COMUNE DI GARDONE VAL TROMPIA - ASSESSORATO ALL'ISTRUZIONE
ANNO 1991
GLI INTERNATI POLITICI
della Val Trompia durante la prima guerra mondiale
Volle Trompio - Cordone - Staz. Tram e Hlberga Berctfa
FRANCESCO BEVILACQUA
L'arresto e l'internamento del sindaco e di gran parte della giunta
municipale, sotto l'accusa di attività antipatriottica ed antimilitarista,
per aver preso posizione contro l'intervento italiano nella prima guerra
mondiale, sono certamente fatti clamorosi, che possono apparire
inspiegabili se la Comunità coinvolta è famosa per una tradizione irripetibile nella produzione di armi da fuoco.
Inspiegabili per chi non conosca la comunità gardonese, per la
quale l'impegno assiduo a produrre armi per la caccia in periodo di
pace ed armi per l'esercito in periodo di guerra, non è certo manifestazione di una cultura di odio o di violenza, bensì espressione di una specializzazione produttiva secolare. Inspiegabili per chi non conosca la
vivacità delle vicende politiche e sindacali che hanno caratterizzato la
Valle Trompia fin dagli ultimi decenni dell'800, a seguito di una precoce industrializzazione.
Il materiale e le note inedite che le ricerche appassionate di Francesco Bevilacqua hanno reso disponibili, contribuiscono a far luce su
una vicenda significativa nella storia di Gardone e sulle sofferenze
umane di cittadini ed amministratori locali "colpevoli" di aver assunto
un atteggiamento di opposizione alla guerra, che oggi ci appare nella
sua dimensione "profetica". Sofferenze che si sommano a quelle dei
quattrocento richiamati alle armi ed al dolore delle famiglie dei trentadue morti per causa di guerra.
La Comunità Gardonese, orgogliosa della propria storia scritta
con l'impegno ed il sacrificio, ringrazia l'autore per il lavoro dedicato a
Gardone ed alla Valle Trompia ed affida alla stampa i risultati delle sue
ricerche perché il tempo non li disperda.
Giuseppe Sa/vinelli
(Sindaco di Gardone V.T.)
In momenti così altamente drammatici, come quelli vissuti in
questi primi mesi del 1991, col cuore continuamente travagliato tra la
speranza non utopica di una pace duratura e la tragica realtà di una
guerra nel Medio Oriente, ancora una volta da qualcuno ricercata e
voluta, l'aver voluto parlare, con il presente lavoro, di una sostanziale e
vissuta contrarietà alla guerra, mi sembra in ogni caso quantomeno
doveroso, da più punti di vista.
Ripercorrere la storia, rivedere, seppure limitati ad un ben dettagliato periodo storico, gli avvenimenti più significativi nella loro dinamicità e nella loro crudeltà, può forse anche contribuire a rilanciare
nelle nuove generazioni quel desiderio d'amore e di pace sempre più
necessari.
Far comprendere, soprattutto agli studenti, che il rifiuto di risolvere qualsiasiproblema attraverso la violenza è un ideale da perseguire:
questo l'intento dell'assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune
di Gardone Val Trompia nel volere dare alle stampe e divulgare il
paziente e qualificato lavoro di Francesco Bevilacqua con le testimonianze degli internati politici valtrumplini nel corso della prima guerra
mondiale.
Far condividere l'idea che il pagare sulla propria persona, direttamente quindi, il concretizzarsi dei valori in cui si crede è altamente ammirevole: questa anche la speranza contenuta nella documentazione
che il Comune di Gardone V.T. mette volentieri a disposizione delle
biblioteche scolastiche e dei cittadini tutti, con la voluta sottolineatura
dei sacrifici e delle privazioni di quanti, onorando la nostra Valle Trompia, meritano ufficialmente il nostro affetto, la nostra riconoscenza ed il
nostro ricordo.
Non sia inutile al proposito garantire l'impegno, per il quinquennio 1990-95 da parte dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione, di dare
alle stampe per quanti amano la cultura e la storia, ulteriori documentazioni e altre testimonianze significative della nostra realtà attuale e
della nostra tradizione valligiana.
Pietro Angelo Gasparini
(Assessore all'Istruzione, al Commercio ed all'Artigianato)
// timore che una stagione rilevante della piccola storia gardonese svanisse con gli ultimi testimoni di essa mi ha tormentato fastidiosamente per anni. Solo la promessa di Francesco per un impegno in tale
direzione mi lasciava la speranza che personaggi ed eventi ancora a
noi vicini non finissero nell'oblio.
Una volta distrutti i documenti, sempre più rari e introvabili,
sarebbero divenute scientificamente impossibili la ricerca e l'analisi
storica.
Lo Storico con infinita pazienza e grande dedizione ha recuperato appassionanti testimonianze documentali di un tempo quasi perduto e le ha tradotte in questo volume frutto della Sua faticosa ricerca.
Francesco Bevilacqua, gardonese di adozione pur risiedendo a
Villa, trasmette così alle future generazioni, con grande generosità, il
ricordo di un'avventura ricca di coraggio e di amore per la comunità
gardonese.
Franzini Angelo, il sindaco, e tutti gli altri protagonisti di questa
storia a cavallo tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, interpreti di un
mondo che cambia, riappaiono, dopo anni di oblio, con tutto il loro
coraggio e con tutta la loro forza morale, testimoni di un desiderio di
pace e di libertà per il quale ogni prezzo può essere pagato.
Giorgio Entrata
(Assessore alla Cultura della Comunità Montana di Valle Trompia)
La pazienza certosina dello storico Francesco Bevilacqua ha
permesso di recuperare uno spaccato di storia gardonese che rischiava di svanire nel nulla.
L'opera illustra un periodo storico compreso tra la fine dell'800 e
gli inizi del '900, dove gli ideali di pace e di libertà erano vissuti dai protagonisti con coraggio e fermezza morale, da essere esempio, ancora
oggi, per le generazioni future.
Si tratta di personaggi, come il sindaco Angelo Franzini e tanti
altri protagonisti meno noti, ma sempre importanti, che hanno contribuito anche loro alla storia valtrumplina, che hanno vissuto e pagato
per lo stesso ideale che ha ispirato la storica frase del Presidente
Sandro Pertini: "Svuotiamo gli arsenali di guerra e riempiamo i granai".
Enzo Zamboni
(Presidente della Commissione Consiliare della Pubblica Istruzione)
NOTE INTRODUTTIVE
La causa occasionale dello scoppio della prima guerra mondiale fu l'uccisione dell'Arciduca Ereditario d'Austria Francesco Ferdinando e della
consorte, duchessa di Hohenberg, avvenuta il 28 giugno 1914 a Seràjevo per
mano di due giovani patrioti serbi.
Il precario equilibrio che aveva mantenuto l'Europa in un lungo periodo di
pace, l'ultimo conflitto risale alla guerra Franco-Prussiana del 1870-71, era
stato irrimediabilmente compromesso.
In questo tempo di pacifica convivenza, le varie nazioni Europee avevano
raggiunto una certa ricchezza, un certo benessere ed un discreto splendore.
Sotto questa facciata pacifica però si nascondevano rancori, odii e cupidigie che venivano tenuti sotto controllo da un magistrale lavoro di diplomazia
internazionale.
L'enormità del pericolo e la coscienza della catastrofe alla quale si sarebbe
andati incontro in caso di un nuovo conflitto, avevano spaventato tutti gli uomini che si astenevano dal compiere determinate azioni che avrebbero potuto
portare ad un conflitto armato.
A far crollare questa illusoria pace contribuivano formidabili interessi,
aspirazioni imperialistiche e, non meno importanti, i legittimi reclami dei
popoli che miravano ad una maggiore libertà e giustizia.
la stessa Italia, non ancora compiuta, desiderava riavere i figli del Trentino
e dell'lstria.
La Francia, perse Alsazia e Lorena nella guerra Franco-Prussiana, auspicava riprendersi le due provincie.
La Polonia, divisa dal 1782 fra l'impero tedesco, austriaco e russo, mirava a
conquistare la sua indipendenza nazionale.
Analogo motivo avevano i popoli Slavi, Croati, Boemi e Romeni incorporati
nell'Impero Austro-Ungarico.
La penisola Balcanica era continuamente oppressa da incessanti lotte fra
Bulgari, Romeni, Serbi, Greci, Turchi e tutti lottavano per la loro individualità
nazionale.
È in questo clima di pace apparente che le nazioni Europee gareggiavano
nell'accrescere i loro armamenti.
