Ma quale rilancio.
Il Gazzettino
verso la chiusura
pag
3
Da Palladio
al Dal Molin,
visioni futuriste
pag
9
Orchi e leccapiane,
personaggi in via
d‘estinzione
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13
n° 140
14 marzo 2009
0 50
euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina
Direttore responsabile Luca Matteazzi
Indietro tutta
Retromarcia sulla delocalizzazione. La crisi e l’aumento dei costi
spingono sempre più imprese a riportare la produzione in Italia
È la fine di un’epoca?
Un bicchiere mezzo vuoto
Ciàcole
C
asa dolce casa. Dopo anni
all’insegna del motto “delocalizzare è bello” (per le aziende,
ovvio), adesso si scorge qualche
segnale di un possibile cambio di
rotta. Qualcuno sembra accorgersi
che la corsa al prezzo più basso, al
costo della manodopera ridotto al
minimo, non porta molta lontano.
Bene, bravi, bis. Peccato che, per
una Fiamm che rientra in Italia e
recupera posti di lavoro, ci sia una
Enersys (è la multinazionale che
aveva rilevato alcune produzioni
dalla stessa Fiamm) che decide di
chiudere lo stabilimento di Montecchio Maggiore, nonostante i
conti siano a posto.
L’emorragia, insomma, continua.
I dati dicono che la disoccupazione e la cassa integrazione sono in
costante aumento. E le notizie di
cronaca documentano ogni giorno
lo smantellamento di parti più o
meno grandi del sistema produttivo vicentino. Gli ultimi casi, forse
non i più consistenti dal punto di
vista numerico, sono tra i più significativi dal punto di vista simbolico, per il blasone e l’importanza delle aziende coinvolte.
Il Gazzettino annuncia l’intenzione di chiudere le redazioni di Bassano e Vicenza: gettando nell’in-
certezza un gruppetto di giornalisti professionisti e qualche decina
di collaboratori, che su quel lavoro
si stavano costruendo un futuro e
una professionalità. Dall’altro lato
della città, la Telecom vuole chiudere la sede vicentina del 187. Anche qui, senza preoccuparsi troppo
delle ripercussioni sulla cinquantina di lavoratori che saranno costretti a fare i pendolari, e di quella
ventina che rischia davvero di perdere il posto. Alla fine, nell’eterno
dilemma tra il bicchiere mezzo
pieno o mezzo vuoto, la bilancia
pende decisamente dalla parte del
mezzo vuoto.
lettere
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Piano casa, obiettivi sbagliati
e qualche buona idea
I Verdi e il nuovo piano edilizia annunciato da Berlusconi. “Più che di cubature,
c’è bisogno di case a basso prezzo e di ridistribuire la rendita fondiaria
Bene gli ampliamenti legati al risparmio energetico”
P
oche luci e molte ombre, nel
piano edilizia annunciato dal
governo Berlusconi per rilanciare
l’economia e rinnovare il patrimonio
abitativo, ma in tutta onestà, alcune
critiche del centro sinistra mi paiono
aprioristiche e fuori luogo.
Una questione di prezzi
La prima riflessione verte sui provvedimenti di sostegno alla casa e sulle politiche per l’edilizia sociale che,
a mio parere, risultano insufficienti
e inadeguate.
Dal 2000 ad oggi abbiamo cono-
sciuto un boom edilizio ininterrotto
e pur tuttavia schizofrenico: da un
lato è esploso il fenomeno delle case
sfitte, dall’altro non si è riusciti a
soddisfare il fabbisogno abitativo arretrato. In Francia nel 2005 si sono
costruite 300 mila case, di queste,
120 mila erano alloggi a canone sociale. In Italia nello stesso periodo
sono state realizzate 350 mila abitazioni, ma solo 1.500 per l’edilizia
popolare. Secondo tutti gli analisti,
la vera emergenza del mercato abitativo nel nostro Paese, è la scarsità di
alloggi in affitto sociale e sostenibile.
Sarà anche vero che siamo la nazione della casa di proprietà, ma vi sono
pur sempre 4 milioni di famiglie che
vivono in locazione e versano pigioni
mensili, paragonabili ad un mutuo
bancario.
Pertanto, a fronte di un disagio abitativo in continuo aumento, dovuto
alla stretta creditizia e alle difficoltà
sempre maggiori di accedere alle
graduatorie per l’assegnazione di
alloggi popolari (che sono appena il
6% del patrimonio abitativo nazio-
nale, contro il 16% della media europea) servono a ben poco gli aumenti
di cubatura, mentre c’è un gran bisogno di case a basso prezzo.
Le proposte ignorate
A titolo esemplificativo, ecco alcune
proposte immediatamente cantierabili, per far fronte all’emergenza
e fornire delle risposte alle fasce più
deboli della popolazione, che purtroppo, non sono state prese in considerazione dall’attuale Governo:
innalzare le detrazioni aggiuntive,
sul reddito dei proprietari che affittano la propria casa a canone agevolato;
concedere detrazioni fiscali alle imprese che attuano piani abitativi per
i propri dipendenti;
finanziare un Piano di Edilizia residenziale pubblica, a carattere nazionale, rivolto al recupero e alla
ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente;
consentire ai Comuni virtuosi di
derogare dal patto di stabilità per finanziare interventi sulla prima casa.
Deregulation ed edilizia fai da te
La seconda riflessione riguarda la
deregulation in materia di autorizzazioni edilizie. Un’idea concettualmente sbagliata che mina il principio
di programmazione urbanistica e le
prerogative di governo del territorio,
fin qui riservate agli enti locali. Magari non si tradurrà nel saccheggio
delle città, ma sostituire i permessi
di costruzione con le auto-certificazioni di conformità, mi pare una
resa dello stato all’edilizia fai da te.
Qualcosa di simile alle ronde per la
sicurezza, rispetto ai tagli di dotazioni e organici di Polizia e Carabinieri.
Più cubatura, un’idea verde
Veniamo ora alla questione controversa dell’aumento di cubatura.
Chiarito che non si potrà violare
alcun vincolo conservativo o ampliare immobili abusivi; assodato
che si configura come un incentivo
per coloro che investono sulle fonti
rinnovabili, sul risparmio energetico e su elevati standard di qualità
architettonica, mi riesce difficile criticare questa proposta, tanto più che
è contenuta pari, pari, in ben due
mozioni di cui sono co-firmatario e
che furono approvate a larghissima
maggioranza dal passato Consiglio
comunale.
Oltre a ciò sento il dovere di ricordare che, già ora, la legge urbanistica
consente un ampliamento del 20%
per tutti gli immobili unifamiliari,
senza particolari prescrizioni.
Recuperare qualitativamente il patrimonio edilizio esistente, ridurre il
consumo energetico e dare impulso
alle energie rinnovabili, significa
ammodernare il Paese, limitando la
dipendenza dai combustibili fossili
e salvaguardando l’ambiente e il territorio. Obiettivi essenziali per uno
sviluppo sostenibile e da tempo annoverati nelle politiche sociali della
sinistra. È risaputo che le tecnologie alternative sono più costose in
termini di materiali e installazioni,
ma generano benefici a favore della
collettività, un aumento contenuto
della capacità edificatoria è un giusto
premio da riconoscere ai proprietari.
Piuttosto, mi preoccuperei di migliorare il decreto nella parte riguardante i controlli. In Alto Adige, che
ha fatto scuola in materia di biocasa,
hanno istituito un’apposita agenzia
che assegna i voti alle case e concede
bonus edilizi sulla base delle classificazioni energetiche, ma le verifiche
sono severissime e vengono svolte
sia in fase di costruzione, sia in fase
di abitabilità.
Obiettivo sbagliato
Infine l’ultima riflessione, precisato
che non considero devastante l’aumento di cubatura in base a parametri ben definiti, ma sono contrarissimo alla liberalizzazione urbanistica; vorrei anche ribadire che trovo
ingiustificata l’enfasi del Governo
per un provvedimento che non non
risponde ai reali bisogni della povera gente, non aiuta i giovani precari
ad accedere al credito e non risolve
i problemi degli sfrattati per morosità.
Se davvero si volesse imprimere una
svolta a questo Paese, si dovrebbe
iniziare col ridimensionamento, o
con una sostanziale redistribuzione,
della rendita fondiaria urbana, la
quale grava in misura preponderante sul costo dell’abitazione e sulla realizzabilità dei servizi collettivi. Ciò
nonostante, continua ad essere pagata con l’indebitamento delle famiglie e con le agevolazioni pubbliche.
Questa, a mio parere, sarebbe davvero una stimolante occasione di
confronto tra Governo e opposizione, anche se dubito che Berlusconi,
vorrà mai misurarsi su questo terreno.
Ciro Asproso
Esecutivo Verdi Vicenza
il fatto
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Gazzettino imbavagliato
Per un po’ di milioni
Caltagirone vuole chiudere le redazioni di Vicenza e Bassano,
Si avvia così verso l’epilogo un’avventura lunga oltre un secolo
Il motivo? I fondi statali per le aziende in crisi
di Andrea Alba
U
n pezzo d’informazione vicentina che se ne va, immolata
sull’altare dello “stato di crisi” e
(soprattutto) dei finanziamenti
statali che ne derivano. La notizia
è dei giorni scorsi, Vicenza e Bassano rischiano di perdere il loro
“Gazzettino”: sacrificato dall’editore Gaetano Caltagirone per poter
ottenere una quota dei fondi Inpgi per l’editoria, per il quotidiano
vicentino-bassanese è stata prevista la chiusura della redazione da
maggio in poi. Oltre alla redazione
vicentina, il cui trasferimento e accorpamento in altre sedi è quasi
certo, si teme proprio per la fogliazione in sé: l’intenzione editoriale è
infatti di smettere completamente
di stampare un’edizione bericobassanese. In questi giorni la politica vicentina, i giornalisti della
testata e i circa 50 collaboratori
“pagati a pezzo” (quelli che rischiano di più) lavorano per cercare di
scongiurare l’ipotesi.
Un filo lungo 122 anni
La storia del Gazzettino di Vicenza
e Bassano inizia con la fondazione
del quotidiano veneto, nel lontano
1887, 122 anni fa. Un arco di tempo
che ne ha fatto una testata autorevole e accreditata, a Vicenza come
nel resto della regione. Secondo i
dati di diffusione e tiratura “Ads”,
però, il giornale negli ultimi anni
ha perso quasi 40mila copie. Il valore si riferisce alla tiratura regionale, non essendoci numeri specifici per le edizioni locali: se per tutti
gli anni ’90 il Gazzettino si è mantenuto su quota 135mila copie vendute, dal 2001 al 2006 – fatalmente in coincidenza con la direzione di
Luigi Bacialli – la tiratura è via via
diminuita fino ad arrivare a quota
94mila. A Bassano del Grappa pare
sia comunque la testata locale più
venduta, anche se non vi sono dati
precisi in merito, mentre nel resto
del Vicentino le vendite sono inferiori. Ad oggi nelle redazioni di Vicenza e Bassano lavorano 6 giornalisti professionisti (redattori), due
giornalisti part-time e un articolo
12 (corrispondente), oltre a quasi
50 collaboratori esterni, pagati “a
pezzo”. Negli anni molti di questi
collaboratori, pur non venendo
mai assunti e continuando a lavorare da precari, hanno acquisito
una grande professionalità nel fare
informazione ottenendo a proprie
spese in qualche caso anche la qualifica di “professionista” dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto.
Per un po’ di milioni
Attualmente, il fondo Inpgi – la
cassa di previdenza dei giornalisti
- messo a disposizione dal governo
per l’editoria alimenta un meccanismo sconosciuto in precedenza,
per il quale gli editori si sentono
in diritto di prendere “legittimamente” al volo l’opportunità di dichiarare lo stato di crisi per sanare
bilanci boccheggianti. Lo si è visto
in altri contesti, a livello nazionale,
per altre testate. Il discorso vale
anche per un grande editore come
il gruppo Caltagirone, che oltre alla
testata veneta è proprietario de “Il
Messaggero di Roma” e de “Il Mattino di Napoli”. In quest’ottica le
edizioni più deboli del Gazzettino,
in termini di copie vendute o di
raccolta pubblicitaria, sono state le
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| La targa della sede vicentina del quotidiano di Venezia
prime ad essere prese in considerazione: visti gli esuberi dichiarati, e
con il turnover bloccato, l’editore
ha quindi deciso di procedere alla
soppressione dell’edizione di Vicenza-Bassano del Gazzettino, con
la chiusura delle due redazioni nel
capoluogo berico e nella città sul
Brenta. La fine di Vicenza, se arriverà, seguirà quella della redazione di Verona di un paio d’anni fa.
L’ipotesi di chiusura dell’edizione
berica dà il via a tutta una serie di
riflessioni sul ruolo di questo editore, che nel luglio 2006 aveva acquisito il pacchetto de “Il Gazzettino”
con il motto “torneremo a farne il
giornale del Veneto e dei Veneti”.
Tutto il contrario: secondo chi ci
lavora ad oggi investimenti in Veneto non se ne sono visti, e di fatto
il primo vero intervento del gruppo
Caltagirone dopo l’acquisizione sarebbe privare il giornale di un’area
di diffusione strategica come è il
Vicentino, facendo arretrare pericolosamente i confini del quotidiano intorno al “core-business”,
l’area di Venezia e Treviso. Senza
contare che la testata, perdendo
un’area di diffusione con circa
800mila abitanti, vedrebbe sicuramente deprezzati i propri spazi
pubblicitari. La conseguenza più
grave, per Vicenza, sarebbe invece
perdere una grossa fetta del pluralismo di informazione, ad oggi
tutt’altro che scontato sia su scala
nazionale che su scala locale.
Solidarietà e telelavoro
La notizia non è passata inosservata. La ventilata chiusura delle due
redazioni vicentine è arrivata un
po’ dovunque sul territorio, battuta dalle agenzie di stampa in forma
di solidarietà da svariate personalità. Fanno da apripista i rappresentanti a Roma dei Vicentini, per
una volta uniti tra centrodestra e
centrosinistra, che propongono
anche una soluzione: il telelavoro.
Gli onorevoli Massimo Calearo,
Manuela Dal Lago, Manuela Lanzarin e Daniela Sbrollini indiriz-
zano un’interpellanza urgente al
ministro del Lavoro, della Salute
e delle Politiche Sociali Maurizio
Sacconi e al sottosegretario con
delega all’Editoria Paolo Boniauti
per chiedere: «Se il governo è al
corrente del nuovo “Piano di riorganizzazione in presenza di crisi de
Il Gazzettino”. Se intende attivarsi
per la salvaguardia dei posti di lavoro che si andrebbero a perdere
con la chiusura delle redazioni di
Vicenza e di Bassano. E se intende essere parte attiva per giungere
ad una conclusione positiva, accogliendo la soluzione del telelavoro
come ipotesi che garantirebbe la
continuità lavorativa ma anche il
risparmio dettato dall’assenza fisica delle redazioni e quindi dei relativi costi di gestione degli immobili. Se, infine, il Governo sta monitorando il settore dell’editoria,
adottando provvedimenti idonei,
per evitare crisi come questa con le
relative ricadute occupazionali». Il
“telelavoro” in questi termini, del
resto, è già praticato da altre testate vicentine, che pur avendo una
fogliazione locale hanno una “sede
centrale” altrove. Segue l’appello
congiunto del sindaco di Vicenza,
del collega di Bassano e del presidente della Provincia. «Il Gazzettino ha una lunga storia caratterizzata da due fattori: l’autorevolezza e
la presenza capillare nel territorio
del Nordest. Oggi – sostengono
Achille Variati, Gianpaolo Bizzotto
e Attilio Schneck – è a repentaglio
proprio questa capacità di dare
rappresentanza al territorio, con
il rischio concreto di cancellare le
pagine di Vicenza e Bassano. Non
pretendiamo di entrare nelle scelte editoriali ed economiche della
testata, ma facciamo un appello:
anche ricorrendo ai sacrifici che
siamo certi le redazioni saprebbero fare, crediamo che l’edizione di
Vicenza e Bassano sia un patrimonio che questa provincia merita di
mantenere. Chiediamo all’editore
che i necessari processi di riorganizzazione aziendale e delle redazioni possano comunque preservare l’edizione vicentina». Parla di
«ennesimo attacco alla libera informazione da parte di alcuni editori»
il senatore Alberto Filippi e i consiglieri regionali vicentini (Raffaele
Grazia, Marino Finozzi, presidente
del Consiglio regionale, Onorio De
Boni, Giuliana Fontanella, Roberto
Ciambetti, Mara Bizzotto, Giuseppe Berlato Sella e Claudio Rizzato) inviano un’interrogazione al
presidente della Giunta regionale
Giancarlo Galan perché si verifichi
«la fondatezza e i termini del piano
di riorganizzazione del Gazzettino
proposto dalla proprietà».
primo piano
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Delocalizzazione,
la grande retromarcia
La smania di portare la produzione all’estero è finita. Aumento dei costi,
trasporti lunghi e problemi con la qualità convincono sempre più aziende
a rientrare nelle loro zone d’origine. Un rimedio contro la crisi? Tutto da verificare
D
Giampaolo Zanni, “in questo moelocalizzare non è più di moda.
mento il problema principale è la
Che sia la fine di un’epoca sesopravvivenza”. Ma gli esempi ci
gnata dalla ricerca del guadagno
sono, e potrebbero segnare l’inizio
facile è presto per dirlo, ma di certo
di un’inversione di tendenza. C’è la
c’è che tra imprenditori e aziende
Fiamm che, come si spiega a fianè da tempo in corso un processo
co, è riuscita ad uscire da un periodi riflessione sull’utilità di portare
do di crisi anche grazie al rientro
all’estero fabbriche e linee produtin Italia delle sue produzioni. C’è
tive. E che più di qualcuno cominla Atlas Copco, un multinazionale
cia a fare marcia indietro, chiudensvedese che produce compressori e
do le fabbriche nell’Europa dell’Est
che porta nel vicentino produzioni
o in Estremo Oriente, e riportando
che prima erano in altri paesi euil cuore della produzione all’interropei: “Tanto per dimostrare che
no dei confini nazionali. “Tornano:
non è vero che il nodalla Cina, dalla Postro costo del lavoro
lonia o dalla Turchia
è più alto di quello
per rilocare in Italia
degli altri paesi”, comtutta o parte della
menta Carlo Biasin,
produzione trasferita
responsabile del setanni fa all’estero, ma Non è vero
tore meccanica della
con esiti non sempre
che
da
noi
Uil. E ci sono altre
brillanti”, scriveva
il
costo
aziende che decidono
qualche giorno fa il
di tagliare i ponti con
Sole 24 Ore in un ar- del lavoro è
le filiali all’estero per
ticolo in cui passava molto più alto
concentrare gli sforzi
in rassegna una serie
sulle sedi vicentine.
di aziende che sono
Come la Tde Macno,
tornate sui propri
per restare ai casi citati dal Sole 24
passi: la multinazionale americana
Ore, che ha chiuso lo stabilimento
Ametek, che dopo essersi trasferita
che aveva a Samorin per focalizzarin Cina ha riaperto due stabilimensi sui 60 dipendenti vicentini, con
ti in Lombardia; l’altra multinaquella che l’amministratore delezionale Whirlpool, che abbandona
gato Fabio Illetterati ha definito
la Turchia e ritorna a lavorare a
“una scelta etica”.
