Salvatore Zuppardo (foto Cerniglia)
Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana
“Salvatore Zuppardo”
SILENTIUM SIVE DEUS
Antologia poetica
A cura di
Vincenzo Salsetta
Emanuele Zuppardo
BETANIA EDITRICE
Proprietà letteraria riservata
Antologia del 4° Concorso Nazionale
di poesia “La Gorgone d’Oro”
promosso dal Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana
“Salvatore Zuppardo”
Via Cammarata, 4 – 93012 Gela CL
Giuria: Vincenzo Salsetta (Presidente), Prof. Don Rino La Delfa,
Prof. Aldo Scibona, Prof.ssa Angela Aliotta,
Don Angelo Rabita, Sandro Cappa, Angelo Vullo
ed Emanuele Zuppardo (segretario)
Copertina: Nunzio Pino
Illustrazioni: Antonio Occhipinti, Giuseppe Forte,
Giuseppe Caldarella, Italo Zoda, Salvatore Solito,
Andreina Bertelli
Silentium sive Deus : antologia poetica / a cura di Vincenzo Salsetta,
Emanuele Zuppardo. - Gela : Betania, 2004.
I. Salsetta, Vincenzo. II. Zuppardo, Emanuele.
858.914 CDD-20
Cip - Biblioteca centrale della Regione siciliana
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Universalità della preghiera
di Vincenzo Salsetta
Sin da quando iniziammo questo premio di poesia religiosa, ci si
accorse che pervenivano molte poesie a forma di preghiera.
Componimenti molto semplici, privi di quella tecnica costruttiva
che connota il lavoro di poesia, con temi, a volte, di un’ingenuità scoraggiante.
Guardando più in profondità, si comprendeva che tali componimenti venivano dal bisogno che i poeti avevano, di riempire un vuoto esistenziale piuttosto che dalla necessità di trovare senso.
Invitammo gli scrittori a modulare meglio questa tensione ed il risultato, dopo vari anni, è stato che le preghiere si sono fatte poesia.
Io credo che questo nasca da un atteggiamento psicologico che il
poeta Keats chiamava: morire in vita, per la vita. Una via di mezzo tra
il vivere da mistico e quello da autistico.
Un’esperienza di poesia simile sembra, a prima vista, volere essere sostitutiva dell’esperienza religiosa: è una richiesta di comunicazione altra col divino, differente da quella canonica (sentita come ritualistica), più autentica.
Viviamo un tempo dove da più parti arrivano dichiarazioni di “morte della poesia” e di “fine della religione” si che il poeta fa della poesia uno strumento mondano della religione ma sia chiaro; sono tentativi inconsapevoli: i poeti scrivono senza proporsi nessun programma o schema precostituito, tali poesie nascono da un’esigenza vera di
comunicazione.
La preghiera è uno strumento di comunicazione diretta che il fedele ha con Dio.
È uno strumento potente che mette in polo d’unità, creatura e
Creatore.
Credo che la preghiera sia dichiarazione di prontezza e di sintesi
di un’esperienza religiosa. Dispone l’anima ad un percorso di senso e
ne sacralizza l’azione che ne consegue.
La poesia viene dalla vita: la testimonia.
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Credo che il riappropriamento del sacro che questi poeti fanno,
attraverso la testimonianza dei loro versi, dia senso a ciò che è profano: lo salva da quella perdita generale di senso in cui la società laica
vive.
La preghiera che viene da Dio, per i cristiani è il Padre nostro ma
vi sono altre preghiere.
Dio non parla agli uomini comuni, Dio, l’inconoscibile, ha parlato ad Adamo, ad Abramo, a Mosè, ha dato corpo alla Sua voce in
Gesù, ha comunicato attraverso Zoroastro, il Budda, Maometto, fino a Baha’ulla.
Il risultato che però oggi si coglie, e che va maturando tra la gente, è che l’umanità ha molte religioni ma sicuramente ha un solo Dio.
La preghiera è un fatto universale. È un tempo sacro, da tutti riconosciuto.
Per ritornare alla poesia, va ricordato che in Italia è in uso, presso i poeti , l’abito poetico di tipo metropolitano (anche se si vive a
Villarosa o a Voghera); scientistico e nichilista.
Il poeta si compiace di essere disperso all’interno della società. Egli
è circondato da un panorama sociale azzerato nei suoi valori, e confuso dal tramonto (oramai notte fonda) di tutte le ideologie.
In questo clima da trapasso epocale, la poesia religiosa è considerata quasi un sotto genere letterario, frutto quasi di patologia.
Fatte le dovute eccezioni (e mi riferisco ai santi come san Francesco
o san Giovanni della Croce, santa Teresa d’Avila e altri) il mistico viene considerato, da certo psicologismo, soggetto di transfert o di sublimazioni dell’impulso sessuale.
Mi sento di affermare che non è così e mi va di citare lo stralcio di
una lettera di don Luigi Sturzo al fratello, residente a Londra, a proposito di poesia religiosa e profana. I due argomentavano, partendo
dalle ipotesi di Benedetto Croce espresse e pubblicate sulla rivista
Critica nell’articolo “La poesia e la letteratura” uscito nel 1935 : …io
ritengo che la poesia religiosa non si distingua che relativamente dalla
profana, perché la religione non diventa poesia se l’oggetto non è risolto in liricità, cioè in soggettività… Gli stati mistici, cessando riescono
inesprimibili .
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Dunque di per se la Poesia non è sacra o profana. È Poesia e basta. Il poeta religioso da senso al mondo, tanto quanto ne da quello
profano. È nella loro vita il distinguo.
Tuttavia il mondo è realtà, la cui essenza non può trasparire dalla
mera descrizione esteriore. Solo se il poeta trascende la realtà e le sue
apparenze, può arrivare ad un senso.
Mi sembra di dire delle cose ovvie, tuttavia sento che è necessario
richiamarle alla mente perché i poeti non frequentano la filosofia. La
loro parola arriva dall’anima e quasi raramente dalla mente e le parole dell’anima, sovente dicono di più di quello che significano: dicono cose che neanche il poeta sa di dire. È come quando si prega:
ciò che si sente va al di là della preghiera stessa, al di là delle parole:
si accede nel territorio della verità.
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AGOSTINO BAGORDO – MONOPOLI MT
1° PREMIO POESIA RELIGIOSA
Antonio Occhipinti, Maternità, tecnica mista
Silentium sive Deus
Quando mite l’aurora
chiude le fragili parpeble
e criniere di cavalli
nei campi di avena
spulano le lunghe ariste,
sigillami le labbra
e il mio passo sprona col vento.
Quando il sole al suo zenit
consuma il renischio,
brucia i nidi dei falchi
e spezza i picchi della giogaia,
sulle mie labbra spegni
il verbo inutile.
Quando ripartono le barche
a vespro con la stella di Venere
e la luna sale nella campana
del Persèo lucente,
dammi le sillabe sospese
sui frangenti all’imbocco del porto
o nelle valve di conchiglia chiuse.
Quando dal tempo assolto
e all’Infinito oblato,
quando la morte ormai,
disorientata sorte,
entro vivo splendore esploderà,
quasi remota supernova,
silente in te sorprendimi,
nel tuo eterno eloquio.
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Meteore
Muta la sera si appressa
agli orti urbani;
il cielo spento copre
gli alberi stremati
dalla calura di agosto.
Con la luna calante,
accanto a un gelsomino,
non aspetto sciame di meteore
morire nei crepacci
sopra i monti di Cibele.
Non sono un naufrago,
sfuggito ai fari di Nàuplio
sulla riva deserta,
un viandante nella selva di Delfi;
navigatore degli oceani,
cosmonauta oltre le stelle
e i mondi in agonia,
nella notte immerso
tra le falle uraniche
a divinare il giorno eterno,
le porte aperte ad avvistare
della città celeste,
città degli angeli,
quasi cristallo e quarzo.
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FRANCO CASADEI - CESENA
2° PREMIO POESIA RELIGIOSA
Antonio Occhipinti, acquerello
Il figliol prodigo
Adolescente d’insana baldanza
fuori tempo mi sono insediato
in villaggi di fortuna
il diario è un calendario
di rovine, accecato da ori non vagliati
adoratore d’idoli del nulla, ho vagato
per sentieri avari, l’anima segnata
dall’ignominia della nostalgia
ho bisogno d’uno sguardo d’accoglienza
senza parole pronunciate,
di ascoltare i passi lievi che s’accostano,
farmi investire della tua memoria
la mia forza sarà una misericordia
disposta alla sconfitta.
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Mi percuote il pensiero di notte
Gli occhi spalancati o socchiusi
mi percuote il pensiero
di notte, a finestre serrate o aperte
il buio, buio rimane
e m’angoscia che la vita chiuda
i battenti del respiro
niente è più soffocante
della terra nera d’un esilio evanescente,
l’inferno è più appetibile del nulla,
meglio una morte senza sconti
che essere sospesi nel cielo di nessuno
senza il rosso sangue del dolore
o il pacato bianco del mattino
il nulla non è contemplato
nelle fibre della mente,
non voglio scomparire senza l’attesa
d’una luce che m’abbagli
fra cent’anni e sempre
proteggerò gli occhi con la mano,
umidi di consolazione.
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3° PREMIO POESIA RELIGIOSA
Ex aequo
Sr. BARBARA FERRARI – CARBONIA CA
MARIO GIORGIO TALIO - CALTANISSETTA
Antonio Occhipinti, Via Cappuccini a Gela, disegno
E mi sovviene
E mi sovviene l’Infinito
in frammenti di tempo
carichi d’umana eternità.
Il cuore è vaso di terra
che accoglie il Mistero
nascosto in ogni attimo
e che continua a irrompere
nella storia: inesorabile.
Chiudo in grembo la gioia:
sono volti, presenze,
semplice eloquenza di gesti
che penetrano il fondo dell’anima
lasciandomi orme di luce, bagnate
di sorrisi. Sincerità del cuore.
E non conosco lacrime…
Mio Dio,
la preziosità del giorno mi scuote
e mi ridona energie nuove:
combatto in questa esistenza
dal sapore di fango e di spirito,
dai contorni incerti – umana visione –
che attendono Speranza.
Trovo Te
a riscrivermi il sogno,
a ridonarmi il tempo che Ti vuole generare
ed esplode, gravido,
della Tua essenza.
Suor Barbara Ferrari - Carbonia CA
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Oh, potessi!
Il cuore è coccio
scalfito da frustate di vento
che scompigliano e stracciano
le ore accartocciate di questo tempo
che mi pesa dentro
come montagna impenetrabile.
E’ duro il silenzio calato
sul mio corpo lontano
dalla Tua Bellezza,
avviluppato in fili
faticosamente tessuti.
Oh, potessi liberarmi
da me
e librarmi – gabbiano –
verso la mai effimera Stella,
che giorno e notte
- mai stanca –
effonde luce e calore,
ricomponendo
l’unità dei frammenti!
Suor Barbara Ferrari - Carbonia CA
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In sere d’inverno
Cerco amcora sogni
in sere d’inverno;
scrosci d’acqua
accompagnano
il mio vagare, vagabondo
tra vitigni secchi
ansiosi di primavera.
Cerco amore,
quello che non ho mai imparato a dare,
zuppo d’acqua
infango quest’anima solitaria,
in pantani segreti di bramosie.
Ma, ne sono certo,
cercherò ancora,
solitario,
lumache all’ombra della luna,
mentre aliti di maestrale
ghiacciano le mie lacrime
come bruma mattutina,
e nel cieco brancolare
cerco ancora Te,
mio Dio…
Mario Giorgio Talio – Caltanissetta
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Alla sera della vita
Ma quanto buio può esserci,
celato tra pensieri reconditi,
ammaliato da canti lontani,
in animi gonfi d’egoismo…?
