Ma quale rilancio. Il Gazzettino verso la chiusura pag 3 Da Palladio al Dal Molin, visioni futuriste pag 9 Orchi e leccapiane, personaggi in via d‘estinzione pag 13 n° 140 14 marzo 2009 0 50 euro 0,50 Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi Indietro tutta Retromarcia sulla delocalizzazione. La crisi e l’aumento dei costi spingono sempre più imprese a riportare la produzione in Italia È la fine di un’epoca? Un bicchiere mezzo vuoto Ciàcole C asa dolce casa. Dopo anni all’insegna del motto “delocalizzare è bello” (per le aziende, ovvio), adesso si scorge qualche segnale di un possibile cambio di rotta. Qualcuno sembra accorgersi che la corsa al prezzo più basso, al costo della manodopera ridotto al minimo, non porta molta lontano. Bene, bravi, bis. Peccato che, per una Fiamm che rientra in Italia e recupera posti di lavoro, ci sia una Enersys (è la multinazionale che aveva rilevato alcune produzioni dalla stessa Fiamm) che decide di chiudere lo stabilimento di Montecchio Maggiore, nonostante i conti siano a posto. L’emorragia, insomma, continua. I dati dicono che la disoccupazione e la cassa integrazione sono in costante aumento. E le notizie di cronaca documentano ogni giorno lo smantellamento di parti più o meno grandi del sistema produttivo vicentino. Gli ultimi casi, forse non i più consistenti dal punto di vista numerico, sono tra i più significativi dal punto di vista simbolico, per il blasone e l’importanza delle aziende coinvolte. Il Gazzettino annuncia l’intenzione di chiudere le redazioni di Bassano e Vicenza: gettando nell’in- certezza un gruppetto di giornalisti professionisti e qualche decina di collaboratori, che su quel lavoro si stavano costruendo un futuro e una professionalità. Dall’altro lato della città, la Telecom vuole chiudere la sede vicentina del 187. Anche qui, senza preoccuparsi troppo delle ripercussioni sulla cinquantina di lavoratori che saranno costretti a fare i pendolari, e di quella ventina che rischia davvero di perdere il posto. Alla fine, nell’eterno dilemma tra il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, la bilancia pende decisamente dalla parte del mezzo vuoto. lettere 140 del14 marzo 2009 numero 2 pag Piano casa, obiettivi sbagliati e qualche buona idea I Verdi e il nuovo piano edilizia annunciato da Berlusconi. “Più che di cubature, c’è bisogno di case a basso prezzo e di ridistribuire la rendita fondiaria Bene gli ampliamenti legati al risparmio energetico” P oche luci e molte ombre, nel piano edilizia annunciato dal governo Berlusconi per rilanciare l’economia e rinnovare il patrimonio abitativo, ma in tutta onestà, alcune critiche del centro sinistra mi paiono aprioristiche e fuori luogo. Una questione di prezzi La prima riflessione verte sui provvedimenti di sostegno alla casa e sulle politiche per l’edilizia sociale che, a mio parere, risultano insufficienti e inadeguate. Dal 2000 ad oggi abbiamo cono- sciuto un boom edilizio ininterrotto e pur tuttavia schizofrenico: da un lato è esploso il fenomeno delle case sfitte, dall’altro non si è riusciti a soddisfare il fabbisogno abitativo arretrato. In Francia nel 2005 si sono costruite 300 mila case, di queste, 120 mila erano alloggi a canone sociale. In Italia nello stesso periodo sono state realizzate 350 mila abitazioni, ma solo 1.500 per l’edilizia popolare. Secondo tutti gli analisti, la vera emergenza del mercato abitativo nel nostro Paese, è la scarsità di alloggi in affitto sociale e sostenibile. Sarà anche vero che siamo la nazione della casa di proprietà, ma vi sono pur sempre 4 milioni di famiglie che vivono in locazione e versano pigioni mensili, paragonabili ad un mutuo bancario. Pertanto, a fronte di un disagio abitativo in continuo aumento, dovuto alla stretta creditizia e alle difficoltà sempre maggiori di accedere alle graduatorie per l’assegnazione di alloggi popolari (che sono appena il 6% del patrimonio abitativo nazio- nale, contro il 16% della media europea) servono a ben poco gli aumenti di cubatura, mentre c’è un gran bisogno di case a basso prezzo. Le proposte ignorate A titolo esemplificativo, ecco alcune proposte immediatamente cantierabili, per far fronte all’emergenza e fornire delle risposte alle fasce più deboli della popolazione, che purtroppo, non sono state prese in considerazione dall’attuale Governo: innalzare le detrazioni aggiuntive, sul reddito dei proprietari che affittano la propria casa a canone agevolato; concedere detrazioni fiscali alle imprese che attuano piani abitativi per i propri dipendenti; finanziare un Piano di Edilizia residenziale pubblica, a carattere nazionale, rivolto al recupero e alla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente; consentire ai Comuni virtuosi di derogare dal patto di stabilità per finanziare interventi sulla prima casa. Deregulation ed edilizia fai da te La seconda riflessione riguarda la deregulation in materia di autorizzazioni edilizie. Un’idea concettualmente sbagliata che mina il principio di programmazione urbanistica e le prerogative di governo del territorio, fin qui riservate agli enti locali. Magari non si tradurrà nel saccheggio delle città, ma sostituire i permessi di costruzione con le auto-certificazioni di conformità, mi pare una resa dello stato all’edilizia fai da te. Qualcosa di simile alle ronde per la sicurezza, rispetto ai tagli di dotazioni e organici di Polizia e Carabinieri. Più cubatura, un’idea verde Veniamo ora alla questione controversa dell’aumento di cubatura. Chiarito che non si potrà violare alcun vincolo conservativo o ampliare immobili abusivi; assodato che si configura come un incentivo per coloro che investono sulle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico e su elevati standard di qualità architettonica, mi riesce difficile criticare questa proposta, tanto più che è contenuta pari, pari, in ben due mozioni di cui sono co-firmatario e che furono approvate a larghissima maggioranza dal passato Consiglio comunale. Oltre a ciò sento il dovere di ricordare che, già ora, la legge urbanistica consente un ampliamento del 20% per tutti gli immobili unifamiliari, senza particolari prescrizioni. Recuperare qualitativamente il patrimonio edilizio esistente, ridurre il consumo energetico e dare impulso alle energie rinnovabili, significa ammodernare il Paese, limitando la dipendenza dai combustibili fossili e salvaguardando l’ambiente e il territorio. Obiettivi essenziali per uno sviluppo sostenibile e da tempo annoverati nelle politiche sociali della sinistra. È risaputo che le tecnologie alternative sono più costose in termini di materiali e installazioni, ma generano benefici a favore della collettività, un aumento contenuto della capacità edificatoria è un giusto premio da riconoscere ai proprietari. Piuttosto, mi preoccuperei di migliorare il decreto nella parte riguardante i controlli. In Alto Adige, che ha fatto scuola in materia di biocasa, hanno istituito un’apposita agenzia che assegna i voti alle case e concede bonus edilizi sulla base delle classificazioni energetiche, ma le verifiche sono severissime e vengono svolte sia in fase di costruzione, sia in fase di abitabilità. Obiettivo sbagliato Infine l’ultima riflessione, precisato che non considero devastante l’aumento di cubatura in base a parametri ben definiti, ma sono contrarissimo alla liberalizzazione urbanistica; vorrei anche ribadire che trovo ingiustificata l’enfasi del Governo per un provvedimento che non non risponde ai reali bisogni della povera gente, non aiuta i giovani precari ad accedere al credito e non risolve i problemi degli sfrattati per morosità. Se davvero si volesse imprimere una svolta a questo Paese, si dovrebbe iniziare col ridimensionamento, o con una sostanziale redistribuzione, della rendita fondiaria urbana, la quale grava in misura preponderante sul costo dell’abitazione e sulla realizzabilità dei servizi collettivi. Ciò nonostante, continua ad essere pagata con l’indebitamento delle famiglie e con le agevolazioni pubbliche. Questa, a mio parere, sarebbe davvero una stimolante occasione di confronto tra Governo e opposizione, anche se dubito che Berlusconi, vorrà mai misurarsi su questo terreno. Ciro Asproso Esecutivo Verdi Vicenza il fatto 140 del14 marzo 2009 numero 3 pag Gazzettino imbavagliato Per un po’ di milioni Caltagirone vuole chiudere le redazioni di Vicenza e Bassano, Si avvia così verso l’epilogo un’avventura lunga oltre un secolo Il motivo? I fondi statali per le aziende in crisi di Andrea Alba U n pezzo d’informazione vicentina che se ne va, immolata sull’altare dello “stato di crisi” e (soprattutto) dei finanziamenti statali che ne derivano. La notizia è dei giorni scorsi, Vicenza e Bassano rischiano di perdere il loro “Gazzettino”: sacrificato dall’editore Gaetano Caltagirone per poter ottenere una quota dei fondi Inpgi per l’editoria, per il quotidiano vicentino-bassanese è stata prevista la chiusura della redazione da maggio in poi. Oltre alla redazione vicentina, il cui trasferimento e accorpamento in altre sedi è quasi certo, si teme proprio per la fogliazione in sé: l’intenzione editoriale è infatti di smettere completamente di stampare un’edizione bericobassanese. In questi giorni la politica vicentina, i giornalisti della testata e i circa 50 collaboratori “pagati a pezzo” (quelli che rischiano di più) lavorano per cercare di scongiurare l’ipotesi. Un filo lungo 122 anni La storia del Gazzettino di Vicenza e Bassano inizia con la fondazione del quotidiano veneto, nel lontano 1887, 122 anni fa. Un arco di tempo che ne ha fatto una testata autorevole e accreditata, a Vicenza come nel resto della regione. Secondo i dati di diffusione e tiratura “Ads”, però, il giornale negli ultimi anni ha perso quasi 40mila copie. Il valore si riferisce alla tiratura regionale, non essendoci numeri specifici per le edizioni locali: se per tutti gli anni ’90 il Gazzettino si è mantenuto su quota 135mila copie vendute, dal 2001 al 2006 – fatalmente in coincidenza con la direzione di Luigi Bacialli – la tiratura è via via diminuita fino ad arrivare a quota 94mila. A Bassano del Grappa pare sia comunque la testata locale più venduta, anche se non vi sono dati precisi in merito, mentre nel resto del Vicentino le vendite sono inferiori. Ad oggi nelle redazioni di Vicenza e Bassano lavorano 6 giornalisti professionisti (redattori), due giornalisti part-time e un articolo 12 (corrispondente), oltre a quasi 50 collaboratori esterni, pagati “a pezzo”. Negli anni molti di questi collaboratori, pur non venendo mai assunti e continuando a lavorare da precari, hanno acquisito una grande professionalità nel fare informazione ottenendo a proprie spese in qualche caso anche la qualifica di “professionista” dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Per un po’ di milioni Attualmente, il fondo Inpgi – la cassa di previdenza dei giornalisti - messo a disposizione dal governo per l’editoria alimenta un meccanismo sconosciuto in precedenza, per il quale gli editori si sentono in diritto di prendere “legittimamente” al volo l’opportunità di dichiarare lo stato di crisi per sanare bilanci boccheggianti. Lo si è visto in altri contesti, a livello nazionale, per altre testate. Il discorso vale anche per un grande editore come il gruppo Caltagirone, che oltre alla testata veneta è proprietario de “Il Messaggero di Roma” e de “Il Mattino di Napoli”. In quest’ottica le edizioni più deboli del Gazzettino, in termini di copie vendute o di raccolta pubblicitaria, sono state le www.vicenzapiu.com Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI [email protected] Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 [email protected] ALESSIO MANNINO [email protected] ILARIO TONIELLO [email protected] TOMMASO QUAGGIO [email protected] PAOLO MUTTERLE [email protected] Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI ANTONINO PELLEGRINO MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 [email protected] Giornale chiuso in redazione alle ore 20,00 di giovedì 12 marzo 2009. Stampa ALPHA PRINT SRL Via Zamenhof, 795 VICENZA Sede Operativa: Via Tavagnacco, 61 UDINE - tel. 0432 548845 Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008 Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso. VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione” e “ Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it | La targa della sede vicentina del quotidiano di Venezia prime ad essere prese in considerazione: visti gli esuberi dichiarati, e con il turnover bloccato, l’editore ha quindi deciso di procedere alla soppressione dell’edizione di Vicenza-Bassano del Gazzettino, con la chiusura delle due redazioni nel capoluogo berico e nella città sul Brenta. La fine di Vicenza, se arriverà, seguirà quella della redazione di Verona di un paio d’anni fa. L’ipotesi di chiusura dell’edizione berica dà il via a tutta una serie di riflessioni sul ruolo di questo editore, che nel luglio 2006 aveva acquisito il pacchetto de “Il Gazzettino” con il motto “torneremo a farne il giornale del Veneto e dei Veneti”. Tutto il contrario: secondo chi ci lavora ad oggi investimenti in Veneto non se ne sono visti, e di fatto il primo vero intervento del gruppo Caltagirone dopo l’acquisizione sarebbe privare il giornale di un’area di diffusione strategica come è il Vicentino, facendo arretrare pericolosamente i confini del quotidiano intorno al “core-business”, l’area di Venezia e Treviso. Senza contare che la testata, perdendo un’area di diffusione con circa 800mila abitanti, vedrebbe sicuramente deprezzati i propri spazi pubblicitari. La conseguenza più grave, per Vicenza, sarebbe invece perdere una grossa fetta del pluralismo di informazione, ad oggi tutt’altro che scontato sia su scala nazionale che su scala locale. Solidarietà e telelavoro La notizia non è passata inosservata. La ventilata chiusura delle due redazioni vicentine è arrivata un po’ dovunque sul territorio, battuta dalle agenzie di stampa in forma di solidarietà da svariate personalità. Fanno da apripista i rappresentanti a Roma dei Vicentini, per una volta uniti tra centrodestra e centrosinistra, che propongono anche una soluzione: il telelavoro. Gli onorevoli Massimo Calearo, Manuela Dal Lago, Manuela Lanzarin e Daniela Sbrollini indiriz- zano un’interpellanza urgente al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi e al sottosegretario con delega all’Editoria Paolo Boniauti per chiedere: «Se il governo è al corrente del nuovo “Piano di riorganizzazione in presenza di crisi de Il Gazzettino”. Se intende attivarsi per la salvaguardia dei posti di lavoro che si andrebbero a perdere con la chiusura delle redazioni di Vicenza e di Bassano. E se intende essere parte attiva per giungere ad una conclusione positiva, accogliendo la soluzione del telelavoro come ipotesi che garantirebbe la continuità lavorativa ma anche il risparmio dettato dall’assenza fisica delle redazioni e quindi dei relativi costi di gestione degli immobili. Se, infine, il Governo sta monitorando il settore dell’editoria, adottando provvedimenti idonei, per evitare crisi come questa con le relative ricadute occupazionali». Il “telelavoro” in questi termini, del resto, è già praticato da altre testate vicentine, che pur avendo una fogliazione locale hanno una “sede centrale” altrove. Segue l’appello congiunto del sindaco di Vicenza, del collega di Bassano e del presidente della Provincia. «Il Gazzettino ha una lunga storia caratterizzata da due fattori: l’autorevolezza e la presenza capillare nel territorio del Nordest. Oggi – sostengono Achille Variati, Gianpaolo Bizzotto e Attilio Schneck – è a repentaglio proprio questa capacità di dare rappresentanza al territorio, con il rischio concreto di cancellare le pagine di Vicenza e Bassano. Non pretendiamo di entrare nelle scelte editoriali ed economiche della testata, ma facciamo un appello: anche ricorrendo ai sacrifici che siamo certi le redazioni saprebbero fare, crediamo che l’edizione di Vicenza e Bassano sia un patrimonio che questa provincia merita di mantenere. Chiediamo all’editore che i necessari processi di riorganizzazione aziendale e delle redazioni possano comunque preservare l’edizione vicentina». Parla di «ennesimo attacco alla libera informazione da parte di alcuni editori» il senatore Alberto Filippi e i consiglieri regionali vicentini (Raffaele Grazia, Marino Finozzi, presidente del Consiglio regionale, Onorio De Boni, Giuliana Fontanella, Roberto Ciambetti, Mara Bizzotto, Giuseppe Berlato Sella e Claudio Rizzato) inviano un’interrogazione al presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan perché si verifichi «la fondatezza e i termini del piano di riorganizzazione del Gazzettino proposto dalla proprietà». primo piano 140 del14 marzo 2009 numero 4 pag Delocalizzazione, la grande retromarcia La smania di portare la produzione all’estero è finita. Aumento dei costi, trasporti lunghi e problemi con la qualità convincono