SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE
Domenica 28 marzo 2010
Anno LIV n° 11 • euro 1
FONDATO NEL 1957
POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA
Diocesi in festa
Testimonianze
Parole
e gesti
Lungo la via Emilia
La storia
Mons. Lanfranchi ha preso possesso
della chiesa concattedrale
A PAGINA 2 e 3
Le Chiese emiliane a confronto
sull’accoglienza di separati e divorziati
La comunità
e i legami spezzati
all’ombra dell’Abbazia
Il Punto
Una Chiesa
ferita si rialza
• Marco Doldi
B
enedetto XVI ha scritto alla Chiesa in Irlanda, ai suoi
pastori, ai suoi religiosi e ai suoi fedeli. Una lettera che
tanti, sia all’interno della comunità cristiana, sia all’interno di quella civile, attendevano. Benedetto XVI sceglie la comunicazione diretta e raggiunge tutti: le vittime di abuso
e le loro famiglie; i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei
ragazzi; i genitori; i ragazzi e i giovani dell’Irlanda; tutti i sacerdoti
e i religiosi; i confratelli vescovi. Colpisce l’equilibrio della posizione, la prudenza delle decisioni, la serietà dei provvedimenti.
Un modo di fare così diverso dal moralismo, che spesso conduce
al giustizionalismo o alla diffamazione. Quando succedono fatti
gravi, come quelli denunciati dal Pontefice, in fretta si cerca il colpevole, consegnando il suo nome e la sua figura al ludibrio pubblico. A volte, si costruiscono casi non veri con l’unico intento di
fare notizia, infangando persone innocenti. Il moralismo è miope:
condanna, a volte giustamente, il comportamento di taluni, ma
non propone rimedi e, neanche studia le cause. Meno che meno,
indica che cosa è bene e che cosa è male. La Chiesa, invece, ha un
altro modo di fare e punta in alto, cioè, alla completa guarigione.
La pedofilia è stata una profonda ferita; ha fatto male alle vittime,
ma anche alla Chiesa, che è il Corpo mistico di Cristo; e ogni
ferita va curata e guarita. “Intendo esortare tutti voi, come popolo
di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle,
e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo
processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale”. Non sarà una
guarigione immediata, ma occorrerà molto tempo. È il dramma
del peccato, che non è mai solo un fatto individuale, ma è una
ferita alla compagine ecclesiale. In questa prospettiva, i sacerdoti
e religiosi che si sono macchiati di pedofilia dovranno rispondere,
innanzitutto, a Dio e, poi, ai Tribunali. Il loro delitto è, insieme,
umano e soprannaturale: “Avete tradito la fiducia riposta in voi
da giovani innocenti e dai loro genitori; avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri
confratelli… Avete violato la santità del sacramento dell’Ordine
Sacro… Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa”. I giovani insieme alla
Chiesa di Cristo: ecco le prime vittime. Molti di questi giovani
guardano ora con freddezza alla Chiesa, alcuni non riescono più
a entrare in un luogo sacro, altri hanno perso la fede. Il Papa ne
è consapevole e, per questo, vuole avvicinare, ancora, la Chiesa ai
giovani. Solo lui può farlo. “Siamo tutti scandalizzati per i peccati
e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa – scrive a questi giovani – ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo, che è lo
stesso ieri, oggi e sempre. Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso
sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa”.
A PAGINA 17
Cultura
Sport
Il “Compianto”
ritrovato
Alla Galleria Estense il gruppo
scultoreo di Michele da Firenze
A PAGINA 20
L’eredità di Marco Biagi
Si è appena conclusa
l’ottava edizione
del Convegno
internazionale
in ricordo del
giuslavorista
bolognese
degli studi di Modena e Reggio
Emilia con il patrocinio della
regione Emilia-Romagna, ha
rappresentato una preziosa occasione per fare il punto sull’attuale stato della giurisdizione
in materia di lavoro, e per continuare a tenere viva la preziosa
• marcella caluzzi
R
“
ipensare la Corporate
Governance:
tra interessi degli
azionisti e benessere
collettivo”. Questo il tema che
ha fatto da fil rouge all’ottava
edizione del convegno internazionale in ricordo di Marco
Biagi, che si è svolto a Modena
da giovedì 18 a sabato 20 marzo. Il convegno ha richiamato
nella nostra città numerosi giuslavoristi ed economisti provenienti da tutto il mondo, che si
sono confrontati su un tema di
profonda contingenza, quello
del lavoro, soprattutto in questo
periodo di forte recessione economica e finanziaria in cui è più
che necessario tutelare e salvaguardare anche giuridicamente
la risorsa lavoro. La tre giorni,
organizzata dalla Fondazione
Marco Biagi dell’Università
eredità lasciata da Marco Biagi,
a otto anni dal suo assassinio
per mano delle Brigate rosse.
Ad aprire il meeting, il rettore dell’Università di Modena e
Reggio Emilia, Aldo Tomasi,
che ha introdotto nel suo discorso le tematiche dell’edizione
numero 8 del convegno e si è
soffermato sull’importanza di
un organismo come quello della Fondazione Marco
Biagi, nato dalla volontà della famiglia
stessa del giuslavorista, in particolare della
moglie Marina Orlandi, e
dell’università
modenese. “La
Fondazione – ha sottolineato Tomasi - è
diventata in breve
tempo un crocevia
e un punto di riferimento internazionale
per gli studi del diritto del lavoro e delle
relazioni industriali,
un incubatore di progetti e iniziative che
hanno coinvolto di
volta in volta docenti,
esperti ma anche decine e decine di giovani,
facendosi in questo senso anche pensatoio e serbatoio
di nuovi giuslavoristi”. La prima
sessione di lavoro, che ha cerca-
to di trovare risposte alla domanda: ‘Corporate governance
e sviluppo del territorio: quale
futuro dopo la crisi?’, ha visto
gli interventi del sindaco Giorgio Pighi e del presidente della
Camera di Commercio Maurizio Torreggiani che ha sottolineato come sia necessario che
la governance passi per diverse
relazioni con il capitale umano
e come occorrano, per ottenere
questo, regole certe e una pubblica amministrazione più efficiente e recettiva dei bisogni e
delle necessità.
Segue a pagina 4
L’importanza di dire sì alle nostre ‘chiamate quotidiane’
L’omelia della celebrazione in ricordo del giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse
N
el corso dell’omelia,
in occasione della
messa di suffragio di
venerdì 19 marzo, don Federico Pigoni ha detto che:
“sono trascorsi 8 anni dal
tragico omicidio di Marco
Biagi, un tempo breve ma
sufficientemente lungo per
mostrare con evidenza e con
tutta la tragicità della grave crisi che stiamo vivendo,
quanto fosse giustificata la
premura con cui il nostro
amico Marco, coraggiosamente, abbia deciso di riformare la tutela e la disciplina
delle forme di lavoro atipiche
e precarie nel nostro paese”.
Don Federico ha sottolineato
come sia ora più che mai urgente occuparsi di un sistema
di solidarietà e di ingresso o
reintroduzione nel mondo del
lavoro soprattutto di quelle
fasce di persone a rischio
o, spesso, escluse dai diritti
come i giovani, gli immigra-
ti, i precari ma anche le stesse famiglie con figli a carico.
Citando l’ultima enciclica di
papa Benedetto XVI, don Pigoni ha messo in rilevo come
l’aumento delle ineguaglianze possa portare ad una progressiva erosione del ‘capitale
sociale’, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di
affidabilità, di rispetto delle
regole, indispensabile ad ogni
convivenza civile e di come
solo l’amore di Dio dia il co-
raggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene
di tutti. “Penso che il contributo del prof Biagi – ha
concluso il sacerdote - stia
anche nel credere ai piccoli
sì quotidiani, feriali, senza
scoraggiamento, senza timore, cercando la miglior e più
realistica risposta, pagando
anche con la vita se necessario,
senza sottrarsi alle responsabilità delle nostre ‘chiamate’
quotidiane”.
2
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Diocesi in festa
Mons.Antonio
Lanfranchi
domenica scorsa
ha preso possesso
della chiesa
concattedrale di
Nonantola
• Mariapia Cavani
L
’incontro tra l’arcivescovo e le autorità
civili e religiose nonantolane avviene
sotto la Torre dei Modenesi:
don Paolo Notari insieme al
capitolo abbaziale, il sindaco
Pierpaolo Borsari, l’assessore
provinciale Stefano Vaccari e
moltissimi fedeli accolgono
mons. Lanfranchi alle porte
della città, insieme ai rappresentanti, in costume tradizionale, della Partecipanza.
Il corteo si sposta fino alla
piazza Caduti Partigiani, dove il sindaco rivolge il suo saluto al vescovo.
“Le porgo – ha detto Borsari il saluto caloroso da
parte dell’intera comunità e
delle autorità qui convenute, sicuro di ben interpretare i sentimenti di
rispetto, di stima, e di
collaborativa vicinanza
che hanno sempre caratterizzato il rapporto
tra istituzioni civili ed
ecclesiastiche nel nostro territorio. Ho il
profondo
convincimento che il centro di
ogni attenzione ed il
riferimento di ogni nostro atto debba essere
l’uomo nella sua complessità, nel confronto
costante con una società sempre più egoista
e meno solidale, nella
quale emergono quotidiane sofferenze individuali e collettive alle
quali nessun cristiano e
nessun cittadino può ritenersi estraneo, ed alle
quali tutti coloro che
hanno responsabilità
a vario livello devono
ritenersi solidalmente
legati.
Voglio cogliere, a questo proposito, questa occasione, per salutare e ringraziare
vivamente chi la ha preceduta alla guida della Chiesa
di Modena - Nonantola che
con oggi completa il passaggio nelle sue mani. Oggi voglio farlo qui dinanzi a tutti
voi, con affetto per il rispetto che il vescovo Cocchi si è
guadagnato da parte di tutta
la città nelle molte battaglie
combattute a fianco di coloro che avevano più bisogno.
Non c’è stata occasione di
gioia o di dolore della nostra
comunità che non abbia visto
Parole e gesti
all’ombra dell’Abbazia
la vicinanza del vescovo e la
partecipazione con l’autorità
morale ed il fascino profondo
che la spiritualità del messaggio cristiano attribuisce a tutti
i nostri comportamenti.
L’esperienza benedettina su
questo territorio - ha proseguito il sindaco - ha dato
un contributo a plasmare nei
secoli il carattere e l’identità
dei nonantolani. Nonantola
in questo senso si è distinta
anche in momenti bui della
storia recente interpretando
il messaggio cristiano e accogliendo chi aveva bisogno come l’episodio del salvataggio
dei 73 ragazzi ebrei di Villa
Emma testimonia in tal senso.
Anche Nonantola – ha evidenziato Borsari - si confronta con nuove emergenze, con
la mancanza di lavoro e con
una crisi economica che penalizza e disorienta soprattutto i
giovani già vittime di una società sempre
più
disgregata
sempre più
disattenta ai valori
morali,
e
sempre più
vittima di
modelli che
confliggono
con
l’esigenza etica
di una collettività che
voglia guar-
dare al proprio futuro
con fondata speranza.
Emergono oggi nuove povertà, nuove soglie di indigenza, nei confronti delle
quali si è sviluppato e consolidato nel tempo un
impegno convergente e
proficuo tra istituzioni
civili ed ecclesiastiche che deve essere da
esempio costante per
tutti, nella speranza che ogni cittadino
comprenda come la
povertà e l’esclusione sono frutti, per
quanto inde-
siderati, di
questa
società, e che
per tal motivo questa
società
ha
il dovere di
confrontarsi
quotidianamente con
questi
per
risolverli”. Il
sindaco ha
poi concluso
manifestando la piena
disponibilità
a collaborare
per il bene
comune, nella riscoperta
dei valori che
fondano una
società. La
risposta
di
mons. Lanfranchi
ha
evidenziato come la presenza
Riflessioni
sulla
Parola
Benedetto colui
che viene (Lc 19,38)
D
G.G.
opo il lungo percorso della Quaresima, siamo alla
domenica delle Palme, che apre alla Settimana Santa, in cui faremo memoria della istituzione dell’Eucaristia e della Morte e Risurrezione di Gesù, nella
stessa dell’abbazia richiama
all’unità della persona testimoniata dall’ideale monastico.
Dopo il dono di una formella dell’Abbazia, tutti si sono
recati in chiesa per la celebrazione eucaristica. Il parroco don Notari ha salutato
il nuovo arcivescovo-abate
partendo dal sì di Anselmo,
che ha permesso di tracciare
una lunga storia di fede, studi,
rapporti che hanno contribuito a porre le basi della Chiesa e della società. Nell’omelia
mons. Lanfranchi (vd. a lato)
ha salutato le autorità e tutti
i presenti. Dopo la celebrazione, i doni che le comunità
civile e religiosa hanno offerto
a mons. Lanfranchi: il Reparto della Partecipanza, con la
Carta dell’abate Gotescalco,
e alcuni libri sulla storia e la
cultura nonantolana. Alla fine, rinfresco sulla piazza e
musica per tutti.
Pasqua.
La benedizione delle Palme è accompagnata dal brano del vangelo secondo Luca in cui viene narrato come “Gesù camminava
davanti a tutti, salendo verso Gerusalemme” dove sarebbe avvenuta la sua “ora” di morte e resurrezione.
Viene qui proclamata la sua messianicità, viene lodato Dio per
i prodigi che aveva compiuto: “Benedetto colui che viene, il Re,
nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”.
C’è un canto che accompagna la processione delle Palme: “Mentre il Cristo entrava nella città santa, la folla degli Ebrei, preannunziando la risurrezione del Signore della vita, agitava rami di
palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli”. E’ la profezia del
momento di Gloria ma, subito, tutta la liturgia della Parola è segnata dalla Passione e dalla morte in croce di Gesù: dal brano del
profeta Isaia che presenta realisticamente le sofferenze del “servo
del Signore”, figura del Cristo, flagellato, insultato, torturato…; a
quanto annuncia Paolo nella lettera ai Filippesi. “Svuotò sé stesso
assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini… Ubbidiente fino alla morte e a una morte di croce. Per
questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni
nome…e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore! A Gloria
di Dio Padre”.
Sono annunciate insieme morte e risurrezione, dolore e gloria.
Ma poi viene la grande, stupenda, narrazione della “Passione”
secondo Luca . Qui sta il contenuto fondante della fede; dal capitolo 22, versetto 14 al capitolo 23, versetto 56. Due capitoli difatti
che si succedono, essenziali e decisivi. Con il racconto della cena:
“Quando viene l’ora (Gesù) prese posto a tavola e gli Apostoli
con lui…”. E, dopo le parole e i gesti sul pane e sul vino, subito
il riferimento al tradimento e la disputa, meschina, su chi di loro
fosse da considerare più grande.
“Io sto in mezzo a voi come colui che serve” è la significativa
presa di posizione di Gesù, accompagnata da una splendida definizione degli Apostoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con
me nelle mie prove e io preparo per voi un Regno…”.
Vengono poi alcune parole sul rinnegamento di Pietro, nonostante l’affidamento di una grande missione: “Conferma i tuoi
fratelli!”.
Poi la grande, tragica, lotta nel monte degli Ulivi: “Il suo sudore
diventò come gocce di sangue”. I fatti si susseguono rapidamente:
il bacio di Giuda, il traditore, la traduzione - prigioniero – nella
casa del sommo sacerdote, poi davanti al Sinedrio, un interrogatorio per portare alla condanna.
Le accuse di fronte a Pilato e l’invio ad Erode. Il rinvio a Pilato
che “decide che la loro richiesta venisse eseguita… e consegnò
Gesù al loro volere”.
Il duro cammino con il legno della croce. La crocifissione. Le
parole dalla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello
che fanno”. L’annuncio di consolazione a uno dei malfattori crocifisso con Lui: “Oggi come me sarai nel Paradiso”. Gridando a
gran voce disse: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Detto questo spirò. Il centurione dà gloria a Dio, per quanto ha
visto: “Veramente quest’uomo era giusto!”.
Infine: “le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano
da lontano a guardare tutto questo”. Erano trepidanti, in attesa di
incontrarlo risorto, vivo.
Il racconto della passione offre una grande opportunità di riflessione, di preghiera, di contemplazione.
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
3
Diocesi in festa
Le parole
dell’arcivescovoabate nell’omelia
pronunciata in
Abbazia
O
“
ggi si rinnova per
me lo stupore della prima volta che
contemplai questa
insigne Abbazia, gloriosa testimonianza di fede, di arte, di
pagine di santità, di cultura, di
vita civile e sociale, in occasione dell’ordinazione episcopale
di mons. Lino Pizzi. Allora il
mio fu lo stupore, per riprendere un’espressione del Vangelo,
dell’amico dello sposo, oggi è
quello dello sposo.
Quando il Nunzio Apostolico
mi consegnò la lettera in cui
mi veniva comunicato che il
Santo Padre mi nominava Arcivescovo Abate di ModenaNonantola, mi chiesi: “perché
tanto risalto a Nonantola da
inserire il titolo di “Abate” nella nomina? Semplicemente per
un rispetto di un passato che ha
segnato la storia ben al di là dei
confini del territorio dell’abbazia? O, accanto a questo, anche
per altre ragioni?”.
Credo proprio di non sbagliare
nel cogliere nell’evidenza data al
titolo di “abate” indubbiamente
l’indicazione a non dimenticare
le proprie radici,
ad essere orgogliosi del
propriopassato e a
“Rinnovati
dall’incontro con Cristo”
custodirlo come bene prezioso,
ma perché tutto questo serva
a porre i valori monastici come anima dell’azione pastorale
dell’Arcidiocesi.
La Regola di S. Benedetto e la
spiritualità a cui ha dato forma
che hanno segnato la vita della
nostra Chiesa e della nostra civiltà e che oggi vengono studiate e applicate in diversi campi
della vita umana devono continuare a ispirare il cammino pastorale della nostra Chiesa
In quest’ottica l’Abbazia e il titolo di “Abate” che accompagna
il mio servizio sono a ricordare
il primato di Dio, la centralità
dell’evento Cristo, l’importanza
di tradurre la fede nelle forme
della vita cristiana, trasmettere
la “sapienza cristiana”, che la
vita monastica ha collaborato
a formare, negli ambiti antropologici, come la libertà, le relazioni, la sessualità, il lavoro,
l’uso del tempo, l’uso dei soldi,
la condivisione dei beni.
Scrive Umberto Neri: “Il primo
“rinnovamento” decisivo e fontale, della comunità cristiana e
della pastorale dovrebbe consistere nel vivere e nel presentare
il cristianesimo come fede”.
Questo vuol dire ricuperare la
centralità dell’evento di Gesù
Cristo.
Paolo VI ci ricorda “L’evangelizzazione conterrà sempre
– anche come base, centro e
insieme vertice del suo dinamismo – una chiara proclamazione che, in Gesù Cristo, figlio
di Dio fatto uomo, morto e
risuscitato, la salvezza è offerta
ad ogni uomo, come dono di
grazia e misericordia di Dio
stesso” ( E.N., 27).
Grandi sfide stanno oggi davanti
alla missione della
Chiesa.
Non è
qui il momento di
soffermarci ad
analizzarle. Ma
per mettete che
ne condivida con voi, richiamandole semplicemente, tre,
che trovo particolarmente in
sintonia con il messaggio che
ci viene da questo luogo e dalla
Parola di Dio che è stata proclamata.
Una sfida la individuo nel ritorno del sacro indistinto, nella
tentazione di una “religione del
fai da te”, nella soggettivizzazione della fede, per cui la
verità cristiana viene recepita e considerata valida
solo nella misura in cui
corrisponde alle vedute
soggettive e alle esigenze personali e soddisfa al
bisogno religioso dei singoli.
