Antropologia - Lezione 6^
Capitolo I
Storia di una ricerca:
l’antropologia nella Bibbia
e nella Tradizione
(continua)
 siamo qui:
d) La crisi ariana (V secolo) : la crisi del
cristocentrismo
L’esito è duplice:
* dal punto di vista della cristologia, l’impostazione
mina il cristocentrismo, separando creazione e
salvezza
** dal punto di vista antropologico, perdendo
l’originario riferimento a Cristo da parte del
creato, si spingerà verso una diversa concezione
del reale, che inizia ad apparire autonomo e distinto
rispetto a Dio:
«nella misura in cui il riferimento a Cristo, cioè alla
redenzione, è solo successivo a una realtà già data e
preesistente, si pone inevitabilmente la necessità di pensare
questa realtà in modo autonomo, al di fuori di ogni
rimando a Cristo»
(G. Colzani)
Conclusioni sintetiche sull’antropologia dei Padri
non c’è una visione unitaria e sistematica
dell’antropologia, ma si accumula progressivamente
un’abbondante riflessione su alcuni temi antropologici
scritti non esaustivi, ma influenzeranno la scelta delle
questioni e l’impostazione della riflessione
antropologica, fino in epoca recente
le questioni concrete sono l’occasione in cui si attua
l’incontro tra i contenuti “cristiani” e la cultura
ellenistica, con le sue categorie, precomprensioni e
problemi. L’assunzione del dato culturale ha visto
l’insistenza sulla relazione con Dio per
comprendere l’uomo
il limite riscontrato è la progressiva evanescenza del
riferimento a Cristo: il luogo concreto in cui l’uomo
ha a che fare con Dio, la modalità tipicamente
cristiana della relazione uomo-Dio, cioè il Cristo,
sono presenti in modo un po’ sfocato
Le conseguenze sono evidenti nella presentazione di
ciascun tema:
a) la creazione diventa tendenzialmente un tema a se
stante, indipendente dal discorso su Cristo e sulla
chiamata dell’uomo all’alleanza; l’ordine della
grazia tende a sovrapporsi all’ordine della natura
(antropologia a due piani – Cristo abita in 1 piano)
b) l’interpretazione dell’uomo si concentra sul problema
del composto umano (= unità di elementi materiali
e spirituali)
c) il riferimento cristologico – estraniato dal discorso
sull’alleanza, sulla creazione e sull’uomo - si
concentra nel discorso sul peccato: «il Cristo che
viene chiamato in causa è il Cristo redentore, che
viene dopo il peccato per redimerlo, e non è invece
visto anche prima di esso» (F.G. Brambilla)
 aspetto più problematico = sin dall’epoca patristica
inizia la dissociazione dell’antropologia dalla
cristologia
Anima e corpo?
immortalità dell’anima?
creazione ex nihilo?
 tutte queste domande rimangono senza una risposta
precisa, dal punto di vista del riferimento
cristologico, anche se hanno portato nella tradizione
cristiana approfondimenti fondamentali per la
difesa del dato rivelato
 si costituisce un patrimonio di asserti cristiani sulla
realtà dell’uomo che, formulati secondo una
prospettiva cristocentrica ridotta, rimangono
cristianamente insufficienti.
.2 Il medio evo: dal Simbolo alla Summa
1) Il contesto culturale: la novità dell’aristotelismo
 è ingiusta la svalutazione del Medio Evo
 evidenziamo la solidità di un contesto culturale
segnato dalla societas christiana: una cultura che
rimane nell’ambito di una visione religiosa del
mondo e pone sotto il segno della fede tutta
l’esperienza umana
 la teologia medievale si sviluppa nei monasteri, in
funzione della formazione del monaco
 riferimento dominante rimane la corrente agostiniana,
accanto alla tradizione dionisiana (per le traduzioni
di G. Scoto Eriugena) e alla rinascita del
neoplatonismo
Il secolo XII: un secolo “a cavallo” tra due visioni teologiche
un momento di grande elaborazione della teologia
monastica (certosini, cistercensi, vittorini, domenicani)
ma anche una nuova sensibilità: il mondo delle
“Scholae” – il nucleo delle future università: ad es.,
l’abbazia parigina di s. Vittore
l’origine di tale atteggiamento viene ricondotta a s.
