DELIBERAZIONE N°
43-250
IN DATA
05/04/2004 1.00.00
PROTOCOLLO N°
0015694
Imm eseguibile
COMUNICATA AI CAPIGRUPPO CONSILIARI
IL 20.04.2004
ESTRATTO DEL VERBALE DEL CONSIGLIO COMUNALE
OGGETTO: Mozione (12.03.04) dei Consiglieri Mario Botteon (Indipendente) e Vittorio
Zanardo (P.C.R.) sulla delocalizzazione del gruppo IRCA.
L’anno duemilaquattro addì cinque del mese di aprile alle ore 20.00.00 in continuazione, in CONEGLIANO nell’Aula
Consiliare della Residenza Municipale, a seguito di inviti scritti diramati dal Presidente del Consiglio con lettera prot. N
13875/Uff. Cons. in data 23 marzo 2004 e regolarmente consegnata al domicilio di ciascun Consigliere, come da
dichiarazione del Messo Comunale, si è riunito in seduta pubblica sessione straordinaria di prima convocazione il
CONSIGLIO COMUNALE sotto la presidenza del Consigliere Maria Teresa Pavan e con l’intervento del Segretario
Generale Dr. Salvatore Minardo.
Sono presenti i Consiglieri Sigg.:
N°
1
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3
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6
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8
9
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12
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16
COGNOME E NOME
Zambon Floriano
Chiellino Gabriella
Feltre Carlo
Bernardelli Giovanni
Rina Eduardo
Burgio Lorenzo
Daccò Carmen
Dugone Stefano
Barp Lilia
Chies Fabio
Colombari Sonia
Dei Tos Giovanni
Brugioni Claudia
Zanin Luciano
Cais Alberto
Battistella Antonio
PRESENTI ASSENTI N°
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x
18
x
19
x
20
x
21
x
22
x
23
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x
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x
28
x
29
x
30
x
31
x
COGNOME E NOME
Campoccia Michela
Frusi Renzo
Sabato Ariana
Coletti Gianfranco
Pavan Maria Teresa
Fardin Ruggero
Archimede Vincenzo
Borsoi Giacinto
Colmagro Alberto
Billa Michele
Patelli Piero
Botteon Mario
Zanardo Vittorio
Coan Giuseppe
Zava Loris
PRESENTI ASSENTI
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
Sono assenti giustificati i Consiglieri: così presenti N. 22 Consiglieri su 31 assegnati al Comune e N. 31 attualmente in
carica.
Partecipano gli Assessori Maniero, Miorin, Mirto e Buffoni.
Il Presidente, riconosciuta legale l’adunanza, invita il Consiglio a discutere e deliberare sull’oggetto iscritto all’ordine del
giorno.
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DEL. N. 43-250
Del 5 aprile 2004
OGGETTO:
MOZIONE
(12.03.04)
DEI
CONSIGLIERI
(INDIPENDENTE)
E
VITTORIO
ZANARDO
DELOCALIZZAZIONE DEL GRUPPO IRCA.
MARIO
BOTTEON
(P.R.C.)
SULLA
Il PRESIDENTE pone in trattazione il punto all'ordine del
giorno e dà la parola al Cons. Botteon Mario, perché legga ed
illustri la mozione.
CONS. BOTTEON MARIO (INDIPENDENTE): Do lettura del testo della
mozione:
"""
I
sottoscritti
Consiglieri
Comunali:
Mario
Botteon
(Indipendente) e Vittorio Zanardo (R. C.), dopo aver appreso la
notizia di una ulteriore delocalizzazione di un gruppo importante
quale l'IRCA, che segue altre ed importanti realtà produttive che
se ne sono andate dal nostro paese.
Preoccupati per l'impatto negativo che questa nuova realtà
avrà sul piano dell'occupazione locale che ha già subìto forti
perdite, sia di posti di lavoro, così come di importanti
produzioni e di poli di ricerca, quale quello del freddo, già
promesso di essere mantenuto e sviluppato nell'area ex Zoppas e
che invece non è stato per nulla realizzato.
Ritenendo che la perdita secca di altri 250 posti di lavoro
nella zona, che, se sommati a quelli già persi a causa di varie
delocalizzazioni, anche di piccole realtà produttive, diventano
una cifra fino a poco tempo fa inimmaginabile.
Ritengono urgente presentare questa MOZIONE al Consiglio
Comunale di Conegliano, affinché lo stesso impegni il Sindaco ad
intervenire con tutti i mezzi democraticamente leciti per impedire
un
ulteriore
attacco
all'occupazione
ed
all'economia
del
Coneglianese.
I sottoscritti chiedono in particolare che l'intervento sia
teso a far recedere il gruppo Irca dal suo proposito di spostare
parte della sua produzione in Romania e che nello stesso tempo
l'azienda tenga in considerazione il dramma che vivranno molti
loro dipendenti che si troveranno nella condizione di cercarsi un
lavoro in una situazione di forte crisi occupazionale.
Con la presente mozione si propone inoltre che i Sindaci di
Conegliano e di S. Vendemiano, divengano i coordinatori di tutti i
Sindaci della zona, che, secondo i proponenti, proprio per i
problemi di carattere sociale che la mancanza di lavoro potrebbe
creare, dovrebbero farsi promotori di iniziative forti per far sì
2
che una volta tanto non si tenga conto solo ed esclusivamente
delle regole del mercato, ma anche di quelle sociali ed umane.
"""
CONS. BOTTEON MARIO (INDIPENDENTE): Nonostante la mozione si
commenti da sé, ci sarebbe molto da aggiungere in termini di
commento, nel senso che in nome di una idea di mercato, secondo
noi sbagliata (è un eufemismo chiamarla sbagliata), prima si
ricevono i benefici da una città, da una zona, da una Regione,
poi, quando questi benefici sono stati del tutto sfruttati,
allora, si va a ricavarne altri in Paesi diversi, ovviamente, si
va, non uso il termine "sfruttare", a produrre dove la manodopera
non costa quasi nulla finché questa manodopera anche in quel Paese
ovviamente crescerà. Allora si andrà in un altro Paese dove costa
meno, in nome di una globalizzazione, di una delocalizzazione che,
secondo me, o viene fermata da qualcuno oppure la legge del
mercato diventerà solo la legge del più forte una legge sbagliata,
una legge sbagliata!
Io non contrappongo un' ideologia ad un'altra ideologia, anche
perché i costi di un'ideologia io li ho pagati tutti, ma voglio
commentare questa mozione dicendo, che noi non possiamo subire in
questo momento ciò che abbiamo già subito con il contratto che la
città aveva fatto con la ex Zanussi sull'area Zoppas. Non lo
possiamo subire assolutamente, perché l'idea dei guadagni privati
e delle perdite pubbliche deve cessare, deve cessare una volta per
tutte, anche con interventi forti. Non voglio invocare ora misure
di chissà quale natura, ma interventi forti che impegnino, una
volta tanto, anche moralmente, queste imprese a non lasciare sul
lastrico delle persone che hanno delle famiglie da mantenere.
Se andate a Pordenone, per esempio in qualche mensa, troverete
molti lavoratori del coneglianese che hanno dovuto subire il
trasferimento, senza colpo ferire, da Conegliano a Pordenone e
fanno dei sacrifici immessi perché devono seguire il lavoro.
Qui non ci possiamo più limitare a tre articoli sui giornali,
a due proteste perché in questa democrazia si può si protestare,
ma non si ottiene nulla. Si può protestare, questo sì, ma non ci
possiamo limitare a questo, dobbiamo impedire, dobbiamo impedire,
ripeto, e lo diciamo nella mozione, con tutti i mezzi leciti, in
primo luogo quelli morali, che questa produzione se ne vada. 250
posti di lavoro, più l'indotto, non sono cosa di poco conto, è una
cosa enorme, è una cosa enorme!
Queste sono le cifre che vengono da fonti giornalistiche e
sindacali, ma, al di là del numero, io credo che la questione di
principio vada valutata in tutti i sensi, magari facendo anche
delle proposte concrete. Per esempio, mi viene un’idea, alcuni
Comuni hanno fatto i P.i.p., i c.d. Piani di insediamento
produttivo. Non so se queste aziende li hanno valutati, se hanno
sfruttato queste agevolazioni. Bisogna trovare il modo di
3
sfruttare queste agevolazioni. E Quando queste produzioni vanno
via dopo aver sfruttato le agevolazioni dei Comuni, dovrebbero
esser fatte rientrare, punto. "Ti abbiamo dato delle agevolazioni
in termini venali, queste agevolazioni costano questo, e quindi ce
le ritorni"; "ce le ritorni, oppure i capannoni che rimangano qua
dovranno servire a produzioni che deciderà la comunità".
Entra il Consigliere Campoccia, per cui i presenti sono ora
23.
CONS. BOTTEON MARIO (INDIPENDENTE): E non è un esproprio
proletario questo, è buon senso, perché non si può dare e ricevere
e poi "grazie tante, me ne vado, vado a sfruttare la manodopera
dove si paga meno", perché, ripeto, questa legge del mercato io la
rifiuto, la voglio contrastare perché è una legge che non tiene
conto dei costi sociali che questo principio comporta. Non voglio
aggiungere altro, dico solo che questa famiglia ha dato alla
città, ma ha ottenuto anche molto da questa città, non solo la
titolazione di piazze o vie, ma ha ottenuto molto da questa città,
dalla zona, dalla Regione, dal contesto in cui produce.
Siccome abbiamo già dato, cerchiamo di farci ritornare quello
che abbiamo già dato. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere. E' aperta la discussione su
questa mozione. Chi si prenota per il primo turno di interventi?
Feltre, Frusi, Borsoi. Consigliere Zanardo, prego ha la parola.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE):
Vorrei mettere degli elementi di discussione per farvi capire che
noi abbiamo presentato la mozione Irca perché la questione
lavorativa è molto più vasta e preoccupante in questa nostra
Provincia di Treviso. Il lavoro che abbiamo fatto ci dà un'idea
pratica di come sia la situazione nel 2003 con inizio anche 2004.
Faccio un esempio: 3357 trevigiani hanno perso il posto di
lavoro,
1514
secondo
la
legge
223/91,
quindi
c’è
una
riorganizzazione e ristrutturazione, c’è una crisi aziendale non
superabile con ricorso alla cassa integrazione. I restanti 1843
posti persi riguardano la cessazione del rapporto di imprese
artigiane, agricole e commerciali fino a 50 dipendenti che non
possono ricorrere alla legge 223. I comparti maggiori dove si
perde non sono solo quelli classici, ma sono il metalmeccanico, il
tessile e poi via via, quindi si sono già persi 3357 posti di
lavoro nel 2003.
Cassa integrazione in Provincia di Treviso: somma ordinaria e
straordinaria: se nel 2000 si avevano 528.415 ore di cassa di
integrazione, nel 2003 sono 1.588.713 ore, quindi sono triplicate
in tre anni. Ho fatto la lista delle fabbriche che sono in crisi e
che hanno dovuto chiudere o licenziare.
4
Licenziamenti. Le fabbriche (si può anche fare la carrellata)
sono sempre di più quelle che vanno o in cassa integrazione, a
zero ore, o che chiudono o che devono licenziare con grave
perdita, con una situazione.. Parliamo di grandi fabbriche,
prendiamo l'Irca, ma anche di fabbriche artigianali, settori
commerciali o stirerie, per esempio. Oggi a Conegliano, e parlavo
con
una
piccola
azienda
artigianale,
le
stirerie
sono
completamente al collasso perché il prezzo che pagano per stirare
l'abbigliamento è talmente basso che alla fine devono licenziare o
tentare in qualche maniera...
Abbiamo una situazione in cui la delocalizzazione non è come
si è vista anni fa. Bisogna dire la verità, in questi 10 anni,
anche più, (adesso tutti ne parlano perché è troppo evidente) le
fabbriche spariscono, le attività spariscono. E’ da anni che è in
corso questo processo e si tenta di andare in altre parti perché,
praticamente, il sistema Veneto ha raggiunto i suoi massimi
livelli.
Primo: c’è un territorio che più sfruttato di così non
potrebbe essere. Questo è il territorio e questa è la situazione;
secondo: c’è un basso costo del lavoro. Faccio un esempio sempre
nel lavoro fatto da una nostra iscritta: se in Provincia di
Treviso mediamente i lavoratori dipendenti prendono 24.000 euro
all'anno, lordi, 24.700euro, nel sud sono 24.000 euro, (quindi le
paghe sono già di per sé basse) in Provincia di Treviso sono fra
le più basse di tutto il nord e competono quasi con quelle del sud
(se non ci sono vari aspetti che, poi, fanno abbassare il costo
del lavoro).
Abbiamo il territorio, come ho detto, saturo. C’è una
situazione commerciale di investimenti che purtroppo presenta una
carenza nazionale e europea. Si può uscire da questa crisi solo se
si investe in ricerca (se si investe a livello di ricerca e non si
tagliano i fondi), se si fanno investimenti sulle aziende e si
affronta la situazione del nostro sistema, che è quella della
polverizzazione delle attività economiche.
Questa polverizzazione che è stata la nostra forza, tra
virgolette, del Venuto, purtroppo, adesso, mostra tutti i suoi
limiti, perché fare investimenti significa avere la possibilità di
accedere al credito o riuscire ad autofinanziarsi; purtroppo però
il sistema bancario strozza e non aiuta, in altri Stati funziona
diversamente.
Entra il Consigliere Dugone, per cui i presenti sono ora 24.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Non
c'è la possibilità, perché si è troppo piccoli, di accumulare
investimenti per poi reinvestirli e ci si trova, ad un certo
momento, a non avere nessuna possibilità se non tentare carte
disperate.
5
Io sono stato in Romania, a titolo personale, per vedere con i
miei occhi com'è la situazione. Nemmeno lì sono rose e fiori
perché se un artigiano pensa di fuggire da qua, ed impiantare una
fabbrica in Romania, deve sapere che poi lui avrà la schiavitù non
del costo del lavoro, che lì costa dai 50 ai 70 euro mensili,
pagati anche in natura, con alimenti e con buoni alimentari, come
ai vecchi tempi qui, ma verrà strozzato dal prezzo di acquisto
commerciale che viene imposto dalle grandi ditte che dicono: "Tu
hai fatto l'abbigliamento, hai fatto quel paio di scarpe, noi te
lo paghiamo tot". In maniera molto ridicola, fissano prezzi
bassissimi e l’imprenditore anche lì si trova in difficoltà perché
è in preda ad un ricatto commerciale ben organizzato.
Addirittura, questa delocalizzazione disperata, la chiamo io,
spinge questi imprenditori addirittura ad andare ancora più ad
est, cercando di arrivare in Ucraina, in Moldavia, in Paesi ancora
più poveri per cercare di guadagnare quella fetta di mercato che
permetta loro di sopravvivere, ma, in realtà, il prezzo del
prodotto scende ancora.
Entra il Consigliere Billa, per cui i presenti sono ora 25.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Voi
sapete benissimo che se un paio di pantaloni, li ho visti io, di
firme note, a livello nazionale ed internazionale, viene pagato
dai 2 ai 4 euro all'imprenditore che li produce in Romania, quando
li andate a comprare in un negozio, qui in Italia, sapete
benissimo che prezzi ci sono. Qui c'è un problema di gap, c'è un
problema anche di commercializzazione e di distribuzione.
Le grandi ditte, ad esempio come l'Irca, negli ultimi sei anni
(vi ricordate la "Sev" che metteva fuori cartelli "cercasi
operai") alla Televisione dicevano: "in Veneto non troviamo più
operai, non abbiamo più occupati, non possiamo più andare avanti,
come facciamo, come non facciamo". C’è stata tutta una pubblicità
su
questa
storia
fatta
dal
Gruppo
Irca,
chiamavano
gli
extracomunitari.
Io mandavo lavoratori in cerca di un posto di lavoro e
rispondevano che il posto non c'era, che loro non avevano bisogno.
Non so, facevano per tivù la richiesta di lavoratori e quando i
lavoratori andavano là non ce n'era bisogno! Per sei anni
l'azienda ha chiesto lavoro notturno, flessibilità varia, lavoro
al sabato ed anche dalla domenica, in parole povere sacrifici per
tenere le fabbriche, per dare la possibilità di lavoro.
Entra il Consigliere Patelli, per cui i presenti sono ora 26.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Poi,
negli ultimi sei anni, invece, l'azienda ha cominciato a chiedere
cassa integrazione, licenziamenti, mobilità, spinte al personale
ad uscire, altre riduzioni. Praticamente facevamo capire agli
operai che se ne andavano via la cosa era ben accetta. Dicevano,
6
in poche parole, che si stava aprendo un nuovo stabilimento a
Timisoara, una provincia che dicono sia l'ottava Provincia veneta,
uno stabilimento di 2500 persone.
