SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE Domenica 28 marzo 2010 Anno LIV n° 11 • euro 1 FONDATO NEL 1957 POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA Diocesi in festa Testimonianze Parole e gesti Lungo la via Emilia La storia Mons. Lanfranchi ha preso possesso della chiesa concattedrale A PAGINA 2 e 3 Le Chiese emiliane a confronto sull’accoglienza di separati e divorziati La comunità e i legami spezzati all’ombra dell’Abbazia Il Punto Una Chiesa ferita si rialza • Marco Doldi B enedetto XVI ha scritto alla Chiesa in Irlanda, ai suoi pastori, ai suoi religiosi e ai suoi fedeli. Una lettera che tanti, sia all’interno della comunità cristiana, sia all’interno di quella civile, attendevano. Benedetto XVI sceglie la comunicazione diretta e raggiunge tutti: le vittime di abuso e le loro famiglie; i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi; i genitori; i ragazzi e i giovani dell’Irlanda; tutti i sacerdoti e i religiosi; i confratelli vescovi. Colpisce l’equilibrio della posizione, la prudenza delle decisioni, la serietà dei provvedimenti. Un modo di fare così diverso dal moralismo, che spesso conduce al giustizionalismo o alla diffamazione. Quando succedono fatti gravi, come quelli denunciati dal Pontefice, in fretta si cerca il colpevole, consegnando il suo nome e la sua figura al ludibrio pubblico. A volte, si costruiscono casi non veri con l’unico intento di fare notizia, infangando persone innocenti. Il moralismo è miope: condanna, a volte giustamente, il comportamento di taluni, ma non propone rimedi e, neanche studia le cause. Meno che meno, indica che cosa è bene e che cosa è male. La Chiesa, invece, ha un altro modo di fare e punta in alto, cioè, alla completa guarigione. La pedofilia è stata una profonda ferita; ha fatto male alle vittime, ma anche alla Chiesa, che è il Corpo mistico di Cristo; e ogni ferita va curata e guarita. “Intendo esortare tutti voi, come popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale”. Non sarà una guarigione immediata, ma occorrerà molto tempo. È il dramma del peccato, che non è mai solo un fatto individuale, ma è una ferita alla compagine ecclesiale. In questa prospettiva, i sacerdoti e religiosi che si sono macchiati di pedofilia dovranno rispondere, innanzitutto, a Dio e, poi, ai Tribunali. Il loro delitto è, insieme, umano e soprannaturale: “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori; avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli… Avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro… Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa”. I giovani insieme alla Chiesa di Cristo: ecco le prime vittime. Molti di questi giovani guardano ora con freddezza alla Chiesa, alcuni non riescono più a entrare in un luogo sacro, altri hanno perso la fede. Il Papa ne è consapevole e, per questo, vuole avvicinare, ancora, la Chiesa ai giovani. Solo lui può farlo. “Siamo tutti scandalizzati per i peccati e i fallimenti di alcuni membri della Chiesa – scrive a questi giovani – ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo, che è lo stesso ieri, oggi e sempre. Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa”. A PAGINA 17 Cultura Sport Il “Compianto” ritrovato Alla Galleria Estense il gruppo scultoreo di Michele da Firenze A PAGINA 20 L’eredità di Marco Biagi Si è appena conclusa l’ottava edizione del Convegno internazionale in ricordo del giuslavorista bolognese degli studi di Modena e Reggio Emilia con il patrocinio della regione Emilia-Romagna, ha rappresentato una preziosa occasione per fare il punto sull’attuale stato della giurisdizione in materia di lavoro, e per continuare a tenere viva la preziosa • marcella caluzzi R “ ipensare la Corporate Governance: tra interessi degli azionisti e benessere collettivo”. Questo il tema che ha fatto da fil rouge all’ottava edizione del convegno internazionale in ricordo di Marco Biagi, che si è svolto a Modena da giovedì 18 a sabato 20 marzo. Il convegno ha richiamato nella nostra città numerosi giuslavoristi ed economisti provenienti da tutto il mondo, che si sono confrontati su un tema di profonda contingenza, quello del lavoro, soprattutto in questo periodo di forte recessione economica e finanziaria in cui è più che necessario tutelare e salvaguardare anche giuridicamente la risorsa lavoro. La tre giorni, organizzata dalla Fondazione Marco Biagi dell’Università eredità lasciata da Marco Biagi, a otto anni dal suo assassinio per mano delle Brigate rosse. Ad aprire il meeting, il rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Aldo Tomasi, che ha introdotto nel suo discorso le tematiche dell’edizione numero 8 del convegno e si è soffermato sull’importanza di un organismo come quello della Fondazione Marco Biagi, nato dalla volontà della famiglia stessa del giuslavorista, in particolare della moglie Marina Orlandi, e dell’università modenese. “La Fondazione – ha sottolineato Tomasi - è diventata in breve tempo un crocevia e un punto di riferimento internazionale per gli studi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali, un incubatore di progetti e iniziative che hanno coinvolto di volta in volta docenti, esperti ma anche decine e decine di giovani, facendosi in questo senso anche pensatoio e serbatoio di nuovi giuslavoristi”. La prima sessione di lavoro, che ha cerca- to di trovare risposte alla domanda: ‘Corporate governance e sviluppo del territorio: quale futuro dopo la crisi?’, ha visto gli interventi del sindaco Giorgio Pighi e del presidente della Camera di Commercio Maurizio Torreggiani che ha sottolineato come sia necessario che la governance passi per diverse relazioni con il capitale umano e come occorrano, per ottenere questo, regole certe e una pubblica amministrazione più efficiente e recettiva dei bisogni e delle necessità. Segue a pagina 4 L’importanza di dire sì alle nostre ‘chiamate quotidiane’ L’omelia della celebrazione in ricordo del giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse N el corso dell’omelia, in occasione della messa di suffragio di venerdì 19 marzo, don Federico Pigoni ha detto che: “sono trascorsi 8 anni dal tragico omicidio di Marco Biagi, un tempo breve ma sufficientemente lungo per mostrare con evidenza e con tutta la tragicità della grave crisi che stiamo vivendo, quanto fosse giustificata la premura con cui il nostro amico Marco, coraggiosamente, abbia deciso di riformare la tutela e la disciplina delle forme di lavoro atipiche e precarie nel nostro paese”. Don Federico ha sottolineato come sia ora più che mai urgente occuparsi di un sistema di solidarietà e di ingresso o reintroduzione nel mondo del lavoro soprattutto di quelle fasce di persone a rischio o, spesso, escluse dai diritti come i giovani, gli immigra- ti, i precari ma anche le stesse famiglie con figli a carico. Citando l’ultima enciclica di papa Benedetto XVI, don Pigoni ha messo in rilevo come l’aumento delle ineguaglianze possa portare ad una progressiva erosione del ‘capitale sociale’, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabile ad ogni convivenza civile e di come solo l’amore di Dio dia il co- raggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti. “Penso che il contributo del prof Biagi – ha concluso il sacerdote - stia anche nel credere ai piccoli sì quotidiani, feriali, senza scoraggiamento, senza timore, cercando la miglior e più realistica risposta, pagando anche con la vita se necessario, senza sottrarsi alle responsabilità delle nostre ‘chiamate’ quotidiane”. 2 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Diocesi in festa Mons.Antonio Lanfranchi domenica scorsa ha preso possesso della chiesa concattedrale di Nonantola • Mariapia Cavani L ’incontro tra l’arcivescovo e le autorità civili e religiose nonantolane avviene sotto la Torre dei Modenesi: don Paolo Notari insieme al capitolo abbaziale, il sindaco Pierpaolo Borsari, l’assessore provinciale Stefano Vaccari e moltissimi fedeli accolgono mons. Lanfranchi alle porte della città, insieme ai rappresentanti, in costume tradizionale, della Partecipanza. Il corteo si sposta fino alla piazza Caduti Partigiani, dove il sindaco rivolge il suo saluto al vescovo. “Le porgo – ha detto Borsari il saluto caloroso da parte dell’intera comunità e delle autorità qui convenute, sicuro di ben interpretare i sentimenti di rispetto, di stima, e di collaborativa vicinanza che hanno sempre caratterizzato il rapporto tra istituzioni civili ed ecclesiastiche nel nostro territorio. Ho il profondo convincimento che il centro di ogni attenzione ed il riferimento di ogni nostro atto debba essere l’uomo nella sua complessità, nel confronto costante con una società sempre più egoista e meno solidale, nella quale emergono quotidiane sofferenze individuali e collettive alle quali nessun cristiano e nessun cittadino può ritenersi estraneo, ed alle quali tutti coloro che hanno responsabilità a vario livello devono ritenersi solidalmente legati. Voglio cogliere, a questo proposito, questa occasione, per salutare e ringraziare vivamente chi la ha preceduta alla guida della Chiesa di Modena - Nonantola che con oggi completa il passaggio nelle sue mani. Oggi voglio farlo qui dinanzi a tutti voi, con affetto per il rispetto che il vescovo Cocchi si è guadagnato da parte di tutta la città nelle molte battaglie combattute a fianco di coloro che avevano più bisogno. Non c’è stata occasione di gioia o di dolore della nostra comunità che non abbia visto Parole e gesti all’ombra dell’Abbazia la vicinanza del vescovo e la partecipazione con l’autorità morale ed il fascino profondo che la spiritualità del messaggio cristiano attribuisce a tutti i nostri comportamenti. L’esperienza benedettina su questo territorio - ha proseguito il sindaco - ha dato un contributo a plasmare nei secoli il carattere e l’identità dei nonantolani. Nonantola in questo senso si è distinta anche in momenti bui della storia recente interpretando il messaggio cristiano e accogliendo chi aveva bisogno come l’episodio del salvataggio dei 73 ragazzi ebrei di Villa Emma testimonia in tal senso. Anche Nonantola – ha evidenziato Borsari - si confronta con nuove emergenze, con la mancanza di lavoro e con una crisi economica che penalizza e disorienta soprattutto i giovani già vittime di una società sempre più disgregata sempre più disattenta ai valori morali, e sempre più vittima di modelli che confliggono con l’esigenza etica di una collettività che voglia guar- dare al proprio futuro con fondata speranza. Emergono oggi nuove povertà, nuove soglie di indigenza, nei confronti delle quali si è sviluppato e consolidato nel tempo un impegno convergente e proficuo tra istituzioni civili ed ecclesiastiche che deve essere da esempio costante per tutti, nella speranza che ogni cittadino comprenda come la povertà e l’esclusione sono frutti, per quanto inde- siderati, di questa società, e che per tal motivo questa società ha il dovere di confrontarsi quotidianamente con questi per risolverli”. Il sindaco ha poi concluso manifestando la piena disponibilità a collaborare per il bene comune, nella riscoperta dei valori che fondano una società. La risposta di mons. Lanfranchi ha evidenziato come la presenza Riflessioni sulla Parola Benedetto colui che viene (Lc 19,38) D G.G. opo il lungo percorso della Quaresima, siamo alla domenica delle Palme, che apre alla Settimana Santa, in cui faremo memoria della istituzione dell’Eucaristia e della Morte e Risurrezione di Gesù, nella stessa dell’abbazia richiama all’unità della persona testimoniata dall’ideale monastico. Dopo il dono di una formella dell’Abbazia, tutti si sono recati in chiesa per la celebrazione eucaristica. Il parroco don Notari ha salutato il nuovo arcivescovo-abate partendo dal sì di Anselmo, che ha permesso di tracciare una lunga storia di fede, studi, rapporti che hanno contribuito a porre le basi della Chiesa e della società. Nell’omelia mons. Lanfranchi (vd. a lato) ha salutato le autorità e tutti i presenti. Dopo la celebrazione, i doni che le comunità civile e religiosa hanno offerto a mons. Lanfranchi: il Reparto della Partecipanza, con la Carta dell’abate Gotescalco, e alcuni libri sulla storia e la cultura nonantolana. Alla fine, rinfresco sulla piazza e musica per tutti. Pasqua. La benedizione delle Palme è accompagnata dal brano del vangelo secondo Luca in cui viene narrato come “Gesù camminava davanti a tutti, salendo verso Gerusalemme” dove sarebbe avvenuta la sua “ora” di morte e resurrezione. Viene qui proclamata la sua messianicità, viene lodato Dio per i prodigi che aveva compiuto: “Benedetto colui che viene, il Re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”. C’è un canto che accompagna la processione delle Palme: “Mentre il Cristo entrava nella città santa, la folla degli Ebrei, preannunziando la risurrezione del Signore della vita, agitava rami di palma e acclamava: Osanna nell’alto dei cieli”. E’ la profezia del momento di Gloria ma, subito, tutta la liturgia della Parola è segnata dalla Passione e dalla morte in croce di Gesù: dal brano del profeta Isaia che presenta realisticamente le sofferenze del “servo del Signore”, figura del Cristo, flagellato, insultato, torturato…; a quanto annuncia Paolo nella lettera ai Filippesi. “Svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini… Ubbidiente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome…e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore! A Gloria di Dio Padre”. Sono annunciate insieme morte e risurrezione, dolore e gloria. Ma poi viene la grande, stupenda, narrazione della “Passione” secondo Luca . Qui sta il contenuto fondante della fede; dal capitolo 22, versetto 14 al capitolo 23, versetto 56. Due capitoli difatti che si succedono, essenziali e decisivi. Con il racconto della cena: “Quando viene l’ora (Gesù) prese posto a tavola e gli Apostoli con lui…”. E, dopo le parole e i gesti sul pane e sul vino, subito il riferimento al tradimento e la disputa, meschina, su chi di loro fosse da considerare più grande. “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” è la significativa presa di posizione di Gesù, accompagnata da una splendida definizione degli Apostoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un Regno…”. Vengono poi alcune parole sul rinnegamento di Pietro, nonostante l’affidamento di una grande missione: “Conferma i tuoi fratelli!”. Poi la grande, tragica, lotta nel monte degli Ulivi: “Il suo sudore diventò come gocce di sangue”. I fatti si susseguono rapidamente: il bacio di Giuda, il traditore, la traduzione - prigioniero – nella casa del sommo sacerdote, poi davanti al Sinedrio, un interrogatorio per portare alla condanna. Le accuse di fronte a Pilato e l’invio ad Erode. Il rinvio a Pilato che “decide che la loro richiesta venisse eseguita… e consegnò Gesù al loro volere”. Il duro cammino con il legno della croce. La crocifissione. Le parole dalla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. L’annuncio di consolazione a uno dei malfattori crocifisso con Lui: “Oggi come me sarai nel Paradiso”. Gridando a gran voce disse: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. Il centurione dà gloria a Dio, per quanto ha visto: “Veramente quest’uomo era giusto!”. Infine: “le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo”. Erano trepidanti, in attesa di incontrarlo risorto, vivo. Il racconto della passione offre una grande opportunità di riflessione, di preghiera, di contemplazione. NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 3 Diocesi in festa Le parole dell’arcivescovoabate nell’omelia pronunciata in Abbazia O “ ggi si rinnova per me lo stupore della prima volta che contemplai questa insigne Abbazia, gloriosa testimonianza di fede, di arte, di pagine di santità, di cultura, di vita civile e sociale, in occasione dell’ordinazione episcopale di mons. Lino Pizzi. Allora il mio fu lo stupore, per riprendere un’espressione del Vangelo, dell’amico dello sposo, oggi è quello dello sposo. Quando il Nunzio Apostolico mi consegnò la lettera in cui mi veniva comunicato che il Santo Padre mi nominava Arcivescovo Abate di ModenaNonantola, mi chiesi: “perché tanto risalto a Nonantola da inserire il titolo di “Abate” nella nomina? Semplicemente per un rispetto di un passato che ha segnato la storia ben al di là dei confini del territorio dell’abbazia? O, accanto a questo, anche per altre ragioni?”