Morto nel monastero in
Colombia, padre Santiago
Dall’Asta. I ricordi
dei confratelli
e degli amici.
6
Intervista a Matteo
Truffelli, presidente
nazionale dell’Azione
cattolica. Le sfide
del nostro tempo.
12
13
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
euro 1,65
anno XCV
GIORNALE
LOCALE
DIOCESI DI PARMA
27
1 8 L UG L I O 2 0 1 4
Protagonisti
e spettatori
bello e denso questo tempo liturgico ordinario, per qualcuno tempo di ferie,
per altri di lavoro o di preoccupazione
per il lavoro che minaccia di venir meno o che
ancora non si trova. Tempo ordinario, proprio
perchè raccoglie il respiro quotidiano delle
persone, a volte affannato e pesante, a volte
più lieve, ristorato forse da qualche presenza
amica. Dove anche la Parola di Dio ci riporta
alla umiltà e verità della terra, quasi a rinsaldare i nostri passi, rendendoli stabili, perchè
ben radicati. Terra che ha bisogno di essere
seminata e coltivata ma che è anche capace di
sorprendere, donando frutti inaspettati e lasciando, nel contempo, crescere erbacce e zizzania. Quasi a ricordarci la necessità di non
mancare al compito che ci è stato affidato di
coltivare e custodire il creato. Ma senza dimenticarci che accanto al tempo dell’impegno, della fatica dura di arare, zappare, seminare, c’è anche il tempo del sonno. Tempo
non del disimpegno o dell’ozio, ma tempo
della maturazione del seme, che supera anche le nostre stesse aspettative; tempo della
pazienza e dell’attesa, che ci obbliga quasi a
farci da parte, perchè i nostri strumenti o i nostri gesti non intralcino la crescita; tempo della gratuità, dove ci rendiamo conto di non essere gli unici protagonisti, ma di poter gustare e contemplare ciò che un Altro e altri compiono in noi e per noi. La veglia e il sonno:
un’alternanza necessaria, che ci permette di
cogliere il Mistero di una vita che ci è data e di
cui diventiamo responsabili, ma non padroni.
Collaboratori che mettono a disposizione tutte le loro energie, perchè quel seme germogli,
consapevoli però che l’esito non dipende solo dai loro sforzi. L’umiltà e la verità della terra. Che non ci permette di ritenerci e di comportarci da super eroi ma, nello stesso tempo,
non ci impedisce di sognare. Piccoli frammenti di riflessione, che possono accompagnarci in questi mesi estivi. E forse possono
anche aiutarci a districarci in quel labirinto di
proposte e di progetti che ci illudono di diventare dei “giganti” mentre in realtà contribuiscono e ci rendono vittime di quell’opera
di “riduzionismo antropologico”, che genera
scarti. Come il figlio della provetta o l’esistenza cui si decide di porre fine. Timorosi di prendere sonno, per non perdere il controllo su ciò
che avviene, ci ritroviamo stanchi, in un dormi veglia continuo, che ci fa perdere il sapore
della vita e ci fa inciampare nella terra.
Maria Cecilia Scaffardi
È
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S i r ad d o p p i a
Vacanze!
Pausa estiva
per Vita Nuova.
Ci rivediamo
il 29 agosto!
Presentato il Rapporto di Caritas italiana,
“Il bilancio della crisi”. Questo è un
momento cruciale per evitare che la
povertà diventi sempre più strutturale.
11
9 771825 290006
Il Vescovo si reca nella
Nuova Parrocchia
dedicata a san
Francesco,
nella Val Taro.
40027
Lutto
ISSN 1825-2907
Visita pastorale Faccia a faccia
L’OPINIONE • Se facessimo pressione sulla Fifa, e la Fifa sui governi...
M
voci
i è stata chiesta
una riflessione sui
Mondiali di calcio
appena conclusi e lo stridente contrasto tra l’importanza mediatica (e non solo) attribuita a un evento
come questo e problemi
ben più gravi, drammatici e
urgenti.
Il compito sarebbe di per sé
abbastanza semplice, tanto
è gigantesca la sproporzione tra il valore oggettivo di
una competizione sportiva
e la sua risonanza. Pensiamo poi alla terribile contraddizione tra i fasti di un
Mondiale e le concrete condizioni di vita di tante persone nei Paesi
che lo ospitano: nello specifico di questa
edizione, come non sentirsi profondamente a disagio pensando alle enormi
quantità di denaro pubblico spese, mentre milioni di cittadini brasiliani vivono in
situazione di povertà, emarginazione, disoccupazione? Sapendo, poi, che mentre
un tempo queste grandi manifestazioni
potevano rappresentare un “volano” per
un’economia nazionale e l’occasione per
miglioramenti urbanistici, infrastrutturali,
tecnologici, oggi non è sempre vero: anzi,
può capitare (per il Brasile lo vedremo nei
prossimi giorni) che rimangano ingenti
debiti e “cattedrali nel deserto” difficilmente riutilizzabili. Certo, c’è il prestigio
interno e internazionale, il patrimonio di
esperienza maturato nel portare a termi-
2
obbligo di accompagnare agli investimenti per l’evento sportivo vaste misure di carattere sociale; garanzia della libertà di
espressione e di libera critica; obbligo di
ristrutturare prima di costruire ex novo e,
dove questo avviene, realizzare strutture
(sia sportive che non) sostenibili e ad energia rinnovabile, sicuramente riutilizzabili
in seguito, in particolare da parte dei meno abbienti; istituzione di commissioni
popolari sia interne che internazionali,
con membri senza interessi economici di
alcun tipo, per il controllo sul rispetto di
questi impegni.
Un’occasione di conoscenza fra
culture
ne un’impresa difficilissima, lo sviluppo
del turismo, in corso d’evento e in futuro:
aspetti positivi che però non cancellano i
problemi sul tappeto.
Vuoi ospitare i mondiali di calcio?
Queste sono le condizioni
L’articolo quindi potrebbe finire qui. Ma è
sufficiente svolgere una funzione critica se
nel frattempo si sta già pensando ai prossimi Mondiali che dovrebbero svolgersi
(vista la situazione, il condizionale è d’obbligo) nel 2018 in Russia (non paga dei debiti per le scorse Olimpiadi invernali) e, tra
mille polemiche, in Quatar nel 2022? Forse si potrebbe tentare, come cittadini di
questo mondo – mi rendo conto: fiori contro cannoni… – di fare pressione sui Go-
verni e la Fifa per l’imposizione di regole
più stringenti ai Paesi ospitanti, contribuendo a far nascere un movimento di
opinione non contro il calcio ma contro le
distorsioni che lo investono ormai da anni.
Per consentire lo svolgimento di un Mondiale, si esige che gli stadi siano perfetti, le
squadre trattate in modo principesco, i
servizi d’ordine inappuntabili, e così via.
Con quali mezzi e a quali costi, presenti e
futuri, non interessa, è questione interna
agli Stati... Bisognerebbe invece porre condizioni ben diverse a chi vuole organizzare un evento di questo tipo. Ne elenco
qualcuna a titolo di esempio: previsione
(certificata da terzi) di un attivo del bilancio, anche a costo di qualche “lusso” in
meno; correttezza e trasparenza delle procedure di appalto e dei contratti di lavoro;
C’è un altro aspetto su cui val la pena riflettere. Eventi sportivi come in mondiali
di calcio rendono possibile l’incontro (si
spera pacifico…) tra “supporters” provenienti da popoli diversi e tra questi e la nazione ospitante. In misura maggiore rispetto al tifo per le squadre di club, si muovono anche gruppi di amici e famiglie con
ragazzi e bambini, che magari ne approfittano per una vacanza diversa dal solito.
Con un’adeguata organizzazione, potrebbero quindi diventare un’occasione straordinaria di conoscenza reciproca, di incontro/scambio diretto con la cultura del luogo e con le persone che ci vivono.
Un elenco di buone intenzioni, si dirà. Vero. Ma chissà che, cominciando a parlarne,
qualcosa si muova.
Sandro Campanini
il Papa per la pace
iportiamo l’appello di papa Francesco dopo la recita dell’Angelus di domenica 13 luglio:
R
Ora, Signore, aiutaci Tu!
Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace,
guidaci Tu verso la pace.
R
ivolgo a tutti voi un accorato appello a
continuare a pregare con insistenza
per la pace in Terra Santa, alla luce dei
tragici eventi degli ultimi giorni.
Ho ancora nella memoria il vivo ricordo
dell’incontro dell’8 giugno scorso con il
Patriarca Bartolomeo, il Presidente Peres
e il Presidente Abbas, insieme ai quali abbiamo invocato il dono della pace e ascoltato la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza.
Qualcuno potrebbe pensare che tale incontro sia avvenuto invano. Invece no! La
preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere
dal male né rassegnarci a che la violenza
e l’odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione.
Esorto le parti interessate e tutti quanti
hanno responsabilità politiche a livello
locale e internazionale a non risparmiare
la preghiera e a non risparmiare alcuno
sforzo per far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di
tutti.
E invito tutti voi ad unirvi nella preghiera.
In silenzio, tutti, preghiamo.
Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci
il coraggio di dire: ”mai più la guerra!”;
”con la guerra tutto è distrutto!”
Infondi in noi il coraggio di compiere gesti
concreti per costruire la pace...
Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei
nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le
nostre paure in fiducia e le nostre tensioni
in perdono.
Amen
ASPETTIAMO LE VOSTRE FOTO DI CAMPI E GREST!
A
18 LUGLIO 2014
nche quest’anno Vita Nuova pubblicherà, dopo la pausa estiva, un paginone dedicato alle foto dei Gr.Est e campi
estivi organizzati dalle parrocchie e dalle varie
realtà ecclesiali.
Mandateci entro il 20 agosto le vostre foto e
una breve didascalia, e costruiremo insieme
l’album della nostra, e vostra, estate.
L’indirizzo è [email protected]
DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected]
Vice direttore: don Luciano Genovesi
In redazione: Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Ignazio Barbuscia, Erick Ceresini, Maria Augusta Favali, Pietro Romeo.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Anna Bardiani, Nando Bonati,
Sandro Campanini, Caritas Parmense, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Umberto Cocconi, Giuseppe Mezzadri, Aluisi Tosolini, Ufficio Liturgico, Ufficio Missionario.
Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado)
Telefono 0521.230451 - Fax 0521.230629 - Skype: vitanuova-parma
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(Parma) - Cod Fisc. 80001410341 - P. Iva 00447730342
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Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 16 luglio, alle 20.
Tiratura: 1.690 copie.
Sullazizzania
XVI DOMENICA
Tempo ordinario - A
Sapienza 12,13.16-19
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La
tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei
padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua
forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e
rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone
della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta
indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con
tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto
deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.
Salmo 85
Tu sei buono, Signore, e perdoni.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio.
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.
Lettera ai Romani 8,26-27
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non
sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma
lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui
che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli
intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Tuseibuono,Signore,eperdoni
I
CURA • Gesù non
si separa dai
peccatori, ma va
con loro; non li
abbandona ma li
perdona. Così
guarisce il male
che è dentro
ciascuno di noi.
L
a parabola (che contiene altre due parabolette) segue lo
schema del seminatore: parabola, intermezzo con citazione profetica, spiegazione di Matteo. Alcuni sentieri di
lettura. [1] La Parola di Dio ha sempre a che fare con ostacoli
che rischiano di impedirne lo sviluppo. Il bene deve fare i conti con il male. Perché il bene e il male non sono al di fuori di noi,
ma dentro di noi, dentro la nostra “umanità”. La Chiesa non è
una setta di puri: in essa c’è posto per tutti! Noi vorremmo che
la comunità cristiana fosse perfetta, pura e senza difetti. I maggiori disastri derivano proprio dal tentativo di eliminare il male. [2] Si parla di nemico e si parla di maligno/diavolo (=divisore). Se il seme di Dio è la Parola di verità che dà fiducia, crea
relazione, quella del nemico è la parola di menzogna, di disperazione, di separazione. Nella stessa terra (=Adam = homo!), nel cuore dell’uomo, oltre il seme del Regno, c’è anche
la sorpresa delle zizzanie. Da sempre il male costituisce il problema: perché il male è nella “mia” terra; proprio quando cerco il bene, trovo il male accovacciato nel profondo di me stesso! [3] Il male è una sorpresa negativa di cui si incolpa immediatamente un altro, l’Altro. Già Adamo (=fatto di terra!) incolpò Eva e Dio stesso. Da dove viene? Che fare? Perché il male? Dio è forse cattivo? Oppure impotente a toglierlo? O è indifferente? Il male è e sarà sempre la più grave “incolpazione”
di Dio: Lui lo sa bene, e risponderà dalla croce! [4] «Lasciate che
crescano ambedue insieme!». E’ inaudito, ma è “buona notizia”: invece di eliminarlo, usando violenza e violando la libertà,
del male se ne faccia il luogo del massimo bene: la misericordia! Il nostro atteggiamento di fronte al male ci dà la nostra
identità divina, la cui misura è la misericordia che riceviamo e
accordiamo. Le zizzanie ci aiutano a diventare «grano», simili
a Dio che non giudica, non condanna, ma assolve. Un paradosso cristiano, difficile da comprendere, può essere sintetizzato così: «Il mondo è bello; il male è l’occasione per renderlo
migliore». Questo non è certo l’invito a peccare (non ce n’è bisogno!!!): è l’annuncio (e solo Dio può annunciare questo) che
dobbiamo conoscere nel peccato la sovrabbondanza della sua
grazia. [5] Al momento della mietitura… Solo alla fine il male
sarà tolto, dal giudizio di Dio, così diverso dal nostro. Il male è
lasciato a noi per anticipare, nella nostra, la sua misericordia?
don Nando Bonati
STENAGMOI
Paolo parla di gemiti inesprimibili. L’essere costretti
nel corpo terreno è sentito
dai cristiani come un grave
peso. E’ un segno che non
sono ancora nello stato della redenzione perfetta. Soltanto nel momento in cui
scomparirà ciò che della vita è mortale, cesseranno i
gemiti. Paolo parla di un triplice gemito: quello di tutta
la creazione, dei cristiani e
dello Spirito. È una gradazione in crescendo. Spiega
che finora tutto quanto il
creato insieme geme e attende dolorosamente una
rinascita. Il motivo è che la
creazione è sottoposta alla
“caducità” (sta qui il male?);
essa si strugge nell’attesa
del giorno in cui sarà resa
manifesta la gloria dei figli
di Dio. Il cristiano, per fede,
si trova, sì, in una situazione diversa in quanto già è
nuova creazione in Cristo e
possiede lo Spirito come
primizia dell’esistenza escatologica; ma è ancora soggetto alla caducità, perciò
geme con tutto il creato. Al
gemito della creazione e dei
figli di Dio s’accompagna
un gemito corrispondente
dello Spirito: è la funzione
del Paraclito che in noi grida. Paolo ha compreso meglio la parabola!
l salmista è un povero
(‘any), un misero (’ebion
- Salmo 85,1). Dopo il ritorno dall’esilio, un popolo
di poveri mette la sua ricchezza e ripone la sua speranza solo nella protezione
del Signore (’Adonay - sette
volte nel salmo) e nell’ascolto della sua Parola (11).
Anche il salmista è uno di
questi servi fedeli (chassid 2.4.16): completamente
svuotato di ogni autosufficienza, si appella al diritto
di aiuto di chi è privo di aiuto. La sua supplica è grido
(3.5.7), richiesta di grazia
(3.16), invocazione a Colui
che perdona con bontà e
misericordia (5.13), Dio ricco di amore e di fedeltà
(15), incomparabile e inarrivabile nelle sue opere (8):
Lui solo è Dio (’Elohim 10). L’azione più mirabile
che Egli compie è certamente l’unificazione della
persona, frammentata fra
vane preoccupazioni e tentata di trascurare il suo Signore: “tieni unito il mio
cuore, perché tema il tuo nome” (11)! Con cuore semplice, può accogliere il Nome
di YHWH, rivelazione della
sua salvezza (16c). Non
chiede che la difficoltà venga meno: gli basta un segno
(17) della presenza di ’Adonay accanto a lui! Con cuore unificato, non domanda
la morte dei prepotenti che
lo insidiano (14), ma chiede
che si aprano i loro occhi,
che riconoscano la loro ridicola idolatria (17) e giungano con tutti i popoli all’adorazione del Nome dell’Unico Dio (9). La visione universale di questo povero
servo trova compimento in
Cristo, seme gettato nella
terra, piccolo granello di senape, lievito che muore finché tutta la farina sia lievitata (Mt 13), Servo che muore
per tutti: «O Signore, chi
non temerà e non darà gloria al tuo nome?... e tutte le
genti verranno e si prostreranno davanti a te» (Ap
15,4; cf. Sal 85,9).
Parola
Matteo 13,24-43
Gesù espose alla folla un’altra parabola: «Il regno dei cieli
è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel
suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la
zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli
dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo
campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro:
“Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che
andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per
bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile a
un granello di senape (...)». Disse loro un’altra parabola: «Il
regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e
mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
(...) I suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci
la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo
è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è
il diavolo. (...) Alla fine del mondo il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li
getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel
regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
3
Liliana Castagneti
I
l male ci fa esperti in filialità. E’ attraverso gli eventi che noi ci apriamo alla
Paternità di Dio, cresciamo,
maturiamo nella filialità davanti a Lui. Il nostro primo
compito non è di cambiare la
storia, ma di cambiare noi
stessi!!! Il nostro primo compito non è di togliere il male
fuori di noi, ma il male che è
in noi. E il primo male, di
fronte agli eventi della storia,
è soccombere a questi interrogativi: «Dio è mio Padre si
o no? Lui si interessa a me si
o no? Dov’è lui dal momento
che le cose vanno in questo
modo? Lui è importante per
me, meglio, quale peso ha
Lui nella mia vita? E’ vero
che Dio ha detto questo o sono invenzioni degli uomini?…». Se impareremo a
convivere con queste e simili domande sapendo che non
avremo mai una risposta definitiva; se, di conseguenza,
impareremo a fidarci di Lui,
non solo il “male” non ci separerà da Lui ma ci farà crescere in filialità. Anche la
morte, la croce, per noi come
per Dio il “male” sommo,
non sarà più un “nemico”,
non farà «diavolo» da Lui!!!
Nella Chiesa deve prevalere il
giudizio o la tolleranza? Fin
dove può spingersi la speranza cristiana? Al tempo di
Gesù c’era il movimento farisaico, che pretendeva essere il popolo santo, separato
dalla moltitudine dei peccatori. E c’era la stessa predicazione di Giovanni Battista
che annunciava il Messia come colui che avrebbe - final-
mente! - separato il grano e
la paglia (Mt 3,12). In seguito
ci sarebbero stati gruppi di
monaci che si ritiravano nella solitudine del deserto a vivere in rigida santità, rifiutando tutti coloro che erano
ritenuti impuri. Gesù viene e
sembra fare il contrario. Non
si separa dai peccatori ma va
con loro, non li abbandona
ma li perdona. Tollera persino nella cerchia dei dodici
un traditore e, comunque, si
circonda di discepoli che sono pronti ad abbandonarlo.
Comprendiamo, a questo
punto, tutta la forza polemica della parabola. C’è un netto contrasto tra la politica di
Dio – paziente e tollerante – e
l’intollerante rigidezza di
molti suoi servi. Ho l’impressione che, da subito, la Chie-
sa abbia letto queste parabole in modo diverso: una tentazione propria della Chiesa?
Eppure il simbolo apostolico
termina così: Credo…la remissione dei peccati, la risurrezione della carne… Secondo il linguaggio apocalittico – spero di non risultare
eretico – sono invitato a credere che Dio “brucia” il male, ma “salva” il figlio. Chi di
noi non spera che il “male”,
di cui l’uomo prima di esserne attore ne è vittima, finisca!? Certo il giudizio ci sarà,
ma il giudice sarà mio Padre:
il “fuoco” nella Bibbia non è
l’espressione massima dell’amore di Dio?! Una confidenza: educato fin da piccolo ad
altro, faccio molta fatica ad
aprirmi a questa speranza!
N. B.
18 LUGLIO 2014
Parole e giorni
4
18 LUGLIO 2014
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 9 AL 15 LUGLIO
DIFFERENZIATA •
Sono ancora circa
6mila i parmigiani
che non hanno
ritirato il kit per la
raccolta
dell’immondizia. E
dal Comune partirà
la mano pesante:
chi infatti non
ritirerà sacchetti e
bidoncini
(l’Amministrazione
ricorda che è un
obbligo di legge)
entro il 30
settembre rischia di
vedersi arrivare,
dopo un controllo,
una multa fino a
500 euro.
OSPEDALE • Scoperte altre larve al Maggiore, nel reparto di terapia intensiva. Piccioni anche al centro emostasi.
SUL LAVORO • Tragedia a Traversetolo: Ernesto Beatrizotti, 66 anni, si ribalta col trattore e muore schiacciato.
VIOLENZA • Follia a Felino, un uomo 27enne aggredisce e accoltella la ex compagna. Fermato e arrestato a Parma.
A FUOCO • Pauroso incendio alla cartiera Ghirardi di Alberi. 12 ore per domare le fiamme ma nessun ferito.
VANDALISMI • Giovane con casco sfonda decine di parabrezze e rompe specchietti di auto nei borghi Riccio e Felino.
SPACCATE • Vetrine in frantumi e razzie nelle tabaccherie di via Montanara e Asolana. Rubati tabacco e gratta e vinci.
LUCA ASCHIERI • Ha destato grande commozione la morte, per un aneurisma, del 38enne portiere di calcio.
