sovraccoperta
www.javiersierra.com
E se Colombo avesse raggiunto l’america
sette anni prima del suo viaggio «ufficiale»?
Se il quadro Las Meninas di velázquez
nascondesse un oscuro segreto astrologico?
Se non fosse stata la vergine, quella apparsa a Fatima?
Quante pagine della nostra storia
nascondono un enigma in attesa di essere svelato?
«Sierra ha un talento incontenibile nel mescolare storia,
intrighi e folklore, spionaggio ed esoterismo».
Kirkus reviews
JaviEr SiErra lo SPECCHio oSCUro
Javier Sierra (Teruel, 1971) ha raggiunto il successo internazionale con il
bestseller La cena segreta ed è uno degli
autori spagnoli di maggior successo nel
mondo. Tra i suoi libri, venduti in quaranta paesi, si ricorda: La signora in blu
(2008).
JaviEr
SiErra
lo SPECCHio
oSCUro
ENiGMi, iNGaNNi E oSSESSioNi
dElla Storia
798744
In copertina:
Immagine di Cahetel
NI_lo specchIo oscuro_798744_es
È un cammino affascinante e ricco di
mistero quello di chi percorre le pagine
della Storia concentrando l’attenzione
sulle pieghe nascoste, sui punti non segnalati sulle mappe. E sono proprio le
«pieghe» della Storia, i suoi più grandi
enigmi, l’oggetto d’indagine di questo
libro.
Possibile, ad esempio, che l’interpretazione di capolavori artistici come
l’Iliade e Las Meninas di Velázquez vada
rivista in chiave astronomica? O che la
figura di Gesù di Nazareth, così come
ci è stata tramandata dal Nuovo Testamento, abbia tanti punti in comune con
gli antichi testi egizi sul culto di Osiride? E quali misteri nascondono le piramidi azteche, le città sotterranee della
Cappadocia, la cattedrale di Chartres?
Qual è il significato dei simboli massonici impliciti nell’architettura di
Washington o del Vaticano? La storia
delle apparizioni di Fatima e del terzo
segreto è stata raccontata fino in fondo?
Muovendosi tra mito e realtà, religione e
scienza, letteratura e archeologia, Javier
Sierra ci regala il diario di un’avventura
straordinaria verso le radici perdute della nostra identità.
sovraccoperta
www.javiersierra.com
E se Colombo avesse raggiunto l’america
sette anni prima del suo viaggio «ufficiale»?
Se il quadro Las Meninas di velázquez
nascondesse un oscuro segreto astrologico?
Se non fosse stata la vergine, quella apparsa a Fatima?
Quante pagine della nostra storia
nascondono un enigma in attesa di essere svelato?
«Sierra ha un talento incontenibile nel mescolare storia,
intrighi e folklore, spionaggio ed esoterismo».
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JaviEr SiErra lo SPECCHio oSCUro
Javier Sierra (Teruel, 1971) ha raggiunto il successo internazionale con il
bestseller La cena segreta ed è uno degli
autori spagnoli di maggior successo nel
mondo. Tra i suoi libri, venduti in quaranta paesi, si ricorda: La signora in blu
(2008).
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È un cammino affascinante e ricco di
mistero quello di chi percorre le pagine
della Storia concentrando l’attenzione
sulle pieghe nascoste, sui punti non segnalati sulle mappe. E sono proprio le
«pieghe» della Storia, i suoi più grandi
enigmi, l’oggetto d’indagine di questo
libro.
Possibile, ad esempio, che l’interpretazione di capolavori artistici come
l’Iliade e Las Meninas di Velázquez vada
rivista in chiave astronomica? O che la
figura di Gesù di Nazareth, così come
ci è stata tramandata dal Nuovo Testamento, abbia tanti punti in comune con
gli antichi testi egizi sul culto di Osiride? E quali misteri nascondono le piramidi azteche, le città sotterranee della
Cappadocia, la cattedrale di Chartres?
