rivista del M E N S I L E N . 6 G I U G N O 2 0 1 1 € 3,50 dal 1928 fondazione ente™ dello spettacolo CANNES 64 TUTTI I FILM DA NON PERDERE. E LE NOSTRE PAGELLE SUPER8 SVELATO IN ANTEPRIMA L’EVENTO DELLA PROSSIMA STAGIONE SCONTRO FINALE E INOLTRE JIM MORRISON, SHEKHAR KAPUR, JAFAR PANAHI Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano HARRY POTTER VS. IL SIGNORE OSCURO: LUGUBRE E TRAGICO DA COPIONE. MA E’ DAVVERO L’ULTIMO CAPITOLO? TV LED CINEMA 3D LW650G 55”/47”/42” IL PRIMO CON OCCHIALINI NO STRESS € GRATIS. Nessun costo per l’acquisto degli occhialini 3D. Nessuna batteria da ricaricare, piu' leggeri e durata illimitata Nessuna fastidiosa radiazione elettromagnetica Nessuna distorsione dell'immagine ed affaticamento della vista LG PRESENTA L A NUOVA GENERAZIONE DI T V 3D IL PRIMO CON OCCHIALINI NO STRESS Film ® 2010 Universal Studios. All Rights Reserved. Artwork ® 2010 Universal Studio. All Rights Reserved. www.lg.com/it CONVERTI AUTOMATICAMENTE OGNI PROGRAMMA IN 3D rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Nuova serie - Anno 81 n. 6 giugno 2011 In copertina Harry Potter e i doni della morte - Parte 2 Segui l’Ente dello Spettacolo anche su FACEBOOK Fondazione Ente dello Spettacolo: www.fbook.me/entespettacolo Tertio Millennio Film Fest: www.fbook.me/tertiomillenniofilmfest YOUTUBE www.youtube.com/EnteSpettacolo TWITTER www.twitter.com/entespettacolo pun ti di vi st a Segui la Rivista del Cinematografo su FACEBOOK Cinematografo.it: www.fbook.me/cinematografo Rivista del Cinematografo: www.fbook.me/rivistadelcinematografo DIRETTORE RESPONSABILE Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE Marina Sanna Un’ottima annata REDAZIONE Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] PROGETTO GRAFICO P.R.C. - Roma ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Alberto Barbera, Angela Bosetto, Orio Caldiron, Gabriele Carunchio, Gianluigi Ceccarelli, Francesco Ceraudo, Pietro Coccia, Bruno Fornara, Antonio Fucito, Shekhar Kapur, Massimo Monteleone, Morando Morandini, Peppino Ortoleva, Manuela Pinetti, Giorgia Priolo, Marco Spagnoli, Chiara Supplizi, Matteo Zara REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 STAMPA Tipografia STR Press S.r.l. - Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare nel mese di maggio 2011 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Tel./Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. MILANO ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro SERVIZIO CORTESIA S.A.V.E. Srl, Fiano Romano (RM) tel. 0765.452243 Fax 0765.452201 [email protected]. PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA [email protected] Cannes promossa a pieni voti. Bene il concorso, amalgama di maestri e giovani autori, classicità e sperimentazione, ricerca stilistica e profondità tematica. Benissimo le sezioni collaterali che non hanno lesinato sorprese. Un film come Take Shelter - vincitore della Semaine de la Critique - è stato tra i titoli più venduti al mercato: qualcosa vorrà dire. Per non parlare del Certain Regard, che poco aveva da invidiare alla competizione ufficiale. Dove alla fine l’ha spuntata Terrence Malick: al suo The Tree of Life una Palma d’Oro senza discussioni. Opera di esagerata ambizione e smisurata grandezza. Un film sul quale non mi soffermerò: RdC gli dedica la lunga recensione d’apertura. Un premio pesante vista l’ottima annata (non perdetevi lo speciale dedicato). riconoscimenti (This Must Be the Place ha ottenuto però il Premio Ecumenico), ma non ridimensionato. Sia Sorrentino che Moretti hanno incassato parole d’elogio dalla stampa internazionale. E anche l’esordio in regia di Alice Rohrwacher, Corpo celeste (alla Quinzaine), ha convinto. Non è un caso che ad accompagnare la nostra spedizione sulla Croisette sia stato Giancarlo Galan, primo ministro della cultura a mettere piede a Cannes dopo due anni di assenza. Le buone notizie non finiscono qui. Il Rapporto sul Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2010 – realizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo – conferma una Mi permetto di aggiungere crescita complessiva di tutta la due considerazioni: la prima filiera: aumentano le società di riguarda la sintomatologia del “Cannes promossa a capitali impegnate nella reale condivisa da tutti i film in pieni voti. Pagella buona produzione; migliora il livello di concorso. C’è un ideale filo investimenti; si diversificano le rosso che li lega e che anche per il cinema fonti di finanziamento; incrementa evidenzia lo scollamento tra il italiano” l’apporto delle Film Commission; mondo dei padri e quello dei lievita la produzione nazionale; il figli. Una vera e propria scissione, le cui cause vanno individuate caso comparto si allinea ai nuovi standard tecnologici. per caso, declinate secondo la sensibilità e la Un risultato sorprendente se paragonato al cultura di ciascun autore. Connesso a questo quadro economico generale, ancora in sentimento diffuso di rottura e di perdita è sofferenza. Un trend in controtendenza che l’elaborazione del lutto, altro grande tema conferma come quello del cinema non sia tanto portante del cartellone. La seconda un lusso da difendere, ma un cavallo su cui considerazione invece è più circoscritta e riguarda il cinema italiano. Torna a casa senza puntare. COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta - [email protected] COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni - [email protected] DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma - Tel. 06.96.519.200 Fax 06.96.519.220 - [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero per i Beni e le Attività Culturali La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 sommario n. 6 giug no 2011 SERVIZI 20 Super (8) Abrams Anteprima dell’atteso, nuovo lavoro del creatore di Lost: vi sorprenderà 30 La nostra Cannes Vincenti o snobbati: i titoli che ci sono rimasti nel cuore. E non solo 34 Bollywood mon amour Immagini, suoni e colori: il film che racconta un mondo ha incantato la Croisette PERSONAGGI FILM DEL MESE 52 The Tree of Life 56 Corpo celeste 57 Una notte da leoni 2 57 Zack & Miri - Amore a... primo sesso 58 London Boulevard 60 Mr. Beaver 61 The Hunter 61 L’ultimo dei templari 63 Il ragazzo con la bicicletta 63 Paul 65 Un anno da ricordare 65 I guardiani del destino 66 Venere nera 68 Monsters 47 Nostalgia Doors Arriva When You’re Strange: a 40 anni dalla morte di Morrison 50 Judy Holliday Eve Hewson Miscela di glamour e intelligenza COVER STORY 24 Potter addio Cala il sipario sulla saga del decennio: ma sarà davvero l’ultima battaglia di Harry? Yahima Torrès in Venere nera. A sinistra i Doors Figlia di Bono Vox, emergente in This Must Be the Place di Sorrentino 10 Morandini in pillole Festival e distribuzioni: quale criterio? 12 Circolazione extracorporea Rete e copyright: questo è il dilemma 14 Glamorous News e tendenze: assalto alla Montée 16 Colpo d’occhio Astrid Bergès-Frisbey, Sirena tra i Pirati 18 La posta di Shekhar L’emergenza acqua nella sua prossima opera 72 Dvd & Satellite Apocalypse Now: 3 dischi Blu-ray con extra infiniti 78 Borsa del cinema Mercato e industria a Rapporto 80 Libri USA vs. Europa: guerra? 82 Colonne sonore Il doc di DiCillo, il Desplat di Malick 42 Ryan Gosling Committente e protagonista di Drive, ha fatto vincere il premio per la regia a Refn pensieri e parole Quello che gli altri non dicono: riflessioni a posteriori di un critico DOC MORANDINI in pillole di Morando Morandini Autoritratto – Per le edizioni Portaparole di Roma, Fabio Carpi ha scritto un libro – “Come ho fatto i miei film”, presentato da Gian Pietro Brunetta che lo definisce una sorta di unicum nella letteratura cinematografica, un “monstrum” nel senso etimologico del termine. Mi limito a una citazione (pag. 275): “L’imprevedibilità dell’uomo è forse quello che più lo distingue dagli altri animali… Soprattutto se si tratta di un funzionario della RAI”. Aggiungo la citazione di una citazione: “A un’intervistatrice che gli chiedeva come avrebbe definito il mestiere di regista Mauro Bolognini aveva risposto: ‘Un’ardente pazienza’”. Secondo Brunetta, potrebbe essere il titolo perfetto per questo diario. Un libro anomalo di un regista in disparte. Un Jones dimenticato – Il 23 e il 25 gennaio scorso al Teatro delle Muse di Ancona, diretto da Roman Vlad, andò in scena The Emperor Jones, opera in 2 atti di Louis Gruenberg (1844-1964) la cui prima mondiale fu al Metropolitan di New York il 7 gennaio 1933, diretta da Tullio Serafin con l’afroamericano Lawrence Tibbett nel ruolo di Brutus Jones. Nella recente riedizione di un lavoro che sul Sole 24 Ore Quirino Principe definisce “un tempo acclamatissimo e oggi ingiustamente dimenticato”, il protagonista è stato Nmon Ford, afroamericano. Principe ricorda che in passato ne fu protagonista il baritono e attore nero Paul Robeson (1898-1976), indiziato “comunista” nell’era del reazionario McCarthy, ma non dice se interpretò l’opera di Gruenberg o il dramma giovanile (1920) di Eugene O. Neill da cui deriva. Dal testo teatrale nel 1933 fu prodotto da United Artists un film, protagonista ancora Robeson, che circolò anche in Italia, in qualche sala d’essai. Fu un insuccesso di pubblico e di critica. Diretto dal mediocre Dudley Murphy, è una piatta versione che conta soltanto per l’interpretazione di Robeson e per alcuni spunti realistici. Dimenticato e dimenticabile. In che misura la Mostra di Venezia serve alla diffusione dei film che mette in concorso? 10 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Quanto utili? – A che cosa servono i festival? Alla 67° Mostra di Venezia (2010) erano in concorso 23 film di cui 19 stranieri e 4 italiani. Otto mesi dopo, tra i 19 titoli stranieri soltanto sei risultavano distribuiti. Di altri tre è stata annunciata l’uscita in estate o all’inizio di autunno. Conclusione: più della metà non saranno visti da quella piccola minoranza degli adulti italiani che vanno ancora al cinema. Lasciamo ai lettori l’interpretazione di queste cifre: in che misura la Mostra di Venezia serve alla diffusione dei film che mette in concorso, cioè quelli che in qualche modo predilige? giugno 2011 FINE PEN(N)A MAI VISIONI FORZATE E INDULTI CRITICI A Malick estremi, estremi premi: The Palme of Life. #### Come mi faccio mi disfo: Lars von Trier in Melancholico fuoricampo. Dalla sua l’Iran, che è peggio. #### Proverbio italiano: “Quest’anno è l’anno giusto”. #### Locandine tricolori a Cannes: This Must Not Be the Place e Habemus nihil. #### Con occhi porcini, De Niro chiama i suoi compagnons de jurie “champignons”. #### Quando il cinema (La conquete) falsifica la realtà: “La politica è un lavoro stupido fatto da persone intelligenti”. #### Michel Piccoli ai giornalisti, indicando Nanni: “Chi è quello?”. Appunto. #### Kaurismaki se la Lega al dito: “Nel Mediterraneo ci sono più certificati di nascita che pesci”. #### Final Cut: dove c’era l’Albero, ora non c’è Sean Penn. #### Epigrafe italiana: Yes They Cannes. ALMOST (IN)FAMOUS: DALLE STALLE ALLE STARLETTE This Must Be the Man: marcatura a donna di Courtney Love su Sean Penn. STOP Per un maschio eterosessuale 12 giorni di Croisette sono il Paradiso. Il 13esimo Dio ricreò l’Inferno. STOP Elisabetta Canalis ormeggiata in Costa Azzurra. Su quel ramo del Lago di Como, qualcuno gode. STOP Che cosa condividano Hors Satan di Bruno Dumont e L’Apollonide di Bertrand Bonello è appiccicosa questione. STOP Tra tanti attori cani, un cane d’attore: il terrier Uggy (The Artist ) rosicchia la Palme Dog. STOP Assonanze cinefile: “Che bello Le Havre di Kiarostami”. STOP Nota a piè di pagina (Footnote di Joseph Cedar): “Non si citaFederico Pontiggia no gli idioti”. Regalati un momento di relax. Su Samsung Movies noleggi o acquisti il tuo film preferito. Maggiori informazioni su http://movies.it.samsungapps.com Tra le Nuvole è disponibile per l’acquisto su Samsung Movies Up in the Air - © TM and Copyright 2010 by Paramount Pictures. All Rights Reserved. circolazione extracorporea UNA QUESTIONE DI DIRITTI Fruizioni multiple nell’era della riproducibilità a cura di Peppino Ortoleva LA RETE METTE IN CIRCOLO MATERIALI DI CUI CIASCUNO È INSIEME EMITTENTE E RICEVITORE. QUALE FUTURO PER LA “PROPRIETÀ INTELLETTUALE”? COPYRIGHT La circolazione extracorporea dei film (e di spezzoni televisivi e video di ogni genere) su YouTube e in rete più in generale è anche un problema giuridico. Per ora a farcene rendere conto sono soprattutto: a) le grandi cause miliardarie intentate dalle aziende cosiddette content provider nei confronti di YouTube; b) le azioni altrettanto decise ma meno visibili e più efficaci con le quali i grandi proprietari di diritti, per esempio musicali, stanno “pulendo” la rete delle canzoni e dei clip. Ma il problema resta, ed è in fondo quello posto a suo tempo dal distributore gratuito di musica, Napster, e parzialmente risolto con l’avvento di iTunes che creò una forma di mercato online: la difesa della proprietà intellettuale sta dando luogo a una limitazione della libertà di espressione? La circolazione di brani o interi film sulla rete deve essere considerata fisiologica, cosa che la rende “naturalmente” gratuita, o patologica, cosa che legittima un intervento correttivo (“curativo” per dare continuità alla metafora)? Il dato paradossale è che nei secoli della stampa la normativa sul copyright e la libertà di stampa non solo non si sono contrapposti ma al contrario si sono sorretti a vicenda. La proprietà intellettuale consente di trasformare in merci dei beni che altrimenti per la loro immaterialità non potrebbero mai esserlo; e la forza della libertà di comunicazione, secondo la classica interpretazione di John Stuart Mill, sta nel fare competere tra loro le idee appunto come le merci competono sul mercato. Questo assetto nato con la stampa non è stato messo in discussione né dal cinema né dalla televisione, per alcuni motivi apparentemente ovvi ma in realtà non banali: a) il fatto che ci troviamo di fronte a un numero limitato di soggetti che emettono e a una massa che riceve, i primi vendono e gli altri comprano direttamente (costo del libro, biglietto del cinema) o indirettamente (la TV “vende la loro attenzione” ai pubblicitari); b) il fatto che la fabbricazione di copie è un processo specializzato, per cui è possibile fissare una sorta di pedaggio al momento della copiatura del testo, “diritto di copia” appunto. Il computer ha fatto saltare il secondo passaggio, in quanto si tratta di una macchina che produce indefinitamente copie di “originali” che sono stringhe di dati leggibili solo dalla macchina. La rete il primo, in quanto mette in circolo materiali di cui ciascuno è insieme emittente e ricevitore, e rielabora all’infinito le immagini e i suoni. In questa situazione siamo di fronte a un autentico rompicapo, giuridico e comportamentale. Proclamare con facilità parole d’ordine tipo “No copyright” porta a un vicolo cieco, perché il rischio è che il lavoro intellettuale diventi esso stesso privo di compenso. Restare attaccati al vecchio modello di proprietà intellettuale rischia di essere insieme rigido e impraticabile. La prima cosa da avere chiara è questa: soluzioni semplici non ce ne sono. Il computer produce indefinitamente copie di “originali”, stringhe di dati leggibili solo dalla macchina 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 RESTA SOLO LA TERRA UN FILM DI MICHAEL BAY PARAMOUNT PICTURES PRESENTA IN ASSOCIAZIONE CON HASBRO UNA PRODUZIONE di BONAVENTURA PICTURES UNA PRODUZIONE TOM DESANTO/DON MURPHY UN FILM DI MICHAEL BAY “TRANSFORMERS 3” [TRANSFORMERS: DARK OF THE MOON] SHIA LABEOUF JOSH DUHAMELJOHN TURTURRO CH E FRANCES MPRODUTTORI TYRESE GIBSONROSIMONTAGGI E HUNTIO NGTON-WHITELEYPATRICK DEMPSEY KEVIN DUNN JULIESCENOGRAFI WHITEE CON JOHN MALKOVI CDORMAND EFFETTIANIMVIAZISIVOINE& INDUSTRIAL LIGHT & MAGIC MUSICHEDI STEVE JABLONSKY COSTUMI DIRETTORE DELLA DI DEBORAH L. SCOTT DI ROGER BARTON WILLIAM GOLDENBERG, A.C.E. JOEL NEGRON DI NIGEL PHELPS FOTOGRAFIA AMIR MOKRI ESECUTIVI STEVEN SPIELBERGMICHAEL BAY BRIAN GOLDNERMARK VAHRADIAN COLONNA SONORA WARNER BROS. RECORDS DISTRIBUITA WARNER MUSIC ITALY PRODOTTO DA DON MURPHY & TOM DESANTO LORENZO di BONAVENTURA IAN BRYCE BASATOSULLE ACTION FIGURES HASBRO’S TRANSFORMERS