GIUGNO 2013 IN COMUNIONE Barlassina Aperti alle sorprese dello Spirito di don Sandro Carissimi , in questi giorni fra di noi. L'essere accoglienti per gli altri ci aiuterà ad essere accoglienti fra di noi. il nostro nuovo Pontefice sorprende sempre con le sue provocazioni, perché la Chiesa possa presentarsi al mondo con una nuova incisività e missionarietà. Anche l'oratorio feriale che sta per iniziare sarà l'occasione per tanti nostri ragazzi ed adolescenti di essere aperti e disponibili per tanti fanciulli che lo frequenteranno. Aprirsi agli altri costa una fatica che fa bene alla fede ed allo spirito. «Domandiamoci: siamo aperti alle sorprese di Dio? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza?». «La novità - osserva il Pontefice - ci fa sempre un po‟ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio». «Spesso Lo seguiamo, Lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l'anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai Suoi orizzonti». Anche i tornei di calcio saranno un‟occasione di missionarietà nella misura in cui ci sarà una presenza matura di fede che saprà accogliere e dialogare con tante altre famiglie. Lo stesso lavoro della Caritas, che diventa sempre più consistente, e la distribuzione dei pacchi alimentari per tante famiglie sono un‟occasione per essere nel nostro paese attenti alle persone che sono nel disagio. Come ogni anno il 7 luglio organizzeremo un pranzo per familiarizzare fra le persone coinvolte in questa iniziativa. Non sappiamo dove lo Spirito ci sta portando, ma certamente stiamo sperimentando la nostra piccolezza e debolezza insieme allo stupore di quello che il Signore può operare fra di noi. Di fronte a queste parole come possiamo non domandarci se la nostra vita personale e della nostra parrocchia ha il coraggio di intraprendere strade nuove, di andare dove lo Spirito ci porta o se invece ci stiamo fermando alla vita abitudinaria di sempre? Quando la Chiesa rimane ferma, come in una stanza chiusa, certamente si ammala. Forse sbaglieremo in tante cose, ma ciò che chiediamo al Signore é di superare tante polemiche e chiacchiere inutili fra di noi, che fanno male alla nostra parrocchia. Siamo chiamati ad una missionarietà e i tanti volontari che si coinvolgeranno in questa Settimana Mariana sembrano volerci dire che la nostra parrocchia può essere testimone credibile della presenza del Signore. Occorre solamente che il nostro volto sia lieto e pieno di luce, come accade per coloro che operano avendo il Signore nel cuore, perché le opere che siamo chiamati a realizzare sono opera del Signore! In questi tempi ci é data l'occasione di aprirci. Certamente la provocazione ci giunge dalla venuta tra noi della statua della Madonna Pellegrina di Fatima che ci spinge a diventare una comunità aperta allo Spirito del Signore e a tante persone che giungeranno 1 Indice Vita in parrocchia: Pag.3 Una Chiesa in mezzo al gregge Rubrica Lo scrigno delle memoria di Antonietta Porro Pag.5 Per la prima volta la gioia del perdono Prima Santa Confessione a cura delle Catechiste del Primo Anno Pag.6 Il giorno memorabile Prima Santa Comunione a cura delle Catechiste del Secondo Anno Pag.7 Gesù: un amico di cui ci si può fidare Professione di Fede di Nicoletta Lanzani Pag.8 Una bellezza che scuote Uscita - ritiro degli adolescenti e 18–19enni dell’Unità Pastorale a Desenzano e Sirmione di Carlo Gargioni, Simone Stefanetto e Elena Pozzi Pag.9 Nostra Signora della Vittoria Pellegrinaggio Mariano a Lecco di Giorgio Cecconello Pag.10-11 La Madonna a casa nostra Mese di maggio nei rioni a cura di M.C. Arienti Un aiuto ad un giudizio: Pag.13 “Siete disposti a vivere e anche a morire per Lui?” Veglia di Pentecoste con Papa Francesco Rubrica ―Pillole