Qual è il significato dei simboli massonici impliciti nell’architettura di
Washington o del Vaticano? La storia
delle apparizioni di Fatima e del terzo
segreto è stata raccontata fino in fondo?
Muovendosi tra mito e realtà, religione e
scienza, letteratura e archeologia, Javier
Sierra ci regala il diario di un’avventura
straordinaria verso le radici perdute della nostra identità.
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Javier Sierra (Teruel, 1971) ha raggiunto il successo internazionale con il
bestseller La cena segreta ed è uno degli
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È un cammino affascinante e ricco di
mistero quello di chi percorre le pagine
della Storia concentrando l’attenzione
sulle pieghe nascoste, sui punti non segnalati sulle mappe. E sono proprio le
«pieghe» della Storia, i suoi più grandi
enigmi, l’oggetto d’indagine di questo
libro.
Possibile, ad esempio, che l’interpretazione di capolavori artistici come
l’Iliade e Las Meninas di Velázquez vada
rivista in chiave astronomica? O che la
figura di Gesù di Nazareth, così come
ci è stata tramandata dal Nuovo Testamento, abbia tanti punti in comune con
gli antichi testi egizi sul culto di Osiride? E quali misteri nascondono le piramidi azteche, le città sotterranee della
Cappadocia, la cattedrale di Chartres?
Qual è il significato dei simboli massonici impliciti nell’architettura di
Washington o del Vaticano? La storia
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segreto è stata raccontata fino in fondo?
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bestseller La cena segreta ed è uno degli
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È un cammino affascinante e ricco di
mistero quello di chi percorre le pagine
della Storia concentrando l’attenzione
sulle pieghe nascoste, sui punti non segnalati sulle mappe. E sono proprio le
«pieghe» della Storia, i suoi più grandi
enigmi, l’oggetto d’indagine di questo
libro.
Possibile, ad esempio, che l’interpretazione di capolavori artistici come
l’Iliade e Las Meninas di Velázquez vada
rivista in chiave astronomica? O che la
figura di Gesù di Nazareth, così come
ci è stata tramandata dal Nuovo Testamento, abbia tanti punti in comune con
gli antichi testi egizi sul culto di Osiride? E quali misteri nascondono le piramidi azteche, le città sotterranee della
Cappadocia, la cattedrale di Chartres?
Qual è il significato dei simboli massonici impliciti nell’architettura di
Washington o del Vaticano? La storia
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segreto è stata raccontata fino in fondo?
Muovendosi tra mito e realtà, religione e
scienza, letteratura e archeologia, Javier
Sierra ci regala il diario di un’avventura
straordinaria verso le radici perdute della nostra identità.
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 015
15
1
La rotta proibita
Fui costretto a leggere due volte quell’iscrizione per convincermi che fosse vera. Mi stropicciai gli occhi, incredulo, e guardai
ancora. Com’era possibile che in cinque secoli nessuno se ne
fosse reso conto? Dinanzi a me, nella navata sinistra dell’imponente basilica di San Pietro, a Roma, il monumento funerario di Innocenzo VIII mostrava orgoglioso un’epigrafe del
tutto anacronistica: Novi orbis suo aevo inventi gloria, « Nel
tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo
mondo ».
Una frase di un’assurdità colossale.
Innocenzo VIII, genovese, al secolo Giovanni Battista Cybo,
amministrò le sorti della Chiesa cattolica tra il 1484 e la fine di
luglio del 1492. Morı̀ a causa di forti dolori addominali e febbre una settimana prima che Cristoforo Colombo salpasse dal
porto di Palos, il 3 agosto di quello stesso anno. Dunque, com’era possibile che il suo epitaffio, inciso sul marmo nero ed
esposto agli occhi di tutti, assicurasse proprio a lui il merito
della scoperta dell’America?
Quello, indubbiamente, era un mistero adatto a me. Lo stesso destino che si era preso gioco di me a Gerusalemme mi conduceva di nuovo su una buona pista.