TERREMOTI • Ancora scosse sismiche in Appennino. In due giorni oltre 13 i sismi, tutti sotto i 3 gradi Richter.
REGIO • Approvato dal Consiglio comunale, tra le polemiche, il bilancio 2013. Il sovrintendente Fontana si è dimesso.
TOPO • Arrestato dalla Squadra Mobile un ivoriano 21enne, accusato di aver svaligiato decine di appartamenti.
I dati della Camera di Commercio parlano di 391 aziende perse nei primi tre mesi.
Buone notizie dalle vendite all’estero, che hanno superato 1,4 miliardi di euro
Nel primo trimestre il numero di imprese
è calato ancora. Tiene, e cresce, l’export
L’export torna
ai valori pre-crisi
D
esse di cogliere le opportunità che richiedono una
maggiore strutturazione».
Rapporto sistema
imprenditoriale
Durante il primo trimestre
2014 sono nate 839 imprese, a fronte di 1.230 imprese
cessate. Il flusso iscrizioni/cessazioni ha quindi originato un saldo negativo di
391 unità. In totale le imprese registrate alla Camera
di Commercio di Parma, al
31 marzo, sono 46.306, di
cui 41.619 attive. Il tasso di
sviluppo imprenditoriale si
è attestato a -0,8%, un po’
più pesante del dato regionale (-0,5%) e di quello italiano (-0,4%).
Con il saldo tra iscrizioni e
cessazioni di -391 unità, il
primo trimestre del 2014 si
allinea tra i risultati peggiori degli ultimi dieci anni,
dopo quelli del 2013, 2012 e
2009.
Le iscrizioni del periodo
gennaio-marzo 2014 si confermano ancora deboli e
nel contempo le cessazioni
si attestano tra i livelli più
alti, dopo quelli del 2013 e
2012, con 1.230 chiusure di
imprese. Nel corso del primo trimestre di quest’anno
si sono iscritte nel Registro
Imprese 212 società di capitale, 84 società di persone,
529 imprese individuali, 14
imprese costituite in “altre
forme”. Le cessazioni si sono invece distribuite in prevalenza tra le imprese individuali (918), ma hanno ri-
Natalità e mortalità delle imprese
Saldo del primo trimestre 2014 tra imprese nate e imprese cessate, in valori assoluti e percentuali.
Confronto tra il dato provinciale, quello regionale e quello nazionale.
Fonte: Movimprese, banca dati Infocamere. Elaborazioni Ufficio Studi Camera di Commercio di Parma
guardato in modo consistente anche le società di
capitale (157) e le società di
persone (133). 22 le imprese costituite in “altre forme”
scomparse nei primi 90
giorni dell’anno.
Commercio (-172 unità, pari al 1,7%), agricoltura (-139
unità / -2,2%), costruzioni
(-134 unità / 1,6%) e attività
manifatturiere (-44 unità / 0,7%) sono i settori che accusano le riduzioni più
consistenti dello stock di
imprese in termini assoluti.
Hanno registrato piccoli segnali positivi solo, nei servizi, i settori della informazione e comunicazione (+
0,7 per cento, pari a 6 unità)
e sanità e assistenza sociale
(+ 1,6 per un tottale di 4
unità).
La dinamica tendenziale
delle esportazioni nel primo
trimestre del 2014 si presenta positiva. Nei primi tre mesi del 2014 il valore dell’export parmense, secondo i
dati Istat, è cresciuto del
3,9% rispetto al corrispondente periodo dell’anno
precedente.
La serie storica dei primi trimestri dal 2004 ad oggi mostra come il valore complessivo delle esportazioni del
2014 superi di quasi il 20% il
dato del 2008, che è l’importo più alto dal 2004 alla crisi,
manifestatasi pienamente
nel 2009.
Migliori sono stati i risultati
dell’Emiliia-Romagna
(+5,9%) e della complessiva
area Nord-Est del Paese
(+4,5%) nell’ambito delle
vendite verso l’estero.
In valore assoluto Parma,
nel periodo gennaio-marzo
2014, ha esportato merci per
oltre 1.417 milioni di euro,
in gran parte provenienti dai
settori di macchinari ed apparecchiature (29,7%), prodotti alimentari (23,4%) e
prodotti e preparati farmaceutici (11,3%). A migliorare
in modo significativo le
performance commerciali
con l’estero sono stati proprio i prodotti farmaceutici
(+11,4%), i prodotti alimentari (+8,1%), gli articoli in
gomma e materie plastiche
(+18,4%), prodotti in metallo (+13,8%) e un incremento
più contenuto (+1,3%) per
l’importate settore di macchinari ed apparecchiature.
Dal punto di vista dei mercati di sbocco, spicca l’incremento dell’importanza
dell’Asia (+18,9%), che ha
assorbito il 15% dell’export
parmense. Le vendite in Cina sono balzate in avanti del
56,8%, mentre sono calate
del 9,8% quelle in India e del
6,7% qulle in Giappone.
L’Europa con il suo 67,9%
resta in modo netto il mercato più importante per Parma; la crescita del 2,7% dell’export verso i paesi europei
assume pertanto un valore
doppiamente positivo. Il risultato verso i paesi UE è
stato ancora migliore
(+3,5%). Aumentano le vendite soprattutto in Germania (+12,1%) e Spagna
(+6,9%), mentre diminuiscono in Francia (-0,6%) e
Regno Unito (-1,1%). Al di
fuori dell’UE, il mercato russo cede un preoccupante
20,9%.
Va bene l’export verso l’America che, in crescita del
3,3%, raggiunge una quota
dell’11%. In particolare gli
Stati Uniti segnano un
+2,6%. In diminuzione invece le vendite verso l’Africa (4,6%), l’Oceania e altri territori (-24,3) che rappresentano tuttavia quote molto piccole del totale delle esportazioni.
5
Così l’export dal 2008 al 2014
18 LUGLIO 2014
urante il primo trimestre di quest’anno nella nostra provincia sono nate 839 imprese a fronte di 1.230 cessate.
Si sono perse quindi 391
aziende, per la grandissima
parte ditte individuali (389), ma anche società di
persone (-49); crescono invece le società di capitale
(+55). Nello stesso periodo,
il valore dell’export parmense, secondo i dati Istat,
è cresciuto del 3,9% rispetto
all’anno precedente.
Sono cifre messe in luce
dalla Camera di commercio
di Parma nell’ambito dei
due elaborati periodici prodotti dall’Ufficio studi camerale, il Rapporto sistema
imprenditoriale parmense
e il Rapporto sull’export.
«Assistiamo da un lato all’affermazione nei mercati
esteri di importanti produzioni parmensi che portano
valore aggiunto sul territorio — ha commentato Andrea Zanlari, presidente
della Camera di commercio
— tuttavia questa dinamica
non ha ancora innescato un
ritorno immediato nel mercato interno, dove continuano a soffrire soprattutto le
piccole e le microimprese.
Attraverso forme innovative
come i contratti di rete il sistema camerale è impegnato da anni nel favorire l’aggregazione tra le aziende di
dimensioni più contenute al
fine di permettere anche ad
mappe
ECONOMIA
PARMENSE
Andamento storico dell’export nel primo trimestre dell’anno in provincia di Parma (valori in milioni di euro).
Fonte Istat - Banca dati Coeweb. Elaborazioni Ufficio Studi CCIAA.
FINE DEI LAVORI AL NIDO DI UGOZZOLO
Scarabocchio pronto ad agosto
Sopralluogo del sindaco Pizzarotti e dell’assessore Alinovi al cantiere, situato nell’ex sede del nido d’infanzia Trilly in località Ugozzolo.
“La ristrutturazione e riqualificazione della nuova sede
del nido d’infanzia Scarabocchio – ha precisato l’assessore Alinovi – rientra nel percorso intrapreso da questa Amministrazione, volto a riqualificare il patrimonio esistente e si aggiunge all’intervento previsto alla scuola Vicini
dove verranno realizzati 6 nuovi locali a disposizione della primaria, quelli lasciati liberi dall’ex nidi Scarabocchio.
La struttura di Ugozzolo, a lavori conclusi, sarà in linea
con le norme vigenti e posta in sicurezza per accogliere tre
sezioni di nido”.
L’intervento è stato appaltato dalla società Parma Infrastrutture per conto dell’Amministrazione su precisa indicazione del Settore Servizi Educativi che ha suggerito di
individuare una nuova struttura nella zona nord della città
che possa sostituirsi al nido d’infanzia Scarabocchio, un
tempo situato in via Milano, nella scuola primaria Vicini.
La scuola Vicini ha infatti necessità di implementare il numero di aule della primaria, pertanto l’Amministrazione
ha pensato di realizzare altrove il nido d’infanzia Scarabocchio, ricavando così 6 nuovi locali, tra aule e laboratori, a disposizione della scuola primaria Vicini, con costi
pari a circa 140 mila euro.
I lavori saranno appaltati da Parma Infrastrutture Spa e
realizzati nel corso dell’estate. Lo spostamento del nido
d’infanzia Scarabocchio è stato dettato anche dal fatto che
l’ex nido Trilly, che era gestione a Parma Infanzia, non era
più in linea con le norme di sicurezza previste dalla legislazione vigente e per questo fu chiuso nel giugno del
2012.
La fine dei lavori è prevista entro fine agosto, in tempo utile per l’apertura del servizio di nido a settembre. Il costo
dell’intervento ammonta a 500 mila euro, comprensivo
del contributo regionale messo a disposizione dalla Provincia, pari a 250 mila euro. L’importo netto di lavori di
373 mila euro, oltre iva. Oltre a 20 mila euro per la scala
in acciaio e 30 mila euro di attrezzature nuove per la cucina tra cui frigoriferi, cappe, forno e lavastoviglie.
OSPITALITÀ PER STUDENTI A BEDONIA
Da Parma allo Zappa-Fermi
Il Comune di Parma ha aderito al progetto di ospitalità
residenziale e semi residenziale per tutti gli studenti di
Parma e Provincia che vogliano frequentare i corsi offerti dall’Istituto “Zappa-Fermi”, presso la sede professionale di Bedonia.
“Si tratta – ha esordito l’assessora al Welfare del Comune
di Parma Laura Rossi – di un’importante opportunità sia
per alcuni ragazzi ospitati in strutture ma anche per le famiglie che per motivi di tempo e lavoro potranno cogliere questa proposta come un supporto significativo nel
processo educativo-professionale dei propri figli, riducendo i loro tempi di spostamento casa-scuola”.
L’Amministrazione Comunale di Bedonia organizzerà il
servizio bus-navetta nei giorni di lunedì, venerdì e sabato per raccogliere gli studenti presso i comuni e condurli nel Seminario, dove durante la settimana potranno trovare alloggio dagli 8 ai 30 studenti che desiderassero per
differenti motivi, evitare spostamenti quotidiani.
14igiovanidatuttaItaliacheperunasettimanasialternanotralavoro,studiodeifenomenimafiosietestimonianze
Per sconfiggere la mafia. Sul suo terreno
mappe
IncorsoaSalsomaggioreilcampodiLiberasuunbeneconfiscato
6
È
in corso in questi
giorni, fino 20 luglio,
a Salsomaggiore Terme, località Millepioppi, il
4° Campo di Volontariato
di Libera su un bene confiscato, organizzato con il
Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano. Il
bene confiscato, situato vicino Salsomaggiore in località Millepioppi, consiste
in un appezzamento di terreno di circa 10 ettari e due
edifici, un fabbricatello attualmente utilizzato come
astanteria per animali selvatici che poi verranno restituiti alla libertà e una casa rurale che, una volta ristrutturata, diventerà sede
del Parco e del Cras (Centro Recupero Animali Selvatici).
Anche quest’anno la realizzazione del Campo vede il
supporto di Anpi di Salsomaggiore Terme, Spi Cgil ,
ass.ne Viva Salso Viva, Comune di Salsomaggiore
Terme , Comune di Langhirano, Comune di Berceto, il Corpo Forestale dello
Stato, e dei tanti compagni
di viaggio come Il Museo
Casa Cervi, l’ Ass.ne ZonaFranca Parma, Coop Giolli,
Banca Etica, la Casa Museo
del pittore Modica, l’Ass.ne
”Il Delfino” e coop. Emc2.
Il Campo è aperto a 14 ragazze e ragazzi provenien-
ti da tutt’Italia che lavoreranno sia sul terreno agri-
colo sia nella risistemazione e manutenzione dell’area didattica delle voliere
del Parco. È iniziato il 13
luglio e terminerà il 20. Come per tutti i campi di Libera la giornata è equamente suddivisa in tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistemazione del
bene alla mattina, lo studio
del fenomeno mafioso tramite il confronto con i familiari delle vittime di mafia e altre attività formative
con le istituzioni e con gli
operatori delle cooperative
sociali e, alla sera l’incontro con il territorio e con le
realtà locali.
Particolare attenzione viene riservata alle attività di
Formazione, nelle quali le
ragazze e i ragazzi volontari incontreranno testimoni
di giustizia, familiari di vittime di mafia, giornalisti
particolarmente impegnati nel fronte dell’antimafia
tra cui don Giacomo Panizza, Parroco di Lametia
Terme, fondatore della Comunità Progetto Sud, in
prima linea da 36 anni
contro la ’ndrangheta,
Francesca Bommarito, sorella di Giuseppe Bommarito morto nel 1983 a difesa
del Capitano D’Aleo in un
agguato mafioso, il Generale Sergio Costa, impegnato da svariati anni nella
lotta alle eco-mafie in
Campania, il dott. Enrico
Cieri, della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e Maurizio Torrealta,
noto giornalista capo servizio di Rai 3 esperto di
mafia con particolare riguardo a alla trattativa Stato-mafia.
storia, spesso avara di riconoscimenti, si è dimenticata
di ricordare» scrive nelle prime pagine l’assessore provinciale alle Pari opportunità
Marcella Saccani.
Molto vasta anche la collaborazione intorno alle immagini che corredano il volume, un’ampia sezione fotografica pubblicata grazie
alla disponibilità della Galleria nazionale, di famiglie e
amici delle donne presenti
nel libro.
«Questo Dizionario rifugge
la storia fatta da protagonisti
e protagoniste: quello che
conta è il percorso, l’importanza di vicende spesso misconosciute (in una storia
siffatta perché, per secoli,
raccontata dagli uomini), la
forza della scelta, l’esaltante
esperienza della quotidianità o della straordinarietà.
Si tratta di storie anche minute, di piccoli cenni biografici che però, tutti insieme,
danno conto di una vicenda
umana femminile, intrecciata a quella maschile, che assume valore» si legge nell’introduzione di Fabrizia Dalcò.
Aunannoemezzodallaprimaparte,raccoltealtre440biografiedivereprotagonistedellastoria
Tutte le donne che fecero la storia
Uscitoilsecondovolumedel“Dizionariobiograficodelleparmigiane”
18 LUGLIO 2014
È
stato presentato davanti ad un folto pubblico nella Sala Conferenze dell’Assistenza Pubblica, mercoledì 9 luglio il secondo volume del “Dizionario biografico delle Parmigiane”, promosso e realizzato
dalla Provincia di Parma;
presenti l’Assessore provinciale alle Politiche sociali
Marcella Saccani e la curatrice Fabrizia Dalcò.
Imprenditrici, giornaliste,
antifasciste, poetesse, insegnanti, attrici, religiose, benefattrici, amministratrici. E
molte altre ancora. Sono 440
i nomi presenti che si sommano ai 1530 contenuti nel
primo volume. Così attraverso quasi 2.000 schede biografiche si snoda la storia
della comunità di Parma e
del parmense raccontata e
agita dal punto di vista delle
donne. Anche il secondo vo-
lume del “Dizionario biografico delle Parmigiane” si propone di dare valore e risalto
alla storia delle donne di
Parma, di rendere visibili le
tracce significative che le
donne hanno lasciato in
campo politico, sociale, economico, culturale.
A un anno e mezzo di distanza dalla prima pubblicazione, si racconta di altre
donne, ancora una volta famose e meno famose, mai
eroine o prototipi femminili:
storie vere, capaci di trasmettere una forza straordinaria, testimonianza di
un’importante presenza nella società e nella storia.
«Abbiamo ritenuto di fare un
servizio utile a questa nostra
provincia raccogliendo insieme in un volume i nomi
delle donne che hanno contribuito a segnare con la loro
opera, nota o meno nota che
fosse, la storia di questo territorio. Da quella paziente e
tenace ricerca, ma anche
dalle segnalazioni che ci sono giunte successivamente,
nasce ora questa appendice
a dimostrazione del fatto che
il nostro è stato un impegno
portato avanti fino all’ultimo» scrive nelle pagine introduttive il presidente della
Provincia Vincenzo Bernazzoli.
Le donne narrate nel “Dizionario” sono nate a Parma e
nel Parmense e, altrove, hanno portato il loro contributo,
ma anche nate in altri luoghi
ma qui vissute a lungo. Di
ciascuna il Dizionario propone una scheda biografica
che ne ricostruisce vita e
opere: schede composte dalla curatrice consultando altri dizionari e fonti d’archivio, ma anche con un ricco
lavoro di raccolta d’informa-
zioni fatto d’incontri e di colloqui con parenti, amici, conoscenti delle donne citate.
«Altre donne, altre storie, e
chissà quante altre ancora.
Le biografie di tante che, nel
nostro territorio in un passato lontano, ma anche in uno
più vicino a noi, ci hanno
permesso di raccontare le loro
storie
importanti
di impegno politico, di studio, di ricerca, di lavoro, di
affermazione di una presenza femminile né facile né
scontata, nella storia della
nostra provincia, ma anche
dell’Italia, dell’Europa. Questa ulteriore ricerca ci è stata
sollecitata da testimoni, famigliari,
dalla
cronaca locale, ma anche dalla
nostra
indomabile curiosità che ci ha portato
a scoprire personaggi unici e
dimenticati. Donne che hanno fatto la storia ma che la
LÉNGUA
PRAMZÀNA
Fondata da singoli e associazioni con lo scopo di diffondere la cultura locale
e di fornire regole chiare e condivise per chi si cimenta con la lingua del Pezzani
Una Consulta per riscoprire il dialetto
e trasmetterlo alle nuove generazioni
Uno dei beni più importanti da difendere e divulgare è
il nostro dialetto che, per la
verità, solo per comodità
definiamo dialetto. In realtà
la nostra parlata è una lingua con tutta la dignità di
una lingua. Ma non è una
lingua qualsiasi: è la nostra
lingua che dovremmo tenerci cara come teniamo ai
nostri genitori perché sono
i nostri. È una lingua con
una storia vecchia di oltre
2000 anni, che ha una letteratura, dei testi teatrali e un
ricco patrimonio di proverbi, modi di dire e tradizioni.
È la lingua che permetteva
alle persone di esprimersi e
capire il prossimo perché,
come scriveva Renzo Pezzani, il nostro maggior poeta, il nostro dialetto «…è bello, armonioso e bastevole a
LE CONSULENZE
NUOVI PARMIGIANI • La maschera di Parma, al Dsèvvod, con i bambini della Comunità educativa Santa Maria.
tutte le necessità e contingenze della vita e dello spirito…».
Continua ancora Pezzani
«…Il vernacolo non è soltanto linguaggio rusticale di
una contrada, ne è il colore e
il carattere, l’immagine e il
sale. È l’idioma domestico
destinato a improntare per
sempre sulle nostre labbra di
inconfondibili flessioni e cadenze la lingua nazionale. È
dunque esso una parte viva
di noi che ci accompagna
dal giorno che balbettiamo
la prima parola all’attimo
che in una parola esaliamo
l’ultimo respiro. Ed è sopratutto una ricchezza che è
stolto respingere da noi perché è della vita un’amorosa
eredità materna...». «…Se il
linguaggio nazionale è un
tesoro che si guadagna nell’esercizio della scuola e nella pratica di un gusto e d’una inclinazione, il dialetto ce
lo troviamo nel sangue e sulla lingua come l’uccello il
canto. Come nella stessa vallata cantano con diversa voce le campane dei paesi che
si guardano a un tiro di
schioppo, e tu le riconosci e
distingui tra cento la tua, da
villaggio a villaggio, i dialetti cambiano suoni e costrutti anche se nel fondo rimangono consanguinei…».
REGOLE DI GRAFIA
La nostra lingua merita di
avere una grammatica e regole di grafia condivise. Per
queste ragioni, nella riunione del 14 giugno scorso, la
Consulta ha deliberato di
adottare delle regole condivise identificate in quelle
proposte a suo tempo dal-
La Consulta non si limita a
proporre l’adozione delle
regole ma si rende anche
disponibile a supportare gli
scriventi in dialetto che lo
desiderano.
Purtroppo non può farlo come fa invece l’Accademia
della Crusca per la lingua
italiana che mette a disposizione del largo pubblico
un servizio di consulenza
tramite una redazione composta da linguisti che esaminano i quesiti.
La nostra Consulta, per ora,
non ha linguisti (speriamo
nel futuro...) ma soltanto
appassionati che però mettono a disposizione la loro
esperienza e le loro conoscenze per fornire a coloro
che lo chiederanno informazioni e chiarimenti
grammaticali e lessicali.
Le richieste potranno essere indirizzate all’indirizzo di
posta elettronica: [email protected]
PROGETTO SCUOLA
Altro filone importante che
la Consulta cercherà di supportare, benché difficile da
concretizzare, è un percorso destinato agli alunni del
fine ciclo elementare o nelle scuole medie e che richiede una durata adeguata. Pensiamo che occorre
recuperare la filogenesi della cultura popolare perché,
come ci dicono i sociologi,
la società odierna sta dissipando le appartenenze.
