Animazione Missionaria VIS
Educhiamo
ai diritti umani
con il cuore di Don Bosco
Sussidio per la formazione
Ringraziamenti
Ringrazio vivamente i membri del Comitato VIS dell’Ispettoria S. Marco per la preziosa collaborazione nel reperimento dei materiali utilizzati; Carola Carazzone per la
sua fiducia e gli stimolanti consigli nell’elaborazione del sussidio soprattutto in riferimento al concetto di educazione ai e per i diritti umani; Francesco Capodieci per
il disegno della copertina nella quale ha ben sintetizzato il concetto di “educazione
ai diritti umani con il cuore di Don Bosco”e per la concessione delle fotografie; gli
uffici dell'MGS Triveneto di Mestre per aver sostenuto il progetto e la sua realizzazione.
5
“Educhiamo con il cuore di Don Bosco, per lo sviluppo integrale della vita dei giovani, soprattutto i più poveri e svantaggiati, promuovendo i loro diritti”. Con queste
parole il Rettor Maggiore dei Salesiani don Pascual Chávez, nella sua Strenna del
2008, lanciava un appello e una sfida a tutti coloro che sono impegnati nell’educazione dei giovani. Appello e nel contempo sfida perché l’intuizione di considerare
la formazione ai e per i Diritti Umani come fattore imprescindibile per lo sviluppo è
ormai assodata a livello mondiale, ma purtroppo non ancora pienamente operativa nelle coscienze degli educatori e delle Istituzioni statali.
L’Animazione Missionaria (AM) salesiana e il Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (VIS), da sempre lavorano in sinergia nell’educazione ai Diritti Umani, ma
anche nella promozione e realizzazione concreta dei medesimi soprattutto per i
giovani dei Paesi Poveri con progetti di sviluppo umano in collaborazione con le
Comunità salesiane.
Presentazione
L’AM-VIS è quindi pienamente coinvolta in questa sfida lanciata dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Pascual Chavez: «Educhiamo con il cuore di Don Bosco,
per lo sviluppo integrale della vita dei giovani, soprattutto i più poveri e svantaggiati, promuovendo i loro diritti».
6
Dal 1986 tutte le attività, la rivista “Un Mondo Possibile”, le pubblicazioni, i campi
scuola, le settimane di Educazione alla Mondialità, l’incontro annuale nell’Harambèe hanno sempre mirato alla coscientizzazione degli educatori e dei giovani sulla
indispensabilità di fare dei Diritti Umani la forma più avanzata di rinnovamento del
Sistema Preventivo, metodo educativo che Don Bosco ha praticato con intuizione
profetica e che ci ha lasciato per la formazione dei giovani in Italia e nei Paesi
Poveri.
“La sfida è per noi soprattutto incentrata sulla prevenzione, sul rompere il circolo
vizioso che perpetua le continue violazioni dei diritti e della dignità della persona,
sul promuovere una cultura diffusa dei Diritti Umani… La sfida è educare i giovani
alla partecipazione e all’impegno individuale e sociale per lo sviluppo umano, a
farsi soggetti attivi di cittadinanza mondiale responsabile” (Carola Carazzone, responsabile ufficio Diritti Umani del VIS).
Fra le iniziative ci piace evidenziare il Portale www.donbosco-humanrights.org
ideata in occasione del Congresso Internazionale su “Sistema Preventivo e Diritti
Umani” promosso dal Dicastero della Pastorale Giovanile e organizzato dal VIS
nel gennaio 2009 a Roma. Il Portale è uno strumento operativo che, prima e dopo
il Congresso, intende coinvolgere gli educatori della famiglia salesiana - sparsi in
130 Nazioni - e far loro condividere esperienze, metodologie e contributi che mirano al rilancio del Sistema Preventivo con il linguaggio universale dei Diritti Umani
fornendo percorsi di conoscenza e strumenti di auto-formazione.
Il sussidio che state sfogliando si pone nella stessa ottica. Esso nasce ad opera
di Emma Colombatti del Comitato VIS del Triveneto come uno strumento di facile
utilizzo da affidare agli educatori per arrivare al cuore dei giovani e trasformarli in
“buoni cristiani e onesti cittadini” (Don Bosco) coniugando Sistema Preventivo e
Diritti Umani.
Come dice don Fabio Attard, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile: “La
via dei Diritti Umani può essere riconosciuta come efficace per il rinnovamento del
Sistema Preventivo perché essa aiuta a riconoscere l’uguaglianza e la necessità di
promozione di tutti gli esseri umani”.
Don Ferdinando Colombo
Animatore Missionario nazionale
Vice Presidente VIS
Presentazione
7
La realtà odierna ci pone di fronte a continue sfide nell’ambito dell’educazione
giovanile e Don Bosco ci insegna che tutto deve essere fatto per amore dei giovani
e per poter dare loro un futuro migliore. Proprio per avere strumenti concreti da
utilizzare nella formazione dei nostri ragazzi, abbiamo pensato a questo sussidio
“Educhiamo ai diritti umani con il cuore di Don Bosco”, strumento che ambisce ad
essere un supporto per tutti gli educatori che vogliono offrire ai propri giovani la
possibilità di aprire la mente al mondo e allo stesso tempo la possibilità di crearsi
una mentalità che li spinga ad un impegno concreto di responsabilità e azione
all’interno della società.
La copertina del sussidio ci mostra come seguendo l’esempio di Don Bosco,
e sotto il suo occhio vigile e amorevole, siamo in dovere con la calma, l’allegria e la spontaneità puramente salesiana, di andare incontro con spirito
missionario ai nostri fratelli che vivono nell’oscurità dei diritti umani. Con la
parola di Gesù, primo difensore dei diritti fondamentali dell’uomo, vogliamo
porgere agli altri la nostra persona, la nostra esperienza, ma soprattutto, il
nostro amore. La mano colorata è la mano di coloro che già hanno la sensibilità ai diritti umani, che sulla scia di Gesù e don Bosco lottano per la loro difesa e trasmettono questi insegnamenti a coloro che ancora non si sono resi
conto dell’importanza della nascita di una cultura dei diritti umani e quindi di
pace (questi sono rappresentanti dalla mano grigia).
Struttura del sussidio:
Premessa
1. schede tematiche sui diritti umani: un approfondimento sui diritti umani attraverso varie schede utilizzabili in sequenza o indipendentemente una dall’altra.
Un’analisi sul significato del termine e sull’evoluzione storica del concetto e della
realtà dei diritti umani.
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2. schede tematiche su Don Bosco: un approfondimento sulla vita, il pensiero e
il sistema educativo del santo della gioventù.
3. una tabella di sintesi fra il pensiero di Don Bosco, tratto dalle “Memorie
dell’Oratorio di San Francesco di Sales”, e il diritto internazionale dei diritti
umani. Attraverso un’analisi degli scritti di Don Bosco emergono i diritti umani che
lui stesso promuoveva e proteggeva, questi stessi diritti vengono riconosciuti nelle
principali Dichiarazioni Internazionali che sono la base del diritto internazionale dei
diritti umani. Questa sintesi ci permette di capire come educare oggi i giovani per
essere “buoni cristiani e onesti cittadini”.
4. proposte già elaborate per incontri di gruppo sul tema “Gesù e gli esclusi”:
quattro incontri possibili su Gesù e i fanciulli, le donne, i malati e “quelli di cattiva
reputazione”. Ogni incontro prevede un momento di preghiera, un riflessione e un
momento di condivisione sulla tematica proposta.
5. percorsi tematici: percorsi didattici sul tema della povertà e della discriminazione ognuno dei quali è composto da tre schede tematiche. La prima con una
introduzione al tema e delle testimonianze per comprendere il fenomeno; la seconda ci permette di confrontarci con i documenti internazionali sul tema e con la
realtà attuale; la terza ci mostra le possibili risposte per risolvere la problematica.
Tutte le schede sono accompagnante da una proposta di gioco di ruolo per permettere ai ragazzi di entrare e vivere la questione evidenziata.
6.materiali formativi: una raccolta di preghiere, storie, spunti di riflessione da poter utilizzare come momento di preghiera, brevi interventi (buongiorno salesiano) o
per introdurre ulteriori approfondimenti.
7. giochi di ruolo: una serie di giochi sulle tematiche dei diritti, dello sviluppo
umano e dell’educazione alla mondialità spiegati nel dettaglio.
8. documenti: sezioni separate di articoli della stampa italiana, canti, film, siti, che
possono aiutare l’educatore ad approfondire le tematiche suggerite all’interno del
sussidio. La sezione dedicata alla stampa presenta una serie di parole chiave da
inserire nei motori di ricerca del web per incontrare l’articolo di riferimento. I canti
e i film sono accompagnati da una griglia di lettura per facilitare una riflessione e
discussione sugli stessi.
Premessa
9
I Diritti Umani
per un sistema educativo1
La Congregazione Salesiana e la sua missione:
Un sistema educativo che mette al centro la persona.
1. Le origini e le scelte vincenti:
• Il ragazzo al centro, la sua dignità:
L’educatore che si fa carico dell’intera problematica in stile fraterno, coinvolgendo
la famiglia
• Il protagonismo dell’educando:
L’educatore abbatte ogni ostacolo limitante e propone un ventaglio articolato di
possibilità, coinvolgendo la società
• Il futuro del giovane:
Il gruppo degli educatori offre un modello “adulto” e credibile e strade percorribili,
fornendo le competenze e la professionalità necessarie.
• La dimensione trascendente:
L’ambiente di crescita deve trasmettere per osmosi vitale la dimensione della fede,
coinvolgendo la comunità cristiana.
2. Un tirocinio della durata di 150 anni, in 130 Paesi diver-
Introduzione
si.
10
• La diversità delle culture,
• Il cambiamento culturale,
• Le contaminazioni culturali.
L’esperienza ci indica i capisaldi delle scelte di vita:
• non il tubo digerente ma l’uomo,
• non l’uomo ad una dimensione ma tutto intero: eterno come lo ha sognato Dio,
• non per sopravvivere ma per vivere nell’amore,
• siamo fatti per amare ed essere amati.
Educhiamo con il cuore di Don Bosco promuovendo i diritti di ogni minore:
• dal bisogno al diritto,
• dall’elemosina al dovere,
• dall’aiuto occasionale alla solidarietà,
• dal minore oggetto di protezione al bambino soggetto di diritti.
Quindi per tutti i minori:
• sviluppo, prospettive di lungo termine, ampliamento delle capacità civili, culturali, economiche, politiche e sociali.
3. Il Sistema Preventivo.
Una sintesi “istituzionale” per ottenere un “onesto cittadino e un buon cristiano”
basato su tre assi portanti e interdipendenti: Ragione, Amorevolezza, Religione.
Una comunità educante: Casa che accoglie, Scuola che prepara alla vita, Parrocchia che evangelizza, Cortile per incontrarsi e vivere in allegria.
Una spiritualità ottimista, fiduciosa, di donazione gratuita.
Il Sistema Preventivo attua i Diritti Umani e collabora alla trasformazione
della società:
• con il cambio di criteri e visioni di vita,
• con la promozione della cultura dell’altro,
• con uno stile di vita sobrio,
• con un atteggiamento costante di condivisione gratuita
• con l’esigere giustizia e dignità per ogni persona umana
• con una proposta esplicita di fede e spiritualità
4. Una provocazione attuale.
Ridire il Sistema Preventivo nello spirito del Diritti Umani e usandone il linguaggio.
Il Sistema Preventivo diventa una sfida culturale strutturale che trasforma sia
l’educatore che l’educando in un protagonista cosciente, responsabile del dovere
di difendere e promuovere i Diritti Umani per lo sviluppo umano personale e del
mondo intero.
Educare ai Diritti Umani è la via salesiana:
• per la promozione di una cultura della vita
• per il cambiamento delle strutture
• per attuare concretamente la prevenzione
• per lo sviluppo umano integrale
• per la costruzione di un mondo più equo, più giusto, più salubre.
Don Ferdinando Colombo
Sdb e Vicepresidente VIS
1
Introduzione
Tendenzialmente dovrebbe prendere vita un vasto movimento che coinvolga tutti
gli educatori e che, ispirandosi alla geniale intuizione di Don Bosco, approfondisca il valore educativo e programmatico della promozione e protezione dei Diritti
Umani come strumento efficace per far crescere persone che con la loro “cittadinanza attiva” diano un contributo positivo alla costruzione della Pace in un mondo
multiculturale, multi religioso, multietnico.
Testo, di don Ferdinando Colombo sdb e vicepresidente VIS, in preparazione al Congres-
so Internazionale "Sistema Preventivo & Diritti Umani", Roma 2-6 gennaio 2009.
11
Capitolo
1
Un approfondimento sui diritti umani attraverso varie schede utilizzabili in sequenza o indipendentemente una dall’altra. Un’analisi sul significato del termine e sull’evoluzione storica del concetto
e della realtà dei diritti umani.
Scheda 1
Che cosa sono i diritti umani?
1
1. Sono diritti che appartengono ad ogni essere umano
2. Sono fondamentali, universali, inviolabili, indisponibili
3. Sono uguali, indivisibili, interdipendenti
Gli obblighi dei diritti umani:
• RISPETTARE i diritti umani significa semplicemente non interferire con il loro
godimento. Per esempio, gli stati devono astenersi dall’intraprendere espulsioni
forzate o dal restringere arbitrariamente il diritto alla libertà di espressione.
• PROTEGGERE i diritti umani significa adottare misure con lo scopo di garantire
che altri non interferiscano nel loro godimento. Per esempio, gli stati devono proteggere il diritto all’istruzione assicurando che i genitori e i funzionari non impediscano a bambini, bambine e adolescenti di frequentare la scuola.
• RENDERE EFFETTIVI i diritti umani significa adottare misure progressive che
permettano il pieno godimento e effettivo del diritto. Tale obbligo si suddivide
a sua volta nell’obbligo di FACILITARE e nell’obbligo di FORNIRE i MEZZI NECESSARI per la realizzazione del diritto. Il primo si riferisce all’obbligo da parte
dello stato di portare avanti attività che esplicitamente rafforzino la capacità delle
persone di soddisfare le proprie necessità, per esempio creando le condizioni
adeguate attraverso le quali il mercato possa offrire i servizi di assistenza sanitaria
richiesta dalla popolazione.
Che cosa sono i diritti umani
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15
1
Scheda 2
Evoluzione storica dei diritti umani
La consapevolezze che gli uomini hanno dei diritti innati risale a molto tempo prima che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani venisse scritta.
1. Nell’Antichità
Che cosa sono i diritti umani
a. Il Codice di Hammurabi in Babilonia (Iraq, 2000 A.C.): è il primo codice legale
scritto voluto dal re di Babilonia per creare nel proprio regno una situazione di
pace e tranquillità. Esso mostrava le leggi e le punizioni conseguenti all’infrazione
delle leggi su una vasta quantità di problemi incluso diritti delle donne, diritti dei
bambini e diritti degli schiavi.
16
b. La Carta di Cipro (Iran, 570 A.C.): voluta dal re di Persia per riconoscere e garantire il diritto di libertà, sicurezza, libertà di movimentoe alcuni diritti economici
e sociali.
2. La Magna Cartae la Bill of Rights
a. La Magna Carta (Magna Carta Libertatum) è la carta delle libertà che il re Giovanni Senzaterra è stato costretto a concedere il 15 giugno 1215 per la concessione dei diritti dei cittadini. Tra i suoi articoli ricordiamo: il divieto per il sovrano di
imporre nuove tasse senza il consenso del parlamento, la garanzia di non essere
imprigionati senza aver avuto prima un regolare processo, la riduzione del potere
arbitrario del re in relazione all’arresto preventivo e detenzione.
b. La Bill of Rights è un atto con cui il parlamento dichiarò decaduto re Giacomo
II Stuart nel 1689 e riconobbe la successione al trono di sua figlia Maria e del
genero Guglielmo d’Orange. Inoltre l’atto limitava fortemente le prerogative regie,
assegnando al parlamento il controllo delle finanze, escludendo ogni interferenza
del re nell’amministrazione della giustizia e garantendo piena libertà di parola ai
membri del parlamento.
3. Diciassettesimo e Diciottesimo Secolo
a. Diversi filosofi hanno proposto in questo periodo il concetto di “diritti naturali”,
diritti che appartenevano alla persona in modo innato, diritti a cui non è possibile
rinunciarvi e che nessuno può sottrarre.
b. La Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789: un
testo giuridico elaborato nel corso della Rivoluzione francese, contenente un solenne elenco di diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino. Tale documento
ha ispirato numerose carte costituzionali ed ancor oggi il suo contenuto, più che
mai attuale, costituisce uno dei più alti riconoscimenti della libertà e dignità umana.
c. La Dichiarazione dei Diritti degli Stati Nordamericani del 1791: raggiunta
l’indipendenza dalla Gran Bretagna le colonie americane, che avevano fondato la
loro ribellione sulle teorie di Locke e Montesquieu, elaborano la Costituzione fede-
rale. Il 25 settembre 1789, il primo Congresso degli USA propose agli Stati dodici
emendamenti. Ne furono approvati dieci, che, ratificati dai vari Stati, entrarono in
vigore nel 1791. Da allora sono parte integrante della Costituzione federale con il
nome di “Bill of Rights”, a imitazione della “Carta dei diritti” della tradizione giuridica britannica modellata dal Common Law consuetudinario.
1
4. Diciannovesimo e Ventesimo Secolo
a. Periodo in cui diverse questioni legate ai diritti umani vengono affrontate e in
cui vengono adottati per la prima volta dei trattati internazionali riguardanti i diritti
umani e la loro protezione
b. La Prima Convenzione di Ginevra in base alla quale il 2 Agosto 1864, dodici
nazioni si accordarono per garantire neutralità al personale sanitario, consentire
i rifornimenti medici e adottare uno speciale emblema identificatore: una croce
rossa su campo bianco. Prima elaborazione del diritto in guerra.
d. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Si porranno le basi per una cooperazione fra gli stati. L’Organizzazione è nata da una conferenza di 50 paesi
tenuta il 25 aprile del 1945 per cooperare per una vita migliore in tutto il mondo e
per la pace, dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale. Oggi è la più estesa organizzazione internazionale, composta da quasi tutti gli stati del mondo. La
principale funzionalità dell’ONU è di favorire e sostenere la pace nel mondo, e di
assistere nella risoluzione dei principali problemi politici, economici, umanitari ed
ambientali mondiali.
e. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 riconosciuta come
il quadro di riferimento che ha portato alla nascita di diversi strumenti di diritti
umani, sia a livello globale che regionale e nazionale. È un documento storico di
grande importanza che segue le atrocità commesse durante la seconda guerra
mondiale, soprattutto perché è il primo documento che sancisce i diritti che spettano all’essere umano. La Dichiarazione è così strutturata:
1. il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità della stesura della Dichiarazione
2. gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza
3. gli articoli 3-11 stabiliscono i diritti individuali
4. gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell’individuo verso la comunità
5. gli articoli 18-21 sanciscono le cosiddette “libertà costituzionali”, quali libertà di
pensiero, opinione, fede e coscienza, parola, associazione pacifica
6. gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali
i conclusivi articoli 28-30 stabiliscono le modalità generali di utilizzo di questi diritti
e gli ambiti in cui tali diritti non possono essere utilizzati.
f. Patto Internazionale sui diritti civili e politici e Patto internazionale sui diritti
economici, sociale e culturali adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite nel 1966 ed entrati in vigore solo nel 1976.
Che cosa sono i diritti umani
c. Con la nascita della Società delle Nazioni dopo la prima guerra mondiale si
cerca di avviare una protezione dei diritti umani, ma l’incapacità degli stati e la
loro poca volontà di mettersi d’accordo fanno fallire il progetto. Sarà solamente in
seguito con
17
Scheda 3
Evoluzione dei diritti umani:
1
le diverse generazioni (in una prospettiva storica)
• Diritti di prima generazione: sono diritti la cui teoria è emersa a partire
dal diciassettesimo secolo in relazione agli avvenimenti politici della Rivoluzione
Francese, con l’approvazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Le idee principali riguardanti questi diritti erano quelle della libertà personale e
della protezione dell’individuo contro le violazioni da parte dello stato.
Che cosa sono i diritti umani
> Diritti civili: riguardano tutte quelle garanzie di integrità fisica e morale e quei
diritti legati alla libertà di pensiero, di espressione, di religione.
18
Alcuni esempi di Diritti di prima generazione…
• Diritto alla vita
• Diritto alla libertà
• Diritto all’uguaglianza di fronte alla legge
• Diritto alla cittadinanza
• Diritto alla libertà di pensiero
• Diritto alla libertà dalla schiavitù e tortura
• Diritto al matrimonio
> Diritti politici: legati alla possibilità di partecipare alla vita comunitaria e alla
società: diritto di voto, diritto di associazione, di partecipazione politica, di dire
la propria opinione, di avere accesso all’informazione.
• Diritti di seconda generazione: sono i diritti riguardanti il modo in cui
le persone vivono e lavorano. Nascono con la Dichiarazione universale dei diritti
umani e si fondano sull’idea di uguaglianza e garanzia di accesso a beni sociali ed
economici e servizi, rispondono infatti ad un nuovo significato di “vita con dignità”. Si è riconosciuto che la dignità umana richiede molto di più rispetto a quello
proposto dai soli diritti civili e politici.
Alcuni esempi di Diritti di seconda generazione…
• Diritto al lavoro
• Diritto alla protezione contro la disoccupazione
• Diritto ad un salario equo
• Diritto al riposo
• Diritto alla protezione della maternità
• Diritto all’istruzione
• Diritto ad un livello di vita adeguato
> Diritti sociali: sono quelli necessari per una piena partecipazione alla vita della società. Tra questi: diritto all’educazione, diritto alla salute, diritto alla libertà
dalla discriminazione
> Diritti economici: sono quelli che si riferiscono al diritto al lavoro, ad un adeguato livello di vita, alla pensione. Questi diritti riflettono sul fatto che sono ne-
cessarie un minimo di garanzie materiali per la realizzazione della dignità umana; il loro soddisfacimento, infatti, dovrebbe contribuire al miglioramento delle
condizioni di vita delle persone
> Culturali: riguardano lo stile di vita di una comunità e spesso viene data loro
una attenzione minore rispetto agli altri diritti. In realtà sono essenziali soprattutto per le minoranze all’interno della società, per poter preservare la propria
cultura (per esempio, il diritto di non essere discriminato e una uguale protezione di fronte alla legge)
1
• Diritti di terza generazione: sono quei diritti che si riferiscono ai diritti
collettivi e di solidarietà nel senso che i titolari di questi diritti non sono gli individui
ma i popoli (per esempio: diritto all’autodeterminazione dei popoli, diritto allo sviluppo, diritto a vivere in un ambiente non inquinato, diritto alla pace)
Alcuni esempi di Diritti di terza generazione…
• Diritto alla pace
• Diritto allo sviluppo umano
• Diritto ad un progresso e ad uno sviluppo economico e sociale di tutti i popoli
• Diritto alla decolonizzazione
• Diritto alla libera auto-determinazione dei popoli
• Diritto alla prevenzione della discriminazione
• Diritto dei popoli ad esercitare la piena sovranità sulle proprie risorse naturali
• Diritti di quarta generazione: definiti come i nuovi diritti, nascono in
seguito alle nuove scoperte tecnologiche, in particolare ci riferiamo al diritto al
genoma umano e al patrimonio genetico dell’individuo. Il Consiglio d’Europa ha,
visto la delicatezza del tema, risposto a queste nuove sfide con la Convenzione
per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano riguardo alle
applicazioni della biologia e della medicina (1999). Questa categoria non è comunque ancora stata elaborata con precisione.
Alcuni esempi di Diritti di quarta generazione…
• Diritto al genoma umano
• Diritto al patrimonio genetico dell’individuo
Che cosa sono i diritti umani
19
1
Scheda 4
I sistemi internazionali di
protezione dei diritti umani.
Che cosa sono i diritti umani
Nel corso degli anni si sono formati diversi strumenti e meccanismi per la promozione
e protezione dei diritti umani, questo significa che i diritti enunciati nella Dichiarazione
Universale sono stati tradotti in obblighi giuridici (trattati e convenzioni) per gli stati che
li hanno ratificati.
Due sono i livelli su cui si articolano i sistemi di protezione dei diritti umani: livello
globale e livello regionale.
20
Ratificare:
approvare, co
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atto
o una decis
ione al fine
della
sua esecuzio
ne.
1. Livello globale: è il sistema di tutela dei diritti umani dell’ONU caratterizza-
to da diverse convenzioni che proteggono specifiche categorie dei diritti umani e
vincolano gli stati membri di ciascuna convenzione.
a. Il Consiglio per i diritti umani: è un organo intergovernamentale il cui compito è quello di monitorare la condizione dei diritti umani in tutto il mondo e di
definire le aree di preoccupazione. È composto da 47 stati.
b. Gli otto Comitati: istituiti successivamente all’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU di otto convenzioni fondamentali sui diritti umani,
allo scopo di monitorare l’attuazione dei diritti umani riconosciuti dalle specifiche convenzioni da parte degli stati che le hanno ratificate.
c. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani: è il principale
organo responsabile per i diritti umani, opera sotto la diretta supervisione dei
Segretario Generale.
d. Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Yugoslavia: istituito nel maggio del 1993 con lo scopo di punire le atrocità commesse durante la “pulizie
etnica”. Questo tribunale ha sede a L’Aja ed ha un’autorità superiore rispetto ai
tribunali nazionali, può inoltre emettere mandati internazionali. È il primo organo
internazionale con l’incarico di punire le responsabilità individuali dei singoli.
È un tribunale speciale, ad hoc, che ha una limitata giurisdizione nel tempo e
nello spazio.
e. Il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda: istituito nel novembre del
1994 con lo scopo di punire le atrocità commesse durante la guerra civile. È
un tribunale speciale, ad hoc, con l’autorità di perseguire i crimini commessi in
Rwanda dal 1 gennaio al 31 dicembre 1994.
f. La Corte Penale Internazionale Permanente: entrata in vigore nel 2002 allo
scopo di creare un’istituzione permanente che non solo giudicasse crimini già
avvenuti, ma che svolgesse un ruolo preventivo in relazione a tali crimini essendo di appoggio all’azione di pace svolta dalle Nazioni Unite. Questa corte ha
la giurisdizione per giudicare singoli individui per le violazioni più gravi di diritti
umani.
1
g. Il Tribunale Speciale per la Sierra Leone: istituito nel febbraio del 2001 con
lo scopo di punire le atrocità compiute durante la guerra civile all’interno del
paese.
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sui diritti delle
persone con
disabilità
2. Livello regionale: diverse regioni (America, Europa, Africa, alcuni paesi
arabi) hanno adottato convenzioni e meccanismi regionali per tutelare i diritti umani che vincolano gli stati che le hanno ratificate.
A. IL SISTEMA AMERICANO: alla base di questo sistema troviamo la Dichiarazione americana dei diritti e doveri dell’uomo (1948) e la Convenzione
americana dei diritti umani (1978). Il quadro istituzionale di questo sistema è
quello dell’Organizzazione degli stati americani (OAS). Nel 1959 viene creata la
Commissione Interamericana dei diritti umani con funzioni di promozione e
tutela dei diritti umani. Successivamente la Convenzione americana ha istituito
la Corte Interamericana dei diritti umani che ha funzioni consultive e giurisdizionali.
Che cosa sono i diritti umani
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21
Che cosa sono i diritti umani
1
22
B. IL SISTEMA EUROPEO: il quadro istituzionale è quello del Consiglio d’Europa. Nel 1950 viene firmata a Roma la Convenzione Europea per la protezione
dei diritti umani e delle libertà fondamentali come primo strumento internazionale che traduce in obblighi giuridicamente vincolanti per gli stati parte
i principi sanciti nella Dichiarazione Universale. Questa Convenzione prevede
una Corte Europea per i diritti umani con sede a Strasburgo. A questa Corte
possono ricorrere direttamente le vittime che hanno subito violazioni, e le sue
decisioni sono vincolanti per gli stati parte.
C. IL SISTEMA AFRICANO: il quadro istituzionale è quello dell’Organizzazione
per l’Unità Africana (OUA) e si fonda sulla Carta Africana dei diritti dell’uomo
e dei popoli (entrata in vigore nel 1986). La Carta africana è la prima convenzione internazionale a riconoscere i diritti dei popoli ed è inoltre il primo strumento
di diritto internazionale giuridicamente vincolante a collegare espressamente
diritti e doveri. Nel 1987 inizia a funzionare la Commissione africana dei diritti
dell’uomo e dei popoli istituita dalla Carta africana con funzioni di promozione e protezione dei diritti umani, e nel 2004 entra in vigore la Corte africana
dei diritti dell’uomo e dei popoli con funzioni di appoggio alla Commissione
africana.
D. I PAESI ARABI: la Lega degli Stati Arabi ha adottato nel 1994 la Carta Araba
dei diritti umani nella quale vengono valutate alcune proposte di diverse ONG
regionali e internazionali, canalizzate da un comitato di esperti in diritti umani
creato dalla Lega. Alcune disposizioni contenute nella carta destano preoccupazione perché senza corrispondenza con gli standard internazionali dei diritti
umani (ad esempio: pensa di morte nei confronti di minori di età, deroghe al
diritto alla vita).
E. I PAESI ASIATICI: nel 1997 viene adottata una Carta asiatica dei diritti
umani dopo un lavoro preparatorio realizzato da più di 200 organizzazioni non
governative. Tale carta non ha alcun valore internazionale, è l’espressione della
società civile che cerca di fare pressione sui governi perché rispettino e proteggano i diritti umani fondamentali.
Scheda 5
Cronologia dei diritti umani
1945 Istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) Nascita della Lega
Araba.
1
1946 Nascono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la
Ricostruzione e lo Sviluppo (successivamente denominata Banca Mondiale). Viene istituita la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.
1948 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Nasce l’organizzazione degli Stati
Americani (OSA) Dichiarazione Americana dei Diritti e Doveri dell’uomo.
1949 Nasce il Consiglio d’Europa Guerre di Liberazione nazionale e insurrezioni in
Africa e Asia.
1954 Commissione europea sui Diritti Umani.
1955 Conferenza di Bandung, nella quale 29 Stati africani ed asiatici condannano
il colonialismo, la discriminazione razziale, l’armamento atomico e avanzano
rivendicazioni per una cooperazione pacifica per lo sviluppo.
1957 Comunità Economia Europea (CEE) e l’EURATOM.
1959 Istituzione della Corte Europea dei Diritti Umani.
Creazione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani.
Continuano le guerre di liberazione nazionale nei paesi ancora sotto dominio coloniale. Le lotte conducono gradualmente all’indipendenza ed all’autodeterminazione in molti paesi.
I movimenti femministi chiedono la parità di diritti ed opportunità.
1960 Prima sessione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani.
1963 Viene fondata l’Organizzazione per l’Unità Africana.
1965 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione ONU per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.
1966 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale del Patto Internazionale sui
diritti civili e politici.
Approvazione da parte dell’Assemblea Generale del Patto Internazionale
sui diritti economici, sociali e culturali.
Che cosa sono i diritti umani
1950 Alcuni paesi ottengono l’indipendenza dai sistemi coloniali. Negli Stati Uniti
iniziano i movimenti per i diritti civili e politici contro la segregazione razziale
Convenzione Europea sui Diritti Umani.
1968 Teheran, prima conferenza mondiale sui Diritti Umani
1969 Approvazione della Convenzione Americana dei Diritti Umani
23
1
1973 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione Internazionale per l’eliminazione e la punizione del crimine di
apartheid
1976 Amnesty International vince il Nobel per la pace
1979 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro
le donne (CEDAW).
Entra in funzione la Corte interamericana per i Diritti Umani
1981 Viene approvata la Carta africana dei diritti umani e dei popoli.
Che cosa sono i diritti umani
1983 Viene fondata l’Organizzazione Araba per i diritti umani.
24
1984 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione ONU contro la tortura e altre punizioni crudeli, inumane o degradanti.
1985 Viene istituito il Comitato ONU per i diritti economici, sociali e culturali
1986 Viene approvata la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo.
1988 Viene istituita la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli.
Adozione del protocollo Addizionale alla Convenzione Americana dei Diritti
Umani (Protocollo di San Salvador)
1989 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC).
Caduta del muro di Berlino.
Massacro di Piazza Tienanmen.
1990 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
1990 Pulizia etnica e guerra in ex Jugoslavia, genocidio in Rwanda, conflitti regionali in altri paesi dell’Africa (Congo, Angola, Sierra Leone, Somalia, Etiopia
ed Eritrea) e in alcune aree dell’ex URSS
1993 Conferenza Mondiale sui diritti umani di Vienna.
Istituzione dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite.
1993 Istituzione dei Tribunali penali internazionali per l’ex Jugoslavia e per il
Rwanda.
1994 Conferenza mondiale su popolazione e sviluppo al Cairo.Fine della segregazione razziale in Sudafrica.
Convenzione Interamericana per Prevenire, sanzionare e sradicare la violenza contro la donna (Convenzione Belém do Pará).
1998 Viene approvato lo Statuto della Corte Penale Internazionale Permanente
per i crimini di guerra, di genocidio e contro l’umanità
1999 Conflitto Nato – Rep. Jugoslava in Kosovo; guerra in Cecenia e a Timor
Est.
Viene approvato il Protocollo Opzionale alla CEDAW che consente il ricorso
individuale.
2000 Vengono approvati i due Protocolli Opzionali contro l’uso di bambini soldato
e contro lo sfruttamento sessuale e la prostituzione minorile alla CRC.
Viene istituita la Corte Penale Speciale per la Sierra Leone
1
2001 Conferenza Mondiale contro il Razzismo, la Discriminazione Razziale, la Xenofobia e le Forme connesse all’Intolleranza, Durban.
Attacchi terroristici dell’ 11 settembre a New York e Washington.
2002 Lo Statuto della Corte Penale Internazionale Permanente per i crimini di
guerra, di genocidio e contro l’umanità entra in vigore.
2004 entra in vigore il Protocollo opzionale alla Carta africana dei diritti della persona e dei popoli per la costituzione di una Corte africana dei diritti umani.
2006 Il nuovo Consiglio Diritti Umani delle NU sostituisce la Commissione diritti
umani.
2006 Approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della
Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
2007 L’Assemblea generale ONU approva la moratoria internazionale contro la
pena di morte.
2008 3 maggio entra in vigore la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con
Disabilità.
Che cosa sono i diritti umani
2003 15 febbraio: manifestazione mondiale per la pace cui partecipano, secondo
la CNN, 110 milioni di persone in oltre 600 città del pianeta.
25
Nel 1989 le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione sui diritti dell’Infanzia
1
Scheda 6
Che cosa sono i diritti dei bambini?
Che cosa sono i diritti umani
Ho 16 anni e vendevo i fazzoletti
26
“Mi chiamo Rachid e sono
nato in Marocco. Vivevo con
mia mamma, i miei due fratelli e le mie due sorelle. Mio
padre è andato a lavorare in
Italia. Un giorno però è tornato a casa e ha detto a mia
mamma che dovevo andare
anche io in Italia con lui. Mia
mamma non voleva ma poi
ha detto di si. Anch’io non
volevo, ma sono dovuto
partire. Mia mamma piangeva, ma io no. Ho pianto
poi, sulla macchina.
Qui in Italia vedevo che tutti
andavano a scuola e volevo
andarci anch’io, ma mio padre non voleva. Lui voleva
farmi vendere i fazzoletti e
pulire i vetri delle macchine. Avevo 10 anni allora. Poi
una signora davanti ad un
supermercato mi ha detto
che dovevo andare dall’assistente sociale per andare
a scuola, e io ci sono andato.
Così sono finito in comunità a Verona. Adesso ho
anche imparato il dialetto
veneto. La scuola mi piace
e sono bravo in matematica.
Mi manca mia mamma e la
mia casa. Da grande voglio
fare il commerciante perché
sono bravo a vendere: lo
dicono i miei educatori. Poi
voglio tornare a casa e portare dei soldi alla mamma,
così quando mi vede piange
perché è felice di vedermi e
per i soldi”.
(CRC), divenuta il punto di riferimento dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Si è giunti a
questa Convenzione dopo anni di negoziazioni
e compromessi tra gli stati membri e con le principali ONG internazionali.
I diritti dei bambini, contenuti nella Convenzione, possono essere suddivisi in tre categorie:
• Protezione:
> per garantire la sicurezza dei bambini (soprattutto in relazione a delle problematiche quali gli
abusi, abbandono e sfruttamento).
• Provvedimenti:
> In relazione ai bisogni fondamentali dei bambini (educazione, sanità...).
• Partecipazione:
> È riconosciuta la capacità dei bambini di prendere decisioni e partecipare alla società in relazione alla propia maturità.
La Convenzione rappresenta, quindi, l’inizio di
una nuova fase per i diritti dei bambini e degli
adolescenti in quanto ora vengono considerati
come soggetti di diritti e responsabilità in relazione alla loro età.
È importante anche l’attenzione che viene posta
nei confronti della famiglia, indicandone il ruolo, l’autorità e la responsabilità. La Convenzione
sottolinea inoltre il supporto che gli stati membri
devono dare alle famiglie quando quest’ultime
non sono in grado di provvedere ad una adeguato livello di vita per i loro figli.
Attualmente la Convenzione è stata ratificata
da 193 paesi con la sola eccezione di Somalia
e Stati Uniti.
In quanto dotata di valenza obbligatoria e vincolante, la Convenzione del 1989, obbliga gli Stati
che l’hanno ratificata a uniformare le norme di
diritto interno a quelle della Convenzione e ad
attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento
dei loro obblighi nei confronti dei minori.
I quattro principi fondamentali della
Convenzione sono:
1. Principio di non discriminazione
Il principio, sancito all’art. 2, impegna gli Stati
ad assicurare i diritti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori.
2. Il principio di superiore interesse del bambino
Il principio, sancito all’art. 3, prevede che l’interesse superiore del bambino deve essere preso
in considerazione per qualunque decisione lo
riguardi.
4. Ascolto delle opinioni del bambino
Il principio, sancito all’art. 12, prevede il diritto
dei bambini a essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito
legale. L’attuazione del principio comporta il
dovere, per gli adulti, di ascoltare il bambino
capace di discernimento e di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.
Voglio un luogo dove
poter giocare,
voglio il sorriso di chi sappia amare,
voglio un papà che mi
abbracci forte,
voglio il bacio e l´affetto di
una mamma...
VOGLIO AVERE IL DIRITTO DI ESSERE BAMBINO,
DI ESSERE SPERANZA
DI UN MONDO MIGLIORE, VOGLIO CRESCERE
COME UN ESSERE UMANO, VOGLIO UN MONDO
DIVERSO, POSSO CONTARE SU DI TE?
Voglio che i miei passi
lascino un’ impronta,
voglio il diritto di avere il
mio pane,
voglio una mano che mi
indichi il cammino,
voglio semplicemente vita
e amore...
Voglio che gli uomini si
diano la mano,
voglio un mondo piú giusto e fraterno,
voglio che gli uomini vivano la speranza,
voglio che i bambini cantino cosí...
(canto brasiliano)
1
Che cosa sono i diritti umani
3. Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo
Il principio è sancito dall’art. 6. Questo articolo
prevede il riconoscimento da parte degli Stati
membri del diritto alla vita del bambino e l’impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo.
Il diritto di essere
bambino
27
1
Categorie in cui si suddivido
no gli articoli della Convenzi
one:
Che cosa sono i diritti umani
- Diritti di sopravvivenza: rigu
ardano il diritto alla vita e il diri
tto al
soddisfacimento dei bisogni
primari come un adeguato sta
ndard di
vita, salute, nutrizione e access
o alle cure mediche.
28
- Diritti di sviluppo: riguardano
hanno bisogno per sviluppare
tutte quegli aspetti di cui i bam
il proprio potenziale (diritto all’e
bini
ducazione, al gioco, alle attività cul
turali, accesso all’informazio
ne, alla
libertà di pensiero, coscienza
e religione.
- Diritti di protezione: riguard
ano la salvaguardia dei bam
bini rispetto a tutte le forme di abu
so, negligenze e sfruttament
o (protezione dal coinvolgimento in con
flitti armati, dal lavoro minorile,
dallo
sfruttamento sessuale…).
- Diritti di partecipazione: per
mettono ai bambini di assum
ere un
ruolo attivo nella loro comuni
tà e nazione (riguardano la libe
rtà di
esprimere le proprie opinioni,
di poter partecipare di associ
azioni…).
Scheda 7
Il bambino soggetto di diritti
Dal bambino oggetto di misure di protezione e/o repressione alla
nuova visione della Convenzionelsui Diritti dell’Infanzia.
APPROCCIO BASATO SUI BISOGNI
APPROCCIO BASATO SUI DIRITTI
I bambini hanno bisogno di aiuto/assistenza
I bambini meritano aiuto/assistenza
perchè sono il nostro futuro
I bambini hanno diritto ad un pieno
sviluppo umano
Volontario
Obbligatorio
Carità privata
Diritti, responsabilità pubblica, obblighie e doveri giuridici
Affronta i sintomi
Affronta le radici e le cause delle problematiche
Si prefigge obiettivi parziali (la vaccinazione dell’80% dei bambini)
Si prefigge obiettivi totali: tutti i bambini hanno uguali diritti (la vaccinazione dell’80% significa che il diritto alla
vaccinazine non è stato realizzato)
Prospettiva di breve periodo
Prospettiva di lungo periodo: a ciascun diritto umano corrispondono
obblighi di rispetto, protezione e piena
realizzazione
Che cosa sono i diritti umani
L’intervento di promozione o protezione del bambino o dell’adolescente escluso,
nell’ottica della Convenzione dei diritti dell’Infanzia, non può essere assistenziale,
mera soddisfazione dei bisogni materiali a favore del minore, ma è adempimento
di un preciso dovere giuridico per e con una persona che si caratterizza per una
età compresa tra 0 e 18 anni.
Alla visione del bambino e dell’adolescente come soggetto di diritti corrispondono
dunque precisi mutamenti di pensiero e di azione nella elaborazione e nella attuazione delle poitiche sociali.
Un approccio alle politiche sociali basato sui diritti umani è infatti una modalità
di pensiero e di azione che fa propri i principi fondamentali di non discriminazione, indivisibilità e interdipendenza di tutti i diritti civili, culturali, economici, politici
e sociali, responsabilità comune differenziata e partecipazione effettiva, libera e
significativa, per tradurli in specifici risultati attesi in ogni programma di promozione sociale in termini di protezione, empowerment dei più vulnerabili nel lungo
periodo.
In questa prospettiva la Convenzione costituisce un importantissimo quadro di
lavoro comune.
