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Catania - anno XXIX - n. 26 - 7 luglio 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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settimanale regionale di attualità
IL FERCOLO
DI S. AGATA
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
Le due fatiche di Papa Francesco: la prima enciclica e il primo viaggio in Sicilia
Chiamati dalla fine dell’Italia
ue sono gli avvenimenti Padre e Pastore, lunedì 8 luglio, si
che caratterizzano i primi rende vicino e presente a quella porgiorni del mese di luglio zione di umanità che sono i profughi
e precisamente
il 5 luglio, data della pubblicazione della “Lumen
Fidei”: la prima enciclica
di Papa Francesco, l’ultima di BenedettoXVI. Il
documento scritto “a
quattro mani” conclude la
serie delle tre encicliche
del Papa emerito dedicate
alle virtù cardinali: “Caritas in veritate”, “Deus
caritas est”, “Spe salvi”
ed ora “Lumen fidei”.
È un documento forte,
scritto da Papa Benedetto,
al quale Papa Francesco
ha aggiunto alcune parti e
la Luce della fede è il nuovo faro che illumina il
cammino della Chiesa nel
mondo e traccia un nuovo
fascio di luce sul sentiero
della Chiesa, così come Foto AFP/SIR
appare in tanti dipinti,
dove l’immagine della
Basilica di San Pietro, simbolo della e gli immigrati che giungono a Lamcristianità, irradia una raggiera di pedusa, in cerca di riscatto sociale e
di fortuna economica.
luce che illumina il mondo intero.
“La Fede senza le opere è morta” e In occasione della Pasqua il parroco
senza gesti concreti resta inerte e di San Gerlando di Lampedusa, Don
infruttuosa, ed ecco che Papa Fran- Stefano Nastasi, anch’egli figlio di
cesco fa seguire alla magistrale enci- emigrati, che aveva già fatto dono a
clica un gesto particolare di atten- Papa Benedetto XVI di una croce
zione e di presenza della Chiesa a fatta col legno di una barca, ha inviafavore degli ultimi, che alcuni defi- to una lettera a Papa Francesco chieniscono di “scelta politica” o meglio dendo: “Venga in mezzo a noi e sarà
Padre tra i figli”.
di vera “scelta cristiana”.
Il Papa, argentino, latino americano, L’invito a visitare Lampedusa, estre“chiamato dalla fine del mondo”, da mo lembo di terra che corrisponde
D
alla periferia dell’Italia, confine tra
l’Europa e l’Africa, viene adesso
accolto e scegliere Lampedusa come
“prima uscita” in Italia è un gesto
che resta nella storia di questo Papa,
Parroco del mondo, che va in cerca
delle pecorelle smarrite e, una volta
trovate, le porta sulle spalle e ne
assume l’odore.
Inserito tra i gesti innovativi di Papa
Francesco compiuti in questi primi
cento giorni di pontificato, il viaggio
a Lampedusa ed il gesto di gettare
dei fiori nel mare, dove sono morte
numerose vittime innocenti della
miseria e della speranza, lascerà un
segno ed è esso stesso un segno di
grande umanità e spirituale paternità, pensando anche che molte delle
vittime del mare, sono musulmani.
Papa Francesco, “profondamente
toccato dal recente naufragio di
un’imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall’Africa, ultimo di
una serie di analoghe tragedie” si legge nella nota
dell’Ufficio
Stampa,
“intende pregare per coloro
che hanno perso la vita in
mare, visitare i superstiti e i
profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell’isola
e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si
prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo
bisogno”.
Commentando queste parole il Sindaco di Lampedusa,
Giuseppina Nicolini, ha
detto: “Finalmente il mondo si accorgerà di noi. Nessuno, dopo la visita del
Papa a Lampedusa, potrà
più chiudere gli occhi su
questo dramma”.
Il Papa degli ultimi, che porta nel
suo cuore di Padre e di Pastore le
periferie del mondo, come spesso ha
ripetuto nei suoi discorsi, incontra
gli ultimi tra gli ultimi e porta un
raggio di “lumen fidei” a testimoniare che la Chiesa è presente e viva tra
la gente e senza distinzione accoglie
tutti nell’universalità del suo abbraccio spirituale.
La visita annunciata nella “forma
più discreta possibile”, sarà breve e
Giuseppe Adernò
(segue a pagina 2)
ISTITUZIONE
DI 13 ACCOLITI
a pagina 7
ASSEMBLEA
DEGLI IDR
a pagina 7
IL PROGETTO
DIDATTICO
“L
SOLA
CHE C
È”
Scuola e università al centro del decreto legge Lavoro
SBLOCCARE
la stagnazione
n freno alla disoccupazione giovanile potrebbe arrivare anche dalla scuola e dall’Università. I recenti prevedimenti
varati dal Consiglio dei Ministri, e
inseriti nel decreto-legge Lavoro
U
metteranno al centro proprio le due
istituzioni dopo un periodo d’incertezze segnato da tagli alla spesa pubblica per il sopraggiungere della
recente crisi economica. Proprio in
un momento storico cruciale per la
nostra penisola, dove la piaga della
mancanza di lavoro tra i giovani ha
toccato la quota record del 40% nei
primi sei mesi del 2013. Nelle intenzioni del ministro dell’Istruzione,
Maria Chiara Carrozza, c’è dunque
la volontà di mettere un freno all’emorragia di posti di lavoro che sembra non volersi arrestare. Di fatto, il
neo ministro ha rivendicato “l’importanza
di
una logica che
includa anche
la scuola e l’Università nel
contrasto alla
disoccupazione giovanile e
l’ottimo lavoro
di raccordo tra
i diversi ministeri che hanno
contribuito al
decreto”.
La prima novità riguarda il
mondo univer-
sitario, saranno distribuiti 10,6
milioni di euro che serviranno a cofinanziare i tirocini curriculari degli
studenti universitari presso soggetti
pubblici e privati. Stando alle previsioni di stima gli studenti universitari potranno partecipare a stage della
Filippo Cannizzo
(segue a pagina 2)
a pagina 9
2
Prospettive - 7 luglio 2013
sommario al n. 24
PRIMO PIANO
Indietro nel tempo
intervistando
Filippo Re Capriata ________3
Sturzo: La rivoluzione
copernicana in politica _____4
Il volume “Il lavoro
nel carcere che cambia” ____5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________6
Dall’Ufficio Liturgico
diocesano________________6
Orario estivo
degli uffici di Curia ________6
DIOCESI
Incontro delle confraternite
nel dopo Visita Pastorale____9
“Mena” opera lirica
in tre atti _______________11
Intervistando
San Leone Vescovo _______11
XX Premio internazionale
“A. Labisi”______________12
Festa multietnica al C.U.S di Catania delle comunità mauriziane, cingalese e tamil
Fede, solidarietà ed integrazione
i è svolta sabato 22 giugno presso gli impianti
sportivi del C.U.S di Catania la festa
multietnica organizzata dall’Ufficio
Pastorale Migrantes e dalla Caritas
di Catania. Consueto appuntamento
a chiusura della Giornata mondiale
del Migrante e del Rifugiato che
ogni anno si celebra nella diocesi
catanese e che vede la compartecipazione di numerosi rappresentanti
delle comunità etniche del territorio
cittadino. La festa comunitaria si è
resa possibile grazie all’organizzazione del diacono don Giuseppe
Cannizzo direttore dell’Ufficio
Pastorale Migrantes in collaborazione con Mons. Vincenzo Algeri,
Direttore della Caritas diocesana.
Presenti presso la cittadella universitaria anche don Christopher Shelton
cappellano della comunità etnica
cingalese, e i diaconi don Gino Licitra, don Francesco Leto, don Gianni
Corriere e don Mario Orofino che
lavorando in sinergia con la diocesi
hanno coadiuvato nell’organizzazione dell’evento multiculturale. Un
momento fraterno di festa per grandi
e piccini, cui è seguita una cena multietnica ispirata ai sapori del mondo
S
(continua da pag. 1)
CHIAMATI...
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 3 luglio 2013
si svolgerà dalle ore 8 alle ore 14,
quasi una mattinata di lavoro, una
“visita personale e di cortesia” con
una breve sosta per la Messa parrocchiale.
La sola presenza dell’Arcivescovo
di Agrigento, Mons. Francesco
Montenegro e del Sindaco di Lampedusa, senza altre autorità, asse(continua da pag. 1)
SBLOCCARE...
durata minima di tre mesi e percepire un rimborso spese mensile stimato intorno ai 400 euro, cosi distinti:
duecento usciranno dalle casse dello
Stato e i restanti saranno a carico
dell’azienda che ospiterà il tirocinio
formativo. In ambito scolastico
saranno due le misure che dovrebbero contrastare la disoccupazione,
ovvero: l’incremento, fino al 25 per
cento, della flessibilità oraria degli
istituti professionali e un piano
triennale d’interventi per tirocini
extracurriculari delle quarte classi
delle scuole secondarie di secondo
grado.
Il tutto dovrebbe assottigliare il
divario tra la scuola e il mondo lavorativo specie per quei settori che
cronicamente lamentano mancanza
di manovalanza. Cosi, secondo i
progetti del governo, dovrebbe colmarsi il gap tra il “fabbisogno di
lavoratori specializzati per imprese
artigiane e aziende e la formazione
scolastica” che produce sempre più
liceali e un numero sempre inferiore
di tecnici e diplomati provenienti
dalle scuole professionali.
Stando ai recenti appelli della Fondazione studi Consulenti del lavoro,
infatti, in Italia mancano agli appelli 150mila posti che nessuno ha
intenzione di fare; stiamo parlando
di panettieri, falegnami, sarti, installatori d’infissi, baristi e camerieri.
Le buone notizie non finiscono qua,
sono, infatti, in programma nuove
assunzioni nella scuola. Questi i
numeri: 15mila a settembre e 44mila
a conclusione delle iniziative legate all’integrazione e alla comunione
tra i popoli.
Alla serata hanno preso
parte più di 350 persone
equamente suddivise tra
srilankesi, mauriziani,
italiani, rumeni e qualche rappresentante della
comunità polacca di
Catania che hanno assistito e animato una serata all’insegna della musica, della danza e della
cultura provenienti dalle
proprie comunità d’origine. Presenti anche i ragazzi del
quartiere di Librino che operano
presso il centro ‘Talita Kum’
accompagnati dai rispettivi genitori
e guidati dalla responsabile del centro la dott.ssa Giuliana Giannino.
Del gruppo rumeno si sono distinti i
ragazzi rom stanziati nel campo
nomade del quartiere San Giuseppe
La Rena di Catania che hanno ballato insieme ai ragazzi di ‘talita
kum’ quasi tutta la serata fino a
mezzanotte. Presente anche il presidente dell’Association des
gnano all’evento una dimensione di
riservatezza e di grande rispetto per
i profughi e gli immigrati.
L’invito di Papa Francesco che si
legge nell’enciclica “a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, a non aver
paura di ‘uscire’ da sé per annunciare il Vangelo, confidando soprattutto
nella presenza misericordiosa di Dio
che ci guida e continuerà ad incoraggiare la comunità ecclesiale” tro-
nel prossimo quadriennio nonostante un calo dei pensionamenti dovuti
alla riforma Fornero. Il ministro,
però, rispondendo a un’interrogazione parlamentare da parte del Movimento cinque stelle ha cosi ribadito:
“Le stime del turnover del personale
docente, per i prossimi anni scolastici, sono di circa 44mila unità di personale docente e ATA. Da tali dati
emerge che l’entità del personale
che potrà essere assunto, in conseguenza diretta del turnover, ammonta complessivamente a circa 59mila
unità nel prossimo quadriennio”.
Infine si dovrebbe definire un piano
triennale d’immissione in ruolo,
2014/2017, del personale precario,
che permetta di diminuire notevolmente il numero di personale docente con contratti a tempo determinato.
Allo stesso tempo si studiano misure, stando alle risorse disponibili,
per aumentare il personale di sostegno pesantemente delimitato dalla
recente riforma del sistema scolastico in modo tale da raggiungere un
sostanziale equilibrio che dovrebbe
avvenire con l’inquadramento di circa 30mila docenti nel prossimo quadriennio.
I sindacati di categoria - Cisl e Uil , però, non sembrano intenzionati a
sostenere le misure del governo che
andrebbe a sottrarre i quasi 8 milioni previsti per la valorizzazione e lo
sviluppo professionale della carriera
del personale della scuola agli stessi
docenti le cui retribuzioni sono già
tra le più basse d’Europa.
®
grants Mauriciens, il sig.Milinte
Rainald, da sempre vicino alle esigenze della realtà sociale della
comunità mauriziana. Come ogni
anno si è rinnovato dunque un
appuntamento che vuole essere un
mezzo per ringraziare il Signore per
il dono della vita che si realizza
anche nell’integrazione tra popoli
di diversa etnia e di cui le testimonianze delle varie comunità etniche
della provincia di Catania sono l’esempio più gioioso.
Altro momento di comunione spiri-
va a distanza di pochi giorni immediata applicazione.
“Occorre lasciarsi trasformare da
Lui perché il nostro annuncio avvenga con la parola sempre accompagnata da semplicità di vita, da spirito di preghiera, da carità verso tutti,
specialmente i piccoli e i poveri, da
umiltà e distacco da sé, da santità di
vita. Solo così sarà veramente
fecondo!”.
L’incontro e l’abbraccio con i profughi, come già la lavanda dei piedi
ai giovani carcerati, le prolungate
carezze e attenzioni rivolte agli
ammalati al termine delle udienze e
delle celebrazioni in Piazza San
tuale e fraterna sarà il pellegrinaggio mariano interculturale organizzato dall’Ufficio Pastorale in programma
domenica 14 luglio che porterà numerosi fratelli immigrati presso il santuario
mariano di Dinnammare in
provincia di Messina. Il santuario si erge sulla vetta del
monte omonimo alto circa
1130 metri, facente parte
della catena dei Monti Peloritani il cui nome Dinnammare potrebbe discendere
dal termine latino “bimaris”,
perché dalla cima è possibile
guardare i due mari, lo Jonio (lo
Stretto di Messina) e il Tirreno.
La devozione mariana rappresenta
quindi un vincolo molto forte che
unisce culture diverse e allo stesso
tempo diviene elemento di continuità
e d’integrazione sociale ed ecclesiale. Per informazioni rivolgersi all’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni: [email protected] o
all’Ufficio pastorale della Carità: [email protected].