SCRITDATO EHREN KRUGER DIRETTODA MICHAEL BAY TM IN 3D E IN CINEMA SELEZIONATI. ANCHE IN 2D. DA MERCOLEDÌ 29 GIUGNO AL CINEMA IN glamorous Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze 4 1 L’ALTRA CROISETTE Esiste un’altra Cannes, parallela a quella ufficiale. La Croisette degli sponsor, dei corpi scolpiti e dei feticci laccati. Di fotografi assiepati. Del buon gusto, per cattivo che sia. Di tacchi e spacchi, paillettes e vetrine, di bambole al tappeto e damerini sotto (e viceversa). Nelle feste, con i gioielli, dentro i trucchi. Riservata. Preclusa soprattutto ai giornalisti. Quelli che la dolce vita continuano a gustarsela in sala. 2 3 5 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo maggio 2011 a cura di Gianluca Arnone 1 L’attore John C. Reilly; 2 Mel Gibson e Jodie Foster; 3 La modella Bianca Balti; 4 Diane Kruger; 5 Adrien Brody; 6 L’attrice Elodie Bouchez ed Emir Kusturica; 7 L’attrice Bing Bing; 8 La modella Madalina Ghenea; 9 Ryan Gosling; 10 L’attore Ezra Miller; 11 La modella Ana Araujo e il fidanzato Ron Wood; 12 Rosario Dawson 10 6 11 7 8 9 12 maggio 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 15 c olpo d’occhio FE ST IVAL DE L M ES E di Massimo Monteleone Viaggio in Italia: dal Fantafestival al Cinema Ritrovato, passando per Taormina e Pesaro Il ca nt o dell a s ir en a Astrid Bergès-Frisbey e Sam Caflin sono la vera rivelazione dei Pirati dei Caraibi. E il futuro della saga Sei intrappolata dentro una coda di pesce e non canti. Hai una patina sugli occhi, come nebbia prima del pianto. Non canti, ma ai suoi occhi sei l’alleluia alla bellezza del creato. La sirena e il predicatore, il mostro e il servo del Signore. Un matrimonio divino, bestiale. Fate voi. Certo è che nel quarto Pirati dei caraibi la coppia corsara è quella 16 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 ICS - INCONTRI CINEMATOGRAFICI DI STRESA VI edizione della rassegna che apre le porte alla nuova cinematografia europea. Una panoramica della migliore produzione della Svezia – per la prima volta presente al festival – al fianco di quelle d Belgio, Italia, Portogallo e Svizzera. Località Stresa (VB), Italia Periodo 1-6 giugno tel. 3393495625419 Sito web www.stresacinema.org E-mail [email protected] Resp. Luca Evangelisti 1 PARLARE DI CINEMA VII edizione della rassegna diretta dal critico Paolo Mereghetti e dedicata agli esordi cinematografici. La manifestazione viene inaugurata dalla mostra fotografica “Viaggi in Italia 2 – set del cinema italiano 1960-1989”. Località Castiglioncello (Livorno), Italia Periodo 15-19 giugno tel. (0586) 724287 Sito web www.comune.rosignano.livorno.it E-mail [email protected] Resp. Paolo Mereghetti FANTAFESTIVAL 2 XXXI edizione della Mostra ARCIPELAGO 6 XIX edizione del “festival Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico. Rassegne, panoramiche, anteprime e tanti ospiti, all’insegna della sci-fi, dell’horror e del fantastico. internazionale di cortometraggi e nuove immagini”. Sezioni competitive: The Short Planet (“corti” internazionali); ConCorto (“corti” nazionali); Corto.Web 10.0; Extra Large (documentari nazionali). Non competitive: Itinerari – Panoramica Italiana. Località Roma, Italia Periodo 20-24 giugno tel. (06) 39388262 Sito web www.arcipelagofilmfestival.org E-mail [email protected] Resp. Stefano Martina Località Roma, Italia Periodo 9-19 giugno tel. (06) 8841246 Sito web www.fanta-festival.it E-mail [email protected] Resp. Adriano Pintaldi, Alberto Ravaglioli BIOGRAFILM FESTIVAL – INTERNATIONAL CELEBRATION OF LIVES VII edizione dell’unico evento mondiale interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita. Previsti un concorso, sezioni tematiche, anteprime italiane e internazionali, focus, incontri e retrospettive. Quest’anno si celebra “ ‘85/’86 – L’inizio del futuro. Il mondo globalizato. La rivoluzione digitale. La coscienza tecnologica.” Località Bologna, Italia Periodo 10-20 giugno tel. (051) 4070166 Sito web www.biografilm.it E-mail [email protected] Resp. Andrea Romeo 3 formata da Astrid Bergès-Frisbey e Sam Claflin, entrambi alla prima ad Hollywood, insieme per rubare la scena alla più gettonata unione tra Johnny Depp e Penelope Cruz. E c’è già chi parla di un quinto episodio dedicato. Sorpasso generazionale? No, colpo di reni degli sceneggiatori della saga, per il resto ammuffiti come le navi che salpano verso avventure lontane. Ai confini del mare l’orizzonte era piatto. Il film già visto. Poi quei due. Il canto della sirena e la parola di Dio. E la promessa di portarci lontano. Oltre una saga sciancata. G.A. TAORMINA FILMFEST LVII edizione della rassegna siciliana, con anteprime di film di tutto il mondo alla presenza di autori ospiti. Le sezioni competitive “Mediterranea” e “Oltre il Mediterraneo” presentano circa 7 lungometraggi ciascuna prodotti in quell’area geografica. Previste una retrospettiva sui paesi del Maghreb e l’anteprima di Kung Fu Panda 2. Località Taormina (Messina), Italia Periodo 11-18 giugno tel. (06) 486808 (segreteria a Roma) Sito web www.taorminafilmfest.it E-mail [email protected] Resp. Deborah Young 4 5 MOSTRA INTERNAZIONALE 7 DEL NUOVO CINEMA XLVII edizione del longevo festival italiano, coerente nel seguire percorsi originali, tendenze sperimentali, cinematografie e autori emergenti. In programma titoli inediti e una rassegna sui documentari russi contemporanei. L’evento speciale è l’omaggio a Bernardo Bertolucci. Incontri con gli autori e tavole rotonde. Località Pesaro, Italia Periodo 19-27 giugno tel. (06) 4456643 (rif. a Roma) Sito web www.pesarofilmfest.it E-mail [email protected] Resp. Giovanni Spagnoletti IL CINEMA RITROVATO XXV appuntamento con la rassegna dedicata ai film muti e sonori riemersi e ai classici restaurati, con incontri e seminari. In programma, fra le varie sezioni, gli omaggi retrospettivi al tedesco Conrad Veidt e al maestro Howard Hawks. Ospita anche la Fiera dell’Editoria Cinematografica. Località Bologna, Italia Periodo 25 giugno - 2 luglio tel. (051) 2194814 Sito web www.cinetecadibologna .it/cinemaritrovato2011 E-mail cinetecamanifestazioni1 @comune.bologna.it Resp. Peter von Bagh 8 La po sta di SHE KHA R KA PUR L’EMERGENZA IDRICA MONDIALE SARÀ AL CENTRO DEL MIO PROSSIMO LAVORO (PAANI). AMBIENTATO IN UN FUTURO TRAGICAMENTE PROSSIMO Pensieri in libertà: lo sguardo globale del cineasta indiano DA TEMPO ABBIAMO SUPERATO IL LIMITE di guardia. La situazione dell’acqua è di piena emergenza. Questo è il motivo per cui il mio prossimo film sarà Paani, “acqua” in Hindi. Arriva forse nel momento di massima consapevolezza globale del problema. Ci ho pensato per la prima volta 10 anni fa, ma allora non sarebbe stato finanziato. La gente non credeva a una potenziale guerra per il controllo delle risorse idriche. Paani sarà ambientato in una società futura dove l’acqua viene usata come arma di controllo politico e sociale. Si tratterà di una megalopoli, in linea con le previsioni delle Nazioni Unite che immaginano un mondo fatto di città da 30/40 milioni di abitanti, con infrastrutture inadeguate. I maggiori pericoli riguarderanno l’acqua. Le prime avvisaglie del problema potrebbero verificarsi presto a Mumbai e Città del Messico. A seguire Los Angeles. Un fattore rischia di innescarle. Lo sviluppo economico in India e Cina non potrà realizzarsi se la popolazione sarà assetata. In un’economia globale integrata, la crescita è possibile solo al netto del malcontento sociale. L’Europa è già sotto pressione per la forte ondata immigratoria dal Nord Africa. Immaginate un milione di espatriati in cerca di acqua. Quale IL BUCO NELL’ACQUA 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 esercito al mondo riuscirebbe a fermarli? I processi di urbanizzazione avvengono, com’è noto, a spese delle campagne e dell’economia agricola. Quasi il 65% dell’agricoltura indiana dipende dall’approvvigionamento idrico fornito dal terreno. Ma buona parte di questo viene ora utilizzato per servire le aree urbane. I proprietari terrieri nel frattempo approfittano dell’accresciuto valore di mercato delle proprie terre per venderle agli immobiliaristi, contribuendo così alla scomparsa delle tradizionali comunità rurali. Una volta finiti i soldi, i loro figli spesso finiscono nelle mani della criminalità, come è già avviene nelle nuove aree periferiche di Nuova Dehli. I politici dal canto loro preferiscono portare l’acqua dove più alta è la concentrazione di elettori. E’ un circolo vizioso. A Mumbai, ad esempio, gran parte degli allacci idrici sono illegali, e in mano ai capi politici locali che ne dispongono a favore dei loro bacini elettorali. L’acqua al momento va non dove c’è maggiore bisogno, ma dove viene pagata di più e garantisce più voti. Con la sua privatizzazione aumenteranno i problemi. La scolarizzazione delle bambine indiane è miseramente fallita per il semplice fatto che sono loro le tradizionali portatrici d’acqua. Significa che impiegano un’intera giornata per trasportarla da luoghi distanti molte miglia. Tutti i giorni. Succede in India, Africa e in alter parti del mondo. La questione dell’acqua è fortemente connessa con tutto il sistema socio-economico mondiale. Se buttate via un paio di jeans vi sarete sbarazzati di 6000 litri d’acqua. Il cotone è una pianta assetata d’acqua. L’economia d’esportazione e la crescita del consumo locale incidono poi pesantemente sul dilapidarsi delle risorse idriche. I terreni disboscati vengono ripiantati con piante di eucalipto perché crescono più velocemente e sono più richieste dal mercato. Ma l’eucalipto drena dalla terra molta più acqua di quanto sia capace di restituire. Servirebbe un approccio complessivo al problema. L’aumento dei consumi e le misure per stimolare l’economia sono importanti tanto quanto il surriscaldamento globale e la sparizione dei ghiacciai. Ho avuto incontri con esponenti della Banca Mondiale e di molte altre organizzazioni, cercando il modo di coinvolgerli nel progetto. Ho pensato: perché un film deve essere solo un film? Non potrebbe contribuire a edificare una comunità consapevole? Consapevole a ogni livello. Vogliamo parlare del nostro bisogno di tenere sempre aperti i rubinetti? Il 90 % dell’acqua che viene usata per lavarsi le mani viene perduta. Prodotti come shampoo, saponette, dentifrici, detergenti creano schiuma. Più schiuma significa più acqua per lavarla via. Potrei continuare. A Mumbai la gente può fare la doccia per 24 ore al giorno senza finire l’acqua. Per le strade invece le persone vengono letteralmente alle mani per mezzo secchio d’acqua consegnato tre volte la settimana a un costo esorbitante, dai camion appartenenti alla mafia dell’acqua. Che sta assumendo il controllo delle risorse idriche nelle maggiori aree urbane. (TRADUZIONE A CURA DI GIANLUCA ARNONE) giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 anteprima SUSPENSE, HUMOUR, IMMAGINI SPETTACOLARI, OMAGGI CINEFILI: ECCO L’ATTESO GIOIELLINO FIRMATO J.J. ABRAMS. CHE RACCONTA: “E’ IL MIO PRIMO FILM AUTOBIOGRAFICO” DI MARINA SANNA 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 SUPER 8 giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 21 anteprima “SPIELBERG E’ STATO UN MODELLO PER ME FIN DALLA INFANZIA” IL PROGETTO di Super8 era già nell’aria due anni fa quando aveva resuscitato Star Trek per il grande schermo. “Ora vorrei fare qualcosa di originale - ci aveva detto J.J. Abrams. Non posso fare serie televisive all’infinito”. Una battuta, che rivelava però tutto l’amore per il cinema, nonostante il successo delle sue creature: Alias, il recente Fringe e soprattutto Lost, che ha cambiato modo di fare televisione (in America) e ipnotizzato milioni di persone nel mondo. L’iperattivo 45enne regista newyorchese, che ha collaborato alla stesura di molte sceneggiature (tra cui Armageddon, per restare in tema), prodotto Cloverfield (è in arrivo il sequel), diretto Mission: Impossible III, unisce il fiuto innato per gli incassi e 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 un’intelligenza fuori dal comune alla passione per la sci–fi. Il mestiere ce l’ha nel sangue: con immagini ad effetto, incastra lo spettatore in trame e sottotrame elaborate, stordendolo con doppie verità e fenomeni inspiegabili, avvolgendolo in un gioco di scatole cinesi senza fine. Il mistero, declinato in modo sempre nuovo è il presupposto narrativo, il retaggio di un adulto che ha fatto I giovani protagonisti di Super8: Elle Fanning, Joel Courtney e Ryan Lee. Sotto Courtney con Riley Griffits; a sinistra il regista J.J. Abrams tesoro dello stupore infantile. Va da sé che il legame col più abile narratore di favole dei nostri tempi (che non a caso produce Super8) era scritto nel destino: a Steven Spielberg J.J. ha infatti dedicato idealmente il suo primo film autobiografico, infarcendolo di citazioni (da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., i B-Movies degli anni 50, c’è persino King Kong), incursioni nel stazione di benzina uno sceriffo viene fantastico e riferimenti personalissimi travolto e letteralmente risucchiato (il bambino J.J. che scopre il super8, l’esperienza condivisa con Matt Reeves, (sbranato?) da un nemico invisibile, e la stessa sorte tocca all’impiegato del coetaneo e collega, con cui ha scritto la serie tv Felicity e prima ancora, appena drugstore, che ignaro ascolta il walkman, ed è solo l’inizio. “Ho cercato quindicenne, restaurato le opere di di ricreare l’atmosfera dei miei film gioventù di Spielberg). “Spielberg è preferiti - continua Abrams -. stato un modello per me fin Protagonisti persone normali, la cui dall’infanzia – racconta Abrams -. routine è scandita dal lavoro e la A prescindere da quello che succede in famiglia finché non accade qualcosa di Super8, molto di ciò che vedrete straordinario, di spaventoso, che appartiene al mio vissuto”. Siamo in stravolge le loro esistenze. Il mostro, in Ohio nell’estate del 1979 e Joe (Joel Courtney), orfano di madre, decide con i questo caso, rappresenta la perdita. Per superare il dolore lo devi affrontare, suoi amici (tra cui la bella Alice, Elle guardarlo negli occhi, come fa Joe”. Fanning) di girare un film di zombie. Niente paura, non ci sono derive Mentre stanno provando una delle splatter né scivoloni horror, J.J. sa scene clou, un treno deraglia e si come divertire e commuovere il suo capovolge, scatenando l’inferno. Tra le pubblico. Anche se la macerie aleggia una suspense non manca: presenza inquietante, la visione di Super8 un uomo in fin di vita, che ha provocato equivale a un giro deliberatamente sull’ottovolante l’incidente ed è un ex dell’immaginario professore di chimica, fiabesco e gli urla di scappare: lo cinematografico. La sconcerto diventa formula segreta: terrore e i ragazzini si intrattenimento, danno alla fuga sulla ironia, e una dose macchina sgangherata incredibile di fantasia: INQUADRA IL CODICE QR di Alice. Intanto “Mi piacciono le opere CON IL TELEFONINO arrivano i militari (i veri che mescolano i PER VISUALIZZARE IL TRAILER cattivi): il convoglio generi – conclude DEL FILM proveniva niente meno Abrams –. Così mi che dalla famosa area concentro su una 51 (la leggenda narra che gli americani storia e mi faccio molte domande”. ci tengano nascosti gli alieni). Da Prima tra tutte, come sanno i suoi un’altra parte della città, in una estimatori: che cosa accadrà dopo? % giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 23 COVER LA SAGA DEL DECENNIO ARRIVA AL SUO EPILOGO, CON LO SCONTRO DECISIVO TRA HARRY POTTER E L’OSCURO SIGNORE. MA SARÀ LA FINE? L’ULTIMA BATTAGLIA DI GIANLUCA ARNONE 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 25 COVER NELLA MIA FINE È IL MIO PRINCIPIO. L’abbiamo già sentito. Un verso poetico (da I quattro quartetti di Thomas Stearns Eliot), il titolo di un libro (forse il più bello di Agatha Christie), l’evidenza apodittica del mantra. Torna. Riecheggia nel finale, col finale, di Harry Potter. I “doni della morte” non sono che questa reversio all’origine. Non all’inizio, ma prima che tutto abbia inizio. Il 13 luglio (in Italia) il grande epilogo della saga è una fine già scritta, diffusa, condivisa. La conoscono i fan e non solo. Dagli scaffali alla rete, dalle pagine ad Internet, quello che c’è da sapere sull’ultimo atto è noto. Persino i dettagli conoscono. Non del libro, ovvio, ma