PERIODICO INDIPENDENTE CULTURALE - ECONOMICO DI FORMAZIONE ED INFORMAZIONE REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZIONE - Via Lucifero 40 - Crotone 88900 - Tel.(0962) 905192 - Fax (0962) 1920413 Iscr.Reg.Naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 45% art. 2 comma 20/b L. 662/96 - Poste Italiane Filiale di Catanzaro - Gruppo 3° - mensile pubblicità inferiore al 50% - tassa pagata - tax paid Direttore Editoriale Pino D’Ettoris - Direttore Responsabile Tina D’Ettoris - Abbonamenti: euro 26,00 - Contributo Sostenitore euro: 50,00 - Estero euro: 100,00 c.c.p. 15800881 intestato a IL CORRIERE DEL SUD Sito Web: www.corrieredelsud.it - E-Mail: [email protected] - [email protected] - [email protected] ASSOCIATO ALL’USPI 1,00 Anno XXI N° 16/2012 - 13 Dicembre UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA C REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 La distribuzione della ricchezza è caratterizzata “da un elevato grado di concentrazione” Meno ricchezza per gli italiani Il 2,8% delle famiglie italiane è totalmente in ‘rosso’ ovvero ha una “ricchezza netta negativa” Giorgio Lambrinopulos L a crisi attacca la ricchezza delle famiglie italiane che dal 2007, anno in cui ha raggiunto il suo valore massimo in termini reali, al 2011 è diminuita del 5,8%. Dal 2010 al 2011 il calo è stato del 3,4%, mentre nel primo semestre 2012, secondo stime preliminari, il calo (in termini nominali) è stato dello 0,5%. Lo comunica Bankitalia. Nel 2011 la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti è diminuita dello 0,7%; l’aumento delle attività reali (1,3%) è stato più che compensato da una diminuzione delle attività finanziarie (3,4%) e da un aumento delle passività (2,1%). In termini reali - precisa la Banca d’Italia - la ricchezza netta si è ridotta del 3,4%. Alla fine del 2011, la ricchezza abitativa detenuta dalle famiglie italiane era stimata poco più di 5.000 miliardi di euro. Questo valore è aumentato dell’1,3% rispetto alla fine del 2010 (-1,4% in termini reali). La distribuzione della ricchezza è caratterizzata “da un elevato grado di concentrazione”. Lo afferma la Banca d’Italia spiegando che la metà più povera delle famiglie italiane detiene il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco ha il 45,9%. L’indice di Gini, che misura il grado di disuguaglianza, risulta in aumento. Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140.000 euro pro capite e 350.000 euro in media per famiglia. Lo comunica la Banca d’Italia aggiungendo che “le attività reali rappresentavano il 62,8% del totale delle attività, le attività finanziarie il 37,2%. Le passività finanziarie, pari a 900 miliardi di euro, rappresentavano il 9,5% delle attività complessive. Il 2,8% delle famiglie italiane è totalmente in ‘rosso’ ovvero ha una “ricchezza netta negativa”. In questi casi le difficoltà finanziarie non sono compensate neanche dal possesso dell’abitazione. Il dato «Lo spread è un imbroglio» “ Lo spread è un imbroglio e un’invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani e che governava il paese. Prima non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo da un anno, e cosa ce ne importa?”. Sono le parole pronunciate in mattinata da Silvio Berlusconi a ‘La Telefonata’ su Canale 5. “Fino a quando sono stato a rappresentare l’Italia ero uno tra i due – tre capi di governo più autorevoli”, afferma tra l’altro il Cavaliere. “Cosa ci importa - prosegue il Cavaliere - di quanti interessi il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco. Siamo andati avanti da quando c’è l’euro a pagare il 4,3 per cento, la Germania il 3,3 per cento, poi la Germania ha deciso di fare una cosa nel suo interesse ordinando di vendere tutti i titoli del tesoro italiani, a quel punto i fondi americani e internazionali hanno pensato che se la Germania vende, ci sarà sotto qualcosa e hanno iniziato a vendere anche loro. La Germania ha approfittato di questo e forte del suo debito sovrano solido ha abbassato i tassi dell’1%. Ma a noi cosa importa?”. “Non voglio dire che ci sono stati degli errori ma Monti ha seguito una politica troppo germanocentrica. Gli indicatori economici sottolinea - sono tutti peggiorati, non sta a me dare giudizi, ma i dati sono tutti negativi”. “L’anticipo delle elezioni dovute alle dimissioni di Monti è risibile si tratta poco più di un mese. Quindi - spiega Berlusconi - non c’e’ assolutamente una ragione vera perché i mer- cati si debbano e possano agitare”. “Purtroppo il governo Monti - sottolinea - ha portato una situazione di crisi, molto peggiore di quando c’eravamo noi al governo. I nostri ultimi mesi avevano un pil positivo, con questo governo è diminuito, tutti gli indicatori sono peggiori di quando c’eravamo noi. La situazione è peggiore”. “Io sostengo quello che Mario Monti ha messo in campo per le riforme”. Così Angela Merkel in conferenza stampa a Berlino. La Cancelliera tedesca si dice convinta che gli elettori italiani “sceglieranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”. Berlino mette in guardia Silvio Berlusconi da una campagna elettorale antitedesca. Il governo tedesco non intende immischiarsi, sottolinea il ministro degli Esteri Guido Westerwel- le, “ma una cosa non accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populista”. “Né la Germania né l’Europa sono causa delle difficoltà attuali dell’Italia”, afferma. Mario Monti non crede a “complotti” occulti di investitori sui mercati, ma sottolinea che spesso ci sono soggetti che agiscono “senza scrupoli”. “Nei mercati finanziari - dichiara il premier a Uno mattina - ci sono infiniti soggetti grandi e piccoli che cercano di fare i loro interessi, spesso senza scrupoli”, ma “non credo che ci siano complotti occulti”. “L’Italia 13 mesi fa - aggiunge il premier - era in condizioni molto, molto difficili possiamo ritenere di aver fatto un grossissimo progresso che però ha Continua a pag 2 D è del 2010, in diminuzione dal 3,2% del 2008, tuttavia “in lieve ma graduale crescita” se si confronta la serie a partire dal 2000. Le famiglie italiane hanno “un’elevata ricchezza netta”, pari, nel 2010, a 8 volte il reddito disponibile, contro l’8,2 del Regno Unito, l’8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Lo comunica Bankitalia aggiungendo che le famiglie italiane risultano anche “relativamente poco indebitate”, con un ammontare dei debiti pari al 71% del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100%, negli Stati Uniti e in Giappone del 125%, in Canada del 150% e nel Regno Unito del 165%). Dopo la flessione registrata nel 2010 gli italiani hanno ripreso a comprare Bot e Btpe nel 2011 la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani è cresciuta di oltre 1 punto percentuale, pari ad un aumento di oltre 30 miliardi di euro, tornando ai livelli del 2009. Lo evidenzia la Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico su “La ricchezza delle famiglie italiane”. A.A.V.V. 365 giorni con i testimoni della fede San Paolo pp. 306 €. 14,90 a Ignazio di Antiochia a Dietrich Bonhoeffer, passando per i martiri cinesi e don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia: una raccolta di pensieri, brani antologici e riflessioni dei grandi testimoni della fede di ogni tempo. 365 testi di grande spiritualità per meditare, giorno per giorno, sul messaggio cristiano con le parole di chi, per Cristo, ha dato la vita. «Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore». Con queste parole sant’Ignazio di Antiochia si consegnava consapevole al martirio in nome di Cristo e per il bene della Chiesa, all’inizio dell’era cristiana. Esse risuonano ancora come invito a cercare nella mente e nel cuore dei martiri, il cui sangue bagna ancora oggi le nostre strade, una delle forme dell’imitazione di Cristo e della testimonianza della fede. P olitica 2 N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Il PPE vuole Monti I n seno al Partito Popolare europeo (Ppe) siamo “uniti contro il populismo e l’antieuropeismo”. E’ questa la posizione del partito, espressa dal suo presidente, l’ex premier belga Wilfried Martens, che ha risposto a una domanda sulla situazione politica in Italia al vertice del Ppe che precede di qualche ora il Consiglio Europeo La cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe chiesto a Mario Monti di ricandidarsi, oggi durante il pre-vertice del PPE a Bruxelles “E’ chiaro che il Ppe supporta Mario Monti e non Silvio Berlusconi”: lo ha detto il premier olandese Mark Rutte lasciando la riunione del Ppe a Bruxelles. “I popolari europei apprezzano i risultati raggiunti dal premier Monti”, ha aggiunto Rutte, ribadendo che nel summit si é parlato molto del caso Italia. Il Ppe chiede a gran voce a Mario Monti di candidarsi premier alla guida del centrodestra italiano. “Noi abbiamo detto chiaramente a Monti che ci piacerebbe vedere la sua candidatura e abbiamo avuto un buon feeling”. Lo riferisce Elmar Brok, influente Lo spread è un ... Continua dalla prima “C’é qualcuno al mondo che può pensare che lo spread non sia importante? Cioé che i tassi d’interesse non siano importanti? Che la credibilità del Paese non sia importante? Probabilmente non è stato bene inteso”. Così il ministro Passera commenta le parole di Berlusconi: “Non è l’unico indicatore ma è un indicatore importante”. “Magari fosse un’invenzione...”. Così Pier Luigi Bersani, uscendo dalla sede del Pd, commenta le affermazioni di Silvio Berlusconi sullo spread come “un imbroglio e un’invenzione”. Spread elevati “mettono in difficoltà le imprese ed impediscono il buon funzionamento del mercato interno”: lo dice un portavoce della Commissione Ue oggi, rispondendo ad una domanda sul dibattito italiano circa l’importanza di tale indicatore. “Siamo nel campo delle opinioni personali. Lo spread è importante perché impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico”. Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, risponde alla domanda per un commento alle parole di Silvio Berlusconi, a margine del Csc. un costo che nel breve periodo è stato che non c’è stata crescita”. “Sarei felice di apprendere da qualcuno come sarebbe stato possibile salvare l’Italia finanziariamente dal destino greco e in parte farla crescere a ritmo veloce, quella ricetta sarebbe stato opportuno trovarla qualche anno prima quando per di più non c’era da curarsi della grande difficoltà finanziaria”, aggiunge. Il recente andamento dello spread è un fenomeno “che va preso con una certa calma e freddezza”, ma certamente dobbiamo “stare molto attenti” e anche “spazzare via alcuni miti” come quello che non ha “rilievo” ciò che un Paese fa e spero che anche in questo non si trattano i cittadini come più sprovveduti di quanto siano”, sottolinea Monti. “L’Europa è molto preoccupata per gli avvenimenti in Italia, per l’Europa e per l’economia italiana non ci possiamo aspettare una politica spettacolo”. Questo il giudizio del capogruppo del Ppe Joseph Daul, secondo il quale far cadere il governo di Mario Monti è stato un “grave errore”. Daul afferma che “non abbiamo bisogno di momenti di turbolenza” e ricorda che “l’Europa combatte il populismo”. G.L. eurodeputato della Cdu al termine del pre vertice dei popolari a Bruxelles. Il presidente del Pdl Silvio Berlusconi ha invitato oggi il presidente del Consiglio Mario Monti a candidarsi alle prossime elezioni in occasione della loro partecipazione al vertice del Ppe. “Silvio Berlusconi ha ribadito che gli piacerebbe una candidatura di Monti, ma il premier non ha risposto”. A raccontarlo è Elmar Brok. E’ cominciato poco dopo le 14 del 13 dicembre scorso con l’arrivo a sorpresa del presidente del Consiglio, Mario Monti, nella sede dell’Academie Royale de Belgique a Bruxelles, il vertice del Ppe che tradizionalmente precede il Consiglio europeo. Monti è entrato senza fermarsi con i giornalisti pochi istanti dopo l’arrivo della cancelliera Angela Merkel. Berlusconi era arrivato poco prima delle 13. Il premier Mario Monti partecipa al vertice del PPE a Bruxelles su invito del presidente Wilfrid Martens. Lo si apprende da fonti europee. Da presidente del consiglio, Monti ha partecipato all’incontro del gruppo PPE di Fiesole di settembre. Ma è la prima volta che partecipa ad un pre-vertice dei popolari prima dei summit dei leader Ue. “Sfiduciato? No, mi sono sentito coccolato, anzi coccolatissimo” ha detto Silvio Berlusconi parlando con i cronisti dopo il vertice dei popolari europei. “Aspetto di vedere cosa succede”, risponde il Cavaliere a chi gli chiede se, anche alla luce della sua proposta Monti, si ricandidi a Palazzo Chigi. “Wait and see...”, ha poi aggiunto. “Ho ricordato al Ppe di aver chiesto a Mario Monti di essere il riferimento per il Pdl nonostante questo crei qualche problema con la Lega”, ha raccontato Berlusconi. “Spero Monti accetti la mia proposta, anche se per ora non l’ha fatto. Capiamo le difficoltà di chi si è posto sopra le parti a diventare parte, non avremmo rincrescimenti se dovesse non accettare”, ma con i moderati uniti e la Lega guidati da Monti si vince. Il Ppe è preoccupato da un possibile ritorno della sinistra in Italia, afferma Berlusconi. Dal Ppe “c’é grande sostegno al governo italiano”. ha detto il premier Mario Monti lasciando la sede del Ppe sottolineando che il sostegno è stato ribadito dal presidente Martens al termine della riunione dei popolari europei a Bruxelles. “Sono venuto qui, su invito di Martens, per spiegare la situazione politica italiana: ho ricordato qual era la situazione quando ho iniziato, le cose fatte e le condizioni che hanno determinato la mia decisione” di lasciare. Lo ha detto Monti lasciando il Ppe e ricordando le parole di Alfano dopo le quali “é mancata la fiducia”. “Ho espresso la speranza e la convinzione che quale che sia il prossimo governo, questo si collocherà nel solco della partecipazione europea perché è anche nell’interesse nazionale”, ha affermato il premier. Monti non risponde ad una domanda su una sua eventuale candidatura nelle prossime elezioni. “Nessun commento. Non sarebbe questo il momento e il luogo”, ha affermato, precisando di essere ancora concentrato “per qualche breve tempo” nella “condotta spedita” di ciò che il governo deve “ancora compiere”. “Non sono il portavoce di Berlusconi”, così il premier lussemburghese e presidente di Eurogruppo ha risposto a chi gli chiedeva come l’ex premier avesse spiegato al vertice Ppe le sue posizioni. “Posso solo dire che c’é stato grande sostegno per Monti”, ha aggiunto Juncker lasciando la riunione. “Monti è l’uomo che ha consentito all’Italia di rialzarsi e di riprendere un ruolo chiave, e ha fatto sì che l’Italia sia rispettata”: lo ha detto il presidente francese Francois Hollande entrando la summit Ue. Lunga stretta di mano tra Mario Monti e Francois Hollande all’arrivo al summit Ue: il premier italiano è sceso dall’auto, si è diretto verso Hollande che aveva appena parlato di lui con la stampa, e gli ha stretto a lungo la mano. Il presidente francese gli ha poi detto: “Stavo proprio parlando di te..”. Le misure decise dal premier Mario Monti sono “coraggiose” e vanno nelle giusta direzione e “dovrebbero essere attuate. L’Italia è sulla strada giusta e bisogna continuare su questa strada”. Lo afferma il portavoce del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Gerry Rice. “Ho parlato ieri (12 dicembre, ndr)con Silvio Berlusconi” e gli ho ribadito “molto francamente l’importanza di avere un’Italia stabile e che prosegua sulla strada delle riforme. Questo è cruciale per l’Italia e per l’Europa”. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso. “Abbiamo bisogno di un’Italia forte e stabile in Europa”, ha aggiunto. Il presidente della Commissione europea ha lodato il premier italiano Mario Monti per le riforme avviate e i risultati conseguiti finora per risolvere la crisi in Italia. Barroso ha parlato oggi a Bruxelles con accanto a sè lo stesso Monti.. “La mia posizione sulla situazione politica in Italia non è stata influenzata da nessuno e riflette quella del Ppe”. Così Joseph Daul, capogruppo del Ppe al Parlamento Ue, ha voluto smentire Silvio Berlusconi che ieri ha parlato di un’influenza di Mario Mauro sulla ‘scomunica’ espressa martedì dallo stesso Daul. In una nota da Strasburgo, il francese ha ribadito che il Ppe è “con chi dice la verità ai cittadini sperando di ottenere voti con vane promesse populistiche”. G. L. Direzione - Redazione - Amministrazione Via Lucifero 40 - 88900 Crotone Tel. (0962) 905192 Fax (0962) 1920413 Direttore Editoriale Pino D’Ettoris Direttore Responsabile Tina D’Ettoris Iscriz. registro naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 Servizi fotografici, fotocomposizione e impaginazione c/c postale 15800881 Intestato a IL CORRIERE DEL SUD Associato U. S. P. I. UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA Sito Internet: http://www.corrieredelsud.it E-Mail: [email protected] - [email protected] [email protected] Mario Monti Cultura N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre 3 Costantino, padre della Cristianità medioevale Diversi i convegni nazionali che hanno ricordato la figura del grande Imperatore nel 1700° anniversario della battaglia di Ponte Milvio Guido Vignelli I l romano Ponte Milvio è oggi noto per i lucchetti ivi apposti dalle coppie innamorate, finalmente rimossi dal Comune; è invece quasi dimenticato per la vittoria militare ivi ottenuta, il 28 ottobre 312, dall’imperatore Flavio Valerio Costantino (detto “il Grande”) sull’usurpatore Massenzio. Questa vittoria permise la promulgazione, avvenuta il 13 febbraio 313, del cosiddetto Editto di Milano, che sancì la definitiva legalizzazione del Cristianesimo nell’impero romano. Ricorre ormai il XVII centenario di questi due grandi fatti storici, che prepararono la nascita della Cristianità e segnarono il passaggio dall’età antica a quella impropriamente detta “medioevale”. Questo centenario ha finora avuto poche celebrazioni, come quelle tenutisi a Roma e a Milano. Tuttavia, lo scarso dibattito pubblico che hanno sollevato è stato caratterizzato da una strana novità: Costantino viene oggi riabilitato da alcuni fra quegli ambienti progressisti che prima l’avevano sempre condannato. Beninteso, di una riabilitazione se ne sentiva proprio il bisogno. Infatti intellettuali, storici, teologi e perfino letterati – basti ricordare Dan Brown – hanno accusato Costantino di essere stato un falso cristiano e un vero tiranno e di aver creato la “Chiesa costantiniana”: ossia quella Chiesa che avrebbe abbandonato la via evangelica del servizio, dell’umiltà, e della povertà, per intraprendere la via imperiale del potere, del trionfalismo e della ricchezza. Invano gli studiosi seri ha nno ribadito che Costantino prima si convertì sinceramente al Cristianesimo e poi liberò, favorì e difese la Chiesa cattolica: un merito, questo, che ci appare oggi più prezioso di ieri, dato che la libertà cristiana viene repressa in molte terre in cui prima esisteva, a volte fin dai tempi costantiniani. Tuttavia