Proviamo ora a schematizzare le differenze che caratterizzano un approccio agli
interventi a favore dei bambini e degli adolescenti basato sui diritti umani rispetto ad un approccio basato sui bisogni:
1
29
1
Si interviene ex post quando la neces- Si deve intervenire premanentemente,
sità è già sorta
mirando a prevenire le violazioni
L’identificazione dei bisogni è soggettiva
Riferimento agli standard internazionali
Che cosa sono i diritti umani
Alcuni bisogni sono generalmenI diritti umani non ammettono gerarte considerati più importanti di altri
chizzazioni: sono indivisibili e interdi(alimentazione più dell’educazione per pendenti
esempio)
30
Scheda 8
La partecipazione attiva dei
bambini nella società
DEFINIZIONE
PRATICHE
PARTECIPATIVE
Partecipazione
familiare
Si riferisce alla partecipazione dei bambini e adolescenti attraverso le loro
opinioni, le quali vengono
prese in considerazione
nella ricerca del benessere e la realizzazione del
progetto familiare
- Accordi sulle norme di
educazione
- Interazione quotidiana
nel nucleo familiare
- Opinioni e decisioni sul
benessere comuni
Partecipazione
ricreativa
È la partecipazione legata ad attività di carattere
ludico-ricreativo,
promosse da loro stessi o dagli adulti e la cui
espressione contribuisce
allo sviluppo personale
- Gruppi sportivi o club
infantili
- Gruppi culturali dedicati
alla danza e al teatro
- Gruppi di musica e ballo
Partecipazione sociale È la partecipazione legata al diritto che hanno a
o comunitaria
contribuire al miglioramento delle condizioni
sociali in cui vivono, tramite differenti espressioni
di solidarietà e di servizio
alla comunità
- Azioni organizzate di
mutuo aiuto
- Corresponsabilità scolastiche
- Azioni comunitarie o
progetti che coinvolgono
i bambini e adolescenti in
temi di salute, ambiente,
ecc
Partecipazione
cittadina
- Municipi scolastici
- Consigli studenteschi
- Proposte in fori pubblici
- Manifestazioni pubbliche a favore dell’infanzia
e dell’adolescenza
È la partecipazione dei
bambini e adolescenti negli affari pubblici,
quelli legati alla delibera
e alla rappresentanza,
costruendo con gli altri
spazi di convivenza democratica
Che cosa sono i diritti umani
TIPO DI
PARTECIPAZIONE
1
31
Partecipazione politica
Che cosa sono i diritti umani
1
32
Si intende l’insieme di
azioni che realizzano i
bambini e adolescenti in
forma organizzata con
l’obiettivo di raggiungere scopi politici, esercitando l’influenza sui
processi decisionali che
riguardano l’infanzia e
l’adolescenza
- Organizzazione e movimenti diretti da bambini e
adolescenti
- Azioni di incidenza politica
- Proposte in fori a livello
locale, nazionale e internazionale
Scheda 9
Le date chiave del riconoscimento
internazionale dei diritti dei bambini e degli adolescenti
1927: creazione dell’Istituto Interamericano del Nino (IIN), organismo internazionale incaricato di promuovere il benessere dei bambini e degli adolescenti nei paesi
americani. Fu riconosciuto come organismo specializzato dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) nel 1949. Ha la funzione di promuovere tematiche relative all’infanzia, l’adolscenza e la famiglia nelle Americhe e di generare strumenti
tecnici che aiutino a risolvere le problematiche che li riguardano.
1945: lo Statuto delle Nazioni Unite protegge la maternità e l’infanzia;
1948: L’Assemblea Generale dell’ONU adotta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e prevede una speciale protezione per l’infanzia insieme a quella per la
maternità (N.B.: la DUDU non fa riferimento ai diritti dei bambini e degli adolescenti ma afferma la necessità di proteggere l’infanzia e la maternità);
1959: L’ Assemblea Generale dell’ONU adotta la Dichiarazione dei Diritti dei bambini e degli adolescenti (strumento legalmente non vincolante);
1979: L’ Assemblea Generale dell’ONU dichiara il 1979 “Anno Internazionale
dell’Infanzia”. Viene creato un gruppo di lavoro per preparare il testo della Convenzione sui Diritti dei bambini e degli adolescenti;
1989: La Convenzione sui Diritti dei bambini e degli adolescenti (tutte le persone
di età compresa tra 0 e 18 anni) viene adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU
il 20 Novembre;
Che cosa sono i diritti umani
1923: Eglantyne Jebb, profondamente impegnata negli anni di inizio secolo a migliorare le condizioni di vita dei bambini in Inghilterra e fondatrice di quella che
oggi è Save the Children Alliance, prepara un testo di Dichiarazione dei diritti dei
bambini che verrà adottata dalla Società delle Nazioni nel 1924. Questa dichiarazione afferma alcuni principi fondamentali:
1) al bambino vanno forniti i mezzi necessari per il suo normale sviluppo sia materiale che spirituale;
2) il bambino affamato deve essere nutrito, il bambino ammalato deve essere curato, il bambino ritardato deve essere assistito, il bambino deviante deve essere
corretto e riportato nella strada giusta, l’orfano e il bambino abbandonato o perso
deve essere accolto e aiutato;
3) il bambino deve essere il primo a ricevere assistenza in casi di disgrazia o di
povertà;
4) il bambino deve essere messo in condizione di poter guadagnarsi da vivere e
deve essere protetto da ogni forma di sfruttamento; 5) il bambino deve essere
cresciuto e educato consapevolmente e perché il suo talento venga dedicato al
servizio della gente;
1
33
1990: la Convenzione entra in vigore a livello internazionale il 2 Settembre;
1
1990: L’Organizzazione per l’Unità africana (oggi Unione Africana) adotta la Carta
africana sui diritti e il welfare del bambino e dell’adolescente;
1991: a settembre si tiene a New York il primo Summit Mondiale sui Diritti dei
bambini e degli adolescenti;
1999: la Carta africana sui diritti e il welfare del bambino e dell’adolescente raggiunge il numero di ratifiche necessario ed entra internazionalmente in vigore;
Che cosa sono i diritti umani
2000: L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta il Protocollo opzionale alla
Convenzione relativo alla tratta, la prostituzione e la pornografia dei bambini e
degli adolescenti, e il Protocollo opzionale sui bambini e gli adolescenti coinvolti
in conflitti armati;
34
2002: a maggio (posticipata da settembre 2001, ricorrenza dei 10 anni dal primo
Summit Mondiale) si tiene a New York la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sui Diritti dei bambini e adolescenti.
Scheda 10
Un calendario dei Diritti Umani
CELEBRAZIONE
8 gennaio
Giornata mondiale dell’alfabetizzazione
20 febbraio
Giornata della resistenza non-violenta
8 marzo
Giornata internazionale delle donne
21 marzo
Giornata internazionale per l’eliminazione di tutte le
forme di discriminazione
22 marzo
Giornata mondiale contro la tubercolosi
7 aprile
Giornata mondiale della salute
30 aprile
Giornata in memoria dell’Olocausto
1 maggio
Giornata internazionale dei lavoratori
3 maggio
Giornata mondiale per la libertà di stampa
4 giugno
Giornata internazionale dei bambini vittime innocenti
di aggressione
15 giugno
Giornata mondiale dell’alimentazione
20 giugno
Giornata mondiale del rifugiato
26 giugno
Giornata internazionale contro l’abuso di droghe e il
traffico illecito
26 giugno
Giornata internazionale delle Nazioni Unite in supporto delle vittime di tortura
9 agosto
Giornata internazionale dei popoli indigeni
12 agosto
Giornata internazionale della gioventù
23 agosto
Giornata internazionale in ricordo del traffico degli
schiavi
Che cosa sono i diritti umani
DATA
1
35
Che cosa sono i diritti umani
1
36
8 settembre
Giornata internazionale dell’alfabetizzazione
1 ottobre
Giornata internazionale degli anziani
17 ottobre
Giornata internazionale per la lotta alla povertà
24 ottobre
Giornata delle Nazioni Unite
3 novembre
Giornata mondiale degli uomini
11 novembre
Giornata internazionale della scienza e della pace
16 novembre
Giornata internazionale per la tolleranza
20 novembre
Giornata universale dei bambini
25 novembre
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
1 dicembre
Giornata mondiale per la lotta all’AIDS
2 dicembre
Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù
3 dicembre
Giornata internazionale delle persone disabili
5 dicembre
Giornata internazionale del Volontariato per lo sviluppo economico e sociale
10 dicembre
Giornata dei Diritti Umani
18 dicembre
Giornata internazionale dei migranti
Capitolo
2
Un approfondimento sulla vita, il pensiero e il sistema educativo
del santo della gioventù.
Scheda 1
Don Bosco: padre e maestro della
gioventù
Carta di identità di Don Bosco
Giovanni
Cognome:
Bosco
Nascita:
16 agosto 1815
Residenza:
Torino
Altezza:
1,63 m circa
Apparenza:
viso rotondo, sguardo
profondo
Segni particolari: amore senza limiti per i
giovani. Ottimismo e buon
umore
Morte:
31 gennaio 1888, alle 4:45
Canonizzazione:
1 aprile 1934
Caratteristiche:
volontà di ferro, lavoratore
instancabile (ai salesiani
diceva “riposeremo in
paradiso”).
Modo di essere:
molto gentile e simpatico
con le persone
Temperamento:
ardente e orgoglioso (“Se
non fossi sacerdote sarei
un rivoluzionario”)
Devozioni:
all’Eucarestia, a Maria
Ausiliatrice e al Papa
Cuore:
grande come il mare
Abilità:
intelligenza pratica, abile
negli affari, memoria straordinaria
Fondatore:
dei Salesiani, delle Figlie
di Maria Ausiliatrice con
Madre Mazzarello, dei
Salesiani Cooperatori e
dell’ADMA
Grande
desiderio:
“Io vi aspetto tutti in paradiso”
Date significative della
vita di Don Bosco
1815 Giovanni Melchiorre
Bosco nasce nella regione
dei Becchi, vicino a Torino
1817 con appena due anni
perde il papà
1825 vede la sua missione
in un sogno
1835 entra in seminario
1841 (5 giugno) è ordinato
sacerdote
1841 (8 dicembre) inizia,
con il catechismo, il suo
apostolato giovanile
1846 si trasferisce a Valdocco, futura Casa Madre,
a Torino
1853 nell’oratorio vengono
aperte le prime scuole professionali, nasce la prima
banda musicale e inizia la
pubblicazione delle “Letture
Cattoliche”, la prima rivista
popolare di Don Bosco
1854 (26 gennaio) chiama i
suoi collaboratori di “salesiani”
1854 (2 ottobre) incontra
Domenico Savio
1855 primo passo verso la
Congregazione Salesiana: il
seminarista Michele Rua fa i
voti con Don Bosco
1858 visita il Papa, a
Roma,per la prima volta
1859 comunica la decisione
di fondare la Congregazione
Salesiana
1861 apre la prima tipografia
1862 i primi 22 salesiani fanno la professione religiosa
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
Nome:
2
41
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
2
42
La preoccupazione di stare a fianco di amici e
bambini è nata in Don Bosco fin dai tempi della sua infanzia, durante la convivenza con i suoi
conterranei. Con loro ha partecipato a tutte le
iniziative ricreative e lavorative. Si è sempre preoccupato di condurli in chiesa per partecipare
alle celebrazioni festive o domenicali. Essere
presente nei momenti di divertimento è stata la
sua prima strategia per esercitare su di loro una
leadership positiva. Si preoccupava per loro.
Ordinato sacerdote, visitando i giovani nelle carceri, si impressionava nel vedere una giovane
vita che si frustrava in quel modo. Non è stata
un’esperienza gradevole. Queste visite alle carceri furono così cariche di significato e così forti,
che Don Bosco decise che avrebbe dovuto fare
qualche cosa perché altri giovani non finissero
nelle prigioni.
Successivamente iniziò un’ attività con gli orfani, con i giovani lavoratori. Infine, si stabilì a Valdocco, riuscendo a riunire intorno a sé una vera
moltitudine di giovani che educava nell’allegria
e nel lavoro.
Frutto di questa convivenza, il suo sistema educativo è stato condiviso dai giovani che lo aiutavano. Don Bosco ha sempre cercato di orientarli
sulla corretta maniera di approssimarsi pedagogicamente ai giovani e con loro ha vissuto
un’esperienza educativa molto ricca.
Una delle convinzioni di Don Bosco era: “educare si impara educando”. Lui voleva che i “suoi
figli” non cercassero molta teoria, ma che seguissero esempi.
1864 (23 luglio) la Congregazione Salesiana riceve il
primo riconoscimento dalla
Santa Sede
1864 (ottobre) incontra Maria Mazzarello a Mornese
1868 la Basilica di Maria
Ausiliatrice, a Torino, è consacrata solennemente
1872 è fondato, a Mornese,
l’Istituto delle Figlie di Maria
Ausiliatrice
1874 la Santa Sede approva
le Costituzioni salesiane
1875 (11 novembre) la prima
spedizione missionaria salesiana parte per l’Argentina
1876 la Santa Sede approva
l’Associazione dei Cooperatori Salesiani
1877 (5 settembre) viene
realizzato il primo Capitolo
Generale dei Salesiani
1883 apre a Niteroi la prima
opera salesiana in Brasile
1887 a Roma è consacrata
la Basilica del Sacro Cuore
1888 Don Bosco muore il
31 gennaio, a 72 anni
1934 Don Bosco è proclamato santo
1989 il Papa proclama ufficialmente Don Bosco “padre e maestro della gioventù”
Scheda 2
Il cuore del sistema educativo
salesiano
Il sistema preventivo è assunto come cammino
pedagogico da tutti coloro che costituiscono, in
ogni opera salesiana, la comunità educativa depositaria della responsabilità di farsi attivamente
presente in mezzo ai giovani.
I pilastri del Sistema Preventivo sono: ragione,
religione e amorevolezza. Questi tre elementi sono una sintesi originale degli elementi necessari allo sviluppo integrale dei giovani: fisico,
intellettuale, morale, sociale, religioso, affettivo.
Dal punto di vista metodologico attivano una serie di interventi educativi per aiutare il giovane a
sviluppare le sue potenzialità.
Don Bosco diceva:
“…consiste in far conoscere le regole
dell’opera, e vigilare in modo tale che gli
alunni abbiamo sempre su di loro l’occhio
attento del direttore e degli assistenti, i quali,
come padri amorevoli, sono guide in ogni circostanza, danno consigli e correggono con
amore; è come dire che si è impossibilitati nel commettere errori”
Caratteristiche del
Sistema Preventivo
1. Volontà di vivere in mezzo ai giovani, partecipando
della loro vita, stando attenti
alle loro reali esigenze e valori
2. Accoglienza incondizionata
3. Criterio preventivo che
crede nella forza del bene
in tutti i giovani cercando di
svilupparlo attraverso esperienze positive
4. Centralità della ragione (buon senso, flessibilità, persuasione), religione
(intesa come sviluppo del
senso di Dio), amorevolezza
(amore educativo)
5. Ambiente positivo ricco
di relazioni personali, reso
vivo dalla presenza amorosa
e solidale degli educatori e
dal protagonismo dei giovani.
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
Il patrimonio educativo salesiano, o il modo di
educare salesiano, presuppone un orizzonte e
un senso della vita orientati alla felicità, già nel
momento attuale. Don Bosco non ha mai dubitato del fatto che l’allegria e la felicità sono
espressione di una costruttiva relazione pedagogica, una cordiale relazione fra l’educatore e
l’educando.
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Scheda 3
L’ Amorevolezza… che cosa è?
Caratteristic
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
he dell’amore
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volezza
•Familiarità
•Profondità
di affetti
•Affetto dim
ostrato
•Affetto con
creto e sopra
nnaturale
•Affetto inco
ndizionato
•Affetto cast
o e puro
•Fiducia rec
iproca
•Attenzione
ai più bisogn
osi
•Comunione
•Trasparenza
nelle relazion
i
È un elemento fondamentale della pedagogia salesiana. È la marca salesiana. È
il suo volto, la sua identità. È un’energia spirituale conquistata quotidianamente
che nasce dalla mistica dell’amore di Dio per i giovani. Amore che si esprime
attraverso una felice convivenza, in un clima responsabile de dialogo, amicizia,
comunicazione, allegria per il dono della vita.
Perché il giovane possa crescere bene in tutte le sue potenzialità, nel suo processo di identificazione e crescita, la relazione educativa amorosa arriva alla profondità dell’essere: vedendosi amato, imparerà ad amare e a relazionarsi più facilmente
con gli altri. Tutti hanno un cuore capace di amare, e sviluppando bene le proprie
caratteristiche possono diventare persone armoniose. L’amore educativo apre il
cuore e la mente del giovane all’educatore, lo stimola ad essere protagonista della
sua formazione, e a crescere nelle iniziative e nella creatività.
Il sistema preventivo dispone e persuade di tal modo il giovane, che l’educatore
potrà, in qualsiasi momento, parlargli con il linguaggio dell’amore. Conquistato il
cuore del giovane, l’educatore potrà avere su di lui, una grande influenza, avvisandolo, dandogli consigli e correggendolo.
L’amorevolezza è un “amore dimostrato”, è “volere il bene di qualcuno”, è una
“attitudine quotidiana, che non è semplice amore umano, ne solo carità sopranaturale”. (Pietro Stella)
Don Luciano Cian dice: “Per Don Bosco, l’educazione è veramente cosa del cuore, e l’educazione non è un problema, ma è un atto di amore. L’amore educativo
implica benevolenza (stima e valorizzazione dell’altro come persona), promozione
(riconoscimento dell’altro nella sua diversità e nelle sue esigenze profonde) e reciprocità”.
Don Bosco ha scelto l’amorevolezza come nucleo centrale del suo sistema
pedagogico, perché ha vissuto queste esperienze affettive in famiglia, nei
diversi ambienti frequentati e in alcuni avvenimenti speciali della sua vita.
I termini più frequenti che esprimono la bellezza del messaggio di Don Bosco
sono: fiducia, comprensione affettuosa, gioco, allegria, cortile e familiarità. Tutta
l’attuazione di Don Bosco e dei suoi salesiani ha portato alla creazione di un clima
di amorevolezza come spirito di famiglia.
Don Bosco diceva:
“…tra me e voi deve esserci una
vera amicizia e fiducia”
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
L’amorevolezza è il cammino del cuore di ogni giovane che si lascia entusiasmare dalle relazioni educative veritiere e sincere, che lo aiutano a scoprire
la ricchezza della sua vita. Solamente lo spirito di semplicità e allegria si appropria con maggiore facilità di questo sistema educativo.
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Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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Scheda 4
La ragione salesiana
Il termine ragione individua il valore della persona, della coscienza, della natura
umana, della cultura, del mondo, del lavoro, del vivere sociale, cioè, un ampio
quadro di valori che rappresenta tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno nella sua vita
familiare, sociale, civile e politica.
La ragione valorizza le persone nel loro crescente processo di personalizzazione
e socializzazione. Don Bosco dava molta importanza alla formazione integrale del
giovane, tenendo presente la formazione alla libertà, la preparazione per la vita e
per il lavoro, l’assunzione di responsabilità civili in un clima di allegria e generoso
servizio al prossimo.
La personalità dell’educatore non si basa solamente sulla razionalità, ma anche
sul buon senso, l’equilibrio spirituale. La ragione non è pura logica, ma è capacità
di proporre ai giovani cose ragionevoli e di proporgliele razionalmente.
“Essa si poggia sulla ragionevolezza, vale a dire sulla ricerca delle buone ragioni,
dei motivi, della saggezza e della ponderatezza umana, della giusta considerazione da dare alle forze e alle possibilità di ognuno. Non agisce in modo indiscriminato, omologato, indifferenziato. Tiene sempre di fronte le persone concrete con
il loro nome e cognome, con il loro momento vitale, con i loro ritmi esistenziali”
(Carli Nanni).
Tutto questo fa del Sistema Preventivo un sistema aperto, ricco di speranza nella
persona, e capace di adattarsi a tutte le differenti situazioni culturali. Per questo
motivo esige, in ogni contesto, una lettura previa della situazione giovanile e una
articolazione delle attuazioni educative attraverso la redazione del Progetto Educativo Pastorale.
Oggi si parla molto in educare alla criticità e alla libertà, solamente chi conosce
(ragione) può vedere obiettivamente la realtà e prendere libere e responsabili de-
Originalità d
i Don Bosco
Don Bosco fo
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e sta alla
i.
cisioni che implicano una opzione di vita.
La ragione in Don Bosco è un mezzo per la formazione integrale del giovane come
cristiano e come cittadino perché gli permette di crescere su una solida base. La
ragione, pertanto, invita i giovani a condividere i valori assunti liberamente, implica
tutta la nostra capacità di comprensione, di dialogo e di pazienza senza limiti.
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In poche parole ecco che cosa Don Bosco intendeva per ragione…
• Credere nelle capacità del giovane:
il giovane ha una “ragione”. “In tutti i giovani, anche il più ribelle, c’è sempre un
punto accessibile al bene ed è obbligo dell’educatore cercare questo punto, questa parte sensibile del cuore e ottenere dei risultati” (Don Bosco). Il giovane ha
capacità di comprensione e di decisione. Per questo deve essere aiutato a comprendere la ragione delle cose e ad assumere il compito della sua educazione. Più
importante di fare le cose perché devono essere fatte, o perché si deve obbedire
ad un regolamento, è il fare le cose per convinzione, assumendo con responsabilità le esigenze del proprio sviluppo personale e per la convivenza all’interno della
società. Per raggiungere questo obiettivo, non sono sufficienti alcune regole, le
stesse devono essere ragionevoli, ma è necessaria la persuasione. La ragionevolezza deve essere condivisa con il giovane, fino a diventare coscienza di una
effettiva responsabilità personale, assunta con libertà. Il giovane diventa quindi
protagonista della sua formazione, nel senso che deve essere agente e soggetto
del suo proprio sviluppo, nel senso che deve essere ascoltato, avere voce in capitolo ed essere trattato come un soggetto capace.
• Conquistare il cuore: ragione e passione?:
quando Don Bosco parla del “cuore”, non ne parla solamente come dell’organo
dell’amore, ma come parte centrale del nostro essere. Il cuore vuole, il cuore desidera, comprende e capisce, ascolta quello che gli si dice, si riempie di amore,
riflette, pensa. Per questo motivo l’educatore deve conquistare il cuore del giovane.
Due cose sono importanti:
> Un amore equilibrato, aperto, razionale
> Un amore che si lascia guidare dalla chiarezza delle idee e della verità: non si impone per la forza, con autoritarismo.
In sintesi, formare un solo cuore. Questo è razionale. “non voglio che mi consideriate come un superiore, ma come un amico. Per questo, non abbiate timore,
paura di me, ma molta fiducia. Questo è quello che desidero, che vi chiedo, che
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
• Accettare il giovane come è:
incontrare il giovane nella vitalità naturale del suo sviluppo, offrirgli opportunità di
esprimersi in tutto il suo dinamismo e creatività. Non togliere l’iniziativa al giovane,
non tagliare la sua espansività. Questo non vuol sicuramente dire che bisogna
lasciare i giovani fare tutto quello che vogliono, ma, positivamente, creare delle
opportunità di partecipazione, di espressione attraverso diverse attività: musica,
passeggiate, teatro, sport, feste… Come spesso Don Bosco ricordava: “L’ozio è
nemico dei giovani”. Per questo motivo è importante creare un ambiente razionale. La razionalità degli ambienti si manifesta nella sua semplicità. Le norme ridotte
al minimo, niente complicazioni, burocrazia, formalismi. Molta spontaneità, allegria, dialogo cordiale tra tutti, senza distanza o etichette. In sintesi, un ambiente di
vita familiare, dove tutti si sentono bene, in casa.
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Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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mi aspetto dai veri amici. Io vi dico sinceramente: non mi piacciono i castighi.
Non mi piace punire, e quando qualcuno sbaglia cerco di correggerlo con una
buona parola… e se lui riconosce l’errore e cambia, non mi aspetto altro. Se però
dovessi castigare qualcuno, per me sarebbe molto doloroso, soffrirei molto. Esiste
un modo per prevenire tutta questa sofferenza: formiamo un solo cuore. Io sono
pronto ad aiutarvi in qualsiasi circostanza. Abbiate buona volontà. Siate franchi ,
sinceri come io sono con voi” (Don Bosco)
Don Bosco diceva…
“Buoni cristiani e onesti cittadini”
Scheda 5
La Religione
Caratteristiche
dell’educazione
religiosa
• Coltivare una dimensione
religiosa, infondere nei giovani il timore di Dio, educarli
a una vita di “grazia”
• Una religione vissuta è
l’obiettivo di qualsiasi educazione autentica
• La “felicità senza fine” è
sempre posta davanti agli
occhi come incentivo permanente per la riflessione e
l’impegni concreto
• Non solo i sacramenti, ma
attitudini e comportamenti
di “pietà cristiana”
…come Gesù:
il cristiano è invitato ad assumere atteggiamenti simili a quelli di Gesù: “deve
pregare come Gesù pregava, essere accessibile,
come era Gesù, ai poveri,
agli ignoranti, ai bambini;
deve trattare il suo prossimo, come Gesù trattava i
suoi seguaci; come Gesù,
essere umile, obbedire, essere sobrio, temperante,
attento alle necessità degli altri; essere con i propri
amici, come era Gesù con
Giovanni e Lazzaro; soffrire
con rassegnazione alle privazioni e alla povertà come
ha fatto Gesù; deve essere
pronto per tollerare le pene
di spirito, essere tradito, rinnegato e abbandonato”
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
Il termine religione indica che la pedagogia di
Don Bosco è, per sua natura, trascendente,
nella misura in cui l’obiettivo principale della sua
educazione è formare “cristiani”. Per lui, l’uomo
maturo e formato, è il cittadino che ha fede, che
pone al centro della sua vita l’ideale di uomo
proclamato da Gesù Cristo e che testimonia le
sue convinzioni religiose.
Alla luce di questo, due sono i ruoli della religione nella vita delle persone: è uno strumento
di salvezza e un elemento fondamentale di
educazione. Come strumento di salvezza la religione offre i canali della grazie (sacramenti) e
la dottrina che guida il questo cammino. Come
mezzo educativo la religione ha la forza di motivare e di trasformare le persone.
L’educazione del giovane è un itinerario di preghiera, di liturgia, di vita sacramentale, di direzione spirituale. La vita familiare si alimenta di
preghiera. Lo spirito di preghiera dovrà, dunque,
essere presente in tutte le case salesiane e in
tutte le relazioni. Si richiede a tutti di rapportarsi a Dio con uno spirito di ringraziamento e di
unione.
Quando Don Bosco parla di religione, non la riduce al solo ambito della preghiera, ma la intende parte integrante della vita di una persona, Dio
è presente in tutti i momenti della giornata e a lui
ci si può rivolgere con un dialogo diretto e personale in qualsiasi momento, non è necessario
essere in Chiesa.
Se la ragione ci aiuta ad agire liberamente e responsabilmente, la religione ci educa alla fraternità perché ci fa prendere coscienza che siamo tutti figli dello stesso Padre, ci permette di
contribuire alla costruzione del mondo partendo
dalla nostra originalità, perché sappiamo che
siamo collaboratori di Dio nel compito di conservare e migliorare il mondo, perché si faccia
realtà il Regno di Dio.
La religione esprime la certezza della presenza
di Dio in ogni persona, insegna la carità e combatte la superbia e l’egoismo, fa diventare tutti
più socievoli, gradevoli e rispettosi gli uni con
gli altri.
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Don Bosco e il modello divino
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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Il modello educativo di Don Bosco trova la sua ispirazione nel modello divino: la
relazione di Dio con suo figlio Gesù Cristo, con le creature, e in particolare con
l’essere umano. L’educatore è uno strumento nelle mani di Dio e deve essere
segno dell’amore di Dio per i giovani. Di conseguenza, l’amorevolezza dell’educatore si ispira nella carità che ha le radici in Dio e come modello l’attitudine di Gesù.
Si manifesta in un amore che non è solo simpatia, ma percezione del valore del
giovane agli occhi di Dio.
Don Bosco diceva…
“la confessione frequente, la comunione frequente, la
messa quotidiana sono le colonne che devono sostenere
l’edificio educativo, dal quale si vogliono allontanare la minaccia e la punizione. Mai si devono obbligare i giovani alla
frequenza dei sacramenti, ma solamente incoraggiarli e
insegnarli i vantaggi di tali pratiche”
Scheda 6
L’assistenza salesiana
Per Don Bosco l’assistenza riassume il ruolo dell’educatore che vive secondo il sistema della ragione, religione e amorevolezza. È a lui che compete
creare l’ambiente, le condizioni, le esperienze educative, ma principalmente
lo stare presente in mezzo ai giovani.
2. Assistenza significa presenza educativa ininterrotta degli educatori (con gli
occhi continuamente sugli alunni). Presenza attiva ed efficace di direzione,
orientamento, stimolo, motivazione e convivenza.
3. L’assistenza ha una funzione di protezione, prevenzione. Don Bosco era
solito sollecitare la presenza dell’educatore in tutti gli ambienti, durante tutto
il tempo delle attività, con una attenzione sopra ogni alunno, considerato individualmente, per evitare che commettesse errori per negligenza dell’educatore.
4. L’assistenza ha un carattere fraterno come presenza positiva e costruttiva.
L’educatore (del sistema preventivo) convive con gli alunni, partecipando
della loro vita in tutti i momenti, e in modo particolare, nei momenti spontanei, come nel cortile. Partecipando ai giochi e alle conversazioni dei giovani, dimostra interesse per i problemi di ognuno. L’obiettivo dell’attenzione
dell’educatore è permettere l’impiego positivo delle energie del giovane e
stimolarlo nella sua crescita, non vigilare o togliere l’iniziativa.
5. L’educatore deve essere una presenza attiva nella vita del giovane, deve
fare il primo passo nella sua direzione e stare al suo lato come un amico, un
fratello, di un padre capace si suscitare un’amicizia.
6. Oggi ci sono educatori che dubitano della possibilità di influire positivamente sui giovani. Nell’assistenza salesiana, invece, l’educatore recupera il vero
senso dell’autorità come servizio, un servizio qualificato per potenziare la
capacità di autocritica e autodeterminazione del giovane.
7. L’assistenza salesiana non esprime un qualsiasi tipo di presenza: esige motivazioni e qualifiche specifiche. Si ispira al modello biblico dell’azione di Dio
“presente per” il suo popolo (“colui che sta lì”). Il cuore amorevole di ogni
educatore salesiano deve essere quello del pastore che va in cerca della sua
pecora. Lui ha un cuore aperto per accogliere ed orientare, per convivere,
per mostrare il cammino dell’interiorità personale e dell’allegria possibile
quando si conquista un senso per la propria vita.
8. La presenza dell’educatore non deve essere centralizzante, che impone e
controlla. Allo stesso tempo non può essere di semplice spettatore delle
attività del giovane. Presenza attiva significa attuare insieme al giovane, intervenendo in forma discreta, coinvolgente, amorevole e facilitando il suo
protagonismo. Un tipo di presenza che favorisce l’esercizio della libertà e
della responsabilità.
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
1.
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Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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9. L’assistenza salesiana implica un’attenzione individuale nel senso che è differenziata a seconda dell’età e delle caratteristiche di ogni giovane. L’educatore deve essere disponibile per aiutare il giovane nel momento in cui ha
bisogno, quando ha dei problemi, o attraversa alcune crisi.
10.
L’educatore deve essere fra i primi a trovarsi nei luoghi in cui si incontrano i
giovani.
11.
L’educatore è una persona consacrata al bene dei suoi alunni, per questo
motivo deve essere pronto a sopportare qualsiasi inconveniente, tutta la
stanchezza per raggiungere il suo obiettivo che è l’educazione morale, civile
dei giovani.
Don Bosco diceva…
“Dedicavo la domenica interamente all’assistenza dei miei
ragazzi; durante la settimana li visitavo nei luoghi di lavoro. Tutto
questo consolava i giovani, che vedevano un amico che si interessava a loro”.
In conclusione, la presenza educativa per Don Bosco è una presenza amorosa,
di un amore vigilante. Esige una generosità incondizionata, illimitata, una enorme
simpatia, una attitudine al dialogo, una convinzione profonda, trasparente, con
finalità sopranaturale, cuore aperto, allegria e molta speranza!
Scheda 7
La missionarietà di Don Bosco
Elementi essenziali
(dall’articolo 30 delle Costituzioni Salesiane):
Spiritualità missionaria salesiana
• Spiritualità del quotidiano
> Il quotidiano dei paesi è il mio quotidiano (non
si più vivere in isolamento)
> Lettura “spirituale” dei giornali e della televisione (lettura critica)
> Preghiera del/sul quotidiano
> Stile di austerità
> Santità quotidiana laicale (la vita diventa santa
nella semplicità di ogni giorno)
• Spiritualità dell’ottimismo
> Il messaggio della gioia dei poveri
> Semplicità produce gioia
> Gioia sprigiona ottimismo
L’evoluzione personale di Don Bosco sul
tema missionario
Don Bosco si forma durante
gli anni del papato di Papa
Gregorio XVI che molto ha
fatto per rinvigorire l’impulso missionario della Chiesa
Cattolica.
- 1834: Don Bosco vuole
farsi francescano osservante perché attirato dalle imprese missionarie dei
francescani. In confessione,
però, don Cafasso gli dice
di entrare nel seminario di
Chieri. Gli toglie la vocazione missionaria.
- 1841: diventa sacerdote e
contatta l’ordine missionario degli Oblati di Maria per
entrarci. Per una seconda
volta don Cafasso gli dice
di no, aggiungendo: “Tu
manderai missionari in prima linea, ma non sarai mai
missionario”.
- 1849: don Bosco vede crescere i primi giovani che vogliono farsi salesiani e dice:
“Se avessi 12 sacerdoti con
me obbedienti, io andrei in
tutto il mondo a predicare il
Vangelo”.
- 1861: don Rua e don Caliero attestano che don Bosco durante le ricreazioni
guardava un mappamondo
e dava un panorama di tutte
le missioni
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
1. Prima evangelizzazione (dialogo ecumenico
e dialogo interreligioso): annunciare Gesù a chi
non lo conosce, anche se dopo il Concilio Vaticano II “chi segue la propria coscienza, il dettame della propria coscienza, segue Gesù anche
senza saperlo”.
2. Evangelizzazione: realizzata attraverso la
promozione umana e l’educazione
3. Progetto missionario di famiglia: i salesiani
lavorano insieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice
e ai volontari laici.
4. Inculturazione-invio: il primo momento è
quello dell’IMMERSIONE del cristianesimo nella cultura, poi s’è l’interazione tra fede e cultura
che arricchisce il messaggio cristiano con i valori del posto, e infine avviene la trasformazione
del cristianesimo e della cultura.
5. Metodo o strategia …dei giovani: Don Bosco si era consigliato con Comboni, iniziare dai
giovani per arrivare agli adulti
6. Poveri: sono la scelta prioritaria della Congregazione Salesiana nelle missioni.
7. Sistema preventivo: il volto e l’opera dei salesiani si esprime attraverso la metodologia della ragione, religione e amorevolezza.
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Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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- 1864: la società salesiana
è ufficialmente approvata,
si può quindi concretare la
realtà missionaria. Don Bosco si incontra a Valdocco
con un grande missionario:
Comboni, il quale gli suggerisce di mandare i primi missionari in Africa. Don Bosco
aspetta però un segno.
- 1869: don Bosco è invitato
negli Stati Uniti e in Asia
- 1870: Comboni e Lavigerie lo invitano in Africa. Il
papa cerca di convincere
ad accettare tutti gli inviti,
ma Don Bosco è pieno di
dubbi.
• Spiritualità di amicizia con Gesù
> Gesù è il primo missionario
> Gesù incarnato = inculturato
> Gesù = mi invia
• Spiritualità comunione ecclesiale
> Chiesa che nasce e chiesa che annuncia (ricevere il messaggio di Gesù e condividerlo con
gli altri)
> Reciprocità chiesa particolare e chiesa universale
> Giovani con orizzonti mondiali
• Servizio responsabile
> Gesù invita e invia (scelta vocazionale)
> Gesù chiama in forma personale e la risposta
è personale
> Generosità = gioia
> Scelta di vita come laico missionario
- 1870-1871: don Bosco ha
i primi sogni missionari (ne
avrà cinque)
- 1874: vengono approvate
definitivamente le Costituzioni Salesiane.
- 29 gennaio 1875: don Bosco annuncia che si andrà in
Argentina, in obbedienza ai
due sogni che ha avuto.
- 11 novembre 1875: prima spedizione missionaria.
Dalla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino partono i
primi 10 missionari. La Congregazione si apre alla missionari età.
- 1888: il 20% dei salesiani
sta lavorando nelle missioni
come missionari.
“È Amore”
Ho visto in sogno due grandi fiumi,
tra essi un deserto, non vedevo confini.
Degli uomini nudi, feroci ed alti,
cacciavano fiere, uccidevano bianchi
e così …così
e così …così
io vidi voi tra quella gente
Prima di voi ne uccisero tanti
frati con croci bravi e zelanti.
Ma in voi avranno fiducia
perché ai loro figli darete la vita.
È amore …amore
È amore …amore
date a piene mani gioia e non dolore.
Cercate anime non denari,
lasciate lusso vesti e onori.
Abbiate cura della povera gente,
donate la vita a chi non conta niente.
Scheda 8
I frutti del Sistema Preventivo
2
Laura Vicuña (1891–1904), beata.
Cilena, allieva delle FMA a Junín de los Andes, in Argentina. Morì offrendo la sua
vita per la conversione della mamma. Il 3 settembre 1988 sul “Colle delle beatitudini giovanili” (Colle don Bosco), alla presenza di migliaia di giovani che partecipavano al “Confronto ‘88”, Papa Giovanni Paolo II l’ha beatificata proponendola
modello di coerenza evangelica. Ricorre proprio quest’anno il centenario della sua
morte.
Sean Devereux (1964–1993).
Exallievo e cooperatore salesiano inglese, volontario in Liberia. Di animo sensibile
parlava sempre della gente che soffriva e della insensibilità di chi la circondava e
la governava.. “Finché il mio cuore batte, devo fare ciò che penso di poter fare,
aiutare cioè quanti sono meno fortunati di me”. Venne ucciso quando era volontario a Kismayo in Somalia.
Salvo D’Acquisto (1920–1943)
Napoletano, ex-allievo salesiano. Entrato nei Carabinieri, si segnalò per le sue
qualità umane e spirituali. Bellissime le sue lettere alla fidanzata. Le sue doti di
bontà e il senso cristiano della vita rifulsero soprattutto quando, per salvare 22
vittime innocenti dalla rappresaglia nazista, si offrì eroicamente di essere fucilato
al loro posto. Medaglia d’oro al valor militare. Sarà presto beato.
San Domenico Savio (1842-1857)
E’ il frutto più bello del Sistema preventivo, uscito dalle mani dello stesso Don
Bosco, il capolavoro della sua pedagogia e del suo apostolato. Lui stesso divenne
apostolo tra i compagni, dando così una mano al suo maestro ed amico. Rimasero famosi i suoi propositi di prima comunione che ispirarono molti altri ragazzi e
ragazze. Ricorre quest’anno il 50° della sua canonizzazione.
Michele Magone (1845-1859) e Francesco Besucco (1850-1864)
Il primo di una incredibile vivacità, era un vero piccolo capobanda, che soltanto la
perizia pedagogica di Don Bosco riuscì ad ammansire avviandolo verso la santità.
Il secondo un altro Domenico Savio, a detta dello stesso Don Bosco che di tutti
e tre ha scritto una breve biografia. Fin da bambino era un piccolo apostolo tra i
compagni, sempre pronto a mettere pace. Aiutava il parroco facendo il catechista
dei più piccoli. Entrato all’oratorio, prendeva alla lettera tutti i suggerimenti di Don
Bosco. Si ammalò proprio a Valdocco e vi morì. Aveva solo 14 anni.
I cinque oratoriani polacchi (24 agosto 1942)
Allievi dell’oratorio salesiano di Poznan. Il più giovane aveva 20 anni, due ne avevano 22 e i due più grandi 23. Furono arrestati dai nazisti nel settembre del 1940,
con l’accusa di appartenere a una associazione segreta. La perquisizione della
Don Bosco: padre e maestro della gioventù
Paola Adamo (1963–1978).
Era una ragazza della parrocchia salesiana “San Giovanni Bosco” di Taranto, la
cui chiesa fu costruita dai genitori architetti. Fu stroncata da una epatite virale.
Una delle frasi più belle del suo diario segreto la propone come modello per tante
giovani preadolescenti di oggi: “Se credi in Dio hai il mondo in pugno”.
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Don Bosco: padre e maestro della gioventù
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Gestapo accertò che non avevano nulla di compromettente in tasca se non la
corona del rosario, da cui non si separavano mai. Vennero condannati a morte
per alto tradimento, praticamente senza processo, e furono decapitati a Dresda.
Commoventi le lettere scritte ai familiari nel tempo della prigionia, e poco prima
di morire. Accettarono il loro destino come gli antichi martiri cristiani: “Sia fatta la
Tua volontà”.
Roderick Flores (1969-1984)
Apparteneva alla associazione scout del Don Bosco Technical College di Mandaluyong (Filippine). Annegò nel tentativo di salvare due compagni, sorpresi da
crampi mentre nuotavano. Il suo corpo fu ritrovato una settimana dopo. “L’atto
eroico di gettarsi per salvare i compagni è stato solo il punto culminante di una
lunga successione di innumerevoli gesti di altruismo compiuti quotidianamente”.
Questa la testimonianza di un salesiano che lo conobbe.
Zeffirino Namuncurà (1886 –1905)
Figlio del cacico Manuel delle tribù araucane. Studiò dai salesiani a Buenos Aires,
poi in Italia nel liceo di Villa Sora a Frascati. Fu stroncato dalla tubercolosi a soli 19
anni. Abituato alle libere praterie della sua terra si adattò alla vita del collegio divenendo un modello per tutti i compagni. Nella prima Comunione, a 12 anni, stipulò
un patto di assoluta fedeltà col suo amico Gesù. Popolarissimo in Argentina, è da
tutti invocato e venerato.
Domenico Zamberletti (1936-1950)
Un fanciullo prodigio, appartenente al piccolo clero del Sacro Monte di Varese.
Allievo dei salesiani. Era affascinato dalla preghiera: “Quando prego non mi accorgo del tempo che passa!”. Figlio di un albergatore, aveva dato ordine in cucina
di preparare sempre un piatto in più per il “Cristo affamato”. Morì di leucemia tra
atroci dolori dicendo: “Mamma, sto bene, vado in Paradiso!”.
Willi De Koster (1974-1984)
Messicano, fu ucciso dalla leucemia dopo una malattia durata sei anni, durante i
quali mostrò tutta la sua maturità e la sua serenità. Era stato allievo dei salesiani a
Chapalita. La sua fu una vita allegra e nello stesso tempo dolorosa, che egli seppe
condurre in porto come un piccolo santo.
Marcela Cruz Atempa Morales (1967-1983)
Exallieva delle FMA, messicana, affascinata da Laura Vicuña. Morta di leucemia
mieloblastica. Sceglie lei stessa i canti per il suo funerale. Nel 1981 dopo l’attentato al Papa, Marcela gli scrive una toccante lettera in cui tra l’altro dice: “Se il
Signore mi chiama a seguirlo sono pronta, come la pecora che segue il suo pastore”. Durante la malattia all’ospedale suona volentieri il flauto per rallegrare gli
altri pazienti.
Fonte: www.sdb.org
Capitolo
3
Una tabella di sintesi fra il pensiero di Don Bosco, tratto dalle
“Memorie dell’Oratorio di San Francesco di Sales”, e il diritto internazionale dei diritti umani. Attraverso un’analisi degli scritti di
Don Bosco emergono i diritti umani che lui stesso promuoveva e
proteggeva, questi stessi diritti vengono riconosciuti nelle principali Dichiarazioni Internazionali che sono la base del diritto internazionale dei diritti umani. Questa sintesi ci permette di capire
come educare oggi i giovani per essere “buoni cristiani e onesti
cittadini”.
Il pensiero di Don
Bosco
I diritti umani impliciti Diritto Internazionale dei Diritti Umanel pensieni1
ro di Don
Bosco
Articolo 28 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto
del fanciullo all’educazione”
Articolo 29 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come
finalità:
a) favorire lo sviluppo della personalità
del fanciullo nonché lo sviluppo delle
sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità;
b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali e dei principi consacrati
nella Carta delle Nazioni Unite;
c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei
suoi genitori, della sua identità, della
sua lingua e dei suoi valori culturali,
nonché il rispetto dei valori nazionali
del paese nel quale vive, del paese di
cui può essere originario e delle civiltà
diverse dalla sua;
d) preparare il fanciullo ad assumere le
responsabilità della vita in una società
libera, in uno spirito di comprensione,
di pace, di tolleranza, di uguaglianza
tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli
e gruppi etnici, nazionali e religiosi e
delle persone di origine autoctona;
e) sviluppare nel fanciullo il rispetto
dell’ambiente naturale”
(pg.56
–
Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
“Ma contenti per poter, almeno in quelle
piccole stanze, riunire
i nostri alunni e educarli”
(pg. 146 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
“Riuniti i ragazzi nel
prato, si lasciava loro il
tempo perché giocassero”
“Per ottenere un buon
risultato, si studiava
una materia alla volta.
