Morto nel monastero in Colombia, padre Santiago Dall’Asta. I ricordi dei confratelli e degli amici. 6 Intervista a Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica. Le sfide del nostro tempo. 12 13 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA euro 1,65 anno XCV GIORNALE LOCALE DIOCESI DI PARMA 27 1 8 L UG L I O 2 0 1 4 Protagonisti e spettatori bello e denso questo tempo liturgico ordinario, per qualcuno tempo di ferie, per altri di lavoro o di preoccupazione per il lavoro che minaccia di venir meno o che ancora non si trova. Tempo ordinario, proprio perchè raccoglie il respiro quotidiano delle persone, a volte affannato e pesante, a volte più lieve, ristorato forse da qualche presenza amica. Dove anche la Parola di Dio ci riporta alla umiltà e verità della terra, quasi a rinsaldare i nostri passi, rendendoli stabili, perchè ben radicati. Terra che ha bisogno di essere seminata e coltivata ma che è anche capace di sorprendere, donando frutti inaspettati e lasciando, nel contempo, crescere erbacce e zizzania. Quasi a ricordarci la necessità di non mancare al compito che ci è stato affidato di coltivare e custodire il creato. Ma senza dimenticarci che accanto al tempo dell’impegno, della fatica dura di arare, zappare, seminare, c’è anche il tempo del sonno. Tempo non del disimpegno o dell’ozio, ma tempo della maturazione del seme, che supera anche le nostre stesse aspettative; tempo della pazienza e dell’attesa, che ci obbliga quasi a farci da parte, perchè i nostri strumenti o i nostri gesti non intralcino la crescita; tempo della gratuità, dove ci rendiamo conto di non essere gli unici protagonisti, ma di poter gustare e contemplare ciò che un Altro e altri compiono in noi e per noi. La veglia e il sonno: un’alternanza necessaria, che ci permette di cogliere il Mistero di una vita che ci è data e di cui diventiamo responsabili, ma non padroni. Collaboratori che mettono a disposizione tutte le loro energie, perchè quel seme germogli, consapevoli però che l’esito non dipende solo dai loro sforzi. L’umiltà e la verità della terra. Che non ci permette di ritenerci e di comportarci da super eroi ma, nello stesso tempo, non ci impedisce di sognare. Piccoli frammenti di riflessione, che possono accompagnarci in questi mesi estivi. E forse possono anche aiutarci a districarci in quel labirinto di proposte e di progetti che ci illudono di diventare dei “giganti” mentre in realtà contribuiscono e ci rendono vittime di quell’opera di “riduzionismo antropologico”, che genera scarti. Come il figlio della provetta o l’esistenza cui si decide di porre fine. Timorosi di prendere sonno, per non perdere il controllo su ciò che avviene, ci ritroviamo stanchi, in un dormi veglia continuo, che ci fa perdere il sapore della vita e ci fa inciampare nella terra. Maria Cecilia Scaffardi È AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 Pov eri ? S i r ad d o p p i a Vacanze! Pausa estiva per Vita Nuova. Ci rivediamo il 29 agosto! Presentato il Rapporto di Caritas italiana, “Il bilancio della crisi”. Questo è un momento cruciale per evitare che la povertà diventi sempre più strutturale. 11 9 771825 290006 Il Vescovo si reca nella Nuova Parrocchia dedicata a san Francesco, nella Val Taro. 40027 Lutto ISSN 1825-2907 Visita pastorale Faccia a faccia L’OPINIONE • Se facessimo pressione sulla Fifa, e la Fifa sui governi... M voci i è stata chiesta una riflessione sui Mondiali di calcio appena conclusi e lo stridente contrasto tra l’importanza mediatica (e non solo) attribuita a un evento come questo e problemi ben più gravi, drammatici e urgenti. Il compito sarebbe di per sé abbastanza semplice, tanto è gigantesca la sproporzione tra il valore oggettivo di una competizione sportiva e la sua risonanza. Pensiamo poi alla terribile contraddizione tra i fasti di un Mondiale e le concrete condizioni di vita di tante persone nei Paesi che lo ospitano: nello specifico di questa edizione, come non sentirsi profondamente a disagio pensando alle enormi quantità di denaro pubblico spese, mentre milioni di cittadini brasiliani vivono in situazione di povertà, emarginazione, disoccupazione? Sapendo, poi, che mentre un tempo queste grandi manifestazioni potevano rappresentare un “volano” per un’economia nazionale e l’occasione per miglioramenti urbanistici, infrastrutturali, tecnologici, oggi non è sempre vero: anzi, può capitare (per il Brasile lo vedremo nei prossimi giorni) che rimangano ingenti debiti e “cattedrali nel deserto” difficilmente riutilizzabili. Certo, c’è il prestigio interno e internazionale, il patrimonio di esperienza maturato nel portare a termi- 2 obbligo di accompagnare agli investimenti per l’evento sportivo vaste misure di carattere sociale; garanzia della libertà di espressione e di libera critica; obbligo di ristrutturare prima di costruire ex novo e, dove questo avviene, realizzare strutture (sia sportive che non) sostenibili e ad energia rinnovabile, sicuramente riutilizzabili in seguito, in particolare da parte dei meno abbienti; istituzione di commissioni popolari sia interne che internazionali, con membri senza interessi economici di alcun tipo, per il controllo sul rispetto di questi impegni. Un’occasione di conoscenza fra culture ne un’impresa difficilissima, lo sviluppo del turismo, in corso d’evento e in futuro: aspetti positivi che però non cancellano i problemi sul tappeto. Vuoi ospitare i mondiali di calcio? Queste sono le condizioni L’articolo quindi potrebbe finire qui. Ma è sufficiente svolgere una funzione critica se nel frattempo si sta già pensando ai prossimi Mondiali che dovrebbero svolgersi (vista la situazione, il condizionale è d’obbligo) nel 2018 in Russia (non paga dei debiti per le scorse Olimpiadi invernali) e, tra mille polemiche, in Quatar nel 2022? Forse si potrebbe tentare, come cittadini di questo mondo – mi rendo conto: fiori contro cannoni… – di fare pressione sui Go- verni e la Fifa per l’imposizione di regole più stringenti ai Paesi ospitanti, contribuendo a far nascere un movimento di opinione non contro il calcio ma contro le distorsioni che lo investono ormai da anni. Per consentire lo svolgimento di un Mondiale, si esige che gli stadi siano perfetti, le squadre trattate in modo principesco, i servizi d’ordine inappuntabili, e così via. Con quali mezzi e a quali costi, presenti e futuri, non interessa, è questione interna agli Stati... Bisognerebbe invece porre condizioni ben diverse a chi vuole organizzare un evento di questo tipo. Ne elenco qualcuna a titolo di esempio: previsione (certificata da terzi) di un attivo del bilancio, anche a costo di qualche “lusso” in meno; correttezza e trasparenza delle procedure di appalto e dei contratti di lavoro; C’è un altro aspetto su cui val la pena riflettere. Eventi sportivi come in mondiali di calcio rendono possibile l’incontro (si spera pacifico…) tra “supporters” provenienti da popoli diversi e tra questi e la nazione ospitante. In misura maggiore rispetto al tifo per le squadre di club, si muovono anche gruppi di amici e famiglie con ragazzi e bambini, che magari ne approfittano per una vacanza diversa dal solito. Con un’adeguata organizzazione, potrebbero quindi diventare un’occasione straordinaria di conoscenza reciproca, di incontro/scambio diretto con la cultura del luogo e con le persone che ci vivono. Un elenco di buone intenzioni, si dirà. Vero. Ma chissà che, cominciando a parlarne, qualcosa si muova. Sandro Campanini il Papa per la pace iportiamo l’appello di papa Francesco dopo la recita dell’Angelus di domenica 13 luglio: R Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. R ivolgo a tutti voi un accorato appello a continuare a pregare con insistenza per la pace in Terra Santa, alla luce dei tragici eventi degli ultimi giorni. Ho ancora nella memoria il vivo ricordo dell’incontro dell’8 giugno scorso con il Patriarca Bartolomeo, il Presidente Peres e il Presidente Abbas, insieme ai quali abbiamo invocato il dono della pace e ascoltato la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza. Qualcuno potrebbe pensare che tale incontro sia avvenuto invano. Invece no! La preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere dal male né rassegnarci a che la violenza e l’odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione. Esorto le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare la preghiera e a non risparmiare alcuno sforzo per far cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti. E invito tutti voi ad unirvi nella preghiera. In silenzio, tutti, preghiamo. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: ”mai più la guerra!”; ”con la guerra tutto è distrutto!” Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace... Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Amen ASPETTIAMO LE VOSTRE FOTO DI CAMPI E GREST! A 18 LUGLIO 2014 nche quest’anno Vita Nuova pubblicherà, dopo la pausa estiva, un paginone dedicato alle foto dei Gr.Est e campi estivi organizzati dalle parrocchie e dalle varie realtà ecclesiali. Mandateci entro il 20 agosto le vostre foto e una breve didascalia, e costruiremo insieme l’album della nostra, e vostra, estate. L’indirizzo è [email protected] DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected] Vice direttore: don Luciano Genovesi In redazione: Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Ignazio Barbuscia, Erick Ceresini, Maria Augusta Favali, Pietro Romeo. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Anna Bardiani, Nando Bonati, Sandro Campanini, Caritas Parmense, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Umberto Cocconi, Giuseppe Mezzadri, Aluisi Tosolini, Ufficio Liturgico, Ufficio Missionario. Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado) Telefono 0521.230451 - Fax 0521.230629 - Skype: vitanuova-parma E-mail: [email protected] - [email protected] Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Cell. 338.4074037 Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti, via Bodrio 14 - Porporano (Parma) - Cod Fisc. 80001410341 - P. Iva 00447730342 Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562. Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 16 luglio, alle 20. Tiratura: 1.690 copie. Sullazizzania XVI DOMENICA Tempo ordinario - A Sapienza 12,13.16-19 Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. Salmo 85 Tu sei buono, Signore, e perdoni. Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca. Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce delle mie suppliche. Tutte le genti che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, Signore, per dare gloria al tuo nome. Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio. Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, volgiti a me e abbi pietà. Lettera ai Romani 8,26-27 Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Tuseibuono,Signore,eperdoni I CURA • Gesù non si separa dai peccatori, ma va con loro; non li abbandona ma li perdona. Così guarisce il male che è dentro ciascuno di noi. L a parabola (che contiene altre due parabolette) segue lo schema del seminatore: parabola, intermezzo con citazione profetica, spiegazione di Matteo. Alcuni sentieri di lettura. [1] La Parola di Dio ha sempre a che fare con ostacoli che rischiano di impedirne lo sviluppo. Il bene deve fare i conti con il male. Perché il bene e il male non sono al di fuori di noi, ma dentro di noi, dentro la nostra “umanità”. La Chiesa non è una setta di puri: in essa c’è posto per tutti! Noi vorremmo che la comunità cristiana fosse perfetta, pura e senza difetti. I maggiori disastri derivano proprio dal tentativo di eliminare il male. [2] Si parla di nemico e si parla di maligno/diavolo (=divisore). Se il seme di Dio è la Parola di verità che dà fiducia, crea relazione, quella del nemico è la parola di menzogna, di disperazione, di separazione. Nella stessa terra (=Adam = homo!), nel cuore dell’uomo, oltre il seme del Regno, c’è anche la sorpresa delle zizzanie. Da sempre il male costituisce il problema: perché il male è nella “mia” terra; proprio quando cerco il bene, trovo il male accovacciato nel profondo di me stesso! [3] Il male è una sorpresa negativa di cui si incolpa immediatamente un altro, l’Altro. Già Adamo (=fatto di terra!) incolpò Eva e Dio stesso. Da dove viene? Che fare? Perché il male? Dio è forse cattivo? Oppure impotente a toglierlo? O è indifferente? Il male è e sarà sempre la più grave “incolpazione” di Dio: Lui lo sa bene, e risponderà dalla croce! [4] «Lasciate che crescano ambedue insieme!». E’ inaudito, ma è “buona notizia”: invece di eliminarlo, usando violenza e violando la libertà, del male se ne faccia il luogo del massimo bene: la misericordia! Il nostro atteggiamento di fronte al male ci dà la nostra identità divina, la cui misura è la misericordia che riceviamo e accordiamo. Le zizzanie ci aiutano a diventare «grano», simili a Dio che non giudica, non condanna, ma assolve. Un paradosso cristiano, difficile da comprendere, può essere sintetizzato così: «Il mondo è bello; il male è l’occasione per renderlo migliore». Questo non è certo l’invito a peccare (non ce n’è bisogno!!!): è l’annuncio (e solo Dio può annunciare questo) che dobbiamo conoscere nel peccato la sovrabbondanza della sua grazia. [5] Al momento della mietitura… Solo alla fine il male sarà tolto, dal giudizio di Dio, così diverso dal nostro. Il male è lasciato a noi per anticipare, nella nostra, la sua misericordia? don Nando Bonati STENAGMOI Paolo parla di gemiti inesprimibili. L’essere costretti nel corpo terreno è sentito dai cristiani come un grave peso. E’ un segno che non sono ancora nello stato della redenzione perfetta. Soltanto nel momento in cui scomparirà ciò che della vita è mortale, cesseranno i gemiti. Paolo parla di un triplice gemito: quello di tutta la creazione, dei cristiani e dello Spirito. È una gradazione in crescendo. Spiega che finora tutto quanto il creato insieme geme e attende dolorosamente una rinascita. Il motivo è che la creazione è sottoposta alla “caducità” (sta qui il male?); essa si strugge nell’attesa del giorno in cui sarà resa manifesta la gloria dei figli di Dio. Il cristiano, per fede, si trova, sì, in una situazione diversa in quanto già è nuova creazione in Cristo e possiede lo Spirito come primizia dell’esistenza escatologica; ma è ancora soggetto alla caducità, perciò geme con tutto il creato. Al gemito della creazione e dei figli di Dio s’accompagna un gemito corrispondente dello Spirito: è la funzione del Paraclito che in noi grida. Paolo ha compreso meglio la parabola! l salmista è un povero (‘any), un misero (’ebion - Salmo 85,1). Dopo il ritorno dall’esilio, un popolo di poveri mette la sua ricchezza e ripone la sua speranza solo nella protezione del Signore (’Adonay - sette volte nel salmo) e nell’ascolto della sua Parola (11). Anche il salmista è uno di questi servi fedeli (chassid 2.4.16): completamente svuotato di ogni autosufficienza, si appella al diritto di aiuto di chi è privo di aiuto. La sua supplica è grido (3.5.7), richiesta di grazia (3.16), invocazione a Colui che perdona con bontà e misericordia (5.13), Dio ricco di amore e di fedeltà (15), incomparabile e inarrivabile nelle sue opere (8): Lui solo è Dio (’Elohim 10). L’azione più mirabile che Egli compie è certamente l’unificazione della persona, frammentata fra vane preoccupazioni e tentata di trascurare il suo Signore: “tieni unito il mio cuore, perché tema il tuo nome” (11)! Con cuore semplice, può accogliere il Nome di YHWH, rivelazione della sua salvezza (16c). Non chiede che la difficoltà venga meno: gli basta un segno (17) della presenza di ’Adonay accanto a lui! Con cuore unificato, non domanda la morte dei prepotenti che lo insidiano (14), ma chiede che si aprano i loro occhi, che riconoscano la loro ridicola idolatria (17) e giungano con tutti i popoli all’adorazione del Nome dell’Unico Dio (9). La visione universale di questo povero servo trova compimento in Cristo, seme gettato nella terra, piccolo granello di senape, lievito che muore finché tutta la farina sia lievitata (Mt 13), Servo che muore per tutti: «O Signore, chi non temerà e non darà gloria al tuo nome?... e tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te» (Ap 15,4; cf. Sal 85,9). Parola Matteo 13,24-43 Gesù espose alla folla un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape (...)». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». (...) I suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. (...) Alla fine del mondo il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». 3 Liliana Castagneti I l male ci fa esperti in filialità. E’ attraverso gli eventi che noi ci apriamo alla Paternità di Dio, cresciamo, maturiamo nella filialità davanti a Lui. Il nostro primo compito non è di cambiare la storia, ma di cambiare noi stessi!!! Il nostro primo compito non è di togliere il male fuori di noi, ma il male che è in noi. E il primo male, di fronte agli eventi della storia, è soccombere a questi interrogativi: «Dio è mio Padre si o no? Lui si interessa a me si o no? Dov’è lui dal momento che le cose vanno in questo modo? Lui è importante per me, meglio, quale peso ha Lui nella mia vita? E’ vero che Dio ha detto questo o sono invenzioni degli uomini?…». Se impareremo a convivere con queste e simili domande sapendo che non avremo mai una risposta definitiva; se, di conseguenza, impareremo a fidarci di Lui, non solo il “male” non ci separerà da Lui ma ci farà crescere in filialità. Anche la morte, la croce, per noi come per Dio il “male” sommo, non sarà più un “nemico”, non farà «diavolo» da Lui!!! Nella Chiesa deve prevalere il giudizio o la tolleranza? Fin dove può spingersi la speranza cristiana? Al tempo di Gesù c’era il movimento farisaico, che pretendeva essere il popolo santo, separato dalla moltitudine dei peccatori. E c’era la stessa predicazione di Giovanni Battista che annunciava il Messia come colui che avrebbe - final- mente! - separato il grano e la paglia (Mt 3,12). In seguito ci sarebbero stati gruppi di monaci che si ritiravano nella solitudine del deserto a vivere in rigida santità, rifiutando tutti coloro che erano ritenuti impuri. Gesù viene e sembra fare il contrario. Non si separa dai peccatori ma va con loro, non li abbandona ma li perdona. Tollera persino nella cerchia dei dodici un traditore e, comunque, si circonda di discepoli che sono pronti ad abbandonarlo. Comprendiamo, a questo punto, tutta la forza polemica della parabola. C’è un netto contrasto tra la politica di Dio – paziente e tollerante – e l’intollerante rigidezza di molti suoi servi. Ho l’impressione che, da subito, la Chie- sa abbia letto queste parabole in modo diverso: una tentazione propria della Chiesa? Eppure il simbolo apostolico termina così: Credo…la remissione dei peccati, la risurrezione della carne… Secondo il linguaggio apocalittico – spero di non risultare eretico – sono invitato a credere che Dio “brucia” il male, ma “salva” il figlio. Chi di noi non spera che il “male”, di cui l’uomo prima di esserne attore ne è vittima, finisca!? Certo il giudizio ci sarà, ma il giudice sarà mio Padre: il “fuoco” nella Bibbia non è l’espressione massima dell’amore di Dio?! Una confidenza: educato fin da piccolo ad altro, faccio molta fatica ad aprirmi a questa speranza! N. B. 18 LUGLIO 2014 Parole e giorni 4 18 LUGLIO 2014 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 9 AL 15 LUGLIO DIFFERENZIATA • Sono ancora circa 6mila i parmigiani che non hanno ritirato il kit per la raccolta dell’immondizia. E dal Comune partirà la mano pesante: chi infatti non ritirerà sacchetti e bidoncini (l’Amministrazione ricorda che è un obbligo di legge) entro il 30 settembre rischia di vedersi arrivare, dopo un controllo, una multa fino a 500 euro. OSPEDALE • Scoperte altre larve al Maggiore, nel reparto di terapia intensiva. Piccioni anche al centro emostasi. SUL LAVORO • Tragedia a Traversetolo: Ernesto Beatrizotti, 66 anni, si ribalta col trattore e muore schiacciato. VIOLENZA • Follia a Felino, un uomo 27enne aggredisce e accoltella la ex compagna. Fermato e arrestato a Parma. A FUOCO • Pauroso incendio alla cartiera Ghirardi di Alberi. 