DEL POPOLO ce vo /la .hr dit w.e ww palcoscenico An no II • n. 3 6 • Martedì, 7 marzo 200 Sipario UN CAFFÈ CON... Daniele Luttazzi Pagina 2 RECENSIONI Edoardo II Roulette balcanica Pagina 3 RILETTURA Amleto d’Oriente Pagina 4 TEATRO DEI BURATTINI Fiume Pagine 6-7 TEATRALIA Premio Europa Pagina 7 NOTES Marzo nelle CI Pagina 7 CARNET PALCOSCENICO Il cartellone del mese Pagina 8 2 palcoscenico Martedì, 7 marzo 2006 UN CAFFE’ CON ... DANIELE LUTTAZZI Il potere eversivo della Satira contro la demagogia del Potere di Emilia Marino Ciao Daniele, sono de “La Voce del Popolo” da Trieste… Trieste…Ho un bel quesito per te: come mai da qualche tempo –direi tre anni ormai - non posso più fare spettacoli a Trieste? Interessante, no? Con quei bei teatri grandi che avete…io sono andato quasi sempre alla Tripcovich e sono uno che con uno spettacolo riempie il teatro, però non mi chiamano, secondo me c’è un motivo, no? ...Mi pongo il quesito, come mai? Boh! …Ho trovato, ovviamente, analoghe barriere anche in altre città, ma per Trieste mi spiace particolarmente perché è una città che mi piace moltissimo. T’abbiamo sentito parlare di maccartismo in relazione alla questione dell’epurazione televisiva.. Allontanati dalla TV i “pericoli politici”, cosa si trova nei palinsesti televisivi negli orari di massimo ascolto, nelle fasce di programmazione che raccolgono davanti alla tv tutte le età e le classi? La televisione segue due motivi di tendenza: da una parte il filone generalista che, rivolto ad un pubblico indifferenziato, ha dovuto abbassare la qualità dei programmi in modo da favorire l’utilizzo di satellitari, pay-per-view e servizi simili. Sondaggi statistici descrivono il pubblico della tv generalista fondamentalmente come un pubblico di analfabeti diretti o di ritorno-, e quindi della qualità della televisione non bisogna stupirsi! Si propongono trasmissioni abominevoli, assolutamente inguardabili, forse per favorire lo spostamento di un certo tipo pubblico - quello più ambito dai pubblicitari, ovvero i danarosi - verso i canali per cui servono tessere e satellitari..e questa è una tendenza… L’altro aspetto evidente è che si affida la gestione di canali e programmi televisivi a gente improvvisata che fa programmi improvvisati! Cultura televisiva: questo è ciò che manca! Mentre va in onda la vera pornografia: la mercificazione dell’inesistente! programmi perché le danno delle emozioni…”Ma guardi che le danno, forse, surrogarti di emozioni, l’emozione vera è se lei esce e per strada intorta un prete per davvero!” Tu cosa segui alla tv? I Tg? Io non guardo più nulla perché è tutto inguardabile! Mi sintonizzo sui canali satellitari -faccio parte di quella fascia di privilegiati che può permettersi di guardare il satellite. Se dopo le elezioni dovesse salire al Governo il centro-sinistra, pensi che ver- Stupisce, irrita, entusiasma, scandalizza. A quattr’anni dall’ultima sua esperienza televisiva su RAI2 e l’iscrizione, insieme a Santoro e Biagi, nel registro degli “estromessi”, Daniele Luttazzi, bandito dalla Televisione, sfoga nella clandestinità teatrale la sua travolgente satira sociale, che poggia su una vorticosa verbosità, tanto pungente quanto frenetica, su analisi e valutazioni politiche senza basse adulazioni o piaggeria, nonché aneddoti spinti, a tratti scurrili se non indigesti. Lo abbiamo intervistato telefonicamente. “Un caffè con…” a distanza resti richiamato... No, guarda, non faccio mai questo tipo di discorsi. Finche non mi vedo in tv, non ci credo! Comunque, al di là di chi sarà al timone del Governo, finche è in carica l’attuale direttivo RAI (ovvero, ancora per due anni e mezzo), son certo che non mi chiameranno. Non deve essere potente, deve agire per canali suoi…il senso della satira è la contraddizione, viceversa il potere si arroga di dire qual è la verità: sono l’una il contrario dell’altro Ti riferisci ai reality che proliferano -a quanto pare- con grosso successo (almeno di seguito)? …così come i talk-show che vedono “protagonisti per un giorno” la gente semplice, della porta accanto Ritengo abominevole che si mettono in scena “casi umani” reclutando attori che fingono di essere persone della strada lì chiamate a raccontare la loro storia vera! M’è capitato, girando in tournée, che in un albergo la ragazza alla reception stesse guardando uno di questi programmi: c’era una ragazza (attrice-non attrice) che raccontava di aver vissuto una storia d’amore e di passione con un sacerdote …un caso chiaramente inventato, ma costruito per solleticare certi interessi pruriginosi, delle morbose curiosità …ad un certo punto non riesco più a trattenermi e le dico “Lo sa, vero, che quella è un’attrice,?” “Come un’attrice?” “Sì, è un’attrice..in Satyricon fece una parte in uno sketch …è un’attrice” “Ne è sicuro” “Sì!” …senza scomporsi mi confessa – su mi sollecitazione - che lei guarda quei qualsiasi tourneè che si rispetti- da un corpo di ballo, tecnici di luci e suono, addetti regia, e via dicendo …e così partiamo per il Vietnam, sì, perché l’Iraq è come il Vietnam, purtroppo anche in senso letterale visto l’uso di napalm…Racconto di questa avventura che ci porta ad attraversare tutto il territorio iracheno (da Nassyria a Mosul, con tappe a Bagdad, Falluja, Samara, Tikrit e Kirkuk), per portare in giro uno spettacolo di monologhi che ovviamente non vengono graditi dal cortile perché di ispirazione pacifista, Ad ogni modo, quando verrò riammesso nei palinsesti di un’emittente televisiva, vorrei avere una striscia quotidiana di satira sull’attualità. Ma senza censure. Da Aristofane in poi gli argomenti della satira son sempre stati la politica, la religione, il sesso e la morte, i temi, insomma, che occupano la nostra vita e le