COMMISSIONE GIUDICATRICE DELLA VALUTAZIONE COMPARATIVA A UN
POSTO DI RICERCATORE UNIVERSITARIO DEL SETTORE SCIENTIFICO
DISCIPLINARE L-ART/07 _ MUSICOLOGIA E STORIA DELLA MUSICA,
FACOLTA' DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE DELL’UNIVERSITA'
DEGLI STUDI DI CATANIA (D.R. n. 30/05/Valcomp del 02.05.2005, pubblicato nella
G.U.R.I. n. 37 del 10.05.2005).
Relazione riassuntiva
Giovedì 25 maggio 2006, alle ore 12.20, nei locali dell’aula Seminari (n. 248), al terzo piano
del Convento di San Nicolò, la Commissione giudicatrice della valutazione comparativa a
un posto di ricercatore universitario per il settore scientifico-disciplinare L-Art/07 presso la
Facoltà di Lingue dell’Università di Catania, bandito con D.R. n. n. 30/05/Valcomp del
02.05.2005, il cui avviso è stato pubblicato sulla G.U.R.I. - IV serie speciale - n. 37 del
10.05.2005, a conclusione della seduta finale, in base ai verbali già redatti, procede alla
stesura della relazione riassuntiva dei lavori svolti.
La Commissione, nominata, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R n. 117 del 23.3.2000, con D.R.
58/05/Valcomp del 25.10.2005, pubblicato sulla G.U.R.I. - IV serie speciale - n. 88
dell’8.11.2005, risulta composta da:
Prof. Paolo Emilio Carapezza, Ordinario della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
degli Studi di Palermo;
Prof.ssa Claudia Colombati, Associato della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
Dott. Dario Oliveri, Ricercatore confermato della Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università degli Studi di Palermo.
La Commissione ha iniziato i propri lavori sabato 11 febbraio 2006 e li ha conclusi giovedì
25 maggio 2006, secondo il seguente calendario:
I
Riunione:
11 febbraio 2006, dalle ore 8.30 alle ore 9;
II
Riunione:
22 marzo 2006, dalle ore 10 alle ore 20;
23 marzo 2006, dalle ore 8 alle ore 20;
24 marzo 2006, dalle ore 8 alle ore 15.15;
III
Riunione:
22 maggio 2006, dalle ore 8.15 alle ore 14.25;
IV
Riunione:
23 maggio 2006, dalle ore 8 alle ore 14.05;
V
Riunione:
23 maggio 2006, dalle ore 15.15 alle ore 20;
24 maggio 2006, dalle ore 8 alle ore 12;
VI
Riunione:
24 maggio 2006, dalle ore 14.15 alle ore 18;
25 maggio 2006, dalle ore 8.15 alle ore 17.
1
La prima riunione si è svolta per via telematica, giusta autorizzazione del Rettore. Le
restanti riunioni si sono svolte presso la Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi di
Catania.
Nella prima riunione, la Commissione ha proceduto alla nomina del presidente, nella persona
del Prof. Paolo Emilio Carapezza e del segretario, nella persona del dott. Dario Oliveri.
Quindi, secondo quanto disposto dalla vigente normativa in tema di reclutamento dei
ricercatori universitari, ha predeterminato i criteri di massima e le procedure della
valutazione dei candidati. La Commissione ha inoltre indicato il calendario delle prove di
esame. Di tali criteri è stata assicurata, per oltre sette giorni, la pubblicità, così come
disposto dall’art. 4 del D.P.R. 117/2000. (Verbale 1)
Nella seconda riunione, la Commissione ha valutato i titoli e le pubblicazioni presentati dai
seguenti candidati alla valutazione comparativa:
1.
Abbadessa, Emanuela Ersilia
2.
Armellini, Mario
3.
Becheri, Gabriele
4.
Caruso, Annalisa
5.
La Macchia, Saverio
6.
Locanto, Massimiliano
7.
Marica, Marco
8.
Mastropietro, Alessandro
9.
Mattei, Lorenzo
10.
Seminara, Graziella
11.
Somigli, Paolo
12.
Stiffoni, Gian Giacomo
13.
Tufano, Lucio
Si riportano, di seguito, i giudizi individuali e il giudizio collegiale espressi sui titoli e sulle
pubblicazioni dei candidati che hanno portato a termine tutte le prove previste:
1. Abbadessa, Emanuela Ersilia (Catania 1964)
Laurea con lode in Lettere moderne (Catania, 1991) con dissertazione su Il carteggio
Zandonai–Maugeri, poi pubblicata nel 1996. Idonea a frequentare il dottorato di ricerca
(Bologna 1996 e 1997).
Professore a contratto nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di
Catania dal 2002; cultore della materia dal 1998. Collaborazioni con il Teatro Massimo
Bellini e con case editrici, co-redattrice della rivista “Note su note”. Esperienze di ricerche e
cataloghi. Ha partecipato e tenuto relazioni a numerosi convegni musicologici in Italia ed
all’Estero. Ha ella stessa organizzato importanti mostre e convegni.
2
Presenta 24 pubblicazioni valutabili (1990-2005), e inoltre 5 pubblicazioni in corso di stampa
e quindi non valutabili: vedi elenco qui allegato.
a) Giudizio del prof. Carapezza
Dal 1990 al 2005 ha pubblicato numerosi saggi, articoli, recensioni. Oltre a 5 scritti in corso
di stampa e qui non valutabili, presenta 24 pubblicazioni. La più recente è un pregevole
arguto libretto di 150 pagine, ariose ma dense, intitolato Ho un sassolino nella scarpa.
Leggerezze e pesantezze tra suoni e visioni: consta di 27 brevi articoli, raggruppati i 4
capitoli, e di una nota bibliografica finale. Nella “deliberata rapsodicità dell'assunto tematico”
– per citare la prefazione di Fernando Gioviale – si apprezza “la saporosa leggerezza della
conduzione espressiva”, ricca d’una “messe copiosa di analisi [… ] con sicura padronanza dei
mezzi”.
Delle 23 rimanenti pubblicazioni (9 delle quali su Note su note), 8 vertono su temi belliniani,
3 su Zandonai, 2 fungono da programmi di sala. Ne risulta un'ammirevole versatilità
dell'autrice, capace di scandagliare con metodi appropriati e illuminanti, spesso con acume, i
vari aspetti di differenti fenomenologie musicali, e di esporre con chiarezza ed efficacia il suo
pensiero.
In conclusione si riscontrano nelle sue pubblicazioni scientifiche (edite in collane,
miscellanee e periodici di buon livello) capacità di sintesi, originalità e novità. La
documentata attività didattica, scientifica ed organizzativa è tutta congruente con le
discipline del Settore Scientifico-disciplinare L-Art/07.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
La candidata ha svolto un’intensa e continuativa attività musicale di ricerca con la
partecipazione a numerose conferenze, seminari, convegni nazionali ed internazionali, in
gran parte in concomitanza di interesse con l’ambito degli studi e delle pubblicazioni
scientifiche anche in quelle di carattere divulgativo e condotte sempre con vivacità
intellettuale. La competenza le deriva sia dalla formazione di studio che dalla regolare
esperienza dell’attività didattica.
Le pubblicazioni presentate sono coerenti con le tematiche perseguite e consistono in
numerosi articoli e saggi, distinguendosi in due principali filoni di ricerca: il primo, derivato
dalla tesi di laurea, su Il carteggio di Zandonai-Maugeri reca spunti interessanti per la
definizione della vita e dell’arte del compositore e viene approfondito in un saggio
successivo con l’accostamento alla figura di A. Longo nell’ambito di una ricognizione
storica del Ventennio sul piano culturale. Il secondo, di rilievo centrale, consiste negli studi
belliniani compiuti sia sotto il profilo dei carteggi (nn. 7 e 8) che sulla “figura-mito” del
compositore. Ad essi si aggiungono i saggi dedicati al Novecento italiano, ed in particolare
ad A. Clementi, F. Pennisi e G. Petrassi.
3
c) Giudizio del dott. Oliveri
Dal curriculum vitæ si evince che la candidata ha collaborato, come Cultore della materia,
con la cattedra di Storia della Musica dell’Università di Catania; ha ottenuto, nel 1996 e nel
1997, il giudizio di idoneità ai concorsi di Dottorato di Ricerca dell’Università di Bologna;
ha svolto attività di insegnamento, come Docente a contratto, presso la Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere dell’Università di Catania (a partire dall’a.a. 2002/2003). Inoltre, ha
fatto parte del comitato scientifico e redazionale della rivista “Note su Note” ed ha
collaborato con la Fondazione Bellini, il Museo Belliniano di Catania e l’Associazione
Musicale Etnea.