Considerando una visuale più nazionale, è da tenere presente quanto
abbia contribuito a creare le condizioni per lo scoppio della prima guerra
mondiale la nostra impresa coloniale awenuta in Libia nel 1911. Con questa
conquista l'Italia aveva fatto oscillare l'equilibrio fra le potenze Europee ed
inoltre, indebolendo la Turchia, che aveva la sovranità in Libia, aveva favorito
la ribellione dei popoli Balcani.
È in questo clima di tensioni che arriviamo al 28 giugno 1914.
L'Austria, enormemente offesa dall'eccidio, inviò un "ultimatum" alla
Serbia che non accettò e il 28 luglio 1914 fu dichiarata la guerra.
La macchina della guerra, una volta messa in moto, non poteva essere più
arrestata e così iniziò anche il complesso sistema delle alleanze e gli interventi in guerra si succedettero a catena.
Il 30 luglio la Russia proclamava la mobilitazione generale per difendere la
Serbia; la Germania il 31 luglio, dopo un "ultimatum", dichiarò guerra alla
Russia; la Francia si schierò dalla parte della Russia ed entrò nel conflitto il
3 agosto.
La Germania invase il neutrale Belgio per attaccare la Francia e così suscitò la reazione dell'Inghilterra che le dichiarò guerra il 5 agosto.
Alla fine del mese, il 23, anche il Giappone prendeva parte alle ostilità
contro Austria e Germania.
L'Italia riuscì a mantenere la sua neutralità per circa un anno, ma il 24
maggio 1915 anch'essa dichiarò guerra all'Austria. Mentre gli americani iniziarono a parteciparvi nel 1917.
La guerra fin dall'inizio si dimostrò cruenta e lunga: vennero usate nuove
armi quali mitragliatrici, aeroplani, sommergibili, artiglierie e gas asfissianti e
le conseguenze furono disastrose.
Solo nel 1918 si potè mettere la parola fine. Il 4 novembre venne firmata la
pace, su quel capitolo di storia durante il quale scaturirono i fatti che formano
l'argomento del presente lavoro.
Francesco Bevilacqua
BREVE PREMESSA
Nella sala consigliare del Comune di Gardone V.T., la sera del 16 marzo
1990, tenni una conferenza sui primi socialisti della nostra valle.
L'argomento piacque e sembrò a molti così interessante da ritenere di
doverlo rendere pubblico.
Rispondendo con piacere a questo desiderio, mi accingo ad effettuare
la stesura definitiva dei fatti esposti oralmente, ritoccando alcuni dei protagonisti, unendo fotografie e riproduzioni di documenti inediti appartenenti
tutti alla mia personale biblioteca.
Un sentito grazie a tutte le autorità, (più uno in particolare all'amico
Piero Angelo Gasparini), che mi hanno dato la possibilità di ricordare questa
gente nostra d'altri tempi.
Una pagina di storia della nostra
Valle poco conosciuta, ma significativa e oserei quasi dire gloriosa, è
quella che riguarda gli internati politici durante la prima guerra mondiale.
Questo episodio, nel momento in
cui avvenne, ebbe tanta risonanza
anche a livello nazionale.
Negli anni successivi fu praticamente dimenticato, quasi a voler
nascondere una colpa. A tutt'oggi
risulta essere un capitolo della
nostra storia piuttosto trascurato da
tutti.
Ciò può essere avvenuto perché
gli eventi di quel periodo, (la prima
guerra mondiale), ed i successivi,
(l'epidemia della "Spagnola", la nascita del fascismo con conseguenti
vent'anni di dittatura, la seconda
guerra mondiale, la resistenza partigiana ed ultimo l'instaurazione
repubblicana), furono tanti e di tale
importanza da far dimenticare i protagonisti di prima.
Cinquantatrè anni dopo il primo
conflitto, la professoressa Graziella
Aimone per prima accennò velatamente a questo periodo in un ormai
raro fascicoletto stampato nel 1968
a cura dell'amministrazione comunale di Gardone V.T. in occasione
del cinquantenario della Vittoria.
Alcuni anni dopo, nel 1980, sul
numero due di "Studi Bresciani", il
professore Gianfranco Porta, commentando alcune lettere di Filippo
Turati, inquadrò l'argomento senza
poterlo approfondire data la totale
mancanza di documenti ufficiali.
Egli si rifece molto intelligentemente alla stampa dell'epoca che però
risultò essere poco attendibile cau-
sa la censura che mutilando molte
sue parti rese più difficoltosa l'interpretazione. Si accontentò quindi di
alcune testimonianze orali rilasciategli dai parenti e dagli amici degli
stessi protagonisti.
Ora è possibile effettuare uno
studio più approfondito grazie al
mio assiduo e costante interessamento che ha fatto scoprire importantissimi documenti inediti ed unici.
La famiglia di uno dei nostri personaggi, che per il momento non
desidera essere nominata, li aveva
conservati con molta cura. Mi permetto, pur rispettando l'anonimato,
di inviarle il più profondo e riconoscente grazie, mio personale e di
tutta la Valle.
Il carteggio risulta composto di
seicentosettantadue unità tra cartoline, lettere, cartoline postali, telegrammi, biglietti da visita e dispacci
vari; una vera miniera di certificati
più che sufficienti ad effettuare
studi di varia natura: storica, sociale, politica, economica, statistica-e
religiosa.
Nella primavera del 1914 in diverse regioni e provincie d'Italia vi furono le elezioni amministrative.
A Gardone, cittadina armiera per
eccellenza, risultò avere la maggioranza il partito socialista e si ebbe
così la prima giunta di sinistra della
provincia di Brescia.
Queste persone, che per prime
dettero vita ad una politica sociale,
più equa, almeno a livello ideologico, erano anche nettamente contrarie alla guerra ed in questo senso
svolsero un'attiva propaganda antimilitarista e non interventista.
La prima guerra mondiale scoppiò in quel fatale agosto del 1914:
costò all'Italia un milione ed ottocentomila vittime ed un milione e
duecentomila feriti di cui trecentocinquantamila rimasero mutilati ed
invalidi per tutta la vita.
Alla fine si aggiunse la terribile
epidemia della "Spagnola" che da
sola causò novecentomila decessi.
L'Italia entrò nel vortice internazionale un po' dopo.
Il 20 maggio 1915 la Camera dei
Deputati aveva approvato a larghissima maggioranza un decreto reale
che dava al Governo "poteri straordinari in caso di guerra" e furono
proprio questi "poteri straordinari"
a far succedere i fatti di cui ci occupiamo.
Il 23 maggio fu decisa la mobilitazione generale e nello storico 24
maggio "l'esercito marciava".
Inizialmente tutti coloro che chia-
Angelo Franzini detto "Bocela"
Sindaco di Gardone V.T.
ramente manifestarono la loro ideologia di pace e di non conflittualità
furono semplicemente tenuti sotto
controllo, mentre in seguito vennero presi gravi provvedimenti.
1119 luglio 1915 fra le quattro e le
sette del mattino avvenne "il fatto".
A Gardone furono arrestati il Sindaco, il vicesegretario comunale,
alcuni assessori ed alcuni consiglieri comunali.
Nei giorni successivi vennero via
via arrestati anche tutti i responsabili delle sezioni socialiste di Gardone, Ponte Zanano, Villa, Cogozzo
e Brescia.
Un analogo provvedimento fu
preso un po' ovunque su quasi tutto
il territorio nazionale.
Questi "nemici", dopo essere
stati tenuti in cella di isolamento
nelle carceri di Brescia per ben otto
giorni, vennero trasportati, con una
tradotta militare via Parma, a Firenze dove albergarono nella scuola
Luigi Alamanni in attesa di essere
destinati ai vari luoghi di domicilio
coatto.
Il tutto fece molto scalpore dato
che gli arrestati erano brave persone, molto conosciute, stimate e
benvolute.
Non furono mai né processati né
condannati: le loro colpe furono
unicamente quelle di professarsi
socialisti antinterventisti, cosa che
in quel preciso momento era come
dichiararsi nemici della patria.
Una seconda ondata di arresti fu
motivata da altre cause; per alcuni
fu perché leggevano e diffondevano
il giornale "L'Avanti", per altri perché la pensavano "a modo loro" e
per altri ancora perché non aveva-
Andrea Zambonardi detto "Nicotera"
Assessore e consigliere comunale di Gardone
no aderito all'acquistò dei cedolini
del prestito nazionale.
A tutti toccò la stessa sorte; vennero inviati un po' in tutta Italia e
sempre singolarmente.