. Credo proprio di non sbagliare nel cogliere nell’evidenza data al titolo di “abate” indubbiamente l’indicazione a non dimenticare le proprie radici, ad essere orgogliosi del propriopassato e a “Rinnovati dall’incontro con Cristo” custodirlo come bene prezioso, ma perché tutto questo serva a porre i valori monastici come anima dell’azione pastorale dell’Arcidiocesi. La Regola di S. Benedetto e la spiritualità a cui ha dato forma che hanno segnato la vita della nostra Chiesa e della nostra civiltà e che oggi vengono studiate e applicate in diversi campi della vita umana devono continuare a ispirare il cammino pastorale della nostra Chiesa In quest’ottica l’Abbazia e il titolo di “Abate” che accompagna il mio servizio sono a ricordare il primato di Dio, la centralità dell’evento Cristo, l’importanza di tradurre la fede nelle forme della vita cristiana, trasmettere la “sapienza cristiana”, che la vita monastica ha collaborato a formare, negli ambiti antropologici, come la libertà, le relazioni, la sessualità, il lavoro, l’uso del tempo, l’uso dei soldi, la condivisione dei beni. Scrive Umberto Neri: “Il primo “rinnovamento” decisivo e fontale, della comunità cristiana e della pastorale dovrebbe consistere nel vivere e nel presentare il cristianesimo come fede”. Questo vuol dire ricuperare la centralità dell’evento di Gesù Cristo. Paolo VI ci ricorda “L’evangelizzazione conterrà sempre – anche come base, centro e insieme vertice del suo dinamismo – una chiara proclamazione che, in Gesù Cristo, figlio di Dio fatto uomo, morto e risuscitato, la salvezza è offerta ad ogni uomo, come dono di grazia e misericordia di Dio stesso” ( E.N., 27). Grandi sfide stanno oggi davanti alla missione della Chiesa. Non è qui il momento di soffermarci ad analizzarle. Ma per mettete che ne condivida con voi, richiamandole semplicemente, tre, che trovo particolarmente in sintonia con il messaggio che ci viene da questo luogo e dalla Parola di Dio che è stata proclamata. Una sfida la individuo nel ritorno del sacro indistinto, nella tentazione di una “religione del fai da te”, nella soggettivizzazione della fede, per cui la verità cristiana viene recepita e considerata valida solo nella misura in cui corrisponde alle vedute soggettive e alle esigenze personali e soddisfa al bisogno religioso dei singoli. Una seconda sfida è data dalla dissociazione tra fede e vita . La fede , come dicevo, rischia di essere come “sospesa”, di non tradursi in “forme della vita cristiana”. Facciamo fatica a tradurre il Vangelo nelle scelte di vita, che fanno riferimento alla vita personale, familiare, sociale, professionale, politica e ambientale. Una terza sfida è costituita dalla mancanza di speranza. Siamo in un tempo povero di speranza. La paura attanaglia il cuore dell’uomo. La paura di perdere la vita, di non avere senso, di non valere, di non contare per nessuno,di non essere amato, la paura che il caso, le circostanze, i condizionamenti, e quanto altro , siano i veri padroni, i veri tiranni da sconfiggere, cercando di rubare briciole occasionali di felicità. In ogni persona che incontri sembra esserci un cuore impaurito. In questo contesto diventa quanto mai urgente essere convinti che incontrare l’amore di Dio è importante. Il cristiano sa che “Dio ha mandato il suo Figlio unigenito non per condannare ma per salvare il mondo”. Il cristiano sa che per Gesù Cristo ogni uomo è così prezioso che egli non ha esitato a dare la sua vita per il suo riscatto e non ha esitato a morire per ridargli la vera libertà; sa che il suo amore non ha paura della nostra fragilità. E’ l’esperienza fatta da Paolo, narrata nella seconda lettura ; è quella dell’adultera , narrata nel Vangelo. In Paolo risalta la centralità dell’esperienza di Gesù Cristo. Abbiamo ascoltato dalla Let- tera ai Filippesi che cosa ha significato per lui l’incontro di Damasco. Paolo era un giudeo irreprensibile, che era inserito in un sistema di grandi valori, garantiti dalla Parola di Dio. Non si poteva quindi immaginare in una posizione più sicura, più degna di ammirazione e quindi fonte di una autosoddisfazione mol- stema più elevato,ma dal vivere per dei valori semplicemente al vivere per una Persona. Si abbandona un sistema per attaccarsi ad una persona. Da una parte c’è il sistema di valori riconosciuto dalla legge, dall’altro una relazione con una Persona: “... alfine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui” (Filippesi 3, 8-9). Paolo ed essere trovato in Lui”. Vuole essere ritrovato in Cristo “con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede” (Filippesi 3, 9). Ecco il punto più profondo: un’adesione a Cristo, che gli fa vedere diversamente le cose dal punto di vista religioso e morale. Più avanti spiega in che sa consi¬ste la conoscenza personale di Cristo: “E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dei morti” (Filippesi3,10). Cristo risorto si è manifestato a Paolo, la sua conversione è stata provocata dalla sua luce abbagliante ed ha avuto come risultato di farlo entrare nel dinamismo del mistero pasquale. Paolo sa che questa conversione non è stata una sua iniziativa; dice che è stato conquistato da Cristo e corrisponde a questa grazia con slancio, correndo verso la meta, per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere in Cristo Gesù. Quello che è avvenuto in Paolo può ripetersi in ogni cristiano. Dall’incontro con Cristo nascono persone nuove chiamate a costruire una nuova umanità, un mondo nuovo. E’ il messaggio che ci viene dalla Parola di Dio ed è il messaggio che tramanda questa Abbazia. Lasciamo che Cristo ci conquisti come Paolo, come to forte. Di tutti questi valori dice: “Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi reputo tutto una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura (Filippesi 3, 7-8). I valori più eminenti sono ben poca cosa rispetto a quello che dà l’incontro con Cristo. La conversione di Paolo non consiste nel passaggio da un sistema di valori ad un altro si- desidera soprattutto “conoscere Gesù Cristo”. Paolo è stato affascinato da Gesù ed ora ha un solo tesoro: Cristo stesso. La sua conversione è un atto da innamorato; lascia le cose più stimate per seguire la persona amata. Paolo esprime la sua nuova posizione religiosa quando dice: “.. l’adultera, come i monaci che hanno scritto pagine di santità e di civiltà in questa nostra terra per essere anche noi costruttori della civiltà dell’amore e della verità. Affidiamo il nostro cammino alla Beata Vergine Maria e ai Santi Silvestro, Anselmo e Geminiano. + Antonio Lanfranchi 4 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Attualità In visita ai malati Il vescovo Antonio si è recato al Policlinico, per incontrare i vertici della struttura e i pazienti. Incontro anche con il sindaco Pighi N el pomeriggio di giovedì 18 marzo l’Arcivescovo di Modena, mons. Antonio Lanfranchi, ha tenuto fede alla sua promessa di recarsi in visita ai pazienti ricoverati al dipartimento ad attività integrata di Oncologia ed Ematologia del Policlinico di Modena. Il nuovo arcivescovo è giunto puntuale alle 15.30 all’ingresso del padiglione Pier Camillo Beccaria, accolto nell’atrio da don Ilario Cappi, cappellano della parrocchia della Beata Vergine della Salute che ha sede al Policlinico, e dal Direttore amministrativo dell’azienda OspedalieroUniversitaria di Modena, Maurizio Pirazzoli. Monsignor Lanfranchi è poi salito al terzo piano dove, nella sala riunioni, è stato accolto da una rappresentanza ai massimi livelli dell’azienda Policlinico di Modena. Erano presenti il Direttore generale Stefano Cencetti, il Rettore Aldo Tomasi, la preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Gabriella Aggazzotti, il Direttore sanitario Maurizio Miselli, il Direttore amministrativo Maurizio Pirazzoli e molti dei direttori dei dipartimenti ad attività integrata dell’Azienda, tra cui quello di Oncologia, Ematologia e malattie dell’apparato respiratorio Giuseppe Torelli ed il direttore della struttura complessa di Oncologia PierFranco Conte. La direzione aziendale, che si è rallegrata per questa visita inaugurale della sua attività pastorale, ha formulato a monsignor Lanfranchi i più fervidi auspici per una proficua permanenza nella nostra città. Prima di concludere la visita il vescovo ha sostato in preghiera nella cappella. Nell’occasione è stato donato all’autorità religiosa il libro fotografico sul Policlinico ed è stato annunciato l’impegno a sostenere nel 2011 attraverso la raccolta dei resti dei buoni pasto del personale dipendente iniziative umanitarie proposte dall’Arcidiocesi di Modena - Nonantola. Da parte di tutti i presenti è stato molto apprezzato il gesto di monsignor Lanfranchi che ha scelto di visitare il Policlinico proprio all’inizio del suo mandato che, come ha detto nel saluto all’Arcidiocesi, pone le relazioni con tutti, e particolarmente con i più deboli, al centro della sua missione di evangelizzazione. Al termine del breve incontro, monsignor Lanfranchi ha cominciato, accompagnato dai medici, la visita ai degenti, soffermandosi nell’ordine prima coi ricoverati della struttura complessa di Ematologia e poi con quelli dell’Ematologia e in seguito si è recato all’hospice e dell’osservazione breve Onco-ematologica. L’arcivescovo ha anche incontrato il sindaco di Modena, Giorgio Pighi. Al centro del colloquio la crisi economica e, in particolare, la condizione delle piccole e medie imprese, la salvaguardia delle famiglie, la centralità della scuola e l’importanza dello sport. “Abbiamo ribadito la disponibilità di Comune e Arcidiocesi a rapporti immediati e diretti - racconta Pighi - e confermato l’intenzione di lavorare insieme su alcuni temi di rilievo per la comunità modenese”. La Posta di don Nardo Se questo e’ un prete ignorante... U n confratello, tanto pieno di zelo da non lasciare in sé nemmeno un piccolo spazio per il buon senso, si sentì in dovere di ammonire il curato d’Ars. Gli scrisse una lettera nella quale lo metteva in guardia dal predicare, vista la sua scarsissima preparazione in teologia dogmatica. In modo particolare poi, quasi gli proibiva di accedere come ministro al confessionale, tenuto conto della sua ignoranza nel campo della teologia morale. Il curato lo ringraziò di cuore. Ma, proprio perché vuoto di quella vacua erudizione che gonfia e non serve a nulla, aveva in sé un posto enorme non solo per il buone senso ma anche per il buon Dio. Per questo continuò a confessare e a predicare. Per fortuna! A confessare. Tutti sanno che migliaia di persone da tutta la Francia, e non solo, accorrevano e si fermavano per giorni e giorni ad Ars, pur di confessarsi dal curato. Negli ultimi anni della sua vita terminava di confessare alle nove di sera. All’una di notte era di nuovo a disposizione dei fedeli. Intervalli per un tozzo di pane, per la messa, per il breviario, per una breve sosta, poi di nuovo in confessionale... fino a 18 ore al giorno! A questo proposito si narra che il grande predicatore Lacordaire andò un giorno ad Ars a trovare il curato. Nacque un piccolo dialogo fra i due uomini di Dio. Il curato stupito di tale visita e quasi incredulo, chiese se fosse davvero lui il grande Lacordaire, che riempiva la cattedrale di Parigi, quando predicava. L’interpellato rispose di sì. Il sacerdote continuò, affermando che aveva sentito dire che spesso, quando la gente non trovava più posto all’interno di Notre Dame, si arrampicava persino su per i confessionali. Il grande oratore non lo poté negare. Poi con un sorriso soddisfatto e meraviglioso aggiunse: “E’ vero signor curato. Quando predico io la gente si arrampica sui confessionali. Ma quando predica lei, la gente va dentro ai confessionali!”. A predicare. Sempre in occasione di quella visita il curato obbligò Lacordaire e tenere lui il giorno prima di partire la catechesi quotidiana alla gente. Il grande oratore obbedì. Al termine la gente rimase soddisfatta ma... lasciò intendere senza mezzi termini che era venuta ad Ars per ascoltare il curato e non Lacordaire. E il grande oratore di Notre Dame non se la prese. Tutt’altro! Anzi si fermò un altro giorno e in incognito assistette alla catechesi del parroco. Solamente allora se ne andò da Ars soddisfatto. Quando tornò a Parigi, ai suoi fans che gli chiedevano in modo ironico che cosa fosse andato a “sentire” ad Ars, rispondeva: “Sono andato anche a sentire, ma sopratutto a vedere Dio in un uomo!”. Che bello quando si incontrano due uomini di Dio! Segue da pagina 1 L’eredità di Marco Biagi L a giornata di venerdì 19 marzo, anniversario della morte di Marco Biagi, si è aperta con una messa di suffragio assieme ai colleghi e ai famigliari del professore modenese nella chiesa di sant’Agostino a Modena. Il convegno poi è proseguito all’Auditorium Biagi, ha avuto per tema ‘Diritti e tecniche regolative tra effettività e sostenibilità: quale modernizzazione dei rapporti di lavoro’ e ha visto, al termine della mattinata, l’intervento del ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, che ha evidenziato come: ‘In un momento che richiede continui aggiustamenti delle competenze sia indispensabile investire sul nostro capitale umano, riconoscendolo come valore fondamentale, così come lo intendeva Marco Biagi, il giuslavorista che più ha influenzato e influenzerà i nostri tempi”. Nel pomeriggio si è discusso di economia del lavoro e di responsabilità sociale con professori provenienti da realtà universitarie di tutto il mondo: dal San Paolo in Brasile a Budapest in Ungheria, da Louven in Belgio a Tilburg in Olanda. L’ultima giornata, quella di sabato 20 marzo, si è invece chiusa con la cerimonia di firma della Convenzione di cooperazione internazionale tra la Fondazione Marco Biagi e l’Università di Hamlin, St. Paul (Usa). NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 5 Liturgia Messa crismale, festa della Chiesa Mercoledì 31 aprile alle 18 in Cattedrale la prima Messa crismale di tutti sacerdoti della diocesi con il vescovo mons. Lanfranchi infermi si fa prima della conclu- • Luigi Biagini* sione della Preghiera Eucaristica; L a benedizione degli oli: l’olio, come l’aria, l’acqua, la luce appartiene a quelle realtà elementari del cosmo che meglio esprimono i doni di Dio creatore, redentore e santificatore. L’olio è la sostanza terapeutica, aromatica e conviviale: medica le ferite, profuma le membra, allieta la mensa. Questa natura dell’olio è assunta nel simbolismo biblico-liturgico ed è caricata di un particolare valore, per esprimere l’unzione dello Spirito che risana, illumina, conforta, consacra e permea di doni e di carismi tutto il corpo della Chiesa. La liturgia della benedizione degli oli esplicita questo simbolismo primordiale e ne precisa il senso sacramentale. Il crisma si prepara con olio e aromi o sostanze profumate. La preparazione del crisma può essere fatta privatamente, prima della benedizione, o anche dal vescovo durante l’azione liturgica. Giustamente, la Messa del crisma si colloca in prossimità dell’annuale celebrazione del Cristo morto, sepolto e risuscitato. Dal mistero pasquale, cuore e centro dell’intera storia della salvezza, scaturiscono i Sacramenti e i sacramentali, che significano e realizzano l’unità organica di tutta la vita cristiana. La Messa Crismale, che il vescovo concelebra con i presbiteri delle diverse zone della diocesi e durante la quale benedice il Santo Crisma e gli altri oli, è considerata una delle principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio del vescovo e un segno della stretta unione dei presbiteri con lui. Infatti con il crisma consacrato dal Vescovo vengono unti i neo battezzati e segnati in fronte i candidati alla Confermazione. A sua volta, l’unzione con l’olio dei catecumeni prepara e predispone i catecumeni stessi al Battesimo. E infine l’olio degli infermi reca ai malati sostegno e conforto nella loro infermità. I testi della Messa Crismale si aprono emblematicamente con l’acclamazione a Cristo “Che ha fatto di noi un regno e ci ha costituito sacerdoti per Dio , Suo Padre” e sviluppano con ampiezza, soprattutto nel prefazio, il tema del sacerdozio comune e quello del sacerdozio ministeriale. Il rito della benedizione degli oli, inserito nella celebrazione eucaristica, sottolinea pure il mistero della Chiesa come sacramento globale del cristo, che santifica ogni realtà e situazione di vita. Ecco perché, insieme al Crisma, sono benedetti anche tutti gli altri oli. In conformità con la tradizione latina, la benedizione dell’olio degli la benedizione dell’olio dei catecumeni e del crisma si fa dopo la Comunione. E’ tuttavia consentito, per ragioni pastorali, compiere tutto il rito di benedizione dopo la Liturgia della Parola, conservando però l’ordine indicato nel rito stesso. Il richiamo dottrinale può suggerire alcuni orientamenti pastorali, utili a rinnovare la comprensione di questi riti che dalla chiesa cattedrale, luogo proprio della loro celebrazione, devono suscitare intensa partecipazione in ogni comunità parrocchiale, con qualificata presenza e comunione di spirito. Nella Messa Crismale si delinea così la più vasta convocazione, che si estende non solo ai ministri ordinati ( presbiteri e diaconi), ma anche a quelli istituiti o di fatto (accoliti, lettori, catechisti, addetti al servizio degli infermi) e ai cresimandi, oltre che ai rappresentanti delle varie comunità. La liturgia cristiana ha fatto suo l’uso dell’Antico testamento; venivano infatti consacrati con l’unzione i re, i sacerdoti e i profeti; essi erano così figura di Cristo, il cui nome significa Unto del Signore. Allo stesso modo, l’unzione con il Sacro Crisma dimostra nel segno che i cristiani, inseriti per mezzo del Battesimo nel mistero pasquale di Cristo, con lui morti, sepolti e risuscitati, partecipano al suo sacerdozio regale e profetico e ricevono per mezzo della Confermazione l’unzione spirituale dello Spirito Santo, che viene loro dato. All’unzione con l’olio dei catecumeni viene esteso l’effetto degli esorcismi: i battezzandi ne ricevono vigore per rinunziare al diavolo e al peccato, prima di avvicinarsi al fonte e rinascervi a vita nuova. L’unzione con l’olio degli infermi, il cui uso è attestato da san Giacomo, conferisce ai malati il rimedio per le infermità dell’anima e del corpo, perché essi possano così sopportare e combattere vigorosamente il male e ottenere il perdono dei peccati. La consegna degli oli potrà avere particolare rilievo celebrativo e pastorale, sia nella chiesa cattedrale che nelle varie comunità. E’ opportuno che il vescovo dia personalmente, prima del congedo, le ampolle degli oli santi ai parroci o almeno ad alcuni di essi, in rappresentanza delle zone pastorali. Nella Messa vespertina parrocchiale della Cena del Signore, gli oli santi, benedetti in cattedrale, saranno accolti dalle comunità come un dono che esprime la comunione nell’unica fede e nell’unico Spirito e conservati in una particolare custodia adatta e degna, con la scritta “Oli Santi” o altra simile. * Maestro delle celebrazioni liturgiche Festa degli anniversari D a alcuni anni, per la nostra Chiesa diocesana, la celebrazione della Messa Crismale assume anche la caratteristica di “celebrazione giubilare” nel ricordo di alcuni particolari anniversari dell’ordinazione sacerdotale o diaconale, anche se è nella Messa “In Coena Domini” del Giovedì Santo che viene ricordata l’istituzione del sacerdozio ministeriale. Questa celebrazione però si svolge in tutte le comunità parrocchiali, ed è quindi giusto che tale ricorrenza sia sottolineata nell’unica liturgia diocesana che vede riunito tutto il presbiterio, con il suo Vescovo e con tutto il popolo di Dio. Tutta la comunità cristiana si stringe attorno al suo pastore ed ai suoi sacerdoti e diaconi per pregare con loro e per loro, per chiedere che lo Spirito del Signore susciti numerose vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata, per esprimere gioia e riconoscenza verso coloro che hanno messo la loro vita a servizio di Dio e dei fratelli nella concreta situazione della nostra Chiesa locale o in altri campi di apostolato religioso e missionario. Se la festa è grande per tutti, lo è specialmente per coloro che ricordano quest’anno particolare il giorno della loro ordinazione presbiterale o diaconale. Li ricordiamo in queste righe, nell’attesa di poterli salutare personalmente, per rinnovare l’antico “ad multos annos” nel servizio al Signore ed alla sua Chiesa. Celebrano dieci anni di ordinazione sacerdotale don Giacomo Violi, don Janusz Kucz e il cappuccino padre Alberto Scaramuzza; il canonico Paolo Notari ricorda il 25° anniversario di ordinazione, il 50° è festeggiato da mons. Sergio Govi, cappuccino, don Paolo Fratti, don Adriano Tollari, e dai cappuccini padre Sergio Bellarmino Casadei e padre Gianfranco Liverani. Sono