Napoli; la Polti, che chiude la sua
esperienza cinese.
Le cause
La ragioni che spingono a rivedeI casi locali
re le scelte degli ultimi anni sono
Il Veneto, e il vicentino, non fanmolte. Ma prima di tutto occorno eccezione. Il fenomeno si avre fare una distinzione tra chi ha
verte anche qui; magari con pochi
portato la produzione all’esterno
casi, perché, come sottolinea il
per cercare di aprirsi una strada
segretario dei metalmeccanici Cgil
in nuovi mercati e chi lo ha fatto
solo, o principalmente, per trovare
costi più bassi e margini di profitto
più ampi. Banalizzando, tra chi ha
aperto una fabbrica in Cina (o in
Romania, o in Albania, il discorso
è uguale) perché vuole vendere ai
cinesi, e chi lo ha fatto per pagare
gli operai qualche decina di euro al
mese invece che qualche migliaio.
La prima, quella che gli addetti ai
lavori chiamano internazionalizzazione, è una scelta che nella maggior parte dei casi ha una sua logica, porta dei risultati, e continua ad
essere perseguita. La seconda, la
delocalizzazione pura e semplice,
dopo gli anni dell’entusiasmo e del
miraggio di guadagni facili, mostra
adesso tutti i suoi limiti. Che sono
tanti.
Col passare degli anni, ad esempio,
il costo delle manodopera è salito
anche nei paesi definiti in via di
sviluppo, annullando gli iniziali
vantaggi. I trasporti, poi, hanno
tempi lunghi e imprevedibili, con il
risultato che non sempre i prodotti
arrivano in tempo per rispondere
agli ordini. Infine, e questo è il fattore forse decisivo, la qualità lascia
spesso a desiderare, obbligando le
aziende a pagare costose penali o a
organizzare controlli supplementari altrettanto costosi. “È passato
l’onda in cui delocalizzare era tanto di moda – conferma Biasin -. Ed
è un ripensamento legato spesso
a cose concrete, prima fra tutte la
qualità dei prodotti, in molti casi
non all’altezza del mercato europeo. La Fiamm, ad esempio, ha
riportato qui la produzione: perché
www.flickr.com/robertscoble
se hai dei contratti con le case automobilistiche che consentono margini di errore limitatissimi, e prevedono penali molto alte, non puoi
permetterti di ricontrollare tutti i
pezzi che ti arrivano dall’estero”.
Le prospettive
L’equazione secondo cui produrre lontano dall’Italia costa meno,
dunque, non vale più. Non sempre,
almeno, perché la situazione varia
da settore a settore. “Il discorso
vale soprattutto per i prodotti con
elevata tecnologia, in particolare
se lo sviluppo è effettuato qui”, aggiunge ancora Biasin. Ma sull’onda delle crisi, stanno crescendo le
aziende che si trovano di fronte a
scelte drastiche, e devono decidere
cosa tenere e cosa abbandonare. E
più di qualcuno potrebbe scegliere di concentrarsi sul suo cuore
vicentino, anche nei settori tradizionalmente più deboli. Perfino
nel tessile, tanto per dirne una, ci
sono ditte che hanno riportato in
Italia tutta la produzione. “Un po’
perché chi aveva il lavoro all’estero aveva problemi di affidabilità e
di qualità – precisa Giannino Rizzo, del responsabile del comparto
per la Uil -. Molto perché i volumi
di produzione si stanno contraendo, e quindi si cerca di avere dei
margini migliori puntando sulla
qualità e sul made in Italy. Ma è
difficile, e la situazione del tessile
è pesantissima. É vero che ci sono
ditte che tornano a fare tutto qui,
ma non dobbiamo dimenticare che
per ogni azienda che rientra ce ne
sono almeno due che chiudono.
Il conto, alla fine, è pesantemente
negativo”.
L.M.
primo piano
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Il ritorno della Fiamm
L’azienda ha riportato la produzione a Montecchio
Ed è tornata a fare utili
“La crisi accelera
un percorso già in atto”
Il sociologo
Daniele Marini, della Fondazione Nordest:
“Emergono i limiti di chi guarda solo ai costi”
“L
| La sede dell’azienda di Montecchio Maggiore
F
di alcune banche locali, persuase
ino a due anni fa sembrava non
dalla strategia della nuova dirigenpoter reggere al pesante indeza, che hanno fatto arrivare mezzi
bitamento che la soffocava. Oggi
freschi per rimborsare i creditori:
la Fiamm, l’azienda di batterie e
“Al mio rientro in azienda nel 2007
trombe per auto di Montecchio
ho trovato una situazione che dieMaggiore, può dire di essere uscita
ci anni prima non esisteva: stabidal periodo più nero della sua stolimenti aperti in Cina, in India, in
ria. Merito anche di una scelta che
Repubblica Ceca. Investimenti che
fino a poco fa sarebbe stata consierano stati motivati dal minor coderata in controtendenza ma che
sto del lavoro”.
invece oggi sembra
Ma oggi le cose sono
essere diventata una
cambiate: la crisi
necessità per molte
spinge a chiudere
aziende italiane: inLa
delocalizzastabilimenti e linee
vertire il processo di
delocalizzazione della zione ha senso di produzione. I costi
di trasporto, i tempi
produzione. Insom- solo se
lunghi per la consema, addio agli stabilisupportata
gna delle merci, il
menti aperti nel corso
degli anni in alcuni da un mercato costo del lavoro che
anche in Oriente sta
paesi
dell’Europa locale
aumentando, le alte
dell’Est ed in Estretasse per l’export domo Oriente; si torna
vute ad alcuni paesi
a produrre in Italia.
come la Cina e la scelta di puntare
Stefano Dolcetta, amministratore
su una produzione di qualità magdelegato della società, due anni fa
giore spingono a rientrare in Italia.
è rientrato, insieme ad alcuni fa“La delocalizzazione ha senso se
miliari, in possesso dell’azienda. In
supportata da un mercato locale”
seguito alla riorganizzazione messpiega l’ad di Fiamm. “Ad esempio
sa in atto si è potuti passare da un
noi abbiamo scelto di abbandonare
debito di oltre 160 milioni di euro
la produzione di avvisatori acustici
nel 2007 ad una posizione finanin India perché lì il business non è
ziaria netta di fine esercizio 2008
decollato”. Mentre in alcuni paesi
di 110 milioni, con un fatturato di
dell’Est Europa risulta addirittu470 milioni ed un utile netto di
ra difficile reperire manodopera:
circa 22 milioni di euro. Ristruttuin alcune regioni si è raggiunta da
razioni che hanno ridotto i costi e
tempo la piena occupazione, tanto
salvaguardato i 3.500 dipendenti.
è vero che nello stabilimento ceco
Ciliegina sulla torta i finanziamenti
5
pag
della Fiamm trovavano posto lavoratori ungheresi e bulgari. “Ma la
qualità della produzione è un fattore importante. La manodopera del
Veneto ad esempio è di alto valore
qualitativo, si lavora con gente qualificata”.
Fiamm pare dunque essere una
mosca bianca nel panorama desolante della crisi che sta investendo ormai tutti. E la cosa sorprende ancora di più se si tiene conto
del fatto che il settore batterie e
trombe per automobili è legato ad
un’industria dell’auto che appare
boccheggiante e sempre più bisognosa di interventi pubblici di salvataggio. Soprattutto le grandi case
automobilistiche americane come
GM, Ford e Chrysler, di cui l’azienda vicentina è uno dei principali
fornitori. “Le forniture dirette alle
case auto rappresentano il 30% del
nostro fatturato; la maggior parte
dei nostri ricavi viene dal mercato
di sostituzione” continua Stefano
Dolcetta. “Quindi paradossalmente il nostro mercato è favorito dal
calo della vendita di auto nuove”.
Fattori che per il momento spingono ad essere ottimisti, visto anche
il sopra-budget dei primi due mesi
del nuovo anno. Ma incertezza e
sfiducia dei mercati sono sempre in
agguato: “La crisi non ci ha colpiti
finora. Purtroppo non c’è ancora
visibilità in avanti, quindi per il
prossimo futuro bisognerà usare
molta prudenza”.
a crisi sta accelerando un
movimento che era già in
atto”. Daniele Marini, direttore scientifico della Fondazione
Nordest, riassume così il senso di
quello che sta avvenendo in questi
mesi.
“Dati precisi non ce ne sono, ma
possiamo fare delle stime in base
a tutta una serie di ricerche che
abbiamo condotto – continua -.
E quello che emerge è che mediamente una percentuale tre il 3
e il 4 per cento delle imprese che
hanno avuto un approccio con i
mercati esteri è poi tornata indietro. Questo fino alla fine del 2008:
negli ultimi mesi, con la crisi, potrebbe esserci stata un’accelerazione. Ma al di là dei numeri, è un
fatto che chi ha fatto processi di
delocalizzazione e non di internazionalizzazione ad un certo punto
deve rivedere le proprie strategie”.
In altre parole, se la decisione di andare all’estero era
motivata solo dalla ricerca
di costi più bassi, e non era
inserita in una strategia complessiva, adesso mostra tutti i
suoi limiti.
“Esatto. Basti pensare che molti
paesi dove erano state spostate le
produzioni adesso sono comunitari, e quindi molti vantaggi di costo
sono venuti meno”.
Al di là dei costi, c’è un problema di qualità per quanto riguarda la produzione
all’estero?
“C’è un problema di professionalità e cultura del lavoro, che poi
andrebbe valutato in base alle
specificità di ogni settore. Pensiamo al tessile: se voglio un capo di
vestiario con determinate caratteristiche il paese dove mi sposto
deve avere una cultura e una sensibilità analoga a quello di partenza. Altrimenti, se devo controllare
due volte tutto quello che viene
prodotto all’estero, alla fine mi costa il doppio”.
Il fenomeno del rientro, dun-
que, può interessare anche
settori considerati più tradizionali e meno avanzati dal
punto di vista tecnologico,
come appunto il tessile?
“Sì, certo. Potrei citarle alcuni
case di imprese che stampano libri e cataloghi e che hanno scelto
di non andare all’estero proprio
perché non riuscivano a trovare le
figure professionali di cui avevano
bisogno”.
In che misura decisioni di
questo tipo sono legate alla
crisi attuale, e quanto rientrano invece in un ripensamento generale delle strategie aziendali?
“La crisi non ha fatto altro che accelerare un processo già in corso,
e mettere in evidenza le criticità
insite nel movimento di delocalizzazione. Anche perché una delle
risposte è proprio quella di alzare
la qualità, e per questo ho bisogno
di professionalità adeguate”.
Il rientro di alcune aziende
potrebbe essere un elemento
di contrasto al dilagare della
crisi?
“Nella situazione attuale è impossibile dire alcunché sul domani,
inteso non nel senso generico di
futuro, ma proprio di domani. La
risposta non può che essere dipende, e dipende da una lunga serie di
fattori”.
Non c’è il rischio, per citare
un detto popolare, di chiudere la stalla quando i buoi
sono scappati? Portando le
fabbriche all’esterno non si
è impoverito troppo il nostro
tessuto produttivo?
“No, su questo sono ottimista. Dal
punto di vista strutturale negli
ultimi anni il tessuto produttivo
veneto si è impreziosito, non impoverito”.
L. M.
140 del14 marzo 2009
interventi
numero
7
pag
La crisi e le ronde sulle banche
Si moltiplicano i casi di imprese messe alle strette dalla chiusura delle linee di credito
Ma se le banche non danno credito a chi produce cosa faranno? Smetteranno di fare le banche?
N
on sono un economista, ma,
come milioni di italiani, vivo
nell’economia. E quella di oggi non
è certo incoraggiante, nonostante
gli inviti del Governo a un minor
catastrofismo da parte dei media
per sbloccare chi (pochi) potrebbe
spendere (i privati per i consumi, gli
imprenditori per gli investimenti) e
non lo fa, temendo il peggio per il
futuro. E in questo modo acuisce
la spirale negativa che tocca i più:
i lavoratori sempre più numerosi
senza posto o in cassa integrazione
e mobilità, e gli imprenditori alle
prese con un calo degli ordini legato
alla riduzione dei consumi, appunto, e alla scomparsa del credito, verso privati e imprese.
Pil intossicato
La crisi, è sotto gli occhi di tutti.
Nasce a cavallo dell’estate dalle
speculazioni bancarie, titoli tossici
in primis, che, Tremonti dixit, ammontano complessivamente a 12,5
volte il Pil del mondo. E’ un dato
che non richiede commenti per fotografare la realtà dei fatti che ha
portato molte banche straniere,
specialmente statunitensi e inglesi,
al fallimento o al salvataggio (leggi
nazionalizzazioni) da parte dei rispettivi governi, che, storicamente
e culturalmente, tutto erano, da
convinti assertori del libero mercato, fuorchè orientati all’intervento
dello Stato.
Mi chiamo Bond, Tremonti
Bond
E in Italia, nonostante si insista su
una maggiore solidità del sistema
finanziario (che pure ha visto le
quotazioni delle banche scendere
del 60% in poco tempo), il Governo
per lanciare un salvagente ha dovuto ‘inventare’ i Tremonti Bond: praticamente prestiti di carta moneta
alle banche sotto forma di obbligazioni convertibili in azioni con tassi
di interesse iniziali dall’7,5 all’8,5%,
che poi salgono esponenzialmente
se le banche non provvederanno in
pochi anni a restituire il prestito. I
Tremonti Bond, nelle intenzioni,
hanno due obiettivi virtuosi. Grazie
alla loro struttura di prestito obbligazionario convertibile (anche a
lungo termine) possono migliorare
i parametri di patrimonializzazione
delle banche (tra cui l’ormai famoso
Core Tier 1, rapporto tra patrimonio
e impieghi), spesso bassi e sotto limiti accettabili, specialmente dopo
i flop speculativi dei titoli tossici
accumulati nelle loro pance, oltre
che in quelle dei poveri investitori
che alle banche hanno dato troppa
fiducia (ricavandone quelle perdite
astronomiche, che hanno generato l’attuale incapacità di spendere
e/o di investire, trascinando anche
l’Italia insieme a tutto il mondo nella crisi attuale).
Una strada lastricata di buone
intenzioni
I parametri migliori delle banche
dovrebbero (per il Governo devono)
spingerle, poi, a riattivare il volano
del credito alle imprese e ai privati.
Per vigilare che ciò accada (obiettivo vitale per la ripartenza dell’economia o, almeno, per frenarne ulteriori cadute) e forse non fidandosi
delle buone intenzioni, il Governo
ha faticato non poco per arrivare a
delle norme attuative definite con
un’Abi, l’associazione delle banche,
al riguardo (stranamente?) riottosa:
norme che comprendono una forte
vigilanza dei prefetti (che coordinano i rappresentanti di Banchitalia,
Abi, Associazioni imprenditoriali e
del lavoratori) sulla reale erogazione dei crediti, che per l’effetto leva
illustrato da Tremonti dovrebbero
moltiplicare per almeno 10 volte
l’ammontare dei Tremonti Bond
(emessi per 10-12 miliardi è la prima stima).
Prima i miliardari
Se sarà così lo diranno i fatti, ma
molti dubbi già esistono. Su La Repubblica di mercoledì 11 marzo si
legge, ad esempio, che la prima banca ad aderire per 1,45 miliardi al prestito è il Banco Popolare, che per effetto di questa operazione porterà il
suo Core Tier 1 dall’attuale 6% scarso
a poco meno dell’8%. Bene direte?
Bene, ma subito dopo si legge che il
Banco Popolare, incassato il prestito,
toglierà dal listino la sua traballante
Italease, piena di problemi, facendo
scendere il Core Tier 1 a poco più del
7% salvo poi operare nuove dismissioni. Può darsi che da non economista qualche mia lettura e conseguente considerazione sia inesatta,
ma non vorrei che, il caso Banco
Popolare lo farebbe temere, i soldi
dello Stato (non dimentichiamolo,
dei suoi cittadini, quelli che poi dovrebbero trarne correttamente un
vantaggio) siano utilizzati per tappare i buchi interni delle banche (i cui
manager oggi percepiscono stipendi
fino a 500 volte superiori a quelli dei
loro dipendenti tipo, quando solo
pochi anni fa il fattore moltiplicativo
era di circa di 10 volte) e quelli dei
grandi finanzieri. E la storia, anche
quella politica del nostro Premier,
insegna che chi ha buchi miliardari
va salvato, magari imponendo ai piccoli, una marea, rientri e contrazioni
di affidamenti a tutto spiano, come
dimostrano i casi citati da Il Sole 24
Ore di giovedì 12 marzo.
Un ombrello per il sole
Di casi del genere, ne siamo sicuri perché ne sentiamo parlare ogni
giorno, ce ne sono centinaia anche a
Vicenza. Vi invitiamo a segnalarceli, per poterli portare all’attenzione
di tutti, anche del sistema bancario
locale, insieme magari a casi, invece, virtuosi. Già prima della crisi la
cultura bancaria italiana era quella
di chi finanzia (negli ambiti produttivi, perché invece gli speculatori finanziari in fondo sono parenti
stretti e protetti delle banche) chi ha
suoi propri patrimoni, non certo le
idee e i progetti di impresa. Come a
dire che quando c’è il sole ti danno
l’ombrello, salvo togliertelo quando
piove.