Adesso, ci sono "250.000" licenziamenti! Nel futuro dell'Irca
ci sarà, quindi, la chiusura di quello stabilimento. Voi sapete
che su una grande fabbrica, dove c'è un posto di lavoro, ce ne
sono 5 nell'indotto, pressappoco. Una grande fabbrica come la
Zanussi, l’Electrolux di Susegana, per ogni lavoratore ha 5 sub
fornitori che lavorano in una costellazione di fabbriche.
Susegana, che conosco molto bene, ha 250 aziende che lavorano
per l'azienda grande, per preparare tutti i semilavorati. Per
esempio, la Zanussi — Electrolux, fra 2, 3, 4 anni, quando lo
stabilimento nel Lago Balaton, in Ungheria, sarà terminato (un
nuovo stabilimento di frigoriferi) avrà sicuramente i problemi di
mantenimento dei posti di lavoro.
Praticamente, c'è una situazione di grave crisi. A seconda
delle diverse possibilità il Comune, la Provincia, le istituzioni,
i partiti politici, i sindacati, i governi, devono intervenire
creando un argine, o quanto meno, riuscendo a convertire i posti
di lavoro che si perdono in una direzione, recuperandoli in
un'altra parte.
Faccio presente che quando si licenzia un lavoratore di 50
anni (voi lo sapete benissimo, e guardo Buffoni perché so che è un
imprenditore e sa le difficoltà), quando poi questo va a chiedere
lavoro gli si ride in faccia. Perché? Perché non è più in grado di
avere una certa professionalità, un certo adattamento, viene
considerato una persona vecchia nel mondo di lavoro, giovanissimo
per la pensione, ma molto vecchio per poter essere inserito
all'interno dei posti di lavoro.
Quindi, è una situazione drammatica! Una persona di una certa
età che perde il posto del lavoro, difficilmente riesce ad
integrarsi, a trovare un nuovo posto di lavoro! Un ragazzo di 20
anni sì; se un ragazzo di 20 anni lavora all'Irca poi riesce a
trovare qualcosa d’altro. Costa meno, come dice l'Assessore, e
nello stesso tempo puoi investire su di lui per dargli la
possibilità di formarsi professionalmente.
Quindi, manca la capacità di riqualificare certe figure di
manodopera. Manca un ragionamento nazionale che comunque dobbiamo
fare tutti. Tutti i partiti presenti in Consiglio Comunale devono
porsi a livello di base, ma anche a livello nazionale, il problema
di quali siano i settori strategici del nostro Paese(per quanto
riguarda la manodopera), di quali siano i posti di lavoro su cui
investire ed avere una politica industriale vera nel nostro Paese.
Non credo che se il nostro Paese si impoverirà, dal punto di vista
industriale, potrà recuperare diventando un Paese del turismo, del
commercio o dei servizi. Anzi, diventerà sempre più povero perché
potrà fare i servizi per il turismo e il commercio solo se avrà
7
una struttura industriale di un certo tipo, all'altezza della
situazione; sono, infatti, questi i settori che danno, poi, un
contributo in più per la ricchezza del Paese.
In caso contrario l’Italia si impoverisce sempre di più e
l'impoverimento sarà generalizzato con difficoltà sempre maggiori.
Entra il Consigliere Fardin, per cui i presenti sono ora 27.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Non
possiamo concorrere. Vedevo sempre nella ricerca fatta i prezzi
che ci sono in certi Paesi; effettivamente non potremo mai
concorrere, mai e poi mai. Concorrere sul costo del lavoro con
determinati Paesi è da suicidio. Se, infatti, la media di un
operato tessile in Italia costa circa 15,60 dollari all'ora,
perché sono dati nazionali, in Cina costa 69 centesimi all'ora, in
India 57 centesimi all'ora. Osservando queste cifre ci rendiamo
perfettamente conto che non abbiamo strumenti tali da contrapporre
solamente sulla base del costo di lavoro. Dobbiamo contrapporci
attraverso investimenti, attraverso la ricerca, individuando i
settori importanti dove il Paese dovrà fare i suoi investimenti.
Un caso: gli Stati Uniti d'America, considerato uno Stato
liberalista spinto, ha investito una montagna di miliardi di
dollari su Internet. Internet è una scoperta, sì, fatta a livello
privato, però è stata sostenuta a livello amministrativo, a
livello pubblico — quindi con soldi pubblici. Hanno capito,
infatti, che è importante sostenerla, è importante essere primi in
quel settore, perché, poi, traina tutta una certa economia e tutta
una serie di settori. Hanno operato attraverso una politica decisa
dal Governo.
Purtroppo, in Italia, dagli anni '60 in poi abbiamo perso in
continuazione settori specifici (l'ho detto anche l'altra volta)
quali la siderurgia, la chimica, l’informatica. Per esempio,
nessuno sa che negli anni '60, i primi anni '60, l'Olivetti, tra i
primi nel mondo, aveva fatto un Pc, un computer portatile,
personal computer. Poi, però, le commesse dello Stato sono state
di tre computer e a livello privato nessuno lo acquistava. Non c'è
stata una veduta lungimirante per cercare di creare commesse che
abbassassero il prezzo e facessero sì che, poi, divenisse un
prodotto di consumo. E’ stato interrotto il progetto. Morto il
Presidente dell'Olivetti il progetto è andato a farsi friggere e
poi negli anni '80 siamo stati invasi dai personal computer
americani che sono stati quelli che hanno trainato un certo tipo
di economia.
Entra il Consigliere Battistella, per cui i presenti sono ora
28.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA
Questo ci dimostra che determinate scelte...
8
RIFONDAZIONE):
C'è un libro interessante, non è stato scritto da un comunista
ma da Gallino che è un sociologo. E’ un libretto dell'Einaudi,
costa 7 euro e può essere letto. E’ interessante perché ti
descrive, praticamente, in pochissime pagine, tutti i vari settori
che, per esempio, l'Italia ha perso.
Prendiamo anche l'aeronautica, nel primo 900, anni '30,
avevamo 5, 6, 7 ditte che facevano aerei ed erano aerei
commercializzabili in tutto il mondo, aerei che avevano un certo
tipo di fama e di contenuto tecnologico. Poi, per scelte di un
certo tipo, non abbiamo più sostenuto questa industria, non si è
più fatta una politica a favore di quel settore e abbiamo perso
anche il settore aeronautico. Non siamo entrati nel progetto
europeo dell'aeronautica (anche questo non solamente per un
discorso politico) che mirava a creare un settore europeo in
concorrenza con gli americani. Quindi non è un discorso politico
ma è un discorso occupazionale, perché quelle 3, 4, Nazioni:
Germania, Inghilterra, Francia e Spagna, che si sono aggregate
hanno diviso anche gli stabilimenti, 8 da una parte, 5 dall'altra,
secondo gli interessi percentuali della partecipazione in S.p.A. a
quel tipo di progetto.
Quindi, c'è stata una ricaduta, c’è stata un’alta intensità
lavorativa che ha permesso di creare una occupazione "grossa" e,
dunque, ha permesso, effettivamente, di tenere alta l'occupazione.
Difficilmente i rumeni si metteranno in concorrenza nell’ambito
informatico, o chimico, o in altri settori.
Poi, voglio anche lanciare una dimostrazione ai tanti di noi
che pensano: "Beh, ma i servizi rimangono". Dico che anche quegli
Stati che noi riteniamo sottosviluppati, fra virgolette, perché
pensiamo che più di là non arrivano, in realtà sono molto
progrediti. Per esempio, anche il settore dei servizi in India è
fra i più alti a livello internazionale. I call center americani
hanno tutti quanti la loro sede in India perché gli indiani sanno
benissimo l'inglese, sono ingegneri, parlano benissimo, hanno una
ricerca e una cultura intensa su quei settori, inoltre costano
meno. Quindi gli imprenditori americani delocalizzano in India
determinati servizi di alto contenuto di valore anche lavorativo,
professionale e culturale.
29.
Entra il Consigliere Archimede, per cui i presenti sono ora
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Ho
chiesto in Romania come funziona il sistema, per esempio,
professionale,
come
funzionano
le
scuole.
Ho
visto
che,
praticamente (prendiamo il cosiddetto settore tessile), in Romania
per molti anni sono stati sfornati ingegneri tessili di una certa
qualità. Chiaramente, non erano capaci e sono in difficoltà
nell'usare la nostra organizzazione del lavoro e le nostre
macchine, però in poco tempo hanno acquisito una certa cultura,
una certa preparazione.
9
Per esempio, ho parlato con i dirigenti delle multinazionali
rumene: che guadagnano 200 euro al mese, 240, quindi dirigenti di
alto livello! Sebbene la proprietà, fra virgolette, sia italiana,
tutta la struttura dal Vice Presidente in giù è tutta rumena. Non
ci sono i manager italiani che vanno in Romania, che lavorano lì.
Tutto il substrato di chi fa lavori di manovalanza è loro, di
nostro c'è solamente il capitale investito e il controllo che è
fatto al massimo da una persona che va lì per controllare la
società e la situazione.
Quindi, non è una situazione di cui noi possiamo vantarci
dicendo che: "teniamo l'intelligenza e diamo le braccia", come
diceva purtroppo il sindacato che non si preoccupava di questa
perdita di lavoro. Il sindacato, diceva, "va via solamente il
lavoro pesante ma teniamo il lavoro intelligente, il lavoro
professionale, il lavoro più avanzato a livello tecnologico".
Non è vero niente! Queste fabbriche vengono proprio trasferite
nella
loro
completa
organizzazione,
quindi
sia
a
livello
commerciale, che progettistico. Anche per il settore degli
investimenti vediamo che le banche si trasferiscono.
Un'altra cosa che bisogna dire chiara e tonda è che,
purtroppo, il Governo e la Regione favoriscono questa spinta,
perché vengono finanziate queste aziende che vanno all’estero. E'
un controsenso dire, come chiedeva il Consigliere Mario Botteon,
che dobbiamo fare in maniera di fermare questa emigrazione delle
industrie, quando, poi, la Regione e il Governo finanziano questi
trasferimenti di delocalizzazione del lavoro. Sono soldi pubblici
che vengono dati per trasferire all’estero parte del lavoro.
Ci deve essere, come minimo, anche un progetto europeo.
Abbiamo discusso, una volta, una mozione sulla questione della
religione
cattolica
nella
costituzione
europea,
sarebbe
interessante, ora, ragionare evidenziando che, a livello europeo,
non è solo la finanza che ci fa divenire "europei", ma c’è il
problema dello stato sociale, quindi, della sanità, delle scuole e
delle pensioni. I salari minimi dovranno essere uguali per tutti e
dovrà essere data ai vari paesi la possibilità di avere un fisco
quanto meno avvicinabile, per tutti, uguale".
Perché questo? Perché dal 2007 la Romania, (altri Paesi
dell'est sono già entrati, dal 1° maggio) con altri paesi entrerà
in Unione Europea e su alcune questioni ci sarà una forte
concorrenza. Quindi, questi paesi per alcune questioni fanno parte
a pieno titolo dell’Europa, però non sono più europei per altre
questioni.
Faccio un esempio: c’è la questione ambientale, (noi abbiamo
la legge 626), c’è la questione infortunistica, con costi,
giustamente, da sostenere per poter salvaguardare il nostro
ambiente e tutelarlo: dall'altra parte, però, lo sapete benissimo,
10
molta gente delocalizza proprio per abbattere i costi cosiddetti
ambientali che sono sempre più alti mentre all’estero si può
tranquillamente operare....
Ecco, qualcuno dice che all’estero ci sono leggi poco precise
e lì possono, invece, scaricare nei fiumi, nei campi e nel
territorio. Faccio presente che c’è una forte concorrenza anche su
settori cosiddetti di alta qualità, quali l’agricoltura. Ho visto
con i miei occhi aziende di imprenditori veneti, anche di
Conegliano, che piantano all’estero il nostro prosecco, le nostre
viti, il nostro vino, la nostra cosiddetta agricoltura di qualità
e un domani, non tanto lontano, avremo un'invasione di prodotti
provenienti dalla Romania, dai Paesi dell'est, specialmente
dall'Ungheria, dove faranno concorrenza sul prezzo ai nostri
prosecchi, ai nostri vini, alle nostre produzioni a livello di
agricoltura.
E' chiaro che tutto è messo a soqquadro e va, quindi,
intrapresa una politica coraggiosa, con nuovi investimenti, con un
ruolo chiaro dello Stato, perché un singolo privato o un consorzio
di privati non può far fronte ad investimenti di un certo tipo ma,
deve essere aiutato. Un esempio banale: gli aiuti per quanto
riguarda la ricerca. Voi, forse, lo sapete meglio di me, alcune
aziende di Campidui hanno ricevuto dalla Regione dei soldi per
investimenti, per la ricerca ma poi si è scoperto, attraverso una
inchiesta da parte della Regione, dei tecnici regionali, che
queste ditte si tenevano i soldi!
Questa è stata la dimostrazione che, invece di far sì che
questi soldi venissero, investiti in tecnologia, in organizzazione
del lavoro, in acculturamento delle persone, questi soldi sono
stati, invece, tenuti e messi in tasca. C'è una comportamento
miope: si cerca di difendere il proprio orticello in una
situazione di tempesta generale. Non si difende il proprio
orticello pensando di fare i furbi e cercando di evadere, cercando
di
barcamenarsi!
Bisogna
fare
un
progetto,
una
politica
governativa, una politica europea. Siamo in ritardo!
PRESIDENTE: Consigliere Zanardo, ha esaurito il suo tempo.
Utilizza?
CONS.
Continuo.
ZANARDO
VITTORIO
(PARTITO
COMUNISTA
RIFONDAZIONE):
PRESIDENTE: Sì, va bene.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): C'è,
poi, il ragionamento che anche la delocalizzazione mostra la
corda, nel senso che in Romania, parlando con gli imprenditori, mi
dicevano che i settori principali che (sono due, la scarpa e il
tessile – che sono stati i primi settori, cominciando alla fine
degli anni '80 a trasferirsi) stanno attraversando una crisi
incredibile.
11
Allora, come ho detto, ci sono due alternative: o andare in
Ucrania, in Moldavia spingendosi sempre più verso est, o
riconvertire
(ma
riconvertire
come?)
il
sistema
economico
attraverso un investimento, una diversa speculazione edilizia ed
agricola, magari anche con l’acquisto di terra, l'acquisto di
coltivazioni, facendo un investimento diverso, perché sennò non
reggono nemmeno lì.
Tenete conto che la Cina, come Stato a livello internazionale,
ha un'attrazione incredibile, però non è a portata di tutti. Un
piccolo imprenditore di Conegliano non può andare tranquillamente
in Cina, chiudere qua e trasferirsi lì. Ci vuole anche lì
un'organizzazione, una struttura, una potenzialità grossa per
poter reggere. In caso contrario, si è completamente strozzati.
Chiedo che il Consiglio Comunale prenda atto di questa
situazione, faccia tutto quanto in suo potere per chiedere (come
d'altronde anche il Consigliere Mario Botteon ha detto bene), che
tutti gli utili che Gianfranco Zoppas ha preso in tutti questi
anni, almeno in parte, vengano reinvestiti nel territorio, vengano
reinvestiti per una nuova occupazione, vengano reinvestiti in
nuovi settori industriali. Non possiamo assistere passivamente
alla chiusura sistematica di decine e decine di società! In
Provincia di Venezia tre società al giorno vengono chiuse per
questi motivi, tre al giorno! C'è una situazione nazionale sempre
più pesante: abbiamo interi settori che non esisteranno più in
Italia, per esempio, il tessile, come ho detto, il calzaturiero.
Resistono solo le nicchie di alta tecnologia, guarda caso i
settori che hanno investito, in prodotti di alta tecnologia, di
alto valore. In caso contrario, viene tutto esportato perché non
si fa più concorrenza attraverso il prezzo, bisogna farlo
attraverso ben altre cose. Quindi, bisogna chiedere con forza,
sostenere
le
rivendicazioni
dei
lavoratori,
sostenere
la
battaglia.
Non era una battuta, quando dicevano: "Se tu non accetti
questo, noi andiamo all'estero", io dicevo: "Va beh, non puoi
ricattare sempre il lavoratore con questa dichiarazione perché poi
diventerà un problema; se le merci vanno tutte all'estero e si
producono nei Paesi dell'Est o in Cina, poi ritornano, però, in
occidente, ma se i lavoratori sono licenziati e i pensionati hanno
pensioni da fame, chi acquista quelle merci?