Avrò anche io la mia stella,
lucciola nel cielo estivo,
ammonirà quest’anima vagabonda
e, radiosa, alla sera della vita,
ad indicare il varco celeste
in cui m’immergo
e non posso immaginare…
Mario Giorgio Talio - Caltanissetta
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4° PREMIO POESIA RELIGIOSA
Ex aequo
LIVIA FURNO ROSSO - SANTHIA’ VC
CARLA CARLONI MOCAVERO - TRIESTE
Antonio Occhipinti, Eschilo, disegno
I lunghi tempi
Tu non segui, Signore, i nostri tempi
Tu Signore del Tempo,
Signore dell’Eternità!
Ciò che per noi è impellente
Tu valuti con lungo sguardo
che travalica la nostra breve prospettiva.
Noi corriamo al Tuo altare, Signore,
e rivolgiamo suppliche e domande.
Tu le accetti, ma come saggio padre
Tu puoi pensare che ancora
non è giunta l’ora.
La nostra attesa ha limiti, Signore,
Tu lo sai.
Non indugiare troppo
al nostro bisogno del Tuo assenso.
O forse perderemo la Fiducia,
o forse perderemo la Speranza!
Ma soprattutto, Signore, aiutaci ad imparare
la lunghezza dei Tuoi tempi!
Livia Furno Rosso - Santhià VC
25
I tempri brevi
E i tempi brevi, Signore, chi se li ricorda,
per ringraziarti?
Quando, appena nebuloso
per il cavo cervello,
vaga il pensiero
di ciò che urge e preme,
incoscio desiderio,
informe predestino,
embrione, larva,
or ecco Tu per noi sbocci
all’improvviso, essenziale,
meravigliosa realtà consenziente.
Dalla nostra mente
di vacuità attonita e smarrita
sovente il Grazie s’accompagna al Ritardo.
Livia Furno Rosso - Santhià VC
26
Preghiera
I marosi infuriati
raggiungono la strada,
i cani affamati squarciano le reti;
così gli errori irrompono
salgono alla gola,
urlano nelle orecchie
folgorano i miei occhi
e mordono, rimordono…
Sono stivali di soldati,
pianto di bambini,
mari immoti di silenzio,
una voce stridula
che interroga e risponde.
Sale verso le navate
incontro alla luce che entra
il suono dell’organo
e la mia voce che prega.
Ascoltala, ti prego.
Carla Carloni Mocavero - Trieste
27
POESIE SEGNALATE
Giuseppe Forte, Figure, china
Richiami
Quei filari di campanili
dita puntate al cielo.
E’ lì, è lì che dovete salire,
non state sui sagrati, entrate!
Arcate e colonne e poi là
al centro della cupola
Qualcuno vi chiama, attende.
E in alto, quelle scritte
che appaiono incomprensibili
non sono terribili condanne.
Un vecchio cadente
all’ombra d’una panca
si batte il petto.
Non qui dovete piangere. Non ora!
I peccati si scontano fuori.
Altri scontano i vostri peccati.
Qui c’è solo posto per capire
per amare.
E le campane che battono a martello
non sono colpi che incutono paure
ma richiami.
Come quando suonava la campanella
della scuola e s’entrava
per diradare le cupe ombre
dell’ignoranza.
Giuseppe Bagnasco - Casteldaccia PA
31
Dagli abissi dei nostri destini incrociati,
dall’alto dei fiori celesti,
da Hiroshima e Nagasaki,
dalla polvere di Gaza e dalle macerie di New York,
dal padre Abramo,
dalle sponde immacolate dell’anima di Maria,
dai chiodi urlanti conficcati in Gesù,
dalla corda che impiccò Bonhoeffer,
dai cuori pulsanti delle moschee e delle sinagoghe,
dalla mia voce,
dall’acqua che scorre tra le tue mani,
dal fango del Vajont,
dal vangelo di San Francesco e Don Milani,
dall’ospedale dei cuori puri di Madre Teresa,
dai fumi umani di Auschwitz,
dal suolo gelido dei gulag,
dalla Tua impotenza,
dalle Tue lacrime,
da tutti i perché,
dalla neve che cade lieve sulle rose di marzo,
dai campi dipinti da un contadino di Gais,
da un’isola di isole,
dalle note geniali di Mozart,
dal piombo che uccide chiunque uomo,
dalle linee perfette di una villa palladiana,
dalle parole di Tagore e Gibran,
dallo spirito dei colori di Botticelli,
dai nostri corpi che si abbracciano,
dalle sacre colonne dell’abbazia di S. Antimo,
32
dal dolore della solitudine,
dal dolore della malattia,
dalla gioia scintillante,
dall’amore,
da ogni bestemmia a Te rivolta:
io prego.
Romeo Battaglion - Vicenza
33
Tuttavia un vento virile allontanò le nubi
e la luna cominciò a nuotare nell’arco del cielo
spandendo ovunque una pace soffusa.
Il signore degli angeli aprì le mani
e seminò stelle e pianeti.
Il deserto delle solitudini urlanti fiorì allora nel silenzio che
precede il sorriso di Dio.
Fu in quel momento che le ferite di Gesù scomparvero.
Nasceva la verità
e lo capì il male che si abbracciò ringhiando alla morte.
Fu allora che io, Giovanni,
sentendo voci di donna,
e il mio cuore si riempiva ancora della sua parola,
corsi dal maestro
e vidi
e non potei che continuare a credere.
Romeo Battaglion - Vicenza
34
Preghiera
Signore…
Inventami la vita…!
Colorala dei tuoi colori di pace…
Mettici il rosa all’aurora, il giallo oro
A mezzogiorno, l’azzurro ad ogni dì, ed
il blu di notte, con tanti piccole luci che noi
chiamiamo stelle…!
Signore…
Dipingila pure di verde la mia vita, del verde
dei prati e dei pensieri, che sanno di speranza, del
bianco delle nevi e del rosso al tramonto… e fa che
campeggi sempre la luna in cielo a farci sognare carezze
e baci e donaci pure la bellezza di un sorriso…
Ma, Signore, donaci ancora e sempre, una mano da
accarezzare, ed uno sguardo da contemplare, perché possiamo
sempre ricordare che siamo uomini…!
Uomini… che cercano e portano in sé, l’infinito…!
Maria Stella Brancatisano - Samo RC
35
A Salvatore Zuppardo…!
Oggi…
Ho incontrato un angelo, egli
mi viene incontro, solenzioso e
profuma di rose…
Non conosco questo angelo, se non
nello Spirito di Dio…
Un cruccio…
Non averlo conosciuto di persona…!
Si rivela lo Spirito di Dio, con i suoi angeli
Buoni…!
Divieni…
oggi, anche per me, uno dei miei Angeli Custodi!
Il tuo spirito di bontà si riversi sulla terra, a volte…
così arida e tanto crudele…!
Maria Stella Brancatisno - Samo RC
36
E vennero i Magi
E vennero i Magi di lontano
inseguendo la stella
A lungo camminarono
su cammelli di seta
attraverso deserti senza storia
Andarono e andarono
con le mani piene di luna
Ma l’Angelo più lucente
di tutte le stelle
aveva cambiato cielo
E vanno ancora i Magi
in un mondo feroce
coi volti di pietra
e le mani dure
con le corone stinte
e gli scrigni senza più doni
Vanno ancora i Magi
a cercare un piccino
che nessuno vede
Vanno… coi piedi screpolati
in un deserto senza storia
E non ci sono farfalle d’acqua chiara
né la stella lucente
Non uccidiamo i Magi millenari!
Ci sono ancora
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tutti i nostri figli
piccini
con le mani protese
verso un cielo azzurro
di stelle
Alfonsina Campisano Cancemi - Caltagirone CT
38
Ombre di vita
Son venuti da lontano,
diaspora sofferta,
è venuta la miseria,
la baracca, la fame.
Il lavoro schiacciante, il lavoro umiliante,
la crisi, la guerra,
la lotta per la vita, l’odio.
Alloggiati come bestie,
disprezzati come cani.
Sono accorsi dai limiti del mondo,
dai limiti del tempo,
da ogni parte,
da sempre, emarginati, ghettizzati.
Lentamente gli uni dopo gli altri,
come bruti hanno battuto,
ucciso, rubato, menato, spacciato.
Noi, cristiani,
noi severi osservanti della morale,
noi, li abbiamo resi orfani d’amore.
Signore vengono da lontano…
non li avrebbe raggiunto la tua misericordia?
Oppure i tuoi figli
non hanno riconosciuto che sono fratelli?
39
Nella tua luce spietata, un giorno,
leggeremo sui quei volti
la ruga che abbiamo scavato,
il sorriso che abbiamo spento,
la speranza che abbiamo ucciso,
l’amore negato.
Allora, attoniti e immobili,
terrorizzati e silenziosi.
Tu ci dirai: “Ero Io”.
Grazia Cannata - Santa Caterina Villarmosa CL
40
Nel nome del Padre
Nel nome del Padre
non riusciamo più a seguire
la traccia dei sermoni
se finiamo col perderci
tra il vuoto delle ombre.
La parola è una chiave
che non apre le porte del bene
se il gesto resta avvolto
da ragnatele indifferenti.
Abbiamo riscoperto innocenze
dentro specchi d’infanzie già trascorse,
quando accendevamo ceri
nelle chiese del paese
e la fede ci infondeva quel coraggio
che allontanava il giogo dei peccati.
Ora ai tavoli
di una solitudine che è nuova
c’inebriamo con bicchieri
che contengono tristezze
ma ritroveremo la speranza
per immergerci dentro pagine di vita
se nel nome del Padre
ci tenderemo le braccia
come fratelli che si amano.
Ciro Carfora - Barra NA
41
Ballata del Venerdì Santo
Ti perdo ancora
tra le strade dei giorni,
Signore.
E resto indifferente,
a volte ostile
verso le cose della vita.
Eppure professo
di esserti fratello, di ritrovarTi
dentro parabole d’amore,
nei sermoni
di un amico – sacerdote.
Quanto bene
si spreca per un niente, Signore
che tra violenze ed insulti
ascendi ancora al Golgota
anelando acqua da samaritane
e carezze da veroniche
per il mondo di domani.
Fa che in me
tutto sia diverso
e rendimi come uomo, che è degno
della gente del suo tempo…
I biancospini già sono carichi di sole,
Signore.
Non rendere incerto il mio passo,
non farmi vacillare.
Fa che io semini grano
nei campi
dove la gramigna ammutolisce
il canto degli uccelli.
Ciro Carfora - Barra NA
42
Ci sei tu
oltre il focolare
oltre la siepe
Tu che mi aspetti
oltre ogni illusione
silenzioso
senza battere ciglio.
Amico tradito
amante disatteso
proprio tu
mi verrai incontro
tenuemente vestito
regalmente povero
mi offrirai un avanzo di pesce.
Al tuo sguardo
sprofonderò nell’abbisso
incandescente brucerò nel fuoco.
Infurierà tremendo l’uragano
e su di me si abbatterà il tuono
Il grido di mille angeli
squarcerà le nubi
quando mille belve
mi sbraneranno
Poi ad un tuo cenno
si placherà la tempesta
ed io, sicuro naufrago,
gioirò danzando
Insieme inizieremo
a scandagliare l’eterno…
Esmeralda Cernigliaro - Trapani
43
Vecchio lenzuolo
Sei il ricettacolo del tempo
che non ha saputo erodere.
Un lembo di trama e ordito,
ingiallito, oscurato. E non tanto
da offuscare nei contorni dei rivoli.
Segni di percossa che combaciano
inequivocabili ai vangeli. Sei
l’immagine prima e sola, negativa
che ha interrogato i fotografi.
Concentrato di pollini, di arbusti, semi
dell’area palestinese. Sei l’enigma
della magniloquenza.
L’allungato tuo composto volto esprime
il passio di un Giusto. Perché è chiaro
che l’imago è di un Giusto!
E sfileranno ancora per secoli.
Contentati forse di una copia. Si raduneranno
i professoroni in esclusivi simposi.
