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Editore Città Futura, Via Romagnosi, 26 - 38100 Trento - Direttore responsabile: Renzo Grosselli - Redazione: Angela Ventin, Via Romagnosi, 26 - 38100 Trento
N° 8 Anno maggio 2007 quadrimestrale - Registrazione tribunale di Trento n°1232 del 21.12.2004 - contiene I.P.
VERSO UNA CULTURA PER L’INFANZIA - n° 8
2007
NOTIZIARIO
È una sfida tutti i giorni. Passare del tempo (di qualità) con i figli, dedicarne un po’ alla casa, al resto della famiglia. E farlo lavorando
non solo perché è una necessità, ma per ricevere una soddisfazione professionale e per non dipendere economicamente dagli altri.
Per le socie, dipendenti e amministratrici delle cooperative trentine, circa un anno fa è nata un’Associazione (che si chiama “Donne in Cooperazione”) che opera per facilitare la buona riuscita di
questa sfida quotidiana, cioè per favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli della famiglia. Per farlo ha attivato alcune
iniziative importanti, in un contesto dove i dati a disposizione non
sono incoraggianti.
L’ultima edizione del Rapporto sull’occupazione in Trentino segnala infatti un nuovo preoccupante fenomeno: il calo della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, dopo un lungo
periodo di costante crescita. Secondo Pier Antonio Varesi, presidente dell’Agenzia del Lavoro, il fenomeno deriva da più cause,
tra cui la minore disponibilità delle donne trentine tra i 30 e i 40
anni, che si sono ritirate per gli impegni non più prorogabili connessi alla maternità.
Anche sotto il profilo “casalingo” non va meglio. Le donne italiane sono, in Europa, quelle che dedicano più lavoro alla famiglia
(5 ore e 20 minuti al giorno, quasi due ore in più delle svedesi), e
gli uomini italiani quelli che vi si dedicano meno (1 ora e 35 minuti). E quando arrivano figli? C’è il congedo parentale, che riguarda anche gli uomini. Giusto? No. Nonostante la legge 53 del
2000 estenda anche ai padri la possibilità di usufruire del congedo, a tutt’oggi sono ancora pochi quelli che lo utilizzano: il 27%
nel settore pubblico e il 12% nel privato. Le donne restano, dunque, le principali protagoniste della cura dei figli, a discapito della carriera: se c’è un posto di potere, l’organizzazione sceglie un
uomo nel 98% dei casi. A parità d’impiego lo stipendio della donna è inferiore del 12% da quello degli uomini.
Forse anche per tutte queste ragioni, il 2007 è stato indicato dalla
Commissione europea come l’anno europeo delle pari opportunità. Il Commissario Vladimír Spidla ha dichiarato: «Dai risultati
del referendum francese ricaviamo una lezione molto chiara: se
non riusciamo ad estendere i vantaggi derivanti dal progetto europeo a tutti gli strati e i gruppi della società, dobbiamo attenderci
un calo del sostegno alle politiche nazionali ed europee. L’Europa
deve agire per garantire un’uguaglianza concreta».
In un anno e mezzo l’Associazione Donne, presieduta da Sandra
Dodi, ha cercato di coinvolgere per creare una rete forte. Un
obiettivo che, peraltro, hanno indicato le stesse socie attraverso un
focus group per individuare, insieme, le linee strategiche di lavoro per il futuro. Creare un gruppo sempre più coeso, con relazioni interne forti e stabili, con metodologie di comunicazione e
informazione flessibili e comode. Per le socie, dunque, la direzione su cui concentrare gli sforzi è quella interna, pur continuando
a portare avanti i progetti che l’Associazione ha attivato.
Ma come? Le proposte non sono mancate. Organizzando più eventi oltre all’assemblea annuale (formazione, momenti ricreativi, aggiornamenti), favorendo il più possibile la partecipazione (baby sitting durante questi momenti) e attivando anche nuovi strumenti di
comunicazione (forum, blog).
Per coinvolgere e valorizzare le socie, e
per creare gruppo, sono stati
attivati tre gruppi di lavoro per organizzare le
iniziative dell’Associazione Donne
per il Festival dell’economia, per realizzare un percorso formativo
per diventare amministratrici e per ideare un evento “sfizioso” di
sensibilizzazione per gli uomini. I lavori sono a buon punto e nelle prossime settimane se ne vedranno i frutti.
Il resto dell’attività dell’Associazione riguarda ricerca, rappresentanza, organizzazione, formazione, informazione e alleanze.
Ricerca L’Associazione ha promosso una ricerca, in collaborazione con l’Università, per trovare e studiare le buone prassi attivate
dalle cooperative trentine. L’idea è di approfondire quelle realtà
dove le donne hanno a disposizione più strumenti, dove il part-time o il telelavoro semplificano la loro vita. Per farlo l’Associazione ha inviato un questionario a tutte le cooperative per mappare
gli strumenti previsti dai contratti collettivi maggiormente in uso.
Le risposte saranno analizzate e approfondite ed i risultati della ricerca saranno presentati a fine anno.
Più part-time L’Associazione ha promosso e contribuito a realizzare il progetto T.E.M.P.O., Tutela delle Esigenze di Madri e Padri
nell’Organizzazione. Esso ha attivato (per la seconda volta in Trentino) i fondi previsti dalla legge nazionale (la 53 del 2000), per finanziare part-time, formazione post rientro dalla maternità e altri
strumenti. Dal Ministero sono dunque arrivati alla Federazione
Trentina della Cooperazione i fondi per coprire i costi di attivazione di 13 contratti part-time con orario flessibile, 5 giorni di permesso non retribuito per l’inserimento dei figli al nido e alla materna e un periodo di formazione al rientro dalla sospensione del
lavoro per maternità.
Formazione In questo primo anno di attività è partita anche l’attività formativa rivolta alle 161 socie. Nell’ambito della collaborazione tra Università e Federazione, l’Associazione Donne ha proposto due iniziative. La prima è un corso per lo sviluppo di
competenze manageriali in una prospettiva di genere (tot. 48 ore
- primavera del 2007). La seconda riguarda l’organizzazione di un
focus group con un esperto dell’Università, destinato ad una quindicina di socie e finalizzato ad individuare, insieme, una rosa di
temi da sviluppare con un percorso formativo ad hoc nel 2007.
Rappresentanza I primi risultati dell’attività dell’Associazione si
possono misurare anche in quest’ambito. A partire dalla Federazione Trentina della Cooperazione, nel cui Consiglio di amministrazione, rinnovato a giugno del 2006, le donne sono passate da
due a sei. L’Associazione continuerà a lavorare perché anche all’interno delle altre cooperative trentine e dei loro consorzi di secondo grado le donne siano sempre più presenti e attive.
