La Regione Geografica
Università degli Studi di Macerata
Facoltà di Scienze Politiche
C.d.L. interclasse
in “Discipline dell’Unione Europea, relazioni
internazionali e cooperazione”
Geografia Politica ed Economica
Prof. Carmelo Maria Porto
Prof. Carmelo M. Porto
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La Regione Geografica
L’insieme di relazioni orizzontali e verticali che
costituiscono l’organizzazione territoriale
coinvolge tutta la superficie terrestre, ma non allo
stesso modo:
 certi fasci di interazione si infittiscono lungo certi
assi mentre in certe aree si diradano;
 certi circuiti di scambi si chiudono entro raggi
limitati, altri si estendono su scala nazionale e
internazionale;
 certe condizioni ambientali, infine, favoriscono la
concentrazione delle attività altre la loro
diffusone.
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La Regione Geografica
Addensamenti, concentrazioni,
rarefazioni, discontinuità, dividono ed
articolano lo spazio geo-economico in
regioni.
Nel senso più ampio per regione
geografica si intende una porzione di
superficie terrestre che presenta tre
requisiti:
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La Regione Geografica
–
–
–
Insieme di luoghi contigui (vincolo della
contiguità geografica)
Luoghi che hanno qualche caratteristica
comune tra loro (omogeneità interna)
Si differenziano rispetto ad altri insiemi di
luoghi confinanti i quali hanno altre
peculiarità e che costituiscono altre regioni
(Discontinuità)
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La Regione Geografica
Il Concetto scientifico di regione è pertanto molto diverso
da quello prevalente nell’uso comune, come quelle
istituzionali, che indicano la dimensione territoriale
immediatamente inferiore a quella nazionale.
La regione prescinde dalle dimensioni può essere:
 Una regione agricola locale (vigneti del Chianti)
 Una regione intercontinentale (mediterranea)
Esprime la Gerarchia territoriale
– Microregione: comprensorio di pochi comuni
– Mesoregione: comprensori di province o regioni
– Macroregione: interi paesi o aggregati di regioni di frontiera
(regione alpina- mediterranea)
– Megaregione: continentali o intercontinentali (asiatica, americhe)
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Tipi tematici di Regione
 A seconda della caratteristica o delle caratteristiche prese
in considerazione possiamo distinguere la regione:
– Polico-amministrativa definita dai confini istituzionali, la sua
omogeneità spesso dipende dall’essere soggetta allo stesso ente
territoriale (comune, provincia, regione)
– Politica (Stato ma anche livelli inferiori come i cantoni svizzeri,
lander tedeschi, o superiori come l’Unione Europea)
– Naturale identificata per le caratteristiche fisiche – prevalgono le
relazioni verticali (la pianura padana)
– Storica (in cui prevalgono le peculiarità legate ad un tipo di
cultura e di storia oltre che naturali)
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La Regione Geografica
Nell’individuare i tipi di regione sin qui
ricordati, si considerano soprattutto
relazioni di tipo verticale. Passando invece
alle regioni economiche occorre tener
presenti anche le relazioni orizzontali e ciò
porta a distinguere tra regione formale e
regione funzionale.
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Regioni formali (dette anche
omogenee o uniformi)
 Sono individuate in base a certi attributi e sono
caratterizzate dall’omogeneità interna di uno o
più attributi:
 Colture del riso: regioni risicole
 Industria e città: regioni industriali urbane
 Turismo, spiagge, ricettività basata sulle
seconde case: regioni turistiche balneare
residenziali
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Regioni funzionali
 Sono individuate in base a relazioni orizzontali. I luoghi
che la compongono non sono individuati in base agli
attributi comuni, ma per le interconnessioni delle
relazioni spaziali.