Anselmo – “l’ultimo dei padri della chiesa e il primo
degli scolastici” - che introduce la valorizzazione della
ragione (ratio moderna) nell’ambito della fede.
Cambia il modo stesso di fare teologia:
 la dialettica non si accontenterà di spiegare il testo
come la glossa (“il commento”)
 cercando di spiegare i punti oscuri, introduce in
teologia la quaestio, l’indagine, l’interrogazione e non
solo la lettura del testo.
Il secolo XIII = il secolo del “passaggio”
 la teologia è una scienza: in quanto scienza,
abbandona la Bibbia quale materia del suo
riflettere e interrogare (la lectio)
 la Scrittura e gli articoli della fede sono
piuttosto i presupposti di un procedimento
scientifico che si sviluppa a partire da essi
ritenendoli noti e che, argomentando secondo
le regole della logica aristotelica, mira ad una
demonstratio delle sue conclusioni
 cambiano le categorie, che passano
dall’orizzonte biblico ad una visione di
stampo essenziale e immutabile
 cambia la teologia stessa:
 abbandona lo schema della storia della
salvezza quale criterio di organizzazione della
sua trattazione
 sostituito dallo schema delle Sententiae in IV
libris distinctae di Pier Lombardo ritenuto più
organico e razionale
svolta rivoluzionaria nel modo di cercare la
verità dovuta alla nuova auctoritas filosofica:
Aristotele
 l’introduzione dell’aristotelismo sarà la
ragione più vera di questa nuova visione
scientifica e ontologica
Il passaggio non è indolore e senza contrasti:
il fatto che l’aristotelismo sia concentrato sull’essenza,
sull’«in sé» (= un sistema chiuso e non relazionale)
giustifica la lentezza e le contestazioni al suo
ingresso in teologia
si ricordi in particolare la data del 1210, con la
proibizione della lettura di Aristotele da parte del
concilio provinciale di Parigi (e ribadita cinque anni
dopo)
 coraggiosa fu la scelta di Gregorio IX che propose
non una proibizione, bensì una «correctio», una
«expurgatio» del pensiero di Aristotele.
 Evidentemente, la rilettura decisiva dell’aristotelismo
fu quella operata da s.Tommaso (morto nel 1274).
2.2.2) La teologia scolastica
«Dal simbolo alla Summa» (A. Grillmeier) = qui sta il
passaggio dall’epoca patristica alla scolastica primitiva
 la necessità di sistematizzazione dei contenuti della
dottrina cristiana = nascono in questo modo i primi
veri “trattati”
 continua la dissociazione dalla cristologia, ma il
contesto di fede rimane sufficiente a tenere il
riferimento alla rivelazione, perché parlando dell’uomo
lo si pensa sempre in una dimensione religiosa che,
però, è insufficiente a rendere questa dimensione
religiosa consapevolmente cristiana
 non troviamo un trattato specificamente dedicato alla
antropologia teologica
 Il tema principale è la creazione
Entriamo nei contenuti di questa stagione attraverso la
lettura di alcuni autori significativi dal sec. XI al XV,
da cui raccoglieremo i temi e il metodo
Ugo di san Vittore (1064c.a. - 1141)
Cfr. opera fondamentale il De Sacramentis Christianae vitae
 ci sono due opere fondamentali di Dio: opus creationis
e opus restaurationis
a) La prima parte è sull’opera della creazione: è ciò che
Dio ha fatto all’inizio. Questa si articola in diverse
domande: Perché è stato creato l’uomo? Come è
stato creato? Come è caduto? È comunque una
protologia che presuppone l’uomo.
b) La seconda parte tratta la redenzione di Cristo: come
l’uomo viene risollevato da Dio.
 C’è un recupero della creazione, dell’essere dell’uomo,
della protologia come “teologia”: bisogna sapere
cosa sia l’uomo creato per capire la sua salvezza.
Indirettamente si dice che in questa creazione c’è già
ciò che Dio vuole per la salvezza. Dice dunque Ugo: il
Liber creationis è già teologico, non è semplicemente
qualcosa di previo, ma è in rapporto con Cristo.