relazioni che abbiamo con il prossimo. Cosa vedremo in “Come uccidere causando inutili sofferenze” (sottotitolo: “La guerra in Iraq”) che ti appresti a portare in giro? Immagino che due anni fa il Governo italiano mi convochi per offrirmi la possibilità di tornare a fare il mio lavoro mandandomi in missione in Iraq ad allietare le truppe italiane, i nostri soldati che credono di essere in missione di pace, e poi quando gli sparano addosso si avviliscono. Imbarcano per questa missione irachena, insieme a me, Manuela Arcuri, Aida Yespica, Alena Seredova, Raul Bova e Giancarlo Giannini, accompagnati -come contro la guerra, perché raccontano la verità di quello che sta accadendo e cioè che la guerra è basata su bugie, è una guerra già stabilita sette anni prima dell’attentato dell’11 settembre. Parlo apertamente di fatti e circostanze che adesso sono noti ma che non vengono certo sbandierati (si veda, ad esempio, l’esito negativo delle ispezioni ONU alla ricerca delle famigerate armi batteriologiche di Saddam). Il tono nuovo di questo monologo, che lo differenzia dai precedenti, è che utilizzo la satira correlata all’evento surreale che mi piace moltissimo. Mi avvicino così maggiormente alla farsa tragica che è quello in cui s’è trasformata la guerra in Iraq. Ho impiegato un anno e mezzo per scrivere il testo, documentandomi tantissimo, anche attraverso un amico in forza lì in Iraq, sicché tutte le informazioni nel monologo sono precise, puntuali; della fantasia sono le digressioni surreali ed i commenti. La satira deve insinuare dubbi e deve essere contro il potere, tutti i poteri, anche quello della satira stessa Data la tua attenzione alla politica, hai mai pensato di farla? Di scendere in campo anche tu? No, assolutamente no! Amo troppo il mio lavoro e satira e politica son due cose molto diverse. La satira deve insinuare dubbi e deve essere contro il potere, tutti i poteri, anche quello della satira stessa. Vedo molte persone che iniziano col fare satira e poi diventano dei guru, ti dicono “questa è la via, la verità, seguitemi”…mi fa accapponare la pelle! La satira vera non deve essere potente, deve agire per canali suoi…il senso della satira è la contraddizione, viceversa il potere si arroga di dire qual è la verità: sono esattamente l’una il contrario dell’altro. Noi siamo esseri contraddittori e ridiamo delle contraddizioni insite nell’ess e r e umano e nei suoi atti.La satira aiuta a mettere le cose i n pro- spettiva… chi fa satira deve accompagnare agli attacchi feroci anche caricature di se stesso, senza mettersi mai in atteggiamento di superiorità rispetto ai suoi bersagli. Solo così la satira sarà preservata! palcoscenico 3 Martedì, 7 marzo 2006 LA RECENSIONE Edoardo II Nel fango e nell’acqua ho sguazzato per dieci giorni di Rossana Poletti A differenza delle opere del coetaneo Shakespeare, che sono sopravvissute fino ai giorni nostri in forza della universalità del messaggio espresso, un po’ come è accaduto per le tragedie greche, le opere di Marlowe si distinguono per altri canoni narrativi ed estetici. Ciò che lo affascinava principalmente era il rapporto dell’Uomo con il Potere. Il suo Faust vende l’anima al diavolo per poter superare i limiti delle potenzialità umane; il barbaro Tamerlano, pastore sciita, diventa grande conquistatore dell’Asia; l’ebreo Barabba, teso ad arricchirsi sfrenatamente, non lesina orrendi delitti pur di raggiungere i suoi scopi. L’eredità del Rinascimento, con la figura dell’Uomo artefice di sé, sta dietro l’idea di Marlowe, soltanto che il suo Uomo non è destinato ai successi nella terrena permanenza, non è probo e retto e la sua parabola di vita si conclude sempre tragicamente. Marlowe ed il «suo» Edoardo II La contraddizione è forte nel suo pensiero, ed emerge prepotente nell’Edoardo II, una chronicle play, come veniva definita all’epoca una storia basata su fatti realmente accaduti, dove epicentro del racconto è appunto il re Edoardo II, la cui regalità viene travolta dalla propria corruzione. L’ambiguo amore di un sovrano che si ritiene al di sopra di qualunque dovere, per un favorito straniero (il guascone Galveston), esecrato dai nobili della corte, fornisce a questi la giustificazione ad eliminarlo. Questo re superficiale e frivolo si riscatta mediante una fine dignitosa; la serena malinconia con cui accetta il proprio destino gli conferisce quasi la statura di un martire. Atrocemente, Edoardo viene ucciso con uno spiedo rovente inserito nell’ano, così nella fonte storica egualmente in scena. Su tutto la mano di Dio, un Dio che tesse intrighi, che punisce e che ristabilisce ordine e supremazia. Tutto questo in un drammaturgo come Marlowe, di cui si trovarono appunti e documenti dell’epoca, in cui si riferiscono sue affermazioni pericolose recanti “giudizi sulla Religione e dileggi della parola di Dio”, in cui il suo ateismo era evidente, in un’epoca in cui esserlo non era consentito. Allora è bene affermare che nel pensiero di Marlowe, Dio non è divino, ma è semplicemente parte della corruzione umana, il cui solo scopo è quello di tenere gli uomini sottomessi con la paura. Non possiamo però non ricordare che questa sua visione negativa della religione e del clero nasceva in un contesto storico particolarmente difficile; si era consumata da poco una feroce battaglia dell’Inghilterra contro il Papato sotto il regno di Enrico VIII, Elisabetta rese possibile la pace tra la maggioranza della chiesa di stato anglicana e le minoranze calviniste e catto- liche, favorendo una crescita umanistica all’interno della comunità. Proprio da questo impulso alle università e alle istituzioni scientifiche e culturali prese nuova linfa il teatro. Ed è proprio per la libertà di espressione molto