A PAG. 3 Catania - anno XXIX - n. 26 - 7 luglio 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità IL FERCOLO DI S. AGATA “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” Le due fatiche di Papa Francesco: la prima enciclica e il primo viaggio in Sicilia Chiamati dalla fine dell’Italia ue sono gli avvenimenti Padre e Pastore, lunedì 8 luglio, si che caratterizzano i primi rende vicino e presente a quella porgiorni del mese di luglio zione di umanità che sono i profughi e precisamente il 5 luglio, data della pubblicazione della “Lumen Fidei”: la prima enciclica di Papa Francesco, l’ultima di BenedettoXVI. Il documento scritto “a quattro mani” conclude la serie delle tre encicliche del Papa emerito dedicate alle virtù cardinali: “Caritas in veritate”, “Deus caritas est”, “Spe salvi” ed ora “Lumen fidei”. È un documento forte, scritto da Papa Benedetto, al quale Papa Francesco ha aggiunto alcune parti e la Luce della fede è il nuovo faro che illumina il cammino della Chiesa nel mondo e traccia un nuovo fascio di luce sul sentiero della Chiesa, così come Foto AFP/SIR appare in tanti dipinti, dove l’immagine della Basilica di San Pietro, simbolo della e gli immigrati che giungono a Lamcristianità, irradia una raggiera di pedusa, in cerca di riscatto sociale e di fortuna economica. luce che illumina il mondo intero. “La Fede senza le opere è morta” e In occasione della Pasqua il parroco senza gesti concreti resta inerte e di San Gerlando di Lampedusa, Don infruttuosa, ed ecco che Papa Fran- Stefano Nastasi, anch’egli figlio di cesco fa seguire alla magistrale enci- emigrati, che aveva già fatto dono a clica un gesto particolare di atten- Papa Benedetto XVI di una croce zione e di presenza della Chiesa a fatta col legno di una barca, ha inviafavore degli ultimi, che alcuni defi- to una lettera a Papa Francesco chieniscono di “scelta politica” o meglio dendo: “Venga in mezzo a noi e sarà Padre tra i figli”. di vera “scelta cristiana”. Il Papa, argentino, latino americano, L’invito a visitare Lampedusa, estre“chiamato dalla fine del mondo”, da mo lembo di terra che corrisponde D alla periferia dell’Italia, confine tra l’Europa e l’Africa, viene adesso accolto e scegliere Lampedusa come “prima uscita” in Italia è un gesto che resta nella storia di questo Papa, Parroco del mondo, che va in cerca delle pecorelle smarrite e, una volta trovate, le porta sulle spalle e ne assume l’odore. Inserito tra i gesti innovativi di Papa Francesco compiuti in questi primi cento giorni di pontificato, il viaggio a Lampedusa ed il gesto di gettare dei fiori nel mare, dove sono morte numerose vittime innocenti della miseria e della speranza, lascerà un segno ed è esso stesso un segno di grande umanità e spirituale paternità, pensando anche che molte delle vittime del mare, sono musulmani. Papa Francesco, “profondamente toccato dal recente naufragio di un’imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall’Africa, ultimo di una serie di analoghe tragedie” si legge nella nota dell’Ufficio Stampa, “intende pregare per coloro che hanno perso la vita in mare, visitare i superstiti e i profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell’isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo bisogno”. Commentando queste parole il Sindaco di Lampedusa, Giuseppina Nicolini, ha detto: “Finalmente il mondo si accorgerà di noi. Nessuno, dopo la visita del Papa a Lampedusa, potrà più chiudere gli occhi su questo dramma”. Il Papa degli ultimi, che porta nel suo cuore di Padre e di Pastore le periferie del mondo, come spesso ha ripetuto nei suoi discorsi, incontra gli ultimi tra gli ultimi e porta un raggio di “lumen fidei” a testimoniare che la Chiesa è presente e viva tra la gente e senza distinzione accoglie tutti nell’universalità del suo abbraccio spirituale. La visita annunciata nella “forma più discreta possibile”, sarà breve e Giuseppe Adernò (segue a pagina 2) ISTITUZIONE DI 13 ACCOLITI a pagina 7 ASSEMBLEA DEGLI IDR a pagina 7 IL PROGETTO DIDATTICO “L SOLA CHE C È” Scuola e università al centro del decreto legge Lavoro SBLOCCARE la stagnazione n freno alla disoccupazione giovanile potrebbe arrivare anche dalla scuola e dall’Università. I recenti prevedimenti varati dal Consiglio dei Ministri, e inseriti nel decreto-legge Lavoro U metteranno al centro proprio le due istituzioni dopo un periodo d’incertezze segnato da tagli alla spesa pubblica per il sopraggiungere della recente crisi economica. Proprio in un momento storico cruciale per la nostra penisola, dove la piaga della mancanza di lavoro tra i giovani ha toccato la quota record del 40% nei primi sei mesi del 2013. Nelle intenzioni del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, c’è dunque la volontà di mettere un freno all’emorragia di posti di lavoro che sembra non volersi arrestare. Di fatto, il neo ministro ha rivendicato “l’importanza di una logica che includa anche la scuola e l’Università nel contrasto alla disoccupazione giovanile e l’ottimo lavoro di raccordo tra i diversi ministeri che hanno contribuito al decreto”. La prima novità riguarda il mondo univer- sitario, saranno distribuiti 10,6 milioni di euro che serviranno a cofinanziare i tirocini curriculari degli studenti universitari presso soggetti pubblici e privati. Stando alle previsioni di stima gli studenti universitari potranno partecipare a stage della Filippo Cannizzo (segue a pagina 2) a pagina 9 2 Prospettive - 7 luglio 2013 sommario al n. 24 PRIMO PIANO Indietro nel tempo intervistando Filippo Re Capriata ________3 Sturzo: La rivoluzione copernicana in politica _____4 Il volume “Il lavoro nel carcere che cambia” ____5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________6 Dall’Ufficio Liturgico diocesano________________6 Orario estivo degli uffici di Curia ________6 DIOCESI Incontro delle confraternite nel dopo Visita Pastorale____9 “Mena” opera lirica in tre atti _______________11 Intervistando San Leone Vescovo _______11 XX Premio internazionale “A. Labisi”______________12 Festa multietnica al C.U.S di Catania delle comunità mauriziane, cingalese e tamil Fede, solidarietà ed integrazione i è svolta sabato 22 giugno presso gli impianti sportivi del C.U.S di Catania la festa multietnica organizzata dall’Ufficio Pastorale Migrantes e dalla Caritas di Catania. Consueto appuntamento a chiusura della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che ogni anno si celebra nella diocesi catanese e che vede la compartecipazione di numerosi rappresentanti delle comunità etniche del territorio cittadino. La festa comunitaria si è resa possibile grazie all’organizzazione del diacono don Giuseppe Cannizzo direttore dell’Ufficio Pastorale Migrantes in collaborazione con Mons. Vincenzo Algeri, Direttore della Caritas diocesana. Presenti presso la cittadella universitaria anche don Christopher Shelton cappellano della comunità etnica cingalese, e i diaconi don Gino Licitra, don Francesco Leto, don Gianni Corriere e don Mario Orofino che lavorando in sinergia con la diocesi hanno coadiuvato nell’organizzazione dell’evento multiculturale. Un momento fraterno di festa per grandi e piccini, cui è seguita una cena multietnica ispirata ai sapori del mondo S (continua da pag. 1) CHIAMATI... 7Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. 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(Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 3 luglio 2013 si svolgerà dalle ore 8 alle ore 14, quasi una mattinata di lavoro, una “visita personale e di cortesia” con una breve sosta per la Messa parrocchiale. La sola presenza dell’Arcivescovo di Agrigento, Mons. Francesco Montenegro e del Sindaco di Lampedusa, senza altre autorità, asse(continua da pag. 1) SBLOCCARE... durata minima di tre mesi e percepire un rimborso spese mensile stimato intorno ai 400 euro, cosi distinti: duecento usciranno dalle casse dello Stato e i restanti saranno a carico dell’azienda che ospiterà il tirocinio formativo. In ambito scolastico saranno due le misure che dovrebbero contrastare la disoccupazione, ovvero: l’incremento, fino al 25 per cento, della flessibilità oraria degli istituti professionali e un piano triennale d’interventi per tirocini extracurriculari delle quarte classi delle scuole secondarie di secondo grado. Il tutto dovrebbe assottigliare il divario tra la scuola e il mondo lavorativo specie per quei settori che cronicamente lamentano mancanza di manovalanza. Cosi, secondo i progetti del governo, dovrebbe colmarsi il gap tra il “fabbisogno di lavoratori specializzati per imprese artigiane e aziende e la formazione scolastica” che produce sempre più liceali e un numero sempre inferiore di tecnici e diplomati provenienti dalle scuole professionali. Stando ai recenti appelli della Fondazione studi Consulenti del lavoro, infatti, in Italia mancano agli appelli 150mila posti che nessuno ha intenzione di fare; stiamo parlando di panettieri, falegnami, sarti, installatori d’infissi, baristi e camerieri. Le buone notizie non finiscono qua, sono, infatti, in programma nuove assunzioni nella scuola. Questi i numeri: 15mila a settembre e 44mila a conclusione delle iniziative legate all’integrazione e alla comunione tra i popoli. Alla serata hanno preso parte più di 350 persone equamente suddivise tra srilankesi, mauriziani, italiani, rumeni e qualche rappresentante della comunità polacca di Catania che hanno assistito e animato una serata all’insegna della musica, della danza e della cultura provenienti dalle proprie comunità d’origine. Presenti anche i ragazzi del quartiere di Librino che operano presso il centro ‘Talita Kum’ accompagnati dai rispettivi genitori e guidati dalla responsabile del centro la dott.ssa Giuliana Giannino. Del gruppo rumeno si sono distinti i ragazzi rom stanziati nel campo nomade del quartiere San Giuseppe La Rena di Catania che hanno ballato insieme ai ragazzi di ‘talita kum’ quasi tutta la serata fino a mezzanotte. Presente anche il presidente dell’Association des gnano all’evento una dimensione di riservatezza e di grande rispetto per i profughi e gli immigrati. L’invito di Papa Francesco che si legge nell’enciclica “a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, a non aver paura di ‘uscire’ da sé per annunciare il Vangelo, confidando soprattutto nella presenza misericordiosa di Dio che ci guida e continuerà ad incoraggiare la comunità ecclesiale” tro- nel prossimo quadriennio nonostante un calo dei pensionamenti dovuti alla riforma Fornero. Il ministro, però, rispondendo a un’interrogazione parlamentare da parte del Movimento cinque stelle ha cosi ribadito: “Le stime del turnover del personale docente, per i prossimi anni scolastici, sono di circa 44mila unità di personale docente e ATA. Da tali dati emerge che l’entità del personale che potrà essere assunto, in conseguenza diretta del turnover, ammonta complessivamente a circa 59mila unità nel prossimo quadriennio”. Infine si dovrebbe definire un piano triennale d’immissione in ruolo, 2014/2017, del personale precario, che permetta di diminuire notevolmente il numero di personale docente con contratti a tempo determinato. Allo stesso tempo si studiano misure, stando alle risorse disponibili, per aumentare il personale di sostegno pesantemente delimitato dalla recente riforma del sistema scolastico in modo tale da raggiungere un sostanziale equilibrio che dovrebbe avvenire con l’inquadramento di circa 30mila docenti nel prossimo quadriennio. I sindacati di categoria - Cisl e Uil , però, non sembrano intenzionati a sostenere le misure del governo che andrebbe a sottrarre i quasi 8 milioni previsti per la valorizzazione e lo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola agli stessi docenti le cui retribuzioni sono già tra le più basse d’Europa. ® grants Mauriciens, il sig.Milinte Rainald, da sempre vicino alle esigenze della realtà sociale della comunità mauriziana. Come ogni anno si è rinnovato dunque un appuntamento che vuole essere un mezzo per ringraziare il Signore per il dono della vita che si realizza anche nell’integrazione tra popoli di diversa etnia e di cui le testimonianze delle varie comunità etniche della provincia di Catania sono l’esempio più gioioso. Altro momento di comunione spiri- va a distanza di pochi giorni immediata applicazione. “Occorre lasciarsi trasformare da Lui perché il nostro annuncio avvenga con la parola sempre accompagnata da semplicità di vita, da spirito di preghiera, da carità verso tutti, specialmente i piccoli e i poveri, da umiltà e distacco da sé, da santità di vita. Solo così sarà veramente fecondo!”