12 ore per domare le fiamme ma nessun ferito. VANDALISMI • Giovane con casco sfonda decine di parabrezze e rompe specchietti di auto nei borghi Riccio e Felino. SPACCATE • Vetrine in frantumi e razzie nelle tabaccherie di via Montanara e Asolana. Rubati tabacco e gratta e vinci. LUCA ASCHIERI • Ha destato grande commozione la morte, per un aneurisma, del 38enne portiere di calcio. TERREMOTI • Ancora scosse sismiche in Appennino. In due giorni oltre 13 i sismi, tutti sotto i 3 gradi Richter. REGIO • Approvato dal Consiglio comunale, tra le polemiche, il bilancio 2013. Il sovrintendente Fontana si è dimesso. TOPO • Arrestato dalla Squadra Mobile un ivoriano 21enne, accusato di aver svaligiato decine di appartamenti. I dati della Camera di Commercio parlano di 391 aziende perse nei primi tre mesi. Buone notizie dalle vendite all’estero, che hanno superato 1,4 miliardi di euro Nel primo trimestre il numero di imprese è calato ancora. Tiene, e cresce, l’export L’export torna ai valori pre-crisi D esse di cogliere le opportunità che richiedono una maggiore strutturazione». Rapporto sistema imprenditoriale Durante il primo trimestre 2014 sono nate 839 imprese, a fronte di 1.230 imprese cessate. Il flusso iscrizioni/cessazioni ha quindi originato un saldo negativo di 391 unità. In totale le imprese registrate alla Camera di Commercio di Parma, al 31 marzo, sono 46.306, di cui 41.619 attive. Il tasso di sviluppo imprenditoriale si è attestato a -0,8%, un po’ più pesante del dato regionale (-0,5%) e di quello italiano (-0,4%). Con il saldo tra iscrizioni e cessazioni di -391 unità, il primo trimestre del 2014 si allinea tra i risultati peggiori degli ultimi dieci anni, dopo quelli del 2013, 2012 e 2009. Le iscrizioni del periodo gennaio-marzo 2014 si confermano ancora deboli e nel contempo le cessazioni si attestano tra i livelli più alti, dopo quelli del 2013 e 2012, con 1.230 chiusure di imprese. Nel corso del primo trimestre di quest’anno si sono iscritte nel Registro Imprese 212 società di capitale, 84 società di persone, 529 imprese individuali, 14 imprese costituite in “altre forme”. Le cessazioni si sono invece distribuite in prevalenza tra le imprese individuali (918), ma hanno ri- Natalità e mortalità delle imprese Saldo del primo trimestre 2014 tra imprese nate e imprese cessate, in valori assoluti e percentuali. Confronto tra il dato provinciale, quello regionale e quello nazionale. Fonte: Movimprese, banca dati Infocamere. Elaborazioni Ufficio Studi Camera di Commercio di Parma guardato in modo consistente anche le società di capitale (157) e le società di persone (133). 22 le imprese costituite in “altre forme” scomparse nei primi 90 giorni dell’anno. Commercio (-172 unità, pari al 1,7%), agricoltura (-139 unità / -2,2%), costruzioni (-134 unità / 1,6%) e attività manifatturiere (-44 unità / 0,7%) sono i settori che accusano le riduzioni più consistenti dello stock di imprese in termini assoluti. Hanno registrato piccoli segnali positivi solo, nei servizi, i settori della informazione e comunicazione (+ 0,7 per cento, pari a 6 unità) e sanità e assistenza sociale (+ 1,6 per un tottale di 4 unità). La dinamica tendenziale delle esportazioni nel primo trimestre del 2014 si presenta positiva. Nei primi tre mesi del 2014 il valore dell’export parmense, secondo i dati Istat, è cresciuto del 3,9% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. La serie storica dei primi trimestri dal 2004 ad oggi mostra come il valore complessivo delle esportazioni del 2014 superi di quasi il 20% il dato del 2008, che è l’importo più alto dal 2004 alla crisi, manifestatasi pienamente nel 2009. Migliori sono stati i risultati dell’Emiliia-Romagna (+5,9%) e della complessiva area Nord-Est del Paese (+4,5%) nell’ambito delle vendite verso l’estero. In valore assoluto Parma, nel periodo gennaio-marzo 2014, ha esportato merci per oltre 1.417 milioni di euro, in gran parte provenienti dai settori di macchinari ed apparecchiature (29,7%), prodotti alimentari (23,4%) e prodotti e preparati farmaceutici (11,3%). A migliorare in modo significativo le performance commerciali con l’estero sono stati proprio i prodotti farmaceutici (+11,4%), i prodotti alimentari (+8,1%), gli articoli in gomma e materie plastiche (+18,4%), prodotti in metallo (+13,8%) e un incremento più contenuto (+1,3%) per l’importate settore di macchinari ed apparecchiature. Dal punto di vista dei mercati di sbocco, spicca l’incremento dell’importanza dell’Asia (+18,9%), che ha assorbito il 15% dell’export parmense. Le vendite in Cina sono balzate in avanti del 56,8%, mentre sono calate del 9,8% quelle in India e del 6,7% qulle in Giappone. L’Europa con il suo 67,9% resta in modo netto il mercato più importante per Parma; la crescita del 2,7% dell’export verso i paesi europei assume pertanto un valore doppiamente positivo. Il risultato verso i paesi UE è stato ancora migliore (+3,5%). Aumentano le vendite soprattutto in Germania (+12,1%) e Spagna (+6,9%), mentre diminuiscono in Francia (-0,6%) e Regno Unito (-1,1%). Al di fuori dell’UE, il mercato russo cede un preoccupante 20,9%. Va bene l’export verso l’America che, in crescita del 3,3%, raggiunge una quota dell’11%. In particolare gli Stati Uniti segnano un +2,6%. In diminuzione invece le vendite verso l’Africa (4,6%), l’Oceania e altri territori (-24,3) che rappresentano tuttavia quote molto piccole del totale delle esportazioni. 5 Così l’export dal 2008 al 2014 18 LUGLIO 2014 urante il primo trimestre di quest’anno nella nostra provincia sono nate 839 imprese a fronte di 1.230 cessate. Si sono perse quindi 391 aziende, per la grandissima parte ditte individuali (389), ma anche società di persone (-49); crescono invece le società di capitale (+55). Nello stesso periodo, il valore dell’export parmense, secondo i dati Istat, è cresciuto del 3,9% rispetto all’anno precedente. Sono cifre messe in luce dalla Camera di commercio di Parma nell’ambito dei due elaborati periodici prodotti dall’Ufficio studi camerale, il Rapporto sistema imprenditoriale parmense e il Rapporto sull’export. «Assistiamo da un lato all’affermazione nei mercati esteri di importanti produzioni parmensi che portano valore aggiunto sul territorio — ha commentato Andrea Zanlari, presidente della Camera di commercio — tuttavia questa dinamica non ha ancora innescato un ritorno immediato nel mercato interno, dove continuano a soffrire soprattutto le piccole e le microimprese. Attraverso forme innovative come i contratti di rete il sistema camerale è impegnato da anni nel favorire l’aggregazione tra le aziende di dimensioni più contenute al fine di permettere anche ad mappe ECONOMIA PARMENSE Andamento storico dell’export nel primo trimestre dell’anno in provincia di Parma (valori in milioni di euro). Fonte Istat - Banca dati Coeweb. Elaborazioni Ufficio Studi CCIAA. FINE DEI LAVORI AL NIDO DI UGOZZOLO Scarabocchio pronto ad agosto Sopralluogo del sindaco Pizzarotti e dell’assessore Alinovi al cantiere, situato nell’ex sede del nido d’infanzia Trilly in località Ugozzolo. “La ristrutturazione e riqualificazione della nuova sede del nido d’infanzia Scarabocchio – ha precisato l’assessore Alinovi – rientra nel percorso intrapreso da questa Amministrazione, volto a riqualificare il patrimonio esistente e si aggiunge all’intervento previsto alla scuola Vicini dove verranno realizzati 6 nuovi locali a disposizione della primaria, quelli lasciati liberi dall’ex nidi Scarabocchio. La struttura di Ugozzolo, a lavori conclusi, sarà in linea con le norme vigenti e posta in sicurezza per accogliere tre sezioni di nido”. L’intervento è stato appaltato dalla società Parma Infrastrutture per conto dell’Amministrazione su precisa indicazione del Settore Servizi Educativi che ha suggerito di individuare una nuova struttura nella zona nord della città che possa sostituirsi al nido d’infanzia Scarabocchio, un tempo situato in via Milano, nella scuola primaria Vicini. La scuola Vicini ha infatti necessità di implementare il numero di aule della primaria, pertanto l’Amministrazione ha pensato di realizzare altrove il nido d’infanzia Scarabocchio, ricavando così 6 nuovi locali, tra aule e laboratori, a disposizione della scuola primaria Vicini, con costi pari a circa 140 mila euro. I lavori saranno appaltati da Parma Infrastrutture Spa e realizzati nel corso dell’estate. Lo spostamento del nido d’infanzia Scarabocchio è stato dettato anche dal fatto che l’ex nido Trilly, che era gestione a Parma Infanzia, non era più in linea con le norme di sicurezza previste dalla legislazione vigente e per questo fu chiuso nel giugno del 2012. La fine dei lavori è prevista entro fine agosto, in tempo utile per l’apertura del servizio di nido a settembre. Il costo dell’intervento ammonta a 500 mila euro, comprensivo del contributo regionale messo a disposizione dalla Provincia, pari a 250 mila euro. L’importo netto di lavori di 373 mila euro, oltre iva. Oltre a 20 mila euro per la scala in acciaio e 30 mila euro di attrezzature nuove per la cucina tra cui frigoriferi, cappe, forno e lavastoviglie. OSPITALITÀ PER STUDENTI A BEDONIA Da Parma allo Zappa-Fermi Il Comune di Parma ha aderito al progetto di ospitalità residenziale e semi residenziale per tutti gli studenti di Parma e Provincia che vogliano frequentare i corsi offerti dall’Istituto “Zappa-Fermi”, presso la sede professionale di Bedonia. “Si tratta – ha esordito l’assessora al Welfare del Comune di Parma Laura Rossi – di un’importante opportunità sia per alcuni ragazzi ospitati in strutture ma anche per le famiglie che per motivi di tempo e lavoro potranno cogliere questa proposta come un supporto significativo nel processo educativo-professionale dei propri figli, riducendo i loro tempi di spostamento casa-scuola”. L’Amministrazione Comunale di Bedonia organizzerà il servizio bus-navetta nei giorni di lunedì, venerdì e sabato per raccogliere gli studenti presso i comuni e condurli nel Seminario, dove durante la settimana potranno trovare alloggio dagli 8 ai 30 studenti che desiderassero per differenti motivi, evitare spostamenti quotidiani. 14igiovanidatuttaItaliacheperunasettimanasialternanotralavoro,studiodeifenomenimafiosietestimonianze Per sconfiggere la mafia. Sul suo terreno mappe IncorsoaSalsomaggioreilcampodiLiberasuunbeneconfiscato 6 È in corso in questi giorni, fino 20 luglio, a Salsomaggiore Terme, località Millepioppi, il 4° Campo di Volontariato di Libera su un bene confiscato, organizzato con il Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano. Il bene confiscato, situato vicino Salsomaggiore in località Millepioppi, consiste in un appezzamento di terreno di circa 10 ettari e due edifici, un fabbricatello attualmente utilizzato come astanteria per animali selvatici che poi verranno restituiti alla libertà e una casa rurale che, una volta ristrutturata, diventerà sede del Parco e del Cras (Centro Recupero Animali Selvatici). Anche quest’anno la realizzazione del Campo vede il supporto di Anpi di Salsomaggiore Terme, Spi Cgil , ass.ne Viva Salso Viva, Comune di Salsomaggiore Terme , Comune di Langhirano, Comune di Berceto, il Corpo Forestale dello Stato, e dei tanti compagni di viaggio come Il Museo Casa Cervi, l’ Ass.ne ZonaFranca Parma, Coop Giolli, Banca Etica, la Casa Museo del pittore Modica, l’Ass.ne ”Il Delfino” e coop. Emc2. Il Campo è aperto a 14 ragazze e ragazzi provenien- ti da tutt’Italia che lavoreranno sia sul terreno agri- colo sia nella risistemazione e manutenzione dell’area didattica delle voliere del Parco. È iniziato il 13 luglio e terminerà il 20. Come per tutti i campi di Libera la giornata è equamente suddivisa in tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistemazione del bene alla mattina, lo studio del fenomeno mafioso tramite il confronto con i familiari delle vittime di mafia e altre attività formative con le istituzioni e con gli operatori delle cooperative sociali e, alla sera l’incontro con il territorio e con le realtà locali. Particolare attenzione viene riservata alle attività di Formazione, nelle quali le ragazze e i ragazzi volontari incontreranno testimoni di giustizia, familiari di vittime di mafia, giornalisti particolarmente impegnati nel fronte dell’antimafia tra cui don Giacomo Panizza, Parroco di Lametia Terme, fondatore della Comunità Progetto Sud, in prima linea da 36 anni contro la ’ndrangheta, Francesca Bommarito, sorella di Giuseppe Bommarito morto nel 1983 a difesa del Capitano D’Aleo in un agguato mafioso, il Generale Sergio Costa, impegnato da svariati anni nella lotta alle eco-mafie in Campania, il dott. Enrico Cieri, della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna e Maurizio Torrealta, noto giornalista capo servizio di Rai 3 esperto di mafia con particolare riguardo a alla trattativa Stato-mafia. storia, spesso avara di riconoscimenti, si è dimenticata di ricordare» scrive nelle prime pagine l’assessore provinciale alle Pari opportunità Marcella Saccani. Molto vasta anche la collaborazione intorno alle immagini che corredano il volume, un’ampia sezione fotografica pubblicata grazie alla disponibilità della Galleria nazionale, di famiglie e amici delle donne presenti nel libro. «Questo Dizionario rifugge la storia fatta da protagonisti e protagoniste: quello che conta è il percorso, l’importanza di vicende spesso misconosciute (in una storia siffatta perché, per secoli, raccontata dagli uomini), la forza della scelta, l’esaltante esperienza della quotidianità o della straordinarietà. Si tratta di storie anche minute, di piccoli cenni biografici che però, tutti insieme, danno conto di una vicenda umana femminile, intrecciata a quella maschile, che assume valore» si legge nell’introduzione di Fabrizia Dalcò. Aunannoemezzodallaprimaparte,raccoltealtre440biografiedivereprotagonistedellastoria Tutte le donne che fecero la storia Uscitoilsecondovolumedel“Dizionariobiograficodelleparmigiane” 18 LUGLIO 2014 È stato presentato davanti ad un folto pubblico nella Sala Conferenze dell’Assistenza Pubblica, mercoledì 9 luglio il secondo volume del “Dizionario biografico delle Parmigiane”, promosso e realizzato dalla Provincia di Parma; presenti l’Assessore provinciale alle Politiche sociali Marcella Saccani e la curatrice Fabrizia Dalcò. Imprenditrici, giornaliste, antifasciste, poetesse, insegnanti, attrici, religiose, benefattrici, amministratrici. E molte altre ancora. Sono 440 i nomi presenti che si sommano ai 1530 contenuti nel primo volume. Così attraverso quasi 2.000 schede biografiche si snoda la storia della comunità di Parma e del parmense raccontata e agita dal punto di vista delle donne. Anche il secondo vo- lume del “Dizionario biografico delle Parmigiane” si propone di dare valore e risalto alla storia delle donne di Parma, di rendere visibili le tracce significative che le donne hanno lasciato in campo politico, sociale, economico, culturale. A un anno e mezzo di distanza dalla prima pubblicazione, si racconta di altre donne, ancora una volta famose e meno famose, mai eroine o prototipi femminili: storie vere, capaci di trasmettere una forza straordinaria, testimonianza di un’importante presenza nella società e nella storia. «Abbiamo ritenuto di fare un servizio utile a questa nostra provincia raccogliendo insieme in un volume i nomi delle donne che hanno contribuito a segnare con la loro opera, nota o meno nota che fosse, la storia di questo territorio. Da quella paziente e tenace ricerca, ma anche dalle segnalazioni che ci sono giunte successivamente, nasce ora questa appendice a dimostrazione del fatto che il nostro è stato un impegno portato avanti fino all’ultimo» scrive nelle pagine introduttive il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli. Le donne narrate nel “Dizionario” sono nate a Parma e nel Parmense e, altrove, hanno portato il loro contributo, ma anche nate in altri luoghi ma qui vissute a lungo. Di ciascuna il Dizionario propone una scheda biografica che ne ricostruisce vita e opere: schede composte dalla curatrice consultando altri dizionari e fonti d’archivio, ma anche con un ricco lavoro di raccolta d’informa- zioni fatto d’incontri e di colloqui con parenti, amici, conoscenti delle donne citate. «Altre donne, altre storie, e chissà quante altre ancora. Le biografie di tante che, nel nostro territorio in un passato lontano, ma anche in uno più vicino a noi, ci hanno permesso di raccontare le loro storie importanti di impegno politico, di studio, di ricerca, di lavoro, di affermazione di una presenza femminile né facile né scontata, nella storia della nostra provincia, ma anche dell’Italia, dell’Europa. Questa ulteriore ricerca ci è stata sollecitata da testimoni, famigliari, dalla cronaca locale, ma anche dalla nostra indomabile curiosità che ci ha portato a scoprire personaggi unici e dimenticati. Donne che hanno fatto la storia ma che la LÉNGUA PRAMZÀNA Fondata da singoli e associazioni con lo scopo di diffondere la cultura locale e di fornire regole chiare e condivise per chi si cimenta con la lingua del Pezzani Una Consulta per riscoprire il dialetto e trasmetterlo alle nuove generazioni Uno dei beni più importanti da difendere e divulgare è il nostro dialetto che, per la verità, solo per comodità definiamo dialetto. In realtà la nostra parlata è una lingua con tutta la dignità di una lingua. Ma non è una lingua qualsiasi: è la nostra lingua che dovremmo tenerci cara come teniamo ai nostri genitori perché sono i nostri. È una lingua con una storia vecchia di oltre 2000 anni, che ha una letteratura, dei testi teatrali e un ricco patrimonio di proverbi, modi di dire e tradizioni. È la lingua che permetteva alle persone di esprimersi e capire il prossimo perché, come scriveva Renzo Pezzani, il nostro maggior poeta, il nostro dialetto «…è bello, armonioso e bastevole a LE CONSULENZE NUOVI PARMIGIANI • La maschera di Parma, al Dsèvvod, con i bambini della Comunità educativa Santa Maria. tutte le necessità e contingenze della vita e dello spirito…». Continua ancora Pezzani «…Il vernacolo non è soltanto linguaggio rusticale di una contrada, ne è il colore e il carattere, l’immagine e il sale. È l’idioma domestico destinato a improntare per sempre sulle nostre labbra di inconfondibili flessioni e cadenze la lingua nazionale. È dunque esso una parte viva di noi che ci accompagna dal giorno che balbettiamo la prima parola all’attimo che in una parola esaliamo l’ultimo respiro. Ed è sopratutto una ricchezza che è stolto respingere da noi perché è della vita un’amorosa eredità materna...». «…Se il linguaggio nazionale è un tesoro che si guadagna nell’esercizio della scuola e nella pratica di un gusto e d’una inclinazione, il dialetto ce lo troviamo nel sangue e sulla lingua come l’uccello il canto. Come nella stessa vallata cantano con diversa voce le campane dei paesi che si guardano a un tiro di schioppo, e tu le riconosci e distingui tra cento la tua, da villaggio a villaggio, i dialetti cambiano suoni e costrutti anche se nel fondo rimangono consanguinei…». REGOLE DI GRAFIA La nostra lingua merita di avere una grammatica e regole di grafia condivise. Per queste ragioni, nella riunione del 14 giugno scorso, la Consulta ha deliberato di adottare delle regole condivise identificate in quelle proposte a suo tempo dal- La Consulta non si limita a proporre l’adozione delle regole ma si rende anche disponibile a supportare gli scriventi in dialetto che lo desiderano. Purtroppo non può farlo come fa invece l’Accademia della Crusca per la lingua italiana che mette a disposizione