DEL POPOLO
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• Martedì, 7 marzo 200
Sipario
UN CAFFÈ CON...
Daniele Luttazzi
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RECENSIONI
Edoardo II
Roulette balcanica
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RILETTURA
Amleto d’Oriente
Pagina 4
TEATRO DEI BURATTINI
Fiume
Pagine 6-7
TEATRALIA
Premio Europa
Pagina 7
NOTES
Marzo nelle CI
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CARNET PALCOSCENICO
Il cartellone del mese
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2 palcoscenico
Martedì, 7 marzo 2006
UN CAFFE’ CON ... DANIELE LUTTAZZI
Il potere eversivo della Satira
contro la demagogia del Potere
di Emilia Marino
Ciao Daniele, sono de “La Voce del
Popolo” da Trieste…
Trieste…Ho un bel quesito per te:
come mai da qualche tempo –direi tre
anni ormai - non posso più fare spettacoli
a Trieste? Interessante, no? Con quei bei
teatri grandi che avete…io sono andato
quasi sempre alla Tripcovich e sono uno
che con uno spettacolo riempie il teatro,
però non mi chiamano, secondo me c’è un
motivo, no? ...Mi pongo il quesito, come
mai? Boh! …Ho trovato, ovviamente,
analoghe barriere anche in altre città, ma
per Trieste mi spiace particolarmente perché è una città che mi piace moltissimo.
T’abbiamo sentito parlare di maccartismo in relazione alla questione dell’epurazione televisiva.. Allontanati dalla TV i “pericoli politici”, cosa si trova nei palinsesti televisivi negli orari di
massimo ascolto, nelle fasce di programmazione che raccolgono davanti alla tv
tutte le età e le classi?
La televisione segue due motivi di tendenza: da una parte il filone generalista
che, rivolto ad un pubblico indifferenziato, ha dovuto abbassare la qualità dei programmi in modo da favorire l’utilizzo di
satellitari, pay-per-view e servizi simili.
Sondaggi statistici descrivono il pubblico della tv generalista fondamentalmente come un pubblico di analfabeti diretti o di ritorno-, e quindi della qualità
della televisione non bisogna stupirsi!
Si propongono trasmissioni abominevoli, assolutamente inguardabili, forse
per favorire lo spostamento di un certo
tipo pubblico - quello più ambito dai pubblicitari, ovvero i danarosi - verso i canali
per cui servono tessere e satellitari..e questa è una tendenza…
L’altro aspetto evidente è che si affida
la gestione di canali e programmi televisivi a gente improvvisata che fa programmi
improvvisati!
Cultura televisiva: questo è ciò che
manca! Mentre va in onda la vera pornografia: la mercificazione dell’inesistente!
programmi perché le danno delle emozioni…”Ma guardi che le danno, forse, surrogarti di emozioni, l’emozione vera è se
lei esce e per strada intorta un prete per
davvero!”
Tu cosa segui alla tv? I Tg?
Io non guardo più nulla perché è tutto inguardabile! Mi sintonizzo sui canali
satellitari -faccio parte di quella fascia di
privilegiati che può permettersi di guardare il satellite.
Se dopo le elezioni dovesse salire al
Governo il centro-sinistra, pensi che ver-
Stupisce, irrita, entusiasma, scandalizza.
A quattr’anni dall’ultima sua esperienza
televisiva su RAI2 e l’iscrizione, insieme
a Santoro e Biagi, nel registro degli
“estromessi”, Daniele Luttazzi, bandito
dalla Televisione, sfoga nella clandestinità
teatrale la sua travolgente satira sociale,
che poggia su una vorticosa verbosità,
tanto pungente quanto frenetica, su
analisi e valutazioni politiche senza basse
adulazioni o piaggeria, nonché aneddoti
spinti, a tratti scurrili se non indigesti. Lo
abbiamo intervistato telefonicamente.
“Un caffè con…” a distanza
resti richiamato...
No, guarda, non faccio mai questo tipo
di discorsi. Finche non mi vedo in tv, non
ci credo!
Comunque, al di là di chi sarà al timone del Governo, finche è in carica l’attuale direttivo RAI (ovvero, ancora per due
anni e mezzo), son certo che non mi chiameranno.
Non deve essere potente, deve agire
per canali suoi…il senso della satira
è la contraddizione, viceversa il potere
si arroga di dire qual è la verità: sono l’una
il contrario dell’altro
Ti riferisci ai reality che proliferano -a quanto pare- con grosso successo (almeno di seguito)? …così come i
talk-show che vedono “protagonisti per
un giorno” la gente semplice, della porta accanto
Ritengo abominevole che si mettono
in scena “casi umani” reclutando attori
che fingono di essere persone della strada lì chiamate a raccontare la loro storia
vera!
M’è capitato, girando in tournée, che
in un albergo la ragazza alla reception
stesse guardando uno di questi programmi: c’era una ragazza (attrice-non attrice) che raccontava di aver vissuto una
storia d’amore e di passione con un sacerdote …un caso chiaramente inventato, ma costruito per solleticare certi interessi pruriginosi, delle morbose curiosità
…ad un certo punto non riesco più a trattenermi e le dico “Lo sa, vero, che quella
è un’attrice,?” “Come un’attrice?” “Sì, è
un’attrice..in Satyricon fece una parte in
uno sketch …è un’attrice” “Ne è sicuro”
“Sì!” …senza scomporsi mi confessa – su
mi sollecitazione - che lei guarda quei
qualsiasi tourneè che si rispetti- da un
corpo di ballo, tecnici di luci e suono,
addetti regia, e via dicendo …e così partiamo per il Vietnam, sì, perché l’Iraq è
come il Vietnam, purtroppo anche in senso letterale visto l’uso di napalm…Racconto di questa avventura che ci porta ad
attraversare tutto il territorio iracheno (da
Nassyria a Mosul, con tappe a Bagdad,
Falluja, Samara, Tikrit e Kirkuk), per
portare in giro uno spettacolo di monologhi che ovviamente non vengono graditi
dal cortile perché di ispirazione pacifista,
Ad ogni modo, quando verrò
riammesso nei palinsesti di
un’emittente
televisiva,
vorrei avere una striscia
quotidiana di satira sull’attualità. Ma senza censure.
Da Aristofane in poi gli argomenti della
satira son sempre stati la politica, la religione, il sesso e la morte, i temi, insomma, che occupano la nostra vita e le relazioni che abbiamo con il prossimo.
Cosa vedremo in “Come uccidere
causando inutili sofferenze” (sottotitolo: “La guerra in Iraq”) che ti appresti a
portare in giro?
