Autobiografia e narrazione Proposta didattica per italiano L1 Progetto Poseidon - Corso Livorno 2011 Apprendimenti di Base Docenti L1 e L2, lingue classiche europee e moderne della scuola secondaria di primo e di secondo grado Narrazione autobiografica Il pensiero narrativo J. Bruner1 studia la capacità di narrare come dimensione fondamentale ed insopprimibile del pensiero umano e definisce il ruolo della narrazione autobiografica nella costruzione dell’identità soggettiva. Egli mette in evidenza l’importanza di analizzare il modo in cui l’individuo, attraverso una ricerca di significato, interpreta il suo mondo, i suoi simili e se stesso. [1] J. Bruner, La mente a più dimensioni, Laterza, 1988 Narrazione autobiografica Il pensiero narrativo Secondo Bruner, esistono due modalità di funzionamento del pensiero, ognuna delle quali corrisponde ad una modalità diversa di organizzazione ed ordinamento dell’esperienza e di costruzione della realtà: 1. il pensiero paradigmatico, finalizzato alla categorizzazione della realtà e alla semplificazione delle variabili: è l’approccio all’esperienza che consente, secondo un processo verticale, di mettere in relazione un caso particolare con categorie generali, alla ricerca di una norma verificabile 2. il pensiero narrativo, che si esprime nelle situazioni in cui il soggetto cerca di comprendere la realtà che lo circonda, strutturando per sé un racconto, fatto di azioni, intenzionalità, vicissitudini, non necessariamente vero, ma plausibile e ragionevole, il cui fine è calare l’esperienza umana nella dimensione temporale del singolo caso Narrazione autobiografica Il pensiero narrativo Il pensiero narrativo opera nella direzione di una ricerca di senso, all’interno di uno spettro di significati, creando non la realtà, ma una delle realtà possibili, ritenuta accettabile dal soggetto per le finalità per cui struttura il proprio racconto. La narrazione è dunque il “processo cognitivo attraverso il quale strutturiamo in unità temporalmente significative unità di esperienza , attribuendogli un ordine e delle relazioni”2. . . [2] F. Batini e G. Del Sarto, Narrazioni di narrazioni. Orientamento narrativo e progetto di vita, Erickson, 2005 Narrazione autobiografica In ambito autobiografico la funzione narrativa agisce permettendo al soggetto di stilare un racconto, che non è la trascrizione oggettiva degli eventi occorsi nella propria esistenza ma uno scenario: nel tentativo di dare significato alle esperienze, di conferire coerenza e continuità al proprio modo di essere ed agire, il soggetto giunge persino a ricostruire legami di causalità nell’esperienza vissuta o ad individuare elementi di intenzionalità e progettualità in eventi occorsi accidentalmente3. [3] Il fenomeno è definito teleologia retrospettiva da Brockmeier J., Il significato di sviluppo nella narrazione autobiografica, Giunti, 1997 Narrazione autobiografica Le funzionalità del pensiero narrativo richiedono ad ognuno, nel ricostruire la propria autobiografia, a partire dal ricordo dell’esperienza vissuta, di mettere in campo specifiche facoltà: la riflessività, cioè la capacità di leggere il passato e di modificare il presente in funzione di questo o viceversa la capacità di immaginare alternative, cioè di ipotizzare diversi modi di agire o di essere. Narrazione autobiografica e strategie … La ricerca gli antecedenti: il soggetto individua o ricostruisce legami di causalità tra gli eventi, che li sottraggono al campo dell’accidentale, per ricondurli in quello dell’intenzionale Il ragionamento analogico: il soggetto recupera nella propria memoria alcuni modelli di risposta, già utilizzati con effetto positivo in situazioni biografiche analoghe; se al contrario si trova a fornire interpretazione di una situazione inedita, deve ricorre a schemi di comportamento per analogia con situazioni affini (trasgressione canonica) Narrazione autobiografica La logica paradigmatica: per dare significato ad un evento che ne è privo, ricorre a paradigmi, di tipo sociale o di tipo culturale I tropi: metafora e metonimia, ad esempio, consentono l’avvicinamento di piani contigui, attraverso uno scivolamento del senso, che