del largo pubblico un servizio di consulenza tramite una redazione composta da linguisti che esaminano i quesiti. La nostra Consulta, per ora, non ha linguisti (speriamo nel futuro...) ma soltanto appassionati che però mettono a disposizione la loro esperienza e le loro conoscenze per fornire a coloro che lo chiederanno informazioni e chiarimenti grammaticali e lessicali. Le richieste potranno essere indirizzate all’indirizzo di posta elettronica: [email protected] PROGETTO SCUOLA Altro filone importante che la Consulta cercherà di supportare, benché difficile da concretizzare, è un percorso destinato agli alunni del fine ciclo elementare o nelle scuole medie e che richiede una durata adeguata. Pensiamo che occorre recuperare la filogenesi della cultura popolare perché, come ci dicono i sociologi, la società odierna sta dissipando le appartenenze. Crediamo che attraverso la conoscenza del dialetto, ma anche della cultura che lo ha prodotto e sviluppato e del relativo ambiente sociale che lo ha caratterizzato, nonché con integrazione di letture di poesie, proverbi (che sono una sintesi di un sapere autentico) e analisi del vario panorama storico e sociale, possano scaturire degli argomenti didattici ricchissimi per confrontare le due diverse società che si sono sviluppate nel nostro territorio e la cui conoscenza (di entrambe) è estremamente importante, se è vero, come è vero, il postulato che dice che se non si sa da dove si viene si rischia di non sapere dove si andrà. Per concretizzare il “Progetto scuola” è necessario incontrare almeno un Istituto scolastico con docenti sensibili alle tematiche sopracitate. COMMEDIA • Un momento di uno spettacolo teatrale in dialetto. Foto tratta dal sito web: parmaindialetto.blogspot.it pagina a cura di Giuseppe Mezzadri SITI E PAGINE IN PARMIGIANO I “PADRI” DELLA GRAMMATICA PARMIGIANA LaConsultasulweb Unavitadedicataaldialetto È disponibile su Facebook la pagina della Consulta, presidiata da Claudio Cavazzini, che ha come scopo principale la raccolta di informazioni su manifestazioni, o altro, di interesse, per renderle visibili e di facile consultazione, in una sorta di Calendario, cliccando nel riquadro “Eventi”. Per comunicare eventi che si desidera far conoscere sono disponibili due possibilità: inviare un messaggio all’indirizzo www.facebook.com/consulta.deldialett oparmigiano oppure all’indirizzo di posta elettronica [email protected] La Consulta inoltre fornirà puntuali indicazioni su quanto risulterà utile a questo scopo come ad esempio gli incontri sul dialetto che la Famija Pramzana stà progettando. SITI IN PRAMZÀN Anche sul web vi sono siti che adottano la grafia proposta. In particolare, nel sito di Enrico Maletti parmaindialetto.blogspot.it sono fruibili lezioni filmate, e molto altro. Mentre è disponibile anche un corso di dialetto (derivato dal libretto di Vittorio Botti aggiornato) sul sito di Giuseppe Mezzadri giuseppemezzadri.com. Anche i siti www.pramzanblog.com di Achille Mezzadri, il sito della Famija Pramzàna www.famijapramzana.it nonché quello www.parmaitaly.it adottano la grafia del Capacchi. 7 Jacopo Bocchialini Con il suo volumetto «Il dialetto vivo di Parma e la sua letteratura» (1944) l’autorevole studioso Jacopo Bocchialini, è stato il saggio restauratore e ordinatore delle norme grammaticali del nostro dialetto. Guglielmo Capacchi Il professore (foto a lato), autore del prezioso dizionario Italiano - Parmigiano aveva in animo di allegare al dizionario Parmigiano - Italiano anche una grammatica. Purtroppo non ha fatto in tempo a completare il progetto di offrire appunto una raccolta strutturata di regole grammaticali. Tuttavia, per quanto attiene la grafia, le ampiamente ha comunque utilizzate nel suo dizionario che riporta anche parecchie espressioni idiomatiche che, essendo scritte in modo completo e per esteso, contengono preziose indicazioni su come si costruiscono le frasi con relative congiunzioni, apostrofi, accenti ed elisioni. Vittorio Botti Si deve a Vittorio Botti di “Parma Nostra” il merito di avere reso più agevole la fruizione e perciò l’applicazione delle regole del Bocchialini perfezionate dal Capacchi. Botti (che aveva tratto alcuni spunti anche dalla grammatica del 1976 di Angelo De Marchi) ha redatto un volumetto stringato ma ben fatto che è stato pubblicato, per la prima volta nel 2007, nel libro di storie parmigiane “Pärma e Brazil”. Non si tratta di un lavoro esaustivo dell’argomento ma comunque molto utile. 18 LUGLIO 2014 PERCHÉ IL DIALETTO l’avvocato Jacopo Bocchialini e che, in seguito, il professor Guglielmo Capacchi, ha completato e codificato sulla base del sistema cosiddetto R.I.D. (Rivista Italiana di Dialettologia) adottato su base nazionale. Regole a cui, chi scrive in dialetto parmigiano, è invitato di attenersi, per quanto sia possibile. mappe D a alcuni mesi è nata la Consulta del Dialetto e della Cultura parmigiana. Sono già diverse le associazioni e i singoli appassionati che si sono iscritti e si auspica che in futuro altri lo facciano. Lo scopo è quello di favorire l’attività delle singole realtà locali impegnate nella valorizzazione del dialetto, la conoscenza della cultura e delle tradizioni locali. Si lavora per sviluppare una rete fra le realtà del settore che favorisca una crescita della cultura parmigiana anche attraverso sinergie operative e maggior attenzione verso le nuove generazioni. Il momento è favorevole perché il crescente interesse per il dialetto riscontrato negli ultimi anni è di gran lunga aumentato grazie alla felice intuizione dei ragazzi di “Io Parlo Parmigiano”. CAPI SCOUT IN USCITA Comeconvincereiragazziavivereun’esperienzapienadelmondo, checoinvolgaspiritoecorpo?Facebook:unaiutoafarecomunione? Che c’entra il web coi limoni? Educareoggitrarealtàe“schermi”.DomandeaJonahLynch Agesci T 8 ardo pomeriggio di un sabato di maggio sul campo sportivo di Costamezzana. Sulla fascia laterale al sole, tende piantate. Su quella all’ombra, unico in piedi, un prete astrofisico. Venuto da Roma e prima ancora dagli Usa, parla a (e con) 6070 scout, capi Agesci giunti lì per lo più in bici. Si discute di relazioni, di educazione alle relazioni; di tecnologia, di relazioni mediate dalla tecnologia, di messaggi papali. Senza poter sapere tutto, senza risposte definitive. Padre Jonah Lynch, vicerettore del seminario della Fraternità dei missionari di San Carlo Borromeo, ha 36 anni, un master in pedagogia alla George Washington University e una breve ma intensa esperienza negli scout, in un’infanzia senza tv. «Quanti hanno in tasca un cellulare acceso?». Selva di mani alzate. «Quanti rispondono subito a un sms o a una chiamata?». Poche mani in meno. «Siamo qui, ma siamo anche altrove. E l’altrove può irrompere nel “qui” in ogni momento». Quanto è cambiato il rapporto con lo spazio, col tempo... Accendere la luce è istantaneo. Prima, tra un desiderio e la sua realizzazione gli umani dovevano attendere, compiere più operazioni. Lynch ha scritto “Il profumo dei limoni”. Cosa c’entrano i limoni con la tecnologia? Cogli un limone, toccane la scorza, spremila, annusa... «Tatto, ol- fatto, gusto: tre dei cinque sensi — il 60 percento della realtà — non possono essere trasmessi» dai nuovi media. Lui, fin da bambino “smanettone” del computer, nell’esperienza di fede (avvicinata da adulto), del silenzio, della preghiera, del ritorno alla lettura pura e semplice ha compreso che la tecnologia, in cambio di tanti servizi, ci sta rubando qualcosa di insostituibile. Gli educatori forse già sanno: nessuno strumento è neutrale, né lascia il mondo intatto. L’auto come lo smartphone, l’sms come Facebook. E se Facebook è il “paese” più popoloso è perché «ha intercettato un desiderio, un bisogno potente». Benedetto XVI ci pensava, in vista di una Giornata delle Comunicazioni sociali: «l’uomo è fatto per la comunione». Per questo ci diamo da fare per ampliare la rete di relazioni, per abbattere barriere. «Non scadiamo nel “Facebook sì/no”. Chiediamoci piuttosto perché ne siamo attratti, cosa significa per la nostra vita. Siamo corpo e anima, ma oggi il fatto che siamo corpo si sta minimizzando. Le esperienze più profonde della persona — l’amore, l’amicizia, il conflitto e il perdono, il conforto nella sofferenza, la morte — se davvero ci interessano richiedono prossimità, non sono accessibili in profondità se non attraverso il corpo». Il primo intervento è di chi, capo e padre non iscritto a Facebook, sospetta che il concetto di amicizia sia mutato, che contino i numeri più dell’avere messo in gioco, insieme ad altri, corpo e spirito in esperienze memorabili. Da una capo clan, l’impressione che i ragazzi siano coscienti L’obiettivo:comprendereilpuntodivistadell’altro,dialogare,cambiare La Pace, una questione di... stile Pilloledaunpercorsodicatechesilungounanno 18 LUGLIO 2014 I telegiornali ancora mostravano la guerra in Siria. Sguardo poco alla volta distolto da quel fronte per riportarlo sull’Egitto. Poi l’Ucraina, di nuovo l’Iraq, come sempre Israele e la Palestina. E’ dell’estate scorsa l’idea di ragionare sulla pace, in un percorso di catechesi che coinvolgesse nell’anno tutti i capi unità e i capigruppo. In Agesci si educa alla pace, perché scautismo è anche impegno per la fraternità internazionale. Il Regolamento metodologico collega pace e mondialità in tre passaggi: educare persone in grado di comprendere il punto di vista degli altri (1), disposte al dialogo (2), aperte al cambiamento (3). Un percorso guidato dall’assistente di Zona don Francesco Ponci, declinato in brani biblici (Isaia 32, le Beatitudini, lettera agli Efesini) ed encicliche (dalla Pacem in terris alla Lumen fidei). Tra gli incontri, quello di gennaio fra capigruppo e assistenti ecclesiastici ha messo a fuoco (e a nudo) gli ostacoli alla pace nelle rela- zioni in Comunità Capi: differenza d’età, individualismo, eccesso di protagonismo; attenzione solo alla propria branca, distanza tra Comunità e parrocchia ospitante, pregiudizi, servizio in ambiti extra-scout (percepiti come “antagonisti”). “Cristo nostra pace”, si legge in Efesini 2: «la Pace non è più un’idea, ma una persona», analizza don Ponci. Cristo «non solo è pace, ma è venuto ad annunciarla. Essere pace e portare pace coincidono». Ciò non si riduce al far convivere gruppi diversi, fingendo che la diversità non esista. «Nella logica del vangelo c’è un salto di qualità. La pace è una relazione. L’unità con l’altro è quando si condivide uno stile, non quando si è uguali (non lo saremo mai). Dire che Cristo è verità non significa che sono vere le asserzioni della Chiesa, ma che di Cristo è vero il modo di amare, per questo noi lo annunciamo. Su questo si gioca la battaglia culturale, la sfida dell’evangelizzazione. Se per noi la verità è un cumulo statico di idee, e troveremo un altro (diverso) con le proprie idee, e nessuno sarà disposto a rinunciarvi, prima o poi sarà scontro, fino all’annientamento. Come si chiama questo modo di procedere? Fondamentalismo». (E.C.) della differenza tra le modalità di relazione e sappiano gestirsi; il problema è forse di adulti in crisi che hanno appena scoperto i social. Secondo Lynch la natura dell’amicizia è la stessa — «i liceali preferiscono stare assieme dal vivo» —; se ripiegano sull’online è a causa di «una società individualista, costruita in modo da non permettere più il raduno spontaneo di ragaz- zi». Se poi ciascuno ha a portata di clic una “folla” a cui dire sempre tutto quello che fa, sente, pensa, senza differenze di tono o pudore, «è un amico o è più simile a un giornalista? Da giornalisti ci si pone su un piano più alto, si fa un’esperienza di potere, mentre l’amicizia è un rapporto alla pari». Nella condivisione dei post siamo vulnerabili, «vulnerabilità che in un’amicizia profonda non è calcolata». La finzione a lungo termine riguardo alla propria identità in rete non può reggere: «i ragazzi ci hanno rinunciato», ma ancora devono capire che finché non sarà attuato il “diritto all’oblio”, quel che pubblicano resta «in eterno, rendendoli prima o poi ricattabili». All’educatore il compito di aiutare le nuove generazioni a discernere, a vivere fino in fondo il desiderio di amicizia e ad acquisire il senso del limite — difficoltà manifestata da diversi capi impegnati nella fascia 16-21 anni —. «Ognuno è limitato a suo modo; ognuno deve conoscersi per decidere come usare il mondo, il suo rapporto con gli strumenti e il potere». Non una ricetta universale, quindi, ma domande personali: «cosa per me è bene? Cosa mi aiuta a raggiungerlo?». Esempio: «Vogliamo la comunione? Sì. Facebook ci è d’aiuto?». E’ possibile. Ma come in ogni ambito, un’esperienza più profonda richiede sacrificio, capacità di stabilire priorità. Il buon educatore pone al ragazzo limiti in positivo, propone alternative di valore, affascinanti, «per un’esperienza più ampia del mondo». Protegge, ma fino a un certo punto; poi «dovrà lasciarlo andare, decidere, sbagliare, anche un po’ “schiantarsi”». Una capogruppo lamenta la perdita collettiva di capacità (della mente), all’uscita di ogni nuovo dispositivo. «Trovare subito con Google la risposta a qualunque domanda è fortemente diseducativo, impedisce di coltivare desideri più profondi». Risponde Lynch: «più che lamentarci perché perdiamo qualcosa, meglio decidere cosa preferiamo perdere, o cosa preferiamo usare nell’incontro col mondo», facendo i conti con una società che fa pressione e a cui a volte bisogna cedere. «Ai ragazzi possiamo dare solo ciò che abbiamo; proporre ciò che viviamo, che ci ha convinto, che amiamo». Erick Ceresini TUTTI IN PARTENZA PER LA ROUTE NAZIONALE R/S DirittiaSanRossore.Concoraggio C om’era quella di 28 anni fa? Più piccola, ma sempre grande. Fra chi c’era allora, qualcuno è in servizio ancora oggi. Sui Piani di Pezza (AQ) la Route Nazionale Agesci portò oltre 13mila fra rover e scolte (R/S) e capi clan; più Giovanni Paolo II, calato dall’elicottero bianco per incontrarli — un fianco di collina ammantato di camicie azzurre — e con loro celebrare la messa. Il motto era “Pronti a partire Le scelte per un mondo che cambia”, e da allora il mondo è cambiato parecchio: Internet era ignoto, ad esempio. «Come hanno fatto ad organizzarla, senza e-mail e WhatsApp? — si chiedeva Francesca Stefanini, gruppo Parma 5, incaricata RS di Zona, nell’incontro di maggio con padre Lynch (articolo sopra) — Eppure ce l’hanno fatta. Oggi non credo ne saremmo capaci. Per molti, ragazzi e capi, prendere contatti senza avere in mezzo uno schermo è faticoso». Dal 7 al 10 agosto prossimi, nella tenuta presidenziale di San Rossore (Pisa) confluiranno in almeno 33mila. Come i giovani dell’86, quelli di oggi avranno dai 16 ai 21 anni, ma le teste e i cuori (prospettive, conoscenze, interessi, ambizioni) sono diversi. Il mondo in crisi parla di un tempo che non è per loro. Dimenticati, (auto)esclusi, impauriti, senza desideri, “gli sdraiati”. Chi invece sarà là, dopo una settimana di campo mobile su strade e sentieri d’Italia insieme a ragazzi e ragazze di altri 2-3 clan mai incontrati prima, ci sarà perché ha coraggio. “Strade di coraggio... Diritti al futuro” è il motto del 2014 (logo in alto). “Diritti” inteso come sostantivo plurale e come attributo (“proiettati verso”). Presentata alla stampa mercoledì scorso, la Route suggella un percorso avviato nel 2011. I clan partecipanti (14 dei 15 parmensi ci saranno) hanno organizzato durante l’anno attività ad intra e sul territorio, svolto inchieste e capitoli seguendo una delle cinque strade indicate, cinque versanti del coraggio: farsi ultimi, amare, essere chiesa, essere cittadini, liberare il futuro. «Sul nostro appennino — illustra Alessandro Zarba, di Noceto, incaricato RS di Zona — cammineranno in almeno 600, lungo 11 percorsi. Tra il 5 e 6 agosto li accoglieremo al Campus, dove condivideremo la preghiera dei vespri e le lodi. Poi la partenza, su 28 pullman». Una route già “social”, visibile fin da gennaio su Facebook, Google+, Twitter, Instagram e YouTube, oltre ai siti www.routenazionale.it e http://stradedicoraggio.it, in continuo aggiornamento. (E.C.) VISITA PASTORALE Il viaggio di mons. Solmi nelle Nuove Parrocchie fa tappa in Val Taro e oltre al capolugo toccherà Lozzola, Pietramogolana, Prelerna, Ghiare e Selva del Bocchetto “Mansos in Soleniano” Solignano è sede comunale, la cui storia ha radici antiche. Già nel 980, infatti, si ha notizia del centro, appartenente al Capitolo della Cattedrale e poi assegnato nel 1039 al marchese Bonfacio di Toscana, padre di Matilde di canossa; successivamente ai Pallavicino che, tra vicende alterne, lo tengono in proprietà fino alla soppressione dei feudi (1805). Il castello, sorto su di un’altura che domina buon tratto della valle del Taro, ha rappresentato un punto di grande importanza strategica. Accanto al castello la chiesa, edificata nel 1440, sulle cui rovine è stata ricostruita – nel 1893/96 – la grande chiesa parrocchiale, a croce greca, dedicata a san Lorenzo martire. Gli abitanti Il primo nucleo abitato dell’attuale paese sorge a fondo valle, sulla riva sinistra del Taro, verso la fine del ‘500, ad opera dei Leporati, una famiglia di cavalieri provenienti dal Lazio e fedeli ai Farnese: un piccolo grande edificio e un paio di modeste residenze per i contadini. Lungo la strada della Madonnina nel 1627 viene edificato un oratorio, attivo fino agli ’60 del secolo scorso. Il piccolo centro abitato rimane immutato fino all’arrivo della ferrovia Parma – La Spezia che, alla fine del 1800, toglie il territorio da un secolare isolamento. La stazione ferroviaria – denominata Solignano – darà il nome al paese, che da quel momento inizia il suo sviluppo. Si aggiungono altre strutture, comprese le scuole. Nel 1940 gli abitanti non superano i 150. E’ l’arrivo della strada di Fondovalle (1961) a segnare quella fase di sviluppo, che lo porta alle dimensioni attuali (1900 abitanti), grazie anche al sorgere di nuove attività commerciali e industriali (la fabbrica stampi della Bormioli arriva ad occupare quasi 300 lavoratori) e alla nascita di due grandi stabilimenti industriali (Barilla e Laterlite) nella vicina frazione di Rubiano. Il paese, in pochi anni, rientra nei primi dieci della provincia per depositi a risparmio. Si può quindi dire che la storia di Solignano e della sua gente inizia con la realizzazione della Parma-Spezia. Da quel momento il piccolo centro si popola di ferrovieri, commercianti, impiegati, braccianti e artigiani. A questa prima fase, segue quella segnata dallo sviluppo industriale, con il richiamo di persone e famiglie che provengono da altri paesi della provincia, ma anche da altre parti di Italia, che importano usi, tradizioni e anche dialietti diversi. Un blocco eterogeneo che ha le sue radici in luoghi differenti, e che segna una nuova fase del paese, che si può dire conti solo 50 anni di vita. L’espansione del paese fa sentire l’inadeguatezza delle dimensioni e della posizione della chiesa, ancora ubicata al Castello, a cinque chilometri di strada a piedi. Problema che diventa motivo di controversia con i fedeli della zona alta, contrari al trasferimento della parrocchiale a Solignano. La controversia, durata alcuni anni, termina con la costruzione di una nuova chiesa nel capoluogo, a lato della Fondovalle, consacrata dal Vescovo mons. Amilcare Pasini con il parroco don Mario Siri, il 19 aprile 1976. Insieme alla gente Questa provenienza variegata – spiega il parroco don Gianfranco Agnetti – fa sì che la gente – in circostanze particolari, si riunisca insieme, ma più spesso (in occasione delle festività) fa ritorno alle proprie origini. Movimento che si coglie anche nei “fine settimana”: d’estate c’è un discreto ripopolamento di chi, abitando e lavorando in città, ha mantenuto una casa anche qui. Una pastorale fatta di molti spostamenti, per visitare le diverse comunità e celebrare: solo