Immagino che due anni fa il Governo italiano mi convochi per offrirmi la
possibilità di tornare a fare il mio lavoro
mandandomi in missione in Iraq ad allietare le truppe italiane, i nostri soldati che
credono di essere in missione di pace, e
poi quando gli sparano addosso si avviliscono.
Imbarcano per questa missione irachena, insieme a me, Manuela Arcuri, Aida
Yespica, Alena Seredova, Raul Bova e
Giancarlo Giannini, accompagnati -come
contro la guerra, perché
raccontano la
verità
di quello
che sta accadendo e cioè che la guerra
è basata su bugie, è una
guerra già stabilita sette anni prima dell’attentato dell’11 settembre.
Parlo apertamente di fatti e circostanze che adesso sono
noti ma che non
vengono certo
sbandierati (si
veda, ad
esempio,
l’esito
negativo
delle ispezioni ONU alla
ricerca delle famigerate armi batteriologiche di
Saddam).
Il tono nuovo di questo monologo, che lo differenzia dai precedenti,
è che utilizzo la satira correlata all’evento
surreale che mi piace
moltissimo. Mi avvicino così maggiormente alla farsa tragica
che è quello in cui s’è trasformata la guerra in Iraq.
Ho impiegato un anno e mezzo per scrivere il testo, documentandomi tantissimo, anche attraverso un amico in forza lì in Iraq,
sicché tutte le informazioni nel monologo sono precise, puntuali; della
fantasia sono le digressioni surreali
ed i commenti.
La satira deve
insinuare dubbi
e deve essere contro
il potere, tutti i
poteri, anche quello
della satira stessa
Data la tua attenzione alla politica,
hai mai pensato di farla? Di scendere in
campo anche tu?
No, assolutamente no! Amo troppo il
mio lavoro e satira e politica son due cose
molto diverse.
La satira deve insinuare dubbi e deve
essere contro il potere, tutti i poteri, anche quello della satira stessa. Vedo molte persone che iniziano col fare satira e
poi diventano dei guru, ti dicono “questa
è la via, la verità, seguitemi”…mi fa accapponare
la pelle!
La satira vera non
deve essere potente,
deve agire per canali suoi…il senso della satira è
la contraddizione,
viceversa il potere si arroga di
dire qual è la verità: sono esattamente
l’una il contrario dell’altro.
Noi siamo esseri
contraddittori e ridiamo delle contraddizioni insite
nell’ess e r e
umano
e nei
suoi
atti.La
satira
aiuta
a mettere le
cose
i n
pro-
spettiva…
chi fa
satira deve
accompagnare agli
attacchi feroci anche caricature di se
stesso, senza
mettersi mai in
atteggiamento
di superiorità
rispetto ai suoi
bersagli. Solo
così la satira
sarà preservata!
palcoscenico 3
Martedì, 7 marzo 2006
LA RECENSIONE Edoardo II
Nel fango e nell’acqua
ho sguazzato per dieci giorni
di Rossana Poletti
A
differenza delle opere del coetaneo Shakespeare,
che sono sopravvissute fino ai giorni nostri in forza della universalità del messaggio espresso, un po’
come è accaduto per le tragedie greche, le opere di Marlowe si distinguono per altri canoni narrativi ed estetici.
Ciò che lo affascinava principalmente era il rapporto dell’Uomo con il Potere. Il suo Faust vende l’anima al diavolo
per poter superare i limiti delle potenzialità umane; il barbaro Tamerlano, pastore sciita, diventa grande conquistatore dell’Asia; l’ebreo Barabba, teso ad arricchirsi sfrenatamente, non lesina orrendi delitti pur di raggiungere i suoi
scopi. L’eredità del Rinascimento, con la figura dell’Uomo
artefice di sé, sta dietro l’idea di Marlowe, soltanto che il
suo Uomo non è destinato ai successi nella terrena permanenza, non è probo e retto e la sua parabola di vita si conclude sempre tragicamente.
Marlowe ed il «suo» Edoardo II
La contraddizione è forte nel suo pensiero, ed emerge
prepotente nell’Edoardo II, una chronicle play, come veniva definita all’epoca una storia basata su fatti realmente accaduti, dove epicentro del racconto è appunto il re Edoardo II, la cui regalità viene travolta dalla propria corruzione.
L’ambiguo amore di un sovrano che si ritiene al di sopra
di qualunque dovere, per un favorito straniero (il guascone
Galveston), esecrato dai nobili della corte, fornisce a questi la giustificazione ad eliminarlo. Questo re superficiale
e frivolo si riscatta mediante una fine dignitosa; la serena
malinconia con cui accetta il proprio destino gli conferisce
quasi la statura di un martire. Atrocemente, Edoardo viene
ucciso con uno spiedo rovente inserito nell’ano, così nella
fonte storica egualmente in scena. Su tutto la mano di Dio,
un Dio che tesse intrighi, che punisce e che ristabilisce ordine e supremazia. Tutto questo in un drammaturgo come
Marlowe, di cui si trovarono appunti e documenti dell’epoca, in cui si riferiscono sue affermazioni pericolose recanti “giudizi sulla Religione e dileggi della parola di Dio”, in
cui il suo ateismo era evidente, in un’epoca in cui esserlo
non era consentito. Allora è bene affermare che nel pensiero di Marlowe, Dio non è divino, ma è semplicemente parte
della corruzione umana, il cui solo scopo è quello di tenere
gli uomini sottomessi con la paura. Non possiamo però non
ricordare che questa sua visione negativa della religione e
del clero nasceva in un contesto storico particolarmente
difficile; si era consumata da poco una feroce battaglia dell’Inghilterra contro il Papato sotto il regno di Enrico VIII,
Elisabetta rese possibile la pace tra la maggioranza della
chiesa di stato anglicana e le minoranze calviniste e catto-
liche, favorendo una crescita umanistica all’interno della
comunità. Proprio da questo impulso alle università e alle
istituzioni scientifiche e culturali prese nuova linfa il teatro.
Ed è proprio per la libertà di espressione molto marcata e
per la sua apertura alle classi più popolari che i “puritani”,
i quali andarono al potere qualche decennio più tardi, chiusero per quasi trent’anni i luoghi in cui le rappresentazioni
si tenevano, rendendo impossibile la prosecuzione di quella stagione teatrale che ebbe Shakespeare quale massimo
esponente.
