario ha costituito anche un prezioso contributo sul silenzioso e spesso
anonimo lavoro svolto dai tanti giornalisti inviati nelle zone di operazioni dai
loro giornali per raccontare senza retorica e da vicino la cronaca nuda e cruda
dell’immane tragedia vissuta dall’umanità nei 4 anni di guerra, feroce e fratricida, che insanguinò follemente
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Prospettive - 28 giugno 2015
Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia
LA RIVOLUZIONE
della Tenerezza
on abbiate paura
della tenerezza.”
Con queste parole don Carlo Rocchetta, teologo, già docente di
Sacramentaria presso la Pontificia
Università Gregoriana di Roma e
fondatore del Centro Familiare
“Casa della Tenerezza” di Perugia,
ha accolto al Centro Congressi di
Nicolosi, lo scorso 21 giugno, le
famiglie della Diocesi di Catania
intervenute al Convegno in preparazione al Sinodo ordinario sulla
Famiglia e al Giubileo straordinario
della Misericordia. L’incontro è stato organizzato dall’Ufficio per la
Pastorale della Famiglia di Catania,
dal Direttore Padre Salvatore Bucolo con la coppia responsabile Giorgio e Rosetta Amantia, in collaborazione con Padre Antonino Nicoloso
e le famiglie della parrocchia “Spirito Santo” – Chiesa Madre di Nicolosi. Il relatore ha esordito ribadendo
la necessità che il terzo millennio
diventi tempo della tenerezza e della
misericordia e l’audacia di Papa
Francesco che, con la “Evangelii
Gaudium”, ha inaugurato la “rivoluzione della tenerezza”, evidenziando
il modo in cui l’uomo contemporaneo mendica apertamente il desiderio e la gioia di amare e di essere
amato e come la tenerezza non sia
una virtù del debole, ma un aspetto
fondamentale del “volto materno di
Dio e della Chiesa.” L’attenzione
che la Chiesa nutre verso la tenerezza ha origine dalla Sacra Scrittura,
dal termine raham, indicante il sentimento localizzato nella parte più
profonda della persona, nelle sue
viscere, e dal verbo “tendere”, cioè
accoglienza dell’altro da sé, capacità di fare vuoto per diventare spazio
ospitale per l’altro. Ecco quindi
come la tenerezza sia intesa come
“grembo di Dio Amore”, che non si
stanca mai di perdonare. Da S. Margherita Maria Alacoque fino a S.
Faustina Kowalska e alla Beata
Madre Speranza, vi è stato uno sviluppo continuo della comprensione
della misericordia di Dio, da cui ha
avuto origine la riflessione teologica
e pastorale della Chiesa, contenuta
nel Magistero, sulla reciprocità fra
la misericordia, intesa come comprensione verso gli ultimi, capacità
di amare col cuore, attenzione ai
bisogni dell’altro, e la tenerezza,
sublime manifestazione del “pathos
della sensibilità affettiva.” Dinanzi
alla violenza che invade prepotentemente la nostra quotidianità, al linguaggio aspro e negativo che connota molte volte le relazioni sociali e
“N
familiari, all’egoismo e al clima
pesante che generano senso di vuoto, depressione e paura, all’“analfabetismo affettivo” dirompente e dissacratorio, la Chiesa si fa portavoce
del progetto di Dio per l’umanità
attraverso la famiglia, sogno del
Creatore nella storia, e gli sposi,
nuclei di felicità, icona perfetta del
Suo amore per l’uomo. Dunque,
quale relazione tra gli sposi, la famiglia e la tenerezza? Come la relazione all’interno della Trinità può essere concretizzata dai verbi “accoglie-
re, donare e condividere”, così
all’interno della coppia e della famiglia la relazione è condivisione fatta
carne attraverso il dono gratuito e
incondizionato di sé e accoglienza
senza riserve dell’altro da sé. Il legame che unisce e rafforza tale dinamica è il “linguaggio polifonico delle carezze nuziali”, carezze verbali,
gestuali, comportamentali e simboliche. “Questo linguaggio”, afferma
don Carlo Rocchetta, “ha un valore
sacramentale, perché gli sposi, uniti
nel sacramento del matrimonio, lo
celebrano e lo rendono visibile attraverso la tenerezza. Più gli sposi si
amano e si perdonano, più Dio è
presente ed essi stessi diventano
segno della presenza di Dio nella
loro vita. L’azione dello Spirito Santo, soffio amante di Dio per la tenerezza degli sposi, è il testimone dell’amorevolezza del Padre e del
Figlio e si effonde sugli sposi, affinché siano in grado di ri-innamorarsi
ogni giorno”. Don Carlo Rocchetta
ha concluso la sua relazione regalando alle famiglie intervenute preziosi
consigli per coltivare quotidianamente la “spiritualità della tenerezza”
attraverso l’ascolto, la positività, la
sapienza e l’amore, la ricerca di
“tempi forti” per la coppia e per la
preghiera, la vicinanza ai sacramenti
della Riconciliazione e dell’Eucarestia, culmine e centro della famiglia.
L’intervento è stato seguito da un
dibattito che ha focalizzato l’attenzione sui “vissuti concreti” degli sposi e della famiglia, che devono rifuggire dal “tenerume”, cioè dalle sdolcinatezze superficiali ed immature
che tendono a soddisfare le proprie
esigenze attraverso l’appropriazione
dell’altro per sé, per giungere alla
tenerezza, dono completo di sé per la
felicità dell’altro. Durante l’incontro
Padre Salvatore Bucolo ha presentato
il nuovo sito della Pastorale per la
Famiglia della diocesi di Catania
(www.diocesi.catania.it/famiglia),
inteso come “luogo di comunione”,
dove “tutti si mettono al servizio di
tutti” per far conoscere le iniziative
della diocesi, perché la famiglia possa essere al centro dell’azione pastorale delle parrocchie e degli interventi di associazioni e organismi che si
adoperano per il bene della famiglia e
della società.
Infine Mons. Genchi, Vicario Generale, ha celebrato l’Eucarestia fra
canti di gioia e preghiere di gratitudine delle famiglie che hanno vissuto
un momento forte di riscoperta della
tenerezza e dell’amore fedele di Dio
Amore per l’umanità.
Giuseppe e Mariella Magrì
Presentato nei locali della parrocchia Cuore Immacolato di Maria l’ultimo libro di mons. Antonio Legname
LA FAMIGLIA àncora di salvezza della società
a presentazione del
volume “Salviamo la
famiglia, tesoro e patrimonio dell’umanità. Dialogando con Papa
Francesco sull’ecologia umana
della famiglia” di mons. Antonio
Legname ha raccolto, dopo la messa domenicale, nel cortile della
parrocchia Cuore Immacolato di
Maria al Viale Vittorio Veneto un
numeroso pubblico di fedeli, amici
e numerose coppie di fidanzati a
conclusione
del
corso
di
preparazione al matrimonio.
