UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA
«LA SAPIENZA»
FACOLTÀ DI SCIENZE UMANISTICHE
Lettere e Filosofia, Lingue, Patrimonio Culturale
CONFERENZA DIDATTICA DI FACOLTÀ
A cura di
CLELIA FALLETTI
Prima sessione
21 marzo 2005
INDICE
Premessa ............................................................................ p. 9
PARTE PRIMA
Saluti del Presidente della Commissione per l’innovazione didattica d’Ateneo, del Prorettore delegato a
Diritto allo studio, orientamento e politiche per gli
studenti, e dei Presidi delle Facoltà di Filosofia, di
Lettere e Filosofia e di Studi Orientali .........................
13
Roberto Antonelli, Introduzione ......................................
15
RELAZIONI DEI PRESIDENTI DEI CORSI DI STUDI
Delia Gambelli, Area didattica dei Corsi di Studi in
Lingue e Letterature moderne e in Mediazione linguistico-culturale ...........................................................
Gianfranco Rubino, Corso di laurea specialistica in
Studi letterari e linguistici ........................................
Biancamaria Scarcia Amoretti, Corso di Studi in Scienze
storiche ..........................................................................
Anna Maria Gloria Capomacchia, Corso di laurea specialistica in Studi storico-religiosi ...........................
Gian Luca Gregori, Corso di laurea specialistica in
Società, culture e storia del mondo antico .............
31
43
51
61
63
Marina Righetti, Corso di Studi in Scienze storico-artistiche .................................................................................
Antonello Biagini, Corso di Studi in Scienze sociali per
la cooperazione, lo sviluppo e le relazioni fra i popoli
65
71
Giovanni Colonna, Corso di Studi in Scienze archeologiche ...........................................................................
75
Luciano Mariti, Corso di Studi in Arti e scienze dello
spettacolo ......................................................................
83
Francesca Bernardini, Corso di Studi in Lettere .............
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PARTE SECONDA
Saluto del Rettore Renato Guarini ...................................
117
Stefano Tortorella, La Riforma e la legge 270: valutazioni e prospettive. Corsi di Studi e nuove tabelle.
Requisiti minimi ...........................................................
119
Clelia Falletti, Certificazione dei Corsi di Studi e strumentazione necessaria. Test d’ingresso come autovalutazione degli studenti ................................................
129
Luciana Cassanelli, Relazione sull’Orientamento e tutorato ................................................................................
137
Ferruccio Marotti, E-learning e digitale ..........................
145
Virginia Verrienti, Internazionalizzazione e censimento
degli Accordi internazionali di Ateneo esistenti ........
149
FACOLTÀ DI SCIENZE UMANISTICHE
Strutture organizzative e offerta didattica........................
161
I docenti, le biblioteche, gli archivi, i centri e le fondazioni...............................................................................
167
I Corsi di Studi .................................................................
176
Il volume, aperto da una Premessa di Clelia Falletti Cruciani,
responsabile della Commissione didattica di Facoltà, raccoglie le
relazioni presentate alla Conferenza didattica della facoltà di Scienze
umanistiche. La Conferenza, tenutasi in un periodo di grandi e continui impegni didattici e scientifici, si è potuta svolgere grazie all’abnegazione dei Presidenti dei Corsi di laurea, dei responsabili di
Commissione e del personale tecnico-amministrativo della Presidenza e di molti Dipartimenti. A loro va un sentito ringraziamento.
Roberto Antonelli
PREMESSA
a Facoltà di Scienze umanistiche, insieme con la nuova
Facoltà di Lettere e filosofia, la Facoltà di Filosofia e
quella di Studi orientali, è l’erede della ex Facoltà di Lettere e
filosofia che si è scissa in ottemperanza della legge del decongestionamento nel 2001. Le quattro nuove Facoltà si sono riorganizzate secondo progetti culturali e formativi diversi e non
secondo una ripartizione percentuale meccanica degli insegnamenti già esistenti. La scelta di assumere per la nostra Facoltà
il nome particolare di Scienze umanistiche indica il tentativo di
dare una risposta alle questioni scientifiche e culturali aperte
con il rinnovamento epistemologico verificatosi nel mondo
della cultura a partire dagli anni Sessanta del Novecento e alle
esigenze di riflessione e rinnovamento poste dalle innovazioni
culturali, metodologiche e tecnologiche degli ultimi decenni.
Contemporaneamente al decongestionamento, e quindi alla
nascita della Facoltà, è intervenuta la Riforma della didattica.
Ciò ha consentito di partire fin dall’inizio con uno slancio non
tanto di rinnovamento quanto di rifondazione, in cui tutto
appariva come possibile: possibile ripensare l’università che
vogliamo, di ricerca e formazione, con curricula aperti alle
richieste dinamiche del mondo contemporaneo.
Ciò si è concretizzato in un grande rinnovamento dell’offerta formativa: la Facoltà di Scienze umanistiche ha istituito otto
L
10
Premessa
nuovi Corsi di studio, articolati in quasi trenta curricula per le
lauree triennali e quasi altrettanti per le Lauree specialistiche,
che garantiscono al tempo stesso unità culturale di base con
adeguate differenziazioni specialistiche ma soprattutto garantiscono il rispetto di quella relazione fra ricerca scientifica,
didattica e società che costituisce una modalità fondamentale
per una formazione aperta e moderna negli studi umanistici.
Le iniziative culturali della Facoltà costituiscono il punto d’incontro fra l’attività scientifica delle grandi Scuole che costituiscono la nostra tradizione in quanto eredi della ex Facoltà di
Lettere e Filosofia (in particolare Scienze storiche, archeologiche e antropologiche dell’antichità, Teatro e Spettacolo,
Lingue e letterature moderne, Studi filologici, linguistici e letterari e Studi romanzi), e le esigenze di rinnovamento degli
ultimi decenni. (Sui nuovi Corsi di Studi, sull’assetto organizzativo della Facoltà e sui docenti afferenti alla Facoltà, si veda
il prospetto allegato alla fine del volumetto.)
La FSU vuole soprattutto insegnare ad attivare un occhio
critico per guardare il mondo contemporaneo nella sua complessità e metamorfosi.
La FSU è una Facoltà europea, che intende trasmettere il
senso di essere umanisti, proprio oggi, proprio nel momento in
cui in l’integrazione europea, attuata su basi pressoché esclusivamente economiche, richiede un bilanciamento forte sul
piano della cultura, non arroccata in una vecchia idea di
Europa ma aperta all’Altro e al Mondo. È nostra intenzione
dar corso ad una nuova, grande stagione umanistica, nella
quale si riscoprano i valori fondamentali della nostra cultura e
una visione globale del sapere, contro la parcellizzazione e l’asfissia della eccessiva specializzazione.
La grande sfida che la Facoltà di Scienze umanistiche, e
l’intera area di cui è parte, si appresta ad affrontare è dunque
la ricomposizione dei saperi umanistici e tecnico-scientifici e
degli stessi orizzonti della tecnica entro un progetto culturale
Premessa
11
complessivo e unitario, reso possibile dalla larga disponibilità
di risorse presenti nella “Sapienza”, secondo una cultura del
progetto, degli obiettivi e della loro verifica che potrà costituire il terreno d’incontro anche fra aree di tradizioni diverse ma
disponibili al cambiamento e all’interrelazione, al di là delle
tradizionali partizioni dei saperi.
Un primo passo in questa direzione è la costituzione del
nuovo Ateneo di cui fa parte la Facoltà di Scienze umanistiche.
Infatti, un processo di riflessione analogo e parallelo, svoltosi
nelle Facoltà di Architettura, di Studi orientali e di Scienze
della comunicazione, ha portato alla comune proposta di un
Ateneo delle Scienze Umane, delle Arti e dell’Ambiente capace di aggregare competenze e risorse intellettuali comprese
nelle aree scientifico-didattiche di Architettura, Scienze Umanistiche, Sociologia e Scienze della comunicazione, Beni culturali, Scienze naturali, ambientali e dell’informazione, Statistica,
Psicologia, Ingegneria, e Scienze sociali politiche ed economiche. Sono aree interrelate sia per tradizioni disciplinari sia per
l’attenzione dedicata alle innovazioni che lo sviluppo contemporaneo delle scienze ha determinato, tanto da rendere possibile l’individuazione di interessi culturali e prospettive scientifiche e formative comuni. Il risultato è un progetto d’Ateneo
coerente e nel contempo aperto, capace di proporre nuovi percorsi formativi interdisciplinari e di rispondere alle domande
che la rapidità delle innovazioni pone all’Università europea (e
italiana in particolare).
Un altro passo avanti è sicuramente questa prima Conferenza didattica di Facoltà. È una Conferenza necessaria e
urgente dopo i primi tre anni della Riforma degli ordinamenti
didattici, ma che, pur cadendo alla giusta distanza dall’avvio
della Riforma, rischia di essere troppo anticipatrice per la
situazione ancora fluida e profondamente confusa a causa
della non definizione del nuovo assetto che gli affastellati
12
Premessa
decreti legge stanno apportando in continuazione: come saranno le nuove aree? Si arriverà nelle università italiane a una
comune decisione sul valore quantitativo dei moduli didattici?
e quale sarà questo valore? e in che modo inciderà sulle tabelle
che descrivono la nostra offerta didattica? Le lauree di primo e
di secondo livello di una stessa area saranno denotate da una
coerenza interna oppure le lauree specialistiche, o magistrali,
avranno una coerenza diversa? e quale sarà questa coerenza?
La formazione degli insegnanti sarà compito dell’università o
l’università sarà deprivata di questa importante funzione? ecc.
ecc. ecc.
In tale situazione si è deciso di non aspettare ulteriormente
rimandando sine die la Conferenza e facendone dipendere la
convocazione da eventi di cui non abbiamo né la responsabilità né il controllo, ma di progettare due sessioni: una prima,
immediata, che da una parte rispecchi la riflessione che l’esperienza sul campo della Riforma ha prodotto nei diversi Corsi
di Studi e che dall’altra introduca temi e prospettive più generali; una seconda sessione, programmatica, da tenere dopo l’estate quando, si spera, avranno avuto risposta da parte del
Ministero e dei tavoli tecnici approntati dal Ministro tutte, o
almeno gran parte, delle questioni aperte e urgenti.
Clelia Falletti Cruciani
PARTE PRIMA
La sessione si apre alle ore 9.30 con i saluti del prof. Ruggero
Matteucci (Presidente della Commissione per l'innovazione didattica d'Ateneo) che esprime apprezzamento per la tempestività della
convocazione di questa Conferenza didattica di Facoltà, e i saluti
del prof. Pietro Lucisano, Prorettore delegato a Diritto allo studio,
orientamento e politiche per gli studenti, che si felicita dell'iniziativa della Conferenza, e auspica che sempre più gli studenti siano
posti al centro della comunità di ricerca dell'Ateneo.
I Presidi delle Facoltà di Filosofia (prof. Marco Maria Olivetti),
di Lettere e Filosofia (prof. Guido Pescosolido), di Studi Orientali
(prof. Federico Masini), nel porgere i loro saluti e augurare un
buon lavoro alla Conferenza, auspicano una sempre maggiore collaborazione tra le nuove quattro Facoltà nate dal decongestionamento della vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia.
INTRODUZIONE
ROBERTO ANTONELLI
nnanzitutto i più calorosi ringraziamenti al Rettore, ai
I Prorettori e ai Presidi delle Facoltà ‘sorelle’ che ci hanno
onorato con la loro presenza, quindi un particolare ringraziamento al personale tecnico e amministrativo della Presidenza e
dei Dipartimenti, che ha consentito lo svolgimento della II
Conferenza didattica, pur in situazione di lavoro già pesante; lo
stesso ringraziamento ai docenti relatori, con particolare riguardo ai Presidenti di Corso di studi che si sono assunti, in tempo
d’intensa attività didattica, il peso di impegnative relazioni, in
una situazione già di enorme sforzo organizzativo, ancora non
adeguatamente supportato, da nessun punto di vista, per le
note difficoltà di tutta l’Università italiana.
Alcune relazioni sono già state trasmesse a tutti per via
telematica, insieme ad altri dati essenziali per comprendere
l’attuale situazione della Facoltà, i suoi compiti e i suoi obiettivi: ricordo in particolare i dati, pur ancora da affinare, riguardanti il numero di esami e di tesi per ogni docente e disciplina
e le tabelle allegate alla relazione della Commissione Programmazione presieduta da Mario Liverani, che ringrazio ancora,
insieme a tutti i colleghi che hanno collaborato con lui, per lo
straordinario lavoro. Altre relazioni saranno proposte oralmente stamane per la prima volta e completeranno il dossier
della Conferenza, che si svolgerà in tre tempi: oggi, la presen-
16
Parte prima
tazione e una prima discussione dei materiali, con alcune proposte, che riporteremo in Consiglio di Facoltà in forma di deliberati specifici, come del resto ogni altra decisione necessaria
ad una migliore organizzazione didattica. Entro l’inizio dell’estate una seconda sessione dedicata esclusivamente alla discussione e alla formulazione di proposte per il nuovo anno accademico, una volta metabolizzati i risultati di questa prima sessione: se saranno già note le decisioni dei tavoli ministeriali
potremo allora iniziare anche la revisione dei curricula e dei
Corsi di Studi.
Nell’intervallo si tenterà anche di organizzare un convegno
dedicato esclusivamente all’insegnamento delle lingue, che
veda protagonisti soprattutto i lettori, soggetti fondamentali del
nuovo assetto formativo non solo nelle Facoltà umanistiche ma
certo soprattutto delle Facoltà umanistiche: sarà un convegno
che dovrà riesaminare tutta la problematica del lavoro dei lettori, da quello istituzionale (con la partecipazione della loro rappresentanza nazionale), a quello scientifico e culturale: la partecipazione dei lettori alla vita scientifica e didattica della Facoltà
va infatti allargata anche dal punto di vista culturale e istituzionale (e vi sono Dipartimenti in cui questo già avviene: tanto più
nei Corsi di laurea e nel Consiglio di Facoltà). Il collega Carlo
Serra Borneto, impossibilitato a partecipare, ha inviato un progetto per la costituzione di un Centro linguistico basato su
principi in gran parte nuovi e molto funzionali, che discuteremo nell’ambito della definizione finale degli spazi delle ex
Vetrerie Sciarra, nella Giunta di Presidenza convocata per
domani: ne riparleremo poi in sede di convegno linguistico.
Discorso analogo, ove possibile, andrà fatto per i professori a contratto: domani sarà insediata la Commissione Contratti, il cui primo compito sarà quello di completare il censimento dei nostri professori, inserendoli, così come i Lettori,
nell’indirizzario e nel libretto di Facoltà, raccogliendo i loro
curricula e pubblicazioni e fornendo ai Corsi di Studio e al
Introduzione
17
CdF tutti i dati relativi alle funzioni svolte. Il sito di Facoltà,
che come avrete visto è in via di riorganizzazione, potrà così
contenere tutti i dati relativi all’attività scientifica e didattica
della Facoltà (vi invito al riguardo a completare rapidamente la
scheda preparata dalla Commissione Programmazione, così
come vi invito a completare le risposte relative all’attività
scientifica, secondo le richieste della Commissione Iniziative
Culturali): non solo per evitare sovrapposizioni e per garantire
la partecipazione di tutta la Facoltà alle nostre iniziative scientifiche, ma anche perché in autunno cercheremo di realizzare
la prima Conferenza sull’attività scientifica svolta nella Facoltà
di Scienze Umanistiche.
La Conferenza è stata convocata in data forse prematura
rispetto alla molteplicità dei nostri impegni, ma le iniziative
governative, spesso contraddittorie e mutevoli da un giorno e
da una settimana all’altra, si accavallano tumultuosamente e
impongono anche a noi un ritmo frenetico, come ad un ritmo
frenetico ci obbligano gli stessi adempimenti ordinari. Mi spiace di sottoporre la Facoltà ad uno stress dovuto a continue
informazioni, richieste e allegati ma era ed è necessario riprendere continuamente le fila di un discorso che altrimenti ci travolgerebbe: uno dei compiti primari della Conferenza è del
resto quello di portare tutti ad una condivisione di informazioni e opinioni, e, direi, anche di preoccupazioni che questi anni
così convulsi determinano in ciascuno di noi, da tanti punti di
vista. La cosa più pericolosa sarebbe vivere il cambiamento in
modo isolato, senza informazioni sufficienti, in modo non trasparente: per questo la trasparenza è stata un fondamento
della Presidenza Matthiae e lo è anche della mia – con l’impegno, magari, a rallentare il ritmo dei primi mesi, una volta conquistata una velocità e un’organizzazione «da crociera» (a
cominciare da fatti minimi ma importanti: al prossimo CdF
valuteremo l’opportunità di concentrare tutte le attività
18
Parte prima
«gestionali», quantomeno di CdF e CdS e delle iniziative culturali di Facoltà, in un’unica giornata, a partire dal prossimo
anno accademico, come si era già accennato a suo tempo). Un
solo esempio, che credo interesserà tutti, su come stanno procedendo i lavori parlamentari: è dell’altro ieri la notizia, smentita invece il giorno precedente, dell’approvazione della riforma, alla Camera, sembra, dei concorsi (ora sarebbero a vincitore unico) e della riduzione a un anno dello straordinariato
dei (soli?) ricercatori, con conseguenze finanziarie devastanti.
Una riflessione dunque è urgente, per avere coscienza
della situazione e reagire alla frustrazione e al degrado anche
intellettuale che finisce col coinvolgere chi non capisce ciò che
sta accadendo. Non scegliamo noi i tempi: ce li impone l’evoluzione dei fatti, poiché occorre anche intervenire, per quel
che si può, sull’iter legislativo, come si è fatto, con successo,
per la legge 270; l’abbiamo continuato a fare per lo stato giuridico, ancora nell’ultimo CdF, tenteremo di farlo di nuovo,
organizzando a Roma, insieme alle Facoltà ‘sorelle’, se vorranno, una Conferenza nazionale delle Facoltà dell’area umanistica. Vi sono problemi, nel mutamento generale, che riguardano
e che colpiscono in modo particolare proprio le Facoltà umanistiche, a cominciare dalle modalità di ripartizione delle risorse (presto avrete un altro allegato fondamentale: la relazione di
Cristiano Violani con cui è stato illustrato in Senato Accademico il nuovo modo di ripartire le risorse fra gli Atenei, con
conseguenze importanti anche per i corsi di laurea, come
vedremo).
Occorre inoltre riflettere sull’esperienza dell’ultimo triennio (il primo della riforma), con nostre autonome valutazioni
su aspetti positivi e negativi, su punti critici, su correzioni da
apportare, con proiezioni sul futuro, a legge 270 approvata,
pur in una situazione che porterebbe al disimpegno, quantomeno psicologico: un dato significativo al riguardo è offerto
Introduzione
19
dai pensionamenti anticipati in crescita. Il tutto, proporrei,
sempre su due versanti, che si intersecano e che non vanno
mai tenuti distinti: 1) riflessione e interventi sulla situazione
generale, determinata da un governo che sta sistematicamente
penalizzando l’università pubblica, all’insegna di una vera e
propria ideologia del produttivismo (non della produttività) e
del ragionierismo, particolarmente pericolosa negli studi umanistici, in cui rischiano l’estinzione molti settori di grande tradizione scientifica e di grande rilievo per la cultura civile italiana e la sua dimensione internazionale; 2) interpretazione e
gestione delle leggi e della situazione di fatto, tentando di
migliorare al massimo possibile l’offerta formativa e le condizioni di ricerca e didattiche di studenti e docenti. È quanto si è
tentato anche per la programmazione, dove abbiamo lavorato
a partire dalla nostra situazione, pur in presenza di una circolare ministeriale devastante, che non solo chiede di programmare in assenza totale di risorse aggiuntive, quindi sulla base
del fondo cassa esistente, ma pretende anche di interferire nell’autonomia dell’Università, riservandosi il potere di intervenire sulle proposte degli Atenei, contro la Costituzione, come è
stato rilevato anche dalla Conferenza dei Rettori.
Ciò non vuol dire acconsentire agli indirizzi ideologici
(più che politici o efficientistici) dell’attuale governo (che
quanto ad efficienza, nella scuola e nell’università, non ha finora migliorato nulla): noi dovremo allargare le basi della discussione e del confronto, coinvolgendo le altre Facoltà di Lettere
italiane, contro una teoria e una prassi che stanno distruggendo l’università, e in particolarissimo modo l’area umanistica.
Ma il problema in realtà non riguarda solo l’Italia, pur se in
Italia l’ideologia liberistica ha assunto aspetti e toni particolarmente acuti e deculturalizzati. Sarebbe forse il tempo di proporre all’intera «Sapienza» di farsi promotrice di una Carta di
Roma della cultura e della ricerca, da presentare a tutte le
Università europee. Quanto incide infatti sui bilanci di uno
20
Parte prima
Stato moderno la spesa per ricerca e università? Veramente
poco, soprattutto quando a parole tutti riconoscono l’importanza dell’innovazione anche a fini economici e produttivi; ma
perché allora prevalgono politiche restrittive in tutta Europa,
specie nell’area umanistica, e perché tanto «produttivismo» di
corto respiro (del resto inefficiente e di scarsa produttività
generale)? Appare una scelta tutta politica più che economica,
contrariamente a quanto si afferma e a quanto viene sostanzialmente accettato: il sapere critico non ha mai entusiasmato il
Potere, e l’Università è la sede primaria del sapere critico. Non
sarà un caso che, generalizzando comportamenti indubbiamente devianti e casi sempre più rari e del resto concentrati in
singole aree, più vicine proprio alle ideologie più «professionalizzanti» e «produttivistiche», l’Università sia oggetto da
tempo di una aggressione mediatica faziosa, tesa a rappresentarla come la sede di tutte le corruzioni e inefficienze.
Per tutte queste ragioni la Conferenza che iniziamo oggi è
veramente APERTA: dopo tre anni di applicazione della riforma, senza mezzi finanziari aggiuntivi, anzi con violente detrazioni ai fondi ordinari, ognuno di noi in quanto docente ha
un’esperienza da portare, una propria «verità», tanto più larga
ovviamente se, come avviene per Presidenti di Corso di Studi e
Direttori di Dipartimento, si hanno responsabilità istituzionali
e dunque, necessariamente, un’ottica d’intervento più ampia.
Ai Presidenti di Corso di Studi spetterà dunque il compito di
proporre analisi più ravvicinate della situazione: io mi limiterò
ad alcune considerazioni generali d’apertura.
Per la nostra Facoltà di Scienze Umanistiche, così come
credo per la nuova Lettere e Filosofia, per Filosofia e per Studi
Orientali è tanto più gravosa la mancanza di fondi e la possibilità conseguente di riequilibrare il corpo docente anche in base
alla richiesta formativa, in quanto l’applicazione della riforma
Introduzione
21
ha coinciso con l’inizio del decongestionamento: anche la
recente ripartizione del bilancio 2004 d’Ateneo, pur costituendo un primo sforzo di rilettura della situazione in termini di riequilibrio, ha tenuto in nessun conto le esigenze specifiche del
decongestionamento e ha penalizzato tutte le Facoltà ex-Lettere e Filosofia a causa dell’impossibilità di calcolare il numero
degli esami delle nostre Facoltà, data la situazione di emergenza
in cui operano le nostre Segreterie studenti, senza adeguato
personale e senza informatizzazione realmente operativa. Dei
mezzi promessi al tempo del decongestionamento sono arrivate
(e solo in parte) le ex-caserme Sani, per la Facoltà di Studi
Orientali, l’acquisto e l’inizio dei lavori alle ex-Vetrerie Sciarra
(da sei mesi) per la nostra Facoltà (con vari problemi ancora da
risolvere, soprattutto per l’area linguistica ma con prevedibile
consegna, a norma di contratto, entro due anni), ancora nulla
per la nuova Facoltà di Lettere e Filosofia e per quella di Filosofia, contro tutti gli accordi presi a suo tempo. Non credo
sia inutile rinnovare l’impegno a sostenere la giusta e urgente
soluzione dei loro grandi problemi: non si può fare didattica
adeguata nelle condizioni in cui attualmente operiamo, fino al
limite dell’illegalità e della pericolosità, oltre che dello stesso
scarso impatto formativo (se non fosse per l’abnegazione dei
docenti e degli stessi studenti, che non può però durare all’infinito). La protrazione dell’apertura delle Facoltà fino alle 21.30,
proposta dalla collega Vanda Perretta e fatta propria con grande rapidità ed efficienza dal prorettore Palumbo e dal Rettore,
hanno consentito, e consentiranno per l’immediato futuro, di
proseguire i corsi, ma naturalmente non risolvono i problemi
strutturali: non è inutile notarlo, nel momento in cui si parla di
intempestive iniziative volte a sostituire gli spazi eventualmente
lasciati dalla Facoltà di Studi Orientali, con l’arrivo, per fortuna
rapidamente smentito, di Facoltà diverse da quelle di Scienze
Umanistiche e nuova Lettere e Filosofia. Gli spazi delle exVetrerie e quanto verrà assegnato alla nuova Lettere e Filosofia
22
Parte prima
e a Lingue e Filosofia, sono sempre stati classificati come
«aggiuntivi» rispetto all’esistente, qualunque ne sia lo status
presente; ricordo che il fabbisogno minimale stabilito dalla
Commissione decongestionamento d’Ateneo fissava in 26.000
mq aggiuntivi il fabbisogno per il decongestionamento: sottolineo che nulla è cambiato, anzi.
Il numero delle immatricolazioni complessive dell’area
umanistica è cresciuto anno dopo anno: nel 2001 gli iscritti alla
vecchia Facoltà erano 15.078, nel 2004-2005 superano ampiamente quella cifra, pur se non possiamo indicarla con precisione matematica poiché i dati ufficiali tengono conto soltanto
degli studenti in regola col pagamento delle tasse: si può
comunque calcolare un incremento di circa il 30% (così come
per la Facoltà di Lettere). Per restare sul certo dirò solo che le
immatricolazioni nel 2004-2005 vedono 2024 studenti per la
nostra facoltà, 2706 per la nuova Lettere, 545 per Filosofia,
507 per Studi Orientali: quindi nel complesso quasi seimila
studenti (5782), a cui occorre aggiungere tutti gli iscritti del
Vecchio Ordinamento (non calcolabili con assoluta precisione) e quelli dei Corsi interfacoltà (più di seicento i soli immatricolati quest’anno accademico, fra Scienze Umanistiche e
Lettere). Dunque, posto che il livello delle iscrizioni alle quattro Facoltà è in costante ascesa dal 2002, ma in termini continui, non «esplosivi», possiamo dire che oggi, anche a seguito
del decongestionamento, le quattro Facoltà sopportano un
carico didattico e un rapporto docente/studente molto peggiore di quello che portò, fra le altre cose, al decongestionamento.
Nel complesso è però importante anche notare come le immatricolazioni nelle due Facoltà «gemelle» siano sostanzialmente
omogenee, con una tendenza alla crescita della nuova Lettere:
sostanzialmente, dunque, la previsione formulata al momento
del piano di decongestionamento (due Facoltà di Lettere con
circa settemila studenti ciascuna) è stato assolutamente confortato dai dati reali: anzi, in conseguenza della riforma Ber-
Introduzione
23
linguer-Zecchino, si è andati molto oltre. Mi permetto un’osservazione: in un Paese normale il nostro decongestionamento
sarebbe considerato un GRANDE SUCCESSO: in Italia no,
quasi una SCIAGURA, almeno per i docenti e per la qualità
della vita e dello studio degli studenti. Problema di Governo
del Paese ma anche problema d’Ateneo, delle passate gestioni
rettorali, se alcuni colleghi ancora biasimano il modo in cui è
stato realizzato il decongestionamento: ma l’opzione libera alle
due Facoltà fu scelta in relazione anche alle risorse attese – e
che fine abbiano fatto i fondi di decongestionamento per la
docenza arrivati dal Ministero, questo io ancora non l’ho capito. Ora la via più facile rispetto al peggioramento del rapporto
docenti/studenti sarebbe l’adozione di politiche malthusiane
(come surrettiziamente impone il Ministero, tramite i «requisiti minimi»): per sopravvivere e per favorire gli stessi interessi
formativi degli studenti. La considererei peraltro una sconfitta,
ideale e anche gestionale e formativa; esploreremo la possibilità di ogni altra soluzione per i Corsi sovraffollati e tenteremo
tutto prima di rassegnarci.
Ma non accetteremo peraltro che si confonda un «Test
d’ingresso», volto a consigliare e orientare lo studente, con il
numero chiuso: molti docenti, del resto, individualmente e con
soddisfazione generale degli studenti, lo hanno già sperimentato prima della riforma. Non lo chiameremo neppure «Test di
autovalutazione», ad evitare ogni equivoco, ma lo proporremo
ad un prossimo CdF, se vi sarà consenso sulla proposta, beninteso, nell’interesse della formazione degli studenti di Scienze
Umanistiche e dell’equilibrio dell’offerta didattica e dei carichi
di lavoro, come vedremo più avanti.
La Facoltà di Scienze Umanistiche riesce a sopravvivere e
a fornire una buona didattica, generalmente apprezzata dalle
opinioni espresse dagli studenti, grazie al contributo degli affidamenti e dei contratti, che costituiscono una spesa considere-
24
Parte prima
vole per l’Ateneo e per le nostre Facoltà, pur se vengono pagate cifre irrisorie (direi vergognose), talvolta erogate con più di
un anno di ritardo, e non per responsabilità precipua degli
Uffici. Un’istituzione nata per favorire ai più alti livelli professionali l’interscambio con la società e i saperi più innovativi e
specialistici è divenuta così, per le condizioni generali del sistema universitario, e per qualche responsabilità anche nostra, un
elemento patologico del sistema. Nella nostra Facoltà vi sono
più di 130 professori a contratto: costituiscono, come ho già
rilevato a suo tempo, più della metà del corpo docente strutturato, con eguali responsabilità ma ovviamente con minori
disponibilità nei confronti degli studenti e del sistema: direi
perfino troppa, nelle condizioni date. Non possiamo per ora
che ringraziarli, ma dobbiamo costruire intanto le premesse e
le regole per una riforma del quadro: si veda la citata Commissione Contratti, pur se credo che su questo piano si potrà
fare qualcosa in termini molto limitati.
L’articolazione dell’offerta formativa, conseguente alla
riforma 3+2, rende indispensabile il ricorso ai contratti ma
impone di guardare anche ad altre questioni: prima fra tutte
l’approvazione di un decongestionamento impostato in tempi di
risorse crescenti e attuato ora in una situazione totalmente
diversa, in regime cioè di risorse decrescenti. La risposta formativa delle due Facoltà «gemelle», Scienze Umanistiche e Lettere,
è stata diversa nell’impostazione ma infine in entrambi i casi
apprezzata dalle immatricolazioni studentesche: sia quella con
più numerosi Corsi di Studi triennali a carattere specialistico o
«professionalizzante» di Lettere (più di quindici, per altrettante
lauree Specialistiche), sia quella di Scienze Umanistiche, fondata su una maggiore preparazione comune e quindi su un’ipotesi
di forti fondamenti e di grande versatilità culturale, con minor
numero di Corsi di Studi (sette Triennali, otto Specialistici), ma
con più alto numero di curricula (circa trenta per i Corsi
Triennali e all’incirca altrettanti per quelli Specialistici).
Introduzione
25
Elementi di squilibrio rispetto alla domanda di formazione per la laurea Triennale vi sono sia nella Facoltà di Scienze
Umanistiche che in quella di Lettere, ma forse al momento
sono più pronunciate in quella di Scienze Umanistiche, vista la
minore articolazione di Corsi di Studi, pur se alcune tendenze
sono comuni (la forte richiesta di formazione nelle Lingue e
nello Spettacolo).
Nella Facoltà di Scienze Umanistiche, a fronte di Corsi
come Arti e scienze dello spettacolo con una media triennale di
circa 600 immatricolati, ma con una tendenza, sembrerebbe,
nell’ultimo anno, ad un maggiore equilibrio rispetto al resto
della FSU, e come Mediazione linguistica (380 immatricolati in
media, ma in crescita), si hanno le medie triennali dei corsi di
laurea in Lettere, circa 100 immatricolati l’anno, e Storia, circa
70, con una tendenza in entrambi i casi alla crescita, mentre
sono «virtuosi» i Corsi di Studi in Lingue e letterature moderne, ora assestato sui 150 e Scienze storico-artistiche (poco
meno di 240 in media, ma in crescita) e Scienze archeologiche
(160 ma in diminuzione costante). Qualche maggiore attenzione
collettiva, in supporto agli enormi sforzi compiuti dalla
Commissione Orientamento e in particolare da Luciana
Cassanelli e da Roberto Sesena, sembra che si debba dedicare
all’orientamento degli immatricolati, ancora non ben praticato
in tutte le aree della Facoltà. Anche un test d’orientamento e
d’ingresso, da non limitare soltanto al post-iscrizione, appare
necessario in taluni settori. Più difficile al momento attuale proporre indicazioni per le lauree Specialistiche: bisognerà dedicarvi particolari attenzioni collegiali nei prossimi mesi. La legge
270 d’altronde, mentre consente movimenti più liberi fra triennio e biennio specialistico, impone di riconsiderare con attenzione i percorsi complessivi di alcuni curricula, se si vuole evitare una frammentazione formativa. È lo stesso problema, mutatis
mutandis, posto dal numero di crediti-base scelto per i moduli:
come nella nostra Facoltà, l’Italia si è divisa fra chi preferisce la
26
Parte prima
base 4+4 (evoluzione generalizzata del sistema a base 4), come
noi e Roma 3, e chi ha scelto la base 6 e i suoi sottomultipli. La
Conferenza nazionale dei Presidi di Lettere ha deciso di affrontare presto la questione, per rendere omogeneo il sistema e per
permettere la massima mobilità interuniversitaria: questione
particolarmente sentita da noi, vista la presenza a Roma di quattro grandi Facoltà umanistiche pubbliche. Il punto fondamentale naturalmente rimane quello di favorire l’accorpamento
delle verifiche di fine modulo in veri e propri esami complessivi, ferma restando la libertà dello studente di preferire verifiche
alla fine di ogni singolo modulo di 4 crediti (e la possibilità di
arrivare anche a corsi di 4+4+4): quel che già avveniva nel
Vecchio Ordinamento con le verifiche in corso d’anno.
Come risulta evidente dalle tabelle della Commissione
Programmazione, persiste un notevole squilibrio fra alcuni
esami (con punte, non rare, che arrivano oltre i mille studenti a
docente) e altri, anche non specialistici, con punte inferiori alle
cinquanta unità. Nella programmazione abbiamo proposto un
modesto elemento di riequilibrio di Facoltà per la docenza
(poco più del 16%); nella discussione organizzativa aperta da
questa Conferenza dovremo anche esaminare altre ipotesi:
alcune tradizionali, come la divisione per ordine alfabetico o
per priorità d’iscrizione, altre più innovative ma già ampiamente praticate in molte Facoltà italiane, volte a favorire passaggi anche momentanei fra settori affini o a conferire affidamenti per settori affini, rimanendo nel gruppo disciplinare originario. A mio parere quest’ultima è una soluzione didatticamente seria (a patto ovviamente che sia basata sull’effettiva
competenza dei docenti): consentirebbe di unire difesa delle
specializzazioni scientifiche, equilibrio della presenza studentesca ed equità dei carichi di lavoro.
Soprattutto, è un problema che rimanda ad una questione
che non abbiamo mai affrontato fino in fondo ma che è fonda-
Introduzione
27
mentale per una corretta interpretazione e attuazione della
riforma e per il superamento di alcuni suoi elementi negativi:
noi dovremo elaborare, per ogni Corso di Studi, un profilo
formativo dello studente basato sui contenuti e sui metodi che
lo studente dovrà aver appreso al termine del percorso curriculare, in relazione agli sbocchi professionali, a prescindere
dalle gabbie burocratiche dei titoli delle discipline e dei raggruppamenti disciplinari. La distribuzione in tutta la Facoltà
di un Libretto dello studente sarà anch’essa funzionale allo
scopo: è assurdo che oggi i primi ad avallare la frammentazione dei percorsi si sia noi, perfino al livello minimale di un’informazione immediata sul percorso curriculare del singolo studente.
Tutto ciò varrà anche a organizzare meglio anche i carichi
di lavoro e la funzione docente, senza strappi rispetto alla
ricerca scientifica dei singoli docenti e con migliore possibilità
di programmazione. Naturalmente si tratta di un argomento
molto delicato, ma sarà opportuno aprire intanto la discussione e proseguirla poi nei Corsi e nella prossima sessione della
Conferenza. Il meglio sarebbe poter prendere qualche decisione in merito rapidamente, prima della programmazione dell’offerta didattica per il prossimo anno (in tempo quindi per la
guida di Facoltà) e prima del 21 maggio, scadenza finale per il
manifesto completo degli studi. Su tutto permane una necessità: riformulare la manualistica, tentando di tenere insieme
fondamenti e ricerca, piacere della ricerca come tratto distintivo del percorso universitario, anche dal punto di vista dello
studente. È difficile ma niente affatto impossibile, soprattutto
se procederemo insieme, magari con una Collana di facoltà…
Si tratta insomma di pervenire ad un’ottimizzazione delle
risorse di docenza a nostra disposizione, tenendo conto anche
che è stato appena approvato in Senato Accademico il regolamento per i Contratti part-time degli studenti, a norma di
legge, finora disattesa, e che è aperto il problema di una pro-
28
Parte prima
grammazione urbana e regionale. Il numero programmato esiste già anche alla «Sapienza» nelle Facoltà «ricche» (Medicina,
Architettura, etc.) ma anche a Lettere di Roma 3; è una soluzione per molti di noi, me compreso, odiosa ma ora c’è un
fatto nuovo: la richiesta perentoria, con gravi penalizzazioni
previste per Università e Facoltà «fuori-legge», di ottemperare
ai cosiddetti «requisiti minimi», ivi compreso il rapporto
docenti/studenti e la disponibilità di risorse materiali per assicurare il buon andamento degli studenti; presto saremo giudicati, e premiati o penalizzati, nell’attribuzione dei Fondi di
funzionamento ordinari, sui successi degli studenti (a cominciare dalla loro capacità di laurearsi in corso), e sulla loro possibilità di trovare o meno lavoro. Gli indicatori delle Facoltà
umanistiche, riguardo a quest’ultimo aspetto, sono, sorprendentemente, diremmo, soddisfacenti: lo ha recentemente confermato anche un’indagine commissionata dalla Facoltà di
Lettere di Padova, che ha anche sottolineato come l’apprendimento dei laureati in Lettere (Vecchio Ordinamento) sia risultato importante e utilizzato anche su posti di lavoro non legati
all’insegnamento. Dovremo commissionare anche noi una
ricerca del genere (se non ricordo male, anni fa lo fece il Corso
di laurea in Filosofia).
Dovremo affrettare i tempi per dotare tutti i Corsi di Studi della cosiddetta Certificazione «di qualità», elemento assolutamente necessario per non perdere altre quote nei Fondi di
funzionamento ordinario: attualmente sono all’avanguardia
nell’indicatore specifico le Facoltà di Architettura Valle Giulia
e di Ingegneria; a Scienze Umanistiche soltanto il Corso di laurea in Lettere è certificato. Dovrà investire l’Ateneo perché la
certificazione costa, e noi non abbiamo i fondi necessari, ma
potremo farlo in parte anche noi, dal prossimo anno, magari
destinando allo scopo, come si è iniziato a ipotizzare nella
Commissione Incentivazione, i fondi ricevuti appunto per l’incentivazione, troppo esigui per altri scopi. La figura di un
Introduzione
29
Manager didattico per Corso di Studi è assolutamente necessaria e costituisce anche un investimento per il futuro, così come
sarà un investimento una risoluta iniziativa per l’Internazionalizzazione dei corsi di studio, per la quale abbiamo appena costituito una Commissione. Come si è accennato, il reperimento di fondi è un aspetto essenziale: anche per questo aspetto si è deciso di costituire una Commissione di lavoro, che
operi in stretto collegamento con i Presidenti di Corso di Studi
e con la Commissione Orientamento.
La nostra Facoltà è nata su un forte progetto culturale,
che stiamo tentando faticosamente di portare avanti in mezzo
a mille difficoltà; in base allo stesso progetto culturale è stato
anche proposto e approvato l’Ateneo federato delle Scienze
umane delle Arti e dell’Ambiente, a cui ha aderito anche la
Facoltà di Studi Orientali. Eleggeremo entro luglio il Presidente, come abbiamo visto nell’Assemblea di Facoltà del 7
marzo, e provvederemo presto ad attivarlo.