0D[ZHOO
Pietro rendono ancora una volta
visibile lo stile e la particolare
attenzione per i deboli e i sofferenti
che Papa Francesco ha riservato ieri
a Buenos Aires ed ora per tutti i
fedeli della grande “parrocchia del
mondo”.
La carezza di Papa Francesco per i
profughi e gli immigrati di Lampedusa costituirà l’icona dell’estate e
lascerà un segno, quasi un silenzioso e forte richiamo a quanti hanno la
responsabilità di dare soluzione e
sostegno a questa grave tragedia
umana dei nostri giorni.
®
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Prospettive - 7 luglio 2013
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Filippo Re Capriata
Il rispetto delle opinioni altrui
ggi mi reco nella sede
della Film Commission per argomentare il mio proposito di realizzare il film “Ignatius il V
principe di Biscari”. Titanica impresa che comporterà la fruizione di
strutture e artifizi tali da rendere possibili le scene del cast della tranche
di vita siciliana nel secolo XVIII.
Varco l’imponente ingresso del
Palazzo Municipale e istintivamente
il mio sguardo si posa sulla carrozza
del Senato, esempio sfolgorante di
mezzo di trasporto del secolo decimo ottavo.
Mentre attendo con trepidazione di
interloquire sul mio progetto, un
gentiluomo alto, magro e dai vistosi
baffi si avvicina a me e con amabile
sorriso, dopo avermi fatto un inaspettato baciamano con squisito garbo e senza alcuna sgradevole ostentazione, si presenta: <<Lieto di fare
la tua conoscenza, gentile Stefania.
Ti stavo aspettando. Il mio nome è
Filippo Re Capriata>>.
<<Scusi -ribatto- ma lei è il fisico
che agli inizi del novecento esordì
con un saggio pubblicato in Francia
sulla visione a distanza, scoperta che
precorse la televisione?>>
<<Esatto!>>-rispose con gioia il mio
O
inaspettato interlocutore. Stavo per
svenire per l’emozione, quando
costui prontamente mi sostenne e io
aiutata dal suo tempestivo soccorso,
riprendo conoscenza. Lo osservo e
noto che il personaggio che sta lì di
fronte a me ha pressappoco quarant’anni e il suo atteggiamento, la sua
postura rivelano con sobrietà la
dignità dell’epistemologo. Lo prego
pertanto di parlarmi di sé, affinché
possa meglio conoscere la sua vicenda esistenziale. Sedutosi accanto a
me, così comincia: <<La cittadina di
Licata mi diede i natali il 1° febbraio
del 1867. Quinto tra tre sorelle e un
fratello Francesco, completati i primi studi nel paese natio, seguii quelli liceali ad Agrigento, al Liceo
Umberto 1° di Palermo e quindi
ancora al Regio Liceo “Scinà” di
Agrigento, dove nell’ottobre del
1886 conseguii la maturità classica.
A Palermo intrapresi gli studi universitari in Scienze Naturali. L’entomologia, ovvero lo studio degli
insetti è stato un vivo interesse della
mia vita e a questo mi indusse l’amico Enrico Ragusa, imprenditore ed
entomologo valentissimo nonché
editore di una rivista a carattere specialistico “Il naturalista siciliano”.
L’amore per la conoscenza scientifica ha contrassegnato la mia vita e in
virtù di questa forza, conseguita la
prima laurea in Biologia, a Messina
ne conseguii un’altra in Fisica.
In quegli anni ero già insegnante a
Licata nella scuola tecnica, poi mi
trasferii nella città dello Stretto dove
mi venne affidata la cattedra di Fisica nell’Università della Città. Ho
trasmesso ai miei tanti alunni la
dedizione per l’osservazione acuta
che deve sempre essere accompagnata da attività sperimentali che
devono comprovare la teoria. Ho
amato i miei allievi e li ho sempre
trattati con gentilezza e amabilità.
Per natura sono stato un timido e a
tal proposito ricordo quando nell’ambito delle lezioni di fisica a
Messina, un docente elogiò le mie
scoperte sul radium, mettendomi al
pari di Volta, Galvani e di altri eminenti fisici.
Alla fine della lezione un alunno si
avvicinò al professore e gli fece
notare che lo studioso da lui citato
era «quel coso lungo e con gli
occhiali grandi» che in fondo alla
sala stava ascoltando la sua lezione.
Nel 1903, a soli 36 anni, avevo raggiunto l’apice della mia carriera di
ricercatore,
scoprendo
qualcosa che più avanti
altri avrebbero portato a
compimento: la visione a
distanza. Nello stesso anno
scrissi ad una rivista edita a
Parigi: L eclairage electrique, nella quale spiegai la
mia scoperta. Mediante
meccanismi e congegni
rotanti, con l ausilio del
selenio, riuscivo a trasmettere a distanza segnali di
visione. Era l anteprima
della televisione. La chimica fu un
altro campo nel quale conseguii rilevanti risultati: progettai il primo
impianto di gas acetilene per il circolo Progresso di Licata, e già nel
1900 pubblicai un primo lavoro sui
concimi chimici e il loro uso nelle
culture siciliane.
La mia intensa carriera di scienziato
fu stroncata da una catastrofe: alle 5
e 21 del 28 dicembre del 1908 la terra tremò e Messina nello spazio di
un De profundis si ridusse in un
cumulo di macerie dove perirono
80mila persone tra cui io mia moglie
e i miei due figlioletti: Francesca di
tre anni e Pasqualino di due>>. Lo
ascoltavo, la sua voce era pacata, il
suo sguardo profondo come di chi
guarda dentro le cose. Lo pregai di
suggerirmi un pensiero di saggezza,
qualità che senza ostentazione
accompagnò la sua vita. Con dolcezza infinita mi sussurra: <<Non ti adirare se altri hanno opinioni diverse
dalle tue.
Rispetta la differenza e argomenta
sempre il tuo punto di vista con chiarezza e discernimento>>. Detto questo gradualmente svanì. Una voce
pronunciò il mio nome. Era l’usciere
che mi invitava ad accomodarmi nella stanza dove avrei parlato del mio
progetto.
Stefania Bonifacio
Il fercolo sui cui viene adagiato il simulacro della martire catanese
Il frutto dell’abilità degli orefici catanesi
pera di raffinata oreficeria catanese, il fercolo detto anche “vara”, sul quale si
trasportano le reliquie di S.Agata,
patrona della città e dell’Arcidiocesi
di Catania, viene custodito nella sala
IX del Museo Diocesano di via
Etnea 8, sotto la direzione di Mons.
Leone Calambrogio. Armoniosa nella sua eleganza decorativa, la costruzione, già esistente nel 1519 da una
struttura antecedente in legno dorato
pregiato, è stata concepita dall’artista Vincenzo Archifel, argentiere
attivo a Catania dal 1486 al 1533, in
forma di tempietto regolare in argento massiccio, sorretto da sei piccole
colonne corinzie sulle quali é posta
una trabeazione con una copertura
decorata da mascheroni e fogliame,
disposti a scaglie. In cima, una croce
che si erge su un globo simbolo del
mondo, è attorniata dai simboli della
verginità e del martirio, ovvero una
corona, un giglio e una palma. La
trabeazione reca dodici statuette che
raffigurano i Santi Apostoli, mentre
fra le colonne appaiono festoni
argentei e vasi adibiti alla raccolta
dei fiori, in esubero nei giorni di
festa, il 4 e il 5 febbraio. Le due date
si distinguono l’una dall’altra per il
colore dell’addobbo floreale: i garofani rosa nella processione del 4, per
rappresentare la passione e il martirio; mentre il garofano bianco, nel
giorno successivo, è il simbolo della
O
fede e della purezza, in ossequio al
principio di rimanere vergine consacrata a Dio, fino al supplizio. Il peso
della vara, normalmente di 17 quintali, slitta in misura rilevante durante
la processione, appesantito dal busto
reliquiario e dai devoti che lo calcano, giungendo sino ai 30 quintali.
Esso viene trainato dai cittadini che
indossano il tradizionale sacco bianco, attraverso due
cordoni lunghi oltre
duecento metri, a
capo dei quali sono
collegate quattro
maniglie. Da un’analisi accurata si
evince che più
argentieri catanesi,
esperti nella lavorazione del legno, dei
metalli e dell’argento, contribuirono al completo rifacimento dell’attuale vara, frutto del
secondo dopoguerra, dopo i deleteri
effetti dei bombardamenti che risalgono al 7 aprile del
1943. La vara, invece, si mantenne
illesa nel devastante terremoto del
1693, mentre fu
vistosamente derubata di molti pezzi
nel 1890. L’opera di ricostruzione
storica, posta in atto dagli argentieri
catanesi, ha previsto non solo l’inglobamento, nel nuovo apparato,
delle numerose parti non danneggiate dalla distruzione, ma anche il rifacimento dei pezzi deturpati dalle
bombe, come in particolare la tra-
beazione, le statue del coronamento,
il fregio interno delle volte, il fogliame e i mascheroni. Dell’antica opera
Si evince che più
argentieri catanesi,
esperti nella
lavorazione del legno,
dei metalli
e dell’argento,
contribuirono
al completo
rifacimento
dell’attuale vara,
frutto del secondo
dopoguerra…
furono riutilizzati l’insieme delle
laminette sbalzate con motivi a candelabra e delle cariatidi, che separa i
quadretti raffiguranti gli episodi del
martirio, alla base del fercolo. In
alcune formelle dello zoccolo in basso è riprodotta la traslazione delle
reliquie agatine da Costantinopoli a
Catania, il 17 agosto 1126, dopo 86
anni di esilio. La storia della giovane
martire catanese vissuta nel III secolo, che rifiutò fino alla morte l’amore del proconsole Quinziano, è legata a diversi miracoli: ad esempio
quello del velo rosso che non si bruciò quando Agata fu condotta alla
brace, e da allora viene custodito
come miracolosa reliquia; o quello
che ha per oggetto ancora il velo, a
cui i cittadini ricorsero per arrestare
l’eruzione dell’Etna, che cessò il 5
febbraio, dopo cinque giorni, nel
252, l’anno successivo alla morte
della giovane. Significativo della
grandezza spirituale di Agata anche
il miracolo legato a Federico II:
quando l’imperatore, giunto in Sicilia per sottometterla a sé, decise di
recedere dal proposito di reprimere
la rivolta nel sangue, allorché durante la messa trovò scritto in ogni pagina del suo libro di preghiere, in latino, le seguenti parole” Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est” (Non offendere la patria
di Agata perché essa vendica le
ingiustizie).
La vara, all’interno della quale viene
collocato il busto reliquiario della
santa nei giorni della processione, è
amata dal popolo catanese in quanto
depositaria di una tradizione sacra,
che l’affetto dei cittadini e dei devoti nel mondo ha mantenuto viva nei
secoli.
Anna Rita Fontana
4
Prospettive - 7 luglio 2013
PRIMOPIANO
Il difficile cammino di Luigi Sturzo alle prese con la formazione di un partito dei cattolici
La rivoluzione copernicana
in politica
el 1905 don Sturzo a
Caltagirone tenne un
discorso programmatico e si fece
promotore dell’impegno sociale e
politico dei cattolici italiani. Il principio ispiratore del discorso giovanile s’identifica con un impegno morale che si va precisando nell’evoluzione del suo pensiero, meglio articolato nell’Appello “ai liberi e forti”
(1919). Serenamente, si può affermare che non vi è tema sturziano che
non trovi punti di riferimento, espliciti o impliciti, con il discorso del
1905. Fondamentale è dunque questo suo intervento pronunciato la
vigilia di Natale al Circolo di lettura
di Caltagirone, pochi mesi dopo la
sua nomina a prosindaco di quella
città e la sua elezione a Consigliere
provinciale di Catania. Il calatino si
era dedicato fin dal 1899 alla vita
municipale e da vari anni occupava
la sede del Consiglio dell’Associazione nazionale dei Comuni, del
quale fu poi nominato Vicepresidente. Faceva anche parte del Consiglio
direttivo dell’Unione elettorale cattolica italiana. Il discorso dal titolo I
cattolici italiani e la vita moderna,
col quale egli dichiarava la propria
etica (scelta) personalistica, servì a
chiarire e precisare i vantaggi, nell’esame storico-critico del movimento cattolico. Questa scelta corrisponde a una precisa prospettiva leoniana
che ovviamente conviene studiare.
Da una lettura sommaria del documento, se mi è lecito, compio questa
analisi. Posso notare tante idee nuove che dobbiamo recuperare, attualizzare e renderle vive per aiutare ad
affrontare i problemi sociali senza
paura e senza tentennamenti. Se
l’importanza di principio democratico viene accettato, allora non bisogna cadere nel dualismo Stato-Chiesa. Sturzo dichiara che è giunta l’ora
della “rappresentanza popolare”,
ovvero è arrivato il momento per
costituire un partito cattolico nazionale, un pacifico vivere civile che sia
animato dal cristianesimo. Sturzo
giudica che è arrivato il momento di
costituire un partito-morale politico,
ragione di vita laica nazionale. Ma in
questo documento Sturzo dichiara
che ci sono due condizioni pregiudiziali, da risolvere preliminarmente
per lo svolgimento di un programma: 1° si è maturi per affrontare la
pregiudiziale della questione romana
che è posta in questi termini: “è
giunta l’ora” di rivendicare i diritti
della Santa Sede. <<Aspettiamo —
sottolinea Sturzo — che da nuovi
tempi sorga la nuova orientazione
della nazione verso la Chiesa: la
Chiesa come virtù vivificante e forza
unificante, non come pretendente
politico>> e <<sono il papa e gli
eventi che la porteranno alla soluzione>>.
Il Nostro dice testualmente che <<la
lotta anticlericale [è] lotta anticristiana>>. E continua: <<la lotta dà
oggi una spinta, sia pure negativa
alla formazione di un partito di cattolici, che nell’attrito della vita pubblica difenda i diritti del popolo alla
vita religiosa e che nei Municipi,
N
nelle province, nelle scuole, nei parlamenti combatta vigorosamente le
contraffazioni anticlericali>>.