La stretta del credito
Ora, con la crisi mondiale in corso, i
soldi dei Tremonti Bond potrebbero
servire a tutto, ma non a finanziare la
ripresa. E questo timore è sulla bocca
di tutti, dal Premier Silvio Berlusconi fino ad Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Ma questo
timore fa tremare le Pmi e i privati e,
di conseguenza, tutto il mondo produttivo, in un effetto a catena che potrebbe essere distruttivo delle aziende, e Vicenza ne è testimone. Ci sono
noti direttamente casi di aziende
storicamente sane che, di fronte al
fenomeno degli insoluti, si sono viste
non proporre nuove forme di sostegno, ma la chiusura dei fidi o la loro
forte limitazione, con conseguenze
sulla produzione e sull’occupazione
che non serve essere economisti per
capire. Se ancora prima dell’esplosione della crisi ci erano noti casi di
privati a cui è stata sospesa la carta di
credito o il conto corrente per poche
centinaia di euro di sconfinamento,
quando pure su un conto parallelo
avevano fondi della stessa banca, ora
conosciamo casi in cui una Popolare
presente in provincia con decine di
filiali ha incoraggiato il trasferimento dell’esposizione di una società sul
conto personale del suo amministratore, non garante, promettendogli
un’operatività su quel conto poi subito negata nei fatti.
Ronde bancarie
Raccontateci (e documentateci) questi e altri fatti di mal credito (e anche
quelli che riguardano banche più attente ai loro clienti e al loro territorio, ce ne saranno pure!) e li pubblicheremo con tutta la riservatezza del
caso. Riservatezza a cui sono obbligate molte associazioni di categoria,
che a voce denunciano l’insensibilità
delle banche, ma poi sono costrette
pubblicamente a non dar seguito
alle loro profonde lamentele per il timore di peggiorare i rapporti con gli
istituti bancari. Se oggi in Italia, oltre
alle discutibili ronde per la sicurezza, si è arrivati a dover istituire delle
ben più ufficiali ronde sul credito, a
capo delle quali ci sono addirittura
i prefetti, qualche problema ci sarà?
Parlatecene. Ne parleremo. Come
pure parleremo delle banche virtuose, quelle di cui l’economia vicentina
ha bisogno, assoluto, per salvare se
stessa. E, in prospettiva, per salvare
le banche stesse, che se non daranno
credito a chi produce cosa faranno?
Smetteranno di fare le banche?
Giovanni Coviello
publiredazionale
focus
140 del14 marzo 2009
numero
9
pag
Americani go home! Parola di futurista
Floreani a tutto campo. Su Variati: “Basta coi minuetti”
Sulla vita consumata dalla crisi: “Meglio tornare
in campagna”. E a sorpresa: “Viva Palladio!”
di Alessio Mannino
R
oberto Floreani, 52 anni, di
nascita veneziano ma vicentino di città, pittore astrattista,
presidente del Circolo Ezra Pound,
consigliere del Cisa Palladio, ideatore delle Penne d’Oro d’epoca
hullweckiana, si mette in testa il
caschetto d’alluminio futurista e
ci parla, fatte le debite proporzioni, come un Marinetti de noantri.
Forte dell’investitura nel padiglione d’Italia alla Biennale di Venezia, in attesa di veder consacrati
i suoi quadri in una mostra personale che si terrà a novembre a
New York, ci regala un’anteprima
del suo prossimo libro sull’avanguardia di cui in questo 2009 si
sta celebrando il centenario: “Il
Futurismo nel Sessantotto”. Scrive
Floreani: «E’… del 15 ottobre 1908
l’evento che, in buona sostanza,
scosse profondamente la coscienza di Marinetti. Quel giorno infatti, in fondatore del Futurismo ebbe
un grave incidente automobilistico, precipitando con la sua Fiat 4
cilindri in un fossato di via Domodossola a Milano e uscendone miracolosamente illeso: “L’11 ottobre
del 1908, dopo aver lavorato per
6 anni alla mia rivista internazionale Poesia per liberare dai ceppi
tradizionali e mercantili il genio
lirico italiano minacciato di morte, sentii d’un tratto che gli articoli, le poesie e le problematiche non
bastavano più. Bisognava assolutamente cambiar metodo, scendere nelle vie e dar l’assalto ai teatri
e introdurre il pugno nella lotta
artistica”». Floreani non crede
siano riattualizzabili le “gazzarre”
e il movimentismo caciarone ma
vitale del futurismo d’antan. «Io
ho scelto di non urlare, se no te ne
vai», ci aveva detto in un’altra occasione. Però, in quest’intervista,
qualchesassolinonellescarpe se lo
toglie.
Che senso ha essere futuristi
oggi? Cosa c’è da idolatrare
nel futuro?
Essere futuristi in senso proprio
oggi non ha nessun senso. Oltrechè ridicolo sarebbe anche antistorico. Ha senso accettare o meno un
modello. Quello futurista fu antinichilista e straordinariamente costruttivo. Una ricetta più preziosa
oggi, paradossalmente, che allora.
Marciare, non marcire. L’Italia sta marciando o sta marcendo?
E’ l’Occidente tutto che è andato a
male. Consapevolmente. L’Italietta ha sempre avuto la sua mezzavelocità e i futuristi furono i primi
a pagarla cara, restando il più delle
volte “col cerino in mano” o morti
stecchiti.
Se oggi fossero vivi Marinetti, Balla, Boccioni e Depero,
s’iscriverebbero al partito
unico di centrodestra?
Boccioni e Depero erano due personalità estremamente intransigenti e violente, Marinetti era di
per sé un partito a parte, con il suo
bel Manifesto politico (la cosa più
socialista che abbia mai letto, per
questo opportunamente cancellato dalla storia e dai libri di testo).
Balla forse…
La guerra è sempre la sola
igiene del mondo? Gli Americani, che la fanno ancora
orgogliosamente, sono un po’
dei futuristi?
Parlando di Futurismo, gli Americani sono quelli che si presero al
fronte, allora, sulla zucca le fucilate dai futuristi. Erano il nemico.
La guerra degli Americani somiglia a quello che mangiano: ha uno
scontrino, un prezzo. Tragicamente oggi è l’Africa il fronte del “tutti
contro tutti”...
Il patriottismo impone un no
al Dal Molin yankee?
Variati se continua il suo minuetto
“Ci sono-non ci sono”, si ritroverà
prima o poi il morto in città… basta
così. Grazie. Ora la città dei cittadini vuol vedere un sindaco e non
un tribuno. Va detto che gli Ame-
| Floreani con Vittoria Marinetti, figlia del fondatore del Futurismo
ricani, nelle due volte che si siamo
fidati di loro a Vicenza, ci hanno
prima scavato un’intera montagna e ci hanno depositato testate
nucleari, così tanto per fare un po’
gli spiritosi e poi, quando D’Alema
decise di bombardare Belgrado, ci
hanno riempito la laguna di bombe
al fosforo non sganciate. Chissà con
un aeroporto intero cosa faranno…
Ah già, ma non lo useranno per gli
aeroplani…gli Americani futuristi!
E giusto in tempo per la celebrazione del Centenario..da non credere!
Oggi bisogna essere a favore
dello Sviluppo e della tecnologia suo braccio armato?
Disprezzo della donna, demolizione dei musei e biblioteche, modernolatrìa furono metafore usate dai
futuristi per spingere sul rinnovamento di un Paese sprofondato in
un tardo-romanticismo immobile e
paludoso. Ma la “Macchina” veniva
dopo il vino, le donne e le mitiche
serate. Oggi, per seguire quel modello bisogna essere, come allora,
inattuali. Tornare in campagna,
quindi.
Se una macchina è più bella
della Venere di Samotracia,
un inceneritore è più bello
della Basilica Palladiana?
Può essere. Purchè non si finisca
poi col fare una chiesa che somiglia
a un inceneritore o un arredo urbano che ricorda un cassonetto.
Idee per “svaticanare” Vicenza?
Perché svaticanarla? E’ lo sport
preferito di tutti quelli che ci abitano. Tutti allineati…
Marinetti voleva “distruggere
i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”. Chiediamo al consigliere del Cisa:
a Vicenza non sarebbe ora di
far fuori l’opprimente ombra
del Palladio?
Il Palladio fa ombra solo a chi ci
si nasconde dietro. Viva Palladio,
viva la Rivoluzione.
Il nuovo teatro è ostaggio della
rivalità politica fra Comune di
centrosinistra e Fondazione,
governata dal centrodestra
(presidente, l’ex sindaco Hullweck). Non ci starebbe una
bella irruzione per svergognare i politicanti borghesi?
Le fazioni han finito col somigliarsi
perfettamente. Un teatro senza testa non è cultura, è solo un costosissimo cumulo di mattoni.
Le Penne d’oro sono sepolte
in un cassetto. Non è meglio
prenderne in mano solo una e
con quella ferire più della spada, invece di regalarle a gente
che di Vicenza se ne sbatte?
Beccato il nichilista! Chi ha detto che se ne sbattono? Il sornione
Rubbia ne va orgoglioso, Siza si era
offerto per l’allestimento per i 500
di Palladio, Albertazzi era disponibile a “girarci” tutti gli spettacoli
in transito per il teatro Stabile di
Roma che dirige… Quando anche
una Penna riesce a far ombra, dietro non è rimasto proprio nulla. O
Pio-Pio Serafin.
Definizione futurista di Achille Variati, di Amalia Sartori e
dei rispettivi sostenitori.
Non riesco sinceramente a fare distinzioni così nette tra le fazioni.
Era meglio la Balena Bianca. Può
andar bene una frase di Majakovskij “Da quale Golia furono generati così colossali e così inutili”?
La velocità, carattere principe
della modernità. Ma le nostre
vite, soprattutto nell’iperlavoratore Nordest, non vanno
troppo veloci?
Troppo spesso dalle nostre parti
“muoversi”, “fare”, cioè lavorare,
trafficare, viaggiare, guadagnare
è sinonimo di velocità. Ma, senza
controllo, la velocità è nulla. E ci si
ritrova fermi.
Coraggio, audacia, ribellione.
Ci sono queste virtù negli intellettuali vicentini?
Bello scherzo.
Idee forti contro il passatismo
della cultura e delle politiche
giovanili in città?
Basta con i giovani che restano
sempre giovani. Il mondo oggi è dei
vecchi. Nuovi campi da bocce, Cineforum gratuiti, mazzi di carte ad
ogni angolo di bar, corsi di biliardo
e di scacchi.
Abolire la pastasciutta non si
può. Ma cosa aboliresti tu, di
questa Vicenza?
Vicenza è straordinaria. Riesce
sempre ad abolirsi da sola. Ma è la
città più bella del mondo. Come diceva Esenin (un altro bolscevico) :
“Accetto tutto”.
(Questo articolo sarà commentabile su www.vicenzapiu.com)
focus
140 del14 marzo 2009
numero
10
pag
Sos per 150 case da salvare
Seconda puntata del viaggio nelle aree R/C-1 della città
Ecco il censimento degli edifici di pregio storico
e ambientale che potrebbero scomparire
C’
città, ci sono anche un numero
è chi, come il governatore
consistente di edifici considerati di
Galan, l’ha accolta a braccia
un certo valore storico ambientale,
aperte. E chi, come il sito di Ree in alcuni casi anche di pregio: si
pubblica.it, l’ha definita una “legge
tratta per lo più di costruzioni dei
contro il territorio” e ha lanciato
primi anni del Novecento (ma in
una raccolta firme per bloccarla,
alcuni casi si risale anche alla fine
forte del sostegno di urbanisti ed
dell’Ottocento, e a volte anche al
architetti del calibro di Fuksas e
Seicento), qualcuno decorato con
Gae Aulenti. Il progetto del goverbifore o trifore, altri con colonno che, come misura anticrisi, vornati e cancellate in ferro battuto,
rebbe liberalizzare l’edilizia, con
altri ancora con losanghe, cornici
aumenti di superficie e cubatura
marcapiano e scalinate esterne;
compresi tra il 20 e il 30 per cenqualcuno anche affrescato, molti
to a seconda dei casi, ha già accecircondati da ampi giardini, se non
so la discussione. Per capire quale
da veri e propri parchi. In tutto, il
potrebbe essere l’impatto a livello
conteggio delle costruzioni di un
locale probabilmente non si dovrà
certo valore arriva a 148 edifici (118
attendere molto, visto che il Veneconsiderati di valore storico e amto è stata tra le prime regioni a dibientale, e 30 considerati di valore
chiararsi favorevole alle nuove mistorico ambientale di pregio) sparsi
sure. Vicenza, però, la sua norma
un po’ ovunque (tra le
aumenta-cubature ce
vie con la concentral’ha già.
zione più alta ci sono
Ne abbiamo parlato
viale della Pace, corso
un paio di settimane
L’80
per
Padova, via Legione
fa, in un ampio serviAntonini, via Lamarzio dedicato alle aree cento delle
mora, via Medici) e
della città classificate costruzioni
che, per dirla con la
dal piano regolatodi
pregio
presidente di Italia
re come R/C-1, una
è
intatto.
Nostra Giovanna Daldefinizione che conla Pozza, rappresensente di costruire un Per ora
tano una pagina immetro quadrato di
portante del tessuto
superficie per ogni
urbanistico della citmetro quadrato di
tà. 148 edifici che rischiano ancora
terreno a disposizione. E che nel
oggi di sparire, se solo i proprietari
corso degli ultimi 25 anni ha procambiassero idea su cosa fare delle
vocato la sparizione di decine di
loro proprietà e dessero il via libera
villette, case affiancate e abitazioni
ai lavori.
di piccole dimensioni, abbattute
per lasciare spazio a condomini più
I sommersi....
spaziosi e remunerativi. Con tutte
Il Comune li ha censiti tutti
le conseguenze in termini di imnell’estate del 2008. E ha scoperto
patto ambientale, e di vivibilità dei
che dal 2003, data dell’ultimo conquartieri, che questo comporta. C’è
trollo, un edificio di pregio e due
un aspetto della questione, però,
di quelli di semplice valore storico
che vale la pena approfondire.
ambientale sono stati demoliti (e
altri tre erano stati demoliti tra il
Specie protetta
‘98 e il 2003), mentre altri tre (uno
Nel grande panorama della aree
dei quali di pregio) hanno subito
R/C-1, infatti, oltre a larghe fette
modifiche rilevanti.
di tutte le zone periferiche della
| Un esempio di demolizione. Qui siamo in via Ortigara
Tra le costruzioni sparite per sempre, c’è la villetta di inizi Novecento
che era all’angolo tra via battaglione Framarin e via Legione Antonini, e al cui posto si sta ancora in
queste settimane completando un
condominio dall’aspetto lussuoso.
Stessa sorte, per una costruzione
in fondo a Corso Padova, per una
villetta in viale D’Alviano, per delle
casette di via Medici, per un’altra
villetta in via Rossi e per un’abitazione che era all’angolo tra via
Ortigara e piazzale Tiro a Segno.
Tutte hanno ceduto il posto a moderni condomini. Tra quelle con
modifiche rilevanti, una palazzina
in contrà Forti a cui è stata aggiunta un’ala, e un altro paio in via Lamarmora, una in via Nino Bixio.
.... e i salvati
“L’80% di questi edifici è rimasto
quindi inalterato – si leggeva nelle conclusioni dello studio -. Ma è
auspicabile un intervento immediato per la salvaguardia di questo patrimonio storico edilizio che
progressivamente potrebbe essere
oggetto di nuovi interventi”. In effetti quello che può ancora essere
salvato non è poco: la villetta in via
Martiri di Belfiore, la costruzione
seicentesca di via Durando, la villa con parco a metà di via dei Mille
e quelle di borgo casale o in Corso
Padova, la casa affrescata all’angolo tra via Mentana e via Curtatone,
solo per restare ai casi più evidenti. Ma ce ne sono molte in via della
Pace, in via Medici, un via Legione
Antonini, come mostrano le foto
di queste pagine. Solo che bisogna
fare presto.
L. M.
| Altra demolizione. Condominio realizzato infondo a Corso Padova al posto di una villetta
| Sopra, esempio di modifica: in via Forti e stata aggiunta un’ala. Sotto, una villa ancora intatta
focus
140 del14 marzo 2009
numero
11
pag
Quartieri
Arcobaleno, un compleanno per 140 arzilli giovanotti
Il centro ricreativo per anziani della parrocchia di Araceli festeggia i quindici anni
Tra partite a briscola, incontri culturali, ginnastica e feste in maschera
di Lidia Fruner
E’
nato nel 1994 il circolo anziani Arcobaleno della parrocchia Araceli a Vicenza, per iniziativa di don Lino Genero: il sacerdote, molto conosciuto in tutta la
città soprattutto per l’impegno con
gli studenti, ha abbozzato e seguito
da vicino qualcosa di importante
anche per i parrocchiani più “datati”: ha messo a disposizione un
spazio innanzitutto, e poi ha lasciato che si esprimesse, con l’incontro
spontaneo tra persone, un modo
semplice e vincente con cui poter
affrontare la leggera malinconia di
chi si sente al declino, la solitudine
o anche il vedovato.
Arrivato a celebrare il quindicesimo anniversario, il Centro, che nei
primi anni di attività è arrivato ad
un picco massimo di 260 soci - alcuni dei quali sono oggi ospiti in
istituti di riposo o passati a miglior
vita - ne accoglie oggi 140. Finché
c’è energia e finalmente quel tempo libero tanto agognato in età lavorativa, chi l’ha detto che non si
possano stringere nuove amicizie e
fare due risate in compagnia?
Gli anziani utilizzano quotidianamente i locali di Palazzo Scroffa,
attrezzati con una macchina del
caffè, una piccolo bar con bibite
fresche, tavoli per il gioco delle carte, la scatola della tombola
-che quella non manca mai- e una
biblioteca. Tutto fedele al detto
secondo cui con il classico non si
sbaglia mai.. eppure anche l’innovazione tecnologica ha fatto il
suo ingresso al centro Arcobaleno,
dove si può usufruire del televisore
con lettore dvd e cimentarsi a scrivere ed usare programmi grafici
sul computer. E se la mente deve
esser tenuta in esercizio, tra una
briscola a quattro e un esperimento con Photoshop, non ci si può
permettere di trascurare il corpo:
un socio infermiere in pensione si
occupa infatti di controllare il livello della glicemia e della pressione
ai suoi amici e coetanei, fornendo
ai soci un servizio che, anche psicologicamente, concorre a farli sentire al sicuro. Non si tratta, comunque, di assecondare una certa tendenza all’ipocondria: il controllo
s’accompagna infatti a della sana
attività fisica con un corso interno di ginnastica di mantenimento,
due volte alla settimana. Un altro
| In alto Don Lino Genero con la presidente del circolo. Nelle altre foto, alcuni momenti dell’attività
motivo per ritrovarsi, scherzare,
sgranchirsi aiutati da un’insegnante paziente e mattacchiona come
Anna Marin.
L’età media al centro anziani sfiora
gli ottant’anni, media mantenuta
alta dall’arzilla signora novantottenne Maria Graziani, che tuttora
partecipa attivamente alle proposte dell’Arcobaleno, presieduto
oggi dalla signora Iole e sorretto
dagli altri esponenti del consiglio
direttivo: Gabriella, Angelina, Antilla, Gina, Francesco, Benito, Flavio, e tra cui si evidenzia il nome di
Renzo Meneghetti, superstite socio fondatore ed attuale tesoriere.
