Tito Ceccherini Silvia Chiesa Alexander Kaimbacher Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino Soci Fondatori del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Francesco Bianchi Commissario straordinario Zubin Mehta Direttore principale Alberto Triola Direttore generale Gianni Tangucci Consulente artistico del Commissario Straordinario Giorgio Mancini Responsabile artistico MaggioDanza Lorenzo Fratini Maestro del Coro Tiziano Santi Direttore degli allestimenti Collegio dei revisori dei conti Giovanna D’Onofrio Presidente Fabrizio Bini Membri effettivi Sergio Lisi Laura Arcangeli Membro supplente Situazione al 20 luglio 2013 Tito Ceccherini Silvia Chiesa Alexander Kaimbacher Direttore Violoncello Tenore Tito Ceccherini Silvia Chiesa Alexander Kaimbacher Gianluca Cascioli Trasfigurazione per orchestra Composizione vincitrice del Concorso Internazionale Francesco Agnello del CIDIM (2012) Nino Rota Concerto n. 2 per violoncello e orchestra Allegro moderato Andantino cantabile, con grazia - Variazioni I-VI Finale: Allegro vivo Franz Liszt Eine Faust-Symphonie R. 42 per tenore, coro maschile e orchestra Faust Gretchen Mephistopheles per voce solista e coro Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino Maestro del Coro Lorenzo Fratini TeaTro Comunale Venerdì 18 ottobre 2013, ore 20.30 Eugéne Delacroix, Mefistofele appare a Faust TRASFIGURAZIONE di Gianluca Cascioli Il mio brano orchestrale Trasfigurazione (composto nell’estate del 2011) è interamente costruito su un unico tema molto semplice, presentato dai corni all’inizio del brano. Nell’ambito di una fluida e continua variazione del materiale, il tema viene sottoposto a svariate trasformazioni che ne modificano continuamente le caratteristiche ed il carattere: eterofonia da canoni, sviluppo degli intervalli del tema in forma melodica e armonica, aumentazioni e diminuzioni progressive di ritmi ed intervalli, aumentazioni e diminuzioni contemporanee di incisi in maniera puntillistica, polistilismo, quadrati magici esacordali, tecnica dell’armonia orbitale gravitazionale di Roberto Lupi anche unita ad un denso contrappunto dodecafonico. Al culmine di tali metamorfosi il tema perde il suo nobile carattere ini ziale e si ripresenta alla fine del brano in maniera misteriosa e trasfigurata, eseguito da un glockenspiel in lontananza: da questo procedimento strutturale deriva il titolo del brano. [Aprile 2012] La Commissione Giudicatrice del Concorso Internazionale Francesco Agnello del CIDIM (2012), composta da Marzio Conti, Yoram David, Gustav Kuhn, Ruben Jais e Marcello Panni, ha assegnato il premio a Trasfigurazione di Gianluca Cascioli con la seguente motivazione: “per l’efficace scrittura orchestrale, l’abilità nel trattamento tematico e la fruibilità discorsiva”. Gianluca Cascioli è nato a Torino nel 199 ed ha studiato pianoforte con Franco Scala all’Accademia Pianistica di Imola e composizione con Ruo Rui al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e successivamente con Alberto Colla. La sua carriera è iniziata nel 1994 con la vittoria del Concorso Pianistico Internazionale Umberto Micheli, la cui giuria, presieduta da Luciano Berio, era composta da eminenti personalità del mondo della musica, tra cui Elliott Carter, Maurizio Pollini e Charles Rosen. Da allora si è esibito nelle principali sale da concerto del mondo e con le più prestigiose orchestre europee ed americane tra cui i Berliner Philharmoniker, la Boston Symphony, la Camerata Salzburg, la Chamber Orchestra of Europe, la Chicago Symphony, l’English Chamber Orchestra, la London Philharmonic, la Los Angeles Philharmonic, la Mahler Chamber Orchestra, la New York Philharmonic, l’Orchestra Filarmonica della Scala, la Philharmonia Orchestra, la Royal Concertgebouw di Amsterdam, i Wiener Symphoniker e i Wiener Philharmoniker, collaborando con illustri direttori quali Claudio Abbado, Ashkenazy, Chung, Gergiev, Harding, Muti, Maazel, Mehta, Temirkanov e Rostropovič. Ha inoltre eseguito un vasto repertorio di musica cameristica con Rostropovič, Bashmet, Vengerov, Frank Peter Zimmermann, Hagen e Sabine Meyer. Dal 199, Cascioli ha effettuato varie registrazioni per Decca e Deutsche Grammophon e le sue composizioni sono state eseguite in sedi prestigiose, quali la Musikhalle di Amburgo, la Wigmore Hall di Londra e il Palau de la Musica di Barcellona. Nel 2009 ha ricevuto il 2° Premio al 2° Concorso Internazionale di Composizione I.C.O.M.S. con il suo primo Trio per violino, violoncello e pianoforte. Nel 2010 i suoi Tre pezzi lirici per violino e pianoforte ricevono all’unanimità il 1° Premio al 2° Concorso I.C.O.M.S. Sempre nel 2010 la giuria del XVI Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto” presieduta da Ennio Morricone gli conferisce il“Premio Mozart”per la sua Fantasia per pianoforte e orchestra. Nel 2012 Cascioli vince il 1° Premio alla prima edizione del Concorso Nazionale di Composizione“Francesco Agnello”, con il suo brano orchestrale Trasfigurazione. GIANLUCA CASCIOLI Trasfigurazione per orchestra Composizione vincitrice del Concorso Internazionale Francesco Agnello del CIDIM (2012) Periodo di composizione: estate 2011 Prima esecuzione: Palermo, Teatro Politeama Garibaldi, 9 novembre 2012 Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, percussioni e archi Durata: 10 minuti circa A lato, Mark Rothko, No. 16 (Red, White, and Brown), 1957 9 UNA MISTERIOSA MALINCONIA FELICE di Gregorio Moppi 10 Cresciuto a Milano in una famiglia di musicisti, fin da piccolo Nino Rota dimostra uno straordinario talento compositivo.“Io imparai tutto quel che mi serviva a sette anni”, confesserà da grande in un’intervista. Il solfeggio, per esempio, lo apprende da Alessandro Perlasca che faceva scuola in casaToscanini:“Dopo un anno di lezioni sapevo scrivere tutto quello che volevo. Scrissi allora sinfonie, oratori, riempii quintali di carta da musica, perché il mio divertimento era quello di far musica”. Una facilità nel comporre che Rota non smarrisce crescendo e che, anzi, riverserà nel suo modo franco, diretto, lineare di intendere la comunicazione musicale, ciò che la critica togata nostrana, lui vivente, e fino a una manciata di anni fa, non gli perdona. Tra i tanti pentagrammi anneriti allora ci sono anche quelli di un Concerto per violoncello e orchestra datato 192: Rota ha quattordici anni - ma per ascoltarne la prima esecuzione bisogna attendere i nostri giorni. È l’epoca in cui il talentuoso ragazzino studia con Ildebrando Pizzetti (il quale però si adira con lui quando, contravvenendo al suo parere, scrive l’operina Il principe porcaro, tratta da una fiaba di Andersen, che comunque rimane ineseguita fino al Duemila), poi con Alfredo Casella a Roma, dove entra in confidenza con il bel mondo politico e artistico della città: i venerdì d’arte di Margherita Sarfatti, la visita al Duce, le domeniche di letterati e pittori a casa di Leonetta Cecchi alla cui figlia, Suso, insegna il piano, l’amicizia con Fedele D’Amico (che di Rota disse: “Suonava il pianoforte come altri mangiano”), la frequentazione di Bontempelli, Pirandello, Moravia, Pavolini, Savinio, Palazzeschi, Barilli, Ungaretti. Tuttavia Toscanini lo spinge a prender la strada dell’America e si adopera in prima persona per procacciargli una borsa di studio, cosicché nel 1931-32 Rota frequenta il prestigioso Curtis Institute di Filadelfia come allievo di Rosario Scalero per la composizione e di Fritz Reiner per la direzione d’orchestra. Al ritorno in Italia comincia a insegnare, dapprima a Taranto, poi al Conservatorio di Bari (di cui sarà direttore amatissimo e lungimirante dal‘0 al‘), e a collaborare con la Lux Film per sbarcare il lunario durante la guerra. Ammiratore di Stravinskij, assai interessato alla musica del Novecento e finissimo conoscitore di quella del passato, Rota resta sempre legato a una concezione artigianale del comporre, senza mai tentare sperimentazioni avanguardistiche. E dunque: forme simmetriche, melodie sempre in bella evidenza e ben profilate, sviluppo armonico limpido, privo di ostacoli dissonanti. Eppure non tutto è luce e disimpegno. Il candore di Rota, dice infatti Mario Soldati, che di lui si avvale per cinque dei suoi film, dissimula un“riposto senso tragico, l’incessante presentimento della morte, che però non pesa, anzi conferisce una straordinaria leggerezza, un’ineffabile grazia a melodie struggenti, perfette, chiuse nella loro malinconia misteriosamente felice”. L’energia creativa di Rota si riversa principalmente nella musica per il grande schermo, oltre 14 titoli. Memorabili le colonne sonore per Federico Fellini con cui instaura un sodalizio di ferro dallo Sceicco bianco (192) a Prova d’orchestra (199, anno della morte). Inoltre collabora con Visconti, Monicelli, Zampa, De Filippo, Damiani, Zeffirelli, King Vidor, Francis Ford Coppola (Il padrino parte II gli vale l’Oscar). Colonne sonore a parte, l’ispirazione del compositore si concretizza pure in lavori strumentali