Per esempio, in una o
due domeniche si studiava l’alfabeto, lo si
ripassava…le lezioni
domenicali non bastavano…furono così
introdotte le lezioni serali …Animati per i progressi raggiunti con le
lezioni domenicali e
serali, furono introdotte lezioni di matematica e disegno”
Diritto al gioco
(pg. 150 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Articolo 31 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono al fanciullo
il diritto al riposo e al tempo libero, a
dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica”
Articolo 26 – Dichiarazione Univer-
Sistema preventivo e diritti umani
“Iniziarono a venire
per giocare, successivamente per ascoltare
delle storie e per fare
i compiti, e poi senza
motivo…”
3
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62
Diritto all’educazione
“Questo stimolava nel
mio cuore il desiderio
di essere sacerdote
quanto prima, per stare in mezzo ai giovani,
assisterli e aiutarli in
quello di cui avevano
bisogno”
(pg. 93 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
“La mia propensione
è prendermi cura della
gioventù”
(pg. 131 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Diritto alla non discriminazione
Sistema preventivo e diritti umani
3
sale dei Diritti Umani
“Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita
almeno per quanto riguarda le classi
elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata
di tutti e l'istruzione superiore deve
essere egualmente accessibile a tutti
sulla base del merito”
(pg. 181-184 - Memorie dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Articolo 13 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e civili
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo
all’istruzione. Essi convengono sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e
del senso della sua dignità e rafforzare
il rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono
inoltre che l’istruzione deve porre tutti
gli individui in grado di partecipare in
modo effettivo alla vita di una società
libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte
le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici
o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo
delle attività delle Nazioni Unite per il
mantenimento della pace”
Articolo 2 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente
Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a
prescindere da ogni considerazione
di razza, di colore, di sesso, di lingua,
di religione, di opinione politica o altra
del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine
nazionale, etnica o sociale, dalla loro
situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”
Articolo 3 - Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano ad as-
Articolo 6 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti assicurano in tutta la
misura del possibile la sopravvivenza
e lo sviluppo del fanciullo”
Articolo 12 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di
esprimere liberamente la sua opinione
su ogni questione che lo interessa, le
opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado
di maturità”
Articolo 27 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto di
ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo
fisico, mentale, spirituale, morale e
sociale”
Articolo 25 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore
di vita sufficiente a garantire la salute
e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione,
e alle cure mediche e ai servizi sociali
necessari; ed ha diritto alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia,
invalidità, vedovanza, vecchiaia o in
altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti
dalla sua volontà”
Articolo 11 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e culturali
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo
ad un livello di vita adeguato per sé e
per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di
3
Sistema preventivo e diritti umani
(promozione e protezione incondizionata)
Diritto all’assistenza incondizionata Diritto ad un dignitoso standard di vita
sicurare al fanciullo la protezione e le
cure necessarie al suo benessere”
63
vita. Gli Stati parti prenderanno misure
idonee ad assicurare l’attuazione di
questo diritto, e riconoscono a tal fine
l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero
consenso”
Articolo 12 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e culturali
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo a
godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado di
conseguire”
64
(pg. 99 - Memorie
dell’Oratorio di San Francesco di Sales)
“In queste occasioni
ho scoperto che molti
(giovani) ritornavano in
carcere perché abbandonati a se stessi. Dicevo tra me e me – Se
avessero un amico fuori che si occupasse di
loro, che li assistesse, e
li educasse alla religio-
Diritto di essere considerato in base alla
propria età, maturità e formazione
“Non utilizzare il linguaggio e il modo dei
classici di sviluppare un
tema, parlare in dialetto quando è possibile,
o anche in italiano, ma
popolarmente, popolarmente, popolarmente. Invece di ragionamenti, si usino esempi,
comparazioni,
favole
semplici e pratiche”
Diritto ad una
seconda
possibilità
Sistema preventivo e diritti umani
3
Articolo 12 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di
esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo
debitamente prese in considerazione
tenendo conto della sua età e del suo
grado di maturità”
Articolo 14 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti rispettano il diritto del
fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”
Articolo 1 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“Tutti gli esseri umani nascono liberi
ed eguali in dignità e diritti. Essi sono
dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”
Articolo 40 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli stati riconoscono a ogni fanciullo
sospettato, accusato o riconosciuto
colpevole di reato penale il diritto a
un trattamento tale da favorire il suo
senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per
i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua
età nonché della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società e
di fargli svolgere un ruolo costruttivo
in seno a quest’ultima”
ne…, potrebbero rimanere lontani dai pericoli
e magari diminuirebbe
il numero di coloro che
ritornano in carcere?”
3
“Constatai che i ragazzi che ricevono punizioni, se incontrano
una mano amorosa
che si prenda cura di
loro, li assista durante
le domeniche, cerchi
loro un impiego con
buoni padroni e li visiti
ogni tanto durante la
settimana, questi ragazzi iniziano una vita
onorata, dimenticano
il passato, diventano
buoni cristiani e onesti cittadini. Questa
è l’origine del nostro
Oratorio”
(pg. 125 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Articolo 3 - Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le
cure necessarie al suo benessere”
Diritto all’assistenza
Diritto ad un giusto lavoro
(pg. 123 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Articolo 14 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti rispettano il diritto del
fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”
Articolo 6 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti assicurano in tutta la
misura del possibile la sopravvivenza
e lo sviluppo del fanciullo”
Articolo 17 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono l’importanza della funzione esercitata dai
mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da
fonti nazionali e internazionali varie,
soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale
Sistema preventivo e diritti umani
“Hai già ascoltato la
Messa? – gli dissi con
la più grande amorevolezza che potessi…
Mio caro amico…”
Diritto ad essere trattati
con rispetto
(pg. 121 - Memorie
dell’Oratorio di San Francesco di Sales)
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e morale nonché la sua salute fisica e
mentale”
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Articolo 19 – Convenzione ONU sui
diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti adottano ogni misura
legislativa, amministrativa, sociale ed
educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio
o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa
la violenza sessuale”
Centralità della persona
Cura della vita in ogni suo aspetto
Divieto di punizioni corporali inumane o degradanti
Sistema preventivo e diritti umani
3
“Anche se il mio obiettivo era accogliere solamente i giovani che
vivevano in situazioni
di pericolo, in modo
Articolo 26 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono a ogni
fanciullo il diritto di beneficiare della
sicurezza sociale, compresa la previdenza sociale, e adottano le misure
necessarie per garantire una completa attuazione di questo diritto in
conformità con la loro legislazione
nazionale”
Articolo 27 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto di
ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo
fisico, mentale, spirituale, morale e
sociale”
Articolo 32 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto
del fanciullo di essere protetto contro
lo sfruttamento economico e di non
essere costretto ad alcun lavoro che
comporti
rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo
fisico, mentale, spirituale, morale o
sociale”
Articolo 12 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di
esprimere liberamente la sua opinio-
ne su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo
debitamente prese in considerazione
tenendo
conto della sua età e del suo grado di
maturità”
particolare coloro che
uscivano dalle carceri, tuttavia, per avere
una solida base su cui
fondare il mio sistema
educativo invitai alcuni
giovani di buona condotta e già istruiti. Loro
mi aiutavano a tenere
l’ordine…”
(pg. 133-134 - Memorie dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
“Ma dove trovare tanti professori quanti ne
servivano? Per risolvere il problema iniziai a
preparare un certo numero di giovani di città.
Insegnavo loro, senza
chiedere un compen-
Diritto ad essere accolti
Diritto alla responsabilità personale
“Ho visto che quattro
quinti degli animali si
erano trasformati in
agnelli. Il loro numero è
aumentato ancora successivamente. In quel
momento sono arrivati
dei pastori per vigilarli. Ma stavano poco
tempo e andavano via.
È successa allora una
cosa
meravigliosa.
Molti agnelli si trasformavano in pastori, che
crescevano e si prendevano cura degli altri.
Con l’aumentare del
numero dei pastori, si
separavano e andavano in altri luoghi, dove
riunivano animali strani e li portavano in altri
pascoli”
Articolo 31 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare
pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione,
in condizioni di uguaglianza, di mezzi
appropriati di divertimento e di attività
ricreative, artistiche e culturali”
Articolo 27 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“Ogni individuo ha diritto di prendere
Sistema preventivo e diritti umani
(pg. 126 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
Articolo 29 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come
finalità:
a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo
delle sue facoltà e delle sue attitudini
mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità;
b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali e dei principi consacrati
nella Carta delle Nazioni Unite;
c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori
culturali, nonché il rispetto dei valori
nazionali del paese nel quale vive, del
paese di cui può essere originario e
delle civiltà diverse dalla sua;
d) preparare il fanciullo ad assumere le
responsabilità della vita in una società
libera, in uno spirito di comprensione,
di pace, di tolleranza, di uguaglianza
tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli
e gruppi etnici, nazionali e religiosi e
delle persone di origine autoctona;
e) sviluppare nel fanciullo il rispetto
dell’ambiente naturale”
3
67
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(pg. 182 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
parte liberamente alla vita culturale
della comunità, di godere delle arti e
di partecipare al progresso scientifico
ed ai suoi benefici”
Ruolo attivo dei giovani, partecipazione nella società per il bene di altri giovani
Responsabilità individuale e collettiva
Sistema preventivo e diritti umani
3
so, …con l’obbligo
però di venire ad aiutarmi durante le lezioni
domenicali e notturne
con gli altri ragazzi. I
miei piccoli professori,
8 o 10 in questo momento, continuavano
ad aumentare”
Articolo 29 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“1 Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto
è possibile il libero e pieno sviluppo
della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle
sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni
che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri
e per soddisfare le giuste esigenze
della morale, dell'ordine pubblico e
del benessere generale in una società
democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non
possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi
delle Nazioni Unite”
Articolo 13 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e civili
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo
all’istruzione. Essi convengono sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e
del senso della sua dignità e rafforzare
il rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono
inoltre che l’istruzione deve porre tutti
gli individui in grado di partecipare in
modo effettivo alla vita di una società
libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte
le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici
o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo
delle attività delle Nazioni Unite per il
mantenimento della pace”
Articolo 18 – Dichiarazione ONU
sui Difensori dei Diritti Umani
“Tutti hanno doveri verso e all’interno
della comunità, nella quale soltanto il
libero e pieno sviluppo della loro per-
Dovere di impegno individuale e sociale
3
Sistema preventivo e diritti umani
sonalità è possibile.
Gli individui, i gruppi, le istituzioni e le
organizzazioni nongovernative hanno
un importante ruolo e responsabilità
nella salvaguardia della democrazia,
nella promozione dei diritti umani e
delle libertà fondamentali e nel contribuire alla promozione e al progresso delle società, delle istituzioni e dei
processi democratici.
Gli individui, i gruppi, le istituzioni e le
organizzazioni nongovernative hanno
inoltre un importante ruolo e responsabilità nel contribuire, ove appropriato, alla promozione del diritto di tutti
ad un ordine sociale ed internazionale
in cui i diritti e le libertà sancite dalla Dichiarazione universale dei diritti
umani e dagli altri strumenti sui diritti
umani siano pienamente realizzati”
69
Sistema preventivo e diritti umani
(pg. 127 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
70
Diritto alla protezione contro ogni forma di discriminazione (accoglienza di tutti coloro
che avevano bisogno senza distinzione) Diritto all’integrazione
3
“In
linee
generali,
l’Oratorio era frequentato da muratori, stuccatori, rimorchiatori e
altri che arrivavano dai
villaggi vicini”
Articolo 2 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente
Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a
prescindere da ogni considerazione
di razza, di
colore, di sesso, di lingua, di religione,
di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale,
etnica o sociale, dalla loro situazione
finanziaria, dalla loro incapacità, dalla
loro nascita o da ogni altra circostanza”.
Articolo 30 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Negli Stati in cui esistono minoranze
etniche, religiose o linguistiche oppure persone di origine autoctona, un
fanciullo autoctono o che appartiene
a una di tali minoranze non può essere privato del diritto di avere una
propria vita culturale, di professare e
di praticare la propria religione o di far
uso della propria lingua insieme agli
altri membri del suo gruppo”
Articolo 3 - Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le
cure necessarie al suo benessere”
“Dedicavo tutta la
giornata delle domenica all’assistenza dei
miei ragazzi; durante
la settimana li visitavo al lavoro. Questo
consolava i giovani,
perché vedevano un
amico interessarsi a
loro; e questo piaceva ai padroni perché
restavano soddisfatti
nell’avere alle proprie
dipendenze
giovani
che venivano assistiti
durante la settimana e
alla domenica”
Diritto ad una buona salute psico-fisica
Diritto all’attenzione della propria vita nella sua integralità
Articolo 6 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti assicurano in tutta la
misura del possibile la sopravvivenza
e lo sviluppo del fanciullo”
Articolo 17 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono l’importanza della funzione esercitata dai
mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da fonti
nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo
benessere sociale, spirituale e morale
nonché la sua salute fisica e mentale”
Articolo 19 – Convenzione ONU sui
diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti adottano ogni misura
legislativa, amministrativa, sociale ed
educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio
o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la
violenza sessuale”
Articolo 24 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto
del minore di godere del miglior stato
di salute possibile e di beneficiare di
servizi medici e di riabilitazione. Essi
si sforzano di garantire che nessun
minore sia privato del diritto di avere
accesso a tali servizi”
Articolo 27 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto di
ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo
fisico, mentale, spirituale, morale e
sociale”
Sistema preventivo e diritti umani
(pg. 128 - Memorie
dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
3
71
Articolo 12 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e culturali
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo a
godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che sia in grado
di conseguire”
72
(pg. 163 - Memorie
dell’Oratorio di San Francesco di Sales)
“Tutte le notti, dopo le
solite preghiere e prima
che i ragazzi vadano a
dormire, il direttore, o
chi per lui, dica alcune
parole affettuose, dando avvisi o consigli su
quello che si deve fare
o evitare. Si rifletta sugli
avvenimenti del giorno,
successi in casa fuori”
(Il sistema preventivo
nell’educazione dei giovani)
“Finita la messa, mi
spostavo per spiegare
il Vangelo…dopo la preghiera iniziava la scuola fino a mezzogiorno.
All’una di pomeriggio
iniziava la ricreazione.
Alle due e mezza c’era
il catechismo e poi
tempo libero, durante
Diritto ad un ambiente sano e favorevole alla
crescita umana
“Coraggio, miei figli,
abbiamo un Oratorio
più stabile che nel passato, avremo una chiesa, sacrestia, sale per
la scuola, luoghi per il
divertimento”
Diritto ad una
Sistema preventivo e diritti umani
3
Articolo 20 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del
suo ambiente familiare oppure che
non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha
diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato.
Gli Stati parti prevedono per questo
fanciullo una protezione sostitutiva,
in conformità con la loro legislazione
nazionale.
Tale protezione sostitutiva può in
particolare concretizzarsi per mezzo
dell’affidamento familiare, della kafalah di diritto islamico, dell’adozione
o, in caso di necessità, del collocamento in adeguati istituti per l’infanzia. Nell’effettuare una selezione tra
queste soluzioni si terrà debitamente conto della necessità di una certa
continuità nell’educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica”
Articolo 6 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono che ogni
fanciullo ha un diritto inerente alla
vita.
Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo
sviluppo del fanciullo”
Articolo 27 – Convenzione ONU sui
il quale ognuno si occupava come meglio
voleva: lettura, canto,
gioco,…”
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono il diritto di
ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo
fisico, mentale, spirituale, morale e
sociale”
Diritto alla casa
“Molti ragazzi di Torino
e vicinanze mostravano molta buona volontà nel dedicarsi ad una
vita onesta e di lavoro;
tuttavia, invitati a farlo,
rispondevano che non
avevano da mangiare,
né vestiti, né casa dove
vivere anche che fosse
per poco tempo. Per
ospitare almeno alcuni
di questi ragazzi che
Articolo 29 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come
finalità:
a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo
delle sue facoltà e delle sue attitudini
mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità;
b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali e dei principi consacrati
nella Carta delle Nazioni Unite;
c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei
suoi genitori, della sua identità, della
sua lingua e dei suoi valori culturali,
nonché il rispetto dei valori nazionali
del paese nel quale vive, del paese di
cui può essere originario e delle civiltà
diverse dalla sua;
d) preparare il fanciullo ad assumere le
responsabilità della vita in una società
libera, in uno spirito di comprensione,
di pace, di tolleranza, di uguaglianza
tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli
e gruppi etnici, nazionali e religiosi e
delle persone di origine autoctona;
e) sviluppare nel fanciullo il rispetto
dell’ambiente naturale”
Articolo 20 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del
suo ambiente familiare oppure che
non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha
diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato”
Articolo 25 – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“Ogni individuo ha diritto ad un tenore
Sistema preventivo e diritti umani
formazione integrale
(pg. 175-176 - Memorie dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
3
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74
Diritto ad essere accolti
(pg. 195-197 - Memorie dell’Oratorio di San
Francesco di Sales)
“Si da ampia libertà
di correre, saltare e
gridare, a volontà. Gli
esercizi ginnici e sportivi, la musica, il teatro,
le gite, sono mezzi efficacissimi per raggiungere la disciplina,
favorire la morale e
conservare la salute”
(Il sistema preventivo
nell’educazione dei giovani)
Diritto al tempo libero
Sistema preventivo e diritti umani
3
di vita sufficiente a garantire la salute
e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione,
e alle cure mediche e ai servizi sociali
necessari; ed ha diritto alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia,
invalidità, vedovanza, vecchiaia o in
altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti
dalla sua volontà”
non sapevano dove andare la notte, avevamo
adattato un paiolo. ..
Capendo che per molti
ragazzi era inutile qualsiasi tipo di apostolato
nel caso non si desse
loro una ospitalità,mi
affrettai ad affittare altre stanze”
Articolo 11 – Patto Internazionale
sui Diritti Economici, sociali e culturali
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo
ad un livello di vita adeguato per sé e
per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di
vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l’attuazione
di questo diritto, e riconoscono a tal
fine l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul
libero consenso”
Articolo 31 – Convenzione ONU sui
Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero,
a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica”
1 - http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3267 sito Unicef con i Commenti Generali ad alcuni articoli della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia
La rilettura per il mondo salesiano:
“Essere buoni cristiani e onesti cittadini oggi”
Come, dunque, educare oggi perché i nostri giovani possano
essere “buoni cristiani e onesti cittadini?”
1. Cosa vuol dire “essere buoni cristiani oggi”?
a. Avere una fede
b. Vivere secondo ciò che Gesù ha insegnato (il discorso della montagna)
c. Vivere secondo la carità
d. Si è veramente cattolici se aperti a dimensioni di fraternità universali
e. Non possiamo assumere l’atteggiamento di coloro che dicono “A me non
interessa, sono cose di altri”, perché noi viviamo la nostra condizione umana e
la nostra fede inseriti nel mondo
2. Cosa vuol dire “essere onesti cittadini oggi”?
a. L’onestà presuppone una valida educazione morale
b. Concretamente significa:
i. Rispettare le leggi
ii. Essere giusti nei rapporti sociali
iii. Collaborare alle esigenze richieste dalla vita comunitaria
iv. Pagare le tasse
v. Rispettare i beni collettivi
vi. Non approfittarsi di ciò che è di tutti
vii. Interessarsi al bene comune
viii. Sentirsi responsabili del futuro del proprio paese e del mondo intero
c. Onestà significa anche “legittimare la legge”: trovare un senso alla legalità
sia come aspetto e dimensione della convivenza sociale, sia come atteggiamento di coloro che sono cittadini
3
Sistema preventivo e diritti umani
La realtà di oggi ci presenta un mondo in difficoltà, un mondo in cui la relazioni
umane sono falsate dai preconcetti e dai pregiudizi, un mondo in cui i giovani
crescono senza punti di riferimento e valori su cui fondare la propria vita. La cultura dominante fra i ragazzi è quella dell’io, del vivere “come voglio io”. Non ci si
interroga sulla situazione degli altri, sul perché delle cose e sulle realtà “lontane”
da noi.
Proprio per questo motivo è necessaria una proposta educativa più incisiva e
attuale, più mirata al momento odierno e capace di rivedere il pensiero di Don
Bosco per rispondere in maniera adeguata alla grande emergenza educativa di
questi tempi.
75
Come educare a tutto questo?
3
Partire dai documenti internazionali per capire il “bene comune” combinando
diritti e doveri individuali.
Ci si deve educare a tutto quello che questi documenti insegnano.
3. Come mettere in pratica il sistema preventivo oggi?
a. Partire dalla relazione
Sistema preventivo e diritti umani
ACCOGLIENZA – RISPETTO – PROPOSTA – IMPEGNO
76
b. Accogliere le persone per quello che sono (nel determinato momento della
loro vita).
c. Rispettare ognuno con la propria individualità
d. Proporre il “VANGELO IN AZIONE” sull’esempio di Gesù essere promotori
dell’amore verso gli altri in tutte le sue dimensioni
e. Proporre i VALORI fondamentali perché si promuova quell’umano che è la
sostanza dei diritti umani e del vangelo
i. Rispetto e promozione della dignità di ogni persona e delle sue specifiche potenzialità
ii. Ricerca della gioia della vita, della solidarietà nel bene
iii. Responsabilità personale e sociale per la giustizia e la solidarietà
iv. Cittadinanza attiva
v. Collaborazione nella costruzione di una città dal volto umano
vi. Tensione verso il sogno di una giustizia e di una verità più grande di tutti
vii. Testimonianza della carità, benignità, misericordia, perdono
f. Fare queste proposte “calibrate” a seconda dei ragazzi che incontriamo
g. Fare dell’educazione una scelta di vita
h. Leggere “educativamente” l’attuale condizione giovanile
i. Cogliendo BISOGNI – ESIGENZE – ASPIRAZIONI – ATTESE DELUSE
ii. Capendo le nuove POVERTA’ giovanili
iii. Vivendo in mezzo ai giovani
iv. Rinnovando la tradizioni educative di ascolto e dialogo
v. Analizzando i problemi che i giovani esprimono, studiandoli e traducendoli in operatività…COME?
1. Stimolando la capacità di giudizio critico
2. Dando da mangiare, una casa, istruzione e lavoro
3. Ricostruendo la personalità
4. Recuperando l’interiorità del giovane
5. Restituendo la parola al giovane
4. Atteggiamento dell’educatore
a. Fondare la propria vita e la propria attività educativa.
i. Sulla FIDUCIA
3
1. Nel cuore di ogni giovane, nella possibilità che possa essere educato.
2. Nel fatto che ogni comportamento giovanile ha le sue ragioni (che
vanno capite dall’educatore).
3. Nella relazione affettiva che si instaura con il giovane.
ii. Sulla SPERANZA
iii. Sulla ALLEANZA
1. Con il giovane che è partner dell’azione educativa.
2. In una relazione equilibrata (ognuno al posto giusto: buona distanza e
buona prossimità) con il giovane.
3. Con l’intero gruppo di giovani.
b. Essere “buon cristiano e onesto cittadino”: egli stesso deve essere testimone di quanto insegna ai giovani.
c. Deve saper leggere il proprio tempo.
d. Prendere posizione, schierarsi dalla parte del bene, farsi presente in quei
luoghi dove vengono prese le decisioni.
Sistema preventivo e diritti umani
1. Nel futuro, nell’uomo, negli altri, nello sviluppo, nel creato, in tutto
quello che oggi si fa di bene e in difesa delle persone, non solo come
uomini, ma come credenti.
2. Che sempre si può creare un clima educativo di pace e di serenità
gioiosa.
3. Offrendo al giovane la sicurezza del nostro affetto, la rassicurazione
che è in grado di crescere e progredire, la responsabilità di far parte di un
mondo che ha bisogno di lui.
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Capitolo
4
Quattro incontri preparati su Gesù e i fanciulli, le donne, i malati
e “quelli di cattiva reputazione”. Ogni incontro prevede un momento di preghiera, un riflessione e un momento di condivisione
sulla tematica proposta.
“Gesù e i fanciulli”
1. Momento di preghiera
a. Canto
4
b. “Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù al vedere questo, s’indigno e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano
a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In
verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in
esso”. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva”.
(Mc 10, 13-16)
I bambini sono il simbolo della fragilità, dell’uomo debole, sono semplici e senza
ambizione. Al tempo di Gesù i fanciulli non potevano dire nulla, dovevano restare
sottomessi ai grandi. Se non obbedivano, il bastone era pronto per correggerli.
Riflettiamo su alcuni concetti:
• S’indignò: Gesù è stato sempre molto buono. Solo una volta si legge nel Vangelo che “si indignò”. Una reazione immediata di fronte ad
un’azione che non gli era piaciuta: il rifiuto dei bambini da parte dei suoi
discepoli.
• Imporre le mani: posare le mani ha due significati: è un segno di tenerezza ed è un segno di benedizione.
2. Riflessione
La pagella della scuola speciale – Zambia
Il risultato dei mesi trascorsi alla scuola speciale per disabili di Ndola non è quantificabile su un registro, ma è rappresentato dal sorriso e dalla serenità di bambini
esclusi dalla società, che oggi sentono di avere un loro posto, di poter giocare e
interagire con i compagni, di poter chiedere a un adulto: gioca con me!
Mirella Cacciola (Casco Bianco a Ndola, Zambia)
Cashimilo ha sette anni ed è disabile, non ha sviluppato i muscoli delle gambe
e delle braccia e cammina gattonando, veloce come un furetto. A volte con molta
fatica prova a mettersi in piedi se qualcuno lo regge. È arrivato alla nostra classe
speciale a marzo di quest’anno.
“Gesù e gli esclusi”
• Accogliere: è un termine molto usato nel Vangelo. Significa aprire il
proprio cuore, la propria casa agli altri. È il contrario dell’esclusione.
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“Gesù e gli esclusi”
4
82
Quando è arrivato Cashimilo era molto silenzioso e inquieto, ci guardava con gli
occhioni spalancati come fossimo extra terrestri, curioso e stupito. A scuola con
lui vengono i suoi fratelli Benjamin e Margaret, che non hanno ritardi mentali o
problemi fisici, ma non possono frequentare la scuola “normale” perchè la famiglia
non potrebbe sostenere i costi delle uniformi e del materiale didattico. Il fratello si
prende molto cura di Cashimilo, guida la carrozzina che usa per venire a scuola,
e durante la mattina è sempre molto attento alle sue richieste. Poche settimane fa
siamo andate a trovarli a casa. Fuori abbiamo trovato la mamma che ci ha subito
fatti entrare, ci siamo accomodati mentre lei allattava la sua ultima figlia di quattro
mesi.
Eravamo nella stanza che la notte diventa la camera da letto dei suoi cinque figli,
si accatastano le poltrone e si dorme tutti insieme sul pavimento. Un’altra camera
separata da una tenda è quella dove dormono i genitori. La mamma ci diceva che
quando hanno qualcosa da mangiare, lo cucina davanti casa col carbone. Mentre
lei parlava io guardavo incantata Cashimilo che giocava teneramente con la sorellina, pensavo come sarebbe bello se potesse camminare, ma lui mi ha distolta
dai miei pensieri fissandomi con gli occhi belli che si ritrova. Nei pochi mesi che
ha trascorso a scuola, Cashimilo è diventato molto più aperto, sorride spesso e
interagisce con gli altri, li chiama e gioca con loro.
Jenipher è una bimba di otto anni molto particolare. La nostra classe speciale
è la sua prima scuola. Quando è arrivata a marzo sembrava un animaletto, seduta a terra con la testa china e le gambe curve. Stava chiusa nel suo mondo, si
guardava intorno silenziosa e assente. Adesso a volte bisogna richiamarla perché
troppo chiassosa! Appena arriviamo a scuola ci dà il buongiorno con un sorriso
pieno di energia e poi inizia a chiacchierare, a cercarci per fare una passeggiata, la
si tiene per le braccia e lei muove i piedini, balla, saltella, cantandoci una canzone
tradizionale. Arriva il momento in cui la metto a sedere per riprendere un po’ le
forze e spesso mi chiedo cosa è successo in questi mesi?!
È solo venuta a scuola ogni giorno e pian piano quella bambina cupa ed emarginata, abituata ad essere lasciata a se stessa si è trasformata in una bimba loquace,
piena di vitalità, dall’espressione serena e luminosa.
Cashimilo e Jenipher sono il risultato dei mesi trascorsi qui, un risultato che non è
quantificabile in numeri e cifre, che non deriva da competenze mie specifiche, un
risultato a cui non si può dare un voto, una denominazione di obiettivo raggiunto,
un risultato che non saprei schedare su un registro.
Questi due bambini, insieme ai loro compagni, sono il risultato delle mattine trascorse insieme, tante soltanto seduti su quel gradino dove batte sempre il sole,
a scaldarci insieme dopo una notte fredda. Questi bambini hanno riempito tante
giornate apparentemente insulse, di quelle in cui devo rimotivarmi, in cui cerco il
senso di stare ancora qui, di andare ogni giorno a scuola e sapere di non avere, in
fondo, un ruolo, di dover far sempre tanta fatica a capire gli insegnanti, a trovare
insieme un modo di trascorrere le ore coi bimbi.”
Fonte: www.antennedipace.org
Gesù accoglieva volentieri i bambini.
Oggi ci sono nel mondo moltissimi bambini abbandonati, maltrattati, sfruttati
come lavoratori, come mendicanti, come soldati. Bambini che non riescono
a vivere la propria infanzia.
3. Condivisione
Cerchiamo di riflettere insieme sui nostri atteggiamenti nei confronti di coloro che
vengono esclusi dalla società:
-…e noi? Quando è che ci indigniamo, accogliamo o sappiamo imporre le mani?
- Quando siamo in autobus e fermi al semaforo e si avvicinano delle persone che
riteniamo straniere o mendicanti, che atteggiamento abbiamo?
- “quando penso ai bambini soldato…”
4
Le beatitudini giovanili
Beati noi giovani
se avremo il coraggio dell’autenticità
e della verità quando falsità e compromesso
sono più convenienti.
La verità ci farà liberi.
Beati noi giovani
se costruiremo la nostra giovinezza
nel rispetto della vita
e nell’attenzione all’uomo,
in un mondo malato d’angoscia e sfiduciato:
saremo profeti di speranza.
Beati noi giovani
se in una società dove ciascuno pensa a sé,
sapremo accogliere tutti, anche gli ultimi
con il coraggio di pagare di persona:
offriremo un mondo diverso.
Beati noi giovani
se sapremo rimboccarci le maniche
nelle situazioni di dolore, di miseria,
di disperazione:
saremo come Maria, presenza amica
e discreta che si dona gratuitamente.
Beati noi giovani
se non avremo paura di ricercare con onestà
e realismo i valori
che danno senso all’esistenza:
costruiremo insieme la vita.
Beati noi giovani
se in questo mondo disorientato
avremo il coraggio di dire nella famiglia,
nella scuola, nel lavoro, tra gli amici
che Cristo è la nostra certezza:
saremo il sale della terra.
“Gesù e gli esclusi”
Beati noi giovani
se esprimeremo gesti concreti
di collaborazione e faremo il primo passo
nel dialogo tra generazioni:
novità e saggezza incontreremo.
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4
“Gesù e le donne”
1.Momento di preghiera
a.Canto
“Gesù e gli esclusi”
b. “Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che
Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù
dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi
da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la
Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono
una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice
“Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua
viva”…
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri?”, o “Perché parli
con lei?”.
La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “ Venite a vedere… Che sia forse il Messia?”.
Uscirono allora dalla città e andavano da lui”.
(Gv 4,5-10.27-30)
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Attraversando la Samaria, per andare dalla Galilea a Gerusalemme, Gesù compie
un atto incredibile: si ferma ad un pozzo, parla a qualcuno del paese, e questa è
una cosa che non si può fare. Parla con una donna, e questo ancora meno. Le
chiede un favore e i discepoli si stupiscono di tale gesto. Con questo suo atteggiamento, Gesù, fa crollare le barriere fra Giudei e Samaritani ed insegna a tutti i
cristiani che bisogna eliminare ogni esclusione.
Riflettiamo su alcuni concetti:
• Stanco: Gesù si spostava molto durante le sue peregrinazioni e spesso
a piedi. Dopo una lunga camminata è stanco, ha fame e sete. Questo ci
mostra come egli fosse un essere umano come noi.
• Andavano: i Samaritani venivano disprezzati ed esclusi dai Giudei,
eppure sono capaci di mettersi in cammino verso Cristo. Nessuno può
essere escluso dalla Lieta Novella.
2. Riflessione
Schiave tra vudù e debito.
Tra tutte le prostitute, sono le più sfruttate. Sono le ragazze nigeriane, vittime del
racket e di una cultura che, sottoponendole a riti magici, le imprigiona ulteriormente. Per arrivare in Italia, si indebitano fino al collo con i loro stessi sfruttatori.
Lavorano di giorno e di notte. Sotto il sole o con la pioggia, al freddo pungente
dell’inverno o alla calura ardente dell’estate. Sulle strade consolari vicine alle grandi città del centro-nord o, più a sud, sul lungomare del Casertano, sono ormai una
presenza familiare: nere e slanciate, le prostitute nigeriane aspettano il cliente di
turno, fermano le macchine con gesti accattivanti, ostentano un piglio grintoso e
atteggiamenti aggressivi. Ma a tenerle inchiodate al marciapiede non è una libera
scelta: malgrado le apparenze, gran parte di loro sono rimaste vittime di un meccanismo perverso. Tutto ha inizio in Nigeria. O, più precisamente, in una metropoli
polverosa non lontana dal delta del Niger e dalle acque ricche di petrolio del golfo
di Guinea: Benin City, capitale dell’Edo State. La stragrande maggioranza delle
donne nere che negli ultimi anni sono finite ad affollare le nostre strade vengono
da lì. Molte di loro sognavano un lavoro normale in Europa e si sono sobbarcate
un viaggio lungo e faticoso, ai limiti della sopportazione. Tutte hanno contratto un
debito per pagare le spese del trasferimento; e di questo debito sono diventate
schiave, costrette a vendere il proprio corpo sette giorni su sette, con brevi e sporadiche soluzioni di continuità.
4
Il contratto d’espatrio e il baba-loa. Nikla (è un nome di fantasia), ventisette anni
appena compiuti e un anno e mezzo di lavoro in strada in una città del nord Italia,
ricorda bene il giorno in cui è caduta nella trappola. «Facevo una vita miserabile
- racconta -. Ho visto diverse donne partire e tornare ricche, costruirsi belle case,
aprire attività in proprio. E ho deciso che l’Europa doveva essere il mio orizzonte».
Nikla ricorda il giorno in cui ha firmato la sua condanna alla schiavitù. «Mi hanno
portato da un notaio e mi hanno fatto sottoscrivere un foglio con cui assicuravo
che avrei restituito l’equivalente di 20mila euro. Era una somma enorme, tanto
grande che non riuscivo neanche a calcolarla».
Oltre al debito, tuttavia, un’altra arma, più potente e temuta, viene messa in campo dalle organizzazioni che gestiscono il racket. Dopo la firma di fronte al notaio,
le candidate all’espatrio vengono portate dal baba-loa, figura religiosa tradizionale
molto diffusa e rispettata, soprattutto nelle zone non musulmane della Nigeria meridionale. Solo nello stato di Edo ci sono infatti ben 5000 baba-loa regolarmente
iscritti a un albo professionale di categoria, i cui compiti sono legati soprattutto al
bisogno di coesione comunitaria, mediazione nei conflitti sociali e familiari, nonché virtù di carattere terapeutico. Il baba-loa «benedice» la partenza delle donne,
sottoponendole a un rito vudù ben codificato: prende alcuni elementi intimi della
candidate alla partenza (peli pubici, unghie dei piedi, un assorbente sporco di sangue) e li mescola in un sacchetto pieno di polveri magiche. Come una corda stretta
intorno al collo, il rito vudù contribuirà a rendere docili le ragazze: terrorizzate dal
fatto che alcune parti del loro corpo sono nelle mani dello stregone, si sentiranno
legate a doppio filo all’impegno preso.
Forti di questo duplice vincolo, le organizzazioni criminose sanno di avere il coltello dalla parte del manico. Una volta selezionate e spesso illuse le donne con la
promessa di un falso lavoro, organizzano il loro passaggio in Europa. Un viaggio
“Gesù e gli esclusi”
Il debito è la morsa che schiaccia le donne, l’arma di ricatto che le lascia senza
scelta. I contratti prevedono che la firmataria dovrà accettare qualsiasi occupazione le sarà proposta. In caso di inadempienza, i creditori potranno rivalersi sulla
famiglia, che normalmente impegna le poche ricchezze di cui dispone: una casa,
un orto, un piccolo negozio.
85
“Gesù e gli esclusi”
4
86
che può avvenire secondo tragitti variabili: a volte si parte in aereo, con visto
turistico o documenti falsi; più frequentemente via terra, attraverso il Sahara e
lo stretto di Gibilterra. Una traversata lunga e difficile, che Nikla ricorda come
un’odissea. «Ho attraversato il deserto con una jeep, insieme a sette compagne.
A un certo punto abbiamo perso la pista e abbiamo cominciato a vagare tra le
dune. Quando siamo usciti da quell’incubo, cinque di noi erano morte». Arrivate
in Algeria, sono poi passate in Marocco, dove hanno aspettato tre mesi prima di
imbarcarsi per la Spagna. In tutto, ricorda Nikla, «c’è voluto un anno per raggiungere l’Italia». Appena arrivata a Torino (città di transito di gran parte delle nigeriane
che giungono nel nostro paese) è stata presa in carico da una donna, che le ha
illustrato il lavoro che avrebbe dovuto svolgere. «Ho provato a rifiutare, ma la sera
stessa sono venuti quattro uomini, mi hanno stuprata e picchiata». Il giorno dopo,
Nikla era in strada.
Secondo questo schema, le donne accettano di vivere in una situazione paraschiavistica tre o quattro anni, per poi cominciare quel processo di accumulazione
del capitale che rappresenta il senso ultimo del loro progetto migratorio. Si tratta
di una scelta volontaria o di una condizione imposta? Alcuni operatori del settore
sostengono che il grado di consapevolezza alla partenza è oggi più alto rispetto
alla fine degli anni `90, quando le donne venivano ingannate con la prospettiva
di occupazioni normali. «Gran parte delle ragazze sanno ormai cosa vengono a
fare - racconta Teresa Albano, responsabile anti-trafficking della sezione italiana
dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) -. Poi magari si scontrano con situazioni peggiori di quelle che si erano immaginate e innescano percorsi
di fuoriuscita».
E in effetti, da quando è stata attivato l’articolo 18 della legge sull’immigrazione,
con la possibilità di concedere un permesso di soggiorno alle vittime di tratta e
sfruttamento, le nigeriane sono di gran lunga il gruppo che ne ha maggiormente
usufruito. Un elemento che sembra smentire l’idea di un sistema inscalfibile, in
cui il doppio vincolo del vudù e del debito provvede a creare una cappa di omertà
impossibile da abbattere. Alcuni operatori parlano ormai apertamente di una crisi
del modello nigeriano, testimoniata anche dal fatto che negli ultimi tempi diverse
donne hanno abbandonato le rispettive maman e creato mini-gruppi di prostituzione auto-gestiti. Ma Nikla, che ha denunciato la sua sfruttatrice e ora ha un
lavoro regolare, non è d’accordo: «Si tratta di casi isolati. Oggi le organizzazioni
sono più forti che mai».
Fonte: www.progettoroxana.it
3. Condivisione
Gesù ci insegna a far cadere le barriere dell’esclusione.
- E noi, sappiamo fare come Gesù che non si ferma di fronte ai formalismi?
- Quando è che chiediamo un favore, quando è che facciamo un favore?
- Quante persone nel mondo sono oggi escluse dagli altri perché diverse?
- Come ci comportiamo noi di fronte al diverso?
- Immaginate che la società vi abbia emarginato, tutti vi evitano e siete completamente soli, cosa fareste in questo caso?
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Gesù, che hai detto
Gesù, che hai detto:
“Qualunque cosa farete
ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli,
l’avete fatta a me”,
aiutaci ad amare il prossimo
come tu lo hai amato.
Aiutaci a costruire una vera comunità
di persone libere e responsabili
che sanno reciprocamente
accettarsi e rispettarsi
nella loro diversità e difetti,
che non convivono insieme solo fisicamente,
ma che si comunicano
in una profonda apertura d’animo
la loro interiorità.
Consapevoli dei loro limiti
accettano e si impegnano
in una attiva collaborazione,
che formano una comunità di amore,
per essere comunità di servizio
per i poveri e gli abbandonati.
Signore, non lasciarci chiusi
nel nostro egoismo,
ma rendici persone aperte
capaci di amare,
come tu ci hai amato.
“Gesù e gli esclusi”
Aiutaci ad essere persone
che sanno donare e ricevere
che sono capaci di condividere,
di portare i pesi gli uni degli altri
per soffrire e godere insieme,
che si perdonano l’un l’altro, con generosità,
capaci di una riconciliazione continua.
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“Gesù e i malati”
1. Momento di preghiera
a. Canto
b. “ Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li
vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano,
furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si gettò
ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”.
E gli disse: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!”.
(Lc 17, 11-19)
“Gesù e gli esclusi”
Al tempo di Gesù la lebbra veniva considerata una malattia molto grave. La vita dei
malati era molto difficile: colpiti nel corpo ed esclusi dalla società. Queste persone
erano considerate impure, pericolose. Erano costretti a vivere lontano dai villaggi,
in disparte ed era proibito a chiunque avvicinarli e toccarli. Gesù, al contrario di
quanto diceva la legge, durante la sua vita ha incontrato molti lebbrosi e ne ha
guariti e “salvati” molti, ponendo fine alla loro esclusione.
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Riflettiamo su alcuni concetti:
• A distanza: i lebbrosi non potevano avvicinarsi alla gente sana perché
altrimenti la avrebbero contagiata (si pensava allora)
• Sanati: quella che Gesù dava, non era solo una guarigione, era una purificazione. Le persone guarite potevano ritornare alla vita normale come
e con gli altri, potevano ritornare a partecipare della vita sociale e religiosa.
• Questo straniero: il Samaritano era doppiamente escluso: come lebbroso e come straniero. Gesù lo ha guarito doppiamente: recupera la sua
salute e scopre Dio in un modo tutto nuovo.
2. Riflessione:
HIV: stigma e discriminazione. Quando paura e ignoranza fanno da padrone
La parola stigma viene usata come sinonimo di marchio, segno distintivo in riferimento alla disapprovazione sociale di alcune caratteristiche personali. In sociologia si usa per caratterizzare un handicap fisico o mentale o una devianza.
Lo stigma associato all’hiv ha un alto costo sia a livello comunitario che individuale, è importante ricordarlo sempre per rendersi conto di quanto sia
inutile e pericoloso sebbene sia così difficile da sradicare.
4
“Gesù e gli esclusi”
Sono i greci che si servono per primi di questa parola per denominare una serie di
segni fisici che possono essere associati ad aspetti riprovevoli, considerati legati
alla condizione morale dei soggetti che ne sono afflitti.
Insomma, una definizione che lo rende perfetto per rappresentare la discriminazione nei confronti delle persone con HIV: basata su pregiudizi morali e sociali,
favorita dalla presenza di “segni fisici” riconoscibili.
