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Anno XXI N° 16/2012 - 13 Dicembre
UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
C
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La distribuzione della ricchezza è caratterizzata “da un elevato grado di concentrazione”
Meno ricchezza per gli italiani
Il 2,8% delle famiglie italiane è totalmente in ‘rosso’ ovvero ha una “ricchezza netta negativa”
Giorgio Lambrinopulos
L
a crisi attacca la ricchezza delle famiglie
italiane che dal 2007,
anno in cui ha raggiunto il
suo valore massimo in termini reali, al 2011 è diminuita del 5,8%. Dal 2010
al 2011 il calo è stato del
3,4%, mentre nel primo semestre 2012, secondo stime
preliminari, il calo (in termini nominali) è stato dello
0,5%. Lo comunica Bankitalia.
Nel 2011 la ricchezza
netta complessiva a prezzi
correnti è diminuita dello
0,7%; l’aumento delle attività reali (1,3%) è stato
più che compensato da una
diminuzione delle attività finanziarie (3,4%) e da
un aumento delle passività (2,1%). In termini reali
- precisa la Banca d’Italia
- la ricchezza netta si è ridotta del 3,4%. Alla fine del
2011, la ricchezza abitativa
detenuta dalle famiglie italiane era stimata poco più
di 5.000 miliardi di euro.
Questo valore è aumentato
dell’1,3% rispetto alla fine
del 2010 (-1,4% in termini
reali).
La distribuzione della ricchezza è caratterizzata “da
un elevato grado di concentrazione”. Lo afferma
la Banca d’Italia spiegando
che la metà più povera delle
famiglie italiane detiene il
9,4% della ricchezza totale,
mentre il 10% più ricco ha
il 45,9%. L’indice di Gini,
che misura il grado di disuguaglianza, risulta in aumento.
Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie
italiane era pari a circa
8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di
140.000 euro pro capite e
350.000 euro in media per
famiglia. Lo comunica la
Banca d’Italia aggiungendo
che “le attività reali rappresentavano il 62,8% del
totale delle attività, le attività finanziarie il 37,2%. Le
passività finanziarie, pari a
900 miliardi di euro, rappresentavano il 9,5% delle
attività complessive.
Il 2,8% delle famiglie
italiane è totalmente in
‘rosso’ ovvero ha una “ricchezza netta negativa”.
In questi casi le difficoltà
finanziarie non sono compensate neanche dal possesso dell’abitazione. Il dato
«Lo spread è un imbroglio»
“
Lo spread è un imbroglio e un’invenzione
con cui si è cercato di
abbattere una maggioranza
votata dagli italiani e che
governava il paese. Prima
non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo
da un anno, e cosa ce ne
importa?”. Sono le parole
pronunciate in mattinata da
Silvio Berlusconi a ‘La Telefonata’ su Canale 5. “Fino
a quando sono stato a rappresentare l’Italia ero uno
tra i due – tre capi di governo più autorevoli”, afferma
tra l’altro il Cavaliere.
“Cosa ci importa - prosegue il Cavaliere - di quanti
interessi il nostro debito
pubblico paga a chi investe
nei nostri titoli rispetto a
quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco. Siamo andati avanti da quando
c’è l’euro a pagare il 4,3 per
cento, la Germania il 3,3
per cento, poi la Germania
ha deciso di fare una cosa
nel suo interesse ordinando
di vendere tutti i titoli del
tesoro italiani, a quel punto
i fondi americani e internazionali hanno pensato che
se la Germania vende, ci
sarà sotto qualcosa e hanno
iniziato a vendere anche
loro. La Germania ha approfittato di questo e forte del
suo debito sovrano solido
ha abbassato i tassi dell’1%.
Ma a noi cosa importa?”.
“Non voglio dire che ci
sono stati degli errori ma
Monti ha seguito una politica troppo germanocentrica.
Gli indicatori economici sottolinea - sono tutti peggiorati, non sta a me dare
giudizi, ma i dati sono tutti
negativi”.
“L’anticipo delle elezioni dovute alle dimissioni
di Monti è risibile si tratta
poco più di un mese. Quindi - spiega Berlusconi - non
c’e’ assolutamente una
ragione vera perché i mer-
cati si debbano e possano
agitare”. “Purtroppo il governo Monti - sottolinea
- ha portato una situazione di crisi, molto peggiore
di quando c’eravamo noi
al governo. I nostri ultimi
mesi avevano un pil positivo, con questo governo è
diminuito, tutti gli indicatori sono peggiori di quando
c’eravamo noi. La situazione è peggiore”.
“Io sostengo quello che
Mario Monti ha messo in
campo per le riforme”. Così
Angela Merkel in conferenza stampa a Berlino. La
Cancelliera tedesca si dice
convinta che gli elettori italiani “sceglieranno in modo
tale da garantire che l’Italia
resti sul cammino giusto”.
Berlino mette in guardia
Silvio Berlusconi da una
campagna elettorale antitedesca. Il governo tedesco
non intende immischiarsi,
sottolinea il ministro degli
Esteri Guido Westerwel-
le, “ma una cosa non
accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una
campagna elettorale populista”. “Né la Germania né
l’Europa sono causa delle
difficoltà attuali dell’Italia”,
afferma.
Mario Monti non crede
a “complotti” occulti di
investitori sui mercati, ma
sottolinea che spesso ci
sono soggetti che agiscono “senza scrupoli”. “Nei
mercati finanziari - dichiara il premier a Uno mattina
- ci sono infiniti soggetti
grandi e piccoli che cercano
di fare i loro interessi, spesso senza scrupoli”, ma “non
credo che ci siano complotti
occulti”.
“L’Italia 13 mesi fa - aggiunge il premier - era in
condizioni molto, molto
difficili possiamo ritenere
di aver fatto un grossissimo progresso che però ha
Continua a pag 2
D
è del 2010, in diminuzione
dal 3,2% del 2008, tuttavia
“in lieve ma graduale crescita” se si confronta la serie a partire dal 2000.
Le famiglie italiane hanno “un’elevata ricchezza
netta”, pari, nel 2010, a 8
volte il reddito disponibile,
contro l’8,2 del Regno Unito, l’8,1 della Francia, il 7,8
del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Lo comunica Bankitalia
aggiungendo che le famiglie italiane risultano anche
“relativamente poco indebitate”, con un ammontare dei
debiti pari al 71% del reddito disponibile (in Francia
e in Germania è di circa il
100%, negli Stati Uniti e in
Giappone del 125%, in Canada del 150% e nel Regno
Unito del 165%).
Dopo la flessione registrata nel 2010 gli italiani
hanno ripreso a comprare Bot e Btpe nel 2011 la
quota di ricchezza detenuta
in titoli pubblici italiani è
cresciuta di oltre 1 punto
percentuale, pari ad un aumento di oltre 30 miliardi di
euro, tornando ai livelli del
2009. Lo evidenzia la Banca d’Italia nel Supplemento
al Bollettino Statistico su
“La ricchezza delle famiglie italiane”.
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Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste
belve io divenga ostia per il Signore».
Con queste parole sant’Ignazio di Antiochia si consegnava consapevole al martirio in nome di Cristo e
per il bene della Chiesa, all’inizio dell’era cristiana.
Esse risuonano ancora come invito a cercare nella
mente e nel cuore dei martiri, il cui sangue bagna ancora oggi le nostre strade, una delle forme dell’imitazione di Cristo e della testimonianza della fede.
P
olitica
2
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Il PPE vuole Monti
I
n seno al Partito Popolare
europeo (Ppe) siamo “uniti
contro il populismo e l’antieuropeismo”. E’ questa la posizione
del partito, espressa dal suo presidente, l’ex premier belga Wilfried Martens, che ha risposto a una
domanda sulla situazione politica
in Italia al vertice del Ppe che precede di qualche ora il Consiglio
Europeo
La cancelliera tedesca Angela
Merkel avrebbe chiesto a Mario
Monti di ricandidarsi, oggi durante il pre-vertice del PPE a Bruxelles
“E’ chiaro che il Ppe supporta
Mario Monti e non Silvio Berlusconi”: lo ha detto il premier
olandese Mark Rutte lasciando la
riunione del Ppe a Bruxelles. “I
popolari europei apprezzano i risultati raggiunti dal premier Monti”, ha aggiunto Rutte, ribadendo
che nel summit si é parlato molto
del caso Italia.
Il Ppe chiede a gran voce a Mario Monti di candidarsi premier
alla guida del centrodestra italiano. “Noi abbiamo detto chiaramente a Monti che ci piacerebbe
vedere la sua candidatura e abbiamo avuto un buon feeling”.
Lo riferisce Elmar Brok, influente
Lo spread è un ...
Continua dalla prima
“C’é qualcuno al mondo
che può pensare che lo spread non sia importante? Cioé
che i tassi d’interesse non siano importanti? Che la credibilità del Paese non sia importante? Probabilmente non è stato
bene inteso”. Così il ministro Passera commenta le parole di Berlusconi: “Non è l’unico indicatore
ma è un indicatore importante”.
“Magari fosse un’invenzione...”. Così Pier Luigi Bersani,
uscendo dalla sede del Pd, commenta le affermazioni di Silvio
Berlusconi sullo spread come “un
imbroglio e un’invenzione”.
Spread elevati “mettono in difficoltà le imprese ed impediscono
il buon funzionamento del mercato interno”: lo dice un portavoce
della Commissione Ue oggi, rispondendo ad una domanda sul
dibattito italiano circa l’importanza di tale indicatore.
“Siamo nel campo delle opinioni personali. Lo spread è importante perché impatta direttamente sul costo del nostro debito
pubblico”.
Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, risponde
alla domanda per un commento
alle parole di Silvio Berlusconi, a
margine del Csc.
un costo che nel breve periodo
è stato che non c’è stata crescita”. “Sarei felice di apprendere
da qualcuno come sarebbe stato
possibile salvare l’Italia finanziariamente dal destino greco
e in parte farla crescere a ritmo
veloce, quella ricetta sarebbe
stato opportuno trovarla qualche
anno prima quando per di più non
c’era da curarsi della grande difficoltà finanziaria”, aggiunge.
Il recente andamento dello spread è un fenomeno “che va preso
con una certa calma e freddezza”,
ma certamente dobbiamo “stare
molto attenti” e anche “spazzare
via alcuni miti” come quello che
non ha “rilievo” ciò che un Paese fa e spero che anche in questo
non si trattano i cittadini come più
sprovveduti di quanto siano”, sottolinea Monti.
“L’Europa è molto preoccupata
per gli avvenimenti in Italia, per
l’Europa e per l’economia italiana
non ci possiamo aspettare una politica spettacolo”. Questo il giudizio del capogruppo del Ppe Joseph
Daul, secondo il quale far cadere il
governo di Mario Monti è stato un
“grave errore”. Daul afferma che
“non abbiamo bisogno di momenti
di turbolenza” e ricorda che “l’Europa combatte il populismo”.
G.L.
eurodeputato della Cdu al termine del pre vertice dei popolari a
Bruxelles. Il presidente del Pdl Silvio Berlusconi ha invitato oggi il presidente del Consiglio Mario Monti
a candidarsi alle prossime elezioni in occasione della loro partecipazione al vertice del Ppe. “Silvio
Berlusconi ha ribadito che gli piacerebbe una candidatura di Monti,
ma il premier non ha risposto”. A
raccontarlo è Elmar Brok.
E’ cominciato poco dopo le 14
del 13 dicembre scorso con l’arrivo a sorpresa del presidente del
Consiglio, Mario Monti, nella
sede dell’Academie Royale de
Belgique a Bruxelles, il vertice
del Ppe che tradizionalmente precede il Consiglio europeo. Monti è entrato senza fermarsi con i
giornalisti pochi istanti dopo l’arrivo della cancelliera Angela Merkel. Berlusconi era arrivato poco
prima delle 13.
Il premier Mario Monti partecipa al vertice del PPE a Bruxelles
su invito del presidente Wilfrid
Martens. Lo si apprende da fonti
europee. Da presidente del consiglio, Monti ha partecipato all’incontro del gruppo PPE di Fiesole
di settembre. Ma è la prima volta
che partecipa ad un pre-vertice dei
popolari prima dei summit dei leader Ue.
“Sfiduciato? No, mi sono sentito coccolato, anzi coccolatissimo”
ha detto Silvio Berlusconi parlando con i cronisti dopo il vertice
dei popolari europei.
“Aspetto di vedere cosa succede”, risponde il Cavaliere a chi
gli chiede se, anche alla luce della
sua proposta Monti, si ricandidi a
Palazzo Chigi. “Wait and see...”,
ha poi aggiunto.
“Ho ricordato al Ppe di aver
chiesto a Mario Monti di essere il
riferimento per il Pdl nonostante
questo crei qualche problema con
la Lega”, ha raccontato Berlusconi. “Spero Monti accetti la mia
proposta, anche se per ora non
l’ha fatto. Capiamo le difficoltà
di chi si è posto sopra le parti a
diventare parte, non avremmo rincrescimenti se dovesse non accettare”, ma con i moderati uniti e la
Lega guidati da Monti si vince.
Il Ppe è preoccupato da un possibile ritorno della sinistra in Italia, afferma Berlusconi.
Dal Ppe “c’é grande sostegno
al governo italiano”. ha detto il
premier Mario Monti lasciando la
sede del Ppe sottolineando che il
sostegno è stato ribadito dal presidente Martens al termine della
riunione dei popolari europei a
Bruxelles.
“Sono venuto qui, su invito di
Martens, per spiegare la situazione politica italiana: ho ricordato
qual era la situazione quando ho
iniziato, le cose fatte e le condizioni che hanno determinato la
mia decisione” di lasciare. Lo ha
detto Monti lasciando il Ppe e ricordando le parole di Alfano dopo
le quali “é mancata la fiducia”.
“Ho espresso la speranza e la
convinzione che quale che sia il
prossimo governo, questo si collocherà nel solco della partecipazione europea perché è anche
nell’interesse nazionale”, ha affermato il premier.
Monti non risponde ad una domanda su una sua eventuale candidatura nelle prossime elezioni.
“Nessun commento. Non sarebbe
questo il momento e il luogo”, ha
affermato, precisando di essere
ancora concentrato “per qualche
breve tempo” nella “condotta spedita” di ciò che il governo deve
“ancora compiere”.
“Non sono il portavoce di
Berlusconi”, così il premier lussemburghese e presidente di Eurogruppo ha risposto a chi gli
chiedeva come l’ex premier avesse spiegato al vertice Ppe le sue
posizioni. “Posso solo dire che c’é
stato grande sostegno per Monti”,
ha aggiunto Juncker lasciando la
riunione.
“Monti è l’uomo che ha consentito all’Italia di rialzarsi e di
riprendere un ruolo chiave, e ha
fatto sì che l’Italia sia rispettata”:
lo ha detto il presidente francese
Francois Hollande entrando la
summit Ue.
Lunga stretta di mano tra Mario
Monti e Francois Hollande all’arrivo al summit Ue: il premier italiano è sceso dall’auto, si è diretto
verso Hollande che aveva appena
parlato di lui con la stampa, e gli
ha stretto a lungo la mano. Il presidente francese gli ha poi detto:
“Stavo proprio parlando di te..”.
Le misure decise dal premier
Mario Monti sono “coraggiose”
e vanno nelle giusta direzione e
“dovrebbero essere attuate. L’Italia è sulla strada giusta e bisogna
continuare su questa strada”. Lo
afferma il portavoce del Fondo
Monetario Internazionale (Fmi),
Gerry Rice.
“Ho parlato ieri (12 dicembre,
ndr)con Silvio Berlusconi” e gli
ho ribadito “molto francamente
l’importanza di avere un’Italia
stabile e che prosegua sulla strada
delle riforme. Questo è cruciale
per l’Italia e per l’Europa”. Lo ha
detto il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso.
“Abbiamo bisogno di un’Italia
forte e stabile in Europa”, ha aggiunto. Il presidente della Commissione europea ha lodato il
premier italiano Mario Monti per
le riforme avviate e i risultati conseguiti finora per risolvere la crisi
in Italia. Barroso ha parlato oggi a
Bruxelles con accanto a sè lo stesso Monti..
“La mia posizione sulla situazione politica in Italia non è
stata influenzata da nessuno e
riflette quella del Ppe”. Così Joseph Daul, capogruppo del Ppe al
Parlamento Ue, ha voluto smentire Silvio Berlusconi che ieri ha
parlato di un’influenza di Mario
Mauro sulla ‘scomunica’ espressa
martedì dallo stesso Daul. In una
nota da Strasburgo, il francese ha
ribadito che il Ppe è “con chi dice
la verità ai cittadini sperando di
ottenere voti con vane promesse
populistiche”.
G. L.
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Mario Monti
Cultura
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
3
Costantino, padre della Cristianità medioevale
Diversi i convegni nazionali che hanno ricordato la figura del grande Imperatore nel 1700° anniversario della battaglia di Ponte Milvio
Guido Vignelli
I
l romano Ponte Milvio è oggi
noto per i lucchetti ivi apposti dalle coppie innamorate,
finalmente rimossi dal Comune;
è invece quasi dimenticato per
la vittoria militare ivi ottenuta, il
28 ottobre 312, dall’imperatore
Flavio Valerio Costantino (detto
“il Grande”) sull’usurpatore Massenzio. Questa vittoria permise
la promulgazione, avvenuta il 13
febbraio 313, del cosiddetto Editto di Milano, che sancì la definitiva legalizzazione del Cristianesimo nell’impero romano. Ricorre
ormai il XVII centenario di questi
due grandi fatti storici, che prepararono la nascita della Cristianità
e segnarono il passaggio dall’età
antica a quella impropriamente
detta “medioevale”. Questo centenario ha finora avuto poche celebrazioni, come quelle tenutisi
a Roma e a Milano. Tuttavia, lo
scarso dibattito pubblico che hanno sollevato è stato caratterizzato
da una strana novità: Costantino
viene oggi riabilitato da alcuni fra
quegli ambienti progressisti che
prima l’avevano sempre condannato.
Beninteso, di una riabilitazione
se ne sentiva proprio il bisogno.
Infatti intellettuali, storici, teologi
e perfino letterati – basti ricordare Dan Brown – hanno accusato
Costantino di essere stato un falso cristiano e un vero tiranno e
di aver creato la “Chiesa costantiniana”: ossia quella Chiesa che
avrebbe abbandonato la via evangelica del servizio, dell’umiltà, e
della povertà, per intraprendere la
via imperiale del potere, del trionfalismo e della ricchezza. Invano
gli studiosi seri ha nno ribadito
che Costantino prima si convertì
sinceramente al Cristianesimo e
poi liberò, favorì e difese la Chiesa cattolica: un merito, questo,
che ci appare oggi più prezioso
di ieri, dato che la libertà cristiana viene repressa in molte terre in
cui prima esisteva, a volte fin dai
tempi costantiniani.
Tuttavia quegl’intellettuali progressisti, che oggi sono passati
della condanna all’assoluzione
Testa monumentale di Costantino, conservata ai Musei Capitolini a Roma
di Costantino, lo fanno con motivazioni alquanto strane o paradossali. Secondo loro, Costantino
avrebbe concepito il Cristo non
tanto come Logos quanto come
Nomos, per cui avrebbe professato non tanto una Verità rivelata da
accettare come ortodossia, quanto
una Norma rituale da rispettare
come ortoprassi. A fondamento
religioso del riunificato impero,
egli avrebbe posto un generico
culto del “Sommo Dio”, interpretabile in senso sia monoteistico
che politeistico o panteistico e
quindi accettabile sia da convinti
cristiani che da scetttici pagani
(com’è recentemente accaduto col
culto massonico del Grande Architetto dell’Universo). Pertanto,
Costantino avrebbe secolarizzato
l’autorità politica e posto le premesse di una civiltà “ecumenica”
e “pluralistica”, fondata su quella
libertà di pensiero e di culto che
favorirebbe la fratellanza e la pace
universali. Di conseguenza, la riforma politica costantiniana si sarebbe limitata ad estendere a tutte
le religioni quel generico diritto
alla “libertà religiosa” già concessa a tutti, ma incoerentemente
rifiutata ai cristiani.
