L'Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce tra cronaca e storia (1953-98) Lorenzo Carlino Il Brefotrofio Provinciale di Lecce assunse il nome di Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) nel 1953. Si ritiene interessante tracciare la storia di tutte le istituzioni, che hanno preceduto l' IPAI, sia pubbliche che private, intervenute in aiuto della "infanzia abbandonata" a Lecce. Le notizie più antiche che io ho, riguardo l' "infanzia abbandonata", sono della 2a metà del quattrocento: alla morte cruenta ed improvvisa di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, avvennero nella città di Lecce disordini e movimenti popolari contro gli ebrei; in questo particolare evento vennero abbandonati nel ghetto degli ebrei i "gettatelli". Perché avvenne questo fatto, la fonte storica che lo riporta (Libro Rosso della Città di Lecce) non ce lo dice; forse fu un voler caricare sugli ebrei della città l'onere di accogliere questi bambini, oppure fu un atto di dileggio verso gli ebrei stessi, da parte del resto della popolazione della città. Successivamente, nel 1500, due coniugi leccesi donarono una loro casa (trattasi di una "casa a corte" tuttora esistente, se pur notevolmente modificata) per accogliere bambini abbandonati che, fino a quel momento, erano lasciati nelle campagne o nelle pubbliche strade e destinati quindi quasi sempre a morire; i coniugi erano Giovan Francesco Di Nohi e Solemna Prato; la casa di accoglienza per bambini abbandonati fu soprannominata "brefoptocotrofio" o anche "Ospedale di S. Nicolò degli Esposti", sita nell'attuale via Q. F. Balbo 1, in Lecce. Molte notizie sono fornite dallo storico Iacopo Antonio Ferrari, leccese, nel libro "Apologia Paradossica della Città di Lecce", stampato ai primi del '700, ma scritto nella seconda metà del '500. Conferma di queste notizie venne data da Giulio Cesare Infantino in "Lecce Sacra" pubblicata a Lecce nel 1634. Esiste inoltre presso l'Archivio di Stato di Lecce il testamento dei due coniugi Di Nohi con la donazione da loro fatta. Però solo verso la metà del '500 la casa donata dai coniugi Di Nohi cominciò ad essere utilizzata per l'accoglienza dei bambini abbandonati, in quanto erano sorti con203 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di /MAGO - Lecce L'Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce (1953-98) trasti tra l'autorità civica e quella ecclesiastica, per la gestione di essa. I bambini, in questa casa, venivano accolti a mezzo della "ruota", divennero subito molto numerosi, venivano nutriti con balie, che rappresentavano una cospicua spesa per l' amministrazione o, in mancanza di balie sufficienti, con latte di animali vari (capra, pecora, asina, vacca). Nulla sappiamo circa i medici che lavoravano in questo "Ospedale di S. Nicolò degli Esposti", della loro attività, dei loro metodi. E' questo il primo impegno esclusivamente pediatrico della medicina leccese. Intanto era sorto a Lecce l' "Ospedale dello Spirito Santo", costruito dall'ottimo architetto Gian Giacomo Dell'Acaya, alla metà del '500, al posto del vecchio ospedale fatto costruire, alla fine del '300, da Giovanni D'Aymo. In questo "Ospedale dello Spirito Santo, che tuttora si presenta molto bello e in ottime condizioni, se pur destinato ad altro uso, venivano accolti malati a piano terra e le orfane al 1° piano. Ci riferisce questo Peregrino Scardino, scrittore leccese, nel libretto "Discorso intorno la Città di Lecce", pubblicato a Bari nel 1607. Il movimento dei bambini abbandonati in Lecce era notevolissimo. D'altronde, già alla fine del 1100 inizi del 1200, il grande papa Innocenzo III approvava l'Ordine di Santo Spirito e fondava gli Ospedali dello stesso nome, per la grande strage di neonati abbandonati, o buttati addirittura nel