Pietro Lombardo (morto vescovo di Parigi nel 1160)
Nel Liber Sententiarum = interessa il commento
alla creazione come è narrata nella Genesi
(Esamerone) – come nella patristica (Agostino ha 5 commenti)
Libro II è un commento alla Genesi:
– creazione degli angeli
– i sei giorni della creazione di Genesi
– creazione dell’uomo
– stato paradisiaco (= stato originale)
– tentazione e peccato
– così si arriva a parlare della grazia, del libero
arbitrio e del Peccato Originale
Come viene creato l’uomo? Già nella grazia perché
l’uomo viene creato in amicizia con Dio
 anche qui troviamo una grazia in certo senso previa,
in certo senso una grazia iniziale
 P. Lombardo tratta la Grazia dopo il Cristo e intitola il
suo trattato De Gratia Spiritus Sancti = questa grazia
in fondo è il dono che Dio fa all’uomo mediante lo
Spirito Santo e dunque viene dopo la cristologia
perché ciò che Dio ha potuto fare per l’uomo
creandolo nella Sua amicizia nello stato originale,
non riceverà la sua pienezza che in Cristo Gesù. Qui
che si inserisce la trattazione della grazia
 in questa teologia sistematica l’antropologia rimane
sostanzialmente inserita nella protologia.
Creazione nella grazia = dono dello Spirito = dono pieno in Cristo
San Tommaso, Summa Theologica (1225-1274)
la struttura è tripartita:
I pars: di Dio
II pars: del movimento della creatura razionale in Dio
(divisa in I-II e II-II);
III pars: di Cristo (il quale, in quanto uomo, è per noi
via per ascendere a Dio)
I,I. I temi antropologici si trovano nella parte I^:
l’uomo in quanto creatura di Dio (dopo angeli, tra le
creature corporali)
poi un capitolo sull’anima (q 75), il corpo (q 91) il fine
dell’uomo (q. 93).
 sono questioni filosofiche più che teologiche
Dopo la descrizione della costituzione dell’uomo, si
tratta dello Stato Originario (qq 94-102).
Nella parte II^ si distinguono tre momenti:
 il fine
 gli atti morali
 i mezzi (intrinseci ed estrinseci) per raggiungerlo.
Il prologo della prima secundae (I,II) parla
dell’uomo immagine di Dio:
ne dice il fine = la felicità perfetta, ed i mezzi
per arrivarvi, ossia gli atti umani
più precisamente i mezzi intrinseci sono: le
virtù/habitus (qui si parla di Peccato Originale e
Peccato personale)
 i mezzi estrinseci sono la legge e la grazia.
Il fine: il conseguimento della beatitudine (I-II, q. 5)
dal presupposto antropologico di fondo che l’uomo «è
di natura razionale» (q 5, a.1,1), T. riconosce – con
Aristotele – che poiché «il suo intelletto è in grado di
apprendere il bene universale e perfetto e la sua
volontà è in grado di desiderarlo. Quindi l’uomo
può conseguire la beatitudine» (q.5, a.1).
 La razionalità, dunque, appare come condizione di
possibilità del raggiungimento della beatitudine.
? obiezione = «l’ultima beatitudine preparata per i
santi è al di sopra dell’intelletto e della volontà
dell’uomo. Dunque, l’uomo non può raggiungere la
beatitudine con le sue capacità naturali» (q.5, a.5).
Tommaso risponde:
«l’uomo può acquistare la beatitudine
imperfetta, raggiungibile nella vita presente,
come può acquistare le virtù, negli atti delle
quali consiste tale beatitudine. Ma la perfetta
beatitudine dell’uomo consiste nella visione
dell’essenza divina. Ora, vedere Dio per
essenza non è al di sopra soltanto della natura
dell’uomo, ma di qualsiasi creatura. Dunque,
né l’uomo, né un’altra creatura può conseguire
l’ultima beatitudine con le sue capacità
naturali» (q.5, a.5).
Di fronte all’obiettivo della beatitudine si
descrivono i principi dell’atto umano:
a) principi intrinseci, ossia le virtù/habitus
b) quelli estrinseci: ossia la Legge («agire
secondo ragione», la ratio, q 90...) e la Grazia
(q 106).