Alleanze L’Associazione ha stretto un accordo di collaborazione
con IDEE, l’Associazione Donne del credito cooperativo nazionale. La partnership prevede il reciproco coinvolgimento e sostegno
nell’organizzazione di eventi e nello scambio di servizi, esperienze e progettualità.
Informazione Nel 2006 l’Associazione ha ideato e realizzato una
newsletter, di cui sono usciti tre numeri. L’attività dell’Associazione è stata pubblicata attraverso vari articoli anche sulle riviste del
movimento, nonché su alcuni quotidiani locali. È sempre del 2006
la progettazione e stampa di materiale informativo, in particolare
di una piccola brochure di presentazione dell’attività. Per richiederne copie, da diffondere presso le cooperatrici, basta scrivere a
[email protected]
Per informazioni e adesioni:
Associazione Donne in Cooperazione:
Segreteria (Simonetta Fedrizzi): tel. 0461/898672.
La scheda di adesione si trova anche sul sito internet
della cooperazione trentina, all’indirizzo
www.cooperazionetrentina.it/federazione/donne_in_cooperazione
Donne, tempo prezioso
di Dirce Pradella
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Giochi e divertimento in natura
di Silva Floriani e Silvana Buono
Vezzena Camp – di cui avete letto nel precedente numero
di questa pubblicazione – è ormai operativa da alcuni mesi, ha ospitato classi di scuole elementari, medie e superiori per realizzare attività didattiche diurne e residenziali.
L’ambiente, intorno ai 1400 metri di altitudine, si presta a
molte attività e scoperte, e per l’estate in particolare offre
possibilità di escursioni, osservazioni, giochi in natura.
Cet Società Cooperativa, che gestisce la struttura, propone, in
collaborazione con alcuni Enti ed in particolare con Città Futura, soggiorni estivi per ragazzi di età diverse.
La struttura è in grado di ospitare 54 ragazzi in quattro spaziose camerate, oltre ovviamente a tutti gli educatori. Comprende anche la cucina (i pasti sono cucinati in loco dalla
cooperativa Risto 3), la sala da pranzo ed uno spazio adatto ad ospitare attività e laboratori, anche in caso di eventuale maltempo.
Città Futura ha raccolto con entusiasmo la sperimentazione di
soggiorni residenziali e, sulla base dell’esperienza educativa
realizzata in questi anni, ha deciso di impegnarsi in questo
progetto, proponendo alle famiglie alcune settimane di soggiorno per bambini da 8 a 11 anni. Il progetto educativo prevede una forte attenzione alla relazione tra i bambini/ragazzi
e con gli educatori, mediata da proposte ludico-ricreative e
opportunità di conoscenza dell’ambiente, del bosco e del pascolo. Ci sarà per i ragazzi anche l’opportunità di vivere esperienze particolari avendo un rapporto ravvicinato con la vita
da alpeggio (come si fa il formaggio, sapere dove pascolano in
estate le mucche…).
Il luogo si presta anche ad osservazioni serali del cielo stellato, a raccontarsi le leggende legate alle costellazioni, ad
apprezzare le sensazioni date dal contatto con le piante e
l’ambiente.
La settimana prevede che i bambini/ragazzi siano accompagnati dai genitori a Vezzena Camp nel pomeriggio di domenica. I genitori poi se lo vorranno potranno partecipare
al pranzo del sabato successivo, prima di riaccompagnare
a casa i loro figli.
Trasversale a tutte le proposte didattiche vi è la forte attenzione educativa, la richiesta di condivisione di piccoli compiti e di alcuni valori – il rispetto reciproco innanzitutto –
Info:
CET Società Cooperativa
Sponda Trentina 18 - 38014 Gardolo, Trento
Telefono: 0461.242366
Fax: 0461.242355
E.mail: [email protected]
anche adottando comportamenti che permettano di “separare” l’esperienza a Vezzena Camp dalla vita “di tutti i giorni”. Non solo grazie all’ambiente circostante (che di sicuro
è importante), ma anche ad alcune attenzioni ai consumi,
sia alimentari che non, a piccoli ragionamenti sul commercio equo che, pur non costituendo oggetto di attività specifiche (se non su richiesta degli insegnanti), diventano parte
della proposta educativa.
Cet e Città Futura stanno concludendo l’iter per l’accreditamento come ente formativo riconosciuto per l’utilizzo dei
buoni di servizio (vouchers) per le donne lavoratrici, gestiti
dall’Ufficio politiche Sociali della PAT.
Durante l’estate vi saranno a Vezzena Camp anche proposte
gestite dal WWF Italia (dal 10 al 20 luglio), da UISP Ferrara
e Trentino (dall’1 all’8 luglio), e altre iniziative legate all’orienteering e alla costruzione di spettacoli teatrali legati alla
storia dei luoghi, che sono citate nel modulo di preiscrizione allegato alla rivista.
È possibile chiedere, utilizzando appunto questo modulo,
maggiori informazioni sul singolo progetto di vostro interesse.
Vi chiediamo di farci avere le vostre richieste entro venerdì 11
maggio: vi verrà inviata una scheda informativa, comprensiva
di notizie sugli orari, sul programma, sul materiale da portare
per poter poi definire l’iscrizione.
Per le mamme che lavorano è possibile richiedere, previa verifica dei requisiti di accesso, il contributo dei
Buoni di servizio erogati dalla Provincia autonoma di
Trento. Per ulteriori informazioni contattare lo sportello di Orientamento Formativo Territoriale al numero
verde 800 163 870, chiedendo di Viviana Tarter o
Morena Golob e, se è riconosciuto il diritto al Buono,
contattare la segreteria di Cet al numero 0461 242366
o via mail a [email protected]
IL NIDO E LA COMUNITÀ
Nido d’infanzia Bucaneve - Pergine Valsugana
Il nido “Il Bucaneve” ha iniziato la propria attività nel settembre del 2002 per volontà del Comune di Pergine che ha
voluto dare accoglimento alle numerose richieste da parte
delle famiglie risiedenti sul territorio che avanzavano il bisogno di un servizio di nido per i propri bambini che andasse a coprire in modo privilegiato le ore della mattina.
Il Servizio ha aperto con un numero di bambini inferiore
alle reali possibilità di capienza che il nido poteva offrire.
Nel giro di pochi anni la struttura è stata in grado di accogliere 63 bambini raggiungendo il suo massimo potenziale di ospitalità.
La struttura è stata pensata e progettata nel rispetto delle
esigenze di gioco, esplorazione, sperimentazione e intimità dei bambini in fascia 0-3 anni, ma anche nel rispetto
dell’ambiente e della salute dei piccoli ospiti con una particolare attenzione all’utilizzo di materiali naturali e non
trattati che fanno del nido “Il Bucaneve” un esempio di
edilizia bio-compatibile esteticamente molto apprezzabile.