Un marchio, un pò come il tatuaggio di una vecchia campagna pubblicitaria che in
realtà è vero e presente nella mente della maggior parte dell’opinione pubblica.
La persona con HIV rimane da biasimare, da incolpare, da allontanare e i media
(giornali, televisione,ma anche film e telefilm) fanno poco per eliminare il pregiudizio
anzi, in molti casi diffondono informazioni inaccurate o incomplete per accrescere
la paura e alimentare i dubbi o addirittura puntano sul sensazionalismo dell’untore
sbattuto in prima pagina non appena nella cronaca capita la “rapina con siringa” o
il contagio volontario.
La persona con HIV vive questo stigma ogni giorno, teme per il suo lavoro, per la
sua salute, per la sua famiglia, per la sua vita. Si sente escluso dal resto della società e in questo modo lo stigma diventa anche una forma di controllo da parte di
chi ha il potere per negare dei diritti.
Ciò accade in modo evidente in quei paesi dove i governi stessi usano le leggi per
negare la libertà alle persone con hiv, o impongono restrizioni che ne impediscono
l’accesso dall’estero anche solo per una vacanza
Ci sono molte ragioni che concorrono a favore di questo stigma: l’hiv è una malattia pericolosa, curabile ma non guaribile l’hiv è una malattia infettiva e trasmissibile
tramite comportamenti come il sesso e l’uso illegale di droghe, che sono soggetti a
giudizio morale spesso colpisce comunità che la società ha già discriminato a priori è interpretato semplicisticamente come una punizione o come giusta condanna
per non aver seguito regole e avvertimenti.
I gay sono spesso visti come appartenere al limite della società, tollerati più che
accettati e sono spesso associati a decadenza sessuale, malattia mentale e fisica,
mancanza di moralità. Gli immigrati sono spesso accusati di essere portatori della
malattia e di approfittare delle risorse mediche nazionali.
I tossicodipendenti sono condannati per i loro comportamenti illegali e per le inevitabili conseguenze antisociali che ne derivano. Stessa cosa accade alle prostitute
che quasi sempre sono extracomunitarie e quindi doppiamente sotto accusa.
Infine gli eterosessuali che hanno contratto il virus tramite sesso non protetto sono
sospettati di aver avuto comportamente illeciti e devianti(sesso di gruppo, adulterio..)
Tutti questi pregiudizi mostrano come sia facile vedere le persone con hiv come chi
ha meritato l’infezione e come chi è o deve essere per forza fuori dal sistema della
società generale, sana ed economicamente produttiva. In una parola, le persone
con HIV sono viste e pensate come colpevoli di qualcosa che le ha portate a
contatto col virus.
In contrasto con ciò c’è anche un sentimento di simpatia/pena per tutte quelle
persone con hiv che non sono colpevoli della loro condizione perchè infettate da
altri. La stampa ha il potere di decretare al pubblico che questo/a è un’innocente
vittima dell’hiv. Solitamente il termine viene usato per i bambini nati da madri
sieropositive, o persone contagiate tramite trasfusioni o, più recentemente, dai
parters inconsapevoli di persone con hiv che hanno taciuto la loro condizione.
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“Gesù e gli esclusi”
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Lo stigma diffuso e radicato può solo portare le persone infette ad essere
isolate, discriminate, escluse o vittimizzate.
In certe situazioni le varie comunutà ammettono che l’hiv è una materia che necessita di un confronto, d’informazione e di dialogo, ma in realtà non vogliono sapere
e ciò rinforza lo stigma.
Autostigmatizzazione
A livello personale lo stigma legato all’hiv può portare a sottovalutarsi, autoannullarsi, perdere ogni fiducia in se stessi. Se poi sono presenti altri pregiudizi legati alla
razza o alle preferenze sessuali l’aggiunta dell’HIV non fa che aumentare il peso da
sopportare. Scoprire di avere l’hiv può significare cambiare il proprio modo di pensare se stessi, la propria identità,la propria immagine, il proprio futuro alimentando
un’autodiscriminazione che viaggia pari passo con lo stigma.
Ci si sente, inutili, malati,non produttivi, potenziali veicoli di rischio per gli altri. Si
può decidere di abbandonare il lavoro, i contatti sociali, i rapporti familiari a priori,
solo per la paura che prima o poi si verrà a sapere della propria malattia.
E’ importante ricordare che l’hiv è solo un infezione, non un giudizio morale
o una punizione legata a chi si è o a cosa si è fatto. E’ solo un virus che si trasmette in un determinato modo.
E’ importante perdonare se stessi per aver contratto l’hiv e accettare che ora
si sta vivendo con l’infezione.
Per molte persone è un processo lungo ed emotivamente doloroso che coinvolge nel profondo mettendo in discussione tutte le certezze fino a quel momento
esistenti. Un processo che può ever bisogno di gruppi di supporto o di sostegno
psicologico.
Vivere con l’HIV non è la fine del mondo, non è una condanna a morte. Restare
in silenzio, nascondersi, annullarsi può solo servire a peggiorare la situazione, favorire la progressione della malattia e nutrire lo stigma.
Lo stigma affonda le sue radici nella paura e nell’ignoranza. Solo col buon senso e
facendo valere i propri diritti si può fare qualcosa.
Fonte: www.wikipedia.it
3. Condivisione
…e noi? Pensiamo che esistano delle persone “differenti”? Chi sono per noi i
“diversi”?
Oggi nel mondo gli esclusi sono miliardi…
Sulla croce, Gesù ha fatto suo il grido di un escluso:
Dio mio, Dio mio, perché i hai abbandonato?
Invoco di giorno e non mi rispondi,
grido di notte e non trovo riposo…
mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo…
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Dio non ha disprezzato
Né sdegnato l’afflizione del misero…
Al suo grido di aiuto lo ha esaudito.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia
al popolo che nascerà!
(Salmo 22,2-3.8.20.25.31-32)
Gesù e “quelli di cattiva
reputazione”
4
1. Momento di preghiera
a. Canto
b. “Gesù, entrato in Gèrico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non
gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e,
per poterlo vedere, salì sopra un sicomòro, poiché doveva passare di là. Quando
giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zacchèo, scendi subito, perché
oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo
ciò, tutti mormoravano: “è andato ad alloggiare da un peccatore!”. Ma Zacchèo,
alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e
se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi
la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio
dell’uomo infatti è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”.
(Lc 19,1-10)
Riflettiamo su alcuni concetti:
• Io devo: è una terminologia usata spesso da Luca. Indica il progetto di
Dio, della sua volontà.
• Questa casa: è la casa di Zacchèo e della sua famiglia.
2. Riflessione
Gesù ci insegna che il Padre guarda tutti con gli stessi occhi, offre a tutti una seconda chance, li invita ad accogliere, cambiare vita, condividere.
Non è giusto giudicare le persone e classificarle in modo definitivo: in ogni cuore
c’è un seme di speranza.
La missione di padre Stra
Padre Stra, responsabile del centro Lakou per bambini di strada a Port-au-Prince
“Secondo giorno - Un’altra cosa che ho compreso meglio, è che l’UNICEF lavora
sempre con altre organizzazioni, spesso organizzazioni non governative (ONG)
locali o che comunque, anche se internazionali, sono ben radicate sul territorio.
“Gesù e gli esclusi”
Zacchèo è l’esempio di tutti coloro che vogliono raggiungere la salvezza. La sua
conversione inizia con il desiderio di conoscere Gesù da vicino. Continua, quando
si unisce al popolo per vederlo e incontrarlo, e accoglierlo nella propria casa. La
conversione si completa quando Zacchèo decide di condividere i propri beni e
restituirli con gli interessi a coloro a cui li ha rubati.
91
4
Nel senso che conoscono bene la gente del posto e soprattutto parlano la loro lingua, il creolo haitiano, un francese musicale infarcito di parole di origine africana,
che a me suona quasi familiare.
Buffo è sentirlo pronunciato con accento veneto, quello di padre Stra, indomito
salesiano dal 1957 qui “in prima linea”. Gestisce un centro di accoglienza per
bambini di strada - nella capitale ce ne sono più di 2.000 -, bimbi abbandonati
al loro destino a meno che qualcuno, come questo religioso e il suo gruppo di
volontari, non se ne faccia carico.
Qui al centro Lakou i bambini trovano un tetto dove dormire, un’assistenza sanitaria e la possibilità di imparare un mestiere ma anche ascolto e gioco che ha
questa età rappresentano sempre una buona medicina.
Ci intratteniamo, Ilenia e io, con tutti i ragazzi e le ragazze che stanno seguendo i
loro atelier di formazione. Molte ragazze fanno le parrucchiere e stanno facendo
pratica le une sulle altre.
Prendiamo in giro Maria Vittoria, una giovane italiana che lavora all’UNICEF Haiti
e che ci accompagnerà per tutta la durata del soggiorno, perché ha i capelli cortissimi e non può fare alcuna acconciatura di bellezza.
“Gesù e gli esclusi”
L’importanza di una seconda chance
Patrizio Rispo tra i ragazzi del centro Lakou
92
Accanto a queste ragazze, alcune già mamme, c’è il nido che accoglie i piccolini.
Ci salutiamo con una bella foto di gruppo; c’è allegria qui intorno anche se i volti
di molti ragazzini raccontano la loro storia.
Quello che ho capito che c’è sempre una seconda chance nella vita. O che quanto
meno dovrebbe esserci e che fare del bene, fosse anche solo a pochi bambini, è
un segnale importante, per tutti.
Padre Stra, che nel giro del centro saltella appoggiandosi a una stampella perché
si è fatto male a una caviglia, ci racconta di quando nel periodo più violento di
Haiti, venne sequestrato da una gang militare.
«Quando arrivai al cospetto del capo banda, questi cominciò a inveire contro i
suoi uomini: ‘Ma questo è padre Stra, rilasciatelo subito, ordinò. Era uno dei tanti
ragazzini di strada che aveva frequentato il mio centro e ne conservava un buon
ricordo. Magari non è diventato uno stinco di santo, ma almeno mi ha rimandato
a casa.»
L’immagine di padre Stra che ci saluta senza malinconia, ma già di nuovo nella sua
realtà, abbracciato a ridere con i suoi bambini e indifferente al nostro allontanarci,
mi convince sempre più che il suo non è lavoro,ma è una missione vera”.
Fonte: www.unicef.it
3. Condivisione
- E noi? Siamo in grado di perdonare coloro che ci fanno un torto?
- Siamo capaci di dare una seconda possibilità? Riteniamo giusto che una persona che ha sbagliato possa avere una seconda possibilità?
- Ritieni che tutti possano scegliere il tipo di vita e attività per il proprio futuro?
- “Ieri, passeggiando, ho visto la polizia che arrestava picchiando un extracomunitario, e io…”
O Dio, ti prego,
fa che tutti gli uomini del mondo
possano sentire la tua buona novella.
Che nessuno ti disconosca,
nessuno ti rinneghi,
nessuno ti dimentichi,
ma tutti pensino a te.
Possa la tua buona novella
non mancare là
dove c’è la povertà.
Possa abitare in ogni cuore
la tua presenza.
Benedici noi tutti, sempre.
Che la tua parola abiti tra di noi
per tutti i secoli.
Amen
(preghiera dal Cile)
93
Capitolo
5
Percorsi didattici sul tema della povertà e della discriminazione
ognuno dei quali è composto da tre schede tematiche. La prima
con una introduzione al tema e delle testimonianze per comprendere il fenomeno; la seconda ci permette di confrontarci con
i documenti internazionali sul tema e con la realtà attuale; la
terza ci mostra le possibili risposte per risolvere la problematica.
Tutte le schede sono accompagnante da una proposta di gioco
di ruolo per permettere ai ragazzi di entrare e vivere la questione
evidenziata.
Scheda 1
Che cosa è la povertà?
“Non mi chiedere che cosa è povertà perché
l’hai incontrata fuori dalla mia casa. Guarda la
mia casa e conta il numero di HOLES. Guarda
alle mie cose e ai miei vestiti. Guarda ogni cosa
e scrivi cosa stai vedendo. Quello che vedi è povertà”. (Un uomo povero, Kenia 1997)
“La povertà è umiliazione, la sensazione di essere dipendente da loro, ed essere forzato ad
accettare RUDENESS, gli insulti, e l’indifferenza
quando chiediamo aiuto”. (Lituania 1998)
Cerchiamo di capire cosa sia la povertà, cosa
comporti, e quali siano le sue conseguenze, attraverso le testimonianze di questi bambini:
Alcune testimonianze…
“Ci sorveglia un adulto. Si accerta che lavoriamo in continuazione. Quando si arrabbia, ci picchia con la bacchetta. E’ da un anno che lavoro
qui, con le altre bambine. Alcune avevano solo
cinque anni quando hanno iniziato. Mangiamo
e dormiamo nel laboratorio; c’è poco spazio e
l’aria è piena di polvere di lana. Per tessere un
tappeto quattro bambini hanno un mese di tempo. Il capo dice che ha prestato dei soldi ai nostri
genitori, che dovremo lavorare finchè non sarà
ripagato il prestito. Ci possiamo riuscire solo se
lavoriamo sedici ore al giorno, senza ammalarci.
Spesso mi chiedo quanto dovrò rimanere ancora
davanti al telaio... Quando tornerò a casa?”
La storia di Pedro...
Pedro ha 10 anni, braccia forti e uno sguardo
Significato
La povertà è un fenomeno
multidimensionale
molto
complesso nel senso che
dipende da diversi fattori.
Infatti una persona che si
trova in stato di povertà non
ha raggiunto un “adeguato
tenore di vita” in relazione
all’abitazione, alimentazione, vestiario, reddito, lavoro, salute educazione e accesso ai servizi sanitari.
La povertà risulta essere,
quindi, una violazione dei
diritti umani, a cominciare
dal diritto alla vita.
Si parla anche di POVERTÀ
ASSOLUTA che viene misurata sulla base del reddito
necessario per disporre di
un paniere di beni necessario per soddisfare i bisogni
minimi per la sussistenza.
L’identificazione del paniere
di beni è arbitraria. Per facilitare i confronti internazionali sulla povertà assoluta
si è fissata una linea internazionale della povertà corrispondente a 1 o 2 dollari al
giorno; e di POVERTÀ RELATIVA che è una condizione di deprivazione inserita
all’interno di una vasta rete
di relazioni sociali, cioè di
disuguaglianza che caratterizzano una data società
in un dato momento. L’idea
di base di questa povertà è
che la condizione del povero dipenda non soltanto dal
reddito individuale (come
nel caso della povertà as-
La povertà
La storia di Guri...
Guri ha 9 anni. Tesse tappeti in un laboratorio di
Kathmandu, la capitale del Nepal. Tappeti venduti quasi tutti sul raramente ci chiediamo da
dove vengono. Spesso vengono da piccole fabbriche in cui lavorano bambini e bambine come
Guri. Hanno mani piccole e agili, perfette per
tessere. Costano poco, questi schiavi-bambini:
180.000 lire è il prezzo pagato dai mediatori alle
famiglie, per sei mesi di “affitto” di una tessitrice.
Contratti capestro, difficili da sciogliere.
5
97
5
soluta), ma dal contesto nel
quale il reddito viene percepito. Infatti per il calcolo di
questa povertà è necessario
riferirsi al reddito individuale
che a sua volta deve essere
confrontato con quello della
comunità a cui appartiene.
La povertà
Un nuovo concetto di povertà: la povertà secondo
Amartya Sen
98
L’economista indiano Sen
Amartya ha introdotto un
nuovo concetto di sviluppo
inteso come “un processo
di espansione delle libertà reali godute dagli esseri
umani”. In questa prospettiva la povertà viene vista
come una forma di illibertà
in quanto le persone povere sono incapacitate a raggiungere quello che vogliono. Ad esempio: le carestie
negano la libertà di sopravvivere, la mancanza di cure
mediche, acqua potabile,
istruzione, impiego remunerativo negano la libertà di
vivere una vita sana e dignitosa, la disuguaglianza fra
sessi nega la libertà di un
trattamento equo, la mancanza del rispetto dei propri
diritti civili e politici nega la
libertà politica e dei diritti civili fondamentali
perso nel vuoto. Dall’anno scorso fa il mestiere
di spaccapietre in Perù. C’è molto lavoro, perché
la cava a cielo aperto dove trascorre in media 10
ore al giorno è vicina alla capitale, Lima, e per
le imprese edili è conveniente venire qui a comprare materiali per costruire i palazzi e le strade.
“Siamo quasi tutti ragazzi, a lavorare con martello e piccone. Ci siamo passati la voce di questo lavoro, nel barrio, e la mattina veniamo su in
gruppo, con l’autobus per un’ora e poi a piedi. A
volte un camion ci dà un passaggio. Non è un lavoro che mi piace, faccio tanta fatica che a volte
mi sento morire. Ma cos’altro potrei fare, non ho
finito neanche due anni di scuola. Siamo poveri, i soldi servono. Spero solo di non farmi male,
ci sono spesso incidenti. Comunque meglio qui
che in miniera, come tanti amici miei rimasti al
paese”.
La storia di Sona...
Sona ha 13 anni, vive nello stato indiano del Tamil Nadu. Fino a un anno fa faceva la sigaraia:
lavorava in una fabbrica di bidis, le tipiche sigarettine indiane fatte di un’unica foglia di tabacco
arrotolata. Oggi Sona va a scuola, e non rimpiange certo il suo vecchio lavoro:
“Qui a scuola si sta bene,si gioca e canta, si può
studiare. Ma al lavoro, se eravamo in ritardo ci
picchiavano. Ci rimproveravano sempre: ‘non
alzate gli occhi, arrotolate bene le sigarette, sbrigatevi’. Si lavorava dalle 8 di mattina alle 9 di
sera, con un’ora per mangiare. Avevo male alle
mani, alle gambe, al collo, alla schiena. Tutti i
nostri genitori erano indebitati con i padroni, gli
interessi si accumulavano e noi dovevamo continuare a lavorare. Se non ci avessero aiutato, non
ne saremmo usciti mai”.
La storia di Favio...
Favio ha 12 anni, ed è fiero del suo lavoro di bigliettaio e aiuto-autista in Bolivia.
“Tre anni fa ho cominciato a lavorare come bigliettaio e, qualche volta, autista in un minibus
di Oruro. Lavoro fino alle sei di sera, poi vado
a scuola, dalle sette alle nove, alle dieci torno a
casa, come papà, che fa anche lui l’autista. La
mattina alle cinque usciamo insieme, per andare
a lavorare. Guadagno sei dollari boliviani (1 euro)
al giorno. La mattina mi metto all’incrocio dove
sta il capolinea degli autobus e aspetto che qual-
che autista mi chiami. Poi pulisco l’autobus dentro e fuori e dopo colazione iniziamo il turno. Studio perché da grande vorrei fare il medico e comprarmi dei vestiti,
delle belle scarpe e cravatte; anche il meccanico mi piacerebbe fare o l’autista di
autobus. Però sono sempre stanco, la sera a scuola mi addormento spesso e non
riesco a seguire la lezione. I soldi che guadagno li metto da parte, perché dobbiamo ancora pagare per l’allaccio all’acqua potabile. La casa in cui vivo è un po’
brutta perché mancano le fogne; prima però era peggio perché dovevamo andare
a prendere l’acqua fuori per strada.”
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Fonte: http://utenti.lycos.it/makkeffate/sfrutmin/lav/testimonianze.htm
Dopo esserci “immersi” nella vita di questi ragazzi cerchiamo di vivere sulla nostra
pelle quelle che possono essere considerate situazioni “diverse” dalla nostra vita
quotidiana.
Attraverso questa attività da svolgere insieme impareremo ad essere “gli altri”.
Attività: “Un passo in avanti”
Tematiche: povertà, discriminazione, diritti umani in generale
Dimensioni gruppo: 10-30
Tempo: 60 minuti
Quadro generale: noi siamo tutti uguali, ma alcuni sono “più uguali degli altri”.
Con questa attività i partecipanti sperimenteranno che cosa vuol dire essere “nei
panni di un’altra persona”.
Obiettivi:
• Promuovere un confronto con coloro che sono diversi
• Avere la consapevolezza del significato di disuguaglianza nelle opportunità
• Favorire una comprensione delle conseguenze dovute al far parte di gruppi minoritari o culturali diversi.
Preparazione:
• Leggere l’attività con attenzione. Rivedere la lista delle “situazioni ed eventi” ed
eventualmente adattarla al gruppo di persone con cui si sta lavorando
• Preparare le carte di ruolo, una per ogni partecipante.
ISTRUZIONI
1. Creare un’atmosfera tranquilla, anche con l’aiuto di una musica rilassante.
2. Distribuire casualmente le carte di ruolo, una per ogni partecipante. Dite ad
ognuno di tenerla per se e di non parlarne con gli altri.
3. Invitateli a sedersi per terra e a leggere a turno la propria carta di ruolo.
4. Adesso chiedete ad ognuno di entrare nel suo ruolo. Per aiutare nella riflessione
La povertà
Materiali:
• Carte dei ruoli
• Uno spazio aperto
• Registratore con musica rilassante
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5
leggete alcune delle seguenti domande, facendo delle pause fra una e l’altra per
dare il tempo alle persone di riflettere e costruirsi un’immagine di se stessi e della
propria vita.
a. Come è stata la vostra infanzia? In che tipo di casa avete vissuto? A che giochi
giocavi? Che lavoro facevano i tuoi genitori?
b. Come era la tua vita quotidiana? Che cosa facevi di mattina, pomeriggio e
sera?
c. Che stile di vita hai? Dove vivi? Quanto guadagni al mese? Che cosa fai nel
tempo libero, e durante le tue vacanze?
d. Che cosa ti rende felice e che cosa ti rende triste?
5. Adesso chiedi a tutti di restare in assoluto silenzio.
6. Dite ai partecipanti che leggerete delle situazioni o eventi. Ogni volta che risponderanno si potranno fare un passo in avanti, altrimenti resteranno fermi sulla
linea iniziale.
7. Leggi le situazioni una alla volta, facendo una pausa al termine di ognuna.
8. Alla fine invita ognuno a prendere atto della sua situazione finale. Dai alcuni
minuti per uscire dalla posizione prima della condivisione finale.
CONDIVISIONE E VALUTAZIONE
Inizia chiedendo ai partecipanti quello che è successo e come si sono sentiti durante l’attività. Procedi verificando i temi sollevati e che cosa hanno imparato.
1. Come si sono sentite le persone andando a avanti o meno?
2. Per coloro che si sono mossi spesso, quando hanno percepito che altri non
avanzavano?
La povertà
3. C’è qualcuno che ha percepito che in alcuni momenti i suoi diritti umani venivano ignorati?
100
4. I partecipanti hanno potuto indovinare i ruoli degli altri? (lasciate che ognuno
riveli il proprio ruolo in questo momento)
5. Quanto facile o difficile è stato avere ruoli differenti? Come immaginavano che
fosse la persona del proprio ruolo?
6. L’attività è stata uno specchio della realtà? In che modo?
7. Ognuno può individuare quali diritti umani non venivano rispettati o a quali non
avevano accesso?
8. Quali primi passo possono essere fatti per superare le disuguaglianze della
società?
CONSIGLI PER GLI EDUCATORI
Se svolgete questa attività all’esterno assicuratevi che tutti i partecipanti possano
sentirvi. Nella fase iniziale di immaginazione può capitare che qualche partecipante vi dica che conosce abbastanza la vita di chi sta interpretando, ditegli che non
è importante e che tenti di usare la sua immaginazione al meglio.
Il potere di questa attività sta nell’impatto di vedere l’aumento della distanza fra i
partecipanti, specialmente alla fine dell’esercizio. Per aumentare l’impatto è importante adattare i ruoli ai partecipanti e alla loro realtà in modo tale che solo
alcuni facciano dei passi in avanti (rispondendo di si).
Durante la condivisione e la valutazione è importante analizzare quanto i partecipanti conoscevano dei ruoli che stavano personificando. Era per esperienza personale e ne avevano avuto conoscenza da altre fonti (notizie, giornali, libri,…)?
Erano sicuri che le informazioni e l’immagine dei ruoli era reale? In questo modo
potete introdurre come gli stereotipi e i pregiudizi influenzano la vita.
Questa attività è particolarmente rilevante per collegare le diverse generazioni di
diritti (civili-politici, sociali-economici-culturali) e il loro accesso. Il problema della
povertà e dell’esclusione sociale non sono solo un problema di diritti formali. Il
problema è una questione di effettivo accesso a quei diritti.
5
VARIAZIONI
Per una maggiore comprensione dell’attività è possibile svolgere la discussione e
condivisione in piccoli gruppi con l’aiuto di altri facilitatori. Chiedete che si confrontino sulla loro realtà: chi ha meno e chi ha più?
SUGGERIMENTI PER CONTINUARE
A seconda del contesto in cui vivete potete invitare un rappresentante dei difensori delle minoranze per spiegare quali sono i principali problemi che queste devono
affrontare e come i giovani possono aiutare.
Verificare come i giovani possono collaborare con i gruppi e le organizzazioni che
si occupano delle minoranze e trasformare queste idee in pratica.
CARTE DEI RUOLI
Sei una mamma single e disoccupata
Sei il presidente di un partito politico
di giovani
(il cui partito principale è al governo)
Sei la figlia dei un banchiere. Studi
economia all’università
Sei il figlio di un immigrato cinese che
ha una avviata attività di fast-food
Sei un militare che sta svolgendo servizio militare obbligatorio
Sei il proprietario di una ditta di
import-export con molto successo
Sei un uomo disabile che si muove
solo con l’aiuto della sedia a rotelle
Sei un uomo in pensione da una fabbrica di scarpe
Sei una ragazza rom di 17 anni che
non ha mai finito la scuola
Sei la ragazza di un giovane artista
che ha il vizio dell’eroina
Sei una prostituta di mezza età sieropositiva
Sei un omosessuale di 22 anni
Sei un professore disoccupato in un
paese la cui lingua ufficiale non è la
tua
Sei una modella di origini africane
Sei un rifugiato afghano di 24 anni
Sei un senza tetto di 27 anni
Sei un immigrante illegale dal Mali
Sei il figlio diciannovenne di un agricoltore in un remoto villaggio nelle
montagne
La povertà
Sei una ragazza araba musulmana che Sei la figlia dell’ambasciatore statunivive con i genitori (persone religiose)
tense
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5
SITUAZIONI ED EVENTI
• Non hai mai avuto gravi problemi finanziari
• Hai una casa decente con un telefono e la televisione
• Senti che la tua lingua, religione e cultura sono rispettare nella società in cui
vivi
• Senti che la tua opinione sulle questioni sociali e politiche è tenuta in considerazione
• Le persone ti chiedono consigli su alcune questioni
• Non sei preoccupato se la polizia di ferma
• Sai dove andare se hai bisogno di aiuto
• Non sei mai stato discriminato per le tue origini
• Hai una adeguata tutela sociale e ospedaliera se necessario
• Puoi andare in vacanza una volta all’anno
• Puoi invitare gli amici a casa per cena
• Hai una vita interessante e sei fiducioso verso il futuro
• Sai che potrai studiare e svolgere la professione che preferisci
• Non hai paura di essere aggredito in strada o sui media
La povertà
• Puoi votare alle elezioni locali e nazionali
102
• Puoi festeggiare la tua più grande festa religiosa con amici e parenti
• Puoi partecipare ad un seminario internazionale all’estero
• Puoi andare al cinema o a teatro una volta a settimana
• Non sei preoccupato per il futuro dei tuoi figli
• Puoi comprarti dei vestiti almeno una volta ogni tre mesi
• Puoi fidanzarti con la persona che hai scelto
• Senti che le tue competenze sono rispettate e apprezzate nella società in cui
vivi
• Puoi usare e beneficiare di internet
Scheda 2
Che cosa ci dicono i documenti
internazionali e …
che cosa ci dice la realtà
5
I documenti internazionali…
• Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1948):
“Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la
salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo
all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi
sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi
di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà” (articolo 25)
• Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966):
“Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo ad
un livello di vita adeguato per sé e per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento
continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure
idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto, e riconoscono a tal fine
l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero
consenso” (articolo 11)
• Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia (1989):
“Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e
sociale” (articolo 27)
• Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani ( Vienna, 1993):
“L’esistenza di una estrema povertà molto diffusa impedisce il pieno ed
effettivo godimento dei diritti umani; la sua immediata riduzione e la sua
eventuale eliminazione deve rimanere una grande priorità della comunità internazionale” (articolo 14)
La povertà
• Dichiarazione sul diritto allo sviluppo (1986):
“Il diritto allo sviluppo è un diritto inalienabile dell’uomo in virtù del quale
ogni persona umana e tutti i popoli hanno il diritto di partecipare e di contribuire ad uno sviluppo economico, sociale, culturale e politico, in cui tutti
i diritti dell’uomo e tutte le libertà fondamentali possano venire pienamente
realizzati, e beneficiare di tale sviluppo” (articolo 1)
103
5
Dopo aver letto con attenzione quanto è riportato nei documenti internazionali
cerchiamo di identificare i diritti umani che emergono nell’ambito della questione
della povertà. Confrontiamoci sugli elementi che caratterizzano ogni diritto umano
evidenziato.
La realtà del mondo di oggi
Viene visualizzata la dimensione dei paesi in base alla percentuale di persone che
vivono con meno di 2 $ al giorno.
La povertà
Fonte: http://blog.panorama.it/economia/2007/10/17/dal-reddito-a-internetecco-le-mappe-della-poverta-globali/
Alcuni dati:
104
• 800 milioni di persone non dispongono di cibo sufficiente per condurre delle
esistenze normali, sane e attive.
• 980 milioni di persone vivono con meno di 1 dollaro
• Più di 850 milioni di persone sono analfabeti.
• Più di un miliardo di persone non ha accesso alle risorse di acqua pulita.
• Circa 2,4 miliardi di persone non dispone dei servizi sanitari di base.
• Quasi 325 milioni di bambini e bambine non frequenta la scuola.
• 11 milioni di bambini, al di sotto dei cinque anni di età, muoiono ogni anno per
cause che potrebbero essere evitate.
• 130 milioni di bambini sono malnutriti
• 250 milioni di bambini schiavi
• 300 mila bambini soldato hanno i diritti umani negati
• Circa 36 milioni di persone sono affette dall’HIV/AIDS.
• Il tasso di povertà dell’Asia orientale è diminuito, passando da circa il 28 per
cento nel 1990 al 15 per cento del 1998, con il numero di persone che vive in povertà che si è ridotto da 418 a 267 milioni.
• Nell’Africa sub sahariana, il tasso di povertà è del 48 per cento circa ed è rimasto invariato nel corso dell’ultimo decennio. Ciononostante, il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà è aumentato, passando dai 220 milioni del
1990 ai 300 milioni del 1998.
Fonte: The millennium development goals 2007
Abbiamo analizzato alcune cifre sulla situazione della povertà nel mondo. Ogni
numero porta con se le storie di moltissime persone, adulti e bambini. Ogni numero identifica una componente della questione della povertà: educazione, salute,
alimentazione, acqua,…
Cerchiamo, ora, di capire come avviene la distribuzione diseguale delle risorse
attraverso questa attività da svolgere insieme.
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Attività: La gara fra ricchezza e potere
Nella vita alcune persone lottano per i loro sogni e altre per ricchezza e potere
Tematiche: povertà sicurezza, globalizzazione
Dimensioni gruppo: 8-25
Tempo: 90 minuti
Quadro generale: questa attività simula la gara fra ricchezza e potere e le disuguaglianze nel mondo. Le principali tematiche sono: disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, squilibrio di potere e conseguenze, l’ingiustizia della
povertà.
Diritti correlati: il diritto all’uguaglianza in dignità, il diritto all’educazione, il diritto
alla salute, al cibo e alla casa
Obiettivi:
• Favorire un conoscimento delle ingiustizie che derivano da una squilibrata distribuzione delle ricchezze e del potere
• Aiutare a pensare criticamente alle cause e conseguenze della povertà
• Promuovere la dignità umana e la giustizia
Preparazione:
• Leggere le istruzioni per avere una visione di insieme dell’attività. Notare che la
simulazione avviene in tre momenti diversi: prima parte, la gara (10minuti), seconda parte, la donazione (10 minuti), terza parte, creando una giustizia economica
(40 minuti). La discussione avverrà alla fine.
• Prendere 20 monete e metterle da parte
• Scegliere 3 persone per il ruolo dei emigranti
• Preparare un cartellone con le ricchezze dei partecipanti
• Preparare una carta “donatori onorabili”
ISTRUZIONI
Spiegate che questo è un gioco di simulazione. I partecipanti divideranno fra di
loro la ricchezza e il potere.
Prima parte: la gara (10 minuti)
La povertà
Materiali:
• 120 monete
• 3-4 paia di calze
• 2 grandi cartelloni e pennarelli
• Carta e penne
• Spazio aperto
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5
1. Spiegate che lo scopo del gioco è ottenere più monete possibili. C’è solo una
regola: nessun partecipante può toccare un altro partecipante i nessun momento
(si può inserire una punizione se dovesse succedere: pagare una moneta).
2. Chiedete ad ognuno, eccetto coloro che sono emigranti, di sedersi per terra in
un grande cerchio.
3. Prendete le 20 monete messe da parte e dividetele tra 4 o 5 partecipanti.
4. Date ad altri 4 partecipanti le paia di calze. Dite loro che le mettano sulle mani e
le tengano per tutta la durata del gioco. Non discutete in questo momento il motivo della distribuzione delle 20 monete o delle calze, lasciatela a dopo.
5. Disponete in ordine sparso le altre 100 monete in mezzo al cerchio.
6. Alla parola “via” i partecipanti dovranno raccogliere più monete possibili. Questo non durerà più di due minuti.
7. Dopo che tutte le monete saranno raccolte, chiedete ai partecipanti di riportare
la loro ricchezza agli altri. Sul cartellone della ricchezza riportate i nomi di ogni
partecipante e il relativo numero di monete ottenute.
La povertà
8. Ricordate al gruppo che le monete rappresentano la loro ricchezza e potere nel
mondo. L’ammontare di monete che detengono influirà la loro capacità di soddisfare i propri bisogni (educazione di base, adeguato cibo, buona sanità, adeguata
casa) e le proprie volontà (educazione superiore, automobili, computer, giocattoli,
televisione,…). Le implicazioni sono le seguenti:
a. Con 6 o più monete si è in grado di soddisfare tutti i bisogni primari e la maggior parte delle proprie volontà
b. Con 3 o 5 monete le persone possono soddisfare i bisogni primari
c. Con 2 o meno monete le persone hanno difficoltà a sopravvivere a causa di
malattie, mancanza di educazione, malnutrizione.
106
Seconda parte: la donazione (10 minuti)
1. Dite ai partecipanti che se vogliono possono dare alcune monete ad altri partecipanti. Comunque non sono obbligati a farlo. Dite loro che chi lo farà risulterà
un onorabile donatore, con il proprio nome scritto sulla carta dei “donatori onorabili”.
2. Lasciate 3-4 minuti ai partecipanti per ridistribuire le monete fra di loro, se vogliono.
3. Chiedete il nome di coloro che hanno donato delle monete agli altri e il quantitativo donato. Iscriveteli sulla carta dei “donatori onorabili”.
4. Chiedete se qualcuno ha cambiato di categoria in base alle monete adesso
possedute e segnate i cambiamenti sul cartellone.
Terza parte: creando una giustizia economica (40 minuti)
1. Dividete i partecipanti in tre gruppi a seconda del numero di monete (tanta ricchezza, abbastanza ricchezza, poca ricchezza).
2. Mettete un emigrante in ogni gruppo. Annotate la loro reazione nell’essere col-
locati in un gruppo piuttosto che in un altro (ma lasciate ogni discussione per la
fine).
3. Tirate fuori carta e penne. Dite ad ogni gruppo che dovrà realizzare un piano
per una più equa distribuzione delle monete in modo da diminuire la differenza di
categorie. Ogni piano d’azione dovrà:
a. Spiegare quali bisogni andranno realizzati
b. Descrivere che cosa il gruppo pensa di realizzare e perché
c. Mostrare perché il proprio piano è equo
5
4. Date ad ogni gruppo 10 minuti per ideare il proprio piano. Spiegate che non è
necessario andare molto in profondità nell’elaborazione del piano, ma piuttosto è
importante evidenziare le possibili azioni da realizzare per affrontare il problema
della povertà.
5. Dite ad ogni gruppo che scelga un portavoce che spieghi il piano del gruppo
agli altri e che risponda alle eventuali domande. Scrivete i diversi piani su di un
cartellone.
6. Adesso annunciate che avverrà una votazione per stabilire quale piano adottare. La distribuzione dei voti sarà la seguente:
a. Ogni partecipante del gruppo “tanta ricchezza” avrà 5 voti
b. Ogni partecipante del gruppo “abbastanza ricchezza” avrà 2 voti
c. Ogni partecipante del gruppo “poca ricchezza” avrà mezzo voto
7. Dove le votazioni raccogliete i voti su di un cartellone. Dite quale piano verrà
realizzato.
8. Realizzate il piano, ridistribuendo le ricchezze se necessario.
• Perché coloro che hanno dato via monete lo hanno fatto? Per essere onorati?
Perché si sentivano colpevoli? O qualche cosa di simile?
• Come si sono sentite le persone che hanno ricevuto le monete nella seconda
parte? Grate?
•Come si sono sentiti coloro che portavano le calze? Che tipo di persone rappresentano? In quale gruppo si sono ritrovati?
• Come si sono sentiti gli emigranti? Si sono sentiti trattati giustamente? Quello
che è successo a loro accade alle persone in giro per il mondo? Che tipo di persone?
• Quali le differenze fra i piani d’azione per eliminare le differenze? I piani riflettevano le ricchezze del gruppo?
La povertà
CONDIVISIONE E VALUTAZIONE
Iniziate con un breve commento sull’attività e su come i partecipanti l’hanno vissuta. Procede successivamente focalizzando l’attenzione su quello che è successo
e su che cosa le persone hanno imparato. Seguite le seguenti domande per favorire la discussione:
• Come si sono sentiti i partecipanti in relazione all’acquisizione delle monete?
Sono stati trattati giustamente?
107
5
• Perché alcune persone avevano più voti di altre? Era una rappresentazione reali
di quelli che hanno più o meno potere?
• Vengono violati i diritti umani quando ci sono tali differenze in ricchezza e potere?
• Chi sono coloro che “hanno” e coloro che “non hanno” nel tuo paese e nella tua
comunità? Come hanno raggiunto tale posizione?
• Coloro che “hanno” sanno della situazione in cui si trovano coloro che “non
hanno”? perché coloro che “hanno” dovrebbero dare agli altri che “non hanno”?
è questa una soluzione al problema della povertà?
• Cosa possono fare per cambiare la situazione coloro che “non hanno”? quali
possibili azioni potrebbero realizzare per diminuire le disuguaglianze?
• Pensi che ci dovrebbe essere una ridistribuzione di potere e ricchezza nel mondo? Perché o perché no? Se si, come pensi potrebbe avvenire? Quali principi
guiderebbero le tue proposte?
La povertà
• I diritti umani potrebbero essere usati per una corretta ridistribuzione delle ricchezze?
108
CONSIGLI PER GLI EDUCATORI/FACILITATORI
Lo scopo di questa attività è rendere le persone consapevoli della errata distribuzione di ricchezza e potere nel mondo. È importante conoscere la composizione
economica e sociale del gruppo di partecipanti.
Cercate di portare i partecipanti a immedesimarsi realmente nell’attività e farli considerare le monete la loro reale ricchezza. Ponete l’attenzione sul fatto che se
danno via le loro monete perderanno parte del loro potere d’acquisto e quindi dei
loro privilegi.
Le domande della fase di condivisione sono complesse e necessitano molto spazio di discussione. Se il tempo è poco si può pensare di dividere i partecipanti in
piccoli gruppi che poi riporteranno nel plenario.
SUGGERIMENTI PER CONTINUARE
Potete chiedere ai partecipanti di scrivere un rapporto sulle seguenti tematiche:
- Come ricchezza e potere influenzano la capacità di godere dei diritti umani?
- Le responsabilità sono associate all’avere ricchezza e potere?
Potete contattare associazioni che operano con persone che si trovano in situazioni difficili nella vostra comunità e cercare di ideare un piano d’azione per aiutarle.
Scheda 3
Le possibili risposte
Considerando la povertà come un fenomeno dovuto alla mancanza di libertà, per poter agire su
di essa e risolvere le conseguenze negative che
ne derivano per l’uomo, è necessario CANCELLARE le forme di ILLIBERTA’ (violazioni dei diritti
umani fondamentali) che sono, fra le tante:
• Le carestie che negano la libertà di sopravvivere
• La mancanza di cure mediche, acqua potabile,
istruzione, impiego remunerativo
• La disuguaglianza fra i sessi
• La negazione della libertà politica e dei diritti
civili fondamentali
Come possiamo rispondere a queste
violazioni?
1. individuando i poveri
2. ascoltando direttamente i poveri (imparare
sulla povertà direttamente da chi la vive nel quotidiano)
3. intensificando la lotta all’analfabetismo
4. consentendo ai poveri di accedere ai beni che
veicolano conoscenza
5. aumentando il livello di consumo dei poveri
assicurando loro un consumo minimo (ruolo forte dello stato con politiche stabili)
7. favorendo programmi che possano incrementare tra i poveri la capacità di generare reddito
8. promuovendo le innovazioni tecnologiche
(tecnologie per l’agricoltura, tecnologie più pulite ed efficienti…)
9. favorendo la cooperazione internazionale
10. diffondendo, soprattutto al nord, un modello
di consumo sostenibile
Un esempio…
…il microcredito
Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico, che permette alle persone in situazione di povertà
ed emarginazione di aver
accesso a servizi finanziari
Nei Paesi in via di sviluppo, milioni di famiglie vivono con il reddito delle loro
piccole attività economiche
rurali ed urbane, nell’ambito
di quella che è stata definita
come economia informale.
La difficoltà di accedere al
prestito bancario, a causa
dell’inadeguatezza o assenza di garanzie reali e delle dimensioni delle microattività,
ritenute troppo ridotte dalle banche tradizionali, non
consente alle microimprese
di svilupparsi o di liberarsi
dai forti vincoli dell’usura. I
programmi di microcredito
propongono alternative soluzioni per queste microattività economiche (agricolture, allevamento, produzione
e commercio/servizi), pianificando l’erogazione di
piccoli prestiti a microimprenditori o gruppi di questi
che hanno forte necessità
di risorse finanziarie, per avviare o sviluppare progetti di
auto-impiego.
www.wikipedia.it
La povertà
6. incrementando l’accesso dei poveri al credito,
all’assistenza, alla proprietà della terra
5
109
5
Cerchiamo di capire chi ha la possibilità di agire
per risolvere la questione della povertà.
Gli attori della lotta alla povertà
- gli stati: sono chiamati attraverso un impegno
politico a promuovere azioni a favore dei gruppi
più disagiati del loro paese, e a collaborare con
gli altri stati per migliorare la situazione dei paesi
in via di sviluppo, sulla base delle loro Costituzioni Nazionali e sulla base della responsabilità
che gli stessi si sono assunti nei diversi incontri
internazionali.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
uguali…” (art.3); “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto” (art.
4 Costituzione Italiana)
La povertà
“condividiamo una responsabilità collettiva
nell’affermare i principi della dignità umana,
dell’uguaglianza e dell’equità a livello globale.