 Quando T. arriva a trattare direttamente della
Grazia, si nota una svolta: sino a questo
punto ha trattato della moralità umana, ora
tratta dello specifico della moralità cristiana.
 Lo specifico risiede anzitutto nel fine, che è
soprannaturale. Quindi, non basta più la
legge della ratio ma occorre una legge nuova:
la Lex Nova = la legge di Cristo.
La Lex di Cristo ha due aspetti:
a) il principale è il suo costitutivo: è la grazia
dello Spirito Santo
 la Lex Nova è “nuova” perché ha un “fine
nuovo” irraggiungibile all’uomo
 l’uomo per arrivarvi riceve una forma nuova
che le è data da Cristo, ossia la grazia
b) solo secondariamente tale legge è lex scripta.
 In definitiva, per T. la rivelazione dà un fine
soprannaturale e dà le capacità di
raggiungerlo:
 le virtù teologali (infuse: fede – speranza – carità)
 e la grazia dello Spirito Santo.
III^ pars:
 spostamento significativo della cristologia
nell’ultima parte della Summa
 e, soprattutto, la giustificazione del ruolo di
Cristo in quanto «si è fatto uomo» e, dunque,
compagno di via per l’uomo:
«Dopo aver esaminato il fine ultimo della vita
dell’uomo e l’esito delle sue virtù è necessario
portare la nostra attenzione sullo stesso
Salvatore e sui benefici da Lui profusi
sul genere umano»
T. parla della cristologia come cammino, “via”, dopo
aver considerato qual è la finalità della vita umana
? Ma prima determina il fine (senza Cristo) e poi la via
per raggiungerlo (tramite Cristo)
 in realtà, avviene il contrario: Cristo è la via
precisamente in quanto è la determinazione
originaria del fine umano
 per T. Cristo non entra nella determinazione della
finalità, Cristo è il cammino.
 T. non ha fatto questa scelta in modo irriflesso: egli
ha visto molto bene che Cristo è il Salvatore di tutti,
quello che ricapitola tutto, ma non sente il bisogno di
trattare del fine della vita umana all’interno della
cristologia.
 in T. non c’è un riflesso certo della cristologia
nell’ antropologia:
 nella definizione dell’uomo Cristo non entra
in modo “diretto”
 c’è il chiaro sviluppo di Cristo come Salvatore,
come Colui che porta la salvezza
 rimane aperto il problema protologico, il
senso del rapporto della creazione con
Cristo: non soltanto col Verbo, ma col Cristo
che da sempre coesiste col Padre (= il Verbum
incarnandum).
Cosa sia l’uomo lo si presuppone parlando
della creazione e solo dopo viene la salvezza
operata da Cristo.
 T. non poteva fare altrimenti, dal momento che vede
l’incarnazione come conveniente rimedio al
peccato:
senza peccato per Tommaso
l’incarnazione non ci sarebbe stata
In questa prospettiva difficilmente si può agganciare a
Cristo l’antropologia e ancor più difficilmente si può
agganciarvi la creazione originaria dell’uomo.
 T. deve quindi escludere - seguendo in questo
Agostino - che l’immagine di Dio nell’uomo faccia
riferimento al Verbo. Essa fa riferimento a Dio che
crea.
 L’assenza di un chiaro riferimento cristologico è il
limite più vistoso di questa antropologia teologica
(G. Panteghini)
San Bonaventura (1221-1274)
Nel Breviloquium.
Struttura:
– Trinità
– creazione (angeli e uomo)
– peccato (PO e PP)
– incarnazione
– la grazia dello Spirito Santo (il trattato sulla
grazia più significativo del medio evo)
3) Due conclusioni sintetiche sul Medio Evo
A) i temi rilevanti per l’antropologia
sono limitati, ma ci permettono di intuire gli
interessi della teologia:
– creazione
– peccato (PO e PP)
– fine dell’uomo
– anima e corpo
B) la collocazione dello studio dell’uomo
all’interno del piano delle Summae:
sia nello schema cronologico (creazionepeccato-redenzione) sia nello schema
finalistico (exitus-reditus) emerge la riduzione
del riferimento cristologico nella visione
antropologica:
l’uomo è considerato a prescindere da
Cristo (in quello cronologico si parla
dell’identità della persona prima di Cristo)
 anche dove il riferimento cristologico viene
recuperato non è di certo centrale né chiave
di lettura.