sempre più aziende a rientrare nelle loro zone d’origine. Un rimedio contro la crisi? Tutto da verificare D Giampaolo Zanni, “in questo moelocalizzare non è più di moda. mento il problema principale è la Che sia la fine di un’epoca sesopravvivenza”. Ma gli esempi ci gnata dalla ricerca del guadagno sono, e potrebbero segnare l’inizio facile è presto per dirlo, ma di certo di un’inversione di tendenza. C’è la c’è che tra imprenditori e aziende Fiamm che, come si spiega a fianè da tempo in corso un processo co, è riuscita ad uscire da un periodi riflessione sull’utilità di portare do di crisi anche grazie al rientro all’estero fabbriche e linee produtin Italia delle sue produzioni. C’è tive. E che più di qualcuno cominla Atlas Copco, un multinazionale cia a fare marcia indietro, chiudensvedese che produce compressori e do le fabbriche nell’Europa dell’Est che porta nel vicentino produzioni o in Estremo Oriente, e riportando che prima erano in altri paesi euil cuore della produzione all’interropei: “Tanto per dimostrare che no dei confini nazionali. “Tornano: non è vero che il nodalla Cina, dalla Postro costo del lavoro lonia o dalla Turchia è più alto di quello per rilocare in Italia degli altri paesi”, comtutta o parte della menta Carlo Biasin, produzione trasferita responsabile del setanni fa all’estero, ma Non è vero tore meccanica della con esiti non sempre che da noi Uil. E ci sono altre brillanti”, scriveva il costo aziende che decidono qualche giorno fa il di tagliare i ponti con Sole 24 Ore in un ar- del lavoro è le filiali all’estero per ticolo in cui passava molto più alto concentrare gli sforzi in rassegna una serie sulle sedi vicentine. di aziende che sono Come la Tde Macno, tornate sui propri per restare ai casi citati dal Sole 24 passi: la multinazionale americana Ore, che ha chiuso lo stabilimento Ametek, che dopo essersi trasferita che aveva a Samorin per focalizzarin Cina ha riaperto due stabilimensi sui 60 dipendenti vicentini, con ti in Lombardia; l’altra multinaquella che l’amministratore delezionale Whirlpool, che abbandona gato Fabio Illetterati ha definito la Turchia e ritorna a lavorare a “una scelta etica”. Napoli; la Polti, che chiude la sua esperienza cinese. Le cause La ragioni che spingono a rivedeI casi locali re le scelte degli ultimi anni sono Il Veneto, e il vicentino, non fanmolte. Ma prima di tutto occorno eccezione. Il fenomeno si avre fare una distinzione tra chi ha verte anche qui; magari con pochi portato la produzione all’esterno casi, perché, come sottolinea il per cercare di aprirsi una strada segretario dei metalmeccanici Cgil in nuovi mercati e chi lo ha fatto solo, o principalmente, per trovare costi più bassi e margini di profitto più ampi. Banalizzando, tra chi ha aperto una fabbrica in Cina (o in Romania, o in Albania, il discorso è uguale) perché vuole vendere ai cinesi, e chi lo ha fatto per pagare gli operai qualche decina di euro al mese invece che qualche migliaio. La prima, quella che gli addetti ai lavori chiamano internazionalizzazione, è una scelta che nella maggior parte dei casi ha una sua logica, porta dei risultati, e continua ad essere perseguita. La seconda, la delocalizzazione pura e semplice, dopo gli anni dell’entusiasmo e del miraggio di guadagni facili, mostra adesso tutti i suoi limiti. Che sono tanti. Col passare degli anni, ad esempio, il costo delle manodopera è salito anche nei paesi definiti in via di sviluppo, annullando gli iniziali vantaggi. I trasporti, poi, hanno tempi lunghi e imprevedibili, con il risultato che non sempre i prodotti arrivano in tempo per rispondere agli ordini. Infine, e questo è il fattore forse decisivo, la qualità lascia spesso a desiderare, obbligando le aziende a pagare costose penali o a organizzare controlli supplementari altrettanto costosi. “È passato l’onda in cui delocalizzare era tanto di moda – conferma Biasin -. Ed è un ripensamento legato spesso a cose concrete, prima fra tutte la qualità dei prodotti, in molti casi non all’altezza del mercato europeo. La Fiamm, ad esempio, ha riportato qui la produzione: perché www.flickr.com/robertscoble se hai dei contratti con le case automobilistiche che consentono margini di errore limitatissimi, e prevedono penali molto alte, non puoi permetterti di ricontrollare tutti i pezzi che ti arrivano dall’estero”. Le prospettive L’equazione secondo cui produrre lontano dall’Italia costa meno, dunque, non vale più. Non sempre, almeno, perché la situazione varia da settore a settore. “Il discorso vale soprattutto per i prodotti con elevata tecnologia, in particolare se lo sviluppo è effettuato qui”, aggiunge ancora Biasin. Ma sull’onda delle crisi, stanno crescendo le aziende che si trovano di fronte a scelte drastiche, e devono decidere cosa tenere e cosa abbandonare. E più di qualcuno potrebbe scegliere di concentrarsi sul suo cuore vicentino, anche nei settori tradizionalmente più deboli. Perfino nel tessile, tanto per dirne una, ci sono ditte che hanno riportato in Italia tutta la produzione. “Un po’ perché chi aveva il lavoro all’estero aveva problemi di affidabilità e di qualità – precisa Giannino Rizzo, del responsabile del comparto per la Uil -. Molto perché i volumi di produzione si stanno contraendo, e quindi si cerca di avere dei margini migliori puntando sulla qualità e sul made in Italy. Ma è difficile, e la situazione del tessile è pesantissima. É vero che ci sono ditte che tornano a fare tutto qui, ma non dobbiamo dimenticare che per ogni azienda che rientra ce ne sono almeno due che chiudono. Il conto, alla fine, è pesantemente negativo”. L.M. primo piano 140 del14 marzo 2009 numero Il ritorno della Fiamm L’azienda ha riportato la produzione a Montecchio Ed è tornata a fare utili “La crisi accelera un percorso già in atto” Il sociologo Daniele Marini, della Fondazione Nordest: “Emergono i limiti di chi guarda solo ai costi” “L | La sede dell’azienda di Montecchio Maggiore F di alcune banche locali, persuase ino a due anni fa sembrava non dalla strategia della nuova dirigenpoter reggere al pesante indeza, che hanno fatto arrivare mezzi bitamento che la soffocava. Oggi freschi per rimborsare i creditori: la Fiamm, l’azienda di batterie e “Al mio rientro in azienda nel 2007 trombe per auto di Montecchio ho trovato una situazione che dieMaggiore, può dire di essere uscita ci anni prima non esisteva: stabidal periodo più nero della sua stolimenti aperti in Cina, in India, in ria. Merito anche di una scelta che Repubblica Ceca. Investimenti che fino a poco fa sarebbe stata consierano stati motivati dal minor coderata in controtendenza ma che sto del lavoro”. invece oggi sembra Ma oggi le cose sono essere diventata una cambiate: la crisi necessità per molte spinge a chiudere aziende italiane: inLa delocalizzastabilimenti e linee vertire il processo di delocalizzazione della zione ha senso di produzione. I costi di trasporto, i tempi produzione. Insom- solo se lunghi per la consema, addio agli stabilisupportata gna delle merci, il menti aperti nel corso degli anni in alcuni da un mercato costo del lavoro che anche in Oriente sta paesi dell’Europa locale aumentando, le alte dell’Est ed in Estretasse per l’export domo Oriente; si torna vute ad alcuni paesi a produrre in Italia. come la Cina e la scelta di puntare Stefano Dolcetta, amministratore su una produzione di qualità magdelegato della società, due anni fa giore spingono a rientrare in Italia. è rientrato, insieme ad alcuni fa“La delocalizzazione ha senso se miliari, in possesso dell’azienda. In supportata da un mercato locale” seguito alla riorganizzazione messpiega l’ad di Fiamm. “Ad esempio sa in atto si è potuti passare da un noi abbiamo scelto di abbandonare debito di oltre 160 milioni di euro la produzione di avvisatori acustici nel 2007 ad una posizione finanin India perché lì il business non è ziaria netta di fine esercizio 2008 decollato”. Mentre in alcuni paesi di 110 milioni, con un fatturato di dell’Est Europa risulta addirittu470 milioni ed un utile netto di ra difficile reperire manodopera: circa 22 milioni di euro. Ristruttuin alcune regioni si è raggiunta da razioni che hanno ridotto i costi e tempo la piena occupazione, tanto salvaguardato i 3.500 dipendenti. è vero che nello stabilimento ceco Ciliegina sulla torta i finanziamenti 5 pag della Fiamm trovavano posto lavoratori ungheresi e bulgari. “Ma la qualità della produzione è un fattore importante. La manodopera del Veneto ad esempio è di alto valore qualitativo, si lavora con gente qualificata”. Fiamm pare dunque essere una mosca bianca nel panorama desolante della crisi che sta investendo ormai tutti. E la cosa sorprende ancora di più se si tiene conto del fatto che il settore batterie e trombe per automobili è legato ad un’industria dell’auto che appare boccheggiante e sempre più bisognosa di interventi pubblici di salvataggio. Soprattutto le grandi case automobilistiche americane come GM, Ford e Chrysler, di cui l’azienda vicentina è uno dei principali fornitori. “Le forniture dirette alle case auto rappresentano il 30% del nostro fatturato; la maggior parte dei nostri ricavi viene dal mercato di sostituzione” continua Stefano Dolcetta. “Quindi paradossalmente il nostro mercato è favorito dal calo della vendita di auto nuove”. Fattori che per il momento spingono ad essere ottimisti, visto anche il sopra-budget dei primi due mesi del nuovo anno. Ma incertezza e sfiducia dei mercati sono sempre in agguato: “La crisi non ci ha colpiti finora. Purtroppo non c’è ancora visibilità in avanti, quindi per il prossimo futuro bisognerà usare molta prudenza”. a crisi sta accelerando un movimento che era già in atto”. Daniele Marini, direttore scientifico della Fondazione Nordest, riassume così il senso di quello che sta avvenendo in questi mesi. “Dati precisi non ce ne sono, ma possiamo fare delle stime in base a tutta una serie di ricerche che abbiamo condotto – continua -. E quello che emerge è che mediamente una percentuale tre il 3 e il 4 per cento delle imprese che hanno avuto un approccio con i mercati esteri è poi tornata indietro. Questo fino alla fine del 2008: negli ultimi mesi, con la crisi, potrebbe esserci stata un’accelerazione. Ma al di là dei numeri, è un fatto che chi ha fatto processi di delocalizzazione e non di internazionalizzazione ad un certo punto deve rivedere le proprie strategie”. In altre parole, se la decisione di andare all’estero era motivata solo dalla ricerca di costi più bassi, e non era inserita in una strategia complessiva, adesso mostra tutti i suoi limiti. “Esatto. Basti pensare che molti paesi dove erano state spostate le produzioni adesso sono comunitari, e quindi molti vantaggi di costo sono venuti meno”. Al di là dei costi, c’è un problema di qualità per quanto riguarda la produzione all’estero? “C’è un problema di professionalità e cultura del lavoro, che poi andrebbe valutato in base alle specificità di ogni settore. Pensiamo al tessile: se voglio un capo di vestiario con determinate caratteristiche il paese dove mi sposto deve avere una cultura e una sensibilità analoga a quello di partenza. Altrimenti, se devo controllare due volte tutto quello che viene prodotto all’estero, alla fine mi costa il doppio”. Il fenomeno del rientro, dun- que, può interessare anche settori considerati più tradizionali e meno avanzati dal punto di vista tecnologico, come appunto il tessile? “Sì, certo. Potrei citarle alcuni case di imprese che stampano libri e cataloghi e che hanno scelto di non andare all’estero proprio perché non riuscivano a trovare le figure professionali di cui avevano bisogno”. In che misura decisioni di questo tipo sono legate alla crisi attuale, e quanto rientrano invece in un ripensamento generale delle strategie aziendali? “La crisi non ha fatto altro che accelerare un processo già in corso, e mettere in evidenza le criticità insite nel movimento di delocalizzazione. Anche perché una delle risposte è proprio quella di alzare la qualità, e per questo ho bisogno di professionalità adeguate”. Il rientro di alcune aziende potrebbe essere un elemento di contrasto al dilagare della crisi? “Nella situazione attuale è impossibile dire alcunché sul domani, inteso non nel senso generico di futuro, ma proprio di domani. La risposta non può che essere dipende, e dipende da una lunga serie di fattori”. Non c’è il rischio, per citare un detto popolare, di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati? Portando le fabbriche all’esterno non si è impoverito troppo il nostro tessuto produttivo? “No, su questo sono ottimista. Dal punto di vista strutturale negli ultimi anni il tessuto produttivo veneto si è impreziosito, non impoverito”. L. M. 140 del14 marzo 2009 interventi numero 7 pag La crisi e le ronde sulle banche Si moltiplicano i casi di imprese messe alle strette dalla chiusura delle linee di credito Ma se le banche non danno credito a chi produce cosa faranno? Smetteranno di fare le banche? N on sono un economista, ma, come milioni di italiani, vivo nell’economia. E quella di oggi non è certo incoraggiante, nonostante gli inviti del Governo a un minor catastrofismo da parte dei media per sbloccare chi (pochi) potrebbe spendere (i privati per i consumi, gli imprenditori per gli investimenti) e non lo fa, temendo il peggio per il futuro. E in questo modo acuisce la spirale negativa che tocca i più: i lavoratori sempre più numerosi senza posto o in cassa integrazione e mobilità, e gli imprenditori alle prese con un calo degli ordini legato alla riduzione dei consumi, appunto, e alla scomparsa del credito, verso privati e imprese. Pil intossicato La crisi, è sotto gli occhi di tutti. Nasce a cavallo dell’estate dalle speculazioni bancarie, titoli tossici in primis, che, Tremonti dixit, ammontano complessivamente a 12,5 volte il Pil del mondo. E’ un dato che non richiede commenti per fotografare la realtà dei fatti che ha portato molte banche straniere, specialmente statunitensi e inglesi, al fallimento o al salvataggio (leggi nazionalizzazioni) da parte dei rispettivi governi, che, storicamente e culturalmente, tutto erano, da convinti assertori del libero mercato, fuorchè orientati all’intervento dello Stato. Mi chiamo Bond, Tremonti Bond E in Italia, nonostante si insista su una maggiore solidità del sistema finanziario (che pure ha visto le quotazioni delle banche scendere del 60% in poco tempo), il Governo per lanciare un salvagente ha dovuto ‘inventare’ i Tremonti Bond: praticamente prestiti di carta moneta alle banche sotto forma di obbligazioni convertibili in azioni con tassi di interesse iniziali dall’7,5 all’8,5%, che poi salgono esponenzialmente se le banche non provvederanno in pochi anni a restituire il prestito. I Tremonti Bond, nelle intenzioni, hanno due obiettivi virtuosi. Grazie alla loro struttura di prestito obbligazionario convertibile (anche a lungo termine) possono migliorare i parametri di patrimonializzazione delle banche (tra cui l’ormai famoso Core Tier 1, rapporto tra patrimonio e impieghi), spesso bassi e sotto limiti accettabili, specialmente dopo i flop speculativi dei titoli tossici accumulati nelle loro pance, oltre che in quelle dei poveri investitori che alle banche hanno dato troppa fiducia (ricavandone quelle perdite astronomiche, che hanno generato l’attuale incapacità di spendere e/o di investire, trascinando anche l’Italia insieme a tutto il mondo nella crisi attuale). Una strada lastricata di buone intenzioni I parametri migliori delle banche dovrebbero (per il Governo devono) spingerle, poi, a riattivare il volano del credito alle imprese e ai privati. Per vigilare che ciò accada (obiettivo vitale per la ripartenza dell’economia o, almeno, per frenarne ulteriori cadute) e forse non fidandosi delle buone intenzioni, il Governo ha faticato non poco per arrivare a delle norme attuative definite con un’Abi, l’associazione delle banche, al riguardo (stranamente?) riottosa: norme che comprendono una forte vigilanza dei prefetti (che coordinano i rappresentanti di Banchitalia, Abi, Associazioni imprenditoriali e del lavoratori) sulla reale erogazione dei crediti, che per l’effetto leva illustrato da Tremonti dovrebbero moltiplicare per almeno 10 volte l’ammontare dei Tremonti Bond (emessi per 10-12 miliardi è la prima stima). Prima i miliardari Se sarà così lo diranno i fatti, ma molti dubbi già esistono. Su La Repubblica di mercoledì 11 marzo si legge, ad esempio, che la prima banca ad aderire per 1,45 miliardi al prestito è il Banco Popolare, che per effetto di questa operazione porterà il suo Core Tier 1 dall’attuale 6% scarso a poco meno dell’8%. Bene direte? Bene, ma subito dopo si legge che il Banco Popolare, incassato il prestito, toglierà dal listino la sua traballante Italease, piena di problemi, facendo scendere il Core Tier 1 a poco più del 7% salvo poi operare nuove dismissioni. Può darsi che da non economista qualche mia lettura e conseguente considerazione sia