giunti al traguardo dei 60 anni di sacerdozio don Norberto Galli e mons. Guido Vigarani, mentre il canonico Angelo Barbanti è al 70° anniversario. Il decano dei sacerdoti modenesi è il canonico Antonio Galli, che compie 101 anni di età. Tre diaconi, Fausto Ferri, Franco Messora e Pier Luigi Maselli, ricordano il decimo anniversario di ordinazione. Per tutta la comunità diocesana, l’appuntamento è fissato per mercoledì 31 marzo alle ore 18 in cattedrale per il solenne rendimento di grazie al Padre e per rinnovare la domanda dei doni dello Spirito su di noi e su tutta la Chiesa di Modena-Nonantola. er disposizione di mons. arcivescovo vengono sospese tutte le celebrazioni vespertine del Mercoledì Santo, per facilitare la partecipazione di sacerdoti e fedeli alla S. Messa Crismale in Cattedrale alle 18. I sacerdoti religiosi, diaconi, seminaristi, ministri istituiti, con il loro abito liturgico, si troveranno nel salone dell’arcivescovado, dove si effettuerà l’apparatura, non oltre le 17.30 La processione introitale partirà dall’arcivescovado alle 17.45. Gli arcivescovi emeriti, i vicari episcopali, i canonici di Modena e Nonantola, i sacerdoti che festeggiano un particolare anniversario di ordinazione resteranno ultimi nella processione introitale e troveranno posto in presbiterio; gli altri concelebranti si disporranno nella navata centrale, davanti all’altare. I diaconi dietro alla sede ed i ministri istituiti nello spazio vicino alla porta della Pescheria ed in cripta. Le offerte frutto della colletta quaresimale possono essere con- segnate ad un incaricato nel salone dell’apparatura, per essere consegnate a mons. arcivescovo durante la celebrazione. Gli oli santi saranno presentati a mons. arcivescovo da due genitori che si preparano al Battesimo dei loro figli – olio dei catecumeni – da due anziani – olio degli infermi e da due cresimandi – S. Crisma. Prima della benedizione finale mons. arcivescovo consegnerà le ampolle degli oli santi ai diaconi futuri presbiteri, che seguiranno la croce nella processione finale passando in mezzo all’assemblea e mostrandole ai fedeli. Terminata la celebrazione, gli accoliti incaricati, in cripta, consegneranno gli oli santi ai sacerdoti o ai loro incaricati, che dovranno esibire un biglietto di delega (gli oli santi non possono essere consegnati ai singoli fedeli per uso devozionale). I vasetti per gli oli santi siano decorosi e ben puliti. E’ bene prevedere l’accoglienza degli oli nelle parrocchie prima o durante la Messa “in Coena Domini”. Disposizioni per la Messa Crismale P 6 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Approfondimenti Fare l’Europa: le radici e il futuro A Piacenza il convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) per parlare della “casa comune” degli europei “L’Europa – ha detto mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, in apertura del convegno nazionale - è la nostra casa comune, una casa da costruire insieme e per la quale occorre non solo un progetto, ma anche un rinnovamento culturale e spirituale dell’Europa, un rinnovamento capace di dare un’anima all’idea di Europa, alle istituzioni europee, alla cultura europea”. Sulla figura del santo ricordato come uno degli ispiratori del cammino culturale e spirituale verso l’Europa unita, don Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc, ha affermato che “San Colombano giose della Cei) Paolo Bustaffa, ha invece presentato a Piacenza l’esperienza di Sir Europa, “un cantiere in cui operano giornalisti cattolici di diversi Paesi europei” e nel parlare di “un’informazione pensata’” ha ribadito che “la consapevolezza del rischio di un’Europa senza speranza rende ancor più consapevoli della responsabilità che abbiamo, come giornalisti cattolici, nei confronti dell’opinione pubblica, quindi anche di quella del territorio, spesso condizionata da letture fuorvianti e parziali”. “L’Europa c’è, ma ho l’impressione che non ci siano gli P er tre giorni, dal 18 al 20 marzo scorsi, si è parlato di Europa a Piacenza nel corso del Convegno nazionale della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici, sodalizio del quale fa parte anche Nostro Tempo) organizzato nella città emiliana dalla testata diocesana “Il nuovo giornale” per celebrare i 100 anni di vita. “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”: questo il tema dell’appuntamento piacentino che ha riunito insieme diversi giornalisti e redattori dei 180 settimanali cattolici italiani. Non casuale la scelta del tema e della diocesi di Piacenza-Bobbio: sull’appennino piacentino,a Bobbio appunto, riposa dal 615 il corpo di S. Colombano, missionario irlandese definito da Benedetto XVI “santo europeo”. ebbe a scrivere che gli europei devono essere un unico popolo, un corpo solo, unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate. Frase ancora oggi di grande attualità”. Il direttore dell’agenzia Sir (Servizio Informazioni Reli- europei” ha invece affermato Dino Rinoldi, docente di diritto dell’Unione europea all’Università Cattolica di Piacenza rilevando come “sia sbagliato parlare di una Costituzione europea, che non esiste, mentre vi è una serie di Trattati costitutivi. Ad oggi le basi giuridiche dell’Unione europea si ritrovano in tre Trattati e una Carta: il Trattato sull’Unione europea (meglio conosciuto come trattato di Maastricht), il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica e, infine, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. “Dall’Ottocento, con la nascita del Sacro Romano Impero – ha spiegato ancora Rinoldi – abbiamo assistito all’incorporazione nella società europea dei valori religiosi. Oggi questi valori devono fare i conti con il mondo globalizzato, le persone sono diventate consumatori, clienti. È in questo contesto che siamo chiamati a lavorare per costruire cittadini d’Europa”. Nella sua riflessione il giurista ha sottolineato alcune parole chiave nella giurisdizione europea. “La prima – ha spiegato Rinoldi – è sussidiarietà. Il primo attore a dover agire è lo Stato, a partire dalle sue istituzioni locali. Vi sono anche materie come la famiglia e la tutela della vita in cui l’Ue lascia piena autonomia recependo le legislazioni nazionali. Per quanto riguarda poi la questione delle radici cristiane, Per un umanesimo ”illuminato” La lezione dell’arcivescovo di Lublino mons. Jozef Zycinski S ono ben lontano dall’aspettarmi che il futuro sviluppo della cultura europea possa continuare la tradizione dei santi, dei martiri o dei costruttori delle cattedrali. I mutamenti culturali nella nostra epoca sono più profondi di allora”; tuttavia l’attuale “dialogo interconfessionale fa sperare che i valori religiosi universali possano svolgere un ruolo importante nella trasformazione creativa” di questa cultura. Lo ha detto mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio Consiglio della cultura, inter- “ venendo al convegno piacentino della Fisc sulla costruzione dell’Europa. Interrogandosi sull’avvenire della cultura europea, segnata da un crescente “processo di laicizzazione”, mons. Zycinski “, ha avvertito quanto sia necessaria “la domanda sulla gerarchia dei valori e delle norme etiche che potrebbero svolgere un ruolo importante nella vita sociale”, sottolineando come “nella concezione giudeo-cristiana dei valori venga accentuata la libertà e la dignità della persona umana creata a immagine di Dio”. Nel parlare della “costante teologica – Dio - e del suo ruolo ispiratore nella cultura del XX secolo” mons. Zycinski ha aggiunto che “il futuro sviluppo della cultura potrà salvare i valori umanistici fondamentali per la tradizione europea. Quei valori hanno un ruolo importante anche nell’attuale epoca di mutamenti profondi che accompagnano la rivoluzione tecnico-scientifica; essi costituiscono delle costanti antropologiche che attestano l’esistenza di un’identità spirituale dell’uomo. Il futuro sviluppo dell’umanità - è la convinzione di mons. Zycinski - dipende soprattutto dalla nostra responsabilità per la cultura, il nostro valore comune” mentre “ l ’aper tura alla realtà trascendente di Dio” può costituire “un fondamento al senso, alla bellezza e alla sensibilità delle coscienze, senza le quali non è possibile lo sviluppo” di questa cultura”. Dino Rinoldi ha precisato come “seppur non venga utilizzata l’espressione ‘radici cristiane’ il Trattato sull’Ue faccia riferimento all’eredità culturale, religiosa, umanistica dell’Europa da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona. Valori e principi che non possono non essere cristiani”. Nell’omelia durante la S.Messa celebrata nella seconda giornata dei lavori, mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e presidente della Commissione episcopale per la Cultura e la Comunicazione, ha detto che “non c’è futuro senza uno sguardo europeo ma nemmeno l’Europa avrà un futuro se non saprà partire dai mattoni che rappresentano le varie realtà territoriali”. Per i giornalisti cattolici - ha poi aggiunto – si tratta di “leggere il mondo con gli occhi della fede; raccontando gli stessi fatti degli altri media ma con uno sguardo diverso, più profondo e attento all’uomo”. Ciò, secondo il vescovo, significa anche “mostrare le radici cristiane d’Europa, raccontando le storie dell’Europa cristiana che c’era e ci sarà”. Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese Redazione via Formigina, 319 Modena tel. e fax. 059/344885 - [email protected] Curia: tel. 059/2133866 - fax. 059/2133805 Realizzazione e impaginazione: MediaMo – Moka Direttore responsabile: Stefano Malagoli Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella Caluzzi , Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia Cavani, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Nardo Masetti, don Massimo Nardello, Francesca Rossi, Giulia Vellani Comitato editoriale: mons. Paolo Losavio, don Giacomo Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana Arletti, Egidio Iotti Hanno collaborato: Enrica Benincasa, Luigi Biagini, Cecilia Bonini, Gianni Borghi, Cristina Cattini, Marco Costanzini, Elena Franchi, Valentina Lanzilli, Simona Leonelli, Giovanni Macchitelli, Paola Marchi, Laura Miatton, Francesco Panigadi, Chiara Pizzirani, Germano Salsi, Andrea Smerieri, Maria Cecilia Scaffardi, Laura Spaggiari, Eleonora Tranchini Fotografie: archivio Nostro Tempo, MediaMo, Moka, Sir, Dante Farricella, Luigi Esposito Stampa: Società Editrice Lombarda (Cremona) stampato in n° 2250 copie Amministrazione: Curia Arcivescovile via s. Eufemia,13 - Modena Registrazione Tribunale di Modena n.333 del 19-9-57 Iscritto all’Albo Nazionale della Stampa n.00736 vol.8 Settimanale aderente alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Abbonamento fino a dicembre 2010 Ordinario: 45 € - Sostenitore: 80 € Modalità di pagamento: - Conto corrente bancario IT 46 O 05188 12900 000000043394 intestato a Nostro Tempo Arcidiocesi Modena-Nonantola corso Duomo 34, 41121 Modena - Conto corrente postale n. 14614416 - Nostro Tempo - casella postale 357 Modena 3 - Presso la Diocesi: via Sant’Eufemia, 13 Modena (Ufficio Stampa) - Presso la Galleria Incontro Dehoniana: c.so Canalchiaro, 159 Modena Per informazioni: tel. 059 2133867 il lunedì e il giovedì ore 9-12 [email protected] Pubblicità Contattare MediaMo tel 059/350269 - [email protected] NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 7 Triduo pasquale Nella luce della Pasqua Il significato del triduo pasquale: passaggio alla vita nuova ricevuta in Cristo L a nostra vita nuova, ricevuta da Dio in Cristo, il suo cammino e il suo progressivo sviluppo fino alla pienezza definitiva vengono designati con il nome di “mistero pasquale”. Il mistero pasquale consiste infatti nel passaggio da questo mondo, attraverso una comunione di morte nell’obbedienza del Figlio, verso un mondo nuovo, dominato dallo Spirito, nella gloria della risurrezione presso il Padre (cf Gv 13,1; Fil 2,6-11). Questo passaggio che si è già compiuto in Cristo e in Maria, continua a realizzarsi per tutte le altre membra del suo corpo mistico. Esso sarà completo al termine della storia, quando il Cristo ritornerà nella gloria “per giudicare i vivi e i morti”. Ecco perchè ciò che noi cristiani celebriamo nell’azione liturgica non è un semplice ricordo di un avvenimento passato, ma la attualizzazione di un atto salvifico che continua a influire anche ora sulle membra del corpo di Cristo. Quando noi celebriamo la Pasqua (nei tre giorni del triduo santo e nell’intero ciclo pasquale, come pure ogni domenica e in ogni sacramento), non celebriamo un avvenimento passato, ma un fatto presente, sempre attuale. Non l’atto storico del passaggio di Cristo che diventa presente, atto che è stato compiuto una volta per sempre; ciò che è attuale e avviene ora, è il nostro passaggio di membra del Cristo, passaggio che si compie ora sotto l’influsso e l’azione attuale di Gesù che è passato una volta per sempre “da questo mondo al Padre” (Gv 13,1). Nelle sacre Scritture si afferma che noi partecipiamo alla morte-risurrezione di Cristo: è alla sua nascita divina che noi veniamo associati. Inoltre, l’adesione interiore a questo “passaggio” del Signore, non è semplice atto individuale, ma un fatto universale, ecclesiale, causato da un intervento attuale di Cristo che agisce ora, oggi, per mezzo dei gesti sacramentali della sua Chiesa, per la trasformazione e la risurrezione del mondo. Ma come la liturgia, a partire almeno dalla metà del secondo secolo (e forse dalla fine della stessa epoca apostolica) celebra l’attualità del mistero pasquale ? Al centro sta la veglia pasquale che celebra l’intera storia della salvezza culminante nella morte e risurrezione di Gesù. Questa veglia, quest’ anno nella notte tra sabato 3 e dome- noi riviviamo la partecipazione al mistero di morte e risurrezione del Signore. Il tutto culmina poi nella eucarestia, sacramento nica 4 aprile, si presenta come la più intensa celebrazione del mistero pasquale nella sua totalità. Il fatto di vegliare tutta la notte significa che nella notte di questa vita noi aspettiamo l’alba della risurrezione (il ritorno di Cristo) che già ci illumina nella fede (celebrazione della luce). La celebrazione della parola richiama, attraverso le varie letture, tutta la storia della salvezza. Con la celebrazione battesimale per eccellenza della pasqua, che acquista in questa notte una significatività e una intensità maggiori. I tre giorni che vanno dalla sera del giovedì santo, 1884_Nostro Tempo quest’anno l’1 aprile, alla sera Etica della vita della domenica di Pasqua costi- giuno, di raccoglimento e di pretuiscono il triduo “della morte ghiera. Le altre celebrazioni del sepoltura e risurrezione” del Si- triduo pasquale hanno iniziato gnore. Agli inizi, il venerdì e il ad evolversi nei secoli quando, sabato sono soprattutto sotto l’influsso dei stati carat- pellegrinaggi fatti a Gerusaterizzati dal lemme, si è cominciato a distindigiuno e la guere i vari momenti storici del d o m e n i c a grande avvenimento pasquale. dalla gioia Nacquero così le celebrazioni e, in questo eucaristiche del giovedì santo e senso, il tri- della domenica e la liturgia nonduo pasquale eucaristica del venerdì santo. E’ a costituisce il questo punto che si può davvero presupposto parlare di estensione (per anaffinchè la ticipazione) della liturgia della veglia pa- notte pasquale. L’eucaristia del squale pos- giovedì santo, che ha come tema sa assumere centrale l’istituzione del mistero tutta la pie- eucaristico stesso e il gesto di nezza del Gesù che lava i piedi dei suoi disuo signifi- scepoli, visti sullo sfondo del tracato: la notte dimento e della agonia, è infatti pasquale è il una celebrazione di per se stessa passaggio dal orientata alla consumazione del digiuno alla mistero pasquale ed è finalizzata gioia, come ad introdurre i fedeli alla sua ceè stata il pas- lebrazione. Anche la celebraziosaggio, per ne non-eucaristica del venerdì Cristo, dalla (liturgia della Parola, veneraziomorte alla vita. La catechesi del ne della croce e comunione) ha triduo pasquale deve metterne come scopo di far penetrare più in evidenza l’intima unità cul- profondamente nella meditaminante nella veglia. Il venerdì e zione e nella partecipazione del il sabato dovrebbero essere, nella mistero pasquale e di preparare Modena_102x132 12-11-2008 16:49 Pagina 1 misura del possibile, giorni di di- alla veglia. www.bsgsp.it Le tue radici e il tuo futuro sotto un buon segno. L’Etica di che cosa? • don Gabriele Semprebon* C ome italiani ci si può trovare un po’ disorientati se si presta attenzione al modo in cui generalmente si affrontano alcune questioni etiche. Considerando il pensiero mediocre (non medio) degli italiani che popolano le televisioni, diventate ring di accesi e violenti incontri senza pietà, ci s’imbatte in un modo comune nell’affrontare gli “scandali” del paese (non ultimo quello del grande escluso al festival di San Remo) invocando etica e morale, salendo sul pulpito fendendo l’aria con concetti quali: “chi sbaglia deve pagare” o “dobbiamo dare esempi positivi ai nostri figli”. Da una parte si veste i panni dei paladini della moralità e dall’altra si vuole cancellare ogni riferimento ai valori, soprattutto quelli testimoniati dalla religione e da quella cristiana la quale non fa altro che riconoscere la persona stessa come fonte di valori. Si cerca di oscurare anche il semplice buon senso, adducendo al solito e scontato rispetto di tutti, credendo che il rispetto sia quello di cancellare la fonte valoriale dell’etica. Certo, proprio così perché questo è un vero controsenso, un palese non senso: come si fa ad invocare l’etica quando si cerca di estirpare ogni fonte di valori? Come si fa a pretendere giustizia e verità quando si negano i presupposti perché giustizia e verità possano essere vissute? Con quale presunzione s’invoca una purezza di gesti e di parole quando poi si vuole togliere anche ogni piccolo riferimento a valori e norme che orientano l’uomo ad un autentico agire umano? Quest’abusata laici- tà del paese non può e non deve essere il pretesto per cancellare ogni valore, anche perché se si fa questo mi chiedo con quale diritto ci si scandalizzi per dichiarazioni sull’uso di droga, favori sessuali in cambio d’appalti, programmi diseducativi o parolacce in tivù. Se s’invoca l’etica occorre farlo con coscienza, sapendo che cosa significa; la formulazione dei giudizi etici si riferisce a dei valori e il semplice uso della parola etica scevra ad un rimando valoriale non è altro che un suono senza contenuto, una pretesa senza significato, un’ingerenza sulla libertà altrui. Se si vuole invocare l’etica bisogna riferirsi a dei valori, lavorando intensamente perché questi siano riconosciuti e vissuti da ogni uomo e… da ogni italiano. * In collaborazione con il Centro di Bioetica ‘Moscati’ Le tue radici, il tuo futuro. 