. L’incontro e l’abbraccio con i profughi, come già la lavanda dei piedi ai giovani carcerati, le prolungate carezze e attenzioni rivolte agli ammalati al termine delle udienze e delle celebrazioni in Piazza San tuale e fraterna sarà il pellegrinaggio mariano interculturale organizzato dall’Ufficio Pastorale in programma domenica 14 luglio che porterà numerosi fratelli immigrati presso il santuario mariano di Dinnammare in provincia di Messina. Il santuario si erge sulla vetta del monte omonimo alto circa 1130 metri, facente parte della catena dei Monti Peloritani il cui nome Dinnammare potrebbe discendere dal termine latino “bimaris”, perché dalla cima è possibile guardare i due mari, lo Jonio (lo Stretto di Messina) e il Tirreno. La devozione mariana rappresenta quindi un vincolo molto forte che unisce culture diverse e allo stesso tempo diviene elemento di continuità e d’integrazione sociale ed ecclesiale. Per informazioni rivolgersi all’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni: [email protected] o all’Ufficio pastorale della Carità: [email protected]. 0D[ZHOO Pietro rendono ancora una volta visibile lo stile e la particolare attenzione per i deboli e i sofferenti che Papa Francesco ha riservato ieri a Buenos Aires ed ora per tutti i fedeli della grande “parrocchia del mondo”. La carezza di Papa Francesco per i profughi e gli immigrati di Lampedusa costituirà l’icona dell’estate e lascerà un segno, quasi un silenzioso e forte richiamo a quanti hanno la responsabilità di dare soluzione e sostegno a questa grave tragedia umana dei nostri giorni. ® Filo diretto con Ecco come mettersi in contatto con noi: • Inviare un’email all’indirizzo [email protected] • Telefonare o mandare un fax al numero 095 8992039 Per il numero che sarà in edicola e in parrocchia il 21 luglio 2013, vi preghiamo di inviare i vostri contributi entro venerdì 12 luglio 2013. Grazie! UFFICIO MARKETING Vicino alle tue esigenze Vincenzo Montensanto 095. 2504311 340-0598944 - [email protected] Dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 18:00 ABBONAMENTI - PUBBLICITÀ COMMERCIALI - SPECIALI PARROCCHIALI 3 Prospettive - 7 luglio 2013 l’intervista Indietro nel tempo intervistando Filippo Re Capriata Il rispetto delle opinioni altrui ggi mi reco nella sede della Film Commission per argomentare il mio proposito di realizzare il film “Ignatius il V principe di Biscari”. Titanica impresa che comporterà la fruizione di strutture e artifizi tali da rendere possibili le scene del cast della tranche di vita siciliana nel secolo XVIII. Varco l’imponente ingresso del Palazzo Municipale e istintivamente il mio sguardo si posa sulla carrozza del Senato, esempio sfolgorante di mezzo di trasporto del secolo decimo ottavo. Mentre attendo con trepidazione di interloquire sul mio progetto, un gentiluomo alto, magro e dai vistosi baffi si avvicina a me e con amabile sorriso, dopo avermi fatto un inaspettato baciamano con squisito garbo e senza alcuna sgradevole ostentazione, si presenta: <<Lieto di fare la tua conoscenza, gentile Stefania. Ti stavo aspettando. Il mio nome è Filippo Re Capriata>>. <<Scusi -ribatto- ma lei è il fisico che agli inizi del novecento esordì con un saggio pubblicato in Francia sulla visione a distanza, scoperta che precorse la televisione?>> <<Esatto!>>-rispose con gioia il mio O inaspettato interlocutore. Stavo per svenire per l’emozione, quando costui prontamente mi sostenne e io aiutata dal suo tempestivo soccorso, riprendo conoscenza. Lo osservo e noto che il personaggio che sta lì di fronte a me ha pressappoco quarant’anni e il suo atteggiamento, la sua postura rivelano con sobrietà la dignità dell’epistemologo. Lo prego pertanto di parlarmi di sé, affinché possa meglio conoscere la sua vicenda esistenziale. Sedutosi accanto a me, così comincia: <<La cittadina di Licata mi diede i natali il 1° febbraio del 1867. Quinto tra tre sorelle e un fratello Francesco, completati i primi studi nel paese natio, seguii quelli liceali ad Agrigento, al Liceo Umberto 1° di Palermo e quindi ancora al Regio Liceo “Scinà” di Agrigento, dove nell’ottobre del 1886 conseguii la maturità classica. A Palermo intrapresi gli studi universitari in Scienze Naturali. L’entomologia, ovvero lo studio degli insetti è stato un vivo interesse della mia vita e a questo mi indusse l’amico Enrico Ragusa, imprenditore ed entomologo valentissimo nonché editore di una rivista a carattere specialistico “Il naturalista siciliano”. L’amore per la conoscenza scientifica ha contrassegnato la mia vita e in virtù di questa forza, conseguita la prima laurea in Biologia, a Messina ne conseguii un’altra in Fisica. In quegli anni ero già insegnante a Licata nella scuola tecnica, poi mi trasferii nella città dello Stretto dove mi venne affidata la cattedra di Fisica nell’Università della Città. Ho trasmesso ai miei tanti alunni la dedizione per l’osservazione acuta che deve sempre essere accompagnata da attività sperimentali che devono comprovare la teoria. Ho amato i miei allievi e li ho sempre trattati con gentilezza e amabilità. Per natura sono stato un timido e a tal proposito ricordo quando nell’ambito delle lezioni di fisica a Messina, un docente elogiò le mie scoperte sul radium, mettendomi al pari di Volta, Galvani e di altri eminenti fisici. Alla fine della lezione un alunno si avvicinò al professore e gli fece notare che lo studioso da lui citato era «quel coso lungo e con gli occhiali grandi» che in fondo alla sala stava ascoltando la sua lezione. Nel 1903, a soli 36 anni, avevo raggiunto l’apice della mia carriera di ricercatore, scoprendo qualcosa che più avanti altri avrebbero portato a compimento: la visione a distanza. Nello stesso anno scrissi ad una rivista edita a Parigi: L eclairage electrique, nella quale spiegai la mia scoperta. Mediante meccanismi e congegni rotanti, con l ausilio del selenio, riuscivo a trasmettere a distanza segnali di visione. Era l anteprima della televisione. La chimica fu un altro campo nel quale conseguii rilevanti risultati: progettai il primo impianto di gas acetilene per il circolo Progresso di Licata, e già nel 1900 pubblicai un primo lavoro sui concimi chimici e il loro uso nelle culture siciliane. La mia intensa carriera di scienziato fu stroncata da una catastrofe: alle 5 e 21 del 28 dicembre del 1908 la terra tremò e Messina nello spazio di un De profundis si ridusse in un cumulo di macerie dove perirono 80mila persone tra cui io mia moglie e i miei due figlioletti: Francesca di tre anni e Pasqualino di due>>. Lo ascoltavo, la sua voce era pacata, il suo sguardo profondo come di chi guarda dentro le cose. Lo pregai di suggerirmi un pensiero di saggezza, qualità che senza ostentazione accompagnò la sua vita. Con dolcezza infinita mi sussurra: <<Non ti adirare se altri hanno opinioni diverse dalle tue. Rispetta la differenza e argomenta sempre il tuo punto di vista con chiarezza e discernimento>>. Detto questo gradualmente svanì. Una voce pronunciò il mio nome. Era l’usciere che mi invitava ad accomodarmi nella stanza dove avrei parlato del mio progetto. Stefania Bonifacio Il fercolo sui cui viene adagiato il simulacro della martire catanese Il frutto dell’abilità degli orefici catanesi pera di raffinata oreficeria catanese, il fercolo detto anche “vara”, sul quale si trasportano le reliquie di S.Agata, patrona della città e dell’Arcidiocesi di Catania, viene custodito nella sala IX del Museo Diocesano di via Etnea 8, sotto la direzione di Mons. Leone Calambrogio. Armoniosa nella sua eleganza decorativa, la costruzione, già esistente nel 1519 da una struttura antecedente in legno dorato pregiato, è stata concepita dall’artista Vincenzo Archifel, argentiere attivo a Catania dal 1486 al 1533, in forma di tempietto regolare in argento massiccio, sorretto da sei piccole colonne corinzie sulle quali é posta una trabeazione con una copertura decorata da mascheroni e fogliame, disposti a scaglie. In cima, una croce che si erge su un globo simbolo del mondo, è attorniata dai simboli della verginità e del martirio, ovvero una corona, un giglio e una palma. La trabeazione reca dodici statuette che raffigurano i Santi Apostoli, mentre fra le colonne appaiono festoni argentei e vasi adibiti alla raccolta dei fiori, in esubero nei giorni di festa, il 4 e il 5 febbraio. Le due date si distinguono l’una dall’altra per il colore dell’addobbo floreale: i garofani rosa nella processione del 4, per rappresentare la passione e il martirio; mentre il garofano bianco, nel giorno successivo, è il simbolo della O fede e della purezza, in ossequio al principio di rimanere vergine consacrata a Dio, fino al supplizio. Il peso della vara, normalmente di 17 quintali, slitta in misura rilevante durante la processione, appesantito dal busto reliquiario e dai devoti che lo calcano, giungendo sino ai 30 quintali. Esso viene trainato dai cittadini che indossano il tradizionale sacco bianco, attraverso due cordoni lunghi oltre duecento metri, a capo dei quali sono collegate quattro maniglie. Da un’analisi accurata si evince che più argentieri catanesi, esperti nella lavorazione del legno, dei metalli e dell’argento, contribuirono al completo rifacimento dell’attuale vara, frutto del secondo dopoguerra, dopo i deleteri effetti dei bombardamenti che risalgono al 7 aprile del 1943. La vara, invece, si mantenne illesa nel devastante terremoto del 1693, mentre fu vistosamente derubata di molti pezzi nel 1890. L’opera di ricostruzione storica, posta in atto dagli argentieri catanesi, ha previsto non solo l’inglobamento, nel nuovo apparato, delle numerose parti non danneggiate dalla distruzione, ma anche il rifacimento dei pezzi deturpati dalle bombe, come in particolare la tra- beazione, le statue del coronamento, il fregio interno delle volte, il fogliame e i mascheroni. Dell’antica opera Si evince che più argentieri catanesi, esperti nella lavorazione del legno, dei metalli e dell’argento, contribuirono al completo rifacimento dell’attuale vara, frutto del secondo dopoguerra… furono riutilizzati l’insieme delle laminette sbalzate con motivi a candelabra e delle cariatidi, che separa i quadretti raffiguranti gli episodi del martirio, alla base del fercolo. In alcune formelle dello zoccolo in basso è riprodotta la traslazione delle reliquie agatine da Costantinopoli a Catania, il 17 agosto 1126, dopo 86 anni di esilio. La storia della giovane martire catanese vissuta nel III secolo, che rifiutò fino alla morte l’amore del proconsole Quinziano, è legata a diversi miracoli: ad esempio quello del velo rosso che non si bruciò quando Agata fu condotta alla brace, e da allora viene custodito come miracolosa reliquia; o quello che ha per oggetto ancora il velo, a cui i cittadini ricorsero per arrestare l’eruzione dell’Etna, che cessò il 5 febbraio, dopo cinque giorni, nel 252, l’anno successivo alla morte della giovane. Significativo della grandezza spirituale di Agata anche il miracolo legato a Federico II: quando l’imperatore, giunto in Sicilia per sottometterla a sé, decise di recedere dal proposito di reprimere la rivolta nel sangue, allorché durante la messa trovò scritto in ogni pagina del suo libro di preghiere, in latino, le seguenti parole” Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est” (Non offendere la patria di Agata perché essa vendica le ingiustizie). La vara, all’interno della quale viene collocato il busto reliquiario della santa nei giorni della processione, è amata dal popolo catanese in quanto depositaria di una tradizione sacra, che l’affetto dei cittadini e dei devoti nel mondo ha mantenuto viva nei secoli. Anna Rita Fontana 4 Prospettive - 7 luglio 2013 PRIMOPIANO Il difficile cammino di Luigi Sturzo alle prese con la formazione di un partito dei cattolici La rivoluzione copernicana in politica el 1905 don Sturzo a Caltagirone tenne un discorso programmatico e si fece promotore dell’impegno sociale e politico dei cattolici italiani. Il principio ispiratore del discorso giovanile s’identifica con un impegno morale che si va precisando nell’evoluzione del suo pensiero, meglio articolato nell’Appello “ai liberi e forti” (1919). Serenamente, si può affermare che non vi è tema sturziano che non trovi punti di riferimento, espliciti o impliciti, con il discorso del 1905. Fondamentale è dunque questo suo intervento pronunciato la vigilia di Natale al Circolo di lettura di Caltagirone, pochi mesi dopo la sua nomina a prosindaco di quella città e la sua elezione a Consigliere provinciale di Catania. Il calatino si era dedicato fin dal 1899 alla vita municipale e da vari anni occupava la sede del Consiglio dell’Associazione nazionale dei Comuni, del quale fu poi nominato Vicepresidente. Faceva anche parte del Consiglio direttivo dell’Unione elettorale cattolica italiana. Il discorso dal titolo I cattolici italiani e la vita moderna, col quale egli dichiarava la propria etica (scelta) personalistica, servì a chiarire e precisare i vantaggi, nell’esame storico-critico del movimento cattolico. Questa scelta corrisponde a una precisa prospettiva leoniana che ovviamente conviene studiare. Da una lettura sommaria del documento, se mi è lecito, compio questa analisi. Posso notare tante idee nuove che dobbiamo recuperare, attualizzare e renderle vive per aiutare ad affrontare i problemi sociali senza paura e senza tentennamenti. Se l’importanza di principio democratico viene accettato, allora non bisogna cadere nel dualismo Stato-Chiesa. Sturzo dichiara che è giunta l’ora della “rappresentanza popolare”, ovvero è arrivato il momento per costituire un partito cattolico nazionale, un