L’intento è sempre stato quello di coinvolgere i genitori
nell’organizzazione e nelle attività proposte ai bambini al
fine di non creare un servizio lontano dalla quotidianità di
vita delle famiglie: renderle partecipi dei percorsi che negli anni sono stati proposti ai bambini durante le ore di frequenza è stato un obiettivo perseguito con successo e
sempre molto riconosciuto. Questa volontà si è concretizzata nella proposta di “serate a tema” durante le quali
veniva offerta la possibilità di un confronto con la pedagogista su tematiche inerenti allo sviluppo psico-fisico e
l’educazione (es. “Le regole e i no che aiutano a crescere”,
“Il sonno, ritmi e regolazioni”,…); sia i genitori che i nonni dei bambini sono stati poi invitati a partecipare a serate
durante le quali con il loro prezioso aiuto sono stati allestiti angoli molto speciali all’interno del nido (es. costruzione di un cucù), oppure il nido è stato decorato con
oggetti “preziosi” costruiti dagli adulti presenti (es. costru-
zione di strumenti musicali con materiali di recupero). I
nonni in particolare sono stati coinvolti negli ultimi due
anni nell’allestimento del nido per il Natale: con nostra
meraviglia abbiamo apprezzato quanto sia l’entusiasmo
che i numerosissimi nonni hanno apportato alla creazione
di addobbi originali per i diversi spazi del nido e quanta
disponibilità sia stata offerta per piccoli lavoretti che hanno portato preziosi abbellimenti in tutte le stanze.
Non sono mai mancate le proposte di “spazi aperti”, di momenti in cui i genitori vengono resi partecipi della vita del
nido e possono giocare con i propri bambini all’interno degli spazi che quotidianamente li ospitano.
Le “feste” organizzate annualmente in occasione delle festività natalizie e della chiusura estiva, hanno sempre coinvolto non solo i genitori ma anche i fratelli/sorelle e i nonni dei bambini.
In particolare negli ultimi due anni si è poi voluto creare un
collegamento forte con il territorio in modo che l’esperienza dei bambini al nido non diventasse una realtà isolata ma si potesse collocare all’interno di una rete significativa di relazioni e conoscenze che potessero accompagnare
i bambini e le loro famiglie durante tutto l’anno.
Si ricorda in particolare l’esperienza che l’anno scorso
ha portato 33 bambini, durante il periodo primaverile estivo, a partecipare ad un percorso di acquaticità presso la piscina comunale di Pergine. Tutti i bambini a cui
è stata offerta questa possibilità hanno aderito con grandissimo entusiasmo a tale iniziativa che ha visto la collaborazione partecipe di tutto il personale del nido e
delle famiglie. Il successo è stato tale che anche per
quest’anno è prevista nel periodo da marzo a giugno
una riedizione di questa proposta che andrà a coinvolgere 30 bambini medi e grandi.
È stato inoltre possibile, anche grazie alla grande collaborazione del Comune di Pergine, organizzare durante la
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mattinata del 28 marzo 2006 uno spettacolo teatrale condotto da Giacomo Anderle e intitolato “Bolle”. In tale occasione sono stati coinvolti circa 45 bambini che hanno
goduto delle magie musicali e immaginative di uno spettacolo affascinante ed entusiasmante che ha lasciato tutti
a bocca aperta.
Anche la biblioteca comunale, molto attiva sul territorio
grazie alla collaborazione con le scuole di ogni ordine e
grado, ci ha dato la possibilità di coinvolgere i bambini frequentanti in un percorso dedicato alla scoperta dei libri e
delle storie. Tutte le famiglie hanno potuto iscrivere il proprio bimbo al servizio di biblioteca grazie al nido che si è
offerto quale facilitatore dell’iniziativa (le educatrici hanno
personalmente raccolto le adesioni e i documenti necessari e distribuito successivamente le tessere a tutti i bambini).
Anche in questo caso i bambini e le famiglie coinvolte sono stati circa 45.
I bambini sono stati accolti dalle bibliotecarie della Sezione Ragazzi che hanno aiutato i vari gruppi nella scelta dei libretti lasciandoli guardare, sfogliare, giocare e leggere… Ogni bambino ha scelto il libretto da portare a
casa per leggerlo con mamma e papà, per poi ritornare in
biblioteca con i genitori a restituirlo. Si è voluto così sollecitare nelle famiglie una sensibilizzazione nei confronti
della lettura ai loro piccoli bambini e promuovere un primo contatto con il mondo della biblioteca che non sempre avviene in modo spontaneo.
Tutti i bambini frequentanti sono stati poi coinvolti in uscite sul territorio di diversa natura:
• passeggiate lungo il Fersina: tutti i bambini del nido
hanno approfittato delle belle giornate di sole primaverili ed estive per godere della natura che questi luoghi possono offrire, in particolare in una calda mattina
di maggio un gruppo di nove bambini è andato in passeggiata fino al torrente Fersina per liberare il pescio-
lino “Gino” che li aveva accompagnati durante tutto
l’anno all’interno del percorso di gioco che l’educatrice aveva scelto per loro; successivamente i bambini
sono tornati lungo il Fersina per dare un pezzettino di
pane al loro carissimo amico pesciolino! Il tutto si è
concluso con un gustoso pic-nic all’aria aperta;
• passeggiate in centro a Pergine: anche in questo caso
tutti i bambini del nido sono stati accompagnati dalle
educatrici in frequenti passeggiate per le vie della città
con destinazione alcuni esercizi commerciali che solitamente coinvolgono i bambini in “gustose” merende a
base di frutta o pane.
Non si è trascurato neanche l’importante rapporto con il nido comunale “Il Castello”: alcuni bambini sono infatti andati occasionalmente in passeggiata a trovare i loro amici
ospiti di questo nido e a fare merenda insieme. Una delle
peculiarità del nido “Il Bucaneve” è sicuramente la flessibilità di orario offerta alle famiglie. La maggior parte dei bambini frequenta infatti solo fino al massimo le 13.00. Alcune
famiglie hanno scelto di utilizzare il servizio di prolungamento ad ore nel pomeriggio lasciando i bambini per un
orario simile al tradizionale tempo pieno. C’è poi la possibilità di scegliere di fare frequentare ai propri figli solo l’orario pomeridiano (“part-time pomeridiano” appunto). Dall’anno scorso i bambini che frequentano al pomeriggio
hanno la possibilità di arrivare verso le 11 della mattina in
modo da usufruire del pasto con i compagni della mattina.
