UNIVERSITA’ DI CATANIA
eclissi solare sull'Artico
(1° agosto 2008)
M.CALTABIANO
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I SIGILLANTI
I sigillanti
costituiscono uno dei presidi inclusi nei programmi di prevenzione della salute
orale e nascono dalla esigenza di contrastare l'insorgenza della carie a livello
di quelli che sono dei "loci minoris resistentiae" della struttura dentale dei
molari e premolari, ovvero dei solchi e delle fessure.
scopo
è quello di preservare queste superfici rendendole inaccessibili all'impianto di
batteri e germi responsabili della insorgenza della carie. costituiscono ancora
oggi delle fasce di età a rischio soprattutto per quanto concerne la
suscettibilità alla carie di solchi e fessure
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I SIGILLANTI
CENNI STORICI
Nei primi del ‘900
si iniziò ad effettuare l’“Odontotomia profilattica” che consisteva nell’otturazione
sistematica di solchi e fossette in presenza o meno di carie. Tuttavia tale procedura
non poteva essere considerata preventiva, dato che prevedeva l’asportazione di
considerevole quantità di tessuto dentale sano per creare cavità ritentive per i
materiali da otturazione dell’epoca (cementi al silicato e amalgama). Inoltre, fu
dimostrato che l’odontotomia profilattica non riduceva, ma aumentava la probabilità di
formazione di carie
A metà degli anni ’50
furono poste le basi per la Sigillatura con un cambiamento radicale, grazie al
contributo di Michael Buonocore – che sviluppò i presupposti delle tecniche adesive – e
di Raphael Bowen che propose nuovi monomeri resinosi, componenti dei futuri compositi
Nel ’67
tali innovazioni portarono alla pubblicazione del primo articolo sul successo
dell’applicazione delle resine come sigillanti su solchi e fossette
Nei primi anni Settanta furono messi a punto da Wilson e Kent i cementi vetroionomerici, materiali che ancora oggi vengono considerati in alternativa alle resine
composite.
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Classificazione
I sigillanti riconoscono quattro generazioni di materiali da quando sono stati introdotti:
I generazione:
costituita da elementi ottenuti per miscelazione del metil-2-cianoacrilato con il metilmetacrilato ed attivati per mezzo di luce ultravioletta (Ormai hanno solamente valore
storico).-
II generazione:
costituita da elementi in cui il cianoacrilato è sostituito dal dimetacrilato che
rappresenta il prodotto di reazione del bisfenolo A con il glicidil-metacrilato (Bis-Gma).
Sono autopolimerizzabili (Anche essi sono stati abbandonati).
III generazione:
Costituita da
a) elementi ottenuti per miscelazione di cementi vetroionomerici e recentemente con
l’aggiunta di ACP (fosfato di calcio amorfo) e di AFP (fosfato di fluoro amorfo) che
sono riempitivi a nanoparticelle facilmente assorbiti dai tessuti dentali. I cementi
vetro-ionomerici però non possiedono le caratteristiche estetiche dei compositi e
neanche la loro resistenza all’abrasione, con una conseguente breve durata nel tempo.
Inoltre sono fragili e tendono a fratturarsi esponendo all’ambiente orale le porzioni
sottostanti non sigillate di solchi e fossette;
b) derivati uretani, a differenza dei vetro-ionomeri presentano una maggiore
resistenza e durezza. Inoltre venendo incorporato il fluoruro, esso fuoriesce
lentamente per diffusione, il quale combinandosi con lo smalto esplica un’azione
anticarie.
IV generazione:
costituita da elementi sempre a base di Bis-Gma ma polimerizzabili mediante luce
alogena. I materiali fotopolimerizzabili sono più semplici da usare rispetto a quelli
autopolimerizzabili poiché possono essere applicati e lasciati scorrere per un periodo più
adeguato prima di sottoporli alla luce per la polimerizzazione.
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Classificazione
In base alla percentuale di riempitivo distinguiamo:
sigillanti non riempiti;
sigillanti mediamente riempiti
(riempiti intorno al 5%);
sigillanti altamente riempiti
(riempiti oltre il 50%).
I riempitivi sono costituiti da particelle inorganiche provenienti da cristalli di quarzo,
vetro borosilicato, vetro di bario, parti colloidali, silicato di bario, silicato di stronzio e
alluminio, fluoruro di calcio
L'aggiunta di riempitivo ha lo scopo di rendere il prodotto più resistente all'abrasione
ma comporta lo svantaggio di una maggiore viscosità e conseguentemente una notevole
perizia da parte dell'operatore nel collocarlo in situ.Per evitare questi inconvenienti si
sono utilizzati da recente i nanoriempitivi (ACP,AFP).
punto di vista cromatico i sigillanti si distinguono in:
Sigillanti trasparenti;
sigillanti colorati (Biossido di titanio TiO2) (colore
sigillanti opachi.
dente,bianchi,rosa).
Il vantaggio di poter fruire di prodotti colorati ed opachi è dovuto al fatto che questi
sono più visibili e quindi suscettibili ad una più facile e diretta osservazione clinica nel
corso del tempo.
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I SIGILLANTI
Classificazione
.
Una ulteriore classificazione dei sigillanti potrebbe essere effettuata in base alla presenza
o meno di fluoro nei composti.
Generalmente l'incorporazione del fluoro può avvenire con due metodi:
a) il sale fluorato solubile è aggiunto alla resina non polimerizzata: dopo che il sigillante è
stato applicato al dente, il sale dissolve, e gli ioni fluorati vengono rilasciati.b) un composto organico fluorato viene legato chimicamente alla resina ed il fluoro viene
rilasciato dallo scambio con altri ioni.
Uno studio effettuato in vitro da Shariati (1989) suggerisce che il rilascio di fluoro
potrebbe inibire la demineralizzazione e promuovere al contrario una mineralizzazione
dello smalto sottostante provvedendo a lasciare uno strato di fluoro che rende il dente
più resistente alla carie qualora il sigillante venga perso.
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Classificazione
.APPLICAZIONI
CLINICHE
colorati
trasparenti
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21 dicembre 2010,
giorno del solstizio di inverno
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