In qualità di leader, pertanto, abbiamo un dovere verso tutti i popoli del pianeta, specialmente quelli più vulnerabili e, in particolare, verso i
bambini del mondo intero, ai quali appartiene il
futuro” (Dichiarazione del Millennio – Settembre
2000)
110
- Le organizzazioni internazionali: sono organizzazioni intergovernative fra le quali troviamo
per esempio l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) e l’Unione Europea, che si basano
sull’accordo giuridico fra i governi degli stati e
che sono nate per la necessità delle nazioni e
dei governi di avere un luogo neutrale dove poter confrontarsi e discutere su questioni, che per
loro natura non possono essere risolte dal singolo stato. Queste questioni possono riguardare
beni pubblici internazionali, come la pace e la
sicurezza internazionali, la tutela ambientale, il
commercio internazionale.
“Noi, popoli delle nazioni unite, decisi a salvare
le future generazioni dal flagello della guerra, che
per due volte nel corso di questa generazione
ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo,
nella dignità e nel valore della persona umana,
nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle
donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare
le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli
Microcredito proposto da
Yunus (il banchiere dei
poveri)
- Promuove l’accesso al
credito come un “diritto
umano”.
- Aiuta le famiglie povere ad
uscire dalla povertà, proponendo loro un’opportunità di
credito e di affiancamento.
In particolare, si rivolge alle
donne perché è la categoria più esclusa socialmente,
ma risulta essere la più affidabile per la restituzione del
credito, inoltre è orientato
a creare un reddito per la
sopravvivenza dei figli ed a
creare possibilità di sviluppo territoriale; il microcredito vuole creare l’auto impiego in attività che generano
reddito, per far uscire dalla
piaga della povertà.
- È iniziato come sfida alle
banche convenzionali che
rifiutavano il credito ai poveri classificandoli come
“non meritevoli di credito”.
Pertanto, rifiuta la metodologia di base delle banche
convenzionali creando una
propria metodologia.
obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano
essere mantenuti,
a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà, e per tali fini a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con
l’altro in rapporti di buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace
e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e
l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso
economico e sociale di tutti i popoli, abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il
raggiungimento di tali fini” (Statuto delle Nazioni Unite – Preambolo)
5
- Le organizzazione non governative (ONG): sono organizzazioni indipendenti
dai governi e dalle loro linee direttive; il più delle volte non hanno scopo di lucro
e ottengono parte dei loro fondi da donazioni private. Le ONG nascono con gli
obiettivi più svariati: il miglioramento dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani, l’incremento del lo sviluppo per le fasce di popolazione meno benestanti. Un settore
specifico delle ONG sono le ONG di cooperazione allo sviluppo. Queste sono libere associazioni, create da privati cittadini che, per motivazioni di carattere ideale
o religioso, intendono impegnarsi a titolo privato e diretto, per dare un contributo
alla soluzione dei problemi del sottosviluppo, principalmente quelli del sud del
mondo. Caratteristica di queste organizzazioni è una forte spinta ideale, finalizzata
all’obiettivo di contribuire allo sviluppo globale dei paesi socialmente ed economicamente più arretrati.
“E’ un organismo che affianca in modo autonomo il tradizionale impegno di chi si
ispira al carisma di Don Bosco nella cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
Ha come finalità principale quella di promuovere, organizzare e realizzare attività
di formazione e invio di volontari; elaborare e realizzare programmi di sviluppo
umano nelle aree del sottosviluppo; informare e sensibilizzare gli ambienti italiani
con attività di Educazione allo Sviluppo e alla Mondialità” (Breve descrizione del
VIS – Volontariato internazionale per lo Sviluppo)
E noi? Che cosa possiamo fare?
• Successivamente possiamo cercare di trasformare il nostro stile di vita
in uno stile di vita più rispettosi degli altri: come? Acquistando prodotti
che ci servono davvero e non perché suggeriti dalla pubblicità, producendo meno rifiuti, utilizzando le luci a risparmio energetico, bevendo
l’acque del rubinetto e non sprecandola, facendo una spesa consapevole
sul destino dei nostri soldi, e compiendo tutti quei gesti quotidiani che mi
invitano ad un rispetto e non a uno spreco della vita.
Nessuno di noi ha la forza per cambiare il mondo da solo, ma tutti insieme possiamo limitare il nostro “peso” sull’ambiente e sulle realtà vicine e
lontane con piccoli comportamenti etici.
• Possiamo conoscere a aiutare quelle organizzazioni non governative
che si occupano di solidarietà
La povertà
• Come primo passo è fondamentale informarsi e conoscere le realtà che
ci circondano (il nostro quartiere, la città, la regione, lo stato, i paesi stranierei) per capire la situazione del mondo oggi
111
5
Dopo aver approfondito quello che è possibile fare per aiutare tutti coloro che
vivono in situazioni di povertà, proviamo a lavorare in prima persona per il miglioramento della situazione mondiale attraverso l’attività proposta.
Attività: Gioco dello sviluppo
Obiettivi
Riflettere sul significato di sviluppo di un paese e capire che non è solo una questione economica.
Svolgimento
Si dividono i ragazzi in tre gruppi che rappresentano tre diversi paesi sottosviluppati. Hanno a disposizione dei soldi, stanziati dall’ ONU, con cui incrementare
alcuni parametri di sviluppo che dovranno scegliere tra quelli presentati sotto (ad
ogni gruppo viene consegnata una copia). possono sceglierne solo dieci.
Si danno circa 15 minuti perchè i gruppi scelgano quali parametri incrementare,
poi li si scrivono su dei cartelloni che vengono appesi e li si commenta. Chiedere
che criteri hanno seguito nel fare le scelte. Si mostra il lucido riportato sotto (oppure si può fare un cartellone) e si spiega cos’è l’indice di Sviluppo Umano (ISU).
Quindi si assegnano i punti sviluppo secondo il seguente schema, basato sui
criteri dell’ISU.
Schema per l’assegnazione dei punti
Si assegnano 1 o 2 punti sviluppo ai paesi per le seguenti categorie (un punto se
hanno scelto solo uno dei parametri, due punti se ne hanno scelti due o tre):
La povertà
1) DIRITTI CIVILI
• governo democratico
• parità uomo-donna
• libertà di religione
112
2) LONGEVITA’ = SANITA’ + CIBO
• risorse agricole
• prontuari medici
• ospedali
3) ISTRUZIONE
• scuole primarie
• scuole superiori tecniche
• università (se non ci sono diritti civili, allora non tutti sono ammessi alla scuola – esclusione delle ragazze, o di altre religioni o tribù – e si dimezzano i punti
istruzione)
4) PIL = FONTI DI GUADAGNO
• risorse minerarie e industrie (se non c’è università allora servono ingegneri e
tecnici dall’estero per cui si viene sfruttati – niente punti)
• attrative turistiche naturali (se non ci sono scuole superiori non si riescono a
sfruttare bene, mezzo punto)
• commercio con l’estero (solo se ci sono risorse minerarie, agricole o industrie,
altrimenti non c’è nulla con cui commerciare)
(se non c’è rete stradale ferroviaria si dimezzano i punti PIL- se c’è informatizzazione e scuole sup si aumentano di mezzo punto)
SONO INUTILI PER IL CALCOLO DELLO SVILUPPO
Riserve naturali - centri commerciali - programmi televisivi - impianti sportivi
- campionato di calcio - armamento - finanziamenti ai parlamentari
Foglio da consegnare ad ogni squadra
5
La situazione del vostro paese
Geograficamente: la parte meridionale è costituita da una grande pianura che
confina con il mare, il resto del paese è costituito da grandi foreste e da una catena montuosa nel Nord. I tre milioni di abitanti sono per metà concentrati in due
città nella zona costiera, il resto diviso in piccoli villaggi, per lo più isolati, sparsi tra
la pianura e la foresta. La popolazione è per metà di religione animista, il restante
diviso tra cattolici, mussulmani e induisti. Le risorse alimentari provengono prevalentemente dalle coltivazioni nella pianura, in minor parte dalla pesca e dall’allevamento. E’ sviluppato l’artigianato ma non ci sono industrie. Nelle montagne
vi sono depositi di diamanti e argento non sfruttati. Non ci sono ospedali ma solo
qualche centro medico nelle città. L’ ottanta per cento della popolazione è analfabeta. Vi sono solo alcune scuole primarie nelle città, riservate ai maschi.
Siete appena usciti da dieci anni di guerra interna che ha causato la devastazione
delle coltivazione e ridotto il paese alla fame. Ora é al potere un presidente di religione animista. L’ONU vi ha destinato una considerevole somma con cui potete
incrementare alcune attività con lo scopo di far sviluppare il vostro paese. Sceglietene dieci tra quelle riportate sotto.
Attività da Incrementare per arrivare allo Sviluppo:
Riserve naturali
Scuole superiori tecniche
Governo democratico
Universita’
Parita’ uomo - donna
Rete stradale-ferroviaria
Liberta di religione
Risorse minerarie
Programmi televisivi
Risorse agricole
Informatizzazione
Industrie
Prontuari medici
Commercio con l’estero
Ospedali
Centri commerciali
Impianti sportivi
Armamenti
Finanziamenti al governo
Attrative turistiche naturali
Campionato di calcio
Preparare un LUCIDO con i contenuti seguenti:
Lo SVILUPPO UMANO viene definito come un processo di ampliamento delle
possibilità umane che consenta agli individui:
- di godere di una vita lunga e sana,
- di essere istruiti e avere accesso alle risorse necessarie ad uno standard di vita
dignitoso,
- di godere di opportunità politiche economiche e sociali che li facciano sentire a
pieno titolo membri della loro comunità di appartenenza.
La povertà
Scuole primarie
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Indice di Sviluppo Umano ( ISU )
La povertà
5
114
L’indice di sviluppo umano viene calcolato sulla base dei seguenti elementi:
La longevità è misurata con la speranza di vita alla nascita.
La speranza di vita è data dal numero di anni che un individuo di un determinato
paese può ragionevolmente sperare di vivere al momento della sua nascita. L’idea
di fondo che ha portato alla scelta di questo indicatore è che poter aspirare ad una
vita lunga sia un valore importante di per sé che riflette anche altri aspetti essenziali come avere un’alimentazione adeguata e godere di buona salute.
I risultati scolastici sono la sintesi di due diversi indicatori: il tasso di alfabetizzazione degli adulti, vale a dire la percentuale di persone con più di 15 anni in grado
di leggere e scrivere, e il rapporto lordo di iscrizione, vale a dire il rapporto fra gli
iscritti alla scuola primaria, secondaria e terziaria e la popolazione delle corrispondenti fasce di età (esempio: quanti bambini in età 6-10 anni frequentano la scuola
elementare rispetto al numero complessivo di bambini che appartengono a questa
classe di età).
La sintesi fra questi due indicatori viene effettuata assegnando un peso pari a due
terzi al primo indicatore e un peso pari a un terzo al secondo.
Lo standard di vita, infine, è misurato attraverso il PIL reale pro-capite corretto in
termini di parità di potere d’acquisto.
Scheda 1
Che cosa è la discriminazione?
Cerchiamo di capire cosa sia la discriminazione,
cosa comporti, e quali siano le sue conseguenze.
Alcune testimonianze...
Significato
chiariamo alcuni termini:
pregiudizio: falso giudizio
che diamo a qualcuno che
realmente non conosciamo
basato su idee preconcette. Può essere negativo o
positivo. È alla base di un
comportamento umano che
porta alla discriminazione rispetto ad individui o a
gruppi.
discriminazione: condotta
sistematicamente ingiusta
contro uno specifico gruppo umano.
stereotipo: idea semplificata che si ha di qualcuno
o di qualche cosa, che si
basa su caratteristiche che
si suppongono proprie di un
determinato gruppo.
Intolleranza: mancanza di
rispetto verso comportamenti e credenze che hanno
altre persone. L’ intolleranza
può portare ad atteggiamenti di rifiuto o esclusione di alcune persone sulla
base delle loro credenze,
tradizioni, religione, orientamento sessuale.
discriminazione razziale:
ogni distinzione, restrizione
o preferenza basata sulla
razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o
etnica, che abbia lo scopo
o l’effetto di distruggere o
di compromettere il riconoscimento, il godimento o
l’esercizio, in condizioni di
La discriminazione
”A volte ci si imbatte nel razzismo allo stato puro.
Non quello sofisticato, elaborato, che si caratterizza per l’incipit “io non sono razzista, però...”
Qua si parla del razzismo che dice: “Hai la pelle
scura, e dunque sei illegale”.
In sé non è una grandissima novità.
Ma la storia di Mohsen ha un elemento in più.
Segna un momento l’incontro tra il razzismo
analfabeta e la quotidianità dell’ordine pubblico,
richiama certe turpi gesta della polizia di Los Angeles. Delinea una prassi nascente? Speriamo di
no, ma il solo dubbio dà un motivo in più per
raccontarla.
Mohsen, che ha vent’anni, da due vive in Italia
e frequenta a Perugia l’università per stranieri.
Fino a quel giorno dello scorso agosto conduceva l’esistenza normale di un ragazzo della sua
età: un piccolo appartamento, una fidanzata, un
gatto.
Era una giornata molto calda e Mohsen s’era
svegliato tardi. Ancora un po’ stordito, s’era vestito di corsa, aveva calzato un paio di ciabatte
di gomma, aveva afferrato il mazzo di chiavi e poi
era sceso giù, in piazza, per comprare il giornale
e fare colazione al bar. La torpida routine d’una
torrida giornata di agosto.
Lasciamo per un momento Mohsen a sfogliare il
suo quotidiano preferito e osserviamolo da lontano. Mettiamoci, insomma, nello stesso angolo
visuale di quei due poliziotti che, accaldati, quella mattina svolgevano il loro turno di lavoro per
le vie di Perugia. Ecco, il piccolo appartamento
non c’è più, tanto meno il gatto e la fidanzata.
Si disintegra anche il libretto dell’università. Non
parliamo poi dei saggi di informatica, dei romanzi in italiano e in francese, dei cd, dell’impianto
stereo. Resta solo un ragazzo nero, trasandato,
che scruta le pagine di un quotidiano. Gli annunci economici, probabilmente. A meno che non
stia solo fingendo di leggere per darsi un contegno. Uno studente? Difficile. E’ agosto, l’università non funziona. Un clandestino allora?
5
115
5
parità, dei diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali in
campo politico, economico,
sociale e culturale o in ogni
altro settore della vita pubblica.
(articolo 1 – Convenzione
internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione)
La discriminazione
xenofobia: sentimento o
percezione basata su immagini e idee socialmente costruite e non su fatti
razionali e obiettivi. Complessi fenomeni sociali e
culturali vengono ridotti a
semplicistici scenari di bene
o male. C’è contrapposizione fra NOI (i locali) il modello, i buoni, il riferimento per
gli altri e LORO (gli stranieri) i delinquenti, i violenti, il
disturbo . Noi = positivo e
Loro = negativo.
116
razzismo: consapevole o
inconsapevole sentimento
di superiorità di una razza
rispetto ad un’altra. Può avvenire a diversi livelli: personale, interpersonale, istituzionale, culturale.
Molto probabile.
Anzi, certo. Già, perché i due poliziotti raggiungono Mohsen che si risveglia di soprassalto. “Documenti!”, gli intimano. Ha un momento di esitazione, si fruga nelle tasche. Niente. Li ha lasciati
su, a casa. “Vado a prenderli”. Vecchio trucco: il
ragazzo vuole guadagnare un po’ di tempo e poi
darsela a gambe. “Seguici in centrale”.
E qua Mohsen commette un grave errore. Pur
essendo senza documenti, si arrabbia. Già,
come farebbe ognuno di noi se due poliziotti lo
trascinassero in questura solo perché è andato
all’edicola sotto casa senza la patente, la carta
d’identità o il passaporto. Così Mohsen protesta e, a un certo punto, addirittura grida: “Sono
francese!”. (Parentesi: era agosto e ancora non
era scoppiata la rivolta delle banlieue. Seconda
parentesi: una vicenda come quella che stiamo
raccontando, se si fosse verificata in Francia, sarebbe stata una parabola adatta a spiegare uno
dei motivi della stessa rivolta).
Ma torniamo al punto di vista dei poliziotti. Il ragazzo sostiene d’essere “francese”. Una scusa
più patetica non si era mai sentita. Di solito dicono di aver smarrito il permesso di soggiorno,
o danno un falso nome. Ma “sono francese” è
davvero troppo. Non che i due poliziotti non sappiano che esistono francesi neri, ma questo ha
tutte le caratteristiche del clandestino. Non gli
credono. Mohsen capisce che le cose si stanno
mettendo malissimo. Comincia ad aver paura.
Cambia tono. Supplica i poliziotti di accompagnarlo a casa.
Niente da fare. La macchina della Bossi-Fini si è
già messa in moto. Mohsen - che è francese per
davvero, un francese figlio di genitori tunisini,
dunque uno di quegli ‘immigrati di seconda generazione” che tra qualche anno popoleranno in
gran numero anche le nostre città - viene portato
a Milano. Da quando vive in Italia c’è già stato tre
volte, ha visitato i monumenti principali e anche
il Museo della scienza e della tecnica. Solo che
ora ci arriva a bordo di un cellulare e trova alloggio non in un albergo ma nel Centro di permanenza temporanea di Via Corelli dove fa un corso
accelerato di vita e vede un sacco di cose molto
brutte (non le raccontiamo perché, come ripete
continuamente il nostro governo, nei Cpt non si
verificano violenze e dunque il ragazzo deve aver
avuto allucinazioni da stress).
L’incubo è durato ventidue giorni. Il tempo che
è occorso alla madre per interrompere le sue vacanze in Egitto, prendere un aereo per Milano e
trovare un avvocato che ha chiarito ciò che lo stesso Mohsen, quella torrida mattina di agosto, avrebbe facilmente chiarito se solo gli fosse stato consentito di rifare
le scale di casa”.
Fonte: Giovanni Maria Bellu - Repubblica del 16.11.2005
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Cause di discriminazione:
diversità di razza, colore, sesso, lingua, religione, pensiero politico, origine,
condizione economica e sociale, disabilità
azioni di discriminazione:
rifiuto, restrizione, esclusione, schiavitù, genocidio, persecuzione
conseguenze di discriminazione:
impossibilità di esercitare i propri diritti umani e libertà fondamentali
Nei giorni scorsi mi è capitato di entrare in corrispondenza con Neve (un nome di
fantasia), una giovane donna nata in Corea ma residente in Italia, italiana ai sensi
di legge perché in possesso della nostra cittadinanza. Riporto qui di seguito la
testimonianza coraggiosa di questa ragazza, che, superando il naturale pudore e il
dolore di rivangare episodi spiacevoli, mi ha scritto una bella lettera-confessione
che mi piacerebbe leggessero tutti i razzisti italiani. I tanti puntini sospensivi che
Neve ha disseminato nella sua lettera sono come i segni di tutte le ferite gratuite,
inferte nel corso degli anni da molti nostri connazionali alla sua sensibilità, di bambina prima, di adolescente e di adulta poi.
Le mie esperienze
Beh... buongiorno Michele... oggi mi sono svegliata... con meno rabbia... e a dire
la verità ci ho pensato un po’ ... se affrontare il problema del razzismo... perché nei
momenti di ottimismo... mi tiro sempre indietro e non mi va di toccare un tasto così
dolente... Ma per l’ennesima volta... fare finta che il problema non esiste... direi
che non è proprio il caso di non affrontare il problema... anche perché in futuro...
sono consapevole... che soffrirò ancora... Ma non me la sento di giudicare l’Italia
e gli italiani... perché non mi sembra corretto... generalizzare e accusare l’Italia di
La discriminazione
Una giovane donna coreana, che vive da vent’anni in Italia, si lamenta con una
lettera accorata del razzismo di molti nostri connazionali.
C’è un razzismo particolarmente stupido, più stupido degli altri razzismi. E’ quello che non muove da premesse ideologiche e che è fatto di offese gratuite a persone colpevoli solo di avere la pelle di un altro colore e i lineamenti un po’ diversi
dai nostri. La sorgente di tale razzismo è l’ignoranza, ma soprattutto la rozzezza
dei sentimenti.
Tale rozzezza si manifesta, per esempio, in quella brutale forma di piacere che
nasce dal far sentire qualcuno escluso, inferiore, difettoso, peggiore, mentre chi
offende, proprio attraverso le offese regalate al “diverso”, rinforza il proprio senso
di appartenenza al gruppo. Si manifesta, poi, anche attraverso l’insensibilità di
chi non è capace di mettersi nei panni degli altri, di chi non è capace di intuire e
prevedere i sentimenti altrui, sicché dice o fa cose apparentemente di poco conto,
che però feriscono terribilmente chi, in quelle parole e in quelle azioni, ravvisa il
desiderio di mettere in evidenza, anzi in ridicolo, la propria diversità.
117
La discriminazione
5
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essere razzista... Io parlerò semplicemente delle mie esperienze... vissute... e chi
sa. Quello che spero ... è che tanti italiani che leggeranno questa lettera possano
avere modo di capire... pensare... e giudicare (se per giudizio intendiamo pensato)
... magari immedesimandosi nella mia pelle... e aprendosi di più ... dinanzi a un “diverso”, anche se penso che siamo tutti diversi e tutti uguali... in un certo senso.
Desiderei l’anonimato... a parte il semplice fatto che sono una ragazza di 25 anni,
coreana residente in italia da oramai 20 anni.
Parto col dirti che mi sono trasferita con la mia famiglia nell’85 dalla Corea... per
venire in Italia... e non perché avevamo problemi sociali... o di denaro... (sono della
Repubblica della Corea del Sud), ma per il semplice motivo ... che si diceva da
amici... che la vita in Italia è bella... con tante colline... insomma un sogno da cartolina per i miei... Io avevo poco più di 4 anni... e a dirti il vero... non ero consapevole
che la vita da emigrata sarebbe stata dura... Mi ricordo che mi hanno messo subito
in asilo... e anche se ero piccola... non ero scema... capivo... e vedevo che tutti i
bambini italiani mi guardavano e ridevano...
Io allora ero molto orgogliosa... forse più di adesso... e avevo deciso di non rivolgere la parola a nessuno... Ma come spesso accade... non so per quale strano
meccanismo... non ne parlai a casa... perché si ha come paura che la madre soffra
e si senta in colpa di averti portato in un nuovo paese... Quindi mi trattenni tutto
dentro... Allora avevo 5 anni. Dopo l’asilo vennero le elementari... e con la mia testardaggine e il mio orgoglio... e la mia conoscenza della lingua italiana ero riuscita
a impormi... e a farmi degli amici... anche se spesso mi nascondevo in questa
immagine di bambina dura... per non mostrare la mia fragilità... Ma allora... non
esistevano gli asiatici... nel mio paese... c’erano solo un po’ di africani... e per molti
eravamo una novità...
Io quando ero bambina... non mi rendevo conto di essere diversa dagli altri bambini italiani... A forza di frequentarli... mi vedevo come loro... e a dirti il vero non ero
ancora entrata nella fase dei problemi esistenziali... E’ con le medie... e soprattutto
col liceo... che ho capito molte cose.... e ho aperto... gli occhi... L’adolescenza è
una fase dura per tutti, penso... Ma per gli emigrati penso che sia leggermente.. più
dura... Al liceo mi ricordo che se c’era una piccola discussione... i miei compagni
mi offendevano... pesantemente, facendo commenti sulla mia razza... Anche se io
avevo la cittadinanza italiana a loro poco importava... Rimanevo sempre una sporca gialla... Mi fa sorridere dire queste cose... perché mi rendo conto... che loro non
si rendevano conto di quello che dicevano... e che forse non c’era malignità... Ma
il peso allora... che avevo 15 anni... era grande... ma...non so...
Man mano crescevo... Vedevo che avevo reazioni diverse dinanzi a queste persone
che offendevano la mia etnia... A volte reagivo... altre volte ignoravo... li sfidavo...
e poi li ignoravo... e a volte paradossalmente... ci godevo... Nella mia sofferenza... avevo trovato un lato masochistico... Insomma le avevo provate tutte... ma ho
sempre pensato che passerà... che la gente in fondo non è cattiva... e che io sarò
più forte da grande...
Mi ricordo che ero andata una volta a Perugia... con un’amica... e che un tipo
era venuto ad abbordarmi?... Io avevo rifiutato gentilmente le sue avances... e
lui mi rispose: La mia governante filippina fa i pompini meglio di te. Partendo dal
presupposto che non è tipo da governante... ma che ne sa lui di come gli faccio
i pompini... Ma soprattutto che diritto ha di dirmi queste cose? ... Lei dirà o altri
diranno... ignora... è un ignorante... ma non è un caso singolo... Molti uomini vedendomi asiatica hanno dei preconcetti sul mio aspetto... e sopprattutto portano
poco rispetto alla mia cultura... perché il mio paese, anche se ne ho un ricordo...
molto molto lontano..., è un paese sviluppato e democratico... dove le donne non
sono tutte puttane...
Poi mi ricordo di un episodio... in tram... anzi mi succede spesso... stavo andando
La discriminazione può essere DIRETTA quando si ha l’intento di discriminare una persona o un gruppo (una agenzia immobiliare che non affitta agli stranieri), o INDIRETTA quando riguarda gli effetti di una politica o
una misura assunta dal legislatore (quando non è permesso l’ingresso a
scuola a persone con la testa coperta)
5
La discriminazione
all’università... e il tram era pieno... Una signora... nervosa... forse... per il caldo... o
per altro, chissà... mi disse puntandomi il dito: Voi straniere venite in italia a rubarci
gli uomini... E anche qua mi viene da ridere se ci penso... perché è assurdo... Io
non voglio rubare niente a nessuno... tanto meno gli uomini...
Una volta, sempre mentre stavo andando all’università, ho attraversato per sbaglio
con l’arancione... e un furgone con tre uomini dentro... un po’ rozzi... mi ha urlato...: Muso giallo di merda...
Io penso che questa è cattiveria... e che purtoppo... c’è troppa mancanza di rispetto... e che a volte si dimentica... quello che anche gli italiani hanno passato... anni
fa, quando emigravano... Le discriminazioni subite... Ma chi vive... rilassato nel
proprio paese... curandosi solo del proprio orto... allora mi dispiace... perché quello che io sto dicendo non sono fatti... di 3 o 5 volte nella mia vita... ma fatti quotidiani... E sapete cosa vi dico?... Che non so dov’è che trovo la forza di parlare bene
del vostro popolo... anche se per legge io sono italiana... quindi è anche il mio...
Ma e giusto... che anch’io non cada nell’ignoranza... generalizzando... perché con
grande stupore... esiste gente come te, Michele... e altri magari... ma è sempre una
assurda minoranza... Siamo nel 2005... Sono passati tanti anni... dalla preistoria...
L’uomo ha fatto tante ricerche ...scoperte... E l’Asia... i gialli... i bianchi... i neri... gli
omossessuali... gli islamici... gli atei... sono sempre esistiti... nessuno è spuntato
come un fungo... all’improvviso...
Ma allora io mi chiedo... cosa c’è ancora... che non ci fa vivere la vita tranquillamente?... Perché tutta questa paura... del diverso?... Poi diverso cosa? ... Da
che mi risulti... mi sembra che tutti respiriamo... beviamo... piangiamo ... ridiamo...
facciamo l’amore... i figli... Non basta questo... per capire che siamo persone... col
diritto tutti di esprimerci e di vivere in pace?... Io non sono una persona perfetta...
ma posso migliorare... la mia vita... Ma purtoppo non lo posso fare da sola... Ho bisogno di persone che capiscano... la situazione... della mia ... e di molti altri... Non
cerco pietà... Sogno solo un mondo migliore... e spero soprattutto che si possa
arrivare ad un’apertura mentale... augurandomi che le persone pensino prima di
giudicare e di parlare... Perché un semplice... cin ciun cian detto da un ragazzino
mentre cammini... fa male... E’ come se un italiano, quando va all’estero, venisse
continuamente collegato alla mafia e al mandolino... Ferisce ... l’orgoglio... e la
persona.......
Neve
Fonte: Michele Diodati
Che cosa di dicono queste due testimonianze? Che cosa ci insegnano sulla
nostra realtà?
Dopo aver conosciuto la vita difficile di alcune persone, cerchiamo di concretizzare il nostro pensiero attraverso l’attività “La strada per l’equità”.
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Attività: La strada per la “terra dell’equità”
5
Tematiche: discriminazione e xenofobia, uguaglianza di genere, educazione
Dimensioni gruppo: 4+
Tempo: 90 minuti
Quadro generale: questa attività coinvolge piccoli gruppi di lavoro che affronteranno questioni relative all’uguaglianza di genere e alla discriminazione nei confronti delle donne.
Diritti correlati: libertà dalla discriminazione sulla base del sesso e del genere, il
diritto a sposarsi in libertà e con piena consapevolezza, il diritto ad una speciale
protezione per le madri prima e dopo il parto.
La discriminazione
Obiettivi:
• Favorire una comprensione del traguardo dell’equità
• Sviluppare immaginazione e creatività in relazione al futuro
• Promuovere giustizia e rispetto
materiale:
• Fogli A4 e matite per ogni gruppo
• Cartelloni
• Pennarelli di diversi colori (abbastanza per ogni gruppo)
• Una mappa (preferibilmente di escursionismo) che evidenzi caratteristiche fisiche come montagne, valli, fiumi, foreste,…
preparazione: familiarizzate voi stessi con la mappa e i simboli usati
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ISTRUZIONI
1. Spiegate che durante questa attività i partecipanti dovranno disegnare una
mappa di fantasia per arrivare alla “terra dell’equità”, un paese dove realmente c’è
l’uguaglianza di genere. Esisterà in futuro, attualmente solo nell’immaginazione
delle persone.
2. Chiedete ai partecipanti se conoscono racconti o storie che utilizzano la metafora di una persona in viaggio per lasciare delle morali. Parlate loro del fatto che
una foresta nera, per esempio, può essere usata per simboleggiare il male. Il viaggio può mostrare delle forze morali quando per esempio un uomo attraversa un
fiume impetuoso, o umiltà quando lo stesso uomo aiuta un animale indifeso.
3. Brevemente spiegate che cosa indica la mappa
4. Chiedete ai partecipanti di dividersi in piccoli gruppi di 4 persone. Date loro i
fogli e le matite e date loro 15 minuti per confrontarsi su:
a. Come immaginano la “terra dell’equità”
b. Quali ostacoli si incontreranno nel cammino
c. Come pensano di superare gli ostacoli
5. Successivamente distribuite i cartelloni ed i pennarelli. Chiedete ad ogni gruppo di disegnare la mappa di fantasia nella quale rappresentare il paesaggio del
presente e del futuro con un cammino che porta da uno all’altro. Loro dovranno
inventare i simboli per le caratteristiche geografiche e per gli ostacoli che si incontreranno lungo il cammino.
6. Date ai gruppi 40 minuti per disegnare la mappa. Ricordate loro di fare una
leggenda per i simboli usati.
7. Date via alla discussione in plenario in modo che ogni gruppo possa presentare
la propria mappa.
CONDIVISIONE E VALUTAZIONE
Iniziate con una discussione sul modo in cui ogni gruppo ha lavorato e come
hanno preso le decisioni riguardo alla rappresentazione della mappa. Proseguite
parlando di come potrebbe essere la “terra dell’equità” e di quali ostacoli si potrebbero incontrare.
• È piaciuta l’attività? Perché?
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• Quale delle tre domande iniziali è stata la più facile da analizzare? E quale la più
difficile e perché?
• Quali sono state le principali caratteristiche della “terra dell’equità”?
• Quali sono i maggiori ostacoli che si incontrano nel presente e che impediscono
di essere la “terra dell’equità”?
• Quali aspetti vanno cambiati per costruire una società in cui ci sia l’uguaglianza?
• Politiche di discriminazione positiva sono giustificabili nel breve periodo come
misure per raggiungere l’uguaglianza?
• Quali altri gruppi sono discriminati nella tua società? Come è manifestata tale
discriminazione? I diritti umani vengono violati?
• Come è possibile che gruppi svantaggiati riescano a raggiungere il rispetto dei
loro diritti?
• Quale ruolo ha l’educazione in questo processo?
SUGGERIMENTI PER L’EDUCATORE
Se i partecipanti si trovano in confusione nel disegnare la mappa, potete suggerire
di usare una donna che attraversa un ponte di educazione per a passare un fiume
di pregiudizi contro le donne per diventare un avvocato. Un altro esempio potrebbe essere che trova un gioiello di soddisfazione lavorando come insegnante di
scuola materna. Bisogna pensare ad esempi di stereotipi di genere che riflettono
la società in cui vivete.
VARIAZIONI
I gruppi possono realizzare la mappa utilizzando cose riciclabili. In questo caso
avrete bisogno di scatole, tubi, carta, fili, colla, lattine,…
SUGGERIMENTI PER CONTINUARE
Riflettete sulle questioni di disuguaglianza emerse durante la discussione. Potete
chiamare qualcuno che si occupa quotidianamente di discriminazione per raccontarvi la sua esperienza e farvi riflettere.
Potete svolgere delle ricerche per vedere come nella vostra scuola, città e comunità vengono portate avanti politiche che per l’uguaglianza di genere
La discriminazione
• Se dovessi classificare il tuo paese rispetto agli altri in relazione all’uguaglianza
di opportunità tra uomini e donne, come lo classificheresti in una scala da 1 a 10?
1 è molto diseguale e 10 è l’uguaglianza ideale.
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5
Scheda 2
Che cosa ci dicono i documenti e …
che cosa ci dice la realtà
I documenti internazionali
La discriminazione
• Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione:
“Gli Stati contraenti condannano la discriminazione razziale e si impegnano a
continuare, con tutti i mezzi adeguati e senza indugio, una politica tendente
ad eliminare ogni forma di discriminazione razziale ed a favorire l’intesa tra
tutte le razze, e, a tale scopo:
a) Ogni Stato contraente si impegna a non porre in opera atti o pratiche di
discriminazione razziale a danno di individui, gruppi di individui od istituzioni
ed a fare in modo che tutte le pubbliche attività e le pubbliche istituzioni,
nazionali e locali, si uniformino a tale obbligo” (articolo 1)
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• CEDAW – Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne
“Gli stati parte condannano la discriminazione nei confronti delle donne in
ogni sua forma, convengono di perseguire con ogni mezzo appropriato e
senza indugio una politica tendente a eliminare la discriminazione nei confronti delle donne e a questo scopo si impegnano a:
- prendere ogni misura adeguata, comprese le disposizioni di legge, per modificare o abrogare ogni legge, disposizione, regolamento, consuetudine o
pratica che costituisca discriminazione nei confronti delle donne”
(articolo 2)
“Gli stati parte prendono ogni misura adeguata al fine di modificare gli schemi e i modelli di comportamento socio-culturale degli uomini e delle donne
e giungere a un’eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie
o di altro genere che siano basate sulla convinzione dell’inferiorità o della superiorità dell’uno o dell’altro sesso o sull’idea di ruoli stereotipati degli uomini
e delle donne”
(articolo 5)
• Convenzione sui Diritti dell’Infanzia
“Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione,
senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di
colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo
o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica
o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza.
Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo
sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione
motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari”
(articolo 2)
Disuguaglianz
a sociale:
distribuzione di
seguale delle
opportunità e
delle risorse fra
i membri di un
o o più gruppi
sociali
Proviamo a capire cosa succede quotidianamente nelle nostre realtà e nei paesi
lontani, e successivamente cerchiamo di identificare per ogni ambiente quali sono
le possibili situazioni di discriminazione, verso chi avvengono e perché.
Viviamo adesso una reale situazione di discriminazione che può avvenire in una
scuola e cerchiamo di riflettere sui diversi atteggiamenti delle persone con la seguente attività:
Attività: Rispondendo al razzismo
Tematiche: discriminazione e xenofobia, educazione, diritti umani
Dimensioni gruppo: 4-50
La discriminazione
Dopo aver letto con attenzione quanto è riportato nei documenti internazionali
cerchiamo di identificare i diritti umani che emergono nell’ambito della questione
della discriminazione. Confrontiamoci sugli elementi che caratterizzano ogni diritto umano evidenziato.
La realtà del mondo di oggi: i diversi ambienti in cui si discrimina
•
Discriminazione in FAMIGLIA
•
Discriminazione sul LAVORO
•
Discriminazione in POLITICA e al GOVERNO
•
Discriminazione SOCIALE
•
Discriminazione a SCUOLA
•
Discriminazione nello SPORT
5
Tempo: 120 minuti
Quadro generale: questa attività usa un gioco di ruolo e un’analisi di un incidente
per provocare i partecipanti sulle questioni delle differenze. Fa riflettere, inoltre, su:
difficoltà ad “uscire” dalla propria cultura, razzismo, stereotipi e differenze culturali, come gestire episodi di razzismo a scuola
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5
Diritti correlati: uguaglianza in dignità e diritti, diritto a non essere discriminato,
diritto alla libertà di pensiero, coscienze e religione
Obiettivi:
• Stimolare l’interesse per i diritti umani e il razzismo
• Favorire lo sviluppo di abilità per la partecipazione democratica, comunicazione
e cooperazione
• Promuovere responsabilità, giustizia e solidarietà
Materiale:
• Cartelloni e pennarelli
• 4 volontari per presentare il gioco di ruolo
• Carta di ruolo dell’incidente e linee guida per i facilitatori
• La politica scolastica e linee guida sull’incidente razziale
• Copie del “alcuni punti pratici per considerazioni” (oppure scrivere i punti su di
un cartellone)
Preparazione:
• Analizzare l’incidente (in allegato) e se necessario adattarlo alla vostra situazione
• Scegliere i 4 volontari e chiedere loro di prepararsi per presentare il gioco di
ruolo
ISTRUZIONI
La discriminazione
L’attività si svolge in due parti: prima parte: cosa intendiamo per razzismo?, seconda parte: ideare una politica per gestire episodi di razzismo a scuola.
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PRIMA PARTE: cos intendiamo per razzismo?
1. Iniziate l’attività con un confronto fra i partecipanti sul tema del razzismo. Puoi
raccontare alcuni episodi e vedere cosa ne pensano e scrivere le loro risposte su
di un cartellone
2. Episodi di razzismo e incomprensioni interculturali avvengono ogni giorno. Continua con la discussione e verifica quali sono gli episodi e i comportamenti che per
loro possono essere identificati come razziali
3. Adesso lavora sull’incidente. Distribuisci carta e penne. Dite ai partecipanti di
guardar e il gioco di ruolo e di scrivere alcune parole chiave che sintetizzano le
loro risposte ad ogni interruzione. Date tempo ai volontari di presentare il gioco di
ruolo.
4. Confrontate i commenti dei partecipanti al gioco di ruolo:
a. Che cosa hanno scritto dopo la prima interruzione? Che cosa li ha spinti verso
questa conclusione?
b. Che cosa hanno scritto dopo la seconda interruzione? Che cosa li ha portati a
questa conclusione?
c. Che cosa hanno realizzato alla fine? Quale ipotesi hanno fatto?
SECONDA PARTE: ideare una politica per gestire episodi di razzismo a scuola
1. introducete la seconda attività: la politica per la scuola
2. Fate svolgere un confronto fra i diversi attori presenti a scuola. Per esempio:
studenti, insegnanti, personale amministrativo, preside, direttore, personale delle
pulizie, bibliotecario,…
3. Chiedete ai partecipanti di dividersi in piccoli gruppi di 4-5 per analizzare le diverse responsabilità dei membri della comunità scolastica in relazione agli episodi
di razzismo. L’obiettivo è individuare delle linee guida per gestire questi episodi.
Lasciate ai gruppi 30 minuti per la loro discussione e per preparare un rapporto
con i punti chiave
4. Fate ritornare i gruppi nel plenario per presentare i loro rapporti. L’educatore
dovrà fare un riassunto dei punti presentati e invitare i partecipanti a confrontare
le politiche e le linee guida attualmente esistenti a scuola
5. Adesso incoraggiate ogni gruppo a lavorare su di un aspetto. Per esempio: se è
necessario un regolamento generale, un gruppo può occuparsi della sua stesura.
6. Nel plenario, chiedete ai gruppi di riportare i loro risultati e discutete su come
realizzare le proposte.
5
CONDIVISIONE E VALUTAZIONE
Iniziate con un’analisi dell’attività in se stessa e proseguite chiedendo ai partecipanti che cosa hanno imparato e che cosa faranno successivamente.
• Quanto prevale il razzismo a scuola o nella società?
• Quali gruppi soffrono di più il razzismo? Erano gli stessi gruppi di venti o cinquanta anni fa?
• I partecipanti hanno cambiato il loro concetto di incidente razziale dopo aver
svolto l’attività? Come? Date degli esempi?
• Ripensate all’incidente, cosa dovevano fare gli insegnanti, il padre di Abdallah e
il preside per arrivare ad una giusta soluzione?
• Avere una politica per gli episodi di razzismo è un bene, ma non sarebbe meglio
non averne bisogno? Cosa può e deve essere fatto per mirare alle cause del comportamento razzista sia a scuola che nella società?
SUGGERIMENTI PER GLI EDUCATORI/FACILITATORI
Conoscere la provenienza dei partecipanti e adattare l’attività alla situazione. I
partecipanti parteciperanno di più se avranno a che fare con questioni vicine alla
loro vita. D’altro lato dovete essere preparato alle emozioni che si scateneranno
durante l’attività. È importante prestare attenzione ai sentimenti di quei partecipanti che a loro volta sono stati discriminati a scuola. Può essere utile, invece di
focalizzarsi su un episodio singolo, portare diversi esempi e diverse prospettive.
Se volete essere provocatorio, all’inizio, puoi usare una barzelletta razzista, e chiedere ai partecipanti se ne conoscono altre. Potete successivamente commentare
la differenze tra barzellette razziste e non. Può succedere che alla fine del 4 punto
della seconda parte le conclusioni non siano ben chiare per i partecipanti, usate in
questo caso “alcuni punti pratici per considerazioni”.
La discriminazione
• Chi ha la responsabilità perché non accadano più episodi razziali a scuola?
INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Definizione di razzismo
Il razzismo è, generalmente, parole, comportamenti o pratiche con cui si avvantaggiano o svantaggiano persone a causa della loro pelle, cultura, origine. Incidenti razzisti sono episodi in cui si ha la percezione del razzismo da parte della vittima
o di un’altra persona.
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La discriminazione
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Quali incidenti possono essere considerati razzisti?
• Molestie fisiche: attacchi violenti o intimidazioni fisiche a bambini o adulti di
minorane etniche
• Molestie verbali: offese verbali e offese che ridicolizzano la cultura di una persona proveniente da una minoranza
• Non cooperazione e mancato rispetto: rifiuto nel cooperare con compagni, insegnanti, … a seguito di motivazioni razziali. Il disrispetto può avvenire anche per
ignoranza (per esempio quando un insegnante non conosce le pratiche culturali di
un alunno e lo fa sentire a disagio)
• altro: barzellette o uso di un linguaggio razzista, utilizzo di insegne, magliette,
graffiti razzisti, distribuzione di testi o altro a connotazione razzista
Molti incidenti razzisti a scuola non avvengono in presenza di insegnanti o educatori, è quindi necessario che si sviluppino strategie perché tutti i membri della
comunità scolastica siano sensibili e si assumano la responsabilità di riportare gli
incidenti.
“Alcuni punti pratici per considerazioni in relazione allo sviluppo di una politica
anti-razzista”
In presenza di episodi di razzismo una scuola necessità di un unico approccio per
sviluppare una politica anti-razzista.
• Un chiaro regolamento in cui si mostra che non saranno tollerati episodi razzisti
o molestie deve essere fatto
• La scuola deve spiegare chiaramente cosa si deve fare quando accadono episodi di razzismo
• L’approccio della scuola deve essere condiviso da tutti gli attori coinvolti
• Deve essere chiaro che tutti hanno la responsabilità di monitorare sugli episodi
che accadono
• È necessario capire che una risposta deve esserci al momento dell’episodio
razziale o al momento della sua relazione
Un incidente – carta del gioco di ruolo
Realizzate un breve gioco di ruolo sul seguente incidente. Deve essere presentato in tre sequenze come indicato in seguito. Durante gli intervalli, l’educatore chiederà di scrivere le proprie impressioni su quanto avvenuto.