La presenza dell’Arcivescovo
Mons. Salvatore Gristina, che ha
scritto anche la presentazione del
L
volume, ha dato solennità all’evento. Dopo l’intervento del preside
Giuseppe Adernò, tendente ad
illustrare il contenuto del volume,
la giornalista Adelaide Barbagallo
ha guidato una speciale intervista
all’autore, il quale ha risposto
chiarendo il messaggio che la pubblicazione intende offrire all’attenzione dei lettori.
L’atteggiamento di attenzione verso le famiglie “ferite”, la cultura
dell’accoglienza e della misericordia che caratterizzano le linee guida del documento di preparazione
al Sinodo di ottobre costituisce il
file rouge del volume di mons Leg-
name, quasi in continuità con la
precedente pubblicazione “Francesco il traghettatore di Dio e percorre il magistero di Papa Francesco, attraverso l’originale dialogointervista immaginario tra il giovane Thomas e il Santo Padre.
Il volume, edito da “Le nove
muse” e dedicato ai Genitori
Maria e Salvatore nel 57° anniversario di matrimonio, è strutturato
in quattro parti, ponendo al centro
la bellezza del matrimonio cristiano, il tema della comunione ai
divorziati, l’atteggiamento di misericordia della Chiesa che diventa
“zattera” di salvataggio e PGS per
il cammino delle coppie ed infine
la pastorale della giustizia con
espliciti riferimenti ai problemi
delle nullità matrimoniali.
In appendice, dopo un ampio capitolo di conclusioni, si affronta
anche il tema dell’accompagnamento pastorale delle persone
omosessuali e la teoria del gender
che minaccia la famiglia.
L’S.O.S. che richiama l’attenzione
e sollecita un impegno a “salvare,
difendere, proteggere la famiglia e
prendersi cura dei figli, in risposta
all’emergenza educativa, accende i
riflettori sulla famiglia, soggetto di
(segue a pagina 8)
8
Prospettive - 28 giugno 2015
DIOCESI
Ricordate le due guerre mondiali al collegio Sacro Cuore di Gesù
Dalla memoria un monito per il futuro
La sera di venerdì 29 maggio, nella
ricorrenza del centenario dell’entrata
in guerra dell’Italia, maggio 1915,
nel salone del Collegio Sacro Cuore
di Gesù di via Milano, per iniziativa
dell’associazione delle ex allieve
della scuola curata dalle suore
domenicane, è stata ricordata l’immane tragedia dei due conflitti mondiali che, nella prima metà del secolo XX, causarono decine di milioni
di morti, con la presentazione del
volume dell’Editore Agorà dal titolo
“Quegli anni del Novecento. Guerre
ed amori nel turbine del ‘Secolo breve’”, di cui è autore lo storico, filosofo e regista Giuseppe Paradiso
che, con tale impegnativo lavoro, ha
completato la trilogia di romanzi
storici riguardanti vicende ed eventi
svoltisi tra Ottocento e Novecento.
La prof. Santuzza Quattrocchi, attivissima presidente del benemerito
sodalizio, ha presentato l’autore che
ha esposto le finalità socio-culturali
del suo nuovo romanzo e il giornalista Antonino Blandini, intervenuto
per focalizzare i principali episodi di
storie di lacrime, di amori e di speranze narrati nel libro, tra le pieghe
della follia militaresca e liberticida
dei regimi autoritari e polizieschi.
per quasi un anno l’Italia cercò di
sottrarsi con la neutralità escogitata
da quel grande statista che è stato
Antonino di San Giuliano), alla ces-
Fatti esposti nel contesto rigorosamente storico dei dolorosi ed epocali eventi, dall’attentato di Sarajevo,
che diede l’avvio all “inutile strage
tra i popoli belligeranti (alla quale
(continua da pag. 7)
LA FAMIGLIA...
di Thomas, dall’adolescenza alla
maturità.
In questo libro-dialogo, Thomas
chi rappresenta? Thomas è il portavoce della gente comune che,
attraverso il linguaggio semplice e
colloquiale, si pone tante domande, anche inquietanti e provocatorie, che avrebbe voluto rivolgere
direttamente a Papa Francesco,
qualora ne avesse avuto la possibilità.
Ma sul tema della famiglia e
anche sui divorziati risposati c’è
un’abbondante letteratura. Qual è
la novità del suo libro? Come ha
scritto l’Arcivescovo di Catania,
Mons. Salvatore Gristina, nella
presentazione al libro, la peculiarità di questo libro è quella di trattare il tema del matrimonio e della
famiglia sullo sfondo degli insegnamenti di Papa Francesco. Il
libro è un compendio dell’insegnamento di Papa Bergoglio sulla
famiglia.
«Salviamo la famiglia», dice il
titolo del libro. Da cosa bisogna
salvare la famiglia d’oggi? Salviamo la famiglia dagli attacchi e
dagli equivoci che la insidiano da
ogni parte! Salviamo la famiglia da
tutti i virus che la distruggono:
divorzio, infedeltà, mentalità edonista, individualismo postmoderno
e globalizzato. Salviamo la famiglia formando i giovani all’amore
vero e responsabile. Salviamo la
famiglia anche dai facili matrimoni, fatti in maniera superficiale,
senza convinzione, senza fede e a
volte solo per tradizione o per
coreografia. Salviamo la famiglia
dalle «nuove colonizzazioni ideologiche».
Cosa si deve intendere per «colonizzazioni ideologiche»?. Per
esempio, la «teoria del gender»,
della quale tratto nell’Appendice
del libro, è una reale e pericolosa
minaccia culturale e antropologica,
capace di distruggere la famiglia
nelle sue fondamenta. Il Papa ne ha
accennato in diverse occasioni. Il
rischio dell’uomo d’oggi è quello
di sentirsi il “padrone del mondo”
fino al punto da voler ribaltare il
salvezza, tesoro e patrimonio dell’umanità, garanzia di futuro e di
salvezza.
La moda e la prassi dell’ordinaria
strumentalizzazione dei valori connessi alla famiglia: fedeltà, amore,
armonia, condivisione, non potrà
andare contro l’istituto naturale
della famiglia che unisce in un vincolo di amore un uomo e una donna e li rende genitori e artefici di
nuove vite.
“Il libro è una lunga intervista
virtuale a Papa Francesco sul
tema della famiglia. Perché ha
scelto questo genere letterario?