Non chiaramente i mercati interni, perché i mercati interni
non esistono lì, con 50 — 70 euro mensili a disposizione per
vivere. Lì, un pieno di benzina costa un terzo dello stipendio
mensile! Sono andato a vedere le cose, è chiaro che non possono
acquistare le merci prodotte lì, che quindi, devono andare tutte
all'estero.
Ma se qui abbiamo questa situazione di calo dei consumi è
chiaro che avremo una crisi di sovrabbondanza. Quindi, è un
12
sistema che fugge per ripararsi dalla bufera, ma, nello stesso
tempo prepara un tornado, prepara una situazione di gravità, di
crisi. E' una crisi spaventosa quella che verrà avanti, se non
poniamo una soluzione a livello politico… . Io penso — ed è una
cosa che il Consigliere Mario Botteon ha accennato e ha detto
anche bene — che deve essere la politica a dare la spinta
all'economia, evitando di lasciare l'economia da sola. E’ pur vero
che l’economia può spingersi da sola, in qualche maniera va pur
avanti, ma poi si contorce ed arriva un momento in cui si
autodistrugge.
Chiaramente, il singolo imprenditore vede la tasca, vede il
suo progetto, osserva le situazioni per quanto riguarda il suo
profitto e cerca di salvarsi, ma non ha una capacità progettuale,
come l'avevano i grandi industriali di una volta, gente che aveva
il pelo sullo stomaco e guardava al futuro, con proiezioni di 30
anni, di 50 anni. Adesso, purtroppo, una delle crisi dell'economia
deriva proprio dal non fare più proiezioni lontane, ma dal
guardare brevi periodi, guarda le 24 ore e pensa che, comunque, i
problemi in qualche maniera verranno risolti. L’imprenditore pensa
alla giornata, pensa ad accumulare il più presto possibile.
Questa situazione non è possibile, a livello economico, che
duri per tanto tempo; ad un certo momento tutti i nodi verranno al
pettine ed anche la delocalizzazione non sarà più una via di fuga,
ma creerà una situazione economica a spirale. Tenete conto (sarà
un problema anche questo, che noi dovremo, purtroppo, tenere
presente) che la bassa manodopera che c'è nei Paesi europei, con
il tempo, si riverserà anche nei Paesi nostri occidentali, perché
giustamente anche loro pensano.., i rumeni stessi dicono: "E'
meglio andare a lavorare in Italia che lavorare in azienda e
prendere 50 — 70 euro".
Quindi, ci sarà la cosiddetta "battaglia fra poveri" che avrà
una grossa ricaduta. Io posso capire che pochissimi industriali,
guadagnano una montagna di soldi e, quindi, la situazione a loro
va bene, però la stragrande maggioranza degli imprenditori che
vivono attraverso la produzione, attraverso il consumo, attraverso
la possibilità di distribuire la ricchezza alle persone, non può
pensare di sopravvivere. Sopravviveranno solo pochissimi in questo
sistema.
Io penso che noi, come amministratori pubblici di Conegliano e invito il Vicesindaco a prendere collegamento col sindacato, con
i lavoratori, con le RSU delle rappresentanze sindacali unitarie
di fabbrica - dobbiamo cercare di mettere in piedi una protesta
legittima per la salvaguardia dei posti di lavoro e per cercare
anche di spingere il territorio, nel suo insieme, ad avere delle
regole comuni.
Una cosa che preoccupa è la mancanza di un osservatorio sulla
questione
dell'occupazione,
sulla
questione
della
delocalizzazione, sulla questione anche della nostra economia. Si
13
crede sempre che, bene o male, siamo sempre in uno stato di
sviluppo e, in qualche maniera, ci salveremo con i servizi. No,
non ci salviamo con i servizi, i servizi, anzi, si salvano con la
manifatturiera, perché è già dato per scontato che i servizi
lavorano per il 70— 80% per le industrie.
Molta della gente che conosco, che lavora per conto proprio,
che lavora per servizi industriali, sta tagliando i propri
organici o riduce i propri redditi, derivati dal fatto che le
commesse sono diminuite. Nel 2003 mi hanno detto che è calato il
lavoro, non c'è più, non fanno più pubblicità, non fanno più nuovi
prezziari, non vanno più in certe fiere, c'è un calo che è a
catena e va a colpire anche i servizi. Questo fatto ci deve far
riflettere e noi dobbiamo assolutamente lavorare perché questo non
avvenga.
Penso che sia inutile fare discorsi di un certo tipo, se
ognuno di noi a livello politico non va nel proprio partito a fare
un ragionamento su questi temi e non mette in campo la questione.
Non possiamo aspettare che ci arrivino in testa i problemi grossi,
perché sarà troppo tardi. C’è un impoverimento continuo. Abbiamo,
come ho detto prima, un territorio sfruttato al massimo, c’è poi
la mancanza di svalutazione della lira, c’è una mancanza di
investimenti sulla ricerca. C’è un credito che strangola e una
situazione complessiva del paese che perde sempre più i nodi
centrali a livello industriale.
A queste cose si assomma adesso, purtroppo, una spesa che è
quella della delocalizzazione. Noi dobbiamo rispondere attraverso
una politica industriale con la "I" maiuscola, attraverso
l'investimento e la ricerca e non con la falsa ricerca, come ho
detto, come hanno fatto alcuni imprenditori locali di Campidui,
Conegliano, che si tenevano i soldi. Non basta “ridipingere le
fabbriche” per far credere che è stato fatto un investimento per
bonificare l'ambiente. Bisogna effettivamente mettere in campo i
cervelli.
Nel suo ragionamento Botteon diceva: abbiamo perso la Zanussi
che prometteva di creare questo miglioramento tecnologico, che
prometteva di creare il centro del freddo, di ricerca, di
progettazione. Abbiamo perso la Zanussi che era un punto
fondamentale e ora dobbiamo rilanciare quell'area con il discorso
del parco tecnologico. Va bene, però dovremo lavorare molto perché
non si crea un parco tecnologico in 24 ore e neanche in due anni,
neanche in cinque anni.
Se l'Amministrazione Comunale ci crede, deve mettersi a
lavorare e ne avrà da lavorare perché difficoltà e concorrenza ce
ne saranno in maniera incredibile. Dobbiamo tutelare e cercare
nuove forme di lavoro a livello tecnologico con nuovi investimenti
e cercare di far capire che - e chiudo — piccolo non è più bello,
lo dicono tutti quanti. Se prima era la piccola azienda che era il
modello da copiare, il fenomeno Veneto che veniva propagandato in
14
tutto il mondo, adesso “piccolo” non è più bello, perché anche il
piccolo imprenditore abbisogna di grossi investimenti. Il piccolo
non ce la fa e, quindi, è costretto o a chiudere di qua, o a
sfruttare sempre di più, o autosfruttarsi, perché tantissimi usano
questo sistema. Oppure si tenta l'avventura, perché diventa
avventura, in altre zone che non è tutto oro quello che luccica.
Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Zanardo. Consigliere Frusi, ha
la parola.
CONS. FRUSI RENZO (ALLEANZA NAZIONALE): Grazie, signor
Presidente. Ho trovato interessante la proposta di questa mozione
da parte dei presentatori. Noi, da numerosi anni, ormai a destra,
abbiamo delle idee abbastanza precise in campo economico e, in
generale, in campo sociale. Troviamo che, questa mozione ci dia
l'opportunità di esprimere le nostre idee, idee che sicuramente
trovano una certa rispondenza nel tipo di testo che ci è stato
proposto. Non trovano, però, rispondenza, devo dirlo subito, in
molte delle successive osservazioni fatte dai presentatori stessi.
In linea di massima, pensiamo che si debba dare, in questo
momento, una grossa solidarietà anche da un punto di vista
fattivo. (in base a quanto leggiamo in questa mozione, che è stata
presentata), ai dipendenti che resteranno senza lavoro. Noi
possiamo, come ente comunale, come istituzione, non pensare che un
tentativo vada prodotto, nello stesso tempo, però, siamo anche
perfettamente consci della assoluta libertà, e guai se non ci
fosse, da parte di un industriale, di un datore di lavoro, di
comportarsi come più crede.
Certamente, bisogna almeno instaurare un dialogo su questo
punto, bisogna almeno cercare di arrivare ad un minimo di
trattativa, ad un minimo di disponibilità per dire: "Volete che
noi, come ente, vi veniamo incontro in qualche cosa? Siamo qui",
in modo tale da salvare determinate situazioni che indubbiamente
vanno salvaguardate. Certo che sicuramente questo è un discorso
che, come hanno detto i colleghi che hanno presentato in Consiglio
la mozione, va inquadrato, anche da parte nostra, attraverso
un'ottica diversa (visto che, alla fine, il testo della mozione
possiamo condividerlo).
La nostra, però, è un'ottica completamente diversa rispetto a
certe cose che abbiamo sentito che ci hanno creato un certo
stridore interno. Mi è bastato l'esordio del caro amico Botteon
quando dice "idea di mercato sbagliata". Non c’è un'idea di
mercato sbagliata, ci sono delle situazioni di mercato che
inducono a determinati comportamenti, situazioni di fronte alle
quali un uomo è libero, come imprenditore, di comportarsi come
vuole. Noi, tuttavia, dobbiamo cercare di conciliare i differenti
punti di vista fra me e Botteon, in modo tale da portare ad un
dialogo proficuo, di salvezza, rispetto ai problemi e alla realtà
sociale delle fabbriche.
15
C'è una storia diversa, c'è una storia qui nel Veneto che noi
abbiamo da sempre conosciuto, visto che sempre abbiamo affiancato
una realtà di fabbrica. Probabilmente questa realtà non è stata,
poi, così tanto conosciuta, mi permetto di dire, anche dai
presentatori della mozione, o almeno non tanto quanto quella degli
industriali, cioè tanto quanto è stata forse conosciuta da noi.
Voglio dire, il caso del Veneto, di cui stiamo parlando, è un caso
un po' particolare; lo sviluppo economico è semmai una sfida
indubbiamente a livello europeo e probabilmente anche mondiale,
una sfida alla quale i nostri industriali veneti non hanno mai
voluto sottrarsi, anzi, sono stati sempre molto bravi e direi
anche (mi sto aiutando con un piccolo "pamphlet" di Alleanza
Nazionale), non esiste, da parte degli imprenditori, nessun tipo
di timore per quella che è la battaglia che si sta instaurando a
livello mondiale nel campo economico.
Quindi, è chiaro che dobbiamo anche pensare a questo loro
coraggio; il problema va visto anche nella chiave (non solo nella
chiave di danno sociale), di voler fare delle scelte radicali.
Tuttavia, dobbiamo anche vedere quello che è stato il cambiamento
negli ultimi tempi, negli ultimi anni del nostro scenario Veneto.
I
nostri
imprenditori
anticamente
probabilmente
non
erano
imprenditori, probabilmente erano agricoltori, erano persone che
si davano da fare, semplici meccanici, persone che avevano voglia
di partire ed allora, grazie probabilmente alla loro dedizione, al
loro intuito, alla loro grande dignità, qui nel Veneto, hanno
saputo evolversi ad un punto tale da dare origine ad un vero e
proprio miracolo Veneto. Di questo abbiamo più volte parlato e di
questo siamo a conoscenza. Questo fenomeno ed è stato studiato e
che è stato ammirato in tutto il mondo.
Ora cosa succede? C’è una crisi che indubbiamente va
riconosciuta come crisi importante, nazionale ed ultra nazionale.
Questa crisi arriva qui in ritardo. La vediamo adesso ma non è
altro che la stessa crisi che aveva colpito in altri settori del
nostro Paese, prima. Adesso arriva anche da noi, che eravamo forse
po' la punta dell'iceberg nel campo, perfino dell'invidia a
livello industriale. Allora, dobbiamo chiederci molte cose: da
dove nasce?
Per esempio, abbiamo visto anche una recrudescenza di questa
crisi per determinati comportamenti squilibrati da parte - e qui
posso anche condividere alcune delle cose che ha detto Zanardo —
di industrie che hanno voluto ottenere guadagni eccessivi. Qundi
c’è stato un certo andazzo che noi non condividevamo del tutto.
Dobbiamo anche pensare che l'euro ci ha messo il suo zampino,
perché questa crisi è diventata ancora più severa nel momento in
cui abbiamo visto che il cambio della moneta ha dato adito a molti
settori di poter immaginare dei guadagni un pochino mistificati da
questa nuova moneta.
16
Dico solo così, ma a tutti è chiaro che qualcuno ha allungato
la mano, che qualcuno ha voluto creare delle sperequazioni nel
campo del commercio e nel campo dell'industria utilizzando questa
nuova moneta. Dobbiamo difenderci, ma ognuno di noi ha un modo di
difenderci. Noi di destra abbiamo la nostra idea, siamo anche
convinti, per concludere il discorso sul Veneto, che qualcuno
adesso stia anche cercando di entrare un po' tardivamente, a
nostro modo di dire e di vedere. Molte forze, infatti, che ora si
interessano proprio del Veneto e cercano di dire la loro, a
livello di economia, sono le stesse forze che si sono sempre
tenute un pochino ai margini della nostra realtà veneta, convinte
che, bene o male, fosse un fenomeno abbastanza curioso, ma diverso
da quello del resto dell'Italia.
Ora, queste forze si buttano anche nel Veneto a correre in
soccorso alla nostra imprenditoria, magari con sistemi di piani,
di programmi, di concessioni, di licenze, di nulla osta, di
autorizzazioni, di pareri, di interessamenti. Abbiamo idee un po'
diverse, ma ci troviamo, caro Botteon e caro Zanardo, ci troviamo
nel momento in cui dobbiamo cercare di difendere (anche se forse
potrebbe essere utopistico, comunque è un un nostro dovere, oltre
che un nostro modo di lavorare) dicevo di difenderequanti stanno
perdendo o perderanno, speriamo di no, il loro posto di lavoro. E'
un problema che ci tocca tutti, tocca moltissimo anche noi, per
cui ci sentiamo di dire e lo dico già adesso, in dichiarazione di
voto, che proprio per questa solidarietà verso i dipendenti
(immagino una famiglia fatta di marito e moglie che lavoravano
all'Irca e che domani si trovano licenziati), questa solidarietà.
Noi non possiamo non avvertire questo problema e, quindi, come
gruppo noi condividiamo il testo, quello che ci è stato
consegnato, condividiamo molto meno le successive deduzioni, le
successive argomentazioni che abbiamo sentito.
Probabilmente,
alcune
argomentazioni
mie
non
verranno
condivise dai colleghi presentatori, però penso che noi in, linea
di
massima,
approveremo
il
testo
della
mozione
proposta,
ribadisco, per solidarietà con questi lavoratori coneglianesi.
Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Frusi. Consigliere Feltre.
CONS. FELTRE CARLO (ALTRA CONEGLIANO): Io raccolgo e condivido
intanto il messaggio che ha lanciato il collega Frusi. E’ chiaro
che siamo su posizioni diametralmente opposte perché abbiamo
visioni della vita politica ed economica assolutamente contrarie.
Credo, tuttavia, che, in ogni caso, al di là delle parole che
vengono dette per giustificare una posizione piuttosto che
un'altra, non si debba perdere di vista l'obiettivo che è quello
della solidarietà totale ed assoluta nei confronti di coloro che
rischiano di perdere il posto di lavoro, che, anzi, l'hanno
praticamente perso.
17
Io credo che questa mozione, dopo la chiara presentazione dei
colleghi
Botteon
e
Zanardo,
lasci
posto
a
due
tipi
di
considerazioni, uno di natura più ampia che ricorda la filosofia
che favorisce la delocalizzazione industriale ed una di natura più
propriamente locale e collegata proprio al problema dell'Irca.
E' evidente come la delocalizzazione sia una foglia di fico,
che nasconde a malapena (anzi, direi che oramai non ci riesce
proprio
più)
la
scarsa
capacità
dell'industria,
di
ogni
dimensione, ad adattarsi alle nuove sfide imposte da un mercato
voluto non certamente dalla classe lavoratrice, ma dallo stesso
sistema
capitalistico
e
che
la
classe
lavoratrice
deve
sostanzialmente solo subire. E' chiaro che chi sceglie di andare a
produrre
all'estero,
lo
fa
appellandosi
alle
esigenze
di
competitività. Questo è l'alibi genericamente usato, è libero di
farlo, per l'amor di Dio, però non può esimersi dal sottoporsi
anche alle critiche.
Allora, bisogna considerare che, innanzitutto, per aprire
all'estero, chi intende andarci, deve comunque realizzare degli
investimenti che potrebbe benissimo fare in Italia. Se non lo fa
in Italia è perché viene demotivato da un sistema politico ed
economico che non è in grado di gestire un momento economico
congiunturale o per lo meno considerato congiunturale. Si
predispone moralmente ad utilizzare in ogni caso manodopera che
non è certamente di livello superiore a quella locale, sia per
orari di lavoro, che per dimensionamento salariale.