inesatta, ma non vorrei che, il caso Banco Popolare lo farebbe temere, i soldi dello Stato (non dimentichiamolo, dei suoi cittadini, quelli che poi dovrebbero trarne correttamente un vantaggio) siano utilizzati per tappare i buchi interni delle banche (i cui manager oggi percepiscono stipendi fino a 500 volte superiori a quelli dei loro dipendenti tipo, quando solo pochi anni fa il fattore moltiplicativo era di circa di 10 volte) e quelli dei grandi finanzieri. E la storia, anche quella politica del nostro Premier, insegna che chi ha buchi miliardari va salvato, magari imponendo ai piccoli, una marea, rientri e contrazioni di affidamenti a tutto spiano, come dimostrano i casi citati da Il Sole 24 Ore di giovedì 12 marzo. Un ombrello per il sole Di casi del genere, ne siamo sicuri perché ne sentiamo parlare ogni giorno, ce ne sono centinaia anche a Vicenza. Vi invitiamo a segnalarceli, per poterli portare all’attenzione di tutti, anche del sistema bancario locale, insieme magari a casi, invece, virtuosi. Già prima della crisi la cultura bancaria italiana era quella di chi finanzia (negli ambiti produttivi, perché invece gli speculatori finanziari in fondo sono parenti stretti e protetti delle banche) chi ha suoi propri patrimoni, non certo le idee e i progetti di impresa. Come a dire che quando c’è il sole ti danno l’ombrello, salvo togliertelo quando piove. La stretta del credito Ora, con la crisi mondiale in corso, i soldi dei Tremonti Bond potrebbero servire a tutto, ma non a finanziare la ripresa. E questo timore è sulla bocca di tutti, dal Premier Silvio Berlusconi fino ad Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Ma questo timore fa tremare le Pmi e i privati e, di conseguenza, tutto il mondo produttivo, in un effetto a catena che potrebbe essere distruttivo delle aziende, e Vicenza ne è testimone. Ci sono noti direttamente casi di aziende storicamente sane che, di fronte al fenomeno degli insoluti, si sono viste non proporre nuove forme di sostegno, ma la chiusura dei fidi o la loro forte limitazione, con conseguenze sulla produzione e sull’occupazione che non serve essere economisti per capire. Se ancora prima dell’esplosione della crisi ci erano noti casi di privati a cui è stata sospesa la carta di credito o il conto corrente per poche centinaia di euro di sconfinamento, quando pure su un conto parallelo avevano fondi della stessa banca, ora conosciamo casi in cui una Popolare presente in provincia con decine di filiali ha incoraggiato il trasferimento dell’esposizione di una società sul conto personale del suo amministratore, non garante, promettendogli un’operatività su quel conto poi subito negata nei fatti. Ronde bancarie Raccontateci (e documentateci) questi e altri fatti di mal credito (e anche quelli che riguardano banche più attente ai loro clienti e al loro territorio, ce ne saranno pure!) e li pubblicheremo con tutta la riservatezza del caso. Riservatezza a cui sono obbligate molte associazioni di categoria, che a voce denunciano l’insensibilità delle banche, ma poi sono costrette pubblicamente a non dar seguito alle loro profonde lamentele per il timore di peggiorare i rapporti con gli istituti bancari. Se oggi in Italia, oltre alle discutibili ronde per la sicurezza, si è arrivati a dover istituire delle ben più ufficiali ronde sul credito, a capo delle quali ci sono addirittura i prefetti, qualche problema ci sarà? Parlatecene. Ne parleremo. Come pure parleremo delle banche virtuose, quelle di cui l’economia vicentina ha bisogno, assoluto, per salvare se stessa. E, in prospettiva, per salvare le banche stesse, che se non daranno credito a chi produce cosa faranno? Smetteranno di fare le banche? Giovanni Coviello publiredazionale focus 140 del14 marzo 2009 numero 9 pag Americani go home! Parola di futurista Floreani a tutto campo. Su Variati: “Basta coi minuetti” Sulla vita consumata dalla crisi: “Meglio tornare in campagna”. E a sorpresa: “Viva Palladio!” di Alessio Mannino R oberto Floreani, 52 anni, di nascita veneziano ma vicentino di città, pittore astrattista, presidente del Circolo Ezra Pound, consigliere del Cisa Palladio, ideatore delle Penne d’Oro d’epoca hullweckiana, si mette in testa il caschetto d’alluminio futurista e ci parla, fatte le debite proporzioni, come un Marinetti de noantri. Forte dell’investitura nel padiglione d’Italia alla Biennale di Venezia, in attesa di veder consacrati i suoi quadri in una mostra personale che si terrà a novembre a New York, ci regala un’anteprima del suo prossimo libro sull’avanguardia di cui in questo 2009 si sta celebrando il centenario: “Il Futurismo nel Sessantotto”. Scrive Floreani: «E’… del 15 ottobre 1908 l’evento che, in buona sostanza, scosse profondamente la coscienza di Marinetti. Quel giorno infatti, in fondatore del Futurismo ebbe un grave incidente automobilistico, precipitando con la sua Fiat 4 cilindri in un fossato di via Domodossola a Milano e uscendone miracolosamente illeso: “L’11 ottobre del 1908, dopo aver lavorato per 6 anni alla mia rivista internazionale Poesia per liberare dai ceppi tradizionali e mercantili il genio lirico italiano minacciato di morte, sentii d’un tratto che gli articoli, le poesie e le problematiche non bastavano più. Bisognava assolutamente cambiar metodo, scendere nelle vie e dar l’assalto ai teatri e introdurre il pugno nella lotta artistica”». Floreani non crede siano riattualizzabili le “gazzarre” e il movimentismo caciarone ma vitale del futurismo d’antan. «Io ho scelto di non urlare, se no te ne vai», ci aveva detto in un’altra occasione. Però, in quest’intervista, qualchesassolinonellescarpe se lo toglie. Che senso ha essere futuristi oggi? Cosa c’è da idolatrare nel futuro? Essere futuristi in senso proprio oggi non ha nessun senso. Oltrechè ridicolo sarebbe anche antistorico. Ha senso accettare o meno un modello. Quello futurista fu antinichilista e straordinariamente costruttivo. Una ricetta più preziosa oggi, paradossalmente, che allora. Marciare, non marcire. L’Italia sta marciando o sta marcendo? E’ l’Occidente tutto che è andato a male. Consapevolmente. L’Italietta ha sempre avuto la sua mezzavelocità e i futuristi furono i primi a pagarla cara, restando il più delle volte “col cerino in mano” o morti stecchiti. Se oggi fossero vivi Marinetti, Balla, Boccioni e Depero, s’iscriverebbero al partito unico di centrodestra? Boccioni e Depero erano due personalità estremamente intransigenti e violente, Marinetti era di per sé un partito a parte, con il suo bel Manifesto politico (la cosa più socialista che abbia mai letto, per questo opportunamente cancellato dalla storia e dai libri di testo). Balla forse… La guerra è sempre la sola igiene del mondo? Gli Americani, che la fanno ancora orgogliosamente, sono un po’ dei futuristi? Parlando di Futurismo, gli Americani sono quelli che si presero al fronte, allora, sulla zucca le fucilate dai futuristi. Erano il nemico. La guerra degli Americani somiglia a quello che mangiano: ha uno scontrino, un prezzo. Tragicamente oggi è l’Africa il fronte del “tutti contro tutti”... Il patriottismo impone un no al Dal Molin yankee? Variati se continua il suo minuetto “Ci sono-non ci sono”, si ritroverà prima o poi il morto in città… basta così. Grazie. Ora la città dei cittadini vuol vedere un sindaco e non un tribuno. Va detto che gli Ame- | Floreani con Vittoria Marinetti, figlia del fondatore del Futurismo ricani, nelle due volte che si siamo fidati di loro a Vicenza, ci hanno prima scavato un’intera montagna e ci hanno depositato testate nucleari, così tanto per fare un po’ gli spiritosi e poi, quando D’Alema decise di bombardare Belgrado, ci hanno riempito la laguna di bombe al fosforo non sganciate. Chissà con un aeroporto intero cosa faranno… Ah già, ma non lo useranno per gli aeroplani…gli Americani futuristi! E giusto in tempo per la celebrazione del Centenario..da non credere! Oggi bisogna essere a favore dello Sviluppo e della tecnologia suo braccio armato? Disprezzo della donna, demolizione dei musei e biblioteche, modernolatrìa furono metafore usate dai futuristi per spingere sul rinnovamento di un Paese sprofondato in un tardo-romanticismo immobile e paludoso. Ma la “Macchina” veniva dopo il vino, le donne e le mitiche serate. Oggi, per seguire quel modello bisogna essere, come allora, inattuali. Tornare in campagna, quindi. Se una macchina è più bella della Venere di Samotracia, un inceneritore è più bello della Basilica Palladiana? Può essere. Purchè non si finisca poi col fare una chiesa che somiglia a un inceneritore o un arredo urbano che ricorda un cassonetto. Idee per “svaticanare” Vicenza? Perché svaticanarla? E’ lo sport preferito di tutti quelli che ci abitano. Tutti allineati… Marinetti voleva “distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”. Chiediamo al consigliere del Cisa: a Vicenza non sarebbe ora di far fuori l’opprimente ombra del Palladio? Il Palladio fa ombra solo a chi ci si nasconde dietro. Viva Palladio, viva la Rivoluzione. Il nuovo teatro è ostaggio della rivalità politica fra Comune di centrosinistra e Fondazione, governata dal centrodestra (presidente, l’ex sindaco Hullweck). Non ci starebbe una bella irruzione per svergognare i politicanti borghesi? Le fazioni han finito col somigliarsi perfettamente. Un teatro senza testa non è cultura, è solo un costosissimo cumulo di mattoni. Le Penne d’oro sono sepolte in un cassetto. Non è meglio prenderne in mano solo una e con quella ferire più della spada, invece di regalarle a gente che di Vicenza se ne sbatte? Beccato il nichilista! Chi ha detto che se ne sbattono? Il sornione Rubbia ne va orgoglioso, Siza si era offerto per l’allestimento per i 500 di Palladio, Albertazzi era disponibile a “girarci” tutti gli spettacoli in transito per il teatro Stabile di Roma che dirige… Quando anche una Penna riesce a far ombra, dietro non è rimasto proprio nulla. O Pio-Pio Serafin. Definizione futurista di Achille Variati, di Amalia Sartori e dei rispettivi sostenitori. Non riesco sinceramente a fare distinzioni così nette tra le fazioni. Era meglio la Balena Bianca. Può andar bene una frase di Majakovskij “Da quale Golia furono generati così colossali e così inutili”? La velocità, carattere principe della modernità. Ma le nostre vite, soprattutto nell’iperlavoratore Nordest, non vanno troppo veloci? Troppo spesso dalle nostre parti “muoversi”, “fare”, cioè lavorare, trafficare, viaggiare, guadagnare è sinonimo di velocità. Ma, senza controllo, la velocità è nulla. E ci si ritrova fermi. Coraggio, audacia, ribellione. Ci sono queste virtù negli intellettuali vicentini? Bello scherzo. Idee forti contro il passatismo della cultura e delle politiche giovanili in città? Basta con i giovani che restano sempre giovani. Il mondo oggi è dei vecchi. Nuovi campi da bocce, Cineforum gratuiti, mazzi di carte ad ogni angolo di bar, corsi di biliardo e di scacchi. Abolire la pastasciutta non si può. Ma cosa aboliresti tu, di questa Vicenza? Vicenza è straordinaria. Riesce sempre ad abolirsi da sola. Ma è la città più bella del mondo. Come diceva Esenin (un altro bolscevico) : “Accetto tutto”. (Questo articolo sarà commentabile su www.vicenzapiu.com) focus 140 del14 marzo 2009 numero 10 pag Sos per 150 case da salvare Seconda puntata del viaggio nelle aree R/C-1 della città Ecco il censimento degli edifici di pregio storico e ambientale che potrebbero scomparire C’ città, ci sono anche un numero è chi, come il governatore consistente di edifici considerati di Galan, l’ha accolta a braccia un certo valore storico ambientale, aperte. E chi, come il sito di Ree in alcuni casi anche di pregio: si pubblica.it, l’ha definita una “legge tratta per lo più di costruzioni dei contro il territorio” e ha lanciato primi anni del Novecento (ma in una raccolta firme per bloccarla, alcuni casi si risale anche alla fine forte del sostegno di urbanisti ed dell’Ottocento, e a volte anche al architetti del calibro di Fuksas e Seicento), qualcuno decorato con Gae Aulenti. Il progetto del goverbifore o trifore, altri con colonno che, come misura anticrisi, vornati e cancellate in ferro battuto, rebbe liberalizzare l’edilizia, con altri ancora con losanghe, cornici aumenti di superficie e cubatura marcapiano e scalinate esterne; compresi tra il 20 e il 30 per cenqualcuno anche affrescato, molti to a seconda dei casi, ha già accecircondati da ampi giardini, se non so la discussione. Per capire quale da veri e propri parchi. In tutto, il potrebbe essere l’impatto a livello conteggio delle costruzioni di un locale probabilmente non si dovrà certo valore arriva a 148 edifici (118 attendere molto, visto che il Veneconsiderati di valore storico e amto è stata tra le prime regioni a dibientale, e 30 considerati di valore chiararsi favorevole alle nuove mistorico ambientale di pregio) sparsi sure. Vicenza, però, la sua norma un po’ ovunque (tra le aumenta-cubature ce vie con la concentral’ha già. zione più alta ci sono Ne abbiamo parlato viale della Pace, corso un paio di settimane L’80 per Padova, via Legione fa, in un ampio serviAntonini, via Lamarzio dedicato alle aree cento delle mora, via Medici) e della città classificate costruzioni che, per dirla con la dal piano regolatodi pregio presidente di Italia re come R/C-1, una è intatto. Nostra Giovanna Daldefinizione che conla Pozza, rappresensente di costruire un Per ora tano una pagina immetro quadrato di portante del tessuto superficie per ogni urbanistico della citmetro quadrato di tà. 148 edifici che rischiano ancora terreno a disposizione. E che nel oggi di sparire, se solo i proprietari corso degli ultimi 25 anni ha procambiassero idea su cosa fare delle vocato la sparizione di decine di loro proprietà e dessero il via libera villette, case affiancate e abitazioni ai lavori. di piccole dimensioni, abbattute per lasciare spazio a condomini più I sommersi.... spaziosi e remunerativi. Con tutte Il Comune li ha censiti tutti le conseguenze in termini di imnell’estate del 2008. E ha scoperto patto ambientale, e di vivibilità dei che dal 2003, data dell’ultimo conquartieri, che questo comporta. C’è trollo, un edificio di pregio e due un aspetto della questione, però, di quelli di semplice valore storico che vale la pena approfondire. ambientale sono stati demoliti (e altri tre erano stati demoliti tra il Specie protetta ‘98 e il 2003), mentre altri tre (uno Nel grande panorama della aree dei quali di pregio) hanno subito R/C-1, infatti, oltre a larghe fette modifiche rilevanti. di tutte le zone periferiche della | Un esempio di demolizione. Qui siamo in via Ortigara Tra le costruzioni sparite per sempre, c’è la villetta di inizi Novecento che era all’angolo tra via battaglione Framarin e via Legione Antonini, e al cui posto si sta ancora in queste settimane completando un condominio dall’aspetto lussuoso. Stessa sorte, per una costruzione in fondo a Corso Padova, per una villetta in viale D’Alviano, per delle casette di via Medici, per un’altra villetta in via Rossi e per un’abitazione che era all’angolo tra via Ortigara e piazzale Tiro a Segno. Tutte hanno ceduto il posto a moderni condomini. Tra quelle con modifiche rilevanti, una palazzina in contrà Forti a cui è stata aggiunta un’ala, e un altro paio in via Lamarmora, una in via Nino Bixio. .... e i salvati “L’80% di questi edifici è rimasto quindi inalterato – si leggeva nelle conclusioni dello studio -. Ma è auspicabile un intervento immediato per la salvaguardia di questo patrimonio storico edilizio che progressivamente potrebbe essere oggetto di nuovi interventi”. In effetti quello che può ancora essere salvato non è poco: la villetta in via Martiri di Belfiore, la costruzione seicentesca di via Durando, la villa con parco a metà di via dei Mille e quelle di borgo casale o in Corso Padova, la casa affrescata all’angolo tra via Mentana e via Curtatone, solo per restare ai casi più evidenti. Ma ce ne sono molte in via della Pace, in via Medici, un via Legione Antonini, come mostrano le foto di queste pagine. Solo che bisogna fare presto. L. M. | Altra demolizione. Condominio realizzato infondo a Corso Padova al posto di una villetta | Sopra, esempio di modifica: in via Forti e stata aggiunta un’ala. Sotto, una villa ancora intatta focus 140 del14 marzo 2009 numero 11 pag Quartieri Arcobaleno, un compleanno per 140 arzilli giovanotti Il centro ricreativo per anziani della parrocchia di Araceli festeggia i quindici anni Tra partite a briscola, incontri culturali, ginnastica e feste in maschera di Lidia Fruner E’ nato nel 1994 il circolo anziani Arcobaleno della parrocchia Araceli a Vicenza, per iniziativa di don Lino Genero: il sacerdote, molto conosciuto in tutta la città soprattutto per l’impegno con gli studenti, ha abbozzato e seguito da vicino qualcosa di importante anche per i parrocchiani più “datati”: ha messo a disposizione un spazio innanzitutto, e poi ha lasciato che si esprimesse, con l’incontro spontaneo tra