Crediamo che attraverso la
conoscenza del dialetto, ma
anche della cultura che lo
ha prodotto e sviluppato e
del relativo ambiente sociale che lo ha caratterizzato,
nonché con integrazione di
letture di poesie, proverbi
(che sono una sintesi di un
sapere autentico) e analisi
del vario panorama storico
e sociale, possano scaturire
degli argomenti didattici
ricchissimi per confrontare
le due diverse società che si
sono sviluppate nel nostro
territorio e la cui conoscenza (di entrambe) è estremamente importante, se è vero, come è vero, il postulato
che dice che se non si sa da
dove si viene si rischia di
non sapere dove si andrà.
Per concretizzare il “Progetto scuola” è necessario incontrare almeno un Istituto
scolastico con docenti sensibili alle tematiche sopracitate.
COMMEDIA • Un momento di uno spettacolo teatrale in dialetto.
Foto tratta dal sito web: parmaindialetto.blogspot.it
pagina a cura di
Giuseppe Mezzadri
SITI E PAGINE IN PARMIGIANO
I “PADRI” DELLA GRAMMATICA PARMIGIANA
LaConsultasulweb
Unavitadedicataaldialetto
È
disponibile su Facebook la pagina
della Consulta, presidiata da Claudio Cavazzini, che ha come scopo
principale la raccolta di informazioni su
manifestazioni, o altro, di interesse, per
renderle visibili e di facile consultazione,
in una sorta di Calendario, cliccando nel
riquadro “Eventi”.
Per comunicare eventi che si desidera far
conoscere sono disponibili due possibilità:
inviare un messaggio all’indirizzo
www.facebook.com/consulta.deldialett
oparmigiano oppure all’indirizzo di posta
elettronica
[email protected]
La Consulta inoltre fornirà puntuali indicazioni su quanto risulterà utile a questo
scopo come ad esempio gli incontri sul
dialetto che la Famija Pramzana stà progettando.
SITI IN PRAMZÀN
Anche sul web vi sono siti che adottano la
grafia proposta. In particolare, nel sito di
Enrico
Maletti
parmaindialetto.blogspot.it sono fruibili lezioni filmate,
e molto altro. Mentre è disponibile anche
un corso di dialetto (derivato dal libretto
di Vittorio Botti aggiornato) sul sito di Giuseppe Mezzadri giuseppemezzadri.com.
Anche i siti www.pramzanblog.com di
Achille Mezzadri, il sito della Famija
Pramzàna www.famijapramzana.it nonché quello www.parmaitaly.it adottano
la grafia del Capacchi.
7
Jacopo Bocchialini
Con il suo volumetto «Il dialetto vivo di Parma
e la sua letteratura» (1944) l’autorevole studioso Jacopo Bocchialini, è stato il saggio restauratore e ordinatore delle norme grammaticali del nostro dialetto.
Guglielmo Capacchi
Il professore (foto a lato), autore del prezioso
dizionario Italiano - Parmigiano aveva in animo di allegare al dizionario Parmigiano - Italiano anche una grammatica. Purtroppo non
ha fatto in tempo a completare il progetto di
offrire appunto una raccolta strutturata di regole grammaticali.
Tuttavia, per quanto attiene la grafia, le ampiamente ha comunque utilizzate nel suo dizionario che riporta anche parecchie espressioni idiomatiche che, essendo scritte in modo completo e per esteso, contengono preziose indicazioni su come si costruiscono le frasi
con relative congiunzioni, apostrofi, accenti
ed elisioni.
Vittorio Botti
Si deve a Vittorio Botti di “Parma Nostra”
il merito di avere reso più agevole la fruizione e perciò l’applicazione delle regole
del Bocchialini perfezionate dal Capacchi. Botti (che aveva tratto alcuni spunti
anche dalla grammatica del 1976 di Angelo De Marchi) ha redatto un volumetto
stringato ma ben fatto che è stato pubblicato, per la prima volta nel 2007, nel libro
di storie parmigiane “Pärma e Brazil”. Non
si tratta di un lavoro esaustivo dell’argomento ma comunque molto utile.
18 LUGLIO 2014
PERCHÉ IL DIALETTO
l’avvocato Jacopo Bocchialini e che, in seguito, il professor Guglielmo Capacchi,
ha completato e codificato
sulla base del sistema cosiddetto R.I.D. (Rivista Italiana di Dialettologia) adottato su base nazionale.
Regole a cui, chi scrive in
dialetto parmigiano, è invitato di attenersi, per quanto
sia possibile.
mappe
D
a alcuni mesi è nata
la Consulta del Dialetto e della Cultura
parmigiana. Sono già diverse le associazioni e i singoli
appassionati che si sono
iscritti e si auspica che in futuro altri lo facciano. Lo
scopo è quello di favorire
l’attività delle singole realtà
locali impegnate nella valorizzazione del dialetto, la
conoscenza della cultura e
delle tradizioni locali. Si lavora per sviluppare una rete fra le realtà del settore che
favorisca una crescita della
cultura parmigiana anche
attraverso sinergie operative e maggior attenzione
verso le nuove generazioni.
Il momento è favorevole
perché il crescente interesse
per il dialetto riscontrato
negli ultimi anni è di gran
lunga aumentato grazie alla
felice intuizione dei ragazzi
di “Io Parlo Parmigiano”.
CAPI SCOUT
IN USCITA
Comeconvincereiragazziavivereun’esperienzapienadelmondo,
checoinvolgaspiritoecorpo?Facebook:unaiutoafarecomunione?
Che c’entra il web coi limoni?
Educareoggitrarealtàe“schermi”.DomandeaJonahLynch
Agesci
T
8
ardo pomeriggio di un
sabato di maggio sul
campo sportivo di Costamezzana. Sulla fascia laterale al sole, tende piantate. Su
quella all’ombra, unico in piedi, un prete astrofisico. Venuto da Roma e prima ancora
dagli Usa, parla a (e con) 6070 scout, capi Agesci giunti lì
per lo più in bici. Si discute di
relazioni, di educazione alle
relazioni; di tecnologia, di relazioni mediate dalla tecnologia, di messaggi papali. Senza poter sapere tutto, senza risposte definitive.
Padre Jonah Lynch, vicerettore del seminario della Fraternità dei missionari di San
Carlo Borromeo, ha 36 anni,
un master in pedagogia alla
George Washington University e una breve ma intensa
esperienza negli scout, in
un’infanzia senza tv. «Quanti
hanno in tasca un cellulare
acceso?». Selva di mani alzate.
«Quanti rispondono subito a
un sms o a una chiamata?».
Poche mani in meno. «Siamo
qui, ma siamo anche altrove.
E l’altrove può irrompere nel
“qui” in ogni momento».
Quanto è cambiato il rapporto con lo spazio, col tempo...
Accendere la luce è istantaneo. Prima, tra un desiderio e
la sua realizzazione gli umani
dovevano attendere, compiere più operazioni. Lynch ha
scritto “Il profumo dei limoni”. Cosa c’entrano i limoni
con la tecnologia? Cogli un limone, toccane la scorza,
spremila, annusa... «Tatto, ol-
fatto, gusto: tre dei cinque sensi — il 60 percento della realtà
— non possono essere trasmessi» dai nuovi media. Lui,
fin da bambino “smanettone”
del computer, nell’esperienza
di fede (avvicinata da adulto),
del silenzio, della preghiera,
del ritorno alla lettura pura e
semplice ha compreso che la
tecnologia, in cambio di tanti
servizi, ci sta rubando qualcosa di insostituibile. Gli educatori forse già sanno: nessuno strumento è neutrale, né
lascia il mondo intatto. L’auto
come lo smartphone, l’sms
come Facebook. E se Facebook è il “paese” più popoloso è perché «ha intercettato
un desiderio, un bisogno potente». Benedetto XVI ci pensava, in vista di una Giornata
delle Comunicazioni sociali:
«l’uomo è fatto per la comunione». Per questo ci diamo
da fare per ampliare la rete di
relazioni, per abbattere barriere. «Non scadiamo nel “Facebook sì/no”. Chiediamoci
piuttosto perché ne siamo attratti, cosa significa per la nostra vita. Siamo corpo e anima, ma oggi il fatto che siamo
corpo si sta minimizzando. Le
esperienze più profonde della
persona — l’amore, l’amicizia,
il conflitto e il perdono, il
conforto nella sofferenza, la
morte — se davvero ci interessano richiedono prossimità,
non sono accessibili in profondità se non attraverso il corpo».
Il primo intervento è di chi,
capo e padre non iscritto a Facebook, sospetta che il concetto di amicizia sia mutato,
che contino i numeri più dell’avere messo in gioco, insieme ad altri, corpo e spirito in
esperienze memorabili. Da
una capo clan, l’impressione
che i ragazzi siano coscienti
L’obiettivo:comprendereilpuntodivistadell’altro,dialogare,cambiare
La Pace, una questione di... stile
Pilloledaunpercorsodicatechesilungounanno
18 LUGLIO 2014
I
telegiornali ancora mostravano la guerra in Siria.
Sguardo poco alla volta
distolto da quel fronte per riportarlo sull’Egitto. Poi l’Ucraina, di nuovo l’Iraq, come
sempre Israele e la Palestina.
E’ dell’estate scorsa l’idea di
ragionare sulla pace, in un
percorso di catechesi che
coinvolgesse nell’anno tutti i
capi unità e i capigruppo. In
Agesci si educa alla pace,
perché scautismo è anche
impegno per la fraternità internazionale. Il Regolamento
metodologico collega pace e
mondialità in tre passaggi:
educare persone in grado di
comprendere il punto di vista degli altri (1), disposte al
dialogo (2), aperte al cambiamento (3). Un percorso guidato dall’assistente di Zona
don Francesco Ponci, declinato in brani biblici (Isaia 32,
le Beatitudini, lettera agli Efesini) ed encicliche (dalla Pacem in terris alla Lumen
fidei). Tra gli incontri, quello
di gennaio fra capigruppo e
assistenti ecclesiastici ha
messo a fuoco (e a nudo) gli
ostacoli alla pace nelle rela-
zioni in Comunità Capi: differenza d’età, individualismo, eccesso di protagonismo; attenzione solo alla propria branca, distanza tra Comunità e parrocchia ospitante, pregiudizi, servizio in ambiti extra-scout (percepiti
come “antagonisti”).
“Cristo nostra pace”, si legge
in Efesini 2: «la Pace non è più
un’idea, ma una persona»,
analizza don Ponci. Cristo
«non solo è pace, ma è venuto ad annunciarla. Essere pace e portare pace coincidono».
Ciò non si riduce al far convivere gruppi diversi, fingendo
che la diversità non esista.
«Nella logica del vangelo c’è
un salto di qualità. La pace è
una relazione. L’unità con
l’altro è quando si condivide
uno stile, non quando si è
uguali (non lo saremo mai).
Dire che Cristo è verità non significa che sono vere le asserzioni della Chiesa, ma che di
Cristo è vero il modo di amare, per questo noi lo annunciamo. Su questo si gioca la
battaglia culturale, la sfida
dell’evangelizzazione. Se per
noi la verità è un cumulo statico di idee, e troveremo un altro (diverso) con le proprie
idee, e nessuno sarà disposto
a rinunciarvi, prima o poi
sarà scontro, fino all’annientamento. Come si chiama
questo modo di procedere?
Fondamentalismo». (E.C.)
della differenza tra le modalità di relazione e sappiano
gestirsi; il problema è forse di
adulti in crisi che hanno appena scoperto i social. Secondo Lynch la natura dell’amicizia è la stessa — «i liceali preferiscono stare assieme dal vivo» —; se ripiegano sull’online è a causa di «una società
individualista, costruita in
modo da non permettere più
il raduno spontaneo di ragaz-
zi». Se poi ciascuno ha a portata di clic una “folla” a cui dire sempre tutto quello che fa,
sente, pensa, senza differenze di tono o pudore, «è un
amico o è più simile a un giornalista? Da giornalisti ci si pone su un piano più alto, si fa
un’esperienza di potere, mentre l’amicizia è un rapporto alla pari». Nella condivisione
dei post siamo vulnerabili,
«vulnerabilità che in un’amicizia profonda non è calcolata». La finzione a lungo termine riguardo alla propria
identità in rete non può reggere: «i ragazzi ci hanno rinunciato», ma ancora devono
capire che finché non sarà attuato il “diritto all’oblio”, quel
che pubblicano resta «in eterno, rendendoli prima o poi ricattabili». All’educatore il
compito di aiutare le nuove
generazioni a discernere, a vivere fino in fondo il desiderio
di amicizia e ad acquisire il
senso del limite — difficoltà
manifestata da diversi capi
impegnati nella fascia 16-21
anni —. «Ognuno è limitato a
suo modo; ognuno deve conoscersi per decidere come usare
il mondo, il suo rapporto con
gli strumenti e il potere». Non
una ricetta universale, quindi, ma domande personali:
«cosa per me è bene? Cosa mi
aiuta a raggiungerlo?». Esempio: «Vogliamo la comunione?
Sì. Facebook ci è d’aiuto?». E’
possibile. Ma come in ogni
ambito, un’esperienza più
profonda richiede sacrificio,
capacità di stabilire priorità.
Il buon educatore pone al ragazzo limiti in positivo, propone alternative di valore, affascinanti, «per un’esperienza
più ampia del mondo». Protegge, ma fino a un certo punto; poi «dovrà lasciarlo andare, decidere, sbagliare, anche
un po’ “schiantarsi”».
Una capogruppo lamenta la
perdita collettiva di capacità
(della mente), all’uscita di
ogni nuovo dispositivo. «Trovare subito con Google la risposta a qualunque domanda
è fortemente diseducativo, impedisce di coltivare desideri
più profondi». Risponde Lynch: «più che lamentarci perché perdiamo qualcosa, meglio decidere cosa preferiamo
perdere, o cosa preferiamo
usare nell’incontro col mondo», facendo i conti con una
società che fa pressione e a
cui a volte bisogna cedere. «Ai
ragazzi possiamo dare solo ciò
che abbiamo; proporre ciò che
viviamo, che ci ha convinto,
che amiamo».
Erick Ceresini
TUTTI IN PARTENZA PER LA ROUTE NAZIONALE R/S
DirittiaSanRossore.Concoraggio
C
om’era quella di 28 anni fa? Più
piccola, ma sempre grande. Fra
chi c’era allora, qualcuno è in
servizio ancora oggi. Sui Piani di Pezza
(AQ) la Route Nazionale Agesci portò
oltre 13mila fra rover e scolte (R/S) e
capi clan; più Giovanni Paolo II, calato
dall’elicottero bianco per incontrarli —
un fianco di collina ammantato di camicie azzurre — e con loro celebrare la
messa. Il motto era “Pronti a partire Le scelte per un mondo che cambia”, e da allora il mondo è cambiato parecchio: Internet
era ignoto, ad esempio. «Come hanno fatto ad
organizzarla, senza e-mail e WhatsApp? — si
chiedeva Francesca Stefanini, gruppo Parma
5, incaricata RS di Zona, nell’incontro di maggio con padre Lynch (articolo sopra) — Eppure ce l’hanno fatta. Oggi non credo ne saremmo
capaci. Per molti, ragazzi e capi, prendere contatti senza avere in mezzo uno schermo è faticoso».
Dal 7 al 10 agosto prossimi, nella tenuta presidenziale di San Rossore (Pisa) confluiranno in
almeno 33mila. Come i giovani dell’86, quelli
di oggi avranno dai 16 ai 21 anni, ma le teste e
i cuori (prospettive, conoscenze, interessi, ambizioni) sono diversi. Il mondo in crisi parla
di un tempo che non è per loro. Dimenticati,
(auto)esclusi, impauriti, senza desideri, “gli
sdraiati”. Chi invece sarà là, dopo una settimana di campo mobile su strade e sentieri d’Italia insieme a ragazzi e ragazze di altri 2-3 clan
mai incontrati prima, ci sarà perché ha coraggio. “Strade di coraggio... Diritti al futuro” è il
motto del 2014 (logo in alto). “Diritti” inteso come sostantivo plurale e come attributo (“proiettati verso”).
Presentata alla stampa mercoledì scorso,
la Route suggella un percorso avviato nel
2011. I clan partecipanti (14 dei 15 parmensi ci saranno) hanno organizzato durante l’anno attività ad intra e sul territorio, svolto inchieste e capitoli seguendo
una delle cinque strade indicate, cinque
versanti del coraggio: farsi ultimi, amare,
essere chiesa, essere cittadini, liberare il
futuro. «Sul nostro appennino — illustra
Alessandro Zarba, di Noceto, incaricato
RS di Zona — cammineranno in almeno
600, lungo 11 percorsi. Tra il 5 e 6 agosto li
accoglieremo al Campus, dove condivideremo la preghiera dei vespri e le lodi. Poi la
partenza, su 28 pullman». Una route già
“social”, visibile fin da gennaio su Facebook, Google+, Twitter, Instagram e YouTube, oltre ai siti www.routenazionale.it e
http://stradedicoraggio.it, in continuo aggiornamento. (E.C.)
VISITA
PASTORALE
Il viaggio di mons. Solmi nelle Nuove Parrocchie fa tappa in Val Taro e oltre al
capolugo toccherà Lozzola, Pietramogolana, Prelerna, Ghiare e Selva del Bocchetto
“Mansos in Soleniano”
Solignano è sede comunale,
la cui storia ha radici antiche.
Già nel 980, infatti, si ha notizia del centro, appartenente
al Capitolo della Cattedrale e
poi assegnato nel 1039 al
marchese Bonfacio di Toscana, padre di Matilde di canossa; successivamente ai
Pallavicino che, tra vicende
alterne, lo tengono in proprietà fino alla soppressione
dei feudi (1805). Il castello,
sorto su di un’altura che domina buon tratto della valle
del Taro, ha rappresentato un
punto di grande importanza
strategica. Accanto al castello
la chiesa, edificata nel 1440,
sulle cui rovine è stata ricostruita – nel 1893/96 – la
grande chiesa parrocchiale, a
croce greca, dedicata a san
Lorenzo martire.
Gli abitanti
Il primo nucleo abitato dell’attuale paese sorge a fondo
valle, sulla riva sinistra del
Taro, verso la fine del ‘500, ad
opera dei Leporati, una famiglia di cavalieri provenienti
dal Lazio e fedeli ai Farnese:
un piccolo grande edificio e
un paio di modeste residenze
per i contadini. Lungo la strada della Madonnina nel 1627
viene edificato un oratorio,
attivo fino agli ’60 del secolo
scorso. Il piccolo centro abitato rimane immutato fino
all’arrivo della ferrovia Parma
– La Spezia che, alla fine del
1800, toglie il territorio da un
secolare isolamento. La stazione ferroviaria – denominata Solignano – darà il nome al paese, che da quel momento inizia il suo sviluppo.
Si aggiungono altre strutture,
comprese le scuole. Nel 1940
gli abitanti non superano i
150. E’ l’arrivo della strada di
Fondovalle (1961) a segnare
quella fase di sviluppo, che lo
porta alle dimensioni attuali
(1900 abitanti), grazie anche
al sorgere di nuove attività
commerciali e industriali (la
fabbrica stampi della Bormioli arriva ad occupare
quasi 300 lavoratori) e alla
nascita di due grandi stabilimenti industriali (Barilla e
Laterlite) nella vicina frazione di Rubiano. Il paese, in pochi anni, rientra nei primi
dieci della provincia per depositi a risparmio. Si può
quindi dire che la storia di
Solignano e della sua gente
inizia con la realizzazione
della Parma-Spezia. Da quel
momento il piccolo centro si
popola di ferrovieri, commercianti, impiegati, braccianti e artigiani. A questa
prima fase, segue quella segnata dallo sviluppo industriale, con il richiamo di persone e famiglie che provengono da altri paesi della provincia, ma anche da altre parti di Italia, che importano usi,
tradizioni e anche dialietti
diversi. Un blocco eterogeneo che ha le sue radici in
luoghi differenti, e che segna
una nuova fase del paese, che
si può dire conti solo 50 anni
di vita.
L’espansione del paese fa
sentire l’inadeguatezza delle
dimensioni e della posizione
della chiesa, ancora ubicata
al Castello, a cinque chilometri di strada a piedi. Problema che diventa motivo di
controversia con i fedeli della zona alta, contrari al trasferimento della parrocchiale a Solignano. La controversia, durata alcuni anni, termina con la costruzione di
una nuova chiesa nel capoluogo, a lato della Fondovalle, consacrata dal Vescovo
mons. Amilcare Pasini con il
parroco don Mario Siri, il 19
aprile 1976.
Insieme alla gente
Questa provenienza variegata – spiega il parroco don
Gianfranco Agnetti – fa sì
che la gente – in circostanze
particolari, si riunisca insieme, ma più spesso (in occasione delle festività) fa ritorno alle proprie origini. Movimento che si coglie anche nei
“fine settimana”: d’estate c’è
un discreto ripopolamento di
chi, abitando e lavorando in
città, ha mantenuto una casa
anche qui.
Una pastorale fatta di molti
spostamenti, per visitare le
diverse comunità e celebrare: solo alla domenica – racconta don Agnetti (che vanta
una presenza più che decennale in alcune comunità) “percorro 80 chilometri, cui
si aggiungono quelli della
settimana”. Di casa in tutte le
famiglie, dove entra senza
difficoltà, per le benedizioni,
in un clima di armonia. Una
realtà, questa, dove non si registrano casi di disoccupazione: grazie alle attività intraprese anche in loco ognuno ha un’attività lavorativa.
Grazie al Circolo Anspi, che
gestisce l’oratorio, viene dedicata particolare attenzione
ai ragazzi, che hanno anche
la possibilità di spazi per giocare. Circolo che si rivolge
anche alle persone anziane,
favorendo attività e incontri.