Questo libro nasce dal desiderio di
dialogare con Papa Francesco su
alcune tematiche di attualità che
riguardano le sfide pastorali sulla
famiglia. Non potendo colloquiare
realmente con il Papa ho voluto
immaginare questo dialogo come
se fosse una lunga intervista virtuale del giovane Thomas, personaggio immaginario, al Vescovo di
Roma. Ovviamente, quasi tutte le
risposte alle domande di Thomas
sono tratte dagli insegnamenti di
Papa Francesco.
Chi è Thomas? Thomas è figlio di
genitori divorziati risposati, il quale ricorda che quando era adolescente, tutte le volte che partecipava alla Messa si rattristava nel
vedere sua madre rimanere al suo
posto senza poter fare la Comunione. «Mamma, perché non puoi fare
la Comunione?» – le domandava «Chiedilo al Papa» – gli rispondeva puntualmente con tono amareggiato - «Lui riuscirà a trovare le
parole giuste per spiegartelo».
Questo è un dialogo immaginario
in riferimento agli interlocutori,
ma reale in quanto alla problematica trattata! Con questo lavoro
letterario, mi sono voluto mettere
«Nei panni di Pietro», per usare il
titolo dell’omonimo romanzo di
Morris West. Nel dialogo si alternano questioni elementari e questioni più complesse sul matrimonio e sulla famiglia, che seguono
l’evoluzione culturale e linguistica
sazione del mostruoso mattatoio della seconda guerra mondiale, all’inizio del maggio 1945. Le tragiche
vicende che hanno insanguinato
l’Europa e il mondo, ha precisato il
prof. Paradiso, furono causate dai
comportamenti schizofrenici di personaggi storici senza scrupoli, giunti
al potere, i quali durante il loro
governo tirannico cancellarono ogni
regola e forma di umanità e calpestarono il valore immutabile dei principi universali del diritto naturale delle genti.
Le vicissitudini personali e familiari
dei protagonisti del romanzo (che
fanno riferimento anche a personaggi siciliani come l’ambasciatore
Filippo Anfuso, la contessa Maria
Gravina Cruyllas, amante di D’Annunzio, ecc.) ripercorrono “l’infausto tragitto che condusse l’umanità
verso una catastrofe di proporzioni
storiche inaudite per crudeltà e ferocia”. Il libro narra episodi reali e
verosimili relativi ai bui anni del
“Secolo lupo” e ha come trama gli
accadimenti che incendiarono il vecchio mondo della Belle Epoque, fino
al crollo del nazifascismo. Infauste
vicende causate dalla paranoia di
arbitri sciagurati ed irresponsabili
del governo di popoli di antica cultu-
ra che imposero alle popolazioni
obbedienza cieca e ignobili regimi
che spensero il lume dell’intelletto
ed imbarbarirono ogni possibilità di
civile convivenza, in un travolgente
furore infernale di morte e di violenza criminale. L’autore, che ha proiettato un interessantissimo videodocumentario sugli avvenimenti rievocati nel libro, con imparziale criterio di giudizio, ha focalizzato le
dolorose e pietose vicissitudini dei
personaggi, con l’intento educativo
di perpetuare il ricordo di quell’aberrante periodo che insanguinò il mondo, affinché “non si perda la memoria di ciò che accadde in quei folli
decenni e per dare soprattutto ai giovani la consapevolezza di quanto
possa essere perverso il potere”, nella consapevolezza che, come ammonisce Primo Levi, “la memoria è un
dovere per tutti gli uomini in quanto
tali. Sarebbe mancare a un dovere il
non trasmettere memoria di ciò che è
accaduto”.
piano della creazione.
Qual è lo scopo del libro? Con
questo libro voglio offrire una
riflessione teologica, giuridica e
soprattutto pastorale per riproporre
la bellezza del sacramento del
matrimonio e la gioia del Vangelo
della famiglia specialmente a coloro che sono sfiduciati e a quanti
preferiscono la semplice convivenza o il matrimonio solo civile.
È un dato di fatto che molte famiglie cristiane siano ammalate e
che è compito della Chiesa curarle. Ma come? Non ci sono ricette
preconfezionate! Il Sinodo sulla
famiglia ci sta aiutando a fare una
buona diagnosi della malattia di
cui soffre la famiglia oggi. Si tratta di una vera epidemia a livello
mondiale. Non c’è dubbio che una
delle cause della malattia della
famiglia cristiana sia la crisi di
fede. Non si deve neppure sottovalutare il virus dell’individualismo
eccessivo che indebolisce i legami
familiari e che trasforma ogni
componente della famiglia in una
monade di egoismo. La cultura del
provvisorio e dell’usa e getta raffredda i sentimenti e rende tutto
intercambiabile, non solo gli
oggetti ma purtroppo anche le persone e le famiglie.
Oggi c’è la tendenza a svalutare il
sacramento del matrimonio e a
ridurlo a un semplice rito con
appannaggi coreografici e risvolti
sociali! Bisogna ammettere che
oggi c’è un forte divario, almeno
nella prassi, tra l’insegnamento
della Chiesa sul matrimonio e la
famiglia e il modo di pensare e di
vivere il matrimonio di tanti cristiani. Lo so che sembra impossibile fare scelte per tutta la vita, dato
che oggi tutto cambia rapidamente
e niente dura a lungo. Come dice
Papa Francesco: “questa mentalità
porta tanti che si preparano al
matrimonio a dire: «stiamo insieme finché dura l’amore», e poi?
Tanti saluti e ci vediamo. E finisce
così il matrimonio”. Ma è bene
dire che “il «per sempre» non è
solo una questione di durata! Un
matrimonio non è riuscito solo se
dura, ma è importante la sua qualità”.
La Chiesa deve fare i conti con i
tanti fallimenti matrimoniali. È
una vera sfida pastorale! Purtroppo! Un matrimonio naufragato è
una profonda ferita nel corpo
ecclesiale e sociale. In un certo
senso è come una «bancarotta
dolorosa» di tutto un capitale di
propositi, impegni, sentimenti e
sogni. E a questo va aggiunto il
dramma dei figli che sono le vittime più colpite e più penalizzate
dalla separazione e dal divorzio dei
loro genitori.
Lei ha scritto che la crisi della
famiglia è anche una crisi di ecologia umana, in che senso? Oggi
sono a rischio non solo gli ambienti naturali, ma anche gli ambienti
sociali e tra questi l’ambiente
familiare. Per questo occorre promuovere una nuova e sana ecologia
degli ambienti umani per creare
spazi idonei allo sviluppo e alla
crescita delle nuove generazioni,
che hanno il diritto di maturare in
una famiglia con un papà e una
mamma. Spero che non si arrivi
mai a dire: “C’era una volta mamma e papà…”. In alcuni Paesi europei, per esempio in Francia, ma
anche in qualche scuola materna e
primaria in Italia, è stata abolita la
festa della mamma e la festa del
papà.