pacifico vivere civile che sia animato dal cristianesimo. Sturzo giudica che è arrivato il momento di costituire un partito-morale politico, ragione di vita laica nazionale. Ma in questo documento Sturzo dichiara che ci sono due condizioni pregiudiziali, da risolvere preliminarmente per lo svolgimento di un programma: 1° si è maturi per affrontare la pregiudiziale della questione romana che è posta in questi termini: “è giunta l’ora” di rivendicare i diritti della Santa Sede. <<Aspettiamo — sottolinea Sturzo — che da nuovi tempi sorga la nuova orientazione della nazione verso la Chiesa: la Chiesa come virtù vivificante e forza unificante, non come pretendente politico>> e <<sono il papa e gli eventi che la porteranno alla soluzione>>. Il Nostro dice testualmente che <<la lotta anticlericale [è] lotta anticristiana>>. E continua: <<la lotta dà oggi una spinta, sia pure negativa alla formazione di un partito di cattolici, che nell’attrito della vita pubblica difenda i diritti del popolo alla vita religiosa e che nei Municipi, N nelle province, nelle scuole, nei parlamenti combatta vigorosamente le contraffazioni anticlericali>>. Ma ecco una soluzione: il partito nazionale dei cattolici deve prescindere dalla questione romana per due motivi: a) che esso non la pone come un <<primo politico>> nella sua azione, perché esso dovrà andare in parlamento ed entrare nella vita pubblica con un programma da conseguire fra cui il ritorno del potere temporale. b) <<Non sarà mai possibile che un partito politico possa risolvere con un’azione diplomatica, o un atteggiamento parlamentare, la questione romana di cui il papa non solo è l’unico giudice competente, ma anche l’unica forza attiva di una soluzione che mille fattori dovranno maturare>>. <<Nessuno — aggiunge Sturzo — può ritenere che l’Italia risolverà la questione romana sopprimendola. Essa risorgerà sempre>>. Come si vede, la pregiudiziale — pur centralissima — viene subito allargata a una questione ancora più generale. Per Sturzo esiste una questione la cui soluzione sarà maturata nella coscienza italiana, e precisa: <<la tacita intesa, un modus vivendi, e un aperto contrasto saranno le fasi che si ripeteranno>>. Per delineare il carattere del partito nazionale dei cattolici e per lo svolgimento di un programma, c’è un’altra pregiudiziale che bisogna risolvere: 2° quale posizione dovrà assumere tale partito verso la monarchia? <<Oggi, nei regimi parlamentari – sottolinea Sturzo — la posizione dei partiti in Italia è questa: o aderiscono alla monarchia e, ne fanno un caposaldo di programma come i liberali; o ne prescindono per avversarla, come i socialisti. Per noi non è il simbolo di un passato, né una forza per l’avvenire; per noi, re o presidente, non rappresenta che la somma dei poteri dello Stato, non mai l’ideale della potenza militare o i fasti di una casa cui siano legati le sorti dell’Italia>>. E aggiunge: <<noi con la monarchia di oggi, troviamo sintetizzata l’unità della nazione e la rappresentazione dell’autorità assommate in un trono>>. A don Sturzo interessa porre un quesito preliminare assai delicato: <<il La vera rivoluzione è quella che trasforma radicalmente la politica, l’ha compiuta don Luigi Sturzo fondando un partito che recepisse le istanze dei cattolici partito cattolico non può essere un’emanazione monarchica nel senso che vi danno i libri>>. In somma, il calatino ribadisce che c’è un duplice problema: a) la difesa dell’altare è la difesa della religione e b) la difesa del trono è la difesa del principio di autorità. E qui c’è il nocciolo della questione: per la vita costituzionale popolare <<Né altare né trono sono coefficienti organici del partito cattolico[…] popolare>>. Sciolte queste preoccupazioni, risolte le due pregiudiziali di 45 anni sul cammino dei cattolici, si arriverà a mettere le basi al partito nazionale. Dal punto di partenza della pregiudiziale nazionale, al punto d’arrivo <<né altare né trono>>, si snoda la riflessione sui cattolici militanti, paradigma per l’Italia. È questa una rivoluzione nel senso che la risposta data a tali pregiudiziali consiste in quello che egli denomina <<è giunta l’ora>> e <<il cammino…non sarà arrestato>>. <<È giunta l’ora>> è il momento delle precisazioni oltre i limiti raggiungibili da parte dei fautori della monarchia, del conservatorismo, dei liberali e dei socialisti. <<Il cammino…>> presuppone la rivoluzione copernicana in politica. La rivoluzione copernicana sta appunto in questa sostituzione al centro della politica italiana dell’altare e del trono col popolarismo. Con estrema consequenzialità si giungerebbe a un passaggio dall’oggetto al soggetto. Si passerà a un programma del partito nazionale con un piano tattico e logico per trovare una soluzione d’indole cristiana. Sturzo ponendo al centro il cammino del partito cattolico popolare, attuò ciò che voglio chiamare la rivoluzione copernicana in politica per sotto- lineare l’originalità di questa concezione che pone ora l’interesse nel cittadino. La mossa compiuta da Luigi Sturzo in questo celebre discorso è davvero audace: essa rivoluziona lo stesso rapporto tradizionale tra soggetto e oggetto, tra altare o trono e il partito cattolico dell’avvenire. <<A me, democratico autentico - sottolinea Sturzo - convinto, e non dell’ultima ora, è inutile chiedere quale delle due tendenze politiche…io creda che risponda meglio agli ideali di quella rigenerazione della società in Cristo>>. Sturzo è ben deciso ad ammettere: <<io credo necessario un contenuto democratico del programma dei cattolici nella formazione di un partito nazionale>>. Leggo a proposito quello che scrive Sturzo: <<Non la monarchia, non il conservatorismo, non il socialismo riformista ci potranno attirare nella loro orbita: noi saremo sempre, e necessariamente, democratici e cattolici>>. La democrazia cristiana è per il calatino un’aspirazione collettiva, sia ancora vaga e indistinta, e <<sarà l’insegna di un partito autonomo, libero, forte, che si avventura nelle lotte della vita nazionale>>. Questo è l’incipit di un programma del partito dei cattolici militanti che Sturzo stava abbozzando nel 1905. Angelo Consolo Roma: Confraternita S. Maria Odigitria nuovo direttivo resso la venerabile confraternita S. Maria Odigitria dei Siciliani in Roma si sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei revisori. Sono stati eletti (in ordine alfabetico): Nicola Busardò (architetto originario di Palermo), Carmelina Chiara Canta P (docente universitaria di sociologia originaria di Caltanissetta), contessa Antonietta Cantuti nata Stocco (docente di matematica nata a Catania), Andrea Iudica (avvocato originario di Grammichele), Maurizio Iudica (funzionario Istat originario di Grammichele), Paolo Rappa (infermiere originario di Gela), Gisella Rocca (musicista originaria di Partinico), Caterina Scirè (dottore commercialista originaria del Messinese). Sono stati eletti revisori dei conti effettivi (in ordine alfabetico): conte Mario Cantuti Castelvetri (funzionario di banca marito di siciliana), Franco Gagliani Caputo (avvocato originario di Palermo), Giuseppe Saggio (maresciallo carabinieri originario di Caltagirone). Il consiglio direttivo ha designato priore Andrea Iudica, priora Carmelina Chiara Canta, segretario Maurizio Iudica, provveditore economo Caterina Scirè. ® 5 Prospettive - 7 luglio 2013 PRIMOPIANO Festa popolare ai Cappuccini nuovi Il “Natale d’estate” a solennità liturgica della Natività di San Giovanni Battista, detta anche tradizionalmente il “Natale d’estate”, è stata celebrata con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e una grande affluenza di fedeli nel popoloso quartiere dei Cappuccini Nuovi curato dai frati minori francescani di via Santa Maria della Catena. Il momento più emozionante è stato sul far della sera allorché il fercolo di San Giuvannuzzu, accompagnato dalla banda musicale, è giunto in vicolo Buonafé, al n.76 di via Carlo Forlanini già di Villa San Giuseppe, la stretta e lunga “vanedda cucchia- L ra”. Ad accoglierlo, con una cerimonia curata dal giovane Angelo Giuffrida catechista ed animatore liturgico del santuario del Carmine, sono stati: la Corale polifonica “Sant’Agata al Carcere” diretta dal m° Giovanni Raddino, le suore Betlemite del Sacro Cuore di Gesù, il dirigente Giovanni Floresta e i confrati e le consorelle della confraternita San Giovanni Battista minore e Maria Santissima del Tindaro, con la partecipazione del priore del convento carmelitano della Santissima Annunziata, fra’ Carmelo Scellato, del parroco del Sacro Cuore ai Cappuccini fra’ Teodoro Di Bella con i suoi confratelli e del sacerdote salesiano don Alessandro Malaponte, che ha rivolto ai fedeli una breve riflessione sul significato del culto dei santi e, in particolare, della figura profetica del Precursore di Cristo. Al centro del vicolo, su cui si affaccia il liceo artistico statale “Emilio Greco”, era allestito un sontuoso altarino votivo dal tema “Ecco l’Agnello di Dio”, ispirato all’Anno della Fede e alla missione profetica del Precursore di Cristo in una chiara simbologia evangelica della predicazione del Battista. Dopo un intenso momento di preghiera comunitaria e litanica, caratterizzato dalla lettura della Parola di Dio e dall’incensazione delle reliquie del Profeta, mentre il coro cantava il salmo 19 “I cieli narrano la gloria di Dio”, è avvenuta la commovente “discesa dell’ange- lo” sulla vara illuminata ed infiorata del santo. A.B. Civita e S. Giovanni Li Cuti: festa di santi patroni n’ideale filo conduttore ha unito nell’anno della Fede le celebrazioni conclusive in onore di tre santi patroni molto popolari e venerati in due storiche località cittadine prospicienti la costa lavica catanese: S. Giovanni Battista, titolare del pittoresco borgo marinaro di S. Giovanni Li Cuti e i santi della Provvidenza e della Carità tra il XV e il XVI secolo, Francesco di Paola e Gaetano da Thiene, titolari delle due parrocchie sorelle della Civita il cui comune parroco, il giovane ed entusiasta sac. Giuseppe Scrivano, insediatosi da meno di un anno, U Sarà presentato a breve un testo-vademecum a cura di Vincenzo Giammello “Il lavoro nel carcere che cambia” rutto di una lunga esperienza di impegno sociale e di una indagine durata cinque anni, con il taglio di una “ricerca-azione”, il testo “Il lavoro nel carcere che cambia” a cura di Vincenzo Giammello, Alessandra Mercurio, Gaetano Quattrocchi (Collana: Politiche e servizi sociali. Pagine 144. FrancoAngeli Editore, Milano, marzo 2013. ISBN 978-88-204-2706-1 Contatti: [email protected]), si presenta come un utile (e forse unico) vademecum, in grado di contribuire all’applicazione di una pena non più basata sulla custodia che affligge, ma sul trattamento che recupera, grazie al lavoro. Non c’è dubbio, il carcere deve cambiare. E questo può avvenire soprattutto grazie al lavoro, poiché senza lavoro sarà sempre e solo galera. È universalmente riconosciuto, infatti, che il lavoro costituisce, in carcere e in uscita dal carcere, se non l’unico, il più importante strumento del trattamento rieducativo. Ciò, purtroppo, rappresenta ancora una chimera. Basti solo pensare che per ogni 100 euro delle già scarse risorse che lo Stato spende per i detenuti, solo 8 centesimi vanno alle attività di trattamento (lavoro, ma non solo). A questo si aggiunga che la mancanza di opportunità lavorative rende troppo spesso impossibile l’adozione delle misure alternative alla detenzione (anche quando il detenuto è in condizione di poterne usufruire) e che, finita la reclusione, chi voglia ricostruirsi un’esistenza nel rispetto della legge, F deve fare i conti con l’impossibilità, quasi totale, di trovare una occupazione dignitosa che glielo consenta. Lavorare vale la pena. Perché ciò succeda, tornava certamente utile colmare una lacuna in campo editoriale. Ed è questa l’essenza ultima del volume: un vademecum offerto sia al grande pubblico (che deve sentire quale proprio dovere civico il partecipare consapevolmente al dibattito sull’emergenza carcere), che agli addetti ai lavori: gli uffici del Ministero della Giustizia a livello centrale e periferico, chi opera nelle carceri, i Servizi sociali dei Comuni, le Caritas diocesane, le cooperative sociali, le imprese che gestiscono (o intendono gestire) attività lavorative negli istituti di detenzione e, infine, gli studiosi della materia, i dipartimenti universitari di giurisprudenza, scienze sociali e politiche e gli educatori professionali. Il testo, un’opera ricca di contenuti e di passione, presenta una panoramica delle opportunità in grado di facilitare il tanto auspicato cambiamento: riflessioni, strumenti e metodologie efficaci, esperienze e progetti già collaudati, agevolazioni economiche in caso di assunzioni. ® Appunti Centro Orizzonte Lavoro. Lunedì 15 luglio, alle ore 9,30, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia, On. Giuseppe Berretta, verrà presentata la pubblicazione “Il lavoro nel carcere che cambia”, edito dalla Franco Angeli, frutto di una lunga ricerca. L’evento, che si svolgerà nel Salone delle conferenze della