Sicuramente tutto questo comporta uno sforzo organizzativo non indifferente a cui corrisponde grande partecipazione e soddisfazione da parte delle famiglie che vedono
in questo modo accolte le esigenze di una flessibilità nei
servizi all’infanzia che spesso non si ritrovano nei servizi
pubblici sul territorio e determinate da impegni lavorativi
che sempre più di frequente vedono coinvolti in modo indifferente sia i papà che le mamme.
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MOMENTI
a cura della psicopedagogista Vera Turchet
Quale parte del “no” non capisci?
Dalla famiglia delle regole… alla famiglia degli affetti
quella di uscire ad allontanare il NO che aveva spaventato il loro
cucciolo, perché chissà quanti altri ne avrebbe trovato nel bosco
e non si poteva certo eliminarli tutti. Scartarono anche l’idea di
cominciare a dirgli sempre di NO anche loro, per abituarlo, perché il cucciolo si sarebbe sentito spaventato e disorientato da questo cambiamento improvviso. Fu così che decisero che l’unica cosa possibile era quella di fargli fare amicizia con la parola NO,
poco per volta, piano piano, in modo che non si spaventasse.
E infatti il cucciolo, che dei suoi genitori si fidava, la prima volta che
questi gli misero davanti la parola NO si sentì stupito, ma non così
spaventato come quando era là fuori da solo, nel bosco non familiare. E a poco a poco anche la parola NO entrò qualche volta nella tana del piccolo insieme alle cose che gli erano familiari. E anche
lui ebbe il modo di imparare a conoscerla e a non temerla. E quando il sole si fece più caldo per la nuova primavera che arrivava, anche il cucciolo che prima conosceva la parola SÌ poté uscire dalla
sua tana e giocare con gli altri fra le ombre del bosco, sia che queste si chiamassero SÌ sia che si chiamassero NO.
(G. Petter, ’92)
La storia di un cucciolo
C’era una volta un cucciolo che viveva in una bellissima tana. Tutto era fatto su misura per lui e ne era proprio molto felice. Erano
belli non solo i suoi giochi e la sua casa ma anche le cose che i
genitori facevano per lui e le parole che gli insegnavano; fra queste quella che si sentiva più spesso era la parola SÌ. E così il cucciolo crebbe conoscendo solo queste cose finché arrivò il giorno
dell’uscita dalla tana, quando tutti i cuccioli impararono a camminare per il bosco. E allora questo cucciolo che conosceva solo
il SÌ si avventurò anche lui per il bosco, quando all’improvviso vide davanti a sé un grosso mostro.
– Chi sei? – gli chiese il cucciolo con la voce tremante.
– Io sono la parola NO! – tuonò possente la voce; il piccolo ne fu
così terrorizzato che corse velocemente nella sua tana, si barricò
dentro e non volle più uscire. Passò un po’ di tempo e i suoi genitori ebbero molta pazienza, ma quando si accorsero che lui non
voleva davvero più uscire dalla tana, capirono che bisognava fare
qualcosa. Pensa e ripensa, scartarono varie ipotesi. Scartarono
ci e soprattutto “responsabili” della propria crescita! Il NO detto e affermato vuole esprimere un richiamo, un modo nuovo per
essere amati e apprezzati attraverso un sentimento di riconoscimento, un’appartenenza al mondo dei coetanei e degli adulti.
Ma in questo viaggio verso l’autonomia e l’affermazione di sé,
nel costante sviluppo della curiosità e della motivazione ad imparare, i bambini non sono autonomi né indipendenti, seppur
unici… e meravigliosi!
Nessun piccolo si affaccia ad esplorare le “ombre del mondo”, i
SÌ e i NO, senza il sostegno e l’autorizzazione dello sguardo dei
grandi! Per crescere i bambini dipendono dalla capacità e dalla
disponibilità di chi si prende cura di loro!
E questo a partire dal MONDO DEGLI ADULTI, genitori, educatori competenti, insegnanti, che si trovano ad affrontare il tema
del “si può… non si può”, ponendosi prima di tutto una domanda: “quale parte del NO non comprendo? E quindi perché
dire di no è poi così tanto difficile?
E viene da chiederci allora quali siano i sentimenti, gli affetti,
che vengono messi in gioco nella relazione adulto-bambino,
quando si incontra il NO.
Il NO DETTO DALL’ADULTO è di cruciale importanza nella costruzione del senso del limite: il bisogno di avere adulti contenitivi e normativi assume per il bambino un valore educativo di
riconoscimento della propria persona, e insieme una rassicurazione e una protezione per potersi poi orientare nella vita. Riconoscere “su di sé” come adulto il senso e il sostegno del limite, vuol dire riconoscere “nel bambino” il bisogno di essere
visto, il diritto-dovere di confermare la sua esperienza e la sua
esistenza. Un compito che ha in sé il fine di rafforzare nel piccolo l’autostima e la fiducia in se stesso, per sostenere la sua crescita emotiva ed affettiva utile “a costruire legami”, ad incontrare “gli altri fra le ombre del bosco, sia che queste si chiamassero
SÌ sia che si chiamassero NO”… Ecco che allora non possiamo
ascoltare il NO del bambino senza riuscire a comprendere in
questo la parte del No dell’adulto, con i suoi significati, affetti e
valori trasmessi a partire dal sistema di appartenenze e della storia familiare. Il RUOLO GENITORIALE e di contenimento, inteso in tale senso come “sostegno delle regole”, non può che es-
È proprio un’avventura della crescita che la storia vuole raccontare per descrivere il difficile compito di riuscire ad incontrare il
NO, uscendo dalla tana “per giocare tra le ombre del bosco”…
e incontrare il “mondo degli altri”.
Il NO inteso allora come separazione, essere distinti, il venire e
l’andare, ma ancora come metafora di un viaggio, un percorso
di vita da affrontare insieme, grandi e piccini, genitori ed educatori, e da percorrere con pazienza, stabilità e tranquillità. Se
pensiamo alla semplice parola No, questa include un’idea di limite, di regola, di confine… la norma.
IL NO DETTO E RICEVUTO, come organizzatore del pensiero e
delle emozioni, è quel “ponte tra il volere e il dovere che deve
essere attraversato per diventare grandi”. Nel processo evolutivo
la presenza del NO DETTO DAL BAMBINO (“io voglio” oppure
“non” voglio) rappresenta una tappa fondamentale e necessaria
della crescita, che consente al bambino di ri-conoscersi come
soggetto-individuo e percorrere il processo di individuazione;
questo per il bambino piccolo significa iniziare a differenziarsi,
imparare a riconoscere le proprie sensazioni, emozioni e sentimenti, e avviare così i primi passi verso la costruzione dell’identità personale e degli affetti. L’individuazione nel bambino
«si struttura in rapporto ai desideri e alle privazioni di soddisfazione che egli attraversa; ed è proprio l’alternanza di desideri
appagati e respinti che lo fa sentire vivo… Scopre se stesso soprattutto in funzione di ciò che gli manca, o in quel che gli viene rifiutato perché impossibile, o solo perché qualcun altro gli
oppone un desiderio contrario al suo» (F. Dolto).