marcata e per la sua apertura alle classi più popolari che i “puritani”, i quali andarono al potere qualche decennio più tardi, chiusero per quasi trent’anni i luoghi in cui le rappresentazioni si tenevano, rendendo impossibile la prosecuzione di quella stagione teatrale che ebbe Shakespeare quale massimo esponente. Il sommo titolo di merito di Marlowe, però, nella storia del teatro inglese, è che con lui per la prima volta si affaccia sulle scene drammatiche la grande poesia, anche sotto il profilo semplicemente stilistico: è stato infatti definito il primo poeta inglese che si sia lasciato pervadere dal senso della bellezza delle parole. “Quaggiù nel fango e nell’acqua ho sguazzato/ per dieci giorni; e per tenermi sveglio/ fanno suonare tutto il tempo un tamburo;/ mi danno pane e acqua: a me, al re;/ così che privo di sonno e di alimento,/ ho la mente annebbiata, gli arti insensibili,/ non so più di chi sono queste membra./ Oh che il sangue scolasse dalle mie vene/ come quest’acqua dai miei vestiti laceri!” queste sono le frasi che Edoardo II pronuncia pochi istanti prima di essere messo a morte, e la scelta delle parole non è mai facile per chi si cimenta nella traduzione dei suoi testi. L'Edoardo II «spinto» di Latella Ma veniamo alla rappresentazione di questo Edoardo, andata in scena al Politeama Rossetti per la regia di Antonio Latella. La sensazione che resta, a spettacolo concluso, è che il regista volesse premere su una corda in particolare, l’omosessualità negata da una religione cieca e oscura. Omosessualità intesa come estrema forma di libertà. E prima di entrare nei dettagli preme fare un parallelo, tra lo spettacolo in questione e i gay pride. Quando gli omosessuali sfilano nelle città di tutto il mondo, ci si chiede spesso perché per denunciare gli abusi di cui sono fatti oggetti e per chiedere il riconoscimento di pari dignità e dei diritti conseguenti, si debba trasformare il tutto in una sorta di carnevalata, nella fiera delle pacchianerie e delle volgarità, diminuendo così, agli occhi dei più, la portata dei problemi messi in campo. Lo stesso dicasi per lo spettacolo di Latella, perché si sia spinto ad eccedere su volgarità, soprattutto dette, che non aggiungono pathos alla rappresentazione e semmai diminuiscono il valore poetico della parola di Marlowe. Il perché di questa pesante intromissione nel testo con un gergo troppo e marcatamente popolare, è ancor più incomprensibile se si osserva che il primo tempo cor- re veloce, con un ritmo, una velocità e una chiarezza che raramente vediamo a teatro di questi tempi. La scena non esiste, le quinte e il fondo nero, sono l’unico aspetto visivo che caratterizza tutto lo spettacolo, assieme ad una bara che sarà sarcofago del padre morto, prigione e bara di Edoardo. Un incessante rumore di fondo, a tratti più robusto ed intenso, accompagnano tutto il corso degli eventi in scena, sottolineando e rafforzando lo stato emotivo dei protagonisti e del pubblico. Il tutto a dimostrare che il teatro si possa fare anche senza scene faraoniche e sfarzosi costumi, quando la qualità degli attori è ottima. Molto forte l’anticlericalismo del regista, però, a tratti disturba soprattutto quando scomoda il Papa per fargli fare la parte di assassino e giustiziere di Edoardo, nel modo non proprio consueto che abbiamo visto prima. Il nudo in scena lo si è visto talmente tanto ed è usato in questa occasione con tale proprietà che non si sono sentiti i soliti mugolii di protesta di sottofondo, a sottolineare comunque che lo spettacolo è appropriato per un pubblico maturo, come recita la nota del Rossetti che invita i minori di 14 anni a restare a casa. Peccato a nostro avviso che gli eccessi descritti abbiano un po’ ridimensionato la reale vocazione dell’idea marlowiana in Edoardo, perché meno incentrata intorno ad un protagonista assoluto, l’unico anzi in cui i conflitti nascono da contrasti fra volontà diverse, e non semplicemente dalla prepotenza di una sola. Il secondo tempo perde il ritmo e l’ovvietà e scontatezza delle trovate registiche fanno perdere allo spettacolo l’efficacia che aveva contraddistinto l’ora precedente. LA RECENSIONE La roulette balcanica Agli ideali servono vittime di Emanuela Masseria S velato con logica efferatezza il meccanismo de “La Roulette balcanica”, dramma in due atti di Dražan Gunjača andato in scena al teatro Miela di Trieste lo scorso 2 marzo. Il pubblico dall’apparenza composta e dal numero contenuto, ha così potuto godersi uno spaccato di storia recente, riassunto e analizzato nel testo come una particella scelta del destino di un popolo, partendo da un anonimo appartamento in bilico tra diverse nazioni balcaniche, nel 1991. Fuori e dentro le mura i protagonisti regolano il peso delle premesse idealistiche sul senso basilare della propria vita, per il momento ancora saldamente attaccato a diversi decenni di Jugoslavia e Tito, un segmento temporale vasto accompagnato da un solo inno nazionale ma con mogli, figli, amici di diverse etnie. La retorica e l’esaltazione delle strumentali diversità di due opposte fazioni diventano l’argomento di discussione dei due protagonisti. Il vero problema in questo caso è che Mario, un croato ex- militare assolto dai propri doveri, deve convincere Peter, serbo e ancora alle armi, a non suicidarsi per migliaia di motivi, tra i quali spiccano le assurdità di questa guerra, immeritevole della propria vita come tutte le altre che ci sono state prima e come tutte quelle che sicuramente verranno. Mario è dotato di calma, ironia e alcool sufficiente per regalarci alcuni poetici scorci intellettuali del suo panorama contrastato: “Nei Balcani non ci sono ideali senza vittime”. Sentenzia sulle prime. Ma anche…. “non è colpa mia