La sua produzione, che pure rivela un’estrema versatilità e varietà di interessi, tende tuttavia
a concentrarsi – per quel che attiene ai contributi di maggiore rilievo – su alcuni ambiti
privilegiati che possono individuarsi nelle ricerche su Vincenzo Bellini, su Riccardo
Zandonai e su alcuni specifici aspetti e problemi del repertorio musicale contemporaneo. In
particolare, risulta assai approfondito e curato il lavoro sul carteggio Zandonai-Maugeri, in
cui lo spoglio analitico dei documenti indicati vien fatto precedere da un’articolata
ricognizione dei percorsi biografici e artistici del compositore. Molto originale e interessante
appare inoltre – anche per la vastità dei riferimenti poetici e letterari – il saggio Aspetti
sadiani della figura di Scarpia; mentre un po’ meno strutturati e pregnanti risultano invece
gli scritti a carattere divulgativo sulla musica contemporanea e soprattutto sulla canzone, il
rock, il minimalismo.
d) Giudizio della Commissione
La sua produzione, che pure rivela versatilità e varietà di interessi, tende tuttavia a
concentrarsi – per quel che attiene ai contributi di maggiore rilievo – su alcuni ambiti
privilegiati che possono individuarsi nelle ricerche su Vincenzo Bellini, su Riccardo
Zandonai e su alcuni specifici aspetti e problemi del repertorio musicale contemporaneo. In
particolare, risulta assai approfondito e curato il lavoro sul carteggio Zandonai-Maugeri, in
cui lo spoglio analitico dei documenti indicati vien fatto precedere da un’articolata
ricognizione dei percorsi biografici e artistici del compositore. Molto originale e interessante
appare inoltre – anche per la vastità dei riferimenti poetici e letterari – il saggio Aspetti
sadiani della figura di Scarpia.
Pregevole il recente (2005) arguto libretto di 150 pagine, ariose ma dense, intitolato Ho un
sassolino nella scarpa. Leggerezze e pesantezze tra suoni e visioni: consta di 27 brevi
articoli, raggruppati i 4 capitoli, e di una nota bibliografica finale. Nella “deliberata
rapsodicità dell'assunto tematico” – per citare la prefazione di Fernando Gioviale – si
apprezza “la saporosa leggerezza della conduzione espressiva”, ricca d’una “messe copiosa
di analisi [… ] con sicura padronanza dei mezzi”.
In conclusione si riscontrano nelle sue pubblicazioni scientifiche (edite in collane,
miscellanee e periodici di buon livello) capacità di sintesi, originalità e novità. La
documentata attività didattica, scientifica ed organizzativa è tutta congruente con le
discipline del Settore Scientifico-disciplinare L-Art/07.
4
2. Mastropietro, Alessandro (L’Aquila, 1968)
Diplomi in Composizione, Musica elettronica e Direzione d’orchestra (L’Aquila, 1995-98).
Laurea con lode in Lettere con tesi sulle ultime opere elettroniche di Luigi Nono (Roma “La
Sapienza”, 1995). Dottore di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali (ibidem, 2005)
con dissertazione su Nuovo teatro musicale a Roma e Palermo, 1961-1973. Ha seguito
corsi di perfezionamento e di specializzazione. Ha svolto inoltre un’assai densa attività
editoriale, organizzativa e di critica musicale, nonché di conferenziere e relatore. È attivo
anche come direttore d’orchestra e di coro, nonché come compositore.
Cultore della materia e tutor musicologico a Roma “La Sapienza” (dal 2001). A partire dal
1996 docente di Storia della musica dapprima all’Istituto Musicale Gaspare Spuntini di
Ascoli Piceno, quindi nel Conservatorio Alfredo Casella dell’Aquila. Professore a contratto
nell’Università dell’Aquila (2000). Per conto dell’Università di Palermo ha redatto e messo
in rete il catalogo dell’Archivio di Domenico Guàccero in Roma (2004-2005).
Presenta 14 pubblicazioni valutabili (1996-2005): 14 saggi, uno dei quali nel volume di
scritti di Domenico Guaccero da lui curato. Vedi elenco delle pubblicazioni allegato.
a) Giudizio del prof. Carapezza
I suoi 14 saggi (stampati tra il 1996 e il 2005) apportano un contributo notevole e spesso
originale all’esegesi della nuova musica, soprattutto di compositori italiani della seconda
metà del XX secolo (Guàccero specialmente, ma anche Pennisi, Clementi, Lupone), sono
editi in volumi e periodici scientificamente rilevanti e ben diffusi.
Tutte le suddette attività sono congruenti col settore scientifico disciplinare L-ART/07.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Il candidato presenta un ricco curriculum sia per il percorso formativo degli studi che per
l’attività scientifica e professionale, nonché didattica, di divulgazione e di organizzazione
musicale in diversi ambiti e di rilevanza nazionale. La sua formazione di musicologo e di
musicista (diplomi in Musica elettronica, Direzione d’orchestra e Composizione) gli
permettono una precisa e sistematica competenza nell’analisi del complesso campo del
Novecento, ambito studiato nella tesi di dottorato -che tuttavia non presenta tra le
pubblicazioni – dal titolo: Nuovo Teatro musicale a Roma e a Palermo (1961-1973).
Dall’attività curriculare si evince infatti la continuità e la congruenza degli studi e della
ricerca presente negli articoli e nei saggi recanti spunti interessanti del panorama italiano del
Novecento qual Luigi Nono, le opere degli anni ’60 e ’70: Musiche per Manzù e
Riflessione teorica e presenza storica in alcuni brevi scritti di Domenico Guaccero (in
“Musica/Realtà”, 2004).
c) Giudizio del dott. Oliveri
Il candidato vanta un curriculum studiorum assai articolato sia sul fronte della formazione
musicale che su quello della ricerca storica e musicologica. Oltre alla laurea in Lettere
5
(conseguita presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sulle ultime opere con
strumenti elettronici di Luigi Nono), egli dispone infatti dei diplomi in Musica Elettronica, in
Direzione d’Orchestra e in Composizione (conseguiti presso il Conservatorio dell’Aquila fra
il 1995 e il 1998).
Oltre alla tesi di dottorato, dal titolo Nuovo teatro musicale a Roma e a Palermo (19611973), l’elenco delle sue pubblicazioni include anche un breve saggio su Riflessione e
presenza storica in alcuni scritti di Domenico Guàccero (pubblicato nel 2004 sulla rivista
“musica/realtà”), un più vasto intervento sui rapporti di collaborazione fra Nono e Giacomo
Manzù, e una serie di annotazioni sulle Kammerkantaten di Hanns Eisler su versi di Ignezio
Silone che si segnalano per l’originalità dell’argomento e l’accuratezza della ricostruzione
storica e documentaria.
d) Giudizio della Commissione
I suoi 14 saggi (stampati tra il 1996 e il 2005) apportano un contributo notevole e spesso
originale all’esegesi della nuova musica, soprattutto di compositori italiani della seconda
metà del XX secolo (Guàccero specialmente, ma anche Pennisi, Clementi, Lupone), sono
editi in volumi e periodici scientificamente rilevanti e ben diffusi.
Oltre alla tesi di dottorato, dal titolo Nuovo teatro musicale a Roma e a Palermo (19611973), l’elenco delle sue pubblicazioni include anche un breve saggio su Riflessione e
presenza storica in alcuni scritti di Domenico Guàccero (pubblicato nel 2004 sulla rivista
“musica/realtà”), un più vasto intervento sui rapporti di collaborazione fra Nono e Giacomo
Manzù, e una serie di annotazioni sulle Kammerkantaten di Hanns Eisler su versi di Ignezio
Silone che si segnalano per l’originalità dell’argomento e l’accuratezza della ricostruzione
storica e documentaria
Tutte le suddette attività sono congruenti col settore scientifico disciplinare L-Art/07.
3. Seminara, Graziella (Catania, 1957)
Laurea in Lettere con lode e dignità di stampa (Catania, 1981) con tesi su Romanzo, città e
folla in Rovani, Arrighi e Tarchetti, cui fu assegnato due anni dopo il premio “Amalia
Lanzerotti Pantano”. Diploma di Pianoforte con lode (Catania, 1977). Borsa di studio della
Fondazione Cini (Venezia, 1985) per seguire il corso su La musica nella formazione e nello
sviluppo della civiltà europea.
Dal 1989 insegna Storia ed estetica della musica nell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di
Catania. Dal 2003 è anche professore a contratto di Estetica della musica nella Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.
È stata per oltre dieci anni (1992-2002) responsabile della sede di Catania del Centro di
Documentazione della Musica Contemporanea del Centro per le Iniziative Musicali in
Sicilia, nonché redattrice della rivista “Archivio”, dedicata ai principali compositori siciliani e
romani della seconda metà del XX secolo. Ha fatto parte del Comitato Nazionale per le
Celebrazioni Belliniane del 2001, dal quale ha ricevuto l’incarico di raccogliere in copia tutte
6
le fonti belliniane nel Centro di documentazione presso il Teatro Bellini di Catania. Dal 2003
al 2005 ha partecipato, per conto dell’Università di Palermo al PRIN “Archivi italiani di
musica contemporanea”, catalogando e studiando l’Archivio romano del compositore
catanese Francesco Pennini. Ha organizzato convegni su Francesco Pennisi (2003) e Aldo
Clementi (2005) e un incontro con Nuria Schönberg Nono (2004).
Presenta 23 pubblicazioni valutabili (1992-2004): vedi elenco delle pubblicazioni allegato.
a) Giudizio del prof. Carapezza
Completa ed adeguata la sua preparazione teorica e pratica, musicologica e musicale.
Le sue 23 pubblicazioni riguardano Jean Philippe Rameau compositore e teorico (il suo libro
del 2001 costituisce il più importante contributo italiano su di lui), Vincenzo Bellini (cui
sono dedicati 4 saggi), Francesco Pennisi (5 saggi), Azio Corghi (9 saggi), nonché Il sonoro
nei film di Kubrik, il Wozzeck, Alfredo Sangiorgi (il maestro catanese di Clementi) e Luigi
Dallapiccola. Sono importanti studi originali e innovativi, condotti con acribia filologica e
profondità ermeneutica, pubblicati in sedi editoriali prestigiose.