Se la esaminiamo da vicino, ci
rendiamo conto che questa rivalutazione progressista di Costantino
va respinta come storicamente
falsa, mossa solamente dalla pretesa di rendere il governo costantiniano accettabile alla relativistica mentalità moderna.
Com’è noto, quel “Sommo
Dio”, che Costantino aveva adorato da ragazzo, gli si rivelò con
il volto del Cristo apparendogli in
sogno nell’accampamento di Saxa
Rubra alla vigilia della decisiva
battaglia del Ponte Milvio. Il Cristo gli promise vittoria e regno se
si fosse posto sotto il segno della
Croce, stabilendo una sorta di patto feudale tra Signore e vassallo.
Da allora, Costantino credette in
Lui come sola vera divinità, nel
Cristianesimo come sola vera religione e in quella cattolica come
sola vera Chiesa. Inoltre egli si
convinse di aver ricevuto dal Cristo la missione di salvare e riunificare l‘impero elevando quella
cristiana al rango di unica fede legittima. Certo, l’Editto di Milano
si limitò ad estendere al Cristianesimo una generica libertà religiosa. Ma questa liberalizzazione si
basò su una motivazione non “laica” (la dignità della coscienza)
bensì religiosa: il riconoscimento
di un culto voluto da quel Dio che
aveva reso vittoriosi gl’imperatori Licinio e Costantino. Inoltre,
quello che per il pagano Licinio
era il massimo da concedersi, per
il già cristiano Costantino era in-
vece il minimo ottenibile, in attesa di privilegiare la Chiesa cristiana non appena divenuto signore
unico del riunito impero.
Difatti così fu. La politica costantiniana affidò alla Chiesa una
funzione di guida spirituale del
popolo e all’episcopato un ruolo
direttivo nella vita dello Stato, in
modo che il clero diventasse non
oggetto ma soggetto della politica
imperiale. Col tempo, Costantino favorì i cristiani nell’accesso
agl’impieghi statali; riconobbe
alla Chiesa la personalità giuridica con i relativi diritti, privilegi,
immunità ed esenzioni; concesse
ai vescovi poteri analoghi a quelli
dei funzionari imperiali; fece applicare norme, decreti e sentenze
ecclesiali usando la forza pubblica. Inoltre, alcuni princìpi cristiani vennero inseriti nella legislazione imperiale, come dimostrano
le norme varate a tutela del matrimonio, delle vedove, degli orfani,
dei poveri, dei carcerati e degli
schiavi. Insomma, come ha riconosciuto Benedetto XVI, quella
costantiniana fu «una riforma
giuridica cristianemente ispirata»;
a partire da essa, il diritto romano si cristianizzò gradualmente e
gettò le basi dell’odierna civiltà
giuridica.
politico a quello religioso, lo
fece non per
secolarizzare
l’autorità
imperiale in
prospettiva
“laica”, né per
risacralizzarla
in prospettiva
“ecumenica”,
bensì per depaganizzarla
Il Rettore della Lateranense, mons. dal Covolo che inauallo scopo di
gura il convegno del 20 aprile 2012
porla al servizio di Cristo. Avendo appreso dal- da una neutralità religiosa dello
la Chiesa che la principale missio- Stato che, in concreto, avrebbe
ne dei capi politici sta nel «porre favorito le dominanti superstizioil loro potere al servizio della so- ni pagane e il crescente degrado
vrana maestà di Dio, per diffon- gnostico-magico e quindi avrebbe
derne il culto» (sant’Agostino, De ostacolato l’espansione cristiaCivitate Dei), Costantino era con- na. Al contrario, Costantino capì
vinto che Dio lo avesse incarica- che la salvezza dell’impero non
to di preparare il terreno politico dipendeva dall’ambiguo culto di
alla universale propagazione della un “Sommo Dio” né da una reFede cristiana. Pertanto egli «dif- lativistica libertà religiosa, bensì
fuse l’autorità della Fede cristiana dalla pubblica professione della
dalla massima altezza sul mondo fede cristiana cattolica. La svolta
intero», come disse sant’Agosti- costantiniana del IV secolo dino, e favorì la Chiesa più di tutti mostrò che la civiltà romana era
i grandi missionari della storia, capace di una conversione e di un
come disse mons. Frutaz. In tal riscatto tale, da porre le premesse
modo, egli inaugurò quel ruolo della futura Cristianità “medioreligioso dell’autorità politica che evale”. E’ questa svolta che oggi
poi verrà riconosciuto dalla Chie- dobbiamo celebrare nel suo XVII
sa con la benedizione o consacra- centenario, chiedendo a Dio di far
zione dei sovrani fedeli, favoren- sorgere presto un nuovo Costando così la nascita della Cristianità tino che liberi la Chiesa dalle atcome famiglia delle nazioni catto- tuali persecuzioni, un nuovo Teoliche.
dosio che rifondi la Cristianità, un
Tutto ciò dimostra che Co- nuovo Giustiniano che ne ponga
stantino non fu promotore di una le basi giuridiche e un nuovo Carvaga fede “ecumenica” né di una lo Magno che la estenda al mondo
generica libertà di culto, tutelate intero.
Un pensiero di de Maistre sulla Chiesa cattolica
Costantino il Grande (A.D. 280-337)
Fu quindi anche grazie al favore
imperiale che alla fine del secolo
IV la minoranza cristiana, debole
e calunniata ma convinta e compatta, s’impose sulla grande maggioranza pagana, potente e prestigiosa ma scettica e divisa. Se
prima di Costantino il Cristianesimo era condannato ed emarginato
come religione empia, esigente,
esclusivista, nemica della pace
e dello Stato, dopo di lui esso fu
elogiato e favorito come fattore di
pietas, certezza, sicurezza e pace.
Se prima di lui la Chiesa era al
massimo tollerata come una bizzarra setta difficile da sopprimere
ma facile da emarginare, dopo
di lui fu il paganesimo ad essere
tollerato come un’atavica superstizione difficile da sopprimere
ma che col tempo doveva essere
emarginata.
Se Costantino ruppe il legame
che quasi identificava il potere
I
A cura di Omar Ebrahime
n considerazione del fatto che la prossima rubrica del prof.
Vignelli sarà dedicata all’Autore delle “Serate di san Pietroburgo”, riportiamo un passaggio significativo dell’opera fondamentale del Conte savoiardo, pubblicata originariamente nel
1821, il Du Pape. «Oh santa Chiesa di Roma! Finché avrò lingua
me ne varrò per celebrarti. Ti saluto, madre immortale del sapere
e della santità. Salve magna parens! (...). Saranno ben presto i
tuoi Pontefici universalmente proclamati agenti supremi dell’incivilimento, creatori delle monarchie e della unità europea, conservatori delle scienze e delle arti, fondatori, proteggitori della
civile libertà, distruggitori della schiavitù, nemici del dispotismo,
sostegni instancabili della sovranità, benefattori del genere umano. Se talvolta hanno essi dato prova di esser uomini: si quid illis
humanitas acciderit, ciò non fu che per brevi momenti: un vascello
che solca le onde lascia minimi vestigii del suo tragitto, e nessun
trono del mondo arrecò giammai più gran saggezza, più sapere e
più virtù. In mezzo a tutti i rovesci immaginabili, Dio ha costantemente vigilato sopra di te, o Città Eterna! Tutto ciò che poteva
annientarti si è riunito a tuoi danni, e tu stai - e come fosti già il
centro dell’errore, tu sei da diciotto secoli in poi il centro della
verità» (Joseph de Maistre, Del Papa, prima tr. it. di Girolamo
Papotti imolese, con note di mons. Giovanni Marchetti, presso
Giuseppe Benacci, Imola, II, pp. 228-229).
Cultura
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N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Gli evangelisti non ci hanno ingannato
P
«L’infanzia di Gesù» di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI
arafrasando il titolo del recente best seller di Vittorio
Messori relativo a Lourdes
e a santa Bernadette Soubirous
(1844-1879), possiamo riassumere il libro di Benedetto XVI
«L’infanzia di Gesù» (Rizzoli,
Milano, e Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2012) in
una semplice frase: gli evangelisti
Luca e Matteo non ci hanno ingannato. Tutto quanto ci raccontano sull’annunciazione, la nascita miracolosa da una Vergine in
una grotta che fungeva da stalla a
Betlemme, la visita dei Magi, la
fuga in Egitto, la disputa a dodici
anni fra i dottori del Tempio è veramente accaduto. Non si tratta di
una favola o di un semplice simbolo. Gli evangelisti intendevano
trasmettere fedelmente una verità
storica.
Il Papa - in quello che, è bene
precisare, non è un testo di Magistero, benché sia evidentemente
tanto autorevole quanto lo è il suo
autore - ci spiega che il genere
storico dei Vangeli che trattano
dell’infanzia di Gesù è quello delle «tradizioni di famiglia». Queste
erano particolarmente importanti
per un popolo che aveva subito
persecuzioni ed era stato costretto a tanti esili e ritorni. Preservare
e trasmettere oralmente la storia
della propria famiglia era allora
un compito fondamentale per gli
Ebrei. Qui la trasmissione e la
messa per iscritto sarebbe potuta
avvenire, inoltre, solo dopo che
Maria non fosse più stata su questa Terra. I Vangeli dell’infanzia
comprendono infatti particolari
molto delicati, per esempio sulla
sua verginità - un tema estraneo
alla tradizione d’Israele, che certamente la Madonna non avrebbe
potuto inventare - i quali «non potevano diventare tradizione pubblica finché lei stessa era ancora
in vita». Ma era stata certamente
lei a riferire agli evangelisti, in
particolare a san Luca, dettagli
che nessun altro poteva conoscere.
Il Pontefice prosegue la sua
garbata polemica - iniziata negli
altri due mirabili volumi sulla
vita pubblica di Gesù - con gli
esegeti razionalisti, i quali hanno
liquidato come ingenua l’ipotesi
che i Vangeli dell’infanzia riferiscano fatti realmente accaduti e
appresi dalla viva voce di Maria.
«Ma - si chiede il Papa - perché
Luca dovrebbe avere inventato
l’affermazione circa il custodire delle parole e degli eventi nel
cuore di Maria se per questo non
c’era alcun riferimento concreto?
Perché avrebbe dovuto parlare
del suo “meditare” sulle parole
(2,19; cfr. 1,29) se al riguardo non
si sapeva nulla?». Benedetto XVI
ritiene che pensare che gli evangelisti abbiano mentito o abbiano
inventato avventure inverosimili senza fondamento storico - tra
l’altro, adottando un modo di narrare che al tempo era quello tipico della storia e non delle favole
o delle leggende - è una tesi che
non ha alcun serio fondamento
di tipo propriamente esegetico o
storiografico. Deriva solo da un
pregiudizio ideologico tipicamente moderno.
Naturalmente, questo non significa che gli evangelisti non abbiano aggiunto del loro a quanto Maria aveva riferito. Questo consiste
principalmente nella costante preoccupazione - in un clima di polemica intorno al cristianesimo nascente - di mostrare come la vita
di Gesù realizzava precisamente
le profezie del Vecchio Testamento sul Messia che doveva venire.
Quelle dell’Antico Testamento
erano - afferma, con una bella
espressione, il Papa - «parole in
attesa», spesso molto misteriose.
Da una parte gli evangelisti leggono gli eventi dell’infanzia di
Gesù con riferimento a queste parole profetiche. Ma dall’altra il significato delle profezie si capisce
chiaramente solo con riferimento
alla vita di Gesù.
Non si deve commettere l’errore di pensare che il collegamento
con le antiche profezie trasformi
il resoconto dell’infanzia del Signore in una narrativa puramente
simbolica. I due livelli di lettura
coesistono, e anzi ognuno è credibile solo perché richiama costantemente l’altro. Un caso esemplare è la questione molto dibattuta
sul luogo di nascita di Gesù. Per
gli esegeti progressisti è diventato
quasi un luogo comune sostenere
che Gesù è nato a Nazaret, ma i
Vangeli dell’infanzia hanno spostato la nascita a Betlemme perché la nascita corrispondesse alle
profezie. Il Pontefice mostra che
questa tesi progressista non è sostenuta da nulla, se non dalla tenace volontà di negare che la narrazione evangelica dell’infanzia
abbia carattere storico.
Certamente, non mancano pro-
La copertina del libro
Benedetto XVI con Paolo Mieli, presidente di RCS libri
blemi. Benedetto XVI studia in
profondità uno dei maggiori, un
vero rompicapo per generazioni
di esegeti. Continuando ad applicare il metodo che consiste nel
mostrare ai suoi lettori che la vita
di Gesù corrisponde alle profezie,
a un certo punto san Matteo afferma che la Sacra Famiglia andò ad
abitare a Nazaret «perché si compisse ciò che era stato detto per
mezzo dei profeti: “Sarà chiamato
Nazoreo”» (Mt 2,23). Questo brano non fa difficoltà per il lettore
ordinario, abituato appunto al rimando costante all’Antico Testamento nei Vangeli. Ma mette in
difficoltà gli esegeti, i quali scrutando l’Antico Testamento non
trovano nessuna profezia dove si
affermi che il Messia sarà nazareno. Le soluzioni avanzate dagli esegeti più affidabili, spiega il Papa,
sono due. Secondo la prima Matteo fa riferimento a un testo relativo a Sansone (Gdc 13,5-7) dove
«nazireo» identifica una categoria
di israeliti consacrati totalmente
al Signore, fin dalla più tenera infanzia e anzi fin dal seno materno.
Certamente nessuno più di Gesù è
stato totalmente consacrato al Signore, e questa verità secondo il
Pontefice potrebbe prevalere sul
fatto che - a differenza dei nazirei
- Gesù non si asteneva dall’alcol.
Tuttavia, manca qui il collegamento con Nazaret. Questo collegamento invece è presente nella
seconda spiegazione, che il Papa
preferisce: il riferimento che Matteo vuole proporre è alla profezia
di Isaia (11,1) secondo cui «un
germoglio spunterà dal tronco di
Iesse». Ora la parola «germoglio»
(in ebraico «nezer») si trova
anche nell›etimologia del nome
Nazaret: e non è tanto importante
se l’etimologia sia scientificamente fondata o sia stata solo creduta
vera da Matteo. Il fatto che questo
evangelista citi spesso Isaia rende
particolarmente credibile questa
ipotesi, anche se non tutte le difficoltà sono risolte.
I singoli capitoli del libro riprendono tutti lo schema generale, affrontando varie obiezioni
dell’esegesi razionalista e riaffermando la verità insieme storica e
teologica dei diversi episodi. Di
particolare rilevanza è il commento all’episodio dei Magi, astrologi
venuti dalla Persia a cercare un
misterioso re nato a Betlemme,
spinti sia da un fenomeno celeste
molto particolare rilevato dagli
astronomi da Roma alla lontana
Cina - che sta alla base della stella
di cui parlano i Vangeli, il che non
esclude il suo significato simbolico -, sia da profezie che circolavano in un’area molto vasta e di cui
un’eco misteriosa si trova pure
nella quarta egloga di Virgilio
nelle «Bucoliche», su cui molto
rifletterà la cristianità medievale.
A proposito di questo episodio il
Papa riprende quanto aveva già
affermato in un documento del
suo Magistero, l’enciclica «Spe
salvi» del 2007: l’episodio dei
Magi segna la fine dell’astrologia - non, evidentemente, di fatto, posto che mai come oggi tante
persone ci credono, ma di diritto
- perché a Betlemme è stata la
potenza del Bambino a guidare la
stella, non viceversa, e ormai gli
astri girano intorno al Signore che
si è incarnato nella storia.
L’episodio dei Magi, con la
strage degli innocenti - insiste
Benedetto XVI -, è storico, anche
se la tradizione ha aggiunto particolari extra-biblici, peraltro densi
di significato, come le differenti
provenienze ed etnie dei Magi,
che dovevano rappresentare tutto il mondo conosciuto, e la loro
qualità di re - venuti a rendere
omaggio al Re del cosmo e della
storia - con tanto di corteo reale
ricco di cavalli e cammelli. A proposito di animali, molti recensori
hanno affermato che il libro del
Papa manderebbe in pensione dal
presepe il bue e l’asinello, negando la verità storica di questo dettaglio. In realtà non è proprio così:
il Pontefice ribadisce il dato noto
secondo cui dei due animali non
c’è traccia nei Vangeli, ma essi simbolo degli ebrei e dei pagani
- compaiono molto presto nell’iconografia, anche in quanto menzionati in un brano di Isaia (1,3).
Il libro conferma pure che le grotte come quella dove nacque Gesù
erano spesso usate come stalle:
dunque non è impossibile che gli
animali ci fossero, anche se nulla
nei Vangeli lo attesta.
È impossibile dare conto in
una breve recensione di tutta
la ricchezza di particolari e
commenti del libro. Non si può
che consigliare di leggerlo. Si
deve però almeno aggiungere che
il Papa non ci propone un semplice
insieme di curiosità. Da ogni
episodio ricava un insegnamento
per noi. In tempi di crisi della
politica, vale la pena di fare
cenno alla sua insistenza su un
contesto che è quello della «pax
Augusti», la pace dell›imperatore
Augusto (63 a.C.-14 d.C.), che
è insieme implicitamente dagli
evangelisti paragonata e messa
in contrasto con la «pax Christi».
Gli evangelisti non contestano
che la pace di Augusto abbia
portato grandi benefici. Né lo
contesta il Pontefice, il quale
cita l›affermazione dell›esegeta
e storico Marius Reiser secondo
cui Augusto aveva portato «per
duecentocinquanta anni pace, sicurezza giuridica e un benessere,
che oggi molti Paesi dell’antico
Impero romano possono ormai
soltanto sognare». Dunque va dato
ad Augusto quello che è di Augusto, e il confronto non dev’essere
«unilateralmente polemico». E tuttavia nella pace di Augusto, pure grande, c’è qualcosa che non va. A un certo punto
l’imperatore pretende di essere
adorato come Dio. Andando al di
là dei limiti della politica, anche
la pace comincia a scricchiolare.
«Dove l’imperatore si divinizza e
rivendica qualità divine, la politica oltrepassa i propri limiti e promette ciò che non può compiere».
Seguono contestazioni e rivolte.
Si tratta di un sobrio monito sui
limiti della politica, contro ogni
totalitarismo. Soltanto riconoscendo che solo Cristo regna sulla storia come Signore e Dio, la
politica - anche quella che si dice
cristiana, ma che talora rischia
di strumentalizzare e manipolare
il Vangelo - potrà rendere il suo
autentico e legittimo servizio alla
verità e alla pace.
Articolo tratto dal sito del Cesnur (Centro Studi sulle nuove
religioni)
Massimo Introvigne
Cultura
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
A
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L’esperienza e la dottrina
della beata Elisabetta della Trinità
l secolo Élisabeth Catez, la beata carmelitana
francese Élisabeth de la
Trinité - Elisabetta della Trinità
(1880-1906) - fino all’età di sette anni «aveva frequenti eccessi di collera e scatti d’ira». Non
solo, ma «era intransigente senza lasciare possibilità di replica»
e «a volte sbatteva la porta, poi
la calciava e la percuoteva con i
pugni». Addirittura, «urlando e
facendo scenate, voleva ottenere
a tutti i costi la realizzazione dei
suoi desideri». Così Jan Krzysztof
Miczyński, teologo e sacerdote
polacco, ritrae la piccola esuberante Élisabeth in un suo studio
sulla futura beata (cfr. La cristologia esistenziale nell’esperienza
e nella dottrina di Elisabetta della Trinità, Ed. Gregoriana, Roma
2005). Miczyński, citando il frate
carmelitano Juan De Bono (in Elisabetta della Trinità, LEV, Città
del Vaticano 2002, p.87), racconta
anche di quando Élisabeth, privata della sua bambola, gridò all’indirizzo di un sacerdote, durante
una S. Messa: «Brutto parroco
cattivo, ridammi la mia Jeannette!
[la bambola, appunto]». L’epilogo
fu tempestoso: «continuava a urlare, si dibatteva e lanciava sguardi furibondi al celebrante; per farla tacere fu necessario trascinarla
a forza fuori dalla chiesa» (cit.
p.64). Insomma, «era testarda e
capricciosa, spesso giudicava» le
persone.
