GIUGNO 2013
IN COMUNIONE
Barlassina
Aperti alle sorprese dello Spirito
di don Sandro
Carissimi ,
in questi giorni fra di noi. L'essere accoglienti per gli
altri ci aiuterà ad essere accoglienti fra di noi.
il nostro nuovo Pontefice sorprende sempre con le sue
provocazioni, perché la Chiesa possa presentarsi al
mondo con una nuova incisività e missionarietà.
Anche l'oratorio feriale che sta per iniziare sarà
l'occasione per tanti nostri ragazzi ed adolescenti di
essere aperti e disponibili per tanti fanciulli che lo
frequenteranno. Aprirsi agli altri costa una fatica che fa
bene alla fede ed allo spirito.
«Domandiamoci: siamo aperti alle sorprese di Dio? O
ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito
Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove
strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo,
chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità
di accoglienza?». «La novità - osserva il Pontefice - ci
fa sempre un po‟ di paura, perché ci sentiamo più sicuri
se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a
costruire, a programmare, a progettare la nostra vita
secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri
gusti. E questo avviene anche con Dio». «Spesso Lo
seguiamo, Lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci
è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia,
lasciando che sia lo Spirito Santo l'anima, la guida
della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che
Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire
dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista,
per aprirci ai Suoi orizzonti».
Anche i tornei di calcio saranno un‟occasione di
missionarietà nella misura in cui ci sarà una presenza
matura di fede che saprà accogliere e dialogare con
tante altre famiglie.
Lo stesso lavoro della Caritas, che diventa sempre più
consistente, e la distribuzione dei pacchi alimentari per
tante famiglie sono un‟occasione per essere nel nostro
paese attenti alle persone che sono nel disagio. Come
ogni anno il 7 luglio organizzeremo un pranzo per
familiarizzare fra le persone coinvolte in questa
iniziativa.
Non sappiamo dove lo Spirito ci sta portando, ma
certamente stiamo sperimentando la nostra piccolezza
e debolezza insieme allo stupore di quello che il
Signore può operare fra di noi.
Di fronte a queste parole come possiamo non
domandarci se la nostra vita personale e della nostra
parrocchia ha il coraggio di intraprendere strade nuove,
di andare dove lo Spirito ci porta o se invece ci stiamo
fermando alla vita abitudinaria di sempre? Quando la
Chiesa rimane ferma, come in una stanza chiusa,
certamente si ammala.
Forse sbaglieremo in tante cose, ma ciò che chiediamo
al Signore é di superare tante polemiche e chiacchiere
inutili fra di noi, che fanno male alla nostra parrocchia.
Siamo chiamati ad una missionarietà e i tanti volontari
che si coinvolgeranno in questa Settimana Mariana
sembrano volerci dire che la nostra parrocchia può
essere testimone credibile della presenza del Signore.
Occorre solamente che il nostro volto sia lieto e pieno
di luce, come accade per coloro che operano avendo il
Signore nel cuore, perché le opere che siamo chiamati
a realizzare sono opera del Signore!
In questi tempi ci é data l'occasione di aprirci.
Certamente la provocazione ci giunge dalla venuta tra
noi della statua della Madonna Pellegrina di Fatima
che ci spinge a diventare una comunità aperta allo
Spirito del Signore e a tante persone che giungeranno
1
Indice
Vita in parrocchia:
Pag.3
Una Chiesa in mezzo al gregge
Rubrica Lo scrigno delle memoria
di Antonietta Porro
Pag.5
Per la prima volta la gioia del perdono
Prima Santa Confessione
a cura delle Catechiste del Primo Anno
Pag.6
Il giorno memorabile
Prima Santa Comunione
a cura delle Catechiste del Secondo Anno
Pag.7
Gesù: un amico di cui ci si può fidare
Professione di Fede
di Nicoletta Lanzani
Pag.8
Una bellezza che scuote
Uscita - ritiro degli adolescenti e 18–19enni
dell’Unità Pastorale a Desenzano e Sirmione
di Carlo Gargioni, Simone Stefanetto e
Elena Pozzi
Pag.9
Nostra Signora della Vittoria
Pellegrinaggio Mariano a Lecco
di Giorgio Cecconello
Pag.10-11
La Madonna a casa nostra
Mese di maggio nei rioni
a cura di M.C. Arienti
Un aiuto ad un giudizio:
Pag.13
“Siete disposti a vivere e anche a morire per Lui?”