quegl’intellettuali progressisti, che oggi sono passati della condanna all’assoluzione Testa monumentale di Costantino, conservata ai Musei Capitolini a Roma di Costantino, lo fanno con motivazioni alquanto strane o paradossali. Secondo loro, Costantino avrebbe concepito il Cristo non tanto come Logos quanto come Nomos, per cui avrebbe professato non tanto una Verità rivelata da accettare come ortodossia, quanto una Norma rituale da rispettare come ortoprassi. A fondamento religioso del riunificato impero, egli avrebbe posto un generico culto del “Sommo Dio”, interpretabile in senso sia monoteistico che politeistico o panteistico e quindi accettabile sia da convinti cristiani che da scetttici pagani (com’è recentemente accaduto col culto massonico del Grande Architetto dell’Universo). Pertanto, Costantino avrebbe secolarizzato l’autorità politica e posto le premesse di una civiltà “ecumenica” e “pluralistica”, fondata su quella libertà di pensiero e di culto che favorirebbe la fratellanza e la pace universali. Di conseguenza, la riforma politica costantiniana si sarebbe limitata ad estendere a tutte le religioni quel generico diritto alla “libertà religiosa” già concessa a tutti, ma incoerentemente rifiutata ai cristiani. Se la esaminiamo da vicino, ci rendiamo conto che questa rivalutazione progressista di Costantino va respinta come storicamente falsa, mossa solamente dalla pretesa di rendere il governo costantiniano accettabile alla relativistica mentalità moderna. Com’è noto, quel “Sommo Dio”, che Costantino aveva adorato da ragazzo, gli si rivelò con il volto del Cristo apparendogli in sogno nell’accampamento di Saxa Rubra alla vigilia della decisiva battaglia del Ponte Milvio. Il Cristo gli promise vittoria e regno se si fosse posto sotto il segno della Croce, stabilendo una sorta di patto feudale tra Signore e vassallo. Da allora, Costantino credette in Lui come sola vera divinità, nel Cristianesimo come sola vera religione e in quella cattolica come sola vera Chiesa. Inoltre egli si convinse di aver ricevuto dal Cristo la missione di salvare e riunificare l‘impero elevando quella cristiana al rango di unica fede legittima. Certo, l’Editto di Milano si limitò ad estendere al Cristianesimo una generica libertà religiosa. Ma questa liberalizzazione si basò su una motivazione non “laica” (la dignità della coscienza) bensì religiosa: il riconoscimento di un culto voluto da quel Dio che aveva reso vittoriosi gl’imperatori Licinio e Costantino. Inoltre, quello che per il pagano Licinio era il massimo da concedersi, per il già cristiano Costantino era in- vece il minimo ottenibile, in attesa di privilegiare la Chiesa cristiana non appena divenuto signore unico del riunito impero. Difatti così fu. La politica costantiniana affidò alla Chiesa una funzione di guida spirituale del popolo e all’episcopato un ruolo direttivo nella vita dello Stato, in modo che il clero diventasse non oggetto ma soggetto della politica imperiale. Col tempo, Costantino favorì i cristiani nell’accesso agl’impieghi statali; riconobbe alla Chiesa la personalità giuridica con i relativi diritti, privilegi, immunità ed esenzioni; concesse ai vescovi poteri analoghi a quelli dei funzionari imperiali; fece applicare norme, decreti e sentenze ecclesiali usando la forza pubblica. Inoltre, alcuni princìpi cristiani vennero inseriti nella legislazione imperiale, come dimostrano le norme varate a tutela del matrimonio, delle vedove, degli orfani, dei poveri, dei carcerati e degli schiavi. Insomma, come ha riconosciuto Benedetto XVI, quella costantiniana fu «una riforma giuridica cristianemente ispirata»; a partire da essa, il diritto romano si cristianizzò gradualmente e gettò le basi dell’odierna civiltà giuridica. politico a quello religioso, lo fece non per secolarizzare l’autorità imperiale in prospettiva “laica”, né per risacralizzarla in prospettiva “ecumenica”, bensì per depaganizzarla Il Rettore della Lateranense, mons. dal Covolo che inauallo scopo di gura il convegno del 20 aprile 2012 porla al servizio di Cristo. Avendo appreso dal- da una neutralità religiosa dello la Chiesa che la principale missio- Stato che, in concreto, avrebbe ne dei capi politici sta nel «porre favorito le dominanti superstizioil loro potere al servizio della so- ni pagane e il crescente degrado vrana maestà di Dio, per diffon- gnostico-magico e quindi avrebbe derne il culto» (sant’Agostino, De ostacolato l’espansione cristiaCivitate Dei), Costantino era con- na. Al contrario, Costantino capì vinto che Dio lo avesse incarica- che la salvezza dell’impero non to di preparare il terreno politico dipendeva dall’ambiguo culto di alla universale propagazione della un “Sommo Dio” né da una reFede cristiana. Pertanto egli «dif- lativistica libertà religiosa, bensì fuse l’autorità della Fede cristiana dalla pubblica professione della dalla massima altezza sul mondo fede cristiana cattolica. La svolta intero», come disse sant’Agosti- costantiniana del IV secolo dino, e favorì la Chiesa più di tutti mostrò che la civiltà romana era i grandi missionari della storia, capace di una conversione e di un come disse mons. Frutaz. In tal riscatto tale, da porre le premesse modo, egli inaugurò quel ruolo della futura Cristianità “medioreligioso dell’autorità politica che evale”. E’ questa svolta che oggi poi verrà riconosciuto dalla Chie- dobbiamo celebrare nel suo XVII sa con la benedizione o consacra- centenario, chiedendo a Dio di far zione dei sovrani fedeli, favoren- sorgere presto un nuovo Costando così la nascita della Cristianità tino che liberi la Chiesa dalle atcome famiglia delle nazioni catto- tuali persecuzioni, un nuovo Teoliche. dosio che rifondi la Cristianità, un Tutto ciò dimostra che Co- nuovo Giustiniano che ne ponga stantino non fu promotore di una le basi giuridiche e un nuovo Carvaga fede “ecumenica” né di una lo Magno che la estenda al mondo generica libertà di culto, tutelate intero. Un pensiero di de Maistre sulla Chiesa cattolica Costantino il Grande (A.D. 280-337) Fu quindi anche grazie al favore imperiale che alla fine del secolo IV la minoranza cristiana, debole e calunniata ma convinta e compatta, s’impose sulla grande maggioranza pagana, potente e prestigiosa ma scettica e divisa. Se prima di Costantino il Cristianesimo era condannato ed emarginato come religione empia, esigente, esclusivista, nemica della pace e dello Stato, dopo di lui esso fu elogiato e favorito come fattore di pietas, certezza, sicurezza e pace. Se prima di lui la Chiesa era al massimo tollerata come una bizzarra setta difficile da sopprimere ma facile da emarginare, dopo di lui fu il paganesimo ad essere tollerato come un’atavica superstizione difficile da sopprimere ma che col tempo doveva essere emarginata. Se Costantino ruppe il legame che quasi identificava il potere I A cura di Omar Ebrahime n considerazione del fatto che la prossima rubrica del prof. Vignelli sarà dedicata all’Autore delle “Serate di san Pietroburgo”, riportiamo un passaggio significativo dell’opera fondamentale del Conte savoiardo, pubblicata originariamente nel 1821, il Du Pape. «Oh santa Chiesa di Roma! Finché avrò lingua me ne varrò per celebrarti. Ti saluto, madre immortale del sapere e della santità. Salve magna parens! (...). Saranno ben presto i tuoi Pontefici universalmente proclamati agenti supremi dell’incivilimento, creatori delle monarchie e della unità europea, conservatori delle scienze e delle arti, fondatori, proteggitori della civile libertà, distruggitori della schiavitù, nemici del dispotismo, sostegni instancabili della sovranità, benefattori del genere umano. Se talvolta hanno essi dato prova di esser uomini: si quid illis humanitas acciderit, ciò non fu che per brevi momenti: un vascello che solca le onde lascia minimi vestigii del suo tragitto, e nessun trono del mondo arrecò giammai più gran saggezza, più sapere e più virtù. In mezzo a tutti i rovesci immaginabili, Dio ha costantemente vigilato sopra di te, o Città Eterna! Tutto ciò che poteva annientarti si è riunito a tuoi danni, e tu stai - e come fosti già il centro dell’errore, tu sei da diciotto secoli in poi il centro della verità» (Joseph de Maistre, Del Papa, prima tr. it. di Girolamo Papotti imolese, con note di mons. Giovanni Marchetti, presso Giuseppe Benacci, Imola, II, pp. 228-229). Cultura 4 N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Gli evangelisti non ci hanno ingannato P «L’infanzia di Gesù» di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI arafrasando il titolo del recente best seller di Vittorio Messori relativo a Lourdes e a santa Bernadette Soubirous (1844-1879), possiamo riassumere il libro di Benedetto XVI «L’infanzia di Gesù» (Rizzoli, Milano, e Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2012) in una semplice frase: gli evangelisti Luca e Matteo non ci hanno ingannato. Tutto quanto ci raccontano sull’annunciazione, la nascita miracolosa da una Vergine in una grotta che fungeva da stalla a Betlemme, la visita dei Magi, la fuga in Egitto, la disputa a dodici anni fra i dottori del Tempio è veramente accaduto. Non si tratta di una favola o di un semplice simbolo. Gli evangelisti intendevano trasmettere fedelmente una verità storica. Il Papa - in quello che, è bene precisare, non è un testo di Magistero, benché sia evidentemente tanto autorevole quanto lo è il suo autore - ci spiega che il genere storico dei Vangeli che trattano dell’infanzia di Gesù è quello delle «tradizioni di famiglia». Queste erano particolarmente importanti per un popolo che aveva subito persecuzioni ed era stato costretto a tanti esili e ritorni. Preservare e trasmettere oralmente la storia della propria famiglia era allora un compito fondamentale per gli Ebrei. Qui la trasmissione e la messa per iscritto sarebbe potuta avvenire, inoltre, solo dopo che Maria non fosse più stata su questa Terra. I Vangeli dell’infanzia comprendono infatti particolari molto delicati, per esempio sulla sua verginità - un tema estraneo alla tradizione d’Israele, che certamente la Madonna non avrebbe potuto inventare - i quali «non potevano diventare tradizione pubblica finché lei stessa era ancora in vita». Ma era stata certamente lei a riferire agli evangelisti, in particolare a san Luca, dettagli che nessun altro poteva conoscere. Il Pontefice prosegue la sua garbata polemica - iniziata negli altri due mirabili volumi sulla vita pubblica di Gesù - con gli esegeti razionalisti, i quali hanno liquidato come ingenua l’ipotesi che i Vangeli dell’infanzia riferiscano fatti realmente accaduti e appresi dalla viva voce di Maria. «Ma - si chiede il Papa - perché Luca dovrebbe avere inventato l’affermazione circa il custodire delle parole e degli eventi nel cuore di Maria se per questo non c’era alcun riferimento concreto? Perché avrebbe dovuto parlare del suo “meditare” sulle parole (2,19; cfr. 1,29) se al riguardo non si sapeva nulla?». Benedetto XVI ritiene che pensare che gli evangelisti abbiano mentito o abbiano inventato avventure inverosimili senza fondamento storico - tra l’altro, adottando un modo di narrare che al tempo era quello tipico della storia e non delle favole o delle leggende - è una tesi che non ha alcun serio fondamento di tipo propriamente esegetico o storiografico. Deriva solo da un pregiudizio ideologico tipicamente moderno. Naturalmente, questo non significa che gli evangelisti non abbiano aggiunto del loro a quanto Maria aveva riferito. Questo consiste principalmente nella costante preoccupazione - in un clima di polemica intorno al cristianesimo nascente - di mostrare come la vita di Gesù realizzava precisamente le profezie del Vecchio Testamento sul Messia che doveva venire. Quelle dell’Antico Testamento erano - afferma, con una bella espressione, il Papa - «parole in attesa», spesso molto misteriose. Da una parte gli evangelisti leggono gli eventi dell’infanzia di Gesù con riferimento a queste parole profetiche. Ma dall’altra il significato delle profezie si capisce chiaramente solo con riferimento alla vita di Gesù. Non si deve commettere l’errore di pensare che il collegamento con le antiche profezie trasformi il resoconto dell’infanzia del Signore in una narrativa puramente simbolica. I due livelli di lettura coesistono, e anzi ognuno è credibile solo perché richiama costantemente l’altro. Un caso esemplare è la questione molto dibattuta sul luogo di nascita di Gesù. Per gli esegeti progressisti è diventato quasi un luogo comune sostenere che Gesù è nato a Nazaret, ma i Vangeli dell’infanzia hanno spostato la nascita a Betlemme perché la nascita corrispondesse alle profezie. Il Pontefice mostra che questa tesi progressista non è sostenuta da nulla, se non dalla tenace volontà di negare che la narrazione evangelica dell’infanzia abbia carattere storico. Certamente, non mancano pro- La copertina del libro Benedetto XVI con Paolo Mieli, presidente di RCS libri blemi. Benedetto XVI studia in profondità uno dei maggiori, un vero rompicapo per generazioni di esegeti. Continuando ad applicare il metodo che consiste nel mostrare ai suoi lettori che la vita di Gesù corrisponde alle profezie, a un certo punto san Matteo afferma che la Sacra Famiglia andò ad abitare a Nazaret «perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazoreo”» (Mt 2,23). Questo brano non fa difficoltà per il lettore ordinario, abituato appunto al rimando costante all’Antico Testamento nei Vangeli. Ma mette in difficoltà gli esegeti, i quali scrutando l’Antico Testamento non trovano nessuna profezia dove si affermi che il Messia sarà nazareno. Le soluzioni avanzate dagli esegeti più affidabili, spiega il Papa, sono due. Secondo la prima Matteo fa riferimento a un testo relativo a Sansone (Gdc 13,5-7) dove «nazireo» identifica una categoria di israeliti consacrati totalmente al Signore, fin dalla più tenera infanzia e anzi fin dal seno materno. Certamente nessuno più di Gesù è stato totalmente consacrato al Signore, e questa verità secondo il Pontefice potrebbe prevalere sul fatto che - a differenza dei nazirei - Gesù non si asteneva dall’alcol. Tuttavia, manca qui il collegamento con Nazaret. Questo collegamento invece è presente nella seconda spiegazione, che il Papa preferisce: il riferimento che Matteo vuole proporre è alla profezia di Isaia (11,1) secondo cui «un germoglio spunterà dal tronco di Iesse». Ora la parola «germoglio» (in ebraico «nezer») si trova anche nell›etimologia del nome Nazaret: e non è tanto importante se l’etimologia sia scientificamente fondata o sia stata solo creduta vera da Matteo. Il fatto che questo evangelista citi spesso Isaia rende particolarmente credibile questa ipotesi, anche se non tutte le difficoltà sono risolte. I singoli capitoli del libro riprendono tutti lo schema generale, affrontando varie obiezioni dell’esegesi razionalista e riaffermando la verità insieme storica e teologica dei diversi episodi. Di particolare rilevanza è il commento all’episodio dei Magi, astrologi venuti dalla Persia a cercare un misterioso re nato a Betlemme, spinti sia da un fenomeno celeste molto particolare rilevato dagli astronomi da Roma alla lontana Cina - che sta alla base della stella di cui parlano i Vangeli, il che non esclude il suo significato simbolico -, sia da profezie che circolavano in un’area molto vasta e di cui un’eco misteriosa si trova pure nella quarta egloga di Virgilio nelle «Bucoliche», su cui molto rifletterà la cristianità medievale. A proposito di questo episodio il Papa riprende quanto aveva già affermato in un documento del suo Magistero, l’enciclica «Spe salvi» del 2007: l’episodio dei Magi segna la fine dell’astrologia - non, evidentemente, di fatto, posto che mai come oggi tante persone ci credono, ma di diritto - perché a Betlemme è stata la potenza del Bambino a guidare la stella, non viceversa, e ormai gli astri girano intorno al Signore che si è incarnato nella storia. L’episodio dei Magi, con la strage degli innocenti - insiste Benedetto XVI -, è storico, anche se la tradizione ha aggiunto particolari extra-biblici, peraltro densi di significato, come le differenti provenienze ed etnie dei Magi, che dovevano rappresentare tutto il mondo conosciuto, e la loro qualità di re - venuti a rendere omaggio al Re del cosmo e della storia - con tanto di corteo reale ricco di cavalli e cammelli. A proposito di animali, molti recensori hanno affermato che il libro del Papa manderebbe in pensione dal presepe il bue e l’asinello, negando la verità storica di questo dettaglio. In realtà non è proprio così: il Pontefice ribadisce il dato noto secondo cui dei due animali non c’è traccia nei Vangeli, ma essi simbolo degli ebrei e dei pagani - compaiono molto presto nell’iconografia, anche in quanto menzionati in un brano di Isaia (1,3). Il libro conferma pure che le grotte come quella dove nacque Gesù erano spesso usate come stalle: dunque non è impossibile che gli animali ci fossero, anche se nulla nei Vangeli lo attesta. È impossibile dare conto in una breve recensione di tutta la ricchezza di particolari e commenti del libro. Non si può che consigliare di leggerlo. Si deve però almeno aggiungere che il Papa non ci propone un semplice insieme di curiosità. Da ogni episodio ricava un insegnamento per noi. In tempi di crisi della politica, vale la pena di fare cenno alla sua insistenza su un contesto che è quello della «pax Augusti», la pace dell›imperatore Augusto (63 a.C.