Un incontro provvidenziale
Al centro della predicazione di
padre Juan De Bono c’è il problema di come incarnare la Parola
di Dio e quanto aiuto può venire,
nel merito, dall’esperienza della
beata Elisabetta a chi voglia pra-
ticare la sequela Christi. In effetti, l’esempio della vita dei santi,
in generale, è sempre stato d’ausilio al penitente per trovare con
più sicurezza la via della riconciliazione con Dio e, quindi, della
salvezza eterna. Questo vale, in
particolare, per la beata Elisabetta, unita in tutto e per tutta la vita
alle consolazioni e ai patimenti di Gesù Cristo, fino a quando
morì a soli ventisei anni, vittima
del morbo di Addison. Il morbo
compromette gravemente le funzioni metaboliche e il malato, in
assenza di cure e di cibo, muore di
fame. Padre Juan si trovò a vedere incrociata la propria vocazione
con quella della carmelitana francese in occasione della stesura di
una tesi, a conclusione degli studi
teologici. Egli venne a conoscere,
mediante la lettura dei numerosi
scritti lasciati dalla beata, la vita
e la personalità di suor Elisabetta della Trinità (cfr. Scritti, OCD,
Roma 2006). Ne apprezzò la semplicità ordinaria con cui ella seppe
gestire le sofferenze quotidiane,
nascoste nel silenzio e nell’intima
accettazione del dolore. Restò affascinato dal modo eccellente con
cui Elisabetta realizzò la “piccola
Via” per giungere alla salvezza,
proposta e attualizzata dalla più
celebre coetanea santa Teresa di
Lisieux: subire il martirio, non
in modo repentino e cruento, ma
nella semplice accettazione dei
piccoli sacrifici quotidiani, che richiedono non meno virtù eroica di
quelli grandi. Forse con maggior
nascondimento di Teresa, Elisabetta seppe concludere in modo
sorprendentemente ordinario la
Via indicata dalla santa di Lisieux,
tanto che invano si cercherebbe
La beata Elisabetta della Trinità, mistica
qualcosa di sbalorditivo o miracoloso nella sua vicenda, se non il
miracolo di vivere una vita simile
a quella di Maria Santissima, Madre di Dio, la quale «custodiva»
tutte le proprie esperienze «meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
“I miei Tre”
Fu così che Padre Juan divenne
uno studioso della beata e divulgatore della sua spiritualità. Egli
ne ha parlato come di un «gigante
della mistica contemporanea», di
una donna abbandonata e immersa completamente e letteralmente
nella vita di Dio, tanto quasi da ridurre a nulla se stessa per fare posto alle opere soprannaturali della
Santissima Trinità. Ella, come
San Paolo, si è rassegnata ad essere crocifissa assieme a Cristo, fino
al punto da ammettere: «non sono
più io che vivo, ma Cristo vive in
me» (Gal 2, 20). Chiamava Dio «i
miei Tre», confidenzialmente, riferendosi a Dio, uno e trino. E la
confidenza assunse, nel corso della vita, livelli tali da condizionare
i rapporti di Elisabetta con parenti e amici, dei quali rapporti ella
aveva una «concezione trinitaria».
Era solita, ad esempio, relazionarsi con le consorelle in modo umile
e affettuoso, costruendo un sodalizio soprattutto tra ella stessa,
suor Anna Maria e la superiora del
convento carmelitano madre Germana. Oppure, quando ancora era
in famiglia, trovare un riferimento fisso nell’amata madre Marie e
nella sorella Margherita (Guite).
Ma come, una bambina testarda e collerica, si rese adatta al
Carmelo? A sette anni le morì
suo padre tra le braccia. Un infarto, improvviso. Difficilmente la
maggior parte delle persone trae
vantaggio o maturazione da vicende simili. Spesso sopravviene
tristezza e depressione. Ma non fu
così per Elisabetta: al posto della
prostrazione, la futura beata giunse repentinamente a grande maturità, perché seppe abbandonare
gli atteggiamenti capricciosi o infantili. Dopo quel fatto orribile, il
suo carattere divenne risoluto e al
posto di un agire esitante e incerto
riuscì ad ottenere una grande fermezza.
Musicista di Dio e seguace paolina
Il padre Juan De Bono, in un
suo libro su Elisabetta della Trinità (1880-1906), ha ricordato di
come la beata seppe rispondere
alle lusinghe del pianista Charles Hallo, che la corteggiava con
insistenza. «Carlo, tu mi annoi»,
gli disse schiettamente, forse reprimendo l’umano e onesto desiderio di un affetto. Ma Elisabetta
aveva già deciso, in cuor suo, di
abbandonare le cure mondane e
di abbracciare definitivamente la
vita religiosa. Da tempo era sua
intenzione entrare nel Convento
carmelitano a Digione, nonostante la contrarietà di sua madre. La
signora Catez alla fine cedette e
permise alla figlia, raggiunta l’età
di ventun’anni (1901), di entrare
nel Carmelo e di farsi suora.
Durante l’adolescenza, Elisabetta aveva frequentato il conservatorio cittadino, ottenendo
un’ottima preparazione musicale
Elisabetta prima dell’ingresso nel Carmelo
e una buona abilità come pianista. Padre Juan ha spiegato che
la vocazione non cancellò nella
giovane Catez la predisposizione
all’autodisciplina, che lo studio
della musica comporta necessariamente. E nemmeno l’esercizio
continuo d’interpretare la musica
risultò inutile. Ma anzi, secondo
il parere di mons. Mariano Magrassi (studioso della beata, citato
da De Bono), dalla lettura delle
sue poesie e lettere, che scrisse
in gran numero, si avverte una
certa similitudine con i brani musicali, al punto da poter dire che
«gli scritti di suor Elisabetta sono
sempre la stessa musica con note
diverse», così come si diceva di
Vivaldi. Un’altra peculiarità della
beata è l’abitudine - sapientissima
- di citare continuamente la Sacra
Scrittura. Nel corpus degli scritti
si possono contare più di un migliaio di citazioni, delle quali - relativamente al Nuovo Testamento
- la maggioranza sono attinenti ai
testi di San Giovanni evangelista
e, soprattutto, di San Paolo. Non
è esagerato ammettere che Elisabetta della Trinità sia stata una tra
i maggiori interpreti e seguaci paolini, tanto puramente seppe tradurre e scrutare le parole dell’Apostolo. Al pari di San Paolo
comprese e visse la trasformazione in Cristo (specialmente durante la malattia e l’agonia), la gioia
del vivere in grazia la beatitudine
trinitaria e l’onore di potersi immolare agli occhi compiaciuti del
Padre, come fece Cristo.
Laudem gloriæ
Ma l’ispirazione maggiore - riflette padre Juan - giunse a suor
Elisabetta dal passo paolino di Ef
1, 11-12: «In lui [in Cristo, ndr]
siamo stati fatti anche eredi […]
perché noi fossimo a lode della
sua gloria […]». A lode della sua
gloria, in laudem gloriæ ipsius.
Ebbene, questa vocazione - la
vocazione di essere la lode della
gloria di Gesù Cristo - «coincide
perfettamente con l’aspirazione
più profonda» dell’ideale della
beata, dice padre De Bono. Tanto
che Elisabetta, a partire dai due
anni prima della morte, firmerà
spesso lettere e poesie proprio con
lo pseudonimo “laudem gloriæ”.
La si vedrà, appunto, al seguito di
Gesù e nell’approssimarsi al doloroso e beato trapasso, «dirigersi
risolutamente, decisamente verso
Gerusalemme» (Lc 9, 51), verso
le dimore eterne della pace divina.
Come già aveva notato la sorella
Guite, anni prima, «Elisabetta è
stata molto ardente e sensibile».
Lo sarà fino alla fine. Nell’agonia volle offrirsi al Padre come
un’ostia - conclude don Juan - e
pervenne al mistero della «predestinazione»: non per la salvezza
o per la dannazione, ma per «essere conforme al Figlio» (Rm 8,
29). E su questo conformarsi ella
volle porre il sigillo della propria
volontà.
Silvio Brachetta
6
Informazione Regionale
I prodotti tipici siciliani protagonisti
al Temporary Store “Fior Fiore”
dalla
Sicilia
C
atania - Il meglio della cultura gastronomica siciliana esportato oltre i confini
regionali e apprezzato dai consumatori di tutta Italia per la sua
qualità e la sua tipicità: dall’olio
del Val di Mazara spremuto dalle
olive delle province di Palermo e
Agrigento al cioccolato di Modica, figlio di una tradizione che affonda le sue radici nel Settecento,
passando per la provola sfoglia di
Montalbano, realizzata con la passione d’un tempo.
I prodotti tipici siciliani sono
stati assoluti protagonisti dell’incontro che si è tenuto martedì
pomeriggio 11 dicembre al centro commerciale Katanè di Gravina di Catania. L’appuntamento,
condotto dal giornalista Fabrizio
Carrera, direttore di Cronache di
Gusto, uno dei massimi esperti di
enogastronomia in Sicilia, è inserito nel ricco calendario di eventi
che ruoterà attorno al temporary
store Fior Fiore di Coop che resterà aperto fino al 6 gennaio 2013
al centro commerciale Katanè:
un luogo dove i visitatori avranno l’opportunità di partecipare a
degustazioni, incontri e approfondimenti sul mondo della cultura
enogastronomica.
All’incontro di oggi hanno partecipato Giuseppe Giansiracusa,
presidente di Legacoop Catania,
Domenico Brisigotti, direttore
prodotto Coop di Coop Italia, e
Lucio Rossetto, amministratore
delegato Ipercoop Sicilia. In platea anche il sindaco di Gravina
Domenico Rapisarda, l’assessore
comunale alle Attività produttive
di Catania Fabio Falco, il direttore del centro commerciale Katanè
Rocco Ramondino, il direttore
dell’ipermercato Ipercoop Alfio
Leanza oltre a molti dei dodici
produttori siciliani che sono fieri di essere tra le referenze della
linea Fior Fiore, nata nel 2002 e
premiata da un crescente consenso da parte dei consumatori.
Grazie a Coop in questi anni queste piccole realtà imprenditoriali
siciliane (due aziende sono della
provincia di Catania, due sono di
Siracusa e altre due di Ragusa,
una di Palermo, tre della provincia di Agrigento, una di Trapani
e una di Messina) hanno avuto
l’opportunità di crescere anche
sotto il profilo organizzativo per
rispondere ai serrati standard produttivi richiesti dal gruppo, abbinando una rigorosa selezione e ricerca delle materie prime migliori
all’innovazione tecnologica, con
un occhio di riguardo alla tradizione. E’ quanto emerso anche
dalle testimonianze degli imprenditori intervenuti oggi, realtà produttive che rappresentano il fiore
all’occhiello dell’enogastronomia
siciliana.
“L’Italia è ricca di una patrimonio enogastronomico che non si
ritrova altrove ma spesso l’eccellenza resta confinata a un livello
locale – ha sottolineato Domenico Brisigotti, direttore prodotto
Coop di Coop Italia – Ecco perché la linea Fior Fiore intende far
diventare i prodotti d’eccellenza
patrimonio di tutti”.
Il Temporary Store Fior Fiore,
unica esperienza del genere nel
Sud Italia, è un negozio “a tempo
determinato”, come dice lo stesso nome, ma che una volta tanto
non vende capi di abbigliamento
o oggetti di design, come ormai
siamo abituati a vedere nelle nostre città, bensì prodotti alimentari
di qualità che raccontano i sapori
di una terra e le sue tradizioni da
buongustai, in grado di resistere
allo scorrere del tempo. Si tratta
infatti di una autentica bottega del
gusto creata per celebrare l’eccellenza dei prodotti tipici siciliani
che, grazie al marchio Fior Fiore,
hanno sgretolato i confini regionali per inserirsi in un circuito di
vendita sul territorio nazionale,
facendosi conoscere e apprezzare in tutta Italia. “Anche in un
momento di crisi come quello
Messa di Santa Lucia
per ammalati, medici e infermieri
R
agusa - Un’atmosfera gioiosa e solidale, volti sorridenti, il Natale alle porte
e un’iniziativa speciale per coloro che soffrono di patologie agli
occhi. La celebrazione eucaristica
nel segno di Santa Lucia, svoltasi
giovedì 13 dicembre nel reparto di Oftalmologia dell’ospedale
Maria Paternò Arezzo di Ragusa,
ha donato conforto e sollievo ai
presenti. Nel corridoio del reparto, numerosi infermieri, medici
e pazienti hanno presenziato alla
messa presieduta dal vescovo di
Ragusa, mons. Paolo Urso, con
il direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute, don Giorgio
Occhipinti. Un’iniziativa dal forte
valore simbolico, celebrata proprio nel giorno di Santa Lucia,
protettrice della vista a causa del
suo nome (da Lux, luce). Evidente, infatti, è stata l’emozione e la
gratitudine nei volti dei presenti.
Don Giorgio Occhipinti, dopo
aver ringraziato coloro che sono
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
intervenuti alla celebrazione eucaristica, ha dato la parola a Salvatore Azzaro, primario di Oculistica.
“Ringrazio il vescovo e don Occhipinti – ha detto il dott. Azzaro
– per essere qui oggi e per aver
realizzato questa iniziativa davvero bella ed importante per i nostri
pazienti oltre che per il nostro personale che si occupa di loro ogni
giorno, nonostante le difficoltà.
In questo periodo anche il nostro
ospedale accusa i colpi della crisi,
che rende complicato offrire determinati servizi ai pazienti”. Le
parole del primario hanno colto il
senso di tale iniziativa, tanto che
il vescovo, dopo averlo ringraziato per il suo intervento, ha sottolineato l’importanza dell’impegno
quotidiano del personale ospedaliero a fianco degli ammalati.
“Oggi, in questo reparto – ha spiegato mons. Urso – ci incontriamo
per guardare insieme la realtà,
con la protezione di Santa Lucia.
È giusto dire, come ha fatto il primario, che ci sono difficoltà, ma
la gratitudine delle persone nei
confronti di chi si prende cura di
loro deve essere sempre viva. Soprattutto in periodi di crisi come
quello attuale. La tecnologia – ha
aggiunto mons. Urso – va veloce
e non si può restare indietro: c’è
in gioco la salute dei pazienti ed
è fondamentale impegnarsi per
garantirla”.
Il vescovo ha poi fatto riferimento al libro di Giobbe, per descrivere al meglio “l’umanità sofferente nel rapporto uomo-Dio”
e alla figura di Santa Lucia: “Per
vedere Dio – ha chiarito mons.
Urso – non da stranieri, ci vogliono occhi nuovi. È necessario
il superamento di ogni patologia
per vedere oltre il velo. Questo è
l’insegnamento che ci ha lasciato
Santa Lucia. Vi auguro, quindi, di
seguire il suo esempio per poter
vedere non solo ciò che è visibile, ma anche ciò che non lo è”.
Citando il celebre libro di Antoine de Saint-Exupèry, “Il Piccolo
Principe”, il vescovo ha racchiuso
in una frase il valore della vita e
del martirio della santa di Siracusa: “L’essenziale è invisibile agli
occhi, ma lo si vede col cuore”.
A conclusione della messa, don
Giorgio Occhipinti ha evidenziato
il taglio solidale delle iniziative
realizzate dalla Pastorale per la
Salute ed ha invitato i presenti a
vedere le necessità dei fratelli e
ad interrogarsi su “come sono i
nostri occhi”, nel segno di Santa
Lucia.
che stiamo vivendo è importante
potersi permettere la qualità, consumando qualcosa di buono in un
ambiente domestico - ha affermato Lucio Rossetto, amministratore
delegato Ipercoop Sicilia – Quello
compiuto con il temporary store
è un primo importante passo per
avvicinare sempre di più il mondo
Coop alla Sicilia”
“La cooperazione italiana e in
scala anche quella siciliana, è da
sempre attenta alla valorizzazione
della tipicità e lo è ancor di più
negli ultimi anni, da quando si è
innescato nel mondo un processo
per il quale il cibo globale, e spes-
so senza qualità, sta sempre più
prendendo il sopravvento a discapito dei sapori unici delle nostre
terre”, ha affermato Giuseppe
Giansiracusa, presidente Legacoop Catania, che ha lanciato l’invito alle aziende che fanno parte
della linea Fior Fiore ad associarsi
sotto forma di cooperativa.
La linea Fior Fiore di Coop è
composta unicamente da eccellenze enogastronomiche tipiche,
conta attualmente più di 250 referenze diverse, la cui qualità è garantita da Coop: specialità spesso
poco o nulla conosciute, se non
nelle zone di origine.
Una stalla gestita da mafiosi
trasformata in slargo pubblico
C
atania - “Piazzetta della Legalità”, così è stato
chiamato lo spazio attrezzato in pochi giorni per volere del
sindaco Stancanelli sorto al posto
del manufatto abusivo adibito a
stalla, in via Caprera nel rione San
Cristoforo, confiscato alla mafia e
nei giorni scorsi smontato e demolito dagli operai del Comune. Un
piccolo carrubbo con le panchine
intorno in uno spazio rimesso a
nuovo ha preso il posto del pericoloso rudere consegnato al Comune già nel 1999 in condizioni
fatiscenti e che era stato utilizzato
da malavitosi per attività illecite:
“La riconsegna di questo spazio
ai cittadini che apprezzano questa
azione di ripristino delle regole
avviene dopo tredici anni di silenzi e omissioni -ha detto il sindacoha una valenza non solo simbolica
ma anche concreta, un segnale di
legalità forte e chiaro per lottare
concretamente le organizzazioni
criminali anche nel controllo del
territorio. A questo proposito la
nostra ferma azione nel ripristino
delle regole nel campo dell’abusivismo edilizio comincia a dare i
suoi frutti perché diversi proprietari a cui avevamo intimato di demolire
l’immobile
ora
cominciano a farlo,
perché hanno
capito che ora
il
Comune
agisce in loro
danno accollando anche
maggiori spese”. A questo
proposito il sindaco Stancanelli
ha reso noto che un edificio abusivo di via Archirotti, nei pressi del
centro polifunzionale di Zurria è
stato già demolito dagli stessi proprietari e che altrettanto si accingono a fare quelli di un immobile
di viale Kennedy e di un garage di
via Sgroppillo.
Sul posto si è recato anche il
procuratore aggiunto Giuseppe
Toscano che ha sottolineato “la
proficua collaborazione tra l’Autorità Giudiziaria e l’Amministrazione Comunale, che sta facendo
compiere importanti passi avanti
sul fronte del fenomeno dell’abusivismo soprattutto su quello delle demolizioni che anche alla luce
delle nuove leggi non possono più
essere remorate”.
I lavori di demolizione dei circa
70 mq dell’immobile una volta di
proprietà di esponenti mafiosi e di
realizzazione del piccolo slargo
sono costati complessivamente al
Comune circa 15 mila euro. Una
piccola folla di cittadini ha suggellato con il simbolico taglio del
nastro, la riconquista di uno spazio pubblico prima illecitamente
sottratto.
INSERTO
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
7
Corriere Letterario
A cura di Antonio D’Ettoris
Un laboratorio di idee per la democrazia cristiana
I basisti, generali senza esercito
I
l sottotitolo del libro di Maria Chiara Mattesini La Base
(Edizioni Studium, Roma
2012, pp.272,euro 22,50), Un laboratorio di idee per la Democrazia Cristiana, esprime in sintesi
ispirazione, intento e contenuto
di un attento lavoro di ricerca. E
occorre, per coglierne lo spirito,
collocarlo in un contesto che non
disdegna l’approccio alla storia
del più grande partito italiano del
Novecento. I due volumi laterziani di Agostino Giovagnoli , La
cultura democristiana e Il Partito
italiano. La Democrazia Cristiana dal 1942 al 1994, editi nella
Collana “Storia e Società” ( 1991
e 1996), costituiscono per il loro
impianto, e di là da ogni posizione dell’autore, una guida per tanti
ricercatori, giovani e meno giovani, che si cimentano nello studio
di figure e correnti del movimento
cattolico e della storia contemporanea. Appare opportuno segnalare le pagine limpide e coraggiose
di Delenda Dc di Giovanni Di
Capua (autore anche, insieme
con Paolo Messa, di Dc. Il partito
che fece l’Italia, Marsilio, “Formiche”, Venezia 2011, pp.292,
euro 14,00), che esce nel 2004 nei
Quaderni di “Europa Popolare”:
e accanto a esso non si può non
ricordare l’appassionato lavoro
di Gerardo Bianco su La balena
bianca, presentato il 4 maggio
2011 con successo a Montecitorio. Tanto premesso, andiamo a
leggere le pagine della Mattesini,
alle quali introduce Carlo Felice
Casula, che del movimento cattolico è studioso e interprete acuto. La Mattesini con lo stile dello
storico e del giornalista racconta
vicende e personaggi (Marcora,
Menapace, Galloni, De Mita, Granelli, Pistelli, Misasi…) che hanno lasciato tracce solide nella storia e nella cultura, evidenti anche
per la loro incisività educativa.