E', infatti, riconosciuto il “fattore tre” nelle aziende che
delocalizzano e cioè che è maggiormente conveniente utilizzare
fino a tre persone per la stessa operazione al posto di una, visto
il bassissimo costo e la qualità scadente della manodopera stessa.
C'è, poi, l'assenza di garanzie in ordine alla tutela dei diritti
spesso più elementari, da quelli civili a quelli sindacali, dalla
salubrità dei posti di lavoro, alla salvaguardia delle donne e dei
minori, elementi questi che sono obbligatoriamente presenti in
Italia e che tutelano sì il dipendente (per qualcuno in modo
eccessivo), ma tutelano anche l'imprenditore. Tutto questo,
secondo me, è sinonimo di speculazione.
Poi, soprattutto, chi decide di andare a produrre all'estero
fa mancare allo Stato importanti entrate, favorito da una politica
di demonizzazione del pagamento delle tasse che è propria di
questo Governo, (può non piacere, ma è propria di questo governo).
Dopo aver dato davvero molto, lo Stato in ordine ad agevolazioni,
le colpe e le conseguenze poi alla fine sono addossate solo ai
lavoratori. La classe imprenditrice molla tutto e va a fare lo
stesso gioco altrove. Possiamo girare, commentarlo, discuterlo
finché vogliamo ma alla fine la sostanza rimane questa.
Sia chiaro che questo problema fiscale. Ho pensato parecchio
prima di parlarne, perché alla fine temevo che in questa sede,
dove non è tollerato abitualmente un ragionamento contrario,
18
questa mia affermazione potesse andare a scapito dei lavoratori
dell'Irca che sono il nostro unico obiettivo. Alla fine, però, ho
considerato, che è giusto dirlo.
Una certa parte di imprenditoria (e qui voglio mettere subito
in chiaro che non si tratta certamente di accumunare tutta
l'imprenditoria nella stessa lettura) ha evitato in mille modi di
ottemperare ai propri doveri fiscali, inoltre, è stata favorita
nei suoi comportamenti da un Governo che sostanzialmente offre
condoni ad ogni angolo. Non contenta l’imprenditoria cerca la
stessa gloria in Paesi dove, si badi bene, non c'è un sistema
fiscale chiaro e severo, e dove le regole non sono ancora quasi
scritte.
Io credo che questo sia uno degli scopi anche della
delocalizzazione.
E'
evidente
come
questi
processi
di
delocalizzazione siano guidati da una classe imprenditoriale che
si sta dimostrando incapace di affrontare con le ricette
opportune,
che
poi
si
chiamano
ricerca,
investimento,
razionalizzazione. Il mercato, infatti, sarà sì aggressivo, ma che
è anche attento alla qualità del prodotto e sa scegliere il
prodotto che è di qualità superiore. Diventa, a questo punto, una
questione di ricerca dei mercati disposti ad accettare quel tipo
di prodotto piuttosto che un altro. Il prodotto, a detta degli
stessi imprenditori (e ne conosco parecchi che hanno aperto
attività all'estero) è sicuramente di qualità inferiore a quello
prodotto nelle nostre zone.
A sentire sempre gli stessi industriali che hanno fatto questa
scelta, le colpe sono da affidare tutte al mercato, alle regole
sindacali troppo garantiste e rigide, alle troppe tasse, ai pochi
contributi da parte del Governo. Ultimamente, poi, assistiamo
quotidianamente allo slogan del momento: si dà la colpa alla Cina
che, non è che non c'entri, ma non è la causa di tutti i mali,
sicuramente.
Questo,
ovviamente,
non
vale
per
tutta
la
categoria
imprenditoriale. C’è anche chi ha fatto la scelta contraria, chi
ha fatto una scelta di produzione basata sulla qualità ed ha
formato il proprio personale produttivo, che ha integrato nel
proprio
ciclo
produttivo
personale
straniero,
ha
internazionalizzato la propria rete di vendita, ha fatto scelte di
ricerca e di specializzazione esasperata della produzione,
ottenendo così quella produzione di nicchia che gli ha garantito
quegli incrementi di
produttività che gli permettono di restare
sul mercato. Questi imprenditori hanno fatto una corretta lettura
delle esigenze del mercato.
Queste sono sicuramente le aziende più serie, con imprenditori
veri al timone che, alla speculazione immobiliare, hanno preferito
l'amore per il proprio lavoro trovandone anche convenienza, come è
legittimo, d'altra parte, per un imprenditore. Per gli altri resta
la fuga e il percorso più corto per l'utile fine a se stesso; e
19
questo
è
il
modo
migliore
per
scappare
dalle
proprie
responsabilità, proprie responsabilità nei confronti del proprio
personale produttivo, del territorio che loro hanno contributo a
distruggere in cambio di agevolazioni fiscali esagerate e della
società intera che poi lasciano in preda ai problemi sociali che
la disoccupazione si porta dietro.
Tutto questo avviene in cambio del rispetto per l'unica cosa
che sembra ormai valere in questa società, possiamo girarci
attorno finché vogliamo, ma lo scopo ultimo resta solo “l'utile”.
Se il problema fosse limitato a qualche azienda, le perplessità
ovviamente sarebbero minori, ma quando la questione tocca decine e
centinaia di aziende della stessa zona le preoccupazioni diventano
legittime per l'instabilità economica dell'intera area. Non a caso
viene riportato che a Timisoara si parla trevigiano; questo vuol
dire che c'è una preponderante presenza di aziende della nostra
area. Credo che in questo scenario si inserisca benissimo l'Irca:
250 posti di lavoro sono una ferita molto seria per Conegliano e
per i Coneglianesi inteso come bacino industriale, soprattutto se
si valuta il seguito che probabilmente - lo accennava Zanardo
prima — sarà la chiusura dell'intero stabilimento. Ci auguriamo
ovviamente di no, ma temo che questa sarà la fine di
quell'azienda.
I 250 posti sono solo l'ultima goccia, ma da dati appresi dal
mondo sindacale il solo deficit produttivo del gruppo Zoppas,
collegato alla delocalizzazione negli ultimi 8 anni, è di oltre
800 posti di lavoro persi. Se aggiungiamo, poi, il settore dei
piccoli elettrodomestici e di altre lavorazioni metalmeccaniche,
arriviamo a considerare un bilancio di posti di lavoro persi di
quasi 2.000 unità, cifra non distante, per altro, da quei 3500
posti di lavoro in Provincia citati prima dal collega Zanardo.
Allora il discorso si fa molto più serio visti questi presupposti
e diventa legittima ancora di più questa mozione che molto
opportunamente hanno presentato Botteon e Zanardo.
Anche in questo caso la scelta è caduta sulla Romania dove non
sarà difficile avere contributi dallo Stato, possiamo darlo per
scontato che ciò avviene con contributi dello Stato. Si utilizzerà
una manodopera povera, non certamente specializzata, da usare e
gettare fra 10 o 20 anni quando si troverà un'altra Romania da
mungere. Questo è un ragionamento fatto anche da chi mi ha
preceduto. Ma questa sarebbe una classe imprenditoriale?
D'altra parte, la proprietà dell'Irca non è al primo caso di
fuga dalla zona, la famiglia proprietaria che aveva creato i reali
presupposti per un polo dell'elettrodomestico invidiabile a
livelli mondiali ha via via smembrato tutto il proprio impero.
Dopo aver avuto tutto e il contrario di tutto dalla città, ha
venduto - e non sto lì a commentare le agevolazioni in materia
immobiliare
l'intera
attività
dell'elettrodomestico
all'Electrolux. Ha sfruttato il reddito fondiario di un'area
enorme, producendo, poi, quello scempio che tutti vediamo
20
quotidianamente. Ora dà un taglio, forse mortale, anche alla
componentistica con l'Irca dopo aver già fatto fuori le consociate
minori di Follina, Elf e Sev.
Tutto questo accade dopo che amministratori miopi (magari in
buona fede, ma comunque miopi, visti i risultati) hanno messo ai
loro piedi tutta la città, sperando in un rapporto leale.
Evidentemente hanno sbagliato tutto e questi imprenditori si sono
dimostrati per quello che realmente sono. Tutto ciò, visto in
prospettiva, a mio avviso, ha purtroppo un solo obiettivo
possibile, e cioè la delocalizzazione all'estero di tutto il
comporto dell'elettrodomestico che fa capo all'Electrolux. Ne
parlava prima Zanardo, quando sarà pronta la struttura produttiva
nell'area del Balaton, probabilmente anche Susegana dovrà fare i
conti, ma non è solo Susegana in questo caso, siamo divisi
solamente da una strada noi da Susegana.
Questo lo dissi anche qualche mese fa intervenendo sull'area
Zanussi che fra 5 o 10 anni probabilmente anche Susegana piangerà
e
con
lei
tutta
l'economia
della
zona
collegata
alla
componentistica per gli elettrodomestici, e non solo. Parlava
prima Zanardo di 250 aziende collegate alla produzione di quello
stabilimento.
Ed allora vorrò vedere chi andrà a comprare le migliaia di
appartamenti
che
stanno
crescendo,
chi
riempirà
i
centri
commerciali che stanno nascendo continuamente! Non parlo solo di
Conegliano, parlo ovviamente di tutta la zona, perché tutti questi
ragionamenti che stiamo facendo li stiamo facendo collegandoli
alla manodopera che perderà il posto all'Irca che non è solo
coneglianese. Dobbiamo tener presente la situazione di un
territorio ben più ampio; noi facciamo la nostra parte.
Questi problemi che ho citato saranno ancora piccoli nei
confronti delle problematiche sociali che sorgeranno per effetto
dell'assenza di lavoro in una quota importante della popolazione
di Conegliano e del comprensorio. Quindi, non ci vuol molto ad
interpretare questa crisi come prodromica di un futuro calo di
consumi e relativa crisi nei settori del commercio e dei servizi
che sono collegati.
Adesso, ci stiamo accorgendo che dopo aver distrutto
l'agricoltura in funzione dell'industria e aver perso tutto il
territorio in vista di una possibile riconversione veniamo
ricompensati con la perdita perfino delle condizioni per sperare
in un futuro non dico luminoso, ma almeno normale. Perché questo
angolo fortunato di mondo fino ad oggi non si debba trasformare in
un castello di carta, è bene che ci sia un pronunciamento forte e
unanime di questo Consiglio Comunale ma temo che anche questo,
probabilmente, non riuscirà a salvare i 250 posti di lavoro che a
fine giugno salteranno all'Irca (cosa che, ovviamente, non auguro
al personale). Bisogna impedire che altri lavoratori perdano in
21
futuro la dignità di lavorare e di guadagnarsi uno stipendio che
permetta loro di vivere in modo decente il proprio futuro.
Sarà molto dura, non sono affatto ottimista sul fatto che la
proprietà accetti di tornare sui propri passi, altrimenti non
avrebbe realizzato tutte le altre operazioni di dismissione.
Tuttavia, in attesa che il Sindaco riprenda la propria posizione
in questo Municipio (auguro che ciò avvenga anche in modo veloce)
è bene che nel frattempo il Vice Sindaco si renda parte attiva per
tentare una ricomposizione del quadro produttivo ed economico
locale
in
concerto
con
i
Sindaci
interessati,
con
le
organizzazioni sindacali che sono tanto vituperate e criticate (ma
che leggono comunque i grandi movimenti con largo anticipo) e con
le forze politiche locali presenti in Regione ed elette al
Parlamento.
Credo che proprio la Regione debba essere la protagonista
maggiore di questa mediazione proprio alla luce di un percorso che
induca a trattenere nel proprio territorio la maggiore parte
dell'economia come valore di base del benessere esistente. La
delocalizzazione selvaggia priverebbe la Regione di energie
preziose, ma anche, e soprattutto, di quel Pil che garantisce i
parametri di benessere attuali e il mantenimento del livello dei
servizi esistenti.
Auguro, comunque, in conclusione, alle persone che perderanno
il posto di lavoro una veloce riassunzione e la tranquillità
economica così seriamente messa in pericolo. Inutile dire che ho
apprezzato, non poco, la dichiarazione del collega Frusi che è
orientata a una gratificazione di questa mozione che mi sembra
doverosa e obbligata da parte di questo Consiglio Comunale.
Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Feltre. L'ultimo intervento
per la prima tornata, il Consigliere Borsoi.
CONS.
BORSOI
GIACINTO
(DEMOCRAZIA
E'
LIBERTA'
LA
MARGHERITA): Grazie, Presidente. L'occasione della mozione sulla
intenzione di dismissione e delocalizzazione anche dell'Irca da
parte del Gruppo Zoppas ci induce ad alcune considerazioni. A
proposito della delocalizzazione e a proposito di quanto era stato
detto di recente, ricordo che le imprese medio grandi possono
delocalizzare, non lo possono certo fare le imprese piccole, come
ad esempio un'officina meccanica super specializzata con 10, 20,
30 "torni" automatici, che ha investito moltissime risorse
nell'impresa, talvolta tutti gli utili dell'impresa, ed è
indebitata per pagare questi investimenti che ha fatto e che si
trova nella condizione di non avere più commesse o veder diminuite
le commesse. Ricordo che molte piccole ditte, proprio in questo
settore, sono clienti della stessa Irca, ma queste aziende non
possono pensare di andarsene e, si trovano, così, nella condizione
di non riuscire più ad ammortizzare neppure gli investimenti.
22
Dicevo, nella nostra qualità di rappresentanti eletti dalla
popolazione coneglianese che è bene fare alcune considerazioni
anche su quello che il Comune può fare, l'Amministrazione Comunale
può fare. I Comuni non hanno i poteri di impedire la
delocalizzazione, è già stato detto, lo sappiamo che non sta nel
nostro potere, anche se possiamo esprimere degli auspici o delle
pressioni, però i Comuni possono — e non è poco — creare le
condizioni perché le aziende e le intelligenze trovino posto qui,
trovino possibilità di sviluppo qui piuttosto che altrove.
Il nostro territorio ha un futuro sul piano occupazionale se
si investe — è stato già detto — in ricerca, innovazione
tecnologica, formazione. Conegliano ha la responsabilità, come
Comune capofila del territorio, di mettere a disposizione i
luoghi, le condizioni e le occasioni per l'espletamento di queste
attività. Ed allora ci viene in mente il così detto parco
tecnologico, così è stata definita quell'area che rappresenta
proprio l'area ex Zoppas dove dovrebbero trovare posto centri di
formazione e centri studi, formazione professionale, centri di
ricerca, centri congressi e attività di valorizzazione delle
produzioni tipiche locali.
E' un'area strategica, non è la sola, ma sono luoghi che
possono
diventare
riferimento
per
le
aziende
e
per
le
intelligenze. La nostra preoccupazione è quella di dare una
prospettiva
economica
alle
famiglie
coneglianesi,
dobbiamo
conoscere i tipi di attività, le fonti di reddito delle famiglie e
la loro evoluzione per evitare che i nostri figli siano costretti
ad andarsene a lavorare lontano e i lavoratori meno qualificati
siano costretti alla disoccupazione.
Se si aggiunge il caro casa, questo Comune rischia il declino.
Abbiamo ricordato di recente la diminuzione di popolazione locale,
1% all'anno in questi ultimi anni, reintegrata e tenuta costante
solo grazie all'arrivo degli stranieri. Ecco, non rimpiangiamo la
dismissione delle attività industriali in città, non diciamo che
queste scelte nel passato siano state sbagliate perché la città
doveva comunque riqualificarsi come tessuto urbano, ma questo non
ci esime dallo sforzo di mantenere ed aiutare alcune attività
produttive di tipo industriale ed artigianale entro il nostro
territorio o ai margini dello stesso. Sappiamo, comunque, che è il
terziario nei suoi settori più avanzati (oltre ai servizi al
territorio e alle imprese, e per una certa quota anche il
turismo), che può conservare la maggiore parte dei posti di lavoro
e produrne di nuovi.
Secondo dati del '98 — non sono aggiornato, ma bisognerebbe
farlo — oltre il 76% degli occupati coneglianesi opera in questi
settori che ho appena citato. E’ vero però che se l'occupazione
primaria e secondaria va in crisi, anche i servizi subiranno
decadimento. Il primo passo che ci sentiamo di chiedere e di
proporre è quello di una indagine socio—economica per conoscere la
fonte di guadagno e i luoghi dell'occupazione dei coneglianesi, i
23
settori nei quali sono occupati i nostri concittadini e quali
possono essere i settori da sostenere e ulteriormente sviluppare.
Va da sé che siamo grati alle persone che hanno presentato
questa mozione per aver dato occasione al dibattito che si sta
svolgendo e, quindi, siamo decisamente favorevoli alla mozione
proposta.