Scena 1. Due insegnanti conversando nella sala professori
Durante il mese passato sono avvenuti diversi incidenti di borseggio nella
scuola. Ancora una volta sta mancando denaro. Il preside è deciso a risolvere il problema e chiede agli insegnanti di individuare il capo della banda. Abdallah, uno studente la cui famiglia è originaria del Nord Africa è sospettato
di essere il responsabile.
Scena 2. La conversazione fra il padre di Abdallah e il preside
Il preside invita il padre di Abdallah ad un incontro a scuola. Alla fine il padre
di Abdallah rimborsa il preside di tutta la cifra rubata.
Scena 3. I due insegnanti sono nuovamente nella sala professori per chiacchierare. Il fatto che il padre di Abdallah ha ripagato il preside viene visto
come una ammissione di colpa. Successivamente si trovano le prove che
Abdallah non aveva niente a che fare con i furti.
Scheda 3
Le possibili risposte...
“La vita umana sul pianeta è solcata da una ragnatela di diseguaglianze e di discriminazioni. La
povertà estrema è indicatore di drammatica diseguaglianza. In molte parti del mondo le donne
non sono eguali ai maschi, addirittura si codifica
e si esalta la ‘discriminazione positiva’ nei riguardi delle prime.
Prof. Antonio Papisca
Proviamo a capire come una persona, che subisce uno o più atteggiamenti discriminatori, può
agire per difendere i propri diritti.
Che cosa fare se subisci una
discriminazione?
É importante ricordarlo: tu sei la vittima. Tu non
sei responsabile per il comportamento di coloro
che discriminano.
Conoscere il sistema legislativo del proprio
paese
Ogni paese ha un diverso sistema legislativo per
affrontare la discriminazione. Cerca di scoprire:
• quali sono le organizzazioni ufficiali che aiutano le vittime della discriminazione.
• Quali le procedure giudiziarie e amministrative
di cui ti puoi avvalere.
• Quali sono le risorse finanziarie di cui puoi avvalerti per l’iter legale da seguire
• Quali risarcimenti legali sono disponibili, come
risarcimenti economici o la reintegrazione.
• Quali processi sono già stati celebrati per provare atti di discriminazione
• Le altre fonti di consiglio e di assistenza.
Prepara la tua causa
Prendi nota degli esempi nei quali qualcuno facente parte di un gruppo diverso dal tuo è stato
trattato in maniera più favorevole rispetto a te,
specialmente se sembra che non ci siano stati
buoni motivi perché ciò avvenisse.
Hai mai avuto la sensazione che la tua età, la
tua disabilità, la tua etnia, il tuo orientamento
La campagna informativa
“Sì alle diversità. No alle
discriminazioni.” è condotta dalla Direzione generale
per l’Occupazione, gli affari
sociali e le pari opportunità
della Commissione europea.
Attiva in tutti e 27 gli Stati
membri dell’UE, la campagna mira a sensibilizzare in
merito alla discriminazione,
a informare sulle leggi a disposizione per combatterla
e a promuovere i benefici
della diversità.
Il suo obiettivo è combattere le discriminazioni basate
sulla razza o sull’origine etnica in qualsiasi situazione
e su età, handicap, orientamento sessuale, religione
o convinzioni personali sul
posto di lavoro
Le misure volte a combattere le discriminazioni
di genere sono previste
nell’ambito di altre iniziative
comunitarie.
La discriminazione
Non è colpa tua!
Un esempio…
“Sì alle diversità. No alle
discriminazioni”
5
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5
sessuale o la tua religione ti abbiano impedito di ottenere un lavoro? Hai mai
avuto la sensazione che le decisioni relative alla tua partecipazione ad un corso di
formazione, alle tue condizioni lavorative, alla tua retribuzione o agli avanzamenti
professionali si siano basate su chi sei piuttosto che sui risultati raggiunti sul lavoro? Hai mai subito abusi, molestie o anche solo avuto la sensazione che ci fosse
qualcosa di non corretto nei tuoi confronti? Questi, troppo spesso, sono i sintomi
di una discriminazione.
Questa scheda informativa riassume la nuova legislazione Europea contro la discriminazione; si propone di fornire consigli pratici in merito a ciò che è possibile
fare se credi di aver subito discriminazioni, molestie o ritorsioni e fornisce, inoltre,
suggerimenti su come reagire se ti trovi a dover affrontare discriminazioni sul posto di lavoro.
La discriminazione
Comprendere i propri diritti
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Le nuove leggi Europee proibiscono la discriminazione, le molestie e la ritorsione a
causa delle proprie origini razziali, disabilità, età, orientamento sessuale, religione
o convinzioni
personali, nell’ambito dell’impiego e della formazione.
Altre leggi ancora coprono la discriminazione in settori come l’istruzione, la sanità,
l’alloggio e l’accesso a beni e servizi. Queste leggi si aggiungono a quelle che già
coprono
la discriminazione sessuale.
Molti paesi Europei hanno già una propria legislazione contro la discriminazione,
ma le nuove leggi mirano a creare una base omogenea di diritti in tutta Europa.
Se sei vittima
di una discriminazione, di molestie o di ritorsioni, ora è possibile fare qualcosa,
anche se il modo in cui questo qualcosa può essere fatto può variare da Stato a
Stato.
• Prendi nota di ciò che è accaduto. Per esempio, se hai subito insulti o abusi verbali o fisici, prendi nota di ciò che è stato detto o fatto, di quando è accaduto, dei
loro nominativi e dei nominativi di eventuali testimoni dell’accaduto.
• Raccogli qualsiasi informazione rilevante come, ad esempio, la domanda d’impiego, il mansionario, l’inserzione, le richieste di servizi, ecc.
• Se pensi di non essere la sola vittima, prova a fare in modo che anche gli altri
raccolgano i loro documenti ed informazioni.
Intraprendere un’azione legale
Intraprendere un’azione legale potenzialmente può essere stressante, dispendioso e può portare via anche molto tempo, tutto ciò non deve dissuaderti.
Ci sono diversi enti in grado di fornire consulenza e supporto.
In alcuni casi, tali enti sono in grado di fornire assistenza legale nell’avviamento
della causa. Consulenze sul tuo caso potrebbero esserti fornite da:
• Un ente locale di consulenza o di supporto legale.
• Il tuo sindacato di appartenenza o un’associazione di categoria.
• Una «linea telefonica amica», laddove questa esista.
• L’ente nazionale preposto a trattare casi di discriminazione.
• Organizzazioni non governative che lavorano per proteggere particolari gruppi e
contrastare la discriminazione.
Nel caso di una causa legale, ricordati che la risoluzione della stessa può giungere
prima che venga depositata in tribunale. In alcuni paesi c’è la possibilità di arrivare
ad un concordato, per risolvere, ad esempio, il tuo reclamo accettando una somma di denaro o delle scuse, invece di comparire davanti al foro competente (corte,
tribunale, difensore
civile etc.).
5
Risolvere i problemi senza intraprendere azioni legali
Laddove la discriminazione o le molestie provengano da una specifica persona,
piuttosto che da un’organizzazione, puoi avere un confronto con la persona in
questione dicendole che non ti piace il suo comportamento e di astenersi dal
proseguire nei suoi atteggiamenti discriminatori. In talune circostanze potresti ottenere il sostegno dei tuoi colleghi.
Ricordati di segnalare alla persona con atteggiamenti discriminatori che potresti
andare per vie legali se tali atteggiamenti dovessero persistere.
Testimoniare contro la discriminazione o essere chiamati a testimoniare
Fonte: “Cosa puoi fare se sei vittima di discriminazione”
Iniziativa dell’Unione Europea
Cerchiamo, quindi, di capire chi, oltre ad ognuno di noi, ha la possibilità di agire
concretamente per risolvere la questione della discriminazione.
La discriminazione
Non esiste solamente il caso in cui si è o si sia stati oggetto di discriminazione. Può
accadere, infatti, di essere testimone, o a conoscenza, di un atto discriminatorio
o di molestie subite da altre persone. Ad esempio, si può essere stati testimoni di
avance sessuali non gradite da parte di una collega, di promozioni di grado non
avallate dai meriti, di negazione nei confronti di alcuni dipendenti della possibilità
di accedere a determinati servizi, garantiti ad altri dipendenti.
Ancora, un superiore potrebbe importi di discriminare, chiedendoti, ad esempio,
di non assumere una determinata persona a causa delle sue origini etniche, anche
se questa persona risultasse qualificata per il lavoro.
Si potrebbe essere tentati di ignorare questi problemi. Ci si potrebbe sentire a disagio per timore di dover affrontare la questione, oppure essere portati a sperare
che il problema scompaia da solo. In ogni caso, non lo si dovrebbe ignorare.
La discriminazione e le molestie creano un ambiente nocivo e possono generare effetti collaterali dannosi sull’organizzazione e il personale che ne fa parte. In
ultima analisi, il minimo che si deve fare consiste nell’adottare delle misure per
sostenere i colleghi e far sì che queste misure diventino parte integrante della tua
organizzazione. In ogni caso, è possibile richiedere una consulenza per valutare e
mettere in pratica, in maniera efficace, tali misure.
La legge ti protegge nel caso in cui tu abbia presentato un reclamo, o sostenuto
altre persone che ne abbiano presentato uno per discriminazione. Puoi seguire le
stesse procedure legali se sei stato vittima di discriminazioni o ti è stato detto di
fare discriminazioni.
Gli attori della lotta alla discriminazione
- gli stati: sono chiamati attraverso un impegno politico a promuovere politiche in
favore dell’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e azioni sociali indirizzate alla piena integrazione fra i cittadini.
129
5
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art.3 Costituzione Italiana)
La discriminazione
- Le organizzazioni internazionali: sono organizzazioni intergovernative fra le
quali troviamo per esempio l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) e l’Unione
Europea, che si basano sull’accordo giuridico fra i governi degli stati e che sono
nate per la necessità delle nazioni e dei governi di avere un luogo neutrale dove
poter confrontarsi e discutere su questioni, che per loro natura non possono essere risolte dal singolo stato.
“Gli Stati contraenti condannano la discriminazione razziale e si impegnano a continuare, con tutti i mezzi adeguati e senza indugio, una politica tendente ad eliminare ogni forma di discriminazione razziale ed a favorire l’intesa tra tutte le razze”
(Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione)
130
- Le organizzazione non governative (ONG): sono organizzazioni indipendenti
dai governi e dalle loro linee direttive. Le ONG nascono con gli obiettivi più svariati: il miglioramento dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani, l’incremento dello
sviluppo per le fasce di popolazione meno benestanti.
“La visione ideale di Amnesty International è quella di un mondo in cui ogni persona goda di tutti i diritti umani enucleati nella Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani e negli altri standard internazionali relativi ai diritti umani.
Al fine di perseguire questa visione, la missione di Amnesty International è di svolgere attività di ricerca e azione finalizzate a prevenire ed eliminare gravi abusi di
tali diritti.
Amnesty International costituisce una comunità globale di difensori dei diritti umani i cuiprincipi sono la solidarietà internazionale, l’azione efficace per le vittime
individuali, la copertura globale, l’universalità e indivisibilità dei diritti umani, l’imparzialità e l’indipendenza, la democrazia e il mutuo rispetto” (art. 2 dello Statuto
di Amnesty International)
E noi? Cosa possiamo fare?
• Cerchiamo di capire come ci comportiamo con gli altri e perché
(“li prendo in giro, li chiamo con altri nomi, li tratto male, …)
• Proviamo ad immaginarci di essere al posto di coloro che discriminiamo… come mi sentirei? Cosa farei?
• Proviamo ad assumere atteggiamenti più rispettosi nei confron
ti degli altri
• Facciamoci promotori e difensori dei diritti degli altri esseri
umani fra i nostri amici, a scuola, nella società
• Aderiamo alle campagne che le ONG propongono per la lotta
contro tutti i tipi di discriminazioni
Dopo aver approfondito quello che è possibile fare per aiutare tutti coloro che vivono quotidianamente, sulla propria pelle, situazioni di discriminazione, proviamo
a vivere una giornata “nella loro pelle” attraverso l’attività “la barriera del linguaggio”
Attività: La barriera del linguaggio
5
Tematiche: discriminazione e xenofobia, sicurezza umana, educazione
Dimensioni gruppo: indifferente
Tempo: 30 minuti
Quadro generale: questa è una simulazione sulla difficoltà che incontrano i rifugiati quando devono fare la richiesta di asilo. Sono evidenziate anche: la frustrazione che i rifugiati incontrano, come superare le barriere del linguaggio, la
discriminazione durante la procedura di asilo
Diritti correlati: diritto di chiedere asilo politico, diritto a non essere discriminato
sulla base delle proprie origini
Materiale:
• Varie copie del modulo di richiesta asilo (una per ogni partecipante)
• penne
Preparazione: scegliete un locale dove voi possiate sedervi ad un tavolo e ricreare l’ambiente di un ufficio burocratico
ISTRUZIONI
1. non salutate i partecipanti quando arrivano e non dite niente su quello che accadrà
2. aspettate alcuni minuti e distribuite il modulo di richiesta di asilo e le penne ad
ogni partecipante
3. dite loro che avranno 5 minuti per completare il modulo, ma non dite altro. Ignorate qualsiasi questione o protesta. Se dovete comunicare usate un’altra lingua o
i gesti. Lasciate al minimo ogni comunicazione con i partecipanti. Ricordatevi che
i problemi dei rifugiati non sono un vostro problema, il vostro lavoro è solo distribuire i moduli e raccoglierli una volta completati.
4. Quando i cinque minuti saranno passati, raccogliete i moduli senza sorridere e
senza fare alcun contatto personale con i partecipanti.
5. Chiamate un nome di quelli scritti sui moduli e mandate la persona avvicinarsi.
Guardate il modulo e dite alcune cose sul modo in cui è stata completata (per
esempio: non ha risposto alla domanda 8, o altro simile). Dite alla persona di
andarsene. Non entrate in alcuna discussione con il partecipante. Andate avanti
chiamando il partecipante successivo.
6. Ripete la stessa cosa più volte. Non è necessario chiamare tutti i partecipanti,
La discriminazione
Obiettivi:
• Essere consapevoli delle discriminazioni fatte dalle autorità dell’immigrazione in
relazione alle richieste di asilo
• Dimostrare l’importanza dell’educazione interculturale e del linguaggio
• Sviluppare empatia attraverso l’essere consapevoli della frustrazione degli immigrati quando richiedono asilo
131
5
continuate solo finchè i partecipanti avranno capito quello che sta succedendo.
7. Uscite dal vostro ruolo e invitate i partecipanti a discutere su quello che è appena successo.
CONDIVISIONE E VALUTAZIONE
Iniziate chiedendo ai partecipanti come si sono sentiti durante l’attività, successivamente discutete su quello che è successo e su che cosa hanno imparato.
• Come si sono sentiti i partecipanti a completare un modulo di cui non comprendevano la lingua?
• È stata questa una simulazione veritiera di quello che accade a chi richiede
asilo?
• Ritieni che nel tuo paese le persone che richiedono asilo sono trattate bene?
Perché? Perché no?
• Quali possono essere le conseguenze per coloro a cui l’asilo viene rifiutato?
• I partecipanti si sono mai trovati nella situazione in cui non parlavano la lingua e
erano a confronto con un ufficiale? Come si sono sentiti?
La discriminazione
SUGGERIMENTI PER L’EDUCATORE/FACILITIATORE
132
Questa è un’attività semplice, l’unica difficoltà può essere rappresentata dal fatto
che voi dovete essere “forte” nel vostro ruolo, serio e burocratico. Il vostro compito, all’inizio, è solo quello di accettare le richieste di asilo. Il fatto è che molte
persone non vogliono i rifugiati nel proprio paese. Le persone degli uffici dell’immigrazione hanno il compito di valutare i rifugiati e lasciar entrare solo coloro che
completano correttamente il modulo. La maggior parte dei rifugiati non ha neanche una buona padronanza della propria lingua e trova molto difficile completare
i moduli. Inoltre si trovano in uno stato di stress e disequilibrio emozionale per la
situazione. Per loro è molto difficile capire perché le loro richieste vengono rifiutate
e non ne capiscono le ragioni.
SUGGERIMENTI PER CONTINUARE
Si trovano molte attività sulla questione dei rifugiati al sito: www.unhcr.ch
Potete invitare una persona responsabile di un ufficio immigrazione e vedere quali
sono realmente le procedure. È bene intervistare anche persone che hanno presentato la richiesta di asilo e che l’hanno vista accolta.
INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
Rifugiati o richiedenti asilo: quali le differenze e quali le somiglianze?
Spesso le persone non conoscono la differenza fra richiedenti asilo e rifugiati. Legalmente i termini sono differenti e hanno differenti conseguenze.
Un richiedente asilo è una persona che vuole essere accettata come rifugiato, ma
è ancora nella fase in cui la sua richiesta è in valutazione. Durante la procedura il
dipartimento dell’immigrazione deve determinare se la situazione del richieden-
te rientra nella tipologia di coloro che possono essere rifugiati. La persona deve
dimostrare che ha subito una persecuzione e c’è rischio attuale di essere perseguita, e che non ha commesso alcun crimine contro l’umanità. I principali diritti
che hanno i richiedenti asilo sono il diritto ad avere valutata la propria richiesta e il
diritto a permanere nello stato dove si richiede asilo fino alla completa valutazione
della propria richiesta.
5
Un rifugiato può essere definito come un ex richiedente asilo, colui che ha visto
accettata la propria richiesta di asilo. Ci sono diversi diritti associati con lo status di rifugiato, primo fra tutti, il diritto a non ritornare nel proprio paese dove ci
sarebbero rischi per la sua vita e per il proprio benessere, il diritto a non essere
discriminato e il diritto a ricevere un’assistenza di base dal governo del paese che
gli ha garantito asilo.
Negli ultimi 50 anni milioni di persone hanno avuto accettata la richiesta di asilo
in tutto il mondo. Attualmente ci sono circa un milione e duecento mila persone in
attesa di vedere la loro richiesta accettata.
La discriminazione
133
Capitolo
6
Una raccolta di preghiere, storie, spunti di riflessione da poter utilizzare come momento di preghiera, brevi interventi (buongiorno
salesiano) o per introdurre ulteriori approfondimenti.
I gesti più semplici e grandi
Salutare una persona e dire “Ciao!”,
agitando un poco la piccola mano.
E poi pronunciare un “grazie”
quando si è ricevuto un dono
minuscolo o grande che sia.
mandare un bacio
con un gesto rapido della mano
oppure appoggiare le proprie labbra
sul volto di una persona con un piccolo schiocco che corrisponde a un
bacio.
Ognuno di questi gesti, Signore,
corrisponde a una conquista,
ognuna di queste parole
rappresenta un pilone portante
nella vita di comunicazione di un piccolo d’uomo.
Gesti semplici, eppure così grandi,
gesti spontanei e nello stesso tempo
frutto di un insegnamento
paziente e amorevole.
Grazie, Signore, per i miei genitori
e per tutti i genitori che trasmettono
questo alfabeto del rapporto con gli
altri.
¥µ
Prendere per mano
Prendere per mano,
la mano piccola dentro una mano
grande,
per sostenere e per guidare, ma lasciando che anche il piccolo faccia la
sua parte di fatica.
Prendere per mano, non in braccio,
perché ora è cresciuto e comincia a
muoversi
con una certa autonomia.
6
Prendere per mano, per affrontare
insieme
L’oscurità della notte, la complessità
delle strade,
la calura del mezzogiorno.
Prendere per mano un gesto di amore,
un gesto di aiuto che rispetta la libertà,
perché appena questo piccolo
è in grado di orientarsi da solo,
si molla la presa e si lascia la mano.
Non è proprio a questo modo,
Signore, nostro Padre, che tu ci conduci?
¥µ
Un figlio cos’è
Un figlio è un “tu” con cui dialogare
Una libertà da rispettare
Una coscienza da educare…
…un figlio è qualcuno che
Ci critica, ci scomoda
Ci toglie da una falsa tranquillità
…i figli sono speranza e preoccupazione
Sono gioia e amarezza insieme
Signore,
…aiutaci ad accettarli come sono:
ribelli e anticonformisti
…aiutaci ad educarli:
disponibili e altruisti
…aiutaci a farli:
riflessivi e ottimisti
…l’importante è che siano
Fedeli nelle loro amicizie
Sostegno a chi è stanco
Conforto a chi soffre
Capaci di coltivare la fede e la preghiera
…e in famiglia trovino il clima adatto
Per aprirsi liberamente ai progetti
Che tieni in serbo per loro
E che realizzeranno col tuo aiuto.
Materiali formativi
Gesti che diventano il tramite principale
di tante relazioni del bambino
con persone vicine e lontane.
Prendere per mano, perché non si
senta solo
E abbia la certezza continua
Di avere qualcuno accanto a lui.
137
6
Piera: una bambina salvata
dall’amore
Ero appena rientrata da un lungo e faticoso viaggio in brousse: è l’inizio di
maggio, le giornate sono ancora molto
calde, ma il fresco della sera ritempra
le energie.
Materiali formativi
Mi piace restare sotto il cielo limpido,
trapunto di stelle e lasciare che i miei
pensieri scorrano liberi, raggiungano gli
affetti lontani, siano preghiera di ringraziamento per quanto ho ricevuto durante la giornata, di perdono per quanto
non ho saputo condividere, di richiesta
per questi miei poveri fratelli. “Se guardo il cielo, opera delle tue mani, la luna
e le stelle che vi hai posto, chi è mai
l’uomo perché ti ricordi di lui? Chi è
mai, che tu ne abbia cura?”
Esco, come ogni sera sul prato davanti
alla mia casa, per un momento di pace
e sulla porta trovo un sacco sporco di
carbone,maleodorante. Cerco di scostarlo con un piede, ma ho l’impressione che, dentro, qualche cosa si muova.
Non oso aprire il sacco da sola, chiedo
l’aiuto dei due guardiani del Policlinico.
138
Con sgomento viene tirata fuori dal
sacco una bambina: è nata da poco e il
cordone ombelicale non è ancora stato
tagliato. La placenta emana un odore
fetido. Stupore ed angoscia mi stringono alla gola. Prendo il tragico fagotto
e vado di corsa alla maternità del Policlinico. La reazione delle infermiere è
molto simile alla mia. Intanto vengono
prestate le prime cure, viene tagliato il
cordone ombelicale, la bimba viene lavata e riscaldata.
¥µ
Ringraziamento
Quando un giovane incontra Don Bosco si accorge subito di essere amato
da Dio.
Don Bosco gli parla della sua dignità,
della sua vera identità di figlio di Dio e
gli insegna a ringraziarlo:
Grazie, Signore, per tutto quello che mi
hai dato.
Più ci penso e più riconosco che è proprio vero:
tu mi hai dato molto più di quanto potevo desiderare.
Tu mi hai creato con tanto amore al di là
di quanto avrei potuto chiederti.
Purtroppo dimentico spesso di dirti
grazie, troppo occupato di me stesso,
sei miei piccoli problemi.
Non vedo più l’essenziale.
E l’essenziale me l’hai dato Tu:
la felicità di esistere.
Grazie per la vita, grazie per quello che
sono, io non ti chiedevo nulla, so che
tutto è gratuito.
Questo mi commuove ancora di più.
Ecco perché voglio finalmente dedicare
un po’ di tempo a dirti grazie.
Le mie parole diventano silenzio e il mio
cuore si avvicina a Te.
Tu non hai lesinato nel darmi la felicità.
La felicità è la vita, e l’hai donata a me.
Grazie!
Per lottare contro la miseria e lo sfruttamento dei giovani Giovanni bosco
imparò a battersi con le sole armi della
tenacia e del coraggio.
Attingeva la sua forza nell’incontro quotidiano con il suo Maestro.
¥µ
Coraggio
Vengo davanti a te, Signore, perché non
ho più coraggio in cuore.
Non sono più gran che, sono vinto dalla
mediocrità.
La paura ha spento in me tutti i valori.
Ecco che cosa sono.
Donami , Signore, le doti della tua vita:
ho bisogno di molto coraggio, di molta
energia.
Il coraggio della verità per amarmi così
come sono.
Il coraggio dell’umiltà per non ritenermi
necessario.
Il coraggio del Tuo Spirito per lasciarlo
agire in me.
Ecco, Signore, la preghiera del tuo servo.
IL vero progetto di Don Bosco consiste nientemeno che nel proporre a tutti
i giovani la santità. E riuscirà a realizzarlo, come dimostra la santità di Domenico Savio. Molti altri giovani si sono
proposti di seguire la stessa via evangelica. Tanto più che, come diceva Domenico Savio, “noi facciamo consistere
la santità nello stare sempre allegri”.
¥µ
Santità
¥µ
Preghiera dal Brasile
Signore, perdonami se fui chiamato ad
essere albero carico di frutti per sfamarti e sono appena una pagliuzza di
spiga che cresce alla tua ombra. Perdonami se fui chiamato ad essere tor-
6
¥µ
Preghiera semplice
O Signore,
fa di me uno strumento della tua pace.
Dov’è odio, fa che io porti amore.
Dov’è offesa, che io porti il perdono.
Dov’è discordia, che io porti l’unione.
Dov’è dubbio, che io porti la fede.
Dov’è errore, che io porti la verità.
Dov’è disperazione, che io porti la speranza.
Dov’è tristezza, che io porti la gioia.
Dove sono le tenebre, che io porti la
luce.
Signore, fa che o non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Poiché è donando che si riceve, è perdonando che si è perdonati;
è morendo che si risuscita a vita eterna.
¥µ
Le quattro candele
Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente. l luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione. La prima
diceva: “IO SONO LA PACE, ma gli
uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare
che spegnermi!” Così fu e, a poco a
poco, la candela si lasciò spegnere
completamente. La seconda disse: “IO
SONO LA FEDE purtroppo non servo a
nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere
di me, non ha senso che io resti acce-
Materiali formativi
Nell’elenco dei santi del paradiso manca ancora un nome: il mio!
Signore, con il battesimo mi hai reso
capace di vivere in Te e Tu mi chiami
alla santità.
Aiutami a crederlo!
Perché per ora della santità io capisco
solo i sacrifici, le esigenze della perfezione, e tutto ciò che mi consente di
non rispondere a questa vocazione.
E tuttavia è il tuo amore la sorgente della nostra felicità.
Essere santi non significa vivere in un
altro mondo, ma vivere della tua grazia
nel concreto della mia vita.
Essere santi significa prenderti sul serio e contemplare il tuo amore per farlo
fruttificare.
Significa valorizzare le mie ore e dare
sostanza alla mia felicità.
Signore, ti ringrazio di avermi svelato la
tua identità.
rente impetuoso che irriga i tuoi raccolti
e sono appena un ruscello senza nome
che rinfresca i tuoi piedi nelle lunghe
camminate. Perdonami se fui chiamato ad essere luce accanto alla Tua casa
e sono appena una fiamma che vacilla ed illumina appena le lettere del tuo
nome.
139
Materiali formativi
6
140
sa”. Appena ebbe terminato di parlare,
una leggera brezza soffiò su di lei e la
spense. Triste triste, la terza candela a
sua volta disse: “IO SONO L’AMORE
non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano. E non comprendono la mia
importanza. Troppe volte preferiscono
odiare!” E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere... Un bimbo in
quel momento entrò nella stanza e vide
le tre candele spente. “Ma cosa fate!
Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!” E così dicendo scoppiò in
lacrime. Allora la quarta candela, impietositasi disse: “Non temere, non piangere: finchè io sarò accesa, potremo
sempre riaccendere le altre tre candele: IO SONO LA SPERANZA”. Con gli
occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo
prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre. CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL
NOSTRO CUORE...e che ciascuno di
noi possa essere lo strumento, come
quel bimbo, capace in ogni momento di
riaccendere con la sua SPERANZA, la
FEDE, la PACE e l’AMORE.
Capitolo
7
Una serie di giochi sulle tematiche dei diritti, dello sviluppo umano e dell’educazione alla mondialità spiegati nel dettaglio.
Il gioco degli scambi
commerciali
7
INTRODUZIONE
I paesi più poveri del mondo detengono importanti ricchezze naturali. Le popolazioni che non riescono a sfamarsi esportano migliaia di tonnellate di alimenti verso
quelle che ne hanno in sovrabbondanza. Le regole attuali del commercio internazionale continuano ad aggravare la povertà dei più deboli.
Ogni sforzo intrapreso dai paesi del Terzo Mondo per migliorare la propria situazione economica è immediatamente ridotto a zero dal carico del debito, dai prezzi
troppo bassi del mercato internazionale delle materie prime, spesso dominato da
poche e potenti multinazionali e dall’instabilità politica interna.
Ad ogni giro di questo circolo vizioso la natura e l’ambiente sono progressivamente saccheggiati.
Questo gioco ha lo scopo di far conoscere almeno in parte come funziona l’attuale
sistema commerciale: chi ne trae profitto e chi ne risulta svantaggiato.
SISTEMAZIONE DEI GRUPPI
GRUPPO
DI GIOCATORI TIPO DI RISORSE
1
2-3
2
2-3
3
4-6
4
4-6
5
4-6
6
4-6
NOMI DEL GRUPPO
livello A
Usa, Inghilterra, Francia
livello B
India, Brasile, Nigeria
livello C
Tanzania, Kenya, Bolivia
Giochi formativi
II gioco si deve svolgere in un locale sufficientemente spazioso che consenta di
sistemare fino a sei gruppi costituiti da quattro sei giocatori ciascuno.
Se il numero dei giocatori non supera le 20 - 25 unità, conviene organizzare i
gruppi nel modo indicato nella tabella sottostante: è necessario comunque che ci
siano almeno cinque gruppi diversi e almeno un gruppo deve poter disporre delle
risorse di livello A.
Ogni gruppo deve avere a disposizione un tavolo di lavoro separato dagli altri. Il
banchiere deve disporre di un tavolo.
145
MATERIALE NECESSARIO
7
Due tabelloni con il diagramma delle forme (fotocopiabile dal testo);
Banconote (finte) da 1000 euro (potete fare delle fotocopie o usare delle carte da
gioco);
Fogli di carta bianca;
• 2 fogli di cartoncino colorato dai contorni irregolari;
• 4 paia di forbici;
• 4 righelli;
• 2 compassi;
• 2 squadrette;
• 2 goniometri;
• 14 matite.
PREPARATIVI
Conviene realizzare due tabelloni con il diagramma delle forme: uno dovrà essere
appeso e rimanere alla portata dei giocatori per tutto il tempo, l’altro sarà a disposizione del banchiere per i controlli necessari.
Il materiale sopra elencato va suddiviso in diversi «insiemi di risorse»:
LIVELLO A: 2 paia di forbici, 2 righelli, 1 compasso, 1 squadretta, 1 goniometro, 1
foglio di carta, 6 banconote, 4 matite.
LIVELLO B: 10 fogli di carta, 1 cartoncino, 2 banconote.
LIVELLO C: 4 fogli di carta, 2 banconote, 2 matite.
Giochi formativi
ANIMATORI
146
Sono necessari due animatori:
- uno funge da direttore/arbitro, coordina e dirige il gioco; egli deve osservare gli
sviluppi del gioco e può modificarne l’andamento introducendo elementi nuovi.
Inoltre deve essere in grado di dirigere la discussione al termine della partita;
- l’altro svolge la funzione di banchiere (può anche essere uno dei giocatori istruito
in precedenza); deve munirsi di matita e di un foglio di carta a sei colonne, per annotare i guadagni di ogni gruppo. La sua funzione è quella di controllare le forme
realizzate dai giocatori, accettare solo quelle conformi al modello e pagare con
banconote il valore stabilito per le varie forme realizzate.
SVOLGIMENTO DEL GIOCO
1) Dividere i giocatori in cinque o sei gruppi e sistemare ogni gruppo intorno ad un
tavolo, fornendo ad ognuno il materiale che gli compete in buste chiuse.
(Nota importante: il gioco funziona meglio se nei gruppi di livello A mettete delle
persone “sveglie” e competitive nei giochi)
2) Leggere ai giocatori le seguenti regole ed obiettivi del gioco:
Ogni gruppo rappresenta una diversa nazione.
L’obiettivo di ciascun gruppo è di accumulare la maggior ricchezza possibile utilizzando il materiale ricevuto. Si produce ricchezza fabbricando le forme geometriche
indicate nel diagramma; ogni forma ha un determinato valore, che viene scambiato
in denaro quando viene consegnata al banchiere. Ogni gruppo può fabbricare tutte
le forme che vuole: più ne fa e più ricco diventa.
Vi sono tre regole da rispettare:
a) Tutte le forme geometriche devono essere ritagliate facendo uso delle forbici,
e devono avere esattamente la forma e le dimensioni indicate nel diagramma. Il
banchiere è tenuto ad eseguire dei controlli.
b) Si possono usare esclusivamente i materiali che sono stati forniti.
c) E’ vietato usare la forza fisica nel corso della partita.
7
Il gioco finisce quando l’arbitro decreta la fine, tra circa 45 minuti.
(Nota: la durata del gioco potete deciderla voi in base alle vostre esigenze e allo
svolgimento del gioco).
3) Dopo qualche minuto di incertezza i giocatori incominceranno a muoversi per la
stanza e a tentare qualche scambio: l’iniziativa deve comunque venire da loro.
SUGGERIMENTI PER IL DIRETTORE DEL GIOCO
Giochi formativi
Seguire lo svolgersi degli eventi.
I gruppi che hanno ricevuto il materiale di tipo A probabilmente incominceranno
subito a ritagliare le forme, ma si troveranno ben presto a corto di materiale, e
tenteranno di comprarne da altri gruppi. È facile che all’inizio i gruppi che dispongono di fogli di carta in abbondanza li vendano a basso prezzo. Può essere utile
prendere nota del costo che assumono gli stessi materiali nel corso del gioco: può
essere un buon elemento di discussione.
Può darsi che alcuni gruppi si sentano impotenti e trascurati: per incoraggiarli a
prendere l’iniziativa il direttore può dare loro qualche informazione in più o creare
situazioni nuove, simili a quelle che si vengono a creare nel mondo reale. Alcune
modifiche possono essere annunciate pubblicamente, altre si possono trasmettere sotto forma di messaggi segreti che il direttore invia solo ad alcuni gruppi. Ecco
alcuni esempi:
- Modificare i valori di mercato durante il gioco, cambiando il valore a una delle
forme geometriche: per esempio, le forme che più vengono consegnate possono
diminuire il loro valore a causa della troppa offerta, viceversa quelle poco preparate possono aumentare di valore.
- Aumentare la dotazione di materia prima o di tecnologia: il direttore può fornire
uno dei gruppi di un certo quantitativo di materia prima (i fogli di carta), o annunciare al mondo (ossia agli altri gruppi) che è stato scoperto un nuovo giacimento.
Se questa scoperta viene fatta quando ormai i partecipanti hanno quasi esaurito le
loro scorte di carta, possono verificarsi modifiche notevoli nei rapporti tra i gruppi.
(La situazione analoga nel mondo reale è rappresentata dalla scoperta di un giacimento di petrolio, per esempio).
- Ricorrere al cartoncino colorato: due gruppi hanno in dotazione cartoncino colorato, di cui non sanno cosa fare e di cui addirittura possono dimenticarsi. Nel
mondo reale questo è il caso di una risorsa di cui il paese, che ne è proprietario,
non conosce il valore o addirittura non sa di possedere. Il direttore può informare
segretamente altri gruppi del fatto che quel materiale ha un certo valore (di cui
darà notizia al banchiere): se essi saranno in grado di consegnare al banchiere le
loro forme geometriche munite di un talloncino fatto di quel materiale, ne riceveranno un pagamento in denaro pari a quattro volte il valore originario. I gruppi che
possiedono il cartoncino, non conoscendo il suo valore, probabilmente lo venderanno a basso prezzo e i gruppi che lo acquistano ne trarranno grandi profitti.
147
7
(Un equivalente di questa situazione nel mondo reale si trova nella storia dello
Zambia: in questo paese il rame era conosciuto e utilizzato su piccola scala da
centinaia di anni, ma ben poche persone si resero conto di quello che succedeva
quando l’inglese Rhodes incominciò a fare estrarre il minerale e a caricarlo sulle
navi dirette in Inghilterra. Altri esempi vengono dal Cile, per i minerali di rame, o
dalle Isole Gilbert, nel Sud Pacifico, per i fosfato).
- Fornire aiuti: il direttore può incoraggiare alcuni gruppi durante la partita, offrendo aiuti a certe condizioni: può per esempio fornire un paio di forbici extra, coll’intesa di venire ricompensato con un terzo dei beni prodotti. Questa forma di aiuto,
che viene offerta dall’ONU (rappresentato dal direttore) molto difficilmente viene
fatta spontaneamente dai paesi ricchi.
- Patti commerciali: nel corso della partita due o più gruppi possono decidere di
stipulare patti di collaborazione per il reciproco vantaggio. (Un esempio noto a tutti
i ragazzi è quello della CEE, ma associazioni analoghe esistono tra paesi dell’Africa, dell’Asia o dell’America Latina).
- Tasse doganali e restrizioni sulle importazioni: alcuni gruppi possono imporre
restrizioni sugli scambi commerciali con altri gruppi.
- Colonizzazioni: un gruppo particolarmente potente può offrire protezione a un
altro gruppo, promettendogli che i suoi diritti saranno rispettati. La storia è piena
di esempi di questo tipo.
- Associazioni di Paesi produttori: i gruppi che sono più ricchi di fogli di carta (cioè
di una stessa materia prima) possono decidere un accordo per stabilizzare i prezzi
di vendita nei confronti dei paesi ricchi, evitando così di farsi concorrenza tra di
loro. Alcuni esempi sono l’OPEC (paesi esportatori di petrolio); l’IBA (Associazione
Internazionale per la Bauxite); I’UBEC (Unione dei Paesi esportatori di banane).
Giochi formativi
ALCUNE INDICAZIONI PER LA DISCUSSIONE
148
Se il gioco si svolge secondo le previsioni, risulterà ben presto evidente che la
situazione di partenza non è uguale per tutti. I gruppi non possiedono risorse paragonabili, e non tarderanno a lamentarsene.
Una volta conclusa la partita, il senso di frustrazione e di rabbia dei giocatori che
hanno perduto sarà un ottimo spunto per iniziare la discussione. Conviene che il
direttore del gioco faccia notare subito che non si tratta solo di un gioco, ma di una
sorta di «modello» che rispecchia situazioni reali.
Il passo successivo può essere quello di esaminare insieme le ingiustizie del sistema e le difficoltà di raggiungere un equo sistema di scambi commerciali tra i
paesi che possiedono le risorse naturali o minerarie e i paesi che possiedono gli
strumenti (tecnologici, culturali, ecc.). Può essere utile analizzare, a questo punto,
le sensazioni di scoramento, di rabbia, di potenziale violenza che hanno provato
alcuni gruppi nel corso della partita: sentimenti analoghi sono provati dalle popolazioni del Terzo Mondo nei confronti dei paesi industrializzati.
La discussione potrà essere seguita dalla lettura di documenti e dati aggiornati sul
problema della iniqua distribuzione delle ricchezze.
Il grande banchetto mondiale
Obiettivi
Lo scopo del gioco è quello di aiutare a comprendere i meccanismi che regolano
la produzione, la distribuzione ed il consumo degli alimenti nel mondo. Il gioco
mette in luce che non vi è necessariamente una relazione diretta tra le risorse
agricole di un paese e la possibilità di soddisfare il fabbisogno alimentare interno.
Esso illustra il modo in cui il commercio mondiale influenza le relazioni tra produzione e consumo, e mete in evidenza lo sfruttamento, praticato dalle nazioni
industrializzate, delle risorse agricole dei paesi poveri.
7
Indicazioni di carattere generale
Una partita può durare da 2 ore a 2 ore e 30 e comprende i seguenti momenti:
• Spiegazione del gioco e formazione dei gruppi;
• Svolgimento della partita;
• Valutazione dei risultati;
• Distribuzione e consumo del cibo.
Terminati il gioco ed analizzati i risultati, si organizza una vera e propria “festa”,
durante la quale, però, l’assegnazione del cibo e delle bevande, anziché essere
fatta in base al numero dei giocatori presenti in ciascun gruppo, viene eseguita
rispettando le proporzioni della distribuzione mondiale del consumo alimentare.
Sistemazione dei gruppi
Il gioco deve svolgersi in un locale sufficientemente ampio per consentire ai sette
gruppi di disporsi in modo spazioso, avendo a disposizione tutti un piano di lavoro.
Su una parete dovranno essere appesi un tabellone ed un planisfero.
Materiale necessario:
• una grossa ciotola di riso bollito (o di fiocchi di riso che non richiedono cottura);
• due forme di pane;
• due mezzi litri di latte;
• venti tazze di tè;
• dodici succhi di frutta;
• otto fette di carne cotta (oppure otto scatolette di carne);
• una grossa ciotola di fiocchi d’avena.
• due grosse ciotole;
• una pentola per cuocere il riso;
Giochi formativi
I giocatori vengono divisi in gruppi, ciascuno dei quali rappresenta una nazione
o un’area del mondo. A ciascun gruppo viene dato in dotazione, all’inizio della
partita, il disegno di un prodotto alimentare con cui essi parteciperanno al grande
banchetto mondiale. Inoltre ciascun paese riceve una certa quantità di denaro e
di risorse, che vengono distribuite in parti diseguali, con un netto vantaggio per i
gruppi che rappresentano i paesi industrializzati. Dal momento che nessun gruppo
possiede tutto il materiale necessario per la produzione, si instaura ben presto una
rete di scambi commerciali.
149
7
• un vassoio per la carne ed uno per il pane;
• venti tazze (o bicchieri di plastica);
• ventuno piccole ciotole;
• due cucchiai grossi e parecchi cucchiai e forchette.
• Cibo
• Piatti e utensili
Materiale per il gioco:
• un tabellone di carta bianca di grande formato;
• un planisfero;
• il disegno di sette prodotti alimentari (frutta, latte, una mucca, un bricco di tè, un
sacco di cereali, un sacco di grano, un sacco di riso.);
• il disegno dei prodotti alimentari raggruppati;
• una freccia;
• sette matite nere;
• sette paia di forbici;
• sette tubetti di colla;
• sette cartine del mondo;
• matite di sette colori diversi;
• sette fogli di carta colorata (degli stessi colori delle matite);
• cento banconote;
• un foglio di istruzioni per ciascun gruppo;
• una lista delle risorse per ciascun gruppo (da incollare nel foglio delle istruzioni);
• trenta fogli di carta bianca.
Giochi formativi
I preparativi
150
Appendere alla parete il tabellone, che dovrà essere completato durante la partita,
sistemando al centro il disegno dell’insieme dei prodotti alimentari;
Appendere il planisfero;
Sistemare nella corretta posizione su ogni tavolo:
• un foglio di istruzioni;
• la lista delle risorse di ogni gruppo;
• le risorse ed il denaro, in base alle indicazioni della lista.
Preparare il cibo e disporlo in un luogo fuori dalla vista dei giocatori.
SVOLGIMENTO DEL GIOCO
Dopo aver ultimato i preparativi, il conduttore del gioco fa entrare i giocatori nel
locale e spiega loro in breve che parteciperanno ad un banchetto per il quale devono preparare essi stessi il cibo. Spiega inoltre che il locale in cui si trovano “è”
il mondo, e che essi formeranno dei gruppi che rappresenteranno sette Nazioni o
aree geografiche: ogni gruppo è tenuto a fornire una parte del cibo che verrà poi
utilizzato per il banchetto.