Fu un periodo alquanto duro: soli, lontani dalla famiglia e tra gente
"quasi straniera" che li considerava
come dei carcerati.
Tutta la questione fu naturalmente portata in Parlamento.
Fra coloro che ebbero il peso e
l'autorità di farsi sentire in campo
nazionale vi furono gli onorevoli
Claudio Treves e Filippo Turati i
quali svolsero una intensa attività
parlamentare in favore degli internati.
Il compito più delicato spettò al
deputato socialista Oddino Morgari
il quale fece più volte il giro d'Italia
per poter raggiungere i vari luoghi
di domicilio coatto dei prigionieri e
poter così conferire con loro.
Significativa è una sua lettera
con l'intestazione della Camera dei
Deputati, datata Roma 25 ottobre
1915, diretta a Simone Beltrami, internato a Viareggio:
"Caro Beltrami, Posdomani, 27,
ira due treni / ma non so ancora quali / sarò in Viareggio per parlarti. Sai
che ho incarico di un'inchiesta sugli
internati diparte nostra. Però ignoro
il tuo indirizzo e non mi gusta cercarlo presso il locale ufficio di P.S., che
può anche rifiutarmi la informazione. Pregoti dunque di scrivermi l'indirizzo medesimo in una lettera al
mio nome fermo in posta, Viareggio.
Arrivando, ne farò domanda, cordiali
saluti dal tuo O. Morgari".
Tommaso Beretta, Francesco
Cuzzetti ed Èrcole Pareli, tre noti
professionisti bresciani, con gratuite ed appassionate difese, cercarono di risolvere il penoso problema.
L'avvocato Beretta mise addirittura in movimento tutto il mondo politico parlamentare di Brescia, coin-
Marco Beretta
Segretario comunale di Gardone V.T.
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volgendo i due Bonardi, il senatore
Carlo e l'onorevole Italo, Giacomo
Bonicelli, Giuliano Corniani, Giovanni Maria Longinotti, Giorgio
Montini e soprattutto il senatore di
Lonato, Ugo Da Como, allora sottosegretario al Tesoro, per mezzo del
quale fu possibile arrivare alla persona di Armando Diaz, comandante
supremo dell'esercito, al presidente del Consiglio dei Ministri Antonio
Salandra ed al ministro senza portafoglio Salvatore Barzilai, repubblicano.
Ebbe rapporti con Francesco
Ciccotll, redattore capo
del
giornale
"L"Avanti", \\ quale
dette molto spazio sul
suo quotidiano a tutta
la controversia.
A Gardone due fuS"
rono le persone dc\e
più di altre cercarono
di aiutare gli internati:
il socialista Andrea
Zambonardi, soprannominato Nicotera,
assessore comunale,
il quale, pur compreso nel numero degli
internati venne esonerato perché ammalato, si adoperò con
non pochi rischi per
rimanere in contatto
con tutti gli amici; l'altra fu il segretario comunale Marco Beretta, al quale spettò il
difficoltoso compito
di stipulare i complicati documenti per un
eventuale rientro.
In questo periodo particolare fece le veci del sindaco il socialista
Sortolo Cotelli.
Nonostante il grande impegno di
tutti, i risultati ottenuti furono alquanto scarsi.
L'insuccesso era motivato dal
fatto che la disposizione disciplinare adottata era un provvedimento di
ordine militare (e quindi sottoposta
unicamente a quel codice) e veniva
automaticamente a cessare alla fine
del conflitto mondiale.
La loro lotta non fu del tutto inutile: ottennero che a partire dal di-
cembre 1915, nel giro
di un mese, tutti i prigionieri si avvicinassero ai luoghi di residenza, ma assolutamente non a Brescia e
provincia perché ritenute zone di guerra.
Alcuni andarono a
Torino, altri a Milano e
di altri vedremo singolarmente dove furono mandati.
I protagonisti di
questi fatti sono piuttosto numerosi e la loro analisi sarà il più
possibile precisa.
Di alcuni trascriverò delle lettere personali, errori compresi,
dato che la maggior
parte di loro aveva
frequentato la seconda o la terza elementare ad eccezione di
Luigi Aimone, medico
condotto di Gardone,
Simone Beltrami, ragioniere, e Antonio Selva che avendo frequentato la scuola commerciale era cassiere nella ditta Redaelli Giuseppe e fratello. Questi
era giunto a Gardone da Venaria
Reale dove era nato e fu ne!1945jL
primo sindaco elettivo di Gardone"
Valfrompia dopo la liberazioTié] '
Gli Arrestati a Brescia furono
quattro.
Silvio Ardovini, nato a Pieve
d'Olmi nel 1894 da Luigi e da Adele
Gazza, fu arrestato il 19 luglio, internato a Raviscanina e successivamente andò con il gruppo di Torino.
Mori a Cremona nel 1983.
Ardiccio Donegani, nato a Brescia nel 1897 da Angelo e da Luisa
Contarelli, fu arrestato il 19 luglio ed
internato a Rieti; successivamente
andò con il gruppo di Torino, chiamato quindi alle armi fu fatto prigioniero dagli austriaci. In seguito tradì
gli amici alla questura fascista e
scoperto venne giustiziato ad Anderlecht il 25 agosto 1932 dai suoi
compagni.
Defendente Fonzago, nato a Pian
Camuno nel 1896 da Angelo e da
Lorenzina Morandini, fu arrestato il
19 luglio, fu internato ad Orvieto e
successivamente andò con il gruppo di Torino. Morì a Spirano nel
1975.
Giovanni Nenna, nato a Trani nel
1896 da Antonio e da Annunciata
Mucciaccia, venne a Brescia dove il
padre gestiva una trattoria. Fu arrestato il 19 luglio ed internato a Livorno. Successivamente andò con il
gruppo di Milano; chiamato alle armi, morì in combattimento il 10 settembre 1916 a soli vent'anni.
A Villa Cogozzo ce ne furono tre.
Paolo Bertoletti nato a Leno nel
1883 da Giovanni e da Carolina
Toetti. Trasferitosi a Villa vi lavorò
come muratore. Fu arrestato il 19 luglio ed internato a Montepulciano;
successivanjente andò con il gruppo di Milano. Morì a Leno nel 1962.
Giuseppe Prati, nato a Nave nel
1891 da Pietro e da Santa Bettelli.
Trasferitosi a Cogozzo, lavorò come
operaio presso la ditta Mylius. Fu
arrestato il 19 luglio ed internato a
CastiglioFi Fiorentino e successivamente andò con il gruppo di Torino.
Morì a Nichelino nel 1972.
drillo Mensi
Morì a Brescia nel 1956. Dedicò tutta la vita prima alla realizzazione
dell'asilo di Ponte Zanano e poi al
suo funzionamento. Uomo buono e
generoso fu tormentato dai fascisti.
Affermava con sicurezza di conoscere tutti i più impensati nascondigli della valle di Polaveno e
meglio ancora tutti i tetti di Ponte
Zanano. Sposò Domenica Stella
Guerini ed ebbe tre figli: Spartaco,
che morì a Mauthausen in campo di
concentramento nel 1945, Amilcare
e Benvenuto. Belleri, saputo dalla
stampa della morte di Cirillo Mensi,
spedì la seguente cartolina postale.
Da notare che in quel periodo si
preferivano usare le cartoline postali al posto delle lettere perché,
Giuseppe Buffali detto "Tutina"
Domenico Boroni detto "Pitela"
Vi fu un terzo socialista che
avrebbe dovuto essere arrestato:
Cirillo Mensi, nato a Villa nel 1885
da Antonio e da Angela Bagozzi. Gli
venne risparmiata la sorte dei compagni perché molto ammalato. Morì
infatti il 21 agosto del 1915. Il Mensi,
con Giuseppe Buffoli, soprannominato "Tutina", fu uno dei primi socialisti di Villa. Si prodigò per l'apertura dell'asilo, della scuola, della
cooperativa, del circolo socialista e
della cassa di mutuo soccorso. Fu il
Buffoli, alla fine del conflitto mondiale, a formare a Villa con Domenico Boroni, chiamato Pitela, ed Irò
Gherardi, la seconda giunta socialista della valle con sindaco Angelo
Massari.
A Ponte Zanano arrestarono Lorenzo Belleri, meglio conosciuto
come il "Lorenz de la Bionda", nato
a Gardone nel 1891 da Giuseppe e
da Lucia Borsi. Arrestato il 19 luglio
prima fu internato a Montecatini e
poi andò con il gruppo di Milano,
successivamente fu chiamato alle
armi nel 1916 ed inviato al fronte.