Ma credo che dovremo nel contempo provvedere anche
ad aggiornare quel progetto e a riaprire il dialogo, del resto
mai interrotto e recentemente rinsaldato (durante le ultime
elezioni rettorali), con la Facoltà di Lettere e con quella di
Filosofia. Personalmente credo che la confluenza in un Ateneo
comune sarebbe molto vantaggioso per tutte e quattro le
Facoltà, dalle questioni minime, eppure rilevanti per gli studenti, per la vita quotidiana e per il bilancio finanziario (come
quelle relative alle mutuazioni), alle massime, come quelle in
generale connesse al raggiungimento di una massa critica,
scientifica e didattica, che lo porterebbe ad essere la prima istituzione del genere in Europa. Naturalmente dovrebbe salvaguardare il carattere interdisciplinare oggi indispensabile alle
discipline umanistiche, cominciando a riflettere proprio sull’evoluzione che hanno avuto le Facoltà di Lettere e Filosofia
negli ultimi quarant’anni: si pensi soltanto che in Italia dalla
30
Parte prima
vecchia «Facoltà di Lettere e Filosofia» si sono progressivamente distaccate ben nove nuove Facoltà e si ricordi anche
quante strettissime relazioni le nostre singole aree disciplinari
intrattengono con Dipartimenti e Facoltà di Architettura, di
Scienze Naturali, di Giurisprudenza, etc. etc. Si tratterà di discutere e di scegliere, certo prevedendo anche modifiche
sostanziali allo statuto della «Sapienza», ma non credo che troveremo interlocutori disinteressati: in tal senso parlano quantomeno le stesse scelte, culturalmente ben comprensibili, della
Facoltà di Lettere e di quella di Filosofia per due Atenei federati diversi, l’uno di Scienze Umanistiche (come la nostra
Facoltà), l’altro di Scienze e Tecnologia. Del resto anche i
molti problemi gestionali che porterà la presenza di Dipartimenti interfacoltà afferenti a due diversi Atenei federati, per
quanto in parte risolti o risolvibili, potrebbero essere tagliati
alla radice, in caso di afferenza ad uno stesso Ateneo: si rifletta
soltanto sul dato che tutti, dico tutti, i Dipartimenti di Scienze
Umanistiche, di Lettere e di Studi Orientali sono interfacoltà e
che tutti i Corsi di Studi delle quattro Facoltà necessitano a
tutt’oggi di insegnamenti impartiti in almeno una delle altre
Facoltà.
AREA DIDATTICA DEI CORSI DI STUDI in
LINGUE E LETTERATURE MODERNE
e in
MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE
DELIA GAMBELLI
PRESENTAZIONE
L’Area didattica qui presentata comprende due Corsi di
Laurea di primo livello: il Corso di Studi in Lingue e Letterature Moderne (classe 11), attivato dal 2001-2002, e il Corso
di Studi in Mediazione Linguistico-Culturale (classe 3), attivato dal 2002-2003.
Vi afferiscono 25 professori ordinari, 16 professori associati, 9 ricercatori.
Lingue e Letterature
Moderne
Professori
Ordinari
Professori
Associati
Ricercatori
Totale
Mediazione
Linguistico-Culturale
Totale
16
9
25
10
7
6
2
16
9
33
17
50
I 50 docenti afferenti provengono da 4 diversi Dipartimenti, situati vuoi a Villa Mirafiori (Via Carlo Fea 2), vuoi
32
Parte prima
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
presso la Città Universitaria, nella sede centrale della Facoltà
di Scienze Umanistiche.
L’offerta didattica si svolge attualmente, oltre che con il
supporto di affidamenti interni, di numerosi affidamenti esterni e di 17 professori a contratto (9 per Lingue e Letterature; 8
per Mediazione), per un totale di 126 CFU per Lingue e
Letterature Moderne e 88 CFU per Mediazione LinguisticoCulturale.
STUDENTI ISCRITTI E IMMATRICOLATI
Iscritti
574
319
893
LINGUE E LETTERATURE MODERNE
MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE
Totale
Immatricolati
155
390
545
ESAMI E TESI
Nell’attesa di poter presentare dati definitivi e completi,
sono qui sotto riportati, a titolo indicativo, i numeri di esami
svolti e di tesi discusse in alcune aeree didattiche in media in
un anno accademico:
Area
Anglistica
Francesistica
Germanistica
Ispanistica
Lusitanistica
Slavistica
Esami
4200
900
420
1650
450
250
Tesi
165
50
48
55
45
35
33
QUADRO GENERALE DELL’OFFERTA FORMATIVA
a. Lingue e Letterature Moderne
a.1. I curricula
Il Corso di Studi in Lingue e Letterature Moderne si articola in tre curricula:
I. Lingue e letterature
II. Lingua e traduzione letteraria
III. Letterature comparate
I tre curricula prevedono una prima annualità comune,
senza alcuna differenziazione al loro interno.
L’offerta formativa si fonda sul presupposto che un laureato in Lingue e Letterature Moderne abbia una buona cultura
di base in ambito linguistico, storico-letterario, critico e filologico per quanto attiene alla sua cultura d’origine, prima ancora
che in quello delle lingue e letterature che formano il suo
campo privilegiato di formazione.
I. Curriculum di Lingue e letterature
In questo ambito specifico, si è inteso privilegiare la conoscenza linguistica non semplicemente in termini d’uso, quanto
piuttosto come conoscenza preliminare e indispensabile per
affrontare in sede critica il testo originale. Bagaglio essenziale
della sua formazione saranno pertanto l’analisi delle componenti strutturali del testo letterario, la capacità di riconoscere e
servirsi dei diversi linguaggi, l’interpretazione delle modalità di
produzione di significato, la decostruzione del suo portato
ideologico, la ricostruzione dei suoi rapporti col contesto. Al
termine del percorso formativo il laureato dovrà essere in
grado di servirsi delle conoscenze specifiche appena indicate
sia nella propria lingua, sia in quelle da lui scelte come fondamentali.
34
Parte prima
II. Curriculum di Lingua e traduzione letteraria
In questo ambito specifico si è inteso privilegiare la conoscenza linguistica non semplicemente in termini d’uso, quanto
piuttosto come competenza traduttiva. Bagaglio essenziale
della sua formazione saranno pertanto la capacità di riconoscere e servirsi dei diversi linguaggi con particolare attenzione alle
componenti strutturali del testo letterario, la traduzione da e
nelle lingue prescelte, la produzione e traduzione di linguaggi
multimediali
III. Curriculum di Letterature comparate
Nell’ambito più specifico si è inteso allargare il campo di
studi in modo da poter ottenere, attraverso l’esame approfondito di testi significativi appartenenti a varie tradizioni letterarie e culturali, una solida conoscenza delle realtà linguistiche e
delle modalità creative che hanno segnato il panorama letterario moderno e contemporaneo. Parallelamente, si è voluta
estendere l’acquisizione di metodologie proprie della critica
letteraria in un’ottica di comunicazione e di continuo scambio
transnazionale, in quanto elemento irrinunciabile di una prospettiva realmente comparatistica.
a.2. Obiettivi formativi
I laureati in Lingue e Letterature Moderne dovranno:
possedere una solida formazione di base in linguistica teorica e in lingua e letteratura italiana;
possedere la completa padronanza scritta e orale di almeno
due lingue straniere (di cui una dell’Unione Europea, oltre l’italiano) del patrimonio culturale delle civiltà di cui sono
espressione; possono anche ottenere una discreta competenza
scritta e orale in una terza lingua; essere in grado di servirsi
con competenza degli strumenti di base dell’analisi e dell’interpretazione del testo letterario, nonché procedere alla sua collocazione nell’ambito della cultura e del contesto storico artisti-
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
35
co di cui è prodotto; essere in grado di utilizzare i principali
strumenti informatici e della comunicazione telematica negli
ambiti specifici di competenza.
a.3. Capacità professionali
I laureati in Lingue e Letterature Moderne potranno:
accedere all’insegnamento delle lingue straniere, assolti gli
obblighi previsti dalla legislazione vigente;
svolgere attività professionali nei settori dei servizi culturali,
del giornalismo, della radio-televisione, dell’editoria e nelle
istituzioni culturali in Italia e all’estero;
svolgere attività professionali nelle rappresentanze diplomatiche e consolari;
svolgere attività professionali in enti, imprese e attività commerciali operanti nel settore del turismo culturale e dell’intermediazione tra le culture europee ed extraeuropee;
svolgere attività professionali finalizzate all’espansione della
comunicazione e dei rapporti interculturali.
Il Corso di Studi provvederà a organizzare, in accordo con
enti pubblici e privati, gli stages e i tirocini atti a concorrere al
conseguimento dei crediti richiesti e all’inserimento nel mondo
del lavoro.
a.4. Sbocchi professionali
I laureati in Lingue e Letterature Moderne potranno trovare sbocchi professionali:
presso istituzioni pubbliche e private preposte all’insegnamento delle lingue straniere;
presso aziende ed enti pubblici o privati che operano nel
settore dell’informazione, della comunicazione e della trasmissione della cultura a livello nazionale e internazionale;
presso imprese e attività commerciali e turistiche con scambi internazionali;
presso enti operanti nel settore degli scambi culturali;
36
Parte prima
presso sedi diplomatiche, consolari e legazioni governative
all’estero.
Potranno inoltre accedere, secondo le modalità previste
dalla legge, ai livelli ulteriori di formazione universitaria, ai fini
dell’insegnamento e della ricerca.
Per conseguire la Laurea lo studente deve aver acquisito
180 crediti.
b. Mediazione Linguistico-Culturale
b.1. I curricula
Il Corso di Studi in Mediazione linguistico-culturale, già
articolato in due curricula (Mediazione linguistico-interetnica;
Culture della città e del territorio), al momento vede attivato
solo il primo curriculum.
Il Corso di Studi in Mediazione linguistico-culturale comprende:
attività linguistico-formative finalizzate al consolidamento
della competenza scritta e orale dell’italiano e delle altre lingue
di studio e all’acquisizione delle conoscenze culturali e linguistiche necessarie alla mediazione interlinguistica e interculturale;
l’introduzione, ai fini della mediazione linguistica scritta e
orale, alla traduzione di testi inerenti alle attività dell’impresa o
dell’istituzione;
gli insegnamenti economici e giuridici funzionali all’ambito
di attività previsto, nonché le discipline maggiormente collegate alla vocazione del territorio;
tirocini formativi o corsi presso aziende, istituzioni e università, italiane o estere.
Il Corso di Studi intende essere fortemente professionalizzante, con l’intento di fornire solide competenze linguisticopragmatiche a laureati in grado di svolgere il ruolo di mediatore linguistico negli scambi istituzionali e commerciali con
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
37
l’estero. Tale figura professionale, soprattutto con riferimento
ad aree linguistiche di scarsa circolazione, può configurarsi
come quella di un mediatore linguistico-culturale interetnico
ed indirizzarsi quindi verso i flussi migratori che attualmente
coinvolgono non solo l’Italia, ma più in generale la UE, così da
proporsi come interlocutore privilegiato per organizzazioni
governative e non, italiane ed internazionali.
Al laureato quindi dovrà essere fornita un’articolata visione
della civiltà contemporanea, che lo metta in grado innanzi
tutto di cogliere nei loro esatti valori sociali e politici i contatti
interetnici che ai nostri giorni si vengono intensificando obbligandoci al confronto con realtà talora drammatiche, sempre
poco note. Il Corso di Studi in Mediazione linguistico-culturale, di fatto, vuole dare la possibilità di agire nel contesto di una
«Nuova Europa» che veda nel moltiplicarsi delle relazioni
interetniche motivo di arricchimento culturale e di innovative
prospettive di lavoro.
Questo percorso intende quindi fornire sia una preparazione
di carattere economico/giuridico/storico-politico grazie a cui
muoversi nell’ambito dei rapporti internazionali, sia un’adeguata conoscenza delle attività di istituzioni ed imprese produttive
e/o culturali del territorio, soprattutto in relazione ai loro rapporti con realtà economiche e culturali diverse, creando una
figura professionale capace di curare i rapporti internazionali
(fra persone e/o enti) e di proporsi come vero e proprio intermediatore linguistico di impresa/di istituzione/di comunità.
Le lingue attivate sono: francese, inglese, polacco, portoghese, rumeno, russo, spagnolo, tedesco, ungherese, yiddish.
Possono essere mutuate le seguenti lingue: arabo, cinese,
giapponese, ceco e slovacco.
Di grande interesse nell’attuale contesto di incroci linguistico-culturali è la possibilità di uno studio che abbini le lingue di
tradizione europea a quelle del Vicino ed Estremo Oriente.
38
Parte prima
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
39
b.2. Obiettivi formativi
Il Corso di laurea di primo livello in Mediazione linguistico-culturale vuole creare una figura professionale dotata di:
solide competenze, orali e scritte oltre che in italiano, in
almeno due lingue straniere, di cui una necessariamente appartenente all’ambito comunitario europeo;
ampia e solida preparazione circa gli universi culturali relativi alle aree linguistiche studiate oltre l’italiano;
una adeguata preparazione generale in ambito economico,
giuridico, storico-politico, socio-antropologico;
capacità di utilizzare gli strumenti per la comunicazione e la
gestione dell’informazione;
conoscenze generali delle problematiche di specifici ambiti di
lavoro con particolare riferimento alle dinamiche interetniche.
b.4. Sbocchi professionali
I laureati di questo Corso saranno prioritariamente operatori nel campo della mediazione interculturale. Pertanto, troveranno sbocco professionale nel campo dei rapporti internazionali, a livello interpersonale e di impresa (relazioni con l’estero, rapporti import/export, prestazioni presso le filiali all’estero di imprese italiane e/o di filiali straniere in territorio nazionale nel settore della redazione, in lingua straniera oltre che in
italiano, di testi quali memoranda, rapporti, verbali, corrispondenza, traduzioni specialistiche in ambito giuridico, economico, sociologico o culturale. Essi potranno altresì trovare occupazione in ogni altra attività di assistenza linguistica alle imprese e all’interno delle istituzioni in diversi ambiti, fra cui quello
informatico, editoriale, turistico, giornalistico.
b.3. Capacità professionali
Il laureato in questo corso di studio, in modo specifico,
dovrà possedere:
una solida competenza «tecnica» delle lingue apprese, in
ambiti settoriali specifici: giuridico, economico, amministrativo;
una sufficiente preparazione in aree disciplinari integrative,
oltre quella linguistica, ovvero discipline economico-giuridiche, storico-culturali;
la capacità di utilizzare gli strumenti per la comunicazione e
la gestione dell’informazione.
Potrà quindi svolgere attività professionali per cui è richiesta una specifica conoscenza linguistica affiancata da peculiari
competenze tecniche. Settori privilegiati saranno:
le relazioni interculturali in ambito comunitario ed extracomunitario;
le relazioni finanziarie e commerciali in ambito internazionale;
le relazioni giuridico-amministrative in ambito internazionale;
traduzione ed assistenza linguistica in ambiti istituzionali e
settoriali.
Per conseguire la Laurea lo studente deve aver acquisito
180 crediti.
BILANCI E RIFLESSIONI
Sull’insegnamento delle Lingue
Il primo problema che i Corsi di laurea triennale hanno
dovuto affrontare per ottemperare agli adempimenti didattici
prescritti dalle nuove Tabelle è stato quello dettato dalla divisione in due distinti settori scientifico-disciplinari di quella che
prima costituiva un’unica materia di insegnamento, peraltro
ibrida e dai confini ambigui: la Lingua e letteratura straniera.
Le nuove Tabelle non hanno comportato infatti, e giustamente, un semplice e facilmente aggirabile cambio di codice e
di sigla, ma una nuova idea dell’insegnamento della Lingua.
Non più strumento propedeutico per la migliore conoscenza e
40
Parte prima
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
41
fruizione di un fenomeno letterario, ma disciplina provvista di
un’autonomia scientifica e di un valore didattico autonomo.
L’insegnamento della Lingua all’Università è complesso e
composito, in quanto comprende, o dovrebbe comprendere,
lezioni di Linguistica, corsi di lettorato, frequenza di laboratorio. Inoltre si esplica e si esercita anche lungo un altro campo
di grande impatto didattico, oltre che scientifico: la traduzione. Sempre presente, nei due Corsi, e particolarmente curata,
vuoi nel curriculum di Lingua e traduzione vuoi lungo tutto il
percorso della Mediazione, lì dove le Lingue diventano attività
di base e solo la Mediazione da/verso appartiene alle attività
caratterizzanti.
Ora, per ottenere gli esiti auspicati e realizzabili, l’offerta
formativa dell’insegnamento linguistico esige un rapporto particolarmente stretto docenti/studenti. Nella situazione attuale,
per la mancanza o scarsezza di docenti di Lingua, l’insegnamento è spesso affidato a professori a contratto che lavorano
in situazioni di grave disagio e frustrazione.
In alcuni settori (Anglistica, Ispanistica, Francesistica, in
particolare) si hanno in aula 150-200 studenti; il che, oltre a
comportare un lavoro immane per gli insegnanti (numero
enorme di compiti da correggere e di ore per lo svolgimento
degli esami orali e la loro verbalizzazione), compromette l’efficacia dell’insegnamento.
Apprendere una lingua all’Università, in una Facoltà di
Scienze Umanistiche a cui ha aderito non solo il 90% di
docenti di Lingua e di Letteratura, ma la maggior parte dei
collaboratori ed esperti linguistici presenti nell’ex-Facoltà di
Lettere e Filosofia (collaboratori dalla straordinaria professionalità e competenza), vuol dire offrire alla città e al suo territorio una capacità formativa eccezionale e multifunzionale, che
sarebbe un peccato e uno spreco sottovalutare o comprimere.
La carenza di personale docente inquadrato è tale che
anche le aree «minori», che finora hanno attirato numeri inferiori di studenti rispetto alle lingue «maggiori», sono aree di
grande sofferenza, perché un docente unico si trova obbligato
a svolgere tutti i moduli richiesti per le varie annualità, per più
settori scientifico-disciplinari e per più Corsi di Studi.
Per i nostri studenti, per come è concepita e svolta l’offerta
formativa, accostarsi all’apprendimento di una Lingua straniera–lingua e traduzione significa intraprendere un percorso
impervio e non privo di rischi ma che può rivelarsi estremamente produttivo ed efficace come disciplina intellettuale.
Significa ritrovarsi all’origine delle lingue, cioè del mondo;
significa l’incontro con lo straniero, l’estraneo. Significa interrogarsi sulla propria identità culturale, a cominciare dall’identità della lingua madre. Significa, attraverso quella disperata e
affascinante avventura che è sempre la traduzione, affrontare
l’esperienza e l’esperimento dell’analisi e interpretazione di un
testo, toccarne con mano il corpo enigmatico.
In queste condizioni, non ci si può meravigliare che gli studenti non sempre riescano a superare le prove di Lingua straniera–lingua e traduzione secondo le scadenze previste, con
l’eccezione felice del Corso in Mediazione, i cui studenti nella
grande maggioranza riescono a rispettare i ritmi curriculari
previsti. Questo, grazie a un percorso molto compatto, incentrato principalmente sullo studio delle Lingue e dei linguaggi
settoriali.
Sull’insegnamento delle Letterature
I problemi delle Letterature non sono meno urgenti per
essere meno evidenti e più discreti.
42
Parte prima
Qui tali problemi, su cui è auspicabile che si apra una riflessione ampia e collettiva per lo meno in vista e prima dell’applicazione di nuove Tabelle, sono semplicemente enunciati:
la divisione per molti settori (non tutti) della Lingua dalla
Letteratura consente agli studenti di frequentare moduli di
Letteratura senza aver studiato la Lingua relativa, di fatto
autorizzando lo studio di testi letterari non in lingua originale;
l’abbreviazione degli studi (da curricula quadriennali a
triennali) e il conseguente restringimento degli spazi della
Letteratura rende opportuna una interrogazione sul canone e
forse una sua ridefinizione;
analogamente, si rende opportuna una discussione mirata a
ridefinire il rapporto con la storia letteraria;
non vanno sottovalutate né trascurate le possibilità delineatesi con l’applicazione della riforma, in particolare in merito ai
nuovi confini tra Letterature e Culture, e agli inediti contorni
dell’insegnamento della Letteratura per Mediazione.
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
43
CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN STUDI LETTERARI E LINGUISTICI
A cura di GIANFRANCO RUBINO
1. OBIETTIVI
Il Corso di laurea specialistica in Studi letterari e linguistici,
istituito nello scorso a.a. 2003/2004, con l’attivazione del solo
curriculum di Studi letterari e linguistici dell’Europa e delle
Americhe, annovera al momento attuale 36 immatricolati e 13
iscritti, per un totale di 49 studenti. Ha dunque in quest’anno
quasi triplicato le immatricolazioni. Non vi sono ancora laureati. I docenti afferenti sono 30, di cui 5 appartenenti a settori
di Lingua.
A grandi linee, ci si è conformati agli obiettivi formativi
indicati dalla tabella della classe, che prevedono di far acquisire ai laureati
a) conoscenze approfondite della storia della letteratura e
della cultura di una civiltà del continente europeo o americano
nelle sue differenti dimensioni, compresa quella di genere;
b) un’approfondita conoscenza della lingua relativa all’ambito culturale scelto;
c) la conoscenza di una seconda lingua/letteratura;
d) sicura padronanza dei principali strumenti informatici, in
particolare delle loro applicazioni in ambito umanistico.
2. PROBLEMI TABELLARI
Una valutazione della funzionalità della tabella di riferimento ai fini del conseguimento degli obiettivi difficilmente può
effettuarsi senza investire anche l’ordinamento didattico del
triennio corrispondente, ovvero quello inerente alla laurea in
Lingue e letterature. Si tratta certo di un’operazione ormai
44
Parte prima
retrospettiva, se si considera che in tempi brevi occorrerà procedere a una ristrutturazione complessiva dell’intero percorso
formativo, comprendente triennio e biennio. Resta in ogni
modo da osservare come l’ammontare dei crediti riservati alle
discipline caratterizzanti nel curriculum di primo livello sia
lungi dal garantire una preparazione autosufficiente, mentre
d’altra parte la teorica completezza istituzionale del triennio
rende più complicato individuare le strade maestre da imboccare nel biennio di specializzazione. Se il percorso viene infatti
considerato concluso nelle sue grandi linee, e tale è in effetti il
senso del triennio, c’è da chiedersi come innestarvi la specializzazione, e cioè in che cosa essa consista e dove vada collocata.
Quale che sia la risposta in termini di strategie didattiche, va
comunque ricordato che anche nel biennio il numero di crediti
formativi a disposizione per le caratterizzanti appare troppo
esiguo perché si possa parlare realmente di un approfondimento (o forse di un’estensione... bisognerebbe discuterne). Si
tratta di 16 crediti per la letteratura straniera prescelta, di 16
per la relativa lingua, e di 4 per la seconda letteratura o lingua.
Tra l’altro, non si vede perché una specializzazione in studi letterari e linguistici (al plurale) comporti di fatto il perfezionamento in una sola lingua/letteratura (al singolare), con radicale
restringimento del campo del triennio.
A questo assetto si aggiunga la variabilità delle provenienze
(laurea quadriennale in lingue, laurea triennale in lingue conseguita con la conversione dalla quadriennale, lauree di altre classi, lauree conseguite in altre università). Ne consegue la necessità di un calcolo preventivo e dettagliato di crediti e debiti formativi, per giunta da effettuare sulla scala di tutti i 300 crediti
del quinquennio, il che in alcuni casi può comportare un carico
curricolare molto esiguo per le caratterizzanti, in altri invece
rischia d’implicare un iter didattico molto più pesante. In
entrambe le eventualità la nozione di specializzazione sembra
incontrare forti difficoltà di concreta applicazione.
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
45
Fra le incongruenze dell’ordinamento tabellare spicca l’obbligo di conseguire un numero minimo di crediti nell’ambito
delle letterature antiche ed extraeuropee, comprese nelle attività formative di tipo affine o integrativo. Si tratta di discipline
che, per chi vi acceda per la prima volta, comportano difficoltà
considerevoli nel seguire i relativi corsi e superare gli esami
corrispondenti. Se si eccettua la lingua e letteratura latina,
almeno in teoria più familiare agli studenti, è da considerare
molto improbabile che al termine dei 4 crediti minimi richiesti
dalla tabella uno studente possa acquisire adeguate competenze di ebraico, di armenistica, caucasologia, mongolistica e turcologia, di lingua e letteratura persiana.
3. QUESTIONI APPLICATIVE E STRATEGIE DIDATTICHE
Quest’ultimo problema ci consente di entrare nell’argomento delle modalità applicative della tabella. C’è chi ritiene che lo
studente della laurea specialistica di una determinata classe
debba seguire, quando gli occorrano dei crediti non relativi
alle caratterizzanti, dei corsi di pari livello attinenti alle rispettive specialistiche nelle quali sono comprese le discipline prescelte fra quelle di base o affini o integrative. Ove la si accolga,
una prospettiva del genere trascina con sé delle implicazioni
estremamente impegnative. Qualora al contrario si ritenga
possibile ipotizzare, come di fatto sembrerebbe acquisito nella
nostra Facoltà, la possibilità da parte dello studente di seguire
dei corsi di base del triennio o (meglio ancora) di accedere a
programmi concordati, appare allora praticabile una gestione
più flessibile (e realistica) del percorso didattico.
Se dalla riflessione sui dati istituzionali si passa a quella sui
contenuti, i problemi si estendono con tutta evidenza alle scelte didattiche da compiere o, per essere più precisi, alla necessità di compiere delle scelte didattiche. È questo un compito
46
Parte prima
che compete, oltre che alle singole discipline, specie se si tratti
di materie e settori policattedra coincidenti con intere aggregazioni dipartimentali, soprattutto ai Corsi di Studi. In primo
luogo, una strategia didattica funzionale e credibile per la
Laurea specialistica deve raccordarsi a quella che caratterizza il
triennio. L’individuazione della scansione e della tipologia dei
corsi non può quindi prescindere da un’informazione preventiva e capillare su quanto avviene negli anni precedenti. La rielaborazione tabellare alla quale per legge si dovrebbe attendere di qui a poco potrebbe consentire, come già premettevo,
una riformulazione più mirata dell’intero percorso curricolare
del quinquennio. Ma il problema non è solo quello di por
mano a razionalizzazioni tabellari, ovvero di operare, per ricorrere a una metafora informatica, sul hardware; non è meno
importante intervenire sui contenuti didattici, e cioè, per restare in ambito metaforico, sul software.
Ora, un coordinamento di questo tipo, data la continua
pressione quotidiana di ordine burocratico e organizzativo,
non risulta sul piano pratico molto agevole. Tuttavia bisognerebbe proporselo, almeno come limite asintotico di tipo metodologico. Sotto questo profilo, le discussioni aprioristiche di
tipo quantitativo sul numero di crediti più opportuno per un
singolo modulo mi sembrano esterne ai veri nodi strategici.
Quello che a mio parere bisogna identificare in modo più preciso e rigoroso è il genere di competenze e di saperi che s’intende trasmettere. A me sembra che rimanga molto irregolare
e soggettivo, per non dire umorale, il rapporto fra cognizione
del quadro generale (quella che, fino a qualche anno fa, si
chiamava parte istituzionale) e specifico approfondimento di
temi, problemi e figure chiave (quello che, fino a qualche
tempo fa, si usava denominare corso monografico). Una questione di questa natura, che in vario modo concerne tutti i settori disciplinari, investe in modo specifico, per quanto riguarda le letterature straniere, la storia (diacronica o non?) delle
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
47
letterature, gli autori maggiori, le pratiche metodologiche e gli
orizzonti della critica, le grandi dominanti tematiche, le definizioni di genere. Si tratta certo di rivedere il canone, non tanto
in termini di gerarchie qualitative, quanto in chiave di funzionalità rispetto agli obiettivi minimi (e irrinunciabili) previsti
per il discente. Ma è soprattutto necessario un altro livello di
riflessione, che riguarda il modo di concepire la disciplina,
d’individuare l’assetto più produttivo per presentarla e impartirne l’insegnamento: continuità o discontinuità, diacronia o
acronia, materiali più remoti o più recenti, forme e contenuti,
autori o opere, e così via.
Come ben si capisce, nell’ambito quantitativamente limitato
dei due anni di Specialistica questi problemi si aggravano, sia
perché per essere affrontati in positivo devono presupporre
come già impostata la problematica nel triennio precedente,
sia perché la nozione stessa di specializzazione comporta l’identificazione dei contenuti e degli ambiti privilegiati che si
ritengono basilari per garantire quel surplus di conoscenza e/o
di saper fare promesso dal titolo di studio. Requisito fondamentale per un Corso di laurea appare quello di manifestare
un’omogeneità minima, attraverso la definizione di un livello
coerente di organizzazione delle cognizioni da trasmettere e da
richiedere allo studente. Occorre naturalmente evitare che
questa convergenza su alcuni principi condivisi possa in qualunque modo soffocare la specificità anche metodologica dei
singoli settori, nonché la libertà didattica e le stesse competenze individuali dei docenti. Un’iniziativa parziale nella direzione
di un dialogo interdisciplinare, coronata da crescente successo,
è stata quella di un modulo tematico gestito in collaborazione
da tutte le discipline caratterizzanti.
Un’altra questione cruciale riguarda l’insegnamento della
cultura e della lingua. Le denominazioni ministeriali delle classi inerenti allo studio delle civiltà straniere menzionano la cultura e le culture, ed è evidente che una tale terminologia solle-
48
Parte prima
cita implicitamente un concreto ampliamento contestuale del
campo didattico inerente ai paesi esteri. Ma in realtà non mi
sembra si manifestino per ora offerte pedagogiche di tipo specifico in questa direzione, che pure in linea teorica sarebbe
legittimata dall’inclusione delle storie della cultura nelle singole declaratorie e nel ventaglio disciplinare dei settori rimodellati qualche anno fa dalla Riforma. Discorso un po’ diverso
andrebbe fatto per l’anglistica e l’americanistica, data la ben
nota familiarità di queste discipline con i famosi cultural studies, peraltro controversi. Certo, c’è una questione di competenze specifiche dei docenti, tradizionalmente orientati verso
la letteratura in senso stretto, pur nel rispetto degli aspetti collaterali. Per di più, l’intraprendenza propositiva post-riforma,
che ha introdotto Mediazioni linguistiche e culturali, nuovi
Corsi in Turismo e Moda, rischia, se non controbilanciata, di
soffocare sempre di più l’ambito che definiremo specificamente letterario. Quest’ultima prospettiva può corrispondere a una
scelta ineluttabile di ordine pratico, o scaturire da un’opzione
di fondo più meditata e deliberata. In ogni modo la questione
andrebbe affrontata con chiarezza, nei suoi aspetti teorici e
applicativi, anche se, per la verità, concerne soprattutto la
Laurea triennale. In effetti, la specialistica di Studi letterari e
linguistici sembrerebbe esplicitare il suo campo specifico
senza equivoci. Ma la problematica di un’estensione, di una
delimitazione o di un’integrazione del quadro cognitivo e
didattico rimane importante.
4. RISORSE INDISPENSABILI
A quest’ultimo proposito, occorre ricordare che una specializzazione più mirata sui settori spiccatamente linguistici è pur
sempre concepibile nella Classe 42S così come si presenta allo
stato attuale. Ma è anche necessario sottolineare che, dopo la
Lingue e Letterature Moderne/Mediazione linguistico-culturale
49
separazione dei settori delle lingue e delle letterature straniere
effettuata da parte ministeriale, scarseggiano le risorse di
docenza per elaborare un’offerta sufficientemente ampia e
scientificamente credibile sul piano dell’insegnamento linguistico. E quelle poche risorse a disposizione sono convogliate
evidentemente nel triennio, che le travolge in un impiego ipertrofico, gravato inoltre dal peso della richiesta linguistica avanzata da parte di altre aree, di altri settori, di altri Corsi di
Studi. Situazione paradossale soprattutto per quanto riguarda
la Specialistica, che a fronte di più ridotte dimensioni numeriche ed esigenze quantitative (peraltro ormai crescenti) contempla tuttavia impostazioni più mirate e più sofisticate dell’insegnamento linguistico, non certo ridotto al suo impiego veicolare (il che comunque dovrebbe valere anche per il triennio).
Tale insegnamento dovrebbe sempre essere impartito da titolari di specifica competenza e pertinenza, piuttosto che riposare, come già avviene, sul sacrificio di docenti di letteratura in
prestito.
Infine, la Specialistica, in quanto rientra nell’offerta didattica della Facoltà al più alto livello, richiede un trattamento logistico ben diverso da quello che spesso si tende a riservarle. A
rigore, neppure il numero ridotto di iscritti, valido l’anno scorso anche se non più oggi, rappresentava una buona ragione
per subordinare l’assegnazione delle aule alle esigenze di tutti
gli altri Corsi. È comprensibile che i bassi numeri possano
indurre in certi casi a soluzioni semi-clandestine come le lezioni negli studi (spesso irrealizzabili, e comunque contrarie al
principio di pubblicità dei corsi universitari, oltre che alla specificità dei dipartimenti). Ma è anche certo che l’adozione di
espedienti precari rischia d’inviare agli studenti il segnale che
la Facoltà non crede alla propria offerta didattica. Il che, naturalmente, non è.
Vi sarebbero altre questioni da trattare, e andrebbero approfondite quelle sopra elencate. È probabile che il lavoro di
50
Parte prima
rielaborazione previsto dalla legislazione in corso consentirà di
ragionarne. Per il resto, le prospettive culturali e organizzative
sono affidate alla dialettica di Facoltà e all’intraprendenza dei
componenti del Corso di laurea.
CORSO DI STUDI
in
SCIENZE STORICHE
BIANCAMARIA SCARCIA AMORETTI
uesta breve presentazione del Corso di Studi in Scienze Storiche (classe 38) è il frutto di una riflessione sulla
base delle note inviatemi da alcuni colleghi (allegate alla mia
relazione e che in parte sono qui riproposte integralmente,
mentre rinvio alla Guida di Facoltà e al Manifesto degli Studi
in merito al numero dei docenti, alle discipline insegnate,
ecc.), di materiale fornitomi dalle Segreterie della Presidenza e,
soprattutto, dei dati puntuali e, pressoché, esaustivi elaborati
dalla dott.ssa Alessandra Cocozza, tutor d'orientamento per il
nostro Corso a partire da quest'anno accademico: un'iniziativa, quella del tutor d'orientamento, per noi positiva e da rendere continuativa.
Il Corso di Studi in Scienze Storiche è stato attivato nel
momento in cui si è costituita la Facoltà di Scienze umanistiche. Il cursus triennale si è articolato e si articolerà anche per il
prossimo anno accademico in 5 curricula, 3 strutturati secondo un’impostazione cronologica (Storia antica, Storia medievale, Storia moderna e contemporanea), 2 con una più spiccata fisionomia disciplinare (Studi storico-religiosi, curriculum
Storico-etno-antropologico).
Le lauree specialistiche che si configurano come diretta
derivazione del Corso di Studi in Scienze Storiche sono 4: S ocietà, Culture e Storia del Mondo Antico (classe 93/S), Studi
Q
52
Parte prima
sulle Società e le Culture del Medioevo (classe 97/S), Storia
delle Civiltà e delle Culture dell'Età Moderna e Contemporanea (classe 98/S), Studi Storico-Religiosi (classe 72/S).
Pur rinviando ai rispettivi Presidenti l'onere di una valutazione
puntuale delle singole situazioni che so non essere omogenee,
vorrei incominciare proprio con una riflessione sulle lauree
specialistiche, in quanto sbocco naturale della triennale, nella
persuasione dell'inevitabile interdipendenza tra le due. La
logica sottesa all'attivazione delle specialistiche è stata di mantenere viva una tradizione di studio che ha visto nella
«Sapienza» uno dei centri più specializzati nel settore (così è,
per esempio, per Studi Storico-Religiosi), di porsi ad un livello
competitivo con altre sedi universitarie (sempre per esempio,
una specialistica in Storia del Mondo Antico, è attiva, oltre che
alla «Sapienza», solo in altre 8 sedi italiane).
Il numero degli immatricolati in linea generale non è alto,
sebbene si registri un incremento costante: Società, Culture e
Storia del Mondo Antico passa dai 3 studenti del 2002 ai 5
odierni; Studi sulle Società e le Culture del Medioevo dai 4
del 2002 ai 7 del 2004; Studi Storico-Religiosi – quella verso
cui l'utenza studentesca ha dimostrato uno specifico interesse
– registra 7 immatricolati nel 2002-2003, 11 l'anno successivo;
11, nel 2004-2005 a iscrizioni ancora aperte. L'utenza è varia:
non tutti gli studenti provengono da studi storici e non tutti
hanno compiuto il triennio o hanno conseguito una laurea
quadriennale, nella nostra Facoltà o nel nostro Ateneo o in
Italia. In nessun caso, ci sono stati abbandoni; numerose le tesi
già assegnate; molte quelle già discusse, cosa che permette una
prima valutazione della ricaduta sul mercato del lavoro, valutazione ricavata in forma empirica in colloqui informali con laureati e laureandi. A prescindere dalla possibilità di continuare
gli studi, accedendo ai dottorati di ricerca – con un'offerta
particolarmente ricca e differenziata sul piano disciplinare nel
settore umanistico della nostra Università – la laurea biennale
Scienze storiche
53
può fornire ipotesi di sbocchi professionali o avanzamenti di
carriera nel caso di studenti lavoratori, se viene a completare
in maniera organica e costruttiva il percorso di studi precedenti, e non si configuri, invece, come integrazione a largo spettro
del curriculum triennale.
Questa considerazione, insieme ad altre, beninteso, quale, in
particolare, l'enfasi posta oggi sull'Europa e sul Mediterraneo,
ha indotto il Corso di Studi a ripensare una nuova articolazione, che recepirà anche la recente riformulazione delle tabelle
ministeriali e che ci auguriamo possa diventare operativa a partire dall'anno accademico 2006-2007. Si prevedono per il cursus triennale 3 curricula, dedicati rispettivamente agli Studi
Europei, agli Studi Mediterranei, agli Studi Storico-Religiosi e
Etno-Antropologici, cui si andrà ad aggiungerne un quarto,
Storia e Formazione che presenterà un percorso formativo, per
così dire, 'classico', ma che, nelle intenzioni di chi lo ha pensato, dovrebbe costituire un solido, e secondo noi indispensabile,
punto di partenza per una serie di profili professionali, dal giornalismo all'editoria, alle professioni collegate alla conservazione
e catalogazione libraria e simili. In tutti e quattro i nuovi curricula, avranno un ruolo significativo le lingue così come le competenze informatiche, specificamente intese come strumento e
complemento delle conoscenze storiche.
Ma torniamo all'esistente. Il Preside ci ha sollecitato una
riflessione sugli effetti della riforma. È evidente l'impatto negativo dell'incertezza normativa di questi anni, mentre non è
valutabile, a detta delle nostre segreterie che forniscono dati
solo per il 2001-2002, il beneficio in termini di recupero degli
abbandoni. L'impulso alla frequenza è certamente da promuovere, ma si scontra con la nostra mancanza di spazi. L'organizzazione della didattica in moduli è limitante e frammentaria,
senza compensi significativi in termini di spendibilità professionale. Va ricordato in proposito che non è stata ancora formalizzata l'utilizzazione del titolo triennale anche ai soli fini di
54
Parte prima
concorsi pubblici. Il che svuota di senso l'amplissima gamma
di possibilità formative e teoricamente professionalizzanti che
offriamo.
Ci si è spesso fatto notare che il nostro Corso è in sofferenza per una non equilibrata proporzione tra docenza e utenza,
nel senso che il Corso di Studi in quanto tale dovrebbe avere
più immatricolati. Le cifre sono, effettivamente, inferiori a
quanto potremmo auspicare. Mi preme, però, sottolineare che
da un lato si è verificato negli anni scorsi un costante incremento, significativo soprattutto quest'anno, dall'altro che il
Corso svolge la funzione di servizio per tutta la Facoltà, come
emerge da un riscontro anche parziale del numero di esami
sostenuti con un congruo numero di docenti afferenti al nostro
Corso (emblematici i casi di Storia moderna, Storia contemporanea e Storia medievale fino ad arrivare al caso limite di
Storia delle tradizioni popolari che, per il solo 2004, registra
circa 1800 esami).
A questo punto sarei tentata di introdurre una riflessione
generale sull'impatto negativo di una politica culturale, che
non è solo italiana, tesa a togliere centralità all'apprendimento
della storia nel complesso delle scienze umanistiche non solo
in ambito universitario, e di ricordare come questa politica si
traduca, tra l'altro, nella sottrazione all'università della preparazione dei docenti di storia delle scuole superiori, con ricadute penalizzanti che è difficile contenere, specie in presenza di
mancanza di mezzi per promuovere la ricerca, per costruire
reti intelligenti con le istituzioni operanti sul territorio, ecc.
Per cui diventa più che comprensibile l'insistenza sulla necessità di incrementare l'organico – materia su cui almeno ci è
richiesto di esprimerci – sia nella direzione delle 'grandi' storie, in quanto anche discipline di servizio, sia a favore di insegnamenti più specialistici ma indispensabili a mantenere viva
la grande tradizione culturale di cui la nostra Facoltà si sente
erede. Cose note ma mai abbastanza.
Scienze storiche
55
Ad ogni buon conto, in questa sede vorrei soffermarmi
soprattutto su quanto sappiamo dei nostri studenti immatricolati quest'anno. I risultati dell'indagine della nostra tutor,
almeno per me, non sono affatto scontati. Paragonando il
numero degli immatricolati negli ultimi tre anni e quello degli
iscritti, emerge che questo numero supera la somma dei primi.