A parte la tesi di laurea, ch’è su argomento di letteratura italiana, tutta la sopradescritta
attività congruisce con il settore scientifico disciplinare L-ART/07.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
La candidata presenta un significativo curriculum sia per la solida preparazione
musicologica e musicale, sia per il percorso professionale e per l’attività di ricerca,
organizzativa e didattica. Le pubblicazioni presentate, caratterizzate da maturità di indagine
e competenza scientifica, rientrano nella continuità dell’ambito di ricerca e si articolano: a)
sulla figura di J. Ph. Rameau, con una monografia corredata da scheda discografica; b) sulla
produzione di V. Bellini, della quale si menziona in particolare la raccolta e la catalogazione
per il Centro di Documentazione Belliniano ed alcuni saggi di particolare interesse (nn.: 14,
16 e 22 ). Fondamentali inoltre, per l’apporto individuale e lo specifico riferimento a
tematiche meno frequentate nella panoramica musicologica italiana, risultano come terzo
filone della sua bibliografia, gli studi condotti sui compositori F. Pennisi, A. Corghi ed A.
Clementi . Si menzionano inoltre il numero monografico della rivista “Archivio. Musiche
del XX secolo” (1992) e la curatela degli Atti del Convegno “Il Wozzeck di Alban Berg”
(1996).
c) Giudizio del dott. Oliveri
La candidata è sia laureata in Lettere Moderne che diplomata in Pianoforte ed ha usufruito,
nel 1985, di una borsa di studio della Fondazione Cini di Venezia. Inoltre è docente di Storia
ed Estetica della Musica presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” di Catania (dal 1989) e
docente a contratto di Estetica della Musica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Catania (dall’a.a. 2003/2004).
La sua attività di ricerca si è rivolta, in modo sistematico e approfondito, allo studio dei
percorsi creativi e scientifici di Jean-Baptiste Rameau; allo studio dei documenti relativi alla
7
biografia di Vincenzo Bellini, nonché all’analisi della sua produzione operistica; infine alla
documentazione e all’analisi delle esperienze compositive di Azio Corghi e di Francesco
Pennisi. Le ricerche su Vincenzo Bellini sono state in gran parte realizzate nell’ambito delle
attività promosse dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Belliniane e risultano
documentate sia dagli atti del convegno internazionale “Vincenzo Bellini nel secondo
centenario della nascita” che nel saggio La “filosofica musica” di Vincenzo Bellini,
riportato nel volume antologico Vincenzo Bellini. La vita, le opere, l’eredità. Per quanto
riguarda Azio Corghi, la candidata si è concentrata in modo particolare sulle opere di teatro
musicale, realizzando una serie di articoli e saggi pubblicati anche a cura dell’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia, dell’editore G. Ricordi & C., del Teatro alla Scala di Milano, del
Teatro Massimo Bellini di Catania, del Rossini Opera Festival di Pesaro. Per quanto riguarda
infine il rapporto con la produzione di Francesco Pennisi, va segnalato – accanto a vari
scritti di diversa natura - soprattutto l’esauriente e dettagliato Catalogo delle opere riportato
nel secondo numero della rivista “Archivio. Musiche del XX Secolo”: tale Catalogo, che
all’inizio degli anni Novanta costituiva il primo esempio di approfondito e sistematico
approccio all’esperienza creativa di Francesco Pennisi, e che la candidata stessa ha in seguito
integrato soffermandosi per esempio anche sulla produzione grafica e pittorica, mantiene
infatti ancora oggi il suo carattere di imprescindibile punto di riferimento nell’ambito degli
studi sulla musica italiana del secondo Novecento.
d) Giudizio della Commissione
Completa ed adeguata la sua preparazione teorica e pratica, musicologica e musicale.
Le sue 23 pubblicazioni riguardano Jean Philippe Rameau compositore e teorico (il suo libro
del 2001 costituisce il più importante contributo italiano su di lui), Vincenzo Bellini (cui
sono dedicati 4 saggi), Francesco Pennisi (5 saggi), Azio Corghi (9 saggi), nonché Il sonoro
nei film di Kubrik, il Wozzeck, Alfredo Sangiorgi (il maestro catanese di Clementi) e Luigi
Dallapiccola. Sono importanti studi originali e innovativi, condotti con acribia filologica e
profondità ermeneutica.
Le sue ricerche su Vincenzo Bellini sono state in gran parte realizzate nell’ambito delle
attività promosse dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Belliniane e risultano
documentate sia dagli atti del convegno internazionale “Vincenzo Bellini nel secondo
centenario della nascita” che nel saggio La “filosofica musica” di Vincenzo Bellini,
riportato nel volume antologico Vincenzo Bellini. La vita, le opere, l’eredità. Per quanto
riguarda Azio Corghi, la candidata si è concentrata in modo particolare sulle opere di teatro
musicale, realizzando una serie di articoli e saggi pubblicati anche a cura dell’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia, dell’editore G. Ricordi & C., del Teatro alla Scala di Milano, del
Teatro Massimo Bellini di Catania, del Rossini Opera Festival di Pesaro.
Per quanto riguarda infine il rapporto con la produzione di Francesco Pennisi, va segnalato –
accanto a vari scritti di diversa natura - soprattutto l’esauriente e dettagliato Catalogo delle
opere riportato nel secondo numero della rivista “Archivio. Musiche del XX Secolo”: tale
Catalogo, che all’inizio degli anni Novanta costituiva il primo esempio di approfondito e
8
sistematico approccio all’esperienza creativa di Francesco Pennisi, e che la candidata stessa
ha in seguito integrato soffermandosi per esempio anche sulla produzione grafica e pittorica,
mantiene infatti ancora oggi il suo carattere di imprescindibile punto di riferimento
nell’ambito degli studi sulla musica italiana del secondo Novecento.
A parte la tesi di laurea, ch’è su argomento di letteratura italiana, tutta la sopradescritta
attività congruisce con il settore scientifico disciplinare L-ART/07.
4. Somigli, Paolo (Firenze, 1970)
Dottore di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali (Roma “La Sapienza”, 2003) con
dissertazione su Il concerto per strumento solista e orchestra nell’opera di György Ligeti.
Laurea in Lettere con lode (Firenze, 1997) con tesi su “Vanitas” di Salvatore Sciarrino.
Diploma di pianoforte (Firenze, 1994).
Dal 2004 insegna “Materie musicali” al Liceo classico “Minghetti” di Bologna. Dal 1997 ad
oggi ha svolto un’intensa attività didattica musicologica nell’Università di Bologna e presso
altre istituzioni. Borse della Fondazione “Paul Sacher” di Basilea (2002/3), per i suoi studi
su Ligeti, e della Scuola di Musica e Filosofia di Maratea, per seguirvi i corsi estivi nel 1998.
Come pianista ha tenuto concerti dal 1990 al 1998. Ha organizzato, partecipato e tenuto
relazioni in vari convegni tra il 1996 e il 2005.
Presenta 12 pubblicazioni valutabili (2000-2005): vedi elenco delle pubblicazioni allegato.
a) Giudizio del prof. Carapezza
Completa ed adeguata la sua preparazione teorica e pratica, musicologica e musicale.
Ha pubblicato, a partire dal 2000, vari articoli. Oltre la sua dissertazione dottorale (un ampio
e profondo studio su un importante aspetto della musica di Ligeti), presenta sette saggi, tre
recensioni e una scheda critica. Sono tutti contributi originali e rilevanti, pubblicati in sedi
editoriali prestigiose: mostrano la capacità dell’autore di muoversi con sapienza tra vari
aspetti della musica contemporanea.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Il candidato, in possesso di un solido curriculum musicale, musicologico e didattico, ha
svolto, tra l’altro, un periodo di ricerca presso la Fondazione “Paul Sacher” di Basilea
(2002-2003) ed una continuativa attività divulgativa ed organizzativa partecipando a
convegni, seminari, collaborazioni scientifiche. I suoi studi sono tutti congruenti con i
principali interessi già manifestati nella tesi di laurea ed, in seguito , in quella di dottorato. Si
cita il volume “Analisi del rapporto tra musica del secondo ‘900 e tradizione occidentale
colta: Ligeti ed i molteplici piani della tradizione”, lavoro chiaramente esposto e di
interesse
scientifico con particolare riferimento all’analisi del concetto di
“contemporaneità”. Tale ambito di ricerca si riflette, come approfondimento di diversi
aspetti della tematica, nei vari articoli e saggi presentati.
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c) Giudizio del dott. Oliveri
Il candidato è diplomato in pianoforte e dottore di ricerca. Inoltre ha collaborato, come
Cultore della materia e come docente a contratto, alle attività della cattedra di Storia della
Musica dell’Università di Firenze e del DAMS di Bologna.
La sua produzione scientifica si costituisce attualmente di un’ampia dissertazione dottorale
su Il concerto per strumento solista e orchestra nell’opera di Ligeti e di una serie di saggi,
articoli e recensioni dai quali traspare una pluralità di interessi che sembra tuttavia
focalizzarsi sui temi del rapporto fra musica colta e repertorio popular (come dimostrano la
recensione della Storia della canzone italiana di Gino Castaldo o l’intervento alla tavola
rotonda su “Musicologia storica e musica di consumo”) oppure su certi aspetti del repertorio
strumentale novecentesco (la Concord Sonata di Charles Ives; il Quatuor pour la fin du
temps di Olivier Messiaen) o sull’influsso delle avanguardie europee (e soprattutto
“viennesi”) sulla cultura musicale italiana: a tale argomento è infatti dedicato un ampio e
articolato saggio su Atonalità e “dodecafonia” in Italia nella prima metà del Novecento,
pubblicato nel 2002 sulla rivista “Musica e Storia”, che ci appare assi degno di nota anche
per l’estrema varietà e vastità dei riferimenti bibliografici e documentari.
d) Giudizio della Commissione
Completa ed adeguata la sua preparazione teorica e pratica, musicologica e musicale.
