Anelito all’unità negli scritti di M. Maria Oliva Bonaldo CM Premessa La nostra Fondatrice ha gustato profondamente il mistero della Chiesa e dal giorno della “grazia di Castelfranco”, il 22 maggio 1913, possiamo dire con le sue parole, l’ha contemplata come mistero di unità in Dio nel già della Vita eterna comunicata a noi fin da questa vita e insieme come “sospiro di Gesù” nel cammino della storia. «Oh se il mondo comprendesse che noi siamo Uno con Gesù e col Padre e che il nostro gaudio è veramente pieno”1. «Sapesse ciò che io sento pronunciando le solenni parole della nostra professione di fede “Credo la Santa Chiesa Cattolica”. La Santa Chiesa non è il sospiro di tutti i sacerdoti com’è stata il sospiro di Gesù»2. Il sospiro di Gesù è il sospiro della sua vita e dell’Opera3 da lei fondata, “perché il Sangue di Gesù Cristo non sia stato sparso invano, perché la sua ultima preghiera «ut unum sint» sia presto esaudita”4. Cercherò di comunicare quanto ho colto del suo anelito con le sue stesse parole, raggruppandole dapprima intorno a due costanti e poi facendo un piccolo tentativo di interpretazione. Nell’ultima parte cerco di trarre qualche conclusione applicativa.. Ecco dunque lo schema di questo intervento: 1. La preghiera di Gesù nel cuore del carisma 2. Siamo nate per questo... 3. L’ecumenismo spirituale, anzi mistico di Madre Maria Oliva 4. Altri aspetti della “teologia ecumenica” di Madre Maria Oliva 5. Considerazioni conclusive 1 Lettera a Scotti, 2 ottobre 1920, p. 11 Lettera a Scotti, 29 gennaio 1932, p. 29 3 Le Figlie della Chiesa vogliono glorificare il Padre, perché questo fu l’intenso sospiro di Gesù, ed è l’incessante sospiro della Chiesa. ... non s’acquieteranno .. finché ... non sarà ... appagato così pienamente l’estremo sospiro di Gesù: «Padre, glorifica il tuo Figlio, sicché il tuo Figlio glorifichi te» 33 Foglietti, 1934, p. 3-4. Rileggete quella stupenda preghiera, voi sentirete che lui non sospira che questo. Ed è il sospiro della nostra piccola Opera: appunto perché vogliamo glorificare il Padre, per questo vogliamo l’unione. Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 145. 4 Nessun sacrificio è grande per l’unità della grande famiglia cattolica, perché il Sangue di Gesù Cristo non sia stato sparso invano, perché la sua ultima preghiera «ut unum sint» si avveri. 33 Foglietti , 1934, p. 98. 2 1. La preghiera di Gesù nel cuore del carisma La preghiera di Gesù al Padre, nel capitolo XVII di Giovanni viene chiamata dalla Fondatrice contenuto evangelico del nostro spirito5.. Nel primo Statuto, scritto nel 1934 quando ancora la Congregazione non esisteva scrive: «... pregheranno con la preghiera stessa di Gesù, vasta come Dio e tenera come il suo Cuore» 6. E a mons. Scotti, nel 1932 aveva detto: «La Preghiera di Gesù dopo la Cena, ch’io non leggo mai senza piangere, Le dica ciò che sento, ciò che spero, ciò che mi fa tanto felice quaggiù»7. A Igino Giordani, laico, sposato, già impegnato nella politica quando Madre Maria Oliva lo ha conosciuto, in una Lettera del 1940 indica la Preghiera di Gesù come il nostro grande libro di meditazione: «La preghiera di Gesù è il nostro grande libro di meditazione: glieLa accludo perché desidererei che la ripetesse con noi quando è realmente Gesù [dopo la comunione]. L’ho scoperta prima delle Lettere di S. Paolo e non la rileggo mai senza piangere per eccesso di vita. Gesù non poteva, non poteva chiedere di più. Non chiede anzi: comanda, vuole. Noi possiamo possedere l’Amore col quale il Padre l’ha amato. Pensi di che onnipotente amore ci ha resi capaci! Di che vita! Basta. Beati, beati noi! Peccato che molti, troppi, non comprendano nulla, e sia senza numero la massa degli infelici. Questo è il vero dolore, l’unico mio dolore»8. Giovanni 17 è infatti una delle pagine bibliche più ricorrenti nei testi della Fondatrice, fino alla fine, insieme alla frase di Paolo che ci invita a compiere ciò che manca alla passione di Gesù Cristo per il suo Corpo che è la Chiesa (Col 1,24). Nelle Costituzioni del 1958 si legge che da questa preghiera “la Congregazione ha tratto ispirazione e vita” (n. 241). Nella presentazione delle stesse la Madre precisa: «La Santa Chiesa... ha approvato definitivamente le Costituzioni della nostra Congregazione, di cui la Preghiera di Gesù è il cuore»9. Lo ricorda durante l’ultima Settimana di preghiera celebrata su questa terra: «La gloria di Gesù sta nell’adempimento della volontà del Padre, che è l’unità di tutti nel suo cuore paterno. E questo è lo scopo della vita di Gesù. (...) Rileggete quella stupenda preghiera, voi sentirete che lui non sospira che questo. Ed è il sospiro della nostra piccola Opera: appunto perché vogliamo glorificare il Padre, per questo vogliamo l’unione» 10. Nel testo “Figlie della Chiesa”, ultima fatica della Fondatrice chiamata a preparare ciò che sarebbe servito per le nuove Costituzioni, riassume così la finalità dell’Istituto: «Il nostro spirito oggi è quello di ieri: quello della Chiesa che è comunione sacramentale, fraterna e organica, salvifica, apostolica, pasquale, 5 Figlie della Chiesa, 1974, p.158. 33 Foglietti p. 10. 7 Lettera a Scotti, 29 gennaio 1932, p.31. 8 Lettera a Igino Giordani, 17 marzo 1940, [ed. 2001], p.15. 9 Lettera di presentazione delle Costituzioni , Roma 1958, p 3-4. 10 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 145 6 2 mistica... come l’ha implorata Gesù e per questo è sacramento universale di salvezza a gloria del Padre» (1974)11 . E poi commenta tutti i singoli aspetti della Chiesacomunione qui enumerati con la stessa preghiera di Gesù. Davvero “«l’ideale che è stato inciso nei nostri tabernacoli: “Pater, rogo ut omnes unum sint”» 12, dovrebbe, per Madre Maria Oliva essere inciso nei nostri cuori, perché ce lo ricordiamo sempre. 2. Siamo nate per questo... Conosciamo la pagina del libretto di Maddalena in cui la Fondatrice ricorda quanto ha detto, nel 1945, alle novizie per prepararle a vivere con fervore la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «È tremenda l’urgenza della “Preghiera” e della “Penitenza” per l’unione! Figliuole, noi siamo nate per questo: per essere una cosa sola, affinché il mondo creda e perché siano una sola cosa prima gli uniti e poi i separati» 13. Nella presentazione delle Costituzioni già ricordate [pubblicate nello stesso anno in cui è stato scritto il libro di Maddalena] si legge: «Avvertirono tutte che la nostra unione è la nostra ragione d’essere nella Chiesa: l’apostolato nostro “affinché il mondo creda”»14 . Lo ricorda spesso nelle circolari: «Solo dandolo [il nostro amore] tutto a Lui, possiamo darlo tutto a tutte e realizzare l’unione per cui siamo nate» 15. «... si chiude oggi la Grande Settimana, ma per noi si apre l’Anno, la vita intera dell’Unione. Siamo nate per questo, dobbiamo soffrire e morire quotidie per questo»16. Non insito su questo tema, bastano le parole citate per capire che non si tratta di un accessorio per la vocazione delle Figlie e dei Figli della Chiesa... Solo vorrei svilupparne due aspetti che riguardano tale vocazione che è, come diciamo sempre contemplativa e apostolica insieme. 