Per ora sei anche: due monete augustee
deposte sugli occhi, datate anno mille.
Sei il grande gioco del destino
che noi possiamo cambiare in meglio.
Segno dell’Esserci!
Vecchio lenzuolo di lino!
Adriana Comollo – Chieri TO
44
Al sorger del sole…
Dammi la dolce voce del poeta
che sa tradurre in cantico d’amore
ogni impulso che l’anima segreta
cela nel fondo, se pietoso è il cuore…
Canterò la tua gloria, mio Signore,
e dirò della gioia che mi scalda
ogni mattina quando sorge il sole.
Come uccello che il fido nido lascia
e dalla cima del più alto ramo
dona cristalli di preziose note,
canterò l’indicibile stupore
che, al filar della luce sulle cose,
sciolte del buio tutte le paure,
in un tripudio general d’amore,
esalta e unisce le tue creature.
Silvana Crotti – Albinea RE
45
Nuttata senza suli
Firmatilu ‘stu suli anniricatu
ca prestu prestu voli tracuddari.
Stutatila ‘sta vampa di piccatu
ca l’animi pirduti fa addumari.
O notti scura, ca ‘n finisci mai,
la lampa astuti di li sintimenti
e porti nni ‘sta terra peni e vaj
l’amuri distrudennu ‘ntra li genti!
La carni arriri ccu la so ‘ncuscenza
e l’arma chianci li so amari peni:
a Vui, nuddu cchiù, quasi ci pensa
e nuddu cchiù vi cerca e voli bbeni.
O granni Diu, o patri miu Signuri,
quidatili ‘sti pecuri stracquati:
Vui siti Mastru e iu vostru pasturi,
purtamuli a l’uvili ‘nculunnati…
E quannu semu nni lu nostru Tempiu,
dati la luci di la Ridinzioni,
accussì sulu finirà lu scempiu
e l’omu scurdirà li mali azioni.
La Vostra casa è dda: scura, vacanti
pirchì nunn’è tiatru di balloria.
Vui siti sulu ccu li Vostri Santi
e nuddu cchiù Vi dedica ‘na loria.
C’è ‘n-vicchiareddu ca stenni li mani
di fami muzzicati e di turmenti:
“Fati la carità… ‘npezzu di pani…”
ma va lu munnu mutu e indifferenti!…
Cristu, vui sulu siti ca sfamati
ccu pani duci, fruttu di Sapienza;
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un pezzu d’iddu, appoi, multiplicati,
comu mangiari datilu a ccu è senza.
Rinascirà d’amuri la spiranza
pirchì la sazzirà lu Corpu Vostru.
A cunsulari Vui, ‘ntr’amurusanza,
si sentirà l’anticu Patirnostru.
Lu Vostru artàru sarà tuttu ciuri;
ddi la bestemmia nascirà prijera
e l’omu a l’omu abbrazzirà ccu arduri
‘ntra girutunnu di sinceru amuri!…
Riccardo Di Pasquale - Catania
Fermatelo quel sole annerito / che lestamente vuole tramontare. / Oh
notte scura, che non finisci mai, / spegni la lampada dei sentimenti / e
porgi su questa terra pane e guai, / e distruggi l’amore tra le genti! / La
carne sorride, sorride con la sua incoscienza / e l’anima piange le sue
amare pene: / a Voi, nessuno più quasi ci pensa / e nessuno Vi cerca e
vuole bene. / O grande Dio, o Padre mio Signore, / guidatele queste pecore disperse: / Voi siete Maestro ed io vostro pastore, / portiamole all’ovile incolonnate… / E quando saremo nel Vostro Tempio, / dateci la
luce della Redenzione, / solo così finirà lo scempio / e l’uomo scorderà
le malazioni. / La Vostra casa è là: scura, vuota / perché non è teatro di
baldoria. / Voi siete solo con i vostri Santi / e nessuno pià Vi dedica una
preghiera. / C’è un vecchietto che stende le mani / di fame morse e di
tormenti: / “Fate la carità… un pezzo di pane…” / Ma va il mondo con
indifferenza!… / Cristo, Voi solo siete colui che sfama / con pane dolce, frutto di Sapienza; / un pezzo di esso, poi, moltiplicate, / datelo a chi
ne è senza. / Rinascerà d’amore la speranza / perché li sazierà il Corpo
Vostro. / A consolarvi in caldo amore, / si sentirà l’antico Paternostro.
/ Il Vostro altare sarà rifiorito / dalla bestemmia nascerà preghiera, / in
un girotondo di sincero amore!…
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Viaggio in Turchia
Un giorno di agosto duemilatre, Rumi,
in viaggio da Urgup a Pamukkale,
ho cercato refrigerio all’ombra della tua tomba:
dominavi, invitavi al silenzio telecamere e flash
che, a mo’ di avvoltoi, andavano a caccia di corpi
assorti in preghiera.
Andando via, pensavo:
Signore, Padre nostro, Dio di tutti,
ogni generazione racconta all’altra le tue opere.
In luoghi ti cerchiamo. In luoghi ti chiudiamo.
In chiese, moschee, sinagoghe,
aguzziamo i nostri sensi
in cerca dell’eco del soffio d’inizio.
Signore, Padre nostro, Dio di tutti,
prendici per mano,
riporta i nostri cuori
indietro, indietro, fino al Bereshit.
Signore, Padre nostro, Dio per tutti,
il popolo che ha accolto tuo Figlio
apre ogni giorno gli occhi
in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Shemà, shemà, dice a sé stesso, allargando filatteri
con tutto il cuore, tutte le forze e tutta l’anima,
il popolo che per primo adottasti
e ancora ti scruta nei profeti.
48
Allah’ u akbar, altri non ce ne sono,
un servo a te fedele ricorda cinque
volte al giorno ai figli di Ismaele,
aggrappato a dardi di pietra.
Signore, Padre nostro, Dio in tutti,
unifica nel mare del tuo amore i fiumi di preghiere
che a te salgono da questo sgabello
non ancora degno di accogliere i tuoi piedi.
Una sola cosa noi, pavidi e tiepidi uomini di oggi,
in origine a tua immagine e somiglianza, possiamo garantirti:
sulla preghiera non tramonterà mai il sole,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
Silvano Forte - Napoli
49
Ridatemi i miei morti!
Ridatemi i miei morti!
Carni straziate
in notti insonni,
pallide albe
e tramonti insanguinati.
La mia madre,
dolorosa madre,
dolcissima effigie,
mesto – soave incanto,
occhi di santa,
profumo di cielo.
Il padre mio,
rigogliosa quercia,
siccome “frate foco
robusto e forte”.
E Gino, il mio fratello,
il mio padrino,
dal possente ingegno,
luce di genio,
aquila eccelsa.
E Lina, la tenera sorella,
l’unica mia sorella,
siccome “sora cqua
preziosa e casta”.
Ridatemi i miei morti!
Carni delle mie carni,
straziate carni,
venite a me
in un mortale amplesso.
50
Vivo son morto:
che io possa dunque
o con Voi morire
o con Voi rivivere!
Ridatemi i miei morti!
Riccardo Fragapane - Caltagirone CT
51
Tu Ovunque
Tu sempre, Tu ovunque:
e non posso rifiutare
quest’ovunque, e non amarlo,
perché è vita, e la vita mia,
mia coscienza, ed è Tutto;
e il Tutto sei Tu.
Sono solo Tuo volatore minuto,
inseguo il Tuo sguardo che avvolge e
insegna,
insegnami:
il Tuo silenzio, mio nostro Amore,
di cielo, di terra.
Pietro Fratta - Pesaro
52
Signore
Ho cercato tra rughe di cemento
un’immagine solcata dalla nebbia,
per troppo tempo ho ascoltato il silenzio
tra respiri e sconfitte incenerite dal sangue.
Signore! Ti chiedo umilmente solidarietà!
Fa’ che la notte scivoli sui gradini del cielo
e col soffio del tuo amore raduni gli angeli
e con un lampo sconfigga crudele ferocia…
riportando in terra l’armonia del tuo tempio.
Fa’ che tutto l’anno diventi un Natale eterno
e gli uomini, possano veramente essere tali,
come fratelli dello stesso amore e dello stesso sangue.
La terra, oggi, piange in un fiume di olocausti…
finanche l’aria è stanca e le piante soffocano
più di noi uomini, quando è in pieno viaggio
il Giubileo della bontà, della vittoria sul male,
della misericordia umana e cristiana.
Signore! Se in ogni uomo vi è chiesa interiore,
fa’ che essa diventi giaciglio permanente
per i poveri e per quanti soffrono ed hanno bisogno
del tuo soffio per respirare il Grande Dono…
l’Atto Divino della nascita e della morte.
Fa’ o Signore, che tutti noi, uomini terreni,
possiamo essere tanti infiniti Gesù bambini!
Gianni Ianuale - Marigliano NA
53
Antica profezia
Il tuo cuore
è una mandorla amara
masticata dai venti,
dice il Signore.
Contro di te
hanno latrato
cani notturni.
Così è crollata
la casa delle rose,
l’alfabeto dei giorni
si è arrugginito
e il sentiero dei sogni
è nella nebbia.
Uccelli senz’ali
hanno occupato
il melograno,
le sorgenti,
le stelle di direzione.
L’anima è chiusa
in un recinto
di vischiosa rete
che nessuna freccia
può trapassare.
Milvia Lauro - Sorrento NA
54
‘U piccatu
‘U piccatu, ma ‘cchi ‘ccu s’è?
E’ nu pisu ca Ti scaccia a cuscienza
si cerca ‘Ddiu ma nun si trova presenza.
E’ nu cuteddu trasutu jintra la carni
si pecca sempri e lu duluri è custanti.
E’ na firita aperta ca jetta sangu
Ti leva a forza, Ti fa sintiri stancu.
Ti ‘rrobba a gioia, Ti duna tristizza
comu ‘n macignu pisa, è a culpivulizza.
Comu negghia Ti cummogghia a menti
vuoi pinzari, ma nun T’arricuordi nenti.
Qualcunu Ti voli dari aiutu, ma invano
nunn’hai u curaggiu di spinciri na manu.
‘U cori è straziatu
‘u visu sfiguratu
ne’ cunfronti do Signuri
Ti senti ‘n – trarituri.
Nunn’hai vogghia di parrari
e mancu di prijari
e penzi, ma allura ‘cchi fari?
Quannu tuttu pari pirdutu
‘u Signuri Ti duna aiutu
comu d’incantu ‘m – pruvvisamenti
na luci T’adduma a menti.
Ti ricanusci piccaturi
e dumanni aiutu o ‘Criaturi.
Iddu nun si fa aspittari tantu
Ti duna a forza nun Ti fa sintiri stancu
Ti rijala a gioia, Ti leva a tristizza
55
Ti jisa u pisu da culpivulizza
Ti fa arricurdari c’ò piccatu
po essiri pirdunatu
sulamenti, ca va cunfissatu.
Vincenzo Macauda – Vittoria RG
Il Peccato, ma che cos’è? / E’ un peso che ti schiaccia la coscienza / si
cerca Dio, ma non si trova presenza. / E’ un coltello, entrato dentro la
carne / si pecca sempre e il dolore è costante. / E’ una ferita aperta, che
getta sangue / ti toglie la forza, ti fa sentire stanco. / Ti ruba la gioia, ti
dona tristezza. / Come un macigno pesa, è la colpevolezza. / Come nebbia ti avvolge la mente / vuoi pensare, ma non ti ricordi niente. / Qualcuno
ti vuole dare aiuto, però è invano / non hai il coraggio di alzare una mano. / Il cuore è straziato / il viso è sfigurato / nei confronti del Signore
/ ti senti traditore. / Non hai voglia di parlare / e nemmeno di pregare
/ e pensi, ma allora che fare? / Quando tutto sembra perduto / il Signore
ti da aiuto / come d’incanto improvvisamente / una luce ti illumina la
mente. / Ti riconosci peccatore / e domandi aiuto al creatore. / Lui non
si fa attendere tanto / ti dona la forza, non ti fa sentire stanco. / Ti regala la gioia, ti toglie la tristezza / ti solleva il peso della colpevolezza. /
Ti fa ricordare che il peccato può essere perdonato / solamente, va confessato
56
Se tu mi dai parole giuste
Aiutami a pregare, Signore,
se arido è il cuore
non sa dire
“Sia fatta la Tua
non la mia volontà”.