alla domenica – racconta don Agnetti (che vanta una presenza più che decennale in alcune comunità) “percorro 80 chilometri, cui si aggiungono quelli della settimana”. Di casa in tutte le famiglie, dove entra senza difficoltà, per le benedizioni, in un clima di armonia. Una realtà, questa, dove non si registrano casi di disoccupazione: grazie alle attività intraprese anche in loco ognuno ha un’attività lavorativa. Grazie al Circolo Anspi, che gestisce l’oratorio, viene dedicata particolare attenzione ai ragazzi, che hanno anche la possibilità di spazi per giocare. Circolo che si rivolge anche alle persone anziane, favorendo attività e incontri. Da segnalare la buona buona collaborazione con altre realtà locali, in particolare con la Pro Loco, per organizzare momenti di aggregazione rivolti a tutta la popolazione. Momenti corali, dove ognuno ci mette la sua parte. Una popolazione dove non mancano i giovani, bravi, anche “se non troppo legati alla parrocchia”. Diverse le attività che li vedono protagonisti, come ad esempio lo sport: due le squadre di calcio, a livello di paese, di cui una – proprio nei giorni scorsi – piange la morte improvvisa del portiere. Lunedì inizia la visita pastorale, con l’incontro del Vescovo nelle varie comunità e le riunioni serali. La conclusione si terrà domenica 27 luglio, con la celebrazione eucaristica e l’assemblea nell’antica chiesa rinnovata che - dopo 7 anni – è stata riaperta nel mese di giugno in occasione del conferimento delle Cresime. Era stata infatti chiusa nel 2007, causa infiltrazioni dal tetto che avevano causato il distacco degli intonaci della volta e reso pericolante l’edificio stesso. (le notizie storiche sono a cura di Paolino Bergonzi) IL PROGRAMMA Lunedì 21 luglio ore 15 Visita a Lozzola ore 17 Santa Messa a Ghiare e visita agli ammalati. Ore 20.30 Consiglio Pastorale ore 21.30 Consiglio Affari Economici Martedì 22 luglio ore 15 visita a Prelerna; ore 17 Santa Messa a Solignano, a seguire udienze libere e visite agli ammalati. ore 20.30 Incontro con le Famiglie Mercoledì 23 luglio ore 15 visita a Pietramogolana ore 17 Santa Messa a Selva del Bocchetto. ore 20.30 Incontro con i giovani Domenica 27 luglio* ore 10 Santa Messa a Solignano (Chiesa alta) ore 11 Assemblea parrocchiale *Verrà mantenuta la Santa Messa del sabato a Lozzola e Solignano QUANDO SUONA LA CAMPANA LA BAMBINA DI DUE ANNI AFFETTA DA UNA RARA MALATTIA Orario delle sante Messe della Nuova Parrocchia San Francesco d’Assisi TuttalacomunitàsimobilitaperChanel MESSE PREFESTIVE ore 17: Solignano ore 18: Lozzola MESSE FESTIVE ore 9: Pietramogolana oppure Prelerna ore 10: Solignano ore 11: Ghiare ore 12: Selva del Bocchetto C hanel è una bimba di due anni (la madre è originaria di Oriano) affetta da una rara e grave malattia, la fibromatosi aggressiva di tipo tumorale, diagnosticata a dicembre 2012 all’Ospedale Rizzoli di Bologna, che colpisce 2 persone ogni 100mila e diventa mortale se arriva ad intaccare gli organi interni. Speranza americana In Italia sono pochissimi i casi. L’Ospedale specializzato per questa patologia si trova a Boston. Questo 9 ha fatto scattare una gara di solidarietà, che ha coinvolto tutto il paese di Solignano e altre realtà limitrofe. L’affetto di un paese Tutto il paese si è mobilitato - organizzando iniziative di beneficienza, spettacoli, momenti conviviali, lotterie... - per raccogliere fondi e permettere così alla famiglia di offrire le cure più adeguate alla loro bambina. Che è entrata nel cuore di tutti, suscitando un rinnovato senso di solidarietà. E facendo crescere 18 LUGLIO 2014 E’ dedicata al patrono di Italia, san Francesco d’Assisi, santo a cui tutti sono “affettuosamente legati” la Nuova Parrocchia di Solignano, Lozzola, Pietramogolana, Prelerna, Ghiare, Selva, dove il Vescovo si recherà – nella prossima settimana – in visita pastorale. Una Nuova Parrocchia che comprende 6 comunità, che abbracciano un territorio vasto, suddiviso in più comuni: Solignano, Berceto, Terenzio. Scelta condivisa, come spiega il parroco don Gianfranco Agnetti, che tiene viva anche la devozione per il papa. mappe Solignano e dintorni: una storia antica... che inizia 50 anni fa. Grazie alla strada PARMA MISSIONARIA A cura dell’Ufficio diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese I VIAGGI MISSIONARI Unprogettoconcreto perunaltromondopossibile speciale L 18 LUGLIO 2014 10 a vita è un dono, la fede è un dono, la missione è il dovere di comunicare questa stessa fede. Quando Gesù chiama i primi discepoli, li nomina apostoli e li chiama per due motivi: Perché stiano con Lui e per inviarli (c.f. Mt 3,14) La missione che apre ostinatamente le porte del mondo, che investe sull’uomo, sulla sua capacità di incontrarsi e relazionarsi, ci aiuta a rimanere fedeli ed a “saldare” la dimensioni verticale (Parola di Dio, Sacramenti, preghiera, ecc…) con quella orizzontale (servizio, solidarietà, ricerca del bene comune …). Con questo spirito lo sforzo comune è quello di uscire dagli schemi per cui la missione è solo per pochi; al contrario ognuno mette in gioco il suo servizio e la sua passione, fa la sua parte nel suo contesto senza deleghe o alibi, ed ogni impegno diventa un tassello importante che si aggiunge agli altri, in un clima di comunità, di sostegno reciproco e collaborazione. La missione infatti si esprime pienamente nella comunità, nello stare uniti, nella capacità di vivere il comandamento di nuovo di Gesù: “ Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12). Il nostro impegno missionario è quindi attento ai legami stretti e vicini ma proiettato all’incontro con l’altro: Lontano, diverso, povero, che non conosce Dio o che si è scordato di averlo conosciuto. La durezza dei tempi non ci deve intimorire perché Gesù ci ripete anche oggi: “ Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14, 27 ). Conoscere Gesù è il più grande dono che una persona possa ricevere, farlo conoscere con le nostre parole e le nostre azioni è la più grande soddisfazione. La missione in quanto annunciatrice del Regno di Dio è in grado di offrire oggi segni di speranza alle grandi crisi (Economica, sociale, ecologica, culturale, democratica ) che stanno attraversando i nostri tempi indicando la via nuova del Vangelo come progetto globale di una nuova convivenza fondata sulla giustizia, sulla solidarietà, sulla gratuità. Un progetto concreto per un altro mondo possibile capace di smantellare il mondo di “chi fa fatica”, del povero, come uomo, senza mistificazioni, senza pregiudizi, senza falsità. Questo significa anche aprire bene gli occhi e la mente alla disarmante concretezza del fatto che stiamo parlando di milioni di persone e che le cause non dipendono dal volere di un Dio cattivo ma dal risultato delle azioni dell’uomo. E se siamo noi ad avere creato la povertà, vuole dire che possiamo anche disfarla, eliminarla. La povertà non è un destino, ma una condizione; non è una disgrazia , ma un’ingiustizia. Accettare il povero-uomo significa accettare la sfida “innovatrice” del Vangelo come progetto di vita, concreto, attuale, capace sempre di indicarci la via. A Dio infatti - ci ricorda il Vescovo dom Pedro Casaldaliga – piace essere trasparente. Dio non vuole che speriamo in un mondo assurdo, perché gli interessi degli uomini sono gli interessi di Dio. Anche noi dobbiamo essere trasparenti, non fare finta o trovare soluzioni facili. Dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con il nostro stile di vita, con il nostro conto in banca, con le due o tre televisioni che “occupano” la nostra casa, con il troppo che occupa i nostri pensieri ed il nostro tempo… lasciare per ritrovarci più semplici, più gentili, più solidali. La missione il cui senso ultimo, ci ricorda Mons. Tonino Bello, è questo: “ fare compagnia al mondo come cristiani veri. Cioè discernere i valori, motivare la vita, progettare l’esistenza, confrontarsi con le culture, provocare “fotosintesi” esistenziali tra realtà e valori, denunciare i meccanismi perversi del mondo, collaborare nella costruzione della società, portare nella sfera politica la capacità liberatrice del Vangelo, stare veramente dalla parte degli ultimi, evangelizzare la cultura, il lavoro, il tempo libero”. Gianfranco Carrera L’essenzadiunviaggiochepartendodalleperiferievaallaricercadelloSpiritocheanimaerianima Un viaggio nel mondo, dentro ognuno di noi GruppoMission:periniziol’arrivoepermetalapartenza P asso dopo passo, incontro dopo incontro, stazioni, partenze, volti, canti, riflessioni, arrivi, chiese, capanne, colori, notti, albe, bambini, suoni…un mondo riaffiora alla mente e riporta il nostro vivere a quel vivere lontano di chilometri ma vicino in umanità e verità di vita. Il passato ritorna caricando il presente di ricordi ed emozioni nostalgiche per quel vissuto di cui l’esperienza ne è portatrice. Questo è il mestiere di un viaggio e da lui chiediamo e vogliamo questo. Il viaggio Mission è anche questo ma non può essere solo questo. L’esperienza del Gruppo vuole essere un viaggio che di partenza ha l’arrivo e di arrivo ha la partenza e quindi non può finire. L’essenza stessa che lo anima, dandogli corpo e for- ma, spinge il viaggio a ricercare sempre nuovi luoghi e segni nel suo andare oppure, meglio, a ricercare sempre i nuovi occhi e il nuovo cuore del suo andare. Questo viaggio va sicuramente al ricordo ma può essere coniugato al passato. Il passato, quel passato, è e deve essere talmente presente nel nostro quotidiano da farci dire che oggi, anche oggi, stiamo viaggiando alla scoperta sempre vera e sempre presente di quella meta d’umanità che risplende nel vicino di casa come nella capanna indios, nel bimbo come nell’anziano del villaggio. Il viaggio del Gruppo Mission non si ferma e vuole andare diretto alla scoperta di quell’essenza di mondo che è dentro ognuno di noi. Albania, Brasile India, Perù, Camerun, Ciad e altri sono i luoghi di passi che vanno alla ricerca di quello Spirito che anima, rianima e pacifica il senso dell’andare, il senso del vivere. Ci muoviamo così, trasportati da quella fame di vita che ci spinge a voler vedere il mondo a testa in giù guardandolo con occhi sempre nuovi e sempre veri perché si allontanano sempre più dal giudi- zio e dalla pretesa di aver ragione, dalla presunzione di aver la soluzione. Presuntuosi e ipocriti saremmo se in questo viaggio ci vedessimo autori e registi. La proposta che il Gruppo Mission fa a tutti i giovani di Parma ha origine e meta nel messaggio d’amore di quell’uomo di Nazareth che vedeva nel pescatore come nella prostituta, nell’esattore come nel mendicante la stessa essenza filiale e quindi fraterna. Il nostro viaggio parte da quella speranza che ci fa dire anche oggi che perfino la sofferenza, il dolore, la morte non possono nulla contro l’amore. Da quel soffio di vita è partito il vero Viaggio di quei pellegrini di senso e di speranza che sono i cristiani. Daniele I VIAGGI DEL 2014 GRUPPO MISSION Ciad (p. Filippo Ganapini) - dal 13 agosto 31 agosto; Etiopia - dal 4 al 22 agosto Albania - dal 3 al 18 agosto GRUPPO BOSNIA DI AZIONE CATTOLICA Bosnia - dal 7 all’11 agosto ASSOCIAZIONE MISSIONE INSIEME Perù - dal 16 al 31 agosto PARROCCHIA DELLA TRASFIGURAZIONE Romania PARROCCHIA DI SAN SECONDO Congo 20 PARTECIPANTI, INCONTRI NEI WEEK-END E LA SCOPERTA DI UN DONO DA CONDIVIDERE Missionoraè anchein Camerun L’animazionemissionarianelleparoledipadreCarloSalvadori I n risposta ad lettera saluto di Marilù anche a nome del gruppo Mission, padre Carlo scrive dal Camerun: Mi trovo attualmente a Bafoussam dove stiamo facendo una convivenza con i giovani che desiderano diventare Saveriani. Sto bene, anzi benone. In questi giorni ho approfittato per riposarmi e divertirmi con questi giovani e con un confratello: Pierre. Quest’anno è stato molto impegnativo e bello. Con p. Giovanni Montesi abbiamo cercato di animare la diocesi alla missione della Chiesa e ci siamo riusciti. Abbiamo prodotto 5 libretti di animazione per 5 grandi ap- puntamenti missionari: ottobre, santa infanzia, giornata dei martiri, novena della pentecoste e giornata dell’unione pontificale missionaria. Come sai anche qui è nato il gruppo Mission che chiamiamo Missio Giovani. Ci sono una ventina di giovani che partecipano. Ci troviamo un week end al mese e andiamo il sabato al lebbrosario del dibamba e la domenica siamo in casa per seguire una formazione sulla missione. È stata un’esperienza molto bella e ricca. Ci sono dei giovani meravigliosi che hanno scoperto di essere ricchi di doni da condividere. La settimana prossima avremo l’attività conclusiva, il ritiro spirituale. Complimenti per i 20 anni di Mission. Un saluto e un abbraccio, buona missione. Carlo informa CARITAS a cura della Caritas Diocesana RAPPORTO SonouscitiidatidiCaritasitaliana:all’esameinumerielerisposteallapovertàdelnostroPaese Povertà? Si raddoppia E’ questo uno dei cambiamenti più evidenti della po- vertà nel nostro Paese. Nel 2007 vivevano in povertà assoluta 2,4 milioni di persone residenti (il 4,1 percento); nel 2012 le persone sono 4,8 milioni, pari all’8 percento. Dato che ritroviamo anche parlando di nuclei familiari, con un aumento che va dal 4,1 (0, 97 milioni di nuclei familiari) al 6,8 (pari a 1,7 milioni), dove l’incremento risulta minore perché concentrato tra i nuclei con più persone. Cambia anche il volto della povertà. Guardando per fasce di età, si nota che nella popolazione anziana il tasso di povertà rimane stabile, grazie alla protezione della pensione. Diverso, invece, se alla condizione anziana si associa quella di non autosufficienza. Povertà che sembra crescere col diminuire dell’età: più che raddoppiato il tasso di povertà nelle famiglie con persone di riferimento fino a 34 anni. Decisivo anche il fattore figli. Nel 2007 la scelta di fare figli non incrementava la probabilità di cadere in povertà; ora si è invece acuita la fragilità delle famiglie con tre o più figli minori (uno dei segmenti a maggiore incidenza di povertà assoluta). Non solo, ma la crisi ha colpito anche le famiglie con 1 o 2 figli (con aumento dal 3,8 al 10 percento). Infine due volti non considerati nei Rapporti Istat: le persone con disabilità, di cui il 24,8 per cento vivono in situazione di deprivazione materiale; e le persone immigrate. Anche qui i numeri sono eloquenti: famiglie di soli italiani in povertà: 13,8; le famiglie miste: 24,9; famiglie di soli stranieri: 37,3. «Durante la crisi – sottolinea Gori – la povertà assoluta non solo ha confermato il suo radicamento tra i segmenti della popolazione in cui già in passato era più presente, ma è anche cresciuto particolarmente in altri, prima ritenuti poco vulnerabili: il Centro Nord, le famiglie con due figli, i nuclei con capofamiglia inferiori a 35 anni, le famiglie con componenti occupati. In altre parole, il raddoppio dei poveri non si è concentrato tra i gruppi già più colpiti, ma, al contrario, ha allargato i confini della povertà nella società italiana». Cambia anche la geografia: se prima della crisi la povertà sembrava coincidere con la ormai famosa “questione meridionale”, la crisi ha evidenziato anche il nascere della “questione settentrionale”. Dai dati (riferiti al 2011) si riscontra che per le politiche contro la povertà i comuni destinano complessivamente meno dell’8percento delle risorse destinate al sociale. In una fase di peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie e di aumento della povertà, la spesa per quest’ultima diminuisce del 2 per cento. Dato che si aggiunge al permanere di squilibri nelle varie aree del Paese, col risultato che le risorse impiegate a livello locale per contrastare la povertà risultano inadeguate, soprattutto nelle zone in cui i tassi di povertà sono più alti. Che fa parlare di “una tradizione di storica inefficacia delle politiche locali di contrasto alla povertà”. Osservatorio Caritas A sette anni dal manifestarsi della crisi, cogliamo alcune tendenze che destano preoccupazione. Aumenta il numero di coloro che si rivolgono ai servizi Caritas, anche per effetto della riduzione della presa in carico dei servizi sociali. Aumenta anche la complessità delle situazioni, che richiede tempo, competenze diversificate e una intensificazione dei trattamenti. NUOVA COLLANA DI PASTORALE FAMILIARE “Famigliesospese” E’ iniziata una nuova collana, delle edizioni dehoniane, della pastorale della carità. Il primo volumetto, che contiene diversi contributi, è dedicato al tema delle famiglie in affanno, nella cornice della crisi economico-finanziaria che ancora investe il Paese delle false partenze.“Famiglie sospese”: così si intitola questo “quaderno di riflessione teologico-pastorale”, che nasce dalla consapevolezza del ruolo di “paracadute sociale”, assicurato dalla famiglia nei confronti di chi è stato colpito dall’onda lunga della • La copertina del volume, edito dalla EDB. recessione. Senza il quale, assicurano gli esperti, si sarebbe dovuto registrare un tasso di povertà molto più alto: fenomeno definito “rompicapo della povertà”. E, d’altra parte, la famiglia stessa non è indenne dalla crisi e da situazioni di disagio, come testimoniano i numerosi Centri di ascolto delle Caritas. Studio che esprime la missione della Caritas, chiamata non solo a dare risposte materiali, ma anche a prendere e a far prendere coscienza e a denunciare, promuovendo una logica della condivisione, dell’accoglienza e dell’accompagnamento e coinvolgendo in questo processo anche le Istituzioni. Situazioni che permangono nel tempo, per cui si arriva ad una loro cronicizzazione, con il passaggio da condizioni momentanee ad esclusione sociale. Aumentano le richieste riconducibili a bisogni primari; così come problemi legati alla casa (anche da parte di proprietari). Senza nascondere anche il fatto che la crisi ha fatto anche scoppiare (e ha paradossalmente incrementato) comportamenti legati a stili di vita e a dipendenze, generando nuove sacche di disagio. Le Caritas si trovano ad affrontare, oggi più di un tempo, richieste di tipo economico, andando anche verso una maggior specializzazione dei servizi. «In una fase di remissione del pubblico, qualunque funzione vicaria assunta dai soggetti del terzo settore disattende quanto meno il principio di sussidiarietà, in assenza, per giunta, di un disegno che preveda il riassetto complessivo del sistema degli interventi contro la povertà». Oltre la crisi Non essere miopi, ma saper leggere quello che sta accadendo, sia come frutto di scelte del passato, sia in prospettiva futura. Francesco Marsi- co, responsabile area nazionale di Caritas Italiana, evidenzia come «l’allargamento dell’area della precarietà e della conclamata povertà è destinato a divenire strutturale se non si assumono effettive strategie di contrasto». Determinanti e cruciali i prossimi mesi, che devono vedere – insieme alla ridefinizione di un modello economico e produttivo, il delinearsi di una nuova tutela di diritti di chi vive in condizioni di fragilità e di esclusione, che si deve coniugare con il realismo delle risposte possibili. Nella consapevolezza che «la povertà genera sofferenza sociale e personale, impedisce – come ricorda la Carta costituzionale – il pieno sviluppo della persona umana, ne avvilisce la dignità, ne deturpa il volto». Impegnarsi per il bene comune implica il non rimanere indifferenti di fronte a tale analisi, ma anche il non limitarsi alla sola indignazione, ma viverla come spinta al cambiamento e alla assunzione di responsabilità. Che vuol dire anche – partendo dal livello locale – monitorare quello che accade nel nostro territorio a partire da alcuni indicatori: la questione dei beni essenziali per gli indigenti, la questione minorile/giovanile (dispersione scolastica, l’accesso al mondo del lavoro...), l’utilizzo delle risorse stanziate da fondi europei... Indicatori che devono – come ci è stato ricordato più volte – diventare criterio di scelta, nella polis, ma anche nelle nostre famiglie, nelle comunità cristiane. Per evitare il formarsi di quelle “periferie”, che degradano la “bellezza”, nel senso più vero e più ampio, della nostra convivenza civile. 