-14 d.C.), che è insieme implicitamente dagli evangelisti paragonata e messa in contrasto con la «pax Christi». Gli evangelisti non contestano che la pace di Augusto abbia portato grandi benefici. Né lo contesta il Pontefice, il quale cita l›affermazione dell›esegeta e storico Marius Reiser secondo cui Augusto aveva portato «per duecentocinquanta anni pace, sicurezza giuridica e un benessere, che oggi molti Paesi dell’antico Impero romano possono ormai soltanto sognare». Dunque va dato ad Augusto quello che è di Augusto, e il confronto non dev’essere «unilateralmente polemico». E tuttavia nella pace di Augusto, pure grande, c’è qualcosa che non va. A un certo punto l’imperatore pretende di essere adorato come Dio. Andando al di là dei limiti della politica, anche la pace comincia a scricchiolare. «Dove l’imperatore si divinizza e rivendica qualità divine, la politica oltrepassa i propri limiti e promette ciò che non può compiere». Seguono contestazioni e rivolte. Si tratta di un sobrio monito sui limiti della politica, contro ogni totalitarismo. Soltanto riconoscendo che solo Cristo regna sulla storia come Signore e Dio, la politica - anche quella che si dice cristiana, ma che talora rischia di strumentalizzare e manipolare il Vangelo - potrà rendere il suo autentico e legittimo servizio alla verità e alla pace. Articolo tratto dal sito del Cesnur (Centro Studi sulle nuove religioni) Massimo Introvigne Cultura N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre A 5 L’esperienza e la dottrina della beata Elisabetta della Trinità l secolo Élisabeth Catez, la beata carmelitana francese Élisabeth de la Trinité - Elisabetta della Trinità (1880-1906) - fino all’età di sette anni «aveva frequenti eccessi di collera e scatti d’ira». Non solo, ma «era intransigente senza lasciare possibilità di replica» e «a volte sbatteva la porta, poi la calciava e la percuoteva con i pugni». Addirittura, «urlando e facendo scenate, voleva ottenere a tutti i costi la realizzazione dei suoi desideri». Così Jan Krzysztof Miczyński, teologo e sacerdote polacco, ritrae la piccola esuberante Élisabeth in un suo studio sulla futura beata (cfr. La cristologia esistenziale nell’esperienza e nella dottrina di Elisabetta della Trinità, Ed. Gregoriana, Roma 2005). Miczyński, citando il frate carmelitano Juan De Bono (in Elisabetta della Trinità, LEV, Città del Vaticano 2002, p.87), racconta anche di quando Élisabeth, privata della sua bambola, gridò all’indirizzo di un sacerdote, durante una S. Messa: «Brutto parroco cattivo, ridammi la mia Jeannette! [la bambola, appunto]». L’epilogo fu tempestoso: «continuava a urlare, si dibatteva e lanciava sguardi furibondi al celebrante; per farla tacere fu necessario trascinarla a forza fuori dalla chiesa» (cit. p.64). Insomma, «era testarda e capricciosa, spesso giudicava» le persone. Un incontro provvidenziale Al centro della predicazione di padre Juan De Bono c’è il problema di come incarnare la Parola di Dio e quanto aiuto può venire, nel merito, dall’esperienza della beata Elisabetta a chi voglia pra- ticare la sequela Christi. In effetti, l’esempio della vita dei santi, in generale, è sempre stato d’ausilio al penitente per trovare con più sicurezza la via della riconciliazione con Dio e, quindi, della salvezza eterna. Questo vale, in particolare, per la beata Elisabetta, unita in tutto e per tutta la vita alle consolazioni e ai patimenti di Gesù Cristo, fino a quando morì a soli ventisei anni, vittima del morbo di Addison. Il morbo compromette gravemente le funzioni metaboliche e il malato, in assenza di cure e di cibo, muore di fame. Padre Juan si trovò a vedere incrociata la propria vocazione con quella della carmelitana francese in occasione della stesura di una tesi, a conclusione degli studi teologici. Egli venne a conoscere, mediante la lettura dei numerosi scritti lasciati dalla beata, la vita e la personalità di suor Elisabetta della Trinità (cfr. Scritti, OCD, Roma 2006). Ne apprezzò la semplicità ordinaria con cui ella seppe gestire le sofferenze quotidiane, nascoste nel silenzio e nell’intima accettazione del dolore. Restò affascinato dal modo eccellente con cui Elisabetta realizzò la “piccola Via” per giungere alla salvezza, proposta e attualizzata dalla più celebre coetanea santa Teresa di Lisieux: subire il martirio, non in modo repentino e cruento, ma nella semplice accettazione dei piccoli sacrifici quotidiani, che richiedono non meno virtù eroica di quelli grandi. Forse con maggior nascondimento di Teresa, Elisabetta seppe concludere in modo sorprendentemente ordinario la Via indicata dalla santa di Lisieux, tanto che invano si cercherebbe La beata Elisabetta della Trinità, mistica qualcosa di sbalorditivo o miracoloso nella sua vicenda, se non il miracolo di vivere una vita simile a quella di Maria Santissima, Madre di Dio, la quale «custodiva» tutte le proprie esperienze «meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19). “I miei Tre” Fu così che Padre Juan divenne uno studioso della beata e divulgatore della sua spiritualità. Egli ne ha parlato come di un «gigante della mistica contemporanea», di una donna abbandonata e immersa completamente e letteralmente nella vita di Dio, tanto quasi da ridurre a nulla se stessa per fare posto alle opere soprannaturali della Santissima Trinità. Ella, come San Paolo, si è rassegnata ad essere crocifissa assieme a Cristo, fino al punto da ammettere: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20). Chiamava Dio «i miei Tre», confidenzialmente, riferendosi a Dio, uno e trino. E la confidenza assunse, nel corso della vita, livelli tali da condizionare i rapporti di Elisabetta con parenti e amici, dei quali rapporti ella aveva una «concezione trinitaria». Era solita, ad esempio, relazionarsi con le consorelle in modo umile e affettuoso, costruendo un sodalizio soprattutto tra ella stessa, suor Anna Maria e la superiora del convento carmelitano madre Germana. Oppure, quando ancora era in famiglia, trovare un riferimento fisso nell’amata madre Marie e nella sorella Margherita (Guite). Ma come, una bambina testarda e collerica, si rese adatta al Carmelo? A sette anni le morì suo padre tra le braccia. Un infarto, improvviso. Difficilmente la maggior parte delle persone trae vantaggio o maturazione da vicende simili. Spesso sopravviene tristezza e depressione. Ma non fu così per Elisabetta: al posto della prostrazione, la futura beata giunse repentinamente a grande maturità, perché seppe abbandonare gli atteggiamenti capricciosi o infantili. Dopo quel fatto orribile, il suo carattere divenne risoluto e al posto di un agire esitante e incerto riuscì ad ottenere una grande fermezza. Musicista di Dio e seguace paolina Il padre Juan De Bono, in un suo libro su Elisabetta della Trinità (1880-1906), ha ricordato di come la beata seppe rispondere alle lusinghe del pianista Charles Hallo, che la corteggiava con insistenza. «Carlo, tu mi annoi», gli disse schiettamente, forse reprimendo l’umano e onesto desiderio di un affetto. Ma Elisabetta aveva già deciso, in cuor suo, di abbandonare le cure mondane e di abbracciare definitivamente la vita religiosa. Da tempo era sua intenzione entrare nel Convento carmelitano a Digione, nonostante la contrarietà di sua madre. La signora Catez alla fine cedette e permise alla figlia, raggiunta l’età di ventun’anni (1901), di entrare nel Carmelo e di farsi suora. Durante l’adolescenza, Elisabetta aveva frequentato il conservatorio cittadino, ottenendo un’ottima preparazione musicale Elisabetta prima dell’ingresso nel Carmelo e una buona abilità come pianista. Padre Juan ha spiegato che la vocazione non cancellò nella giovane Catez la predisposizione all’autodisciplina, che lo studio della musica comporta necessariamente. E nemmeno l’esercizio continuo d’interpretare la musica risultò inutile. Ma anzi, secondo il parere di mons. Mariano Magrassi (studioso della beata, citato da De Bono), dalla lettura delle sue poesie e lettere, che scrisse in gran numero, si avverte una certa similitudine con i brani musicali, al punto da poter dire che «gli scritti di suor Elisabetta sono sempre la stessa musica con note diverse», così come si diceva di Vivaldi. Un’altra peculiarità della beata è l’abitudine - sapientissima - di citare continuamente la Sacra Scrittura. Nel corpus degli scritti si possono contare più di un migliaio di citazioni, delle quali - relativamente al Nuovo Testamento - la maggioranza sono attinenti ai testi di San Giovanni evangelista e, soprattutto, di San Paolo. Non è esagerato ammettere che Elisabetta della Trinità sia stata una tra i maggiori interpreti e seguaci paolini, tanto puramente seppe tradurre e scrutare le parole dell’Apostolo. Al pari di San Paolo comprese e visse la trasformazione in Cristo (specialmente durante la malattia e l’agonia), la gioia del vivere in grazia la beatitudine trinitaria e l’onore di potersi immolare agli occhi compiaciuti del Padre, come fece Cristo. Laudem gloriæ Ma l’ispirazione maggiore - riflette padre Juan - giunse a suor Elisabetta dal passo paolino di Ef 1, 11-12: «In lui [in Cristo, ndr] siamo stati fatti anche eredi […] perché noi fossimo a lode della sua gloria […]». A lode della sua gloria, in laudem gloriæ ipsius. Ebbene, questa vocazione - la vocazione di essere la lode della gloria di Gesù Cristo - «coincide perfettamente con l’aspirazione più profonda» dell’ideale della beata, dice padre De Bono. Tanto che Elisabetta, a partire dai due anni prima della morte, firmerà spesso lettere e poesie proprio con lo pseudonimo “laudem gloriæ”. La si vedrà, appunto, al seguito di Gesù e nell’approssimarsi al doloroso e beato trapasso, «dirigersi risolutamente, decisamente verso Gerusalemme» (Lc 9, 51), verso le dimore eterne della pace divina. Come già aveva notato la sorella Guite, anni prima, «Elisabetta è stata molto ardente e sensibile». Lo sarà fino alla fine. Nell’agonia volle offrirsi al Padre come un’ostia - conclude don Juan - e pervenne al mistero della «predestinazione»: non per la salvezza o per la dannazione, ma per «essere conforme al Figlio» (Rm 8, 29). E su questo conformarsi ella volle porre il sigillo della propria volontà. Silvio Brachetta 6 Informazione Regionale I prodotti tipici siciliani protagonisti al Temporary Store “Fior Fiore” dalla Sicilia C atania - Il meglio della cultura gastronomica siciliana esportato oltre i confini regionali e apprezzato dai consumatori di tutta Italia per la sua qualità e la sua tipicità: dall’olio del Val di Mazara spremuto dalle olive delle province di Palermo e Agrigento al cioccolato di Modica, figlio di una tradizione che affonda le sue radici nel Settecento, passando per la provola sfoglia di Montalbano, realizzata con la passione d’un tempo. I prodotti tipici siciliani sono stati assoluti protagonisti dell’incontro che si è tenuto martedì pomeriggio 11 dicembre al centro commerciale Katanè di Gravina di Catania. L’appuntamento, condotto dal giornalista Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di Gusto, uno dei massimi esperti di enogastronomia in Sicilia, è inserito nel ricco calendario di eventi che ruoterà attorno al temporary store Fior Fiore di Coop che resterà aperto fino al 6 gennaio 2013 al centro commerciale Katanè: un luogo dove i visitatori avranno l’opportunità di partecipare a degustazioni, incontri e approfondimenti sul mondo della cultura enogastronomica. All’incontro di oggi hanno partecipato Giuseppe Giansiracusa, presidente di Legacoop Catania, Domenico Brisigotti, direttore prodotto Coop di Coop Italia, e Lucio Rossetto, amministratore delegato Ipercoop Sicilia. In platea anche il sindaco di Gravina Domenico Rapisarda, l’assessore comunale alle Attività produttive di Catania Fabio Falco, il direttore del centro commerciale Katanè Rocco Ramondino, il direttore dell’ipermercato Ipercoop Alfio Leanza oltre a molti dei dodici produttori siciliani che sono fieri di essere tra le referenze della linea Fior Fiore, nata nel 2002 e premiata da un crescente consenso da parte dei consumatori. Grazie a Coop in questi anni queste piccole realtà imprenditoriali siciliane (due aziende sono della provincia di Catania, due sono di Siracusa e altre due di Ragusa, una di Palermo, tre della provincia di Agrigento, una di Trapani e una di Messina) hanno avuto l’opportunità di crescere anche sotto il profilo organizzativo per rispondere ai serrati standard produttivi richiesti dal gruppo, abbinando una rigorosa selezione e ricerca delle materie prime migliori all’innovazione tecnologica, con un occhio di riguardo alla tradizione. E’ quanto emerso anche dalle testimonianze degli imprenditori intervenuti oggi, realtà produttive che rappresentano il fiore all’occhiello dell’enogastronomia siciliana. “L’Italia è ricca di una patrimonio enogastronomico che non si ritrova altrove ma spesso l’eccellenza resta confinata a un livello locale – ha sottolineato Domenico Brisigotti, direttore prodotto Coop di Coop Italia – Ecco perché la linea Fior Fiore intende far diventare i prodotti d’eccellenza patrimonio di tutti”. Il Temporary Store Fior Fiore, unica esperienza del genere nel Sud Italia, è un negozio “a tempo determinato”, come dice lo stesso nome, ma che una volta tanto non vende capi di abbigliamento o oggetti di design, come ormai siamo abituati a vedere nelle nostre città, bensì prodotti alimentari di qualità che raccontano i sapori di una terra e le sue tradizioni da buongustai, in grado di resistere allo scorrere del tempo. Si tratta infatti di una autentica bottega del gusto creata per celebrare l’eccellenza dei prodotti tipici siciliani che, grazie al marchio Fior Fiore, hanno sgretolato i confini regionali per inserirsi in un circuito di vendita sul territorio nazionale, facendosi conoscere e apprezzare in tutta Italia. “Anche in un momento di crisi come quello Messa di Santa Lucia per ammalati, medici e infermieri R agusa - Un’atmosfera gioiosa e solidale, volti sorridenti, il Natale alle porte e un’iniziativa speciale per coloro che soffrono di patologie agli occhi. La celebrazione eucaristica nel segno di Santa Lucia, svoltasi giovedì 13 dicembre nel reparto di Oftalmologia dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa, ha donato conforto e sollievo ai presenti. Nel corridoio del reparto, numerosi infermieri, medici e pazienti hanno presenziato alla messa presieduta dal vescovo di Ragusa, mons. Paolo Urso, con il direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute, don Giorgio Occhipinti. Un’iniziativa dal forte valore simbolico, celebrata proprio nel giorno di Santa Lucia, protettrice della vista a causa del suo nome (da Lux, luce). Evidente, infatti, è stata l’emozione e la gratitudine nei volti dei presenti. Don Giorgio Occhipinti, dopo aver ringraziato coloro che sono N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre intervenuti alla celebrazione eucaristica, ha dato la parola a Salvatore Azzaro, primario di Oculistica. “Ringrazio il vescovo e don Occhipinti – ha detto il dott. Azzaro – per essere qui oggi e per aver realizzato questa iniziativa davvero bella ed importante per i nostri pazienti oltre che per il nostro personale che si occupa di loro ogni giorno, nonostante le difficoltà. In questo periodo anche il nostro ospedale accusa i colpi della crisi, che rende complicato offrire determinati servizi ai pazienti”. Le parole del primario hanno colto il senso di tale iniziativa, tanto che il vescovo, dopo averlo ringraziato per il suo intervento, ha sottolineato l’importanza dell’impegno quotidiano del personale ospedaliero a fianco degli ammalati. “Oggi, in questo reparto – ha spiegato mons. Urso – ci incontriamo per guardare insieme la realtà, con la protezione di Santa Lucia. È giusto dire, come ha fatto il primario, che ci sono difficoltà, ma la gratitudine delle persone nei confronti di chi si prende cura di loro deve essere sempre viva. Soprattutto in periodi di crisi come quello attuale. La tecnologia – ha aggiunto mons. Urso – va veloce e non si può restare indietro: c’è in gioco la salute dei pazienti ed è fondamentale impegnarsi per garantirla”. Il vescovo ha poi fatto riferimento al libro di Giobbe, per descrivere al meglio “l’umanità sofferente nel rapporto uomo-Dio” e alla figura di Santa Lucia: “Per vedere Dio – ha chiarito mons. Urso – non da stranieri, ci vogliono occhi nuovi. È necessario il superamento di ogni patologia per vedere oltre il velo. Questo è l’insegnamento che ci ha lasciato Santa Lucia. Vi auguro, quindi, di seguire il suo esempio per poter vedere non solo ciò che è visibile, ma anche ciò che non lo è”. Citando il celebre libro di Antoine de Saint-Exupèry, “Il Piccolo Principe”, il vescovo ha racchiuso in una frase il valore della vita e del martirio della santa di Siracusa: “L’essenziale è invisibile agli occhi, ma lo si vede col cuore”. A conclusione della messa, don Giorgio Occhipinti ha evidenziato il taglio solidale delle iniziative realizzate dalla Pastorale per la Salute ed ha invitato i presenti a vedere le necessità dei fratelli e ad interrogarsi su “come sono i nostri occhi”, nel segno di Santa Lucia. che stiamo vivendo è importante potersi permettere la qualità, consumando qualcosa di buono in un ambiente domestico - ha affermato Lucio Rossetto, amministratore delegato Ipercoop Sicilia – Quello compiuto con il temporary store è un primo importante passo per avvicinare sempre di più il mondo Coop alla Sicilia” “La cooperazione italiana e in scala anche quella siciliana, è da sempre attenta alla valorizzazione della tipicità e lo è ancor di più negli ultimi anni, da quando si è innescato nel mondo un processo per il quale il cibo globale, e spes- so senza qualità, sta sempre più prendendo il sopravvento a discapito dei sapori unici delle nostre terre”, ha affermato Giuseppe Giansiracusa, presidente Legacoop Catania, che ha lanciato l’invito alle aziende che fanno parte della linea Fior Fiore ad associarsi sotto forma di cooperativa. La linea Fior Fiore di Coop è composta unicamente da eccellenze enogastronomiche tipiche, conta attualmente più di 250 referenze diverse, la cui qualità è garantita da Coop: specialità spesso poco o nulla conosciute, se non nelle zone di origine. Una stalla gestita da mafiosi trasformata in slargo pubblico C atania - “Piazzetta della Legalità”, così è stato chiamato lo spazio attrezzato in pochi giorni per volere del sindaco Stancanelli sorto al posto del manufatto abusivo adibito a stalla, in via Caprera nel rione San Cristoforo, confiscato alla mafia e nei giorni scorsi smontato e demolito dagli operai del Comune. Un piccolo carrubbo con le panchine intorno in uno spazio rimesso a nuovo ha preso il posto del pericoloso rudere consegnato al Comune già nel 1999 in condizioni fatiscenti e che era stato utilizzato da malavitosi per attività illecite: “La riconsegna di questo spazio ai cittadini che apprezzano questa azione di ripristino delle regole avviene dopo tredici anni di silenzi e omissioni -ha detto il sindacoha una valenza non solo simbolica ma anche concreta, un segnale di legalità forte e chiaro per lottare concretamente le organizzazioni criminali anche nel controllo del territorio. A questo proposito la nostra ferma azione nel ripristino delle regole nel campo dell’abusivismo edilizio comincia a dare i suoi frutti perché diversi proprietari a cui avevamo intimato di demolire l’immobile ora cominciano a farlo, perché hanno capito che ora il Comune agisce in loro danno accollando anche maggiori spese”. A questo proposito il sindaco Stancanelli ha reso noto che un edificio abusivo di via Archirotti, nei pressi del centro polifunzionale di Zurria è stato già demolito dagli stessi proprietari e che altrettanto si accingono a fare quelli di un immobile di viale Kennedy e di un garage di via Sgroppillo. Sul posto si è recato anche il procuratore aggiunto Giuseppe Toscano che ha sottolineato “la proficua collaborazione tra l’Autorità Giudiziaria e l’Amministrazione Comunale, che sta facendo compiere importanti passi avanti sul fronte del fenomeno dell’abusivismo soprattutto su quello delle demolizioni che anche alla luce delle nuove leggi non possono più essere remorate”. I lavori di demolizione dei circa 70 mq dell’immobile una volta di proprietà di esponenti mafiosi e di realizzazione del piccolo slargo sono costati complessivamente al Comune circa 15 mila euro. Una piccola folla di cittadini ha suggellato con il simbolico taglio del nastro, la riconquista di uno spazio pubblico prima illecitamente sottratto. INSERTO N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre 7 Corriere Letterario A cura di Antonio D’Ettoris Un