Da segnalare la buona buona
collaborazione con altre
realtà locali, in particolare
con la Pro Loco, per organizzare momenti di aggregazione rivolti a tutta la popolazione. Momenti corali, dove
ognuno ci mette la sua parte.
Una popolazione dove non
mancano i giovani, bravi, anche “se non troppo legati alla
parrocchia”. Diverse le attività
che li vedono protagonisti,
come ad esempio lo sport:
due le squadre di calcio, a livello di paese, di cui una –
proprio nei giorni scorsi –
piange la morte improvvisa
del portiere. Lunedì inizia la
visita pastorale, con l’incontro del Vescovo nelle varie
comunità e le riunioni serali.
La conclusione si terrà domenica 27 luglio, con la celebrazione eucaristica e l’assemblea nell’antica chiesa
rinnovata che - dopo 7 anni –
è stata riaperta nel mese di
giugno in occasione del conferimento delle Cresime. Era
stata infatti chiusa nel 2007,
causa infiltrazioni dal tetto
che avevano causato il distacco degli intonaci della
volta e reso pericolante l’edificio stesso.
(le notizie storiche sono a cura
di Paolino Bergonzi)
IL PROGRAMMA
Lunedì 21 luglio ore 15 Visita a Lozzola ore 17 Santa
Messa a Ghiare e visita agli
ammalati. Ore 20.30 Consiglio Pastorale ore 21.30 Consiglio Affari Economici
Martedì 22 luglio ore 15 visita a Prelerna; ore 17 Santa
Messa a Solignano, a seguire
udienze libere e visite agli
ammalati.
ore 20.30 Incontro con le Famiglie
Mercoledì 23 luglio ore 15
visita a Pietramogolana
ore 17 Santa Messa a Selva
del Bocchetto.
ore 20.30 Incontro con i giovani
Domenica 27 luglio* ore 10
Santa Messa a Solignano
(Chiesa alta) ore 11 Assemblea parrocchiale
*Verrà mantenuta la Santa
Messa del sabato a Lozzola e
Solignano
QUANDO SUONA LA CAMPANA
LA BAMBINA DI DUE ANNI AFFETTA DA UNA RARA MALATTIA
Orario delle sante Messe
della Nuova Parrocchia
San Francesco d’Assisi
TuttalacomunitàsimobilitaperChanel
MESSE PREFESTIVE
ore 17: Solignano
ore 18: Lozzola
MESSE FESTIVE
ore 9: Pietramogolana
oppure Prelerna
ore 10: Solignano
ore 11: Ghiare
ore 12: Selva del Bocchetto
C
hanel è una bimba di due
anni (la madre è originaria di
Oriano) affetta da una rara e
grave malattia, la fibromatosi aggressiva di tipo tumorale, diagnosticata a dicembre 2012 all’Ospedale Rizzoli di Bologna, che colpisce 2 persone ogni 100mila e diventa mortale se arriva ad intaccare gli organi interni.
Speranza americana
In Italia sono pochissimi i casi. L’Ospedale specializzato per questa
patologia si trova a Boston. Questo
9
ha fatto scattare una gara di solidarietà, che ha coinvolto tutto il paese di Solignano e altre realtà limitrofe.
L’affetto di un paese
Tutto il paese si è mobilitato - organizzando iniziative di beneficienza,
spettacoli, momenti conviviali, lotterie... - per raccogliere fondi e permettere così alla famiglia di offrire
le cure più adeguate alla loro bambina. Che è entrata nel cuore di tutti, suscitando un rinnovato senso di
solidarietà. E facendo crescere
18 LUGLIO 2014
E’
dedicata al patrono
di Italia, san Francesco d’Assisi, santo
a cui tutti sono “affettuosamente legati” la Nuova Parrocchia di Solignano, Lozzola, Pietramogolana, Prelerna,
Ghiare, Selva, dove il Vescovo
si recherà – nella prossima
settimana – in visita pastorale. Una Nuova Parrocchia che
comprende 6 comunità, che
abbracciano un territorio vasto, suddiviso in più comuni:
Solignano, Berceto, Terenzio.
Scelta condivisa, come spiega il parroco don Gianfranco
Agnetti, che tiene viva anche
la devozione per il papa.
mappe
Solignano e dintorni: una storia antica...
che inizia 50 anni fa. Grazie alla strada
PARMA
MISSIONARIA
A cura dell’Ufficio diocesano
per la cooperazione missionaria tra le Chiese
I VIAGGI MISSIONARI
Unprogettoconcreto
perunaltromondopossibile
speciale
L
18 LUGLIO 2014
10
a vita è un dono, la fede è un dono, la missione
è il dovere di comunicare questa stessa fede.
Quando Gesù chiama i primi discepoli, li nomina apostoli e li chiama per due motivi: Perché stiano
con Lui e per inviarli (c.f. Mt 3,14)
La missione che apre ostinatamente le porte del mondo, che investe sull’uomo, sulla sua capacità di incontrarsi e relazionarsi, ci aiuta a rimanere fedeli ed
a “saldare” la dimensioni verticale (Parola di Dio, Sacramenti, preghiera, ecc…) con quella orizzontale
(servizio, solidarietà, ricerca del bene comune …).
Con questo spirito lo sforzo comune è quello di uscire dagli schemi per cui la missione è solo per pochi;
al contrario ognuno mette in gioco il suo servizio e la
sua passione, fa la sua parte nel suo contesto senza
deleghe o alibi, ed ogni impegno diventa un tassello
importante che si aggiunge agli altri, in un clima di
comunità, di sostegno reciproco e collaborazione.
La missione infatti si esprime pienamente nella comunità, nello stare uniti, nella capacità di vivere il comandamento di nuovo di Gesù: “ Amatevi gli uni gli
altri come io vi ho amati” (Gv 15,12).
Il nostro impegno missionario è quindi attento ai legami stretti e vicini ma proiettato all’incontro con l’altro: Lontano, diverso, povero, che non conosce Dio o
che si è scordato di averlo conosciuto. La durezza dei
tempi non ci deve intimorire perché Gesù ci ripete
anche oggi: “ Coraggio, sono io, non abbiate paura”
(Mt 14, 27 ). Conoscere Gesù è il più grande dono che
una persona possa ricevere, farlo conoscere con le
nostre parole e le nostre azioni è la più grande soddisfazione.
La missione in quanto annunciatrice del Regno di Dio
è in grado di offrire oggi segni di speranza alle grandi
crisi (Economica, sociale, ecologica, culturale, democratica ) che stanno attraversando i nostri tempi
indicando la via nuova del Vangelo come progetto
globale di una nuova convivenza fondata sulla giustizia, sulla solidarietà, sulla gratuità.
Un progetto concreto per un altro mondo possibile
capace di smantellare il mondo di “chi fa fatica”, del
povero, come uomo, senza mistificazioni, senza pregiudizi, senza falsità. Questo significa anche aprire
bene gli occhi e la mente alla disarmante concretezza del fatto che stiamo parlando di milioni di persone e che le cause non dipendono dal volere di un Dio
cattivo ma dal risultato delle azioni dell’uomo. E se
siamo noi ad avere creato la povertà, vuole dire che
possiamo anche disfarla, eliminarla.
La povertà non è un destino, ma una condizione; non
è una disgrazia , ma un’ingiustizia. Accettare il povero-uomo significa accettare la sfida “innovatrice” del
Vangelo come progetto di vita, concreto, attuale, capace sempre di indicarci la via. A Dio infatti - ci ricorda il Vescovo dom Pedro Casaldaliga – piace essere trasparente. Dio non vuole che speriamo in un
mondo assurdo, perché gli interessi degli uomini sono gli interessi di Dio.
Anche noi dobbiamo essere trasparenti, non fare finta o trovare soluzioni facili. Dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con il nostro stile di vita, con il nostro conto in banca, con le due o tre televisioni che
“occupano” la nostra casa, con il troppo che occupa i
nostri pensieri ed il nostro tempo… lasciare per ritrovarci più semplici, più gentili, più solidali.
La missione il cui senso ultimo, ci ricorda Mons. Tonino Bello, è questo: “ fare compagnia al mondo come cristiani veri. Cioè discernere i valori, motivare la
vita, progettare l’esistenza, confrontarsi con le culture, provocare “fotosintesi” esistenziali tra realtà e valori, denunciare i meccanismi perversi del mondo,
collaborare nella costruzione della società, portare
nella sfera politica la capacità liberatrice del Vangelo,
stare veramente dalla parte degli ultimi, evangelizzare la cultura, il lavoro, il tempo libero”.
Gianfranco Carrera
L’essenzadiunviaggiochepartendodalleperiferievaallaricercadelloSpiritocheanimaerianima
Un viaggio nel mondo, dentro ognuno di noi
GruppoMission:periniziol’arrivoepermetalapartenza
P
asso dopo passo, incontro dopo incontro,
stazioni, partenze, volti, canti, riflessioni, arrivi,
chiese, capanne, colori, notti,
albe, bambini, suoni…un
mondo riaffiora alla mente e
riporta il nostro vivere a quel
vivere lontano di chilometri
ma vicino in umanità e verità
di vita. Il passato ritorna caricando il presente di ricordi
ed emozioni nostalgiche per
quel vissuto di cui l’esperienza ne è portatrice. Questo è il
mestiere di un viaggio e da
lui chiediamo e vogliamo
questo. Il viaggio Mission è
anche questo ma non può
essere solo questo. L’esperienza del Gruppo vuole essere un viaggio che di partenza ha l’arrivo e di arrivo ha
la partenza e quindi non può
finire. L’essenza stessa che lo
anima, dandogli corpo e for-
ma, spinge il viaggio a ricercare sempre nuovi luoghi e
segni nel suo andare oppure,
meglio, a ricercare sempre i
nuovi occhi e il nuovo cuore
del suo andare. Questo viaggio va sicuramente al ricordo
ma può essere coniugato al
passato. Il passato, quel passato, è e deve essere talmente presente nel nostro quotidiano da farci dire che oggi,
anche oggi, stiamo viaggiando alla scoperta sempre vera
e sempre presente di quella
meta d’umanità che risplende nel vicino di casa come
nella capanna indios, nel
bimbo come nell’anziano del
villaggio. Il viaggio del Gruppo Mission non si ferma e
vuole andare diretto alla scoperta di quell’essenza di
mondo che è dentro ognuno
di noi. Albania, Brasile India,
Perù, Camerun, Ciad e altri
sono i luoghi di passi che
vanno alla ricerca di quello
Spirito che anima, rianima e
pacifica il senso dell’andare,
il senso del vivere. Ci muoviamo così, trasportati da
quella fame di vita che ci
spinge a voler vedere il mondo a testa in giù guardandolo
con occhi sempre nuovi e
sempre veri perché si allontanano sempre più dal giudi-
zio e dalla pretesa di aver ragione, dalla presunzione di
aver la soluzione.
Presuntuosi e ipocriti saremmo se in questo viaggio ci vedessimo autori e registi. La
proposta che il Gruppo Mission fa a tutti i giovani di Parma ha origine e meta nel
messaggio d’amore di quell’uomo di Nazareth che vedeva nel pescatore come nella prostituta, nell’esattore come nel mendicante la stessa
essenza filiale e quindi fraterna. Il nostro viaggio parte
da quella speranza che ci fa
dire anche oggi che perfino
la sofferenza, il dolore, la
morte non possono nulla
contro l’amore. Da quel soffio di vita è partito il vero
Viaggio di quei pellegrini di
senso e di speranza che sono
i cristiani.
Daniele
I VIAGGI DEL 2014
GRUPPO MISSION
Ciad (p. Filippo Ganapini) - dal 13 agosto 31 agosto;
Etiopia - dal 4 al 22 agosto
Albania - dal 3 al 18 agosto
GRUPPO BOSNIA DI AZIONE CATTOLICA
Bosnia - dal 7 all’11 agosto
ASSOCIAZIONE MISSIONE INSIEME
Perù - dal 16 al 31 agosto
PARROCCHIA DELLA TRASFIGURAZIONE
Romania
PARROCCHIA DI SAN SECONDO
Congo
20 PARTECIPANTI, INCONTRI NEI WEEK-END E LA SCOPERTA DI UN DONO DA CONDIVIDERE
Missionoraè anchein Camerun
L’animazionemissionarianelleparoledipadreCarloSalvadori
I
n risposta ad lettera saluto di Marilù anche a
nome del gruppo Mission, padre Carlo scrive dal
Camerun:
Mi trovo attualmente a
Bafoussam dove stiamo
facendo una convivenza
con i giovani che desiderano diventare Saveriani. Sto
bene, anzi benone. In questi giorni ho approfittato
per riposarmi e divertirmi
con questi giovani e con
un confratello: Pierre.
Quest’anno è stato molto
impegnativo e bello. Con p. Giovanni
Montesi abbiamo cercato di animare la
diocesi alla missione della Chiesa e ci
siamo riusciti. Abbiamo prodotto 5 libretti di animazione per 5 grandi ap-
puntamenti missionari: ottobre, santa
infanzia, giornata dei martiri, novena
della pentecoste e giornata dell’unione
pontificale missionaria.
Come sai anche qui è nato il gruppo
Mission che chiamiamo
Missio Giovani. Ci sono
una ventina di giovani che
partecipano. Ci troviamo
un week end al mese e andiamo il sabato al lebbrosario del dibamba e la domenica siamo in casa per
seguire una formazione
sulla missione. È stata
un’esperienza molto bella
e ricca. Ci sono dei giovani
meravigliosi che hanno
scoperto di essere ricchi di
doni da condividere. La
settimana prossima avremo l’attività conclusiva, il ritiro spirituale. Complimenti per i 20 anni di Mission.
Un saluto e un abbraccio, buona missione.
Carlo
informa CARITAS
a cura della Caritas Diocesana
RAPPORTO
SonouscitiidatidiCaritasitaliana:all’esameinumerielerisposteallapovertàdelnostroPaese
Povertà? Si raddoppia
E’ questo uno dei cambiamenti più evidenti della po-
vertà nel nostro Paese.
Nel 2007 vivevano in povertà
assoluta 2,4 milioni di persone residenti (il 4,1 percento);
nel 2012 le persone sono 4,8
milioni, pari all’8 percento.
Dato che ritroviamo anche
parlando di nuclei familiari,
con un aumento che va dal
4,1 (0, 97 milioni di nuclei familiari) al 6,8 (pari a 1,7 milioni), dove l’incremento risulta minore perché concentrato tra i nuclei con più persone.
Cambia anche il volto
della povertà.
Guardando per fasce di età, si
nota che nella popolazione
anziana il tasso di povertà rimane stabile, grazie alla protezione della pensione. Diverso, invece, se alla condizione anziana si associa quella di non autosufficienza. Povertà che sembra crescere col
diminuire dell’età: più che
raddoppiato il tasso di povertà nelle famiglie con persone di riferimento fino a 34
anni. Decisivo anche il fattore
figli. Nel 2007 la scelta di fare
figli non incrementava la probabilità di cadere in povertà;
ora si è invece acuita la fragilità delle famiglie con tre o più
figli minori (uno dei segmenti a maggiore incidenza di povertà assoluta). Non solo, ma
la crisi ha colpito anche le famiglie con 1 o 2 figli (con aumento dal 3,8 al 10 percento).
Infine due volti non considerati nei Rapporti Istat: le persone con disabilità, di cui il
24,8 per cento vivono in situazione di deprivazione materiale; e le persone immigrate. Anche qui i numeri sono
eloquenti: famiglie di soli italiani in povertà: 13,8; le famiglie miste: 24,9; famiglie di soli stranieri: 37,3.
«Durante la crisi – sottolinea
Gori – la povertà assoluta non
solo ha confermato il suo radicamento tra i segmenti della popolazione in cui già in
passato era più presente, ma
è anche cresciuto particolarmente in altri, prima ritenuti
poco vulnerabili: il Centro
Nord, le famiglie con due figli, i nuclei con capofamiglia
inferiori a 35 anni, le famiglie
con componenti occupati. In
altre parole, il raddoppio dei
poveri non si è concentrato
tra i gruppi già più colpiti, ma,
al contrario, ha allargato i
confini della povertà nella società italiana».
Cambia anche la geografia: se
prima della crisi la povertà
sembrava coincidere con la
ormai famosa “questione meridionale”, la crisi ha evidenziato anche il nascere della
“questione settentrionale”.
Dai dati (riferiti al 2011) si riscontra che per le politiche
contro la povertà i comuni
destinano complessivamente
meno dell’8percento delle risorse destinate al sociale. In
una fase di peggioramento
delle condizioni economiche
delle famiglie e di aumento
della povertà, la spesa per
quest’ultima diminuisce del 2
per cento. Dato che si aggiunge al permanere di squilibri
nelle varie aree del Paese, col
risultato che le risorse impiegate a livello locale per contrastare la povertà risultano
inadeguate, soprattutto nelle
zone in cui i tassi di povertà
sono più alti. Che fa parlare di
“una tradizione di storica
inefficacia delle politiche locali di contrasto alla povertà”.
Osservatorio Caritas
A sette anni dal manifestarsi
della crisi, cogliamo alcune
tendenze che destano preoccupazione.
Aumenta il numero di coloro
che si rivolgono ai servizi Caritas, anche per effetto della
riduzione della presa in carico dei servizi sociali.
Aumenta anche la complessità delle situazioni, che richiede tempo, competenze
diversificate e una intensificazione dei trattamenti.
NUOVA COLLANA DI PASTORALE FAMILIARE
“Famigliesospese”
E’
iniziata una nuova collana,
delle edizioni dehoniane,
della pastorale della carità.
Il primo volumetto, che contiene diversi contributi, è dedicato al tema
delle famiglie in affanno, nella cornice della crisi economico-finanziaria che ancora investe il Paese delle
false partenze.“Famiglie sospese”:
così si intitola questo “quaderno di
riflessione teologico-pastorale”, che
nasce dalla consapevolezza del ruolo di “paracadute sociale”, assicurato dalla famiglia nei confronti di chi
è stato colpito dall’onda lunga della
• La
copertina
del
volume,
edito dalla
EDB.
recessione. Senza il quale, assicurano gli esperti, si sarebbe dovuto registrare un tasso di povertà molto
più alto: fenomeno definito “rompicapo della povertà”. E, d’altra parte, la famiglia stessa non è indenne
dalla crisi e da situazioni di disagio,
come testimoniano i numerosi Centri di ascolto delle Caritas. Studio
che esprime la missione della Caritas, chiamata non solo a dare risposte materiali, ma anche a prendere e
a far prendere coscienza e a denunciare, promuovendo una logica
della condivisione, dell’accoglienza
e dell’accompagnamento e coinvolgendo in questo processo anche le
Istituzioni.
Situazioni che permangono
nel tempo, per cui si arriva ad
una loro cronicizzazione, con
il passaggio da condizioni
momentanee ad esclusione
sociale.
Aumentano le richieste riconducibili a bisogni primari; così come problemi legati
alla casa (anche da parte di
proprietari).
Senza nascondere anche il
fatto che la crisi ha fatto anche scoppiare (e ha paradossalmente
incrementato)
comportamenti legati a stili di
vita e a dipendenze, generando nuove sacche di disagio.
Le Caritas si trovano ad affrontare, oggi più di un tempo, richieste di tipo economico, andando anche verso una
maggior specializzazione dei
servizi.
«In una fase di remissione del
pubblico, qualunque funzione vicaria assunta dai soggetti del terzo settore disattende
quanto meno il principio di
sussidiarietà, in assenza, per
giunta, di un disegno che preveda il riassetto complessivo
del sistema degli interventi
contro la povertà».
Oltre la crisi
Non essere miopi, ma saper
leggere quello che sta accadendo, sia come frutto di scelte del passato, sia in prospettiva futura. Francesco Marsi-
co, responsabile area nazionale di Caritas Italiana, evidenzia come «l’allargamento
dell’area della precarietà e
della conclamata povertà è
destinato a divenire strutturale se non si assumono effettive strategie di contrasto». Determinanti e cruciali i prossimi mesi, che devono vedere –
insieme alla ridefinizione di
un modello economico e produttivo, il delinearsi di una
nuova tutela di diritti di chi vive in condizioni di fragilità e
di esclusione, che si deve coniugare con il realismo delle
risposte possibili. Nella consapevolezza che «la povertà
genera sofferenza sociale e
personale, impedisce – come
ricorda la Carta costituzionale – il pieno sviluppo della
persona umana, ne avvilisce
la dignità, ne deturpa il volto». Impegnarsi per il bene
comune implica il non rimanere indifferenti di fronte a tale analisi, ma anche il non limitarsi alla sola indignazione,
ma viverla come spinta al
cambiamento e alla assunzione di responsabilità. Che
vuol dire anche – partendo
dal livello locale – monitorare
quello che accade nel nostro
territorio a partire da alcuni
indicatori: la questione dei
beni essenziali per gli indigenti, la questione minorile/giovanile (dispersione scolastica, l’accesso al mondo del
lavoro...), l’utilizzo delle risorse stanziate da fondi europei... Indicatori che devono –
come ci è stato ricordato più
volte – diventare criterio di
scelta, nella polis, ma anche
nelle nostre famiglie, nelle comunità cristiane. Per evitare
il formarsi di quelle “periferie”, che degradano la “bellezza”, nel senso più vero e più
ampio, della nostra convivenza civile.
11
UN ANNIVERSARIO DA VIVERE
40 anni fa la Caritas a Parma...
40 anni di Caritas a Parma. Un compleanno particolare
che, nei prossimi mesi, avremo modo di vivere e celebrare, con alcuni appuntamenti aperti a tutti . Che aiuteranno noi, ma anche la comunità – sia cristiana che civile – a
riscoprire il chi siamo e il che cosa siamo chiamati a fare.