11 UN ANNIVERSARIO DA VIVERE 40 anni fa la Caritas a Parma... 40 anni di Caritas a Parma. Un compleanno particolare che, nei prossimi mesi, avremo modo di vivere e celebrare, con alcuni appuntamenti aperti a tutti . Che aiuteranno noi, ma anche la comunità – sia cristiana che civile – a riscoprire il chi siamo e il che cosa siamo chiamati a fare. Un’occasione per fermarci e guardarci allo specchio non per fare operazioni di estetica a buon mercato, ma per ritrovare la nostra fisionomia più vera. E, grati del cammino percorso e dei tanti che - in modi diversi – ci hanno aiutato a compierlo, ne faremo memoria per cogliere alcune pietre miliari e per costruire su di esse nuovi sentieri. Impegnandoci (ogni anniversario è anche assunzione di nuove responsabilità) a “rendere sempre più parlanti le opere, preoccupandoci della motivazione interiore che le anima e della testimonianza che da esse promana”, come ha auspicato Benedetto XVI in occasione del 40° di Caritas italiana. Un augurio che raccogliamo volentieri. 18 LUGLIO 2014 Quali risposte? T ra goal o mancati goal, tra notti bianche o rosa per dare il via alla stagione dei saldi estivi, escono quasi in contemporanea il Rapporto Istat (con riferimento alla povertà del 2013) e il rapporto di Caritas Italiana (2012), che vede inaugurare nuove e significative collaborazioni, sia col mondo universitario che con quello del terzo settore, dal titolo “Il bilancio della crisi”. Come a dire non basta parlare della crisi, ma guardiamo concretamente – dati alla mano – cosa la crisi ha prodotto e cosa è stato fatto per contrastarla. Analisi fatta prendendo come punti di riferimento e confrontando due date: il 2007, ultimo anno di crescita del Pil e il 2012. Altra scelta di campo compiuta quella di concentrarsi solamente sulla povertà assoluta, evitando balletti sui numeri che creano confusione e hanno di fatto procrastinato la ricerca di soluzioni. E quasi – come sottolinea Cristiano Gori, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, uno dei curatori di questa ricerca – favorendo “una spinta all’immobilismo”, nella convinzione dell’insufficienza di qualsiasi intervento. Povertà assoluta che – secondo la definizione dell’Istat – significa non poter sostenere le spese minime necessarie a conseguire “uno standard di vita minimamente accettabile”. Che consiste nel poter godere di livelli nutrizionali adeguati, vivere in un’abitazione dotata di acqua calda e di energia... Povertà assoluta che si può fronteggiare predisponendo una “rete di protezione”, che comprende un contributo economico e i servizi necessari alla persona; rete che esiste in tutti i Paesi tranne che in Italia e in Grecia. caritas Paradossi italiani: aumentano le richieste di beni primari e diminuiscono le risorse e i servizi Parlailnuovopresidentenazionaledell’associazione,parmigiano...felicediesserlo chiesa Truffelli: «L’Ac, un modo profetico di abitare con fede il nostro tempo» 18 LUGLIO 2014 12 • Da sempre di casa in Azione Cattolica, da membro attivo, delegato regionale.. consigliere a presidente... : il “peso” dell’Ac nella tua vita e nel tuo percorso. Quali priorità per l’Associazione, in questo momento di cambiamento? Quali i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza? Ho incontrato l’Azione Cattolica da ragazzo e non l’ho più abbandonata, crescendo con essa e anche grazie ad essa, perché l’AC è stata la mia strada per imparare a sentirmi parte viva della Chiesa, è stata ed è la forma attraverso cui cercare di servire le persone e la comunità, sia quella ecclesiale che quella civile. Come è stato per me, allo stesso modo l’Azione Cattolica continua ad accompagnare il cammino di centinaia di migliaia di ragazzi, giovani e adulti di tutte le parti d’Italia, da Nord a Sud, dai piccoli paesini di montagna alle grandi città, lungo il percorso di una vita di fede che pur con tante debolezze, incoerenze e incertezze, tenta di tradursi in un impegno di testimonianza quotidiana. Penso che il compito prioritario dell’AC continui a essere proprio questo anche oggi: annunciare il Vangelo e testimoniare la pienezza di senso che nasce dal sapersi amati dal Signore, aiutare le persone, le famiglie, a scoprire nella loro vita i segni di questo amore radicale, senza condizioni, e a tradurre questa consapevolezza nell’amore per gli altri. Questo significa farsi vicini alla vita delle persone e delle famiglie per ascoltare e accogliere le loro attese e le loro speranze di bene, i loro dubbi e i loro dolori, le loro fragilità, la loro ricerca di una umanità piena e di felicità vera. Credo che l’AC sia chiamata oggi a fare uno sforzo, in questo senso, per cercare strade nuove attraverso cui incrociare la vita di tutti, a fare uno sforzo cioè per riacquistare in modo sempre più significativo la propria tipica dimensione di popolarità: quella ASSOCIAZIONE • Matteo Truffelli, 44 anni, docente di Storia delle dottrine politiche, sarà presidente dell’Ac fino al 2017. E’ stato scelto dalla Cei allì’interno di una terna indicata dall’associazione durante la XV assemblea nazionale (foto in basso). capacità di accogliere e parlare alla vita delle persone di ogni provenienza e condizione che l’ha fatta essere per moltissimo tempo e la continua a far essere ancora oggi, pur con tanti limite e fatiche, un luogo di formazione e crescita per tante famiglie, una fucina di vocazioni laicali, sacerdotali e religiose. • Come vedi il ruolo delle associazioni laicali, oggi: quale rapporto con le parrocchie, col territorio? Sono convinto che l’essere associazione rappresenti oggi, forse ancor più di ieri, un modo profetico di abitare il nostro tempo, sia dal punto di vista ecclesiale che da quello, per così dire, culturale e civile. In un contesto culturale, politico, economico e sociale, ma a volte anche ecclesiale nel quale sembra sempre più spesso prevalere la logica “dell’ognun per sé” e del “si salvi chi può”, è giusto sottolineare il valore di un modo di stare nella Chiesa e nella società che educa al discernimento comune, alla condivisione delle scelte e delle responsabilità. Alimentare un legame associativo significa crescere nella consapevolezza che annunciare il Vangelo non è un compito riservato solo a pochi o a singole persone, ma è una missione affidata a una comunità. Significa costruire e coltivare legami buoni, solidi, forti anche del loro essere fondati su regole condivise. Credo, insomma, che in un tem- MESSA COL VESCOVO NELLA CHIESA DI VIA SAFFI San Benedetto in festa per il patrono po fortemente segnato da quella che Papa Francesco chiama la «tristezza individualista», essere associazione rappresenti di per sé il modo per introdurre anticorpi sani nella società e nella cultura esasperatamente individualistica in cui siamo immersi. • Vivere la Chiesa di Parma e l’Ac nella Chiesa di Parma cosa ti ha fatto mettere nel tuo zaino? Tantissime cose, in realtà, ma ne ricorderei almeno tre. Dall’esperienza vissuta fin da ragazzino nell’AC di Parma porto con me, innanzitutto, la consuetudine con un modo di camminare insieme tra laici e sacerdoti che è stata ed è un’esperienza di vera corresponsabilità, perché fondata, innanzitutto, sulla stima, l’affetto e la riconoscenza reciproca. Un modo di essere Chiesa che ho poi sperimentato anche negli altri livelli associativi in cui sono stato impegnato, quello regionale e quello nazionale, ma che ho imparato a vivere come stile caratteristico dell’AC qui a Parma. In secondo luogo, mi porto dietro l’impegno costante di un’associazione che, anche se di piccole dimensioni e a volte un po’ “in affanno”, ha saputo far crescere nel tempo tantissime persone di straordinaria generosità e passione per la Chiesa e per il mondo, e continua anche oggi a proporre esperienze, iniziative, riflessioni molto significative, pur nella consapevolezza che nella sua missione evangelizzatrice deve fare i conti, come tutta la Chiesa locale, con un contesto culturale che pone questioni, sfide e fatiche non facili da affrontare. Infine, credo di essere debitore all’AC e alla Chiesa di Parma, ma forse, più in generale, alla nostra terra, di un modo di vivere il dono della fede che è portato a tenere sempre insieme l’amore per la Chiesa e la passione per il Bene comune, la vita ecclesiale e l’attenzione per l’impegno sul piano culturale, sociale e politico: due dimensioni coniugate insieme in modo quasi inscindibile, perché entrambe orientate alla ricerca del bene delle persone. Festa nella parrocchia di San Benedetto lo scorso 11 luglio, giorno dedicato al suo patrono. Culmine è stata la concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo, cui è seguita una serata di fraternità e di giochi. Un’assemblea numerosa e caratterizzata anche dalla presenza di tanti giovani e ragazzi. «Celebriamo la festa di san Benedetto, in questa parrocchia dove ci sono figli di san Giovanni Bosco.Al di là della storia, che dà ragione di questo, c’è una ragione vera, che è la chiamata alla santità, che è per tutti». Non solo. C’è, secondo monsignor Solmi, un altro aspetto che accomuna i due santi: «Benedetto sa parlare al cuore di tutti, essndo lui come un padre, che ha cura e accompagna i bambini, i giovani, gli adulti, ad incontrare il Signore». Aspetti, questi, «che ben descrivono il servizio dei salesiani e di tutta la comuunità cristiana». Focalizzando l’attenzione sulla figura di san Benedetto, monsignor Solmi ne ripercorre l’impronta significativa lasciata nella nostra civiltà. Commentando l’articolo 72 della Regola, il Vescovo ha richiamato alcune caratteristiche proprie del monaco, ma anche di tutti i cristiani. Monaci che sono chiamati ad avere ”zelo buono”, cioè «desiderio di vivere bene e di avere ideali grandi», come ci chiedono i giovani che hanno bisogno di avere davanti a sè delle mte, che diano unità e senso alle loro scelte. Monaci chiamati a prevenirsi l’un l’altro: cioè «mettere il bene dell’altro come più importante del mio, per cui sono contento se la persona che mi sta di fronte fa un passo avanti». Attenzione non scontata, questa, in un tempo - come il nostro - dove la persona è sotituita dall’individuo e l’idea di ciò che è bene e giusto è sostituita da ciò che io reputo tale. Prevenirsi per rendere onore, «riconoscendo la dignità dell’altro», come ci richiama anche il quarto comandamento. Interessante poi notare che «nel monastero il Signore è rappresentato dall’abate, ma anche dall’infermo, per il quale si fanno tutte le eccezioni alla Regola». Pensando all’infermo non solo per malattia ma anche per le botte della vita. In un’obbedienza reciproca, dal momento che ogni persona è portatrice di una bene e mostra il volto del Signore. «Tratti, questi, della Regola e della vita di san Benedetto, che sono estremamente attuali e ci consentono di vivere - nella nostra vocazione - con la testa alta, non ricurvi su noi stessi».Certi anche che «il “nulla anteporre a Cristo” non significa vivere in una dimensiore eterea, ma qui e ora, dando valore e peso alle nostre azioni e ampliando il più possibile le nostre doti umane e cristiane». Perchè messe a servizio degli altri. Lezione di vita, per crescere nella vita cristiana e nella nostra umanità, come ha ricordato anche il parroco, don Mario Moriggi, al termine della celebrazione. PadreSantiagoèmortoimprovvisamentenelmonasterodiSantaRosadeOsos lità - «ci siamo persi di vista per un po’.Poi una sera arriva una sua telefonata, chiedendomi un aiuto per i suoi ragazzi, che vivevano situazioni drammatiche. Mi rivolgo in Caritas; prende l’avvio il progetto delle adozioni a distanza. In pochi anni (grazie anche alle conoscenze e ai tanti legami di padre Giovanni) si arriva a più di 500». Poi il sostegno della città di Parma, che offre un sostanzioso contributo per fare la Casa della Salute a Santa Rosa e che ha sostenuto anche la formazione di alcuni operatori, che è stata inaugurata nel 2000, con la presenza anche del Vescovo Bonicelli. Così padre Santiago ha continuato a coinvolgere in nuovi progetti e in una solidarietà che non conosce confini, ex parrocchiani, amici e familiari. Amore per chi ha bisogno, che nasce da una profonda spiritualità. Così lo ricorda grato don Pietro Viola, che ha condiviso con lui l’appartenenza al movimento dei Focolarini: “Siamo qui, o Signore Gesù. Siamo venuti come i colpevoli ritornano al luogo del loro delitto; siamo venuti come coloro che ti hanno seguito, ma ti hanno anche tradito, tante volte fedeli e tante volte infedeli; siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto fra i nostri peccati e la Tua Passione: l’opera nostra e l’opera Tua; siamo venuti per batterci il petto, per domandarti perdono, per implorare la tua misericordia; siamo venuti perché sappiamo che Tu puoi, che Tu vuoi perdonarci, perché Tu hai espiato per noi. Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi e donaci la Tua pace. Amen» (da una preghiera scritta il venerdì santo di quest’anno). «Il nostro don Giovanni- Santiago, impetri dal Signore per me e per chi legge, la grazia dello slancio della sua anima verso l’amore ed il servizio di Dio e del prossimo». M. C. S • In occasione del trigesimo, martedì 12 agosto, alle ore 19, nella chiesa del Buon Pastore, verrà celebrata l’Eucaristia, presieduta dal Vescovo. chiesa «G rande sorpresa e profondo cordoglio ha suscitato l’improvvisa dipartita del nostro confratello don Giovanni Dall’Asta; soprattutto nei sacerdoti ordinati con lui il 21 giugno 1953, che lo scorso anno avevano ricordato e celebrato il 60° di messa ha creato incredulità e sconcerto. Padre Dall’Asta infatti si era fatto vivo con una fraterna partecipazione al nostro giubileo sacerdotale. Scriveva nel luglio scorso: «Quanto bene abbiamo ricevuto in questi lunghi anni: Magnificat! Ho letto l’intervista che vi ha fatto la direttrice di Vita Nuova. Pure questo mi ha dato grande gioia e capacità di rivivere qualcosa della nostra fraternità vissuta intensamente anche a distanza. Sì, carissimi, perchè questa vita eremitica separa fisicamente, ma purifica l’anima onde vedere e sentire maggiormente come ci vede Dio. Grazie di tutto. Anche da me fu presente il Vescovo locale e la piccola congregazione che sta nascendo (la parte femminile del nostro ordine) ed anche lui era felice». Così don Walter Dall’Aglio. Un ministero, quello di padre Santiago, che ha oltrepassato i confini di Parma. E’ Vittorio Signifredi, responsabile per Caritas Children del progetto Adozioni a distanza in Colombia, a raccontare alcuni “intrecci”. Appena sposato, va ad abitare alla Crocetta, che allora (siamo nel 1965) faceva capo a Valera. «Nel 1966 arriva don Dall’Asta, un prete estroverso, pieno di iniziative, vulcanico, che ha iniziato a coinvolgere un gruppo di laici, chiedendoci dei servizi. Poi la costruzione delle strutture: la chiesa di via Mordacci e l’asilo Marchi Chiari». Un cammino fatto di condivisione di tante realtà e progetti. Poi la scelta radicale di don Giovanni di diventare monaco e il contemporaneo trasferimento di Signifredi in altra loca- 13 MISTERO DELLA FEDE / 2 OGNI VOLTA Tuttavia potremmo chiederci come è possibile affermare questo. In che senso la celebrazione della Chiesa è evento di salvezza qui ed ora per coloro che la vivono e che ripetono i gesti e le parole di Gesù dell’ultima cena per custodire tra di loro la sua memoria? La risposta la possiamo trovare nel testo dell’acclamazione che l’assemblea intera canta. Il Messale Romano propone tre possibilità di acclamazione dell’assemblea: 1) «Annunziamo la tua morte, Signore…»; 2) «Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice…»; 3) «Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione…». Come possiamo notare tutte e tre le proposte fanno riferimento all’evento della Pasqua di Gesù (morte e risurrezione), mentre due su tre (la prima e la seconda) aggiungono anche il ritorno del Signore, la sua venuta. Il testo dell’acclamazione quindi collega la cena di Gesù e la celebrazione della Chiesa che si fonda su di essa, all’evento pasquale, del dono della vita di Gesù in croce e della sua risurrezione. In particolare ci possiamo fermare sulla seconda proposta del Messale che è tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi di Paolo (1Cor 11,26). L’Apostolo ha appena terminato di raccontare l’ultima cena di Gesù ai destinatari della sua Lettera e «nel suo breve commento alla tradizione eucaristica mette in risalto questo aspetto della presenza attuale del Signore nella comunità riunita per fare la cena in sua memoria. Essa annuncia con i gesti e le parole di Gesù la sua morte nell’attesa e speranza della sua venuta finale» (R. Fabris). Paolo dice ai corinzi il senso della loro celebrazione dell’eucaristia, sot- tolineando la comunione con la morte e risurrezione del Signore nell’attesa della sua venuta. “Annunciare”, “proclamare” non sono verbi che si riferiscono unicamente ad un’azione verbale, ma a ciò che avviene nella vita dei credenti ogni volta che celebrano l’eucaristia. IN MEMORIA DI ME Questo è il senso di ogni nostra celebrazione della Cena del Signore e questo è il «Mistero della fede» al quale l’assemblea acclama dopo il racconto istituzionale. Non si tratta quindi di una espressione di stupore per la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, ma per l’evento di salvezza che accade nella nostra vita di singoli e comunità ogni volta che mangiamo il pane e beviamo al calice della cena di Gesù. Questa acclamazione per noi, come per i corinzi ai tempi di Paolo, è qualcosa di più di una espressione di meraviglia. Deve essere da una parte una costante lode al Padre per ciò che opera nella nostra vita in Cristo Gesù, ma anche un esame di coscienza sul nostro modo di celebrare l’eucaristia e di custodire la memoria del Signore in modo conforme alla sua Pasqua. Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli (fine) 18 LUGLIO 2014 La chiesa, come il seminatore, non deve avere paura di seminare e di lanciare la parola… Invece noi, spesso troppo prevenuti, vogliamo tenerla tutta per noi e pavidamente ci rifiutiamo di lanciarla coraggiosamente come fa il contadino… Possiamo dire che venerdì scorso in via D’Azeglio il seme lanciato sulla strada è germogliato perché quella strada si è rivelata un terreno fertile, inaspettatamente e contrariamente a quanto accade tante volte nella chiesa dove pensiamo di trovare terreno buono e invece lo scopriamo super asfaltato…. E’ stata innanzitutto un’esperienza di volti, di sguardi e di incontri. Volti e sguardi che hanno incontrato la Parola attraverso persone – Rinnovamento nello Spirito Santo - che l’avevano davvero saputa custodire e che l’hanno saputa testimoniare senza paura di lanciarla… La nostra dovrebbe essere una Chiesa che sa osare e che oltre ad andare agli estremi confini del mondo sa avventurarsi anche in una strada vicino a casa. È un’esperienza che fa bene, soprattutto a colui che evangelizza perché sente come la parola di Dio fa nascere in lui l’amore per il mondo. E subito ti accorgi che questo mondo cerca la felicità, la cerca, forse, con modalità che magari consideri sbagliate, ma la ricerca. Venerdì abbiamo fatto l’esperienza di una folla che ha manifestato un grande desiderio di stare insieme; una folla in movimento come un gregge di pecore senza pastore, senza qualcuno che si prenda cura di lei, che la sappia ascoltare, le voglia scaldare il cuore, condividere… E la cosa che mi ha più colpito è stata che alla fine, a tarda notte quando ce ne siamo andati e ci siamo lasciati alle spalle questo luogo di luce molti volti anonimi ci hanno riconosciuto e ci hanno salutato. Nel cuore della cosiddetta Movida ci siamo sentiti quasi a casa, perché la preghiera che abbiamo fatto ha saputo trasformare noi e tutti i presenti, la nostra città. Se durante la celebrazione invochiamo il dono dello Spirito sul pane e sul vino, venerdì abbiamo pregato perché questa folla, col dono dello Spirito, si scoprisse, diventasse comunità. E qualcosa avveniva e per un istante non si siamo sentiti più soli, c’era come una sorgente che ti riscaldava e che ti aiutava a trovare un senso, un significato. Era bello, poi, vedere queste persone che avevano ricevuto un bigliettino, leggerselo e scambiarselo… Dobbiamo riconoscere che la parola di Dio è una parola potente ed è una parola che è stata custodita ed è stata donata con un “effetto sorpresa” davvero spiazzante e coinvolgente». L’eucarestia è una forza a cui spesso noi non crediamo più. Ma l’eucarestia è l’amore di Dio che si dona e davanti all’amore di Dio che si dona c’è la scoperta del proprio io a cui non puoi restare indifferente. Senti davvero la presenza del totalmente altro e anche se non sai bene che cos’è ugualmente ti parla… Se avevamo iniziato l’esperienza con timore l’abbiamo conclusa provando una grande gioia e con un atteggiamento di gratitudine. Davvero il Signore fa grandi cose, e se gli diamo la possibilità di agire in noi ciò che ci pare impossibile diventa possibile. Nella Movida abbiamo incontrato anche gli animatori di strada che si sono fermati a parlare con noi e nonostante la loro appartenenza laica hanno avvertito come una “magia”, come l’esperienza di una protezione a differenza di tante altre sere dove avevano respirato indifferenza. C’era, insomma, un altro modo di stare sulla strada: c’era più cordialità, quasi un miracolo, una cosa meravigliosa e inattesa. Nei giovani c’è una grande voglia di fare gruppo, di fare massa, di vincere una solitudine attraverso un contatto fisico, un “esserci”. Poi c’è anche voglia di “rilassarsi”, di crearsi un nuovo mondo, di liberarsi da una vita che, forse, sentono un po’ troppo stretta ma con cui devono convivere se vogliono sopravvivere. In questa folla ci sono tante appartenenze culturali, religiose etniche, che di per sé sono una ricchezza poiché non ci sono, apparentemente, enclave ma, piuttosto, un rimescolamento costante… E poi, da ultimo, c’è la voglia di sballare, di cercare un consenso, la voglia di essere accettati, la voglia di non riuscire con le proprie forze a stabilire un contatto e quindi il bisogno di caricarsi. Di fronte a questi atteggiamenti dei giovani, a queste loro richieste e sollecitazioni noi adulti, noi “grandi”, facciamo molta fatica a capire a comprendere: e allora giudichiamo e condanniamo perché, in definitiva, vengono a turbare la nostra quiete… Non so come in altre città venga affrontata questa invasione pacifica, ma rumorosa, dei giovani per le strade del centro che durante il giorno sembrano disabitate e che la notte, improvvisamente, si animano… Penso solo che per capire qualcosa del mondo giovanile bisogna abitare questi “spazi” e come, diceva un filosofo, sospendere il giudizio. Solo così riusciremo, forse, a costruire una relazione che per essere tale deve basarsi sull’ascolto vero, sincero e non giudicante… Abbiamo tanti giovani e non sappiamo cosa fare per loro se non stabilire delle regole - che ci vogliono, sia ben chiaro - ma di fronte alla “ricchezza” di questo fiume in piena noi sappiamo solo pensare agli argini? Noi “grandi” abbiamo dimenticato che un tempo eravamo anche noi giovani; che anche noi abbiamo vissuto il conflitto con la società degli adulti; e adesso che siamo “giovani da più tempo”, non siamo più capaci di connetterci con loro. Loro usano nuovi linguaggi, nuove modalità che spesso ci spiazzano… Ma questi giovani - come noi allora - si trovano a vivere dentro ad una cultura, un mondo, che per loro hanno “disegnato” altri, gli adulti, noi. La chiesa, un giorno, si è confrontata con la cultura greca ed ha saputo rileggere le sue radici ebraiche. Oggi forse è chiamata ad incontrarsi con le culture del mondo giovanile se non vuole perdere la sfida dell’evangelizzazione. Ma se così non fosse tradirebbe il Vangelo poiché è chiamata ad incontrare l’uomo d’oggi. Una chiesa “in uscita” è una chiesa che si lascia evangelizzare dal mondo. Una chiesa che vuole lasciarsi “profumare” dal mondo». don Umberto Cocconi La forza del rito Parola e Pane nella movida Prete a Parma, monaco in Colombia: gli amici ricordano Giovanni Dall’Asta Ufficio liturgico VENERDÌ SCORSO IN VIA D’AZEGLIO INIZIATIVE Iluoghieicampidivaldesi,avventistiemetodisti.Alcuoreditutto,l’incontro Chiese d’estate: impegno e relax EsplorandotraAgape,CasucciaVisani,Ecumene fedi L’ 18 LUGLIO 2014 14 estate è per le chiese un modo per prolungare la vita di comunità e offrire a tutti proposte ricche di senso. Le iniziative si svolgono in strutture pensate per ospitare l’incontro tra persone di età, genere e cultura diversa, edificate in luoghi che aiutano a ripensare se stessi e il mondo in un contesto comunitario e in una visione più ampia. Nelle Valli Valdesi, nei boschi sopra Prali, sorge Agape, il Centro ecumenico iniziato nel 1947 dal pastore Tullio Vinay con l’aiuto del movimento ecumenico internazionale. Durante l’estate si susseguono campi per diverse fasce di età e a macrotema. Da cinque anni dirige il Centro la pastora valdese Caterina Dupré. «Agape appartiene alla chiesa valdese ma non è un tipico luogo ecclesiastico: è un centro ecumenico nel senso più ampio, frequentato anche da non credenti. Lo scopo principale è l’incontro tra le persone attorno a un tema. La sfida è condividere la vita e gli spazi, confrontarsi sapendo che l’altro e l’altra può essere tanto diverso da me e non c’è un modo giusto o sbagliato di essere. Tu porti chi sei con le tue convinzioni e sei invitato ad esprimerle e a conoscere gli altri ascoltando le loro storie e i loro modi di essere. Cose che per te erano inconcepibili, quando le incontri in una persona con cui condivi la tavola assumono un’altra dimensione». L’aspetto spirituale viene affrontato attraverso laboratori o discussioni, con gli adulti anche con meditazioni. Ad Agape la vita si snoda tra le attività, i pasti e le serate tra danze, falò, film. Nel 2014 il campo politico verte sul tema “Dai beni di consumo al bene comune”, un tema, spiega la pastora, derivato da un lungo lavoro sul consumismo. Il campo politico delle donne festeggia quest’anno il 40°: «Rivedremo tematiche come il precariato nel lavoro, il corpo e la spiritualità nella loro trattazione passata, in quella odierna e con uno sguardo al futuro». La direttora è affiancata da un gruppo residente di dieci persone che cambia quasi ogni anno: «I volontari vengono da diversi Paesi, sono neo diplomati o neo laureati che desiderano vivere un anno sabbatico prima di riprendere le attività. Nella gestione non ci sono regole prefissate ma è il gruppo a darsele. Essendo interconfessionale, intergenerazionale e interculturale incarna lo spirito di Agape». Per Dupré l’esperienza è positiva: «Incontro tante persone da tanti contesti ed è una sfida continua: mi rivolgo a una comunità che non parla lo stesso linguaggio e non ha un punto di partenza condiviso. Il cammino comune non è scontato, ma è sicuramente molto valido». Scendendo dalle valli alpine nelle foreste del Casentino, presso Poppi si trova Casuccia Visani, una graziosa struttura della Chiesa avventista del settimo giorno che ospita i campi degli scout Aisa, le settimane “salutiste” New Start — la prossima sarà nel 2015 — e soggiorni per famiglie e gruppi. Ci parla dei campi il pastore Ignazio Barbuscia jr, pastore a Sesto San Giovanni e neo direttore del Dipartimento Giovani e Aisa. «Ogni anno abbiamo due campi di due settimane ciascuno: per i tizzoni — 6-11 anni — quest’anno sul tema dei discepoli di Gesù, e per gli esploratori — 12-15 anni — sul tema della riscoperta dei valori. Montiamo le tende attorno a Casuccia Visani dove conduciamo giornate con l’alzabandiera, la colazione, i lavori al campo, un momento spirituale e, dopo pranzo, giochi, sport, laboratori, poi cena, l’ammainabandiera, e la serata attorno al fuoco. I campi segnano la chiusura dell’anno, a settembre si riparte nelle rispettive comunità». Altri destinatari delle attività estive della Chiesa sono i giovani ai quali quest’anno è stato proposto un campo sociale a Olbia in collaborazione con il Comune e l’Adra, Agenzia avventista di soccorso, che dopo l’alluvione aveva lavorato in Sardegna per il recupero di un asilo. «Abbiamo pensato di organizzare un campo a Olbia per prestare un servizio utile a livello sociale con diverse attività a cui abbinare un percorso spirituale e alcuni giorni al mare. Saremo ospitati in una scuola messa a disposizione dal Comune». Una decina di giovani della chiesa di Roma parteciperà invece a un campo di Libera a Sessa Aurunca rispondendo all’invito del Dipartimento di collaborare con altre realtà impegnate nel sociale. E non solo: una delegazione italiana di scout avventisti volerà negli Stati Uniti per un Camporee internazionale, iniziativa che si tiene ogni cinque anni in un diverso Paese e raduna scout avventisti di tutto il mondo. «Le iniziative estive permettono uno scambio interessante tra ragazzi del nord e quelli del sud che spesso vivono realtà ecclesiali piccole, mentre qui possono incontrare tanti ragazzi e rivederli ogni anno. Incontrarsi permette di aprirsi e riflettere insieme con ragazzi che condividono la stessa fede e con amici o compagni di scuola e di quartiere. Abbiamo avuto con noi cattolici, altri evangelici e ragazzi di altre religioni». Il giro termina in Lazio, fuori Velletri, dove si trova Ecumene, centro che festeggia il 60° compleanno. «Il nome del Centro — spiega la direttora Elvira Migliaccio — significa “tutto il mondo abitato”, e la sua storia inizia nel 1951 quando giovani metodisti e battisti pensarono di costruire nell’Italia centrale un luogo simile ad Agape. In un mondo devastato dalla guerra desideravano ritrovarsi per lavorare insieme, e in effetti alla costruzione di Ecumene, inaugurato nel 1954, contribuirono giovani di nazioni che erano state nemiche». Ecumene è un “centro di culto, vita comunitaria e studio”, elementi che la direttora spiega così: «culto perché l’aspetto teologico è fondante; vita comunitaria perché si vive come una piccola comunità, ognuno a servizio dell’altro; studio perché si approfondiscono gli ambiti teologico e politico. Alcune famiglie trascorrono qui qualche settimana estiva, mentre durante l’anno ospitiamo convegni della nostra e di altre chiese e attività promosse dal Centro stesso. Ci aiutano volontari delle nostre comunità e anche simpatizzanti e persone che amano il progetto del Centro. Quest’anno il campo politico si avvale della collaborazione di due associazioni romane». L’estate 2014 trascorre tra il campo cadetti e il campo juniores in corso ora; il campo politico sul tema “I giovani e il lavoro che non c’è”, il campo giovani su “Dimmi come mangi e ti dirò chi sei” e il campo di ferragosto dedicato al 60° che culminerà con il culto pomeridiano e il cenone sull’aia: «Ecumene è un progetto dinamico che riflette sulla sua missione; abbiamo iniziato a celebrare l’anniversario con assemblee sui temi caratterizzanti la vocazione del Centro: l’unità della chiesa, il lavoro volontario, gli studi teologici e politici. Le conversazioni confluiranno in un’assemblea durante il culto di ferragosto». Al Centro non risiede un gruppo tutto l’anno ma vi abita la direttora con la famiglia. «Essendo membro della Chiesa metodista il mio è un lavoro vocazionale; durante l’anno programmiamo le attività del Centro, gli incontri, e ci confrontiamo con tantissime realtà. Qualche anno in una giornata sul tema “Pregare insieme, insieme per pregare” parteciparono cristiani, musulmani, sikh, induisti e buddhisti. Si creò una bella atmosfera, ognuno si rese partecipe dell’esperienza dell’altro. Sono momenti che non si dimenticano». Laura Caffagnini CON LUIGI DE SALVIA, SEGRETARIO DI RFP DAL MARE AI MONTI ALLE CITTÀ D’ARTE A TREVI IL 53° CONVEGNO NAZIONALE Acuto: la fede bahà’ì e le religioni Ferie solidali in Foresteria valdese Cem Mondialità cura le relazioni Dal 22 al 27 agosto all’hotel La Panoramica di Acuto (FR) il Centro di studi superiori Abu’l Fadl, associazione bahà’ì italiana, organizza il 18° corso di studi superiori sulla fede bahà’ì. Relatore principale è Luigi De Salvia, segretario generale della sezione italiana di Religions for peace, che interverrà principalmente sulle religioni monoteiste e il dialogo interreligioso. Il corso di agosto appartiene a un percorso triennale sulla fede bahà’ì e le altre religioni che offre lezioni sui temi principali della fede bahá’í e le loro implicazioni sullo sviluppo di una futura civiltà mondiale. Il primo anno si studia Storia della fede bahá’í e Sacre Scritture, il secondo Leggi e Ordine Mondiale, il terzo Religioni e condizioni del mondo. Mirza Abu’lFadl, di cui ricorre quest’anno il centenario della morte, fu il primo studioso Bahá’í a promuovere la diffusione della fede bahà’ì in diversi Paesi del mondo. Secondo gli insegnamenti di Bahá’u’lláh, il fondatore del bahàìsmo, ogni uomo dovrebbe sviluppare i propri talenti e metterli al servizio dell’umanità, ma ciò avviene solo grazie all’educazione. Informazioni e iscrizioni: [email protected], tel. 0775.56061. Le Foresterie valdesi sono opere sociali di proprietà della Chiesa valdese. Accolgono ospiti di qualunque appartenenza, e oltre all’ospitalità offrono l’organizzazione di gite sul territorio e incontri. Tre sono al mare: Pietra Vallecrosia e Pietra ligure in Liguria e Rio marina all’Isola d’Elba, una in montagna a Torre Pellice, nell Valli valdesi; una in campagna, Casa Cares, in Toscana; quattro in città d’arte: Venezia, Firenze, Roma, Palermo. Organismi no profit, sostengono economicamente alcuni servizi sociali e assistenziali della Chiesa valdese rivolti a bambini, giovani, disabili e anziani. Dal 2009 offrono anche delle borse per soggiorni scolastici gratuiti a bambini e ragazzi in difficoltà economica. Nelle case si presta attenzione anche all’aspetto ecologico. A tavola si utilizza acqua in caraffa del rubinetto, vengono cucinati prodotti a chilometro 0, viene incentivata la raccolta differenziata, si privilegiano impianti che utilizzano l’energia solare. La foresteria di Torre Pellice (nella foto di Pietro Romeo) è composta di tre edifici storici situati nel quartiere valdese e durante il Sinodo accoglie i deputati delle chiese valdesi e metodiste. Info: www.foresterievaldesi.it Dal 27 al 31 agosto a Trevi si svolgerà il 53° convegno nazionale di CEM Mondialità, Amare questo tempo. Alfabeti per la cura delle relazioni. Il tema sarà svolto attraverso laboratori, workshop e due serate con Massimo Bubola, Khalid Chaouki e Dagmawi Yimer. «La tematica di quest’anno — scrive Antonella Fucecchi — s’ispira al bisogno di riprendere il cammino formativo in uno scenario del presente segnato da una drammatica crisi delle relazioni e della volontà di partecipare... È forte il bisogno di recuperare coesione sociale e impegno civile dalla famiglia alla politica, passando per la scuola e i contesti lavorativi dove le sfide dell’interculturalità si rendono più urgenti… Come formatori avvertiamo l’urgenza di individuare alfabeti e strategie di piccoli passi per imparare a comporre i frammenti e nutrire relazioni. Sono abilità che provengono dal pensiero al femminile e devono essere apprese da tutti. In questa luce, avere cura di tessere il dialogo tra generazioni, ricercare alleanze tra i generi, sono sfide educative che non possiamo eludere per riprendere con passione le fila del vivere insieme». Iscrizioni entro il 31 luglio: tel. 030.3772780. ciare (quasi) ad ogni forma di lusso, ad accettare la precarietà, specie i giovani detti la “generazione 1000 euro”. In un mondo così variegato, dove c’è chi ha davvero “troppo”, e chi invece troppo poco o quasi niente (pensiamo alle bidonville nei paesi poveri del sud del mondo), ci chiediamo: ma quali armi abbiamo per rovesciare la tendenza all’impoverimento e costruire un futuro meno pessimistico? Le risposte sono molte e diverse: una, ad esempio, viene da Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, l’originale istituto fondato 15 anni fa in Italia, con 36mila soci, una raccolta di circa 900 milioni di euro, prestiti per 770 milioni, sofferenze all’1,4% del totale. A fronte di un sistema bancario che, dopo la crisi globale, assomma crediti incagliati per quasi il 30% del totale, Banca Etica in questi ultimi tempi ha visto prosperare il suo business. È sempre stata in utile, aumenta i dipendenti, le paghe sono moderate: i dirigenti non possono prendere oltre 6 volte più del livello più basso. È chiaro che soltanto da una realtà del genere poteva venire un libro come quello scritto da Biggeri: “Il valore dei soldi”, dove riflette sulla “finanza etica” con l’assunto centrale che il denaro può e deve essere usato “a favore del bene comune”. Solo in questo caso produce ricchezza per tutti, altrimenti si trasforma in una sorgente di conflitti. E di esempi del potere distruttivo del denaro, se usato male, ne abbiamo parecchi. “Salvare le banche dalla crisi finanziaria è costato (nel 2009) oltre 13mila miliardi di dollari, oltre sei volte l’intero debito pubblico italiano”. E che dire dei “derivati”, forme di assicurazione finanziaria adottate per coprirsi dai rischi inerenti valute, borse, petrolio, grano, oro ecc.? Anche loro sono una bomba a orologeria con cifre da fare accapponare la pelle: nel 1992 erano 20mila miliardi di dollari l’anno e nel 2010 hanno raggiunto la cifra di 670mila (quattro volte la ricchezza mondiale). Queste cifre parossistiche ricordano a tutti che è irresponsabile “giocare col fuoco”. Purtroppo molti apprendisti stregoni della finanza continuano a farlo. Urgono regole per controllarli ma sostiene Biggeri - urge soprattutto educare al valore della “finanza etica”, la sola che può trattare il denaro in forma rigorosa e responsabile, per sostenere progetti a sfondo produttivo e solidale, imprese “pulite”, cooperative, piccole aziende familiari. Lì si genera ricchezza vera e solidarietà inclusiva. Luigi Crimella L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA) dei profughi palestinesi e nel vicino oriente è un’agenzia di soccorso, di sviluppo, di istruzione, d’assistenza sanitaria, di servizi sociali e di aiuti di emergenza a oltre quattro milioni di profughi palestinesi che vivono In Giordania,, Libano, Siria, Cisgiordania e Strisci d Gaza. È l’unica agenzia dedicata solo ad aiutare i profughi provenienti da una regione o conflitto specifico. È separata dall’UNHCR l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, che è l’unica altra agenzia delle Nazioni Unite dedita ad aiutare i rifugiati e si occupa di aiutare tutti i rifugiati nel mondo. Nella Striscia di Gaza è chiusa una popolazione di oltre 1,5 milioni di persone, di cui 1,2 milioni sono rifugiati. Secondo l’Onu si tratta del più grande “Campo” profughi al mondo e, secondo altri, del più grande carcere a cielo aperto. Da Gaza infatti non si può uscire (anni fa l’unione europea finanziò e costruì l’aeroporto che fu immediatamente bombardato e distrutto da Israele). A Gaza è permesso un limitatissimo commercio con l’estero.. L’UNRWA gestisce 8 campi rifugiati, 245 scuole con 225.098 alunni e 8.227 educatori, 2 centri di formazione professionale e tecnica. Ha 22 centri sanitari di base in cui operano 1.043 personale sanitario che effettua 4.515.000 visite mediche all’anno Negli ultimi dieci anni, la situazione socioeconomica di Gaza ha vissuto un costante declino. Anni di conflitto e di embargo hanno lasciato l’80 per cento della popolazione dipendente dagli aiuti internazionali. terra A quanto ammonterebbe la ricchezza finanziaria complessiva di una famiglia di 