Le riviste della Base (“La Base”,
“Prospettive”, “Stato democratico”, “Politica”) hanno educato
alla laicità della politica, all’autonomia dei cattolici in politica, alla
cittadinanza attiva consapevole e
responsabile, al senso della convivenza civile e dello Stato, ai valo-
ri da cui discende ogni iniziativa
politica degna di questo nome, al
dialogo, al bene comune, all’incontro con le classi meno fortunate, emarginate, povere. A tali riviste si sono ispirate periodici locali
in tante zone del Paese (sono stati
di recente ricordati i 50 anni delle
“Cronache calabresi” di Antonio
Guarasci, cui si affiancò, in piena
consonanza con la fiorentina “Politica”, il periodico “Noi Giovani”
di Corigliano Calabro). Una documentazione ricca,spesso di prima
mano, sorregge il discorso della
Mattesini, che consulta i fondi
Marcora e Granelli dell’Istituto
Sturzo e di Enrico Mattei dell’Archivio Storico ENI, si avvale di
una bibliografia abbondante e sottolinea dati e asserti con puntuali
citazioni.
La vicenda della Base si snoda
così in modo chiaro e avvincente. La Base nasce a Belgirate il
23 settembre 1953 per iniziativa
di un gruppo di giovani cattolici
mossi dal desiderio di rigenerare
la DC e rinnovare la politica. Non
sono capiti, sono anzi avversati da democratici cristiani della
prima generazione; ma sono pugnaci e ricchi di entusiasmo. La
“Civiltà Cattolica” (21/07/2012)
recensendo il libro per la penna
di p.Occhetta, scrive che i basisti
sono stati “generali senza esercito”, ma giovani che “hanno avu-
Enrico Mattei
Questo libro racconta cosa e come si mangiaMaria Pia Pedani
La grande cucina ottomana va a Istanbul ai tempi dell’Impero ottomano:
quali furono gli ingredienti e i piatti tipici,
Il Mulino
come si formò e come mutò nel tempo una
pp. 220 €. 16,00
cucina posta all’incrocio di molteplici civiltà
e marcata fra Medioevo ed età moderna dal passaggio «rivoluzionario» dal
salato al dolce. E ancora, il significato sociale del cibo sulle tavole dei ricchi e
su quelle dei poveri, l’etichetta, il rapporto tra cibo e religione, come si operava nelle cucine
del palazzo del sultano e come si mangiava nelle feste imperiali e in quelle religiose. Un
viaggio inconsueto nella cultura gastronomica ottomana, che fu più raffinata di quanto si è
soliti pensare.
Una guerra percorre l’India profonda. Scontri a fuoMarina Forti
co, imboscate, raid. Sui campi avversi, le bande ma- Il cuore di tenebra
oiste dei naxaliti e i corpi d’élite con i battaglioni
dell’India
speciali dello stato. Una guerriglia rurale nel cuore Bruno Mondadori
dell’India, che riguarda da vicino il pianeta intero,
tutti noi. La regione di montagne e foreste che è pp. 176 €. 16,00
teatro del conflitto racchiude infatti immensi giacimenti minerari di ferro,
carbone, bauxite, uranio. Miniere e acciaierie spuntano sulle terre, abitate
da tribali, delle quali accelerano l’esproprio. Così una guerra strisciante tra le montagne
dell’India diventa la faccia nascosta e oscura dell’economia globale, che di queste risorse ha
un bisogno sempre crescente.
to la capacità di
guardare lontano e anticipare
scelte di politica
sociale ed economica che il
sistema politico
ha attuato troppo tardi”. Il loro
progetto appare
nuovo, talvolta
in discontinuità
col passato, ma
ben costruito su
terreno solido, sul terreno della
democrazia e del cattolicesimo
sociale e con l’impegno per l’unità della compagine partitica. La
Mattesini mette in rilievo i legami
dei protagonisti della “corrente”
con uomini di Chiesa e uomini del Partito (in particolare con
Fanfani), con La Pira, con esponenti di altri partiti, con dirigenti
aziendali illuminati, col mondo
della cultura. Ne segue la storia
dalla nascita e per tutti gli anni
cinquanta del secolo scorso. Un
lavoro importante: come dimostra l’accoglienza a esso riservato
dai lettori e in ambienti culturali.
Presentato a Milano, a Firenze,
all’Istituto Sturzo di Roma, da
storici, giornalisti, intellettuali,
politici, ha suscitato interesse e
acceso il desiderio di approfondire. Ne sono prova le parole di
esperti recensori (Roncalli, Paoluzzi, Ciccardini…) o
di personaggi della
cultura partecipanti ai
convegni di presentazione (Bassetti, Guido
Formigoni, Ignesti,
Conticelli…). Esso
nasce non da spirito
apologetico, ma dalla
Ciriaco De Mita
volontà di capire Chiesa e politica,
politica e società, impegno politico e cultura politica, la genesi del
centro-sinistra, ossia dell’incontro
tra Dc e Psi, i rapporti tra cattolici
e comunisti. In particolare il lettore è chiamato a soffermarsi sul
discorso che la Base promuove su
operai, contadini, studenti, donne
in un momento carico di tensioni
e di attese.
Il libro della Mattesini, che a
protagonisti della Dc (Fanfani,
Granelli) e a momenti di storia
contemporanea va dedicando studi e ricerche, ben si inserisce nella
collana “Religione e società”delle
Edizioni Studium, da sempre attente ai problemi della società
contemporanea.
Francesco Pistoia
La copertina
del libro
Stuart Clark
L’oscuro labirinto del
cielo
Dedalo - pp. 352 €. 16,00
Agli albori del XVII secolo, in un’Europa funestata
da continue guerre, due astronomi rischiano la vita
per svelare le leggi che regolano il funzionamento dell’Universo. Johannes Kepler è cagionevole,
innamorato della moglie, rigidamente luterano,
Galileo Galilei un po’ tronfio e padre di due figlie
illegittime: entrambi studiano il moto dei pianeti, sposano la teoria copernicana
e sfidano le più potenti forze politiche e religiose del loro tempo, fino ad affrontare l’accusa
di eresia. Combinando invenzione romanzesca e una solida base documentaria, Stuart Clark
ricostruisce una pagina cruciale della storia dell’astronomia e crea un ritratto vividissimo
dei due illustri scienziati e della loro epoca. Un grande affresco storico, avvincente come
un’opera di fantasia.
Tra “Il grido” (1957) e “L’avventura” (1960), Mi- Michelangelo Antonioni,
chelangelo Antonioni ha diretto una compagnia
Elio Bartolini
di prosa composta da Monica Vitti, Virna Lisi e
Scandali segreti
Giancarlo Sbragia. Il repertorio era incentrato su
Marsilio
“Scandali segreti”: l’adattamento teatrale di un
pp. 174 €. 15,00
soggetto cinematografico mai realizzato. La commedia - scritta con Elio Bartolini - salda idealmente i film degli anni ‘50 a quelli
degli anni ‘60, e costituisce un tassello importante per comprendere la poetica del regista alla
soglia della maturità espressiva.
Le bolle sono ovunque, nell’aria e nell’acqua,
fatte di sapone o di gas. “Danzano su grappoli di
nuvole”, come recita una canzone di successo,
e vengono ritratte in meravigliose opere d’arte.
Fragili ed effimere, bolle, gocce e schiu-me possono costituire i pilastri su cui poggia il nostro mondo. Sono la ragione per cui
il cielo è azzurro e quella per cui si formano gli anelli di caffè, ma sono pure
essenziali per chiarire come i detergenti puliscono le stoviglie e per capire come spillare una
perfetta pinta di birra.
Il buon marito è il titolo di un racconto in cui lo scrittore
illuminista Jean-François Marmontel descrive la conversione al modello di famiglia borghese di una giovane sposa aristocratica. Una storia esemplare, perché imperniata
attorno alla figura del marito «virtuoso», che la Rivoluzione francese elegge a pedina essenziale nella costruzione di un nuovo ordine
politico e sociale che gradualmente soppianta il sistema patriarcale dell’Ancien
Régime. Attraverso una minuziosa analisi di documenti di varia provenienza, l’autrice ripercorre le tappe più significative del processo di emancipazione dell’individuo-cittadino.
I capitoli di questo libro propongono un
Giuseppe De Marco
percorso focalizzato principalmente su una
Qui la meta è partire
delle ‘figure’ essenziali della lontananza:
Marsilio
lo sguardo, indagato nei suoi rapporti con
pp.
160
€. 18,00
la costruzione della narrazione. Se il viaggio mette subito in gioco le categorie dello spazio e del tempo, lo sguardo
determina una soglia che è insieme un limite e una potenzialità, la parola apre
la strada a un visibile che è solo letterario, oltre la vista, appunto.
Cosa sarebbe successo se Elvis avesse continuato
Enzo Guaitamacchi
a fare il camionista? E se i Beatles fossero rimasti
Rock files
ad Amburgo? O se Hendrix non avesse abbandoArcana
nato l’esercito americano? Probabilmente, il rock
pp.
558
€. 19,90
non sarebbe esistito. E le vite di tutti noi sarebbero
state diverse. Invece, a 60 anni di distanza dal giorno in cui “un bel ragazzo con
le basette” ha registrato a Memphis una canzone per la sua mamma, il rock ‘n’
roll è considerato una delle più importanti forme artistiche del Novecento.
F. Ronald Young
Bolle, gocce, schiume
Cortina
pp. 148 €. 16,00
Anne Verjus
Il buon marito
Dedalo
pp. 384 €. 25,00
LIBRI DA LEGGERE
8
P
LIBRI
INSERTO
Michael Rohde
La cura dei giardini storici
Olschki, pp. 590 €. 58,00
Quest’opera illustra con rara
chiarezza la teoria e la prassi
del restauro e della manutenzione dei giardini storici, organizzando la materia in una prima
parte riguardante il passato, sviluppata su testi antichi, e in una
seconda riguardante il presente,
sviluppata sulle testimonianze
dirette di trenta fra i più importanti giardini e parchi tedeschi.
è
LEGGERE
CULTURA
Una casa senza biblioteca è
come una fortezza senza armeria
(da un antico detto monastico)
a cura di Maria Grazia D’Ettoris
La regina del Sud
rima di presentare il volume, La Regina del Sud,
devo fare qualche riflessione sul libro Terroni di Aprile che
secondo Demarco intende sminuire “l’eccessiva retorica risorgimentale svelando il volto violento, repressivo e anche coloniale
dell’intervento sabaudo”. Ottima
l’intenzione, soltanto che per Demarco, il testo,“non si accontenta
del molto. E neanche del moltissimo. Punta al tutto, al ribaltamento assoluto della Storia”. Forse
Demarco sopravvaluta il testo di
Aprile, allora che cosa si dovrebbe scrivere di Carlo Alianello,
Patrick K. O’Clery o di Angela
Pellicciari? Naturalmente il direttore del Corriere del Mezzogiorno
non li cita ma fa riferimento ad
altri storici “moderati” come Angelantonio Spagnoletti, ma anche
lo stesso Giordano Bruno Guerri,
che hanno prestato particolari attenzione alle ragioni dei vinti, ma
assai più equilibrati e sicuramente
senza coltelli tra i denti. Per quanto mi riguarda, ho letto e recensito Terroni, mi è sembrato un po’
confuso politicamente e troppo
nostalgico, carico di un rivendicazionismo che non tiene conto della realtà e cioè l’Unità del Paese
ormai c’è, non si può ritornare al
passato, piuttosto bisogna discutere dell’ideologia risorgimentista
che continua a fare danni.
Nel 12° capitolo Demarco in-
travede addirittura un romanticismo sudista, dove s’intrecciano
forze e culture, in un’unica trama, un’unica storia, raccontata a
più voci, che si avvicinano, si annusano, si sovrappongono.“Chi
poteva immaginare - si chiede
Demarco - che, in un’atmosfera
di nuovo Romanticismo, un giorno i nipotini di Gramsci e quelli
di Ferdinando II avrebbero deposto le armi in nome di una causa comune? E che alla figura del
neoborbonico vero, di tradizione
e cultura monarchica, si sarebbe
affiancata quella di un neoborbonico giacobino, repubblicano
e postcomunista?” Peraltro il
Risorgimento al Sud non è mai
piaciuto a nessuno, né ai cattolici, né ai comunisti, tanto meno ai
borbonici, ma anche a quei meridionalisti come Salvemini, Fortunato e Nitti. A proposito dei cattolici Demarco si sorprende del
protagonismo dell’ex magistrato
Alfredo Mantovano, cattolico di
Lecce, eletto in parlamento nelle
fila del centrodestra. Mantovano
colto e sicuro del suo integralismo, - scrive Demarco - non si
è sottratto al dibattito sui centocinquant’anni dell’Unità d’Italia
e ti credo come poteva sottrarsi
uno che si è formato alla scuola
di Alleanza Cattolica. Tra le tante
manifestazioni che ha organizzato l’onorevole Mantovano, l’anno
scorso ha provocatoriamente or-
C
ganizzato un processo sui generis
proprio a Maria Sofia, l’ultima
regina del Regno borbonico, una
figura controversa e tanto discussa dagli storici e la pubblicistica
nostrana e internazionale. E siamo
giunti alla presentazione dell’ultimo testo da presentare, che si riferisce proprio a Maria Sofia, La
Regina del Sud di Arrigo Petacco,
Arnoldo Mondadori editore.
Maria Sofia di Borbone, una
delle cinque famose sorelle Wittelsbach, tra queste ricordiamo
Elisabetta, la celebre Sissi, imperatrice, moglie di Francesco Giuseppe. Maria Sofia diventa regina
di Napoli a soli 18 anni, moglie di
Francesco II. Una ragazza bella,
intrepida, avventurosa, temuta da
Cavour, più popolare dello stesso
Garibaldi, dopo l’unità diventa il
simbolo più fulgido del legittimismo reazionario. Diventa eroica
protagonista durante l’assedio
di Gaeta, poi animatrice appassionata del brigantaggio politico
nelle provincie meridionali, non
si arrese mai all’inesorabile avanzare della Storia, D’Annunzio la
chiamerà, l’”aquiletta bavara”.
Scrive Petacco nell’introduzione:
“Adorata dai suoi soldati, amata dai giovani eroi romantici che
giungevano da ogni parte d’Europa per porre ai suoi piedi il loro
cuore e la loro spada, l’’eroina di
Gaeta’, malgrado avesse al fianco un consorte frigido e fatalista
onservali nella tua
Pigi Colognesi
La Fede che preferisco
è la speranza
Bur
pp. 400 € 12,00
Charles Péguy ha speso la vita nel mettere al
centro l’umano, con i suoi dolori, miserie e
speranze, donando così una linfa nuova tanto al socialismo della giovinezza quanto alla
fede della maturità; per questo, è stato isolato. Oggi la sua figura riconquista il posto che
gli compete – anche grazie ad “ammiratori”
quali Giovanni Paolo II, don Giussani e von
Balthasar – ma resta ancora molto da scoprire. Pigi Colognesi ci propone finalmente
la prima biografia italiana del grande autore.
Emanuele Trevi
Istruzioni per
l’uso del lupo
Elliot
pp. 54 €. 7,50
Una meditazione sul senso della critica letteraria e sulla necessità della ricerca di un
lessico in grado di esprimere il proprio “debito grandissim o contratto con la letteratura, un debito di conoscenza e non di consolazione”. La riflessione dell’autore parte
dal presupposto che il linguaggio tecnico
dell’Accademia e del giornalismo culturale
abbia creato una codificazione artificiosa se
non mortifera della trasmissione della cultura.
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Franz Hessel
Marlene Dietrich
Elliot
pp. 64 €. 7,50
B
“Che interpreti una dama o una prostituta,
una conquistatrice o una vittima, Marlene
Dietrich incarna sempre un sogno universale”. Nelle pagine di questo breve ritratto, inedito in Italia, Hessel riesce a restituire un’immagine valida allora come oggi, cogliendone
con acume e lungimiranza le caratteristiche
che i ruoli e i film successivi avrebbero poi
confermato.
Marsilio Ficino
Commento al “Parmenide”
di Platone
Olschki
pp. CXXVI-392 €. 35,00
La traduzione in lingua italiana del commento al Parmenide di Ficino (1433-1499)
costituisce uno strumento fondamentale per
comprenderne la portata: elemento di snodo
all’interno della tradizione platonica e neoplatonica, il testo viene progressivamente
elucidato dalla curatrice attraverso l’analisi e
la discussione delle fonti che ne hanno ispirato la stesura. L’ampia introduzione all’opera
offre un panorama articolato del dibattito sulla tradizione del Parmenide e, più in generale,
sulla metafisica ficiniana.
La copertina
del libro
(il fin troppo vituperato Francischiello) combatté una lunga battaglia senza regole e senza quartiere contro l’odiato Savoia”. I
suoi avversari hanno tentato di offuscarne l’immagine, attribuendogli amanti e nefandezze. Si giunse
persino a realizzare ai suoi danni
un osceno fotomontaggio (il primo nella storia della fotografia).
Fino all’anno scorso non conoscevo bene questa splendida e affascinante figura di regina, avevo
letto qualcosa in internet, ora con
questo libro ho le idee più chiare.
Maria Sofia era una donna di temperamento avventuroso, amava
cavalcare cavalli e spesso nuotava
nelle acque pulite del golfo di Napoli, tirava di scherma e vestiva
da amazzone, fumava in pubblico
quei sigari lunghi e sottili che tanto scandalo avrebbero sollevato
nella bigotta corte di Napoli. Queste abitudini, la rendevano estroversa, fuori da ogni schema per
quei tempi. Aveva ricevuto un’educazione disinibita in famiglia in
particolare da suo padre il conte
Max. Certo con una donna così
esuberante il povero Francesco,
figlio di Maria Cristina, la Regina
Santa, ha avuto qualche difficoltà,
lui educato come un seminarista,
mistico per temperamento. Eppure dopo qualche iniziale titubanza
i due riuscirono a coesistere anche
nella loro intimità
Ferdinando II, muore a quarantanove anni, lasciava il trono
pericolante nelle mani di un figlio
assolutamente incapace di regnare e purtroppo si è visto quasi
subito, tra l’altro il giovane re era
succube di sua madre (matrigna)
Maria Teresa, che svolgeva il ruolo di eminenza grigia, ben presto
si scontrò con il carattere forte e
ribelle di Maria Sofia.
I due giovani sovrani ben presto dovettero affrontare la guerra
che i “parenti” di Torino gli avevano subdolamente dichiarato.
Con lo sbarco dei Mille di Garibaldi e le sue facili vittorie, grazie
ai tradimenti degli ufficiali borbonici, la guerra arriva in poco tempo alle porte di Napoli. A questo
punto bisogna affrontare l’esercito garibaldino, la situazione è
complessa, Francesco II, fatalista
e rassegnato, non sa assumersi le
sue responsabilità, Maria Sofia,
lo invita, lo implora a montare a
cavallo e a guidare personalmente
l’esercito rimastogli fedele e combattere. Petacco sulla figura del
giovane re puntualizza: “Francesco non era imbecille come la
storiografia risorgimentale ha
sempre cercato di dipingerlo. O
almeno non più imbecille di altri
sovrani del suo tempo che pure
regnarono felicemente. Al momento opportuno rivelerà anche
sprazzi di intelligenza e di audacia sia pure sempre velati dalla
sua rassegnata ironia”. Il vero
problema per Petacco non era lui,
ma gli uomini che lo circondavano: “una massa di cortigiani, di
generali ignoranti, incapaci, corrotti, cinici e pronti al tradimento
per salvare se stessi”.