Veglia di Pentecoste con Papa Francesco
Rubrica ―Pillole di Magistero‖
a cura di M. Cristina Arienti
Pag.15
Padre Puglisi: la santità misura ordinaria della vita
Dalle pagine di Avvenire lo scrittore Alessandro d’Avenia
ricorda Padre Puglisi e riflette sulla santità
Rubrica ―Cercate ogni giorno il volto dei Santi‖
a cura di Paola Visconti
Pag.16
Anagrafe parrocchiale
2
Lo scrigno della memoria
Vita in Parrocchia
Una chiesa in mezzo al gregge
di Antonietta Porro
Oggi lo scrigno della memoria si è aperto grazie
a Sandro e a Luisa.
fame e dalla guerra, liberaci, Signore). La Chiesa, attraverso il parroco e tutta la comunità cristiana, si faceva
tutt'uno con il paese, assumendosi i bisogni di tutti gli
uomini, camminando – anche fisicamente – in mezzo
alle loro case, nei loro campi, tra le loro famiglie, mostrando nel modo più diretto che essa vive accanto
all'uomo. Proprio come papa Francesco ci invita continuamente a fare, sin dall'omelia della sua prima Messa
crismale, quando ha sollecitato i sacerdoti ad essere
«pastori con "l'odore delle pecore", pastori in mezzo al
proprio gregge» e ha ricordato a tutti che «la nostra gente … gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l‟olio di
Aronne fino ai bordi della realtà».
Sandro è solo di poco più grande di me, ma tra i
suoi ricordi ne ha uno che non mi appartiene, perché lui,
diversamente da me, lo ha vissuto in prima persona.
Sandro infatti è stato chierichetto per tanto tempo, e
quale chierichetto! Era certamente uno di quelli che oggi
chiamerebbero "capo-chierichetto", di quelli che non
mancano mai, che conoscono tutti i dettagli del servizio
liturgico. E ricorda che una cinquantina d'anni fa in paese, nel periodo di passaggio dalla primavera all'estate, e
esattamente nella settimana dopo l'Ascensione, quando
le campagne cominciavano a biondeggiare di messi e i
temporali si facevano sempre più insidiosi (giacché una
grandinata poteva essere la rovina di un anno di intenso
lavoro), si svolgeva un rito speciale. Per tre giorni, la
mattina prestissimo, prima dell'alba, l'Arciprete con tutti i
fedeli si recava processionalmente nelle campagne, preceduto dalla Croce, ogni giorno in una diversa parte del
paese, per invocare la benedizione del Signore sul lavoro degli uomini e chiedergli che accompagnasse con il
suo favore la maturazione dei frutti di questo lavoro, che
sarebbero stati fonte di sostentamento per la gente.
Sandro ricorda quelle celebrazioni come molto belle
(alzarsi presto al mattino è una gran fatica, ma il sole
che sorge, la prima luce che fa rinascere le cose dal
nulla, è un contraccambio impagabile!), vissute intensamente, partecipate dal popolo.
Se pensiamo alla storia della Chiesa – alla quale
pure tante volte ci si rivolge per muovere accuse e suscitare critiche – troviamo traccia di molte circostanze in
cui essa si è fatta così vicino all'uomo da farsi carico
come nessun altro delle sue necessità più vere. Né abbiamo bisogno di guardare lontano per trovare esempi di
sacerdoti e laici che hanno speso le loro energie e messo a frutto le loro intelligenze per il bene dei loro fratelli:
tanti ne abbiamo avuti accanto anche nella nostra comunità.
Chi si sente parte della Chiesa non può non provare simpatia autentica per i propri fratelli, anche per
coloro che non condividano la medesima esperienza di
fede. Come le generazioni che ci hanno preceduti, siamo chiamati a camminare non ai margini, ma proprio in
mezzo alla terra nella quale noi e i nostri fratelli viviamo
insieme, avendo davanti agli occhi, come i nostri progenitori durante la processione, la croce di Cristo: non occorrerà necessariamente esibirla davanti a noi, mentre
camminiamo per le strade dell'uomo, ma non potremo
non portarla dentro di noi, perché è l'Uomo che sta su
quella croce che, attraverso di noi, vuole farsi compagno
di strada di tutti gli uomini.