Ha pubblicato, a partire dal 2000, vari articoli. Oltre la sua dissertazione dottorale (un ampio
e profondo studio su un importante aspetto della musica di Ligeti), presenta sette saggi, tre
recensioni e una scheda critica.
Sono tutti contributi originali e rilevanti, pubblicati in sedi editoriali prestigiose: mostrano la
capacità dell’autore di muoversi con sapienza tra vari aspetti della musica contemporanea.
Ne traspare, fra l’altro, anche una pluralità di interessi che sembra tuttavia focalizzarsi sui
temi del rapporto fra musica colta e repertorio popular (come dimostrano la recensione della
Storia della canzone italiana di Gino Castaldo o l’intervento alla tavola rotonda su
“Musicologia storica e musica di consumo”) oppure su certi aspetti del repertorio
strumentale novecentesco (la Concord Sonata di Charles Ives; il Quatuor pour la fin du
temps di Olivier Messiaen) o sull’influsso delle avanguardie europee (e soprattutto
“viennesi”) sulla cultura musicale italiana: a tale argomento è infatti dedicato un ampio e
articolato saggio su Atonalità e “dodecafonia” in Italia nella prima metà del Novecento,
pubblicato nel 2002 sulla rivista “Musica e Storia”, che ci appare assi degno di nota anche
per l’estrema varietà e vastità dei riferimenti bibliografici e documentari.
(Verbale 2)
Nella terza riunione, la Commissione ha ottemperato a quanto previsto per lo svolgimento
della prima prova scritta. Sono stati scelti i seguenti temi da sottoporre al sorteggio da parte
dei candidati:
10
1 - Musica colta e repertorio popolare. Dopo aver tracciato - per grandi linee - un quadro
generale dell'argomento, il candidato si soffermi sulle implicazioni e manifestazioni di tale
rapporto in un particolare periodo storico.
2 - Costituzioni della musica e dimensioni del suono. Nella notazione musicale furono a
lungo privilegiate altezza e durata; solo dopo molti secoli intensità e timbro furono
espressamente indicati. C'è una gerarchia di queste quattro dimensioni? Dipende essa
dalla costituzione della musica che viene notata? Esprimete il vostro pensiero al riguardo,
adducendo qualche esempio.
3 - Musica e lingua. Se la musica è "il Suono umanamente organizzato" (John Blacking),
l'organizzazione fondamentale di esso è quella linguistica: "L'uomo è animale sociale, in
quanto egli solo tra tutti gli animali ha il logos" (Aristotele). I rapporti tra musica in senso
specifico e lingua mutano nella storia e nella geografia? Persino nella stessa epoca
possono variare nella concezione di diversi compositori? Esprimete il vostro pensiero a
riguardo, adducendo qualche esempio.
Per lo svolgimento sono state assegnate n. 5 (cinque) ore. Sono risultati presenti i dottori:
1. Abbadessa, Emanuela Ersilia
2. Mastropietro, Alessandro
3. Seminara, Graziella
4. Somigli, Paolo.
Il candidato dott. Alessandro Mastropietro ha sorteggiato il tema n. 3.
La prova si è regolarmente conclusa. (Verbale 3)
Nella quarta riunione, la Commissione ha ottemperato a quanto previsto per lo svolgimento
della seconda prova scritta. Sono stati scelti i seguenti gruppi di partiture musicali da
sottoporre al sorteggio da parte dei candidati:
I Gruppo
n. 1 - Claudio Monteverdi, Quinto Libro dei Madrigali a 5 voci: “Cruda Amarilli”;
n. 2 - Johann Sebastian Bach, Suite francese in sol maggiore: “Allemanda”;
n. 3 - Wolfgang Amadeus Mozart, Sonatina in do maggiore Kv. 545: “Rondò”;
n. 4 - Fryderyk Chopin, Preludio in la minore op. 28;
n. 5 - Anton von Webern, 5 Movimenti op. 5: n. 1.
II Gruppo
n. 1 - Sigismondo d'India, Le musiche da cantar solo, libro I: “Cruda Amarilli”;
n. 2 - Johann Sebastian Bach, Concerto brandeburghese n. 2 BWV 1047: “Allegro assai”;
n. 3 - Wolfgang Amadeus Mozart, Die Zauberflöte: “Dies Bildnis ist bezaubernd schön”;
n. 4 - Fryderyk Chopin, Notturno si bemolle minore op. 9 n. 1;
n. 5 - Arnold Schönberg, 6 Kleine Klavierstücke op. 19: n. 6.
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III Gruppo
n. 1 - Pietro Vinci, Il primo Libro dei Madrigali a 5 voci: “S'Amor novo consiglio”
n. 2 - Domenico Scarlatti, Sonata in do minore, F. 178;
n. 3 - Wolfgang Amadeus Mozart, Sonatina in do maggiore Kv. 545: “Allegro”;
n. 4 - Fryderyk Chopin, Notturno in si maggiore op. 32 n. 1;
n. 5 - Arnold Schönberg, Pierrot Lunaire op. 21: “Eine blasse Wäscherin”.
Per lo svolgimento sono state assegnate n. 5 (cinque) ore.
Sono risultati presenti i dottori:
1. Abbadessa, Emanuela Ersilia
2. Mastropietro, Alessandro
3. Seminara, Graziella
4. Somigli, Paolo.
Il candidato dott. Paolo Somigli ha sorteggiato il II Gruppo di partiture.
La prova si è regolarmente conclusa. Al termine della prova si è proceduto alla riunione
delle buste aventi lo stesso numero, secondo quanto disposto dall’art. 14 del D.P.R. 487/94
e successive modificazioni e integrazioni. (Verbale 4)
Nella quinta riunione, la Commissione si è riunita per procedere alla correzione degli
elaborati dei candidati, sui quali sono stati formulati i seguenti giudizi individuali e giudizio
collegiale:
1. dott.ssa Abbadessa, Emanuela Ersilia
PRIMA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Dissertazione inadeguata: prolissa e superficiale. Farraginosi l’introduzione nonché altri
lunghi passi, spesso divaganti e poco significativi.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Dimostra una comprensione della traccia indicata nel titolo del tema proposto, inteso come
storia del vario compenetrarsi di linguaggio verbale e musicale, anche se, nel corso della
trattazione, appaiono carenze di rigore metodologico e di chiarezza espositiva. L’argomento
su cui si basa la dissertazione, prende avvio dalle questioni della possibilità di
un’associazione tra i due linguaggi – evidenziandone le intrinseche difficoltà – e dalle
considerazioni sia di una concezione della musica come “linguaggio semanticamente
organizzato” che del mutare di tale rapporto nell’arco storico. Le esemplificazioni addotte
vertono su riflessioni della liederistica schubertiana (in particolare citato Der Lindenbaum),
per passare successivamente alla questione delle “diverse intonazioni di un medesimo
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testo”, problema per il quale vengono citati Gesualdo da Venosa e Claudio Monteverdi.
Nonostante l’ampio spettro di spunti esemplificativi e certe intuizioni nell’ambito del
repertorio musicale, risulta carente la logica dell’argomentazione esplicativo-esemplificativa:
ciò si evidenzia particolarmente nella trattazione di aspetti diversi del melodramma
considerato come costituito in se stesso “da continue necessità di riforma”, elementi peraltro
analizzati nell’opera verdiana (Rigoletto, Traviata) e nel processo di scrittura vocale
applicato dal compositore per l’identificazione psicologica dei personaggi femminili. La
musica appare quindi, nella conclusione del tema, come “lingua a sé” nelle diverse ottiche
compositive,.
c) Giudizio del dott. Oliveri
L’elaborato si presenta assai lungo, rivela una certa tendenza alla divagazione (che sottrae al
discorso parte della sua forza) e si articola come flusso di idee, dal quale emergono tuttavia
alcuni spunti originali e interessanti, come ad esempio l’osservazione relativa all’intrinseca
articolazione musicale della parola ed il riferimento schönberghiano alla “maggior
grandezza” di una musica capace di imitare la “natura interiore”. Da tale spunto deriva una
ricognizione storica che investe – sia pure in prospettiva non cronologica – certi aspetti del
liederismo schubertiano, il rapporto fra Gesualdo e Monteverdi (rispetto al medesimo
repertorio poetico), alcuni momenti del melodramma italiano (da Rossini fino a Verdi,
passando per L’incoronazione di Poppea e Beatrice di Tenda). In conclusione il candidato
si sofferma sulle potenzialità dialogiche del quartetto d’archi, la cui parabola evolutiva, “da
Haydn a Petrassi”, gli appare segnata da una “sempre maggiore autonomia di ciascuno degli
strumenti”. Il risultato complessivo è un percorso dal quale si evince, oltre ad una spontanea
sensibilità per l’argomento trattato, anche la conoscenza di alcuni riferimenti critici e di un
vasto e variegato repertorio musicale. Tali aspetti – di per sé indubbiamente positivi – non
trovano però, almeno in questo caso, il conforto di un vero e proprio rigore metodologico o
di un’esposizione articolata secondo criteri di sintesi e consequenzialità argomentativa.
d) Giudizio della Commissione
L’elaborato si presenta assai lungo, rivela una certa tendenza alla divagazione (che sottrae al
discorso parte della sua forza) e si articola come flusso di idee, dal quale emergono tuttavia
alcuni spunti originali e interessanti. Dissertazione peraltro inadeguata: prolissa e
superficiale. Farraginosi l’introduzione nonché altri lunghi passi, spesso poco significativi.