Il sommo titolo di merito di Marlowe, però, nella storia
del teatro inglese, è che con lui per la prima volta si affaccia sulle scene drammatiche la grande poesia, anche sotto
il profilo semplicemente stilistico: è stato infatti definito il
primo poeta inglese che si sia lasciato pervadere dal senso
della bellezza delle parole. “Quaggiù nel fango e nell’acqua ho sguazzato/ per dieci giorni; e per tenermi sveglio/
fanno suonare tutto il tempo un tamburo;/ mi danno pane e
acqua: a me, al re;/ così che privo di sonno e di alimento,/
ho la mente annebbiata, gli arti insensibili,/ non so più di
chi sono queste membra./ Oh che il sangue scolasse dalle
mie vene/ come quest’acqua dai miei vestiti laceri!” queste
sono le frasi che Edoardo II pronuncia pochi istanti prima
di essere messo a morte, e la scelta delle parole non è mai
facile per chi si cimenta nella traduzione dei suoi testi.
L'Edoardo II «spinto» di Latella
Ma veniamo alla rappresentazione di questo Edoardo,
andata in scena al Politeama Rossetti per la regia di Antonio Latella. La sensazione che resta, a spettacolo concluso,
è che il regista volesse premere su una corda in particolare, l’omosessualità negata da una religione cieca e oscura. Omosessualità intesa come estrema forma di libertà. E
prima di entrare nei dettagli preme fare un parallelo, tra lo
spettacolo in questione e i gay pride. Quando gli omosessuali sfilano nelle città di tutto il mondo, ci si chiede spesso perché per denunciare gli abusi di cui sono fatti oggetti
e per chiedere il riconoscimento di pari dignità e dei diritti conseguenti, si debba trasformare il tutto in una sorta di
carnevalata, nella fiera delle pacchianerie e delle volgarità,
diminuendo così, agli occhi dei più, la portata dei problemi
messi in campo. Lo stesso dicasi per lo spettacolo di Latella, perché si sia spinto ad eccedere su volgarità, soprattutto dette, che non aggiungono pathos alla rappresentazione e semmai diminuiscono il valore poetico della parola di
Marlowe. Il perché di questa pesante intromissione nel testo con un gergo troppo e marcatamente popolare, è ancor
più incomprensibile se si osserva che il primo tempo cor-
re veloce, con un ritmo, una velocità e una chiarezza che
raramente vediamo a teatro di questi tempi. La scena non
esiste, le quinte e il fondo nero, sono l’unico aspetto visivo
che caratterizza tutto lo spettacolo, assieme ad una bara che
sarà sarcofago del padre morto, prigione e bara di Edoardo.
Un incessante rumore di fondo, a tratti più robusto ed intenso, accompagnano tutto il corso degli eventi in scena, sottolineando e rafforzando lo stato emotivo dei protagonisti e
del pubblico. Il tutto a dimostrare che il teatro si possa fare
anche senza scene faraoniche e sfarzosi costumi, quando la
qualità degli attori è ottima. Molto forte l’anticlericalismo
del regista, però, a tratti disturba soprattutto quando scomoda il Papa per fargli fare la parte di assassino e giustiziere di
Edoardo, nel modo non proprio consueto che abbiamo visto prima. Il nudo in scena lo si è visto talmente tanto ed è
usato in questa occasione con tale proprietà che non si sono
sentiti i soliti mugolii di protesta di sottofondo, a sottolineare comunque che lo spettacolo è appropriato per un pubblico maturo, come recita la nota del Rossetti che invita i minori di 14 anni a restare a casa. Peccato a nostro avviso che
gli eccessi descritti abbiano un po’ ridimensionato la reale
vocazione dell’idea marlowiana in Edoardo, perché meno
incentrata intorno ad un protagonista assoluto, l’unico anzi
in cui i conflitti nascono da contrasti fra volontà diverse, e
non semplicemente dalla prepotenza di una sola. Il secondo
tempo perde il ritmo e l’ovvietà e scontatezza delle trovate
registiche fanno perdere allo spettacolo l’efficacia che aveva contraddistinto l’ora precedente.
LA RECENSIONE La roulette balcanica
Agli ideali servono vittime
di Emanuela Masseria
S
velato con logica efferatezza
il meccanismo de “La Roulette balcanica”, dramma in
due atti di Dražan Gunjača andato
in scena al teatro Miela di Trieste
lo scorso 2 marzo.
Il pubblico dall’apparenza
composta e dal numero contenuto, ha così potuto godersi uno
spaccato di storia recente, riassunto e analizzato nel testo come una
particella scelta del destino di un
popolo, partendo da un anonimo
appartamento in bilico tra diverse
nazioni balcaniche, nel 1991.
Fuori e dentro le mura i protagonisti regolano il peso delle premesse idealistiche sul senso basilare della propria vita, per il momento ancora saldamente attaccato a diversi decenni di Jugoslavia e
Tito, un segmento temporale vasto
accompagnato da un solo inno nazionale ma con mogli, figli, amici
di diverse etnie.
La retorica e l’esaltazione delle strumentali diversità di due
opposte fazioni diventano l’argomento di discussione dei due
protagonisti. Il vero problema in
questo caso è che Mario, un croato ex- militare assolto dai propri
doveri, deve convincere Peter,
serbo e ancora alle armi, a non
suicidarsi per migliaia di motivi, tra i quali spiccano le assurdità di questa guerra, immeritevole della propria vita come tutte
le altre che ci sono state prima e
come tutte quelle che sicuramente verranno.
Mario è dotato di calma, ironia e alcool sufficiente per regalarci alcuni poetici scorci intellettuali del suo panorama contrastato: “Nei Balcani non ci sono ideali senza vittime”. Sentenzia sulle
prime. Ma anche…. “non è colpa
mia se i nemici esterni scarseggiano”. Non molte cose riescono
comunque a far pensare a Peter di
essere nel giusto, coerente con se
stesso e con i fantomatici ideali di
un tempo. Nulla ormai gli torna
più. Andati via la moglie e i figli
perché croati, (forse), l’ufficiale si ritrova con un buco nero da
colmare, ed è incastrato da un’etica civile e militare che cerca disperatamente in ogni angolo ma
che invece già lo impregna debilitandogli lo slancio vitale e una
visione ragionevole. Quest’ultima effettivamente non c’è sul
serio, ci si può solo avvicinare.
Ma ci sono in compenso dei tragicomici momenti di tensione all’entrata in scena di due poliziotti
croati, preceduti da altri due militari serbi, immediatamente disarmati da Peter e Mario, che nei
dettagli della guerra si difendono
con sofisticata maestria.
Ma dopo tanti siparietti e tanti ragionamenti sul senso di un
conflitto, Mario sa che il punto è:
“… se in questa situazione hai in
mano un fucile, non è importante
sapere perché, l’importante è che
lo usi.” Ma Peter sa anche che
la “Roulette balcanica” è senza
tamburo rotante e funziona sempre, portando il suo corpo a terra
e la sua anima alla sezione civile
del paradiso.