e teatrali che solo di rado riscuotono un successo adeguato al loro valore (è il caso dell’opera Il cappello di paglia di Firenze, 19; del balletto La strada dal film di Fellini, 19, protagonista Carla Fracci), poiché quanto di non 11 Cinque caricature di Nino Rota disegnate da Fellini per la copertina del disco Rota. Tutti i film di Fellini cinematografico oltrepassa la soglia della sua bottega, sul momento non riesce a solleticare l’attenzione di nessun influente maestro di pensiero, vigendo il cliché di un Rota ottimo autore di musica applicata e nulla più. E certo non giovava alla sua reputazione di musicista ‘serio’ l’aver firmato perfino un tormentone nazionalpopolare come Viva la pappa col pomodoro cantato dal Giamburrasca tv Rita Pavone. Invece volge decisamente verso l’apprezzamento unanime il giudizio che viene offerto oggi alle sue pagine extra cinematografiche: una rettifica storicocritica favorita sia dallo sgretolamento delle opprimenti sovrastrutture ideologiche che dal dopoguerra, per mezzo secolo, hanno condizionato anche l’estetica musicale, sia dal favore sempre crescente verso la produzione strumentale di Rota NINO ROTA Concerto n. 2 per violoncello e orchestra Allegro moderato Andantino cantabile, con grazia - Variazioni I-VI Finale: Allegro vivo Periodo di composizione: 193 Prima esecuzione: Bari, 1 maggio 19 Organico: ottavino, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi Durata: 2 minuti circa 12 dimostrato dagli interpreti delle generazioni più giovani - a darne autorevolmente il ‘la’, a metà anni Novanta, è stato Riccardo Muti, grato al compositore per avergli fatto da mentore quando era studente al Conservatorio di Bari. Rota maturo ha lasciato due Concerti per violoncello e orchestra, quasi gemelli per data di stesura. Il primo è infatti del dicembre 192, l’altro lo segue di pochi mesi (ma poté essere programmato soltanto postumo, nel 19 a Bari). E se quello appare corrusco, impregnato di umori tardoromantici, in questo viceversa si riflette una limpidezza mozartiana resa attraverso un organico orchestrale di dimensioni classiche. Il ‘2 è l’anno di uscita del Padrino, le cui musiche diventano subito di culto, anche se procurano un bel po’ di grattacapi all’autore perché in un tema viene riconosciuto il profilo di un’altra sua melodia utilizzata in una vecchia pellicola di Eduardo De Filippo, il che, fra l’altro, spinge l’Academy Award a escludere Rota dalla nomination per l’Oscar. Mentre nel‘3, attorno al Concerto n. 2 per violoncello dedicato a Mstislav Rostropovič, si dispongono i primi abbozzi per Amarcord di Fellini, per Il padrino parte II e per l’opera Napoli milionaria su libretto che Eduardo ricava dalla propria commedia. Il Concerto n. 2 si apre su un“Allegro moderato”nel cui incipit è possibile intravedere la memoria dell’inizio del Concerto per violino e orchestra K. 21 di Mozart, che però nel prosieguo del decorso melodico si tramuta, di tanto in tanto e giusto per poche battute, in un mascherone crudele e sarcastico alla Šostakovič. Segno che sotto il sorriso rassicurante Rota continua a celare qualcosa d’altro (e torna in mente quel che affermava Soldati). Il secondo movimento“Andantino cantabile, con grazia”- al quale sembrerebbe aver fatto da modello il Čajkovskij delle Variazioni rococò - poggia su un motivo pseudosettecentesco impettito eppure un po’ smorfioso da cui si srotola una sequenza di sei variazioni con molte agilità e qualche sentimentalismo. Sull’epilogo sospeso dell’ultima variazione s’innesca il Finale che esaspera, sì, il vitalismo di quanto l’ha preceduto, però sempre molleggiandosi con il solito, candido disincanto serafico tra le arrotate volatine del violoncello. 13 LISZT E IL MITO DI FAUST di Cesare Orselli 14 Nella letteratura mondiale, nello scorrere dei secoli, vengono riletti costantemente, sottoposti a continui ripensamenti, reinterpretazioni e stravolgimenti, miti e personaggi portatori di straordinari valori simbolici, come Orfeo, Ulisse, Don Chisciotte, Don Giovanni: ristretta schiera di figure che sono divenute, come ha scritto Paul Valéry, “patrimonio dello spirito universale”, perché “vanno al di là di ciò che furono nell’opera dei loro autori, strumenti consacrati per sempre all’espressione di taluni estremi dell’umano e dell’inumano”. Tra questi personaggi emblematici, non molti possono vantare la vitalità e l’universalità del dottor Faust, protagonista del capolavoro di Johann Wolfgang Goethe e del novecentesco romanzo di Thomas Mann, che affonda le sue radici nelle leggende medievali di uomini che stringono patti con il diavolo e, insieme, nella rinascimentale concezione del sapere come affermazione dell’uomo e come penetrazione dei misteri della natura. Nessuna età meglio di quella illuministica - tutta pervasa di spirito scientista, animata da ambiziose volontà di rinnovamento intellettuale e alla ricerca di una diversa spiritualità laica da contrapporre alla religione ufficiale, fosse essa il cristianesimo cattolico o quello protestante - poteva riconoscersi in questo Ulisse medievale, inteso “a seguir conoscenza” attraverso le più esaltanti e spregiudicate esperienze umane e intellettuali. Ecco dunque, dopo la tragedia faustiana di Marlowe (1) e il dramma di Calderón de la Barca El Mágico prodigioso (13), in pieno Sturm und Drang, il poema drammatico del primo Faust di Goethe, sottoposto a una complessa elaborazione fra il 13 e il 10 e concluso, con la Seconda parte della tragedia, nel 132. Non è questa la sede per analizzare puntualmente la ricchezza delle tematiche espresse da Goethe nel suo Faust, la portata universale di questo testo drammatico che aspira a divenire una sorta di vangelo della problematica dell’uomo moderno, ormai calato in clima romantico: basti solo ricordare, per quanto riguarda la sfera musicale, che dal dramma goethiano furono suggestionati quasi tutti i compositori dell’Ottocento e Ferruccio Busoni, ognuno esaltando secondo la propria sensibilità ora questo ora quel motivo. Ma prima dell’incontro di Berlioz con il mito faustiano nelle giovanili Huit scènes del 12, Beethoven non era andato oltre la Canzone della pulce di Mefistofele, Schubert si era concentrato esclusivamente sulla figura di Margherita (con quattro stupendi Lieder) e Mendelssohn nel ‘30-31 musicherà solo la Walpurgisnacht; nessuno, insomma, aveva voluto affrontare appieno la tematica faustiana centrale, il demonismo - così cara, fra gli altri, a un letterato come Hoffmann e a un musicista come Weber. Ed anche il giovane Berlioz non aveva osato cimentarsi con una tematica tanto complessa, limitandosi a raffigurare Margherita e Mefistofele (con la Canzone della pulce e una Serenata), e ignorando del tutto l’affascinante protagonista e i suoi problemi esistenziali che a noi appaiono così moderni e laceranti. In seguito, accanto ai notissimi melodrammi di Gounod (19) e di Boito (Mefistofele, 1-), si debbono citare le Scene del Faust di Schumann (interessanti per il grande spazio assegnato alla mistica scena finale del Secondo Faust, quella che poi ispirerà l’Ottava sinfonia di Mahler), l’Ouverture e sette pezzi di Wagner, e quel capolavoro che è l’oratorio scenico La dannazione di Faust. In esso Berlioz, recuperando nel 14 le precedenti Huit scènes, ne rivela il carattere non già di infatuazione della prima età, ma di un testo poetico in cui Berlioz abbia individuato, come in uno specchio, alcuni aspetti della sua personalità in divenire, il compimento di un processo di maturazione interiore. 1 Da Berlioz appunto partiremo per considerare la Faust-Symphonie, poiché fu il maestro francese a rivelare a Liszt diciannovenne il Primo Faust nella traduzione francese di Gérard de Nerval, la stessa utilizzata nelle Huit scènes de Faust e nella Damnation, quando la“leggenda drammatica”di Berlioz verrà dedicata proprio a Ferenc Liszt. Il quale, a sua volta, dal tema di Faust trasse ispirazione per un considerevole numero di composizioni: vari Lieder su testo di Goethe, due episodi sinfonici dal Faust di Nicholas Lenau (di cui uno è la celebre Mephisto-valse) quattro valzer e una polka di Mefisto per pianoforte, e, soprattutto la Faust-Symphonie che costituisce il documento più alto e rappresentativo dell’incontro fra il musicista e l’eroe di Goethe. Composta fra l’agosto e l’ottobre 14, dedicata a Berlioz, e sottoposta a elaborazioni e rifacimenti fino al 10 (da una prima stesura per orchestra senza trombe, tromboni e percussioni), essa appartiene a quel ciclo di poemi sinfonici la cui struttura e carattere Liszt andò elaborando e definendo proprio sull’esempio della Sinfonia fantastica. Per Liszt, non si tratta quasi mai di “illustrare” pedissequamente, magari con prevedibili effetti onomatopeici, una vicenda che si snodi secondo un preciso ordine logico o di tempo: il poema sinfonico lisztiano - e in questo si rivela più libero e moderno di quello di Strauss - è la ricreazione fantastica di un “clima” spirituale, di una situazione