2.1. La dimensione contemplativa dell’unità Nota fondamentale del pensiero di madre Maria Oliva è che la contemplazione anticipa e affretta l’unione. Perché è via di unione con la volontà del Padre che è sempre volontà di unione. Fossimo tutti dei contemplativi! La contemplazione dà la possibilità di vivere e gustare già oggi la dimensione finale, escatologica dell’unione... 11 Figlie della Chiesa, 1974, p.158-159. Circolare 19 marzo 1971. Lo ricorda molto spesso, l’ha fatto lei stessa, quando era giovane profuga a Portiolo. “Per questo, pensando che non ci saremmo arrivate, data la nostra fragilità e incostanza nella preghiera, ho interessato tutte le Superiore e continuo a interessarle, e a spingerle a incidere nell’interno dei loro tabernacoli: «Pater, rogo, ut sint unum» perché questa grazia solo Gesù ce lo può ottenere, mandandoci il suo Spirito di unione e di amore. L’ho inciso pensando che noi, distratte da tante cose non ci avremmo pensato e forse anche in questa Settimana dell’Unità stentiamo a raccoglierci in questo pensiero costantemente, intensamente” Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 18 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 113. 13 Maddalena, p.77-80. 14 Lettera di presentazione delle Costituzioni , Roma 1958, p 3-4. 15 Circolare 24 giugno 1959. 16 Circolare 25 gennaio 1963. 12 3 L’unità della Chiesa è la vita nostra nel “seno del Padre”: «Intanto “Cor unum et anima una” per l’Opera cioè per la Chiesa, cioè per Gesù Mistico: Lui e noi fratelli suoi destinati per grazia a vivere eternamente nel seno del Padre ove Egli riposa per natura»17. «La Chiesa alla mensa eucaristica è tutta tesa verso la mensa celeste e la cena dell’eterna gloria. Vi partecipa sacramentalmente con tutti i suoi figli... e la pregusta sperimentalmente, nei suoi figli contemplativi nei quali l’intima unione con Dio e l’unità con tutto il genere umano (LG 1), hanno raggiunto quaggiù la massima loro efficienza»18. « “L’unione piena e perfetta” ci dice il noto Notturno è solo del cielo. Ma che apostolato, se per amore del corpo mistico, non per ipocrisia, procuriamo che si intravveda anche in terra! E’ la testimonianza della vita celeste che la vita religiosa deve dare al mondo. Ed è per questo un “vessillo”»19. «La Chiesa non ci ha domandato una obbedienza interiore, come qualcuno va dicendo: un’obbedienza contemplativa ci ha domandato. Arrivano a questa obbedienza libera e responsabile solo i contemplativi, perché vivono d’amore. Amano e fanno quello che vogliono, perché vogliono solo quello che vuole Dio: Dio attraverso il Papa, Dio attraverso i Superiori legittimi. È tanto chiaro e semplice. Niente di più libero di questa obbedienza, voluta liberamente dall’anima (...) Che la Madonna ci conduca per questa strada! Oh, pensate che unione se osservassimo questa regola d’amore: «Ama e fa’ quello che vuoi»!» 20. 2.2. La dimensione apostolica dell’unione “Contemplative e perché tali apostole”. L’apostolato è tale solo se è frutto di contemplazione. Il primo apostolato è per la Fondatrice l’unione nostra, il “vedete come si amano”. «L’unità sarà l’elemento essenziale del loro apostolato esterno, il fondamento della loro azione»21. 17 Lettera a Scotti, 21 aprile 1934, p. 52. Figlie della Chiesa, 1974, p.50. 19 Circolare [maggio-giugno ?]1966. 20 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 21 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 142. 21 33 Foglietti, p. 97. Questo testo è ripreso da un discorso di Pio XI, del 22 luglio 1934, teniamo presente che i 33 Foglietti sono scritti nell’agosto 1934. Trascrivo per intero il brano citato: “L’unità sarà l’elemento essenziale del loro apostolato esterno, il fondamento della loro azione: essa non prospetta la pluralità, le diverse direzioni di attività; l’azione invece esige la molteplicità delle iniziative, la varietà delle direzioni e manifestazioni e quindi anche il numero; l’azione vuole essere sapiente e felice attraverso ogni età, stato, professione, condizione sociale, ma perché essa sia efficace deve poggiare sull’unità: / è l’unione che fa sempre la forza; è la forza che fa la vittoria e il successo. Non si tratta di identità, ma di concordia, di coordinazione di tutti gli slanci e di tutte le forze: questa è l’unità; questo penseranno, questo attueranno perché hanno l’onore di essere le Figlie della Chiesa, per l’onore della Chiesa stessa e del Padre di tutti i fedeli. Nessun sacrificio è grande per l’unità della grande famiglia cattolica, perché il Sangue di Gesù Cristo non sia stato sparso invano, perché la sua ultima preghiera «ut unum sint» 286 sia presto esaudita” 33 Foglietti, 1934, p. 97-98. 18 4 «La nostra unione è ... l’apostolato nostro “affinché il mondo creda”»22. «Gesù ci fa così capire che la nostra parte è sopra tutto la preghiera e che il nostro apostolato deve essere sopra tutto l’unione nostra. “Padre, ti prego che siano una sola cosa affinché il mondo creda… e conosca che Tu mi hai mandato”. Se ci ameremo il mondo crederà e conoscerà i Misteri della Salvezza. Se ci ameremo di più il mondo crederà di più e conoscerà meglio i Misteri della Redenzione. Se ci ameremo fino ad essere un cuor solo e un’anima sola, il mondo crederà come i bambini credono alle mamme e conoscerà per esperienza i Misteri dell’Amore di Dio. Pregando, adorando, amandoci in Gesù faremo la propaganda per cui siamo nate nella Chiesa» 23. «Dal libretto di Maddalena avete, spero, capito l’importanza apostolica di questa carità che si perfeziona nell’unione: se saremo unite, il mondo crederà; se vivremo disunite, il mondo non crederà. L’unione è la più grande missione e la più urgente. L’unione costa tanto per questo e il demonio tenta di impedirla per questo; la fa apparite difficile, spesso impossibile per questo»24. 3. L’ecumenismo spirituale, anzi mistico di Madre Maria Oliva Dopo aver così percorso alcuni scritti della Fondatrice seguendo queste due tematiche di fondo: la preghiera di Gesù e il motivo per cui esiste la nostra “piccola Opera” [quando si dice Opera nel linguaggio iniziale della Fondatrice sono sempre compresi tutti: religiose, sacerdoti, laici], ora vorrei tentare di leggere altre espressioni alla luce del cammino della Chiesa, per tentare di darne una interpretazione. Possiamo dire, e mi sembra anche la cosa più evidente, che la proposta ecumenica di Madre Maria Oliva sia l’ecumenismo spirituale, anzi mistico. Dice il Concilio: “Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione. Infatti il desiderio dell'unità nasce e matura dal rinnovamento dell'animo, dall'abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio della carità... Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l'unità dei cristiani, devono essere considerate come l'anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale” (UR,78).. Il grande apostolo dell’ecumensimo spirituale fu negli anni pre-conciliari l’abbé Paul Couturier. Non mi risulta che la Madre ne sia venuta a conoscenza, ma ne ha certamente vissuto le esigenze. Farò soltanto alcuni rilievi. Prima di tutto per quanto riguarda la Settimana di preghiera, e poi per quello che veniva considerato dalla Madre la nostra tipica “partecipazione” alla causa dell’unità, nella preghiera, nella penitenza, nel seguire ciò che Gesù stesso ha voluto compiere. «Gesù che “pregò il Padre per l’unione della sua prima Chiesa e il giorno dopo “consegnò Se stesso per lei”. Ella, suo misterioso Corpo, “nacque, come cantiamo sempre, dal suo Cuore spezzato”. Per il ritorno e l’unione delle chiese separate bisogna 22 Lettera di presentazione delle Costituzioni , Roma 1958, p 3-4. Circolare 18 – 25 gennaio 1958. 24 Circolare 28 febbraio 1959. 23 5 pregare con Gesù: Pater, rogo ut sint unum e noi incideremo la sua implorazione in tutti i nostri Tabernacoli. Ma bisogna anche soffrire, perché se non saremo una sola cosa il mondo non crederà. l’ha detto Lui: Padre, siano una cosa sola... affinché il mondo creda...”. La conversione del mondo alla fede dipende dall’unione! È tremenda l’urgenza della “Preghiera” e della “Penitenza” per l’unione!»25. 3.1. La nostra ottava «Che Santa ottava e quanto bisogno di preghiera!”26. È il primo cenno che trovo alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani negli scritti della Madre: ed è rivolto ad un laico! Le espressioni si fanno poi sempre più cariche: «18 Gennaio 1945. Nella chiesa di S. Giuliano dove le novizie si alternavano per l’adorazione del Santissimo Sacramento, erano stati esposti gli avvisi dell’Ottava di Preghiere per l’Unità della Chiesa che le Figlie della Chiesa dovevano trascorrere pregando più degli altri con Gesù: Pater, rogo ut sint unum e con la loro santa Madre: Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare... te rogamus; audi nos» 27. Ogni anno, nelle circolari invita a celebrare con amore di figlie questa Santa Ottava: «È l’Ottava, particolarmente a noi cara»28. «È la nostra Ottava: quest’anno, più di tutti i precedenti...»29. «Questa grazia vi farà trascorrere da vere figlie – spero – l’imminente Settimana di preghiere per l’Unità della Chiesa, sempre profonda nella sua intimità divina, ma continuamente ostacolata nella sua compagine umana...» 30. «... La nostra Ottava è alle porte e sarà l’Ottava Santa dell’Anno Santo se l’Amore ci unirà davvero profondamente, soprannaturalmente e anche cordialmente con quelle delicatezze di espressioni che solo l’Amore sa suggerire, e non dubito che ciò avvenga, perché dalla nostra unione dipendono l’unione dei cristiani e l’unione dei cattolici, per le quali tutta la chiesa e tutte le Chiese si raccolgono in preghiera» 31. E nello stesso tempo sollecita tutte a promuovere la partecipazione a questa Settimana: «Se non lo fa il Centro diocesano si potrebbero raccogliere e sollecitare con discrezione adesioni per una più viva e sentita partecipazione alla Settimana «prounione», promuovere la preghiera per l’unione in particolar modo durante la novena di Pentecoste»32. 25 Maddalena,1958, p.77-80. Lettera a Igino Giordani, 18 gennaio 1943, [ed. 2001], p. 94 27 Maddalena, 1958, p.74 28 Circolare 17 gennaio 1954 29 Circolare 18 – 25 gennaio 1958. 30 Circolare 12 gennaio 1969. 31 Circolare 18 – 25 gennaio 1975. 32 Circolare 19 marzo 1971. 26 6 «Spero che la presente circolare... vi arrivi in tempo perchè possiate animare da Figlie della Chiesa, la grande settimana dell’unità. (...) quest’anno deve essere una settimana diversa da tutte le precedenti nell’interno della comunità e con gli esterni. Tutte e tutti dovranno avvertire che per noi si tratta di vita o di morte; di unione o di disgregazione; di regno di Dio o di regno di Satana. Mettete in moto tutti i mezzi, grandi e piccoli che potranno aiutarvi ...»33. Per concludere mi piace citare questa espressione, che poi è l’ultima a questo riguardo e per questo ancora più significativa: «Siamo arrivate alla nostra grande Settimana dell’Unità: nostra, tutta nostra. Per noi non dovrebbe esserci una Settimana dell’Unità, ma l’anno intero dell’unità!» (1976)34. 3.2. La preghiera: l’unione è questione di grazia Madre Maria Oliva insiste sulla preghiera... bastano alcune citazioni: «Non occorre che vi ripeta quanto è necessaria la preghiera e la vera preghiera per l’unione. E’ questione di “grazia” e non c’è altra via per ottenerla» 35. «Gesù ci fa così capire che la nostra parte è sopra tutto la preghiera e che il nostro apostolato deve essere sopra tutto l’unione nostra. “Padre, ti prego che siano una sola cosa affinché il mondo creda… e conosca che Tu mi hai mandato”»36. «... Perché l’Unione non può venire che dalla Grazia e la Grazia non si ottiene che con la preghiera “cor unum ore uno”» 37. «Noi siamo state associate a questo movimento unionistico che parte dall’Apostolato della Preghiera ed è il più consono al nostro spirito di preghiera e al nostro programma apostolico» 38. 3.4. La penitenza-conversione-patire minuto: come Gesù che ha dato se stesso L’aspetto più caratteristico della spiritualità ecumenica proposta, fin dall’inizio, da Madre Maria Oliva è quello della profonda partecipazione al mistero pasquale di Gesù che ha dato la sua vita per la Chiesa. «Il Cardinale Patriarca ci ha invitato con ispiratissime parole a dare per l’unità della Chiesa tutte noi stesse e “Sangue per Sangue”. Anche l’unità delle singole chiesuole [comunità ef] domanda sangue: dobbiamo fonderci a forza di patire»39. Ricordo la pagina più conosciuta che è quella di Maddalena: 33 Circolare «Ottava per l'Unità» 1972. Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 18 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 113. 35 Circolare 18 – 25 gennaio 1975. 36 Circolare 18 – 25 gennaio 1958. 37 Circolare 18 gennaio 1963. 38 Circolare Sacro Cuore 1965. 39 Lettera a Igino Giordani, 7 gennaio 1941, [ed. 2001], p.60. 