Scorrono alla fine le immagini
televisive degli inizi della guerra
e finisce lo spettacolo per la regia di Gianfranco Sodomaco, lasciando il pubblico tra la vivida
commozione ed una sapida, coinvolgente ironica consapevolezza.
Si chiude così il sipario su
questa proposta dedicata alla memoria dello scomparso attore locale Andrea Orel e senza la presenza dell’autore, impossibilitato da gravi motivi familiari ad
intervenire all’incontro a seguire. L’anteprima locale proposta
dalla Cooperativa Bonawentura
ha lasciato comunque un segno
indelebile di estetica rilevanza,
ricordando a tutti l’assurdità di
ogni guerra e la muta dignità di
ogni uomo.
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palcoscenico
Martedì, 7 marzo 2006
RILETTURA Viaggio spazio temporale culturologico del più sfaccettato degli archetipi teatrali
Amleto d’Oriente
di Carla Rotta
N
on c’è regista che prima o
poi non inciampi, volutamente, nell’Amleto. E ogni
nuova messinscena vorrebbe essere personale: un’impresa in un testo che ha avuto più rappresentazioni di ogni altro. Ma del resto,
è difficile sottrarsi al fascino dell’opera, attuale in ogni epoca nel-
le inquietudini che denuda. Ed è
forse questa rilettura della tragedia shakespeariana dandole collocazione moderna, la chiave delle
nuove messinscena.
Haris Pašović ha scelto la strada
della trasposizione spazio temporale culturologica. Il suo è un Amleto d’Oriente. Lontano, lontanissi-
La storia: il padre di Amleto, re
di Danimarca è stato ucciso dal
fratello Claudio che si appropria
come del Regno così della moglie
del re e madre di Amleto, Gertrude.
Lo spettro di Amleto padre rivela al
figlio la macchinazione e l'omicidio
e chiede vendetta. Crollano nel
giovane principe le convinzioni,
le certezze e sprofonda in un
atroce conflitto. Deve uccidere
chi ha ucciso? Un compito per
lui troppo grave, quello richiesto:
deve vendicare l'omicidio del
padre, l'usurpazione del regno (che
sarebbe toccato a lui) e l'adulterio
della madre. Lo fa uccidendo
Claudio alla fine della tragedia
e morendo egli stesso. Nella
messinscena di Pašović, al Teatro
ZKM di Zagabria Amar Selimović è
Amleto, Frano Mašković è Claudio,
Damjana Černe è Gertrude,
Miodrag Krivokapić è il Fantasma
mo da Elsinore. Dal Nord scende
a Sud Est, si tormenta, nell’eterno
dubbio, tra gli stucchi e gli ori del
Palazzo Topkapi, tra minareti e fruscianti e morbide sete, nei colori e
nei suoni d’Oriente. Non cambiano
i nomi, non cambia la storia, cambiano i titoli: il re dà spazio al sultano, la Turchia si sostituisce alla
Danimarca. Esperimento ma non
troppo, quello proposto dalla Space Production di Sarajevo e con la
firma appunto di Haris Pašović che
per il suo Amleto ha voluto attori
di Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia, Serbia e Montenegro,
Turchia, Gran Bretagna, Spagna…
Ambientazione e costumi potrebbero trarre in inganno, quello che si muove tra le mura del
Topkapi è invece un Amleto estremamente moderno, attuale, condivisibile nei sentimenti, nelle paure,
nelle situazioni. E’, insomma, un
modo di fare il punto sul proprio
tempo, quello che il regista propone e, contestualizzando la prospettiva islamica nell’interpretazione dell’Amleto, in definitiva altro
non si vuole dire se non che tutti,
ad ogni parallelo ed in ogni tempo
(con)dividiamo le stesse storie, gli
stessi problemi gli stessi dilemmi.
Amleto è archetipo teatrale universale: può succedere ad Elsinore
così come al castello elisabettiano,
in palazzi ottomani. Anche oltre,
tra le pietre di solide costruzioni che a catena fanno fare il giro
del mondo. Ad ogni epoca il suo
Amleto.
Dice Pašović che la sua messinscena è lo specchio del mondo dopo l’11 settembre. Potrebbe
essere, nel particolare, lo specchio
di questa fetta d’Europa dopo gli
Anni Novanta. Il mondo non è più
lo stesso per l’11 settembre, questi
luoghi non sono più gli stessi dopo
il decennio di sangue.
Cosa vuole questo Amleto che
non cambia? Farci scrollare, con
il suo parossismo fisico ed emotivo, con la sua rabbia, la sua indecisione ad ogni bivio: essere
o non essere? Un uomo in carne
ossa sangue che regge in mano
un teschio. La vita che si porta
appresso la morte. Vivere o morire? Vivere, esistere e (poi) morire. Vendetta o perdono? Agire o
non agire? Tacere o punire? Dubbi dilanianti, scelte difficili, anche perché ogni scelta potrebbe
essere fatalmente sbagliata o fatalmente giusta. E’ un errore non
vendicare la morte del padre ma
sarebbe un errore cercare sangue
senza capire la natura dello spirito. Malinconia? Tristezza? Delusione? Frustrazione? Ingredienti
“nostri”, che ben conosciamo.
Ma il tema della vendetta è
solo il fil rouge che lega altri
temi universali: la relazione genitori – figli; la pazzia reale e
finta (Amleto si finge pazzo, nel
dubbio, per non doversi vendicare), gioventù e vecchiaia, l’azione e l’inerzia, il potere la forza ai
vertici di uno stato, corruzione e
onestà.
Né Shakespeare ci dà la chiave
per giustificare né lo fa Pašović.
Forse, semplicemente, tutto si riconduce al fatto che si può essere
grandi con tutte le debolezze e gli
errori nostri, comuni a tutta l’umanità.
Vita, morte, tradimento, amore,
amicizia nel fragile contenitore che
è l’essere umano. Ad Elsinore come
ad Istambul, a Washington, a Londra. Ai vertici di uno stato, nei palazzi di regnanti e nelle sale dei bottini di multinazionali. Il potere piace, ubriaca, corrompe. Non sceglie
mezzi per attuarsi e resistere. Passa
per l’amore o forse più prosaicamente per il letto. Cosa fare quando
si viene messi da parte? Restare da
parte? Rispondere? Subito? Dopo?
Mai? Il resto è silenzio.