Un’occasione per fermarci e guardarci allo specchio non
per fare operazioni di estetica a buon mercato, ma per ritrovare la nostra fisionomia più vera.
E, grati del cammino percorso e dei tanti che - in modi diversi – ci hanno aiutato a compierlo, ne faremo memoria
per cogliere alcune pietre miliari e per costruire su di esse nuovi sentieri. Impegnandoci (ogni anniversario è anche assunzione di nuove responsabilità) a “rendere sempre più parlanti le opere, preoccupandoci della motivazione interiore che le anima e della testimonianza che da
esse promana”, come ha auspicato Benedetto XVI in occasione del 40° di Caritas italiana.
Un augurio che raccogliamo volentieri.
18 LUGLIO 2014
Quali risposte?
T
ra goal o mancati goal,
tra notti bianche o rosa per dare il via alla
stagione dei saldi estivi, escono quasi in contemporanea il
Rapporto Istat (con riferimento alla povertà del 2013) e
il rapporto di Caritas Italiana
(2012), che vede inaugurare
nuove e significative collaborazioni, sia col mondo universitario che con quello del
terzo settore, dal titolo “Il bilancio della crisi”. Come a dire non basta parlare della crisi, ma guardiamo concretamente – dati alla mano – cosa
la crisi ha prodotto e cosa è
stato fatto per contrastarla.
Analisi fatta prendendo come
punti di riferimento e confrontando due date: il 2007,
ultimo anno di crescita del Pil
e il 2012. Altra scelta di campo
compiuta quella di concentrarsi solamente sulla povertà
assoluta, evitando balletti sui
numeri che creano confusione e hanno di fatto procrastinato la ricerca di soluzioni. E
quasi – come sottolinea Cristiano Gori, dell’Università
Cattolica del Sacro Cuore,
uno dei curatori di questa ricerca – favorendo “una spinta
all’immobilismo”, nella convinzione dell’insufficienza di
qualsiasi intervento. Povertà
assoluta che – secondo la definizione dell’Istat – significa
non poter sostenere le spese
minime necessarie a conseguire “uno standard di vita
minimamente accettabile”.
Che consiste nel poter godere
di livelli nutrizionali adeguati, vivere in un’abitazione dotata di acqua calda e di energia... Povertà assoluta che si
può fronteggiare predisponendo una “rete di protezione”, che comprende un contributo economico e i servizi
necessari alla persona; rete
che esiste in tutti i Paesi tranne che in Italia e in Grecia.
caritas
Paradossi italiani: aumentano le richieste di
beni primari e diminuiscono le risorse e i servizi
Parlailnuovopresidentenazionaledell’associazione,parmigiano...felicediesserlo
chiesa
Truffelli: «L’Ac, un modo profetico
di abitare con fede il nostro tempo»
18 LUGLIO 2014
12
• Da sempre di casa in Azione Cattolica, da membro attivo, delegato regionale..
consigliere a presidente... : il
“peso” dell’Ac nella tua vita
e nel tuo percorso.
Quali priorità per l’Associazione, in questo momento di
cambiamento? Quali i suoi
punti di forza e i suoi punti
di debolezza?
Ho incontrato l’Azione Cattolica
da ragazzo e non l’ho più abbandonata, crescendo con essa e anche grazie ad essa, perché l’AC è
stata la mia strada per imparare a
sentirmi parte viva della Chiesa,
è stata ed è la forma attraverso
cui cercare di servire le persone e
la comunità, sia quella ecclesiale
che quella civile. Come è stato
per me, allo stesso modo l’Azione
Cattolica continua ad accompagnare il cammino di centinaia di
migliaia di ragazzi, giovani e
adulti di tutte le parti d’Italia, da
Nord a Sud, dai piccoli paesini di
montagna alle grandi città, lungo il percorso di una vita di fede
che pur con tante debolezze, incoerenze e incertezze, tenta di
tradursi in un impegno di testimonianza quotidiana. Penso che
il compito prioritario dell’AC
continui a essere proprio questo
anche oggi: annunciare il Vangelo e testimoniare la pienezza di
senso che nasce dal sapersi amati dal Signore, aiutare le persone,
le famiglie, a scoprire nella loro
vita i segni di questo amore radicale, senza condizioni, e a tradurre questa consapevolezza
nell’amore per gli altri. Questo significa farsi vicini alla vita delle
persone e delle famiglie per
ascoltare e accogliere le loro attese e le loro speranze di bene, i
loro dubbi e i loro dolori, le loro
fragilità, la loro ricerca di una
umanità piena e di felicità vera.
Credo che l’AC sia chiamata oggi
a fare uno sforzo, in questo senso, per cercare strade nuove attraverso cui incrociare la vita di
tutti, a fare uno sforzo cioè per
riacquistare in modo sempre più
significativo la propria tipica dimensione di popolarità: quella
ASSOCIAZIONE •
Matteo Truffelli, 44
anni, docente di
Storia delle dottrine
politiche, sarà
presidente dell’Ac
fino al 2017. E’ stato
scelto dalla Cei
allì’interno di una
terna indicata
dall’associazione
durante la XV
assemblea nazionale
(foto in basso).
capacità di accogliere e parlare
alla vita delle persone di ogni
provenienza e condizione che
l’ha fatta essere per moltissimo
tempo e la continua a far essere
ancora oggi, pur con tanti limite
e fatiche, un luogo di formazione e crescita per tante famiglie,
una fucina di vocazioni laicali,
sacerdotali e religiose.
• Come vedi il ruolo delle associazioni laicali, oggi: quale
rapporto con le parrocchie,
col territorio?
Sono convinto che l’essere associazione rappresenti oggi, forse
ancor più di ieri, un modo profetico di abitare il nostro tempo, sia
dal punto di vista ecclesiale che
da quello, per così dire, culturale
e civile. In un contesto culturale,
politico, economico e sociale, ma
a volte anche ecclesiale nel quale sembra sempre più spesso
prevalere la logica “dell’ognun
per sé” e del “si salvi chi può”, è
giusto sottolineare il valore di un
modo di stare nella Chiesa e nella società che educa al discernimento comune, alla condivisione delle scelte e delle responsabilità. Alimentare un legame associativo significa crescere nella
consapevolezza che annunciare
il Vangelo non è un compito riservato solo a pochi o a singole
persone, ma è una missione affidata a una comunità. Significa
costruire e coltivare legami buoni, solidi, forti anche del loro essere fondati su regole condivise.
Credo, insomma, che in un tem-
MESSA COL VESCOVO NELLA CHIESA DI VIA SAFFI
San Benedetto in festa per il patrono
po fortemente segnato da quella
che Papa Francesco chiama la
«tristezza individualista», essere
associazione rappresenti di per
sé il modo per introdurre anticorpi sani nella società e nella
cultura esasperatamente individualistica in cui siamo immersi.
• Vivere la Chiesa di Parma e
l’Ac nella Chiesa di Parma
cosa ti ha fatto mettere nel
tuo zaino?
Tantissime cose, in realtà, ma ne
ricorderei almeno tre. Dall’esperienza vissuta fin da ragazzino
nell’AC di Parma porto con me,
innanzitutto, la consuetudine
con un modo di camminare insieme tra laici e sacerdoti che è
stata ed è un’esperienza di vera
corresponsabilità, perché fondata, innanzitutto, sulla stima, l’affetto e la riconoscenza reciproca.
Un modo di essere Chiesa che ho
poi sperimentato anche negli altri livelli associativi in cui sono
stato impegnato, quello regionale e quello nazionale, ma che ho
imparato a vivere come stile caratteristico dell’AC qui a Parma.
In secondo luogo, mi porto dietro l’impegno costante di un’associazione che, anche se di piccole dimensioni e a volte un po’
“in affanno”, ha saputo far crescere nel tempo tantissime persone di straordinaria generosità
e passione per la Chiesa e per il
mondo, e continua anche oggi a
proporre esperienze, iniziative,
riflessioni molto significative,
pur nella consapevolezza che
nella sua missione evangelizzatrice deve fare i conti, come tutta
la Chiesa locale, con un contesto
culturale che pone questioni, sfide e fatiche non facili da affrontare. Infine, credo di essere debitore all’AC e alla Chiesa di Parma,
ma forse, più in generale, alla nostra terra, di un modo di vivere il
dono della fede che è portato a
tenere sempre insieme l’amore
per la Chiesa e la passione per il
Bene comune, la vita ecclesiale e
l’attenzione per l’impegno sul
piano culturale, sociale e politico: due dimensioni coniugate insieme in modo quasi inscindibile, perché entrambe orientate alla ricerca del bene delle persone.
Festa nella parrocchia di San Benedetto lo scorso 11 luglio, giorno dedicato al suo patrono. Culmine è stata la concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo, cui è seguita una serata di fraternità e di giochi.
Un’assemblea numerosa e caratterizzata anche dalla presenza di tanti
giovani e ragazzi. «Celebriamo la festa di san Benedetto, in questa parrocchia dove ci sono figli di san Giovanni Bosco.Al di là della storia, che
dà ragione di questo, c’è una ragione vera, che è la chiamata alla santità,
che è per tutti». Non solo. C’è, secondo monsignor Solmi, un altro
aspetto che accomuna i due santi: «Benedetto sa parlare al cuore
di tutti, essndo lui come un padre, che ha cura e accompagna i
bambini, i giovani, gli adulti, ad
incontrare il Signore». Aspetti,
questi, «che ben descrivono il
servizio dei salesiani e di tutta la
comuunità cristiana». Focalizzando l’attenzione sulla figura di
san Benedetto, monsignor Solmi
ne ripercorre l’impronta significativa lasciata nella nostra civiltà.
Commentando l’articolo 72 della
Regola, il Vescovo ha richiamato
alcune caratteristiche proprie del
monaco, ma anche di tutti i cristiani. Monaci che sono chiamati ad avere ”zelo buono”, cioè «desiderio
di vivere bene e di avere ideali grandi», come ci chiedono i giovani che
hanno bisogno di avere davanti a sè delle mte, che diano unità e senso
alle loro scelte. Monaci chiamati a prevenirsi l’un l’altro: cioè «mettere il
bene dell’altro come più importante del mio, per cui sono contento se la
persona che mi sta di fronte fa un passo avanti». Attenzione non scontata, questa, in un tempo - come il nostro - dove la persona è sotituita dall’individuo e l’idea di ciò che è bene e giusto è sostituita da ciò che io reputo tale. Prevenirsi per rendere onore, «riconoscendo la dignità dell’altro», come ci richiama anche il quarto comandamento. Interessante poi
notare che «nel monastero il Signore è rappresentato dall’abate, ma anche dall’infermo, per il quale si fanno tutte le eccezioni alla Regola». Pensando all’infermo non solo per malattia ma anche per le botte della vita. In un’obbedienza reciproca, dal momento che ogni persona è portatrice di una bene e mostra il volto del Signore. «Tratti, questi, della Regola e della vita di san Benedetto, che sono estremamente attuali e ci consentono di
vivere - nella nostra vocazione - con la testa alta, non ricurvi su noi stessi».Certi anche che «il “nulla anteporre a
Cristo” non significa vivere in
una dimensiore eterea, ma
qui e ora, dando valore e peso
alle nostre azioni e ampliando il più possibile le nostre
doti umane e cristiane». Perchè messe a servizio degli altri. Lezione di vita, per crescere nella vita cristiana e nella
nostra umanità, come ha ricordato anche il parroco, don
Mario Moriggi, al termine
della celebrazione.
PadreSantiagoèmortoimprovvisamentenelmonasterodiSantaRosadeOsos
lità - «ci siamo persi di vista per un
po’.Poi una sera arriva una sua telefonata, chiedendomi un aiuto per
i suoi ragazzi, che vivevano situazioni drammatiche. Mi rivolgo in
Caritas; prende l’avvio il progetto
delle adozioni a distanza. In pochi
anni (grazie anche alle conoscenze
e ai tanti legami di padre Giovanni)
si arriva a più di 500». Poi il sostegno della città di Parma, che offre
un sostanzioso contributo per fare
la Casa della Salute a Santa Rosa e
che ha sostenuto anche la formazione di alcuni operatori, che è stata inaugurata nel 2000, con la presenza anche del Vescovo Bonicelli.
Così padre Santiago ha continuato
a coinvolgere in nuovi progetti e in
una solidarietà che non conosce
confini, ex parrocchiani, amici e familiari. Amore per chi ha bisogno,
che nasce da una profonda spiritualità. Così lo ricorda grato don
Pietro Viola, che ha condiviso con
lui l’appartenenza al movimento
dei Focolarini: “Siamo qui, o Signore Gesù. Siamo venuti come i colpevoli ritornano al luogo del loro
delitto; siamo venuti come coloro
che ti hanno seguito, ma ti hanno
anche tradito, tante volte fedeli e
tante volte infedeli; siamo venuti
per riconoscere il misterioso rapporto fra i nostri peccati e la Tua
Passione: l’opera nostra e l’opera
Tua; siamo venuti per batterci il
petto, per domandarti perdono, per
implorare la tua misericordia; siamo venuti perché sappiamo che Tu
puoi, che Tu vuoi perdonarci, perché Tu hai espiato per noi. Tu sei la
nostra redenzione e la nostra speranza. Agnello di Dio, che togli i
peccati del mondo, abbi pietà di noi
e donaci la Tua pace. Amen» (da
una preghiera scritta il venerdì santo di quest’anno). «Il nostro don
Giovanni- Santiago, impetri dal Signore per me e per chi legge, la grazia dello slancio della sua anima
verso l’amore ed il servizio di Dio e
del prossimo».
M. C. S
• In occasione del trigesimo, martedì 12 agosto, alle ore 19, nella
chiesa del Buon Pastore, verrà celebrata l’Eucaristia, presieduta
dal Vescovo.
chiesa
«G
rande sorpresa e
profondo cordoglio ha
suscitato l’improvvisa
dipartita del nostro confratello don
Giovanni Dall’Asta; soprattutto nei
sacerdoti ordinati con lui il 21 giugno 1953, che lo scorso anno avevano ricordato e celebrato il 60° di
messa ha creato incredulità e sconcerto. Padre Dall’Asta infatti si era
fatto vivo con una fraterna partecipazione al nostro giubileo sacerdotale. Scriveva nel luglio scorso:
«Quanto bene abbiamo ricevuto in
questi lunghi anni: Magnificat! Ho
letto l’intervista che vi ha fatto la direttrice di Vita Nuova. Pure questo
mi ha dato grande gioia e capacità
di rivivere qualcosa della nostra fraternità vissuta intensamente anche
a distanza. Sì, carissimi, perchè
questa vita eremitica separa fisicamente, ma purifica l’anima onde
vedere e sentire maggiormente come ci vede Dio. Grazie di tutto. Anche da me fu presente il Vescovo locale e la piccola congregazione che
sta nascendo (la parte femminile
del nostro ordine) ed anche lui era
felice». Così don Walter Dall’Aglio.
Un ministero, quello di padre Santiago, che ha oltrepassato i confini
di Parma. E’ Vittorio Signifredi, responsabile per Caritas Children del
progetto Adozioni a distanza in Colombia, a raccontare alcuni “intrecci”. Appena sposato, va ad abitare alla Crocetta, che allora (siamo
nel 1965) faceva capo a Valera. «Nel
1966 arriva don Dall’Asta, un prete
estroverso, pieno di iniziative, vulcanico, che ha iniziato a coinvolgere un gruppo di laici, chiedendoci
dei servizi. Poi la costruzione delle
strutture: la chiesa di via Mordacci
e l’asilo Marchi Chiari». Un cammino fatto di condivisione di tante
realtà e progetti. Poi la scelta radicale di don Giovanni di diventare
monaco e il contemporaneo trasferimento di Signifredi in altra loca-
13
MISTERO
DELLA FEDE / 2
OGNI VOLTA
Tuttavia potremmo chiederci come è possibile affermare questo. In che senso la celebrazione della Chiesa è evento di salvezza qui ed ora per coloro che la vivono e che
ripetono i gesti e le parole di Gesù dell’ultima cena per custodire tra di loro la sua
memoria? La risposta la possiamo trovare
nel testo dell’acclamazione che l’assemblea intera canta. Il Messale Romano propone tre
possibilità di acclamazione dell’assemblea: 1) «Annunziamo la tua morte, Signore…»; 2) «Ogni volta
che mangiamo di questo pane e beviamo a questo
calice…»; 3) «Tu ci hai redenti con la tua croce e la
tua risurrezione…». Come possiamo notare tutte e
tre le proposte fanno riferimento all’evento della
Pasqua di Gesù (morte e risurrezione), mentre due
su tre (la prima e la seconda) aggiungono anche il
ritorno del Signore, la sua venuta. Il testo dell’acclamazione quindi collega la cena di Gesù e la celebrazione della Chiesa che si fonda su di essa, all’evento pasquale, del dono della vita di Gesù in
croce e della sua risurrezione.
In particolare ci possiamo fermare sulla seconda
proposta del Messale che è tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi di Paolo (1Cor 11,26). L’Apostolo ha
appena terminato di raccontare l’ultima cena di
Gesù ai destinatari della sua Lettera e «nel suo breve commento alla tradizione eucaristica mette in
risalto questo aspetto della presenza attuale del Signore nella comunità riunita per fare la cena in sua
memoria. Essa annuncia con i gesti e le parole di
Gesù la sua morte nell’attesa e speranza della sua
venuta finale» (R. Fabris). Paolo dice ai corinzi il
senso della loro celebrazione dell’eucaristia, sot-
tolineando la comunione con la morte e risurrezione del Signore nell’attesa della sua venuta. “Annunciare”, “proclamare” non sono verbi che si riferiscono unicamente ad un’azione verbale, ma a ciò
che avviene nella vita dei credenti ogni volta che
celebrano l’eucaristia.
IN MEMORIA DI ME
Questo è il senso di ogni nostra celebrazione della
Cena del Signore e questo è il «Mistero della fede»
al quale l’assemblea acclama dopo il racconto istituzionale. Non si tratta quindi di una espressione
di stupore per la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, ma per l’evento di salvezza che accade nella nostra vita di
singoli e comunità ogni volta che mangiamo il pane e beviamo al calice della cena di Gesù. Questa
acclamazione per noi, come per i corinzi ai tempi
di Paolo, è qualcosa di più di una espressione di
meraviglia. Deve essere da una parte una costante
lode al Padre per ciò che opera nella nostra vita in
Cristo Gesù, ma anche un esame di coscienza sul
nostro modo di celebrare l’eucaristia e di custodire la memoria del Signore in modo conforme alla
sua Pasqua.
Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli (fine)
18 LUGLIO 2014
La chiesa, come il seminatore, non deve avere paura di seminare e di lanciare la parola… Invece noi, spesso troppo prevenuti, vogliamo tenerla
tutta per noi e pavidamente ci rifiutiamo di lanciarla coraggiosamente
come fa il contadino… Possiamo dire che venerdì scorso in via D’Azeglio
il seme lanciato sulla strada è germogliato perché quella strada si è rivelata un terreno fertile, inaspettatamente e contrariamente a quanto accade tante volte nella chiesa dove pensiamo di trovare terreno buono e invece lo scopriamo super asfaltato….
E’ stata innanzitutto un’esperienza di volti, di sguardi e di incontri. Volti
e sguardi che hanno incontrato la Parola attraverso persone – Rinnovamento nello Spirito Santo - che l’avevano davvero saputa custodire e che
l’hanno saputa testimoniare senza paura di lanciarla… La nostra dovrebbe essere una Chiesa che sa osare e che oltre ad andare agli estremi confini del mondo sa avventurarsi anche in una strada vicino a casa. È un’esperienza che fa bene, soprattutto
a colui che evangelizza perché
sente come la parola di Dio fa nascere in lui l’amore per il mondo. E
subito ti accorgi che questo mondo cerca la felicità, la cerca, forse,
con modalità che magari consideri sbagliate, ma la ricerca. Venerdì
abbiamo fatto l’esperienza di una
folla che ha manifestato un grande desiderio di stare insieme; una
folla in movimento come un gregge di pecore senza pastore, senza
qualcuno che si prenda cura di lei,
che la sappia ascoltare, le voglia
scaldare il cuore, condividere… E
la cosa che mi ha più colpito è stata che alla fine, a tarda notte quando ce ne siamo andati e ci siamo lasciati alle spalle questo luogo di luce
molti volti anonimi ci hanno riconosciuto e ci hanno salutato.
Nel cuore della cosiddetta Movida ci siamo sentiti quasi a casa, perché la
preghiera che abbiamo fatto ha saputo trasformare noi e tutti i presenti,
la nostra città. Se durante la celebrazione invochiamo il dono dello Spirito sul pane e sul vino, venerdì abbiamo pregato perché questa folla, col dono dello Spirito, si scoprisse, diventasse comunità. E qualcosa avveniva e
per un istante non si siamo sentiti più soli, c’era come una sorgente che
ti riscaldava e che ti aiutava a trovare un senso, un significato. Era bello,
poi, vedere queste persone che avevano ricevuto un bigliettino, leggerselo e scambiarselo… Dobbiamo riconoscere che la parola di Dio è una parola potente ed è una parola che è stata custodita ed è stata donata con un
“effetto sorpresa” davvero spiazzante e coinvolgente».