In gruppuscoli ci si recherà in primavera a portare un saluto ai soci
amici che, a causa di malattia o
semplicemente di infermità senile,
sono impossibilitati a raggiungere
e frequentare le sale parrocchiali.
Ma le attività organizzate da questi
anziani, che di spirito ne hanno da
vendere, non si esauriscono qui:
da circa un anno si effettano visite
culturali legate in modo particolare ai luoghi di spiritualità, quali il
chiostro di Santa Lucia ed il Museo
Diocesano, la chiesa di San Giuliano ed il centro dei frati Pavoniani
di Lonigo. Alla visite si aggiungono
gli appuntamenti con incontri di
preghiera e catechesi guidati dalla preziosa presenza di don Lino.
Dove c’è il sacro può starci, senza
stonare, anche una dose di profa-
no: ecco allora che gli anziani si
trovano per gioiosi e copiosi pranzi di società, feste di compleanno
dove ormai non si contano più le
candeline, ed occasioni ricreative
anche solitamente “riservate” a
giovani e bambini, come la festa
carnevalesca dello scorso febbraio,
alla faccia dei capelli che imbiancano. E così, in una girandola di mascherine dai colori freschi e magici
dell’Arcobaleno, gli anziani rinnovano il loro desiderio di socializzare ed affrontare serenamente la
terza età. Perché se la salute tiene,
si è pure fortunati ad arrivarci ad
una terza età. In Borgo Scroffa essere “vecchi” non pare neanche poi
così male.
cultura
140 del14 marzo 2009
numero
13
pag
ViPiù
cultura
Orchi e leccapiane, le storie perdute
www.flickr.com/dinoolivieri
Viaggio tra i personaggi della mitologia popolare vicentina
Anguane, salbanelli e animali parlanti che rischiano di essere dimenticati
La scrittrice Paola Valente: “Si è persa l’abitudine a raccontare”
I
l protagonista del Grande Lebowsky, uno dei film più amati
dei fratelli Coehn, è un hippie disoccupato che passa le giornate
tra partite a bowling con gli amici, cocktail e qualche spinello, e
che tutti conoscono come Drugo.
Sulla traduzione del soprannome
dall’originale inglese “The dude”
si può discutere, ma quella parola
potrebbe avere risvegliato qualche
ricordo in chi ha una certa dimestichezza con i vecchi racconti
della tradizione veneta. Perché
il drugo, e come lui il crote o il
barbadane, erano personaggi che
facevano parte a pieno titolo della mitologia popolare del nostro
territorio. Protagonisti delle storie
che si raccontavano nei filò o nei
cortili, creature misteriose e avvincenti, che popolavano le leggende
e i sogni dei bambini. E di cui si è
oggi persa quasi completamente la
memoria. “La prima cosa da dire
è che oggi non si racconta più, si
è persa l’abitudine a raccontare,
a parlare”, osserva Paola Valente,
insegnante elementare e scrittrice per l’infanzia, che ha trovato
spesso e volentieri ispirazione nel
grande serbatoio delle vecchie tradizioni orali.
“Una volta – spiega la scrittirice
– gli anziani che vivevano in casa
avevano la duplice funzione di custodi dei bambini e di narratori.
Anche perché non c’erano molti
altri mezzi: la tv non esisteva, o
comunque era appena arrivata e
non era invadente come ora. Adesso vedo di più la nonna che porta i
nipotini in palestra o li aiuta nelle
attività del pomeriggio, piuttosto
che quella che si siede con loro e
gli racconta una storia”. Tutto il
contrario di quanto avveniva fino
a qualche decennio fa, quando la
sera i bambini si intrufolavano
nelle stalle per ascoltare le chiacchiere del filò, oppure passavano
i pomeriggi nei cortili, sotto lo
sguardo vigile delle donne di casa
che si sedevano li attorno a sfer-
www.flickr.com/zacmc
ruzzare, a pulire le verdure, a rammendare. E a raccontare.
Era un mondo fatto di famiglie allargate e regolato dai ritmi del lavoro dei campi e dal passare delle
stagioni. Una realtà che oggi non
esiste più, nonostante l’interesse sempre crescente verso tutto
ciò che è tradizione folklore. “Di
fronte alla globalizzazione, ad un
mondo che cambia e si allarga – riprende la Valente -, c’è una volontà, anche politica, di difendere le
nostre tradizioni. Ma secondo me
la tradizione è valida se c’è attorno un contesto. Penso, ad esempio, alle rogazioni, cioè a quelle
splendide cerimonie religiose che
si celebravano per propiziare i raccolti. Sento dire che molti paese le
stanno riprendendo, ma non hanno più senso, perché non abbiamo
più un’economia agricola. E senza
il loro contesto queste cerimonie
sono solo un revival. Allo stesso
modo certe storie avevano senso in
un determinato contesto sociale”.
Spopolate le campagne, sparite
le grandi famiglie dove zii, nonni e cugini vivevano tutti sotto lo
stesso tetto, i vecchi racconti sono
dunque finiti in soffitta. Sostituiti da altre storie, più nuove e più
moderne, e lentamente dimenticati. Di alcuni non resta che qualche
parola a cui oggi riesce difficile anche assegnare un significato. “Mi
ricordo che c’era un personaggio
chiamato leccapiane, e un altro
| Nei racconti tradizionali i boschi delle nostre montagne erano popolati da creature fantastiche
chiamato barbadane: ma, al di là
di qualche verso di una filastrocca,
non sono riuscita a ricostruire chi
fossero. Poi c’era il drugo, e anche
il crote, che era un grande rospo
e che era una parola usata pure
come insulto”.
Poi, naturalmente, c’erano figure
più note. L’orco, ad esempio, era
quasi di casa. Compariva un po’
ovunque, come creatura oscura,
notturna, negativa, ma al tempo
stesso vitale e rigeneratrice. “Era
molto radicato nel dialetto – aggiunge ancora la scrittrice -, con
proverbi come quello che diceva
“pestare le peca dell’orco”, e che
nasceva dalla convinzione che gli
orchi lasciassero nei boschi delle
impronte invisibili: così chi si addentrava nella foresta seguendo i
loro passi ben presto si perdeva”.
Le anguane popolavano sorgenti,
grotte, laghetti, fontane: “L’acqua ha sempre avuto una valenza
simbolica femminile. Le anguane
erano un po’ delle ninfe, fascinose
e al tempo stesso incantatrici, ambigue: si diceva che ti trascinassero
nel loro mondo. E si raccontavano
che rubavano la biancheria, la lavavano, e chi poi la indossava diventava come loro”. I salbanelli
saltavano fuori un po’ dappertutto,
creaturine trasformiste e beffarde
come solo i folletti possono esserlo. “Mio nonno raccontava di
averne trovato uno sotto forma di
scrofa. E l’altro mio nonno soste-
neva di averne portato a casa un
altro credendolo un bambino abbandonato”.
C’è da dire che storie e personaggi spesso cambiavano da un paese
all’altro: i salbanelli dei Berici non
erano del tutto uguali ai sanguinelli dell’Altopiano, e spesso bastava
spostarsi di pochi chilometri per
trovare dettagli e particolari diversi. Al tempo stesso, però, molti
racconti rivelavano origini antichissime. Nell’orco delle leggende
popolari non è difficile trovare le
tracce di personaggi presenti già
nei poemi mesopotamici (“Io l’ho
ritrovato leggendo Gilgamesh” annota la Valente) o nella mitologia
romana; le angune rielaborano la
figura delle ninfe; i salbanelli si
collocano un po’ a metà strada tra
la mitologia classica e quella nordica. E molti racconti rivestivano
in forma cristiana leggende più
antiche. “Quando senti parlare di
una grotta nella quale una ragazza, inseguita da alcuni banditi,
era stata protetta da un intervento
della Madonna che la aveva fatto
crescere attorno un cespuglio di
rose, non è possibile non pensare
a tutti i casi di metamorfosi della
letteratura classica” conclude l’autrice. A cosa si ispirassero, invece,
leccapiane e barbadane nessuno
se lo ricorda. Se qualcuno sapesse
qualcosa, non ha che da farsi avanti. Di sicuro Paola Valente saprebbe trarci una storia coi fiocchi.
L. M.
cultura
140 del14 marzo 2009
numero
Mezzanotte con la Strega Bianca
Tutti a scuola di danza
Al Comunale torna la rassegna Danzare per educare. Due appuntamenti
pensati per le scuole e ispirati alla storia di Cenerentola e alle Cronache di Narnia
14
pag
Fondazione Teatro
La Lazzari nel cda
L’
assessore alla cultura Francesca Lazzari sostituirà l’ex direttore generale del Comune Umberto
Zaccaria come rappresentante del
Comune nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro
Comunale.
Zaccaria, che era stato nominato
dalla precedente amministrazione
e che fin dall’inizio del nuovo mandato aveva messo a disposizione del
sindaco la sua nomina, su richiesta
di Variati ha rassegnato le dimissioni.
Nei prossimi giorni il sindaco indicherà l’assessore Francesca Lazzari
al suo posto; la nomina diventerà
effettiva dopo il passaggio formale
in assemblea dei soci.
“Come assessore alla cultura – dichiara Francesca Lazzari – ritengo
che il nuovo ruolo che andrò a rive-
stire mi darà modo di conoscere in
maniera tempestiva e approfondita
tutte le problematiche legate alla
gestione e alla programmazione del
nuovo teatro. Il mio impegno consisterà nel far sì che la struttura di viale Mazzini diventi un luogo chiave
del sistema culturale cittadino e che
la sua offerta di spettacoli sia studiata e proposta in sinergia con quella
degli altri spazi teatrali di Vicenza,
primo fra tutti il teatro Olimpico”.
www.flickr.com/esparta
D
alla fiaba di Cenerentola alle
atmosfere magiche del mondo di Narnia. Tutto rigorosamente
a passo di danza. Comincia questa settimana l’ottava edizione di
“Danzare per educare”, la rassegna (promossa dalla Fondazione
Teatro Comunale Città di Vicenza,
assessorato alle politiche giovanili, Arteven e con la Fiamm come
sponsor) per avvicinare i ragazzi
delle scuole all’espressone artistica
della danza e del movimento, e per
“far crescere” un nuovo pubblico
maturo e consapevole.
Il primo appuntamento, in programma giovedì 19 marzo alle 10
(gli spettacoli sono sempre al mattino, proprio per favorire la partecipazione delle scuole), è “Fino a
mezzanotte”, la nuova produzione della Compagnia bolognese
di danza contemporanea Leggere
Strutture. È un balletto pensato
soprattutto per i più piccoli che
si rifà alla Cenerentola di Charles
Perrault, rivista però in chiave moderna e ironica (tutto comincia con
20mila paia di scarpe abbandonate
in vecchi magazzini e cantine), e che
colpisce per l’originale e coloratissima ambientazione che ripropone le scene attraverso allestimenti
monumentali, coreografie elabora-
te, e un apparato tecnico complesso
e articolato. Il filo conduttore dello
spettacolo è il motto “Solo un piede
entrerà in quella scarpa”, pensato
per insegnare che ogni persona è
unica e insostituibile e che ognuno
giunge alla propria destinazione
percorrendo strade lunghe, difficili e assolutamente personali. Il
divertimento per i giovanissimi è
assicurato, assieme ad un positivo messaggio di incoraggiamento:
anche nelle difficoltà tutti possono
farcela perché ognuno può trovare
la sua soluzione, così come ognuno
può trovare la “sua” scarpa che calza alla perfezione.
Il cartellone continua poi giovedì
2 aprile (sempre alle 10) con “Le
cronache di Narnia”, della
compagnia Aulos. Uno spettacolo
ideato per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado,
e ispirato al celebre romanzo di C.
S. Lewis. La storia è quella di quattro ragazzi londinesi che durante la
seconda guerra mondiale vengono
spediti n una casa di campagna
per evitare i bombardamenti. Lì,
nascosto dietro un vecchio guardaroba, trovano un passaggio segreto verso un mondo parallelo, la
magica terra di Narnia, tenuta nel
gelo perenne dalla Strega Bianca.
E comincia così una serie di incredibili avventure che li porterà ad
incontrare personaggi fantastici,
fino allo scontro finale con la Strega Bianca.“Il vecchio tema della
lotta tra il bene e il male, così caro
ai grandi classici del balletto, trova una nuova collocazione in un
mondo totalmente inventato che
muove la nostra fantasia , ci mette
a contatto con miti e leggende mescolati ad un pizzico di magia – ha
spiegato Arturo Cannistrà, responsabile artistico dei Progetti Speciali
della Fondazione Nazionale della
Danza-Aterballetto -. L’ispirazione
non stravolge la storia, ne conserva la drammaturgia, ma la rende
più contemporanea attraverso una
ricerca sul movimento: linee classiche trovano dinamiche contemporanee che cercano di interpretare
il racconto, esaltandone l’aspetto
emotivo e proponendo un ponte
ideale tra movimento e racconto
al giovane pubblico. Ogni personaggio cerca di esaltare attraverso
il movimento le sue caratteristiche,
spingendoci a sognare oltre il reale,
oltre l’armadio”.
“Danzare per Educare” è un progetto speciale pensato per le scuole, ma aperto a tutti: i biglietti sono
unici e costano 4 euro.
Vicenza Jazz,
via alle prevendite
S
ono aperte da una decina di
giorni le prevendite per la quattordicesima edizione di “New Conversations-Vicenza Jazz”. Per questa
nuova edizione di Vicenza Jazz, in
programma dall’8 al 16 maggio, e
intitolata “Il jazz che venne dal freddo”, le prevendite di biglietti e abbonamenti saranno attivate al botteghino di PantaRhei di via C. Cattane, in
Vicenza (dal lunedì al venerdì, ore
10.30-12.30 e 15-18), al Teatro Comunale di Vicenza (dal martedì al
sabato, ore 16-19), agenzie AVIT, in
tutti i punti Greenticket (call centre
899 666 805), e al sito internet www.
greenticket.it .
Tra i tanti spettacoli, vale la pena ricordare la serata dell’8 maggio con il
sassofonista John Zorn (introdotto
daUri Caine), quella del 13 maggio
con il pianista Stefano Bollani, e
quella in programma a San Lorenzo con il sassofonista norvegese Jan
Garbarek. E poi ancora i concerti
del Geri Allen Trio e Tom Harrell
in duo con Dado Moroni (11 maggio
all’Olimpico) e della Mingus Dynasty
(15 maggio al Teatro Comunale), di
Dave Holland Quartet, di Terence
Blanchard e dei Yellowjackets (tutti
al Canneti, il 12, il 14 e il 16 maggio).
I prezzi previsti per gli abbonamenti
a questi 8 concerti sono 115 euro (intero) e 90 euro (ridotto), entrambi
comprensivi del diritto di prevendita. La tariffa ridotta “giovani” è
valida fino ai 30 anni, diversamente
dall’usuale limite dei 25 anni. Tariffa
ridotta applicata anche agli over 60,
ai regolari iscritti ad un’associazione
culturale musicale, ai dipendenti del
Comune di Vicenza e ai dipendenti
AIM.
Ingresso libero, invece, per la prima
italiana della tournée europea dei
cubani dell’Orquesta Buena Vista
Social Club sabato 9 maggio in Piazza dei Signori,
movida
140 del14 marzo 2009 pag16
numero
ViPiù
movida
La disco scopre il live. Alternativo
Da Herman Medrano ai Vallanzaska: da ottobre la discoteca
Smallville dedica la serata del venerdì ai concerti dal vivo
Conquistando un pubblico sempre più numeroso
Gli appuntamenti
sabato 14
THE GHOSPWAY TRIO
Nuovo Bar Astra – contrà Barche
14, ore 19
Concerto aperitivo – musica jazz
Free entry
sabato14
KIKKA & INTRIGO
Bar Lioy – via P. Lioy 10, ore 21
Concerto soul jazz “Intrigo a due”
+ guest
Free entry
sabato 14
MORKOBOT + BAJIJI
CSC Centro Stabile di Cultura
– via Val Leogra (San Vito di
Leguzzano), ore 22.30
Concerto rock psichedelico +
concerto stoner prog
Riservato soci CSC
| Allo Smallville suonano sia gruppi locali che band conosciute a livello nazionale
e il punk rock scheletrico dei Tre
Allegri Ragazzi Morti, per citarne
alcuni.
Oltre ad aver offerto date a gruppi
locali, in genere 3 alla volta, con
di Francesca Danda
indubbio successo. «Nonostante
il ticket all’ingresso (dai 5 ai 10
euro, ndr) le band nostrane riotti alternative per i live-adchiamano di media 200 persone
dicted del vicentino. Ogni ve– racconta Diego Stefani, 26enne
nerdì, da qualche mese, un grupdirettore artistico delle serate che
po di amici organizza concerti dal
nella vita fa il fonico - mentre
vivo nel posto più impensato, lo
con gli ospiti di livello nazionale
Smallville di via Zamenhof. Che,
ne contiamo anche il doppio».
a dispetto del nome, poco ha a che
Dei buoni numeri, non c’è che
vedere con i superpoteri di Clark
dire, ma sono cifre da discoteca.
Kent e molto con i supervolumi di
Non sarà che la genuna normale discote arriva per ballare
teca, dove nel weeke, nell’attesa, è diend si scatenano balsposta a “sorbirsi” il
lerini latini e rapper
concertino? «Certo,
molleggiati. Il dato
Dopo
i
concerti
anche noi come molti
curioso, e apprezzaci
sono
altri locali chiudiamo
bile, è che lo staff di
i concerti con lunghi
una discoteca, con lunghi dj set.
dj set, soprattutto
lungimiranza,
abMa
sono
i
live
drum’n’bass, ma ci
bia voluto dare una
a
reggere
siamo resi conto che
chance alla musica
sono i live a reggedal vivo, affidando la la serata
re la serata, il resto
programmazione del
è contorno» sottovenerdì sera ad una
linea
compiaciuto.
decina di appassioUn’inversione di tendenza non da
nati musicisti e addetti ai lavori. E
poco, in un panorama locale che
così ad ottobre 2008 sono partite
vede spesso i musicisti suonare
le “Alternative Night”, un progetsul palco – quando c’è - a mo’
to musicale a 360 gradi che, zitto
d’intrattenimento pre-disco o di
zitto, nei mesi ha portato a Vicensottofondo alle altrui bevute.
za il rap dialettal-demenziale di
Nei mesi il marchio “Alternative
Herman Medrano, il trascinante
Night” ha cominciato a girare, atska punk dei Vallanzaska, i nontirando pubblici diversi a seconda
sense rock dei Fratelli Calafuria
N
del genere protagonista e lasciando sperare, per il futuro, che Vicenza possa ritrovare il suo club
musicale di riferimento. Un po’
quello che era il Totem anni fa,
per intenderci, con un cartellone
underground di rilievo nazionale.