Questa volta vi arrivai grazie alle ricerche di Ruggero Marino, un giornalista del Tempo di Roma, che nel 1997 aveva pubblicato un libretto intitolato Cristoforo Colombo e il Papa tradito.1 Marino, un lombardo affabile ed estroverso, era cosı̀ ossessionato da quell’apparente paradosso da condividere le sue elucubrazioni con quanti fossero disposti a prestargli ascolto. E io,
naturalmente, non mi tirai indietro.
Non ci trovavamo dinanzi a un enigma qualunque: questo
era inciso addirittura sulla tomba di un papa. Un mistero che,
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 016
16
in maniera curiosa, era strettamente collegato a un altro, inciso
sulla stessa lapide sepolcrale. In effetti, sotto la statua trionfante
del pontefice, si legge anche: Obit an. D. ni MCDXCIII.
« Morto nell’anno del Signore 1493. »
1493?
Ma Innocenzo VIII non morı̀ nell’estate del 1492? Mi trovavo, dunque, nuovamente di fronte a un altro di quegli inesplicabili equivoci storici che tanto mi esasperano? Oppure, come sembrava plausibile, era una svista voluta? E in tal caso, perché mai si era deciso di commettere un errore simile sotto gli
occhi di tutti?
Di una cosa almeno ero certo: nel 1493 era già divenuto papa lo spagnolo Alessandro VI, Rodrigo Borgia, che appoggiò le
aspirazioni dei Re Cattolici in America come nessun altro. Chi,
dunque, e perché, volle manomettere la data di morte nel luogo stesso di eterno riposo del suo predecessore sul Trono di
Pietro?
La crociata segreta
Il mistero della tomba e poi, forse, quello che avvolge l’intera
impresa di Cristoforo Colombo, potranno comprendersi meglio se si studiano le ossessioni di papa Cybo.
Ruggero Marino, che incontrai l’ultima volta a Madrid nel
2006, non mi diede il tempo di chiedergli notizie sulle angosce
del pontefice, e cominciò subito a espormi le sue scoperte con
l’entusiasmo di uno studente volenteroso.
« Durante l’estate del 1490, Innocenzo VIII era preoccupato
per l’inarrestabile offensiva dei turchi nel Mediterraneo. Costantinopoli era caduta nelle loro mani nel 1453. Per la Cristianità era stata un’immane catastrofe, che ne preannunciava molte altre. Nel 1480, molto più vicino a Roma, per la precisione a
Otranto, la città pugliese situata all’estremità dello Stivale, i
turchi avevano decapitato ottocento cristiani su una spiaggia.
Si doveva porre un freno a questa avanzata, e l’unica maniera
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 017
17
efficace poteva essere armare una spedizione crociata capace di
annientare il nemico e riconquistare la Terra Santa. »
« Ma nel 1490 non fu organizzata nessuna crociata », obiettai
ripassando la cronologia del XV secolo.
« In realtà ve ne fu una... ma abortı̀ prima di mettersi in
marcia. »
Ruggero Marino, con espressione seria, aggiunse: « Sono in
pochi a ricordare che Innocenzo ideò un progetto che prevedeva la formazione in Europa di tre grandi eserciti. Uno a carico
degli Stati pontifici, un altro che avrebbe raggruppato le armate
di Ungheria, Germania e Polonia, e un terzo in cui sarebbero
confluite le forze di Spagna, Francia e Inghilterra. L’inattesa
morte del sovrano ungherese, tuttavia, fece fallire il piano prima che le truppe fossero riunite ».
A quanto mi riferı̀ Marino quel pomeriggio, malgrado il
contrattempo, Innocenzo non abbandonò mai il suo proposito,
e impiegò i due anni successivi a raccogliere le risorse economiche con le quali finanziare la riconquista di Gerusalemme. Aveva bisogno di oro in quantità enormi. Ma dove prenderlo? E
con l’aiuto di chi?
In questo scenario fa la sua comparsa il futuro Ammiraglio
del Mare Oceano. Come Marino spiega nel suo saggio Cristoforo Colombo. L’ultimo dei templari,2 il papa ricorse ai servigi di
un altro genovese per mettere assieme le somme necessarie a
pagare la crociata. Un genovese, come lui, imbevuto dello stesso spirito messianico, convinto di servire una causa superiore.