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Lorenzo Belleri
detto "Lorenz de la Bionda"
Irò Gherardi
vigendo la censura, non erano soggette a verifiche e giungevano a de-
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stinazione regolarmente mentre le
lettere subivano i controlli e la maggior parte non giungeva a destinazione e se avveniva erano completamente mutilate ed illeggibili.
"Al Spett.le Circolo Solidarietà Villa Cogozzo (Prov. Broscia) -Bagni
di Montecatini 24/8/915 - Carissimi
compagni, solamente oggi con profondo dolore seppi a mezzo delI'Avanti la morte del carissimo compagno drillo Mensi. Con profondo
dolore ricevete e fate le mie cordonlianze alla famiglia per la grave perdita di un si buono compagno e
padre. Saluti cordiali nostro Belleri
Lorenzo - internato politico -".
Il maggior numero di arrestati si
ebbe a Gardone Valtrompia.
L'allora .primo cittadino Angelo
Gasparre Siro Franzini soprannominato "Bocela", fu forse il primo ad
essere prelevato dalla sua abitazione.
Simone Beltrami
Vice segretario comunale a Gardone V.T.
Nato a Gardone V.T. nel 1870 da Lorenzo e da Maria Pacchetti era rimasto orfano di padre a nove anni e
pur non avendo terminato la terza
elementare incominciò a lavorare
per guadagnarsi da vivere dato che
vi era la miseria più nera.
Si avvicinò giovanissimo al partito socialista e ne fu per circa cinquant'anni un protagonista.
Venne preso ili 9 luglio ed inviato
lontano, ad Ortueri, in Sardegna,
volutamente punito con più rigore.
Ottenuto il permesso di avvicinarsi, si stabilì con tutta la famiglia,
per tutta la durata della guerra, a
Germanedo di Lecco dove la raccomandazione di un suo cognato gli
aveva fatto trovare lavoro presso
l'officina meccanica "Bianchi & Cameroni" di Lecco.
Morì a Gardone, nel 1938, dove
era ritornato ormai in pensione.
Significative testimonianze del
suo esilio sono cinque cartoline postali, due spedite da Ortueri, due da
Lecco ed una da Gardone, indirizzate a Simone Beltrami, anch'egli
esiliato, e particolarmente toccanti
sono le parole con le quali si rivolge
all'amico.
"Ortueri (Prov, Cagliari) 25-8-915.
Carissimo Simone. In seguito a corrispondenze del Leali e di Bertoli, ho
potuto avere tuo preciso indirizzo,
onde con mia compiacenza rivolgerti le presenti brevi righe, ed assicurarti che per quanto sia stato esiliato
con maggior rigore lontano, mi trovo
egualmente sano di spirito e di corpo!?. E tanto meglio da ieri che ho
avuto notizie dal buon Piloni che le
pratiche sono avviate al Ministero e
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/a nosfra innocenza e correttezza ci
assicurano colla riabilitazione la libertà di abbracciare le nostre spose
/ nosf/ /ygf//, / nosfri am/'c/ ed / AJOsfr/..... nemici ai quali perdoneremo,
lasciando però loro il grave rimorso
della viltà compiuta. Ho ricevuto lettere e notizie di molti compagni,
compresi gli assessori, che incitati a
proseguire costanti nell'improbo lavoro e sventando cosi l'agguato
avversario. Dammi tue buone nuove
e gradisci cordiali e fraterni saluti
dall'aff. tuo ANGELO FRANZ/NI."
"Ortueri 3-9-915
Carissimo Simone. Ricevetti e
lessi commosso tua prima, di ieri sera, poiché come vedesi la prima forse smarrita ho i I piacere di saperti in
salute ed in cura... quanto me e gli altri amici. Quale buon indizio però,
debbo comunicarti la nuova che ieri
ho avuto comunicazione telegrafica
da questo comando deiR.R. Carabinieri, che m'è concesso di rientrare
in continente con libera scelta di
soggiorno (salvo la zona di guerra).
La nostra innocenza si fa strada, s/'a
pure lentamente, ma il suo trionfo
non lo dubitare non è molto lontano.
Ho ricevuto tue nuove da Bertoli, ed
ho scritto pure ad esso della nuova,
telegrafandola a Gardone.
Ora sto facendo pratiche a mezzo
dei compagni di Brescia per trovare
collocamento nella Città o Prov. di
Milano vicino alla mia famiglia e sposa che potrò rivedere anch'io, e vicino anche agli egregi compagni che
propugnarono la nostra riabilitazione e libertà. Basta! Di là ti scriverò,
col mio indirizzo. Ti saluta ed abbraccia fraternamente il sempre tuo
aff. ANGELO FRANZINI."
"Lecco 29-2-916
Carissimo Simone. Ricevetti con
sommo piacere tua gradita con saluti, ed ero tuttavia titubante a scriverti
mancandomi il preciso tuo indirizzo.
Siamo sempre in attesa che faccia
bel tempo... ma dubito ci tocchi attendere ancora fino a bellus ultimato. In ogni modo questa settimana
intendo volgere ai nostri patroni informazioni sull'esito del mio memoriale, dispostissimo compilare in seguito un'Jaccuse contro i vili autori
del nostro danno. Intanto speriamo
con rinnovata fede che si prenda almeno in esame la nostra situazione.
In attesa di riabbracciarti presto ti
saluta con affetto il Comasco nolente ANGELO."
"Gardone 25-4-917
Carissimo Simone. Finalmente è
venuto il messia cioè ho avuta la licenza di ritornare in famiglia dopo
l'infausta data... per sistemare i miei
affari e la mia salute con la bellezza
di cinque giorni di vacanza!.. Basta;
però me la sono goduta lo stesso la
soddisfazione di rivedere la famiglia, ed ieri quella di godere la compagnia del carissimo maestro Daffini col quale abbiamo fatto visita a
tua moglie che ho riveduto tanto volentieri e l'ho trovata d'ottima salute
e di buon morale.
Speriamo non s/a lungi la data del
ritorno definitivo e di potere in simposio fraterno, tutti uniti festeggiare
il fatidico avvenimento con somma
desolazione dei nostri czar. Con tale
auspicio t'augura buona Pasqua
l'aff. tuo
A. Franzini."
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"Germanedo (sopra Lecco)
13-6-918
Carissimo Simone. A mezzo di
mia moglie apprendo la ferale notizia del gravissimo lutto che colpisce
te ed i tuoi diletti figli. Purtroppo caro
Simone non ho parole che valgano
ad esprimerti il mio intimo cordoglio, e per leni re il grande dolore che
ti colpisce!..
È l'unico caso in cui la rassegnazione sia doverosa e consigliabile,
non fosse altro per l'affetto e cure
amorose di cui i cari bimbi hanno
maggior bisogno in mancanza di
quello perduto!.. Coraggio quindi
caro Simone è l'unica parola di fede
e di conforto che sinceramente ti
possa inviare un fedele amico che
divide la già troppo dura sorte...
Nel tuo grande cordoglio ti sia
conforto l'affettuoso saluto dell'indimenticabile amico ANGELO".
Simone Angelico Beltrami, destinatario di queste cartoline, era il vice segretario comunale del Comune di Gardone.
Per la sua alta e robusta mole era
chiamato "Simonu". Nato a Gardone nel 1877 da Girolamo e da Gattinà Beretta, fu anche decorato al
valore civile per avere salvato un
operaio che si era impigliato in una
turbina.
Come i suoi compagni fu prelevato il 19 luglio ed internato prima a
Viareggio e poi a Lovere dove trovò
lavoro, grazie alla raccomandazione dell'amico architetto Egidio
Dabbeni, presso la ditta "Franchi e
Gregorini".
Rimasto nel frattempo vedovo
con cinque figli, si stabilì definitiva-
mente con tutta la famiglia a Castro
di Lovere; tornò a Gardone solamente molto più tardi dove, ospite
della figlia Dina, ormai gravemente
ammalato morì nel 1952.
La gravita della situazione patita
dal Beltrami la si può rilevare da uno
scritto inviato all'amico Marco Beretta, segretario comunale di Gardone.
Lovere 26 marzo 1916
Carissimo Marco, il cognato Giulio, in occasione della sua venuta, mi
aveva riferito che da tempo le notabilità di Gardone avevano sotto
scritto una petizione diretta alle
competenti autorità, affinchè mi ridonassero alla mia famiglia. Sono
stato male informato, perché mi
giunge solo ora la minuta di detta
petizione. Del resto meglio cosi, una
disillusione di meno patita, fra le tante che ho trangugiate amaramente.