Tevere, che si verificava nella sua epoca (da notare un quadro, nell'Ospedale Bambin Gesù di Roma, che raffigura dei pescatori, che mostrano al Pontefice Innocenzo III i cadaveri di bambini neonati, da loro pescati nel Tevere). L'Ordine di Santo Spirito ha, nella sua Regola, l'impegno ad accogliere ed allevare i bambini abbandonati. L' "Ospedale leccese di S. Nicolò degli Esposti", dopo pochi anni di attività, si unì, per deficienza di fondi, con l' "Ospedale dello Spirito Santo", mediante Breve Apostolico, spedito a questo effetto da Giulio III. Molti benefattori privati, nel 1500 e nel 1600, effettuarono donazioni per la gestione degli "Ospedali dello Spirito Santo e di S. Nicolò degli Esposti". Ancora oggi una lapide di marmo, sita nell'atrio del vecchio ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, elenca le persone che hanno beneficato questi ospedali. Nell' "Ospedale di. S. Nicolò degli Esposti" era presente una lapide, che indicava il nome dei due coniugi benefattori, che lo istituirono; questa lapide si trovava a fianco alla "ruota", che accoglieva i bambini; vi era poi, vicino a questo ospedale, una chiesetta (detta Chiesa di S. Nicolò degli Esposti), ove frequentemente venivano celebrate messe, con il 204 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce Lorenzo Carlino lascito dei Di Nohi. Dopo circa due secoli di questa attività, precisamente nel dicembre del 1769, la "ruota" del brefoptocotrofio, e la lapide a fianco, vennero spostate ad una casa sita all'inizio di via A. Galateo, tuttora esistente anche se chiusa, di fronte alla fiancata laterale dell' "Ospedale dello Spirito Santo"; per cui, da tale data, l'accoglimento dei bambini abbandonati avveniva in questa sede. La vecchia sede di via Q. F. Balbo venne trasformata in mulino. Dopo alcuni decenni, all'inizio dell'ottocento, nella casa di via A. Galateo, vi era una custode, che riceveva i bambini tramite la "ruota" e quindi li presentava ad un apposito ufficio comunale, dal quale venivano affidati a balie che li allevavano, compensate dal municipio, nella propria abitazione, fino agli anni otto, se maschi, fino agli anni dieci, se femmine. I bambini, che dalla "ruota" passavano all'ufficio comunale, venivano marcati con una impronta di piombo legata al collo; questa marca di piombo venne abolita nel 1870. La "ruota" o "torno" cessò di funzionare a Lecce nel 1898, dato che, alla fine di ottobre 1897, su proposta del sindaco avv. Giuseppe Pellegrino, ne era stata deliberata la soppressione; nella stessa seduta il consiglio comunale deliberò di istituire un "ufficio di consegna dei trovatelli", annesso all'Ospedale Civile, costituito da due stanzette e qualche vano accessorio, e di affidarne la gestione alla "Congregazione di Carità". Il sovraffollamento di bambini in questi angusti vani, con pochissime culle, era spaventoso. Era necessario, molto spesso, mettere due bambini per culla. Il dott. Michele Vitto, medico, che dirigeva questo ufficio, e aveva in cura i bambini ricoverati, si fece promotore di caldissima istanza rivolta al Comune di Lecce per ottenere locali più vasti e meglio attrezzati e per questo dedicò al Sindaco del tempo, avv. Carlo Fumarola, un suo libro molto interessante, sulla storia dell' «infanzia abbandonata» a Lecce, pubblicato nel 1908. Ai primi del secolo, abolita la "ruota" nella città di Lecce, essa continuava a funzionare in 54 comuni della terra d'Otranto. Dal 1924 i locali per la ricezione degli esposti presso l'Ospedale Civile di Lecce passarono all'Amministrazione Provinciale e, notevolmente migliorati, comprendevano un locale per la preparazione del latte, un fasciatoio, vaschette per il bagno del personale; inoltre vi erano l'impianto di termosifoni, guardaroba, telefono, cucina, una sala per la