se i nemici esterni scarseggiano”. Non molte cose riescono comunque a far pensare a Peter di essere nel giusto, coerente con se stesso e con i fantomatici ideali di un tempo. Nulla ormai gli torna più. Andati via la moglie e i figli perché croati, (forse), l’ufficiale si ritrova con un buco nero da colmare, ed è incastrato da un’etica civile e militare che cerca disperatamente in ogni angolo ma che invece già lo impregna debilitandogli lo slancio vitale e una visione ragionevole. Quest’ultima effettivamente non c’è sul serio, ci si può solo avvicinare. Ma ci sono in compenso dei tragicomici momenti di tensione all’entrata in scena di due poliziotti croati, preceduti da altri due militari serbi, immediatamente disarmati da Peter e Mario, che nei dettagli della guerra si difendono con sofisticata maestria. Ma dopo tanti siparietti e tanti ragionamenti sul senso di un conflitto, Mario sa che il punto è: “… se in questa situazione hai in mano un fucile, non è importante sapere perché, l’importante è che lo usi.” Ma Peter sa anche che la “Roulette balcanica” è senza tamburo rotante e funziona sempre, portando il suo corpo a terra e la sua anima alla sezione civile del paradiso. Scorrono alla fine le immagini televisive degli inizi della guerra e finisce lo spettacolo per la regia di Gianfranco Sodomaco, lasciando il pubblico tra la vivida commozione ed una sapida, coinvolgente ironica consapevolezza. Si chiude così il sipario su questa proposta dedicata alla memoria dello scomparso attore locale Andrea Orel e senza la presenza dell’autore, impossibilitato da gravi motivi familiari ad intervenire all’incontro a seguire. L’anteprima locale proposta dalla Cooperativa Bonawentura ha lasciato comunque un segno indelebile di estetica rilevanza, ricordando a tutti l’assurdità di ogni guerra e la muta dignità di ogni uomo. 4 palcoscenico Martedì, 7 marzo 2006 RILETTURA Viaggio spazio temporale culturologico del più sfaccettato degli archetipi teatrali Amleto d’Oriente di Carla Rotta N on c’è regista che prima o poi non inciampi, volutamente, nell’Amleto. E ogni nuova messinscena vorrebbe essere personale: un’impresa in un testo che ha avuto più rappresentazioni di ogni altro. Ma del resto, è difficile sottrarsi al fascino dell’opera, attuale in ogni epoca nel- le inquietudini che denuda. Ed è forse questa rilettura della tragedia shakespeariana dandole collocazione moderna, la chiave delle nuove messinscena. Haris Pašović ha scelto la strada della trasposizione spazio temporale culturologica. Il suo è un Amleto d’Oriente. Lontano, lontanissi- La storia: il padre di Amleto, re di Danimarca è stato ucciso dal fratello Claudio che si appropria come del Regno così della moglie del re e madre di Amleto, Gertrude. Lo spettro di Amleto padre rivela al figlio la macchinazione e l'omicidio e chiede vendetta. Crollano nel giovane principe le convinzioni, le certezze e sprofonda in un atroce conflitto. Deve uccidere chi ha ucciso? Un compito per lui troppo grave, quello richiesto: deve vendicare l'omicidio del padre, l'usurpazione del regno (che sarebbe toccato a lui) e l'adulterio della madre. Lo fa uccidendo Claudio alla fine della tragedia e morendo egli stesso. Nella messinscena di Pašović, al Teatro ZKM di Zagabria Amar Selimović è Amleto, Frano Mašković è Claudio, Damjana Černe è Gertrude, Miodrag Krivokapić è il Fantasma mo da Elsinore. Dal Nord scende a Sud Est, si tormenta, nell’eterno dubbio, tra gli stucchi e gli ori del Palazzo Topkapi, tra minareti e fruscianti e morbide sete, nei colori e nei suoni d’Oriente. Non cambiano i nomi, non cambia la storia, cambiano i titoli: il re dà spazio al sultano, la Turchia si sostituisce alla Danimarca. Esperimento ma non troppo, quello proposto dalla Space Production di Sarajevo e con la firma appunto di Haris Pašović che per il suo Amleto ha voluto attori di Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia, Serbia e Montenegro, Turchia, Gran Bretagna, Spagna… Ambientazione e costumi potrebbero trarre in inganno, quello che si muove tra le mura del Topkapi è invece un Amleto estremamente moderno, attuale, condivisibile nei sentimenti, nelle paure, nelle situazioni. E’, insomma, un modo di fare il punto sul proprio tempo, quello che il regista propone e, contestualizzando la prospettiva islamica nell’interpretazione dell’Amleto, in definitiva altro non si vuole dire se non che tutti, ad ogni parallelo ed in ogni tempo (con)dividiamo le stesse storie, gli stessi problemi gli stessi dilemmi. Amleto è archetipo teatrale universale: può succedere ad Elsinore così come al castello elisabettiano, in palazzi ottomani. Anche oltre, tra le pietre di solide costruzioni che a catena fanno fare il giro del mondo. Ad ogni epoca il suo Amleto. Dice Pašović che la sua messinscena è lo specchio del mondo dopo l’11 settembre. Potrebbe essere, nel particolare, lo specchio di questa fetta d’Europa dopo gli Anni Novanta. Il mondo non è più lo stesso per l’11 settembre, questi luoghi non sono più gli stessi dopo il decennio di sangue. Cosa vuole questo Amleto che non cambia? Farci scrollare, con il suo parossismo fisico ed emotivo, con la sua rabbia, la sua indecisione ad ogni bivio: essere o non essere? Un uomo in carne ossa sangue che regge in mano un teschio. La vita che si porta appresso la morte. Vivere o morire? Vivere, esistere e (poi) morire. Vendetta o perdono? Agire o non agire? Tacere o punire? Dubbi dilanianti, scelte difficili, anche perché ogni scelta potrebbe essere fatalmente sbagliata o fatalmente giusta. E’ un errore non vendicare la morte del padre ma sarebbe un errore cercare sangue senza capire la natura dello spirito. Malinconia? Tristezza? Delusione? Frustrazione? Ingredienti “nostri”, che