persone, un modo semplice e vincente con cui poter affrontare la leggera malinconia di chi si sente al declino, la solitudine o anche il vedovato. Arrivato a celebrare il quindicesimo anniversario, il Centro, che nei primi anni di attività è arrivato ad un picco massimo di 260 soci - alcuni dei quali sono oggi ospiti in istituti di riposo o passati a miglior vita - ne accoglie oggi 140. Finché c’è energia e finalmente quel tempo libero tanto agognato in età lavorativa, chi l’ha detto che non si possano stringere nuove amicizie e fare due risate in compagnia? Gli anziani utilizzano quotidianamente i locali di Palazzo Scroffa, attrezzati con una macchina del caffè, una piccolo bar con bibite fresche, tavoli per il gioco delle carte, la scatola della tombola -che quella non manca mai- e una biblioteca. Tutto fedele al detto secondo cui con il classico non si sbaglia mai.. eppure anche l’innovazione tecnologica ha fatto il suo ingresso al centro Arcobaleno, dove si può usufruire del televisore con lettore dvd e cimentarsi a scrivere ed usare programmi grafici sul computer. E se la mente deve esser tenuta in esercizio, tra una briscola a quattro e un esperimento con Photoshop, non ci si può permettere di trascurare il corpo: un socio infermiere in pensione si occupa infatti di controllare il livello della glicemia e della pressione ai suoi amici e coetanei, fornendo ai soci un servizio che, anche psicologicamente, concorre a farli sentire al sicuro. Non si tratta, comunque, di assecondare una certa tendenza all’ipocondria: il controllo s’accompagna infatti a della sana attività fisica con un corso interno di ginnastica di mantenimento, due volte alla settimana. Un altro | In alto Don Lino Genero con la presidente del circolo. Nelle altre foto, alcuni momenti dell’attività motivo per ritrovarsi, scherzare, sgranchirsi aiutati da un’insegnante paziente e mattacchiona come Anna Marin. L’età media al centro anziani sfiora gli ottant’anni, media mantenuta alta dall’arzilla signora novantottenne Maria Graziani, che tuttora partecipa attivamente alle proposte dell’Arcobaleno, presieduto oggi dalla signora Iole e sorretto dagli altri esponenti del consiglio direttivo: Gabriella, Angelina, Antilla, Gina, Francesco, Benito, Flavio, e tra cui si evidenzia il nome di Renzo Meneghetti, superstite socio fondatore ed attuale tesoriere. In gruppuscoli ci si recherà in primavera a portare un saluto ai soci amici che, a causa di malattia o semplicemente di infermità senile, sono impossibilitati a raggiungere e frequentare le sale parrocchiali. Ma le attività organizzate da questi anziani, che di spirito ne hanno da vendere, non si esauriscono qui: da circa un anno si effettano visite culturali legate in modo particolare ai luoghi di spiritualità, quali il chiostro di Santa Lucia ed il Museo Diocesano, la chiesa di San Giuliano ed il centro dei frati Pavoniani di Lonigo. Alla visite si aggiungono gli appuntamenti con incontri di preghiera e catechesi guidati dalla preziosa presenza di don Lino. Dove c’è il sacro può starci, senza stonare, anche una dose di profa- no: ecco allora che gli anziani si trovano per gioiosi e copiosi pranzi di società, feste di compleanno dove ormai non si contano più le candeline, ed occasioni ricreative anche solitamente “riservate” a giovani e bambini, come la festa carnevalesca dello scorso febbraio, alla faccia dei capelli che imbiancano. E così, in una girandola di mascherine dai colori freschi e magici dell’Arcobaleno, gli anziani rinnovano il loro desiderio di socializzare ed affrontare serenamente la terza età. Perché se la salute tiene, si è pure fortunati ad arrivarci ad una terza età. In Borgo Scroffa essere “vecchi” non pare neanche poi così male. cultura 140 del14 marzo 2009 numero 13 pag ViPiù cultura Orchi e leccapiane, le storie perdute www.flickr.com/dinoolivieri Viaggio tra i personaggi della mitologia popolare vicentina Anguane, salbanelli e animali parlanti che rischiano di essere dimenticati La scrittrice Paola Valente: “Si è persa l’abitudine a raccontare” I l protagonista del Grande Lebowsky, uno dei film più amati dei fratelli Coehn, è un hippie disoccupato che passa le giornate tra partite a bowling con gli amici, cocktail e qualche spinello, e che tutti conoscono come Drugo. Sulla traduzione del soprannome dall’originale inglese “The dude” si può discutere, ma quella parola potrebbe avere risvegliato qualche ricordo in chi ha una certa dimestichezza con i vecchi racconti della tradizione veneta. Perché il drugo, e come lui il crote o il barbadane, erano personaggi che facevano parte a pieno titolo della mitologia popolare del nostro territorio. Protagonisti delle storie che si raccontavano nei filò o nei cortili, creature misteriose e avvincenti, che popolavano le leggende e i sogni dei bambini. E di cui si è oggi persa quasi completamente la memoria. “La prima cosa da dire è che oggi non si racconta più, si è persa l’abitudine a raccontare, a parlare”, osserva Paola Valente, insegnante elementare e scrittrice per l’infanzia, che ha trovato spesso e volentieri ispirazione nel grande serbatoio delle vecchie tradizioni orali. “Una volta – spiega la scrittirice – gli anziani che vivevano in casa avevano la duplice funzione di custodi dei bambini e di narratori. Anche perché non c’erano molti altri mezzi: la tv non esisteva, o comunque era appena arrivata e non era invadente come ora. Adesso vedo di più la nonna che porta i nipotini in palestra o li aiuta nelle attività del pomeriggio, piuttosto che quella che si siede con loro e gli racconta una storia”. Tutto il contrario di quanto avveniva fino a qualche decennio fa, quando la sera i bambini si intrufolavano nelle stalle per ascoltare le chiacchiere del filò, oppure passavano i pomeriggi nei cortili, sotto lo sguardo vigile delle donne di casa che si sedevano li attorno a sfer- www.flickr.com/zacmc ruzzare, a pulire le verdure, a rammendare. E a raccontare. Era un mondo fatto di famiglie allargate e regolato dai ritmi del lavoro dei campi e dal passare delle stagioni. Una realtà che oggi non esiste più, nonostante l’interesse sempre crescente verso tutto ciò che è tradizione folklore. “Di fronte alla globalizzazione, ad un mondo che cambia e si allarga – riprende la Valente -, c’è una volontà, anche politica, di difendere le nostre tradizioni. Ma secondo me la tradizione è valida se c’è attorno un contesto. Penso, ad esempio, alle rogazioni, cioè a quelle splendide cerimonie religiose che si celebravano per propiziare i raccolti. Sento dire che molti paese le stanno riprendendo, ma non hanno più senso, perché non abbiamo più un’economia agricola. E senza il loro contesto queste cerimonie sono solo un revival. Allo stesso modo certe storie avevano senso in un determinato contesto sociale”. Spopolate le campagne, sparite le grandi famiglie dove zii, nonni e cugini vivevano tutti sotto lo stesso tetto, i vecchi racconti sono dunque finiti in soffitta. Sostituiti da altre storie, più nuove e più moderne, e lentamente dimenticati. Di alcuni non resta che qualche parola a cui oggi riesce difficile anche assegnare un significato. “Mi ricordo che c’era un personaggio chiamato leccapiane, e un altro | Nei racconti tradizionali i boschi delle nostre montagne erano popolati da creature fantastiche chiamato barbadane: ma, al di là di qualche verso di una filastrocca, non sono riuscita a ricostruire chi fossero. Poi c’era il drugo, e anche il crote, che era un grande rospo e che era una parola usata pure come insulto”. Poi, naturalmente, c’erano figure più note. L’orco, ad esempio, era quasi di casa. Compariva un po’ ovunque, come creatura oscura, notturna, negativa, ma al tempo stesso vitale e rigeneratrice. “Era molto radicato nel dialetto – aggiunge ancora la scrittrice -, con proverbi come quello che diceva “pestare le peca dell’orco”, e che nasceva dalla convinzione che gli orchi lasciassero nei boschi delle impronte invisibili: così chi si addentrava nella foresta seguendo i loro passi ben presto si perdeva”. Le anguane popolavano sorgenti, grotte, laghetti, fontane: “L’acqua ha sempre avuto una valenza simbolica femminile. Le anguane erano un po’ delle ninfe, fascinose e al tempo stesso incantatrici, ambigue: si diceva che ti trascinassero nel loro mondo. E si raccontavano che rubavano la biancheria, la lavavano, e chi poi la indossava diventava come loro”. I salbanelli saltavano fuori un po’ dappertutto, creaturine trasformiste e beffarde come solo i folletti possono esserlo. “Mio nonno raccontava di averne trovato uno sotto forma di scrofa. E l’altro mio nonno soste- neva di averne portato a casa un altro credendolo un bambino abbandonato”. C’è da dire che storie e personaggi spesso cambiavano da un paese all’altro: i salbanelli dei Berici non erano del tutto uguali ai sanguinelli dell’Altopiano, e spesso bastava spostarsi di pochi chilometri per trovare dettagli e particolari diversi. Al tempo stesso, però, molti racconti rivelavano origini antichissime. Nell’orco delle leggende popolari non è difficile trovare le tracce di personaggi presenti già nei poemi mesopotamici (“Io l’ho ritrovato leggendo Gilgamesh” annota la Valente) o nella mitologia romana; le angune rielaborano la figura delle ninfe; i salbanelli si collocano un po’ a metà strada tra la mitologia classica e quella nordica. E molti racconti rivestivano in forma cristiana leggende più antiche. “Quando senti parlare di una grotta nella quale una ragazza, inseguita da alcuni banditi, era stata protetta da un intervento della Madonna che la aveva fatto crescere attorno un cespuglio di rose, non è possibile non pensare a tutti i casi di metamorfosi della letteratura classica” conclude l’autrice. A cosa si ispirassero, invece, leccapiane e barbadane nessuno se lo ricorda. Se qualcuno sapesse qualcosa, non ha che da farsi avanti. Di sicuro Paola Valente saprebbe trarci una storia coi fiocchi. L. M. cultura 140 del14 marzo 2009 numero Mezzanotte con la Strega Bianca Tutti a scuola di danza Al Comunale torna la rassegna Danzare per educare. Due appuntamenti pensati per le scuole e ispirati alla storia di Cenerentola e alle Cronache di Narnia 14 pag Fondazione Teatro La Lazzari nel cda L’ assessore alla cultura Francesca Lazzari sostituirà l’ex direttore generale del Comune Umberto Zaccaria come rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Comunale. Zaccaria, che era stato nominato dalla precedente amministrazione e che fin dall’inizio del nuovo mandato aveva messo a disposizione del sindaco la sua nomina, su richiesta di Variati ha rassegnato le dimissioni. Nei prossimi giorni il sindaco indicherà l’assessore Francesca Lazzari al suo posto; la nomina diventerà effettiva dopo il passaggio formale in assemblea dei soci. “Come assessore alla cultura – dichiara Francesca Lazzari – ritengo che il nuovo ruolo che andrò a rive- stire mi darà modo di conoscere in maniera tempestiva e approfondita tutte le problematiche legate alla gestione e alla programmazione del nuovo teatro. Il mio impegno consisterà nel far sì che la struttura di viale Mazzini diventi un luogo chiave del sistema culturale cittadino e che la sua offerta di spettacoli sia studiata e proposta in sinergia con quella degli altri spazi teatrali di Vicenza, primo fra tutti il teatro Olimpico”. www.flickr.com/esparta D alla fiaba di Cenerentola alle atmosfere magiche del mondo di Narnia. Tutto rigorosamente a passo di danza. Comincia questa settimana l’ottava edizione di “Danzare per educare”, la rassegna (promossa dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, assessorato alle politiche giovanili, Arteven e con la Fiamm come sponsor) per avvicinare i ragazzi delle scuole all’espressone artistica della danza e del movimento, e per “far crescere” un nuovo pubblico maturo e consapevole. Il primo appuntamento, in programma giovedì 19 marzo alle 10 (gli spettacoli sono sempre al mattino, proprio per favorire la partecipazione delle scuole), è “Fino a mezzanotte”, la nuova produzione della Compagnia bolognese di danza contemporanea Leggere Strutture. È un balletto pensato soprattutto per i più piccoli che si rifà alla Cenerentola di Charles Perrault, rivista però in chiave moderna e ironica (tutto comincia con 20mila paia di scarpe abbandonate in vecchi magazzini e cantine), e che colpisce per l’originale e coloratissima ambientazione che ripropone le scene attraverso allestimenti monumentali, coreografie elabora- te, e un apparato tecnico complesso e articolato. Il filo conduttore dello spettacolo è il motto “Solo un piede entrerà in quella scarpa”, pensato per insegnare che ogni persona è unica e insostituibile e che ognuno giunge alla propria destinazione percorrendo strade lunghe, difficili e assolutamente personali. Il divertimento per i giovanissimi è assicurato, assieme ad un positivo messaggio di incoraggiamento: anche nelle difficoltà tutti possono farcela perché ognuno può trovare la sua soluzione, così come ognuno può trovare la “sua” scarpa che calza alla perfezione. Il cartellone continua poi giovedì 2 aprile (sempre alle 10) con “Le cronache di Narnia”, della compagnia Aulos. Uno spettacolo ideato per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, e ispirato al celebre romanzo di C. S. Lewis. La storia è quella di quattro ragazzi londinesi che durante la seconda guerra mondiale vengono spediti n una casa di campagna per evitare i bombardamenti. Lì, nascosto dietro un vecchio guardaroba, trovano un passaggio segreto verso un mondo parallelo, la magica terra di Narnia, tenuta nel gelo perenne dalla Strega Bianca. E comincia così una serie di incredibili avventure che li porterà ad incontrare personaggi fantastici, fino allo scontro finale con la Strega Bianca.“Il vecchio tema della lotta tra il bene e il male, così caro ai grandi classici del balletto, trova una nuova collocazione in un mondo totalmente inventato che muove la nostra fantasia , ci mette a contatto con miti e leggende mescolati ad un pizzico di magia – ha spiegato Arturo Cannistrà, responsabile artistico dei Progetti Speciali della Fondazione Nazionale della Danza-Aterballetto -. L’ispirazione non stravolge la storia, ne conserva la drammaturgia, ma la rende più contemporanea attraverso una ricerca sul movimento: linee classiche trovano dinamiche contemporanee che cercano di interpretare il racconto, esaltandone l’aspetto emotivo e proponendo un ponte ideale tra movimento e racconto al giovane pubblico. Ogni personaggio cerca di esaltare attraverso il movimento le sue caratteristiche, spingendoci a sognare oltre il reale, oltre l’armadio”. “Danzare per Educare” è un progetto speciale pensato per le scuole, ma aperto a tutti: i biglietti sono unici e costano 4 euro. Vicenza Jazz, via alle prevendite S ono aperte da una decina di giorni le prevendite per la quattordicesima edizione di “New Conversations-Vicenza Jazz”. Per questa nuova edizione di Vicenza Jazz, in programma dall’8 al 16 maggio, e intitolata “Il jazz che venne dal freddo”, le prevendite di biglietti e abbonamenti saranno attivate al botteghino di PantaRhei di via C. Cattane, in Vicenza (dal lunedì al venerdì, ore 10.30-12.30 e 15-18), al Teatro Comunale di Vicenza (dal martedì al sabato, ore 16-19), agenzie AVIT, in tutti i punti Greenticket (call centre 899 666 805), e al sito internet www. greenticket.it . Tra i tanti spettacoli, vale la pena ricordare la serata dell’8 maggio con il sassofonista John Zorn (introdotto daUri Caine), quella del 13 maggio con il pianista Stefano Bollani, e quella in programma a San Lorenzo con il sassofonista norvegese Jan Garbarek. E poi ancora i concerti del Geri Allen Trio e Tom Harrell in duo con Dado Moroni (11 maggio all’Olimpico) e della Mingus Dynasty (15 maggio al Teatro Comunale), di Dave Holland Quartet, di Terence Blanchard e dei Yellowjackets (tutti al Canneti, il 12, il 14 e il 16 maggio). I prezzi previsti per gli abbonamenti a questi 8 concerti sono 115 euro (intero) e 90 euro (ridotto), entrambi comprensivi del diritto di prevendita. La tariffa ridotta “giovani” è valida fino ai 30 anni, diversamente dall’usuale limite dei 25 anni. Tariffa ridotta applicata anche agli over 60, ai regolari iscritti ad un’associazione culturale musicale, ai dipendenti del Comune di Vicenza e ai dipendenti AIM. Ingresso libero, invece, per la prima italiana della tournée europea dei cubani dell’Orquesta Buena Vista Social Club sabato 9 maggio in Piazza dei Signori, movida 140 del14 marzo 2009 pag16 numero ViPiù movida La disco scopre il live. Alternativo Da Herman Medrano ai Vallanzaska: da ottobre la discoteca Smallville dedica la serata del venerdì ai concerti dal vivo Conquistando un pubblico sempre più numeroso Gli appuntamenti sabato 14 THE GHOSPWAY TRIO Nuovo Bar Astra – contrà Barche 14, ore 19 Concerto aperitivo – musica jazz Free entry sabato14 KIKKA & INTRIGO Bar Lioy – via P. Lioy 10, ore 21 Concerto soul jazz “Intrigo a due” + guest Free entry