Luisa, che rammenta di aver partecipato a questi riti, ci ha aiutato a dar loro un nome: si tratta delle
cosiddette "rogazioni", cioè suppliche, richieste, che il
popolo rivolgeva a Dio chiedendo la sua benedizione
sulla propria terra.
Le preghiere delle "rogazioni" implicavano diverse invocazioni, recitate dai fedeli e volte ad allontanare
le calamità naturali e tutto ciò che poteva insidiare la
serenità: a fulgure et tempestate, libera nos, Domine
(dal fulmine e dalla tempesta, liberaci, Signore); a peste,
fame et bello, libera nos, Domine (dalla malattia, dalla
3
4
Vita in Parrocchia
Prima Santa Confessione
Per la prima volta la gioia del perdono
a cura delle Catechiste del Primo Anno
Diventa sempre più difficile preparare i bimbi di 8/9 anni al sacramento del Perdono. Ogni anno ti sembra di perdere
tempo, hai l‟impressione di lavorare a vuoto. La famiglia collabora poco e quando lo fa bisogna prestare attenzione a
che non si rievochino gli schemi del passato.
I catechismi sembrano inadeguati a comunicare un‟esperienza così
forte come quella del perdono di Gesù. I segni sacramentali non dicono più niente agli adulti, che come dice papa Francesco, sono
“inamidati” e chiusi nei loro schemi razionalistici. Il pericolo che questo
scetticismo venga trasmesso anche ai bambini è forte e ci preoccupa.
Perché continuare ad evangelizzare se la fede non conta più nulla?
Perché continuare ad evangelizzare in un mondo che sperimenta la
“desertificazione della fede?
Questo in breve è un po‟ il contesto in cui i nostri bimbi, e sono la maggior parte di essi, fanno la loro esperienza di
fede. Verrebbe da chiedersi (e ce lo chiediamo tante volte noi catechisti!!) come annunciare l‟Amore di Dio oggi? Questa la ragione per cui papa Benedetto ha indetto l’Anno della Fede. E le catechesi di papa Francesco sono improntate al tema della misericordia di Dio. Abbiamo bisogno di essere perdonati e di perdonare.
I nostri bimbi hanno ben compreso la parabola del padre misericordioso. Aiutati da una pittura del grande pittore olandese H. Rembrandt hanno scoperto le dimensioni del cuore di Dio.
Così si annuncia la fede del Padre che in Gesù trova la sua comprensione. Dice papa Francesco: «Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare!». E per ben tre
volte ha aggiunto: «Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono!».
A questi nostri interrogativi hanno risposto anche i nostri bimbi, testimoniando con la loro
semplicità l‟esperienza dell‟incontro misericordioso con Gesù.
Pubblichiamo alcune delle loro testimonianze scritte quattro giorni dopo aver ricevuto il sacramento. Riflettiamo sulle loro esperienze e facciamone tesoro.
Scrive Chiara: ”All’inizio mi sentivo emozionata, ma quando Gesù per le mani del sacerdote mi ha perdonato ho sentito
in me una gioia immensa. Gesù mi aveva perdonato, da oggi devo seguirlo con più impegno…‖
Ilaria: “Tra le mie tante esperienze con Gesù, la più bella è stata certamente la mia Prima Confessione.
Ero tanto emozionata, ma quando ho visto con il cuore Gesù l’emozione mi è salita al massimo e sono entrata in un
mondo pieno di amore e di gioia. Era il mondo di Gesù! Quando parlavo con il sacerdote mi sembrava di parlare con
Gesù. Terminata la Confessione mi sono sentita una bambina diversa, ero molto felice!‖
Roberto racconta la sua esperienza che è simile alle precedenti e conclude: “Gesù mi ha dato coraggio. Da quel giorno mi sento diverso perché Gesù è nel mio cuore!‖
Manuel conclude la sua riflessione con queste parole: ”Provo tanto amore per Gesù perché Lui ama noi e noi amiamo
Lui!”. E Barbara aggiunge: ”E’ veramente bello essere perdonati!‖
Signore, fa’ che i cuori dei nostri bimbi non vengano devastati dalla nostra incredulità!