Casa Circondariale per adulti di Bicocca (CT), costituirà l’occasione per discutere del quanto mai attuale tema “Carcere e lavoro”. Interverranno il Direttore della Casa Circondariale di Bicocca, dott. Giovanni Rizza, don Vincenzo Giammello, salesiano, co-autore, dott. Salvo Fleres, Garante regionale dei diritti dei detenuti, dott. Angelo Meli, Direttore del Dipartimento Giustizia Minorile per la Sicilia, dott. Maurizio Veneziano, Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, dott.ssa Maria Randazzo, Direttrice dell’Istituto penale Minorile di Bicocca. Modera il dott. Giuseppe Di Fazio, Giornalista. d’intesa con i rispettivi consigli pastorali ha ritenuto opportuno ritornare a festeggiare insieme e alla grande i santi patroni dell’antica Marina civica, rivierasca sulla scogliera dell’Armisi. Momento culminante di entrambi i festeggiamenti è stata la celebrazione eucaristica vespertina, nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, avvenuta a poche centinaia di metri di distanza sulla riviera jonica etnea. La s. Messa in onore dei santi civitoti è stata celebrata all’interno del Porto Rossi, luogo particolarmente riparato e suggestivo all’altezza del deposito locomotive FF.SS., tra piazza Europa e Le Ciminiere, ma sconosciuto a molti catanesi. L’Eucaristìa è stata presieduta da Mons. Alfio Rapisarda, Nunzio apostolico emerito in Portogallo, con il parroco e l’assistenza liturgica del diaco- no permanente Giuseppe Spagano, con la partecipazione delle suore francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari, della Misericordia del Porto e dell’Associazione Marinai d’Italia e di molti parrocchiani. La s. Messa inserita nei festeggiamenti in onore del Precursore è stata, invece, celebrata da padre Claudio Cicchello, frate minore di S. Maria della Guardia in Ognina, nella piazzetta antistante il porticciolo di S. Giovanni Li Cuti, in prossimità della piccola grotta dedicata al santo patrono dell’incantevole borgo marinaro dalla spiaggia nera, con la partecipazione dei licutiani guidati dai soci della locale Associazione “Pesca & Mare”, curatrice di diverse manifestazioni socio-culturali tra cui il tradizionale “Pisci a mari”. Memorex Notizie in breve dall’8 al 14 luglio 6 Prospettive - 7 luglio 2013 Ufficio Liturgico Diocenano Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 8 • Ore 17.30 Tremestieri Etneo, parrocchia S. Marco: inaugura il Centro Caritas parrocchiale. • Ore 19.30 Viagrande, Residenza SS. Salvatore: incontra il Giovane Clero. Martedì 9 • Ore 19.00 Catania, parrocchia Ss. Cosma e Damiano: celebra la S. Messa in occasione del 25° anniversario di sacerdozio del parroco Don Giuseppe Rosa. Mercoledì 10 • Ore 19.00 Catania, Santuario S. Agata al Carcere: celebra la S. Messa in occasione del 53° anniversario di sacerdozio del rettore Mons. Luigi Chiovetta. Giovedì 11 • Ore 7.30 Catania, Monastero S. Benedetto: celebra la S. Messa. • Ore 10.00 Arcivescovado: udienze. Venerdì 12 • Lavoro interno per la Visita pastorale. Sabato 13 • Ore 10.00 Siracusa, Santuario Madonna delle Lacrime: Guida il pellegrinaggio organizzato dall’Ordo Virginum. Domenica 14 • Fuori sede. ® Vicariato Generale Gli uffici della Curia Arcivescovile resteranno chiusi al pubblico dal 5 agosto al 18 agosto. Gli uffici saranno riaperti rego- larmente lunedì 19 agosto alle ore 9.00 Informiamo che l’Ufficio Matrimoni sarà aperto al pubblico e solo per casi particolari nei giorni 6 e 13 agosto dalle ore 10.00 alle 12.00. ® Dal 18 al 21 luglio a Tarderia si svolgerà il campo vocazionale per le vocazioni al sacerdozio Come ogni anno, luglio è il tempo del discernimento vocazionale. Dopo la fine degli esami di maturità e nel tempo delle ferie per i lavoratori, il campo vocazionale organizzato dal Centro diocesano di Orientamento Vocazionale per il sacerdozio diventa momento di riposo spirituale e di preghiera, di riflessione sulla propria vita, di confronto con altri giovani che sentono dei “disturbi vocazionali” e vogliono condividerli con coloro che fanno la medesima esperienza. Il Signore continua a chiamare i suoi ministri, questo ce l’ha promesso, ma, lo dice lui stesso nei Vangeli, “la messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe” (Luca 10, 2). Ora, la chiamata non sempre è chiara, anzi…bisogna metterla alla prova attraverso, prima di tutto, la direzione spirituale; poi, bisogna pregare molto e bisogna lasciarsi guidare da coloro che la Chiesa locale mette sulla nostra strada. Quanti ragazzi avvertono una forte attrazione verso la vita sacerdotale! Potrebbe essere una chiamata autentica e maturamente accolta, e questa, dopo un attento discernimento e una puntuale formazione, potrà sfociare nel ministero sacerdotale; potrebbe risolversi in un momento di entusiasmo, facilmente individuabile solo se ci si mette in ascolto della Parola e ci si confronta con i formatori e con le esperienze degli altri – il “fai-da-te” non funzio- na, credeteci, e ve lo dice uno che ne ha abbondantemente fatto esperienza – in un contesto comunitario; potrebbe essere una scelta autentica ma che deve essere supportata da una crescita umana e spirituale, e lo specchio per capire ciò lo si trova in coloro che vivono la medesima chiamata; si potrebbe scoprire in sé stessi una chiamata alla vita consacrata, ma non diocesana…sono tante le varianti, ma è chiaro che senza il confronto con Dio e con i fratelli si rischia sempre di rimanere fermi a un punto, non riuscendo a collocare la propria vita nel giusto posto, che poi è quello che il Signore ha pensato per noi. Cosa succede in un campo vocazionale? Certamente, si vive un momento di grazia che si condivide con immediatezza. Si realizzano le amicizie nel Signore, per via della fede condivisa e della presunta vocazione, che poi è la situazione che ha Avviso ai lettori Archivio Prospettive È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero anno 2012 e parte del 2013 direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online. portato in quel luogo i giovani presenti e li accomuna in un modo o in un altro. Si diventa fratelli, e questo lo realizzano non solo i giovani che si sentono chiamati e che magari entreranno all’anno propedeutico, ma anche quelli che partecipano senza aver preso alcuna decisione. È veramente lo sperimentare l’amore di Dio attraverso il suo popolo. Partecipare a un campo vocazionale schiarisce le idee e fa sentire leggeri e sicuri, per il fatto di essersi messi nelle mani del Signore in modo autentico e totale. Vieni anche tu, giovane ancora incerto sul tuo futuro, e tu, giovane che vivi la vita della tua Parrocchia o del tuo movimento in modo intenso e pieno, vieni giovane che ti interroghi da dove deriva il tuo senso di vicinanza agli altri, vieni anche tu, che hai l’esigenza di stare vicino al Signore con la S.Messa giornaliera e con la preghiera, vieni tu che vuoi dare amore a tutti e tu che vuoi semplicemente fare un’esperienza di vita comunitaria, vieni tu che ami lo studio o tu che faresti l’impossibile per annunciare il Signore a tutti gli uomini…potrei continuare ancora per pagine e pagine…ma voglio dire semplicemente al giovane che mi sta leggendo: vieni e vedi, vieni a sperimentare l’amore di Dio, vieni a cercare uno sbocco nella tua vita che, per chi è chiamato, è il più bello che si possa immaginare, vieni a fare quattro giorni di preghiera, di fraternità, di lettura della Parola di Dio, di riposo spirituale... Vieni, non te ne pentirai ! Ti aspetto! Per maggiori informazioni, chiamami al 3498311049 o scrivimi al mio indirizzo e-mail [email protected]. don Salvo Gulisano Responsabile del Propedeutico CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI Lo scorso 1° maggio la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ma ha promulgato un Decreto, reso pubblico mercoledì 19 giugno scorso, con il quale ha disposto che, come già avviene nel Canone Romano, anche nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV del Messale Romano, dopo la Beata Vergine Maria, si faccia menzione del nome di San Giuseppe, Suo Sposo. Pubblichiamo di seguito il testo del Decreto in lingua italiana, nonché le formule in traduzione italiana che spettano al nome di San Giuseppe nelle suddette Preghiere eucaristiche. Decreto per la menzione del nome di San Giuseppe nelle Preghiere eucaristiche II, III, IV del Messale Romano Mediante la cura paterna di Gesù, San Giuseppe di Nazareth, posto a capo della Famiglia del Signore, adempì copiosamente la missione ricevuta dalla grazia nell’economia della salvezza e, aderendo pienamente agli inizi dei misteri dell’umana salvezza, è divenuto modello esemplare di quella generosa umiltà che il cristianesimo solleva a grandi destini e testimone di quelle virtù comuni, umane e semplici, necessarie perché gli uomini siano onesti e autentici seguaci di Cristo. Per mezzo di esse quel Giusto, che si è preso amorevole cura della Madre di Dio e si è dedicato con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, è divenuto il custode dei più preziosi tesori di Dio Padre ed è stato incessantemente venerato nei secoli dal popolo di Dio quale sostegno di quel corpo mistico che è la Chiesa. Nella Chiesa cattolica i fedeli hanno sempre manifestato ininterrotta devozione per San Giuseppe e ne hanno onorato solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo della Madre di Dio e Patrono celeste di tutta la Chiesa, al punto che già il Beato Giovanni XXIII, durante il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse aggiunto il nome nell’antichissimo Canone Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto accogliere e benevolmente approvare i devotissimi auspici giunti per iscritto da molteplici luoghi, che ora il Sommo Pontefice Francesco ha confermato, considerando la pienezza della comunione dei Santi che, un tempo pellegrini insieme a noi nel mondo, ci conducono a Cristo e a lui ci uniscono. Pertanto, tenuto conto di ciò, questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in virtù delle facoltà concesse dal Sommo Pontefice Francesco, di buon grado decreta che il nome di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, sia d’ora in avanti aggiunto nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV della terza edizione tipica del Messale Romano, apposto dopo il nome della Beata Vergine Maria come segue: nella Preghiera eucaristica II: « ut cum beata Dei Genetrice Virgine Maria, beato Ioseph, eius Sponso, beatis Apostolis »; nella Preghiera eucaristica III: « cum beatissima Virgine, Dei Genetrice, Maria, cum beato Ioseph, eius Sponso, cum beatis Apostolis »; nella Preghiera eucaristica IV: « cum beata Virgine, Dei Genetrice, Maria, cum beato Ioseph, eius Sponso, cum Apostolis ». Quanto ai testi redatti in lingua latina, si utilizzino le formule che da ora sono dichiarate tipiche. La Congregazione stessa si occuperà in seguito di provvedere alle traduzioni nelle lingue occidentali di maggior diffusione; quelle da redigere nelle altre lingue dovranno essere preparate, a norma del diritto, dalla relativa Conferenza dei Vescovi e confermate dalla Sede Apostolica tramite questo Dicastero. Nonostante qualsiasi cosa in contrario. Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 1 maggio 2013, S. Giuseppe artigiano. Antonio, Card. Cañizares Llovera Prefetto ✠ Arturo Roche Arcivescovo Segretario FORMULE CHE SPETTANO AL NOME DI SAN GIUSEPPE Nella Preghiera eucaristica II: «insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli...»; Nella Preghiera eucaristica III: «con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con i tuoi santi apostoli....»; Nella Preghiera eucaristica IV: «con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli...». ® 7 Prospettive - 7 luglio 2013 6 laici accoliti sposati e padri verso il diaconato permanente a sera di mercoledì 26 giugno nella chiesa Sant’Agata alla Badia, gremita di familiari e di fedeli, l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s. Messa con una decina di sacerdoti, tra cui i concelebranti principali can. Antonio Gentile e padre Franco Longhitano, e il rito liturgico pubblico di ammissione al diaconato permanente di 6 laici, tutti sposati e padri di famiglia, operanti in 6 parrocchie dell’arcidiocesi, con l’assistenza liturgica di diversi diaconi transeunti e permanenti ed alunni del corso per i ministeri e il diaconato permanente “Sant’Euplio” e l’animazione musicale della corale parrocchiale della cattedrale, diretta dal m° Puccio Sanfilippo. I nuovi ammessi candidati al ministero diaconale erano accompagni dalle rispettive consorti, che hanno espresso pubblicamente il proprio consenso alla decisione presa dai propri mariti di avviarsi a ricevere il sacramento dell’ordine del diaconato, a significare la comunione sponsale di coppia, di famiglia che hanno vissuto e che è uno dei requisiti per il cammino verso il diaconato. Tre sono pensionati di Paternò: Domenico Carulli di Cristo Re, Pasquale Messina di S. Francesco all’Annunziata, e Pietro Fallica del SS. Salvatore; due di Catania: Domenico Ruggiero di S. Maria della Salute, pensionato, e Carlo Pappalardo di S. Agata al Borgo, insegnante di religione; uno di S. Giovanni la Punta, Orazio Sciuto di S. Giovanni Battista, insegnante di religione. All’omelìa l’Arcivescovo, nel commentare la Liturgia della Parola, ha sottolineato come ogni volta che partecipiamo all’Eucaristìa noi viviamo in maniera particolare la dignità di popolo sacerdotale, che è tale in forza dell’iniziazione cristiana. Col Battesimo, la Cresima e l’Eucaristìa diventiamo il popolo santo di Dio, che partecipa della dignità di Cristo. Ciascuno di noi inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, riceve la dignità di membro vivo del corpo di Cristo che è la Chiesa. “Popolo sacerdotale” -ha sottolineato Mons. Gristina- “è tutta quella straordinaria ricchezza di L Dalla chiesa domestica alla chiesa universale intimità col Signore, di lode al Signore, di preghiera che non si esaurisce in se stessa ma poi si trasforma in azione, in operosità”, in umile e gioioso servizio nella Chiesa. Dobbiamo sempre unire questi due aspetti, ci dev’essere sempre in noi tale consapevolezza. Lodare il Signore significa contemplare quello che egli ha fatto anzitutto nei fratelli e nelle sorelle che hanno impressa l’immagine del Creatore e che poi, nella comune appartenenza alla Chiesa, noi vediamo insigniti della stessa dignità di membri del Corpo di Cristo. L’Arcivescovo rivolto ai 6 candidati ha detto: “Sie- te ammessi. La Chiesa riconosce l’autenticità del cammino, della preparazione abbastanza lunga che avete fatto per portare frutti. Avete messo radici talmente profonde che speriamo che l’esercizio del ministero poi sarà particolarmente di qualità e di impegno anche come ministero… Questi nostri 6 fratelli sono ammessi per il diaconato…. Con questo rito s’impegnano a portare a termine la loro preparazione… Nell’ultimo periodo confrontatevi con la fede di Abramo, accogliete in maniera particolare l’invito di Gesù”. Antonino Blandini Istituzione di 13 nuovi Accoliti a sera di venerdì 28 giugno, vigilia della solennità dei santi apostoli Petro e Paolo, nella Basilica Cattedrale gremita di familiari e di fedeli, l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s. Messa vespertina con una ventina di sacerdoti e con apposito rito ha amministrato il ministero dell’Accolitato a 11 laici “lettori”, diversi dei quali sposati e padri di famiglia, del Corso per i Ministeri e il Diaconato permanente “Sant’Euplio”, guidati dal delegato arcivescovile can. Antonino Gentile, e a 2 alunni del Seminario arcivescovile originari della Tanzania, affidati alla cura del rettore mons. prof. Giuseppe Schillaci. L’animazione liturgica è stata curata da diversi diaconi permanenti ed alunni del Corso “Sant’Euplio” nonché dai canti della Cappella musicale del Duomo. I nuovi accoliti laici, ai quali è affidato il servizio all’altare, la conservazione e la distribuzione dell’Euca- L Servizio e carità ristìa, sono in servizio presso 11 parrocchie dell’arcidiocesi: Nunzio Saglimbene, San Giuseppe La Rena; Nunzio Nicotra, Santa Maria della Mercede; Alfio Daquino, Madonna del Riparo in Bronte; Vito Privitera, Santa Caterina V. e M. in San Pietro Clarenza; Carmelo Patronaggio, Maria Santissima Immacolata in Belpasso; Salvatore Caruso, Santa Maria dell’Alto in Paternò; Giuseppe Calantropo, San Nicolò in Misterbianco; Alfredo Ciolino, Sacro Cuore di Gesù al Fortino; Silvio Marlet- ta, Santa Maria Ammalati in San Gregorio; Paolo Milano, Santa Maria della Salette; Giuseppe Spampinato, Sant’Angela Merici in Misterbianco. I due seminaristi africani che si avviano al diaconato e al sacerdozio sono Silvanus Ndanzi, Sacro Cuore di Gesù in Tasamaganga, e Romanus Wissa, Santa Maria del Lago di Mtera in Migoli. Alla conclusione l’Arcivescovo ha rivolto parole di paterno compiacimento e di augurio ai nuovi accoliti ed anche ai sei ammessi al diaconato due giorni prima nella celebrazione svoltasi nella chiesa Sant’Agata alla Badia: “È un momento importante per la nostra Chiesa e quest’aspirazione ad essere sempre più servitori –diacono significa questo- è un cammino che il Signore apre per alcuni, dimodoché tutti possano vivere questo servizio. E noi che riceviamo l’Ordine sacro dobbiamo sempre più sentirci responsabili di tale esemplarità nel servizio a cui tutti siamo chiamati. Auguri ai nuovi accoliti e agli ammessi!”. Blanc Foto di Salvatore Agnello Al Seminario ha avuto luogo l’assemblea degli Insegnanti di Religione l 25 e 26 giugno presso il Seminario Arcivescovile di Catania si è svolta come ogni anno l’assemblea degli Insegnanti di Religione (I.d.R) organizzata dall’Ufficio Scolastico Diocesano (USD). Il tema dell’assemblea è stata la sintesi del Convegno Nazionale dei Direttori USD, che si è svolto a Bari dal 15 al 17 aprile. L’assemblea ha avuto inizio con un momento di preghiera rivolto all’insegnante di Religione Giovanna Nobile, uccisa da un collaboratore scolastico a Vittoria. Di seguito una riflessione a cura di Mons. Gianni Perni sul tema “fede e ragione si incontrano”, e ha sottolineato che “il binomio fede-ragione non sempre ha goduto di un’accettazione plausibile da tutti. Basta leggere la situazione socio-culturale e religiosa del nostro paese. Vari sociologi vedono ormai stemperata l’identità cattolica della società italiana con un passaggio da paese cattolico a paese generica- I ABILITÀ PEDAGOGICA e testimonianza cristiana mente cristiano. L’Italia è ormai una società secolarizzata: consideriamo le mutate condizioni demografiche, l’immigrazione sempre più eterogenea, la diminuzione della pratica religiosa, il decrescente numero dei matrimoni religiosi, l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) in alcuni ambienti molto problematico per vari motivi politici, di credo o anche di professionalità degli IdR. Papa Francesco, fa osservare che nella cultura, l’essere umano esprime integralmente se stesso attraverso un’opera di spiritualizzazione della materia e di materializzazione della sua spiritualità. In altri termini una fede incarnata nell’umano e un umano spiritualizzato dalla fede. È il metodo che lo stesso Figlio di Dio, Gesù Cristo ha adottato facendosi pienamente uomo: l’incarnazione. Quest’ultima è un metodo, è una pedagogia, è una immedesimazione. Incarnazione che per noi pastori significa “avere lo stesso odore delle pecore”; per il popolo di Dio sapersi immedesimare in ogni ambiente culturale, sociale, politico economico. E specificatamente, qual è l’incarnazione degli IdR? Lascio a voi lo stimolo di interrogarvi, senza correre il rischio dell’autoreferenzialità, di cadere in certe forme di narcisismo professionale o di orgoglio personale”. Di seguito Padre Mimmo Evola ha sintetizzato i vari punti trattati al Convegno dei Direttori USD, valorizzando il riconoscimento degli insegnanti di religione definiti patrimonio culturale dello Stato e i criteri per l’idoneità all’Insegnamento della Religione Cattolica, che avviene rispettando i canoni del Codice di Diritto Canonico 804, 805 e della delibera CEI 41/1990: possesso dei contenuti della rivelazione cristiana e della Chiesa, cioè la retta dottrina, la testimonianza di vita cristiana, e l’abilità pedagogica. Ogni diocesi ne stabilisce le modalità. Per Catania l’USD stabilisce un corso e un esame scritto e orale. Si progetta di farlo probabilmente nell’anno scolastico 2016-17, in modo che possano partecipare coloro che già hanno conseguito i nuovi titoli accademici. L’Ordinario Diocesano determina ordine, grado e indirizzo scolastico in cui l’IdR può esercitare la sua funzione, la collocazione negli istituti scolastici, il numero delle ore. Non è automatica la collocazione negli istituti secondo la graduatoria regionale o diocesana: vige sempre la discrezionalità dell’Ordinario Diocesano. Anita Rapisarda 8 Prospettive - 7 luglio 2013 DIOCESI GIORNATA DEL SEMINARIO 2013 Resoconto provvisorio I dati definitivi saranno pubblicati sull’Eco del Seminario del 2014 OFFERTE PERVENUTE AL SEMINARIO Dal 24 febbraio all’21 giugno 2013 GIORNATA DEL SEMINARIO CATANIA Basilica Collegiata B. V. Maria in Cielo Assunta alla Plaia Basilica SS. Annunziata al Carmine BVM del Carmelo e S. Maria Goretti in S.Giorgio Cristo Re Divina Maternità della BVM in cibali Immacolata Concezione BVM dei Minoritelli Maris Stella S. Agata al Borgo S. Cristoforo alle Sciare S. Cuore di Gesù al Fortino S. Euplio Martire S. Francesco di Paola S. Gaetano alla Marina S. Giovanni Battista in S.Giovanni Galermo S. Giuseppe al Pigno S. Giuseppe in Ognina S. Leone Vescovo S. Luigi Gonzaga S. Maria del Carmelo al Canalicchio S. Maria del Carmelo alla Barriera Bosco S. Maria del Rosario in Nesima Inferiore S. Maria della Consolazione al Borgo S. Maria della Guardia in Ognina S. Maria della Salette S. Maria della Salute in Picanello S. Maria dell’Aiuto S. Maria in Ognina Sacra Famiglia Santi Angeli Custodi Santi Cosma e Damiano SS. Crocifisso dei miracoli SS. Crocifisso della Buona Morte € 700,00 € 150,00 € 480,00 € 160,00 € 1.125,00 € 300,00 € 100,00 € 400,00 € 500,00 € 52,60 € 800,00 € 300,00 € 100,00 € 100,00 € 250,00 € 111,00 € 500,00 € 2.200,00 € 1.000,00 € 1.000,00 € 600,00 € 300,00 € 185,00 € 500,00 € 100,00 € 1.500,00 € 500,00 € 350,00 € 700,00 € 188,00 € 100,00 € 660,00 € 500,00 MISTERBIANCO S. Maria delle Grazie (Chiesa Madre) Beato Cardinale Dusmet Divina Misericordia S. Angela Merici S. Bernadetta in Lineri S. Carlo Borromeo S. Massimiliano Kolbe S. Nicolò € € € € € € € € 300,00 400,00 100,00 150,00 500,00 140,00 150,00 300,00 MOTTA SANT’ANASTASIA Santa Maria del Rosario (Chiesa Madre) S. Antonio da Padova € € 300,00 150,00 NICOLOSI Spirito Santo (Chiesa Madre) € 502,00 PATERN S. Antonio Abate S. Barbara S. Biagio € € € 100,00 230,00 405,00 PEDARA Basilica S. Caterina A. V.M. (Chiesa Madre) S. Antonio Abate € € 350,00 200,00 RAGALNA S. Barbara € 190,00 SANT’AGATA LI BATTIATI Maria SS. Annunziata (Chiesa Madre) S. Tommaso Vescovo e Ss.Martiri Inglesi SAN GIOVANNI LA PUNTA S. Giovanni Battista (Chiesa Madre) SAN GREGORIO DI CATANIA S. Maria degli Ammalati (Chiesa Madre) BRONTE SS. Trinità (Chiesa Madre) Madonna del Riparo S. Giuseppe S. M. del Rosario CAMPOROTONDO ETNEO S. Antonio Abate (Chiesa Madre) € € € € 205,10 380,00 1.830,00 200,00 STUDIO COMMERCIALE RAPISARDA in Catania cerca ragioniere/a che autonomamente si occupi delle dichiarazioni fiscali dello studio, dei bilanci, della contabilità. Si richiede la conoscenza dei programmi team system (algoritmi). Proporsi solo se in possesso dei requisiti. Disponibilità immediata. Per info, contattare il numero 3471809975. € 300,00 300,00 300,00 305,00 100,00 GRAVINA DI CATANIA S. Antonio da Padova € 600,00 MALETT0 SS. Cuori di Gesù e Maria € 600,00 MANIACE S. Sebastiano Martire € 600,00 MASCALUCIA S. Maria della Consolazione (Chiesa Madre) Madonna della Sciara in Mompileri € € 150,00 1.000,00 ZAFFERANA ETNEA S. Giuseppe in Pisano € 150,00 CHIESE – SANTUARI – ISTITUTI Chiesa San Nicolò al Borgo - CT Monache Carmelitane – S. Giov. La Punta Convento S. Francesco – Biancavilla Chiesa Madonna del Carmine - Belpasso Monastero S. Benedetto – Catania Chiesa del Rosario – Adrano Chiesa del Salvatore – Adrano S. Giuliano – Catania Chiesa S. Biagio - Catania Istituto Maddalena di Canossa - CT Santuario Maria Ausiliatrice in Adrano Chiesa S. Agostino - Catania Chiesa S. Giuseppe - Misterbianco Chiesa ex convent. Dello Spirito Santo - Adrano € € € € € € € € € € € € € € 70,00 150,00 200,00 150,00 150,00 450,00 150,00 205,00 550,00 500,00 270,00 300,00 500,00 122,27 Giornata del Seminario Anno 2012 Versate dopo il 31.12.2012 S. Biagio – Paterno S. Giuseppe – Pisano Spirito Santo in Nesima Superiore - Catania € € € 595,00 150,00 160,00 SANTA MARIA DI LICODIA SAN PIETRO CLARENZA S. Caterina V. e M. SANTA VENERINA € 250,00 TRECASTAGNI S.Nicolò di Bari (Chiesa Madre) Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino S. Caterina V. e M. € € € 600,00 375,00 100,00 TREMESTIERI ETNEO S. Maria della Pace (Chiesa Madre) Maria SS. Immacolata S. Marco Nostra Signora di Lourdes S. Pio da Pietrelcina S. Pio X in Nesima Superiore S. Stefano Primo Martire Santi Pietro e Paolo Spirito Santo in Nesima Superiore SS. Sacramento Ritrovato € € € € € € € € € € 600,00 1.070,00 200,00 450,00 100,00 200,00 230,00 500,00 300,00 400,00 ADRANO Maria SS. Assunta (chiesa madre) Cuore Immacolato della BVM S. Agostino S. Francesco S. Leonardo S. Maria degli Angeli S. Paolo S. Pietro Santi Apostoli Filippo e Giacomo € € € € € € € € € 1.000,00 150,00 250,00 300,00 110,00 780,00 300,00 600,00 710,00 BELPASSO Maria SS. Immacolata (Chiesa Madre) Corpus Domini Nostro Signore Gesù Cristo Re S. Antonio Abate S. C. di Gesù e S. Margh. Maria A. in Piano Tavola S. Maria Della Guardia in Borrello € € € € € € 230,00 150,00 200,00 280,00 150,00 500,00 BIANCAVILLA Basilica S. M. Dell’Elemosina Beata Maria V. Dell’Angelo Annunziata N.S.G. Cristo Re in Casina Sacratissimo Cuore di Gesù € € € € 620,00 600,00 105,00 150,00 Per quanti ancora non hanno provveduto a versare la colletta della Giornata del Seminario 2013 possono farlo: • presso l’economato della Curia diocesana • direttamente in Seminario o tramite • cc postale n. 11 66 79 53 • o con bonifico bancario IT71A0301916903000000000741 (Credito Siciliano) intestato a: Seminario Arcivescovile dei Chierici Viale O. Da Pordenone, 24 – 95126 CATANIA Causale: Giornata del Seminario Anno 2013 A cura del Centro Orizzonte Lavoro 095 320054 / [email protected] opportunità e concorsi OPPORTUNITÀ € € € € CERCASI BADANTE 40-50 anni, totalmente libera da impegni familiari e disponibile a vivere sia a Palermo che a Catania, per assistenza H24 anziano ultra ottantenne non autosufficiente affetto da parkinson e moglie anziana autosufficiente. 