I giovani organizzatori ingaggiati
dallo Smallville – tutti tra i 20 e i
30 – al momento procedono con i
piedi di piombo, per non rischiare di rimetterci di tasca loro. Ma i
segnali di un progetto ben oliato
e capace di crescere arrivano anche dal lato economico: «All’inizio non spendevamo più di 500
euro per i gruppi, mentre adesso
viaggiamo sui 3 mila. Il nostro
sogno è puntare più in alto, ma
prima tutta la città deve conoscere le nostre serate». Vogliono
vedere come si concluderà la stagione, insomma, per poi decidere
se investire di più. Una stagione
a dire il vero promettente, con un
calendario primaverile che prevede, tra gli altri, gli Hormonauts
(rockabilly) il 20 marzo e le Porno Riviste (punk rock) il 17 aprile
(il programma completo su www.
myspace.com/alternativenightvi).
Che nel futuro dello Smallville si
celi un destino simile a quello del
Velvet di Rimini o del Circolo degli Artisti di Roma? Impossibile
dirlo. Ma se diventasse un vero
baluardo per la musica alternativa a Vicenza, forse cominceremmo a credere nei superpoteri...
sabato 14
ASSTRONAUTS + RUE DE VAN
GOGH + IL BUIO
Spazio Arcadia – via Paraiso 36
(Schio), ore 21
Concerto hardcore + concerto
indie rock + concerto post punk
Riservato soci Arci
domenica 15
KOHEBAVN STORE, GLEAMER
Sabotage Bar – viale dell’Industria
12, ore 19
Serata live di musica post rock
Free entry
martedì 17
TAMA SUMO
Bar Sartea – corso Ss. Felice e
Fortunato 362, ore 21
Jazz not dead festival – serata
elettronica con la Regina della
Club Culture Berlinese
Free entry
mercoledì 18
BINNEY, SIMON, COLLEY,
SANCHEZ
Panic Jazz Club – piazza degli
Scacchi (Marostica), ore 22
Concerto jazz con Dave Binney,
Ed Simon, Scott Colley, Antonio
Sanchez
Free entry
giovedì 19
SERPENTI + JACK MOSTRO VS
SPUD&JESUS
Bar Sartea – corso Ss. Felice e
Fortunato 362, ore 21
Concerto elettro rock + concerto
electro punk
Free entry
giovedì 19
FABIO CARDULLO BAND
Birrificio Birracrua – strada
vicinale Montecrocetta 6, ore
21.30
Concerto acustico tra pop, rock e
cantautorato
Free entry
venerdì 20
MAGMA FLUX + LOST PROJECT
Nuovo Bar Astra – contrà Barche
14, ore 19
Concerto aperitivo – musica rock
+ dj set anni ‘80
Free entry
venerdì 20
THE HORMONAUTS +
CHARLOTTE BEAN
Smallville – via Zamenhof 26, ore
22
Alternative night – concerto
rockabilly+ concerto punk rock +
dj set a seguire
Ticket (5 euro)
venerdì 20
VITTORIO CANE
Bar Bukowski – corso Italia 9
(Valdagno), ore 21
Concerto acustico di musica
d’autore
Free entry
movida
140 del14 marzo 2009 pag17
numero
Watchmen, fumettone mal riuscito
Popcorn
Storia confusa, lunghissima e noiosa. Nonostante le splendide immagini
e i tanti riferimenti alla realtà contemporanea,
il nuovo film di Zack Snyder è una delusione
di Giuliano Corà
P
urtroppo, questa volta a Zack
Snyder non è riuscito il bis di
Trecento (2006), il capolavoro
eroico e visionario che tre anni fa
ci commosse i cuori e deliziò la
vista. Watchmen è una delusione
ed un fallimento, tanto più spiacevoli perché la mano da maestro
di Snyder è riconoscibile ovunque,
nella storia – una graphic novel,
come l’altra volta – come nelle
splendide immagini. Raccontiamolo un po’. Siamo nel 1985. Il
Presidente Nixon, modificando la
Costituzione, si è fatto rieleggere
per la quinta volta, ma la sua presidenza è sotto una terribile spada
di Damocle. I contrasti coi Sovietici (ci sono ancora) sono durissimi, e la guerra atomica è solo questione di settimane: gli scienziati
hanno appena spostato a meno
cinque minuti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse, e quando
arriveranno a mezzanotte sarà la
fine dell’umanità. Gli Watchmen,
supereroi mascherati che negli
ultimi anni hanno violentemente amministrato la giustizia nelle
strade, sono quasi scomparsi. Il
nume del mondo intero è il dottor
Manhattan, uno scienziato che un
esperimento nucleare ha trasformato in una specie di semidio potentissimo ed immortale. Riuscirà
a fermare le testate sovietiche? Riuscirà a trovare la fonte di energia
pulita per tutti che sventi addirittura la guerra?
Nonostante gli agganci alla realtà
contemporanea siano numerosissimi e volutamente seminati, essi
tuttavia rimangono sterili tentativi, che abortiscono in una storia
confusa e – oltretutto – estenuantemente lunga (quasi tre ore) e
mortalmente noiosa. Poco per
volta, il racconto si avvolge su se
stesso – senza ‘spiegazioni’, senza
simbolismi leggibili che lo giustifichino in alcun modo – e si perde
in storie individuali che dovrebbero finalmente dare un senso al
tutto, e che invece non fanno altro
che confondere definitivamente
lo spettatore. Le riflessioni filosofiche diventano filosofemi da fumetto – appunto! – e il film lascia
delusi ed irritati per tanta intelligenza buttata via e per l’occasione
sprecata. Davvero un peccato.
Watchmen, Z. Snyder, USA/
GB/Canada, 2009
| Una scena del film Watchmen
Il lato oscuro dell’esercito Usa
Sul comodino
Per la descrizione impietosa che fa della vita militare, il libro di McCullers è stato a lungo sottovalutato
Oggi torna in libreria e colpisce per l’analisi psicologica dei personaggi e per il lirismo della prosa
di Giovanni Magalotti
I
n questi giorni l’editore Einaudi propone al pubblico italiano
un classico della letteratura americana del ‘900, per anni ignorato
e ora meritoriamente riscoperto:
“Riflessi in un occhio d’oro”, della scrittrice Carson McCullers,
considerata insieme a Flannery
O’Connor, una delle grandi narratrici del Sud degli Stati Uniti. Pubblicato nel 1941, il romanzo nel ‘67
è anche divenuto un film, diretto
da John Huston e interpretato da
Marlon Brando ed Elizabeth Taylor.
I protagonisti della storia, ambientata in una guarnigione
dell’esercito americano durante
un generico “tempo di pace”, sono:
due ufficiali, un soldato semplice,
le mogli dei due ufficiali e un domestico filippino. Benché l’apparenza, dettata dalle rigide convenzioni sociali dell’epoca, suggerisca
un ordine morale inossidabile, un
labirinto di passioni (rapporti platonici e relazioni carnali, desideri
omo ed eterosessuali), lega insieme inestricabilmente tutti i personaggi del racconto, fino alla sua
drammatica risoluzione.
Non c’è da stupirsi, come nota Valeria Gennero nella postfazione al
volume di Einaudi, che il romanzo, alla sua uscita, sia stato accolto
in America da molte perplessità:
“La descrizione della vita militare
come coacervo di ipocrisia e violenza era del resto poco in sintonia con un paese ormai a pochi
mesi dall’ingresso nella seconda
guerra mondiale”.
Oggi, più che quest’aspetto, emerge per noi la lucidità dell’autrice
nell’indagare i più oscuri meandri della psiche umana, con uno
stile sempre limpido e non privo,
a tratti, di suggestivi slanci lirici:
“La coscienza è come un arazzo
finemente tessuto nel quale i colori sono suggeriti dall’esperienza
dei sensi e il disegno è tracciato
dall’intelletto. Il cervello del soldato Williams era imbevuto di
strani colori, ma era senza disegno, vuoto di forma”.
Carson McCullers,
Riflessi in un occhio d’oro,
Einaudi, 154 pp., € 11,50
sport
140 del14 marzo 2009
numero
19
pag
ViPiù
sport
Una città di corsa
Domenica 22 marzo è in programma la nona edizione della Stravicenza
Testimonial dell’evento sarà Matteo Galvan, fresco vincitore della staffetta
4x400 agli Europei indoor. E nel vicentino è boom di maratoneti
gio più azzeccato per l’occasione.
“Matteo è un esempio – commenta
con un sorriso grande come una
casa Christian Zovico, presidente
dell’Atletica Vicentina -. Domenica
di Francesco Cavallaro
scorsa ha superato la fatidica linea
d’ombra: non è più una promessa
della nostra società, ma una realtà
travicenza! Domenica prossivincente. E’ giovanissimo, ha tutte
ma circa 7000 atleti (e non) si
le carte in regola per fare strabene
ritroveranno alle 10 in piazza dei
nei prossimi anni. Non correrà la
Signori per correre 1,5km, 4,5 km.
Stravicenza, ma starà insieme ai
o 10 km. Per un giorno i vicentini
bambini che prenderanno parte al
potranno sgambettare per le vie
Trofeo delle scuole elementari”.
del centro senza il consueto trafAlla nona edizione della Stravifico di macchine e motorini; sarà
cenza si può arrivare
un’occasione
per
più o meno allenati.
riscoprire la città e
Ma, come sottolinea lo
intanto tirar fuori
stesso Zovico, occhio
quello “spirito olima non improvvisare
pionico” che tutti
troppo. Altrimenti il
sfoggiamo allorché
Chi
non
ha
corpo potrebbe risenindossiamo un paio
fiato
e
muscoli
tirne. “Chi non ha fiato
di pantaloncini corti,
è
bene
e muscoli è bene che
una t-shirt e le scarnon corra per 10 km.,
pe da ginnastica. Te- che non corra
il fisico non è pronto.
stimonial dell’even- per 10 Km
Piuttosto è meglio alto
sarà
Matteo
ternare camminata e
Galvan - 20 anni,
corsa. Non è consigliaprodotto del vivato fare i supereroi, soprattutto in
io dell’Atletica Vicentina – fresco
queste occasioni”. Allora come ci si
vincitore della staffetta 4x400 agli
prepara? “Dipende dalla situazioEuropei indoor che si sono tenuti
ne di partenza – spiega il presidena Torino la settimana scorsa. Davte -; in un primo momento consivero, non poteva esserci personag-
S
glio di fare 40 minuti alternati; poi,
mano a mano che ci si allena, è utile aumentare la corsa e diminuire
il tempo di camminata. La prima
soglia da superare sono i 40 minuti di corsa continua: chi raggiunge
questo risultato è già a buon punto.
Il secondo step è arrivare ad un’ora
continua. Quelli che corrono per
15-20 minuti non possono nutrire
chissà che ambizioni; ad esempio,
una maratona si studia prima nella
propria testa. Tuttavia, se io so già
che la mia corsa non dura più di
mezz’ora difficilmente potrò preparare una sfida che può durare
anche cinque o sei ore”.
A proposito di maratona. In questi
ultimi anni abbiamo assistito ad
un vero e proprio boom. “E’ diventata una moda – sottolinea Zovico
-; l’atleta vuole superare i propri
limiti. Vent’anni fa in Veneto esisteva solo la maratona di Venezia.
Poi ha preso piede la maratona di
Sant’Antonio a Padova e quella di
Verona. E da un anno c’è anche la
maratona dei sei comuni, nella nostra provincia. Questa specialità è
stata riscoperta in modo particola-
re dagli ultratrentenni; e sono proprio quelli che sono stati a digiuno
di qualsiasi tipo di corsa che, superati i trenta, sono i più fanatici.
Correre fa star bene e aiuta a ritrovare sé stessi, meglio di così”. Va di
moda anche correre ascoltando l’ipod. “Si tratta di una sorta di doping – conclude Zovico -, anche se
in questo caso non siamo di fronte
ad una sostanza che altera le pre-
stazioni dell’organismo. La musica
dà degli impulsi in più al sistema
nervoso e il corpo, di conseguenza, reagisce in maniera diversa:
è scientificamente provato che la
resa è maggiore”. Con o senza ipod l’invito è uno solo: correre.
Perché mette serenità, perché va
di moda, perché è una sfida prima
di tutto con sé stessi. Poi ognuno
trova la sua motivazione.
sport
140 del14 marzo 2009
numero
20
pag
Polisportiva Brendola, un sano divertimento
La società
Nata nel febbraio del 1985, la società oggi ha tre squadre femminili che partecipano ai campionati Fipav
I risultati non sono granché, ma qui lo sport è visto prima di tutto come fatto culturale ed educativo
di Alida Pretto
L
a Polisportiva di Brendola, che
promuove attività agonistiche
e non, è aperta a tutti, in particolar modo ai bambini e ragazze del
paese, con lo scopo di promuovere
il divertimento e l’aggregazione e
di contribuire a maturare l’equilibrio psicofisico dell’individuo con
una logica che tenga conto dei vari
aspetti della personalità, considerando lo sport principalmente
come fatto culturale ed educativo.
Un presupposto importante è che
per la Polisportiva ogni sport/attività ha la medesima importanza,
ed ecco allora che accanto alle consuete discipline compaiono anche
aikido, ballo cubano e portoricano,
yoga, hip hop e moltissimi altri
corsi per cercare di coinvolgere il
più possibile i neanche 6000 abitanti del comune, che rappresenta
una delle più importanti porte di
accesso ai Colli Berici.
La Polisportiva di Brendola è nata
nel febbraio del 1985 e la pallavolo ha iniziato a farne parte l’anno
successivo, quando fu iscritta al
campionato CSI una squadra di
allieve (under 14). L’attività, però,
non è proceduta a gonfie vele e ci
furono alcuni anni in cui Brendola
non ebbe nessuna squadra. Solo
dieci anni dopo la pallavolo ha
cominciato a far parte saldamente delle attività sportive del paese
e nel ‘97 ci fu la prima affiliazione
alla FIPAV. Da quell’anno la sezione Pallavolo della Polisportiva
di Brendola è diventata sempre
più numerosa e sono stati avviati anche i corsi di minivolley per
i più piccini. Per quanto riguarda
invece le sorelle maggiori, si sono
susseguiti negli anni vari passaggi
da una categoria all’altra, fino a
giungere a maggio 2006 alla promozione in prima divisione; nella
stagione successiva la squadra si
piazzò a metà classifica, ma poi la
società attraversò un momento di
| Il campo di beach volley di Brendola
crisi e ripartì dalle categorie più
basse, iscrivendo l’anno seguente
solamente due squadre.
Oggi sono tre le squadre femminili che partecipano ai campionati
della federazione: terza divisione
under 20, under 16 ed un under 13
che partecipa al torneo “Braccio di
Ferro”; proprio queste ultime sono
attualmente il fiore all’occhiello
della società, vista la loro posizione di metà classifica. I risultati,
infatti, non sono dei migliori, con
l’under 16 che ha chiuso il campionato all’ultimo posto e la terza
divisione under 20 che fino a questo momento ha vinto un solo set,
ma quello che interessa di più alla
presidentessa Patrizia Cappon, e
all’intero ambiente, è che le atlete possano passere qualche ora
in compagnia facendo dello sano
sport e non rinchiudersi in casa
davanti ad un computer. La società
ha inoltre una squadra mista amatoriale (Brendola Shark) che parte-
cipa al campionato CSI e che è formata da ex giocatori e giocatrici.
E quando inizia la bella stagione?
Nessun problema: per i più piccoli (dai 5 ai 13 anni) la Polisportiva
propone i centri estivi, la fascia
over 14, invece, può spostarsi dalla
palestra al campo da beach volley
che si trova solo ad un centinaio
di metri di distanza, potendo così
continuare a prendere a schiaffi
un pallone anche durante i mesi
estivi.
sport
140 del14 marzo 2009
numero
21
pag
Ultima fermata Santeramo
Volley
La Minetti si gioca le ultime possibilità di salvezza nello scontro diretto con la squadra pugliese
Ma bisogna ritrovare l’aggressività messa in campo nel primo set contro Pesaro
T
utte le partite mettono in palio
tre punti. Alcune, però, sono
più importanti delle altre, e per la
Minetti è arrivata quella più importante dell’intero campionato. In
palio domenica c’è qualcosa di più
che un’intera stagione; forse, addirittura, tutte e dieci le stagioni trascorse dalle biancorosse in serie A1.
A Santeramo, che dista oltre 800 km
ma in classifica solo cinque punti, le
ragazze di Maurizio Baraldo hanno
nelle loro mani l’ultima possibilità di
dare una svolta a un’annata disgraziata e un senso alle quattro partite
che seguiranno la trasferta nelle
Murge. Di queste ben tre - contro
Bergamo, Sassuolo e Cesena - sono
da disputare in casa. Ma questa tenue fonte di speranza servirebbe a
poco, se prima non arrivasse una
vittoria nello scontro diretto in casa
Tena.
A cinque giornate dal termine della
regular season per Pacca e compagne sembra avvicinarsi l’ultima
chiamata per la salvezza. Ultime a
10 punti, in caso di successo pieno
le biancorosse si porterebbero a -2
proprio da Santeramo. Le biancorosse non vincono da 40 giorni (ultimo sorriso in casa contro Castellana
Grotte) e per uscire dalla quaresima
di magro non c’è alternativa a fare
bottino pieno sul campo dell’altra
formazione pugliese, già battuta
all’andata.
La pallavolo, o volley, è uno sport
giocato da due squadre di sei elementi. Così dovrà essere in questo
finale di stagione per una Minetti
che solo a sprazzi è riuscita ad esprimersi al cento per cento con tutte le
sue pedine. Prendi l’ultima partita
con la capolista Pesaro, costretta a
un primo set di sofferenza di fronte
ai 1400 di un PalaRewatt in visibilio;
con l’aggressività messa in campo
nel primo parziale il margine dalle dirette avversarie per la salvezza
non sembra incolmabile. Non basterà però solo quella, dato che a partire da domenica bisognerà fare i conti anche con le motivazioni altrui, in
primis quelle di un Santeramo che
nella consueta bolgia del suo pubblico non darà vita facile alle vicentine.