« Nell’ambiente dell’epoca circolava la speranza che l’imminente giubileo dell’anno 1500 sarebbe stato il momento perfetto per riprendere i luoghi santi. Ed è probabile che Innocenzo
individuasse in Colombo l’uomo ideale per tale impresa » mi
assicurò Marino.
Secondo la tesi di Marino, fu il papa Cybo, lo stesso che aveva dato il titolo di « Cattolici » ai re di Castiglia e Aragona, a
spalancare le porte della monarchia spagnola a Colombo e favorire dunque la spedizione della Scoperta.
« Spiegato cosı̀, l’epitaffio di Innocenzo VIII assume un senso compiuto », aggiunse.
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 018
18
A questo punto, Ruggero Marino sorrise malizioso. Ben presto avrei capito che l’italiano si era riservato ancora un asso nella manica.
« So che quello che sto per dire ti suonerà polemico e presuntuoso », avvertı̀, « ma credo di poter dimostrare che la ragione per cui il papa affidò a Colombo quest’impresa fu che erano
imparentati. Colombo potrebbe essere un figlio illegittimo di
Cybo. »
La sorpresa mi paralizzò.
« Esistono diversi elementi che portano a questa conclusione. Per esempio, l’incredibile somiglianza fisica tra alcuni ritratti antichi di Colombo e i pochissimi che conserviamo di Innocenzo VIII. Questo papa, inoltre, aveva antenati ebrei, una
zia saracena e una nonna musulmana. Se fosse stato un parente
del papa, si spiegherebbe perché Colombo voleva nascondere le
sue origini. »
Quindi aggiunse: « Queste conclusioni spiegherebbero anche
perché furono imbarcati tanti genovesi durante il primo viaggio, e perché Cuba si chiama cosı̀. Infatti, benché il nome sembri avere origine indigena, questo vocabolo deriva da Cybo, il
cognome del papa, che, a sua volta, deriva da Cubos o Cubus ».
Le profezie di Colombo
« Ebbene, cosa ne fu del progetto di crociata di papa Cybo? »
riuscii a chiedergli, ancora attonito dinnanzi alle sue rivelazioni.
« La risposta devi cercarla nella Biblioteca Colombina, a Siviglia. È qui che si conserva l’unico libro autografo di Colombo
giunto fino a noi, il Libro delle profezie. Studialo. »
Lo confesso. In quell’uggioso pomeriggio di febbraio, mentre
eravamo seduti uno di fronte all’altro davanti a un caffè in un
bar del centro di Madrid, Ruggero Marino scoperchiò dinanzi a
me un autentico vaso di Pandora. Constatai in seguito che la
Biblioteca Colombina, situata presso gli Archivi della cattedrale
di Siviglia, custodisce ancora oggi questo gioiello bibliografico
rilegato in pergamena, un quaderno di settanta fogli – all’origi-
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 019
19
ne erano 84 –, vergato a mano da Cristoforo Colombo in persona. Il suo contenuto riuscı̀ inoltre a risolvere alcuni dei miei
dubbi. Una delle prime frasi indicava il proposito dell’opera e
difendeva la visione « crociata » cui alludeva Marino:
Ha inizio il libro o collezione di autorità, detti, sentenze e
profezie riguardo il riscatto della Città Santa e del monte
di Dio, Sion, e sulla scoperta e conversione delle isole dell’India e di tutte le genti e nazioni, ai nostri sovrani di Spagna.
L’opera, che inspiegabilmente non ha avuto alcuna edizione fino al 1984 e che ancora oggi è molto difficile da reperire nelle
librerie, riporta anche un inedito ritratto dell’Ammiraglio. Meglio ancora: il suo autoritratto in veste di crociato. Dal suo Libro delle profezie emerge il profilo di un uomo erudito, un fanatico collezionista di citazioni bibliche che, a suo parere, profetizzavano le sue stesse imprese, nonché fervente fautore dell’importanza della missione che il destino aveva messo nelle
sue mani. Forse per questo firmava tutte le sue missive con il
misterioso anagramma « Christo Ferens », la versione greco-latina di Cristoforo, che significa appunto « portatore di Cristo ».