Una seconda sfida è data
dalla dissociazione tra fede e vita . La fede , come
dicevo, rischia di essere
come “sospesa”, di non
tradursi in “forme della
vita cristiana”. Facciamo
fatica a tradurre il Vangelo nelle scelte di vita,
che fanno riferimento alla
vita personale, familiare,
sociale, professionale, politica e ambientale.
Una terza sfida è costituita dalla mancanza di
speranza. Siamo in un
tempo povero di speranza. La paura attanaglia il
cuore dell’uomo. La paura
di perdere la vita, di non
avere senso, di non valere, di non contare per
nessuno,di non essere
amato, la paura che il caso,
le circostanze, i condizionamenti, e quanto altro
, siano i veri padroni, i veri tiranni da sconfiggere, cercando
di rubare briciole occasionali di
felicità. In ogni persona che incontri sembra esserci un cuore
impaurito.
In questo contesto diventa
quanto mai urgente essere convinti che incontrare l’amore di
Dio è importante. Il cristiano sa che “Dio ha mandato il
suo Figlio unigenito non per
condannare ma per salvare il
mondo”. Il cristiano sa che per
Gesù Cristo ogni uomo è così
prezioso che egli non ha esitato
a dare la sua vita per il suo riscatto e non ha esitato a morire
per ridargli la vera libertà; sa
che il suo amore non ha paura
della nostra fragilità. E’ l’esperienza fatta da Paolo, narrata
nella seconda lettura ; è quella
dell’adultera , narrata nel Vangelo.
In Paolo risalta la centralità
dell’esperienza di Gesù Cristo.
Abbiamo ascoltato dalla Let-
tera ai Filippesi che cosa ha
significato per lui l’incontro di
Damasco.
Paolo era un giudeo irreprensibile, che era inserito in un sistema di grandi valori, garantiti
dalla Parola di Dio. Non si poteva quindi immaginare in una
posizione più sicura, più degna
di ammirazione e quindi fonte
di una autosoddisfazione mol-
stema più elevato,ma dal vivere
per dei valori semplicemente al
vivere per una Persona.
Si abbandona un sistema per
attaccarsi ad una persona.
Da una parte c’è il sistema di
valori riconosciuto dalla legge,
dall’altro una relazione con una
Persona: “... alfine di guadagnare Cristo e di essere trovato
in lui” (Filippesi 3, 8-9). Paolo
ed essere trovato in Lui”. Vuole
essere ritrovato in Cristo “con la
giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede” (Filippesi 3, 9).
Ecco il punto più profondo:
un’adesione a Cristo, che gli
fa vedere diversamente le cose dal punto di vista religioso
e morale. Più avanti spiega in
che sa consi¬ste la conoscenza
personale di Cristo: “E questo
perché io possa conoscere lui, la
potenza della sua risurrezione,
la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza
di giungere alla risurrezione dei
morti” (Filippesi3,10).
Cristo risorto si è manifestato
a Paolo, la sua conversione è
stata provocata dalla sua luce
abbagliante ed ha avuto come
risultato di farlo entrare nel dinamismo del mistero pasquale.
Paolo sa che questa conversione
non è stata una sua iniziativa;
dice che è stato conquistato da
Cristo e corrisponde a questa
grazia con slancio, correndo
verso la meta, per arrivare al
premio che Dio ci chiama a ricevere in Cristo Gesù.
Quello che è avvenuto in Paolo
può ripetersi in ogni cristiano.
Dall’incontro con Cristo nascono persone nuove chiamate
a costruire una nuova umanità,
un mondo nuovo.
E’ il messaggio che ci viene
dalla Parola di Dio ed è il messaggio che tramanda questa
Abbazia. Lasciamo che Cristo
ci conquisti come Paolo, come
to forte. Di
tutti questi
valori dice:
“Ma quello
che poteva
essere
per
me un guadagno, l’ho
considerato
una perdita
a motivo di
Cristo. Anzi
reputo tutto
una perdita
di fronte alla sublimità
della conoscenza
di
Cristo Gesù, mio Signore, per
il quale ho lasciato perdere tutte
queste cose e le considero come
spazzatura (Filippesi 3, 7-8). I
valori più eminenti sono ben
poca cosa rispetto a quello che
dà l’incontro con Cristo.
La conversione di Paolo non
consiste nel passaggio da un
sistema di valori ad un altro si-
desidera soprattutto “conoscere
Gesù Cristo”.
Paolo è stato affascinato da Gesù ed ora ha un solo tesoro: Cristo stesso. La sua conversione è
un atto da innamorato; lascia le
cose più stimate per seguire la
persona amata.
Paolo esprime la sua nuova posizione religiosa quando dice: “..
l’adultera, come i monaci che
hanno scritto pagine di santità
e di civiltà in questa nostra terra per essere anche noi costruttori della civiltà dell’amore e
della verità. Affidiamo il nostro
cammino alla Beata Vergine
Maria e ai Santi Silvestro, Anselmo e Geminiano.
+ Antonio Lanfranchi
4
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Attualità
In visita ai malati
Il vescovo
Antonio si
è recato al
Policlinico, per
incontrare i vertici
della struttura e i
pazienti. Incontro
anche con il
sindaco Pighi
N
el pomeriggio di
giovedì 18 marzo
l’Arcivescovo di
Modena, mons.
Antonio Lanfranchi, ha tenuto fede alla sua promessa
di recarsi in visita ai pazienti
ricoverati al dipartimento ad
attività integrata di Oncologia ed Ematologia del Policlinico di Modena.
Il nuovo arcivescovo è giunto
puntuale alle 15.30 all’ingresso del padiglione Pier Camillo Beccaria, accolto nell’atrio
da don Ilario Cappi, cappellano della parrocchia della
Beata Vergine della Salute
che ha sede al Policlinico, e
dal Direttore amministrativo dell’azienda OspedalieroUniversitaria di Modena,
Maurizio Pirazzoli.
Monsignor Lanfranchi è poi
salito al terzo piano dove,
nella sala riunioni, è stato accolto da una rappresentanza
ai massimi livelli dell’azienda
Policlinico di Modena. Erano
presenti il Direttore generale
Stefano Cencetti, il Rettore
Aldo Tomasi, la preside della
facoltà di Medicina e Chirurgia Gabriella Aggazzotti, il
Direttore sanitario Maurizio
Miselli, il Direttore amministrativo Maurizio Pirazzoli e
molti dei direttori dei dipartimenti ad attività integrata
dell’Azienda, tra cui quello
di Oncologia, Ematologia e
malattie dell’apparato respiratorio Giuseppe Torelli ed
il direttore della struttura
complessa di Oncologia PierFranco Conte. La direzione
aziendale, che si è rallegrata
per questa visita inaugurale
della sua attività pastorale, ha
formulato a monsignor Lanfranchi i più fervidi auspici
per una proficua permanenza
nella nostra città. Prima di
concludere la visita il vescovo
ha sostato in preghiera nella
cappella.
Nell’occasione è stato donato
all’autorità religiosa il libro
fotografico sul Policlinico ed è
stato annunciato l’impegno a
sostenere nel 2011 attraverso
la raccolta dei resti dei buoni
pasto del personale dipendente iniziative umanitarie
proposte dall’Arcidiocesi di
Modena - Nonantola.
Da parte di tutti i presenti è
stato molto apprezzato il gesto di monsignor Lanfranchi
che ha scelto di visitare il
Policlinico proprio all’inizio
del suo mandato che, come
ha detto nel saluto all’Arcidiocesi, pone le relazioni con
tutti, e particolarmente con i
più deboli, al centro della sua
missione di evangelizzazione.
Al termine del breve incontro, monsignor Lanfranchi
ha cominciato, accompagnato
dai medici, la visita ai degenti,
soffermandosi nell’ordine prima coi ricoverati della struttura complessa di Ematologia
e poi con quelli dell’Ematologia e in seguito si è recato
all’hospice e dell’osservazione
breve Onco-ematologica.
L’arcivescovo ha anche incontrato il sindaco di Modena, Giorgio Pighi. Al centro
del colloquio la crisi economica e, in particolare, la condizione delle piccole e medie
imprese, la salvaguardia delle
famiglie, la centralità della
scuola e l’importanza dello
sport. “Abbiamo ribadito la
disponibilità di Comune e
Arcidiocesi a rapporti immediati e diretti - racconta Pighi
- e confermato l’intenzione di
lavorare insieme su alcuni temi di rilievo per la comunità
modenese”.
La
Posta di
don Nardo
Se questo e’
un prete ignorante...
U
n confratello, tanto pieno di zelo da non lasciare in sé nemmeno un piccolo spazio per il buon
senso, si sentì in dovere di ammonire il curato
d’Ars. Gli scrisse una lettera nella quale lo metteva in guardia dal predicare, vista la sua scarsissima preparazione in teologia dogmatica. In modo particolare poi,
quasi gli proibiva di accedere come ministro al confessionale, tenuto conto della sua ignoranza nel campo della teologia morale. Il curato lo ringraziò di cuore. Ma, proprio
perché vuoto di quella vacua erudizione che gonfia e non
serve a nulla, aveva in sé un posto enorme non solo per il
buone senso ma anche per il buon Dio. Per questo continuò a confessare e a predicare. Per fortuna! A confessare.
Tutti sanno che migliaia di persone da tutta la Francia, e
non solo, accorrevano e si fermavano per giorni e giorni ad
Ars, pur di confessarsi dal curato. Negli ultimi anni della
sua vita terminava di confessare alle nove di sera. All’una
di notte era di nuovo a disposizione dei fedeli. Intervalli
per un tozzo di pane, per la messa, per il breviario, per una
breve sosta, poi di nuovo in confessionale... fino a 18 ore al
giorno! A questo proposito si narra che il grande predicatore Lacordaire andò un giorno ad Ars a trovare il curato.
Nacque un piccolo dialogo fra i due uomini di Dio. Il curato stupito di tale visita e quasi incredulo, chiese se fosse
davvero lui il grande Lacordaire, che riempiva la cattedrale
di Parigi, quando predicava. L’interpellato rispose di sì. Il
sacerdote continuò, affermando che aveva sentito dire che
spesso, quando la gente non trovava più posto all’interno di
Notre Dame, si arrampicava persino su per i confessionali.
Il grande oratore non lo poté negare. Poi con un sorriso
soddisfatto e meraviglioso aggiunse: “E’ vero signor curato.
Quando predico io la gente si arrampica sui confessionali.
Ma quando predica lei, la gente va dentro ai confessionali!”.
A predicare. Sempre in occasione di quella visita il curato
obbligò Lacordaire e tenere lui il giorno prima di partire la
catechesi quotidiana alla gente. Il grande oratore obbedì. Al
termine la gente rimase soddisfatta ma... lasciò intendere
senza mezzi termini che era venuta ad Ars per ascoltare il
curato e non Lacordaire. E il grande oratore di Notre Dame
non se la prese. Tutt’altro! Anzi si fermò un altro giorno e in
incognito assistette alla catechesi del parroco. Solamente allora se ne andò da Ars soddisfatto. Quando tornò a Parigi, ai
suoi fans che gli chiedevano in modo ironico che cosa fosse
andato a “sentire” ad Ars, rispondeva: “Sono andato anche a
sentire, ma sopratutto a vedere Dio in un uomo!”. Che bello
quando si incontrano due uomini di Dio!
Segue da pagina 1
L’eredità di Marco Biagi
L
a giornata di venerdì 19 marzo, anniversario della
morte di Marco Biagi, si è aperta con una messa di
suffragio assieme ai colleghi e ai famigliari del professore modenese nella chiesa di sant’Agostino a Modena.
Il convegno poi è proseguito all’Auditorium Biagi, ha avuto
per tema ‘Diritti e tecniche regolative tra effettività e sostenibilità: quale modernizzazione dei rapporti di lavoro’ e ha visto,
al termine della mattinata, l’intervento del ministro del lavoro
e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, che ha evidenziato
come: ‘In un momento che richiede continui aggiustamenti
delle competenze sia indispensabile investire sul nostro capitale umano, riconoscendolo come valore fondamentale, così
come lo intendeva Marco Biagi, il giuslavorista che più ha
influenzato e influenzerà i nostri tempi”.
Nel pomeriggio si è discusso di economia del lavoro e di
responsabilità sociale con professori provenienti da realtà
universitarie di tutto il mondo: dal San Paolo in Brasile a Budapest in Ungheria, da Louven in Belgio a Tilburg in Olanda.
L’ultima giornata, quella di sabato 20 marzo, si è invece chiusa
con la cerimonia di firma della Convenzione di cooperazione
internazionale tra la Fondazione Marco Biagi e l’Università di
Hamlin, St. Paul (Usa).
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
5
Liturgia
Messa crismale, festa della Chiesa
Mercoledì 31 aprile alle 18 in Cattedrale la prima Messa crismale di tutti sacerdoti della diocesi
con il vescovo mons. Lanfranchi
infermi si fa prima della conclu-
• Luigi Biagini* sione della Preghiera Eucaristica;
L
a benedizione degli oli:
l’olio, come l’aria, l’acqua, la luce appartiene a
quelle realtà elementari
del cosmo che meglio esprimono
i doni di Dio creatore, redentore
e santificatore. L’olio è la sostanza terapeutica, aromatica e conviviale: medica le ferite, profuma le
membra, allieta la mensa. Questa natura dell’olio è assunta nel
simbolismo biblico-liturgico ed è
caricata di un particolare valore,
per esprimere l’unzione dello Spirito che risana, illumina, conforta,
consacra e permea di doni e di carismi tutto il corpo della Chiesa.
La liturgia della benedizione degli
oli esplicita questo simbolismo
primordiale e ne precisa il senso
sacramentale.
Il crisma si prepara con olio e
aromi o sostanze profumate. La
preparazione del crisma può essere fatta privatamente, prima della
benedizione, o anche dal vescovo
durante l’azione liturgica. Giustamente, la Messa del crisma si
colloca in prossimità dell’annuale celebrazione del Cristo morto,
sepolto e risuscitato. Dal mistero
pasquale, cuore e centro dell’intera
storia della salvezza, scaturiscono
i Sacramenti e i sacramentali, che
significano e realizzano l’unità organica di tutta la vita cristiana.
La Messa Crismale, che il vescovo concelebra con i presbiteri
delle diverse zone della diocesi e
durante la quale benedice il Santo
Crisma e gli altri oli, è considerata
una delle principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio
del vescovo e un segno della stretta unione dei presbiteri con lui.
Infatti con il crisma consacrato
dal Vescovo vengono unti i neo
battezzati e segnati in fronte i
candidati alla Confermazione. A
sua volta, l’unzione con l’olio dei
catecumeni prepara e predispone
i catecumeni stessi al Battesimo.
E infine l’olio degli infermi reca
ai malati sostegno e conforto nella
loro infermità.
I testi della Messa Crismale si
aprono emblematicamente con
l’acclamazione a Cristo “Che ha
fatto di noi un regno e ci ha costituito sacerdoti per Dio , Suo
Padre” e sviluppano con ampiezza,
soprattutto nel prefazio, il tema
del sacerdozio comune e quello del
sacerdozio ministeriale.
Il rito della benedizione degli oli,
inserito nella celebrazione eucaristica, sottolinea pure il mistero
della Chiesa come sacramento
globale del cristo, che santifica
ogni realtà e situazione di vita. Ecco perché, insieme al Crisma, sono
benedetti anche tutti gli altri oli.
In conformità con la tradizione latina, la benedizione dell’olio degli
la benedizione dell’olio dei catecumeni e del crisma si fa dopo la
Comunione. E’ tuttavia consentito, per ragioni pastorali, compiere
tutto il rito di benedizione dopo la
Liturgia della Parola, conservando però l’ordine indicato nel rito
stesso.
Il richiamo dottrinale può suggerire alcuni orientamenti pastorali,
utili a rinnovare la comprensione
di questi riti che dalla chiesa cattedrale, luogo proprio della loro
celebrazione, devono suscitare
intensa partecipazione in ogni
comunità parrocchiale, con qualificata presenza e comunione di
spirito. Nella Messa Crismale si
delinea così la più vasta convocazione, che si estende non solo ai
ministri ordinati ( presbiteri e diaconi), ma anche a quelli istituiti o
di fatto (accoliti, lettori, catechisti,
addetti al servizio degli infermi) e
ai cresimandi, oltre che ai rappresentanti delle varie comunità.
La liturgia cristiana ha fatto suo
l’uso dell’Antico testamento; venivano infatti consacrati con l’unzione i re, i sacerdoti e i profeti; essi
erano così figura di Cristo, il cui
nome significa Unto del Signore. Allo stesso modo, l’unzione
con il Sacro Crisma dimostra nel
segno che i cristiani, inseriti per
mezzo del Battesimo nel mistero
pasquale di Cristo, con lui morti,
sepolti e risuscitati, partecipano al
suo sacerdozio regale e profetico e
ricevono per mezzo della Confermazione l’unzione spirituale dello
Spirito Santo, che viene loro dato.
All’unzione con l’olio dei catecumeni viene esteso l’effetto degli
esorcismi: i battezzandi ne ricevono vigore per rinunziare al diavolo
e al peccato, prima di avvicinarsi
al fonte e rinascervi a vita nuova.
L’unzione con l’olio degli infermi,
il cui uso è attestato da san Giacomo, conferisce ai malati il rimedio
per le infermità dell’anima e del
corpo, perché essi possano così
sopportare e combattere vigorosamente il male e ottenere il perdono
dei peccati. La consegna degli oli
potrà avere particolare rilievo celebrativo e pastorale, sia nella chiesa
cattedrale che nelle varie comunità. E’ opportuno che il vescovo
dia personalmente, prima del congedo, le ampolle degli oli santi ai
parroci o almeno ad alcuni di essi,
in rappresentanza delle zone pastorali.
Nella Messa vespertina parrocchiale della Cena del Signore, gli
oli santi, benedetti in cattedrale,
saranno accolti dalle comunità come un dono che esprime la comunione nell’unica fede e nell’unico
Spirito e conservati in una particolare custodia adatta e degna, con
la scritta “Oli Santi” o altra simile.
* Maestro delle celebrazioni
liturgiche
Festa degli anniversari
D
a alcuni anni, per la nostra Chiesa diocesana, la celebrazione della Messa Crismale assume anche la caratteristica di “celebrazione giubilare” nel ricordo di alcuni
particolari anniversari dell’ordinazione sacerdotale o diaconale,
anche se è nella Messa “In Coena Domini” del Giovedì Santo che
viene ricordata l’istituzione del sacerdozio ministeriale. Questa
celebrazione però si svolge in tutte le comunità parrocchiali, ed è
quindi giusto che tale ricorrenza sia sottolineata nell’unica liturgia
diocesana che vede riunito tutto il presbiterio, con il suo Vescovo
e con tutto il popolo di Dio.
Tutta la comunità cristiana si stringe attorno al suo pastore ed ai
suoi sacerdoti e diaconi per pregare con loro e per loro, per chiedere che lo Spirito del Signore susciti numerose vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata, per esprimere gioia e
riconoscenza verso coloro che hanno messo la loro vita a servizio
di Dio e dei fratelli nella concreta situazione della nostra Chiesa
locale o in altri campi di apostolato religioso e missionario. Se la
festa è grande per tutti, lo è specialmente per coloro che ricordano
quest’anno particolare il giorno della loro ordinazione presbiterale
o diaconale. Li ricordiamo in queste righe, nell’attesa di poterli
salutare personalmente, per rinnovare l’antico “ad multos annos”
nel servizio al Signore ed alla sua Chiesa.