ben conosciamo. Ma il tema della vendetta è solo il fil rouge che lega altri temi universali: la relazione genitori – figli; la pazzia reale e finta (Amleto si finge pazzo, nel dubbio, per non doversi vendicare), gioventù e vecchiaia, l’azione e l’inerzia, il potere la forza ai vertici di uno stato, corruzione e onestà. Né Shakespeare ci dà la chiave per giustificare né lo fa Pašović. Forse, semplicemente, tutto si riconduce al fatto che si può essere grandi con tutte le debolezze e gli errori nostri, comuni a tutta l’umanità. Vita, morte, tradimento, amore, amicizia nel fragile contenitore che è l’essere umano. Ad Elsinore come ad Istambul, a Washington, a Londra. Ai vertici di uno stato, nei palazzi di regnanti e nelle sale dei bottini di multinazionali. Il potere piace, ubriaca, corrompe. Non sceglie mezzi per attuarsi e resistere. Passa per l’amore o forse più prosaicamente per il letto. Cosa fare quando si viene messi da parte? Restare da parte? Rispondere? Subito? Dopo? Mai? Il resto è silenzio. Martedì, 7 marzo 2006 5 6 palcoscenico Martedì, 7 marzo 2006 TEATRO DEI BURATTINI Zrinka Kolak Fabijan ed il Teatro di Fiume Una storia appesa ai fili di Sabrina Ružić C’ era una volta... una piccola strega, i tre porcellini, un brutto anatroccolo, un riccio, un soffione giallo, un coniglio, una cicala e persino un piccolo agnello. Tutto questo lo troviamo nel magico mondo dei burattini. Il Teatro dei burattini di Fiume che nasce nel lontano 1930 ma che la sua vera premiére l’ha avuta nel 1960 con il nome di “Domino”. Molti registi conosciuti hanno lavorato per questa casa artistica: Zvonko Festini, Edi Majarone, Radovan Marčić, Luko Paljetak persino registi interna- zionali dei quali il più conosciuto è Aleksandar Marksymiakov (Polonia). Dal 1993 questo teatro viene denominato “Teatro dei burattini della Città di Fiume”. Dopo due anni, nel 1995, vince il premio “Città di Fiume” partecipando in tutti questi anni a varie manifestazioni in Croazia (Osijek, Karlovac, Parenzo, Albona, Lussinpiccolo, Slavonski Brod ecc.) e all’estero (Italia, Austria, Ungheria, Polonia, Romania, Finlandia e molti ancora). Solo nell’ultimo anno il Teatro dei burattini ha presentato al Vari sono gli attori e vari gli anni di permanenza in questo teatro: Dean Petrović si trova con la troupe da 5-6 mesi soltanto; il debutto con “Sete capreti e un lupo disgrazià”. “Ho terminato un corso per attori però non è facile lavorare con i burattini, ma entusiasmo e coraggio non mi mancano”. Božena Devaš è del Teatro dei burattini dal 1993: “Da quando sono arrivata ho partecipato a quasi tutte le messe in scena.” Nebojša Zelić è uno degli ultimi acquisti, entrato appena da quest’anno. “Anche se sono appena venuto, già da prima occasionalmente, ho avuto piccole parti. Una di queste in “Compare Sole e Comarina Candida”. Zoran Kelova ha partecipato a 4-5 spettacoli dall’arrivo nel 2004: “Il calzolaio e il diavolo”, “Compare Sole e Comarina Candida”, “La foresta di Stribor” nonché all’ultima fatica di questa compagnia. Karin Fröhlich è della famiglia teatrale dal 1993: “Da quell’anno in poi ho preso parte a tutti gli spettacoli sia a Fiume che all’estero”. Alex Đaković è un collaboratore esterno: “Ho collaborato con questo gruppo dal 1994 al 1998 e dal 2001 al 2002. Ho partecipato a 5 premiére fino ad oggi.” Alex è anche attore del Teatro cittadino “Ivan de Zajc”. Zlatko Vičić inizia la sua carriera nel 1993 ma solo dall’anno seguente fa parte della compagnia come attore a tempo pieno. “Ho recitato in quasi tutte le rappresentazioni. Ho persino imparato a recitare in italiano e finlandese, due lingue che non conosco! È stato molto impegnativo ma alla fine tutti noi siamo rimasti soddisfatti dei risultati conseguiti.” Amira Štifanić (20 anni di esperienza) e Zdenka Marković (35 anni di carriera) sono tra le veterane di questo teatro. “Non ricordiamo a quante premiére e a quante repliche abbiamo preso parte! Ma, certamente, sono state molte. Divertire i bambini e vederli ridere è una grande gioia per noi. Perché sappiamo che abbiamo fatto un ottimo lavoro”. suo “piccolo e grande” pubblico” più di 261 spettacoli (di questi 216 a Fiume e 45 tournée) alla quale hanno assistito oltre 32.000 spettatori. Un numero impressionante se si pensa che del cast fanno parte 20 attori. Questo teatro partecipa regolarmente a quasi tutti i Festival della categoria in Croazia. Al Festival “La primavera di Vukovar” e alla Biennale di Osijek hanno messo in scena “Il brutto anatroccolo” vin- cendo, in quest’ultimo, tre premi importanti: per l’animazione (Zlatko Vičić), per la migliore musica (Igor Karlić) e per la migliore sceneggiatura riadattata (Vjeko Alilović). Tre premi importanti che sono un vanto per tutta l’èquipe. Due anni fa, e precisamente nel maggio del 2004, arriva la nuova direttrice. Per 30 anni attrice del teatro cittadino “Ivan de Zajc”, Zrinka Kolak - Fabijan ha accettato la sfida e preso le redini in mano Avviarsi alla carriera di burattinaio non è molto semplice, perché non esistono attori professionisti in questo settore. Per essere attore devi avere talento naturale e una buona preparazione accademica. Per essere un attore-burattinaio devi aggiungere anche un certo feeling con il pupazzo. Saperlo muovere e manovrare in sintonia con gli altri personaggi dello spettacolo Zrinka Kolak - Fabijan per condurre questo teatro. “Ancora oggi, sto imparando a conoscere questo meraviglioso mondo.” – ci spiega la Kolak – Fabijan, “Ho accettato quest’onere anche se non conoscevo molto il mondo dei burattini. Ma, accanto a me, ho trovato dei collaboratori fantastici, una struttura ben coordinata e con attori molto preparati. Avviarsi alla carriera di burattinaio non è molto semplice, perché