Dirà inoltre che ogni gruppo ha a disposizione carta, strumenti e denaro distribuiti
in modo differenziato, per simboleggiare le diverse risorse e tecnologie dei paesi
del Nord e del Sud del mondo; si potranno effettuare degli scambi, cercando di
terminare il più velocemente possibile e di ottenere un guadagno elevato in denaro.
La divisione dei gruppi, per rendere un’idea dell’attuale composizione demografica mondiale, sarà la seguente:
Area geografica
% pop. mondiale
Gruppo di 20 persone
Cina
25
5
Resto dell’Asia
33
6
URSS
5
1
Europa
9
2
Africa
13
3
Nord America
5
1
Sud America
10
2
7
Una volta che tutti i ragazzi saranno sistemati nei rispettivi gruppi, il conduttore
può dar loro le ultime istruzioni:
• Prima di incollare i cartoncini ritagliati sul tabellone tutti sono tenuti a far controllare il lavoro eseguito: non saranno accettati lavori imprecisi ed incompleti;
• Bisogna usare solo il materiale che è stato fornito;
• È vietato ricorrere alla forza fisica;
• In caso di disaccordo tra i gruppi si può ricorrere alle “Nazioni Unite”, rappresentate dal conduttore del gioco.
Durante la partita
Area geografica
Cina
Resto dell’Asia
URSS
Europa
Tempo inpiegato
Denaro
Giochi formativi
Superato il momento di sconcerto iniziale, dovuto alla presa di contatto con gli
oggetti e con le diverse richieste contenute nella lista che troveranno sui loro tavoli, i giocatori si metteranno al lavoro instaurando alleanze, proponendo scambi,
vendendo risorse… ben presto si renderanno conto del valore che ha il modello di
freccia e ne aumenteranno il prezzo di vendita.
Ogni gruppo potrà escogitare varie soluzioni tecniche (ad esempio ritagliare più
frecce, dopo aver ripiegato la carta; far eseguire da altri la produzione a pagamento, etc.) per rendere più veloce la produzione e accumulare più denaro.
Man mano che i gruppi portano a termine il loro lavoro, bisognerà prendere nota
del tempo impiegato e della quantità di denaro in loro possesso, su una tabella a
doppia entrata, tipo:
Africa
Nord America
Sud America
151
Alla fine del gioco
7
Trascorsa un’ora di tempo si deve interrompere la partita, anche se non tutti hanno
finito.
Il conduttore comunicherà l’ordine in cui i gruppi hanno terminato, poi l’ordine in
termini di ricchezza accumulata.
Si valuteranno brevemente insieme i motivi per cui alcuni hanno terminato prima di
altri e le cause che hanno prodotto un accumulo di ricchezze in alcuni paesi.
Si potranno analizzare le motivazioni e gli effetti delle alleanze che si sono formate
nel corso della partita.
Chiariti gli aspetti principali delle dinamiche verificatesi nel corso del gioco, si potrà passare al momento finale della distribuzione e del consumo del cibo.
Distribuzione del cibo
Giochi formativi
Il conduttore del gioco introduce nel locale il cibo preparato in precedenza. I vari
gruppi inviano in rappresentante a ricevere la quota che spetta a ciascun gruppo.
Il cibo verrà distribuito così:
152
Africa
una ciotola di fiocchi di cereali
Asia
una tazza di tè, tre ciotole di riso, due ciotole di fiocchi di cereali
Sud America
una ciotola di fiocchi di cereali, una ciotola di riso
Cina
tre tazze di tè, tre ciotole di riso, due ciotole di fiocchi di cereali
URSS
mezza forma di pane, quattro tazze di tè, due fette di carne,
una ciotola di riso, una ciotola di fiocchi di cereali
Europa
ei succhi di frutta, sei tazze di tè, tre quarti di forma di pane,
quattro fette di carne, mezzo litro di latte, due ciotole di fiocchi
di cereali, due ciotole di riso
Nord America
sei succhi di frutta, sei tazze di tè, tre quarti di forma di pane,
quattro fette di carne, mezzo litro di latte, due ciotole di fiocchi
di cereali, due ciotole di riso
CONCLUSIONE
Discussione finale
Di fronte ad una distribuzione così diseguale e “ingiusta” si scatenerà sicuramente
un coro di proteste, inframmezzate dai commenti soddisfatti di una ristretta minoranza.
Il conduttore del gioco dovrà aiutare i partecipanti ad esprimere i motivi della loro
insoddisfazione: sarà utile fare continui riferimenti al gruppo cui ciascuno appar-
tiene, e cercare di mettere in relazione ciò che è stato prodotto con ciò che si è
ricevuto alla fine come cibo. Certe incongruenze salteranno immediatamente agli
occhi: come mai l’America Latina non ha ricevuto la carne, mentre ha lavorato
così duramente per produrre carne bovina? Perché l’Europa e l’America del Nord
hanno ricevuto più di quanto possono consumare?
Le ingiustizie saranno riconosciute con facilità: meno facile sarà capire le ragioni
di una situazione così squilibrata. Tali ragioni saranno l’oggetto della ricerca che
verrà impostata in momenti successivi.
7
(tratto da L. Ferrancin, P. Gioda, S. Loos, Giochi di simulazione per l’educazione
allo sviluppo e alla mondialità, ed. ELLE DI CI, Torino 1991)
Giochi formativi
153
7
Stesura di una carta dei diritti
umani.
Obiettivo
Imparare ad individuare i diritti umani e conoscere la Dichiarazione Universale dei
diritti umani approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre
del 1948.
Materiale
una copia della Dichiarazione Universale, una lavagna o un cartellone bianco.
Svolgimento
il conduttore chiede ai partecipanti di fingere di essere i rappresentanti degli Stati
Membri dell’ONU, riunitisi per scrivere la Carta Internazionale dei diritti umani.
I partecipanti discutono quali sono i diritti umani che ritengono fondamentale che
siano garantiti a qualunque uomo e a qualunque donna.
Per questa fase del gioco si può utilizzare un metodo tipo brain storming: qualsiasi dei partecipanti dice i diritti che gli sembrano fondamentali che mano a mano
vengono scritti sulla lavagna/cartellone.
Solo in una seconda fase i partecipanti discutono e si accordano per una lista
definitiva di diritti (indicativamente da 20 a 30).
Giochi formativi
Verifica
154
viene letto ad alta voce il testo della Dichiarazione Universale e confrontato con la
Carta scritta dai partecipanti.
Riflessione su una convenzione
specifica.
(È a titolo esemplificativo, la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne approvata dall’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite il 18 dicembre del 1979 (CEDAW) ma l’attività può essere proposta
anche per le altre Convenzioni fondamentali in materia di diritti umani).
7
Obiettivo
conoscere e riflettere su diritti umani specifici o riguardanti specifici gruppi di persone.
Materiale occorrente
un testo completo della Convenzione internazionale scelta (nell’esempio la CEDAW), fotocopie dei singoli articoli selezionati (un articolo per foglio). È pertanto
necessario che il conduttore selezioni preventivamente gli articoli “di contenuto”
della Convenzione, lasciando da parte gli articoli di procedura. Per esempio, per
la CEDAW gli articoli selezionati possono essere: 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13,
14, 15, 16.
Svolgimento
Nella seconda fase tutti i partecipanti si riuniscono e ciascuna coppia legge agli
altri il testo dell’articolo che ha esaminato e lo commenta. Tutti gli altri intervengono nella discussione.
Verifica
il conduttore commenta il testo integrale della Convenzione esaminata: quando è
stata approvata, quando è entrata in vigore, quanti e quali stati l’hanno ratificata,
se gli Stati al momento della ratifica hanno fatto delle riserve, che tipo di diritti riconosce, perché era storicamente necessario prevedere una Convenzione specifica
per garantire tali diritti, quali sono i meccanismi di tutela che la Convenzione prevede (Comitati, rapporti periodici da parte degli Stati, etc.), se sono stati approvati
Protocolli Opzionali.
Giochi formativi
il conduttore divide i partecipanti in coppie o piccoli gruppetti e distribuisce a ciascuna coppia o gruppo (se il numero dei partecipanti non lo consente, a ciascuno)
uno degli articoli selezionati della Convenzione. L’articolo viene letto e discusso
all’interno della coppia o del gruppetto (altrimenti solo meditato singolarmente). Il
conduttore, se lo ritiene utile, può fornire, oltre al testo dell’articolo, anche una griglia di discussione, per esempio: ritieni che l’art.x sia violato nel nostro paese? che
sia in contrasto con la nostra cultura? e negli altri paesi, nelle altre culture? storicamente quando pensi si sia iniziato ad affermare tale diritto? che cosa si è fatto a
livello nazionale, locale, individuale per garantire concretamente quel diritto?
155
7
Mezza casa da affittare
Lo scopo del gioco è quello di mettere in evidenza i pregiudizi sociali che ciascuno di noi possiede e imparare a riconoscerli. Ad ogni studente verrà distribuita una
copia della scheda qui di seguito proposta ed ognuno dovrà esprimere le proprie
preferenze. Gli studenti possono anche lavorare in gruppo. Quando tutti avranno
fatto le loro scelte si riporteranno alla lavagna, o su un cartellone, i risultati ottenuti,
mettendo in evidenza:
• la o le soluzioni che sembrano più accettabili o più tollerabili per la classe;
• la o le soluzioni su cui il rifiuto della classe cade con più forza e frequenza.
Sei uno studente in una città che non è la tua: dopo lunghe ricerche hai preso in
affitto ad un prezzo molto alto un appartamento piuttosto grande di cui hai notato di poter subaffittare due camere, un cucinotto ed un bagno al piano di sopra
rispetto a quello dove vivi tu (la scala passa dentro il tuo appartamento). A chi lo
affitti tenendo conto di queste richieste e del tuo bisogno dei soldi dell’affitto?
Hai tre scelte da fare, in ordine di preferenza e tre esclusioni.
Nella scelta ragionare su:
a) Persone coinvolte
b) La situazione che si presenta
1) Una donna divorziata, con un bambino di tre anni il cui padre è un tunisino; egli
viene talora a trovare il figlio e spesso porta con sé numerosi amici.
Giochi formativi
2) Una famiglia di emigrati jugoslavi con cinque bambini tra gli uno e i dodici anni.
Il padre lavora in un’industria metallurgica, mentre la madre sta cercando lavoro
come donna di servizio.
156
3) Una famiglia con una figlia di 17 anni che frequenta la 2a Liceo Classico. Il padre
è bancario, la madre insegnante.
4) Una signora di 70 anni con il minimo della pensione.
5) Un gruppo di cinque rifugiati polacchi: tutti lavorano nelle cucine di un grande
ristorante.
6) Cinque ragazzi che cercano uno stile di vita diverso da quello consumista imposto dalla società odierna.
7) Tre studenti palestinesi impegnati politicamente.
8) Una famiglia di zingari di cinque persone che rimarrà per qualche mese: il padre
lavora occasionalmente; fanno parte di un clan più grande e si riuniscono spesso
per festeggiare le loro ricorrenze.
9) Un sacerdote trentenne con l’anziana madre e tre barboncini.
10) Una ragazza che studia canto e piano al Conservatorio e che ha bisogno di
esercitarsi tutti i pomeriggi.
11) Uno sconosciuto regista nero americano con la sua compagna austriaca.
12) Una famiglia di religione musulmana che vive rigorosamente i precetti del Corano; la madre esce di casa solo col velo.
7
13) Un ingegnere americano assiduo frequentatore di night club.
14) Una coppia libica senza figli: entrambi camerieri.
15) Due ragazze ex-tossicodipendenti che stanno provando a reinserirsi nella società lavorando come ballerine in uno spettacolo di una TV privata.
Preferenze Esclusioni
1)………………………………………… 1)…………………………………………
2)………………………………………… 2)………………………………………….
3)………………………………………… 3)………………………………………….
Giochi formativi
157
7
Bisogni e desideri
Obiettivo
imparare a distinguere tra desideri e bisogni, per introdurre l’idea che i bisogni
essenziali devono essere considerati diritti.
Materiale occorrente
30 cartoncini (cartoline, disegni) raffiguranti cose necessarie e cose non strettamente necessarie (solo a titolo esemplificativo: cibo, acqua pulita, cure mediche,
scuola, casa, possibilità di pregare nella propria religione, aria pulita, stereo, vestiti
di moda, computer, vacanze, dolci, bicicletta, televisione, etc). Altri 10 cartoncini
vuoti.
Svolgimento
il conduttore divide i partecipanti in coppie e distribuisce 3-4 cartoncini a ciascuna
coppia (avendo cura di controllare che ciascuna coppia abbia almeno un cartoncino che rappresenta palesemente una “cosa” non fondamentale).
Il conduttore racconta ai partecipanti di immaginare che un nuovo governo è stato
eletto nel proprio paese. Durante la campagna elettorale il nuovo governo aveva
promesso che, una volta eletto, avrebbe garantito a tutti i cittadini tutte le “cose”
scritte o disegnate sui cartoncini ed aveva chiesto ai cittadini di esprimere altre 10
“cose” che ritenevano necessarie.
Giochi formativi
In una prima fase, dunque, i bambini discutono e si mettono d’accordo per identificare altre 10 “cose” che ritengono necessario che tutti abbiano e che scrivono
sui 10 cartoncini vuoti.
158
Ma dopo aver vinto le elezioni ed essere salito al potere, il nuovo governo si rimangia la parola e dice di non avere più i soldi per garantire tutte e quaranta le “cose”
scritte o rappresentate sui cartoncini ma ne può garantire solo più 30 che chiede
ai cittadini-partecipanti di individuare.
In questa seconda fase, pertanto, i bambini discutono in coppia e si mettono d’accordo sui 10 cartoncini da eliminare.
Dopo qualche tempo il governo afferma che è necessario ridurre ancora ed eliminare altri 8 cartoncini.
In questa terza fase, i bambini discuteranno tutti insieme quali sono gli 8 cartoncini
che questa volta dovranno essere eliminati.
Verifica
il conduttore guiderà la discussione di verifica:
quali cartoncini sono stati eliminati la prima volta? Perché?
La seconda eliminazione è stata più difficile della prima?
Qual’è la differenza tra bisogni necessari e non necessari?
Di tutti i cartoncini, quali sono i bisogni necessari e quali i desideri?
I bisogni necessari e i desideri sono diversi per ciascuna persona? Perché?
Che cosa è un diritto?
A un bisogno necessario corrisponde un diritto?
Quale può essere una lista dei diritti fondamentali che spettano a ciascuna persona?
7
Giochi formativi
159
7
Il gioco dei fantaquintali
Obiettivo
Evidenziare come spesso le imprese multinazionali si macchino di gravi misfatti
attraverso la nostra complicità; esaltare il ruolo e l’importanza di un consumo critico.
Avvertenze
L’attività viene svolta in classe. Possono partecipare gruppi da 3-6 persone. Il
gioco deve essere guidato e controllato.
Attività
Ci si divide in 5 gruppetti: 3 rappresentano delle multinazionali, 1 i consumatori, 1
il sindacato dei consumatori. L’obiettivo delle multinazionali è guadagnare il massimo possibile; l’obiettivo dei consumatori è decidere quale prodotto comprare e
spendere il meno possibile; l’obiettivo del sindacato è tenere i conti di quello che
succede e illustrare al termine del gioco cosa è accaduto realmente.
Biglietti da distribuire alle squadre
Giochi formativi
A) MULTINAZIONALI
Sei una neo-nata multinazionale (inventa il nome della tua multinazionale) che deve
decidere su quale produzione investire: scegli una delle seguenti opzioni:
1. Produzione di pomodori in inverno;
2. Allevamento di bovini in Amazzonia;
3. Produzione di palloni in Pakistan.
160
Avete a disposizione 10 milioni di dollari.
La produzione 1 costa 4 milioni di dollari e rende 8 milioni di dollari l’anno
La produzione 2 costa 5 milioni di dollari e rende 10 milioni di dollari l’anno
La produzione 3 costa 6 milioni di dollari e rende 12 milioni di dollari l’anno.
A queste entrate vanno aggiunte le rendite di vendita al dettaglio, che non vi è dato
di conoscere.
Altre due multinazionali, come la vostra, devono scegliere la produzione. Attenzione! Ciascuna produzione non potrà essere scelta da più di 1 multinazionale.
Eleggete subito un rappresentante e dategli un segno di riferimento (cappello in
testa, foulard al collo, ecc.) Tra 10 minuti egli incontrerà gli altri due rappresentati
in un incontro ufficiale per la scelta della produzione. In questi 10 minuti scegliete tra di voi quale dei tre beni vorreste produrre . Poi date inizio (solamente
i 3 rappresentanti) ad una serie di incontri non ufficiali e segreti con gli altri due
rappresentanti (consultandovi di volta in volta con la vostra squadra). Gli incontri
segreti servono per trovare un accordo prima dell’incontro ufficiale, che potrà durare solamente 3 minuti (es. ti lascio la produzione dei bovini in cambio di un tuo
sostegno a farmi ottenere la produzione di palloni; ti offro tot. per la produzione di
pomodori, ti lascio la produzione di palloni, ma devi darmi una percentuale sulle
vendite, ecc.).
Al termine dell’incontro ufficiale, ogni rappresentante dichiara la natura e le decisioni prese durante tutti gli accordi segreti.
Dopo aver scelto la produzione, venderai la tua merce ai consumatori.
N. operazioni Soldi in cassa
1
Soldi spesi
soldi guadagnati
Bilancio parziale
10 milioni
7
2
3
4
5
N. operazioni Soldi in cassa
1
Soldi spesi
Fantaquintali
Bilancio parziale
10 milioni
2
3
4
5
C) SINDACATO CONSUMATORI
Siete una sorta di giudici del processo di vendita e acquisto.
Sarete voi a comunicare il calcolo dei guadagni e delle spese effettuate sulla base
di queste indicazioni:
Giochi formativi
B) CONSUMATORI
Voi rappresentate la classe intera di consumatori di una nazione (inventate il nome
della vostra nazione) che devono decidere cosa comprare tra questi tre prodotti:
1. Pomodori
2. Hamburger
3. Palloni
Nei primi minuti del gioco, dovete mettervi d’accordo su quali prodotti comprare e
perché. Non è necessario che siate tutti d’accordo; potete anche dividervi in due
o tre sottogruppi a seconda delle vostre esigenze di acquisto. Tenete conto che
le vostre scelte condizionano la presenza o meno del prodotto per un anno nel
vostro paese (potete per es. decidere che per un anno nessuno giochi a pallone,
neanche i calciatori professionisti, o che per un anno non si mangino pomodori o
hamburger. Decidete anche in base alle vostre preferenze personali).
Possedete 10 milioni di dollari.
Ogni fantaquintale di Pomodori costa 1 milione di dollari;
Ogni fantaquintale di Hamburger costa 3 milioni di dollari;
Ogni fantaquintale di Palloni costa 5 milioni di dollari.
E’ necessario acquistare almeno 3 fantaquintali di prodotti (dello stesso prodotto
o di prodotti diversi).
Se decidete di acquistare un solo prodotto (e quindi non vi suddividete in sottogruppi), avrete uno sconto di 500.000
dollari per ogni fantaquintale.
161
7
La produzione 1 costa 4 milioni di dollari e rende 8 milioni di dollari l’anno
La produzione 2 costa 5 milioni di dollari e rende 10 milioni di dollari l’anno
La produzione 3 costa 6 milioni di dollari e rende 12 milioni di dollari l’anno.
Ogni società ha a disposizione 10 milione di dollari.
I consumatori dispongono di 10 milioni di dollari
Ogni fantaquintale di Pomodori costa 1 milione di dollari;
Ogni fantaquintale di Hamburger costa 3 milioni di dollari;
Ogni fantaquintale di Palloni costa 5 milioni di dollari.
Tenete conto anche delle dichiarazioni fatte dai tre rappresentanti delle multinazionali sugli accordi segreti.
Dopo aver fatto tutti i calcoli e controllato che non vi siano state irregolarità. Sarete voi al termine del gioco a comunicare a tutti cosa è successo realmente e ad
illustrare i vantaggi e gli svantaggi delle scelte adottate:
A. La produzione e l’acquisto di pomodori ha il vantaggio di contribuire ad una alimentazione sana, ma per la loro produzione in inverno sono stati utilizzati pesticidi
e fertilizzanti molto potenti e nocivi alla salute dell’uomo;
sono state inquinate le falde acquifere ed ora molte popolazioni sono costrette a
bere acqua insalubre. Decidete come protestare con la multinazionale e fate capire ai consumatori che anche loro sono responsabili.
Giochi formativi
B. La produzione e l’acquisto di hamburger ha il vantaggio di contribuire ad una
alimentazione nutriente (?) ma per la loro produzione moltissimi alberi della foresta amazzonica sono stati tagliati. Infatti per poter far pascolare i bovini servono
vastissimi campi e la società di produzione ha deciso di creare questi campi nella
foresta amazzonica. Per far tutto ciò molte popolazioni sono state obbligate ad
abbandonare la propria terra e sono oggi senza una casa. Decidete come protestare con la multinazionale e fate capire ai consumatori che anche loro sono
responsabili.
162
C. La produzione e acquisto di palloni permette a molti giovani di divertirsi ma costringe centinaia di migliaia di bambini pakistani a lavorare 14 ore al giorno con un
salario da fame, invece di andare a scuola o divertirsi anche loro. Decidete come
protestare con la multinazionale e fate capire ai consumatori che anche loro sono
responsabili.
Il gioco dello sviluppo
Obiettivo
Riflettere sul significato di sviluppo di un paese e capire che non è solo una questione economica.
7
Svolgimento
Si dividono i ragazzi in tre gruppi che rappresentano tre diversi paesi sottosviluppati.
Hanno a disposizione dei soldi, stanziati dall’ ONU, con cui incrementare alcuni
parametri di sviluppo che dovranno scegliere tra quelli presentati sotto (ad ogni
gruppo viene consegnata una copia). possono sceglierne solo dieci.
Si danno circa 15 minuti perchè i gruppi scelgano quali parametri incrementare,
poi li si scrivono su dei cartelloni che vengono appesi e li si commenta. Chiedere
che criteri hanno seguito nel fare le scelte. Si mostra il lucido riportato sotto (oppure si può fare un cartellone) e si spiega cos’è l’indice di Sviluppo Umano (ISU).
Quindi si assegnano i punti sviluppo secondo il seguente schema, basato sui criteri dell’ISU.
Schema per l’assegnazione dei punti
Si assegnano 1 o 2 punti sviluppo ai paesi per le seguenti categorie (un punto se
hanno scelto solo uno dei parametri, due punti se ne hanno scelti due o tre):
2) LONGEVITÀ = SANITÀ + CIBO
• risorse agricole
• prontuari medici
• ospedali
3) ISTRUZIONE
• scuole primarie
• scuole superiori tecniche
• università (se non ci sono diritti civili, allora non tutti sono ammessi alla scuola – esclusione delle ragazze, o di altre religioni o tribù – e si dimezzano i punti
istruzione)
4) PIL = FONTI DI GUADAGNO
• risorse minerarie e industrie (se non c’è università allora servono ingegneri e
tecnici dall’estero per cui si viene sfruttati – niente punti)
• attrative turistiche naturali (se non ci sono scuole superiori non si riescono a
sfruttare bene, mezzo punto)
• commercio con l’estero (solo se ci sono risorse minerarie, agricole o industrie,
altrimenti non c’è nulla con cui commerciare)
(se non c’è rete stradale ferroviaria si dimezzano i punti PIL- se c’è informatizzazione e scuole sup si aumentano di mezzo punto)
Giochi formativi
1) DIRITTI CIVILI
• governo democratico
• parità uomo-donna
• libertà di religione
163
SONO INUTILI PER IL CALCOLO DELLO SVILUPPO
7
riserve naturali - centri commerciali - programmi televisivi - impianti sportivi - campionato di calcio –armamento - finanziamenti ai parlamentari
Foglio da consegnare ad ogni squadra
La situazione del vostro paese
Geograficamente: la parte meridionale è costituita da una grande pianura che
confina con il mare, il resto del paese è costituito da grandi foreste e da una catena montuosa nel Nord.
I tre milioni di abitanti sono per metà concentrati in due città nella zona costiera, il
resto diviso in piccoli villaggi, per lo più isolati, sparsi tra la pianura e la foresta.
La popolazione è per metà di religione animista, il restante diviso tra cattolici,
mussulmani e induisti.
Le risorse alimentari provengono prevalentemente dalle coltivazioni nella pianura,
in minor parte dalla pesca e dall’allevamento.
E’ sviluppato l’artigianato ma non ci sono industrie.
Nelle montagne vi sono depositi di diamanti e argento non sfruttati.
Non ci sono ospedali ma solo qualche centro medico nelle città.
L’ ottanta per cento della popolazione è analfabeta. Vi sono solo alcune scuole
primarie nelle città, riservate ai maschi.
Siete appena usciti da dieci anni di guerra interna che ha causato la devastazione delle coltivazione e ridotto il paese alla fame. Ora é al potere un presidente di
religione animista.
L’ONU vi ha destinato una considerevole somma con cui potete incrementare
alcune attività con lo scopo di far sviluppare il vostro paese. Sceglietene dieci tra
quelle riportate sotto.
Giochi formativi
Attivita’ da Incrementare per arrivare allo Sviluppo
164
1 SCUOLE PRIMARIE 12 RISERVE NATURALI
2 SCUOLE SUPERIORI TECNICHE 13 GOVERNO DEMOCRATICO
3 UNIVERSITA’ 14 PARITA’ UOMO - DONNA
4 RETE STRADALE-FERROVIARIA 15 LIBERTA DI RELIGIONE
5 RISORSE MINERARIE 16 PROGRAMMI TELEVISIVI
6 RISORSE AGRICOLE 17 INFORMATIZZAZIONE
7 INDUSTRIE
18 PRONTUARI MEDICI
8 COMMERCIO CON L’ESTERO 19 OSPEDALI
9 CENTRI COMMERCIALI 20 IMPIANTI SPORTIVI
10 ARMAMENTI 21 FINANZIAMENTI AL GOVERNO
11 ATTRATIVE TURISTICHE NATURALI 22 CAMPIONATO DI CALCIO
Preparare un LUCIDO con i contenuti seguenti:
Lo SVILUPPO UMANO viene definito come un processo di ampliamento delle
possibilità umane che consenta agli individui:
- di godere di una vita lunga e sana,
- di essere istruiti e avere accesso alle risorse necessarie ad uno standard di vita
dignitoso,
- di godere di opportunità politiche economiche e sociali che li facciano sentire a
pieno titolo membri della loro comunità di appartenenza.
Indice di Sviluppo Umano ( ISU )
L’indice di sviluppo umano viene calcolato sulla base dei seguenti elementi:
La longevità è misurata con la speranza di vita alla nascita.
La speranza di vita è data dal numero di anni che un individuo di un determinato
paese può ragionevolmente sperare di vivere al momento della sua nascita. L’idea
di fondo che ha portato alla scelta di questo indicatore è che poter aspirare ad una
vita lunga sia un valore importante di per sé che riflette anche altri aspetti essenziali come avere un’alimentazione adeguata e godere di buona salute.
7
I risultati scolastici sono la sintesi di due diversi indicatori: il tasso di alfabetizzazione degli adulti, vale a dire la percentuale di persone con più di 15 anni in grado
di leggere e scrivere, e il rapporto lordo di iscrizione, vale a dire il rapporto fra gli
iscritti alla scuola primaria, secondaria e terziaria e la popolazione delle corrispondenti fasce di età (esempio: quanti bambini in età 6-10 anni frequentano la scuola
elementare rispetto al numero complessivo di bambini che appartengono a questa
classe di età).
La sintesi fra questi due indicatori viene effettuata assegnando un peso pari a due
terzi al primo indicatore e un peso pari a un terzo al secondo.
Lo standard di vita, infine, è misurato attraverso il PIL reale pro-capite corretto in
termini di parità di potere d’acquisto.
Giochi formativi
165
7
Timber
INTRODUZIONE
Quest’attività permette alle persone di affrontare la tematica dello sviluppo sostenibile, nella fattispecie lo sfruttamento delle foreste tropicali.
ISTRUZIONI
L’animatore divide i partecipanti, disposti a cerchio, in 5 gruppi presentandoli brevemente uno ad uno e dando loro le rispettive buste chiuse contenti le informazioni necessarie per lo sviluppo del gioco (allegate al presente):
- Burgerbeef Inc. ;
- Guardiani della foresta ;
- Governo locale;
- Tribù dei Kopano;
- Medico Ltd;
- Manodopera locale.
Giochi formativi
L’animatore presenta la situazione generale (vedi la presentazione allegata).
166
Ogni gruppo si prepara individualmente leggendo le informazioni sulle schede che
contengono i singoli obiettivi che dovranno cercare di raggiungere durante lo svolgimento del gioco. E’ molto importante far entrare nel “ruolo”, immedesimarsi, i
partecipanti. Chi conduce il gioco deve evitare di intromettersi nelle relazioni che i
gruppi instaureranno tra di loro.
L’animatore assicuratosi che sia la scheda che gli obiettivi di ciascun gruppo siano
chiari, dà inizio al gioco: “Ora potete parlare tra voi, conoscervi bene e negoziare,
formando se volete anche alleanze, e soprattutto cercare di raggiungere i vostri
specifici obiettivi di gruppo.” (15 minuti).
L’animatore interrompe il gioco e dice a tutti “La data della Conferenza internazionale è stata decisa, si terrà tra non molto, nella sede dell’ONU. Avete ora 5 minuti
di tempo per pensare ai vostri futuri piani e alla strategia da attuare nei 15 minuti
di trattative.”
Passati i 5 minuti che ciascun gruppo ha a disposizione per elaborare la linea
da seguire con gli altri gruppi, l’animatore annuncia la ripresa delle trattative.
(15min.)
L’animatore interrompe le discussioni e concede 5 minuti di tempo a ciascun gruppo per preparare la relazione, esposta da un portavoce, per la Conferenza internazionale. L’animatore ora impersona l’ONU, dispone i gruppi in cerchio e concede
a ciascun gruppo 3 minuti per esporre la propria relazione sullo sfruttamento della
foresta tropicale e sugli eventuali accordi o contrasti, nati dalle trattative, con gli
altri gruppi. Eventualmente si può lasciare anche il tempo di altri ulteriori interventi
sempre con l’animatore a fare da moderatore.
L’animatore conclude dicendo di aver preso nota di tutto e che l’ONU provvederà
alla situazione.
Inizia ora la verifica del gioco.
Osservazioni.
Il tempo della verifica e quello delle diverse fasi dei gioco può essere modificato
secondo le esigenze contingenti.
Il numero dei gruppi può variare a seconda dei numero dei partecipanti (in caso
togliere i medici o la manodopera locale).
Il numero dei componenti di ciascun gruppo può anche non essere uguale, eventualmente mettere più persone nella tribù e nella manodopera.
Perché il gioco funzioni bene conviene mettere nel ruolo della Burger Beef le persone più “sveglie”.
Essendo un gioco di ruolo è importante che ciascun partecipante “entri” nel suo
ruolo e lo rispetti.
L’animatore nelle fasi delle trattative non deve assolutamente intervenire, tranne
per portare “ordine” o dare eventuali spiegazioni e chiarimenti. Inoltre deve condurre la Conferenza internazionale nel rispetto dei gruppi e la verifica del gioco
cercando di raggiungere i “suoi” obiettivi.
I veri protagonisti sono i partecipanti che a seconda delle loro capacità rendono il
gioco ogni volta nuovo e diverso.
7
Spunti per la verifica.
Presentazione (da leggere all’inizio del gioco)
“Voi rappresentate dei diversi gruppi che sono per varie ragioni legati al fenomeno
dello sfruttamento della foresta amazzonica.
Dovrete cercare durante il gioco di immedesimarvi il più possibile nei ruoli che andrete a rappresentare e cercare di raggiungere ciascuno il proprio obiettivo come
descritto nei foglietti che vi consegneremo.
Un gruppo rappresenta il consiglio amministrativo della Burger beef, una corporazione internazionale, con sede in Texas, che opera in oltre 30 paesi, e che da 6
anni ha costruito dei ranch nella foresta tropicale per l’allevamento del bestiame,
e per far ciò ha dovuto abbattere parte della foresta.
Il secondo gruppo rappresenta la tribù dei Kopano, una tribù nomade che vive da
sempre di caccia e pesca nella foresta.
Il terzo gruppo sono dei medici che fanno parte di una multinazionale farmaceutica, con base a Londra, che opera in oltre 20 paesi, interessati allo studio di nuovi
farmaci che vengono ricavati solamente dalle piante della foresta.
Il quarto gruppo sono i guardiani della foresta, rappresentanti di un gruppo di
pressione internazionale che si batte contro la distruzione della foresta e della
salvaguardia della flora e della fauna
Il quinto gruppo rappresenta il governo locale.
Giochi formativi
Chiedere ad ogni gruppo come si è sentito durante il gioco, che sensazioni hanno
provato.
Gli animatori dovranno notare le diverse dinamiche nate e raccontarle nella discussione di verifica (ad esempio durante le discussioni probabilmente tutti i gruppi andranno verso quelli della Burger Beef, alcni si arrabbieranno molto, ecc..).
Fate un confronto tra il gioco e quella che dovrebbe la situazione reale di sfruttamento della foresta o di altre situazioni simili.
Provare tutti assieme a pensare quale potrebbe essere la decisione finale
dell’ONU.
167
7
Il sesto gruppo sono la lavoratori locali dei ranch della Burger Beef.
La foresta attualmente è intensamente sfruttata. Una Conferenza internazionale,
per decidere il futuro della foresta stessa, avrà luogo tra poco tempo. Non si sa
esattamente quando, ma tutti i gruppi presenti sono stati invitati a presentare la
loro situazione tramite una relazione da mostrare alla Conferenza. Ora avete 10
minuti di tempo per studiare la scheda nella busta e per capire bene il ruolo che
dovete svolgere nelle trattative.”
Ruoli dei gruppi (da fotocopiare, ritagliare e consegnare ai vari gruppi):
Giochi formativi
• Burger beef.
Fate parte di una corporazione internazionale, con sede in Texas, che opera in oltre 30 paesi. A causa della crescente domanda di carne nei Fastfood in Occidente,
avete bisogno di nuovi ranch, per allevare bestiame, fuori dagli USA. Questo vi ha
portato nella foresta tropicale dove avete costituito dei ranch da 6 anni. E’ una
operazione costosa abbattere alberi e convertire la terra in pascoli (la fertilità del
suolo si esaurisce dopo 2-3 anni) e nuove terre devono essere trovate. Comunque
la terra è a buon prezzo, la carne non costa molto e di conseguenza i profitti sono
alti. Queste operazioni provvedono anche allo sviluppo locale, visto che per il lavoro di manovalanza scegliete persone del luogo, che pagate molto poco (tanto
anche se protestano trovate con chi sostituirli). Le vostre
imprese hanno scontri occasionali con la tribù dei Kopano e i fucili ora fanno
parte dell’equipaggiamento. Inoltre è aumentata la competizione per le risorse
della foresta. Per questo avete adottato una politica d’acquisto più aggressiva,
con incentivi attraenti per il Governo nazionale in cambio di un accesso esclusivo
alla foresta. Dovete cercare di salvare la faccia con la tribù dei Kopano, facendo
promesse “facili” e dando piccoli aiuti. Dovete ottenere a tutti i costi l’esclusivo
utilizzo della foresta. Se la tribù dei Kopano non accetta le vostre offerte, sarete
costretto ad usare metodi forti.
168
• Tribù dei Kopano
La tua tribù vive ancora nella foresta tropicale dalla “Notte dei tempi”. Usate varie
risorse per mangiare, per curarvi, mettervi al coperto. Bruciate parte della foresta per avere terra coltivabile, quando essa si esaurisce, cercate altra terra nella
foresta abbattendo e bruciando alberi. Siete una tribù nomade. Vi nutrite anche
di pesca e di animali selvatici. La tua coesistenza pacifica con la natura è stata
disturbata ultimamente da stranieri. Essi hanno portato numerosi danni: abbattono molti alberi, incendiano parti enormi della foresta. Inoltre, molti mali prima
sconosciuti alla tribù uccidono la tua gente. Così ti sei armato contro lo straniero.
Vuoi reagire, ma c’è discordia all’interno della tribù tra chi vuole difendersi con
una protesta pacifica e chi vuole usare maniere violente. Tutti cercano di “aiutarti”,
ma tu vuoi solamente rimanere nella foresta rispettando le tue tradizioni. Senza la
foresta non saresti più lo stesso.
• Medico LTD
Fate parte di una multinazionale farmaceutica, con base a Londra, che opera in
oltre 20 paesi. Siete specializzati nella conoscenza ed uso di sostanze chimiche
usate in chirurgia; molte di esse vengono ricavate solamente dalle piante della foresta. Volete attuare un programma di ricerca per esplorare, in maniera estensiva,
la foresta ed in particolare modo le centinaia, anzi migliaia, specie di piante dal
potenziale medicamentoso elevato. Molti esperti in medicina credono che la soluzione, la cura, a numerose malattie presenti nel mondo occidentale (come malattie
cardiache e cancro) possa essere trovata in tale piante. Se queste cure verranno
scoperte ci sarà un incalcolabile contributo alla scienza medica e anche sui profitti
della tua associazione. Per questo siete preoccupati per l’aumento della distruzione della foresta e delle sue piante conosciute e sconosciute. La tua compagnia
madre ti ha elargito un notevole sostegno economico per iniziare una campagna
che illustra gli altri usi della foresta, allo scopo di diminuire il tasso della distribuzione. Hai soldi, molti soldi. Puoi salvare l’umanità e guadagnare bene. Cerca di
convincere gli altri gruppi a non distruggere la foresta.
• Governo Locale
Sei il responsabile diretto della salvaguardia e utilizzo della foresta. La durata del
tuo governo è di 6 anni. Devi affrontare il problema dell’eccessivo affollamento
delle città e delle popolazioni rurali povere e in cerca di lavoro. Porti avanti un
programma di risistemazione della foresta, che pensi sia umano e generoso. Esso
prevede case per i più poveri, elettricità, drenaggio e canalizzazione delle acque e
piccoli appezzamenti di terra per la coltivazione. Hai ottimi contatti con la Burger
Beef INC, che offre molti soldi per finanziare il programma e il governo stesso (di
nascosto). Vuoi rimanere bene in contatto con la Burger Beef INC, ma non vuoi
rovinare la tua reputazione all’estero come distruttore di foreste. Di fatto, il tuo programma provoca danni irreparabili alla foresta stessa, ma devi cercare di salvare la
Giochi formativi
• Guardiani della foresta
Siete i rappresentanti di un gruppo di pressione internazionale che si batte contro
la distruzione della foresta e della salvaguardia della flora e della fauna che compongono la foresta stessa. Devi cercare di persuadere i vari gruppi di ridurre le loro
richieste di legname e promuovere un programma di “riforestazione”. La tua campagna non è violenta. Provvedi a dare un’informazione pubblica ed un’educazione
alla gente che vive nella foresta. Tu vuoi convincere le imprese commerciali degli
effetti a lungo termine delle azioni che stanno compiendo. Usa le informazioni che
hai a disposizione per fare questo.
Dati ad uso dei Guardiani della foresta: moltissimo tempo fa la foresta tropicale
ricopriva il 14% della superficie terrestre.
L’umanità ne ha distrutto la metà, specialmente negli ultimi 200 anni. L’America
Latina possiede il 57% delle rimanenti foreste tropicali. Solo in Brasile ne ha un
terzo; il Sud-Est Asiatico e le Isole Pacifiche hanno il 25%, l’Africa il 18%. Ogni
anno viene distrutta o seriamente danneggiata una superficie pari a quella dell’Inghilterra, Galles e Scozia (fonte: U.S. National Accademy of Sciences).
Le maggiori cause della distruzione della foresta tropicale sono:
- taglio e bruciatura di alberi per avere terra coltivabile; essa viene utilizzata per
2-3 stagioni poi viene abbandonata;
- l’abbattimento degli alberi procura legname per produrre energia (un terzo della
popolazione mondiale utilizza legname per cucinare e riscaldarsi);
- usi industriali;
- allevamento di bestiame. Le terre sono a buon prezzo (specialmente in America
Latina) e le industrie di hamburger degli
USA pagano bene per ottenere carne magra;
- politiche di “riassettamento” dei governi per ridurre l’affollamento nelle città e per
trarre utili economici dalle terre
disboscate.
Circa il 40-50% di tutte le specie di esseri viventi vive nelle foreste tropicali, benché esse coprano meno del 2% del globo.
Nell’Amazzonia vivono dai 6 ai 9 milioni di persone (di cui 200.000 indios in Brasile). Circa metà delle 230 tribù che vivevano in Brasile all’inizio del secolo, sono
ora estinte.
7
169
7
faccia nei confronti dell’ONU. Attento alla Burger Beef, può essere senza scrupoli.
Cerca di avere i massimi vantaggi correndo piccoli rischi. Devi cercare di calmare
la tribù dei Kopano che occupa la foresta e fa la resistenza.
Trovare la giusta situazione per i Kopano può essere una “buona facciata” anche
per i guardiaboschi.
Giochi formativi
• Manodopera Locale
Siete i lavoratori dei ranch della Burger Beef. Il lavoro è duro e pesante, con turni
massacranti e poca paga. I ranch son sperduti nella foresta senza nessun controllo da parte di governo od associazioni sindacali. Non avete assicurazione ne
ferie ne assistenza medica garantita. Oltretutto ultimamente alcuni gruppi di indios
hanno iniziato a provocare piccoli incidenti e temete che possa scoppiare una
rivolta. Tutti voi però provenite dalla periferia di qualche grande città dove eravate
disoccupati senza speranza e la vita era anche peggiore. Almeno ora riuscite a
mandare un po’ di soldi alle vostre famiglie.
Dovete cercare di ottenere delle condizioni migliori per il vostro lavoro, ma assolutamente senza perderlo, cosa che accadrebbe se la Burger Beef dovesse
chiudere alcuni ranch.
170
Capitolo
8
Sezioni separate di articoli della stampa italiana, canti, film, siti,
che possono aiutare l’educatore ad approfondire le tematiche suggerite all’interno del sussidio. La sezione dedicata alla stampa presenta una serie di parole chiave da inserire nei motori di ricerca
del web per incontrare l’articolo di riferimento. I canti e i film sono
accompagnati da una griglia di lettura per facilitare una riflessione e discussione sugli stessi.
Articoli sulla stampa italiana
• Il diritto al gioco
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Bambini troppa pochi cortili
Piccoli politici crescono
8
• Minori e istruzione
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
All’asilo comandano bimbi modello
Diamo istruzione milioni minori
• Asili anche per i figli dei clandestini
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Giudice gli asili vanno aperti
Comportamento discriminatorio Norme cambiare
• Bambini mendicanti
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Indignarsi non basta
Rumeni cinesi italiani bimbi schiavi
Quei piccoli mendicanti dell’Est
• Minori abbandonati
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Mezzo milione orfani nelle campagne
Volontari viaggio mila chilometri
• I diritti dei bambini
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Una politica per bambini
• Bambini e giustizia
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
tremila bambini incarcerati in Ruanda
Ragazzini cella sono stranieri
rapporto onu
• Il garante dei bambini
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Basta torture abusi sessuali
• Turismo sessuale
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
nuovi turisti del sesso
Spiagge sole ragazzi Cosi turismo
Documenti
• Bambini e crimine
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
bambini svelano segreti della camorra
brancaccio in mano ai piccoli criminali
torino invasione dei baby criminali
175
8
• Bambini e matrimonio
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
matrimonio morto Nel nome dei
• Spose bambine
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Cina il mercato delle schiave in fuga
india sfida alla tradizione vietati matrimoni tra
• Bambini e sport
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
minori sport gioco agonismo
• Addozioni
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Adozioni del governo Blair
• Bambini e identità culturale
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
nostri indiani si chiamano zingari.html
• Bambini soldato
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Rapite stuprate sono 120 mila
Vai uccidi ballata del soldato
Lezioni vita Gulu Padova bimbo
Documenti
• Bambini lavoratori
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Ong bambini schiavi lavoro salva
Bambini schiavi lavoro per Olimpiadi
Sfruttata figlia Becker giudice stop
Gaza bambini che muoiono
176
• Bambini e salute
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Nell’Africa degli orfani
vari articoli su www.giulemanidaibambini.org
• Bambini e pubblicità
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
figli degli spot bimbi
bambini trappola
Bimbi griffe troppi dei genitori
• Bambini e alimentazione
Parole chiave di ricerca su ‘Google.it’ e archivio storico de ‘LaStampa.it’
Tele comandati mangiare
Nestle multinazionale svizzera contestata agricoltori
Maggiori informazioni si possono trovare su www.it.wikepia.org alle voci relative
ai singoli diritti dei bambini e per ulteriori approfondimenti.