Domenico Bonvegna
iblioteca
Pippo Franco
La morte non esiste
Piemme
pp. 182 €. 15,50
Non siamo esseri umani in cerca di un’esperienza spirituale ma esseri spirituali in cerca
di un’esperienza umana. A partire da questa
convinzione Pippo Franco rilegge la sua avventura esistenziale e artistica in una chiave
originale, capace di andare al di là dei semplici avvenimenti autobiografici e di approdare
attraverso la filigrana della fede oltre i confini
della vita.
Donatella Alfonso
Animali di periferia
Castelvecchi
pp. 236 €. 17,50
Il libro è la storia inedita e definitiva della
XXII Ottobre, alle origini del terrorismo italiano. Parole dense di lotta e politica, con interviste esclusive ai protagonisti stessi della
banda e un raro inserto fotografico che ne ripercorre le tappe più significative. Pagine che
dopo l’attentato del 7 maggio 2012 all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi – in quella stessa Val Bisagno
dove era nato il gruppo di Rossi – sembrano,
pur senza parallelismi, più che mai attuali.
A cura di Lucia Tonini
Rinascimento e
antirinascimento
Olschki
pp. XIV-236 €. 27,00
Il volume propone una riflessione sul rapporto
fra cultura russa e civiltà occidentale, rappresentata da Firenze come “culla del Rinascimento”. Gli autori considerano da molteplici prospettive disciplinari il senso di questo
confronto, accentuatosi fra Otto e Novecento.
Con “Antirinascimento” si identifica qui una
interpretazione che, negando la centralità
dell’uomo, “demonizza” in qualche modo l’eredità rinascimentale, ed esprime un’alternativa intrinseca alla cultura russa.
Maria Rosa De Luca
Musica e cultura urbana nel
Settecento a Catania
Olschki
pp. XVI-192 €. 28,00
Dalla grandiosa ricostruzione che segue il rovinoso terremoto del 1693 sino ai bagliori di
una “fin de siècle” illuminista, musica e cultura urbana interagiscono in un fitto intreccio
di relazioni, narrate qui sulla base di un approfondito riesame documentario. Nell’attività
dei teatri, nelle feste religiose, negli apparati
spettacolari, nella vita quotidiana delle cappelle ecclesiastiche si rispecchiano le “scene
urbane” di una città che a fine ‘700 conquista
l’appellativo di “grande Catania”.
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Letteratura Mediterranea
INSERTO
Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura.
Colosseum
Giovanna Crisà
8
0 d.C. È il primo giorno dei giochi inaugurali dell’Anfiteatro
Flavio, il primo di cento. La
folla sugli spalti è in fibrillazione e il meglio dell’aristocrazia riempie la tribuna
d’onore. Da qui, l’imperatore Tito si gode il suo capolavoro: un gigante di marmo e
pietra a sfidare il cielo. Per
la massima gloria di Roma.
Sulla soglia dell’arena, che
le generazioni future chiameranno Colosseo, c’è un
gladiatore. Ha l’animo rotto
C
ed è armato per uccidere. Il
nome con cui il pubblico lo
acclama, nell’odiato latino
degli invasori, è Vero. Presso il suo popolo ne aveva un
altro, ma è bruciato insieme
al suo villaggio, alla sua lingua d’origine, al suo passato
e alla sua libertà. Non esiste
più niente per lui da allora,
solo la rabbia da alimentare
come un fuoco. Oggi, dopo
anni di duro addestramento
e infiammato dalla passione
per la giovane Giulia, Vero
sarà il protagonista del più
atteso spettacolo di morte
della giornata. Si combatte
ormai da ore, nel Colosseo,
Il turchetto
ostantinopoli, 1531.
Elie, un bambino ebreo di undici
anni, si aggira per il bazar
al seguito di Arsinée, la
donna che l’ha fatto uscire
dal ventre di sua madre, e
di suo padre Sami. Subito
dopo averlo messo al mondo tra innumerevoli tormenti, sua madre ha sussurrato
in un miscuglio di turco e
catalano: «Es un kütchük
fâré muy lindo», è un topino
così grazioso, ed è morta.
Al bazar, tutti lo conoscono
come un monello capace di
ritrarre chiunque in pochi
secondi, così come tutti conoscono Sami, che si ferma
a ogni passo a urinare per
strada come i facchini e i
mendicanti, la fronte madida di sudore. Quando può,
Elie fugge via dal bazar.
Verso la via dei Produttori
di Inchiostro. Verso la bottega di Djelal, il danzatore
sufi che crea gli inchiostri
più belli di tutta Costantinopoli. Djelal mette tutto il
suo cuore, tutta la dedizione
e la lealtà di cui è capace in
tre attività: la produzione
d’inchiostro, la preghiera e la danza. Tre diversi
sentieri, per lui, dell’unico
cammino verso la serenità
e il Signore. Ad affascinare
Elie sono, tuttavia, i suoi inchiostri che gli permettono
di esprimere il talento in cui
sembra meravigliosamente eccellere: il disegno. Un
Gli accordi del cuore
I
n un freddo mattino autunnale senza nuvole, la
settimana prima del Ringraziamento, davanti a Julia
Win si spalanca un abisso
oscuro. Ode una voce, chiara e inequivocabile, dentro
di lei. La voce roca, profonda e severa di una donna che
non allude, non pretende di
essere interpretata, ma pone
domande dirette - Perché
sei sola? - come se sapesse
che, dietro la sua brillante maschera di avvocato di
successo di Simon & Koons, uno dei più prestigiosi
studi legali newyorchesi, si
cela l’infelicità di una donna
disillusa dall’amore e dalla
vita. Le mani sulle orecchie,
come a scacciare un ronzio
fastidioso, Julia tenta di
tutto perché la quiete torni
nella sua testa. Si fa visitare
dal dottor Erikson per scongiurare una qualche forma
di schizofrenia, si accosta
alla meditazione in compagnia di Amy, l’amica del
cuore buddhista, ma invano.
La voce non sparisce; continua, anzi, imperterrita a
porre domande imbarazzanti: Perché nascondi ancora
una volta la verità? Nello
stesso freddo giorno autunnale, Julia riceve una lettera
di U Ba, il fratellastro che
vive a Kalaw, in Birmania, e
che dieci anni prima, in una
malandata e meravigliosa
casa da tè, gli ha svelato
l’incredibile storia di Tin
Win, il loro padre che, da
giovane, aveva scoperto che
ogni cuore risuona in modo
diverso e che si innamorò
di Mi Mi perché non aveva
mai sentito prima un suono
più bello del battito del suo
cuore. Con la sua magnifica
calligrafia, U Ba la informa
che la stagione delle piogge
è finita a Kalaw e che non ci
vorrà molto perché la prima
rugiada si posi sull’erba del
suo giardino...
G.C.
ma non c’è lotta più crudele di quella che sta per cominciare: il gladiatore dovrà
scontrarsi con il suo migliore amico e uno dei due cadrà
sotto i colpi dell’altro. Perché nell’arena vige un’unica legge: vincere, e portare
sulle spalle il peso del sangue, o morire, precipitando
nell’oblio degli sconfitti.
Simone Sarasso
Colosseum
Rizzoli
pp. 416 . 14,90
dono che suscita il benevolo
rimprovero di Djelal che gli
ricorda che la Legge, comune all’Islam e all’Ebraismo,
vieta di rappresentare Dio
e le sue opere, e consente
soltanto di riprodurre i testi
sacri, cercando con umiltà di
rendere tutta la loro profondità e bellezza. L’infanzia
di Elie in terra turca finisce
il giorno in cui la morte si
porta via Sami. In cambio di
un ritratto fatto al capitano
del Tizzone, una maestosa
nave ancorata al porto, Elie
si imbarca per Venezia, non
prima di ribattezzarsi. A Venezia uno strabiliante destino lo attende. Ilias Troyanos
diventa il Turchetto, il più
grande di tutti i pittori della
città, l’unico capace di fondere in modo quasi miracoloso il disegno e il colore, e
di rappresentare i soggetti
sacri elevando l’anima .
Jan-Philipp Sendker
Gli accordi del cuore
Neri Pozza
pp. 352 €. 17,50
Èdouard Bourdet
Valter Binaghi
Melissa la donna
che cambiò la storia
Newton & Compton
pp. 315 €. 9,90
Luca Romano
Vita di Pantasilea
Neri Pozza
pp. 368 €. 18,00
Il 6 maggio 1527 comincia il famigerato sacco di
Roma. Un esercito imperiale composto di mercenari spagnoli, italiani e
dai famosi lanzichenecchi
luterani violenta la città e
la mette a ferro e a fuoco.
La storia narrata in questo
libro comincia due mesi
prima, quando l’amante
di Benvenuto Cellini, una
giovane cortigiana di nome
Pantasilea, sospetta di essere incinta di lui e si avvia a
pregare sulle reliquie di San
Giuda, il santo delle cause
disperate...
Jonathan Harvey
Tutti i miei desideri
Elliot
pp. 442 €. 17,50
Metin Arditi
Il turchetto
Neri Pozza
pp. 288 €. 16,50
9
Cosa accade quando “la ragazza della porta accanto”
diventa improvvisamente
una star della televisione?
Jodie McGee è cresciuta a
Liverpool nel culto della
serie tv Acacia Avenue. Insieme alla mamma e all’amatissimo fratello minore
Joey, non se ne è mai persa
una puntata, sognando di
poter un giorno far parte
del cast. Anni dopo, incredibilmente, la sua vita sembra regalarle quello che ha
sempre voluto: è ormai una
celebrità della serie nel ruolo di Suor Agatha, con una
nomination al più ambito
premio televisivo, e in più
vive una bellissima storia
d’amore. Solo che, all’improvviso, una dopo l’altra
iniziano a capitarle le situazioni più assurde e tutto ciò
in cui Jodie credeva, tutti
i suoi sogni, in un attimo
vengono distrutti...
Crotone, 509 a. C. Melissa, giovane allieva della scuola di Pitagora, si
salva dall’eccidio dei pitagorici grazie a Liseo, appartenente al gruppo
dei congiurati ma da sempre innamorato di lei. La ragazza però, di
fronte al giovane che le dichiara il suo amore e la chiede in sposa, rifiuta di concedersi e solo con la violenza Liseo otterrà quel che vuole.
Dopo quella violenza viene venduta come schiava a Cluvio, vecchio
capo dei Sanniti. Al villaggio sannita, Cluvio le affida l’educazione
dei figli e delle donne di casa. Melissa saprà dimostrarsi utile, conquistando in breve tempo la fiducia delle sue allieve. La sua presenza
si rivelerà presto indispensabile: con la sola conoscenza dei numeri e
della musica, Melissa guarirà Aris, il figlio di Cluvio, da un’intossicazione. Amata e rispettata dai Sanniti, otterrà la libertà e sposerà Aris,
da cui avrà due figli. Il futuro avrà in serbo per lei molte avventure ma
la metterà di fronte anche a tanti ostacoli. Melissa saprà affrontarli imponendosi sempre con la sua forte personalità in un mondo governato
dagli uomini, e mostrando ¬ alla sua epoca, ma anche alla nostra ¬
come si possa vivere e progredire nella pacifica ricerca della sapienza.
Luz Gabás
Palme nella neve
Mondadori
pp. 612 €. 19,00
Spagna, 2003. Clarence Rabaltué, una giovane studiosa di linguistica, trova casualmente nella vecchia casa di famiglia sui Pirenei il frammento di una misteriosa lettera. Non riuscendo a trattenere
la curiosità, inizia a leggere quella che scopre essere parte della corrispondenza di suo padre Jacobo e dello zio
Kilian, emigrati nel 1953 in una piantagione di cacao a
Fernando Poo, colonia spagnola nell’Africa equatoriale.
In quella terra esotica e lussureggiante, così diversa dalle
loro fredde montagne, i due giovani fratelli conoscono lo
stile di vita coloniale e il profondo contrasto con la Spagna grigia e austera da cui provengono, scoprendo il vero
significato di amicizia, passione, amore e odio. Ma uno
di loro attraversa una linea proibita e invisibile, innamorandosi perdutamente di una ragazza del posto. E da quel
momento tutto cambia. Clarence, che è all’oscuro di queste vicende, ne è sempre più coinvolta e sente il bisogno
di scoprire cosa sia davvero successo e quali segreti nasconda la sua famiglia. L’unico modo per venirne a capo è
partire per l’Africa alla ricerca della soluzione del mistero,
e la verità si rivelerà molto più sconvolgente di quanto lei
avrebbe mai potuto immaginare.
Irène Nemirovsky
La sinfonia di Parigi
e altri racconti
Elliot
pp. 96 €. 9,00
Agli inizi degli anni Trenta, Irene Nemirovsky
accantono per un paio d’anni la scrittura di romanzi, per
“subire” la fascinazione positiva e feconda da parte del cinema. Assidua frequentatrice delle sale cinematografiche,
entusiasta per l’avvento del sonoro, l’autrice intuì nella
settima arte, con sensibilità quasi profetica, una straordinaria risorsa per la scrittura, una fonte di suggerimenti e
spunti anche tecnici, in grado di ampliarne le possibilità
espressive. Fu cosi che nel 1931 nacquero le tre storie d’amore, La sinfonia di Parigi, Natale e Carnevale di Nizza, qui tradotte e pubblicate per la prima volta in Italia,
con la speranza che potessero un giorno essere trasposte
sul grande schermo. Del resto, per la scrittrice francese
l’incontro con il cinema – seppur indirettamente – era gia
avvenuto con la realizzazione del film David Golder, per il
quale il regista Julien Duvivier dichiaro di non aver avuto
bisogno di aggiungere scene o modificare i dialoghi tratti
dal romanzo omonimo, tanto la scrittura della Nemirovsky
si armonizzava perfettamente al ritmo e alle tecniche narrative cinematografiche. Nessuna di queste storie divento
mai un film, ponendo cosi fine alle sue speranze di poter
lavorare come sceneggiatrice. Eppure, il tentativo non fu
vano e la lettura di queste tre brevi opere potrà meglio
farci comprendere quanto l’amore per il cinema abbia
influenzato lo stile indimenticabile dell’autrice di Suite
francese.
Religione
10
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Il Natale nella letteratura
S
crive Franco Zangrilli (Le
muse di Buzzati. Realtà e
Mistero, Edizioni Metauro,
pp. 198, euro 18): “Se si dà uno
sguardo al panorama della letteratura contemporanea ci si accorge
subito che sul Natale si è scritto
moltissimo… Se ne sono occupati scrittori non credenti e di religioni diverse e dalle ispirazioni
più disparate… Di questo fenomeno è pienamente consapevole
Buzzati”(p.69). Zangrilli, professore di letteratura all’Università
di New York, esperto di letteratura
italiana contemporanea, tratteggia
un Buzzati per niente disimpegnato rispetto ai problemi sociali del
tempo e, al contrario, tutto inquietudine e tensione. Buzzati è “sempre dentro le sue storie” (p.71): la
fantasia, sempre viva e mai ibrida, non copre un cuore ricco di
amore per l’umanità. Il suo Natale
è distante da quello tradizionale,
romantico, fiabesco, mitico, idillico. Va collocato nell’universo
“borghese e delle classi benestanti
e prosperose”, nel clima del boom
economico, nel contesto del capitalismo (post-)moderno, “in cui
la pratica religiosa è prettamente
apparenza e falsa riverenza, e in
cui l’ipocrisia diventa la maschera di varie forme di crisi, di decadenza, di vanità” (p.76). Il libro di
Zangrilli è una raccolta di saggi
sui racconti buzzatiani popolati di Angeli e Dèmoni, di ricordi
natalizi, di animali, di atmosfere
pirandelliane.
Buzzati apparirebbe non credente o scettico:e nulla di definito
si può dire. Ma suscita interesse
la lettura che non pochi critici
(Montale, Gianfranceschi, Porzio,
Esposito, Vigorelli, De Marchi,
Bertacchini, Cavallani, Spadolini…) ne conducono.
A tal proposito mette conto
ricordare le pagine che Lucia
Bellaspiga, giornalista di “Avvenire”, promotrice delle iniziative
per l’anno buzzatiano (2006), ha
dedicato allo scrittore bellunese:
“E se poi venisse davvero? Natale
in casa Buzzati” ( Ancora, pp.96,
euro 7,50) (Ancora ha in catalogo della stessa autrice anche “Dio
che non esisti ti prego”. Dino
Buzzati, la fatica di credere).
Bellaspiga scrive che per “Buzzati-il-non-credente (alla ricerca
di Dio)” il Natale “è un viaggio
lungo e complesso ,non nel centro
della terra ma in quello dell’uomo”. E aggiunge: “Salire a bordo
dei Natali buzzatiani significa volare lungo quarant’anni di articoli
e racconti, dall’inizio degli anni
Trenta fino al dicembre del 1971,
ripercorrendo ogni suo stile”(p.9).
L’Editrice Interlinea di Novara
dedica al Natale una piccola biblioteca, “Nativitas”, che si arricchisce di anno in anno, e che attinge alla letteratura di ogni paese
e di ogni tempo. Sogno di Natale
e altri racconti (pp.120,euro 8),
a cura di Guido Davico Bonino,
contiene nove novelle di Luigi Pirandello: un Pirandello forse non
estraneo al mondo della Trascendenza. Nella stessa collana Andrzej Dobrzynski e Valerio Rossi
presentano appunti e omelie di
Karol Wojtyla, La notte della luce
(pp.136, euro 8), con una testimonianza del cardinale Stanislav
Dziwisz e con alcune foto. Suscita
emozioni l’ultimo messaggio natalizio Urbi et Orbi, un invito ad
accorrere “a incontrare Colui/ che
viene per insegnarci/ la via della
Jean Baptiste Estrade
«Io sono l’Immacolata
Concezione»
San Paolo
pp. 260 €. 11,00
Seguendo il racconto della veggente Bernadetta e del testimone Jean-Baptiste Estrade,
il libro narra i fatti accaduti alla grotta di
Massabielle nel 1858. L’autore è stato uno
dei primi storici delle apparizioni di Lourdes ma anche testimone oculare, per questo
il racconto che scaturisce dai suoi ricordi ha
il pregio dell’immediatezza e coinvolge il
lettore nella scoperta degli eventi narrati.
L’opera è arricchita da numerosi riferimenti
agli autorevoli studi sull’argomento di René
Laurentin. Il volume è inoltre preceduta da
un’ampia introduzione che si sofferma anche sui rapporti tra il messaggio di Lourdes
e quello di Fatima.
Andrea Dall’Asta
Nascere
Il Natale nell’arte
San Paolo
pp. 140 € 13,50
La festa del Natale rappresenta uno dei
momenti più importanti nella vita di ogni
cristiano. Questo volume propone un itinerario artistico all’interno dell’iconografia
sacra: dalla Natività di Giotto all’Adorazione dei pastori di Caravaggio, passando
per Leonardo da Vinci e le opere di scuola
fiamminga; Andrea Dall’Asta ci guida alla
scoperta e comprensione del mistero della
nascita di Gesù, collocato in una prospettiva sempre più “umana”.
I
L
verità, /della pace e dell’amore”
(p.127). La collana ”Nativitas”
segnala e racconta il Natale di san
Francesco, di Giotto, di Gentile
da Fabriano, di Clemente Rebora, di padre Pio da Pietrelcina…
Interlinea viene incontro alle più
profonde esigenze di bellezza e
di spiritualità. Tra le ultime novità L’ombra della stella. Il Natale
nei poeti d’oggi (pp.176, € 12),
raccolta di testimonianze inedite
a cura di Giovanni Tesio. Natale
in poesia (pp.XVI-176,euro 14),
un’antologia di poeti dal IV al XX
secolo, allestita con cura e passione da Luciano Erba e da Roberto Cicala, è in vetrina da tempo
(ora rinnovato anche nella veste
tipografica): sta a significare che è
viva nei giovani e negli adulti l’attenzione al bello, alla verità, alle
parole di vita.