8 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Famiglia Mons. Lanfranchi e suor Elena Bosetti parlano a 320 tra genitori e figli agli esercizi spirituali diocesani per le famiglie “Aiutate la Chiesa a diventare famiglia!” smante, grazie alla carica che suor Elena ci ha dato, spendendosi con energia per noi • Simona Leonelli e Gianni Borghi sposi spesso appesantiti dalla quotidianità e bisognosi di ritrovare una primavera delle ’ uno dei pochi ca- motivazioni che ci hanno fatsi in cui i dati della to incontrare, amare, sposare, Questura coincido- credere. no con quelli degli La lettura appassionata della organizzatori! Trecentoven- parola fatta da suor Elena, il tuno tra sposi, bimbi, ragaz- suo continuo riferimento alzi sono passati dagli esercizi la vita, ci ha “preso dentro”, spirituali diocesani per le fa- mettendo le nostre famiglie miglie alle Piane di Mocogno al centro della scena delle belsabato 20 e domenica 21 mar- lissime narrazioni bibliche, zo. dalla creazione di Ish e Isha, Ma ancora più positivo è il alla storia di Abramo Isacco fatto che di questi il 14 % era- e Giacobbe, fino a Giuseppe e no famiglie che partecipavano Maria: il racconto di un Dio per la prima volta (il cerchio che è grembo della nostra vi- E i più piccoli…cosa ne pensano? Anche i bambini sono stati protagonisti degli esercizi D E si allarga!) e 156 erano figli, di cui quasi 40 adolescenti, che si sono messi a disposizione come animatori dei bambini più piccoli! Da tutta la diocesi sono state 38 le parrocchie rappresentate tra la bassa e la montagna, passando per la città: un gran bell’affresco per il nuovo vescovo Antonio Lanfranchi che ha così incontrato gli sposi appena una settimana dopo il suo ingresso a Modena. E’ stata un’ esperienza entusia- Il 13 e 14 marzo gli esercizi spirituali per fidanzati N ei giorni 13 e 14 marzo 2010 si è tenuto, presso la casa di spiritualità “Frate Leone” a Vignola, il ritiro per fidanzati guidato da don Giacomo Morandi e Padre Matteo. La presenza di numerose coppie, 25 in tutto Relazione con Dio/Gesù, come l’adultera a cui Lui rivolge parole, sguardi e gesti di rinascita; relazione tra gli Sposi che nel loro incontro vedono la strada in cui il Signore li prende. Mons. Lanfranchi ha ringraziato le famiglie per la loro presenza che rende viva e vitale la nostra Chiesa, e ha chiesto loro di aiutarla a diventare come una famiglia. Suor Elena infine ci ha lasciato come genitori una sollecitazione: raccontarsi ai figli, narrare loro la storia dell’incontro tra noi, dei momenti luminosi o notturni della nostra strada, dell’incontro col Signore come esperienza personale della sua paternità, per continuare, in modo dialogico e suscitando le loro domande, ta, che ci lascia fare le nostre strade così diverse, non le impedisce ma ci aspetta per un incontro che ci cambia la vita. Questo appuntamento ormai ventennale è stato scandito da tanti momenti che l’hanno arricchito. Il Santissimo è stato esposto nella chiesetta delle Piane per consentire agli sposi un’adorazione continua, anche se suor Elena ci ha ricordato che l’ostensorio più bello è ciascuno di noi come Tempio di Dio, come ricorda s. Paolo ai Corinti. La presenza di alcuni sacerdoti ha permesso le confessioni sia dei genitori che dei ragazzi. Grazie a don Alberto, padre John e don Andrea, corresponsabile dell’Ufficio famiglia, che si è fermato per tutto il tempo con noi. Erano presenti alcune famiglie col ministero del diaconato, che si sono rese disponibili per il servizio liturgico e la preparazione dei bimbi ai Sacramenti. Infine suor Elena, che si è spesa senza sosta in questi due giorni, ha incontrato gli animatori per un momento formativo specifico. C’è stato quindi un percorso spirituale anche per i nostri figli, che è confluito nell’Eucaristia presieduta da mons. Lanfranchi. L’arcivescovo ha sottolineato proprio questo incontro, che è il segno della conversione, perché è nella relazione con Gesù, non nell’adesione a dei precetti, che si gioca la nostra fede. provenienti da diverse zone della diocesi, ci ha permesso di vivere questi due giorni in un clima di raccoglimento e soprattutto di sperimentare l’essere Chiesa e comunità con uno stile familiare. Noi giovani coppie presenti siamo state invitate a riflettere su due aspetti fondamentali dell’amore sponsale: amarci come Cristo ci ama: ossia in modo incondizionato e duraturo, facendo sì che nel matrimonio possiamo essere sempre presenti per l’altro, qualunque cosa accada. Don Giacomo ci ha detto come “Amare sino alla fine” (Gv 13,1) significhi vivere un amore quotidiano, fatto di gesti semplici e concreti, riconoscendo, con umil- tà, il nostro bisogno di essere amati e salvati. Amarci prendendoci cura dell’altro e affidandoci a lui: padre Matteo ci ha spiegato come sia molto importante prestare attenzione alle esigenze dell’altro, ai suoi bisogni e affidarci a lui esponendoci e consegnandoci senza remore o esitazioni. Inoltre la testimonianza dei urate gli esercizi spirituali per le famiglie abbiamo rivolto alcune domande a Samuele (10 anni), uno dei piccoli partecipanti Samuele, è la prima volta che vieni agli esercizi diocesani per le famiglie? No, da quando sono nato tutti gli anni veniamo con la mamma, il papà, i miei fratelli e mia sorella. Che cosa fanno i bambini in questi due giorni? I bimbi alle Piane possono giocare, divertirsi, fare amicizie nuove nel tempo in cui i genitori sono agli incontri, però devono anche rispettare le regole che danno gli animatori. Quando state tutti insieme con la mamma e il papà? Stiamo insieme nelle pause, a colazione, a pranzo, a cena, quando ci laviamo, quando dormiamo e a messa. E’ vero che è venuto anche il vescovo Antonio? Sì, è vero, dall’aspetto è molto simpatico, ha un bel sorriso, non è timido ed è anche molto gentile, perché quando gli abbiamo battuto le mani ci ha ringraziato. Quando celebrava la messa era felice e guardava molto più i bimbi che i genitori. Quale ti è sembrato il momento più importante? ... Il momento più importante…ehm… in pratica tutto quanto, perché io me le volevo godere bene Le Piane, perché ci sono solo due giorni all’anno! Cosa ti è piaciuto di più? La cosa che mi è piaciuta di più di tutto è stata l’accoglienza che ci fanno tutti gli anni Edo, la Franca, la Barbara, la Silvia e Marco Mazzieri, che sono la famiglia che dirige l’albergo dove stiamo. Il prossimo anno torni agli esercizi? Ci torno eccome!!! Perché stacco dalla scuola, facciamo una piccola vacanza e perché lì ci sto proprio bene! la narrazione delle opere del Signore. Il Signore ha benedetto questi due giorni! Lo ringraziamo con tutto il cuore perché nella nostra diocesi la storia delle famiglie credenti va avanti e matura. Amarci come Cristo ci ama coniugi Paolo e Francesca ci ha permesso di riflettere su come la preghiera, l’ascolto e il dialogo siano fondamentali per costruire la propria casa sulla roccia. I temi affrontati, la cura con cui siamo stati accuditi durante il nostro breve soggiorno e la familiarità che si è venuta a creare fra tutti noi, hanno dato al ritiro una luce e una profondità inaspettati, e hanno permesso a me e al mio fidanzato Paolo di tornare a casa più consapevoli dell’amore di Cristo per noi, e certi di voler corrispondere a questo amore attraverso il nostro cammino insieme che affidiamo, senza esitazioni, nelle Sue mani. Silvia NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 9 Diocesi Ricordando i martiri Animazione missionaria: la testimonianza sui missionari uccisi • Francesco Panigadi S ono passati trent’anni da quel 24 marzo 1980 in cui Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di El Salvador, veniva ucciso mentre celebrava l’Eucaristia. Molti, soprattutto i più giovani, non ricordano questo fatto e forse non ne hanno nemmeno sentito parlare! Per altri invece, soprattutto in America Latina, Romero è già santo anche se la causa di beatificazione è ancora in corso. Dal 1993, proprio in corrispondenza del 24 marzo, si è scelto di celebrare la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. A Modena abbiamo anticipato la veglia al 16 marzo per farla corrispondere ad uno dei martedì del vescovo di Quaresima (vd. articolo a pag. 19). È stata una celebrazione intensa, presieduta dal vescovo Antonio e con la testimonianza di don Emanuele Benatti direttore del Centro Missionario di Reggio Emilia. Particolarmente toccante il momento in cui sono stati letti i nomi dei trentasette martiri noti (di quanti altri non abbiamo notizia?!) del 2009: mi sorprende ogni anno il silenzio e la compostezza dei giovani durante questa lettura. Ma perché fare memoria dei martiri? Un giovane nei giorni scorsi mi diceva: “vengo mal volentieri alle celebrazioni missiona- rie perché si ricordano solo dei morti!”. Come dargli torto? Non è certo facile cogliere il senso del martirio. Il vescovo, durante il suo intervento alla veglia, ha indicato la differenza tra celebrità, eroi e martiri: questi ultimi donano la vita non per se stessi, forse neppure per altri ma per un ideale molto più grande. Il termine martire dal greco significa proprio testimone. Anche don Emanuele ha sottolineato che non capita per caso di essere ucciso per la fede e soprattutto ha ricordato che esiste una via quotidiana al martirio. L’amore dei missionari martiri per i valori evangelici di giustizia, pace, libertà, fratellanza, ci deve far pensare alla nostra vita, al nostro essere cristiani, alla coerenza delle nostre scelte. Ri- cordare i martiri deve quindi stimolarci a vivere il Vangelo seriamente e integralmente dando la nostra testimonianza nell’ambiente in cui viviamo e operiamo. Ricordare i martiri diventa anche un calarci nella storia che viviamo, prenderne coscienza, scoprire e rendersi conto che dietro ad ogni martire c’è la scelta di condivisione con tutta una comunità che soffre ed è perseguitata. Ci è di esempio in questo la figura della martire modenese Luisa Guidotti che non accettò di lasciare la Rhodesia, nel caos della guerra civile, e scrisse: “La grazia della persecuzione ci è data perché impariamo a diventare più figli in Lui, più abbandonati nelle mani del Padre che ci è presente e ci accompagna, anche se viviamo isolati nella savana d’Africa fra spari e scoppi, tra feriti e morti, tra dottrine comuniste e capitaliste-razziste (…) Com’è bello servirlo continuamente negli altri e sapere che ogni attimo si potrebbe aprire la porta dell’eternità ed essere per sempre come il figliol prodigo nelle sue mani! ” . Anche Romero era convinto che la vita non appartenesse a se stesso ma all’umanità e per questo disse: “La vera persecuzione è stata indirizzata verso il popolo povero, che è oggi il corpo di Cristo nella storia. Questi sono coloro che completano nel loro corpo quel che manca alla passione di Cristo. Ed è per questa ragione che anche la Chiesa, una volta che ha scelto di organizzarsi e di radunarsi nel nome delle speranze e delle ansie dei poveri, è andata incontro alla stessa sorte di Gesù e dei poveri: la persecuzione”. Chiudo con le parole di Benedetto XVI: “Ricordare e pregare per questi nostri fratelli e sorelle caduti mentre svolgevano il loro servizio missionario è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa e uno stimolo per ciascuno di noi a testimoniare in modo sempre più coraggioso la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla croce ha vinto per sempre il potere dell’odio e della violenza con l’onnipotenza del suo amore”. Dialogo interreligoso T Suore e delle associazioni islamiche della città sono stati ricevuti dal vescovo insieme a don Sergio Casini, vicario episcopale e a Luigi Cattani, incaricato diocesano per i rapporti con l’Islam. L’incontro è stato cordiale e mons. Lanfranchi ha espresso la chiara volontà che il dialogo tra cattolici e musulmani continui e si intensifichi. I rappresentanti musulmani hanno anch’essi espresso piena soddisfazione per l’incontro. Successivamente il vescovo ha incontrato rav Beniamino Goldstein e anche questo dialogo si è svolto all’in- segna della cordialità più sincera. Il rabbino ha presentato la comunità modenese e si è confrontato con il vescovo sul tema dei giovani e delle comuni radici nella Scrittura. Entrambi hanno manifestato il desiderio di vivere momenti di condivisione. Vocazioni Giovedì Santo in Seminario A nche quest’anno invitiamo i ragazzi e le ragazze delle scuole medie della nostra diocesi (in particolare i chierichet- ti) assieme ai catechisti e agli animatori a passare una giornata in Seminario nell’ambito della Settimana Santa per riflettere e prepararci alle celebrazioni del Triduo che ciascuno vivrà nella propria parrocchia. Il programma di giovedì 1° aprile, prevede alle 10 ritrovo e accoglienza, alle 10.30 la preghiera, inizio attività e lavori di gruppo; alle Le intenzioni per aprile G enerale - Perchè ogni spinta al fondamentalismo e all’estremismo sia contrastata dal costante rispetto, dalla tolleranza e dal dialogo fra tutti i credenti Missionaria - Perchè i cristiani perseguitati a causa del Vangelo, sostenuti dallo Spirito Santo, perseverino nella fedele testimonianza dell’Amore di Dio per l’intera umanità. Vescovi - Perchè i giovani che sperimentano momenti di difficoltà trovino nella Resurrezione di Cristo il vero orizzonte della vita umana e nella fede la bussola che indica loro la via da percorrere. Per il Clero - Cuore di Gesù, rivesti i tuoi ministri di santità e di carità perchè operino secondo il tuo Cuore. Servizio biblico Gli esercizi sull’Esodo D on Giacomo Morandi guiderà la due giorni di esercizi spirituali su “Il cammino verso la libertà” – L’itinerario spirituale dell’Esodo, che si svolgeranno il 24 e 25 aprile prossimi all’Oasi Francescana di Serramazzoni. L’inizio degli Esercizi è previsto per le ore 9.30 di sabato 25 aprile, il termine per le ore 17.30 di domenica 26. Chi intende partecipare deve telefonare all’Ufficio Servizio Biblico (059-2133834) nei giorni di lunedì e mercoledì dalle 9.30 alle 12.00 oppure mandare una comunicazione all’indirizzo e-mail [email protected] (entro lunedì 19 aprile). Pastorale giovanile Giornata mondiale della Gioventù I l 27 marzo si concluderà il cammino di Quaresima per i giovani della diocesi: a San Faustino si volgerà la celebrazione diocesana della XXV Giornata Mondiale della Gioventù, di cui ricorre quest’anno il 25° di istituzione. L’animazione della serata, che ha per tema “Maestro buono cosa devo fare per ereditare la vita eterna”, titolo del, messaggio del Papa, è affidata alle suore Francescane Alcantarine di Assisi e sarà presente anche l’arcivescovo mons. Lanfranchi. La serata si concluderà con un momento di festa all’esterno della chiesa. Consiglio pastorale diocesano La prima assemblea con mons. Lanfranchi Mons. Lanfranchi incontra imam e rabbino ra gli incontri nell’agenda di mons. Lanfranchi, due significativi si sono svolti nei giorni scorsi: quello con i rappresentanti della comunità musulmana modenese. I rappresentanti della moschea di Via delle Apostolato della Preghiera 12.30 pranzo al sacco, seguito da giochi e tornei; alle 15.30 riflessione e preghiera conclusiva. Occorre portare pranzo al sacco e scarpe da ginnastica. D omenica 11 aprile si svolgerà la seduta del Consiglio Pastorale Diocesano, alle ore 15.30 al Centro Famiglia di Nazareth. L’ordine del giorno è ricco di contenuti: Il primo punto prevede la riflessione, insieme a mons. Lanfranchi sul compito del Consiglio Pastorale nella vita della diocesi, con il dibattito su attese, aspettative e proposte dei consiglieri. Seguirà una prima riflessione sulle proposte per il programma pastorale del prossimo anno. Il tema potrebbe essere quello proposto dalla CEI per il decennio: emergenza educazione (Per giugno dovrebbe uscire il testo dei vescovi): come affrontarlo? Prevedere una scansione triennale? L’Agenda della Diocesi Martedì 30 marzo Ore 14.15 in S. Agostino Messa del Vescovo con gli studenti Mercoledì 31 marzo Ore 18 in Cattedrale Messa Crismale Giovedì 1 aprile Ore 10 in Seminario Incontro per ragazzi e ragazze delle medie 10 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Primo Piano Lotta alle infiltrazioni mafiose in edilizia: gli ingegneri modenesi aderiscono a Libera L • mariapia cavani ’ordine degli ingegneri è il primo ordine professionale ad aderire a Libera: che non significa, come ha sottolineato la responsabile dell’associazione Enza Rando semplicemente la firma su un foglio, ma l’adesione concreta ad una serie di principi etici che l’associazione, fondata da don Luigi Ciotti nel 1995 per sollecitare la società civile a combattere contro le mafie. L’adesione è giunta al termine del convegno organizzato lo scorso martedì 16 dall’ordine degli Ingegneri di Modena sul tema “Costruzioni, appalti e mafia:il ruolo del professionista nel contrasto alle infiltrazioni mafiose”. Di grande spessore gli ospiti che hanno partecipato: il procuratore della Repubblica di Modena Vito Zincani, i giornalisti Nino Amadore, de Il sole 24 ore, Cesare Giuzzi, del Corriere della Sera e Davide Milosa, de Il fatto quotidiano; sono intervenuti inoltre, Vincenzo Pasculli, esperto in verifiche amministrative di amministrazioni pubbliche, Tiziano Borghi, capo area vigilanza della Direzione Provinciale del Lavoro di Modena, Leo Di Federico, coordinatore dell’area sicurezza Spsal, Servizio di prevenzione e sicurezza per gli ambienti di lavoro, per l’azienda Usl di Modena; Daniela Pedrini, responsabile della direzione tecnica del policlinico S. Orsola Malpighi e presidente nazionale della Siais, Società italiana dell’architettura e dell’ingegneria per la sanità; ha concluso i lavori Enza Ran- La giornata modenese in ricordo delle vittime della mafia, tanti giovani in corteo per non dimenticare I • Valentina Lanzilli n un momento in cui infiltrazioni mafiose, arresti ed estorsioni la stanno facendo da padrone nella cronaca modenese, la XV edizione della “Giornata della I professionisti, primo baluardo per difendere la legalità do, dell’Ufficio di presidenza di Libera. Non sembri superfluo questo elenco di nomi e cariche: a più voci e secondo diversi parametri è stato infatti ribadito che il ruolo del professionista è fondamentale per contrastare le ra in nero e ha una rete logistica perfetta a disposizione, neutralizza le agenzie di controllo. L’apparente vantaggio è quello di avere