P. M.
Prini...e ultimi
A
mmetto di essere rimasto
sorpreso. Non mi aspettavo
che Bergamo superasse lo scoglio
Pesaro in Champions League e
si qualificasse per le Final Four
di Perugia. Ma la vittoria per 3-1
nella partita d’andata ha spianato
la strada alla Foppapedretti. Queste sono sfide che devono essere
giocate nell’arco di dieci set, 180
minuti si direbbe nel calcio. E
Bergamo ha meglio interpretato
questa situazione. A proposito di
a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport
coppe, un grosso in bocca al lupo
nel week end a Jesi e Novara per
le Final Four di Challenge e CEV
Cup. La doppietta è fattibile. Organizzare questi eventi, in tempi
di vacche magre, fa risplendere
ancora di più la stella del volley
femminile nel firmamento europeo. Nonostante le tante, troppe,
polemiche di queste ultime settimane, è la testimonianza che la
pallavolo italiana ha le carte in
regola (budget, livello tecnico,
qualità dirigenziali, investimenti) per mantenere la pole position
a livello continentale. Troppo
comodo pensare che noi si abbia solo diritto di critica: bisogna
anche “fare”, investire, proporre,
promuovere. Qualcuno non la
pensa così? Spero che il numero
di coloro che la pensano come
lui, sia esiguo come il numero dei
suoi lettori.
Mi dicono che qualcuno scriva
che io tenti di fare mercato nei
salottini televisivi. Non mi curo,
ma guardo e passo oltre. E, per
non urtare la sensibilità di chi sta
giocandosi la parte decisiva della sua stagione, vi dico che molte giocatrici impegnate all’estero
(Gioli e Francia, solo per citarne
due) vogliono tornare nel nostro
campionato. Sarà perché la pensano come me?
dalla parte del torto
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Decrescita o morte (nucleare)
nell’asfittico e sempre meno plurale panorama politico italiano. Non
ciurliamo nel manico: gli orfani di
Walter vanno in estasi per la green
economy di Obama (un contentidi Alessio Mannino
no per gli allocchi, come la favoletta dello “sviluppo sostenibile”),
ma poi, come in tutto e come semA volte si fa veramente una fatica
pre, vanno a rimorchio dei seguaci
inutile a capire certi no e certi sì.
di Silvio. Il motivo è presto detto:
Prendete il nostro sindaco, ad
entrambi condividono un penesempio. La sua bandiera è il no
siero unico sull’economia. Un
al Dal Molin americano. A sorpensiero per nulla stupendo, anzi,
presa, all’indomani della firma
l’ideologia artefice della crisi che
dell’accordo italo-francese per la
sta radendo al suolo milioni di
costruzione di quattro centrali
vite. Tutto per la crescita, crescita
atomiche nel nostro Paese, se ne
über alles: siccome la locomotiva
viene fuori con un sì al nucleare.
della produzione e del consumo
Sgomento e sdegno delle suodeve correre, costi quel che costi,
rine di sinistra. Ma come, il palale tecnologie più dispendiose, più
dino della trincea no base (si fa
anti-economiche, più sprecone e
per dire), il non domo Achille si
più succhia soldi sono benedette.
schiera a favore di Chernobyl? Cari
L’ambiente, la salute, il clima, il
sinistrorsi dallo stupore facile, il
territorio? Che importa, se il bene
vostro beniamino, quanto a cosupremo è far girare
erenza, è adamantila ruota dei profitti.
no. Siete voi che, tanQuesta
ossessione
to per cambiare, non
da mentecatti che
avete capito niente.
ha reso ricchi fino a
L’opposizione
di
scoppiare pochi privVariati alla base Usa
ilegiati e che ha reso
è limitata all’impatto
I
nipotini
stupidi fino al masurbanistico. Se la
ochismo i tanti asstatunitense 173 Air- di Marx
borne Brigade, fac- credono ancora suefatti all’equazione
uguale becio per dire, dovesse
allo “Sviluppo“ “crescita
nessere”, è precisariunirsi a Padova,
mente la religione del
al caro leader dei
nostro tempo. A cui
No Dal Molin non
tributare il sacrificio umano non
gliene potrebbe fregare di meno,
solo della nostra esistenza quotiddi capeggiare la rivolta. Questo
iana, ma anche delle nostre stesse
semplice dato di fatto, le anime
facoltà mentali.
belle che pascolano a sinistra, non
vogliono vederlo. Perché non gli
Opere imperiali
conviene.
Perciò, perché meravigliarsi se
un Variati si dichiara favorevole
Crescita suicida
a veder sorgere un mostro nucleAltrimenti dovrebbero svergogare in Veneto? La meraviglia è
nare pubblicamente la totale
nostra, invece, nel constatare
sovrapposizione di idee fra l’odiato
quanto ostinata sia la resistenza
centrodestra e un Pd a cui, volenti
ideologica (e psicologica) degli
o no, i derelitti di estrema sinistra
ultimi nipotini di Marx a mollare
devono pagar pedaggio per speuna volte per tutte il talmud della
rare di contare ancora qualcosa,
www.flickr.com/mandj98
Stupore a sinistra per il sì di Variati alle centrali nucleari in Veneto
Ma è il pensiero unico: tutto per la crescita
crescita. Non c’è niente da fare:
anche loro, esattamente come i
neo-democristiani del Pd, sono
fermi alla mitologia ottocentesca
del Progresso e dello Sviluppo. Il
Dal Molin è un caso da manuale.
Se solo si togliessero dagli occhi
le fette di salame, questi zucconi
inquadrerebbero il problema della
base proprio nella questione globale delle “grandi opere”. Altro
che pace, altro che Tar, altro che
preci all’Europa. Un insediamento
militare di questo tipo è un avamposto della strategia di controllo
imperiale che gli Stati Uniti perseguono per tenersi strette le aree
sotto il loro dominio. Senza soluzione di continuità fra un Bush e
un Obama. L’Italia è una parte
dello scacchiere del Pentagono,
in posizione centrale rispetto al
quadrante dell’Est Europa (dove
la rivalità con la Russia è sempre
accesa), dell’Africa (ricca di materie prime) e del Medioriente (verso cui partono i parà della Ederle
per combattere i resistenti irakeni
e afghani, onore a loro). E per gli
Usa installare forze di pronto intervento in giro per il mondo è la
garanzia per assicurare alla propria economia la sopravvivenza. E
questo perché il deterrente bellico
è l’arma di dissuasione migliore
per evitare che qualcuno si ribelli
alla dittatura del mercato globale.
Cioè assicurarsi che le industrie
americane continuino a far affari
e ad esportare i propri prodotti nel
mondo. Centrali nucleari, rigassificatori, linee ad alta velocità ferroviaria, ponti, dighe, tutte le ciclopiche infrastrutture osannate da
destra e sinistra sottostanno alla
stessa esigenza: alimentare la divorante globalizzazione azzerando
le distanze e gli ostacoli della natura, far aumentare il Pil, ingrassare le multinazionali, legare gli
Stati l’uno all’altro impiccandoli
al ricatto dell’indice di sviluppo.
La politica come continuazione
dell’economia con altri mezzi. Fra
i quali, a piantonare i punti strategici dell’Impero, vengono costruite le basi americane.
Modello radioattivo
Ma se i marxisti all’ultimo stadio facessero questo discorso,
dovrebbero abbracciare una prospettiva completamente diversa:
la decrescita. Che non significa
meno crescita, ma scelta consapevole e gioiosa di consumare
meno, produrre meno, correre
meno. Per vivere di più, per stare
meglio, per avere più tempo e per
tornare a pensare la vita come un
valore in sé, non uno strumento
per incrementare i bilanci aziendali e gonfiare i titoli di borsa.
Che me ne faccio del nucleare se
non m’interessa più inondare di
energia le fabbriche, dato che decrescendo si abbandona il predominio industriale? L’uranio esauribile e la dipendenza da una cupola di mega-aziende estere per il
suo trattamento, l’addio all’atomo
dalla maggior parte dei paesi
nuclearisti, i costi degli impianti
lievitati, l’accollarsi gli oneri per la
sicurezza sanitaria e ambientale, i
consumi vertiginosi di acqua per
il raffreddamento, le scorie che
restano radioattive per migliaia di
anni e che non si sa dove stipare,
le salate sovvenzioni statali, lo smantellamento delle vecchie centrali italiane fermo al palo: tutti argomenti solidi e giusti per mandare
a quel paese i fan delle radiazioni.
Ma se al no al nucleare non si fa
seguire un no di fondo al modello
di economia che lo ha reso possibile, finirà come con il Dal Molin:
tanto rumore per nulla.
botta&risposta
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nome e cognome
Massimo Pecori
Massimo
Pecori
età
33
luogo di nascita
Vicenza
titolo di studio
Laurea in Giurisprudenza
professione
Avvocato. È stato difensore civico del
Comune dal 2004 al 2008. Ora è consigliere
comunale per l’Udc
segni particolari
Nessuno
Il tratto principale del mio
carattere
Sono una persona disponibile e
ottimista.
La qualità che preferisco in
un uomo
L’equilibrio e la modestia.
La qualità che preferisco in
una donna
La dolcezza e la dinamicità.
Quel che apprezzo di più nei
miei amici
La disponibilità e la capacità di
sopportare.
Il mio principale difetto
Sono testardo, ma a volte questo
tratto caratteriale può rivelarsi
anche un pregio.
La mia occupazione preferita
Sono un appassionato d’auto. Se
potessi passerei molto tempo a
gareggiare in un circuito o nei
rally.
Il mio sogno di felicità
Superare le sfide che di volta in
volta si presentano nel corso della
vita di tutti i giorni.
Quale sarebbe, per me, la più
grande disgrazia
Vedere soffrire i miei familiari e le
altre persone care.
Quel che vorrei essere
Sono contento di quel che sono.
Il paese dove vorrei vivere
Vicenza va benissimo.
Il piatto a cui non so
rinunciare
Pizza e tagliata.
I miei libri della vita
Se questo è un uomo di Primo
Levi e molti dei libri scritti da Dan
Brown
I miei poeti preferiti
Ungaretti, Dante, Manzoni
I musicisti che mi piacciono
di più
In genere mi piace la canzone
italiana.
I miei pittori preferiti
Botero, i pittori veneziani del ‘700
e Tiepolo.
I miei film preferiti
JFK, I soliti sospetti, Guerre Stellari
e Il nome della Rosa.
Quel che detesto più di tutto
La falsità di alcune persone.
Il personaggio storico più
ammirato...
Martin Luther King.
...e quello più disprezzato
Ce ne sono talmente tanti...
Diciamo tutti coloro che si sono
resi responsabili di atroci morti e
genocidi o stermini di massa.
Il dono di natura che vorrei
avere
Essere riposato pur dormendo
poche ore.
Come vorrei morire
Senza soffrire, cioè in pochi istanti.
Stato attuale del mio animo
Sereno.
Il mio prossimo impegno nella
vita
Chissà, per adesso continuo a
servire la mia città come posso, fra i
banchi dell’opposizione in consiglio
comunale.
Il mio credo politico o ideale
Credo in un centro moderato
e responsabile dove ci si possa
confrontare senza risse per risolvere
i problemi, non chiacchierare e fare
demagogia.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace di Vicenza
E’ una città bella e a misura
d’uomo. Non vanno però trascurati
i quartieri periferici perché tutti
i cittadini hanno diritto ad una
qualità della vita la più elevata
possibile.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace dei vicentini
Mi piace la serietà e costanza
nell’ambito lavorativo e la
disponibilità e attitudine al
volontariato. Non mi piace chi, per
invidia, pensa solo a demonizzare le
altre persone.
Le colpe che mi ispirano
maggiore indulgenza
Non si può generalizzare. A seconda
del fatto concreto e specifico si può
essere indulgenti o particolarmente
severi.
Il mio motto
Non ne ho.
hanno detto
Qui non si offende il sindaco o
l’amministrazione, ma i bassanesi, e non trovo nulla di ironico in
queste frasi, tantomeno nella foto
che giganteggia sulla copertina
della rivista ufficiale del Comune
di Vicenza e diffusa dal suo sito internet. Si denigra la nostra storia
il sacrificio delle migliaia di caduti, delle persone che hanno sofferto. Si attaccano le nostre aziende.
Già quel fotomontaggio in cui è
evidente il bombardamento sulla
nostra città offende tutti coloro
che hanno perso la vita nelle guerre. Non mi basteranno due righe
di scuse e non mi accontento che
la faccenda venga liquidata come
una provocazione ironica.
Gianpaolo Bizzotto
Il Gazzettino
12 marzo 2009
Oggi si assiste ad una insofferenza
al controllo di legalità che appartiene a qualsiasi colore di chi governa perché il potere vuole avere
le mani libere.
Armando Spataro
Il Manifesto
12 marzo 2009
Non ne possiamo più. Ci stanno
avvelenando da anni, da secoli, da
sempre. Prima con il fosforo, poi
con il mercurio, poi con il ddt, sotterrato a quintali lungo il Sacco,
un fiume dove non puoi più gettare un amo perché non ti torna su
niente. E adesso il termovalorizzatore, questo produttore di morte.
Maria Ciani, abitante di Colleferro contro l’inceneritore
La Repubblica
10 marzo 2009
in questo numero
Il Gazzettino verso la chiusura: come cambia l’informazione in città [pag3]
Delocalizzazione, fine di un’epoca: le imprese tornano a casa [pag4] La
crisi e le “ronde” per sorvegliare le banche [pag7] Da Palladio al Dal Molin,
la Vicenza futurista [pag9] Orchi e lecapiane, i personaggi della mitologia
perduta [pag13] È di nuovo Stravicenza [pag19]
Direttore responsabile Luca Matteazzi
numero 8, supplemento a VicenzaPiù n°140 del 14 marzo 2009
Quando non c’era
Palladio
Conferenze e visite guidate per scoprire
Vicenza prima di Palladio
D
al 14 marzo al 4 aprile, ogni sabato
sarà proposta “La Vicenza pre-palladiana”, un ciclo di conferenze e visite
guidate, organizzato dall’Assessorato
alla Cultura in collaborazione con Italia Nostra e la Fondazione Cariverona.
Il progetto, che si concluderà sabato
18 aprile, ha lo scopo di far conoscere
e apprezzare la Vicenza che, tra Quattrocento e Cinquecento, ha cercato di
trasformare la propria immagine gotico-lagunare in una realtà, inizialmente
ispirata alle innovazioni architettoniche tosco-emiliane, e successivamente
improntata ai principi della romanità
classica.
Il programma dell’iniziativa comprende
diverse proposte, dalle conferenze ai
Chiostri di S. Corona, con relatori notevoli come Franco Barbieri, Maria Elisa
Avagnina, Giovanna Dalla Pozza Peruffo
e Francesca Lodi, alle visite guidate
presso interessanti e significativi mo-
città, nelle località della Provincia, a monumenti della città, quali il Tempio di
stre e a convegni. Ma si impegna anche
San Lorenzo, la Chiesa dei Carmini e il
in iniziative sul territorio, intervenendo
museo di Palazzo Chiericati, il Tempio di
criticamente nella gestione che attua
Santa Corona e la Chiesa di San Rocco.
l’amministrazione locale, e in progetti di
Le visite avranno anche l’obiettivo di inrecupero storico-artistico, restaurando
dividuare e scoprire gli edifici connessi
opere di interesse culturale, attraverso
alle tematiche delle conferenze propol’aiuto degli associati.
ste. L’intento di queste iniziative è quello
di offrire una panoramica
Le conferenze del progetto
che aiuti a conoscere le
“La Vicenza pre-palladiamanifestazioni artistiche
na” sono a ingresso gratuiche hanno portato all’afto. Le visite guidate, curate
fermazione del giovane
Conferenze
e
da Italia Nostra, si terranno
Palladio, stimato e provisite
guidate
per un gruppo di massimo
tetto dal potente e colto
50 persone. La prenotazioGiangiorgio Trissino.
per scoprire
ne obbligatoria si deve efla città gotica
fettuare presso la segreteria
Le visite guidate sono predi Italia Nostra, aperta il
disposte da Italia Nostra, e del primo
martedì, giovedì e venerdì
la prima associazione na- Rinascimento
dalle ore 10.00 alle 12.30,
zionale per la tutela dei
e il giovedì anche dalle
beni storici, artistici e na15.30 alle 18.00. Per inforturali. Nata il 29 ottobre
mazioni: tel. e fax 0444505172, e-mail
1955, è ora presente in tutto il Paese, con
[email protected], web www.
sezioni in numerose città. La sezione di
italianostra-vicenza.it.
Vicenza si occupa di organizzare iniziaRoberta Pileggi
tive culturali, come visite guidate nella
8 del14 marzo 2009
numero
artein
arte
inmostra
mostra
II
pag
Salvo Imprevisti
28 febbraio - 4 aprile 2009
Galleria Atlantica, Via Piave 35, Altavilla (VI)
L
a Galleria Atlantica di Altavilla è uno dei pochi spazi
espositivi con una vera galleria, sulla quale si aprono le
sale in cui fino al 4 aprile sarà possibile ammirare la personale del pittore Salvo, intitolata Salvo imprevisti, a cura di
Luigi Meneghelli.
La Galleria si è distinta subito nella scena dell’arte contemporanea aprendo con un’esposizione di Piero Gilardi, seguita dalle opere di Gabriele Turola, Julian Opie, Tom Wesselman, Donald Baechler e concludendo il 2008 con l’anteprima nazionale dell’artista giapponese Shinko Okuhara.
L’illuminazione accuratamente studiata delle sale fa risaltare l’effetto vibrante dei colori di Salvatore Mangione, in
arte Salvo.
La mostra esordisce con opere degli anni ’70, dai temi mitologici, con i toni madreperlacei di quadri come Cavaliere tra
le Rovine al Crepuscolo, per continuare con paesaggi diurni
e notturni in cui gli alberi sono onnipresenti e talvolta ritorna l’elemento delle architetture in rovina in un’atmosfera di
contemplazione e riappropriazione dell’antico che si staglia
nel suo concetto fra pini marittimi sullo sfondo del mare,
caro all’artista di origine siciliana.
La luce si fonde in sfrangiature cromatiche inusitate entro
alberi, case, scenari solo apparentemente tranquillizzanti,
nei quali la vita umana si intuisce dalla presenza di abitazioni, ma non si palesa mai. Il bagliore delle case del Chiaro di
Luna del 2008 sembra provenire più dall’interno delle abitazioni che dai raggi lunari, in un gioco che allude all’interno
di questi edifici senza finestre. Le geometrie sono semplici,
rappresentano l’idea dell’oggetto e non il suo accidente, sbucano campanili come camini da sopra i tetti di case mute,
che parlano attraverso il loro imporsi su vallette di ambientazioni collinari o montane.