sabato 14 MORKOBOT + BAJIJI CSC Centro Stabile di Cultura – via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22.30 Concerto rock psichedelico + concerto stoner prog Riservato soci CSC | Allo Smallville suonano sia gruppi locali che band conosciute a livello nazionale e il punk rock scheletrico dei Tre Allegri Ragazzi Morti, per citarne alcuni. Oltre ad aver offerto date a gruppi locali, in genere 3 alla volta, con di Francesca Danda indubbio successo. «Nonostante il ticket all’ingresso (dai 5 ai 10 euro, ndr) le band nostrane riotti alternative per i live-adchiamano di media 200 persone dicted del vicentino. Ogni ve– racconta Diego Stefani, 26enne nerdì, da qualche mese, un grupdirettore artistico delle serate che po di amici organizza concerti dal nella vita fa il fonico - mentre vivo nel posto più impensato, lo con gli ospiti di livello nazionale Smallville di via Zamenhof. Che, ne contiamo anche il doppio». a dispetto del nome, poco ha a che Dei buoni numeri, non c’è che vedere con i superpoteri di Clark dire, ma sono cifre da discoteca. Kent e molto con i supervolumi di Non sarà che la genuna normale discote arriva per ballare teca, dove nel weeke, nell’attesa, è diend si scatenano balsposta a “sorbirsi” il lerini latini e rapper concertino? «Certo, molleggiati. Il dato Dopo i concerti anche noi come molti curioso, e apprezzaci sono altri locali chiudiamo bile, è che lo staff di i concerti con lunghi una discoteca, con lunghi dj set. dj set, soprattutto lungimiranza, abMa sono i live drum’n’bass, ma ci bia voluto dare una a reggere siamo resi conto che chance alla musica sono i live a reggedal vivo, affidando la la serata re la serata, il resto programmazione del è contorno» sottovenerdì sera ad una linea compiaciuto. decina di appassioUn’inversione di tendenza non da nati musicisti e addetti ai lavori. E poco, in un panorama locale che così ad ottobre 2008 sono partite vede spesso i musicisti suonare le “Alternative Night”, un progetsul palco – quando c’è - a mo’ to musicale a 360 gradi che, zitto d’intrattenimento pre-disco o di zitto, nei mesi ha portato a Vicensottofondo alle altrui bevute. za il rap dialettal-demenziale di Nei mesi il marchio “Alternative Herman Medrano, il trascinante Night” ha cominciato a girare, atska punk dei Vallanzaska, i nontirando pubblici diversi a seconda sense rock dei Fratelli Calafuria N del genere protagonista e lasciando sperare, per il futuro, che Vicenza possa ritrovare il suo club musicale di riferimento. Un po’ quello che era il Totem anni fa, per intenderci, con un cartellone underground di rilievo nazionale. I giovani organizzatori ingaggiati dallo Smallville – tutti tra i 20 e i 30 – al momento procedono con i piedi di piombo, per non rischiare di rimetterci di tasca loro. Ma i segnali di un progetto ben oliato e capace di crescere arrivano anche dal lato economico: «All’inizio non spendevamo più di 500 euro per i gruppi, mentre adesso viaggiamo sui 3 mila. Il nostro sogno è puntare più in alto, ma prima tutta la città deve conoscere le nostre serate». Vogliono vedere come si concluderà la stagione, insomma, per poi decidere se investire di più. Una stagione a dire il vero promettente, con un calendario primaverile che prevede, tra gli altri, gli Hormonauts (rockabilly) il 20 marzo e le Porno Riviste (punk rock) il 17 aprile (il programma completo su www. myspace.com/alternativenightvi). Che nel futuro dello Smallville si celi un destino simile a quello del Velvet di Rimini o del Circolo degli Artisti di Roma? Impossibile dirlo. Ma se diventasse un vero baluardo per la musica alternativa a Vicenza, forse cominceremmo a credere nei superpoteri... sabato 14 ASSTRONAUTS + RUE DE VAN GOGH + IL BUIO Spazio Arcadia – via Paraiso 36 (Schio), ore 21 Concerto hardcore + concerto indie rock + concerto post punk Riservato soci Arci domenica 15 KOHEBAVN STORE, GLEAMER Sabotage Bar – viale dell’Industria 12, ore 19 Serata live di musica post rock Free entry martedì 17 TAMA SUMO Bar Sartea – corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Jazz not dead festival – serata elettronica con la Regina della Club Culture Berlinese Free entry mercoledì 18 BINNEY, SIMON, COLLEY, SANCHEZ Panic Jazz Club – piazza degli Scacchi (Marostica), ore 22 Concerto jazz con Dave Binney, Ed Simon, Scott Colley, Antonio Sanchez Free entry giovedì 19 SERPENTI + JACK MOSTRO VS SPUD&JESUS Bar Sartea – corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto elettro rock + concerto electro punk Free entry giovedì 19 FABIO CARDULLO BAND Birrificio Birracrua – strada vicinale Montecrocetta 6, ore 21.30 Concerto acustico tra pop, rock e cantautorato Free entry venerdì 20 MAGMA FLUX + LOST PROJECT Nuovo Bar Astra – contrà Barche 14, ore 19 Concerto aperitivo – musica rock + dj set anni ‘80 Free entry venerdì 20 THE HORMONAUTS + CHARLOTTE BEAN Smallville – via Zamenhof 26, ore 22 Alternative night – concerto rockabilly+ concerto punk rock + dj set a seguire Ticket (5 euro) venerdì 20 VITTORIO CANE Bar Bukowski – corso Italia 9 (Valdagno), ore 21 Concerto acustico di musica d’autore Free entry movida 140 del14 marzo 2009 pag17 numero Watchmen, fumettone mal riuscito Popcorn Storia confusa, lunghissima e noiosa. Nonostante le splendide immagini e i tanti riferimenti alla realtà contemporanea, il nuovo film di Zack Snyder è una delusione di Giuliano Corà P urtroppo, questa volta a Zack Snyder non è riuscito il bis di Trecento (2006), il capolavoro eroico e visionario che tre anni fa ci commosse i cuori e deliziò la vista. Watchmen è una delusione ed un fallimento, tanto più spiacevoli perché la mano da maestro di Snyder è riconoscibile ovunque, nella storia – una graphic novel, come l’altra volta – come nelle splendide immagini. Raccontiamolo un po’. Siamo nel 1985. Il Presidente Nixon, modificando la Costituzione, si è fatto rieleggere per la quinta volta, ma la sua presidenza è sotto una terribile spada di Damocle. I contrasti coi Sovietici (ci sono ancora) sono durissimi, e la guerra atomica è solo questione di settimane: gli scienziati hanno appena spostato a meno cinque minuti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse, e quando arriveranno a mezzanotte sarà la fine dell’umanità. Gli Watchmen, supereroi mascherati che negli ultimi anni hanno violentemente amministrato la giustizia nelle strade, sono quasi scomparsi. Il nume del mondo intero è il dottor Manhattan, uno scienziato che un esperimento nucleare ha trasformato in una specie di semidio potentissimo ed immortale. Riuscirà a fermare le testate sovietiche? Riuscirà a trovare la fonte di energia pulita per tutti che sventi addirittura la guerra? Nonostante gli agganci alla realtà contemporanea siano numerosissimi e volutamente seminati, essi tuttavia rimangono sterili tentativi, che abortiscono in una storia confusa e – oltretutto – estenuantemente lunga (quasi tre ore) e mortalmente noiosa. Poco per volta, il racconto si avvolge su se stesso – senza ‘spiegazioni’, senza simbolismi leggibili che lo giustifichino in alcun modo – e si perde in storie individuali che dovrebbero finalmente dare un senso al tutto, e che invece non fanno altro che confondere definitivamente lo spettatore. Le riflessioni filosofiche diventano filosofemi da fumetto – appunto! – e il film lascia delusi ed irritati per tanta intelligenza buttata via e per l’occasione sprecata. Davvero un peccato. Watchmen, Z. Snyder, USA/ GB/Canada, 2009 | Una scena del film Watchmen Il lato oscuro dell’esercito Usa Sul comodino Per la descrizione impietosa che fa della vita militare, il libro di McCullers è stato a lungo sottovalutato Oggi torna in libreria e colpisce per l’analisi psicologica dei personaggi e per il lirismo della prosa di Giovanni Magalotti I n questi giorni l’editore Einaudi propone al pubblico italiano un classico della letteratura americana del ‘900, per anni ignorato e ora meritoriamente riscoperto: “Riflessi in un occhio d’oro”, della scrittrice Carson McCullers, considerata insieme a Flannery O’Connor, una delle grandi narratrici del Sud degli Stati Uniti. Pubblicato nel 1941, il romanzo nel ‘67 è anche divenuto un film, diretto da John Huston e interpretato da Marlon Brando ed Elizabeth Taylor. I protagonisti della storia, ambientata in una guarnigione dell’esercito americano durante un generico “tempo di pace”, sono: due ufficiali, un soldato semplice, le mogli dei due ufficiali e un domestico filippino. Benché l’apparenza, dettata dalle rigide convenzioni sociali dell’epoca, suggerisca un ordine morale inossidabile, un labirinto di passioni (rapporti platonici e relazioni carnali, desideri omo ed eterosessuali), lega insieme inestricabilmente tutti i personaggi del racconto, fino alla sua drammatica risoluzione. Non c’è da stupirsi, come nota Valeria Gennero nella postfazione al volume di Einaudi, che il romanzo, alla sua uscita, sia stato accolto in America da molte perplessità: “La descrizione della vita militare come coacervo di ipocrisia e violenza era del resto poco in sintonia con un paese ormai a pochi mesi dall’ingresso nella seconda guerra mondiale”. Oggi, più che quest’aspetto, emerge per noi la lucidità dell’autrice nell’indagare i più oscuri meandri della psiche umana, con uno stile sempre limpido e non privo, a tratti, di suggestivi slanci lirici: “La coscienza è come un arazzo finemente tessuto nel quale i colori sono suggeriti dall’esperienza dei sensi e il disegno è tracciato dall’intelletto. Il cervello del soldato Williams era imbevuto di strani colori, ma era senza disegno, vuoto di forma”. Carson McCullers, Riflessi in un occhio d’oro, Einaudi, 154 pp., € 11,50 sport 140 del14 marzo 2009 numero 19 pag ViPiù sport Una città di corsa Domenica 22 marzo è in programma la nona edizione della Stravicenza Testimonial dell’evento sarà Matteo Galvan, fresco vincitore della staffetta 4x400 agli Europei indoor. E nel vicentino è boom di maratoneti gio più azzeccato per l’occasione. “Matteo è un esempio – commenta con un sorriso grande come una casa Christian Zovico, presidente dell’Atletica Vicentina -. Domenica di Francesco Cavallaro scorsa ha superato la fatidica linea d’ombra: non è più una promessa della nostra società, ma una realtà travicenza! Domenica prossivincente. E’ giovanissimo, ha tutte ma circa 7000 atleti (e non) si le carte in regola per fare strabene ritroveranno alle 10 in piazza dei nei prossimi anni. Non correrà la Signori per correre 1,5km, 4,5 km. Stravicenza, ma starà insieme ai o 10 km. Per un giorno i vicentini bambini che prenderanno parte al potranno sgambettare per le vie Trofeo delle scuole elementari”. del centro senza il consueto trafAlla nona edizione della Stravifico di macchine e motorini; sarà cenza si può arrivare un’occasione per più o meno allenati. riscoprire la città e Ma, come sottolinea lo intanto tirar fuori stesso Zovico, occhio quello “spirito olima non improvvisare pionico” che tutti troppo. Altrimenti il sfoggiamo allorché Chi non ha corpo potrebbe risenindossiamo un paio fiato e muscoli tirne. “Chi non ha fiato di pantaloncini corti, è bene e muscoli è bene che una t-shirt e le scarnon corra per 10 km., pe da ginnastica. Te- che non corra il fisico non è pronto. stimonial dell’even- per 10 Km Piuttosto è meglio alto sarà Matteo ternare camminata e Galvan - 20 anni, corsa. Non è consigliaprodotto del vivato fare i supereroi, soprattutto in io dell’Atletica Vicentina – fresco queste occasioni”. Allora come ci si vincitore della staffetta 4x400 agli prepara? “Dipende dalla situazioEuropei indoor che si sono tenuti ne di partenza – spiega il presidena Torino la settimana scorsa. Davte -; in un primo momento consivero, non poteva esserci personag- S glio di fare 40 minuti alternati; poi, mano a mano che ci si allena, è utile aumentare la corsa e diminuire il tempo di camminata. La prima soglia da superare sono i 40 minuti di corsa continua: chi raggiunge questo risultato è già a buon punto. Il secondo step è arrivare ad un’ora continua. Quelli che corrono per 15-20 minuti non possono nutrire chissà che ambizioni; ad esempio, una maratona si studia prima nella propria testa. Tuttavia, se io so già che la mia corsa non dura più di mezz’ora difficilmente potrò preparare una sfida che può durare anche cinque o sei ore”. A proposito di maratona. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom. “E’ diventata una moda – sottolinea Zovico -; l’atleta vuole superare i propri limiti. Vent’anni fa in Veneto esisteva solo la maratona di Venezia. Poi ha preso piede la maratona di Sant’Antonio a Padova e quella di Verona. E da un anno c’è anche la maratona dei sei comuni, nella nostra provincia. Questa specialità è stata riscoperta in modo particola- re dagli ultratrentenni; e sono proprio quelli che sono stati a digiuno di qualsiasi tipo di corsa che, superati i trenta, sono i più fanatici. Correre fa star bene e aiuta a ritrovare sé stessi, meglio di così”. Va di moda anche correre ascoltando l’ipod. “Si tratta di una sorta di doping – conclude Zovico -, anche se in questo caso non siamo di fronte ad una sostanza che altera le pre- stazioni dell’organismo. La musica dà degli impulsi in più al sistema nervoso e il corpo, di conseguenza, reagisce in maniera diversa: è scientificamente provato che la resa è maggiore”. Con o senza ipod l’invito è uno solo: correre. Perché mette serenità, perché va di moda, perché è una sfida prima di tutto con sé stessi. Poi ognuno trova la sua motivazione. sport 140 del14 marzo 2009 numero 20 pag Polisportiva Brendola, un sano divertimento La società Nata nel febbraio del 1985, la società oggi ha tre squadre femminili che partecipano ai campionati Fipav I risultati non sono granché, ma qui lo sport è visto prima di tutto come fatto culturale ed educativo di Alida Pretto L a Polisportiva di Brendola, che promuove attività agonistiche e non, è aperta a tutti, in particolar modo ai bambini e ragazze del paese, con lo scopo di promuovere il divertimento e l’aggregazione e di contribuire a maturare l’equilibrio psicofisico dell’individuo con una logica che tenga conto dei vari aspetti della personalità, considerando lo sport principalmente come fatto culturale ed educativo. Un presupposto importante è che per la Polisportiva ogni sport/attività ha la medesima importanza, ed ecco allora che accanto alle consuete discipline compaiono anche aikido, ballo cubano e portoricano, yoga, hip hop e moltissimi altri corsi per cercare di coinvolgere il più possibile i neanche 6000 abitanti del comune, che rappresenta una delle più importanti porte di accesso ai Colli Berici. La Polisportiva di Brendola è nata nel febbraio del 1985 e la pallavolo ha iniziato a farne parte l’anno successivo, quando fu iscritta al campionato CSI una squadra di allieve (under 14). L’attività, però, non è proceduta a gonfie vele e ci furono alcuni anni in cui Brendola non ebbe nessuna squadra. Solo dieci anni dopo la pallavolo ha cominciato a far parte saldamente delle attività sportive del paese e nel ‘97 ci fu la prima affiliazione alla FIPAV. Da quell’anno la sezione Pallavolo della Polisportiva di Brendola è diventata sempre più numerosa e sono stati avviati anche i corsi di minivolley per i più piccini. Per quanto riguarda invece le sorelle maggiori, si sono susseguiti negli anni vari passaggi da una categoria all’altra, fino a giungere a maggio 2006 alla promozione in prima divisione; nella stagione successiva la squadra si piazzò a metà classifica, ma poi la società attraversò un momento di | Il campo di beach volley di Brendola crisi e ripartì dalle categorie più basse, iscrivendo l’anno seguente solamente due squadre. Oggi sono tre le squadre femminili che partecipano ai campionati della federazione: terza divisione under 20, under 16 ed un under 13 che partecipa al torneo “Braccio di Ferro”; proprio queste ultime sono attualmente il fiore all’occhiello della società, vista la loro posizione di metà classifica. I risultati, infatti, non sono dei migliori, con l’under 16 che ha chiuso il campionato all’ultimo posto e la terza divisione under 20 che fino a questo momento ha vinto un solo set, ma quello che interessa di più alla presidentessa Patrizia Cappon, e all’intero ambiente, è che le atlete possano passere qualche ora in compagnia facendo dello sano sport e non rinchiudersi in casa davanti ad un computer. La società ha inoltre una squadra mista amatoriale (Brendola Shark) che parte- cipa al campionato CSI e che è formata da ex giocatori e giocatrici. E quando inizia la bella stagione? Nessun problema: per i più piccoli (dai 5 ai 13 anni) la Polisportiva propone i centri estivi, la fascia over 14, invece, può spostarsi dalla palestra al campo da beach volley che si trova solo ad un centinaio di metri di distanza, potendo così continuare a prendere a schiaffi un pallone anche durante i mesi estivi. sport 140 del14 marzo 2009 numero 21 pag Ultima fermata Santeramo Volley La Minetti si gioca le ultime