5
Vita in parrocchia
Prima Santa Comunione
Il giorno memorabile
a cura delle Catechiste del Secondo Anno
Abbiamo pensato di presentare l‟esperienza della Prima Comunione dei nostri bambini con un intervento del poeta e
scrittore Davide Rondoni comparso a inizio maggio su Avvenire col titolo “In fila per la Prima Comunione”.
Quanti punti in comune con la nostra esperienza cristiana oggi!
Ci è sembrato particolarmente provocante e carico di interrogativi per noi adulti:
“Vanno. In fila. Hanno la faccia seria. In un certo senso, è il loro primo giorno da star. Tra gente che sa e non sa
cosa sta succedendo. Molti lo sanno, altri se lo sono dimenticato. Altri forse se lo stanno chiedendo di nuovo.
Ma loro avanzano, hanno la faccia seria, la faccia che ci fa tremare. Perché un genitore trema certo davanti al sorriso
dei suoi figli, ma non come trema di fronte al loro viso quando si fa serio.
E ti chiedi: cosa li impensierisce? Cosa li preoccupa? Ombre, pensieri, forse pene in cui tu non puoi entrare, e spesso
non puoi fare niente. Ma ora avanzano con la faccia seria perché stanno pensando la cosa più incredibile della storia. Sono seri perché stanno pensando quel pensiero che puoi sperare li accompagni sempre. In ogni ombra, ogni
pena. Stanno pensando: vieni Gesù. Perché sono in fila per la loro Prima Comunione. Per la prima volta che si nutrono di Lui. Sono in fila, seri stanno per ingoiare il corpo di Dio, l’eterno amore. Stanno per mostrare che – dopo il battesimo – sono davvero non solo più corpo loro, corpo tuo, di madre e padre. Ma anche corpo Suo. Perché aprono la
bocca e dicono «amen» al corpo, al pane che caccia via la morte dalla loro vita. Al pane che li nutrirà di eterno. Che li
fa tuoi figli per sempre, anche quando non li potrai vedere più per un po’, anche quando ti cercheranno e non sarai più
nell’altra stanza. Stanno per ingoiare, per bere l’atto d’amore invincibile. Il Dio che sembrava avesse in mente proprio
te, i tuoi bambini, l’amore che vuoi a loro, quando ha detto la frase che ha scandalizzato i Sacerdoti e i benpensanti:
CHI MANGIA DI QUESTO PANE NON MUORE.
… Sono in fila, hanno il visetto serio, pensano coi loro pensieri bambini, così chiari e oscuri.
A volte così meravigliosamente divertenti a proposito di Dio. Pensieri da cui dobbiamo imparare. Che dobbiamo avere
sempre, come il primo e infinito «amen» all’unico Corpo che porta tutti i nostri giorni e quelli dei nostri figli in un’alba
che non finisce‖.
6
Professione di Fede
Vita in Parrocchia
Gesù: un amico di cui ci si può fidare
di Nicoletta Lanzani
Domenica 19 maggio si è svolta, durante la S. Messa
delle ore 10, la Professione di Fede: 18 quattordicenni
della nostra parrocchia hanno desiderato professare la
propria fede in Gesù e nella Sua Chiesa. Questa scelta
è scaturita dal desiderio di ciascuno di comunicare a tutti
di aver intuito che Gesù è uno di cui ci si può fidare e
che è importante per sé e per la propria vita. Il gruppo è
giunto a questa tappa significativa dopo un percorso di
due anni, il cammino dei preadolescenti, che è stato vissuto in comunione con i coetanei dell‟Unità di Pastorale
Giovanile Lentate-Barlassina. A conclusione di questo
percorso biennale i ragazzi hanno vissuto il “Cammino
del sì”, seguendo 5 tappe rappresentanti altrettanti pilastri della nostra fede: la scelta, la Croce, la Parola, la
preghiera, il Credo, per giungere alla tappa definitiva
della Professione di Fede.
per tutti da un genitore nella cucina dell‟oratorio. L‟aver
condiviso i diversi momenti della giornata – preghiera, S.
Messa, allestimento della sala da pranzo, preparazione
e consumazione del pranzo stesso – ha permesso di
sperimentare ancora una volta che è vero ciò che Gesù
ci ha detto: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì
io sono in mezzo a loro”.