L’eucarestia è una forza a cui spesso noi non crediamo più. Ma l’eucarestia è l’amore di Dio che si dona e davanti all’amore di Dio che si dona c’è
la scoperta del proprio io a cui non puoi restare indifferente. Senti davvero la presenza del totalmente altro e anche se non sai bene che cos’è
ugualmente ti parla… Se avevamo iniziato l’esperienza con timore l’abbiamo conclusa provando una grande gioia e con un atteggiamento di
gratitudine. Davvero il Signore fa grandi cose, e se gli diamo la possibilità
di agire in noi ciò che ci pare impossibile diventa possibile. Nella Movida
abbiamo incontrato anche gli animatori di strada che si sono fermati a
parlare con noi e nonostante la loro appartenenza laica hanno avvertito
come una “magia”, come l’esperienza di una protezione a differenza di
tante altre sere dove avevano respirato indifferenza. C’era, insomma, un
altro modo di stare sulla strada: c’era più cordialità, quasi un miracolo, una
cosa meravigliosa e inattesa.
Nei giovani c’è una grande voglia di fare gruppo, di fare massa, di vincere
una solitudine attraverso un contatto fisico, un “esserci”. Poi c’è anche voglia di “rilassarsi”, di crearsi un nuovo mondo, di liberarsi da una vita che,
forse, sentono un po’ troppo stretta ma con cui devono convivere se vogliono sopravvivere. In questa folla ci sono tante appartenenze culturali,
religiose etniche, che di per sé sono una ricchezza poiché non ci sono, apparentemente, enclave ma, piuttosto, un rimescolamento costante… E
poi, da ultimo, c’è la voglia di sballare, di cercare un consenso, la voglia di
essere accettati, la voglia di non riuscire con le proprie forze a stabilire un
contatto e quindi il bisogno di caricarsi.
Di fronte a questi atteggiamenti dei giovani, a queste loro richieste e sollecitazioni noi adulti, noi “grandi”, facciamo molta fatica a capire a comprendere: e allora giudichiamo e condanniamo perché, in definitiva, vengono a turbare la nostra quiete… Non so come in altre città venga affrontata questa invasione pacifica, ma rumorosa, dei giovani per le strade del
centro che durante il giorno sembrano disabitate e che la notte, improvvisamente, si animano… Penso solo che per capire qualcosa del mondo
giovanile bisogna abitare questi “spazi” e come, diceva un filosofo, sospendere il giudizio. Solo così riusciremo, forse, a costruire una relazione
che per essere tale deve basarsi sull’ascolto vero, sincero e non giudicante… Abbiamo tanti giovani e non sappiamo cosa fare per loro se non stabilire delle regole - che ci vogliono, sia ben chiaro - ma di fronte alla “ricchezza” di questo fiume in piena noi sappiamo solo pensare agli argini?
Noi “grandi” abbiamo dimenticato che un tempo eravamo anche noi giovani; che anche noi abbiamo vissuto il conflitto con la società degli adulti; e adesso che siamo “giovani da più tempo”, non siamo più capaci di connetterci con loro. Loro usano nuovi linguaggi, nuove modalità che spesso ci spiazzano… Ma questi giovani - come noi allora - si trovano a vivere
dentro ad una cultura, un mondo, che per loro hanno “disegnato” altri,
gli adulti, noi. La chiesa, un giorno, si è confrontata con la cultura greca
ed ha saputo rileggere le sue radici ebraiche. Oggi forse è chiamata ad incontrarsi con le culture del mondo giovanile se non vuole perdere la sfida dell’evangelizzazione. Ma se così non fosse tradirebbe il Vangelo poiché è chiamata ad incontrare l’uomo d’oggi. Una chiesa “in uscita” è una
chiesa che si lascia evangelizzare dal mondo. Una chiesa che vuole lasciarsi “profumare” dal mondo».
don Umberto Cocconi
La forza del rito
Parola e Pane nella movida
Prete a Parma, monaco in Colombia:
gli amici ricordano Giovanni Dall’Asta
Ufficio liturgico
VENERDÌ SCORSO IN VIA D’AZEGLIO
INIZIATIVE
Iluoghieicampidivaldesi,avventistiemetodisti.Alcuoreditutto,l’incontro
Chiese d’estate: impegno e relax
EsplorandotraAgape,CasucciaVisani,Ecumene
fedi
L’
18 LUGLIO 2014
14
estate è per le chiese
un modo per prolungare la vita di comunità e offrire a tutti proposte ricche di senso. Le iniziative si svolgono in strutture
pensate per ospitare l’incontro tra persone di età, genere
e cultura diversa, edificate in
luoghi che aiutano a ripensare se stessi e il mondo in un
contesto comunitario e in
una visione più ampia.
Nelle Valli Valdesi, nei boschi
sopra Prali, sorge Agape, il
Centro ecumenico iniziato
nel 1947 dal pastore Tullio Vinay con l’aiuto del movimento ecumenico internazionale.
Durante l’estate si susseguono campi per diverse fasce di
età e a macrotema. Da cinque
anni dirige il Centro la pastora valdese Caterina Dupré.
«Agape appartiene alla chiesa valdese ma non è un tipico
luogo ecclesiastico: è un centro
ecumenico nel senso più ampio, frequentato anche da non
credenti. Lo scopo principale
è l’incontro tra le persone attorno a un tema. La sfida è
condividere la vita e gli spazi,
confrontarsi sapendo che l’altro e l’altra può essere tanto diverso da me e non c’è un modo
giusto o sbagliato di essere. Tu
porti chi sei con le tue convinzioni e sei invitato ad esprimerle e a conoscere gli altri
ascoltando le loro storie e i loro modi di essere. Cose che per
te erano inconcepibili, quando le incontri in una persona
con cui condivi la tavola assumono un’altra dimensione».
L’aspetto spirituale viene affrontato attraverso laboratori
o discussioni, con gli adulti
anche con meditazioni.
Ad Agape la vita si snoda tra le
attività, i pasti e le serate tra
danze, falò, film. Nel 2014 il
campo politico verte sul tema
“Dai beni di consumo al bene comune”, un tema, spiega
la pastora, derivato da un lungo lavoro sul consumismo. Il
campo politico delle donne
festeggia quest’anno il 40°:
«Rivedremo tematiche come il
precariato nel lavoro, il corpo
e la spiritualità nella loro trattazione passata, in quella
odierna e con uno sguardo al
futuro». La direttora è affiancata da un gruppo residente
di dieci persone che cambia
quasi ogni anno: «I volontari
vengono da diversi Paesi, sono neo diplomati o neo laureati che desiderano vivere un
anno sabbatico prima di riprendere le attività. Nella gestione non ci sono regole prefissate ma è il gruppo a darsele. Essendo interconfessionale,
intergenerazionale e interculturale incarna lo spirito di
Agape». Per Dupré l’esperienza è positiva: «Incontro tante
persone da tanti contesti ed è
una sfida continua: mi rivolgo
a una comunità che non parla lo stesso linguaggio e non
ha un punto di partenza condiviso. Il cammino comune
non è scontato, ma è sicuramente molto valido».
Scendendo dalle valli alpine
nelle foreste del Casentino,
presso Poppi si trova Casuccia Visani, una graziosa struttura della Chiesa avventista
del settimo giorno che ospita
i campi degli scout Aisa, le
settimane “salutiste” New
Start — la prossima sarà nel
2015 — e soggiorni per famiglie e gruppi. Ci parla dei
campi il pastore Ignazio Barbuscia jr, pastore a Sesto San
Giovanni e neo direttore del
Dipartimento Giovani e Aisa.
«Ogni anno abbiamo due
campi di due settimane ciascuno: per i tizzoni — 6-11 anni — quest’anno sul tema dei
discepoli di Gesù, e per gli
esploratori — 12-15 anni —
sul tema della riscoperta dei
valori. Montiamo le tende attorno a Casuccia Visani dove
conduciamo giornate con l’alzabandiera, la colazione, i lavori al campo, un momento
spirituale e, dopo pranzo, giochi, sport, laboratori, poi cena, l’ammainabandiera, e la
serata attorno al fuoco. I campi segnano la chiusura dell’anno, a settembre si riparte
nelle rispettive comunità».
Altri destinatari delle attività
estive della Chiesa sono i giovani ai quali quest’anno è stato proposto un campo sociale a Olbia in collaborazione
con il Comune e l’Adra, Agenzia avventista di soccorso, che
dopo l’alluvione aveva lavorato in Sardegna per il recupero
di un asilo. «Abbiamo pensato di organizzare un campo a
Olbia per prestare un servizio
utile a livello sociale con diverse attività a cui abbinare
un percorso spirituale e alcuni
giorni al mare. Saremo ospitati in una scuola messa a disposizione dal Comune». Una
decina di giovani della chiesa
di Roma parteciperà invece a
un campo di Libera a Sessa
Aurunca rispondendo all’invito del Dipartimento di collaborare con altre realtà impegnate nel sociale. E non solo: una delegazione italiana di
scout avventisti volerà negli
Stati Uniti per un Camporee
internazionale, iniziativa che
si tiene ogni cinque anni in
un diverso Paese e raduna
scout avventisti di tutto il
mondo. «Le iniziative estive
permettono uno scambio interessante tra ragazzi del nord e
quelli del sud che spesso vivono realtà ecclesiali piccole,
mentre qui possono incontrare tanti ragazzi e rivederli ogni
anno. Incontrarsi permette di
aprirsi e riflettere insieme con
ragazzi che condividono la
stessa fede e con amici o compagni di scuola e di quartiere.
Abbiamo avuto con noi cattolici, altri evangelici e ragazzi
di altre religioni».
Il giro termina in Lazio, fuori
Velletri, dove si trova Ecumene, centro che festeggia il 60°
compleanno. «Il nome del
Centro — spiega la direttora
Elvira Migliaccio — significa
“tutto il mondo abitato”, e la
sua storia inizia nel 1951
quando giovani metodisti e
battisti pensarono di costruire nell’Italia centrale un luogo
simile ad Agape. In un mondo devastato dalla guerra desideravano ritrovarsi per lavorare insieme, e in effetti alla
costruzione di Ecumene, inaugurato nel 1954, contribuirono giovani di nazioni che erano state nemiche».
Ecumene è un “centro di culto, vita comunitaria e studio”,
elementi che la direttora spiega così: «culto perché l’aspetto
teologico è fondante; vita comunitaria perché si vive come
una piccola comunità, ognuno a servizio dell’altro; studio
perché si approfondiscono gli
ambiti teologico e politico. Alcune famiglie trascorrono qui
qualche settimana estiva,
mentre durante l’anno ospitiamo convegni della nostra e
di altre chiese e attività promosse dal Centro stesso. Ci
aiutano volontari delle nostre
comunità e anche simpatizzanti e persone che amano il
progetto del Centro. Quest’anno il campo politico si avvale
della collaborazione di due
associazioni romane».
L’estate 2014 trascorre tra il
campo cadetti e il campo juniores in corso ora; il campo
politico sul tema “I giovani e il
lavoro che non c’è”, il campo
giovani su “Dimmi come
mangi e ti dirò chi sei” e il
campo di ferragosto dedicato
al 60° che culminerà con il
culto pomeridiano e il cenone sull’aia: «Ecumene è un
progetto dinamico che riflette
sulla sua missione; abbiamo
iniziato a celebrare l’anniversario con assemblee sui temi
caratterizzanti la vocazione
del Centro: l’unità della chiesa, il lavoro volontario, gli studi teologici e politici. Le conversazioni confluiranno in
un’assemblea durante il culto
di ferragosto». Al Centro non
risiede un gruppo tutto l’anno ma vi abita la direttora con
la famiglia. «Essendo membro
della Chiesa metodista il mio è
un lavoro vocazionale; durante l’anno programmiamo
le attività del Centro, gli incontri, e ci confrontiamo con
tantissime realtà. Qualche anno in una giornata sul tema
“Pregare insieme, insieme per
pregare” parteciparono cristiani, musulmani, sikh, induisti e buddhisti. Si creò una
bella atmosfera, ognuno si rese partecipe dell’esperienza
dell’altro. Sono momenti che
non si dimenticano».
Laura Caffagnini
CON LUIGI DE SALVIA, SEGRETARIO DI RFP
DAL MARE AI MONTI ALLE CITTÀ D’ARTE
A TREVI IL 53° CONVEGNO NAZIONALE
Acuto: la fede bahà’ì e le religioni
Ferie solidali in Foresteria valdese
Cem Mondialità cura le relazioni
Dal 22 al 27 agosto all’hotel La Panoramica di Acuto (FR) il
Centro di studi superiori Abu’l Fadl, associazione bahà’ì italiana, organizza il 18° corso di studi superiori sulla fede bahà’ì.
Relatore principale è Luigi De Salvia, segretario generale della sezione italiana di Religions for peace, che interverrà principalmente sulle religioni monoteiste e il dialogo interreligioso. Il corso di agosto appartiene a un percorso triennale sulla
fede bahà’ì e le altre religioni che offre lezioni sui temi principali della fede bahá’í e le loro implicazioni sullo sviluppo di
una futura civiltà mondiale. Il primo anno si studia Storia della fede bahá’í e Sacre Scritture, il secondo Leggi e Ordine Mondiale, il terzo Religioni e condizioni del mondo. Mirza Abu’lFadl, di cui ricorre quest’anno il centenario della morte, fu il
primo studioso Bahá’í a promuovere la diffusione della fede
bahà’ì in diversi Paesi del mondo. Secondo gli insegnamenti
di Bahá’u’lláh, il fondatore del bahàìsmo, ogni uomo dovrebbe sviluppare i propri talenti e metterli al servizio dell’umanità, ma ciò avviene solo grazie all’educazione. Informazioni
e iscrizioni: [email protected], tel. 0775.56061.
Le Foresterie valdesi sono opere sociali di proprietà della Chiesa valdese. Accolgono ospiti di qualunque appartenenza, e oltre all’ospitalità offrono l’organizzazione di gite sul territorio e
incontri. Tre sono al mare: Pietra Vallecrosia e Pietra ligure in
Liguria e Rio marina all’Isola d’Elba, una in montagna a Torre
Pellice, nell Valli valdesi; una in campagna, Casa Cares, in Toscana; quattro in città d’arte: Venezia, Firenze, Roma, Palermo.
Organismi no profit, sostengono economicamente alcuni servizi sociali e assistenziali della Chiesa valdese rivolti a bambini, giovani, disabili e anziani. Dal 2009 offrono anche delle borse per soggiorni scolastici gratuiti a bambini e ragazzi in difficoltà economica. Nelle case si presta attenzione anche all’aspetto ecologico. A tavola si utilizza acqua in caraffa del rubinetto, vengono cucinati prodotti a chilometro 0, viene incentivata la raccolta differenziata, si privilegiano impianti che
utilizzano l’energia solare. La foresteria di Torre Pellice (nella
foto di Pietro Romeo) è composta di tre edifici storici situati nel
quartiere valdese e durante il Sinodo accoglie i deputati delle
chiese valdesi e metodiste. Info: www.foresterievaldesi.it
Dal 27 al 31 agosto a Trevi si svolgerà il 53° convegno nazionale di CEM Mondialità, Amare questo tempo. Alfabeti per la cura delle relazioni. Il tema sarà svolto attraverso laboratori, workshop e due serate con Massimo Bubola, Khalid Chaouki e Dagmawi Yimer. «La tematica di quest’anno — scrive Antonella
Fucecchi — s’ispira al bisogno di riprendere il cammino formativo in uno scenario del presente segnato da una drammatica crisi delle relazioni e della volontà di partecipare... È forte
il bisogno di recuperare coesione sociale e impegno civile dalla famiglia alla politica, passando per la scuola e i contesti lavorativi dove le sfide dell’interculturalità si rendono più urgenti… Come formatori avvertiamo l’urgenza di individuare
alfabeti e strategie di piccoli passi per imparare a comporre i
frammenti e nutrire relazioni. Sono abilità che provengono dal
pensiero al femminile e devono essere apprese da tutti. In questa luce, avere cura di tessere il dialogo tra generazioni, ricercare alleanze tra i generi, sono sfide educative che non possiamo eludere per riprendere con passione le fila del vivere insieme». Iscrizioni entro il 31 luglio: tel. 030.3772780.
ciare (quasi) ad ogni forma
di lusso, ad accettare la precarietà, specie i giovani detti la “generazione 1000 euro”. In un mondo così variegato, dove c’è chi ha davvero “troppo”, e chi invece
troppo poco o quasi niente
(pensiamo alle bidonville
nei paesi poveri del sud del
mondo), ci chiediamo: ma
quali armi abbiamo per rovesciare la tendenza all’impoverimento e costruire un
futuro meno pessimistico?
Le risposte sono molte e diverse: una, ad esempio, viene da Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, l’originale istituto fondato 15
anni fa in Italia, con 36mila
soci, una raccolta di circa
900 milioni di euro, prestiti
per 770 milioni, sofferenze
all’1,4% del totale. A fronte
di un sistema bancario che,
dopo la crisi globale, assomma crediti incagliati
per quasi il 30% del totale,
Banca Etica in questi ultimi
tempi ha visto prosperare il
suo business. È sempre stata in utile, aumenta i dipendenti, le paghe sono
moderate: i dirigenti non
possono prendere oltre 6
volte più del livello più basso. È chiaro che soltanto da
una realtà del genere poteva venire un libro come
quello scritto da Biggeri: “Il
valore dei soldi”, dove riflette sulla “finanza etica” con
l’assunto centrale che il denaro può e deve essere usato “a favore del bene comune”. Solo in questo caso
produce ricchezza per tutti,
altrimenti si trasforma in
una sorgente di conflitti.
E di esempi del potere distruttivo del denaro, se usato male, ne abbiamo parecchi. “Salvare le banche dalla crisi finanziaria è costato
(nel 2009) oltre 13mila miliardi di dollari, oltre sei
volte l’intero debito pubblico italiano”. E che dire dei
“derivati”, forme di assicurazione finanziaria adottate per coprirsi dai rischi
inerenti valute, borse, petrolio, grano, oro ecc.? Anche loro sono una bomba a
orologeria con cifre da fare
accapponare la pelle: nel
1992 erano 20mila miliardi
di dollari l’anno e nel 2010
hanno raggiunto la cifra di
670mila (quattro volte la
ricchezza mondiale). Queste cifre parossistiche ricordano a tutti che è irresponsabile “giocare col fuoco”.
Purtroppo molti apprendisti stregoni della finanza
continuano a farlo. Urgono
regole per controllarli ma sostiene Biggeri - urge soprattutto educare al valore
della “finanza etica”, la sola
che può trattare il denaro in
forma rigorosa e responsabile, per sostenere progetti
a sfondo produttivo e solidale, imprese “pulite”, cooperative, piccole aziende
familiari. Lì si genera ricchezza vera e solidarietà
inclusiva.
Luigi Crimella
L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso
e l’Occupazione (UNRWA) dei profughi palestinesi e nel vicino oriente è un’agenzia di soccorso, di sviluppo, di istruzione, d’assistenza
sanitaria, di servizi sociali e di aiuti di emergenza a oltre quattro milioni di profughi palestinesi che vivono In Giordania,, Libano, Siria, Cisgiordania e Strisci d Gaza. È l’unica
agenzia dedicata solo ad aiutare i profughi
provenienti da una regione o conflitto specifico. È separata dall’UNHCR l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, che è l’unica altra agenzia
delle Nazioni Unite dedita ad aiutare i rifugiati
e si occupa di aiutare tutti i rifugiati nel mondo.
Nella Striscia di Gaza è chiusa una popolazione di oltre 1,5 milioni di persone, di cui 1,2
milioni sono rifugiati.
Secondo l’Onu si tratta del più grande “Campo” profughi al mondo e, secondo altri, del
più grande carcere a cielo aperto. Da Gaza infatti non si può uscire (anni fa l’unione europea finanziò e costruì l’aeroporto che fu immediatamente bombardato e distrutto da
Israele). A Gaza è permesso un limitatissimo
commercio con l’estero..
L’UNRWA gestisce 8 campi rifugiati, 245 scuole con 225.098 alunni e 8.227 educatori, 2 centri di formazione professionale e tecnica. Ha
22 centri sanitari di base in cui operano
1.043 personale sanitario che effettua
4.515.000 visite mediche all’anno
Negli ultimi dieci anni, la situazione socioeconomica di Gaza ha vissuto un costante declino. Anni di conflitto e di embargo hanno lasciato l’80 per cento della popolazione dipendente dagli aiuti internazionali.
terra
A
quanto ammonterebbe la ricchezza finanziaria complessiva di una famiglia di 4 persone se l’insieme di tutte le
ricchezze mondiali fosse
equamente distribuito? La
risposta è 21.714 dollari a
persona, che moltiplicato
per i 4 componenti della famiglia-tipo farebbe un patrimonio di 86.857 dollari
per ciascuna famiglia,
comprendente una casetta
(50 mila dollari) e 36 mila
dollari di risparmio. Il calcolo parte dalla ricchezza
finanziaria mondiale stimata al 2013, che è di
152mila miliardi di dollari.
Ragioniamo sulla ipotesi
che il mondo cammini verso una progressiva uguaglianza di fatto, verso un livello medio che pian piano
include i poveri e taglia le
punte di eccessiva ricchezza. E queste punte sono ancora, anzi sono sempre più
rilevanti. I “super-ricchi”
del pianeta sarebbero 16,3
milioni (pari all’1,1% della
popolazione). Negli Usa sono 7,13 milioni, in Cina 2,4
milioni, Giappone 1,2 milioni, in Italia 281 mila famiglie (1,1 milioni di persone, cioè l’1,8% del totale).
Ecco che un po’ tutti ci siamo abituati a fare i conti al
centesimo, a usare il lowcost, a scegliere la sobrietà
come stile di vita, a rinun-
Dizionario delle globalizzazioni
Finanza globale: ci aspetta un mondo
di “super-ricchi” e di “super-poveri”?