 Es. l’interland di un porto; l’area di “gravitazione” o di
influenza di una città.
 a. Monocentriche: forme di regioni funzionali semplici,
in cui le relazioni spaziali e quindi i flussi fanno capo ad
un unico centro principale.
 b. Policentriche: ogni località è specializzata in funzioni
particolari ed è connessa alle altre attraverso relazioni di
complementarità
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Regione complessa
 Si ha quando una regione formale si collega ad una
funzionale

Es. La conurbazione nord-atlantica degli USA:
presenta una Regione formale di vecchia
industrializzazione e una Regione funzionale per le
interazioni che esistono tra le città, i porti, gli aeroporti,
ecc.
 Un particolare tipo di regione complessa è la Regione
Programma (o regione-progetto, o regione-piano); essa
corrisponde all’ambito territoriale entro cui si svolgono
interventi programmati. In essa spesso all’inizio non sono
presenti caratteri unitari che la rendono omogenea e
distinguibile dal resto del territorio, tuttavia esiste il
progetto di crearli Ad es. in Italia, l’area di un Patto
Territoriale.
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Regioni funzionali o campi di influenza e
gerarchie urbane
Le città, e in particolare le grandi città,
esercitano
sul
territorio
circostante
un’influenza profonda. Infatti la città, per la
sua natura di insediamento umano
complesso, racchiude molte funzioni,
alcune di tipo direttivo, in modo da
organizzare il territorio più o meno
direttamente interessato.
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Regioni funzionali o campi di
influenza e gerarchie urbane
Le stesse città-capitali (di stato, ma anche i
capoluoghi di importanti regioni amministrative)
esercitano una funzione sull’intero territorio da
esse amministrato, ma in tal caso i confini sono
giuridici, stabiliti dalla legge quindi segnati da
una linea precisa. Tuttavia, anche quella funzione
amministrativa è un servizio, è di rango elevato e
rafforza le funzioni della città.
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Regioni funzionali o campi di
influenza e gerarchie urbane
Soltanto la presenza di un’altra città, che
emani sul territorio analoghi impulsi
organizzativi (disponendo cioè di servizi
parimenti importanti e rari) contrasta la
forza della prima; in effetti, ciascuna delle
due è località centrale di servizio di una
regione funzionale.
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Regioni funzionali o campi di
influenza e gerarchie urbane
L’insieme di città funzionali su un dato territorio
(per esempio uno stato) costituisce la rete
urbana, che tende a disporsi secondo una
gerarchia di valori.
In Italia, due città sono al vertice della gerarchia:
Milano e Roma. Infatti nessun’altra città italiana
somma servizi complessi e rari come queste due
metropoli, nonostante che le grandi città illustri e
importanti per funzioni non manchino.
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Lo spazio gerachizzato di
CHRISTALLER
 A distanze, dipendenti dalla densità di popolazione e della
rete di vie di comunicazione, si formerebbero città con un
determinato numero di abitanti, con un certo sviluppo di
attività produttive e dei servizi e l’intero territorio
assumerebbe un’organizzazione gerarchica equilibrata.
 Nella realtà questo non avviene. Es. in Italia (MI e TO
sono vicine ma distano molto da RO e NA), Perché? Per
la presenza di alcune città che crescono enormemente
rispetto ad altre (Regioni Polarizzate: Nodi dominanti),
creando attorno a sé vaste zone con poche o nessuna città
ne consegue il
Fenomeno di squilibrio delle Reti Urbane
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Fenomeno di squilibrio delle Reti
Urbane
 determinato soprattutto da Processi di Agglomerazione
dovuti al fatto che le attività economiche hanno dei
vantaggi a localizzarsi le une vicino alle altre.
 Da questo fenomeno scaturisce il meccanismo
cumulativo delle economie (concentrazione della
manodopera, dei servizi, ecc.). A sua volta questo
meccanismo porta allo Sviluppo regionale Polarizzato.
 La struttura polarizzata crea squilibrio territoriale tra la
Regione centrale (polarizzante) e le Regioni periferiche.