SECCONDA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Mozart e
di Chopin.
Mozart, Die Zauberflöte: aria di Tamino che rimira il ritratto. L’analisi è puntuale e garbata,
con qualche felice intuizione, ma superficiale: dell’inizio nota l’ovvia reiterazione ritmica, ma
non l’attacco con la sesta maggiore ascendente, classico ed efficacissimo sintomo della
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passione prorompente. Coglie bene il primo apice sulla parola “Goetterbild”. Ma l’analisi
formale prescinde dal piano tonale e risulta pertanto imprecisa e fuorviante.
Chopin, Notturno in si b, op. 9 n. 1. L’analisi è puntuale e garbata, ma superficiale, con varie
imprecisioni: prescinde dal piano tonale e dà per giunta indicazioni occasionali sbagliate di
tonalità (la sezione centrale è lunga e in RE b, e non corta e in SI!), sicché non coglie la
struttura formale Amis.1 // Bmis. 19 Cmis. 51 // A’mis. 70; la sezione centrale B + C è dunque
lunghissima, e non “breve [… ] tra le misure 60 e 69”, che ne costituiscono solo la
ripetizione d’una frase!
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Vengono identificate con precisione le opere ed i loro autori prescelte per l’analisi.
L’Aria di Tamino nel I atto della Zauberflöte di W.A. Mozart viene descritta e
commentata nell’ambito più generale dello stile mozartiano, senza tuttavia definirne la
forma, motivo per il quale sorgono successive incongruenze nell’analisi particolare del
pezzo. L’attenzione si concentra su un esame dell’adesione del linguaggio musicale al testo
letterario cercando di individuare un percorso estetico-psicologico musicale del personaggio
nei vari elementi indicati come corrispondenza tra sentimento e realizzazione compositiva,
compresa la descrizione della relativa orchestrazione e dell’uso del registro vocale.
Il secondo brano analizzato è il Notturno in si bemolle minore op. 9 n.1 di Fryderyk Chopin.
La collocazione storico-estetica del brano dimostra precisione di riferimenti e comprensione
della poetica chopiniana: ciò soprattutto nel riferimento alla “cantabilità”, al respiro
melodico ed alla questione dell’agogica come elementi centrali creativo-interpretativi, in
particolare riferiti al genere del Notturno. Lo stesso elemento della “nostalgia” come intimo
filo conduttore viene ben delineato. L’analisi dell’ opera reca invece delle incomprensioni
testuali, sia armonico-tonali che formali, in particolare nella descrizione della sezione
centrale del pezzo.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Fra le cinque partiture proposte, il candidato ha scelto:
1) Wolfgang Amadeus Mozart, Die Zauberflöte: “Dies Bildnis ist bezaubernd schön”;
2) Fryderyk Chopin, Notturno si bemolle minore op. 9 n. 1;
Riguardo all’aria mozartiana, il candidato ha individuato sia l’autore che l’opera teatrale
dalla quale proviene. L’aria viene ricondotta ad una tipologia drammaturgica segnata
dall’idea dell’innamoramento in absentia, che scaturisce dalla semplice contemplazione di
un’immagine (in questo caso il ritratto di Pamina). La descrizione analitica si sofferma
invece sulle irradiazioni del testo poetico e su certi aspetti della strumentazione, senza
addentrarsi nella riflessione sulle articolazioni armoniche – e dunque formali – del pezzo.
Per quanto riguarda il Notturno op. 9 n. 1, il candidato ha individuato sia l’autore che il
titolo e il numero d’opera del pezzo, di cui riporta anche il periodo di composizione.
Articolata, documentata e pertinente appare la prima parte dell’elaborato, dedicata ai
rapporti dei Notturni di Chopin con altri aspetti della sua produzione pianistica e con il
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mondo dei salotti parigini. Di particolare interesse appaiono lo spunto legato “all’affievolirsi
del respiro” che caratterizza molte pagine del compositore (ed anche il finale del Notturno
in questione) e il riferimento al “suono ovattato” dei prediletti pianoforti Pleyel. Meno
approfondita, con qualche imprecisione tecnica ed un’errata percezione dell’architettura
complessiva (e delle sue proporzioni), risulta invece la breve descrizione analitica che segue.
d) Giudizio della Commissione
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Mozart e
di Chopin. Le analisi sono puntuali e garbate, con qualche felice intuizione, ma superficiali.
Prescindono affatto dal piano tonale e risultano pertanto imprecise e fuorvianti. Interessanti
appaiono tuttavia lo spunto legato “all’affievolirsi del respiro” che caratterizza molte
pagine di Chopin (ed anche il finale del Notturno in questione) e il riferimento al “suono
ovattato” dei pianoforti Pleyel da lui prediletti.
2. dott. Mastropietro, Alessandro
PRIMA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Perfetta aderenza e magistrale sviluppo del tema, con lucida descrizione - secondo il
metodo più adeguato – degli snodi storici strategici del rapporto tra lingua e musica:
nell’antichità ellenica, nella seconda pratica rinascimentale, negli esiti dell’espressionismo.
Esemplare il coniugio tra chiarezza espositiva e densità della sintesi. Illuminanti le
opposizioni tra la prima Scuola di Vienna e Boccherini, e tra la moderna “musica mundana”
e la “melopoiìa del corpo” di Bussotti.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Oltre alla piena aderenza alla traccia indicata nel titolo, disegna, con completezza descrittiva,
un quadro della problematica analizzandone il senso e le chiavi di lettura con rigore
metodologico e chiarezza espositiva. La competenza delle argomentazioni si evidenzia anche
quando, con la dovuta sintesi e nella loro intrinseca complessità, indica i punti salienti e le
relative esemplificazioni del discorso intrapreso. La proiezione storica del tema chiarisce i
significati stessi della questione esistente tra musica e linguaggio, partendo da una precisa
individuazione ed esposizione della concezione greca interpretata nell’essenza di “forma
musicale del melos”. La coerenza della trattazione, sia analitica che esemplificativa,
permette di trasferire l’attenzione su particolari “snodi storici” indicati come fondamentali,
quali il periodo del passaggio tra il XVI ed il XVII secolo, emblematizzato nella figura di C.
Monteverdi, compositore del quale
sintetizza la struttura della frase musicale.
Nell’individuazione di due aspetti della prima metà del Settecento viene definita la centralità
basilare dell’opera italiana nell’aspetto particolare dell’Intermezzo, e dell’esperienza storica
bachiana, senza omettere, al contempo, l’evoluzione di alcuni elementi stilistici strumentali
15
(L. Boccherini). La conclusione conduce infine ad una focalizzazione dei “processi
generativi razionalizzati” del Novecento ed alle conseguenti sperimentazioni, ritrovando un
ipotetico e suggestivo “ritorno” – per certi versi – all’antica e citata ‘melopoiesi’.
L’elaborato prende quindi in considerazione la problematica nella sua complessità storica,
tenendo conto delle affinità e delle diversità evolutive storico-geografiche e quindi anche
stilistiche.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Il candidato si esprime con chiarezza ed autorevolezza. Il suo percorso è storico e teorico al
tempo stesso, e prende le mosse dallo “snodo costituzionale forte” costituito – rispetto alla
questione del rapporto fra musica e linguaggio – da alcuni aspetti della civiltà greca. Tale
rapporto viene poi analizzato nei suoi sviluppi attraverso luoghi e tempi diversi,
individuando come tappe fondamentali l’opera di Claudio Monteverdi (nel passaggio
epocale dalla Prima alla Seconda Pratica), la musica italiana e tedesca della prima metà del
Settecento, il classicismo viennese, la musica dell’avanguardia seriale e post-weberniana
della seconda metà del Novecento. L’esposizione procede nel modo più nitido, articolato e
convincente, sino a concludersi con alcune originali osservazioni sulla musica di Sylvano
Bussotti, descritto come autore che approda – per esempio nella Passion selon Sade – ad
una forma di “stilizzata apollineità (neo-)classica del rapporto lingua poetica-linguaggio
musicale”.
Giudizio della Commissione
Oltre alla piena aderenza alla traccia indicata nel titolo, disegna, con completezza descrittiva,
un quadro della problematica analizzandone il senso e le chiavi di lettura con rigore
metodologico e chiarezza espositiva. Magistrale sviluppo del tema, con lucida descrizione –
secondo il metodo più adeguato – degli snodi storici strategici del rapporto tra lingua e
musica: nell’antichità ellenica, nella seconda pratica rinascimentale, negli esiti
dell’espressionismo. Esemplare il coniugio tra chiarezza espositiva e densità della sintesi.
Illuminanti le opposizioni tra la prima Scuola di Vienna e Boccherini, e tra la moderna
“musica mundana” e la “melopoiìa del corpo” di Bussotti.
SECONDA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Bach e di
Schönberg:
Johann Sebastian Bach, Concerto brandeburghese n. 2 BWV 1047 (“Allegro assai”) ed
Arnold Schönberg, Sechs kleine Klavierstück e op. 19: VI.