forniscono chiavi di lettura degli eventi per contiguità. L’articolazione di azione e intenzione: alla base delle azioni il soggetto narrante individua e descrive precise intenzioni, che fanno parte, per così dire, di un impianto teorico, che caratterizza il racconto Narrazione autobiografica Ed infine, la ricerca della validazione: il racconto autobiografico, per soddisfare il suo narratore, deve risultare persuasivo; se non risulta tale, il soggetto è disponibile, in successive versioni del suo racconto, a sperimentare soluzioni alternative, ad esempio attivando differenti nessi di causalità, o distribuendo diversamente la sequenza logico temporale degli eventi. Narrazione autobiografica La costruzione della propria personalità e la definizione della realtà stessa avviene, per così dire, attraverso la “stesura” di un racconto autobiografico, la creazione cioè di una storia che il soggetto crea e racconta a se stesso per interpretare il suo vissuto. Quando la storia viene testualizzata, in forma orale o scritta, quando viene cioè consegnata alla dimensione della comunicazione, inizia un percorso di rielaborazione ed adattamento, che coinvolge chi racconta come chi ascolta. Narrazione autobiografica Nel passaggio dalla memoria autobiografica, cioè dal ricordo degli eventi che hanno caratterizzato la sua storia personale, alla narrazione autobiografica, il soggetto è motivato a dare un senso agli avvenimenti, a stabilire nessi e relazioni coerenti tra la sua esperienza passata ed il suo modo di essere attuale. Quando racconta la sua autobiografia ad altri, quanto cioè ne fa oggetto di comunicazione, deve conferire al suo racconto la dignità, anche formale, di una storia. Dal punto di vista dell’ascoltatore la storia raccontata può essere a sua volta interpretata, confrontata con la propria storia personale, fatta oggetto di esempio o valutazione, arricchita ed integrata nel proprio vissuto, tramandata, trasformata ipotizzando scenari alternativi. Narrazione autobiografica Raccontabilità e credibilità Perché il racconto autobiografico assuma la dignità di storia deve richiamare un contesto comune al destinatario riferirsi ad un sistema di valori condiviso allacciarsi ed integrarsi con altre storie che il suo interlocutore può ragionevolmente conoscere deve essere verisimile: ciò che si racconta deve cioè poter essere accaduto in un contesto simile a quello in cui è rappresentato. Narrazione e orientamento Narrazione autobiografica Trasgressione canonica Che senso ha raccontare una storia, che tutti più o meno conoscono e che non riserva sostanziali sorprese? Come far emergere la propria individualità in una narrazione che rischia di essere piatta e poco interessante? Narrazione autobiografica Inserendo nella storia eventi critici, svolte eccezionali, che permettono di trasgredire la norma (una disgrazia, un’avventura, un evento fortunato…), che danno al soggetto la sensazione dell’eccezionalità della propria esperienza e che rendono il racconto interessante … facendo tuttavia attenzione a non superare i limiti del credibile. Narrazione autobiografica La narrazione o il resoconto degli eventi che si distaccano troppo dalla norma, consentono allo stesso tempo di farne manifesto paradigmatico del come non si debba fare. Il comportamento può caratterizzarsi come specifico o individuale, proprio in quanto, pur attenendosi alle modalità consuete e consone del comportamento ritenuto come socialmente accettabile, se ne distacca in qualche aspetto, che lo caratterizza come degno di nota: la narrazione di un evento accidentale ci permette di caratterizzare soggettivamente la nostra esperienza, pur riconducendola all’interno di un canone di comportamento consono. Narrazione autobiografica Quando la memoria autobiografica si trasforma in racconto autobiografico, quando viene cioè consegnata alla dimensione della comunicazione, sia che questo avvenga in forma orale che scritta, ciò che si produce è a tutti gli effetti un testo, che può essere pertanto interrogato. Come interrogare un testo autobiografico? Quando si parla di autobiografia siamo soliti pensare all’opera di professionisti della scrittura