sentimentale, e sarebbe perciò difficile e vano ricercare nei Préludes o in Mazeppa rispondenze con questo o quel verso di Lamartine FRANZ LISZT Eine Faust-Symphonie R. 425 per tenore, coro maschile e orchestra Faust Gretchen Mephistopheles per voce solista e coro Periodo di composizione: agosto-ottobre 14 Prima esecuzione: Weimar, Großherzögliches Hoftheater, settembre 1 Organico: ottavino, 3 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, organo, arpa e archi Durata: 0 minuti circa Ultima esecuzione nelle Stagioni del Teatro: Stagione Sinfonica 194- Teatro Comunale, 1, 1 marzo 19 Tenore Carlo Gaifa - Direttore Juri Aronovich 1 o di Hugo. Non diversa è la Sinfonia Faust, la quale, infatti, non“narra”alcun episodio del testo letterario, ma si articola in tre ritratti (Charakterbilder) rispondenti ai principali personaggi del dramma: Faust, Margherita e Mefistofele. L’originalità dell’opera, oltre che in questo“taglio”, che ne giustifica l’attributo di“sinfonia”, è da ricercarsi soprattutto nella ricchezza del materiale tematico, nella sua libera organizzazione formale e nella stupefacente capacità che Liszt dimostra nell’utilizzarlo in mutate forme armoniche e melodiche in tutta la composizione, con un procedimento ciclico che - già sperimentato nella grandiosa Sonata in si minore anticipa di molto le soluzioni dei tardo-romantici. La sinfonia è infatti costruita su otto temi: i primi cinque esposti nel primo movimento (Faust), altri due riferiti a Margherita, e un solo nuovo spunto in Mefistofele, auto-citazione dal concerto Malédiction. Essi sono dotati di una spiccata potenza evocativa, pur nella concisione con cui sono enunciati, in virtù della loro estrema caratterizzazione e differenziazione. Il primo tema, dato nelle primissime battute alle viole e ai violoncelli è uno straordinario esempio di inciso melodico integralmente dodecafonico: esso infatti presenta - per la prima volta dopo la celebre serie del Don Giovanni - tutti i dodici suoni della scala cromatica; e per il suo carattere interrogativo e angoscioso alcuni esegeti lo hanno riferito al primo monologo di Faust nello studio, nel quale egli denuncia l’insoddisfazione di tutte le ricerche e il suo desiderio di attingere ai più riposti problemi della natura e dell’esistenza. Esso è seguìto da un inciso brevissimo di due battute: una settima maggiore (sol diesisla) e una terza (la-do diesis), affidate a oboi, clarinetti e fagotti, ci portano già nel clima armonico ed espressivo, di pungente struggimento, del Preludio al Tristano e Isotta. Il terzo spunto ha un disegno ritmicamente più marcato, e compare negli archi all’Allegro agitato ed appassionato, che esprime il risorgere, in Faust, del desiderio di vita e di azione; mentre il quarto è propriamente un tema d’amore, costituito da una morbida melodia discendente dell’oboe, intrecciata con brevi incisi di viole e celli, di un colore che anticipa analoghe invenzioni di Čajkovskij. L’ultimo dei temi riferiti a Faust, per il suo profilo incisivo e vigoroso, suole essere ricondotto all’episodio in cui il filosofo nel suo studio traduce il primo versetto del Vangelo di Giovanni“In principio era l’azione”. Il ritratto di Margherita utilizza solo due temi: il primo, enunciato dall’oboe con la viola, presenta un disegno di estrema semplicità, nel suo candido diatonismo, e acquista un sapore vagamente arcaico, quasi fosse pensato in relazione alla Canzone del re di Thule; l’inciso degli archi cui è sovrapposta, per il suo andamento cadenzato, regolare, può suggerire il ricordo dell’arcolaio di Margherita. L’altro tema, di carattere non contrastante, completa l’immagine della fanciulla: è un“dolce amoroso” al quale si uniranno, nell’ampio sviluppo, i temi di Faust, e dal loro intreccio scaturirà una sorta di scena d’amore. Il terzo protagonista della sinfonia è Mefistofele, lo spirito della negazione, il maligno: e qui Liszt ci offre una definizione del personaggio più sottile e inquietante che nelle altre composizioni ispirate a Mefisto. Esso non è un personaggio autonomo, ma un rovescio, un altro volto di Faust; la musica di questo movimento è trasfor1 di una sensibilità romantica, imbevuta di slanci eroici e di appassionate idealità; come creazione di un artista aperto alle più diverse voci europee, sintetizzate in una luminosa, quanto effimera “unità” culturale; come documento di una ideologia squisitamente borghese che vede nella donna l’angelo redentore: e ognuna di queste interpretazioni contiene una sua parte di verità. Ma anche sotto il profilo linguistico la composizione si rivela di una ricchezza imprevedibile: oltre alle anticipazioni già notate, si dovrà ricordare che il tema dodecafonico di apertura venne utilizzato da Wagner come “Sogno di Sieglinde” nel secondo atto de La Walkiria; che la ricerca timbrica di Liszt lascerà tracce sensibili in Rimskij-Korsakov ed anche in Mahler, oltre che, occorre dirlo?, in Richard Strauss; e che nel ritratto di Mefistofele, come ha notato il Graziosi,“c’è un passo di strumentini con acciaccature che è l’esatto precedente del quadro musorgskiano dei Pulcini che danzano nei gusci orchestrato da Ravel”. È passato ormai il tempo in cui Liszt veniva considerato soltanto uno strabiliante atleta della tastiera, ma mediocre compositore, amante dell’effetto facile, della melodia larga e sensuale, dei virtuosismi gratuiti. Oggi è possibile guardare alla sua musica come al più ricco crogiuolo di tutto l’Ottocento, ricolmo sì di efflorescenze romantiche, ma anche di profetiche premonizioni (l’impressionismo, il ritorno al Gregoriano, la scala esatonale, gli estremi approdi del cromatismo) e sottoscrivere l’affermazione provocatoria di Bartók:“per lo sviluppo ulteriore dell’arte musicale, le sue composizioni sono più importanti sia di quelle di Wagner che di Strauss”. Ma c’è ancora un aspetto che ci fa avvicinare a Liszt con rinnovato interesse ed amore: è la sua capacità di aderire ad ogni tematica e ad ogni situazione con sempre rinnovato, ma sostanziale candore ingenuo; è il suo non frapporre mai fra l’oggetto dell’emozione e la sua forma musicale alcun filtro intellettualistico; è il suo essere diametralmente opposto a certa civiltà novecentesca, ipercritica, asettica, condannata a rapida consunzione. È il suo cantare ex abundantia cordis che lo fa apparire a noi, attori di un’epoca scettica e disincantata, sovrano di un paradiso di umanità perduta. mazione sarcastica, beffarda dei temi di Faust, che appaiono contorti, sfigurati nel profilo melodico come nella scansione ritmica, qui di particolare leggerezza e pungenza. Unico materiale nuovo è un frammento accordale del concerto per pianoforte ed archi Malédiction. Solo il tema di Gretchen, che compare quasi alla fine, resta incontaminato da questo travolgimento, e la sua “presenza” sconfigge l’influenza negativa di Mefistofele, riportando alla loro forma primitiva i vari temi faustiani. A rendere più solenne la vittoria della forza dell’amore su quella della negazione (nell’ultimo episodio del dramma goethiano Margherita, Una Poenitentium divenuta spirito angelico, intercede per Faust, che ha perduta la scommessa con il diavolo e sarebbe condannato in eterno), Liszt ha aggiunto ai tre ritratti un Coro mistico con un tenore solista che intona gli ultimi versi del poema: il tema che compare alle parole “Das ewig Weibliche” (l’eterno femminino) è, ancora una volta, la candida melodia di Margherita. Sono molte le prospettive da cui considerare un’opera assai complessa come la Faust-Symphonie: la si può leggere come uno dei più felici e pieni conseguimenti 1 JOHANN WOLFGANG GOETHE Faust II, Atto V CHORUS MYSTICUS Alles Vergängliche Ist nur ein Gleichnis; Das Unzulängliche, Hier wirds Ereignis; Das Unbeschreibliche, Hier ist es getan; Das Ewig-Weibliche Zieht uns hinan. CORO MISTICO Tutto l’effimero è solo un Simbolo, qui l’Incompiuto si realizza, l’Indescrivibile si compie qui. L’Eterno Femminino ci trae verso l’alto. (traduzione di Cesare Orselli) 19 D I SCOGRAFIA d i G i us e p p e R o s s i La discografia di Tito Ceccherini pubblicata da Amadeus, Callisto Records, Col legno, Coviello Classics, Kairos, Stradivarius include l’opera Alessandro di Gian Francesco de Majo, Lohengrin e Luci mie traditrici di Sciarrino, un recital di arie di Händel cantate da Angelo Manzotti e varie pagine sinfoniche di Castiglioni, Daughery, Debussy, Nyman, Poulenc, Satie, Scelsi, Sciarrino, Solbiati. Silvia Chiesa ha inciso le Sonate di Chopin e Debussy e le cinque Chansons d’élite di Azio Corghi (Concerto), le Sonate e Chant saphique di Saint Saëns (Amadeus), le Sonate di Brahms e la Sonata Arpeggione di Schubert (Decca), i Concerti per violoncello di Nino Rota (Sony) e, come componente del Trio Italiano, musica da camera di Schubert (ARTS), Robert e Clara Schumann (Amadeus). Alexander Kaimbacher ha inciso opere sacre di Mozart (Preiser) e Schubert (Carus e Gramola), Das Land des Lachelns di Lehár (Cpo) e Hamlet di Nancy van de Vate (Vienna Modern Masters) La discografia di Gianluca Cascioli è pubblicata da DG, Decca, Hänssler Classic, Novalis e include opere di Bach, Beethoven, Boulez, Chopin, Debussy, Falla, Ligeti, Liszt, Prokof’ev, Scarlatti, Schumann, Schönberg, NINO ROTA Concerto n. 2 per violoncello e orchestra Enrico Bronzi - I Musici di Parma - Concerto 200 Silvia Chiesa - Corrado Rovaris - Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Sony 2011 Friedrich Kleinhapl - Dirk Kaftan - Augsburg Philharmonic Orchestra Ars Produktion 2010 Dmitry Yablonsky - Daniel Boico - I Virtuosi Italiani - Chandos 2000 Appartenenti all’ultimo periodo della creatività di Nino Rota i due Concerti per violoncello e orchestra risalgono agli inizi degli anni Settanta e restano fra i frutti più squisiti della sua produzione “classica”. Il secondo in tre tempi sembra guardare al Settecento e parte, senza intenzioni di ironico distacco, da una reminiscenza del Concerto per violino K. 21 di Mozart. Molto belle sono le quatto incisioni attualmente disponibili, tutte realizzate negli ultimi anni e provviste di una eccellente qualità tecnica. Si segnala in particolare la più recente registrata da Silvia Chiesa e Corrado Rovaris con l’Orchestra Nazionale della Rai. Le doti tecniche e la fantasia espressiva della solista e l’eleganza del direttore puntano in comune accordo ad un’esecuzione fresca e spontanea, capace di illustrare la 20 finezza della scritta di Rota e insieme il suo immediato candore espressivo senza ombra di affettazione e compiacimento. FRANZ LISZT Eine Faust-Symphonie R. 425 per tenore, coro maschile e orchestra Ernest Ansermet - Werner Krenn - Orchestra della Suisse Romande Coro Pro Arte di Losanna - Decca 19 Ataulfo Argenta - Orchestre de la Société du Conservatoire - Urania, EMI 19 Daniel Barenboim - Plácido Domingo - Berliner Philharmoniker Coro dell’Opera di Stato di Berlino - Teldec 199 Thomas Beecham - Alexander Young - Royal Philharmonic Orchestra Beecham Choral Society - EMI 19 Leonard Bernstein - Charles Bressler - New York Philharmonic Choral Arts Society of Philadelphia - Sony 190 Leonard Bernstein - Kenneth Riegel - Boston Symphony Orchestra Tanglewood Festival Chorus - DG CD, DVD 19 Riccardo Chailly - Hans Peter Blochwitz - Orchestra del Concertgebouw Groot Omreopkoor - Decca 1991 James Conlon - John Aler - Orchestra Filarmonica di Rotterdam Coro Filarmonico Slovacco - Erato 193 Antal Doráti - Lajos Kozma - Orchestra e Coro del Concertgebouw di Amsterdam Philips 192 János Ferencsik - György Korondy - Orchestra Sinfonica di Stato Ungherese Coro dell’Armata Ungherese - Hungaroton 19 Iván Fischer - Hans-Peter Blochwitz - Budapest Festival Orchestra - Philips 200 Alexander Gauk - Grande Orchestra Sinfonica dell’Urss - Brilliant Classics 192 Jascha Horenstein - Ferdinant Koch - Orchestra Sinfonica e Coro della Radio di Baden-Baden - VOX 19 Jascha Horenstein - John Mitchinson - BBC Northern Symphony and Singers Music & Arts, BBC Legends 192 Eliahu Inbal - Janyi Zhand - Orchestra Sinfonica e Coro della Radio di Berlino Denon 1992 Neeme Järvi - Juhan Tralla - Orchestra Sinfonica e Coro Nazionale Estone VAI 2010 András Ligeti - András Molnár- Orchestra dell’Accademia Franz Liszt Coro dello Stato Ungherese - Hungaroton, Naxos 1994 Fabio Luisi - Peter Dvorsky - Orchestra Sinfonica e Coro della Radio di Lipsia G.I.B. Classics 199 Kurt Masur - Klaus König - Orchestra del Gewandhaus di Lipsia Coro della Radio di Lipsia - EMI 199 Riccardo Muti - Gösta Winbergh - Philadelphia Orchestra Westminster College Chorus - EMI 192 Gianandrea Noseda - Bbc Philharmonic Orchestra - Chandos 200 Simon Rattle - Peter Seiffert - Berliner Philharmoniker Coro Filarmonico di Praga - Ernst Senff Chor - EMI 1993 21 Giuseppe Sinopoli - Vinson Cole - Staatskapelle Dresden Coro dell’Opera di Stato di Dresda - DG 199 Georg Solti - Siegfried Jerusalem - Chicago Symphony Orchestra Chicago Symphony Chorus - Decca 19. Christian Thielemann - Endrik Wottrich - Staatskapelle Dresden Sächsischer Staatsopernchor Dresden - C Major DVD 2011. trich, collocato fra le file del coro, ma l’intervento del tenore solista è tanto breve quanto impervio e la discografia con poche eccezioni (il suggestivo Bressler della prima incisione di Bernstein, Blochwitz con Chailly, Kozma con Doráti) offre un variegato campionario di prestazioni più o meno infelici. Ataulfo Argenta, Aleksandr Gauk e Gianandrea Noseda hanno registrato la versione originale priva del conclusivo Chorus mysticus cantato da un tenore e un coro maschile, tutti gli altri direttori seguono la stesura più nota. Leonard Bernstein è sempre stato un convinto assertore della profetica grandezza della FaustSymphonie di Liszt, rivelatagli fin nel lontano 1941 dall’ascolto a Boston dei primi due tempi diretti da Koussevitzky, del quale l’anno dopo sarebbe divenuto assistente. Nel 190, quando era direttore della New York Philharmonic, riuscì a convincere gli scettici responsabili della Columbia a realizzarne un’incisione in studio (con il tenore Charles Bressler), bellissima ma dall’esito commerciale deludente. Molti anni dopo tornò alla carica, questa volta con la DG, convincendo la casa tedesca a filmare la propria esecuzione del capolavoro di Liszt durante un concerto a Boston e subito dopo a registrarla in disco. Un’incisione superba che migliora sensibilmente il risultato di sedici anni prima e che domina tuttora la discografia dell’opera, nonostante la concorrenza delle pregevoli versioni di Beecham, Horenstein, Barenboim, Solti, Muti, Chailly, Sinopoli e Rattle. La diffusione in DVD di quel concerto del 2 luglio 19 ha aggiunto nuovi spunti di riflessione su un esito fra i più alti dell’intera carriera del direttore. Bernstein legge nella partitura lisztiana le prefigurazione del mondo di Mahler e vi riversa tutta la propria istrionica genialità interpretativa sbalzando i personaggi del poema di Goethe evocati dai tre tempi della Sinfonia con evidenza teatrale. I mille preziosismi della scrittura sinfonica di Liszt sono illustrati con virtuosismo impareggiabile ma senza inutili compiacimenti nello sforzo costante di collegarli al serrato percorso narrativo che si dipana con la violenza trascinante di un turbine fino al cantico finale. L’esecuzione di Christian Thielemann fu registrata nel febbraio del 2011 a Dresda in occasione delle celebrazioni del duecentesimo anniversario della nascita di Liszt. Rispetto alla lettura fremente e visionaria di Bernstein tutta tesa a prefigurare lontani orizzonti mahleriani il direttore tedesco sembra puntare piuttosto a sottolineare i riferimenti della partitura al passato e soprattutto al primo Wagner. I suoi tempi comodi favoriscono un fraseggio ampio e rotondo che nel tormentato ritratto di Faust si carica di tensioni maggiormente interiorizzate e nel secondo tempo dedicato a Gretchen si dilata in un diafano lirismo evocativo di certe pagine del Lohengrin. Anche il ritratto di Mefistofele non possiede la sfrenatezza capricciosa della ricreazione di Bernstein assumendo contorni misurati e composti nel tratteggiare un demonio meno estroverso e tumultuoso che non rinuncia alle buone maniere. Si riaffacciano prepotenti suggestioni wagneriane nell’Andante mistico finale che Thielemann restituisce con la dovuta maestosa solennità a coronamento di un’esecuzione comunque notevolissima condotta nel solco della grande tradizione tedesca. Unico motivo di disappunto la voce faticosa e la dizione impastata di Endrik Wot22 23 B IOGRAFIE TITO CECCHERINI Considerato tra i direttori più colti, profondi e di talento dei nostri giorni, Tito Ceccherini sta diventando un punto di riferimento per l’interpretazione del repertorio moderno: particolarmente apprezzata in quest’ambito l’esecuzione del Chant du Rossignol di Stravinskij con la HR-Sinfonieorchester di Francoforte al Festival d’Automne di Parigi. Appassionato interprete di musica del nostro tempo, collabora intensamente con compositori come Hugues Dufourt, Ivan Fedele, Philippe Hurel e Salvatore Sciarrino. Fra le numerose prime assolute, degne di nota sono l’esecuzione postuma di Sette di Niccolò Castiglioni, diverse opere di Salvatore Sciarrino (Lohengrin 2, Da gelo a gelo, Superflumina) e La Cerisaie di Philippe Fénelon al Teatro Bolš’oj e all’Opéra de Paris. Fondatore dell’ ensemble “Risognanze”, affronta regolarmente i capolavori del repertorio cameristico moderno da Debussy ai nostri giorni e realizza numerose registrazioni discografiche (Sciarrino, Castiglioni, Grisey). La sua attività concertistica lo ha portato a dirigere prestigiose orchestre come la BBC Symphony londinese, la HR-Sinfonieorchester di Francoforte, la SWR di Stoccarda, la Deutsche Radio Philharmonie, la Tokyo Philharmonic, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra del Teatro La Fenice, l’Orchestra Sinfonica di Milano “G. Verdi”, l’Orchestra del Teatro San Carlo, l’Orchestre de Chambre de Genève, la OSI di Lugano, la Haydn di Bolzano, l’Orchestra della Toscana, ed