lavori fatti bene, in fretta e a prezzi competitivi, ma la conseguenza è l’asservimento delle imprese. A Modena i se- operazioni di infiltrazione e riciclaggio sul territorio. “L’attività edilizia – ha precisato il dott. Zincani – è una di quelle a maggior rischio di infiltrazioni, perciò è necessaria la vigilanza dei professionisti. Il settore è debole al momento perché tecnicamente maturo, il mercato si conquista col prezzo più basso e ogni manufatto è un prototipo da realizzare in loco. L’edilizia si regge oggi sull’esternalizzazione, per questo il costruttore attendibile tende a scomparire, mentre si formano miriadi di società con capitali minimi, con i capitali delle finanziarie. Quando il competitor in un appalto è il crimine, ha finanziamenti illimitati a costo zero, spesso anche a segno negativo: se serve riciclare un milione di Euro, anche perdere il 20% è accettabile. Inoltre non ha alcun problema di presenza sindacale: usa manodope- gnali in questa direzione vedono l’intervento su piccole imprese di corregionali”, Il procuratore ha inoltre sottolineato il lavoro dell’Osservatorio sugli appalti e la necessità della creazione di una rete, per monitorare il territorio e non attendere il manifestarsi di episodi palesi, come incendi ed attentati. “Il ruolo del professionista – ha precisato il procuratore - e degli enti associati di categoria, con l’adesione al protocollo, è nel rispetto degli obblighi che ne conseguono. Il professionista inoltre può, in sede contrattuale, inserire una clausola di recesso in caso di sospetti di illegalità delle imprese”. I giornalisti intervenuti successivamente hanno mostrato, ciascuno per le proprie competenze ed area d provenienza, che esiste una “zona grigia” di professionisti che sono stati – o sono tuttora – complici degli illeciti. Amadore, per quanto riguarda Palermo, ha evidenziato come la mafia ha bisogno di professionisti, dalle costruzioni alla finanza, che l’aiutino nel commettere reati, a raggiungere per via breve quello che la legge farebbe ottenere con un percorso più lungo. “Gli ordini hanno una forza che va difesa, possono essere il primo baluardo nella difesa della legalità, e non strumenti di intermediazione. Un esempio? La scelta di Confindustria siciliana di escludere chi paga il pizzo”. Cesare Giuzzi e Davide Milosa hanno raccontato in che modo la ‘ndrangheta si è innestata nel tessuto economico e produttivo della Lombardia. Si tratta di una presenza antica e ben radicata, in particolare in alcuni comuni, dove il controllo del territorio si realizza anche attraverso strumenti brutali. Hanno fornito numerosi dati su questa presenza, partita dal settore movimento terra, chiedendosi come mai nessun imprenditore locale abbia mai investito in un settore che si presenta così redditizio e intanto le imprese della ‘ndrangheta hanno lavorato anche nei cantieri della Tav senza poterlo fare. E non si sa con quali materiali hanno fatto la massicciata. A Milano nessuna levata di scudi, anzi il prefetto ha negato la presenza della mafia in città. E per la prima volta – ha precisato Milosa – la ‘ndrangheta usa qui l’economia legale per finanziare i propri traffici, legati a droga, protezione dei latitanti, creazione di basi logistiche, e non solo per ripulire il proprio denaro. Vincenzo Pasculli ha presentato la struttura ed il funzionamento dell’Osservatorio sugli appalti (vedi Nostro Tempo 45/2009) attivo nel Comune di Modena, auspicandone un allargamento della condivisione anche agli ordini professionali, ingegneri in testa, per mettere in rete le conoscenze egli strumenti che servono a conoscere la situazione e ad intervenire per far rispet- in allarme. Serve riscrivere la mission dell’Osservatorio, permettendo le indagini anche sui subappalti”. Una nota dolente è emersa dal’intervento di Tiziano Borghi, della DPL, che ha ricordato come negli anni scorsi, quando dalle indagini emergevano domande sulla presenza di aziende soltanto campane o siciliane in certe zone, fu detto loro di concentrare le ricerche solo sul lavoro nero. Gli strumenti legislativi a disposizione già ora sono stati presentati dai due tecnici presenti, con la sottolineatura il comportamento individuale è determinante per il controllo di queste dinamiche. Enza Rando ha concluso il convegno sottolineando l’adesione dell’ordine modenese a Libera, evidenziando la necessità di mo- tare le regole. “A Modena non c’è la collusione politica con la mafia, ma si vedono segnali, ad esempio nelle evoluzioni delle società, che devono mettere menti di condivisione del sapere e dell’attenzione, perché le mafie hanno terreno fertile là dove i cittadini ed i professionisti sono indifferenti. Le loro idee, le nostre gambe Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime della mafia” assume un significato ancora più profondo. Un significato forte, perché sono proprio cultura e conoscenza le prime armi da usare contro una realtà, quella mafiosa, che si sta radicando sul nostro territorio. In concomitanza con la manifestazione nazionale che quest’anno si è svolta a Milano, anche Modena domenica scorsa ha voluto dedicare una giornata ai temi della legalità e della cittadinanza attiva. Una giornata, organizzata da Libera ed Animatamente, a cui hanno risposto più di duecento persone, la maggior parte delle quali molto giovani, che si sono ritrovate presso la Polivalente ’87 Gino Pini a Modena per ricordare tutte, ma proprio tutte, le vittime delle violenze mafiose, anche quelle di cui non siamo ancora riusciti a conoscere il nome. Oltre 900 i nomi scanditi durante il corteo silenzioso che ha percorso le vie della Circoscrizione 3, via Carlo Alberto Dalla Chiesa, via Pio La Torre, via Giovanni Falcone; “nomi che dovrebbero risuonare nelle nostre coscienze tutto l’anno” come ha sottolineato Fabio Poggi, Assessore alle Politiche Giovanili. La fiaccolata si è poi diretta verso la stele in memoria delle vittime della mafia, eretta NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 11 Primo Piano La memoria giovane Alcune testimonianze lette domenica 21 marzo a Modena dai ragazzi che hanno partecipato, sabato 20 a Milano, alla Giornata della Memoria e dell’Impegno contro le mafie P er noi è stata la prima Giornata della memoria e dell’impegno quindi,essendo abituati ad una realtà piccola come quella di Modena,è stato sorprendente essere circondati da così tante persone provenienti da tutta Italia e tutte unite dalla stessa speranza. Siamo rimasti sbalorditi quando,durante la marcia,abbiamo visto che camminava con noi anche una classe scolastica di bambini di una cittadina di Palermo che con striscione e bellissimi slogan gridavano loro stessi la voglia di giustizia. Abbiamo avuto l’occasione di rincontrare i volti e le idee delle persone che hanno accompagnato noi giovani di Magreta nella stupenda avventura del campo di lavoro di libera a Castel Volturno di quest’estate e di respirare quindi di nuovo quell’atmosfera di legalità e di impegno che hanno tanto provocato i nostri cuori. Cecilia Bonini 9 00 nomi, 900 morti e 900 rinascite. Immagino qualcuno che punta la sveglia per arrivare in tempo al lavoro, qualche mano che si stringe, qualcuno che appoggia la cartellina del lavoro sul tavolo, altri che osservano le ultime notizie sul giornale. Come mi posso immaginare quei nomi che scorrono a intermittenza su un microfono un po’ distante. Non è un elenco che echeggia su piazza Duomo, ogni nome è forse il titolo di una storia. Da numeri diventano volti e gesti. Renata, Paolo, Francesca, Giuseppe. E tutti gli altri. Tutti diventano una responsabilità, tutti creano dei piccoli vuoti dentro di noi. Sento che ho bisogno di ridare destino a quei nomi, di ascoltare la loro armonia interrotta, di farli parlare ancora. Su quest’Italia che si deve forzare ad accogliere questi nomi, a renderli catalizzatori di memoria, e farli diventare dei segni per tracciare delle strade diverse, che siano in grado di comprendere dalle loro vite. arto dalla marcia nelle strade di Milano, una ragaz- In quei nomi c’è un’eleganza che non ci permette di essere distratti, zina che camminava con uno striscione ieri ha det- una bellezza che ripudia la brutalità e la spavalderia della cultuto “è un po’ come se fosse nostra la città oggi”. Questa ra mafiosa, una leggerezza che rifiuta il martirio. Non cercavano frase mi ha fatto riflettere, davanti allo sciame co- la morte quei cittadini, hanno fatto semplicemente il loro dovere, lorato e cantante di persone che si allungava per le vie non hanno denunciato, hanno parlato oppure casualmente si sono tropotevo non concordare con quell’affermazione; però poi ho pen- vati sulla stessa traiettoria di un proiettile. Hanno perso in un attisato che la città è sempre nostra, Modena è sempre un po’ mia. mo il diritto alla vita, così come in un attimo io sento pronunciare I grandi eventi servono perché “fanno rumore”, ti danno carica e ti il loro nome nell’aria milanese. (…) Tocca a noi dare un senso a fanno sentire di essere parte di un movimento più grande. Anche questa violenza, ma anche a quella pienezza di una vita che è vissuproprio a livello fisico, durante la marcia e in piazza ad ascoltare le ta. Ripartire da questo percorso interrotto, ricucire con un filo rosso testimonianze, quando stai li in mezzo alla folla senti più caldo. Cre- le nostre traiettorie, questo è l’impegno a cui siamo chiamati. Non do però che non ci si possa fermare alle grandi manifestazioni, ma importa se pensiamo di non farcela, noi ce lo dobbiamo imporre, sia necessario un impegno continuo durante il resto dell’anno, per- con una disciplina terribile, che farà male, deluderà, ci farà anche chè “Modena è sempre un po’ nostra”. Un altro momento sul quale paura. Impegnarsi vuol dire rischiare anche la propria serenità. (…) vorrei dire due parole, è senz’altro la lettura dei nomi delle vittime. Laura Spaggiari Enzo Bianchi dice che “le nostre orecchie sono sempre aperte, anche se sembrano passive (perchè non mordono, non afferrano..) è impossibile non sentire. Certo possiamo tendere l’orecchio o fare i sordi, ma non possiamo impedire al suono di raggiungerci”. Ebbene, li in piedi in piazza Duomo la mia tentazione sarebbe quella di ‘fare i sordi’. Perchè l’ascolto di quell’elenco interminabile è davvero difficile. E’ davvero difficile, e credo che il brusio, il chiacchierio che si sentiva fosse una forma di protezione, un tentativo di “chiudere le orecchie”... Ma quel “rumore”, il rumore della lettura delle vittime innocenti non può essere eliminato parlandoci sopra più forte. (…) L’ultima cosa che voglio raccontarvi è proprio questo processo di “recuperare l’umanità”, che nella giornata si è realizzato con l’incontro delle tante persone che abbiamo conosciuto in questi anni di cammino. (…) Enrica Benincasa P l’anno scorso dall’amministrazione comunale; proprio qui, il sindaco di Modena Giorgio Pighi ha portato i suoi saluti ricordando l’importanza di perseguire la legalità in tutti gli ambiti, rimanendo sempre vigili ed attenti rispetto alla realtà che ci circonda. All’incontro tanta gente, soprattutto tanti giovani provenienti anche dal mondo associativo cattolico (Agesci e Ac, ma anche tanti gruppi parrocchiali e alcuni sacerdoti) ha partecipato anche Ninetta Burgio, madre di Pierantonio Sandri, ucciso a Niscemi, in Sicilia, per avere visto qualcosa che non doveva vedere; il suo corpo è stato ritrovato dopo quattordici anni, grazie alle dichiarazioni di un pentito, che è stato anche uno degli assassini di Pierantonio. Ora, finalmente, Ninetta avrà un luogo dove poter andare a trovare suo figlio, strappato alla vita a soli 19 anni. Tra gli interventi significativi anche quello di Enza Rando, dell’Ufficio Presidenza Nazionale di Libera, che ha ricordato che oggi “la T amburi, cori, striscioni, cartelli… È stato impressionante e una bella sorpresa vedere tanta gente e soprattutto tanti ragazzi insieme e che con noi condividono idee e stati d’animo, camminare insieme fino a piazza Duomo e poi l’emozione e la difficoltà di ascoltare quella lunga lista di nomi. Ancora una volta questi grandi eventi e bei momenti ci danno la consapevolezza di non essere da soli e neanche in pochi, la motivazione e la voglia di tenere alta l’attenzione su quello che succede intorno a noi e sentirci protagonisti responsabili della vita del nostro territorio. Speriamo che la carica che ci portiamo a casa da questi giorni non si esaurisca lentamente o si limiti a pochi periodi dell’anno ma possa trovare ogni giorno stimoli nuovi e che la rabbia che nasce dal vedere certe situazioni o dall’assistere a certi gravi avvenimenti non sia motivo di disimpegno ma energia nuova e sempre maggiore. Elena Franchi e Giovanni Macchitelli A bbiamo celebrato la Giornata Nazionale per la memoria e l’impegno per le vittime di mafia ma abbiamo anche parlato di lavoro. Perché la mafia è anche lavoro, si prende anche il lavoro. Noi però vogliamo pensare al lavoro come tempo per costruire la propria vita, dare significato, lavoro come fare che abbraccia l’essere, non lo stritola. Lavoro che è parte dell’uomo e non lavoro che fa delle mani, della fatica, del tempo, della dignità, un proprio possesso. Perché per possedere il lavoro, la produzione si deve possedere l’uomo. Allora, quando la mafia decide di produrre, i primi a farne le spese sono i più fragili, quelli che possiedono poco più della speranza. Sono i migranti che non possono contrattare, i migranti che al mercato si devono vendere. Così c’è Omar che lavora 240 ore al mercato di Milano ma gliene pagano 100. La mafia non vuole costruire ma produrre e se per la prima cosa ci vuole il sudore per la seconda ci vuole il sangue. La mafia così non costruisce sicurezza, niente caschetti, niente pause, niente uomo. L’uomo non c’è più. L’uomo muore di morte bianca tutt’altro che bianca perché è sporca, è lurida di responsabilità. E la mafia non paga, non paga neanche le tasse, tocca pagarle allora ai dipendenti, a chi non vuole fare il furbo, e nemmeno può farlo. (…) Laura Miatton mafia non fa più rumore, ma fa ancora più male”. Ha concluso la giornata il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino che ha parlato di una città umiliata dalle cosche, che adesso però vuole rialzarsi, anche grazie ai progetti che stanno nascendo sui terreni confiscati alle mafie. Un incontro sentito, profondo e partecipato, per dire e ricordare a tutti che “le loro idee camminano sulle nostre gambe”, come era impresso sullo striscione che ha aperto il corteo. 12 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 dalla Città Un servizio in più per le madri in difficoltà Inaugurato un nuovo ascensore nel centro Agape di Mamma Nina • Luca beltrami I l centro Agape di Mamma Nina aumenta i suoi servizi, per migliorare l’accoglienza delle ospiti ed ampliare il potenziale di ricettività. E’ stato inaugurato venerdì 19 marzo presso la sede di Modena in via Alassio un ascensore che servirà i quattro piani della casa, per venire così incontro alle esigenze delle persone portatrici di handicap, donne in dolce attesa oppure ancora ospiti che hanno subito un evento infortunistico. Grazie anche ad un generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio dei Modena, l’intervento ha permesso di rafforzare la sicurezza dell’intero edificio, rendendo più accessibili i diversi livelli. Il centro Agape di Mamma Nina è una casa di accoglienza per giovani donne e mamme in difficoltà, nata a Modena nel giugno 2006 con l’obietti- vo di proseguire l’opera iniziata da Marianna Saltini, meglio conosciuta come “Mamma Nina”, nell’accoglienza a donne sole ed in situazioni di forte disagio. “La nostra volontà – spiega Rossella Piana, direttrice della sede di Modena e coordinatrice dei centri di Carpi e Modena – è quella di ricreare un clima familiare, sostenere la genitorialità e aiutare le ragazze che arrivano da noi nel loro percorso di donne e di giovani madri. Il nostro ruolo è quello di aiutare le ragazze ad accedere ai servizi offerti sul territorio, cercare di essere presenti, ma con l’obiettivo finale di renderle il più possibile autonome. Soprattutto nelle prime fasi, al momento dell’ingresso, l’esperienza vissuta è molto intensa, perché si cerca di creare da subito una relazione con ognuna, fornire il calore umano di cui necessitano visto il momento che vivono, anche se talvolta è molto difficile, come San Giovanni Evangelista Il mistero di San Francesco L o scorso 20 marzo i giovani della parrocchia di San Giovanni Evangelista in Modena, dai quattordicenni fino ai più grandi, oltre 23 anni, hanno portato in scena il recital “Il mistero San Francesco” diretto da Patrizia Comitardi. Lo spettacolo si inseriva nella “Festa della famiglia” che, come è tradizione della parrocchia, ha avuto il suo epilogo con la celebrazione eucaristica della domenica e il pranzo offerto alle coppie che festeggiano quest’anno il 25°, 50° e 60° anniversario di matrimonio. I ragazzi hanno curato tutti gli aspetti dello spettacolo: alcuni erano impegnati a recitare, altri a curarsi dell’audio, delle luci e della fotografia: tutti hanno dato il meglio di sé e sono stati più volte interrotti dagli applausi. Lo spettacolo, realizzato per un pubblico di bambini e adulti, ha alternato scene serie e divertenti, non è sempre facile la coabitazione tra le ragazze, che provengono da culture distanti e a volte in conflitto tra loro. Attualmente – continua la direttrice della sede di Modena – la casa di via Alassio ospita 8 donne e 9 bambini, persone che vengono preselezionate dai servizi sociali del Comune di Modena e che noi cerchiamo di accogliere nel miglior modo possibile. Per me e per le altre persone che lavorano presso i centri Agape di Mamma Nina è fondamentale diventare un punto di riferimento per le donne che ospitiamo, tanto che per noi è motivo di grande soddisfazione quando qualcuna che è già uscita dal centro torna da noi per ringraziarci o semplicemente per un saluto”. In occasione dell’inaugurazione, il vicario dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola monsignor Paolo Losavio ha celebrato della Via Crucis di Frassinoro iezione di immagini della Via Crucis vivente di Frassinoro 2009. Le fotografie, scattate da Guido Roli, sono sottolineate dalla recitazione a più voci di meditazioni del poeta Mario Luzi. Regia di Luigi Gozzi. Ingresso libero. Programma della Settimana Santa Servizio Liturgico della Cappella Musicale del Duomo D urante la Settimana Santa la Cappella Musicale del Duomo accompagna i solenni momenti della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, con un