Ma ecco una soluzione: il partito
nazionale dei cattolici deve prescindere dalla questione romana per due
motivi: a) che esso non la pone come
un <<primo politico>> nella sua
azione, perché esso dovrà andare in
parlamento ed entrare nella vita pubblica con un programma da conseguire fra cui il ritorno del potere
temporale.
b) <<Non sarà mai possibile che un
partito politico possa risolvere con
un’azione diplomatica, o un atteggiamento parlamentare, la questione
romana di cui il papa non solo è l’unico giudice competente, ma anche
l’unica forza attiva di una soluzione
che mille fattori dovranno maturare>>. <<Nessuno — aggiunge Sturzo — può ritenere che l’Italia risolverà la questione romana sopprimendola. Essa risorgerà sempre>>.
Come si vede, la pregiudiziale —
pur centralissima — viene subito
allargata a una questione ancora più
generale. Per Sturzo esiste una questione la cui soluzione sarà maturata
nella coscienza italiana, e precisa:
<<la tacita intesa, un modus vivendi,
e un aperto contrasto saranno le fasi
che si ripeteranno>>.
Per delineare il carattere del partito
nazionale dei cattolici e per lo svolgimento di un programma, c’è un’altra pregiudiziale che bisogna risolvere: 2° quale posizione dovrà assumere tale partito verso la monarchia?
<<Oggi, nei regimi parlamentari –
sottolinea Sturzo — la posizione dei
partiti in Italia è questa: o aderiscono alla monarchia e, ne fanno un
caposaldo di programma come i
liberali; o ne prescindono per avversarla, come i socialisti. Per noi non è
il simbolo di un passato, né una forza per l’avvenire; per noi, re o presidente, non rappresenta che la somma dei poteri dello Stato, non mai
l’ideale della potenza militare o i
fasti di una casa cui siano legati le
sorti dell’Italia>>.
E aggiunge: <<noi con la monarchia
di oggi, troviamo sintetizzata l’unità
della nazione e la rappresentazione
dell’autorità assommate in un trono>>.
A don Sturzo interessa porre un quesito preliminare assai delicato: <<il
La vera rivoluzione
è quella che trasforma
radicalmente
la politica,
l’ha compiuta
don Luigi Sturzo
fondando un partito
che recepisse le istanze
dei cattolici
partito cattolico non può essere un’emanazione monarchica nel senso che
vi danno i libri>>.
In somma, il calatino ribadisce che
c’è un duplice problema: a) la difesa
dell’altare è la difesa della religione
e b) la difesa del trono è la difesa del
principio di autorità.
E qui c’è il nocciolo della questione:
per la vita costituzionale popolare
<<Né altare né trono sono coefficienti organici del partito cattolico[…] popolare>>.
Sciolte queste preoccupazioni, risolte le due pregiudiziali di 45 anni sul
cammino dei cattolici, si arriverà a
mettere le basi al partito nazionale.
Dal punto di partenza della pregiudiziale nazionale, al punto d’arrivo
<<né altare né trono>>, si snoda la
riflessione sui cattolici militanti,
paradigma per l’Italia.
È questa una rivoluzione nel senso
che la risposta data a
tali pregiudiziali consiste in quello che egli
denomina <<è giunta
l’ora>> e <<il cammino…non sarà
arrestato>>.
<<È giunta l’ora>> è il momento
delle precisazioni oltre i limiti raggiungibili da parte dei fautori della
monarchia, del conservatorismo, dei
liberali e dei socialisti. <<Il cammino…>> presuppone la rivoluzione
copernicana in politica.
La rivoluzione copernicana sta
appunto in questa sostituzione al
centro della politica italiana dell’altare e del trono col popolarismo.
Con estrema consequenzialità si
giungerebbe a un passaggio dall’oggetto al soggetto. Si passerà a un
programma del partito nazionale con
un piano tattico e logico per trovare
una soluzione d’indole cristiana.
Sturzo ponendo al centro il cammino
del partito cattolico popolare, attuò
ciò che voglio chiamare la rivoluzione copernicana in politica per sotto-
lineare l’originalità di questa concezione che pone
ora l’interesse nel cittadino.
La mossa compiuta da
Luigi Sturzo in questo
celebre discorso è davvero
audace: essa rivoluziona
lo stesso rapporto tradizionale tra soggetto e oggetto, tra altare o trono e il
partito cattolico dell’avvenire.
<<A me, democratico
autentico - sottolinea
Sturzo - convinto, e non
dell’ultima ora, è inutile
chiedere quale delle due tendenze
politiche…io creda che risponda
meglio agli ideali di quella rigenerazione della società in Cristo>>.
Sturzo è ben deciso ad ammettere:
<<io credo necessario un contenuto
democratico del programma dei cattolici nella formazione di un partito
nazionale>>.
Leggo a proposito quello che scrive
Sturzo: <<Non la monarchia, non il
conservatorismo, non il socialismo
riformista ci potranno attirare nella
loro orbita: noi saremo sempre, e
necessariamente, democratici e cattolici>>.
La democrazia cristiana è per il calatino un’aspirazione collettiva, sia
ancora vaga e indistinta, e <<sarà
l’insegna di un partito autonomo,
libero, forte, che si avventura nelle
lotte della vita nazionale>>.
Questo è l’incipit di un programma
del partito dei cattolici militanti che
Sturzo stava abbozzando nel 1905.
Angelo Consolo
Roma: Confraternita S. Maria Odigitria
nuovo direttivo
resso la venerabile
confraternita S. Maria
Odigitria dei Siciliani in Roma si
sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei revisori. Sono stati eletti
(in ordine alfabetico): Nicola
Busardò (architetto originario di
Palermo), Carmelina Chiara Canta
P
(docente universitaria di sociologia originaria di Caltanissetta),
contessa
Antonietta Cantuti
nata Stocco (docente
di matematica nata a
Catania),
Andrea
Iudica (avvocato originario di Grammichele),
Maurizio
Iudica (funzionario
Istat originario di
Grammichele), Paolo
Rappa (infermiere
originario di Gela),
Gisella Rocca (musicista originaria di
Partinico), Caterina
Scirè (dottore commercialista originaria
del Messinese). Sono
stati eletti revisori dei conti effettivi
(in ordine alfabetico): conte Mario
Cantuti Castelvetri (funzionario di
banca marito di siciliana), Franco
Gagliani Caputo (avvocato originario di Palermo), Giuseppe Saggio
(maresciallo carabinieri originario
di Caltagirone). Il consiglio direttivo ha designato priore Andrea Iudica, priora Carmelina Chiara Canta,
segretario Maurizio Iudica, provveditore economo Caterina Scirè.
®
5
Prospettive - 7 luglio 2013
PRIMOPIANO
Festa popolare ai Cappuccini nuovi
Il “Natale d’estate”
a solennità liturgica
della Natività di San
Giovanni Battista, detta anche tradizionalmente il “Natale d’estate”, è
stata celebrata con la partecipazione
dell’Arcivescovo Mons. Salvatore
Gristina e una grande affluenza di
fedeli nel popoloso quartiere dei
Cappuccini Nuovi curato dai frati
minori francescani di via Santa
Maria della Catena.
Il momento più emozionante è stato
sul far della sera allorché il fercolo
di San Giuvannuzzu, accompagnato
dalla banda musicale, è giunto in
vicolo Buonafé, al n.76 di via Carlo
Forlanini già di Villa San Giuseppe,
la stretta e lunga “vanedda cucchia-
L
ra”. Ad accoglierlo, con una cerimonia curata dal giovane Angelo Giuffrida catechista ed animatore liturgico del santuario del Carmine, sono
stati: la Corale polifonica “Sant’Agata al Carcere” diretta dal m° Giovanni Raddino, le suore Betlemite
del Sacro Cuore di Gesù, il dirigente
Giovanni Floresta e i confrati e le
consorelle della confraternita San
Giovanni Battista minore e Maria
Santissima del Tindaro, con la partecipazione del priore del convento
carmelitano della Santissima Annunziata, fra’ Carmelo Scellato, del parroco del Sacro Cuore ai Cappuccini
fra’ Teodoro Di Bella con i suoi confratelli e del sacerdote salesiano don
Alessandro Malaponte, che ha rivolto ai fedeli una breve riflessione sul
significato del culto dei santi e, in
particolare, della figura profetica del
Precursore di Cristo.
Al centro del vicolo, su cui si affaccia il liceo artistico statale “Emilio
Greco”, era allestito un sontuoso
altarino votivo dal tema “Ecco l’Agnello di Dio”, ispirato all’Anno della Fede e alla missione profetica del
Precursore di Cristo in una chiara
simbologia evangelica della predicazione del Battista. Dopo un intenso
momento di preghiera comunitaria e
litanica, caratterizzato dalla lettura
della Parola di Dio e dall’incensazione delle reliquie del Profeta, mentre
il coro cantava il salmo 19 “I cieli
narrano la gloria di Dio”, è avvenuta
la commovente “discesa dell’ange-
lo” sulla vara illuminata ed infiorata
del santo.
A.B.
Civita e S. Giovanni Li Cuti: festa di santi patroni
n’ideale filo conduttore ha unito nell’anno della Fede le celebrazioni conclusive in onore di tre santi patroni
molto popolari e venerati in due
storiche località cittadine prospicienti la costa lavica catanese: S.
Giovanni Battista, titolare del pittoresco borgo marinaro di S. Giovanni Li Cuti e i santi della Provvidenza e della Carità tra il XV e il
XVI secolo, Francesco di Paola e
Gaetano da Thiene, titolari delle
due parrocchie sorelle della Civita
il cui comune parroco, il giovane
ed entusiasta sac. Giuseppe Scrivano, insediatosi da meno di un anno,
U
Sarà presentato a breve un testo-vademecum a cura di Vincenzo Giammello
“Il lavoro nel carcere che cambia”
rutto di una lunga esperienza di impegno
sociale e di una indagine durata cinque anni, con il taglio di una “ricerca-azione”, il testo “Il lavoro nel carcere che cambia” a cura di Vincenzo
Giammello, Alessandra Mercurio,
Gaetano Quattrocchi (Collana: Politiche e servizi sociali. Pagine 144.
FrancoAngeli Editore, Milano, marzo 2013. ISBN 978-88-204-2706-1 Contatti: [email protected]), si presenta
come un utile (e forse unico) vademecum, in grado di contribuire
all’applicazione di una pena non più
basata sulla custodia che affligge,
ma sul trattamento che recupera, grazie al lavoro.
Non c’è dubbio, il carcere deve cambiare. E questo può avvenire soprattutto grazie al lavoro, poiché senza
lavoro sarà sempre e solo galera.
È universalmente riconosciuto, infatti,
che il lavoro costituisce, in carcere e in
uscita dal carcere, se non l’unico, il
più importante strumento del trattamento rieducativo. Ciò, purtroppo,
rappresenta ancora una chimera. Basti
solo pensare che per ogni 100 euro
delle già scarse risorse che lo Stato
spende per i detenuti, solo 8 centesimi
vanno alle attività di trattamento
(lavoro, ma non solo).
A questo si aggiunga che la mancanza
di opportunità lavorative rende troppo
spesso impossibile l’adozione delle
misure alternative alla detenzione
(anche quando il detenuto è in condizione di poterne usufruire) e che, finita la reclusione, chi voglia ricostruirsi
un’esistenza nel rispetto della legge,
F
deve fare i conti con
l’impossibilità, quasi
totale, di trovare una
occupazione dignitosa
che glielo consenta.
Lavorare vale la pena.
Perché ciò succeda, tornava certamente utile
colmare una lacuna in
campo editoriale.
Ed è questa l’essenza
ultima del volume: un
vademecum offerto sia
al grande pubblico (che
deve sentire quale proprio dovere civico il partecipare consapevolmente al dibattito sull’emergenza carcere), che agli addetti ai
lavori: gli uffici del Ministero della
Giustizia a livello centrale e periferico, chi opera nelle carceri, i Servizi
sociali dei Comuni, le Caritas diocesane, le cooperative sociali, le imprese
che gestiscono (o
intendono gestire)
attività lavorative
negli istituti di
detenzione e, infine,
gli studiosi della
materia, i dipartimenti universitari di
giurisprudenza,
scienze sociali e
politiche e gli educatori professionali.
Il testo, un’opera
ricca di contenuti e
di passione, presenta una panoramica delle opportunità in
grado di facilitare il tanto auspicato
cambiamento: riflessioni, strumenti e
metodologie efficaci, esperienze e
progetti già collaudati, agevolazioni
economiche in caso di assunzioni.
®
Appunti
Centro Orizzonte Lavoro. Lunedì 15 luglio, alle ore 9,30, alla presenza
del Sottosegretario alla Giustizia, On. Giuseppe Berretta, verrà presentata
la pubblicazione “Il lavoro nel carcere che cambia”, edito dalla Franco
Angeli, frutto di una lunga ricerca.
L’evento, che si svolgerà nel Salone delle conferenze della Casa Circondariale per adulti di Bicocca (CT), costituirà l’occasione per discutere del
quanto mai attuale tema “Carcere e lavoro”.
Interverranno il Direttore della Casa Circondariale di Bicocca, dott. Giovanni Rizza, don Vincenzo Giammello, salesiano, co-autore, dott. Salvo
Fleres, Garante regionale dei diritti dei detenuti, dott. Angelo Meli, Direttore del Dipartimento Giustizia Minorile per la Sicilia, dott. Maurizio
Veneziano, Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria,
dott.ssa Maria Randazzo, Direttrice dell’Istituto penale Minorile di
Bicocca. Modera il dott. Giuseppe Di Fazio, Giornalista.
d’intesa con i rispettivi consigli
pastorali ha ritenuto opportuno
ritornare a festeggiare insieme e
alla grande i santi patroni dell’antica Marina civica, rivierasca sulla
scogliera dell’Armisi. Momento
culminante di entrambi i festeggiamenti è stata la celebrazione eucaristica vespertina, nella solennità
dei santi apostoli Pietro e Paolo,
avvenuta a poche centinaia di metri
di distanza sulla riviera jonica
etnea.
La s. Messa in onore dei santi civitoti è stata celebrata all’interno del
Porto Rossi, luogo particolarmente
riparato e suggestivo all’altezza del
deposito locomotive FF.SS., tra
piazza Europa e Le Ciminiere, ma
sconosciuto a molti catanesi. L’Eucaristìa è stata presieduta da Mons.