che individuano volontariamente in sé un elemento esplicito da utilizzare per il racconto, o alle autobiografie di personaggi famosi. Nella tradizione occidentale la pratica autobiografica è essenzialmente riservata ad uomini illustri, che ne fanno strumento ed occasione non tanto per la ricostruzione della propria esperienza, quanto piuttosto per una riflessione sul valore emblematico di questa stessa esperienza o per finalità apologetiche. Come interrogare un testo autobiografico? Le tipologie del racconto autobiografico sono molte più di quante possiamo immaginare: la semplice narrazione di un episodio della propria giornata ad un amico o a un familiare, è di per se stesso un racconto autobiografico. Le motivazioni con cui si intraprende una narrazione autobiografica sono infinite: autocelebrazione (rockstar e politici, ad esempio), testimonianza ( pensiamo, ad esempio, al racconto dei sopravvissuti ai campi di sterminio), introspezione ( pensiamo al diario di un adolescente), desiderio di entrare in comunicazione con gli altri (si pensi allo strumento ormai diffusissimo del blog), ecc. Come interrogare un testo autobiografico? Partiamo dalla considerazione generale che la narrazione autobiografica – secondo i limiti che abbiamo definito, cioè non la biografia degli uomini illustri, ma piuttosto della gente comune - costituisce una modalità di comprensione ed interpretazione della realtà; il testo che essa produce è dunque certamente un testo autoritario. Paradossalmente, neanche il protagonista della narrazione autobiografica, dopo aver trasformato il ricordo in narrazione e la narrazione in testo, potrebbe dire con certezza se i fatti siano andati proprio come se li è e ce li ha raccontati. Come interrogare un testo autobiografico? In relazione a questa tipologia di narrazione possiamo forse ambire, in alcuni casi, alla ricostruzione del paratesto: possiamo forse verificare la corrispondenza di luoghi e date, possiamo in taluni casi incrociare le testimonianze, ma non di più. La narrazione autobiografica sembra sempre attratta in una dimensione soggettiva, che riguarda più il valore che il narratore attribuisce all’esperienza vissuta, che la veridicità dei fatti accaduti. Come interrogare un testo autobiografico? Avanziamo un’ipotesi: la narrazione autobiografica può assumere diverse forme (commentario, diario, confessione, testimonianza, ecc.) ciascuna di queste forme richiama un genere letterario Maggiore è la corrispondenza con il genere letterario, più l’autobiografia sfugge alla dimensione del recupero memoriale e più si avvicina alla dimensione narrativa. Come interrogare un testo autobiografico? Se, ad esempio, la narrazione autobiografica ci racconta delle peripezie, degli enormi rischi che il soggetto ha corso, se assume cioè la connotazione del romanzo di avventura, possiamo forse ipotizzare che il narratore voglia sottolineare il carattere emblematico e paradigmatico dell’esperienza vissuta; possiamo tuttavia altrettanto a ragione affermare che il narratore conferisce i tratti del genere letterario al racconto per mistificare consapevolmente la realtà. Come interrogare un testo autobiografico? Per approfondire la relazione tra narrazione autobiografica e genere letterario sono state proposte agli allievi due attività, una basata sulla narrazione diretta, l’altra sull’analisi di un documento visivo il cui contenuto lo rende assimilabile ad una narrazione autobiografica. Proposta didattica. L’eroe del pallone Prendendo spunto da alcune suggestioni letterarie e sfruttando la tendenza attuale di attribuire dignità biografica alle vicende di sportivi ed atleti, ho proposto agli allievi la lettura della breve cronaca di un evento sportivo. Si trattava della sintesi di una partita di calcetto, svoltasi alla fine dell’anno scolastico precedente tra una rappresentanza degli studenti ed una dei docenti, che aveva visto protagonisti (e vincitori, come era prevedibile) alcuni allievi, mentre buona parte delle classe aveva assistito nelle vesti di spettatore Proposta didattica. L’eroe del pallone Recupero memoriale Il breve testo aveva le caratteristiche proprie della cronaca, ma