I ragazzi hanno vissuto la giornata in comunione tra loro
e con le loro famiglie: dopo la celebrazione, infatti, ragazzi, educatori, sacerdoti e famiglie si sono ritrovati in
oratorio per un pranzo tutti insieme, condividendo gustosi antipasti e dolci preparati dalle famiglie stesse e completando con un‟immancabile pasta al ragù preparata
Non ci resta che pregare per loro, affinché possano
sempre incontrare qualcuno in grado di far emergere in
loro il desiderio di seguire Gesù che lo Spirito ha posto
nei loro cuori e che in questo momento sentono con particolare forza.
7
Vita in parrocchia
Uscita-ritiro UPG a Desenzano—Sirmione
Una bellezza che scuote
Mercoledì 1 Maggio noi adolescenti, 18-19enni e giovani dell‟UPG abbiamo avuto occasione di vivere un momento di
ritiro e preghiera nella casa di spiritualità gestita dalle suore Orsoline a Desenzano sul Garda.
Dopo un veloce pranzo ci siamo diretti a Sirmione per fare un giro della città e passare un po‟ di tempo insieme in riva
al lago; nonostante la piacevole passeggiata sia stata alquanto rilassante e divertente, il momento che più ci ha colpito
è stata la mattinata di preghiera poiché, anche se molti non avevano alcuna voglia di stare attenti, ciò di cui si è discusso e il modo in cui lo si è fatto sono stati motivo di interesse anche da parte dei più pigri.
In particolare è stato molto affascinante vedere come la bellezza della natura che ci circondava lasciava tutti a bocca
aperta; questo ci ha fatto riflettere a lungo e siamo arrivati alla conclusione che esiste qualcosa di grande che è capace di attirare l‟attenzione di tutti anche attraverso cose semplici, ma magnifiche. L‟importante è, però, imparare a riconoscere questa presenza nella vita di tutti i giorni perché questa c‟è, ma non sempre è facile distinguerla.
Simone Stefanetto e Carlo Gargioni
Il tema del ritiro di Pasqua di quest'anno è stato "Amarsi come..." e per meglio capire il significato di queste parole abbiamo meditato su un testo del Vangelo di Giovanni.
Il Comandamento di Gesù "...amatevi gli uni gli altri come io ha amato voi..." rappresenta a pieno il senso di questa
giornata.
Il clima che ho respirato è stato quello di unione e di voglia di stare insieme, a partire dalla preghiera del mattino, al
pranzo, ai canti sul pullman e alla Messa che abbiamo celebrato nel pomeriggio.
Segno che Gesù era ed é in mezzo a noi!
Elena Pozzi
8
Pellegrinaggio Mariano a Lecco
Vita in parrocchia
Nostra Signora della Vittoria
di Giorgio Cecconello
A lato dell‟altare, in una bella cappella, vi è un‟immagine della Madonna. Cerco delle immaginette che la ritraggano o un libretto che racconti la storia del Santuario, ma niente: non ci sono né immaginette né libretti.
Solo una lapide in fondo al Santuario ricorda il giorno
della consacrazione del tempio. Chiedo dunque al responsabile del tempio se può procurarmi del materiale.
La risposta è non solo il racconto della vera storia del
Santuario, ma una vera lezione per la mia vita spirituale. La storia di quel tempio è la storia stessa della fede
del popolo lecchese. Recito umilmente una preghiera
davanti all‟immagine di Nostra Signora della Vittoria.
Chissà che non conduca anche me alla vittoria finale
sulle mie miserie, che la natura umana mi fa portare
come un pesante bagaglio.
Un po‟ increduli che il tempo fosse tornato così rapidamente bello, date le premesse del periodo e della mattinata stessa, partiamo per Lecco. L‟aria é tersa e limpida.
Tra una decina e l‟altra del Rosario don Sandro ci illustra il panorama, chiamando ogni cima per nome. Il
momento é suggestivo: le Prealpi con le cime coperte
di neve sembrano così vicine da poterle toccare. Tra
laghi a destra e a sinistra ci troviamo davanti al nostro
Santuario.
