“Macaria”
11 gennaio 2009
“Il Circolo dell’Investitore”
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“L’Altrove” (eppur possibile) alla Borsa di Londra
Viaggiatore: “Ben trovato, Signore… Il vostro abito testimonia che siete un uomo di
scienza: siete, forse, un laureato?…”
Studioso: “Sì, sono dottore nelle “Arti liberali”…”
Potrebbe anche sembrare un dialogo tra Corto Maltese e qualche altro personaggio
uscito dalla matita di Hugo Pratt, ma non lo è. Più o meno, infatti, è proprio così che si
apre “Macaria”, un libretto di poche pagine, redatto probabilmente da un Alchimista,
tal Gabriel Plattes, ma alla cui regia deve aver lavorato, ed anche parecchio, il buon
Samuel Hartlib (del quale s’è già detto molto nei giorni scorsi).
Siamo a Londra e l’anno è il 1641. Il dialogo tra il “Viaggiatore” e lo “Studioso”, cui s’è
assistito prima, (incredibile ma vero…) si svolge all’interno del
In quella “Borsa Reale” inglese, insomma, fondata nel 1566 ed in cui gli incontri, fra
personaggi anche ben diversi tra loro, erano frequenti e spesso casuali. A quell’epoca,
infatti, nelle ampie sale della Borsa londinese, si formavano sovente capannelli e
“circoli” di persone, attente più ai dialoghi altrui che non a quel che accadeva, alle loro
spalle, sul mercato.
2
Ed è proprio in uno di questi “circoli” che al nostro Viaggiatore scapperà di bocca il
nome “Macaria”.
Lo Studioso parrebbe incuriosito, probabilmente qualcosa sa (che “dottore nelle Arti
liberali” mai sarebbe, altrimenti?…), ma vuole saperne certo di più. Ed allora chiede. Il
Viaggiatore non si tira indietro (e come potrebbe: “mi piace discorrere con uomini di
studio…”) e narra. Narra di un’isola lontana dove “tutto è progetto, perché tutto è
realizzabile e nulla impossibile”. Lo Studioso d’Arti liberali è scettico (come tutti gli
studiosi d’Arti liberali, d’altronde…), ma ascolta volentieri questa strana storia dal
nome ancor più strano.
“Macaria” è un’isola, dunque, ma questo il Viaggiatore non lo dice mai: lo intuiamo
da noi o lo crediamo (come parrebbe crederlo, in fondo, anche lo studioso, sebbene
anch’egli non pronunci mai tale termine). Il Viaggiatore, in realtà, parla di un “regno”,
ma non dice neanche dove questo si trovi. Noi sappiamo, ma lo Studioso, seppur in
Arti liberali, non sa (ed anche Hartlib, probabilmente, non ne ha gran conoscenza)
che, un centinaio d’anni prima, Kaspar Stiblin (o Stublin?) n’aveva dato una vaga
descrizione. Ma Stiblin parlava di una “Repubblica”, non di un “Regno”! Capita, però,
quando si racconta qualcosa attorno al quale aleggia il mistero e “Macaria”, in fondo,
è un’isola misteriosa, quanto Antilia. Stiblin però precisa: un’isola nell’Oceano Indiano.
La capitale, dice, è “Eudemone”. Anche di questo lo Studioso non sa nulla, sebbene il
nome non gli sarebbe dovuto apparire oscuro quanto lo stesso può esser oggi per noi.
Avendo studiato Arti liberali, infatti, non poteva essergli ignoto che tanto il nome
dell’isola, quanto quello della sua capitale richiamano alla mente la “Felicità”.
3
La felicità, si sa, è emozione molto, molto positiva. Certo, come tutte le emozioni,
anch’essa appare soggettiva, ma ha un carattere, presente nella sua radice “fe”, che
finisce per accomunar tutti coloro che la vivono: la sua “abbondanza”. Nella felicità,
infatti, deve esservi “abbondanza”: altrimenti non può esservi felicità! Già, ma cosa
mai deve abbondare, in noi, perché la felicità possa dirsi effettivamente colta?
Per gli antichi greci:
“Malacaria” (la felicità intesa come stato di beatitudine e pienezza)
“Eutachia” (la felicità che scaturisce se accompagnati dalla buona sorte)
“Eudemonia” (l’esser posseduti dal proprio “daimon”)
Sono, infatti, queste tre “vere facce” della felicità.
Tra i tre, il concetto più intrigante è certamente quello della “Eudemonia” [dalla quale
ha tratto il suo nome proprio la capitale di Macaria, N.d.R.]. Quest’ultima, da un lato, si
collega direttamente alla figura del “daimon”, il “nostro demone”, la missione della
nostra vita, dall’altro, invece, ci rinvia alla domanda che ossessiona il “melancholico”,
il cosiddetto “esser pensatore”: “Cosa ci faccio io qui?”. La felicità, pertanto, implica
“ricerca”. In particolare una e fondamentale: quella del proprio Daimon, il consigliere
dell'anima, colui che è dentro di noi. Proprio laddove, poi, si dovrà cercarlo (come
scrisse il buon Platone a proposito del Mito di Er). Ed una volta trovato, compresa così
la nostra missione (ed espressa l’Eudemonia…), si potranno finalmente provar quei bei
momenti di pienezza e beatitudine che vanno proprio sotto il nome di “Macaria”.