ricco calendario di eventi in Cattedrale: domenica 28 marzo alle ore 10.40 S. Messa Solenne con la Schola Polifonica; mercoledì 31 marzo alle ore 18 S. Messa Crismale con la Schola Gregoriana; giovedì 1 aprile alle ore 18 S.Messa “In coena Domini” con la Schola Polifonica; venerdì 2 aprile alle ore 18 celebrazio- • G.v. M odena innovativa con le 162 idee presentate in occasione di Intraprendere, il concorso che incentiva e sostiene la nascita e la crescita di imprese innovative nel nostro territorio. Giunto alla quinta edizione, il concorso realizzato da Provincia di Modena con ProMo, Modena Formazione e Democenter-Sipe, in collaborazione con Università di Modena e Reggio Emilia, comuni della provincia, Regione Emilia-Romagna e associazioni imprenditoriali, ha raccolto l’adesione di 108 aspiranti imprenditori e 54 neo-imprese. I partecipanti hanno il compito di elaborare il business plan del loro progetto nel corso della fase operativa che terminerà a fine ottobre, supportati da seminari e assistenza gratuita personalizzata. In palio ci sono 18 diversi premi per un totale di 77 mila euro, destinati alle migliori idee imprenditoriali e ai servizi per sostenere la creazione e lo sviluppo di nuove attività, con particolare attenzione per i progetti dal maggior contenuto innovativo e a base tecnologica. Per info: www.intraprendere.modena.it. ProMo tel. 059 848811. Prepararsi alla Pasqua Magnificat: immagini unedì 29 marzo alle ore 21, presso la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie in via Sant’Agostino 40, la Compagnia Teatrale Gli Aggregati e l’Associazione Culturale Fotografica Arcobaleno presentano “Magnificat”, pro- 162 idee innovative per Modena Centro Volontari della Sofferenza Proiezione il 29 marzo alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie L cercando di far incontrare il pubblico con le domande che scaturiscono dalla vita del santo di Assisi e suggerendo, pur nella semplicità dei testi, un’immagine di santità alla portata di tutti coloro che prendono sul serio il Vangelo e se ne lasciano orientare. La regista Patrizia Comitardi, ai saluti finali, ha ringraziato il parroco don Dino Zanasi per la fiducia nell’incarico affidatole e ha evidenziato l’impegno, la determinazione, e le capacità rivelate dai ragazzi in questa nuova esperienza. I ringraziamenti sono andati alla Circoscrizione 2 che ha creduto nell’iniziativa patrocinandola, con l’obiettivo di potere, in futuro, rappresentare lo spettacolo anche in altre realtà modenesi. Don Dino ha concluso la serata apprezzando le capacità e l’impegno profuso dai ragazzi nei diversi incontri preparatori, ricordando che i testi nascevano dalla collaborazione tra i giovani e la regista. una messa a cui hanno partecipato le ragazze ospiti del centro, con i loro bambini, insieme alle responsabili del centro e ad altri educatori e volontari, dopo di che si è proceduto c o n l’inaugurazione vera e propria del nuovo ascensore. Torna il concorso Intraprendere ne “In passione Domini” con la Schola Gregoriana; sabato 3 aprile alle ore 22 solenne veglia con S.Messa “In Resurrectione Domini”, con la S.Polifonica. Infine, il 4 aprile in occasione della domenica di Pasqua: alle ore 11 S.Messa Solenne “Missa Pontificalis Prima”; alle ore 17 Preludio Organistico; alle ore 17.15 Secondi Vespri Capitolari con la Schola Gregoriana; alle ore 18 S. Messa Solenne “Missa Pontificalis Secunda”. Per info: ufficiostampa.cmdm@ gmail.com, www.duomodimodena.it/cappellamusicale. C ontinua il cammino di preparazione alla celebrazione della Santa Pasqua proposto dal Centro Volontari della Sofferenza di Modena. Domenica 28 marzo con inizio alle 15, presso la Casa delle suore Ancelle Missionarie di S.Damaso in stradello Massa 61 (laterale di via Scartazza), adorazione al SS.Sacramento e Santa Messa. I momento di spiritualità sono guidati dall’assistente dell’associazione don Ilario Cappi. In Duomo sabato 27 marzo Concerto di Pasqua S abato 27 marzo, alle ore 21 in Duomo, la Schola Juvenes Cantores della Cappella Musicale del Duomo di Modena propone una Sacra Rappresentazione sulla Passione di Cristo, il cui centro e cuore sarà l’esecuzione del Miserere di Gregorio Allegri accompagnata da I Musici di Parma e diretta dal Maestro Daniele Bononcini. L’iniziativa, sotto il Patrocinio di Comune e Provincia di Modena, Ufficio Scolastico Provinciale, è realizzata grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, de Gli Amici del Duomo e de I Musei del Duomo. Ingresso libero e gratuito. Per info: [email protected], www.duomodimodena.it/cappellamusicale. I lavori proseguiranno sino a gennaio 2011 Ghirlandina, rush finale per il restauro M artedì 22 marzo sono iniziati i lavori di restauro della torre Ghirlandina, da quota sessanta metri sino a terra. Si tratta del secondo stralcio dell’intervento previsto, iniziato dalla guglia, che sarà realizzato dai tecnici e dalle maestranze della ditta Guerrino Pivato. Il restauro riguarda le pareti esterne, per una superficie complessiva di 2.650 metri quadrati, composte da 17 tipi diversi di pietre. L’intervento prevede anche la pulizia ed il restauro di 20 statue di grosse dimensioni collocate agli angoli della torre, e 138 statue di piccole dimensioni. La fine dei lavori è prevista per la metà di gennaio 2011. NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 13 dalla Pianura Biennale Roncaglia, l’arte protagonista a San Felice Tradizionale appuntamento con la Biennale d’arte dedicata allo scultore Aldo Roncaglia, giunta alla 31^ edizione e dedicata quest’anno al tema “Il respiro dell’altro io” • luca beltrami L a Rocca Estense e la trecentesca Torre Borgo saranno lo scenario della 31^ edizione della biennale d’arte Aldo Roncaglia, in programma da domenica 21 marzo a domenica 18 aprile a San Felice sul Panaro. L’edizione di quest’anno si apre con il tema “Il respiro dell’altro io”, proposto dalla direttrice Carla Molinari, sviluppato dagli artisti più affermati come Mimmo Paladino, Nicola Samorì e Ugo Riva, e dagli emergenti Lemeh42, Luca Lanzi, Ulrike Turin, Philippe Garel ed Ettore Frani, che offriranno agli occhi dei visitatori le loro opere, installazioni, sculture e dipinti sui complessi temi dell’io e dell’identità, dando la loro visione dell’immaginario contemporaneo. Gli spazi espositivi di Torre Borgo saranno invece riservati ad una monografia sull’opera grafica di Georges Rouault, una retrospettiva storicocritica sul grande incisore del novecento, che affiancherà la ricerca contemporanea sul tema dell’io. All’interno della manifestazione, è stata inoltre bandita la seconda edizione del concorso riservato ad artisti Under 25, dal tema “L’uomo – i cambiamenti”, un premio che, dopo il successo della prima edizione, conferma la sua importanza nel panorama dell’arte giovanile italiana. Co- me già accaduto lo scorso anno, il premio vedrà la partecipazione di diversi artisti provenienti dal mondo delle accademie e degli istituti d’arte italiani, e avrà come esito la presentazione degli artisti selezionati nella pinacoteca di San Felice sul Pa- Nel nome di Benedetto per chiudere il sepolcro di Geminiano Seguendo una tradizione che si ripete dagli anni ‘80, un gruppo di volontari di Nonantola ha chiuso la tomba di San Geminiano, alla presenza di monsignor Rino Annovi, parroco del Duomo • l.b. U n rito che si ripete dai primi anni ottanta, una tradizione portata avanti da un gruppo di nonantolani che si è messo a disposizione per occuparsi delle diverse attività logistiche legate all’Arcidiocesi di ModenaNonantola. Nel pomeriggio di venerdì 19 marzo il gruppo di San Benedetto si è ritrovato nella cripta del Duomo di Modena per chiudere e sigillare la tomba del Santo Patrono Geminiano, come avviene ormai da oltre una trentina di anni. Nato a metà anni settanta, quando alla guida delle Chiesa modenese c’era monsignor Giuseppe Amici, il gruppo è formato da una quindicina di uomini, sei dei quali presenti venerdì scorso, tutti pensionati che hanno deciso di dedicare tempo ed energie a questo tipo di volontariato. Non solo l’apertura e la chiusura del sepolcro di San Geminiano, ma anche il rinfresco dopo le cerimonie d’ingresso del nuovo arcivescovo, monsignor Antonio Lanfranchi, sia nella cattedrale di Modena, sia nell’abbazia di Nonantola, sono state curate dal gruppo di Nonantola. La scelta di rifarsi alla figura di San Benedetto deriva dal- la regola del Santo di Norcia, quel motto, “ora et labora”, che il gruppo si propone di seguire in ogni sua attività. Il rito di chiusura ha seguito la formula classica, consolidata negli anni, con prima un momento di preghiera guidato da monsignor Rino Annovi, in seguito la procedura di chiusura della tomba del Santo, l’applicazione dei sigilli e dei vetri protettivi che custodiscono il sepolcro: “I vetri di protezione si sono resi necessari per evitare che i fedeli inserissero le offerte all’interno della tomba – spiegano Arnaldo e Mauro Zoboli, due tra i fondatori del gruppo di San Benedetto – e sono stati fatti dalla storica di vetreria Marisaldi, vera e propria istituzione a Modena”. naro durante la 31^ Biennale e un’esposizione nelle sale della Rocca Estense, il prossimo anno, riservata ai tre vincitori. La Biennale, che è stata inaugurata domenica 21 marzo, rispetterà i seguenti orari di apertura al pubblico: venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 alle 19.30, sabato e domenica dalle 10 alle 19.30, mentre lunedì 5 aprile ci sarà un’apertura straordinaria dalle 10 alle 19.30. Sono inoltre previste anche due visite guidate, giovedì 25 marzo alle ore 21 nelle sale della Rocca Estense, mentre giovedì 8 aprile alle ore 21 è in calendario la visita Bomporto all’esposizione dedicata a Georges Rouault presso la Torre Borgo. Oltre al contributo di San Felice 1893 Banca Popolare, dell’assessorato alla Cultura del Comune di San Felice ed il patrocinio della Provincia di Modena, la Biennale ha potuto usufruire della collaborazione delle gallerie d’arte bolognesi “L’Ariete arte contemporanea”, la galleria Forni e la galleria milanese “Bellinzona”. Tra gli eventi collegati alla Biennale d’arte Aldo Roncaglia, una mostra di stampe originali che verrà inaugurata sabato 27 marzo alle 17.30 presso la galleria “Arte su carte” di via Fratelli Rosselli a Modena, sempre a tema “Il respiro del’altro io”. Artisti di primo piano, tra cui Valerio Adami, Carlo Candi, Mimmo Paladino e Wainer Vaccari, esporranno le loro opere grafiche, che potranno essere visitate da lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30, nel fine settimana dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, fino a domenica 18 aprile. Infine, altra manifestazione collegata e organizzata dalla Provincia di Modena, la Rocca Estense di San Felice ospiterà “Storie nella nebbia”, all’interno della rassegna “Musei da gustare”. Sabato 17 e domenica 18 aprile, ultimo week end di apertura della Biennale, nella sala Tosatti della Rocca avranno luogo incontri letterari e ed eventi di narrazione animata per i bambini ad ingresso gratuito. Mirandola La fotografia di Jones apre lo spazio 41zero30 La speranza delle staminali, nel rispetto della vita a mostra “Land of the living past” del fotografo gallese Rhodri Jones inaugurerà la stagione 2010 dello spazio espositivo 41zero30. Sabato 27 marzo, alle ore 17 presso lo spazio espositivo in via per Modena 3 a Bomporto, avrà luogo l’inaugurazione della mostra fotografica, alla presenza dell’autore e di Maurizio Labagnara, presidente del’associazione culturale “L’Argine”. La mostra rimarrà aperta fino a sabato 24 aprile, con i seguenti orari di apertura: sabato dalle ore 16 alle 19, domenica dalle 10 alle 12 e, nel pomeriggio, dalle 16 alle 19. i è svolto a Mirandola, presso l’auditorium del Castello dei Pico, un convegno promosso dal Distretto Lions 108 Tb e realizzato dal Lions Club Mirandola, sul tema delle cellule staminali, una delle maggiori fonti di speranza per il trattamento di molte malattie attualmente inguaribili. Il convegno ha visto relatori d’eccezione, come il professor Michele De Luca, ordinario di Biochimica dell’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore del Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari”, il professor Gianni Tognoni, direttore del Consorzio Mario Negri Sud, e il dottor Roberto Cigarini, magistrato d’appello e giudice della prima sezione civile Modena, sottosezione ordinaria del tribunale. I lavori, presentati dal dottor Nunzio Borelli, officer distrettuale Lions, e moderati dal giornalista Alessandro Malpelo, dopo i saluti del presidente del Lions Club Mirandola, Fernando Balbarini, sono iniziati con la relazione del professor De Luca, che ha illustrato dal punto di vista scientifico le cellule staminali. In particolare, De Luca ha evidenziato i notevoli risultati ottenuti in riferimento alla rigenerazione della cornea e alla epidermolisi bollosa, malattia responsabile dei cosiddetti “bambini farfalla”, che trae beneficio dalla rigenerazione di tessuto cutaneo dalle cellule staminali. Il professor Tognoni ha impostato riflessioni approfondite su tematiche inerenti le tecnologie e gli scenari del un prossimo futuro, sull’etica come norma nei confronti della ricerca stessa e sulla biologia come scienza che sperimenta anche nuovi linguaggi. Infine il dottor Cigarini ha trattato i problemi legislativi, sottolineando come si debba fare ogni sforzo per utilizzare le cellule staminali adulte, rispettando quelle embrionali, in quanto lo stesso Consiglio d’Europa ha vietato la distruzione di individui umani a scopo di ricerca in tutti gli stadi di sviluppo, ammettendo così che l’embrione è vita e persona, da tutelare a tutti gli effetti secondo la convenzione di Oviedo. L • andrea smerieri S 14 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 dall’Appennino Da tutta Italia, oltre 30 ragazzi disabili sul Cimoncino per scoprire gli sport invernali Sci senza barriere to dall’atleta Matteo Stefani, assieme alla sua guida Massimiliano Trenti, ai campionati mondiali studenteschi che si sono svolti negli stessi giorni a Folgaria. Siamo fiduciosi dei prossimi risultati anche dell’atleta Stefano Curti e dalla guida U na settimana intensa e splendidamente riuscita quella che si è svolta dal 28 febbraio al 7 marzo e ha coinvolto oltre 30 ragazzi disabili da tutta Italia portandoli sulle piste del Cimoncino e del palaghiaccio di Fanano. Sette giorni di sci senza barriere con lo Sci Club Fanano 2001 organizzatore dell’iniziativa con il supporto di Unione Italiana Ciechi e Comitato Italiano Paralimpico Emilia Romagna. L’occasione ha avuto lo scopo alle loro famiglie. La mattina si è praticato sci nordico e alpino sulle piste del Cimoncino e del Passo del Lupo, con l’assistenza di 9 maestri del Comprensorio del Cimone e Corno alle Scale di far provare a tutti coloro che lo desideravano la gioia dello sci con una settimana di avviamento agli sport invernali rivolta a tutti i ragazzi disabili d’Italia, dai sei anni in su, e Durante i lavori portata alla luce una pregevole ancona seicentesca una scoperta eccezionale che arricchisce il patrimonio artistico della chiesa • giancarlo cappellini P roseguono, secondo il calendario previsto, gli importanti lavori che riguardano la Pieve fananese di San Silvestro. Nell’occasione si è finalmente risolto anche il problema di una cappella laterale cinque-secentesca, la cappella Livaldi, 5° a destra, che poco più di un secolo fa era stata trasformata Mirco Panizzi, che attraverso la partecipazione di diverse gare internazionali, per ultime le finali di coppa Europa tenutesi ad Arta Terme a Udine, si stanno preparando alle prossime olimpiadi del 2014”, conclude la Padovan. Pavullo Ecco il nuovo ecografo specializzati per l’insegnamento ai disabili e i pomeriggi pattinaggio su ghiaccio a Fanano. All’impegno dei maestri va aggiunta l’indispensabile collaborazione degli atleti guida, che lo scorso anno, hanno frequentato il corso nazionale di formazione CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e hanno ottenuto il brevetto per guida sci alpino per non vedenti. Tra essi (per lo più volontari) appartenenti alla Guardia di Finanza, Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Vigili provinciali, oltre a 6 atleti guida “civili”. “Sono molto soddisfatta dell’esito della manifestazione – afferma la fondatrice e presidente della Sezione disabili dello Sci club Fanano, Teresa Padovan – e devo sottolineare, lusingata della presenza di quelle che considero con affetto ‘le mie guide’ di cui vado orgogliosa e alle quali voglio esternare il mio più caloroso e affettuoso ringraziamento. Senza loro non sarebbe possibile portare avanti il nostro progetto”. Le parole della presidente Padovan trovano condivisione sia da parte del comandante regionale del corpo forestale dello Stato, Giuseppe Giove che dal presi- dente del CIP Emilia Romagna Gianni Scotti. Significativa la presenza di Lorenzo Migliari, medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Torino 2006 che ha guidato l’oro olimpico Silvia Parente. Presenti inoltre, il sabato sera alla serata di gala e di chiusura dei corsi, durante la quale sono stati consegnati un ricordo di partecipazione, il sindaco di Fanano Lorenzo Galli e l’assessore Silvia Zanarini, il dottor Pier Angelo Baratta e altre autorità “alle quali - aggiunge la presidente - va il mio più sentito ringraziamento, unitamente a Rai 3 - TG3 - Sede Regionale Emilia Romagna e al giornalista Nelson Bova, che si farà certamente portavoce nell’esprimere la nostra riconoscenza presso la testata del TG3 e TG1 per aver mandato in onda, il giorno della festa delle donne, il servizio girato in una delle giornate della settimana”. “Ritengo doveroso segnalare il brillante 1° posto raggiun- in grotta di Lour-des. Già da tempo, diversi fananesi avevano proposto che, fermo restando l’aspetto devozionale della cappella, particolarmente caro a molti parrocchiani, fosse però rimossa la struttura di sassi e cartapesta con cui era stata realizzata la grotta: essa infatti, oltre che fatiscente e in condizioni, anche igieniche, decisamente precarie, costituiva una forte stonatura rispetto all’insieme delle cappelle laterali, tutte ancora dotate delle opere d’arte e degli arredi originari. Ebbene, ottenuti i pareri favorevoli delle competenti Sovrintendenze di Modena e di Bologna, la grotta è stata rimossa e, con grandis- sima soddisfazione, è riapparsa una splendida ancona lapidea, ascrivibile al primo ‘600, di raffinata ed elegante fattura e in ottimo stato di conservazione: è una scoperta veramente eccezionale, che