del film. L’attesa è semmai nell’epifania per immagini. Dove le parole creano sintassi interiori, il grande schermo impone volti, simulacri, scenografie. Dal visibile al non, dall’oggetto al soggetto: ponti. Uno appare poco prima del finale. I tre protagonisti – Harry, Ron ed Hermione – vi si ritrovano, immergono lo sguardo l’uno nell’altro, e altrove. Un momento che nel romanzo della Rowling semplicemente manca. Un inciso scritto tutto con la lingua del cinema. Figurativo, emozionale. L’orizzonte interiore dei primi piani delimita una Dopo 10 anni Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint sono pronti a dirsi addio 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 Per i tre protagonisti crescere è un mestiere triste, un passaggio obbligato sul cadavere del passato 10 anni di magie Ha segnato una generazione e arricchito la Warner: la sua storia prima del gran finale Degli 8 film che compongono la saga è il più breve, l’unico in 3D e il conclusivo. Harry Potter e i doni della morte: Parte II arriva esattamente 10 anni dopo il primo adattamento dei romanzi della Rowling (La pietra filosofale). Da allora si sono alternati diversi registi (lo sceneggiatore invece non è mai cambiato: Steve Kloves), che hanno regalato al franchise varietà e alla Warner quasi 10 miliardi di dollari. Nonostante sia caratterizzato da un disinvolto sincretismo e da non pochi sottotesti, il fantasy ripropone – nei modi di un romanzo di formazione - l’epico scontro tra bene e male. Ovvero tra il mago buono, Harry Potter, e lo stregone diabolico, Voldemort, soprannominato l’Oscuro Signore. Dall’esito della battaglia dipenderà il destino del mondo. Accanto ai 2 ruota un gruppetto di personaggi-chiave: dai fedeli amici di Harry – Ron ed Hermione – al vecchio Silente, mentore del protagonista; dai terrificanti dissennatori all’ambiguo maestro delle arti oscure Piton. L’ultimo episodio è stato girato insieme al precedente ed è il più ricco di azione. Al punto che Daniel Radcliffe si è ferito durante le riprese. Nulla di paragonabile comunque a quello che attende Harry Potter nel gran finale. Il maghetto continua la sua ricerca degli Horcrux, i 7 oggetti magici nei quali Voldemort ha nascosto la sua anima. Solo se riuscirà a recuperarli tutti e a distruggerli, potrà uccidere l’Oscuro Signore. Che nel frattempo non se ne sta con le mani in mano: dopo aver sottomesso il Ministero della magia al suo potere e seminato terrore tra gli esseri umani, Voldemort stringe il cerchio attorno ad Harry Potter per catturarlo e ucciderlo. La resa dei conti tra i due è ormai G.A. vicina… Il 13 luglio in Italia. soglia invisibile, dove chi erano e cosa sono diventati si danno convegno per un ultimo abbraccio. Poi non ci sarà più tempo. Crescere è un mestiere triste. Un passaggio al futuro sul cadavere del passato. Solo “se il seme muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Così è per il piccolo stregone. Harry Potter non ricaccerà nelle tenebre soltanto il Signore Oscuro, ma anche se stesso. Letteralmente: deve morire con lui. Se vuole risorgere. Né Messia né magia. Trucco da narratori semmai. Non un trapasso ma un passaggio di stato, dall’infanzia all’età adulta. L’abbandono delle paure per il tempo delle responsabilità. Una fantasmagoria dello sviluppo. L’utilizzo disinvolto dell’escatologia cristiana, nell’epilogo, nasconde l’intenzione pedagogica della saga. L’ultima stazione racchiude tutte le tappe. Nella sua fine il suo principio, appunto. Sotto il profilo narrativo e progettuale, serialità cinematografica e letteraria sono identiche. La saga abbonda di suggestioni e simboli, ma si struttura attorno a un modello di crescita elementare. Che tiene conto tanto della maturazione dei protagonisti quanto dei suoi aficionados. La cosa curiosa è però un’altra. I lettori dei romanzi sono i più accaniti spettatori dei film. Se vanno al cinema, non giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 COVER A sinistra e al centro: Tom Felton e Daniel Radcliffe in Harry Potter e i doni della morte: Parte II. A destra il regista David Yates cercano una storia. Quella la conoscono un’immagine, se non sempre e solo se stessa? Inoltre il segno iconico è già. Il punto è l’immagine. Non c’è fine ontologicamente ambiguo. nell’immagine. Che duplica, conserva, L’essere è lì e non è lì. Si mostra e nello (ri)crea. Gli appassionati della saga stesso tempo si vanno al cinema per la sottrae. I doni della rassicurazione che il loro feticcio non morte – per la regia di morirà. Da una parte David Yates – l’occhio artificiale esibiscono questa cattura la parola. Che doppiezza, sfruttando diventa corpo, il circuito del presenza incastonata desiderio e della nella rappresentazione. perdita attivato Dall’altra la rivela dell’immagine. Gli ultimi due film della come sogno saga rivelano una imperituro, non cifra cinematografica soggetto a durata. INQUADRA IL CODICE QR CON IL TELEFONINO inedita ai precedenti. Harry Potter non solo é PER VISUALIZZARE IL TRAILER La stessa magia si ancora lì – DEL FILM riduce a un esercizio nell’immagine – ma sul visibile: l’illusione sarà sempre lì. ottica, la metamorfosi, la Nuovamente, ogni volta. Non a caso moltiplicazione a specchio, quello che succede generalmente con gli adattamenti, qui non avviene. Nella maggior parte dei casi il paragone tra libro e film è misura di un’inadeguatezza (del cinema), genera delusione (del lettore). In questo caso i fan sono i primi a riconoscere al grande schermo una funzione decisiva: esorcizzare il logorio del feticcio col feticismo dell’immagine. Un’intuizione simile deve avere guidato Obama quando ha deciso di vietare la pubblicazione delle foto di Bin Laden morto. La loro diffusione anziché accertare l’uccisione del leader di Al Qaeda avrebbero sortito probabilmente un effetto contrario: il suo eterno ritorno nell’immaginario. D’altra parte, una volta pubblicate, chi avrebbe garantito che il Bin Laden della foto fosse anche quello della realtà? In un’epoca come questa – segnata dal ritocco e dal digitale - cosa attesta 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 l’occultamento, la smaterializzazione, non sono in definitiva gli stessi procedimenti utilizzati dal cinema? La scopofilia sfacciata segnala il vero scarto con l’Harry Potter di carta. E apre in teoria scenari alternativi a quelli editoriali. Più in linea con la dimensione virtuale, ciclica e colonialista del cinema hollywoodiano contemporaneo. Chi ci impedisce di pensare che - nonostante la conclusione della saga letteraria - la vita del maghetto non possa andare avanti, continuare oltre i confini segnati sui libri? Dentro il grande schermo nulla si distrugge (figuriamoci se rende: la Warner ha guadagnato quasi 10 miliardi di dollari col franchise). Inedite puntate, nuovi reboot e filmmondo sono disponibili. Nella fine è sempre possibile un principio. Li chiamano I doni della morte, sono le sorprese del cinema. % Sandro Parenzo presenta Guar da prom cluse le console e l’a sono es cces sorio Kin ec t” l cine e con ma avraiil biglietto i di sc on l 10 % il catto su tutto a ogo gioclh i e ozion (TL TIMES) l la “Da “Finalmente grandi risate” FO R LIOU NS a POCO LEONI, MOLTO ••• UN FILM DI CHRIS MORRIS www.fourlions.it CON IL SUPPORTO DEL PROGRAMMA MEDIA DELL’UNIONE EUROPEA dal 3 giugno al cinema belle croisette Lunga vita alla Palma Il premio a Terrence Malick è il fiore all’occhiello di un’edizione ricca di talenti e opere fuori dal comune di Marina Sanna foto Pietro Coccia 30 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 I produttori di Tree of Life con la Palma d’Oro. Sopra Robert De Niro con Uma Thurman. Nella pagina accanto Brad Pitt belle croisette LA SORPRESA PIÙ GRANDE di questa edizione non è stata il premio a Kirsten Dunst per Melancholia, peraltro meritato, ma la Palma d’Oro a Tree of Life. Sembrava impossibile che una giuria tanto eterogenea, presieduta da Robert De Niro e composta da cinesi, africani, francesi, argentini potesse ritrovarsi sul film che più di tutti ha spaccato la critica. Applaudito quanto fischiato, un’opera meravigliosa e accadono – dice lei -, ma non nel mio quartiere”. Dialoghi perfetti per un film delizioso. Dispiace per Michel Piccoli e Sean Penn, rispettivamente in Habemus Papam e This Must Be the Place, entrambi ad altissimo livello, anche se la scelta di Jean Dujardin non è immotivata: la performance in The Artist strepitosa, tra il William Powell dell’Uomo ombra e il Gene Kelly di Cantando sotto la pioggia. Giusto il Una sinfonia meravigliosa e straziante: una cascata di immagini, pensieri, solitudini e gesti straziante, una cascata di immagini, pensieri, solitudini, gesti (il bacio di scusa del fratellino maggiore), e personaggi indimenticabili: per chi scrive un vero capolavoro. La migliore interpretazione di Brad Pitt e la rivelazione di Jessica Chastain. Peccato per l’altro favorito, Aki Kaurismaki, tornato a casa mani vuote. Suona come un presagio lo scambio di battute tra la protagonista di Le Havre (Kati Outinen) e il dottore che la cura: “I miracoli premio alla regia per lo scatenato Nicolas Winding Refn, che ha ricevuto una standing ovation per Drive (perfetto il duro dal cuore tenero Ryan Gosling). Prevedibile quello al corale Polisse di Maïwenn, meno la sceneggiatura all’israeliano Footnote di Cedar. I fratelli Dardenne (Il ragazzo con la bicicletta) si sono divisi l’ennesimo riconoscimento (Gran Prix) con il turco Nuri Bilge Ceylan (Once Upon a Time in Anatolia). Che ci fosse un’abbondanza di opere Thierry Fremaux, direttore del festival di Cannes, con Michel Piccoli e Nanni Moretti interessanti è confermato dal verdetto della giuria di Emir Kusturica, che ha attribuito l’ex aequo a Kim Ki-duk (Arirang) e al tedesco Andreas Dresen (Stopped on Track), due lavori distanti un universo. Che dire allora dell’esclusione Sfilata di premi: i fratelli Dardenne, Jean Dujardin, Kirsten Dunst e Maïwenn. A sinistra Tilda Swinton, rimasta a mani vuote 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 dal palmares di Un certain regard di Restless di Van Sant? La risposta è semplice: difficile inventare polemiche, Lars von Trier a parte, in un’edizione tanto straordinaria, e lo vedrete dai voti che abbiamo assegnato nelle pagine seguenti, quanto terribilmente cupa. Perché filo conduttore delle varie sezioni, protagonista trasversale più o meno esplicita, è stata la morte, accompagnata dall’elaborazione del lutto. Motore della storia in Restless e Stopped on Track, presenza impalpabile per Kim Ki-duk; onnipresente nell’iraniano Goodbye (premio alla regia) di Mohammad Rasoulof. Spostandosi da Un certain regard al concorso la sostanza non cambia: a partire da Sleeping Beauty di Julia Leigh, dove la giovane Emily Browning è in grado di affrontare qualsiasi cosa tranne il sonno eterno. Un’ossessione rosso sangue per Tilda Swinton, madre maledetta in We Need to Talk About Kevin di Lynne Ramsay; esecuzione sospesa ma prevedibile per il pedofilo Michael dell’esordiente Markus Schleiner, già assistente alla regia di Michael Haneke. Incombente per il Ragazzo dei Dardenne, a cui pero’ viene regalata (sorpresa!) una seconda opportunità. Non siamo che un puntino nel disegno misterioso della vita, dice Mia Wasikowska a Henry Hopper in Restless, chiudendo in bellezza i soli tre mesi di felicità che le sono stati concessi. Meglio la fine del mondo, allora, che quella di un singolo individuo, insegna Melancholia di Lars von Trier. “Madre, fratello vi sto raggiungendo” sussurra Sean Penn in Tree of Life, ed ecco lo scarto tra Malick e gli altri: l’immensità di un atto d’amore. Non di disperazione. % giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 33 l’evento Un’immagine del favoloso film di montaggio Bollywood, la più grande storia d’amore mai raccontata ECCO COSA SUCCEDE quando un cineasta intelligente e creativo accetta il rischio di una scommessa nata per caso. Sollecitato da Thierry Fremaux un anno fa quand’era giurato a Cannes, Shekhar Kapur (Bandit Queen, Elizabeth), concepisce un affettuoso omaggio al cinema musicale hollywoodiano, sul modello di Hollywood, Hollywood. Riservando per sé il ruolo del coproduttore, ne affida la regia al filmmaker bollywoodiano Rakesh Omprakash Mehra e al documentarista americano Jeff Zimbalist. La prima versione è un documentario tradizionale, infarcito di interviste e inframmezzato da alcune clip musicali. Insoddisfatto, Kapur obbliga tutti a rimettere mano al film, rimontandolo da capo a piedi. Il risultato è sorprendente. Quattro o cinque dichiarazioni di pochi minuti l’una sono ciò che si salva: il resto è un caleidoscopio trascinante di sequenze scandite dal ritmo frenetico di numeri musicali da far impallidire per fantasia, coreografie e splendore scenografico le più straordinarie invenzioni alle quali la Hollywood dell’epoca d’oro ci aveva abituati. Frammenti di oltre cento film di Bollywood, dal bianco e nero degli anni Cinquanta alle rutilanti creazioni contemporanee, sono assemblati in ordine tematico (danze da studio e in ambienti naturali, su treni in corsa e sull’orlo di precipizi, sulle spiagge indiane o sui canali veneziani, passando per la rituale e immancabile sequenza di ballo sotto la pioggia). Un’orgia di movimenti coreografici incredibilmente sincronizzati e coloratissimi, un trionfo di corpi impegnati in esercizi acrobatici e sensuali che sfidano ballando le leggi della fisica e, insieme, della rigida censura indiana. Un’incontenibile energia che trasforma ogni situazione e ogni gesto nell’esaltazione dionisiaca della bellezza e della gioia di vivere. Trame e schemi narrativi apparentemente elementari che la musica trasforma in apologie della trasgressione contro il conformismo della realtà, fatta di grigiore quotidiano e corruzione diffusa. Che le canzonette ci aiutino a capire il mondo meglio di tanto trattati di sociologia lo aveva già detto Truffaut. Shekhar Kapur lo dimostra con la folgorante inserzione nel suo film di alcuni frammenti di cinegiornali che riprendono i protagonisti della storia dell’indipendenza indiana (Ghandi, sua figlia Indira, Nehru). Contestualizzando le diverse epoche di Bollywood, rendono inaspettatamente esplicito lo stretto legame fra i testi in apparenza banali delle canzoni e i problemi di un dato momento storico. Anche per questo motivo, il film può rivendicare l’assoluta correttezza di un sottotitolo solo in apparenza enfatico e presuntuoso Bollywood, la più grande storia d’amore mai raccontata. Ovvero, come un miliardo di individui possono riconoscersi nel loro cinema e vivere felici. % Bollywood, Bollywood! Dall’India con stupore: il rutilante caleidoscopio di Shekhar Kapur. Concepito e partorito sulla Croisette di Alberto Barbera 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 XQDSURGX]LRQH*22'7,0(65/ VLULQJUD]LDQRPDULRJLDQQLHODÀ OPVHUYLFHSHUODFRQFHVVLRQHGHOOHLPPDJLQLULJXDUGDQWLHGRDUGRDJQHOOLGHVLJQ LQFROODERUD]LRQHFRQ&,1(&,77/8&(H5$,&,1(0$ 81),/0',*,29$11,3,3(512 '$*,8*12$/&,1(0$ ZZZLOSH]]RPDQFDQWHLOÀ OPLW *22'7,0( belle croisette Cannes, che numeri Media alta per i film della selezione e Un Certain Regard. Ma le sorprese sono state di più 5 Le Havre Marcel Marx vive a Le Havre, fa il lustrascarpe, sta con la moglie Arletty in una casetta piccola, modesta, spoglia. Con cassettina, lucido e spazzola, cerca di tirar su qualche moneta, anche se ormai quasi più nessuno porta scarpe di cuoio e tutti hanno scarpe da ginnastica. Poi arrivano due sobbalzi. Il primo: Arletty si ammala ed è una cosa grave. Secondo: Marcel incontra un ragazzo, Idrissa, che viene dall’Africa e vuole andare a Londra dalla madre. E comincia una storia meravigliosa che fonde il realismo poetico francese e l’irrealismo di Kaurismäki. La bontà, la dignità, la solidarietà, l’umanità, la semplicità, la fraternità abitano e arricchiscono questo mondo. Anche il commissario di polizia ha un punto debole nel suo cuore di severo uomo di legge. E alla fine ecco il miracolo che non è mai successo nel quartiere. Il film ha tutte le marche dei lavori di Kaurismäki. Ambienti, colori, recitazione, gesti, voci, battute sono esattamente quelli che ci si aspetta da lui e questo film lo mettiamo tra i suoi migliori. B.F. testi di Gianluca Arnone, Alberto Barbera, Bruno