direzione, lavanderia, refettorio, dispensa, locali di ricovero per i bambini, compresa una camera per isolamento. Dal 1926 tale edificio prendeva il nome di "Brefotrofio Provinciale". La mortalità infantile, prima ele205 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMA GO - Lecce L'Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce (1953-98) vatissima, (80% ed anche più) scese al 25% e quindi al 20%. Nel 1929 il brefotrofio provinciale ospitava circa 20 bambini; nel 1930 vennero accolti 55 bambini; nel 1932 75 bambini. Era diretto da Eugenio Romita, che cercò di incrementare il più possibile l'allattamento materno e il riconoscimento dei figli da parte delle madri. Eugenio Romita è stato il decano della pediatria e soprattutto della puericultura leccesi. Nel 1944 il Brefotrofio Provinciale dall'Ospedale Civile passò nei locali dell'ONMI, alla Corte Maternità e Infanzia, al 1° piano. Qui rimase 15 anni, fino al 1959. In tale data si verificò l'ultimo spostamento in via Miglietta, al grande edificio, che era stato costruito in vari anni dall'Amministrazione Provinciale, nella zona Ospedaliera e Sanitaria della città. Dal 1953 la denominazione di "brefotrofio provinciale" venne cambiata in quella di "Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI)". Il cambiamento del nome non era solo formale, ma sostanziale, nel senso che, alla funzione di accoglimento ed allevamento dei bambini abbandonati, si aggiungevano altri servizi utili per il bambino, via via, col passar degli anni: un Asilo Nido, frequentato sia da bambini interni dell'IPAI, sia da esterni; alcune scuole di formazione per il personale para-medico infantile (per puericultrici, vigilatrici d'infanzia, assistenti sanitari); un centro immaturi; un servizio di vaccinazioni preventive. Nei locali dell'ONMI, a fianco ad Eugenio Romita, lavoravano anche Isabella Scaglione e, come volontario, Gino Solidoro. Nel 1960-61, essendo andato in pensione Eugenio Romita, l'Amm. Provinciale bandì e svolse i concorsi per Direttore e Assistente dell'IPAI. Direttore divenne Bruno Panara, di Chieti, Assistente Lorenzo Carlino, di Lecce. Successivamente Isabella Scaglione e Lorenzo Carlino divennero Aiuti. Nell'estate del 1961, dopo una frequenza di Lorenzo Carlino presso il Centro Immaturi. della Clinica Pediatrica di Roma, e una sua lunga dettagliata relazione, l'Amm. Provinciale di Lecce deliberò nell'aprile 1962 di istituire presso l'IPAI, un Centro Immaturi. Un reparto immaturi già funzionava dal 1961, mentre il Centro iniziò a funzionare nel 1963, e risultò essere il primo centro immaturi della Provincia di Lecce. Tale centro venne dotato delle più moderne culle termostatiche e delle più moderne attrezzature; divenne subito affollatissimo. Dopo dodici anni di vita, essendo intanto sorto un Reparto Immaturi, aggregato alla Divisione Pediatrica dell'Ospedale di Lecce (primario Salvatore Limoli), l'Amm. Provinciale decise di chiudere il Centro Immaturi dell'IPAI nel 1972, trasferendo la costosa attrezzatura all'Ospe206 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce Lorenzo Carlino dale di Lecce anche perché Bruno Panara era stato colto da grave infarto cardiaco, che lo costringeva a riposo a letto, e Lorenzo Carlino era passato Direttore Provinciale dell'ONMI di Lecce. Attività del reparto e poi Centro Immaturi dell'IPAI: ricoverati inizio attività: 1961 49 1962 60 1963 80 79 1964 1965 89 1966 116 1967 131 1968 154 144 1969 108 1970 1971 83 61 1972 fine attività. bambini Gt GG GG GG GG Gt Gt Gt GG GG Nel 1965 si era istituito nell'IPAI un Asilo Nido aziendale (limitato ai figli dei dipendenti dell'Ospedale Psichiatrico e dell'Amm. Provinciale), poi esteso a tutti coloro che ne facevano richiesta. Tale asilo nido fu frequentatissimo ed ambitissimo, anche perché vi era