Sin dalla nascita i bambini sono persone complete, sociali, collaborativi e pronti a comunicare, in grado di indicare l’oggetto
della loro responsabilità usando suoni, gesti, parole; già verso il
primo anno di età il bambino regola le proprie azioni in base ai
movimenti e al volto dei genitori. In termini di comunicazione
sono COMPETENTI dei loro limiti e delle loro necessità e dei loro stessi desideri!
La parola NO, così fortemente sperimentata dal bambino a partire dal secondo anno di vita, diviene allora un comunicare ad
alta voce, un voler urlare e testimoniare il proprio posto nel
mondo, per dimostrare a se stessi e agli altri che si è diversi, uni-
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sere in tal senso unico, insostituibile e indispensabile da assumere su di sé, nell’accompagnare la crescita emotiva del proprio
figlio/a, riproducendo il “valore” del sentimento del limite nella
relazione familiare. È la FAMIGLIA con le sue regole e i suoi valori, i suoi significati di lealtà, di coesione e di separazione, che
può ripetere e riprodurre al suo interno un “modello di educazione” a cui ogni partner del sistema familiare si riconduce, portando con sé il proprio “ricordo d’infanzia”, la valigia di affetti e
sentimenti con insieme l’idea personale del bisogno di “essere
visto… guardato… amato”.
Ma quale è il modello di famiglia che in questo tempo storico e
sociale si trova a costruire il valore del sentimento del limite?
Quale idea famiglia nella società moderna, che non dispone in
effetti di norme chiare e precise in termini di crescita ed educazione, può “saper pensare alla regola come atto d’amore”? Negli ultimi trent’anni il cambiamento del ruolo delle donne nella
costruzione delle pari opportunità, insieme alla trasformazione
della famiglia occidentale, ha permeato di trasformazioni il pensiero sull’educazione e i modelli educativi; l’idea che ruota attorno al benessere dell’infanzia e alle politiche educative viene
a tradursi spesso nel termine di “famiglia degli affetti”, un modello familiare ancora poco definito e protetto dal tempo moderno, incentrato sul benessere e la qualità dei rapporti interpersonali, sul valore degli scambi e della lealtà dei sentimenti
familiari. Ed è nel difficoltoso tentativo di rifarsi a tale modello
che la famiglia si trova a costruire la regola, il limite, il NO, in
un rapporto di equilibrio faticoso tra adulto e bambino, da costruire all’interno delle relazioni genitoriali e poi sociali. Mai
tanto come in questo tempo storico i ruoli familiari sono oggi così faticosamente costruiti sul concetto di “condivisione dei compiti genitoriali”, tanto da diventare questo un “vero credo” della
società moderna. Le funzioni contenitive-normative, tradizionalmente paterne, vengono ricoperte sempre più dal tempo materno trascorso con i figli, e ancora talvolta da altri adulti significativi quali nonni, zii, tata… Sull’onda della crisi della pedagogia
familiare del Novecento, e sulla crisi di autorità dell’identità paterna, si sostituisce l’idea moderna di essere/divenire padre, che
rimanda all’immagine di un padre affettivo, empatico e disponibile, piuttosto che etico e normativo, con imperativi di autorità e
fermezza; un padre che considera la persona del bambino come
partecipe e competente nella relazione… questo almeno nelle
migliori delle intenzioni! E spesso con l’effetto immediato di proporre e non sostenere i limiti e i NO con il bambino, più per
amore che per obbedienza… in un equilibrio emotivo instabile
e faticoso tra comprensione ed ubbidienza.
D’altro canto la relazione materna, che rimane ed è essenzialmente affettiva, il rifugio privilegiato, primordiale, al suo interno
deve poter riuscire ad esercitare quelle funzioni contenitive-normative non più ricoperte dalla figura paterna, nel tentativo continuo di trovare “quel giusto limite” al coinvolgimento emotivo,
intrinseco nel sostegno della regola.
Quando e come la relazione materna diventa allora sempre più
razionale e morale? Dove sono i padri? Come si costruisce l’autorità dei genitori nella famiglia degli affetti? E in particolare: Chi
fa l’adulto…?
In questa con-fusione di ruoli e funzioni genitoriali, con codici
poco chiari e definiti, è evidente che lo spazio dell’educazione
e del conflitto si deve poter costruire giorno per giorno prima
nella coppia, e poi nella crescita e cura del piccolo, e non solo
nei momenti di difficoltà o di crisi delle relazioni familiari. Perché il bambino crescendo insegua la propria esperienza di autonomia, sentendosi sostenuto e competente, è necessario che
possa far riferimento a sentimenti di attenzione e cura sin dalla
primissima infanzia, utili per tradurre le proprie azioni ed emozioni nei confronti del mondo, percepire il pericolo e salvaguardare la propria vulnerabilità; il bisogno di indipendenza infatti si
accompagna sempre ad un bisogno di appartenenza e di riconoscimento, per sentire questo rifugio privilegiato, antico e amorevole, persistere anche nel riconoscimento delle differenze.
E allora se stavate per chiedervi: “Ma come fare in pratica”?, difficilmente avrete trovato risposte concrete in queste righe, ma
forse nuove domande o lenti di osservazione! Non era nelle intenzioni dell’articolo ripercorrere un decalogo dei buoni principi e delle intenzioni, come soluzione magica alla “questione dei
limiti” per super-mamme o super-papà! Molteplici e diversi, ma
al contempo unici, sono i momenti della crescita che richiamano a riflettere sul ruolo genitoriale nel “dire di No-dire di Si”, in
particolar modo legati ad alcuni aspetti della separazione/individuazione nella prima infanzia, quali l’addormentarsi da solo e il
fare da sé, lo svezzamento e il rapporto con i cibi, il conflitto tra
fratelli e le gelosie, fino ad includervi i comportamenti aggressivi o autodistruttivi della prima adolescenza.
In tutti questi delicati meccanismi di difesa, di reazione al “diventare grandi” e di affermazione forte di sé, rimane una sintesi
significativamente valida per sostenere l’educazione dei figli
chiedendosi: “Cosa significano i comportamenti del vostro bambino? A chi appartengono i sentimenti che li accompagnano?