Celebrano dieci anni di ordinazione sacerdotale don Giacomo
Violi, don Janusz Kucz e il cappuccino padre Alberto Scaramuzza; il canonico Paolo Notari ricorda il 25° anniversario di ordinazione, il 50° è festeggiato da mons. Sergio Govi, cappuccino, don
Paolo Fratti, don Adriano Tollari, e dai cappuccini padre Sergio
Bellarmino Casadei e padre Gianfranco Liverani. Sono giunti al
traguardo dei 60 anni di sacerdozio don Norberto Galli e mons.
Guido Vigarani, mentre il canonico Angelo Barbanti è al 70° anniversario. Il decano dei sacerdoti modenesi è il canonico Antonio
Galli, che compie 101 anni di età.
Tre diaconi, Fausto Ferri, Franco Messora e Pier Luigi Maselli,
ricordano il decimo anniversario di ordinazione.
Per tutta la comunità diocesana, l’appuntamento è fissato per
mercoledì 31 marzo alle ore 18 in cattedrale per il solenne rendimento di grazie al Padre e per rinnovare la domanda dei doni
dello Spirito su di noi e su tutta la Chiesa di Modena-Nonantola.
er disposizione di mons. arcivescovo vengono sospese tutte le celebrazioni vespertine del Mercoledì Santo,
per facilitare la partecipazione di sacerdoti e fedeli alla
S. Messa Crismale in Cattedrale alle 18. I sacerdoti religiosi,
diaconi, seminaristi, ministri istituiti, con il loro abito liturgico,
si troveranno nel salone dell’arcivescovado, dove si effettuerà
l’apparatura, non oltre le 17.30 La processione introitale partirà dall’arcivescovado alle 17.45. Gli arcivescovi emeriti, i vicari
episcopali, i canonici di Modena e Nonantola, i sacerdoti che
festeggiano un particolare anniversario di ordinazione resteranno ultimi nella processione introitale e troveranno posto in
presbiterio; gli altri concelebranti si disporranno nella navata
centrale, davanti all’altare. I diaconi dietro alla sede ed i ministri istituiti nello spazio vicino alla porta della Pescheria ed in
cripta.
Le offerte frutto della colletta quaresimale possono essere con-
segnate ad un incaricato nel salone dell’apparatura, per essere
consegnate a mons. arcivescovo durante la celebrazione. Gli oli
santi saranno presentati a mons. arcivescovo da due genitori
che si preparano al Battesimo dei loro figli – olio dei catecumeni – da due anziani – olio degli infermi e da due cresimandi
– S. Crisma. Prima della benedizione finale mons. arcivescovo
consegnerà le ampolle degli oli santi ai diaconi futuri presbiteri, che seguiranno la croce nella processione finale passando in
mezzo all’assemblea e mostrandole ai fedeli. Terminata la celebrazione, gli accoliti incaricati, in cripta, consegneranno gli oli
santi ai sacerdoti o ai loro incaricati, che dovranno esibire un
biglietto di delega (gli oli santi non possono essere consegnati
ai singoli fedeli per uso devozionale). I vasetti per gli oli santi
siano decorosi e ben puliti. E’ bene prevedere l’accoglienza
degli oli nelle parrocchie prima o durante la Messa “in Coena
Domini”.
Disposizioni per la Messa Crismale
P
6
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Approfondimenti
Fare l’Europa: le radici e il futuro
A Piacenza
il convegno
nazionale
della Fisc
(Federazione
italiana
settimanali
cattolici) per
parlare della
“casa comune”
degli europei
“L’Europa – ha detto mons.
Gianni Ambrosio, vescovo di
Piacenza-Bobbio, in apertura
del convegno nazionale - è la
nostra casa comune, una casa da
costruire insieme e per la quale
occorre non solo un progetto,
ma anche un rinnovamento
culturale e spirituale dell’Europa, un rinnovamento capace di
dare un’anima all’idea di Europa, alle istituzioni europee, alla
cultura europea”. Sulla figura
del santo ricordato come uno
degli ispiratori del cammino
culturale e spirituale verso l’Europa unita, don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc, ha
affermato che “San Colombano
giose della Cei) Paolo Bustaffa,
ha invece presentato a Piacenza
l’esperienza di Sir Europa, “un
cantiere in cui operano giornalisti cattolici di diversi Paesi europei” e nel parlare di
“un’informazione pensata’” ha
ribadito che “la consapevolezza
del rischio di un’Europa senza
speranza rende ancor più consapevoli della responsabilità
che abbiamo, come giornalisti
cattolici, nei confronti dell’opinione pubblica, quindi anche di
quella del territorio, spesso condizionata da letture fuorvianti e
parziali”.
“L’Europa c’è, ma ho l’impressione che non ci siano gli
P
er tre giorni, dal 18
al 20 marzo scorsi, si
è parlato di Europa
a Piacenza nel corso
del Convegno nazionale della
Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici, sodalizio del
quale fa parte anche Nostro
Tempo) organizzato nella città
emiliana dalla testata diocesana
“Il nuovo giornale” per celebrare
i 100 anni di vita. “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”: questo
il tema dell’appuntamento piacentino che ha riunito insieme
diversi giornalisti e redattori dei
180 settimanali cattolici italiani.
Non casuale la scelta del tema e
della diocesi di Piacenza-Bobbio: sull’appennino piacentino,a
Bobbio appunto, riposa dal 615
il corpo di S. Colombano, missionario irlandese definito da
Benedetto XVI “santo europeo”.
ebbe a scrivere che gli europei
devono essere un unico popolo,
un corpo solo, unito da radici
cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate.
Frase ancora oggi di grande attualità”.
Il direttore dell’agenzia Sir
(Servizio Informazioni Reli-
europei” ha invece affermato
Dino Rinoldi, docente di diritto dell’Unione europea all’Università Cattolica di Piacenza
rilevando come “sia sbagliato
parlare di una Costituzione europea, che non esiste, mentre vi
è una serie di Trattati costitutivi. Ad oggi le basi giuridiche
dell’Unione europea si
ritrovano in tre Trattati
e una Carta: il Trattato sull’Unione europea
(meglio conosciuto come
trattato di Maastricht),
il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Trattato istitutivo
della Comunità europea
dell’energia atomica e, infine, la Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea”. “Dall’Ottocento, con la nascita del Sacro Romano Impero
– ha spiegato ancora Rinoldi
– abbiamo assistito all’incorporazione nella società europea
dei valori religiosi. Oggi questi
valori devono fare
i conti con il mondo
globalizzato,
le persone sono
diventate consumatori, clienti. È
in questo contesto
che siamo chiamati a lavorare per
costruire cittadini
d’Europa”. Nella
sua riflessione il
giurista ha sottolineato alcune
parole chiave nella
giurisdizione europea. “La prima
– ha spiegato Rinoldi – è sussidiarietà. Il primo
attore a dover agire è lo Stato, a
partire dalle sue istituzioni locali. Vi sono anche materie come
la famiglia e la tutela della vita in
cui l’Ue lascia piena autonomia
recependo le legislazioni nazionali. Per quanto riguarda poi la
questione delle radici cristiane,
Per un umanesimo
”illuminato”
La lezione
dell’arcivescovo
di Lublino mons.
Jozef Zycinski
S
ono
ben
lontano
dall’aspettarmi che il
futuro sviluppo della
cultura europea possa
continuare la tradizione dei
santi, dei martiri o dei costruttori delle cattedrali. I mutamenti culturali nella nostra
epoca sono più profondi di allora”; tuttavia l’attuale “dialogo
interconfessionale fa sperare
che i valori religiosi universali
possano svolgere un ruolo importante nella trasformazione
creativa” di questa cultura. Lo
ha detto mons. Jozef Zycinski,
arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio
Consiglio della cultura, inter-
“
venendo al convegno piacentino della Fisc sulla costruzione
dell’Europa. Interrogandosi
sull’avvenire della cultura europea, segnata da un crescente “processo di laicizzazione”,
mons. Zycinski “, ha avvertito
quanto sia necessaria “la domanda sulla gerarchia dei valori e delle norme etiche che
potrebbero svolgere un ruolo
importante nella vita sociale”, sottolineando come “nella
concezione giudeo-cristiana
dei valori venga accentuata la
libertà e la dignità della persona umana creata a immagine di Dio”. Nel parlare della
“costante teologica – Dio - e
del suo ruolo ispiratore nella
cultura del XX secolo” mons.
Zycinski ha aggiunto che “il
futuro sviluppo della cultura
potrà salvare i valori umanistici
fondamentali per la tradizione
europea. Quei valori hanno
un ruolo importante anche
nell’attuale epoca di mutamenti profondi che accompagnano la rivoluzione
tecnico-scientifica;
essi
costituiscono delle costanti
antropologiche che attestano l’esistenza di un’identità
spirituale dell’uomo. Il futuro
sviluppo
dell’umanità - è la convinzione
di mons. Zycinski
- dipende soprattutto dalla nostra
responsabilità
per la cultura, il
nostro valore
comune” mentre
“ l ’aper tura
alla realtà trascendente di Dio”
può costituire “un fondamento al senso, alla bellezza
e alla sensibilità
delle coscienze,
senza le quali
non è possibile lo sviluppo” di questa
cultura”.
Dino Rinoldi ha precisato come “seppur non venga utilizzata
l’espressione ‘radici cristiane’ il
Trattato sull’Ue faccia riferimento all’eredità culturale, religiosa, umanistica dell’Europa
da cui si sono sviluppati i valori
universali dei diritti inviolabili e
inalienabili della persona. Valori
e principi che non possono non
essere cristiani”.
Nell’omelia durante la S.Messa
celebrata nella seconda giornata
dei lavori, mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e
presidente della Commissione
episcopale per la Cultura e la
Comunicazione, ha detto che
“non c’è futuro senza uno sguardo
europeo ma nemmeno l’Europa
avrà un futuro se non saprà partire dai mattoni che rappresentano le varie realtà territoriali”.
Per i giornalisti cattolici - ha poi
aggiunto – si tratta di “leggere il
mondo con gli occhi della fede;
raccontando gli stessi fatti degli
altri media ma con uno sguardo
diverso, più profondo e attento
all’uomo”. Ciò, secondo il vescovo, significa anche “mostrare le
radici cristiane d’Europa, raccontando le storie dell’Europa cristiana che c’era e ci sarà”.
Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese
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Domenica 28 marzo 2010
7
Triduo pasquale
Nella luce della Pasqua
Il significato del
triduo pasquale:
passaggio alla vita
nuova ricevuta in
Cristo
L
a nostra vita nuova,
ricevuta da Dio in
Cristo, il suo cammino e il suo progressivo sviluppo fino alla pienezza
definitiva vengono designati con
il nome di “mistero pasquale”. Il
mistero pasquale consiste infatti
nel passaggio da questo mondo, attraverso una comunione
di morte nell’obbedienza del
Figlio, verso un mondo nuovo,
dominato dallo Spirito, nella
gloria della risurrezione presso il
Padre (cf Gv 13,1; Fil 2,6-11).
Questo passaggio che si è già
compiuto in Cristo e in Maria,
continua a realizzarsi per tutte
le altre membra del suo corpo
mistico. Esso sarà completo al
termine della storia, quando il
Cristo ritornerà nella gloria “per
giudicare i vivi e i morti”.
Ecco perchè ciò che noi cristiani
celebriamo nell’azione liturgica
non è un semplice ricordo di un
avvenimento passato, ma la attualizzazione di un atto salvifico
che continua a influire anche
ora sulle membra del corpo di
Cristo. Quando noi celebriamo la Pasqua (nei tre giorni del
triduo santo e nell’intero ciclo
pasquale, come pure ogni domenica e in ogni sacramento), non
celebriamo un avvenimento passato, ma un fatto presente, sempre attuale. Non l’atto
storico del passaggio
di Cristo che diventa
presente, atto che è stato compiuto una volta
per sempre; ciò che è
attuale e avviene ora,
è il nostro passaggio
di membra del Cristo,
passaggio che si compie ora sotto l’influsso e
l’azione attuale di Gesù
che è passato una volta
per sempre “da questo mondo al Padre”
(Gv 13,1). Nelle sacre
Scritture si afferma che
noi partecipiamo alla
morte-risurrezione di
Cristo: è alla sua nascita divina che noi veniamo associati. Inoltre,
l’adesione interiore a
questo “passaggio” del
Signore, non è semplice atto individuale,
ma un fatto universale, ecclesiale, causato da un intervento
attuale di Cristo che agisce ora,
oggi, per mezzo dei gesti sacramentali della sua Chiesa, per la
trasformazione e la risurrezione
del mondo. Ma come la liturgia, a partire almeno dalla metà
del secondo secolo (e forse dalla
fine della stessa epoca apostolica) celebra l’attualità del mistero
pasquale ? Al centro sta la veglia
pasquale che celebra l’intera
storia della salvezza culminante nella morte e risurrezione di
Gesù. Questa veglia, quest’ anno
nella notte tra sabato 3 e dome-
noi riviviamo la partecipazione
al mistero di morte e risurrezione del Signore. Il tutto culmina
poi nella eucarestia, sacramento
nica 4 aprile, si presenta come
la più intensa celebrazione del
mistero pasquale nella sua totalità. Il fatto di vegliare tutta la
notte significa che nella notte di
questa vita noi aspettiamo l’alba
della risurrezione (il ritorno di
Cristo) che già ci illumina nella fede (celebrazione della luce).
La celebrazione della parola richiama, attraverso le varie letture, tutta la storia della salvezza.
Con la celebrazione battesimale
per eccellenza della pasqua, che
acquista in questa notte una
significatività e una intensità
maggiori. I tre giorni che vanno dalla sera del giovedì santo,
1884_Nostro
Tempo
quest’anno
l’1 aprile, alla
sera
Etica della vita
della domenica di Pasqua costi- giuno, di raccoglimento e di pretuiscono il triduo “della morte ghiera. Le altre celebrazioni del
sepoltura e risurrezione” del Si- triduo pasquale hanno iniziato
gnore. Agli inizi, il venerdì e il ad evolversi nei secoli quando,
sabato sono soprattutto sotto l’influsso dei
stati carat- pellegrinaggi fatti a Gerusaterizzati dal lemme, si è cominciato a distindigiuno e la guere i vari momenti storici del
d o m e n i c a grande avvenimento pasquale.
dalla gioia Nacquero così le celebrazioni
e, in questo eucaristiche del giovedì santo e
senso, il tri- della domenica e la liturgia nonduo pasquale eucaristica del venerdì santo. E’ a
costituisce il questo punto che si può davvero
presupposto parlare di estensione (per anaffinchè la ticipazione) della liturgia della
veglia
pa- notte pasquale. L’eucaristia del
squale pos- giovedì santo, che ha come tema
sa assumere centrale l’istituzione del mistero
tutta la pie- eucaristico stesso e il gesto di
nezza
del Gesù che lava i piedi dei suoi disuo signifi- scepoli, visti sullo sfondo del tracato: la notte dimento e della agonia, è infatti
pasquale è il una celebrazione di per se stessa
passaggio dal orientata alla consumazione del
digiuno alla mistero pasquale ed è finalizzata
gioia, come ad introdurre i fedeli alla sua ceè stata il pas- lebrazione. Anche la celebraziosaggio, per ne non-eucaristica del venerdì
Cristo, dalla (liturgia della Parola, veneraziomorte alla vita. La catechesi del ne della croce e comunione) ha
triduo pasquale deve metterne come scopo di far penetrare più
in evidenza l’intima unità cul- profondamente nella meditaminante nella veglia. Il venerdì e zione e nella partecipazione del
il sabato dovrebbero essere, nella mistero pasquale e di preparare
Modena_102x132
12-11-2008
16:49 Pagina 1
misura del possibile, giorni
di di- alla veglia.
www.bsgsp.it
Le tue radici e il tuo futuro
sotto un buon segno.
L’Etica di che cosa?
• don Gabriele Semprebon*
C
ome italiani ci si può
trovare un po’ disorientati se si presta
attenzione al modo in
cui generalmente si affrontano
alcune questioni etiche. Considerando il pensiero mediocre (non
medio) degli italiani che popolano le televisioni, diventate ring
di accesi e violenti incontri senza
pietà, ci s’imbatte in un modo
comune nell’affrontare gli “scandali” del paese (non ultimo quello
del grande escluso al festival di
San Remo) invocando etica e morale, salendo sul pulpito fendendo l’aria con concetti quali: “chi
sbaglia deve pagare” o “dobbiamo
dare esempi positivi ai nostri figli”. Da una parte si veste i panni dei paladini della moralità e
dall’altra si vuole cancellare ogni
riferimento ai valori, soprattutto
quelli testimoniati dalla religione
e da quella cristiana la quale non
fa altro che riconoscere la persona stessa come fonte di valori. Si
cerca di oscurare anche il semplice buon senso, adducendo al
solito e scontato rispetto di tutti,
credendo che il rispetto sia quello di cancellare la fonte valoriale
dell’etica. Certo, proprio così perché questo è un vero controsenso,
un palese non senso: come si fa ad
invocare l’etica quando si cerca
di estirpare ogni fonte di valori?
Come si fa a pretendere giustizia
e verità quando si negano i presupposti perché giustizia e verità
possano essere vissute? Con quale
presunzione s’invoca una purezza
di gesti e di parole quando poi si
vuole togliere anche ogni piccolo
riferimento a valori e norme che
orientano l’uomo ad un autentico
agire umano? Quest’abusata laici-
tà del paese non può e non deve
essere il pretesto per cancellare
ogni valore, anche perché se si fa
questo mi chiedo con quale diritto
ci si scandalizzi per dichiarazioni
sull’uso di droga, favori sessuali
in cambio d’appalti, programmi
diseducativi o parolacce in tivù.
Se s’invoca l’etica occorre farlo
con coscienza, sapendo che cosa
significa; la formulazione dei giudizi etici si riferisce a dei valori e
il semplice uso della parola etica
scevra ad un rimando valoriale
non è altro che un suono senza contenuto, una pretesa senza
significato, un’ingerenza sulla
libertà altrui. Se si vuole invocare l’etica bisogna riferirsi a dei
valori, lavorando intensamente
perché questi siano riconosciuti e
vissuti da ogni uomo e… da ogni
italiano.
* In collaborazione con
il Centro di Bioetica ‘Moscati’
Le tue radici, il tuo futuro.
8
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Famiglia
Mons.
Lanfranchi
e suor Elena
Bosetti parlano a
320 tra genitori
e figli agli
esercizi spirituali
diocesani per le
famiglie
“Aiutate la Chiesa
a diventare famiglia!”
smante, grazie alla carica che
suor Elena ci ha dato, spendendosi con energia per noi
• Simona Leonelli e Gianni Borghi sposi spesso appesantiti dalla
quotidianità e bisognosi di
ritrovare una primavera delle
’ uno dei pochi ca- motivazioni che ci hanno fatsi in cui i dati della to incontrare, amare, sposare,
Questura coincido- credere.
no con quelli degli La lettura appassionata della
organizzatori! Trecentoven- parola fatta da suor Elena, il
tuno tra sposi, bimbi, ragaz- suo continuo riferimento alzi sono passati dagli esercizi la vita, ci ha “preso dentro”,
spirituali diocesani per le fa- mettendo le nostre famiglie
miglie alle Piane di Mocogno al centro della scena delle belsabato 20 e domenica 21 mar- lissime narrazioni bibliche,
zo.
dalla creazione di Ish e Isha,
Ma ancora più positivo è il alla storia di Abramo Isacco
fatto che di questi il 14 % era- e Giacobbe, fino a Giuseppe e
no famiglie che partecipavano Maria: il racconto di un Dio
per la prima volta (il cerchio che è grembo della nostra vi-
E i più piccoli…cosa ne pensano?