non presentava eccessi ed iperboli proprie della cronaca sportiva; la sua connotazione neutra garantiva una certa imparzialità e ci consentiva di riportare alla memoria i fatti accaduti senza esercitare un palese condizionamento sulla rievocazione collettiva dell’evento. Alla lettura del brano è seguito un breve dibattito, vertente sull’oggettività della narrazione e sull’attendibilità dei fatti narrati: il dibattito ha visto delinearsi due distinti partiti, l’uno a vantaggio dell’oggettività della narrazione, composto per lo più dagli spettatori e dai “sedentari”, l’altro naturalmente critico sui toni utilizzati nella cronaca, giudicati troppo sin troppo neutri, capeggiato dal goleador e da alcuni esponenti della squadra Proposta didattica. L’eroe del pallone Seconda fase: narrazione individuale Ho proposto pertanto agli allievi un’attività di produzione, chiedendo loro di sintetizzare in un breve testo il ricordo dell’esperienza, mettendo in luce proprio quegli aspetti che apparivano trascurati nella cronaca pubblicata sul giornalino d’Istituto, raccomandando di essere quanto più possibile fedeli al ricordo conservato. Proposta didattica. L’eroe del pallone Terza fase: narrazione collettiva. Gli elaborati prodotti dagli studenti sono stati letti e discussi in classe; sulla lavagna abbiamo trascritto i fatti ricordati, operando una distinzione tra quanti che appartenevano alla memoria collettiva dell’evento e quanti erano invece attribuibili alla memoria individuale, o comunque erano ricordati da un numero ridotto di allievi; partendo da tutte queste informazioni abbiamo prodotto un testo, sforzandoci di mettere in evidenza alcuni aspetti ritenuti salienti, del tutto assenti nella cronaca originale: l’abilità della squadra, la scarsità dell’avversario, il virtuosismo degli atleti, il calore del pubblico, l’umiliazione degli sconfitti, e così via. Proposta didattica. L’eroe del pallone Quarta fase: il confronto con il genere. In seguito ho sottoposto agli allievi alcuni testi, frutto della narrazione autobiografica di alcuni autorevoli amanti del calcio, chiedendo loro di analizzare le caratteristiche del linguaggio e le modalità narrative adottate, confrontandole con la narrazione da noi prodotta. In tutti i testi ho chiesto di individuare immagini o espressioni che apparissero familiari, simili, o comunque raffrontabili con altre tipologie di linguaggio a loro note. Proposta didattica. L’eroe del pallone I ragazzi sono stati facilmente in grado di cogliere le affinità con il linguaggio proprio del genere epico. Il testo di Saba, in particolare, ha evocato il ricordo delle epiche battaglie, con l’enfasi posta sull’eroe sconfitto, prostrato nella polvere, l’avversario esultante. Per fissare i contenuti della nostra riflessione, ho proposto di realizzare l’esercizio opposto, operando la riscrittura di un brano dell’Iliade, mutuando linguaggio e strutture narrative dalla cronaca sportiva. L’episodio scelto è stato il celeberrimo episodio della Morte di Patroclo, Iliade, XVI, 783-867 Proposta didattica. L’eroe del pallone L’attività realizzata con gli allievi era tesa a sottolineare, il condizionamento, anche inconscio, che il confronto con il genere letterario produce sulla narrazione autobiografica, spingendo all’uso di modelli e linguaggi propri del genere. Ma può esistere una narrazione che costituisca una semplice recupero memoriale, un “antigenere”? Libera Università dell’Autobiografia Narrazioni di narrazioni di narrazioni N. Rockwell, Triplo Autoritratto, 1960, The Norman Rockwell Museum, Stockbridge, Massachusset. Narrazioni di narrazioni di narrazioni Il quadro può essere proposto all’analisi degli allievi nell’ambito di una verifica sommativa o più semplicemente di un’esercitazione sulla pluralità dei piani che caratterizzano una narrazione autobiografica. Il quadro rappresenta l’autore dipinto nell’atto di dipingere se stesso Proponiamo però agli allievi di riflettere su un quesito: il dipinto può essere considerato una narrazione autobiografica? Chiediamo agli allievi di osservare attentamente il dipinto. Narrazioni di narrazioni di narrazioni Nel quadro si individua tre livelli