laboratorio di idee per la democrazia cristiana I basisti, generali senza esercito I l sottotitolo del libro di Maria Chiara Mattesini La Base (Edizioni Studium, Roma 2012, pp.272,euro 22,50), Un laboratorio di idee per la Democrazia Cristiana, esprime in sintesi ispirazione, intento e contenuto di un attento lavoro di ricerca. E occorre, per coglierne lo spirito, collocarlo in un contesto che non disdegna l’approccio alla storia del più grande partito italiano del Novecento. I due volumi laterziani di Agostino Giovagnoli , La cultura democristiana e Il Partito italiano. La Democrazia Cristiana dal 1942 al 1994, editi nella Collana “Storia e Società” ( 1991 e 1996), costituiscono per il loro impianto, e di là da ogni posizione dell’autore, una guida per tanti ricercatori, giovani e meno giovani, che si cimentano nello studio di figure e correnti del movimento cattolico e della storia contemporanea. Appare opportuno segnalare le pagine limpide e coraggiose di Delenda Dc di Giovanni Di Capua (autore anche, insieme con Paolo Messa, di Dc. Il partito che fece l’Italia, Marsilio, “Formiche”, Venezia 2011, pp.292, euro 14,00), che esce nel 2004 nei Quaderni di “Europa Popolare”: e accanto a esso non si può non ricordare l’appassionato lavoro di Gerardo Bianco su La balena bianca, presentato il 4 maggio 2011 con successo a Montecitorio. Tanto premesso, andiamo a leggere le pagine della Mattesini, alle quali introduce Carlo Felice Casula, che del movimento cattolico è studioso e interprete acuto. La Mattesini con lo stile dello storico e del giornalista racconta vicende e personaggi (Marcora, Menapace, Galloni, De Mita, Granelli, Pistelli, Misasi…) che hanno lasciato tracce solide nella storia e nella cultura, evidenti anche per la loro incisività educativa. Le riviste della Base (“La Base”, “Prospettive”, “Stato democratico”, “Politica”) hanno educato alla laicità della politica, all’autonomia dei cattolici in politica, alla cittadinanza attiva consapevole e responsabile, al senso della convivenza civile e dello Stato, ai valo- ri da cui discende ogni iniziativa politica degna di questo nome, al dialogo, al bene comune, all’incontro con le classi meno fortunate, emarginate, povere. A tali riviste si sono ispirate periodici locali in tante zone del Paese (sono stati di recente ricordati i 50 anni delle “Cronache calabresi” di Antonio Guarasci, cui si affiancò, in piena consonanza con la fiorentina “Politica”, il periodico “Noi Giovani” di Corigliano Calabro). Una documentazione ricca,spesso di prima mano, sorregge il discorso della Mattesini, che consulta i fondi Marcora e Granelli dell’Istituto Sturzo e di Enrico Mattei dell’Archivio Storico ENI, si avvale di una bibliografia abbondante e sottolinea dati e asserti con puntuali citazioni. La vicenda della Base si snoda così in modo chiaro e avvincente. La Base nasce a Belgirate il 23 settembre 1953 per iniziativa di un gruppo di giovani cattolici mossi dal desiderio di rigenerare la DC e rinnovare la politica. Non sono capiti, sono anzi avversati da democratici cristiani della prima generazione; ma sono pugnaci e ricchi di entusiasmo. La “Civiltà Cattolica” (21/07/2012) recensendo il libro per la penna di p.Occhetta, scrive che i basisti sono stati “generali senza esercito”, ma giovani che “hanno avu- Enrico Mattei Questo libro racconta cosa e come si mangiaMaria Pia Pedani La grande cucina ottomana va a Istanbul ai tempi dell’Impero ottomano: quali furono gli ingredienti e i piatti tipici, Il Mulino come si formò e come mutò nel tempo una pp. 220 €. 16,00 cucina posta all’incrocio di molteplici civiltà e marcata fra Medioevo ed età moderna dal passaggio «rivoluzionario» dal salato al dolce. E ancora, il significato sociale del cibo sulle tavole dei ricchi e su quelle dei poveri, l’etichetta, il rapporto tra cibo e religione, come si operava nelle cucine del palazzo del sultano e come si mangiava nelle feste imperiali e in quelle religiose. Un viaggio inconsueto nella cultura gastronomica ottomana, che fu più raffinata di quanto si è soliti pensare. Una guerra percorre l’India profonda. Scontri a fuoMarina Forti co, imboscate, raid. Sui campi avversi, le bande ma- Il cuore di tenebra oiste dei naxaliti e i corpi d’élite con i battaglioni dell’India speciali dello stato. Una guerriglia rurale nel cuore Bruno Mondadori dell’India, che riguarda da vicino il pianeta intero, tutti noi. La regione di montagne e foreste che è pp. 176 €. 16,00 teatro del conflitto racchiude infatti immensi giacimenti minerari di ferro, carbone, bauxite, uranio. Miniere e acciaierie spuntano sulle terre, abitate da tribali, delle quali accelerano l’esproprio. Così una guerra strisciante tra le montagne dell’India diventa la faccia nascosta e oscura dell’economia globale, che di queste risorse ha un bisogno sempre crescente. to la capacità di guardare lontano e anticipare scelte di politica sociale ed economica che il sistema politico ha attuato troppo tardi”. Il loro progetto appare nuovo, talvolta in discontinuità col passato, ma ben costruito su terreno solido, sul terreno della democrazia e del cattolicesimo sociale e con l’impegno per l’unità della compagine partitica. La Mattesini mette in rilievo i legami dei protagonisti della “corrente” con uomini di Chiesa e uomini del Partito (in particolare con Fanfani), con La Pira, con esponenti di altri partiti, con dirigenti aziendali illuminati, col mondo della cultura. Ne segue la storia dalla nascita e per tutti gli anni cinquanta del secolo scorso. Un lavoro importante: come dimostra l’accoglienza a esso riservato dai lettori e in ambienti culturali. Presentato a Milano, a Firenze, all’Istituto Sturzo di Roma, da storici, giornalisti, intellettuali, politici, ha suscitato interesse e acceso il desiderio di approfondire. Ne sono prova le parole di esperti recensori (Roncalli, Paoluzzi, Ciccardini…) o di personaggi della cultura partecipanti ai convegni di presentazione (Bassetti, Guido Formigoni, Ignesti, Conticelli…). Esso nasce non da spirito apologetico, ma dalla Ciriaco De Mita volontà di capire Chiesa e politica, politica e società, impegno politico e cultura politica, la genesi del centro-sinistra, ossia dell’incontro tra Dc e Psi, i rapporti tra cattolici e comunisti. In particolare il lettore è chiamato a soffermarsi sul discorso che la Base promuove su operai, contadini, studenti, donne in un momento carico di tensioni e di attese. Il libro della Mattesini, che a protagonisti della Dc (Fanfani, Granelli) e a momenti di storia contemporanea va dedicando studi e ricerche, ben si inserisce nella collana “Religione e società”delle Edizioni Studium, da sempre attente ai problemi della società contemporanea. Francesco Pistoia La copertina del libro Stuart Clark L’oscuro labirinto del cielo Dedalo - pp. 352 €. 16,00 Agli albori del XVII secolo, in un’Europa funestata da continue guerre, due astronomi rischiano la vita per svelare le leggi che regolano il funzionamento dell’Universo. Johannes Kepler è cagionevole, innamorato della moglie, rigidamente luterano, Galileo Galilei un po’ tronfio e padre di due figlie illegittime: entrambi studiano il moto dei pianeti, sposano la teoria copernicana e sfidano le più potenti forze politiche e religiose del loro tempo, fino ad affrontare l’accusa di eresia. Combinando invenzione romanzesca e una solida base documentaria, Stuart Clark ricostruisce una pagina cruciale della storia dell’astronomia e crea un ritratto vividissimo dei due illustri scienziati e della loro epoca. Un grande affresco storico, avvincente come un’opera di fantasia. Tra “Il grido” (1957) e “L’avventura” (1960), Mi- Michelangelo Antonioni, chelangelo Antonioni ha diretto una compagnia Elio Bartolini di prosa composta da Monica Vitti, Virna Lisi e Scandali segreti Giancarlo Sbragia. Il repertorio era incentrato su Marsilio “Scandali segreti”: l’adattamento teatrale di un pp. 174 €. 15,00 soggetto cinematografico mai realizzato. La commedia - scritta con Elio Bartolini - salda idealmente i film degli anni ‘50 a quelli degli anni ‘60, e costituisce un tassello importante per comprendere la poetica del regista alla soglia della maturità espressiva. Le bolle sono ovunque, nell’aria e nell’acqua, fatte di sapone o di gas. “Danzano su grappoli di nuvole”, come recita una canzone di successo, e vengono ritratte in meravigliose opere d’arte. Fragili ed effimere, bolle, gocce e schiu-me possono costituire i pilastri su cui poggia il nostro mondo. Sono la ragione per cui il cielo è azzurro e quella per cui si formano gli anelli di caffè, ma sono pure essenziali per chiarire come i detergenti puliscono le stoviglie e per capire come spillare una perfetta pinta di birra. Il buon marito è il titolo di un racconto in cui lo scrittore illuminista Jean-François Marmontel descrive la conversione al modello di famiglia borghese di una giovane sposa aristocratica. Una storia esemplare, perché imperniata attorno alla figura del marito «virtuoso», che la Rivoluzione francese elegge a pedina essenziale nella costruzione di un nuovo ordine politico e sociale che gradualmente soppianta il sistema patriarcale dell’Ancien Régime. Attraverso una minuziosa analisi di documenti di varia provenienza, l’autrice ripercorre le tappe più significative del processo di emancipazione dell’individuo-cittadino. I capitoli di questo libro propongono un Giuseppe De Marco percorso focalizzato principalmente su una Qui la meta è partire delle ‘figure’ essenziali della lontananza: Marsilio lo sguardo, indagato nei suoi rapporti con pp. 160 €. 18,00 la costruzione della narrazione. Se il viaggio mette subito in gioco le categorie dello spazio e del tempo, lo sguardo determina una soglia che è insieme un limite e una potenzialità, la parola apre la strada a un visibile che è solo letterario, oltre la vista, appunto. Cosa sarebbe successo se Elvis avesse continuato Enzo Guaitamacchi a fare il camionista? E se i Beatles fossero rimasti Rock files ad Amburgo? O se Hendrix non avesse abbandoArcana nato l’esercito americano? Probabilmente, il rock pp. 558 €. 19,90 non sarebbe esistito. E le vite di tutti noi sarebbero state diverse. Invece, a 60 anni di distanza dal giorno in cui “un bel ragazzo con le basette” ha registrato a Memphis una canzone per la sua mamma, il rock ‘n’ roll è considerato una delle più importanti forme artistiche del Novecento. F. Ronald Young Bolle, gocce, schiume Cortina pp. 148 €. 16,00 Anne Verjus Il buon marito Dedalo pp. 384 €. 25,00 LIBRI DA LEGGERE 8 P LIBRI INSERTO Michael Rohde La cura dei giardini storici Olschki, pp. 590 €. 58,00 Quest’opera illustra con rara chiarezza la teoria e la prassi del restauro e della manutenzione dei giardini storici, organizzando la materia in una prima parte riguardante il passato, sviluppata su testi antichi, e in una seconda riguardante il presente, sviluppata sulle testimonianze dirette di trenta fra i più importanti giardini e parchi tedeschi. è LEGGERE CULTURA Una casa senza biblioteca è come una fortezza senza armeria (da un antico detto monastico) a cura di Maria Grazia D’Ettoris La regina del Sud rima di presentare il volume, La Regina del Sud, devo fare qualche riflessione sul libro Terroni di Aprile che secondo Demarco intende sminuire “l’eccessiva retorica risorgimentale svelando il volto violento, repressivo e anche coloniale dell’intervento sabaudo”. Ottima l’intenzione, soltanto che per Demarco, il testo,“non si accontenta del molto. E neanche del moltissimo. Punta al tutto, al ribaltamento assoluto della Storia”. Forse Demarco sopravvaluta il testo di Aprile, allora che cosa si dovrebbe scrivere di Carlo Alianello, Patrick K. O’Clery o di Angela Pellicciari? Naturalmente il direttore del Corriere del Mezzogiorno non li cita ma fa riferimento ad altri storici “moderati” come Angelantonio Spagnoletti, ma anche lo stesso Giordano Bruno Guerri, che hanno prestato particolari attenzione alle ragioni dei vinti, ma assai più equilibrati e sicuramente senza coltelli tra i denti. Per quanto mi riguarda, ho letto e recensito Terroni, mi è sembrato un po’ confuso politicamente e troppo nostalgico, carico di un rivendicazionismo che non tiene conto della realtà e cioè l’Unità del Paese ormai c’è, non si può ritornare al passato, piuttosto bisogna discutere dell’ideologia risorgimentista che continua a fare danni. Nel 12° capitolo Demarco in- travede addirittura un romanticismo sudista, dove s’intrecciano forze e culture, in un’unica trama, un’unica storia, raccontata a più voci, che si avvicinano, si annusano, si sovrappongono.“Chi poteva immaginare - si chiede Demarco - che, in un’atmosfera di nuovo Romanticismo, un giorno i nipotini di Gramsci e quelli di Ferdinando II avrebbero deposto le armi in nome di una causa comune? E che alla figura del neoborbonico vero, di tradizione e cultura monarchica, si sarebbe affiancata quella di un neoborbonico giacobino, repubblicano e postcomunista?” Peraltro il Risorgimento al Sud non è mai piaciuto a nessuno, né ai cattolici, né ai comunisti, tanto meno ai borbonici, ma anche a quei meridionalisti come Salvemini, Fortunato e Nitti. A proposito dei cattolici Demarco si sorprende del protagonismo dell’ex magistrato Alfredo Mantovano, cattolico di Lecce, eletto in parlamento nelle fila del centrodestra. Mantovano colto e sicuro del suo integralismo, - scrive Demarco - non si è sottratto al dibattito sui centocinquant’anni dell’Unità d’Italia e ti credo come poteva sottrarsi uno che si è formato alla scuola di Alleanza Cattolica. Tra le tante manifestazioni che ha organizzato l’onorevole Mantovano, l’anno scorso ha provocatoriamente or- C ganizzato un processo sui generis proprio a Maria Sofia, l’ultima regina del Regno borbonico, una figura controversa e tanto discussa dagli storici e la pubblicistica nostrana e internazionale. E siamo giunti alla presentazione dell’ultimo testo da presentare, che si riferisce proprio a Maria Sofia, La Regina del Sud di Arrigo Petacco, Arnoldo Mondadori editore. Maria Sofia di Borbone, una delle cinque famose sorelle Wittelsbach, tra queste ricordiamo Elisabetta, la celebre Sissi, imperatrice, moglie di Francesco Giuseppe. Maria Sofia diventa regina di Napoli a soli 18 anni, moglie di Francesco II. Una ragazza bella, intrepida, avventurosa, temuta da Cavour, più popolare dello stesso Garibaldi, dopo l’unità diventa il simbolo più fulgido del legittimismo reazionario. Diventa eroica protagonista durante l’assedio di Gaeta, poi animatrice appassionata del brigantaggio politico nelle provincie meridionali, non si arrese mai all’inesorabile avanzare della Storia, D’Annunzio la chiamerà, l’”aquiletta bavara”. Scrive Petacco nell’introduzione: “Adorata dai suoi soldati, amata dai giovani eroi romantici che giungevano da ogni parte d’Europa per porre ai suoi piedi il loro cuore e la loro spada, l’’eroina di Gaeta’, malgrado avesse al fianco un consorte frigido e fatalista onservali nella tua Pigi Colognesi La Fede che preferisco è la speranza Bur pp. 400 € 12,00 Charles Péguy ha speso la vita nel mettere al centro l’umano, con i suoi dolori, miserie e speranze, donando così una linfa nuova tanto al socialismo della giovinezza quanto alla fede della maturità; per questo, è stato isolato. Oggi la sua figura riconquista il posto che gli compete – anche grazie ad “ammiratori” quali Giovanni Paolo II, don Giussani e von Balthasar – ma resta ancora molto da scoprire. Pigi Colognesi ci propone finalmente la prima biografia italiana del grande autore. Emanuele Trevi Istruzioni per l’uso del lupo Elliot pp. 54 €. 7,50 Una meditazione sul senso della critica letteraria e sulla necessità della ricerca di un lessico in grado di esprimere il proprio “debito grandissim o contratto con la letteratura, un debito di conoscenza e non di consolazione”. La riflessione dell’autore parte dal presupposto che il linguaggio tecnico dell’Accademia e del giornalismo culturale abbia creato una codificazione artificiosa se non mortifera della trasmissione della cultura. N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Franz Hessel Marlene Dietrich Elliot pp. 64 €. 7,50 B “Che interpreti una dama o una prostituta, una conquistatrice o una vittima, Marlene Dietrich incarna sempre un sogno universale”. Nelle pagine di questo breve ritratto, inedito in Italia, Hessel riesce a restituire un’immagine valida allora come oggi, cogliendone con acume e lungimiranza le caratteristiche che i ruoli e i film successivi avrebbero poi confermato. Marsilio Ficino Commento al “Parmenide” di Platone Olschki pp. CXXVI-392 €. 35,00 La traduzione in lingua italiana del commento al Parmenide di Ficino (1433-1499) costituisce uno strumento fondamentale per comprenderne la portata: elemento di snodo all’interno della tradizione platonica e neoplatonica, il testo viene progressivamente elucidato dalla curatrice attraverso l’analisi e la discussione delle fonti che ne hanno ispirato la stesura. L’ampia introduzione all’opera offre un panorama articolato del dibattito sulla tradizione del Parmenide e, più in generale, sulla metafisica ficiniana. La copertina del libro (il fin troppo vituperato Francischiello) combatté una lunga battaglia senza regole e senza quartiere contro l’odiato Savoia”. I suoi avversari hanno tentato di offuscarne l’immagine, attribuendogli amanti e nefandezze. Si giunse persino a realizzare ai suoi danni un osceno fotomontaggio (il primo nella storia della fotografia). Fino all’anno scorso non conoscevo bene questa splendida e affascinante figura di regina, avevo letto qualcosa in internet, ora con questo libro ho le idee più chiare. Maria Sofia era una donna di temperamento avventuroso, amava cavalcare cavalli e spesso nuotava nelle acque pulite del golfo di Napoli, tirava di scherma e vestiva da amazzone, fumava in pubblico quei sigari lunghi e sottili che tanto scandalo avrebbero sollevato nella bigotta corte di Napoli. Queste abitudini, la rendevano estroversa, fuori da ogni schema per quei tempi. Aveva ricevuto un’educazione disinibita in famiglia in particolare da suo padre il conte Max. Certo con una donna così esuberante il povero Francesco, figlio di Maria Cristina, la Regina Santa, ha avuto qualche difficoltà, lui educato come un seminarista, mistico per temperamento. Eppure dopo qualche iniziale titubanza i due riuscirono a coesistere anche nella loro intimità Ferdinando II, muore a quarantanove anni, lasciava il trono pericolante nelle mani di un figlio assolutamente incapace di regnare e purtroppo si è visto quasi subito, tra l’altro il giovane re era succube di sua madre (matrigna) Maria Teresa, che svolgeva il ruolo di eminenza grigia, ben presto si scontrò con il carattere forte e ribelle di Maria Sofia. I due giovani sovrani ben presto dovettero affrontare la guerra che i “parenti” di Torino gli avevano subdolamente dichiarato. Con lo sbarco dei Mille di Garibaldi e le sue facili vittorie, grazie ai tradimenti degli ufficiali borbonici, la guerra arriva in poco tempo alle porte di Napoli. A questo punto bisogna affrontare l’esercito garibaldino, la situazione è complessa, Francesco II, fatalista e rassegnato, non sa assumersi le sue responsabilità, Maria Sofia, lo invita, lo implora a montare a cavallo e a guidare personalmente l’esercito rimastogli fedele e combattere. Petacco sulla figura del giovane re puntualizza: “Francesco non era imbecille come la storiografia risorgimentale ha sempre cercato di dipingerlo. O almeno non più imbecille di altri sovrani del suo tempo che pure regnarono felicemente. Al momento opportuno rivelerà anche sprazzi di intelligenza e di audacia sia pure sempre velati dalla sua rassegnata ironia”. Il vero problema per Petacco non era lui, ma gli uomini che lo circondavano: “una massa di cortigiani, di generali ignoranti, incapaci, corrotti, cinici e pronti al tradimento per salvare se stessi”. Domenico Bonvegna iblioteca Pippo Franco La morte non esiste Piemme pp. 182 €. 