Fornara, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco 36 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 La source des femmes “Perché io valgo”: quando il product placement è il film. L’Oreal dà, Radu Mihaileanu toglie: questa fonte femminile non sprizza gioia e rivoluzione, ma pavidità e furbizia. A partire dalla non localizzazione “Da qualche parte tra Africa del Nord e Medio Oriente” - per arrivare all’estetica piccina - leggi tv – e all’analogia pelosa - a mezzo stampa - con la Rivoluzione in atto in quell’Islam innominabile. Altro che favola, spot chiama spot. F.P. 1 L’Apollonide 4 This Must Be the Place C’è lo spazio americano, ed è un luogo congelato nella memoria. Già attraversato, un’infinità di volte. Spazio che definisce un genere, l'on the road. Che a sua volta impone un registro espressivo, una struttura drammaturgica. E' in questa bolla di immaginario che Sorrentino inscrive il suo. Il risultato è Cheyenne, indiano di nome, alieno di fatto. Il regista e l’attore, Sean Penn. Di entrambi rappresenta l’altro, la diversione prospettica, il cambio di scena. Di Sorrentino che va in America, di Penn nascosto dietro una maschera che a stento si riconosce come sua. Scommessa vinta da entrambi. L’attore si inabissa dentro il suo personaggio fino a diventarlo. Il regista colonizzando la "frontiera", annettendola alla sua terra dei bambini invecchiati. Cheyenne come Il Divo. Una vita definita dal gioco. Sfinita nella paura. Ingolfata nei propri limiti. Crescere significa oltrepassarli. Trovare il posto che si deve. Un coraggio nuovo di stare al mondo. E di fare cinema. Dentro una metamorfosi che è appena iniziata. G.A. 4 Goodbye [UN CERTAIN REGARD] Bertrand Bonello, regista molto “portato” dalla critica francese. Dopo questo film spero che le cose cambino. La Parigi tra Otto e Novecento, una casa chiusa per borghesi ricchi, decadenti e delinquenti, uno di loro sfregia una delle donne e lasciandole due cicatrici che la trasformano nella “femme qui rit”. Film lentissimo, moraleggiante in maniera fuori luogo, vuoto, cinematograficamente immobile. B.F. 1 Macchina fissa e fotografia glaciale, Rasoulof stringe lo sguardo sulla "gabbia" chiamata Iran: attraverso gli andirivieni della sua protagonista, realizza un film insieme rigoroso e toccante, in equilibrio tra l’amore per la propria terra e la spinta inevitabile ad abbandonarla. V.S. giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 37 belle croisette 4 Arirang Dopo le ultime e fiacche prove, Kim Kiduk era scomparso dagli schermi dei festival. Si diceva che non stesse bene e che si fosse ritirato a riflettere e pensare. Il risultato è questo bellissimo, impietoso (e vero fino a dove?) autoritratto, girato in autonomia assoluta in una capanna sopra un villaggio sperduto tra le montagne, senza comodità e senza Stopped on Track [UN CERTAIN REGARD] La morte lo fa bello. E’ anche bello il film di Andreas Dresen, soprattutto, è buono, vero e commuove da far male. Vincitore ex-aequo del Regard, prende l’esperienza più universale al mondo gli ultimi e familiari giorni di un malato terminale - e ne fa un tragicomico canto alla vita: il tracollo è osceno, ma perché così vuole la vita agli sgoccioli e non la rappresentazione, che tra tutte è la cura migliore offerta a Frank e alla sua storia finita. 5 F.P. 38 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 [UN CERTAIN REGARD] contatti con altre persone. Kim si è inabissato nella disperazione quando sul set del suo ultimo film, Dream, un’attrice ha avuto un infortunio. E lui ha cominciato a chiedersi se valesse la pena fare film e far correre dei rischi ai suoi attori e alla troupe. Con Arirang cerca di rispondere agli interrogativi su cosa sia fare cinema, come lo si possa fare. Canta e ricanta la canzone che dà il titolo al film. La parola “arirang” vuol dire “conoscenza di sé”: a questo sta cercando di arrivare in quella capanna. Film duro ed esibizionista, forzato e minimalista, sincero e (non si sa in che misura) sospetto. Film-confessione, film-diario intimo, impietoso e pieno di pietà. B.F. Footnote Hanezu Il legame con il sottosuolo, nel ciclo della vita e della morte. L'armonia e la lotta, della natura e degli uomini. Il mito, un varco nel mondo. E una città: Nara. Alfa e omega del cinema di Naomi Kawase. Che ritrova il Giappone dimenticato in un film ostico, enigmatico. Costruito su immagini di una storia lontana, non perduta. Un cinema bello e misterioso, che chiede di essere abitato prima ancora che 3 compreso. G.A. Restless [UN CERTAIN REGARD] Ancora una volta, Gus Van Sant mette in scena due sedicenni, ma cambia decisamente registro. Lo sguardo si fa più intimo, meno distaccato. Il grandangolo che includeva nei precedenti la descrizione entomologica dell'ambiente circostante, cede il passo ad un focale che stringe sull'intimità dei due ragazzi diversamente provati dall'esperienza della morte. S'incontrano per caso, s'innamorano e si aiutano a vicenda. Un piccolo, grande film che riconcilia col cinema, di una leggerezza ammirevole e appagante. A.B. 4 Padre e figlio, studiosi del Talmud, cultori del culto filologico della Scrittura e della tradizione interpretativa ebraica. Il padre non è mai entrato nelle università, né è mai stato preso sul serio dagli accademici: e adesso si vede invece attribuito il famoso premio Israel. Solo che c’è stato un errore. Il premio non deve andare a lui ma al figlio. Film di Joseph Cedar satirico e velenoso, girato con scene ora lunghissime, ora veloci, che non entra nel merito delle questioni talmudiche ma che lancia strali contro l’immobilità di una cerchia intellettuale che pensa solo a rafforzare se stessa. B.F. 3 3 Polisse Salvaguardare ogni minorenne da abusi e molestie di qualunque tipo: è questa la missione degli agenti parigini della BPM (Brigade de Protection des Mineurs), al centro del terzo lungometraggio di Maïwenn, attrice e regista 35enne che, nel film, si ritaglia il ruolo della fotografa inviata dal Ministero degli Interni per documentare il loro lavoro. Basato su indagini e azioni reali, sulle testimonianze raccolte dalla regista o vissute in prima persona durante il periodo di sopralluoghi, Polisse (forse esagerato il Premio della Giuria ottenuto al Festival) mette in scena crudi interrogatori e altrettanto delicate situazioni al limite (vedi pedofilia), insistendo anche sull’aspetto privato di ogni poliziotto. Indubbiamente sincero (la sequenza dell’abbraccio con il bimbo costretto a separarsi dalla mamma vale più di mille parole), ma al tempo stesso troppo voglioso di voler mostrare "tutto", il film rischia di vanificare ogni sforzo compiuto scegliendo per il finale un colpo basso, “ad effetto”, onestamente ingiustificabile. V.S. giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 39 belle croisette Once Upon a Time in Anatolia Un medico, un magistrato, uomini della polizia e due arrestati. Girano di notte per le strade sterrate dell'Anatolia interna, cercano un posto dove è stato commesso un delitto. Nuri Bilge Ceylan racconta con implacabile lentezza e ha molti dubbi che la Turchia possa entrare in Europa. Ma sì che entrerà. Non è poi tanto diversa da noi. Cosa vuoi che sia nascondere un piccolo, insignificante delitto. 3 B.F. 4 We Need to Talk About Kevin Come si genera un mostro? E' la domanda che tormenta Eva mentre percorre a ritroso il cammino di preparazione all'eccidio. Perpetrato da quel figlio, Kevin, con il quale non ha mai legato. Cerca nei singoli episodi che hanno segnato il fallimento di madre; scava dentro la meccanica inceppata di una relazione; sprofonda dentro l'abisso dell'anima per toccare le radici di un Male che si propaga nonostante l'ostinazione di un amore necessario, naturale. E a lui infine chiede: “Perché?”. La risposta è questo film devastante. Un Elephant al contrario. Sovraccarico, sanguigno, dalla parte del cuore. Con una immensa Tilda Swinton. G.A. 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 Midnight in Paris [FUORI CONCORSO] 4 L’Europa fa bene a Woody Allen. Come se il suo cinema sempre uguale - per traiettorie, strutture, caratteri - finisse per rivelare “altrove” un sapore nuovo, genuino, profondamente connesso all'ambiente in cui opera. Parigi stavolta è la quinta e la scena di una commedia che ruota attorno alle idiosincrasie di un aspirante scrittore (il bravissimo Owen Wilson, tipico alter ego del regista). Per lui le dimensioni del sogno e della vita finiscono per intrecciarsi e confondersi, mentre il film, come uno Zelig, si traveste di continuo senza nascondersi mai: il cuore è nostalgico, la mente è leggera. E arte chiama sempre amore. La senile maestria di Woody incanta senza trucchi. Si rinnova mentre infonde al suo cinema un’inedita ritmica interna, capace di adattarsi con facilità a spazi e tempi non suoi. Che lo colorano, arricchiscono, mutano. A rimanere identici sono i suoi personaggi: oggi come allora, si ostinano e si perdono alla ricerca di una fantomatica età dell’oro. Mentre Allen se la ride, conscio invece di avere infine trovato la sua. G.A. 3 La piel que habito The Murderer [UN CERTAIN REGARD] Pedro Almodóvar parte da un’affermazione precisa: che nessuno sta bene nella pelle in cui si trova a vivere. Definisco allora il film: una fantasmagoria epidermica! Fantasmagoria, perché c’è di tutto. Epidermica, nei due sensi di epidermico: 1) perché è un film con uno scienziato pazzo e padre scriteriato che fa esperimenti sulla pelle (degli altri e delle altre); e 2) perché è un film superficiale, non tanto perché non vada a fondo in ciò che vuol dire, quanto perché sembra non trovare mai un posto dove fermarsi, perché ha sempre bisogno – anche il film – di cambiare pelle. Storie quindi che ritornano su se stesse, dove appare un Tigre personaggio a cui ci affezioniamo ma che scompare troppo presto, storie dove si cambia pelle e anche tutto il resto, sesso compreso. Un Almodóvar non così convincente come quando lavora su pochi elementi ma comunque sempre fantasioso e allegro. Più gelida la prima parte, troppo seriosa; più frizzante la seconda. B.F. The Chaser, di due anni fa, era il primo film del coreano Na. Lo attendevamo con una certa impazienza alla prova del secondo. Prova superata. The Murderer è con ogni probabilità il film più violento che ci sia capitato di vedere.Violento di una violenza mai retorica, lirica o gratuita. Violenza. Di chi la pratica come mestiere. Forse un po’ troppo lungo, 140 minuti. Ma c’era troppa B.F. 3 roba da farci stare. Ichimei 4 Melancholia Da Cannes, passando per Hitler e Israele (“A pain in the ass”), fino all’Iran: con Lars von Trier, il giro del mondo non ha 80 giorni, ma mille polemiche. Non una “persona non grata”, ma da aiutare: c’era una volta un film, un bel film, e Lars l’ha suicidato. Un pianeta, pardon pillola, blu finisce il mondo, ma non è la fine del mondo per la depressa e premiata Kirsten Dunst: tra Festen e il Tristano di Wagner, una partitura dell’anima, che tra nuovi sussurri e grida (le sorelle Dunst e Charlotte Gainsbourg) riscopre l’umano troppo umano. Un capolavoro di depressione, con – come per Antichrist – il più bel prologo del Festival: legacci mondani, bambini ignavi e piedi nudi nel parco, anzi, sprofondati nel green. Un genio malato, Lars. F.P. Come le rockstar diventate unplugged in vecchiaia, così Miike si riscopre classico. Tutto il film è un gioco di sponda tra passato e presente, edifici narrativi e formali, in cui il regista fa viaggiare il suo cinema attraverso il meccanismo dei flashback, il cromatismo simbolico, il 3D usato in maniera non convenzionale. Lavorando con maestria vari registri stilistici, dal wuxiapian al melodramma. Issando la bandiera dell'uomo sopra i vessilli di stato. Con una forza espressiva che mostra il fiato corto solo nel finale. G.A. 3 giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 41 belle croisette 5 Drive E’ muto, ma parla: al cuore e alla testa. Michel Hazanavicius ci riporta indietro nel tempo, quando le labbra si muovevano ineffabili: Hollywood, 1927. George Valentin è una superstar à la Rodolfo Valentino, il suo Jean Dujardin è ammiccante, fascinoso e da Palma: l’ha avuta, alla faccia di Piccoli e grandi colleghi. Cadrà per qualche parola di troppo (talkies), ma cherchez la femme della salvezza: Peppy Miller (Bérénice Bejo) farà di stardom virtù. Operazione postmoderna nella rievocazione dello switch-off mutosonoro che ritorna oggi tra pellicola e digitale, sala e rete, non ha nell’esibita perfezione la freddezza del metacinema cerebrale: non solo lo struggente e charmant com’eravamo del cinema, dunque, ma il come siamo oggi. Arte-vita evergreen. F.P. 4 The Artist 42 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 Per il cinema del Terzo Millennio una promessa già mantenuta: Nicolas Winding Refn. Il genietto danese di Pusher e Bronson sbarca in America senza tradire se stesso: Drive safe home, porta a casa la cifra stilistica, la poetica pessimistica, la violenza servita con un bacio, lo stallo in movimento. Film di genere, addirittura su commissione, ma nella terra degli Autori ha strappato il premio alla regia, e pare riduttivo: stuntman e pilota criminale, il suo protagonista no name (Ryan Gosling, straordinariamente impassibile) ci guida nella generazione no future, dove l’amore (la stupenda Carey Mulligan) è solo potenza, la facoltà non si abbina alla proprietà (guida, non possiede auto) e la tenerezza condivide il campo della violenza iperrealista, del parossismo splatter. Oltre Dirty Harry, oltre Michael Mann, il futuro è Refn. Qui e ora. F.P. 2 Sleeping Beauty Lucy si arrangia facendo lavoretti e soprattutto vendendosi. Con i soldi cerca di aiutare un amico tossico e gentile, qualche banconota che ha guadagnato la brucia (perché?), trova un impiego (?) più stabile come camerierina in reggiseno, reggicalze e mutandine in una casa dove si riuniscono ricchi vecchi (una setta arcoriana agli antipodi?!) la padrona la fa addormentare con una pozione e un vecchietto alla volta passa la notte con lei. Citata nel film, per via del nome della protagonista, la “Lucy in the sky with diamonds” dei Beatles: ma qui lei sta al fondo, nei bassifondi, di ogni storia. Film gelidissimo dell’esordiente australiana Julia Leigh. Non mi è mai venuto in mente neanche per un attimo di parteggiare per la poveretta. B.F. 4 L’exercise dell’Etat [UN CERTAIN REGARD] Quale è l’esercizio dello Stato? Acuta risposta di Pierre Schoeller, The Minister mette al centro quello dei Trasporti francese Bertrand SaintJean, l’immenso Olivier Gourmet. Un turbinio pubblico e privato di riunioni, schermaglie, rovelli, incubi sessuali e il tran-tran frenetico e rognoso della politica: Bertrand non è un mostro, non è il Sarkozy de La conquete e nemmeno un Caimano, il suo lavoro lo fa bene e con intermittente umanità, ma colpevoli sono le regole stesse del gioco. Too fast too furious, non è un esercizio salutare: la fotografia è livida, il tallonamento politico, la musica non fa Sistema. Una tranche de vie indigesta, ma non aprioristica o ideologizzata: semplicemente, la politica. F.P. giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 43 lezioni di democrazia Iran quotidiano Questo non è un film: da Jafar Panahi una grande testimonianza di cinema e libertà Jafar Panahi filmato dal documentarista Mirtahmasb COSTRETTO DA MESI agli arresti domiciliari, in attesa del processo d’appello che dovrebbe confermare o (si spera) ridurre la condanna a 6 anni di carcere e a 20 di interdizione a filmare, uscire dal paese o fare dichiarazioni pubbliche, Jafar Panahi si fa riprendere dal documentarista Mojtaba Mirtahmasb mentre racconta e mima nel salotto di casa sua il film che gli è stato impedito di realizzare. Come Lars von Trier, traccia sul pavimento i confini della stanzetta dove i genitori hanno rinchiuso la figlia per impedirle di uscire e frequentare l’università di Teheran. Poi, in un attimo di sconforto, si pone la paradossale domanda. E’ chiara la risposta, perché a smettere di filmare il grande regista iraniano proprio non riesce. Ad un certo punto, inizia a riprendere con il telefonino l’amico che lo filma con la telecamera professionale: le due immagini 44 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 contrapposte si trasformano in una