34 7 «Per questo dobbiamo pregare; per questo dobbiamo soffrire, “portando, soprattutto, i pesi le une delle altre” che è il soffrire meno illusorio e più unitivo. Sopportare una parola dura, sorridere a un viso oscuro; compatire un comportamento incivile; passar sopra a una sgarberia; passarci sotto, scordandola, come insegna la piccola Teresa; lasciarci prendere il necessario senza reclamare; lasciarci prevenire nelle iniziative; lasciarci sopraffare in ricreazione... Questo patire minuto unisce gli uniti, attira i separati, ottiene agli increduli la Fede che è l’apporto della Predicazione e il dono dell’Unione» 40. «Ciò suppone una maturazione che escluda o sradichi egoismi e infantilismi cronici e dia spazio al patire ordinario di ogni giorno e al patire straordinario delle prove esterne e interne immancabili nella “sequela Christi”. Maddalena per l’unione dei fratelli separati ha cercato la perfezione dove sicuramente si trova; dove l’ha trovata Gesù. “Era ben giusto, afferma S. Paolo nella Lettera agli Ebrei, che (Dio) volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza, il Capo che li ha guidati alla salvezza”»41. «... il nostro patire avrebbe dovuto consistere soprattutto nello sforzo quotidiano per comporre, ricomporre, perfezionare la comunione nostra e con tutti ed essere così Chiesa, sacramento dell’universale salvezza a gloria del Padre (LG 48)» 42. Il Concilio parla della necessaria “abnegazione di sé” (UR 7). La Madre insegna ad accogliere come dono salvifico e unitivo l’inevitabile sofferenza necessaria all’amore per diventare se stesso. L’amore in noi è come chiuso dentro un involucro di pigrizia, di egoismo, di superbia. Deve rompersi per liberare l’amore, la virtù, la fedeltà, il perdono, l’accoglienza reciproca. Ogni giorno. «... si chiude oggi la Grande Settimana, ma per noi si apre l’Anno, la vita intera dell’Unione. ... dobbiamo soffrire e morire quotidie per questo» 43. Il quotidie morior.. è l’esodo necessario per arrivare alla terra promessa. C’è un aspetto ascetico della vita che è necessaria premessa alla libertà dell’amore. Fa male, ma è una sofferenza salvifica, liberante. Dicevano i Padri della Chiesa che all’inizio, la virtù è amara. È questa la vera penitenza, è la conversione necessaria all’unione. 4. Altri aspetti della “teologia ecumenica” di Madre Maria Oliva 4.1. Teologia del ritorno Negli scritti iniziali è evidente che la Fondatrice non si discosta dalla teologia del ritorno, quella più comunemente diffusa allora nelle varie chiese e propria del magistero cattolico pre-conciliare e superata solo dall’incipiente movimento ecumenico, nato cent’anni or sono, in ambito evangelico. Nel magistero del Papa è questo l’unico “ecumenismo” possibile fino al Concilio Vaticano II. «Se per mostrare l’efficacia dell’amore del Papa per il ritorno dei figli separati e lontani si potesse inserire qualche esempio come quello della tua protestante, sarei felice, perché a me interessa arrivare al cuore del popolo che Gesù educava con 40 Maddalena, 1958,p.77-80. Circolare 18 – 25 gennaio 1975. 42 Figlie della Chiesa, 1974, p.157-158. 43 Circolare 25 gennaio 1963. 41 8 parabole. Ma per accontentarmi non sacrificare la tua sensibilità e libertà d’artista...»44 scrive a Giordani nel 1942. Nel libretto di Maddalena, è ancora la teologia del ritorno che sostiene l’offerta della vita per la causa dell’unità: «Per il ritorno e l’unione delle chiese separate bisogna pregare con Gesù» 45 e Maddalena: «Vistasi poi nell’impossibilità di pregare, pattuì con Gesù che ogni lamento fosse la richiesta del ritorno alla Chiesa cattolica di un fratello della grande schiera dei separati, per i quali si era offerta»46. «Non ci era ancora nota la biografia di Suor Gabriella trappista immolatasi per il ritorno dei dissidenti » 47 scrive la Madre. Questa “teologia del ritorno”, posizione propria della Chiesa Cattolica prima del Concilio, si comprende a partire da una prospettiva ecclesiocentrica: la Chiesa cioè è vista come meta del cammino, in essa sola è la verità e la grazia, al di fuori della quale “non c’è salvezza”. Ora la conversione ecumenica del Concilio Vaticano II ha portato proprio a superare tale teologia ponendo come punto focale della ricerca dell’unità, la volontà di Cristo per la sua Chiesa. Il cammino ecumenico non è un cammino di ritorno verso una delle Chiese considerata l’unica, vera, a cui tutti gli altri cristiani si devono convertire, ma è un cammino di “chiese” verso Cristo, tutte bisognose di conversione e riforma, tutte chiamate a camminare verso una comunione sempre più piena, sempre più perfetta. Questo non comporta una fusione, una confusione delle singole Chiese, ma un vero e proprio impegno di revisione della propria vita e delle proprie istituzioni per renderle più conformi alla volontà di Cristo per la sua Chiesa. Comporta una comune ricerca della Verità nel dialogo. Ora negli scritti di Madre Maria Oliva anteriori e contemporanei al Concilio troviamo questo linguaggio e anche il modo di pensare, l’ottica della teologia del ritorno. «... O Padre Santo, o dolce Gesù, o Spirito Santo, fa’ tornare questi nostri fratelli che certamente ti contemplano, e ti hanno contemplato per secoli. Falli tornare all’unico ovile di Gesù!» 48. Nello stesso tempo c’è un tentativo di superamento. Nel senso che “tutti dobbiamo ritornare”. «La nostra unione è la più necessaria. Prima che ritornino i Protestanti e gli Ortodossi e le varie classi di Protestanti, bisogna che ritorniamo noi. ... Noi siamo nella verità: noi cattolici lo siamo, abbiamo questa certezza; però dobbiamo santificarci in questa verità» 49. Nei testi successivi la Madre assume a poco a poco il nuovo linguaggio della Chiesa, e spesso lo apprende dai nuovi testi della liturgia postconciliare. 44 Lettera a Igino Giordani, 11 maggio 1942, [ed. 2001], p. 83. Maddalena, 1958, p.78. 46 Maddalena, 1958, p.92. 47 Maddalena, 1958, p.75. 48 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 20 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 49. 49 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 19 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 30-31. 45 9 «Suo primario scopo [della preghiera] è, non l’unità della Chiesa che già è attuale per opera dello Spirito Santo, ma “l’unità di tutti i credenti in Cristo Gesù” come dicono le nuove litanie dei Santi. [...] tenete conto di questa correzione»50. 4.2. Il peccato, causa della divisione. La storia delle separazioni Quello di Maria Oliva è, mi sembra, un approccio misterico al dramma delle divisioni: la causa di ogni divisione è il peccato e Gesù è morto per “togliere il peccato”, è morto per l’unità. La Madre ha chiara coscienza che la causa della divisione è il peccato. Orgoglio, superbia, egoismo “cronico”, disobbedienza alla volontà di Dio, che è sempre amore e che si esprime attraverso coloro che sono costituiti in autorità per suo volere. «Gesù è morto per ottenere l’unione: per cancellare il peccato, che è fonte di disunione e per ottenere l’unione. Dal suo cuore spezzato è nata la Chiesa, cioè l’unione: dal suo cuore spezzato»51. Così la storia delle separazioni è una storia di peccato. Ne sono responsabili uomini di entrambe le parti, afferma il Concilio ammettendo così per la prima volta le responsabilità della Chiesa cattolica. E inoltre dicendo che “quelli che oggi nascono in tali comunità non possono essere accusati di peccato di separazione” (cf UR 3). Ora nel linguaggio della Madre, per quanto riguarda ieri, la propensione è quella di vedere solo la colpa di chi si è “staccato”... per quanto riguarda l’oggi invece sente pienamente coinvolta se stessa, la sua famiglia religiosa e tutti i cattolici nella responsabilità di mantenere o meno lo stato di separazione. «Purtroppo, la riforma protestante è nata da un atto