Alfio Rapisarda, Nunzio apostolico
emerito in Portogallo, con il parroco e l’assistenza liturgica del diaco-
no permanente Giuseppe Spagano,
con la partecipazione delle suore
francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari, della Misericordia del Porto e dell’Associazione
Marinai d’Italia e di molti parrocchiani. La s. Messa inserita nei
festeggiamenti in onore del Precursore è stata, invece, celebrata da
padre Claudio Cicchello, frate
minore di S. Maria della Guardia in
Ognina, nella piazzetta antistante il
porticciolo di S. Giovanni Li Cuti,
in prossimità della piccola grotta
dedicata al santo patrono dell’incantevole borgo marinaro dalla
spiaggia nera, con la partecipazione
dei licutiani guidati dai soci della
locale Associazione “Pesca &
Mare”, curatrice di diverse manifestazioni socio-culturali tra cui il tradizionale “Pisci a mari”.
Memorex
Notizie in breve dall’8 al 14 luglio
6
Prospettive - 7 luglio 2013
Ufficio Liturgico Diocenano
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 8
• Ore 17.30 Tremestieri Etneo,
parrocchia S. Marco: inaugura il
Centro Caritas parrocchiale.
• Ore 19.30 Viagrande, Residenza
SS. Salvatore: incontra il Giovane Clero.
Martedì 9
• Ore 19.00 Catania, parrocchia
Ss. Cosma e Damiano: celebra
la S. Messa in occasione del 25°
anniversario di sacerdozio del
parroco Don Giuseppe Rosa.
Mercoledì 10
• Ore 19.00 Catania, Santuario S.
Agata al Carcere: celebra la S.
Messa in occasione del 53°
anniversario di sacerdozio del
rettore Mons. Luigi Chiovetta.
Giovedì 11
• Ore 7.30 Catania, Monastero S.
Benedetto: celebra la S. Messa.
• Ore 10.00 Arcivescovado: udienze.
Venerdì 12
• Lavoro interno per la Visita
pastorale.
Sabato 13
• Ore 10.00 Siracusa, Santuario
Madonna delle Lacrime: Guida
il pellegrinaggio organizzato
dall’Ordo Virginum.
Domenica 14
• Fuori sede.
®
Vicariato Generale
Gli uffici della Curia Arcivescovile resteranno chiusi al pubblico dal 5 agosto al 18 agosto.
Gli uffici saranno riaperti rego-
larmente lunedì 19 agosto alle
ore 9.00
Informiamo che l’Ufficio Matrimoni sarà aperto al pubblico e
solo per casi particolari nei giorni 6 e 13 agosto dalle ore 10.00
alle 12.00.
®
Dal 18 al 21 luglio a Tarderia si svolgerà
il campo vocazionale per le vocazioni al sacerdozio
Come ogni anno, luglio è il
tempo del discernimento
vocazionale. Dopo la fine
degli esami di maturità e nel
tempo delle ferie per i lavoratori, il campo vocazionale
organizzato dal Centro diocesano di Orientamento Vocazionale per il sacerdozio
diventa momento di riposo
spirituale e di preghiera, di
riflessione sulla propria vita,
di confronto con altri giovani
che sentono dei “disturbi
vocazionali” e vogliono condividerli con coloro che fanno la medesima esperienza. Il
Signore continua a chiamare
i suoi ministri, questo ce l’ha promesso, ma, lo dice lui stesso nei Vangeli, “la messe è molta ma gli operai
sono pochi. Pregate il Signore della
messe perché mandi operai nella sua
messe” (Luca 10, 2). Ora, la chiamata non sempre è chiara, anzi…bisogna metterla alla prova attraverso,
prima di tutto, la direzione spirituale; poi, bisogna pregare molto e
bisogna lasciarsi guidare da coloro
che la Chiesa locale mette sulla
nostra strada. Quanti ragazzi avvertono una forte attrazione verso la
vita sacerdotale! Potrebbe essere una
chiamata autentica e maturamente
accolta, e questa, dopo un attento
discernimento e una puntuale formazione, potrà sfociare nel ministero
sacerdotale; potrebbe risolversi in un
momento di entusiasmo, facilmente
individuabile solo se ci si mette in
ascolto della Parola e ci si confronta
con i formatori e con le esperienze
degli altri – il “fai-da-te” non funzio-
na, credeteci, e ve lo dice uno che ne
ha abbondantemente fatto esperienza – in un contesto comunitario;
potrebbe essere una scelta autentica
ma che deve essere supportata da
una crescita umana e spirituale, e lo
specchio per capire ciò lo si trova in
coloro che vivono la medesima chiamata; si potrebbe scoprire in sé stessi una chiamata alla vita consacrata,
ma non diocesana…sono tante le
varianti, ma è chiaro che senza il
confronto con Dio e con i fratelli si
rischia sempre di rimanere fermi a
un punto, non riuscendo a collocare
la propria vita nel giusto posto, che
poi è quello che il Signore ha pensato per noi.
Cosa succede in un campo vocazionale? Certamente, si vive un
momento di grazia che si condivide
con immediatezza. Si realizzano le
amicizie nel Signore, per via della
fede condivisa e della presunta vocazione, che poi è la situazione che ha
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di
Prospettive inerenti all’intero anno 2012 e parte del 2013 direttamente sul
sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto
di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre
l’abbonamento può effettuarsi anche online.
portato in quel luogo i
giovani presenti e li
accomuna in un modo o
in un altro.
Si diventa fratelli, e questo lo realizzano non solo
i giovani che si sentono
chiamati e che magari
entreranno all’anno propedeutico, ma anche
quelli che partecipano
senza aver preso alcuna
decisione. È veramente
lo sperimentare l’amore
di Dio attraverso il suo
popolo.
Partecipare a un campo
vocazionale schiarisce le
idee e fa sentire leggeri e sicuri, per
il fatto di essersi messi nelle mani
del Signore in modo autentico e totale. Vieni anche tu, giovane ancora
incerto sul tuo futuro, e tu, giovane
che vivi la vita della tua Parrocchia o
del tuo movimento in modo intenso
e pieno, vieni giovane che ti interroghi da dove deriva il tuo senso di
vicinanza agli altri, vieni anche tu,
che hai l’esigenza di stare vicino al
Signore con la S.Messa giornaliera e
con la preghiera, vieni tu che vuoi
dare amore a tutti e tu che vuoi semplicemente fare un’esperienza di vita
comunitaria, vieni tu che ami lo studio o tu che faresti l’impossibile per
annunciare il Signore a tutti gli
uomini…potrei continuare ancora
per pagine e pagine…ma voglio dire
semplicemente al giovane che mi sta
leggendo: vieni e vedi, vieni a sperimentare l’amore di Dio, vieni a cercare uno sbocco nella tua vita che,
per chi è chiamato, è il più bello che
si possa immaginare, vieni a fare
quattro giorni di preghiera, di fraternità, di lettura della Parola di Dio, di
riposo spirituale...
Vieni, non te ne pentirai ! Ti aspetto!
Per maggiori informazioni, chiamami al
3498311049 o scrivimi al mio indirizzo
e-mail [email protected].
don Salvo Gulisano
Responsabile del Propedeutico
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
Lo scorso 1° maggio la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti, ma ha promulgato un
Decreto, reso pubblico mercoledì 19
giugno scorso, con il quale ha disposto che, come già avviene nel Canone
Romano, anche nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV del Messale Romano, dopo la Beata Vergine Maria, si
faccia menzione del nome di San Giuseppe, Suo Sposo.
Pubblichiamo di seguito il testo del
Decreto in lingua italiana, nonché le
formule in traduzione italiana che
spettano al nome di San Giuseppe
nelle suddette Preghiere eucaristiche.
Decreto
per la menzione del nome di San
Giuseppe nelle Preghiere eucaristiche II, III, IV del Messale Romano
Mediante la cura paterna di Gesù, San
Giuseppe di Nazareth, posto a capo
della Famiglia del Signore, adempì
copiosamente la missione ricevuta
dalla grazia nell’economia della salvezza e, aderendo pienamente agli
inizi dei misteri dell’umana salvezza,
è divenuto modello esemplare di
quella generosa umiltà che il cristianesimo solleva a grandi destini e testimone di quelle virtù comuni, umane e
semplici, necessarie perché gli uomini siano onesti e autentici seguaci di
Cristo. Per mezzo di esse quel Giusto,
che si è preso amorevole cura della
Madre di Dio e si è dedicato con
gioioso impegno all’educazione di
Gesù Cristo, è divenuto il custode dei
più preziosi tesori di Dio Padre ed è
stato incessantemente venerato nei
secoli dal popolo di Dio quale sostegno di quel corpo mistico che è la
Chiesa.
Nella Chiesa cattolica i fedeli hanno
sempre manifestato ininterrotta devozione per San Giuseppe e ne hanno
onorato solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo
della Madre di Dio e Patrono celeste
di tutta la Chiesa, al punto che già il
Beato Giovanni XXIII, durante il
Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse aggiunto
il nome nell’antichissimo Canone
Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto accogliere e
benevolmente approvare i devotissimi
auspici giunti per iscritto da molteplici luoghi, che ora il Sommo Pontefice
Francesco ha confermato, considerando la pienezza della comunione
dei Santi che, un tempo pellegrini
insieme a noi nel mondo, ci conducono a Cristo e a lui ci uniscono.
Pertanto, tenuto conto di ciò, questa
Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti, in virtù
delle facoltà concesse dal Sommo
Pontefice Francesco, di buon grado
decreta che il nome di San Giuseppe,
Sposo della Beata Vergine Maria, sia
d’ora in avanti aggiunto nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV della
terza edizione tipica del Messale
Romano, apposto dopo il nome della
Beata Vergine Maria come segue: nella Preghiera eucaristica II: « ut cum
beata Dei Genetrice Virgine Maria,
beato Ioseph, eius Sponso, beatis
Apostolis »; nella Preghiera eucaristica III: « cum beatissima Virgine, Dei
Genetrice, Maria, cum beato Ioseph,
eius Sponso, cum beatis Apostolis »;
nella Preghiera eucaristica IV: « cum
beata Virgine, Dei Genetrice, Maria,
cum beato Ioseph, eius Sponso, cum
Apostolis ».
Quanto ai testi redatti in lingua latina,
si utilizzino le formule che da ora
sono dichiarate tipiche. La Congregazione stessa si occuperà in seguito di
provvedere alle traduzioni nelle lingue occidentali di maggior diffusione;
quelle da redigere nelle altre lingue
dovranno essere preparate, a norma
del diritto, dalla relativa Conferenza
dei Vescovi e confermate dalla Sede
Apostolica tramite questo Dicastero.
Nonostante qualsiasi cosa in contrario.
Dalla Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 1 maggio 2013, S. Giuseppe
artigiano.
Antonio, Card. Cañizares Llovera
Prefetto
✠ Arturo Roche
Arcivescovo Segretario
FORMULE CHE SPETTANO
AL NOME DI SAN GIUSEPPE
Nella Preghiera eucaristica II:
«insieme con la beata Maria, Vergine
e Madre di Dio, con san Giuseppe,
suo sposo, con gli apostoli...»;
Nella Preghiera eucaristica III:
«con la beata Maria, Vergine e Madre
di Dio, con san Giuseppe, suo sposo,
con i tuoi santi apostoli....»;
Nella Preghiera eucaristica IV:
«con la beata Maria, Vergine e Madre
di Dio, con san Giuseppe, suo sposo,
con gli apostoli...».
®
7
Prospettive - 7 luglio 2013
6 laici accoliti sposati e padri verso il diaconato permanente
a sera di mercoledì 26
giugno nella chiesa
Sant’Agata alla Badia, gremita di
familiari e di fedeli, l’Arcivescovo
Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s.
Messa con una decina di sacerdoti,
tra cui i concelebranti principali can.
Antonio Gentile e padre Franco
Longhitano, e il rito liturgico pubblico di ammissione al diaconato
permanente di 6 laici, tutti sposati e
padri di famiglia, operanti in 6 parrocchie dell’arcidiocesi, con l’assistenza liturgica di diversi diaconi
transeunti e permanenti ed alunni
del corso per i ministeri e il diaconato permanente “Sant’Euplio” e
l’animazione musicale della corale
parrocchiale della cattedrale, diretta
dal m° Puccio Sanfilippo.
I nuovi ammessi candidati al ministero diaconale erano accompagni
dalle rispettive consorti, che hanno
espresso pubblicamente il proprio
consenso alla decisione presa dai
propri mariti di avviarsi a ricevere il
sacramento dell’ordine del diaconato, a significare la comunione sponsale di coppia, di famiglia che hanno
vissuto e che è uno dei requisiti per
il cammino verso il diaconato. Tre
sono pensionati di Paternò: Domenico Carulli di Cristo Re, Pasquale
Messina di S. Francesco all’Annunziata, e Pietro Fallica del SS. Salvatore; due di Catania: Domenico
Ruggiero di S. Maria della Salute,
pensionato, e Carlo Pappalardo di S.
Agata al Borgo, insegnante di religione; uno di S. Giovanni la Punta,
Orazio Sciuto di S. Giovanni Battista, insegnante di religione.
All’omelìa l’Arcivescovo, nel commentare la Liturgia della Parola, ha
sottolineato come ogni volta che
partecipiamo all’Eucaristìa noi
viviamo in maniera particolare la
dignità di popolo sacerdotale, che è
tale in forza dell’iniziazione cristiana. Col Battesimo, la Cresima e
l’Eucaristìa diventiamo il popolo
santo di Dio, che partecipa della
dignità di Cristo. Ciascuno di noi
inserito in Cristo, sacerdote, re e
profeta, riceve la dignità di membro
vivo del corpo di Cristo che è la
Chiesa. “Popolo sacerdotale” -ha
sottolineato Mons. Gristina- “è tutta
quella straordinaria ricchezza di
L
Dalla chiesa domestica
alla chiesa universale
intimità col Signore, di lode al
Signore, di preghiera che non si
esaurisce in se stessa ma poi si trasforma in azione, in operosità”, in
umile e gioioso servizio nella Chiesa. Dobbiamo sempre unire questi
due aspetti, ci dev’essere sempre in
noi tale consapevolezza. Lodare il
Signore significa contemplare quello che egli ha fatto anzitutto nei fratelli e nelle sorelle che hanno
impressa l’immagine del Creatore e
che poi, nella comune appartenenza
alla Chiesa, noi vediamo insigniti
della stessa dignità di membri del
Corpo di Cristo. L’Arcivescovo
rivolto ai 6 candidati ha detto: “Sie-
te ammessi. La Chiesa riconosce
l’autenticità del cammino, della preparazione abbastanza lunga che avete fatto per portare frutti. Avete messo radici talmente profonde che speriamo che l’esercizio del ministero
poi sarà particolarmente di qualità e
di impegno anche come ministero…
Questi nostri 6 fratelli sono ammessi per il diaconato…. Con questo
rito s’impegnano a portare a termine
la loro preparazione… Nell’ultimo
periodo confrontatevi con la fede di
Abramo, accogliete in maniera particolare l’invito di Gesù”.