Ciò a dire che ci sono studenti che 'si convertono' alla storia
dopo il primo anno. Questo potrebbe essere un dato interessante in merito all'anno propedeutico comune, tanto più che
tra gli immatricolati il 47% è indeciso sul curriculum da seguire, mentre un'opzione netta si delinea come segue: un 24% si
orienta verso il settore moderno e contemporaneo; 11% verso
il settore medievistico; 9% verso gli studi storico-religiosi; 7%
verso il settore etno-antropologico; 1% verso il settore antichistico. Mi si è fatto notare, per esempio, l’interesse del fatto che
il settore medievistico in percentuale sia secondo per adesioni
dopo quello moderno-contemporaneo, soprattutto se si tiene
conto della contrazione di presenza della storia medievale (e
antica) nei programmi della scuola dell'obbligo e superiore.
Tutto ciò è in ogni caso significativo se lo si integra, sia pure
con le dovute cautele, con una serie di altri elementi: solo il
31% degli immatricolati è studente lavoratore (di cui il 23% a
tempo pieno). Forse non ce lo saremmo aspettato, ma i maschi
sono il 70%. I nostri immatricolati provengono per il 25% dal
liceo scientifico e un altro 21% da istituti tecnici, solo il 19%
dal classico. I pendolari sono solo il 17%, mentre i fuori sede il
19%. Mentre il 50% è molto soddisfatto del tutor, e il 45% si
esprime positivamente sull'utilità delle guide ai corsi, solo il
13% si dichiara molto soddisfatto del Centro orientamento
(SORT) e il 22% dell'attività di orientamento dei docenti. Potrei continuare, ma chi fosse interessato a questo tipo di informazioni può consultare il materiale che correda la mia relazione.
Infine, un dato scoraggiante e commovente insieme: il 54%
non si esprime in merito alle attese post-laurea; ma il 31% ci
56
Parte prima
Scienze storiche
57
sceglie per arricchire la sua cultura generale e ben un 59%
viene da noi per passione (sic!).
Evoluzione immatricolazioni
Corso di laurea triennale Scienze storiche
90
TABELLA IMMATRICOLATI
80
a.a. 2002-03
TRIENNIO
58
Antico
2
Medievale
3
Mod. e contemp. 1
Studi stor.-relig. 7
a.a. 2003-04
59
3
0
4
11
a.a. 2004-05
77
5
1
2
11
70
IMMATRICOLATI
Corso
60
50
40
30
20
10
0
2002
2003
2004
2005
TABELLA ISCRITTI
a.a. 2002-03
TRIENNIO
107
Antico
3
Medievale
4
Mod. e contemp. 1
Studi stor.-relig. 7
a.a. 2003-04
192
5
5
4
13
a.a. 2004-05
245
8
6
3
22
Evoluzione iscrizioni
Corso di laurea triennale Scienze storiche
180
160
140
120
ISCRITTI
Corso
100
80
60
40
20
0
2002
2003
2004
2005
58
Parte prima
Scienze storiche
Evoluzione immatricolazioni
Corso di laurea specialistica Studi storico-religiosi
59
Evoluzione iscrizioni Scienze storiche
12
180
10
166
160
166
8
140
133
120
133
6
Iscritti
4
100
80
49
60
49
40
2
13
20
13
0
0
2002
2003
2004
2005
2002
2003
S1
2004
2005
Evoluzione iscrizioni
Corso di laurea specialistica Studi storico-religiosi
12
10
Scelte orientative del curriculum
in valori numerici e in percentuale sul campione schedato
8
2% Antico
6
11% Medievale
1
9
24% Moderno e contemporaneo
4
19
40
2
0
2002
2003
2004
2005
47% Indeciso
7
6
7% Etno-antropologico
9% Storico-religioso
60
Parte prima
Scienze storiche
Studenti pendolari in valori numerici
CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN STUDI STORICO-RELIGIOSI
A cura di ANNA MARIA GLORIA CAPOMACCHIA
No
38
Sì
8
Non risponde
4
61
Il Corso di laurea specialistica in Studi Storico-Religiosi
afferisce alla Classe 72/S (Lauree specialistiche in scienze delle
religioni); è stato attivato nella Facoltà di Scienze Umanistiche
a partire dall’a.a. 2002-2003 ed è la naturale continuazione del
curriculum in Studi Storico-Religiosi del Corso di Studi in
Scienze Storiche.
Il Corso di laurea specialistica si inserisce nella tradizione di
quegli studi storico-religiosi che hanno fatto dell’Università di
Roma uno dei più importanti centri specializzati nel settore,
tanto nel campo della Storia delle religioni che della
Cristianistica.
Afferiscono al Corso 13 docenti, che rappresentano vari
ambiti della Cristianistica, della Storia delle religioni, l’Islamistica, gli Studi Antropologici, l’Archeologia cristiana, la
Semitistica, la Linguistica moderna. Si tratta di 4 professori
ordinari, 1 professore associato e 8 ricercatori, ai quali si devono aggiungere professori esterni e docenti a contratto. Afferiscono al Corso docenti inseriti in 5 differenti Dipartimenti.
Il Corso ha un carattere marcatamente specialistico, ma ha
raggiunto un ottimo livello di interesse fra gli studenti. Le
discipline che ne costituiscono le componenti caratterizzanti
sono presenti nella maggior parte degli altri Corsi di laurea
specialistica della Facoltà, ma sono richiesti anche per i curricula specialistici delle altre tre facoltà nate dalla divisione della
vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia (la nuova Facoltà di
Lettere e le Facoltà di Filosofia e di Studi orientali).
Gli immatricolati del Corso di laurea specialistica in Studi
Storico-Religiosi sono stati, in base ai dati risultanti dal prospetto de “La Sapienza”, 7 nell’a.a. 2002-2003, 11 nell’a.a.
2003-2004, e in questo a.a. 2004-2005, risultano essere, al
62
Parte prima
momento dell’ultimo aggiornamento, 11. Non risultano casi di
abbandono. Numerose tesi di laurea sono state assegnate ed
alcune sono già giunte a compimento.
La prevista revisione degli attuali Corsi di laurea specialistica messa in atto dal Ministero consentirà di mantenere intatte
le caratteristiche e la specificità di questo Corso, valorizzando,
semmai, la componente antropologica, già ben rappresentata
nel Corso, in una più armonica articolazione con quella storico-religiosa.
Il Corso di laurea specialistica in Studi Storico-Religiosi,
presieduto, alla sua fondazione, dal Prof. Paolo Siniscalco,
vede ora Presidente il Prof. Gilberto Mazzoleni.
Docenti del Corso partecipano all’attività di collaborazione
con gli Istituti Superiori di Roma e Provincia, avendo aderito
al progetto di Facoltà “Saperi Umanistici”, tendente ad incrementare lo scambio culturale tra Scuola e Università.
Il settore della Cristianistica sta usufruendo di un assegno
di ricerca della Facoltà, sotto la direzione del Prof. Giancarlo
Pani.
Importante è la partecipazione dei docenti del Corso a
Dottorati di Ricerca. In particolare 5 docenti, membri del
Dipartimento di Studi Storico-Religiosi, fanno parte del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in “Storia Religiosa” dell’Università “La Sapienza”, per il quale curano regolarmente seminari e seguono, in qualità di tutors, tesi di
Dottorato.
Scienze storiche
CORSO
DI LAUREA SPECIALISTICA IN
SOCIETÀ,
63
CULTURE E STORIA
DEL MONDO ANTICO
A cura di GIAN LUCA GREGORI
La laurea specialistica in Società, culture e storia del mondo
antico, afferente alla classe 93/S (Storia Antica), è stata attivata
presso la Facoltà di Scienze Umanistiche a partire dall’A.A.
2002/03. Attualmente gli iscritti risultano 10, così ripartiti
negli anni:
2002/2003: 3
2003/2004: 2
2004/2005: 5
Non risultano casi di abbandono. Ha conseguito finora il
titolo finale 1 studentessa, iscrittasi nell’A.A. 2002/03. 4 studenti stanno al momento lavorando alla laurea magistralis. La
maggior parte degli studenti è in possesso della laurea triennale in Scienze storiche dopo aver transitato dal Vecchio al
Nuovo ordinamento; si segnala tuttavia il caso di 1 laureato
triennale in Lettere e di 3 laureati in Scienze archeologiche. In
un caso la studentessa è in possesso della laurea quadriennale
in Lettere. La maggior parte degli studenti si è laureata nella
nostra Facoltà; si è iscritta tuttavia alla specialistica in storia
antica anche una studentessa laureatasi a Pavia.
Il corpo docente afferente è costituito complessivamente da
13 professori e ricercatori, che coprono con le loro competenze i
tre ambiti principali della storia antica (Oriente, Grecia, Roma).
Lauree specialistiche della classe 93/S risultano ad oggi attivate stando al sito del MIUR solo nelle Università di Bologna,
Firenze, Lecce, Padova, Pavia, Perugia, Roma La Sapienza
(oltre che nella nostra Facoltà, in quella di Lettere e Filosofia),
Trieste e Venezia.
64
Parte prima
Un congruo numero di crediti è stato attribuito nell’ordinamento didattico alla dissertazione finale (48 CFU su 120): se
da un lato ciò riduce il numero di moduli a carico dello studente, dall’altro ci si è posti l’obiettivo di creare una figura
professionale fornita sì di solita cultura sul mondo antico, ma
soprattutto capace di muoversi autonomamente e con consapevolezza critica nel cammino della ricerca. L’attuale ordinamento didattico è stato del resto concepito come naturale proseguimento degli studi intrapresi dallo studente nel curriculum
antico del corso di studi di scienze storiche; chi lo desidera
potrà poi continuare nel cammino della ricerca tentando, una
volta conseguita la laurea magistralis, il concorso di ammissione al dottorato di ricerca interfacoltà in Filologia Greca e
Latina e Storia Antica con sede amministrativa nella nostra
Università.
Alla luce dei nuovi provvedimenti ministeriali l’ordinamento didattico di questa specialistica sarà tuttavia presto da rivedere, perché le nuove tabelle ministeriali sembrano aver recepito l’opportunità di un accorpamento della attuale specialistica in storia antica da un lato con le altre specialistiche del settore storico (costituendosi una unica classe di laurea specialistica in scienze storiche), dall’altro con la specialistica in Filologia e letterature dell’antichità, ridenominata ora Filologia,
storia e letterature dell’antichità.
CORSO DI STUDI
in
SCIENZE STORICO-ARTISTICHE
MARINA RIGHETTI
1.1. Introduzione
Il Corso di Studi in Scienze Storico-Artistiche afferisce al
Dipartimento di Storia dell’arte, condividendo gli spazi con il
Corso di laurea in Studi Storico-Artistici attivato presso la
Facoltà di Lettere e Filosofia.
Nel Dipartimento è inoltre attiva la Scuola di Specializzazione in Storia dell’arte.
1.2. Docenti
Sette professori di prima fascia, sei di seconda fascia e quattro ricercatori costituiscono il nucleo dei docenti afferenti al
Corso di Studi.
La didattica è attualmente (a.a. 2004-2005) svolta con la
collaborazione di 16 docenti a contratto, 3 professori con affidamento esterno e 1 docente chiamato presso il Dipartimento
grazie alla legge sul «rientro dei cervelli».
- DOCENTI I fascia
II fascia
Ricercatori
Docenti a contratto
Affidamenti esterni
Docenti chiamati con legge «rientro dei cervelli»
7
6
4
16
3
1
66
Parte prima
1.3. Finalità e scopi del Corso di Studi
a) Finalità didattiche
I laureati in Scienze Storico-Artistiche dovranno:
– acquisire le linee generali della storia dell'arte dall'antichità al presente;
– acquisire una buona competenza di base finalizzata
all'indagine storico-artistica, tramite l'apprendimento
delle metodologie di ricerca e di interpretazione storiche, filologiche e critiche, della museologia e delle
istituzioni, della conservazione e legislazione riguardanti il patrimonio artistico, e di nozioni fondamentali di contesto, da acquisirsi nei settori storici, letterari, demoetnoantropologici, archivistici e librari,
musicali, cinematografici;
– dovranno inoltre possedere cognizioni di storia delle
tecniche artistiche, delle scienze chimiche e fisiche
applicate ai beni culturali;
– possedere la padronanza scritta e orale di almeno una
lingua dell'Unione Europea (oltre all'italiano).
b) Capacità professionali
I laureati in Scienze Storico-Artistiche
– potranno svolgere attività professionali coerenti con
la tipologia di competenze fornita dal Corso di laurea
in enti pubblici e privati, nei settori della tutela e conservazione del patrimonio storico-artistico, della
ricerca e della divulgazione, comunicazione ed educazione al patrimonio storico artistico;
– dovranno essere in grado di utilizzare i principali
strumenti informatici in ambito storico artistico, a
fini di catalogazione, documentazione e produzione
editoriale.
Scienze storico-artistiche
c) Sbocchi professionali
I laureati in Scienze Storico-Artistiche
– potranno trovare sbocchi professionali nella pubblica
amministrazione e nelle aziende private indirizzate
alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico e alla diffusione e trasmissione
della cultura (ad es. sovrintendenze, musei, biblioteche e archivi specializzati, gallerie d'arte, aziende editoriali, anche multimediali, imprese di restauro dei
monumenti);
– potranno accedere, nei modi previsti dalla legge, ai
livelli ulteriori della formazione universitaria ai fini
dell'insegnamento e della ricerca.
1.4. Iscritti alla laurea triennale nell’a.a 2004-05
ISCRITTI A.A. 2004-2005 TRIENNALE
immatricolati
I anno
II anno
III anno
fuori corso da 1 anno
fuori corso da 2 anni
fuori corso da 3anni
fuori corso da più di 3 anni
totale
243
10
180
180
166
73
25
2
879
27,64%
1,13%
20,47%
20,47%
18,88%
8,30%
2,84%
0,22%
100%
ISCRITTI A.A. 2004-2005 TRIENNALE
in corso
fuori corso
totale
613
266
879
69,73%
30,26%
100%
67
68
Parte prima
Scienze storico-artistiche
1.5. Iscritti alla laurea specialistica nell’a.a. 2004-05 (dati stimati a marzo 2005)
Iscritti alle diverse annualità
Fuori corso da più
di 3 anni
ISCRITTI A.A. 2004-2005 SPECIALISTICA
iscritti al II anno
immatricolati
fuori corso da 1 anno
fuori corso da 2 anni
totale
15
70
8
1
94
Fuori corso da 3 anni
15,95%
74,46%
8,51%
1,06%
100%
Fuori corso da 2 anni
immatricolati
Fuori corso da 1 anno
I anno
ISCRITTI A.A. 2004-2005 SPECIALISTICA
in corso
fuori corso
totale
85
9
94
90,42%
9,57%
100%
III anno
II anno
1.6 Laureati in Storia dell’arte
LAUREATI TRIENNIO 2001-LUGLIO 2004
Storia dell'arte (V.O.-N.O.)
Altri corsi di Laurea (V.O.-N.O.)
TOTALE Facoltà
Percentuale sul totale
321
2150
2471
12,99%
CORSI DI LAUREA IN STORIA DELL’ARTE 2001-LUGLIO 2004
Vecchio Ordinamento
Lettere
Nuovo Ordinamento Laurea Triennale
Scienze Storico Artistiche
Nuovo Ordinamento Laurea Specialistica
Storia dell’Arte
Totale
Distribuzione studenti in corso e fuori corso
Fuori corso
193
127
1
321
In corso
69
70
Parte prima
Iscritti alle diverse annualità Laurea Specialistica
Fuori corso
da 1 anno
Fuori corso
da 2 anni
Iscritti
II anno
CORSO DI STUDI
in
SCIENZE SOCIALI
PER LA COOPERAZIONE, LO SVILUPPO
E LE RELAZIONI FRA I POPOLI
ANTONELLO BIAGINI
Immatricolati
Presentazione
Iscritti in corso e fuori corso Laurea Specialistica
Fuori corso
In corso
Il Corso di laurea di primo livello in Scienze Sociali per la
cooperazione, lo sviluppo e le relazioni tra i popoli (Corso interfacoltà tra le Facoltà di Scienze Umanistiche e Scienze della
Comunicazione), classe di laurea 35, ha 250 iscritti per l’a.a.
2004-2005.
Il corso intende approfondire la dimensione storica di lunga
durata da cui è scaturito l'attuale contesto politico e sociale
mondiale. Particolare attenzione è riservata alla storia delle
istituzioni europee, alle relazioni interculturali dei rapporti tra
i popoli e all'analisi dei sistemi educativi dei vari Stati.
Il Corso di laurea in Scienze sociali per la cooperazione, lo
sviluppo e le relazioni fra i popoli ha come obiettivo quello di
fornire le competenze necessarie per gestire la comunicazione
e l'organizzazione nelle istituzioni pubbliche, private, in particolare nelle organizzazioni non governative e nell'ambito della
cooperazione decentrata. Le attività formative mirano a integrare conoscenze di tipo sociologico, psicologico, antropologico con conoscenze specifiche del sistema della cooperazione
internazionale e decentrata, del terzo settore e delle istituzioni
educative.
72
Parte prima
Riflessioni
Andrebbe posto l’accento sull’importanza di «difendere »
quei Corsi ad alta specificità (legandoli a quei Corsi ad alta frequenza) per scongiurare nell’università il rischio della licealizzazione.
Andrebbe difeso il criterio della divisione dell’insegnamento della materia con un sistema equanime (divisione per lettera
alfabetica) al fine di evitare la sperequazione dei numeri tra un
esame e l’altro all’interno del singolo insegnamento.
Andrebbe chiarito che l’accesso al Corso di laurea specialistica andrebbe «filtrato» mediante alcuni criteri, ad esempio:
esami superati, curriculum, etc.
Il problema dei contratti: ho chiaramente fatto presente che
non si può definire a livello di Facoltà un criterio unico, ma
che va lasciata la libertà di decisione ai singoli Corsi di studi,
all’interno di quella linea di «solidarietà» enunciata da
Antonelli stesso nella sua introduzione.
Occorre infine ribadire con chiarezza la copertura finanziaria di un posto di tutorato, fondamentale per un corretto rapporto con gli studenti.
È necessario un confronto tra i Presidenti delle lauree specialistiche perché presentino un criterio di accesso alle medesime, in accordo con i responsabili dei Corsi di primo livello.
Docenza
Relativamente alla docenza, l'indirizzo di Relazioni tra i
popoli ha assegnato nove corsi a contratto, nelle aree della
Storia dell'Europa orientale, delle Relazioni internazionali,
dell'Informatica e della Storia Contemporanea.
Il Corso organizza, da ormai due anni, un'attività di stage,
che è anche di approfondimento teorico, sulle istituzioni
nazionali e parlamentari.
Cooperazione, sviluppo e relazioni fra i popoli
73
Lo stage, organizzato presso la Camera dei deputati, ha
ottenuto una buona risposta anche in studenti appartenenti
agli indirizzi di Cooperazione Internazionale/Sviluppo locale
o di altri Corsi di laurea della Facoltà di Scienze Umanistiche.
È stata recentemente sottoscritta una convenzione per tirocini (8 unità), con il Comune di Roma (Assessorato alle
Politiche Sociali), che ha previsto anche la possibilità di accogliere studenti come volontari. Sono stati avviati dei colloqui
con l'ICS per verificare la possibilità che esso diventi un partner del Corso di Studi. Si tratta certamente di strumenti parziali, ma che rispondono all'esigenza di accompagnare l'acquisizione delle conoscenze teoriche alla pratica.
È necessario rafforzare la presenza dell'Università su questo
terreno, data anche l'organizzazione del piano di studi e quindi l'obbligo, per legge, di effettuare tirocini e stages nel periodo universitario.
Stiamo tentando di organizzare viaggi all'estero per favorire
lo scambio con studenti di università straniere (in particolare
dell'Europa centro-orientale), usufruendo dei fondi messi a
disposizione dall'Ateneo.
C'è una diffusa richiesta di sostegno per proiettarsi nel
mondo della cooperazione: a chi rivolgersi per effettuare stages, tirocini, maturare esperienze sul campo. Si tratterebbe,
cioè, di poter rappresentare il mondo della cooperazione
nella sua complessità e fornire agli studenti indicazioni in tal
senso.
Gli studenti apprezzano la volontà da parte dell’Università
di affrontare e risolvere i loro problemi: in tal senso il servizio
di tutorato diviene struttura centrale nell’organizzazione della
didattica.
Emerge da parte di alcuni studenti la domanda di allargare
lo sguardo oltre l'Europa, di integrare, cioè, gli insegnamenti
disponibili con la storia dell'Africa, dell'Asia e del Sud Ame-
74
Parte prima
rica, e ai processi di decolonizzazione della seconda metà del
Novecento.
Complessivamente, il livello delle conoscenze linguistiche
degli studenti è piuttosto scarso: inglese e un'altra lingua europea, entrambe a livello scolastico.
CORSO DI STUDI
in
SCIENZE ARCHEOLOGICHE
GIOVANNI COLONNA
Attività del Corso
Gli scambi culturali con l’area dell’Europa Orientale hanno
ormai consolidato una vasta rete di rapporti con numerose
sedi universitarie di molti Paesi:
Ungheria, Romania, Albania, Turchia, Grecia, Russia,
Cipro.
In questo ambito ogni anno all’interno del Corso si organizzano Convegni e viaggi di studio che aiutano anche l’apprendimento delle diverse lingue da parte degli studenti e dei dottorandi che vi partecipano.
Lo scopo è quello di favorire il dialogo tra gli studiosi dei
diversi Paesi anche in vista dell’ampliamento dell’Unione
Europea.
Il Corso in questi pochi anni ha acquistato un ruolo importante perché coinvolge «giovani» studiosi di storia politica,
delle relazioni internazionali, storia economica, storia della
cultura, ecc., secondo modalità già sperimentate positivamente
dal Centro interuniversitario di Studi sull’Europa centroorientale dell’Università di Roma «La Sapienza».
In prospettiva questa attività potrebbe e dovrebbe portare
alla stipula di accordi tra le Università per lo scambio di studenti e dottorandi, a progetti tipo Erasmus, Socrates e a ricerche comuni.
l Corso di Studi in Scienze Archeologiche è strutturato,
I sia a livello di laurea triennale che di laurea specialistica –
la futura laurea magistrale – in cinque curricula, quattro dei
quali, attivi fin dall’a.a. 2001-02, corrispondono alle grandi
scansioni cronologico-areali del mondo antico, inteso nella più
vasta accezione (Preistorico, Orientale, Classico, Medievale),
mentre il quinto, attivo solo dal 2002-03, ha un carattere ‘trasversale’ e prevalentemente topografico-metodologico
(Archeologia della città e del territorio). Il Corso di Studi fa
capo, per quanto attiene agli spazi della didattica e alle attività
di ricerca, al Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche
e Antropologiche dell’Antichità, istituito nel 1983, presso il
quale sono attive anche due diverse Scuole di Specializzazione
in Archeologia e un unico Dottorato di ricerca in Archeologia,
con sede amministrativa nel nostro Ateneo, che dal 2003 riunisce i cinque Dottorati precedentemente in funzione. Il corpo
docente del Corso di Studi è composto attualmente da 21 professori (tra I e II fascia) e 24 ricercatori, ai quali si affiancano 2
docenti richiamati grazie al “rientro dei cervelli” e 20 docenti
esterni (tra titolari di affidamento e titolari di contratto).
Le discipline insegnate nel Corso di Studi nell’anno 200405 sono 48, delle quali 13 rientrano tra quelle classificate in
tabella come “affini e integrative”, quasi tutte pertinenti
76
Parte prima
all’ambito delle scienze fisiche e naturali oppure delle tecnologie. Assieme ad alcune delle discipline “caratterizzanti” (come
Legislazione dei Beni culturali), esse costituiscono un nutrito
allargamento dell’offerta didattica, voluto dalla Riforma a fini
prevalentemente professionalizzanti. È questo un aspetto positivo della Riforma, venuto ad accrescere ulteriormente un’offerta didattica che già nella vecchia Facoltà di Lettere e
Filosofia era eccezionalmente ricca, a livello nazionale e internazionale, in piena coerenza con l’indiscusso primato di Roma
come capitale mondiale dell’archeologia, in senso oggettivo
non meno che storico: offerta didattica che con il ‘decongestionamento’ del 2000 è stata ereditata in misura preponderante dalla Facoltà di Scienze Umanistiche.
Non è questa la sede né il momento per rievocare le vicende
che hanno portato alla formazione di un corpo di discipline e
saperi specialistici che occorre assolutamente conservare, se la
nostra Facoltà intende mantenere il livello di eccellenza raggiunto in questo campo nel passato dall’Università di Roma.
Basti ricordare che esso è stato accumulato e tesaurizzato nel
corso di quasi due secoli, a partire dall’unico insegnamento,
intitolato significativamente col binomio “Archeologia e Storia
antica”, previsto nell’atto istitutivo della Facoltà di Lettere
della Sapienza nel lontano 1810. È sopraggiunto quindi il fondamentale incremento, promosso dallo Stato italiano tra il
1871 e il 1889, quando alla Facoltà fu affiancata la Scuola
Nazionale di Archeologia, col compito di formare insieme con
essa i quadri per la gestione dell’intero patrimonio archeologico italiano, cui tenne dietro l’istituzione della Gipsoteca, unica
in Italia, divenuta ben presto il maggiore tra i molti musei
dell’Ateneo. Né meno rilevante, possiamo aggiungere, è stato
l’incremento avutosi nel secondo dopoguerra, tra la fine degli
anni ’50 e i primi anni ’60 dello scorso secolo, in concomitanza
con l’avvio di cantieri di scavo per la prima volta finanziati e
gestiti dall’Ateneo, che hanno portato a scoperte di enorme
Scienze archeologiche
77
incidenza culturale, a cominciare, in ordine cronologico, da
quelle di Pyrgi, di Lavinio e di Ebla: scavi che tuttora continuano, consentendo agli studenti di archeologia della nostra
Facoltà di acquisire sul campo esperienze di estrema importanza per la loro formazione.
Altro aspetto largamente positivo della Riforma è stato l’ingresso nella didattica, formalmente riconosciuto e valutato,
delle cosiddette “altre attività” formative, particolarmente
necessarie in campo archeologico, nelle quali rientrano la partecipazione agli scavi e alle ricognizioni sul terreno, le attività
di laboratorio, i tirocinii presso i musei, i viaggi d’istruzione
complementari ai corsi d’insegnamento.
La Riforma ha altresì consentito, coinvolgendo i ricercatori
nell’impegno della docenza a partire dal 2002-03, di colmare
talune lacune provocate dal ‘decongestionamento’ e di moltiplicare, laddove necessario o comunque opportuno, i corsi
delle discipline di base, arricchendo anche sotto questo profilo
l’offerta didattica complessiva e stabilendo un più equilibrato
rapporto numerico tra studenti e docenti, essenziale non solo
per l’insegnamento ma anche per il proficuo svolgimento delle
“altre attività” previste dall’attuale ordinamento degli studi.
Si può dire che la risposta studentesca sia stata in linea
generale abbastanza soddisfacente, come risulta dalle Tabelle
allegate, tenuto conto anche del disorientamento provocato
dal fatto nuovo di due Facoltà dello stesso Ateneo con offerta
didattica in parte coincidente nel settore archeologico.
Le immatricolazioni al corso di laurea triennale, dopo il
picco di 180 toccato nel 2002-03, si sono mantenute a una
quota di poco superiore alle 160, consentendo al totale degli
iscritti di raggiungere nel 2004-05 le 559 unità, con un numero
complessivo di studenti fuori corso di poco superiore a del
totale (27%).
Le immatricolazioni al corso di laurea specialistica sono
andate salendo da 11 nel 2002-03 a 23 nel 2004-05, ma il totale
78
Parte prima
di 27 iscritti raggiunto nello stesso anno rivela una preoccupante incidenza di abbandoni.
Il numero degli esami sostenuti nei due corsi di laurea dal
2001 al 2003-04 appare invece decisamente elevato (7758),
specialmente se si considera che oltre la metà di essi, e precisamente il 57%, è stato sostenuto nell’ultimo dei tre anni accademici che è stato possibile prendere in considerazione.
Quanto alle lauree conseguite nello stesso triennio, esteso in
questo caso fino al luglio 2004, sono state complessivamente
263, con una percentuale del 9,39% sul totale delle lauree conseguite nello stesso periodo all’interno della Facoltà di Scienze
Umanistiche. Di esse 201 sono lauree di vecchio ordinamento
e 62 di nuovo (60 triennali e 2 specialistiche), con quelle del
nuovo ordinamento concentrate per la metà nel curriculum
C l a s s i c o (31), seguito a distanza dall’Orientale e dal
Medievale (11 ciascuno), a distanze ancora maggiori dal
Preistorico (8) e da quello, attivo solo dal 2002-03, sulla
Archeologia della città e del territorio (1).
Il numero relativamente basso dei laureati sembra denotare
una certa ‘sofferenza’, da imputare verosimilmente in primo
luogo alla quantità di moduli didattici, e quindi di esami, che
le tabelle dei corsi di laurea prevedono sulla base delle indicazioni ministeriali. Quantità che, a prescindere dal carico di studio previsto per ciascun modulo e fatta salva la ricchezza di
opzioni offerta dagli insegnamenti del Corso di Studi, appare
di per sé eccessiva, tanto da configurarsi, alla luce della sperimentazione compiuta nel decorso triennio, come un aspetto
negativo della Riforma. Da sanare auspicabilmente con l’adozione per quanto possibile di moduli didattici di 6 invece che
di 8 o 4 CFU.
Scienze archeologiche
79
ELABORAZIONE DATI
Iscrizioni a.a. 2001-02/2004-05
TI
400
TI
350
300
250
TM
200
TM
TM
TM
TI
150
100
50
TI
SM
SM
SI
SM
SI
0
TM: Triennale matricole
TI: Triennale iscritti
SM: Specialistica matricole
SI: Specialistica iscritti
Tot. iscritti triennale
Tot. iscr. specialistica
2001-02
148
12
2001-02
160
2002-03
180
133
11
2002-03
313
11
2003-04
161
343
19
10
2003-04
504
29
2004-05
166
393
23
4
2004-05
559
27
80
Parte prima
Scienze archeologiche
Iscrizioni a.a.2004-2005
81
Laureati
Matricole
II anno
III anno
I fuori corso
II fuori corso
III fuori corso
166
126
123
104
31
10
Per un totale di
559
40
40
20
20
00
2002 2002
2003 2003
2004 2004
Anno
30
30
Laureati
LAUREATI
25
25
55
N.B.: I dati relativi all'anno 2004 non sono completi, perché
non pervenuti.
6% II fuori corso
3% III fuori corso
29% Matricole
In corso
19% I fuori corso
Fuori corso
Laureati per curriculum e per anni
3 b. LAUREATI PER CURRICULUM
Curr. Città
e territorio
22% II anno
22% III anno
Curr. medievale
Curr. classico
Curr. orientale
Curr. preistorico
0
2
4
6
Anno 2002
8
10
Anno 2003
12
Anno 2004
14
16
18
N.B.: I dati relativi all'anno 2004 non sono completi, perché
non pervenuti.
CORSO DI STUDI
in
ARTI E SCIENZE DELLO SPETTACOLO
LUCIANO MARITI
l Corso di Studi in Arti e scienze dello spettacolo (DASS)
I è costituito da un Corso di laurea triennale (Arti e
Scienze dello Spettacolo) e da un Corso di laurea specialistica
(Saperi e Tecniche dello Spettacolo Teatrale, Cinematografico, Digitale), ambedue articolati in tre curricula: 1. Teatro e arti performative; 2. Cinema; 3. Arti e tecniche dello
spettacolo digitale.
A partire dal prossimo anno accademico sarà, inoltre, attivato un nuovo curriculum triennale in Culture e tecnologie
della moda e del costume che intende occuparsi di una «cultura» della moda e del costume a fronte di corsi della stessa area
incentrati su aspetti economico-commerciali.
Al Corso è stato riconosciuto, recentemente, il possesso dei
«requisiti minimi».
1. OFFERTA FORMATIVA
Il Corso di Studi è formalmente uno dei DAMS attivati
nelle Università italiane, ma è al tempo stesso diverso per la
specificità dei suoi curricula. I primi due curricula sono frutto
di un’attività teorico-pratica già sviluppatasi negli anni precedenti alla Riforma universitaria, mentre il curriculum di Arti e
84
Parte prima
tecniche dello spettacolo digitale – nato dalla consapevolezza
che le nuove tecnologie e la presenza di un mondo virtuale,
stiano modificando le stesse modalità di studiare e di fare spettacolo – è unico in Italia.
I.1. QUADRO DELLA DOCENZA
Il Corso attualmente annovera 16 docenti di ruolo: 5 ordinari, 2 associati e 9 ricercatori confermati.
Nel triennio ha perso due unità di docenza in ruolo (RU),
ma ne ha acquisite tre (2 PO e 1 PA).
La percentuale di contratti dell’intero Corso di Studi è del
34,2% (26 moduli su 76) mentre gli affidamenti onerosi interni
sono il 19,73% (15 moduli), gli esterni onerosi il 3,94% (3
moduli), i gratuiti il 2,63% (2 moduli). La didattica impartita
dai docenti non di ruolo, indispensabile per la specificità dell’offerta formativa, è assicurata dalla alta competenza e qualificazione professionale di docenti quali Giampietro Calasso rientrato in Italia dagli USA nel corrente anno accademico, di
Carmelo Rocca (ex segretario generale del Ministero dei Beni e
delle Attività Culturali), di Giancrisostomo Profita (direttore
generale «Cinema» del Ministero dei Beni e delle Attività
Culturali), di Giuseppe Cereda (già direttore di Rai Tre), di
Domenico Procacci, uno dei produttori più qualificati del
nuovo cinema italiano. Tuttavia la inadeguatezza dei compensi,
poco più che simbolici, sta allontanando verso altri lidi le personalità di rilievo e comunque non può che rendere occasionali e
quasi insostenibili alcuni aspetti fondamentali della didattica
quali esami, tesi, ricevimento e servizi di tutorato.
Nel suo insieme il carico didattico – quale risulta oggettivamente dai dati che verranno elencati relativi a esami, tesi e
organizzazione – risulta molto pesante.
Arti e scienze dello spettacolo
85
I.2. QUADRO DELL’UTENZA STUDENTESCA
I.2.1. Immatricolazioni, iscrizioni, transizioni e passaggi
Come si può costatare nell’allegato Elaborazione dati
(Tabella I), le immatricolazioni alla laurea triennale hanno
avuto un incremento esponenziale, quasi triplicando in tre
anni il valore iniziale:
386 IMMATRICOLAZIONI del 2001-02 (il 31,63% rispetto alla Facoltà)
540 IMMATRICOLAZIONI del 2002-03 (il 38,24% rispetto alla Facoltà)
680 IMMATRICOLAZIONI del 2003-04 (il 39% rispetto alla Facoltà)
697 IMMATRICOLAZIONI del 2004-05 (il 35% rispetto alla Facoltà)
La laurea specialistica ha avuto anch’essa un sensibile incremento passando da 2 immatricolazioni dell’a.a. 2002-03 a 27
dell’a.a. successivo fino ai 52 dell’a.a. corrente.
Le transizioni dal vecchio al nuovo Corso di Studi sono
state nel 2001-02 ben 677 ridottesi poi sensibilmente a 22 e 23
nei due anni successivi, in cui si sono gestiti rispettivamente 72
e 44 passaggi (vd. Elaborazione, Tabella III).
Gli iscritti alla nuova laurea (vd. Elaborazione, Tabelle I-II)
sono passati dagli 80 del 2001-2, ai 393 (392 Tr.+1 Sp.) del
2002-03, ai 1095 (1066 Tr.+29 Sp.) del 2003-4, ai 1387 (1344
Tr.+43 Sp.).
Nel complesso fra immatricolati ed iscritti il Corso di Studi
ha gestito:
466
STUDENTI nel 2001-02
933
STUDENTI nel 2002-03
1802
STUDENTI nel 2003-04 (il 23,22% rispetto alla Facoltà)
2084
STUDENTI nel 2004-05 (il 26,63% dei 7825 studenti presenti attualmente in Facoltà).
86
Parte prima
Il numero dunque degli studenti che hanno fatto parte del
Corso dalla sua istituzione è cresciuto al ritmo del 100% nei
tre anni raddoppiando di anno in anno.
Gli studenti Fuori Sede ammontano al 50% circa (vd.
Elaborazione, Tabella IV), dato stabile nel triennio 2001-04,
che induce a riflettere sulla necessità di un orario delle lezioni
più adeguato alla situazione.
I.3. ORGANIZZAZIONE DELLA DIDATTICA E SERVIZI
I.3.1. Tutor didattico
Svolto dai professori e dai ricercatori afferenti al Corso di
Studi, il tutorato ha finora assolto soltanto ad uno dei cinque
compiti previsti dalla legge n. 341: consiglia nella formulazione
dei piani di studio, ma non previene la dispersione e il ritardo
negli studi, non promuove una partecipazione attiva alla vita
universitaria, non suggerisce i metodi di studio e le modalità di
integrazione della preparazione scolastica di base; non analizza
le difficoltà incontrate dagli studenti nel processo di apprendimento. Tuttavia, è da poco tempo in attività un tutor di orientamento affidato a due studenti a contratto, che sta svolgendo
un lavoro sistematico e proficuo.
I.3.2. Mediateca
Sono a disposizione del Corso una Biblioteca specializzata e
una Videoteca, nonché strutture di ricerca come il Centro
Teatro Ateneo. Altre strutture sono in convenzione o con
accesso remoto (Rai, Cinecittà, ecc.).
La gloriosa biblioteca fondata da Giovanni Macchia e dotata di più di 20.000 volumi, da alcuni anni, purtroppo, non è
pienamente consultabile, causa la mancanza di locali idonei, di
personale e di finanziamenti. Ma è assicurato un servizio di
consultazione libri, adeguato alle esigenze primarie della didat-
Arti e scienze dello spettacolo
87
tica. È inoltre disponibile per gli studenti una mediateca dotata di un ricco catalogo e con postazioni per la consultazione di
internet e la visione di materiale audiovisivo. Il tasso di frequenza annuale della biblioteca è di c. 2200 unità, quello della
videoteca è di 5000 unità, mentre 8000 è ogni anno il numero
delle unità di utenza delle postazioni internet.
I.3.3. Sito Web
Il sito internet (www.dass.uniroma1.it) realizzato nel 2003 e
curato dal personale tecnico del Dipartimento di Arti e
Scienze dello Spettacolo, fornisce agli studenti, oltre ad informazioni tempestive sui programmi didattici e culturali (moduli, laboratori, seminari, eventi, scadenze), anche materiali di
studio: documentazione bibliografica, norme per la stesura
delle tesi di laurea, ecc. Consente un accesso diretto all’archivio video e a cataloghi on line. Riporta le notizie di prima
mano: le news, le scadenze Erasmus, le offerte di laboratori e
tirocini, la rubrica post-it (informazioni su spettacoli, rassegne,
festival, ecc. curate dalla redazione); e una serie di link mette
in contatto coi luoghi più significativi della cultura teatrale.
Inoltre, permette la prenotazione on line degli esami, un
servizio che ha procurato notevoli vantaggi nella gestione dei
numerosissimi esami.
In prospettiva il sito dovrebbe essere concepito come l’archivio vivo di una didattica dinamica, come ambiente a disposizione sia del docente che vi potrà immettere materiale didattico, sia dello studente che vi potrà riportare gli esiti della propria esperienza didattica e utilizzarlo per la personalizzazione
dell'apprendimento.
I.3.4. Altre attività formative
Le altre attività formative sono state organizzate sia in collaborazione con Enti esterni all’Università sia all’interno
dell’Università, specialmente in collaborazione con il Centro
88
Parte prima
Teatro Ateneo, che da decenni svolge ricerca sperimentale
attraverso laboratori teatrali. Il prof. Ferruccio Marotti sta sperimentando laboratori intensivi residenziali – senza alcun
costo aggiuntivo per l’Ateneo e per gli studenti – fra i quali si
possono citare quelli svolti a Labro (Umbria) e a Toffia (Rieti).
Ma difficoltà ulteriori si annunciano per l’imminente restauro
del Teatro Ateneo e del nostro stesso Dipartimento che renderà ancora più esigui gli spazi a disposizione.
I.4. INTERNAZIONALIZZAZIONE
Sono stati attivati rapporti Erasmus e Socrates con una o
più Università dei seguenti paesi: Francia, Spagna, Polonia,
Malta, Danimarca.
I.5. MASTER E IFTS
Sarà attivato a breve il master di I livello Gianmaria
Volonté. Teorie e tecniche del performer, curato dal prof.
Ferruccio Marotti in collaborazione con la Casa del Cinema e
con il Comune di Roma. È inoltre attiva una collaborazione da
parte della prof. Clelia Falletti al progetto di master europeo
European Masters in Performer studies, già finanziato dalla
Commissione Europea (3° classificato fra i 60 presentati nel
2003 a Bruxelles), che sarà lanciato nel 2007 in collaborazione
con altre Università europee.
Sono stati attivati quest’anno due corsi IFTS (Istruzione
Formazione Tecnico Superiore) finanziati dalla Regione Lazio
in collaborazione con aziende e scuole: 1. Tecnico superiore
esperto di produzione cinematografica; 2. Tecnico superiore
esperto di immagini e suono digitali.
Arti e scienze dello spettacolo
89
II. RISULTATI DEI PROCESSI FORMATIVI
II.1. ESAMI E LAUREE
Al ritmo di crescita esponenziale degli studenti ha corrisposto un equivalente incremento del numero di esami. Nel triennio 2001-2004 si è passati da 1776 a 3969 a 11.009 esami con
un tasso di crescita dal primo al secondo anno del 125% e dal
secondo al terzo di ben il 175% (vd. Elaborazione, Tabella V).