Quasi tutti i Santuari vengono edificati su richiesta della Beata Vergine. In questo caso, invece, il Santuario è
stato innalzato dal popolo lecchese dopo la vittoria
della Grande Guerra come un inno di ringraziamento
alla Mamma Celeste per la protezione ricevuta, per
essere stato preservato da una catastrofe che avrebbe
potuto avere conseguenze ben più gravi. Non avrebbe
potuto essere costruito in un luogo più bello: pare incastonato nelle Prealpi che formano come un anfiteatro
tutto intorno. Il nome, “Nostra Signora della Vittoria”, è
davvero appropriato.
Al ritorno, ciliegina sulla torta per chi si è sentito di fare
due passi con don Sandro, è la visita a una famosa
piazzetta sulla riva dell‟Adda, dove si svolgevano famose feste paesane e si mangiava il pesce del fiume: molto luminosa e bella, con un tocco di romanticismo. Il
ritorno è piacevole, tra una conversazione e un canto.
Il sentimento é quello di veri pellegrini. Ogni anno si
risveglia in noi una sudditanza filiale verso la Madre
Celeste, a cui Gesù ci ha affidati. Queste visite ai Santuari sono come gocce della Divina Grazia che sviluppano la piantina della nostra debole fede. Quest‟anno
anche una buona preparazione per ricevere con più
devozione il prossimo arrivo della statua della Madonna
di Fatima.
Appena entrato, ho come un contraccolpo: il Santuario
é semi-buio. Subito mi colpisce una luce intensa che
illumina il Tabernacolo, facendolo risaltare immediatamente come il luogo più importante, il centro del luogo
sacro. Due angeli dorati, con le loro grandi ali, sembrano difenderlo. Questa visione mi riporta con l‟immaginazione, non so perché, al Vecchio Testamento, alla
sacralità del luogo dove era custodita l‟Arca, dove c‟era la presenza del MISTERO. Con quale solennità i
sacerdoti leviti si prostravano per sentire il soffio della
DIVINA PAROLA! Durante la celebrazione della Messa
la devozione dei pellegrini é toccante, silenziosa e vera. Al momento della consacrazione mi viene spontanea una riflessione: nel Vecchio Testamento erano i
sacerdoti ad offrire le oblazioni a Dio; nel Nuovo il dialogo si è capovolto: non siamo più noi che offriamo
oblazioni, ma è Dio stesso che fa di Suo Figlio oblazione all‟arca del nostro cuore.
9
Mese di Maggio
La Madonna a casa nostra
Alcune immagini della recita del S. Rosario
nei rioni testimoniano la bellezza del riunirsi
della gente, con semplicità, attorno a Maria,
condividendo la preghiera e anche un momento di fraternità.
10
Mese di Maggio
11
Vita in parrocchia
12
Pillole di Magistero
Un aiuto ad un giudizio
“Siete disposti a vivere e anche a morire per Lui?”
di M. Cristina Arienti
prese di Gesù. Si può pensare che l’evangelizzazione
dobbiamo programmarla a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti: la comunicazione della fede si può fare
soltanto con la testimonianza, e questo è l’amore. Non
con le nostre idee, ma con il Vangelo vissuto nella propria esistenza e che lo Spirito Santo fa vivere dentro di
noi. Non parlare tanto, ma parlare con tutta la vita: la
coerenza di vita, proprio la coerenza di vita! Una coerenza di vita che è vivere il cristianesimo come un incontro
con Gesù che mi porta agli altri e non come un fatto sociale. Socialmente siamo così, siamo cristiani, chiusi in
noi. No, questo no! La testimonianza!‖…
―— Che allegria c'è? cos'hanno di bello tutti costoro? —
— Per un uomo! Tutti premurosi, tutti allegri, per vedere
un uomo! Cos'ha quell'uomo, per render tanta gente
allegra? Oh se le avesse per me le parole che possono
consolare! Se ! Perchè non vado anch'io? Perchè no?
Anderò, anderò; e gli voglio parlare: a quattr' occhi gli
voglio parlare. Cosa gli dirò? Ebbene, quello che, quello
che..., Sentirò cosa sa dir lui, quest'uomo!..‖
(A. Manzoni- I Promessi sposi)
Mi scuso per la citazione letteraria, ma arrivando in piazza san Pietro il 18 maggio, per partecipare alla veglia di
Pentecoste con il Papa, questa è stata l‟impressione più
immediata: ma dove andiamo tutti, così diversi tra noi,
tutti così contenti e ansiosi di arrivare, vedere, ascoltare
un uomo di nome Francesco?