Non è forse vero che il matrimonio e la famiglia stanno rischiando la devastazione a livello spirituale ma anche a livello materiale? Questo è un dato di fatto! Papa
Francesco ha ricordato che in questo tempo di profonda crisi della
famiglia appare sempre più evidente che il declino della cultura del
matrimonio è associato a un
aumento di povertà e a una serie di
numerosi altri problemi sociali che
colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli
anziani.
La famiglia tradizionale è destinata a scomparire di fronte alle
molteplici nuove forme di famiglie
riconosciute recentemente anche
dal Parlamento Europeo di Stra-
sburgo? La famiglia non è retaggio
di un passato che non ritorna, ma è
un bene da valorizzare, da custodire e da difendere contro gli
attacchi della “società liquida”,
nella quale il pensiero debole, i
sentimenti e i legami familiari mancano di solidità.
Uno dei fenomeni sociali più
preoccupanti che stiamo sperimentando nel nostro tempo è il
continuo aumento delle separazioni e dei divorzi anche tra i cattolici praticanti. E tanti giovani neppure si sposano e preferiscono
convivere. Non si possono chiudere
gli occhi di fronte ai drammi familiari, alla distruzione delle famiglie, ai bambini che soffrono per i
conflitti, la separazione e il divorzio dei genitori; anche il crescente
numero delle convivenze e dei
matrimoni solo civili sono nuove
forme limitative della grandezza
del matrimonio. Ma per fortuna ci
sono tantissimi matrimoni riusciti e
in buona salute e su questi la
Chiesa deve puntare con tutti i suoi
mezzi pastorali. D’altra parte è
responsabilità dello Stato creare le
condizioni legislative e di lavoro
per garantire l’avvenire dei giovani
e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.
Il libro è volutamente provocatorio sulle tematiche più dibattute
che riguardano la pastorale familiare nelle situazioni più difficili,
come per esempio i conviventi
senza matrimonio, i divorziati
risposati, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ecc. Alcune problematiche sulla famiglia
interpellano la Chiesa con urgenza.
Non possiamo verniciare le questioni più spinose. Come dice Papa
Francesco, ci vuole più audacia e
coraggio apostolico. I tempi lo
richiedono! Sono convinto che il
futuro della società passi attraverso
la famiglia, “capolavoro di Dio”;
se vogliamo salvare la nostra civiltà dobbiamo fare di tutto per salvare la famiglia, «tesoro e patrimonio
dell’umanità».
Blanc
Adelaide Barbagallo
9
Prospettive - 28 giugno 2015
DIOCESI
I militari della Guardia Costiera di Catania disponibili alla donazione di sangue
Una goccia nel mare del bisogno
militari e il personale
della Base Aeromobili e
2° Nucleo Aereo della Guardia
Costiera di Catania, in linea con il
principio che contraddistingue la
loro professione, ovvero “la salvaguardia della vita umana in mare”, si
sono resi disponibili alla donazione
del sangue e rinnovato anche quest’anno il gesto di solidarietà iniziato nel giugno del 2012 e da allora,
per due tre volte l’anno, oltre 40
militari e personale della Base donano il sangue permettendo la raccolta
di circa 12 unità di sangue per giornata di raccolta. Quest’anno l’ottava
giornata è stata realizzata il 16 giu-
I
Fondaz. Beato
Card. Dusmet
Fondo di Solidarietà Antiusura
Via Porticello 10
95131 Catania (CT)
Tel. Segreteria
095 7169067
Tel. Primo Ascolto
345 2995483
gno. Grazie all’autoemoteca, Vincenzo Caruso, direttore UOD Talassemia dell’Arnas Garibaldi e direttore sanitario donatori di sangue Advs – Fidas, con i
suoi collaboratori ha eseguito le donazioni e i controlli sanitari previsti dalle
vigenti norme. Il Comandante della Base Aeromobili GC, Alfio Distefano ha
incoraggiato l’iniziativa, in
quanto “rappresenta un’occasione per essere vicini
alle persone che hanno
bisogno. Le Istituzioni
devono essere esempio a sostenere i
più deboli”. Vincenzo Caruso ha
spiegato che “in Sicilia abbiamo
quasi un’autosufficienza, non importiamo più sangue da altre regioni,
anche se occorre ridistribuire le disponibilità in quanto Catania e Messina sono carenti, mentre Ragusa e
Palermo sono più autosufficienti.
Donare è importante ma ancora oggi
s’incontrano resistenze culturali,
paure, timore del mercato nero del
sangue ormai di un passato lontano.
Per dare maggiore incoraggiamento
a donare, la Regione Sicilia in questi
giorni d’estate, ha messo su una
Presidente Commissione Diritti Umani Assemblea
Parlamentare Osce in visita all’Help Center
Giornata Mondiale del Rifugiato
a Caritas di Catania come uno degli
esempi virtuosi da seguire nel campo dell’accoglienza ai migranti in
Europa”. Questo è quanto emerso
dalla visita dell’On. Isabel Santos,
Presidente della Commissione
Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie dell’Assemblea
Parlamentare dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che si è recata
all’Help Center, sabato 20 giugno, in
occasione della Giornata Mondiale
del Rifugiato. La visita istituzionale
si è inserita in un fitto calendario di
incontri tra Roma, Catania, Lampedusa e Mineo ed ha coinvolto numerose ONG impegnate ad alleviare la
crisi umanitaria nel Mediterraneo.
Il Direttore della Caritas, don Piero Galvano, durante l’incontro ha
presentato i vari servizi che vengono
svolti all’Help Center per i cittadini
catanesi in difficoltà, i migranti e i
senzatetto della città. Soprattutto ha
esposto problematiche e probabili
soluzioni per risolvere le numerose
emergenze umanitarie in atto. In particolare al dramma dei minori stranieri non accompagnati che una volta sbarcati in Sicilia possono finire
preda della criminalità organizzata.
Al termine il Direttore Caritas ha
auspicato come la visita istituzionale
dell’On. Santos possa servire a svegliare le coscienze dell’Europa e
spingere i governi a trovare adeguate
soluzioni per risolvere l’emergenza
migranti.
All’incontro erano presenti anche la
senatrice italiana, Cristina De Pietro, membro dell’Assemblea Parlamentare Osce, Antonella Usiello,
Ufficio dei Rapporti con le Istituzioni dell’Unione Europea, Angelo Villari, Assessore al Welfare del Comu-
“L
ne di Catania e Giulio Ciccia, componente della Commissione territoriale per i richiedenti asilo.