Stando ai dati disponibili (vd. Elaborazione, Tabelle VIVII), il numero dei laureati di Vecchio e Nuovo Ordinamento
risulta stabile almeno per il 2002 e il 2003 (i soli anni su cui
sono disponibili dati certi) attestandosi, rispetto alla Facoltà,
rispettivamente intorno al 27% e 22%.
Va rilevato che le tesi sono in prevalenza di Vecchio
Ordinamento e solo nel corrente a.a. si delinea una prevalenza
delle tesi di Nuovo Ordinamento. Lauree queste ultime che
scendono sensibilmente di numero dal 2002 (n. 133) al 2003
(n. 82), ma in ripresa nel 2004.
II.2. ABBANDONI E FUORI CORSO
In presenza di dati relativi – come si spiega nella Statistica
abbandoni (vd. Elaborazione, Tabella VIII) – si è ricorsi a un
metodo statistico che indica in un ipotetico 14% il tasso di
abbandono. Un dato abbastanza confortante. Così come lo sono
i dati oggettivi sugli studenti Fuori Corso (vd. Elaborazione,
Tabella II), che, nel 2004-05, risultano essere 416, vale a dire il
20%, la maggioranza dei quali è iscritta al I anno (244) e al II
anno (112). Solo 53 studenti stazionano al III anno e 3 al IV. Il
dato è estremamente positivo se confrontato con le percentuali
del Vecchio Ordinamento, ma può essere ulteriormente migliorato per avvicinarsi alla virtuale virtuosità indicata dal MIUR.
90
Parte prima
II.3. DATI E RISULTATI DELLA VALUTAZIONE DI STUDENTI E DOCENTI (desunti dai questionari distribuiti dal Nucleo di Valutazione della Facoltà)
Il campione di studenti preso in considerazione – 2100
studenti per gli a.a. 2001-2003 di cui una parte minore (13%)
appartenente al Vecchio Ordinamento – è sufficiente per
delineare un quadro non oggettivo ma sufficientemente
orientativo.
La frequenza alle lezioni si è mantenuta costantemente alta:
quasi 1800 studenti su 2100 (vale a dire l’86%) hanno frequentato con regolarità. Il 62% dichiara di aver frequentato
più del 75% delle lezioni. Pur essendo questo dato ricavato
durante le lezioni e quindi da studenti disposti alla frequenza,
appare confermato dalla bassa percentuale di non frequentanti
del Nuovo Ordinamento che si deduce dagli esami.
Gli esami vengono sostenuti con un ritmo affannoso, come
del resto hanno lamentato gli studenti in altre sedi, dato che in
un anno (in cui sono previsti tra i 9 e i 14 esami relativi a
moduli da 4 e 8 CFU) solo una parte non superiore al 40% c.
sembrerebbe tenere il giusto ritmo (il 24% dichiara di sostenerne più di sei esami, il 22% n. 5-6 , il 22% n. 3-4).
Riguardo all’organizzazione della didattica si evince che le
informazioni disponibili o date direttamente dai docenti sono
ritenute soddisfacenti dall’86% dei 2100 studenti, come lo è
anche la rispondenza tra temi di programma e Corso. È ritenuto ugualmente adeguato il materiale didattico (libri, dispense
ecc.) messo a disposizione.
Sulle assenze del docente alle lezioni, solo 42 studenti (il
2%) hanno trovato da eccepire. I docenti risultano reperibili al
64%; irreperibili o non collaborativi solo al 2,5%, ma il 24%
di studenti non entra in contatto col docente. Dato importante
che sottolinea la necessità di rendere più funzionale il tutorato
o di trovare nuove forme di contatto.
Arti e scienze dello spettacolo
91
Pressoché tutti gli studenti riconoscono la regolarità della
cadenza delle lezioni. Le date degli appelli secondo il 30%
sono pubblicate con troppo ritardo.
Le aule appaiono sufficientemente adeguate soltanto al
30% di studenti, mentre ben il 70% le ritiene poco o per niente idonee.
Riguardo alle interconnessioni degli orari delle lezioni, 1500
studenti sono soddisfatti dell'assetto raggiunto (70%) e ritengono di poter seguire adeguatamente i programmi; il 20%, ha
trovato difficoltà. Il 43% porta avanti simultaneamente lezioni
ed esami.
Gli studenti, nel complesso, sono soddisfatti della qualità
della didattica, mentre l’8% lo è poco e meno del 2% è del
tutto insoddisfatto. Le lezioni sono ritenute «interessanti»
dall’86% degli studenti; il 4% le considera non sufficientemente chiare e il 6% poco o punto utili per sostenere gli
esami.
Un numero considerevole di studenti ritiene che il docente
stimoli l’interesse per la disciplina, ma non del tutto la partecipazione attiva alle lezioni (per il 19% lo fa solo di rado).
Dai questionari compilati dal corpo docente si evince che
l'insoddisfazione sullo stato delle cose è contenuta. Si dichiarano abbastanza soddisfatti della propria didattica. Ma il disagio
è particolarmente avvertito per le condizioni materiali (spazi e
aule in cui si svolgono sia le lezioni sia le altre attività formative) e per l’inadeguatezza della strumentazione tecnica e informatica di cui dovrebbero dotarsi le aule.
In sintesi, la compilazione dei questionari offre indicazioni
preziose sui punti in cui il disagio studentesco è più evidente,
del resto confermate da una assemblea didattica tenuta dal
nostro Corso di Studi due anni fa.
92
Parte prima
III. DISAGI E SOFFERENZE
I punti deboli che implicano aggiustamenti e cambi di rotta
riguardano:
l’informazione e la comunicazione fra docenti e studenti;
la inadeguatezza delle aule e della strumentazione tecnologica impegnata nelle lezioni;
il frammentismo, vale a dire una esagerata parcellizzazione
e moltiplicazione di moduli e per conseguenza di esami, la cui
preparazione peraltro richiede tempi troppo stretti, determinando un rapporto non equilibrato fra tempo-lezione e tempostudio.
Arti e scienze dello spettacolo
93
150 posti e di 390 ore in un’aula di almeno 250 posti. La situazione ci costringe all’elemosina delle aule, rende ingovernabile
la mutabilità dell’attività didattica inchiodata ad un orario rigidissimo.
L’attrezzatura tecnica delle aule è inferiore a quella di una
scuola media di campagna. La nostra Facoltà non dispone di
un tecnico (per sostituire la lampada di un proiettore può passare anche un mese e mezzo!).
Inoltre, l'assenza di studi adeguati costringe i docenti in
uno stato di faticosa coabitazione, impedendo loro un rapporto più continuato con gli studenti. E non permette di svolgere
in tutta regolarità le prove d'esame, quando queste vengano
esiliate, per carenza di altri locali, negli studi.
III.1. INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE
III.3. EFFETTI DELLA DIDATTICA MODULARE
Negli anni passati il livello d'informazione è stato basso a
causa di un’insufficiente informatizzazione. Abbiamo provato
a distribuire moduli di comunicazione con gli studenti utilizzati con molto profitto per ascoltare proteste ed esigenze, progettare l’organizzazione e tenere il passo nella gestione. Ma
solo la recente e piena attivazione di un nostro sito web ha in
gran parte risolto annosi problemi di informazione e comunicazione. Occorre, tuttavia, ottimizzare il sito della Facoltà.
III.2. L E
CONDIZIONI MATERIALI : SPAZI , AULE , ATTREZZATURE
DIDATTICHE
Malgrado l’impegno inesausto della Facoltà, che ha ottenuto un prolungamento dell’orario fino alle 22.00, rimane macroscopica l'assenza di spazi e di aule adeguati. Il Corso ha necessità fisiologica per un intero anno accademico di circa 880 ore
in un’aula almeno di 100 posti, 170 ore in un’aula almeno di
Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di insegnamento
pone alcuni problemi ed esige revisioni e aggiustamenti.
Il nuovo sistema modulare presenta, idealmente, aspetti
positivi. La formazione dello studente non può che cambiare
nel momento in cui cambia la percezione del mondo, la comunicazione, l’esperienza culturale che oggi è rapida, multimediale, ipertestuale, multifocale, ecc. e questo esige un’articolazione organica, non meccanicistica, del sapere. Organica, ossia
vicina ai processi viventi della cultura.
E tuttavia, questo nuovo sistema modulare sta rivelandosi a
doppio taglio.
Nel migliore dei casi può favorire feconde dialettiche fra le
diverse facce di un sapere prismatico, può addestrare lo studente a costruirsi un ordinato ma mobile orizzonte culturale.
Nel peggiore dei casi, lo studente, costretto allo slalom fra
troppi moduli, può confondersi ed accattare quel che resta di
uno sbriciolamento culturale; e allora il suo orizzonte culturale
94
Parte prima
non sarà altro che un "effetto di parallasse", ossessione del
dover ricostruire allineamenti, del dover vedere su una stessa
linea punti diversamente posti nello spazio.
Il vero problema manifestamente sofferto dagli studenti
nonché dai docenti è il frammentismo, effetto di quel malinteso sistema modulare che ha fatto di questa Riforma un edificio
con mille finestre e mille porte, un padiglione delle meraviglie
in cui si può vedere di tutto. La riduzione del modulo base a 6
CFU o meglio a 4 + 4 CFU potrebbe ridurre il frammentismo,
valorizzare indirettamente aspetti didattici del vecchio ordinamento come la coerenza, la profondità e l’unitarietà della lezione, innescando quel rapporto stocastico, sempre desiderato da
ogni valida pedagogia, fra studenti e docenti. E potrebbe altresì favorire una riduzione dei contratti e introdurre snellezza
organizzativa (aule e orario). Anche se bisognerebbe riconoscere che la durata della lezione, quando si tratti di una vera
lezione, non è né lunga né corta, è larga.
IV. I GRANDI OBIETTIVI E LA LOGICA DELLA RIFORMA
Crediamo che non si possa dire nulla di sensato, oggi, sulla
riuscita o meno dei Tre Grandi Obiettivi della Riforma universitaria:
accrescere il numero dei laureati, riducendo gli abbandoni e
la durata degli studi;
aumentare la spendibilità dei titoli nel mondo del lavoro,
facendo della prosecuzione degli studi nei livelli più alti una
scelta anziché una necessità;
adattare l'Università italiana agli standard internazionali.
Se e come questi grandi obiettivi saranno realizzati, lo potremo sapere nell’immediato futuro, ma se ci si pone nel punto
di vista di chi la Riforma la vive, appare evidente che tra idea e
pratica c’è a dir poco una certa scistosità.
Arti e scienze dello spettacolo
95
Ciò nonostante la Riforma introduce logiche completamente diverse dal passato, persino anomale, ma di costante innovazione. Permette finalmente di progettare la formazione. E consente di aggiustare il meccanismo in corsa. In tre anni abbiamo
modificato non poco e non poco possiamo ancora modificare.
Ma se su certi aspetti organizzativi è possibile intervenire, un
limite insormontabile è costituito dall'assenza di finanziamenti.
Credo che il nostro Corso di Studi abbia attirato un alto
numero di studenti – nostra croce e delizia – perché aperto e
ben disposto ad assecondare la spinta all'innovazione. È un
Corso che non solo riscuote l’interesse degli studenti, come
dicono le schede di valutazione; ma che, volendo essere immodesti, anche in condizioni di miseria, sta suscitando un certo
interesse a livello nazionale.
È un tipo di Corso che coniuga le cosiddette due culture.
Fa coesistere istanze tecnologiche (nei curricula di Arti e tecniche dello spettacolo digitale e di Cinema ) e, per controcanto,
istanze antropologiche e storiche (nel curriculum di Teatro e
arti performative). Cerca di far convivere la funzione puramente orientativa del sapere e quella pratica del "fare", dando
concretezza al sapere e orientamento metodologico al fare.
Produce posti di lavoro, dato che lo “spettacolo” è una potentissima industria culturale.
Ma soprattutto è un Corso che interpreta pienamente gli
obiettivi di questa Facoltà. La quale è stata chiamata di
Scienze Umanistiche e non di Lettere perché «le lettere ormai
non contengono il resto ma il resto contiene le lettere» (come
ha scritto il prof. Alberto Asor Rosa in un bellissimo articolo).
Resta comunque un paradosso da sciogliere: i dati presentati sono la manifestazione chiara di un favore crescente di cui il
Corso ha goduto in questi anni, e la testimonianza dichiarata
di una didattica “interessante” che forse riesce ad interpretare
alcuni nuovi, emergenti, bisogni culturali dei giovani. Ma questo prolungato e ininterrotto ritmo di crescita si è svolto di
96
Parte prima
fronte a una assoluta e devastante immobilità delle strutture
che avrebbero dovuto accompagnare tale crescita, abbandonata invece a se stessa o considerata una strana escrescenza.
Budget decurtato, condizioni materiali immutate, decresciuto
il finanziamento per contratti e affidamenti, nessun incremento nella docenza, più di un mese per sostituire la lampada, ecc.
Tutto ciò ha comportato un carico didattico per i docenti
pesantissimo e un’organizzazione capillare per non incorrere
in tragedie annunciate.
Noi abbiamo corso come pazzi ma con l’impressione di correre su un tapis roulant, abbiamo corso stando fermi. Forse a
qualcuno dei Tre Grandi Obiettivi della Riforma ci siamo avvicinati (almeno a quello relativo all’incremento dei laureati:
quasi il 27% della Facoltà). Eppure la prospettiva che di fatto
ci si apre davanti per il futuro è una curva ad “u”: decrescere,
arrestarsi a questo capolinea, ritornare indietro.
Quello che dovrebbe essere il nuovo abito dell’Università si
sta trasformando in una camicia di forza. Ecco che fine può
fare un Grande Obiettivo della Riforma quando viene trattato
a costo zero. L’abitudine alla povertà rende poveri, anche di
spirito. E noi siamo delusi.
Arti e scienze dello spettacolo
ELABORAZIONE DATI
(con la collaborazione dei Tutor d'Orientamento di
Arti e Scienze dello Spettacolo,
Chiara Maione e Stefano Ruggeri)
TABELLA I: MATRICOLE E ISCRITTI
a.a. 2001/02-2004/05
(dati SATIS al 17/02/05)
2001-02
2002-03
2003-04
2004-05
Triennale
Matricole Iscritti
386
80
540
392
680
1066
697
1344
Specialistica
Matricole Iscritti
2
27
52
1
29
43
1400
TI
1200
TI
1000
800
TM
600
400
TM
TM
TI
TM
200
TI
SM SI
0
2001-02
2002-03
TM: Triennale matricole
TI: Triennale iscritti
SM: Specialistica matricole
SI: Specialistica iscritti
2003-04
SM SI
2004-05
97
98
Parte prima
Arti e scienze dello spettacolo
TABELLA II: MATRICOLE, ISCRITTI, FUORI CORSO
a.a. 2004/2005
(dati Segreteria Amministrativa al 17/02/05)
MATRICOLE
II ANNO
III ANNO
FUORI CORSO
Per un totale di
697
498
388
416
1999
N.B.: Sono presenti 42 studenti dei quali non è possibile
identificare l'anno di iscrizione.
20% fuori corso
36% matricole
Di cui i fuori corso sono così suddivisi:
I
II
III
IV
F.C.
F.C.
F.C.
F.C.
244
112
57
3
TABELLA III: TRANSIZIONI e PASSAGGI
a.a. 2001/02-2003/04
TRANSIZIONI dal Vecchio al Nuovo Ordinamento
2001/02
677
2002/03
22
2003/04
23
PASSAGGI da altri Corsi/Facoltà/Università
2002/03
72
2003/04
44
44% in corso
TABELLA IV: PROVENIENZA STUDENTI C.d.S. A.S.S.
(su dati campione)
44% III anno
56% II anno
I anno
II anno
III anno
Totale
Fuori Sede
234
213
266
713
In Sede
231
186
300
717
Totale
465
399
566
1430
99
100
Parte prima
Arti e scienze dello spettacolo
TABELLA V: ESAMI
Esami C.d.S. A.S.S. vs Esami FSU
V. e N. Ordinamento (triennale e specialistica)
(dati Segreteria Tecnico Didattica)
101
Statistiche laureati con i valori numerici e per anno
180
160
140
a.a.
2001/2002
Es. C.d.S. A.S.S.
1776
Esami altri C.d.S. 12272
Tot.Es. FSU
14048
2002/2003
3969
21927
25896
2003/2004
11009
51657
62666
120
100
80
60
TABELLA VI: LAUREE
Lauree C.d.S. A.S.S. vs Lauree FSU
V. e N. Ordinamento (triennale e specialistica)
2002
297
815
1112
2003
229
813
1042
2004
48
242
290
Totale
574
1870
2444
N.B.: I dati relativi all'anno 2004 non sono completi, perché
non pervenuti.
TABELLA VII: LAUREE C.d.S. A.S.S.
Distinzione tra tesi di V.O. e N. O.
(dati Segreteria Tecnico Didattica)
Anno
2002
2003
2004
20
0
2002
(dati Segreteria Tecnico Didattica)
Anno
C.d.S. A.S.S.
Altri C.d.S.
Totale FSU
40
Nuovo Ordinamento Vecchio Ordinamento
133
164
82
146
27
20
N.B.: I dati relativi all'anno 2004 non sono completi, perché
non pervenuti.
2003
2004
Nuovo Ordinamento
Vecchio Ordinamento
TABELLA VIII: STATISTICA ABBANDONI
Per valutare un’ipotesi relativa agli abbandoni nell’arco di
tempo che va dall’a.a. 2001/2002 al 2003/2004, nell’incertezza
dei dati della Segreteria Studenti, si è ricorsi alla creazione di
due modelli: uno reale e l’altro ipotetico, cioè si sono confrontati i dati reali degli iscritti al nostro corso di laurea con quelli
che sarebbero dovuti essere effettivamente dalla Riforma a
oggi se non ci fossero stati abbandoni.
Modello reale
Consideriamo il numero degli studenti iscritti (dal II anno
di corso in poi in regola con il pagamento delle tasse) dell’anno accademico in corso 2004-05, che dovrebbe contenere il
bacino complessivo degli studenti immatricolati, transitati o
passati al nostro Corso di laurea e ancora non laureati.
TOTALE: 1320
102
Parte prima
Modello teorico
Sommiamo insieme gli immatricolati dal 2001-02 al 2003-04
(386+540+680) con gli studenti risultati iscritti regolarmente al
2001-02 (+80) e con le transizioni vecchio-nuovo
Ordinamento (+677+22+23) e i passaggi da altre facoltà
(+72+44).
TOTALE: 2524
CORSO DI STUDI
in
LETTERE
FRANCESCA BERNARDINI
A questo dato vanno sottratti i laureati di Nuovo
Ordinamento dal 2002 al 2004 (–574) considerando che i dati
del 2004 non sono completi.
TOTALE: 1950
1. ORDINAMENTO DIDATTICO
Questi 1950 dovrebbero essere gli iscritti effettivi (dal II
anno di corso in poi) al nostro Corso di laurea ad oggi.
Risultati
Confrontando i dati dei due modelli si può ipotizzare che
gli abbandoni nell’arco di tempo considerato sia stato di circa
630 studenti pari al 32%.
Considerando che i dati 2004 relativi alle lauree sono fortemente incompleti si può supporre che il dato non debba essere
così negativo.
Valutando gli stessi modelli, ma considerandoli fino all’anno precedente si avrà, infatti, che il tasso di abbandono del
Corso di Studi in Arti e scienze dello spettacolo è invece del
14%.
Il Corso di Studi in Lettere è articolato in un Corso di laurea triennale in Lettere. Letterature Linguaggi Comunicazione
culturale (classe 5) e in un Corso di laurea magistrale in Testo,
linguaggi e letteratura (classe 16/S).
Il Corso di laurea triennale, attivo dall’a.a. 2001-02 con il
solo nome di Lettere, è stato progettato come un corso finalizzato a fornire agli iscritti sia le tradizionali competenze storicoletterarie, linguistiche, filologiche dall’antichità classica alla
contemporaneità, sia le competenze necessarie per operare e
comunicare attraverso gli strumenti propri della complessa
società di oggi, soprattutto informatici e massmediologici. Il
Corso di laurea nella prima formulazione si articolava in cinque curricula (1. Generalistico; 2. Antico; 3. Medievale e
moderno; 4. Contemporaneo; 5. Scienze del testo), con un
primo anno comune a tutti; a questi si aggiunse nell’a.a. 200203 il curriculum Antropologico. L’ordinamento didattico è
stato sottoposto a un’attenta revisione nell’a.a. 2003-04 e rinnovato, da una parte per esplicitare l’integrazione dei due
ordini di competenze sopra indicate e il suo carattere innovativo, dall’altra per rendere più specifici e differenziati i percorsi
104
Parte prima
formativi e garantire una continuità con i curricula della laurea
magistrale: il Corso di laurea ha assunto, oltre alla denominazione Lettere, il sottotitolo Letterature Linguaggi Comunicazione culturale e risulta oggi articolato in sette curricula
(1. Lettere classiche; 2. Filologia e letterature romanze; 3. Letteratura, lingua e filologia italiana; 4. Letterature e culture
dell’Italia contemporanea; 5. Letteratura, scrittura, editoria e
giornalismo; 6. Letteratura, arti e musica; 7. Antropologia culturale).
Il Corso di laurea magistrale in Testo, linguaggi e letteratura, attivo dall’a.a. 2002-03, si articola in otto curricula, di cui
cinque costituiscono il completamento di percorsi formativi
avviati nella Laurea triennale (1. Scienze del testo; 2. Filologia,
linguistica e letterature greca e latina; 3. Filologia, linguistica
e letterature romanze; 4. Filologia, linguistica e letteratura italiana medievale e moderna; 5. Filologia, linguistica e letteratura italiana contemporanea), tre l’approfondimento di percorsi
disciplinari specifici o professionalizzanti (6. Linguistica; 7.
Teoria e critica letteraria; 8. Informatica umanistica); va sottolineato che il curriculum di Informatica umanistica è unico in
Italia e quello di Linguistica tra i pochi attivati, sempre a livello nazionale.
1. IL PROGETTO CAMPUSONE
Il Corso di laurea in Lettere, dopo aver partecipato al progetto Apollo, è stato inserito nel progetto sperimentale
CampusOne per il primo triennio di applicazione della
Riforma che ha istituito i Corsi di nuovo ordinamento.
Obiettivi fondamentali e aspetti qualificanti del progetto sono:
modelli didattici capaci di offrire una solida preparazione di
base e competenze in grado di soddisfare la domanda di formazione che viene dal territorio (Istituti di istruzione superiore
Lettere
105
e mondo del lavoro); una migliore diffusione e conoscenza dell’offerta formativa tra le parti interessate (studenti degli Istituti
di istruzione superiore e dell’Università, famiglie, mondo del
lavoro); il miglioramento dei servizi di supporto alla didattica;
l’introduzione della figura professionale del manager didattico;
la messa a punto di metodologie di valutazione della qualità
dei processi e dei prodotti delle attività universitarie; il monitoraggio delle carriere degli studenti; azioni sul fronte delle
attività di orientamento e di tutorato, delle attività di stage e di
placement; l’internazionalizzazione – quest’ultima affidata
all’azione Campus di Ateneo.
Per applicare correttamente il modello CampusOne il
manager didattico, assunto a contratto, ha partecipato preliminarmente a un corso di formazione e successivamente ai corsi
sul Sistema-Qualità, insieme con il Presidente del Corso di
Studi, il Vice-presidente e tre unità di personale tecnico-amministrativo. Sono stati nominati tutti gli organi e sono state svolte tutte le attività previsti dal progetto: sono stati istituiti
moduli didattici di attività formative professionalizzanti e di
sostegno; è stato effettuato il monitoraggio delle carriere studentesche; è stato costituito il Comitato d’indirizzo; le funzioni
sono state suddivise tra le commissioni, ognuna con un
responsabile: tra queste, è stata istituita la Commissione per
l’Autovalutazione, composta dal Presidente del Corso di Studi,
dal Vice-presidente, da un docente (dott.ssa Monica Cristina
Storini) in possesso dei requisiti e del titolo di autovalutatore,
per aver seguito corsi specifici, un’unità di personale tecnicoamministrativo, uno studente; tutte le attività delle commissioni e degli altri organi sono state registrate; è stato organizzato
l’archivio del Corso di Studi, informatizzato e cartaceo; è stata
avviata l’attività di formalizzazione delle procedure; sono stati
elaborati e verificati, a cura del prof. Tullio De Mauro e della
prof.ssa M. Emanuela Piemontese, i test di autovalutazione
sulle competenze linguistiche, che nei primi mesi dell’a.a.
106
Parte prima
2004-05 sono stati somministrati agli studenti delle scuole
superiori, e che verranno somministrati nel prossimo anno
accademico agli studenti universitari. Sarà possibile avviare il
monitoraggio del placement solo se saranno disponibili adeguate risorse. Sono stati preparati tre rapporti di autovalutazione, esaminati da valutatori esterni; tutte le attività del Corso
di laurea sono state esaminate durante una visita del collegio di
valutatori esterni nominati dalla CRUI e da un valutatore
esperto di sistemi alla conclusione del triennio.
Il modello CampusOne prevede un’organizzazione, verificata in tutte le sue fasi, che realizzi la struttura del Sistema
Qualità; ciò è possibile soltanto se tutte le parti interessate – in
primis i docenti e il personale tecnico-amministrativo (qualora
sia disponibile), poi le strutture della Facoltà e dell’Ateneo, in
parte gli studenti – condividono il modello, ne conoscono le
procedure e collaborano alla sua realizzazione e al suo funzionamento, e se quindi le responsabilità e le funzioni sono equamente suddivise e svolte da tutte le parti interessate. Questo
risultato al momento non è stato compiutamente raggiunto dal
Corso di Laurea in Lettere, principalmente per la mancanza di
personale tecnico-amministrativo e per la mancata collaborazione (scarsa o del tutto assente) di una parte del personale
docente, in parte per il cattivo funzionamento della segreteria
centrale di Ateneo, in parte per le resistenze di una quota non
indifferente di studenti a utilizzare il servizio di tutorato, a collaborare al monitoraggio, fornendo i dati al manager didattico,
a partecipare agli incontri.
2.1. Organizzazione del Corso di Studi
Il Corso di Studi è stato organizzato secondo il modello
CampusOne, in commissioni e in organi in grado di soddisfare
gli obiettivi e le richieste del progetto. Le varie funzioni e competenze previste dal modello sono state assicurate dalle commissioni (1. Rapporti interni; 2. Rapporti esterni e stages; 3.
Lettere
107
Autovalutazione; 4. Revisione e programmazione; 5. Orientamento e tutorato; 6. Piani di studio; 7. Tecnica, adeguamento
degli strumenti alla didattica; 8. Accertamento conoscenza
della lingua straniera), dalla Segreteria e dal Comitato d’indirizzo; quest’ultimo è composto da quattro docenti, dal manager didattico e da quattro rappresentanti del mondo del lavoro
e delle parti sociali, partecipa alla revisione dell’organizzazione
complessiva, dell’ordinamento e dell’offerta didattica, propone
nuovi percorsi formativi in funzione delle richieste provenienti
dal mondo del lavoro, collabora all’organizzazione degli
stages. Nell’a.a. 2002-03 è stata inoltre eletta la Giunta, con
funzioni di coordinamento, di revisione delle attività del Corso
di Studi e di programmazione. Nell’a.a. 2003-04, in seguito
alla ristrutturazione del Corso di Studi e alla riprogettazione
dell’Ordinamento didattico, i docenti si sono distribuiti in
gruppi di lavoro corrispondenti ai curricula, ognuno con un
coordinatore. Nell’a.a. 2004-05 con un finanziamento
dell’Ateneo, è stata istituita la figura del tutor didattico d’orientamento, che solo in parte ricopre le funzioni del manager
didattico.
3. DOCENZA
Il Corso di Studi conta nell’organico attualmente 30 docenti
di ruolo: 11 professori ordinari, 2 professori fuori ruolo, 5 professori associati, 12 ricercatori; nel triennio ha perso 1 professore ordinario, ma ha acquisito 3 professori ordinari per chiara
fama e 1 professore associato; prestano inoltre attività didattica 2 titolari di contratti triennali di ricerca MIUR. A fronte di
aree scientifico-disciplinari ben rappresentate (Filologia e linguistica romanza, Letteratura italiana, Letteratura italiana
moderna e contemporanea) o sufficientemente rappresentate
(Lingua e letteratura latina), ve ne sono altre carenti di perso-
108
Parte prima
nale (Lingua e letteratura greca, Glottologia e linguistica,
Critica letteraria e letterature comparate, Antropologia culturale) o del tutto mancanti (Filologia classica, Storia della lingua
italiana, Didattica delle lingue moderne, Filosofia del linguaggio, Geografia). Tali carenze sono state colmate con contratti e
affidamenti esterni, onerosi o gratuiti, e con affidamenti interni; sono inoltre stati attivati con contratti e affidamenti esterni,
onerosi o gratuiti (affidati a personalità di prestigio del mondo
del lavoro, della cultura e dell’editoria), moduli didattici sperimentali, professionalizzanti oppure di discipline non impartite
nella Facoltà o atti a fornire una preparazione idonea all’accesso ai Dottorati di ricerca, nonché di laboratorio. In particolare,
a) per la Laurea triennale: Storia della musica,
Etnomusicologia, Fondamenti antropologici dei diritti umani,
Organizzazione e gestione delle imprese culturali, Formazione
e gestione delle risorse umane, Comunicazione d’impresa,
Organizzazione internazionale, Scrittura giornalistica, Editing
e tecniche di redazione, Informatica umanistica (un modulo in
progressione per ogni anno di corso), Laboratorio di scrittura
controllata (3 moduli), Laboratorio di scrittura creativa, Studi
di genere, Teoria della letteratura in prospettiva di genere,
Storia delle scritture femminili, Teoria e tecniche della scrittura creativa; b) per la Laurea specialistica: Retorica e scrittura
per i nuovi media, Linguistica computazionale, Informatica
umanistica, Informatica applicata agli archivi storici); c) Altri
moduli didattici introduttivi ai corsi delle Lauree triennale e di
sostegno (Lingua latina: 3 moduli; Lingua greca: 2 moduli).
Negli anni, con l’ampliarsi dell’offerta formativa, è cambiato il rapporto percentuale tra docenti di ruolo e docenti esterni: nell’a.a. 2001-02, i crediti erogati ammontavano al 72% per
i docenti strutturati e al 28% per i docenti esterni; nell’a.a.
2002-03 ammontavano al 55% per i primi e al 45% per i
secondi; nell’a.a. 2003-04 al 65% per i primi e al 35% per i
secondi; nell’a.a. 2004-05, ammontavano al 64% per gli strut-
Lettere
109
turati, al 4% per contrattisti MIUR e assegnisti di ricerca, al
32% per gli esterni (un calo minimo, se si considera che l’inizio dell’anno accademico ha coinciso con la fine del progetto
CampusOne e quindi del finanziamento relativo).
Il carico didattico, reso pesante per alcuni settori disciplinari dal servizio prestato all’intera Facoltà, non risulta sempre
equamente distribuito.
4. UTENZA STUDENTESCA
4.1. Laurea triennale
Le immatricolazioni alla Laurea triennale hanno seguito il
seguente andamento (i dati forniti dalla segreteria sono imprecisi per difetto e sono stati integrati con il monitoraggio, ma
ancora non sono del tutto completi):
a.a. 2001-02
122
a.a. 2002-03
111
a.a. 2003-04
49
a.a. 2004-05
103
I passaggi da altri Corsi di laurea della Facoltà di Scienze
umanistiche, o di Lettere e Filosofia sono in incremento: 11
nell’a.a. 2002-03; 23 nell’a.a. 2003-04; nell’a.a. 2004-05 fino ad
oggi (aprile) ne risultano 14, di cui 5 ammessi al primo anno.
Non sono disponibili i dati sui passaggi dal vecchio al nuovo
ordinamento.
Se si prende in esame la coorte CampusOne, ovvero gli studenti immatricolati nell’a.a. 2001-02, si rileva che il 32% circa
proviene dal liceo classico, il 27% dal liceo scientifico, il
restante 41% da altri istituti (a maggioranza Istituto magistrale
e Istituto commerciale); gli studenti che non lavorano sono il
72%, gli studenti lavoratori il 10% (il 18% non ha risposto).
Frequenta le lezioni il 95% degli studenti, non frequenta il 4%
(l’1% non ha risposto). Gli abbandoni dichiarati nel corso del
110
Parte prima
triennio sono stati 17 (16 rilevati nel corso o alla fine del primo
anno, 1 al terzo), pari per il primo anno a poco più del 13%,
per oltre l’89% da parte di studenti lavoratori, per il secondo
anno allo 0%, per il terzo anno a meno dell’1%; va segnalato
che non risultano abbandoni tra gli studenti immatricolati nell’a.a. 2002-03, ma la valutazione definitiva andrà fatta alla fine
del triennio. Al terzo anno (a.a. 2003-04) del gruppo iniziale
rimanevano 107 studenti su un totale di 124 (di cui 17 trasferiti da altro Corso di laurea o dal Vecchio Ordinamento).
Risultano laureati a febbraio 2005 28 studenti (il 22,6%); è
previsto che si laureino ad aprile 2005 altri 4 studenti; la percentuale complessiva dei laureati regolarmente entro il triennio
ammonta al 25,8%. Anche se il monitoraggio dei laureati non
è del tutto completo e di conseguenza la percentuale dei laureati probabilmente aumenterà, il risultato è comunque deludente, se si considera che al 30 giugno 2004 gli studenti che
risultavano in regola o in anticipo con gli esami ammontavano
complessivamente al 43%.
Da due incontri dei docenti con gli studenti (giugno 2003 e
febbraio 2004), sono emerse in buona parte le cause delle difficoltà incontrate dagli studenti; nonostante il numero ridotto
dei partecipanti (13 studenti al primo incontro, 25 al secondo),
i risultati sono attendibili, perché suffragati da due incontri
degli studenti, in numero ampiamente maggiore, con i valutatori esterni; le difficoltà risultano essere:
- sovrapposizione degli orari delle lezioni;
- eccessiva frammentazione delle discipline (moduli da 4
CFU) e di conseguenza numero eccessivo di esami;
- concentrazione degli esami in un periodo troppo breve
(soprattutto per la sessione invernale);
- eccessiva varietà delle discipline previste per ogni anno di
corso;
programmi di alcune discipline sproporzionati per eccesso
ai CFU assegnati;
Lettere
111
- scarsa offerta didattica per alcune discipline;
- programmi degli esami di lingua straniera non calibrati
sulle esigenze degli studenti di Lettere.
Coincidendo tali risultati con quelli del riesame, si è provveduto a rivedere i programmi d’esame (ove necessario sono stati
ridotti – ma non tutti i docenti sono risultati disponibili in tal
senso) e a distribuire in maniera più equilibrata i corsi tra I e II
semestre; nell’a.a. 2003-04 il Corso di Studi ha proposto l’ampliamento del numero di CFU per ogni modulo didattico da 4
a 6, e, essendo stata la proposta respinta dal Consiglio di
Facoltà, ha organizzato una parte consistente dell’offerta
didattica in moduli da 4+4 CFU o da 8 CFU; sono stati progettati percorsi formativi complementari nei contenuti tra
varie discipline; per quanto possibile è stata ampliata l’offerta
didattica per le discipline carenti. Per la scarsità di aule non è
stato possibile ovviare alla sovrapposizione degli orari.
Un motivo di fondo per il ritardo nelle carriere studentesche consiste nelle gravi carenze riscontrabili nella preparazione di base delle matricole, soprattutto di quelle provenienti da
Istituti tecnico-commerciali, professionali, linguistici, ecc., ma
condivise anche da una parte non indifferente di studenti provenienti dai licei classici e scientifici. Per colmarle, è necessario
verificare le competenze minime con test d’accesso e organizzare moduli didattici di recupero e di sostegno, nonché prevedere un numero maggiore di corsi pomeridiani e serali per gli
studenti lavoratori. Per ridurre il ritardo nelle carriere studentesche risulta inoltre necessario potenziare il servizio di tutorato, ancora poco utilizzato dagli studenti.
Nell’anno accademico in corso si è confermato l’aumento
della frequenza alle lezioni, già evidente lo scorso anno accademico, probabilmente perché il numero degli studenti in ingresso è di gran lunga superiore al numero dei laureati; questo ha
comportato il sovraffollamento in molti corsi per l’inadeguata
capienza delle aule ed ha anche evidenziato in alcuni casi una
112
Parte prima
suddivisione disomogenea degli studenti tra i docenti della
medesima disciplina.
Sono stati organizzati stages per tutti gli studenti che l’hanno richiesto: 15 presso aziende esterne (4 da 4 CFU, 11 da 8
CFU), 7 presso l’Archivio del Novecento (5 da 4 CFU, 2 da 8
CFU); sono in corso 2 stages presso l’Archivio del Novecento;
sono attualmente previsti 21 stages nel corso del 2005 (7 da 4
CFU, 14 da 8 CFU).
4.2. Laurea magistrale
Le immatricolazioni alla Laurea magistrale hanno seguito il
seguente andamento (i dati forniti dalla segreteria sono stati
verificati al momento dell’ammissione al Corso e del riconoscimento dei CFU maturati, ma, per il ritardo nell’invio dei fascicoli personali degli studenti da parte della segreteria, non sono
ancora del tutto completi):
a.a. 2002-03
4
a.a. 2003-04
9
a.a. 2004-05
29
laureati: 2
Risultano iscritti ad anni di corso successivi: 11.
Rispetto al primo anno la percentuale dei laureati ammonta
al 50%. Non risultano abbandoni.
Oltre all’immatricolazione per la quasi totalità dei laureati
triennali in Lettere, si registra l’afflusso di laureati da altre
Università (Palermo, Teramo), di laureati in possesso della laurea triennale conseguita in altri Corsi di laurea (Filosofia,
Scienze della comunicazione) oppure in possesso della laurea
quadriennale (in Lettere, Lingue e letterature straniere moderne, Lingue e civiltà orientali); per l’a.a. 2003-04 solo 4 provengono dalla Laurea triennale in Lettere, la maggioranza (5) da
altri Corsi di laurea o da varie Lauree quadriennali; per l’a.a. in
corso, su sette immatricolati ammessi (i rimanenti 22 fascicoli
non sono ancora pervenuti dalla segreteria), 3 provengono dal
Lettere
113
Corso di Laurea triennale in Lettere. Ciò evidenzia da una
parte il fenomeno rilevante e interessante della mobilità studentesca a livello nazionale, trasversale rispetto alle classi di
laurea, dall’altra il problema grave costituito dagli immatricolati con debiti formativi anche rilevanti, che prefigurano fin
dall’inizio il protrarsi degli studi almeno per un terzo anno.
Per colmare i debiti formativi, si è scelto finora di indirizzare
gli studenti ai corsi di Laurea triennale, propedeutici ai corsi di
Laurea specialistica, ma sarebbe necessario attivare corsi intensivi di recupero.
Per i due primi anni accademici l’offerta formativa è stata
sufficiente, la capienza delle aule adeguata, ed è stato possibile
evitare la sovrapposizione degli orari; con l’aumento progressivo delle immatricolazioni, è possibile prevedere che nel prossimo anno accademico sarà necessario incrementare l’offerta
formativa e si proporrà il problema delle aule (numero,
capienza).
È stato svolto uno stage da 8 CFU presso un’azienda esterna; si prevede un incremento nel corso del 2005.
114
Parte prima
Lettere
Coorte 2001-2002 Laurea triennale
La situazione al 16/03/2005
Coorte 2003/2004 CampusOne Studenti III anno
Campione: 44 studenti su 124
2% abbandoni
7% da 0 a 30 cfu
7% da 31 a 60 cfu
16% da 151 a 180 cfu
23% da 61 a 90 cfu
30
25
20
15
10
5
27% da 121 a 150 cfu
0
18% da 91 a 120 cfu
Laureati
Crediti formativi maturati al 30 giugno 2004
14
12
studenti
10
8
6
4
2
0
0-30
31-60
61-90
91-120
121-150
Crediti formativi maturati al 30 giugno 2004
151-180
abbandoni
Lauree previste
115
PARTE SECONDA
La sessione riapre alle ore 15.00 con i Saluti
del Rettore Renato Guarini
LA RIFORMA E LA LEGGE 270:
VALUTAZIONI E PROSPETTIVE.
CORSI DI STUDI E NUOVE TABELLE.
REQUISITI MINIMI
STEFANO TORTORELLA
ell’anno accademico 2001-2002 la Riforma della didat-
N tica universitaria, avviata dal DM 3 novembre 1999, n.
509, è entrata a pieno regime in tutte le università italiane; nell’ateneo romano della Sapienza l’inizio di tale processo coincideva di fatto con la fase di decongestionamento che vedeva
gemmare dalla vecchia Facoltà di Lettere e Filosofia quattro
nuove Facoltà, fra cui la nostra di Scienze Umanistiche.