La commedia cosi ha avuto un atto
dimeno, non per questo cessa di essere meno interessante.
I personaggi sono investiti della
loro parte: chi si affanna a voler
essere degli uomini necessari, chi
vendicativi per cattivo animo, chi
menzogneri per partito preso, chi
nazionalisti colla pelle degli altri, chi
Scarpia di losca ricordanza, e cosi
via per tutti i gusti. E la legge della ragione sempre si calpesta.
Mi hai fatto pervenire due lettere
ufficiali di pertinenza di S.E. l'on. Da
Como, nelle quali rilevasi di essersi
interessato del mio caso, e suo malgrado, dopo tanto tempo, non ha
raggiunto lo scopo. E si che non ho
rubato, né fatto la spia, e nemmeno
ho parlato male di Garibaldi!
Perché dunque devono occorrere
dei lunghi mesi per ponderare sul da
farsi? Te la dirò io, caro Marco, la ragione dell'arbitrio che oggi trionfa
calpestando la legge: è la politica
del giorno che grida il crucifige ad
ogni socialista, vuoi estirpare la mala pianta a tutti i costi, ma anche i
ciechi lo sanno che è una politica balorda questa!
Si era agito anche contro diversi
preti, e nella mia peregrinazione ne
ho conosciuti parecchi, ma verso di
essi si è trovato il modo di dimostrare l'insussistenza dell'accusa e di
salvarli dall'ignominiosa imputazione di spie e furono senz'altro mandati in zona delle operazioni, nelle
loro residenze.
Quanto può fare l'ingerenza partigiana! Stomacato da questa ridicola
commedia, rinuncio a qualsiasi altra
pratica da farsi, in attesa che spuntili
di in cui il buon senso faccia capolino fra gli uomini. A che prò indirizzare delle suppliche a certa gente che
non ha cuore, gaudente degli affanni
altrui?
Caro Marco, volevo dirti tante altre cose, ma smetto, per la tema di
tediarti, voglio solo ripeterti il vecchio adagio: "II tempo è galantuomo". Non te ne avrai a male della mia
sfuriata, è uno sfogo dell'intimo dell'amarezza mia, ma che è I ungi in me
ogni idea di portarti offesa. Cordialmente ti saluto.
Tuo aff. Simone Beltrami".
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A dimostrare il clima che si era
creato in paese vi è una lettera che il
cognato Giuseppe Fausti inviò al
Beltrami in esilio.
"Cognato carissimo
STOZZO 24-3-916
Ti lamenterai del mio silenzio, e
con giusta ragione, ma mi devi perdonare. Sono diventato mezzo selvaggio, e potrei dire, che lo sono del
tutto. Ti dico la verità che ho lavorato
molto e in luoghi di molta disciplina,
ma mai come in questo serraglio di
bestie feroci. Guai se ti scappa la
cacca 2 volte, perché sei sicuro che
ta a Beltrami a Viareggio da un militante alquanto cattolico.
"Egregio e Chiarissimo Signore,
Signor Simone Beltrami.
te la fanno pagare con il minimo di
se/ ore d/ mu/fa, per /a pr/ma i/o/fa, e
se uno è recidivo allora processo e
se l'avvocato non è bravo è fucilato!
Perdio che razza d'Italia grande che
vogliono fare! se e/ ammazzano tutti
è inutile ingrandirla.
Il mio lavoro ora va discretamente, e a forza di difendere la mia squadra ora cne s/'amo // 60% ma c'è ne
i/o/ufo de//a pazienza a farla capire a
questi imbecilli. S/ guadagnava il
60%ancheprima, ma ce lo rubavano
i sig.i capi, galantuomini dell'arsenale; l'Arrigo capo primo. Ne avrei tante da dirti ma te le dirò a cocca, ap-
pena la neve sarà sparita dalla croce
di Pezzo/o, intendo venire anche se
non mi danno il permesso.
La tua salute la credo eccellente,
e ne ho piacere assa/ e la mia è cosi
cosi, i saluti di miei figli e baci e arnvederci presto, almeno spero.
Tuo cognato Pi (Giuseppe Fausti).
In paese la serie di arresti non fu
malvista solamente dai diretti interessati e dalle loro famiglie, ma anche da parecchi cittadini pur di opinioni politiche diverse. A dimostrare
tale solidarietà vi è una lettera invia-
Divido — toto corde — il di Lei intenso dolore, e mi solleva l'animo la
cara speranza che la gagliardia dell'animo suo pari alla grandezza del
Bene compiuto e della vita intemerata saprà trarre tutto il coraggio necessario per affrontare con meno
cordoglio l'acerba sorpresa toccatale. Benché suo avversario politico,
ma amico del vero non dubito della
di Lei innocenza e dei suoi buoni
sentimenti Patriottici, dei quali ne ha
dato secura prova; perciò presto la
giustizia saprà ridonarlo puro ed altiero alla tranquillità della sua famiglia la quale vive nella certezza della
sua buona sorte. Coraggio adunque
in questa ansiosa attesa, come di
coraggio ne è piena la sua dolce
famiglia e congiunti.
Meglio vale sventura con innocenza che diversamente, e le strade
che ci aprono disgrazie, sogliono
sempre avere brevi progressi, anzi
vengono poi coronate da gioie più
ineffabili e costanti. Così sarà di Lei.
Tanto bene compiuto. Tanta cooperazione indefessa, e tanta carità versata senza distinzione di persone,
non può liquidarsi per devolver di
tempo, e presto, dalla giustizia ridonato puro ed intatto al suo Paese,
troverà quelle gioie e quelle soddisfazioni care, che solo si trovano dopo la prova di dolorose evenienze.
Per quanto ripeto, suo avversario
politico aggradisca i miei sinceri
sentimenti, e ringraziandola tanto
de//a cortese illustrata inviatami, mi
creda con osservanza.
Devotissimo Egidio De Cursu
Gardone V.T. fì 7-8-1915
Fra i numerosi personaggi accomunati nella stessa sorte vi furono
anche i fratelli Edoardo e Paolo Taricco. Nati a Torino, uno nel 1874 e
l'altro nel 1886 da Michele e da Domenica Benedetto si trasferirono in
seguito con la famiglia a Gardone.
Paolo fu arrestato il 19 luglio ed inviato a Piedimonte d'Alife in provin-
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CARTOLINA POSTALE JTALIANA.
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eia di Caserta, mentre Edoardo venne prelevato con il secondo gruppo
e venne internato a Bussoleno di
Susa. Questi morì a Gardone nel
1952, Paolo a Rimini nel 1968.
Importante è la cartolina postale
che Edoardo inviò al Beltrami esattamente un mese dopo i primi arresti non immaginando che più tardi
sarebbe toccata anche a lui la stessa sorte.
"Gardone V.T. 19-8-1915
Caro S/mone,
Sempre colla speranza di vederti
fra noi di giorno in giorno, colgo l'oc-
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cas/one della infausta data, per
mandarti i miei più fervidi auguri del
più presto ritorno desiderato da tutti
i tuoi cari compagni, che certo non ti
dimenticano, e che pur lontano ti ricordano affettuosamente, e aspettano ansiosamente colui, che sempre disinteressatamente, era al fianco nelle cause sante e giuste.
Tuo compagno Ed. Taricco
Ancora un assessore comunale
nel gruppo degli arrestati: Giovanni
Maria Franzini chiamato Frio. Nato a
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ma salute ebbi notizie buone del
Sindaco, e del Pilotti, e come spero
pure di te, non so niente del Combini, il Leali mi ha scritto che sfa bene.
Cordiali saluti il compagno Franzini
Giovanni — Ti fo noto che io ho già
inoltrata la dichiarazione presso //
s/g. Prefetto di Brescia, e se saprò
qualche cosa ti avvertirò. Coraggio,
Ciao"
Edoardo Taricco
Gardone nel 1869 da Angelo e da
Ludovica Franzoni fu anche lui preso il 19 luglio ed inviato prima a Pisa
e poi a Milano. Morì a Gardone nel
1928. Anche lui scrisse spesso a Simone Beltrajni e fra la sua corrispondenza leggiamo:
II Combini nominato da Franzini è
Carlo Combini, nato a Gardone nel
1889 da Andrea e da Elisa Pilotti.
Anche lui arrestato il 19 luglio, fu internato a Grosseto. Passò in seguito a Milano e poi a Greco Milanese.