®
campagna di promozione per la
donazione del sangue. La consapevolezza è importante: non costa nulla donare, necessario è essere in buona salute, avere un’età compresa tra i
n occasione del Ramadan si rinsalda la collaborazione tra la Caritas Diocesana
e la Comunità Islamica di Catania.
Alla vigilia del mese sacro dei
musulmani, dedicato alla preghiera e
al digiuno da mattino a sera, sono
stati donati alimenti di prima necessità per la Moschea di piazza Cutelli
n° 6. Cosi, grazie alla donazione
effettuata, nei locali adiacenti alla
moschea, anche i fratelli musulmani
che non potranno recarsi alla mensa
dell’Help Center, riceveranno un
pasto caldo. Una scelta dettata dal
fatto che la mensa chiude alle 20:00,
orario che non si concilia con il tempo dell’ultima preghiera giornaliera.
Un gesto che rinsalda il dialogo religioso con la Comunità Islamica di
Catania ribadendo l’impegno della
Caritas a costruire un ponte tra due cul-
donazione “multicomponent”, cioè
due o più emocomponenti (plasma,
piastrine, globuli rossi e piastrine). I
dati della talassemia in Sicilia continuano a essere molto alti. “Al Garibaldi – aggiunge Caruso - sono circa
250 i pazienti talassemici in cura. Lo
scorso anno hanno consumato oltre
6000 unità di sangue se consideriamo che il fabbisogno di un paziente
è di 1-3 unità di sangue ogni 15-20
giorni”. “I gruppi sanguigni più
carenti sono quelli negativi. La collaborazione di più donatori ci permette di soddisfare le esigenze
soprattutto in emergenza”.
Donare il sangue fa anche bene al
donatore, un gesto che gli consente
di controllare anche il suo stato di
salute.
Margherita Montalto
Notizie in breve dal 29 giugno al luglio
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 29
• Ore 18.30 Gravina di Catania, parrocchia S. Paolo:
celebra la S. Messa.
Signore: saluta i ragazzi del Grest parrocchiale.
• Ore 19.00 S. Pietro Clarenza, Chiesa Madre: celebra
la S. Messa.
Martedì 30
• Ore 13.00 Catania, Ristorante Mangia: prende parte
ad un momento di fraternità organizzato dal Circolo
Femminile S. Agata.
Venerdì 3
• Ore 9.30 Arcivescovado: presiede l’incontro della
Commissione per la Formazione permanente del
Clero.
Mercoledì 1
• Ore 12.00 Catania, Arcivescovado: incontra i sacerdoti che celebrano il X Anniversario di ordinazione
e celebra la S. Messa.
• Ore 18.30 Troina, OASI: concelebra per il 70° anniversario di ordinazione del Fondatore, P. Luigi Ferlauto.
Sabato 4
• Ore 19.00 Sarro, parrocchia S. Vincenzo Ferreri:
celebra la S. Messa.
Giovedì 2
• Ore 9.30 Catania, Seminario: incontra i professori
del S. Paolo.
• Ore 17.30 Catania, parrocchia Risurrezione del
Ramadan, dalla Caritas alimenti
PER LA MOSCHEA DI CATANIA
I
18 anni e i 65 anni. Si
può donare tre o quattro
volte l’anno, con cadenza trimestrale. Non bisogna avere timore di
donare, perché per rendere omogenea la raccolta di sangue, i centri
sono accreditati dalla
Regione e seguono le
disposizioni legislative,
in allineamento con le
raccomandazioni europee, che definiscono i
protocolli per l’accertamento dell’idoneità del
donatore. Questo permette di creare parametri di sicurezza per chi riceve”. In base alle caratteristiche fisiche ed ematologiche
del soggetto, il candidato donatore
può anche essere indirizzato alla
ture per la promozione di valori come
pace e solidarietà. “Ma soprattutto – ha
sottolineato il Direttore Caritas, don
Piero Galvano - è l’inizio di una collaborazione a livello ‘culturale’a beneficio di tanti immigrati che vivono nella
nostra città. Dio è Misericordioso e
Provvidenza. Siamo tutti figli dell’unico Dio: come noi abbiamo ricevuto cosi
doniamo ai fratelli musulmani”.
Sentito ringraziamento è stato espresso
da Ismail Bouchnafa, Direttore della
Moschea di Catania e Vice Presidente
della Comunità Islamica di Sicilia: “La
Caritas in questi anni ha sempre offerto ospitalità ai fratelli musulmani in difficoltà, ringraziamo per la donazione
fatta in occasione del Ramadan, testimonianza di un’integrazione positiva
tra cristiani e musulmani”.
®
AVVISO AI SACERDOTI
Non esiste alcuna convenzione ne accordo da parte della
diocesi che accrediti rivenditori di protesi acustiche.
IL VICARIO GENERALE
Domenica 5
• Ore 18.30 Valcorrente, parrocchia S. Maria delle
Grazie: celebra la S. Messa.
• Ore 20.30 Catania, parrocchia S. Croce: saluta i partecipanti alla conclusione dei giochi senza frontiera
organizzati dalla parrocchia.
®
10
Prospettive - 28 giugno 2015
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
DIO AMA L’UOMO
XIII DOM T.O. / B - Sap1,13-15;2,23-24;Sal 29,2.4;5-6;11-20a- 13b;2Cor 8,7.9.13-15;Mc5,21-43
Secondo la Sapienza Dio non ha creato la
morte e non gode per la rovina dei viventi: Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano, non solo ma le cose create
sono portatrici di salvezza, in esse non c’è
veleno di morte, né il regno dei morti è
sulla terra. La giustizia è immortale.
Come se queste dichiarazioni non bastassero, afferma ancora che Dio ha creato
l’uomo per l’incorruttibilità e lo ha fatto
immagine della propria natura. Da parte
di Dio c’è tutta la buona volontà di bene,
l’uomo addirittura è immagine della natura di Dio.
L’invidia del demonio ha introdotto nel
mondo la morte e ne fanno esperienza
coloro che le appartengono. Se la creazione è avvenuta secondo quanto il libro della Sapienza descrive, le differenze sono
dovute alle opere del diavolo. Paolo mette
in questione il comportamento dei cristiani. Scrive ai Corinti che sono stati ricchi
in ogni cosa nella fede, nella parola, nella
conoscenza in ogni zelo e nella carità così
come egli ha insegnato. Debbono essere
larghi anche in quest’opera generosa: la
colletta per i poveri di Gerusalemme.
Come Cristo, da ricco che era, si è fatto
povero per loro perché diventassero ricchi, anche loro devono fare altrettanto
perché vi sia uguaglianza.
Per il momento la loro abbondanza supplisca alla loro indigenza come sta scritto:
“Colui che raccolse molto non abbondò e
colui che raccolse poco non ebbe di
meno”. Questa reciprocità è stupenda.