Ricordo, se mai ce ne fosse bisogno, le principali novità della
riforma: 1) si delineava un’architettura a più livelli comprendente i Corsi di laurea triennali (180 crediti), di Laurea specialistica (300 crediti, corrispondenti ai 180 del triennio + 120 del
successivo biennio), e, di seguito, i corsi di Specializzazione o
di Dottorato di ricerca, cui si potevano aggiungere corsi di
perfezionamento scientifico e di alta formazione, ciascuno di
60 crediti, successivi al conseguimento della laurea (Master di
I livello) e della laurea specialistica (Master di II livello); 2) le
tabelle ministeriali che prima della riforma imponevano corsi
di laurea della durata legale di 4, o 5, o 6 anni, nominalmente
identici in tutte le università venivano sostituite dalle Classi dei
Corsi di studio, definite da prospetti allegati a decreti Murst e
comprendenti le diverse tipologie di attività formative (di base,
caratterizzanti, affini o integrative, a scelta dello studente, per
la prova finale e la conoscenza della lingua straniera, e attività
120
Parte seconda
volte ad acquisire ulteriori conoscenze linguistiche, abilità
informatiche, tirocini, ecc.); 3) si introduceva il credito come
l’unità di misura del lavoro di apprendimento richiesto ad uno
studente per ogni attività formativa svolta per conseguire un
titolo di studio universitario (1 CFU=25 ore di lavoro). Gli
obiettivi della riforma consistevano: 1) nel rendere la durata
reale degli studi corrispondente alla durata legale per la generalità degli studenti adeguatamente impegnati negli studi; 2)
ridurre l’elevato tasso di abbandono, e, al contrario, aumentare la popolazione universitaria e il numero dei laureati; 3)
innovare e diversificare la didattica, delineando un sistema
improntato alla più ampia flessibilità; 4) consentire ai laureati
di primo livello di accedere al mondo del lavoro, caratterizzando la prosecuzione degli studi di secondo e terzo livello come
una scelta piuttosto che un obbligo.
Al di là delle buone intenzioni il processo di attuazione
della Riforma si è presentato irto di difficoltà. Cruciale sarebbe
stata la disponibilità di nuove e aggiuntive risorse al fine di
agevolare il cambiamento, ma è avvenuto piuttosto il contrario; non sono cambiate le strutture, le infrastrutture e i servizi.
Un primo ciclo di laurea triennale si è concluso e si cominciano ad avere i primi laureati del biennio specialistico; sulla scorta dell’esperienza maturata nella nostra Facoltà, ma anche
delle indicazioni che vengono dalle altre università italiane,
sono possibili alcune prime valutazioni e considerazioni, che,
inevitabilmente tenderanno a sovrapporre situazioni diverse.
Per quanto concerne il momento anteriore all’accesso ad un
Corso di laurea universitario, va osservato che un ottimo lavoro è stato portato avanti dalla Commissione di Orientamento e
tutorato della Facoltà nello stringere rapporti con le scuole
superiori, ma, a livello nazionale, si ha l’impressione del permanere di compartimenti stagni chiusi tra scuola secondaria –
sui cui contenuti formativi ci sarebbe molto da dire – e università. I dati delle immatricolazioni e delle iscrizioni alla
La riforma e la legge 270
121
Sapienza e più in generale le indicazioni che emergono dal
Rapporto 2004 sullo Stato dell’università elaborato dal
Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario
(Cnvsu) mostrano un aumento della domanda di formazione
universitaria (nel 2003 il 76% dei maturi si è immatricolato
all’indomani del conseguimento del titolo della scuola superiore); sul piano nazionale, considerando i laureati nel 2002, la
quota dei laureati in corso del nuovo ordinamento raggiunge il
40,9% e il dato pare significativo anche tenendo conto che si
tratta di studenti transitati dal vecchio al nuovo ordinamento.
Si registra anche una flessione degli studenti definiti “immatricolati inattivi”, vale a dire gli studenti che non sostengono
alcun esame nel corso dell’anno solare successivo all’immatricolazione. Sono dati, certamente parziali, che, insieme ad altri,
vanno letti con cautela, ma che indicano una ricaduta positiva
della Riforma. Una delle novità più significative della Riforma
è costituita dall’introduzione del sistema dei crediti; nella
costruzione dei corsi di laurea, ciascuna sede universitaria ha
esercitato la propria fantasia nell’individuare la misura dei crediti corrispondenti ad un modulo di base; non c’è uniformità
di criteri neanche per corsi attivati all’interno dello stesso ateneo. Al di là del vincolo che almeno la metà delle 25 ore di
attività lavorative sia riservata allo studio individuale, non sono
fissati criteri circa la suddivisione del credito tra ore di docenza e ore di studio individuale. Se esaminiamo nel nostro ateneo
le quattro Facoltà derivanti dalla ex Lettere e Filosofia, rileviamo che la Facoltà di Scienze Umanistiche utilizza un modulo
di base di 4 crediti e multipli (con sei ore di docenza frontale
per credito), Lettere e Filosofia un modulo di 4 crediti e multipli (con otto ore di docenza per credito), Studi orientali un
modulo di 4/8 crediti e di 5 per le lingue (con sei ore di docenza per credito), Filosofia un modulo di 5 crediti (con sei-sette
ore di docenza per credito). Tutto ciò genera confusione e non
favorisce la mobilità degli studenti.
122
Parte seconda
Si ritiene giustamente che siano decisive le motivazioni per
docenti e studenti ad impegnarsi in una didattica adeguata al
livello di ogni corso, una didattica che si fondi su un ripensamento profondo del contenuto dei corsi. Non c’è dubbio che
soprattutto per discipline vaste e complesse sia estremamente
difficile, se non impossibile, condensare contenuti – anche di
base –- in un modulo di 24 o 32 ore; d’altra parte è necessario
operare una equilibrata riduzione dei programmi, che non
significa svendere la materia, o abiurare alla serietà degli studi,
come ancora troppi docenti ritengono. Occorre evitare la moltiplicazione e la frammentarietà degli insegnamenti, per quanto sia consentito dalla varietà e dalla ricchezza dell’offerta formativa che caratterizza i nostri corsi. È interesse di tutti che
quanto più possibile gli studenti impegnati a pieno tempo
negli studi universitari conseguano la laurea in un tempo adeguato; raggiungere il tetto dei 180 CFU in tre anni non è affatto facile. E allora compito dei Corsi di studio, e dei singoli
docenti, sarebbe quello di dar vita ad una più efficiente organizzazione della propria didattica, predisponendo prove intermedie ed esoneri e ottimizzando i calendari delle lezioni. Se
non si può derogare dal principio secondo cui non è lecito fissare appelli d’esame durante il periodo di tempo destinato alla
didattica, è pur vero che non possiamo chiudere gli occhi e
ignorare le difficoltà degli studenti; dobbiamo “inventare”
soluzioni, come quella di una diversa e più articolata scansione
dell’anno accademico, che permettano di individuare pause
utilizzabili per aumentare le prove di verifica e in generale di
recuperare tempi morti. Tra l’altro la 509 introduceva la possibilità che gli studenti potessero iscriversi o a tempo pieno (con
l’impegno a conseguire 60 crediti per anno) o a tempo parziale
(tra i 20 e i 40 crediti l’anno), ma il regolamento che disciplina
tale possibilità – pure prevista dal Regolamento Didattico – è
stato approvato dal nostro Ateneo solo di recente ed entra in
vigore a partire dall’anno accademico 2005/2006.
La riforma e la legge 270
123
La vera scommessa della Riforma universitaria, come anche
del DM 270/04 di cui parlerò più avanti, sta nel destino dei
laureati: che tipo di sbocco troveranno i nuovi laureati una
volta usciti dal ciclo formativo? Se si scorre il quadro generale
dell’offerta formativa delle università italiane nel sito del
MIUR e ci si sofferma sui previsti ambiti occupazionali, si rileva una insufficiente chiarezza dei profili di uscita e una coerenza troppo vaga tra offerta formativa e sbocchi lavorativi
attesi. C’è il problema di un rapporto organico con il mondo
esterno e c’è la necessità di interagire con nuovi profili professionali definiti da Stato, Regioni, Enti Locali. Nel DM 509/99
(art. 3, comma 4) si indicava come obiettivo del corso di laurea (triennale) quello di “assicurare allo studente un’adeguata
padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, nonché
l’acquisizione di specifiche conoscenze professionali”, consentendo all’interno di uno stesso corso di laurea percorsi sia formativi per il proseguimento nei corsi di laurea specialistica sia
spendibili professionalmente; il nodo sta proprio qui: quale
percorso è spendibile professionalmente dopo un triennio? e
nell’ambito di quali Classi di laurea, visto che il tasso di professionalità può essere differente, poniamo il caso tra un
Corso di Scienze filosofiche e un Corso di Scienze archeologiche? D’altra parte non mi pare che il DM 270/04 prospetti
soluzioni più soddisfacenti, ma su questo aspetto ritornerò più
avanti. Le lauree biennali non sembrano, allo stato attuale
delle cose, fornire allo studente una adeguata e reale formazione specialistica, il che spiega in parte il paradosso di un numero di lauree attivate di primo livello quasi triplo di quello delle
lauree specialistiche (dati MIUR 2003-2004); per quanto concerne i corsi di specializzazione, archeologi e storici dell’arte
attendono ancora che si dia seguito alla proposta, ormai indilazionabile, di riassetto delle Scuole specialistiche nell’ambito
della Tutela, Gestione e Valorizzazione del Patrimonio
Culturale.
124
Parte seconda
Nell’ottobre 2004 è stato pubblicato il nuovo “Regolamento
sull’autonomia didattica degli atenei”, il DM 270. Nell’art. 3
sono definiti i titoli di studio: la laurea (triennale), la laurea
magistrale (che sostituisce la laurea specialistica), il diploma di
specializzazione e il dottorato di ricerca. Tutti i corsi triennali
devono assicurare “l’acquisizione di un’adeguata padronanza
di metodi e contenuti scientifici generali” (comma 3). Alcuni di
questi corsi possono essere orientati “all’acquisizione di specifiche conoscenze professionali”, acquisizione “preordinata
all’inserimento del laureato nel mondo del lavoro ed all’esercizio delle correlate attività professionali regolamentate”. Ne
deriva che mentre nella 509 conviveva sempre il doppio binario, per così dire formativo e professionalizzante, nella 270 si
distinguono percorsi unicamente formativi da percorsi insieme
formativi e professionalizzanti. Se si voleva mantenere il doppio binario e offrire agli studenti, accanto a quello formativo,
un percorso professionalizzante più chiaramente indirizzato al
mondo del lavoro al termine del triennio, tanto valeva valorizzare al meglio quanto già previsto nella legge in vigore. Dopo
varie incertezze, sono rimasti i Master come “corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente” (comma 9); a questo proposito non si può non rilevare
l’eccessiva proliferazione – che non riguarda certo questa
Facoltà – di Master, non sempre qualificati e disciplinati solo
dai regolamenti interni dei singoli atenei in assenza di una programmazione e di un quadro di riferimento nazionali. Nell’art.
5, comma 3, si osserva che i regolamenti didattici di ateneo
determinano “per ciascun corso di studio la frazione dell’impegno orario complessivo che deve essere riservata allo studio
personale o ad altre attività formative di tipo individuale”. Si
conferma così l’assenza di regole nella distribuzione delle ore
del singolo credito tra docenza e studio individuale. Nell’art. 6,
comma 4, permane la grave ambiguità, per cui “per essere
ammessi ad un corso di specializzazione occorre essere in pos-
La riforma e la legge 270
125
sesso almeno della laurea, ovvero di altro titolo di studio conseguito all’estero, riconosciuto idoneo”; non si capisce perché
per l’accesso ad un corso di specializzazione (cioè di terzo livello) si richieda il titolo di primo e non di secondo livello. L’art.
7 illustra la principale novità del DM 270: per conseguire la
laurea magistrale (II livello) lo studente deve avere acquisito
120 crediti, in luogo dei 300 (180+120) previsti nella 509.
L’accesso alla laurea di II livello è svincolato dal possesso di un
titolo triennale di una classe determinata, il che propone il delicato problema della definizione dei requisiti di accesso. Con la
509 si presentava spesso disagevole il passaggio dal triennio di
una sede universitaria al biennio di una sede diversa; in teoria
lo sganciamento dalla triennale rende il sistema più flessibile e
gli interscambi triennio/biennio più semplici, ma sembra pericoloso demandare la definizione dei vincoli per l’accesso alle
lauree magistrali alle singole università, che potrebbero introdurre regole quanto mai diverse, ora più rigide, ora più elastiche. L’art. 9 definisce l’attivazione dei Corsi di studio “nel
rispetto dei requisiti strutturali, organizzativi e di qualificazione dei docenti”, così come “determinati con decreto del
Ministro”, e subordinata “all’inserimento degli stessi nella
banca dati dell’offerta formativa del Ministero” (comma 2 e 3).
L’art. 10 definisce obiettivi e attività formative delle classi: per i
Corsi di laurea triennale i decreti ministeriali vincolano soltanto il 50% dei crediti (quindi 90 su 180) limitatamente alle attività di base e a quelle caratterizzanti; per i corsi di laurea magistrale le tabelle vincolano il 40% dei crediti (48 su 120) limitatamente agli ambiti delle attività caratterizzanti. Gli altri crediti, sia relativi alle stesse attività sia alle altre tipologie di attività,
sono determinati dall’autonomia delle singole sedi. Nelle attività formative autonomamente scelte dallo studente è introdotto un vincolo che ne limita la libera scelta: tali attività devono
essere coerenti con il progetto formativo (comma 5, punto a).
Sembra di capire che nel caso di percorsi professionalizzanti
126
Parte seconda
(art. 3, comma 5) siano previste specifiche attività formative
“relative agli stages e ai tirocini formativi presso imprese,
amministrazioni pubbliche, enti pubblici o privati, ecc.”
(comma 5, punto e). Il comma 7, punto a, dell’art. 11 appare di
non facile interpretazione; esso sembra riguardare l’organizzazione dell’attività didattica comune a Corsi di laurea (o gruppi
affini di essi) afferenti alla medesima classe: tutti questi corsi
devono condividere “le stesse attività formative di base e caratterizzanti comuni per un minimo di 60 crediti prima della differenziazione dei percorsi formativi prevista dall’articolo 3,
comma 4”. Per fare un esempio, all’interno della Classe 13 in
Scienze dei beni culturali, sono attualmente attivati due Corsi
di laurea, l’uno in Scienze archeologiche, l’altro in Scienze storico-artistiche; stando alla lettera del DM 270 gli studenti
iscritti ai due corsi di laurea dovrebbero avere in comune 60
crediti scelti all’interno delle attività formative di base e caratterizzanti (ad esempio all’interno degli ambiti di Lingua e letteratura italiana, o delle discipline storiche, o delle discipline
relative ai beni storico-archeologici e artistici e così via, ma non
necessariamente gli stessi settori scientifico-disciplinari). Non è
scritto entro quale anno – non necessariamente il primo – questi crediti in comune vanno maturati, ciò che sarà definito dai
regolamenti di ateneo. Si dice solo che i crediti devono essere
conseguiti prima della differenziazione dei percorsi in senso
professionalizzante (ma all’interno di ciascuno dei corsi afferenti alla stessa classe?). È questa la biforcazione ad Y di cui
tanto – e a sproposito – si parla? Mi pare che la confusione sia
sovrana e c’è da sperare che i successivi decreti ministeriali
possano fare in qualche modo chiarezza su un punto tanto
delicato. Presumibilmente prima della pausa estiva, o immediatamente dopo, dovrebbero uscire i decreti ministeriali con le
tabelle delle nuove Classi di laurea.
Per quanto riguarda le proposte del tavolo tecnico di area
umanistica, coordinato da Gianni Guastella, sono state defini-
La riforma e la legge 270
127
te 10 Classi di laurea triennale e 25 di laurea magistrale, con
l’accorpamento delle quattro lauree biennali di storia in una
unica di Scienze storiche (ex 98/S) e con il trasferimento di
alcune specificità di storia antica nella classe Filologia, storia e
letterature dell’antichità (ex 15/S). All’interno delle tabelle è
stato usato il modulo di base di 6 crediti, che ritengo opportuno sia adottato dai Corsi di studio della nostra Facoltà. Sono
state definite Classi “asteriscate” quelle Classi di laurea di pertinenza di un tavolo tecnico, ma su cui hanno espresso pareri
anche altri tavoli tecnici ad esse interessati: fra queste rientra la
Classe di laurea triennale 39 Scienze del Turismo di pertinenza
dell’Area di Giurisprudenza, Economia e Sociologia. Salvo
aggiornamenti dell’ultim’ora, sono in ritardo i lavori del tavolo
che si occupa della formazione degli insegnanti: le lauree magistrali dovrebbero sostituire le scuole di specializzazione per
l’insegnamento secondario (Ssis). La lista delle Classi di laurea
magistrale destinate ad ospitare i corsi abilitanti all’insegnamento comprende: Filologia, storia e letterature dell’antichità
(ex 15/S), Filologia moderna (ex 16/S), Scienze filosofiche (ex
18/S), Scienze geografiche (ex 21/S), Lingue e letterature
europee e americane (ex 42/S), Musicologia e beni musicali
(ex 51/S), Scienze umane e pedagogiche (ex 86/S), Storia dell’arte (ex 95/S), Scienze storiche (ex 98/S).
Concludo facendo alcune brevi considerazioni a proposito
dei cosiddetti requisiti minimi, con cui si intendono i requisiti
relativi alle quantità e alle caratteristiche delle dotazioni che
devono essere disponibili per la durata normale dei Corsi di
studio da attivare. Alle 3 Banche Dati MIUR/CINECA è stata
aggiunta quest’anno una quarta Banca Dati denominata PreOFF, relativa alla procedura di verifica del possesso dei requisiti minimi. In questa Banca Dati le Università devono provvedere ad inserire i Corsi di studio che si propongono di attivare
nell’a.a. 2005-06, con le informazioni rilevanti ai fini della verifica: le modalità di svolgimento della didattica, i settori scienti-
128
Parte seconda
fico-disciplinari, l’utenza sostenibile intesa come il numero di
studenti del primo anno al quale le Università possono garantire le dotazioni indispensabili ai fini dello svolgimento adeguato delle attività formative per la durata normale degli studi. Il
numero minimo di docenti di ruolo per i Corsi di laurea triennale corrisponde a 9 docenti per il primo corso della Classe e 7
per i Corsi successivi al primo. Il numero minimo per i Corsi
di laurea magistrale corrisponde a 6 per il primo Corso della
classe e 4 per i Corsi successivi. Le numerosità massime teoriche di studenti per i Corsi di laurea triennale vanno da 75 a
300 a seconda del gruppo cui la classe appartiene (la maggior
parte dei corsi della Facoltà di Scienze Umanistiche prevede
un massimo di 230 studenti, 300 per Arti e Scienze dello
Spettacolo); per i Corsi di laurea magistrale vanno da 60 a 120
a seconda del gruppo cui la Classe appartiene (la maggior
parte dei nostri Corsi prevede un massimo tra i 100 e i 120 studenti). L’insieme dei docenti della Facoltà per ciascun Corso
di studio deve essere in grado di assicurare la copertura dei
settori scientifico-disciplinari da attivare relativi alle attività
formative di base e caratterizzanti, in percentuale almeno pari
al 40% per i Corsi di laurea e 50% per i Corsi di laurea magistrale. Tutti questi criteri e parametri sono definiti nell’allegato
1 al DM n. 15/2005.
CERTIFICAZIONE DEI CORSI DI STUDI
E STRUMENTAZIONE NECESSARIA.
TEST D’INGRESSO COME AUTOVALUTAZIONE
DEGLI STUDENTI
CLELIA FALLETTI
1. LA “VALUTAZIONE” NEL CONTESTO EUROPEO E NAZIONALE
In ambito europeo, la valutazione della qualità dell’istruzione superiore è prassi ormai consolidata da anni. Risale al 24
settembre 1998 una R a c c o m a n d a z i o n e d e l C o n s i g l i o
dell’Unione Europea, in cui si invitano gli Stati membri a cooperare in materia di garanzia della qualità dell’istruzione superiore e a sostenere, ed eventualmente, istituire “sistemi trasparenti di valutazione della qualità”.
L’obiettivo è di garantire la qualità dell’istruzione superiore
nell’Unione Europea. Il mezzo è l’introduzione di sistemi di
valutazione della qualità.
La garanzia di qualità (quality assurance) è necessaria, in
un‘Europa dai confini che tendono ad allargarsi sempre di più,
per il riconoscimento delle qualifiche accademiche e professionali a livello comunitario e per assicurare l’occupabilità all’interno della Comunità e la sua competitività a livello mondiale.
Il convegno di Bologna del giugno 1999 ha prodotto la
Dichiarazione congiunta dei Ministri Europei dell’istruzione
superiore, che prevede, tra gli obiettivi da conseguire entro il
primo decennio del 2000, la definizione di metodologie comparabili, grazie proprio alla cooperazione europea, nella valutazione della qualità.
130
Parte seconda
L’incontro di Salamanca del marzo 2001 tra più di 300 istituzioni europee di istruzione superiore ha posto la qualità
“come pietra angolare dello spazio europeo dell’istruzione
superiore e quale condizione basilare per l’affidabilità, l’effettiva validità dei titoli, la mobilità, la compatibilità e l’attrattiva
nell’area europea dell’istruzione superiore”.
A Praga nel maggio 2001, i Ministri europei dell’istruzione
superiore, riunitisi per esaminare l’avanzamento del processo
avviato a Bologna e definire orientamenti e priorità per gli anni
successivi, hanno redatto un Documento dei Ministri europei in
cui si riconosce il ruolo vitale dei sistemi di garanzia della qualità
per assicurare alti standard di qualità e per facilitare la compatibilità delle qualifiche in tutta Europa. E, tra le altre cose, i
Ministri dei paesi europei hanno spronato le università ad
attrezzarsi per la predisposizione e la mutua accettazione di
“meccanismi di valutazione e di accreditamento/certificazione”.
L’EUA (Associazione delle Università Europee) ribadisce
l’importanza della qualità e della certificazione della qualità.
La qualità, secondo l’EUA, dipende “da una gestione universitaria basata sui principi dell’efficacia, della produttività scientifica e accademica e della competitività”. La qualità inizia
garantendo standard minimi, si allarga alla capacità di miglioramento e include una dimensione competitiva a livello nazionale e internazionale.
Oggi quasi tutti i paesi europei si sono dotati di agenzie
nazionali di valutazione, che hanno il compito di introdurre e
sperimentare procedure di valutazione a livello nazionale nel
settore dell’istruzione superiore. In quasi tutti i paesi l’iniziativa è stata presa a livello governativo e le agenzie nazionali operano, in modo indipendente, sotto la direzione di un consiglio
(board) composto da rappresentanti del mondo accademico e
del mondo del lavoro. In altri casi l’agenzia è istituita presso la
Conferenza dei Rettori del paese.
Certificazione dei Corsi di studi
131
La metodologia di valutazione prevede due fasi:
1. autovalutazione effettuata dalla stessa organizzazione che
si vuole valutare, e che produce un documento (RAV:
Rapporto di AutoValutazione);
2. valutazione esterna effettuata da un gruppo di valutazione costituito da esperti esterni, che produce un documento
finale (RV: Rapporto di Valutazione).
1.1. L’esperienza italiana
Nasce quindi la necessità per i Corsi di Studi italiani di
adottare procedure di valutazione.
Finora, nel nostro paese, le uniche esperienze di valutazione
della qualità dei Corsi di Studi sembrano essere
1. l’esperienza Campus,
2. l’esperienza S.I.N.A.I.,
3. e la proposta del Comitato Nazionale per la Valutazione
del Sistema Universitario (CNVSU) per l’“Accreditamento dei
CdS”.
1.1.1. L’esperienza Campus
L’esperienza Campus/CRUI è del 1995-2000; ha interessato
32 università, 94 corsi di diploma universitario, 5000 studenti.
I diplomi universitari che hanno avuto accesso ai fondi del
progetto hanno dovuto rispondere a una serie di requisiti
innovativi, tra i quali l’obbligo di avviare un processo di autovalutazione e poi di valutazione esterna, a fronte di un modello
di gestione della qualità.
Il modello adottato da Campus utilizzava come requisiti di
base le prescrizioni dell’ISO 2001 (ISO sta per International
Organization for Standardization, ed è una federazione mondiale) sia per una garanzia di certificazione che come stimolo e
aiuto per una migliore organizzazione della gestione del diploma tramite l’adozione di alcuni principi, come il principio
della
132
Parte seconda
- pianificazione
- sistematicità
- verifica e correzione,
con l’obiettivo di contribuire, a regime, ad una maggiore
efficacia dell’azione di formazione.
1.1.2. L’esperienza S.I.N.A.I.
L’esperienza S.I.N.A.I. (Sistema Nazionale di Accreditamento dei CdS in Ingegneria) è frutto di un progetto di ricerca
finanziato dal CNVSU: “Sperimentazione di un Modello di
valutazione dei Corsi di Studio in Ingegneria ai fini dell’accreditamento”.
Si tratta di una sperimentazione condotta dalla Conferenza
dei Presidi delle Facoltà di Ingegneria tra il 1999 e il 2000 su 9
corsi di diplomi universitari.
È una valutazione dei Corsi di Studi basata sulla valutazione
della didattica e dell’organizzazione, integrate in un’unica procedura.
Questi i punti fondamentali considerati nella valutazione:
• specificare obiettivi di apprendimento che abbiano valore
(cioè validi per quella professione);
• fornire agli studenti i mezzi per raggiungere gli obiettivi di
apprendimento;
• disporre di un’organizzazione credibile e di procedure
gestionali e metodi di valutazione appropriati (e questo vuol
dire che il Corso di Studi deve adottare un sistema di gestione
per tenere sotto controllo i propri processi, con particolare
riferimento ai risultati).
Gli aspetti-chiave che debbono essere valutati e che caratterizzano il modello sono cinque:
1. obiettivi
2. sistema organizzativo
3. risorse
Certificazione dei Corsi di studi
133
4. processi
5. risultati.
Ciascun aspetto-chiave si articola, a sua volta, in elementi
che permettono di descrivere la capacità di un Corso di Studi
di raggiungere gli obiettivi e che vengono valutati singolarmente: se valutati positivamente nel loro complesso, gli elementi
portano a una valutazione positiva del relativo aspetto-chiave.
Anche il S.I.N.A.I. si basa sulla doppia procedura di Autovalutazione interna + Valutazione esterna, su tutti e cinque gli
aspetti chiave.
1.1.3. La proposta CNVSU
E infine c’è la proposta CNVSU di accreditamento.
Nel dicembre 2000 il CNVSU ha nominato un gruppo di
lavoro su “Accreditamento dei CdS”, incaricato di definire
opportunità, procedure e metodologie generali per l’accreditamento dei Corsi di Studi alla luce di quanto stabilito dal DM
509/99.
Il rapporto finale del gruppo (luglio 2001) propone un
modello informativo per l’avvio di un sistema di accreditamento; è un modello che si presenta con le qualità di essere ridotto
all’essenziale, di essere adattabile all’esistente (cioè alle esigenze dei Nuclei di valutazione), di essere flessibile e quindi aperto a successive integrazioni.
Il modello informativo individua i seguenti cinque aspetti
per la descrizione dei Corsi di Studi:
1. requisiti
2. programma
3. risorse e servizi
4. osservazione, analisi e miglioramento
5. organizzazione.
134
Parte seconda
2. COMPITI
E RESPONSABILITÀ DERIVANTI DALL’AUTONOMIA DEGLI
ATENEI E DALLA
RIFORMA - E STRUMENTI PER GESTIRLI
2.1. Nuove responsabilità
Con la Riforma dell’università, e ancor prima con l’Autonomia dell’università, è aumentato ed è diventato più complesso il carico delle responsabilità degli atenei nei confronti della
società, del mondo del lavoro nell’ambito dell’istruzione superiore e della formazione. Basti citare alcuni brani da un documento del novembre 2002 sulla Riforma dei Corsi di studio
universitari (Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca - Guida all’università e alle professioni, Roma,
novembre 2002, a cura di IUAV università degli studi e
CIMEA della fondazione CRUI).
Vi si parla del fatto che la nuova architettura del sistema
degli ordinamenti didattici universitari consente agli atenei, in
regime di completa autonomia, di progettare in proprio i corsi
di studio; del fatto che la Riforma vuole portare l’università
italiana verso il modello europeo delineato dagli accordi della
Sorbonne e di Bologna; e che tali accordi “si propongono di
costruire, entro il primo decennio del 2000, uno spazio europeo dell’istruzione superiore, articolato essenzialmente su due
cicli o livelli principali di studio, finalizzato a realizzare la
mobilità internazionale degli studenti e la libera circolazione
dei professionisti ed a favorire il riconoscimento internazionale
dei titoli di studio”. Cita la legge 370/99 che imposta nuove
procedure e criteri per la programmazione e la valutazione del
sistema universitario.
Infine il documento parla della “nuova responsabilità” che
oggi l’università ha “sulla carriera e sulla preparazione dei suoi
studenti, fino a quando gli stessi non conseguano il titolo finale.
Le università dovranno farsi carico che le competenze acquisite
dallo studente non vengano superate e rese obsolete da un
eccessivo prolungarsi della carriera di studente. La responsabi-
Certificazione dei Corsi di studi
135
lità e le conseguenze che ciò genera non sono, quindi, più soltanto a carico dello studente ma coinvolgono anche l’ateneo,
cui viene indicata una corresponsabilità nei confronti della
società e del mondo del lavoro, che accolgono i suoi laureati”.
Ed esplicita i risultati attesi:
“Una volta completate tutte le fasi della riforma, questi
sono i risultati che ci si attende:
• riduzione dei drop-out;
• superamento/riduzione dei fuori corso;
• abbassamento dell’età media dei laureati;
• aumento del numero dei cittadini con titolo di studio universitario;
• miglioramento delle condizioni di employability;
• pari opportunità in ambito europeo”.
Orientamento, innovazioni didattiche, tutorato, diritto allo
studio, diplomi professionalizzanti, iniziative di scambio comunitarie: questi sono alcuni fra i compiti nuovi per i quali
università e docenti si debbono attrezzare.
2.2. Nuovi strumenti
In questo panorama, l’adozione di modelli di autovalutazione e di valutazione esterna per monitorare e migliorare la propria offerta didattica e per ottenere l’accreditamento è uno
strumento che sta diventando ormai urgente, anche se irto di
difficoltà.
In aiuto potrebbe venire l’adozione della nuova figura
introdotta già dall’università di Roma “La Sapienza” con la
riforma dell’architettura degli studi, e cioè il Manager didattico per gestire e coordinare i servizi formativi, accentrare attività precedentemente svolte da più soggetti e prendere in
mano attività precedentemente non svolte, come le procedure
di autovalutazione e valutazione esterna.
Dall’esperienza già maturata in questi anni, le attività che i
manager didattici svolgono prevalentemente sono attività di:
136
Parte seconda
- potenziamento e sperimentazione delle nuove modalità
organizzative a supporto del processo formativo;
- interfaccia con enti esterni (enti territoriali e parti sociali);
- supporto alle attività di promozione e informazione;
- coordinamento delle attività di stage;
- monitoraggio della qualità dell’offerta didattica e dei servizi formativi;
- supporto agli studenti;
- organizzazione logistica dei corsi.
Un altro strumento può essere il test d’ingresso come autovalutazione degli studenti. Una proposta, sappiamo, largamente impopolare, e uno strumento che ha un costo – ma su cui
occorre discutere. Se non altro perché è previsto dall’art. 6 del
DM 509/99 (Regolamento per l’autonomia didattica degli
Atenei) ed è ribadito nell’art. 6 della 270 (di Modifica al
Regolamento).
Il test d’ingresso di autovalutazione potrebbe essere un formidabile alleato per la programmazione e anche per calibrare
gli obiettivi e i risultati dei Corsi di Studi (rendendoci così soggetti attivi nella valutazione di qualità dei CdS), se fosse impiegato per conoscere con precisione il target dei nostri corsi, le
nuove leve annuali di studenti, la loro formazione in ingresso,
e se ci attrezzassimo per fornire dei pacchetti di moduli propedeutici (quelli che all’estero chiamano foundation courses) per
colmare eventuali lacune in settori disciplinari sui quali le
scuole di provenienza non preparano a sufficienza. Contribuiremmo così in parte alla riduzione del fenomeno del drop
out e faremmo salvo, in modo concreto e non sulla carta e a
parole, il diritto allo studio e alla scelta della professione da
parte dello studente.
ORIENTAMENTO E TUTORATO
LUCIANA CASSANELLI
La crescente complessità del mercato del lavoro, la conseguente moltiplicazione e frammentazione dei percorsi
formativi e i rilevanti cambiamenti introdotti dalle recenti riforme che riguardano l’istruzione universitaria rendono le attività di orientamento un nodo sempre più strategico perché i percorsi formativi individuali da un lato, ed
il sistema-formazione, dall’altro, raggiungano pienamente
i propri obiettivi. (M. Morcellini, L’orientamento nella
società della comunicazione, 2003)
1. ORIENTAMENTO E DISSEMINAZIONE
Dall’a.a. 2000-2001 è stata nominata una Commissione di
Facoltà di nove membri incaricata di promuovere le attività di
orientamento e tutorato indicate dalla legge 509, coordinata
dal delegato del Preside.
1.1. Orientamento interno ed esterno
Primo compito importante della Commissione è stato quello della preparazione di materiale informativo sulla nascita di
quattro nuove Facoltà derivate dal decongestionamento dell’antica Facoltà di Lettere e Filosofia. Compiti della Commissione sono stati e sono quelli di interfaccia tra i rispettivi Corsi
di laurea e la Facoltà (presidenza e S0rT) su tutti i temi e le
138
Parte seconda
attività di orientamento. La Commissione ha lavorato in contatto costante con la segreteria didattica organizzativa di
Facoltà e in base agli indirizzi proposti dalla Commissione
centrale di Ateneo e dal Servizio Orientamento. Per brevità e
chiarezza si distingue tra Orientamento interno e esterno:
Orientamento interno: in collegamento con le commissioni
orientamento dei Corsi di Studi, operanti nei mesi di settembre-ottobre per fornire soprattutto alle matricole informazioni
sulla riforma del 3+2, sui Corsi di laurea e sulle tabelle, sui crediti, etc.
Orientamento esterno: rivolto sia alle scuole che a singole
istituzioni che chiedono notizie sui Corsi e sulle proposte didattiche della Facoltà. Si organizza in due modi e tempi diversi.
La Commissione fin dal suo insediamento ha preparato l’elenco aggiornato degli Istituti di istruzione secondaria superiore, con gli indirizzi e i professori referenti dell’orientamento,
essenziale tramite di collegamento con le scuole stesse.
Durante tutto l’anno sono richiesti dalle scuole interventi
nella loro sede sia a carattere propriamente informativo (quanti e quali Corsi, quale differenza tra le Facoltà separate, i crediti e la Riforma) sia a carattere disciplinare (un incontro sulla
professione dell’archeologo, dello storico dell’arte, oppure una
lezione su un tema scelto in accordo con il professore di scuola, oppure un piccolo ciclo di lezioni su temi innovativi o poco
presenti nella scuola, come indicati più avanti).
Il programma delle Conferenze Sinopoli è stato inviato alle
scuole e negli ultimi incontri erano presenti alcuni professori e
studenti dei licei romani. Sono state organizzate anche visite
alle Biblioteche e ai Musei della Facoltà, richieste da alcune
scuole. Ma incontri informativi sono stati avanzati anche a
livello di municipi o di grandi istituzioni private di formazione.
Ci sono richieste anche da ambiti regionali e anche da fuori
regione!
Orientamento e tutorato
139
La Commissione ha partecipato attivamente alla manifestazione “Porte aperte alla Sapienza”, organizzata dagli uffici rettorali.
Tutte queste attività hanno comportato la preparazione di
materiali cartacei e multimediali: dai semplici pieghevoli e
manifesti e locandine, all’aggiornamento del fascicolo stampato a cura dell’ufficio rettorale (aggiornato ogni anno per i
Corsi nuovi o rinnovati, per le lauree biennali, per i Master,
ecc.) agli avvisi e lettere per gli incontri, programmi di lezioni,
comunicati stampa etc. Finora poco efficace, il sito web di
Facoltà sta ora rapidamente migliorando.
Nel Regolamento riguardante l’autonomia didattica degli atenei (DM 509/99) si specifica che nelle Facoltà ogni Corso di laurea “deve assicurare allo studente una adeguata padronanza di
metodi e contenuti scientifici generali” necessari per raggiungere gli obiettivi formativi. Al fine di evitare l’alto numero di ritardi o abbandoni è opportuno sia orientare meglio gli studenti in
entrata, e in realtà ancora a scuola, sia chiarire da subito agli studenti appena entrati quali siano le loro carenze da colmare per
poter affrontare gli studi con profitto e reciproca soddisfazione.
1.2. “Saperi Umanistici” di orientamento nelle scuole superiori
La Facoltà ha in corso da settembre 2004 il Progetto Saperi
Umanistici di orientamento degli studenti delle ultime classi
delle scuole superiori (in ottemperanza di quanto deciso dal
Senato Accademico del 22 aprile 2004).
Il progetto ha iniziato a sviluppare un proficuo rapporto di
collaborazione con un congruo numero di scuole superiori allo
scopo di verificare degli obiettivi comuni, rispetto al nodo cruciale delle competenze e dei saperi minimi. I test a cui sottoporre gli studenti degli ultimi anni delle superiori naturalmente tengono conto dei livelli più avanzati di elaborazione raggiunti dalla ricerca specifica.
140
Parte seconda
Gli obiettivi primari sono:
1) arrivare ad una cooperazione con le scuole superiori che
aiuti i giovani a scegliere la Facoltà a seconda delle proprie
attitudini e anche ad adeguare la propria preparazione al tipo
di scelta effettuata, auspicabilmente prima dell’accesso, ma
talora anche successivamente;
2) costituire sulla stessa base un set di test orientativi di
accesso, relativi ai Corsi di Studi, per consentire agli studenti,
nello spirito della legge, di vagliare le competenze raggiunte;
3) collaborare all’organizzazione nelle stesse scuole di corsi
tesi a recuperare i debiti formativi e mettere nelle condizioni di
accedere ai corsi universitari.
Sono stati svolti o sono ancora in corso i seguenti progetti,
articolati in una serie di incontri (se ne prevedono al massimo
4-5) con le classi o con gruppi di studenti interessati, da tenersi
presso le Scuole, riguardanti il mondo islamico (prof. Biancamaria Scarcia Amoretti), le tematiche del mito (prof. A. Maria
Gloria Capomacchia), la società greca (prof. Paola Lombardi),
la società romana (prof. Silvia Orlandi); oltre a seminari su
documenti, manoscritti, libri (prof. Emma Condello con altri
docenti dell’area), sull’arte contemporanea (prof. Carla Subrizi)
e sul mestiere dell’archeologo (prof. Paolo Matthiae).
Inoltre sono stati proposti e attivati corsi di aggiornamento
sulla Letteratura italiana contemporanea e un corso di formazione su Teoria e tecniche di scrittura controllata per insegnanti (a cura della prof. Francesca Bernardini). Grazie
all’Azione d’Ateneo del Progetto Campus One per la certificazione delle abilità linguistiche, sono stati somministrati agli
studenti di alcune scuole superiori test di valutazione sulle
competenze minime di lingua italiana e sulla comprensione di
testi, per poter intervenire tempestivamente con opportune
misure atte a colmare eventuali debiti formativi (proff. Tullio
De Mauro ed Emanuela Piemontese).
Orientamento e tutorato
141
2. PROGETTO “TUTORATO D’ORIENTAMENTO”
2.1. Premessa
Il tutorato è stato istituito dalla legge di Riforma, ma l’attuazione nei primi anni è stata parziale e confusa con gli altri
momenti d'incontro tra docente e studente svolto in particolari
orari di ricevimento dedicati alla revisione dei programmi d’esame, alle indicazioni bibliografiche e ad altri aspetti della
didattica. Il tutorato invece prevede un'assistenza personalizzata ad ogni studente dall’ingresso all’Università fino al primo
contatto con il mondo del lavoro (placement); si deve porre
attenzione a quella serie di difficoltà che lo studente può
incontrare nel suo curriculum, che vanno dal restare indietro
nella preparazione degli esami fino a perdere alcune sessioni,
rischiando così di andare ad ingrossare le file dei fuori corso
e/o infine di abbandonare l’Università.
2.2. Funzioni e competenze del tutor d’orientamento
La Facoltà di Scienze Umanistiche ha avviato da settembre
un progetto sperimentale triennale di Tutorato d’Orientamento, in ottemperanza di quanto deciso dal Senato Accademico
del 22 aprile 2004.
L’obiettivo principale è quello di ridurre gli eventuali disagi
degli studenti all’inizio del percorso formativo, perché la maggior parte delle difficoltà si incontrano proprio durante il
primo anno di università; soprattutto si tende ad evitare che le
matricole si sentano lasciate a loro stesse davanti alle difficoltà,
che possono essere di tipo burocratico-organizzativo, di socializzazione orizzontale (tra studenti), e di socializzazione verticale (tra studente e docente) e di apprendimento nell’impatto
con la realtà dello studio universitario.
La prima fase del progetto ha previsto il monitoraggio delle
carriere degli studenti dal primo anno di corso delle lauree
triennali, da operare su tutti i Corsi di laurea in modo da rac-
142
Parte seconda
cogliere dati indispensabili per verificare e tenere sotto controllo l’andamento del nuovo sistema universitario: numero di
immatricolati, numero di crediti formativi maturati rispetto
alla percentuale prevista per il primo anno, eventuali situazioni
di difficoltà, numero degli abbandoni.