Bellezza e poesia offre il volumetto, a cura di Alessandro Ratti,
Avvento e Natale in compagnia
di sant’Antonio delle Edizioni
Messaggero Padova (pp.88, euro
7,50). Non una sorpresa (l’EMP
nel 2010 ci ha regalato Sant’Antonio Preghiere, un piccolo gioiello
d’arte,anche d’arte tipografica,e
di spiritualità). Avvento e Natale
presenta pensieri del grande predicatore e dottore francescano,
accuratamente selezionati e impreziositi di un corredo iconografico suggestivo e ricco di fascino.
Spiritualità, arte, poesia. L’intero
discorso, quello fatto di parole e
quello fatto di immagini, appare
costruito con rigore e coerenza su
un versetto del profeta Gioele, che
riteniamo di dover sottolineare: In
quel giorno scaturirà una fonte
dalla casa di Davide e irrigherà
il torrente delle spine. E Antonio
ibri dello
Riccarda Lazzari
L’amore che guarisce
Suor Cherubina Pozzoli
San Paolo
pp. 190 €. 18,00
Dalle parole, dai gesti, dalle intuizioni e
dall’infaticabile attività, emerge in suor Cherubina una figura dotata di talenti naturali, di
qualità spirituali profonde, di spirito attivo
e creativo, rigorosamente responsabile. In
quest’ottica, la sua biografia può essere letta
con interesse da varie categorie di persone e,
da esse, scelta come modello di vita. Accanto
ai sofferenti, lei esprime una professionalità
sanitaria di alto profilo, che non richiede soltanto competenza scientifica, ma esige passione, intuizione, donazione.
Enchiridion Vaticanum 26
Documenti ufficiali della
Santa Sede 2009-2010
Edb
pp. 2298 €. 46,00
L’Enchiridion Vaticanum 26, dedicato al
biennio 2009-2010, testimonia un periodo
particolarmente ricco e intenso dell’attività
della Santa Sede, dall’Anno paolino all’Anno
sacerdotale, dall’enciclica Caritas in veritate
all’esortazione apostolica Verbum Domini,
dal sinodo sull’Africa a quello sul Medio
Oriente, fino ai viaggi di Benedetto XVI in
Camerun e Angola, Repubblica Ceca, Terra
Santa, Gran Bretagna e Spagna.
così commenta: “Nel giorno della
sua nascita, una fonte, cioè Cristo, scaturirà dalla casa di Davide,
cioè dal seno della beata Vergine,
e irrigherà il torrente delle spine,
vale a dire ci darà sollievo dal cumulo delle nostre miserie, dalle
quali ogni giorno siamo punti e
feriti come da tante spine” (p.40).
Il libro EMP nasce nello spirito del tempo liturgico che siamo,
come cristiani, chiamati a vivere
in piena consapevolezza e con in-
S
tensità. Ma vale per ogni giorno
dell’anno: è un invito a liberarsi di
incrostazioni e affanni e ad andare
incontro alla vita con rinnovato
slancio attraverso la “parola” di
grandi artisti e l’insegnamento di
grandi maestri spirituali, di annunziatori fervidi della buona novella, di testimoni autentici. Uno
stimolo, anche, alla riscoperta di
tanti tesori d’arte e di poesia.
Francesco Pistoia
Riflettiamo con i Libri
Il tracciato del volume A cura di A. Autiero
ha una duplice ottica.
e M. Perroni
Da una parte guarda al
La Bibbia nella
processo storico in cui
storia d’Europa
la Bibbia è stata assunta
Edb
- pp. 240€. 27,00
come elemento dapprima
di divisione, poi di incontro, in quel crogiuolo che ha
considerato le Sacre Scritture come elemento costitutivo dell’identità culturale, politica e sociale dell’Europa. Ne ha trovato
giovamento l’espressione linguistica, la prassi di alfabetizzazione, così
come la definizione di appartenenza religiosa e civile e, non ultimo, lo
sviluppo della mentalità scientifica e critica, tipica della maturazione
culturale di un popolo.
In ogni epoca, i concili moKlaus Schatz
strano il profondo coinvol- Storia dei concili
gimento della Chiesa nella
Edb
storia e nel mondo del suo
pp.
352
€. 22,00
tempo. Sebbene ancora oggi
la ricerca storica sui concili abbia di fronte importanti
interrogativi in attesa di risposta, l’elemento conciliare fa indiscutibilmente parte della struttura essenziale
della Chiesa. Sulla scia di un classico della materia
quale la Breve storia dei concili di Hubert Jedin (1959), il volume presenta in forma divulgativa un’analisi che tiene conto del lungo cammino
della ricerca.
pirito
Roberto Italo Zanino
Il santo parroco di Pianura
Don Giustino Russolillo
San Paolo
pp. 174 € 12,00
Per don Giustino, parroco di Pianura e fondatore delle congregazioni delle Divine Vocazioni, la ricerca della santità non è stata solo
un impegno personale o un compito legato
al suo ministero pastorale, bensì un’esigenza
universale, per tutti e per tutto, che ha informato l’intera sua vita e l’intero suo operato.
«Vuoi farti santo? Invoca lo Spirito Santo!
Invocalo oggi, invocalo domani, invocalo
sempre ed Egli ti colmerà della sua luce e ti
riempirà dei suoi doni».
Angelo Giuliani
Catecumenato in casa nostra
Edb
pp. 104 €. 10,00
Il catecumenato è il segno emergente di un
ampio spettro di problemi pastorali che si
stanno affrontando in questi tempi: La presenza di non battezzati nelle nostre comunità, per
effetto della scristianizzazione; La presenza
di terzomondiali che chiedono il battesimo;
La necessità di una nuova evangelizzazione
dell’Europa; La precedenza dell’evangelizzazione sull’amministrazione dei sacramenti;
La centralità della catechesi degli adulti; L’unità pastorale tra catechesi, liturgia e carità; e
i mille altri interrogativi attuali.
Gaston Courtois
Quando il maestro
parla al cuore
San Paolo
pp. 240 €. 7,90
I quaderni spirituali di Gaston Courtois, dei
quali è qua presentata una selezione a cura
di Agnès Richomme, sono la materializzazione del suo ininterrotto ascolto del Signore; e rispondono al preciso impegno di
offrire, dopo la sua scomparsa, a quanti lo
avrebbero accolto, qualcosa dei segreti della sua vita. Ora l’eredità di questo grande
sacerdote, instancabilmente teso nella donazione totale di sé al servizio della Chiesa,
delle missioni e delle anime bisognose di
un concreto aiuto fraterno, è nelle nostre
mani. Tocca a noi, nutrendocene, imparare a pregare, ad ascoltare e, soprattutto, ad
amare, stimolati dal suo esempio di vita.
Tommaso d’Aquino
Lo specchio dell’anima
San Paolo
pp. 1222 €. 69,00
Il volume presenta la traduzione latina del
De anima di Aristotele condotta e commentata da san Tommaso d’Aquino, con testo a
fronte in italiano. La curatela e la traduzione
di questo libro è stata condotta da un gruppo di studiosi provenienti dalle Facoltà di
Filosofia italiane, statali ed ecclesiastiche,
riuniti nel Progetto Tommaso e impegnati
da anni nella lettura e nell’esame puntuale
delle opere tommasiane, in lingua originale.
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Informazione Regionale
Presentato a Villa Niscema “Palermo 2013”
dalla
Sicilia
P
alermo - “Un mese fitto di
appuntamenti, otto modi per
dire città”. E’ questa lo slogan di “Palermo2013 la rassegna
tutta “Made in Palermo” di spettacoli, eventi e incontri per salutare
tutti insieme il 2012 e accogliere
con ottimismo l’anno che verrà.
Sono 280 gli appuntamenti programmati, il primo si è svolto lo
scorso 8 dicembre con l’illuminazione dell’albero di Natale in piazza Castelnuovo, fino al prossimo
6 gennaio 2013.
Gli spettacoli saranno allestiti
da artisti, autori, organizzatori e
artigiani tutti palermitani che hanno risposto ad un bando pubblico
per comporre un programma che
parte dalla valorizzazione delle risorse e della creatività cittadina. Il
calendario dei 60 eventi programmati è stato distribuito per volontà
dell’Amministrazione comunale in tutte e otto le circoscrizioni che
compongono la città ed in partico-
11
lare in luoghi vecchi e nuovi noti
e ignorati.
L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è quello di offrire un
programma cosi vasto da dare vita
a “un Natale partecipato”, che non
dimentica nessuno e offre un momento di svago e coinvolgimento
a tutti: anziani e bambini, vecchi
e nuovi palermitani, persone con
disagio fisico o economico, turisti,
cinefili, bibliofili, curiosi.
“Il numero degli spettacoli, degli eventi e degli incontri per il
Natale 2012 è davvero importante
– ha detto il Sindaco Leoluca Orlando nel corso dell’affollatissima
conferenza stampa di stamani a
Villa Niscemi - e dimostra ancora
una volta la volontà di questa Amministrazione di voler cambiare
la cultura in una Palermo impossibile da non amare. Palermo2013
è anche un filo comune tra il Festino, dedicato a chi fa miracoli,
e il Natale dove si dovrà pedalare
molto per tornare alla normalità”.
Il Sindaco ha anche voluto sottolineare la grande novità di Palermo
diventata attraente anche per gli
sponsor. La nuova compagnia aerea “Volotea” fresca del suo sbarco a Punta Raisi, infatti, oltre a un
contributo economico di 50 mila
euro accompagnerà il Natale di
Palermo con iniziative appositamente studiate. Il ringraziamento
del primo cittadino è andato anche
ad un altro sponsor la Iti Caffè. .
“Il Natale, come ogni festività, può risultare effimero, a meno
che non lasci qualcosa.- ha invece detto l’Assessore alla Cultura
Francesco Giambrone - per questo
motivo le tante azioni mirano ad
essere prolungate nel tempo. Con
Palermo2013 inizia anche il percorso che porterà la nostra città
alla candidatura ufficiale di capitale europea 2019”. Giambrone ha
anche sottolineato che nell’ambito
delle iniziative di Natale, Museo
Pitrè, Museo di villa Malfitano,
Museo del Mare, Museo di Zoologia Doderlein, Palazzo Asmundio e Museo delle Marionette Pasqualino dal 26 dicembre potranno
essere visitati pagando un euro il
biglietto di ingresso.
Una grande attenzione è stata rivolta ai bambini, indiscussi prota-
gonisti delle feste natalizie: ad essi
sono rivolte le decine di attività ricreative – che vanno dai laboratori
di cucina a corsi di lettura e recitazione – e di spettacoli che si svolgeranno sia nelle sale teatrali che
in tante scuole e centri aggregativi
distribuiti nelle circoscrizioni. Un
programma ideato e realizzato in
collaborazione con l’Assessorato
alla Scuola, che ha stimolato le
scuole affinché proponessero delle attività da integrare nel tessuto
della festa.
Con “Palermo2013” l’Amministrazione comunale, naturalmente,
non si dimentica dei meno fortunati e da questo concetto nasce la
scelta, condivisa con l’Assessorato alla Solidarietà, di sostenere
quattro progetti e aprirli alla città:
dalla fitta programmazione del
Natale ai Danisinni, al Capodanno multi-etnico presso il Centro
di Santa Chiara, al pranzo di Natale alle Fonderie, preparato da
persone con disagio psichico, alla
programmazione che si svolgerà
in dieci case accoglienza per bambini, la città avrà l’occasione per
scoprire realtà poco frequentate
dalla maggior parte dei palermitani.
Presenti alla conferenza stampa
di Villa Niscemi, oltre al Sindaco
Orlando e all’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone, anche
l’Assessore alle Attività Produttive Marco De Marco, l’Assessore
alla Scuola Barbara Evola, l’Assessore alla Partecipazione Giusto
Catania, il Commercial Country
Manager Volotea in Italia Valeria
Rebasti e il direttore artistico degli
eventi di “Palermo2013” Sandro
Tranchina. Il programma completo
degli appuntamenti natalizi potrà
essere visualizzato sul sito www.
palermo2013, assoluta novità per
una pubblica amministrazione e
realizzato dall’Agenzia palermitana Wecrosstheline nato come idea
di diffusione e community web
dove sono già programmate tante
sorprese – non ultimo l’Instagram
contest “Racconto di Natale”, concorso di fotografia che si svolgerà
interamente sul web ma avrà come
esito una mostra a cielo aperto –
e consente di partecipare alle
community create su Facebook e
Twitter dando la propria opinione
sugli eventi di Palermo2013 che si
susseguono in città. Un nodo interattivo in cui eventi, contest, video
e informazioni diventano un punto
di riferimento per chi vuole vivere questa festività di Natale a 360
gradi, condividendole con il resto
del web.
Sport e legalità, consegnate le borse di studio
C
atania - Sono state consegnate lo scorso 7 dicembre, nel corso di una cerimonia che si è tenuta nell’Aula
Magna del Rettorato dell’Università di Catania, alla presenza di
Autorità civili e militari, le borse
di studio assegnate nell’ambito
della 3^ edizione (2011-12) del
Progetto “Sport e Legalità”. Il
progetto, la cui 4^ edizione è attualmente in corso, è promosso
dal Centro Universitario Sportivo
dell’Ateneo catanese e si propone
di avvicinare i giovani, attraverso
le discipline sportive, alle Istituzioni ed alla cultura della legalità.
Al progetto, al quale ha aderito anche il Comando Militare di
Presidio (attualmente diretto dal
Contrammiraglio Domenico De
Michele, Comandante della Capitaneria di Porto etnea), sono collegati - secondo un collaudatissimo
format - dei tornei sportivi e degli
incontri a favore degli studenti,
curati dai Reparti militari e di Polizia che hanno “adottato” i singoli Istituti scolastici partecipanti. In
tali occasioni vengono illustrati
i compiti, l’organizzazione e le
specifiche attività istituzionali poste in essere dai singoli Comandi
e Reparti presenti sul territorio.
Alla quarta edizione del progetto
hanno aderito oltre alla Capitaneria di Porto ed alla Base Aeromobili, la Stazione Elicotteri della
Marina Militare, anche l’Esercito,
i Carabinieri, il X Reparto Mobile
della Polizia di Stato, la Guardia
di Finanza, i Vigili del Fuoco, Il
Corpo Forestale della Regione
Siciliana e la Polizia Municipale.
Un premio di rappresentanza (la
medaglia raffigurata nella foto) è
stato inviato dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica al Presidente del C.U.S.
Luca di Mauro ed al Responsabile
del Progetto Ignazio Russo, consegnato dal Prefetto di Catania,
Dott.ssa Francesca Cannizzo,
mentre “vivo plauso”, unitamente
agli auguri, sono stati espressi dal
Ministro per gli Affari Regionali,
Turismo e Sport, Piero Gnudi. Le
borse di studio assegnate, ciascuna del valore di 250 euro, sono andate alle seguenti Scuole (tra pa-
rentesi i nominativi degli studenti
premiati) : Pestalozzi (Melany
Forti, Matteo Di Mauro e Stefania
Iannone), F. De Sanctis-Coppola
(Calogero Caltagirone, Salvatore
Marchese e Orazio Marchese),
Fontanarossa (Carmela Rando,
Gabriele Cannizzo e Vanessa
Giuffrida), C. Dusmet (Nicholas
Spampinato, Maria Grazie Viscuso e Noemi Nicolosi), G. Nosengo (Giuseppe Marletta, Marco Litteri e Valerio Aquilino), A.
Doria (Anna Musumeci, Desirè
D’Urso e Lorena Agata Duca),
G. Verga Acicastello (Antonio
Calanna, Martina Dato e Michela Leonardi) e A. Musco (Mirko Pellegrino, Vincenzo Stella e
Franco Giannetto). Una ulteriore
borsa di studio (in materiale sportivo) è stata assegnata all›Istituto
Penitenziario Minorile «Bicocca».
Le borse, dedicate a personaggi
particolarmente
significativi
per lo sport catanese (Ignazio
Marcoccio, Silvestro Stazzone,
Benito Paolone, Pippo Juppa e
Gianfranco Conversi), sono state
messe a disposizione dal CONI
Sicilia, Ordine dei Commercialisti Catania, Lions Club Catania
Nord, Panathlon regionale, Kiwanis Club Etneo, Centro Nazionale
Libertas, CUSI Sicilia, Confindustria Catania, Panathlon Catania,
Federazione Italiana Pallacanestro – Comitato di Catania e dalle famiglie Stazzone, Marcoccio,
Paolone e Juppa.
Una targa per
Franco Franchi
P
alermo - Un luogo “simbolo” per ricordare due grandi figli della cultura e dello
spettacolo palermitano: Franco
Franchi e Cicco Ingrassia. Martedì 11 dicembre pomeriggio per
volontà
dell’Amministrazione
Comunale, a venti anni dalla morte di Franco Franchi, in arte Francesco Benenato e nel 90mo anno
della nascita di Ciccio Ingrassia,
è stata intitolata al duo comico
palermitano la piazzetta sita alle
spalle del Teatro Biondo e a ridosso di via Venezia con la scoper-
tura di una targa in memoria dei
due attori. Significativo il posto
prescelto, poiché Franchi e Ingrassia in quella zona muovevano
i primi passi artistici, notati anche
da Domenico Modugno dopo uno
spettacolo al Teatro Biondo. Tra i
presenti alla cerimonia l’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone, Giampiero Ingrassia, figlio
di Ciccio Ingrassia, la figlia e la
sorella di Franco Franchi, Maria
Letizia Benenato, oltre a vari artisti palermitani.
Informazione Regionale
12
dalla
Calabria
P
latania (CZ) - Una suggestiva riproduzione di uno
scorcio di Platania e della
chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo impreziosisce il
presepe “artistico” realizzato con
la regia di Antonello Coclite, direttore della Casa Tamburelli, eccellente esperto nella costruzione
di presepi, coadiuvato dal gruppo
dei volontari di Platania, formato
da Francesca Grandinetti, Gino
Scanga, Rosanna Cicero, Angelo
Buonarota e Maddalena Cimino,
e dai giovani dell’Associazione
Francescana Padre Gesualdo che
solitamente sono vicini alla Casa
di Riposo Tamburelli della città
della piana. Il presepe, inaugurato
a conclusione della Santa Messa solenne celebrata dal parroco
del piccolo centro del Reventino
don Pino Latelli nel primo giorno del triduo in onore di Santa
Lucia, potrà essere visitato tutti i
giorni fino alla solennità del Battesimo di Gesù. Quest’anno, in
particolare, il presepe offre alla
comunità di Platania l’occasione
per poter gioire di più per il fatto che viene allestito nella chiesa
parrocchiale restaurata dopo i lavori protrattisi per lungo tempo
e poter rispettare una tradizione
Affidato al Magna
Graecia Film Festival
C
rotone – C’è anche la firma
del maestro orafo Michele
Affidato sulla prima edizione del Magna Graecia Film
Festival “School in the City”.
La kermesse, ideata da Gianvito
Casadonte, è realizzata dalla Calabria Film Commission e cofinanziata dai fondi POR Calabria
FESR 2007/2013, che è partita
lunedì 10 dicembre.
Affidato, che per il sesto anno
consecutivo ha partecipato con le
sue “Colonne d’oro” al prestigioso
festival del cinema che si svolge
nel periodo estivo, ha voluto confermare la propria collaborazione
anche in occasione della prima
edizione “invernale” della manifestazione. Traendo costante ispirazione dalle radici magno greche della sua Crotone, il maestro
orafo realizzerà per l’occasione
delle “Colonne d’argento” concepite non solo per differenziare il
riconoscimento dalla già nota versione “estiva” ma, soprattutto, per
offrire una nuova testimonianza
del legame tra antico e moderno
di gioielli in cui la tradizione magno-greca si sposa a linee più moderne. Reduce dalla straordinaria
esperienza espositiva a Bruxelles,
Affidato ha espresso il proprio
plauso all’iniziativa promossa da
Casadonte volta a diffondere la
cultura e la conoscenza cinematografica fra gli istituti scolastici:
«L’arte rappresenta un importante
veicolo di conoscenza - ha detto –
e, in tal senso, un film è in grado
di raccontare storie che suscitano
il confronto anche tra i giovani.
Casadonte in questi anni è riuscito
a promuovere la cultura cinematografica in Calabria ponendo le
basi per lo sviluppo di un evento
importante soprattutto dal punto
di vista dell’impatto culturale e
formativo».