15,50 Non siamo esseri umani in cerca di un’esperienza spirituale ma esseri spirituali in cerca di un’esperienza umana. A partire da questa convinzione Pippo Franco rilegge la sua avventura esistenziale e artistica in una chiave originale, capace di andare al di là dei semplici avvenimenti autobiografici e di approdare attraverso la filigrana della fede oltre i confini della vita. Donatella Alfonso Animali di periferia Castelvecchi pp. 236 €. 17,50 Il libro è la storia inedita e definitiva della XXII Ottobre, alle origini del terrorismo italiano. Parole dense di lotta e politica, con interviste esclusive ai protagonisti stessi della banda e un raro inserto fotografico che ne ripercorre le tappe più significative. Pagine che dopo l’attentato del 7 maggio 2012 all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi – in quella stessa Val Bisagno dove era nato il gruppo di Rossi – sembrano, pur senza parallelismi, più che mai attuali. A cura di Lucia Tonini Rinascimento e antirinascimento Olschki pp. XIV-236 €. 27,00 Il volume propone una riflessione sul rapporto fra cultura russa e civiltà occidentale, rappresentata da Firenze come “culla del Rinascimento”. Gli autori considerano da molteplici prospettive disciplinari il senso di questo confronto, accentuatosi fra Otto e Novecento. Con “Antirinascimento” si identifica qui una interpretazione che, negando la centralità dell’uomo, “demonizza” in qualche modo l’eredità rinascimentale, ed esprime un’alternativa intrinseca alla cultura russa. Maria Rosa De Luca Musica e cultura urbana nel Settecento a Catania Olschki pp. XVI-192 €. 28,00 Dalla grandiosa ricostruzione che segue il rovinoso terremoto del 1693 sino ai bagliori di una “fin de siècle” illuminista, musica e cultura urbana interagiscono in un fitto intreccio di relazioni, narrate qui sulla base di un approfondito riesame documentario. Nell’attività dei teatri, nelle feste religiose, negli apparati spettacolari, nella vita quotidiana delle cappelle ecclesiastiche si rispecchiano le “scene urbane” di una città che a fine ‘700 conquista l’appellativo di “grande Catania”. N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Letteratura Mediterranea INSERTO Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura. Colosseum Giovanna Crisà 8 0 d.C. È il primo giorno dei giochi inaugurali dell’Anfiteatro Flavio, il primo di cento. La folla sugli spalti è in fibrillazione e il meglio dell’aristocrazia riempie la tribuna d’onore. Da qui, l’imperatore Tito si gode il suo capolavoro: un gigante di marmo e pietra a sfidare il cielo. Per la massima gloria di Roma. Sulla soglia dell’arena, che le generazioni future chiameranno Colosseo, c’è un gladiatore. Ha l’animo rotto C ed è armato per uccidere. Il nome con cui il pubblico lo acclama, nell’odiato latino degli invasori, è Vero. Presso il suo popolo ne aveva un altro, ma è bruciato insieme al suo villaggio, alla sua lingua d’origine, al suo passato e alla sua libertà. Non esiste più niente per lui da allora, solo la rabbia da alimentare come un fuoco. Oggi, dopo anni di duro addestramento e infiammato dalla passione per la giovane Giulia, Vero sarà il protagonista del più atteso spettacolo di morte della giornata. Si combatte ormai da ore, nel Colosseo, Il turchetto ostantinopoli, 1531. Elie, un bambino ebreo di undici anni, si aggira per il bazar al seguito di Arsinée, la donna che l’ha fatto uscire dal ventre di sua madre, e di suo padre Sami. Subito dopo averlo messo al mondo tra innumerevoli tormenti, sua madre ha sussurrato in un miscuglio di turco e catalano: «Es un kütchük fâré muy lindo», è un topino così grazioso, ed è morta. Al bazar, tutti lo conoscono come un monello capace di ritrarre chiunque in pochi secondi, così come tutti conoscono Sami, che si ferma a ogni passo a urinare per strada come i facchini e i mendicanti, la fronte madida di sudore. Quando può, Elie fugge via dal bazar. Verso la via dei Produttori di Inchiostro. Verso la bottega di Djelal, il danzatore sufi che crea gli inchiostri più belli di tutta Costantinopoli. Djelal mette tutto il suo cuore, tutta la dedizione e la lealtà di cui è capace in tre attività: la produzione d’inchiostro, la preghiera e la danza. Tre diversi sentieri, per lui, dell’unico cammino verso la serenità e il Signore. Ad affascinare Elie sono, tuttavia, i suoi inchiostri che gli permettono di esprimere il talento in cui sembra meravigliosamente eccellere: il disegno. Un Gli accordi del cuore I n un freddo mattino autunnale senza nuvole, la settimana prima del Ringraziamento, davanti a Julia Win si spalanca un abisso oscuro. Ode una voce, chiara e inequivocabile, dentro di lei. La voce roca, profonda e severa di una donna che non allude, non pretende di essere interpretata, ma pone domande dirette - Perché sei sola? - come se sapesse che, dietro la sua brillante maschera di avvocato di successo di Simon & Koons, uno dei più prestigiosi studi legali newyorchesi, si cela l’infelicità di una donna disillusa dall’amore e dalla vita. Le mani sulle orecchie, come a scacciare un ronzio fastidioso, Julia tenta di tutto perché la quiete torni nella sua testa. Si fa visitare dal dottor Erikson per scongiurare una qualche forma di schizofrenia, si accosta alla meditazione in compagnia di Amy, l’amica del cuore buddhista, ma invano. La voce non sparisce; continua, anzi, imperterrita a porre domande imbarazzanti: Perché nascondi ancora una volta la verità? Nello stesso freddo giorno autunnale, Julia riceve una lettera di U Ba, il fratellastro che vive a Kalaw, in Birmania, e che dieci anni prima, in una malandata e meravigliosa casa da tè, gli ha svelato l’incredibile storia di Tin Win, il loro padre che, da giovane, aveva scoperto che ogni cuore risuona in modo diverso e che si innamorò di Mi Mi perché non aveva mai sentito prima un suono più bello del battito del suo cuore. Con la sua magnifica calligrafia, U Ba la informa che la stagione delle piogge è finita a Kalaw e che non ci vorrà molto perché la prima rugiada si posi sull’erba del suo giardino... G.C. ma non c’è lotta più crudele di quella che sta per cominciare: il gladiatore dovrà scontrarsi con il suo migliore amico e uno dei due cadrà sotto i colpi dell’altro. Perché nell’arena vige un’unica legge: vincere, e portare sulle spalle il peso del sangue, o morire, precipitando nell’oblio degli sconfitti. Simone Sarasso Colosseum Rizzoli pp. 416 . 14,90 dono che suscita il benevolo rimprovero di Djelal che gli ricorda che la Legge, comune all’Islam e all’Ebraismo, vieta di rappresentare Dio e le sue opere, e consente soltanto di riprodurre i testi sacri, cercando con umiltà di rendere tutta la loro profondità e bellezza. L’infanzia di Elie in terra turca finisce il giorno in cui la morte si porta via Sami. In cambio di un ritratto fatto al capitano del Tizzone, una maestosa nave ancorata al porto, Elie si imbarca per Venezia, non prima di ribattezzarsi. A Venezia uno strabiliante destino lo attende. Ilias Troyanos diventa il Turchetto, il più grande di tutti i pittori della città, l’unico capace di fondere in modo quasi miracoloso il disegno e il colore, e di rappresentare i soggetti sacri elevando l’anima . Jan-Philipp Sendker Gli accordi del cuore Neri Pozza pp. 352 €. 17,50 Èdouard Bourdet Valter Binaghi Melissa la donna che cambiò la storia Newton & Compton pp. 315 €. 9,90 Luca Romano Vita di Pantasilea Neri Pozza pp. 368 €. 18,00 Il 6 maggio 1527 comincia il famigerato sacco di Roma. Un esercito imperiale composto di mercenari spagnoli, italiani e dai famosi lanzichenecchi luterani violenta la città e la mette a ferro e a fuoco. La storia narrata in questo libro comincia due mesi prima, quando l’amante di Benvenuto Cellini, una giovane cortigiana di nome Pantasilea, sospetta di essere incinta di lui e si avvia a pregare sulle reliquie di San Giuda, il santo delle cause disperate... Jonathan Harvey Tutti i miei desideri Elliot pp. 442 €. 17,50 Metin Arditi Il turchetto Neri Pozza pp. 288 €. 16,50 9 Cosa accade quando “la ragazza della porta accanto” diventa improvvisamente una star della televisione? Jodie McGee è cresciuta a Liverpool nel culto della serie tv Acacia Avenue. Insieme alla mamma e all’amatissimo fratello minore Joey, non se ne è mai persa una puntata, sognando di poter un giorno far parte del cast. Anni dopo, incredibilmente, la sua vita sembra regalarle quello che ha sempre voluto: è ormai una celebrità della serie nel ruolo di Suor Agatha, con una nomination al più ambito premio televisivo, e in più vive una bellissima storia d’amore. Solo che, all’improvviso, una dopo l’altra iniziano a capitarle le situazioni più assurde e tutto ciò in cui Jodie credeva, tutti i suoi sogni, in un attimo vengono distrutti... Crotone, 509 a. C. Melissa, giovane allieva della scuola di Pitagora, si salva dall’eccidio dei pitagorici grazie a Liseo, appartenente al gruppo dei congiurati ma da sempre innamorato di lei. La ragazza però, di fronte al giovane che le dichiara il suo amore e la chiede in sposa, rifiuta di concedersi e solo con la violenza Liseo otterrà quel che vuole. Dopo quella violenza viene venduta come schiava a Cluvio, vecchio capo dei Sanniti. Al villaggio sannita, Cluvio le affida l’educazione dei figli e delle donne di casa. Melissa saprà dimostrarsi utile, conquistando in breve tempo la fiducia delle sue allieve. La sua presenza si rivelerà presto indispensabile: con la sola conoscenza dei numeri e della musica, Melissa guarirà Aris, il figlio di Cluvio, da un’intossicazione. Amata e rispettata dai Sanniti, otterrà la libertà e sposerà Aris, da cui avrà due figli. Il futuro avrà in serbo per lei molte avventure ma la metterà di fronte anche a tanti ostacoli. Melissa saprà affrontarli imponendosi sempre con la sua forte personalità in un mondo governato dagli uomini, e mostrando ¬ alla sua epoca, ma anche alla nostra ¬ come si possa vivere e progredire nella pacifica ricerca della sapienza. Luz Gabás Palme nella neve Mondadori pp. 612 €. 19,00 Spagna, 2003. Clarence Rabaltué, una giovane studiosa di linguistica, trova casualmente nella vecchia casa di famiglia sui Pirenei il frammento di una misteriosa lettera. Non riuscendo a trattenere la curiosità, inizia a leggere quella che scopre essere parte della corrispondenza di suo padre Jacobo e dello zio Kilian, emigrati nel 1953 in una piantagione di cacao a Fernando Poo, colonia spagnola nell’Africa equatoriale. In quella terra esotica e lussureggiante, così diversa dalle loro fredde montagne, i due giovani fratelli conoscono lo stile di vita coloniale e il profondo contrasto con la Spagna grigia e austera da cui provengono, scoprendo il vero significato di amicizia, passione, amore e odio. Ma uno di loro attraversa una linea proibita e invisibile, innamorandosi perdutamente di una ragazza del posto. E da quel momento tutto cambia. Clarence, che è all’oscuro di queste vicende, ne è sempre più coinvolta e sente il bisogno di scoprire cosa sia davvero successo e quali segreti nasconda la sua famiglia. L’unico modo per venirne a capo è partire per l’Africa alla ricerca della soluzione del mistero, e la verità si rivelerà molto più sconvolgente di quanto lei avrebbe mai potuto immaginare. Irène Nemirovsky La sinfonia di Parigi e altri racconti Elliot pp. 96 €. 9,00 Agli inizi degli anni Trenta, Irene Nemirovsky accantono per un paio d’anni la scrittura di romanzi, per “subire” la fascinazione positiva e feconda da parte del cinema. Assidua frequentatrice delle sale cinematografiche, entusiasta per l’avvento del sonoro, l’autrice intuì nella settima arte, con sensibilità quasi profetica, una straordinaria risorsa per la scrittura, una fonte di suggerimenti e spunti anche tecnici, in grado di ampliarne le possibilità espressive. Fu cosi che nel 1931 nacquero le tre storie d’amore, La sinfonia di Parigi, Natale e Carnevale di Nizza, qui tradotte e pubblicate per la prima volta in Italia, con la speranza che potessero un giorno essere trasposte sul grande schermo. Del resto, per la scrittrice francese l’incontro con il cinema – seppur indirettamente – era gia avvenuto con la realizzazione del film David Golder, per il quale il regista Julien Duvivier dichiaro di non aver avuto bisogno di aggiungere scene o modificare i dialoghi tratti dal romanzo omonimo, tanto la scrittura della Nemirovsky si armonizzava perfettamente al ritmo e alle tecniche narrative cinematografiche. Nessuna di queste storie divento mai un film, ponendo cosi fine alle sue speranze di poter lavorare come sceneggiatrice. Eppure, il tentativo non fu vano e la lettura di queste tre brevi opere potrà meglio farci comprendere quanto l’amore per il cinema abbia influenzato lo stile indimenticabile dell’autrice di Suite francese. Religione 10 N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Il Natale nella letteratura S crive Franco Zangrilli (Le muse di Buzzati. Realtà e Mistero, Edizioni Metauro, pp. 198, euro 18): “Se si dà uno sguardo al panorama della letteratura contemporanea ci si accorge subito che sul Natale si è scritto moltissimo… Se ne sono occupati scrittori non credenti e di religioni diverse e dalle ispirazioni più disparate… Di questo fenomeno è pienamente consapevole Buzzati”(p.69). Zangrilli, professore di letteratura all’Università di New York, esperto di letteratura italiana contemporanea, tratteggia un Buzzati per niente disimpegnato rispetto ai problemi sociali del tempo e, al contrario, tutto inquietudine e tensione. Buzzati è “sempre dentro le sue storie” (p.71): la fantasia, sempre viva e mai ibrida, non copre un cuore ricco di amore per l’umanità. Il suo Natale è distante da quello tradizionale, romantico, fiabesco, mitico, idillico. Va collocato nell’universo “borghese e delle classi benestanti e prosperose”, nel clima del boom economico, nel contesto del capitalismo (post-)moderno, “in cui la pratica religiosa è prettamente apparenza e falsa riverenza, e in cui l’ipocrisia diventa la maschera di varie forme di crisi, di decadenza, di vanità” (p.76). Il libro di Zangrilli è una raccolta di saggi sui racconti buzzatiani popolati di Angeli e Dèmoni, di ricordi natalizi, di animali, di atmosfere pirandelliane. Buzzati apparirebbe non credente o scettico:e nulla di definito si può dire. Ma suscita interesse la lettura che non pochi critici (Montale, Gianfranceschi, Porzio, Esposito, Vigorelli, De Marchi, Bertacchini, Cavallani, Spadolini…) ne conducono. A tal proposito mette conto ricordare le pagine che Lucia Bellaspiga, giornalista di “Avvenire”, promotrice delle iniziative per l’anno buzzatiano (2006), ha dedicato allo scrittore bellunese: “E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati” ( Ancora, pp.96, euro 7,50) (Ancora ha in catalogo della stessa autrice anche “Dio che non esisti ti prego”. Dino Buzzati, la fatica di credere). Bellaspiga scrive che per “Buzzati-il-non-credente (alla ricerca di Dio)” il Natale “è un viaggio lungo e complesso ,non nel centro della terra ma in quello dell’uomo”. E aggiunge: “Salire a bordo dei Natali buzzatiani significa volare lungo quarant’anni di articoli e racconti, dall’inizio degli anni Trenta fino al dicembre del 1971, ripercorrendo ogni suo stile”(p.9). L’Editrice Interlinea di Novara dedica al Natale una piccola biblioteca, “Nativitas”, che si arricchisce di anno in anno, e che attinge alla letteratura di ogni paese e di ogni tempo. Sogno di Natale e altri racconti (pp.120,euro 8), a cura di Guido Davico Bonino, contiene nove novelle di Luigi Pirandello: un Pirandello forse non estraneo al mondo della Trascendenza. Nella stessa collana Andrzej Dobrzynski e Valerio Rossi presentano appunti e omelie di Karol Wojtyla, La notte della luce (pp.136, euro 8), con una testimonianza del cardinale Stanislav Dziwisz e con alcune foto. Suscita emozioni l’ultimo messaggio natalizio Urbi et Orbi, un invito ad accorrere “a incontrare Colui/ che viene per insegnarci/ la via della Jean Baptiste Estrade «Io sono l’Immacolata Concezione» San Paolo pp. 260 €. 11,00 Seguendo il racconto della veggente Bernadetta e del testimone Jean-Baptiste Estrade, il libro narra i fatti accaduti alla grotta di Massabielle nel 1858. L’autore è stato uno dei primi storici delle apparizioni di Lourdes ma anche testimone oculare, per questo il racconto che scaturisce dai suoi ricordi ha il pregio dell’immediatezza e coinvolge il lettore nella scoperta degli eventi narrati. L’opera è arricchita da numerosi riferimenti agli autorevoli studi sull’argomento di René Laurentin. Il volume è inoltre preceduta da un’ampia introduzione che si sofferma anche sui rapporti tra il messaggio di Lourdes e quello di Fatima. Andrea Dall’Asta Nascere Il Natale nell’arte San Paolo pp. 140 € 13,50 La festa del Natale rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita di ogni cristiano. Questo volume propone un itinerario artistico all’interno dell’iconografia sacra: dalla Natività di Giotto all’Adorazione dei pastori di Caravaggio, passando per Leonardo da Vinci e le opere di scuola fiamminga; Andrea Dall’Asta ci guida alla scoperta e comprensione del mistero della nascita di Gesù, collocato in una prospettiva sempre più “umana”. I L verità, /della pace e dell’amore” (p.127). La collana ”Nativitas” segnala e racconta il Natale di san Francesco, di Giotto, di Gentile da Fabriano, di Clemente Rebora, di padre Pio da Pietrelcina… Interlinea viene incontro alle più profonde esigenze di bellezza e di spiritualità. Tra le ultime novità L’ombra della stella. Il Natale nei poeti d’oggi (pp.176, € 12), raccolta di testimonianze inedite a cura di Giovanni Tesio. Natale in poesia (pp.XVI-176,euro 14), un’antologia di poeti dal IV al XX secolo, allestita con cura e passione da Luciano Erba e da Roberto Cicala, è in vetrina da tempo (ora rinnovato anche nella veste tipografica): sta a significare che è viva nei giovani e negli adulti l’attenzione al bello, alla verità, alle parole di vita. Bellezza e poesia offre il volumetto, a cura di Alessandro Ratti, Avvento e Natale in compagnia di sant’Antonio delle Edizioni Messaggero Padova (pp.88, euro 7,50). Non una sorpresa (l’EMP nel 2010 ci ha regalato Sant’Antonio Preghiere, un piccolo gioiello d’arte,anche d’arte tipografica,e di spiritualità). Avvento e Natale presenta pensieri del grande predicatore e dottore francescano, accuratamente selezionati e impreziositi di un corredo iconografico suggestivo e ricco di fascino. Spiritualità, arte, poesia. L’intero discorso, quello fatto di parole e quello fatto di immagini, appare costruito con rigore e coerenza su un versetto del profeta Gioele, che riteniamo di dover sottolineare: In quel giorno scaturirà una fonte dalla casa di Davide e irrigherà il torrente delle spine. E Antonio ibri dello Riccarda Lazzari L’amore che guarisce Suor Cherubina Pozzoli San Paolo pp. 190 €. 