Antonino Blandini
Istituzione di 13 nuovi Accoliti
a sera di venerdì 28 giugno, vigilia della solennità dei santi apostoli Petro e Paolo,
nella Basilica Cattedrale gremita di
familiari e di fedeli, l’Arcivescovo
Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s. Messa vespertina con una ventina di
sacerdoti e con apposito rito ha
amministrato il ministero dell’Accolitato a 11 laici “lettori”, diversi dei
quali sposati e padri di famiglia, del
Corso per i Ministeri e il Diaconato
permanente “Sant’Euplio”, guidati
dal delegato arcivescovile can. Antonino Gentile, e a 2 alunni del Seminario arcivescovile originari della
Tanzania, affidati alla cura del rettore mons. prof. Giuseppe Schillaci.
L’animazione liturgica è stata curata
da diversi diaconi permanenti ed
alunni del Corso “Sant’Euplio” nonché dai canti della Cappella musicale del Duomo.
I nuovi accoliti laici, ai quali è affidato il servizio all’altare, la conservazione e la distribuzione dell’Euca-
L
Servizio e carità
ristìa, sono in servizio presso 11 parrocchie dell’arcidiocesi: Nunzio
Saglimbene, San Giuseppe La Rena;
Nunzio Nicotra, Santa Maria della
Mercede; Alfio Daquino, Madonna
del Riparo in Bronte; Vito Privitera,
Santa Caterina V. e M. in San Pietro
Clarenza; Carmelo Patronaggio,
Maria Santissima Immacolata in
Belpasso; Salvatore Caruso, Santa
Maria dell’Alto in Paternò; Giuseppe
Calantropo, San Nicolò in Misterbianco; Alfredo Ciolino, Sacro Cuore di Gesù al Fortino; Silvio Marlet-
ta, Santa Maria Ammalati in San
Gregorio; Paolo Milano, Santa
Maria della Salette; Giuseppe Spampinato, Sant’Angela Merici in
Misterbianco. I due seminaristi africani che si avviano al diaconato e al
sacerdozio sono Silvanus Ndanzi,
Sacro Cuore di Gesù in Tasamaganga, e Romanus Wissa, Santa Maria
del Lago di Mtera in Migoli. Alla
conclusione l’Arcivescovo ha rivolto
parole di paterno compiacimento e di
augurio ai nuovi accoliti ed anche ai
sei ammessi al diaconato due giorni
prima nella celebrazione svoltasi
nella chiesa Sant’Agata alla Badia:
“È un momento importante per la
nostra Chiesa e quest’aspirazione ad
essere sempre più servitori –diacono
significa questo- è un cammino che
il Signore apre per alcuni, dimodoché tutti possano vivere questo servizio. E noi che riceviamo l’Ordine
sacro dobbiamo sempre più sentirci
responsabili di tale esemplarità nel
servizio a cui tutti siamo chiamati.
Auguri ai nuovi accoliti e agli
ammessi!”.
Blanc
Foto di Salvatore Agnello
Al Seminario ha avuto luogo l’assemblea degli Insegnanti di Religione
l 25 e 26 giugno presso il
Seminario Arcivescovile di
Catania si è svolta come ogni anno
l’assemblea degli Insegnanti di Religione (I.d.R) organizzata dall’Ufficio
Scolastico Diocesano (USD). Il tema
dell’assemblea è stata la sintesi del
Convegno Nazionale dei Direttori
USD, che si è svolto a Bari dal 15 al 17
aprile. L’assemblea ha avuto inizio con
un momento di preghiera rivolto all’insegnante di Religione Giovanna Nobile, uccisa da un collaboratore scolastico
a Vittoria. Di seguito una riflessione a
cura di Mons. Gianni Perni sul tema
“fede e ragione si incontrano”, e ha sottolineato che “il binomio fede-ragione
non sempre ha goduto di un’accettazione plausibile da tutti. Basta leggere
la situazione socio-culturale e religiosa
del nostro paese. Vari sociologi vedono
ormai stemperata l’identità cattolica
della società italiana con un passaggio
da paese cattolico a paese generica-
I
ABILITÀ PEDAGOGICA
e testimonianza cristiana
mente cristiano. L’Italia è ormai una
società secolarizzata: consideriamo le
mutate condizioni demografiche, l’immigrazione sempre più eterogenea, la
diminuzione della pratica religiosa, il
decrescente numero dei matrimoni religiosi, l’Insegnamento della Religione
Cattolica (IRC) in alcuni ambienti molto problematico per vari motivi politici,
di credo o anche di professionalità
degli IdR. Papa Francesco, fa osservare che nella cultura, l’essere umano
esprime integralmente se stesso attraverso un’opera di spiritualizzazione
della materia e di materializzazione
della sua spiritualità. In altri termini
una fede incarnata nell’umano e un
umano spiritualizzato dalla fede. È il
metodo che lo stesso Figlio di Dio,
Gesù Cristo ha adottato facendosi pienamente uomo: l’incarnazione. Quest’ultima è un metodo, è una pedagogia, è una immedesimazione. Incarnazione che per noi pastori significa
“avere lo stesso odore delle pecore”;
per il popolo di Dio sapersi immedesimare in ogni ambiente culturale, sociale, politico economico. E specificatamente, qual è l’incarnazione degli IdR?
Lascio a voi lo stimolo di interrogarvi,
senza correre il rischio dell’autoreferenzialità, di cadere in certe forme di
narcisismo professionale o di orgoglio
personale”. Di seguito Padre Mimmo
Evola ha sintetizzato i vari punti trattati al Convegno dei Direttori USD, valorizzando il riconoscimento degli insegnanti di religione definiti patrimonio
culturale dello Stato e i criteri per l’idoneità all’Insegnamento della Religione
Cattolica, che avviene
rispettando i canoni del
Codice di Diritto Canonico
804, 805 e della delibera
CEI 41/1990: possesso dei
contenuti della rivelazione
cristiana e della Chiesa, cioè la retta
dottrina, la testimonianza di vita cristiana, e l’abilità pedagogica. Ogni
diocesi ne stabilisce le modalità. Per
Catania l’USD stabilisce un corso e un
esame scritto e orale. Si progetta di farlo probabilmente nell’anno scolastico
2016-17, in modo che possano partecipare coloro che già hanno conseguito i
nuovi titoli accademici. L’Ordinario
Diocesano determina ordine, grado e
indirizzo scolastico in cui l’IdR può
esercitare la sua funzione, la collocazione negli istituti scolastici, il numero
delle ore. Non è automatica la collocazione negli istituti secondo la graduatoria regionale o diocesana: vige sempre
la discrezionalità dell’Ordinario Diocesano.
Anita Rapisarda
8
Prospettive - 7 luglio 2013
DIOCESI
GIORNATA DEL SEMINARIO 2013
Resoconto provvisorio
I dati definitivi saranno pubblicati
sull’Eco del Seminario del 2014
OFFERTE PERVENUTE AL SEMINARIO
Dal 24 febbraio all’21 giugno 2013
GIORNATA DEL SEMINARIO
CATANIA
Basilica Collegiata
B. V. Maria in Cielo Assunta alla Plaia
Basilica SS. Annunziata al Carmine
BVM del Carmelo e S. Maria Goretti in S.Giorgio
Cristo Re
Divina Maternità della BVM in cibali
Immacolata Concezione BVM dei Minoritelli
Maris Stella
S. Agata al Borgo
S. Cristoforo alle Sciare
S. Cuore di Gesù al Fortino
S. Euplio Martire
S. Francesco di Paola
S. Gaetano alla Marina
S. Giovanni Battista in S.Giovanni Galermo
S. Giuseppe al Pigno
S. Giuseppe in Ognina
S. Leone Vescovo
S. Luigi Gonzaga
S. Maria del Carmelo al Canalicchio
S. Maria del Carmelo alla Barriera Bosco
S. Maria del Rosario in Nesima Inferiore
S. Maria della Consolazione al Borgo
S. Maria della Guardia in Ognina
S. Maria della Salette
S. Maria della Salute in Picanello
S. Maria dell’Aiuto
S. Maria in Ognina
Sacra Famiglia
Santi Angeli Custodi
Santi Cosma e Damiano
SS. Crocifisso dei miracoli
SS. Crocifisso della Buona Morte
€
700,00
€
150,00
€
480,00
€
160,00
€ 1.125,00
€
300,00
€
100,00
€
400,00
€
500,00
€
52,60
€
800,00
€
300,00
€
100,00
€
100,00
€
250,00
€
111,00
€
500,00
€ 2.200,00
€ 1.000,00
€ 1.000,00
€
600,00
€
300,00
€
185,00
€
500,00
€
100,00
€ 1.500,00
€
500,00
€
350,00
€
700,00
€
188,00
€
100,00
€
660,00
€
500,00
MISTERBIANCO
S. Maria delle Grazie (Chiesa Madre)
Beato Cardinale Dusmet
Divina Misericordia
S. Angela Merici
S. Bernadetta in Lineri
S. Carlo Borromeo
S. Massimiliano Kolbe
S. Nicolò
€
€
€
€
€
€
€
€
300,00
400,00
100,00
150,00
500,00
140,00
150,00
300,00
MOTTA SANT’ANASTASIA
Santa Maria del Rosario (Chiesa Madre)
S. Antonio da Padova
€
€
300,00
150,00
NICOLOSI
Spirito Santo (Chiesa Madre)
€
502,00
PATERN
S. Antonio Abate
S. Barbara
S. Biagio
€
€
€
100,00
230,00
405,00
PEDARA
Basilica S. Caterina A. V.M. (Chiesa Madre)
S. Antonio Abate
€
€
350,00
200,00
RAGALNA
S. Barbara
€
190,00
SANT’AGATA LI BATTIATI
Maria SS. Annunziata (Chiesa Madre)
S. Tommaso Vescovo e Ss.Martiri Inglesi
SAN GIOVANNI LA PUNTA
S. Giovanni Battista (Chiesa Madre)
SAN GREGORIO DI CATANIA
S. Maria degli Ammalati (Chiesa Madre)
BRONTE
SS. Trinità (Chiesa Madre)
Madonna del Riparo
S. Giuseppe
S. M. del Rosario
CAMPOROTONDO ETNEO
S. Antonio Abate (Chiesa Madre)
€
€
€
€
205,10
380,00
1.830,00
200,00
STUDIO COMMERCIALE RAPISARDA in Catania cerca ragioniere/a
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dichiarazioni fiscali dello studio, dei
bilanci, della contabilità. Si richiede la
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possesso dei requisiti. Disponibilità
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300,00
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305,00
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GRAVINA DI CATANIA
S. Antonio da Padova
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600,00
MALETT0
SS. Cuori di Gesù e Maria
€
600,00
MANIACE
S. Sebastiano Martire
€
600,00
MASCALUCIA
S. Maria della Consolazione (Chiesa Madre)
Madonna della Sciara in Mompileri
€
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150,00
1.000,00
ZAFFERANA ETNEA
S. Giuseppe in Pisano
€
150,00
CHIESE – SANTUARI – ISTITUTI
Chiesa San Nicolò al Borgo - CT
Monache Carmelitane – S. Giov. La Punta
Convento S. Francesco – Biancavilla
Chiesa Madonna del Carmine - Belpasso
Monastero S. Benedetto – Catania
Chiesa del Rosario – Adrano
Chiesa del Salvatore – Adrano
S. Giuliano – Catania
Chiesa S. Biagio - Catania
Istituto Maddalena di Canossa - CT
Santuario Maria Ausiliatrice in Adrano
Chiesa S. Agostino - Catania
Chiesa S. Giuseppe - Misterbianco
Chiesa ex convent. Dello Spirito Santo - Adrano
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
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€
70,00
150,00
200,00
150,00
150,00
450,00
150,00
205,00
550,00
500,00
270,00
300,00
500,00
122,27
Giornata del Seminario Anno 2012
Versate dopo il 31.12.2012
S. Biagio – Paterno
S. Giuseppe – Pisano
Spirito Santo in Nesima Superiore - Catania
€
€
€
595,00
150,00
160,00
SANTA MARIA DI LICODIA
SAN PIETRO CLARENZA
S. Caterina V. e M.
SANTA VENERINA
€
250,00
TRECASTAGNI
S.Nicolò di Bari (Chiesa Madre)
Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino
S. Caterina V. e M.
€
€
€
600,00
375,00
100,00
TREMESTIERI ETNEO
S. Maria della Pace (Chiesa Madre)
Maria SS. Immacolata
S. Marco
Nostra Signora di Lourdes
S. Pio da Pietrelcina
S. Pio X in Nesima Superiore
S. Stefano Primo Martire
Santi Pietro e Paolo
Spirito Santo in Nesima Superiore
SS. Sacramento Ritrovato
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
600,00
1.070,00
200,00
450,00
100,00
200,00
230,00
500,00
300,00
400,00
ADRANO
Maria SS. Assunta (chiesa madre)
Cuore Immacolato della BVM
S. Agostino
S. Francesco
S. Leonardo
S. Maria degli Angeli
S. Paolo
S. Pietro
Santi Apostoli Filippo e Giacomo
€
€
€
€
€
€
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€
€
1.000,00
150,00
250,00
300,00
110,00
780,00
300,00
600,00
710,00
BELPASSO
Maria SS. Immacolata (Chiesa Madre)
Corpus Domini
Nostro Signore Gesù Cristo Re
S. Antonio Abate
S. C. di Gesù e S. Margh. Maria A. in Piano Tavola
S. Maria Della Guardia in Borrello
€
€
€
€
€
€
230,00
150,00
200,00
280,00
150,00
500,00
BIANCAVILLA
Basilica S. M. Dell’Elemosina
Beata Maria V. Dell’Angelo Annunziata
N.S.G. Cristo Re in Casina
Sacratissimo Cuore di Gesù
€
€
€
€
620,00
600,00
105,00
150,00
Per quanti ancora non hanno provveduto a versare la colletta della Giornata del Seminario 2013
possono farlo:
• presso l’economato della Curia diocesana
• direttamente in Seminario
o tramite
• cc postale n. 11 66 79 53
• o con bonifico bancario
IT71A0301916903000000000741
(Credito Siciliano)
intestato a:
Seminario Arcivescovile dei Chierici
Viale O. Da Pordenone, 24 – 95126 CATANIA
Causale: Giornata del Seminario Anno 2013
A cura del Centro Orizzonte Lavoro
095 320054 / [email protected]
opportunità e concorsi
OPPORTUNITÀ
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CERCASI BADANTE 40-50 anni,
totalmente libera da impegni familiari
e disponibile a vivere sia a Palermo che
a Catania, per assistenza H24 anziano
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serieta’ e disponibilita’ h24, patente,
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tre anni di esperienza nel ruolo occu-
pandosi sia della fase di istruttoria sia
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Iscritto OAM. Si offre contratto iniziale di 2 mesi con possibilità di proroghe
ccnl del commercio. Rispondere
all’annuncio collegandosi alla pagina
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®
9
Prospettive - 7 luglio 2013
DIOCESI
Interazione bidirezionale per una scuola d
avanguardia tra famiglia, territorio e laboratori digitali
“L’isola che c’è”
ran finale con successo
al circolo didattico
“Mario Rapisardi”, con “l’isola che
c’è”, il titolo scelto per la manifestazione di presentazione del piano dell’offerta formativa per il prossimo
anno scolastico 2013-14. La dirigente prof. Giovanna Castellino: “sono
stati gli stessi alunni, spiega, a presentare alle famiglie questo significativo spaccato della scuola e delle
attività svolte durante le ore curriculari ed extracurriculari di laboratorio.