non esistono attori professionisti in questo settore. Per essere attore devi avere talento palcoscenico 7 Martedì, 7 marzo 2006 NOTES A cura di Daniela Rotta Stoiljković Marzo nelle CI CI FASANA 7 marzo ore 18 serata in occasione dell’8 marzo, con Sergio Preden Quando ci sono di mezzo i burattini, ogni racconto diventa diverso: ogni storia ha un lieto fine, ma... sotto sotto, quando esci dalla sala, forse, ti fermerai a pensare un po’ più sul mondo che ti circonda naturale e una buona preparazione accademica. Per essere un attoreburattinaio devi aggiungere anche un certo feeling con il pupazzo. Saperlo muovere e manovrare in sintonia con gli altri personaggi dello spettacolo.” – precisa la direttrice. “Un handicap in questo genere è rappresentato dal paravento dietro il quale si devono muovere gli attori e che frena in qualche modo la tonalità della voce. Anche se noi non abbiamo un grande spazio, la voce deve giungere molto chiara e pulita, senza sbavature, al pubblico presente in sala. Ma già qualcosa si sta muovendo in questo verso. Ad Osijek è stata fondata la prima Accademia per burattinai ed al contempo stesso attori. Questa è prima generazione di giovani entusiasti, amanti dei burattini, che vogliono fare di quest’arte la propria professione”. Oltre agli spettacoli questo teatro organizza anche dei laboratori artistici, per asili e scuole elementari, dove i bambini lavorano a stretto contatto con i professionisti della casa e realizzano da soli i TEATRALIA loro pupazzi. Un altro tipo di collaborazione rappresenta il binomio Teatro dei burattini - Scuola Media di arti applicate di Fiume. I maturandi di questa scuola presentano i loro lavori in questa istituzione in forma di mostra artistica. L’ultima loro fatica è stata la mostra intitolata “Maschere”, legato al periodo carnascialesco. “L’anno scorso, in novembre, abbiamo organizzato la Rassegna internazionale dei burattini” dove sono intervenuti 4 gruppi stranieri di Germania, Francia, Ungheria e Bosnia e Erzegovina e 6 nazionali (3 di Zagabria, uno di Spalato, Osijek e Fiume).” – ci racconta Zrinka Kolak – Fabijan. “Inoltre con lo spettacolo ‘I tre porcellini non hanno paura del lupo’ siamo stati ospiti delle Città di Este e Udine dove abbiamo recitato in italiano. Ma non solo, lo stesso spettacolo è stato tradotto anche in finlandese e, anche in quell’occasione, i nostri attori hanno superato alla grande il problema di una lingua a loro assolutamente sconosciuta!” Insomma, le idee non mancano, ma con la voce finanziamenti come la mettiamo? “Grazie ai tre premi importanti che abbiamo vinto alla Biennale di Osijek abbiamo ricevuto un sostanziale contributo in denaro dalla Contea Litoraneo-montana per meriti speciali. Senza questa goccia di aiuto, non credo che avremmo avuto modo di poter organizzare più di una premiére e di una replica perché dal bilancio cittadino avremmo ricevuto soltanto delle briciole che senz’altro non sarebbero sufficienti per mantenere questo livello di professionalità. Si deve sapere che un buon regista costa e che un buon attore lo devi contattare anche un anno affinché accetti di venire a recitare da noi. Ma senza finanziamenti tutto questo è un buco nell’acqua.” L’ultima fatica di questo gruppo rappresenta lo spettacolo “Sete capreti e un lupo disgrazià” messo in scena all’inizio di quest’anno. Una storia molto moderna ed attuale, recitata in dialetto ciacavo. La storiella, molto semplice ha però, due morali finali. I bambini la vedono come la classica fiaba dei capretti con una particolare attenzione verso i vari pericoli che li circondano. Per gli adulti, invece, la regola recita così: non svendiamo quello che è nostro da sempre e quello che ci è di più caro! Quando ci sono di mezzo i burattini, ogni racconto diventa diverso. Ogni storia ha un lieto fine. Ma... sotto sotto, quando esci dalla sala, forse, ti fermerai a pensare un po’ più sul mondo che ti circonda. L’Europa premia Harold Pinter e Oskaras Korsunovas Dopo Ariane Mnouchkine e il Theatre du Soleil, Peter Brook, Giorgio Strehler, Heiner Müller, Robert Wilson, Luca Ronconi, Pina Bausch, Lev Dodin e Michel Piccoli, il Premio Europa per il teatro è andato al vincitore del Nobel 2005 per la letteratura Harold Pinter. La consegna a Torino, nelle giornate della decima edizione del Premio. La manifestazione si terrà dall’8 al 12 marzo su iniziativa del Comune e della Fondazione Teatro Stabile, nell’ambito delle olimpiadi della cultura. Pinter, che aveva dovuto rinunciare a essere presente di persona alla cerimonia di attribuzione del Nobel a casa delle sue condizioni di salute, dovrebbe essere a Torino (sabato 11 marzo) al Teatro Carignano, all’incontro pubblico durante il quale risponderà alle domande del suo biografo (e critico del Guardian) Michael Billington. All’incontro parteciperà anche il Commissario europea alla Cultu- ra, lo slovacco Ján Figel. Seguirà un convegno sull’opera del celebre drammaturgo. Sarà anche l’occasione per assistere in anteprima mondiale all’ultimo allestimento di un lavoro di Pinter, negli ultimi anni meno scrittore per il teatro e più impegnato politicamente e socialmente: “The new world order”, per la regia di Roger Planchon. In programma anche lo spettacolo Pinter’s plays, poetry & prose, prodotto dal Gate Theatre di Dublino, con la regia di Alan Stanford. L’VIII Premio Europa Nuove Realtà Teatrali è stato invece assegnato al lituano Oskaras Korsunovas e al coreografo e regista del Centre Chorégraphique National d’Orléans Josef Nadj. Il Premio Europa per il Teatro è nato nel 1986 in seno alla Commissione europea, poi riconosciuto dal Parlamento di Strasburgo tra gli organismi di interesse culturale continentale. Tra gli enti sostenitori, l’Union