di Magistero‖ a cura di M. Cristina Arienti Pag.15 Padre Puglisi: la santità misura ordinaria della vita Dalle pagine di Avvenire lo scrittore Alessandro d’Avenia ricorda Padre Puglisi e riflette sulla santità Rubrica ―Cercate ogni giorno il volto dei Santi‖ a cura di Paola Visconti Pag.16 Anagrafe parrocchiale 2 Lo scrigno della memoria Vita in Parrocchia Una chiesa in mezzo al gregge di Antonietta Porro Oggi lo scrigno della memoria si è aperto grazie a Sandro e a Luisa. fame e dalla guerra, liberaci, Signore). La Chiesa, attraverso il parroco e tutta la comunità cristiana, si faceva tutt'uno con il paese, assumendosi i bisogni di tutti gli uomini, camminando – anche fisicamente – in mezzo alle loro case, nei loro campi, tra le loro famiglie, mostrando nel modo più diretto che essa vive accanto all'uomo. Proprio come papa Francesco ci invita continuamente a fare, sin dall'omelia della sua prima Messa crismale, quando ha sollecitato i sacerdoti ad essere «pastori con "l'odore delle pecore", pastori in mezzo al proprio gregge» e ha ricordato a tutti che «la nostra gente … gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l‟olio di Aronne fino ai bordi della realtà». Sandro è solo di poco più grande di me, ma tra i suoi ricordi ne ha uno che non mi appartiene, perché lui, diversamente da me, lo ha vissuto in prima persona. Sandro infatti è stato chierichetto per tanto tempo, e quale chierichetto! Era certamente uno di quelli che oggi chiamerebbero "capo-chierichetto", di quelli che non mancano mai, che conoscono tutti i dettagli del servizio liturgico. E ricorda che una cinquantina d'anni fa in paese, nel periodo di passaggio dalla primavera all'estate, e esattamente nella settimana dopo l'Ascensione, quando le campagne cominciavano a biondeggiare di messi e i temporali si facevano sempre più insidiosi (giacché una grandinata poteva essere la rovina di un anno di intenso lavoro), si svolgeva un rito speciale. Per tre giorni, la mattina prestissimo, prima dell'alba, l'Arciprete con tutti i fedeli si recava processionalmente nelle campagne, preceduto dalla Croce, ogni giorno in una diversa parte del paese, per invocare la benedizione del Signore sul lavoro degli uomini e chiedergli che accompagnasse con il suo favore la maturazione dei frutti di questo lavoro, che sarebbero stati fonte di sostentamento per la gente. Sandro ricorda quelle celebrazioni come molto belle (alzarsi presto al mattino è una gran fatica, ma il sole che sorge, la prima luce che fa rinascere le cose dal nulla, è un contraccambio impagabile!), vissute intensamente, partecipate dal popolo. Se pensiamo alla storia della Chiesa – alla quale pure tante volte ci si rivolge per muovere accuse e suscitare critiche – troviamo traccia di molte circostanze in cui essa si è fatta così vicino all'uomo da farsi carico come nessun altro delle sue necessità più vere. Né abbiamo bisogno di guardare lontano per trovare esempi di sacerdoti e laici che hanno speso le loro energie e messo a frutto le loro intelligenze per il bene dei loro fratelli: tanti ne abbiamo avuti accanto anche nella nostra comunità. Chi si sente parte della Chiesa non può non provare simpatia autentica per i propri fratelli, anche per coloro che non condividano la medesima esperienza di fede. Come le generazioni che ci hanno preceduti, siamo chiamati a camminare non ai margini, ma proprio in mezzo alla terra nella quale noi e i nostri fratelli viviamo insieme, avendo davanti agli occhi, come i nostri progenitori durante la processione, la croce di Cristo: non occorrerà necessariamente esibirla davanti a noi, mentre camminiamo per le strade dell'uomo, ma non potremo non portarla dentro di noi, perché è l'Uomo che sta su quella croce che, attraverso