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Giovanna Castellino: “sono stati gli stessi alunni, spiega, a presentare alle famiglie questo significativo spaccato della scuola e delle attività svolte durante le ore curriculari ed extracurriculari di laboratorio. I bambini, in questa fascia di età sono forniti di straordinarie facoltà cognitive, con la nostra didattica puntiamo soprattutto alle competenze di base richieste dagli standard europei”. Afferma ancora con enfasi la dirigente, “per quanto riguarda l’inglese la nuova didattica deve puntare al bilinguismo del pensiero”. L’isola è un luogo immaginario in cui vive Peter Pan, “solo i bambini possono accedervi, grazie alla loro immaginazione”, come osserva la prof. Fia Di Stefano, presidente dell’associazione Aire Studio danza che ne ha sviluppato l’idea coordinando tutti i lavori per l’attività motoria, coreutica e coreografica “l’isola lontana verso la quale volare e andare a rifugiarsi, grazie alla nostra scuola li prepariamo a volare verso il mondo che, piano piano, stiamo già costruendo!” Gli allievi rivolgendosi alle famiglie lanciano un messaggio la nostra “isola” per cinque anni è stata la nostra scuola, l’abbiamo costruita noi insieme alla Dirigente, le maestre, gli esperti, i collaboratori…! Una palestra simbolo, per allenare tutte le potenzialità cognitive dei giovani allievi dall’infanzia alle elementari. Dopo il benvenuto della Dirigente Giovanna Castellino alle autorità e a tutti i genitori presenti, le G classi IV hanno dimostrato il progetto Python, mission prioritaria della scuola, che sollecita tutte le potenzialità di vygoskiana memoria, nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve sentirsi escluso ed è nato dall’intento di insegnare le basi della programmazione informatica ai ragazzi di età compresa fra gli 8 e i 10 anni circa. È stato curato dall’esperto Ing. Geert Jansen, direttore della Product Marketing specializzatosi a Palo Alto, negli Stati Uniti, nel cuore della Sylicon Valley, che con la sua esperienza e passione per il futuro dei bambini “maturi digitali”, ha operato con programmi pratici, incarnando un esempio di lavoro presente e futuro. Il maestro Carbo Salvatore, responsabile informatico della scuola evidenzia “Fra tutti i linguaggi più utilizzati, il più semplice è il Python, già utilizzato da alcune scuole medie in Italia e, grazie alla sinergia con l’ingegnere, ho tradotto una pubblicazione open-source americana, con risultati eccellenti”. Progetti realizzati grazie al contributo delle famiglie e fondati su una didattica laboratoriale, in collaborazione con le università nazionali e internazionali, le insegnati madrelingua ed esperti con competenze specialistiche in vari campi e settori, da quelli umanistici a quelli scientifici e la dirigente del circolo “Mario Rapisardi” osserva “il mondo sta cambiando, le nuove generazioni hanno e avranno sempre più bisogno di nuovi strumenti conoscitivi, così la nostra scuola ha intrapreso un nuovo percorso per ampliare le potenzialità e le possibilità dei propri alunni”. Si avvia la prima esibizione dei bambini della scuola dell’infanzia (dai 3 ai 5 anni), con la maestra Santacroce che ha elaborato un percorso ispirato ai Girasoli di Van Gogh, con gli esperti di coreutica. Start up dell’evento con il coro formato da tutti gli alunni delle quinte classi guidato dalla maestra Cosuccia con la presentazione “l’isola che c’è”. Successivamente i genitori si avviano verso le classi sperimentali con inizio di performance di alto livello, ed ecco che per la classe 1ª A, i bambini sposano la sinergia tra il percorso didattico della disciplina coreutica, la lingua Italiana con la maestra Caselli la lingua Inglese (esperto Colin). Un gruppo davvero brillante vivacizzato dai sorrisi di Giorgia Marletta e Annalisa Giuffrida. Esibizione molto apprezzata della classe 2ª A, ha creato un lavoro basato sullo sviluppo delle dinamiche relazionali positive all’interno della classe, sull’armonia del rapporto tra compagni, con il reciproco rispetto e non dimenticando mai che quello che provi tu, lo provo io, con l’empatico ed espressivo Jacopo Percolla, simbolo della futura cittadinanza. Creato e diretto dalla Maestra Rosaria Panascì in sinergia con le maestre Vitale, Capecchi, Graziano e coreografato dall’insegnante Elisa Laviano. A seguire la classe 3ª A diretta dalla Maestra Finocchiaro, nasce da un primo lavoro sviluppato sull’ideologia della fiabe sino ad arrivare all’era tecnologica, infatti, l’esibizione viene svolta nell’aula multimediale della scuola. La parte coreografica sviluppa i movimenti naturali che un bambino attua in contatto con un pc. Tra suoni di tamburi e sbandieramenti arriva il momento dedicato all’esibizione della classe 4ª F, con un lavoro di motoria tra musica e Al Parini Esami Cambridge: 48 piccoli inglesi crescono uarantotto studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della provincia hanno sostenuto presso l’Istituto Parini gli esami del Corso Cambridge. Tutti in formal dress, man mano che venivano chiamati per l’appello dalla supervisor dell’Università di Cambridge Mrs Rosemary Reidy, rispondevano “Present ”alzando la mano come tanti piccoli lord. Emozionati anche i genitori che accompagnavano i ragazzi per gli esami di lingua inglese, che riconoscono, a seconda delle fasce di livel- Q lo: “Starters”,“Movers” e “Flyers” dei crediti spendibili per la carriera e la professione del domani. Il preside Giuseppe Adernò nel por- movimenti distribuiti all’interno di diagonali, dove l’allievo sviluppa e dimostra l’evoluzione degli esercizi dalla classe prima alle classe quarta, integrato dalla maestra Gianfriddo che insieme alle sue colleghe, ha portato in scena una piccola recita tra poesie e canti svolti con l’utilizzo della Lim. Si concludono i lavori con la classe 5ª A, che ha egregiamente rappresentato alcune scenette in dialetto siciliano curate dalla maestra Anna Conti, completando il percorso recitato con la canzone il Siciliano di stato istituito il gruppo liturgico “Beato Card. Giuseppe Benedetto Dusmet” della basilica cattedrale. per dare maggiore attenzione all’animazione liturgica per curare la dignità e il decoro delle numerose celebrazioni che si avvicendano durante tutto l’anno liturgico nel maggior tempio dell’arcidiocesi, Chiesa del Vescovo e centro della vita liturgica della comunità diocesana. Si tratta di un gruppo di fedeli laici, nel rispetto della ministerialità ella chiesa S. Maria dell’Ogninella si sono riuniti i delegati dei sodalizi confraternali del 1° e del 2° vicariato per esaminare i frutti della visita pastorale effettuata nei rispettivi territori urbani di Catania, con la partecipazione del vicario episcopale per la Pastorale sac. Pietro Longo, del presidente della confederazione delle confraternite dell’arcidiocesi ing. Vincenzo Musumarra, del delegato arcivescovile sac. Giovanni Sciuto, del vicario foraneo mons. Carmelo Smedila, del parroco di S. Cristoforo alle Sciare sac. Ezio Coco. Sono state approfondite le linee guida dell’omelìa di Papa Francesco in occasione della giornata mondiale delle confraternite nell’anno della liturgico alla comunità ecclesiale della Cattedrale, che hanno compiuto 1 14 anni di età. La richiesta di adesione deve essere indirizzata al parrocodelegato arcivescovile della Cattedrale; coloro che saranno ammessi al servizio verranno convocati per iniziare il cammino di formazione e parimenti l’animazione liturgica, dopo aver ricevuto un esplicito mandato. Fede, la figura carismatica del venerato patrono il beato Pier Giorgio Frassati, le finalità statutarie della confederazione, il ruolo pastorale ed educativo dell’assistente spirituale, gli interventi dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina alla luce del trinomio Evangelicità, Ecclesialità, Missionarietà, associato al mandato evangelico della Carità, più volte ribadito dal Pontefice. I confrati e le consorelle, nella varietà dei vari carismi della grande famiglia ecclesiale associativa, sono sollecitati a divenire educatori, formatori, primi catechisti in famiglia dei loro figli, testimoni credibili ed esemplari nella società, in modo specifico con le opere caritative che si concretizzano nelle sette opere di misericordia corporali e spirituali. Nell’ampio dibattito che è seguito in un clima di reciproca comprensione fraterna è stata focalizzata la necessità della preghiera, la docilità nel seguire le direttive pastorali diocesane veicolate dall’azione prudente ed attenta degli assistenti spirituali, in sinergia e contestualità con l’attività apostolica delle parrocchie guidate con spirito missionario dai rispettivi pastori in sintonia con l’Arcivescovo. A.B. ® N gere il saluto di accoglienza ai candidati ha ringraziato l’Associazione “Diplomatici” ed il Centro di Formazione linguistica, coordinato dal prof. Sebastiano Angelico che ha coordinato lo svolgimento delle lezioni di inglese che si svolgono al Parini il sabato mattina, in due turni secondo il livello linguistico accertato. L’attestato Cambridge costituisce un titolo riconosciuto per la carriera scolastica e professionale degli studenti. rivalutata dal Concilio Vaticano II, impegnati ad espletare il servizio di animazione liturgica per le diverse celebrazioni. Il servizio sarà sostenuto da un cammino di formazione permanete al fine di acquisire più piena e consapevole partecipazione alla liturgia che è la prima ed indispensabile fonte da cui attingere il genuino spirito cristiano. L’invito è rivolto a quanti, con generosità, possono offrire la propria disponibilità nel servizio Artemisia Incontro intervicariale: confraternite nel dopo Visita Pastorale ® Gruppo liturgico della Cattedrale È Lucio Dalla. La maestra Battaglia ha curato le canzoni in lingua inglese, mentre la coreutica ha approfondito il programma di scienze inerente allo studio del corpo umano. Gli studenti hanno costruito dei pupazzi con materiale di riciclaggio, rispettandone le singole articolazioni che, nel corpo umano, facilitano i movimenti. E poi tutti di corsa al rinfresco biologico tra gelati, brioche che segnano la fine della scuola e l’inizio delle attese vacanze. 10 Prospettive - 7 luglio 2013 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo … QUANTO A ME NON CI SIA ALTRO VANTO CHE NELLA CROCE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO… Il vanto cha Paolo cerca è quello di agire nel nome del Signore Gesù Cristo con tutte le conseguenze che questo comporta. Innanzi tutto una vita tutta dedicata a Lui, una vita che abbia come modello Gesù Cristo, una vita spesa totalmente per gli altri senza pensare per nulla a se stessi. Gesù manda i suoi discepoli a due a due in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Ciò che mette davanti a loro è una messe abbondante e gli operai che sono pochi. Molto lavoro e poche braccia, con l’aggravante di dover pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe. Non solo la messe abbondante e gli operai pochi ma per di più bisogna pregare il padrone perché mandi operai; cioè la responsabilità è totale. Inoltre li manda come agnelli in mezzo ai lupi, pronti per essere sbranati. E ciò che devono avere con sé è né borsa né sacca né sandali. Si ha l’immagine, riflettendo su tutto questo che dice Gesù, di uno che deve andare senza mezzi, senza violenza, come agnelli, buoni soltanto a recepire la reazione degli altri senza protestare e senza lamentarsi. Questo suppone una fiducia massima su chi manda sapendo che l’attore principale è Lui e noi suoi utili strumenti. Ecco perché XIV DOM T.O. C - Is 66,1014c;Sal 65/66 1-7.16-20; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20 San Paolo dice che l’unico suo vanto è in è lo scopo di tutta l’attività salvifica di Gesù Cristo che ha superato ogni forma di Gesù. Stupende le parole di Isaia: “Come condizionamento: non è infatti la circonciuna madre consola un figlio, così io vi consione che conta o la non circoncisione ma solerò… voi lo vedrete e gioirà il vostro l’essere nuova creatura. L’essere nuova cuore, le vostre ossa saranno rigogliose creatura significa unire la propria esistenza come l’erba”. L’intervento di Dio nella vita a quella di Gesù per vivere insieme, inscindi ciascuno di noi è vita, forza e vigore, Lui dibilmente tutti votati a compiere la missioè la nostra forza, per questo “ha dato il ne affidataci affrontando tutti i pericoli pos- potere di camminare sopra i serpenti e sibili, compresi i demoni, che si sottomettoscorpioni e sopra tutta la