E forse fu sempre per questo che, intriso di tale inattaccabile
spirito di conquista, fece cucire delle enormi croci templari sulle vele delle caravelle impiegate nel suo primo viaggio. Oppure
la presenza delle croci del tempio era dovuta al fatto che i misteriosi cavalieri furono i primi a informare Roma dell’esistenza
delle nuove terre americane, all’incirca nel XIII secolo?
La misteriosa firma di Colombo.
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 020
20
« In ogni caso », mi spiegò Ruggero, che come me conosceva
bene le leggende sui templari in America, « Colombo salpò dalle spiagge di Huelva sentendosi un crociato come quei cavalieri
dell’Ordine del Tempio che difesero la cittadella di Gerusalemme tre secoli prima. »
Il mio incontro con lui mi lasciò un solo dubbio. Un interrogativo enorme e di gravi conseguenze storiche: dove ricavarono Colombo e Innocenzo VIII la certezza che oltre le Colonne
d’Ercole avrebbero trovato la rotta verso l’oro di cui avevano
bisogno? Dai templari? Oppure da navigatori ebrei, come ipotizzano altri?
La ricerca di una risposta a questa incognita avrebbe finito
per portarmi molto lontano. E la mia prima tappa doveva essere sulle sponde della vecchia Costantinopoli.
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 021
21
2
La mappa della fine del mondo
Fu nell’agosto del 1998 che misi piede a Istanbul con il fermo
proposito di studiare la storia di una delle mappe cartografiche
più bizzarre al mondo. Il mio obiettivo era costituito da un
portolano vecchio di cinque secoli che, se attendibile, ci obbligherebbe a riconsiderare interamente le vicende che portarono
alla scoperta dell’America.
L’atlante in questione è datato 1513 ed è disegnato su una
pelle di gazzella grande appena 90 x 65 centimetri. Ciononostante descrive in dettaglio le coste atlantiche di Spagna e Portogallo, il Corno d’Africa e buona parte del Centro e Sudamerica. Include inoltre il profilo di isole come le Maldive, che non
sarebbero state cartografate fino al 1592, e segna le sorgenti del
Rio delle Amazzoni nelle Ande, un fatto del tutto ignorato agli
inizi del XVI secolo. Ma questi, in realtà, sono soltanto i minori degli enigmi che nasconde.
Al giorno d’oggi, questa misteriosa mappa di navigazione è
abbastanza famosa. All’inizio di questo decennio, romanzi come L’origine perduta di Matilde Asensi l’hanno resa un’icona
popolare;1 io stesso me ne sono occupato in un lavoro precedente, intitolato En busca de la Edad de Oro.2 Eppure, anche
se ho ripetuto all’infinito che questa carta riveste un ruolo fondamentale nella storia della scoperta dell’America, pochi sanno
che fu disegnata da un navigatore turco chiamato Muhiddin
Piri Ibn Haji Mehmet, meglio noto come ammiraglio Piri o
più semplicemente come Piri Reis, e da questi donata all’allora
sultano ottomano.
Piri Reis nacque a Gallipoli, il porto più importante della
Turchia del XVI secolo. I suoi cantieri navali erano l’invidia
di tutta Europa. Vi si fabbricavano le migliori navi dell’epoca,
e dal Medioevo poteva contare su acquartieramenti sontuosi
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 022
22
per i capitani delle grandi flotte. In gioventù, Piri ebbe occasione di visitare tutte le coste del Mediterraneo e dell’Egeo, incluse quelle spagnole, e di tutte prese rilevazioni dettagliate. Aiutò
lo zio Kemal Reis a evacuare i musulmani espulsi da Granada
dai Re Cattolici, e con lui prese parte a decine di attacchi alle
navi dei cristiani.