Anche i bambini sono stati protagonisti degli esercizi
D
E
si allarga!) e 156 erano figli, di
cui quasi 40 adolescenti, che si
sono messi a disposizione come animatori dei bambini più
piccoli!
Da tutta la diocesi sono state
38 le parrocchie rappresentate tra la bassa e la montagna,
passando per la città: un gran
bell’affresco per il nuovo vescovo Antonio Lanfranchi
che ha così incontrato gli sposi appena una settimana dopo
il suo ingresso a Modena.
E’ stata un’ esperienza entusia-
Il 13 e 14 marzo
gli esercizi spirituali
per fidanzati
N
ei giorni 13 e 14
marzo 2010 si è
tenuto, presso la
casa di spiritualità “Frate Leone” a Vignola,
il ritiro per fidanzati guidato
da don Giacomo Morandi e
Padre Matteo. La presenza di
numerose coppie, 25 in tutto
Relazione con Dio/Gesù, come l’adultera a cui Lui rivolge
parole, sguardi e gesti di rinascita; relazione tra gli Sposi
che nel loro incontro vedono
la strada in cui il Signore li
prende.
Mons. Lanfranchi ha ringraziato le famiglie per la loro
presenza che rende viva e vitale la nostra Chiesa, e ha chiesto loro di aiutarla a diventare
come una famiglia.
Suor Elena infine ci ha lasciato come genitori una sollecitazione: raccontarsi ai figli,
narrare loro la storia dell’incontro tra noi, dei momenti
luminosi o notturni della nostra strada, dell’incontro col
Signore come esperienza personale della sua paternità, per
continuare, in modo dialogico
e suscitando le loro domande,
ta, che ci lascia fare le nostre
strade così diverse, non le impedisce ma ci aspetta per un
incontro che ci cambia la vita.
Questo appuntamento ormai
ventennale è stato scandito da
tanti momenti che l’hanno arricchito. Il Santissimo è stato
esposto nella chiesetta delle
Piane per consentire agli sposi
un’adorazione continua, anche
se suor Elena ci ha ricordato
che l’ostensorio più bello è ciascuno di noi come Tempio di
Dio, come ricorda s. Paolo ai
Corinti.
La presenza di alcuni sacerdoti ha permesso le confessioni sia dei genitori che dei
ragazzi. Grazie a
don Alberto, padre
John e don Andrea,
corresponsabile
dell’Ufficio famiglia,
che si è fermato per
tutto il tempo con
noi. Erano presenti
alcune famiglie col
ministero del diaconato, che si sono
rese disponibili per
il servizio liturgico
e la preparazione dei
bimbi ai Sacramenti. Infine suor Elena,
che si è spesa senza
sosta in questi due
giorni, ha incontrato gli animatori per
un momento formativo specifico. C’è stato
quindi un percorso
spirituale anche per i
nostri figli, che è confluito nell’Eucaristia
presieduta da mons.
Lanfranchi. L’arcivescovo ha sottolineato
proprio questo incontro, che è il segno della
conversione,
perché
è nella relazione con
Gesù, non nell’adesione a dei precetti, che
si gioca la nostra fede.
provenienti da diverse zone
della diocesi, ci ha permesso
di vivere questi due giorni in
un clima di raccoglimento e
soprattutto di sperimentare
l’essere Chiesa e comunità con
uno stile familiare.
Noi giovani coppie presenti
siamo state invitate a riflettere su due aspetti fondamentali
dell’amore sponsale: amarci
come Cristo ci ama: ossia in
modo incondizionato e duraturo, facendo sì che nel matrimonio possiamo essere sempre
presenti per l’altro, qualunque
cosa accada. Don Giacomo ci
ha detto come “Amare sino
alla fine” (Gv 13,1) significhi
vivere un amore quotidiano,
fatto di gesti semplici e concreti, riconoscendo, con umil-
tà, il nostro bisogno di essere
amati e salvati. Amarci prendendoci cura dell’altro e affidandoci a lui: padre Matteo
ci ha spiegato come sia molto
importante prestare attenzione alle esigenze dell’altro, ai
suoi bisogni e affidarci a lui
esponendoci e consegnandoci senza remore o esitazioni.
Inoltre la testimonianza dei
urate gli esercizi spirituali per le famiglie abbiamo rivolto
alcune domande a Samuele (10 anni), uno dei piccoli
partecipanti
Samuele, è la prima volta che vieni agli esercizi diocesani per
le famiglie?
No, da quando sono nato tutti gli anni veniamo con la mamma, il
papà, i miei fratelli e mia sorella.
Che cosa fanno i bambini in questi due giorni?
I bimbi alle Piane possono giocare, divertirsi, fare amicizie nuove
nel tempo in cui i genitori sono agli incontri, però devono anche
rispettare le regole che danno gli animatori.
Quando state tutti insieme con la mamma e il papà?
Stiamo insieme nelle pause, a colazione, a pranzo, a cena, quando
ci laviamo, quando dormiamo e a messa.
E’ vero che è venuto anche il vescovo Antonio?
Sì, è vero, dall’aspetto è molto simpatico, ha un bel sorriso, non
è timido ed è anche molto gentile, perché quando gli abbiamo
battuto le mani ci ha ringraziato. Quando celebrava la messa era
felice e guardava molto più i bimbi che i genitori.
Quale ti è sembrato il momento più importante?
... Il momento più importante…ehm… in pratica tutto quanto,
perché io me le volevo godere bene Le Piane, perché ci sono solo
due giorni all’anno!
Cosa ti è piaciuto di più?
La cosa che mi è piaciuta di più di tutto è stata l’accoglienza che
ci fanno tutti gli anni Edo, la Franca, la Barbara, la Silvia e Marco
Mazzieri, che sono la famiglia che dirige l’albergo dove stiamo.
Il prossimo anno torni agli esercizi?
Ci torno eccome!!! Perché stacco dalla scuola, facciamo una piccola vacanza e perché lì ci sto proprio bene!
la narrazione delle opere del
Signore.
Il Signore ha benedetto questi due giorni! Lo ringraziamo
con tutto il cuore perché nella
nostra diocesi la storia delle
famiglie credenti va avanti e
matura.
Amarci come Cristo ci ama
coniugi Paolo e Francesca ci
ha permesso di riflettere su
come la preghiera, l’ascolto e
il dialogo siano fondamentali
per costruire la propria casa
sulla roccia. I temi affrontati,
la cura con cui siamo stati accuditi durante il nostro breve
soggiorno e la familiarità che
si è venuta a creare fra tutti
noi, hanno dato al ritiro una
luce e una profondità inaspettati, e hanno permesso a me
e al mio fidanzato Paolo di
tornare a casa più consapevoli
dell’amore di Cristo per noi, e
certi di voler corrispondere a
questo amore attraverso il nostro cammino insieme che affidiamo, senza esitazioni, nelle
Sue mani.
Silvia
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
9
Diocesi
Ricordando i martiri
Animazione missionaria: la testimonianza sui missionari uccisi
• Francesco Panigadi
S
ono passati trent’anni da
quel 24 marzo 1980 in
cui Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo
di El Salvador, veniva ucciso
mentre celebrava l’Eucaristia.
Molti, soprattutto i più giovani, non ricordano questo fatto e
forse non ne hanno nemmeno
sentito parlare! Per altri invece,
soprattutto in America Latina,
Romero è già santo anche se la
causa di beatificazione è ancora
in corso. Dal 1993, proprio in
corrispondenza del 24 marzo,
si è scelto di celebrare la Giornata di preghiera e digiuno in
memoria dei missionari martiri. A Modena abbiamo anticipato la veglia al 16 marzo per
farla corrispondere ad uno dei
martedì del vescovo di Quaresima (vd. articolo a pag. 19). È
stata una celebrazione intensa,
presieduta dal vescovo Antonio
e con la testimonianza di don
Emanuele Benatti direttore del
Centro Missionario di Reggio
Emilia. Particolarmente toccante il momento in cui sono
stati letti i nomi dei trentasette
martiri noti (di quanti altri non
abbiamo notizia?!) del 2009: mi
sorprende ogni anno il silenzio e
la compostezza dei giovani durante questa lettura. Ma perché
fare memoria dei martiri? Un
giovane nei giorni scorsi mi
diceva: “vengo mal volentieri
alle celebrazioni missiona-
rie perché si ricordano solo dei
morti!”. Come dargli torto? Non
è certo facile cogliere il senso del
martirio. Il vescovo, durante il
suo intervento alla veglia, ha
indicato la differenza tra celebrità, eroi e martiri: questi ultimi
donano la vita non per se stessi,
forse neppure per altri ma per
un ideale molto più grande. Il
termine martire dal greco significa proprio testimone. Anche
don Emanuele ha sottolineato
che non capita per caso di essere
ucciso per la fede e soprattutto
ha ricordato che esiste una via
quotidiana al martirio.
L’amore dei missionari martiri per i valori
evangelici di giustizia, pace, libertà, fratellanza, ci deve far
pensare alla nostra
vita, al nostro essere
cristiani, alla coerenza delle nostre
scelte.
Ri-
cordare i martiri deve quindi
stimolarci a vivere il Vangelo seriamente e integralmente dando
la nostra testimonianza nell’ambiente in cui viviamo e operiamo.
Ricordare i martiri diventa anche un calarci nella storia che
viviamo, prenderne coscienza,
scoprire e rendersi conto che
dietro ad ogni martire c’è la
scelta di condivisione con tutta una comunità che soffre ed
è perseguitata. Ci è di esempio
in questo la figura della martire
modenese Luisa Guidotti che non accettò di
lasciare la Rhodesia,
nel caos della guerra
civile, e scrisse: “La
grazia della persecuzione ci è data
perché impariamo
a diventare più figli
in Lui, più abbandonati nelle mani del
Padre che
ci è presente e ci accompagna,
anche se viviamo isolati nella
savana d’Africa fra spari e scoppi, tra feriti e morti, tra dottrine
comuniste e capitaliste-razziste
(…) Com’è bello servirlo continuamente negli altri e sapere
che ogni attimo si potrebbe
aprire la porta dell’eternità ed
essere per sempre come il figliol
prodigo nelle sue mani! ” .
Anche Romero era convinto
che la vita non appartenesse a se
stesso ma all’umanità e per questo disse: “La vera persecuzione
è stata indirizzata verso il popolo povero, che è oggi il corpo di
Cristo nella storia. Questi sono
coloro che completano nel loro
corpo quel che manca alla passione di Cristo. Ed è per questa
ragione che anche la Chiesa,
una volta che ha scelto di organizzarsi e di radunarsi nel nome
delle speranze e delle ansie dei
poveri, è andata incontro alla
stessa sorte di Gesù e dei poveri:
la persecuzione”.
Chiudo con le parole di Benedetto XVI: “Ricordare e pregare per questi nostri fratelli e
sorelle caduti mentre svolgevano il loro servizio missionario
è un dovere di gratitudine per
tutta la Chiesa e uno stimolo per ciascuno di noi a testimoniare in modo sempre più
coraggioso la nostra fede e la
nostra speranza in Colui che
sulla croce ha vinto per sempre
il potere dell’odio e della violenza con l’onnipotenza del suo
amore”.
Dialogo interreligoso
T
Suore e delle associazioni islamiche della città sono stati
ricevuti dal vescovo insieme
a don Sergio Casini, vicario
episcopale e a Luigi Cattani,
incaricato diocesano per i rapporti con l’Islam. L’incontro
è stato cordiale e mons. Lanfranchi ha espresso la chiara
volontà che il dialogo tra cattolici e musulmani continui e
si intensifichi. I rappresentanti
musulmani hanno anch’essi
espresso piena soddisfazione
per l’incontro. Successivamente il vescovo ha incontrato rav
Beniamino Goldstein e anche
questo dialogo si è svolto all’in-
segna della cordialità più sincera. Il rabbino ha presentato
la comunità modenese e si
è confrontato con il vescovo
sul tema dei giovani e delle
comuni radici nella Scrittura.
Entrambi hanno manifestato
il desiderio di vivere momenti di condivisione.
Vocazioni
Giovedì Santo in Seminario
A
nche quest’anno
invitiamo i ragazzi e le ragazze delle scuole
medie della nostra diocesi
(in particolare i chierichet-
ti) assieme ai catechisti e agli
animatori a passare una giornata in Seminario nell’ambito della Settimana Santa
per riflettere e prepararci alle
celebrazioni del Triduo che
ciascuno vivrà nella propria
parrocchia. Il programma di
giovedì 1° aprile, prevede alle
10 ritrovo e accoglienza, alle
10.30 la preghiera, inizio attività e lavori di gruppo; alle
Le intenzioni per aprile
G
enerale - Perchè ogni spinta al fondamentalismo e
all’estremismo sia contrastata dal costante rispetto, dalla tolleranza e dal dialogo fra tutti i credenti
Missionaria - Perchè i cristiani perseguitati a causa del
Vangelo, sostenuti dallo Spirito Santo, perseverino nella fedele testimonianza dell’Amore di Dio per l’intera umanità.
Vescovi - Perchè i giovani che sperimentano momenti di difficoltà trovino nella Resurrezione di Cristo il vero orizzonte della vita
umana e nella fede la bussola che indica loro la via da percorrere.
Per il Clero - Cuore di Gesù, rivesti i tuoi ministri di santità e di
carità perchè operino secondo il tuo Cuore.
Servizio biblico
Gli esercizi sull’Esodo
D
on Giacomo Morandi guiderà la due giorni di esercizi
spirituali su “Il cammino verso la libertà” – L’itinerario spirituale dell’Esodo, che si svolgeranno il 24 e 25
aprile prossimi all’Oasi Francescana di Serramazzoni.
L’inizio degli Esercizi è previsto per le ore 9.30 di sabato 25 aprile,
il termine per le ore 17.30 di domenica 26.
Chi intende partecipare deve telefonare all’Ufficio Servizio Biblico
(059-2133834) nei giorni di lunedì e mercoledì dalle 9.30 alle 12.00
oppure mandare una comunicazione all’indirizzo e-mail [email protected] (entro lunedì 19 aprile).
Pastorale giovanile
Giornata mondiale
della Gioventù
I
l 27 marzo si concluderà il cammino di Quaresima per i giovani della diocesi: a San Faustino si volgerà la celebrazione
diocesana della XXV Giornata Mondiale della Gioventù, di
cui ricorre quest’anno il 25° di istituzione. L’animazione della
serata, che ha per tema “Maestro buono cosa devo fare per ereditare
la vita eterna”, titolo del, messaggio del Papa, è affidata alle suore
Francescane Alcantarine di Assisi e sarà presente anche l’arcivescovo
mons. Lanfranchi. La serata si concluderà con un momento di festa
all’esterno della chiesa.
Consiglio pastorale diocesano
La prima assemblea
con mons. Lanfranchi
Mons. Lanfranchi
incontra imam e rabbino
ra gli incontri
nell’agenda
di
mons. Lanfranchi,
due significativi si
sono svolti nei giorni scorsi:
quello con i rappresentanti
della comunità musulmana
modenese. I rappresentanti della moschea di Via delle
Apostolato della Preghiera
12.30 pranzo al sacco, seguito da giochi e tornei; alle
15.30 riflessione e preghiera
conclusiva.
Occorre portare pranzo al
sacco e scarpe da ginnastica.
D
omenica 11 aprile si svolgerà la seduta del Consiglio
Pastorale Diocesano, alle ore 15.30 al Centro Famiglia
di Nazareth. L’ordine del giorno è ricco di contenuti:
Il primo punto prevede la riflessione, insieme a mons.
Lanfranchi sul compito del Consiglio Pastorale nella vita della diocesi, con il dibattito su attese, aspettative e proposte dei consiglieri.
Seguirà una prima riflessione sulle proposte per il programma pastorale del prossimo anno. Il tema potrebbe essere quello proposto dalla
CEI per il decennio: emergenza educazione (Per giugno dovrebbe
uscire il testo dei vescovi): come affrontarlo? Prevedere una scansione triennale?
L’Agenda della Diocesi
Martedì 30 marzo
Ore 14.15 in S. Agostino
Messa del Vescovo con gli studenti
Mercoledì 31 marzo
Ore 18 in Cattedrale
Messa Crismale
Giovedì 1 aprile
Ore 10 in Seminario
Incontro per ragazzi e ragazze delle medie
10
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Primo Piano
Lotta alle
infiltrazioni mafiose
in edilizia: gli
ingegneri modenesi
aderiscono a Libera
L
• mariapia cavani
’ordine degli ingegneri è il primo ordine
professionale ad aderire a Libera: che non
significa, come ha sottolineato
la responsabile dell’associazione
Enza Rando semplicemente la
firma su un foglio, ma l’adesione concreta ad una serie di principi etici che
l’associazione, fondata
da don Luigi Ciotti nel
1995 per sollecitare la
società civile a combattere contro le mafie.
L’adesione è giunta al
termine del convegno
organizzato lo scorso
martedì 16 dall’ordine
degli Ingegneri di Modena sul tema “Costruzioni, appalti e mafia:il
ruolo del professionista
nel contrasto alle infiltrazioni mafiose”. Di
grande spessore gli ospiti che
hanno partecipato: il procuratore della Repubblica di Modena Vito Zincani, i giornalisti
Nino Amadore, de Il sole 24
ore, Cesare Giuzzi, del Corriere della Sera e Davide Milosa, de Il fatto quotidiano; sono
intervenuti inoltre, Vincenzo
Pasculli, esperto in verifiche amministrative di amministrazioni
pubbliche, Tiziano Borghi, capo
area vigilanza della Direzione
Provinciale del Lavoro di Modena, Leo Di Federico, coordinatore dell’area sicurezza Spsal,
Servizio di prevenzione e sicurezza per gli ambienti di lavoro,
per l’azienda Usl di Modena;
Daniela Pedrini, responsabile
della direzione tecnica del policlinico S. Orsola Malpighi e
presidente nazionale della Siais,
Società italiana dell’architettura
e dell’ingegneria per la sanità;
ha concluso i lavori Enza Ran-
La giornata
modenese in
ricordo delle
vittime della
mafia, tanti
giovani in
corteo per non
dimenticare
I
• Valentina Lanzilli
n un momento in cui infiltrazioni mafiose, arresti
ed estorsioni la stanno
facendo da padrone nella cronaca modenese, la XV
edizione della “Giornata della
I professionisti, primo baluardo
per difendere la legalità
do, dell’Ufficio di presidenza di
Libera.
Non sembri superfluo questo
elenco di nomi e cariche: a più
voci e secondo diversi parametri è stato infatti ribadito che il
ruolo del professionista è fondamentale per contrastare le
ra in nero e ha una rete logistica
perfetta a disposizione, neutralizza le agenzie di controllo.
L’apparente vantaggio è quello
di avere lavori fatti bene, in fretta e a prezzi competitivi, ma la
conseguenza è l’asservimento
delle imprese. A Modena i se-
operazioni di infiltrazione e riciclaggio sul territorio.