Dopo la raccolta e l’elaborazione dei dati raccolti in un
data-base, il progetto si propone di mettere a punto delle azioni di sostegno e chiarificazione relative al processo di apprendimento, di gestione della frequenza e di organizzazione complessiva della didattica.
Per tutti i passaggi relativi alla preparazione dei questionari
distribuiti agli studenti, alla loro somministrazione e all'elaborazione finale, è richiesta la consulenza e la collaborazione di
esperti, quali i colleghi della stessa Sapienza, presenti nel
Corso di Studi in Scienze della Formazione.
Ribadito che i tutor disciplinari o tutor didattici sono i
docenti delle discipline, per questa continua verifica del percorso degli studenti si è ritenuta indispensabile la presenza,
accanto ai docenti, di tutor che, secondo le formule della peer
education e dell’orientamento a cascata, sono stati individuati
tra gli studenti senior (laureati o laureandi dei corsi triennali/biennali; laureati o laureandi dei corsi quadriennali, dottorati o dottorandi; con competenze informatiche, preferibilmente con esperienza di attività di orientamento già svolto
presso lo sportello SOrT di Facoltà o presso le strutture di un
Corso di Studi). I tutor, in totale nove, sono stati assegnati a
tutti i Corsi di Studi triennali: 1 o 2 a seconda del numero
degli immatricolati, con le seguenti funzioni:
- aiutare la matricola ad orientarsi nella nuova struttura
dando tutte le informazioni relative alle strutture e funzioni
dello studente;
- aiutarla nell’organizzazione del percorso di studio, con un
contributo di riflessione critica sui tempi di studio e successione degli esami;
Orientamento e tutorato
143
- proporsi come riferimento costante durante il primo anno
di vita universitaria per individuare le difficoltà eventuali;
- monitorare l’approccio e l’inserimento universitario.
Per armonizzare il lavoro e scambiare le esperienze è stato
organizzato un gruppo di lavoro composto dai delegati dei
presidenti dei Corsi di Studi: i proff. Clelia Falletti, Gloria Capomacchia, Francesco Dante, Arianna Punzi, Vanda Perretta,
Stefano Tortorella, coordinati dalla prof. Luciana Cassanelli e
per gli aspetti tecnico-organizzativi, dal dott. Roberto Sesena.
I tutor, dopo un incontro di consulenza con il prof. Lucisano, hanno preparato un questionario per la raccolta dei dati
degli studenti immatricolati (per ovviare ai gravi ritardi dei
dati ufficiali inviati delle Segreterie studenti solo a fine febbraio). Il censimento delle matricole è ovviamente il primo
atto indispensabile per l’avvio del monitoraggio. Ogni tutor è
contattabile dagli studenti in orari e sedi stabilite presso i
Corsi di Studi e attraverso un indirizzo email. Le domande più
frequenti sono state relative alle informazioni sulle aule, sugli
orari delle lezioni, sui vari servizi offerti dall’Università, sulle
scelte delle discipline da frequentare e su eventuali problemi
amministrativi. Tutte le matricole hanno difficoltà a distinguere tra le strutture: Facoltà, Corso di Studi e curriculum, Dipartimento e ad orientarsi nella ricerca delle aule distribuite tra i
Dipartimenti.
Quasi tutti i tutor hanno affiancato all’attività prevista dal
progetto tutorato d’Orientamento un’attività svolta per il
Corso di Studi, in particolare per l’aggiornamento e l’elaborazione dei dati richiesti dalla relazione sui primi tre anni della
Riforma che i Presidenti dei Corsi di Studi hanno presentato
stamani nella Conferenza di Facoltà.
La fase prossima del progetto prevede il completamento del
censimento del primo semestre con la registrazione degli esami
sostenuti e la verifica di eventuali difficoltà delle matricole che
non hanno maturato crediti, per individuare quali siano i punti
144
Parte seconda
di criticità sia nella struttura organizzativa del Corso che nella
loro formazione di ingresso.
E-LEARNING PER UNA FACOLTÀ
DI SCIENZE UMANISTICHE
FERRUCCIO MAROTTI
3. LAVORI IN CORSO E PROPOSTE PER L’AA. 2005-2006
1. È in corso di preparazione un materiale multimediale di
presentazione della Facoltà di Scienze Umanistiche (a
carico dell’Ufficio Studenti di Ateneo).
2. Il sito web di Facoltà deve essere prontamente e costantemente aggiornato come importante strumento di informazione; deve avere link dei Dipartimenti e dei Corsi di
Studi; è urgente completare l’informazione con i medaglioni dei docenti tutti, le indicazioni delle strutture di
ricerca e di didattica (biblioteche, musei, laboratori), le
offerte di borse di studio, di borse per l’estero, le pubblicazioni a cura della Facoltà e quant’altro dimostri la ricchezza e varietà dell’offerta scientifica e didattica della
Facoltà.
3. I testi delle guide dei Corsi di studio dovrebbero essere
redatti con uno stile meno burocratico, semplificando le
tabelle con le indicazioni delle discipline e dei crediti,
anche con l’aiuto dei tutor.
4. Il servizio dei tutor dei Corsi di Studi va confermato per
il prossimo anno e completato aggiungendo un tutor per il
nuovo Corso di Studi in Scienze del turismo.
5. Il rapporto con le scuole deve essere ottimizzato e soprattutto anticipato con programmi di incontri tra ottobre e
novembre.
primi, interessanti esperimenti di quel che oggi si chiama
I e-learning hanno avuto luogo negli anni Settanta nelle
università americane, soprattutto in area di studi tecnico scientifici, ma non solo: si trattava, all’epoca, di un complesso di
strumenti basati sulla televisione via cavo, un home-decoder,
computer e telefono.
All’epoca ero nel Comitato Ricerche Tecnologiche del CNR
e fui incaricato di sperimentarlo, in collegamento con la rete di
università americane, presso l’Istituto di Elettronica dell’Università di Bologna, insieme con il progetto di rete bibliografica
delle università statunitensi OCLC (Ohaio Columbus Library
Connection), sperimentato presso il Laboratorio di Studi sulla
Documentazione del CNR, entrambi con notevole successo.
Ma il mancato sviluppo della Cable TV in Italia non ha permesso di diffondere questa tecnologia presso di noi.
Nel 1980 l’allora Rettore Ruberti, per dare impulso a due
aree ancora poco sviluppate nella nostra università, volle costituire due Centri interfacoltà, il CATTID – Centro per le
Applicazioni della Televisione all’Insegnamento a Distanza – e
il CTA – Centro Teatro Ateneo. Maria Amata Garito ed io
dirigemmo dall’inizio rispettivamente il CATTID e il CTA,
suddividendoci il compito di sviluppare in parallelo i software
146
Parte seconda
per l’insegnamento a distanza e l’hardware per uno studio televisivo universitario digitale. Il progetto – che si collegava
anche con quello di una Audiovisual Encyclopedia of
Performing Arts della State University di New York – prevedeva all’inizio, da parte del Centro Teatro Ateneo, un’ampia
raccolta di materiali documentari nel campo dello spettacolo,
per realizzare un “numero zero” di e-learning digitale, in collaborazione con la RAI.
Erano gli anni dell’inizio, per l’Italia, della rivoluzione digitale, rivoluzione che nel giro di due decenni ha trasformato
totalmente l’industria elettronica, con la creazione dei cosiddetti new media (televisione digitale, telefonini digitali e cinema digitale, oltre che computer molto più potenti, veloci ed
economici), e sta trasformando profondamente la nostra vita e
il nostro modo di comunicare, in maniera analoga a quanto
fece quasi sei secoli or sono Gutenberg con l’invenzione della
stampa: un passaggio epocale di cui forse non siamo ancora
pienamente coscienti.
Per quanto riguarda la nostra università, il passaggio della
Garito dal CATTID al Consorzio Nettuno (altra istituzione
fortemente voluta da Ruberti) e il blocco di attività imposto
dal Rettore Tecce al CTA hanno purtroppo fatto perdere alla
“Sapienza” un iniziale primato di ricerche nel campo dell’elearning in area umanistica.
Successivamente il CATTID infatti ha sviluppato programmi di e-learning per alcuni insegnamenti di carattere scientifico-tecnico della Facoltà di Scienze della Comunicazione, ma
non ha più interagito con il CTA nella ricerca di un possibile
sviluppo specifico dell’e-learning in area umanistica.
Lo e-learning praticato su larga scala dal Consorzio
Nettuno (che comprende ormai molte università italiane),
attualmente su due canali satellitari digitali, si rivolge infatti
con efficacia all’area scientifica, ma riporta gli stessi criteri
didattici di presentazione anche nell’area umanistica, senza
E-learning per una facoltà di Scienze umanistiche
147
una specifica ricerca di adeguamento del mezzo all’oggetto di
insegnamento.
La lezione viene somministrata da un docente, seduto o in
piedi davanti alla telecamera, che si avvale di un computer per
la presentazione di tabelle riassuntive, di calcoli, di grafici o di
immagini statiche. Il tutto come in una presa diretta, senza
soluzioni di continuità, senza “montaggio”.
Viceversa, per noi che ci occupiamo di spettacolo, è noto
fin dai tempi di Ejzenstein che un opportuno montaggio in
jump cut di immagini diverse e di suoni complementari eccita
fortemente i meccanismi psichici dell’attenzione di chi guarda:
ogni teoria di montaggio cinematografico, ogni teoria di ripresa di un evento, in ultima analisi, non è altro che un tentativo
di tradurre in termini tecnologici e di simulare i meccanismi
psicomentali dell’attenzione individuale.
Un interessante tentativo in questa direzione di insegnamento audiovisivo di singoli momenti della Storia dell’arte,
che ha precorso i tempi ma purtroppo non ha avuto alcun
seguito, è stato fatto da Carlo Ludovico Ragghianti in collaborazione con la Olivetti, con i “Critofilm d’arte”. Un’analoga
ricerca di utilizzazione dell’audiovisivo cinetico come strumento didattico interattivo, invece della riproduzione pura e semplice della lezione cattedratica, fu fatto negli anni ’80 al CTA
in collaborazione con l’ETI (Ente Teatrale Italiano) con una
serie di tre video sugli elementi strutturali del teatro, in forma
di “concept film”, secondo la definizione di Gregory Bateson e
Margareth Mead, sperimentandolo poi ampiamente nelle
scuole superiori e nelle università di molte città italiane, senza
però poter giungere alla diffusione interattiva via etere, causa
un cambiamento di gestione dell’ETI. In qualche modo
entrambe le esperienze mostrano come la mancata autonomia
gestionale, il doversi comunque appoggiare ad organismi esterni per ragioni economiche, porti inevitabilmente ad interrrompere esperimenti innovativi di notevole portata concettuale.
148
Parte seconda
Lo sviluppo delle tecnologie digitali in area umanistica, a
parer mio può essere oggi utilizzato in modo ancor più innovativo e interessante, con un più ampio uso dei supporti audiovisivi cinetici, della grafica bidimensionale e tridimensionale
cinetica, dei set virtuali e delle cosidette realtà virtuali realizzate al computer, oltre che – nei casi in cui ciò sia utile – delle
immagini dei documeni storici. Esempi significativi, didatticamente molto efficaci, sono stati realizzati da almeno un decennio in Francia e in Inghilterra, ad esempio in area egittologica
e storica, utilizzando softwares tridimensionali cinetici, di cui
Piero Angela, nei suoi programmi di divulgazione scientifica e
storica, fa oggi ampio uso.
Nel momento in cui finalmente in Italia si stanno realizzando le cosiddette “autostrade elettroniche”, cioè le reti di trasmissione in banda larga, che permettono di trasferire a distanza via computer immagini cinetiche, una Facoltà di Scienze
Umanistiche in un’Università “La Sapienza” che vuole recuperare il proprio primato intellettuale e gestionale – e che è
oppressa peraltro da un’organica mancanza di spazi per la
didattica – dovrebbe nuovamente investire in una ricerca su
una tipologia di insegnamento che si avvalga dei computer (che
ormai tutti gli studenti hanno e utilizzano massicciamente per i
videogiochi) come strumento di elaborazione e di trasmissione
biunivoca di un sapere umanistico che non può non confrontarsi con la grande rivoluzione digitale dei nostri giorni.
INTERNAZIONALIZZAZIONE E CENSIMENTO
DEGLI ACCORDI INTERNAZIONALI
DI ATENEO ESISTENTI
VIRGINIA VERRIENTI
1. CENSIMENTO DEGLI ACCORDI INTERNAZIONALI
1.1. ACCORDI
CULTURALI DI
F ACOLTÀ ( RI P. IX – RELAZIONI I N -
TERNAZIONALI)
*
Sono Accordi di collaborazione culturale e scientifica in settori specifici selezionati nell’ambito del bando 2003. Si tenga
presente che alcuni di questi accordi abbracciano anche la
Facoltà gemella, in quanto stipulati prima della divisione.
Area 10: Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storicoartistiche
Sette accordi fra l’Università di Roma “La Sapienza” e:
1. Universidade Federal do Rio de Janeiro – BRASILE
Responsabile scientifico: prof. Silvano Peloso
2. Università Statale di Campinas – BRASILE
Responsabile scientifico: prof. Ettore Finazzi-Agrò
3. Università La Habana – CUBA (Ricerca sul concetto di “contaminazione” e di “frontiera” nei diversi ambiti culturali)
Responsabile scientifico: prof. Rosalba C. Campra
4. Convenzione École Française de Rome (area 10/11, conferma 2004)
Responsabile scientifico: prof. Silvio Panciera
5. Humboldt Universität zu Berlin – GERMANIA (Immagini
150
Parte seconda
della “Heimat” e della “Fremde” nell’Europa delle Regioni)
Responsabile scientifico: prof. Paolo Chiarini
6. Pontificia Università di Lima – PERÙ
Responsabile scientifico: prof. Gilberto Mazzoleni
7. Eötvös Lorand Budapest – UNGHERIA
Responsabile scientifico: prof. Peter Sàrközy
1.2. ACCORDI CULTURALI. DIPARTIMENTI (2003)
Area 10: Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storicoartistiche
Dodici Accordi distribuiti tra Studi Romanzi (7); Scienze
storiche, archeologiche, antropologiche dell’antichità (1);
Anglistica (1); ex Germanistica (1); Centro Interuniversitario
di Studi Ungheresi (2).
I 12 accordi sono con i seguenti paesi:
- Brasile 3: Studi Romanzi: E. Finazzi-Agrò, S. Peloso, E.
Finazzi-Agrò
- Francia 1: Scienze storiche, archeologiche, antropologiche
dell’antichità: M. Barbanera
- Germania 1 (Düsseldorf): Istituto di Lingue Germaniche: M.
Ponzi
- Kyrgistan 1: Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi: A.
Biagini
- Polonia 1: Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi: A.
Biagini
- Portogallo 1 (Lisboa): Studi Romanzi: S. Peloso
- Romania 3 (Alba Julia; Bucuresti; Cluj-Napoca): Studi
Romanzi: L. Valmarin
- USA 1 (Kentucky): Anglistica: A. Portelli
Area 11: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Quattro Accordi con il Centro Interuniversitario di Studi
Ungheresi:
Internazionalizzazione
151
- Bulgaria 1: A. Biagini
- Polonia 2 (Jagellonian Un. Cracovia; Rzeszov): A. Biagini
- Ungheria 1 (Szeged)
1.3. R ETI T EMATICHE S OCRATES ( RI P. IX – RELAZIONI I NTERNAZIONALI)
2004/2005
Dati non pervenuti alla data della Conferenza di Facoltà.
2003
ACUME Cultural Memory in European Countries
Coordinatore: Università di Bologna
Contact: Vita Fortunati
CLIOHNET Studi storici. Opera a vari livelli: studenti,
insegnanti, professori universitari.
Coordinatore: Università di Pisa
Contact: Ann K. Isaacs
ATHENA II (finanz. CE dal 1998): Women’s and gender
studies in Europe, esteso anche a partner non accademici,
centri di documentazione come il Centro di Documentazione
delle Donne ed equivalenti in Europa, con attenzione anche a
paesi non europei.
Coordinatore: Università di Utrecht
Contact: Rosi Braidotti
Responsabile scientifico di Ateneo: Maria Serena Sapegno
2002
Una filosofia per l’Europa. Nord e Sud, Oriente e Occidente
Coordinatore: Università di Urbino
Contact: Giuseppe Giliberti
152
Parte seconda
1.4. E RASMUS M UNDUS ( RI P. IX – RELAZIONI I NTERNAZIONALI)
1. Corsi post-lauream Erasmus-Mundus
- Attivazione di corsi congiunti di II livello, con curriculum
integrato e rilascio di un titolo congiunto doppio o multiplo, riconosciuto da tutti i paesi partecipanti; aperti a studenti laureati europei (senza borsa) e provenienti da Paesi
Terzi che riceveranno invece una borsa dal consorzio.
- I corsi devono essere attivati da istituzioni di istruzione
superiore di almeno 3 differenti stati dell’UE o EEAEFTA (Islanda, Lichtenstein, Norvegia).
- I consorzi selezionati riceveranno un contributo dall’UE
per 5 anni.
2. Borse di studio
3. Partnership
I corsi selezionati dall’Azione 1 hanno la possibilità di creare partnership con istituzioni di paesi terzi. In questo caso è
prevista la mobilità di studenti e docenti europei.
4. Attrattività e visibilità
Il I bando (2005/2006), già chiuso, non registra la partecipazione della “Sapienza”.
Il II bando (2006/2007) ha scadenza il 31 maggio 2005.
Giornata informativa nel mese di aprile.
http://www.uniroma1.it/internazionale/europa/prog/erasmusmundus.htm
1.5. P ROGETTI S PECIALI 2003/04
Quattro progetti, di cui i due di seguito elencati sono di
Scienze Umanistiche, ma coordinati da altre Università:
- PROG Erasmus Curriculum Development: Masters in Performer’s Studies
Coordinatore: Università di Malta
Docente partner: prof. C. Falletti
Internazionalizzazione
153
- IP Intensive Programme: Schlüsselwörter Mitteleuropas
Coordinatore: Università di Dresda
Docente partner: prof. V. Perretta
2004/05
6 Progetti (4 IP; 2 MOD: moduli europei)
1 coordinato dalla Sapienza (Facoltà di Scienze Statistiche);
nessuno di Scienze Umanistiche.
2005/2006
2 Progetti (IP)
Nessuno coordinato dalla Sapienza;
nessuno della Facoltà di Scienze Umanistiche.
Dal 2003/2004 al 2005/2006 l’Ateneo ha ottenuto finanziamenti CE per 12 progetti, così distribuiti:
- Architettura Quaroni: 2; Valle Giulia 1
- Ingegneria: 3
- Scienze Umanistiche: 2
- Filosofia, Giurisprudenza, Medicina, Scienze Statistiche: 1 a
testa.
2. I NTERNAZIONALIZZAZIONE
2.1. Il decreto e le note ministeriali: linee-guida; cofinanziamento; scadenze; valutazione dei progetti
L’art. 23 del DM 5 agosto 2004, n. 262, relativo alla Programmazione Triennale 2004-2006, si inserisce a pieno nella
linea di sviluppo delle politiche culturali del MIUR, tese negli
ultimi anni a rafforzare la dimensione europea delle Università, nello spirito della dichiarazione di Bologna e del Consiglio Europeo di Lisbona e con l’obiettivo di giungere alla
costruzione di “uno spazio europeo dell’istruzione superiore”.
154
Parte seconda
L’articolo indica le linee guida per le azioni atte a promuovere
la internazionalizzazione delle Università e l’ammontare degli
interventi destinati allo scopo nel triennio 2004-2006, pari a
complessivi 15 milioni di Euro in regime di cofinanziamento e
fino al 50% dei costi ammissibili.
a) Tipologie di progetti. Sono ammesse al cofinanziamento
tre tipologie di progetti:
A. La progettazione e la realizzazione congiunte, su basi di
reciprocità, di Corsi di studio (di cui all’art. 3 del DM n. 509
del 1999), previa stipulazione di accordi o convenzioni che
prevedano la mobilità di docenti e studenti di istituzioni universitarie di almeno un altro paese.
B. Iniziative finalizzate, in collaborazione con Università di
altri paesi, all’istituzione, in tali paesi, di Corsi di studio o
strutture didattiche atte a valorizzare i modelli formativi delle
università italiane.
C. Iniziative finalizzate alla realizzazione di programmi congiunti di ricerca che prevedano la mobilità di docenti, ricercatori, dottorandi e assegnisti di ricerca, italiani e stranieri.
Quest’ultima tipologia rappresenta una novità in termini di
progetti finanziabili, finalizzata a “dare un ulteriore sostegno
alla mobilità dei ricercatori e del personale coinvolto nella
ricerca”. Viene infatti ribadito che i contributi concessi dal
Ministero saranno preordinati alla copertura di spese riguardanti prevalentemente la mobilità del personale coinvolto,
mentre per le tipologie A e B le spese che non riguardano la
mobilità del personale coinvolto non possono superare il 15%
dei costi ammissibili.
b) Il cofinanziamento è destinato ai progetti che prevedano
la cooperazione con Università di paesi di aree geografiche di
interesse strategico, ed è suddiviso in parti uguali tra:
Internazionalizzazione
155
- area dell’Unione Europea: contributo complessivo 7,5
milioni di euro, di cui 2,5 per la cooperazione italo-tedesca e
2,5 per la cooperazione italo-francese;
- area mediterranea (2 mil.), U.S.A.(2 mil.), America Latina
(1,5) area balcanica (1), Cina, India, Giappone (1), per un
totale di 7,5 milioni di euro.
Per ognuna delle tipologie A, B, C, è indicato il tetto massimo di cofinanziamento previsto.
c) Tempi e scadenze, selezione da parte degli Atenei. Le
proposte devono essere formulate e redatte utilizzando i
moduli disponibili sul sito web del Ministero a partire dal 15
dicembre e con chiusura del sistema alle ore 14 del 28 febbraio
2005. Entro la stessa data deve essere presentata alla Ripartizione IX–Relazioni Internazionali/Rapporti con la CE la
documentazione richiesta (si veda il sito del MIUR).
Ogni Ateneo selezionerà non più di 12 progetti da proporre
al MIUR (dei quali non più di 8 di tipo A) entro il 29 aprile
2005.
d) Valutazione. La valutazione dei progetti viene effettuata da
un “Comitato tecnico-scientifico” composto “da esperti, anche
esterni all’Amministrazione” costituito con decreto ministeriale.
A tal fine il MIUR ha chiesto ai Rettori e ai Direttori degli Istituti
di istruzione superiore di segnalare entro il 30 gennaio 2005, per
il triennio 2004-2006, i nominativi di 5 esperti tra i professori
ordinari e associati con esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale. La valutazione dei progetti che prevedono la
cooperazione con Università francesi e tedesche sarà affidata,
rispettivamente, al Consiglio Scientifico dell’Università ItaloFrancese e al Consiglio Direttivo dell’Università Italo-Tedesca.
Oltre i criteri di valutazione indicati dalla nota ministeriale
1872 del 16 dicembre 2005 – utilizzo di strumenti di traspa-
156
Parte seconda
renza (ECTS; DS); modalità di rilascio del titolo; qualità del
processo formativo; caratterizzazione interdisciplinare dei progetti – avrà “rilevante considerazione l’entità della quota di
cofinanziamento da parte dell’Ateneo” (comprendente contributi di partners, U.E., Regioni, ecc.), se superiore al 50%
(nota ministeriale n. 1790 del 1° dicembre 2004). L’Ateneo
dovrà infatti dichiarare, per i progetti selezionati, l’impegno al
cofinanziamento.
Saranno prioritariamente valutati (comma 5 del DM
5/8/2005, n. 262) i progetti che prevedano a) interventi finanziari per borse di studio a supporto della mobilità degli studenti e per lo scambio di docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo; b) un sistema di valutazione dei risultati
del progetto; e i progetti che coinvolgano una rete di Atenei
italiani.
2.2 Alcune considerazioni sulla internazionalizzazione e su
alcuni programmi
Appare evidente da quanto su esposto in base al decreto e
alle successive note ministeriali l’importanza della prima selezione delle proposte inoltrate, selezione che spetta ai singoli
Atenei. Da questa prima valutazione dipenderà anche l’entità
delle quote di cofinanziamento da parte dell’Ateneo che, se
superiori al 50%, costituirà titolo di preferenza presso i valutatori del MIUR. È evidente anche il ruolo degli esperti di cui i
rettori devono esprimere i nominativi. Tenuto conto di questi
aspetti sembrerebbe opportuno – come proposto dal preside
Antonelli e vista la delicatezza degli equilibri politici tra le
diverse componenti e facoltà del nostro Ateneo – che un organo ad hoc, costituito da rappresentanti delle diverse aree scientifiche, affiancasse il lavoro delle Relazioni Internazionali – cui
già competono, tra gli altri incarichi, gli Accordi Culturali, il
Programma Erasmus Mundus e le Reti Tematiche Socrates – o
Internazionalizzazione
157
addirittura assumesse in toto la selezione dei progetti ed esprimesse i nominativi dei 5 esperti con ruolo di valutatori presso
il MIUR. A un siffatto organo potrebbe essere inoltre affidato
il compito di elaborare un progetto di Ateneo per la internazionalizzazione della “Sapienza” per il triennio 2007-2009, nel
quale le iniziative di singoli docenti promotori dovrebbero
andare a confluire secondo precisi obiettivi strategici rispondenti alla politica culturale dell’Ateneo. Solo in questo modo,
secondo il parere del preside Antonelli, si potrebbe arrivare a
quel “piano organico e di lungo periodo” che è invece necessario per mantenere il ruolo internazionale della “Sapienza”.
Un po’ diverso è invece il discorso che riguarda l’altro canale
attraverso il quale passa l’ampliamento degli orizzonti culturali
delle Università e cioè il Programma Erasmus-Socrates (borse
di scambio studenti e docenti, programmi speciali ecc.) In
primo luogo l’obiettivo è ovviamente quello più limitato della
“europeizzazione”, limitato quindi ai confini sia pure sempre
più ampi dell’Europa; in secondo luogo l’orientamento e le
scelte dei singoli Atenei devono rispettare le direttive e gli
intenti dell’UE: così per esempio un peso sempre maggiore
viene dato negli ultimi anni ai paesi dell’Est europeo. Anche
nell’ambito di questo programma si sente l’esigenza di un piano
più ampio che razionalizzi secondo strategie o linee-guida la
mobilità di studenti, docenti, l’iniziativa progettuale didattica e
di ricerca, senza ignorare gli orientamenti delle Facoltà gemelle.
Da un lato, con l’introduzione delle lauree triennali la mobilità
degli studenti sembra essere diventata più problematica, mentre dall’altro lato c’è stato negli ultimi anni – anche a causa
della divisione dell’ex Facoltà di Lettere – un moltiplicarsi e
sovrapporsi di flussi di studenti che penalizza gli scambi di più
vecchia data e non consente di utilizzare tutte le borse richieste.
Vorrei infine con l’occasione ricordare i cambiamenti avvenuti nel Socrates da un anno a questa parte: a) la sostituzione
158
Parte seconda
del Contratto Istituzionale con la Carta Universitaria Erasmus
(che consente alle istituzioni di candidarsi per le diverse azioni
del Programma); b) la decentralizzazione di alcune attività
presso le varie Agenzie Nazionali. All’Agenzia Nazionale dobbiamo rendere conto della utilizzazione delle borse di mobilità. Per un monitoraggio delle attività che consenta di evitare
sprechi inutili, sarebbe necessario il rispetto delle scadenze di
presentazione delle candidature, riportate di seguito:
1° marzo:
con l’inizio della II fase del Programma Erasmus, vanno
inoltrate entro il 1° marzo le candidature per i Progetti speciali, gestiti contrattualmente dalla CE: IP, PROG, MOD, DISS e
TN;
1° novembre:
entro il 1° novembre le candidature per le altre attività centralizzate gestite dalla CE: ECTS Label e DS Label. È richiesta
comunicazione al Settore Programmi Internazionali
(Ripartizione IV Studenti) entro il 30 settembre.
30 ottobre:
entro il 30 ottobre vanno consegnati al Settore Programmi
Internazionali gli accordi bilaterali Erasmus/Socrates relativi
alle borse per la mobilità studentesca e dei docenti (SM e TS),
controfirmati dai partner (rinnovo di accordi annuali, o pluriennali). L’ufficio li trasmetterà alla Agenzia Nazionale entro
il 1° marzo, insieme alle candidature per le altre attività
Erasmus decentrate: organizzazione della mobilità di docenti e
studenti (OM), e introduzione dell’ECTS.
Occorre tenere presente che nel caso di accordi pluriennali
non scaduti il Settore richiede comunque una nota di rinnovo
da parte del docente romano promotore o responsabile, prima
di inserirli nel bando.
I bandi del programma Erasmus/Socrates escono nei mesi
di marzo, maggio e settembre. Nei primi due si deve tenere
Internazionalizzazione
159
conto dell’area disciplinare per cui è stato stipulato l’accordo.
Il terzo bando è aperto a studenti di tutte le facoltà dell’Ateneo. Il non rispetto dell’area disciplinare e insufficienti competenze linguistiche hanno creato negli ultimi anni non pochi
problemi agli studenti stessi, che talvolta si sono visti rifiutati
dall’Università partner. Si ricorda pertanto che gli studenti che
non sono iscritti a lingue possono eventualmente far valutare
le proprie conoscenze linguistiche dai docenti Erasmus in
occasione dei bandi e, se valutati carenti, possono frequentare
i corsi intensivi gratuiti di lingue straniere organizzati nel mese
di settembre a Villa Mirafiori.
STRUTTURE ORGANIZZATIVE PER LA DIDATTICA
DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE UMANISTICHE
Preside: Prof. Roberto Antonelli
Vicepreside: Prof. Stefano Tortorella
Segreteria di presidenza: sig.ra Rosalba Pecorella, sig. Antonio
Montefusco, dott.ssa Simona Beltrami, sig.ra Tiziana Perugia.
Segreteria tecnico-didattica e orientamento studenti: dott. Giovanni
Casaburo, responsabile della Segreteria tecnico-didattica; sig.ra Nadia
Rettura; dott. Roberto Sesena, responsabile sportello S.Or.T. (Servizio
Orientamento e Tutorato); sig.ra Maria Dragoni, RAEF Socrates/Erasmus.
L’OFFERTA DIDATTICA
Le Lauree di primo livello
La Facoltà ha attivato otto (nove per l’a.a. 2005/2006) Corsi di laurea di
primo livello, che prevedono un corso di studi di tre anni, durante il quale
gli studenti acquisiscono 180 crediti formativi equamente distribuiti. I
Corsi di laurea, a loro volta, sono divisi in più curricula: all’ambito di competenza proprio di ciascun curriculum, corrisponde un ventaglio di capacità professionali che vengono acquisite nel Corso di studi di primo livello
e una serie di sbocchi professionali sul mercato del lavoro che rispondono
in modo concreto alle competenze acquisite e certificate dal titolo ottenuto
alla fine del Corso di studi.
I Corsi di laurea di primo livello sono i seguenti:
• ARTI E SCIENZE DELLO SPETTACOLO (classe 23). Curricula: Teatro e arti
performative; Cinema; Arti e tecniche dello spettacolo digitale; Cultura e
tecnologia della moda e del costume (che sarà attivo dal prossimo a.a.).
162
Facoltà di Scienze umanistiche
• LETTERE (classe 5). Curricula: Lettere classiche; Filologia e letterature
romanza; Letteratura, lingua e filologia italiana; Letterature e culture
dell’Italia contemporanea; Letteratura, scrittura, editoria e giornalismo;
Letteratura, arti e musica; Antropologia culturale.
• LINGUE E LETTERATURE MODERNE (classe 11). Curricula: Lingue e letterature; Lingua e traduzione; Letterature comparate.
• MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE (classe 3).
• SCIENZE ARCHEOLOGICHE (classe 13). Curricula: Preistorico; Orientale;
Classico; Medievale; Archeologia della città e del territorio.
• SCIENZE DEL TURISMO (classe 39): sarà attivo dal prossimo a.a.
• SCIENZE STORICHE (classe 38). Curricula: Antico; Medievale; Moderno
e contemporaneo; Storico-religioso; Storico etno-antropologico.
• SCIENZE STORICO-ARTISTICHE (classe 13). Curricula: Medievale; Moderno
e contemporaneo; Storia e valorizzazione del museo e del territorio; Curatore
di eventi artistici e culturali.
• SCIENZE SOCIALI PER LA COOPERAZIONE, LO SVILUPPO E LE RELAZIONI FRA I
POPOLI (classe 35; interfacoltà con la Facoltà di Scienze della Comunicazione. Questa Laurea di primo livello è ad accesso programmato e accoglie 150 studenti per Facoltà). Curricula: Storico; Sociologico-economico.
Per il corso di laurea in Arti e scienze dello spettacolo è previsto un test
d’accesso pre-iscrizione, senza sbarramento; per tutti gli altri corsi è previsto un test di orientamento post-iscrizione.
Le Lauree specialistiche
La Facoltà di Scienze Umanistiche ha attivato undici Corsi di laurea
specialistica, che si consegue dopo un corso di studi di due anni successivo
alla Laurea di primo livello, durante il quale si acquisiscono altri 120 crediti, equamente ripartiti.
I Corsi di laurea Specialistica sono i seguenti:
• Archeologia (classe 2S). Curricula: Archeologia preistorica;
Archeologia orientale; Archeologia classica; Archeologia medievale;
Archeologia delle città e del territorio.
• Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale
(classe 73S). Curricula: Teatro e arti performative; Cinema; Arti e tecniche
dello spettacolo digitale.
• Società, cultura e storia del Mondo Antico (classe 93S).
• Storia dell’arte (classe 95S). Curricula: Storia dell’arte medievale;
Storia dell’arte moderna; Storia dell’arte contemporanea; Conservazione e
valorizzazione del museo e del territorio; Curatore di arte contemporanea.
• Storia delle civiltà e culture dell’età Moderna e Contemporanea (classe 98S). Curricula: Formazione scientifica e per la didattica della storia;
Archivi, biblioteche, musei storico-etno-antropologici.
Strutture organizzative per la didattica
163
• Storia delle civiltà e delle culture del Medioevo (classe 97S).
• Studi letterari e linguistici (classe 42S). Curricula: Studi letterari e linguistici dell’Europa e delle Americhe; Studi storici e letterari dell’Europa
centroorientale e del Sud-Est europeo.
• Studi storico-religiosi (classe 72S). Curricula: Cristianistica; Storia
delle religioni.
• Testo, linguaggi e letteratura (classe 16S). Curricula: Linguistica;
Filologia, linguistica e letteratura greca e latina; Filologia, linguistica e letterature romanze; Filologia, linguistica e letteratura italiana medievale e
moderna; Filologia, linguistica e letteratura italiana contemporanea;
Scienze del testo e dei linguaggi; Teoria e critica letteraria; Informatica
umanistica.
• Innovazione e sviluppo (classe 88S; interfacoltà con la Facoltà di
Scienze della Comunicazione).
Le Lauree secondo il Vecchio Ordinamento
In conformità a quanto previsto dal D.M. 3/11/1999, n. 509 e successivi
Decreti Attuativi e la delibera del Senato Accademico dell’Università di Roma
“La Sapienza” dell’8/6/2001, la Facoltà di Scienze Umanistiche rilascia il
diploma di Laurea quadriennale agli studenti che, all’entrata in vigore dei
nuovi ordinamenti, erano già iscritti a un corso di Laurea di vecchio ordinamento della durata quadriennale, e che potranno perciò completare gli studi
in base alle regole con cui hanno iniziato il loro Corso di laurea. In particolare, per gli studenti che conservano il vecchio ordinamento è stato concordemente stabilito 1) che essi possano continuare a sostenere esami in ciascuna
delle quattro Facoltà derivanti dalla suddivisione secondo lo Statuto della
antica Facoltà (esclusi, quindi, quelli di nuova istituzione), senza che questi
esami vengano considerati fuori Facoltà; 2) che ciascuna delle quattro Facoltà
derivanti dalla suddivisione dell’antica Facoltà di Lettere e Filosofia possa
rilasciare la Laurea relativa a tutti i Corsi di Laurea presenti nella disattivata
predetta Facoltà.
I Corsi di laurea che conducono alle lauree nel Vecchio Ordinamento
sono cinque:
1) Lettere
2) Lingue e letterature straniere
3) Filosofia
4) Geografia
5) Lingue e civiltà orientali
Gli studenti dei cinque Corsi di Laurea possono a) seguire il piano di
studi previsto dallo Statuto della Facoltà, approvato nel 1938; b) seguire
uno dei piani previsti da ciascun Corso di laurea in seguito alla liberalizzazione del 1969; c) seguire un piano individuale.
164
Facoltà di Scienze umanistiche
Stages e tirocini
Numerose convenzioni vengono annualmente stipulate dalla Facoltà
con aziende ed enti selezionati che abbiano una individuata affinità con il
percorso di studi degli studenti, consentendo loro di svolgere attività formative nel mondo del lavoro al fine di completare il proprio curriculum di
studi.
Programmi internazionali Socrates/Erasmus
La possibilità di studiare all’estero per brevi periodi presso le Università
europee viene garantita agli studenti viene offerta ai programmi internazionali Socrates/Erasmus. La Facoltà cura la formazione linguistica degli studenti Erasmus in partenza e in arrivo organizzando corsi di lingua italiana e
corsi di lingua straniera (francese, tedesco, portoghese e spagnolo).
Formazione post-lauream: master, corsi di alta specializzazione
Master di I livello. Il Master Gianmaria Volontè. Le tecniche dell’attore, dal teatro al cinema allo spettacolo Digitale. Nasce dalla collaborazione
del Centro Teatro Ateneo e del Dipartimento di Arti e Scienze dello
Spettacolo con la Casa del Cinema del Comune di Roma. Ha lo scopo di
formare i giovani nel campo della recitazione, servendosi delle tecniche che
si fondano sul lavoro di K. Stanislavskij, di L. Strasberg, di B. Brecht e di J.
Grotowski, e sulle recenti scoperte delle scienze comportamentali, unendo
così il retaggio europeo con gli strumenti e le tecniche sviluppate nel teatro
e sopra tutto nel cinema americano negli ultimi cinquant'anni.
Master di II livello. Il Master in Curatore di arte contemporanea. Nasce
dall’esigenza di formare una figura specifica del curatore nell’ambito della
Storia dell’Arte Contemporanea, le cui funzioni nell’ambito del sistema
artistico-culturale ed espositivo sono sempre più richieste e necessarie. Il
Master si propone come profilo di alta formazione nel settore della curatela
critica e come proseguimento formativo complementare e specialistico successivo alle lauree triennali, specialistiche e ai diplomi di Specializzazione
in Storia dell’Arte.
Corso di Alta Formazione in Traduzione. La traduzione come mediazione interculturale due è attivato allo scopo di formare e approfondire le
competenze linguistiche finalizzate alla traduzione in lingua italiana di testi
attinenti al patrimonio culturale europeo ed extraeuropeo con particolare
riferimento ai lessici specialistici giuridico-economici, legati all’esercizio
della figura di mediatore culturale.
Strutture organizzative per la didattica
165
Scuole di Specializzazione:
Storia dell’arte
Archeologia
Dottorati di ricerca. Presso i vari Dipartimenti afferenti in tutto o in parte alla
Facoltà di Scienze Umanistiche sono attivi diversi Dottorati di ricerca della durata di
tre anni ai quali si accede tramite concorso nazionale.
ORGANIZZAZIONE DIDATTICA DELLA FACOLTÀ
L’attività didattica dei Corsi di Studi è organizzata in moduli didattici
aventi come base comune il credito (Credito Formativo Universitario:
CFU), che è l’unità di misura quantitativa del lavoro di apprendimento
richiesto per l’acquisizione di conoscenze e abilità nelle attività formative
previste dagli ordinamenti didattici. A un credito corrispondono 25 ore di
lavoro dello studente tra didattica e studio individuale per un ammontare
annuo medio di 1500 ore corrispondenti a 60 crediti. I crediti si acquisiscono con il superamento dell’esame, o di altra forma di verifica del profitto:
esami e verifiche si attuano con prove d'esame che si svolgono, di norma, al
termine di ogni modulo didattico (o somma di moduli omogenei) e/o nelle
classiche sessioni d’esame di febbraio, giugno, settembre; la loro valutazione qualitativa è espressa con una votazione in trentesimi.
I crediti si distribuiscono in sei tipologie di attività formative:
a) di base
b) caratterizzanti
c) affini o integrative
d) a scelta dello studente
e) relative alla prova finale e alla conoscenza della lingua straniera
f) altre (ulteriori conoscenze linguistiche, abilità informatiche e relazionali, tirocini, etc.)
Per conseguire una Laurea di primo livello occorre maturare 180 crediti
ripartiti nei tre anni.