PRESIDENTE: Grazie. Inizia la seconda tornata. Chi si prenota?
Consigliere Burgio, Dei Tos, Rina, Zanin, Battistella, chiede di
intervenire anche l'Assessore e Vicesindaco Maniero. Allora, Dei
Tos, Rina, Burgio, Zanin, Battistella, Maniero, Toniolo e per la
conclusione il Consigliere Botteon che l'ha proposta. Va bene,
allora Dei Tos.
CONS. DEI TOS GIOVANNI (FORZA ITALIA): Naturalmente appoggio
la mozione di Botteon e Zanardo. Il problema effettivamente anche
in questo periodo è molto grave, distinguerei tra le aziende che
producono il prodotto finito e i terzisti; quelle che noi dobbiamo
fermare in questo momento sono proprio le aziende grosse e non
naturalmente i terzisti, i quali purtroppo, anche loro in questo
momento devono seguire le grosse aziende che vanno all'estero per
poter mantenere il loro capitale, che si sono costruiti in tanti
anni.
Vorrei aggiungere a questa mozione anche un altro problema
che, oltre alla delocalizzazione, c'è anche il problema della
vendita delle aziende alle multinazionali. Questo problema alla
fine porta alla perdita dei posti di lavoro. Le aziende, le
multinazionali in questo caso o altri grossi gruppi, acquistano
queste
nostre
aziende
sul
nostro
territorio:
all'inizio
promettono, naturalmente, di mantenere i posti di lavoro, poi ….
Poi in realtà lo fanno solo ed esclusivamente per acquisire il
portafoglio clienti e nient'altro; portano, poi, la produzione in
altri posti, ci pensano loro, eventualmente, a portarla in Romania
o in altri luoghi dove la manodopera costa meno. E' un problema da
tener presente anche questo e, quindi, in qualche modo bisogna
cercare di evitare che i proprietari vendano a questi grossi
gruppi; non lo so come, però qualcosa sicuramente bisogna fare.
Non tutti, naturalmente, si comportano in questo modo. Noi
abbiamo l'esempio lampante in zona industriale e possiamo anche
fare il nome, Bianchi, la Sicca, ha venduto e col ricavato ha
aperto altre due aziende e ne ha acquisita una a Padova. Questo è
un esempio sicuramente da imitare. Suggerisco che questa mozione,
oltre che qui sia portata anche in Provincia, sia portata in
Regione e si vada avanti perché il problema è veramente grave. La
colpa può essere di questo Governo, ma è sicuramente anche dei
governi precedenti perché Unindustria, che probabilmente segue il
Governo del momento, ha dato i finanziamenti alle aziende e ha
creato quel parco a Timisoara nel periodo in cui c'eravate anche
voi.
24
Quindi la colpa può essere di tutti, adesso il problema
comunque va risolto e bisogna andare avanti. Ringrazio ancora
Botteon e Zanardo per questa mozione. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Dei Tos. Consigliere Rina, ha
la parola.
CONS. RINA EDUARDO (LISTA DI PIETRO - ITALIA DEI VALORI):
Grazie, Presidente. Farò anche molto presto, perché sia Botteon
che Zanardo hanno affrontato il tema in maniera compiuta ed
analitica, cercando di fare delle considerazioni sul testo della
mozione, che è un testo sintetico, ma abbastanza, significativo
per
gli
aspetti
che
pur
non
essendo
scritti,
comunque
sottintendono, alla votazione.
Mercato, regole, Stato. Ognuno di noi ha le sue idee, quello
che alla fine, poi, emerge di fronte a questi chiamiamoli anche
drammi sociali è il problema che le istituzioni, e quindi la
comunità, hanno difficoltà ad intervenire nel cercare di invertire
la tendenza, perché la tendenza, questa tendenza può essere
invertita soltanto se cambiano gli assetti complessivi del governo
della società, non solo nazionali, ma mondiali, a questo punto,
quindi della globalizzazione e qui ci perderemmo nelle analisi.
Voglio soltanto, però, assumere un punto di questa mozione,
che è già emerso. Innanzi tutto trovo importante e positivo che
tutte le forze politiche — ho sentito prima Renzo Frusi, ma anche
adesso Dei Tos — e i gruppi presenti in questo Consiglio siano
d'accordo con l'esprimere questa sorta di voto unanime dando
dunque la solidarietà ai lavoratori che, molto probabilmente,
quasi sicuramente, rimarranno vittime di questa situazione.
Però, voglio anche dire, senza ambiguità, che un po' è come
esprimere le condoglianze ad un funerale, non costa niente, costa
poco, siamo tutti addolorati quando le cose poi precipitano e
vanno male. L'Irca praticamente sta per morire, se non è già
morta, qui a Conegliano, e noi probabilmente stasera, tutti
assieme, ci salviamo la coscienza con un bel voto unanime, ci fa
bene allo spirito e ci fa bene a tante cose….
Però questa mozione porta un punto importante, cioè è una
mozione/interpellanza, e, praticamente, alla fine chiede che il
Consiglio Comunale, visto che siamo tutti quanti d'accordo,
impegni il Sindaco ad adottare - diceva Botteon - comportamenti,
impegni, ecc… .
Io onestamente non so quali possano essere. A volte quando si
rivolgono interpellanze a qualcuno, si mette già nel conto di
stare anche dall'altra parte e di fare la domanda a noi stessi:
cosa risponderei io se fossi amministratore, in questo caso, se
dovessi dare delle risposte di fronte ad un dramma come questo?
Dico la verità, onestamente non lo so; e la mia domanda, il mio
25
intervento si vuole caratterizzare proprio per questo. Vorrei che
noi, anche se oramai è scontato, esprimessimo un voto unanime e
pieno di positività rispetto ad un problema così grosso.
Del caso “Irca” si conoscono i problemi da molti mesi, da
molto tempo. Ne ha già parlato la stampa, hanno lanciato appelli
le forze organizzate del sindacato, le RSU e così via. Ecco, sono
state, messe in cantiere iniziative, già nei momenti in cui
cominciava a prospettarsi questa eventualità, perché una cosa è
una malattia allo stato iniziale, ai primi sintomi e, un'altra
cosa, è quando poi c'è la caduta, la degenerazione e a quel punto,
poi, si fanno soltanto tentativi di esorcismo.
Sono sicuro che se c'era il Sindaco Zambon, a quest'ora,
sarebbe già intervenuto. Il Sindaco, ci aveva detto le cose che
poi sono capitate a lui in questo periodo (perché sicuramente lui
è stato sollecitato). Spero che il Vice Sindaco, Maniero, ci dia
le informazioni necessarie e ci dica anche qui stasera, pur
sapendo, ripeto, che i margini di potere, di intervento sono
quelli che sono, (sarebbe importante che noi votassimo, in
relazione alle notizie possedute dalla Giunta) quale potere il
governo di questa città è in grado di esercitare.
Io credo che il voto in questo caso assumerebbe un valore, un
significato sicuramente diverso.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Rina. Consigliere Burgio.
CONS. BURGIO LORENZO (FORZA ITALIA): Grazie, Presidente. Devo
dire che quello che ha appena detto il Consigliere Rina mi trova
perfettamente d'accordo; questo mi crea qualche problema, ma sono
d'accordo anche in parte con la mozione come è stata presentata
all'Ufficio del Consiglio, un po' meno su come è stata presentata
qui, questa sera.
Sono molto d'accordo sul secondo e terzo paragrafo, quando si
evidenzia "la preoccupazione dell'impatto negativo che questa
chiusura o probabile chiusura avrà sul piano dell'occupazione
locale". Devo dire, che il Consigliere Zanardo ha enumerato tutta
una serie di problemi che questa chiusura comporta (oltre ai
problemi che portano a questa chiusura), che sono molto seri, ma,
purtroppo, come al solito, non si propongono soluzioni pratiche.
Qualcosa l’ha detta il Consigliere Botteon. Ho apprezzato non
tanto magari quello che ha detto, ma il fatto di aver dato una
proposta pratica di soluzione.
Un altro problema: quali sono le reali difese, le misure che
Comune, Provincia, Regione, enti locali in generale, possono
intraprendere per ovviare al problema della delocalizzazione? Non
le ho sentite e, come diceva il Consigliere Rina prima, mettendomi
dall'altra parte, mettendomi dalla parte del Sindaco, del
Presidente della Provincia, del Presidente della Regione ed anche
26
da imprenditore, sinceramente, non saprei quali potrebbero essere
queste soluzioni, perché il mercato, come ci hanno sempre
insegnato, normalmente si regola da solo. La delocalizzazione,
quando è nata, tanti anni fa, non ha mai sollevato dei grandi
problemi, perché qui probabilmente in Veneto esisteva una
flessibilità particolare del lavoro, che era chiamata “lavoro
nero”. Molto probabilmente quest’ultimo ha aiutato molto il
fenomeno del nordest, cosa che naturalmente, adesso, si è
praticamente spenta.
Volevo chiedere al Consigliere Zanardo, (quando dice che la
Regione finanzia queste delocalizzazioni) in che maniera la
Regione finanzia queste delocalizzazioni? Adesso non vorrei che
venisse detta una cosa per un'altra, ma quello che mi risulta è
che la Commissione Europea finanzia la delocalizzazione e
chiaramente i fondi della Comunità Europea passano attraverso la
Regione, poi vengono erogati dalla Regione, ma sempre perché
tramite della Comunità Europea, non perché ci siano finanziamenti
ad una delocalizzazione. Poi mi dirai, grazie.
Ed è proprio la Commissione Europea, di cui è a capo il
Presidente Prodi, che ha firmato una proposta di legge europea,
fatta qualche anno fa, per la creazione di un marchio Made in
Italy da apporre a prodotti fatti in Italia che probabilmente
avrebbero potuto dare quel valore aggiunto ai nostri prodotti
fatti in Italia che li avrebbero differenziati dai prodotti fatti
in Romania. Se si fosse potuto inserire un marchio Made in Italy
probabilmente i prodotti a marchio italiano potevano essere
venduti
ad
un
prezzo
più
alto
e
probabilmente
qualche
delocalizzazione non ci sarebbe stata.
Per
continuare
bisogna
dire
che
questo
tipo
di
delocalizzazione, non è stata fatta solo all'estero, è stata fatta
anche in Italia. Ci sono molte aziende che hanno delocalizzato,
per esempio, a Manfredonia, hanno avuto una serie di problemi
perché a differenza della delocalizzazione in Paesi come la
Romania, non hanno ricevuto i contributi per tempo come li
avrebbero ricevuti in Romania.
Quindi, c'è una maggior motivazione alla delocalizzazione nei
Paesi dell'Europa dell'est, piuttosto che nel nord Africa,
piuttosto che dell'Estremo Oriente, come la Cina. Sicuramente, nel
momento in cui un'azienda localizza, lo fa in funzione delle
proprie convenienze e sarebbe assurdo il contrario, ovviamente.
Sono gli enti locali a fare le proposte quando si tratta di
localizzare un'azienda in un posto piuttosto che in un altro. Se
le proposte degli enti locali, di questi enti locali, oggi non
sono più appetibili, le colpe non possono essere imputate sempre
agli imprenditori.
A loro, come dicevo prima, non si può chiedere di andare
contro le leggi economiche, altrimenti verrebbero penalizzati dal
27
mercato, probabilmente, con la chiusura della loro azienda e con
la perdita secca di tutti i posti di lavoro.
Sinceramente, vado un po' male a decidere se approvare o non
approvare questa mozione, sicuramente ne approvo una parte,
approvo la parte della preoccupazione della perdita di posto di
lavoro. Se qualcosa si potrà fare da parte degli enti locali sono
assolutamente pronto a votarla favorevolmente, ma sinceramente,
dopo aver sentito quello che il Consigliere Zanardo ed anche il
Consigliere Feltre hanno detto, mi sento un po' confuso, quindi
vedremo poi se sarà possibile da parte mia approvarla o no. Devo
dire che è una questione di coscienza, magari lo vedremo dopo in
fase di dichiarazione di voto. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Burgio. Consigliere Zanin.
CONS. ZANIN LUCIANO (FORZA ITALIA): Molto brevemente, perché
vi assicuro che non era mia intenzione neanche intervenire su
questa mozione, volevo limitarmi ad alzare la mano per un voto
favorevole, ma dopo aver sentito certe cose, specialmente con i
primi interventi, trovo giusto fare anche una piccola riflessione.
Vedete, mi ricordo perfettamente quando, già a fine anni '80 e
primissimi anni '90, solo la “Lega” poneva all'attenzione il
problema delle politiche fiscali ma anche delle norme e il diritto
del lavoro; se non si facevano urgentemente queste modifiche,
dicevano, si prospettava una massiccia migrazione di aziende oltre
i confini.
Mi ricordo anche che i vari Occhetto, D'Alema e il buon
Cofferati su questa ipotesi, non solo facevano spallucce, ma
deridevano gli esponenti “leghisti” che manifestavano questo
grosso problema, localizzato prevalentemente proprio qui nel
Nordest con affermazioni del tipo "a loro conviene stare qui,
perché all'estero sarà più difficile fare del nero", oppure "dove
trovano una manodopera specializzata come in Italia" o "vedrete
che dopo i primi pazzi pionieri il problema non si presenterà
più".
Come tutti sappiamo, invece, le cose in questi anni sono
andate molto diversamente e adesso, purtroppo, siamo alla resa dei
conti e all'epilogo di una situazione che, seppure in ritardo,
questo Governo sta cercando in tutti i modi di tamponare, caro
Giovanni…
Si fa presto a dire, e mi rivolgo a Botteon e Zanardo,
logicamente, che non si deve.tener conto delle regole del mercato.
La verità, purtroppo, è un'altra, ma adesso non è mia intenzione
entrare nell'argomento, perché ci porterebbe troppo lontano e
perché anche preferirei affrontarlo in un’occasione più specifica.
Ho detto quello che mi sentivo di dire. Adesso per entrare
appieno nell'oggetto all'ordine del giorno, anch'io non posso fare
28
altro che rendermi conto della drammaticità del nostro caso
specifico, portato con questa mozione all'attenzione del Consiglio
Comunale e, quindi, trovo che, in questo momento, sia giusto
lasciar perdere tutte le divergenze e non entrare in polemiche. Mi
unisco, quindi, consapevolmente alle preoccupazioni e all'appello
che i nostri Colleghi proponenti ci invitano a sottoscrivere; per
cui il mio sarà un convinto voto favorevole. La ringrazio,
Presidente.
PRESIDENTE:
Battistella.
Grazie,
Consigliere
Zanin.
Consigliere
CONS. BATTISTELLA ANTONIO (ALLEANZA NAZIONALE): Grazie.
Leggevo poco fa su un quotidiano un'intervista ad un imprenditore
veronese,
si
chiama
Pedrollo,
questo
produce
delle
pompe
idrauliche. Alla fiera di Milano si è trovato fianco a fianco
dello stand Pedrollo, lo stand cinese, dove le pompe idrauliche
costavano un quarto di quelle di Pedrollo ed erano le stesse,
copiate, puramente copiate, solo che Pedrollo per costruire una
pompa idraulica ha bisogno di un anno e mezzo di studi, invece i
cinesi in un mese e mezzo le copiano molto bene.
Oggi in Cina ci sono almeno 50 milioni di persone
diricchissimi, il mercato più favorevole alla Ferrari oggi non
sono gli Stati Uniti, è la Cina! In Cina vendono la Ferrari!
Evidentemente, perché la Cina ha sposato definitivamente il
mercato in un modo che si potrebbe anche definire, così, un po'
surrettizio. Sentivo l'altro giorno una trasmissione a “Radio 3”
proprio sulla Cina dove si diceva "chi sono gli imprenditori
cinesi oggi?", sono i figli, sono i quadri del partito che sono
stati mandati a studiare economia all'estero. Questa è la realtà
cinese oggi di chi governa.
La delocalizzazione è chiaramente una cosa negativa. E’ una
cosa negativa per noi, logicamente, positiva per chi la fa (forse,
non sono tanto sicuro ma certamente è negativa per noi. Certo,
esiste una politica economica ma deve esistere anche un modo della
politica per intervenire nell'economia, dobbiamo cercarlo, io
certamente non sono grado di farlo, so fare a malapena il mio
mestiere, però è logico che la politica deve intervenire.
Ho sentito parlare - non ho sentito gli interventi fatti da
Botteon e da Zanardo perché sono arrivato colpevolmente in ritardo
– Feltre: diceva parole a ruota libera sul fatto che gli
imprenditori vanno via invece di pagare le tasse qua, perché
questo governo le ha demonizzate. Insomma, andavano all'estero
anche 10 anni fa quando, non c'era ancora questo governo che
demonizzava le tasse. Le industrie vanno all'estero anche perché
trovano i governi che le favoriscono, perché l'industria costruita
in Romania non è costruita con i soldi della Zoppas, in parte con
i soldi della Zoppas, ma in parte costruita con i soldi del
governo rumeno.