18,00 Dalle parole, dai gesti, dalle intuizioni e dall’infaticabile attività, emerge in suor Cherubina una figura dotata di talenti naturali, di qualità spirituali profonde, di spirito attivo e creativo, rigorosamente responsabile. In quest’ottica, la sua biografia può essere letta con interesse da varie categorie di persone e, da esse, scelta come modello di vita. Accanto ai sofferenti, lei esprime una professionalità sanitaria di alto profilo, che non richiede soltanto competenza scientifica, ma esige passione, intuizione, donazione. Enchiridion Vaticanum 26 Documenti ufficiali della Santa Sede 2009-2010 Edb pp. 2298 €. 46,00 L’Enchiridion Vaticanum 26, dedicato al biennio 2009-2010, testimonia un periodo particolarmente ricco e intenso dell’attività della Santa Sede, dall’Anno paolino all’Anno sacerdotale, dall’enciclica Caritas in veritate all’esortazione apostolica Verbum Domini, dal sinodo sull’Africa a quello sul Medio Oriente, fino ai viaggi di Benedetto XVI in Camerun e Angola, Repubblica Ceca, Terra Santa, Gran Bretagna e Spagna. così commenta: “Nel giorno della sua nascita, una fonte, cioè Cristo, scaturirà dalla casa di Davide, cioè dal seno della beata Vergine, e irrigherà il torrente delle spine, vale a dire ci darà sollievo dal cumulo delle nostre miserie, dalle quali ogni giorno siamo punti e feriti come da tante spine” (p.40). Il libro EMP nasce nello spirito del tempo liturgico che siamo, come cristiani, chiamati a vivere in piena consapevolezza e con in- S tensità. Ma vale per ogni giorno dell’anno: è un invito a liberarsi di incrostazioni e affanni e ad andare incontro alla vita con rinnovato slancio attraverso la “parola” di grandi artisti e l’insegnamento di grandi maestri spirituali, di annunziatori fervidi della buona novella, di testimoni autentici. Uno stimolo, anche, alla riscoperta di tanti tesori d’arte e di poesia. Francesco Pistoia Riflettiamo con i Libri Il tracciato del volume A cura di A. Autiero ha una duplice ottica. e M. Perroni Da una parte guarda al La Bibbia nella processo storico in cui storia d’Europa la Bibbia è stata assunta Edb - pp. 240€. 27,00 come elemento dapprima di divisione, poi di incontro, in quel crogiuolo che ha considerato le Sacre Scritture come elemento costitutivo dell’identità culturale, politica e sociale dell’Europa. Ne ha trovato giovamento l’espressione linguistica, la prassi di alfabetizzazione, così come la definizione di appartenenza religiosa e civile e, non ultimo, lo sviluppo della mentalità scientifica e critica, tipica della maturazione culturale di un popolo. In ogni epoca, i concili moKlaus Schatz strano il profondo coinvol- Storia dei concili gimento della Chiesa nella Edb storia e nel mondo del suo pp. 352 €. 22,00 tempo. Sebbene ancora oggi la ricerca storica sui concili abbia di fronte importanti interrogativi in attesa di risposta, l’elemento conciliare fa indiscutibilmente parte della struttura essenziale della Chiesa. Sulla scia di un classico della materia quale la Breve storia dei concili di Hubert Jedin (1959), il volume presenta in forma divulgativa un’analisi che tiene conto del lungo cammino della ricerca. pirito Roberto Italo Zanino Il santo parroco di Pianura Don Giustino Russolillo San Paolo pp. 174 € 12,00 Per don Giustino, parroco di Pianura e fondatore delle congregazioni delle Divine Vocazioni, la ricerca della santità non è stata solo un impegno personale o un compito legato al suo ministero pastorale, bensì un’esigenza universale, per tutti e per tutto, che ha informato l’intera sua vita e l’intero suo operato. «Vuoi farti santo? Invoca lo Spirito Santo! Invocalo oggi, invocalo domani, invocalo sempre ed Egli ti colmerà della sua luce e ti riempirà dei suoi doni». Angelo Giuliani Catecumenato in casa nostra Edb pp. 104 €. 10,00 Il catecumenato è il segno emergente di un ampio spettro di problemi pastorali che si stanno affrontando in questi tempi: La presenza di non battezzati nelle nostre comunità, per effetto della scristianizzazione; La presenza di terzomondiali che chiedono il battesimo; La necessità di una nuova evangelizzazione dell’Europa; La precedenza dell’evangelizzazione sull’amministrazione dei sacramenti; La centralità della catechesi degli adulti; L’unità pastorale tra catechesi, liturgia e carità; e i mille altri interrogativi attuali. Gaston Courtois Quando il maestro parla al cuore San Paolo pp. 240 €. 7,90 I quaderni spirituali di Gaston Courtois, dei quali è qua presentata una selezione a cura di Agnès Richomme, sono la materializzazione del suo ininterrotto ascolto del Signore; e rispondono al preciso impegno di offrire, dopo la sua scomparsa, a quanti lo avrebbero accolto, qualcosa dei segreti della sua vita. Ora l’eredità di questo grande sacerdote, instancabilmente teso nella donazione totale di sé al servizio della Chiesa, delle missioni e delle anime bisognose di un concreto aiuto fraterno, è nelle nostre mani. Tocca a noi, nutrendocene, imparare a pregare, ad ascoltare e, soprattutto, ad amare, stimolati dal suo esempio di vita. Tommaso d’Aquino Lo specchio dell’anima San Paolo pp. 1222 €. 69,00 Il volume presenta la traduzione latina del De anima di Aristotele condotta e commentata da san Tommaso d’Aquino, con testo a fronte in italiano. La curatela e la traduzione di questo libro è stata condotta da un gruppo di studiosi provenienti dalle Facoltà di Filosofia italiane, statali ed ecclesiastiche, riuniti nel Progetto Tommaso e impegnati da anni nella lettura e nell’esame puntuale delle opere tommasiane, in lingua originale. N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Informazione Regionale Presentato a Villa Niscema “Palermo 2013” dalla Sicilia P alermo - “Un mese fitto di appuntamenti, otto modi per dire città”. E’ questa lo slogan di “Palermo2013 la rassegna tutta “Made in Palermo” di spettacoli, eventi e incontri per salutare tutti insieme il 2012 e accogliere con ottimismo l’anno che verrà. Sono 280 gli appuntamenti programmati, il primo si è svolto lo scorso 8 dicembre con l’illuminazione dell’albero di Natale in piazza Castelnuovo, fino al prossimo 6 gennaio 2013. Gli spettacoli saranno allestiti da artisti, autori, organizzatori e artigiani tutti palermitani che hanno risposto ad un bando pubblico per comporre un programma che parte dalla valorizzazione delle risorse e della creatività cittadina. Il calendario dei 60 eventi programmati è stato distribuito per volontà dell’Amministrazione comunale in tutte e otto le circoscrizioni che compongono la città ed in partico- 11 lare in luoghi vecchi e nuovi noti e ignorati. L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è quello di offrire un programma cosi vasto da dare vita a “un Natale partecipato”, che non dimentica nessuno e offre un momento di svago e coinvolgimento a tutti: anziani e bambini, vecchi e nuovi palermitani, persone con disagio fisico o economico, turisti, cinefili, bibliofili, curiosi. “Il numero degli spettacoli, degli eventi e degli incontri per il Natale 2012 è davvero importante – ha detto il Sindaco Leoluca Orlando nel corso dell’affollatissima conferenza stampa di stamani a Villa Niscemi - e dimostra ancora una volta la volontà di questa Amministrazione di voler cambiare la cultura in una Palermo impossibile da non amare. Palermo2013 è anche un filo comune tra il Festino, dedicato a chi fa miracoli, e il Natale dove si dovrà pedalare molto per tornare alla normalità”. Il Sindaco ha anche voluto sottolineare la grande novità di Palermo diventata attraente anche per gli sponsor. La nuova compagnia aerea “Volotea” fresca del suo sbarco a Punta Raisi, infatti, oltre a un contributo economico di 50 mila euro accompagnerà il Natale di Palermo con iniziative appositamente studiate. Il ringraziamento del primo cittadino è andato anche ad un altro sponsor la Iti Caffè. . “Il Natale, come ogni festività, può risultare effimero, a meno che non lasci qualcosa.- ha invece detto l’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone - per questo motivo le tante azioni mirano ad essere prolungate nel tempo. Con Palermo2013 inizia anche il percorso che porterà la nostra città alla candidatura ufficiale di capitale europea 2019”. Giambrone ha anche sottolineato che nell’ambito delle iniziative di Natale, Museo Pitrè, Museo di villa Malfitano, Museo del Mare, Museo di Zoologia Doderlein, Palazzo Asmundio e Museo delle Marionette Pasqualino dal 26 dicembre potranno essere visitati pagando un euro il biglietto di ingresso. Una grande attenzione è stata rivolta ai bambini, indiscussi prota- gonisti delle feste natalizie: ad essi sono rivolte le decine di attività ricreative – che vanno dai laboratori di cucina a corsi di lettura e recitazione – e di spettacoli che si svolgeranno sia nelle sale teatrali che in tante scuole e centri aggregativi distribuiti nelle circoscrizioni. Un programma ideato e realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Scuola, che ha stimolato le scuole affinché proponessero delle attività da integrare nel tessuto della festa. Con “Palermo2013” l’Amministrazione comunale, naturalmente, non si dimentica dei meno fortunati e da questo concetto nasce la scelta, condivisa con l’Assessorato alla Solidarietà, di sostenere quattro progetti e aprirli alla città: dalla fitta programmazione del Natale ai Danisinni, al Capodanno multi-etnico presso il Centro di Santa Chiara, al pranzo di Natale alle Fonderie, preparato da persone con disagio psichico, alla programmazione che si svolgerà in dieci case accoglienza per bambini, la città avrà l’occasione per scoprire realtà poco frequentate dalla maggior parte dei palermitani. Presenti alla conferenza stampa di Villa Niscemi, oltre al Sindaco Orlando e all’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone, anche l’Assessore alle Attività Produttive Marco De Marco, l’Assessore alla Scuola Barbara Evola, l’Assessore alla Partecipazione Giusto Catania, il Commercial Country Manager Volotea in Italia Valeria Rebasti e il direttore artistico degli eventi di “Palermo2013” Sandro Tranchina. Il programma completo degli appuntamenti natalizi potrà essere visualizzato sul sito www. palermo2013, assoluta novità per una pubblica amministrazione e realizzato dall’Agenzia palermitana Wecrosstheline nato come idea di diffusione e community web dove sono già programmate tante sorprese – non ultimo l’Instagram contest “Racconto di Natale”, concorso di fotografia che si svolgerà interamente sul web ma avrà come esito una mostra a cielo aperto – e consente di partecipare alle community create su Facebook e Twitter dando la propria opinione sugli eventi di Palermo2013 che si susseguono in città. Un nodo interattivo in cui eventi, contest, video e informazioni diventano un punto di riferimento per chi vuole vivere questa festività di Natale a 360 gradi, condividendole con il resto del web. Sport e legalità, consegnate le borse di studio C atania - Sono state consegnate lo scorso 7 dicembre, nel corso di una cerimonia che si è tenuta nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Catania, alla presenza di Autorità civili e militari, le borse di studio assegnate nell’ambito della 3^ edizione (2011-12) del Progetto “Sport e Legalità”. Il progetto, la cui 4^ edizione è attualmente in corso, è promosso dal Centro Universitario Sportivo dell’Ateneo catanese e si propone di avvicinare i giovani, attraverso le discipline sportive, alle Istituzioni ed alla cultura della legalità. Al progetto, al quale ha aderito anche il Comando Militare di Presidio (attualmente diretto dal Contrammiraglio Domenico De Michele, Comandante della Capitaneria di Porto etnea), sono collegati - secondo un collaudatissimo format - dei tornei sportivi e degli incontri a favore degli studenti, curati dai Reparti militari e di Polizia che hanno “adottato” i singoli Istituti scolastici partecipanti. In tali occasioni vengono illustrati i compiti, l’organizzazione e le specifiche attività istituzionali poste in essere dai singoli Comandi e Reparti presenti sul territorio. Alla quarta edizione del progetto hanno aderito oltre alla Capitaneria di Porto ed alla Base Aeromobili, la Stazione Elicotteri della Marina Militare, anche l’Esercito, i Carabinieri, il X Reparto Mobile della Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, Il Corpo Forestale della Regione Siciliana e la Polizia Municipale. Un premio di rappresentanza (la medaglia raffigurata nella foto) è stato inviato dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica al Presidente del C.U.S. Luca di Mauro ed al Responsabile del Progetto Ignazio Russo, consegnato dal Prefetto di Catania, Dott.ssa Francesca Cannizzo, mentre “vivo plauso”, unitamente agli auguri, sono stati espressi dal Ministro per gli Affari Regionali, Turismo e Sport, Piero Gnudi. Le borse di studio assegnate, ciascuna del valore di 250 euro, sono andate alle seguenti Scuole (tra pa- rentesi i nominativi degli studenti premiati) : Pestalozzi (Melany Forti, Matteo Di Mauro e Stefania Iannone), F. De Sanctis-Coppola (Calogero Caltagirone, Salvatore Marchese e Orazio Marchese), Fontanarossa (Carmela Rando, Gabriele Cannizzo e Vanessa Giuffrida), C. Dusmet (Nicholas Spampinato, Maria Grazie Viscuso e Noemi Nicolosi), G. Nosengo (Giuseppe Marletta, Marco Litteri e Valerio Aquilino), A. Doria (Anna Musumeci, Desirè D’Urso e Lorena Agata Duca), G. Verga Acicastello (Antonio Calanna, Martina Dato e Michela Leonardi) e A. Musco (Mirko Pellegrino, Vincenzo Stella e Franco Giannetto). Una ulteriore borsa di studio (in materiale sportivo) è stata assegnata all›Istituto Penitenziario Minorile «Bicocca». Le borse, dedicate a personaggi particolarmente significativi per lo sport catanese (Ignazio Marcoccio, Silvestro Stazzone, Benito Paolone, Pippo Juppa e Gianfranco Conversi), sono state messe a disposizione dal CONI Sicilia, Ordine dei Commercialisti Catania, Lions Club Catania Nord, Panathlon regionale, Kiwanis Club Etneo, Centro Nazionale Libertas, CUSI Sicilia, Confindustria Catania, Panathlon Catania, Federazione Italiana Pallacanestro – Comitato di Catania e dalle famiglie Stazzone, Marcoccio, Paolone e Juppa. Una targa per Franco Franchi P alermo - Un luogo “simbolo” per ricordare due grandi figli della cultura e dello spettacolo palermitano: Franco Franchi e Cicco Ingrassia. Martedì 11 dicembre pomeriggio per volontà dell’Amministrazione Comunale, a venti anni dalla morte di Franco Franchi, in arte Francesco Benenato e nel 90mo anno della nascita di Ciccio Ingrassia, è stata intitolata al duo comico palermitano la piazzetta sita alle spalle del Teatro Biondo e a ridosso di via Venezia con la scoper- tura di una targa in memoria dei due attori. Significativo il posto prescelto, poiché Franchi e Ingrassia in quella zona muovevano i primi passi artistici, notati anche da Domenico Modugno dopo uno spettacolo al Teatro Biondo. Tra i presenti alla cerimonia l’Assessore alla Cultura Francesco Giambrone, Giampiero Ingrassia, figlio di Ciccio Ingrassia, la figlia e la sorella di Franco Franchi, Maria Letizia Benenato, oltre a vari artisti palermitani. Informazione Regionale 12 dalla Calabria P latania (CZ) - Una suggestiva riproduzione di uno scorcio di Platania e della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo impreziosisce il presepe “artistico” realizzato con la regia di Antonello Coclite, direttore della Casa Tamburelli, eccellente esperto nella costruzione di presepi, coadiuvato dal gruppo dei volontari di Platania, formato da Francesca Grandinetti, Gino Scanga, Rosanna Cicero, Angelo Buonarota e Maddalena Cimino, e dai giovani dell’Associazione Francescana Padre Gesualdo che solitamente sono vicini alla Casa di Riposo Tamburelli della città della piana. Il presepe, inaugurato a conclusione della Santa Messa solenne celebrata dal parroco del piccolo centro del Reventino don Pino Latelli nel primo giorno del triduo in onore di Santa Lucia, potrà essere visitato tutti i giorni fino alla solennità del Battesimo di Gesù. Quest’anno, in particolare, il presepe offre alla comunità di Platania l’occasione per poter gioire di più per il fatto che viene allestito nella chiesa parrocchiale restaurata dopo i lavori protrattisi per lungo tempo e poter rispettare una tradizione Affidato al Magna Graecia Film Festival C rotone – C’è anche la firma del maestro orafo Michele Affidato sulla prima edizione del Magna Graecia Film Festival “School in the City”. La kermesse, ideata da Gianvito Casadonte, è realizzata dalla Calabria Film Commission e cofinanziata dai fondi POR Calabria FESR 2007/2013, che è partita lunedì 10 dicembre. Affidato, che per il sesto anno consecutivo ha partecipato con le sue “Colonne d’oro” al prestigioso festival del cinema che si svolge nel periodo estivo, ha voluto confermare la propria collaborazione anche in occasione della prima edizione “invernale” della manifestazione. Traendo costante ispirazione dalle radici magno greche della sua Crotone, il maestro orafo realizzerà per l’occasione delle “Colonne d’argento” concepite non solo per differenziare il riconoscimento dalla già nota versione “estiva” ma, soprattutto, per offrire una nuova testimonianza del legame tra antico e moderno di gioielli in cui la tradizione magno-greca si sposa a linee più moderne. Reduce dalla straordinaria esperienza espositiva a Bruxelles, Affidato ha espresso il proprio plauso all’iniziativa promossa da Casadonte volta a diffondere la cultura e la conoscenza cinematografica fra gli istituti scolastici: «L’arte rappresenta un importante veicolo di conoscenza - ha detto – e, in tal senso, un film è in grado di raccontare storie che suscitano il confronto anche tra i giovani. Casadonte in questi anni è riuscito a promuovere la cultura cinematografica in Calabria ponendo le basi per lo sviluppo di un evento importante soprattutto dal punto di vista dell’impatto culturale e formativo». Al Magna Graecia Film Festival “School in the City” parteciperà con le proprie creazioni anche l’artista-ceramista Francesca Ciliberti che ha realizzato, per l’occasione, un bassorilievo ispirato all’antico mosaico della chiesa del Patirion di Rossano che raffigura un Grifo. Il lavoro richiama alla memoria la figura mitologica riconosciuta in antichità quale simbolo del potere divino e guardiano della divinità. L’opera è realizzata in ceramica araku, una specialità pregiata attraverso cui l’artista vuole