di noi, vuole farsi compagno di strada di tutti gli uomini. Luisa, che rammenta di aver partecipato a questi riti, ci ha aiutato a dar loro un nome: si tratta delle cosiddette "rogazioni", cioè suppliche, richieste, che il popolo rivolgeva a Dio chiedendo la sua benedizione sulla propria terra. Le preghiere delle "rogazioni" implicavano diverse invocazioni, recitate dai fedeli e volte ad allontanare le calamità naturali e tutto ciò che poteva insidiare la serenità: a fulgure et tempestate, libera nos, Domine (dal fulmine e dalla tempesta, liberaci, Signore); a peste, fame et bello, libera nos, Domine (dalla malattia, dalla 3 4 Vita in Parrocchia Prima Santa Confessione Per la prima volta la gioia del perdono a cura delle Catechiste del Primo Anno Diventa sempre più difficile preparare i bimbi di 8/9 anni al sacramento del Perdono. Ogni anno ti sembra di perdere tempo, hai l‟impressione di lavorare a vuoto. La famiglia collabora poco e quando lo fa bisogna prestare attenzione a che non si rievochino gli schemi del passato. I catechismi sembrano inadeguati a comunicare un‟esperienza così forte come quella del perdono di Gesù. I segni sacramentali non dicono più niente agli adulti, che come dice papa Francesco, sono “inamidati” e chiusi nei loro schemi razionalistici. Il pericolo che questo scetticismo venga trasmesso anche ai bambini è forte e ci preoccupa. Perché continuare ad evangelizzare se la fede non conta più nulla? Perché continuare ad evangelizzare in un mondo che sperimenta la “desertificazione della fede? Questo in breve è un po‟ il contesto in cui i nostri bimbi, e sono la maggior parte di essi, fanno la loro esperienza di fede. Verrebbe da chiedersi (e ce lo chiediamo tante volte noi catechisti!!) come annunciare l‟Amore di Dio oggi? Questa la ragione per cui papa Benedetto ha indetto l’Anno della Fede. E le catechesi di papa Francesco sono improntate al tema della misericordia di Dio. Abbiamo bisogno di essere perdonati e di perdonare. I nostri bimbi hanno ben compreso la parabola del padre misericordioso. Aiutati da una pittura del grande pittore olandese H. Rembrandt hanno scoperto le dimensioni del cuore di Dio. Così si annuncia la fede del Padre che in Gesù trova la sua comprensione. Dice papa Francesco: «Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare!». E per ben tre volte ha aggiunto: «Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono!». A questi nostri interrogativi hanno risposto anche i nostri bimbi, testimoniando con la loro semplicità l‟esperienza dell‟incontro misericordioso con Gesù. Pubblichiamo alcune delle loro testimonianze scritte quattro giorni dopo aver ricevuto il sacramento. Riflettiamo sulle loro esperienze e facciamone tesoro. Scrive Chiara: ”All’inizio mi sentivo emozionata, ma quando Gesù per le mani del sacerdote mi ha perdonato ho sentito in me una gioia immensa. Gesù mi aveva perdonato, da oggi devo seguirlo con più impegno…‖ Ilaria: “Tra le mie tante esperienze con Gesù, la più bella è stata certamente la mia Prima Confessione. Ero tanto emozionata, ma quando ho visto con il cuore Gesù l’emozione mi è salita al massimo e sono entrata in un mondo pieno di amore e di gioia. Era il mondo di Gesù! Quando parlavo con il sacerdote mi sembrava di parlare con Gesù. Terminata la Confessione mi sono sentita una bambina diversa, ero molto felice!‖ Roberto racconta la sua esperienza che è simile alle precedenti e conclude: “Gesù mi ha dato coraggio. Da quel giorno mi sento diverso perché Gesù è nel mio cuore!‖ Manuel conclude la sua riflessione con queste parole: ”Provo tanto amore per Gesù perché Lui ama noi e noi amiamo Lui!”. E Barbara aggiunge: ”E’ veramente bello essere perdonati!