Al Magna Graecia Film Festival “School in the City” parteciperà con le proprie creazioni anche l’artista-ceramista Francesca
Ciliberti che ha realizzato, per
l’occasione, un bassorilievo ispirato all’antico mosaico della chiesa del Patirion di Rossano che raffigura un Grifo. Il lavoro richiama
alla memoria la figura mitologica
riconosciuta in antichità quale
simbolo del potere divino e guardiano della divinità. L’opera è
realizzata in ceramica araku, una
specialità pregiata attraverso cui
l’artista vuole esprimere un senso
di gioia e soddisfazione attinente
al premio: «La presenza di tanti
studenti all’anteprima del Festival con Giuliano Sangiorgi – ha
detto la Ciliberti - è stato davvero significativa, oltre che di buon
auspicio, e da giovane artigiana
non posso che considerare ideale
il connubio tra scuola e cultura.
Sono contenta di poter premiare
con le mie creazioni gli importanti ospiti di una manifestazione che
vuole rappresentare e valorizzare
nel modo più giusto le tradizioni
del territorio calabrese».
Michele Affidato e Gianvito Casadonte
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Inaugurato il Presepe Artistico
che ha antiche origini e che crea
l’idonea atmosfera di Natale. La
genesi del presepe, che tutti conosciamo, risale al ‘200 quando
San Francesco d’Assisi fece rivivere in uno scenario naturale la
nascita di Gesù Bambino. Fu così
che la notte della Vigilia di Natale
del 1223, a Greccio, in provincia
di Rieti (Lazio), San Francesco
allestì una sorta di presepe vivente. Il presepe di San Michele
Arcangelo, ricavato con materiale
povero riciclato, è frutto, pertanto,
di impegno e dedizione gratificati
dal bellissimo risultato ottenuto.
«Il nostro presepe è ancora più
speciale - afferma Maddalena Cimino, responsabile della pastorale
del turismo religioso - non solo
per la bellezza che affascina e
incanta, ma anche perché realizzato in quest’anno di grazia, che
per una felice intuizione del Romano Pontefice Benedetto XVI,
è dedicato alla fede. Mi auguro
che, contemplando come i pastori
il mistero della natività attraverso
il quale Dio manifesta e comunica
il suo infinito amore - conclude
Maddalena Cimino - riscopriamo
il dono della fede in Dio come la
fonte della vita e della gioia».
C
Contributi per l’assunzione
di giovani apprendisti
atanzaro - L’Assessorato regionale al Lavoro ha
reso noto che è stato pubblicato, sul burc di venerdì’ scorso, 7 dicembre, il nuovo bando per
la concessione di contributi alle
aziende per incentivare l’assunzione e la formazione di cinquemila giovani apprendisti nell’ambito del contratto di apprendistato
professionalizzante o di mestiere.
Un intervento – informa una nota
dell’ufficio stampa della giunta
regionale - che si unisce ai precedenti bandi già pubblicati (Fondo
di Garanzia e Dote per laureati) e
che fa parte delle dieci misure a
sostegno dell’occupazione calabrese, predisposto dall’assessorato regionale al ramo, per il quale
sono state impegnate risorse pari
a 161 milioni di euro. Nel caso
specifico, la Regione impegnerà
20 milioni di euro, per garantire
a cinque mila giovani calabresi, in età compresa tra i 18 e i 29
anni, un contratto di apprendistato
professionalizzante o di mestiere. L’obiettivo è quello di sup-
portare, allo stesso tempo, sia la
formazione che l’assunzione dei
giovani calabresi, sviluppando
le loro competenze e contribuendo a migliorare la capacità delle
aziende di accogliere, affiancare,
formare e inserire all’interno dei
processi produttivi i giovani in
apprendistato. Il bando prevede
la concessione di un contributo di
3 mila euro ad azienda, per ogni
apprendista assunto, a copertura
dei costi sostenuti per la formazione del referente aziendale e per
l’attività di “tutoraggio” svolta a
beneficio dell’apprendista. All’azienda sarà corrisposto inoltre, un
contributo pari a mille euro per
ogni apprendista, a copertura dei
costi sostenuti per la formazione
degli apprendisti di 120 ore, che
dovrà essere svolta in aula da un
ente di formazione accreditato. I
datori di lavoro che assumono con
contratto di apprendistato potranno beneficiare oltre agli incentivi
previsti dal bando regionale anche
delle agevolazioni previste dal
Governo nazionale che prevedo-
no tra l’altro il completo esonero
da ogni onere contributivo per
tre anni. Il bando è a sportello e
pertanto i datori di lavoro interessati potranno presentare subito
le domande di agevolazione che,
una volta istruite saranno subito
finanziate. Potranno presentare le
domande anche i datori di lavoro
che hanno già assunto i giovani a
partire dal 26 Aprile 2012. “Stiamo rispettando – ha sottolineato
Stillitani – anche la tempistica
prevista per l’uscita di ogni bando, ha dichiarato Stillitani, per
realizzare nel più breve tempo
possibile una nuova e più stabile occupazione, con la creazione
di 15 mila nuovi posti di lavoro.
Ribadisco ancora una volta che il
mio intento non è semplicemente
quello di spendere le risorse ma di
spenderle bene e per far questo è
necessario prevedere modalità e
forme di aiuto che permettano ai
lavoratori di non essere licenziati
alla fine dei periodi di incentivazione ma di continuare a lavorare
a tempo indeterminato”.
37 mila euro per anziani e disabili
S
trongoli (KR) - 37 mila euro
per i servizi sociali. Ammonta a tanto il finanziamento regionale che sarà destinato alla realizzazione e al ripristino
delle prestazioni assistenziali in
favore delle persone non autosufficienti. L’attenzione alle politiche
a favore delle categorie più deboli
resta tra le priorità dell’Esecutivo
guidato da Luigi Arrighi. Sono
115, in totale, i soggetti individuati che beneficeranno di questa
nuova e preziosa opportunità.
Sono convinto – dichiara il Primo Cittadino – che le istituzioni
e la politica in generale, nel darsi
le proprie priorità, debbano inevitabilmente partire dall’ascolto
e dall’accoglimento delle istanze
dei più deboli. Un governo locale non può non avere come suo
obiettivo qualificante l’assistenza
ai disabili ed agli anziani e la cura
dei malati. Nessuna valutazione di
tipo finanziario o economico potrebbe distrarre da questo imperativo, etico prima che politico. Alle
famiglie con figli diversamente
abili, già provate dall’austerità
imposta dalle politiche di tagli
spesso lineari ed indiscriminati
del governo nazionale – conclude
Arrighi – gli enti locali devono
poter dare quel segnale concreto di aiuto e di speranza senza il
quale verrebbe meno lo stesso già
menomato senso di cittadinanza.
Ripristinare i servizi resi, negli anni precedenti e con ottimi risultati dalle associazioni.
E’, questo, l’obiettivo sul quale
l’Amministrazione si sente impegnata. I fondi regionali ottenuti
dalla comunità di Strongoli – conclude il Sindaco – sono destinati
a progetti e nuove idee per essere
vicini, nei fatti ed ogni giorno, ai
non autosufficienti, ai portatori di
handicap, alle famiglie e alle residenze per anziani.
Cultura
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
Alla riscoperta dei grandi d’ogni tempo che hanno
I
San Francesco in meditazione
olio su tela cm 123x 92,5
Roma, chiesa di San Pietro a
Carpineto in deposito presso
la Galleria Nazionale
d’Arte antica
D
13
saputo rendere visibile ciò che non si vedeva
A
CARAVAGGIO
Caravaggio l’antiaccademico, Caravaggio che non mistifica, che
non nasconde il suo essere concretamente uno del popolo, calato
nella veracità del suo tempo, entusiasta della cristianità dei primordi ispirata ai dettami della povertà e della semplicità.
nvito all’
Natività con i
santi Lorenzo e
Francesco
olio su tela
cm 268 x 197
rte
Luce, forma, colore, emozione
al 15 dicembre al 7 aprile, la fastosa
dimora dell’ultimo Doge di Venezia, la scenografica Villa Manin di
Passariano, si fa scrigno di dipinti sacri e
profani di Giovanni Battista Tiepolo (16961770), provenienti da prestigiosi musei europei e americani e da luoghi di culto, atti
ad illustrarne il percorso artistico dalle prime esperienze fino alle imprese della tarda
maturità che lo confermano pittore di prima
grandezza.
Tele, talvolta di eccezionale dimensione,
affiancate dai bozzetti preparatori utili per
la valutazione delle doti inventive e della
capacità ̀ tecnica, dipinti restaurati per l’occasione, eleganti disegni, in una mostra di
entusiasmante bellezza e alta scientificità.
Spettacolare e nel contempo largamente didattica. Un evento, quello affidato alle cure
di Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich
e Filippo Pedrocco, programmato da quattro anni e accuratamente preparato, molto
Il banchetto di Antonio e Cleopatra
atteso anche a livello internazionale e di
imponente impegno organizzativo per numero e qualità delle opere esposte.
La straordinaria esposizione trova perfetto compimento nella visita al Palazzo patriarcale di Udine, ora Museo Diocesano,
ove il giovane Tiepolo, a partire dal 1726,
affrescò il soffitto dello Scalone d’onore,
la Galleria degli Ospiti, la Sala Rossa e la
Sala del Trono, e a Trieste, al Civico Museo Sartorio, che custodisce oltre 250 suoi
disegni.
La mostra segue di una generazione
(esattamente 41 anni) quella che la Villa
udinese propose nel 1971 in occasione dei
duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua
fortuna critica.
Ora l’Azienda Speciale villa Manin e la
Regione Friuli Venezia Giulia realizzano
in quella stessa sede un’esposizione monografica in grado di attraversare l’intera
complessa parabola
artistica del pittore:
una mostra di grande impegno che
anche alla luce dei
numerosi studi susseguitisi da allora
consente oggi una
valutazione più ampia e approfondita
del Tiepolo.
Se ne documenta
l’evoluzione stilistica, con l’individuazione di alcuni
momenti
chiave
del rapporto del
Tiepolo con i suoi
mecenati. Accanto all’esame dei singoli
dipinti vengono quindi ricordati i maggiori
committenti e gli intellettuali – come Scipione Maffei, Francesco Algarotti, i cugini
Zanetti – che hanno seguito l’artista fin dagli esordi, influendo sulla sua formazione
culturale.
Impegnativi restauri promossi proprio in
occasione della mostra permettono inoltre
di accostarsi ad opere difficilmente visibili
per la loro ubicazione o che hanno rischiato
di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti.
Tiepolo è senza dubbio il pittore veneziano più celebre del Settecento, l’instancabile
realizzatore di imprese monumentali su tela
o a fresco, vero e proprio detentore del monopolio tanto nella decorazione dei palazzi
lagunari quanto delle ville di terraferma.
Principi e sovrani di tutta Europa si contendono i suoi servigi.
La mostra ripercorre la sua lunga e fertile attività attraverso una sequenza di opere
particolarmente significative, di soggetto
sia sacro che profano, che testimoniano
al meglio una casistica estremamente ampia di commissioni: soffitti allegorici, pale
d’altare, decorazioni in villa, modelletti,
disegni.
Vengono esposti anche dipinti di straordinaria dimensione, poiché per esplicita
dichiarazione dell’artista “Li pittori devono procurare di riuscire nelle opere grandi
[...] quindi la mente del Pittore deve sempre
tendere al Sublime, all’Eroico, alla Perfezione”.
In alcuni casi il complesso lavoro preparatorio, dai disegni al bozzetto all’opera
finita, presentato nel dettaglio, introduce in
modo coinvolgente il visitatore nel magico
Zefiro Flora particolare
mondo tiepolesco.
Particolarmente piacevoli sono i dipinti
di contenuto storico o mitologico, nei quali il pittore sprigiona tutta la sua irruenta
capacità espressiva: egli non si limita a visualizzare famose vicende del passato ma
indaga l’intima natura dei protagonisti facendone emergere passioni e individualità.
Egualmente importanti e di grande impatto emotivo i dipinti di destinazione chiesastica, che ricordano al visitatore come
Tiepolo sia stato l’ultimo, ispirato, pittore
di arte sacra della tradizione occidentale.
Molto curato l’apparato didattico che,
come le audioguide e le visite guidate
si propone in italiano, inglese e tedesco.
Perché Tiepolo a Villa Manin può effettivamente annullare i confini geografici e attrarre visitatori anche dai Paesi vicini.
Giambattista Tiepolo
Il Museo Diocesano di Milano ospita l’antologica di Antonia Campi
D
al 4 dicembre 2012 al 6 gennaio
2013, il Museo Diocesano di Milano ospita l’antologica di Antonia
Campi (Sondrio, 1921), una delle protagoniste del design italiano del Novecento, in
occasione del suo novantunesimo compleanno.
Curata da Anty Pansera, Mariateresa
Chirico e Paolo Biscottini, prodotta dalla
Fondazione Gruppo Credito Valtellinese,
l’esposizione ripercorre oltre sessant’anni
di carriera, mettendo in luce la passione e
la capacità della designer nello scegliere,
impastare e plasmare le argille con cui crea
e anima le sue opere.
Il periodo indagato va dai primi lavori
degli anni Cinquanta a quelli più recenti,
nati dalla collaborazione con Antonella Ravagli, (Antò la loro firma congiunta), con
la quale ha realizzato per Montecitorio un
grande pannello in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con ELICA
(Elisabetta Bovina e Carlo Pastore) e con
Alfredo Gioventù e Daniela Mangini.
Artista e scultrice per formazione, Antonia Campi, altresì chiamata ‘Neto’, è
approdata al design attraverso la Società
Ceramica Italiana di Laveno, dove era entrata come operaia nel 1947 e di cui divenne direttore artistico negli anni Sessanta.
Nella manifattura all’epoca diretta da Guido Andlovitz, la Campi era entrata, giovanissima, dopo aver frequentato il Collegio
delle Fanciulle e i corsi dell’Accademia di
Brera, dove si è diplomata in scultura con
Francesco Messina.
Succeduta nel 1962 a Guido Andlovitz
nella direzione della Società Ceramica Italiana, dal 1971 dirige il Centro Artistico
unificato della Società Ceramica Italiana e
della Richard - Ginori e in seguito il Centro Design della Pozzi - Ginori. In questo
ruolo assume il compito di seguire l’intera
produzione dell’azienda, dai servizi da tè e
caffè, vasi, piatti, soprammobili ai sanitari
e alla rubinetteria.
Con lei, anche il bagno diventa uno spazio da vivere e non solo da utilizzare. Ecco
i sanitari che sembrano creature dei boschi,
che vivono di colori e forme nuove, che abbandonano quel rigore che li caratterizzava.
Nel 2011 è stata insignita del Compasso
d’Oro alla carriera, dopo esservi già stata
segnalata nel 1956 per il progetto di utensili ancora oggi esposti al MoMa di New
York. Antonia Campi si è dedicata alla progettazione in svariati settori, dai sanitari
e piastrelle agli oggetti d’uso quotidiano,
dalle porcellane artistiche alla sperimentazione di gioielli, riuscendo a reinterpretare in chiave originale il quotidiano e proporre oggetti in uso da sempre come vere
e proprie sculture, cariche di una valenza
estetica ben definita. Poi l’attenzione ai
colori, vivaci e brillanti, in particolare con
le celebri creazioni in bianco e nero dove
i due toni divengono fantasmagoria di geometrie.
Operando soprattutto con la terraglia
forte, ma anche con la porcellana, Antonia
Campi crea per la Società Ceramica Italiana
originalissimi pezzi che confluiscono in tre
collezioni: gli Articoli Fantasia, le Serie limitate e i Pezzi unici, con un continuo passaggio da un settore all’altro a segnalare,
da un lato, un’inesauribile forza creativa,
dall’altro la necessità di soddisfare anche le
esigenze produttive e le richieste commerciali dell’azienda, istanze cui la designer è
sempre stata molto sensibile e che spiegano
come alcune forme modernissime, proposte con smalti e accostamenti accesi e insoliti, siano anche presentate con decori di
aspetto più convenzionale e “rassicurante”,
più facilmente accettabile da un pubblico di
gusto tradizionale.
Senza ripudiare il design, ovvero la creatività messa a servizio dell’utilità, la Campi
si cimenta con la scultura, raggiungendo
esiti di assoluto interesse, sempre fedele ai
“suoi” materiali.
A novant’anni, Neto continua a lavorare, creando opere sempre più personali, ad
indicare una creatività sempre più libera,
ariosa, felice. Non più legata alla produzione di oggetti d’uso, progettazione che l’ha
coinvolta lungo tutta la carriera professionale, sciolta da ogni vincolo e necessità,
“gioca” con l’argilla, che plasma con superba maestria e che piega in realizzazioni
continuamente nuove.
G. L.
Informazione Regionale
14
dalla
Calabria
R
eggio Calabria – “Esprimo un plauso per la scelta
della Provincia di Reggio
Calabria che in occasione della
diciassettesima edizione di Artigiano in Fiera a Milano ha inteso creare un binomio perfetto
con l’Assessorato Alle Attività
Produttive ed il Parco Nazionale
dell’Aspromonte per coniugare
le tipicità gastronomiche e manifatturiere con il territorio e le
bellezze naturali del reggino”.
Queste le parole del responsabile commerciale area Italia della
fiera di Milano, il Dott. Andrea
Rivoltella, rimasto letteralmente
affascinato in particolare da uno
dei prodotti identitari artigianali
esposti presso lo Stand istituzionale della Provincia: le pipe di
Rizziconi che - sempre secondo
il dott. Rivoltella - si presentano
in modo originale ed esclusivo
“Ogni pezzo è unico come unica
e’ l’idea da cui nascono”.
Con l’ultimo giorno di apertura
di Artigiano in Fiera Milano volge
per quest’anno al termine anche
la positiva esperienza maturata
dall’Assessorato Provinciale alle
Attività Produttive della Provincia di Reggio Calabria sintetizzabile in quello che ormai è divenuto
un vero e proprio brand collettivo:
Le Reggine dei Sapori, questo il
modo scelto per indicare di volta
in volta la presenza ai più importanti eventi fieristici nazionali dei
produttori eno-gastronomici, delle imprese artigiane, della qualità
e della originalità delle produzioni tipiche locali, dei prodotti de.co
che caratterizzano nel Mondo la
provincia reggina.
Sapori, colori, profumi, forme
e arte tutto in un mix piccante a
far bella mostra di sé, di volta in
volta, in ambienti accoglienti ora
Artigiano in fiera, il bilancio
dell’assessore Giannetta
dai colori vivaci ora dall’aspetto
volutamente minimal, sempre studiati fin nei minimi dettagli. Stand
istituzionali che hanno comunque
sempre incontrato il favore del
grande pubblico dei visitatori.
Allo Stand Le Reggine dei Sapori
si sono registrate presenze oltre
che provenienti dalla vicina Europa, anche da altri continenti. Visitatori cinesi, giapponesi, canadesi
ed australiani hanno manifestato
molto apprezzamento per la tradizione artigianale reggina.