UNRWA
Aluisi Tosolini
L’abissotraipochissimiultra-ricchi(1,1%dellapopolazione)eilmiliardoepiùdiultra-poveri
Peggioradiorainora,ilbilanciodellevittime.Ildrammadeibambinitraumatizzatidallebombeedallamortedeiparenti
Gaza, sempre grave l’emergenza umanitaria 15
G
iunta al settimo
giorno, l’operazione
“Protection Edge”
(confine protettivo) lanciata da Israele contro i miliziani di Hamas a Gaza, fa
segnare un nuovo tragico
bilancio. Secondo Caritas
Jerusalem, alle ore nove di
oggi, 14 luglio, i morti sarebbero 171, 1.200 i feriti,
230 dei quali bambini e 270
donne. Le case distrutte o
danneggiate dai bombardamenti sono 750, 4.500 gli
sfollati e 400mila le persone prive di energia elettrica. A queste cifre devono
aggiungersi circa 17mila
gazawi residenti nella zona
nord della Striscia che hanno abbandonato le loro abitazioni dopo essere stati avvisati da Israele di una possibile offensiva di terra e di
prossimi bombardamenti.
Tutti hanno trovato rifugio
presso le sedi delle Nazioni
Unite. Non accenna, quindi
a diminuire, la pressione
militare israeliana sulla
Striscia, nonostante gli sfor-
zi diplomatici e gli appelli
per fermare il bagno di sangue. L’ultimo, ieri all’Angelus, di Papa Francesco che
ha esortato “le parti interessate e tutti quanti hanno
responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare alcuno
sforzo per far cessare ogni
ostilità”.
nella zona nord, la notte
scorsa si è verificato il primo blitz di terra israeliano
per neutralizzare i lanciatori di razzi. Nel corso dell’ultima settimana ne sarebbero stati lanciati oltre 700,
mettendo a dura prova l’Iron Dome (Cupola di ferro), il sistema anti-missili a
corto raggio in dotazione
dell’esercito di Israele.
L’attività diplomatica
Nei giorniscorsi a Vienna, a
margine del vertice preliminare sul nucleare iraniano, si e tenuto un incontro
tra i capi delle diplomazie
francese e tedesca, Laurent
Fabius e Frank-Walter
Steinmeier, insieme al ministro degli Esteri inglese,
William Hague. All’ordine
del giorno la situazione di
Gaza. Con loro anche il segretario di Stato americano
John Kerry che ha parlato al
telefono con il premier
israeliano Benjamin Netanyahu, offrendogli la disponibilità a “dare una mano per arrivare a un cessate
il fuoco” che resta la principale urgenza. Con Washington spettatore, non
vuole e non può esercitare
forti pressioni su Israele,
spetta, dunque, all’Europa
muoversi in prima persona
per cercare una tregua. Per
Caritas Jerusalem
questo motivo che da oggi
(fino al 19) il ministro degli
Esteri italiano, Federica
Mogherini, lady Pesc in
pectore con l’Italia al timone del semestre di presidenza dell’Ue - ed il suo
omologo inglese, saranno
in Medio Oriente per incontrare i dirigenti israeliani e palestinesi. Un viaggio
che li porterà anche in
Giordania e in Egitto. Il
nuovo presidente egiziano,
il generale Al Sisi, infatti,
appare al momento uno dei
pochi interlocutori in grado
di trattare con Hamas. Dal
canto suo il segretario generale dell’Onu, Ban Ki
Moon, ha denunciato i
“troppi civili palestinesi uccisi” dai raid e condannato
i lanci di razzi contro Israele. Sul campo gli attacchi
proseguono senza sosta.
Nella notte tra domenica e
lunedì i razzi lanciati dalla
Striscia verso il territorio
israeliano sono stati 10, due
dei quali caduti nei Territori palestinesi. I raid israeliani hanno colpito, invece, tre
strutture di formazione del
braccio militare di Hamas,
le Brigate di Ezzedin alQassam, ma senza fare vittime. Colpiti anche edifici a
Gaza City, Deir el-Balah,
nella parte meridionale
della Striscia, e Jabaliya,
sulla costa. A Beit Lahya,
Attraverso i suoi sei comitati locali sparsi nella Striscia,
l’organizzazione caritativa
lamenta “mancanza di carburante e di generi di prima
necessità e denuncia distruzioni di case di civili.
Particolarmente gravi sono
le condizioni dei bambini
traumatizzati dalle bombe,
dalla morte di parenti e dalla distruzione delle loro
abitazioni. Oltre 1500 di
questi hanno bisogno di
supporto psicologico. Altro
pericolo che grava sui più
piccoli sono gli ordigni inesplosi. Molti, infatti, recuperano oggetti familiari tra
le macerie delle loro case
esponendoli a possibili
esplosioni”.
Emergenza
umanitaria e sanitaria: da
Terre des Hommes giunge
oggi appello per farmaci
salvavita. Mancano 470 tipi
di materiali sterili e monouso, tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti,
guanti e soprattutto sacche
di sangue per i feriti. Emergenza confermata al Sir anche dallo staff dell’Unrwa,
l’agenzia Onu dei rifugiati
palestinesi. “Ci sono oltre
10mila persone rifugiate
presso le nostre strutture
dopo che l’esercito israeliano le aveva invitate a lasciare le proprie abitazioni, in
vista di scontri a fuoco e
bombardamenti. Stiamo
cercando di aiutarle offrendo cibo, kit per l’igiene personale e coperte. Nessuno
di loro sa se e quando potrà
rientrare a casa. Il 50% della popolazione di Gaza è
composta da persone di
meno di 18 anni. Soffrono
tutti di traumi psicologici.
Per loro il dramma continuerà anche dopo la fine
del conflitto”. “I bambini
stanno pagando il prezzo
della spirale di violenza a
Gaza e in Israele, che ha visto almeno 33 di loro perdere la vita a Gaza nei giorni scorsi, e centinaia di altri
rimanere feriti. Nessun
bambino - tuona l’Unicef dovrebbe soffrire l’impatto
terrificante di una simile
violenza”.
Daniele Rocchi
18 LUGLIO 2014
CaritasJerusalemlamentalamancanzadigeneridiprimanecessità
MAGISTERO
DEL PAPA
Pubblichiamoampistralcidell’inteventodipapaFrancescoil16giugnoscorsoin
aperturadelConvegnoPastoralediRomasultema:“Unpopolochegeneraisuoifigli”
La Chiesa non cresce per proselitismo,
cresce per attrazione, per testimonianza
terra
I
18 LUGLIO 2014
16
n questo anno, visitando
alcune parrocchie, ho
avuto modo di incontrare tante persone, che spesso
fugacemente ma con grande fiducia mi hanno espresso le loro speranze, le loro
attese, insieme alle loro pene e ai loro problemi. Anche
nelle tante lettere che ricevo ogni giorno leggo di uomini e donne che si sentono disorientati, perché la vita è spesso faticosa e non si
riesce a trovarne il senso e il
valore. E’ troppo accelerata!
Immagino quanto sia convulsa la giornata di un papà
o di una mamma, che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola, poi vanno
a lavorare, spesso in luoghi
dove sono presenti tensioni
e conflitti, anche in luoghi
lontani. Prima di venire qui,
sono andato in cucina a
prendere un caffè, c’era il
cuoco e gli ho detto: ”Tu per
andare a casa tua di quanto
tempo hai bisogno?”; ”Di
un’ora e mezza…”. Un’ora e
mezza! E torna a casa, ci sono i figli, la moglie…. E devono attraversare Roma nel
traffico. Spesso capita a tutti noi di sentirci soli così. Di
sentirci addosso un peso
che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa è vita? Sorge nel nostro cuore la
domanda: come facciamo
perché i nostri figli, i nostri
ragazzi, possano dare un
senso alla loro vita? Perché
anche loro avvertono che
questo nostro modo di vivere a volte è disumano, e non
sanno quale direzione
prendere affinché la vita sia
bella, e la mattina siano
contenti di alzarsi (...).
I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza!
Credo che lo stesso avvenga
a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da
percorrere, di un maestro di
cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica
del vivere quotidiano. Sono
orfani, ma conservano vivo
nel loro cuore il desiderio di
tutto ciò! Questa è la società
degli orfani. Pensiamo a
questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i
nonni sono allontanati, in
casa di riposo, non hanno
quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani,
senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è
stanco, mamma è stanca,
vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di
gratuità: quello che dicevo
prima, quella gratuità del
papà e della mamma che
sanno perdere il tempo per
giocare con i figli. Abbiamo
bisogno di senso di gratuità:
nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. E
quando pensiamo che il Signore si è rivelato a noi nella gratuità, cioè come Grazia, la cosa è molto più importante. Quel bisogno di
gratuità umana, che è come
aprire il cuore alla grazia di
Dio. Tutto è gratis: Lui viene
e ci dà la sua grazia. Ma se
noi non abbiamo il senso
della gratuità nella famiglia,
nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile
capire cosa è la grazia di
Dio, quella grazia che non si
vende, che non si compra,
che è un regalo, un dono di
Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità.
Gesù ci ha fatto una grande
promessa: «Non vi lascerò
orfani» (Gv 14,18), perché
Lui è la via da percorrere, il
maestro da ascoltare, la speranza che non delude. Come non sentire ardere il
cuore e dire a tutti, in particolare ai giovani: ”Non sei
orfano! Gesù Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre e
vuole aiutarti, perché ti
ama”. Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol
dire annunziare che non
siamo orfani. Perché anche
la società rinnega i suoi figli!
Per esempio a quasi un 40%
dei giovani italiani non dà
lavoro. Cosa significa? ”Tu
non mi importi! Tu sei materiale di scarto. Mi spiace,
ma la vita è così”. Anche la
società rende orfani i giovani. Pensate cosa significa
I nostri bambini, i
nostri ragazzi
soffrono di
orfanezza!
I giovani sono orfani
di una strada sicura
da percorrere, di un
maestro di cui
fidarsi, di ideali che
riscaldino il cuore, di
speranze che
sostengano la fatica
del vivere
quotidiano.
Conversione non è facile, perché è cambiare
la vita, cambiare metodo, cambiare tante
cose, anche cambiare l’anima. Ma questo
cammino di conversione ci darà l’identità di
un popolo che sa generare i figli, non un
popolo sterile! Se noi come Chiesa non
sappiamo generare figli, qualcosa non
funziona! La sfida grande della Chiesa oggi
è diventare madre: madre! Non una Ong
ben organizzata, con tanti piani pastorali…
Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello
non è l’essenziale, quello è un aiuto.
che 75 milioni di giovani in
questa civiltà Europea, giovani dai 25 anni in giù, non
abbiano lavoro… Questa civiltà li lascia orfani. Noi siamo un popolo che vuole far
crescere i suoi figli con questa certezza di avere un padre, di avere una famiglia, di
avere una madre. La nostra
società tecnologica — lo diceva già Paolo VI — moltiplica all’infinito le occasioni
di piacere, di distrazione, di
curiosità, ma non è capace
di portare l’uomo alla vera
gioia. Tante comodità, tante cose belle, ma la gioia
dov’è? Per amare la vita non
abbiamo bisogno di riempirla di cose, che poi diventano idoli; abbiamo bisogno
che Gesù ci guardi. È il suo
sguardo che ci dice: è bello
che tu viva, la tua vita non è
inutile, perché a te è affidato un grande compito. Questa è la vera sapienza: uno
sguardo nuovo sulla vita che
nasce dall’incontro di Gesù.
Il Cardinale Vallini ha parlato di questo cammino di
conversione pastorale missionaria. E’ un cammino
che si fa e si deve fare e noi
abbiamo la grazia ancora di
poterlo fare. Conversione
non è facile, perché è cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose,
anche cambiare l’anima.
Ma questo cammino di conversione ci darà l’identità di
un popolo che sa generare i
figli, non un popolo sterile!
Se noi come Chiesa non
sappiamo generare figli,
qualcosa non funziona! La
sfida grande della Chiesa
oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello non
è l’essenziale, quello è un
aiuto.
(...) Non si tratta, non è questione di andare a cercare
proseliti, no, no! Andare a
suonare al citofono: ”Lei
vuol venire a questa associazione che si chiama
Chiesa cattolica?...”. Bisogna
fare la scheda, un socio di
più… La Chiesa - ci ha detto
Benedetto XVI - non cresce
per proselitismo, cresce per
attrazione, per attrazione
materna, per questo offrire
maternità; cresce per tenerezza, per la maternità, per
la testimonianza che genera
sempre più figli. (...)
Nel presente - ne parlerò
dopo, se ho tempo - una sola parola dirò: accoglienza.
Ecco, l’accoglienza. E un’altra che avete detto voi: tenerezza. Una madre è tenera,
sa accarezzare. Ma quando
noi vediamo la povera gente che va alla parrocchia con
questo, con quell’altro e non
sa come muoversi in questo
ambiente, perché non va
spesso in parrocchia, e trova
una segretaria che sgrida,
che chiude la porta: ”No, Lei
per fare questo deve pagare
questo, questo e questo! E
deve fare questo e questo…
Prenda questa carta e deve
fare…”. Questa gente non si
sente a casa di mamma!
Forse si sente nell’amministrazione, ma non a casa
della madre. (...)
Anche i preti, i parroci e i viceparroci hanno tanto lavoro e io capisco che a volte
sono un po’ stanchi; ma un
parroco che è troppo impaziente non fa bene! A volte
io capisco, capisco… Una
volta ho dovuto sentire una
signora, umile, molto umile, che aveva lasciato la
Chiesa da giovane; adesso
era madre di famiglia, è tornata alla Chiesa, e dice: ”Padre, io ho lasciato la Chiesa
perché in parrocchia, da ragazzina è venuta una donna
con un bambino e ha chiesto al parroco di fare il Battesimo… - questo tanto
tempo fa e non qui a Roma,
da un’altra parte -, e il parroco ha detto di sì, ma che
doveva pagare… «Ma non
ho i soldi!». «Vai a casa tua,
prendi quello che hai, portamelo e io ti battezzo il figlio»”. E quella donna mi
parlava in presenza di Dio!
Questo succede… Questo
A me piace sognare
una Chiesa che viva
la compassione di
Gesù.
Una Chiesa che
abbia un cuore
senza confini, ma
non solo il cuore:
anche lo sguardo,
la dolcezza dello
sguardo di Gesù,
che spesso è molto
più eloquente di
tante parole.
non significa accogliere,
questo è chiudere la porta!
Nel presente: tenerezza e
accoglienza.
E per il futuro, speranza e
pazienza. Dare testimonianza di speranza, andiamo avanti. E la famiglia? E’
pazienza. Quella che san
Paolo ci dice: sopportarvi a
vicenda, l’un l’altro. Sopportarci. E’ così.
La gente che viene sa, per
l’unzione dello Spirito Santo, che la Chiesa custodisce
il tesoro dello sguardo di
Gesù. E noi dobbiamo offrirlo a tutti. Quando arrivano in parrocchia quale atteggiamento
dobbiamo
avere? Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore
grande, come in famiglia,
chiedendo al Signore di farci capace di partecipare alle
difficoltà e ai problemi che
spesso i ragazzi e i giovani
incontrano nella loro vita.
Dobbiamo avere il cuore di
Gesù, il quale «vedendo le
folle ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite come pecore che non
hanno pastore» (Mt 9,36).
Vedendo le folle, ne sentì
compassione. A me piace
sognare una Chiesa che viva
la compassione di Gesù.
Compassione è ”patire con”,
sentire quello che sentono
gli altri, accompagnare nei
sentimenti. E’ la Chiesa madre, come una madre che
carezza i suoi figli con la
compassione. Una Chiesa
che abbia un cuore senza
confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù, che spesso è molto più
eloquente di tante parole.
Le persone si aspettano di
trovare in noi lo sguardo di
Gesù, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo
sereno, felice che entra nel
cuore. Ma deve essere tutta
la parrocchia ad essere una
comunità accogliente, non
solo i sacerdoti e i catechisti. Tutta la parrocchia!
Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono
accoglienti, se gli orari delle
attività favoriscono la partecipazione dei giovani, se
siamo capaci di parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti (come ad esempio nello sport,
nelle nuove tecnologie) le
possibilità per annunciare il
Vangelo. Diventiamo audaci nell’esplorare nuove modalità con cui le nostre comunità siano delle case dove la porta è sempre aperta.
La porta aperta! Ma è importante che all’accoglienza
segua una chiara proposta
di fede; una proposta di fede
tante volte non esplicita, ma
con l’atteggiamento, con la
testimonianza: in questa
istituzione che si chiama
Chiesa, in questa istituzione
che si chiama parrocchia si
respira un’aria di fede, perché si crede nel Signore Gesù (...).
AntonioFiori,analistadellapoliticacoreana,parladelviaggiodiFrancesco,chesaràaSeouldal13al18agosto
CHIESA • Mons. Pietro Kang U-il,
presidente della Conferenza
episcopale coreana.
U
na messa per la pace
e la riconciliazione
delle due Coree nella cattedrale di Myeongdong a Seoul. Sarà questo
uno dei momenti forti del
viaggio di Papa Francesco
in Corea. Un paese nel cuore dell’Asia, attraversato da
una guerra fredda che divide in due dal 1953 la penisola. “Penso che ci siano
poche speranze. Non c’è la
possibilità alla stato attuale
dal punto di vista politico di
arrivare a una riconciliazione, facendo leva sulla volontà di entrambe le nazioni”. Antonio Fiori non è un
tipo che gira attorno alle
idee che esprime. È docente di Politica e istituzioni
della Corea e dell’Asia
Orientale presso l’Università di Bologna. Ha da poco
partecipato ad un forum
dedicato proprio alla situazione della penisola coreana e ai rapporti con la Corea del Nord, organizzato
dall’Istituto affari internazionali e dall’Ambasciata
della Repubblica di Corea
in Italia. Ed è di nuovo in
partenza per Seoul.
• Quali possibilità allora ci sono perché si
muova qualche cosa in
questa direzione?
L’unica possibilità che esiste in questo momento sulla penisola coreana è il collasso del regime che controlla la Corea del Nord.
Collasso che non è ipotizzabile anche perché sarebbe il risultato di una serie di
conseguenze poco auspicabili, come una guerra tra le
due parti, che porterebbe
con se anche l’intervento di
altre nazioni, oppure un attacco chirurgico da parte
degli Stati Uniti. Quindi, come studiosi, accogliamo la
preghiera del Pontefice per
una riunificazione della penisola, ma ci crediamo tutti
molto poco.
• La Chiesa locale dice
di auspicare che la Corea del Nord invii almeno un gruppo di cattolici nordcoreani per la
visita del Papa in Corea
del Sud.
In Corea del Nord ufficialmente non ci sono cattolici,
perché fondamentalmente
viene professato un ateismo di fondo. Quindi mi
chiedo come fanno ad inviare una delegazione religiosa se la religione non è
professata e non può essere
professata all’interno del
Paese. Sarebbe un controsenso.
• Eppure le comunità
cattoliche anche se sotterranee esistono.
Il problema sostanziale è
che stiamo parlando di
gente che non è libera di
GUERRA FREDDA • Park Geun-hye, presidente della Repubblica di Corea,
e Kim Jong-un, dittatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea.
professare la religione in
senso integrale. Quello che
noi sappiamo è che le condizioni di coloro che professano una religione è
estremamente limitata e
sottoposta ad un controllo
serrato. Esiste un dipartimento di Stato per il Safe
security che espleta funzioni di controllo estremamente capillari su tutti quegli organismi che potrebbero contribuire a minare le
basi del regime. Ed è noto
che in molti paesi la religione è stato un agente essenziale per il cambiamento
del regime politico in atto.
Motivo per cui per il regime
di Pyongyang, la religione è
un pericolo perché potrebbe generare possibili sacche di resistenza e cambiamento.
• Qualche esempio?
Il caso Kenneth Bae, cittadino coreo-americano che
è attualmente detenuto nelle carceri della Corea del
Nord. Era un tour operator
che organizzava tour in Corea del Nord con il permesso ovviamente del regime
ed è stato sbattuto in galera
perché in possesso di alcune copie della Bibbia.
• È ipotizzabile che per
accreditarsi presso la
Santa Sede, la Corea del
Nord invii una delegazione finta?
Assolutamente lo escluderei. Una cosa del genere mi
troverebbe spiazzato come
analista. Ma se inviasse una
delegazione vera, mi troverebbe ugualmente spiazzato. Una cosa invece ipotizzabile è che si sia lavorato e
ragionato su una visita del
Papa in territorio nordco-
reano. Per dire: vengo da
voi non per lanciare un
messaggio apostolico ma
per farmi latore di un messaggio di pace e di riconciliazione, per essere un ponte tra le due Coree.
• Ma sarebbe una possibilità ancora reale a
questo punto?
Le diplomazie non lavorano mai totalmente in superficie e probabilmente
non arriveranno mai a pubblicare una simile possibilità posto che su questa
possibilità si stia lavorando.
Ricordo però un precedente: nel 1971 Kissinger andò
in Cina. Si assentò un giorno dal Pakistan dove si trovava per una conferenza,
prese un aereo e andò in Cina per preparare la strada
alla visita di Nixon a Pechino. Prendere contatti con la
diplomazia nordcoreana
non è impossibile. La diplomazia nordcoreana lavora
in maniera molto alacre. Da
questo punto di vista, non
pensiamo alla Corea del
Nord come ad un Paese terzomondista.
• Come è vista a
Pyongyang la visita del
Papa in Corea del Sud?