ensemble rinomati, fra i quali il Klangforum Wien e il Contrechamps, in sedi prestigiose e Festival internazionali quali la Philharmonie di Berlino, la Suntory Hall di Tokyo, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Cité de la Musique, il Festival d’Automne, lo Schwetzingen Festspiele, la Münchner Biennale, il Festival Musica di Strasburgo. Nell’agosto del 2012 ha fatto il suo debutto al Festival di Lucerna dirigendo il nuovo progetto“Pollini Perspectives”con il Klangforum Wien e i Neue Vocalsolisten, progetto presentato anche a Tokyo (Suntory Hall), Parigi (Salle Pleyel), Berlino (Philharmonie) e Milano (Teatro alla Scala). Sempre nel 2012 ha inaugurato il nuovo Festspielhaus a Erl (Austria), con un’acclamata interpretazione del Castello di Barbablù di Bartók. Tito Ceccherini ha un ampio repertorio operistico che partendo dall’Alessandro di De Majo (1), attraverso il Belcanto italiano (I Puritani di Bellini, Maria Stuarda di Donizetti), giunge a Puccini (Turandot) e Strauss (Guntram, Ariadne auf Naxos), fino a numerose prime assolute che ha diretto in teatri quali l’Opéra National de Paris, il Teatro Bolš’oj, il Grand Théâtre de Genève, il Nationaltheater di Mannheim, il Teatro San Carlo di Napoli e il Teatro Bellini di Catania. I principali impegni della stagione 2013-14 lo vedono debuttare con l’Orchestre Philharmonique de Radio France, l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, al Teatro Colón di Buenos Aires, al Teatro alla Scala e al Théâtre du Capitole 24 de Toulouse. Le incisioni discografiche di Tito Ceccherini (Amadeus, Col legno, Kairos, Stradivarius) sono acclamate da critica e pubblico, ed insignite con premi come “Choc” di Le Monde de la Musique e Diapason d’Or; l’incisione del Lohengrin di Sciarrino per Col legno è stata premiata al Midem Classical Awards nella sezione opera. Attivo didatta in Europa e Giappone, è membro dell’Accademia di Montegral, insegna presso il Landeskonservatorium di Innsbruck, dove è titolare della cattedra di direzione d’orchestra, e collabora con il Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Parigi. SILVIA CHIESA Nata a Milano, dopo gli studi con Rocco Filippini, Mario Brunello e Antonio Janigro intraprende una brillante carriera solistica internazionale che la vede protagonista, fra l’altro, in Francia con l’orchestra del Teatro di Rouen, in Inghilterra alla Barbican e alla Cadogan Hall con la Royal Philharmonic Orchestra, in Russia con i Solisti di San Pietroburgo, in Italia con l’Orchestra della Rai, I Pomeriggi Musicali e l’Orchestra Verdi. Nel 2004, in occasione di un prestigioso tour in America del Nord con la Royal Philharmonic, la critica ne ha esaltato le qualità musicali ed espressive. In veste di solista ha collaborato con i direttori d’orchestra Luciano Acocella, Paolo Arrivabeni, Gürer Aykal, Giampaolo Bisanti, Daniele Gatti, Corrado Rovaris, Howard Shelley e Brian Wright; sul versante della musica da camera invece con artisti quali Mario Brunello, Michel Bessler, Bruno Canino, Wolfram Christ, Anton Dressler, Corrado Giuffredi, David Grimal, Rocco Filippini, Raina Kabaivanska, Alicia de Larrocha, Andrea Lucchesini, Shlomo Mintz, Franco Petracchi, Massimo Quarta, Danilo Rossi e Pavel Vernikov. Particolarmente sensibile alla musica contemporanea, ha interpretato in prima assoluta alcune composizioni di Nicola Campogrande, Aldo Clementi, Michele Dall’Ongaro, Sir Peter Maxwell Davies e Giovanni Sollima, ed è stata dedicataria del concerto per violoncello e orchestra di Matteo D’Amico Il filo di Teseo, nonché, insieme a Maurizio Baglini, della Suite per violoncello e pianoforte D’après... cinq chansons d’elite di Azio Corghi. Nel 200 ha costituito con Baglini un duo stabile, applaudito su prestigiosi palcoscenici internazionali, tra cui la Salle Gaveau di Parigi, l’Oriental Art Center di Shangai, la Sala Cecília Meireles di Rio de Janeiro nonché in Libano, Russia, Brasile, Belgio, Islanda e Israele. Il duo Chiesa-Baglini ha registrato un cd con musiche di Chopin, Debussy e Corghi per l’etichetta Concerto, l’integrale di Saint Saëns per un cd allegato alla rivista “Amadeus” e recentemente il cd “Cello Sonatas” per Decca, contenente le Sonate per violoncello e pianoforte di Brahms e l’Arpeggione di Schubert. Silvia Chiesa ha inciso inoltre vari concerti live per Rai Radiotre e France Musique, nonchè per i canali televisivi Rai Sat (insieme al Trio Italiano di cui ha fatto parte dal 199 al 2002) e France 3, dove nel 200 è stata ospite della trasmissione televisiva Toute la musique qu’ ils aiment condotta dal musicologo francese Alain Duault. Nel 2011, in occasione del centenario della nascita del compositore, insieme all’Orchestra Rai di Torino diretta da Corrado Rovaris, ha pubblicato per Sony un cd con i Concerti per violoncello di Nino Rota. Il cd è stato salutato con entusiasmo dalla critica che ha evidenziato nell’esecutrice “la padronanza ferrea dello strumento” (Fabrizio Carpine), “la sicurezza e la fantasia musicale” (Angelo Foletto) e più in generale nell’intera esecuzione l’alto“livello espressivo”(Giancarlo Cerisola). Nel 2012 ha eseguito a Milano, 2 con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Giampaolo Bisanti, la prima italiana del Concerto per violoncello di Gil Shohat. Nel 2013 sono previsti debutti in duo con Maurizio Baglini in Australia, e come solista a Firenze con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e in Polonia con l’Orchestra Filarmonica di Cracovia. Nel 2014 è in programma un nuovo cd per Sony. È artista residente della rassegna cameristica toscana “Amiata Piano Festival” e docente all’Istituto Superiore di Studi Musicali“Claudio Monteverdi”di Cremona. Silvia Chiesa suona un violoncello Giovanni Grancino del 19. 2 Der Herr Nordwind di Heinz Karl Gruber al Teatro dell’Opera di Zurigo. Recenti impegni includono Der Freischütz (Kilian) al Festival di Salisburgo, Wozzeck (Andres) al Teatro dell’Opera di Roma e Die Meistersinger von Nürnberg (Kunz Vogelgesang) alla Wiener Staatsoper. Nell’ottobre 200 ha debuttato al Teatro alla Scala nella Vedova allegra seguita da Der Rosenkavalier (direttore Philippe Jordan, regia di Herbert Wernicke). È stato Jaquino in Fidelio nei Teatri di Bolzano e Ravenna sotto la direzione di Gustav Kuhn, ruolo che ha interpretato con successo nel 2011 anche al Regio di Torino (direttore Gianandrea Noseda, regia di Mario Martone). Nel 2012 è al Maggio Musicale Fiorentino per Rosenkavalier (con Zubin Mehta), a Erl per Parsifal (Gustav Kuhn), a Neuschwanstein per Die fliegender Holländer, alla Bayerische Staatsoper per Turandot e I dialoghi delle Carmelitane (direttore Kent Nagano). Fra i ruoli preferiti, ricordiamo: Tamino, Don Ottavio, Ferrando e Belmonte, Lisandro in A Midsummer Night’s Dream di Britten, Lenskij in Evgenij Onegin, Fenton in Falstaff, il Duca e Caramello in Eine Nacht in Venedig di Johann Strauss, Camille de Rossillon nella Vedova allegra di Lehár, Juan Santos in Der Kuhhandel di Kurt Weill, nonché i ruoli protagonistici in Albert Herring di Britten, Candide di Bernstein e Der junge Lord di Henze. Alexander Kaimbacher vanta inoltre un vasto repertorio di musica da concerto, Lieder e musica sacra, avendo interpretato tutte le messe di Haydn, Mozart e Schubert, le Passioni secondo Giovanni e Matteo di Bach, la Creazione e le Quattro Stagioni di Haydn, Die Schöne Müllerin e Die Winterreise di Schubert. Ha tenuto concerti e recitals nelle più importanti sale di tutto il mondo, tra cui il Musikverein di Vienna, la Konzerthaus di Vienna, la Brucknerhaus di Linz, la Grosses Festspielhaus di Salisburgo, il Gasteig di Monaco di Baviera, il Kraví Center di West Palm Beach, la Van Wezel Hall di Sarasota, la Concert Hall di Minneapolis, l’Orpheum Theatre di Vancouver, il Royal Theatre di Victoria e a New York e Washington. Durante la stagione 2013-14 sarà impegnato in diverse produzioni operistiche alla Staatsoper di Monaco e al Regio di Torino come Monostatos in Die Zauberflöte di Mozart. ALEXANDER KAIMBACHER Tenore austriaco, ha studiato musicologia, germanistica e arti drammatiche all’università di Vienna e canto, pedagogia Waldorf e recitazione al Goetheanistisches Konservatorium. I suoi insegnanti di canto sono stati Hilde Rössel-Majdan, Bernhard Adler e Constantin Zacharia, ma ha frequentato anche master-classes con Dietrich Fischer-Dieskau e Nicolai Gedda. Dal 1999 Alexander Kaimbacher lavora in Europa e negli Stati Uniti come cantante d’opera e concertista. Si è esibito alla Volksoper Wien, alla Graz Opera Haus, al Wiener Klangbogen Festival, alla Neue Oper Wien, allo Stadttheater Klagenfurt, nei teatri di Coblenza, Lucerna, Meiningen e Potsdam, agli Haydntage di Eisenstadt, al Festival Carinthischer Sommer e al Festival di Tel Aviv. Ha lavorato, tra gli altri, con i direttori Marcello Viotti, Sylvain Cambreling, Friedrich Haider, Manfred Honeck, Stefan Soltesz, Christian Thielemann e Zubin Mehta. Specialista della musica contemporanea, ha