esprimere un senso di gioia e soddisfazione attinente al premio: «La presenza di tanti studenti all’anteprima del Festival con Giuliano Sangiorgi – ha detto la Ciliberti - è stato davvero significativa, oltre che di buon auspicio, e da giovane artigiana non posso che considerare ideale il connubio tra scuola e cultura. Sono contenta di poter premiare con le mie creazioni gli importanti ospiti di una manifestazione che vuole rappresentare e valorizzare nel modo più giusto le tradizioni del territorio calabrese». Michele Affidato e Gianvito Casadonte N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Inaugurato il Presepe Artistico che ha antiche origini e che crea l’idonea atmosfera di Natale. La genesi del presepe, che tutti conosciamo, risale al ‘200 quando San Francesco d’Assisi fece rivivere in uno scenario naturale la nascita di Gesù Bambino. Fu così che la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, in provincia di Rieti (Lazio), San Francesco allestì una sorta di presepe vivente. Il presepe di San Michele Arcangelo, ricavato con materiale povero riciclato, è frutto, pertanto, di impegno e dedizione gratificati dal bellissimo risultato ottenuto. «Il nostro presepe è ancora più speciale - afferma Maddalena Cimino, responsabile della pastorale del turismo religioso - non solo per la bellezza che affascina e incanta, ma anche perché realizzato in quest’anno di grazia, che per una felice intuizione del Romano Pontefice Benedetto XVI, è dedicato alla fede. Mi auguro che, contemplando come i pastori il mistero della natività attraverso il quale Dio manifesta e comunica il suo infinito amore - conclude Maddalena Cimino - riscopriamo il dono della fede in Dio come la fonte della vita e della gioia». C Contributi per l’assunzione di giovani apprendisti atanzaro - L’Assessorato regionale al Lavoro ha reso noto che è stato pubblicato, sul burc di venerdì’ scorso, 7 dicembre, il nuovo bando per la concessione di contributi alle aziende per incentivare l’assunzione e la formazione di cinquemila giovani apprendisti nell’ambito del contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere. Un intervento – informa una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale - che si unisce ai precedenti bandi già pubblicati (Fondo di Garanzia e Dote per laureati) e che fa parte delle dieci misure a sostegno dell’occupazione calabrese, predisposto dall’assessorato regionale al ramo, per il quale sono state impegnate risorse pari a 161 milioni di euro. Nel caso specifico, la Regione impegnerà 20 milioni di euro, per garantire a cinque mila giovani calabresi, in età compresa tra i 18 e i 29 anni, un contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere. L’obiettivo è quello di sup- portare, allo stesso tempo, sia la formazione che l’assunzione dei giovani calabresi, sviluppando le loro competenze e contribuendo a migliorare la capacità delle aziende di accogliere, affiancare, formare e inserire all’interno dei processi produttivi i giovani in apprendistato. Il bando prevede la concessione di un contributo di 3 mila euro ad azienda, per ogni apprendista assunto, a copertura dei costi sostenuti per la formazione del referente aziendale e per l’attività di “tutoraggio” svolta a beneficio dell’apprendista. All’azienda sarà corrisposto inoltre, un contributo pari a mille euro per ogni apprendista, a copertura dei costi sostenuti per la formazione degli apprendisti di 120 ore, che dovrà essere svolta in aula da un ente di formazione accreditato. I datori di lavoro che assumono con contratto di apprendistato potranno beneficiare oltre agli incentivi previsti dal bando regionale anche delle agevolazioni previste dal Governo nazionale che prevedo- no tra l’altro il completo esonero da ogni onere contributivo per tre anni. Il bando è a sportello e pertanto i datori di lavoro interessati potranno presentare subito le domande di agevolazione che, una volta istruite saranno subito finanziate. Potranno presentare le domande anche i datori di lavoro che hanno già assunto i giovani a partire dal 26 Aprile 2012. “Stiamo rispettando – ha sottolineato Stillitani – anche la tempistica prevista per l’uscita di ogni bando, ha dichiarato Stillitani, per realizzare nel più breve tempo possibile una nuova e più stabile occupazione, con la creazione di 15 mila nuovi posti di lavoro. Ribadisco ancora una volta che il mio intento non è semplicemente quello di spendere le risorse ma di spenderle bene e per far questo è necessario prevedere modalità e forme di aiuto che permettano ai lavoratori di non essere licenziati alla fine dei periodi di incentivazione ma di continuare a lavorare a tempo indeterminato”. 37 mila euro per anziani e disabili S trongoli (KR) - 37 mila euro per i servizi sociali. Ammonta a tanto il finanziamento regionale che sarà destinato alla realizzazione e al ripristino delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. L’attenzione alle politiche a favore delle categorie più deboli resta tra le priorità dell’Esecutivo guidato da Luigi Arrighi. Sono 115, in totale, i soggetti individuati che beneficeranno di questa nuova e preziosa opportunità. Sono convinto – dichiara il Primo Cittadino – che le istituzioni e la politica in generale, nel darsi le proprie priorità, debbano inevitabilmente partire dall’ascolto e dall’accoglimento delle istanze dei più deboli. Un governo locale non può non avere come suo obiettivo qualificante l’assistenza ai disabili ed agli anziani e la cura dei malati. Nessuna valutazione di tipo finanziario o economico potrebbe distrarre da questo imperativo, etico prima che politico. Alle famiglie con figli diversamente abili, già provate dall’austerità imposta dalle politiche di tagli spesso lineari ed indiscriminati del governo nazionale – conclude Arrighi – gli enti locali devono poter dare quel segnale concreto di aiuto e di speranza senza il quale verrebbe meno lo stesso già menomato senso di cittadinanza. Ripristinare i servizi resi, negli anni precedenti e con ottimi risultati dalle associazioni. E’, questo, l’obiettivo sul quale l’Amministrazione si sente impegnata. I fondi regionali ottenuti dalla comunità di Strongoli – conclude il Sindaco – sono destinati a progetti e nuove idee per essere vicini, nei fatti ed ogni giorno, ai non autosufficienti, ai portatori di handicap, alle famiglie e alle residenze per anziani. Cultura N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre Alla riscoperta dei grandi d’ogni tempo che hanno I San Francesco in meditazione olio su tela cm 123x 92,5 Roma, chiesa di San Pietro a Carpineto in deposito presso la Galleria Nazionale d’Arte antica D 13 saputo rendere visibile ciò che non si vedeva A CARAVAGGIO Caravaggio l’antiaccademico, Caravaggio che non mistifica, che non nasconde il suo essere concretamente uno del popolo, calato nella veracità del suo tempo, entusiasta della cristianità dei primordi ispirata ai dettami della povertà e della semplicità. nvito all’ Natività con i santi Lorenzo e Francesco olio su tela cm 268 x 197 rte Luce, forma, colore, emozione al 15 dicembre al 7 aprile, la fastosa dimora dell’ultimo Doge di Venezia, la scenografica Villa Manin di Passariano, si fa scrigno di dipinti sacri e profani di Giovanni Battista Tiepolo (16961770), provenienti da prestigiosi musei europei e americani e da luoghi di culto, atti ad illustrarne il percorso artistico dalle prime esperienze fino alle imprese della tarda maturità che lo confermano pittore di prima grandezza. Tele, talvolta di eccezionale dimensione, affiancate dai bozzetti preparatori utili per la valutazione delle doti inventive e della capacità ̀ tecnica, dipinti restaurati per l’occasione, eleganti disegni, in una mostra di entusiasmante bellezza e alta scientificità. Spettacolare e nel contempo largamente didattica. Un evento, quello affidato alle cure di Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich e Filippo Pedrocco, programmato da quattro anni e accuratamente preparato, molto Il banchetto di Antonio e Cleopatra atteso anche a livello internazionale e di imponente impegno organizzativo per numero e qualità delle opere esposte. La straordinaria esposizione trova perfetto compimento nella visita al Palazzo patriarcale di Udine, ora Museo Diocesano, ove il giovane Tiepolo, a partire dal 1726, affrescò il soffitto dello Scalone d’onore, la Galleria degli Ospiti, la Sala Rossa e la Sala del Trono, e a Trieste, al Civico Museo Sartorio, che custodisce oltre 250 suoi disegni. La mostra segue di una generazione (esattamente 41 anni) quella che la Villa udinese propose nel 1971 in occasione dei duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua fortuna critica. Ora l’Azienda Speciale villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia realizzano in quella stessa sede un’esposizione monografica in grado di attraversare l’intera complessa parabola artistica del pittore: una mostra di grande impegno che anche alla luce dei numerosi studi susseguitisi da allora consente oggi una valutazione più ampia e approfondita del Tiepolo. Se ne documenta l’evoluzione stilistica, con l’individuazione di alcuni momenti chiave del rapporto del Tiepolo con i suoi mecenati. Accanto all’esame dei singoli dipinti vengono quindi ricordati i maggiori committenti e gli intellettuali – come Scipione Maffei, Francesco Algarotti, i cugini Zanetti – che hanno seguito l’artista fin dagli esordi, influendo sulla sua formazione culturale. Impegnativi restauri promossi proprio in occasione della mostra permettono inoltre di accostarsi ad opere difficilmente visibili per la loro ubicazione o che hanno rischiato di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti. Tiepolo è senza dubbio il pittore veneziano più celebre del Settecento, l’instancabile realizzatore di imprese monumentali su tela o a fresco, vero e proprio detentore del monopolio tanto nella decorazione dei palazzi lagunari quanto delle ville di terraferma. Principi e sovrani di tutta Europa si contendono i suoi servigi. La mostra ripercorre la sua lunga e fertile attività attraverso una sequenza di opere particolarmente significative, di soggetto sia sacro che profano, che testimoniano al meglio una casistica estremamente ampia di commissioni: soffitti allegorici, pale d’altare, decorazioni in villa, modelletti, disegni. Vengono esposti anche dipinti di straordinaria dimensione, poiché per esplicita dichiarazione dell’artista “Li pittori devono procurare di riuscire nelle opere grandi [...] quindi la mente del Pittore deve sempre tendere al Sublime, all’Eroico, alla Perfezione”. In alcuni casi il complesso lavoro preparatorio, dai disegni al bozzetto all’opera finita, presentato nel dettaglio, introduce in modo coinvolgente il visitatore nel magico Zefiro Flora particolare mondo tiepolesco. Particolarmente piacevoli sono i dipinti di contenuto storico o mitologico, nei quali il pittore sprigiona tutta la sua irruenta capacità espressiva: egli non si limita a visualizzare famose vicende del passato ma indaga l’intima natura dei protagonisti facendone emergere passioni e individualità. Egualmente importanti e di grande impatto emotivo i dipinti di destinazione chiesastica, che ricordano al visitatore come Tiepolo sia stato l’ultimo, ispirato, pittore di arte sacra della tradizione occidentale. Molto curato l’apparato didattico che, come le audioguide e le visite guidate si propone in italiano, inglese e tedesco. Perché Tiepolo a Villa Manin può effettivamente annullare i confini geografici e attrarre visitatori anche dai Paesi vicini. Giambattista Tiepolo Il Museo Diocesano di Milano ospita l’antologica di Antonia Campi D al 4 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013, il Museo Diocesano di Milano ospita l’antologica di Antonia Campi (Sondrio, 1921), una delle protagoniste del design italiano del Novecento, in occasione del suo novantunesimo compleanno. Curata da Anty Pansera, Mariateresa Chirico e Paolo Biscottini, prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, l’esposizione ripercorre oltre sessant’anni di carriera, mettendo in luce la passione e la capacità della designer nello scegliere, impastare e plasmare le argille con cui crea e anima le sue opere. Il periodo indagato va dai primi lavori degli anni Cinquanta a quelli più recenti, nati dalla collaborazione con Antonella Ravagli, (Antò la loro firma congiunta), con la quale ha realizzato per Montecitorio un grande pannello in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con ELICA (Elisabetta Bovina e Carlo Pastore) e con Alfredo Gioventù e Daniela Mangini. Artista e scultrice per formazione, Antonia Campi, altresì chiamata ‘Neto’, è approdata al design attraverso la Società Ceramica Italiana di Laveno, dove era entrata come operaia nel 1947 e di cui divenne direttore artistico negli anni Sessanta. Nella manifattura all’epoca diretta da Guido Andlovitz, la Campi era entrata, giovanissima, dopo aver frequentato il Collegio delle Fanciulle e i corsi dell’Accademia di Brera, dove si è diplomata in scultura con Francesco Messina. Succeduta nel 1962 a Guido Andlovitz nella direzione della Società Ceramica Italiana, dal 1971 dirige il Centro Artistico unificato della Società Ceramica Italiana e della Richard - Ginori e in seguito il Centro Design della Pozzi - Ginori. In questo ruolo assume il compito di seguire l’intera produzione dell’azienda, dai servizi da tè e caffè, vasi, piatti, soprammobili ai sanitari e alla rubinetteria. Con lei, anche il bagno diventa uno spazio da vivere e non solo da utilizzare. Ecco i sanitari che sembrano creature dei boschi, che vivono di colori e forme nuove, che abbandonano quel rigore che li caratterizzava. Nel 2011 è stata insignita del Compasso d’Oro alla carriera, dopo esservi già stata segnalata nel 1956 per il progetto di utensili ancora oggi esposti al MoMa di New York. Antonia Campi si è dedicata alla progettazione in svariati settori, dai sanitari e piastrelle agli oggetti d’uso quotidiano, dalle porcellane artistiche alla sperimentazione di gioielli, riuscendo a reinterpretare in chiave originale il quotidiano e proporre oggetti in uso da sempre come vere e proprie sculture, cariche di una valenza estetica ben definita. Poi l’attenzione ai colori, vivaci e brillanti, in particolare con le celebri creazioni in bianco e nero dove i due toni divengono fantasmagoria di geometrie. Operando soprattutto con la terraglia forte, ma anche con la porcellana, Antonia Campi crea per la Società Ceramica Italiana originalissimi pezzi che confluiscono in tre collezioni: gli Articoli Fantasia, le Serie limitate e i Pezzi unici, con un continuo passaggio da un settore all’altro a segnalare, da un lato, un’inesauribile forza creativa, dall’altro la necessità di soddisfare anche le esigenze produttive e le richieste commerciali dell’azienda, istanze cui la designer è sempre stata molto sensibile e che spiegano come alcune forme modernissime, proposte con smalti e accostamenti accesi e insoliti, siano anche presentate con decori di aspetto più convenzionale e “rassicurante”, più facilmente accettabile da un pubblico di gusto tradizionale. Senza ripudiare il design, ovvero la creatività messa a servizio dell’utilità, la Campi si cimenta con la scultura, raggiungendo esiti di assoluto interesse, sempre fedele ai “suoi” materiali. A novant’anni, Neto continua a lavorare, creando opere sempre più personali, ad indicare una creatività sempre più libera, ariosa, felice. Non più legata alla produzione di oggetti d’uso, progettazione che l’ha coinvolta lungo tutta la carriera professionale, sciolta da ogni vincolo e necessità, “gioca” con l’argilla, che plasma con superba maestria e che piega in realizzazioni continuamente nuove. G. L. Informazione Regionale 14 dalla Calabria R eggio Calabria – “Esprimo un plauso per la scelta della Provincia di Reggio Calabria che in occasione della diciassettesima edizione di Artigiano in Fiera a Milano ha inteso creare un binomio perfetto con l’Assessorato Alle Attività Produttive ed il Parco Nazionale dell’Aspromonte per coniugare le tipicità gastronomiche e manifatturiere con il territorio e le bellezze naturali del reggino”. Queste le parole del responsabile commerciale area Italia della fiera di Milano, il Dott. Andrea Rivoltella, rimasto letteralmente affascinato in particolare da uno dei prodotti identitari artigianali esposti presso lo Stand istituzionale della Provincia: le pipe di Rizziconi che - sempre secondo il dott. Rivoltella - si presentano in modo originale ed esclusivo “Ogni pezzo è unico come unica e’ l’idea da cui nascono”. Con l’ultimo giorno di apertura di Artigiano in Fiera Milano volge per quest’anno al termine anche la positiva esperienza maturata dall’Assessorato Provinciale alle Attività Produttive della Provincia di Reggio Calabria sintetizzabile in quello che ormai è divenuto un vero e proprio brand collettivo: Le Reggine dei Sapori, questo il modo scelto per indicare di volta in volta la presenza ai più importanti eventi fieristici nazionali dei produttori eno-gastronomici, delle imprese artigiane, della qualità e della originalità delle produzioni tipiche locali, dei prodotti de.co che caratterizzano nel Mondo la provincia reggina. Sapori, colori, profumi, forme e arte tutto in un mix piccante a far bella mostra di sé, di volta in volta, in ambienti accoglienti ora Artigiano in fiera, il bilancio dell’assessore Giannetta dai colori vivaci ora dall’aspetto volutamente minimal, sempre studiati fin nei minimi dettagli. Stand istituzionali che hanno comunque sempre incontrato il favore del grande pubblico dei visitatori. Allo Stand Le Reggine dei Sapori si sono registrate presenze oltre che provenienti dalla vicina Europa, anche da altri continenti. Visitatori cinesi, giapponesi, canadesi ed australiani hanno manifestato molto apprezzamento per la tradizione artigianale reggina. Soddisfattissimo, e non potrebbe essere altrimenti, un raggiante Assessore Provinciale alle Attività Produttive Domenico Giannetta. Sa di aver fatto bene in questo anno. Con la conclusione di Artigiano in Fiera – dichiara Giannetta - si accinge a volgere al termine un 2012 iniziato carico di aspettative e di buoni propositi. Tutti risultati poi concretizzatisi passo dopo passo sicuramente grazie allo spirito di abnegazione e di dedizione dimostrato dall’intero staff e dalla struttura dell’Assessorato Provinciale alle Attività Produttive capaci di dare vita e corpo a delle bellissime esperienze a detta degli imprenditori che vi hanno preso Un piano per l’ampliamento delle terme C assano all’Ionio (CS) Nella sala convegni delle Terme Sibarite di Cassano All’Ionio è stato presentato il masterplan per l’ampliamento funzionale del complesso termale. A coordinare i lavori è stato Roberto Senise, uno dei consiglieri del consiglio di amministrazione delle Terme insieme a Pierluigi Martucci. Presenti, oltre a loro, anche il presidente delle Terme, Mimmo Lione, il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, e Giuliana Bernaudo, responsabile