29
Il sistema fiscale non l'ha inventato Berlusconi o Fini, il
sistema fiscale si chiama, mi pare, Visentini, ed è stato fatto
ancora 30 anni fa. Invece, secondo me, bisogna stare attenti alle
leggi internazionali sulla concorrenza; qui bisogna che gli Stati,
le comunità, gli stati mondiali tutti, a cominciare dagli Stati
Uniti, a cominciare dall'Unione Europea, si trovino per fare delle
leggi
che
garantiscano
una
coerenza
leale,
altrimenti
è
impossibile, reagire e si continuerà sempre a copiare i modelli e
questi verranno messi sul mercato in maniera sleale.
Soprattutto, bisogna agire sui Paesi dove i lavoratori sono
sfruttati. Mi riferisco proprio alla Romania, all'Ungheria, ai
Paesi dell'Est, mi riferisco alla Cina, mi riferisco anche ad
altri Paesi dove i lavoratori non sono tutelati né per quel che
riguarda l'ambiente di lavoro, né per quel che riguarda le
pensioni, non sono tutelati per la sanità.
Ed allora questo è quello che dobbiamo fare noi. Mi ricordo 30
anni fa in Giappone, quando c'era il famoso pericolo del Giappone
e c'erano tutte le statistiche, per esempio, in base alle quali
per ogni lavoratore la fabbrica della Toyota produceva in un anno
30 macchine, la FIAT
ne produceva 5, evidentemente perché erano
sottopagati, perché non c'erano le provvidenze pensionistiche e
quant'altro.
Dopo le cose sono cambiate e adesso il Giappone non ci fa più
paura, adesso ci fa paura non solo la Romania, che è il meno, ci
fa paura il miliardo e 300 milioni di cinesi!
Certamente una cosa è vera: il mercato vince! Ha vinto il
mercato sul non mercato, sul comunismo ha vinto il mercato! Non lo
so se questo è un bene o se è un male, oggi è così, è un dato di
fatto. Cerchiamo di correggere, di apportare delle correzioni a
questo mercato perché è quello che vince, è quello che ha vinto.
Grazie.
PRESIDENTE:
Grazie,
Consigliere
Battistella.
Prima
dell'intervento del Vice Sindaco Maniero, intendo intervenire come
Presidente per ricambiare, penso a nome di tutto il Consiglio
comunale, i saluti che il Sindaco ci ha mandato, facendogli gli
auguri per un veloce ristabilimento.
Sono convinta che se fosse qui questa sera sulla questione
proposta dalla mozione dei Consiglieri Botteon e Zanardo sarebbe
intervenuto con passione. Poi, voglio intervenire anche a nome del
mio gruppo perché credo e spero, che i Sindaci del comprensorio,
come indicati nella mozione, possano diventare i coordinatori di
tutti i Sindaci della zona per iniziative volte a far rimanere nel
territorio la produzione che tradizionalmente è nata nella nostra
zona (penso che questo sia l'auspicio che viene anche un po' da
tutti gli interventi) ed ha garantito quello sviluppo e quella
produzione che hanno creato in questa zona benessere, sicurezza,
stabilità nelle famiglie, in molte famiglie coneglianesi e non.
30
Io stessa sono venuta nel '68 a Conegliano perché mio marito
ha iniziato a lavorare alla Zoppas, e molte persone come me e come
mio marito si sono trasferite da posti magari non molto lontani,
ma qualcuno anche dal milanese, qualcuno anche dalla Liguria, per
esempio. Ricordo il grande indotto che ha creato la Zoppas. Al
liceo, mi ricordo, nella scuola di mia figlia i luoghi di nascita
dei suoi compagni di classe, erano rappresentativi di quasi tutte
le Regioni d'Italia. Questo per dire che cos'era Conegliano 20
anni fa.
Credo che la ricchezza anche in termini culturali, di
esperienza tra le maestranze, i dirigenti, i lavoratori, che è
nata da questa realtà, non possa essere dispersa. Quindi, io mi
preoccupo della condizione delle famiglie dei lavoratori che
saranno messi in crisi da questa delocalizzazione e mi preoccupo
anche della dispersione di questa sapienza che ha fatto di
Conegliano la città che tutti conosciamo. Io credo che non
possiamo accettare come amministratori tout court, così, la
delocalizzazione, a meno che non si ammetta che il nucleo forte,
che è dato da questa esperienza, da questa sapienza, possa
rimanere qui.
Del resto sono queste le indicazioni che vengono anche dagli
esperti di economia, non si può certo bloccare l'evoluzione
dell'economia o lo sviluppo della concorrenza. Questo tutti
l'hanno riconosciuto. Ci deve essere però uno sforzo comune per
non privare il nostro territorio della base economica che è stata
la nostra fortuna. Quindi non dobbiamo perdere l'occasione di
farci promotori di iniziative che facciano riflettere gli
imprenditori sul fenomeno della delocalizzazione, si può chiedere
anche a loro una riflessione su questo.
Non credo che tutti siano spinti solamente dal puro interesse.
E’ chiaro che l'economia si basa sull'interesse, sul beneficio che
si può trarre dal creare industria, ma io credo che anche gli
imprenditori possano essere promotori di questa riflessione.
Proprio perché non è giusto che questo sforzo che è stato fatto e
che
si
è
prodotto
in
tanti
anni,
favorito
anche
dalle
amministrazioni. Io non vorrei demonizzare, ma un po' per la mia
esperienza, un po’ per la mia età, credo vada riconosciuto il
lavoro fatto dalle Amministrazioni precedenti. E’ vero, infatti,
che le industrie che si sono sviluppate in questo territorio hanno
avuto
una
spinta,
un
aiuto
dalle
amministrazione
locali,
altrimenti
Conegliano
non
sarebbe
diventata
quello
che
è
diventata.
I cambiamenti velocissimi di questi ultimi periodi ci inducono
a queste riflessioni. E’ bene che questa sera si sia discusso in
questa sede e che tutti abbiano potuto esprimere così, in maniera
articolata, da punti di vista diversi, il cambiamento della
situazione, perché siamo chiamati a prendere decisioni che ci
31
portano a guardare lontano. Non dobbiamo prendere decisioni che
arrivino solo a breve termine.
Quindi, anch'io mi sento di condividere le preoccupazioni per
i problemi che potranno nascere dalla delocalizzazione e per gli
eventuali - io spero che qualcosa si possa fare - problemi che
potranno nascere nelle famiglie. Credo che la mozione proposta
possa essere accolta e che si debba invitare il Sindaco a farsi
promotore con i colleghi del circondario di azioni che difendano
l'occupazione e l'economia del Coneglianese. La parola al Vice
Sindaco Maniero.
ASSESSORE VICE SINDACO MANIERO ING. ALBERTO (FORZA ITALIA) :
Grazie, Presidente. Intervengo volentieri su questo dibattito,
anche perché a conferma di quanto diceva il nostro Presidente, ho
sentito pochi minuti fa il Sindaco per varie cose; su questo
argomento, mi ha detto, chiaramente, di portare anche la sua
solidarietà e di affrontare con decisione tutte le iniziative
possibili al riguardo. Comunque questo non è un tema che appunto
sostiene solo il nostro Sindaco, ma vedo che qui c'è l'unanimità
da parte del Consiglio, questa è una cosa importante.
Quindi, prima di tutto esprimo la mia totale disponibilità e
volontà a rappresentare l'istanza del Consiglio Comunale. Porterò
questa istanza ai vertici dell'azienda, rappresenterò loro, in
toto, questa volontà, non solo dell'Amministrazione, ma penso in
generale della cittadinanza, in maniera tale che l'azienda (cioè
alla fine chi poi decide queste mosse strategiche), si renda conto
che comunque è legata ad un territorio non solo quando è il
momento di cercare la manovalanza, o la forza lavoro ma in
generale, è legata a un territorio prima di tutto perché è
fortemente radicata in questo stesso territorio, è cresciuta come
molte aziende grazie alla forza di questo territorio, alla
disponibilità proprio fisica anche di un'area che per tanti anni è
stata messa a disposizione per queste attività produttive.
Se, poi, vogliamo toccare un altro tema, importante, c’è
quello legato allo sfruttamento del territorio dal punto di vista
urbanistico. Sicuramente questo è un tema vivo in questo momento,
in un momento in cui il dibattito, non solo a livello locale, ma a
livello regionale, affronta il problema dello sfruttamento del
territorio e delle nuove aree industriali, un tema, per certi
versi, che oggi diventa sempre più evidente ed eclatante e che
negli anni passati è stato sostanzialmente visto come un'effettiva
forza, una effettiva ricchezza per il territorio.
Solo oggi cominciamo a capire, in maniera evidente, che ci
sono anche dei contro effetti, o delle controindicazioni a questo
eccessivo utilizzo. Anche perché cambia la società. La necessità
delle aziende di reperire forza lavoro in loco fa sì che ci siano
delle dinamiche anche sociali che, in qualche modo, condizionano
poi la stessa società e gravino su di società per gli anni futuri.
32
Non è possibile, infatti, spostare dall'oggi al domani le aziende
e tanto meno i lavoratori.
E' vero, altresì, che queste dinamiche sono date dalla
liberalizzazione dei mercati, sono date, per quanto riguarda gli
imprenditori, dalla ricerca di costi di produzione sempre più
bassi, in maniera tale che ci sia maggior competitività da parte
delle aziende. Questo è naturale e penso che in una logica di
libero mercato questo sia da ammettere e da condividere.
Quello che non si può condividere è che, innanzi tutto, le
regole del mercato siano diverse, cioè non è possibile che in
Italia gli imprenditori si trovino a sostenere determinati costi
di produzione derivanti dal fatto che le aziende devono essere a
norma dal punto di vista della sicurezza, dei contributi da
pagare, perché ci sono tutta una serie di costi aggiuntivi che
gravano, mentre magari in altri stati, come la Cina (non credo
ancora nei paesi dell'est), si trovano ad avere produzioni
sfruttando il lavoro minorile, sfruttando ambienti di lavoro non
in regola e non a norma, e quindi, di fatto, sono in grado di
produrre dei beni che mettono in discussione la sicurezza degli
stessi lavoratori.
Quindi, da una parte c’è la necessità di salvaguardare la
nostra forza lavoro, ma sicuramente, dall'altra, c’è quella di
avere delle regole chiare per tutto il mondo economico. che si
appresta ogni giorno a fare dei confronti e a fare degli scambi
commerciali. Mentre in Europa la siutazione ormai comincia un po'
a standardizzarsi, il grosso problema sarà per i nuovi mercati in
via di apertura.
Comunque, tornando al tema principale, ribadisco appunto la
totale disponibilità sia nell'accogliere l'istanza del Consiglio
Comunale e, quindi, nel contattare direttamente da domani i
vertici dell'azienda per portare le istanze che sono state
sollevate questa sera. C’è disponibilità anche nei confronti delle
associazioni sindacali, se c'è qualcosa da organizzare assieme,
penso che l'Amministrazione debba comunque essere a disposizione.
Grazie.
PRESIDENTE:
Grazie,
Consigliere Botteon.
Assessore
Maniero.
La
replica
al
CONS. BOTTEON MARIO (INDIPENDENTE): Io spero di far presto.
Intanto ringrazio i colleghi che hanno dichiarato il loro voto
favorevole, e anche tutti quelli che, pur incerti per una
questione di coscienza, hanno dei problemi, e li ringrazierò se,
poi, vorranno votare favorevolmente. Io vorrei solo far osservare
che questa mozione l'ho scritta io. E’ stata sottoscritta anche
dal Consigliere Zanardo, ma se la leggete bene vedrete che
potrebbe averla scritta anche uno di voi, non è un problema.
33
Perché? Perché io credo che di fronte a problemi di questo
genere non sia più un discorso di “destra” o “sinistra”, è un
discorso di economia locale che va salvaguardata. Questo è stato
il principio che mi ha ispirato nel momento in cui ho scritto
questa mozione, perché era stata sollecitata anche sui giornali.
Io non ho rapporti in questo momento, Non perché non li voglio
avere con i sindacalisti, i quali avevano sollecitato questo
problema sui giornali.
Io, poi, non vorrei e non è per polemizzare, non vorrei che
fosse il sindacato a sottovalutare la questione. Il sindacato,
infatti, ci spiega perché ci sono state le crisi solo dopo che
queste sono avvenute. Il sindacato fa, quindi, un po’ come quegli
psichiatri che vengono alla televisione e ti spiegano perché uno
si è suicidato. Ma se lo sapevi prima, scusa perché...
Io queste cose me le chiedo, sono ragionamenti che faccio fra
me e me, questo vale per il sindacato, senza polemica; senza
polemica assolutamente. Sì, è vero, Battistella, il comunismo ha
perso, quel comunismo dico io, ha perso, il mercato ha vinto, però
non vorrei che si capisse male: io non sono contro il mercato,
l'ho detto ancora in questo Consiglio Comunale, il mercato è una
delle regole della vita, non ciò che regola la vita, perché
altrimenti ha perso anche il cristianesimo, perché non vorrei
ricordare a te che un cammello e avanti e avanti.., però non è
questo il problema… la cruna di un ago, ecc., ecc.
E’ necessario che sia un mercato con delle regole, questo sì,
con delle regole! Io non so quali regole debba avere questo
mercato. Voglio riferirmi a un concetto espresso bene da Bepi
Covre sulla Tribuna, non tanto tempo fa, il quale invocava i dazi
sui prodotti cinesi, e diceva "possiamo accettare la concorrenza questo era il concetto, forse io lo esprimo male - a parità di
welfare. E io sono molto d'accordo su questa idea.
Ma i cinesi possono vendere le loro cose perché sfruttano
l’assenza di regole del mercato.
Intervento senza microfono
CONS. BOTTEON MARIO (INDIPENDENTE): Perché ci hanno invaso? Io
dico, sono d'accordo con il concetto espresso da Bepi Covre. Ci
sono delle regole del mercato. Ma non spetta sicuramente a noi far
rispettare queste regole. Non parlo di centrosinistra, né di
centrodestra, non spetta a noi fare rispettare queste regole, le
si faccia rispettare da chi le deve fare queste cose. Ovviamente
bisogna fare degli interventi, sicuramente, bisogna fare degli
interventi.
E’ stato affrontato il problema del Veneto, dello sviluppo, da
Renzo Frusi, vado così alla rinfusa, se volete. Allora, caro
Renzo, io ho vissuto lo sviluppo del Veneto da segretario
dell'associazione degli artigiani per un ventennio circa e ti
34
assicuro che ho visto e ho partecipato a delle cose che mi hanno
fatto vivere da vicino lo sviluppo di questo Veneto.
Allora, ti dico che molto sviluppo non era sviluppo, e poi
bisogna che ci mettiamo d'accordo anche sul concetto di sviluppo.
Un conto, infatti, è lo sviluppo e un conto è il progresso. Io te
lo dico con molta tranquillità, e vorrei fare un esempio, se mi
riuscirà di farlo, cioè lo sviluppo qui è una partita Iva ogni 9
persone, mi pare nella Provincia di Treviso sia così.
Molti di quegli artigiani sono gente espulsa dal mercato del
lavoro, si dice così. Gente che è stata costretta ad inventarsi un
lavoro. I terzisti artigiani citati da Dei Tos, sono quelli più
sfruttati in tutti i sensi, anche più dei lavoratori dipendenti.
Vi ricordate la crisi del tessile? Benetton, ha fatto mangiare,
non mi viene un altro termine, ai terzisti che lavoravano per
loro, le case che si erano costruiti. Lì la politica non ha detto
assolutamente nulla, abbiamo registrato punto e basta.
Non parlo di politica di sinistra, o di sindacati. La politica
in generale non ha detto assolutamente nulla, perché altrimenti ci
inimicavamo quella famiglia, o quella realtà economica. Quindi
vorrei dire che lo sviluppo è una cosa diversa dal progresso!
Porto un esempio, la più grossa area industriale del Veneto sta
tra Vittorio Veneto e Conegliano, si costruisce la più grande area
industriale del Veneto con le infrastrutture di cento anni fa, la
strada statale di Alemagna è quella esattamente la stessa su cui
io da piccolo, nei primi anni '50, andavo a vedere il giro
d'Italia, che passava da quelle parti.