cantato in diverse prime mondiali, come Die Schöne Wunde di Georg Friedrich Haas al Festival di Bregenz e 2 29 ORCHESTRA DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO Dicembre 2011: l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino inaugura il Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze, fra i più all’avanguardia in Europa. Fondata nel 192 da Vittorio Gui come Stabile Orchestrale Fiorentina, è impegnata fin dagli esordi in un’intensa attività concertistica e nelle stagioni liriche del Teatro Comunale di Firenze ed è, oggi, una delle più apprezzate dai più celebri direttori e dai pubblici di tutto il mondo. Nel 1933 contribuisce alla nascita del più antico e prestigioso festival musicale europeo dopo quello di Salisburgo, il Maggio Musicale Fiorentino, di cui prende il nome. A Gui subentrano come direttori stabili Mario Rossi (nel 193) e, nel dopoguerra, Bruno Bartoletti. Capitoli fondamentali nella storia dell’Orchestra sono la direzione stabile di Riccardo Muti (199’1) e quella di Zubin Mehta, Direttore principale dall’, che firma da allora in ogni stagione importanti produzioni sinfoniche e operistiche e le più significative tournées e che celebra, nel 2012, il 0° anniversario del suo debutto a Firenze. Negli anni ‘0-90, l’Orchestra stabilisce un rapporto privilegiato con MyungWhun Chung e con Semyon Bychkov, Direttori ospiti principali rispettivamente dall’ e dal ‘92. Apprezzatissima nel mondo musicale internazionale, nel corso della sua storia è stata guidata da alcuni fra i massimi direttori quali: De Sabata, Guarnieri, Marinuzzi, Gavazzeni, Serafin, Furtwängler, Walter, Klemperer, Dobrowen, Perlea, Erich Kleiber, Rodzinski, Mitropoulos, Karajan, Bernstein, Schippers, Claudio Abbado, Maazel, Giulini, Prêtre, Sawallisch, Carlos Kleiber, Solti, Chailly, Sinopoli e Ozawa. Illustri compositori come Richard Strauss, Pietro Mascagni, Ildebrando Pizzetti, Paul Hindemith, Igor Stravinskij, Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Krzysztof Penderecki e Luciano Berio hanno diretto loro lavori, spesso in prima esecuzione. L’Orchestra realizza fin dagli anni Cinquanta numerose incisioni discografiche, radiofoniche e televisive, insignite di prestigiosi riconoscimenti fra i quali il Grammy Award. Dopo i successi riportati dalla terza tournée in Giappone con Zubin Mehta sul podio, che del Maggio Musicale Fiorentino è anche Direttore onorario a vita, compie un’applaudita tournée a Varsavia, al Musikverein di Vienna, a Francoforte e a Baden-Baden. Riceve, nell’0° anniversario della fondazione e per i suoi altissimi meriti artistici, il Fiorino d’Oro della Città di Firenze. Nel 2011 il Maggio Musicale Fiorentino è nominato dal Presidente della Repubblica Ambasciatore della cultura italiana nel mondo e svolge un ruolo importante nelle celebrazioni del 10° Anniverasario dell’Unità d’Italia. Sempre nel 2011 l’Orchestra compie prestigiose tournées in più di dodici paesi (Francia, Lussemburgo, Spagna, Germania, Giappone, Taiwan, Cina, India, Ungheria, Russia, Austria e Svizzera), mentre nel 2012, sia il ° Maggio Musicale che un tour in Sud America (in Cile, Uruguay, Argentina e Brasile), sono dedicati alla memoria di Amerigo Vespucci. Recentissima una tournée ad Istanbul e Baku, sempre con Mehta, coronata da grande successo. Nel febbraio 2013 è protagonista, con Zubin Mehta, del Concerto celebrativo dell’4° anniversario dei Patti Lateranensi nella Sala Paolo VI in Vaticano, alla presenza di Benedetto XVI e del Presidente Giorgio Napolitano, e in aprile al Teatro alla Scala di Milano. Violini primi Yehezkel Yerushalmi (violino di spalla) Domenico Pierini* (violino di spalla) Ladislao Horváth (concertino con obbligo di spalla) Gianrico Righele (II) Lorenzo Fuoco Luigi Cozzolino Fabio Montini Anna Noferini Laura Mariannelli Emilio Di Stefano Nicola Grassi Mircea Finata Angel Andrea Tavani Boriana Nakeva Simone Ferrari Annalisa Garzia Leonardo Matucci Violini secondi Marco Zurlo (I) Alessandro Alinari (I) Alberto Boccacci (II) Luigi Papagni (II) Giacomo Rafanelli Rita Ruffolo Orietta Bacci Rossella Pieri Mihai Chendimenu Sergio Rizzelli Laura Bologna Cosetta Michelagnoli Luisa Bellitto Tommaso Vannucci Violoncelli Marco Severi (I) Patrizio Serino (I)* Michele Tazzari (II) Elida Pali (II) Fabiana Arrighini Beatrice Guarducci Anna Pegoretti Renato Insinna Viktor Jasman Contrabbassi Riccardo Donati (I) Renato Pegoraro (II) Fabrizio Petrucci (II) Stefano Cerri Romeo Pegoraro Mario Rotunda Nicola Domeniconi Enrico Magrini Arpe Susanna Bertuccioli (I) Francesca Frigotto Flauti Guy Eshed (I) Gregorio Tuninetti (I) Stefania Morselli (II) Alessia Sordini Ottavino Nicola Mazzanti Oboi Alberto Negroni (I) Marco Salvatori (I) Alessandro Potenza Corno inglese Massimiliano Salmi Clarinetti Riccardo Crocilla (I) Giovanni Riccucci (I) Leonardo Cremonini Clarinetto piccolo Paolo Pistolesi Clarinetto basso Giovanni Piquè Fagotti Stefano Vicentini (I) Gianluca Saccomani Francesco Furlanich Controfagotto Stefano Laccu Corni Luca Benucci (I) Gianfranco Dini (I) Alberto Serpente (II) Mario Bruno Alberto Simonelli Stefano Mangini Trombe Andrea Dell’Ira (I) Claudio Quintavalla (I) Marco Crusca Emanuele Antoniucci Giuseppe Alfano Tromboni Eitan Bezalel (I) Fabiano Fiorenzani (I) Andrea G. D’Amico Massimo Castagnino Trombone basso Gabriele Malloggi Basso tuba Mario Barsotti Timpani Fausto Cesare Bombardieri (I) Gregory Lecoeur (I) Percussioni Lorenzo D’Attoma Organo Andrea Severi Segretario organizzativo Orchestra Luca Mannucci Tecnici addetti ai complessi artistici Antonio Carrara Raimondo Deiana * Domenico Pierini suona un violino Giovan Battista Guadagnini (1767) appartenuto a Joseph Joachim; Patrizio Serino un violoncello Francesco Ruggeri (1692), strumenti concessi in comodato d’uso gratuito dalla Fondazione Pro Canale - Onlus di Milano. Si ringrazia 32 Viole Igor Polesitzky (I) Jörg Winkler (I) Lia Previtali (II) Herber Dezi (II) Andrea Pani Stefano Rizzelli Flavio Flaminio Antonio Pavani Naomi Yanagawa Cristiana Buralli Donatella Ballo Michela Bernacchi per i frac dei Professori d’Orchestra 33 CORO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO Formatosi nel 1933 (anno di nascita dell’omonimo Festival) sotto la guida di Andrea Morosini, si qualifica come uno dei più prestigiosi complessi vocali italiani nell’ambito sia dell’attività lirica che di quella sinfonica. A Morosini subentrano Adolfo Fanfani, Roberto Gabbiani, Vittorio Sicuri, Marco Balderi, José Luis Basso e, dal novembre 2004 al dicembre 2012, Piero Monti. L’attività del Coro si è sviluppata anche nel settore della vocalità da camera e della musica contemporanea, con importanti prime esecuzioni di compositori del nostro tempo quali Penderecki, Dallapiccola, Petrassi, Nono e Bussotti. Particolarmente significativa la collaborazione con grandi direttori quali Mehta, Muti, Claudio Abbado, Giulini, Bartoletti, Gavazzeni, Sawallisch, Prêtre, Chung, Ozawa, Bychkov, Sinopoli. Negli ultimi anni il Coro amplia il proprio repertorio alle maggiori composizioni sinfonico-corali classiche e moderne, eseguendo fra l’altro, in lingua originale, Moses und Aron di Schönberg. Partecipa alle più importanti tournées sia con l’Orchestra del Maggio che come complesso autonomo e canta Turandot in forma di concerto, con grandi elogi della critica, con la Israel Philharmonic a Tel-Aviv e Haifa con Mehta: la stessa opera viene eseguita a Pechino nella Città Proibita nel‘9, insieme alla Messa da Requiem di Verdi. La disponibilità e la capacità di interpretare lavori di epoche e stili diversi in lingua originale sono caratteristiche che hanno reso il Coro del Maggio fra le compagini più duttili e apprezzate dai direttori d’orchestra e dalla critica nel panorama internazionale, e fra i protagonisti anche di particolari ed importanti ricorrenze artistiche e civili. Nel 2003 vince con Renée Fleming il Grammy Award per il cd Belcanto. Nel settembre 200 è stato protagonista della terza, applauditissima tournée in Giappone del Maggio Musicale Fiorentino, e nel 200 ha chiuso con un memorabile concerto dedicato ad operisti italiani l’“Anno dell’Italia in Cina”. Ha avviato una virtuosa ed intensa collaborazione con Lorin Maazel e la Symphonica Toscanini, eseguendo il Requiem di Verdi a Busseto, in Marocco, a Venezia e a Gerusalemme, Aida in forma di concerto in tournée in Sud America e sul Lago Maggiore, nell’ambito delle celebrazioni toscaniniane e la Nona Sinfonia di Beethoven a Roma e al Parlamento europeo a Bruxelles. Negli ultimi anni ha sviluppato un’intensa collaborazione con Ravenna Festival e Riccardo Muti, prendendo parte alle Vie dell’amicizia con concerti in Tunisia, Marocco, Spagna, Roma, Atene e Sarajevo, nonché con l’Orchestra Regionale Toscana e la Camerata Strumentale di Prato, incrementando così la sua presenza anche sul territorio toscano. Nel 2011 partecipa alla quarta tournée del Maggio in Giappone, dove esegue Tosca e La forza del destino, mentre, nel Maggio 2011, interpreta Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms, diretto da Zubin Mehta con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Nell’autunno 2011 inaugura a Torino la rassegna MITO Settembremusica, con la Sinfonia dei Mille di Gustav Mahler, diretta da Gianandrea Noseda, ripresa anche a Rimini. Dal gennaio 2013 Maestro del Coro è Lorenzo Fratini. 