Non mi risulta che ci sia stata alcuna presa di posizione. Leggo quotidianamente il loro organo di stampa
che viene pubblicato nella
maggior parte solo in coreano. E non ho letto nulla a
riguardo della visita del
pontefice. Sono molto enigmatici. Probabilmente se
Papa Francesco dovesse
spendere parole per la riconciliazione della penisola, loro commenteranno.
• Se dunque la situazione è così critica, quale
potrebbe essere per il
Papa un risultato buono da portare a casa?
Dal mio punto di vista
chiunque e qualunque personaggio pubblico lavori alla possibilità di dare un futuro di unificazione ad una
penisola così massacrata, è
un personaggio che merita
di essere seguito. Se il pontefice lanciasse anche solo
l’augurio a tutta la Corea
per un futuro di riconciliazione e tendesse la mano
della comunità cattolica per
un aiuto verso questa riconciliazione, sarebbe un
passo molto importante. È
in questo senso un segnale
positivo il fatto che il pontefice abbia scelto la Corea
del Sud per un suo viaggio
in Asia ed abbia in qualche
maniera tralasciato altre
possibili mete. Certo, il Papa ha accettato per tante ragioni. Va in Corea per rendere omaggio ai martiri coreani, per incontrare i giovani, per visitare la diocesi
di Daegeon che sta svolgendo un lavoro straordinario
a sostegno dei poveri… Ma
non nego come speranza
che il pontefice abbia scelto
la Corea anche per dare un
messaggio di pace in un angolo di mondo martoriato.
Maria Chiara Biagioni
StatoeRegionifirmanounpattoperlasalute,maoccorrevigilaresuglisquilibriterritorialiegarantirelecureperipoveri
Quale salute in un paese senza giovani?
terra
«Tra le due Coree la riconciliazione è impossibile,
ma l’augurio di pace del papa sarà importante»
17
U
na popolazione che
invecchia, dove la
depressione è il problema di salute mentale
più diffuso - in tutte le fasce
d’età - mentre permangono
disuguaglianze sociali e
territoriali. È la fotografia
scattata dall’Istat con l’indagine “Tutela della salute
e accesso alle cure”, presentata ieri a Roma. Ne parliamo con Walter Ricciardi,
docente d’igiene all’Università Cattolica del Sacro
Cuore e direttore del Dipartimento di sanità pubblica
del Policlinico Gemelli di
Roma.
• L’invecchiamento
della popolazione, per
l’Italia, non è una novità. Cosa comporta
questo trend?
Già nel 2000 l’Istat aveva
segnalato come l’Italia
avesse un record mondiale
per ‘rapporto di dipendenza’ tra giovani e vecchi.
Questo superamento - di
difficile sostenibilità - dei
vecchi sui giovani che noi
già sperimentiamo, la
Francia l’avrà nel 2035, gli
Usa nel 2050, l’Indonesia
nel 2070 e gli Emirati Arabi
nel 2090. Noi, invece, il pro-
blema l’abbiamo adesso ed
è in continua crescita: la
gente invecchia, diventa
non autosufficiente, e non
ci sono abbastanza giovani
che aiutino a mantenere il
sistema. Dobbiamo affrontare la situazione non solo
dal punto di vista sanitario,
ma dell’intero governo: la
salute è un tema trasversale.
• Proprio ieri Governo
e Regioni hanno sottoscritto il Patto per la salute…
Gli ultimi esecutivi hanno
sostanzialmente ignorato
la sostenibilità del sistema
sanitario. Ora, finalmente,
il ministro della Salute si è
dato da fare per consegnare un sistema sanitario nazionale alle nuove generazioni. Questo, perlomeno, è
l’auspicio; di sicuro il fatto
di avere per tre anni certezze di finanziamento dovrebbe aiutare Stato e Regioni ad affrontare il fenomeno. D’altra parte, con la
revisione costituzionale ora
l’organizzazione dei servizi
sanitari passerà integralmente alle Regioni, e quindi la situazione potrebbe
diventare ancora più diseguale.
• Sempre l’Istat ci dice
di un calo della spesa
per visite mediche e
medicinali. Le famiglie
non ce la fanno più a
curarsi?
Quando si deve scegliere se
comprare cibo o medicine,
la gente rinuncia a curarsi.
Non dimentichiamo che ci
sono 4 milioni di famiglie
sotto la soglia di povertà. È
drammatico che questo accada in Italia nel 2014….
• Il sistema sanitario
dovrebbe permettere
ai meno abbienti di curarsi senza spesa. Eppure ci sono diversi farmaci - di fatto essenziali per certe malattie che, invece, vanno pagati per intero…
Finora la politica farmaceutica è stata caratterizzata unicamente per un’attenzione agli aspetti finanziari, mentre c’è una questione di gestione. Occorre
regolare l’intero processo
assistenziale, non basta determinare il prezzo dei farmaci. Ad esempio, gli anziani in dialisi oggi devono
pagarsi di tasca loro - in alcune regioni - buona parte
dei medicinali, mentre la
dialisi viene garantita gratuitamente dal sistema sanitario. Invece bisogna vedere globalmente cosa serve per curare l’insufficienza
renale cronica - per restare
all’esempio - e poi agire di
conseguenza, garantendo
le cure a chi ha poche risorse.
• Nei giorni scorsi il
Censis ha rilevato “una
domanda inevasa di
cure e di assistenza cui
il sistema pubblico non
riesce a fare fronte” - il
73% delle famiglie italiane ha fatto ricorso
almeno una volta negli
ultimi due anni a visite
specialistiche o a esami
diagnostici a pagamento - chiedendo di “integrare gli strumenti di
welfare pubblici e privati”. Cosa fare per avere un’assistenza in grado di garantire la salute
di tutti?
Siamo di fronte a un cambiamento epocale. Al di là
degli steccati ideologici,
l’integrazione tra pubblico
e privato è l’unica strada.
Questo non significa smantellare alcun sistema, ma ritararlo in modo che il pub-
blico possa gestire e controllare, mentre nell’erogazione dei servizi coesistono
pubblico e privato. Nessun
sistema sanitario nazionale può permettersi di dare
assistenza a tanti cittadini
anziani e non autosufficienti se non attiva questa
leva.
• E chi paga? Il singolo
cittadino, lo Stato o altri?
Si tratta di attivare un sistema misto, nel quale la tassazione generale garantisce
la base, poi ci sono fondi
pubblici e privati integrativi, che possono essere attivati da associazioni di carattere professionale - fondi pensione, di categoria -,
o anche strutture private
che vedono in questo settore un business etico, il cui
obiettivo non è fare soldi,
ma produzione, risolvendo
al tempo stesso un problema al Paese. In Francia e in
Germania, ad esempio, è
già così.
Francesco Rossi
18 LUGLIO 2014
Ilsorpassodemograficoesigeunariformulazionedelsistemasanitario
Sottol’ombrelloneedintorni
Lettureestive:iconsiglididuelibreriepergrandiepiccini
LIBRI E FORMICHE
FIACCADORI
Dario Fo, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un
romanzo tutta l’umanità di Lucrezia Borgia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana.
Pi. Storia a quadretti
Giulia Orecchia, Panini — dai 2 anni
La piccola volpe sta passeggiando nel bosco quando trova, nascosto nell’erba, un
uovo che potrebbe diventare una buonissima frittata. Ma, una volta a casa, l’uovo
inizia a creparsi. Prima si sente un pigolio
insistente e poi dall’uovo esce un piccolo
pulcino che subito abbraccia la volpe. Così, tra un po’ di gelosia, qualche incomprensione e un coraggioso salvataggio scopriamo che anche tra una volpe e un pulcino può nascere una bella amicizia. Attraverso pochissime parole e tante immagini
Giulia Orecchia crea questa storia, da raccontare sempre uguale o reinventandola
ogni volta con l’aggiunta di nuovi particolari.
cult
Un libro per orso
18
Bonny Becker e Kady MacDonald Denton, Nord-Sud edizioni — dai 3 anni
Anche se lo ha promesso al suo amico topolino, Orso non ha proprio voglia di andare in biblioteca; in fondo, sopra la mensola dal camino, ha già tre libri che raccontano di re e regine, tre che parlano di api e
uno sui cetrioli: non c’è nessun motivo di
desiderarne altri! Ma il topolino insiste così tanto che Orso si lascia convincere. All’inizio la biblioteca non sembra molto divertente: bisogna parlare a voce molto bassa e
tra tutti quei libri non ce n’è neanche uno
che piaccia ad Orso! Ma poi i due amici sentono in lontananza la bibliotecaria che sta
raccontando una storia e… aspetta aspetta,
la cosa si fa interessante…forse Orso cambierà idea sulla biblioteca!
Olivia e le principesse
Ian Falconer, Nord-sud edizioni — dai 5
anni
«Penso di avere una crisi di identità» dice la
maialina Olivia e a nulla serve che il papà le
assicuri che lei sarà sempre la sua piccola
principessa: il problema è proprio quello,
«TUTTE le bambine vogliono essere delle
principesse». Principesse delle fate, per la
precisione. Invece - pensa Olivia - ci sono
un sacco di alternative!! Perché vogliono essere tutte uguali? Così è troppo noioso!!
Con un mix perfetto di delicatezza e ironia
Ian Falconer accompagna la piccola protagonista di questo albo alla scoperta dei propri gusti e, alla fine, Olivia capisce cosa
vorrà fare veramente da grande.
Latte di gallina
18 LUGLIO 2014
Fabrizio Silei e Anna Laura Cantone, Emme edizioni — dai 6 anni
Nel lontano Oregon succedono cose strane, soprattutto nella fattoria di Sfiz dove le
Roderick Duddle
Michele Mari, Einaudi
Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma
quell’oggetto - per cui tutti intorno a lui sembrano disposti a uccidere - lo porterà piú lontano di qualsiasi nave al largo dell’oceano.
SAGGI
galline non fanno le uova ma…il latte! E
quello non è un latte qualsiasi ma ha qualcosa di magico, anzi, di miracoloso: è in
grado di allungare la vita di chi lo beve. Tutte le mattine una lunga fila di persone
aspetta davanti alla fattoria di Sfiz per comprare il latte di gallina a peso d’oro. Qualcuno, però, vuole andare in fondo a questo
mistero e decide di mettere in atto un audace piano. Una divertente “prima lettura”
particolarmente indicata per chi ha imparato da poco a leggere autonomamente.
Cuori di waffel
Maria Parr e Bo Gaustad, Beisler editore
— dagli 8 anni
La minuscola Baia di Martinfranta, un
bambino, Trille, di nove anni, sempre a caccia di avventure, la sua migliore amica Lena e il profumo degli inconfondibili waffel
della zia-nonna: sono questi gli ingredienti perfetti per un libro che coinvolge e appassiona i lettori fin dalle prime pagine!
Campione in gonnella
David Walliams e Quentin Blake, Giunti
— dai 10 anni
Dennis è un ragazzo che adora giocare a
calcio: attaccante numero uno e campione
della squadra scolastica, è l’orgoglio di suo
padre. Ma Dennis ha anche un’altra passione che non ha mai rivelato a nessuno: i
vestiti femminili e le riviste di moda. Un
giorno Dennis fa amicizia con Lisa, la ragazza più bella della scuola, che condivide
con lui la passione per Vogue e per gli abiti
luccicanti. Ma cosa succede se, spinto da
Lisa, Dennis decide di giocare a travestirsi
da ragazza? Un romanzo bellissimo e
profondo in cui David Walliams riesce a
toccare argomenti importanti senza rinunciare alla sua consueta ironia.
a cura di Anna Bardiani
NARRATIVA
Fantasmi del passato
Marco Vichi, Guanda
Firenze, dicembre 1967. Il commissario Bordelli è appesantito dai rimorsi di una faccenda non lontana. In una villa sulle colline, un
uomo ricco e benvoluto da tutti viene ucciso
con un fioretto, e l’assassino non lascia nessuna traccia. Alle prese con questo difficile caso,
Bordelli nel frattempo si troverà a vivere situazioni del tutto inaspettate... e a dominare
ogni cosa saranno i fantasmi del passato.
In fondo al tuo cuore
Maurizio De Giovanni, Einaudi
Immersa nel caldo torrido di luglio e nei preparativi per una delle feste piú amate, la città
è sospesa tra cielo e inferno. Quando un notissimo chirurgo cade dalla finestra del suo ufficio, per Ricciardi e Maione inizia una indagine che li porterà nel cuore dei sentimenti e
delle passioni piú tenaci e sconvolgenti. Infedeltà e tradimento.
Lizzie
Shirley Jackson, Adelphi
Opera della maestra del thriller nero, Lizzie è
il primo grande romanzo delle personalità
multiple. La protagonista, ventitré anni, non
sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male
possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità,
infatti, si agita in lei un disagio allarmante che
si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e
strane amnesie.
La figlia del papa
Dario Fo, Laterza
Figlia di un papa, tre volte moglie, un figlio illegittimo... tutto in soli 39 anni. Una vita incredibile, da raccontare. Ora il premio Nobel
La fragilità che è in noi
Eugenio Borgna, Einaudi
La fragilità, negli slogan mondani, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza
estenuata e di dignità che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni.
Ci siamo persi i bambini
Marina D’Amato, Laterza
Fanno le stesse cose degli adulti, si vestono come loro, guardano la tv. Sono i bambini dei nostri giorni, i bambini adulti, figli di adulti bambini. Divorati dall’ansia, i genitori preferiscono
delegare alla scuola, ai vecchi e nuovi media,
alle tecnologie, all’associazionismo, il compito di accudire, crescere ed educare alla vita
adulta
Pazienza
Gabriella Caramore, Il Mulino
Il nostro tempo, segnato dalla velocità e dalla
fretta, sembra essere inospitale per la pratica
della pazienza. Dobbiamo fare presto, procedere spediti, in una dimensione in cui la simultaneità dei gesti e degli eventi sembra condizione dello stare al mondo. Pazienza è al
contrario e in primo luogo una qualità della
durata. Esige un allungamento del presente,
una sua dilatazione.
Dono e perdono
Enzo Bianchi, Einaudi
Il tema del dono è uno tra i piú presenti nel
grande cantiere della ricerca e della riflessione contemporanea, ma in una società dominata dal mercato e sempre piú individualista
c’è ancora posto per l’arte del donare come atto autentico di umanizzazione?
Nella stessa collana altri testi di Enzo Bianchi,
tra cui il recente Fede e Fiducia.
Buonevacanze.Maprima...
...segnategliappuntamentidifineagosto-primidisettembre
La Curia Diocesana effettua la chiusura estiva
dall’11 al 22 agosto. Riapre regolarmente da
lunedì 25 agosto. Per motivi di somma urgenza rivolgersi al Vicario generale, don Valentini,
338.5067307, parrocchia di Marore.
Fondo di Solidarietà
AVVISO PER I PRESBITERI
Si avvisano i Rev.mi Sacerdoti iscritti al Fondo
di Solidarietà di provvedere quanto prima a
saldare la quota associativa per l’anno corrente 2014. Essendo scaduto il termine il 31 marzo c.a.. Si può pagare direttamente il mercoledì mattina dal Diacono Sfregola in Curia oppure tramite bonifico bancario:
BPV-fondo clero
IT35M 05728 12700 622570001143.
A Villa Santa Maria
MEDITAZIONE CRISTIANA PROFONDA
Il Centro di Formazione alla meditazione Cristiana propone due itinerari di meditazione
cristiana profonda a Villa Santa Maria di Fornovo. Il primo, per chi inizia il cammino della
meditazione, si svolgerà dalle 18 del 29 luglio
al 4 agosto dopo colazione. Il secondo, per chi
già pratica la meditazione, dalle 18 del 4 agosto al 10 agosto dopo pranzo. Entrambi saranno accompagnati da suor Marisa Bisi, figlia della Croce (www.meditazionecristiana.
it) e collaboratori. Info: 06-33234017 - [email protected]; iscrizioni: Francesco, 380.
3317962; [email protected].
A Villa Santa Maria
ESERCIZI SPIRITUALI PER PRESBITERI
Si fa presente che il I corso di Esercizi Spiri-
tuali per presbiteri ha inizio domenica
24 agosto alle 19 con la cena e termina giovedì 28 agosto alle ore 19 sempre con la cena.
Il tema è: “Nessuno vi toglierà la mia gioia”. Relatore S.E. card. Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze. Iscrizioni in cancelleria
vescovile fino a venerdì 8 agosto; nei giorni
successivi contattare Villa Santa Maria o don
Stefano Rosati.
Nella parrocchia di S. Andrea in Antognano
XVIII CORSO BIBLICO DIOCESANO
Anche quest’anno, a fine agosto, si svolge il
Corso Biblico diocesano, giunto alle 18a edizione. Relatore sarà don Filippo Manini, docente presso lo Studio Teologico interdiocesano di Reggio Emilia, che analizzerà la Prima
lettera ai Tessalonicesi. Il Corso, che avrà come
titolo “Il coraggio di annunciare il Vangelo”, si
svolgerà presso la parrocchia di Sant’Andrea in
Antognano, in via Berzioli 11 a Parma:
• Venerdì 29 agosto ore 19-22: celebrazione
della Parola di Dio; intervento del vescovo
monsignor Enrico Solmi;
introduzione alla 1a lettera ai Tessalonicesi: “…
Ringraziamo sempre Dio per tutti voi…” (1Ts
1); cena.
• Sabato 30 agosto - “…avendo ricevuto da noi
la parola…
ore 9-12.30: relazione “Voi stessi, fratelli, sapete bene che…” (1Ts 2,1-16); laboratori sul
testo e confronto in assemblea: “Uno stile per
la missione”;
ore 15-18.30: relazione “Voi… la nostra speranza, la nostra gioia” (1Ts 2,17-3,13) e confronto in assemblea.
• Domenica 31 agosto
ore 9-11: relazione: “Avete appreso da noi come comportarvi...” (1Ts 4-5); conclusione. Alle 11: Eucaristia.
Info 0521380526, ufficio.catechistico@ diocesi.parma.it
Tenda della Parola
TRE GIORNI DI RITIRO
Il 5-6-7 settembre a Villa Santa Maria (Fornovo) una proposta di ascolto della Parola di Dio
nel silenzio. Un ritiro di preghiera di tre giorni
confortati e consolati dalla sua Voce nel Vangelo secondo Giovanni (capitolo 15), nel desiderio di condividere alla stessa mensa i doni
dello Spirito per una conoscenza sempre più
viva del mistero di Cristo.
Una piccola comunità sarà di aiuto soprattutto nell’ascolto comunitario della Parola e nella liturgia. Per iscrizioni: Guido Pasini, 0521.
289664 -349.8475304; Adriana Superchi,
0521.293402 – 340.5508386.
Il programma a Parma
GIORNATA DEL CREATO
Il Consiglio delle Chiese cristiane di Parma e
il Gruppo diocesano giustizia pace ambiente
invitano sabato 6 settembre alla Giornata
ecumenica per la salvaguardia del creato dal
titolo ”Educare alla custodia del creato per il
futuro della nostra terra”.
La Giornata inizia alle 18.30 in Battistero sul
tema ”L’impegno per il Creato nel decennale
del Consiglio delle Chiese cristiane di Parma”
e prosegue con l’intervento di padre Adriano
Sella, coordinatore della Rete interdiocesana
“Nuovi stili di vita” sulle buone pratiche delle
chiese per la custodia del Creato, e un dibattito. Alle 20 nel Chiostro del Seminario Maggiore agape fraterna nella sobrietà. Alle 21 in Battistero ascolto e preghiera con il Coro ecumenico di Parma.
A Basilicanova
A SETTEMBRE... ACINFESTA
Anche quest’anno, sabato 13 settembre, al
Circolo Don Bosco di Basilicanova ritorna
AcInFesta, il tradizionale appuntamento di
inizio anno di tutta l’Azione Cattolica diocesana. Come sempre sono previsti giochi per i
ragazzi e tornei di pallavolo e calcetto. Sempre nel pomeriggio ci sarà un momento specifico per gli adulti, alle 19 la preghiera tutti insieme, e a seguire la cena.
Convegno dell’associazione Viandanti
SEPARATI, DIVORZIATI, RISPOSATI
Per offrire un libero contributo al dibattito e al
discernimento che l’Assemblea straordinaria
del Sinodo svilupperà sui temi della famiglia,
la Rete dei Viandanti organizza sabato 13 settembre dalle 9.30 alle 17.30 a Bologna (Complesso del Baraccano in Via Santo Stefano, 119,
sala conferenze “Marco Biagi”) il convegno
“Separati, divorziati, risposati. Fallibilità dell’amore umano nello sguardo di Dio”.
Interverranno il biblista Flavio Dalla Vecchia e
i teologi Giannino Piana, Andrea Grillo, Basilio Petrà. Il convegno sarà presieduto da Fulvio De Giorgi, coordinatore del Gruppo di riflessione e proposta di “Viandanti”, e introdotto da Franco Ferrari, presidente dell’associazione.
Info: www. viandanti.org; viandanti.sgr@
gmail.com.
Pellegrinaggio
LUOGHI DI PADRE PIO E ROMA
Il gruppo di preghiera di Padre Pio sito presso
la Parrocchia di Santa Maria della Pace di Piazzale Pablo a Parma informa che dal 3 al 5 ottobre 2014 ha organizzato un pellegrinaggio a
San Giovanni Rotondo, luoghi di San Pio da
Pietrelcina e a Roma per assistere all’Angelus
del Santo Padre e alla Messa in San Pietro. Tutti coloro che fossero interessati a partecipare
sono pregati di contattare il seguente numero:
349.6716801.
memo
CHIUSURA ESTIVA DELLA CURIA
19
18 LUGLIO 2014
In agosto
20
18 LUGLIO 2014
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