Martedì, 7 marzo 2006
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Martedì, 7 marzo 2006
TEATRO DEI BURATTINI Zrinka Kolak Fabijan ed il Teatro di Fiume
Una storia appesa ai fili
di Sabrina Ružić
C’
era una volta... una piccola strega, i tre porcellini, un brutto anatroccolo, un riccio, un soffione giallo,
un coniglio, una cicala e persino
un piccolo agnello. Tutto questo
lo troviamo nel magico mondo
dei burattini. Il Teatro dei burattini di Fiume che nasce nel lontano
1930 ma che la sua vera premiére
l’ha avuta nel 1960 con il nome
di “Domino”. Molti registi conosciuti hanno lavorato per questa
casa artistica: Zvonko Festini, Edi
Majarone, Radovan Marčić, Luko
Paljetak persino registi interna-
zionali dei quali il più conosciuto è Aleksandar Marksymiakov
(Polonia). Dal 1993 questo teatro
viene denominato “Teatro dei burattini della Città di Fiume”. Dopo
due anni, nel 1995, vince il premio
“Città di Fiume” partecipando in
tutti questi anni a varie manifestazioni in Croazia (Osijek, Karlovac,
Parenzo, Albona, Lussinpiccolo,
Slavonski Brod ecc.) e all’estero
(Italia, Austria, Ungheria, Polonia, Romania, Finlandia e molti
ancora).
Solo nell’ultimo anno il Teatro dei burattini ha presentato al
Vari sono gli attori e vari gli anni di permanenza in questo teatro: Dean Petrović si trova con la troupe da 5-6 mesi soltanto; il
debutto con “Sete capreti e un lupo disgrazià”. “Ho terminato un
corso per attori però non è facile lavorare con i burattini, ma entusiasmo e coraggio non mi mancano”.
Božena Devaš è del Teatro dei burattini dal 1993: “Da quando
sono arrivata ho partecipato a quasi tutte le messe in scena.”
Nebojša Zelić è uno degli ultimi acquisti, entrato appena da
quest’anno. “Anche se sono appena venuto, già da prima occasionalmente, ho avuto piccole parti. Una di queste in “Compare Sole
e Comarina Candida”.
Zoran Kelova ha partecipato a 4-5 spettacoli dall’arrivo nel
2004: “Il calzolaio e il diavolo”, “Compare Sole e Comarina Candida”, “La foresta di Stribor” nonché all’ultima fatica di questa
compagnia.
Karin Fröhlich è della famiglia teatrale dal 1993: “Da quell’anno in poi ho preso parte a tutti gli spettacoli sia a Fiume che
all’estero”.
Alex Đaković è un collaboratore esterno: “Ho collaborato con
questo gruppo dal 1994 al 1998 e dal 2001 al 2002. Ho partecipato a 5 premiére fino ad oggi.” Alex è anche attore del Teatro cittadino “Ivan de Zajc”.
Zlatko Vičić inizia la sua carriera nel 1993 ma solo dall’anno seguente fa parte della compagnia come attore a tempo pieno.
“Ho recitato in quasi tutte le rappresentazioni. Ho persino imparato a recitare in italiano e finlandese, due lingue che non conosco!
È stato molto impegnativo ma alla fine tutti noi siamo rimasti soddisfatti dei risultati conseguiti.”
Amira Štifanić (20 anni di esperienza) e Zdenka Marković
(35 anni di carriera) sono tra le veterane di questo teatro. “Non
ricordiamo a quante premiére e a quante repliche abbiamo preso
parte! Ma, certamente, sono state molte. Divertire i bambini e vederli ridere è una grande gioia per noi. Perché sappiamo che abbiamo fatto un ottimo lavoro”.
suo “piccolo e grande” pubblico”
più di 261 spettacoli (di questi 216
a Fiume e 45 tournée) alla quale
hanno assistito oltre 32.000 spettatori. Un numero impressionante
se si pensa che del cast fanno parte 20 attori.
Questo teatro partecipa regolarmente a quasi tutti i Festival della categoria in Croazia. Al Festival
“La primavera di Vukovar” e alla
Biennale di Osijek hanno messo in
scena “Il brutto anatroccolo” vin-
cendo, in quest’ultimo, tre premi
importanti: per l’animazione (Zlatko Vičić), per la migliore musica (Igor Karlić) e per la migliore sceneggiatura riadattata (Vjeko
Alilović). Tre premi importanti che
sono un vanto per tutta l’èquipe.
Due anni fa, e precisamente nel
maggio del 2004, arriva la nuova
direttrice. Per 30 anni attrice del
teatro cittadino “Ivan de Zajc”,
Zrinka Kolak - Fabijan ha accettato la sfida e preso le redini in mano
Avviarsi alla carriera di
burattinaio non è molto semplice,
perché non esistono attori
professionisti in questo settore.
Per essere attore devi avere
talento naturale e una buona
preparazione accademica. Per
essere un attore-burattinaio devi
aggiungere anche un certo feeling
con il pupazzo. Saperlo muovere
e manovrare in sintonia con gli
altri personaggi dello spettacolo
Zrinka Kolak - Fabijan
per condurre questo teatro. “Ancora oggi, sto imparando a conoscere
questo meraviglioso mondo.” – ci
spiega la Kolak – Fabijan, “Ho accettato quest’onere anche se non
conoscevo molto il mondo dei burattini. Ma, accanto a me, ho trovato dei collaboratori fantastici, una
struttura ben coordinata e con attori molto preparati. Avviarsi alla
carriera di burattinaio non è molto
semplice, perché non esistono attori professionisti in questo settore.
Per essere attore devi avere talento
palcoscenico 7
Martedì, 7 marzo 2006
NOTES
A cura di Daniela Rotta Stoiljković
Marzo nelle CI
CI FASANA
7 marzo ore 18 serata in occasione dell’8 marzo, con Sergio Preden
Quando ci sono di mezzo
i burattini, ogni racconto diventa
diverso: ogni storia ha un lieto fine,
ma... sotto sotto, quando esci dalla
sala, forse, ti fermerai a pensare un
po’ più sul mondo che ti circonda
naturale e una buona preparazione
accademica. Per essere un attoreburattinaio devi aggiungere anche
un certo feeling con il pupazzo. Saperlo muovere e manovrare in sintonia con gli altri personaggi dello
spettacolo.” – precisa la direttrice.
“Un handicap in questo genere è
rappresentato dal paravento dietro il quale si devono muovere gli
attori e che frena in qualche modo
la tonalità della voce. Anche se noi
non abbiamo un grande spazio, la
voce deve giungere molto chiara e
pulita, senza sbavature, al pubblico presente in sala. Ma già qualcosa si sta muovendo in questo verso.
Ad Osijek è stata fondata la prima
Accademia per burattinai ed al contempo stesso attori. Questa è prima
generazione di giovani entusiasti,
amanti dei burattini, che vogliono
fare di quest’arte la propria professione”.