Quindi, noi portiamo un disastro di traffico su una strada
priva completamente di infrastrutture idonee. E poi, diciamo così,
che il progresso per me è anche la scuola, un altro tipo di
scuola. Sabato parlavo con tre operaie nigeriane, una delle quali
era anche disoccupata fra l'altro. Queste operaie parlavano, oltre
alla loro lingua, ottimamente l'inglese; noi con questa scuola ci
rendiamo
conto,
finalmente,
che
bisogna
parlare
l'inglese
correttamente? Se vuoi usare Internet, se vuoi stare al mondo devi
sapere un po' di inglese, oppure sei fottuto, è così!
Allora, vedete che il progresso, secondo me, è diverso dallo
sviluppo, infatti, lo sviluppo è quello che ci ha fatto mangiare uso ancora questo termine - tutto il territorio. Avevamo bisogno
di una fabbrica per ogni campanile, avevamo bisogno di fare
lavorare i metalmezzadri - ti ricordi questo? - avevamo bisogno di
far lavorare i metalmezzadri, e, quindi, abbiamo costruito
dappertutto senza regole, assolutamente. Se negli anni '60 venivo
qui a fare questo discorso, c'era chi dall'altra parte(ma non
importa chI fosse dall'altra parte, non si capiva neanche da
questa parte), ti diceva: tu fai politica, qui bisogna fare
amministrazione.
35
Ma che differenzia c’è fra l'amministrazione e la politica? Ci
provavamo a fare questi discorsi, ma era perfettamente inutile.
Quindi, Zanin, a me non me ne importa niente di D'Alema, di
Occhetto, e di altri che hai menzionato, non me ne importa
assolutamente nulla. Loro fanno il loro mestiere. Noi in questa
mozione non è che deleghiamo Occhetto, D'Alema, deleghiamo i
Sindaci di Conegliano e di San Vendemiano ad intervenire in questa
situazione. Non ci importa di che partito sono, ci importa che
intervengano su questa situazione perché qui, alla fine, noi siamo
bravissimi a fare delle analisi senza fare delle proposte.
Io ho fatto una proposta (sarà una proposta? Non lo so) e ho
detto che chi ha ricevuto i benefici e ne ha approfittato, non è
giusto che, poi, licenzi gli operai, vada in Romania a produrre.
E' un'idea molto semplice, che rischia di essere addirittura…. E’
così, perché le terre le hanno pagate a un certo prezzo, hanno
avuto i contributi; magari qualcuno ha avuto anche il contributo
dell'Artigiancassa, perché era artigiano quando ha comperato,
quando ha fatto il capannone. Quindi ha comprato al di sotto del
costo presente in quel momento sul mercato.
Perché queste agevolazioni devono rimanere se poi tu te ne
vai? E' una proposta concreta. Quindi, può avere cittadinanza, non
può avere cittadinanza, tieni conto di questo, Vice Sindaco,
quando andrai a trattare.
Poi fra l'altro ho anche altre colpe, perché sono stato per
gli artigiani, insieme al dottor Soldà che mi è buon testimone, il
primo delocalizzatore credo della Provincia. Ci siamo stabiliti in
Croazia, in Slovenia e in Montenegro, nell’89 ('89 appena è
crollato il muro di Berlino) per studiare la possibilità di
insediare delle aziende artigiane, soprattutto del settore
tessile, in quelle realtà. Bene, noi siamo riusciti, dopo mille
viaggi a Roma, perché non si capiva ancora come si poteva fare,
siamo riusciti a portare delle macchine tessili a Nova Gorica per
la prima impresa con altre imprese slovene.
Guarda, il risultato è stato questo: abbiamo perso le
macchine, i soldi investiti, abbiamo perduto tutto quanto, ma non
perché io non sono un bravo delocalizzatore! Questo cosa vuol
dire? Vuole dire che anche sotto il profilo economico io non so
che affare facciano questi signori che delocalizzano. Se è vero,
infatti, che chi ha fame cerca di mangiare, e va dove c'è da
mangiare, questo vale per tutti, vale anche per la Romania, vale
per l'Albania, vale per l'Italia, vale per tutti.
E' un principio di carattere generale e umano dal quale non si
può derogare. Allora, se noi abbiamo questa idea del mondo e
inquadriamo
la
delocalizzazione
in
questa
idea,
va
bene,
altrimenti io ho qualche dubbio che si facciano dei grandi affari
a delocalizzare. Certo, la nostra esperienza, un'esperienza pilota
all'inizio e così via, non può essere portata come termine di
paragone, ma è stato così. Quindi, ho qualche dubbio che le cose
36
vadano a buon fine, anche perché il mercato è il mercato, ma anche
la manodopera ha un mercato. Dunque nel momento in cui anche la
manodopera in Romania si sveglierà.., non possono scappare in
tutto il mondo, non potranno scappare in tutto il mondo per
produrre a prezzi.. quindi, io supererei anche l'idea dello
sfruttamento, porrei la cosa all'interno di un ragionamento
sull'economia più in generale. Ci porterebbe molto lontano questo
ragionamento.
Noi siamo qui, questa sera, per approvare questa mozione e
sarebbe, caro Burgio, rivoluzionario votarla tutti insieme. Non è
che, poi, se tu mi voti contro io faccia.. sono abituato a
perdere, figurati! Ma se votiamo tutti insieme diamo un chiaro
segnale politico. Questo è importante. Non si otterrà niente, con
molta probabilità, ma daremo un segnale forte sul piano politico e
facciamo capire che siamo qui per fare gli interessi della gente e
salvaguardare l'occupazione.
Io non vi chiedo di essere sulle mie posizioni o sulle
posizioni di Vittorio Zanardo, o di altri. Partiamo da punti di
vista diversi, partiamo da analisi diverse, però se l'obiettivo è
comune, non capisco perché non si debba agire in comune. Anche
perché, ripeto, noi non deleghiamo qualcuno del Comitato centrale
di Rifondazione Comunista, mi perdoni l'amico Zanardo, ma
deleghiamo
i
Sindaci.
Abbiamo,
infatti,
rispetto
per
le
istituzioni, e crediamo che le istituzioni abbiano un valore
immenso. Deleghiamo, quindi i Sindaci di Conegliano, al quale
auguro di tornare al più presto a fare il suo lavoro qui, e quello
di San Vendemiano, uno di destra, uno della Lega, a fare un lavoro
che, secondo me, dobbiamo condividere tutti quanti, non per
interessi
politici,
ma
per
la
salvaguardia
dell'economia
coneglianese, che ha avuto degli attacchi tremendi.
Noi abbiamo puntato tutto sul terziario avanzato,
detto, ma anche un terziario avanzato ha dei limiti.
abbiamo
Io sono sempre convinto che le patate crescono sul campo arato
e non sull'asfalto, quindi, dobbiamo avere questa idea anche
dell'economia e dunque essere unitari nel votare questa mozione,
perché penso che sia importantissima. Grazie.
PRESIDENTE:
Grazie,
Consigliere
Botteon.
Passiamo
alle
dichiarazioni di voto: Zanardo, Archimede, Chiellino, Rina,
Coletti, Burgio, Patelli e Feltre. Consigliere Zanardo ha la
parola.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): E'
ovvio che il mio voto è favorevole, dato che la mozione è stata
firmata anche da me. Devo, però, fare alcuni veloci ragionamenti.
Giustamente, dal dibattito sono venute fuori alcune proposte,
oltre a questa. Dobbiamo dare più forza alla difesa dei posti di
lavoro nel nostro territorio, in particolar modo per quanto
riguarda i lavoratori dell'Irca.
37
Innanzi tutto, esiste una legge regionale sull'esportazione
dei distretti a livello internazionale, esiste in Veneto da alcuni
anni, è stata rifinanziata nel 2003. La dimostrazione pratica di
questa legge si è avuta per il distretto di Vicenza che è stato
esportato in Slovacchia, con l’aiuto proprio dei contributi
regionali.
E' vera la questione dell'Unione Europea che dà finanziamenti
allo Stato per svolgere la funzione della delocalizzazione ed
internazionalizzazione, ma c'è anche un’apposita legge regionale
che agevola questo processo e dà soldi perché si proceda in questo
senso. Quindi c'è una precisa volontà a livello europeo, nazionale
e regionale.
Se vuoi la legge, il numero, ecc. te la procurerò e, così,
darai un'occhiata e vedrai com'è la questione.
Circa il discorso dei brevetti, bisogna dire la verità: noi
veneti siamo stati i migliori a copiare i brevetti nella nostra
storia economica. C’è sempre stato, infatti, il problema degli
scambi, dei brevetti, del copiare. Questa è stato un modo di fare
diffuso nel Veneto, grazie a questo sistema si cercava, poi, di
produrre. Noi non abbiamo mai fatto una politica seria per
nascondere, salvaguardare, difendere i nostri brevetti. Anzi, la
loro diffusione era proprio incentivata. Infatti, se la Benetton
scopriva un nuovo telaio aveva tutto l'interesse che questo si
diffondesse sul territorio così produceva di più e sosteneva una
certa economia.
Era proprio l'economia veneta che si basava sulla copia dei
brevetti e sulla possibilità della loro diffusione.
Poi, ci stupiamo che anche gli altri non sono idioti ma, anzi,
dimostrino di avere una grande capacità simile a quella mostrata
da noi! È un problema che dobbiamo porci, ma è anche un problema
di salvaguardia della nostra possibilità produttiva. Dobbiamo fare
un salto di qualità con la ricerca, gli investimenti, e la
capacità anche di difendere i brevetti.
Libero mercato: noi, secondo voi discutiamo di ideologie. Voi
accusate i Comunisti, Rifondazione Comunista, di essere troppo
ideologici, ma anche voi di ideologia ne fate a iosa, perché il
libero mercato non esiste. Provate ad andare a comprare una
fabbrica in Germania, o negli Stati Uniti d'America. Pensate di
trovare un libero mercato lì? No, troverete dazi, difficoltà,
sistemi bancari ostili.
Esiste, sì, il libero mercato, ma con il peso politico della
nazione che decide. Il libero mercato, infatti, viene regolato dai
rapporti di forza. Ci sono guerre per determinate produzioni, per
determinate situazioni geopolitiche, strategiche ed economiche.
Tutte queste cose incidono pesantemente. Io faccio un esempio: se
38
studiate la situazione in Romania, vedete che, sì, ci sono
migliaia e migliaia di veneti che si sono trasferiti là, ma il
peso economico di questi è talmente inferiore e piccolo che conta
più il finanziamento americano per fare le autostrade, o un
finanziamento tedesco nelle banche e nelle telecomunicazioni.
Questi ultimi, infatti, hanno un peso politico maggiore nei
confronti del Governo Rumeno; hanno un peso triplo, quadruplo, o
anche maggiore, rispetto all'Italia.
Quindi, noi siamo lì per le briciole, le fette della torta se
le prenderanno ben altri che hanno investito ben altri capitali.
Non è un caso, infatti, che l'entrata nella Nato da parate della
Romania e dei paesi dell'est, che segue all'entrata nell'Unione
Europea, ha un peso politico di un certo tipo perché, chiaramente,
gli Stati Uniti d'America hanno un rapporto economico di un certo
tipo, dovranno acquistare armi, dovranno legarsi sempre più a un
determinato sistema economico, che è molto più forte del nostro.
Quindi, "libero mercato" fra virgolette. Alla fine conta la
politica economica, la politica internazionale dei vari Stati, o
delle varie Unioni, che così hanno una maggiore o minore capacità
di andare a incidere nei rapporti economici. C’è una concorrenza
spietata, c'è una concorrenza spietata a livello internazionale!
Io penso che un'iniziativa come questa, che parte da
Conegliano – di cui, giustamente, molti hanno sottolineato
l'importanza - non basta. Chiaramente, il potere dei Sindaci deve
coadiuvare questa iniziativa che, però, dovrà estendersi a livello
provinciale, regionale e a livello nazionale.
Noi non siamo presenti in Provincia ma, come Rifondazione
Comunista, faremo interpellanze in Regione, alla Camera dei
Deputati su questi problemi per cercare di dare un sostegno attivo
alle iniziative dei lavoratori, del Sindacato...
PRESIDENTE: Consigliere Zanardo, concluda.
CONS. ZANARDO VITTORIO (PARTITO COMUNISTA RIFONDAZIONE): Su
questa questione, mi spiace, ma parlo ancora per un minuto.
Bisogna sostenere anche le iniziative pratiche, perché non è
solo con le parole, ma è anche con la pratica che si ottiene
qualcosa. Bisogna spingere politicamente la situazione economica,
fare in modo che l'occupazione venga salvaguardata e i lavoratori
non debbano perdere il proprio posto di lavoro, e ci sia un
rilancio. Ho detto prima come si dovrebbe fare.
È chiaro che in questa situazione bisogna fare una scelta di
campo, non si può stare con Gianfranco Zoppas e con i lavoratori;
bisogna stare da una sola parte! In questo caso noi non abbiamo
nessun dubbio, siamo con i lavoratori. È difficile mantenersi su
due staffe nel momento in cui si devono fare scelte chiare. Per
questo motivo, ma anche per altri, Rifondazione Comunista vota
39
questa
mozione
e
rilancia
attraverso
un
convegno
sulla
delocalizzazione a Conegliano - inviterò anche l'Amministrazione
Pubblica. Faremo un convegno per discutere e per cercare di
rilanciare un altro tipo di sviluppo, di politica industriale, di
politica economica. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere. Consigliere Archimede.
CONS. ARCHIMEDE VINCENZO (INSIEME PER CONEGLIANO): Io volevo
esprimere il mio voto favorevole a questa mozione, però
sottolineerei una cosa: secondo me bisognerebbe raccomandare al
sindacato di svegliarsi prima, perché non so che cosa possono fare
adesso i Sindaci in questa condizione; non hanno fatto niente per
la Sangalli a Vittorio Veneto, e adesso per la Zoppas, per la
Electrolux a Conegliano. Dovrebbero i sindacati farsi carico di
chiedere al Governo di proibire le differenze economiche tra le
Regioni a Statuto Speciale e le Regioni a Statuto normale. Noi,
infatti, abbiamo perso l'Electrolux in favore di Pordenone.
Vittorio Veneto ha perso, nella zona industriale, la Sangalli in
favore sempre del Friuli. Anche lì ci saranno altri 100 operai a
spasso, tra poco, come questi 250 dell'Irca. Grazie.
PRESIDENTE:
Chiellino.
Grazie,
Consigliere
Archimede.
Il
Consigliere
CONS. CHIELLINO GABRIELLA (DEMOCRAZIA E' LIBERTA' - LA
MARGHERITA): Io volevo, a nome della Margherita, cercare di fare
anche delle proposte. La notizia sulla delocalizzazione in atto
all'Irca o in altre aziende non sarà né la prima né l'ultima. È
una constatazione ovviamente amara, però siamo di fronte a questa
evoluzione industriale ed economica.
Sono contenta che, comunque, tutti gli interventi di stasera
siano concordi nel ritenere che ci saranno anni di dura
ristrutturazione del sistema produttivo del Nordest, della
Sinistra Piave. In questi anni di dura ristrutturazione bisognerà
rimboccarsi le maniche per cercare di arrivare a degli sviluppi
concordi di azione, in questo caso, politica.
Non ne faccio, ovviamente, una questione politica generale,
perché sennò potremmo stare qui tutta la sera. Molti spunti ce li
ha dati anche l'ultimo incontro di “Confindustria” e il discorso
fatto da D'Amato e dal Presidente del Consiglio. Non penso sia
questa la serata per discuterne, in quanto giustamente ci dobbiamo
concentrare su una mozione che chiede un aiuto da parte dei
Sindaci, quindi, un aiuto politico per risolvere, nel locale, una
situazione economica critica.
Noi, in sede di bilancio, proprio come gruppo della
Margherita, abbiamo valutato questo scenario di caduta del
problema produttivo nella Sinistra Piave con ripercussioni sul
piano sociale e con l'emergere di nuovi bisogni sociali. Pertanto,
concretamente, già nei nostri interventi sul Bilancio del 2004
40
avevamo detto, e lo voglio sottolineare qui, di essere prudenti su
alcune spese, su investimenti pesanti che il bilancio di
Conegliano si avvia a fare. Questo ci tengo a dirlo perché alcuni
investimenti, ovviamente sapete a cosa mi riferisco. È una domanda
che rivolgo anche al Vice Sindaco..
PRESIDENTE: Rimanga all’intervento per la
voto, Consigliere!
dichiarazione di
CONS. CHIELLINO GABRIELLA (DEMOCRAZIA E' LIBERTA' - LA
MARGHERITA): ‘E una domanda che faccio. Dobbiamo
riuscire a
sviluppare
concretamente
anche
l'area
Zanussi
a
favore
dell'economia locale che va salvaguardata. Questo è quello che mi
è rimasto impresso dalla presentazione della mozione: bisogna
salvaguardare la nostra economia.