di insubordinazione. Il povero Lutero, chiamato qui a Roma, ha risposto “no” al Papa, “no” a una riunione dei Cardinali. Ha risposto: no. È l’antica risposta dell’antico serpente: Non serviam... Perché non ci accada questo, sapete, di essere orgogliosi senza saperlo (perché come si può essere umili senza saperlo, così si è orgogliosi senza saperlo), invochiamo la Madonna»52. «I nostri poveri fratelli Ortodossi sono anime contemplative e forse l’abbraccio che è stato dato al Santo Padre dal Patriarca di Costantinopoli, il primo abbraccio del ritorno, ci rivela che la vita contemplativa, prima della vita attiva dei Protestanti, ha dato il suo frutto. E c’è da sperare tanto, capite. Perché se è vero che tra i motivi politici storici e quel che volete, c’è anche il motivo dell’orgoglio, che ha separato l’Oriente da Roma, è anche vero che la tendenza alla contemplazione mitiga l’orgoglio, lo corregge, lo attenua, lo riduce nelle proporzioni giuste, in cui perde il significato di orgoglio, il titolo di orgoglio e diventa stima giusta di se stessi, della grazia che il Signore ha dato, dei doni che anche agli Ortodossi sono stati profusi; e se quell’orgoglio è diventato giusta stima della propria Nazione, della propria religione, della propria storia, siamo sulla buona strada. C’è ancora tanto cammino da fare ha detto il Papa, però 50 Circolare «Ottava per l'Unità» 1972. Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 145 52 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 65 51 10 il primo segno dell’avvicinamento è un atto di carità: è un bacio, è un abbraccio. La vita contemplativa degli Orientali ha dato il frutto»53. «...L’eresia protestante, la somma di eresie dei Protestanti, ha preso il nome di protesta, riforma. Voi sentite, sotto queste due espressioni, che c’è latente, nascosto, l’orgoglio. Abbiamo quindi bisogno particolare di pregare la Madonna, l’umile, che ha concepito Gesù per la sua umiltà. Un bisogno particolare proprio per queste sètte dei Protestanti è l’umiltà. Se la devozione a Maria (che è cominciata, sapete, anche nel mondo protestante) si sviluppasse, state sicure che la Vergine porterebbe a loro questo dono; dono che Ella dà alle anime sue devote, cioè una partecipazione della sua umiltà. E per questa via nascosta entrerebbe Gesù: Gesù Eucaristia. La Cena simbolica si trasformerebbe nel Mistero Eucaristico e con la grazia di Maria e con la grazia dell’Eucaristia il protestantesimo sarebbe vinto. Dunque luce per i nostri fratelli Protestanti, che l’orgoglio di satana ha vinto, ha abbagliato, ha confuso, come fa sempre con le anime: quando a noi appaiono orgogliose all’evidenza, e loro non s’accorgono di esserlo»54. Si affretta però subito ad aggiungere: «Ma luce anche per noi: siamo noi per prime che dobbiamo vincere il nostro orgoglio e che dobbiamo ottenere da Lei questo dono stupendo dell’umiltà»55. In questo senso c’è una bella lettura che la Madre fa di ciò che sarà poi l’oggetto di LG 13-16. Distingue tra gli uomini quelli che appartengono al Corpo della Chiesa, quelli che appartengono alla sua anima e quelli che appartengono al suo desiderio. E’ tuttavia una lettura un po’ diversa da quella di LG 13-16 perché l’ambito di appartenenza non è definito dalla “confessione” o dalla “religione”, ma dalla “grazia”, dalla “retta intenzione” o dal “peccato”. Così ci sono “separati” anche tra i “cattolici”. «... E poi c’è tutta la massa delle anime in peccato mortale e dei pagani. Appartengono alla Chiesa perché la Chiesa li desidera; sono nel desiderio della Chiesa, nella sua aspirazione. Per questi dobbiamo pregare. Sono separati perché nello stato di colpa. Si trovano fra i cattolici, si trovano fra i cristiani non cattolici e si trovano fra i pagani; come si trovano anime che appartengono all’anima della Chiesa anche fra i pagani»56. Come ci sono cattolici “separati, così ci sono anche “protestanti santi”. Lo scrive commentando LG 15: «Il loro Credo è in radice il nostro (...). Sono incorporati a Cristo per il Battesimo e sono quindi Chiesa. Anche per l’ammissione e uso di altri Sacramenti. La loro fede è amorosa. La Costituzione lo afferma esplicitamente. La Fede sboccia anche in essi nella Carità. Ci sono dunque protestanti santi. Il tralcio unito con una sola fibra sana può produrre i frutti dello Spirito Santo e raggiungere la perfezione dell’Amore. E’ raro, ma ciò si riscontra anche in natura. A volte da tralci sfibrati pendono meraviglie di grappoli57. È interessante, anche se si tratta di un commento “a caldo”: il filone è 53 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 20 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 46-47. Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 64-65 55 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 65 56 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 25 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 102 57 Calendario delle Figlie della Chiesa 1965-66/2, p. 94. 54 11 sempre lo stesso, quello d’oro della grazia che Maria Oliva aveva colto già in un discorso di Pio XI e che citerà più volte fin dal 193458. Giovanni Paolo II ha chiesto che venga riscritta la storia della Chiesa. E ormai non si contano più le richieste di perdono e gli inviti fatti ad una guarigione della memoria. Nello stesso tempo rimane la messa in guardia contro le tentazioni del presente... Tra i peccati che esigono un maggiore impegno di penitenza e di conversione devono essere annoverati certamente quelli che hanno pregiudicato l'unità voluta da Dio per il suo Popolo. Nel corso dei mille anni che si stanno concludendo, ancor più che nel primo millennio, la comunione ecclesiale, «talora non senza colpa di uomini d'entrambe le parti», ha conosciuto dolorose lacerazioni che contraddicono apertamente alla volontà di Cristo e sono di scandalo al mondo. Tali peccati del passato fanno sentire ancora, purtroppo, il loro peso e permangono come altrettante tentazioni anche nel presente. È necessario farne ammenda, invocando con forza il perdono di Cristo (TMA, n.34). 