il controllo pediatrico giornaliero, si effettuavano le vaccinazioni dell'obbligo ed anche quelle facoltative, si utilizzavano locali ampi e soleggiati e si disponeva di un ampio giardino con alberi e prato. Tale Asilo Nido funzionò sino alla fine degli anni Ottanta. Nei primi anni '70 Bruno Panara lasciò la Direzione dell'IPAI, essendo divenuto Direttore dell'IPAI di Chieti, Lorenzo Carlino, nel 1972 divenne Direttore dell'ONMI, prima nella sede di Avellino, e poi in quella di Lecce. Sia Bruno Panara che Lorenzo Carlino provenivano dalla Scuola Pediatrica di Roma, di Gino Frontali. Lorenzo Carlino divenne, nel 1974, Direttore dell'IPAI di Lecce. Riguardo l'accoglimento dei bambini abbandonati, o in disagio, nell'IPAI, abbiamo alcune statistiche, che qui riporto. Totale dei ricoveri nel decennio 1/1/1976 31/12/1985 N° 437 bambini, di cui 218 legittimi, 78 illegittimi riconosciuti, 141 illegittimi. Decessi, nel decennio considerato, N° 2 bambini. 207 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce L' Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce (1953-98) Rientri in famiglia 214, affidamenti preadottivi 200, affidamenti 3, trasferimenti ad altro istituto 30, riconosciuti 9. Divisi per anno i bambini considerati nel decennio indicato: 1976 N° 71 bambini, di cui 43 legittimi, 11 illegittimi riconosciuti, 17 illegittimi; 1977 N°77 bambini, di cui 45 legittimi, 13 illegittimi riconosciuti, 19 illegittimi; 1978 N° 46 bambini, di cui 16 legittimi, 13 illegittimi riconosciuti, 17 illegittimi; 1979 N° 56 bambini, di cui 29 legittimi, 7 illegittimi riconosciuti, 20 illegittimi; 1980 N° 40 bambini, di cui 18 legittimi, 6 illegittimi riconosciuti, 16 illegittimi; 1981 N° 44 bambini, di cui 20 legittimi, 9 illegittimi riconosciuti, 15 illegittimi; 1982 N° 29 bambini, di cui 15 legittimi, 4 illegittimi riconosciuti, 10 illegittimi; 1983 N° 32 bambini, di cui 12 legittimi, 3 illegittimi riconosciuti, 17 illegittimi; 1984 N° 19 bambini, di cui 8 legittimi, 6 illegittimi riconosciuti, 5 illegittimi; 1985 N° 23 bambini, di cui 12 legittimi, 6 illegittimi riconosciuti, 5 illegittimi. Nel 1987 furono consumate nell'IPAI 8.503 giornate di ricovero, di cui 6.950 per bambini legittimi, 1.335 per illegittimi riconosciuti, 218 per illegittimi. Scuole per la formazione del personale paramedico infantile erano aggregate all'IPAI: la 1a scuola, istituita nel 1964, fu quella per puericultrice, con corso della durata di 1 anno, e con titolo di studio, richiesto per l' ammissione, di licenza si scuola media inferiore; poco dopo venne istituita quella per vigilatrice d'infanzia, con corso della durata di 3 anni, con titolo di studio richiesto di 5 anni di scuola media ed ammissione al 6°; successivamente quella per assistente sanitario (corso di qualificazione della durata di 1 anno, riservato agli infermieri). Le scuole anzidette erano governate da un Comitato di Gestione, presieduto da un Consigliere Provinciale, che era quasi sempre delegato all'IPAI, e con membri costituiti dal Direttore Didattico delle Scuola (Bruno Panara per i primi anni, successivamente Lorenzo Carlino, da un rappresentante del 208 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce Lorenzo Carlino Provveditorato agli Studi, da un rappresentante sindacale, da un rappresentante dell'Ordine dei Medici. Il consiglio di gestione provvedeva alla nomina dei docenti delle varie scuole e decideva su ogni problema delle scuole stesse. L'affluenza alle scuole era elevatissima, tanto da dovere programmare ogni anno diverse sezioni della scuola per puericultrici. Il numero delle allieve si aggirava nell'ordine di qualche centinaio all'anno, ed anche il numero dei docenti era di conseguenza notevole. Trattandosi di scuole paramediche, i docenti erano in buona parte