Aiutami a pregare
se il labbro martella
parole di pietra,
parole mute,
quando la mente insidiosa
pone domande
senza risposta,
quando il nulla chiama,
il vuoto attrae.
Dammi parole giuste
Signore,
insegnami l’abbandono.
Germana Maggio - Cagliari
57
Suor Luisa
Lassù, nel laboratorio vicino al cielo
con la finestra affacciata sull’azzurro,
all’ultimo piano dell’Asilo “Regina Margherita”
profumo di rosario misto ad incenso
aleggiava nell’aria insieme
all’aspro odore dell’acqua ragia:
colori ad olio davano vita a paffuti
cherubini, a rosei angioletti.
Lei dipingeva tovaglie d’altare,
stole sacerdotali, spandendo
sapientemente polveri d’oro e parole.
La sua sapienza di Dio ferma e serena
riversava sul mio animo bambino
l’Amore e il misticismo.
Intrecciava ghirlande
sulle piccole immagini di pergamena
salmodiando preghiere
e formule catechistiche, quelle che,
più tardi, insegnerà ai miei figli bambini.
Il suo viso nobile d’avorio antico
incorniciato da bianchi lini,
il tintinnare dei grani d’una Corona
spesso visitata, diceva la Regola
d’una vita di preghiera.
Tanto tempo è passato…
ma in un angolo della memoria
c’è anche lei, Suor Luisa,
che con passo lieve, tenendomi per mano,
mi ha accompagnato trepida all’altare
per incontrarmi, per la prima volta,
con il Cibo dell’anima, il Corpo di Cristo.
Maria Giovanna Mossa Trincas - Iglesias CA
58
Santa Teresa di Lisieux
O Teresa bambina
del Dio d’Amore infinito,
fiore tra i fiori più belli,
piccola sposa del Fanciullo Divino,
che passare volesti il tuo Cielo
irrorando d’Amore la terra,
lascia cadere una pioggia di rose
su me peccatore
e porta il mio babbo e la mamma
eternamente vicini a Gesù.
O Fiore d’Angelico splendore,
di forte Amore
e d’abbandono generoso in Lui,
dall’alto del Cielo infinito
volgi uno sguardo a me,
che in Te confido
ed alla Madre Regina,
che a Te sorrise sul mattin della vita,
di che m’ottenga
con materna aita
la Grazia Infinita
dal Tuo Gesù…
e mi benedica.
Francesco Musante - Chiavari GE
59
Abbraccio d’infinito
Cade la prima pioggia,
cade sopra il mio cuore,
lo rende più puro.
Ogni goccia è un sospiro;
respiro un po’ di Cielo.
Il pensiero si cimenta
in mille ricordi.
Un’atmosfera, complice,
le emozioni intensifica
di diafane immagini.
E tu, Signore, sovrasti
il monte delle mie sensazioni
con irruente ansia di gioia
e intenso abbraccio
d’infinito.
Rosa Perna - Gela CL
60
Una speranza
Un’altra sera è calata:
una nota si diffonde
tra gli ulivi immoti.
Esulta il cuore
in quell’attimo divino
che terra e cielo congiunge
in dolce armonia.
Dove sei Dio?
Sei in questa nota
che fugge,
in questa corolla
che si schiude,
in questo cuore
che palpita.
E io ti vedo, ti sento…
mi congiungi all’eterno.
Ecco, ancora vibra
la corda del violino!
Una lacrima si ferma
sul ciglio; si dissolve
il dolore, la paura
dell’attimo che fugge.
Come gorgoglio
d’una fonte,
scorre limpida e fresca
una speranza.
Rosa Perna - Gela CL
61
La domenia
‘I mi soi scundùt
li vergognis dal mont
in ta che ora
di zi a polsa la domenia,
dulà che nessun
s’impensa di zi a remenà.
Ma cuant
ch’i fai par zi li’,
cul vistit nouf,
plen di busiis di glesia,
a mi ven di cori,
di cori dut pa’ ‘na banda
di lunc in su
sensa voltami indovor…
E invessi ‘i coli
in zenoglon
parsè che il sac
al è pi plen
di domenia passada.
E ‘i resti doma jo,
in ta che ora,
a remenà.
Cunvint di ve impiàt
la candela sbaliada.
La me busia a è granda,
ma la to, Signor, a fa lustri.
Luisa Pestrin - Cesarolo VE
62
Mi sono nascosto / le vergogne del mondo / in quell’ora / che si riposa
la domenica, / dove nessuno / pensa di andare a frugare. / Ma quando
/ mi avvicino, / col vestito nuovo, / pieno di bugie di chiesa, / mi viene
voglia di correre, / correre in un solo verso, / avanti e indietro / senza
voltarmi indietro… / E invece cado / in ginocchio / perché il sacco / è
più pieno / di domenica scorsa. / E rimango solo io, / in quell’ora, / a
frugare. / Convinto di avere acceso / la candela sbagliata. / La mia bugia è grande, / ma la tua, Signore, si illumina.
63
Pietas
Denti di lupo, occhi di bambino
bocca di profeta,
Dio degli eserciti
donaci la pace;
Dio di spada e di fuoco
roveto ardente che indica il cammino,
per il corpo dei figli
per quell’unico tuo nostro fratello
abbi pietà del mondo
oscurato dall’odio e dal dolore.
La miseria che urla nelle strade
e agli angoli del cielo
rendila povertà lieta e serena
come gigli regali
e passari trillanti nella neve.
La tua voce che sussurra al vento
“Sia pace agli uomini di buona volontà”
divenga fuoco di purezza e bene
cespuglio sempreverde dellla vita.
Maria Rosa Pino - La Spezia
64
La sconfitta di Gesù
Proprio mò, mò viene il Natale
ovunque altamente quotato
con ognun all’altro uguale
pur se reprobo mimetizzato.
Viene, come scadenza rituale
attivando l’esame curato
di ciò che si è fatto in totale
con opera pia o peccato.
La data cristiana è speciale
con un già Grande piccolo nato
che fu poi ucciso dallo strale
di un frettoloso Magistrato.
Anche allora fu naturale
un procedimento pilotato
che tutto fu men che legale
salvando solo la ragion di Stato.
Oggi, vi è ancora un Tribunale
con più Leggi in codificato
ma vince quella, sempre speciale,
comoda, nel soggettivo rato.
Alfredo Quinto - Roma
65
Sera di maggio
Caldo profumo
di bosco in fiore
mentre il cielo splende
nelle prime luci della notte.
La natura intorno
respira
brama d’infinito.
Il divenire
pare fermarsi:
ogni creatura
è in ascolto:
vibra
nella trepidazione
di una presenza.
Alzo lo sguardo
in questa profondità:
cielo e terra si confondono
accolti
in un immenso abbraccio.
Claudia Regnani - Carmagnola TO
66
Notte
Amo
il silenzio della notte
la quiete delle cose
che vivono nell’attesa.
Il buio che si stende
sul mondo
come un velo trasparente
nel quale il riposo è respiro
che veglia
e dono di ristoro pacato.
Qui, dove tutto vive la calma
immerso
nel blu profondo
la mente si arresta
e il cuore è in ascolto:
è un silenzio che parla:
il silenzio delle origini
il silenzio dell’anima del mondo
nel quale tutto è ripreso
e donato alla pace.
Pace. Pace sulla terra.
Pace all’uomo.
Claudia Regnani - Carmagnola TO
67
A mia madre
Madre mia,
ti ho conosciuto forse da bambina
in un rosario recitato
con mia nonna in un cortile
o in chiesa in un silenzio
che preludeva il sonno.
Non ricordo
quando ho cominciato
ad invocarti con il
pensiero prima che con le parole.
Non rucordo il nostro primo incontro.
Di Lourdes
conservo l’eco di un’emozione profonda
calda e serena.
A Fatima
ho incontrato la mia vocazione
e una tua immagine
mi ha accompagnata
nei primi passi incerti
verso un futuro felice.
Sei stata la mia amica
quando non avevo nessuno con cui parlare
sei stata la mia confidente
quando un peso mi ffliggeva il cuore.
Sei stata mia madre
quando ti chiedevo conforto e tenerezza.
Hai accompagnato tutta la mia vita
hai scandito i momenti più importanti.
68
Vorrei dirti
grazie per tutto questo.
Grazie, madre
per avere reso
la mia vita unica.
Grazie perchè so
che mi sei
sempre accanto.
Roberta Rendini - Castelchiodato RM
69
Flos Passionis
Flos Passionis il suo nome:
favola d’amore nel mio giardino
con chiodi martelli e corona di spine.
Chi passa d’inverno o d’estate
lo sfiora, lo tocca; c’è chi
al suo cielo ruba profumo
chi delle bacche pensa
se son frutti squisiti.
C’è chi riascoltando la storia
rivede quell’Uomo e dal fiore
ritrae la mano; ha timore
di sciupare i colori e di Lui
ricorda i lamenti, il perdono,
la scossa data alla terra
dall’ultimo suo sospiro.
Perciò col pensiero si segna,
s’intristisce; per pochi passi
ne diventa compagno, gli domanda
quanto pesa la Croce, se ancora
gli conviene trascinarla
per le strade degli uomini
Gianni Rescigno - Santa Maria di Castellammare SA
70
Fozzas
Che fozza,
istrappada dae su ‘entu
e dai turbine boltulada,
giùtto sa vida mea
chèna pasu.
Puru s’anima mea
no ha’ pasu
e tènet disizu
de chircàre a Deus.
L’happo chircàdu
in su visu de muzère mia,
in sos carignos de fizos e nepotes mios;
e happo agatadu.
L’happo chircàdu
ammirende sa bellesa de unu tramùntu,
iscultende du ‘entu in sa forèsta,
sa tinnida de s’abba supra a sas fozzas;
et Isse bi fidi.
L’happo agatàdu
in s’umana sufferènzia,
in s’oiada de unu pizzinnu chi es’ morzende
e in s’attìtidu de una mama
chi no hat pius làgrimas pro pianghere;
e l’happo abbrazzadu.
Ruggero Serra - Sassari
71
Come foglia / strappata dal vento / e rivoltata da un turbine, / conduco la mia vita / senza tranquillità.
Pure la mia anima / non ha pace / e ha desiderio / di cercare Dio.
L’ho cercato / nel viso di mia moglie, / nelle carezze dei miei figli e dei
miei nipoti, / e l’ho trovato.
L’ho cercato / ammirando la bellezza di un tramonto, / ascoltando il vento nella foresta, / il suono della pioggia sulle foglie, / e Lui c’era.
L’ho trovato / nella sofferenza umana, / nello sguardo di un ragazzo che
sta morendo / e nel lamento di una mamma / che non ha più lacrime
per piangere; / e l’ho abbracciato.