“L’attività edilizia – ha precisato
il dott. Zincani – è una di quelle
a maggior rischio di infiltrazioni, perciò è necessaria la vigilanza dei professionisti. Il settore è
debole al momento perché tecnicamente maturo, il mercato si
conquista col prezzo più basso e
ogni manufatto è un prototipo
da realizzare in loco. L’edilizia si
regge oggi sull’esternalizzazione,
per questo il costruttore attendibile tende a scomparire, mentre
si formano miriadi di società
con capitali minimi, con i capitali delle finanziarie. Quando il
competitor in un appalto è il
crimine, ha finanziamenti illimitati a costo zero, spesso anche a
segno negativo: se serve riciclare
un milione di Euro, anche perdere il 20% è accettabile. Inoltre
non ha alcun problema di presenza sindacale: usa manodope-
gnali in questa direzione vedono
l’intervento su piccole imprese
di corregionali”,
Il procuratore ha inoltre sottolineato il lavoro dell’Osservatorio
sugli appalti e la necessità della
creazione di una rete, per monitorare il territorio e non attendere il manifestarsi di episodi
palesi, come incendi ed attentati.
“Il ruolo del professionista – ha
precisato il procuratore - e degli
enti associati di categoria, con
l’adesione al protocollo, è nel
rispetto degli obblighi che ne
conseguono. Il professionista
inoltre può, in sede contrattuale,
inserire una clausola di recesso
in caso di sospetti di illegalità
delle imprese”.
I giornalisti intervenuti successivamente hanno mostrato,
ciascuno per le proprie competenze ed area d provenienza,
che esiste una “zona grigia” di
professionisti che sono stati –
o sono tuttora – complici degli
illeciti. Amadore, per quanto
riguarda Palermo, ha evidenziato come la mafia ha bisogno di
professionisti, dalle costruzioni
alla finanza, che l’aiutino nel
commettere reati, a raggiungere
per via breve quello che la legge
farebbe ottenere con un
percorso più lungo. “Gli
ordini hanno una forza
che va difesa, possono
essere il primo baluardo nella difesa della legalità, e non strumenti
di intermediazione. Un
esempio? La scelta di
Confindustria siciliana
di escludere chi paga il
pizzo”.
Cesare Giuzzi e Davide
Milosa hanno raccontato in che modo la
‘ndrangheta si è innestata nel tessuto economico e produttivo
della Lombardia.
Si tratta di una
presenza antica
e ben radicata,
in particolare in
alcuni comuni,
dove il controllo
del territorio si
realizza anche
attraverso strumenti
brutali.
Hanno fornito
numerosi dati su
questa presenza,
partita dal settore
movimento terra,
chiedendosi come mai nessun
imprenditore
locale abbia mai
investito in un settore che si presenta così redditizio e intanto le
imprese della ‘ndrangheta hanno
lavorato anche nei cantieri della
Tav senza poterlo fare. E non
si sa con quali materiali hanno
fatto la massicciata. A Milano
nessuna levata di scudi, anzi il
prefetto ha negato la presenza
della mafia in città.
E per la prima volta – ha precisato Milosa – la ‘ndrangheta
usa qui l’economia legale per
finanziare i propri traffici, legati
a droga, protezione dei latitanti, creazione di basi logistiche, e
non solo per ripulire il proprio
denaro.
Vincenzo Pasculli ha presentato
la struttura ed il funzionamento
dell’Osservatorio sugli appalti
(vedi Nostro Tempo 45/2009)
attivo nel Comune di Modena,
auspicandone un allargamento della condivisione anche agli
ordini professionali, ingegneri
in testa, per mettere in rete le
conoscenze egli strumenti che
servono a conoscere la situazione e ad intervenire per far rispet-
in allarme. Serve riscrivere la
mission dell’Osservatorio, permettendo le indagini anche sui
subappalti”.
Una nota dolente è emersa
dal’intervento di Tiziano Borghi, della DPL, che ha ricordato
come negli anni scorsi, quando
dalle indagini emergevano domande sulla presenza di aziende soltanto campane o siciliane
in certe zone, fu detto loro di
concentrare le ricerche solo sul
lavoro nero.
Gli strumenti legislativi a disposizione già ora sono stati presentati dai due tecnici presenti,
con la sottolineatura il comportamento individuale è determinante per il controllo di queste
dinamiche.
Enza Rando ha concluso il convegno sottolineando l’adesione
dell’ordine modenese a Libera,
evidenziando la necessità di mo-
tare le regole. “A Modena non
c’è la collusione politica con la
mafia, ma si vedono segnali, ad
esempio nelle evoluzioni delle società, che devono mettere
menti di condivisione del sapere
e dell’attenzione, perché le mafie
hanno terreno fertile là dove i
cittadini ed i professionisti sono
indifferenti.
Le loro idee,
le nostre gambe
Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime della mafia”
assume un significato ancora
più profondo. Un significato
forte, perché sono proprio cultura e conoscenza le prime armi
da usare contro una realtà, quella mafiosa, che si sta radicando
sul nostro territorio. In concomitanza con la manifestazione
nazionale che quest’anno si è
svolta a Milano, anche Modena
domenica scorsa ha voluto dedicare una giornata ai temi della
legalità e della cittadinanza attiva. Una giornata, organizzata
da Libera ed Animatamente, a cui hanno risposto più di
duecento persone, la maggior
parte delle quali molto giovani, che si sono ritrovate presso
la Polivalente ’87 Gino Pini a
Modena per ricordare tutte, ma
proprio tutte, le vittime delle
violenze mafiose, anche quelle
di cui non siamo ancora riusciti
a conoscere il nome. Oltre 900
i nomi scanditi durante il corteo silenzioso che ha percorso
le vie della Circoscrizione 3, via
Carlo Alberto Dalla Chiesa,
via Pio La Torre, via Giovanni
Falcone; “nomi che dovrebbero risuonare nelle nostre
coscienze tutto l’anno” come
ha sottolineato Fabio Poggi,
Assessore alle Politiche Giovanili. La fiaccolata si è poi diretta verso la stele in memoria
delle vittime della mafia, eretta
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
11
Primo Piano
La memoria giovane
Alcune testimonianze lette domenica 21 marzo a Modena dai ragazzi che hanno partecipato,
sabato 20 a Milano, alla Giornata della Memoria e dell’Impegno contro le mafie
P
er noi è stata la prima Giornata della memoria e dell’impegno quindi,essendo abituati ad una realtà piccola come
quella di Modena,è stato sorprendente essere circondati
da così tante persone provenienti da tutta Italia e tutte unite dalla stessa speranza. Siamo rimasti sbalorditi quando,durante
la marcia,abbiamo visto che camminava con noi anche una classe
scolastica di bambini di una cittadina di Palermo che con striscione e bellissimi slogan gridavano loro stessi la voglia di giustizia. Abbiamo avuto l’occasione di rincontrare i volti e le idee delle
persone che hanno accompagnato noi giovani di Magreta nella
stupenda avventura del campo di lavoro di libera a Castel Volturno di quest’estate e di respirare quindi di nuovo quell’atmosfera
di legalità e di impegno che hanno tanto provocato i nostri cuori.
Cecilia Bonini
9
00
nomi,
900
morti
e
900
rinascite.
Immagino qualcuno che punta la sveglia per arrivare in
tempo al lavoro, qualche mano che si stringe, qualcuno che
appoggia la cartellina del lavoro sul tavolo, altri che osservano le ultime notizie sul giornale. Come mi posso immaginare
quei nomi che scorrono a intermittenza su un microfono un po’
distante. Non è un elenco che echeggia su piazza Duomo, ogni nome è forse il titolo di una storia. Da numeri diventano volti e gesti.
Renata, Paolo, Francesca, Giuseppe. E tutti gli altri. Tutti diventano una responsabilità, tutti creano dei piccoli vuoti dentro di noi.
Sento che ho bisogno di ridare destino a quei nomi, di ascoltare
la loro armonia interrotta, di farli parlare ancora. Su quest’Italia
che si deve forzare ad accogliere questi nomi, a renderli catalizzatori di memoria, e farli diventare dei segni per tracciare delle
strade diverse, che siano in grado di comprendere dalle loro vite.
arto dalla marcia nelle strade di Milano, una ragaz- In quei nomi c’è un’eleganza che non ci permette di essere distratti,
zina che camminava con uno striscione ieri ha det- una bellezza che ripudia la brutalità e la spavalderia della cultuto “è un po’ come se fosse nostra la città oggi”. Questa ra mafiosa, una leggerezza che rifiuta il martirio. Non cercavano
frase mi ha fatto riflettere, davanti allo sciame co- la morte quei cittadini, hanno fatto semplicemente il loro dovere,
lorato e cantante di persone che si allungava per le vie non hanno denunciato, hanno parlato oppure casualmente si sono tropotevo non concordare con quell’affermazione; però poi ho pen- vati sulla stessa traiettoria di un proiettile. Hanno perso in un attisato che la città è sempre nostra, Modena è sempre un po’ mia. mo il diritto alla vita, così come in un attimo io sento pronunciare
I grandi eventi servono perché “fanno rumore”, ti danno carica e ti il loro nome nell’aria milanese. (…) Tocca a noi dare un senso a
fanno sentire di essere parte di un movimento più grande. Anche questa violenza, ma anche a quella pienezza di una vita che è vissuproprio a livello fisico, durante la marcia e in piazza ad ascoltare le ta. Ripartire da questo percorso interrotto, ricucire con un filo rosso
testimonianze, quando stai li in mezzo alla folla senti più caldo. Cre- le nostre traiettorie, questo è l’impegno a cui siamo chiamati. Non
do però che non ci si possa fermare alle grandi manifestazioni, ma importa se pensiamo di non farcela, noi ce lo dobbiamo imporre,
sia necessario un impegno continuo durante il resto dell’anno, per- con una disciplina terribile, che farà male, deluderà, ci farà anche
chè “Modena è sempre un po’ nostra”. Un altro momento sul quale paura. Impegnarsi vuol dire rischiare anche la propria serenità. (…)
vorrei dire due parole, è senz’altro la lettura dei nomi delle vittime.
Laura Spaggiari
Enzo Bianchi dice che “le nostre orecchie sono sempre aperte, anche se sembrano passive (perchè non mordono, non afferrano..) è
impossibile non sentire. Certo possiamo tendere l’orecchio o fare i
sordi, ma non possiamo impedire al suono di raggiungerci”. Ebbene, li in piedi in piazza Duomo la mia tentazione sarebbe quella di
‘fare i sordi’. Perchè l’ascolto di quell’elenco interminabile è davvero
difficile. E’ davvero difficile, e credo che il brusio, il chiacchierio che
si sentiva fosse una forma di protezione, un tentativo di “chiudere
le orecchie”... Ma quel “rumore”, il rumore della lettura delle vittime innocenti non può essere eliminato parlandoci sopra più forte.
(…) L’ultima cosa che voglio raccontarvi è proprio questo processo
di “recuperare l’umanità”, che nella giornata si è realizzato con l’incontro delle tante persone che abbiamo conosciuto in questi anni di
cammino. (…)
Enrica Benincasa
P
l’anno scorso dall’amministrazione comunale; proprio qui,
il sindaco di Modena Giorgio
Pighi ha portato i suoi saluti
ricordando l’importanza di
perseguire la legalità in tutti
gli ambiti, rimanendo sempre
vigili ed attenti rispetto alla
realtà che ci circonda. All’incontro tanta gente, soprattutto
tanti giovani provenienti anche
dal mondo associativo cattolico (Agesci e Ac, ma anche
tanti gruppi parrocchiali e alcuni sacerdoti) ha partecipato
anche Ninetta Burgio, madre
di Pierantonio Sandri, ucciso
a Niscemi, in Sicilia, per avere
visto qualcosa che non doveva
vedere; il suo corpo è stato ritrovato dopo quattordici anni,
grazie alle dichiarazioni di un
pentito, che è stato anche uno
degli assassini di Pierantonio.
Ora, finalmente, Ninetta avrà
un luogo dove poter andare a
trovare suo figlio, strappato alla
vita a soli 19 anni. Tra gli interventi significativi anche quello
di Enza Rando, dell’Ufficio
Presidenza Nazionale di Libera, che ha ricordato che oggi “la
T
amburi, cori, striscioni, cartelli…
È stato impressionante e una bella sorpresa vedere
tanta gente e soprattutto tanti ragazzi insieme e che
con noi condividono idee e stati d’animo, camminare
insieme fino a piazza Duomo e poi l’emozione e la difficoltà di
ascoltare quella lunga lista di nomi.
Ancora una volta questi grandi eventi e bei momenti ci danno
la consapevolezza di non essere da soli e neanche in pochi, la
motivazione e la voglia di tenere alta l’attenzione su quello che
succede intorno a noi e sentirci protagonisti responsabili della
vita del nostro territorio.
Speriamo che la carica che ci portiamo a casa da questi giorni
non si esaurisca lentamente o si limiti a pochi periodi dell’anno
ma possa trovare ogni giorno stimoli nuovi e che la rabbia che
nasce dal vedere certe situazioni o dall’assistere a certi gravi
avvenimenti non sia motivo di disimpegno ma energia nuova e
sempre maggiore.
Elena Franchi e Giovanni Macchitelli
A
bbiamo celebrato la Giornata Nazionale per la memoria e l’impegno per le vittime di mafia ma abbiamo anche parlato di lavoro. Perché la mafia è anche
lavoro, si prende anche il lavoro.
Noi però vogliamo pensare al lavoro come tempo per costruire
la propria vita, dare significato, lavoro come fare che abbraccia
l’essere, non lo stritola. Lavoro che è parte dell’uomo e non lavoro che fa delle mani, della fatica, del tempo, della dignità, un
proprio possesso. Perché per possedere il lavoro, la produzione
si deve possedere l’uomo. Allora, quando la mafia decide di
produrre, i primi a farne le spese sono i più fragili, quelli che
possiedono poco più della speranza. Sono i migranti che non
possono contrattare, i migranti che al mercato si devono vendere. Così c’è Omar che lavora 240 ore al mercato di Milano
ma gliene pagano 100.
La mafia non vuole costruire ma produrre e se per la prima
cosa ci vuole il sudore per la seconda ci vuole il sangue. La
mafia così non costruisce sicurezza, niente caschetti, niente
pause, niente uomo. L’uomo non c’è più. L’uomo muore di
morte bianca tutt’altro che bianca perché è sporca, è lurida
di responsabilità. E la mafia non paga, non paga neanche le
tasse, tocca pagarle allora ai dipendenti, a chi non vuole fare
il furbo, e nemmeno può farlo. (…)
Laura Miatton
mafia non fa più rumore, ma fa
ancora più male”. Ha concluso
la giornata il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino che
ha parlato di una città umiliata
dalle cosche, che adesso però
vuole rialzarsi, anche grazie ai
progetti che stanno nascendo
sui terreni confiscati alle mafie. Un incontro sentito, profondo e partecipato, per dire
e ricordare a tutti che “le loro
idee camminano sulle nostre
gambe”, come era impresso
sullo striscione che ha aperto
il corteo.
12
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
dalla Città
Un servizio in più
per le madri in difficoltà
Inaugurato un nuovo ascensore nel centro Agape di Mamma Nina
• Luca beltrami
I
l centro Agape di Mamma Nina aumenta i suoi
servizi, per migliorare
l’accoglienza delle ospiti
ed ampliare il potenziale di
ricettività. E’ stato inaugurato
venerdì 19 marzo presso la sede di Modena in via Alassio un
ascensore che servirà i quattro
piani della casa, per venire così incontro alle esigenze delle
persone portatrici di handicap,
donne in dolce attesa oppure
ancora ospiti che hanno subito un evento infortunistico.
Grazie anche ad un generoso
contributo della Fondazione
Cassa di Risparmio dei Modena, l’intervento ha permesso di rafforzare la sicurezza
dell’intero edificio, rendendo
più accessibili i diversi livelli.
Il centro Agape di Mamma
Nina è una casa di accoglienza
per giovani donne e mamme
in difficoltà, nata a Modena
nel giugno 2006 con l’obietti-
vo di proseguire l’opera iniziata
da Marianna Saltini, meglio conosciuta come “Mamma Nina”,
nell’accoglienza a donne sole
ed in situazioni di forte disagio. “La nostra volontà – spiega
Rossella Piana, direttrice della
sede di Modena e coordinatrice
dei centri di Carpi e Modena
– è quella di ricreare un clima
familiare, sostenere la genitorialità e aiutare le ragazze che
arrivano da noi nel loro percorso
di donne e di giovani madri. Il
nostro ruolo è quello di aiutare
le ragazze ad accedere ai servizi
offerti sul territorio, cercare di
essere presenti, ma con l’obiettivo finale di renderle il più possibile autonome. Soprattutto
nelle prime fasi, al momento
dell’ingresso, l’esperienza vissuta
è molto intensa, perché si cerca
di creare da subito una relazione con ognuna, fornire il calore
umano di cui necessitano visto il
momento che vivono, anche se
talvolta è molto difficile, come
San Giovanni Evangelista
Il mistero
di San Francesco
L
o scorso 20 marzo i
giovani della parrocchia di San Giovanni
Evangelista in Modena, dai quattordicenni fino
ai più grandi, oltre 23 anni,
hanno portato in scena il recital “Il mistero San Francesco”
diretto da Patrizia Comitardi.
Lo spettacolo si inseriva nella
“Festa della famiglia” che, come è tradizione della parrocchia, ha avuto il suo epilogo
con la celebrazione eucaristica
della domenica e il pranzo offerto alle coppie che festeggiano quest’anno il 25°, 50° e 60°
anniversario di matrimonio.
I ragazzi hanno curato tutti gli
aspetti dello spettacolo: alcuni erano impegnati a recitare,
altri a curarsi dell’audio, delle
luci e della fotografia: tutti
hanno dato il meglio di sé e
sono stati più volte interrotti
dagli applausi. Lo spettacolo, realizzato per un pubblico
di bambini e adulti, ha alternato scene serie e divertenti,
non è sempre facile la coabitazione tra le ragazze, che provengono da culture distanti e a volte
in conflitto tra loro. Attualmente – continua la direttrice della
sede di Modena – la casa di via
Alassio ospita 8 donne e 9 bambini, persone che vengono preselezionate dai servizi sociali del
Comune di Modena e che noi
cerchiamo di accogliere nel miglior modo possibile. Per me e
per le altre persone che lavorano
presso i centri Agape di Mamma Nina è fondamentale diventare un punto di riferimento per
le donne che ospitiamo, tanto
che per noi è motivo di grande soddisfazione quando
qualcuna che è già uscita dal
centro torna da noi per ringraziarci o semplicemente
per un saluto”.
In occasione dell’inaugurazione,
il
vicario
dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola monsignor
Paolo Losavio ha celebrato
della Via Crucis di Frassinoro
iezione di immagini della Via
Crucis vivente di Frassinoro
2009. Le fotografie, scattate
da Guido Roli, sono sottolineate dalla recitazione a più
voci di meditazioni del poeta
Mario Luzi. Regia di Luigi
Gozzi.
Ingresso libero.
Programma della Settimana Santa
Servizio Liturgico
della Cappella Musicale
del Duomo
D
urante la Settimana
Santa la Cappella
Musicale del Duomo accompagna i solenni
momenti della Passione,
Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, con un ricco calendario di eventi in Cattedrale:
domenica 28 marzo alle ore
10.40 S. Messa Solenne con
la Schola Polifonica; mercoledì 31 marzo alle ore 18
S. Messa Crismale con la
Schola Gregoriana; giovedì
1 aprile alle ore 18 S.Messa
“In coena Domini” con la
Schola Polifonica; venerdì 2
aprile alle ore 18 celebrazio-
• G.v.
M
odena innovativa con le 162 idee presentate in occasione di Intraprendere, il concorso che incentiva e sostiene la nascita e la crescita di imprese innovative nel
nostro territorio. Giunto alla quinta edizione, il concorso realizzato da Provincia di Modena con ProMo, Modena Formazione
e Democenter-Sipe, in collaborazione con Università di Modena
e Reggio Emilia, comuni della provincia, Regione Emilia-Romagna e associazioni imprenditoriali, ha raccolto l’adesione di 108
aspiranti imprenditori e 54 neo-imprese.