4 persone se l’insieme di tutte le ricchezze mondiali fosse equamente distribuito? La risposta è 21.714 dollari a persona, che moltiplicato per i 4 componenti della famiglia-tipo farebbe un patrimonio di 86.857 dollari per ciascuna famiglia, comprendente una casetta (50 mila dollari) e 36 mila dollari di risparmio. Il calcolo parte dalla ricchezza finanziaria mondiale stimata al 2013, che è di 152mila miliardi di dollari. Ragioniamo sulla ipotesi che il mondo cammini verso una progressiva uguaglianza di fatto, verso un livello medio che pian piano include i poveri e taglia le punte di eccessiva ricchezza. E queste punte sono ancora, anzi sono sempre più rilevanti. I “super-ricchi” del pianeta sarebbero 16,3 milioni (pari all’1,1% della popolazione). Negli Usa sono 7,13 milioni, in Cina 2,4 milioni, Giappone 1,2 milioni, in Italia 281 mila famiglie (1,1 milioni di persone, cioè l’1,8% del totale). Ecco che un po’ tutti ci siamo abituati a fare i conti al centesimo, a usare il lowcost, a scegliere la sobrietà come stile di vita, a rinun- Dizionario delle globalizzazioni Finanza globale: ci aspetta un mondo di “super-ricchi” e di “super-poveri”? UNRWA Aluisi Tosolini L’abissotraipochissimiultra-ricchi(1,1%dellapopolazione)eilmiliardoepiùdiultra-poveri Peggioradiorainora,ilbilanciodellevittime.Ildrammadeibambinitraumatizzatidallebombeedallamortedeiparenti Gaza, sempre grave l’emergenza umanitaria 15 G iunta al settimo giorno, l’operazione “Protection Edge” (confine protettivo) lanciata da Israele contro i miliziani di Hamas a Gaza, fa segnare un nuovo tragico bilancio. Secondo Caritas Jerusalem, alle ore nove di oggi, 14 luglio, i morti sarebbero 171, 1.200 i feriti, 230 dei quali bambini e 270 donne. Le case distrutte o danneggiate dai bombardamenti sono 750, 4.500 gli sfollati e 400mila le persone prive di energia elettrica. A queste cifre devono aggiungersi circa 17mila gazawi residenti nella zona nord della Striscia che hanno abbandonato le loro abitazioni dopo essere stati avvisati da Israele di una possibile offensiva di terra e di prossimi bombardamenti. Tutti hanno trovato rifugio presso le sedi delle Nazioni Unite. Non accenna, quindi a diminuire, la pressione militare israeliana sulla Striscia, nonostante gli sfor- zi diplomatici e gli appelli per fermare il bagno di sangue. L’ultimo, ieri all’Angelus, di Papa Francesco che ha esortato “le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale a non risparmiare alcuno sforzo per far cessare ogni ostilità”. nella zona nord, la notte scorsa si è verificato il primo blitz di terra israeliano per neutralizzare i lanciatori di razzi. Nel corso dell’ultima settimana ne sarebbero stati lanciati oltre 700, mettendo a dura prova l’Iron Dome (Cupola di ferro), il sistema anti-missili a corto raggio in dotazione dell’esercito di Israele. L’attività diplomatica Nei giorniscorsi a Vienna, a margine del vertice preliminare sul nucleare iraniano, si e tenuto un incontro tra i capi delle diplomazie francese e tedesca, Laurent Fabius e Frank-Walter Steinmeier, insieme al ministro degli Esteri inglese, William Hague. All’ordine del giorno la situazione di Gaza. Con loro anche il segretario di Stato americano John Kerry che ha parlato al telefono con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, offrendogli la disponibilità a “dare una mano per arrivare a un cessate il fuoco” che resta la principale urgenza. Con Washington spettatore, non vuole e non può esercitare forti pressioni su Israele, spetta, dunque, all’Europa muoversi in prima persona per cercare una tregua. Per Caritas Jerusalem questo motivo che da oggi (fino al 19) il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, lady Pesc in pectore con l’Italia al timone del semestre di presidenza dell’Ue - ed il suo omologo inglese, saranno in Medio Oriente per incontrare i dirigenti israeliani e palestinesi. Un viaggio che li porterà anche in Giordania e in Egitto. Il nuovo presidente egiziano, il generale Al Sisi, infatti, appare al momento uno dei pochi interlocutori in grado di trattare con Hamas. Dal canto suo il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha denunciato i “troppi civili palestinesi uccisi” dai raid e condannato i lanci di razzi contro Israele. Sul campo gli attacchi proseguono senza sosta. Nella notte tra domenica e lunedì i razzi lanciati dalla Striscia verso il territorio israeliano sono stati 10, due dei quali caduti nei Territori palestinesi. I raid israeliani hanno colpito, invece, tre strutture di formazione del braccio militare di Hamas, le Brigate di Ezzedin alQassam, ma senza fare vittime. Colpiti anche edifici a Gaza City, Deir el-Balah, nella parte meridionale della Striscia, e Jabaliya, sulla costa. A Beit Lahya, Attraverso i suoi sei comitati locali sparsi nella Striscia, l’organizzazione caritativa lamenta “mancanza di carburante e di generi di prima necessità e denuncia distruzioni di case di civili. Particolarmente gravi sono le condizioni dei bambini traumatizzati dalle bombe, dalla morte di parenti e dalla distruzione delle loro abitazioni. Oltre 1500 di questi hanno bisogno di supporto psicologico. Altro pericolo che grava sui più piccoli sono gli ordigni inesplosi. Molti, infatti, recuperano oggetti familiari tra le macerie delle loro case esponendoli a possibili esplosioni”. Emergenza umanitaria e sanitaria: da Terre des Hommes giunge oggi appello per farmaci salvavita. Mancano 470 tipi di materiali sterili e monouso, tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti, guanti e soprattutto sacche di sangue per i feriti. Emergenza confermata al Sir anche dallo staff dell’Unrwa, l’agenzia Onu dei rifugiati palestinesi. “Ci sono oltre 10mila persone rifugiate presso le nostre strutture dopo che l’esercito israeliano le aveva invitate a lasciare le proprie abitazioni, in vista di scontri a fuoco e bombardamenti. Stiamo cercando di aiutarle offrendo cibo, kit per l’igiene personale e coperte. Nessuno di loro sa se e quando potrà rientrare a casa. Il 50% della popolazione di Gaza è composta da persone di meno di 18 anni. Soffrono tutti di traumi psicologici. Per loro il dramma continuerà anche dopo la fine del conflitto”. “I bambini stanno pagando il prezzo della spirale di violenza a Gaza e in Israele, che ha visto almeno 33 di loro perdere la vita a Gaza nei giorni scorsi, e centinaia di altri rimanere feriti. Nessun bambino - tuona l’Unicef dovrebbe soffrire l’impatto terrificante di una simile violenza”. Daniele Rocchi 18 LUGLIO 2014 CaritasJerusalemlamentalamancanzadigeneridiprimanecessità MAGISTERO DEL PAPA Pubblichiamoampistralcidell’inteventodipapaFrancescoil16giugnoscorsoin aperturadelConvegnoPastoralediRomasultema:“Unpopolochegeneraisuoifigli” La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per testimonianza terra I 18 LUGLIO 2014 16 n questo anno, visitando alcune parrocchie, ho avuto modo di incontrare tante persone, che spesso fugacemente ma con grande fiducia mi hanno espresso le loro speranze, le loro attese, insieme alle loro pene e ai loro problemi. Anche nelle tante lettere che ricevo ogni giorno leggo di uomini e donne che si sentono disorientati, perché la vita è spesso faticosa e non si riesce a trovarne il senso e il valore. E’ troppo accelerata! Immagino quanto sia convulsa la giornata di un papà o di una mamma, che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola, poi vanno a lavorare, spesso in luoghi dove sono presenti tensioni e conflitti, anche in luoghi lontani. Prima di venire qui, sono andato in cucina a prendere un caffè, c’era il cuoco e gli ho detto: ”Tu per andare a casa tua di quanto tempo hai bisogno?”; ”Di un’ora e mezza…”. Un’ora e mezza! E torna a casa, ci sono i figli, la moglie…. E devono attraversare Roma nel traffico. Spesso capita a tutti noi di sentirci soli così. Di sentirci addosso un peso che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa è vita? Sorge nel nostro cuore la domanda: come facciamo perché i nostri figli, i nostri ragazzi, possano dare un senso alla loro vita? Perché anche loro avvertono che questo nostro modo di vivere a volte è disumano, e non sanno quale direzione prendere affinché la vita sia bella, e la mattina siano contenti di alzarsi (...). I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. E quando pensiamo che il Signore si è rivelato a noi nella gratuità, cioè come Grazia, la cosa è molto più importante. Quel bisogno di gratuità umana, che è come aprire il cuore alla grazia di Dio. Tutto è gratis: Lui viene e ci dà la sua grazia. Ma se noi non abbiamo il senso della gratuità nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile capire cosa è la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che è un regalo, un dono di Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità. Gesù ci ha fatto una grande promessa: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18), perché Lui è la via da percorrere, il maestro da ascoltare, la speranza che non delude. Come non sentire ardere il cuore e dire a tutti, in particolare ai giovani: ”Non sei orfano! Gesù Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre e vuole aiutarti, perché ti ama”. Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani. Perché anche la società rinnega i suoi figli! Per esempio a quasi un 40% dei giovani italiani non dà lavoro. Cosa significa? ”Tu non mi importi! Tu sei materiale di scarto. Mi spiace, ma la vita è così”. Anche la società rende orfani i giovani. Pensate cosa significa I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Conversione non è facile, perché è cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose, anche cambiare l’anima. Ma questo cammino di conversione ci darà l’identità di un popolo che sa generare i figli, non un popolo sterile! Se noi come Chiesa non sappiamo generare figli, qualcosa non funziona! La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello non è l’essenziale, quello è un aiuto. che 75 milioni di giovani in questa civiltà Europea, giovani dai 25 anni in giù, non abbiano lavoro… Questa civiltà li lascia orfani. Noi siamo un popolo che vuole far crescere i suoi figli con questa certezza di avere un padre, di avere una famiglia, di avere una madre. La nostra società tecnologica — lo diceva già Paolo VI — moltiplica all’infinito le occasioni di piacere, di distrazione, di curiosità, ma non è capace di portare l’uomo alla vera gioia. Tante comodità, tante cose belle, ma la gioia dov’è? Per amare la vita non abbiamo bisogno di riempirla di cose, che poi diventano idoli; abbiamo bisogno che Gesù ci guardi. È il suo sguardo che ci dice: è bello che tu viva, la tua vita non è inutile, perché a te è affidato un grande compito. Questa è la vera sapienza: uno sguardo nuovo sulla vita che nasce dall’incontro di Gesù. Il Cardinale Vallini ha parlato di questo cammino di conversione pastorale missionaria. E’ un cammino che si fa e si deve fare e noi abbiamo la grazia ancora di poterlo fare. Conversione non è facile, perché è cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose, anche cambiare l’anima. Ma questo cammino di conversione ci darà l’identità di un popolo che sa generare i figli, non un popolo sterile! Se noi come Chiesa non sappiamo generare figli, qualcosa non funziona! La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello non è l’essenziale, quello è un aiuto. (...) Non si tratta, non è questione di andare a cercare proseliti, no, no! Andare a suonare al citofono: ”Lei vuol venire a questa associazione che si chiama Chiesa cattolica?...”. Bisogna fare la scheda, un socio di più… La Chiesa - ci ha detto Benedetto XVI - non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per attrazione materna, per questo offrire maternità; cresce per tenerezza, per la maternità, per la testimonianza che genera sempre più figli. (...) Nel presente - ne parlerò dopo, se ho tempo - una sola parola dirò: accoglienza. Ecco, l’accoglienza. E un’altra che avete detto voi: tenerezza. Una madre è tenera, sa accarezzare. Ma quando noi vediamo la povera gente che va alla parrocchia con questo, con quell’altro e non sa come muoversi in questo ambiente, perché non va spesso in parrocchia, e trova una segretaria che sgrida, che chiude la porta: ”No, Lei per fare questo deve pagare questo, questo e questo! E deve fare questo e questo… Prenda questa carta e deve fare…”. Questa gente non si sente a casa di mamma! Forse si sente nell’amministrazione, ma non a casa della madre. (...) Anche i preti, i parroci e i viceparroci hanno tanto lavoro e io capisco che a volte sono un po’ stanchi; ma un parroco che è troppo impaziente non fa bene! A volte io capisco, capisco… Una volta ho dovuto sentire una signora, umile, molto umile, che aveva lasciato la Chiesa da giovane; adesso era madre di famiglia, è tornata alla Chiesa, e dice: ”Padre, io ho lasciato la Chiesa perché in parrocchia, da ragazzina è venuta una donna con un bambino e ha chiesto al parroco di fare il Battesimo… - questo tanto tempo fa e non qui a Roma, da un’altra parte -, e il parroco ha detto di sì, ma che doveva pagare… «Ma non ho i soldi!». «Vai a casa tua, prendi quello che hai, portamelo e io ti battezzo il figlio»”. E quella donna mi parlava in presenza di Dio! Questo succede… Questo A me piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Gesù. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù, che spesso è molto più eloquente di tante parole. non significa accogliere, questo è chiudere la porta! Nel presente: tenerezza e accoglienza. E per il futuro, speranza e pazienza. Dare testimonianza di speranza, andiamo avanti. E la famiglia? E’ pazienza. Quella che san Paolo ci dice: sopportarvi a vicenda, l’un l’altro. Sopportarci. E’ così. La gente che viene sa, per l’unzione dello Spirito Santo, che la Chiesa custodisce il tesoro dello sguardo di Gesù. E noi dobbiamo offrirlo a tutti. Quando arrivano in parrocchia quale atteggiamento dobbiamo avere? Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore grande, come in famiglia, chiedendo al Signore di farci capace di partecipare alle difficoltà e ai problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita. Dobbiamo avere il cuore di Gesù, il quale «vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (Mt 9,36). Vedendo le folle, ne sentì compassione. A me piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Gesù. Compassione è ”patire con”, sentire quello che sentono gli altri, accompagnare nei sentimenti. E’ la Chiesa madre, come una madre che carezza i suoi figli con la compassione. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù, che spesso è molto più eloquente di tante parole. Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Gesù, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo sereno, felice che entra nel cuore. Ma deve essere tutta la parrocchia ad essere una comunità accogliente, non solo i sacerdoti e i catechisti. Tutta la parrocchia! Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono accoglienti, se gli orari delle attività favoriscono la partecipazione dei giovani, se siamo capaci di parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti (come ad esempio nello sport, nelle nuove tecnologie) le possibilità per annunciare il Vangelo. Diventiamo audaci nell’esplorare nuove modalità con cui le nostre comunità siano delle case dove la porta è sempre aperta. La porta aperta! Ma è importante che all’accoglienza segua una chiara proposta di fede; una proposta di fede tante volte non esplicita, ma con l’atteggiamento, con la testimonianza: in questa istituzione che si chiama Chiesa, in questa istituzione che si chiama parrocchia si respira un’aria di fede, perché si crede nel Signore Gesù (...). AntonioFiori,analistadellapoliticacoreana,parladelviaggiodiFrancesco,chesaràaSeouldal13al18agosto CHIESA • Mons. Pietro Kang U-il, presidente della Conferenza episcopale coreana. U na messa per la pace e la riconciliazione delle due Coree nella cattedrale di Myeongdong a Seoul. Sarà questo uno dei momenti forti del viaggio di Papa Francesco in Corea. Un paese nel cuore dell’Asia, attraversato da una guerra fredda che divide in due dal 1953 la penisola. “Penso che ci siano poche speranze. Non c’è la possibilità alla stato attuale dal punto di vista politico di arrivare a una riconciliazione, facendo leva sulla volontà di entrambe le nazioni”. Antonio Fiori non è un tipo che gira attorno alle idee che esprime. È docente di Politica e istituzioni della Corea e dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Ha da poco partecipato ad un forum dedicato proprio alla situazione della penisola coreana e ai rapporti con la Corea del Nord, organizzato dall’Istituto affari internazionali e dall’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia. Ed è di nuovo in partenza per Seoul. • Quali possibilità allora ci sono perché si muova qualche cosa in questa direzione? L’unica possibilità che esiste in questo momento sulla penisola coreana è il collasso del regime che controlla la Corea del Nord. Collasso che non è ipotizzabile anche perché sarebbe il risultato di una serie di conseguenze poco auspicabili, come una guerra tra le due parti, che porterebbe con se anche l’intervento di altre nazioni, oppure un attacco chirurgico da parte degli Stati Uniti. Quindi, come studiosi, accogliamo la preghiera del Pontefice per una riunificazione della penisola, ma ci crediamo tutti molto poco. • La Chiesa locale dice di auspicare che la Corea del Nord invii almeno un gruppo di cattolici nordcoreani per la visita del Papa in Corea del Sud. In Corea del Nord ufficialmente non ci sono cattolici, perché fondamentalmente viene professato un ateismo di fondo. Quindi mi chiedo come fanno ad inviare una delegazione religiosa se la religione non è professata e non può essere professata all’interno del Paese. Sarebbe un controsenso. • Eppure le comunità cattoliche anche se sotterranee esistono. Il problema sostanziale è che stiamo parlando di gente che non è libera di GUERRA FREDDA • Park Geun-hye, presidente della Repubblica di Corea, e Kim Jong-un, dittatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea. professare la religione in senso integrale. Quello che noi sappiamo è che le condizioni di coloro che professano una religione è estremamente limitata e sottoposta ad un controllo serrato. Esiste un dipartimento di Stato per il Safe security che espleta funzioni di controllo estremamente capillari su tutti quegli organismi che potrebbero contribuire a minare le basi del regime. Ed è noto che in molti paesi la religione è stato un agente essenziale per il cambiamento del regime politico in atto. Motivo per cui per il regime di Pyongyang, la religione è un pericolo perché potrebbe generare possibili sacche di resistenza e cambiamento. • Qualche esempio? Il caso Kenneth Bae, cittadino coreo-americano che è attualmente detenuto nelle carceri della Corea del Nord. Era un tour operator che organizzava tour in Corea del Nord con il permesso ovviamente del regime ed è stato sbattuto in galera perché in possesso di alcune copie della Bibbia. • È ipotizzabile che per accreditarsi presso la Santa Sede, la Corea del Nord invii una delegazione finta? Assolutamente lo escluderei. Una cosa del genere mi troverebbe spiazzato come analista. Ma se inviasse una delegazione vera, mi troverebbe ugualmente spiazzato. Una cosa invece ipotizzabile è che si sia lavorato e ragionato su una visita del Papa in territorio nordco- reano. Per dire: vengo da voi non per lanciare un messaggio apostolico ma per farmi latore di un messaggio di pace e di riconciliazione, per essere un ponte tra le due Coree. • Ma sarebbe una possibilità ancora reale a questo punto? Le diplomazie non lavorano mai totalmente in superficie e probabilmente non arriveranno mai a pubblicare una simile possibilità posto che su questa possibilità si