72
2^ PARTE
POESIA A TEMA LIBERO
Pino Caldarella, Figura, disegno
GIANCARLO INTERLANDI – ACITREZZA CT
1° PREMIO POESIA A TEMA LIBERO
Pino Caldarella, Pupi, acquerello
I giorni della trebbia
Sferragliava a lungo
prima di arrivare
la corazzata della trebbia
sopra l’aia
Poi quel rumore ci svegliava
all’alba
e noi la vedemmo
come un monumento eretto sulla paglia
Erano i giorni della trebbia quelli
d’un giugno dell’infanzia
rimasto nel mio sangue
Giorni ricolmi di splendore
di quella gialla luce dell’estate
e di canzoni che fiorivano nell’aia
Ho nostalgia del grano
che luccicava sul palmo delle mani
e di quel cuore che pulsava
come una fisarmonica struggente
Dei giorni della trebbia
m’è rimasto un ritmo nel sangue
un acre odore di petrolio
un fumo denso di speranze dentro l’anima
Ma di giorni come quelli
non ne sono più venuti
forse perché la corazzata della trebbia
non naviga più sopra i miei mari
e le cicale sono tristi adesso
anche se c’è l’estate
O perché forse
77
è scesa tanta nebbia
e non c’è più mia madre che mi chiama
Ma forse
i veri giorni della trebbia sono adesso
ora che diventa cenere l’infanzia
polvere che copre le speranze
nudità di sassi negli sguardi
Ora che il mio sangue scorre inquieto
mentre un’antica trebbia
rinnova la sua voce
come un tarlo.
78
Al limite del giallo
Siamo
in quel dubbio fatto carne
che irride il nostro sangue
in quel silenzio del digiuno
che precede un’altra fame
in quel tutto che ci manca
e che non nasce
Ah non sai che perdi
dell’azzurro che risplende
oltre la vita
dell’imperturbabile innocenza
dentro il baratro
Tutto sarà perpetuo
tranne il nostro sangue
che si fermerà per sempre
nel nulla d’una fiamma
al limite del giallo
Siamo
la negazione dell’eterno
il teorema del dolore sulla terra
di quell’angoscia illimitata
che olezza di speranze
Siamo
un’insopportabile penombra che ristagna
fra rive della vita millenarie
di quel lungo fiume della storia
che rinnega le sue lacrime.
79
GIOVANNI CASO - MERCATO SAN SEVERINO SA
2° PREMIO POESIA A TEMA LIBERO
Italo Zoda, incisione
Uguale passo ci sostenne
In lune verticali si restava,
io e te, in quel silenzio, ai saraceni
tramonti della terra.
Ed era il cielo
nostra promessa per i giorni a vivere.
L’inverno ci spingeva oltre i suoi fuochi,
dove non so, in un delirio dolce.
Uguale passo ci sostenne, il suono
della stessa conchiglia, il riccio aperto
da cui succhiammo quello stesso umore.
Le pietre hanno silenzi e sfinimenti
a queste case, ai pozzi, al sasso antico
della soglia annerita. Resta il segno
del passo dolorante sulle alture,
il filo della vita che si sbroglia.
Giovanni Caso - Mercato San Severino SA
83
Un’innocenza antica
C’imbianca l’ora. Il vento strina l’ombra
di questa piazza invasa dall’autunno,
mentre s’addensa in noi le nebbia lenta
delle parole sussurrate al cuore.
La luce non dolora oltre il crepuscolo.
Altre memorie. Il piccolo caffè
dove vendemmo l’anima alle brezze
d’un incantato video, il trasalire
di stelle sui notturni bianchi d’aria.
Volti di madri ai fontanili lenti.
E qui incidemmo versi sopra il tufo,
tu lo ricordi, un’innocenza antica
che passa ancora sui malfermi bàsoli
con le sue gambe incerte, odor di menta
a rinfrescare l’improvvisa arsura.
Giovanni Caso - Mercato San Severino SA
84
3° PREMIO POESIA A TEMA LIBERO
ex aequo
ELENA CIMINO - GELA CL
MASSIMO CASSARA’ - GELA CL
Salvatore Solito, disegno
In punta di cuore
Incede
l’eco dei conflitti
alle soglie del silenzio
Il buio ferito
frana sugli occhi
la fine del giorno
Le mani di Dio
percorrono l’aria
emanano carezze
Forse stanotte
perderanno voce le armi
Morranno
dentro pugni di rose
liquefatte da sangue e preghiera
E i bambini stracciati
sulle vie d’iride nera
forse sentiranno
un tepore d’argento sulla pelle
antiche fiabe salvate
in un ventre di luna
una pace per tornare bambini
Forse stanotte
tutti i popoli saranno liberi
d’ascoltare palpiti di stelle.
Elena Cimino - Gela CL
87
Chiuderò gli occhi
Stasera
nel silenzio della casa
chiuderò gli occhi
e danzerò nell’aria
Dissiperò il grigiore
fra le primule del balcone
con tutto il fiato
della mia terra lontana
E sentirò il mare
che mi carezzò fanciulla
il vento che portò profumi
alle mie mille attese
intensi come il canto
nel petto della notte
imperlato di stelle
Scioglierò la luna
dai fili tranviari
Il cielo vellutato
ammanterà come un tempo
la mia nuda preghiera.
Elena Cimino - Gela CL
88
Torni la quiete
Lasciami tornare alla quiete di ieri
al tempo del cuor delicato
dei polpastrelli incerti sulle tue gote,
del canto sul ciglio, aperto
ad archi e colonne robuste: quella
rupe precipitava nell’acqua come
un’opera allegramente vissuta.
Ridammi… oh, ma tu non puoi,
l’aria estesa di pace, quel giorno in
nostro possesso: sarebbe andato sempre diritto, ma
escoriando la terra già secca:
il seme, alla luce, era deforme.
Buio, fu buio da sempre? Ora,
giorno felice ritorna, anche se non fosti mai che
un bisogno dell’anima onesta, del
corpo armonioso e leale, adesso informa la luce che
chiara e vuota si volge con ipotesi di bagliori.
Massimo Cassarà - Gela CL
89
Ritorno essenziale
Questo, che sembra un gioco senile, è
un ritorno essenziale
Dinnanzi all’asprissimo soffio, salino ponente
non torna mio padre
Sul versante sinistro: l’emisfero,
qualcuno rigonfia l’aria pungente,
il mattutino di festa
quand’ero bambino, stretto nell’ispida maglia
nel giorno abnorme, scendeva,
mi avvolgeva
un buio ingestibile. Ma l’esito
di un impervio riflusso cosparge d’odore,
d’orto, di limoni, di fichi e
tuttavia rimane sepolto l’attimo,
che geme, che non ritrovo: sincronia d’ogni
cosa ch’è stata, un lampo d’assenza vissuta.
Massimo Cassarà - Gela CL
90
4° PREMIO POESIA A TEMA LIBERO
ex aequo
GIUSEPPE GIACALONE - TRAPANI
MARA LIBRIZZI - CALTANISSETTA
ROSA PERNA - GELA CL
LUISA PESTRIN - CESAROLO VE
Andreina Bertelli, Donna, disegno
La danza delle memorie
Si ricompongono le volatili immagini di un tempo,
riesumate dalla polvere pesante degli anni,
come sadici scherzi della memoria.
Le osservo prendere forma e poi sfumare,
uscire da un cantuccio e poi tornarvi,
in un convulso turbinio che si inforza
e da cui intatte riaffiorano le ancore
corrose e mai levate di una vita,
ricordi sbiaditi,
come vecchie cartoline in bianco e nero.
Tornano a bruciare le ferite mai rimarginate,
fra il pianto dirotto del vento,
che insistente batte sulle finestre dell’anima,
e i profumi intensi di alberi ormai recisi.
Nulla che tenga
ne’ un battente che regga alla tempesta delle memorie
che danzano febbrili.
Mi travolgono e io cedo,
come cristallo sotto il peso di un masso,
finchè bruceranno ogni illusoria difesa,
ogni cosa nuova,
ogni cosa…
Giuseppe Giacalone - Trapani
93
Tuareg del deserto
Inizio lunare magico
suggestioni colorate
giallo-ocra arancio amaranto
vampate africane
l’incontro con Te
io bajadera
tra il vento e la luna
Tu
il corriere del deserto
spersi in topazi di sole
Alla fiera del levante andai
vidi terre di sangue
montagne azzurre e cieli argentati
tane sotterranee e cunicoli di morte
mi asserragliarono
tanfo di prigioni
con aria estatica sfiorai
Fu tempesta di sole
archi di fuoco di acque prigioniere
e il fiero Tuo viso di Tuareg
nell’oasi approdò
e ora le mie cicatrici
nel vuoto della polvere
come tappeti ai Tuoi piedi
Ma perché mi hai scordata
prigioniero di una corazza!
Mi hai fatto giardino di pietra,
nello scrigno del mio santuario
il Tuo corpo di bronzo
carne delle mie ossa
94
scolpito nella roccia del tempo
E’ il tempo del non tempo
sortilegio cosmico
il Tuo respiro penetra le nuvole
come incenso io lo bevo
adagio religioso ascensionale
ho l’anima spaccata
questa Tua corazza abbisogna di un punto debole:
io
sfigurata smarrita disarmata.
Mara Librizzi - Caltanissetta
95
Il silenzio
Il silenzio, ti parla;
il silenzio, piange
ti ama
ti culla
ti carezza
con mano leggera.
Il silenzio
ti legge nel cuore
ti porta ricordi,
sospiri, speranze,
fantasmi di gente
lontana.
Il silenzio
ti esalta
ti strugge,
ti parla di vita
che fugge,
di desideri spenti,
amori non vissuti.
Il silenzio
è un’ombra che sfugge.
È come leone ruggente
dell’anima in pena.
Il silenzio
lo ami, lo odi,
lo cerchi, lo sfuggi,
lo coroni di stelle,
lo riempi di favole belle,
di musica, luci,
96
di ombre danzanti.
Il silenzio, t’avvolge
e ti adagi.
Ti parla con voci
assordanti,
vicine, distanti
che vengono e vanno.
Il silenzio
è un mare fluente
e tu come barca
ti lasci portare,
ti lasci portare…
Rosa Perna – Gela CL
97
…de guerra
….di guerra
E se le croci si inspessiscono
dietro le nuvole?
Corpi che rendono il verso
a croci scontate. … Ma dietro le nuvole?
Le nuvole arrivano. Di nuovo. Celano. Di nuovo.
Rumore che smette e smette.
E rumore. Di nuvole.
Rumore col corpo che aspetta.
E di mente che aspetta le nuvole.
E il niente? …. Il niente accade.
Quando tutto scontato resiste a disegni indifferenti.
Il niente accade.
“Ho portato perdono
Ma per essere perdono
ho bisogno di cuore”
Niente su niente che aspetta.
Il lampo a crudo arriva… Rimane. Arriva.
Rimane su nuvole nere di senso:
il senso di poi che non smette.
“Ho portato il cuore
Ma per essere cuore
Ho bisogno di voce”
Mentre che aspetta davanti alle nuvole.
… E se il silenzio non fosse… sassi
98
che piovono agli occhi aperti?
Accade. E zitto che accade.
“Ho portato la voce
Ma per essere voce
ho bisogno di tempo”
E zitte le nuvole, che accade il tempo.
E zitto agli occhi, che accade il sogno.
E zitto e zitto … è qui.
Rumore del tempo.
Accade, le nuvole.
“Ho portato il tempo.
E’ il tempo”
Luisa Pestrin - Cesarolo VE
99
POESIE SEGNALATE
Andreina Bertelli, Maternità, acquerello
Rintocchi di memoria
Rintocchi di memoria
salgono dal silenzio,
tramonti di lune
si allungano sui muri
e mute ombre
tornano nella sera.
Un profumo antico
attraversa la stanza,
eco di vento le tue parole,
immagini di un sogno
le stagioni passate
che l’alba porta via.
Leggevo nei tuoi occhi
i miei anni di bambina
e le tue mani salde
stringevano le mie.
Sconosciuti al dolore
andavano i giorni
su giostre di sole
e felice raccontavi filastrocche
all’ombra del ciliegio.
Conoscevi il segreto della quercia
e la forza delle radici
che sfaldano la pietra,
l’attesa della spiga
a cieli aridi di pioggia.
Ora fugge il tempo
nella clessidra vuota
granelli di sabbia
si disfano nell’anima
e un sussurro di cielo
porta a Dio una preghiera.
Mina Antonelli – Gravina BA
103
E’ amore
Il sentimento che valica i confini,
e, dirompente, penetra in fondo al cuore.