arricchisce ulteriormente il già notevole patrimonio artistico della chiesa e che consente di ricomporre quella unità stilistica che la “grotta” bruscamente interrompeva. Nella cappella, oltre alla statua della Madonna di Lourdes, che acquisterà maggiore visibilità e luminosità, troveranno finalmente degna collocazione anche due importanti dipinti provenienti da altrettante cappelle della chiesa, che erano finora pra- ticamente invisibili: in particolare una notevole tela di Domenico Cresti, detto il Passignano. E’ una delle pochissime opere di questo importante pittore toscano del ‘600 presenti in Emilia Romagna, l’unica in provincia di Modena. E’ stato, inoltre, sostituito il vecchio e obsoleto impianto di riscaldamento con un modernissimo impianto che diffonderà calore dal pavimento. Il precedente pavimento in cotto, infine, che risaliva a un secolo fa, sarà sostituito da uno nuovo in lastre di arenaria, molto più adatto alla struttura romanica dell’antico edificio. I lavori, che si dovranno concludere entro Un apparecchio di ultima generazione a servizio delle sale operatorie, grazie ai fondi raccolti dal Comitato per l’Ospedale I l Comitato per l’ Ospedale di Pavullo si è fatto promotore nei giorni scorsi di una importante iniziativa tesa ad arricchire la già importante dotazione di apparecchiature diagnostiche della struttura. Grazie ad una raccolta di fondi è stato possibile infatti acquistare un ecografo, un apparecchio diagnostico di ultima generazione, costato circa 13 mila euro, che sarà utilizzato in sala operatoria. L’ecografo, è stato consegnato ufficialmente lo scorso 20 marzo, con una cerimonia svoltasi presso l’ ospedale, alla presenza, tra gli altri, del dott. Andrea Donati, direttore dell’ospedale e di Romano Canovi, sindaco di Pavullo. Determinante per l’acquisto di questa nuova apparecchiatura, è stato l’intervento finanziario del Rotary Club di Pavullo, della Cooperativa Muratori e Braccianti di Benedello, della Banca Popolare dell’Emilia Romagna e della Banca Credem Gruppo Crea Casa. Hanno contribuito inoltre la Falegnameria Scarabelli, il Circolo di Lavacchio, Lamberto Amadori, Edil Milioli, Euro Futura, Italo Grandi, Bianco 2, Ascom, Cna, Lapam, Confcommercio, l’Hotel Ferro di Cavallo, Antonio Vandelli, Giuliano Vandelli, le associazioni di volontariato di Serramazzoni “Regaliamoci una festa” e le associazioni di volontariato di Pavullo “Insieme per gli altri “. Un ringraziamento, infine, all’Avap di Pavullo. A Fanano restauri e scoperte nella Pieve di S. Silvestro Pasqua, in tempo quindi per la solenne manifestazione della Triennale del Venerdì Santo, costeranno 140.000 eur: 90.000 saranno messi a disposizione della Curia Diocesana, per il resto il parroco don Francesco Bruni confida nella generosità dei fedeli. NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 15 dalla Pedemontana Riprendono dal 4 aprile le attività e le iniziative del Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale • Marcella Caluzzi C on l’arrivo della primavera riapre domenica 4 aprile il Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale. La giornata di domenica 4 sarà solo la prima di una serie di iniziative e laboratori che permetteranno ai visitatori di entrare in contatto e conoscere la civiltà delle terramare fino al prossimo autunno. Il Parco, che si estende su una superficie di 23.000 metri, si compone di un’area archeologica, di una zona per i laboratori didattici e di un Museo all’aperto, la parte più innovativa e stimolante del parco, che riproduce fedelmente l’antico villaggio terramaricolo. Qui infatti i visitatori possono passeggiare in quello che Una domenica al Parco verosimilmente era il villaggio pre-esistente; tutto infatti è stato accuratamente ricostruito: dal fossato al terrapieno, dalla porta per entrare nell’agglomerato alle case vere e proprie dentro le quali troviamo riproduzioni fedeli di abbigliamento, arredi, armi e oggetti di artigianato utilizzati 3.500 anni fa dai nostri antenati. L’area archeologica, invece, ricrea il profilo della collina antica, all’interno della quale è possibile osservare i resti delle antiche pale di legno che componevano una delle abitazioni antiche. La terza e ultima parte del Parco è dedicata ai laboratori didattici; tante sono infatti le iniziative e i percorsi per conoscere questa antica civiltà attraverso punti di vista differenti come alimentazione, abbigliamento o artigianato. Il programma delle attività, che si terranno tutte la do- Castelvetro Un sostegno alla Caritas e a Terrae Novae L Continua il progetto “Castelvetro per la solidarietà”, questa volta a beneficiare degli aiuti, che saranno di tipo alimentare, sono la Caritas di Castelvetro e l’associazione culturale Terrae Novae di Spezzano. “I nostri interventi nel campo dell’aiuto alle fasce sociali più colpite dalla crisi – spiega il sindaco Giorgio Montanari – si stanno articolando ulteriormente, con un impegno che si aggiunge a quello sicuramente più significativo dell’Unione Terre di Castelli di cui facciamo parte. Con due ultimi accordi, promossi dall’amministrazione, un’ importante impresa del territorio ha garantito la fornitura di alimentari (carne bovina) a due associazioni che da sempre aiutano chi è in difficoltà. Ritengo questo risultato particolarmente significativo anche perché collocato all’interno di un accordo complessivo di sponsorizzazione , per il quale ringrazio di cuore Luigi Cremonini”. “Grazie al comune di Castelvetro abbiamo avuto modo di metterci in contatto diretto con Cremonini – spiega Pina Pelloni, del banco alimentare Caritas di Castelvetro – e con la carne in scatola a lunga conservazione che ci è stata donata riusciremo ad aiutare ulteriormente le persone che si rivolgono a noi, che ad oggi sono tante, 160 circa, e purtroppo in aumento”. Ferruccio Giuliani, presidente di Terrae Novae ha parole di stima per il sindaco Montanari e Luigi Cremonini: ”La nostra associazione culturale vive noleggiando importanti collezioni ad enti e privati che col loro contributo ci danno la possibilità di comprare alimenti per i più bisognosi. Il gesto del comune e di Cremonini è importante, viviamo momenti difficili con tante persone in difficoltà e grazie anche a queste iniziative il nostro lavoro risulta sempre più efficace”. meniche e nei giorni festivi, prende il via domenica 4 con un laboratorio che insegnerà ai partecipanti grandi e piccoli a realizzare tazze, scodelle, teglie e orcioli che riprodurranno gli antichi esemplari rinvenuti dagli archeologi nella terramare di Montale. Lunedì 5 aprile sarà invece dedicato all’arte della tessitura utilizzando i telai verticali a pesi ricostruiti all’interno di una delle due case. Le esperte mostreranno come le donne del villaggio tessevano abiti e tele, colorati con tinture naturali. Anche durante questa giornata è previsto un laboratorio per i più piccoli alla scoperta dei colori del Parco. ‘L’ambiente ai tempi delle terramare’, questo, invece, il titolo della giornata in programma per domenica 11 aprile, che vedrà i partecipanti andare alla scoperta dei reperti botanici recuperati dagli scavi per immaginare l’habitat naturale ai tempi dei nostri antenati terramaricoli. Per i più piccoli il laboratorio ’Archeobotanici…in erba’. In stretto collegamento con la Settimana della cultura saranno invece i programmi per domenica 18 e 25 aprile. Nella prima, accanto alla postazione dove gli artigiani fonderanno il bronzo, i bambini potranno assistere alla fusione del cioccolato: verranno creati pugnali, frecce Info ecc. solitamente realizzati in bronzo, di cioccolato che poi verranno gustati dai bambini. Domenica 25 aprile si potrà assistere, invece, alla realizzazione di ceste con la tecnica in uso all’età del bronzo. Gli abitanti delle terramare, infatti, avevano a disposizione numerose varietà di piante e erbe per la creazione dei lori manufatti; la scoperta di uno di questi ha permesso di ricostruirne l’intreccio e di tentarne un’attenta riproduzione. Per informazioni e per conoscere gli appuntamenti di maggio e giugno: 059 203 3100 - 059 532020 [email protected]. Per visite scolastiche occorre prenotarsi allo 059 2033126 Brodano Fiorano La messa dell’artigiano Sabato Santo: l’Ora della Madre V enerdì 19 marzo, a Brodano nella chiesa intitolata al padre umano di Gesù, la Zona di Vignola Lapam ha promosso una messa in occasione di San Giuseppe Artigiano. La celebrazione è stata presieduta dal vicario generale della diocesi di Modena-Nonantola, mons. Paolo Losavio, insieme al rettore del Seminario e vicario episcopale, mons. Sergio Casini e all’amministratore parrocchiale di Brodano, don Aronne Magni. Alla messa hanno partecipato molti imprenditori e funzionari Lapam, insieme al presidente Erio Luigi Munari e al segretario generale, Carlo Alberto Rossi. Durante l’offertorio sono stati portati all’altare, oltre al pane e al vino, anche oggetti di artigianato artistico, frutti della terra e altri dell’ingegno degli imprenditori. La celebrazione è stata chiusa con la ‘preghiera dell’artigiano’ e con un momento conviviale. Vicariato Pedemontana Ovest Via Crucis vicariale E ’ previsto per venerdì 26 marzo il tradizionale appuntamento con la via crucis organizzata da giovani e gruppi provenienti dalle parrocchie del vicariato della Pedemontana Ovest della nostra diocesi. La processione di quest’anno prenderà il via alle 20.30 a Corlo e proseguirà, attraverso le stazioni, fino a Magreta. • Germano Salsi Cristina Cattini L e Serve di Maria Riparatrici, che hanno abitato nella pieve di Rocca Santa Maria per molti anni, in vista della loro partenza nel 2008 hanno affidato il prezioso rito dell’Ora della Madre alle Diaconie laiche dei Servi di Maria presenti nella zona, che raccolgono e portano avanti questa tradizione presso il santuario della Beata Vergine del Castello, in collaborazione con il parroco don Giuseppe, il Terz’Ordine Secolare di Fiorano Modenese e la comunità parrocchiale. Fin da i primi secoli, la Chiesa d’Oriente e d’Occidente ha sentito e celebrato questo misterioso legame che congiunge, come ponte, il Venerdì Santo, giorno della Passione, alla Domenica di Pasqua, giorno della Resurrezione, passando attraverso il cuore di Maria; è lei “Chiesa” che crede contro ogni evidenza, che spera contro ogni speranza. La celebrazione dell’Ora della Madre, che si terrà alle 11.15 di sabato 3 aprile al santuario di Fiorano, si ispira al rito bizantino, di cui presenta, intrecciata a salmi e letture, una selezione di “tropari” (brevi strofe poetiche in canto), con melodie nuove: ha per tema il dolore di Cristo e della Madre, ma trabocca di speranza. Un’occasione quindi, per poter vivere, con Santa Maria, la sua e la nostra “Ora di fede” . Per informazioni: [email protected] - 3485503202 (Germano). 16 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Italia, sostentamento sacerdoti Piancastagnaio (Siena), restauro chiesa Uganda, St. Mary's Hospital Roma, aiuto ai senza fissa dimora CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI. Con il tuo modello CUD puoi partecipare alla scelta dell’8xmille anche se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Basta firmare due volte la scheda allegata al CUD: nella casella “Chiesa cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Poi chiudere solo la scheda in una busta bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “Scelta per la destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’Irpef” e infine consegnarla alla Sulla tua dichiarazione dei posta. Per ulteriori informazioni puoi telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D Il cinque per mille si affianca anche quest’anno all’8xmille. Il contribuente può firmare per l’8xmille e per il cinque per mille in quanto uno non esclude l’altro, ed entrambi non costano nulla in più al contribuente. C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana www.8xmille.it NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Le chiese emiliane a confronto sul tema dell’accoglienza delle persone separate e divorziate • Maria Cecilia Scaffardi M ettere a tema un aspetto ormai irr inunciabile della pastorale familiare: l’attenzione e la cura per le persone separate e divorziate, individuando proposte di evangelizzazione e di accompagnamento spirituale. E’ stato questo l’oggetto di un seminario di studio, promosso dalla Commissione Famiglia della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, che si è svolto a Monticelli (Pr), presso il centro di spiritualità “La Tenda di Sara e Abramo” e che ha coinvolto le diocesi “lungo la via Emilia”. Un convegno che, paradossalmente, secondo monsignor Enrico Solmi, vescovo delegato per la pastorale familiare, “non avrebbe dovuto aver luogo, in quanto le situazioni delle persone separate, divorziate, risposate, dovrebbero essere acquisite dalle nostre comunità cristiane”. A testimonianza, forse di un “nervo ancora sco- La comunità e i legami spezzati perto della pastorale familiare” e di una recezione non ancora completamente avvenuta del capitolo settimo del Direttorio di pastorale familiare, che tratta delle situazioni matrimoniali “difficili” o irregolari”. Situazioni che, rimarca monsignor Solmi, incrociamo nella ferialità della vita: “è la gente che incontriamo normalmente: è l’esperienza dei nostri vicini di casa, dei colleghi di lavoro, dei genitori che vengono a chiedere i sacramenti della iniziazione cristiana per i propri figli. E’ il contatto quotidiano nella condizione laicale dei credenti e in particolare degli sposi. Situazioni normali e consuete che, in realtà, sono il teatro di una capillare azione pastorale che può avere una grande efficacia, avvalendosi del rapporto personale, del dialogo ed anche della solidarietà reciproca”. Pensando alle sperimentazioni nate in diverse diocesi, il vescovo ricorda come “proprio l’incontro con sposi, sacerdoti, religiosi, che mostrano un atteggiamento “sulla misura del cuore del Signore”, favorisce l’apertura e un nuovo incontro con la Parola di Dio”. L’invito, quindi, ad “impastare tutto questo con la normalità della nostra pastorale, nella quale non è presente solo il prete, l’animatore, ma tutta la comunità. Questo incontro — ha auspicato mon- signor Solmi rivolgendosi ai vari incaricati diocesani— deve aiutarvi ad essere sale perché possiate sciogliervi e dare intensità alle vostre comunità”. alcune distinzioni per aiutare una prassi di carità e favorire la crescita della comunione”. Nella consapevolezza che “essere indifferenziati comporta E’ toccato poi a don Edoardo Algeri, presbitero della diocesi di Bergamo, delineare attenzioni, ambiti, stile di una pastorale che “intende rimarcare differenze per dare etichette o emanare giudizi o separare, ma piuttosto tener presenti poi errori e prassi non rispettose delle diverse condizioni di vita”. Attingendo al Direttorio di pastorale familiare, don Algeri ripresenta i criteri fondamentali dell’azione della Chiesa, chiamata a “ non esimersi dal vivere la sua missione Retrouvaille è un programma di ispirazione cattolica, noto e attivo a livello internazionale, che in Italia è arrivato nel 2002. Viene proposto un percorso di “guarigione”, attraverso il confronto con altre coppie che vivono le stesse problematiche e con coppie che si sono, appunto, ritrovate (“retrouvaille” in francese significa “ritrovarsi”). Preziosa anche la testimonianza di una coppia di Mirandola che si è presentata dicendo “siamo due irregolari”, alle spalle un divorzio e ora risposati civilmente. Battezzati, credenti, vivono con dolore la lontananza dalla Confessione e dalla Comunione e per anni hanno sofferto anche per la distanza dalla comunità, alla quale non sape- vano come presentarsi, fino a quando un amico della parroc- sposi: qui si sono sentiti accolti (“avevamo ancora le ferite san- chia li ha invitati a partecipare a un gruppo di coppie nella loro stessa situazione, gruppo che poi è confluito in quello degli guinanti”) e spronati a cercare di comprendere le ragioni della Chiesa che ormai sentivano lontana. evangelizzatrice”, annunciando “il Vangelo di Gesù e le sue esigenze morali circa il matrimonio” (n 191). Con una sollecitudine pastorale che coniuga ed esprime “un unico ed indivisibile amore alla verità e all’uomo”, dove la chiarezza e l’intransigenza dei principi si uniscono alla comprensione e misericordia verso la debolezza umana. (n 192). Certi che , ricordava Paolo VI nella Humanae Vitae, “non sminuire la verità è un atto di amore all’uomo”, amore il cui riferimento è modello è Gesù stesso. Amore, quindi, alla verità sul matrimonio, “nella sua forma indissolubile, come forma che rende buona la vita”. Verità da testimoniare e da dire in modi e linguaggi credibili e di cui “coloro che celebrano il sacramento del matrimonio sono i primi annunciatori”. Amore da non digiungere con la fedeltà all’uomo e alla donna: “chi vive situazioni matrimoniali irregolari — ha ribadito don Algeri — continua ad appartenere alla chiesa, in quanto battezzati: sono nostri fratelli e sorelle, non una categoria a parte, partecipi della comunione, anche se non piena, della Chiesa e chiamati a sperimentare la salvezza del Signore”. Testimoniando così “non l’essere giudicante, ma chiesa che accompagna e si fa carico della fede delle altre persone”. Doppia fedeltà, quindi, che deve tradursi, come indica il Direttorio, in forme di assistenza e di prevenzione, puntando “su una preparazione seria al matrimonio”. A questo proposito, da segnalare l’importanza anche dell’opera e del servizio dei Consultori di ispirazione cristiana, con i quali attivare significative sinergie. L’attenzione e la cura per questi fratelli e sorelle, quindi, non solo non si può ridurre ad capitolo a parte, ma può e deve diventare stimolo ad un rinnovamento più globale, invitando a superare la concezione di una pastorale limitata all’ammissione ai sacramenti, centrata più sui campanili che sui campanelli e valorizzando quelle forme e prassi in cui è evidente il dono della salvezza per tutti. Interessanti le esperienze degli Uffici famiglia di due diocesi vicinissime Reggio e Modena, che hanno attivato iniziative per l’accoglienza delle coppie in situazioni difficili o irregolari, con modi ed esiti molto diversi. A Modena, superate le difficoltà iniziali, lo spazio di ascolto e condivisione “Sulla misura del cuore del Signore”, attivo dal 2003, sta ottenendo buone risposte, grazie anche, sottolineano gli operatori, alla compresenza di un’ampia serie di servizi (consultorio familiare, sostegno psi- cologico, centro di spiritualità) nello stesso stabile. A Reggio invece, dopo un periodo di riflessione per comprendere il problema e mettere a punto iniziative mirate, nel 2007 si è proposta una serie di incontri che basati sulla preghiera e la spiritualità. La partecipazione è stata però scarsa e forse deludente per alcuni partecipanti, in cerca probabilmente di risposte più concrete, con situazioni ed esigenze fra loro molto diverse. Una certa freddezza anche da parte delle comunità parrocchiali fa pensare di formulare una nuova proposta, ispirata al messaggio che anche il dolore dei separarti può portare frutto, perché dove c’è una croce c’è frutto. Quando il dolore della separazione può portare frutto • Paola Marchi E sperienze pastorali a confronto ed esperienze di vita hanno riempito il pomeriggio del convegno interdiocesano, intrecciandosi e interrogandosi a vicenda sul fenomeno delle separazioni. I primi a dare la loro testimonianza sono stati Luca e Annamaria, della diocesi di Modena che hanno alle spalle vent’anni di matrimonio e una dolorosa esperienza di separazione che li ha segnati indelebilmente e li ha portati a conoscere il programma di Retrouvaille, di cui sono oggi referenti per l’Italia. 