drammatica e inattesa dichiarazione che, smentendo clamorosamente il titolo del video fatto pervenire ìllegalmente a Cannes (Questo non è un film), rivendica a voce alta diritto alla libertà individuale di espressione, soffocata dal regime iraniano. Di grande cinema ne circola parecchio nel piccolo film (75 minuti, acquistato da Cinecittà Luce per l’Italia): dalle drammatiche telefonate iniziali con gli interlocutori fuori campo (l’avvocato che prevede una riduzione di pena ma non la sua cancellazione, la regista Rahkshan Bani-Etemad che propone di far circolare una petizione di cineasti iraniani a suo favore), alle presenze incongrue di animali che punteggiano il racconto come in un film di Herzog (un iguana domestico, un cagnetto nervoso). Sino alla straordinaria sequenza finale, con Jafar chiuso nell’ascensore con un ragazzo che si ferma ad ogni piano per raccogliere i sacchetti di immondizia dei condomini. Il regista fa parlare il custode, che racconta del suoi molti lavori per pagarsi gli studi ed evoca la sera dell’irruzione della polizia, venuta ad arrestare il regista. Il piano sequenza si arresta sulla soglia del palazzo, con l’inquadratura della strada invasa dai fuochi artificiali di Capodanno, stigmatizzati dalle autorità religiose. L’incendio evoca ben altri conflitti di recentissima memoria, mentre i titoli di coda provvedono a ringraziare i cineasti e i sostenitori del regista, i cui nomi sono sostituiti da tanti puntini protettivi. Il senso ultimo del film risiede forse nel citazione di un detto di Zoroastro, evocato da Mirtahmasb nella presentazione: “Se devo lottare contro l’oscurità, non impugno una spada ma accendo una candela”. ALBERTO BARBERA % imperdibili OPEN THE DOORS Esce in sala When You’re Strange, doc di Tom DiCillo. Poi in tv e in dvd, a 40 anni dalla morte di Jim Morrison di Valerio Sammarco giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 47 imperdibili “GLI ANNI ’60 iniziano con uno sparo”. Così la voce narrante (Johnny Depp in originale, Morgan da noi) di When You’re Strange introduce lo sguardo su un’epoca “inaugurata” dall’omicidio Kennedy e segnata successivamente dalla ribalta di una delle band più influenti e controverse della musica rock mondiale: i Doors. A quaranta anni dalla morte (3 luglio 1971) di Jim Morrison – leader del gruppo e figura chiave che incarnò il sentimento di ribellione giovanile di quegli anni – arriva nelle sale (dal 21 giugno) il documentario realizzato da Tom DiCillo, già accolto trionfalmente nel 2009 al Sundance, ospitato poi in altri prestigiosi festival internazionali (da Los Angeles a Berlino, passando per Londra), tra i quali il Popoli di Firenze, dove venne presentato in anteprima nazionale lo scorso 13 novembre, costringendo gli organizzatori ad una proiezione aggiuntiva per l’enorme, ed imprevisto, afflusso di pubblico. Prodotto da Wolf Films/Strange Pictures in collaborazione con Rhino Entertainment, When You’re Strange (titolo che ovviamente fa riferimento al ritornello della celebre “People Are Strange”) ripercorre la storia dei Doors, in particolare quella di Jim Morrison, naturalmente attraverso la musica del gruppo e un importante lavoro di montaggio che porta alla luce numerose immagini inedite: dall’incontro alla UCLA con il tastierista Ray Manzarek (con cui fondò il gruppo nel ’65) alla tragica e misteriosa morte, sei anni più tardi, in quella vasca da bagno nella sua casa parigina di Rue de Beautreillis, il lavoro di DiCillo non mira all’agiografia “La musica non può che riflettere quello che accade intorno a noi”: Jim Morrison inizia ad esibirsi in pubblico con il gruppo senza aver mai cantato prima, il loro primo album, The Doors, esce nel gennaio ’67, anticipato da due singoli che diventano in un attimo leggenda (“Break on Through – To the Other Side” e “Light My Fire”), vince 10 dischi d’oro, 5 di platino e Rolling Stone lo piazzerà al 42° posto dei migliori 500 album di sempre. Nessuno, allora, poteva immaginare che l’ultima traccia del Lato Due, The End – poi utilizzata da Coppola oltre 10 anni dopo per lo straordinario incipit di Apocalypse Now – sarebbe diventata solamente quattro anni più tardi la canzone manifesto del suo interprete. Testamento di un’epoca. Mischiando esibizioni dal vivo (culminanti nella “storica” LE CANZONI E LE POESIE: RACCONTATO DA MORGAN, NELLA VERSIONE ORIGINALE LA VOCE NARRANTE È DI JOHNNY DEPP dell’icona Morrison (scomparso a 27 anni come, poco prima di lui, Jimi Hendrix e Janis Joplin), ma tenta di fornire un nuovo punto di vista sull’uomo, cantante e poeta, influenzato in tutto il suo percorso artistico dagli scritti della Beat Generation, dalle poesie di Allen Ginsberg e di Arthur Rimbaud, schiavo negli ultimi anni della sua vita di droga e alcool, ingabbiato in una depressione dalla quale, probabilmente, non riuscì mai ad evadere. 48 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 performance al Dinner Key di Miami, dove Morrison arrivò con 20’ di ritardo, ubriaco e confuso, cantò solamente 4 frammenti di canzoni e venne portato via dai poliziotti presenti con l’accusa di aver mostrato i genitali in pubblico, cosa effettivamente mai dimostrata compiutamente) e registrazioni in studio, il documentario di DiCillo – impreziosito dai numerosi passaggi in cui la voce narrante recita alcune poesie di Morrison – racconta in 90’ i 54 mesi di vita dei Doors, cosa non del Da sinistra a destra: Jim Morrison in studio. Il regista Tom DiCillo. I fan con Morrison, la tomba del cantante a Pere Lachaise. Sotto, i Doors, a sinistra un murales a Venice Beach, nell'altra pagina Morgan tutto riuscita, in passato, a predecessori illustri come Oliver Stone, che nel 1991 con The Doors tentò la strada della “ricostruzione” del mito, fallendo platealmente. Nato anche in seguito all’urgenza di Ray Manzarek di opporsi a quel lavoro ritenuto “non veritiero”, con il quale pure gli altri due componenti della band (il batterista John Densmore e il chitarrista Robby Krieger) non si sono mai riconosciuti, When You’re Strange è stato definito dal tastierista e cofondatore dei Doors “l’anti Oliver Stone”. Distribuito nelle sale da GA&A Productions, il film di DiCillo sarà trasmesso il 3 luglio 2011 da Studio Universal per poi arrivare in homevideo dal 6 luglio, in un DVD arricchito di contenuti extra, distribuito da Universal Pictures Italia e in una edizione speciale per Feltrinelli. % giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 49 Sapendo di poter ottenere quello che voglio, non mi importa essere stupida (Nata ieri, 1950) ’’ QUELLAVOCE Inconfondibile tocco d’eccentricità e tono 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 York il 21 giugno 1921, se ne andrà il 7 giugno 1965 a soli quarantaquattro anni – ha alle spalle una lunga esperienza teatrale come autrice e interprete di rivistine satiriche nei night-club. Nel cinema fa appena in tempo a apparire in un piccolo gruppo di film spumeggianti da Phfft…e l’amore si sgonfia (1954) di Mark Robson a Una cadillac tutta d’oro (1956) di Richard Quine e Susanna agenzia squillo (1960) di Vincente Minnelli. Ma la prova del nove del suo enorme talento è La ragazza del secolo (1954), ancora di Cukor, in cui ripropone il singolare personaggio della svampita, confermando la recitazione personalissima e l’inconfondibile tocco d’eccentricità. Gladys Glover, la modella ritratti QUANDO JUDY HOLLIDAY vince l’Oscar come miglior attrice per Nata ieri (1950, nella foto) di George Cukor, strappandolo di mano alle più carismatiche Gloria Swanson e Bette Davis, nessuno ricorda quanto c’era voluto per convincere il boss della Columbia a affidarle il ruolo di Billie Dawn, che aveva brillantemente recitato per tre anni a Broadway. Nessun’altra poteva interpretare meglio di lei il personaggio dell’oca bionda destinato a imprimere una svolta nelle immagini femminili del cinema hollywoodiano. Nel suo stralunato candore si muove come una sonnambula nell’universo delle relazioni sociali, una specie di Harpo Marx al femminile deciso a uscire dal suo mutismo per non smettere più di parlare con una o due ottave al di sopra della media. Nella trasferta a Washington è l’amante al seguito del losco re dei rottami Broderick Crawford, che straccia regolarmente a ramino, ma con l’aiuto pigmalionico del giornalista liberal William Holden la sua “innocenza” ha la meglio sulla corruzione dei politicanti, mentre la commedia si concede una strepitosa visita guidata ai monumenti topici della democrazia americana. La star dai riccioli biondi – nata a New disoccupata che pensa meglio quando si toglie le scarpe, adocchia uno spazio pubblicitario al Columbus Circle e non esita a acquistarlo per tre mesi investendovi i suoi risparmi. Non resiste alla tentazione del grande cartellone vuoto in cui fa scrivere a caratteri cubitali il suo nome. La trovata è sorprendente e sembra anticipare le polemiche sui media dei decenni successivi. “Smontaggio per assurdo di tutto il meccanismo della celebrità, la morale della favola è che è più facile trovare la gloria che giustificarla e che questa gloria è meschina quando è ottenuta in una società incapace di vedere i propri lati ridicoli” (François Truffaut). Come capita alla sconosciuta finalmente subissata di richieste di autografi, chiamata negli show televisivi e negli spot pubblicitari, corteggiata contemporaneamente dal magnate del sapone Peter Lawford e dal documentarista Jack Lemmon al suo debutto. Ma ancora una volta prevale l’innocenza. Non è affatto disposta a tutto pur di sfondare. Non è disposta a mentire. La miscela di glamour e d’intelligenza, che le appartiene come a pochissime altre, è decisamente esplosiva. % UN PO’ COSI’ di Orio Caldiron querulo: è La ragazza del secolo, Judy Holliday giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 51 OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO The Tree of Malick sfida ogni convenzione narrativa per realizzare uno dei progetti più belli e ambiziosi della storia del cinema i film del mese in sala LA LUNGA ATTESA è stata ricompensata dalla visione di un film tra i più ambiziosi mai realizzati, e dei più belli. L’oggetto misterioso ha preso forma sotto i nostri occhi attoniti, impreparati e, si direbbe, persino inadeguati, a giudicare almeno dalle reazioni 52 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 parzialmente negative di certa critica, più disponibile a porre l’accento sulla problematicità di taluni passaggi che a coglierne la dimensione radicalmente innovatrice e felicemente creativa. D’altra parte, converrà ricordare che Regia Con Genere Distr. Durata Terrence Malick Brad Pitt, Sean Penn Drammatico, Colore 01 Distribution 139’ anche 2001 Odissea nello spazio – al quale il film di Malick rinvia per più di Jessica Chastain è la madre in The Tree of Life Life giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 53 i film del mese una ragione – non fu unanimemente accolto al suo apparire come il capolavoro che oggi nessuno mette in discussione. The Tree of Life è un’opera altrettanto originale, uno smisurato grumo di emozioni intense e suggestioni visive inedite che nessuna prosa verbale può sperare, neppur lontanamente, di evocare. Con il suo film più personale e autobiografico, Malick si spinge in territori formalmente inesplorati per interrogarsi sul senso della vita, il mistero della sua creazione e quello, se possibile, ancora più grande della sua fine. Allo stesso tempo intensamente poetico e audacemente sperimentale, mistico e realistico, epico e intimistico, The Tree of Life sembra voler sfidare ogni convenzione narrativa, ambire a far piazza pulita di tutti gli stereotipi romanzeschi, aspirare al superamento della logica di causa ed effetto alle quali la prosa cinematografica ci ha da sempre abituati. Il nucleo centrale del racconto è la rievocazione, intensa e minuziosa, della vita di provincia in una minuscola cittadina americana dei primi anni ’50, di cui non è difficile intuire le radici autobiografiche. Salvo che, con un gesto creativo senza precedenti, le non Sean Penn e Joanna Going. Sotto la Chastain con Laramie Eppler e Hunter McCracken ignote tensioni che alimentano l’esistenza di una piccola comunità familiare vengono messe in relazione con la genesi stessa dell’universo e le dinamiche psicologiche suscitate dalla Intensamente poetico e audacemente sperimentale, mistico e realistico, epico e intimistico 54 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 morte di un figlio rinviano ai fenomeni atemporali che scandiscono l’evoluzione magmatica del cosmo, mentre i conflitti umani finiscono con l’acquistare una profondità sconvolgente perché inondati dalla luce rivelatrice della primordiale contrapposizione fra innocenza e violenza, natura e spirito, realtà bruta e bellezza trascendente. Non credevamo più possibile ritrovare al cinema - dove ogni storia sembrava già essere stata raccontata, e ogni immagine mostrata la verginità di uno sguardo capace di reinventare la banalità di un gesto quotidiano, arricchendolo di profondità insondabili e (in parte almeno) mai esplorate con altrettanta intensità. I temi di Malick sono gli stessi sui quali si sono interrogati da sempre i filosofi: il problematico silenzio di Dio e l’ostinata indifferenza della natura, la tentazione innata del male e l’alternativa impervia della grazia, l’immensa forza dell’amore e l’infinito rovello dei sensi di colpa. E, alla fine, il mistero indecifrabile della morte che, sola, può dare un senso alla vita. Si può non condividere il misticismo di Malick e opporre resistenza alla sua concezione fideistica dell’universo. Ma non si può rimanere indifferenti di fronte allo splendore visivo e all’intensità emotiva di un film che si spinge là dove pochissimi sinora avevano osato avventurarsi. ALBERTO BARBERA % U NA S ET TI MANA S E N ZA R EGOLE DAL 15 GIUGNO AL CINEMA i film del mese Corpo celeste Regia Con Genere Distr. Durata Yle Vianello, S. Cantalupo Drammatico, Colore Cinecittà Luce Un esordio trascendente e con i piedi per terra: Alice Rohrwacher (e Yle Vianello) da applausi 100’ MARTA (Yle Vianello: come i Dardenne vorrebbero) ha 13 anni, e ne dimostra meno: dopo 10 passati in Svizzera, riscopre la natia Reggio Calabria. E’ terragna la città, e variamente abbrutita: il fiume è in secca, un letto che non accoglie, salvo una processione un filo sacra, un tot profana e molto prosaica. Nondimeno, in questa architettura di barriere visibili e geometrie invariabili, in questa ragnatela di tradizione e collusione, potrà scoprirsi Corpo celeste? Per Anna Maria Ortese “corpo celeste, o oggetto del sovramondo, era anche la Terra, una volta sollevato quel cartellino col nome di pianeta Terra”, per l’esordiente 29enne Alice Rohrwacher (sì, è la sorella di Alba) corporea è la dardenniana marcatura su Marta, celeste il voltaggio delle immagini, sprofondate in basso – la diseducazione 56 in sala Alice Rohrwacher rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 catechetica (si canta: “Mi sintonizzo con Dio, è la frequenza giusta”), la parrocchia aziendale e politicamente sensibile (Don Mario è Salvatore Cantalupo), il Crocefisso figurativo - e comunque risollevate da una figura Christi sui generis: Marta, che evangelicamente diremmo piuttosto Maria. Spronata dal produttore Carlo La regista Alice Rohrwacher Cresto-Dina (Tickets) e felicemente approdata alla Quinzaine di Cannes 64, la regista ha circoscritto in questa paradossale corporeità celestiale, in questa trascendenza coi piedi per terra tante delle questioni che sfregiano il nostro qui e ora: se il percorso è parabolico, Marta è un satellite comunque indipendente, in moto di rivoluzione rispetto alla massa pesante e asservita di Reggio, e dell’Italia che non cresce. Mentre il catechismo si fa quiz, ma il Crocefisso dev’essere secondo tradizione, Marta è una piccola donna che cresce: il film è lei, e come lei in divenire, fiducioso, e non corruttibile. Con grazia femminile e adolescenziale empatia, la Rohrwacher rispolvera ad hoc la prima persona neorealistica e le affida il compito etico, prima che conoscitivo, di guardare al mondo, e resistervi: in realtà, è questa la Cresima, la Confermazione per cui entrambe si sono preparate. FEDERICO PONTIGGIA % Una notte da leoni 2 Zack & Miri - Amore