Gesù nel vangelo dimostra a Giairo e ai
presenti che l’umiltà porta la salvezza:
“La mia figlioletta sta morendo: vieni a
imporre le mani perché sia salvata e
viva”. Anche l’umiltà della donna sofferente delle perdite di sangue dimostra che
con l’umiltà si può avere la salvezza: “Se
riuscirò anche solo a toccare le sue vesti,
sarò salvata”.
Il dare ed il chiedere con umiltà e la reciprocità fanno parte della logica di Dio e
del suo amore, che noi dobbiamo realizzare sulla terra.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Il fondamento Tt 2,11-15
In pochi versetti Paolo sintetizza la vita
cristiana. Alla base degli insegnamenti
precedenti c’è un fondamento: È apparsa la grazia di Dio, che porta la salvezza
a tutti gli uomini. Questo è il fondamento della nostra fede. In conseguenza di
ciò i comportamenti devono essere: rinnegare l’empietà e i desideri mondani,
vivere in questo mondo con sobrietà,
con giustizia e con pietà. Il tutto nell’attesa della bella speranza e della manife-
stazione della gloria del nostro grande
Dio e salvatore Gesù Cristo. Segue l’annuncio: Egli ha dato se stesso per noi,
per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
“Questo devi insegnare, raccomandare e
rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi”.
L.C.
Il contrario della paura non è il coraggio, da scovare a fatica nel fondo dell’animo, ma è la fede
Il Signore che porta salvezza
Fede
Gesù cammina verso la casa dove
una bambina è morta.
Cammina ed è Giairo, il padre, a
dettare il ritmo; Gesù gli cammina
vicino, offre un cuore perché possa
appoggiarvi il suo dolore: «Non
temere, soltanto continua ad aver
fede».
Ritorniamo alla Parola di Dio.
Dallo sguardo alla realtà come opera della santissima Trinità, mediante
la Parola di Dio, possiamo comprendere le parole dell’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
aveva parlato ai padri per mezzo dei
profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del
Figlio, che ha stabilito erede di tutte
le cose e mediante il quale ha fatto
anche il mondo» .
È molto bello osservare come già
tutto l’Antico Testamento si presenti a noi come storia nella quale Dio
comunica la sua Parola: infatti,
«mediante l’alleanza stretta con
Abramo e per mezzo di Mosè col
popolo d’Israele , egli si rivelò, in
parole e in atti, al popolo che così
s’era acquistato, come l’unico Dio
vivo e vero, in modo tale che Israele
sperimentasse quale fosse il piano di
Dio con gli uomini e, parlando Dio
stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore
profondità e chiarezza e lo facesse
conoscere con maggiore ampiezza
alle genti .
Nato da donna
Questa condiscendenza di Dio si
compie in modo insuperabile nell’incarnazione del Verbo. La Parola
eterna che si esprime nella creazione
e che si comunica nella storia della
salvezza è diventata in Cristo un
uomo, «nato da donna» . La Parola
qui non si esprime innanzitutto in un
discorso, in concetti o regole. Qui
siamo posti di fronte alla persona
stessa di Gesù. La sua storia unica e
singolare è la Parola definitiva che
Dio dice all’umanità.
Da qui si capisce perché all’inizio
dell’essere cristiano non c’è una
decisione etica o una grande idea,
bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita
un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.
Il rinnovarsi di questo incontro e di
questa consapevolezza genera nel
cuore dei credenti lo stupore per l’iniziativa divina che l’uomo con le
proprie capacità razionali e la propria immaginazione non avrebbe
mai potuto escogitare.
Si tratta di una novità inaudita e
umanamente inconcepibile: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi». Queste espressioni
non indicano una figura retorica, ma
un’esperienza vissuta! A riferirla è
san Giovanni, testimone oculare:
«noi abbiamo contemplato la sua
gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di
grazia e di verità». La fede apostolica testimonia che la Parola eterna si
è fatta Uno di noi. La Parola divina
si esprime davvero in parole umane.
La tradizione patristica e medievale,
nel contemplare questa «Cristologia
della Parola», ha utilizzato un’espressione suggestiva: il Verbo si è
abbreviato.
I Padri della Chiesa, nella loro traduzione greca dell’Antico Testamento, trovavano una parola del
profeta Isaia, che anche san Paolo
cita per mostrare come le vie nuove
di Dio fossero già preannunciate
nell’Antico Testamento.
Lì si leggeva: “Dio ha reso breve la
sua Parola, l’ha abbreviata”. Il
Figlio stesso è la
Parola, è il Logos:
la Parola eterna si
è fatta piccola –
così piccola da
entrare in una
mangiatoia. Si è
fatta
bambino,
affinché la Parola
diventi per noi
afferrabile.
Adesso, la Parola
non solo è udibile,
non solo possiede
una voce, ora la
Parola ha un volto,
che dunque possiamo
vedere:
Gesù di Nazareth.
Seguendo il racconto dei Vangeli,
notiamo come la
stessa umanità di
Gesù si mostri in
tutta la sua singolarità proprio in
riferimento alla
Parola di Dio.
Egli, infatti, realizza nella sua perfet-
ta umanità la volontà del Padre
istante per istante; Gesù ascolta la
sua voce e vi obbedisce con tutto se
stesso; egli conosce il Padre e osserva la sua parola ; racconta a noi le
cose del Padre ; «le parole che hai
dato a me io le ho date a loro» . Pertanto Gesù mostra di essere veramente la Parola di Dio che si dona a
noi, ma anche il nuovo Adamo, l’uomo vero, colui che compie in ogni
istante non la propria volontà ma
quella del Padre. Egli «cresceva in
sapienza, età e grazia davanti a Dio
e agli uomini» . In modo perfetto,
ascolta, realizza in sé e comunica a
noi la Parola divina.
La missione di Gesù trova infine il
suo compimento nel Mistero Pasquale: qui siamo posti di fronte alla
«Parola della croce» . Il Verbo
ammutolisce, diviene silenzio mortale, poiché si è «detto» fino a tacere, non trattenendo nulla di ciò che
ci doveva comunicare.
Suggestivamente i Padri
della Chiesa, contemplando questo mistero,
mettono sulle labbra
della Madre di Dio questa espressione: «È senza parola la Parola del
Padre, che ha fatto ogni
creatura che parla; senza
vita sono gli occhi spenti di colui alla cui parola
e al cui cenno si muove
tutto ciò che ha vita».
Qui ci è davvero comunicato l’amore «più
grande», quello che dà
la vita per i propri amici
.