4.3. “Caritas in veritate” Madre Maria Oliva ha un fortissimo senso di fiduciosa appartenenza alla Chiesa Cattolica che sente come “madre e maestra di verità”, fondata sulla roccia di Pietro. «La vera Chiesa è inconfondibile. Una sola è la vera; solo la vera è santa e universale; si erge sulle dodici colonne scelte da Gesù; poggia sulla pietra cui Gesù ha dato stabilità e lo Spirito Santo il carisma dell’infallibilità. A noi che crediamo come i fanciulli ciò appare semplice e indiscutibile»59. Partecipa al movimento ecumenico da cattolica convinta e felice. Da figlia. Gli altri sono i «nostri poveri fratelli separati»60. “Poveri” – è da segnalare qui l’intonazione veneta della Madre dove il termine acquista, insieme alla coscienza della mancanza di un bene, una particolare nota affettiva. Poveri = cari! Sono “buoni”, sono in “retta intenzione”, “credono vera la loro Chiesa” per cui “si salvano”. «Prima di chiedere la consumazione nell’unità, il Signore chiede la santificazione nella verità. Noi siamo nella verità: noi cattolici lo siamo, abbiamo questa certezza; però dobbiamo santificarci in questa verità»61. «Dio è carità. Quindi quando diciamo: volontà di Dio, diciamo volontà d’amore, sempre. Bisognerebbe che ce lo ricordassimo! Pensate cosa sarebbe, dico io, 58 «.. massi staccati dalla Roccia aurifera, auriferi anch’essi e che, per affrettare l’unione, dobbiamo conoscere e amare» 33 Foglietti, 1934, p. 93. «Le Chiese separate possono conservare qualche tratto di somiglianza con la Chiesa vera, qualche residuo della loro passata appartenenza ad essa. Sono appunto queste vene aurifere, come diceva Pio XI, delle rocce staccate che tendono oggi di rintracciare il filone d’oro da cui sono state svelte. Non siamo solo noi ansiosi di loro; anche molti Fratelli separati sono ansiosi di noi, perché è lo stesso Amore che fa a noi e a loro questo dono d’amore; che suscita in noi e in loro quest’ansia di unità». Calendario delle Figlie della Chiesa 1965-66/2, p. 63) 59 Calendario delle Figlie della Chiesa 1965-66/1, p. 62. 60 Circolare 17 gennaio 1954. 61 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 19 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 30-31. 12 se i nostri fratelli separati, i più lontani, gli Anglicani, i Protestanti in generale, di America, di Germania, i Protestanti nostri più vicini, più fratelli nostri, più prossimo nostro, se capissero che la volontà di Dio è amore, che la volontà di Dio trasmessa dai superiori, dal Papa, dalla Chiesa è amore, se l’avessero capito all’inizio, non sarebbe avvenuta questa tremenda scissione. Se lo comprendessimo noi, se lo capissimo noi nelle comunità religiose!»62. Per questo la Fondatrice dà tanta importanza all’obbedienza: «L’obbedienza dà autenticità al nostro cammino spirituale, alla nostra meditazione, alle nostre riflessioni... Vedete come è difficile che i cristiani si uniscano, perché è difficile che arrivino a capire che devono obbedire al Papa. Eppure a noi sembrerebbe tanto facile. Non ha detto Gesù: “Conferma i tuoi fratelli” a Pietro? Mi pare che dovrebbero far tanto presto questi buoni Pastori protestanti a dire “Andiamo da colui che deve confermarci nella verità»63. «Restiamo sotto il manto della Madonna e lasciamoci guidare dallo Spirito Santo; e lasciamoci guidare da coloro che per volontà della Chiesa ci guidano. E allora staremo contente, tranquille e procureremo le forze all’unione. Ci vuole una grande forza sapete! per vincere se stessi e tendere all’unione. Guardate, dopo 10 anni sono arrivati all’unione di carità, ma non sono arrivati all’unione nel campo della verità. (..) fatto sta che il diavolo lavora perché non si giunga all’unione della verità: “caritas in veritate”. Preghiamo per questo... Ecco meditate tanto sull’obbedienza di Gesù... Troveremo sempre qualche cosa da mettere a posto, specialmente nelle nostre idee, e nei nostri sentimenti e quindi nelle nostre attuazioni»64. A questo punto concedetemi un altro piccolo passo nella comprensione dei testi. La Madre non distingue, come ha fatto il Concilio tra è e sussiste... con tutto quello che ne è seguito. Per cui leggendo LG 8, la dove si dice: “Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica”. La Madre legge semplicemente: «La nostra è l’unica Chiesa di Cristo che nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro dopo la risurrezione diede da pascere a Pietro affidandone a lui e agli Apostoli la diffusione e la guida (LG 8)» 65. 62 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 77-78. Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 20 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 133. 64 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 22 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 151-152. 65 Figlie della Chiesa, 1974, p.45-46.. 63 13 Quello che sta a cuore alla Fondatrice è la fedeltà a Pietro, la roccia, per cui continua: «La fedeltà della successione apostolica non è riconosciuta alla Cattedra di Pietro da molte chiese che la preghiera comune unisce... Il processo di unificazione e il riconoscimento dell’apostolicità della Chiesa sono paralleli e sono insieme contrastati...»66. Non ci sono “distinguo” nell’insegnamento della Madre su questo punto, nel materiale da me raccolto. La Madre accoglie il magistero gerarchico della Chiesa così com’è, perché, per lei: «L’organizzazione della Chiesa è Amore come il suo Mistero. Si comprende amando»67. Pietro ha ricevuto la missione di confermare i suoi fratelli. E dunque il garante della Verità, è la roccia su cui la Verità riposa. Eppure è proprio qui che la Chiesa sta facendo un suo cammino e soprattutto in risposta all’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II si è avviato sul tema del primato di Pietro un processo di riflessione e di dialogo, basato sulla distinzione tra l’essenziale della missione e il modo di esercitarla. Scrive Giovanni Paolo II: “Sono convinto di avere a questo riguardo una responsabilità particolare, soprattutto nel constatare l'aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane e ascoltando la domanda che mi è rivolta di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova. ... Lo Spirito Santo ci doni la sua luce, ed illumini tutti i pastori e i teologi delle nostre Chiese, affinché possiamo cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri” 68. 4.4. L’unione dei cristiani, dei cattolici, l’unione nostra... Un altro punto teologico del pensiero di madre Oliva che si potrebbe sviluppare è quello del valore dell’impegno per l’unione che ha come un effetto domino. «Che dolce mistero il Mistero della Chiesa. Preghiamo per l’unità degli uniti! e dei separati” 69 . «E ricordiamo ... “per l’unione degli uniti”, che è forse più difficile dell’unione dei separati. Uno sguardo nella vita sociale di oggi, perfino nella vita politica di oggi, perfino nel partito che dovrebbe essere l’esemplare... guardate come è difficile questa unione fra gli uniti!» 70. «Ottava per l’Unità 18 – 25 gennaio ’58... Gesù ci fa così capire che la nostra parte è sopra tutto la preghiera e che il nostro apostolato deve essere sopra tutto l’unione nostra. “Padre, ti prego che siano una sola cosa affinché il mondo creda… e conosca che Tu mi hai mandato”. Se ci ameremo il mondo crederà e conoscerà i Misteri della Salvezza. Se ci ameremo di più il mondo crederà di più e conoscerà meglio i Misteri della Redenzione. Se ci ameremo fino ad essere un cuor solo e 66 Figlie della Chiesa, 1974, p.45-46. Commento a LG 14, Calendario delle Figlie della Chiesa, 1965-66/2, p. 85. 68 Giovanni Paolo II, Ut unum sint, nn. 95-96 69 Lettera a Igino Giordani, 10 gennaio 1944, [ed. 2001], p. 103. 70 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 18 gennaio 1976] Ut unum sint, p. 118. 