―Questo momento di crisi, stiamo attenti, non consiste in
una crisi soltanto economica; non è una crisi culturale.
E’ una crisi dell’uomo: ciò che è in crisi è l’uomo! E ciò
che può essere distrutto è l’uomo! Ma l’uomo è immagine di Dio! Per questo è una crisi profonda!
E, come ha subito detto il Papa, “Gesù era già lì che ci
aspettava, ci ha anticipato!” Infatti la veglia è stato un
susseguirsi di parole e frasi impreviste, sorprendenti,
antiche, ma nuove nella loro sfida verso la mia vita.
In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci
soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello
scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi. Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo:
ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose…
ma sapete che cosa succede?
Riassumere è impossibile: preferisco riportare una piccola selezione tra quelle che mi hanno colpito e provocato, come spunto a camminare insieme “senza paura”!
Chi non desidera essere così?
―Lui ci aspetta, E quando noi Lo cerchiamo, troviamo
questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci,
per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno
stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la
fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con
il Signore. Qualcuno dirà: ―No, io preferisco studiare la
fede nei libri!‖. E’ importante studiarla, ma, guarda, questo solo non basta! L’importante è l’incontro con Gesù,
l’incontro con Lui, e questo ti dà la fede, perché è proprio Lui che te la dà!‖…
Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le
periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire.
Gesù ci dice: ―Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!‖ (cfr Mc 16,15).
Ma che cosa succede se uno esce da se stesso?
Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che
escono di casa e vanno per la strada: un incidente.
Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata
per chiusura! Uscite fuori, uscite!‖
―Gesù, preghiera – la preghiera, quel lasciarsi guidare
da Lui – e poi testimonianza. Ma vorrei aggiungere qualcosa. Questo lasciarsi guidare da Gesù ti porta alle sor-
13
DONAZIONI 2013
Barlassina
2 giugno
1 settembre
1 dicembre
Se vuoi collaborare o diventare uno dei sostenitori del giornale di vita
parrocchiale “In Comunione”, puoi farlo nei seguenti modi:

Invia una e-mail all’indirizzo: [email protected]

Telefona direttamente al numero:  0362 / 566.750
14
Cercate ogni giorno il volto dei Santi
Un aiuto ad un giudizio
Padre Puglisi: la santità misura ordinaria della vita
perdona come ama e perdona Cristo, e non ha tempo per sé come Cristo,
come quel poster che avevi in casa, un orologio senza lancette con su scritto:
tutto il tempo è per Cristo.
a cura di Paola Visconti
Caro 3P,
ti hanno fatto beato, anzi no, ti hanno proclamato beato,
perché beato già lo sei. „Santo‟: ti rendi conto? […]
Camminiamo per strada, con i nostri vuoti fisici e morali,
con le nostre debolezze, stanchezze, paure e dubbi, eppure siamo santi. Siamo santi tutti e non lo vogliamo capire, santi per immagine e somiglianza, santi per grazia e
vocazione. Siamo tutti santi. I primi cristiani si chiamavano così fra loro: santi. Noi a queste cose non ci crediamo più, noi cristiani adulti di oggi. Pensiamo che i
santi siano solo quelli dei santini. Cose da bigotti. Invece
i santi sono carne, ossa e fuoco.
Il tuo salotto erano le classi delle scuole in cui hai
insegnato fino alla fine.
Non hai mai voluto smettere. Perché sapevi che quella era la cosa da fare per cambiare Palermo: cambiare i ragazzi.
E loro cambiavano perché eri santo e martire: vedevano
come parlavi, come sorridevi, come raccontavi la Bibbia,
come celebravi la Messa e la Confessione. Tu eri santo
perché maneggiavi con cura le cose sante di Dio: uomini,
donne e sacramenti. E uno non aveva più scuse, perché
Dio c‟era. Eri ordinario, come Cristo tra i suoi, lui un figlio
di falegname, tu di calzolaio. Eppure chi ti passava accanto si sentiva più libero, mai giudicato, atteso sempre,
mai incalzato, ma spinto a dare il meglio. La santità era a
portata di mano, la potevi toccare: aveva la consistenza
del tuo volto, delle tue mani, dei tuoi piedi. Del tuo fuoco.