a... primo sesso La rom-com secondo Kevin Smith: fuori dagli schemi del genere, guardando a Harry, ti presento Sally Regia Con Genere Distr. Durata in sala Tornano le follie del “branco” di Hangover: nell’inferno di Bangkok e con la new entry della scimmietta scippatrice SE UN AMERICANO decide di giocare in casa a fare l’ubriaco/drogato/molesto, scappa con gli amici a Las Vegas. Ma se opta per la trasferta, allora la Thailandia non può che essere una delle prime mete della lista, luogo ideale per vincere il campionato delle sbornie. E Todd Phillips sembra saperlo bene, esperto com’è di quelle che sono le distrazioni preferite degli americani quando decidono di fare follie. In questo secondo capitolo la formula rimane quella (che fu vincente) del primo: Phil (Cooper), Stu (Ed Helms) e Alan (Galifianakis) si svegliano in un motel di Bangkok ricordando poco o nulla di cosa è successo la notte prima, e attraverso indizi e folli testimonianze cercheranno di capire cosa li ha portati in quell’inferno, con la compagnia di un’improbabile quanto divertentissima scimmietta spacciatrice. Ma questa volta a separarli dal loro obiettivo - la scomparsa di un compagno di sbronze - e dall’esotico mondo che li circonda, c’è un gap linguistico e culturale, vuoto che porta a situazioni comiche al limite del razzismo/sessismo che una sceneggiatura seppur singhiozzante, ma dal ritmo comico spedito non trova il tempo di giustificare o scusare. That’s the american way! GABRIELE CARUNCHIO % Regia Con Genere Distr. Durata Kevin Smith Elizabeth Banks, Seth Rogen Commedia, Colore M2 Pictures 101’ MENTRE TUTTI (o quasi) i loro coetanei mettono su famiglia e/o hanno un lavoro per lo più dignitoso, i trentenni coinquilini Zack (Seth Rogen) e Miri (Elizabeth Banks), amici-soltanto-amici fin dalla prima elementare, vivacchiano con impieghi mal pagati e sono sempre sull’orlo della bancarotta domestica. Quando le bollette da pagare diventano troppe l’unica soluzione percorribile è ovviamente la più folle: girare un film porno insieme. E, quindi, diventare ricchi. Zack e Miri è soprattutto la più tradizionale (e divertente) delle rom-com, in cui i sentimenti sono un valore prezioso e il nemico maggiore è ancora una volta, guarda un po’, la paura di amare. Naturalmente gli ingredienti scelti da Kevin Smith trascendono dagli schemi del genere, ma gli exploit volgari (facilmente intuibili, vista la trama) e l’annesso turpiloquio sono compensati (si fa per dire) da un inaspettato bigottismo, che pone paletti ben precisi su cosa sia “perverso” e cosa invece “lecito”. Quasi impossibile non scomodare l’inevitabile, ingombrante paragone cinematografico con molte commedie anni’80, soprattutto Harry, ti presento Sally, con cui condivide lo spinosissimo campo tematico che gira intorno all’amicizia uomo-donna, l’amore e il sesso. MANUELA PINETTI % in sala Todd Phillips Bradley Cooper, Zach Galifianakis Commedia, Colore Warner Bros. Italia 102’ giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 57 i film del mese London Boulevard Regia Con Genere Distr. Durata Colin Farrell, Keira Knightley Noir, Colore 01 Distribution Idee sulla carta, confusione sullo schermo: da rivedere la prima regia di Monahan 103’ LONDON BOULEVARD è la dimostrazione di quanto sia difficile liberarsi dal copione che ci è stato assegnato. Non ci riesce l’ex galeotto Mitchel (Colin Farrell) che, una volta uscito di prigione, prova a rifarsi una vita trovando lavoro come factotum per un’attrice giovane, carina e annoiata (Keira Knightely), e finisce coinvolto nei sordidi piani di un boss della mala (Ray Winstone). Segnato è il destino di Charlotte - l’attrice di cui sopra - che scommette sull’amore capace di tirarla fuori dalle sue prigioni (della paura, della notorietà) per ritrovarsi più sola e ingabbiata di prima. Da ultimo, fallisce anche William Monahan, lo sceneggiatore da Oscar (The Departed) che si è riciclato regista, convinto che penna e macchina da presa scrivano allo stesso modo ma con inchiostro 58 in uscita William Monahan rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 diverso. Un equivoco di cui é indelebilmente macchiato il film, dove la sana follia del soggetto – tratto dal romanzo di Ken Bruen – è diventata guazzabuglio narrativo e poetico squilibrio. Il sincretismo sulla carta un pasticcio di immagini. Come se l’ossessione di Monahan per affrancarsi dal genere, finisse per incatenarlo a una “originalità a tutti costi”, più Keira Knightley confusa che ispirata. Una storia di criminali da quartiere che è anche una istantanea dello showbiz; un noir virato in rosa, di un americano di passaggio a Londra, che è fatale come il dito nella presa di corrente. In modo ottuso. Una metropoli scontatamente swinging e vagamente sordida, in cui tutto si mischia: i magici anni sessanta (con le canzoni dei Yardbirds e dei Rolling Stones, dei Beatles e dei Box Tops) e il kitsch contemporaneo, arte e malavita, paparazzi e cecchini, vanto e squallore. Una città soffice come un bignè e malata come un’opera di Tarantino, spaccata tra le sue parti, incoerente. Come il film, che è incapace di mettere ordine alle sue digressioni. Contorto nello stile, monocorde nei caratteri. Dietro ogni personaggio ancora una maschera, un ruolo fissato per sempre: è la faccia degli attori. E non si salva nemmeno quella. GIANLUCA ARNONE % i film del mese Mr. Beaver Regia Con Genere Distr. Durata Mel Gibson, Jodie Foster Drammatico, Colore Medusa Un castoro di peluche per la rinascita di Mel Gibson. Nel ritratto di Jodie Foster sulla depressione 91’ NON HA PIÙ VOGLIA DI VIVERE, Walter Black (Mel Gibson). Il lavoro, la moglie (Jodie Foster), i due figli, nulla riesce a smuoverlo da quella crisi depressiva che sta caratterizzando, la sua esistenza. Allontanato da casa, affoga nell’alcol le ultime energie e tenta – anche in maniera imbarazzante – di farla finita in una triste camera di hotel. A “riportarlo” in sé, inaspettatamente, sarà un peluche di castoro per ventriloquo, “salvato” poco prima da un cassonetto dell’immondizia. E’ The Beaver, “protagonista” che non a caso dà il titolo al terzo film da regista di Jodie Foster, mezzo flop al primo weekend di programmazione USA qualche settimana fa, ospitato poi fuori concorso al Festival di Cannes: le premesse, va detto, saranno sembrate ai più poco incoraggianti (Mel Gibson che “esprime” se stesso parlando attraverso 60 in sala Jodie Foster rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 un pupazzo di pelo…), ma il film nasconde qualità che, alla lunga, non sarà difficile scovare. Guardando con la stessa sobrietà al dramma e ai momenti leggeri, la Foster sposta più volte l’attenzione, l’asse del racconto a favore della sottostoria inerente il figlio maggiore (Anton Yelchin) e la nascente relazione di questi con la coetanea Jennifer Lawrence, sottolineando a più Una scena del film riprese il terrore che muove il ragazzo nel poter diventare, un giorno, come l’odiato padre. Che fa di tutto per “rientrare” nel giro familiare, forte (come crede) del sostegno psicologico dato dal castoro, del quale finisce paradossalmente per diventare il “pupazzo”. Doloroso e insieme coraggioso nel saper stigmatizzare la debolezza di un uomo che non sa riconoscersi nel suo male, Mr. Beaver (questo il titolo “italiano”) sfrutta al meglio quella che alla vigilia poteva sembrare la sua arma più ridicola – la prova di Gibson – trasformando uno degli attori ultimamente più chiacchierati del panorama extrafilmico (si pensi alla violenta vicenda che lo ha visto coinvolto con la sua ex compagna, con tanto di telefonate maniacali pubblicate in rete) in un altro da sé, governato da un fantoccio di pezza. Fino al taglio netto che, si presume, lo riporterà in vita. VALERIO SAMMARCO % i film del mese The Hunter L’ultimo dei templari Nicolas Cage ha un diavolo per capello, ma non passerà alla storia: ridateci Dreyer! Regia Con Genere Distr. Durata in uscita Ottimo thriller per Rafi Pitts: l’iraniano Alì come Callaghan, Teheran come non diresti ALÌ È USCITO DI CARCERE, ma non vivrà felice e contento: la moglie viene colpita da un “proiettile vagante”, la figlia scompare. Alì chiede risposte, ma la polizia è muta e aggressiva, il dolore sordo, e la vendetta bussa. Stile JFK, imbraccia il fucile e spara da una collina: due poliziotti rimangono stecchiti, lui inizia la fuga. Siamo in a Teheran, ma potremmo ometterlo: non perché il regista Rafi Pitts, classe ’66, lo camuffi, ma perché The Hunter è glocal e stride con l’immaginario ultimo scorso. L’Iran non è un paese per vecchi (il 70% della popolazione ha meno di 30 anni), e la capitale è una metropoli, che Pitts indaga con campi lunghi sul traffico e la macchina in fuga, campi medi su crocicchi e incroci e sonoro urbano, a servire le geometrie variabili della revanche. Che terminerà tra i boschi, la pioggia e lo scambio di persona, anzi, di divisa, ma non temete: anche il finale è ambiguo e riflessivo. Nel fuoricampo interno, si sente la lezione di Monte Hellman e dei grandi arrabbiati ‘70s: su tutti, Don Siegel e il suo Dirty Harry, nello scontro tra legge e Legge, giustizia privata e ingiustizia pubblica. Il thriller è – ottimamente - servito, e dice molto dell’Iran oggi: quello che non diremmo. FEDERICO PONTIGGIA % Regia Con Genere Distr. Durata Dominic Sena Nicolas Cage, Ron Perlman Avventura, Colore Medusa 98’ IL CROCIATO BEHMEN molla guerre sante e morti ingiuste (dopo il Robin Hood di Scott, va di moda) e torna a casa col compagno d’armi Felson. Durante il viaggio di ritorno, viene loro chiesto di prendere in custodia una strega, accusata di essere la responsabile della pestilenza che affligge la zona, e di portarla in un’abbazia per esorcizzarla… ma esistono le streghe, o il diavolo ci avrà messo le corna? Hollywoodianamente ineffabile nel risolvere in due minuti e mezzo dubbi e ambiguità che Dreyer avrebbe (genialmente) mostrato in due ore, L’ultimo dei templari afferma con sicurezza la presenza di un diabolico e trascendente brodo primordiale, che fonde demonio, stregoneria, possessione diabolica, licantropia d’accatto, in un Medioevo che davvero non si fa mancare niente. Un’epica facilona, che non può non avere come alfiere Nicolas Cage, crociato-cowboy che ricalca senza un filo di ironia stilemi pedissequi già eccessivamente digeriti altrove. A dispetto di quanto declamato nei dialoghi finali, difficilmente il suo ultimo templare passerà alla Storia; in compenso, l’ennesima capigliatura ridicola sfoggiata rischia di catapultarlo direttamente nella Leggenda. Degli Uomini Scult. GIANLUIGI CECCARELLI % in uscita Rafi Pitts Rafi Pitts, Mitra Hajjar Thriller, Colore Fandango 92’ giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 61 A 40 ANNI DALLA MORTE DI JIM MORRISON WOLF FILMS/STRANGE PICTURES IN ASSOCIAZIONE CON RHINO ENTERTAINMENT PRESENTANO UN FILM DI TOM DICILLO NARRATO DA MORGAN (VOCE ORIGINALE DI JOHNNY DEPP) DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA PAUL FERRARA MONTAGGIO MICKY BLYTHE E KEVIN KRASNY PRODUTTORI JOHN BEUG, JEFF JAMPOL E DICK WOLF PRODOTTO DA PETER JANKOWSKI SCRITTO E DIRETTO DA TOM DICILLO W H E N YO U R E S T R A N G E M OV I E . C O M THEDOORS.COM © 2010 Rhino Entertainment Company. A Warner Music Group Company. DAL 21 GIUGNO AL CINEMA www. i o v ad oalc inem a.it /t h ed oor s Il ragazzo con la bicicletta Paul Rocambolesco road movie per l’alieno doppiato da Elio: più commedia che fantascienza, tra alti e bassi Regia Con Genere Distr. Durata in sala I fratelli Dardenne in piena forma per una storia familiare dura. Con un (per loro) insolito epilogo LE GAMIN AU VÉLO (Il ragazzo con la bicicletta) di JeanPierre e Luc Dardenne è sicuramente un film marcato Dardenne: storia familiare dura, personaggi perennemente in movimento, macchina da presa che li segue e insegue. Ma è anche un film con delle novità. Una su tutte: la storia finisce bene! Il che per i Dardenne è decisione inaspettata. Cyril (Thomas Doret), ragazzino abbandonato dal padre (Jeremie Renier), è testardo, ha una bici che gli rubano, la ritrova, gliela rubano ancora, la ritrova di nuovo. Non vuole saperne di staccarsi dal padre, lo cerca senza darsi pace, da adolescente che ha bisogno di un adulto che lo accompagni. Invece di un padre trova una madre, una parrucchiera (Cécile de France), anche lei testarda nel prendersi cura di questo ragazzo che le è capitato intorno. Cyril incontra anche un altro padre. Uno sbagliato: un dealer che vorrebbe fare di lui un delinquente. Tra bene e male, le cose procedono con parecchie sorprese. Non è facile per Cyril imparare a vivere e non è semplice per Samantha insegnargli le buone maniere e addirittura qualche regoletta di morale civile e personale. Film girato da registi in piena forma, mani e occhi attenti, curiosi, pazienti, amorevoli. BRUNO FORNARA % Regia Con Genere Distr. Durata Greg Mottola Simon Pegg, Nick Frost Commedia, Colore Universal Pictures 104’ È SIMPATICO, mangia uccelli vivi e ha un cuore grande così. È Paul, alieno caduto sulla Terra (nell’edizione italiana ha la voce del cantante Elio) nel lontano 1947 in Nevada, dalle parti dell’Area 51 (ebbene, sì) e attualmente in fuga da umani senza scrupoli (Sigourney Weaver, in un’entusiastica apparizione) che ambiscono a fargli il cervello a striscioline. Fortunatamente la sua strada si incrocia con quella di Grame (Simon Pegg) e Clive (Nick Frost), due nerd britannici con la passione per la fantascienza e in vacanza negli States. Rocambolesco road movie con l’alieno, divertente e un po’ volgare, decisamente più dalle parti della commedia che da quelle dello sci-fi, con qualche picco eccessivo verso i buoni sentimenti e una (non troppo) sotterranea tendenza al tributo verso quei film che negli anni ‘80 inneggiavano all’amicizia, all’avventura e all’elogio dei perdenti di ogni risma. Non tutte le situazioni strappano una risata, e c’è qualche calo di ritmo di troppo, eppure a tratti il film è davvero ispirato, specie negli scambi relazionali tra i due protagonisti (anche autori della sceneggiatura). Che, considerando la natura prettamente action della pellicola, è quasi sorprendente. MANUELA PINETTI % in sala Jean-Pierre e Luc Dardenne Thomas Doret, Cécile de France Drammatico, Colore Lucky Red 87’ giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 JEAN RENO MÉLANIE LAURENT GAD ELMALEH VENTO DI PRIMAVERA un film di ROSE BOSCH “ Tutti i personaggi sono realmente esistiti e tutti gli avvenimenti, anche i piu' drammatici, sono accaduti nell'estate del 1942. ” EXTRA Making of DA GIUGNO IN VENDITA IN DVD E BLU RAY WWW.VIDEA-CDE.IT/VENTODIPRIMAVERA Un anno da ricordare I guardiani del destino Love story con impianto sci-fi: senza personalità l’esordio di George Nolfi. Dal racconto breve di Dick Regia Con Genere Distr. Durata anteprima Omaggio disneyano a Secretariat, cavallo dei record. Calligrafico, ma dal retrogusto vintage LA STORIA DI SECRETARIAT, stupefacente cavallo da corsa in grado di vincere nel 1973 la Triple Crown (gran premio al meglio delle tre corse) a 35 anni di distanza dall’ultimo vincitore, e quella della sua padrona Penny Chenery, che sfidò familiari e buon senso (rischiando la bancarotta) per portare avanti il sogno mai realizzato di suo padre. Una vera storia, calligrafica come da produzione disneyana, più simile a un prodotto del passato che a uno odierno (notevoli scenografia e ambientazione). È forse questo (involontario?) retrogusto vintage a conferire alla pellicola di Wallace quel quid in grado di attirare lo spettatore fino al termine. Resta un film eccessivo nella durata e diluito nei (pochi) contenuti, piuttosto meccanico nella cadenza narrativa, con psicologie elementari e monodimensionali asservite totalmente all’agiografia (tutti sono in cerca di riscatto, in primis la splendida Diane Lane, dopo una vita dedicata alla famiglia). Nella trepida attesa del risolutore galoppo finale, il film trotterella rassicurante come le hits del passato che lo accompagnano. E per quanto la posta in gioco di Penny si faccia alta, proprio non ci sono dubbi su come andrà a finire… GIANLUIGI CECCARELLI % Regia Con Genere Distr. Durata George Nolfi Matt Damon, Emily Blunt Sci-Fi, Colore Universal Pictures 106’ IL FUTURO DELL’INTERA UMANITÀ è già scritto in ogni