67 14 un’anima sola, il mondo crederà come i bambini credono alle mamme e conoscerà per esperienza i Misteri dell’Amore di Dio. Pregando, adorando, amandoci in Gesù faremo la propaganda per cui siamo nate nella Chiesa...»71. E a questo riguardo insiste sul valore unitivo dell’Eucaristia. «L’unità è l’effetto misterioso dell’Eucaristia»72. Qui le citazioni sarebbero molto numerose e meriterebbero forse un capitolo specifico... Un ultima osservazione: la motivazione teologica dell’impegno per l’unione: è l’essere Chiesa... e così strumento di salvezza... la Chiesa è comunione e ogni impegno per costruire la comunione porta a “diventare ciò che siamo”. Si tratta di una vocazione, di una identità... «... comporre, ricomporre, perfezionare la comunione nostra e con tutti ed essere così Chiesa, sacramento dell’universale salvezza a gloria del Padre»73. Dice Giovanni Paolo II: “Dio vuole la Chiesa, perché egli vuole l'unità e nell'unità si esprime tutta la profondità della sua agape. (...) Dunque, per la Chiesa cattolica, la comunione dei cristiani non è altro che la manifestazione in loro della grazia per mezzo della quale Dio li rende partecipi della sua propria comunione, che è la sua vita eterna. Le parole di Cristo "che tutti siano una cosa sola" sono dunque la preghiera rivolta al Padre perché il suo disegno si compia pienamente, così che risplenda "agli occhi di tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, Creatore dell'universo" (Ef 3,9). Credere in Cristo significa volere l'unità; volere l'unità significa volere la Chiesa; volere la Chiesa significa volere la comunione di grazia che corrisponde al disegno del Padre da tutta l'eternità. Ecco qual è il significato della preghiera di Cristo: "Ut unum sint"”74. 5. Considerazioni conclusive 5.1. Partecipazione al movimento ecumenico Madre Maria Oliva prima del Concilio non partecipa a nessun incontro ecumenico interconfessionale in conformità all’insegnamento della Chiesa75. Tuttavia desidera che alcune si preparino per essere pronte a parteciparvi appena questo sarà possibile: «Le più colte studino anche con particolare cura la Storia della Chiesa in rapporto alla riunione delle cristianità separate, non solo per conoscere meglio la Casa loro, la Casa di Dio, il Regno di Cristo, la Navicella che non può andare sommersa, ma anche per avere la possibilità di partecipare quando la Provvidenza lo chieda, a quell’opera di così alta attualità e così corrispondente ai particolari bisogni e 71 Circolare 18 – 25 gennaio 1958. Commento a LG 7, Calendario delle Figlie della Chiesa, 1965-66/1, p. 46 73 Figlie della Chiesa, 1974, p.157-158. 74 Giovanni Paolo II, Ut unum sint, n.9. 75 Cercheranno perciò di avere la chiara percezione delle necessità più urgenti e immediate, mirando sì, alle Associazioni parrocchiali come a nuclei costitutivi e vitali e vera scuola d’ideale apostolico, ma appoggiando pure qualunque altra forma di apostolato conforme a particolari esigenze di vita e diverse possibilità di mezzi, escluse, in conformità all’insegnamento della Chiesa, le forme interconfessionali, neutre, aconfessionali; cosicché niuna forma di operosità benefica - anche solo interiore - resti esclusa o trascurata. 33 Foglietti, 1934, p. 100. 72 15 atteggiamenti dei tempi presenti, che è l’opera cioè della “unione dei gruppi separati all’unica vera Chiesa” massi staccati dalla Roccia aurifera, auriferi anch’essi e che, per affrettare l’unione, dobbiamo conoscere e amare»76. La Chiesa è la sua guida. E proprio per questo, appena la Chiesa, con il Concilio si apre alla via ecumenica ecco che invita a “leggere tutto ciò che i centri dell’Unione diffondono per istruirci sull’ecumenismo e darci la sensibilità della sua urgenza77. «Il Concilio insiste sulla cattolicità, sull’ecumenismo, sull’esigenza missionaria della Chiesa» scrive nella circolare del 20 0ttobre 1963. E nella lezione spirituale del 19 gennaio 1964 dice: «Ormai abbiamo la sicurezza che il movimento è voluto dallo Spirito Santo, è voluto da Gesù. È voluto da Gesù, quindi è tanto naturale che sia voluto dal suo Spirito, ma proprio in questo momento... L’ha sempre voluto lo Spirito del Signore, questo movimento, ma è proprio in questi anni, in questo tempo, che vuole che si realizzi questo movimento su larga scala... » 78. Dopo il Capitolo speciale del 1969 viene inviata alle comunità una informazione del lavoro fatto e in particolare per la seconda parte delle Costituzioni dove c’è “la precisazione dei fini speciali, con l'esplicito inserimento dell’apostolato ecumenico”79. Nel 1971 parlando della riapertura al culto della Chiesa di Santa Maria in Via Lata «per dar vita a questo Centro voluto espressamente dai Santo Padre, al quale vorremmo si conformassero le nostre Adorazioni. Il problema dell'unione è ormai vivo nella Chiesa, almeno nello sforzo, nel desiderio, nella preghiera, anche se l’attuazione sarà lenta e difficile; ma lo Spirito del Signore che ha voluto la nostra Congregazione, le ha infuso fin dall’inizio questo anelito, questo germe vitale che ha fruttato nella nostra Serva di Dio, Maddalena, il dono della vita per l’unità della Chiesa»80. Chiede perciò alle Sorelle di presentarsi umilmente ai Vescovi pregandoli di inserire il Centro Eucaristico Pro Unione al movimento ecumenico della Chiesa locale perchè sia collaborazione alla Pastorale organica della Diocesi - come vogliono le nostre Costituzioni - e, naturalmente, con le modalità che Loro stessi suggeriranno o richiederanno. Fa anche delle proposte “per una più viva e sentita partecipazione alla Settimana «pro-unione»” e per “ promuovere la preghiera per l’unione in particolar modo durante la novena di Pentecoste”81. Questa proposta risale al 1971, non so dire 76 33 Foglietti, 1934, p. 93 Leggete tutto ciò che i centri dell’Unione diffondono per istruirci sull’ecumenismo e darci la sensibilità della sua urgenza. Sono giorni in cui sarebbe delitto disinteressarsi di ciò che può illuminare la mente e muovere la volontà a pregare. Perché l’Unione non può venire che dalla Grazia e la Grazia non si ottiene che con la preghiera “cor unum ore uno”. Circolare 18 gennaio 1963. 78 Maria Oliva Bonaldo, [lezione del 19 gennaio 1964] Ut unum sint, p. 29. 79 Circolare Natale 1969. 80 Circolare 19 marzo 1971. e continua: “Perciò l’unione è la nostra caratteristica, la nostra forza, la nostra ragione d’essere nella Chiesa, perché l'Eucarestia che noi adoriamo è «il vincolo della carità, il segno della unità». Desideriamo perciò vivificare le nostre adorazioni impegnandole in questo campo così attuale e così importante, qual'è la preghiera per l'unione: unione delle famiglie, delle parrocchie, delle diocesi, unione dei cristiani e dell'umanità intera. Questa intenzione però non esclude le altre. Così le nostre soste davanti a Gesù esposto saranno il punto di convergenza delle nostre ansie, dei nostri aneliti, delle nostre umili suppliche al Signore per l’unione”. Circolare 19 marzo 1971. 81 Circolare 19 marzo 1971. 