per il settore termalismo dell’ASP di Cosenza, i consiglieri regionali Gianluca Gallo, Gianpaolo Chiappetta, Ennio Morrone e Benedetto Di Iacovo, presidente della commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare. Dopo la relazione sullo stato dell’azienda, presentato da Roberto Senise, è toccato al presidente introdurre il progetto di ampliamento del complesso termale: «Le aziende termali, come in senso più ampio, tutte imprese che lavorano nell’ambito del benessere stanno direzionando la loro “mission aziendale” verso un ampliamento e diversificazione della loro offerta. La nuova tendenza in ambito termale è rappresentata dalla funzionalità di nuovi e moderni centri benessere con annesse piscine utilizzabili per l’intero anno. Per questo una società pubblica come le terme sibarite deve intraprendere rapidamente questa strada senza tentennamenti che sarebbero letali e non riuscirebbero a far riposizionare in tempi utili l’azienda nel nuovo bacino di utenza. Un management accorto si avvede di quanto avviene nella società che lo circonda, cerca di interpretarne le tendenze, al fine di trasformare le nuove richieste del mercato in utili aziendali nuovo lavoro ed occupazione. In conseguenza di questa analisi abbiamo fatto redigere una progettazione esecutiva che nel lungo periodo preveda investimenti miranti alla creazione di una piscina coperta, di un centro benessere e di una sala convegni». «La legge regionale sul termalismo – ha concluso il presidente Lione – cioffre importanti possibilità anche di natura finanziaria a cui potremo attingere, che insieme ai fondi di cui dispone la società, ci permetteranno di rendere cantierabile l’opera. La regione Calabria , con l’approvazione della legge di cui dicevo, ha riconosciuto il settore termale come strategico per l’economia calabrese ed ha dato alle aziende uno strumento di lavoro imprescindibile, alla luce di ciò va tributato, al Presidente Scopelliti, alla commissione consiliare competente per materia ed al Consiglio regionale un forte ringraziamento». Dopo l’intervento del presidente e un breve saluto di Gianni Papasso, sindaco della Città delle Terme, è stato l’ing. Mario Oriolo a spiegare nel dettaglio il progetto. A seguire, l’intervento del presidente Scopelliti: «Ho sposato subito questo progetto perché l’ho trovato valido e perché come Amministrazione Regionale stiamo puntando molto sul turismo, in particolare sul turismo termale inserendolo all’interno di molti progetti per farlo emergere all’interno di quelle nicchie di mercato turistico che ci permettano di promuovere la Calabria nel migliore dei modi. Non a caso, ad esempio, dieci navi da crociera attraccheranno in Calabria nel 2013. Perché? Perché stiamo promuovendo i nostri 4 porti regionali e N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre il territorio che ad essi si rivolge». «Il turismo termale – ha insistito Scopelliti – ci deve servire come risposta al territorio, alle persone che lo abitano perché in questo particolare momento storico è a loro e solo a loro che bisogna rivolgersi. È molto importante che ci siano enti come questo delle Terme di Cassano che meritino gli investimenti perché non ci chiedono fondi per coprire buchi di bilancio ma ci permettono di investire e camminino con le loro gambe grazie alla virtuosità dei propri amministratori e per dare risposte vere a particolari porzioni di territorio. Dico questo non per propaganda politica, non a caso non guardo mai in faccia il colore politico dei sindaci. Molte volte quando vado in un territorio non so nemmeno di quale partito sia il sindaco. E non a caso abbiamo destinato 1 milione di euro al termalismo: per attrarre gente dalla Germania, dal centro Europa, dai paesi scandinavi. Non ci interessa la polemica sterile, quando abbiamo pensato a questo progetto abbiamo pensato ad alberghi con spa di un certo livello perché chi lavora se ha una settimana deve venire qui a riposarsi. È la filosofia di vita di vita contemporanea e questo crea nuove opportunità per i territori. Sarò felice se questo progetto riesca a portare a casa l’intera posta del progetto». parte. Un gruppo di imprese ribattezzato Le Reggine dei Sapori che ha girato in lungo ed in largo per il resto d’Italia, nei momenti e nei posti che contano dal Cibus al Salone del Gusto, dall’Expo Deco all’Artigiano in Fiera. Dappertutto migliaia di visitatori hanno potuto ammirare le eccellenze imprenditoriali reggine. E, in occasione di questa ultima recente trasferta meneghina si è scelto di promuovere non solo gusto e tradizione artigianale, non solo profumi di Calabria ma anche tanta, tanta natura per questo non posso che ringraziare il Commissario del Parco Nazionale dell’Aspromonte Antonio Alvaro rimandando a nuove e future collaborazioni. Messa dell’Immacolata C rotone - Un concerto che è ormai una tradizione per la Società Beethoven quello dell’Immacolata. È un concerto che ha il sapore dei grandi appuntamenti artistici ai quali è difficile mancare. Erano infatti in tantissimi ad essere presenti e a vivere insieme agli artisti (solisti, Coro e orchestra del Liceo Musicale “O.Stillo”), ogni momento nella liturgia. Gounod, Bach, Perosi sono stati gli autori che con le loro interminabili melodie hanno allietato orecchie e gusto di quanti erano presenti. Polifonia, armonia e melodia suadenti e fortemente penetranti hanno aiutato una preghiera che nasceva dal cuore. La costruzione teatrale e al tempo stesso fortemente contrappuntistici della Messa in Do Magg. di Gounod fusa ad alcune parti della Messa del Perosi sono stati i punti di forza dove gli artisti (Coro e Orchestra) hanno dato il meglio aiutando una sentita e vissuta preghiera. I corali di Bach hanno poi armonizzato e concluso un momento della liturgia cattolica molto sentito. La chiesa dell’Immacolata con la sua acustica perfetta, ha aiutato tutti a vivere momenti di forte intensità mistica. Una tradizione che, siamo convinti, continuerà anche negli anni a venire così come le melodie e i brani utilizzati fanno parte di composizioni intramontabili. Nucera alla fiera di Natale R eggio Calabria - Il segretario-questore del Consiglio regionale, Giovanni Nucera, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione della 1° Fiera di Natale di Motta San Giovanni, organizzata dall’associazione Athena. “E’ stata una buona occasione – ha detto Nucera – per far sentire le istituzioni vicine ad una cooperativa composta di sole donne che promuovono le produzioni artigianali e commerciali del territorio. Una strada utile a mettere in rete i piccoli operatori ed i produttori locali, e, insieme, un evento da proporre ad una più vasta platea di consumatori. L’idea di ripercorrere la tradizione natalizia declinandola con l’artigianato e la gastronomia locali è anche un tentativo di mitigare la crisi economica che colpisce soprattutto il fragile tessuto imprenditoriale calabrese, lasciando aperta la porta della speranza fino alla tanto auspicata ripresa della congiuntura economica. Voglio inoltre sottolineare – ha sostenuto Giovanni Nucera – che l’evento voluto dalla socie di ‘Athena’, non ha goduto di alcun contributo finanziario pubblico, ma si è basato sull’iniziativa delle promotrici che intendono proseguire le loro attività, contribuendo così a veicolare l’immagine di una regione che non vive di solo sostegno pubblico, ma sa anche trovare i percorsi giusti per continuare ad operare in condizioni obiettivamente difficili di cui, al momento, è impossibile prevederne gli esiti”. Economia N° 16/2012 - ANNO XXI - 13 dicembre 15 A cura di Gianfranco D’Ettoris I I giovani e la disoccupazione giovani e la disoccupazione. Per contrastare questo triste binomio sta prendendo piede, nel nostro Paese, la pratica del cosiddetto “ponte generazionale”: un lavoratore anziano accetta di ridurre il proprio orario di lavoro(con trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in part-time), al fine di favorire l’accesso di una giovane risorsa umana, tramite un contratto di apprendistato(o un contratto a tempo indeterminato). Alla base vi è un accordo tra tre soggetti diversi: il dipendente anziano che Affitti e condominio Confedilizia risponde La rubrica fornisce risposta solo a quesiti di interesse generale. Non saranno, pertanto, presi in considerazione quesiti né a carattere personale né relativi a questioni già pendenti innanzi all’Autorità Giudiziaria. I quesiti vanno inoltrati alla Confedilizia tramite le oltre 200 Associazioni territoriali aderenti alla stessa e presso le quali è possibile attingere anche ogni ulteriore informazione. Per gli indirizzi delle Associazioni consultare i siti www.confedilizia.it www.confedilizia.eu oppure telefonare al numero 06.67.93.489. CEDOLARE SECCA e ACCONTO 2012 Quando si doveva versare l’acconto della cedolare secca per il 2012? A quale percentuale ammontava? Per coloro che presentano il modello Unico e che hanno optato per il regime della “cedolare secca sugli affitti” già dal 2011, il versamento dell’acconto, pari al 92% dell’imposta dovuta per il 2011 (cfr. Provvedimento Agenzia Entrate 7.4.’11 e Decreto Presidenza Consiglio Ministri 21.11.’11), era da versarsi, a seconda dei casi, in una o due rate, entro il 30 novembre 2012. Coloro che, invece, si avvalgono del modello 730 non sono tenuti in nessun caso al versamento dell’acconto, che viene trattenuto dal sostituto di imposta. Si segnala che qualora i pagamenti non siano stati effettuati entro i termini previsti, è possibile utilizzare l’istituto del “ravvedimento operoso”, versando l’imposta in ritardo e applicando le sanzioni in misura ridotta. RIFACIMENTO DELL’ANDRONE CONDOMINIALE E DETRAZIONE FISCALE E’ possibile usufruire della detrazione fiscale del 36% per il rifacimento dell’androne condominiale? S ì , purc hé i l rifacimento in questione avvenga conservando le caratteristiche preesistenti (Guida fiscale Agenzia Entrate, agosto 2012, Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali). Si fa presente che per il periodo che va dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013, la percentuale di spese detraibili dall’Irpef è stata innalzata al 50% su un tetto di spesa pari a 96.000 euro. C. De Stefanis, A. Quercia Associazioni sportive dilettantistiche e società sportive Maggioli - pp. 692 €. 66,00 Strutturato in forma operativa, il testo risponde alle diverse domande sulla costituzione e gestione di un’associazione o società sportiva e sulle differenze tra le due forme giuridiche, sia dal punto di vista dell’impostazione strutturale che delle conseguenze applicative e dei riflessi sull’attività quotidiana. Coniugando l’aspetto di dottrina a quello di prassi, con taglio pratico, il manuale fornisce i giusti orientamenti nella complessa normativa civilistica e fiscale. Giuseppe D’Alessandro Truffe, truffati e truffatori Colla editore pp. 248 €. 15,00 Gli inganni e le truffe sono vecchi quanto il mondo. Basti pensare a Giacobbe che, travestendosi, inganna il padre e ruba la primogenitura al fratello Esaù, o a Ulisse inventore del cavallo di Troia. Oggi possiamo affermare che la truffa fa parte della nostra vita quotidiana: chi di noi può dire di non essere mai stato truffato? Maghi, imbonitori televisivi, falsi medici e falsi avvocati, commercianti di non proprio specchiata virtù... e ancora banche fittizie, onlus inesistenti, università fantasma, siti web taroccati: non esiste settore dove il pericolo di essere truffati non sia in agguato. decide di lavorare come part-time: il giovane che entra nel contesto aziendale in modo stabile; e le amministrazioni pubbliche, ovvero, Regioni e Province Autonome che si accollano l’onere di versare all’Inps i contributi previdenziali aggiuntivi, necessari al lavoratore anziano per avere un’adeguata copertura previdenziale. Inoltre, questa nuova tipologia di rapporto di lavoro si inserisce in un più ampio piano di sostegno per l’occupazione dei giovani caratterizzato sia da incentivi per il loro reinserimento nel mercato del lavoro, sia da bonus per le aziende che assumono. Ma c’è di più. Dal 2 novembre scorso, l’Inps, con la circola 128, sta attivando gli sgravi contributivi per le assunzioni degli apprendisti nel periodo 2012- 2016. Si tratta, a nostro avviso, di un passo importante, perché, nell’ambito della recente Riforma del lavoro, ci si attende che questa nuova forma contrattuale diventi lo strumento principale per l’ingresso dei nostri giovani nel settore produttivo. Vediamo come. Si assumono apprendisti iscritti alle liste di mobilità. Per i giovani, poi, che non superano i 29 anni di età questa possibilità è subordinata all’inserimento nel contratto di lavoro di una clausola con la quale, “le due parti rinunciano alla facoltà di recesso al termine del periodo di formazione”. In caso contrario, l’Inps applicherà la regolamentazione ordinaria, senza gli sgravi contributivi a favore del datore di lavoro. In conclusione, noi diciamo, per onestà intellettuale, che questo ultimo atto dell’Inps è un giusto stratagemma che mira ad ottenere che il contratto di apprendistato sia , davvero, utilizzato per inserire soprattutto le nuove generazioni nell’ambito lavorativo e, non solo, per agevolare alcuni sgravi contributivi. Salvatore Resta Un catasto senza controlli Corrado Sforza Fogliani presidente Confedilizia L a Commissione Finanze della Camera ha respinto, a maggioranza, le proposte formulate dalla Confedilizia in audizione e che tendevano a dare la possibilità ai contribuenti interessati di far controllare da un giudice la congruità delle tariffe d’estimo (che, applicate alla consistenza di case, negozi e uffici, ne determinano la rendita ai fini fiscali). Il vulnus ai diritti dei contribuenti (e allo Stato di diritto) è colossale e inaccettabile, anche da un punto di vista costituzionale: impedire il controllo giurisdizionale delle tariffe d’estimo equivale ad impedire che un contribuente possa ricorrere contro un U accertamento tributario. Oltretutto, il contenzioso sarebbe minimo e limitato a casi eclatanti, per l’alto costo che comporta oggi, come noto, il ricorso alla giustizia, specie amministrativa. Il nuovo Catasto, che già si vorrebbe fondato non su rilevazioni obiettive di dati e valori sul territorio ma sui risultati che sortirebbero dall’applicazione di algoritmi messi a punto al di fuori degli standard internazionali, avrebbe dunque anche la caratteristica di non poter essere sottoposto al controllo di congruità dei giudici. L’opposizione dell’Agenzia del territorio, e con essa del Governo, al controllo giurisdizionale delle tariffe meraviglia e rivendica all’Agenzia stessa un ruolo insindacabile, in contrasto con i principii di una democrazia liberale e di un fisco civile. La previsione, poi, di far A cura della CONFEDILIZIA di Crotone - Via Lucifero 40 - Tel. 0962/905192 Sito Internet: www.godel.it/confediliziakr tilità Stefana Broadbent Internet, lavoro, vita privata Il Mulino pp. 160 €. 13,50 Le organizzazioni hanno sempre tentato di bandire la sfera privata dai loro confini. Per contro, le nuove tecnologie, i dispositivi digitali come gli smartphone, i palmari, i tablet e i computer ultraportatili hanno reso possibile la comunicazione privata a tutti i livelli gerarchici, dall’operaio al manager. Le restrizioni appaiono inefficaci e arbitraria la separazione tra sfera privata e sfera professionale. Franco Bernabè Libertà vigilata Privacy, sicurezza e mercato nella rete Laterza - pp. XI-155 €. 12,00 Come è possibile tutelare la propria privacy in un contesto di controllo totale? La questione non è di facile risoluzione e attorno a essa si intrecciano aspetti di natura regolamentare ed economica, aspetti di diritto internazionale e aspetti tecnici. È possibile però, oltre che doveroso, mettere delle regole, sostiene Bernabè, e per farlo è necessario uno sforzo comune da parte di tutti i soggetti coinvolti: operatori, attori del mondo internet, autorità preposte alla tutela della privacy... validare le funzioni statistiche dalle Commissioni censuarie (che sono organi amministrativi, e non giurisdizionali, di collaborazione con l’amministrazione, piene zeppe di rappresentanti degli enti tassatori ma non di rappresentanti dei contribuenti) è solo la cartina di tornasole dell’esistenza del problema, che non si vuole però risolvere in modo trasparente ed affidabile. Altrettanto dicasi per la norma sulla futura invarianza di gettito: una clausola già utilizzata e che gli italiani sanno, dalle tasse che pagano, trattarsi di una mera espressione di stile. I proprietari di casa sono già stati colpiti da un’imposizione, patrimoniale e non, superiore a quella di ogni altra categoria e non possono accettare di essere privati addirittura anche della possibilità di ricorrere alla giustizia. Lina Sotis Libretto di risparmio Rizzoli pp. 180 €. 10,00 La crisi segna la fine di un mondo sregolato, fatto di escort, di ostentazione, di fretta, di avidità. C’è bisogno di un nuovo bon ton: atteggiamenti e desideri nuovi, nuovi lavori, un nuovo modo di conversare, di condividere, di dare. Costringendoci a trovare un’economia sostenibile per le nostre tasche e i nostri umori, la crisi preferisce la gentilezza all’arroganza, la cultura al “farsi vedere”, il volontariato all’accumulo di guadagno, un buon libro a un ristorante di lusso, l’essenzialità agli eccessi. E ci impone una nuova eleganza, più luminosa, più autentica. Fabiano Guatteri L’almanacco in cucina Rizzoli pp. 288 €. 18,00 Qual è il momento più adatto per mangiare le fragole? Che differenze d’impiego ci sono fra i carciofi inermi e quelli spinosi? Perché il radicchio di Treviso ha quel bel colore rosso? A queste e a tante altre domande rispondono Gualtiero Marchesi e Fabiano Guatteri mettendosi nei panni del consumatore di oggi che, disorientato davanti all’offerta costante di ogni tipo di frutta e verdura, ha perso la bussola del tempo e delle stagioni. Ruwen Ogien Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana Laterza, pp. 256 €. 16,00 Nel libro troverete storie di criminali invisibili, di scialuppe di salvataggio che rischiano di capovolgersi se non si sacrifica uno dei passeggeri, di macchine che procurano piacere di cui nessuno ha voglia di servirsi, di tram folli che bisogna fermare con ogni mezzo, anche gettando un uomo tra i binari. Leggerete racconti di esperienze che dimostrano come ci voglia assai poco per comportarsi come un mostro e di altre che provano come ci voglia ancora meno per comportarsi quasi come un santo. O. Redon, F. Sabban, S. Serventi A tavola nel Medioevo Laterza pp. 324 €. 12,00 Proporre un libro di cucina medievale è un modo diverso di formulare l’invito a un viaggio: un viaggio nel tempo, che potrà forse ricordare qualche giro in terre lontane. Se accettate l’invito, entrerete in un mondo di sensazioni sconosciute. «Una scusa culturale per mangioni carichi di sensi di colpa. Dalla torta di re Manfredi alle frittelle dell’Imperatore, dal brodetto saracenico alla salsa camelina di Tournai, per i banchetti smemorati di oggi». Natalia Aspesi