Identificazioni e trascrizioni complete e precise. Commento pertinente e profondo, condotto
con vigile acribia e sicurezza di metodo. Capacità di cogliere la sostanza: a quest’
approfondimento intensivo fa riscontro un’ampia visione estensiva.
16
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Identifica con esattezza il compositore, l’opera e la relativa tonalità: Finale (Allegro assai )
del Concerto Brandeburghese n. 2 in fa maggiore di J. S. Bach.
L’opera viene introdotta con precisione e competenza nella sua collocazione storica e
stilistica, così come con capacità di sintesi nei confronti con gli altri cinque Concerti della
serie. L’analisi evidenzia, con chiarezza espositiva e rigore metodologico, la “struttura
sintetica di Fuga e Allegro di Concerto barocco”, adducendo nel commento elementi di
profondità di indagine, ampliata nel continuo raffronto con gli altri movimenti e con la stessa
concezione compositiva strumentale di J.S. Bach. Vengono inoltre evidenziate le
particolarità del brano, soprattutto rispetto alla collocazione dei “soli” e dei “tutti”, alla
conduzione delle voci, alla struttura armonica e allo stile, offrendo un quadro esauriente
dell’arte contrappuntistico-combinatoria, come del pensiero formale.
L’analisi del percorso compositivo, viene poi presa in considerazione per il secondo brano
prescelto: il VI dei Kleine Klavierstücke op. 19 di Arnold Schönberg. Esso viene posto in
relazione con le 6 Bagatelle per quartetto di A. Webern e con i 3 pezzi per quartetto e le
Liriche da camera di I. Stravinskij, così come della stessa op. 16 schönbergiana. Oltre alla
precisione dell’analisi, viene colto ed evidenziato l’elemento del silenzio e l’astrazione della
temporalità nella citata frase del compositore “raffiora l’ultimo soffio sonoro”, dimostrando
di cogliere il senso della miniaturizzazione della forma e del gesto espressivo.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Fra le cinque partiture proposte, il candidato ha scelto:
1) Johann Sebastian Bach, Concerto brandeburghese n. 2 BWV 1047 (“Allegro assai”);
2) Arnold Schönberg, Klavierstück op. 19 n. 6.
Riguardo all’Allegro bachiano, il candidato ha individuato sia l’autore che l’opera dalla quale
proviene. Inoltre indica sia il luogo/periodo di composizione (Köthen, 1717-23) che il
dedicatario (Christian Ludwig, margravio di Brandeburgo). L’analisi rivela un’approfondita
conoscenza dello stile concertante dell’epoca barocca, e in maniera particolare del
linguaggio strumentale bachiano. Sul piano compositivo e formale, il pezzo viene
opportunamente interpretato come “struttura sintetica di Fuga e Allegro-di-concerto
barocco”. La descrizione analitica è condotta con grande chiarezza e cura del dettaglio,
senza tuttavia smarrire il senso complessivo dell’architettura dell’opera.
Riguardo al Klavierstück op. 19 n. 6 il candidato ha individuato sia l’autore che il titolo e il
numero d’opera del pezzo, indicandone altresì il periodo di pubblicazione e chiarendo il
rapporto con altre opere del medesimo autore (Farben, dai Fünf Orchesterstücke op. 16) o,
per esempio, con le 6 Bagatelle op. 9 di Webern. Dal punto di vista compositivo e formale,
il pezzo viene interpretato come estremo tentativo di riduzione all’essenza di “vari modelli
formali della tradizione classico-romantica”. Oltre ad analizzare con attenzione gli intervalli
e le strutture accordali, il candidato si sofferma anche sull’aspetto – altrettanto fondamentale
– delle sfumature agogiche e dinamiche, ponendo in luce il carattere di sospensione
immobile, infine degradante verso il nulla, dell’opera.
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d) Giudizio della Commissione
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Bach e di
Schönberg. Le analisi delle opere vengono introdotte con precisione e competenza nelle loro
collocazioni storiche e stilistiche, con capacità di sintesi. Identificazioni e trascrizioni
complete e precise. Commento pertinente e profondo, condotto con vigile acribia e
sicurezza di metodo. Capacità di cogliere la sostanza: a quest’approfondimento intensivo fa
riscontro un’ampia visione estensiva.
3. dott.ssa Seminara, Graziella
PRIMA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Dopo un’introduzione sulle differenze tra lingua e musica in chiave strutturalista, entra bene
in tema, con ricchezza di considerazioni appropriate e spesso acute, ma con alcune
imprecisioni concettuali e vaghezze di metodo. Chiara l’esposizione, più effusiva che
sintetica.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Dimostra un’ampia conoscenza della panoramica storica della musica filtrata attraverso
un’analisi semiologica con abbondanti citazioni e riferimenti bibliografici, ampia introduzione
al nucleo centrale del tema che si articola solo successivamente nei suoi aspetti e nelle sue
esemplificazioni particolari. La capacità di sintesi e di metodo, si rivela quindi più nella parte
conclusiva, nulla togliendo alla visione d’insieme. All’esame delle querelles semioticostrutturaliste, dibattute
sul rapporto parola-musica – ambito descritto con sicura
competenza – subentra l’esemplificazione storica concentrata sull’importanza delle due
“Pratiche”, sul rapporto suono-parola nell’opera di G. Rossini e V. Bellini, sul ruolo dello
Sprechgesang, dell’allitterazione wagneriana e della “parola scenica” verdiana, così come
della problematica stessa connessa alla Neue Musik. Se la competenza e la chiarezza
espositiva sono evidenti, tuttavia rimane un poco il rammarico per una più approfondita
analisi dell’esemplificazione musicale rispetto alle questioni puramente teoriche .
c) Giudizio del dott. Oliveri
L’elaborato si sviluppa per otto pagine, le prime tre delle quali dedicate all’inquadramento
del rapporto fra musica e linguaggio all’interno di un contesto segnato da alcuni riferimenti
filosofici (Kant) e semiotici (Pierce), nonchè dalla presenza di alcuni spunti di riflessione sul
tema delle musiche di tradizione orale. Segue, nelle successive cinque pagine, una
ricognizione di argomenti storici (dal Rinascimento alla Neue Musik post-weberniana) che,
pur risultando abbastanza corretta, prescinde però da riferimenti a specifiche opere musicali.
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Giudizio della Commissione
Dopo un’introduzione sulle differenze tra lingua e musica in chiave strutturalista, entra bene
in tema, con ricchezza di considerazioni appropriate e spesso acute, ma con alcune
imprecisioni concettuali. Chiara l’esposizione.
SECONDA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911, ha scelto quelle di Chopin e
di Schönberg.
Fryderyk Chopin, Notturno n si b, op. 9 n. 1. Appropriati sia le considerazioni generali su
Chopin, sia – per certi aspetti – il collegamento del lirismo dei suoi Notturni con quello dei
Lieder ohne Worte di Mendelssohn, nonché l’opposizione di tal lirismo con la musica
filosofica di Schumann da un lato e la musica a programma di Liszt dall’altro. Puntuale e
corretta l’analisi dettagliata.
Arnold Schönberg, Sechs kleine Klavierstuecke: VI. Preciso l’anno di composizione,
appropriato il collegamento con l’Harmonielehre e con l’emancipazione della dissonanza.
Coglie acutamente i caratteri del pezzo. Acuta l’opposizione tra la commistione di quarte sia
giuste che eccedenti di Bartók e Strawinski (ma a loro avrebbe dovuto premettere Scriabin)
contro la purezza delle quarte giuste di Schönberg.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Vengono individuate le opere, i loro autori ed il contesto storico. Il Notturno op. 9 n.1, in
si bemolle minore di Fryderyk Chopin viene analizzato con pertinenza e rigore
metodologico, l’esposizione ed il commento introduttivo dimostrano chiarezza di concetto e
capacità di sintesi, anche se la tematica chopiniana del Notturno potrebbe essere
approfondita con una maggiore completezza nella sua contestualità storica e stilistica.
L’analisi condotta con estrema dovizia di particolari, tende ad ovviare agli aspetti agogici ed
interpretativi, così come agli elementi connessi alla struttura dell’ornamentazione melodica, a
favore di una focalizzazione sulla struttura armonico-tonale.
Il secondo brano esaminato è il VI dei Kleine Klavierstücke di A. Schönberg. Sia
nell’analisi che nei riferimenti comparatistici storici e contemporanei, la trattazione di questa
opera risulta condotta con competenza e rigore metodologico e con una grande capacità di
sintesi che nulla toglie alla visione d’insieme della poetica del compositore.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Fra le cinque partiture proposte, il candidato ha scelto:
Fryderyk Chopin, Notturno si bemolle minore op. 9 n. 1;
Arnold Schönberg, Klavierstück op. 19 n. 6.