medici, e particolarmente pediatri, sicché per vari anni l'IPAI di Lecce divenne un luogo di frequentazione e di incontri nell'ambito pediatrico. Il numero dei bambini illegittimi o legittimi in difficoltà e bisognosi di istituzionalizzazione, presenti nell'IPAI, andò scendendo, dal 1961 in poi, e soprattutto dal 1967 in poi, perché in tale data (1967) venne approvata la legge sull'adozione speciale, che consentì una più facile e rapida adozione dei minori, e svuotò letteralmente gli IPAI d'Italia. Bisogna anche aggiungere che le condizioni di vita delle fasce più disagiate della popolazione erano andate gradualmente migliorando, per cui si resero meno frequenti le occasioni di abbandono dei minori. Inoltre si dimostrarono molto utili le presenze sempre più numerose dei servizi sociali nei vari comuni e l'istituzione dei consultori familiari; qualche causa nuova di abbandono di minore si sta verificando negli ultimi anni, tra queste sono da notare le tossicodipendenze e l'immigrazione. Dopo tanti anni di attività nell'IPAI di Lecce, nel 1988 Lorenzo Carlino andò in pensione; l'Amm. Provinciale, non essendoci altri pediatri, che lavoravano nell'IPAI, stipulò con lui stesso una convenzione per assicurare l'assistenza pediatrica ai bambini dell'IPAI, per cui Lorenzo Carlino svolse servizio pediatrico presso l'IPAI di Lecce sino al 31/12/1993. Negli anni successivi l'assistenza pediatrica ai pochi bambini accolti nell'IPAI venne attuata dalla USL/LE 1 ed affidata alle pediatre Concettina Gigantesco e Giulietta Rossi fino al 30/06/1998, data in cui l'IPAI di Lecce cessò di funzionare. La sua vita pertanto è durata 45 anni (dal '53 al '98). Le attuali leggi danno la preferenza alle "case-famiglia" rispetto agli istituti, per l'accoglimento e l'allevamento di minori in difficoltà o bisognosi comunque di istituzionalizzazione; questo spiega la chiusura dell'IPAI di Lecce, come degli altri istituti analoghi in Italia. La mia lunghissima esperienza nel settore dell'infanzia abbandonata 209 Provincia di Lecce - Medi ateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMA GO - Lecce L'Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce (1953-98) non mi trova consenziente con questo ordinamento. Il bambino abbandonato, o comunque in difficoltà, che viene accolto in una "casa-famiglia", naturalmente si affeziona ai componenti della casa-famiglia, e soffre notevolmente, in maniera più o meno grave, e con conseguenze più o meno persistenti, quando ne viene sradicato e dato in adozione ad una coppia d coniugi. Nell'IPAI o in altri istituti, ben condotti e ben controllati, meglio se piccoli, il bambino invece percepisce di essere ospite nell'istituto e che tutta l'equìpe, che ruota intorno a lui, non è la sua famiglia. Per cui, in questi casi, al momento dell'adozione da parte di una coppia di coniugi, il bambino è come in attesa dei suoi genitori e della sua famiglia, e si aggrappa con grande trasporto ai genitori adottivi che gli vengono destinati dal tribunale per i Minorenni. Questa, la mia esperienza di 50 anni di attività in questo settore, mi indica come soluzione migliore per questi bambini. Le condizioni di vita del nostro paese sono molto migliorate, i bambini abbandonati, o in disagio, sono molti di meno, però un certo numero sicuramente c'è e noi abbiamo tutti il dovere di interessarcene nella miglior maniera. E' molto importante considerare come si è svolta l'attività medico-pediatrica nel brefoptocotrofio e, successivamente, negli altri istituti che hanno accolto i bambini abbandonati, fino all'IPAI. Per i primi 200-250 anni l'alimentazione del "gettatello" avveniva a mezzo di balie e, solo in mancanza di queste, si utilizzava il latte di capra, di pecora, di asina o di vacca (notare che il latte di vacca è nominato per