possibilità di salvezza nello scontro diretto con la squadra pugliese Ma bisogna ritrovare l’aggressività messa in campo nel primo set contro Pesaro T utte le partite mettono in palio tre punti. Alcune, però, sono più importanti delle altre, e per la Minetti è arrivata quella più importante dell’intero campionato. In palio domenica c’è qualcosa di più che un’intera stagione; forse, addirittura, tutte e dieci le stagioni trascorse dalle biancorosse in serie A1. A Santeramo, che dista oltre 800 km ma in classifica solo cinque punti, le ragazze di Maurizio Baraldo hanno nelle loro mani l’ultima possibilità di dare una svolta a un’annata disgraziata e un senso alle quattro partite che seguiranno la trasferta nelle Murge. Di queste ben tre - contro Bergamo, Sassuolo e Cesena - sono da disputare in casa. Ma questa tenue fonte di speranza servirebbe a poco, se prima non arrivasse una vittoria nello scontro diretto in casa Tena. A cinque giornate dal termine della regular season per Pacca e compagne sembra avvicinarsi l’ultima chiamata per la salvezza. Ultime a 10 punti, in caso di successo pieno le biancorosse si porterebbero a -2 proprio da Santeramo. Le biancorosse non vincono da 40 giorni (ultimo sorriso in casa contro Castellana Grotte) e per uscire dalla quaresima di magro non c’è alternativa a fare bottino pieno sul campo dell’altra formazione pugliese, già battuta all’andata. La pallavolo, o volley, è uno sport giocato da due squadre di sei elementi. Così dovrà essere in questo finale di stagione per una Minetti che solo a sprazzi è riuscita ad esprimersi al cento per cento con tutte le sue pedine. Prendi l’ultima partita con la capolista Pesaro, costretta a un primo set di sofferenza di fronte ai 1400 di un PalaRewatt in visibilio; con l’aggressività messa in campo nel primo parziale il margine dalle dirette avversarie per la salvezza non sembra incolmabile. Non basterà però solo quella, dato che a partire da domenica bisognerà fare i conti anche con le motivazioni altrui, in primis quelle di un Santeramo che nella consueta bolgia del suo pubblico non darà vita facile alle vicentine. P. M. Prini...e ultimi A mmetto di essere rimasto sorpreso. Non mi aspettavo che Bergamo superasse lo scoglio Pesaro in Champions League e si qualificasse per le Final Four di Perugia. Ma la vittoria per 3-1 nella partita d’andata ha spianato la strada alla Foppapedretti. Queste sono sfide che devono essere giocate nell’arco di dieci set, 180 minuti si direbbe nel calcio. E Bergamo ha meglio interpretato questa situazione. A proposito di a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport coppe, un grosso in bocca al lupo nel week end a Jesi e Novara per le Final Four di Challenge e CEV Cup. La doppietta è fattibile. Organizzare questi eventi, in tempi di vacche magre, fa risplendere ancora di più la stella del volley femminile nel firmamento europeo. Nonostante le tante, troppe, polemiche di queste ultime settimane, è la testimonianza che la pallavolo italiana ha le carte in regola (budget, livello tecnico, qualità dirigenziali, investimenti) per mantenere la pole position a livello continentale. Troppo comodo pensare che noi si abbia solo diritto di critica: bisogna anche “fare”, investire, proporre, promuovere. Qualcuno non la pensa così? Spero che il numero di coloro che la pensano come lui, sia esiguo come il numero dei suoi lettori. Mi dicono che qualcuno scriva che io tenti di fare mercato nei salottini televisivi. Non mi curo, ma guardo e passo oltre. E, per non urtare la sensibilità di chi sta giocandosi la parte decisiva della sua stagione, vi dico che molte giocatrici impegnate all’estero (Gioli e Francia, solo per citarne due) vogliono tornare nel nostro campionato. Sarà perché la pensano come me? dalla parte del torto 140 del14 marzo 2009 numero 22 pag Decrescita o morte (nucleare) nell’asfittico e sempre meno plurale panorama politico italiano. Non ciurliamo nel manico: gli orfani di Walter vanno in estasi per la green economy di Obama (un contentidi Alessio Mannino no per gli allocchi, come la favoletta dello “sviluppo sostenibile”), ma poi, come in tutto e come semA volte si fa veramente una fatica pre, vanno a rimorchio dei seguaci inutile a capire certi no e certi sì. di Silvio. Il motivo è presto detto: Prendete il nostro sindaco, ad entrambi condividono un penesempio. La sua bandiera è il no siero unico sull’economia. Un al Dal Molin americano. A sorpensiero per nulla stupendo, anzi, presa, all’indomani della firma l’ideologia artefice della crisi che dell’accordo italo-francese per la sta radendo al suolo milioni di costruzione di quattro centrali vite. Tutto per la crescita, crescita atomiche nel nostro Paese, se ne über alles: siccome la locomotiva viene fuori con un sì al nucleare. della produzione e del consumo Sgomento e sdegno delle suodeve correre, costi quel che costi, rine di sinistra. Ma come, il palale tecnologie più dispendiose, più dino della trincea no base (si fa anti-economiche, più sprecone e per dire), il non domo Achille si più succhia soldi sono benedette. schiera a favore di Chernobyl? Cari L’ambiente, la salute, il clima, il sinistrorsi dallo stupore facile, il territorio? Che importa, se il bene vostro beniamino, quanto a cosupremo è far girare erenza, è adamantila ruota dei profitti. no. Siete voi che, tanQuesta ossessione to per cambiare, non da mentecatti che avete capito niente. ha reso ricchi fino a L’opposizione di scoppiare pochi privVariati alla base Usa ilegiati e che ha reso è limitata all’impatto I nipotini stupidi fino al masurbanistico. Se la ochismo i tanti asstatunitense 173 Air- di Marx borne Brigade, fac- credono ancora suefatti all’equazione uguale becio per dire, dovesse allo “Sviluppo“ “crescita nessere”, è precisariunirsi a Padova, mente la religione del al caro leader dei nostro tempo. A cui No Dal Molin non tributare il sacrificio umano non gliene potrebbe fregare di meno, solo della nostra esistenza quotiddi capeggiare la rivolta. Questo iana, ma anche delle nostre stesse semplice dato di fatto, le anime facoltà mentali. belle che pascolano a sinistra, non vogliono vederlo. Perché non gli Opere imperiali conviene. Perciò, perché meravigliarsi se un Variati si dichiara favorevole Crescita suicida a veder sorgere un mostro nucleAltrimenti dovrebbero svergogare in Veneto? La meraviglia è nare pubblicamente la totale nostra, invece, nel constatare sovrapposizione di idee fra l’odiato quanto ostinata sia la resistenza centrodestra e un Pd a cui, volenti ideologica (e psicologica) degli o no, i derelitti di estrema sinistra ultimi nipotini di Marx a mollare devono pagar pedaggio per speuna volte per tutte il talmud della rare di contare ancora qualcosa, www.flickr.com/mandj98 Stupore a sinistra per il sì di Variati alle centrali nucleari in Veneto Ma è il pensiero unico: tutto per la crescita crescita. Non c’è niente da fare: anche loro, esattamente come i neo-democristiani del Pd, sono fermi alla mitologia ottocentesca del Progresso e dello Sviluppo. Il Dal Molin è un caso da manuale. Se solo si togliessero dagli occhi le fette di salame, questi zucconi inquadrerebbero il problema della base proprio nella questione globale delle “grandi opere”. Altro che pace, altro che Tar, altro che preci all’Europa. Un insediamento militare di questo tipo è un avamposto della strategia di controllo imperiale che gli Stati Uniti perseguono per tenersi strette le aree sotto il loro dominio. Senza soluzione di continuità fra un Bush e un Obama. L’Italia è una parte dello scacchiere del Pentagono, in posizione centrale rispetto al quadrante dell’Est Europa (dove la rivalità con la Russia è sempre accesa), dell’Africa (ricca di materie prime) e del Medioriente (verso cui partono i parà della Ederle per combattere i resistenti irakeni e afghani, onore a loro). E per gli Usa installare forze di pronto intervento in giro per il mondo è la garanzia per assicurare alla propria economia la sopravvivenza. E questo perché il deterrente bellico è l’arma di dissuasione migliore per evitare che qualcuno si ribelli alla dittatura del mercato globale. Cioè assicurarsi che le industrie americane continuino a far affari e ad esportare i propri prodotti nel mondo. Centrali nucleari, rigassificatori, linee ad alta velocità ferroviaria, ponti, dighe, tutte le ciclopiche infrastrutture osannate da destra e sinistra sottostanno alla stessa esigenza: alimentare la divorante globalizzazione azzerando le distanze e gli ostacoli della natura, far aumentare il Pil, ingrassare le multinazionali, legare gli Stati l’uno all’altro impiccandoli al ricatto dell’indice di sviluppo. La politica come continuazione dell’economia con altri mezzi. Fra i quali, a piantonare i punti strategici dell’Impero, vengono costruite le basi americane. Modello radioattivo Ma se i marxisti all’ultimo stadio facessero questo discorso, dovrebbero abbracciare una prospettiva completamente diversa: la decrescita. Che non significa meno crescita, ma scelta consapevole e gioiosa di consumare meno, produrre meno, correre meno. Per vivere di più, per stare meglio, per avere più tempo e per tornare a pensare la vita come un valore in sé, non uno strumento per incrementare i bilanci aziendali e gonfiare i titoli di borsa. Che me ne faccio del nucleare se non m’interessa più inondare di energia le fabbriche, dato che decrescendo si abbandona il predominio industriale? L’uranio esauribile e la dipendenza da una cupola di mega-aziende estere per il suo trattamento, l’addio all’atomo dalla maggior parte dei paesi nuclearisti, i costi degli impianti lievitati, l’accollarsi gli oneri per la sicurezza sanitaria e ambientale, i consumi vertiginosi di acqua per il raffreddamento, le scorie che restano radioattive per migliaia di anni e che non si sa dove stipare, le salate sovvenzioni statali, lo smantellamento delle vecchie centrali italiane fermo al palo: tutti argomenti solidi e giusti per mandare a quel paese i fan delle radiazioni. Ma se al no al nucleare non si fa seguire un no di fondo al modello di economia che lo ha reso possibile, finirà come con il Dal Molin: tanto rumore per nulla. botta&risposta 140 del14 marzo 2009 numero 23 pag nome e cognome Massimo Pecori Massimo Pecori età 33 luogo di nascita Vicenza titolo di studio Laurea in Giurisprudenza professione Avvocato. È stato difensore civico del Comune dal 2004 al 2008. Ora è consigliere comunale per l’Udc segni particolari Nessuno Il tratto principale del mio carattere Sono una persona disponibile e ottimista. La qualità che preferisco in un uomo L’equilibrio e la modestia. La qualità che preferisco in una donna La dolcezza e la dinamicità. Quel che apprezzo di più nei miei amici La disponibilità e la capacità di sopportare. Il mio principale difetto Sono testardo, ma a volte questo tratto caratteriale può rivelarsi anche un pregio. La mia occupazione preferita Sono un appassionato d’auto. Se potessi passerei molto tempo a gareggiare in un circuito o nei rally. Il mio sogno di felicità Superare le sfide che di volta in volta si presentano nel corso della vita di tutti i giorni. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Vedere soffrire i miei familiari e le altre persone care. Quel che vorrei essere Sono contento di quel che sono. Il paese dove vorrei vivere Vicenza va benissimo. Il piatto a cui non so rinunciare Pizza e tagliata. I miei libri della vita Se questo è un uomo di Primo Levi e molti dei libri scritti da Dan Brown I miei poeti preferiti Ungaretti, Dante, Manzoni I musicisti che mi piacciono di più In genere mi piace la canzone italiana. I miei pittori preferiti Botero, i pittori veneziani del ‘700 e Tiepolo. I miei film preferiti JFK, I soliti sospetti, Guerre Stellari e Il nome della Rosa. Quel che detesto più di tutto La falsità di alcune persone. Il personaggio storico più ammirato... Martin Luther King. ...e quello più disprezzato Ce ne sono talmente tanti... Diciamo tutti coloro che si sono resi responsabili di atroci morti e genocidi o stermini di massa. Il dono di natura che vorrei avere Essere riposato pur dormendo poche ore. Come vorrei morire Senza soffrire, cioè in pochi istanti. Stato attuale del mio animo Sereno. Il mio prossimo impegno nella vita Chissà, per adesso continuo a servire la mia città come posso, fra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale. Il mio credo politico o ideale Credo in un centro moderato e responsabile dove ci si possa confrontare senza risse per risolvere i problemi, non chiacchierare e fare demagogia. Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza E’ una città bella e a misura d’uomo. Non vanno però trascurati i quartieri periferici perché tutti i cittadini hanno diritto ad una qualità della vita la più elevata possibile. Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Mi piace la serietà e costanza nell’ambito lavorativo e la disponibilità e attitudine al volontariato. Non mi piace chi, per invidia, pensa solo a demonizzare le altre persone. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Non si può generalizzare. A seconda del fatto concreto e specifico si può essere indulgenti o particolarmente severi. Il mio motto Non ne ho. hanno detto Qui non si offende il sindaco o l’amministrazione, ma i bassanesi, e non trovo nulla di ironico in queste frasi, tantomeno nella foto che giganteggia sulla copertina della rivista ufficiale del Comune di Vicenza e diffusa dal suo sito internet. Si denigra la nostra storia il sacrificio delle migliaia di caduti, delle persone che hanno sofferto. Si attaccano le nostre aziende. Già quel fotomontaggio in cui è evidente il bombardamento sulla nostra città offende tutti coloro che hanno perso la vita nelle guerre. Non mi basteranno due righe di scuse e non mi accontento che la faccenda venga liquidata come una provocazione ironica. Gianpaolo Bizzotto Il Gazzettino 12 marzo 2009 Oggi si assiste ad una insofferenza al controllo di legalità che appartiene a qualsiasi colore di chi governa perché il potere vuole avere le mani libere. Armando Spataro Il Manifesto 12 marzo 2009 Non ne possiamo più. Ci stanno avvelenando da anni, da secoli, da sempre. Prima con il fosforo, poi con il mercurio, poi con il ddt, sotterrato a quintali lungo il Sacco, un fiume dove non puoi più gettare un amo perché non ti torna su niente. E adesso il termovalorizzatore, questo produttore di morte. Maria Ciani, abitante di Colleferro contro l’inceneritore La Repubblica 10 marzo 2009 in questo numero Il Gazzettino verso la chiusura: come cambia l’informazione in città [pag3] Delocalizzazione, fine di un’epoca: le imprese tornano a casa [pag4] La crisi e le “ronde” per sorvegliare le banche [pag7] Da Palladio al Dal Molin, la Vicenza futurista [pag9] Orchi e lecapiane, i personaggi della mitologia perduta [pag13] È di nuovo Stravicenza [pag19] Direttore responsabile Luca Matteazzi numero 8, supplemento a VicenzaPiù n°140 del 14 marzo 2009 Quando non c’era Palladio Conferenze e visite guidate per scoprire Vicenza prima di Palladio D al 14 marzo al 4 aprile, ogni sabato sarà proposta “La Vicenza pre-palladiana”, un ciclo di conferenze e visite guidate, organizzato dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con Italia Nostra e la Fondazione Cariverona. Il progetto, che si concluderà sabato 18 aprile, ha lo scopo di far conoscere e apprezzare la Vicenza che, tra Quattrocento e Cinquecento, ha cercato di trasformare la propria immagine gotico-lagunare in una realtà, inizialmente ispirata alle innovazioni architettoniche tosco-emiliane, e successivamente improntata ai principi della romanità classica. Il programma dell’iniziativa comprende diverse proposte, dalle conferenze ai Chiostri di S. Corona, con relatori notevoli come Franco Barbieri, Maria Elisa Avagnina, Giovanna Dalla Pozza Peruffo e Francesca Lodi, alle visite guidate presso interessanti e significativi mo- città, nelle località della Provincia, a monumenti della città, quali il Tempio di stre e a convegni. Ma si impegna anche San Lorenzo, la Chiesa dei Carmini e il in iniziative sul territorio, intervenendo museo di Palazzo Chiericati, il Tempio di criticamente nella gestione che attua Santa Corona e la Chiesa di San Rocco. l’amministrazione locale, e in progetti di Le visite avranno anche l’obiettivo di inrecupero storico-artistico, restaurando dividuare e scoprire gli edifici connessi opere di interesse culturale, attraverso alle tematiche delle conferenze propol’aiuto degli associati. ste. L’intento di queste iniziative è quello di offrire una panoramica Le conferenze del progetto che aiuti a conoscere le “La Vicenza pre-palladiamanifestazioni artistiche na” sono a ingresso gratuiche hanno portato all’afto. Le visite guidate, curate fermazione del giovane Conferenze e da Italia Nostra, si terranno Palladio, stimato e provisite guidate per un gruppo di massimo tetto dal potente e colto 50 persone. La prenotazioGiangiorgio Trissino. per scoprire