In questo grande mistero Gesù si manifesta
come la Parola della
Nuova ed Eterna Alleanza: la libertà di Dio e la
libertà dell’uomo si
sono incontrate nella
sua carne crocifissa, in
un patto indissolubile.
P. Angelico Savarino
11
Prospettive - 28 giugno 2015
Al teatro L’Istrione “L’eredità dello zio canonico” chiude la stagione
l teatro L’Istrione gran
successo per “L’eredità
dello zio canonico” commedia in tre
atti con la regia di Valerio Santi e
Francesco Russo.
L’eredità Dello Zio Canonico scritto
da Antonino Russo Giusti nel 1923 è
una commedia la cui ironia scaturisce dalla drammaticità della vita,
una vita d’altri tempi, una vita diversa, quella del dopoguerra. Un’opera
che ha mantenuto nel tempo il suo
A
ci hanno lasciato”.
L’esilarante commedia che oltre a
mettere in evidenza il talento raffinato di attori del nostro panorama,
sprona il pubblico a riflettere su quel
mondo impoverito dal “dio denaro”
e così tra gag ed equivoci assumendo
a tratti i toni della farsa, la commedia
racconta le disgrazie di Antonio
Favazza, dopo aver dedicato la vita
allo zio canonico, si ritrova senza
una lira perché l’eredità milionaria è
attori eclettici. Tra egoismo, servilismo, maldicenza, arroganza ed ipocrisia lo spettatore si
diverte ma riflette. Una
scenografia molto curata: casa Favazza con i
paralumi decorati comprati a credito e poltrone
damascate; lo studio
notarile in cui si svolge
la tragedia del personag-
Una COMMEDIA
tra satira e divertimento
valore grazie anche alla maestria di
interpreti del calibro di Angelo
Musco che nel 1934 ne interpretò
persino una versione cinematografica con l’ineguagliabile Rosina
Anselmi della quale ricorre quest’anno il 50° anniversario della sua
scomparsa, e dell’altrettanto ineguagliabile Turi Ferro che nel 1984
restituì al teatro una sua memorabile
rivisitazione, o altri come Mangiù la
cui edizione è tra le più ricordate dai
catanesi.
I registi sono riusciti a creare dinamiche teatrali di effetto attraverso
una trama narrativa tradizionale, ma
aggiungendo freschezza tipica del
nuovo, trasformandola in un vero e
proprio evento teatrale, un’Eredità
assolutamente diversa, come viene
sottolineato da Valerio Santi e
Francesco Russo, poiché partendo
da ciò che - appunto - “abbiamo ereditato dai padri e dalle madri del teatro di tradizione, riproponiamo al
pubblico una versione totalmente
nuova ricca di lazzi e di trovate non
più fossilizzati nella memoria e
soprattutto ricca di energia, un’energia giovane, quella che serve a risollevare il nostro teatro dal baratro dell’indecenza in cui purtroppo – grazie
all’abuso di molti – è finito da un
pezzo”.
L’impianto registico della commedia
è un impianto musicale, la cui partitura si dipana atto per atto come una
nuvola magica un’area di suoni ricchi di vivace popolarità, creando nell’immagine collettiva luoghi come il
Fortino, la Civita, accanto alla
modernità della confusione tragica
degli ospedali, del mercato e delle
strade. Il pubblico si riconosce nel
suo territorio catanese intrecciato nei
complessi meccanismi della sopravvivenza, ed ecco il mix di antico e
moderno che riporta quelle pagine
fascinose di Antonino Russo Giusti e
magari, come osservano i registi
“Giusti riderebbe insieme a noi su
ciò che lo ha reso così celebre e
immortale”.
“Portare in scena, osserva Valerio
Santi che ha curato anche la scenografia, un testo di tradizione popolare come L’eredità può a primo
impatto sembrare una scelta facile e
scontata, ma ciò lo è solo ed esclusivamente quando lo si ripropone con
leggerezza, sottovalutando il valore
drammaturgico e soprattutto quando
si tende a rappresentare la brutta
copia di ciò che i nostri predecessori
contesa da due famiglie e, dopo una
serie di peripezie riusciranno a trovare un accordo per accaparrarsi gli
averi del defunto. Sul palco con l’istrionico cavaliere Amore interpretato da Valerio Santi, coinvolgente ed
entusiasmante, un cast brillante di
gio che si scopre pieno di debiti
invece che di possedimenti; di nuovo
la casa ormai spoglia in cui si consuma la miseria ritrovata della famiglia, ma si realizza il ribaltamento
finale. La vicenda dell’eredità contesa dai tre nipoti del ruvido zio prela-
to si intreccia con storie parallele che
affascinano il pubblico in quell’emisfero tragico-comico. La pazienza e
l’ingenuità del cavaliere Amore si
oppongono alla prepotenza dei cugini la straordinaria Maddalena (Rosaria Francese) e Don Santo (Aldo
Mangiù) malandrino di facciata, o
alla violenza iperbolica di Turi
Nasca (Aurelio Rapisarda). In tutto
ciò si impone la sinergia di intenti
fra la regia che è riuscita a impostare i movimenti scenici e gli abili
attori che hanno sviluppato i personaggi interpretandoli in modo efficace, rispettando i tempi rigidi della
necessità del comico.
Artemisia
Happening all’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania
La scuola apre all’ascolto e alla comunicazione
stato realizzato un happening
all’Istituto
Alberghiero “Karol Wojtyla” che ha
richiamato molti partecipanti riscuotendo notevole successo. Un evento
inserito nel progetto “Una scuola per
pensarsi: teatro ascolto e comunicazione” per la creazione di un laboratorio teatrale e all’apertura di uno
spazio-ascolto per studenti, alle tecniche di modellamento per insegnare
e apprendere. Responsabile dello
spazio-ascolto, comunicazione al
servizio della scuola, Dott. Antonio
Pittalà insieme alla prof. Enza
Ciraldo, entrambi garanti del progetto. Una giornata dedicata dalla
scuola ai ragazzi per pensare “got
talent Alberghiero’s”, per esprimere
le loro emozioni ma anche per scaricare i loro problemi, le loro difficoltà in sinergia con il mondo della
famiglia, degli amici, attraverso il
canto, la danza, la musica e le poesie. È una possibilità offerta dall’Istituto di incontro e confronto che ha
avuto la condivisione di tanto pubblico, con performance alquanto
creative e innovative; tutti hanno
cantato e ballato insieme personale
È
docente e collaboratori in
modo libero …. È un modo
anche per agganciare i giovani
all’esterno attraverso lo spettacolo, offrendo un servizio territoriale. Si sono esibiti nei loro
virtuosismi alla chitarra il prof.