Oltre agli spettacoli questo teatro organizza anche dei laboratori
artistici, per asili e scuole elementari, dove i bambini lavorano a
stretto contatto con i professionisti della casa e realizzano da soli i
TEATRALIA
loro pupazzi. Un altro tipo di collaborazione rappresenta il binomio Teatro dei burattini - Scuola
Media di arti applicate di Fiume. I
maturandi di questa scuola presentano i loro lavori in questa istituzione in forma di mostra artistica.
L’ultima loro fatica è stata la mostra intitolata “Maschere”, legato
al periodo carnascialesco.
“L’anno scorso, in novembre,
abbiamo organizzato la Rassegna
internazionale dei burattini” dove
sono intervenuti 4 gruppi stranieri di Germania, Francia, Ungheria
e Bosnia e Erzegovina e 6 nazionali (3 di Zagabria, uno di Spalato, Osijek e Fiume).” – ci racconta
Zrinka Kolak – Fabijan. “Inoltre
con lo spettacolo ‘I tre porcellini non hanno paura del lupo’ siamo stati ospiti delle Città di Este
e Udine dove abbiamo recitato in
italiano. Ma non solo, lo stesso
spettacolo è stato tradotto anche
in finlandese e, anche in quell’occasione, i nostri attori hanno superato alla grande il problema di una
lingua a loro assolutamente sconosciuta!”
Insomma, le idee non mancano,
ma con la voce finanziamenti come
la mettiamo?
“Grazie ai tre premi importanti che abbiamo vinto alla Biennale
di Osijek abbiamo ricevuto un sostanziale contributo in denaro dalla
Contea Litoraneo-montana per meriti speciali. Senza questa goccia di
aiuto, non credo che avremmo avuto
modo di poter organizzare più di una
premiére e di una replica perché dal
bilancio cittadino avremmo ricevuto
soltanto delle briciole che senz’altro
non sarebbero sufficienti per mantenere questo livello di professionalità. Si deve sapere che un buon regista costa e che un buon attore lo devi
contattare anche un anno affinché accetti di venire a recitare da noi. Ma
senza finanziamenti tutto questo è un
buco nell’acqua.”
L’ultima fatica di questo gruppo
rappresenta lo spettacolo “Sete capreti e un lupo disgrazià” messo in
scena all’inizio di quest’anno. Una
storia molto moderna ed attuale, recitata in dialetto ciacavo. La storiella, molto semplice ha però, due morali finali. I bambini la vedono come
la classica fiaba dei capretti con una
particolare attenzione verso i vari pericoli che li circondano. Per gli adulti, invece, la regola recita così: non
svendiamo quello che è nostro da
sempre e quello che ci è di più caro!
Quando ci sono di mezzo i burattini, ogni racconto diventa diverso.
Ogni storia ha un lieto fine. Ma... sotto sotto, quando esci dalla sala, forse,
ti fermerai a pensare un po’ più sul
mondo che ti circonda.
L’Europa premia
Harold Pinter e Oskaras Korsunovas
Dopo Ariane Mnouchkine e
il Theatre du Soleil, Peter Brook,
Giorgio Strehler, Heiner Müller,
Robert Wilson, Luca Ronconi,
Pina Bausch, Lev Dodin e Michel Piccoli, il Premio Europa per
il teatro è andato al vincitore del
Nobel 2005 per la letteratura Harold Pinter. La consegna a Torino,
nelle giornate della decima edizione del Premio.
La manifestazione si terrà
dall’8 al 12 marzo su iniziativa
del Comune e della Fondazione
Teatro Stabile, nell’ambito delle
olimpiadi della cultura. Pinter,
che aveva dovuto rinunciare a essere presente di persona alla cerimonia di attribuzione del Nobel a
casa delle sue condizioni di salute, dovrebbe essere a Torino (sabato 11 marzo) al Teatro Carignano, all’incontro pubblico durante
il quale risponderà alle domande del suo biografo (e critico del
Guardian) Michael Billington.
All’incontro parteciperà anche il
Commissario europea alla Cultu-
ra, lo slovacco Ján Figel. Seguirà
un convegno sull’opera del celebre drammaturgo.
Sarà anche l’occasione per assistere in anteprima mondiale all’ultimo allestimento di un lavoro
di Pinter, negli ultimi anni meno
scrittore per il teatro e più impegnato politicamente e socialmente: “The new world order”, per la
regia di Roger Planchon. In programma anche lo spettacolo Pinter’s plays, poetry & prose, prodotto dal Gate Theatre di Dublino, con la regia di Alan Stanford.
L’VIII Premio Europa Nuove
Realtà Teatrali è stato invece assegnato al lituano Oskaras Korsunovas e al coreografo e regista del Centre Chorégraphique
National d’Orléans Josef Nadj.
Il Premio Europa per il Teatro è
nato nel 1986 in seno alla Commissione europea, poi riconosciuto dal Parlamento di Strasburgo
tra gli organismi di interesse culturale continentale. Tra gli enti
sostenitori, l’Union des Théâtres
CI FIUME
5 marzo ore 19 concerto dell’Orchestra da camera di Fiume
in omaggio a W.A.Mozart, nel 250.esino anniversario della nascita. Maestro concertatore Tea Grubišić, ospite solista
Andrea Ceccomori di Roma (flauto), direttore David Stefanutti
6 marzo ore 18 concerto dedicato a Mozart organizzato da UPT
- UI – CI di Fiume, con il contributo della Regione Autonoma
Friuli – Venezia Giulia. Si esibiscono Stefano Furini (violino),
Mario Leotta (viola), Tullio Zorzet (violoncello), Giorgio Di
Giorgi (flauto) e Giovanni Scocchi (oboe)
12 marzo ore 18 concerto del Gruppo strumentale della Scuola Comunale di musica di Ruda (Udine), nella ricorrenza del
60.esimo anniversario della CI di Fiume. Si esibiscono Anna
Prearo e Luisa Pecorari (flauti), Laura Furlan, Ilaria Prearo,
Elizabeth Suligoi (violini), Martina Olivo, Luca Maurich (chitarre), Stefania Tuniz, Rossella Fracaros (pianoforte), Enrico
Stafuzza (percussioni) e Elisabetta Spinelli (canto). Dirige il
maestro Mauro Pestel
25 marzo ore 18,30 concerto in omaggio alla CI del tenore Mirko
Čabljević del Teatro “Ivan de Zajc” di Fiume
28 marzo ore 18 inaugurazione della mostra personale (ceramiche) di Claudia Costadina
29 marzo ore 18 concerto del “Serenade Ansamble”
CI “Dante Alighieri” ISOLA
9 marzo 18 al Teatro di Capodistria “In piaseta”, rappresentazione scenica dialettale di Amina Dudine
18 marzo ore 19 “Festa in famea”. Serata conviviale con la partecipazione dei Cantanti, dei Minicantanti, del Gruppo Folk
Giovanile
CI PARENZO
16 marzo ore 11 rappresentazione teatrale de “La Contrada” di
Trieste
CI PIRANO
8 marzo ore 18 presentazione del volume “Italiani d’Istria 19472000. Storia di un popolo” di Guido Rumici. L’argomento e
l’autore verranno introdotti da Kristjan Knez mentre Denis
Visintin illustrerà l’opera. Seguirà il dibattito che verterà sugli
Italiani rimasti in Istria dopo l’esodo del secondo dopoguerra
10 marzo ore 19.30 al teatro Tartini di Pirano CANTANDO,
CANTANDO... XXX del coro “Giuseppe Tartini” della Comunità degli Italiani di Pirano.