Soddisfattissimo, e non potrebbe essere altrimenti, un raggiante
Assessore Provinciale alle Attività Produttive Domenico Giannetta. Sa di aver fatto bene in questo
anno. Con la conclusione di Artigiano in Fiera – dichiara Giannetta
- si accinge a volgere al termine un
2012 iniziato carico di aspettative
e di buoni propositi. Tutti risultati poi concretizzatisi passo dopo
passo sicuramente grazie allo spirito di abnegazione e di dedizione
dimostrato dall’intero staff e dalla
struttura dell’Assessorato Provinciale alle Attività Produttive capaci di dare vita e corpo a delle
bellissime esperienze a detta degli
imprenditori che vi hanno preso
Un piano per l’ampliamento delle terme
C
assano all’Ionio (CS) Nella sala convegni delle
Terme Sibarite di Cassano
All’Ionio è stato presentato il masterplan per l’ampliamento funzionale del complesso termale. A
coordinare i lavori è stato Roberto Senise, uno dei consiglieri del
consiglio di amministrazione delle Terme insieme a Pierluigi Martucci. Presenti, oltre a loro, anche
il presidente delle Terme, Mimmo
Lione, il Presidente della Regione
Calabria, Giuseppe Scopelliti, e
Giuliana Bernaudo, responsabile
per il settore termalismo dell’ASP
di Cosenza, i consiglieri regionali
Gianluca Gallo, Gianpaolo Chiappetta, Ennio Morrone e Benedetto
Di Iacovo, presidente della commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare. Dopo
la relazione sullo stato dell’azienda, presentato da Roberto Senise,
è toccato al presidente introdurre
il progetto di ampliamento del
complesso termale: «Le aziende
termali, come in senso più ampio, tutte imprese che lavorano
nell’ambito del benessere stanno direzionando la loro “mission
aziendale” verso un ampliamento
e diversificazione della loro offerta. La nuova tendenza in ambito
termale è rappresentata dalla funzionalità di nuovi e moderni centri benessere con annesse piscine
utilizzabili per l’intero anno. Per
questo una società pubblica come
le terme sibarite deve intraprendere rapidamente questa strada senza tentennamenti che sarebbero
letali e non riuscirebbero a far riposizionare in tempi utili l’azienda nel nuovo bacino di utenza. Un
management accorto si avvede
di quanto avviene nella società
che lo circonda, cerca di interpretarne le tendenze, al fine di
trasformare le nuove richieste del
mercato in utili aziendali nuovo
lavoro ed occupazione. In conseguenza di questa analisi abbiamo
fatto redigere una progettazione
esecutiva che nel lungo periodo
preveda investimenti miranti alla
creazione di una piscina coperta,
di un centro benessere e di una
sala convegni». «La legge regionale sul termalismo – ha concluso il presidente Lione – cioffre
importanti possibilità anche di
natura finanziaria a cui potremo
attingere, che insieme ai fondi di
cui dispone la società, ci permetteranno di rendere cantierabile
l’opera. La regione Calabria , con
l’approvazione della legge di cui
dicevo, ha riconosciuto il settore
termale come strategico per l’economia calabrese ed ha dato alle
aziende uno strumento di lavoro
imprescindibile, alla luce di ciò va
tributato, al Presidente Scopelliti,
alla commissione consiliare competente per materia ed al Consiglio regionale un forte ringraziamento».
Dopo l’intervento del presidente e un breve saluto di Gianni
Papasso, sindaco della Città delle
Terme, è stato l’ing. Mario Oriolo a spiegare nel dettaglio il progetto. A seguire, l’intervento del
presidente Scopelliti: «Ho sposato subito questo progetto perché
l’ho trovato valido e perché come
Amministrazione Regionale stiamo puntando molto sul turismo,
in particolare sul turismo termale
inserendolo all’interno di molti
progetti per farlo emergere all’interno di quelle nicchie di mercato turistico che
ci permettano di
promuovere la Calabria nel migliore
dei modi. Non a
caso, ad esempio,
dieci navi da crociera
attraccheranno in Calabria
nel 2013. Perché?
Perché stiamo promuovendo i nostri
4 porti regionali e
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
il territorio che ad essi si rivolge».
«Il turismo termale – ha insistito
Scopelliti – ci deve servire come
risposta al territorio, alle persone
che lo abitano perché in questo
particolare momento storico è a
loro e solo a loro che bisogna rivolgersi. È molto importante che
ci siano enti come questo delle
Terme di Cassano che meritino
gli investimenti perché non ci
chiedono fondi per coprire buchi
di bilancio ma ci permettono di
investire e camminino con le loro
gambe grazie alla virtuosità dei
propri amministratori e per dare
risposte vere a particolari porzioni
di territorio. Dico questo non per
propaganda politica, non a caso
non guardo mai in faccia il colore
politico dei sindaci. Molte volte
quando vado in un territorio non
so nemmeno di quale partito sia
il sindaco. E non a caso abbiamo
destinato 1 milione di euro al termalismo: per attrarre gente dalla
Germania, dal centro Europa, dai
paesi scandinavi. Non ci interessa
la polemica sterile, quando abbiamo pensato a questo progetto
abbiamo pensato ad alberghi con
spa di un certo livello perché chi
lavora se ha una settimana deve
venire qui a riposarsi. È la filosofia di vita di vita contemporanea
e questo crea nuove opportunità
per i territori. Sarò felice se questo progetto riesca a portare a casa
l’intera posta del progetto».
parte. Un gruppo di imprese ribattezzato Le Reggine dei Sapori
che ha girato in lungo ed in largo
per il resto d’Italia, nei momenti
e nei posti che contano dal Cibus
al Salone del Gusto, dall’Expo
Deco all’Artigiano
in Fiera. Dappertutto
migliaia di visitatori
hanno potuto ammirare le eccellenze
imprenditoriali reggine. E, in occasione di questa ultima
recente trasferta meneghina si è scelto di
promuovere non solo
gusto e tradizione
artigianale, non solo
profumi di Calabria
ma anche tanta, tanta natura per
questo non posso che ringraziare
il Commissario del Parco Nazionale dell’Aspromonte Antonio
Alvaro rimandando a nuove e future collaborazioni.
Messa dell’Immacolata
C
rotone - Un concerto che è
ormai una tradizione per la
Società Beethoven quello
dell’Immacolata.
È un concerto che ha il sapore
dei grandi appuntamenti artistici
ai quali è difficile mancare.
Erano infatti in tantissimi ad
essere presenti e a vivere insieme agli artisti (solisti, Coro
e orchestra del Liceo Musicale
“O.Stillo”), ogni momento nella
liturgia.
Gounod, Bach, Perosi sono stati gli autori che con le loro interminabili melodie hanno allietato
orecchie e gusto di quanti erano
presenti.
Polifonia, armonia e melodia
suadenti e fortemente penetranti
hanno
aiutato
una preghiera
che nasceva dal
cuore.
La costruzione teatrale e al
tempo
stesso
fortemente contrappuntistici
della Messa in
Do Magg. di
Gounod
fusa
ad alcune parti della Messa del
Perosi sono stati i punti di forza
dove gli artisti (Coro e Orchestra)
hanno dato il meglio aiutando una
sentita e vissuta preghiera.
I corali di Bach hanno poi armonizzato e concluso un momento della liturgia cattolica molto
sentito.
La chiesa dell’Immacolata con
la sua acustica perfetta, ha aiutato
tutti a vivere momenti di forte intensità mistica.
Una tradizione che, siamo convinti, continuerà anche negli anni
a venire così come le melodie e
i brani utilizzati fanno parte di
composizioni intramontabili.
Nucera alla fiera di Natale
R
eggio Calabria - Il segretario-questore del Consiglio
regionale, Giovanni Nucera, ha partecipato alla cerimonia
di inaugurazione della 1° Fiera
di Natale di Motta San Giovanni, organizzata dall’associazione
Athena.
“E’ stata una buona occasione –
ha detto Nucera – per far sentire
le istituzioni vicine ad una cooperativa composta di sole donne
che promuovono le produzioni
artigianali e commerciali del territorio. Una strada utile a mettere
in rete i piccoli operatori ed i produttori locali, e, insieme, un evento da proporre ad una più vasta
platea di consumatori.
L’idea di ripercorrere
la tradizione natalizia
declinandola con l’artigianato e la gastronomia locali è anche
un tentativo di mitigare la crisi economica
che colpisce soprattutto il fragile tessuto imprenditoriale calabrese, lasciando aperta la
porta della speranza fino alla tanto
auspicata ripresa della congiuntura economica. Voglio inoltre sottolineare – ha sostenuto Giovanni
Nucera – che l’evento voluto dalla
socie di ‘Athena’, non ha goduto
di alcun contributo finanziario
pubblico, ma si è basato sull’iniziativa delle promotrici che intendono proseguire le loro attività, contribuendo così a veicolare
l’immagine di una regione che
non vive di solo sostegno pubblico, ma sa anche trovare i percorsi
giusti per continuare ad operare in
condizioni obiettivamente difficili
di cui, al momento, è impossibile
prevederne gli esiti”.
Economia
N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre
15
A cura di Gianfranco D’Ettoris
I
I giovani e la disoccupazione
giovani e la disoccupazione.
Per contrastare questo triste
binomio sta prendendo piede, nel nostro Paese, la pratica
del cosiddetto “ponte generazionale”: un lavoratore anziano accetta di ridurre il proprio orario
di lavoro(con trasformazione del
rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in part-time), al fine di
favorire l’accesso di una giovane
risorsa umana, tramite un contratto di apprendistato(o un contratto
a tempo indeterminato). Alla base
vi è un accordo tra tre soggetti diversi: il dipendente anziano che
Affitti e condominio
Confedilizia risponde
La rubrica fornisce risposta solo a quesiti di interesse generale. Non saranno, pertanto, presi in considerazione quesiti né
a carattere personale né relativi a questioni già pendenti innanzi
all’Autorità Giudi­zia­ria.
I quesiti vanno inoltrati alla Confedilizia tramite le oltre 200
Associazioni territoriali aderenti alla stessa e presso le quali è
possibile attingere anche ogni ulteriore informazione. Per gli
indirizzi delle Associazioni consultare i siti www.con­fe­dilizia.it
www.con­fe­di­li­zia.­eu oppure telefonare al numero 06.67.93.489.
CEDOLARE SECCA
e ACCONTO 2012
Quando si doveva versare l’acconto
della cedolare secca per il 2012? A
quale percentuale ammontava?
Per coloro che presentano il modello
Unico e che hanno optato per il regime
della “cedolare secca sugli affitti” già
dal 2011, il versamento dell’acconto,
pari al 92% dell’imposta dovuta per
il 2011 (cfr. Provvedimento Agenzia
Entrate 7.4.’11 e Decreto Presidenza
Consiglio Ministri 21.11.’11), era da
versarsi, a seconda dei casi, in una o
due rate, entro il 30 novembre 2012.
Coloro che, invece, si avvalgono
del modello 730 non sono tenuti
in nessun caso al versamento
dell’acconto, che viene trattenuto
dal sostituto di imposta. Si segnala
che qualora i pagamenti non siano
stati effettuati entro i termini previsti,
è possibile utilizzare l’istituto del
“ravvedimento operoso”, versando
l’imposta in ritardo e applicando le
sanzioni in misura ridotta.
RIFACIMENTO
DELL’ANDRONE
CONDOMINIALE E
DETRAZIONE FISCALE
E’ possibile usufruire della
detrazione fiscale del 36% per
il rifacimento dell’androne
condominiale?
S ì , purc hé i l rifacimento in
questione avvenga conservando le
caratteristiche preesistenti (Guida
fiscale Agenzia Entrate, agosto
2012, Ristrutturazioni edilizie: le
agevolazioni fiscali). Si fa presente
che per il periodo che va dal 26
giugno 2012 al 30 giugno 2013,
la percentuale di spese detraibili
dall’Irpef è stata innalzata al 50% su
un tetto di spesa pari a 96.000 euro.
C. De Stefanis, A. Quercia
Associazioni
sportive dilettantistiche
e società sportive
Maggioli - pp. 692 €. 66,00
Strutturato in forma operativa, il testo risponde alle diverse domande sulla costituzione e gestione di un’associazione o società sportiva e sulle differenze tra le due forme
giuridiche, sia dal punto di vista dell’impostazione strutturale che delle conseguenze
applicative e dei riflessi sull’attività quotidiana. Coniugando l’aspetto di dottrina a
quello di prassi, con taglio pratico, il manuale fornisce i giusti orientamenti nella
complessa normativa civilistica e fiscale.
Giuseppe D’Alessandro
Truffe, truffati e truffatori
Colla editore
pp. 248 €. 15,00
Gli inganni e le truffe sono vecchi quanto
il mondo. Basti pensare a Giacobbe che,
travestendosi, inganna il padre e ruba la
primogenitura al fratello Esaù, o a Ulisse
inventore del cavallo di Troia.
Oggi possiamo affermare che la truffa fa
parte della nostra vita quotidiana: chi di noi
può dire di non essere mai stato truffato?
Maghi, imbonitori televisivi, falsi medici e
falsi avvocati, commercianti di non proprio
specchiata virtù... e ancora banche fittizie,
onlus inesistenti, università fantasma, siti
web taroccati: non esiste settore dove il pericolo di essere truffati non sia in agguato.
decide di lavorare come part-time: il giovane che entra nel contesto aziendale in modo stabile; e le
amministrazioni pubbliche, ovvero, Regioni e Province Autonome
che si accollano l’onere di versare
all’Inps i contributi previdenziali
aggiuntivi, necessari al lavoratore anziano per avere un’adeguata
copertura previdenziale. Inoltre,
questa nuova tipologia di rapporto di lavoro si inserisce in un
più ampio piano di sostegno per
l’occupazione dei giovani caratterizzato sia da incentivi per il
loro reinserimento nel mercato
del lavoro, sia da bonus per le
aziende che assumono. Ma c’è
di più. Dal 2 novembre scorso,
l’Inps, con la circola 128, sta attivando gli sgravi contributivi per
le assunzioni degli apprendisti nel
periodo 2012- 2016. Si tratta, a
nostro avviso, di un passo importante, perché, nell’ambito della
recente Riforma del lavoro, ci si
attende che questa nuova forma
contrattuale diventi lo strumento
principale per l’ingresso dei nostri giovani nel settore produttivo.
Vediamo come. Si assumono apprendisti iscritti alle liste di mobilità. Per i giovani, poi, che non
superano i 29 anni di età questa
possibilità è subordinata all’inserimento nel contratto di lavoro
di una clausola con la quale, “le
due parti rinunciano alla facoltà
di recesso al termine del periodo
di formazione”. In caso contrario,
l’Inps applicherà la regolamentazione ordinaria, senza gli sgravi
contributivi a favore del datore di
lavoro. In conclusione, noi diciamo, per onestà intellettuale, che
questo ultimo atto dell’Inps è un
giusto stratagemma che mira ad
ottenere che il contratto di apprendistato sia , davvero, utilizzato per
inserire soprattutto le nuove generazioni nell’ambito lavorativo e,
non solo, per agevolare alcuni
sgravi contributivi.
Salvatore Resta
Un catasto senza controlli
Corrado Sforza Fogliani
presidente Confedilizia
L
a Commissione Finanze
della Camera ha respinto,
a maggioranza, le proposte formulate dalla Confedilizia
in audizione e che tendevano a
dare la possibilità ai contribuenti
interessati di far controllare da un
giudice la congruità delle tariffe
d’estimo (che, applicate alla consistenza di case, negozi e uffici,
ne determinano la rendita ai fini
fiscali). Il vulnus ai diritti dei contribuenti (e allo Stato di diritto) è
colossale e inaccettabile, anche da
un punto di vista costituzionale:
impedire il controllo giurisdizionale delle tariffe d’estimo equivale ad impedire che un contribuente possa ricorrere contro un
U
accertamento tributario. Oltretutto, il contenzioso sarebbe minimo
e limitato a casi eclatanti, per l’alto costo che comporta oggi, come
noto, il ricorso alla giustizia, specie amministrativa. Il nuovo Catasto, che già si vorrebbe fondato non su rilevazioni obiettive di
dati e valori sul territorio ma sui
risultati che sortirebbero dall’applicazione di algoritmi messi a
punto al di fuori degli standard
internazionali, avrebbe dunque
anche la caratteristica di non poter
essere sottoposto al controllo di
congruità dei giudici. L’opposizione dell’Agenzia del territorio,
e con essa del Governo, al controllo giurisdizionale delle tariffe
meraviglia e rivendica all’Agenzia stessa un ruolo insindacabile,
in contrasto con i principii di una
democrazia liberale e di un fisco
civile. La previsione, poi, di far
A cura della CONFEDILIZIA di Crotone - Via Lucifero 40 - Tel. 0962/905192
Sito Internet: www.godel.it/confediliziakr
tilità
Stefana Broadbent
Internet, lavoro, vita privata
Il Mulino
pp. 160 €. 13,50
Le organizzazioni hanno sempre tentato di
bandire la sfera privata dai loro confini. Per
contro, le nuove tecnologie, i dispositivi digitali come gli smartphone, i palmari, i tablet e
i computer ultraportatili hanno reso possibile
la comunicazione privata a tutti i livelli gerarchici, dall’operaio al manager. Le restrizioni
appaiono inefficaci e arbitraria la separazione
tra sfera privata e sfera professionale.
Franco Bernabè
Libertà vigilata
Privacy, sicurezza
e mercato nella rete
Laterza - pp. XI-155 €. 12,00
Come è possibile tutelare la propria privacy
in un contesto di controllo totale? La questione non è di facile risoluzione e attorno a essa
si intrecciano aspetti di natura regolamentare
ed economica, aspetti di diritto internazionale e aspetti tecnici. È possibile però, oltre
che doveroso, mettere delle regole, sostiene
Bernabè, e per farlo è necessario uno sforzo
comune da parte di tutti i soggetti coinvolti:
operatori, attori del mondo internet, autorità
preposte alla tutela della privacy...
validare le funzioni statistiche
dalle Commissioni censuarie (che
sono organi amministrativi, e non
giurisdizionali, di collaborazione con l’amministrazione, piene
zeppe di rappresentanti degli enti
tassatori ma non di rappresentanti
dei contribuenti) è solo la cartina di tornasole dell’esistenza del
problema, che non si vuole però
risolvere in modo trasparente ed
affidabile. Altrettanto dicasi per la
norma sulla futura invarianza di
gettito: una clausola già utilizzata
e che gli italiani sanno, dalle tasse
che pagano, trattarsi di una mera
espressione di stile.
I proprietari di casa sono già
stati colpiti da un’imposizione,
patrimoniale e non, superiore a
quella di ogni altra categoria e non
possono accettare di essere privati
addirittura anche della possibilità
di ricorrere alla giustizia.
Lina Sotis
Libretto di risparmio
Rizzoli
pp. 180 €. 10,00
La crisi segna la fine di un mondo sregolato,
fatto di escort, di ostentazione, di fretta, di
avidità. C’è bisogno di un nuovo bon ton: atteggiamenti e desideri nuovi, nuovi lavori, un
nuovo modo di conversare, di condividere, di
dare. Costringendoci a trovare un’economia
sostenibile per le nostre tasche e i nostri umori, la crisi preferisce la gentilezza all’arroganza, la cultura al “farsi vedere”, il volontariato
all’accumulo di guadagno, un buon libro a un
ristorante di lusso, l’essenzialità agli eccessi.
E ci impone una nuova eleganza, più luminosa, più autentica.
Fabiano Guatteri
L’almanacco in cucina
Rizzoli
pp. 288 €. 18,00
Qual è il momento più adatto per mangiare
le fragole? Che differenze d’impiego ci sono
fra i carciofi inermi e quelli spinosi? Perché il
radicchio di Treviso ha quel bel colore rosso?
A queste e a tante altre domande rispondono
Gualtiero Marchesi e Fabiano Guatteri mettendosi nei panni del consumatore di oggi
che, disorientato davanti all’offerta costante
di ogni tipo di frutta e verdura, ha perso la
bussola del tempo e delle stagioni.
Ruwen Ogien
Del profumo dei croissants
caldi e delle sue conseguenze
sulla bontà umana
Laterza, pp. 256 €. 16,00
Nel libro troverete storie di criminali invisibili, di scialuppe di salvataggio che rischiano
di capovolgersi se non si sacrifica uno dei
passeggeri, di macchine che procurano piacere di cui nessuno ha voglia di servirsi, di
tram folli che bisogna fermare con ogni mezzo, anche gettando un uomo tra i binari. Leggerete racconti di esperienze che dimostrano
come ci voglia assai poco per comportarsi
come un mostro e di altre che provano come
ci voglia ancora meno per comportarsi quasi
come un santo.
O. Redon, F. Sabban,
S. Serventi
A tavola nel Medioevo
Laterza
pp. 324 €. 12,00
Proporre un libro di cucina medievale è un
modo diverso di formulare l’invito a un viaggio: un viaggio nel tempo, che potrà forse
ricordare qualche giro in terre lontane. Se
accettate l’invito, entrerete in un mondo di
sensazioni sconosciute. «Una scusa culturale
per mangioni carichi di sensi di colpa. Dalla
torta di re Manfredi alle frittelle dell’Imperatore, dal brodetto saracenico alla salsa camelina di Tournai, per i banchetti smemorati di
oggi». Natalia Aspesi
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