Fu inoltre uno straordinario cartografo. Un disegnatore acuto ed eccezionale con un’ossessione particolare: nelle sue mappe annotava sempre ogni informazione utile ricavata durante le
sue scorrerie corsare. Fu infatti cosı̀ che poté concepire il suo
trattato Bahriye (« Della navigazione »), un libro composto da
219 capitoli e illustrato da ben 215 mappe, in cui descrive le
coste marine dai Dardanelli fino a Gibilterra. Le sue descrizioni
erano cosı̀ dettagliate che i navigatori turchi le ritennero indispensabili per secoli.
Malgrado ciò, nessuna di quelle carte avrebbe raggiunto ai
nostri giorni la fama della mappa che regalò al sultano, tuttora
considerata un’autentica gloria nazionale turca. Appare sui
nuovi biglietti da dieci lire (approssimativamente 4,7 euro); è
riprodotta su parecchi muri di Istanbul in mosaico o in composizioni di piastrelle; spesso compare nei manifesti pubblicitari
degli enti del turismo del paese. Tale celebrità è dovuta a Mustafa Kemal Atatürk, padre della Turchia moderna e laica, poiché fu durante il suo governo che venne rinvenuta la mappa – o
meglio, soltanto la parte che raffigura l’Occidente – tra le macerie dei palazzi del Topkapi, allora in stato d’abbandono.
In effetti, Atatürk « adottò » come proprio quel rinvenimento e lo rese uno dei simboli della sua neonata repubblica. Ed
ebbe successo; non esiste atlante cartografico del Nuovo Mondo che non gli attribuisca un posto d’onore. E a ragione: molto
prima che i cartografi europei si occupassero di disegnare le coste americane, un turco lo aveva fatto con stupefacente precisione.
Ma come vi era riuscito?
Per quanto possa risultare incredibile, un documento tanto
conosciuto come questa mappa nasconde ancora una bomba a
orologeria per gli storici americanisti. Piri Reis, l’uomo che la
Lo specchio oscuro (137 x 205 mm) p. 023
23
realizzò, non trascurò di raccontare la storia della sua mappa
nel lungo testo che scrisse accanto al profilo continentale americano. Vicino all’attuale Cuba inserı̀ una frase esplosiva:
Queste coste ricevono il nome di spiagge delle Antille. Furono scoperte l’anno 890 del calendario arabo, e si racconta
che un genovese infedele, di nome Qulünbü (Colombo), fu
colui che scoprı̀ questi luoghi.
La bomba era rimasta alla vista di tutti, sebbene quasi nessuno
se ne fosse accorto fino ai nostri giorni: quell’« anno 890 del
calendario arabo » è una data errata, un ulteriore mistero nella
storia segreta della scoperta dell’America. Essa corrisponde all’anno 1485 del calendario cristiano. Ma nel 1485 mancavano
ancora sette anni prima che un europeo mettesse piede sulle coste americane! Si tratta dunque di un errore del cartografo turco? Piri Reis anticipò la data della scoperta solo per sbaglio?
Qualcosa mi diceva che lı̀, come nell’epitaffio di papa Innocenzo VIII, non vi era alcun errore.
« Nessuno lo ha visto dall’epoca di Atatürk »
Quando arrivai al Topkapi e chiesi dove fosse esposta la mappa
originale, la mia sorpresa fu enorme: sebbene tutti i cataloghi
consultati sostenessero che « il Piri Reis » era custodito in quel
luogo, la mappa non si trovava in nessuna delle teche. Era ridicolo! Perché mai il suo numero d’inventario, R. 1633, era di
dominio pubblico e la mappa invece no? Riuscii quindi a ottenere un colloquio con la direttrice del museo, la dottoressa Filiz
Çağman, la quale non tardò a scusarsi per non potermi accontentare.
« La richiesta da lei avanzata è estremamente insolita », precisò.3
« Insolita? Era insolito voler ammirare una mappa simile? »
Aspettai in silenzio una sua risposta. Çağman non volle spiegarmi perché una carta tanto celebre non fosse consultabile e
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Lo specchio oscuro - Club degli Editori