‖ Signore, fa’ che i cuori dei nostri bimbi non vengano devastati dalla nostra incredulità! 5 Vita in parrocchia Prima Santa Comunione Il giorno memorabile a cura delle Catechiste del Secondo Anno Abbiamo pensato di presentare l‟esperienza della Prima Comunione dei nostri bambini con un intervento del poeta e scrittore Davide Rondoni comparso a inizio maggio su Avvenire col titolo “In fila per la Prima Comunione”. Quanti punti in comune con la nostra esperienza cristiana oggi! Ci è sembrato particolarmente provocante e carico di interrogativi per noi adulti: “Vanno. In fila. Hanno la faccia seria. In un certo senso, è il loro primo giorno da star. Tra gente che sa e non sa cosa sta succedendo. Molti lo sanno, altri se lo sono dimenticato. Altri forse se lo stanno chiedendo di nuovo. Ma loro avanzano, hanno la faccia seria, la faccia che ci fa tremare. Perché un genitore trema certo davanti al sorriso dei suoi figli, ma non come trema di fronte al loro viso quando si fa serio. E ti chiedi: cosa li impensierisce? Cosa li preoccupa? Ombre, pensieri, forse pene in cui tu non puoi entrare, e spesso non puoi fare niente. Ma ora avanzano con la faccia seria perché stanno pensando la cosa più incredibile della storia. Sono seri perché stanno pensando quel pensiero che puoi sperare li accompagni sempre. In ogni ombra, ogni pena. Stanno pensando: vieni Gesù. Perché sono in fila per la loro Prima Comunione. Per la prima volta che si nutrono di Lui. Sono in fila, seri stanno per ingoiare il corpo di Dio, l’eterno amore. Stanno per mostrare che – dopo il battesimo – sono davvero non solo più corpo loro, corpo tuo, di madre e padre. Ma anche corpo Suo. Perché aprono la bocca e dicono «amen» al corpo, al pane che caccia via la morte dalla loro vita. Al pane che li nutrirà di eterno. Che li fa tuoi figli per sempre, anche quando non li potrai vedere più per un po’, anche quando ti cercheranno e non sarai più nell’altra stanza. Stanno per ingoiare, per bere l’atto d’amore invincibile. Il Dio che sembrava avesse in mente proprio te, i tuoi bambini, l’amore che vuoi a loro, quando ha detto la frase che ha scandalizzato i Sacerdoti e i benpensanti: CHI MANGIA DI QUESTO PANE NON MUORE. … Sono in fila, hanno il visetto serio, pensano coi loro pensieri bambini, così chiari e oscuri. A volte così meravigliosamente divertenti a proposito di Dio. Pensieri da cui dobbiamo imparare. Che dobbiamo avere sempre, come il primo e infinito «amen» all’unico Corpo che porta tutti i nostri giorni e quelli dei nostri figli in un’alba che non finisce‖. 6 Professione di Fede Vita in Parrocchia Gesù: un amico di cui ci si può fidare di Nicoletta Lanzani Domenica 19 maggio si è svolta, durante la S. Messa delle ore 10, la Professione di Fede: 18 quattordicenni della nostra parrocchia hanno desiderato professare la propria fede in Gesù e nella Sua Chiesa. Questa scelta è scaturita dal desiderio di ciascuno di comunicare a tutti di aver intuito che Gesù è uno di cui ci si può fidare e che è importante per sé e per la propria vita. Il gruppo è giunto a questa tappa significativa dopo un percorso di due anni, il cammino dei preadolescenti, che è stato vissuto in comunione con i coetanei dell‟Unità di Pastorale Giovanile Lentate-Barlassina. A conclusione di questo percorso biennale i ragazzi hanno vissuto il “Cammino del sì”, seguendo 5 tappe rappresentanti altrettanti pilastri della nostra fede: la scelta, la Croce, la Parola, la preghiera, il Credo, per giungere alla tappa definitiva della Professione di Fede. per tutti da un genitore nella cucina dell‟oratorio. L‟aver condiviso i diversi momenti della giornata – preghiera, S. Messa, allestimento della sala da pranzo, preparazione e consumazione del pranzo stesso – ha permesso di sperimentare ancora una