Avviò un piccolo commercio e lì
morì nel 1975 senza mai più tornare
a Gardone, cosa che non avrebbe
mai ritenuta possibile.
"P/sa 13-9-1915
Caro S/Vnone,
Colla presente ti notifico che frovanc/os/presso di me le mie figlie, e
che s/ fermeranno fino a giovedì se
desideri qualche cosa, vieni, oppure
fammilo sapere, lo mi trovo di ottiGiovanni Maria Franzini detto "Frio"
Paolo Taricco
"Greco Milanese 19 die. 1915"
Caro Simone,
O' una buona notizia da darti. Oggi abbiamo parlato con Turati per sapere qualche cosa di certo riguardo
alle promesse di Sa/andrà, e ci ha
detto che presto saremo liberi, non
ci ha detto il giorno preciso, ma ci ha
promesso che forse anche prima
delle feste di Natale. Potremo far ritorno alle nostre case. Mi sono subi-
CARTOLINA POSTALE
(CARTE BOTTALE D'ITALI;
Ferdinando Damiani
to ricordato di te, e mi son preso l'ardire di scriverti, dico ardire perché
dopo che ho lasciato passare tanto
tempo senza darti mie notizie da Milano ora non sapevo come rompere
il ghiaccio. Jo sono a Milano con Pilotti, col C/ne/// e Belleri. Noi quattro
lavoriamo insieme, ed io prendo 50
cent. l'ora, faccio 10 ore e anche di
più. Anzi proprio di questi giorni, siccome cominciavo a perdere le speranze di andare a casa, ho fatto venire la móglie, e ho messo casa qui.
Però appena sarò libero ho intenzione di andare subito ancora a Gardone. Qui con noi c'è anche il Nenna
e fra 2 o tre giorni dovrà andare
soldato, lo hanno messo in fanteria e
10 mandano a Genova.
Mi ha scritto il Leali che si trova in
prima linea, fra il fuoco ed il ghiaccio, ma che però è di perfetta salute.
11 Taricco è a Sesto San Giovanni e ci
sta volentieri. I compagni di Brescia
si trovano a Torino e guadagnano
circa otto lire al giorno.
Domenica scorsa il Piloni è andato a trovare il Sindaco e dice che sta
bene, lo sto bene, come spero sarà
di te, e ti dico di farti coraggio che
presto le nostre tribulazioni avranno
fine, e poi potremo tornare al nostro
Gardone baldanzosi e fieri di aver
sofferto, ingiustamente per causa di
nemici occulti, ma colla coscienza e
colla piena sicurezza di aver fatto
sempre e ovunque il nostro dovere
di buon cittadino. Che festa e che
gioia quel giorno che ci potremo abbracciare tutti, come quella sera a
Viareggio, Ti ricordi, io non mi scorderò mai, ma senza però dover provare subito dopo lo sconforto di
vederci nuovamente divisi. Colgo
l'occasione per salutarti fraternamente anche a nome di C/ne///, Pilotti, Belleri e Nenna e mia moglie, e
per ringraziarti di cuore di quanto hai
fatto per me a Viareggio. Sperando
vederti presto nuovamente saluti e
coraggio Tuo Compagno di Sventura Combini Carlo.
Scusami se ti ho dato del tu, ma
ora in queste condizioni ero piacere
coi compagni di sventura parlare
fraternamente. Quando saremo a
Gardone cambierò. Arnvederci ciao.
Cordiali saluti C/ne/// Abele Luigi
arnvederci presto Ciao. Mio indirizzo Via Libertà 51 Greco Milanese.
Buone Feste. Arnvederci.
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Leali Battista (Paolo)
Anche Paolo Battista Leali si tenne in corrispondenza con Beltrami.
Era nato a Carcina nel 1889 da Giovanni e da Angela Abbiatico e si era
trasferito a Gardone in qualità di
operaio limatore presso il regio arsenale. Arrestato il 19 luglio fu inviato a Colle Val D'Elsa.
Con il passare dei mesi gli venne
a scadere l'esonero militare di cui
godeva quale dipendente del regio
arsenale e fu mandato al fronte.
Morì a Gardone nel 1964.
"Colle Val D'Elsa lì 10-8-1915
Compagno - Finalmente iersera
ho ricevuto notizie da Gardone e
cosi ho potuto avere il suo indirizzo
e quello del sindaco e del Frio.
lo qui non ho ancora trovato lavoro; spero però di avere una risposta
oggi esauditiva. Qui mi trovo solo; il
Bertoletti di Cogozzo è stato mandato a Montepulciano. Questo è un
paese bello, e ci sono molti compagni; è un paese sviluppato; anche
qui hanno tentato di aggredire nella
schiena; però sono molto avveduti e
stanno in guardia.
Qui sono stati al comune per 18
anni; ora è da un anno che hanno
perduto in causa del voto di cretini. Il
Cantamessa di Gardone ha fatto una
grossa mancanza, Cioè ha fatto baracca per ben 7 giorni, ed è stato
mandato al fronte.
Saluti LP. - Mio indirizzo Colle
Val D'Elsa - locanda Venezia - Prov.
Siena - Leali Paolo
Franzini Angelo presso Signor
Camedda Ortueri - Cagliari - Saluti
ed Auguri - Favorisca sue notizie
Leali Paolo".
"Gamia Ti 1-11-1915
Caro compagno - Impossibilitato
da eventi avversi non ho potuto prima d'ora scrivere. Ora mi trovo qui.
Spero sempre in bene, e credo
fermamente di superare gli eventi
ed i cimenti. Spero che a tutti vada
bene, e cosi mi auguro che per il bene dell'umanità tutto finisca presto.
Saluti e auguri Leali B.P."
Molti altri subirono analoghe tribolazioni.
Giovanni Ceriani, originario di
Volterra, era giunto a Ponte Zanano
come esperto di macchine tessili
nella ditta Coduri. Fu arrestato col
secondo gruppo e andò a Milano.
Dopo la fine della guerra ritornò a
Volterra senza più rivenire a Gardone.
Abele Luigi Cinelli, nato aZanano
di Sarezzo nel 1895 da Domenico e
da Giacomina Cassina, fu arrestato
il 19 luglio ed internato a Portoferraio, andò in seguito a Milano.
Morì a Sarezzo nel 1955.
Saverio Consoli, nato a Gardone
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guito andò a Milano. Morì a Gardone nel 1931.
Demetrio Contrini
nel 1890 fu arrestato con il secondo
turno. Andò a Milano e poi a Lovere
dove, nel dopoguerra, fu per breve
tempo sindaco. Morì a Lumezzane.
Demetrio Contrini, nato a Gardone nel 1895 da Luigi e da Maria
Franzini, fu arrestato con il secondo
gruppo e andò a Milano. In seguito
fu chiamato alle armi e dopo la
guerra Si impiegò presso la ditta
Breda di Brescia dove in poco tempo divenne un tecnico stimato. Morì
a Brescia nel 1971.
Ferdinando Damiani nacque a
Gardone nel 1891 e vi morì nel 1941.
Fu internato con il secondo gruppo
e andò a Milano dove lavorò presso
la Società Ossigeno.
Dopo la guerra venne assunto
dalla ditta Beretta come lucidatore
di legni.
Fabrizio Filetti, nato a Castiglione
delle Stiviere nel 1872 da Elia e da
Pierina Biancardi, fu arrestato il 19
luglio ed internato a Bibbiena, in se-
Parole toccanti e piene di amarezza sono quelle che scrive a Simone Beltrami, AndreaZambonardi
soprannominato Nicotera. Nato a
Gardone nel 1875 da Giuseppe e da
Annamaria Piccinardi vi morì nel
1924. Non fu arrestato perché ammalato e così tenne i contatti con
tutti i compagni. Sposò Maria Rinaldini e dal loro matrimonio nacque
un unico figlio, Giuseppe (19021968). Questi, durante la seconda
guerra mondiale, salvò i libri della
Biblioteca Comunale di Gardone
nascondendoli in un magazzino del
"Banco nazionale di prova" dóve
lavorava quale funzionario.