34 ORGANICO PER EINE FAUST-SYMPHONIE Tenori Jorge Ansorena Fabio Bertella István Bogati Riccardo Caruso Davide Cusumano Massimiliano Esposito Fabrizio Falli Saulo Diepa Garcia Grant Richards Leonardo Melani Carlo Messeri Enrico Nenci Giovanni Pentasuglia Leonardo Sgroi Davide Siega Andrea Antonio Siragusa Valerio Sirotti Riccardo Sorelli Mauro Virgini Hiroki Watanabe Baritoni Nicolò Ayroldi Claudio Fantoni Lisandro Guinis Bernardo Romano Martinuzzi Giovanni Mazzei Antonio Menicucci Egidio Naccarato Vito Roberti Enrico Rotoli Alberto Scaltriti Bassi Diego Barretta Nicola Lisanti Salvatore Massei Roberto Miniati Antonio Montesi Marco Perrella Alessandro Peruzzi Pietro Simone Marcello Vargetto Altro Maestro coro Leonardo Andreotti Segretario organizzativo coro Alessandra Vestita 3 LORENZO FRATINI Nato a Prato nel 193, è diplomato in composizione, composizione polifonica vocale, musica corale e direzione di coro, strumentazione per banda e clarinetto presso i Conservatori di Bologna, Ferrara, Firenze e Milano dove ha compiuto anche gli studi di canto e direzione d’orchestra. Ha frequentato vari corsi di direzione d’orchestra tenuti da Gustav Kuhn, Gianluigi Gelmetti e Piero Bellugi e di direzione di coro con Roberto Gabbiani, Fabio Lombardo, Andrew Lawrence King e Diego Fasolis. Ha tenuto concerti come direttore d’orchestra con l’Orchestra Regionale Toscana, le orchestre della Radio di Bucarest, del Teatro di Cluj-Napoca, del Teatro Olimpico di Vicenza, del Teatro“Verdi”di Trieste e del Teatro Comunale di Bologna. Ha inciso per DIAPASON prime esecuzioni assolute di autori del ‘900, musiche di Mozart e Die Schöpfung di Haydn. Nel 2003 è stato invitato, unico docente italiano, al Festival Internazionale Europa Cantat a Barcellona dove ha tenuto un corso sui cori d’opera con concerto finale nel Gran Teatro del Liceu. Ha insegnato al Conservatorio Verdi di Milano, al Tartini di Trieste e all’Università di Siena. Alla Suntory Hall di Tokyo, ha curato la preparazione del coro per Turandot, primo maestro italiano a istruire un coro giapponese. Dopo un breve periodo al Carlo Fenice di Genova, dal 2004 al 2010 è Maestro del Coro del Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste. Ha diretto, tra l’altro, Carmina Burana al Parco di Miramare, Ein Sommernachtstraum di Mendelssohn al Mittel Fest di Cividale nella versione integrale con la voce recitante di Moni Ovadia, Die Schöpfung di Haydn nella Stagione Sinfonica 200, la Messa di Gloria di Puccini, Il paese dei campanelli, titolo inaugurale del Festival Internazionale dell’Operetta di Trieste del 200, un concerto con musiche di autori d’opera italiani alla presenza del Presidente della Repubblica in visita a Trieste, le opere Madama Butterfly nella Stagione Lirica e Andrea Chénier presso il Sejong Art Center di Seoul. Da gennaio 2011 al dicembre 2012 è stato Maestro del Coro al Comunale di Bologna, dove ha diretto l’Orchestra ed il Coro nel Peer Gynt di Grieg nella Stagione 2011 de “L’Altro Comunale” e Ein Sommernachtstraum di Mendelssohn per“Bologna Estate 2011”. Ha inoltre recentemente eseguito per il Bologna Festival, nella sezione Il Nuovo-L’Antico, un concerto con musiche di Coppini-Monteverdi, Marenzio, Palestrina, Pizzetti, uno con musiche di Bach e Schönberg e nella Stagione Sinfonica la versione con orchestra della Petite Messe Solennelle di Rossini. È stato Maestro del Coro per due estati al Rossini Opera Festival, collaborando alla produzione del Mosè in Egitto, vincitrice del Premio Abbiati. Ha lavorato con celebri direttori d’orchestra fra i quali si ricordano Oren, Maazel, Eschenbach, Marshall, Santi, Steinberg, Roberto Abbado e Luisotti. Ha eseguito in prima assoluta, lavorando direttamente con gli autori, lavori di Fabio Vacchi, Giampaolo Coral, Randall Meyers, Tan Dun e Arvo Pärt. È stato invitato più volte come Maestro del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia. 3 SOGNI UNA POLTRONA TUTTO L’ANNO ALLA SCALA, AL METROPOLITAN, AL BOLSHOI? CON CLASSICA TV LA GRANDE MUSICA È A CASA TUA. 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Soci Donatori Sandra Belluomini Sabatini John Treacy Beyer Alberto Bianchi Elisabetta Fabri Vieri Fiori Giovanna Folonari Cornaro Giovanni Gentile Antonella Giachetti Lionardo Ginori Lisci Lorenzo Pinzauti Cristina Pucci Mario e Evelyn Razzanelli Sarah Lawrence College 3 Soci Benemeriti Paolo Asso Silvia Asso Bufalini Ida Barberis Mirella Barucci Barone Mario Bigazzi Carla Borchi Serafino Brunelli Philippa Calnan Silvia Camici Grossi Carlo Cangioli Anna Cardini Marino Larisa Chevtchouk Colzi Carla Ciulli Maria Teresa Colonna Renza Curti Antonio Della Valle Marco e Allegra Fichi Ambrogio Folonari Laura Fossi Giovanni Franciolini Diletta Frescobaldi Sepp Harald Fuchs Antonino Fucile Emanuela Fumagalli Shlomo e Rita Gimel Irene Grandi Donald Leone Madeleine Leone Bernard and Phillis Leventhal Massimo l’Hermite de Nordis Alessandra Manzo Casini Giacinta Masi Piero Mocali Fabrizio Moretti Livia Pansolli Montel Alberto Pecci Annalisa Pellini Rosanna Pestelli Mario Primicerio Maria Vittoria Rimbotti Silvano e Gianna Rotoli Silvano Sanesi Enrico Santarelli Vittorio Sassorossi Alfonso Scarpa Aldo Speirani Guido Tadini Boninsegni Lidia Taverna Calamari Ala Torrigiani Malaspina Clotilde Trentinaglia Corsini Paolo Zuffanelli Soci Paolo Fioretti Valerio Martelli Soci Junior Enrico Bartolommei Michele Fezzi Clarissa Fraschetti Helmut Graf Laura Martelli Sofia e Jacopo Masini 39 COME SOSTENERE HO W T O S U P PO RT PERCHÉ SOSTENERE | WHY SUPPORT US Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il teatro dell’opera di Firenze, è considerato in tutto il mondo un punto di riferimento per il contributo che ha dato alla storia della Musica e di Firenze. Dal 1933 produce cultura attraverso il Festival e le sue Stagioni, i direttori d’orchestra, i grandi solisti, e le storiche messinscena dei più importanti registi internazionali. Per questo, dal 1999, soci privati di varie nazionalità sostengono il Maggio con uno straordinario spirito di filantropia e di grande generosità. Donare al Teatro è motivo di orgoglio per tutti e per ogni tipo di possibilità. The Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, the opera house of Florence, is considered a worldwide point of reference for its contribution to the history of music and Florence. Since 1933 Maggio has created cultural excellence through its conductors, soloists and stunning operatic productions produced by the most eminent directors. For this reason, since 1999, individuals from around the world have supported us with an extraordinary spirit of philanthropy and generosity. Private donations to the Theatre at any level are a source of pride for us as well as for the donors. DONATORI Club associazioni non profit Privati € 5.000 € 3.000 € 3.000 - incontro annuale con il Sovrintendente - presentazione dedicata della Stagione a cura del Direttore Artistico -“Prima della prima”: backstage tour riservato per ogni produzione lirica - incontro con gli artisti ospiti in Teatro - invito per due persone alle prove generali - canale preferenziale per prenotazione di biglietti - prelazione per l’acquisto di 2 biglietti con riduzione del 20% per ogni produzione - linea diretta per prenotazioni di consumazioni al bar del Teatro - recapito a domicilio di biglietti e abbonamenti - omaggio programma di sala per ogni spettacolo - partecipazione alle tournée del Teatro con formule speciali - assistenza per prenotazione presso biglietterie internazionali - invito agli eventi speciali del Teatro - invito a un dinner esclusivo dopo spettacolo - pubblicazione del nome sui programmi di sala e sul web - agevolazione per acquisto di biglietti alle mostre di Palazzo Strozzi - possibilità di accredito nuovi soci con detrazione di € 300 dalla quota 40 - an annual meeting with the General Director - an introduction to the Season’s offerings by the Artistic Director - an exclusive backstage tour for each new opera production before the staging - meetings with the guest artists - an invitation for two to the dress rehearsals - a special telephone line for bookings - a 20% discount for each production on two tickets reserved in advance - a special telephone line for reserving food and drink during intermissions - home delivery of tickets and subscriptions - complimentary programmes for each performance - specials for touring with the Theatre - assistance for booking tickets at other theatres around the world - invitations to special events organized by the Theatre - an invitation to an exclusive after-theatre dinner - name