Tutto questo lo “Studioso” non lo dice, ma lo sa benissimo (altrimenti, perché mai
avrebbe studiato?): quel che, però, proprio non sa è che Macaria si trova nell’Oceano
Indiano. Non, dunque, ad Occidente, in mezzo all’Atlantico, verso quel “Nuovo Mondo”
che Antilia annuncia, ma ad Oriente, meta di un percorso del tutto “inverso” a quello
compiuto, ogni giorno, dal sole.
4
Il tema del “Mundus Inversus” è un tema d’ampio rilievo nella cultura (e soprattutto
nella pittura) del 1500-1600: arricchisce di sé basiliche, chiese, palazzi, manoscritti. A
quell’epoca, d’altronde, il “mondo alla rovescia” ha un significato particolarmente
positivo: per lo più, infatti, è considerato il “Luogo del Meraviglioso”. Un luogo che,
a propria volta, si confonde (e fonde!) con un mito ben più antico: quello de “il luogo
fantastico in cui si concentra tutto quel che è straordinario e fuori del comune”.
Inevitabile, allora, il suo mescolarsi al “meraviglioso geografico” dei cosiddetti
“narratori medievali di viaggio”, di coloro quindi che, attraverso un’affascinante
commistione
di
realtà
e
fantasia,
accolgono
storie
meravigliose
provenienti
dall’immaginazione orientale ed in particolare da quell’indiana.
Proprio l’India, dunque, finisce per raccogliere i sogni dell’Occidente cristianomedievale, sogni di un “rovesciamento fantastico” in grado di donare a tutti libertà
e felicità, ma soprattutto fornire corpo ad un “anti-mondo” in cui “tutto è possibile,
anche ciò che appare impossibile”. Il mondo “alla rovescia” o “al contrario” (o…
”dei contrarian”), seppur abbia trovato proprio nelle “Indie” il suo indirizzo preferito, è
tuttavia una terra (o più propriamente un’isola) di frontiera che può dar voce alle più
diverse suggestioni fantastiche. Paradossalmente, il “mondo alla rovescia” è un mondo
senza collocazione geografica, senza una precisa delimitazione spaziale e temporale:
va, insomma, dove lo portano gli umori di chi prova a cercarlo.
5
Di tutto ciò, il Viaggiatore non dice nulla (ma forse solo perché non ha l’ardire),
mentre lo Studioso ascolta e forse spera, in cuor suo, che sia anche detto (altrimenti,
perché mai avrebbe studiato? E “Arti liberali”, poi…).
Viaggiatore: “Purtroppo, ho preso un appuntamento per le due di oggi… Mi piace
discorrere con uomini di studio, ma dobbiamo separarci… Tuttavia, se m’incontrerete
qui alla Borsa, lunedì prossimo, v’esporrò volentieri altre consuetudini del Regno di
Macaria…”
Oggi, di Macaria, restano solo alcuni libri, dove la stessa è descritta come “la città
dei Filosofi, il regno dei sogni, la città, mistica e filantropica, i cui abitanti possiedono
la pietra filosofale e si dedicano ad esperimenti, realizzando, di fatto, una sorta di
comunità o circolo alchemico regolamentato dalle Leges Antilianae, le leggi d’Antilia”.
Septem Artes Liberales
Noi, ovviamente, non c’incontreremo “lunedì prossimo” alla
Borsa di Londra, bensì a MILANO, il 21 gennaio, giusto in
quella che, sul SIDEROGRAFO di BRADLEY, è indicata come la
“prima data di rilievo del nuovo anno”.
Quel giorno, così, anche voi potrete saper se il 2009 …
6
Sarà finalmente l’anno del
“Mundus Inversus”?
“Giornata d’Incontro a Temi”, aperta a tutti, ma dedicata in
particolare ai professionisti del settore finanziario (consulenti,
promotori, agenti) che, nell’ambito del proprio lavoro, abbiano
ancor voglia di “guardare lontano” (e certamente più del poco che
potrebbero permettersi oggi).
L’incontro sarà diviso in due fasi ben distinte:
l’intera mattinata sarà dedicata ad un’analisi dei diversi
mercati finanziari, con lo scopo d’individuar su questi ultimi gli
scenari futuri più probabili (su diverse scale temporali, ma con
maggior attenzione a quelle di più lungo periodo);
il
pomeriggio,
invece,
sarà
dedicato
“esclusivamente”
ai
professionisti del settore (attuali, ma anche futuri!), al fine di
valutar, “noi insieme a loro”, quali opportunità di “guardar
lontano” sono offerte nelle ultime normative MIFID emanate, dal
Governo, lo scorso 30 dicembre 2008.
L’incontro è rigorosamente a numero chiuso e, all’inizio, previsto solo per una
cerchia molto ristretta di persone. Tuttavia, al fine di non escludere alcuno,
s’è scelto di aprir la giornata a tutti coloro che fossero interessati ai temi ivi
trattati (con la possibilità di partecipare ad entrambe le sue fasi o anche solo
ad una delle stesse). Chiunque fosse interessato, pertanto, è pregato di
inviarcene comunicazione nel più breve tempo possibile, specificando a quale
fase dei lavori sia suo desiderio partecipare. Sarà poi nostra premura
comunicar loro, per tempo, sede e programma dettagliato dell’incontro.
Edoardo E. Macallè – “Il Circolo dell’Investitore”
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