I bambini, in questa fascia di età
sono forniti di straordinarie facoltà
cognitive, con la nostra didattica
puntiamo soprattutto alle competenze di base richieste dagli standard
europei”. Afferma ancora con enfasi
la dirigente, “per quanto riguarda
l’inglese la nuova didattica deve
puntare al bilinguismo del pensiero”.
L’isola è un luogo immaginario in
cui vive Peter Pan, “solo i bambini
possono accedervi, grazie alla loro
immaginazione”, come osserva la
prof. Fia Di Stefano, presidente dell’associazione Aire Studio danza che
ne ha sviluppato l’idea coordinando
tutti i lavori per l’attività motoria,
coreutica e coreografica “l’isola lontana verso la quale volare e andare a
rifugiarsi, grazie alla nostra scuola li
prepariamo a volare verso il mondo
che, piano piano, stiamo già
costruendo!” Gli allievi rivolgendosi
alle famiglie lanciano un messaggio
la nostra “isola” per cinque anni è
stata la nostra scuola, l’abbiamo
costruita noi insieme alla Dirigente,
le maestre, gli esperti, i collaboratori…! Una palestra simbolo, per allenare tutte le potenzialità cognitive
dei giovani allievi dall’infanzia alle
elementari. Dopo il benvenuto della
Dirigente Giovanna Castellino alle
autorità e a tutti i genitori presenti, le
G
classi IV hanno dimostrato il progetto Python, mission prioritaria della
scuola, che sollecita tutte le potenzialità di vygoskiana memoria,
nessuno deve rimanere indietro,
nessuno deve sentirsi escluso ed è
nato dall’intento di insegnare le
basi della programmazione informatica ai ragazzi di età compresa
fra gli 8 e i 10 anni circa. È stato
curato dall’esperto Ing. Geert Jansen, direttore della Product Marketing specializzatosi a Palo Alto, negli
Stati Uniti, nel cuore della Sylicon
Valley, che con la sua esperienza e
passione per il futuro dei bambini
“maturi digitali”, ha operato con
programmi pratici, incarnando un
esempio di lavoro presente e futuro.
Il maestro Carbo Salvatore, responsabile informatico della scuola evidenzia “Fra tutti i linguaggi più utilizzati, il più semplice è il Python,
già utilizzato da alcune scuole medie
in Italia e, grazie alla sinergia con
l’ingegnere, ho tradotto una pubblicazione open-source americana, con
risultati eccellenti”.
Progetti realizzati grazie al contributo delle famiglie e fondati su una
didattica laboratoriale, in collaborazione con le università nazionali e
internazionali, le insegnati madrelingua ed esperti con competenze specialistiche in vari campi e settori, da
quelli umanistici a quelli scientifici e
la dirigente del circolo “Mario
Rapisardi” osserva “il mondo sta
cambiando, le nuove generazioni
hanno e avranno sempre più bisogno
di nuovi strumenti conoscitivi, così
la nostra scuola ha intrapreso un
nuovo percorso per ampliare le
potenzialità e le possibilità dei propri
alunni”.
Si avvia la prima esibizione dei bambini della scuola dell’infanzia (dai 3
ai 5 anni), con la maestra Santacroce che ha elaborato un percorso ispirato ai Girasoli di Van Gogh, con gli
esperti di coreutica. Start up dell’evento con il coro formato da tutti gli
alunni delle quinte classi guidato
dalla maestra Cosuccia con la presentazione “l’isola che c’è”. Successivamente i genitori si avviano verso le classi sperimentali con inizio di
performance di alto livello, ed ecco
che per la classe 1ª A, i bambini sposano la sinergia tra il percorso didattico della disciplina coreutica, la lingua Italiana con la maestra Caselli la lingua Inglese (esperto Colin). Un
gruppo davvero brillante vivacizzato
dai sorrisi di Giorgia Marletta e
Annalisa Giuffrida.
Esibizione molto apprezzata della
classe 2ª A, ha creato un lavoro basato sullo sviluppo delle dinamiche
relazionali positive all’interno della
classe, sull’armonia del rapporto tra
compagni, con il reciproco rispetto e
non dimenticando mai che quello
che provi tu, lo provo io, con l’empatico ed espressivo Jacopo Percolla,
simbolo della futura cittadinanza.
Creato e diretto dalla Maestra Rosaria Panascì in sinergia con le maestre Vitale, Capecchi, Graziano e
coreografato dall’insegnante Elisa
Laviano. A seguire la classe 3ª A
diretta dalla Maestra Finocchiaro,
nasce da un primo lavoro sviluppato
sull’ideologia della fiabe sino ad
arrivare all’era tecnologica, infatti,
l’esibizione viene svolta nell’aula
multimediale della scuola. La parte
coreografica sviluppa i movimenti
naturali che un bambino attua in
contatto con un pc.
Tra suoni di tamburi e sbandieramenti arriva il momento dedicato
all’esibizione della classe 4ª F, con
un lavoro di motoria tra musica e
Al Parini Esami Cambridge:
48 piccoli inglesi crescono
uarantotto
studenti
delle scuole primarie e
secondarie di primo e secondo grado
della provincia hanno sostenuto
presso l’Istituto Parini gli esami del
Corso Cambridge.
Tutti in formal dress, man mano che
venivano chiamati per l’appello dalla supervisor dell’Università di
Cambridge Mrs Rosemary Reidy,
rispondevano “Present ”alzando la
mano come tanti piccoli lord.
Emozionati anche i genitori che
accompagnavano i ragazzi per gli
esami di lingua inglese, che riconoscono, a seconda delle fasce di livel-
Q
lo: “Starters”,“Movers” e “Flyers”
dei crediti spendibili per la carriera e
la professione del domani.
Il preside Giuseppe Adernò nel por-
movimenti distribuiti all’interno di
diagonali, dove l’allievo sviluppa e
dimostra l’evoluzione degli esercizi
dalla classe prima alle classe quarta,
integrato dalla maestra Gianfriddo
che insieme alle sue colleghe, ha
portato in scena una piccola recita
tra poesie e canti svolti con l’utilizzo
della Lim.
Si concludono i lavori con la classe
5ª A, che ha egregiamente rappresentato alcune scenette in dialetto siciliano curate dalla maestra Anna
Conti, completando il percorso recitato con la canzone il Siciliano di
stato istituito il gruppo liturgico
“Beato Card. Giuseppe Benedetto
Dusmet” della basilica cattedrale. per dare maggiore attenzione all’animazione liturgica per curare la dignità e il decoro delle numerose celebrazioni che si avvicendano durante tutto l’anno
liturgico nel maggior tempio dell’arcidiocesi,
Chiesa del Vescovo e centro della vita liturgica
della comunità diocesana. Si tratta di un gruppo
di fedeli laici, nel rispetto della ministerialità
ella chiesa S. Maria
dell’Ogninella si sono
riuniti i delegati dei sodalizi confraternali del 1° e del 2° vicariato per
esaminare i frutti della visita pastorale effettuata nei rispettivi territori
urbani di Catania, con la partecipazione del vicario episcopale per la
Pastorale sac. Pietro Longo, del presidente della confederazione delle
confraternite dell’arcidiocesi ing.
Vincenzo Musumarra, del delegato
arcivescovile sac. Giovanni Sciuto,
del vicario foraneo mons. Carmelo
Smedila, del parroco di S. Cristoforo alle Sciare sac. Ezio Coco.
Sono state approfondite le linee guida dell’omelìa di Papa Francesco in
occasione della giornata mondiale
delle confraternite nell’anno della
liturgico alla comunità ecclesiale della Cattedrale,
che hanno compiuto 1 14 anni di età. La richiesta
di adesione deve essere indirizzata al parrocodelegato arcivescovile della Cattedrale; coloro
che saranno ammessi al servizio verranno convocati per iniziare il cammino di formazione e parimenti l’animazione liturgica, dopo aver ricevuto
un esplicito mandato.
Fede, la figura carismatica del venerato patrono il beato Pier Giorgio
Frassati, le finalità statutarie della
confederazione, il ruolo pastorale
ed educativo dell’assistente spirituale, gli interventi dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina alla
luce del trinomio Evangelicità,
Ecclesialità, Missionarietà, associato al mandato evangelico della Carità, più volte ribadito dal Pontefice.
I confrati e le consorelle, nella
varietà dei vari carismi della grande
famiglia ecclesiale associativa, sono
sollecitati a divenire educatori, formatori, primi catechisti in famiglia
dei loro figli, testimoni credibili ed
esemplari nella società, in modo
specifico con le opere caritative che
si concretizzano nelle sette opere di
misericordia corporali e spirituali.
Nell’ampio dibattito che è seguito
in un clima di reciproca comprensione fraterna è stata focalizzata la
necessità della preghiera, la docilità
nel seguire le direttive pastorali diocesane veicolate dall’azione prudente ed attenta degli assistenti spirituali, in sinergia e contestualità
con l’attività apostolica delle parrocchie guidate con spirito missionario dai rispettivi pastori in sintonia con l’Arcivescovo.
A.B.
®
N
gere il saluto di accoglienza ai candidati ha ringraziato l’Associazione
“Diplomatici” ed il Centro di Formazione linguistica, coordinato dal
prof. Sebastiano Angelico che ha
coordinato lo svolgimento delle
lezioni di inglese che si svolgono al
Parini il sabato mattina, in due turni
secondo il livello linguistico accertato.
L’attestato Cambridge costituisce un
titolo riconosciuto per la carriera
scolastica e professionale degli studenti.
rivalutata dal Concilio Vaticano II, impegnati ad
espletare il servizio di animazione liturgica per le
diverse celebrazioni.
Il servizio sarà sostenuto da un cammino di formazione permanete al fine di acquisire più piena
e consapevole partecipazione alla liturgia che è la
prima ed indispensabile fonte da cui attingere il
genuino spirito cristiano.
L’invito è rivolto a quanti, con generosità, possono offrire la propria disponibilità nel servizio
Artemisia
Incontro intervicariale:
confraternite nel dopo
Visita Pastorale
®
Gruppo liturgico della Cattedrale
È
Lucio Dalla. La maestra Battaglia
ha curato le canzoni in lingua inglese, mentre la coreutica ha approfondito il programma di scienze inerente allo studio del corpo umano. Gli
studenti hanno costruito dei pupazzi
con materiale di riciclaggio, rispettandone le singole articolazioni che,
nel corpo umano, facilitano i movimenti. E poi tutti di corsa al rinfresco
biologico tra gelati, brioche che
segnano la fine della scuola e l’inizio
delle attese vacanze.
10
Prospettive - 7 luglio 2013
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
… QUANTO A ME NON CI SIA ALTRO VANTO CHE
NELLA CROCE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO…
Il vanto cha Paolo cerca è quello di agire
nel nome del Signore Gesù Cristo con tutte
le conseguenze che questo comporta.
Innanzi tutto una vita tutta dedicata a Lui,
una vita che abbia come modello Gesù Cristo, una vita spesa totalmente per gli altri
senza pensare per nulla a se stessi. Gesù
manda i suoi discepoli a due a due in ogni
città e luogo dove stava per recarsi. Ciò che
mette davanti a loro è una messe abbondante e gli operai che sono pochi. Molto
lavoro e poche braccia, con l’aggravante di
dover pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe. Non solo la messe
abbondante e gli operai pochi ma per di più
bisogna pregare il padrone perché mandi
operai; cioè la responsabilità è totale. Inoltre li manda come agnelli in mezzo ai lupi,
pronti per essere sbranati. E ciò che devono
avere con sé è né borsa né sacca né sandali.
Si ha l’immagine, riflettendo su tutto questo che dice Gesù, di uno che deve andare
senza mezzi, senza violenza, come agnelli,
buoni soltanto a recepire la reazione degli
altri senza protestare e senza lamentarsi.