I partecipanti hanno il compito di elaborare il business plan del
loro progetto nel corso della fase operativa che terminerà a fine
ottobre, supportati da seminari e assistenza gratuita personalizzata. In palio ci sono 18 diversi premi per un totale di 77 mila
euro, destinati alle migliori idee imprenditoriali e ai servizi per
sostenere la creazione e lo sviluppo di nuove attività, con particolare attenzione per i progetti dal maggior contenuto innovativo e
a base tecnologica.
Per info: www.intraprendere.modena.it. ProMo tel. 059 848811.
Prepararsi alla Pasqua
Magnificat: immagini
unedì 29 marzo alle ore 21, presso la
Chiesa della Beata
Vergine delle Grazie in via Sant’Agostino 40, la
Compagnia Teatrale Gli Aggregati e l’Associazione Culturale Fotografica Arcobaleno
presentano “Magnificat”, pro-
162 idee
innovative per Modena
Centro Volontari della Sofferenza
Proiezione il 29 marzo alla chiesa
della Beata Vergine delle Grazie
L
cercando di far incontrare il
pubblico con le domande che
scaturiscono dalla vita del santo
di Assisi e suggerendo, pur nella
semplicità dei testi, un’immagine di santità alla portata di tutti
coloro che prendono sul serio il
Vangelo e se ne lasciano orientare.
La regista Patrizia Comitardi,
ai saluti finali, ha ringraziato il
parroco don Dino Zanasi per la
fiducia nell’incarico affidatole
e ha evidenziato l’impegno, la
determinazione, e le capacità rivelate dai ragazzi in questa nuova esperienza. I ringraziamenti
sono andati alla Circoscrizione
2 che ha creduto nell’iniziativa
patrocinandola, con l’obiettivo
di potere, in futuro, rappresentare lo spettacolo anche in altre
realtà modenesi. Don Dino ha
concluso la serata apprezzando
le capacità e l’impegno profuso
dai ragazzi nei diversi incontri
preparatori, ricordando che i testi nascevano dalla collaborazione tra i giovani e la regista.
una messa a cui hanno partecipato le ragazze ospiti del centro,
con i loro bambini, insieme alle
responsabili del centro e ad altri
educatori e volontari, dopo di
che si è proceduto c o n
l’inaugurazione
vera e propria
del
nuovo
ascensore.
Torna il concorso Intraprendere
ne “In passione Domini” con
la Schola Gregoriana; sabato
3 aprile alle ore 22 solenne
veglia con S.Messa “In Resurrectione Domini”, con la
S.Polifonica. Infine, il 4 aprile
in occasione della domenica
di Pasqua: alle ore 11 S.Messa
Solenne “Missa Pontificalis
Prima”; alle ore 17 Preludio
Organistico; alle ore 17.15
Secondi Vespri Capitolari con
la Schola Gregoriana; alle ore
18 S. Messa Solenne “Missa Pontificalis Secunda”. Per
info: ufficiostampa.cmdm@
gmail.com, www.duomodimodena.it/cappellamusicale.
C
ontinua il cammino di preparazione alla celebrazione della Santa Pasqua proposto dal Centro Volontari della Sofferenza di Modena. Domenica 28 marzo con inizio alle
15, presso la Casa delle suore Ancelle Missionarie di S.Damaso
in stradello Massa 61 (laterale di via Scartazza), adorazione al
SS.Sacramento e Santa Messa. I momento di spiritualità sono
guidati dall’assistente dell’associazione don Ilario Cappi.
In Duomo sabato 27 marzo
Concerto di Pasqua
S
abato 27 marzo, alle ore 21
in Duomo, la Schola Juvenes Cantores della Cappella
Musicale del Duomo di Modena
propone una Sacra Rappresentazione sulla Passione di Cristo, il
cui centro e cuore sarà l’esecuzione del Miserere di Gregorio Allegri accompagnata da I Musici
di Parma e diretta dal Maestro
Daniele Bononcini.
L’iniziativa, sotto il Patrocinio di
Comune e Provincia di Modena,
Ufficio Scolastico Provinciale,
è realizzata grazie al contributo
della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, de Gli Amici
del Duomo e de I Musei del Duomo. Ingresso libero e gratuito.
Per info: [email protected], www.duomodimodena.it/cappellamusicale.
I lavori proseguiranno sino a gennaio 2011
Ghirlandina,
rush finale per il restauro
M
artedì 22 marzo sono iniziati i lavori di
restauro della torre
Ghirlandina, da quota sessanta
metri sino a terra. Si tratta del
secondo stralcio dell’intervento
previsto, iniziato dalla guglia,
che sarà realizzato dai tecnici
e dalle maestranze della ditta
Guerrino Pivato. Il restauro
riguarda le pareti esterne, per
una superficie complessiva di
2.650 metri quadrati, composte da 17 tipi diversi di pietre.
L’intervento prevede anche
la pulizia ed il restauro di 20
statue di grosse dimensioni collocate agli angoli della
torre, e 138 statue di piccole
dimensioni. La fine dei lavori
è prevista per la metà di gennaio 2011.
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
13
dalla Pianura
Biennale Roncaglia,
l’arte protagonista a San Felice
Tradizionale appuntamento con la Biennale d’arte dedicata allo scultore Aldo Roncaglia, giunta alla 31^ edizione
e dedicata quest’anno al tema “Il respiro dell’altro io”
• luca beltrami
L
a Rocca Estense e
la trecentesca Torre
Borgo saranno lo
scenario della 31^
edizione della biennale d’arte
Aldo Roncaglia, in programma da domenica 21 marzo
a domenica 18 aprile a San
Felice sul Panaro. L’edizione
di quest’anno si apre con il
tema “Il respiro dell’altro io”,
proposto dalla direttrice Carla
Molinari, sviluppato dagli artisti più affermati come Mimmo Paladino, Nicola Samorì e
Ugo Riva, e dagli emergenti
Lemeh42, Luca Lanzi, Ulrike Turin, Philippe Garel ed
Ettore Frani, che offriranno
agli occhi dei visitatori le loro
opere, installazioni, sculture e dipinti sui complessi temi dell’io e
dell’identità, dando la loro visione dell’immaginario contemporaneo.
Gli spazi espositivi
di Torre Borgo
saranno invece riservati ad una monografia sull’opera
grafica di Georges
Rouault, una retrospettiva storicocritica sul grande
incisore del novecento, che affiancherà la ricerca
contemporanea sul tema dell’io.
All’interno della manifestazione,
è stata inoltre bandita la seconda
edizione del concorso riservato
ad artisti Under 25, dal tema
“L’uomo – i cambiamenti”, un
premio che, dopo il successo
della prima edizione, conferma
la sua importanza nel panorama
dell’arte giovanile italiana. Co-
me già accaduto lo scorso anno,
il premio vedrà la partecipazione di diversi artisti provenienti
dal mondo delle accademie e
degli istituti d’arte italiani, e
avrà come esito la presentazione degli artisti selezionati nella
pinacoteca di San Felice sul Pa-
Nel nome di Benedetto per chiudere
il sepolcro di Geminiano
Seguendo una tradizione che si ripete dagli anni ‘80, un gruppo di volontari
di Nonantola ha chiuso la tomba di San Geminiano, alla presenza di
monsignor Rino Annovi, parroco del Duomo
• l.b.
U
n rito che si ripete dai primi
anni ottanta, una
tradizione portata avanti da un gruppo di
nonantolani che si è messo
a disposizione
per occuparsi
delle diverse
attività logistiche legate
all’Arcidiocesi
di
ModenaNonantola.
Nel pomeriggio di venerdì
19 marzo il
gruppo di San
Benedetto si è
ritrovato nella
cripta del Duomo di Modena
per chiudere
e sigillare la
tomba del Santo Patrono Geminiano, come avviene ormai da oltre
una trentina di anni.
Nato a metà anni settanta, quando alla guida delle Chiesa modenese c’era
monsignor Giuseppe Amici, il gruppo è formato da
una quindicina di uomini,
sei dei quali presenti venerdì
scorso, tutti pensionati che
hanno deciso di dedicare tempo ed energie a questo tipo di
volontariato. Non solo l’apertura e la chiusura del sepolcro
di San Geminiano, ma anche
il rinfresco dopo le cerimonie
d’ingresso del nuovo arcivescovo, monsignor Antonio
Lanfranchi, sia nella cattedrale di Modena, sia nell’abbazia
di Nonantola, sono state curate dal gruppo di Nonantola.
La scelta di rifarsi alla figura
di San Benedetto deriva dal-
la regola del Santo di Norcia,
quel motto, “ora et labora”,
che il gruppo si propone di
seguire in ogni sua attività.
Il rito di chiusura ha seguito
la formula classica, consolidata negli anni, con prima un
momento di preghiera guidato da monsignor Rino Annovi, in seguito
la procedura
di chiusura
della tomba
del Santo,
l’applicazione dei sigilli
e dei vetri
protettivi
che custodiscono il
sepolcro:
“I vetri di
protezione
si sono resi necessari
per evitare
che i fedeli
inserissero le offerte all’interno della
tomba – spiegano Arnaldo
e Mauro Zoboli, due tra i
fondatori del gruppo di San
Benedetto – e sono stati fatti
dalla storica di vetreria Marisaldi, vera e propria istituzione a Modena”.
naro durante la 31^ Biennale e
un’esposizione nelle sale della
Rocca Estense, il prossimo anno, riservata ai tre
vincitori.
La Biennale, che è
stata inaugurata domenica 21 marzo,
rispetterà i seguenti
orari di apertura al
pubblico: venerdì
dalle 10 alle 12.30
e dalle 17 alle 19.30,
sabato e domenica
dalle 10 alle 19.30,
mentre lunedì 5 aprile ci sarà
un’apertura straordinaria dalle
10 alle 19.30. Sono inoltre previste anche due visite guidate,
giovedì 25 marzo alle ore 21
nelle sale della Rocca Estense, mentre giovedì 8 aprile alle
ore 21 è in calendario la visita
Bomporto
all’esposizione dedicata a Georges Rouault presso la Torre
Borgo. Oltre al contributo di
San Felice 1893 Banca Popolare, dell’assessorato alla Cultura
del Comune di San Felice ed
il patrocinio della Provincia di
Modena, la Biennale ha potuto
usufruire della collaborazione
delle gallerie d’arte bolognesi
“L’Ariete arte contemporanea”,
la galleria Forni e la galleria milanese “Bellinzona”.
Tra gli eventi collegati alla
Biennale d’arte Aldo Roncaglia,
una mostra di stampe originali
che verrà inaugurata sabato 27
marzo alle 17.30 presso la galleria “Arte su carte” di via Fratelli Rosselli a Modena, sempre
a tema “Il respiro del’altro io”.
Artisti di primo piano, tra cui
Valerio Adami, Carlo Candi,
Mimmo Paladino e Wainer
Vaccari, esporranno le loro
opere grafiche, che potranno essere visitate da lunedì al
venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e
dalle 15.30 alle 19.30, nel fine
settimana dalle 10 alle 12.30 e
dalle 16 alle 19, fino a domenica 18 aprile.
Infine, altra manifestazione
collegata e organizzata dalla Provincia di Modena, la
Rocca Estense di San Felice
ospiterà “Storie nella nebbia”, all’interno della rassegna
“Musei da gustare”. Sabato 17
e domenica 18 aprile, ultimo
week end di apertura della
Biennale, nella sala Tosatti
della Rocca avranno luogo incontri letterari e ed eventi di
narrazione animata per i bambini ad ingresso gratuito.
Mirandola
La fotografia
di Jones apre lo
spazio 41zero30
La speranza delle staminali,
nel rispetto della vita
a mostra “Land of the
living past” del fotografo gallese Rhodri
Jones inaugurerà la stagione 2010 dello spazio espositivo 41zero30. Sabato 27
marzo, alle ore 17 presso
lo spazio espositivo in via
per Modena 3 a Bomporto,
avrà luogo l’inaugurazione
della mostra fotografica, alla presenza dell’autore e di
Maurizio Labagnara, presidente del’associazione culturale “L’Argine”. La mostra
rimarrà aperta fino a sabato
24 aprile, con i seguenti orari
di apertura: sabato dalle ore
16 alle 19, domenica dalle 10
alle 12 e, nel pomeriggio, dalle 16 alle 19.
i è svolto a Mirandola, presso l’auditorium del Castello dei
Pico, un convegno promosso dal Distretto Lions 108 Tb e
realizzato dal Lions Club Mirandola, sul tema delle cellule
staminali, una delle maggiori fonti di speranza per il trattamento
di molte malattie attualmente inguaribili. Il convegno ha visto relatori d’eccezione, come il professor Michele De Luca, ordinario
di Biochimica dell’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore del Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari”, il professor Gianni Tognoni, direttore del Consorzio Mario Negri Sud,
e il dottor Roberto Cigarini, magistrato d’appello e giudice della
prima sezione civile Modena, sottosezione ordinaria del tribunale.
I lavori, presentati dal dottor Nunzio Borelli, officer distrettuale
Lions, e moderati dal giornalista Alessandro Malpelo, dopo i saluti
del presidente del Lions Club Mirandola, Fernando Balbarini, sono iniziati con la relazione del professor De Luca, che ha illustrato
dal punto di vista scientifico le cellule staminali. In particolare, De
Luca ha evidenziato i notevoli risultati ottenuti in riferimento alla rigenerazione della cornea e alla epidermolisi bollosa, malattia
responsabile dei cosiddetti “bambini farfalla”, che trae beneficio
dalla rigenerazione di tessuto cutaneo dalle cellule staminali. Il
professor Tognoni ha impostato riflessioni approfondite su tematiche inerenti
le tecnologie
e gli scenari
del un prossimo futuro,
sull’etica come norma
nei confronti
della ricerca
stessa e sulla biologia come scienza che sperimenta anche nuovi
linguaggi. Infine il dottor Cigarini ha trattato i problemi legislativi, sottolineando come si debba fare ogni sforzo per utilizzare le
cellule staminali adulte, rispettando quelle embrionali, in quanto
lo stesso Consiglio d’Europa ha vietato la distruzione di individui
umani a scopo di ricerca in tutti gli stadi di sviluppo, ammettendo
così che l’embrione è vita e persona, da tutelare a tutti gli effetti
secondo la convenzione di Oviedo.
L
• andrea smerieri
S
14
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
dall’Appennino
Da tutta Italia,
oltre 30 ragazzi
disabili sul
Cimoncino per
scoprire gli sport
invernali
Sci senza barriere
to dall’atleta Matteo Stefani,
assieme alla sua guida Massimiliano Trenti, ai campionati
mondiali studenteschi che si
sono svolti negli stessi giorni
a Folgaria. Siamo fiduciosi dei
prossimi risultati anche dell’atleta Stefano Curti e dalla guida
U
na settimana intensa e splendidamente riuscita
quella che si è svolta dal 28 febbraio al 7 marzo
e ha coinvolto oltre 30 ragazzi
disabili da tutta Italia portandoli sulle piste del Cimoncino
e del palaghiaccio di Fanano.
Sette giorni di sci senza barriere con lo Sci Club Fanano
2001 organizzatore dell’iniziativa con il supporto di
Unione Italiana Ciechi e Comitato Italiano Paralimpico
Emilia Romagna.
L’occasione ha avuto lo scopo
alle loro famiglie. La mattina si
è praticato sci nordico e alpino
sulle piste del Cimoncino e del
Passo del Lupo, con l’assistenza
di 9 maestri del Comprensorio
del Cimone e Corno alle Scale
di far provare a tutti coloro che
lo desideravano la gioia dello
sci con una settimana di avviamento agli sport invernali
rivolta a tutti i ragazzi disabili
d’Italia, dai sei anni in su, e
Durante i
lavori portata
alla luce una
pregevole ancona
seicentesca
una scoperta
eccezionale
che arricchisce
il patrimonio
artistico della
chiesa
• giancarlo cappellini
P
roseguono, secondo
il calendario previsto, gli importanti
lavori che riguardano la Pieve fananese di San
Silvestro. Nell’occasione si
è finalmente risolto anche
il problema di una cappella
laterale cinque-secentesca,
la cappella Livaldi, 5° a destra, che poco più di un secolo fa era stata trasformata
Mirco Panizzi, che attraverso
la partecipazione di diverse
gare internazionali, per ultime le finali di coppa Europa tenutesi ad Arta Terme a
Udine, si stanno preparando
alle prossime olimpiadi del
2014”, conclude la Padovan.
Pavullo
Ecco il nuovo ecografo
specializzati per l’insegnamento
ai disabili e i pomeriggi pattinaggio su ghiaccio a Fanano.
All’impegno dei maestri va aggiunta l’indispensabile collaborazione degli atleti guida, che lo
scorso anno, hanno frequentato
il corso nazionale di formazione CIP (Comitato Italiano
Paralimpico) e hanno ottenuto
il brevetto per guida sci alpino
per non vedenti. Tra essi (per lo
più volontari) appartenenti alla
Guardia di Finanza, Carabinieri, Corpo forestale dello Stato,
Vigili provinciali, oltre a 6 atleti
guida “civili”.
“Sono
molto
soddisfatta
dell’esito della manifestazione
– afferma la fondatrice e presidente della Sezione disabili
dello Sci club Fanano, Teresa
Padovan – e devo sottolineare,
lusingata della presenza di quelle che considero con affetto ‘le
mie guide’ di cui vado orgogliosa e alle quali voglio esternare
il mio più caloroso e affettuoso ringraziamento. Senza loro
non sarebbe possibile portare
avanti il nostro progetto”. Le
parole della presidente Padovan trovano condivisione sia da
parte del comandante regionale
del corpo forestale dello Stato,
Giuseppe Giove che dal presi-
dente del CIP Emilia Romagna Gianni Scotti.
Significativa la presenza di Lorenzo Migliari, medaglia d’oro
alle Paralimpiadi di Torino
2006 che ha guidato l’oro olimpico Silvia Parente. Presenti
inoltre, il sabato sera alla serata
di gala e di chiusura dei corsi,
durante la quale sono stati consegnati un ricordo di partecipazione, il sindaco di Fanano
Lorenzo Galli e l’assessore Silvia Zanarini, il dottor Pier Angelo Baratta e altre autorità “alle
quali - aggiunge la presidente
- va il mio più sentito ringraziamento, unitamente a Rai 3
- TG3 - Sede Regionale Emilia Romagna e al giornalista
Nelson Bova, che si farà certamente portavoce nell’esprimere
la nostra riconoscenza presso
la testata del TG3 e TG1 per
aver mandato in onda, il giorno
della festa delle donne, il servizio girato in una delle giornate
della settimana”.
“Ritengo doveroso segnalare
il brillante 1° posto raggiun-
in grotta di Lour-des. Già da
tempo, diversi fananesi avevano proposto che, fermo restando l’aspetto devozionale
della cappella, particolarmente caro a molti parrocchiani, fosse però rimossa la
struttura di sassi e cartapesta
con cui era stata realizzata la
grotta: essa infatti, oltre che
fatiscente e in condizioni,
anche igieniche, decisamente
precarie, costituiva una forte
stonatura rispetto all’insieme
delle cappelle laterali, tutte ancora dotate delle opere
d’arte e degli arredi originari. Ebbene, ottenuti i pareri
favorevoli delle competenti
Sovrintendenze di Modena e di Bologna, la grotta è
stata rimossa e, con grandis-
sima soddisfazione, è riapparsa una splendida ancona
lapidea, ascrivibile al primo
‘600, di raffinata ed elegante
fattura e in ottimo stato di
conservazione: è una scoperta veramente eccezionale, che
arricchisce ulteriormente il
già notevole patrimonio artistico della chiesa e che consente di ricomporre quella
unità stilistica che la “grotta”
bruscamente interrompeva.