Come afferma il critico Luigi Meneghelli, “Salvo è un “primitivo” perché reclama il ruolo della soggettività nella realizzazione della “sua” realtà. I suoi sono paesaggi sognati,
sono Eden del desiderio. Ed è per questo che risultano invariabilmente come allucinati, improbabili, “imprevisti”: degli
autentici sgarbi percettivi”.
Il direttore della Galleria Atlantica, Paolo Rigon, serba il mistero sulla prossima esposizione, che di certo non mancherà
di stupire gli appassionati di arte contemporanea.
Orario: dal martedì al sabato, h 16.00-20.00
domenica e lunedì su appuntamento
Per informazioni: 0444.341663
Giulia Galvan
Mostre
Antonio Carta: Opere dal
1958 al 2008
fino al 15 marzo. Dal martedì al
venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00,
sabato e domenica dalle ore 10.00
alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Ingresso libero.
Biblioteca La Vigna,
Palazzo Brusarosco Zaccaria,
contrà Porta Santa Croce 3,
Vicenza
Per informazioni: tel.
0444.222114/222122
Salvo - Salvo imprevisti
fino al 4 aprile, orario: da martedì
a venerdì ore 16-21. Lunedì chiuso
Via Piave 35 (36077), Altavilla
Vicentina
Per informazioni: 0444.341663
Il futuro di Galileo. Scienza e
tecnica dal Seicento al Terzo
Millennio
fino al 14 giugno
CENTRO CULTURALE ALTINATE - SAN GAETANO
Via Altinate 71, Padova
Per informazioni: 049.2010010
Maurits Cornelius Escher La magia di Escher
fino al 29 marzo
Galleria d’Arte Moderna – Palazzo
Forti
Volto Due Mori 4, Verona
Per informazioni: 045.8001903
| Foto di Igor Eškinja
Mimmo Jodice - Perdersi a
guardare
fino al 3 maggio
Centro Internazionale di fotografia Scavi Scaligeri
Piazza Francesco Viviani, Verona
Per informazioni: 045.8077532
Canaletto - Venezia e i suoi
splendori
fino al 5 aprile
Casa dei Carraresi, Via Palestro
33, Treviso
Per informazioni: 0422.513150,
0422.513185
Magritte - Il mistero della
natura
fino al 29 marzo
Palazzo Reale, Piazza Del Duomo
12, Milano
Per informazioni: 02.875672
Futurismo 1909-2009.
Velocità + Arte + Azione
fino al 7 giugno
Palazzo Reale, Piazza Del Duomo
12, Milano
Per informazioni: 02.875672
Vernissage
Déco. Arte in Italia 1919-1939
fino al 28 giugno
Pinacoteca dell’Accademia dei
Concordi – Palazzo Roverella
Via Giuseppe Laurenti 8, Rovigo
Per informazioni: 042.546009
16 marzo, h 18.30-21.00 (performance): Vanessa Beecroft VB65
PAC - PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA
Via Palestro 14, Milano
Per informazioni: 39 0248550474
Fino al 5 aprile
Nigra sum sed formosa
fino al 10 maggio, Università Ca’
Foscari, Palzzo Ca’ Giustinian dei
Vescovi,
Dorsoduro 3246, Venezia
Per informazioni: 041.2346942
20 marzo, h 18.30: Gino Morandis / Lo Spazialismo a
Venezia
ANFITEATRO ARTE
Via Ognissanti 33, Padova
Per informazioni: 049.8075616
Fino al 24 aprile
Igor Eškinja
Fino al 28 marzo, GALLERIA
CONTEMPORANEO
Piazzetta Monsignor Giuseppe
Olivotti 2, Venezia Mestre
Per informazioni: 041.952010
21 marzo, h 18.30: Mimmo
Rotella - Lacerazioni
YVONNE ARTECONTEMPORANEA - ARTSINERGY
Contrà Porti 21, Vicenza
Per informazioni: 3391986674
Fino al 2 maggio
8 del14 marzo 2009
numero
III
pag
Vicenza
CINEMA ODEON
36100 Vicenza (VI)
Corso Andrea Palladio, 186
tel: 0444 543492
www.odeonline.it
C
Changeling
D
Drammatico
R
Regia di Clint Eastwood
M
Mercoledì 25, Giovedì 26 Marzo
Mercoledì 16.30 - 19 - 21.30,
Giovedì 19 - 21.30
Provincia
The Wrestler
Azione
Regia di Darren Aronofsky
Sabato 14, Domenica 15 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
CINEMA COMUNALE
BUSNELLI
36031 Dueville (VI)
Via Dante Alighieri, 30
tel: 0444 592225
www.cinemaluxasiago.it
B
Baby Love
C
Commedia
R
Regia di Vincent Garenq
Martedì 17, Mercoledì 18,
Giovedì 19 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
A
Australia
A
Avventura
R
Regia di Baz Luhrmann
M
Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo
Mercoledì ore 21, Giovedì
20.30
S
Solo un padre
C
Commedia, Sociale
R
Regia di Luca Lucini
Martedì 24, Mercoledì 25,
Giovedì 26 Marzo
Ore 16 - 18 - 20 - 22
CINEMA TEATRO ARACELI
36100 Vicenza (VI)
Borgo Scrofa, 20
tel: 0444 514253
www.araceli.it/cinema
A
Australia
D
Drammatico
R
Regia di Baz Luhrman
Sabato 14, Domenica 15 Marzo
Sabato ore 18 - 21, Domenica
ore 15 - 18 - 21
V
Viaggio al centro della Terra
3
3D Azione
R
Regia di Eric Brevi
Venerdì 20, Sabato 21,
Domenica 22 Marzo
Venerdì ore 21, Sabato ore 19.15
- 21, Domenica ore 15.45 - 17.30
- 19.15 - 21
IItalians
C
Commedia
R
Regia di Giovanni Veronesi
Venerdì 27 Marzo
Ore 21
CINEMA TEATRO
PRIMAVERA
36100 Vicenza (VI)
Via Ozanam, 11
tel. 0444 964060
www.cinemaprimavera.it
IIl giardino dei limoni
D
Drammatico
R
Regia di Eran Riklis
Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo
Mercoledì ore 16.30 - 19 - 21,
Giovedì ore 19 - 21
CINEMA ELISEO
36045 Lonigo (VI)
Via Trieste, 12
tel: 0444 834641
www.cinemalonigo.it
C
Come Dio comanda
D
Drammatico
R
Regia di Gabriele Salvatores
Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo
Ore 21
P
Pride and glory - Il prezzo
d
dell’onore
D
Drammatico
Regia di Gavin O’Connor
Mercoledì 25, Giovedì 26 Marzo
Ore 21
CINEMA TEATRO
G. VERDI
36042 Breganze (VI)
Via Maglietta, 1
tel: 0445 300185
www.cineverdi.it
G
Giù al nord
C
Commedia
R
Regia di Dany Boon
Sabato 14 Marzo
Ore 20.45
M
Madagascar 2
A
Animazione
R
Regia di Eric Darnell e Tom
M
McGrath
Domenica 15 Marzo
Ore 15 - 17
R
Rachel sta per sposarsi
D
Drammatico
R
Regia di Jonathan Demme
Mercoledì 18, Giovedì 19,
Venerdì 20, Sabato 21 Marzo
Ore 20.45
S
Space Chimps
A
Animazione
R
Regia di i Kirk De Micco
D
Domenica 22 Marzo
Ore 15 - 17
C
Come
Dio comanda
D
Drammatico
Regia di Gabriele Salvatores
R
Mercoledì 25, Giovedì 26, VeM
nerdì 27 Marzo
Ore 20.45
LUX - TEATRO
CINEMA CAMISANO
36043 Camisano Vicentino (VI)
Via Guglielmo Marconi, 20
tel: 0444 411411
www.luxcinema.it
IItalians
Commedia
C
Regia di Giovanni Veronesi
R
Giovedì 19 Marzo
G
Ore 21
Revolutionary Road
R
Drammatico
D
Regia di Sam Mendes
R
Giovedì 26 Marzo
Ore 21
PROSSIME USCITE
USCITE DEL 13 MARZO
G
Gran
Torino
Azione
A
Regia di Clint Eastwood
R
La matassa
L
Commedia
C
Regia di Salvatore Ficarra,
R
Valentino Picone e Giambattista
Avellino
Frozen River - Fiume di
F
ghiaccio
g
Drammatico
D
Regia di Courtney Hunt
R
USCITE DEL 20 MARZO
L verità è che non gli piaci
La
abbastanza
a
Commedia
C
Regia di Ken Kwapis
Ponyo sulla scogliera
P
Animazione
A
Regia di Hayao Miyazaki
R
The International
T
Drammatico
D
Regia di Tom Tykwer
R
Diverso da chi?
D
Commedia
C
Regia di Umberto Carteni
R
Fortapàsc
F
Drammatico
D
Regia di Marco Risi
R
Le date di uscita riportate potranno subire variazioni, dovute alle
politiche commerciali delle ditte di
distribuzione.
cinema
Le anime di Muccino
“Dio ci ha messo sette giorni a creare
il mondo. Io ci ho messo sette
secondi a distruggere il mio.”
Ben Thomas
La scheda
Sette anime
Genere:
Drammatico
Regia:
Gabriele Muccino
Attori: Will Smith e
Rosario Dawson
Durata: 125 minuti
Paese: USA 2008
Uscita: 9.01.2009
La trama
Ben Thomas ha provocato un incidente mortale. Sette le vittime innocenti, tra le quali sua moglie. Ossessionato dal rimorso, si prefissa un solo obiettivo: l’unico modo per redimersi
e placare i sensi di colpa è trovare e aiutare altrettanti esseri
umani bisognosi e meritevoli. Scelte e osservate le sette anime, Ben gli si dedica completamente, donando loro tutto ciò
che può. Così conosce la bella Emily, affetta da gravi disfunzioni cardiache. Tra i due nasce subito un forte sentimento,
che però rischierà di distrarlo dal suo progetto.
La recensione
Dopo due anni dal suo esordio americano con La ricerca della felicità, Gabriele Muccino continua la sua avventura oltreoceano con l’attore Will Smith, ancora una volta protagonista
di questo Sette Anime. Ma l’affiatamento professionale che si
era creato tra i due nella prima opera, questa volta non riesce
a convincere la critica e spesso nemmeno il pubblico. Forse
proprio a causa del difficile tema di cui tratta il film, il suicidio. Di certo però, tralasciando qualsiasi giudizio, non è una
pellicola che lascia insensibili. Argomenti drammatici, come
la morte e la malattia, ma anche il senso di colpa e il perdono,
vengono trattati con grande delicatezza. Il regista crea infatti situazioni insolite e originali, che suggeriscono riflessioni
profonde sulla complessità e la debolezza dell’animo umano,
sul senso dell’esistenza, sull’importanza dell’altruismo e sulla
forza dell’amore per il prossimo.
I primi trenta minuti del film confondono e allo stesso tempo
incuriosiscono lo spettatore, ma i movimenti del protagonista
e le questioni irrisolte trovano, durante il corso della storia,
una loro precisa spiegazione. Ben Thomas non è il solito supereroe che vuole salvare la Terra. È solo un uomo come tanti, che non riesce a contrastare il rimorso e il senso di colpa,
e che sceglie, a modo suo, di aiutare gli altri per pareggiare i
conti con sé stesso.
Perché vederlo
Per scoprire il cambiamenti di Gabriele Muccino, il regista
italiano che ha conquistato l’America, e riscoprire la versatilità di Will Smith e la bravura di Rosario Dawson, in un film
che ha suscitato numerose polemiche e critiche, non solo oltreoceano, ma anche nel nostro Paese, per il tema che tocca,
il suicidio.
Roberta Pileggi
8 del14 marzo 2009
numero
IV
pag
Che straordinaria
Perché essere straordinari
quando si può essere se stessi?
22 marzo, h 21.00
Teatro Comunale di Lonigo
I
ntorno a questo dilemma si svolge
Why_be extraordinary when you
can be yourself, il nuovo spettacolo di
Daniel Ezralow, già tra i fondatori dei
MOMIX e di ISO (acronimo per I’m So
Optimistic, “sono così ottimista”). Codirettore, coreografo e ballerino solista
di ISO, Ezralow ha girato il mondo, firmando coreografie per Hubbard Street Dance Company Chicago, Batsheva
Dance Company of Israel, Paris Opera
Ballet, Rudolf Nureyev, London Contemporary Dance Company, Maggio
Musicale Fiorentino, Manhattan Ballet,
teatromusica
teatro
musicadanza
danza
normalità
Atlanta Ballet, Kibbutz Contemporary
Company, per la Fête de l’Humanité di
Parigi e molti altri.
I danzatori di Ezralow calcheranno le scene del Teatro Comunale di Lonigo con un
adrenalinico elogio della normalità, intesa
come un susseguirsi di azioni che per l’unicità dell’essere umano in quanto tale sono
solo apparentemente ordinarie.
Nell’ansia di definizione che porta a descrivere un evento come normale si dimentica
che ogni singolo movimento, anche quello
meno appariscente, può essere visto come
una danza poiché trasmette la bellezza di
un sussulto vitale. “Perché muoversi? Perché saltare? Perché danzare? Come si fugge dall’omogeneità della vita per diventare
l’individuo (se stessi)? La mia coreografia
consiste nel trovare la risposta a queste do-
mande” (Daniel Ezralow).
Con questo lavoro, che, oltre a danzatori statunitensi, vede la collaborazione di
danzatori locali, fra i quali l’imperdibile
Francesca Foscarini, l’autore desidera svelare la meraviglia rimasta nascosta sotto
l’abitudine.
L’essere eccezionali è già insito nel nostro
essere e basta. Lo spettatore si immedesimerà nella straordinarietà dei ballerini e
delle ambientazioni multimediali proprio
perché essi fungono da cassa di risonanza
per la quotidianità di persone, percorsi e
aspirazioni “normali”.
E forse sarà piacevole riscoprire quanto, in
un mondo in cui molti ambiscono a distinguersi dal gruppo, il raro sia voler essere
semplicemente se stessi.
Giulia Galvan
appuntamenti
Danza
Teatro
14 marzo
h 21.00: deFORMA_09, di Michele Sambim
Tam Teatromusica
con: Pierangela Allegro, Alessandro Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz
Teatro alle Maddalene - Padova
replica il 15 marzo h 18.00
14 marzo
h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte
di Aldo de Benedetti
Schio - Teatro Pasubio
17 marzo
h 21.00: Untitled – Slingerland – Chameleon – 1st Flash
Aspen Santa Fe Ballet
coreografia: Cayetano Soto, William Forsythe, Itzik Galili,
Jorma Elo
musiche di: Gavin Bryars, John Cage, Jean Sibelius
Teatro Toniolo - Venezia
22 marzo
- h 18.00: Segreti pericolosi
Compagnia danza Kronos
regia: Ornella Pegoraro
coreografia: Barbara Canal, Ornella Pegoraro, Francesca
Foscarini
Teatro Comunale di Thiene
- h 21.00: Why be extraordinary when you can be yourself,
di Daniel Ezralow
Teatro Comunale di Lonigo
26 – 27 marzo
h 21.00: A Chorus Line
Compagnia della Rancia - Giacaranda
regia: Saverio Marconi, Baayork Lee
coreografia: Baayork Lee
musiche di: musical ideato e originariamente diretto da Michael Bennet - riallestimento Luis Villabon
Teatro Comunale di Vicenza
27 marzo
h 20.45: Serata Giovane Danza D’Autore Veneto
Graffio: coreografia Silvia Bugno
Un attimo: coreografia Silvia Gribaudi
...Sulle case il cielo: coreografia Laura Scudella e Juri Roverato
Takeya: coreografia Chiara Frigo
Teatro Camploy - Verona
h 21.00: La famiglia dell’antiquario, di Carlo Goldoni
regia: Lluis Pasqual
con: Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci
replica: 15 marzo h 16.00
Teatro Comunale di Vicenza
h 21.00: Man with a movie camera, di Dziga Vertov
con: Giuseppe Dal Bianco – Alberto La Rocca
proiezione del film con musiche dal vivo
Teatro Spazio Bixio, Via Mameli 4, Vicenza
15 marzo
h 21.00: Giacomo Casanova, commedia musicale liberamente tratta dall’autobiografia del celebre avventuriero
veneziano
con: Enzo Iacchetti e Simona Samarelli
Teatro Comunale di Lonigo
20 marzo
- h 21.00: Buonanotte Desdemona (Buongiorno Giulietta…)
ATIR
di Ann-Marie MacDonald
regia di Serena Sinigaglia
Teatro Astra, Vicenza
h 21.00: Sbandu
regia: Ketti Grunchi
Teatro S. Antonio, Montecchio Maggiore
h 21.00: Il Dio Bambino, di Giorgio Gaber, Sandro Luporini
Teatro dell’Archivolto
regia: Giorgio Gallione
con: Eugenio Allegri
Teatro Astra di Schio
21 marzo
h 21.00: Allegro con rancore, di Leonardo Losavio
Teatro dei Limoni
regia: Roberto Galano
Teatro Spazio Bixio, Vicenza
8 del14 marzo 2009
numero
V
pag
teatromusica
teatro
musicadanza
danza
Shakespeare,
quelle comiche tragedie
Buonanotte Desdemona
(Buongiorno Giulietta)
Venerdì 20 marzo, h 21.00
Teatro Astra, Vicenza
regia: Serena Sinigaglia
traduzione di Monica Capuani
con: Elena Brumini, Fabio Chiesa,
Maria Pilar Perez Aspa, Marcela
Serli, Mirko Soldano
Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc di Fiume in coproduzione con ATIR
C
on Buonanotte Desdemona (Buongiorno Giulietta), a
cura della compagnia ATIR di Milano, va in scena la parodia del tragico.
Desdemona, dal greco Dysdaimon, significa persona dal destino avverso, come quello della compagna di sventura Giulietta. E invece l’autrice canadese di questo testo teatrale decide di fornire alle eroine shakespeariane una possibilità di
rivendicazione comica.
Il genere della parodia di per sé non è irriverente rispetto
all’opera da cui prende origine, ma, anzi, rappresenta un
nuovo modo di celebrare l’originale poiché ne sviscera il contenuto per erigere in suo onore un santuario destabilizzante.
Secondo la tesi della ricercatrice Costanza Ledbelly, il personaggio introdotto dalla MacDonald, in Otello basterebbe una
lieve modifica al dialogo fra Otello e Iago per inserire l’elemento catalizzatore della tragedia in commedia, che stravolge anche le sorti della stessa Costanza, trasformata dapprima
nella figura del fool, attore ignaro di ciò che sta avvenendo.