ultimo, probabilmente la vacca era un animale più raro a trovarsi). Non conosciamo i nomi dei medici impegnati in questi primi secoli di attività pediatrica in Lecce, né le malattie a cui andavano incontro i bambini abbandonati in prevalenza neonati. Sappiamo però che la mortalità infantile era elevatissima, raggiungendo e forse anche superando 1'80%. Dalla pubblicazione del Vitto rileviamo che buona parte della mortalità infantile era determinata da affezioni gastro-enteriche o da affezioni respiratorie o da altre forme infettive: questo alla fine dell'Ottocento primi del Novecento. Successivamente, in epoca 1920-40, le condizioni di accoglienza sono radicalmente cambiate, le condizioni igieniche e di alimentazione sono molto migliorate, per cui con Eugenio Romita la mortalità crollò al 20% ed anche meno, in coincidenza anche con la istituzione e l'espan210 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce Lorenzo Carlino sione dei servizi ONMI, che penetravano capillarmente in tutta la provincia (consultori materno-infantili, Asili Nido, Servizi Sociali). Le vaccinazioni preventive dell'infanzia hanno anche contribuito sostanzialmente alla scomparsa di alcune malattie gravi. Ricordo che gli ultimi casi di poliomielite sono stati riscontrati nell'IPAI di Lecce nel 1961 (uno o due casi in tutto). Lo sviluppo della antibiotico-terapia ha anche dato un contributo notevolissimo alla diminuzione della mortalità infantile. Da quando il brefotrofio è divenuto provinciale, e, successivamente, l'IPAI, sono stati aggregati alla Divisione Assistenza della Provincia, che ha avuto come Assessori al ramo prevalentemente democristiani negli anni '60, democristiani o socialisti successivamente; per diversi anni la Provincia ha delegato un consigliere all'IPAI, che presiedeva, dal punto di vista politico, a tutte le attività dell'IPAI ed era anche il Presidente del Consiglio di Gestione delle Scuole Paramediche annesse all'IPAI stesso. Dell'IPAI facevano anche parte: un Reparto Amministrativo, che per lunghi anni è stato diretto da Lucio Ciannamea; un assistente sociale, Nada Fonda, una psico-pedagogista, Enza Pastorelli, un numero notevole di puericultrici, alcuni conduttori di caldaie, alcuni uscieri. Il servizio economato venne affidato per vari anni alle Suore Alcantarine, che avevano stipulato una convenzione con la Provincia, e che fornivano all'IPAI anche alcune suore per l'assistenza ai bambini e per i servizi di lactarium, cucina, farmacia; successivamente alle suore rimase affidato il compito di vigilatrici con mansioni direttive, mentre il servizio di economato passò all'economa M. Giovanna De Lucia. Facevano parte dell'IPAI, come detto,un "lactarium" ed una cucina, idoneamente attrezzati, ed una piccola farmacia. Ogni anno i bambini dell'IPAI passavano un periodo estivo, della durata di 1 mese ed anche più, al mare, con gita giornaliera della durata di varie ore, e frequentemente, nel resto dell'anno, quasi ogni giorno, erano condotti a piccoli gruppetti a passeggio, per la città, a conoscere la vita cittadina ed apprenderne i vari significati, frequentavano negozi vari e spettacoli di svago (giostre, circo equestre, etc..); per brevi periodi della giornata seguivano anche gli spettacoli televisivi. Per la loro educazione, era impegnata, come indicato prima, una psico-pedagogista (Enza Pastorelli); i più piccoli (sotto i 3 anni) rimanevano nell'Asilo Nido dell'IPAI, insieme agli esterni; i più grandicelli (oltre i 3 anni) frequentavano e seguivano i programmi di Scuola Materna. 