volta che è vero ciò che Gesù ci ha detto: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”. I ragazzi hanno vissuto la giornata in comunione tra loro e con le loro famiglie: dopo la celebrazione, infatti, ragazzi, educatori, sacerdoti e famiglie si sono ritrovati in oratorio per un pranzo tutti insieme, condividendo gustosi antipasti e dolci preparati dalle famiglie stesse e completando con un‟immancabile pasta al ragù preparata Non ci resta che pregare per loro, affinché possano sempre incontrare qualcuno in grado di far emergere in loro il desiderio di seguire Gesù che lo Spirito ha posto nei loro cuori e che in questo momento sentono con particolare forza. 7 Vita in parrocchia Uscita-ritiro UPG a Desenzano—Sirmione Una bellezza che scuote Mercoledì 1 Maggio noi adolescenti, 18-19enni e giovani dell‟UPG abbiamo avuto occasione di vivere un momento di ritiro e preghiera nella casa di spiritualità gestita dalle suore Orsoline a Desenzano sul Garda. Dopo un veloce pranzo ci siamo diretti a Sirmione per fare un giro della città e passare un po‟ di tempo insieme in riva al lago; nonostante la piacevole passeggiata sia stata alquanto rilassante e divertente, il momento che più ci ha colpito è stata la mattinata di preghiera poiché, anche se molti non avevano alcuna voglia di stare attenti, ciò di cui si è discusso e il modo in cui lo si è fatto sono stati motivo di interesse anche da parte dei più pigri. In particolare è stato molto affascinante vedere come la bellezza della natura che ci circondava lasciava tutti a bocca aperta; questo ci ha fatto riflettere a lungo e siamo arrivati alla conclusione che esiste qualcosa di grande che è capace di attirare l‟attenzione di tutti anche attraverso cose semplici, ma magnifiche. L‟importante è, però, imparare a riconoscere questa presenza nella vita di tutti i giorni perché questa c‟è, ma non sempre è facile distinguerla. Simone Stefanetto e Carlo Gargioni Il tema del ritiro di Pasqua di quest'anno è stato "Amarsi come..." e per meglio capire il significato di queste parole abbiamo meditato su un testo del Vangelo di Giovanni. Il Comandamento di Gesù "...amatevi gli uni gli altri come io ha amato voi..." rappresenta a pieno il senso di questa giornata. Il clima che ho respirato è stato quello di unione e di voglia di stare insieme, a partire dalla preghiera del mattino, al pranzo, ai canti sul pullman e alla Messa che abbiamo celebrato nel pomeriggio. Segno che Gesù era ed é in mezzo a noi! Elena Pozzi 8 Pellegrinaggio Mariano a Lecco Vita in parrocchia Nostra Signora della Vittoria di Giorgio Cecconello A lato dell‟altare, in una bella cappella, vi è un‟immagine della Madonna. Cerco delle immaginette che la ritraggano o un libretto che racconti la storia del Santuario, ma niente: non ci sono né immaginette né libretti. Solo una lapide in fondo al Santuario ricorda il giorno della consacrazione del tempio. Chiedo dunque al responsabile del tempio se può procurarmi del materiale. La risposta è non solo il racconto della vera storia del Santuario, ma una vera lezione per la mia vita spirituale. La storia di quel tempio è la storia stessa della fede del popolo lecchese. Recito umilmente una preghiera davanti all‟immagine di Nostra Signora della Vittoria. Chissà che non conduca anche me alla vittoria finale sulle mie miserie, che la natura umana mi fa portare come un pesante bagaglio. Un po‟ increduli che il tempo fosse tornato così rapidamente bello, date le premesse del periodo e della mattinata stessa, partiamo per Lecco. L‟aria é tersa e limpida. Tra una decina e l‟altra del Rosario don Sandro ci illustra il panorama, chiamando ogni cima per nome. Il momento é suggestivo: le Prealpi con le cime coperte di neve sembrano così