Di conseguenza, i temi vengono ricondotti ad
una riflessione filosofica: a questa la
rivelazione di Cristo risulta aggiuntiva.
 Dice un «di più», che però può essere
anche riconosciuto estrinseco e non
necessario.
 Il vuoto cristologico tende ad essere
riempito con dei contenuti provenienti da fonti
diverse dalla esperienza di fede: lo stare
dell’uomo davanti a Dio tende a riferirsi a un
dio pensato in termini filosofici
e non cristiani
Questo è visibile dalle definizioni stesse dei
contenuti:
la creazione è riconosciuta come azione di Dio,
pensato però come “causa suprema” a cui si
risale a partire dagli effetti creati
l’essenza dell’uomo è ricondotta all’anima
spirituale, abbondantemente studiata sia in sé
che nel rapporto problematico col corpo
il peccato appare come il distacco da Dio
Sommo Bene, non come rifiuto dell’Alleanza
del Padre in Cristo
infine, la grazia è definita come modificazione
accidentale dell’essenza umana ad opera
dell’azione causale di Dio (battesimo toglie il PO)
Sulla base dell’analisi metafisica c’è stato un
approfondimento del discorso teologico
sull’uomo che ha consentito alcune
chiarificazioni che restano patrimonio culturale
essenziale della cultura occidentale, ad es.:
l’approfondimento della creatio ex nihilo
 la tesi dell’unità dell’uomo, con l’affermazione
dell’anima forma corporis
 la spiegazione dell’immortalità dell’anima.
Difetti:
 l’insufficiente riferimento cristologico con
cui venivano elaborate queste nozioni
 questi approfondimenti antropologici
correvano il rischio di essere presentati come
autonomamente consistenti in se stessi,
senza che il loro senso dovesse far
riferimento alla vicenda storica della
salvezza apparsa in Gesù
 tale salvezza correva inesorabilmente il rischio
di essere riferita soltanto alla vicenda della
libertà peccatrice dell’uomo.
 L’epoca moderna e la manualistica
1) Autonomia della ragione: l’epoca moderna
 Quale concetto di modernità?
 modernità è l’insieme di strutture socioculturali che si svilupparono dopo l’epoca
confessionale e che divennero decisive con
l’illuminismo e l’industrializzazione
 le categorie stesse di “epoca moderna” e di
“modernità” sono relativamente recenti:
risalgono rispettivamente al 1838 e 1887,
in area tedesca.
 La nascita dell’epoca moderna
 avvenimenti di rilievo hanno condizionato gli sviluppi
della cultura e della teologia fino all’epoca
contemporanea:
le scoperte geografiche, che costringono a mutare la
visione comune e tradizionale del mondo
soprattutto la Riforma protestante (Lutero formula il
proprio pensiero dal 1514 al 1520) e il concilio di
Trento (1546-1563)
l’epoca post-tridentina, poi, è segnata da una serie di
controversie (contro Baio, la controversia de auxiliis,
il giansenismo) che coinvolsero direttamente la
questione antropologica (libertà e grazia), dandole
forte attualità.
Conseguenze degli avvenimenti:
mutamento delle condizioni civili
nuove scoperte scientifiche e geografiche
rottura dell’unità delle fede a causa della Riforma, le
guerre di religione
portarono alla tensione tra:
uomo
considerazione
autonoma e separata

o a partire della fede,
in modo alternativo
o aggiuntivo
Il tratto caratteristico dell’epoca moderna viene
ricondotto sinteticamente nella
autoaffermazione dell’uomo,
in una cultura antropocentrica:
«La problematica antropologica è il crocevia, il banco
di prova del pensare moderno.