Partire da questa domanda permette ai genitori, in un rapporto
di collaborazione, mediazione e non di forza, di capire come
poter ascoltare il proprio figlio e aiutarlo, imparando dapprima a
tollerare su di sé, perché “comprensibile”, la separazione, il
pianto e la frustrazione, il venire e l’andare nel rapporto, sentimenti che conseguono di fatto al NO detto dall’adulto. Importante inoltre è accorgersi dentro di sé quando il delicato equilibrio della bilancia emotiva vacilla e il rischio è di chiedere al
bambino di rassicurare voi stessi, le vostre scelte o le vostre posizioni! Solo se contenute e ascoltate nella relazione con l’adulto familiare, le emozioni negative di rabbia, pianto del bambino,
che questi sperimenta dentro di sé in prima persona, gli permetteranno di saperle poi riconoscere nel mondo degli altri… fra le
ombre del bosco!
Riconoscere il bambino anche nella sua parte di crescita, di opposizione o di frustrazione, senza identificarsi con il suo dolore
o dispiacere nell’incontrare i limiti, significa proprio permettersi
di chiedere a noi stessi, come adulti consapevoli della relazione:
Quale parte del NO non comprendo?… E comprenderla significa allora sapere accogliere gioiosamente tra le braccia, nell’ascolto e nel pensiero, la crescita affettiva e morale del bambino,
per sostenerne e condividerne la reciprocità dei significati sul
“sentirsi bene” con se stessi IN famiglia!
I NOSTRI CONSIGLI
Una principessa insopportabile di Martin Auer
Perché tutti trovano Rosa Rabbiosa tanto insopportabile? In fondo non ha paura di niente ed è capace
di sgominare pirati e draghi. Sarà forse per i suoi capricci? Rosa Rabbiosa non ha paura di niente e di
nessuno: basta uno solo dei suoi poderosi strilli ed
ecco che draghi e avvoltoi diventano agnellini. Inoltre, sa catturare pirati e briganti e saprà come liberare il principe azzurro. E allora, perché tutti la trovano insopportabile?
No, io non mangio di Susanna Gretz
Sedano, pomodori, piselli, carote e funghi. Sono
cibo per conigli. Teo non vuol mangiare anche se
sa che il cibo è necessario per crescere e diventare forti. Saprà zio Beppe convincerlo? Per i bambini che a tavola dicono sempre, o quasi sempre:
“no, io non mangio!”
Battista e il ciuccio di Uri Orlev
È difficile per il bimbo Battista di quattro anni capire
le motivazioni di chi insiste per farglielo abbandonare. Il libro ci fa rivivere con tenerezza e riesce a
sdrammatizzare una situazione di conflitto famigliare: lo consigliamo a tutti coloro che “hanno a che fare” con i ciucci.
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IL MIO CONSIGLIO
a cura di Laura Cagol, d.ssa in Scienze biologiche
La natura in casa
Forse non tutti sanno che molte delle piante da appartamento o che vengono coltivate sui balconi e
nei giardini delle nostre case, possono, se ingerite,
essere tossiche o addirittura velenose per l’organismo umano.
Se non si ha certezza sull’innocuità delle proprie
piante, bisognerà aver cura di collocarle in luoghi
non accessibili ai bambini. Suggeriamo i piani alti
delle librerie (purché molto solidi e sufficientemente profondi) o i vasi appesi, con vari tipi di supporti
in corda o canapa, al soffitto, ai muri, agli stipiti di
porte e finestre: è consigliabile evitare i trespoli,
spesso leggeri e poco stabili, che il bambino può facilmente tirarsi addosso.
Siate voi stessi prudenti: a volte, il solo contatto con le
foglie o la linfa di una pianta determinata può provocare irritazioni cutanee o reazioni allergiche. Se avete
dei problemi di questo tipo, quando curate le vostre
piante, non dimenticate di infilare un paio di guanti!
Se uno degli occupanti di casa soffre di raffreddore
da fieno, un semplice bouquet decorativo posto sulla tavola rischia di provocare starnuti a ripetizione!
Pensate ugualmente al vostro gatto o al vostro cane:
i servizi veterinari sono spesso sollecitati per prestare soccorso ad animali domestici intossicati da piante velenose.
no morbido e con uno spruzzatore d’acqua, per
rimuovere gli animali infestanti.
Effetti dannosi delle piante
Le piante velenose vengono classificate sia in base
al loro grado di pericolosità (a tossicità lieve, moderata e grave), sia in base al tipo di conseguenze che
provocano nell’organismo.
Tossicità locale: piante che producono solo effetti
locali quali gonfiore, irritazione, dermatiti, ulcerazioni delle parti con cui vengono a contatto (per lo
più bocca, lingua o occhi).
Tossicità sistemica: piante che se vengono ingeriti
provocano intossicazione generale dell'organismo.
La pericolosità dipende dalla concentrazione dei
principi attivi nelle parti velenose e dalle quantità
ingerite.
In alcune piante sono velenose solamente alcune
parti, come i fiori, le bacche, le foglie, i semi.
Cosa fare in caso di ingestione accidentale
Se il bambino presenta, dopo circa 20-40 minuti
dall’aver toccato e messo in bocca parti della pianta, gonfiore, irritazione e arrossamento alla bocca e
agli occhi, è necessario lavare e pulire con acqua
fresca le zone irritate.
Quando i sintomi sono di tipo gastrointestinale (mal
di stomaco, nausea, vomito e diarrea) è sufficiente,
nei casi lievi, somministrare al piccino del carbone
vegetale (che è bene tenere sempre in casa).
Se invece i sintomi sono più gravi e associati a dolori in tutto il corpo, bisogna mettersi in contatto
con il più vicino Centro Antiveleni oppure portare il
piccolo al Pronto Soccorso.
Attenzione ai trattamenti chimici
Occorre ricordare che tutti i trattamenti chimici effettuati sulle piante di casa impregnano le foglie, il
fusto e la terra e, permanendo a lungo su queste parti che facilmente un bimbo può toccare, possono diventare un potenziale pericolo di intossicazione
lenta o anche acuta.
Consigli:
• tutti i prodotti di floricoltura devono essere utilizzati secondo le istruzioni riportate sul loro imballaggio e devono inoltre essere riposti fuori dalla
portata dei bambini;
• usare concime a base organica e non a base chimico-sintetica (più tossico);
• impedire al bambino di giocare con la terra dei
vasi, coprendola con muschio o mascherine di
cartone;
• spolverare frequentemente le foglie stesse, pulendole ogni tanto con un po’ di cotone impregnato
di acqua;
• al posto dell’antiparassitario, sarà meglio ricorrere ad un paziente trattamento con uno spazzoli-
Consigli da seguire nel caso in cui è indispensabile
l’intervento del medico:
• è molto importante che i genitori siano in grado
di dire il nome comune (o ancora meglio quello
scientifico) della pianta che ha ingerito il bimbo;
• dire quale parte della pianta (fiore, bacca, foglia,
radici) è stata assunta;
• se non ci si ricorda il nome (che in genere si trova riportato anche in latino sul cartellino allegato) è utile indicare la forma ed il colore delle foglie e/o dei fiori della pianta oppure mostrare
direttamente ai medici dell’ospedale di che tipo
di arbusto si tratta.