Questo suppone una fiducia massima su chi
manda sapendo che l’attore principale è
Lui e noi suoi utili strumenti. Ecco perché
XIV DOM T.O. C - Is 66,1014c;Sal 65/66 1-7.16-20; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20
San Paolo dice che l’unico suo vanto è in
è lo scopo di tutta l’attività salvifica di
Gesù Cristo che ha superato ogni forma di
Gesù. Stupende le parole di Isaia: “Come
condizionamento: non è infatti la circonciuna madre consola un figlio, così io vi consione che conta o la non circoncisione ma
solerò… voi lo vedrete e gioirà il vostro
l’essere nuova creatura. L’essere nuova
cuore, le vostre ossa saranno rigogliose
creatura significa unire la propria esistenza
come l’erba”. L’intervento di Dio nella vita
a quella di Gesù per vivere insieme, inscindi ciascuno di noi è vita, forza e vigore, Lui
dibilmente tutti votati a compiere la missioè la nostra forza, per questo “ha dato il
ne affidataci affrontando tutti i pericoli pos- potere di camminare sopra i serpenti e
sibili, compresi i demoni, che si sottomettoscorpioni e sopra tutta la potenza del nemino agli apostoli e questa era la loro gioia:
co: nulla potrà danneggiarvi” . Essere con
“…anche i demoni si sottomettono a noi nel
Dio per realizzare la sua missione di evantuo nome…”. Gesù corregge subito il motigelizzazione con modello Gesù, pregare
vo della loro gioia non perché i demoni si
incessantemente perché non manchino gli
sottomettono, ma perché i loro nomi sono
operai e avere unico vanto in Lui.
scritti nei cieli. Quasi a dire perché fanno
già parte della comunione con Dio. Questo
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
La potenza di Dio Ef 1,20-23
Dio manifesta la sua potenza in Cristo con la risurrezione dai morti e
col farlo sedere alla sua destra nei
cieli, al di sopra di ogni Principato e
Potenza, di ogni Forza e Dominazione, al di sopra di ogni nome che
viene nominato sia nel presente sia
nel futuro. Conclude Paolo dicendo
che tutto Dio ha messo sotto i suoi
piedi e lo ha dato alla Chiesa come
capo su tutte le cose. La Chiesa è il
corpo di lui, la pienezza di colui che
è il perfetto compimento di tutte le
cose.
L.C.
Il Sacerdote sa che è impressionante lo sforzo missionario dispiegato anche dai primi cristiani
L’annuncio, contagio buono
Luce
La Parola di Dio è conforto, forza e
luce. Scende come pane e come sale,
sta come roccia a sostenere la casa.
Dal libro degli Atti e dalle Lettere di
S. Paolo è possibile raccogliere una
vastissima documentazione su come
le prime comunità apostoliche hanno
inteso e attuato concretamente la
missione ricevuta dal Signore.
Ci limitiamo a qualche cenno sulla
coscienza, la vita, l’azione e la predicazione missionaria.
È impressionante lo sforzo missionario dispiegato dalla prima generazione cristiana. Nell’arco di pochi
decenni la predicazione evangelica
raggiunse tutto il mondo allora conosciuto.
Per spiegare questo fatto non possiamo chiamare in causa entusiasmi
proselitistici o strategie espansionistiche.
Alla base di tutto sta una precisa
coscienza missionaria: le comunità
cristiane si sentivano totalmente
relative alla forza del Vangelo che,
per la sua intrinseca portata, è destinato ad ogni uomo.
Vangelo
Sono famose alcune espressioni di
Paolo: “Io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per salvare chiunque ha fede”, “Non posso
vantarmi di annunciare la parola del
Signore. Non posso farne a meno e
guai a me se non annuncio Cristo”,
“Non possiamo non dire quello che
abbiamo visto e ascoltato”, “L’amore di Cristo ci spinge, perché siamo
sicuri che uno morì per tutti, e quindi che tutti partecipano alla sua morte. Cristo è morto per tutti, perché
quelli che vivono, non vivano più per
se stessi, ma per lui che è morto ed è
risuscitato per loro” .
La forza interiore del Vangelo deriva
da colui che nel Vangelo è annunciato, cioè Gesù Cristo, che è la salvezza di ogni uomo. Nei primi discorsi
di S. Pietro ritorna continuamente
l’affermazione che proprio quel
Gesù, che è stato crocifisso, è costituito da Dio Signore e Salvatore:
“Gesù Cristo, e nessun altro può darci la salvezza: infatti non esiste altro
uomo al mondo al quale Dio abbia
dato il potere di salvarci” .
Questa affermazione così forte e
decisa è illustrata da Paolo, sia quando mostra che né la legge ebraica né
la religione pagana sono in grado di
offrire la salvezza , sia quando svolge le sue sublimi meditazioni su
Gesù Cristo, modello, principio,
capo dell’umanità e centro della storia e sia quando tratteggia e illumina
la nuova coscienza morale derivante
dalla fede in Cristo Gesù, il nuovo
stile di vita pratica, i nuovi comportamenti nel campo familiare e sociale. Dalla coscienza missionaria nasce
la vita missionaria. Il nuovo stile di
vita personale e comunitaria, prodotto dalla piena appartenenza a Cristo,
è la prima e fondamentale forma di
testimonianza missionaria del cri-
stiano.
Desiderio
Una delle pagine in cui Paolo esprime più intensamente il desiderio di
spendere la vita per l’annuncio del
Vangelo ai fratelli è quella in cui
esprime più intensamente la sua relazione con Cristo. Il desiderio di essere pienamente con Gesù suscita sia il
desiderio di morire, per incontrare
definitivamente il Signore Gesù, sia
il desiderio di vivere per vedere crescere la vita di Gesù nei credenti .
Negli Atti degli Apostoli la vita concreta dei credenti è presentata come
motivo di stupore e di ammirazione
per la gente e come incitamento ad
aggregarsi alla comunità cristiana.
È coinvolgente meditare sul posto
rilevante che viene concesso alla
narrazione del martirio di Stefano.
Quando un cristiano raggiunge la
piena conformità a Cristo attraverso
la passione e la morte, prende vigore
la testimonianza missionaria. Il martirio di Stefano e la persecuzione
scatenata contro la comunità di
Gerusalemme segnano l’inizio della
prima espansione missionaria. E
anche Paolo, il futuro grande missionario, è coinvolto nel martirio di
Stefano .
Le comunità apostoliche conoscono
anche una esplicita azione missionaria. Essa comporta anzitutto un andare presso altri popoli. Basti pensare
ai viaggi di Paolo e degli altri apostoli. Ma è importante anche la diffu-
sione capillare attraverso il contatto
quotidiano con le persone. Anche
quando è immobilizzato in carcere,
Paolo suscita l’interesse per Gesù e
trova le occasioni per annunciare il
Vangelo. Soprattutto è importante
che l’andare comporti un dedicarsi
veramente agli altri, un entrare nella
loro mentalità, un farsi tutto a tutti,
come dice ancora Paolo, nel brano
autobiografico della prima Lettera si
Corinzi .
La predicazione missionaria è rigorosamente cristocentrica. La Chiesa
apostolica non è tentata di parlare di
se stessa e dei propri problemi.
Risolve i propri gravissimi problemi
predicando Gesù Cristo, la sua vita tra la
gente, la sua morte e la
sua risurrezione. Talvolta questa centralità di
Cristo è sostenuta con
passione polemica di
fronte alla opacità, al
rifiuto, alle pretese
autosalvifiche dei giudei e dei pagani. Talvolta invece viene fatta
emergere e viene luminosamente proclamata
sullo sfondo delle attese
umane, che vengono
analizzate, purificate
dalle deviazioni idolatriche, aperte a una più
sincera disponibilità al
disegno di Dio. I discorsi missionari tengono
conto della inquieta
ricerca di Dio, che muove il cuore di ogni
uomo.
I testi del Nuovo Testamento sulla
missione ci mettono di fronte all’urgenza del compito missionario. Se ci
lasciamo semplicemente afferrare da
questo clima di urgenza e lo confrontiamo con le risorse attuali delle
nostre comunità, corriamo il rischio
di incappare in quegli atteggiamenti
paralizzanti, che i vangeli attribuiscono agli apostoli, quando Gesù
diede loro l’incarico di dare da mangiare alle folle nel deserto. Gesù
pone i discepoli di fronte alla loro
povertà e li dispone ad accogliere la
sua rivelazione.
Padre Angelico Savarino
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Prospettive - 7 luglio 2013
eventi
“Mena” opera lirica in tre atti che rilegge in chiave filologica “I Malavoglia”
La civiltà cattolica nel verismo
di GIOVANNI VERGA
ettendo a registro il
libretto d’opera per
“Mena” – opera lirica in tre atti,
musiche di Plinio Maggi, orchestrazione di Giovanni Ferrauto -, la rilettura in chiave filologica de “I Malavoglia” di Giovanni Verga, da cui è
tratta, è stata occasione di arricchimento e approfondimento di ciò di
cui avevo memoria, corroborato dal
saggio “Il furto della storia” di Jack
Goody, nel quale viene sostenuta,
con ampia trattazione, la tesi che l’egemonia della civiltà cristiana sulla
cultura mondiale debba molto al prevalere delle lingue occidentali sulle
altre.
Goody non lo stabilisce per rapporti
di forza o numero-statistici, bensì
per un aspetto strutturale che le rende più esplicite, meno equivoche: la
presenza delle vocali. Così come lo 0
fu il colpo d’ala che ha reso egemoni i numeri arabi, le vocali connotarono le lingue europee di tratto chiaro e rassicurante determinando la
vittoria non delle lingue, ma della
civiltà di cui esse furono portatrici.
L’acuta osservazione dell’antropologo inglese si appunta, tra l’altro, sul
calendario, imposto dal colonialismo
e dall’attività missionaria, generalmente accettato nella numerazione
gregoriana,
nella
partizione
M
a.C./d.C., nelle ricorrenze in esso
contemplate (Natale, Pasqua, Capodanno). Il mondo le osserva e vi
adatta la scansione di fatti ed eventi,
nonostante il paradosso dei fusi orari.
Il verismo di Giovanni Verga lega
sovente la sua narrazione alle ricorrenze religiose: la domenica delle
Palme e la Pasqua in Cavalleria, i
tempi delle cronache di Trezza nel
grande romanzo.
Fatti e tempi ne “I Malavoglia” si
svolgono con cronologia stagionale
e storica rigorosa: una consecutio
temporum inevitabile, insopprimibile, imprescindibile. L’incipit è dell’8
settembre, natività della Madonna,
chiamata devotamente e affettuosamente ‘a Bambina, celebrata nelle
acque del golfo di Ognina ancora
oggi con la processione delle barche
a mare richiamando numerosi turisti;
la partenza a militare di ‘Ntoni di
padron ‘Ntoni è del 1863, quella di
Luca – 1866, terza guerra d’indipendenza 20 giugno – 12 agosto - Luca
muore nella battaglia di Lissa (20
luglio). I lupini si raccolgono a primavera, si conservano in salamoia.
Scheda
“Mena” opera lirica in tre atti su libretto di Plinio Maggi e Carlo Majorana Gravina, musica di Plinio Maggi, orchestrazione Giovanni Ferrauto. Astana State Opera Symphony Orchestra (Kazakistan) diretta da
Giovanni Ferrauto; workshop corale “Festa dell’Opera” (Perfecta Laetitia
Sancte Johannes di Gela, Sine Nomine di Giarre, Alma redemptoris Mater
di Scordia, Maris Stella di Militello); maestri del coro e di palcoscenico
Francesco Falci, Giovanni Catalano, Antonio Visalli. Il cast: Chiara
Vyssia Ursino (soprano), Mena; Yuri Corace Cassarà (tenore) Alfio; Salvatore Todaro (baritono) Padron ‘Ntoni; Concetta Cannavò (mezzosoprano) Maruzza; Vincenzo Lo Presti (tenore) Cipolla; Tommaso Caramia (baritono) Pie’ di Papera; Melissa Minardi (mezzosoprano) una popolana. regia Turi Giordano.
Per informazioni: 095 7260230 / 340 7058847,
email: [email protected]. sito: www.festadellopera.com
Centro Ulisse viale Ulisse 10 , Catania.
Su una partita di 5,5 tonnellate salata male coincide il tentativo di spregiudicati speculatori di disfarsene
prima che marciscano e le speranze
di Padron ‘Ntoni di trarre un guadagno per affrontare con serenità la stagione invernale; di qui l’urgenza di
concludere “l’affare”, speculando
sulle preoccupazioni del vecchio
pescatore. Il naufragio, nel romanzo
che abbraccia gli anni 1863-76, è
dell’ottobre 1863, segue il Natale
sino al tentativo di fidanzamento di
Mena che possiamo collocare agli
inizi della primavera. Tutto si svolge
tra il 1863 e il 1876. Verga trova luogo e spunto per rinnovare argomenti
e tesi polemiche nei confronti della
nuova dimensione nazionale che
determinava una sorta di straniamento tra la gente umile che, non riuscendo a metabolizzare il nuovo,
subiva malvolentieri le imposizioni
fiscali e la leva militare obbligatoria.
L’opera lirica, in prima assoluta il 25
luglio alla Terrazza Ulisse di Catania, svolge il segmento concernente
l’amore di Mena e del carrettiere
Alfio Mosca, ma molto ancora vi è
insinuato nel rispetto dell’illustre
matrice verghiana. L’opera è pervasa
di civiltà cattolica.
Carlo Majorana Gravina
Indietro nel tempo intervistando San Leone vescovo
uesta domenica mattina sono invitata ad una
caratteristica sagra di paese che si
tiene in un’amena contrada sita nella
prealpe dei Nebrodi, Baronia. L’invito affettuoso mi giunge dalla presidente della Pro Loco di Sinagra che
amabilmente considero “il vulcano”
della cittadina per il suo entusiasmo e
la capacità pratica di organizzare
innumerevoli eventi coinvolgendo
varie personalità non solo dell’hinterland nebroideo e dal comune amico Alessandro Barocchi, architetto
toscano, spirito di libero viaggiatore
che da anni vive e opera in Australia,
ma le cui radici culturali, forse per un
antico richiamo “del dolce stil novo”
lo hanno condotto in Sicilia.
Mentre percorro in auto le trazzere
che conducono al singolare paese e
alla sua festa, non posso fare a meno
di pensare alle strategie difensive
messe in atto dai popoli del passato
che hanno abitato l’isola. Il percorso
si fa impervio e la vegetazione si
infittisce, probabilmente abbiamo
perso la strada. Ai bordi del sentiero
qualche casolare dalla robusta pietra
sgretolata dal tempo e dalle grasse
ortensie dalle sfumature indaco e
vermiglio. Mentre percorriamo il
sentiero bucolico un uomo dai lunghi
e canuti capelli e vestito di talare
chiede un passaggio. Fermo l’auto e
compassionevolmente lo invito a
salire a bordo. Ha tutta l’aria di un
Q
Dio non ci abbandona mai
vegliardo. Con brevi parole gentili
mi ringrazia e poi così esordisce:
<<Ti aspettavo da tempo amabile
Stefania>>. Sono sorpresa e imbarazzata perché questo sconosciuto
dice che mi attendeva da tempo
e stupita ancor di più perché ha
pronunziato il mio nome ancor
prima di presentarmi. Un’intuizione? Avrà provato a indovinare? Ma secondo quale probabilità la persona che si è trovata a
passar in quella isolata strada di
montagna deve essersi chiamata Stefania? Mentre sto ad arrovellarmi il cervello è il misterioso personaggio a togliermi
ogni dubbio quando proferisce
queste parole: Queste montagne mi sono amiche e qui mi
rifugiai quando il governatore
bizantino della Sicilia ordinò il
mio arresto. Fui costretto a
lasciare Catania e a rifugiarmi
in questi luoghi dove vissi da
eremita in una grotta da me
stesso scavata. Motivo scatenante di questa persecuzione la
mia decisa opposizione alla lotta iconoclasta. Il mio nome è Leone,
già Vescovo di Catania>>. Sono
esterrefatta e la parola mi si è fermata in gola, perché sto parlando con il
Vescovo Santo vissuto in periodo
bizantino e il cui nome è legato a un
altro personaggio noto nella tradizione storica e leggendaria catanese, il
mago Eliodoro. Fermo l’auto, di
fronte a noi una vallata di suggestiva
bellezza. Sono consapevole di vivere
un’esperienza meta-temporale e così
dopo essermi ripresa, invito il vene-
rando a parlare.