ne obbligatoria si deve efla città gotica fettuare presso la segreteria Le visite guidate sono predi Italia Nostra, aperta il disposte da Italia Nostra, e del primo martedì, giovedì e venerdì la prima associazione na- Rinascimento dalle ore 10.00 alle 12.30, zionale per la tutela dei e il giovedì anche dalle beni storici, artistici e na15.30 alle 18.00. Per inforturali. Nata il 29 ottobre mazioni: tel. e fax 0444505172, e-mail 1955, è ora presente in tutto il Paese, con [email protected], web www. sezioni in numerose città. La sezione di italianostra-vicenza.it. Vicenza si occupa di organizzare iniziaRoberta Pileggi tive culturali, come visite guidate nella 8 del14 marzo 2009 numero artein arte inmostra mostra II pag Salvo Imprevisti 28 febbraio - 4 aprile 2009 Galleria Atlantica, Via Piave 35, Altavilla (VI) L a Galleria Atlantica di Altavilla è uno dei pochi spazi espositivi con una vera galleria, sulla quale si aprono le sale in cui fino al 4 aprile sarà possibile ammirare la personale del pittore Salvo, intitolata Salvo imprevisti, a cura di Luigi Meneghelli. La Galleria si è distinta subito nella scena dell’arte contemporanea aprendo con un’esposizione di Piero Gilardi, seguita dalle opere di Gabriele Turola, Julian Opie, Tom Wesselman, Donald Baechler e concludendo il 2008 con l’anteprima nazionale dell’artista giapponese Shinko Okuhara. L’illuminazione accuratamente studiata delle sale fa risaltare l’effetto vibrante dei colori di Salvatore Mangione, in arte Salvo. La mostra esordisce con opere degli anni ’70, dai temi mitologici, con i toni madreperlacei di quadri come Cavaliere tra le Rovine al Crepuscolo, per continuare con paesaggi diurni e notturni in cui gli alberi sono onnipresenti e talvolta ritorna l’elemento delle architetture in rovina in un’atmosfera di contemplazione e riappropriazione dell’antico che si staglia nel suo concetto fra pini marittimi sullo sfondo del mare, caro all’artista di origine siciliana. La luce si fonde in sfrangiature cromatiche inusitate entro alberi, case, scenari solo apparentemente tranquillizzanti, nei quali la vita umana si intuisce dalla presenza di abitazioni, ma non si palesa mai. Il bagliore delle case del Chiaro di Luna del 2008 sembra provenire più dall’interno delle abitazioni che dai raggi lunari, in un gioco che allude all’interno di questi edifici senza finestre. Le geometrie sono semplici, rappresentano l’idea dell’oggetto e non il suo accidente, sbucano campanili come camini da sopra i tetti di case mute, che parlano attraverso il loro imporsi su vallette di ambientazioni collinari o montane. Come afferma il critico Luigi Meneghelli, “Salvo è un “primitivo” perché reclama il ruolo della soggettività nella realizzazione della “sua” realtà. I suoi sono paesaggi sognati, sono Eden del desiderio. Ed è per questo che risultano invariabilmente come allucinati, improbabili, “imprevisti”: degli autentici sgarbi percettivi”. Il direttore della Galleria Atlantica, Paolo Rigon, serba il mistero sulla prossima esposizione, che di certo non mancherà di stupire gli appassionati di arte contemporanea. Orario: dal martedì al sabato, h 16.00-20.00 domenica e lunedì su appuntamento Per informazioni: 0444.341663 Giulia Galvan Mostre Antonio Carta: Opere dal 1958 al 2008 fino al 15 marzo. Dal martedì al venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Ingresso libero. Biblioteca La Vigna, Palazzo Brusarosco Zaccaria, contrà Porta Santa Croce 3, Vicenza Per informazioni: tel. 0444.222114/222122 Salvo - Salvo imprevisti fino al 4 aprile, orario: da martedì a venerdì ore 16-21. Lunedì chiuso Via Piave 35 (36077), Altavilla Vicentina Per informazioni: 0444.341663 Il futuro di Galileo. Scienza e tecnica dal Seicento al Terzo Millennio fino al 14 giugno CENTRO CULTURALE ALTINATE - SAN GAETANO Via Altinate 71, Padova Per informazioni: 049.2010010 Maurits Cornelius Escher La magia di Escher fino al 29 marzo Galleria d’Arte Moderna – Palazzo Forti Volto Due Mori 4, Verona Per informazioni: 045.8001903 | Foto di Igor Eškinja Mimmo Jodice - Perdersi a guardare fino al 3 maggio Centro Internazionale di fotografia Scavi Scaligeri Piazza Francesco Viviani, Verona Per informazioni: 045.8077532 Canaletto - Venezia e i suoi splendori fino al 5 aprile Casa dei Carraresi, Via Palestro 33, Treviso Per informazioni: 0422.513150, 0422.513185 Magritte - Il mistero della natura fino al 29 marzo Palazzo Reale, Piazza Del Duomo 12, Milano Per informazioni: 02.875672 Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte + Azione fino al 7 giugno Palazzo Reale, Piazza Del Duomo 12, Milano Per informazioni: 02.875672 Vernissage Déco. Arte in Italia 1919-1939 fino al 28 giugno Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi – Palazzo Roverella Via Giuseppe Laurenti 8, Rovigo Per informazioni: 042.546009 16 marzo, h 18.30-21.00 (performance): Vanessa Beecroft VB65 PAC - PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA Via Palestro 14, Milano Per informazioni: 39 0248550474 Fino al 5 aprile Nigra sum sed formosa fino al 10 maggio, Università Ca’ Foscari, Palzzo Ca’ Giustinian dei Vescovi, Dorsoduro 3246, Venezia Per informazioni: 041.2346942 20 marzo, h 18.30: Gino Morandis / Lo Spazialismo a Venezia ANFITEATRO ARTE Via Ognissanti 33, Padova Per informazioni: 049.8075616 Fino al 24 aprile Igor Eškinja Fino al 28 marzo, GALLERIA CONTEMPORANEO Piazzetta Monsignor Giuseppe Olivotti 2, Venezia Mestre Per informazioni: 041.952010 21 marzo, h 18.30: Mimmo Rotella - Lacerazioni YVONNE ARTECONTEMPORANEA - ARTSINERGY Contrà Porti 21, Vicenza Per informazioni: 3391986674 Fino al 2 maggio 8 del14 marzo 2009 numero III pag Vicenza CINEMA ODEON 36100 Vicenza (VI) Corso Andrea Palladio, 186 tel: 0444 543492 www.odeonline.it C Changeling D Drammatico R Regia di Clint Eastwood M Mercoledì 25, Giovedì 26 Marzo Mercoledì 16.30 - 19 - 21.30, Giovedì 19 - 21.30 Provincia The Wrestler Azione Regia di Darren Aronofsky Sabato 14, Domenica 15 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 CINEMA COMUNALE BUSNELLI 36031 Dueville (VI) Via Dante Alighieri, 30 tel: 0444 592225 www.cinemaluxasiago.it B Baby Love C Commedia R Regia di Vincent Garenq Martedì 17, Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 A Australia A Avventura R Regia di Baz Luhrmann M Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo Mercoledì ore 21, Giovedì 20.30 S Solo un padre C Commedia, Sociale R Regia di Luca Lucini Martedì 24, Mercoledì 25, Giovedì 26 Marzo Ore 16 - 18 - 20 - 22 CINEMA TEATRO ARACELI 36100 Vicenza (VI) Borgo Scrofa, 20 tel: 0444 514253 www.araceli.it/cinema A Australia D Drammatico R Regia di Baz Luhrman Sabato 14, Domenica 15 Marzo Sabato ore 18 - 21, Domenica ore 15 - 18 - 21 V Viaggio al centro della Terra 3 3D Azione R Regia di Eric Brevi Venerdì 20, Sabato 21, Domenica 22 Marzo Venerdì ore 21, Sabato ore 19.15 - 21, Domenica ore 15.45 - 17.30 - 19.15 - 21 IItalians C Commedia R Regia di Giovanni Veronesi Venerdì 27 Marzo Ore 21 CINEMA TEATRO PRIMAVERA 36100 Vicenza (VI) Via Ozanam, 11 tel. 0444 964060 www.cinemaprimavera.it IIl giardino dei limoni D Drammatico R Regia di Eran Riklis Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo Mercoledì ore 16.30 - 19 - 21, Giovedì ore 19 - 21 CINEMA ELISEO 36045 Lonigo (VI) Via Trieste, 12 tel: 0444 834641 www.cinemalonigo.it C Come Dio comanda D Drammatico R Regia di Gabriele Salvatores Mercoledì 18, Giovedì 19 Marzo Ore 21 P Pride and glory - Il prezzo d dell’onore D Drammatico Regia di Gavin O’Connor Mercoledì 25, Giovedì 26 Marzo Ore 21 CINEMA TEATRO G. VERDI 36042 Breganze (VI) Via Maglietta, 1 tel: 0445 300185 www.cineverdi.it G Giù al nord C Commedia R Regia di Dany Boon Sabato 14 Marzo Ore 20.45 M Madagascar 2 A Animazione R Regia di Eric Darnell e Tom M McGrath Domenica 15 Marzo Ore 15 - 17 R Rachel sta per sposarsi D Drammatico R Regia di Jonathan Demme Mercoledì 18, Giovedì 19, Venerdì 20, Sabato 21 Marzo Ore 20.45 S Space Chimps A Animazione R Regia di i Kirk De Micco D Domenica 22 Marzo Ore 15 - 17 C Come Dio comanda D Drammatico Regia di Gabriele Salvatores R Mercoledì 25, Giovedì 26, VeM nerdì 27 Marzo Ore 20.45 LUX - TEATRO CINEMA CAMISANO 36043 Camisano Vicentino (VI) Via Guglielmo Marconi, 20 tel: 0444 411411 www.luxcinema.it IItalians Commedia C Regia di Giovanni Veronesi R Giovedì 19 Marzo G Ore 21 Revolutionary Road R Drammatico D Regia di Sam Mendes R Giovedì 26 Marzo Ore 21 PROSSIME USCITE USCITE DEL 13 MARZO G Gran Torino Azione A Regia di Clint Eastwood R La matassa L Commedia C Regia di Salvatore Ficarra, R Valentino Picone e Giambattista Avellino Frozen River - Fiume di F ghiaccio g Drammatico D Regia di Courtney Hunt R USCITE DEL 20 MARZO L verità è che non gli piaci La abbastanza a Commedia C Regia di Ken Kwapis Ponyo sulla scogliera P Animazione A Regia di Hayao Miyazaki R The International T Drammatico D Regia di Tom Tykwer R Diverso da chi? D Commedia C Regia di Umberto Carteni R Fortapàsc F Drammatico D Regia di Marco Risi R Le date di uscita riportate potranno subire variazioni, dovute alle politiche commerciali delle ditte di distribuzione. cinema Le anime di Muccino “Dio ci ha messo sette giorni a creare il mondo. Io ci ho messo sette secondi a distruggere il mio.” Ben Thomas La scheda Sette anime Genere: Drammatico Regia: Gabriele Muccino Attori: Will Smith e Rosario Dawson Durata: 125 minuti Paese: USA 2008 Uscita: 9.01.2009 La trama Ben Thomas ha provocato un incidente mortale. Sette le vittime innocenti, tra le quali sua moglie. Ossessionato dal rimorso, si prefissa un solo obiettivo: l’unico modo per redimersi e placare i sensi di colpa è trovare e aiutare altrettanti esseri umani bisognosi e meritevoli. Scelte e osservate le sette anime, Ben gli si dedica completamente, donando loro tutto ciò che può. Così conosce la bella Emily, affetta da gravi disfunzioni cardiache. Tra i due nasce subito un forte sentimento, che però rischierà di distrarlo dal suo progetto. La recensione Dopo due anni dal suo esordio americano con La ricerca della felicità, Gabriele Muccino continua la sua avventura oltreoceano con l’attore Will Smith, ancora una volta protagonista di questo Sette Anime. Ma l’affiatamento professionale che si era creato tra i due nella prima opera, questa volta non riesce a convincere la critica e spesso nemmeno il pubblico. Forse proprio a causa del difficile tema di cui tratta il film, il suicidio. Di certo però, tralasciando qualsiasi giudizio, non è una pellicola che lascia insensibili. Argomenti drammatici, come la morte e la malattia, ma anche il senso di colpa e il perdono, vengono trattati con grande delicatezza. Il regista crea infatti situazioni insolite e originali, che suggeriscono riflessioni profonde sulla complessità e la debolezza dell’animo umano, sul senso dell’esistenza, sull’importanza dell’altruismo e sulla forza dell’amore per il prossimo. I primi trenta minuti del film confondono e allo stesso tempo incuriosiscono lo spettatore, ma i movimenti del protagonista e le questioni irrisolte trovano, durante il corso della storia, una loro precisa spiegazione. Ben Thomas non è il solito supereroe che vuole salvare la Terra. È solo un uomo come tanti, che non riesce a contrastare il rimorso e il senso di colpa, e che sceglie, a modo suo, di aiutare gli altri per pareggiare i conti con sé stesso. Perché vederlo Per scoprire il cambiamenti di Gabriele Muccino, il regista italiano che ha conquistato l’America, e riscoprire la versatilità di Will Smith e la bravura di Rosario Dawson, in un film che ha suscitato numerose polemiche e critiche, non solo oltreoceano, ma anche nel nostro Paese, per il tema che tocca, il suicidio. Roberta Pileggi 8 del14 marzo 2009 numero IV pag Che straordinaria Perché essere straordinari quando si può essere se stessi? 22 marzo, h 21.00 Teatro Comunale di Lonigo I ntorno a questo dilemma si svolge Why_be extraordinary when you can be yourself, il nuovo spettacolo di Daniel Ezralow, già tra i fondatori dei MOMIX e di ISO (acronimo per I’m So Optimistic, “sono così ottimista”). Codirettore, coreografo e ballerino solista di ISO, Ezralow ha girato il mondo, firmando coreografie per Hubbard Street Dance Company Chicago, Batsheva Dance Company of Israel, Paris Opera Ballet, Rudolf Nureyev, London Contemporary Dance Company, Maggio Musicale Fiorentino, Manhattan Ballet, teatromusica teatro musicadanza danza normalità Atlanta Ballet, Kibbutz Contemporary Company, per la Fête de l’Humanité di Parigi e molti altri. I danzatori di Ezralow calcheranno le scene del Teatro Comunale di Lonigo con un adrenalinico elogio della normalità, intesa come un susseguirsi di azioni che per l’unicità dell’essere umano in quanto tale sono solo apparentemente ordinarie. Nell’ansia di definizione che porta a descrivere un evento come normale si dimentica che ogni singolo movimento, anche quello meno appariscente, può essere visto come una danza poiché trasmette la bellezza di un sussulto vitale. “Perché muoversi? Perché saltare? Perché danzare? Come si fugge dall’omogeneità della vita per diventare l’individuo (se stessi)? La mia coreografia consiste nel trovare la risposta a queste do- mande” (Daniel Ezralow). Con questo lavoro, che, oltre a danzatori statunitensi, vede la collaborazione di danzatori locali, fra i quali l’imperdibile Francesca Foscarini, l’autore desidera svelare la meraviglia rimasta nascosta sotto l’abitudine. L’essere eccezionali è già insito nel nostro essere e basta. Lo spettatore si immedesimerà nella straordinarietà dei ballerini e delle ambientazioni multimediali proprio perché essi fungono da cassa di risonanza per la quotidianità di persone, percorsi e aspirazioni “normali”. E forse sarà piacevole riscoprire quanto, in un mondo in cui molti ambiscono a distinguersi dal gruppo, il raro sia voler essere semplicemente se stessi. Giulia Galvan appuntamenti Danza Teatro 14 marzo h 21.00: deFORMA_09, di Michele Sambim Tam Teatromusica con: Pierangela Allegro, Alessandro Martinello, Alen Sinkauz, Nenad Sinkauz Teatro alle Maddalene - Padova replica il 15 marzo h 18.00 14 marzo h 21.00: Due dozzine di rose scarlatte di Aldo de Benedetti Schio - Teatro Pasubio 17 marzo h 21.00: Untitled – Slingerland – Chameleon – 1st Flash Aspen Santa Fe Ballet coreografia: Cayetano Soto, William Forsythe, Itzik Galili, Jorma Elo musiche di: Gavin Bryars, John Cage, Jean Sibelius Teatro Toniolo - Venezia 22 marzo - h 18.00: Segreti pericolosi Compagnia danza Kronos regia: Ornella Pegoraro coreografia: Barbara Canal, Ornella Pegoraro, Francesca Foscarini Teatro Comunale di Thiene - h 21.00: Why be extraordinary when you can be yourself, di Daniel Ezralow Teatro Comunale di Lonigo 26 – 27 marzo h 21.00: A Chorus Line Compagnia della Rancia - Giacaranda regia: Saverio Marconi, Baayork Lee coreografia: Baayork Lee musiche di: musical ideato e originariamente diretto da Michael Bennet - riallestimento Luis Villabon Teatro Comunale di Vicenza 27 marzo h 20.45: Serata Giovane Danza D’Autore Veneto Graffio: coreografia Silvia Bugno Un attimo: coreografia Silvia Gribaudi ...Sulle case il cielo: coreografia Laura Scudella e Juri Roverato Takeya: coreografia Chiara Frigo Teatro Camploy - Verona h 21.00: La famiglia dell’antiquario, di Carlo Goldoni regia: Lluis Pasqual con: Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci replica: 15 marzo h 16.00 Teatro Comunale di Vicenza h 21.00: Man with a movie camera, di Dziga Vertov con: Giuseppe Dal Bianco – Alberto La Rocca proiezione del film con musiche dal vivo Teatro Spazio Bixio, Via Mameli 4, Vicenza 15 marzo h 21.00: Giacomo Casanova, commedia musicale liberamente tratta dall’autobiografia del celebre avventuriero veneziano con: Enzo Iacchetti e Simona Samarelli Teatro Comunale di Lonigo 20 marzo - h 21.00: Buonanotte Desdemona (Buongiorno Giulietta…) ATIR di Ann-Marie MacDonald regia di Serena Sinigaglia Teatro Astra, Vicenza h 21.00: Sbandu regia: Ketti Grunchi Teatro S. Antonio, Montecchio Maggiore h 21.00: Il Dio Bambino, di Giorgio Gaber, Sandro Luporini Teatro dell’Archivolto regia: Giorgio Gallione con: Eugenio Allegri Teatro Astra di Schio 21 marzo h 21.00: Allegro con rancore, di Leonardo Losavio Teatro dei Limoni regia: Roberto Galano Teatro Spazio Bixio, Vicenza 8 del14 marzo 2009 numero V pag teatromusica teatro musicadanza danza Shakespeare, quelle comiche tragedie Buonanotte Desdemona (Buongiorno Giulietta) Venerdì 20 marzo, h 21.00 Teatro Astra, Vicenza regia: Serena Sinigaglia traduzione di Monica Capuani con: Elena Brumini, Fabio Chiesa, Maria Pilar Perez Aspa, Marcela Serli, Mirko Soldano Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc di Fiume in coproduzione con ATIR C on Buonanotte Desdemona (Buongiorno Giulietta), a cura della compagnia ATIR di Milano, va in scena la parodia del tragico. Desdemona, dal greco Dysdaimon, significa persona dal destino avverso, come quello della compagna di sventura Giulietta. E invece l’autrice canadese