Per conseguire la Laurea specialistica occorre aver maturato 300 crediti:
ciò vuol dire che, se lo studente è già in possesso di 180 crediti integralmente riconosciuti all’atto di immatricolazione nella Laurea specialistica, dovrà
maturarne nella Specialistica 120, equamente ripartiti in due anni: è per
questo motivo che esiste una coerente continuità fra i curricula proposti per
la Laurea di primo livello e quella specialistica. Ove lo studente volesse nella
Specialistica optare per un curriculum o una Laurea diversi da quelli seguiti
nella Laurea di primo livello, potrà avere un debito formativo, in aggiunta ai
120 suddetti, che avrà modo di soddisfare durante il corso biennale.
166
Facoltà di Scienze umanistiche
Attività di orientamento e tutorato
a) Tutorato di orientamento
Per ogni corso di studio è istituito un servizio di tutorato di orientamento per l’accoglienza e il sostegno degli studenti immatricolati al primo anno
dei Corsi di laurea di primo livello. Il compito dei tutor d’orientamento
prosegue negli anni successivi al primo con il monitoraggio della carriera
dei singoli studenti iscritti, al fine di mettere la Facoltà e i Corsi di Studi in
grado di conoscere e quindi di attivare strumenti per prevenire la dispersione e il ritardo negli studi.
b) Tutorato didattico
Il tutorato didattico viene svolto dai professori e dai ricercatori afferenti
al Corso di Studi. I compiti del tutor didattico sono di fornire agli studenti
un’informazione generale che consenta loro di orientarsi sull’organizzazione dei Corsi di studi, sugli insegnamenti impartiti, sulle biblioteche e gli
altri servizi a disposizione; assisterli nella formulazione di piani di studio,
qualora non siano istituite delle commisioni apposite; fornire loro consigli
sui metodi di studio e sul modo di integrare la preparazione di base acquisita nel corso della scuola secondaria; fornire loro indicazioni bibliografiche e assisterli nell’uso degli strumenti di studio; analizzare le difficoltà
incontrate dagli studenti nel processo di apprendimento e prospettarle al
Consiglio del Corso di Studi, in vista delle iniziative didattiche che questo
riterrà di dover assumere.
Strutture organizzative per la didattica
167
I DOCENTI DELLA FACOLTÀ
Professori Ordinari
AMADASI Maria Giulia
ANTONELLI Roberto
BARTOLONI Gilda
BERNARDINI Francesca
BIAGINI Antonello
BOITANI Pietro
BORDINI Silvia
CADEI Antonio
CAMPRA Rosalba
CANETTIERI Paolo
CARANDINI Andrea
CARANDINI Silvia
CAZZELLA Alberto
CECCHELLI Margherita Maria
CERRÓN PUGA Maria Luisa
CHIARINI Paolo
CIERI VIA Claudia
COLAIACOMO Claudio
COLAIACOMO Paola
COLAJANNI Antonino
COLOMBO Rosa Maria
COLONNA Giovanni
CONDELLO Emma
DALAI EMILIANI Maria Luisa
EQUINI SCHNEIDER Eugenia
FAIOLA Simonetta
FINAZZI AGRÒ Ettore
FRASCHETTI Augusto
FUSINI Nadia
GAMBELLI Delia
GEBERT Lucyna
GIARDINA Andrea
GODMAN Peter
GORNI Guglielmo
GREGORI Gian Luca
GUI Francesco
INGLESE Giorgio
LA ROCCA Eugenio
LIVERANI Mario
LOBERA SERRANO Francisco
LUX Simonetta
MARINELLI Luigi
MARITI Luciano
MAROTTI Ferruccio
MATTHIAE Paolo
MAZZOLENI Gilberto
MERCURI Roberto
PANELLA Clementina
PARISE Nicola
PELOSO Silvano
PERRETTA Vanda
PICOZZI Maria Grazia
PITOCCO Francesco
PONZI Mauro
PORTELLI Alessandro
RIGHETTI Marina
ROMANELLI Raffaele
ROSSI Luigi Enrico
ROSSI PINELLI Orietta (Vittoria)
RUBINO Gianfranco
SCAIOLA Anna Maria
SCARCIA AMORETTI Biancamaria
SCHIESARO Alessandro
SERRA BORNETO Carlo
VALMARIN Luisa
VIOLATO Gabriella
VON PRELLWITZ Norbert
ZANCAN Marina
168
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
Professori Fuori Ruolo
ASOR ROSA Alberto
DE MAURO Tullio
GATTO Ludovico
PANCIERA Silvio
PERONI Renato
PISAPIA Biancamaria
SECCHI Giovanna Maria
SCOLES Emma
Professori Associati
ACCARDO Lucia
ARZENI Flavia
BAGLIONE Maria Paola
BARBANERA Marcello
BARICH Barbara
BEEBE TARANTELLI Carole
BIANCHINI Simonetta
BIGA Maria Giovanna
BILARDELLO Vincenzo
BULLA Guido
CALDIRON Vittorio
CAPEZZONE Leonardo
COMBI Maria Domenica
CUCCHIARELLI Andrea
CURZI Valter
D’ACHILLE Anna Maria
FALLETTI Clelia
FENELLI Maria
FRANGIPANE Marcella
FUMAGALLI Maddalena
GALATERIA Daria
GIULIANI Rita
MACCHIONI Silvana
MANFREDINI Alessandra
MARIANI Giorgio
MARIOTTI Flavia
MARTINEZ DE CARNERO
CALZADA Fernando
NETTO SALOMÃO Sonia
NIGRO Lorenzo
PANI Giancarlo
PIEMONTESE Maria Emanuela
PUNZI Arianna
RUBEO Ugo
SAPEGNO Maria Serena
SARACINO Maria Antonietta
SÁRKÖZY Péter
SEVERINO Gabriella
TOLOMEO CASTELLI Rita
TORTORELLA Stefano
TRUSSO Giuseppina Francesca
VERRIENTI Maria Virginia
VILLARI Francesco
WARDLE Mary Louise
ZAMBIANCHI Claudio
ZUCCARO Rosalba
Ricercatori
ANCIDEI Giuliana
ANDREUSSI Maddalena
ANSELMINO Lucilla
BARBIERI Aroldo
BERTI Silvia
BEVILACQUA Gabriella
BIANCHI Luca Maria
BONETTI Maria Rita
CAJANI Luigi
CANCELLIERI Margherita
CAPOMACCHIA Anna M. Gloria
CASINI Maria
CASSANELLI Luciana
CIANCARELLI Roberto
CIATTINI Alessandra
CICCARELLO DI BLASE
Maria Grazia
COCCI Alfredo
CONATI BARBARO Cecilia
CURSI Marco
D’ALESSIO Maria Teresa
DANTE Francesco
DESIDERI Giovannella
DI LERNIA Savino
DRAGO Luciana
DURANTI Riccardo
FANARA Giulia
FARIELLO Angelamaria
FITZGERALD Joan
FORNI Giovanna Maria
GABRIELI Carla
GALATERIA Mascia Marinella
GANGEMI Maria Luisa
GIGLI Elisabetta
GIRALDI Anna Maria
GUIZZI Francesco
ILLUMINATI Anna
JAIA Alessandro Maria
KOESTERS GENSINI Sabine E.
LANDOLFI MANFELLOTTO
Annalisa
LARICCIA Stefano
LA ROCCA Adolfo
LOMBARDI Paola
LUPACCIOLU Marina
MAIRA Salvatore
MARCANTONIO Angela
MARINONE Mariangela
MASTROPASQUA Aldo
MICHETTI Laura Maria
MICOCCI Claudia
MINUNNO Gabriella
MONACO Emanuela
MONDELLO Elisabetta
MORANDI Alessandro
MORI Fiorella
MOSCOLONI Maurizio
ORLANDI Silvia
OTTAI Antonella
PALADINI Angela Maria
PATERNOSTRO Rocco
PIERRO Elena
PISI Paola
PISTILLI Pio Francesco
POLLASTRI Alessandra
QUARENGHI Paola
ROMANO Franca
SAGUÌ SERAFIN Lucia
SANTANO MORENO Julián
SARMATI Elisabetta
SCHETTINO NOBILE Carla
SIMONI Fiorella
SIST Loredana
SMIRNOVA TROCINI Galina
STASOLLA Francesca Romana
STORINI Monica Cristina
SUBRIZI Carla
TAGLIETTI Franca
TATTONI Igina
THEMELLY Pietro
TINTI Luisa
TORELLI Marina
TREBBI Maurizio
UNALI Anna
VANZETTI Alessandro
VAZZOLER Laura
ZAMPETTI Daniela
ZOCCA Elena
169
170
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
Contratti triennali
BROGGIATO Maria
CALASSO Gian Pietro
DI NOCERA Gian Maria
LEMORINI Cristina
RIMELL Victoria
SANVITO Paolo
Professori di altre università titolari di affidamento presso la FSU per
l’a.a. 2004-2005
ALBANO LEONI Federico
BULTRIGHINI Umberto
CALDERONI Gilberto
CARAFA Paolo
CARDARELLI Andrea
COCCHINI Francesca
DE MINICIS Maria Elisabetta
DERIU Fabrizio
FOURMENT-BERNI CANANI
Michèle
FRAJESE Vittorio
GATTO TROCCHI Cecilia
GENSINI Stefano
GRECO Antonella
GUAITOLI Marcello
HARRISON Gualtiero
IACOBINI Antonio
JERONIMIDIS Anna
MAGRÌ Donatella
MANZI Giorgio
MIGLIO Luisa
NAPOLETANO Guido
PALERMO Luciano
RUGGIERI Vezio
TOSCANO Silvia
TRAVAINI Lucia
VALENTINI Valentina
VON FALKENHAUSEN Vera
Professori a contratto per l’a.a. 2004-2005
ALDERUCCIO Daniela
ALHAIQUE Francesca
ALVARO Corrado
ANTONELLI Sara
BARTOCCI Maurizio
BASSETTI Sergio
BELLO Cecilia
BENINI Vivia
BETTA Manuela
BEVILACQUA Anna
BRANCHESI Lida
BRUSCO Simona
CACCHIONE Annamaria
CAPASSO Riccardo
CARA Anna Marcella
CARDINALI Marco
CASSINI Marco
CASTELLI GATTINARA Enrico
CASTELLUCCI Attilio
CAVALLO Michele
CELANI Simone
CEREDA Giuseppe
CHAPEL Anne-Claire
CHESSA Pasquale
CHIARI Isabella
CINQUE Luigi
CIOTTI Fabio
COLESANTI Giulio
CONTI Francesco
CORRADINI Maria Grazia
CRISAFULLI Fabrizio
CUTRUFELLI Maria Rosa
DAMIANI Marco
DE BERNARDINIS Flavio
DE BONIS Maria Caterina
DE CESARIS Dario
DEL PRETE Federico
DE MELIS Francesco
DEON Stefania
DI GIUSEPPE Helga
DI NICOLA Laura
DI PALMA Guido
DI ROCCO Emilia
ENULESCU Dana
FACCIOLI PINTOZZI Liliana
FAIOLI Michele
FORMENTON MACOLA Luca
FORNARI Francesca
FORTI Micol
FRANCHI Cinzia
FRAPICCINI David
GALANTINI Luca
GALLO Luigi
GALLUZZI Anna
GARGANI David
GASPARRINI Lorenzo
GENTILI Sonia
GHIRARDELLO Stefania
GIANNINI Veronica
GRISOLIA Raul
HUYZENDVELD (ARNOLDUS)
M. Henriette
IMPERIALI Andrea
LATOUR Lucia
LAURENZA Sabatino
LEKIC Miodrag
LENA CORRITORE Andrea
LEONETTI Francesca
171
LIVERZIANI Claudia
LOMBARDO Maria Luisa
MAGGIOLI Marco
MAIOARANI Arianna
MANDARANO Nicolette
MANTOVAN-KROMER Daniela
MANZARI Francesca
MARABELLI Maurizio
MARIANI Alessandra
MATTOGNO Grazia
MEYER Susanne
MISKARYAN Marine
MONARI Giorgio
NICITA Paola
NIED CURCIO Martina Lucia
PACINI Gianlorenzo
PAGNOTTA Luca Alberto
PALMIERI Alberto
PASSARELLI Maria Antonietta
PASTORE Stefania
PEYRONEL Luca
PEZZICA Lorenzo
PIERONI Augusto
PIRO Salvatore
PIZZARDI Flaviano
POLESE REMAGGI Luca
POLOSA Annalisa
PROCACCI Domenico
PROFITA Giancrisostomo
PROSPERI PORTA Chiara
QUERCIOLI MINCER Laura
RAMAZOTTI Marco
RANDAZZO Francesco
RANIERI Umberto
REALI Roberto
RECCHIA Giulia
RICCI Carla
ROCCA Carmelo
ROCCASECCA Pietro
RODEGHIERO Flavio
ROJAS Manuela del Carmen
ROSCANI Roberto
172
Facoltà di Scienze umanistiche
RUZZA Luca
SANTARELLI Lidia
SANTIEMMA Adriano
SCHIAVETTO Franco Lucio
SCICHILONE Giovanni
SCUDERO Domenico
SERRICHIO Laura
SODINI Silvana
SPICACCI Nerina
SPOSETTI Patrizia
STAFFIERI Gloria
STASI Annio Gioacchino
Strutture organizzative per la didattica
TAMIOZZO Raffaele
TANNI Valentina
TEDESCHI Stefano
TOMASSETTI Isabella
TORTORA Daniela
TREVISAN Myriam
TRIDICO Pasquale
VIANELLO Daniele
ZAMBARDINO Bruno
ZANI Isabella
ZAPPONI Camilla
Lettori
Collaboratori ed esperti linguistici a tempo indeterminato
Anglistica
BATES Richard
DU PLAT TAYLOR Marianna
FINCH Jonathan
LEYLAND Joanna
PRESTON Carole
WESTON Anita
WILSON Stephen
Francesistica
BERGER Dominique
CAMPESTRE Odile
CESCUTTI Tatiana
NICOLAS Jérôme
VAN GEERTRUYDEN Martine
Germanistica
SCHLANSTEIN Lisa
SCHLICHT Michael
Ispanistica - Lusitanistica
FERNANDEZ LOYA Carmelo
SALAZAR ZAGAZETA Carlos
Miguel
TURULL CREXELLS Isabel
URMAN David Nestor
173
Slavistica
ENDER Zooia
NEGARVILLE Ludmila
Lettori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (a
tempo determinato)
BERMEJO RUBIO Juan Felipe (lingua portoghese e brasiliana)
DE CARVALHO CORREIA Isabel (lingua portoghese e brasiliana)
ERTL Karin (lingua tedesca)
GUERREIRO HENRIQUE Ana Sofia (lingua portoghese e brasiliana)
LISOMAR SILVA Maria (lingua portoghese e brasiliana)
OLIVIERI Ugo Carlo (lingua portoghese e brasiliana)
OTERO VARELA Inmaculada (lingua galega)
RODRIGUEZ GOMBAU Eva (lingua spagnola)
TORIBIO DELGADO Raquel (lingua spagnola)
Lettori di scambio culturale
ENE Claudia (lingua rumena)
FERRAN Florence (lingua francese)
JAEGER Daniel (lingua tedesca)
ROJDESTVENSKAYA Rimma
SORIA MILLAN Maria Pilar (lingua spagnola)
STEIN Luis Eloi (lingua portoghese e brasiliana)
STEPP Ulrike (lingua tedesca)
BIBLIOTECHE, MUSEI, ARCHIVI, CENTRI E FONDAZIONI
Biblioteche
Biblioteca “Angelo Monteverdi” (Studi romanzi e Italianistica)
Biblioteca di Filologia greca e latina (con la Sezione bizantinoneoellenica)
Biblioteca e Mediateca di Arti e scienze dello spettacolo
Biblioteca di Filosofia
Biblioteca di Geografia
Biblioteca di Glottologia
Biblioteca di Informatica
Biblioteca di Lingue e letterature straniere
Biblioteca di Scienze dell’Antichità
Biblioteca di Storia dell’arte “Giulio Carlo Argan”
Biblioteca di Storia della musica e discoteca
174
Facoltà di Scienze umanistiche
Biblioteca di Storia moderna e contemporanea
Biblioteca di Studi orientali
Biblioteca di Studi storico-religiosi
Biblioteca di Studi sulle società e le culture del Medioevo
Musei
Museo dell’Arte classica
Museo di Etruscologia e antichità italiche
Museo delle Origini
Museo del Vicino Oriente
Museo laboratorio d’Arte contemporanea
Laboratori
Laboratorio linguistico di Villa Mirafiori
Laboratorio di Informatica
Laboratorio audiovisivi di Glottoantropologia
Laboratorio del Museo del Vicino Oriente
Laboratorio di restauro del Museo delle Origini
Laboratorio di restauro del Museo di Etruscologia e antichità italiche
Laboratorio di tecnica pittorica dell’Estremo Oriente
Laboratorio geocartografico
Laboratorio di Cartografia archeologica
Laboratorio di Informatica e Didattica della Storia
Laboratorio informatico per la Didattica e la Ricerca della Storia
dell’Arte (STARLAB)
Archivi, Centri, Fondazioni
Centro interdipartimentale di servizi per l’automazione nelle discipline
umanistiche
Archivio del ’900
Archivio storico fotografico
Archivio “Lionello Venturi”
Biblioteca “V. Crescini”
Biblioteca e Fondo “E. Monaci”
Centro di Documentazione di Storia dell’Arte Bizantina
Centro di studio del pensiero antico (C.N.R.)
Centro interuniversitario di ricerca sulle attività e l’ambiente del Sahara
antico
Centro interuniversitario per gli Studi ungheresi in Italia
Centro Ricerche Informatica e Letteratura (CRILET)
Centro Teatro Ateneo
Coro polifonico “Diego Carpitella”
Strutture organizzative per la didattica
Fondazione “Giovanni Gentile”
Fondazione “La Sapienza - Giuseppe Ungaretti”
Istituto di Studi filosofici “Enrico Castelli”
Lessico intellettuale europeo
Società filologica romana
175
176
Facoltà di Scienze umanistiche
I CORSI DI STUDI DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE UMANISTICHE
ARTI E SCIENZE DELLO SPETTACOLO
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea Arti e Scienze dello Spettacolo è articolato in quattro
curricula:
1. Teatro e arti performative
2. Cinema
3. Arti e tecniche dello spettacolo digitale
4. Culture e tecnologie della moda e del costume (attivo dal prossimo a.a.)
Il curriculum di Teatro e arti performative è caratterizzato da insegnamenti di storia del teatro, della danza e del mimo, di drammaturgia, regia,
scenografia; il curriculum di Cinema ha insegnamenti di tipo storico, teorico e tecnico, fra cui filmologia, teoria e tecnica del linguaggio cinematografico, cinema documentario; il curriculum di Arti e tecniche dello spettacolo
digitale è un settore di studi del tutto originale e unico in Italia e all’estero
che prepara all’uso scientifico, ma anche artistico, della tecnologia digitale
per lo spettacolo (dalla web television, alle diverse applicazioni di internet,
al restauro delle teche audiovisive europee, ecc.); il curriculum di Culture e
tecnologie della moda e del costume è un nuovo curriculum che offre insegnamenti caratterizzanti su temi di ricerca relativi alla produzione, analisi e
comunicazione dell’immagine di moda considerata nei suoi aspetti culturali, spettacolari, mediali ed estetici.
Agli insegnamenti caratterizzanti, cui è da aggiungere l’ambito organizzativo-economico, il Corso affianca le discipline umanistiche delle lingue e
letterature (l’italiana e le straniere), la storia, la storia dell’arte, l’antropologia
culturale, la psicologia, per costruire così una solida competenza che consenta agli studenti di collocare le arti e i mestieri dello spettacolo nel territorio delle conquiste artistiche, insopprimibile patrimonio dell’umanità.
Gli strumenti moderni della multimedialità e della cultura digitale,
sostenuti da una conoscenza solida delle scienze umane e delle arti, aprono
ai giovani un campo professionale di forte interesse e di grandi prospettive.
Arti e scienze dello spettacolo è una laurea proiettata nel mondo del
lavoro, che prepara laureati in grado di operare nei campi del teatro, cinema, tv, industria culturale, set digitali per lo spettacolo. Gli ambiti di riferimento degli sbocchi professionali sono, tra gli altri: l’organizzazione, la
gestione, la distribuzione di eventi culturali per enti pubblici e privati; la
verifica, la riflessione critica, la prospettiva storica con applicazioni nel
Strutture organizzative per la didattica
177
giornalismo, nell’editoria e nella scuola di tutti i gradi; l’ideazione in proprio di prodotti artistici e la loro esecuzione e distribuzione; la collabora
nelle équipe artistiche con la fornitura di script, drammaturgie, sceneggiature, apparati e consulenze letterarie per le produzioni documentarie e la
fiction; la produzione di progetti e programmi in campo pedagogico (scuole), terapeutico, del disagio sociale e dell’associazionismo; le tecnologie
digitali per lo spettacolo; il restauro di audiovisivi con le nuove tecniche
digitali. Se si considera che lo show business internazionale è il decimo
campo occupazionale a livello mondiale, il corso offre un nuovo e sicuro
sbocco professionale per i giovani.
Le arti e i mestieri dello spettacolo si basano su tecniche che gli studenti
potranno conoscere e sperimentare. Il Corso di Studi in Arti e scienze
dello spettacolo offre agli studenti una vasta scelta di laboratori e la possibilità di periodi di tirocinio presso Istituzioni esterne in grado di preparare
i nuovi professionisti dello spettacolo.
b. Laurea specialistica
La Laurea specialistica Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale si articola in tre curricula:
1. Teatro e arti performative
2. Cinema
3. Arti e tecniche dello spettacolo digitale
La Laurea specialistica Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale è organica continuazione della Laurea di primo livello
in Arti e scienze dello spettacolo. Conforme al sistema universitario europeo, la Laurea fornisce conoscenze e competenze finalizzate all’esercizio di
quelle professioni, nel campo dello spettacolo, che richiedono un’elevata
qualificazione. Il programma di formazione prevede due anni di studio con
l’acquisizione di 120 crediti. Alle discipline caratterizzanti i singoli curricula, il corso affianca gli insegnamenti, comuni ai tre curricula, di ambito economico (come la produzione e l’organizzazione dello spettacolo) e giuridico (la legislazione dello spettacolo), e le varie discipline delle lingue e letterature (l’italiana e le straniere), della storia, della storia dell’arte, dell'antropologia, della psicologia, della semiotica, della linguistica, dell’estetica. Un
insieme di conoscenze e metodologie che intende produrre un sapere non
astratto, ma capace di coniugarsi anche con la pratica, attraverso esperienze
di laboratori, stages, tirocini presso istituzioni ed enti pubblici e privati, e
in collaborazione con iIl Centro Teatro Ateneo.
178
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
Professori ordinari
Silvia Carandini
Paola Colaiacomo
Antonino Colajanni
Luciano Mariti
Ferruccio Marotti
Discipline dello spettacolo
Letteratura inglese
Discipline demoetnoantropologiche
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
Professori associati
Vittorio Caldiron
Clelia Falletti
Cinema, fotografia e televisione
Discipline dello spettacolo
Ricercatori
Roberto Ciancarelli
Giulia Fanara
Salvatore Maira
Antonella Ottai
Angela Maria Paladini
Paola Quarenghi
Luisa Tinti
Maurizio Trebbi
Laura Vazzoler
Discipline dello spettacolo
Cinema, fotografia e televisione
Cinema, fotografia e televisione
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
Discipline dello spettacolo
LETTERE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Lettere (Letterature – Linguaggi – Comunicazione
culturale) si articola in sette curricula:
1. Lettere classiche
2. Filologia e letterature romanze
3. Letteratura, lingua e filologia italiana
4. Letterature e culture dell’Italia contemporanea
5. Letteratura, scrittura, editoria e giornalismo
6. Letteratura, arti e musica
7. Antropologia culturale
Obiettivo primario del Corso di laurea è riunificare le Humanae litterae
con i vasti sistemi del sapere altro da esse: sono pertanto posti al centro
179
della riflessione le conoscenze e le metodologie scientifiche insieme con le
tecniche e i modi specifici di esprimersi, narrare, creare storie e poesie, istituire relazioni interpersonali e interculturali; contenuti qualificanti della
didattica e della ricerca sono la scoperta, la riscoperta e la creazione del
testo, la ricerca delle fonti e del documento, l'attenzione agli aspetti anche
pratici della produzione e della trasmissione del sapere (dal libro al computer), lo studio e l'uso della letteratura etnografica come analisi critica, le
relazioni e gli scambi tra i linguaggi e i codici espressivi delle diverse arti. In
tutti i curricula sono assicurate una solida preparazione di base e una formazione complessiva, pur nelle diverse prospettive culturali, metodologiche e professionalizzanti, nelle quattro grandi aree del sapere scientificoumanistico: quella storico-letteraria, quella linguistica, quella delle scienze
del testo e quella antropologica.
Caratteristica del Corso di laurea è un forte ancoraggio nella storia,
senza rinunciare alle più importanti acquisizioni del formalismo, dello
strutturalismo e della semiologia; una visione indirizzata fortemente alla
didattica dei contenuti culturali, con specifici percorsi per l'insegnamento
e, soprattutto, alla divulgazione giornalistica e radio-televisiva; ma anche
con grandi aperture all'innovazione, con la possibilità, per gli iscritti al
Corso di laurea, di scegliere percorsi che aprano la strada a carriere meno
tradizionali, come quella del pubblicitario o del consulente editoriale (ci si
soffermerà soprattutto sugli aspetti del letterario che maggiormente aprono
alla contemporaneità), e del mediatore culturale (nelle scuole, negli enti
locali, nazionali, europei e internazionali) – con piena consapevolezza delle
tecniche retoriche della comunicazione e della pubblicità, sia per meglio
manovrare lo strumento comunicativo, sia per comprendere le espressioni
risultanti dalla frammentazione delle tradizioni sino alla complessità delle
comunità transnazionali, per pensare positivamente un mondo di differenze culturali.
Fondamentale sarà la capacità di leggere criticamente qualsiasi scritto,
sia esso un testo letterario, un articolo giornalistico, un resoconto etnografico o un saggio. Crediamo, infatti, che l'operazione di lettura possa essere
funzionale all'operazione di scrittura e che sempre la debba precedere:
poter scrivere significa soprattutto saper leggere. Specificità fondamentale
del Corso di laurea è quindi l'attenzione costante al testo, sondato nelle sue
specificità tematiche, formali, retoriche, metriche (se poetico).
Fondamentale, poiché caratterizzante i due Dipartimenti e le aree scientifiche che principalmente fanno capo al Corso di Studi (Studi filologici, linguistici e letterari, Studi romanzi e Filologia classica) è l'aspetto linguisticofilologico: l'attenzione al testo e alla sua trasmissione, la verifica puntuale
dell'interpretazione, l'analisi esatta degli aspetti formali. La pratica dell’ermeneutica e l'attenzione al dettaglio non devono prescindere però da una
180
Facoltà di Scienze umanistiche
visione profonda delle trasformazioni prodotte da conflitti e contaminazioni di culture e dalla crisi delle categorie tradizionali di identità. Così nel
Corso di laurea in Lettere è data attenzione speciale agli studi antropologici
e a quelli di genere, alle specificità culturali delle minoranze linguistiche,
alla cultura della differenza, con corsi specifici dedicati alla scrittura delle
donne e a quella delle minoranze etniche.
L’insieme salda, crediamo, il meglio della nostra tradizione culturale,
quindi del nostro passato, con quanto di più avanzato vi sia nel quadro
delle scienze che guardano al futuro.
b. Laurea specialistica
La Laurea specialistica in Testo, linguaggi e letteratura si articola in
otto curricula:
1. Scienze del testo e dei linguaggi
2. Linguistica
3. Filologia, linguistica e letterature greca e latina
4. Filologia, linguistica e letterature romanze
5. Filologia, linguistica e letteratura italiana medievale e moderna
6. Filologia, linguistica e letteratura italiana contemporanea
7. Teoria e critica letteraria
8. Informatica umanistica
La Laurea specialistica assicura una preparazione approfondita atta a
sviluppare autonome capacità di ricerca negli ambiti filologico, letterario e
linguistico-glottologico, con specifiche competenze di livello superiore in
ogni settore culturale connesso alla produzione, alla circolazione e all'analisi
di testi. Tale formazione permette ai suoi laureati di intervenire attivamente,
con competenze propositive, organizzative e dirigenziali, nel funzionamento
dei sistemi complessi che caratterizzano la società dell'informazione e della
comunicazione. Il laureato specializzato in questo indirizzo possiede solide
basi teoriche per l'analisi dei processi di comunicazione e dei meccanismi
della produzione e comunicazione letteraria, e conoscenze approfondite sia
metodologiche, sia operative, in tutti i campi che ineriscono alla testualità e
ai linguaggi, soprattutto verbali, ma anche iconici, gestuali, musicali.
Sa utilizzare queste competenze (anche con il ricorso ai principali strumenti informatici e della comunicazione telematica) così per costruire
come per esaminare testi. Possiede, a questo fine, gli strumenti propri della
scienza della letteratura, linguistica, della glottologia, della filologia e delle
principali scienze della comunicazione: elementi di retorica, di stilistica, di
metrica, di ecdotica, di analisi e storia della scrittura e del libro e delle altre
tecniche di comunicazione orali e scritte.
Strutture organizzative per la didattica
181
Ha altresì una buona conoscenza di una o più delle lingue e letterature
straniere dell'Unione Europea. Possiede infine buone competenze storicoartistiche e storico-musicali che gli consentiranno di correlare i testi verbali
alle immagini e alla musica.
La Laurea specialistica in Testo, linguaggi e letteratura mira a fornire le
seguenti capacità professionali:
- possedere i fondamenti della conoscenza teorica e tecnica dei vari linguaggi del sapere, nei loro aspetti storici ed epistemologici ed applicare
didatticamente tali competenze;
- acquisire solide basi teoriche dei processi di comunicazione in generale e dei meccanismi della produzione e della comunicazione letteraria in
particolare;
- capacità di analizzare approfonditamente qualsiasi tipo di testo;
- capacità di elaborare testi complessi, di vario carattere;
- capacità di comparare e collazionare accuratamente testi di qualsiasi
genere e di stabilire gli eventuali rapporti genetici intercorrenti fra di loro;
- capacità di trasformare, modulare e ricreare qualsiasi testo con il ricorso a tecniche specifiche di analisi e selezione dei componenti tematici
essenziali e dei registri stilistici;
- capacità di organizzare, coordinare e produrre testi di carattere compilativo, come dizionari, grammatiche, libri scolastici, e svolgere qualsiasi
attività redazionale;
- capacità di produrre in sede informatica software e data-base complessi di tipo testuale.
In puntuale correlazione con le capacità professionali descritte, si prevede che gli sbocchi professionali del laureato in Testo, linguaggi e letteratura riguardino aziende, enti, istituti, direttamente o indirettamente coinvolti in lavori di analisi o di produzione testuale o di comunicazione o di
divulgazione culturale.
Professori ordinari
Francesca Bernardini Napoletano
Paolo Canettieri
Claudio Colaiacomo
Peter Godman
Guglielmo Gorni
Giorgio Inglese
Roberto Mercuri
Luigi Enrico Rossi
Alessandro Schiesaro
Marina Zancan
Letteratura italiana contemporanea
Filologia e linguistica romanza
Letteratura italiana
Antichità ed istituzioni medievali
Filologia della letteratura italiana
Letteratura italiana
Letteratura italiana
Lingua e letteratura greca
Lingua e letteratura latina
Letteratura italiana contemporanea
182
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
Professori fuori ruolo
Alberto Asor Rosa
Tullio De Mauro
Letteratura italiana
Glottologia e linguistica
Professori associati
Simonetta Bianchini
Maria Domenica Combi
Andrea Cucchiarelli
Maria Emanuela Piemontese
Arianna Punzi
Maria Serena Sapegno
Filologia e linguistica romanza
Discipline demoetnoantropologiche
Lingua e letteratura latina
Glottologia e linguistica
Filologia e linguistica romanza
Letteratura italiana
Ricercatori
Aroldo Barbieri
Giovannella Desideri
Angelamaria Fariello
Marinella Galateria
Sabine Elisabeth Koesters Gensini
Annalisa Landolfi
Aldo Mastropasqua
Claudia Micocci
Elisabetta Mondello
Rocco Paternostro
Monica Cristina Storini
Lingua e letteratura latina
Filologia e linguistica romanza
Letteratura italiana
Letteratura italiana contemporanea
Glottologia e linguistica
Filologia e linguistica romanza
Letteratura italiana contemporanea
Letteratura italiana
Critica letter. e letterat. comparate
Letteratura italiana
Letteratura italiana
LINGUE E LETTERATURE MODERNE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Lingue e letterature moderne si articola in tre curricula:
1. Lingue e letterature
2. Lingua e traduzione
3. Letterature comparate
Nato in sostituzione del vecchio Corso di laurea in Lingue e letterature
straniere, la sua offerta didattica è profondamente rinnovata e costruita
intorno ai due poli rappresentati dalle discipline linguistico-letterarie scelte
183
come caratterizzanti. La Facoltà di Scienze Umanistiche ha posto su un
livello paritario tutte le lingue insegnate: pertanto, accanto alla letteratura è
presente l’insegnamento di Lingua e traduzione non solo per le cinque lingue veicolari comunitarie (inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese), ma anche per tutte le altre impartite nella FSU: nederlandese, polacco,
rumeno, russo, serbo e croato. Il Corso di Studi in Lingue e letterature
moderne si prefigge di mettere gli studenti in grado non solo di padroneggiare due lingue straniere, ma anche di muoversi con sicurezza nel campo
dei rispettivi patrimoni culturali e in quello dell’analisi e dell’interpretazione del testo letterario. Tutti gli studenti, indipendentemente dal curriculum
prescelto, otterranno alla fine del triennio la laurea in Lingue e letterature
moderne che darà loro la possibilità di accesso alla Laurea specialistica e
agli ulteriori livelli (dottorato e master) che li qualificheranno professionalmente o ai fini dell’insegnamento e della ricerca.
Con la Laurea di primo livello, gli studenti che intendono inserirsi nel
mondo del lavoro avranno a disposizione un ventaglio di possibilità: le prospettive di sbocchi professionali, oltre al tradizionale campo dell’insegnamento, sono quelle offerte dalla capacità di svolgere attività in ambiti che
comprendono l’editoria, il giornalismo, le istituzioni culturali, il campo dell’intermediazione fra culture europee ed extra-europee, gli enti che operano nel settore dell’informazione e della trasmissione della cultura, ecc.
Rispetto a tali possibilità, il curriculum prescelto porterà, di caso in caso,
ad una maggiore competenza del laureato nell’ambito di un determinato
settore (quello storico-letterario nel caso del 1° curriculum; quello linguistico e della traduzione, nel caso del 2°; quello critico-comparatistico nel 3°),
il che a sua volta si tradurrà in una maggiore qualificazione o competenza
per le attività più direttamente legate all’ambito di formazione prescelto.
I laureati saranno in grado di utilizzare i principali strumenti informatici
e della comunicazione telematica negli ambiti specifici di competenza.
Della solida tradizione anteriore si conserva, accanto all’espansione dell’insegnamento puramente linguistico, il forte risalto attribuito allo studio
della letteratura che si abbina a percorsi didattici nei quali è assicurata una
formazione generale che salvaguardi ricchezza e varietà di interessi culturali
specifici di una facoltà umanistica. Il carattere interlinguistico e interculturale del Corso di Studi, la sua apertura verso le realtà europee ed extraeuropee è messo in rilievo dalla fitta rete di relazioni internazionali che ad
esso fanno capo. Lo studente ha quindi la possibilità di entrare in contatto
diretto con il mondo di cui studia la lingua e la letteratura, grazie alla presenza nella FSU di professori ospiti in virtù di accordi culturali diretti o
accordi Socrates. Questi ultimi consentono inoltre agli studenti di sostenere parte degli esami nei paesi europei di cui studiano la lingua e di confrontarsi così con le più varie realtà didattiche e culturali.
184
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
185
b. Laurea specialistica
Il Corso di studi della Laurea specialistica in Studi letterari e linguistici
si articola in due curricula:
Il Corso di Studi organizza, in accordo con enti pubblici e privati, gli
stages e i tirocini atti a concorrere al conseguimento dei crediti richiesti e
all’inserimento nel mondo del lavoro.
1. Studi letterari e linguistici dell’Europa e delle Americhe
2. Studi storici e letterari dell’Europa centro-orientale e del Sud-est
europeo
Professori ordinari
Obiettivo primario è quello di impartire allo studente una solida preparazione specifica, utilizzabile nell’esercizio concreto delle professioni di
pertinenza. Nel contempo, il Corso intende assicurare al laureato una formazione culturale d’insieme, comprensiva di conoscenze e di strumenti
metodologici che gli premettano di orientarsi criticamente e di operare in
ambiti professionali diversi.
Il curriculum di Studi letterari e linguistici dell’Europa e delle
Americhe prevede l’acquisizione di conoscenze avanzate nella storia della
letteratura e della cultura di un paese appartenente allo spazio euro-americano nelle sue differenti dimensioni; l’acquisizione della sicura competenza
scritta e orale della lingua corrispondente; l’acquisizione dei principali strumenti informatici negli ambiti specifici di competenza. Si tratta di un bagaglio di conoscenze particolarmente idoneo per operare nel quadro dei crescenti contatti internazionali relativi all’integrazione europea e al fenomeno
della globalizzazione, con particolare riferimento ai rapporti con le
Americhe.
Il laureato del curriculum in Studi storici e letterari dell’Europa centroorientale e del Sud-est europeo possiederà conoscenze approfondite della
storia della letteratura e della cultura di una civiltà del continente europeo
nelle sue differenti dimensioni, compresa quella di genere; un’approfondita
conoscenza della lingua riferita all’ambito culturale scelto; la conoscenza di
una seconda lingua/letteratura; sicura padronanza dei principali strumenti
informatici, in particolare delle loro applicazioni in ambito umanistico.
Potranno così accedere all’insegnamento delle lingue straniere, nelle
modalità richieste dalla legislazione di pertinenza; svolgere attività professionali di rilevante responsabilità nei settori dei servizi culturali, del giornalismo, della radiotelevisione, dell’editoria e nelle istituzioni culturali in
Italia e all’estero; svolgere attività professionali di alta responsabilità finalizzate all’espansione della comunicazione e dei rapporti interculturali. Le
competenze conseguite potranno essere utilizzate nell’esercizio delle funzioni di elevata responsabilità nell’ambito della diplomazia culturale, quali
gli Istituti di cultura italiani all’estero, gli Istituti di cultura stranieri in
Italia, organismi culturali con profilo internazionale; e nello svolgimento di
attività di istruzione in Italia e all’estero.
Pietro Boitani
Rosalba Campra
Maria Luisa Cerrón Puga
Paolo Chiarini
Simonetta Faiola Neri
Ettore Finazzi Agrò
Nadia Fusini
Lucana Gebert
Silvano Peloso
Alessandro Portelli
Gianfranco Rubino
Anna Maria Scaiola
Gabriella Violato
Norbert Von Prellwitz
Critica lett. e letterature comparate
Lingue e letterature ispano-americane
Letteratura spagnola
Letteratura tedesca
Letteratura inglese
Letteratura portoghese e brasiliana
Letteratura inglese
Slavistica
Letteratura portoghese e brasiliana
Lingue e letterature anglo-americane
Letteratura francese
Letteratura francese
Letteratura francese
Letteratura spagnola
Professori fuori ruolo
Biancamaria Pisapia
Emma Scoles
Maria Giovanna Secchi
Lingue e letterature anglo-americane
Filologia e linguistica romanza
Letteratura francese
Professori associati
Anna Lucia Accardo
Carole Beebe Tarantelli
Guido Bulla
Maddalena Fumagalli
Daria Galateria
Rita Giuliani
Flavia Mariotti
Ugo Rubeo
Lingue e letterature angloamericane
Letteratura inglese
Letteratura inglese
Letteratura tedesca
Letteratura francese
Slavistica
Letteratura francese
Lingue e letterature angloamericane
Ricercatori
Maria Grazia Ciccarello Di Blase
Joan Fitzgerald
Carla Gabrieli
Letteratura spagnola
Letteratura inglese
Letteratura inglese
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Facoltà di Scienze umanistiche
Angela Marcantonio
Fiorella Mori
Elisabetta Sarmati
Galina Smirnova Trocini
Igina Tattoni
Strutture organizzative per la didattica
Filologia ugro-finnica
Lingua e letteratura nederlandese
Letteratura spagnola
Slavistica
Lingue e letterature anglo-americane
MEDIAZIONE LINGUISTICO-CULTURALE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Mediazione linguistico culturale si pone come
obiettivo la creazione di figure professionali che siano in grado, all’interno
degli enti pubblici e privati in ambito nazionale e internazionale, di gestire
autonomamente rapporti e interazioni professionali, avendo acquisito, oltre
alle indispensabili competenze linguistiche e culturali, una formazione tecnico-specialistica di base di natura economica e giuridica particolarmente
orientata anche allo studio dell’ambiente.