11, 12 e 13 marzo uscita del gruppo mandolinistico “Serenate” in
Germania, partecipazione alla manifestazione...
11 marzo uscita del gruppo di pittura e ceramica a Crassiza, partecipazione al Quarto concorso internazionale Oleum Olivarum 2006
18 marzo uscita del gruppo mandolinistico “Serenate” a Pobegi
esibizione in occasione della Festa della donna.
25 marzo ore 20 al teatro Tartini di Pirano “SU IL SIPARIO “ De
qua e de là (del confin)” commedia in due tempi di Ruggero Paghi in dialetto istro-veneto con il gruppo filodrammatico
della Comunità degli Italiani di Pirano
30 marzo ore 19 sala delle Vedute di Casa Tartini CONCERTO
“Progetto Viozzi 2006” organizzato dalla Comunità degli italiani “Giuseppe Tartini” Pirano in collaborazione con Serenate Ensamble Accademia regionale di strumenti a fiato di Muggia (Trieste)
CI POLA
8 marzo ore 20 serata danzante nella ricorrenza dell’8 marzo, con
la partecipazione della SAC “Lino Mariani”, della SEI “Giuseppina Martinuzzi” e del complesso musicale “Kiki Riki” di
Rovigno
15 marzo ore 10,30 spettacolo per le scuole in lingua italiana con
la compagnia teatrale “La Contrada”
17 marzo ore 18 presentazione del libro “Teatro” di Pippo Rota,
relatore il prof. Paolo Quazzolo, con a seguire il dramma in
due tempi “Maledetti confini” di Pippo Rota, messo in scena
dalla Filodrammatica della CI di Umago “Fulvio Tomizza”
25 marzo ore 18,30 la SAC “Lino Mariani” ospita il Coro degli
Alpini di Trieste
CI SISSANO
11 marzo ore 19 serata in occasione dell’8 marzo, con la partecipazione dei bambini della Scuola elementare di Sissano (sezioni italiana e croata), ospite il coro della CI di Fasana
Harold Pinter
de l’Europe e la Convention
Théâtrale Européenne; tra gli associati l’Association Internationale des Critiques de Théâtre e
l’Instituto lnternacional del Teatro del Mediterraneo. (cierre)
CI UMAGO
4 marzo ore 19 al Teatro cittadino, “Umago canta” con la partecipazione della SAC “Lino Mariani” di Pola, i cori misti delle
CI di Dignano, Gallesano e “Besenghi degli Ughi” di Isola e il
gruppo vocale “Fulvio Tomizza” di Umago
10 marzo ore 18 nella sala “Fulvio Tomizza”, spettacolo nella ricorrenza dell’8 marzo con la partecipazione dei minicantanti,
dei giovani cantori, dei gruppi di ritmica, di danza moderna
(junior) e di filodrammatica (bimbi)
11 marzo ore 19,30 in sede, serata sociale con il gioco della tombola
8 palcoscenico
Martedì, 7 marzo 2006
CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Daniela Rotta Stoiljković
INVITO A TEATRO - Il cartellone del mese
IN CROAZIA
IN ITALIA
Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste
1.mo marzo ore 19,30
L’asino di Feydeau. Regia
Laszlo Keszeg. Interpreti Žarko
Radić, Davor Jureško, Alex
Đaković, Nina Violić
11, 14, 15, 16 e 17 marzo ore 20,30; 12 marzo
ore 16; 18 marzo ore 18
La Cenerentola dramma giocoso in due atti
su libretto di Jacopo Ferretti, da Perrault. Musica
di Gioachino Rossini. Regia Guido De Monticelli.
Interpreti Sonia Ganassi, Daniela Pini, David Alegret, Lawrence Brownle, Mario Zeffiri
Maestro concertatore e direttore Keri-Lynn Wilson
1.mo marzo ore 20 ZAJC OFF
Delitto all’isola delle capre
dramma di Ugo Betti. Regia
Damir Zlatar Frey. Interpreti
Andreja Blagojević, Elena Brumini, Rosanna Bubola, Mirko
Soldano
Politeama Rossetti - Trieste
Carmen
2 e 3 marzo ore 19,30
Perle musicali Concerto di Solisti, Coro e Orchestra dell’Opera. Dirige Miroslav Homen. Solisti Kristina Kolar, Siniša Štork,
Vanja Kruljac, Sergej Kiselev,
Leonora Surian, Olga Kaminska
16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 25 e
27 marzo ore 19,30
Amadeus dramma di Shaffer.
Regia Toni Janežič. Interpreti
Žarko Radić, Alen Liverić e Daria Lorenzi
24 marzo ore 16, 18 e 20
Creeps commedia di Kurt Hubner. Produzione Kazalište Mala
scena - Zagabria
Delitto all’isola delle capre
Ciclo: Prosa
1, 2, 3 e 4 marzo ore 20,30; 2 e 5 marzo ore 16
Edoardo II di Christopher Marlowe. Regia di Antonio Latella. Interpreti Danilo Nigrelli, Matteo
Caccia, Marco Foschi, Fabio Pasquini, Annibale
Pavone, Giuseppe Lanino, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Nicola Stravalaci, Rosario Tedesco
22, 23, 24 e 25 marzo ore 20,30; 23 e 26 ore 16
La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini. Regia di Lamberto Puggelli. Interpreti Mariella
Lo Giudice, Luciano Virgilio e con Marcello Perracchio, Pietro Montandon, Antonietta Carbonetti, David Coco, Egle Doria, Raffaella Esposito,
Evelyn Famà, Adelaide Messina, Margherita Mignemi, Salvo Piro, Tea Sammarti, Elena Sbardella,
Davide Sbrogiò, Manuela Ventura
30 e 31 marzo ore 19,30
Carmen opera di Bizet
Teatro cittadino - Pola
4 marzo ore 20
Medea di Heiner Muller. Regia
Ivica Buljan. Interpreti Senka
Bulić, Ditka Haberl, Marko
Mandić
18, 19, 21, 22, 23 e 24 marzo
ore 20
Un pesciolino di Pier Paolo Pasolini. Regia Ivica Buljan. Inter-
La porta accanto
25 marzo ore 20
Crudele e tenero di Martin
Crimp. Regia Eduard Miler.