E questi con voce pacata così si
esprime: <<Ravenna mi diede i natali nel 720 d.C.. Ancora giovane entrai
nell’ordine dei monaci benedettini e
mi trasferii a Reggio Calabria.
Qui rimasi fino all’anno 765,
periodo in cui venni eletto
Vescovo di Catania. I catanesi,
fecero cadere la scelta su di me
a seguito di un messaggio onirico ricevuto da un angelo il quale rivelò che a Reggio Calabria
viveva un uomo, in fama di santità, che sarebbe stato la persona giusta per ricoprire la carica
di Vescovo.
Inizialmente, non ritenendomi
degno, rifiutai espressamente
l’incarico, ma dopo le insistenze dei catanesi, divenni Vescovo
della città. Non furono anni
facili per il mio episcopato. In
tutto l’Impero Bizantino era in
atto la feroce distruzione delle
immagini sacre, l’iconoclastia.
Coloro che non ubbidivano
all’editto e non distruggevano le
icone, ritenute segno di idolatria, venivano incarcerati e spesso
finivano sul patibolo.
Come ti ho accennato all’apertura del
nostro dialogo, mi opposi apertamen-
te alle leggi imperiali. Per questo il
governatore bizantino della Sicilia
ordinò la mia carcerazione. Io mi
rifugiai in queste montagne dove vissi da anacoreta. Placatasi la controversia iconoclasta, ritornai a Catania,
dove ripresi il seggio vescovile e tornai a lavorare per il bene della mia
gente, L’amore per Gesù Cristo mi
spingeva a compiere dei miracoli e
per questo ottenne l’appellativo di
Taumaturgo. Durante il mio apostolato venni minacciato da un negromante che soleva cavalcare un elefante di pietra Costui si chiamava
Eliodoro, nome di luce ma attribuito
a un personaggio truce. Sovente disturbava le mie funzioni liturgiche.
Cara Stefania, anche i santi perdono
la pazienza e così dopo un acceso
contrasto un giorno lo trascinai nelle
Terme Achilliane, dove scoppiò un
incendio, e il buon Dio preservò me e
il terribile apostata morì.
Cara e amabile figliola, sappi che il
Signore non ci abbandona e proprio
nei periodi di prova testa la nostra
fede come l’oro si prova col fuoco.
Conosco i tuoi affanni e le tue angosce. Ritrova il vigore tra queste montagne>>. Lo ascoltavo e piangevo.
Detto questo svanì lentamente. Le
sue parole come sigillo aureo rimanevano impresse nel mio cuore e
risuonavano per la verde vallata.
S.B.
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Prospettive - 7 luglio 2013
RUBRICHE
eventi
XX Premio internazionale “A. Labisi” al Presidente aggiunto della Corte di Cassazione dott. Guido Marletta
Occasione di incontro e di confronto
tra culture diverse
ll’hotel “Nettuno” si è
svolta la XX edizione del
Premio internazionale Targa d’Argento
“Antonietta Labisi”, presentato da
Nino Graziano Luca. A ricevere il premio per il migliore tg regionale il direttore di Antenna Sicilia, Michela Giuffrida; per il giornalismo Letizia Vella
e Vincenzo Adornetto; per i servizi
firmati nella veste di giornalista e fotoreporter Fabrizio Villa; per la chirurgia
il prof. Francesco Basile; per la neurologia il prof. Francesco Patti; il premio alla carriera è andato al dott. Guido Marletta, presidente aggiunto della
Corte di Cassazione; per l’attività di
tutela contro la violenza alle donne la
presidente dell’associazione Thamaia,
Loredana Piazza; per la realizzazione
di un cortometraggio sul bullismo allo
sceneggiatore Sergio Zagami e all’attrice Anna Maria Spina per la carriera artistica. Il segretario generale dello
Stato di Oman, Said Bin Nasser Bin
A
Mansoor Al Khusaibi, è stato premiato per l’impegno nella risoluzione dei
problemi sociali e culturali della sua
nazione, ha sottolineato l’importanza
da parte dell’uomo di aiutare chi è
emarginato, o chi sta semplicemente
meno bene di noi. “Siamo convinti di
poter creare un rapporto di collaborazione con l’associazione e creare un
ponte tra la Sicilia e l’Oman”. Presente
il preside della facoltà di architettura
della Giordania Alì Abughanimeh e le
studentesse giordane per creare dialogo
ecumenico e, per suggellare questo
momento, durante la serata tra i giovani giordani e siciliani avviene uno
scambio di solidarietà. Concludendo,
l’avv. Corrado Labisi ha evidenziato
alcune considerazioni e valutazioni sui
venti anni del premio, “ogni anno i personaggi hanno contribuito a ricordare
la figura di mia madre Antonietta
Azzaro Labisi, che ha protetto le persone deboli e vittime, che ha lavorato
sui quartieri degradati
e ha gridato giustizia
alle politiche sociali.
Un premio che vuole
essere un’occasione di
incontro e di confronto
tra culture diverse, un
polo di attrazione tra
tante razze, mondi e
linguaggi”. Ricevendo
il premio “Labisi” alla
carriera ricca di incarichi prestigiosi, il presidente aggiunto della Corte di Cassazione Guido Marletta, nonché dell’Osservatorio permanente della Giustizia
Europea, e anche per l’attenzione ai
problemi della giustizia relativi all’efficacia e alla qualità, nella prospettiva del
panorama europeo, ha sottolineato
l’importanza di una migliore ripartizione delle risorse e un migliore sviluppo
della comunicazione nell’ambito della
giurisdizione.
Per avere un quadro più chiaro nel
settore, in rapporto alla sua lunga
esperienza, cosa fare per rendere efficiente la giustizia civile alla luce della
nuova riforma del “Decreto del fare”?
Il cosiddetto “Decreto del fare”, in
materia di Giustizia ha istituito una sorta di sezione stralcio della riforma del
’90 e, come allora, non si avranno
grandi risultati, alleggerirono i ruoli del
primo grado ma intasarono l’appello;
questo nuovo stralcio deve essere previsto anche per il secondo grado. Peral-
tro non dobbiamo aspettarci un adeguato supporto di magistrati e avvocati
in pensione. Anche la media-conciliazione obbligatoria, a parte i rilievi di
legittimità costituzionale, pur se oggi
include gli avvocati, non decongestionerà in modo sufficiente. Qualcosa si è
fatto, ma il risultato sarà modesto.
Anche le norme sugli appelli infondati
sono congegnate in modo difficile, il
problema è la sanzione, che dovrebbe
essere aggravata.
Come ridistribuire le risorse? Perché
non hanno funzionato le precedenti
riforme? Siamo un popolo litigioso o
abbiamo troppi gradi di giudizio?
Il discorso delle risorse porta lontano:
sin dagli anni ’50 si sono manifestate
incongruenze tra Comuni e Ministero
per quanto riguarda le strutture e le
risorse umane, quelle economiche, di
conseguenza, sono sempre inadeguate,
e non sempre per difetto. Anche il tentativo di riformare la geografia giudiziaria si scontra con paventate emergenze. Un tribunale penale per funzionare, con tutte le incompatibilità stabilite nel codice di procedura, necessita
di un organico di una ventina di magistrati, oltre il personale di cancelleria e
amministrativo. I piccoli tribunali comportano uno spreco di risorse.
È presidente dell’Osservatorio permanente della Giustizia Europea, quale
obiettivo si pone sulla relazione tra
giustizia italiana ed europea?
È un’associazione che combina la Cor-
te d’Appello, l’università, gli ordini
professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili, dei consulenti del lavoro, per monitorare il
funzionamento della Giustizia in tutti
paesi del Consiglio d’Europa (più
ampio e numeroso dell’UE); i contatti
europei sono tenuti tramite il ministero
(scambi, confronti, ecc.). la finalità è
avvicinare i sistemi giudiziari europei,
studiarli, trovare e suggerire soluzioni.
Osservatori sulla giustizia in Italia ce
ne sono parecchi, mirati su problematiche nazionali, ma solo un paio hanno
proiezione europea.
Una giustizia europea che funzioni
per tutti gli stati e interagisca, in che
modo?
La prontezza e la sollecitudine della
giustizia in Europa ed europea è una
leggenda. A parte le differenze strutturali e istituzionali di ogni Stato membro, sulle quali va fatta un’analisi molto attenta e dettagliata, l’Europa, con la
Corte di Giustizia europea e la Corte
Europea per i Diritti Umani, organi
giudiziari transazionali, aggiungono
altri due gradi di giudizio. Del resto 45
giudici non ce la fanno a smaltire sollecitamente le pratiche che arrivano loro
da tutti gli Stati e le loro stesse pronunce arrivano dopo anni. Saremo un Paese molto litigioso, ma in realtà la Giustizia è un problema che versa in stato
di crisi in tutte le nazioni.
Lella Battiato
Al Museo diocesano dipinti su tela e su tavola di inestimabile valore
L’antico che ispira dolcezza spirituale
i respira la bellezza dell’antico, fra i dipinti a
olio su tela e tempera su tavola, dal
XIV al XVI secolo, esposti al terzo
piano nell’elegante Pinacoteca della
sala VII, al Museo Diocesano di
Catania in via Etnea 8, sotto la direzione di Mons. Leone Calambrogio.
Un antico che reca i segni del tempo,
rasserenante nella sua dolcezza spirituale, accanto all’imponenza classica di espressioni austere e corpose.
Opere di pregiata fattezza, che le
collezioni private dei monaci benedettini hanno sottratto alle vicissitudini che causarono la soppressione
degli ordini monastici, come sanci-
S
rono le leggi Siccardi nel 1866. La
sobrietà del volto di Maria, assieme
allo stupore che contorna la tenerezza del Bambino Gesù, si colgono
onnipresenti da Santa Maria di Nuovaluce, sec. XVI,e Madonna col
bambino e crocifissione, sec XIV (da
pittore ignoto, rispettivamente meridionale e centro-settentionale) al
fine tratteggio di un nucleo composto,nella Madonna in trono col Bambino di Bernardinus Niger (seconda
metà del sec. XVI, dalla Cattedrale
di Catania, collezione del benedettino Taranto) e nella Sacra Famiglia
di Antonio Cavallucci (1790 c., dal
Palazzo Arcivescovile di Catania,
collezione del benedettino Raffaele
Leyva), sino all’Adorazione dei
Magi, 1740, del palermitano Luigi
Borremans. Il visitatore si lascia carpire dall’atmosfera mistica dell’ampia sala, corredata da un pianoforte a
coda su apposita pedana, che accoglie un maestoso Antiporta, tipico
esemplare di artigianato siciliano del
sec. XVIII, in legno scolpito e dipinto, proveniente dalla parrocchia
catanese di Santa Chiara.
Non manca la lezione realistica dei
grandi, che nell’olio su tela trasfondono il senso drammatico grazie al
chiaroscuro: è il caso di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, che
Centro documentazione per la solidarietà
l presidente del Centro
Aiuto alla Vita di Catania,
dr Umberto Ienzi, è stato nominato
responsabile promozionale del Centro
Documentazioni per la Solidarietà
(CEDOC), associazione nazionale
fondata a Roma ed inserita nel contesto del Movimento per la Vita italiano.
Il CEDOC si occupa della stampa
(porta a porta) riguardante depliant,
piccoli e grandi fascicoli nonché testi
accessibili al grande pubblico per
tener desta l’opera diffusiva della difesa della vita fin dal concepimento. Il
I
Centro produce e diffonde materiale
multimediale che illustra sotto il profilo scientifico lo sviluppo della vita
umana prima della nascita. È un servizio alla vita e di “alfabetizzazione
biologica”, di cui usufruiscono scuole, associazioni, parrocchie, ASL e
tutti coloro che s’impegnano nell’ambito dell’educazione alla vita.
Ienzi, onorato di detto servizio, invita
il popolo della vita a collaborare per
diffondere, anche tramite la tecnologia, la cultura pro life.
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durante un soggiorno in Sicilia detta
una luce pregnante sul Crocifisso del
siracusano Mario Minniti (in olio su
tela, 1629, dal Palazzo arcivescovile
di Catania), amico, copista e modello del pittore lombardo dall’età di
sedici anni, dopo l’incontro avvenuto a Roma nel 1593.
Lo sguardo del Cristo proteso verso
l’alto racchiude la profondità della
croce, che si afferma sul fondo scuro
della tela. Ancora la figura umana
nella sua plasticità,che attinge rilievo
dal chiaroscuro caravaggesco, nel
San Gerolamo scrivente, (seconda
metà del sec. XVII), di ignoto pittore meridionale, che si ispirò al famoso quadro dell’artista. Il santo si col-
loca come figura di spicco nella pittura controriformistica per aver tradotto la bibbia dall’ebraico al latino,
veicolando così la diffusione del verbo divino, in un’ottica di piena adesione al trascendente. L’influenza
caravaggesca in Sicilia si evince
anche da Il pentimento di San Pietro
che si ascrive a un artista ignoto, nella seconda metà del XVIII secolo.
Ancora un gioco di luce, questa volta laterale, modella e rischiara la
figura in oggetto, ovvero il volto di
San Pietro: l’autore ne accende con
plasticità l’anelito all’espiazione,
valorizzando il dramma della fede.
A.R.F.
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N° 26 Domenica 7