potenza del nemino agli apostoli e questa era la loro gioia: co: nulla potrà danneggiarvi” . Essere con “…anche i demoni si sottomettono a noi nel Dio per realizzare la sua missione di evantuo nome…”. Gesù corregge subito il motigelizzazione con modello Gesù, pregare vo della loro gioia non perché i demoni si incessantemente perché non manchino gli sottomettono, ma perché i loro nomi sono operai e avere unico vanto in Lui. scritti nei cieli. Quasi a dire perché fanno già parte della comunione con Dio. Questo Leone Calambrogio San Paolo in briciole La potenza di Dio Ef 1,20-23 Dio manifesta la sua potenza in Cristo con la risurrezione dai morti e col farlo sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza, di ogni Forza e Dominazione, al di sopra di ogni nome che viene nominato sia nel presente sia nel futuro. Conclude Paolo dicendo che tutto Dio ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose. La Chiesa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose. L.C. Il Sacerdote sa che è impressionante lo sforzo missionario dispiegato anche dai primi cristiani L’annuncio, contagio buono Luce La Parola di Dio è conforto, forza e luce. Scende come pane e come sale, sta come roccia a sostenere la casa. Dal libro degli Atti e dalle Lettere di S. Paolo è possibile raccogliere una vastissima documentazione su come le prime comunità apostoliche hanno inteso e attuato concretamente la missione ricevuta dal Signore. Ci limitiamo a qualche cenno sulla coscienza, la vita, l’azione e la predicazione missionaria. È impressionante lo sforzo missionario dispiegato dalla prima generazione cristiana. Nell’arco di pochi decenni la predicazione evangelica raggiunse tutto il mondo allora conosciuto. Per spiegare questo fatto non possiamo chiamare in causa entusiasmi proselitistici o strategie espansionistiche. Alla base di tutto sta una precisa coscienza missionaria: le comunità cristiane si sentivano totalmente relative alla forza del Vangelo che, per la sua intrinseca portata, è destinato ad ogni uomo. Vangelo Sono famose alcune espressioni di Paolo: “Io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per salvare chiunque ha fede”, “Non posso vantarmi di annunciare la parola del Signore. Non posso farne a meno e guai a me se non annuncio Cristo”, “Non possiamo non dire quello che abbiamo visto e ascoltato”, “L’amore di Cristo ci spinge, perché siamo sicuri che uno morì per tutti, e quindi che tutti partecipano alla sua morte. Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono, non vivano più per se stessi, ma per lui che è morto ed è risuscitato per loro” . La forza interiore del Vangelo deriva da colui che nel Vangelo è annunciato, cioè Gesù Cristo, che è la salvezza di ogni uomo. Nei primi discorsi di S. Pietro ritorna continuamente l’affermazione che proprio quel Gesù, che è stato crocifisso, è costituito da Dio Signore e Salvatore: “Gesù Cristo, e nessun altro può darci la salvezza: infatti non esiste altro uomo al mondo al quale Dio abbia dato il potere di salvarci” . Questa affermazione così forte e decisa è illustrata da Paolo, sia quando mostra che né la legge ebraica né la religione pagana sono in grado di offrire la salvezza , sia quando svolge le sue sublimi meditazioni su Gesù Cristo, modello, principio, capo dell’umanità e centro della storia e sia quando tratteggia e illumina la nuova coscienza morale derivante dalla fede in Cristo Gesù, il nuovo stile di vita pratica, i nuovi comportamenti nel campo familiare e sociale. Dalla coscienza missionaria nasce la vita missionaria. Il nuovo stile di vita personale e comunitaria, prodotto dalla piena appartenenza a Cristo, è la prima e fondamentale forma di testimonianza missionaria del cri- stiano. Desiderio Una delle pagine in cui Paolo esprime più intensamente il desiderio di spendere la vita per l’annuncio del Vangelo ai fratelli è quella in cui esprime più intensamente la sua relazione con Cristo. Il desiderio di essere pienamente con Gesù suscita sia il desiderio di morire, per incontrare definitivamente il Signore Gesù, sia il desiderio di vivere per vedere crescere la vita di Gesù nei credenti . Negli Atti degli Apostoli la vita concreta dei credenti è presentata come motivo di stupore e di ammirazione per la gente e come incitamento ad aggregarsi alla comunità cristiana. È coinvolgente meditare sul posto rilevante che viene concesso alla narrazione del martirio di Stefano. Quando un cristiano raggiunge la piena conformità a Cristo attraverso la passione e la morte, prende vigore la testimonianza missionaria. Il martirio di Stefano e la persecuzione scatenata contro la comunità di Gerusalemme segnano l’inizio della prima espansione missionaria. E anche Paolo, il futuro grande missionario, è coinvolto nel martirio di Stefano . Le comunità apostoliche conoscono anche una esplicita azione missionaria. Essa comporta anzitutto un andare presso altri popoli. Basti pensare ai viaggi di Paolo e degli altri apostoli. Ma è importante anche la diffu- sione capillare attraverso il contatto quotidiano con le persone. Anche quando è immobilizzato in carcere, Paolo suscita l’interesse per Gesù e trova le occasioni per annunciare il Vangelo. Soprattutto è importante che l’andare comporti un dedicarsi veramente agli altri, un entrare nella loro mentalità, un farsi tutto a tutti, come dice ancora Paolo, nel brano autobiografico della prima Lettera si Corinzi . La predicazione missionaria è rigorosamente cristocentrica. La Chiesa apostolica non è tentata di parlare di se stessa e dei propri problemi. Risolve i propri gravissimi problemi predicando Gesù Cristo, la sua vita tra la gente, la sua morte e la sua risurrezione. Talvolta questa centralità di Cristo è sostenuta con passione polemica di fronte alla opacità, al rifiuto, alle pretese autosalvifiche dei giudei e dei pagani. Talvolta invece viene fatta emergere e viene luminosamente proclamata sullo sfondo delle attese umane, che vengono analizzate, purificate dalle deviazioni idolatriche, aperte a una più sincera disponibilità al disegno di Dio. I discorsi missionari tengono conto della inquieta ricerca di Dio, che muove il cuore di ogni uomo. I testi del Nuovo Testamento sulla missione ci mettono di fronte all’urgenza del compito missionario. Se ci lasciamo semplicemente afferrare da questo clima di urgenza e lo confrontiamo con le risorse attuali delle nostre comunità, corriamo il rischio di incappare in quegli atteggiamenti paralizzanti, che i vangeli attribuiscono agli apostoli, quando Gesù diede loro l’incarico di dare da mangiare alle folle nel deserto. Gesù pone i discepoli di fronte alla loro povertà e li dispone ad accogliere la sua rivelazione. Padre Angelico Savarino 11 Prospettive - 7 luglio 2013 eventi “Mena” opera lirica in tre atti che rilegge in chiave filologica “I Malavoglia” La civiltà cattolica nel verismo di GIOVANNI VERGA ettendo a registro il libretto d’opera per “Mena” – opera lirica in tre atti, musiche di Plinio Maggi, orchestrazione di Giovanni Ferrauto -, la rilettura in chiave filologica de “I Malavoglia” di Giovanni Verga, da cui è tratta, è stata occasione di arricchimento e approfondimento di ciò di cui avevo memoria, corroborato dal saggio “Il furto della storia” di Jack Goody, nel quale viene sostenuta, con ampia trattazione, la tesi che l’egemonia della civiltà cristiana sulla cultura mondiale debba molto al prevalere delle lingue occidentali sulle altre. Goody non lo stabilisce per rapporti di forza o numero-statistici, bensì per un aspetto strutturale che le rende più esplicite, meno equivoche: la presenza delle vocali. Così come lo 0 fu il colpo d’ala che ha reso egemoni i numeri arabi, le vocali connotarono le lingue europee di tratto chiaro e rassicurante determinando la vittoria non delle lingue, ma della civiltà di cui esse furono portatrici. L’acuta osservazione dell’antropologo inglese si appunta, tra l’altro, sul calendario, imposto dal colonialismo e dall’attività missionaria, generalmente accettato nella numerazione gregoriana, nella partizione M a.C./d.C., nelle ricorrenze in esso contemplate (Natale, Pasqua, Capodanno). Il mondo le osserva e vi adatta la scansione di fatti ed eventi, nonostante il paradosso dei fusi orari. Il verismo di Giovanni Verga lega sovente la sua narrazione alle ricorrenze religiose: la domenica delle Palme e la Pasqua in Cavalleria, i tempi delle cronache di Trezza nel grande romanzo. Fatti e tempi ne “I Malavoglia” si svolgono con cronologia stagionale e storica rigorosa: una consecutio temporum inevitabile, insopprimibile, imprescindibile. L’incipit è dell’8 settembre, natività della Madonna, chiamata devotamente e affettuosamente ‘a Bambina, celebrata nelle acque del golfo di Ognina ancora oggi con la processione delle barche a mare richiamando numerosi turisti; la partenza a militare di ‘Ntoni di padron ‘Ntoni è del 1863, quella di Luca – 1866, terza guerra d’indipendenza 20 giugno – 12 agosto - Luca muore nella battaglia di Lissa (20 luglio). I lupini si raccolgono a primavera, si conservano in salamoia. Scheda “Mena” opera lirica in tre atti su libretto di Plinio Maggi e Carlo Majorana Gravina, musica di Plinio Maggi, orchestrazione Giovanni Ferrauto. Astana State Opera Symphony Orchestra (Kazakistan) diretta da Giovanni Ferrauto; workshop corale “Festa dell’Opera” (Perfecta Laetitia Sancte Johannes di Gela, Sine Nomine di Giarre, Alma redemptoris Mater di Scordia, Maris Stella di Militello); maestri del coro e di palcoscenico Francesco Falci, Giovanni Catalano, Antonio Visalli. Il cast: Chiara Vyssia Ursino (soprano), Mena; Yuri Corace Cassarà (tenore) Alfio; Salvatore Todaro (baritono) Padron ‘Ntoni; Concetta Cannavò (mezzosoprano) Maruzza; Vincenzo Lo Presti (tenore) Cipolla; Tommaso Caramia (baritono) Pie’ di Papera; Melissa Minardi (mezzosoprano) una popolana. regia Turi Giordano. Per informazioni: 095 7260230 / 340 7058847, email: [email protected]. sito: www.festadellopera.com Centro Ulisse viale Ulisse 10 , Catania. Su una partita di 5,5 tonnellate salata male coincide il tentativo di spregiudicati speculatori di disfarsene prima che marciscano e le speranze di Padron ‘Ntoni di trarre un guadagno per affrontare con serenità la stagione invernale; di qui l’urgenza di concludere “l’affare”, speculando sulle preoccupazioni del vecchio pescatore. Il naufragio, nel romanzo che abbraccia gli anni 1863-76, è dell’ottobre 1863, segue il Natale sino al tentativo di fidanzamento di Mena che possiamo collocare agli inizi della primavera. Tutto si svolge tra il 1863 e il 1876. Verga trova luogo e spunto per rinnovare argomenti e tesi polemiche nei confronti della nuova dimensione nazionale che determinava una sorta di straniamento tra la gente umile che, non riuscendo a metabolizzare il nuovo, subiva malvolentieri le imposizioni fiscali e la leva militare obbligatoria. L’opera lirica, in prima assoluta il 25 luglio alla Terrazza Ulisse di Catania, svolge il segmento concernente l’amore di Mena e del carrettiere Alfio Mosca, ma molto ancora vi è insinuato nel rispetto dell’illustre matrice verghiana. L’opera è pervasa di civiltà cattolica. Carlo Majorana Gravina Indietro nel tempo intervistando San Leone vescovo uesta domenica mattina sono invitata ad una caratteristica sagra di paese che si tiene in un’amena contrada sita nella prealpe dei Nebrodi, Baronia. L’invito affettuoso mi giunge dalla presidente della Pro Loco di Sinagra che amabilmente considero “il vulcano” della cittadina per il suo entusiasmo e la capacità pratica di organizzare innumerevoli eventi coinvolgendo varie personalità non solo dell’hinterland nebroideo e dal comune amico Alessandro Barocchi, architetto toscano, spirito di libero viaggiatore che da anni vive e opera in Australia, ma le cui radici culturali, forse per un antico richiamo “del dolce stil novo” lo hanno condotto in Sicilia. Mentre percorro in auto le trazzere che conducono al singolare paese e alla sua festa, non posso fare a meno di pensare alle strategie difensive messe in atto dai popoli del passato che hanno abitato l’isola. Il percorso si fa impervio e la vegetazione si infittisce, probabilmente abbiamo perso la strada. Ai bordi del sentiero qualche casolare dalla robusta pietra sgretolata dal tempo e dalle grasse ortensie dalle sfumature indaco e vermiglio. Mentre percorriamo il sentiero bucolico un uomo dai lunghi e canuti capelli e vestito di talare chiede un passaggio. Fermo l’auto e compassionevolmente lo invito a salire a bordo. Ha tutta l’aria di un Q Dio non ci abbandona mai vegliardo. Con brevi parole gentili mi ringrazia e poi così esordisce: <<Ti aspettavo da tempo amabile Stefania>>. Sono sorpresa e imbarazzata perché questo sconosciuto dice che mi attendeva da tempo e stupita ancor di più perché ha pronunziato il mio nome ancor prima di presentarmi. Un’intuizione? Avrà provato a indovinare? Ma secondo quale probabilità la persona che si è trovata a passar in quella isolata strada di montagna deve essersi chiamata Stefania? Mentre sto ad arrovellarmi il cervello è il misterioso personaggio a togliermi ogni dubbio quando