Riguardo al Notturno op. 9 n. 1, il candidato ha individuato correttamente sia l’autore che il
titolo e il numero d’opera del pezzo. L’analisi è preceduta da una breve riflessione sui temi
19
del rapporto fra i Notturni di Chopin, quelli di John Field e i Lieder ohne Worte di Felix
Mendlssohn-Bartholdy, con qualche riferimento alla carriera chopiniana nel mondo dei
salotti parigini, all’influsso del Biedermeier, alle convergenze/divergenze con Schumann e
Liszt, etc. L’analisi coglie la sostanziale articolazione tripartita del pezzo (attribuendo alla
sezione conclusiva il suo giusto carattere di ripresa variata e abbreviata) e si sofferma in
modo particolare su specifici dettagli del linguaggio armonico. Al tempo stesso, si rileva
tuttavia la mancata considerazione di alcuni aspetti: a) il rilievo melodico
dell’ornamentazione, particolarmente evidente – per esempio – nella famosa sovrapposizione
di gruppi ritmici irregolari e regolari (vedi battute 3, 4, 11 e 74); b) il rilievo espressivo e
compositivo delle indicazioni agogiche e dinamiche, che costituisce – insieme alla
componente timbrica – uno dei parametri fondamentali del linguaggio di Chopin.
Anche per quanto riguarda il Klavierstück op. 19 n. 6, il candidato ha individuato
correttamente sia l’autore che il titolo e il numero d’opera del pezzo, indicandone altresì
l’anno di pubblicazione (1911). L’analisi appare nel complesso ben fatta, e rivela una buona
capacità di cogliere alcuni aspetti stilistici e formali dell’opera. Manca tuttavia il riferimento
al contesto più generale della produzione di Schönberg e dei suoi allievi durante il “periodo
atonale”, nonché il riferimento al significato espressivo e compositivo delle indicazioni
agogiche e dinamiche, oppure all’attenzione dell’autore verso la componente timbrica (che
rende plausibile l’accostamento del brano in questione all’ultimo dei Fünf Orchesterstücke
op. 16 del 1912).
Giudizio della Commissione
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Chopin e
di Schönberg. Appropriati sia le considerazioni generali su Chopin, sia – per certi aspetti – il
collegamento del lirismo dei suoi Notturni con quello dei Lieder ohne Worte di
Mendelssohn, nonché l’opposizione di tal lirismo con la musica filosofica di Schumann da un
lato e la musica a programma di Liszt dall’altro. Preciso l’anno di composizione del pezzo di
Schönberg, appropriato il suo collegamento con l’Harmonielehre e con l’emancipazione
della dissonanza. Coglie acutamente i caratteri delle due composizioni. Puntuale e corretta
l’analisi dettagliata, nonostante la mancata considerazione di alcuni aspetti.
4. dott. Somigli, Paolo
PRIMA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Non di rapporti tra musica e lingua scrive, ma di differenze tra d’esse. Né parla di come tali
rapporti varino nelle poetiche, ma nelle teorie. L’elaborato pertanto non aderisce bene al
tema. L’esposizione è tuttavia quasi sempre chiara e mostra capacità di sintesi.
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b) Giudizio della prof.ssa Colombati
In stile chiaro ed essenzialmente schematico, l’elaborato pone la questione del tema
proposto nella prospettiva semiologia e sociologica della comunicazione sonora e verbale.
La riflessione verte soprattutto – in sintesi – sulla questione delle relazioni tra musica e
linguaggio nel Novecento, così come sul problema complesso della “asemanticità” della
musica con riferimenti particolari agli scritti sull’argomento di J.J. Nattiez e di M. Della
Casa. La trattazione dimostra conoscenza di questo ambito teorico e della bibliografia
relativa. L’esemplificazione viene incentrata sul Preludio di C. Debussy Passi sulla neve
per argomentare la caratteristica di “natura sfuggente” della musica e sul pensiero di V.
Jankélévitch intorno al concetto di “ineffabilità” – evocazione.
L’esemplificazione verte poi, in una interessante prospettiva, sulle concezioni e sulle
soluzioni proposte da L. Berio e da S. Sciarrino a conclusione dell’elaborato.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Il candidato rivela capacità espositiva, chiarezza d’idee e conoscenza di alcuni testi critici di
riferimento, anche di recente pubblicazione (Carte da suono di Salvatore Sciarrino, Palermo
2001; Un ricordo al futuro di Luciano Berio, Torino 2006). Scegliendo di concentrarsi
prevalentemente su questioni semiotiche o semantiche, egli finisce tuttavia per disattendere
alcune delle “indicazioni di percorso” specificatamente riportate nel testo del tema, in
particolare per ciò che riguarda il mutamento dei rapporti fra musica e lingua in riferimento
ai periodi storici o alle aree geografiche, oppure la diversa concezione che di tale rapporto
hanno mostrato persino autori della stessa epoca. In particolare, per quanto riguarda la
prospettiva storica del problema, il candidato si sofferma prevalentemente su certi aspetti
della musica italiana della seconda metà del Novecento.
d) Giudizio della Commissione
Non di rapporti tra musica e lingua scrive, ma di differenze tra d’esse. Né parla di come tali
rapporti varino nelle poetiche, ma nelle teorie. L’elaborato pertanto non aderisce bene al
tema. L’esposizione è tuttavia quasi sempre chiara e mostra capacità di sintesi.
SECONDA PROVA
a) Giudizio del prof. Carapezza
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Chopin e
di Schönberg.
Fryderyk Chopin, Notturno in si bemolle minore op. 9 n. 1. Identifica bene la composizione
e ne dà una descrizione completa e precisa. Parla della sua “connotazione lirica”, ma non ne
coglie l’apice alla terza misura di pagina 12. Commento peraltro pertinente e profondo,
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condotto con metodo adeguato, capacità di sintesi e chiarezza espositiva; perfetta
identificazione e collocazione dell’opera nel contesto della creazione del suo autore.
Arnold Schönberg, Sechs kleine Klavierstuecke: VI. Identifica bene la composizione e ne dà
una descrizione completa e precisa, anche se trascura affatto la funzione timbrica
dell’armonia e la Klangfarbenmelodie.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Vengono identificati sia i brani che i loro autori. Incerta la collocazione storica e stilistica.
Come prima opera viene analizzato il Notturno in si bemolle minore op. 9 n.1 di Fryderyk
Chopin. Nonostante qualche imprecisione nell’impostazione storico-introduttiva, l’analisi
viene condotta con perizia e capacità di sintesi evidenziando alcuni elementi fondamentali
del genere del Notturno nel compositore polacco, come ad esempio l’ampiezza della parte
centrale e, sovente, anche la sua drammatizzazione. Con chiarezza d’esposizione viene
evidenziata la portata della relazione creativo-interpretativa, la cantabilità e l’ampiezza
fraseologica della struttura formale e agogica, anche se non si rileva l’importanza della
ornamentazione melodica.
Il secondo brano esaminato è il VI dei Kleine Klavierstücke op. 19 di A. Schönberg, che
viene descritto nelle sue essenziali caratteristiche e nella sua importanza storica. Con sicura
metodologia, indica la concezione aforistica ed il riferimento letterario, individuando,
attraverso l’analisi, l’andamento statico, la ricerca d’essenzialità ed infine la particolarità
delle dinamiche “che non superano il pianissimo”.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Fra le cinque partiture proposte, il candidato ha scelto:
1) Fryderyk Chopin, Notturno si bemolle minore op. 9 n. 1;
2) Arnold Schönberg, Klavierstück op. 19 n. 6.
Riguardo al Notturno op. 9 n. 1, il candidato ha individuato correttamente sia l’autore che il
titolo e il numero d’opera del pezzo. Il suo elaborato prende le mosse da una breve
riflessione sulla nascita e i caratteri del Notturno come genere del repertorio pianistico
ottocentesco e prosegue tracciando un brevissimo profilo biografico di Chopin dal quale si
evince la conoscenza del suo repertorio pianistico. L’analisi è condotta a partire da un’esatta
percezione della struttura formale del pezzo (ABA’), si sofferma su specifici aspetti
dell’articolazione melodica e armonica, coglie alcune particolarità esecutive legate al
fraseggio, alla flessibilità dell’espressione melodica, etc. Di contro, si rileva la sostanziale
assenza di considerazioni o annotazioni sugli aspetti agogici e dinamici della scrittura
chopiniana.
Riguardo al Klavierstück op. 19 n. 6, il candidato ha individuato correttamente sia l’autore
che il titolo e il numero d’opera del pezzo, indicandone per grandi linee il periodo di
pubblicazione. Molto efficace la collocazione dell’opera nel quadro più vasto della
produzione schönberghiana del “periodo atonale”, e in particolar modo rispetto al tema della
ricerca – etica ed estetica al tempo stesso – della massima essenzialità e concentrazione
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espressiva. L’analisi appare nel complesso ben strutturata e condotta con chiarezza, tenendo
conto anche degli altri Stücke della raccolta. Manca tuttavia un più esplicito riferimento al
significato delle indicazioni agogiche e dinamiche del pezzo oppure al suo rapporto con la
melodia-di-timbri di Farben (“Colori”), l’ultimo dei Fünf Orchesterstücke op. 16 del 1912.
d) Giudizio della Commissione
Nel gruppo sorteggiato di cinque composizioni tra 1609 e 1911 ha scelto quelle di Chopin e
di Schönberg. Nonostante qualche imprecisione nell’impostazione storico-introduttiva,
l’analisi viene condotta con perizia e capacità di sintesi. Identifica bene le composizioni nel
contesto della creazione dei loro autori e ne dà descrizioni complete e precise. Commenti
pertinenti e profondi, condotti con metodo adeguato, capacità di sintesi e chiarezza
espositiva.
(Verbale 5)
Nella sesta riunione, si è proceduto all’espletamento della prova orale.