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Deconcentrazione e nuove
strutture regionali a rete
 L’eccessiva concentrazione di attività in un polo
provoca delle Diseconomie di agglomerazione
(costi eccessivi) che a loro volta portano
all’arresto della crescita o a fasi di
Depolarizzazione (decentramento delle attività).
 Infatti, negli anni ’70, si assiste ad un nuovo
fenomeno: Le grandi agglomerazioni industriali
si frazionano in più sedi e in più impianti che si
decentrarono, localizzandosi in nuove sedi anche
lontane fra di loro.
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Deconcentrazione e nuove
strutture regionali a rete
 Ne derivano schemi localizzativi nuovi e più flessibili e
nei paesi di vecchia industrializzazione si formarono,
così, nuove Strutture regionali a rete, qualcuno
sostenne che si era i presenza della fine della città, ma in
realtà si era di fronte ad una sua trasformazione: la città
distribuiva il carico di molte sue funzioni polarizzate in
un unico nodo, verso una rete più vasta anche di centinaia
di chilometri, allargando il proprio raggio di azione,
grazie alle migliorate condizioni delle vie di
comunicazioni e mantenendo per se comunque le funzioni
di rango più elevato.
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Deconcentrazione e nuove
strutture regionali a rete
 Le nuove strutture regionali a rete sembrano oggi le più
adatte a favorire lo sviluppo delle aree forti, favorite
innanzitutto dalle aumentate velocità dei trasporti e della
circolazione dell’informazione.
 Centri storici a forte integrazione verticale (Detroit e
Torino) che ospitavano l’intero ciclo di produzione
dell’automobile, oggi si sono trasformate e rese più
flessibili entrando in una rete globale da cui ricevono
componenti per l’assemblaggio (disintegrazione verticale
del ciclo produttivo).
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I Sistemi Territoriali Locali
 Uno degli effetti della globalizzazione è quello di
mettere in competizione tra loro i vari territori.
 La competizione coinvolge i soggetti privati, i
soggetti pubblici e quelli misti. Questi soggetti
che operano nello stesso ambito territoriale, se
condividono un certo progetto di sviluppo e
cooperano tra di loro costituiscono un Attore
collettivo di sviluppo territoriale e formano una
Rete Locale di soggetti.
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I Sistemi Territoriali Locali
 La rete locale è tenuta insieme dall’obiettivo di
valorizzare le potenzialità comuni proprie di un certo
territorio; risorse e condizioni che formano il
Patrimonio comune Locale:
 Naturali: climatiche, morfologiche, paesaggistiche, ecc.
 Prodotti dall’Uomo : infrastrutture, impianti,
monumenti…
 Culturali: tradizioni, capacità imprenditoriali, sapere
tecnologico…
 Istituzionali: civiche, scientifiche,, università, musei,
biblioteche…
 Tale patrimonio locale (insieme di potenzialità) e definito
anche Milieu Territoriale Locale
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I Sistemi Territoriali Locali
 Dacché il territorio delle reti locali e dei Milieu locali ,
geograficamente delimitabile, costituisce anche una
Regione, e più precisamente, una microregione.
 A tale struttura regionale si da il nome di Sistema
Territoriale Locale (rete locale e milieu locale)
 Es. il distretto industriale, i comprensori turistici, le
tecnopoli, i centri specializzati di servizi, le città. Può
anche coincidere con regioni politico-amministrative ed è
essenzialmente una Regione-Programma, rivolta a
realizzare progetti comuni che tendono verso obiettivi
comuni (Il Sistema Regolato di Vallega).
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Reti globali e sistemi locali nei
processi di sviluppo
 Il principale effetto territoriale della Globalizzazione consiste nel
fatto che territori, regioni e città non possono essere più considerati
come entità distinte, stabili, dotate di una propria identità storica
capace di assicurare la loro continuità futura.
 La competizione tra i luoghi indotta dalla globalizzazione tende a
Frammentare queste Unità Territoriali che la storia ci ha trasmesso.
 Per conservarsi o ricostituirsi a livelli territoriali diversi esse devono
reagire attraverso la creazione di una trama di relazioni di tipo
cooperativo.