Nella cappella, oltre alla statua della Madonna di Lourdes, che acquisterà maggiore
visibilità e luminosità, troveranno finalmente degna
collocazione anche due importanti dipinti provenienti
da altrettante cappelle della
chiesa, che erano finora pra-
ticamente invisibili: in particolare una notevole tela di
Domenico Cresti, detto il
Passignano. E’ una delle pochissime opere di questo importante pittore toscano del
‘600 presenti in Emilia Romagna, l’unica in provincia
di Modena. E’ stato, inoltre,
sostituito il vecchio e obsoleto impianto di riscaldamento
con un modernissimo impianto che diffonderà calore
dal pavimento.
Il precedente pavimento in
cotto, infine, che risaliva a un
secolo fa, sarà sostituito da
uno nuovo in lastre di arenaria, molto più adatto alla
struttura romanica dell’antico edificio. I lavori, che si
dovranno concludere entro
Un apparecchio di ultima generazione a servizio delle sale operatorie,
grazie ai fondi raccolti dal Comitato per l’Ospedale
I
l Comitato per l’ Ospedale di Pavullo si è fatto promotore nei giorni scorsi di una importante iniziativa tesa ad arricchire la già importante dotazione di apparecchiature diagnostiche della struttura.
Grazie ad una raccolta di fondi è stato possibile infatti acquistare un
ecografo, un apparecchio diagnostico di ultima generazione, costato
circa 13 mila euro, che sarà utilizzato in sala operatoria. L’ecografo, è
stato consegnato ufficialmente lo scorso 20 marzo, con una cerimonia
svoltasi presso l’ ospedale, alla presenza, tra gli altri, del dott. Andrea
Donati, direttore dell’ospedale e di Romano Canovi, sindaco di Pavullo.
Determinante per l’acquisto di questa nuova apparecchiatura, è stato
l’intervento finanziario del Rotary Club di Pavullo, della Cooperativa
Muratori e Braccianti di Benedello, della Banca Popolare dell’Emilia
Romagna e della Banca Credem Gruppo Crea Casa. Hanno contribuito inoltre la Falegnameria Scarabelli, il Circolo di Lavacchio, Lamberto
Amadori, Edil Milioli, Euro Futura, Italo Grandi, Bianco 2, Ascom,
Cna, Lapam, Confcommercio, l’Hotel Ferro di Cavallo, Antonio Vandelli, Giuliano Vandelli, le associazioni di volontariato di Serramazzoni “Regaliamoci una festa” e le associazioni di volontariato di Pavullo
“Insieme per gli altri “. Un ringraziamento, infine, all’Avap di Pavullo.
A Fanano restauri e scoperte
nella Pieve di S. Silvestro
Pasqua,
in
tempo quindi per la
solenne manifestazione
della Triennale del Venerdì Santo,
costeranno
140.000 eur:
90.000
saranno messi a
disposizione
della Curia
Diocesana,
per il resto il
parroco don
Francesco
Bruni confida nella generosità dei
fedeli.
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
15
dalla Pedemontana
Riprendono dal
4 aprile le attività
e le iniziative
del Parco
archeologico e
Museo all’aperto
della Terramara
di Montale
• Marcella Caluzzi
C
on l’arrivo della
primavera riapre
domenica 4 aprile il Parco archeologico e Museo all’aperto
della Terramara di Montale.
La giornata di domenica 4
sarà solo la prima di una serie di iniziative e laboratori
che permetteranno ai visitatori di entrare in contatto
e conoscere la civiltà delle
terramare fino al prossimo
autunno. Il Parco, che si
estende su una superficie di
23.000 metri, si compone di
un’area archeologica, di una
zona per i laboratori didattici e di un Museo all’aperto, la parte più innovativa e
stimolante del parco, che riproduce fedelmente l’antico
villaggio terramaricolo. Qui
infatti i visitatori possono
passeggiare in quello che
Una domenica al Parco
verosimilmente era il villaggio
pre-esistente; tutto infatti è stato accuratamente ricostruito:
dal fossato al
terrapieno,
dalla porta
per entrare
nell’agglomerato alle
case vere e
proprie dentro le quali
troviamo riproduzioni
fedeli di abbigliamento,
arredi, armi
e oggetti di
artigianato utilizzati
3.500 anni fa dai nostri antenati. L’area archeologica, invece, ricrea il profilo della collina
antica, all’interno della quale è
possibile osservare i resti delle
antiche pale di legno che componevano una delle abitazioni
antiche. La terza e ultima parte del Parco è dedicata ai laboratori didattici; tante sono
infatti le iniziative e i percorsi
per conoscere questa antica
civiltà attraverso punti di vista
differenti come alimentazione,
abbigliamento o artigianato.
Il programma delle attività,
che si terranno tutte la do-
Castelvetro
Un sostegno alla Caritas
e a Terrae Novae
L
Continua il progetto “Castelvetro per la solidarietà”, questa volta a beneficiare degli aiuti, che
saranno di tipo alimentare, sono la Caritas di Castelvetro e l’associazione culturale Terrae Novae
di Spezzano.
“I nostri interventi nel campo dell’aiuto alle fasce sociali
più colpite dalla crisi – spiega il sindaco Giorgio Montanari – si stanno articolando ulteriormente, con un impegno che si aggiunge a quello sicuramente più significativo
dell’Unione Terre di Castelli di cui facciamo parte.
Con due ultimi accordi, promossi dall’amministrazione,
un’ importante impresa del territorio ha garantito la fornitura di alimentari (carne bovina) a due associazioni che
da sempre aiutano chi è in difficoltà. Ritengo questo risultato particolarmente significativo anche perché collocato
all’interno di un accordo complessivo di sponsorizzazione
, per il quale ringrazio di cuore Luigi Cremonini”. “Grazie
al comune di Castelvetro abbiamo avuto modo di metterci
in contatto diretto con Cremonini – spiega Pina Pelloni,
del banco alimentare Caritas di Castelvetro – e con la carne in scatola a lunga conservazione che ci è stata donata
riusciremo ad aiutare ulteriormente le persone che si rivolgono a noi, che ad oggi sono tante, 160 circa, e purtroppo
in aumento”.
Ferruccio Giuliani, presidente di Terrae Novae ha parole
di stima per il sindaco Montanari e Luigi Cremonini: ”La
nostra associazione culturale vive noleggiando importanti
collezioni ad enti e privati che col loro contributo ci danno
la possibilità di comprare alimenti per i più bisognosi. Il
gesto del comune e di Cremonini è importante, viviamo
momenti difficili con tante persone in difficoltà e grazie
anche a queste iniziative il nostro lavoro risulta sempre più
efficace”.
meniche e nei giorni festivi,
prende il via domenica 4 con
un laboratorio che insegnerà
ai partecipanti grandi e piccoli a realizzare tazze, scodelle,
teglie e orcioli che riprodurranno gli antichi esemplari
rinvenuti dagli archeologi
nella terramare di Montale.
Lunedì 5 aprile sarà invece
dedicato all’arte della tessitura utilizzando i telai verticali a
pesi ricostruiti all’interno
di una delle
due case. Le
esperte mostreranno come le donne
del villaggio
tessevano
abiti e tele,
colorati con
tinture naturali. Anche
durante questa giornata
è previsto un
laboratorio
per i più piccoli alla scoperta
dei colori del Parco. ‘L’ambiente ai tempi delle terramare’, questo, invece, il titolo
della giornata in programma
per domenica 11 aprile, che
vedrà i partecipanti andare
alla scoperta dei reperti botanici recuperati dagli scavi per
immaginare l’habitat naturale
ai tempi dei nostri antenati
terramaricoli. Per i più piccoli
il laboratorio ’Archeobotanici…in erba’. In stretto collegamento con la Settimana
della cultura saranno invece i
programmi per domenica 18 e
25 aprile. Nella prima, accanto alla postazione dove gli artigiani fonderanno il bronzo,
i bambini potranno assistere
alla fusione del cioccolato:
verranno creati pugnali, frecce
Info
ecc. solitamente realizzati in bronzo, di cioccolato
che poi verranno gustati dai
bambini.
Domenica 25 aprile si potrà assistere, invece, alla
realizzazione di ceste con
la tecnica in uso all’età del
bronzo. Gli abitanti delle
terramare, infatti, avevano a
disposizione numerose varietà di piante e erbe per la
creazione dei lori manufatti;
la scoperta di uno di questi
ha permesso di ricostruirne l’intreccio e di tentarne
un’attenta riproduzione.
Per informazioni e per conoscere gli appuntamenti di
maggio e giugno: 059 203 3100 - 059 532020
[email protected].
Per visite scolastiche occorre prenotarsi allo 059 2033126
Brodano
Fiorano
La messa dell’artigiano
Sabato Santo:
l’Ora della Madre
V
enerdì 19 marzo, a Brodano nella
chiesa intitolata al padre umano di
Gesù, la Zona di Vignola Lapam
ha promosso una messa in occasione di San
Giuseppe Artigiano. La celebrazione è stata
presieduta
dal vicario generale della
diocesi
di Modena-Nonantola,
mons.
Paolo Losavio, insieme
al rettore del Seminario e vicario episcopale,
mons. Sergio Casini e
all’amministratore parrocchiale di Brodano,
don Aronne Magni.
Alla messa hanno partecipato molti imprenditori e funzionari Lapam, insieme al presidente Erio Luigi Munari
e al segretario generale, Carlo Alberto Rossi. Durante l’offertorio
sono stati portati all’altare, oltre al pane e al vino, anche oggetti di
artigianato artistico, frutti della terra e altri dell’ingegno degli imprenditori. La celebrazione è stata chiusa con la ‘preghiera dell’artigiano’ e con un momento conviviale.
Vicariato Pedemontana Ovest
Via Crucis vicariale
E
’ previsto per venerdì 26 marzo il tradizionale appuntamento
con la via crucis organizzata da giovani e gruppi provenienti
dalle parrocchie del vicariato della Pedemontana Ovest della nostra diocesi. La processione di quest’anno prenderà il via alle
20.30 a Corlo e proseguirà, attraverso le stazioni, fino a Magreta.
• Germano Salsi
Cristina Cattini
L
e Serve di Maria Riparatrici, che hanno abitato nella
pieve di Rocca Santa Maria per molti anni, in vista della
loro partenza nel 2008 hanno affidato il prezioso rito
dell’Ora della Madre alle Diaconie laiche dei Servi di Maria presenti nella zona, che raccolgono e portano avanti questa
tradizione presso il santuario della Beata Vergine del Castello,
in collaborazione con il parroco don Giuseppe, il Terz’Ordine Secolare di Fiorano Modenese e la comunità parrocchiale.
Fin da i primi secoli, la Chiesa d’Oriente e d’Occidente ha
sentito e celebrato questo misterioso legame che congiunge,
come ponte, il Venerdì Santo, giorno della Passione, alla Domenica di Pasqua,
giorno della Resurrezione, passando attraverso
il cuore di Maria;
è lei “Chiesa” che
crede contro ogni
evidenza,
che
spera contro ogni
speranza.
La
celebrazione dell’Ora della Madre, che si
terrà alle 11.15 di
sabato 3 aprile al
santuario di Fiorano, si ispira al
rito bizantino, di
cui presenta, intrecciata a salmi e
letture, una selezione di “tropari”
(brevi strofe poetiche in canto),
con melodie nuove: ha per tema il dolore di Cristo e della Madre, ma trabocca di speranza. Un’occasione quindi, per poter
vivere, con Santa Maria, la sua e la nostra “Ora di fede” . Per
informazioni: [email protected] - 3485503202
(Germano).
16
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Italia, sostentamento sacerdoti
Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa
Uganda, St. Mary's Hospital
Roma, aiuto ai senza fissa dimora
CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA
AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI.
Con il tuo modello CUD puoi partecipare alla scelta dell’8xmille anche se non sei tenuto a presentare la
dichiarazione dei redditi. Basta firmare due volte la scheda allegata al CUD: nella casella “Chiesa
cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Poi chiudere solo la scheda in una busta
bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “Scelta per
la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef” e infine consegnarla alla
Sulla tua dichiarazione dei
posta. Per ulteriori informazioni puoi telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D
Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per l’8xmille e per il cinque per mille
in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più al contribuente.
C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana
www.8xmille.it
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Le chiese
emiliane a
confronto
sul tema
dell’accoglienza
delle persone
separate e
divorziate
• Maria Cecilia Scaffardi
M
ettere a tema un
aspetto ormai
irr inunciabile
della pastorale familiare: l’attenzione e la
cura per le persone separate e
divorziate, individuando proposte di evangelizzazione e di
accompagnamento spirituale.
E’ stato questo l’oggetto di un
seminario di studio, promosso
dalla Commissione Famiglia
della Conferenza episcopale
dell’Emilia Romagna, che si è
svolto a Monticelli (Pr), presso il centro di spiritualità “La
Tenda di Sara e Abramo” e che
ha coinvolto le diocesi “lungo
la via Emilia”.
Un convegno che, paradossalmente, secondo monsignor
Enrico Solmi, vescovo delegato per la pastorale familiare,
“non avrebbe dovuto aver luogo, in quanto le situazioni delle persone separate, divorziate,
risposate, dovrebbero essere
acquisite dalle nostre comunità cristiane”. A testimonianza,
forse di un “nervo ancora sco-
La comunità e i legami spezzati
perto della pastorale familiare”
e di una recezione non ancora
completamente avvenuta del
capitolo settimo del Direttorio di pastorale familiare, che
tratta delle situazioni matrimoniali “difficili” o irregolari”.
Situazioni che, rimarca monsignor Solmi, incrociamo nella
ferialità della vita: “è la gente
che incontriamo normalmente: è l’esperienza dei nostri
vicini di casa, dei colleghi di
lavoro, dei genitori che vengono a chiedere i sacramenti
della iniziazione cristiana per i
propri figli. E’ il contatto quotidiano nella condizione laicale dei credenti e in particolare
degli sposi. Situazioni normali
e consuete che, in realtà, sono
il teatro di una capillare azione pastorale che può avere una
grande efficacia, avvalendosi
del rapporto personale, del
dialogo ed anche della solidarietà reciproca”. Pensando alle
sperimentazioni nate in diverse diocesi, il vescovo ricorda
come “proprio l’incontro con
sposi, sacerdoti, religiosi, che
mostrano un atteggiamento
“sulla misura del cuore del Signore”, favorisce l’apertura e
un nuovo incontro con la Parola di Dio”. L’invito, quindi,
ad “impastare tutto questo con
la normalità della nostra pastorale, nella quale non è presente solo il prete, l’animatore,
ma tutta la comunità. Questo
incontro — ha auspicato mon-
signor Solmi rivolgendosi ai
vari incaricati diocesani— deve aiutarvi ad essere sale perché possiate sciogliervi e dare
intensità alle vostre comunità”.
alcune distinzioni per aiutare
una prassi di carità e favorire
la crescita della comunione”.
Nella consapevolezza che “essere indifferenziati comporta
E’ toccato poi a don Edoardo
Algeri, presbitero della diocesi
di Bergamo, delineare attenzioni, ambiti, stile di una pastorale che “intende rimarcare
differenze per dare etichette
o emanare giudizi o separare,
ma piuttosto tener presenti
poi errori e prassi non rispettose delle diverse condizioni
di vita”. Attingendo al Direttorio di pastorale familiare,
don Algeri ripresenta i criteri
fondamentali dell’azione della
Chiesa, chiamata a “ non esimersi dal vivere la sua missione
Retrouvaille è un programma
di ispirazione cattolica, noto e
attivo a livello internazionale,
che in Italia è arrivato nel 2002.
Viene proposto un percorso di
“guarigione”, attraverso il confronto con altre coppie che vivono le stesse problematiche e
con coppie che si sono, appunto, ritrovate (“retrouvaille” in
francese significa “ritrovarsi”).
Preziosa anche la testimonianza di una coppia di Mirandola
che si è presentata dicendo “siamo due irregolari”, alle spalle
un divorzio e ora risposati civilmente. Battezzati, credenti, vivono con dolore la lontananza
dalla Confessione e dalla Comunione e per anni hanno sofferto anche per la distanza dalla
comunità, alla quale non sape-
vano come presentarsi, fino a
quando un amico della parroc-
sposi: qui si sono sentiti accolti
(“avevamo ancora le ferite san-
chia li ha invitati a partecipare a
un gruppo di coppie nella loro
stessa situazione, gruppo che
poi è confluito in quello degli
guinanti”) e spronati a cercare
di comprendere le ragioni della Chiesa che ormai sentivano
lontana.
evangelizzatrice”, annunciando “il Vangelo di Gesù e le sue
esigenze morali circa il matrimonio” (n 191). Con una
sollecitudine pastorale che coniuga ed esprime “un unico
ed indivisibile
amore alla verità e all’uomo”, dove la
chiarezza
e
l’intransigenza
dei principi si
uniscono alla
comprensione
e misericordia
verso la debolezza umana.
(n 192). Certi
che , ricordava
Paolo VI nella
Humanae Vitae, “non sminuire la verità
è un atto di
amore all’uomo”, amore il
cui riferimento è modello
è Gesù stesso.
Amore, quindi, alla verità
sul matrimonio, “nella sua forma indissolubile, come forma che rende
buona la vita”. Verità da testimoniare e da dire in modi
e linguaggi credibili e di cui
“coloro che celebrano il sacramento del matrimonio sono i
primi annunciatori”. Amore
da non digiungere con la fedeltà all’uomo e alla donna:
“chi vive situazioni matrimoniali irregolari — ha ribadito don Algeri — continua
ad appartenere alla chiesa, in
quanto battezzati: sono nostri
fratelli e sorelle, non una categoria a parte, partecipi della comunione, anche se non
piena, della Chiesa e chiamati a sperimentare la salvezza
del Signore”. Testimoniando
così “non l’essere giudicante,
ma chiesa che accompagna
e si fa carico della fede delle
altre persone”. Doppia fedeltà, quindi, che deve tradursi,
come indica il Direttorio, in
forme di assistenza e di prevenzione, puntando “su una
preparazione seria al matrimonio”. A questo proposito,
da segnalare l’importanza anche dell’opera e del servizio
dei Consultori di ispirazione
cristiana, con i quali attivare
significative sinergie.
L’attenzione e la cura per questi fratelli e sorelle, quindi,
non solo non si può ridurre
ad capitolo a parte, ma può e
deve diventare stimolo ad un
rinnovamento più globale,
invitando a superare la concezione di una pastorale limitata
all’ammissione ai sacramenti,
centrata più sui campanili che
sui campanelli e valorizzando
quelle forme e prassi in cui è
evidente il dono della salvezza
per tutti.
Interessanti le esperienze degli
Uffici famiglia di due diocesi
vicinissime Reggio e
Modena, che hanno
attivato iniziative per
l’accoglienza
delle
coppie in situazioni
difficili o irregolari, con modi ed esiti molto diversi. A
Modena, superate le
difficoltà iniziali, lo
spazio di ascolto e
condivisione “Sulla
misura del cuore del
Signore”, attivo dal
2003, sta ottenendo buone risposte,
grazie anche, sottolineano gli
operatori, alla compresenza di
un’ampia serie di servizi (consultorio familiare, sostegno psi-
cologico, centro di spiritualità)
nello stesso stabile. A Reggio
invece, dopo un periodo di riflessione per comprendere il
problema e mettere a punto
iniziative mirate, nel 2007 si è
proposta una serie di incontri
che basati sulla preghiera e la
spiritualità. La partecipazione
è stata però scarsa e forse deludente per alcuni partecipanti, in
cerca probabilmente di risposte
più concrete, con situazioni ed
esigenze fra loro molto diverse.
