Credete in Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra? (Solo i professandi) Credo. Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credo. Credete nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne e la vita eterna? Credo. Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù, nostro Signore. (Tutti) Amen. V. Ed ora rinnoveremo su di voi il gesto dell’Effatà, con cui preghiamo il Signore affinché apra le vostre orecchie all’ascolto della sua Parola, e sciolga la vostra lingua perché possiate testimoniarla. Il Vescovo si avvicina ai professandi e tocca loro l’orecchio destro e sinistro e la bocca chiusa, ripetendo la formula: Effatà, cioè: Apriti; perché tu possa professare la tua fede a lode e gloria di Dio. Poi i professandi tornano a posto. Canto: PREGHIERA DI GESU' Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro, pregherò con loro, amerò con loro perché il mondo venga a te, o Padre, conoscere il tuo amore è avere vita con te. Voi che siete luce della terra miei amici, risplendete sempre della vera luce, perché il mondo creda nell’amore che c’è in voi, o Padre, consacrali per sempre e diano gloria a te. Ogni beatitudine vi attende nel mio giorno se sarete uniti, se sarete pace, se sarete puri perché voi vedrete Dio, che è Padre in Lui la vostra vita gioia piena sarà. Voi che ora siete miei discepoli nel mondo siate testimoni di un amore immenso, date prova di quella speranza che c’è in voi, coraggio, vi guiderò per sempre io rimango con voi. SYMBOLUM ‘77 Tu sei la mia vita, altro io non ho. Tu sei la mia strada, la mia verità, nella tua Parola io camminerò finché avrò respiro, fino a quando Tu vorrai. Non avrò paura sai se Tu sei con me; io ti prego resta con me. Credo in te, Signore, nato da Maria, Figlio eterno e santo, uomo come noi. Morto per amore, vivo in mezzo a noi: una cosa sola con il Padre e con i tuoi, fino a quando, io lo so, Tu ritornerai per aprirci il Regno di Dio. Tu sei la mia forza, altro io non ho, Tu sei la mia pace, la mia libertà. Niente nella vita ci separerà: so che la tua mano forte non mi lascerà. So che da ogni male Tu mi libererai e nel tuo perdono vivrò. Padre della vita noi crediamo in te, Figlio Salvatore noi speriamo in te. Spirito d’amore vieni in mezzo a noi: Tu da mille strade ci raduni in unità e per mille strade poi, dove Tu vorrai, noi saremo il seme di Dio. 5. VERSO IL REGNO DEI CIELI La veglia si conclude uscendo dalla chiesa. Dal messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG C’è un legame profondo tra povertà ed evangelizzazione, tra il tema della scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) - e quello di quest’anno: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri. Quando inviò i Dodici in missione, Gesù disse loro: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,9-10). La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia. V. Il Signore sia con voi. T. E con il tuo spirito. V. Sia benedetto il nome del Signore. T. Ora e sempre. V. Il nostro aiuto è nel nome del Signore. T. Egli ha fatto cielo e terra. V. Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. T. Amen. V. Portate a tutti la gioia della fede. Andate in pace. T. Rendiamo grazie a Dio. Giornata mondiale della gioventù - Modigliana, 12 aprile 2014 VEGLIA DI PREGHIERA V. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. V. La pace sia con voi. T. E con il tuo spirito. Dal messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG Cari giovani, le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati “perdenti”, deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri. Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. Si tratta di una grande sfida di fede. Gesù non ha avuto paura di chiedere ai suoi discepoli se volevano davvero seguirlo o piuttosto andarsene per altre vie (cfr Gv 6,67). E Simone detto Pietro ebbe il coraggio di rispondere: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Se saprete anche voi dire “sì” a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda. Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte “a basso prezzo” che trovate intorno a voi. I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si “abbuffano” di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! V. Preghiamo. O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, fa’ che la Chiesa non si lasci sedurre dalle potenze del mondo, ma a somiglianza dei piccoli del Vangelo, segua con fiducia il suo sposo e Signore, per sperimentare la forza del tuo Spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo... T. Amen. Canto: ANDATE PER LE STRADE Andate per le strade in tutto il mondo, chiamate i miei amici per far festa c’è un posto per ciascuno alla mia mensa. Canto: BUSSERÒ Questo sogno brucia dentro me dare, amare con sincerità. Camminando ogni giorno con te, cuore aperto alla carità. Nel vostro cammino annunciate il Vangelo dicendo: “È vicino il Regno dei cieli”. Guarite i malati, mondate i lebbrosi rendete la vita a chi l’ha perduta. Busserò (busserò) al tuo cuor (al tuo cuor) il tuo amore ti chiederò. Vieni a me (vieni a me) solo a me (solo a me) lascia tutto poi segui me. Vi è stato donato con amore gratuito: ugualmente donate con gioia e per amore. Con voi non prendete né oro né argento, perché l’operaio ha diritto al suo cibo. Questo mondo chi lo salverà? Ubriachi d’infelicità. Come un cervo al torrente va, cerco acqua che disseterà. 1. SOBRIETÀ Dal messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG La prima Beatitudine, tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dichiara felici i poveri in spirito, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo. In che senso possiamo concepire la povertà come una benedizione? Come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti. Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla Mani tese ci assalgono son la voce della carità. Occhi scuri ci interpellano: “su convertiti alla bontà.” Forza diamoci la mano per sperare, amare di più. Questo sogno va lontano, incontrare un giorno Gesù. cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfr Mt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà. Signore, rendici grati per ciò che ci dai. Non fare che carichiamo il nostro benessere sulle spalle dei più disgraziati del mondo. Dacci una mano a imparare a vivere con sobrietà e semplicità, senza correre dietro alle apparenze. Facci capire che il superfluo che abbiamo è quello che noi abbiamo tolto a chi è più povero di noi. Donaci la capacità di capire che non serve a nulla essere avidi delle cose che possediamo. Aiutaci piuttosto a imparare il senso della fratellanza e della condivisione. Liberaci da ogni schiavitù e donaci la libertà dei tuoi figli. Canto: L’UNICO MAESTRO Le mie mani, con le tue, possono fare meraviglie possono stringere e perdonare e costruire cattedrali. Possono dare da mangiare e far fiorire una preghiera Perché Tu, solo Tu, solo Tu sei il mio Maestro, e insegnami ad amare come hai fatto Tu con me. Se lo vuoi, io lo grido a tutto il mondo che Tu sei l’unico Maestro sei per me. Questi piedi, con i tuoi, possono fare strade nuove, possono correre e riposare, sentirsi a casa in questo mondo. Possono mettere radici e passo passo camminare. 2. STARE CON I POVERI Dal messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente. O Dio, fammi essere misericordioso come lo sei tu, dammi la gioia dell’amore disinteressato, affinché anch’io sappia essere tutto per tutti come tu vuoi e sappia essere di aiuto ai fratelli che mi sono accanto. O Signore, quando nella vita incontrerò la sofferenza negli occhi dei fratelli, ti prego, aiutami a comprenderla, a servirla, a difenderla, ad amarla. E quando la mia croce si farà troppo pesante per sopportarla, fa' che io ti riconosca, per continuare il viaggio accanto a te. Canto: L’UNICO MAESTRO Questi occhi, con i tuoi, potran vedere meraviglie, potranno piangere e luccicare, guardare oltre ogni frontiera. Potranno amare più di ieri, se sanno insieme a te sognare. Perché Tu, solo Tu, solo Tu sei il mio Maestro, e insegnami ad amare come hai fatto Tu con me. Se lo vuoi, io lo grido a tutto il mondo che Tu sei l’unico Maestro sei per me. Tu sei il capo, noi le membra, diciamo un’unica preghiera, Tu sei il Maestro, noi testimoni, della parola del Vangelo. Possiamo vivere felici, in questa Chiesa che rinasce. 3. IMPARARE DAI POVERI Dal messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! Pensate che un santo del secolo XVIII, Benedetto Giuseppe Labre, il quale dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, era diventato consigliere spirituale di tante persone, tra cui anche nobili e prelati. In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio. Nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), Gesù presenta quest’ultimo come modello perché è umile e si riconosce peccatore. Anche la vedova che getta due piccole monete nel tesoro del tempio è esempio della generosità di chi, anche avendo poco o nulla, dona tutto (Lc 21,1-4). Signore, tu mi metti sulla strada dei miei fratelli più piccoli, per ascoltarli. Liberami da quanto mi impedisce di vedere e di ascoltare. Donami, Signore, la forza e la libertà di impegnarmi a costruire nel mio piccolo un mondo diverso, più giusto e più umano di quello che ho trovato. Un mondo dove i rapporti tra le persone siano determinati dalla bontà, dall’onestà e dalla semplicità. Canto: I TUOI PASSI Il nostro mondo ci fa correre su autostrade a tutta velocità, non t’ingannare sono piste che non conducono alla felicità. Un sentiero c’è, lo puoi percorrere lassù in cima, sì, ti farà giungere, questo cuore forte forte batte già! Ma il sentiero sale ripido sacrificio chiede la felicità, sono i poveri che bussano apri il cuore tuo alla carità. Un sentiero c’è… Si commuove per chi è in croce e muove i tuoi passi, le tue mani nel sentiero senza inganni: corri non ti fermare. Per chi soffre lavorare, nuovi amici da incontrare: corri, non ti fermare! Verità da ascoltare per non farsi ingannare sempre da questo mondo, la bontà per regalare, aspettare, perdonare sempre chi ci sta intorno. Lungo il cammino fiori troverai portano il profumo della gratuità, col cuore dare senza chiedere sulle orme della verità e bontà. Un sentiero c’è… Coraggio, non possiamo attendere una sola vita si può vivere, per il sentiero lesti camminar e la morte in piedi ci dovrà trovar. Un sentiero c’è… Si commuove per chi è in croce… 4. QUESTA È LA NOSTRA FEDE Canto: LODE A TE, SIGNOR Lode a te, Signor, lode a te, Signor, mia roccia, mia fortezza, mia vita, mio canto. Lode a te, Signor, lode a te, Signor. Dal vangelo secondo Matteo (6,25-33) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” Dopo l'omelia, c'è un segno di riflessione e impegno personale. Poi coloro che faranno la Professione di Fede si presentano davanti al Vescovo, che si rivolge loro con queste parole: Cari Figli, nella vostra giovinezza avete accolto la voce della Santa Chiesa che da tanti secoli, nel cuore della storia continua a proclamare che Cristo è Risorto e ci salva. Amarlo, conoscerlo e seguirlo è la nostra vita, è la nostra gioia. Ora vi chiediamo di professare pubblicamente la vostra fede, con l’umiltà del padre del fanciullo malato del vangelo, che pregò il Signore di aiutarlo nella sua incredulità. Con la convinzione di chi sa che questo è il centuplo che ha promesso fin d’ora ai suoi discepoli perché lo condividano.