vicine da poterle toccare. Tra laghi a destra e a sinistra ci troviamo davanti al nostro Santuario. Quasi tutti i Santuari vengono edificati su richiesta della Beata Vergine. In questo caso, invece, il Santuario è stato innalzato dal popolo lecchese dopo la vittoria della Grande Guerra come un inno di ringraziamento alla Mamma Celeste per la protezione ricevuta, per essere stato preservato da una catastrofe che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Non avrebbe potuto essere costruito in un luogo più bello: pare incastonato nelle Prealpi che formano come un anfiteatro tutto intorno. Il nome, “Nostra Signora della Vittoria”, è davvero appropriato. Al ritorno, ciliegina sulla torta per chi si è sentito di fare due passi con don Sandro, è la visita a una famosa piazzetta sulla riva dell‟Adda, dove si svolgevano famose feste paesane e si mangiava il pesce del fiume: molto luminosa e bella, con un tocco di romanticismo. Il ritorno è piacevole, tra una conversazione e un canto. Il sentimento é quello di veri pellegrini. Ogni anno si risveglia in noi una sudditanza filiale verso la Madre Celeste, a cui Gesù ci ha affidati. Queste visite ai Santuari sono come gocce della Divina Grazia che sviluppano la piantina della nostra debole fede. Quest‟anno anche una buona preparazione per ricevere con più devozione il prossimo arrivo della statua della Madonna di Fatima. Appena entrato, ho come un contraccolpo: il Santuario é semi-buio. Subito mi colpisce una luce intensa che illumina il Tabernacolo, facendolo risaltare immediatamente come il luogo più importante, il centro del luogo sacro. Due angeli dorati, con le loro grandi ali, sembrano difenderlo. Questa visione mi riporta con l‟immaginazione, non so perché, al Vecchio Testamento, alla sacralità del luogo dove era custodita l‟Arca, dove c‟era la presenza del MISTERO. Con quale solennità i sacerdoti leviti si prostravano per sentire il soffio della DIVINA PAROLA! Durante la celebrazione della Messa la devozione dei pellegrini é toccante, silenziosa e vera. Al momento della consacrazione mi viene spontanea una riflessione: nel Vecchio Testamento erano i sacerdoti ad offrire le oblazioni a Dio; nel Nuovo il dialogo si è capovolto: non siamo più noi che offriamo oblazioni, ma è Dio stesso che fa di Suo Figlio oblazione all‟arca del nostro cuore. 9 Mese di Maggio La Madonna a casa nostra Alcune immagini della recita del S. Rosario nei rioni testimoniano la bellezza del riunirsi della gente, con semplicità, attorno a Maria, condividendo la preghiera e anche un momento di fraternità. 10 Mese di Maggio 11 Vita in parrocchia 12 Pillole di Magistero Un aiuto ad un giudizio “Siete disposti a vivere e anche a morire per Lui?” di M. Cristina Arienti prese di Gesù. Si può pensare che l’evangelizzazione dobbiamo programmarla a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti: la comunicazione della fede si può fare soltanto con la testimonianza, e questo è l’amore. Non con le nostre idee, ma con il Vangelo vissuto nella propria esistenza e che lo Spirito Santo fa vivere dentro di noi. Non parlare tanto, ma parlare con tutta la vita: la coerenza di vita, proprio la coerenza di vita! Una coerenza di vita che è vivere il cristianesimo come un incontro con Gesù che mi porta agli altri e non come un fatto sociale. Socialmente siamo così, siamo cristiani, chiusi in noi. No, questo no! La testimonianza!‖… ―— Che allegria c'è? cos'hanno di bello tutti costoro? — — Per un uomo! Tutti premurosi, tutti allegri, per vedere un uomo! Cos'ha quell'uomo, per render tanta gente allegra? Oh se le avesse per me le parole che possono consolare! Se ! Perchè non vado anch'io? Perchè no? Anderò, anderò; e gli voglio parlare: a quattr' occhi gli voglio parlare. Cosa gli dirò? Ebbene, quello che, quello che..., Sentirò cosa sa dir lui, quest'uomo!..