[…] Averti conosciuto mi mette la santità a portata di mano e memoria. Eri lì nei corridoi della mia scuola e facevi
lezione, e bene. Eri un santo, e nessuno lo sapeva, perché eri troppo ordinario. Credo neanche tu lo sapessi.
Eppure avevi gli effetti sismici del santo: eri l‟epicentro
silenzioso di terremoti. Non si poteva rimanere indifferenti, davi fuoco alle braci. I santi sono questo: fuoco che fa
ardere le braci che abbiamo nell‟anima, spesso sopite
sotto la cenere della comodità, della noia, dell‟incredulità.
Causavi terremoti di libertà: fino a che non la tocchi e
non te la mettono in mano, la libertà, te ne stai comodo e
annoiato con la tua vita piccola e riempita di cose che si
rompono. Da salotto. Il salotto è il contrario del santo. E
infatti tu il salotto neanche ce l‟avevi. Avevi un letto, una
cucina e poi libri, dappertutto. Ma ci tornavi solo la sera a
casa, come quella sera del tuo compleanno in cui ti hanno sparato: dies natalis doppio il tuo, o unico.
Ora sei beato, caro 3P, e la santità è qualcosa di più abbordabile, tascabile quasi. Qualcosa che solo Dio può
dare a chi non si chiude nel salotto, ma fa della strada il
suo salotto. E la strada è lì dove Dio lo chiama: in ufficio,
a scuola, al supermercato, tra i fornelli, allo sportello della banca, dietro un computer, al mare, in montagna, in
centro e in periferia. Questo ti chiedo di ricordarci: che
tutti siamo santi lì dove siamo, se solo non ci chiudiamo
all‟unica Beatitudine, l‟unica possibile in queste vie del
mondo così trafficate di uomini e donne che cercano la
beatitudine con la minuscola, quella che una volta che
l‟hai afferrata è già perduta. La Beatitudine continua e
infrangibile invece è lì a portata di mano. Così eri tu, per
me. Così sei tu, adesso, per tutti. Grazie, caro amico e
padre, martire dell‟ordinario amore straordinario di Dio.
Il tuo salotto era la strada. La strada dove i ragazzi disfacevano le loro vite, a Brancaccio, tra violenza, droga,
ignoranza, prostituzione, spaccio, pizzo… E tu li prendevi uno a uno e tra un calcio al pallone e uno nel sedere
gli raccontavi che erano santi pure loro, perché figli e
figlie del Padre e non del padrino. E loro, dall‟inferno
uscivano, almeno alcuni, perché credevano a te e a come li guardavi, perché eri santo e li guardavi con le pupille di Dio. Ti credevano perché un santo è uno che ama e
Tratto da ―Avvenire‖ del 26 maggio — di Alessandro d’Avenia
15
ANAGRAFE PARROCCHIALE di Maggio 2013
BATTESIMI
12 BUTTERA ELIA
di DAVIDE
e CUCCINELLO MARIA GRAZIA
13 CANALI EDOARDO
di MARCO
e RIGAMONTI SABRINA
14 PADULA GABRIELE
di ROBERTO
e MOTTA VIVIANA
15 FRANGI VIRGINIA
di DAVIDE
e ZERRILLI SARA
16 MECO GABRIELE
di ADAMIL
e PRIFTI ARIONA
FUNERALI
18 VISCONTI
GIUSEPPE
anni 86
19 MERONI
GIOVANNA CARLA
anni 78
MATRIMONI
01
COLOMBO STEFANO DOMENICO
REDAELLI ANNA
OFFERTE
BATTESIMI
€ 350,00
FUNERALI
€ 100,00
PRIMA COMUNIONE
€ 750,00
VARIE
€ 100,00
Segreteria Parrocchiale
c/o casa parrocchiale Via Don Speroni, 6 - Barlassina
Servizi offerti





Prenotazioni di SS.Messe
Richiesta di Certificati
Raccolta abbonamenti ad “Il Segno” ed “In Comunione”
Iscrizione al Corso per fidanzati
Iscrizioni ad altre iniziative parrocchiali
Orari di apertura:
INFO:  366 / 715.36.86
Mercoledì 09.30 ÷ 11.00
(attivo solo negli orari
di apertura della Segreteria)
Sabato: 09.30 ÷ 11.30
16
Scarica

giugno - Barlassina.it