des Théâtres CI FIUME 5 marzo ore 19 concerto dell’Orchestra da camera di Fiume in omaggio a W.A.Mozart, nel 250.esino anniversario della nascita. Maestro concertatore Tea Grubišić, ospite solista Andrea Ceccomori di Roma (flauto), direttore David Stefanutti 6 marzo ore 18 concerto dedicato a Mozart organizzato da UPT - UI – CI di Fiume, con il contributo della Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia. Si esibiscono Stefano Furini (violino), Mario Leotta (viola), Tullio Zorzet (violoncello), Giorgio Di Giorgi (flauto) e Giovanni Scocchi (oboe) 12 marzo ore 18 concerto del Gruppo strumentale della Scuola Comunale di musica di Ruda (Udine), nella ricorrenza del 60.esimo anniversario della CI di Fiume. Si esibiscono Anna Prearo e Luisa Pecorari (flauti), Laura Furlan, Ilaria Prearo, Elizabeth Suligoi (violini), Martina Olivo, Luca Maurich (chitarre), Stefania Tuniz, Rossella Fracaros (pianoforte), Enrico Stafuzza (percussioni) e Elisabetta Spinelli (canto). Dirige il maestro Mauro Pestel 25 marzo ore 18,30 concerto in omaggio alla CI del tenore Mirko Čabljević del Teatro “Ivan de Zajc” di Fiume 28 marzo ore 18 inaugurazione della mostra personale (ceramiche) di Claudia Costadina 29 marzo ore 18 concerto del “Serenade Ansamble” CI “Dante Alighieri” ISOLA 9 marzo 18 al Teatro di Capodistria “In piaseta”, rappresentazione scenica dialettale di Amina Dudine 18 marzo ore 19 “Festa in famea”. Serata conviviale con la partecipazione dei Cantanti, dei Minicantanti, del Gruppo Folk Giovanile CI PARENZO 16 marzo ore 11 rappresentazione teatrale de “La Contrada” di Trieste CI PIRANO 8 marzo ore 18 presentazione del volume “Italiani d’Istria 19472000. Storia di un popolo” di Guido Rumici. L’argomento e l’autore verranno introdotti da Kristjan Knez mentre Denis Visintin illustrerà l’opera. Seguirà il dibattito che verterà sugli Italiani rimasti in Istria dopo l’esodo del secondo dopoguerra 10 marzo ore 19.30 al teatro Tartini di Pirano CANTANDO, CANTANDO... XXX del coro “Giuseppe Tartini” della Comunità degli Italiani di Pirano. 11, 12 e 13 marzo uscita del gruppo mandolinistico “Serenate” in Germania, partecipazione alla manifestazione... 11 marzo uscita del gruppo di pittura e ceramica a Crassiza, partecipazione al Quarto concorso internazionale Oleum Olivarum 2006 18 marzo uscita del gruppo mandolinistico “Serenate” a Pobegi esibizione in occasione della Festa della donna. 25 marzo ore 20 al teatro Tartini di Pirano “SU IL SIPARIO “ De qua e de là (del confin)” commedia in due tempi di Ruggero Paghi in dialetto istro-veneto con il gruppo filodrammatico della Comunità degli Italiani di Pirano 30 marzo ore 19 sala delle Vedute di Casa Tartini CONCERTO “Progetto Viozzi 2006” organizzato dalla Comunità degli italiani “Giuseppe Tartini” Pirano in collaborazione con Serenate Ensamble Accademia regionale di strumenti a fiato di Muggia (Trieste) CI POLA 8 marzo ore 20 serata danzante nella ricorrenza dell’8 marzo, con la partecipazione della SAC “Lino Mariani”, della SEI “Giuseppina Martinuzzi” e del complesso musicale “Kiki Riki” di Rovigno 15 marzo ore 10,30 spettacolo per le scuole in lingua italiana con la compagnia teatrale “La Contrada” 17 marzo ore 18 presentazione del libro “Teatro” di Pippo Rota, relatore il prof. Paolo Quazzolo, con a seguire il dramma in due tempi “Maledetti confini” di Pippo Rota, messo in scena dalla Filodrammatica della CI di Umago “Fulvio Tomizza” 25 marzo ore 18,30 la SAC “Lino Mariani” ospita il Coro degli Alpini di Trieste CI SISSANO 11 marzo ore 19 serata in occasione dell’8 marzo, con la partecipazione dei bambini della Scuola elementare di Sissano (sezioni italiana e croata), ospite il coro della CI di Fasana Harold Pinter de l’Europe e la Convention Théâtrale Européenne; tra gli associati l’Association Internationale des Critiques de Théâtre e l’Instituto lnternacional del Teatro del Mediterraneo. (cierre) CI UMAGO 4 marzo ore 19 al Teatro cittadino, “Umago canta” con la partecipazione della SAC “Lino Mariani” di Pola, i cori misti delle CI di Dignano, Gallesano e “Besenghi degli Ughi” di Isola e il gruppo vocale “Fulvio Tomizza” di Umago 10 marzo ore 18 nella sala “Fulvio Tomizza”, spettacolo nella ricorrenza dell’8 marzo con la partecipazione dei minicantanti, dei giovani cantori, dei gruppi di ritmica, di danza moderna (junior) e di filodrammatica (bimbi) 11 marzo ore 19,30 in sede, serata sociale con il gioco della tombola 8 palcoscenico Martedì, 7 marzo 2006 CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Daniela Rotta Stoiljković INVITO A TEATRO - Il cartellone del mese IN CROAZIA IN ITALIA Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste 1.mo marzo ore 19,30 L’asino di Feydeau. Regia Laszlo Keszeg. Interpreti Žarko Radić, Davor Jureško, Alex Đaković, Nina Violić 11, 14, 15, 16 e 17 marzo ore 20,30; 12 marzo ore 16; 18 marzo ore 18 La Cenerentola dramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti, da Perrault. Musica di Gioachino Rossini. Regia Guido De Monticelli. Interpreti Sonia Ganassi, Daniela Pini, David Alegret, Lawrence Brownle, Mario Zeffiri Maestro concertatore e direttore Keri-Lynn Wilson 1.mo marzo ore 20 ZAJC OFF Delitto all’isola delle capre dramma di Ugo Betti. Regia Damir Zlatar Frey. Interpreti Andreja Blagojević, Elena Brumini, Rosanna Bubola, Mirko Soldano Politeama Rossetti - Trieste Carmen 2 e 3 marzo ore 19,30 Perle musicali Concerto di Solisti, Coro e Orchestra dell’Opera. Dirige Miroslav Homen. Solisti Kristina Kolar, Siniša Štork, Vanja Kruljac, Sergej Kiselev, Leonora Surian, Olga Kaminska 16, 17, 18, 20, 21, 22, 23, 25 e 27 marzo ore 19,30 Amadeus dramma di Shaffer. Regia Toni Janežič. Interpreti Žarko Radić, Alen Liverić e Daria Lorenzi 