Canzoni
In questa sezione proponiamo una serie di canzoni che possono essere utili per
affrontare tematiche relative ai diritti umani. Si suggerisce di distribuire il testo della canzone ad ognuno, far ascoltare la canzone e lavorare con la seguente scheda
di lavoro.
8
Obiettivi pedagogici:
• Mettere a disposizione dell’educatore uno strumento che possa stimolare la
riflessione sui diritti umani
• Favorire il dibattito e lo spirito critico
• Stimolare i valori della tolleranza, del rispetto, della solidarietà
• Far conoscere situazioni di vita differenti dalle nostre
SCHEDA DI LAVORO
1 Ascoltare la canzone proposta
2 stimolare un dibattito partendo dalle seguenti
domande:
• che cosa hai provato ascoltando questa canzone?
• Che cosa pensi che l’autore voglia esprimere?
• Quali sentimenti ti ha suggerito?
• Sei a conoscenza di qualche situazione simile?
• Sei d’accordo con il contenuto della canzone,
con quello che esprime o che denuncia?
Documenti
3 prendere in considerazione la possibilità di:
• analizzare il momento storico e le circostanze
sociali a cui si riferisce la canzone
• cercare canzoni con caratteristiche simili a quella
ascoltata, tenendo in considerazione le circostanze
nelle quali si scrivono e si diffondono questo tipo di
canzoni
• cercare nei quotidiani notizie di attualità che
possano essere relazionate al tema trattato nella
canzone
177
Addio alle armi
8
Mario Venuti
Il leone uccide ma
non può fare a meno di
cacciare la preda
così noi cerchiamo l’alibi
per giustificare le nostre debolezze
mondo in frantumi ed i pezzi
noi non li sappiamo incollare
c’è chi tenta di farlo
ma come lo fa ce lo deve spiegare
quello che vedo è
tutti contro tutti
nessuna verità
siamo figli di un pensiero debole
addio alle armi
addio alle armi
belli contro brutti
la pura identità
siamo a corto di coscienza critica
addio alle armi
addio alle armi
Documenti
Il leone è sazio ma
non sa spegnere la sua sete di potere
così noi coi nostri limiti
non mettiamo mai
in dubbio le nostre certezze
e c’è fuoco incrociato
di vuote illazioni
ed eccessi verbali
si salvi chi può
che tra un poco comincia la caccia alle
streghe
178
ma quello che vedo è
tutti contro tutti
nessuna verità
siamo figli di un pensiero debole
addio alle armi
addio alle armi
belli contro brutti
la pura identità
siamo a corto di coscienza critica
addio alle armi
addio alle armi
La terra vista dall’alto
sembra molto più bella di quella
che è
alchimia di candide alture
di grandi distese
poi finalmente il mare.
ma quello che vedo è
tutti contro tutti
nessuna verità
siamo figli di un pensiero debole
addio alle armi
addio alle armi
belli contro brutti
la pura identità
siamo a corto di coscienza critica
addio alle armi
addio alle a
¥µ
Al mercato di porta palazzo
Gian Maria Testa
Al mercato di Porta Palazzo fanno la
fila, fanno la fila
le femmine da ragazzo fanno la fila,
fanno l’andazzo.
E si lasciano indovinare sotto le gonne,
sotto le gonne.
E si lasciano indovinare sotto le gonne,
le gonne nere.
E sopra il molo del caricamento fanno
la coda, fanno la coda
gli uomini da bastone fanno la coda sul
cemento.
E si lasciano perquisire sotto le giacche, sotto le giacche.
E si lasciano perquisire sotto le giacche da ricucire.
Ma una mattina di luna d’inverno c’era
la neve, c’era la neve
sulla piazza succede un inferno e tutti
a chiedersi: “e come e dove”.
Dalla coda del caricamento qualcuno
grida, qualcuno grida
sulla piazza di Porta Palazzo fra le
ragazze si rompe la fila.
E ce n’è una sdraiata per terra sopra la
neve che svapora,
ce n’è una sdraiata per terra e tutte le
altre le fanno corona.
E alle 7 e 45 era già nato era già fuori,
alle 7 e 45 l’hanno posato sul banco
dei fiori.
“Mi favoriscano un documento”, dice
la guardia appena che arriva
trafelata dal caricamento per vedere
che succedeva.
“Favoriscano un documento e anche
qualcosa da dichiarare
questo è un caso di sgravidamento sul
suolo pubblico comunale”.
Ma documenti non ce ne sono e neanche qualcuno che dica niente,
solo la gente che tira e che spinge
attorno ai garofani e alle gardenie.
Documenti non ce ne sono e quasi più
niente da documentare,
solo che un giorno di luna d’inverno
tutta la piazza ha voluto il suo fiore.
corona di spine
Camminare sulla via del dolore (2 volte)
Ritorna la coda dal caricamento, torna
la fila, torna l’andazzo
degli uomini da bastone, delle femmine
da ragazzo,
che si lasciano perquisire sotto le giacche, sotto le giacche,
che si lasciano indovinare sotto le gonne, le gonne nere.
Ho sognato le lacrime di Dio
Ho sognato che cadevano giù dal cielo
Ed ogni lacrima che scendeva
Ed ogni lacrima che cadeva
Era un segno di certezza dell’amore di
Dio
¥µ
Ho sognato
le lacrime di Dio
Roberto Bignoli
Ho sognato le lacrime di Dio
Ho sognato che cadevano giù dal cielo
Ed ogni lacrima che scendeva
Ed ogni lacrima che cadeva
Era un segno di speranza che nasceva
Ho sognato le lacrime di Dio
Ho sognato che cadevano giù dal cielo
Ed ogni goccia scendeva
Ed ogni goccia che cadeva
Era un segno di speranza che cresceva
Ho visto popoli fuggire dalla loro terra
Ho visto miseria disperazione e guerra
Ho visto un uomo con una corona una
8
Ho visto missili cadere sulle case
Ho visto bambini massacrati dalla follia
del potere
Ho visto un uomo con la croce con la
croce sulle spalle
Camminare sulla via del dolore
¥µ
Se cambio io
Testo: E. Olivero
Musica: M. Tabasso
Solista
Se cambio anch’io
il mondo cambia,
se vivo semplicemente
Se non spreco,
se non consumo,
che il necessario.
Se non deturpo la natura,
se faccio in modo che tutto
Venga riusato,
se rispetto ogni cosa.
Coro
Se ammiro la semplicità,
Se tratto l’uomo
con lo stesso amore
che voglio per me
vivo da vivo.
Se cambio io
il mondo ha cominciato a cambiare,
se cambio io
mondo ha cominciato a cambiare.
Documenti
Ho visto donne sfruttate e violentate
Sotto gli occhi indifferenti della gente
Ed ho visto un uomo con i piedi stanchi, stanchi e nudi
Camminare sulla via del dolore (2 volte)
Ho sognato le lacrime di Dio
Ho sognato che cadevano giù dal cielo
Ed ogni stilla che scendeva
Ed ogni stilla che cadeva
Era un segno di speranza che nasceva
179
8
Solista
Se cambio anch’io
il mondo cambia,
se vivo semplicemente
Se non spreco,
Se rispetto ogni cosa
¥µ
Torna il Sereno
Testo: C. Casucci - V. Ciprì
Musica: G. Balduzzi - B. Enderle
Gen Rosso
Documenti
Mondo futuro mondo del 2.000 mondo
impossibile mondo tutti in fila mondo fallito mondo della guerra mondo
di fame mondo giù per terra. Voglio
vivere in un mondo senza armi in un
mondo senza più inganni voglio vivere
in un mondo fatto apposta che per
tutti abbia una risposta. Eh oh, eh oh
il sereno torna ancora sopra eh oh,
eh, oh il sereno torna ancora sopra
noi. Mondo confuso mondo disperato mondo smarrito mondo soffocato
mondo di lupi mondo di rapina mondo
di sogni mondo come prima. Voglio
vivere in un mondo senza prezzi in un
mondo senza interessi voglio vivere
in un mondo su misura in un mondo
senza la paura.
180
Eh oh, eh, oh… Un altro giorno senza sole stan volando basse rondini.
Sta bruciando ancora fuoco anche se
non fa clamore l’orizzonte presto si
rischiarerà. Mondo al contrario mondo
immaginario mondo da solo mondo
prende il volo. Mondo guarito mondo
più pulito mondo condiviso mondo col
sorriso. Mondo profondo mondo moribondo mondo maturo mondo più sicuro. Mondo di gente mondo nella mente
mondo di attese mondo di sorprese.
¥µ
Ci sarà un domani?
Gen Rosso
Ci sarà ancora un domani che sorride,
e puoi guardare con volto sereno?
Voglio un giorno svegliarmi al mattino
senza la voglia di richiudere gli occhi.
Ci sarà ancora un’alba con un sole
che non si stanca di dare calore;
voglio una vita senza questa paura
della notte che ti mangia il cuore.
Castello su uno stelo
di un fiore ormai appassito;
soffia il vento e sotto il mio sguardo
cade in rovina il mio castello.
Una goccia di lacrima
ed un pensiero pallido;
domani sarà il giorno più bello.
Ma il tempo è una ruota
viene e va con le solite storie;
chi può cambiare questo destino?
Incerto domani è il mio futuro.
Chi può cambiare questo destino?
Incerto domani è il mio futuro.
¥µ
Stop America
Edoardo Bennato
Io ti avevo immaginata sempre ragazzina
sempre attenta a non calpestare i fiori
quando cammina enigmatica come
Marily in baby doll
energetica come una dose di Rock &
Roll
Improvvisamente tu mi appari mi appari ora
nelle vesti inconfondibili di una signora
con l’aria di chi parla parla parla e a
volte strilla
coi capelli freschi di tintura alla camomilla
stop stop america
non esagerare troppo con la severità
la tua musica se tu urli cosi forte più
non si sentirà
e se a scuola mi sembrava ferma
all’ottocento quando uscivo io con te
volavo via col vento con i suoni interplanetari di un juke box coi colori della
Twenty Century Fox
stop stop america
non esagerare troppo con la severità la
tua musica se tu urli cosi forte più non
si sentirà
alla radio Elvis canta Blus men shoes e
la scintilla parte da li una chitarra conta
sempre più di una spada anche se
c’è chi non la pensa cosi da bambino
il mio mondo era diviso in classi ed il
ricco regalava al povero i panni smessi
mentre si scannavano a trovare una
soluzione è arrivato il blue jeans la vera
rivoluzione
stop stop america
non esagerare troppo con la severità la
tua musica se tu urli cosi forte più non
si sentirà
tu c’hai regalato il rock e la fantasia
la tua musica non potrà essere mai
un valzer da vecchia zia una volta mi
sembravi un poco più colorata e una
parte dei colori li ho persi per strada
ma non voglio approfondire troppo la
questione
perché quella che io sto cantando è
una canzone
Tempo di cambiare
Pino Daniele
C’è una strega dentro l’anima
Che mi porta dritto a te
La sua magia e la sua pratica fanno di
me
Una preda da stanare
Senza scampo e si va bene
Non sarà la fine del mondo
Se ho toccato il fondo
I need a new direction
I need a new direction
C’è una strega dentro l’anima
8
È tempo di cambiare di non lasciarsi
andare
Di vivere la vita cosi
Come un angelo o un assassino
Ognuno nel suo passato
Ognuno col suo destino
C’è una strega dentro l’anima
Che ogni notte mi parla di te
Nel suo libro c’è una formula per me
Che ho bisogno del tuo amore
Ho bisogno di star bene
Io non voglio indifferenza
Voglio più coscienza
I need a new direction
I need a new direction
È tempo di cambiare di non lasciarsi
andare
Di vivere la vita cosi
Come un angelo o un assassino
Ognuno nel suo mondo
È tempo di cambiare di non lasciarsi
andare
Di vivere la vita cosi
Come un angelo o un assassino
Ognuno nel suo passato
Ognuno col suo destino
¥µ
Bandiera Bianca
Franco Battiato
Mister Tamburino non ho voglia di
scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno
per cambiare
siamo figli delle stelle pronipoti di sua
maestà il denaro
per fortuna il mio razzismo non mi fa
guardare
quei programmi demenziali con tribune
elettorali
Documenti
¥µ
Che ogni giorno mangia un pò di me
Ed è fuori da ogni logica ma forse c’è
Un messaggio da capire,
c’è una pista da seguire
Noi facciamo tutti parte della stessa
sorte
I need a new direction
I need a new direction
181
8
e avete voglia di mettervi profumi e
deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù, uh
uh
C’è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico
mistero
uh com’ è difficile restare padre
quando i figli crescono e le mamme
imbiancano
quante squallide figure che attraversano il paese
com’è misera la vita negli abusi di
potere.
Sul ponte sventola bandiera bianca,
sul ponte sventola bandiera bianca sul ponte sventola bandiera bianca, sul
ponte sventola bandiera bianca).
Documenti
A Beethoven e Sinatra preferisco
l’insalata
a Vivaldi l’uva passa che mi dà più
calorie
uh com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest’epoca di pazzi ci mancavano
gli idioti dell’orrore
ho sentito degli spari in una via del
centro
quante stupide galline che si azzuffano
per niente
minima immoralia, minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie
musicali
182
Sul ponte sventola bandiera bianca,
sul ponte sventola bandiera bianca sul ponte sventola bandiera bianca, sul
ponte sventola bandiera bianca).
minima immoralità, minima immoralità,
minima immoralità
The end, my only friend, this is the end
Sul ponte sventola bandiera bianca,
sul ponte sventola bandiera bianca
¥µ
Pensieri e parole
Lucio Battisti
Che ne sai di un bambino che rubava
e soltanto nel buio giocava
e del sole che trafigge i solai che ne sai
E di un mondo tutto chiuso in una via
e di un cinema di periferia
che ne sai della nostra ferrovia che ne
sai?
Conosci me
la mia lealtà
tu sai che oggi morirei per onestà
Conosci me
il nome mio
tu sola sai se è vero o no che credo in
Dio
Che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un amore profano
la paura d’esser preso per mano che
ne sai
L’amore mio Che ne sai di un ragazzo
per bene
è roccia ormai Che mostrava tutte
quante le sue pene
e sfida il tempo e sfida il vento
e tu lo sai
La mia sincerità per rubare la sua
verginità
sì tu lo sai
che ne sai?
Davanti a me c’è un’altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me
Davanti a te ci sono io
Dammi forza mio Dio o Oh Oh
un altro uomo Chiedo adesso perdono
e nuove notti e nuovi giorni cara non
odiarmi se puoi
Conosci me Che ne sai di un viaggio in
Inghilterra
Quel che darei che ne sai di un amore
israelita
perché negli altri ritrovare di due occhi
sbarrati che mi han detto gli occhi miei
detto bugiardo è finita
Che ne sai di un ragazzo che ti amava
che parlava e niente sapeva
e pur quello che diceva chissà perché
chissà
adesso verità
si tu lo sai
Davanti a me c’è un’altra vita la nostra
è già finita e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me
Davanti a te ci sono io Dammi forza
mio Dio o Oh Oh
un altro uomo Chiedo adesso perdono
e nuove notti e nuovi giorni cara non
odiarmi se puoi
¥µ
L’isola che non c’è
Edoardo Bennato
Seconda stella a destra, questo è il
cammino
e poi dritto, fino al mattino
poi la strada la trovi da te
porta all’isola che non c’è.
Forse questo ti sembrerà strano,
ma la ragione ti ha un po’ preso la
mano
ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un’isola che non c’è.
Son d’accordo con voi, non esiste una
terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri, se non c’è mai la
guerra
forse è proprio l’isola che non c’è
che non c’è
E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te
8
Seconda stella a destra, questo è il
cammino
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l’isola che non c’è
E ti prendono in giro se continui a
cercarla
ma non darti per vinto perchè
chi ci ha già rinunciato e ti ride alle
spalle
forse è ancora più pazzo di te
¥µ
Uguali e Diversi
Gianluca Grignani
Né più bianco né più nero
della guerra sono stanco
Ho fatto un sogno più sincero,
ho fatto un sogno che ti canto
Mi svegliavo stamattina
faccia e corpo colorati
e i giornali e la televisione
non sembravan spaventati
ah ah non credo a un mondo che rotoli
indietro
non credo che per vivere serva un
segreto
Non credo alle favole ma ho immaginazione
e credo che sian tutti uguali e diversi
da me
Però in guerra e però a casa
ero a terra ed ero in volo
ero e non so più chi sono
ma di certo sono un uomo
Che si svegliava stamattina
Documenti
E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia,
e chi è saggio, chi è maturo lo sa
non può esistere nella realtà.
Son d’accordo con voi niente ladri e
gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza, né soldati né
armi
forse è proprio l’isola che non c’è...
che non c’è...
183
8
faccia e corpo colorati
e i giornali e la televisione
non sembravan spaventati
ahah non credo a un mondo che rotoli
indietro
non credo che per vivere serva un
segreto
Non credo alle favole ma ho immaginazione
e credo che sian tutti uguali e diversi
da me
non credo a un mondo che rotoli
indietro
non credo che per vivere serva un
segreto
Non credo alle favole ma ho immaginazione
e credo che sian tutti uguali e diversi
da me
tutti uguali e diversi da me
tutti uguali e diversi da me -si ho
detto proprio così –
tutti uguali e diversi da me ….Sfumando
¥µ
Io vagabondo
Documenti
Nomadi
184
Io un giorno crescerò, e nel cielo della
vita volerò
ma un bimbo che ne sa, sempre azzurra non può essere l’età.
Poi, una notte di settembre mi svegliai,
il vento sulla pelle
sul mio corpo il chiarore delle stelle
chissà dov’era casa mia
e quel bambino che giocava in un
cortile!
Io, vagabondo che son io, vagabondo
che non sono altro
soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è
rimasto Dio.
Sì, la strada è ancora là, un deserto mi
sembrava la città
ma un bimbo che ne sa, sempre azzurra non può essere l’età.
Poi, una notte di settembre me ne
andai, il fuoco di un camino
non è caldo come il sole del mattino
chissà dov’era casa mia
e quel bambino che giocava in un
cortile!
Io, vagabondo che son io, vagabondo
che non sono altro
soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è
rimasto Dio
Io, vagabondo che son io, vagabondo
che non sono altro
soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è
rimasto Dio
¥µ
Occhiali rotti
Samuele Bersani
Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta
sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma so andarmene lontano
se nessuno mi trattiene
e tornarmene a Milano nonostante le
catene
Ho lasciato la mancia al boia, sai
quanto mi servisse
un orologio Bulova
se il tempo lo scandiva la mia tosse
tanto che poi in cambio ottenni acqua
e un sorriso che pensai
fosse un rischio persino per lui
per capirmi è necessaria la curiosità di
Ulisse
di viaggiare in solitaria
vedendo il mondo per esistere...
E chissà che poi non capita che ad
uccidermi
sia per caso la pallottola amica di un
marine
ma se chi dovrebbe darti aiuto respinge il tuo saluto cosa fai?
bestemmi o preghi il dio del vetro an-
dando marciandietro via dai guai
e vai all’inferno
che la differenza in fondo non ci sta
Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro
che mi staccasse la testa in una volta
sola e ti assicuro
non lo pagai sperando di fermarlo
come mai si ritirò è un mistero e il motivo non so spiegarlo
ma nel giro di un minuto dietro a un
paio di lenzuola
è sbucato il sostituto
con in mano una pistola
Finalmente un po’ di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via
chissà se gli errori del passato sono
ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato il fatto che
io spesso andassi via
un bacio a tutti, quanti sogni belli e
quanti brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno li riparerà...
¥µ
“Ebano”
Modena City Ramblers
Sono nata dove la pioggia porta ancora il profumo dell’ebano. Una terra là
dove il cemento ancora non strangola
il sole. Tutti dicevano che ero bella
come la grande notte africana. E nei
¥µ
Pane e coraggio
Ivano Fossati
Proprio sul filo della frontiera
il commissario ci fa fermare
su quella barca troppo piena
non ci potrà più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci possiamo ritornare.
E sì che l’Italia sembrava un sogno
steso per lungo ad asciugare
sembrava una donna fin troppo bella
che stesse lì per farsi amare
8
Documenti
Finalmente un po’ di musica
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via
chissà se gli errori del passato sono
ancora adesso in garanzia
e se mi verrà mai perdonato il fatto che
non fossi a casa mia
un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi
brutti
i miei occhiali si son rotti
ma qualcuno un giorno se li metterà
e a occhi semichiusi
attraverserà posti distrutti
e silenziosi
miei occhi splendeva la luna, mi chiamavano la Perla Nera...
A sedici anni mi hanno venduta, un
bacio a mia madre e non mi sono
voltata. Nella città con le sue mille luci
per un attimo mi sono smarrita... Così
laggiù ho ben presto imparato che
i miei sogni eran solo illusioni. E se
volevo cercare fortuna dovevo lasciare
ogni cosa
Ebano... Jack O’s bar, Parade hotel,
from me une Ebano...
Spesi tutto quello che avevo per il
viaggio e per i miei documenti. A
Palermo nel ‘94 eravamo più di cento
giù al porto... Raccoglievo le arance e
i limoni in un grande campo in collina.
Lavoravo fino a notte inoltrata per due
soldi e una stanza nascosta
Ebano... It’s a long long night It’s a
long long time It’s a long long road
Ebano...
Poi un giorno sono scappata verso Bologna con poca speranza. Da un’amica
mi sono fermata, in cerca di nuova
fortuna. Ora porto stivali coi tacchi e la
pelliccia leopardata. E tutti sanno che
la Perla Nera rende felici con poco...
Ebano... Jack O’s bar, Parade hotel,
for me une Ebano... Ebano... It’s a long
long night It’s a long long time It’s a
long long road Ebano...
Perciò se passate a Bologna, ricordate
qual è la mia storia Lungo i viali verso
la sera, ai miei sogni non chiedo più
nulla Ebano...
185
8
sembrava a tutti fin troppo bello
che stesse lì a farsi toccare.
E noi cambiavamo molto in fretta
il nostro sogno in illusione
incoraggiati dalla bellezza
vista per televisione
disorientati dalla miseria
e da un po’ di televisione.
Pane e coraggio ci vogliono ancora
che questo mondo non è cambiato
pane e coraggio ci vogliono ancora
sembra che il tempo non sia passato
pane e coraggio commissario
che c’hai il cappello per comandare
pane e fortuna moglie mia
che reggi l’ombrello per riparare.
Per riparare questi figli
dalle ondate del buio mare
e le figlie dagli sguardi
che dovranno sopportare
e le figlie dagli oltraggi
che dovranno sopportare.
Documenti
Nina ci vogliono scarpe buone
e gambe belle Lucia
Nina ci vogliono scarpe buone
pane e fortuna e così sia
ma soprattutto ci vuole coraggio
a trascinare le nostre suole
da una terra che ci odia
ad un’altra che non ci vuole.
186
Proprio sul filo della frontiera
commissario ci fai fermare
ma su quella barca troppo piena
non ci potrai più rimandare
su quella barca troppo piena
non ci potremo mai più ritornare.
¥µ
“Il mio nemico”
Daniele Silvestri
Finchè sei in tempo tira
e non sbagliare mira
probabilmente il bersaglio che vedi è
solo l’abbaglio di chi da dietro spera
che tu ci provi ancora
perchè poi gira e rigira gli serve solo
una scusa
la fregatura è che c’è sempre un altro
che paga
e c’è qualcuno che indaga per estirpare la piaga
però chissà come mai qualsiasi cosa
accada
nel palazzo lontano nessuno fa una
piega
serve una testa che cada e poi chissenefrega
la prima testa di cazzo trovata per
strada
serve una testa che cada e poi chissenefrega
la prima testa di cazzo trovata per
strada
se vuoi tirare tira
ma non sbagliare mira
probabilmente il bersaglio che vedi
è solo l’abbaglio di chi da dietro giura
che ha la coscienza pura
ma sotto quella vernice ci sono squallide mura
la dittatura c’è ma non si sa dove sta
non si vede da qua, non si vede da
qua
la dittatura c’è ma non si sa dove sta
non si vede da qua, non si vede da
qua
il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa(x2)
e se non hai morale
e se non hai passione
se nessun dubbio ti assale
perchè la sola ragione che ti interessa
avere
è una ragione sociale
ma soprattutto se hai qualche dannata
guerra da fare
non farla nel mio nome
non farla nel mio nome
che non hai mai domandato la mia
autorizzazione
se ti difenderai non farlo nel mio nome
che non hai mai domandato la mia
opinione
finchè sei in tempo tira
e non sbagliare mira
(sparagli piero sparagli ora)
finchè sei in tempo tira
e non sbagliare mira
(sparagli piero sparagli ora)
il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa(x2)
il mio nemico non ha nome
non ha nemmeno religione
e il potere non lo logora
il potere non lo logora
il mio nemico mi somiglia è come me
lui ama la famiglia
e per questo piglia più di ciò che da
e non sbaglierà
ma se sbaglia un altro pagherà
e il potere non lo logora
il potere non lo logora
la storia non salderà il conto
sembra così vicina adesso
Questa luna fredda, ghiacciata
Di fronte alla follia dell’uomo
Che non conosce tregua ne’ compassione
Ma che cos’e’ la paura in fondo
Quando il vero nemico
Il vero nemico
E’ il sonno della ragione
Perchè non puoi vivere
Se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
Quando il silenzio esploderà
Questa terra sarà già deserto
Quando la fine arriverà
La storia non salderà il conto
8
¥µ
Rwanda
Paloa Turci
Documenti
Volevo vivere la mia esistenza
Lavorando e amando
Come ho sempre saputo fare
Come ho sempre saputo fare
Ma la guerra ha scelto per noi
Con le sue leggi senza senso
E il paradiso e’ diventato inferno
Sentirsi diversi e mostrarsi uguali
Ma come si vive se non puoi respirare
Ma dimmi come si vive senza ossigeno
Ci hanno chiamati per definizione
Un avanzo dell’ umanità
E cosa ancora peggiore
Ci hanno lasciati soli in balìa del vento
E il fiume ora spinge i suoi morti verso
ovest
Verso ovest
E il fiume spinge i suoi morti verso
ovest
Ma come puoi vivere se non puoi
respirare
Ma dimmi come si vive
Senza ossigeno
quando il silenzio esploderà
questa terra sarà già deserto
quando la fine arriverà
187
8
Filmografia
Proponiamo in questa sezione una serie di film che possono essere utili per affrontare tematiche relativi ai diritti umani.
Obiettivi pedagogici:
• conoscere le principali idee politiche, economiche sociali del contesto in cui si
sviluppa il film
• analizzare i sentimenti, le motivazioni e i principi morali che muovono i protagonisti della vicenda
• considerare i messaggi proposti dal film: sia quelli positivi (speranza, fiducia nella pace, giustizia, libertà, tolleranza, rispetto,…) sia quelli negativi (odio, violenza,
mancanza di rispetto, attacco alla dignità,…)
SCHEDA DI LAVORO
1- vedere il film proposto
Documenti
2- stimolare un dibattito partendo dalle seguenti
domande:
• che cosa hai provato vedendo il film?
• Che cosa pensi che l’autore voglia esprimere?
• Quali sentimenti ti ha suggerito?
• Sei a conoscenza di qualche situazione simile?
• Sei d’accordo con il contenuto del film, con
quello che esprime o che denuncia?
188
3- prendere in considerazione la possibilità di:
• investigare e cercare più informazioni sul contesto in cui si sviluppo la vicenda
• analizzare il momento storico e le circostanze
sociali a cui si riferisce
• cercare nei quotidiani notizie di attualità che
possano essere relazionate al tema trattato nel
film
La guerra e le sue ripercussioni sulla pelle dei ragazzi
1. BAMBINI SOLDATO
film che mostrano bambini che, armi in mano, combattono le guerre degli adulti.
8
1. L’infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij URSS, 1962
2. Le quattro giornate di Napolidi Nanni Loy Italia, 1962
3. L’ impero del sole di Steven Spielberg USA, 1987
4. All the Invisible Children (episodio intitolato Tanza) di Mehdi Charef, Francia/
Italia, 2005
2. DALLA PARTE DEI “CATTIVI”
Bambini o ragazzi che, o per difendersi o per convinzione, entrano a far parte
dell’esercito nazista.
1. Cognome e nome: Lacombe Lucien di Louis Malle, Francia/RFD/Italia, 1974
2. Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff, RFT/Francia, 1979
3. Europa Europa di Agnieszka Holland, Francia, 1990
3.RAGAZZI “DESTINATI” AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO
Una selezione di film sulla Shoah che vede come protagonisti della deportazione,
bambini e adolescenti.
1. Il diario di Anna Frank di George Stevens, USA, 1959
2. Arrivederci ragazzi di Louis Malle, Francia/RFT, 1987
3. Dottor Korczak di Andrzej Wajda, Polonia, 1990
4. Jona che visse nella balena di Roberto Faenza, Italia/Francia, 1993
5. La vita è bella di Roberto Benigni, Italia, 1998
4. (SOPRAV)VIVERE NEI PAESI IN GUERRA
I ragazzi sotto i bombardamenti, alla ricerca di un po’ di normalità.
5. PROFUGHI DI GUERRA: SCAPPARE, FUGGIRE, NASCONDERSI
Quando la guerra ferisce perché strappa i più piccoli (e non solo loro) dalle proprie
case, dalla propria terra, dai propri genitori.
1. Germania anno zero di Roberto Rossellini, Italia, 1947
2. Bashu il piccolo straniero di Bahram Beizai, Iran, 1989
3. L’isola in via degli uccelli di Sören Kragh-Jacobsen, Danimarca/Germania/Gran
Bretagna, 1997
4. Benvenuti a Sarajevo di Michael Winterbottom, Gran Bretagna/Stati Uniti,
1997
Documenti
1. Paisà di Roberto Rossellini, Italia, 1946
2. Il diavolo in corpo di Claude Autant-Lara, Francia, 1946
3. Giochi proibiti di René Clément, Francia, 1952
4. La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani, Italia, 1982
5. Anni ’40 di John Boorman, Gran Bretagna, 1987
6. Uova di garofano di Silvano Agosti, Italia, 1991
7. Garage Demy di Agnès Varda, Francia, 1991
8. West Beyrouth di Ziad Doueiri, Libano/Francia/Belgio/Norvegia, 1998
9. Il cielo cade di Andrea e Antonio Frazzi, Italia, 1999
10. Clown in Kabul di Enzo Balestrieri e Stefano Moser, Italia, 2002
189
8
5. Monsieur Batignole di Gérard Jugnot, Francia, 2002
6. La sorgente del fiume di Théo Angelopoulos, Francia/Grecia/Italia, 2004
7. Zozo di Josef Fares, Svezia, GB, Danimarca, 2005
8. Daratt di Mahamat-Saleh Haroun, Ciad/Francia/Belgio/Austria, 2006
6. I FIGLI DELLA BOMBA ATOMICA
Una piccola rassegna sul Giappone del dopoguerra visto con gli occhi dei bambini.
1. Il chi di un inquilino (Nagaya shinshiroku), di Ozu Yasujiro, Giappone, 1947
2. I bambini dell’alveare (Hachi no su no kodomatachi) di Shimizu Hiroshi, Giappone, 1948
3. I figli della bomba atomica (Genbaku no ko), Shindo Kaneto, Giappone, 1952
4. Per fortuna sono vivo (Ikite ite yokatta) di Kamei Fumio, Giappone, 1956
5. Gen di Hiroshima (Hadashi no Gen) di Masaki Mori, Giappone, 1983 (animazione)
6. Rapsodia in agosto di Kurosawa Akira, Giappone, 1991
Violenze domestiche
1. QUANDO LA VIOLENZA LASCIA IL SEGNO
Il maltrattamento fisico è il primo passo verso altre forme di abuso.
1. Mouchette – Tutta la vita in una notte di Robert Bresson, 1967, Francia
2. Gli anni in tasca di François Truffaut, 1976, Francia
3. Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani, 1977, Italia
4. Voci lontane... sempre presenti di Terence Davies, 1988, Gran Bretagna
5. La promesse di Jean-Pierre e Luc Dardenne, 1996, Belgio/F/Tunisia/Lussemburgo
6. Ci sarà la neve a natale? di Sandrine Veysset, 1996, Francia
7. El bola di Achero Mañas, 2000, Spagna
8. Evil il ribelle di Mikael Hafstrom, 2003, Svezia
Documenti
2. GENITORI IPERPROTETTIVI O “IPER-PROIETTIVI”
La famiglia tende a soffocare i figli nel tentativo di tutelarli o tende a proiettare su
di essi le proprie ambizioni.
190
1. Bellissima di Luchino Visconti, 1951, Italia
2. Shine di Scott Hicks, 1996, Australia/Gb
3. La mela di Samira Makhmalbaf, 1998, Iran
4. Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, 1999, USA
5. Autunno di Nina Di Majo, 1999, Italia
6. Caterina va in città di Paolo Virzì, 2003, Italia
7. School of Rock di Richard Linklater, 2003, USA
8. Il miracolo di Edoardo Winspeare, 2003, Italia
3. GENITORI DISTRATTI
Quando i genitori contano eccessivamente sulla forza d’animo e sul senso di responsabilità dei figli.
1. I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, 1944, Italia
2. Germania anno zero di Roberto Rossellini, 1948, Italia
3. Mary Poppins di Robert Stevenson, 1964, USA
4. Incompreso – Vita col figlio di Luigi Comencini, 1966, Italia
5. Voltati Eugenio di Luigi Comencini, 1980, Italia
6. L’albero delle pere di Francesca Archibugi, 1998, Italia
7. Ricomincia da oggi di Bertrand Tavernier, 1999, Francia
8. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di François Dupeyron, 2003, Francia
8
4. L’ORCO TRA LE MURA DOMESTICHE
L’incesto tra ricerca dello scandalo e denuncia accorata.
1. Lolita di Stanley Kubrick, 1962, USA
2. Soffio al cuore di Louis Malle, 1971, Francia
3. La luna di Bernardo Bertolucci, 1979, Italia/USA
4. Out of the Blue di Dennis Hopper, 1981, USA
5. Il dolce domani di Atom Egoyan, 1997, Canada
6. Festen – Festa in famiglia di Thomas Vinterberg, Danimarca, 1998
7. Happiness di Todd Solondz, 1998, USA
8. Ken Park di Larry Clark, 2002, USA
9. Ma mère di Christophe Honoré, 2004, Francia/Portogallo/Spagna
10. Volver di Pedro Almodóvar, 2006, Spagna
Altri suggerimenti
• Nel nome del padre di Jim Sheridan, 1993
• Garage Olimpo di Marco Bechis, 1993
• Le ali della libertà di Frank Darabont, 1994
• Mississippi Birning di Alan Parker, 1988
• Yuniol di Alfonso Rodriguez, 2007
• La città di Dio di Fernando Meirelles, 2004
• Fiori dell’altro mondo di Icìar Bollaìn
• All the invisibile children di M. Charef, E. Kusturica, S. Lee, K. Lund, J. e R. Scott,
• S. Veneruso e J. Woo, 2005
• Voci innocenti di Luis Mandoki, 2004
• Children of heaven di Majid Madidi, 1997
• Gabdhi di Richard Attenborough, 1982
• Malcom X di Spike Lee, 1992
• Billy Elliot di Stephen Dal dry,
Documenti
191
8
Siti Utili
• www.amnesty.it
sito web di Amnesty International-Italia
• www.amnesty.org
sito web di Amnesty International
• www.cepadu.unipd.it
sito web del Centro di studi e di formazione sui diritti dell'uomo e dei popoli
dell'Università di Padova
• www.cidh.org
sito web della Comisión Interamericana de derechos humanos
• www.coe.int
sito web del Consiglio di Europa
• www.derechos.net
sito web del Derechos Cafe sui diritti umani
• www.echr.coe.int
sito web della Corte Europea dei diritti umani
• www.edf.unicall.be
sito web del Forum Europeo Disabilità
• www.globalmarch.org
sito web della Campagna Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile
• www.hirondelle.org
sito web sul Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda
Documenti
• www.hri.org
sito web di Human Rights International
192
• www.hrw.org
sito web di Human Rights Watch
• www.igc.org/icc/
sito web di Coalition for International Criminal Court
• www.ilo.org
sito web dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro
• www.manitese.it
sito web di Manitese-Italia
• www.mostradirittiumani.it
sito web della mostra itinerante: “I Diritti Umani nel mondo contemporaneo”
• www.nessunotocchicaino.it
sito web dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino, contro la pena di morte
• www.oas.org
sito web dell' Organization of American States
• www.oau.org
sito web dell' Organization for African Unity
• www1.umn.edu/humanrts/africa/comision.html
sito web dell'African Commission of human and people's rights
• www.un.org
sito web delle Nazioni Unite
• www.unhchr.ch
sito web dell’Alto Commissariato dei diritti umani delle Nazioni Unite
• www.unhcr.ch
sito web dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati
• www.unesco.org
sito web del Fondo delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura
• www.unicef.org
sito web del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia
• www.unimondo.org
portale sui temi dello sviluppo umano sostenibile (all’interno della sezione guide è possibile trovare articoli, campagne in atto e links sui diritti umani).
• www.up.ac.za/chr
sito web dell’Istituto per I diritti umani e lo sviluppo del Gambia che contiene un data base
sui diritti umani in Africa e links
• www.iidh.org
sito web Istituto Internazionale dei diritti dell'uomo di Strasburgo
Bibliografia
• AAVV, COMPASS - Il Manuale per l'educazione ai diritti umani con i giovani
• AAVV, Compasito - Il manuale per l’educazione ai diritti umani con i ragazzi
• AAVV, Global Monitoring Report 2007 – Millennium Develpoment Goals
• AAVV, Releitura do Sistema Preventivo a partir da otica da reciprocidade,
Sao Paulo, Editora Salesiana, 2001
• AAVV, Sai fischiare? Sussidio sulla storia di Don Bosco, Torino, Ellenici,
2005
• Bissoli C., Il papa interpreta il sistema educativo di Don Bosco, Torino,
Ellenici, 2000
• Bosco J., Memorias di Oratorio de Sao Francisco de Sales, Sao Paulo,
Editora Salesiana, 1982
• Bosco T., Dom Bosco, Sao Paulo, Editora Salesiana, 2002
• Bosco T., Um sonho: uma vida, Sao Paolo, Editora Salesiana, 2001
• Brocardo P., Dom Bosco: profondamente homem, profondamente santo,
Sao Paolo, Editora Salesiana, 2005
• Carazzone C., Educare ai diritti umani: giovani missionari tra i giovani per
lo sviluppo umani e una cittadinanza mondiale attiva e responsabile, 2008
• Carazzone C., Educare ai e per i diritti umani, 2009
• Carazzone C. Lange F., Fondamentali, universali, inviolabili, indivisibili: strumenti per una educazione partecipativa ai e per i diritti umani, 2008
• Carazzone C., I diritti umani: una scheda tematica, www.volint.it
• Cassese A., I diritti umani nel mondo contemporaneo, Bari, Biblioteca Universale, Laterza, 1998
• Chavez P., La missione salesiana e diritti umani in particolare i diritti dei
minori, 2009
• Cristaldi L., Il mondo da un oblò, Torino, SEI, 2003
• Giraudo A., Escrevo a voces, jovens, Sao Paulo, Editora Salesiana, 2004
• Hari A., Ti presento Gesù di Nazaret, Torino, Ellenici, 2003
• Minoglio A., I diritti dei bambini, Arnoldo Mondadori Editore, 2007
• Nanni C., Il sistema preventivo di Don Bosco: prove di rilettura per l’oggi,
Torino, Ellenici, 2004
• Papisca A. Mascia M., Le relazioni Internazionali nell’era dell’interdipendenza e dei diritti umani, Padova, CEDAM, 1991
• Prellezzo J.M., Sistema educativo ed esperienza oratoriana di Don Bosco,
Torino, Ellenici, 2000
• Raimondi A. Carazzone C., La globalizzazione dal volto umano, Torino, SEI,
2003
• Scaramussa T., O sistema preventivo de Dom Bosco
• Sen A., Lo sviluppo è libertà, Milano, Arnoldo Mondatori Editore, 2000
• Simonetti E. P., I diritti umani: una scheda, www.volint.it
• Unicef, La condizione dell’infanzia nel mondo 2007
• Wirth M., Da Don Bosco ai nostri giorni: tra storia e nuove sfide, Roma,
LAS, 2000
• Zerbino P., I sogni di Don Bosco, Torino, Ellenici, 1987
195
196
Indice generale del sussidio
•
Presentazione ___________________________________ 6
• Premessa
_______________________________________ 8
• Introduzione
____________________________________ 11
• 1. Schede tematiche sui diritti umani ________________ 13
a. Che cosa sono i diritti umani?
b. Evoluzione storica dei diritti umani
c. Evoluzione dei diritti umani: le diverse generazioni
d. I sistemi internazionali di protezione dei diritti umani
e. Cronologia dei diritti umani
f. Che cosa sono i diritti dei bambini?
g. Dal bambino oggetto di misure di protezione e/o repressione al bambino
soggetto di diritti
h. Come i bambini e i giovani possono partecipare attivamente alla vita della
società?
i. Le date chiave del riconoscimento dei diritti dei bambini
j. Un calendario dei diritti umani
• 2. Schede tematiche sul sistema preventivo____________
a. Don Bosco: padre e maestro della gioventù
b. Il cuore del sistema educativo salesiano
c. L’amorevolezza
d. La ragione
e. La religione
f. L’assistenza salesiana
g. La missionarietà di Don Bosco
h. I frutti del sistema preventivo
39
• 3.
l’incontro fra il sistema preventivo di Don Bosco e i
Diritti Umani ____________________________________ 59
• 4.
Proposte già elaborate per incontri di gruppo sul tema:
“Gesù e gli esclusi” _________________________________83
• 5. Percorsi tematici ___________________________________________ 99
(ognuno composto di tre schede con diverse attività)
a. La povertà
i. Che cosa è la povertà?
ii. Che cosa ci dicono i documenti internazionali e che cosa ci dice la realtà?
iii. Le risposte possibili…
Indice
a. Gesù e i fanciulli
b. Gesù e le donne
c. Gesù e i malati
d. Gesù e quelli di cattiva reputazione
197
b. La discriminazione
i. Che cosa è la discriminazione?
ii. Che cosa ci dicono i documenti internazionali e che cosa ci dice la realtà?
iii. Le risposte possibili…
• 6.
Materiali per giornate formative _________________ 139
• 7. Giochi di ruolo________________________________
a. Il gioco degli scambi internazionali
b. Il grande banchetto mondiale
c. Stesura di una carta dei diritti umani
d. Riflessione su una convenzione specifica
e. Mezza casa da affittare
f. Bisogni e desideri
g. Il gioco dei fantaquintali
h. Il gioco dello sviluppo
i. Timber
• 8. Documenti
a. Articoli
b. Canti
c. Film
d. Siti
Indice
•
198
147
__________________________________ 177
Bibliografia ____________________________________ 199
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