L’intromissione di Costanza produce risultati catastrofici anche per l’ortodossia di Romeo e Giulietta, convertito in farsa
in cui Romeo, dal devoto innamorato che era, risulta più incline al libertinaggio, mentre Giulietta sembra possedere una
naturale curiosità per la morte.
Un misterioso codice alchemico regala alla svampita Costanza l’occasione per emanciparsi dall’immagine di fallimento
trasmessa inizialmente, laddove la magia che tramuta il tragico in comico forse scaturisce semplicemente dall’abbandonarsi a una risata liberatoria, guardando il mondo da una
prospettiva diversa.
Questa rivisitazione burlesca dell’opera del Bardo, nella trama e nel linguaggio usato, dimostra che ogni tragedia contiene in sé i semi di una comicità mancata, in grado di esorcizzare un fato che può cambiare polarità grazie a ingegnosi
escamotage.
Per informazioni: ufficio del teatro, tel 0444 323725
G.G.
appuntamenti
22 marzo
h 17.00: Pippi Calzelunghe
Fondazione Aida – Glossateatro – Papagena
Teatro Astra, Vicenza
24 marzo
h 10.00: Il bambino che ascoltava le pietre
di Ketti Grunchi
Teatro Pasubio, Schio
24/26 marzo
h 21.00: Il Dio della Carneficina (Le die du carnage), di
Yazmina Reza
Nuovo Teatro in coproduzione con Gli Ipocriti
regia: Roberto Andò
con: Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon, Silvio
Orlando
Teatro Comunale di Thiene
28 marzo
h 21.00: Le Baruffe Chiozzotte, di Carlo Goldoni
Piccolo Teatro Città di Chioggia
regia: Franca Ardizzon
Teatro Pasubio, Schio
h 21.00: Plantero y yo, di Juan Ramòn Jiménez
con: Adriano Marcolini, Federica Artuso e Andrea Bissoli
Teatro Spazio Bixio, Vicenza
h 21.00: Carlo, Goldoni e Giorgio, di e con Carlo D’Alpaos,
Giorgio Pustetto
Carlo & Giorgio
Teatro Comunale di Thiene
29 marzo
h 21.15: Nel, di e con Alessandro Bergonzoni
Maxlive, Costabissara (VI)
Musica
14 marzo
h 22.00: Morkobot + Bajiji
Centro Stabile di Cultura, Via Leogra, SS 46, km 21, San
Vito di Leguzzano (VI)
h 22.00: djset Mira Aroyo - Ladytron
InterZona (magazzini generali), Verona
h 22.30: D.A.F. (Deutsch-Amerikanische Freundschaft),
Monosonik
Fucine Controvento, Marghera (VE)
16 marzo
h 20.15: Boris Andrianov – Rem Urasin
Edvard Grieg, Astor Piazzolla, Igor Stravinsky, Alfred
Schnittke
Auditorium Cesare Pollini - Padova
18 marzo
h 20.00: Evgenij Onegin
Scena lirica in tre atti e 7 quadri - libretto di P.I. Cajkovskij
e K. Silovskij dal romanzo omonimo di Aleksandr Puskin,
musica di P.I.Cajkovskij
Orchestra, Coro e Balletto del Teatro Nazionale di Belgrado
Teatro Comunale di Vicenza
20 marzo
h 21.00: Quintorigo play Mingus
Cinema Teatro Giardino – San Giorgio delle Pertiche (PD)
21 marzo
h 21.00: From Hell to Heaven
Opera rock sinfonica ispirata alla Divina Commedia
Gruppo Rock: Last Dream
Silver Symphony Orchestra
Coro del Teatro Verdi
Teatro Comunale di Vicenza
23 marzo
h 21.00: Ornella Vanoni. Più di Me Tour 2009
Teatro Comunale di Vicenza
Per informazioni: Agenzia Due Punti srl; tel. 0445 360516
27 marzo
h 21.15: The Edge Quintet feat. Alex Sipiagin
con: Alex Sipiagin tromba, flicorno
Robert Bonisolo sax
Michele Calgaro chitarra
Marc Abrams contrabbasso
Mauro Beggio batteria
Teatro Filarmonico di Piove di Sacco (PD)
28 marzo
h 22.00: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo + Fake P
Centro Stabile di Cultura, San Vito di Leguzzano
8 del14 marzo 2009
numero
idee
VI
pag
Bologna,
la scienza per tutti
D
DA NON PERDERE
Palazzo Re Enzo e Piazza Re Enzo ospiteranno laboratori
guidati e mostre su Marconi, la Memoria, le Rivoluzioni scientifiche e la Matematica delle bolle e delle sfere.
Galleria Cavour diventerà uno spazio interattivo per scoprire
il fenomeno del Climate Changing.
Sala Borsa sarà teatro di incontri e rappresentazioni, come I
Racconti dei Ricercatori – quindici incontri con studiosi che spazieranno su tematiche varie,dai segreti della chimica ai rapporti
tra scienza e mass media - e Gli astronomi cabarettisti, spettacolo ironico dove le più recenti interpretazioni della fisica si intrecciano ai racconti mitologici dell’età greca e romana.
Piazza Galvani ospiterà I dialoghi de la Scienza in Piazza di
cui saranno protagonisti numerosi scienziati ed esperti. Tra i
temi: che cosa mangeremo? La nostra vita sarà più sicura o più
rischiosa? Come se la caverà la natura italiana? Quando saremo
tutti uguali?
Laboratori DMS, Manifattura delle Arti, ospiteranno una
serie di dibattiti dedicati al futuro. Sabato 14 si parla di petrolio con Gennaro De Michele (responsabile area ricerca Enel),
domenica 15 di neuroscienza e manipolazione della mente con
Lamberto Maffei (della scuola normale superiore) e sabato 21 di
scienza e sentimento con le scrittore Antonio Pascale.
Piazza Maggiore sarà teatro, nel weekend del 21 e 22 marzo,
di Scienza in festa, con eventi, spettacoli e giochi scientifici. Sarà
l’occasione per unire in una festa pubblico e animatori, adulti
e ragazzi. Giocolieri, artisti, ricercatori contamineranno i loro
linguaggi per dimostrare come quello della scienza sia un linguaggio universale, figlio di bisogni primari e ineliminabili: migliorare gli aspetti della vita di ogni giorno e procedere un passo
più avanti nella comprensione della natura e del ruolo dell’uomo al suo interno. Tra le altre cose, ci saranno palestre per la
mente, esibizioni di robot, dimostrazioni guidate con i supereroi
dei fumetti come testimonial e spettacoli dedicati al rapporto tra
scienza e indagini di polizia.
a giovedì 12 marzo a domenica 22 marzo 2009 si tiene a
Bologna la quarta edizione de La Scienza in Piazza®.
Per 11 giorni le strade, gli antichi palazzi e le piazze della città saranno animati da eventi eccezionali dedicati alla scienza. Bologna si trasformerà in un grande Science Center di
8.000 mq, un museo scientifico, interattivo e multidisciplinare, adatto al pubblico di tutte le età. Si tratta di un’occasione
per saggiare la scienza in prima persona, attraverso spazi dedicati al dialogo tra cittadini e ricercatori. Laboratori e mostre, incontri, spettacoli e caffé scientifici si alterneranno in
un mix di proposte in cui scienza, conoscenza, ed emozioni
s’incontrano per Immaginare il Futuro, tema conduttore
di una manifestazione dove i cittadini sono invitati a partecipare attivamente: immaginare un futuro condiviso partendo
dalla conoscenza del presente e del passato. Bambini, giovani
e adulti d’ogni età e provenienza culturale e sociale, saranno
coinvolti per conoscere di più e per vivere con responsabilità
e consapevolezza in un mondo in trasformazione.
Una novità di questa edizione è AstroMania. Per celebrare
l’Anno Mondiale dell’Astronomia, il Cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio accoglierà un Planetario da 50 posti, con percorsi guidati alla scoperta di stelle e costellazioni, mentre il
nostro Sistema Solare prenderà forma lungo Via d’Azeglio.
Infine, un ampio spazio sarà riservato a Galileo, un grande
scienziato in grado di immaginare il futuro.
Ideata nel 2005 dalla Fondazione Marino Golinelli, La
Scienza in Piazza® è il progetto che da quattro anni promuove la cultura scientifica in Emilia Romagna. Quest’anno giunge per la prima volta a Bologna, proprio in occasione della
ricorrenza dei primi venti anni d’attività della Fondazione
Marino Golinelli, impegnata a diffondere sia un concetto positivo della ricerca scientifica, sia un sapere basato sull’unità
delle conoscenze scientifiche e umanistiche, che solo insieme
formano la base di una cultura completa.
Roberta Pileggi
La Scienza in Piazza® si terrà a Bologna dal 12 al 22 marzo
2009. Orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9.00
alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; sabato e domenica dalle
10.00 alle 19.00. In occasione del ventennale della Fondazione Marino Golinelli, le attività proposte al pubblico sono gratuite. Per informazioni: tel. 051.6489877, fax
051.389929, e-mail [email protected], web www.lascienzainpiazza.it.
8 del14 marzo 2009
numero
saperee
sapere
esapori
VII
pag
fino al 24 marzo
Mostra del Prosecco e del Cartizze DOC
Valdobbiane, Località Santo Stefano (TV)
Con degustazioni guidate
Per informazioni: 0423.976975
13 - 29 marzo
104a Festa di San Giuseppe e 11a Festa della Quaglia allo
spiedo
Villaganzerla (VI)
Tiramesù
un dolce ricostituente
www.flickr.com/ciana13
16-23-30 marzo
h 17.30 e h 20.45: Tecniche di cucina
organizzato da Condotta Slow Food di Bassano del Grappa
Docente: Chef Gilberto Venturini.
Enoteca Pomo D’Oro, tel. 0424.33441
[email protected] - Cellulare Fiduciario +39 339
7831291
17 marzo
h 20.30: La Champagne: il suo territorio e i suoi vini
Caffè Carducci - Piazza Chilesotti, 19 - Thiene - Tel. 0445365709, evento realizzato con la consulenza di Selectus
19 marzo
h 20.00: Serata di degustazione gastronomica con prodotti tipici
Ristorante Costa a Selva di Trissino, tel. 0445.960295
È necessaria la prenotazione entro e non oltre il 16 marzo
Costo € 28 a persona. Posti limitati
Evento a cura di Comitato Festa del Gnocco, Strada del
Recioto e Vino di Gambellara, Associazione Coldiretti Vicentina, Comune di Trissino.
22 marzo
h 11.30-16.00: 1° Bevilonga di Villa Angarano
Bassano del Grappa, lungo il fiume Brenta
Lungo un percorso di circa 4 Km sarà possibile degustare
i vini dell’azienda vinicola Bianchi Michiel. Per informazioni: www.bevilonga.it - [email protected]
Ingresso adulti € 18,00 bambini fino a 10 anni gratuiti,
associati Ais,Fisar,Onav € 15,00
25 marzo
h 20.00: Le birre lambic belghe alla prova del bollito
Birreria Ristorante “Alle Volte”
Statale Postumia, 182 - Vicenza - Tel. 0444-255134
Con la partecipazione del gruppo John Martin Italia
30 marzo
dalle 9.00: Pedavena ... stile naturale
Parco Birreria Pedavena (BL)
Il Parco della Birreria Pedavena si animerà con una rassegna dedicata al mondo del biologico e del vivere secondo
natura.
Per informazioni: tel. 041980528
C
erto è che il cambio di stagione non di rado ha conseguenze nefaste per le nostre difese immunitarie e per
la nostra carica energetica. Le erboristerie offrono prodotti
a base di eleuterococco, ginseng, gingko biloba, guaranà e
altre sostanze dai nomi esotici.
Il nome di un ricostituente un po’ più facile da pronunciare
e da gustare è invece tiramesù. Numerose sono le controversie sulle origini di questa prelibatezza, ormai conosciuta
in tutto il mondo: i senesi raccontano di averlo inventato nel XVII secolo per il Granduca di Toscana Cosimo De’
Medici, i torinesi sostengono che il dolce fu inventato per
Camillo Benso Conte di Cavour, mentre secondo alcune
leggende esso nacque in un ristorante sito nei pressi di una
casa chiusa, forse come rimedio alle fatiche delle nottate
trascorse.
Il padre legittimo del tiramesù viene riconosciuto però in
Roberto Linguanotto, detto Loli. Trevigiano, classe 1943,
si formò dapprima per 15 anni come cuoco pasticciere, poi
come maestro gelatiere. Lavorando al ristorante “Alle Beccherie” di Treviso, Loli si mise alla prova e, incoraggiato a
ricercare nuove combinazioni dalla titolare, la signora Alba
Campeol, negli anni ’70 inventò il tiramesù, partendo da
ingredienti semplici, rispettosi della tradizione, e dall’idea
di accontentare il palato di grandi e piccini.
Ancora oggi, al ristorante Le Beccherie di Treviso, la famiglia Campeol lo prepara come allora, con la sua originale
forma circolare.
Valter Crema, invece, anch’egli trevigiano, ha sperimentato il “tiramisù destrutturato”, che si può apprezzare nel
ristorante “La Cucina di Crema” di Giavera del Montello.
La sua ricetta ricorre come refrigerante all’azoto liquido,
elemento utilizzato in questa forma nella cucina molecolare, in un’alchimia che riesce a “gelare” i cibi senza paralizzare per il freddo le papille gustative. L’estetica a strati
cromatici del dessert di Valter Crema, invece, è mutuata
dalla cucina destrutturata, in cui gli ingredienti di ricette
tradizionali assumono una nuova disposizione o struttura,
sovente con la separazione di elementi che nella ricetta originaria sono mischiati fra loro.
Caffè, savoiardi, mascarpone, uova, zucchero e una spolverata di cacao amaro, opportunamente strutturati o destrutturati, a Treviso, Siena o Vicenza, formano comunque
sia una miscela di sicuro impatto, sia per il corpo che per
lo spirito.
Giulia Galvan
Ristorante Le Beccherie,
Piazzale Giannino Ancillotto, 9, Treviso
Tel.: 0422.540871
La Cucina di Crema
Via Montello, 9
Giavera del Montello (TV)
Tel. 0422.776042
8 del14 marzo 2009
numero
viaggie
viaggi
eculture
VIII
pag
Aria di Primavera
Piccola guida ai parchi e giardini della nostra regione
D
opo il lungo inverno padano, tipicamente caratterizzato
da freddo pungente, fitta nebbia e tanta, tanta pioggia,
finalmente ritorna il sole, le giornate si allungano e l’aria si
riempie di nuovi profumi e colori. Rinasce la voglia di lunghe passeggiate, di pic-nic domenicali e di respirare a pieni
polmoni. Nelle nostre zone, numerosi parchi e giardini sembrano fatti apposta per riscoprire l’incanto della natura che
si risveglia. Eccone alcuni.
Il Giardino Botanico Alpino San
Marco - Valli del Pasubio (Vicenza)
Il Giardino Botanico Alpino San Marco si prefigge lo scopo di far conoscere e rispettare l’ambiente circostante.
Situato nel comune di Valli del Pasubio, in provincia di Vicenza, ad una
altitudine di 1040 m s.l.m, comprende un’area di un ettaro. Buona parte
è occupata da un bosco di faggio, ma
vi trovano spazio anche un prato montano, una zona umida,
un’altra di semina e le “roccere”. Vengono coltivate quasi
esclusivamente specie locali, delle Piccole Dolomiti Venete,
e in parte delle Prealpi Venete e delle Prealpi meridionali
orientali. Il Giardino è gestito dalla Comunità Montana Leogra-Timonchio, attraverso collaborazioni esterne. Per informazioni: www.cmleogratimonchio.it.
L’Orto Botanico dell’Università
di Padova - Padova
L’Orto Botanico di Padova si propone i compiti di far conoscere ai visitatori la flora locale e di contribuire
alla salvaguardia della biodiversità.
Per questi motivi, all’interno dell’Orto si possono trovare piante dei Colli Euganei e del Triveneto, ma anche piante medicinali, di interesse storico, piante
acquatiche, specie esotiche, piante carnivore e velenose. La
collezione dell’Orto viene costantemente aggiornata con
i nuovi esemplari che vengono scoperti. Inoltre, sono stati ricostruiti degli ambienti naturali, tra i quali la macchia
mediterranea, il giardino alpino e la torbiera. L’Orto Botanico è fruibile anche da non vedenti e ipovedenti, attraverso
un itinerario specifico, e dal 1997 fa parte del Patrimonio
dell’UNESCO. Fino al 31 marzo, sarà aperta, presso il Centro
Visitatori dell’Orto, la mostra Un aroma dal nuovo Mondo:
la vaniglia. Per informazioni: www.ortobotanico.unipd.it.
Il Parco Sigurtà - Valeggio sul
Mincio (Verona)
Nel pressi del Lago di Garda sorge il
Parco Giardino Sigurtà: 600.000 mq
che fondono le caratteristiche di un
giardino, composto da aiuole dove si
coltivano fiori e piante ornamentali,
con quelle di un parco, cioè un bosco di alberi ad alto fusto.
Le Cinque Grandi fioriture, la Grande Quercia, l’Eremo, i diciotto laghetti fioriti, il Giardino delle Piante Officinali sono
alcune delle sue attrazioni. A partire da quest’anno, l’antica
fattoria del Parco sarà organizzata in spazio ludico-didattico, dedicato ai bambini e alle famiglie. Inoltre, in occasione
del ventesimo anniversario della morte dell’etologo Konrad
Lorenz, l’Ufficio Visite Guidate e Didattica ha predisposto
numerosi eventi domenicali e percorsi riservati alle scuole.
Per informazioni: www.sigurta.it.
Spostandoci un po’... I Giardini di Castel Trauttmansdorff Merano (Bolzano)
I Giardini di Castel Trauttmansdorff
si trovano in Trentino Alto Adige,
nella città di Merano, in provincia
di Bolzano. Al loro interno trovano
posto piante di tutto il mondo, ma è presente anche la ti-
pica vegetazione Altoatesina. I sentieri, che si diramano lungo il pendio, percorrono i Giardini acquatici
e terrazzati, conducono al Giardino
dei sensi, al Giardino giapponese,
alla collina dei cactus e delle succulente, oppure alle tradizionali piante
coltivate, come ulivi e viti. Al centro
dei Giardini si trova il Castello Trauttmansdorff, dove l’imperatrice Sissi vi trascorse soggiorni di cura invernali. Oggi
il castello ospita il Touriseum, il Museo del Turismo, che
rievoca lo sviluppo del Sudtirolo. Per informazioni: www.
trauttmansdorff.it.
Roberta Pileggi
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