24 marzo ore 16, 18 e 20 Creeps commedia di Kurt Hubner. Produzione Kazalište Mala scena - Zagabria Delitto all’isola delle capre Ciclo: Prosa 1, 2, 3 e 4 marzo ore 20,30; 2 e 5 marzo ore 16 Edoardo II di Christopher Marlowe. Regia di Antonio Latella. Interpreti Danilo Nigrelli, Matteo Caccia, Marco Foschi, Fabio Pasquini, Annibale Pavone, Giuseppe Lanino, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Nicola Stravalaci, Rosario Tedesco 22, 23, 24 e 25 marzo ore 20,30; 23 e 26 ore 16 La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini. Regia di Lamberto Puggelli. Interpreti Mariella Lo Giudice, Luciano Virgilio e con Marcello Perracchio, Pietro Montandon, Antonietta Carbonetti, David Coco, Egle Doria, Raffaella Esposito, Evelyn Famà, Adelaide Messina, Margherita Mignemi, Salvo Piro, Tea Sammarti, Elena Sbardella, Davide Sbrogiò, Manuela Ventura 30 e 31 marzo ore 19,30 Carmen opera di Bizet Teatro cittadino - Pola 4 marzo ore 20 Medea di Heiner Muller. Regia Ivica Buljan. Interpreti Senka Bulić, Ditka Haberl, Marko Mandić 18, 19, 21, 22, 23 e 24 marzo ore 20 Un pesciolino di Pier Paolo Pasolini. Regia Ivica Buljan. Inter- La porta accanto 25 marzo ore 20 Crudele e tenero di Martin Crimp. Regia Eduard Miler. Interpreti Silva Čušin, Ivo Ban, Saša Takaković, Alojz Svete, Vojko Zidar, Maja Končar, Nina Valič, Maja Sever 31 marzo ore 21 La porta accanto da Svjetlan Lacko Vidulić. Regia Rene Medvešek. Interpreti Davor Borčić, Rajko Bundalo, Zoran Čubrilo, Filip Nola, Ksenija Marinković, Danijel Ljuboja, Katarina Bistrović-Darvaš, Dora Polić, Urša Raukar, Doris ŠarićKukuljica, Jasmin Telalović, Petar Leventić, Marica Vidušić, Barbara Prpić Teatro cittadino - Capodistria 2 e 16 marzo ore 20; 14 marzo ore 18 La caduta di Klement dramma di Drago Jančar. Regia Jaka Ivanc. Interpreti Rok Vihar, Boris Cavazza, Vesna Maher, Dunja Klemenc 18 marzo ore 11 Kalisto 7 spettacolo per ragazzi Mark Lowson, Matt Hewitt, Janet Kumah, Jennifer Wallace, Derek Elroy 20 marzo ore 18 SALA BARTOLI Dal musical all’operetta Musiche di F. Lehar, M. Costa, A. Lloyd webber, L. Bernstein, F. Wildhorn, J. Kern, C.M. Schonberg. Interpreti Carlos De Antonis - tenore Giole Muglialdo - pianoforte 31 marzo ore 20,30 La principessa del musical Maya Hakvoort in concerto La lunga vita di Marianna Ucria Ciclo: Altri percorsi 3, 4, 7, 8, 9, 10 e 11 marzo ore 21; 5 e 12 marzo ore 17 - SALA BARTOLI Aquila Sapiens Sapiens di Maria Letizia Compatangelo Regia Manuel Giliberti. Interprete Osvaldo Ruggieri Ciclo: Danza e dintorni 9, 10 e 11 marzo ore 20,30 Aeros Coreografie di Daniel Ezralow, David Persons, Moses Pandleton in collaborazione con Luke Cresswell e Steve McNicholas. Interpreti: gli atleti della Federazione Rumena di Ginnastica Artistica e Ritmica 28 marzo ore 20,30- SALA BARTOLI SCEMO DI GUERRA Roma, 4 giugno 1944 Di Ascanio Celestini. Interprete Ascanio Celestini Aeros Ciclo: Fuori abbonamento 12 marzo ore 18 New York New York - Il fantastico mondo del musical Musiche di L. Bernstein, L. Anderson, C. Porter, R. Rodgers, F. Loewe, H. Mancini, F. Churchill, J. Kandler. Interprete Orchestra Filarmonia Veneta. Direttore Romolo Gessi 16 marzo ore 18 The official tribute to The Blues Brothers Scene Ian Cameron. Regia Simon Foster. Coreografie Michael King. Interpreti Brad Henshaw, La Contrada - Trieste 3, 4, 8, 9, 10 e 11 marzo ore 20,30; 5, 7 e 12 marzo ore 16,30 Psicoparty di Michele Serra, scritto con Antonio Albanese e Piero Guerrera. Regia Giampiero Solari. Interprete Antonio Albanese. Direzione musicale e pianoforte Teo Ciavarella - Sassofono e percussioni Guglielmo Pagnozzi 7 marzo ore 20 Agenzia di divorzi di Andrej Jelačin. Regia Katja Pegan. Interpreti Nataša Tič Ralijan, Gašper Tič 13 marzo ore 10,30 I Viaggi di Marco Polo spettacolo per ragazzi del Teatro La Contrada Blues Brothers 27 marzo ore 18 - SALA BARTOLI All that’s music! Viaggio musicale tra Europa e Sudamerica Musiche di F. Lehar, A. Piazzolla, J. Bragato, J. Strauss, E. Lequona. Interpreti Alter Quartet preti Lucija Šerbedžija, Joseph Nzobandora - Jose IN SLOVENIA 11 marzo ore 11 O kuri ki je izmaknila pesem spettacolo per ragazzi di Bina Štampe Žmavc. Regia Miha Alujevič. Interpreti Petra Caserman, Maksimiljan Dajčman, Metka Jurc in Danilo Trstenjak 28, 29, 30 e 31 marzo ore 20,30 Il mondo della Luna Dramma giocoso in tre atti su libretto di Carlo Goldoni. Musica di Giovanni Paisiello. regia Gino Landi. Interpreti Romina Bace, Selma Pasternak, Rossana Potenza, Mariantonietta Piemontese, Mattia Denti Maestro concertatore e direttore da definire Orchestra, Coro e Corpo di Ballo della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste 20 marzo ore 15 e 21 marzo ore 11 e 18 Un giorno felice spettacolo per ragazzi 23 marzo ore 20 Edipo Re tragedia di Sofocle. Regia Vito Taufer. Interpreti Peter Musevski, Boris Cavazza, Rok Vilhar, Aleksandar Čaminski 26 marzo ore 20 L’uomo delle caverne di Rob Becker. Regia Nataša Barbara Gračner. Interprete Uroš Fürst 17, 18, 22, 23, 24 e 25 marzo ore 20,30; 19, 21 e 26 marzo ore 16,30 George Dandin di Moliere. Regia Luca De Fusco. Interpreti Lello Arena, Gaia Aprea, Giovanni Calò, Piergiorgio Fasolo e Nunzia Greco 31 marzo ore 20,30 I ragazzi irresistibili di Neil Simon. Regia Francesco Macedonio. Interpreti Johnny Dorelli e Antonio Georges Dandin Salines con la partecipazione di Orazio Bobbio e con Maria Serena Ciano, Zita Fusco e Adriano Giraldi Anno II / n. 3 7 marzo 2006 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat edizione: PALCOSCENICO Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Annamaria Picco Collaboratori: Emilia Marino, Emanuela Masseria, Rossana Poletti, Daniela Rotta Stoiljković, Sabrina Ružić / Foto: Graziella Tatalović