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Quali piante, quali rischi?
AGRIFOGLIO (Ilex aquifolium)
Sono tossiche sia le bacche (di colore
rosso) che le foglie, e l’ingestione di
pochi frutti può causare effetti sistemici
quali nausea, vomito, diarrea,
sonnolenza, convulsioni
DATURA (Datura sp.)
Pianta altamente velenosa a causa
dell’elevata concentrazione di potenti
alcaloidi irritanti per la pelle,
presenti in tutti i distretti della pianta e
principalmente nei semi
DIEFFENBACHIA (Dieffenbachia spp.)
Questa pianta può provocare forti
irritazioni a livello cutaneo
e delle mucose. Se le foglie sono
masticate, si determina una intensa
sensazione di bruciore in tutto il cavo
orale con possibile edema
delle strutture del retro-bocca
e possibile difficoltà respiratoria
AMARILLIDE (Hippeastrum sp.)
Sono tossiche tutte le parti della pianta e
principalmente i bulbi per il sistema
nervoso e l’apparato digestivo. I sintomi
dell’intossicazione sono rappresentati da
vomito, diarrea, tremori e convulsioni
ARO (Arum)
I composti tossici si concentrano
soprattutto nel rizoma e nei frutti.
Il contatto cutaneo provoca irritazione.
L’ingestione provoca dolore intenso
alla bocca, tumefazione della lingua,
edema faringeo, vomito, diarrea
e dolori addominali
EDERA (hedera helix)
Tutta la pianta ma soprattutto i frutti
contengono sostanze irritanti che
possono provocare irritazioni anche
molto gravi delle mucose,
nausea e vomito
MONSTERA (Monstera deliciosa)
Le foglie e le radici aeree contengono
sostanze tossiche se ingerite.
Causano irritazione alle mucose orali
con bruciore intenso alle labbra, lingua,
salivazione eccessiva
AZALEA (Azalea indica)
Le parti velenose sono le foglie, che
possono causare stomatite, vomito,
diarrea, debolezza, deficit della vista,
convulsioni e coma
MUGHETTO (Convallaria majalis)
Sono tossici i fiori, le foglie, i frutti
(bacche rosse). È una pianta di grande
pericolosità, deve esser posta attenzione
anche al semplice contatto. Può
provocare dolori addominali, salivazione,
nausea, vomito e disturbi cardiaci
CICLAMINO (Cyclamen europeum)
Tutta la pianta è tossica. La linfa provoca
irritazioni cutanee. L’ingestione può
causare vomito e diarrea. Attenzione
anche ai bulbi che possono facilmente
essere ingeriti dagli animali domestici
STELLA DI NATALE (Euphorbia pulcherrima)
Di questa pianta è molto velenoso il succo
lattiginoso che fuoriesce dal gambo.
La sostanza può essere pericolosa sia
per ingestione che per contatto cutaneo e
soprattutto con gli occhi
COLCHICO (Colchicum automnale)
Questo fiore è completamente tossico.
I sintomi dell’avvelenamento consistono
in una forte nausea, vomito, diarrea
VISCHIO (Viscum album)
Tutte le sue parti sono tossiche,
particolarmente pericolose le bacche.
I sintomi sono quelli di una gastroenterite
che insorge una decina di ore dopo
l’ingestione ed è accompagnata da sete
intensa, rallentamento dei battiti cardiaci,
dilatazione delle pupille e visione doppia
CROTON (Euphorbia milii Desmoulis)
I semi e l’olio della pianta sono
particolarmente tossici. Il contatto con
la linfa può causare la formazione di
vesciche o necrosi. Se ingerita può
provocare lesioni gravi alle mucose
ed una forte diarrea
Questa lista non è esaustiva; il fiorista o lo specialista del vostro giardino saranno in grado di informarvi sulle altre specie. Occorre ricordare che anche i semi di alcuni frutti (mandorle amare, pesche, albicocche) sono tossici. L’intossicazione, molto grave, è dovuta alla
presenza di amigdalina che, a contatto con la saliva, si trasforma in acido cianidrico, un potente veleno.
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LA RICETTA
Plum cake con fave e formaggio
Ingredienti:
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CURIOSITÀ:
180 gr. di farina
200 gr. di fave fresche sgranate
100 gr. di formaggio semistagionato
3 uova
2 cipollotti
1 bustina di lievito per torte salate
1,2 dl di latte
olio extravergine di oliva
sale
pepe
Questo antico ortaggio, classificato con il nome
di “vicia faba”, appartiene alla famiglia delle Leguminose. Già coltivate nell’età del bronzo al
tempo dei romani venivano consumate secondo
le ricette di Apicio che le voleva assieme a uova,
miele e pepe, prima di mescolarle ad erbe e salse. Inoltre, durante le feste dedicate alla dea Flora, protettrice della natura che germoglia, i romani le gettavano sulla folla in segno di buon
augurio. Tra i legumi, risulta essere il meno calorico. Sembra che presso i greci, le fave, non godessero di ottima fama: infatti, ad esse erano legate superstizioni, avvalorate niente meno che
da Pitagora, che facevano pensare che dentro le
fave si nascondessero le anime dei defunti. La fava ha comunque un alto valore nutritivo: fornisce proteine, fibre, una vasta gamma di vitamine
e sali minerali importanti per la loro azione di
drenaggio dell’apparato urinario . In fitoterapia si
utilizzano solo i fiori ed i legumi.
Dolci e molto tenere, al momento dell’acquisto
scegliere le fave con baccello duro e croccante,
lucido e di un bel colore verde brillante, privo di
macchie e screpolature. Se non vengono consumate subito si possono essiccare, oppure congelare dopo averle sbollentate per circa 3 minuti e
riposte, appena raffreddate, in sacchetti di plastica. Se sono state essiccate dovranno macerare
per 24 ore in acqua tiepida, per eliminare l’epidermide coriacea.
Preparazione:
• scottare le fave in acqua salata in ebollizione per
qualche secondo;
• eliminare la pellicina che le ricopre e tritarle
grossolanamente;
• pulire i cipollotti, tagliarli a fettine sottili e farli
stufare in una padella con due cucchiai di olio;
• unire le fave tritate, il sale, un mestolino di acqua
e cuocere il tutto su fiamma bassa per 10 minuti;
• togliere dal fuoco e lasciare raffreddare;
• in una terrina versare le uova e la farina con il
lievito, l’olio rimasto, il latte, il formaggio grattugiato, le fave con il loro sughetto e il sale;
• mescolare il tutto e versarlo in uno stampo da
plum cake rivestito con carta da forno;
• cuocere in forno già caldo a 180° per circa 45
minuti.
il sapore in più:
servirlo a fette dopo averlo fatto raffreddare
Stando a una credenza popolare diffusa in Italia,
se si trova un baccello contenente sette fave si
avrà un periodo di grande fortuna.
e…
al posto delle fave possono essere usate delle pere tagliate a quadretti.