Nell’autoaffermazione della persona,
nella libertà intesa come punto di coagulo di
un’intenzionalità e di una volontà pensate in sé,
indipendentemente da Dio,
c’è il cuore dell’epoca moderna»
(G. Colzani)
 G. Colzani critica l’identificazione dell’epoca moderna
semplicemente – e in maniera puramente negativa - con la
“secolarizzazione” proponendo piuttosto l’affermazione
dell’autonomia umana.
secolarizzazione (?)
 lat. saeculum = “mondo” (Gal 1,4: “sottrarsi al presente secolo malvagio”)
 inizialmente designa il processo di laicizzazione di un religioso che
abbandona il suo ordine e ritorna al secolo
 in età napoleonica designa l’espropriazione dei beni della chiesa, a
vantaggio dello Stato, o il passaggio di attività o istituzioni
(ospedialiere - scolastiche) dalla sfera ecclesiale a ambiti che
escludono il riferimento religioso
 più ampiamente riguarda il processo di desacralizzazione di attività
prima dipendenti dalla religione (arte, etica, pratiche scientifiche)
che si ritengono esplicitamente opposte a qualsiasi religione
(secolarismo) o indifferenti a riferimenti religiosi.
 la s. designa così la totale autonomia di un mondo che si comprende
in modo immanente, a partire da sé.
Si passa dalla centralità di Dio alla centralità
dell’uomo e della ragione:
 l’umanesimo = l’uomo scopre se stesso e il
suo mondo; contrassegnato da uno spirito di
libertà e da una autonomia razionale che lo
portano a voler essere soggetto, signore della
propria storia
 già l’umanesimo del ‘400, pur in un quadro
religioso, aveva lasciato in secondo piano i temi
antropologici tradizionali per concentrarsi
sull’importanza della libertà umana e sul ruolo
dell’uomo nel cosmo
 questa linea continuerà nel ‘500 che mantiene
al centro del suo interesse l’uomo e la sua
ragione, le risorse e le opere della persona
La conseguenza di questa difesa dell’autonomia
dell’uomo è quel “complesso clima culturale” in
cui si impone sempre più netta la separazione
tra:
Fede e Ragione
 Dio e Uomo
 teologia e filosofia.
Ciò conduce la modernità all’esito umanista, che
si presenta con un duplice sbocco:
* il rifiuto di Gesù Cristo
** o la sua riduzione.
l’umano si contrappone o assorbe il cristiano
uno sviluppo unilaterale di una tensione latente nel
discorso medievale: ad es. il concetto di ragione e
libertà che il Medioevo andava sviluppando (benché
tenuto a freno da una impostazione sostanzialmente
di fede) era disponibile a esiti pericolosi se non veniva
fondato in maniera rigorosamente cristologica.
 L’ambiguità dovuta alla mancanza di questa
fondazione cristologica è esplosa nell’umanesimo
anticristiano che o rifiuta Gesù o attrae Gesù entro
i limiti della pura ragione (Kant, Hegel, Schleiermacher)
per cui Gesù è l’emblema, la cifra, il simbolo, il
valore morale proprio dell’umano
e non il fondamento dell’umano  
Si ripropone il problema di fondo del rapporto fedecultura:
La cultura ricerca l’autonomia della soggettività
La fede è chiamata a misurarsi con la consistenza
della libertà dell’uomo, affermata insieme e in forza
del primato di Dio.
 La teologia risolve ambiguamente il suo tentativo, nel
senso di indebolire – se non addirittura di perdere –
l’originario e fondante riferimento dell’uomo a
Cristo
 dalla divinoumanità del cristianesimo si astraggono
i valori umani, che senza aggancio al divino (Logos
creatore di Cristo) riducono Gesù ad una ideologia
del bene, un’etica laica, un cristianesimo dei valori:
Le moderne forme d’ateismo conservavano spesso, come il
deismo al quale succedevano, molti valori di origine cristiana,
ma per il fatto di aver recisi questi valori dalla loro sorgente
cristiana, furono impotenti a mantenerli nella loro forza e
perfino nella loro autentica purità. Spirito, ragione, libertà,
verità, fratellanza, giustizia: queste grandi cose senza delle
quali non c’è vera umanità, che il paganesimo antico aveva
intraviste e che il cristianesimo aveva fondate, diventano
presto irreali, appena non appaiono più come un
irradiamento di Dio, appena che la fede nel Dio vivente
cessa di nutrirle coi suoi succhi. Esse diventano allora forme
vuote e ben presto si riducono ad essere un ideale senza vita,
minacciato dalla menzogna. Senza Dio, la stessa verità è un
idolo, la stessa giustizia è un idolo; idoli troppo puri e troppo
pallidi di fronte agli idoli di carne e di sangue che si rialzano;
ideali troppo astratti, di fronte ai grandi miti collettivi che
risvegliano gli istinti più potenti
(H. De Lubac, Il dramma dell’umanesimo ateo, 43)
2) La teologia (nella modernità): la manualistica
Di fronte a questo spostamento della cultura, il dato
emergente è la progressiva divaricazione tra
pensiero umanistico e riflessione teologica
 la difficoltà per l’annuncio di fede è di ricomprendere
la salvezza all’interno di un contesto nuovo, segnato
dall’autonomia della libertà umana
Esito = due opposti atteggiamenti:
a) la reazione protestante – ma propria delle posizioni
tradizionaliste in genere - che conduce all’esito fideista
b) l’atteggiamento cattolico, che porta ad un esito
dualista.