I laureati potranno svolgere attività professionali nel campo dei rapporti
internazionali e attività di assistenza linguistica alle imprese e negli ambiti
istituzionali. I laureati di questo Corso troveranno sbocco professionale nel
campo dei rapporti internazionali (UE, ONU, FAO, UNESCO, organizzazioni non governative ecc.), a livello interpersonale e di impresa (relazioni
con l’estero, rapporti import/export, prestazioni presso le filiali all’estero di
imprese italiane e/o di filiali straniere in territorio nazionale); nell’organizzazione di eventi nell’ambito del turismo culturale e della moda; nel settore
della ricerca documentale in ambito nazionale e internazionale; della redazione, in lingua straniera oltre che in italiano, di testi quali memoranda,
rapporti, verbali, corrispondenza, traduzioni specialistiche in ambito giuridico, economico, sociologico o culturale. Essi potranno altresì trovare
occupazione in ogni altra attività di assistenza linguistica alle imprese e
all’interno delle istituzioni in diversi ambiti, fra cui quello informatico, editoriale, turistico, giornalistico.
Professori ordinari
Rosa Maria Colombo
Delia Gambelli
Francisco Lobera Serrano
Luigi Marinelli
Vanda Perretta
Mauro Ponzi
Letteratura inglese
Letteratura francese
Lingua e traduzione-Lingua spagnola
Slavistica
Letteratura tedesca
Letteratura tedesca
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Carlo Serra Borneto
Luisa Valmarin
Lingua e traduzione-Lingua tedesca
Lingua e letteratura romena
Professori associati
Flavia Arzeni
Giorgio Mariani
Sonia Netto Salomão
Maria Antonietta Saracino
Péter Sárközy
Giuseppina Francesca Trusso
Marina Virginia Verrienti
Mary Louise Wardle
Letteratura tedesca
Lingue e letterature anglo-americane
Lingua e traduz.-Lingua portogh. e brasiliana
Letteratura inglese
Filologia ugro-finnica
Lingua e traduzione–Lingua inglese
Ragoni Letteratura tedesca
Lingua e traduzione–Lingua inglese
Ricercatori
Riccardo Duranti
Julián Santano Moreno
Letteratura inglese
Lingua e traduzione–Lingua spagnola
SCIENZE ARCHEOLOGICHE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea si articola in cinque curricula:
1. Preistorico
2. Orientale
3. Classico
4. Medievale
5. Archeologia della città e del territorio
Il curriculum Preistorico ha insegnamenti che toccano le principali aree
del mondo in cui si sono verificati i più importanti processi nella storia dell’uomo, come la nascita dell’agricoltura e della vita sedentaria, la nascita
della città e dello Stato. Il vasto ambito geografico coperto include, oltre
all’Italia e all’Europa, Il Vicino e Medio Oriente e l’Africa, mentre l’insegnamento dell’ecologia preistorica approfondisce i rapporti tra le comunità
umane e il loro ambiente naturale.
Il curriculum Orientale offre agli studenti la possibilità di affrontare in
modo ampio e completo, sotto le varie angolazioni della storia, dell’archeologia, della storia dell’arte, lo studio di civiltà, quali quelle di Sumeri,
Assiri, Babilonesi, Ittiti, Fenici, Egiziani, Persiani, che hanno dato origine
188
Facoltà di Scienze umanistiche
alle prime società statuali mature e ai primi imperi della storia, influenzando fortemente anche le vicende del mondo mediterraneo.
Il curriculum Classico permette allo studente un tipo di approfondimento unico in Italia degli studi storici e archeologici sul mondo etrusco,
greco e romano, dalle fasi più arcaiche a quelle più recenti, sia nei territori
di origine che in quelli periferici delle province. L’indirizzo offre un’ampia
varietà di discipline che coprono anche lo studio di specifiche classi di
materiali, come la numismatica o l’epigrafia, e aspetti metodologici, come
la topografia e il rilievo archeologico. L’insegnamento di Metodologia della
ricerca archeologica costituisce un punto di raccordo con gli altri indirizzi.
Il curriculum Medievale completa il panorama dell’offerta didattica con
discipline come l’archeologia cristiana o l’archeologia e la topografia
medievale, che offrono, nella storia del Medioevo, il fondamentale punto di
osservazione diretta sulla cultura materiale.
Il curriculum Archeologia della città e del territorio consente allo studente di approfondire lo studio dell’organizzazione antropica dello spazio
nel mondo antico in una prospettiva diacronica, comparativa e pluridisciplinare. Ad una indispensabile formazione di base nel settore delle storie, delle
letterature e delle arti antiche, si uniscono gli insegnamenti di carattere
metodologico. La conoscenza dell’ambiente e delle tecniche di rilevamento
e di prospezione, anche subacquee, della cartografia, dei sistemi informativi
territoriali, della metodologia di scavo, della cultura materiale consentiranno
allo studente di superare le barriere cronologiche e disciplinari e di operare
sul territorio, compresi i siti urbani pluristratificati. Caratterizzano il curriculum elementi di flessibilità che consentono almeno due percorsi: uno di
carattere più topografico, l’altro rivolto alla metodologia e allo scavo.
Tutti i curricula offrono per la prima volta agli studenti un’ampia
gamma di discipline naturalistiche e l’apprendimento di metodi e tecniche
analitiche dei materiali. Attività di laboratorio sono previste nei numerosi
Musei afferenti al Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e
Antropologiche dell’Antichità (Museo delle Origini, Museo del Vicino
Oriente, Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, Museo dell’Arte
Classica) e lo studente potrà spendere parte dei crediti previsti nel corso di
studio in stages ed esercitazioni pratiche sul terreno sotto la guida dei
docenti e nei numerosi e prestigiosi cantieri di scavo del Dipartimento, che
includono le attività di varie missioni archeologiche in Italia e all’estero, tra
cui i cosiddetti ‘Grandi Scavi’ dell’Università “La Sapienza” in Italia, in
Turchia, in Siria. Le numerose collaborazioni con enti di ricerca italiani e
stranieri costituiranno un ulteriore arricchimento delle possibilità e offerte
di formazione, anche sul campo, degli studenti.
I laureati in Scienze Archeologiche potranno trovare sbocchi professionali presso Istituzioni pubbliche e private, inclusi gli Enti locali, sedi della
Strutture organizzative per la didattica
189
ricerca, tutela, valorizzazione e fruizione dei beni archeologici, anche attraverso imprese editoriali o multimediali (Sovrintendenze, Musei,
Biblioteche, Parchi archeologici, Case editrici, Gruppi multimediali ecc.).
Potranno inoltre accedere, nei modi previsti dalla legge, ai livelli superiori
della formazione universitaria ai fini dell’insegnamento e della ricerca.
b. Laurea specialistica
Il Corso di laurea specialistica in Archeologia intende offrire, a chi possiede la preparazione di base conseguita con la Laurea di primo livello
nello stesso ambito disciplinare, un allargamento e un approfondimento
delle conoscenze con l’acquisizione di metodologie e competenze mirate a
consentire un approccio criticamente valido alla documentazione materiale
del passato, inteso nella più vasta accezione.
Il corso si articola nei cinque curricula di:
1. Archeologia preistorica
2. Archeologia orientale
3. Archeologia classica
4. Archeologia medievale
5. Archeologia della città e del territorio
Il percorso formativo va dalla corretta classificazione dei dati al loro
inserimento in prospettive di più ampio respiro, nella consapevolezza del
contributo che l'archeologia può e deve dare alla ricostruzione storica. Nel
contesto di tale percorso, inteso a sviluppare capacità di ricerca individuale
in stretta relazione col dibattito scientifico a livello internazionale, particolare rilievo assume l'elaborazione di una tesi di Laurea recante un contributo originale al progresso delle conoscenze. Il corso si propone inoltre di
consentire l’acquisizione di abilità nel settore della gestione, conservazione
e restauro del patrimonio artistico, documentario e monumentale, e di rendere in grado gli studenti di utilizzare in modo adeguato i principali strumenti informatici e della comunicazione telematica negli ambiti specifici di
competenza.
Professori ordinari
Gilda Bartoloni
Andrea Carandini
Alberto Cazzella
Margherita Maria Cecchelli Trinci
Giovanni Colonna
Eugenia Equini Schneider
Eugenio La Rocca
Etruscologia e antichità italiche
Archeologia classica
Preistoria e protostoria
Archeologia cristiana e medievale
Etruscologia e antichità italiche
Archeologia classica
Archeologia classica
190
Facoltà di Scienze umanistiche
Mario Liverani
Paolo Matthiae
Clementina Panella
Nicola Franco Parise
Maria Grazia Picozzi
Storia del Vicino Oriente antico
Archeol. e st. arte del Vicino Oriente antico
Metodologie della ricerca archeologica
Numismatica
Archeologia classica
Professori fuori ruolo
Renato Peroni
Preistoria e protostoria
Professori associati
Maria Paola Baglione
Marcello Barbanera
Barbara Barich
Maria Giovanna Biga
Maria Fenelli
Marcella Frangipane
Alessandra Manfredini
Lorenzo Nigro
Etruscologia e antichità italiche
Archeologia classica
Preistoria e protostoria
Storia del Vicino Oriente antico
Topografia antica
Preistoria e protostoria
Preistoria e protostoria
Archeol. e st. arte del Vicino Oriente antico
Ricercatori
Maddalena Andreussi
Luca Maria Bianchi
Maria Casini
Cecilia Conati Barbaro
Maria Teresa D’Alessio
Savino Di Lernia
Luciana Drago
Giovanna Maria Forni
Alessandro Maria Jaia
Marina Lupacciolu
Mariangela Marinone Cardinale
Laura Maria Michetti
Alessandro Morandi
Maurizio Moscoloni
Elena Pierro
Lucia Saguì Serafin Sartori
Carla Schettino Nobile Vacca
Loredana Sist
Francesca Romana Stasolla
Franca Taglietti Camilli
Alessandro Vanzetti
Daniela Zampetti
Topografia antica
Archeologia classica
Preistoria e protostoria
Preistoria e protostoria
Archeologia classica
Preistoria e protostoria
Etruscologia e antichità italiche
Topografia antica
Topografia antica
Preistoria e protostoria
Archeologia cristiana e medievale
Etruscologia e antichità italiche
Etruscologia e antichità italiche
Preistoria e protostoria
Archeologia classica
Metodologie della ricerca archeologica
Archeologia classica
Egittologia e civiltà copta
Archeologia cristiana medievale
Archeologia classica
Preistoria e protostoria
Preistoria e protostoria
Strutture organizzative per la didattica
191
SCIENZE DEL TURISMO (sarà attivato nel prossimo a.a.)
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Scienze del turismo si propone di formare operatori culturali indirizzati alla valorizzazione e al potenziamento del settore del
turismo culturale, in grado di promuovere e coordinare la fruizione delle
risorse culturali territoriali e ambientali (archeologiche, artistiche, storiche,
demoantropologiche, ecc.).
Per quanto concerne il piano formativo, si intende privilegiare il profilo
culturale, di tipo umanistico, base fondamentale di quella cultura necessaria per svolgere qualsiasi attività di promozione socio-culturale. Le conoscenze fondamentali da acquisire nell’arco dei tre anni di corso riguardano
le materie storiche, archeologiche, storico-artistiche, geografiche, antropologiche, storico-religiose, letterarie, che consentano di cogliere, nel loro
intreccio, la particolare configurazione culturale di un territorio (in primo
luogo regionale, ma anche nazionale e sopranazionale) e di finalizzare la
formazione all’esercizio di una professione turistica intesa come pedagogia
del patrimonio storico e culturale del nostro paese; nella consapevolezza
delle implicazioni di carattere economico, sociale, manageriale che l’attività
e la promozione turistica comportano, la preparazione offerta dal corso
interessa anche insegnamenti di carattere sociologico, economico, giuridico. Ampio spazio viene riservato alla conoscenza delle lingue (almeno due)
e all’informatica, indispensabili veicoli di comunicazione in una realtà
sociale sempre più eterogenea e senza confini. È prevista anche l’acquisizione di metodiche disciplinari nelle tecniche di promozione, divulgazione e
fruizione del patrimonio e delle attività culturali, ivi comprese le forme
multimediali (siti internet, e-books, ecc.). All’apprendimento tradizionale
gli studenti potranno unire la formazione in laboratorio, grazie alla disponibilità in sede di biblioteche, musei, archivi documentari e iconografici e
grazie ad appropriati stages, tirocini, viaggi di studio organizzati dal Corso
in accordo con Enti pubblici e privati. Il Corso curerà la formazione tanto
degli studenti a tempo pieno, quanto di quelli a tempo parziale, contemplando anche l’attivazione di moduli con insegnamento serale diretto
soprattutto a studenti lavoratori.
L’opportunità di attivare un Corso di scienze turistiche nella Facoltà di
Scienze Umanistiche deriva in prima istanza dalla compresenza di due fattori: la straordinaria rilevanza del patrimonio di beni storici, archeologici,
artistici, religiosi e ambientali di Roma e del Lazio, che costituisce da sempre una forte motivazione di visita, di soggiorno e di studio, e il ruolo sempre crescente che il turismo e la cultura rivestono nell’economia di queste
aree. Si tratta di un corso caratterizzato da un forte valore professionalizzante, e, auspicabilmente, da un rapporto diretto con il mercato del lavoro,
192
Facoltà di Scienze umanistiche
Strutture organizzative per la didattica
che, in sintonia con la sempre maggiore diffusione di un atteggiamento
attento e consapevole da parte degli utenti italiani e stranieri, avverte la
necessità di poter disporre di operatori qualificati, o guide specializzate. I
laureati in Scienze del Turismo potranno dunque trovare sbocchi professionali nei settori dell'organizzazione turistica e della divulgazione e promozione della cultura presso Enti pubblici, Istituzioni specifiche e
Strutture private (Soprintendenze, Musei, Enti locali, agenzie turistiche,
società di gestione multimediale, società di servizi, uffici stampa di enti e
imprese del settore), nel campo dell’editoria del turismo e nel giornalismo
culturale, nel settore del turismo culturale e scolastico.
Professori ordinari
Filologia e linguistica romanza
Storia romana
Roberto Antonelli
Gian Luca Gregori
Professori associati
Vincenzo Bilardello
Storia dell’arte moderna
Fernando Martinez De Carnero Lingua e traduzione – Lingua spagnola
Calzada
Stefano Tortorella
Archeologia classica
Claudio Zambianchi
Storia dell’arte contemporanea
Ricercatori
Lucilla Anselmino
Margherita Cancellieri
Alfredo Cocci
Francesco Guizzi
Metodol. e tecn. della ricerca archeologica
Topografia antica
Storia medievale
Storia greca
SCIENZE STORICHE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Scienze Storiche si articola in cinque curricula:
1. Antico
2. Medievale
3. Moderno e contemporaneo
4. Storico-religioso
5. Etno-antropologico
193
Nel Corso di Studi in Scienze Storiche lo studente apprende le linee
generali della storia dell’umanità, padroneggia l’uso delle fonti di ogni tipo,
acquisisce i linguaggi e gli stili storiografici. Caratteristica dell’insegnamento delle materie storiche nella Facoltà di Scienze Umanistiche è la valorizzazione come documento di ogni reperto del passato: le fonti scritte, le tradizioni orali, la cultura materiale, le espressioni artistiche. Questo è reso possibile anche dalle aperture e dai collegamenti che il Corso di Studi in
Scienze Storiche instaura con le discipline archeologiche e artistiche, con
l’antropologia e con le altre scienze sociali, con le discipline filologiche e
letterarie. La disponibilità, in sede, di biblioteche, musei, archivi documentari ed iconografici, permette allo studente di unire all’apprendimento tradizionale la formazione in laboratorio e di partecipare in modo attivo alle
molteplici attività culturali della Facoltà (seminari, congressi, mostre, esposizioni).
In strutture dotate di attrezzature specifiche è possibile approfondire lo
studio e la pratica dell’informatica applicata alla ricerca e alla didattica
della storia.
Il curriculum Antico propone uno studio globale che si estende dalle
civiltà del Vicino Oriente all’epoca tardoromana. L’interesse per i rapporti
tra Oriente e Occidente e tra Europa continentale e spazi mediterranei rappresenta una costante attiva nella ricerca come nella didattica, mentre la
formazione tradizionale si integra con i metodi nuovi. Questo indirizzo
attribuisce particolare importanza alla conoscenza delle lingue antiche e
alle lingue moderne più rilevanti.
Il curriculum Medievale propone una visione ampia, comparativa e diacronica delle civiltà e delle culture nell’area europea e in quella mediterranea, con ampie aperture allo studio delle relazioni culturali ed economiche
con altre aree. Una particolare attenzione viene dedicata alle espressioni
della scrittura, sia dal punto di vista paleografico sia da quello codicologico
e diplomatistico.
Il curriculum Moderno e contemporaneo rivolge un interesse particolare alla metodologia storica, allo studio comparato dello sviluppo delle
diverse aree del mondo, ai temi specifici della storia dell’Europa e
dell’Unione Europea, della Russia e delle Americhe, alla storia delle relazioni internazionali, alla didattica della storia.
Il curriculum Storico-religioso propone lo studio delle religioni (le
grandi religioni monoteistiche, le religioni del mondo antico, le religioni di
interesse etnologico, i nuovi movimenti religiosi) in quanto prodotti culturali. In questo senso studiare le religioni significa studiare le culture di
appartenenza, comparare le religioni significa comparare le culture, rilevandone le specificità. Questo indirizzo pone quindi lo studente in continuo
rapporto con i problemi della diversità culturale.
194
Facoltà di Scienze umanistiche
Il curriculum Storico-etno-antropologico mira a dare agli studenti una
formazione complessiva, che ha come obiettivo la conoscenza delle complesse interrelazioni sviluppatesi nelle diverse fasi storiche, compresa quella
che stiamo vivendo, tra i diversi sistemi storico-sociali, considerati nella
loro globalità. Tale conoscenza è di grande utilità per comprendere ed essere in grado di gestire i profondi processi, anche dolorosi, di cambiamento
ai quali stiamo assistendo e a cui dobbiamo in ogni modo trovare una
risposta.
Il curriculum Storico-etno-antropologico ha anche come obiettivo quello di affrontare l’antico tema delle “tendenze della storia umana” in una
prospettiva che tenga conto della reciproca influenza delle varie istanze
sociali e che consideri il cambiamento e la trasformazione come il risultato
di queste mutue relazioni. Esso offre, dunque, una buona preparazione a
tutti coloro che opereranno in quelle istituzioni internazionali e nazionali le
quali si propongono di gestire i grandi cambiamenti in atto e la complessa
dialettica tra i processi globalizzanti (non solo in senso economico) e lo sviluppo di particolarismi e di etnicismi.
I laureati del Corso di studi in Scienze Storiche potranno trovare sbocchi professionali presso biblioteche, archivi, musei, editoria (tradizionale e
di comunicazione informatica e telematica), giornalismo, istituzioni europee e mondiali, istituti di cultura italiana all’estero, pubbliche relazioni.
Potranno inoltre trovare sbocchi nell’insegnamento (se avranno formulato
il loro curriculum in modo che risulti propedeutico al successivo biennio di
perfezionamento).
b. Lauree specialistiche
Al secondo livello, il Corso di studi in Scienze storiche si articola in
quattro Lauree specialistiche:
1. Società, culture e storia del Mondo Antico
2. Storia delle civiltà e delle culture del Medioevo
3. Storia delle civiltà e culture dell’Età Moderna e Contemporanea
4. Studi storico-religiosi
La laurea in Società, culture e storia del Mondo Antico si propone
come un naturale completamento del curriculum Antico del Corso di studi
di primo livello in Scienze Storiche e mira da un lato ad allargare le conoscenze degli studenti sulle civiltà del Mediterraneo antico, dall’altro a perfezionare gli strumenti della ricerca e lo studio delle fonti antiche. Peso rilevante è attribuito all’elaborazione della tesi finale, in quanto la figura di
“dottore” che s’intende creare è quella di un giovane fornito di una solida
cultura nell’ambito del mondo antico, capace di muoversi autonomamente
Strutture organizzative per la didattica
195
nella ricerca ed in grado eventualmente di accedere a corsi post lauream, in
particolare al dottorato di ricerca in filologia greca e latina e storia antica.
I laureati nel Corso di laurea specialistica in oggetto avranno perciò:
- avanzate competenze nelle metodologie proprie delle scienze storiche
(nei settori della storia orientale antica, della storia Greca, e della storia
Romana), nonché nelle tecniche di ricerca richieste per il reperimento e l’utilizzo critico delle fonti antiche in lingua originale;
- conoscenze fondamentali nelle discipline e nelle tecniche ausiliarie (la
topografia e l’urbanistica antica, l’epigrafia, la numismatica, l’archeologia
classica e orientale, ecc.);
- una formazione specifica e approfondita sulle culture antiche dell’Europa, del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale, nelle loro differenti
dimensioni (politica, socio-economica, culturale, religiosa, tecnologica,
archeologico-urbanistica, geografico-ambientale, ecc.);
- un’autonoma capacità di ricerca nel campo della storia antica
dell’Europa, del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale;
- capacità di utilizzare pienamente i principali strumenti informatici
negli ambiti specifici di competenza.
Essi dovranno essere in grado di utilizzare efficacemente, in forma scritta e orale, almeno una lingua moderna dell’Unione Europea, oltre all’italiano, con riferimento anche ai lessici disciplinari della storia antica.
I laureati nel Corso di laurea specialistica in Storia antica potranno
esercitare funzioni di elevata responsabilità nei settori dei servizi, dell’industria culturale e delle istituzioni culturali e di ricerca (biblioteche, musei…),
nonché nell’editoria specifica ed in quella connessa alla diffusione dell’informazione e della cultura storica. Potranno inoltre trovare sbocchi nell’insegnamento secondario, se avranno formulato il loro piano di studio in
modo adeguato.
Il Corso organizza, in accordo con enti pubblici e privati, quali la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e la Soprintendenza
Archeologica di Roma, stages e tirocini, presso Musei, aree archeologiche
ed Archivi.
La laurea in Storia delle civiltà e delle culture del Medioevo mira a fornire una preparazione specifica relativa alla storia ed alle culture del periodo medievale. Gli studenti svilupperanno pertanto capacità autonome di
ricerca, apprendendo sia a reperire ed utilizzare criticamente le fonti, sia a
valersi criticamente della bibliografia italiana ed internazionale (con particolare riferimento ai lessici ed ai repertori specifici della medievistica).
Affineranno anche la padronanza nell’uso degli strumenti informatici per
l’ambito specifico di competenza. I laureati potranno esercitare funzioni di
responsabilità negli istituti di cultura e ricerca pubblici e privati, in istituzioni governative e locali, nei servizi volti al recupero della cultura e delle
196
Facoltà di Scienze umanistiche
tradizioni locali, nell’editoria specifica del settore ed in quella connessa alla
diffusione della cultura storica; avranno inoltre i requisiti necessari per
accedere al dottorato di ricerca ed a master di II grado.
La laurea in Storia delle civiltà e culture dell’Età Moderna e Contemporanea si articola in tre curricula:
1. Formazione scientifica e per la didattica della storia
2. Archivi, biblioteche, musei
3. Storico-etno-antropologico
I laureati in Storia delle civiltà e culture dell’Età Moderna e Contemporanea dovranno possedere avanzate competenze delle metodologie proprie delle scienze storiche, nonché delle tecniche di ricerca richieste per il
reperimento e l’utilizzo critico delle fonti archivistiche e bibliografiche e
delle analisi statistiche e demografiche; possedere una preparazione specifica del pensiero e delle metodologie delle scienze sociali ed economiche;
possedere una formazione specialistica approfondita dei momenti e degli
aspetti salienti della storia moderna nelle sue differenti dimensioni, compresa quella di genere, allargando progressivamente l’orizzonte dall’Europa
ai Paesi extraeuropei; dimostrare autonoma capacità di ricerca nel campo
della storia moderna; essere in grado di utilizzare fluentemente, in forma
scritta e orale, almeno una lingua dell’Unione Europea oltre l’italiano, con
riferimento ai lessici disciplinari.
I laureati nei Corsi di laurea specialistica potranno svolgere attività professionali altamente qualificate in Enti pubblici e privati per i servizi culturali, per il recupero delle attività, tradizioni e identità locali e negli Istituti
di cultura di tipo specifico in centri di studi e di ricerca, pubblici e privati;
in istituzioni governative e locali nei settori culturali; di operare negli ambiti del giornalismo e dell’editoria. Saranno inoltre in grado di utilizzare i
principali strumenti informatici e della comunicazione telematica negli
ambiti di specifica competenza.
La laurea in Studi storico-religiosi intende introdurre lo studente alle
metodologie e tecniche necessarie per affrontare lo studio delle grandi religioni monoteistiche, delle religioni d’interesse etnologico, del mondo antico
orientale e classico, dei nuovi movimenti religiosi, nonché fornirgli conoscenze avanzate sull’identità storica e culturale, sui testi sacri e infine sulle
tradizioni esegetiche di ebraismo, cristianesimo, islamismo, delle grandi religioni mondiali e delle religioni dell'antichità. I laureati potranno, grazie alla
loro formazione, esercitare funzioni di elevata responsabilità presso istituzioni e centri di ricerca, pubblici e privati, sul fenomeno religioso, presso
sedi della ricerca storica, della conoscenza, comprensione, trasmissione –
anche attraverso imprese editoriali, informatiche e di comunicazione telema-
Strutture organizzative per la didattica
197
tica – di ogni tipo di documento di interesse religioso, simbolico e culturale
(biblioteche, archivi, musei, istituzioni europee e organizzazioni internazionali, istituti di cultura italiana all'estero); potranno lavorare nel giornalismo
e nell’editoria religiosa; negli Istituti di scienze religiose; nelle istituzioni preposte all'intermediazione culturale con le collettività extracomunitarie presenti nel territorio; nella comunicazione inter-religiosa; in consulenze per le
attività in aree monumentali e di interesse storico-religioso e cristianistico,
nonché nell'ambito delle attività musicali e dello spettacolo.
Potranno infine trovare sbocchi nell'insegnamento, se avranno formulato il loro curriculum in modo da includere le materie previste dall'ordinamento ministeriale.
Professori ordinari
Maria Giulia Amadasi
Emma Condello
Augusto Fraschetti
Andrea Giardina
Gilberto Mazzoleni
Francesco Pitocco
Raffaele Romanelli
Biancamaria Scarcia Amoretti
Semitistica/Lingue e lett. dell'Etiopia
Paleografia
Storia romana
Storia romana
Storia delle religioni
Storia moderna
Storia contemporanea
Storia dei paesi islamici
Professori fuori ruolo
Ludovico Gatto
Silvio Panciera
Storia medievale
Storia romana
Professori associati
Leonardo Capezzone
Giancarlo Pani
Gabriella Severino
Rita Tolomeo Castelli
Storia dei paesi islamici
Storia del Cristianesimo e delle chiese
Storia medievale
Storia dell’Europa orientale
Ricercatori
Giuliana Ancidei
Silvia Berti
Gabriella Bevilacqua
Anna Maria Gloria Capomacchia
Alessandra Ciattini
Marco Cursi
Paleografia
Storia moderna
Storia greca
Storia delle religioni
Discipline demoetnoantropologiche
Paleografia
198
Facoltà di Scienze umanistiche
Maria Luisa Gangemi
Elisabetta Gigli
Anna Illuminati
Stefano Lariccia
Adolfo La Rocca
Paola Lombardi
Emanuela Monaco
Silvia Orlandi
Paola Pisi
Alessandra Pollastri
Franca Romano Macrì
Fiorella Simoni
Pietro Themelly
Marina Torelli
Anna Unali
Elena Zocca
Strutture organizzative per la didattica
Storia medievale
Storia medievale
Storia romana
Informatica
Storia romana
Storia greca
Storia delle religioni
Storia romana
Storia delle religioni
Letteratura cristiana antica
Discipline demoetnoantropologiche
Storia medievale
Storia moderna
Storia romana
Storia medievale
Storia del Cristianesimo e delle chiese
SCIENZE STORICO-ARTISTICHE
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Scienze storico-artistiche si articola in cinque curricula:
1. Storia dell’arte medievale
2. Storia dell’arte moderna
3. Storia dell’arte contemporanea
4. Storia e valorizzazione del museo e del territorio
5. Curatore di eventi artistici e culturali
Il Corso di Studi, con i suoi cinque curricula, offre allo studente del
Corso di laurea di primo livello un eccezionale ventaglio di possibilità formative, in continuità con la più antica e alta tradizione di insegnamento
della storia dell’arte in Italia, ma insieme nella prospettiva di una forte
innovazione dei contenuti disciplinari e di apertura alle richieste di nuove e
rinnovate figure professionali che vengono dalla società contemporanea.
Si propongono a chi intenda scegliere la via della ricerca e dell’insegnamento i curricula di Storia dell’arte medievale, Storia dell’arte moderna e
Storia dell’arte contemporanea, articolati per aree cronologiche ma fondati
su una base culturale unitaria, in sequenza con i corrispondenti curricula
della Laurea specialistica in Storia dell’arte e del Diploma di Specializzazione per insegnanti della Scuola primaria e secondaria. Alla prima
199
annualità comune, di impostazione metodologica e di orientamento tra i
vari possibili percorsi, seguono i progressivi approfondimenti storico-critici
degli anni successivi, caratterizzati dal confronto tra gli approcci più attuali
all’opera d’arte – da una rigorosa filologia all’iconologia, alla semiotica, alla
storia sociale dell’arte e alla storia della cultura materiale – ma anche dall’ampia possibilità di scelta tra le discipline di contesto dell’ambito letterario, filologico, storico, antropologico, filosofico, sociologico, del settore
dello spettacolo e della comunicazione come delle scienze applicate.
L’offerta formativa si specializza ulteriormente nei due curricula progettati per dare concretezza a nuove professioni intermedie nel campo della
conservazione e tutela del patrimonio storico-artistico e in quello della promozione, gestione e cura espositiva delle varie forme di creatività artistica
contemporanea.
Il curriculum di Storia e valorizzazione del museo e del territorio, pur
assicurando una solida preparazione culturale generale e specifica, intende
sviluppare le conoscenze e competenze necessarie per l’attività nelle istituzioni museali, in cui si prevedono tirocini orientati soprattutto a progetti di
didattica e comunicazione con le diverse fasce di pubblico.
Gli altri due poli dell’itinerario formativo saranno costituiti, da un lato,
dai metodi di analisi e catalogazione sul campo dei beni storico-artistici, con
l’addestramento all’uso delle procedure informatiche adottate dall’Istituto
Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero dei beni e attività culturali; dall’altro, dalle discipline connesse alla pratica conservativa,
quali la teoria e storia del restauro, la chimica e la fisica applicate all’indagine delle tecniche e dei materiali costitutivi, le metodiche diagnostiche.
Non meno attuale il taglio del curriculum per Curatore di eventi artistici e culturali, che attraverserà ambiti disciplinari come l’archeologia industriale, la storia della fotografia, la storia dell’architettura contemporanea, il
disegno industriale, la storia delle arti decorative, la storia del cinema e
offrirà agli studenti, grazie alle strutture e ai programmi del MuseoLaboratorio della Sapienza, straordinarie opportunità di tirocinio, in particolare nel campo della progettazione e assistenza alla curatela espositiva.
Di particolare interesse e rilevanza formativa è l’attività culturale che gli
studenti svolgeranno nella città di Roma, sul territorio, nei Musei e
Laboratori d’arte e di restauro a contatto diretto con le opere d’arte e con
le problematiche e i grandi eventi legati alle testimonianze e alla produzione artistica. Infatti sono previste nel Corso di laurea in Scienze storico-artistiche attività culturali, in forma di tirocini presso musei, sovrintendenze,
gallerie d’arte, istituti e imprese di restauro, aziende editoriali anche multimediali, archivi, biblioteche, accademie e istituti di cultura italiani e stranieri.
200
Facoltà di Scienze umanistiche
I laureati in Scienze storico-artistiche potranno trovare sbocchi professionali nella pubblica amministrazione e nelle aziende private indirizzate
alla tutela, alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e alla diffusione e trasmissione della cultura. Potranno inoltre accedere ai livelli ulteriori della formazione universitaria – Scuola di specializzazione, Master e Dottorati – ai fini dell’insegnamento, dell’attività di tutela e
conservazione delle opere d’arte e della ricerca teorica e storico-artistica.
b. Laurea specialistica
Il Corso di laurea specialistica di Storia dell’arte si articola in cinque
curricula:
1. Storia dell’arte medievale
2. Storia dell’arte moderna
3. Storia dell’arte contemporanea
4. Storia e valorizzazione del museo e del territorio
5. Curatore di eventi artistici e culturali
Il Corso di laurea specialistica offre allo studente un ventaglio di possibilità formative, in continuità con la tradizione di insegnamento della disciplina in Italia, ma insieme nella prospettiva di una forte innovazione per
nuove e/o rinnovate figure professionali.
A chi intenda scegliere la via della ricerca e dell’insegnamento si propongono i curricula di Storia dell’arte medievale, Storia dell’arte moderna
e Storia dell’arte contemporanea, articolati per aree cronologiche in
sequenza con i corrispondenti curricula della laurea di primo livello e
caratterizzati dagli approcci più attuali all’opera d’arte, dalla filologia all’iconologia, dalla semiotica alla comparatistica, alla storia sociale dell’arte e
della cultura materiale. L’offerta formativa si specializza ulteriormente nei
due curricula progettati per una più diretta professionalizzazione.
Il curriculum di Storia e valorizzazione del museo e del territorio sviluppa le conoscenze e competenze necessarie per le attività museali e sul
campo, con tirocini negli ambiti della didattica e comunicazione, della catalogazione informatica, delle metodiche diagnostiche e delle pratiche conservative.
Non meno attuale il curriculum per Curatore di arte contemporanea
che, grazie ai programmi del Museo-Laboratorio di Ateneo, garantirà esperienze formative nel campo della progettazione e assistenza alla curatela
espositiva.
Strutture organizzative per la didattica
201
Professori ordinari
Silvia Bordini
Antonio Cadei
Claudia Cieri Via
Maria Luisa Dalai Emiliani
Simonetta Lux
Marina Righetti
Orietta Rossi Pinelli
Museologia e critica artistica e del restauro
Storia dell’arte medievale
Museologia e critica artistica e del restauro
Storia dell’arte moderna
Storia dell’arte contemporanea
Storia dell’arte medievale
Museologia e critica artistica e del restauro
Professori associati
Valter Curzi
Anna Maria D’Achille
Silvana Macchioni
Rosalba Zuccaro
Storia dell’arte moderna
Storia dell’arte medievale
Storia dell’arte moderna
Storia dell’arte contemporanea
Ricercatori
Luciana Cassanelli
Gabriella Minunno
Pio Francesco Pistilli
Carla Subrizi
Storia dell’arte moderna
Storia dell’arte moderna
Storia dell’arte medievale
Storia dell’arte contemporanea
SCIENZE SOCIALI PER LA COOPERAZIONE, LO SVILUPPO E LE RELAZIONI FRA I POPOLI
a. Laurea di primo livello
Il Corso di laurea in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e
le relazioni fra i popoli è un Corso di laurea interfacoltà, ovvero pensato,
organizzato e gestito da due Facoltà dell’Università degli Studi di Roma
“La Sapienza”: Scienze Umanistiche e Scienze della Comunicazione.
Il Corso di laurea si articola in due curricula:
1. Storico
2. Socio-economico
Il curriculum Storico intende fornire le conoscenze e gli strumenti culturali per approfondire sia la dimensione storica e di lunga durata che ha
portato alla formazione dell’attuale sistema internazionale globale, sia le
specificità delle diverse realtà statali, nazionali, sub-nazionali, culturali, religiose e identitarie in genere. Particolare attenzione viene rivolta ai grandi
202
Facoltà di Scienze umanistiche
temi della politica mondiale; al sistema delle relazioni e delle istituzioni
internazionali, anche in riferimento ai diversi approcci teorici; alla storia e
al ruolo dell’Unione Europea nella sua “riconciliazione” con i nuovi paesi
membri dell’Europa centro orientale; alle dinamiche di conflitto e cooperazione che si sviluppano attorno al nodo strategico dei rapporti internazionali nel bacino del Mediterraneo; allo sviluppo sostenibile; alle problematiche di genere; alle tematiche interculturali e della comunicazione.
Il curriculum Socio-economico analizza le dinamiche dello sviluppo e del
sottosviluppo in una prospettiva sia socio-economica che politico-comparata.
Quali sono gli obiettivi principali del Corso di Studi? L’era della cosiddetta “globalizzazione” ha fatto emergere la consapevolezza che il sistema
dei rapporti internazionali e transnazionali, nelle sue articolazioni politiche,
economiche e sociali, sia sempre più importante nel determinare le dinamiche dello sviluppo delle stesse società nazionali. Al contempo, si sono profilati fenomeni di resistenza e differenziazione che richiedono un’adeguata
conoscenza e un approfondimento delle tematiche multiculturali, ovvero
del rapporto “globale-locale”. Inoltre, si è accresciuta la consapevolezza
che ai processi di sviluppo e di integrazione a carattere economico si debba
accompagnare un rafforzamento della dimensione politica, compresa quella
partecipativa, e della democrazia internazionale.
Infine, l’intensificarsi delle politiche di cooperazione, in stretta connessione con le operazioni di peace keeping e di nation building, ha prodotto una
domanda di nuove risorse, professionalità e competenze a livello globale.
Il Corso approfondisce pertanto le conoscenze e fornisce gli strumenti
di critica, analisi (e intervento) riguardanti:
- i processi di interdipendenza e integrazione a livello politico, economico, sociale e culturale, sia nel lungo periodo che nella storia del XX secolo
e nell’attualità;
- le istituzioni internazionali come l’Unione Europea, il Consiglio
d’Europa, le Nazioni Unite, ovvero il Fondo Monetario Internazionale, il
G8, l’Organizzazione del Commercio Internazionale che operano a livello
continentale e globale;
- le politiche per lo sviluppo e la cooperazione internazionale, tornate a
essere una priorità per le istituzioni internazionali e a determinare i rapporti tra società avanzate e paesi emergenti non solo in riferimento allo sviluppo economico di questi ultimi, ma anche alle modalità della ricostruzione
del tessuto sociale e politico di società sconvolte da conflitti intestini;
- il fenomeno delle migrazioni e dei rapporti tra comunità culturalmente
differenti all’interno delle società occidentali, che hanno creato la necessità di
nuovi saperi dedicati ai temi dell’intercultura e della mediazione culturale;
- la comunicazione pubblica, politica, istituzionale, d’impresa, che assolve a un ruolo prioritario nell’implementazione di politiche per lo sviluppo e
Strutture organizzative per la didattica
203
nel contesto delle strategie della cooperazione internazionale. In tale ambito
un posto di assoluto rilievo è detenuto dalle nuove tecnologie informatiche;
- lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente (anche sotto il profilo
della ricerca e dello sviluppo tecnologico), che richiedono crescenti interventi di carattere politico a livello sopranazionale.
In merito agli obiettivi formativi e professionalizzanti, il Corso intende:
fornire la preparazione culturale di base per specialisti ed esperti delle
dinamiche politiche, storiche, sociali ed economiche all’origine dell’attuale
contesto globale e del sistema internazionale; improntare le competenze
degli studenti ai criteri e agli standard richiesti dall’Unione Europea nei
suoi programmi e nelle sue politiche per la formazione (tali standard sono
consigliati anche per coloro che intendano operare all’interno delle realtà
locali e nazionali); assicurare l’acquisizione di specifiche competenze nell’ambito a) della comunicazione pubblica, politica, istituzionale e d’impresa, b) della comunicazione scritta, orale e attraverso i media e le nuove tecnologie informatiche, c) dell’impostazione ed elaborazione di analisi e progetti; offrire esperienze di stage e tirocinio, ovvero momenti di interazione
diretta con professionisti ed operatori delle strutture della cooperazione
internazionale (ad es., attività di formazione all’interno delle ONG e delle
istituzioni parlamentari italiane ed europee).
Gli sbocchi professionali previsti sono: operatore e/o funzionario all’interno delle strutture e istituzioni internazionali, quali Unione Europea,
Consiglio d’Europa, OCSE, ONU, UNESCO, FAO, FMI, Banca Mondiale, etc.; operatore nelle ONG (organizzazioni non governative) che si
occupano dei temi dello sviluppo, attive nel campo della cooperazione
internazionale; operatore e/o funzionario nella Pubblica amministrazione
locale e nazionale (ministeri, regioni, comuni, enti locali); operatore nel settore privato e consulente di aziende e società con esigenze di progettazione
di interventi in campo sociale ed economico, realizzazione di programmi
con standard internazionali, attuazione di eventi culturali, etc.; giornalista
ed operatore della comunicazione nei diversi ambiti mediatici; operatore
culturale e della formazione in ambito pubblico e privato; insegnante e
operatore culturale, anche in istituti italiani all’estero o istituti stranieri in
Italia; mediatore culturale e interculturale.
La figura del mediatore culturale, completamente nuova e ancora non
istituzionalizzata, è quella di chi, in un determinato ambiente sociale ed
economico (scuola, fabbrica, carcere), si occupa della mediazione tra esigenze diverse e del problem solving di frizioni nate dalla convivenza di
gruppi sociali appartenenti a identità culturali differenti.
204
Facoltà di Scienze umanistiche
Professori ordinari
Antonello Folco Biagini
Francesco Gui
Storia dell’Europa Orientale
Storia dell’Europa Orientale
Professori associati
Francesco Villari
Storia e Istituzioni delle Americhe
Ricercatori
Rita Bonetti
Luigi Cajani
Francesco Dante
Annamaria Giraldi
Storia moderna
Storia moderna
Storia dell’Europa Orientale
Storia moderna
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Conferenza didattica di Facoltà - Facoltà di Scienze Umanistiche