stia lavorando. Ricordo però un precedente: nel 1971 Kissinger andò in Cina. Si assentò un giorno dal Pakistan dove si trovava per una conferenza, prese un aereo e andò in Cina per preparare la strada alla visita di Nixon a Pechino. Prendere contatti con la diplomazia nordcoreana non è impossibile. La diplomazia nordcoreana lavora in maniera molto alacre. Da questo punto di vista, non pensiamo alla Corea del Nord come ad un Paese terzomondista. • Come è vista a Pyongyang la visita del Papa in Corea del Sud? Non mi risulta che ci sia stata alcuna presa di posizione. Leggo quotidianamente il loro organo di stampa che viene pubblicato nella maggior parte solo in coreano. E non ho letto nulla a riguardo della visita del pontefice. Sono molto enigmatici. Probabilmente se Papa Francesco dovesse spendere parole per la riconciliazione della penisola, loro commenteranno. • Se dunque la situazione è così critica, quale potrebbe essere per il Papa un risultato buono da portare a casa? Dal mio punto di vista chiunque e qualunque personaggio pubblico lavori alla possibilità di dare un futuro di unificazione ad una penisola così massacrata, è un personaggio che merita di essere seguito. Se il pontefice lanciasse anche solo l’augurio a tutta la Corea per un futuro di riconciliazione e tendesse la mano della comunità cattolica per un aiuto verso questa riconciliazione, sarebbe un passo molto importante. È in questo senso un segnale positivo il fatto che il pontefice abbia scelto la Corea del Sud per un suo viaggio in Asia ed abbia in qualche maniera tralasciato altre possibili mete. Certo, il Papa ha accettato per tante ragioni. Va in Corea per rendere omaggio ai martiri coreani, per incontrare i giovani, per visitare la diocesi di Daegeon che sta svolgendo un lavoro straordinario a sostegno dei poveri… Ma non nego come speranza che il pontefice abbia scelto la Corea anche per dare un messaggio di pace in un angolo di mondo martoriato. Maria Chiara Biagioni StatoeRegionifirmanounpattoperlasalute,maoccorrevigilaresuglisquilibriterritorialiegarantirelecureperipoveri Quale salute in un paese senza giovani? terra «Tra le due Coree la riconciliazione è impossibile, ma l’augurio di pace del papa sarà importante» 17 U na popolazione che invecchia, dove la depressione è il problema di salute mentale più diffuso - in tutte le fasce d’età - mentre permangono disuguaglianze sociali e territoriali. È la fotografia scattata dall’Istat con l’indagine “Tutela della salute e accesso alle cure”, presentata ieri a Roma. Ne parliamo con Walter Ricciardi, docente d’igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di sanità pubblica del Policlinico Gemelli di Roma. • L’invecchiamento della popolazione, per l’Italia, non è una novità. Cosa comporta questo trend? Già nel 2000 l’Istat aveva segnalato come l’Italia avesse un record mondiale per ‘rapporto di dipendenza’ tra giovani e vecchi. Questo superamento - di difficile sostenibilità - dei vecchi sui giovani che noi già sperimentiamo, la Francia l’avrà nel 2035, gli Usa nel 2050, l’Indonesia nel 2070 e gli Emirati Arabi nel 2090. Noi, invece, il pro- blema l’abbiamo adesso ed è in continua crescita: la gente invecchia, diventa non autosufficiente, e non ci sono abbastanza giovani che aiutino a mantenere il sistema. Dobbiamo affrontare la situazione non solo dal punto di vista sanitario, ma dell’intero governo: la salute è un tema trasversale. • Proprio ieri Governo e Regioni hanno sottoscritto il Patto per la salute… Gli ultimi esecutivi hanno sostanzialmente ignorato la sostenibilità del sistema sanitario. Ora, finalmente, il ministro della Salute si è dato da fare per consegnare un sistema sanitario nazionale alle nuove generazioni. Questo, perlomeno, è l’auspicio; di sicuro il fatto di avere per tre anni certezze di finanziamento dovrebbe aiutare Stato e Regioni ad affrontare il fenomeno. D’altra parte, con la revisione costituzionale ora l’organizzazione dei servizi sanitari passerà integralmente alle Regioni, e quindi la situazione potrebbe diventare ancora più diseguale. • Sempre l’Istat ci dice di un calo della spesa per visite mediche e medicinali. Le famiglie non ce la fanno più a curarsi? Quando si deve scegliere se comprare cibo o medicine, la gente rinuncia a curarsi. Non dimentichiamo che ci sono 4 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà. È drammatico che questo accada in Italia nel 2014…. • Il sistema sanitario dovrebbe permettere ai meno abbienti di curarsi senza spesa. Eppure ci sono diversi farmaci - di fatto essenziali per certe malattie che, invece, vanno pagati per intero… Finora la politica farmaceutica è stata caratterizzata unicamente per un’attenzione agli aspetti finanziari, mentre c’è una questione di gestione. Occorre regolare l’intero processo assistenziale, non basta determinare il prezzo dei farmaci. Ad esempio, gli anziani in dialisi oggi devono pagarsi di tasca loro - in alcune regioni - buona parte dei medicinali, mentre la dialisi viene garantita gratuitamente dal sistema sanitario. Invece bisogna vedere globalmente cosa serve per curare l’insufficienza renale cronica - per restare all’esempio - e poi agire di conseguenza, garantendo le cure a chi ha poche risorse. • Nei giorni scorsi il Censis ha rilevato “una domanda inevasa di cure e di assistenza cui il sistema pubblico non riesce a fare fronte” - il 73% delle famiglie italiane ha fatto ricorso almeno una volta negli ultimi due anni a visite specialistiche o a esami diagnostici a pagamento - chiedendo di “integrare gli strumenti di welfare pubblici e privati”. Cosa fare per avere un’assistenza in grado di garantire la salute di tutti? Siamo di fronte a un cambiamento epocale. Al di là degli steccati ideologici, l’integrazione tra pubblico e privato è l’unica strada. Questo non significa smantellare alcun sistema, ma ritararlo in modo che il pub- blico possa gestire e controllare, mentre nell’erogazione dei servizi coesistono pubblico e privato. Nessun sistema sanitario nazionale può permettersi di dare assistenza a tanti cittadini anziani e non autosufficienti se non attiva questa leva. • E chi paga? Il singolo cittadino, lo Stato o altri? Si tratta di attivare un sistema misto, nel quale la tassazione generale garantisce la base, poi ci sono fondi pubblici e privati integrativi, che possono essere attivati da associazioni di carattere professionale - fondi pensione, di categoria -, o anche strutture private che vedono in questo settore un business etico, il cui obiettivo non è fare soldi, ma produzione, risolvendo al tempo stesso un problema al Paese. In Francia e in Germania, ad esempio, è già così. Francesco Rossi 18 LUGLIO 2014 Ilsorpassodemograficoesigeunariformulazionedelsistemasanitario Sottol’ombrelloneedintorni Lettureestive:iconsiglididuelibreriepergrandiepiccini LIBRI E FORMICHE FIACCADORI Dario Fo, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia Borgia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Pi. Storia a quadretti Giulia Orecchia, Panini — dai 2 anni La piccola volpe sta passeggiando nel bosco quando trova, nascosto nell’erba, un uovo che potrebbe diventare una buonissima frittata. Ma, una volta a casa, l’uovo inizia a creparsi. Prima si sente un pigolio insistente e poi dall’uovo esce un piccolo pulcino che subito abbraccia la volpe. Così, tra un po’ di gelosia, qualche incomprensione e un coraggioso salvataggio scopriamo che anche tra una volpe e un pulcino può nascere una bella amicizia. Attraverso pochissime parole e tante immagini Giulia Orecchia crea questa storia, da raccontare sempre uguale o reinventandola ogni volta con l’aggiunta di nuovi particolari. cult Un libro per orso 18 Bonny Becker e Kady MacDonald Denton, Nord-Sud edizioni — dai 3 anni Anche se lo ha promesso al suo amico topolino, Orso non ha proprio voglia di andare in biblioteca; in fondo, sopra la mensola dal camino, ha già tre libri che raccontano di re e regine, tre che parlano di api e uno sui cetrioli: non c’è nessun motivo di desiderarne altri! Ma il topolino insiste così tanto che Orso si lascia convincere. All’inizio la biblioteca non sembra molto divertente: bisogna parlare a voce molto bassa e tra tutti quei libri non ce n’è neanche uno che piaccia ad Orso! Ma poi i due amici sentono in lontananza la bibliotecaria che sta raccontando una storia e… aspetta aspetta, la cosa si fa interessante…forse Orso cambierà idea sulla biblioteca! Olivia e le principesse Ian Falconer, Nord-sud edizioni — dai 5 anni «Penso di avere una crisi di identità» dice la maialina Olivia e a nulla serve che il papà le assicuri che lei sarà sempre la sua piccola principessa: il problema è proprio quello, «TUTTE le bambine vogliono essere delle principesse». Principesse delle fate, per la precisione. Invece - pensa Olivia - ci sono un sacco di alternative!! Perché vogliono essere tutte uguali? Così è troppo noioso!! Con un mix perfetto di delicatezza e ironia Ian Falconer accompagna la piccola protagonista di questo albo alla scoperta dei propri gusti e, alla fine, Olivia capisce cosa vorrà fare veramente da grande. Latte di gallina 18 LUGLIO 2014 Fabrizio Silei e Anna Laura Cantone, Emme edizioni — dai 6 anni Nel lontano Oregon succedono cose strane, soprattutto nella fattoria di Sfiz dove le Roderick Duddle Michele Mari, Einaudi Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma quell’oggetto - per cui tutti intorno a lui sembrano disposti a uccidere - lo porterà piú lontano di qualsiasi nave al largo dell’oceano. SAGGI galline non fanno le uova ma…il latte! E quello non è un latte qualsiasi ma ha qualcosa di magico, anzi, di miracoloso: è in grado di allungare la vita di chi lo beve. Tutte le mattine una lunga fila di persone aspetta davanti alla fattoria di Sfiz per comprare il latte di gallina a peso d’oro. Qualcuno, però, vuole andare in fondo a questo mistero e decide di mettere in atto un audace piano. Una divertente “prima lettura” particolarmente indicata per chi ha imparato da poco a leggere autonomamente. Cuori di waffel Maria Parr e Bo Gaustad, Beisler editore — dagli 8 anni La minuscola Baia di Martinfranta, un bambino, Trille, di nove anni, sempre a caccia di avventure, la sua migliore amica Lena e il profumo degli inconfondibili waffel della zia-nonna: sono questi gli ingredienti perfetti per un libro che coinvolge e appassiona i lettori fin dalle prime pagine! Campione in gonnella David Walliams e Quentin Blake, Giunti — dai 10 anni Dennis è un ragazzo che adora giocare a calcio: attaccante numero uno e campione della squadra scolastica, è l’orgoglio di suo padre. Ma Dennis ha anche un’altra passione che non ha mai rivelato a nessuno: i vestiti femminili e le riviste di moda. Un giorno Dennis fa amicizia con Lisa, la ragazza più bella della scuola, che condivide con lui la passione per Vogue e per gli abiti luccicanti. Ma cosa succede se, spinto da Lisa, Dennis decide di giocare a travestirsi da ragazza? Un romanzo bellissimo e profondo in cui David Walliams riesce a toccare argomenti importanti senza rinunciare alla sua consueta ironia. a cura di Anna Bardiani NARRATIVA Fantasmi del passato Marco Vichi, Guanda Firenze, dicembre 1967. Il commissario Bordelli è appesantito dai rimorsi di una faccenda non lontana. In una villa sulle colline, un uomo ricco e benvoluto da tutti viene ucciso con un fioretto, e l’assassino non lascia nessuna traccia. Alle prese con questo difficile caso, Bordelli nel frattempo si troverà a vivere situazioni del tutto inaspettate... e a dominare ogni cosa saranno i fantasmi del passato. In fondo al tuo cuore Maurizio De Giovanni, Einaudi Immersa nel caldo torrido di luglio e nei preparativi per una delle feste piú amate, la città è sospesa tra cielo e inferno. Quando un notissimo chirurgo cade dalla finestra del suo ufficio, per Ricciardi e Maione inizia una indagine che li porterà nel cuore dei sentimenti e delle passioni piú tenaci e sconvolgenti. Infedeltà e tradimento. Lizzie Shirley Jackson, Adelphi Opera della maestra del thriller nero, Lizzie è il primo grande romanzo delle personalità multiple. La protagonista, ventitré anni, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. La figlia del papa Dario Fo, Laterza Figlia di un papa, tre volte moglie, un figlio illegittimo... tutto in soli 39 anni. Una vita incredibile, da raccontare. Ora il premio Nobel La fragilità che è in noi Eugenio Borgna, Einaudi La fragilità, negli slogan mondani, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni. Ci siamo persi i bambini Marina D’Amato, Laterza Fanno le stesse cose degli adulti, si vestono come loro, guardano la tv. Sono i bambini dei nostri giorni, i bambini adulti, figli di adulti bambini. Divorati dall’ansia, i genitori preferiscono delegare alla scuola, ai vecchi e nuovi media, alle tecnologie, all’associazionismo, il compito di accudire, crescere ed educare alla vita adulta Pazienza Gabriella Caramore, Il Mulino Il nostro tempo, segnato dalla velocità e dalla fretta, sembra essere inospitale per la pratica della pazienza. Dobbiamo fare presto, procedere spediti, in una dimensione in cui la simultaneità dei gesti e degli eventi sembra condizione dello stare al mondo. Pazienza è al contrario e in primo luogo una qualità della durata. Esige un allungamento del presente, una sua dilatazione. Dono e perdono Enzo Bianchi, Einaudi Il tema del dono è uno tra i piú presenti nel grande cantiere della ricerca e della riflessione contemporanea, ma in una società dominata dal mercato e sempre piú individualista c’è ancora posto per l’arte del donare come atto autentico di umanizzazione? Nella stessa collana altri testi di Enzo Bianchi, tra cui il recente Fede e Fiducia. Buonevacanze.Maprima... ...segnategliappuntamentidifineagosto-primidisettembre La Curia Diocesana effettua la chiusura estiva dall’11 al 22 agosto. Riapre regolarmente da lunedì 25 agosto. Per motivi di somma urgenza rivolgersi al Vicario generale, don Valentini, 338.5067307, parrocchia di Marore. Fondo di Solidarietà AVVISO PER I PRESBITERI Si avvisano i Rev.mi Sacerdoti iscritti al Fondo di Solidarietà di provvedere quanto prima a saldare la quota associativa per l’anno corrente 2014. Essendo scaduto il termine il 31 marzo c.a.. Si può pagare direttamente il mercoledì mattina dal Diacono Sfregola in Curia oppure tramite bonifico bancario: BPV-fondo clero IT35M 05728 12700 622570001143. A Villa Santa Maria MEDITAZIONE CRISTIANA PROFONDA Il Centro di Formazione alla meditazione Cristiana propone due itinerari di meditazione cristiana profonda a Villa Santa Maria di Fornovo. Il primo, per chi inizia il cammino della meditazione, si svolgerà dalle 18 del 29 luglio al 4 agosto dopo colazione. Il secondo, per chi già pratica la meditazione, dalle 18 del 4 agosto al 10 agosto dopo pranzo. Entrambi saranno accompagnati da suor Marisa Bisi, figlia della Croce (www.meditazionecristiana. it) e collaboratori. Info: 06-33234017 - [email protected]; iscrizioni: Francesco, 380. 3317962; [email protected]. A Villa Santa Maria ESERCIZI SPIRITUALI PER PRESBITERI Si fa presente che il I corso di Esercizi Spiri- tuali per presbiteri ha inizio domenica 24 agosto alle 19 con la cena e termina giovedì 28 agosto alle ore 19 sempre con la cena. Il tema è: “Nessuno vi toglierà la mia gioia”. Relatore S.E. card. Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze. Iscrizioni in cancelleria vescovile fino a venerdì 8 agosto; nei giorni successivi contattare Villa Santa Maria o don Stefano Rosati. Nella parrocchia di S. Andrea in Antognano XVIII CORSO BIBLICO DIOCESANO Anche quest’anno, a fine agosto, si svolge il Corso Biblico diocesano, giunto alle 18a edizione. Relatore sarà don Filippo Manini, docente presso lo Studio Teologico interdiocesano di Reggio Emilia, che analizzerà la Prima lettera ai Tessalonicesi. Il Corso, che avrà come titolo “Il coraggio di annunciare il Vangelo”, si svolgerà presso la parrocchia di Sant’Andrea in Antognano, in via Berzioli 11 a Parma: • Venerdì 29 agosto ore 19-22: celebrazione della Parola di Dio; intervento del vescovo monsignor Enrico Solmi; introduzione alla 1a lettera ai Tessalonicesi: “… Ringraziamo sempre Dio per tutti voi…” (1Ts 1); cena. • Sabato 30 agosto - “…avendo ricevuto da noi la parola… ore 9-12.30: relazione “Voi stessi, fratelli, sapete bene che…” (1Ts 2,1-16); laboratori sul testo e confronto in assemblea: “Uno stile per la missione”; ore 15-18.30: relazione “Voi… la nostra speranza, la nostra gioia” (1Ts 2,17-3,13) e confronto in assemblea. • Domenica 31 agosto ore 9-11: relazione: “Avete appreso da noi come comportarvi...” (1Ts 4-5); conclusione. Alle 11: Eucaristia. Info 0521380526, ufficio.catechistico@ diocesi.parma.it Tenda della Parola TRE GIORNI DI RITIRO Il 5-6-7 settembre a Villa Santa Maria (Fornovo) una proposta di ascolto della Parola di Dio nel silenzio. Un ritiro di preghiera di tre giorni confortati e consolati dalla sua Voce nel Vangelo secondo Giovanni (capitolo 15), nel desiderio di condividere alla stessa mensa i doni dello Spirito per una conoscenza sempre più viva del mistero di Cristo. Una piccola comunità sarà di aiuto soprattutto nell’ascolto comunitario della Parola e nella liturgia. Per iscrizioni: Guido Pasini, 0521. 289664 -349.8475304; Adriana Superchi, 0521.293402 – 340.5508386. Il programma a Parma GIORNATA DEL CREATO Il Consiglio delle Chiese cristiane di Parma e il Gruppo diocesano giustizia pace ambiente invitano sabato 6 settembre alla Giornata ecumenica per la salvaguardia del creato dal titolo ”Educare alla custodia del creato per il futuro della nostra terra”. La Giornata inizia alle 18.30 in Battistero sul tema ”L’impegno per il Creato nel decennale del Consiglio delle Chiese cristiane di Parma” e prosegue con l’intervento di padre Adriano Sella, coordinatore della Rete interdiocesana “Nuovi stili di vita” sulle buone pratiche delle chiese per la custodia del Creato, e un dibattito. Alle 20 nel Chiostro del Seminario Maggiore agape fraterna nella sobrietà. Alle 21 in Battistero ascolto e preghiera con il Coro ecumenico di Parma. A Basilicanova A SETTEMBRE... ACINFESTA Anche quest’anno, sabato 13 settembre, al Circolo Don Bosco di Basilicanova ritorna AcInFesta, il tradizionale appuntamento di inizio anno di tutta l’Azione Cattolica diocesana. Come sempre sono previsti giochi per i ragazzi e tornei di pallavolo e calcetto. Sempre nel pomeriggio ci sarà un momento specifico per gli adulti, alle 19 la preghiera tutti insieme, e a seguire la cena. Convegno dell’associazione Viandanti SEPARATI, DIVORZIATI, RISPOSATI Per offrire un libero contributo al dibattito e al discernimento che l’Assemblea straordinaria del Sinodo svilupperà sui temi della famiglia, la Rete dei Viandanti organizza sabato 13 settembre dalle 9.30 alle 17.30 a Bologna (Complesso del Baraccano in Via Santo Stefano, 119, sala conferenze “Marco Biagi”) il convegno “Separati, divorziati, risposati. Fallibilità dell’amore umano nello sguardo di Dio”. Interverranno il biblista Flavio Dalla Vecchia e i teologi Giannino Piana, Andrea Grillo, Basilio Petrà. Il convegno sarà presieduto da Fulvio De Giorgi, coordinatore del Gruppo di riflessione e proposta di “Viandanti”, e introdotto da Franco Ferrari, presidente dell’associazione. Info: www. viandanti.org; viandanti.sgr@ gmail.com. Pellegrinaggio LUOGHI DI PADRE PIO E ROMA Il gruppo di preghiera di Padre Pio sito presso la Parrocchia di Santa Maria della Pace di Piazzale Pablo a Parma informa che dal 3 al 5 ottobre 2014 ha organizzato un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, luoghi di San Pio da Pietrelcina e a Roma per assistere all’Angelus del Santo Padre e alla Messa in San Pietro. Tutti coloro che fossero interessati a partecipare sono pregati di contattare il seguente numero: 349.6716801. memo CHIUSURA ESTIVA DELLA CURIA 19 18 LUGLIO 2014 In agosto 20 18 LUGLIO 2014