proferisce queste parole: Queste montagne mi sono amiche e qui mi rifugiai quando il governatore bizantino della Sicilia ordinò il mio arresto. Fui costretto a lasciare Catania e a rifugiarmi in questi luoghi dove vissi da eremita in una grotta da me stesso scavata. Motivo scatenante di questa persecuzione la mia decisa opposizione alla lotta iconoclasta. Il mio nome è Leone, già Vescovo di Catania>>. Sono esterrefatta e la parola mi si è fermata in gola, perché sto parlando con il Vescovo Santo vissuto in periodo bizantino e il cui nome è legato a un altro personaggio noto nella tradizione storica e leggendaria catanese, il mago Eliodoro. Fermo l’auto, di fronte a noi una vallata di suggestiva bellezza. Sono consapevole di vivere un’esperienza meta-temporale e così dopo essermi ripresa, invito il vene- rando a parlare. E questi con voce pacata così si esprime: <<Ravenna mi diede i natali nel 720 d.C.. Ancora giovane entrai nell’ordine dei monaci benedettini e mi trasferii a Reggio Calabria. Qui rimasi fino all’anno 765, periodo in cui venni eletto Vescovo di Catania. I catanesi, fecero cadere la scelta su di me a seguito di un messaggio onirico ricevuto da un angelo il quale rivelò che a Reggio Calabria viveva un uomo, in fama di santità, che sarebbe stato la persona giusta per ricoprire la carica di Vescovo. Inizialmente, non ritenendomi degno, rifiutai espressamente l’incarico, ma dopo le insistenze dei catanesi, divenni Vescovo della città. Non furono anni facili per il mio episcopato. In tutto l’Impero Bizantino era in atto la feroce distruzione delle immagini sacre, l’iconoclastia. Coloro che non ubbidivano all’editto e non distruggevano le icone, ritenute segno di idolatria, venivano incarcerati e spesso finivano sul patibolo. Come ti ho accennato all’apertura del nostro dialogo, mi opposi apertamen- te alle leggi imperiali. Per questo il governatore bizantino della Sicilia ordinò la mia carcerazione. Io mi rifugiai in queste montagne dove vissi da anacoreta. Placatasi la controversia iconoclasta, ritornai a Catania, dove ripresi il seggio vescovile e tornai a lavorare per il bene della mia gente, L’amore per Gesù Cristo mi spingeva a compiere dei miracoli e per questo ottenne l’appellativo di Taumaturgo. Durante il mio apostolato venni minacciato da un negromante che soleva cavalcare un elefante di pietra Costui si chiamava Eliodoro, nome di luce ma attribuito a un personaggio truce. Sovente disturbava le mie funzioni liturgiche. Cara Stefania, anche i santi perdono la pazienza e così dopo un acceso contrasto un giorno lo trascinai nelle Terme Achilliane, dove scoppiò un incendio, e il buon Dio preservò me e il terribile apostata morì. Cara e amabile figliola, sappi che il Signore non ci abbandona e proprio nei periodi di prova testa la nostra fede come l’oro si prova col fuoco. Conosco i tuoi affanni e le tue angosce. Ritrova il vigore tra queste montagne>>. Lo ascoltavo e piangevo. Detto questo svanì lentamente. Le sue parole come sigillo aureo rimanevano impresse nel mio cuore e risuonavano per la verde vallata. S.B. 12 Prospettive - 7 luglio 2013 RUBRICHE eventi XX Premio internazionale “A. Labisi” al Presidente aggiunto della Corte di Cassazione dott. Guido Marletta Occasione di incontro e di confronto tra culture diverse ll’hotel “Nettuno” si è svolta la XX edizione del Premio internazionale Targa d’Argento “Antonietta Labisi”, presentato da Nino Graziano Luca. A ricevere il premio per il migliore tg regionale il direttore di Antenna Sicilia, Michela Giuffrida; per il giornalismo Letizia Vella e Vincenzo Adornetto; per i servizi firmati nella veste di giornalista e fotoreporter Fabrizio Villa; per la chirurgia il prof. Francesco Basile; per la neurologia il prof. Francesco Patti; il premio alla carriera è andato al dott. Guido Marletta, presidente aggiunto della Corte di Cassazione; per l’attività di tutela contro la violenza alle donne la presidente dell’associazione Thamaia, Loredana Piazza; per la realizzazione di un cortometraggio sul bullismo allo sceneggiatore Sergio Zagami e all’attrice Anna Maria Spina per la carriera artistica. Il segretario generale dello Stato di Oman, Said Bin Nasser Bin A Mansoor Al Khusaibi, è stato premiato per l’impegno nella risoluzione dei problemi sociali e culturali della sua nazione, ha sottolineato l’importanza da parte dell’uomo di aiutare chi è emarginato, o chi sta semplicemente meno bene di noi. “Siamo convinti di poter creare un rapporto di collaborazione con l’associazione e creare un ponte tra la Sicilia e l’Oman”. Presente il preside della facoltà di architettura della Giordania Alì Abughanimeh e le studentesse giordane per creare dialogo ecumenico e, per suggellare questo momento, durante la serata tra i giovani giordani e siciliani avviene uno scambio di solidarietà. Concludendo, l’avv. Corrado Labisi ha evidenziato alcune considerazioni e valutazioni sui venti anni del premio, “ogni anno i personaggi hanno contribuito a ricordare la figura di mia madre Antonietta Azzaro Labisi, che ha protetto le persone deboli e vittime, che ha lavorato sui quartieri degradati e ha gridato giustizia alle politiche sociali. Un premio che vuole essere un’occasione di incontro e di confronto tra culture diverse, un polo di attrazione tra tante razze, mondi e linguaggi”. Ricevendo il premio “Labisi” alla carriera ricca di incarichi prestigiosi, il presidente aggiunto della Corte di Cassazione Guido Marletta, nonché dell’Osservatorio permanente della Giustizia Europea, e anche per l’attenzione ai problemi della giustizia relativi all’efficacia e alla qualità, nella prospettiva del panorama europeo, ha sottolineato l’importanza di una migliore ripartizione delle risorse e un migliore sviluppo della comunicazione nell’ambito della giurisdizione. Per avere un quadro più chiaro nel settore, in rapporto alla sua lunga esperienza, cosa fare per rendere efficiente la giustizia civile alla luce della nuova riforma del “Decreto del fare”? Il cosiddetto “Decreto del fare”, in materia di Giustizia ha istituito una sorta di sezione stralcio della riforma del ’90 e, come allora, non si avranno grandi risultati, alleggerirono i ruoli del primo grado ma intasarono l’appello; questo nuovo stralcio deve essere previsto anche per il secondo grado. Peral- tro non dobbiamo aspettarci un adeguato supporto di magistrati e avvocati in pensione. Anche la media-conciliazione obbligatoria, a parte i rilievi di legittimità costituzionale, pur se oggi include gli avvocati, non decongestionerà in modo sufficiente. Qualcosa si è fatto, ma il risultato sarà modesto. Anche le norme sugli appelli infondati sono congegnate in modo difficile, il problema è la sanzione, che dovrebbe essere aggravata. Come ridistribuire le risorse? Perché non hanno funzionato le precedenti riforme? Siamo un popolo litigioso o abbiamo troppi gradi di giudizio? Il discorso delle risorse porta lontano: sin dagli anni ’50 si sono manifestate incongruenze tra Comuni e Ministero per quanto riguarda le strutture e le risorse umane, quelle economiche, di conseguenza, sono sempre inadeguate, e non sempre per difetto. Anche il tentativo di riformare la geografia giudiziaria si scontra con paventate emergenze. Un tribunale penale per funzionare, con tutte le incompatibilità stabilite nel codice di procedura, necessita di un organico di una ventina di magistrati, oltre il personale di cancelleria e amministrativo. I piccoli tribunali comportano uno spreco di risorse. È presidente dell’Osservatorio permanente della Giustizia Europea, quale obiettivo si pone sulla relazione tra giustizia italiana ed europea? È un’associazione che combina la Cor- te d’Appello, l’università, gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili, dei consulenti del lavoro, per monitorare il funzionamento della Giustizia in tutti paesi del Consiglio d’Europa (più ampio e numeroso dell’UE); i contatti europei sono tenuti tramite il ministero (scambi, confronti, ecc.). la finalità è avvicinare i sistemi giudiziari europei, studiarli, trovare e suggerire soluzioni. Osservatori sulla giustizia in Italia ce ne sono parecchi, mirati su problematiche nazionali, ma solo un paio hanno proiezione europea. Una giustizia europea che funzioni per tutti gli stati e interagisca, in che modo? La prontezza e la sollecitudine della giustizia in Europa ed europea è una leggenda. A parte le differenze strutturali e istituzionali di ogni Stato membro, sulle quali va fatta un’analisi molto attenta e dettagliata, l’Europa, con la Corte di Giustizia europea e la Corte Europea per i Diritti Umani, organi giudiziari transazionali, aggiungono altri due gradi di giudizio. Del resto 45 giudici non ce la fanno a smaltire sollecitamente le pratiche che arrivano loro da tutti gli Stati e le loro stesse pronunce arrivano dopo anni. Saremo un Paese molto litigioso, ma in realtà la Giustizia è un problema che versa in stato di crisi in tutte le nazioni. Lella Battiato Al Museo diocesano dipinti su tela e su tavola di inestimabile valore L’antico che ispira dolcezza spirituale i respira la bellezza dell’antico, fra i dipinti a olio su tela e tempera su tavola, dal XIV al XVI secolo, esposti al terzo piano nell’elegante Pinacoteca della sala VII, al Museo Diocesano di Catania in via Etnea 8, sotto la direzione di Mons. Leone Calambrogio. Un antico che reca i segni del tempo, rasserenante nella sua dolcezza spirituale, accanto all’imponenza classica di espressioni austere e corpose. Opere di pregiata fattezza, che le collezioni private dei monaci benedettini hanno sottratto alle vicissitudini che causarono la soppressione degli ordini monastici, come sanci- S rono le leggi Siccardi nel 1866. La sobrietà del volto di Maria, assieme allo stupore che contorna la tenerezza del Bambino Gesù, si colgono onnipresenti da Santa Maria di Nuovaluce, sec. XVI,e Madonna col bambino e crocifissione, sec XIV (da pittore ignoto, rispettivamente meridionale e centro-settentionale) al fine tratteggio di un nucleo composto,nella Madonna in trono col Bambino di Bernardinus Niger (seconda metà del sec. XVI, dalla Cattedrale di Catania, collezione del benedettino Taranto) e nella Sacra Famiglia di Antonio Cavallucci (1790 c., dal Palazzo Arcivescovile di Catania, collezione del benedettino Raffaele Leyva), sino all’Adorazione dei Magi, 1740, del palermitano Luigi Borremans. Il visitatore si lascia carpire dall’atmosfera mistica dell’ampia sala, corredata da un pianoforte a coda su apposita pedana, che accoglie un maestoso Antiporta, tipico esemplare di artigianato siciliano del sec. XVIII, in legno scolpito e dipinto, proveniente dalla parrocchia catanese di Santa Chiara. Non manca la lezione realistica dei grandi, che nell’olio su tela trasfondono il senso drammatico grazie al chiaroscuro: è il caso di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, che Centro documentazione per la solidarietà l presidente del Centro Aiuto alla Vita di Catania, dr Umberto Ienzi, è stato nominato responsabile promozionale del Centro Documentazioni per la Solidarietà (CEDOC), associazione nazionale fondata a Roma ed inserita nel contesto del Movimento per la Vita italiano. Il CEDOC si occupa della stampa (porta a porta) riguardante depliant, piccoli e grandi fascicoli nonché testi accessibili al grande pubblico per tener desta l’opera diffusiva della difesa della vita fin dal concepimento. Il I Centro produce e diffonde materiale multimediale che illustra sotto il profilo scientifico lo sviluppo della vita umana prima della nascita. È un servizio alla vita e di “alfabetizzazione biologica”, di cui usufruiscono scuole, associazioni, parrocchie, ASL e tutti coloro che s’impegnano nell’ambito dell’educazione alla vita. Ienzi, onorato di detto servizio, invita il popolo della vita a collaborare per diffondere, anche tramite la tecnologia, la cultura pro life. ® durante un soggiorno in Sicilia detta una luce pregnante sul Crocifisso del siracusano Mario Minniti (in olio su tela, 1629, dal Palazzo arcivescovile di Catania), amico, copista e modello del pittore lombardo dall’età di sedici anni, dopo l’incontro avvenuto a Roma nel 1593. Lo sguardo del Cristo proteso verso l’alto racchiude la profondità della croce, che si afferma sul fondo scuro della tela. Ancora la figura umana nella sua plasticità,che attinge rilievo dal chiaroscuro caravaggesco, nel San Gerolamo scrivente, (seconda metà del sec. XVII), di ignoto pittore meridionale, che si ispirò al famoso quadro dell’artista. Il santo si col- loca come figura di spicco nella pittura controriformistica per aver tradotto la bibbia dall’ebraico al latino, veicolando così la diffusione del verbo divino, in un’ottica di piena adesione al trascendente. L’influenza caravaggesca in Sicilia si evince anche da Il pentimento di San Pietro che si ascrive a un artista ignoto, nella seconda metà del XVIII secolo. Ancora un gioco di luce, questa volta laterale, modella e rischiara la figura in oggetto, ovvero il volto di San Pietro: l’autore ne accende con plasticità l’anelito all’espiazione, valorizzando il dramma della fede. A.R.F.