17 18 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Sport-Csi Oplà al Csi di Modena Un nuovo spazio, dedicato ai più piccoli, per l’associazione. Il presidente Gobbi: “Servirà per i percorsi educativi e ludico-motori” • Marco Costanzini T empo di novità per il Csi Modena. All’interno dello spazio gestito dal Comitato provinciale lo scorso weekend a Children’s Tour, il salone delle vacanze per bambini ospitato da ModenaFiere, è stato presentato un accordo storico per la nostra associazione che firmerà nei prossimi giorni l’acquisto della struttura Oplà. Il centro giochi di Andrea Lucchetta, Anna Molinari e Nicoletta Tata, dunque, passerà nelle mani del Csi, unico proprietario dal prossimo giugno. Si tratta di un passo importante per l’associazione, che con questa acquisizione dimostra quale sia la strategia del futuro: “Da ormai alcuni anni - spiega il presidente del Csi di Modena, Stefano Gobbi - ci siamo caratterizzati con il Progetto Persona, percorsi educativi, ludicomotori e di animazione che a partire dallo sport, che è la nostra storia, sono diventati progetti sociali importanti nel mondo della scuola, delle abilità differenti, delle parrocchie. E’ in questo tessuto sociale, ampio e molto vario, che si spiega la nostra scelta. Per la prima volta entriamo in una struttura che non è un impianto sportivo ed è lì, mantenendo il marchio Oplà, che vorremmo dare la nostra impronta, lasciare il segno. Oplà per noi diventerà una filosofia, un valore, per questo tutto il progetto di animazione targato Csi prenderà questo nome. Non sarà un centro giochi tradizionale, l’Oplà sarà la casa di nuovi importanti progetti che lì nasceranno e potranno continuare in linea con le nostre usuali attività di piazza, nei parchi, alle feste di compleanno, tutte attività che già facciamo e che continueremo a sviluppare anche all’esterno con lo stesso entusiasmo, ma ancora più forti di avere una programmazione alle spalle sempre più solida”. Andrea Lucchetta, che l’Oplà lo ha pensato e creato per primo assieme ai suoi soci, spiega il passaggio di testimone: “L’Oplà, il centro ludico-motorio-ricreativo, da dieci anni fa fino ad oggi ha visto giocare generazioni di bambini che si sono divertiti stando in movimento sulle ali della fantasiosa creatura di Anna, Nicoletta ed Andrea. Tre amici e genitori che si sono inventati una palestra motoria in cui gran parte dei bambini di Modena e provincia hanno allenato le loro abilità motorie divertendosi ed immedesimandosi nei disegni di Andrea Greppi e Maria Claudia Di Genova, creatori di tanti simpatici personaggi. Una sorta di promozione al divertimento esattamente in linea con i principi e lo spirito sportivo ludico del Centro Sportivo Italiano, particolarmente operativo qui a Modena. Un passaggio di testimone dovuto, visto il tempo trascorso e le enormi energie profuse, ma sempre ben ripagate dal sorriso e dal sudore dei bambini che hanno frequentato l’Oplà, coccolati da tutto il nostro personale che ci ha accompagnato in questi anni, a cui va un enorme ringraziamento Il grande patrimonio qua- litativo dell’Oplà, centro di aggregazione per le famiglie modenesi, non doveva essere sprecato, ma implementato con nuove energie e risorse ed ecco quindi l’idea di chiedere il cambio per finire in panchina, quella panchina che ha fatto salire e festeg- giare molti dei nostri 17.000 associati, molti dei quali ora saranno maggiorenni. Che comunque si ricorderanno di aver saltato, giocato e festeggiato all’Oplà, in attesa di divenire a loro volta genitori per chiudere il cerchio della vita”. Nonantola-Campogalliano Corso animatori Q uesta settimana il vicariato Nonantola-Campogalliano si prepara ad accogliere il corso per animatori di primo livello, percorso che il Csi Mode- na riserva agli aspiranti animatori parrocchiali e di centri estivi alle prime armi. Il corso ha già toccato i vicariati della Bassa, di Pavullo e di Modena e approderà anche in quelli della Pedemontana Ovest e della Val Dragone. Nella foto il gruppo dei partecipanti al corso di primo livello di Modena durante la lezione ospitata dalla parrocchia Beata Vergine Addolorata. Pagina_Istit_BPER_250x350.indd 1 19-06-2009 16:08:43 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 19 Giovani Un invito ad andare oltre le proprie debolezze accogliendo il perdono: il primo martedì del vescovo di mons. Lanfranchi con i giovani modenesi I • Chiara Pizzirani n occasione del trentesimo anniversario della morte di Oscar Romero i giovani di Modena si sono riuniti insieme al vescovo Antonio nella celebrazione della veglia dei missionari martiri, che come al solito scandisce il cammino quaresimale proposto dai Martedì del Vescovo. Guardando la barca della Chiesa, ricostruita accanto all’altare della chiesa della Madonna Pellegrina, sulla cui vela durante la celebrazione sarebbero stati scritti i nomi dei martiri cristiani del 2009 in un momento di riflessione proposto da don Emanuele Benatti, al vescovo Antonio vengono in mente due premesse. Per prima, l’invito di Giovanni Paolo II in occasione del giubileo del 2000, “Duc in altum”, prendi il largo. Il papa allora, alla vigilia del terzo millennio del cristianesimo, non si preoccupò di rinsaldare le fila della chiesa, “Prendi il largo” di ricucire gli strappi e riparare i punti che facevano acqua nella nostra povera Chiesa. La croce, l’albero maestro della barca della Chiesa, non teme alcuna tempesta e ad essa noi dobbiamo la salvezza. La benedizione su di noi di Gesù morto e risorto non sarà mai ritirata e vincerà su tutto. Per questo, come Pietro, possiamo trovare il coraggio di prendere il largo.Una seconda premessa riguarda invece il faticoso itinerario dell’umanità attraverso tre figure ben distinte, quella della celebrità, quella dell’eroe e quella del martire: la prima preoccupata di avere visibilità, anche se soltanto per un giorno, la seconda dedita al sacrificio per un valore sociale, la terza infine priva del desiderio di apparire e spesso inconsapevole dell’uti- lità del proprio sacrificio, ma semplicemente desiderosa di essere testimone fedele di Dio e di prenderlo sul serio. Così come ci racconta Charles de Foucault: “Nello stesso attimo in cui cominciai a credere che c’era un Dio, compresi che non potevo fare altro che vivere per Lui”. Questo stile dei martiri, forte nella sua semplicità, ci induce ad interrogarci sulla nostra vita, guidati dal brano evangelico del rinnegamento di Pietro (Lc. 22,31-34; 5461). Innanzi tutto, che visione abbiamo della storia ? Per il cristiano la storia è una visione di speranza nella lotta tra il bene e il male che vive dentro di noi. Nella storia è all’opera il tentatore (Ap. 12), fortissima per ciascuno di noi è la tentazione di trasformare gli altri in cose, in mezzi. Ma per quanto la lotta sia dura, non siamo destinati al fallimento. “Io ho pregato per te”, dice Gesù a Pietro. Andiamo allora, prendiamo il largo insieme a Pietro nella storia, consapevoli della nostra fragilità, ma con la fiducia di non essere affidati alle nostre sole forze. Non cediamo alla tentazione di tentare di salvarci da soli, ma lasciamo che Gesù ci lavi i piedi, lasciamoci salvare, semplicemente accogliendo chi viene a salvarci. Dal punto di vista umano non possiamo che constatare la nostra debolezza e fragilità. Parafrasando Paolo – continua la riflessone dell’arcivescovo Antonio- ci Attenzione alle truffe! C ontinuano a ripetersi numerosi episodi di truffe e raggiri ai danni soprattutto degli anziani. Sono tanti e a volte molto fantasiosi i modi, escogitati da malintenzionati senza scrupoli, per estorcere denaro. Per questo riteniamo opportuno ripetere consigli che le Autorità di sicurezza suggeriscono per prevenire raggiri, evitare brutte sorprese, in modo da proteggere le persone avanti nell’età anche dalle pesanti conseguenze psicologiche che le truffe possono provocare, in preda allo sconforto e alla vergogna. Spesso per strada si presentano persone ben vestite che in modo affabile riescono ad aprire un dialogo con l’anziano, offrendogli promesse di finte eredità o false pietre preziose, utilizzando anche trucchetti psicologici come quello di voler intervenire a favore dei suoi famigliari, toccando così le sue corde emotive più sensibili. Se subiamo una truffa, denunciamolo subito, cercando di ricordare più particolari e dettagli possibili dell’aspetto del truffatore. Se le persone suonano alla porta, presentandosi come funzionari di società o enti, ci facciamo dare gli estremi e verifichiamo con molta calma, telefonando all’ente. Se abbiamo ancora dubbi, chiamiamo il 113. Spesso sono falsi operai o dipendenti dell’Inps, dell’Hera, finti poliziotti o medici di inesistenti organizzazioni umanitarie che riuscirebbero ad ingannare anche i più attenti. Quindi, non apriamo la porta di casa a sconosciuti e verifichiamo sempre con una telefonata da chi sono stati mandati e perché. Nessun ente manda persone a casa per il pagamento delle bollette, per rimborsi o per sostituire banconote false date per errore. Quando preleviamo in banca o alla Posta, facciamoci accompagnare, specialmente nei giorni di pagamento delle pensioni. Non fermiamoci mai per strada a dare ascolto a chi offre facili guadagni o a chi chiede di controllare i soldi o il libretto della pensione, anche se si presenta distinta e con modi gentili. Nessun impiegato di banca o della Posta c’insegue per controllare un errore. Usando il bancomat, stiamo attenti, evitando di operare se ci sentiamo osservati. Nel dubbio ci fermiamo nella banca o nella Posta e parliamo con gli impiegati o con la vigilanza. Se il dubbio nasce per strada, entriamo in un negozio o cerchiamo un poliziotto, un vigile. proponiamo di fare il bene, ma poi facciamo il male. Siamo creature soggette al tradimento, addirittura al tradimento di Gesù, in una progressione di gravità fino a negare di conoscerlo, con il forte valore semantico, di conoscenza intima, che questi termine possiede nella Bibbia. Rompiamo la relazione con Gesù e questa rottura trascina dietro di sé la rottura delle altre relazioni vitali per l’uomo: quella con la comunità (come i discepoli di Emmaus che si contagiano l’un l’altro nell’angoscia) e quella con la propria identità (Pietro nega di essere Galileo). Al fondo della discesa però Pietro viene guardato da Gesù. Non viceversa. Pietro dà le spalle a Gesù, ma lo sguardo d’amore di Gesù vince la sua indifferenza. Questo sguardo fa sgorgare le lacrime a Pietro, lacrime che secondo la tradizione gli solcarono il volto per sempre. Non dobbiamo dunque temere la consapevolezza della nostra fragilità, né cadere nel senso di colpevolizzazione. Siamo peccatori, che tuttavia possono accogliere il perdono: questa è la bell a notizia del vangelo. Il segreto è saper cogliere quello sguardo, che ci fa sentire la nostra inadeguatezza ma anche tutta la nostra gratitudine per il Dio che ci salva. Viviamo dunque come san Benedetto, di cui san Gregorio Magno disse che “abitò con sé stesso sotto lo sguardo d’amore di Dio che lo osserva dall’alto” . A cura di Federazione Nazionale Pensionati - Sindacato Territoriale di Modena 41124 Modena - via Emilia Ovest, 101 Tel. 059/890846 Fax 059/828456 … E i figli e i nipoti possono aiutare gli anziani? A nche figli, nipoti e parenti delle persone anziane possono evitare che esse siano preda di truffatori. Se si abita lontano, il consiglio è di non lasciarli da soli, di farsi sentire spesso, di interessarsi ai loro problemi quotidiani. E’ bene ricordare loro di adottare tutte le cautele possibili nei confronti di sconosciuti. Far loro capire che è importante chiedere aiuto o telefonare al 113. Anche se non lo chiedono, gli anziani hanno bisogno del figlio o del nipote. Se si abita in una casa dove vivono anziani, è bene scambiare con loro ogni tanto quattro chiacchiere per farli sentire meno soli. Anche gli impiegati di banca o della Posta possono intervenire di fronte a loro richieste di prelievo di somme enormi. 20 NostroTempo Domenica 28 marzo 2010 Cultura Appuntamenti Alla Galleria Estense Teatro al Centro Alberione La silenziosa danza di un corpo fermo “Il Compianto Ritrovato” In esposizione il gruppo scultoreo del ‘400 restaurato da Soroptimist Club • E.T. N asceva il 20 marzo 1960 il Soroptimist Club di Modena, l’espressione territoriale dell’associazione Soroptimist International che è diffusa in 107 paesi ed è la più importante e numerosa associazione femminile al mondo. Soroptimist deriva dal latino “Sorores Optime” e significa “sorelle ottime”, sono infatti donne le imprenditrici, i medici, le professioniste, le storiche dell’arte, le fotografe, le cantanti liriche, le docenti universitarie, le amministratrici di importanti società che hanno messo al servizio della società la propria professione “perché la strada verso la completa emancipazione della donna non è ancora compiuta”. Tre giorni, da venerdì 19 a domenica 21 marzo, in cui sono arrivate a Modena delegazioni dei Club Soroptimist di tutta Italia oltre alla presidente nazionale Wilma Malucelli, per festeggiare insieme alle 60 socie modenesi il mezzo secolo di attività. Questi 50 anni di impegno, cultura e solidarietà sono riassunti in un volumetto realizzato da Franco Cosimo Panini che ripercorre “La storia del Circoscrizione 2/Circolo XXII Aprile Concerto di Primavera S abato 27 marzo alle ore 15.30 presso il Circolo XXIII Aprile, in via Donati 120, è possibile assistere all’esibizione della Compagnia Musicale Modenese con repertorio di musica classica, operistica e strumentale, canzoni napoletane e dal repertorio internazionale. L’appuntamento, organizzato dal Circolo in collaborazione con la Circoscrizione 2, è ad ingresso gratuito. Per info: tel. 059 313514. Club 1960-2010”; il patrocinio del Comune di Modena e della Provincia di Modena vanno a testimoniare lo stretto rapporto che il Club ha con il territorio e con la comunità modenese e che intende portare avanti anche in futuro. “Questi cinquant’anni – riassume Brunella Bonola Vaccari, presidente del club modenese – hanno segnato un cambiamento profondo per quanto riguarda il ruolo della donna nella società. Quest’anno – sintetizza la presidente del club modenese – festeggiamo i 50 anni di impegno delle donne per le donne e questo anniversario vuol essere l’occasione per rinsaldare il legame profondo con la comunità modenese, per far conoscere il nostro lavoro e il nostro amore per questa terra”. Tra le principali attività del club troviamo: organizzazione di momenti di confronto pubblico e approfondimento su aspetti della vita economica e sociale, supporto alle donne più fragili a Modena come nei pa- esi poveri del mondo, sostegno alle donne, ai loro bambini e ai nuclei familiari meno fortunati, recupero e valorizzazione del patrimonio culturale modenese. E fa proprio parte di quest’ultimo tipo di attività il ‘regalo’ che il club ha scelto per questo compleanno un po’ speciale, finanziando il restauro del “Compianto sul Cristo morto” di Michele di Nicolò di Dino, noto come Michele da Firenze, autore anche dell’“Altare delle statuine” che si trova nella navata sinistra del Duomo di Modena. L’opera, un gruppo scultoreo in terracotta che rappresenta una delle testimonianze più significative della cultura tardo-gotica a Modena, è venuta casualmente alla luce durante i restauri del complesso conventuale di San Geminiano nel centro storico di Modena ed è stata poi esposta nella mostra “Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni – Antoni o Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano” allestita a Modena nella primavera 2009. Il gruppo scultoreo, restaurato presso l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, è da poco tornato alla Galleria Estense, nel suo recuperato splendore. “Grazie al club verrà restituita al patrimonio artistico cittadino una delle opere più rare e significative della cultura tardogotica. È il nostro dono alla comunità modenese per celebrare il nostro 50° compleanno”. “ L a silenziosa danza di un corpo fermo” è il titolo dello spettacolo teatrale in programma domenica 28 marzo alle ore 17.30 presso il Centro Culturale Giacomo Alberione. Ispirato al testo “Duetto per uno” di Tom Kempinsky, lo spettacolo si articola in sei incontri tra la signora Abrahams, una violinista costretta ad interrompere la sua carriera a causa di una grave malattia degenerativa, e il dottor Feldmann, all’interno dello studio psichiatrico di quest’ultimo. Per info: http://www.centro-alberione.it/. Salotto Magico Gli aspetti socio-affettivi in Erich Fromm L ’Associazione Culturale Salotto Magico in collaborazione con l’Istituto d’Arte Venturi e con il patrocinio della Circoscrizione 1 organizza un incontro-dibattito il giorno 15 aprile alle ore 21 dal titolo “Erich Fromm e le sue proposte per sviluppare gli aspetti socio-affettivi nei rapporti interpersonali: da L’arte di amare a Fuga dalla libertà”. Il relatore dell’incontro, in programma presso la sala delle Dame dell’Istituto in via dei Servi 21, è il prof. Giovanni Battaglini. Ingresso è libero. Per info: tel. 059 2033480 – 059 390173, [email protected]; [email protected]. LA SERENITÀ SI COSTRUISCE GIORNO PER GIORNO con MODENASSISTENZA MODENASSISTENZA SERVIZI PRIVATI DI ASSISTENZA DOMICILIARE A CASA E IN STRUTTURE OSPEDALIERE PER ANZIANI, HANDICAPPATI, MALATI, DISABILI E PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI MODENA - VIALE V. REITER 38 - 059.221122 - CARPI - 059.654688