listed in the programmes and on the website - special ticket offers for Palazzo Strozzi exhibitions - a reduction of € 300 on the annual fee for introducing new members BENEMERITI € 1.000 -“Prima della prima”backstage tour riservato per tre produzioni liriche - canale preferenziale per prenotazione di biglietti - invito alle prove generali per una persona - prelazione per l’acquisto di due biglietti con riduzione del 20% per ogni produzione - partecipazione alle tournée del Teatro con formule speciali - linea diretta per prenotazione di consumazioni al bar del Teatro - invito agli eventi speciali del Teatro - pubblicazione del nome sui programma di sala e sul web - riduzione del 10% per acquisto di biglietti alle mostre di Palazzo Strozzi - riduzione del 10% per acquisti presso il negozio di Dischi Fenice di Firenze - possibilità di accredito nuovi soci con detrazione di € 100 dalla quota - exclusive backstage tours for three opera productions - a special telephone line for bookings - an invitation for one to dress rehearsals - a 20% discount for each production on two tickets reserved in advance - specials for touring with the Theatre - a special telephone line for reserving food and drink during intermissions - invitations to special events organized by the Theatre - name listed in the programmes and on the website - a 10% discount on Palazzo Strozzi exhibition tickets - a 10% discount at the Fenice record store in Florence - a reduction of € 100 on the annual fee for introducing new members 41 SOCI € 500 - invito per una persona a tre prove generali - canale preferenziale per prenotazione di biglietti - invito agli eventi speciali del Teatro - pubblicazione del nome sui programma di sala e sul web - riduzione del 10% per acquisto di biglietti a Palazzo Strozzi - riduzione del 10% per acquisti presso il negozio di Dischi Fenice di Firenze - possibilità di accredito di nuovi soci con detrazione di € 0 dalla quota - invitation for one person to three dress rehearsals - a special telephone line for bookings - invitations to special events organized by the Theatre - name listed in the programmes and on the website - a 10% discount on Palazzo Strozzi exhibition tickets - a 10% discount at the Fenice record store in Florence - a reduction of € 0 on the annual fee for introducing new members SOCI JUNIOR (fino a 35 anni) € 200 La quota può essere versata in due tranches semestrali The fee can be split into two payments - fruizione dei vantaggi garantiti dalla Maggiocard con possibilità di acquisto biglietti in platea a € 1 e in galleria a € 10 - possibilità esclusiva di partecipare a eventi“a tema”con formule speciali dedicate al pubblico giovane - invito al cocktail in occasione del concerto annuale riservato ai giovani - invito agli eventi speciali del Teatro - pubblicazione del nome sui programma di sala e sul web - riduzione del 10% per acquisto di Biglietti a Palazzo Strozzi - riduzione del 10% per acquisti presso il negozio di Dischi Fenice di Firenze - canale preferenziale per prenotazione di biglietti - aggiornamento tramite newsletter delle novità e delle promozioni speciali riservate - presentazione dedicata in anteprima della programmazione del Teatro - possibilità di accredito nuovi soci con detrazione di € 20 dalla quota LIBERE DONAZIONI Il Maggio accoglie coloro che desiderano donare un contributo libero, sia sotto forma di risorse economiche, sia come beni o servizi destinati al Teatro. Le libere donazioni saranno infatti finalizzate al raggiungimento di obiettivi specifici come, ad esempio, l’acquisto di oggetti, di strumenti o quant’altro sia utile e funzionale alle necessità di produzione. Segui su www.maggiofiorentino.com come sostenere i vari progetti. The Maggio welcomes those who wish to make donations, either in a monetary form or as goods and services. These donations will be used for specific purposes like the acquisition of material, instruments or whatever might be needed for one of the Theatre’s productions. Go to www.maggiofiorentino.com to see the results of your support. modalità di pagamento | methods of payment 1. Bonifico bancario al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, presso: Wire transfer to: EU IBAN BANCA CR FIRENZE: IT A01 002 00 0001 9000 C00 BIC: CRFIIT3F EU IBAN BANCA DEL CHIANTI FIORENTINO E MONTERIGGIONI: IT2 E0 302 030 3300 0130 042 - BIC: ICRAIT3FIP0 2. Richiesta di addebito su carta di credito via email o fax Request a charge on your credit card by email or fax 3. Contanti (secondo limiti di legge) o carta di credito presso Biglietteria Cash (within the limit proscribed by law) or credit card at the Box Office Corso Italia 1, Firenze - tel: +39 0 2930 - fax: +39 0 2222 [email protected] Dal martedì al venerdì 10 - 1.30 - sabato 10 - 13 Tuesday - Friday, 10 AM to 4.30 PM - Saturday, 10 AM to 1 PM - reduced prices for Maggiocard holders: € 1 orchestra seats and € 10 in the first balcony - exclusive opportunities to attend themed events with special formulas for young audiences - an invitation to an exclusive annual Junior Members post-performance cocktail - invitations to special events organized by the Theatre - name listed in the programmes and on the website - a 10% discount on Palazzo Strozzi exhibition tickets - a 10% discount at the Fenice record store in Florence - a special telephone line for bookings - newsletter up-dates with special offers - a private presentation of the upcoming Season for Junior Members - a reduction of € 20 on the annual fee for introducing new members 42 43 Detrazioni fiscali | uS tax payers - Fiscal deduction I privati che effettuano la donazione possono godere dell’agevolazione fiscale di cui all’art. 1 1/i del D.P.R. 22/12/19 n° 91 e specificatamente di una detrazione d’imposta del 19% dell’onere sostenuto fino al 2% del reddito complessivo dichiarato. If you pay US tax and need a deduction, please contact us before making your check payable to The American Fund for Charity (The American Fund is a 01(c) (3) and a public charity in Washington DC). Gifts to The American Fund are tax deductible to the extent allowed by the law. un pensiero rivolto al futuro | a thought for the future Se desidera pensare al futuro del Teatro del Maggio e alle generazioni che verranno, consideri l’opportunità di lasciare un legato testamentario alla Fondazione del Teatro. Molti ritengono che quanto si possiede, un giorno, andrà alle persone più care, ma non succede sempre così. Infatti, secondo la legge, i nostri beni possono essere assegnati anche a lontani parenti. Per ovviare a ciò, è necessario provvedere a regolare la successione con un testamento. Un lascito testamentario può consistere in qualunque bene del patrimonio (anche immobili) e può concretarsi nella disposizione di un proprio diritto o nell’assunzione di un’obbligazione. Ad esempio: una proprietà, un diritto su un bene, un diritto di credito. Ci sottoponga le sue considerazioni prendendo un appuntamento telefonando al +39 0 29 24 oppure mandando una mail a [email protected] If you have the future of the Teatro del Maggio and of the coming generations in mind, consider writing a bequest in your will for the Fondazione del Teatro. Many of us think that what we own will one day go to those closest to us. But it does not always happen. In fact, the law allows our property to go to even distant relatives. In order to prevent this from happening, it is necessary to draw up a will. A bequest can be made of any part of one’s patrimony (including real estate), and can reflect one’s wishes about one’s own property and can consist in making a donation to the Theatre of ownership in full or in part. Promissory notes are also acceptable. If this may be of interest, details can be discussed by making an appointment at +39 0 29 24 or [email protected] Con il 5 per mille è tutta un’altra musica! Con la dichiarazione dei redditi può destinare il per mille delle sue imposte al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Non costa nulla, non ci sono spese aggiuntive ma è un modo per utilizzare una quota delle imposte. Non sostituisce l’otto per mille ed è possibile aderire ad entrambe le forme di utilizzo. Nell’apposito spazio sui modelli per la dichiarazione dei redditi, deve firmare e indicare il codice fiscale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: 0042044. In questo modo contribuirà a sostenere la musica e la cultura. 44 Maggio Musicale Fiorentino Redazione a cura di Franco Manfriani con la collaborazione di Giovanni Vitali Progetto Saatchi & Saatchi Impaginazione Luciano Toni - Studio Zack! Firenze Foto: pagine -, Silvia Lelli; pagina 2, Stefano Bottesi; pagine 30-31, Gianluca Moggi - New Press Photo, Firenze; Coordinamento editoriale Giunti Editore S.p.A. © 2013 Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Fondazione Prima edizione: ottobre 2013 Ristampa 4 3 2 1 0 Anno 201 2014 2013 Stampato presso Giunti Industrie Grafiche S.p.A. Stabilimento di Prato 4