di questo testo teatrale decide di fornire alle eroine shakespeariane una possibilità di rivendicazione comica. Il genere della parodia di per sé non è irriverente rispetto all’opera da cui prende origine, ma, anzi, rappresenta un nuovo modo di celebrare l’originale poiché ne sviscera il contenuto per erigere in suo onore un santuario destabilizzante. Secondo la tesi della ricercatrice Costanza Ledbelly, il personaggio introdotto dalla MacDonald, in Otello basterebbe una lieve modifica al dialogo fra Otello e Iago per inserire l’elemento catalizzatore della tragedia in commedia, che stravolge anche le sorti della stessa Costanza, trasformata dapprima nella figura del fool, attore ignaro di ciò che sta avvenendo. L’intromissione di Costanza produce risultati catastrofici anche per l’ortodossia di Romeo e Giulietta, convertito in farsa in cui Romeo, dal devoto innamorato che era, risulta più incline al libertinaggio, mentre Giulietta sembra possedere una naturale curiosità per la morte. Un misterioso codice alchemico regala alla svampita Costanza l’occasione per emanciparsi dall’immagine di fallimento trasmessa inizialmente, laddove la magia che tramuta il tragico in comico forse scaturisce semplicemente dall’abbandonarsi a una risata liberatoria, guardando il mondo da una prospettiva diversa. Questa rivisitazione burlesca dell’opera del Bardo, nella trama e nel linguaggio usato, dimostra che ogni tragedia contiene in sé i semi di una comicità mancata, in grado di esorcizzare un fato che può cambiare polarità grazie a ingegnosi escamotage. Per informazioni: ufficio del teatro, tel 0444 323725 G.G. appuntamenti 22 marzo h 17.00: Pippi Calzelunghe Fondazione Aida – Glossateatro – Papagena Teatro Astra, Vicenza 24 marzo h 10.00: Il bambino che ascoltava le pietre di Ketti Grunchi Teatro Pasubio, Schio 24/26 marzo h 21.00: Il Dio della Carneficina (Le die du carnage), di Yazmina Reza Nuovo Teatro in coproduzione con Gli Ipocriti regia: Roberto Andò con: Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon, Silvio Orlando Teatro Comunale di Thiene 28 marzo h 21.00: Le Baruffe Chiozzotte, di Carlo Goldoni Piccolo Teatro Città di Chioggia regia: Franca Ardizzon Teatro Pasubio, Schio h 21.00: Plantero y yo, di Juan Ramòn Jiménez con: Adriano Marcolini, Federica Artuso e Andrea Bissoli Teatro Spazio Bixio, Vicenza h 21.00: Carlo, Goldoni e Giorgio, di e con Carlo D’Alpaos, Giorgio Pustetto Carlo & Giorgio Teatro Comunale di Thiene 29 marzo h 21.15: Nel, di e con Alessandro Bergonzoni Maxlive, Costabissara (VI) Musica 14 marzo h 22.00: Morkobot + Bajiji Centro Stabile di Cultura, Via Leogra, SS 46, km 21, San Vito di Leguzzano (VI) h 22.00: djset Mira Aroyo - Ladytron InterZona (magazzini generali), Verona h 22.30: D.A.F. (Deutsch-Amerikanische Freundschaft), Monosonik Fucine Controvento, Marghera (VE) 16 marzo h 20.15: Boris Andrianov – Rem Urasin Edvard Grieg, Astor Piazzolla, Igor Stravinsky, Alfred Schnittke Auditorium Cesare Pollini - Padova 18 marzo h 20.00: Evgenij Onegin Scena lirica in tre atti e 7 quadri - libretto di P.I. Cajkovskij e K. Silovskij dal romanzo omonimo di Aleksandr Puskin, musica di P.I.Cajkovskij Orchestra, Coro e Balletto del Teatro Nazionale di Belgrado Teatro Comunale di Vicenza 20 marzo h 21.00: Quintorigo play Mingus Cinema Teatro Giardino – San Giorgio delle Pertiche (PD) 21 marzo h 21.00: From Hell to Heaven Opera rock sinfonica ispirata alla Divina Commedia Gruppo Rock: Last Dream Silver Symphony Orchestra Coro del Teatro Verdi Teatro Comunale di Vicenza 23 marzo h 21.00: Ornella Vanoni. Più di Me Tour 2009 Teatro Comunale di Vicenza Per informazioni: Agenzia Due Punti srl; tel. 0445 360516 27 marzo h 21.15: The Edge Quintet feat. Alex Sipiagin con: Alex Sipiagin tromba, flicorno Robert Bonisolo sax Michele Calgaro chitarra Marc Abrams contrabbasso Mauro Beggio batteria Teatro Filarmonico di Piove di Sacco (PD) 28 marzo h 22.00: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo + Fake P Centro Stabile di Cultura, San Vito di Leguzzano 8 del14 marzo 2009 numero idee VI pag Bologna, la scienza per tutti D DA NON PERDERE Palazzo Re Enzo e Piazza Re Enzo ospiteranno laboratori guidati e mostre su Marconi, la Memoria, le Rivoluzioni scientifiche e la Matematica delle bolle e delle sfere. Galleria Cavour diventerà uno spazio interattivo per scoprire il fenomeno del Climate Changing. Sala Borsa sarà teatro di incontri e rappresentazioni, come I Racconti dei Ricercatori – quindici incontri con studiosi che spazieranno su tematiche varie,dai segreti della chimica ai rapporti tra scienza e mass media - e Gli astronomi cabarettisti, spettacolo ironico dove le più recenti interpretazioni della fisica si intrecciano ai racconti mitologici dell’età greca e romana. Piazza Galvani ospiterà I dialoghi de la Scienza in Piazza di cui saranno protagonisti numerosi scienziati ed esperti. Tra i temi: che cosa mangeremo? La nostra vita sarà più sicura o più rischiosa? Come se la caverà la natura italiana? Quando saremo tutti uguali? Laboratori DMS, Manifattura delle Arti, ospiteranno una serie di dibattiti dedicati al futuro. Sabato 14 si parla di petrolio con Gennaro De Michele (responsabile area ricerca Enel), domenica 15 di neuroscienza e manipolazione della mente con Lamberto Maffei (della scuola normale superiore) e sabato 21 di scienza e sentimento con le scrittore Antonio Pascale. Piazza Maggiore sarà teatro, nel weekend del 21 e 22 marzo, di Scienza in festa, con eventi, spettacoli e giochi scientifici. Sarà l’occasione per unire in una festa pubblico e animatori, adulti e ragazzi. Giocolieri, artisti, ricercatori contamineranno i loro linguaggi per dimostrare come quello della scienza sia un linguaggio universale, figlio di bisogni primari e ineliminabili: migliorare gli aspetti della vita di ogni giorno e procedere un passo più avanti nella comprensione della natura e del ruolo dell’uomo al suo interno. Tra le altre cose, ci saranno palestre per la mente, esibizioni di robot, dimostrazioni guidate con i supereroi dei fumetti come testimonial e spettacoli dedicati al rapporto tra scienza e indagini di polizia. a giovedì 12 marzo a domenica 22 marzo 2009 si tiene a Bologna la quarta edizione de La Scienza in Piazza®. Per 11 giorni le strade, gli antichi palazzi e le piazze della città saranno animati da eventi eccezionali dedicati alla scienza. Bologna si trasformerà in un grande Science Center di 8.000 mq, un museo scientifico, interattivo e multidisciplinare, adatto al pubblico di tutte le età. Si tratta di un’occasione per saggiare la scienza in prima persona, attraverso spazi dedicati al dialogo tra cittadini e ricercatori. Laboratori e mostre, incontri, spettacoli e caffé scientifici si alterneranno in un mix di proposte in cui scienza, conoscenza, ed emozioni s’incontrano per Immaginare il Futuro, tema conduttore di una manifestazione dove i cittadini sono invitati a partecipare attivamente: immaginare un futuro condiviso partendo dalla conoscenza del presente e del passato. Bambini, giovani e adulti d’ogni età e provenienza culturale e sociale, saranno coinvolti per conoscere di più e per vivere con responsabilità e consapevolezza in un mondo in trasformazione. Una novità di questa edizione è AstroMania. Per celebrare l’Anno Mondiale dell’Astronomia, il Cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio accoglierà un Planetario da 50 posti, con percorsi guidati alla scoperta di stelle e costellazioni, mentre il nostro Sistema Solare prenderà forma lungo Via d’Azeglio. Infine, un ampio spazio sarà riservato a Galileo, un grande scienziato in grado di immaginare il futuro. Ideata nel 2005 dalla Fondazione Marino Golinelli, La Scienza in Piazza® è il progetto che da quattro anni promuove la cultura scientifica in Emilia Romagna. Quest’anno giunge per la prima volta a Bologna, proprio in occasione della ricorrenza dei primi venti anni d’attività della Fondazione Marino Golinelli, impegnata a diffondere sia un concetto positivo della ricerca scientifica, sia un sapere basato sull’unità delle conoscenze scientifiche e umanistiche, che solo insieme formano la base di una cultura completa. Roberta Pileggi La Scienza in Piazza® si terrà a Bologna dal 12 al 22 marzo 2009. Orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00. In occasione del ventennale della Fondazione Marino Golinelli, le attività proposte al pubblico sono gratuite. Per informazioni: tel. 051.6489877, fax 051.389929, e-mail [email protected], web www.lascienzainpiazza.it. 8 del14 marzo 2009 numero saperee sapere esapori VII pag fino al 24 marzo Mostra del Prosecco e del Cartizze DOC Valdobbiane, Località Santo Stefano (TV) Con degustazioni guidate Per informazioni: 0423.976975 13 - 29 marzo 104a Festa di San Giuseppe e 11a Festa della Quaglia allo spiedo Villaganzerla (VI) Tiramesù un dolce ricostituente www.flickr.com/ciana13 16-23-30 marzo h 17.30 e h 20.45: Tecniche di cucina organizzato da Condotta Slow Food di Bassano del Grappa Docente: Chef Gilberto Venturini. Enoteca Pomo D’Oro, tel. 0424.33441 [email protected] - Cellulare Fiduciario +39 339 7831291 17 marzo h 20.30: La Champagne: il suo territorio e i suoi vini Caffè Carducci - Piazza Chilesotti, 19 - Thiene - Tel. 0445365709, evento realizzato con la consulenza di Selectus 19 marzo h 20.00: Serata di degustazione gastronomica con prodotti tipici Ristorante Costa a Selva di Trissino, tel. 0445.960295 È necessaria la prenotazione entro e non oltre il 16 marzo Costo € 28 a persona. Posti limitati Evento a cura di Comitato Festa del Gnocco, Strada del Recioto e Vino di Gambellara, Associazione Coldiretti Vicentina, Comune di Trissino. 22 marzo h 11.30-16.00: 1° Bevilonga di Villa Angarano Bassano del Grappa, lungo il fiume Brenta Lungo un percorso di circa 4 Km sarà possibile degustare i vini dell’azienda vinicola Bianchi Michiel. Per informazioni: www.bevilonga.it - [email protected] Ingresso adulti € 18,00 bambini fino a 10 anni gratuiti, associati Ais,Fisar,Onav € 15,00 25 marzo h 20.00: Le birre lambic belghe alla prova del bollito Birreria Ristorante “Alle Volte” Statale Postumia, 182 - Vicenza - Tel. 0444-255134 Con la partecipazione del gruppo John Martin Italia 30 marzo dalle 9.00: Pedavena ... stile naturale Parco Birreria Pedavena (BL) Il Parco della Birreria Pedavena si animerà con una rassegna dedicata al mondo del biologico e del vivere secondo natura. Per informazioni: tel. 041980528 C erto è che il cambio di stagione non di rado ha conseguenze nefaste per le nostre difese immunitarie e per la nostra carica energetica. Le erboristerie offrono prodotti a base di eleuterococco, ginseng, gingko biloba, guaranà e altre sostanze dai nomi esotici. Il nome di un ricostituente un po’ più facile da pronunciare e da gustare è invece tiramesù. Numerose sono le controversie sulle origini di questa prelibatezza, ormai conosciuta in tutto il mondo: i senesi raccontano di averlo inventato nel XVII secolo per il Granduca di Toscana Cosimo De’ Medici, i torinesi sostengono che il dolce fu inventato per Camillo Benso Conte di Cavour, mentre secondo alcune leggende esso nacque in un ristorante sito nei pressi di una casa chiusa, forse come rimedio alle fatiche delle nottate trascorse. Il padre legittimo del tiramesù viene riconosciuto però in Roberto Linguanotto, detto Loli. Trevigiano, classe 1943, si formò dapprima per 15 anni come cuoco pasticciere, poi come maestro gelatiere. Lavorando al ristorante “Alle Beccherie” di Treviso, Loli si mise alla prova e, incoraggiato a ricercare nuove combinazioni dalla titolare, la signora Alba Campeol, negli anni ’70 inventò il tiramesù, partendo da ingredienti semplici, rispettosi della tradizione, e dall’idea di accontentare il palato di grandi e piccini. Ancora oggi, al ristorante Le Beccherie di Treviso, la famiglia Campeol lo prepara come allora, con la sua originale forma circolare. Valter Crema, invece, anch’egli trevigiano, ha sperimentato il “tiramisù destrutturato”, che si può apprezzare nel ristorante “La Cucina di Crema” di Giavera del Montello. La sua ricetta ricorre come refrigerante all’azoto liquido, elemento utilizzato in questa forma nella cucina molecolare, in un’alchimia che riesce a “gelare” i cibi senza paralizzare per il freddo le papille gustative. L’estetica a strati cromatici del dessert di Valter Crema, invece, è mutuata dalla cucina destrutturata, in cui gli ingredienti di ricette tradizionali assumono una nuova disposizione o struttura, sovente con la separazione di elementi che nella ricetta originaria sono mischiati fra loro. Caffè, savoiardi, mascarpone, uova, zucchero e una spolverata di cacao amaro, opportunamente strutturati o destrutturati, a Treviso, Siena o Vicenza, formano comunque sia una miscela di sicuro impatto, sia per il corpo che per lo spirito. Giulia Galvan Ristorante Le Beccherie, Piazzale Giannino Ancillotto, 9, Treviso Tel.: 0422.540871 La Cucina di Crema Via Montello, 9 Giavera del Montello (TV) Tel. 0422.776042 8 del14 marzo 2009 numero viaggie viaggi eculture VIII pag Aria di Primavera Piccola guida ai parchi e giardini della nostra regione D opo il lungo inverno padano, tipicamente caratterizzato da freddo pungente, fitta nebbia e tanta, tanta pioggia, finalmente ritorna il sole, le giornate si allungano e l’aria si riempie di nuovi profumi e colori. Rinasce la voglia di lunghe passeggiate, di pic-nic domenicali e di respirare a pieni polmoni. Nelle nostre zone, numerosi parchi e giardini sembrano fatti apposta per riscoprire l’incanto della natura che si risveglia. Eccone alcuni. Il Giardino Botanico Alpino San Marco - Valli del Pasubio (Vicenza) Il Giardino Botanico Alpino San Marco si prefigge lo scopo di far conoscere e rispettare l’ambiente circostante. Situato nel comune di Valli del Pasubio, in provincia di Vicenza, ad una altitudine di 1040 m s.l.m, comprende un’area di un ettaro. Buona parte è occupata da un bosco di faggio, ma vi trovano spazio anche un prato montano, una zona umida, un’altra di semina e le “roccere”. Vengono coltivate quasi esclusivamente specie locali, delle Piccole Dolomiti Venete, e in parte delle Prealpi Venete e delle Prealpi meridionali orientali. Il Giardino è gestito dalla Comunità Montana Leogra-Timonchio, attraverso collaborazioni esterne. Per informazioni: www.cmleogratimonchio.it. L’Orto Botanico dell’Università di Padova - Padova L’Orto Botanico di Padova si propone i compiti di far conoscere ai visitatori la flora locale e di contribuire alla salvaguardia della biodiversità. Per questi motivi, all’interno dell’Orto si possono trovare piante dei Colli Euganei e del Triveneto, ma anche piante medicinali, di interesse storico, piante acquatiche, specie esotiche, piante carnivore e velenose. La collezione dell’Orto viene costantemente aggiornata con i nuovi esemplari che vengono scoperti. Inoltre, sono stati ricostruiti degli ambienti naturali, tra i quali la macchia mediterranea, il giardino alpino e la torbiera. L’Orto Botanico è fruibile anche da non vedenti e ipovedenti, attraverso un itinerario specifico, e dal 1997 fa parte del Patrimonio dell’UNESCO. Fino al 31 marzo, sarà aperta, presso il Centro Visitatori dell’Orto, la mostra Un aroma dal nuovo Mondo: la vaniglia. Per informazioni: www.ortobotanico.unipd.it. Il Parco Sigurtà - Valeggio sul Mincio (Verona) Nel pressi del Lago di Garda sorge il Parco Giardino Sigurtà: 600.000 mq che fondono le caratteristiche di un giardino, composto da aiuole dove si coltivano fiori e piante ornamentali, con quelle di un parco, cioè un bosco di alberi ad alto fusto. Le Cinque Grandi fioriture, la Grande Quercia, l’Eremo, i diciotto laghetti fioriti, il Giardino delle Piante Officinali sono alcune delle sue attrazioni. A partire da quest’anno, l’antica fattoria del Parco sarà organizzata in spazio ludico-didattico, dedicato ai bambini e alle famiglie. Inoltre, in occasione del ventesimo anniversario della morte dell’etologo Konrad Lorenz, l’Ufficio Visite Guidate e Didattica ha predisposto numerosi eventi domenicali e percorsi riservati alle scuole. Per informazioni: www.sigurta.it. Spostandoci un po’... I Giardini di Castel Trauttmansdorff Merano (Bolzano) I Giardini di Castel Trauttmansdorff si trovano in Trentino Alto Adige, nella città di Merano, in provincia di Bolzano. Al loro interno trovano posto piante di tutto il mondo, ma è presente anche la ti- pica vegetazione Altoatesina. I sentieri, che si diramano lungo il pendio, percorrono i Giardini acquatici e terrazzati, conducono al Giardino dei sensi, al Giardino giapponese, alla collina dei cactus e delle succulente, oppure alle tradizionali piante coltivate, come ulivi e viti. Al centro dei Giardini si trova il Castello Trauttmansdorff, dove l’imperatrice Sissi vi trascorse soggiorni di cura invernali. Oggi il castello ospita il Touriseum, il Museo del Turismo, che rievoca lo sviluppo del Sudtirolo. Per informazioni: www. trauttmansdorff.it. Roberta Pileggi