Restando, invece, in tema di bilancio, volevo chiedere un
impegno preciso su alcuni discorsi già iniziati, progetti che,
secondo me, hanno la priorità rispetto ad altre spese pazze che
potrebbero essere o eliminate o posticipate. Parlavamo tanto di
far
diventare
Conegliano
la
leadership
dello
sviluppo
di
un'economia locale, parlavano della Inox Valley. Oggi, in realtà,
non sento più parlare né d’una costruzione di un parco
tecnologico, né d’una leadership della nostra città.
Chiedo che venga sviluppato un tavolo di concertazione per
dare vita ad una analisi socio—economica dello sviluppo economico
e sociale della città. Chiedo che venga riportato in primo piano
lo sviluppo dell'economia locale all'interno delle aree che erano
state urbanisticamente destinate a questo. Dobbiamo utilizzare gli
strumenti che abbiamo a disposizione anche per il reinserimento di
queste persone che si trovano in situazioni, oggi, di disagio.
Dobbiamo reinserirle in altri settori, magari all'interno della
nostra economia di sviluppo del terziario.
Per cui il nostro voto è ovviamente a favore di questa
mozione. Ribadisco, comunque, la proposta di aprire un tavolo di
concertazione.
PRESIDENTE:
Coletti.
Grazie,
Consigliere
Chiellino.
Consigliere
CONS. COLETTI GIANFRANCO (LIBERTAS UDC): Le considerazioni
espresse
dai
Consiglieri
nell'ambito
della
discussione
sottolineano la situazione preoccupante del mondo del lavoro nella
nostra città. Il reddito delle nostre famiglie regge ancora per
buona parte sul lavoro legato a grandi gruppi industriali e
l’attuale stallo industriale ci rende incapaci, allo stato
attuale, di trovare soluzioni pratiche a breve termine.
E' giusto, quindi, pensare ad un futuro più lontano. Il mondo
politico deve interessarsi maggiormente a quello finanziario, a
regolare il nuovo mondo del lavoro nell'interesse di tutti i
41
cittadini. Il mercato ha diritto alla propria libertà ma servono
delle
regole
comuni.
A
questo
proposito
faccio
mie
le
considerazioni fatte, in particolare, dal Consigliere Battistella.
Nel caso specifico sarà difficile che il Comune di Conegliano,
assieme a quello di San Vendemiano, possa cambiare la scelta fatta
attualmente dall'azienda IRCA e, un domani, da altre ditte che
proporranno le medesime manovre. Comunque, è giusto provare e
l'interessamento deve essere forte. Il voto del Gruppo U.D.C. sarà
comunque favorevole alla mozione.
PRESIDENTE: Consigliere Rina.
CONS. RINA EDUARDO (LISTA DI PIETRO - ITALIA DEI VALORI): Io
avevo anticipato l'importanza della replica da parte della Giunta
rispetto alle questioni che sono state proposte. Invitavo, cioè, a
dire quali fossero, quali potevano essere questi impegni. Per la
verità anche il Vice Sindaco Maniero ha praticamente evaso le
risposte, ne aspettavo almeno qualcuna che potesse darci la
possibilità di pensare che il voto che stiamo per esprimere non è
un voto di tipo, diciamo così, agrodolce; dolce perché siamo tutti
quanti d'accordo, amaro perché poi questo accordo praticamente non
produrrà gli esiti sperati. Si tenta di eludere il problema.
Volevo affrontare, per un secondo, questo problema (molti lo
hanno sollevato) della cosiddetta concorrenza sleale dei paesi
dell'est, della Cina in maniera particolare. Questa povera Cina,
insomma, è demonizzata sempre. Era demonizzata quando c'era il
comunismo e tutti lavoravano perché il comunismo crollasse. È
crollato il comunismo ed hanno messo in piedi un loro sistema
capitalistico (perché ci sono “i comunismi” ma non c'è “il
comunismo”, ci sono “i capitalismi” ma non c'è “il capitalismo”) e
adesso tutti quanti individuano il demonio da esorcizzare proprio
in questa concorrenza sleale dei paesi dell'est e della Cina.
Ma su di noi abbiamo fatto una riflessione?! Noi viviamo forse
in un paese reale, ideologizzato, o in un paese, invece, virtuale?
Io dico questo: quando non ci sono obiettivi (come emerge stasera)
precisi, individuati, e non ci sono strumenti validi per
realizzarli,
si
finisce,
poi,
per
rifugiarsi,
ripeto,
in
discussioni che c'entrano sicuramente ma che non producono
concretamente, degli effetti.
Il capitalismo italiano è in buona salute? Io la domanda la
pongo soprattutto a quelli del centrodestra (e termino così la mia
dichiarazione di voto). Onestamente, sembrerebbe proprio di no!
Cirio, Parmalat, ma anche FIAT, tutto il sistema poggia su una
cosa, altro che mercato, poggia sul business, sul business del
momento,
poggia
sulle
protezioni
politiche,
poggia
sui
finanziamenti pubblici e sulle perdite pubbliche in confronto ai
profitti privati, poggia sull'evasione fiscale, poggia — come in
Cina — sul lavoro nero e sullo sfruttamento dei lavoratori, per la
gran parte anche qui in queste zone del Nordest. All’interno del
capitalismo si stanno affermando, nessuno lo ha detto, in maniera
42
internazionale, organizzata, le mafie. Le mafie di tutto il mondo
stanno entrando in questo nuovo sistema globale di mercato e noi,
l'Italia, siamo l'unico governo che si rifiuta di accettare le
rogatorie e il mandato di arresto internazionale!
PRESIDENTE: Il Consigliere Burgio ha la parola.
CONS. BURGIO LORENZO (FORZA ITALIA): Grazie. Allora Forza
Italia, con il senso di libertà e di responsabilità che la
contraddistingue, non farà una dichiarazione di voto, in quanto è
emersa una contrapposizione tra gli intenti dei proponenti,
specificati nello scritto della mozione, e gli interventi fatti
da alcuni dei proponenti stessi.
Devo dire che, comunque, sarebbe molto comodo votare
favorevolmente. D'altro canto le parole del Consigliere Botteon,
da extra parlamentare di centro, nella replica, sono assolutamente
condivisibili. Pertanto, non volendo influenzare alcuno del mio
gruppo e desiderando lasciare assoluta libertà di coscienza, mi
asterrò dal dichiarare anche il mio stesso voto in anticipo.
Voglio ricordare a tutti che ciò che stiamo votando è ciò che è
stato scritto nella mozione in oggetto e non quello che è stato
detto e replicato nel corso della serata. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere. Consigliere Patelli.
CONS. PATELLI PIERO (SINISTRA UNITA PER CONEGLIANO): Grazie,
Presidente. Io credo che questa mozione debba trovare il nostro
consenso, non solo nel suo testo (in tutti i paragrafi del testo)
ma anche per le argomentazioni che sono state portate a sostegno.
Lo dico, anche se comprendo la volontà dei presentatori di avere
un risultato il più ampio possibile (è comprensibilissimo) però io
credo che non si possa distinguere né tra singoli paragrafi (come
ho sentito fare questa sera) né tra il testo e le argomentazioni
addotte. Si tratta, infatti, a mio giudizio, di una cosa
strettamente connessa. Tuttavia apprezzo la dichiarazione fatta da
Burgio.
Non si può assolutamente distinguere la solidarietà ai
dipendenti, ai lavoratori, come ho sentito fare da tutti,
dall'analisi delle cause e, soprattutto, dall'analisi delle
responsabilità. Non si possono toccare gli Enti locali, non si può
toccare il Governo, non si può, Dio ci fulmini, toccare gli
imprenditori, perché comunque fanno il bene!!
Questo mi porta ad un'altra considerazione, mi pare ci sia
un’ambivalenza, una sorta di strabismo in quest’aula: il mercato
vince, il mercato, ci hanno insegnato, dice il Consigliere Burgio
(probabilmente abbiamo avuto insegnanti diversi) si autoregola,
comunque e sempre, bene da solo. Quindi, se gli imprenditori hanno
deciso di delocalizzare lasciando a casa 250 persone, nessuno può
dire niente.
43
Quindi, il mercato è aperto, assolutamente libero. Se però la
Cina ci copia i brevetti allora no, vogliamo le regole, e vogliamo
imporre queste regole dimenticando, magari, che la Cina sta
sostenendo il debito pubblico americano per convenzione con gli
Stati Uniti, ma questi sono particolari…
E allora regole sì, regole no, regole per alcuni, regole per
altri. Ho sentito addirittura esaltare il lavoro nero come motore
del sistema Veneto! Quello non era sfruttamento?! Quella non era
negazione di ogni regola e di ogni tutela dei lavoratori?! Allora,
è troppo facile trovarci stasera a lamentarci del mercato rumeno,
del mercato cinese. dovremmo preoccuparci del nostro mercato, di
come si è sviluppato e di come si continua a sviluppare.
L'Assessore
Maniero
ha
ricordato
una
cosa,
secondo
me,
condivisibilissima e di cui bisogna dargli atto; ha ricordato lo
sfruttamento del territorio. Che ne facciamo di questo territorio
che
è
stato
costruito
sulla
base
e
sulle
dimensioni
dell'industria?
Che ne facciamo di quegli amministratori che continuano a
correre dietro agli industriali proponendo nuove aree industriali,
"saccagnate" ormai, distrutte da questa visione? Ecco, d'ora in
poi bisogna mettersi in testa che bisogna porre a queste persone
delle condizioni ben precise. Se vogliono spazi, se vogliono
tutela, se vogliono aiuti dallo Stato, devono dare qualcosa in
cambio. Il voto è favorevole. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Patelli. Consigliere Feltre.
CONS. FELTRE CARLO (ALTRA CONEGLIANO): Questo, dobbiamo
prenderne atto, è un dramma sociale. Se abbiamo dubbi su questo,
le molte parole dette stasera non hanno più un senso. Io sono
convinto che gli unici passi da percorrere in questa fase possano
essere solo quelli di stimolare la coscienza della proprietà. Lo
scetticismo, però, è forte. Rinnovo la proposta di coinvolgere le
istituzioni superiori, Regione e Parlamento, per favorire questo
processo di convincimento della proprietà che mi auguro abbia un
seguito. Però, nello stesso momento, spero anche che i dipendenti
di tutte le altre aziende del territorio tengano in considerazione
questa situazione, riprendano ad interessarsi del proprio futuro e
tengano presente che questo rischia seriamente di non essere un
caso isolato.
Quindi, si devono preoccupare e cercare di pensare a qual
cos'altro che non sia il solo salario. L'Irca insegna che i
problemi esplodono spesso troppo tardi. Per questo motivo penso a
coloro che sono costretti a vivere il dramma di cercarsi un lavoro
per garantirsi dal 1° di luglio (o qualsiasi sia la data del
licenziamento), per garantirsi la sopravvivenza economica e la
dignità che solo un lavoro garantisce. Per loro ritengo di dover
votare favorevolmente questa mozione.
44
Escono i Consiglieri Campoccia, Daccò, Brugioni, Zava, per cui
i presenti sono ora 25.
PRESIDENTE: Grazie, Consigliere Feltre.
Il PRESIDENTE, preso atto che nessun Consigliere chiede
d'intervenire, pone in votazione il punto all'ordine del giorno.
Effettuata la votazione, in forma palese mediante alzata di
mano, si ottiene il seguente risultato:
Presenti: 25
Votanti: 25
Voti favorevoli: 25
Contrari: nessuno
Astenuti: nessuno
Tutto ciò premesso,
I L
C O N S I G L I O
C O M U N A L E
UDITA la mozione (12.03.04) dei Consiglieri Mario Botteon
(Indipendente) e Vittorio Zanardo (P.R.C.) sulla delocalizzazione
del gruppo IRCA;
DATO ATTO di quanto emerso nel corso della discussione;
VISTO l’art. 42 del D.Lgs. n. 267 del 18.8.2000 n. 267;
CON VOTI favorevoli 25 unanimi, espressi nelle forme di legge
D E L I B E R A
-
di approvare il testo della Mozione (12.03.04) dei
Consiglieri
Mario
Botteon
(Indipendente)
e
Vittorio
Zanardo (P.R.C.) sulla delocalizzazione del gruppo IRCA,
che si riporta integralmente:
“”””
I
sottoscritti
Consiglieri
Comunali:
Mario
Botteon
(Indipendente) e Vittorio Zanardo (R. C.), dopo aver appreso la
notizia di una ulteriore delocalizzazione di un gruppo importante
45
quale l'IRCA, che segue altre ed importanti realtà produttive che
se ne sono andate dal nostro paese.
Preoccupati per l'impatto negativo che questa nuova realtà
avrà sul piano dell'occupazione locale che ha già subìto forti
perdite, sia di posti di lavoro, così come di importanti
produzioni e di poli di ricerca, quale quello del freddo, già
promesso di essere mantenuto e sviluppato nell'area ex Zoppas e
che invece non è stato per nulla realizzato.
Ritenendo che la perdita secca di altri 250 posti di lavoro
nella zona, che, se sommati a quelli già persi a causa di varie
delocalizzazioni, anche di piccole realtà produttive, diventano
una cifra fino a poco tempo fa inimmaginabile.
Ritengono urgente presentare questa MOZIONE al Consiglio
Comunale di Conegliano, affinché lo stesso impegni il Sindaco ad
intervenire con tutti i mezzi democraticamente leciti per impedire
un
ulteriore
attacco
all'occupazione
ed
all'economia
del
Coneglianese.
I sottoscritti chiedono in particolare che l'intervento sia
teso a far recedere il gruppo Irca dal suo proposito di spostare
parte della sua produzione in Romania e che nello stesso tempo
l'azienda tenga in considerazione il dramma che vivranno molti
loro dipendenti che si troveranno nella condizione di cercarsi un
lavoro in una situazione di forte crisi occupazionale.
Con la presente mozione si propone inoltre che i Sindaci di
Conegliano e di S. Vendemiano, divengano i coordinatori di tutti i
Sindaci della zona, che, secondo i proponenti, proprio per i
problemi di carattere sociale che la mancanza di lavoro potrebbe
creare, dovrebbero farsi promotori di iniziative forti per far sì
che una volta tanto non si tenga conto solo ed esclusivamente
delle regole del mercato, ma anche di quelle sociali ed umane.
“”””
-
di dare atto che l’oggetto della presente deliberazione
rientra nelle competenze del Consiglio Comunale ai sensi
dell’art. 42 del D.Lgs. n. 267 del 18.8.2000;
-
di dare comunicazione della presente deliberazione ai
Capigruppo Consiliari contestualmente alla pubblicazione
all’Albo ai sensi del 6° comma dell’art. 7 del vigente
Regolamento del Consiglio Comunale;
PRESIDENTE: Ci sono due punti all’ordine del giorno che
vengono ritirati, il primo è il punto n. 4, cioè il conferimento
della cittadinanza onoraria alla “Congregazione delle Figlie di
46
San Camillo”, che era presentato dal
opportunità propongo che venga rinviato.
Sindaco,
quindi
per
Così come anche se per altri motivi viene ritirata l'adesione
del Comune di Conegliano alla campagna "Comune OGM Free", ossia il
punto n. 5 all’ordine del giorno, perché la Commissione non ha
concluso i lavori di esame di questo argomento.
Il dottor Varotto e il dottor Canal mi dicono che il rinvio
del punto 4 deve essere votato.
SEGRETARIO GENERALE: Si ritira e basta.
PRESIDENTE: Se si ritira, tutti d'accordo?.. Va bene. Come se
avessimo votato, dice il dottor Canal che si preoccupa giustamente
della forma.
47
Il presente processo verbale, viene chiuso e firmato a termini di legge dal Presidente e dal Segretario.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Maria Teresa Pavan
IL SEGRETARIO GENERALE
Dr. Salvatore Minardo
REFERTO DI PUBBLICAZIONE (art. 124 T.U. 18.8.2000, n. 267)
Attesta il sottoscritto Messo Comunale che copia del presente verbale sarà pubblicata all’Albo del Comune il giorno
20.04.2004 e vi rimarrà affissa per giorni 15 consecutivi ai sensi del 1° comma dell’art. 124 T.U. 18.8.2000, n. 267.
IL MESSO COMUNALE
CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE ED ESECUTIVITA’ (art. 134, 3^ comma, del d.Lgs. 18.8.2000, n. 267)
Si certifica che la suestesa deliberazione è stata pubblicata all’Albo Pretorio del Comune per 15 (quindici) giorni
consecutivi, divenendo esecutiva il
IL DIRIGENTE AREA SEGRETERIA
GENERALE
(Dott. Franco Canal)
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estratto del verbale del consiglio comunale