"Gardone V.T. 20-12-1915
Caro Simone - colgo l'occasione
per mandarti i miei più caldi saluti,
spiacente non poter fare una scappata a salutare l'amico carissimo,
ma siccome sono a casa ammalato
d'influenza con una febbricciattola
maledetta, ma che però scompare,
temerei d'aggravarmi, molto più che
oggi qui a Gardone ce ne sono molti
ammalati e temo con questo t'assicuro però verrò a Lovere, dove dovevi andare molto ma molto prima e
non ascoltare le lusinghe e le promesse di certuni che purtroppo temo ti diano ad intendere che fanno
qui che fanno fi, se sapesti invece
che famosi volponi sono ma tu non
puoi capirlo perché sei troppo buono e come mi scrivesti vedevi gli uomini più buoni, invece caro mio aveva ragione il Giornale il Cittadino il
quale diceva che facevano come i
coccodrilli che piangono dopo aver
mangiato i loro nati. Se vedevi come
erano contenti certi figuri dopo il vostro internamento, a certuni però
rincrebbe ch'io fossi ammalato e
così fossi lasciato a casa, figurati
che il Maresciallo venne una volta allo stabilimento, e non c'ero poiché
ero a casa, e due volte a casa, una
volta mi trovò a letto, la seconda vedendomi realmente ammalato mi lasciò in pace, ma avrei preferito la
sorte dei miei compagni poiché le
colpe erano le stesse, e due giorni
dopo glielo dissi in Municipio al
Maresciallo.
Purtroppo eravamo circondati da
una fitta rete di spie, molti che vedevamo amici, se non di fede, erano
dei giuda poiphé inventavano persinò cose non vere, ed hanno approfittato del momento per vibrarci il famoso colpo. Ora però incomincia la
metamorfosi e si incomincia a compassionare gli internati, a dire che
non è vero niente di quello che si
diceva, (Vi sono però di quelli che
dicono che ve ne sarebbero stati de-
Achille Arnaboldi
gli altri da internare) fanno auguri
perché presto ritornino, capisci i vigliacchi e si è persine saputo che vi
erano individui che ancor molto
tempo prima sapevano del provvedimento, io che non dubitavo di nulla, ti dico la verità che quel giorno fu
come un fulmine a del sereno.
La conclusione è questa, di metterci d'animo tranquillo, noi sappiamo d'aver agito sempre bene come
cittadini e come italiani, quindi abbiamo la coscienza tranquilla, e vedrai che un giorno lo riconosceranno, la verità come diceva Zola se fa
anche male verrà a galla, e tutto il
proletariato di Gardone non attende
che quel giorno, per esternarci la
sua fiducia, procura dunque di rimanere calmo pensando che la più bella soddisfazione è quella di avere
agito bene e che domani, dovranno
esser i nemici nostri che svoltano lo
sguardo per non arrossire. Dunque
sempre allegro e presto arnvederci
alla nuova dimora.
Cordiali saluti Andrea.
Non essere così ingenuo di credere alle promesse e alle moine dei
volponi che più sopra ti dissi, ti dico
io che ho potuto conoscerli bene, ne
parleremo, ciao"
Ho lasciato per ultimi i fratelli Arnaboldi nati a Gardone da Vittorio e
da Cecilia Cominazzi.
Il più giovane, Enrico, del 1901,
andò a Roma; il più vecchio, Achille,
del 1886, si trasferì a Brescia dove '
gestì una compagnia di assicurazioni e Guglielmo, del 1889, che fu
arrestato con il secondo gruppo.
Mandato a Milano fu poi chiamato alle armi. Alla fine della guerra
Gugliemo Arnaboldi
seguì a Roma il fratello e lì morì nel
1974. Nella capitale si impiegò
presso la ditta Breda divenendo, in
breve tempo, un tecnico apprezzato. A Roma rjschiò anche di essere
uno dei fucilati delle fosse Ardeatine. Guglielmo, che con il fratello
Achille è sepolto a Gardone V.T., in
un momento di nostalgia aveva
scritto una bellissima poesia dedicata alla sua Valle ed il ritornello è
riportato ~ sulla lapide della sua
tomba:
"Vorrei tornar
Su quei sentieri
Carico d'anni e
Di nostalgia, nella
Pace sognar e
Riveder i sacri
Lochi della
Infanzia mia"
G.G. Arnaboldi
Dopo la prima guerra, coloro che
non avevano pagato prima la loro
ideologia, dovettero lottare contro il
fascismo che dilagava e così molti,
sull'esempio degli Arnaboldi, per
sfuggire alle aggressioni delle
squadre dei picchiatori, se ne andarono da Gardone. Fra i tanti che
lasciarono frettolosamente la Valle
Trompia vi furono anche i fratelli
Giuseppe e Giovanni Cristini.
Alcuni non fecero più ritorno ed è
per questa ragione che di tanti personaggi si sono perse le tracce.
Questi umanitari socialisti avevano fatto del socialismo una religione di vita tanto da concepire anche un "Gesù socialista". La loro
ideologia era sintetizzata molto bene nel motto: "PER LA LIBERA SPERANZA - DI UNA SERENA PACE PER UN AMORE FELICE".
Fedeli alle loro convinzioni, coinvolsero nella lotta anche le famiglie
e per dimostrare a tutti le proprie
idee, arrivarono a dare ai figli i nomi
IL GESÙ SOCIALISTA
LA NATURA HA STABILITO LA COMUNANZA
DEI BENI
L'USURPAZIONE HA PRODOTTO LA
PROPRIETÀ PRIVATA
più rappresentativi. Edoardo Taricco, rifacendosi al motto chiamò Libera e Serena le sue due femmine e
Amore il maschio.
Unico forse nella storia è il caso
di Lattanzio Daffini, chiamato Tancio, di professione batterista
armaiolo, che aveva dato il nome di
Libero al suo primogenito, Libera
alla figlia ed ancora Libero all'ultimo
nato, pur contro la volontà sia dell'ufficio dell'anagrafe, sia della
canonica di Inzino.
Singolare è anche il caso del sindaco Angelo Franzini che, sposato
con Maria Angela Girelli e avuti ben
otto figli, ne chiamò una Oddina, (da
Oddino Morgari), una Marsina, da
Carlo Marx e un suo figlio Lassalle,
che poi è il cognome di Ferdinando
Lassalle, insigne teorico e pensatore socialista tedesco del secolo
scorso.
Del resto l'esempio di chiamare i
figli con il cognome di uomini famosi lo ebbero dai grandi: Giuseppe
Garibaldi, sposato in America con
Anita De Ribeiro, diede al suo primo
figlio il nome di Menotti che poi era il
cognome di Ciro Menotti, insigne
patriota modenese del Risorgimento.
Senz'altro questi uomini avevano
attinto i loro sentimenti di libertà dal
recente mondo garibaldino, i cui
desideri di unità si poterono ritenere soddisfatti solo con l'annessione
di Trento e Trieste dopo il primo
conflitto mondiale e ricavarono i loro pensieri dalle ideologie di alcuni
protagonisti del risorgimento di
chiara matrice socialista.
Lo stesso sindaco Angelo Franzini scrisse con semplici parole nel
Giovanni Cristini
suo testamento che l'ispiratore di
tutta la sua opera fu colui che egli
considerava il suo grande maestro
"Edmondo De Amicis".
Simone Beltrami invece, in una
accorata lettera, dalle carceri, alla
moglie, diceva che non gli erano
mai venuti meno gli insegnamenti di
chi riteneva suo grande maestro:
Giuseppe Cesare Abba.
Andrea Zambonardi aveva assunto il soprannome di Nicotera per
distinguersi da un altro Andrea
Antonio Selva
Zambonardi, suo coetaneo, di
professione idraulico e chiamato
"Ganassa", ma soprattutto perché
era un grande ammiratore del foco-
so garibaldino Francesco Nicotera
che in un secondo tempo divenne
anche deputato e Ministro del Regno d'Italia.
INDICE DEI NOMI
Da allora sono passati settantacinque anni, eventi ed esperienze tremende ed
imprevedibili hanno sconvolto la situazione politico-sociale nella quale i
nostri protagonisti operarono.
Il concetto di Libertà tanto auspicato dai nostri predecessori ha assunto ai
giorni nostri nuovi significati, nuovi aspetti che coinvolgono tutti singolarmente.
Perché esso rimanga essenza vitale per la società odierna urge formulare
e garantire precise forme disciplinari relative alle esigenze attuali di vita, così
da assicurare una ordinata, armoniosa e pacifica convivenza per tutti.
È a questo indeclinabile traguardo che è affidato l'avvenire dei nostri figli.
ABBA GIUSEPPE CESARE - garibaldino dei Mille - scrittore
ABBIATICO ANGELA - madre di Paolo Battista Leali
AIMONE GRAZIELLA - professoressa
AIMONE LUIGI - medico condotto di Gardone V.T.