 Si tratta di vincere il rapporto di dominanza-dipendenza tra le reti
globali ed i sistemi locali attraverso la valorizzazione delle risorse del
milieu locale.
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Reti globali e sistemi locali nei
processi di sviluppo
 Infatti le reti globali non funzionano in astratto, ma
attraverso i loro “nodi” appartenenti spesso ai sistemi
locali (regionali), dacché i milieu locali sono serbatoi
potenziali di esternalità.
 In questo ragionamento i soggetti locali possono
essere:
 Semplici mediatori passivi , favorendo l’insediamento di
un “nodo” nel proprio territorio per sfruttare le risorse e le
esternalità positive
– Vantaggi: occupazione, tasse pagate, movimento visitatori……
– Svantaggi: costi di infrastrutturazione, inquinamento, traffico…..
 Mediatori attivi, sono i soggetti che si auto-organizzano
in reti locali per dar vita a processi di sviluppo (caso: i
distretti industriali)
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Reti globali e sistemi locali nei
processi di sviluppo
 Solo nel secondo caso, e cioè quando l’investitore esterno
si inserisce pienamente nel sistema locale non soltanto per
esaurire le risorse del milieu ma per contribuire alla
crescita locale si crea sviluppo locale in senso proprio e
l’imprenditore esterno non si limita a sfruttare il nodo, ma
alimenta il processo cumulativo di sviluppo e di creazione
di nuove esternalità.
 Oggi i sistemi locali auto-organizzati sono visti come
risorse e vengono delegati nelle scelte che attengono lo
sviluppo territoriale locale (Principio di sussidarietà nei diversi Livelli decisionali)
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La Destrutturazione
 Per destrutturazione si intende la mancata strutturazione territoriale
 Il recente passaggio da strutture territoriali gerarchizzate a strutture
reticolari riguarda le aree più sviluppate dei paesi industrializzati.
 Esistono Regioni periferiche che dipendono dalle aree più forti, che
non hanno sviluppato una struttura regionale autonoma (per
motivi ambientali, antropici, culturali, storici…)
 Tra queste anche regioni di paesi sviluppati: nord Scozia, nord
Scandinavia, meseta spagnola, mezzogiorno d’Italia, Europa orientale
(che in effetti è più semiperiferia)
 Conseguenza: Emigrazione
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La Destrutturazione
 Paesi del Sud del mondo soffrono di una perifericità accentuata,






dovuta alla scarsa strutturazione regionale.
La destrutturazione risale spesso al periodo Coloniale - Divisione a
“tavolino” dalle madri patrie
Risultati:
confini rettilinei, stati multietnici (Sudan, India, Pakistan), popoli
senza stato (Curdi)
non si instaurano rapporti orizzontali tra i paesi colonizzati (paura di
presa di coscienza)
Vie di comunicazioni di “Penetrazione” per lo sfruttamento delle
risorse del Paese
Pochi luoghi privilegiati, con effetti polarizzanti di squilibrio
regionale e destrutturati (i porti di carico merci per l’esportazione
verso i paesi dominanti).
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La Destrutturazione
 La condizione di marginalità varia da paese a paese.
 Essa è massima in quegli stati che al momento della
colonizzazione si trovavano ancora in condizioni culturali
molto lontane da quelle occidentali.
 Invece, nei paesi in cui esisteva già un sistema economico
amministrativo e un potere locale territorialmente
organizzato (India, Paesi arabi) e in quelli che hanno
subito un dominio coloniale soltanto indiretto (Cina e
Iran), lo sfruttamento coloniale si sovrappose
all’organizzazione preesistente, senza eliminarla del tutto.
 In questi paesi la decolonizzazione ha permesso il
riemergere delle culture e delle istituzioni locali come
condizioni favorevoli ad uno sviluppo economico
autonomo e competitivo, di cui la Cina è oggi l’esempio
più importante.
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