Sono risultati presenti i dottori:
1. Abbadessa, Emanuela Ersilia
2. Mastropietro, Alessandro
3. Seminara, Graziella
4. Somigli, Paolo.
Al termine della prova di ciascun candidato sono stati formulati i relativi giudizi, che
vengono di seguito trascritti:
1. dott.ssa Abbadessa, Emanuela Ersilia
a) Giudizio del prof. Carapezza
Vivacità espositiva con tendenza a divagare. La discussione sulla prova scritta di analisi
musicale conferma la sua conoscenza non ben adeguata delle dinamiche tonali, che sono
però indispensabili per l’analisi morfologica della musica.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
La candidata dimostra versatilità e competenza nell’ambito delle sue ricerche, con tendenze
divaganti non sempre suffragate da adeguata ponderazione e rigore metodologico.
c) Giudizio del dott. Oliveri
L’esposizione appare caratterizzata da una vivacità che sopperisce, almeno in parte, ad una
preparazione musicale teorica e pratica non perfettamente adeguata. Ne deriva una
sostanziale conferma delle qualità, ma anche dei limiti già evidenziati nelle prove scritte.
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d) Giudizio della Commissione
L’esposizione appare caratterizzata da una vivacità che sopperisce, almeno in parte, ad una
preparazione musicale teorica e pratica non ben adeguata. Ne deriva la conferma delle
qualità, ma anche dei limiti già evidenziati nelle prove scritte.
2. dott. Mastropietro, Alessandro
a) Giudizio del prof. Carapezza
Chiarissima l’esposizione che dimostra l’adeguata e profonda conoscenza delle discipline
musicologiche, nonché la padronanza degli oggetti delle sue ricerche.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Il candidato argomenta brillantemente con proprietà e chiarezza, ampliando – con opportune
specificazioni – i temi già affrontati nelle prove scritte e nelle pubblicazioni presentate.
b) Giudizio del dott. Oliveri
L’esposizione si distingue per chiarezza e consapevolezza dei temi trattati, rivelando la
vastità delle conoscenze – teoriche e pratiche – del candidato.
d) Giudizio della Commissione
Il candidato argomenta brillantemente con proprietà e chiarezza, dimostrando adeguata e
profonda conoscenza teorica e pratica della musica e della musicologia, nonché padronanza
degli oggetti delle sue ricerche.
3. dott.ssa Seminara, Graziella
a) Giudizio del prof. Carapezza
L’esposizione chiara e brillante conferma adeguata preparazione musicale e musicologica, e
perfetta conoscenza degli ambiti delle sue ricerche. Ha risposto con pertinenza e sapienza a
tutte le domande.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
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Espone con competenza, sensibilità e maturità, approfondendo e completando le tematiche
trattate nelle prove scritte.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Esposizione di grande profondità e chiarezza, dalla quale si evince la conoscenza perfetta
degli argomenti trattati . La candidata ritorna su alcuni dei temi già affrontati nelle sue prove
scritte ampliandone gli orizzonti.
d) Giudizio della Commissione
L’esposizione chiara e brillante conferma adeguata preparazione musicale e musicologica, e
perfetta conoscenza degli ambiti delle sue ricerche. Espone con competenza, sensibilità e
maturità, approfondendo e completando le tematiche trattate nelle prove scritte.
4. dott. Somigli, Paolo
a) Giudizio del prof. Carapezza
Chiara la sua esposizione, pertinenti le sue risposte. Si conferma la sua ottima preparazione
musicale e musicologica.
b) Giudizio della prof.ssa Colombati
Il candidato argomenta con competenza e precisione sia relativamente alle ricerche svolte
che alla discussione sulle prove scritte. La sua esposizione supera gli esiti delle prove scritte,
sanandone alcune imprecisioni.
c) Giudizio del dott. Oliveri
Esposizione di grande chiarezza, dalla quale si evince la conoscenza approfondita degli
argomenti trattati e soprattutto della produzione compositiva di Ligeti.
d) Giudizio della Commissione
Il candidato argomenta con competenza e precisione, confermando la sua ottima
preparazione musicale e musicologica. Esposizione di grande chiarezza, dalla quale si evince
la conoscenza approfondita degli argomenti trattati: ha superato così gli esiti delle prove
scritte, sanandone alcune imprecisioni.
Terminate le prove orali, la Commissione ha proceduto alla valutazione comparativa finale
dei candidati conseguendo i seguenti giudizi:
1. dott.ssa Abbadessa, Emanuela Ersilia
Laurea in Lettere con tesi in Storia della Musica (1991). Professore a contratto in questa
Facoltà di Lingue dal 2004 (ivi “cultore della materia” dal 1998). Collaborazioni con il
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Teatro Massimo Bellini e con case editrici, co-redattore della rivista “Note su note”. Ha
organizzato mostre e convegni. Nelle sue 24 pubblicazioni (edite in collane, miscellanee e
periodici di buon livello: 9 in “Note su note”) rivela versatilità e varietà di interessi: vi sono
privilegiati gli studi su Bellini e Zandonai. Nella loro “deliberata rapsodicità” si apprezza “la
saporosa leggerezza della conduzione espressiva”.
Prolissa e superficiale la prima prova scritta. Le analisi della seconda prescindono dal piano
tonale e risultano pertanto imprecise. La vivacità della sua prova orale sopperisce in parte
ad una preparazione musicale teorica e pratica non ben adeguata.
2. dott. Mastropietro, Alessandro
Diplomi in Composizione, Musica elettronica e Direzione d’orchestra (1995-98). Laurea in
Lettere con tesi in Storia della Musica (1995). Dottore di ricerca in Storia e analisi delle
culture musicali (2005). Docente nei conservatori (dal 1996); professore a contratto
nell’Università dell’Aquila (2000); tutor musicologico a Roma “La Sapienza” (dal 2001). Il
suo curriculum dimostra ottima preparazione sia musicale che musicologica. Le sue 14
pubblicazioni (1996-2005), edite in volumi e periodici scientificamente rilevanti e ben diffusi,
apportano un contributo notevole e spesso originale all’esegesi della nuova musica.
Magistrale lo sviluppo del tema della prima prova; esemplare il coniugio tra chiarezza
espositiva e densità della sintesi. Nelle analisi della seconda prova coglie a fondo la sostanza
delle opere e le commenta con vigile acribia e sicurezza di metodo. Nella prova orale
argomenta brillantemente con proprietà e chiarezza, dimostrando padronanza degli oggetti
delle sue ricerche.
3. dott.ssa Seminara, Graziella
Diploma in Pianoforte (1977). Laurea in Lettere (1981). Borsa di studio della Fondazione
Cini (1985). Dal 1989 insegna Storia ed estetica della musica nell’Istituto Musicale
Vincenzo Bellini di Catania. Dal 2003 è anche professore a contratto di Estetica della musica
nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Responsabile della sede di
Catania del Centro di Documentazione della Musica Contemporanea del Centro per le
Iniziative Musicali in Sicilia, nonché co-redattrice della rivista “Archivio” (1992-2002).
Componente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni Belliniane (2001). Ha organizzato
importanti convegni. Le sue 23 pubblicazioni (1992-2004), in sedi editoriali prestigioose,
mostrano completa ed adeguata preparazione teorica e pratica: sono importanti studi
originali e innovativi, condotti con acribia filologica e profondità ermeneutica. Fondamentali
e imprescindibili i suoi studi su Francesco Pennisi.
Nella prima prova scritta, sviluppa il tema con ricchezza di considerazioni appropriate e
spesso acute, ma con alcune imprecisioni concettuali. Puntuali, corrette e dettagliate le
analisi, nonostante la mancata considerazione di alcuni aspetti. L’esposizione chiara e
brillante della sua prova orale conferma adeguata preparazione musicale e musicologica.
4. dott. Somigli, Paolo
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Diploma di pianoforte (Firenze, 1994). Laurea in Lettere con tesi in Storia della Musica
(1997). Dottore di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali (2003). Docente di
“Materie musicali” al Liceo (dal 2004). Intensa attività didattica musicologica nell’Università
di Bologna e presso altre istituzioni (dal 1997). Ricerche presso la Fondazione “Paul
Sacher” di Basilea (2002/3). Ha organizzato convegni. Le sue 12 pubblicazioni (20002005), in sedi editoriali prestigiose, mostrano la sua competenza riguardo alla musica
contemporanea ed al rapporto fra musica colta e repertorio popular.
L’elaborato della sua prima prova scritta non aderisce bene al tema. Nonostante qualche
imprecisione, le analisi della sua seconda prova scritta vengono condotte con perizia e
capacità di sintesi, e commenti pertinenti e profondi. Nella prova orale argomenta con
competenza e precisione, confermando la sua ottima preparazione musicale e musicologica.
Dai soprascritti giudizi risulta una collocazione dei quattro candidati su tre livelli: sul più alto
Mastropietro e Seminara, sul medio Somigli, sull’inferiore Abbadessa. Quanto alle
pubblicazioni Seminara si avvantaggia su Mastropietro, il quale però la supera in entrambe
le prove scritte.
In base alle valutazioni comparative sopra registrate, la Commissione indica a
maggioranza quale vincitore della valutazione comparativa al posto di ricercatore
universitario per il settore scientifico disciplinare L-Art/07 - Musicologia e storia della
musica della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Catania
il dott. Alessandro Mastropietro.
(Verbale 6)
Letto, approvato e sottoscritto.
Prof… … … … … … … … … … … … … …
(presidente)
Prof.ssa… … … … … … … … … … … … ..
(membro)
Dott. … … … … … … … … … … … … … ..
(segretario)
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commissione giudicatrice della valutazione comparativa a un posto