211 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di MAGO - Lecce L' Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPAI) di Lecce (1953-98) APPENDICE Commiato del Direttore Lorenzo Carlino 2-8-1988 Sig. Presidente, Sig. Assessore al personale, Sig. Consigliere delegato, Sig.ri Segretario Generale, vice Segretario Generale e Capo ripartizione del Personale, amici tutti dell'IPAI, è con profonda commozione che vi parlo, nel momento in cui lascio la Direzione sanitaria di questo Istituto, obbligato a ciò da incompatibilità che la USL mi ha imposta con il servizio di pediatria convenzionato. Si affacciano in questo momento, alla memoria, e sfilano quasi davanti ad essa, tutte le lunghe vicende, professionali ed umane, che io ho vissute nell'IPAI, insieme con la maggior parte di Voi presenti e di qualcuno, che manca. Sono oltre 25 anni di attività, che ho svolto, quasi ininterrottamente, dal '61 sino ad oggi. Rapidamente rivedo i periodi più salienti di essa: la preparazione e la istituzione del Centro Immaturi, primo nella Provincia di Lecce, impiantato sull'esempio di quello della Clinica Pediatrica di Roma, con un impegno da parte dell' Amministrazione Provinciale non indifferente, anche sul piano economico, e con un impegno da parte di noi operatori altrettanto notevole. Molti ricorderanno che, in detto centro, in un certo periodo, erano accolti 5 gemelli Quarta, 3 gemelle figlie del noto industriale Gaetano Quarta del caffè, ed altri due gemelli figli dell'On. Nicola Quarta. L'attività dei primi anni di questo centro fu oggetto della mia tesi di Perfezionamento in Puericultura presso la Università di Roma. Il centro immaturi venne chiuso, quando il sottoscritto passò alla Direzione Provinciale dell'OMNI, perché sorsero difficoltà di gestione, ma anche perché nel frattempo era sorto il centro immaturi dell'ospedale di Lecce, più idoneo del nostro, perché accolto in ambiente ospedaliero. Così pure mi balza chiara nella mente la vita dell'Asilo Nido, che, istituito da circa una ventina di anni, ha funzionato dapprima come Asilo Nido aziendale per i figli di dipendenti dell'Amministrazione Provinciale e dell'OPIS e poi, da alcuni anni aperto all'esterno a tutti i bambini. In questo Asilo Nido sono stati accolti, con grande simpatia ed affetto, molti figli di dipendenti dell'Amministrazione Provinciale che noi tutti conosciamo, e, negli ultimi anni anche figli di professionisti, impiegati, ed operai esterni all'Amministrazione Provinciale che hanno apprezzato e gradito il nostro sistema di gestione, impiantato su una vicinanza affettiva molto intensa, 'nei riguardi dei bambini frequentanti, che fa bene accettare dagli stessi le disposizioni psicopedagogiche e le norme di puericultura e di igiene che nel Nido si praticano. 212 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Lorenzo Carlino Il poter disporre di locali abbastanza ampi ed accoglienti, di un salone notevolissimo per lo sviluppo dei giochi e di un giardino grande con prato ed alberi, nonché di personale molto esperto nel settore, ha reso, negli ultimi anni particolarmente, molto richiesto ed ambito questo nostro Nido che pure è costato sacrifici economici ed impegno all'Amministrazione provinciale. Fondamentale mi appare poi l'impegno e l'attività svolti nel settore dell' "Infanzia Abbandonata", per la quale abbiamo avuto numerosissimi ricoveri, fino a qualche anno fa, ed ora meno, ma sempre discretamente numerosi anche per l'elevazione dell'età di ammissione, che abbiamo ottenuto da alcuni anni, e per la diminuzione dell'importo della retta a carico dei comuni. Al fianco a questa dei reparti sopraindicati giunge nel tempo la vita degli altri reparti: Lactarium, Dietetica, Lavanderia, Guardaroba, Servizi Caldaie, Porti-. neria, Economato, Servizio Sociale, e l'importante Ripartizione Amministrativa; ultima, in ordine di tempo, la Scuola Materna. I reparti hanno costituito un tutt'uno in questo organismo vivo, in evoluzione, che è stato l'IPAI di Lecce negli anni scorsi fino ad ora. Noi