Il batter d’ali di una farfalla, che si posa,
a suggere il nettare, prelibato di una rosa.
Il cinquettio d’uccelli che, alla natura, intona,
un cantico di fede ed armonia.
Lento, il danzare di rondini leggiadre,
che porgere sanno, in cuor felicità.
Il roscido mantello di una pianta,
che le sue fronde, rigogliose, volge,
verso quel cielo, che di mirar non cessa.
Un orizzonte, dai vermigli toni,
che, il cuore infiamma e l’emozione dona,
di un garnde artista, che sulla tela coglie,
della natura l’intima beltà.
Lo scintillio del mare, che le sue acque adorna,
al rispecchiarsi di vanitose stelle.
Dolce magia, che il desio sprigiona,
e ti conduce verso l’eternità.
Ma è gelo; è fuoco; grandine; inondazione.
Vortice di passioni; tornado di tormento.
E’ una febbre che brucia, e lenta consuma,
le viscere, la carne e i sentimenti.
104
E’ il dolore che l’anima m’inonda
di una malvagia e immonda infelicità.
La condizione di chi, caduta in coma,
d’essere viva coscienza più non ha.
L’amore è cielo e terra, fusi nell’universo;
è sentimento unico ed eccelso;
il sol che può condurti in paradiso,
o sprofondarti, con sé, nell’aldilà.
Angela Aprile - Palermo
105
Notte di desideri
Torna la notte
col pegno di desideri
di gioia felice accesi
nel vortice del giorno.
Incapace è la mente
a esaudire ogni voto
e nel sogno, vigile
quiete del pensiero,
ogni brama diventa
pane d’illusione.
Sfioro l’opale cerchio
di luna; paiono gemme
le polveri d’universo; libera
cammino d’ogni peso.
Torna la notte
a dare colma misura
alla vita. Si placa la voglia
tra ragione e desideri.
E’ pace, felicità forse.
Di notte vivo
su uno scoglio molle
e necessario. Poi a diurne
miserie chiama l’audace tempo
e frantuma ogni attesa.
Fausta Atanasio Pezzino - Siracusa
106
Comunque… attesa
Se non fosse
per quella Cara Pietra
in Via Armellini
di ogni giorno i passi
ed il pensiero
Ti aspetterei, vicino alla finestra
vagheggiando Figlio
il Tuo ritorno
Or piove
sulle calle immacolate
ora impetuoso il vento
di rosee corolle seduttore
induce l’oleandro
a precoce sera
mentr’io tenace
all’arrogante polvere
la sedia tua contendo
Il viaggio è lungo
Lunghe e sinuose
crebbero le verdi trecce
che il rampicante scioglie
incorniciandoti il sorriso
al cui cospetto
non sfugge la sentenza
Rassegnata ?!!
Attenderò ogni notte
107
il camminare lieto
del ritorno
la chiave
nella toppa muta
l’impiantito dei sogni
scricchiolare.
Paola Barbieri – Dosso FE
108
Fantasia
L’onda vellutata della notte
trascina l’impudenza del giorno
e lo riveste d’antiche trasparenze:
lini di culle e lievi
veli d’antiche danze.
Cadono, gocciolìo d’argento,
le ore nel grembo della notte
lievita, in lenti cerchi,
la tenerezza del buio.
Si genuflette il Cavaliere della Luce
alla tenera Signora delle Stelle.
Lontano, gitane vegliano fuochi
e Colombina asciuga
l’ultima lacrima di Pierrot.
Ai focolari spenti si riaccende
la favola di Cenerentola
al tuo uscio chiuso, inutilmente,
bussano le streghe.
Nel canneto la luna disegna cancelli
e il vento suona arpi birmane
un gufo, strizza l’occhio alla luna.
Il fiume, domani,
mi racconterà nuove storie.
Carmela Basile – Cesa CE
109
Mi sentu ramu siccu
Mi sentu ramu siccu
appilatu d’amuri.
Affirrata all’urtimu ciatu di li me jorna
vardu li foggi di disideriu
cascati a unu a unu a li mo pedi:
eranu passioni, arti, paci, fidi
ca scurrevanu nta li vini
e vistevanu di virdi lu me zuccu.
Ora sunu ‘n-terra e aspettunu
quarcunu ca li ricogghi
pi farini fumeri a la so vita.
E, intantu iù, nuda e ‘mpatidduta
ammogghiu l’ultimi raggi di suli
nta nuvuli di munzignarii
e abbiviru, cu lacrimi ammucciati,
li radichi rinsiccuti di lu cori,
‘na vota virdi e ginirusu.
Ora… sugnu chiddu ca non pari
e ammustru chiddu ca non sugnu.!
Maria Bella - Siracusa
Mi sembro un ramo secco /assetato d’amore. / Aggrappata all’ultimo fiato dei miei giorni / guardo le foglie di desiderio / cadute ad uno ad uno ai
miei piedi: / erano passioni, arte, pace, fede / che mi scorrevano nelle vene / e vestivano di verde il mio arido tronco. / Ora sono in terra e aspettano / qualcuno che ti raccolga / per farne concime per la sua vita. E intanto, io, nuda e rinsecchita / avvolgo gli ultimi raggi di sole / in nuvole
di menzogne / e innaffio, con lacrime nascoste, / le radici avvizzite del mio
cuore, / un tempo verde e generoso. / Ora… sono quello che non appare
/ e mostro quello che non sono.!
110
Mei generis
Incontro gente fiera
per auto appena comprate.
Altri, orgogliosi,
cani portano in giro.
Io, io sono mancino.
Visito mostre di pittura,
guardo cose inarrivabili
e ne esco privo di ricordi.
Nel secolo passato,
l’unico da me attraversato,
la musica ha esaurito le combinazioni,
la pittura si è avvolta su sé stessa,
di scrittori non ce ne sono più
(quelli di oggi riempiono vetrine).
Poeti? Pochi, come nei secoli scorsi.
Alcuni mi incontrano senza giacca
e cravatta e non mi riconoscono:
mi cercano in armadi (e il mio volto?).
E se fosse possibile distillare una vita?
Richiamare tutte le parole, tutti gli avvenimenti
sparsi nel crogiolo del tempo assegnatomi:
che delusione, ecco me stesso!
Il tutto su un bilancino di pochi grammi.
Che dico. Milligrammi.
Il compito di nascere, vivere e morire
disperso così, in effluvi.
Unico testimone di me stesso.
Per favore, non ammazzate il tempo!
Silvano Forte – Napoli
111
Radici
Quante mai radici
affondate
in preistoria inconscia
urgono vitali linfe
a fecondare transitoria esistenza!
Avi dimenticati,
sconosciuti, latenti
in penombre di dagherrotipi,
improvvisi emergono
come da specchi appannati dal tempo.
Retaggio di vecchi il rifugio
nel passato,
se pur mai rifiuto di promesse future,
di esili, nuove avventure.
Il sognante ricordo
di ciò che furono, di ciò che fummo
sempre tracima dal cuore.
E se al sciogliere delle vele
non fu dolore recidere ormeggi,
ora, che l’approdo è vicino,
i dispersi legami ricerco
e la speranza che il ceppo avrà ricongiunte radici
è desiderio e parte di vita.
Livia Furno Rosso – Santhià VC
112
Ritrovare risposte
Mi perdo nei percorsi dei mattini
e i miei specchi di sguardi
hanno cortili di azzurro.
Offro il volto alla corona
dei giardini dove guarisce,
sulla panchina, l’aridità del silenzio.
Si vuota parole del destino
tra callosità di mani naufragate
nei ricordi del lavoro in fonderia.
Stiamo inseguendo omaggi di colate
nel regno delle croste fumanti,
oppressi predoni di sogni.
Ritrovare risposte, tra noi,
prigionieri di bianchi capelli,
è come fare a piedi una strada,
accarezzata da passi operai.
Anche se mi è rigido camminare
nei ciotoli dei sentieri
ho una tamburo da suonare
al brivido della vita per sfogliare
il seme di ieri, in trance
con il carnevale di altri approdi.
Armando Giorgi – Genova
113
Tienimi per mano
Tienimi per mano,
quando la notte
verrà spezzata
dal latrato dei cani,
che ringhieranno,
per spartirsi il bottino.
Tienimi per mano,
quando ci calcheranno
nei carri merci,
fingi che sia la nostra casa,
con il camino acceso
e la legna che si consuma, lentamente.
Tienimi per mano,
quando arriveremo nei lager
e vedrai la gente correre senza una meta,
fingi che sia la tua città,
con le serrande dei negozi che si abbassano
e la gente che si affretta, per tornare a casa.
Tienimi per mano,
quando ci toglieranno i nostri vestiti,
loro non potranno cancellare i ricordi.
Fingi di essere con me,
su un’isola,
lontana lontana.
Tienimi per mano,
114
quando ci spingeranno
nelle camere a gas,
fingi che sia il nostro giardino,
che con il suo profumo inebriante,
ci stordisce.
A allora…
Tienimi la mano,
e stringila… piano… piano.
Maria Gisella Giumento – San Cataldo CL
115
Memoria dell’acqua
Per i paesi di montagna
che a poco a poco si svuotano
Questo di minuziose
strade e casette di pietra
convergenti alla cima
dell’erta a mo’ di quieto
gregge, dimenticato
paese,
che sa silenzi lunghi
e arso vento, ora che spenti
sono giochi fanciulli
e voci trafelate,
e solo vecchi si fanno
radi sugli usci in ombra
a scrutare la valle
come se bisognasse
inventarla ogni volta –
disadorna nel nero
degli incendi passati,
nel bianco rude dei calanchi,
stasera ancora tace sotto il rosso
mantello del vespro, qui dove
alla magra fontana,
prima che cada il buio,
una donna già grigia talora
mormora un’antica cantilena
in accordo con l’acqua…
Renato Greco – Modugno BA
116
Angoscioso stremato riposare
Angoscioso
stremato riposare
oltre ogni scelta eletta in selezione
oltre le case di carne bruciante
oltre gli aguzzi sassi che ogni gesto
sgusciano
levigandone i prodigi
e le sensuali spine degli inizi
e soffocare il sangue delle vene
sui palchi tumefatti dalle sabbie
e muto parlottare con i morti
che non ebbero luci nelle tombe
e andare pigro con il filo rotto
nella magia rovente del suo sempre
andare oltre ogni cuore consumato
oltre ogni fanciullo indifferente
oltre ogni sonno steso come un’ombra
sulle onde terribili degli occhi
oltrepassare scale e porte chiuse
di incessanti bastioni di silenzio
oltre ogni mosca in ceppi nella torre
del suo ronzio beffardo
oltre ogni strada
oltre ogni altra stanza trasognata
e affogarsi con la bocca chiusa
nelle buche dei morenti senza il giglio
di una pietosa angoscia con lo stelo
che tende sottilmente il suo profumo.
Oh, che da morti non si muoia ancora.
Domenico Luiso – Bitonto BA
117
Hymne
Dopo il gaudio la gloria ed il dolore
ecco la luce (non scoperta prima)
e gli angeli con la ramazza in mano
e creme e cere per le macchie d’unto.
Si creperà il cunicolo dei sensi
e tutti i quadri appesi alle pareti
si polverizzeranno sui mattoni
e l’aria densa si diraderà.
Benedirò le mie finestre antiche
le grate a croce con la fioca luce
gli spigoli dei vetri e i chiodi neri
che mi aprivano il sangue dei pensieri.
Non li ho chiamati gli angeli spazzini
venuti a sgomberare la mia stanza.
Me la faranno vuota con la luce
mi spariranno i corni e gli alambicchi
i libri la chitarra ed il cappello.
Che fare in tanta luce? Sarò inerte
come una pietra o un raglio di somaro.
Aspetterò la mezzanotte quando
anche la luce cascherà dal sonno
e mi farò candela accesa che si libra
sorretta da un fantasma inesistente.