di rappresentazione: Primo livello - Autoritratto nello specchio. Il personaggio ritratto è rappresentato di spalle; la sua immagine riflessa nello specchio, riproduce il modo in cui l’autore rappresenta se stesso, così come si vede. Secondo livello - Autoritratto sulla tela. Sulla tela è abbozzato un ritratto dell’autore; l’immagine appare un po’ diversa da quella riflessa nello specchio, un po’ più giovane e senza occhiali. Metaforicamente, questo livello potrebbe raffigurare il modo in cui l’autore vuole rappresentare se stesso. Terzo livello. I due precedenti autoritratti sono sussunti dentro un punto di vista esterno, più autoriflessivo, che definisce cioè il modo in cui il pittore si disegna mentre dipinge se stesso a partire dalla sua immagine allo specchio. Narrazioni di narrazioni di narrazioni Questo livello consente di osservare particolari significativi per determinare l’intento con il quale l’autore procede alla “narrazione autobiografica”: Sulla sinistra della tela sono visibili alcuni bozzetti dell’autoritratto che egli sta eseguendo: siamo dunque in presenza di un processo di costruzione dell’immagine protratto nel tempo. In alto a destra vi sono altre immagini che riproducono altri dipinti Sullo stesso sgabello, in bilico sulle pagine del libro, un bicchiere di coca cola. Nel quadro troviamo poi disseminati altri elementi, che sembrano avere valenza simbolica: un elmo, uno stemma dell’aquila americana. Narrazioni di narrazioni di narrazioni Proponiamo un WebQuest: Chi sono gli illustri sconosciuti ? Scenario: Dipinto Compiti: Raccogliere informazioni sull’autore del dipinto e sulle caratteristiche della sua produzione Individuare i dipinti riprodotti nel quadro, o almeno individuarne gli autori raccogliere informazioni sulla produzione di questi artisti Risorse: www.normanrockwellmuseum.org/ Norman Percevel Rockwell (New York, 1894 – Stockbridge, 1978) pittore e illustratore statunitense. Il peculiare stile delle sue opere, definito "realismo romantico", ha riscosso, soprattutto negli Stati Uniti, un largo apprezzamento popolare ed ha influenzato generazioni successive di illustratori. La sua fama è legata soprattutto alle oltre 300 copertine da lui create tra il 1916 e il 1963 per il magazine The Saturday Evening Post, che costituiscono, nel loro insieme, un'importante fetta della cultura popolare americana del secolo scorso. Narrazioni di narrazioni di narrazioni A.Duhrer, Autoritratto con guanti, 1498, Madrid, Museo del Prado V.Van Gogh, Autoritratto con tavolozza, 1889, National Gallery of Art, Washington ? Rembrandt, Autoritratto (1652) Picasso ? Narrazioni di narrazioni di narrazioni Elementi iconografici Pittore ed illustratore, Rockwell, nei suoi dipinti, nelle campagne di informazione governativa per le quali fu illustratore e nella sua attività di pubblicitario, è stato un interprete fedele della società americana, rappresentando da un lato gli avvenimenti che hanno cambiato la storia del mondo - la conquista dello spazio, i disordini razziali e la lenta integrazione, le guerre - ma anche la semplice realtà della provincia americana, la banalità quotidiana, la vita di tutti i giorni, con atteggiamento ironico e romantico allo stesso tempo. Narrazioni di narrazioni di narrazioni Possiamo adesso forse rispondere al quesito di partenza: il dipinto può essere considerato una narrazione autobiografica? Narrazioni di narrazioni di narrazioni Il ritratto appare il frutto di un recupero memoriale, il sé più giovane rappresentato nel quadro di un processo di ricostruzione ed attribuzione di significato, - i bozzetti e gli studi di figura - protratto nel tempo, articolato su più livelli e secondo molteplici prospettive non esclude un riferimento al genere, gli autoritratti degli altri autori è strettamente collegato con il contesto di riferimento, mediante l’allusione ai simboli della società americana contemporanea. La contaminazione tra i diversi piani di lettura impedisce di scegliere uno dei livelli, come il più aderente alla realtà, il più autorevole; obiettivo della raffigurazione non è dunque la rappresentazione della realtà, ma un tentativo di attribuirle senso.