‖ (A. Manzoni- I Promessi sposi) Mi scuso per la citazione letteraria, ma arrivando in piazza san Pietro il 18 maggio, per partecipare alla veglia di Pentecoste con il Papa, questa è stata l‟impressione più immediata: ma dove andiamo tutti, così diversi tra noi, tutti così contenti e ansiosi di arrivare, vedere, ascoltare un uomo di nome Francesco? ―Questo momento di crisi, stiamo attenti, non consiste in una crisi soltanto economica; non è una crisi culturale. E’ una crisi dell’uomo: ciò che è in crisi è l’uomo! E ciò che può essere distrutto è l’uomo! Ma l’uomo è immagine di Dio! Per questo è una crisi profonda! E, come ha subito detto il Papa, “Gesù era già lì che ci aspettava, ci ha anticipato!” Infatti la veglia è stato un susseguirsi di parole e frasi impreviste, sorprendenti, antiche, ma nuove nella loro sfida verso la mia vita. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi. Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Riassumere è impossibile: preferisco riportare una piccola selezione tra quelle che mi hanno colpito e provocato, come spunto a camminare insieme “senza paura”! Chi non desidera essere così? ―Lui ci aspetta, E quando noi Lo cerchiamo, troviamo questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci, per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con il Signore. Qualcuno dirà: ―No, io preferisco studiare la fede nei libri!‖. E’ importante studiarla, ma, guarda, questo solo non basta! L’importante è l’incontro con Gesù, l’incontro con Lui, e questo ti dà la fede, perché è proprio Lui che te la dà!‖… Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: ―Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!‖ (cfr Mc 16,15). Ma che cosa succede se uno esce da se stesso? Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura! Uscite fuori, uscite!‖ ―Gesù, preghiera – la preghiera, quel lasciarsi guidare da Lui – e poi testimonianza. Ma vorrei aggiungere qualcosa. Questo lasciarsi guidare da Gesù ti porta alle sor- 13 DONAZIONI 2013 Barlassina 2 giugno 1 settembre 1 dicembre Se vuoi collaborare o diventare uno dei sostenitori del giornale di vita parrocchiale “In Comunione”, puoi farlo nei seguenti modi: Invia una e-mail all’indirizzo: [email protected] Telefona direttamente al numero: 0362 / 566.750 14 Cercate ogni giorno il volto dei Santi Un aiuto ad un giudizio Padre Puglisi: la santità misura ordinaria della vita perdona come ama e perdona Cristo, e non ha tempo per sé come Cristo, come quel poster che avevi in casa, un orologio senza lancette con su scritto: tutto il tempo è per Cristo. a cura di Paola Visconti Caro 3P, ti hanno fatto beato, anzi no, ti hanno proclamato beato, perché beato già lo sei. „Santo‟: ti rendi conto? […] Camminiamo per strada, con i nostri vuoti fisici e morali, con le nostre debolezze, stanchezze, paure e dubbi, eppure siamo santi. Siamo santi tutti e non lo vogliamo capire, santi per immagine e somiglianza, santi per grazia e vocazione. Siamo tutti santi. I primi cristiani si chiamavano così fra loro: santi. Noi a queste cose non ci crediamo più, noi cristiani adulti di oggi. Pensiamo che i santi siano solo quelli dei santini. Cose da bigotti. Invece i santi sono carne, ossa e fuoco. Il tuo salotto erano le classi delle scuole in cui hai insegnato fino alla fine. Non hai mai voluto smettere. Perché sapevi che quella era la cosa da fare per cambiare Palermo: cambiare i ragazzi. E loro cambiavano perché eri santo e martire: vedevano come parlavi, come sorridevi, come raccontavi la Bibbia, come celebravi la Messa e la Confessione. Tu eri santo perché maneggiavi con cura le cose sante di Dio: uomini, donne