tutti abbiamo vissuto insieme la nostra vita professionale, realizzando i servizi menzionati e fornendo alla comunità leccese un'attività collegiale che è stata molto utile e gradita. Un pensiero particolare rivolgo a quelle puericultrici che, in momenti di grave impegno per epidemie o per sovraffollamento di bambini accolti, hanno prodigato tutte le loro energie ed il loro affetto nello svolgimento del lavoro. Abbiamo sofferto insieme, ogni tanto, le difficoltà delle situazioni contingenti, la mancanza di personale in numero e qualifiche adeguate, abbiamo stretto i denti, per mantenere al pubblico quei servizi, che, faticosamente, in tanti anni di attenta attività, avevamo impiantato e perfezionato. Si, Sig.ri Presidente, Assessore e Consigliere delegato questo è il punto più importante e qualificante del nostro lavoro collegiale nell'IPAI, l'aver perfezionato sempre più il nostro sistema di assistenza ai bambini accolti, particolarmente a quelli della fascia "Infanzia Abbandonata", sviluppando molto la prevenzione (igiene, alimentazione, vaccinazioni, controlli dello sviluppo) e la riabilitazione con frequenti consultazioni ed indagini polispecialistiche, per il gran numero di bambini variamente handicappati presenti fra i nostri. Non è mancata d'altronde l'attività curativa, che ovviamente è presente in ogni comunità di bambini, che, periodicamente, possono essere soggetti ad ammalarsi, ma, queste attività, che ho svolto tra voi, insieme a voi, rappresentano oggi, nel momento del mio consuntivo, il più bel ricordo che mi accompagnerà più avanti nel mio futuro professionale e di vita, e mi riempirà ancora, come mi riempie oggi, di profonda commozione. Voi sapete, come me, che così operando noi forgiamo delle vite umane, per dare loro una vita più accettabile, che si avvicini di più alla vita normale. Aiutiamo molti bambini a non cadere nella tristezza e nella disperazione del213 Provincia di Lecce - Medi ateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMA GO - Lecce L'Istituto Provinciale di Assistenza all'Infanzia (IPA1) di Lecce (1953-98) l'abbandono, tendendo loro le mani e avvolgendoli col nostro sorriso, facendo ben capire che, in attesa del loro papà e della loro mamma, naturali o adottivi che possano essere, loro possano contare ed appoggiarsi su di noi, che li curiamo ed amiamo, notando con soddisfazione i loro progressivi miglioramenti, che ci comunichiamo scambievolmente fra operatori del settore, e il loro successivo reinserimento in famiglia. Tanti altri particolari si affollano nella mia mente: la paura del gran caldo di certe giornate d'estate, micidiali per bambini istituzionalizzati, il fastidio e la preoccupazione per infestazioni varie (pidocchi, ratti), il dover avere rapporti coi familiari dei bambini accolti, familiari a volte non normali o addirittura pericolosi, il continuo amichevole fraterno rapporto con i Magistrati e con i funzionari del Tribunale per i Minorenni. E poi, le non infrequenti malattie di qualcuno di noi, insieme per fortuna con le nascite di figli e con i matrimoni, eventi che, anche se esulano dalla nostra professionalità, ci coinvolgono ugualmente, per l'umanità che abbiamo sempre voluto dare ai nostri rapporti. Il tempo è passato così, in fretta, e ora ci ritroviamo a salutarci, affettuosamente, e ad augurarci un buon perseguimento della nostra vita professionale, ma anche familiare, e soprattutto una buona salute. Abbiamo voluto, vicino a noi, il Presidente, l'Assessore al Personale, il Consigliere delegato, il Segretario generale, il Vice Segretario Generale e il Capo ripartizione del personale: li ringraziamo per aver accettato il nostro invito e per aver partecipato a questa Festa di Commiato. 214 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di 'MAGO - Lecce