Una certa freddezza anche da
parte delle comunità parrocchiali fa pensare di formulare
una nuova proposta, ispirata al
messaggio che anche il dolore
dei separarti può portare frutto, perché dove c’è una croce c’è
frutto.
Quando il dolore della separazione
può portare frutto
• Paola Marchi
E
sperienze pastorali a confronto ed
esperienze di vita
hanno riempito il
pomeriggio del convegno interdiocesano, intrecciandosi e
interrogandosi a vicenda sul fenomeno delle separazioni.
I primi a dare la loro testimonianza sono stati Luca e Annamaria, della diocesi di Modena
che hanno alle spalle vent’anni
di matrimonio e una dolorosa
esperienza di separazione che
li ha segnati indelebilmente e
li ha portati a conoscere il programma di Retrouvaille, di cui
sono oggi referenti per l’Italia.
17
18
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Sport-Csi
Oplà al Csi di Modena
Un nuovo spazio, dedicato ai più piccoli, per l’associazione.
Il presidente Gobbi: “Servirà per i percorsi educativi e ludico-motori”
• Marco Costanzini
T
empo di novità
per il Csi Modena.
All’interno
dello spazio gestito
dal Comitato provinciale lo
scorso weekend a Children’s
Tour, il salone delle vacanze
per bambini ospitato da ModenaFiere, è stato presentato
un accordo storico per la nostra associazione che firmerà
nei prossimi giorni l’acquisto
della struttura Oplà. Il centro
giochi di Andrea Lucchetta,
Anna Molinari e Nicoletta
Tata, dunque, passerà nelle
mani del Csi, unico proprietario dal prossimo giugno.
Si tratta di un passo importante per l’associazione, che
con questa acquisizione dimostra quale sia la strategia
del futuro: “Da ormai alcuni
anni - spiega il presidente
del Csi di Modena, Stefano
Gobbi - ci siamo caratterizzati con il Progetto Persona,
percorsi educativi, ludicomotori e di animazione che
a partire dallo sport, che è la
nostra storia, sono diventati
progetti sociali importanti
nel mondo della scuola, delle
abilità differenti, delle parrocchie. E’ in questo tessuto
sociale, ampio e molto vario,
che si spiega la nostra scelta.
Per la prima volta entriamo
in una struttura che non è
un impianto sportivo ed è lì,
mantenendo il marchio Oplà,
che vorremmo dare la nostra
impronta, lasciare il segno.
Oplà per noi diventerà una
filosofia, un valore, per questo
tutto il progetto di animazione targato Csi prenderà questo nome. Non sarà un centro
giochi tradizionale, l’Oplà sarà la casa di nuovi importanti
progetti che lì nasceranno e
potranno continuare in linea
con le nostre usuali attività di
piazza, nei parchi, alle feste
di compleanno, tutte attività
che già facciamo e che continueremo a sviluppare anche
all’esterno con lo stesso entusiasmo, ma ancora più forti di
avere una programmazione
alle spalle sempre più solida”.
Andrea Lucchetta, che l’Oplà lo ha pensato e creato per
primo assieme ai suoi soci,
spiega il passaggio di testimone: “L’Oplà, il centro ludico-motorio-ricreativo, da
dieci anni fa fino ad oggi ha
visto giocare generazioni di
bambini che si sono divertiti
stando in movimento sulle
ali della fantasiosa creatura
di Anna, Nicoletta ed Andrea. Tre amici e genitori che
si sono inventati una palestra
motoria in cui gran parte dei
bambini di Modena e provincia hanno allenato le loro
abilità motorie divertendosi ed immedesimandosi nei
disegni di Andrea Greppi e
Maria Claudia Di Genova,
creatori di tanti simpatici personaggi. Una sorta di
promozione al divertimento
esattamente in linea con i
principi e lo spirito sportivo
ludico del Centro Sportivo Italiano, particolarmente
operativo qui a Modena. Un
passaggio di testimone dovuto, visto il tempo trascorso e
le enormi energie profuse, ma
sempre ben ripagate dal sorriso e dal sudore dei bambini
che hanno frequentato l’Oplà, coccolati da tutto il nostro
personale che ci ha accompagnato in questi anni, a cui va
un enorme ringraziamento
Il grande patrimonio qua-
litativo dell’Oplà, centro di
aggregazione per le famiglie
modenesi, non doveva essere
sprecato, ma implementato
con nuove energie e risorse ed ecco quindi l’idea di
chiedere il cambio per finire
in panchina, quella panchina
che ha fatto salire e festeg-
giare molti dei nostri 17.000
associati, molti dei quali ora
saranno maggiorenni.
Che comunque si ricorderanno di aver saltato, giocato e
festeggiato all’Oplà, in attesa
di divenire a loro volta genitori per chiudere il cerchio
della vita”.
Nonantola-Campogalliano
Corso animatori
Q
uesta
settimana il vicariato
Nonantola-Campogalliano si prepara ad
accogliere il corso per animatori di primo livello,
percorso che il Csi Mode-
na riserva agli aspiranti animatori parrocchiali e di centri
estivi alle prime armi. Il corso
ha già toccato i vicariati della
Bassa, di Pavullo e di Modena e approderà anche in quelli
della Pedemontana Ovest e
della Val Dragone.
Nella foto il gruppo dei
partecipanti al corso di
primo livello di Modena
durante la lezione ospitata
dalla parrocchia Beata Vergine Addolorata.
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NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
19
Giovani
Un invito ad
andare oltre le
proprie debolezze
accogliendo il
perdono: il primo
martedì del vescovo
di mons. Lanfranchi
con i giovani
modenesi
I
• Chiara Pizzirani
n occasione del trentesimo anniversario della
morte di Oscar Romero
i giovani di Modena si
sono riuniti insieme al vescovo Antonio nella celebrazione
della veglia dei missionari martiri, che come al solito scandisce il cammino quaresimale
proposto dai Martedì del Vescovo. Guardando la barca
della Chiesa, ricostruita accanto all’altare della chiesa della
Madonna Pellegrina, sulla cui
vela durante la celebrazione sarebbero stati scritti i nomi dei
martiri cristiani del 2009 in un
momento di riflessione proposto da don Emanuele Benatti,
al vescovo Antonio vengono in
mente due premesse. Per prima, l’invito di Giovanni Paolo
II in occasione del giubileo del
2000, “Duc in altum”, prendi il
largo. Il papa allora, alla vigilia
del terzo millennio del cristianesimo, non si preoccupò di
rinsaldare le fila della chiesa,
“Prendi il largo”
di ricucire gli strappi e riparare i punti che facevano acqua
nella nostra povera Chiesa. La
croce, l’albero maestro della
barca della Chiesa, non teme
alcuna tempesta e ad essa noi
dobbiamo la salvezza. La benedizione su di noi di Gesù
morto e risorto non sarà mai
ritirata e vincerà su tutto. Per
questo, come Pietro, possiamo
trovare il coraggio di prendere
il largo.Una seconda premessa
riguarda invece il faticoso itinerario dell’umanità attraverso
tre figure ben distinte, quella
della celebrità, quella dell’eroe e
quella del martire: la prima preoccupata di avere visibilità, anche se soltanto per un giorno, la
seconda dedita al sacrificio per
un valore sociale, la terza infine
priva del desiderio di apparire
e spesso inconsapevole dell’uti-
lità del proprio sacrificio, ma
semplicemente desiderosa di
essere testimone fedele di Dio
e di prenderlo sul serio. Così
come ci racconta Charles de
Foucault: “Nello stesso attimo
in cui cominciai a credere che
c’era un Dio, compresi che non
potevo fare altro che vivere per
Lui”. Questo stile dei martiri, forte nella sua semplicità,
ci induce ad interrogarci sulla
nostra vita, guidati dal brano
evangelico del rinnegamento
di Pietro (Lc. 22,31-34; 5461). Innanzi tutto, che visione
abbiamo della storia ? Per il
cristiano la storia è una visione di speranza nella lotta tra il
bene e il male che vive dentro
di noi. Nella storia è all’opera
il tentatore (Ap. 12), fortissima
per ciascuno di noi è la tentazione di trasformare gli altri in
cose, in mezzi. Ma per quanto
la lotta sia dura, non siamo destinati al fallimento. “Io ho pregato per te”, dice Gesù a Pietro.
Andiamo allora, prendiamo
il largo insieme a Pietro nella
storia, consapevoli della nostra
fragilità, ma con la fiducia di
non essere affidati alle nostre
sole forze. Non cediamo alla
tentazione di tentare di salvarci
da soli, ma lasciamo che Gesù
ci lavi i piedi, lasciamoci salvare, semplicemente accogliendo
chi viene a salvarci. Dal punto
di vista umano non possiamo
che constatare la nostra debolezza e fragilità. Parafrasando
Paolo – continua la riflessone
dell’arcivescovo Antonio- ci
Attenzione alle truffe!
C
ontinuano a ripetersi numerosi episodi
di truffe e raggiri ai danni soprattutto
degli anziani. Sono tanti e a volte
molto fantasiosi i modi, escogitati da
malintenzionati senza scrupoli, per estorcere
denaro.
Per questo riteniamo opportuno ripetere consigli
che le Autorità di sicurezza suggeriscono per
prevenire raggiri, evitare brutte sorprese, in modo
da proteggere le persone avanti nell’età anche
dalle pesanti conseguenze psicologiche che le
truffe possono provocare, in preda allo sconforto
e alla vergogna.
Spesso per strada si presentano persone ben
vestite che in modo affabile riescono ad aprire
un dialogo con l’anziano, offrendogli promesse di
finte eredità o false pietre preziose, utilizzando
anche trucchetti psicologici come quello di voler
intervenire a favore dei suoi famigliari, toccando
così le sue corde emotive più sensibili.
Se subiamo una truffa, denunciamolo subito,
cercando di ricordare più particolari e dettagli
possibili dell’aspetto del truffatore. Se le persone
suonano alla porta, presentandosi come funzionari
di società o enti, ci facciamo dare gli estremi e
verifichiamo con molta calma, telefonando all’ente.
Se abbiamo ancora dubbi, chiamiamo il 113. Spesso
sono falsi operai o dipendenti dell’Inps, dell’Hera,
finti poliziotti o medici di inesistenti organizzazioni
umanitarie che riuscirebbero ad ingannare anche i
più attenti.
Quindi, non apriamo la porta di casa a sconosciuti e
verifichiamo sempre con una telefonata da chi sono
stati mandati e perché. Nessun ente manda persone
a casa per il pagamento delle bollette, per rimborsi
o per sostituire banconote false date per errore.
Quando preleviamo in banca o alla Posta,
facciamoci accompagnare, specialmente nei giorni
di pagamento delle pensioni.
Non fermiamoci mai per strada a dare ascolto a chi
offre facili guadagni o a chi chiede di controllare i
soldi o il libretto della pensione, anche se si presenta
distinta e con modi gentili. Nessun impiegato di
banca o della Posta c’insegue per controllare un
errore. Usando il bancomat, stiamo attenti, evitando
di operare se ci sentiamo osservati.
Nel dubbio ci fermiamo nella banca o nella Posta e
parliamo con gli impiegati o con la vigilanza. Se il
dubbio nasce per strada, entriamo in un negozio o
cerchiamo un poliziotto, un vigile.
proponiamo di fare il bene,
ma poi facciamo il male.
Siamo creature soggette
al tradimento, addirittura
al tradimento di Gesù, in
una progressione di gravità
fino a negare di conoscerlo,
con il forte valore semantico, di conoscenza intima,
che questi termine possiede
nella Bibbia. Rompiamo la
relazione con Gesù e questa rottura trascina dietro
di sé la rottura delle altre
relazioni vitali per l’uomo:
quella con la comunità
(come i discepoli di Emmaus che si contagiano
l’un l’altro nell’angoscia) e
quella con la propria identità
(Pietro nega di essere Galileo).
Al fondo della discesa però
Pietro viene guardato da Gesù. Non viceversa. Pietro dà le
spalle a Gesù, ma lo sguardo
d’amore di Gesù vince la sua
indifferenza. Questo sguardo fa
sgorgare le lacrime a Pietro, lacrime che secondo la tradizione
gli solcarono il volto per sempre.
Non dobbiamo dunque temere
la consapevolezza della nostra
fragilità, né cadere nel senso di
colpevolizzazione. Siamo peccatori, che tuttavia possono accogliere il perdono: questa è la
bell a
notizia del
vangelo. Il segreto è saper cogliere quello sguardo, che ci fa
sentire la nostra inadeguatezza
ma anche tutta la nostra gratitudine per il Dio che ci salva. Viviamo dunque come san
Benedetto, di cui san Gregorio
Magno disse che “abitò con sé
stesso sotto lo sguardo d’amore
di Dio che lo osserva dall’alto” .
A cura di
Federazione Nazionale Pensionati - Sindacato Territoriale di Modena
41124 Modena - via Emilia Ovest, 101
Tel. 059/890846 Fax 059/828456
… E i figli e i nipoti
possono aiutare
gli anziani?
A
nche figli, nipoti e parenti delle persone
anziane possono evitare che esse siano
preda di truffatori. Se si abita lontano,
il consiglio è di non lasciarli da soli,
di farsi sentire spesso, di interessarsi ai loro
problemi quotidiani. E’ bene ricordare loro di
adottare tutte le cautele possibili nei confronti
di sconosciuti. Far loro capire che è importante
chiedere aiuto o telefonare al 113. Anche se
non lo chiedono, gli anziani hanno bisogno del
figlio o del nipote. Se si abita in una casa dove
vivono anziani, è bene scambiare con loro ogni
tanto quattro chiacchiere per farli sentire meno
soli. Anche gli impiegati di banca o della Posta
possono intervenire di fronte a loro richieste di
prelievo di somme enormi.
20
NostroTempo
Domenica 28 marzo 2010
Cultura
Appuntamenti
Alla Galleria Estense
Teatro al Centro Alberione
La silenziosa danza
di un corpo fermo
“Il Compianto Ritrovato”
In esposizione il gruppo scultoreo del ‘400 restaurato da Soroptimist Club
• E.T.
N
asceva il 20 marzo
1960 il Soroptimist
Club di Modena,
l’espressione territoriale dell’associazione Soroptimist International che è diffusa
in 107 paesi ed è la più importante e numerosa associazione
femminile al mondo.
Soroptimist deriva dal latino
“Sorores Optime” e significa
“sorelle ottime”, sono infatti
donne le imprenditrici, i medici, le professioniste, le storiche
dell’arte, le fotografe, le cantanti
liriche, le docenti universitarie,
le amministratrici di importanti
società che hanno messo al servizio della società la propria professione “perché la strada verso
la completa emancipazione della
donna non è ancora compiuta”.
Tre giorni, da venerdì 19 a domenica 21 marzo, in cui sono
arrivate a Modena delegazioni
dei Club Soroptimist di tutta
Italia oltre alla presidente nazionale Wilma Malucelli, per
festeggiare insieme alle 60 socie
modenesi il mezzo secolo di attività. Questi 50 anni di impegno, cultura e solidarietà sono
riassunti in un volumetto realizzato da Franco Cosimo Panini che ripercorre “La storia del
Circoscrizione 2/Circolo XXII Aprile
Concerto di Primavera
S
abato 27 marzo alle ore 15.30 presso il Circolo XXIII
Aprile, in via Donati 120, è possibile assistere all’esibizione della Compagnia Musicale Modenese con repertorio di
musica classica, operistica e strumentale, canzoni napoletane e
dal repertorio internazionale. L’appuntamento, organizzato dal
Circolo in collaborazione con la Circoscrizione 2, è ad ingresso
gratuito. Per info: tel. 059 313514.
Club 1960-2010”; il patrocinio
del Comune di Modena e della
Provincia di Modena vanno a
testimoniare lo stretto rapporto
che il Club ha con il territorio
e con la comunità modenese
e che intende portare avanti
anche in futuro. “Questi cinquant’anni – riassume Brunella
Bonola Vaccari, presidente del
club modenese – hanno segnato
un cambiamento profondo per
quanto riguarda il ruolo della
donna nella società. Quest’anno – sintetizza la presidente del
club modenese – festeggiamo i
50 anni di impegno delle donne
per le donne e questo anniversario vuol essere l’occasione per
rinsaldare il legame profondo
con la comunità modenese, per
far conoscere il nostro lavoro
e il nostro amore per questa
terra”. Tra le principali attività
del club troviamo: organizzazione di momenti di confronto
pubblico e approfondimento su
aspetti della vita economica e
sociale, supporto alle donne più
fragili a Modena come nei pa-
esi poveri del mondo, sostegno
alle donne, ai loro bambini e ai
nuclei familiari meno fortunati,
recupero e valorizzazione del
patrimonio culturale modenese.
E fa proprio parte di quest’ultimo tipo di attività il ‘regalo’
che il club ha scelto per questo
compleanno un po’ speciale, finanziando il restauro del “Compianto sul Cristo morto” di
Michele di Nicolò di Dino, noto
come Michele da Firenze, autore anche dell’“Altare delle statuine” che si trova nella navata
sinistra del Duomo di Modena.
L’opera, un gruppo scultoreo in
terracotta che rappresenta una
delle testimonianze più significative della cultura tardo-gotica
a Modena, è venuta casualmente alla luce durante i restauri del
complesso conventuale di San
Geminiano nel centro storico
di Modena ed è stata poi esposta nella mostra “Emozioni
in terracotta. Guido Mazzoni – Antoni o Begarelli.
Sculture del Rinascimento emiliano” allestita a
Modena nella primavera
2009. Il gruppo scultoreo,
restaurato presso l’Opificio delle
Pietre Dure a Firenze, è da poco tornato alla Galleria Estense,
nel suo recuperato splendore.
“Grazie al club verrà restituita
al patrimonio artistico cittadino una delle opere più rare e
significative della cultura tardogotica. È il nostro dono alla comunità modenese per celebrare
il nostro 50° compleanno”.
“
L
a silenziosa danza di un corpo
fermo” è il titolo dello spettacolo teatrale in programma
domenica 28 marzo alle ore 17.30
presso il Centro Culturale Giacomo
Alberione. Ispirato al testo “Duetto per uno” di Tom Kempinsky, lo
spettacolo si articola in sei incontri
tra la signora Abrahams, una violinista costretta ad interrompere la
sua carriera a causa di una grave
malattia degenerativa, e il dottor
Feldmann, all’interno dello studio
psichiatrico di quest’ultimo.
Per info: http://www.centro-alberione.it/.
Salotto Magico
Gli aspetti socio-affettivi
in Erich Fromm
L
’Associazione Culturale Salotto Magico in collaborazione con l’Istituto d’Arte Venturi e con il
patrocinio della Circoscrizione 1 organizza un incontro-dibattito il giorno 15 aprile alle
ore 21
dal titolo “Erich Fromm e le sue proposte
per sviluppare gli aspetti socio-affettivi
nei rapporti interpersonali: da L’arte di
amare a Fuga dalla libertà”.
Il relatore dell’incontro, in programma
presso la sala delle Dame dell’Istituto
in via dei Servi 21, è il prof. Giovanni
Battaglini. Ingresso è libero.
Per info: tel. 059 2033480 – 059
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L`eredità di Marco Biagi