ALAMANNI LUIGI - scuola di Firenze
ARDOVINI LUIGI - padre di Silvio
ARDOVINI SILVIO - internato politico
ARNABOLDI ACHILLE - militante socialista
ARNABOLDI ENRICO - militante socialista
ARNABOLDI GUGLIELMO - internato politico
ARNABOLDI VITTORIO - padre dei fratelli Arnaboldi
BAGOZZI ANGELA - madre di Cirillo Mensi
BARZILAI SALVATORE - deputato
BELLERI AMILCARE - figlio di Lorenzo
BELLERI BENVENUTO - figlio di Lorenzo
BELLERI GIUSEPPE - padre di Lorenzo
BELLERI LORENZO - chiamato "Lorenz de la Bionda" - internato politico
BELLERI SPARTACO - figlio di Lorenzo
BELTRAMI DINA - figlia di Simone
BELTRAMI GIROLAMO - padre di Simone
BELTRAMI SIMONE - chiamato "Simonu" - internato politico
BENEDETTO DOMENICA - madre di Edoardo e Paolo Taricco
BERETTA GATTINÀ - madre di Simone Beltrami
BERETTA PIETRO - industriale
BERETTA MARCO - segretario comunale
BERETTA TOMMASO - avvocato
BERTOLETTI GIOVANNI - padre di Paolo
BERTOLETTI PAOLO - internato politico
BERTOLI GIUSEPPE - segretario della Camera del Lavoro
BETTELLI SANTA - madre di Giuseppe Prati
BEVILACQUA FRANCESCO - storico - autore del presente libretto
BIANCARDI PIERINA - madre di Fabrizio Pilotti
BIANCHI & CAMERONI - officina meccanica di Lecco
BONARDI CARLO - senatore
BONARDI ITALO - deputato
BONICELLI GIACOMO - deputato
BORONI DOMENICO - chiamato "Pitela" - militante socialista
BORSI LUCIA - madre di Lorenzo Belleri
BREDA - officine meccaniche di Brescia e di Roma
BUFFOLI GIUSEPPE - chiamato "Tutina" - militante socialista
CAMEDDA GIUSEPPE - famiglia di Ortueri che ospitò il sindaco Franzini
CANTAMESSA - soprannome della famiglia Moretta
CASSINA GIACOMINA - madre di Abele Luigi Cinelli
CERIANI GIOVANNI - internato politico
CICCOTTI FRANCESCO - giornalista
CINELLI ABELE LUIGI - internato politico
CINELLI DOMENICO - padre di Abele Luigi
GIRELLI MARIA ANGELA - moglie di Franzini Angelo detto "Bocela"
CODURI FERMO - industriale
COMBINI ANDREA - padre di Carlo
COMBINI CARLO - internato politico
COMINAZZI CECILIA - madre dei fratelli Arnaboldi
CONSOLI SAVERIO - internato politico
CONTARELLI LUISA - madre di Ardicelo Donegani
CONTRINI DEMETRIO - internato politico
CONTRINI LUIGI - padre di Demetrio
CORNIANI GIULIANO - deputato
COTELLI SORTOLO - vice sindaco di Gardone
CRISTINI GIOVANNI - militante socialista
CRISTINI GIUSEPPE - militante socialista
CUZZETTI FRANCESCO - avvocato
DABBENI EGIDIO - architetto
DA COMO UGO - senatore
DAFFINI GIOVANBATTISTA - maestro
DAFFINi LATTANZIO - chiamato "Tancio" - artigiano - militante socialista
DAFFINI LIBERA - figlia di Lattanzio
DAFFINI LIBERO - figlio di Lattanzio
DAFFINI LIBERO - figlio di Lattanzio
DAMIANI FERDINANDO - internato politico
DE AMICIS EDMONDO - scrittore
DE CURSU EGIDIO - militante cattolico
DEFENDENTE ANGELO - padre di Fonzago
DEFENDENTE FONZAGO - internato politico
DE RIBEIRO ANITA - moglie del generale Giuseppe Garibaldi
DIAZ ARMANDO - generale - Duca della Vittoria
DONEGANI ANGELO - padre di Ardiccio
DONEGANI ARDICCIO - internato politico
DUCHESSA DI HOHENBERG - moglie dell'Arciduca Ferdinando
ENTRATA GIORGIO - assessore Cultura alla Comunità Montana
PACCHETTI MARIA - madre di Franzini Angelo
FAUSTI GIULIO - cognato di Simone Beltrami
FAUSTI GIUSEPPE - "Pi" - cognato di Simone Beltrami
FRANCESCO FERDINANDO D'AUSTRIA - Arciduca d'Austria
FRANCHI E GREGORINI - fonderia di Lovere
FRANZINI ANGELO - padre di Giovanni Maria detto "Frio"
FRANZINI ANGELO - chiamato "Bocela" - internato politico
FRANZINI GIOVANNI MARIA - chiamato "Frio" - internato politico
FRANZINI LASSALLE - figlio di Angelo Franzini detto "Bocela"
FRANZINI LORENZO - padre di Angelo Franzini detto "Bocela"
FRANZINI MARIA - madre di Contrini Demetrio
FRANZINI MARSINA - figlia di Angelo Franzini detto "Bocela"
FRANZINI ODDINA - figlia di Angelo Franzini detto "Bocela"
FRANZONI LUDOVICA - madre di Giovanni Maria Franzini detto "Frio"
GARIBALDI GIUSEPPE - generale
GARIBALDI MENOTTI - figlio del generale Garibaldi
GASPARINI PIETRO ANGELO - assessore all'Istruzione del Comune di Gardone
GAZZA ADELE - madre di Silvio Ardovini
GHERARDI IRÒ - militante socialista
GUERINI DOMENICA STELLA - moglie di Lorenzo Belleri
IL CITTADINO - quotidiano cattolico di Brescia
LAVANTI - quotidiano socialista nazionale
LASSALLE FERDINANDO - teorico socialista tedesco
LEALI GIOVANNI - padre di Paolo Battista
LEALI PAOLO BATTISTA - internato politico
LONGINOTTI GIOVANNI MARIA - deputato
MARX CARLO - filosofo
MASSARI ANGELO - sindaco di Villa Cogozzo
MENOTTI CIRO - patriota italiano del risorgimento
MENSI ANTONIO - padre di Cirillo
MENSI CIRILLO - militante socialista
MYLIUS FEDERICO - cotonificio
MONTINI GIORGIO - deputato
MORANDINI LORENZINA - madre di Fonzago Defendente
MORGARI ODDINO - deputato
MUCCIACCIA ANNUNCIATA - madre di Giovanni Nenna.
NENNA ANTONIO - padre di Giovanni
NENNA GIOVANNI - internato politico
NICOTERA FRANCESCO - deputato
PAROLI ÈRCOLE - avvocato
PICCINARDI ANNA MARIA - madre di Andrea Zambonardi chiamato "Nicotera"
PILOTTI ELIA - padre di Fabrizio
PILOTTI ELISA - madre di Carlo Combini
PILOTTI FABRIZIO - internato politico
PORTA GIANFRANCO - professore
PRATI GIUSEPPE - internato politico
PRATI PIETRO - padre di Giuseppe
REDAELLI GIUSEPPE - industriale
RINALDINI MARIA - moglie di Andrea Zambonardi chiamato "Nicotera"
SALANDRA ANTONIO - statista
SALVINELLI GIUSEPPE - sindaco di Gardone
SELVA ANTONIO - sindaco di Gardone
TARICCO AMORE - figlio di Edoardo
TARICCO EDOARDO - internato politico
TARICCO LIBERA - figlia di Edoardo
TARICCO MICHELE - padre di Edoardo e Paolo
TARICCO PAOLO - internato politico
TARICCO SERENA - figlia di Edoardo
TOETTI CAROLINA - madre di Paolo Bertoletti
TOGNOLI ALBERTO - fotografo
TREVES CLAUDIO - deputato
TURATI FILIPPO - deputato
ZAMBONARDI ANDREA - chiamato "Ganassa" - idraulico
ZAMBONARDI ANDREA - chiamato "Nicotera" - militante socialista
ZAMBONARDI GIUSEPPE - padre di Andrea Zambonardi detto "Nicotera"
ZAMBONARDI GIUSEPPE - figlio di Andrea detto "Nicotera"
ZAMBONI ENZO - Delegato allo sport ed ai problemi dei giovani di Gardone
ZOLA EMILIO - scrittore
FOTOGRAFIE di ALBERTO TOGNOLI
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gli internati politici - Pierantonio Bolognini