dettaglio, ma a volte il caso, con un evento minimo, può scombinare i piani. L’imprevisto amore tra una giovane promessa della politica (Matt Damon) e una bella ballerina (Emily Blunt) si rivela già sul nascere un pericolosissimo fattore di instabilità, e, come tale, va impedito con ogni mezzo dagli implacabili guardiani del titolo, sorta di angeli con il compito di sorvegliare – ed eventualmente correggere – le vite degli uomini che non seguono quanto prestabilito per loro. Forse non si avvertiva l’impellente esigenza dell’ennesima variazione sul tema del libero arbitrio, o sull’ormai abusato “effetto farfalla”, o sul sempreverde “omnia vincit amor”. O, per lo meno, non tutti insieme nel medesimo film: I guardiani del destino innesta la più romantica delle love story in un impianto sci-fi purtroppo privo di personalità (nonostante sia tratto da un racconto breve di Philip K. Dick, “Adjustment Team”), che perde di consistenza scena dopo scena, fagocitato dall’attrazione fatale (in ogni senso) dei due protagonisti. La spropositata mole di filosofeggiamenti esistenziali che accomuna un po’ tutti i personaggi si dissolve in uno dei finali più stantii degli ultimi tempi. MANUELA PINETTI % in uscita Randall Wallace Diane Lane, John Malkovich Biografico, Colore Disney 122’ giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 65 i film del mese Venere nera Regia Con Genere Distr. Durata Yahima Torrès, Olivier Gourmet Biografico, Colore Lucky Red Kechiche sferra l’attacco alla degenerazione dello “sguardo collettivo”: imperdibile 159’ IL CORPO DI SAARTJIE BAARTMAN, sfruttato e ferito in nome dell’attrattiva e della scienza, giace su un tavolo dell’Accademia Reale di Medicina di Parigi. L’ultimo “spettacolo” lo regalano il calco in gesso della sua intera forma e la vagina in formaldeide, mostrati in aula dall’anatomista George Cuvier. E’ il 1817: sette anni prima Saartjie abbandonava il Sudafrica con il boero Caezar per essere “esibita” negli zoo umani di Londra, poi nei salotti bene di Parigi al guinzaglio del domatore di orsi Réaux, finendo in uno squallido bordello. Morirà sola, nel 1815, ma senza trovare la pace: la scatola cranica, le natiche ipertrofiche e i genitali abnormi diventano oggetto di studio di medici interessati a “classificare” tali, evidenti diversità. Dopo Cous Cous, Abdel Kechiche scrive un’altra straordinaria pagina di cinema: 66 in uscita Abdel Kechiche rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 questa volta alle prese con la vera storia della venere ottentotta Saartjie, il cineasta francese non si sottrae ai rischi che un film così pensato e reso avrebbe incontrato e “sfrutta” la triste parabola della sua venere nera (Yahima Torrès, magnifica) per ritrovare i prodromi delle derive voyeuriste, ipocrite di uno “sguardo collettivo” animale e malato. La scommessa è proprio quella di Il regista Abdel Kechiche sul set spogliare Saartjie del suo status di protagonista, ruolo affidato allo spettatore stesso, gettato nello squallore dei teatrini londinesi, poi mischiato con l’élite parigina e infine assurto a medico per decretare il “responso” definitivo, scientificamente misurabile, di quanto visto fino a quel momento. Dalla sensuale, estenuante danza del ventre di Cous Cous alle “esibizioni” di Saartjie il passo è breve: cambiano le traiettorie di senso attraverso le quali il cinema di Kechiche, esasperato e viscerale, si confronta con l’oggi, inquadrando un passato di 200 anni. Senza risparmiare nessuno, neanche se stesso, quando chiede al pittore dell’Académie di incarnare il ruolo del regista: dapprima ritraendo l’imponente vitalità di Saartjie, poi calando sul calco di gesso il telo bianco, infine chiudendo il sipario sull’aula che ospiterà Cuvier e la sua dimostrazione. VALERIO SAMMARCO % Oltre16 milioni di euro al Box-Office!! UN’ESILARANTE ED ATTUALE COMMEDIA INTERPRETATA DA CETTO LA QUALUNQUE, IL PERSONAGGIO PORTATO AL SUCCESSO DALLO STRAORDINARIO ANTONIO ALBANESE. Con Sergio Rubini e Lorenza Indovina. Diretto da Giulio Manfredonia (Si Può Fare) Dall’8 giugno in DVD e nella versione BLU-RAY Limited Edition tra i tanti divertenti contenuti speciali, l’imperdibile Videoclip ‘ONDA CALABRA’ e in regalo i gadget del film, la spilletta elettorale, il pulisci occhiali e gli adesivi di Cetto!!! www.01distribution.it i film del mese Monsters Regia Con Genere Distr. Durata Scoot McNairy, Whitney Able Fantascienza, Colore One Movie A piedi nudi nella fantascienza: il guerrilla- style di Gareth Edwards non fa prigionieri 94’ UNA SONDA SPAZIALE si schianta al confine tra Usa e Messico. Non è un mero incidente: sei anni dopo, i microorganismi alieni che trasportava si sono evoluti in creature mostruose. Un’area immensa viene dichiarata off limits e messa in quarantena, ma per tornare a casa il reporter Andrew Kaulder (Scoot McNairy) e la figlia del proprietario del giornale per cui lavora, l’avvenente Samantha Wynden (Whitney Able), dovranno attraversarla. Umano e tenero, un passo a due tra i Monsters: già creatore dei VFX per Discovery Channel e BBC, a suo agio con CGI e altri mondi (digitalmente) possibili, Gareth Edwards esordisce dirigendo, sceneggiando e curando la fotografia, ovvero provandosi cineasta totale. Risultato? Una suggestiva cornice sci-fi che accoglie ed esalta la 68 in sala Gareth Edwards rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 liaison pericolosa e intima dei due protagonisti, che nella vita condividono il natale Texas e pure il letto: sono loro il fulcro di Monsters, perché la vera lotta non è contro gli alieni, ma l’alienazione del vivere oggi. Sam è figlia di papà e fidanzata suo malgrado, Andrew ha un figlio che non vede: cullate dalla musica di Jon Hopkins, due anime alla deriva, per cui il pericolo non è il mestiere, ma Il regista Gareth Edwards un’opportunità per conoscersi meglio e provarsi migliori, in contatto con il proprio autentico Sé. 800mila dollari di budget, troupe leggera, Guatemala, Belize e Messico percorsi in camper senza un piano preciso, questa fantascienza romantica ed esistenzialista conferma che gli alieni non sono la minaccia: vi ricordate District 9? Ebbene, Edwards mette il suo nome al fianco di quello di Neill Blomkamp per il futuro del genere (e del cinema?), onorando il lascito umanista dello Spielberg di E.T. e Jurassic Park. Quasi tutto bene, a parte qualche didascalia politica e un certo – pur legittimo - compiacimento, ma la crasi di monster-movie, road-movie e love story colpisce nel segno: essi vivono, e una volta tanto sono umani. Non resta, dunque, che mandare a mente i nomi di interpreti e regista e, perché no, attendere il sequel. FEDERICO PONTIGGIA % NOMINATION OSCAR ® MIGLIOR ATTRICE CONCEPT Un bell’esempio di cinema ben scritto e ben recitato, in maniera credibile e realistica, nella migliore tradizione Hollywoodiana Paolo Mereghetti - Corriere della sera Un film capace di commuovere nel profondo con eleganza e discrezione Natalia Aspesi - La Repubblica DA GIUGNO INWWW.VIDEA-CDE.IT/RABBITHOLE VENDITA IN DVD E BLU RAY teratura: novità e bilanci Homevideo, musica, industria e let DVD Apocalypse Now da collezione, Il Grinta e Valhalla Rising BD Borsa del Cinema Lo stato del mercato e dell’industria nel Rapporto FEdS Libri La “guerra” produttiva, grattacieli, supereroi e Kusturica Colonne sonore When You’re Strange, poi Desplat per Malick Un gelido inverno Straordinaria Jennifer Lawrence nel dramma di Debra Granik. In Blu-ray Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Fantastica Collector’s Edition Blu-ray 3 dischi per la grande epopea di Francis Ford Coppola 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 di Valerio Sammarco FINALMENTE IN BLU-RAY, Universal propone dall’8 giugno due mastodontiche edizioni (Collector’s Edition 3 Dischi, Special Edition 2 dischi) di uno tra i più grandi capolavori della storia del cinema, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Supervisionata dallo stesso regista, l’opera parte dalla rimasterizzazione in alta definizione del film (che mantiene la ratio originale 2.35:1) e si sviluppa esponenzialmente, arrivando ad oltre 9 ore di contenuti speciali, indispensabili per comprendere a fondo non solo Apocalypse Now, ma che cosa è significato realizzarlo. La Special Edition in 2 Dischi comprende oltre al film originale (1979), la versione Redux (2001), restaurata ed allungata di 53’ rispetto alla prima, incredibili extra (oltre alle scene inedite, attenzione agli approfondimenti su sonoro e montaggio), tra i quali alcune interviste mai viste prima, poi “The Hollow Men”, con Marlon Brando che recita la poesia di T.S. Eliot su scene tratte dal film e la registrazione originale “Cuore di Tenebra”, il reading di Orson Welles al Mercury Theatre nel 1938. La Collector’s Edition in 3 Dischi include anche Viaggio all’Inferno: L’Apocalisse di un Regista, doc di Eleanor Coppola sulla realizzazione del film; la Sceneggiatura Originale di John Milius con le annotazioni di Coppola, la Galleria degli Storyboard con oltre 200 disegni, il Booklet da Collezione “Nel Cuore del Film”: 24 pagine con la storia della realizzazione del film attraverso lo sguardo del regista (con una lettera di presentazione scritta da Coppola, e gli estratti dello script originale con note scritte a mano); il Libretto Originale del 1979, distribuito agli spettatori durante le prime proiezioni del film; 5 Cartoline Esclusive con fotografie scattate sul set da Mary Ellen Mark. DISTR. UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD TRA I PIÙ GRANDI DELUSI ALL’ULTIMA NOTTE degli Oscar (10 candidature, 0 statuette), Il Grinta dei fratelli Coen arriva in DVD e Blu-ray: ispirata al romanzo di Charles Portis (già portato sullo schermo nel 1969 da Henry Hathaway con l’indimenticabile performance di John Wayne), la nuova rilettura dei Coen affida allo straordinario Jeff Bridges “le redini” di Rooster Cogburn, sceriffo spietato e ubriacone che accetta l’incarico della giovane Mattie Ross (Hailee Steinfeild), decisa a vendicare l’uccisione del padre.Tra gli interessanti extra, segnaliamo: “La grinta di Mattie”, “Dalla Tournure al Daino – Vestirsi nel 1880” (approfondimento sui costumi del film, curati da Mar y Zophres) e “Ricreare Fort Smith”. DISTR. UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT Il Grinta In Dvd e Blu-ray la rilettura del mito firmata fratelli Coen Biutiful Swan alie Portman Prova d’attore: Javier Bardem e Nat Il primo ha condiviso con il nostro Elio Germano il premio come migliore attore al Festival di Cannes lo scorso anno, la seconda ha vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista: sarebbero stati gli stessi film, Biutiful di Inarritu e Black Swan (Il cigno nero) di Aronofsky se al posto di Javier Bardem e Natalie Portman ci fossero stati altri interpreti? Entrambi anche in Blu-ray, con Biutiful (Universal) 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 che negli extra propone solamente il “Dietro le quinte: diario personale di Inarritu”, mentre Il cigno nero (Fox) indaga maggiormente, anche nei contenuti speciali, il lavoro compiuto dalla Portman: “Metamorfosi”, “Balletto”, “Prepararsi per la parte”, “Danzare davanti ad una cinepresa”, oltre ad un approfondimento sul regista e sugli altri personaggi. Laclassedeiclassici a cura di Bruno Fornara REGIA Robert Siodmak CON Victor Mature, Richard Conte GENERE Noir (1948) DISTR. CG Home Video L’urlo della città Un noir non conosciuto quanto merita. Confronto serrato tra l’affascinante criminale e il poliziotto tenace, cresciuti insieme a Little Italy: bravissimi Richard Conte e Victor Mature. Stile espressionista da film gangsteristico, con gli interni tagliati da contrasti di ombre e con una forte attrazione per gli esterni reali guardati in modi semidocumentaristici. La città notturna, le strade bagnate, tagli di luce, marciapiedi, bar, gente qualunque. Il fuggiasco, Martino Rome, ha ucciso, è ferito, lo arrestano, fugge dal carcere (bella sequenza), poi cerca di far perdere le tracce per andare in Sudamerica. Ma il tenente, anche lui ferito, non lo molla. Perfetti i personaggi di contorno: la madre e il padre di Martino, che mescolano l’inglese all’italiano; le ragazze che amano il gangster, devote e amorevoli (una è Shelley Winters, un’altra, quella che anche lui ama, è l’esordiente Debra Paget). La figura più azzeccata è Madame Rose, donnona corpulenta (l’attrice è Hope Emerson), massaggiatrice perfida, sgradevole e sinistra, pronta a strangolare il fuggiasco. Il titolo originale, Cry of the City, viene perfettamente evocato nelle musiche di Alfred Newmann, compositore principe della Fox. Fi lm in or bi ta a cura di Federico Pontiggia Elia Kazan (Studio Universal) Un ciclo di film imperdibili (da La valle dell’Eden a Il ribelle dell’Anatolia) e il documentario A letter to Elia di Martin Scorsese e Kent Jones: per ricordare un regista che si chiama(va) desiderio. Cinema stupefacente (Studio Universal) Per la giornata contro l’abuso e il traffico illecito di sostanze stupefacenti (26 giugno), ogni domenica SU “buca lo schermo” con Clockers, King of New York, Fuga di mezzanotte e Scarface. Michael J. Fox (Studio Universal) MJF turns 50! In concomitanza con il Biografilm festival, il 9 giugno si festeggiano i 50 anni dell’attore con la trilogia di Back To the Future: chi la perde… è passato! Winter’s Bone Alta definizione per uno dei più bei titoli della stagione Arriva in homevideo, edizione Blu-ray, Winter’s Bone (Un gelido inverno), grande opera seconda di Debra Granik, candidata a 4 premi Oscar e interpretata da una sorprendente Jennifer Lawrence. Che sullo schermo è la 17enne Ree Dolly, unica speranza rimasta ai due fratellini e alla madre catatonica per mettere in salvo quel poco che è rimasto loro, un tetto e un piccolo terreno in uno squarcio sperduto del Missouri profondo. Che rischia di essere confiscato se il padre latitante non si presenta in tribunale entro i termini stabiliti. Sarà una ricerca incessante, quella di Ree, attraverso le asperità di un luogo che la battaglia per la sopravvivenza ha reso ancor più arido e ostile, proibitivo. Tra western e road movie, un film da recuperare a tutti i costi. In Blu-ray, purtroppo senza contenuti speciali. DISTR. CG HOME VIDEO giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Qualunquemente tanti Albanese, Landis, Frears e Leigh per sorridere. Ma non solo Valhalla Rising Arriva in Blu-ray l’epica nichilista di Nicolas Winding Refn: inedito CONSACRATO AL RECENTE FESTIVAL DI Cannes (premio alla regia per Drive), regista di culto grazie alla trilogia di Pusher, in questi giorni nelle sale italiane (finalmente!) con il penultimo Bronson, il danese Nicolas Winding Refn arriva anche in homevideo grazie a 01 distribution, che propone l’inedito Valhalla Rising (Fuori Concorso alla Mostra di Venezia 2009) in Blu-ray. Action vichingo dall’epica nichilista, il film è incentrato su One-Eye (Mads Mikkelsen), guerriero muto dalla forza incredibile, tenuto prigioniero. Grazie all’aiuto di un ragazzino, riesce ad uccidere il suo sequestratore e a fuggire. Insieme ad Are, inizia un viaggio che lo porterà a bordo di una misteriosa nave, per approdare in un mondo sconosciuto. DISTR. 01 DISTRIBUTION Ben e o Mal e Infamous 2 Sei buono o cattivo a Marais? Scegli la missione. Per PlayStation 3 C’è chi afferma che il Bene e il Male non esistono perché ci sono troppe sfumature nel mezzo e variabili da considerare anche nei comportamenti più netti. Infamous 2 vi dà la possibilità videoludica di diventare Supereroe (o Supercattivo) all’interno di New Marais, città fittizia costruita sulle sembianze di New Orleans e completamente fuori controllo a causa di un pericolo imminente. Il protagonista principale, Cole MacGrath, è in possesso della possibilità di manipolare alcuni elementi come elettricità piuttosto che fuoco, e durante il corso dell’avventura si troverà ad affrontare una serie di 76 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 missioni estremamente pericolose e di scelte che ne caratterizzeranno il suo orientamento, nel tentativo di salvare se stesso oppure la cittadina americana. In uscita a giugno su PlayStation 3. Per saperne di più visitate www.multiplayer.it ANTONIO FUCITO Ritorno alla grande per John Landis, applaudito al Festival di Roma per il suo Ladri di cadaveri, adesso in Blu-ray grazie a CG Home Video, arricchito negli extra dalle papere sul set e dalla lezione sul cinema tenuta dallo stesso regista. 