77 16 quanto sia stata attuata... rimane che in tutte le case dove c’è un Centro eucaristico è vissuta con fervore e animata la Settimana di preghiere. Non saprei dire quante comunità abbiano agganci con il movimento ecumenico della Chiesa locale al di fuori della Settimana. In certi casi forse anche a motivo di carenza di “movimento ecumenico locale”. Prima del Capitolo del 1974 invita ancora le Sorelle a prepararsi «allargando i loro orizzonti spirituali con la visione del mondo di oggi, ... rileggendo da Figlie della Chiesa: “Ecclesiam suam”, “Gaudium et spes” “Unitatis redintegratio”» 82. «La preghiera per l’unione dei cristiani e l’interesse per il movimento ecumenico non possono essere per noi limitati a un’ottava; fanno parte del nostro spirito, della nostra vita contemplativa e apostolica» scrive infine nella circolare del 18-25 gennaio 1975. Penso che queste siano indicazioni molto chiare e impegnative per noi tutti che vogliamo vivere di questo spirito. 5.2. Necessità di camminare lieti con la Chiesa, da figli Leggiamo già nei 33 Foglietti: «Sentire cum Ecclesia» sarà la parola d’ordine delle Figlie della Chiesa: far sì che il desiderio, la volontà, il proposito della Chiesa sia la volontà, il proposito di tutte le apostole (... ) “Coi Vescovi dunque e col Papa, nella Chiesa con Cristo: questa sarà la strada maestra dell’apostolato esterno delle Figlie della Chiesa e delle anime che accorreranno ai loro Cenacoli per perfezionare se stesse e rendere più efficace il loro apostolato»83. «Sentirai come sento io il Papa? Io lo sento come un altro Sacramento d’Amore»84. Questo atteggiamento Madre Maria Oliva non l’ha mai cambiato e l’ha lasciato a noi in eredità. Credo che avrebbe davvero esultato, come ha esultato per la Mystici Corporis, alla pubblicazione dell’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II. Avrebbe sicuramente fatte sue quelle parole programmatiche: “La via ecumenica è la via della Chiesa”. Per questo, credo ancora che si affretterebbe ad aggiungere, la via ecumenica dei figli della Chiesa non può essere una via che si discosta dalle direttive del Papa e del magistero. Ma una via che le segue. E seguire significa camminare, muoversi, muoversi insieme certo, ma camminare. Concludo con un altro pensiero preso dagli insegnamenti della Madre a commento della conclusione del n. 15 di LG dove si dice che per questo la Chiesa non cessa di pregare, sperare e operare. Madre Maria Oliva commenta: «La Chiesa prega per l’unione con la preghiera di Gesù e non cessa di pregare come ha comandato Gesù... i movimenti unionistici sono stati anzitutto movimenti di preghiera. L’unione non poteva venire che dal cielo. Occhi e mani e cuori si sono perciò 82 Ritengo che durante il Capitolo allargheremo i nostri orizzonti spirituali con la visione del mondo di oggi, e lo faremo rileggendo da Figlie della Chiesa: 1. «Ecclesiam suam» enciclica di Paolo VI v. «Ecclesia Mater» la nostra rivista, n. 4 – 1964. 2. «Gaudium et spes» costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo moderno. 3. «Unitatis redintegratio» sull’ecumenismo. Circolare 11 novembre 1973. 83 33 Foglietti, 1934, p. 108-109. 84 Lettera a Igino Giordani, 27 marzo 1942, [ed. 2001], p. 80. 17 rivolti al cielo. Ci siamo incontrati tutti così ai piedi della Madre e del Padre celeste; ci siamo trovati più buoni e ci siamo sentiti fratelli. L’unione di desiderio è oggi una realtà: in cielo siamo già una sola cosa. La Chiesa non cessa di ... sperare: ... E’ ottimismo soprannaturale che ignora le illusioni e le delusioni. I movimenti unionistici sono per questo tranquilli e costanti e non hanno mai svolte tempestive o rivoluzionarie. La Chiesa prega, spera e agisce per l’unione. Assicurato il Viatico celeste e accesa la lampada della speranza i movimenti per l’unione si muovono. L’attività interiore si completa con l’attività esterna: le fatiche dei successi col sacrificio degli insuccessi. L’azione non è la parte migliore nemmeno nei movimenti unionistici, ma con la parte migliore costituisce i movimenti stessi. L’apostolato dell’unione si esprime appunto con questo termine: movimento, perché appare più azione che preghiera ed è preghiera per l’azione. Noi pure quindi dobbiamo pregare e sperare ma anche muoverci per l’unione e affaticare»85. **************************** Nota bibliografica Fonti inedite Maria Oliva Bonaldo, Lettere circolari alla Congregazione delle Figlie della Chiesa, AGEF [inedite, dal 1938 al 1976] Maria Oliva Bonaldo, Riflessioni sulla Costituzione De Ecclesia, Calendario delle Figlie della Chiesa 1965-1967 [pro manuscripto]. Maria Oliva Bonaldo, Ut unum sint, Roma 1995 [pro manuscripto. Trascritto da registrazioni del 1964 e 1976]. Fonti edite Maria Oliva Bonaldo, Lettere a don Ciro Scotti, Roma 2007 [dal 1918 al 1943]. Maria Oliva Bonaldo, “33 Foglietti”, Roma 1984. [scritto nel 1934] Maria Oliva Bonaldo, Lettere a Igino Giordani, Roma 2001 II ed. [dal 1938 al 1964] Maria Oliva Bonaldo, Maddalena, Roma 1996, II ed. [scritto nel 1958] Maria Oliva Bonaldo, Figlie della Chiesa, Roma 2010, III ed., 1 ristampa. [scritto nel 1972-1973] Maria Oliva Bonaldo, Comunione, Roma 1996. [Trascritto da registrazioni del 19721973]. Costituzioni delle Figlie della Chiesa, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1958. 85 Calendario delle Figlie della Chiesa 1965-66/2, p. 98-100. 18 Indice Premessa ______________________________________________________________________ 1 1. La preghiera di Gesù nel cuore del carisma __________________________________ 2 2. Siamo nate per questo...___________________________________________________ 3 2.1. La dimensione contemplativa dell’unità ________________________________________ 3 2.2. La dimensione apostolica dell’unione __________________________________________ 4 3. L’ecumenismo spirituale, anzi mistico di Madre Maria Oliva ___________________ 5 3.1. La nostra ottava ___________________________________________________________ 6 3.2. La preghiera: l’unione è questione di grazia _____________________________________ 7 3.4. La penitenza-conversione-patire minuto: come Gesù che ha dato se stesso _____________ 7 4. Altri aspetti della “teologia ecumenica” di Madre Maria Oliva __________________ 8 4.1. Teologia del ritorno ________________________________________________________ 8 4.2. Il peccato, causa della divisione. La storia delle separazioni ________________________ 10 4.3. “Caritas in veritate” _______________________________________________________ 12 4.4. L’unione dei cristiani, dei cattolici, l’unione nostra... _____________________________ 14 5. Considerazioni conclusive ________________________________________________ 15 5.1. Partecipazione al movimento ecumenico _______________________________________ 15 5.2. Necessità di camminare lieti con la Chiesa, da figli _______________________________ 17 Nota bibliografica ______________________________________________________________ 18 19