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PARLIAMONE...
Mio figlio ha 24 mesi e nell’ultimo periodo è diventato molto oppositivo, scegliendo sempre i momenti meno adeguati per fare i
capricci, quando siamo sull’autobus, per strada, al supermercato,
in casa davanti agli ospiti… mettendomi così in situazioni di tensione e imbarazzo rispetto alle quali non so come comportarmi.
(Risponde la psico-pedagogista Marika Valentini)
A due anni i bambini sono
dei piccoli provocatori e
spesso inscenano i loro
capricci nei luoghi e nei
momenti meno opportuni,
quando sanno di mettere il
genitore in imbarazzo, in
difficoltà, creando situazioni di ansia e conflitto.
Non è quindi per puro esibizionismo che scelgono il
luogo pubblico, ma perché
sanno che le loro crisi hanno più effetto di fronte ad una platea più vasta. Non solo, ma spesso scelgono gesti di grande effetto teatrale, senza avvertirne minimamente il pericolo: come gettarsi in mezzo alla strada, rotolarsi
per terra, su un marciapiede affollato, stendersi fra i carrelli al supermercato, e così via. In questi casi sarebbe meglio intervenire immediatamente e con autorità. Con fermezza anche fisica, trascinandolo e stringendolo in braccio in modo da dargli il senso del
contenimento; il bambino ha bisogno di trovare nel genitore una risposta decisa, che ponga un freno alle sue bizze, quando lui stesso non riesce più a controllare e rischia di esserne travolto.
Quando invece la situazione è meno tesa e meno urgente, allora si
può lasciare che il bambino sfoghi la sua rabbia: se è in casa possiamo lasciare che scarichi la sua tensione nel gioco, magari strapazzando l’orsacchiotto o la bambola, per poi tornare tutto allegro
dalla mamma e chiederle un bacio, come se niente fosse. E per lui
è davvero così! Le bizze sono fulmini a ciel sereno, che passano allo stesso modo in cui sono venute. Inutile mostrarsi freddi, risentiti, o fargli la predica; meglio voltare pagina. Il piccolo non aspetta
altro che essere di nuovo accolto fra le nostre braccia, come il
“bambino buono” di sempre, per calmarsi davvero e sentirsi di
nuovo in pace con se stesso e con i suoi genitori.
Se la serenità non torna e il bambino rimane in uno stato di tensione sarà importante non rispondere al suo broncio con un altro
broncio; il bambino deve sentire che la sua rabbia non è stata distruttiva, che non è accaduto nulla di irreparabile: finito il temporale, torna il sereno.
Per aiutarlo a dimenticare possiamo proporgli dei giochi che gli
permettano di pasticciare con l’acqua, con la terra, oppure con il
pongo, la plastilina, i colori da distribuire con le mani. Il contatto
diretto con la materia ha la capacità straordinaria di placare l’ira, di
sedare le tensioni interiori con gesti via via più calmi e misurati,
con fantasie più distese. Vedremo allora la volontà di distruggere
trasformarsi, sotto ai nostri occhi, in volontà di fare, di riparare e costruire con amore.
Cara Città Futura siamo un gruppo di cinque mamme, viviamo sull’altopiano della Vigolana e con immenso dispiacere abbiamo sentito dire che questa primavera lo spazio gioco-famiglia Ambarabacicicocò non si farà più.
Sai, i nostri bambini, quattro del 2004 e una dei primi mesi 2005 si
divertivano tantissimo e visto che a settembre andranno alla scuola materna speravamo ci fosse un ciclo primaverile. Vedi, loro hanno imparato a socializzare con gli altri, ora sono diventati amici e
noi mamme, che prima di frequentare il corso non ci conoscevamo e se sì, solo di vista, ora siamo diventate amiche e una volta al
mese dedichiamo una serata solo per noi andando a mangiare
qualcosa tutte assieme. Cerchiamo di far riunire spesso i nostri
bambini ed ogni occasione è buona: feste di compleanno, carnevale, passeggiate, lago e parco. E se per motivi vari non riusciamo
ad incontrarci ci sentiamo per telefono e ci scambiamo consigli per
curare o educare i nostri bimbi. Infine, ma non ultimo, è stato bellissimo il rapporto instaurato con le educatrici dell’Ambarabacicicocò, persone fantastiche, fantasiose, pazienti e molto professionali con i nostri bimbi ed a noi hanno insegnato la manualità con
oggetti e materiali inusuali ed economici. Per tutto ciò, volevamo
far conoscere la nostra esperienza più che positiva con il vostro
progetto e ricordare, che nella società di oggi dove tutti corrono e
vanno di fretta, trovarsi un paio d’ore alla settimana fa bene ai bambini, ma anche alle mamme. Grazie per averci ascoltato.
ore 10.00
Saluti apertura del convegno
Michele Bontempelli,
sindaco di Pellizzano
Interventi
Miriam Gandolfi,
psicologa, Bolzano
Laura Saitta Restuccia,
formatrice e scrittrice, Roma
Giuseppina Foffano,
direttore coop. La Coccinella
Tiziano Salvaterra,
assessore all’Istruzione
e alle Politiche Giovanili della PAT
Letizia De Torre,
sottosegretario all’istruzione
convegno
“CHIEDOASI L O”
Quale futuro per i servizi educativi per la prima infanzia
PELLIZZANO | 19 MAGGIO 2007
Sala:
presso auditorium municipio
Comune di Pellizzano
P.zza S. Maria
as il o n i
do
s c u o l a d el l ’ i
Provincia
Autonoma di Trento
Claudia, Dina, Edi, Giulia e Nadia
n f an zi a
ore 12.00
Dibattito
Coordina Miriam Pintarelli
direttore ufficio di coordinamento
pedagogico generale PAT
Comune
di Pellizzano
11
ore 14.00
Tavola rotonda
“Quale futuro per i servizi
educativi per la prima infanzia”
Coordina Miriam Pintarelli
direttore ufficio di coordinamento
pedagogico generale PAT
Interventi
Tiziano Salvaterra,
Margherita Cogo,
Iva Berasi, Remo Andreolli,
Giorgio Casagranda,
Roberto Pinter, Renzo Anderle,
Renato Pegoretti
Coordina Eleonora Stenico
consigliera di parità della Provincia
Autonoma di Trento
ore 16.00
Chiusura dei lavori
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Federazione Trentina della Cooperazione