e sacramenti. E uno non aveva più scuse, perché Dio c‟era. Eri ordinario, come Cristo tra i suoi, lui un figlio di falegname, tu di calzolaio. Eppure chi ti passava accanto si sentiva più libero, mai giudicato, atteso sempre, mai incalzato, ma spinto a dare il meglio. La santità era a portata di mano, la potevi toccare: aveva la consistenza del tuo volto, delle tue mani, dei tuoi piedi. Del tuo fuoco. […] Averti conosciuto mi mette la santità a portata di mano e memoria. Eri lì nei corridoi della mia scuola e facevi lezione, e bene. Eri un santo, e nessuno lo sapeva, perché eri troppo ordinario. Credo neanche tu lo sapessi. Eppure avevi gli effetti sismici del santo: eri l‟epicentro silenzioso di terremoti. Non si poteva rimanere indifferenti, davi fuoco alle braci. I santi sono questo: fuoco che fa ardere le braci che abbiamo nell‟anima, spesso sopite sotto la cenere della comodità, della noia, dell‟incredulità. Causavi terremoti di libertà: fino a che non la tocchi e non te la mettono in mano, la libertà, te ne stai comodo e annoiato con la tua vita piccola e riempita di cose che si rompono. Da salotto. Il salotto è il contrario del santo. E infatti tu il salotto neanche ce l‟avevi. Avevi un letto, una cucina e poi libri, dappertutto. Ma ci tornavi solo la sera a casa, come quella sera del tuo compleanno in cui ti hanno sparato: dies natalis doppio il tuo, o unico. Ora sei beato, caro 3P, e la santità è qualcosa di più abbordabile, tascabile quasi. Qualcosa che solo Dio può dare a chi non si chiude nel salotto, ma fa della strada il suo salotto. E la strada è lì dove Dio lo chiama: in ufficio, a scuola, al supermercato, tra i fornelli, allo sportello della banca, dietro un computer, al mare, in montagna, in centro e in periferia. Questo ti chiedo di ricordarci: che tutti siamo santi lì dove siamo, se solo non ci chiudiamo all‟unica Beatitudine, l‟unica possibile in queste vie del mondo così trafficate di uomini e donne che cercano la beatitudine con la minuscola, quella che una volta che l‟hai afferrata è già perduta. La Beatitudine continua e infrangibile invece è lì a portata di mano. Così eri tu, per me. Così sei tu, adesso, per tutti. Grazie, caro amico e padre, martire dell‟ordinario amore straordinario di Dio. Il tuo salotto era la strada. La strada dove i ragazzi disfacevano le loro vite, a Brancaccio, tra violenza, droga, ignoranza, prostituzione, spaccio, pizzo… E tu li prendevi uno a uno e tra un calcio al pallone e uno nel sedere gli raccontavi che erano santi pure loro, perché figli e figlie del Padre e non del padrino. E loro, dall‟inferno uscivano, almeno alcuni, perché credevano a te e a come li guardavi, perché eri santo e li guardavi con le pupille di Dio. Ti credevano perché un santo è uno che ama e Tratto da ―Avvenire‖ del 26 maggio — di Alessandro d’Avenia 15 ANAGRAFE PARROCCHIALE di Maggio 2013 BATTESIMI 12 BUTTERA ELIA di DAVIDE e CUCCINELLO MARIA GRAZIA 13 CANALI EDOARDO di MARCO e RIGAMONTI SABRINA 14 PADULA GABRIELE di ROBERTO e MOTTA VIVIANA 15 FRANGI VIRGINIA di DAVIDE e ZERRILLI SARA 16 MECO GABRIELE di ADAMIL e PRIFTI ARIONA FUNERALI 18 VISCONTI GIUSEPPE anni 86 19 MERONI GIOVANNA CARLA anni 78 MATRIMONI 01 COLOMBO STEFANO DOMENICO REDAELLI ANNA OFFERTE BATTESIMI € 350,00 FUNERALI € 100,00 PRIMA COMUNIONE € 750,00 VARIE € 100,00 Segreteria Parrocchiale c/o casa parrocchiale Via Don Speroni, 6 - Barlassina Servizi offerti Prenotazioni di SS.Messe Richiesta di Certificati Raccolta abbonamenti ad “Il Segno” ed “In Comunione” Iscrizione al Corso per fidanzati Iscrizioni ad altre iniziative parrocchiali Orari di apertura: INFO: 366 / 715.36.86 Mercoledì 09.30 ÷ 11.00 (attivo solo negli orari di apertura della Segreteria) Sabato: 09.30 ÷ 11.30 16