118
Andrò frugando tra gli avanzi e i resti
delle mie gioie e delle lunghe pene
e li nasconderò dentro la bocca.
Per dare un senso all’imminente alba.
Domenico Luiso – Bitonto BA
119
Tu che ci inventi colori
e profumi e suoni e voli
per amore schiodaci da questo
crudo
silenzio da carcere
A noi reclusi dalle mani
stracciate dalla noia
insegnaci
l’uso di filo e ago
per rinacciare le sfortunate
primavere
A te poco costa un trapianto
dei perduti sogni e il fiato
dei passi scaldati dalla nebbia
Pasquale Martiniello – Mirabella Eclano AV
120
Il sogno dentro la vita
Una nebbia fitta la soprese di prima mattina,
ma, s’avviò, per la sua strada, con il sole nel cuore:
un’alba tenue, una tenera, rosea aurora,
riflessa nelle calme acque d’un lago,
l’avevano colta nelle ultime fasi del sonno:
alberi frondosi stormivano e splendidi uccelli cantavano.
Si portò nel cuore, lungo le angosce del giorno,
la gioia di quel primo risveglio.
Luoghi visti in sogno o contemplati,
a occhi aperti, in momenti di fuga?
Le tensioni, le cupezze, la solitudine,
che scandirono la sua giornata, non le scalfirono l’anima.
Restavan, nel cuore, quell’alba rosata,
quel rigoglio di fronde, quel canto d’uccelli.
A sera, al ritorno, una barca s’accostò leggera
e leggera vi scese la donna, sorridendo al nocchiero.
Scivolarono su acque tranquille, cerulee, poi di cobalto,
s’accostarono alla luna, credettero di toccare le stelle.
Era alta la notte, quando la dona si svegliò,
nell’angusta sua stanza, nel buio più fondo.
Come e quando era giunta?
Sogno o realtà il percorso verso la luna?
Quante volte aveva, a occhi aperti, sognato
di raggiungere il satellite, compagno del nostro orbitare nel cosmo?
Dalla finestra, alte, nel cielo, le stelle.
Maria Teresa Massavelli – Torino
121
Ignotino
Non so perché,
nell’ora sublime
delle coccole, dei baci e delle carezze,
hai sperimentato la ferocia e la vergogna
di tua madre scomparsa
furtivamente nel buio.
Stamane gli spazzini
hanno udito i tuoi strilli acuti
venire dal cassonetto
dove nudo, roseo rifiuto,
ti dibattevi
tra i contenitori delle cose immonde.
E i giornali già ti segnalavano
con il lugubre nome di Ignotino.
Creatura di Dio,
Dignità santa vilipesa,
Fiore originale nella prateria dell’universo,
Piccolo fratello di tutti gli uomini,
certamente
altri bambini
saranno stanotte abbandonati
nelle innumerevoli pattumiere del mondo.
Ma tu sopravvivi,
carne innocente,
venuta ad annunziare
come l’Arcangelo Gabriele,
la vittoria della Speranza sulla Morte.
Don Ottaviano Menato – Mandria PD
122
Mimose
Ragnatele d’ombra
imprigionano i sogni
dei bambini
nella città distrutta,
mentre fantasmi di stelle
vagano nella notte.
Com’è lontano
il tempo della mimose,
abbracciate ai muri
delle case e dei cortili,
dove bambini
giocavano spiando risvegli!
Ora hanno macerie
di nuvole negli occhi
e fredde coperte
di silenzio,
in cui si avvolgono
per non veder
morire le comete.
Ogni tanto
sbucano fuori
come margherite fra i sassi:
non sanno più correre.
E sono nel vento
i bambini della città,
e i loro nomi
graffiati per gioco
sui muri delle case
aspettano il ritorno
delle mimose.
Angelo Moro Episcopo – Selargius CA
123
Un giorno anche noi
Un giorno anche noi
avremo l’upupa sul letto
e udremo l’urlo
sgorgare dalle nostre anime non morte;
ghiacciate negli occhi
le pupille fisse nell’oggi eterno.
Un giorno anche noi
oh madre, udremo il cordoglio
dei presenti ghignato alle orecchie
sorde di chi non ode
il dolore di poi. Anche noi, madre mia
vestiremo i panni dell’assenzio.
Quel giorno ti vedremo: morte.
Loredana Pistritto – Gela CL
124
Il clown batte sul tamburo
Sono il vento in preghiera
e il pescatore in ginocchio
tira le reti.
Il mare si gonfia, brontola,
riversa legni senza epitaffio
messi in croce
e l’onda grida forte la sua rabbia
sulla rena.
Oh carcerieri rapaci
chi aprirà quando il pianto sordo
su pupille vuote non sgorgherà
e il volto incredulo il passo malfermo
trascinerò il mio scoramento?
Latrato di cani
il lupo affila le fauci
e sgozza l’agnello
si travisa fra i carri,
i carri dei bimbi a carnevale,
il clown batte sul tamburo,
la folla ammicca, sorride
e il sangue del lupo ancor caldo
rigurgita dalla bocca,
macchia di rosso il selciato.
E la gente ancor più ride.
Si velano i vetri;
la sera inghiotte effimeri piaceri
ed io faccio la fuitina con la notte a Montelungo,
a colpi di pietra vociando
rincorro l’ombra mia saracena,
125
l’appisolo estasiata sulla rena.
Si culla l’onda, si culla di giorno e nella notte fonda
dona speranze
nella mente mia
e i suoi fiotti mi rotolan là,
sulle dune delle greche mura
che guardano la pellicola deformata
di strabiliante eterno.
Silvano Placenti – Gela CL
126
Sicilia
Ti desti al grido di remote voci
nascenti dalle acque profonde,
e anime di figli lontani
t’offrono l’alba tolta ai loro cuori,
mia isola perduta, mia certezza.
Odorano le siepi, a marzo in fiore,
e cantano da sempre, con i mandorli,
la tua precoce primavera, il fascino
del tuo paesaggio, delle tue memorie,
le gioie del tuo popolo e i tormenti.
Scendono stanchi ai prati, dai declivi,
pecore e cani, mandrie senza tempo,
e pastori di vita solitaria
assorti nei loro sogni di stazzi,
col marranzano come grido e nenia.
Sono un pastore anch’io, mia terra, e vago
tra i pascoli del nord per dare voce
ai miei silenzi d’isolano,
al mio essere folla e solitudine
contemporaneamente, alla mia storia.
Rondini in volo, noi del sud, uccelli
che hanno come orizzonte l’infinito
e come patria il cielo; intraprendenti
corsari alla ricerca di tesori
pensati altrove, mentre si hanno dentro;
emigranti di razza, cantastorie
con gli occhi freddi e il sole nel profondo.
Gaetano Quinci – Impruneta FI
127
Ultime notizie
Mi sveglio, mi alzo, giro per la casa;
guardo le piante se sono fiorite
mentre ascolto l’oroscopo alla radio;
leggo la posta che ieri non ebbi
la forza di sbrigare.
Mi lusinga
la copertina di un vecchio libretto
degli anni trenta che racconta la
storia del boogie wogie.
Poi mi fermo
stanco davanti alla finestra.
E piango.
Immagino di vivere talvolta.
Paolo Sangiovanni – Roma
128
Resto ombra
Dietro una porta chiusa
l’attesa non svapora la sua notte
a promessa d’alba qualunque
né si scioglie il nodo in gola
aggrumo di parole
a ricordarmi d’essere una nota quasi muta
prona sul pentagramma
un singhiozzo inutile di vita
a custodire il sogno di un acuto che non posso.
Resto ombra nell’angolo del giorno
che vive la sua festa
pane azzimo ed erba amara
tizzone semi acceso a un sibilo di sega
che intacca appena il muro del silenzio.
Di Icaro il mio volo di poco
fantasia legata a uno spago corto
per un aquilone che plana rapido il pensiero
arenando in un gioco che fa male.
Il viaggio stenta orme
che l’onda dell’ora appena sfiora
ritraendo il suo passo ad altro porto.
Mi restano dita tenaci
a rampicare parole
oltre questa siepe d’ortiche
per sbocciare il rosso d’un papavero
129
che strisciando il coraggio
firma col colore del sangue
il suo esserci comunque.
Antonietta Tafuri – Roma
130
Parole al tramonto
Sfogliando un’agenda finita
coperta di nomi, di date,
ho visto tornare alla vita
un po’ delle cose passate:
a un tratto, non so dirti come
ho scorto, fra altri il tuo nome.
Un vecchio indirizzo segnato
insieme col nome più noto,
un numero dimenticato
un sogno fugace e remoto.
E dopo, per pagine amare
di nuovo il tuo nome scompare:
per poi ritornare improvviso
stagliato, in un giorno di maggio,
un giorno che tutto ha deciso
togliendomi un ultimo raggio;
togliendo da un palpito vero
un raggio di sole sincero.
Passato quell’ultimo giorno
nei fogli che vengono dopo
quel nome non fa più ritorno;
son pagine senza uno scopo:
son piene di nomi, di note…
Ma sembrano pagine vuote.
Wladimiro Tomaino – Varese
131
Tra gli ulivi
Non c’è pace tra gli ulivi secolari,
il vento tra le chiome ulula
canzoni sconosciute,
scuote ed agita le fronde.
Ed io chiedo
al vento,
all’aria,
alla pioggia,
al sole.
Ma è muta l’eco della valle.
Campane non odo a festa.
Il lamento… voce del dolore
ha il tono stanco, smorzato.
Gioca tra gli ulivi
la luce dell’aurora.
Bagliori infiniti
guizzano tra il verde,
iridescenze di un sogno.
Stringo tra le mani
l’aria immobile di
silenzi irreali.
Vorrei catturare certezze
che svaniscono,
effimere come bolle di sapone,
imprimere sulla roccia
parole mai dette.
Gioca sull’orizzonte
la luce del tramonto,
di porpora s’inebria
132
quieta e stanca l’anima
avvolta dal respiro della terra.
Palpita nell’aria,
antica e sempre nuova,
la speranza “ultima dea”
che di verde s’ammanta.
Beatrice Torrente – Salina Grande TP
133
Un limite di cielo
Ha un limite di cielo questo vano ricercarmi altrove,
questo pretendere dall’alba un segno di certezza,
pregando a mani giunte sull’orlo di giorni decaduti.
Ho tentato fughe silenziose verso nuove arcadie,
al di là dei solchi inviluppati di teorie
e di arrembaggi di fortuna : libero essere
da utopie sognate, da ogni attraente
tentazione di materia (l’infinito accolga
questo mio mesto naufragio levantino
e lo risolva in un abbondante mare di speranza!)…
Dunque non mi fermerò, non devo nulla al tempo
né un millimetro di spazio a questa economia
appariscente, non mi dividerò in stille di denaro
su questo mercato universale: chi crede
che il mondo sia tutto quello che si tocca
ha un infinito senso d’asintotico aspettare:
la noia e la paura, la morte!, rendono sovrano
il cuore avventuroso!…
Ma più non mi ritrovo: sono qui
sull’abbisso in bilico, e mi ricapitolo ormai
nel cerchio solito della terra più intima,
dentro una fiamma che consuma ogni certezza.
Da vederci quantunque una vita illimitata,
accontentabile, un possibile Dio mio,
nel limite di un profondo cuore desolato!
Giuseppe Vetromile – Madonna dell’Arco NA
134
Grideremo avemarie
Affideremo una parola buona al vento di stasera, mia cara.
La fine del giorno voglia concederci l’estremo
sprazzo di luce sui gerani, per navigare eterei
un altro tempo ancora in silenzi colmi di preghiere,
stando qui al davanzale casalingo, dinanzi
all’ultimo guizzo del sole deponente.
Diremo una parola santa, mia cara, che non svanisca
nel coro di lingue farfuglianti stasera sulla terra. Vedi,
già dècima l’attesa d’un ritorno d’Iddio
in questo trambusto di guerre,
nel paradosso d’un orizzonte fitto di speranze;
già declina il cuore e l’avventura, si restringono
le colonnedercole e si rinserrano gli spazi
(ognuno vi rimane padrone e prigioniero).