L’esito fideista
L’esito fideista va esattamente nella direzione
opposta all’obiettivo della cultura d’ambiente
(che riconduceva il cristiano semplicemente
all’umano), poiché tende a ridurre l’«umano»
nel cristiano, ma in una forma, pessimista, in
una visione antropologica centrata sul PO, che
non riesce a rendere ragione della consistenza
dell’uomo.
 È rappresentato dalle correnti
tradizionalistiche e più in genere da una
visione pessimistica di impronta agostiniana
che esploderà clamorosamente nella Riforma
protestante.
 Nella concezione del protestantesimo l’uomo o
è il credente o è nulla = solo nella fede trova
se stesso, al di là di ogni sua consistenza
umana
 qui avviene l’attrazione dell’umano in un
cristocentrismo che, essendo
prevalentemente redentivo, non riesce a
rendere ragione dell’umano
 tende ad attrarre l’umano nel «cristiano»; ma
così arriva a vanificarlo, perché il «cristiano»
verso cui è attratto non è segnato dal Cristo
Logos-creatore ma unicamente dal Cristosalvatore.
• L’esito dualista
• La reazione cattolica, nel tentativo di
salvaguardare sia la gratuità della grazia,
che la consistenza e la bontà dell’umano,
conduce ad un esito dualista, poiché
concepisce uno spazio umano a cui si
aggiunge a modo di fine ulteriore e
gratuito lo spazio cristiano
• anche la visione cattolica non riesce a fare
sintesi col dato culturale: ma anziché
 La teologia cattolica assume e, di fatto, accetta
acriticamente la separazione tra fede e ragione, tra
natura e sopranatura imposta dalla cultura
punto di partenza è la natura e, rispettivamente, la
ragione, a cui aggiungere poi in seconda battuta il
discorso sulla grazia (soprannatura) e il suo
strumento di conoscenza che è la fede
così natura e soprannatura, ragione e fede, sono
pensate come realtà separate e definibili
autonomamente
il teorema del soprannaturale diventa il quadro
fondamentale che dà le coordinate, per l’impostazione
del problema antropologico
anche qui non viene articolato compiutamente il
rapporto tra cristologia e antropologia, e ne risulta
solo una giustapposizione
 il difetto è la mancata lettura dell’antropologia a
partire da Cristo.
Osservazioni conclusive:
Anche lo sbocco dell’epoca moderna mostra
efficacemente i pericoli e le ambiguità a cui
conduce la mancata relazione tra antropologia
e cristologia.
l’itinerario storico mostra che l’incontro tra
cultura e fede avviene dal punto di vista
cristiano come indebolimento della propria
originalità cristologica mentre dal punto di
vista della cultura, nei termini della autonomia
nel senso di una messa tra parentesi della
fede in Cristo
il limite radicale che l’epoca moderna consegna
alla teologia contemporanea si può ricondurre
precisamente a questa separazione che si è
fissata progressivamente nel percorso storico
separazione radicale tra:
fede e ragione
 soprannaturale e naturale
 teologia e filosofia
 chiesa e mondo
tale dualismo è la questione che si impone
all’antropologia teologica contemporanea e che
auspica un deciso recupero del fondamento
cristologico.
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