Di Stefano Salvatore, docente
di inglese con il figlio Giuseppe. Hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo
finale: La danzaterapista Stefania Micale la Musicoterapista
Vera Loiacono insieme agli
allievi dell’istituto alberghiero
e i ragazzi del corso serale:
Consoli Agata, Diblanca
Andrea, Faro Ele, Greco
Greta, La Rosa Cristal, Nicotra Gaia, Panebianco Marco,
Platania Giorgio, Pellegrino Simona, Tosato Costanza; per il corso
serale Astorina Federica, Strazzulla Graziella, Cuba Peppe.
Il Dirigente scolastico Dott. Daniela
Di Piazza entusiasta per la partecipazione e il successo dell’evento ha
sottolineato “La Scuola rappresenta
uno spazio indispensabile per la crescita sia di studenti che di insegnanti. Questo avviene all’interno di un
contesto di relazione in cui “essere”
diviene spunto di osservazione per
colui che osserva.
I cambiamenti sociali a cui assistiamo richiedono grandi capacità di
adattamento sia da parte di chi insegna che da parte di chi apprende.
Nella scuola si sente sempre più l’esigenza di fare esperienza pratica e
apprendere strategie per poi potersi
spendere sia nell’interazione con gli
altri che nel mondo del lavoro”, continua soddisfatta “ci sono ragazzi
che in classe non parlano, qui hanno
espresso le loro pulsioni emotive,
hanno parlato dando il meglio di se
stessi”.
Pittalà fa notare con rammarico che
c’è stata una richiesta di partecipa-
zione talmente alta, che alla fine non
si è potuto soddisfare per tempo e si
augura al prossimo incontro di recuperare. Rimarca con toni incisivi
“un’attività altamente formativa che
grazie all’Istituto, offre con lo spazio
di ascolto a tutti gli studenti e non
solo, il laboratorio di teatro per sviluppare competenze pratiche in un
clima relazionale positivo, volto
all’apprendimento e al benessere;
l’esibizione fiale è stata la sintesi
della positività dell’iniziativa per far
conoscere competenze sociali e
assertive nel rapportarsi con gli
altri”. Il progetto durante l’anno ha
offerto la possibilità di incontro e
confronto con i genitori per comprendere le difficoltà che naturalmente possono sorgere nei rapporti
con i figli. È un sostegno alla crescita.
Lella Battiato
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Prospettive - 28 giugno 2015
RUBRICHE
La IX sinfonia di Beethoven, quinto titolo della stagione di lirica e balletti del “Bellini”
Un gioco di canto e controcanto
per armonie evocative
a partitura pianistica delle sinfonie di Beethoven (strumento col
quale il genio musicale di Bonn appuntava e
componeva) è di sorprendente linearità e semplicità, a differenza di quella delle 32 meravigliose sonate per pianoforte.
Immaginiamo e arguiamo, quindi, che il
Grande Maestro, nel fissare le sue immortali
armonie, sapesse già a quali poderose orchestrazioni avrebbe dato vita nelle sue mitiche
sinfonie.
Ben altra cifra e spessore troviamo nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt
“copia d’autore” come chiosa acutamente
Giuseppe Montemagno nel pregevole testo
redatto per il libretto di sala distribuito a supporto dell’operazione immaginata e realizzata
dalla Compagnia Zappalà Danza La Nona
(dal caos, il corpo), quinto appuntamento della stagione di lirica e balletti 2015 del Teatro
Massimo “Bellini” di Catania.
Il terzo step del progetto Transiti Humanitatis
di Nello Calabrò e Roberto Zappalà evolve
ed esula dalle precedenti riflessioni al femminile (Invenzioni a tre voci e Oratorio per Eva)
verso l’umanità tutta, al cospetto dell’immortale innovativo monumento musicale sinfonico di Ludwig Van Beethoven, culminante nell’Inno alla gioia di Friedrich Schiller, ripreso
e richiamato, con motivazioni e intenti celebrativi diversi, nell’inno d’Europa.
Straordinaria e bene a registro l’esecuzione
dei due pianisti, Luca Ballerini e Simona
Cafaro, che nel gioco di canto e controcanto
hanno fatto risuonare nella straordinaria sala
armonie significative ed evocative a sostegno
dell’azione scenica coreutica: la “copia d’autore” è ben altro e di più delle parafrasi e trasposizioni pianistiche che Liszt ha tracciato
per i virtuosi della tastiera; qui il geniale pianista compositore trascrive, un’espressione e
indicazione calligrafica scelta che esprime
significativamente l’ammirazione che il musicista ungherese nutrì nei confronti di Beethoven (da lui, non ancora dodicenne, incontrato
a Vienna nell’aprile del 1823).
Il titolo La Nona (dal caos, il corpo) dice e
suggerisce la chiave di lettura di Nello Calabrò (autore dei testi) e Roberto Zappalà
(coreografo, regista, scenografo e light designer); la loro nuova invenzione, eseguita in
“prima” assoluta al “Bellini” di Catania, evita
di equivocare su corpo e corposità sostituendo, con scelta culturale intelligente e raffinata, l’orchestra con i due pianoforti, coro e
solisti con l’incantevole voce del controtenore Angelo Strano, studioso e cultore del
repertorio barocco con interessanti incursioni
su testi moderni e contemporanei.
L’approdo nel Massimo teatro di Catania della Compagnia Zappalà Danza, fondata nel
1990 ospitata dal 2002 in Scenario Pubblico
International Choreographic Centre Sicily
(acronimo Scenario Pubbl.i.co) dove pensa,
produce, forma e informa, è un importante
riconoscimento, tra i tanti conseguiti, per
un’attività prestigiosa di livello internazionale che l’ha portata di frequente a calcare le
scene di Europa, Medio Oriente, Centro e Sud
America, Sudafrica.
La Nona di Zappalà e Calabrò è andata in
scena con i danzatori Maud De La Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi,
Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano
Montecasino, Gioia Maria Morisco Castelli, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane
Roustan, Valeria Zampardi, che hanno
interpretato e collaborato alla costruzione
coreutica; scene e costumi Debora Privitera,
assistente alle coreografie Ilenia Romano,
L
direzione tecnica Sammy Torrisi, ingegnere
del suono Gaetano Leonardi, produzione e
management Maria Inguscio, assistente di
produzione Salvo Noto. Un’esecuzione emozionante e coinvolgente per rivivere e riconsiderare, con nuova chiave di lettura, riflettendo, note immortali accompagnate da movenze
ieratiche e simboliche. La scena, suggestiva,
messi in primo piano i danzatori, è stata
dominata dai due strumenti; sopra tutto una
luminosa croce latina, dietro una menorah
ebraica, al fianco una poltrona liberty.
Carlo Majorana Gravina
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N° 25 Domenica 28