01 distribution propone invece, sempre in Blu-ray, Qualunquemente di Giulio Manfredonia, con Antonio Albanese negli ormai celebri panni di Cetto La Qualunque, mentre insieme a BIM distribuisce Another Year di Mike Leigh e Tamara Drewe di Stephen Frears, risate agrodolci in salsa british. Fox propone le 127 ore ad alta tensione di Danny Boyle (tra gli extra del Blu-ray, il finale alternativo, estensione di 20’ di quello uscito in sala), mentre Sony propone, in dvd e Blu-ray, Burlesque, musical di Steve Antin con Cher e Christina Aguilera. Chiedilo a lei. Sì, chiedilo a Giovanna, che in un quartiere difficile di Bari ha fatto nascere e crescere un doposcuola. Chiedilo ad Anna e agli anziani soli di Pantelleria, come sarebbe la loro vita senza l’assistenza di suor Patrizia. Oppure chiedilo a Francis, che era un bambino soldato e oggi è un uomo che studia e lavora. Con l’8xmille alla Chiesa cattolica continui a fare molto, per tanti. Se non ci credi, ascolta le loro storie: www.chiediloaloro.it CEIConferenza ConferenzaEpiscopale EpiscopaleItaliana Italiana CEI Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Borsa del cinema di Matteo Zara Il mercato e l’industria nell’analisi pubblicata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo Il Report 2010 edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo 2010 a Rapporto IL 2010 È STATO L’ANNO DEI RECORD per il cinema italiano: 141 film, uno dei traguardi più elevati degli ultimi 30 anni, dopo i 154 del 2008 e i 163 del 1980. Il dato emerge dalla nuova edizione del Report sul Mercato e l’industria del cinema in Italia, pubblicazione curata dall’area studi della Fondazione Ente dello Spettacolo (www.cineconomy.com). L’analisi conferma la nuova vitalità che anima il cinema italiano, divenuto uno dei 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 primi al mondo in termini di volumi stagionali. In Europa, infatti, solo la Francia produce più pellicole, mentre su scala mondiale sono cinque gli Stati (India, USA, Giappone, Cina e Corea del Sud) che possono vantare risultati maggiori del nostro paese. Tutto ciò trova riscontro nei capitali, pubblici e privati, che ogni anno vengono investiti nel cinema. A questo proposito, il dato del 2010 (424 milioni di euro) è il quinto di sempre con un record assoluto per quanto riguarda le risorse private. Gli investimenti privati hanno raggiunto il tetto di 276,9 milioni di euro, ai quali vanno sommati i 111,8 milioni di euro arrivati dagli investitori stranieri e i 35,4 milioni di fondi statali derivanti dal Fus. Una proporzione che dimostra il peso sempre maggiore rappresentato dai produttori italiani che nel 2010 hanno messo sul piatto il 65,3% delle risorse complessi- Cast & Crew di Marco Spagnoli gge Nel nome della le Francesca Romana Vitale, l’avvocato dello Spettacolo ve. Se la fetta dei privati cresce, quella pubblica diminuisce. I contributi stanziati dal MiBAC per finanziare il Fus sono scesi e nel 2010 per le attività cinematografiche sono diminuiti del 19,1% rispetto al 2009 con un valore assoluto pari a 75,7 milioni di euro, contro i 93 milioni del 2009 e i 90 del 2008. A conferma della diminuzione del peso rappresentato dal Fus sulle produzioni italiane, le risorse pubbliche rappresentavano nel 2003 il 35,7% di quelle totali, mentre nel 2010 sono precipitate all’11,2%. Nonostante questo, esistono alcune case di produzione che riescono ad ottenere più Uno studio a Milano ed un altro a Catania, un diploma di una prestigiosa scuola di recitazione e una laurea in diritto, Francesca Romana Vitale è un avvocato dello spettacolo che segue con passione e attenzione gli artisti e i registi che si avvicinano al mondo dell’entertainment dal punto di vista contrattuale. “Sono sempre stata appassionata di teatro - spiega - e grazie a Lamberto Pugelli, uno dei grandi aiuti di Strehler, ho iniziato a conoscerlo da vicino. Poi a Milano mi sono specializzata in diritto dello spettacolo e industriale, legato ai marchi, alle contraffazioni e alla pirateria”. Quanto è importante per un giovane artista essere ‘tutelato’? Con i ragazzi delle scuole di teatro faccio un’esercitazione dove offro loro due contratti da leggere: uno rispettoso di un accordo collettivo per lavorare in un teatro stabile e un altro televisivo che, a fronte di centinaia di migliaia di euro, propone però una serie di significative limitazioni personali e artistiche con clausole vessatorie. È impor- tante non fermarsi ai soldi, ma andare in profondità e capire quali sono i propri diritti e che cosa comportano certi contratti. Quale qualità deve avere un avvocato dello spettacolo? Non si può prescindere dalla conoscenza di ciò che si vuole tutelare: bisogna leggere le sceneggiature, ascoltare le canzoni, capire il lavoro emozionale e artistico che vuoi proteggere. Ci sono avvocati eccellenti, che operano diversamente, ma io credo che una sensibilità del genere sia comunque d’aiuto. E’ stato l’anno dei record: 141 film prodotti, uno dei traguardi più alti dell’ultimo trentennio fondi di altre. È il caso di Filmauro, che nel triennio 2007-2009 ha incassato dal Fus 15,7 milioni di euro; poi Medusa Film con 8 milioni e Cattleya con 4,7 milioni. Assumono quindi importanza altre forme di reperimento di fondi, come quella del product placement. Liberalizzata nel 2004, tale pratica è divenuta una fonte crescente per il reperimento delle risorse. Tra il 1995 e il 2005 è stato calcolato che 7 pellicole su 10 provenienti dagli USA contenessero l’inserimento di un marchio/prodotto del made in Italy. Ad oggi, ormai, il 48% delle produzioni cinematografiche italiane fa ricorso a questa forma di autofinanziamento, mentre nel comparto televisivo il product placement rappresenta un business da 100 milioni di euro. Sul fronte della composizione imprenditoriale, il settore è popolato da una maggioranza di piccole e medie imprese che di fatto lo rende esposto a una precarietà. Il 42,6% delle imprese di produzione hanno un fatturato che varia dai 5 ai 250mila euro, mentre solo l’1,9% supera i 5 milioni e solo lo 0,2% i 50 milioni. La frammentazione del mercato si riflette sulla forza lavoro: nel 2010 solo il 21% di tutti gli addetti impegnati nel cinema poteva vantare un contratto a tempo indeterminato. I contribuenti iscritti all’Enpals nel comparto cinema erano 68.927 nel 2004 e sono aumentati fino ai 77.343 del 2008 e agli 80.863 del 2009. Quanto basta per nutrire una dose di ottimismo, confermata dalla vitalità della produzione e dal ruolo sempre maggiore che il cinema italiano sta assumendo su scala mondiale. box office (aggiornato al 30 maggio) 1 Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare ... € 11,203,230 2 Una notte da leoni 2 ................................ € 3,192,056 3 The Tree of Life ........................................ € 1,108,453 4 Fast & Furious 5 ....................................... €10,431,715 5 Red ............................................................. € 2,448,549 6 Mr. Beaver ................................................ € 576,694 7 Beastly ....................................................... € 1,332,552 8 Il ragazzo con la bicicletta ..................... € 246,626 9 Habemus Papam ..................................... € 5,519,752 10 Thor ........................................................... € 7,409,735 N.B. Le posizioni sono da riferirsi all’ultimo weekend preso in esame. Gli incassi sono complessivi giugno 2011 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Libri Dal produttore de I duellanti un saggio sulla guerra produttiva USA vs. Europa. Poi Kusturica e una collana sull’horror italiano Sfida secolare Battaglia infinita Me tro pol i e sup ere roi Da David Puttnam, produttore inglese de I duellanti, arriva la storia di un altro epico scontro che dura da oltre cento anni. Due avversari, potenti ma indeboliti da una ferita degenerativa, si contendono il mercato cinematografico. Da un lato avanzano gli Stati Uniti, la cui supremazia economica ancora non sublima le ferree leggi che regolano gli studios. Dall’altro resiste l’Europa, culla dell’arte filmica, sempre più minata dall’autoreferenzialità dei vari registi e bisognosa di mecenati. Raccontata dal punto di vista della produzione, La guerra del cinema (Dino Audino, pagg. 144, € 18,00), più che una nuova storia della settima arte, è un saggio cine-militaresco sul perché, come nel caso di D’Hubert e Feraud, il gran duello è destinato a continuare all’infinito. Senza esclusione di colpi. Che si chiami New York o Metropolis, Chicago o Gotham City, la metropoli è una costante inderogabile nella mitologia del supereroe. Tuttavia, l’elemento urbano sta trascendendo sempre più la qualifica di ambientazione per assurgere al ruolo di protagonista simbiotico, carico di metafore stilistiche e pulsioni inconsce, segnali apocalittici e critiche brucianti alla contemporaneità. Tutto quello che avremmo voluto sapere sul rapporto tra la città e i suoi paladini (con relativi distruttori) ce lo racconta Federico Pagello in Grattacieli e superuomini (Le Mani, pagg. 248, € 16,00), partendo dalle visioni cartacee di inizio Novecento sino all’attuale scontro fra titani (DC, Marvel) e indipendenti (Dark Horse & Co). Per gli amanti del settore (cinematografico, televisivo o a fumetti), imperdibile. ANGELA BOSETTO 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 ANGELA BOSETTO Paura di casa Storia del Cinema Horror Italiano (EIF, pagg. 222, € 15,00) di Gordiano Lupi è una collana di sei volumi che, partendo dai canoni del genere gotico, arriva fino alle nuove frontiere del cinema estremo. Questo primo saggio, “Il Gotico”, è un omaggio al lavoro incessante di molti artigiani del cinema horror italiano e di formidabili registi. Gli anni ’60 sono anni duri per questo genere, che stenta a decollare perché la censura è sempre alle porte. Solo figure come Riccardo Freda, Giorgio Ferroni e Mario Bava, considerati i padri del cinema horror, riescono, anche con poco, a sperimentare generi e ricreare atmosfere originali, in bilico tra brividi gotici e colpi di scena da feuilleton. Inizia da qui il cammino di Lupi nei meandri poco studiati del cinema horror all’italiana, in attesa dei prossimi cinque volumi. Anni vertiginosi Dalla Belle époque ai totalitarismi: quando il cinema dava forma alla storia di Chiara Supplizi FRANCESCO CERAUDO La vita è un film A Emir Kusturica sono serviti quindici anni di lavoro per raccontarne trentaquattro della propria vita, dal primo giorno di scuola (1961) alla seconda Palma d’Oro conquistata a Cannes con Underground (1995). Autobiografia dissacrante e nostalgica, colma di riferimenti cinematografici e letterari che vanno da Andri a Fellini, Dove sono in questa storia (Feltrinelli, pagg. 342, € 19,50) contiene in sé tutte le tematiche che il regista bosniaco ha sviluppato sullo schermo. Punto dolente? L’elisione volontaria dei periodi trascorsi a dirigere sui set. Persino le pagine dedicate all’amicizia con Johnny Depp riguardano un momento di pausa e non le riprese di Arizona Dream. L’ennesimo sberleffo di un cineasta non convenzionale, che definisce il proprio libro come “il diario politico di un idiota”. Claudio Siniscalchi Anni vertiginosi. Il cinema europeo dalla Belle époque all’età dei totalitarismi 1895-1945 Studium Pagg. 254 € 19.90 ANGELA BOSETTO Buoni, cattivi: X Compilare classifiche è il divertimento di ogni cinefilo e a volte capita che qualcuno riesca a tramutarle in un libro. Il buono e il cattivo. I più grandi eroi e antieroi della storia del cinema (Logos, pagg. 216, € 24,95) è la lista personale, molto yankee e pop-tarantinesca, di Fien Meynendonckx, articolata in nove sezioni: Gangster e poliziotti, Visi divertenti, Super buoni e super cattivi, Fantasy & Horror, Fantascienza, Psicopatici, Eroi… eroici, (Quasi) reale e Fuori categoria. Tra i soliti noti e contestabili assenze, spiccano due novità: l’indicatore di cattiveria dei vari personaggi e l’unico italiano della partita che ruba, a sorpresa, il posto di icona degli spaghetti western allo “straniero senza nome” di Clint Eastwood. Trattandosi di Franco Nero-Django, sarà contento Tarantino… ANGELA BOSETTO Metropolis di Fritz Lang Nel 1895, mentre l’Europa sta attraversando un intenso periodo di prosperità e le avanguardie coltivano il sogno di abbattere ogni barriera culturale, la straordinaria invenzione dei fratelli Lumière apre la strada a un nuovo e potente mezzo comunicativo. Il cinema, arte totale e linguaggio universale, si trova a dare forma alla Storia, fissando per sempre sulla celluloide quell’epoca splendida di “anni vertiginosi” che sembravano delineare un ineluttabile “destino” di progresso per l’Europa e l’intera umanità. Nessuno poteva prefigurarsi allora, che la società della Belle Époque, invece, fosse destinata a correre incontro alla propria rovina scontrandosi con terribili totalitarismi e con l’incubo di due guerre mondiali. Con Anni vertiginosi. Il cinema europeo dalla Belle époque all’età dei totalitarismi 1895-1945 (Ed. Studium, pagg. 254, € 19.90) – primo volume di una complessa e completa storia del cinema che continua idealmente con il volume già pubblicato La Hollywood classica. L’impero costruito sull’etica americana (1915-1945) – Claudio Siniscalchi ripensa il mezzo cinematografico, ripercorrendone le potenzialità moderniste e il linguaggio rivoluzionario, presto assorbito e messo al servizio dei regimi più repressivi, accompagnandoci attraverso lo scenario devastante del crollo suicida dell’Europa e dell’ascesa, irrefrenabile, dell’America e della sua “fabbrica di sogni”. Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE di Gianluigi Ceccarelli Colonne Sonore Visti da vicino Morrison Doc Nelle performance live del frontman dei Doors il senso dell’opera di Tom DiCillo LE DUE ANIME DI JIM Morrison, la musica e la poesia, confluiscono come una sola nelle canzoni dei Doors che costellano gli 86 minuti del documentario W hen You’re Strange di Tom DiCillo. Simili operazioni, che mirano a radicare un mito consolidato verso le nuove ignare generazioni, hanno come problema principale la scelta di un nuovo, convincente punto di vista in grado di incuriosire i vecchi fans e attirarne di nuovi. Si spiega così la decisione di affidare a Johnny Depp il reading delle poesie morrisoniane, una lettura che spezzetta di continuo il flusso musicale, affonda nell’interiorità stessa di Morrison per poi riaffiorare come un fiume carsico nell’esteriorità sfacciata, da frontman, della performance live. Quella che ancora, a distanza di anni, può dire più di mille parole: ed ecco perché, al netto delle immancabili perle da consegnare nella loro versione in studio (The Crystal Ship, Soul Kitchen, Riders on the Storm, The End), è nelle performances live che va cercato il senso dell’operazione. In quella Light My Fire suonata nel 1967 all’Ed Sullivan Show, che costò al gruppo l’oscuramento per non aver obbedito ai censori e modificato la parola Higher del testo originale; nell’energia dell’archetipo moderno del rock blues (Roadhouse Blues); nella ruvida riproposizione mono di When the Music’s Over per la TV danese, coi tempi dilatatissimi e un’atmosfera che ben presto si fa unica. Finché la musica finisce. Per tut ti i gus ti a cura di Federico Pontiggia X-Men - L’inizio Dopo il lavoro a otto mani per Kick-Ass, Henry Jackman se la canta e se la suona. Anzi, ce le suona: colonna ultrasonica, che non lesina adrenalina e (colpi) bassi. Ma se non avete l’orecchio mutante, non fa per voi. 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2011 Tutti per uno Valeria Bruni Tedeschi c’è, ma non la chitarra della prèmiere sœur Carlà. A suonare il passo di carica è uno che di bambini e scuole se ne intende: Philippe Ersant, già Essere e avere per Phillibert. Sì, piccolo è bello. The Tree of Life Dal Tavernor dell’apertura, passando per Preisner, fino al Berlioz del futuro: requiem per il sogno cosmico di Malick. Tutto il resto è Alexander Desplat, che fa di atmosfera virtù: partitura come un fiume. $ZRUNRI0HWDO 5RGJHU6WHYHQV 1\DFN86$ 326 3HUVROFRP