Ma noi grideremo avemarie
alle ombre dei morti che più non sanno
dove andare, stanotte, raccolti qua e là
in grappoli di odio ai crocicchi d’ogni razza.
Urleremo il nostro basta dal profondo,
che non venga altro delirio ad arrossare
questo tramonto, o uragano guerrigliero
a sostenere le nostre ali di violenza.
Da questa nostra casa cattedrale di speranza
affideremo una parola buona al vento,
che salga su fino alle stelle:
l’amore tra noi, l’Amore!
che ci fece privi d’ogni inutile fardello.
Giuseppe Vetromile – Madonna dell’Arco NA
135
Sul mio giardino … piove
Oggi, come mai prima,
nel silenzio della strada,
una melodia di suoni
il mio senso irretisce.
Sarà la noia, il tedio,
la tristezza di esser soli;
il sonoro della pioggia mi stupisce.
Sul retro di casa,
il piccolo giardino assetato,
come bocca riarsa,
ingoia senza lasciar traccia
copiosa pioggia
che a tratti dirada.
Luccicanti, tra brevi spiragli di luce
tintinnano gocce,
sui labbri di terracotta,
sui ciottoli sotto il nespolo,
sul metallo della vanga,
composite armonie.
Gli occhi annebbiati
nello scroscio finale riscoprono,
tra luci ed ombre,
chiaze rosso vivo
di splendide azalee, come coppe
traboccanti di fresco nettare.
136
Dopo la pioggia,
il volo di un merlo
dal becco giallo
si ferma ai piedi della palma
che alta si erge,
fluttuando maestosa le foglie.
Il merlo non resta,
di nuovo s’invola,
al mio apparir
dietro la finestra.
Adelina Voltolina – Mirano VE
137
Salvatore,
un frutto maturo per il cielo
di Luciano Nembrini1
Il 30 novembre di quest’anno (2003) ricorre il 5°
anniversario della morte di
un giovane che, nella sua
breve esistenza, ha avuto il
privilegio di fare una esperienza profonda e intima
della presenza di Maria nella sua vita, favorito in questo anche dall’incontro con
gli scritti del santo di
Montfort.
Si tratta di Salvatore
Zuppardo, nato a Gela
Occhipinti, ritratto di Salvatore Zuppardo, part., tecnica mista (CL) il 30 maggio 1974 e salito in cielo il 30 novembre del 1998, all’età di 24 anni, proprio nel
momento più intenso e straordinario della sua vita.
Aveva meno di 18 anni quando conobbe la Comunità delle
Beatitudini. Da questa esperienza è nato in lui il desiderio di andare in Francia alla volta di Lisieux, dove ha avuto modo di innamorarsi di santa Teresa di Gesù Bambino e di approfondire la conoscenza di san Luigi Maria Grignion de Montfort.
L’incontro con Efraïm, fondatore della Comunità delle Beatitudini,
è stata la spinta decisiva che lo ha portato a entrare nella casa co1 Missionario monfortano. Dalla rivista “Madre e Regina”, Anno LVII, n. 11 Novembre 2003,
Rivista edita dall’Associazione Centro Mariano Monfortano, Via Prenestina 1391 – 00010 Colle
Prenestino (Roma).
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munitaria di Pettineo (Messina) e in seguito a dare inizio, con alcuni altri fratelli, a una comunità delle Beatitudini nella sua città
natale, Gela.
Salvatore era molto innamorato di Gesù e di Maria, che chiamava “la mia dolce e tenera Madre” e ha scelto di dedicare la sua vita a colei che ha generato l’autore della vita. Venuto a conoscenza
della dottrina monfortana della Consacrazione a Cristo per le mani di Maria, decise di introdurre nella preghiera dei Vespri di
Resurrezione, che ogni sabato si celebrano in comunità, l’atto di
Consacrazione a Gesù, Sapienza eterna e incarnata, per le mani di
Maria.
In quegli anni aveva anche scritto un atto di Consacrazione a Gesù
con il quale ha voluto esprimere la sua totale appartenenza a Cristo
Salvatore:
“O Gesù redentore, io mi consacro a Te! Con questo atto io voglio rendere sempre attuale la mia consacrazione battesimale, per
essere realmente un solo essere con Te: Tu in me e io in Te!
Io tutto Tuo e Tu mio Tutto: mia vita, mia roccia, mia fortezza, mio
scudo, mio baluardo, mia sicurezza, mia pace. Sei Tu che vuoi vivere, amare e operare ogni cosa in me, come la vite che produce
molto frutto nel tralcio.
Che io mi lasci fare e mi lasci condurre da Te, con la massima prontezza e docilità. Amen”.
Da queste parole traspare la straordinaria docilità di Salvatore all’opera della grazia in lui. Sotto la guida sicura di Maria, ha imparato a riconoscere la centralità di Cristo nel suo cammino di discepolo, iniziato con il dono del Battesimo. Il dono di tutto se stesso a Gesù, è partito proprio da qui, dalla consacrazione battesimale, fulcro della vera devozione insegnata dal Montfort. Una consegna che non basta fare una volta, ma che ha bisogno di essere
rinnovata ogni giorno e attuata con scelte concrete. Una consegna
che ha fatto di Salvatore un tralcio innestato nella vera vite e lo ha
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reso capace di portare frutti di vita eterna.
I frutti della breve, ma intensa vita di Salvatore, sono ancora oggi
visibili nelle persone che lo hanno incontrato, nei gruppi di preghiera da lui avviati, nelle iniziative sorte a suo nome nella parrocchia che lo ha visto nascere, crescere e salire in cielo.
Un grazie a coloro che ci hanno fatto pervenire la testimonianza
di questo giovane e che mantengono viva la sua memoria nella comunità cristiana. E’ bello anche per noi tutti, sapere che quanto è
stato seminato dalla grazia per mezzo dei santi lungo i secoli, porta ancora frutto. Dall’albero della Croce, su cui è maturato Cristo,
la primizia, la Chiesa continua a cogliere ogni giorno nuovi frutti.
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Indice
Prefazione
di Vincenzo Salsetta........................................................................»
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Agostino Bagordo – 1° Premio Poesia Religiosa ........................»
Silentium sive Deus ........................................................................»
Meteore ..........................................................................................»
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Franco Casadei – 2° Premio Poesia Religiosa ............................»
Il figliol prodico ..............................................................................»
Mi percuote il pensiero di notte .....................................................»
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3° Premio Poesia Religiosa ..........................................................»
E mi sovviene di Sr. Brabara Ferrari ............................................»
Oh, potessi! di Sr. Barbara Ferrari...............................................»
In sere d’inverno di Mario Giorgio Talio .....................................»
Alla sera della vita di Mario Giorgio Talio ..................................»
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4° Premio Poesia Religiosa ..........................................................»
I lunghi tempi di Livia Furno Rosso.............................................»
I tempi brevi di Livia Furno Rosso...............................................»
Preghiera di Carla Carloni Mocavero...........................................»
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Poesie segnalate ............................................................................»
Richiami di Giuseppe Bagnasco...................................................»
Dagli abissi dei nostri destini di Romeo Battaglion .....................»
Tuttavia un vento virile di Romeo Battaglion..............................»
Preghiera di Maria Stella Brancatisano ........................................»
A Salvatore Zuppardo…! di Maria Stella Brancatisano ..............»
E vennero i Magi di Alfonsina Campisano Cancemi ..................»
Ombre di vita di Grazia Cannata..................................................»
Nel nome del Padre di Ciro Carfora.............................................»
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Ballata del Venerdì Santo di Ciro Carfora ....................................»
Ci sei tu di Esmeralda Cernigliaro................................................»
Vecchio lenzuolo di Adriana Comollo ..........................................»
Al sorger del sole… di Silvana Crotti ...........................................»
Nuttata senza suli di Riccardo Di Pasquale .................................»
Viaggio in Turcha di Silvano Forte ...............................................»
Ridatemi i miei morti! di Riccardo Fragapane............................»
Tu ovunque di Pietro Fratta ..........................................................»
Signore di Gianni Ianuale..............................................................»
Antica profezia di Milvia Lauro ....................................................»
‘U piccatu di Vincenzo Macauda ..................................................»
Se tu mi dai parole giuste di Germana Maggio............................»
Suor Luisa di Maria Giovanna Mossa Trincas.............................»
Santa Teresa di Lisieux di Francesco Musante ............................»
Abbraccio d’infinito di Rosa Perna ..............................................»
Una speranza di Rosa Perna..........................................................»
La domenia di Luisa Pestrin .........................................................»
Pietas di Maria Rosa Pino .............................................................»
La sconfitta di Gesù di Alfredo Quinto........................................»
Sera di maggio di Claudia Regnani ...............................................»
Notte di Claudia Regnani..............................................................»
A mia madre di Roberta Rendini..................................................»
Flos passionis di Gianni Rescigno.................................................»
Fozzas di Ruggero Serra ................................................................»
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Seconda parte - Poesia a tema libero ..........................................»
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Giancarlo Interlandi – 1° Premio Poesia a tema libero ............»
I giorni della trebbia ......................................................................»
Al limite del giallo..........................................................................»
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Giovanni Caso – 2° Premio Poesia a Tema libero .....................»
Uguale passo ci sostenne ................................................................»
Un’innocenza antica .......................................................................»
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3° Premio Poesia a Tema Libero .................................................»
In punta di cuore di Elena Cimino................................................»
Chiuderò gli occhi di Elena Cimino ..............................................»
Torni la quiete di Massimo Cassarà..............................................»
Ritorno essenziale di Massimo Cassarà ........................................»
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4° Premio Poesia a Tema Libero .................................................»
La danza delle memorie di Giuseppe Giacalome ........................»
Tuareg nel deserto di Mara Librizzi..............................................»
Il silenzio di Rosa Perna ................................................................»
…de guerra …di guerra di Luisa Pestrin ...................................»
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Poesie Segnalate ............................................................................»
Rintocchi di memoria di Mina Antonelli......................................»
E’ amore di Angela Aprile.............................................................»
Notte di desideri di Fausta Atanasio Pezzino ..............................»
Comunque… attesa di Paola Barbieri ..........................................»
Fantasia di Carmela Basile ............................................................»
Mi sentu ramu siccu di Maria Bella...............................................»
Mei generis di Sivano Forte...........................................................»
Radici di Livia Furno Rosso..........................................................»
Ritrovare risposte di Armando Giorgi..........................................»
Tienimi per mano di Maria Gisella Giumento ............................»
Memoria dell’acqua di Renato Greco ...........................................»
Angoscioso stremato riposare di Domenico Luiso .......................»
Hymne di Domenico Luiso ..........................................................»
Tu che ci inventi i colori di Pasquale Martiniello.........................»
Il sogno dentro la vita di Maria Teresa Massavelli.......................»
Ignotino di Don Ottaviano Menato .............................................»
Mimose di Angelo Moro Episcopo ..............................................»
Un giorno anche noi di Loredana Pistritto ..................................»
Il clown batte sul tamburo di Silvano Placenti.............................»
Sicilia di Gaetano Quinci ..............................................................»
Ultime notizie di Paolo Sangiovanni ............................................»
Resto ombra di Antonietta Tafuri .................................................»
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Parole al tramonto di Wladimiro Tomaino..................................»
Tra gli ulivi di Beatrice Torrente...................................................»
Un limite del cielo di Giuseppe Vetromile ..................................»
Grideremo avemarie di Giuseppe Vetromile ..............................»
Sul mio giardino…piove di Adelina Voltolina ............................»
Salvatore, un frutto maturo per il cielo di Luciano Nembrini.....»
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Indice .............................................................................................» 141
Finito di stampare
nel mese di Febbraio 2004
presso la Tipografia Lussografica
di Caltanissetta
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Silentium sive Deus - Casa del Volontariato