Interpreti Silva Čušin, Ivo Ban,
Saša Takaković, Alojz Svete,
Vojko Zidar, Maja Končar, Nina
Valič, Maja Sever
31 marzo ore 21
La porta accanto da Svjetlan
Lacko Vidulić. Regia Rene
Medvešek. Interpreti Davor
Borčić, Rajko Bundalo, Zoran
Čubrilo, Filip Nola, Ksenija
Marinković, Danijel Ljuboja,
Katarina Bistrović-Darvaš, Dora
Polić, Urša Raukar, Doris ŠarićKukuljica, Jasmin Telalović, Petar Leventić, Marica Vidušić,
Barbara Prpić
Teatro cittadino - Capodistria
2 e 16 marzo ore 20; 14 marzo ore 18
La caduta di Klement dramma di Drago Jančar. Regia Jaka
Ivanc. Interpreti Rok Vihar,
Boris Cavazza, Vesna Maher,
Dunja Klemenc
18 marzo ore 11
Kalisto 7 spettacolo per ragazzi
Mark Lowson, Matt Hewitt, Janet Kumah, Jennifer
Wallace, Derek Elroy
20 marzo ore 18 SALA BARTOLI
Dal musical all’operetta Musiche di F. Lehar, M.
Costa, A. Lloyd webber, L. Bernstein, F. Wildhorn,
J. Kern, C.M. Schonberg. Interpreti Carlos De Antonis - tenore
Giole Muglialdo - pianoforte
31 marzo ore 20,30
La principessa del musical Maya Hakvoort in concerto
La lunga vita di Marianna Ucria
Ciclo: Altri percorsi
3, 4, 7, 8, 9, 10 e 11 marzo ore 21; 5 e 12 marzo
ore 17 - SALA BARTOLI
Aquila Sapiens Sapiens di Maria Letizia Compatangelo
Regia Manuel Giliberti. Interprete Osvaldo Ruggieri
Ciclo: Danza e dintorni
9, 10 e 11 marzo ore 20,30
Aeros Coreografie di Daniel Ezralow, David Persons, Moses Pandleton in collaborazione con Luke
Cresswell e Steve McNicholas. Interpreti: gli atleti della Federazione Rumena di Ginnastica Artistica e Ritmica
28 marzo ore 20,30- SALA BARTOLI
SCEMO DI GUERRA Roma, 4 giugno 1944 Di
Ascanio Celestini. Interprete Ascanio Celestini
Aeros
Ciclo: Fuori abbonamento
12 marzo ore 18
New York New York - Il fantastico mondo del musical Musiche di L. Bernstein, L. Anderson, C.
Porter, R. Rodgers, F. Loewe, H. Mancini, F. Churchill, J. Kandler. Interprete Orchestra Filarmonia
Veneta. Direttore Romolo Gessi
16 marzo ore 18
The official tribute to The Blues Brothers
Scene Ian Cameron. Regia Simon Foster. Coreografie Michael King. Interpreti Brad Henshaw,
La Contrada - Trieste
3, 4, 8, 9, 10 e 11 marzo ore 20,30; 5, 7 e 12 marzo ore 16,30
Psicoparty di Michele Serra, scritto con Antonio
Albanese e Piero Guerrera. Regia Giampiero Solari. Interprete Antonio Albanese. Direzione musicale e pianoforte Teo Ciavarella - Sassofono e percussioni Guglielmo Pagnozzi
7 marzo ore 20
Agenzia di divorzi di Andrej
Jelačin. Regia Katja Pegan.
Interpreti Nataša Tič Ralijan,
Gašper Tič
13 marzo ore 10,30
I Viaggi di Marco Polo spettacolo per ragazzi del Teatro La
Contrada
Blues Brothers
27 marzo ore 18 - SALA BARTOLI
All that’s music! Viaggio musicale tra Europa e
Sudamerica Musiche di F. Lehar, A. Piazzolla, J.
Bragato, J. Strauss, E. Lequona. Interpreti Alter
Quartet
preti Lucija Šerbedžija, Joseph
Nzobandora - Jose
IN SLOVENIA
11 marzo ore 11
O kuri ki je izmaknila pesem
spettacolo per ragazzi di Bina
Štampe Žmavc. Regia Miha
Alujevič. Interpreti Petra Caserman, Maksimiljan Dajčman,
Metka Jurc in Danilo Trstenjak
28, 29, 30 e 31 marzo ore 20,30
Il mondo della Luna Dramma giocoso in tre atti su
libretto di Carlo Goldoni. Musica di Giovanni Paisiello. regia Gino Landi. Interpreti Romina Bace,
Selma Pasternak, Rossana Potenza, Mariantonietta
Piemontese, Mattia Denti
Maestro concertatore e direttore da definire
Orchestra, Coro e Corpo di Ballo della Fondazione
Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste
20 marzo ore 15 e 21 marzo
ore 11 e 18
Un giorno felice spettacolo per
ragazzi
23 marzo ore 20
Edipo Re tragedia di Sofocle.
Regia Vito Taufer. Interpreti Peter Musevski, Boris Cavazza, Rok Vilhar, Aleksandar
Čaminski
26 marzo ore 20
L’uomo delle caverne di Rob
Becker. Regia Nataša Barbara
Gračner. Interprete Uroš Fürst
17, 18, 22, 23, 24 e 25 marzo ore 20,30; 19, 21 e
26 marzo ore 16,30
George Dandin di Moliere. Regia Luca De Fusco.
Interpreti Lello Arena, Gaia Aprea, Giovanni Calò,
Piergiorgio Fasolo e
Nunzia Greco
31 marzo ore 20,30
I ragazzi irresistibili
di Neil Simon. Regia
Francesco Macedonio. Interpreti Johnny Dorelli e Antonio
Georges Dandin
Salines con la partecipazione di Orazio Bobbio
e con Maria Serena Ciano, Zita Fusco e Adriano Giraldi
Anno II / n. 3 7 marzo 2006
“LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina
IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina
Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat
edizione: PALCOSCENICO
Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Annamaria Picco
Collaboratori: Emilia Marino, Emanuela Masseria, Rossana Poletti, Daniela Rotta
Stoiljković, Sabrina Ružić / Foto: Graziella Tatalović
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7. 3.2006 - EDIT Edizioni italiane